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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Islam - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=4</link><description><![CDATA[Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572864/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Religion &amp; Spirituality</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c5c8736636d57bc6bf406fb15ffafbb.jpg</url><title>Islam - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=4</link></image><lastBuildDate>Tue, 21 Jul 2026 20:01:28 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c5c8736636d57bc6bf406fb15ffafbb.jpg"/><itunes:subtitle>Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?]]></itunes:summary><itunes:category text="Religion &amp; Spirituality"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>La tortura sessuale come piano di guerra degli islamici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tortura-sessuale-come-piano-di-guerra-degli-islamici--73085298</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8593" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8593</a><br /><br />LA TORTURA SESSUALE COME PIANO DI GUERRA DEGLI ISLAMICI<br />di Stefano Magni<br /> <br />Una nuova indagine condotta dalla Commissione civile israeliana, ha riaperto la dolorosa ferita del pogrom del 7 ottobre 2023. La Commissione è un organismo indipendente ed ha indagato su un corpus di prove imponente: oltre 10 mila fotografie, più di 1.800 ore di filmati e oltre 430 interviste, testimonianze e incontri con sopravvissuti, ex ostaggi, esperti e familiari.<br />L'indagine, i cui risultati sono stati pubblicati e divulgati il 12 maggio, riguarda la violenza sessuale sistematica subita quel giorno e nei mesi successivi dalle donne israeliane vittime di Hamas.<br />Entrare nei dettagli più che truculenti delle singole torture a sfondo sessuale subite dalle donne, in diversi casi anche dagli uomini, sarebbe impressionante per il lettore e distrarrebbe dalle conclusioni. Per chi volesse approfondire, l'intero rapporto è reperibile online.<br />LA BRUTALITÀ COME PIANO<br />Sono le conclusioni dell'indagine a costituire una novità. Abbiamo infatti la prova che Hamas abbia agito seguendo un piano e non limitandosi a dar libero sfogo agli istinti sadici dei suoi terroristi e dei loro numerosi collaboratori. Tutti i dettagli e le dinamiche dello stupro di massa del 7 Ottobre lo dimostrano.<br />"Hamas e i suoi collaboratori hanno fatto ricorso alla tortura sessuale per massimizzare il dolore e la sofferenza", leggiamo nel rapporto.<br />Le vittime hanno subito atti brutali, tra cui ustioni, mutilazioni, stupri, immobilizzazione, inserimento forzato di oggetti nei genitali, colpi d'arma da fuoco al volto e alla zona genitale, uccisioni e abusi davanti ai propri familiari, nonché esecuzioni. Molte vittime sono state trovate ammanettate, legate o comunque fisicamente immobilizzate. Forme estreme di violenza sessuale e di genere sono state perpetrate contro gli ostaggi tenuti in cattività per lunghi periodi, sia donne che uomini.<br />Queste torture e violenze sessuali erano standardizzate, non spontanee:<br />La Commissione d'inchiesta civile ha individuato almeno tredici tipi di abusi in diversi luoghi, tra cui:<br />1) stupro, stupro di gruppo e altre forme di violenza sessuale;<br />2) tortura sessuale, comprese ustioni e mutilazioni intenzionali;<br />3) colpi d'arma da fuoco deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale;<br />4) Omicidi ed esecuzioni a seguito o in concomitanza con violenze sessuali e di genere;<br />5) Abusi sessuali post mortem, umiliazioni e profanazione dei cadaveri;<br />6) Nudità forzata ed esposizione;<br />7) Ammanettamento e immobilizzazione delle vittime;<br />8) Esibizione pubblica ed esibizione al pubblico ludibrio di donne e bambini;<br />9) Rapimento di madri e bambini;<br />10) Violenza sessuale e di genere inflitta in presenza o nelle immediate vicinanze di familiari;<br />11) Riprese video e diffusione digitale di atti di violenza sessuale e di genere, compreso l'uso dei social media per documentare, esaltare e amplificare le atrocità;<br />12) Minacce di matrimonio forzato con gli aguzzini;<br />13) Stupro e altre forme di violenza sessuale contro ragazzi e uomini.<br />GUERRA PSICOLOGICA<br />Se nei crimini commessi dai regimi totalitari del passato, la segretezza era rispettata in modo maniacale (i nazisti, ad esempio, non hanno mai ammesso lo sterminio degli ebrei e i comunisti hanno sempre negato l'esistenza delle fosse comuni o dei gulag), Hamas ha dato massima visibilità ai suoi crimini, anche in diretta.<br />Anche questo modo di ostentare la violenza è una precisa strategia di guerra psicologica.<br />L'indagine documenta come i responsabili abbiano usato come un'arma la visibilità e la diffusione digitale come parte integrante della violenza stessa, compresi i contenuti a sfondo sessuale. I gruppi armati hanno registrato atti di abuso, umiliazione e omicidio, diffondendo poi i filmati attraverso le piattaforme dei social media e gli stessi account digitali delle vittime.<br />Nessuno ha celato la propria identità:<br />I responsabili si sono ripresi mentre commettevano gli attacchi e hanno diffuso immagini e video che li ritraevano mentre aggredivano, umiliavano, rapivano e uccidevano donne, bambini e intere famiglie, oltre a profanare i cadaveri. Hanno presentato le donne e i loro corpi come trofei di guerra.<br />Le prime vittime di questa strategia del terrore mediatico sono stati i parenti delle vittime:<br />In numerosi casi, i familiari hanno appreso per la prima volta della sorte dei propri cari attraverso immagini o video diffusi dagli autori dei reati. Questo uso deliberato dei media digitali ha trasformato gli atti di violenza in strumenti di guerra psicologica diretti non solo alle vittime, ma anche alle famiglie e alla società in generale.<br />E la distruzione dei rapporti familiari era uno dei primi obiettivi dei terroristi di Hamas:<br />In diversi episodi documentati, le vittime sono state aggredite sessualmente o umiliate in presenza di parenti e, in uno dei casi documentati, i membri della famiglia sono stati costretti a partecipare ad atti di violenza reciproci. Questi atti riflettono ciò che la Commissione definisce violenza sessuale "kinocida": violenza deliberatamente progettata per distruggere la famiglia come unità sociale ed emotiva, trasformando in arma i legami tra i membri della famiglia.<br />VIOLENZE PROLUNGATE E FEMMINISMO CIECO<br />Secondo uno dei più ricorrenti mantra pro-pal, la violenza del 7 Ottobre non giustifica il "genocidio" (quello sì, ancora tutto da dimostrare) che gli israeliani avrebbero commesso a Gaza. Questa critica non tiene conto del fattore tempo: il 7 Ottobre non fu un fatto isolato e le torture fisiche, psicologiche e sessuali, si sono prolungate nel tempo, sulla pelle degli ostaggi, finché la guerra non è finita.<br />Le violenze sessuali sono proseguite anche dopo gli attacchi stessi. Il rapporto riporta le testimonianze degli ostaggi liberati e di altre fonti che dimostrano come le aggressioni sessuali, le umiliazioni sessuali e le torture a sfondo sessuale siano continuate durante la prigionia a Gaza per lunghi periodi. In alcuni casi, gli abusi sessuali e di genere subiti dagli ostaggi sono andati avanti per mesi.<br />Questa inchiesta è un messaggio della bottiglia, in attesa di essere letto da qualche organismo sovranazionale o associazione per la difesa dei diritti umani, all'Onu o nel variegato mondo occidentale. Ma ci sono poche speranze che venga raccolto e letto da chi di dovere. Quasi certamente: non dalle femministe che, ormai, come è evidente dal 7 Ottobre, hanno sposato la causa palestinese. Al punto di espellere anche le femministe stesse, se solo denunciano gli stupri di Hamas.<br />Il rapporto della Commissione civile interroga le nostre coscienze di occidentali. Viviamo in una società giustamente sensibile ai diritti delle donne, sensibilissima al femminicidio, ma cieca di fronte alle vere violenze seriali e ai veri femminicidi di massa. Se a commetterli sono quei palestinesi che la nostra classe colta ha identificato come "oppressi", persino le femministe stentano a vederli e a denunciarli.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73085298</guid><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 20:01:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73085298/la_tortura_sessuale.mp3" length="9304311" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8593

LA TORTURA SESSUALE COME PIANO DI GUERRA DEGLI ISLAMICI
di Stefano Magni
 
Una nuova indagine condotta dalla Commissione civile israeliana, ha riaperto la dolorosa ferita del pogrom del 7 ottobre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8593" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8593</a><br /><br />LA TORTURA SESSUALE COME PIANO DI GUERRA DEGLI ISLAMICI<br />di Stefano Magni<br /> <br />Una nuova indagine condotta dalla Commissione civile israeliana, ha riaperto la dolorosa ferita del pogrom del 7 ottobre 2023. La Commissione è un organismo indipendente ed ha indagato su un corpus di prove imponente: oltre 10 mila fotografie, più di 1.800 ore di filmati e oltre 430 interviste, testimonianze e incontri con sopravvissuti, ex ostaggi, esperti e familiari.<br />L'indagine, i cui risultati sono stati pubblicati e divulgati il 12 maggio, riguarda la violenza sessuale sistematica subita quel giorno e nei mesi successivi dalle donne israeliane vittime di Hamas.<br />Entrare nei dettagli più che truculenti delle singole torture a sfondo sessuale subite dalle donne, in diversi casi anche dagli uomini, sarebbe impressionante per il lettore e distrarrebbe dalle conclusioni. Per chi volesse approfondire, l'intero rapporto è reperibile online.<br />LA BRUTALITÀ COME PIANO<br />Sono le conclusioni dell'indagine a costituire una novità. Abbiamo infatti la prova che Hamas abbia agito seguendo un piano e non limitandosi a dar libero sfogo agli istinti sadici dei suoi terroristi e dei loro numerosi collaboratori. Tutti i dettagli e le dinamiche dello stupro di massa del 7 Ottobre lo dimostrano.<br />"Hamas e i suoi collaboratori hanno fatto ricorso alla tortura sessuale per massimizzare il dolore e la sofferenza", leggiamo nel rapporto.<br />Le vittime hanno subito atti brutali, tra cui ustioni, mutilazioni, stupri, immobilizzazione, inserimento forzato di oggetti nei genitali, colpi d'arma da fuoco al volto e alla zona genitale, uccisioni e abusi davanti ai propri familiari, nonché esecuzioni. Molte vittime sono state trovate ammanettate, legate o comunque fisicamente immobilizzate. Forme estreme di violenza sessuale e di genere sono state perpetrate contro gli ostaggi tenuti in cattività per lunghi periodi, sia donne che uomini.<br />Queste torture e violenze sessuali erano standardizzate, non spontanee:<br />La Commissione d'inchiesta civile ha individuato almeno tredici tipi di abusi in diversi luoghi, tra cui:<br />1) stupro, stupro di gruppo e altre forme di violenza sessuale;<br />2) tortura sessuale, comprese ustioni e mutilazioni intenzionali;<br />3) colpi d'arma da fuoco deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale;<br />4) Omicidi ed esecuzioni a seguito o in concomitanza con violenze sessuali e di genere;<br />5) Abusi sessuali post mortem, umiliazioni e profanazione dei cadaveri;<br />6) Nudità forzata ed esposizione;<br />7) Ammanettamento e immobilizzazione delle vittime;<br />8) Esibizione pubblica ed esibizione al pubblico ludibrio di donne e bambini;<br />9) Rapimento di madri e bambini;<br />10) Violenza sessuale e di genere inflitta in presenza o nelle immediate vicinanze di familiari;<br />11) Riprese video e diffusione digitale di atti di violenza sessuale e di genere, compreso l'uso dei social media per documentare, esaltare e amplificare le atrocità;<br />12) Minacce di matrimonio forzato con gli aguzzini;<br />13) Stupro e altre forme di violenza sessuale contro ragazzi e uomini.<br />GUERRA PSICOLOGICA<br />Se nei crimini commessi dai regimi totalitari del passato, la segretezza era rispettata in modo maniacale (i nazisti, ad esempio, non hanno mai ammesso lo sterminio degli ebrei e i comunisti hanno sempre negato l'esistenza delle fosse comuni o dei gulag), Hamas ha dato massima visibilità ai suoi crimini, anche in diretta.<br />Anche questo modo di ostentare la violenza è una precisa strategia di guerra psicologica.<br />L'indagine documenta come i responsabili abbiano usato come un'arma la visibilità e la diffusione digitale come parte integrante della violenza stessa, compresi i contenuti a sfondo sessuale. 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Riguarda l'Islam: "Molte volte ho detto in televisione: 'Il problema è l'Islam. Il problema sono i musulmani. Vogliono tutti ucciderci. Sono tutti pazzi. Fanno tutti parte di questa setta suicida folle creata da Maometto nel VII secolo'", e poi l'ex opinionista di Fox, ora giornalista indipendente e podcaster da milioni di ascolti, aggiunge: "E ci credevo. Ero fuori di me. Ci credevo. Ora, non è vero. Niente di tutto ciò è vero, ma ci credevo".<br />Per quanto riguarda il parere di Tucker Carlson sull'Islam, si può dire che sbagliasse allora e sbagli adesso? Sbagliava allora a definire tutti e due i miliardi di musulmani come una setta di assassini, compresi i dissidenti iraniani, compresi i dissidenti palestinesi che stanno morendo sotto la repressione di Hamas, compresi i musulmani bosniaci vittime del genocidio serbo e i caduti musulmani nell'esercito americano. Tucker sbagliava per generalizzazione.<br />E però sbaglia anche adesso, perché, non in questa intervista, ma in dichiarazioni rilasciate cinque mesi fa, arriva a negare l'esistenza della minaccia jihadista: "Negli ultimi 24 anni non conosco nessuno negli Stati Uniti che sia stato ucciso dall'Islam radicale".<br />Appena un anno prima di quella finestra temporale, quasi 3.000 americani sono stati uccisi dai jihadisti nell'attacco dell'11 settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono. Ma anche per quanto riguarda la storia degli Usa dopo il 2001, Tucker Carlson vuole farci dimenticare: l'attentato a Fort Hood (2009), l'attentato alla maratona di Boston (2013), la strage a San Bernardino (2015), l'attentato alla discoteca di Orlando (2016), il car ramming di New York (2017), l'attentato alla base navale di Pensacola (2019), l'attentato di Capodanno a New Orleans (2025).<br />GLI OCCHI SULLA REALTÀ?<br />Possibile che Tucker Carlson non ricordi questi episodi? Non è possibile, perché li commentava su Fox News mentre accadevano e non aveva dubbi sulla loro matrice islamica. Ha semplicemente cambiato narrazione. Che vuol dire, letteralmente: cambiare tutto il suo modo di descrivere la realtà. Probabilmente facendo credere di avere preso, nel frattempo, una sorta di "pillola rossa" che gli ha aperto gli occhi sulla realtà.<br />C'è chi ipotizza che questa "pillola rossa" arrivi dal Qatar e sia anche molto costosa. Carlson smentisce e comunque è innocente fino a prova contraria. Sta di fatto che sta veicolando a milioni di suoi ascoltatori, puntata dopo puntata, tutta la narrazione tipica dei Fratelli Musulmani, la stessa promossa da Al Jazeera.<br />Per poi andare anche oltre: se il Qatar, se non altro per sopravvivenza, non ha fatto propaganda per l'Iran, Tucker ha sdoganato pure il regime di Teheran. Ha definito la guerra in Iran come "la fine di Trump" e del movimento MAGA. E comunque è la fine del suo sostegno a Trump, che ritiene un presidente "ricattato" da Israele, o addirittura al servizio dello Stato ebraico: "Stanno prendendo decisioni sulla base di altri criteri: cosa è meglio per questa azienda, cosa è meglio per Israele, cosa è meglio per i nostri donatori".<br />Il problema di Tucker Carlson è grave ed è sia a monte che a valle. A monte: non stiamo parlando solo di un "ex opinionista di Fox News licenziato dalla sua televisione", stiamo parlando di uno degli influencer più potenti e ascoltati d'America. Il suo sdoganamento dell'Islam è funzionale solo al suo odio per Israele e per la "lobby ebraica".<br />Va ad aggiungersi, come seguito naturale, a due anni di serrata campagna anti-israeliana, in cui ha ospitato storici negazionisti dell'Olocausto, pastori protestanti palestinesi anti-sionisti, suore ortodosse pro-Hamas e un nazistoide come Nick Fuentes. Una "Zanzara", ma senza umorismo, in cui era inevitabile che prima o poi sdoganasse anche l'Islam, in tutte le sue forme.<br />IL VENTO ANTISIONISTA<br />"Ho visto più antisemitismo nella destra negli ultimi 18 mesi che in tutta la mia vita e si sta diffondendo come un cancro - diceva il senatore repubblicano Ted Cruz, tre mesi fa - Carlson è il più pericoloso demagogo in America".<br />Non tutto il male viene dall'influencer, che è una spugna. Per avere pubblico, deve comunque riposizionarsi dove tira il vento. E il vento antisionista tira fortissimo in questi anni. Per almeno tre motivi.<br />Primo: lo sdoganamento dell'antisemitismo classico che in America ha sempre avuto la fissazione del "controllo ebraico" sul governo federale. L'acronimo Zog (Zionist Occupation Government) era usato solo da un'estrema destra ghettizzata. Oggi l'idea che il governo agisca per ordine dei sionisti è sdoganata e quel che c'è di peggio è che, con la guerra in Iran, è una tesi che è stata ampiamente diffusa anche dai media mainstream.<br />Secondo: l'isolazionismo è tornato in auge. E l'isolazionismo contemporaneo, almeno a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, ha venature antisemite. È l'idea che siano gli ebrei sionisti a trascinare in guerra gli Usa, contro i loro veri interessi.<br />Questa corrente è anche culturalmente pericolosa se inizia a riscrivere la storia: tutti i nemici degli Usa, da Hitler a Bin Laden sarebbero "falsi avversari" creati dai sionisti per spingere gli americani a combattere guerre non loro. Nei casi più estremi si arriva anche al negazionismo della Shoah.<br />Infine c'è l'odio per Israele, a reti unificate, di tutti i media mainstream, del mondo accademico e del mondo internazionalista (dall'Onu alle Ong più ricche): un modo di leggere la questione mediorientale tutto e solo in una direzione, giustificando sempre il punto di vista palestinese e condannando sempre quello israeliano.<br />Questa corrente è responsabile dello sdoganamento dell'antisemitismo, nelle sue forme più grevi e pericolose. Finora la destra ne era quasi del tutto immune. Da due anni non lo è più, evidentemente.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72857571</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 19:05:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72857571/tucker_carlson.mp3" length="7658161" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8601

LA CONVERSIONE ISLAMISTA DI TUCKER CARLSON
di Stefano Magni
 
Yalda Hakim, di Sky News, intervista Tucker Carlson e ottiene una sua autocritica pubblica, praticamente in diretta Tv. Riguarda...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8601" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8601</a><br /><br />LA CONVERSIONE ISLAMISTA DI TUCKER CARLSON<br />di Stefano Magni<br /> <br />Yalda Hakim, di Sky News, intervista Tucker Carlson e ottiene una sua autocritica pubblica, praticamente in diretta Tv. Riguarda l'Islam: "Molte volte ho detto in televisione: 'Il problema è l'Islam. Il problema sono i musulmani. Vogliono tutti ucciderci. Sono tutti pazzi. Fanno tutti parte di questa setta suicida folle creata da Maometto nel VII secolo'", e poi l'ex opinionista di Fox, ora giornalista indipendente e podcaster da milioni di ascolti, aggiunge: "E ci credevo. Ero fuori di me. Ci credevo. Ora, non è vero. Niente di tutto ciò è vero, ma ci credevo".<br />Per quanto riguarda il parere di Tucker Carlson sull'Islam, si può dire che sbagliasse allora e sbagli adesso? Sbagliava allora a definire tutti e due i miliardi di musulmani come una setta di assassini, compresi i dissidenti iraniani, compresi i dissidenti palestinesi che stanno morendo sotto la repressione di Hamas, compresi i musulmani bosniaci vittime del genocidio serbo e i caduti musulmani nell'esercito americano. Tucker sbagliava per generalizzazione.<br />E però sbaglia anche adesso, perché, non in questa intervista, ma in dichiarazioni rilasciate cinque mesi fa, arriva a negare l'esistenza della minaccia jihadista: "Negli ultimi 24 anni non conosco nessuno negli Stati Uniti che sia stato ucciso dall'Islam radicale".<br />Appena un anno prima di quella finestra temporale, quasi 3.000 americani sono stati uccisi dai jihadisti nell'attacco dell'11 settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono. Ma anche per quanto riguarda la storia degli Usa dopo il 2001, Tucker Carlson vuole farci dimenticare: l'attentato a Fort Hood (2009), l'attentato alla maratona di Boston (2013), la strage a San Bernardino (2015), l'attentato alla discoteca di Orlando (2016), il car ramming di New York (2017), l'attentato alla base navale di Pensacola (2019), l'attentato di Capodanno a New Orleans (2025).<br />GLI OCCHI SULLA REALTÀ?<br />Possibile che Tucker Carlson non ricordi questi episodi? Non è possibile, perché li commentava su Fox News mentre accadevano e non aveva dubbi sulla loro matrice islamica. Ha semplicemente cambiato narrazione. Che vuol dire, letteralmente: cambiare tutto il suo modo di descrivere la realtà. Probabilmente facendo credere di avere preso, nel frattempo, una sorta di "pillola rossa" che gli ha aperto gli occhi sulla realtà.<br />C'è chi ipotizza che questa "pillola rossa" arrivi dal Qatar e sia anche molto costosa. Carlson smentisce e comunque è innocente fino a prova contraria. Sta di fatto che sta veicolando a milioni di suoi ascoltatori, puntata dopo puntata, tutta la narrazione tipica dei Fratelli Musulmani, la stessa promossa da Al Jazeera.<br />Per poi andare anche oltre: se il Qatar, se non altro per sopravvivenza, non ha fatto propaganda per l'Iran, Tucker ha sdoganato pure il regime di Teheran. Ha definito la guerra in Iran come "la fine di Trump" e del movimento MAGA. E comunque è la fine del suo sostegno a Trump, che ritiene un presidente "ricattato" da Israele, o addirittura al servizio dello Stato ebraico: "Stanno prendendo decisioni sulla base di altri criteri: cosa è meglio per questa azienda, cosa è meglio per Israele, cosa è meglio per i nostri donatori".<br />Il problema di Tucker Carlson è grave ed è sia a monte che a valle. A monte: non stiamo parlando solo di un "ex opinionista di Fox News licenziato dalla sua televisione", stiamo parlando di uno degli influencer più potenti e ascoltati d'America. Il suo sdoganamento dell'Islam è funzionale solo al suo odio per Israele e per la "lobby ebraica".<br />Va ad aggiungersi, come seguito naturale, a due anni di serrata campagna anti-israeliana, in cui ha ospitato storici negazionisti dell'Olocausto, pastori protestanti palestinesi anti-sionisti, suore ortodosse...]]></itunes:summary><itunes:duration>479</itunes:duration><itunes:keywords>fratellimusulmani,isolazionismo,odioperisraele,sdoganamentodellantisemitismo,tuckercarlson</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/383fa4cb6d1b103888111cdfd645efcc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bersani lo ammette, la sinistra punta al voto dei musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bersani-lo-ammette-la-sinistra-punta-al-voto-dei-musulmani--72655689</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8578" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8578</a><br /><br />BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANI<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />«Perché no? Adesso lei mi dice perché no». È con queste parole che Pier Luigi Bersani, ospite ad Otto e mezzo da Lilli Gruber, ha risposto alla giornalista di Libero Brunella Bolloli, la quale faceva presente come, alle elezioni comunali di Venezia, il centrosinistra avesse cercato di puntare sul voto della comunità bengalese. Che, in effetti, si è mobilitata in modo massiccio, ma non è bastato per impedire la vittoria di Simone Venturini. Ora, al di là di come sia andato il voto di Venezia, le parole bersaniane a La7 suonano interessanti perché confermano ciò che, finora, era poco più d'un sospetto: l'intenzione del centrosinistra di fare proprio il voto di comunità di stranieri a larga maggioranza musulmana. Un tema, si badi, che non nasce certo oggi e non riguarda solo l'Italia.<br />Già nel 2002, infatti, il filosofo francese Pierre-André Taguieff parlava di Islamo-gauchisme descrivendo le convergenze tra socialisti e musulmani. Nel 2013, poi, era stato pubblicato al riguardo perfino uno studio - intitolato The Emerging Red-Green Alliance - per mettere a fuoco il profilarsi, sulla scena politica, di una «alleanza rosso-verde». Una alleanza che si è nel tempo rafforzata e che, secondo Il Giornale, ha giocato un suo ruolo perfino nel recente referendum sulla giustizia, nella quale sarebbero stati sostanzialmente arruolati contro il governo qualcosa come 1,7 milioni di voti islamici. Esagerazioni? Forse. Sta di fatto che le parole di Pier Luigi Bersani, da cui siamo partiti, confermano in modo chiaro che l'alleanza tra sinistra e voto islamico non è più un'ipotesi: è una realtà.<br />Certo, si tratta d'una non notizia dal punto di vista giornalistico proprio perché - come appena detto - è da tempo che il campo progressista strizza l'occhio al voto di cittadini di origine straniera e di religione musulmana. La novità, in quanto accaduto ad Otto e mezzo, sta invece nel fatto che quest'alleanza, in Italia, ora viene apertamente non solo ammessa ma, come si diceva, rivendicata; il che rappresenta senza dubbio un gesto d'onestà intellettuale, nulla da dire. Al tempo stesso, tutto questo ispira almeno due brevi riflessioni. La prima concerne il fatto che, a questo punto, l'atteggiamento di favore e di accoglienza, almeno a parole, da parte della sinistra verso l'immigrazione può essere criticato - senza essere più tacciati di fare processi alle intenzioni - anche per la sua strumentalità.<br />La seconda e ultima riflessione da fare ha la sua base in un dilemma: oggi abbiamo una sinistra italiana che si serve del voto islamico, ma chi ci dice che sarà sempre così? Come possiamo cioè escludere che, domani, possano essere le forze politiche islamiche a servirsi del voto di sinistra per affermarsi? Del resto, che oggi due importanti metropoli planetarie come Londra e New York abbiano come sindaci, espressione della sinistra, due personalità di fede islamica - rispettivamente Sadiq Khan e Zohran Mamdani - è un fatto. Certo, né a Londra né a New York è stata introdotta la sharia e scenari come quelli descritti da Michel Houellebecq in Sottomissione sembrano scongiurati. Almeno per ora, s'intende. Perché alla capacità del campo progressista (lo stesso che tifa aborto libero e morte assistita) di perseguire il suicidio dell'Occidente potrebbe non esservi limite.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72655689</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 19:01:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72655689/bersani_lo_ammette.mp3" length="4487253" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8578

BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANI
di Giuliano Guzzo
 
«Perché no? Adesso lei mi dice perché no». È con queste parole che Pier Luigi Bersani, ospite ad Otto e mezzo da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8578" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8578</a><br /><br />BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANI<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />«Perché no? Adesso lei mi dice perché no». È con queste parole che Pier Luigi Bersani, ospite ad Otto e mezzo da Lilli Gruber, ha risposto alla giornalista di Libero Brunella Bolloli, la quale faceva presente come, alle elezioni comunali di Venezia, il centrosinistra avesse cercato di puntare sul voto della comunità bengalese. Che, in effetti, si è mobilitata in modo massiccio, ma non è bastato per impedire la vittoria di Simone Venturini. Ora, al di là di come sia andato il voto di Venezia, le parole bersaniane a La7 suonano interessanti perché confermano ciò che, finora, era poco più d'un sospetto: l'intenzione del centrosinistra di fare proprio il voto di comunità di stranieri a larga maggioranza musulmana. Un tema, si badi, che non nasce certo oggi e non riguarda solo l'Italia.<br />Già nel 2002, infatti, il filosofo francese Pierre-André Taguieff parlava di Islamo-gauchisme descrivendo le convergenze tra socialisti e musulmani. Nel 2013, poi, era stato pubblicato al riguardo perfino uno studio - intitolato The Emerging Red-Green Alliance - per mettere a fuoco il profilarsi, sulla scena politica, di una «alleanza rosso-verde». Una alleanza che si è nel tempo rafforzata e che, secondo Il Giornale, ha giocato un suo ruolo perfino nel recente referendum sulla giustizia, nella quale sarebbero stati sostanzialmente arruolati contro il governo qualcosa come 1,7 milioni di voti islamici. Esagerazioni? Forse. Sta di fatto che le parole di Pier Luigi Bersani, da cui siamo partiti, confermano in modo chiaro che l'alleanza tra sinistra e voto islamico non è più un'ipotesi: è una realtà.<br />Certo, si tratta d'una non notizia dal punto di vista giornalistico proprio perché - come appena detto - è da tempo che il campo progressista strizza l'occhio al voto di cittadini di origine straniera e di religione musulmana. La novità, in quanto accaduto ad Otto e mezzo, sta invece nel fatto che quest'alleanza, in Italia, ora viene apertamente non solo ammessa ma, come si diceva, rivendicata; il che rappresenta senza dubbio un gesto d'onestà intellettuale, nulla da dire. Al tempo stesso, tutto questo ispira almeno due brevi riflessioni. La prima concerne il fatto che, a questo punto, l'atteggiamento di favore e di accoglienza, almeno a parole, da parte della sinistra verso l'immigrazione può essere criticato - senza essere più tacciati di fare processi alle intenzioni - anche per la sua strumentalità.<br />La seconda e ultima riflessione da fare ha la sua base in un dilemma: oggi abbiamo una sinistra italiana che si serve del voto islamico, ma chi ci dice che sarà sempre così? Come possiamo cioè escludere che, domani, possano essere le forze politiche islamiche a servirsi del voto di sinistra per affermarsi? Del resto, che oggi due importanti metropoli planetarie come Londra e New York abbiano come sindaci, espressione della sinistra, due personalità di fede islamica - rispettivamente Sadiq Khan e Zohran Mamdani - è un fatto. Certo, né a Londra né a New York è stata introdotta la sharia e scenari come quelli descritti da Michel Houellebecq in Sottomissione sembrano scongiurati. Almeno per ora, s'intende. Perché alla capacità del campo progressista (lo stesso che tifa aborto libero e morte assistita) di perseguire il suicidio dell'Occidente potrebbe non esservi limite.]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:keywords>bersani,elezioni,immigrazioneirregolare,islam,votodeimusulmani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f54ff0ade18b2640b4d3bc09f7db7bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'errore dell'occidente, cieco di fronte alla crescita di un califfato virtuale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-errore-dell-occidente-cieco-di-fronte-alla-crescita-di-un-califfato-virtuale--72295126</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8566" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8566</a><br /><br />L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE<br />di Souad Sbai<br /> <br />L'Occidente ha commesso un errore fatale continuando a guardare il terrorismo islamista come un fenomeno strettamente militare, mentre il jihadismo evolveva in una minaccia culturale, digitale e identitaria. Oggi il cosiddetto Stato Islamico non ha più bisogno soltanto di territori da conquistare, perché gli basta occupare gli schermi dei nostri figli. È questa la drammatica denuncia contenuta nel recente studio dell'International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), che descrive la nascita di un vero e proprio "califfato virtuale" costruito su misura per l'universo Gen Z.<br />Lo studio mostra come l'estremismo si sia perfettamente adattato ai linguaggi delle nuove generazioni, colonizzando videogiochi, TikTok, meme, musica trap, estetica goth, chat criptate e ironia social. Non siamo più davanti alla propaganda rozza dei video nel deserto. Oggi il radicalismo si presenta sotto forma di contenuti apparentemente innocui, mimetizzati nell'universo digitale frequentato dagli adolescenti europei.<br />Secondo il rapporto, gruppi vicini all'Isis utilizzano piattaforme come Roblox, Minecraft, Discord e TikTok per creare ambienti di indottrinamento graduale. Ragazzi giovanissimi vengono agganciati attraverso dinamiche di appartenenza, sfida e ribellione. La propaganda eversiva non parla più soltanto di religione, ma fa leva su mascolinità, esclusione sociale, riscatto, odio verso l'Occidente e ricerca di senso.<br />Da anni denuncio che il fondamentalismo non può essere affrontato con il multiculturalismo ingenuo e con il relativismo culturale. Abbiamo lasciato crescere intere generazioni nel vuoto esistenziale, mentre nelle periferie avanzavano predicatori radicali, influencer pseudo-religiosi e reti digitali capaci di manipolare i soggetti più fragili. Oggi paghiamo il prezzo di quella cecità politica.<br />Il caso di Modena rappresenta un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Salim El Koudri, cittadino italiano di origine marocchina, ha travolto con un'auto diversi passanti nel centro cittadino, ferendo gravemente numerose persone. Le indagini parlano di disagio psichico e marginalità, eppure emergono anche messaggi di odio contro i cristiani e un profondo rancore identitario.<br />È fondamentale essere chiari: non ogni musulmano è un estremista e non ogni disagio sociale produce fenomeni eversivi. Sarebbe però irresponsabile negare che esista oggi una saldatura pericolosa tra fanatismo online, vittimismo esasperato e cultura islamista diffusa nelle reti digitali. È proprio questo lo scenario descritto dall'Icct, con giovani occidentali che assorbono simboli jihadisti come fossero elementi estetici o linguaggi di appartenenza.<br />La sinistra europea continua tuttavia a rifiutare il problema. Chi denuncia il fondamentalismo finisce sotto accusa, mentre si tace davanti alla diffusione di contenuti estremisti nelle piattaforme frequentate da minori. Un atteggiamento suicida. Per anni si è preferito parlare soltanto di inclusione, senza mai pretendere integrazione reale, rispetto dei principi democratici e difesa dell'identità europea.<br />L'Isis ha compreso ciò che molte cancellerie europee non hanno ancora capito, ovvero che la battaglia decisiva si combatte nell'immaginario collettivo. Il jihadismo contemporaneo non si limita a reclutare combattenti, ma costruisce comunità emotive, modelli di appartenenza e codici simbolici capaci di sedurre adolescenti disorientati.<br />Quando un giovane europeo cresce senza radici forti, immerso in una collettività che rinnega se stessa e delega l'educazione agli algoritmi, diventa vulnerabile a qualsiasi narrativa radicale. Il fondamentalismo offre una risposta semplice, totalizzante e aggressiva, contrapponendo un'identità assoluta a una società che considera decadente.<br />Il "califfato virtuale" non nasce nel vuoto. Cresce dentro l'Europa fragile, auto-accusatoria e disarmata che abbiamo costruito negli ultimi anni. E continuerà a espandersi finché la politica non ritroverà il coraggio di difendersi senza complessi ideologici. Liquidare i responsabili di tali atrocità definendoli semplicemente come "pazzi" impedisce alla popolazione di comprendere i processi effettivi di radicalizzazione. Il terrorismo non è follia estemporanea, bensì un processo razionale e deliberato per le persone che lo eseguono.<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La Svezia mette al bando il termine "islamofobia" per autodifesa" parla del ministro degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, che ha annunciato che il governo intende abbandonare non soltanto la parola «islamofobia», ma l'intero concetto che la sottende. È una forma di autodifesa dall'islamizzazione.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 maggio 2026:<br />Il ministro degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, ha annunciato che il governo intende abbandonare non soltanto la parola «islamofobia», ma l'intero concetto che la sottende, in nome della difesa della libertà di espressione.<br />Al suo posto, ha spiegato, Stoccolma spingerà per l'uso di espressioni più precise come «odio anti-musulmano». Una decisione che segna una frattura netta con il linguaggio dominante degli ultimi decenni e che rischia di rimescolare il dibattito pubblico ben oltre i confini scandinavi. D'altronde si sa, le accuse di islamofobia vengono utilizzate in tutto il mondo per silenziare chi osa mettere in discussione le dottrine islamiste. <br />Classe 1979, giurista di formazione, la Stenergard è da tempo considerata la «principessa ereditaria» del premier Ulf Kristersson. Volto noto del Partito Moderato, ex promessa del tennis giovanile, abile comunicatrice, prima che il rimpasto di Governo la spostasse agli Esteri, era ministro dell'Immigrazione. Il Paese, infatti, l'ha conosciuta per la linea inflessibile nell'applicazione dell'Accordo di Tidö - l'accordo di coalizione di Governo: ridurre drasticamente gli ingressi irregolari e facilitare il rimpatrio nei Paesi di origine. Ora, da ministro degli Esteri, porta la stessa coerenza sul piano internazionale: la Svezia non si limiterà a cambiare vocabolario in casa propria, ma intende fare pressione affinché Unione Europea e Nazioni Unite seguano l'esempio.<br />Sia l'Ue che l'Onu hanno fatto proprio il concetto di islamofobia. Le Nazioni Unite hanno istituito nel 2022 una Giornata internazionale per combatterla e hanno nominato un inviato speciale dedicato; l'Unione Europea ha finanziato progetti, nominato coordinatori e prodotto rapporti che trattano il fenomeno come categoria a sé, ma soprattutto come un'emergenza di primaria importanza per tutto il Continente. A dare peso a questa battaglia lessicale è anche il panorama internazionale: l'Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oci), con sede in Arabia Saudita, e riunisce 57 Stati a maggioranza musulmana, gestisce da anni un Osservatorio sull'islamofobia che ha prodotto almeno diciassette rapporti sull'argomento negli ultimi due decenni. Nel 2022, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale per la Lotta all'islamofobia, celebrata ogni 15 marzo. Nel Regno Unito, novembre è diventato il "Mese della Consapevolezza sull'islamofobia", iniziativa particolarmente estesa agli atenei inglesi. Nessuna giornata equivalente esiste invece per contrastare l'odio contro cristiani o ebrei.<br />Quella svedese è una decisione che arriva in risposta alle insistenti sollecitazioni dei Democratici Svedesi, culminate nell'interrogazione parlamentare del deputato Richard Jomshof. Il quale ha accusato colleghi e giornalisti di aver «abboccato all'esca islamista», sottolineando come il termine venga spesso brandito anche contro musulmani che si battono per i diritti delle donne. Del resto, da tempo gli analisti sostengono che il termine «islamofobia» sia stato sapientemente promosso dalle reti islamiste proprio per assimilare la contestazione della dottrina islamista, delle prescrizioni della shari'a o delle aspirazioni politiche all'odio razziale, azzittendo, in un colpo solo, ogni voce dissenziente. <br />In particolare, il concetto viene ricondotto al repertorio ideologico dei Fratelli Musulmani, l'organizzazione islamista sunnita transnazionale nata in Egitto nel 1928. Il gruppo è stato designato ufficialmente come entità terroristica in diversi Paesi a maggioranza musulmana. L'Egitto, sua terra d'origine, lo ha messo al bando e dichiarato organizzazione terroristica già nel 2013. Nel 2014, lo hanno seguito Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. E la Fratellanza Musulmana e le sue ramificate reti hanno saputo indirizzare perfettamente il potenziale di questo termine per trasformarlo in un'arma retorica di straordinario successo: porre l'ideologia politica islamista al di sopra di ogni critica.<br />L'iniziativa di Stoccolma si inserisce così in un tentativo più ampio, e storico, di contrastare l'infiltrazione islamista nella società svedese. Ricordiamo che, nel maggio 2025, un rapporto del Ministero dell'Interno francese intitolato "Fratellanza Musulmana e islamismo politico in Francia" ha evidenziato la «presenza attiva» dell'organizzazione anche in Svezia.<br />Secondo Le Monde, il documento sottolinea che la sezione svedese dei Fratelli Musulmani, «pur di dimensioni ridotte, si distingue per la sua influenza sulle strutture europee del movimento». Un'influenza dovuta, secondo il rapporto, ai finanziamenti provenienti dal Qatar,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72295126</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2026 20:32:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72295126/l_errore_dell_occidente.mp3" length="11870920" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8566

L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE
di Souad Sbai
 
L'Occidente ha commesso un errore fatale continuando a guardare il terrorismo islamista come un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8566" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8566</a><br /><br />L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALE<br />di Souad Sbai<br /> <br />L'Occidente ha commesso un errore fatale continuando a guardare il terrorismo islamista come un fenomeno strettamente militare, mentre il jihadismo evolveva in una minaccia culturale, digitale e identitaria. Oggi il cosiddetto Stato Islamico non ha più bisogno soltanto di territori da conquistare, perché gli basta occupare gli schermi dei nostri figli. È questa la drammatica denuncia contenuta nel recente studio dell'International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), che descrive la nascita di un vero e proprio "califfato virtuale" costruito su misura per l'universo Gen Z.<br />Lo studio mostra come l'estremismo si sia perfettamente adattato ai linguaggi delle nuove generazioni, colonizzando videogiochi, TikTok, meme, musica trap, estetica goth, chat criptate e ironia social. Non siamo più davanti alla propaganda rozza dei video nel deserto. Oggi il radicalismo si presenta sotto forma di contenuti apparentemente innocui, mimetizzati nell'universo digitale frequentato dagli adolescenti europei.<br />Secondo il rapporto, gruppi vicini all'Isis utilizzano piattaforme come Roblox, Minecraft, Discord e TikTok per creare ambienti di indottrinamento graduale. Ragazzi giovanissimi vengono agganciati attraverso dinamiche di appartenenza, sfida e ribellione. La propaganda eversiva non parla più soltanto di religione, ma fa leva su mascolinità, esclusione sociale, riscatto, odio verso l'Occidente e ricerca di senso.<br />Da anni denuncio che il fondamentalismo non può essere affrontato con il multiculturalismo ingenuo e con il relativismo culturale. Abbiamo lasciato crescere intere generazioni nel vuoto esistenziale, mentre nelle periferie avanzavano predicatori radicali, influencer pseudo-religiosi e reti digitali capaci di manipolare i soggetti più fragili. Oggi paghiamo il prezzo di quella cecità politica.<br />Il caso di Modena rappresenta un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Salim El Koudri, cittadino italiano di origine marocchina, ha travolto con un'auto diversi passanti nel centro cittadino, ferendo gravemente numerose persone. Le indagini parlano di disagio psichico e marginalità, eppure emergono anche messaggi di odio contro i cristiani e un profondo rancore identitario.<br />È fondamentale essere chiari: non ogni musulmano è un estremista e non ogni disagio sociale produce fenomeni eversivi. Sarebbe però irresponsabile negare che esista oggi una saldatura pericolosa tra fanatismo online, vittimismo esasperato e cultura islamista diffusa nelle reti digitali. È proprio questo lo scenario descritto dall'Icct, con giovani occidentali che assorbono simboli jihadisti come fossero elementi estetici o linguaggi di appartenenza.<br />La sinistra europea continua tuttavia a rifiutare il problema. Chi denuncia il fondamentalismo finisce sotto accusa, mentre si tace davanti alla diffusione di contenuti estremisti nelle piattaforme frequentate da minori. Un atteggiamento suicida. Per anni si è preferito parlare soltanto di inclusione, senza mai pretendere integrazione reale, rispetto dei principi democratici e difesa dell'identità europea.<br />L'Isis ha compreso ciò che molte cancellerie europee non hanno ancora capito, ovvero che la battaglia decisiva si combatte nell'immaginario collettivo. Il jihadismo contemporaneo non si limita a reclutare combattenti, ma costruisce comunità emotive, modelli di appartenenza e codici simbolici capaci di sedurre adolescenti disorientati.<br />Quando un giovane europeo cresce senza radici forti, immerso in una collettività che rinnega se stessa e delega l'educazione agli algoritmi, diventa vulnerabile a qualsiasi narrativa radicale. Il fondamentalismo offre una risposta semplice, totalizzante e aggressiva,...]]></itunes:summary><itunes:duration>742</itunes:duration><itunes:keywords>democraticisvedesi,errore,estremismo,islamofobia,tiktok</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/51703bcae54353669ba6f6bf056e6424.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La tentata strage di Modena, troppa fretta nello scartare la pista islamista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-tentata-strage-di-modena-troppa-fretta-nello-scartare-la-pista-islamista--72073676</link><description><![CDATA[VIDEO: Modena è molto peggio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8550" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8550</a><br /><br />LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA<br />di Stefano Magni<br /> <br />La città di Modena, Emilia Romagna, non si è ancora risvegliata dal trauma di sabato 16 maggio, a metà pomeriggio. Un episodio di violenza del genere, in Italia, non lo si era ancora mai visto. Un giovane figlio di immigrati marocchini, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, passa un incrocio a 100 all'ora, mira con precisione al marciapiede più affollato e falcia tutti quelli che incontra. Non soddisfatto, sterza e falcia anche tutti quelli che camminano sul marciapiede opposto. Infine, si schianta contro una vetrina, provocando le ferite peggiori a una malcapitata turista tedesca di 69 anni: ha entrambe le gambe amputate di netto dall'urto. L'aspirante stragista scappa, a farlo uscire dall'auto è Luca Signorelli, un cittadino di passaggio che aiutava la turista tedesca. Lo insegue, lo raggiunge e lo atterra, si becca due coltellate, una delle quali rischiava di essere letale. Altre persone, fra cui due egiziani, si uniscono spontaneamente all'azione di placcaggio. L'aggressore viene definitivamente immobilizzato, pronto per il primo interrogatorio di polizia. Agli inquirenti, domenica, non dirà nulla.<br />Non ci sono morti, mentre questo articolo va online. La turista tedesca che ha perso le gambe nello schianto finale è la più grave di otto feriti. In gravi condizioni, in rianimazione all'Ospedale Maggiore di Bologna, ci sono altre due persone, marito e moglie, entrambi 55enni. Lei è ancora in pericolo di vita, lui è stato dichiarato "stabile" nel briefing medico di ieri sera, 17 maggio. Una donna di 53 anni, ricoverata all'Ospedale Civile di Baggiovara, provincia di Modena, è stata sottoposta a più di un intervento chirurgico, resta in prognosi riservata. Nello stesso ospedale, un altro paziente, 59 anni, riporta un trauma facciale e ha una diagnosi di 30 giorni. Fra i feriti più lievi c'è Luca Signorelli, che ha incassato una coltellata in testa ed è riuscito a fermare un fendente al cuore. Ieri pomeriggio i feriti sono stati visitati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni.<br />NIZZA, BERLINO, LONDRA E BARCELLONA<br />Ma cosa è successo? Scene simili le abbiamo viste a Nizza, Berlino, nelle città israeliane, a Londra e a Barcellona: tutti attentati islamici, rivendicati dallo Stato Islamico, nel caso degli attacchi in Europa o anche da sigle terroristiche jihadiste come Hamas e la Jihad palestinese nel caso degli attentati in Israele. Qui, ad ora, manca una rivendicazione. L'uomo che ha cercato la strage è incensurato. Per ora prevale la tesi del gesto di un folle. Salim El Koudri, nato in provincia di Bergamo, è residente a Ravarino nel Modenese dal 2000. La sindaca della cittadina, Maurizia Rebecchi, in una nota in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, spiega: «Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell'indagine ricostruire l'intero quadro. È un atto gravissimo e come tale va trattato». «Se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto, sarà necessario interrogarci ancora di più su come potenziare i servizi e proteggere le persone», ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.<br />Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è estremamente prudente nei suoi commenti: «al momento, ma chiaramente gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti, il fatto sembra collocabile soprattutto con una situazione di disagio psichiatrico che, tuttavia, non cambia la tragicità degli effetti».<br />La giunta di sinistra di Modena ha cercato di esorcizzare il trauma con un grande raduno della cittadinanza. Piazza Grande, domenica 17 maggio pomeriggio, si è riempita in pochi minuti di persone, almeno 5mila stando alle prime stime. Sul palco si sono alternati sindaci, il presidente della Regione Michele de Pascale, il presidente della Provincia Fabio Braglia. «La nostra comunità è unita, non c'è spazio per l'odio. Generalizzare che tutti gli stranieri sono da mandare a casa è una castroneria degna di sciacalli». È uno dei passaggi più applauditi del discorso del sindaco di Modena Massimo Mezzetti.<br />LE REAZIONI DELLA POLITICA<br />Più che il trauma subito e la dimostrazione di coraggio di una cittadinanza che non si chiude in casa, stando alle prime interviste, chi era presente in piazza se la prendeva soprattutto con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e chi, a destra, "strumentalizza". Salvini ha fatto notare il cognome arabo dell'attentatore (perché di attentato si tratta, comunque, a prescindere dalla matrice) e ha ribadito il suo programma di remigrazione: la cittadinanza va meritata. Anche se, in questo caso, Salim El Koudri è cittadino italiano nato in Italia ed è legalmente difficile, se non impossibile, revocare la cittadinanza ad uno che l'ha dalla nascita.<br />Giorgia Meloni, sottolinea invece un aspetto che può e deve piacere a tutti: l'eroismo di chi ha fermato l'aggressore, con un coraggio da personaggio di Clint Eastwood. «Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca». Rivolgendosi, in un tweet, a Luca Signorelli. La sinistra istituzionale non fa a meno di notare anche la presenza dei due immigrati egiziani, Osama e Mohammed Shalaby, padre e figlio, fra chi è accorso per primo a placcare l'aggressore.<br />Quindi, con una rapidità incredibile, è stata archiviata la pista islamica fra i possibili moventi dell'attentato e semmai si dice che il problema peggiore è chi, come Salvini, "strumentalizza". Però il ministro Piantedosi ha dichiarato che gli inquirenti "faranno ulteriori accertamenti". Fra questi ci sarà anche l'ispezione dei contenuti dei messaggi online del futuro stragista. Meta, prima dell'attentato, aveva chiuso tutti i suoi profili. Un provvedimento molto grave che viene preso dagli amministratori in occasione di violazioni particolarmente pesanti delle regole della comunità. Che messaggi aveva scritto El Koudri prima di lanciarsi nella sua folle corsa omicida? La dinamica dell'attentato ricalca per filo e per segno numerosi precedenti. Sono pochissimi i casi di emulazione ad opera di non musulmani. El Koudri era armato di coltello, non si è arreso, non era sotto shock quando è stato fermato: l'abbinamento auto e coltello è un'altra costante degli attentati di questo tipo.<br />LA PISTA DEL TERRORISMO ISLAMICO<br />Il periodo è fra i più pericolosi: con la guerra in Iran ancora praticamente in corso, l'allerta attentati è cresciuta. Il regime iraniano è l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di organizzazioni e movimenti jihadisti che reclutano nella comunità islamica europea per compiere attentati. Non reclutano in modo tradizionale, ma usando i social network, puntando sulla radicalizzazione fai-da-te di menti fragili. Un giovane immigrato di seconda generazione, 31 anni, laureato in Economia ma disoccupato, isolato, sempre più "strano", secondo i suoi vicini faceva lunghe urlate al telefono (con chi?) è un profilo ancora molto sospetto.<br />La pista del terrorismo islamico, solitario o su commissione, non è affatto esclusa. È semmai la politica di sinistra e il suo intero ecosistema mediatico che hanno cercato di tacitare questa voce: sbattendo una diagnosi psichiatrica in prima pagina, cambiando il soggetto dell'attentato dall'uomo al suo mezzo ("auto impazzita sulla folla"), evitando accuratamente quelle stesse generalizzazioni a cui ricorre in altre circostanze. Se un bracciante immigrato del Mali viene assassinato a Taranto, è un omicidio razzista "che interroga la coscienza di tutti gli italiani". Se un immigrato di seconda generazione cerca deliberatamente la strage, è solo lui che ha problemi, la comunità musulmana non c'entra, l'islam non c'entra, la mancata integrazione è un "fuori tema" e non si può parlare di terrorismo. Come sempre l'ambiente mediatico mainstream pare non cercare neppure la verità, di fronte a un evento scomodo per la sua ideologia, transenna la scena e dice ai suoi utenti "non c'è niente da vedere".<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Una lunga serie di attentati jihadisti con auto e camion sulla folla" parla di come a Modena si sia replicato un copione visto tante volte sin dai primi anni 2000. Attentati con mezzi semplici: un'auto lanciata sulla folla. I gruppi jihadisti lo hanno praticato e anche predicato a lungo contro i nemici di Allah. Sarà questo un altro caso?<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 maggio 2026:<br />Anche l'Italia ha il suo attentato. Sebbene non si conosca ancora la matrice. Via Emilia, cuore di Modena. Famiglie a passeggio, la normalità di un sabato italiano. Poi, una Citroën C3 piomba sulla folla come un proiettile impazzito: oltre cento all'ora, marciapiede trasformato in trappola. Scarpe che volano, corpi falciati, sangue e distruzione. Quindici feriti, una donna alla quale sono state tranciate entrambe le gambe e c'è chi lotta tra la vita e la morte.<br />Nizza, Berlino, Barcellona, Londra. Ora Modena. Il copione è sempre lo stesso, tragicamente immutabile. ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72073676</guid><pubDate>Tue, 19 May 2026 19:46:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72073676/la_tentata_strage_di_modena.mp3" length="20091342" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Modena è molto peggio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8550

LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA
di Stefano Magni
 
La città di Modena,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Modena è molto peggio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1Xw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8550" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8550</a><br /><br />LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTA<br />di Stefano Magni<br /> <br />La città di Modena, Emilia Romagna, non si è ancora risvegliata dal trauma di sabato 16 maggio, a metà pomeriggio. Un episodio di violenza del genere, in Italia, non lo si era ancora mai visto. Un giovane figlio di immigrati marocchini, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, passa un incrocio a 100 all'ora, mira con precisione al marciapiede più affollato e falcia tutti quelli che incontra. Non soddisfatto, sterza e falcia anche tutti quelli che camminano sul marciapiede opposto. Infine, si schianta contro una vetrina, provocando le ferite peggiori a una malcapitata turista tedesca di 69 anni: ha entrambe le gambe amputate di netto dall'urto. L'aspirante stragista scappa, a farlo uscire dall'auto è Luca Signorelli, un cittadino di passaggio che aiutava la turista tedesca. Lo insegue, lo raggiunge e lo atterra, si becca due coltellate, una delle quali rischiava di essere letale. Altre persone, fra cui due egiziani, si uniscono spontaneamente all'azione di placcaggio. L'aggressore viene definitivamente immobilizzato, pronto per il primo interrogatorio di polizia. Agli inquirenti, domenica, non dirà nulla.<br />Non ci sono morti, mentre questo articolo va online. La turista tedesca che ha perso le gambe nello schianto finale è la più grave di otto feriti. In gravi condizioni, in rianimazione all'Ospedale Maggiore di Bologna, ci sono altre due persone, marito e moglie, entrambi 55enni. Lei è ancora in pericolo di vita, lui è stato dichiarato "stabile" nel briefing medico di ieri sera, 17 maggio. Una donna di 53 anni, ricoverata all'Ospedale Civile di Baggiovara, provincia di Modena, è stata sottoposta a più di un intervento chirurgico, resta in prognosi riservata. Nello stesso ospedale, un altro paziente, 59 anni, riporta un trauma facciale e ha una diagnosi di 30 giorni. Fra i feriti più lievi c'è Luca Signorelli, che ha incassato una coltellata in testa ed è riuscito a fermare un fendente al cuore. Ieri pomeriggio i feriti sono stati visitati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni.<br />NIZZA, BERLINO, LONDRA E BARCELLONA<br />Ma cosa è successo? Scene simili le abbiamo viste a Nizza, Berlino, nelle città israeliane, a Londra e a Barcellona: tutti attentati islamici, rivendicati dallo Stato Islamico, nel caso degli attacchi in Europa o anche da sigle terroristiche jihadiste come Hamas e la Jihad palestinese nel caso degli attentati in Israele. Qui, ad ora, manca una rivendicazione. L'uomo che ha cercato la strage è incensurato. Per ora prevale la tesi del gesto di un folle. Salim El Koudri, nato in provincia di Bergamo, è residente a Ravarino nel Modenese dal 2000. La sindaca della cittadina, Maurizia Rebecchi, in una nota in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, spiega: «Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell'indagine ricostruire l'intero quadro. È un atto gravissimo e come tale va trattato». «Se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto, sarà necessario interrogarci ancora di più su come potenziare i servizi e proteggere le persone», ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.<br />Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è estremamente prudente nei suoi commenti: «al momento, ma chiaramente gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti, il fatto sembra collocabile soprattutto con una situazione di disagio psichiatrico che, tuttavia, non...]]></itunes:summary><itunes:duration>1256</itunes:duration><itunes:keywords>attentati,fretta,modena,pistaislamista,tentatastrage</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/51703bcae54353669ba6f6bf056e6424.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Allah in Comune, l'islamo-sinistra prepara le amministrative</title><link>https://www.spreaker.com/episode/allah-in-comune-l-islamo-sinistra-prepara-le-amministrative--71863507</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8528" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8528</a><br /><br />ALLAH IN COMUNE, L'ISLAMO-SINISTRA PREPARA LE AMMINISTRATIVE<br />di Lorenza Formicola<br /> <br />L'ombra di un'onda verde si allunga sulle istituzioni italiane, e non ha nulla a che fare con l'ecologia, ma con l'islam. Non è più un'ipotesi da politologi visionari. Parlano le urne e con esse le liste di candidati in tutto lo Stivale.<br />Per anni, da queste colonne, vi abbiamo raccontato il caso Francia preannunciando il destino italiano. Oggi, l'islamo-gauchisme, quel patto d'acciaio tra la sinistra estrema, ma non solo, e l'islam politico, è sbarcato ufficialmente nel Belpaese. A sinistra il sogno di una società multiculturale ha mostrato fin da subito la strategia di trasformare i "nuovi italiani" in un cavallo di Troia per occupare lo spazio politico: il contributo dei voti delle comunità musulmane, un'operazione che si nasconde dietro lo slogan dell'integrazione ma che punta a vincere le elezioni prendendo il voto di chi vuole imporre un'altra cultura tra invocazioni ad Allah e manifesti in arabo.<br />Al momento, il laboratorio più avanzato di questa strategia risulta Venezia, dove il Partito Democratico ha candidato in blocco sette esponenti della comunità bengalese. Parliamo di una compagine fortissima nel veneziano: a Mestre è in ballo un'operazione che potrebbe a breve trasformare un'ex segheria - oggi ritrovo di tossicodipendenti - in una moschea da circa 8000 metri quadrati. I lavori di sgombero e pulizia sono iniziati pochi mesi fa e sono stati finanziati proprio dalla comunità bengalese, in attesa che possa arrivare l'attesa variante di destinazione d'uso da commerciale a luogo di culto. Occorrerà anche il parere favorevole delle Ferrovie dello Stato per la vicinanza alla linea ferroviaria, ma la cosa non li preoccupa minimamente. L'anno scorso la fondazione di riferimento ha firmato il preliminare d'acquisto per l'ex segheria, versando un anticipo di 150.000 euro su un totale di 1,5 milioni. Oggi, aspettano solo una nuova amministrazione compiacente.<br />ALLA CONQUISTA DELLA LAGUNA VENEZIANA<br />A febbraio, Prince Howlader, presidente dell'associazione "Giovani per l'umanità" e promotore del progetto per i connazionali musulmani di Mestre e Marghera, dichiarava al Gazzettino: «Faremo tutti i passi con calma, rispettando le normative. Ora ci sono le elezioni e non ha senso presentare nulla, ma con la prossima amministrazione andremo avanti». Ed eccola, puntuale, la lista che in nome di Allah chiede di sostenere i sette candidati per le comunali del prossimo 23 e 24 maggio: volantini in lingua, il sogno della nuova moschea e le invocazioni ad Allah per l'ascesa al consiglio comunale di Venezia.<br />Nell'ultimo decennio i bangla arrivati in Veneto hanno comprato case, riaperto centinaia di vetrine chiuse: Via Piave, via Cappuccina e Corso del Popolo a Mestre si sono popolati dei loro negozi di frutta e verdura; vivono a ridosso della Fincantieri, dove molti lavorano. Una comunità che conta quasi 20mila persone e che, per la prima volta, vuole dire la sua alle urne. Essendo la realtà straniera più numerosa in laguna, con 3500 aventi diritto al voto, la loro influenza è tangibile.<br />Ma la laguna veneziana è solo la punta di diamante di un mosaico che si va componendo, tessera dopo tessera, su tutto il territorio nazionale. Se a Mestre la strategia si gioca sulla solidità economica e sulle grandi strutture, altrove il baricentro si sposta sulla simbologia e sull'identità islamica. È il caso di Agrigento, dove si sono candidati Khezar Adnane, imprenditore marocchino noto in città, e Carmela Lombardi, cittadina italiana convertita all'islam, che ha scelto di farsi ritrarre con lo hijab e una scritta in arabo: «Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano, ma sempre lo stesso unico creatore». Risalendo la penisola fino a Lecco, troviamo già dieci candidati musulmani pronti alla sfida delle comunali, tra cui spicca Hicham Bouraghba, figura di riferimento legata al Centro Islamico Culturale cittadino e schierato nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra.<br />Questa proliferazione di candidati sotto l'egida di sigle progressiste non è però un fenomeno spontaneo o disorganizzato. Ha un teorico e un obiettivo temporale chiarissimo. Francesco Tieri, detto Abd al-Haqq - figura centrale del neonato partito islamico "Musulmani per Roma" e con un passato nelle file di Demos a sostegno di Gualtieri nella Capitale - ha tracciato la rotta in una lettera che è un vero e proprio manifesto politico. Tieri, osservando con attenzione proprio il laboratorio di Lecco, ha lanciato una sfida aperta a tutti i musulmani d'Italia attraverso una lettera sui social. Il calcolo è ambizioso quanto preciso: assicurando almeno dieci candidati per ognuno dei 2000 comuni che tra 2026 e 2027 torneranno alle urne, «potremo vedere 20mila musulmani trasformarsi in soggetti politici in tutta Italia».<br />IL VERO TRAGUARDO<br />Il vero traguardo è dunque fissato per quella data, con un progetto che punta alla capillarità assoluta. Una mobilitazione di massa capace di portare una legione di esponenti dell'islam politico a sedere contemporaneamente nelle istituzioni locali, mutando definitivamente gli equilibri e trasformandoli nell'ago della bilancia politica in ogni angolo del Paese.<br />Il primo vero segnale di questa forza d'urto si è palesato con l'esito del referendum sulla giustizia. Quel 'No' che ha sbarrato la strada alla riforma della Giustizia non è stato un semplice atto politico, ma il battesimo della cosiddetta "Generazione Gaza": giovani motivati e mobilitati dalle piazze pro-Pal, che hanno trasformato il risentimento ideologico in voti pesanti. I due milioni di scarto che hanno deciso il quesito corrispondono quasi perfettamente al peso della comunità islamica avente diritto di voto. Una coincidenza? Per Davide Piccardo i musulmani d'Italia hanno semplicemente deciso di dare un segnale immediato al Governo, fungendo da ago della bilancia. «È una mobilitazione massiccia, organizzata e motivata», spiega.<br />Il partito islamico si organizza e il caso Venezia è solo l'ultimo dei tanti. È la strategia dell'islam politico, che punta all'istituzione della shari'a in Italia. Per farlo, occorre entrare nelle istituzioni, contaminarle e coltivare gradualmente il germe dell'islamismo.<br />In questo scenario, da tempo la sinistra fa da apripista per far penetrare l'islamismo nei Comuni: a Monfalcone, per esempio, conta già un consigliere che si occupa degli interessi dei bengalesi e dell'islam. Il vero obiettivo resta la sovversione del nostro sistema.<br />I dati, d'altronde, delineano un quadro eloquente: secondo le stime, solo nel quinquennio 2021-2024 sono state registrate 114.953 nuove cittadinanze a persone provenienti da Paesi musulmani. Se guardiamo poi in prospettiva alla percentuale di musulmani tra i nuovi nati, soprattutto nelle regioni del Nord, il destino dell'Italia appare già scritto tra le pieghe di una demografia che si fa destino politico.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71863507</guid><pubDate>Tue, 05 May 2026 18:40:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71863507/allah_in_comune.mp3" length="8454557" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8528

ALLAH IN COMUNE, L'ISLAMO-SINISTRA PREPARA LE AMMINISTRATIVE
di Lorenza Formicola
 
L'ombra di un'onda verde si allunga sulle istituzioni italiane, e non ha nulla a che fare con l'ecologia, ma con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8528" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8528</a><br /><br />ALLAH IN COMUNE, L'ISLAMO-SINISTRA PREPARA LE AMMINISTRATIVE<br />di Lorenza Formicola<br /> <br />L'ombra di un'onda verde si allunga sulle istituzioni italiane, e non ha nulla a che fare con l'ecologia, ma con l'islam. Non è più un'ipotesi da politologi visionari. Parlano le urne e con esse le liste di candidati in tutto lo Stivale.<br />Per anni, da queste colonne, vi abbiamo raccontato il caso Francia preannunciando il destino italiano. Oggi, l'islamo-gauchisme, quel patto d'acciaio tra la sinistra estrema, ma non solo, e l'islam politico, è sbarcato ufficialmente nel Belpaese. A sinistra il sogno di una società multiculturale ha mostrato fin da subito la strategia di trasformare i "nuovi italiani" in un cavallo di Troia per occupare lo spazio politico: il contributo dei voti delle comunità musulmane, un'operazione che si nasconde dietro lo slogan dell'integrazione ma che punta a vincere le elezioni prendendo il voto di chi vuole imporre un'altra cultura tra invocazioni ad Allah e manifesti in arabo.<br />Al momento, il laboratorio più avanzato di questa strategia risulta Venezia, dove il Partito Democratico ha candidato in blocco sette esponenti della comunità bengalese. Parliamo di una compagine fortissima nel veneziano: a Mestre è in ballo un'operazione che potrebbe a breve trasformare un'ex segheria - oggi ritrovo di tossicodipendenti - in una moschea da circa 8000 metri quadrati. I lavori di sgombero e pulizia sono iniziati pochi mesi fa e sono stati finanziati proprio dalla comunità bengalese, in attesa che possa arrivare l'attesa variante di destinazione d'uso da commerciale a luogo di culto. Occorrerà anche il parere favorevole delle Ferrovie dello Stato per la vicinanza alla linea ferroviaria, ma la cosa non li preoccupa minimamente. L'anno scorso la fondazione di riferimento ha firmato il preliminare d'acquisto per l'ex segheria, versando un anticipo di 150.000 euro su un totale di 1,5 milioni. Oggi, aspettano solo una nuova amministrazione compiacente.<br />ALLA CONQUISTA DELLA LAGUNA VENEZIANA<br />A febbraio, Prince Howlader, presidente dell'associazione "Giovani per l'umanità" e promotore del progetto per i connazionali musulmani di Mestre e Marghera, dichiarava al Gazzettino: «Faremo tutti i passi con calma, rispettando le normative. Ora ci sono le elezioni e non ha senso presentare nulla, ma con la prossima amministrazione andremo avanti». Ed eccola, puntuale, la lista che in nome di Allah chiede di sostenere i sette candidati per le comunali del prossimo 23 e 24 maggio: volantini in lingua, il sogno della nuova moschea e le invocazioni ad Allah per l'ascesa al consiglio comunale di Venezia.<br />Nell'ultimo decennio i bangla arrivati in Veneto hanno comprato case, riaperto centinaia di vetrine chiuse: Via Piave, via Cappuccina e Corso del Popolo a Mestre si sono popolati dei loro negozi di frutta e verdura; vivono a ridosso della Fincantieri, dove molti lavorano. Una comunità che conta quasi 20mila persone e che, per la prima volta, vuole dire la sua alle urne. Essendo la realtà straniera più numerosa in laguna, con 3500 aventi diritto al voto, la loro influenza è tangibile.<br />Ma la laguna veneziana è solo la punta di diamante di un mosaico che si va componendo, tessera dopo tessera, su tutto il territorio nazionale. Se a Mestre la strategia si gioca sulla solidità economica e sulle grandi strutture, altrove il baricentro si sposta sulla simbologia e sull'identità islamica. È il caso di Agrigento, dove si sono candidati Khezar Adnane, imprenditore marocchino noto in città, e Carmela Lombardi, cittadina italiana convertita all'islam, che ha scelto di farsi ritrarre con lo hijab e una scritta in arabo: «Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano, ma sempre lo stesso unico creatore». Risalendo la penisola fino a Lecco, troviamo già...]]></itunes:summary><itunes:duration>529</itunes:duration><itunes:keywords>cavalloditroia,moschea,musulmani,sharia,veneziamestre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/896f601f3e02b2b846fbac2781a4951a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dalle piazze alle urne, avanza il partito islamico d'Italia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dalle-piazze-alle-urne-avanza-il-partito-islamico-d-italia--69768398</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8446" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8446</a><br /><br />DALLE PIAZZE ALLE URNE, AVANZA IL PARTITO ISLAMICO D'ITALIA di Lorenza Formicola<br /> <br />L'islam avanza dentro le nostre istituzioni con passo ormai visibile. Lo fa attraverso l'elezione di consiglieri comunali, mediante esponenti che assumono posizioni sempre più nette sui temi dell'attualità, grazie al legame solido e crescente intrecciato tra le comunità musulmane, i centri sociali, le sigle extraparlamentari e i partiti di sinistra: un'alleanza cementata nelle piazze attorno alla causa ProPal e, soprattutto, capace di trasformare in realtà ciò che per anni è rimasto soltanto una minaccia evocata: il partito islamico italiano. Sarà il contesto favorevole, sul piano mediatico, dettato dall'elezione di un sindaco musulmano a New York, come se l'eco d'oltreoceano potesse tradursi automaticamente in un copione domestico. Ma sta di fatto che iniziano ad essere numerose le realtà, ed è difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro.<br />C'è MuRo27 - Musulmani per Roma 2027, per esempio: un progetto che ruota attorno a Francesco Tieri, ingegnere convertito all'islam. S'era già affacciato alla politica nel 2021 con la candidatura alle primarie del centrosinistra nel V Municipio: 600 voti alle primarie di Centocelle-Tor Pignattara, raccogliendo le istanze dei musulmani in quelle zone. Poi la candidatura alle comunali con Demos a sostegno di Roberto Gualtieri. <br />In una città che conta 110mila musulmani, di cui 30mila con diritto di voto, la sfida si fa interessante. Con sale di preghiera già trasformate in palcoscenici elettorali nel 2021, MuRo27 si proietta verso una sfida che si estende dal diritto di culto alla lotta all'islamofobia, fino all'orizzonte dichiarato di una shari'a declinata in chiave italiana.<br />L'obiettivo è esplicito: incidere sull'agenda politica muovendo dai principi della religione musulmana, portando a compimento il paradigma dell'islam tra poligamia, punizione per apostasia, sottomissione della donna, diffida della libertà individuale e condanna come peccato di tutto ciò che esce dal perimetro delle sue regole.<br />L'islam nega la separazione tra Stato e culto: la domanda, allora, è dove intenda arrivare attraverso una rappresentanza istituzionale. La shari'a non si esaurisce nel rito, ma disciplina la famiglia, la società, l'economia, il diritto, l'organizzazione stessa della vita civile, collocandosi agli antipodi dei principi che regolano il modus vivendi italiano. È un impianto che trae legittimazione da un'autorità trascendente e ambisce a governare ogni ambito del vivere collettivo: non può che entrare in rotta di collisione con i sistemi giuridici degli Stati europei.<br />HAMAS IN ITALIA<br />Negli ultimi anni, questa volontà di affermazione ha mostrato la capacità di costruire legami e convergenze: la propaggine di Hamas in Italia, guidata dall'imam Hannoun, affiancata a sigle come Usb e Potere al Popolo; piazze gremite non più soltanto da gruppi di matrice islamica - come i Giovani Palestinesi Italiani, che il 7 ottobre scorso hanno sfilato a Bologna inneggiando alla strage di Hamas - ma anche da organizzazioni della sinistra radicale. È una saldatura che risponde a una logica di reciproca necessità: l'estrema sinistra utilizza la causa palestinese per colpire il governo italiano, mentre i musulmani sfruttano reti e connessioni profondamente radicate per rilanciare la propria battaglia, spingere l'Italia a recidere i legami con Israele e affermarsi nelle istituzioni, esibendo la forza del movimento. <br />In questa cornice, le varie sigle comprendono di poter osare di più, cercando consenso soprattutto nelle periferie e tra gli astenuti, intercettando malcontento e frustrazione. Non a caso a Roma sono comparse bandiere del Palestine Communist Party, con lo slogan in arabo: «Lavoratori del mondo unitevi», in una chiamata alla mobilitazione antigovernativa che salda la questione umanitaria a quella sociale.<br />È qui che il quadro si ricompone. Nelle parole pronunciate in una recente diretta social da Brahim Baya, predicatore islamico di Torino, e da Davide Piccardo, coordinatore del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza, affiora senza filtri l'obiettivo perseguito da mesi: trasformare la presenza numerica della comunità islamica in forza politica consapevole. «La nostra comunità conta tre o cinque milioni di persone. Quello che voglio dalla comunità e da chi guida questa comunità è renderla in grado di essere consapevole dei suoi diritti, di come lottare per i suoi diritti insieme al resto della cittadinanza. Il problema è che la nostra comunità anche agli appuntamenti elettorali non è detto che sia partecipe e non è detto che sia consapevole del suo peso e della possibilità che ha di far valere i propri diritti ed è questo che fa sì che gli altri si azzardino sempre di più ad attaccarci». Una chiamata esplicita alle urne.<br />L'ISLAM ITALIANO È ORGANIZZATO<br />Baya non è nuovo a questa linea. È lui che sta spingendo la comunità islamica a votare "no" al referendum sulla giustizia; è lui che ha difeso con veemenza l'imam di via Saluzzo, Mohamed Shahin, lasciato in libertà dal Tribunale di Torino nonostante un decreto di espulsione perché ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale; ed è sempre lui che in passato ha celebrato Yahya Sinwar come martire, nonostante sia la mente dell'eccidio del 7 ottobre.<br />E la liberazione dell'imam Shahin ha segnato un passaggio decisivo. Non è stata una sentenza come le altre: per la prima volta, i musulmani organizzati in Italia si sono mostrati come una forza capace di esercitare pressione, mobilitare consenso, ottenere risultati. A suggellarlo, le parole della giornalista Karima Moual, che sui social rivendica la svolta: «Per la destra islamofoba è finita la pacchia. L'islam italiano oggi è organizzato. La liberazione dell'imam Shahin ne è la prova».<br />Il partito islamico torna ciclicamente a riaffacciarsi nelle cronache, come un'ipotesi che si dissolve e poi riemerge. Ricordiamo l'ultimo banco di prova che è stato Monfalcone, la scorsa primavera, dove una lista composta da candidati di fede islamica, tutti stranieri, guidati da Bou Konate, ex assessore di centrosinistra, originario del Senegal, non ha superato lo sbarramento, pur riuscendo a portare in consiglio comunale un consigliere musulmano eletto nelle file del Partito democratico.<br />Prima di Monfalcone, un precedente si era già delineato a Magenta con La Nuova Italia. Partito nato su impulso di Munib Asfaq, ragioniere pakistano, contro l'amministrazione comunale che aveva negato alla comunità islamica la concessione di un'area per la preghiera settimanale. Il programma fissava obiettivi espliciti: ius soli, gestione dei permessi di soggiorno in ambito comunale e creazione di spazi di culto.<br />Il potere dei nuovi leader islamici nasce, così, dalla capacità di negoziare e mediare con la società che li circonda, ma soprattutto di "costruire l'islam senza compromessi" dentro il contesto italiano. È su questo terreno che l'agenda del partito islamico prende forma: moschee, scuole, università e piazze sono i nodi di una rete pensata per trasformare l'identità islamica in forza politica che conta.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69768398</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 21:19:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69768398/dalle_piazze_alle_urne.mp3" length="8296986" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8446

DALLE PIAZZE ALLE URNE, AVANZA IL PARTITO ISLAMICO D'ITALIA di Lorenza Formicola
 
L'islam avanza dentro le nostre istituzioni con passo ormai visibile. Lo fa attraverso l'elezione di consiglieri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8446" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8446</a><br /><br />DALLE PIAZZE ALLE URNE, AVANZA IL PARTITO ISLAMICO D'ITALIA di Lorenza Formicola<br /> <br />L'islam avanza dentro le nostre istituzioni con passo ormai visibile. Lo fa attraverso l'elezione di consiglieri comunali, mediante esponenti che assumono posizioni sempre più nette sui temi dell'attualità, grazie al legame solido e crescente intrecciato tra le comunità musulmane, i centri sociali, le sigle extraparlamentari e i partiti di sinistra: un'alleanza cementata nelle piazze attorno alla causa ProPal e, soprattutto, capace di trasformare in realtà ciò che per anni è rimasto soltanto una minaccia evocata: il partito islamico italiano. Sarà il contesto favorevole, sul piano mediatico, dettato dall'elezione di un sindaco musulmano a New York, come se l'eco d'oltreoceano potesse tradursi automaticamente in un copione domestico. Ma sta di fatto che iniziano ad essere numerose le realtà, ed è difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro.<br />C'è MuRo27 - Musulmani per Roma 2027, per esempio: un progetto che ruota attorno a Francesco Tieri, ingegnere convertito all'islam. S'era già affacciato alla politica nel 2021 con la candidatura alle primarie del centrosinistra nel V Municipio: 600 voti alle primarie di Centocelle-Tor Pignattara, raccogliendo le istanze dei musulmani in quelle zone. Poi la candidatura alle comunali con Demos a sostegno di Roberto Gualtieri. <br />In una città che conta 110mila musulmani, di cui 30mila con diritto di voto, la sfida si fa interessante. Con sale di preghiera già trasformate in palcoscenici elettorali nel 2021, MuRo27 si proietta verso una sfida che si estende dal diritto di culto alla lotta all'islamofobia, fino all'orizzonte dichiarato di una shari'a declinata in chiave italiana.<br />L'obiettivo è esplicito: incidere sull'agenda politica muovendo dai principi della religione musulmana, portando a compimento il paradigma dell'islam tra poligamia, punizione per apostasia, sottomissione della donna, diffida della libertà individuale e condanna come peccato di tutto ciò che esce dal perimetro delle sue regole.<br />L'islam nega la separazione tra Stato e culto: la domanda, allora, è dove intenda arrivare attraverso una rappresentanza istituzionale. La shari'a non si esaurisce nel rito, ma disciplina la famiglia, la società, l'economia, il diritto, l'organizzazione stessa della vita civile, collocandosi agli antipodi dei principi che regolano il modus vivendi italiano. È un impianto che trae legittimazione da un'autorità trascendente e ambisce a governare ogni ambito del vivere collettivo: non può che entrare in rotta di collisione con i sistemi giuridici degli Stati europei.<br />HAMAS IN ITALIA<br />Negli ultimi anni, questa volontà di affermazione ha mostrato la capacità di costruire legami e convergenze: la propaggine di Hamas in Italia, guidata dall'imam Hannoun, affiancata a sigle come Usb e Potere al Popolo; piazze gremite non più soltanto da gruppi di matrice islamica - come i Giovani Palestinesi Italiani, che il 7 ottobre scorso hanno sfilato a Bologna inneggiando alla strage di Hamas - ma anche da organizzazioni della sinistra radicale. È una saldatura che risponde a una logica di reciproca necessità: l'estrema sinistra utilizza la causa palestinese per colpire il governo italiano, mentre i musulmani sfruttano reti e connessioni profondamente radicate per rilanciare la propria battaglia, spingere l'Italia a recidere i legami con Israele e affermarsi nelle istituzioni, esibendo la forza del movimento. <br />In questa cornice, le varie sigle comprendono di poter osare di più, cercando consenso soprattutto nelle periferie e tra gli astenuti, intercettando malcontento e frustrazione. Non a caso a Roma sono comparse bandiere del Palestine Communist Party, con lo slogan in arabo: «Lavoratori del mondo unitevi», in una chiamata alla...]]></itunes:summary><itunes:duration>519</itunes:duration><itunes:keywords>direttasocial,muro27,partitoislamista,poterealpopolo,shariainchiaveitaliana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bf0c83e5e68df11c9b37f868f2f9a442.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Campus inglesi islamizzati, l'allarme viene da Abu Dhabi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/campus-inglesi-islamizzati-l-allarme-viene-da-abu-dhabi--69630126</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8438" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8438</a><br /><br />CAMPUS INGLESI ISLAMIZZATI, L'ALLARME VIENE DA ABU DHABI di Lorenza Formicola<br /> <br />Gli Emirati Arabi Uniti chiudono la porta. Le preoccupazioni sull'influenza dei Fratelli Musulmani nei college d'élite del Regno Unito sono impossibili da trascurare e Abu Dhabi ha deciso di escludere tutte le università britanniche dall'elenco ufficiale degli istituti idonei a ricevere borse di studio statali. Direttamente dalla rubrica: «qual è il colmo per gli Emirati Arabi? Vedere l'Europa islamizzare i propri figli». Tutto vero, nessuna boutade.<br />Abu Dhabi ne è convinta: i Fratelli Musulmani hanno trovato spazio usando i campus inglesi come terreno fertile per la radicalizzazione e sfruttando associazioni studentesche per portare relatori islamisti e diffondere messaggi capaci di alimentare l'islamismo. <br />Per lungo tempo, la metropoli affacciata sul Tamigi ha rappresentato l'emblema stesso dell'affermazione sociale e professionale nel contesto europeo, in particolare agli occhi di chi guardava da Oriente. Trovarsi ai piedi della torre dell'orologio era il segno inequivocabile di un traguardo raggiunto. Oggi, però, per gli Emirati Arabi Uniti - storicamente tra i principali finanziatori della formazione accademica in Europa e a lungo sedotti da quel paradigma - quello scenario ha perso del tutto attrattiva. I loro figli, in mezzo a tutto quell'islamismo non ce li mandano più. Alla faccia dell'islamofobia. Così il Ministero dell'Istruzione Superiore ha pubblicato un elenco rivisto delle università straniere approvate: Stati Uniti, Australia, Francia, Israele. Il Regno Unito non c'è. Per la prima volta.<br />È su questa linea che gli Emirati Arabi Uniti hanno scelto di intervenire, leggendo l'ascesa dell'islamismo nel Regno Unito come un rischio strutturale, non episodico. I numeri ufficiali britannici rafforzano il quadro: nell'anno accademico 2023-24, settanta studenti universitari sono stati segnalati per un possibile inserimento nel programma Prevent circa la radicalizzazione islamista nel Paese. Quasi il doppio rispetto all'anno precedente. Nell'anno concluso a settembre 2025, i visti per studio concessi a cittadini emiratini per studiare in Gran Bretagna sono stati appena 213: un crollo del 27 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e del 55 per cento rispetto al 2022.<br />LE LAUREE BRITANNICHE<br />Abu Dhabi ha tracciato una linea ancora più dura annunciando che non riconoscerà titoli di studio rilasciati da università escluse dall'elenco ufficiale, svuotando di fatto il valore delle lauree britanniche per i propri studenti. È l'estensione concreta di una strategia che gli Emirati Arabi Uniti portano avanti dal 2011, quando, all'indomani delle primavere arabe, hanno adottato una posizione senza compromessi contro i movimenti islamisti, in patria e all'estero, considerandoli un fattore strutturalmente destabilizzante per lo Stato.<br />Sotto la guida dello sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, Abu Dhabi ha ripetutamente sollecitato Londra a mettere al bando la Fratellanza Musulmana, classificata come organizzazione terroristica. La Fratellanza Musulmana opera sotto il principio che «l'islam è la soluzione», con l'obiettivo dichiarato di fondare Stati governati dalla shari'a, specie in Europa. In questo quadro, la scelta emiratina non appare come un gesto isolato, ma come un messaggio politico. <br />E non arriva in un momento casuale. C'è innanzitutto il recente rapporto dell'intelligence francese che mette in guardia contro la penetrazione pervasiva dei Fratelli Musulmani in tutti gli ambiti della società e della vita politica d'Oltralpe, comprese scuole e università e mondo dello sport. È la stessa Parigi, poi, ad aver acceso i riflettori sull'uso di programmi paneuropei, come Erasmus+, ritenuti strumentali al sostegno di forme di attivismo riconducibili all'islamismo, sollecitando Bruxelles a rafforzare i controlli sulle attività di lobbying e sulle partnership istituzionali.<br />UNA CELLULA DI HAMAS IN ITALIA<br />E poi l'Italia, travolta dallo scandalo della maxi-inchiesta Domino, che ha portato alla luce una cellula di Hamas - braccio palestinese della Fratellanza - operante nel Paese, contestualmente all'emersione di una fitta trama di collegamenti tra centri culturali islamici e ambienti affiliati ai Fratelli lungo tutta la penisola e che è l'incubo di Governo e procure. Così, mentre il baricentro del movimento arretra in gran parte del Medio Oriente, l'influenza in Europa avanza. <br />Nel Regno Unito il fenomeno è da anni sotto osservazione ufficiale. Nel 2014, il Governo Cameron si trovò costretto ad avviare un'indagine per analizzare la Fratellanza tra i confini inglesi. La revisione concluse che l'ideologia e le pratiche del movimento erano in contrasto con i valori, gli interessi nazionali e la sicurezza del Regno Unito, ma Londra scelse di non vietare l'organizzazione né di classificarla come terroristica. È questa esitazione che oggi torna al centro dello scontro politico e diplomatico diventando punto di rottura.<br />Sono i campus universitari, secondo gli Emirati, i luoghi dove l'attività legata alla Fratellanza Musulmana è maggiormente visibile. Le associazioni studentesche della London School of Economics o del King's College di Londra, per esempio, hanno ospitato relatori legati a movimenti islamisti ideologicamente allineati alla Fratellanza. Uno dei tanti casi emblematici è quello di Umar Farouk Abdulmutallab, il nigeriano volato a studiare all'University College London tra il 2005 e il 2008, conseguendo la laurea in ingegneria per poi, il giorno di Natale del 2009, tentare di farsi esplodere su un volo partito da Amsterdam e diretto a Detroit, con circa 290 persone a bordo: era stato addestrato da Al-Qaeda. Durante i suoi anni al college inglese s'era fatto notare fino a diventare il presidente della University College London Islamic Society, la comunità islamica più longeva e attiva in Gran Bretagna. <br />Sono diverse, inoltre, le organizzazioni con sede nel Regno Unito con leadership legate a reti influenzate dalla Fratellanza - tra cui enti di beneficenza come la Cordoba Foundation, citata nei resoconti parlamentari per i suoi legami con l'organizzazione e le campagne di sensibilizzazione islamista che si sono tradotte in un'influenza stabile e strutturata con la capacità di arrivare a far nascere persino tribunali paralleli dove la legge da applicare è solo quella islamica. <br />Per gli Emirati Arabi Uniti l'islamismo politico è una minaccia strategica e tutto ciò segue una traiettoria unica, non si tratta di episodi isolati: un conformismo capace di influenzare le giovani menti europee, normalizzare il terrorismo e, attraverso reti chiuse e informazione selettiva, trasformare la radicalizzazione in un fenomeno culturale.<br />Quindi hanno deciso di scandire un messaggio senza ambiguità per il Regno Unito, per ora: se i vostri luoghi di formazione non sono in grado di restare tali, senza trasformarsi in fucine ideologiche, allora non formerete più la nostra la futura classe dirigente.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69630126</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2026 22:20:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69630126/campus_inglesi_islamizzati.mp3" length="8230097" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8438

CAMPUS INGLESI ISLAMIZZATI, L'ALLARME VIENE DA ABU DHABI di Lorenza Formicola
 
Gli Emirati Arabi Uniti chiudono la porta. Le preoccupazioni sull'influenza dei Fratelli Musulmani nei college...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8438" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8438</a><br /><br />CAMPUS INGLESI ISLAMIZZATI, L'ALLARME VIENE DA ABU DHABI di Lorenza Formicola<br /> <br />Gli Emirati Arabi Uniti chiudono la porta. Le preoccupazioni sull'influenza dei Fratelli Musulmani nei college d'élite del Regno Unito sono impossibili da trascurare e Abu Dhabi ha deciso di escludere tutte le università britanniche dall'elenco ufficiale degli istituti idonei a ricevere borse di studio statali. Direttamente dalla rubrica: «qual è il colmo per gli Emirati Arabi? Vedere l'Europa islamizzare i propri figli». Tutto vero, nessuna boutade.<br />Abu Dhabi ne è convinta: i Fratelli Musulmani hanno trovato spazio usando i campus inglesi come terreno fertile per la radicalizzazione e sfruttando associazioni studentesche per portare relatori islamisti e diffondere messaggi capaci di alimentare l'islamismo. <br />Per lungo tempo, la metropoli affacciata sul Tamigi ha rappresentato l'emblema stesso dell'affermazione sociale e professionale nel contesto europeo, in particolare agli occhi di chi guardava da Oriente. Trovarsi ai piedi della torre dell'orologio era il segno inequivocabile di un traguardo raggiunto. Oggi, però, per gli Emirati Arabi Uniti - storicamente tra i principali finanziatori della formazione accademica in Europa e a lungo sedotti da quel paradigma - quello scenario ha perso del tutto attrattiva. I loro figli, in mezzo a tutto quell'islamismo non ce li mandano più. Alla faccia dell'islamofobia. Così il Ministero dell'Istruzione Superiore ha pubblicato un elenco rivisto delle università straniere approvate: Stati Uniti, Australia, Francia, Israele. Il Regno Unito non c'è. Per la prima volta.<br />È su questa linea che gli Emirati Arabi Uniti hanno scelto di intervenire, leggendo l'ascesa dell'islamismo nel Regno Unito come un rischio strutturale, non episodico. I numeri ufficiali britannici rafforzano il quadro: nell'anno accademico 2023-24, settanta studenti universitari sono stati segnalati per un possibile inserimento nel programma Prevent circa la radicalizzazione islamista nel Paese. Quasi il doppio rispetto all'anno precedente. Nell'anno concluso a settembre 2025, i visti per studio concessi a cittadini emiratini per studiare in Gran Bretagna sono stati appena 213: un crollo del 27 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e del 55 per cento rispetto al 2022.<br />LE LAUREE BRITANNICHE<br />Abu Dhabi ha tracciato una linea ancora più dura annunciando che non riconoscerà titoli di studio rilasciati da università escluse dall'elenco ufficiale, svuotando di fatto il valore delle lauree britanniche per i propri studenti. È l'estensione concreta di una strategia che gli Emirati Arabi Uniti portano avanti dal 2011, quando, all'indomani delle primavere arabe, hanno adottato una posizione senza compromessi contro i movimenti islamisti, in patria e all'estero, considerandoli un fattore strutturalmente destabilizzante per lo Stato.<br />Sotto la guida dello sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, Abu Dhabi ha ripetutamente sollecitato Londra a mettere al bando la Fratellanza Musulmana, classificata come organizzazione terroristica. La Fratellanza Musulmana opera sotto il principio che «l'islam è la soluzione», con l'obiettivo dichiarato di fondare Stati governati dalla shari'a, specie in Europa. In questo quadro, la scelta emiratina non appare come un gesto isolato, ma come un messaggio politico. <br />E non arriva in un momento casuale. C'è innanzitutto il recente rapporto dell'intelligence francese che mette in guardia contro la penetrazione pervasiva dei Fratelli Musulmani in tutti gli ambiti della società e della vita politica d'Oltralpe, comprese scuole e università e mondo dello sport. 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Eppure, domenica 4 gennaio, a Brescia, qualcosa si è mosso con metodo e precisione. Nella nuova moschea cittadina, il Centro Culturale islamico di Brescia, con il patrocinio dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide, ha preso avvio una giornata di formazione tutt'altro che marginale.<br />Il cuore dell'iniziativa è stato un corso dedicato allo studio degli obiettivi della shari'a. A guidare i lavori non un nome qualunque, ma Sheikh Amin Al-Hamzi, figura di rilievo nel panorama islamico europeo, attivo su scala continentale e membro di un organismo sovranazionale incaricato di elaborare pareri giuridico-religiosi. L'ente che ha sostenuto l'evento risulta in stretta relazione con l'Istituto Bayan, centro di studi con sede a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, specializzato nella formazione islamica. Non un istituto tra i tanti, ma protagonista del famigerato e terribile rapporto che l'intelligence francese ha dedicato al fenomeno del fondamentalismo islamico: reti tentacolari, organizzazioni segrete, quartieri islamizzati allo scopo di provare il reclutamento per instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a in Europa.<br />Secondo il rapporto degli 007 d'oltralpe, l'Istituto Bayan avrebbe ricevuto finanziamenti dal Kuwait attraverso l'International Islamic Charity Organisation, un'organizzazione caritativa internazionale, per diventare un polo centrale per la formazione degli imam in Europa, con tanto di rilascio di titoli destinati a scuole e centri islamici del Vecchio Continente. <br />Stando al rapporto francese, l'Istituto Bayan sarebbe parte di altri sette centri dislocati tra Francia, Regno Unito e Belgio. Quindi l'istituto con sede nel veronese è l'ingranaggio di un'ampia galassia associativa, operante in Europa, con l'obiettivo di esercitare un'influenza sistematica sulle istituzioni dei Paesi europei riconducibile all'area dei Fratelli Musulmani. Qualcosa che colloca la realtà italiana all'interno di dinamiche transnazionali ben più vaste e strutturate.<br />Oltre che pericolose. Anche perché l'Istituto Bayan è in stretti legami con l'International Islamic Charity Organisation, ONG nata in Kuwait e oggi operativa in 56 Paesi. Attiva da oltre venticinque anni, l'organizzazione è riconosciuta da UNHCR e UNRWA per il suo impegno umanitario a favore degli immigrati. Proprio questo doppio livello - da un lato il profilo istituzionale e il riconoscimento internazionale, dall'altro le relazioni personali e associative - spiegherebbe l'attenzione riservata all'ente dai servizi di sicurezza francesi.<br />Secondo le valutazioni degli 007, infatti, alcuni esponenti che nel tempo hanno fatto parte degli organi direttivi della ONG sarebbero figure di primo piano riconducibili alla Fratellanza musulmana. Un intreccio che, tra cooperazione umanitaria e influenza ideologica, contribuisce a delineare uno scenario complesso e tutt'altro che marginale nel cuore dell'Europa.<br /><br />PIACENZA COLORATA DALL'ISLAM<br />Nel mentre, a Piacenza, nell'apparente lentezza di una provincia sempre più colorata dall'islam, si sta tracciando una traiettoria fatta di inviti formali, visite didattiche, ore di lezione che si aprono a un racconto altro. Protagonista è il frequentatissimo Istituto di Studi Islamici Averroè, che da tempo ha avviato un'attività di pressione culturale indirizzata direttamente agli istituti scolastici della città.<br />L'offerta è strutturata, dichiarata, rivendicata. Ai docenti viene proposta la gita in moschea. E poi di accompagnare gli studenti dentro un percorso disciplinare che l'istituto promuove apertamente: adab, (l'etichetta islamica modellata sulla figura di Maometto); akhlaq (l'etica musulmana); sira (la biografia del Profeta); fiqh (la giurisprudenza islamica); gli hadith (le citazioni attribuite a Maometto); infine il Corano.<br />Due classi di quinta elementare e due licei di Piacenza hanno già partecipato a queste lezioni. Sulle pagine social, l'Istituto Averroè non fa mistero della missione: tra le iniziative dichiarate figura esplicitamente quella di entrare nelle scuole che li invitano, durante le ore di storia e di religione, per raccontare l'islam alle nuove generazioni.<br />A prendere posizione sulla piega piacentina sono esponenti di Fratelli d'Italia e della Lega, che segnalano rischi e chiedono chiarimenti. Il deputato leghista Rossano Sasso ha annunciato un'interrogazione al ministro dell'Istruzione Valditara, con un obiettivo preciso: che almeno venga garantito il necessario consenso informato delle famiglie. «Qui siamo dinanzi a una scuola coranica che manda i suoi docenti a fare lezioni di islam nelle nostre scuole, a ragazzi ma anche a bambini delle elementari. Bisogna fermare immediatamente l'ennesimo tentativo di islamizzazione delle nostre scuole», afferma Sasso.<br /><br />MILANO ESALTA IL LEADER DI HAMAS<br />E se Piacenza restituisce l'immagine di un sistema di indottrinamento che l'islam sta progressivamente costruendo nel panorama delle scuole italiane, mostrando una rara capacità di infiltrarsi senza attriti e di raggiungere una platea ampia quanto sensibile, basta spostarsi verso la Lombardia per scoprire la forza dell'islam. Alla biblioteca comunale di Milano-Lambrate, s'è deciso di portare in primo piano, tra le letture consigliate, sotto la dicitura rassicurante Scelti per voi, un volume presentato come una saga familiare a sfondo autobiografico: Le spine e il garofano, pubblicato nel 2024. La scheda che lo accompagna parla di uno «sguardo lucido e appassionato di straordinaria intensità narrativa». E chi sarà lo scrittore che sa suonare corde straordinarie? Yahya Sinwar.<br />Il defunto leader di Hamas, la mente dell'eccidio del 7 ottobre. Sembra di essere al centro di un punto di non ritorno di quel masochismo culturale che fino a pochi anni fa era solo paventato. Ora si manifesta nella sottomissione che supera l'immaginazione: non si propongono più i testi dei pensatori islamisti, ma direttamente dei terroristi. Tutto normalizzato.<br />Non è un episodio isolato. Lo scorso inverno, una presentazione dello stesso libro era stata inizialmente bloccata all'Università La Sapienza di Roma, dove era prevista, paradossalmente, al dipartimento di Fisica. Promossa da Davide Picardo - coordinatore dei centri islamici milanese - e Maya Issa - attivista del movimento degli studenti palestinesi, dopo qualche mese di resistenza passiva s'è poi tenuta regolarmente: quindi papa Benedetto XVI no, ma il terrorista Sinwar, sì. A lamentare a lungo quel blocco era stato InfoPal, portale finito, poi, al centro della maxi inchiesta sui finanziamenti ad Hamas e sulla cellula italiana del terrorismo islamico palestinese.<br />Il filo che unisce questi episodi è sottile, ma non invisibile. È l'islamismo che avanza senza clamore, sostenuto da una rete di alleanze esplicite o inconsapevoli. Così, passo dopo passo, ciò che fino a ieri era inconcepibile diventa ordinario. <br />E mentre ci si domanda quale narrazione prenda forma nelle lezioni che arrivano fino ai bambini, a cominciare dall'idea di donna, è importante sottolineare quanto sia superficiale liquidare le lezioni di islam in Italia come qualcosa di marginale e normale solo perché esistono comunità islamiche sul territorio e quindi fanno solo il loro dovere di credenti.<br />La shari'a non si limita al culto: disciplina la sfera familiare, sociale, politica ed economica. Regola il diritto di famiglia, le successioni, la proprietà, l'organizzazione stessa della vita civile. Si fonda su norme ritenute di origine divina e, proprio per questo, immutabili. Non nasce dall'evoluzione storica degli ordinamenti, ma da una rivelazione diretta di Allah. Un sistema che trae legittimazione da un'autorità trascendente e che aspira a governare ogni aspetto della vita collettiva entra inevitabilmente in conflitto con i sistemi giuridici degli Stati europei.<br />Questo quadro restituisce un dato preciso: l'assenza di una reale volontà di adattamento da parte di ampi settori delle popolazioni immigrate islamiche al contesto che li ospita. Le leggi comuni non sono un riferimento, figuriamoci i costumi. È una distanza che non si colma, ma si rivendica per entrare in contrasto.<br />Alla fine, una certezza resta: anche l'Italia, oggi, va a scuola di jihad e di shari'a.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69524878</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2026 23:13:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69524878/a_scuola_di_sharia.mp3" length="8111848" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8433

A SCUOLA DI SHARI'A, COME L'ISLAM SI DIFFONDE IN ITALIA di Lorenza Formicola
 

Non era una giornata pensata per finire sotto i riflettori. Eppure, domenica 4 gennaio, a Brescia, qualcosa si è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8433" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8433</a><br /><br />A SCUOLA DI SHARI'A, COME L'ISLAM SI DIFFONDE IN ITALIA di Lorenza Formicola<br /> <br /><br />Non era una giornata pensata per finire sotto i riflettori. Eppure, domenica 4 gennaio, a Brescia, qualcosa si è mosso con metodo e precisione. Nella nuova moschea cittadina, il Centro Culturale islamico di Brescia, con il patrocinio dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide, ha preso avvio una giornata di formazione tutt'altro che marginale.<br />Il cuore dell'iniziativa è stato un corso dedicato allo studio degli obiettivi della shari'a. A guidare i lavori non un nome qualunque, ma Sheikh Amin Al-Hamzi, figura di rilievo nel panorama islamico europeo, attivo su scala continentale e membro di un organismo sovranazionale incaricato di elaborare pareri giuridico-religiosi. L'ente che ha sostenuto l'evento risulta in stretta relazione con l'Istituto Bayan, centro di studi con sede a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, specializzato nella formazione islamica. Non un istituto tra i tanti, ma protagonista del famigerato e terribile rapporto che l'intelligence francese ha dedicato al fenomeno del fondamentalismo islamico: reti tentacolari, organizzazioni segrete, quartieri islamizzati allo scopo di provare il reclutamento per instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a in Europa.<br />Secondo il rapporto degli 007 d'oltralpe, l'Istituto Bayan avrebbe ricevuto finanziamenti dal Kuwait attraverso l'International Islamic Charity Organisation, un'organizzazione caritativa internazionale, per diventare un polo centrale per la formazione degli imam in Europa, con tanto di rilascio di titoli destinati a scuole e centri islamici del Vecchio Continente. <br />Stando al rapporto francese, l'Istituto Bayan sarebbe parte di altri sette centri dislocati tra Francia, Regno Unito e Belgio. Quindi l'istituto con sede nel veronese è l'ingranaggio di un'ampia galassia associativa, operante in Europa, con l'obiettivo di esercitare un'influenza sistematica sulle istituzioni dei Paesi europei riconducibile all'area dei Fratelli Musulmani. Qualcosa che colloca la realtà italiana all'interno di dinamiche transnazionali ben più vaste e strutturate.<br />Oltre che pericolose. Anche perché l'Istituto Bayan è in stretti legami con l'International Islamic Charity Organisation, ONG nata in Kuwait e oggi operativa in 56 Paesi. Attiva da oltre venticinque anni, l'organizzazione è riconosciuta da UNHCR e UNRWA per il suo impegno umanitario a favore degli immigrati. Proprio questo doppio livello - da un lato il profilo istituzionale e il riconoscimento internazionale, dall'altro le relazioni personali e associative - spiegherebbe l'attenzione riservata all'ente dai servizi di sicurezza francesi.<br />Secondo le valutazioni degli 007, infatti, alcuni esponenti che nel tempo hanno fatto parte degli organi direttivi della ONG sarebbero figure di primo piano riconducibili alla Fratellanza musulmana. Un intreccio che, tra cooperazione umanitaria e influenza ideologica, contribuisce a delineare uno scenario complesso e tutt'altro che marginale nel cuore dell'Europa.<br /><br />PIACENZA COLORATA DALL'ISLAM<br />Nel mentre, a Piacenza, nell'apparente lentezza di una provincia sempre più colorata dall'islam, si sta tracciando una traiettoria fatta di inviti formali, visite didattiche, ore di lezione che si aprono a un racconto altro. Protagonista è il frequentatissimo Istituto di Studi Islamici Averroè, che da tempo ha avviato un'attività di pressione culturale indirizzata direttamente agli istituti scolastici della città.<br />L'offerta è strutturata, dichiarata, rivendicata. Ai docenti viene proposta la gita in moschea. E poi di accompagnare gli studenti dentro un percorso disciplinare che l'istituto promuove apertamente: adab, (l'etichetta islamica modellata sulla figura di...]]></itunes:summary><itunes:duration>507</itunes:duration><itunes:keywords>centroculturaleislamico,hamas,intelligence,scuola,sharia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5dce311da2855aac7b980d130d5761f2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La paura dell islam detta legge in treno, per anni un megafono Lgbt</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-paura-dell-islam-detta-legge-in-treno-per-anni-un-megafono-lgbt--69187629</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8387" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8387</a><br /><br />LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO di Manuela Antonacci<br /> <br />Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno regionale RER a Val-de-Marne, nella zona est di Parigi, deserto. L'ennesima, negli ultimi giorni, che ha fatto crescere un clima di paura e di esasperazione tali, da portare a formulare una petizione che chiede, in Francia, carrozze specifiche riservate alle donne sui treni suburbani e sulle metropolitane e che in poco tempo ha già raccolto 21.000 firme. E, in effetti, diverse donne francesi, sui social, raccontano di non sentirsi sicure sui mezzi pubblici.<br />«Finché il sistema non ci proteggerà, vedo questa idea come una misura temporanea e necessaria, almeno per ridurre i rischi. E ad essere onesti, non credo nell'idea di rieducare gli uomini aggressivi. È una bella teoria, ma non funziona nella realtà» – afferma Marie K., autrice della petizione, residente in Val-d'Oise che prende regolarmente la RER D. Nella petizione si legge anche che «Questi treni avrebbero una segnaletica chiara e visibile per identificare questi vagoni». Ma il problema è davvero il "genere" dei passeggeri? O c'è una questione più sostanziale alla base? Si tratta di "mascolinità tossica" in generale o del fatto che la maggior parte degli aggressori sono immigrati?<br />L'eurodeputata Marion Maréchal - che quest'estate ha rilasciato un'intervista esclusiva al nostro mensile (qui per abbonarsi) - sottolinea questo dato: «L'83% delle vittime di violenza sessuale sui trasporti pubblici nella regione dell'Île-de-France sono francesi, mentre il 61% delle persone accusate di questi crimini sono stranieri. Il problema non sono gli uomini; Il problema è l'immigrazione di massa». Dunque, una segregazione forzata, quella sulle carrozze, che rischia, a lungo andare, di rivelarsi inutile se il problema non verrà affrontato alla radice.<br />Peraltro, considerata l'immigrazione islamica di massa, che è diventata una realtà, in un paese come la Francia, si rischia di adeguarsi allo standard sociale tipico di questa cultura che considera le donne come oggetto di peccato che, pertanto, è bene siano tenute lontane dagli uomini, in uno stato, appunto di segregazione. E ancora, questa misura, prevedendo carrozze dove la presenza di persone immigrate sarebbe esigua, trattandosi principalmente di donne, farebbe stracciare le vesti alle prefiche sinistroidi del politicamente corretto. Insomma, in qualunque modo la si pensi, non risulta proprio la soluzione più efficace. Forse il problema non sono le carrozze "aperte", ma la creazione che, di fatto si sta rivelando un'utopia, di una società multiculturale, aperta, anzi apertissima, al punto da essere diventata ormai fuori controllo...<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69187629</guid><pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:23:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69187629/la_paura_dell_islam_detta_legge_in_treno.mp3" length="3763432" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8387

LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO di Manuela Antonacci
 
Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8387" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8387</a><br /><br />LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO di Manuela Antonacci<br /> <br />Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno regionale RER a Val-de-Marne, nella zona est di Parigi, deserto. L'ennesima, negli ultimi giorni, che ha fatto crescere un clima di paura e di esasperazione tali, da portare a formulare una petizione che chiede, in Francia, carrozze specifiche riservate alle donne sui treni suburbani e sulle metropolitane e che in poco tempo ha già raccolto 21.000 firme. E, in effetti, diverse donne francesi, sui social, raccontano di non sentirsi sicure sui mezzi pubblici.<br />«Finché il sistema non ci proteggerà, vedo questa idea come una misura temporanea e necessaria, almeno per ridurre i rischi. E ad essere onesti, non credo nell'idea di rieducare gli uomini aggressivi. È una bella teoria, ma non funziona nella realtà» – afferma Marie K., autrice della petizione, residente in Val-d'Oise che prende regolarmente la RER D. Nella petizione si legge anche che «Questi treni avrebbero una segnaletica chiara e visibile per identificare questi vagoni». Ma il problema è davvero il "genere" dei passeggeri? O c'è una questione più sostanziale alla base? Si tratta di "mascolinità tossica" in generale o del fatto che la maggior parte degli aggressori sono immigrati?<br />L'eurodeputata Marion Maréchal - che quest'estate ha rilasciato un'intervista esclusiva al nostro mensile (qui per abbonarsi) - sottolinea questo dato: «L'83% delle vittime di violenza sessuale sui trasporti pubblici nella regione dell'Île-de-France sono francesi, mentre il 61% delle persone accusate di questi crimini sono stranieri. Il problema non sono gli uomini; Il problema è l'immigrazione di massa». Dunque, una segregazione forzata, quella sulle carrozze, che rischia, a lungo andare, di rivelarsi inutile se il problema non verrà affrontato alla radice.<br />Peraltro, considerata l'immigrazione islamica di massa, che è diventata una realtà, in un paese come la Francia, si rischia di adeguarsi allo standard sociale tipico di questa cultura che considera le donne come oggetto di peccato che, pertanto, è bene siano tenute lontane dagli uomini, in uno stato, appunto di segregazione. E ancora, questa misura, prevedendo carrozze dove la presenza di persone immigrate sarebbe esigua, trattandosi principalmente di donne, farebbe stracciare le vesti alle prefiche sinistroidi del politicamente corretto. Insomma, in qualunque modo la si pensi, non risulta proprio la soluzione più efficace. Forse il problema non sono le carrozze "aperte", ma la creazione che, di fatto si sta rivelando un'utopia, di una società multiculturale, aperta, anzi apertissima, al punto da essere diventata ormai fuori controllo...<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:keywords>carrozze,donne,islam,paura,treno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fa5eec1c72b004504894be90f8c2467f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>All'università di Catanzaro apre la prima moschea studentesca</title><link>https://www.spreaker.com/episode/all-universita-di-catanzaro-apre-la-prima-moschea-studentesca--68840183</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8370" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8370</a><br /><br />ALL'UNIVERSITA' DI CATANZARO APRE LA PRIMA MOSCHEA STUDENTESCA di Lorenza Formicola<br /> <br />Al Policlinico universitario di Germaneto, tra i corridoi dell'Edificio delle Bioscienze, si apre una porta che segna una storica novità per l'università italiana. L'Università Magna Graecia di Catanzaro inaugura il primo spazio di culto islamico all'interno di un ateneo pubblico del Paese. Il progetto nasce da una richiesta presentata nel 2024 da un gruppo di studenti dell'Università Magna Graecia, approvata dagli organi accademici e formalizzata con una convenzione firmata il 12 settembre 2025 tra il rettore Giovanni Cuda e Antonio Carioti - nel frattempo diventato Antonio Omar dopo la conversione all'islam - presidente e imam dell'associazione musulmana Dar Assalam OdV di Catanzaro, ente iscritto al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.<br />Si tratta di un comodato d'uso gratuito, circoscritto e regolato, ma dal valore simbolico fortissimo: il primo spazio di culto islamico riconosciuto formalmente da un'università pubblica italiana.<br />Un gruppo di studenti si dispone in silenzio, le scarpe lasciate fuori dalla porta. Il muezzin chiama alla preghiera. Ecco che a Catanzaro, si apre una pagina inedita: una università pubblica destina metri quadrati al sermone del venerdì dell'imam, anziché migliorare l'offerta formativa e i servizi per gli studenti italiani. L'accordo prevede la possibilità di fermarsi per le cinque preghiere quotidiane (quindi il diritto di assentarsi da lezioni o esami), il sermone del venerdì (Jumu'a) e le due principali festività islamiche, Eid al-Fitr e Eid al-Adha. Lo spazio sarà gestito direttamente dalla Dar Assalam, che ne curerà l'organizzazione. A guidarla sarà proprio Omar Carioti, convertitosi all'islam alcuni anni fa, accanto all'imam Khalid Elsheikh, riferimento della comunità locale. È importante sottolineare che il sermone del venerdì, o Khutbah, non è equiparabile ad una omelia, che circoscritta al contesto liturgico, afferisce alla parola di Dio. Il sermone dell'imam - figura non regolamentata da alcuna autorità ufficiale - è un discorso più ampio, che tocca temi sociali, civili e, in diversi contesti, anche politici.<br />LA STRATEGIA DELLA FRATELLANZA MUSULMANA<br />Ed è, inoltre, significativo che tutto questo accada proprio a Catanzaro, dove la comunità islamica è piccola, sebbene non piccolissima e certamente, a quanto pare, non irrilevante. Nella provincia vivono circa 12.000 musulmani, di cui 2.000 nel capoluogo. Provengono dal Marocco e dal Maghreb, ma anche da Bangladesh, Pakistan, Senegal, Sudan, Iraq, Costa d'Avorio e altri Paesi. In tutta la Calabria, i musulmani sono 24.500, pari all'1,72% della popolazione regionale. Eppure, da questa realtà minoritaria è partita la spinta capace di ottenere, di fatto, una moschea all'interno di un'università per la prima volta nella storia d'Italia. <br />In Francia, nei primi anni Duemila, un gruppo musulmano aveva proposto di utilizzare le chiese cattoliche dismesse per la preghiera, nel tentativo di risolvere i disagi delle celebrazioni in strada. In Italia, invece, il percorso ha preso un'altra direzione: si è partiti dalle università.<br />Segno di un Paese che cambia, e va progressivamente islamizzandosi, dove la presenza musulmana assume forme nuove e sempre più organizzate. Ad aprile, a Monfalcone, è nata la prima lista elettorale islamica per le amministrative; in Campania, la candidata di origini palestinesi Souzan Fatayer (Alleanza Verdi e Sinistra) è finita al centro di polemiche per un video dai contenuti antisemiti; in Puglia, Jarban Bassem rappresenta un altro volto emergente di una rappresentanza politica musulmana strutturata.<br />Tutto questo s'inserisce nel solco di un'azione più ampia, coerente con la strategia della Fratellanza Musulmana, la più grande confraternita islamista del mondo, fondata nel 1928 in Egitto da Hassan al-Banna e oggi diffusa in oltre 70 Paesi. Secondo l'economista egiziano Abdel-Khaliq Farooq, la Fratellanza gestirebbe ogni anno fondi non dichiarati per un valore compreso tra 200 e 250 milioni di dollari, destinati a finanziare una rete estesa di associazioni, scuole e ONG. Una di queste, la Islamic Relief Worldwide, ha registrato 456 milioni di sterline di entrate in soli quattro anni. Per loro il mondo delle scuole e quello accademico rappresentano un bacino di riferimento su cui il movimento punta per rafforzare la propria presenza.<br />80 MOSCHEE IN ITALIA <br />In Italia, diversi dossier indicano che l'organizzazione più influente del Paese, legata alla Fratellanza Musulmana, gestisce oltre 80 moschee e centinaia di sale di preghiera con donazioni provenienti anche da Paesi del Golfo. Una rete che traduce il Corano in italiano, organizza corsi, doposcuola e inventa strumenti per orientare i modelli culturali. Non un movimento clandestino, ma un sistema diffuso e capillare, in cui religione, identità e comunità si intrecciano.<br />Obiettivo della Fratellanza non è la rivoluzione, ma la trasformazione lenta, quasi impercettibile, che passa attraverso i cuori e le menti. La sua forza non è nella segretezza, ma in una ambiguità strategica: un linguaggio doppio, una presenza discreta, una capacità di adattamento che le consente di radicarsi senza mai apparire destabilizzante. E il suo raggio d'azione guarda all'intero Occidente.<br />Quando il movimento fu bandito o represso nei Paesi arabi, molti dei suoi ideologi cercarono rifugio in Europa, trovando nelle democrazie occidentali un terreno fertile per riorganizzarsi. In Svizzera, il genero di al-Banna, Saïd Ramadan, fondò nel 1961 il Centro Islamico di Ginevra, nucleo storico del pensiero islamista europeo. I suoi figli, Tariq e Hani Ramadan, ne ereditarono la missione, diventando due delle voci più influenti dell'islam politico nel continente.<br />Da allora, la rete della Fratellanza si è ampliata con metodo. In tutta Europa, moschee, enti di beneficenza, istituti scolastici e associazioni civiche hanno costituito un mosaico organizzato, capace di promuovere la propria visione dell'islam sotto la forma della sensibilizzazione culturale e religiosa. <br />Pubblicamente promuove il dialogo e i diritti civili; privatamente tollera o incoraggia narrazioni antisemite, anti-occidentali. Non costruisce la propria influenza con le armi, ma con la rete. Non dirotta aerei, ma fa lobbying nei consigli scolastici. Non organizza attentati, ma apre start-up halal, scuole islamiche. La sua tattica è quella dell'infiltrazione legittima: lenta, decentralizzata, difficile da distinguere dall'attivismo civico.<br />In Italia, il dibattito su queste dinamiche rimane quasi assente. Eppure, numerose organizzazioni musulmane operano da anni con legami diretti o ideologici con la Fratellanza.<br />Per l'islam non si prevede separazione tra moschea e Stato, ritenuti indissolubili. La logica musulmana non riconosce nessuna permanente forma di potere o religione al di fuori dell'islam. Nel frattempo è dovere di ogni islamico fare ciò che gli è possibile per il raggiungimento dell'obiettivo madre: la sottomissione, anche con la forza, dell'interno mondo ad Allah. Se quindi a Catanzaro, si prende un'aula dell'università pubblica per farne una moschea, non si può parlare semplicemente di "libertà religiosa". <br />I fatti di Catanzaro ci dicono che la trasformazione culturale dall'interno è in atto. E che si sta ridefinendo il confine invisibile tra fede, identità e politica in un'Europa che fatica a riconoscere se stessa. Così, l'Italia, dopo l'imam in carcere, presenta la moschea in università all'Occidente.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68840183</guid><pubDate>Tue, 02 Dec 2025 22:31:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68840183/apre_la_prima_moschea_studentesca.mp3" length="8283595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8370

ALL'UNIVERSITA' DI CATANZARO APRE LA PRIMA MOSCHEA STUDENTESCA di Lorenza Formicola
 
Al Policlinico universitario di Germaneto, tra i corridoi dell'Edificio delle Bioscienze, si apre una porta che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8370" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8370</a><br /><br />ALL'UNIVERSITA' DI CATANZARO APRE LA PRIMA MOSCHEA STUDENTESCA di Lorenza Formicola<br /> <br />Al Policlinico universitario di Germaneto, tra i corridoi dell'Edificio delle Bioscienze, si apre una porta che segna una storica novità per l'università italiana. L'Università Magna Graecia di Catanzaro inaugura il primo spazio di culto islamico all'interno di un ateneo pubblico del Paese. Il progetto nasce da una richiesta presentata nel 2024 da un gruppo di studenti dell'Università Magna Graecia, approvata dagli organi accademici e formalizzata con una convenzione firmata il 12 settembre 2025 tra il rettore Giovanni Cuda e Antonio Carioti - nel frattempo diventato Antonio Omar dopo la conversione all'islam - presidente e imam dell'associazione musulmana Dar Assalam OdV di Catanzaro, ente iscritto al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.<br />Si tratta di un comodato d'uso gratuito, circoscritto e regolato, ma dal valore simbolico fortissimo: il primo spazio di culto islamico riconosciuto formalmente da un'università pubblica italiana.<br />Un gruppo di studenti si dispone in silenzio, le scarpe lasciate fuori dalla porta. Il muezzin chiama alla preghiera. Ecco che a Catanzaro, si apre una pagina inedita: una università pubblica destina metri quadrati al sermone del venerdì dell'imam, anziché migliorare l'offerta formativa e i servizi per gli studenti italiani. L'accordo prevede la possibilità di fermarsi per le cinque preghiere quotidiane (quindi il diritto di assentarsi da lezioni o esami), il sermone del venerdì (Jumu'a) e le due principali festività islamiche, Eid al-Fitr e Eid al-Adha. Lo spazio sarà gestito direttamente dalla Dar Assalam, che ne curerà l'organizzazione. A guidarla sarà proprio Omar Carioti, convertitosi all'islam alcuni anni fa, accanto all'imam Khalid Elsheikh, riferimento della comunità locale. È importante sottolineare che il sermone del venerdì, o Khutbah, non è equiparabile ad una omelia, che circoscritta al contesto liturgico, afferisce alla parola di Dio. Il sermone dell'imam - figura non regolamentata da alcuna autorità ufficiale - è un discorso più ampio, che tocca temi sociali, civili e, in diversi contesti, anche politici.<br />LA STRATEGIA DELLA FRATELLANZA MUSULMANA<br />Ed è, inoltre, significativo che tutto questo accada proprio a Catanzaro, dove la comunità islamica è piccola, sebbene non piccolissima e certamente, a quanto pare, non irrilevante. Nella provincia vivono circa 12.000 musulmani, di cui 2.000 nel capoluogo. Provengono dal Marocco e dal Maghreb, ma anche da Bangladesh, Pakistan, Senegal, Sudan, Iraq, Costa d'Avorio e altri Paesi. In tutta la Calabria, i musulmani sono 24.500, pari all'1,72% della popolazione regionale. Eppure, da questa realtà minoritaria è partita la spinta capace di ottenere, di fatto, una moschea all'interno di un'università per la prima volta nella storia d'Italia. <br />In Francia, nei primi anni Duemila, un gruppo musulmano aveva proposto di utilizzare le chiese cattoliche dismesse per la preghiera, nel tentativo di risolvere i disagi delle celebrazioni in strada. In Italia, invece, il percorso ha preso un'altra direzione: si è partiti dalle università.<br />Segno di un Paese che cambia, e va progressivamente islamizzandosi, dove la presenza musulmana assume forme nuove e sempre più organizzate. Ad aprile, a Monfalcone, è nata la prima lista elettorale islamica per le amministrative; in Campania, la candidata di origini palestinesi Souzan Fatayer (Alleanza Verdi e Sinistra) è finita al centro di polemiche per un video dai contenuti antisemiti; in Puglia, Jarban Bassem rappresenta un altro volto emergente di una rappresentanza politica musulmana strutturata.<br />Tutto questo s'inserisce nel solco di un'azione più ampia, coerente con la strategia della Fratellanza Musulmana, la più grande...]]></itunes:summary><itunes:duration>518</itunes:duration><itunes:keywords>ambiguitàstrategica,catanzaro,fratellanzamusulmana,moschea,università</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/28ec8af592abf24275fabbc17c7bba68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sacerdote a processo perchè ha detto che l'islam radicale è... radicale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sacerdote-a-processo-perche-ha-detto-che-l-islam-radicale-e-radicale--68318648</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8333</a><br /><br />SACERDOTE A PROCESSO PERCHE' HA DETTO CHE L'ISLAM RADICALE E'... RADICALE! di Manuela Antonacci<br /> <br />«Le mie dichiarazioni non sono state mai né discriminatorie, né di incitazione all'odio», ha dichiarato deciso padre Custodio Ballester, catalano di nascita e sacerdote per vocazione, che mercoledì si è seduto sul banco degli imputati del Tribunale Provinciale di Malaga accusato di islamofobia. Oggi, ha 61 anni e pende sulla sua testa il rischio di una condanna a tre anni di carcere a causa delle dichiarazioni rilasciate nel 2017 sull'islam, nel talk show di un programma televisivo digitale "La ratonera" - ovvero "La trappola per topi". La frase incriminata sarebbe la seguente: «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Tuttavia aveva anche specificato come «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».<br />Dunque, il sacerdote aveva fatto subito un distinguo tra islam radicale e islam moderato e non di tutta l'erba un fascio, come lo si accusa. Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che, secondo il sacerdote, lo avrebbe reso passibile della massima pena sarebbe proprio il suo ministero sacerdotale, perché secondo la procuratrice Verdugo, gli consentirebbe di "indottrinare" le folle, diffondendo "odio". Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti l'autore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Durante il processo di mercoledì scorso, durato diverse ore e ora in attesa della sentenza, padre Custodio ha insistito su ciò che ha più volte commentato da quando si è saputo della denuncia, che le sue dichiarazioni si riferivano solo ai musulmani estremisti e si è rammaricato che sia in corso un evidente tentativo di punire la libertà di pensiero.<br />«Sono calmo», ha detto ai giornalisti mentre lasciava l'aula, «l'esame finale è già stato fatto e ora aspetterò il verdetto». Al suo arrivo era sereno e sorridente ed era circondato da un gruppo numeroso di cattolici che gli hanno mostrato il loro sostegno recitando il Rosario alle porte del Tribunale di Malaga. Inoltre, i membri dell'Osservatorio per la Libertà e la Coscienza Religiosa, dell'Istituto di Politica Sociale (IPSE) e degli Avvocati Cristiani, hanno raccolto più di 27.000 firme per il ritiro dell'accusa contro i due sacerdoti cattolici e il direttore della trasmissione incriminata, Armando Robles, per il quale sono stati chiesti ben 4 anni di carcere e una multa di 3000 euro.<br />Padre Custodio, tuttavia, si è detto soddisfatto del processo che ha definito «tecnicamente impeccabile». Ha, inoltre, sottolineato che «se si attiene alla logica giuridica ci dovrebbe essere l'assoluzione. Se la politica si intromette, potrebbe essere qualcos'altro». E a proposito della grande mobilitazione generale in suo favore ha affermato: «Penso che la gente si sia resa conto che i pubblici ministeri hanno portato i crimini d'odio a estremi ridicoli. Solo per delle semplici affermazioni chiedono le stesse pene che si applicano a reati molto gravi come gli abusi sessuali o le terribili aggressioni fisiche. Una vera e propria sciocchezza che può essere intesa solo come mezzo di minaccia e di controllo sociale: l'unico discorso consentito è quello dettato dal potere».<br />Infine resta la gravità oggettiva di processi come questi, in cui l'oggetto del reato è qualcosa di imperscrutabile, ovvero la coscienza e le intenzioni e tutto ciò è tipico delle peggiori dittature, per non parlare poi del fatto che oggi sembra che gli unici a poter essere offesi impunemente siano i cattolici, mentre per le altre fedi, si arriva a chiedere il carcere. Ma la verità non può essere messa a tacere e se questo prete tacesse, parlerebbero le pietre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68318648</guid><pubDate>Tue, 28 Oct 2025 21:22:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68318648/sacerdote_a_processo_perche_ha_detto.mp3" length="3971910" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8333

SACERDOTE A PROCESSO PERCHE' HA DETTO CHE L'ISLAM RADICALE E'... RADICALE! di Manuela Antonacci
 
«Le mie dichiarazioni non sono state mai né discriminatorie, né di incitazione all'odio», ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8333</a><br /><br />SACERDOTE A PROCESSO PERCHE' HA DETTO CHE L'ISLAM RADICALE E'... RADICALE! di Manuela Antonacci<br /> <br />«Le mie dichiarazioni non sono state mai né discriminatorie, né di incitazione all'odio», ha dichiarato deciso padre Custodio Ballester, catalano di nascita e sacerdote per vocazione, che mercoledì si è seduto sul banco degli imputati del Tribunale Provinciale di Malaga accusato di islamofobia. Oggi, ha 61 anni e pende sulla sua testa il rischio di una condanna a tre anni di carcere a causa delle dichiarazioni rilasciate nel 2017 sull'islam, nel talk show di un programma televisivo digitale "La ratonera" - ovvero "La trappola per topi". La frase incriminata sarebbe la seguente: «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Tuttavia aveva anche specificato come «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».<br />Dunque, il sacerdote aveva fatto subito un distinguo tra islam radicale e islam moderato e non di tutta l'erba un fascio, come lo si accusa. Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che, secondo il sacerdote, lo avrebbe reso passibile della massima pena sarebbe proprio il suo ministero sacerdotale, perché secondo la procuratrice Verdugo, gli consentirebbe di "indottrinare" le folle, diffondendo "odio". Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti l'autore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Durante il processo di mercoledì scorso, durato diverse ore e ora in attesa della sentenza, padre Custodio ha insistito su ciò che ha più volte commentato da quando si è saputo della denuncia, che le sue dichiarazioni si riferivano solo ai musulmani estremisti e si è rammaricato che sia in corso un evidente tentativo di punire la libertà di pensiero.<br />«Sono calmo», ha detto ai giornalisti mentre lasciava l'aula, «l'esame finale è già stato fatto e ora aspetterò il verdetto». Al suo arrivo era sereno e sorridente ed era circondato da un gruppo numeroso di cattolici che gli hanno mostrato il loro sostegno recitando il Rosario alle porte del Tribunale di Malaga. Inoltre, i membri dell'Osservatorio per la Libertà e la Coscienza Religiosa, dell'Istituto di Politica Sociale (IPSE) e degli Avvocati Cristiani, hanno raccolto più di 27.000 firme per il ritiro dell'accusa contro i due sacerdoti cattolici e il direttore della trasmissione incriminata, Armando Robles, per il quale sono stati chiesti ben 4 anni di carcere e una multa di 3000 euro.<br />Padre Custodio, tuttavia, si è detto soddisfatto del processo che ha definito «tecnicamente impeccabile». Ha, inoltre, sottolineato che «se si attiene alla logica giuridica ci dovrebbe essere l'assoluzione. Se la politica si intromette, potrebbe essere qualcos'altro». E a proposito della grande mobilitazione generale in suo favore ha affermato: «Penso che la gente si sia resa conto che i pubblici ministeri hanno portato i crimini d'odio a estremi ridicoli. Solo per delle semplici affermazioni chiedono le stesse pene che si applicano a reati molto gravi come gli abusi sessuali o le terribili aggressioni fisiche. Una vera e propria sciocchezza che può essere intesa solo come mezzo di minaccia e di controllo sociale: l'unico discorso consentito è quello dettato dal potere».<br />Infine resta la gravità oggettiva di processi come questi, in cui l'oggetto del reato è qualcosa di imperscrutabile, ovvero la coscienza e le intenzioni e tutto ciò è tipico delle peggiori dittature, per non parlare poi del fatto che oggi sembra che gli unici a poter essere...]]></itunes:summary><itunes:duration>249</itunes:duration><itunes:keywords>ballester,islamradicale,occidente,processo,sacerdote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aedb6763a1d2ee124376bc3f315ccce3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il coraggio della fede cattolica in mezzo alla violenza in Burkina Faso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-coraggio-della-fede-cattolica-in-mezzo-alla-violenza-in-burkina-faso--68317999</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8330" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8330</a><br /><br />IL CORAGGIO DELLA FEDE CATTOLICA IN MEZZO ALLA VIOLENZA IN BURKINA FASO<br /> <br />Essere cristiani in Burkina Faso significa vivere ogni giorno tra paura e fede. La presenza costante di gruppi jihadisti rende pericoloso anche solo confessare Cristo.<br />Mathieu Sawadogo decise di diventare catechista nel 2003. Dopo quattro anni di formazione, fu inviato con la moglie Pauline a Baasmere, nella diocesi di Dori, dove dal 2015 guidava una comunità di circa 150-200 fedeli.<br />Nel 2018 la loro vita cambiò per sempre. «Un gruppo venne a casa mia», ha raccontato ad ACS. «Mi chiesero di smettere di pregare e di organizzare funzioni religiose. Non portavano armi ed erano vestiti normalmente. Riconobbi alcuni di loro. "Se continui a fare quello che stai facendo, ti accadranno brutte cose", mi minacciarono».<br />Prima di andarsene, i miliziani bruciarono i negozi di liquori del villaggio. «La popolazione cristiana era terrorizzata e anch'io ebbi paura, ma pensai: "Non posso smettere di predicare la Parola di Dio, è per questo che sono qui"».<br />Dopo una seconda visita dei jihadisti, Mathieu e gli altri catechisti della zona si riunirono con il sacerdote e il vescovo. Decisero di restare, ma Mathieu mise in salvo la moglie e i figli.<br />Il 20 maggio 2018, vigilia di Pentecoste, Pauline tornò a Baasmere per la festa. A mezzogiorno, dieci uomini armati e mascherati irruppero nella loro casa. «Perché sei ancora qui?», gli chiesero.<br />«Sono un catechista, questo è il mio dovere», rispose.<br />Lo fecero stendere a terra, lo bendarono e lo legarono mani e piedi. Incendiarono la sua proprietà e lo portarono via in moto. Solo dopo scoprì che anche Pauline era stata rapita: «Aveva chiesto di non essere legata, perché all'epoca era incinta di cinque mesi, ma i terroristi ignorarono la richiesta».<br />«Dopo la prima notte mi tolsero la benda e mi slegarono, e allora capii che c'era anche lei. Fu terribile. Ma non mi permisero di parlarle per tutto il viaggio».<br />Arrivati a destinazione, i jihadisti portarono Mathieu davanti al loro capo, un arabo. Gli chiesero di divorziare da sua moglie e di convertirsi all'Islam. «Ogni giorno minacciavano di uccidermi dicendo: "Normalmente ti taglieremmo la gola, ma puoi scegliere come preferisci morire"».<br />Gli diedero un nome musulmano, bruciarono i suoi vestiti e cercarono di insegnargli la dottrina islamica. «Durante tutto questo periodo, non smisi mai di pregare. Ricordo che una notte recitai settecento Ave Maria, contandole con dei sassolini. In quel periodo la preghiera era l'unica cosa che mi sosteneva. Non ci sentimmo mai abbandonati da Dio, recitare il rosario ogni giorno mi dava forza».<br />Quando i rapitori capirono che non si sarebbero mai convertiti, iniziarono a discutere tra loro. «Alcuni dicevano che dovevano ucciderci, altri che dovevano liberarci. Infine, un giorno ci dissero che eravamo liberi di andare».<br />Liberati dopo quattro mesi di prigionia, Mathieu e Pauline riuscirono a farsi aiutare da un pastore, che li condusse in ospedale. Pauline fu visitata, ma il bambino che portava in grembo era già morto.<br />Mentre raccontava, il volto di Mathieu era rigato dalle lacrime: «Fu un dolore che ci ha segnati per sempre».<br />Tornato a Baasmere, trovò la casa distrutta. Tra le macerie, solo due oggetti erano rimasti: la sua carta d'identità e la Bibbia.<br />«Ciò mi commosse molto: era la Bibbia donatami dal Vescovo quando mi affidò il ruolo di catechista». Alla domanda sul perché non abbia ceduto, risponde con voce ferma: «Non potrei mai mentire a Dio, è meglio essere fedeli a Lui che agli uomini. Dobbiamo testimoniare e predicare Colui che seguiamo, ed essergli fedeli».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68317999</guid><pubDate>Tue, 28 Oct 2025 20:27:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68317999/il_coraggio_della_fede_cattolica_in_mezzo_alla_violenza_in_burkina_faso.mp3" length="4720744" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8330

IL CORAGGIO DELLA FEDE CATTOLICA IN MEZZO ALLA VIOLENZA IN BURKINA FASO
 
Essere cristiani in Burkina Faso significa vivere ogni giorno tra paura e fede. La presenza costante di gruppi jihadisti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8330" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8330</a><br /><br />IL CORAGGIO DELLA FEDE CATTOLICA IN MEZZO ALLA VIOLENZA IN BURKINA FASO<br /> <br />Essere cristiani in Burkina Faso significa vivere ogni giorno tra paura e fede. La presenza costante di gruppi jihadisti rende pericoloso anche solo confessare Cristo.<br />Mathieu Sawadogo decise di diventare catechista nel 2003. Dopo quattro anni di formazione, fu inviato con la moglie Pauline a Baasmere, nella diocesi di Dori, dove dal 2015 guidava una comunità di circa 150-200 fedeli.<br />Nel 2018 la loro vita cambiò per sempre. «Un gruppo venne a casa mia», ha raccontato ad ACS. «Mi chiesero di smettere di pregare e di organizzare funzioni religiose. Non portavano armi ed erano vestiti normalmente. Riconobbi alcuni di loro. "Se continui a fare quello che stai facendo, ti accadranno brutte cose", mi minacciarono».<br />Prima di andarsene, i miliziani bruciarono i negozi di liquori del villaggio. «La popolazione cristiana era terrorizzata e anch'io ebbi paura, ma pensai: "Non posso smettere di predicare la Parola di Dio, è per questo che sono qui"».<br />Dopo una seconda visita dei jihadisti, Mathieu e gli altri catechisti della zona si riunirono con il sacerdote e il vescovo. Decisero di restare, ma Mathieu mise in salvo la moglie e i figli.<br />Il 20 maggio 2018, vigilia di Pentecoste, Pauline tornò a Baasmere per la festa. A mezzogiorno, dieci uomini armati e mascherati irruppero nella loro casa. «Perché sei ancora qui?», gli chiesero.<br />«Sono un catechista, questo è il mio dovere», rispose.<br />Lo fecero stendere a terra, lo bendarono e lo legarono mani e piedi. Incendiarono la sua proprietà e lo portarono via in moto. Solo dopo scoprì che anche Pauline era stata rapita: «Aveva chiesto di non essere legata, perché all'epoca era incinta di cinque mesi, ma i terroristi ignorarono la richiesta».<br />«Dopo la prima notte mi tolsero la benda e mi slegarono, e allora capii che c'era anche lei. Fu terribile. Ma non mi permisero di parlarle per tutto il viaggio».<br />Arrivati a destinazione, i jihadisti portarono Mathieu davanti al loro capo, un arabo. Gli chiesero di divorziare da sua moglie e di convertirsi all'Islam. «Ogni giorno minacciavano di uccidermi dicendo: "Normalmente ti taglieremmo la gola, ma puoi scegliere come preferisci morire"».<br />Gli diedero un nome musulmano, bruciarono i suoi vestiti e cercarono di insegnargli la dottrina islamica. «Durante tutto questo periodo, non smisi mai di pregare. Ricordo che una notte recitai settecento Ave Maria, contandole con dei sassolini. In quel periodo la preghiera era l'unica cosa che mi sosteneva. Non ci sentimmo mai abbandonati da Dio, recitare il rosario ogni giorno mi dava forza».<br />Quando i rapitori capirono che non si sarebbero mai convertiti, iniziarono a discutere tra loro. «Alcuni dicevano che dovevano ucciderci, altri che dovevano liberarci. Infine, un giorno ci dissero che eravamo liberi di andare».<br />Liberati dopo quattro mesi di prigionia, Mathieu e Pauline riuscirono a farsi aiutare da un pastore, che li condusse in ospedale. Pauline fu visitata, ma il bambino che portava in grembo era già morto.<br />Mentre raccontava, il volto di Mathieu era rigato dalle lacrime: «Fu un dolore che ci ha segnati per sempre».<br />Tornato a Baasmere, trovò la casa distrutta. Tra le macerie, solo due oggetti erano rimasti: la sua carta d'identità e la Bibbia.<br />«Ciò mi commosse molto: era la Bibbia donatami dal Vescovo quando mi affidò il ruolo di catechista». Alla domanda sul perché non abbia ceduto, risponde con voce ferma: «Non potrei mai mentire a Dio, è meglio essere fedeli a Lui che agli uomini. Dobbiamo testimoniare e predicare Colui che seguiamo, ed essergli fedeli».]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>burkinafaso,jihad,mathieusawadogo,minacce,nonrinnegare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3ee6b9697805ad28919784f483fb8e55.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sinistra e jihadisti in Francia fanno fronte comune</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sinistra-e-jihadisti-in-francia-fanno-fronte-comune--67956101</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8306" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8306</a><br /><br />SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE di Lorenza Formicola<br /> <br />C'è irritabilità nei corridoi de La France Insoumise. Un nervosismo vivo, che non nasce dalla crisi politica imposta da Macron - paradossalmente un'occasione che potrebbe perfino rafforzare le ambizioni elettorali della sinistra radicale parigina - bensì dall'imminente pubblicazione di un'inchiesta destinata a scuotere l'intero Paese: un libro che annuncia di rivelare i rapporti tra il movimento di Jean-Luc Mélenchon e l'islamismo.<br />«Da giovedì - avverte con tono tagliente Omar Youssef Souleimane, autore dell'opera - consiglio ai parlamentari del partito (La France Insoumise, ndr) di acquistare il volume, leggerlo con calma, senza agitarsi, e poi trarre le proprie conclusioni. Se lo riterranno diffamatorio, hanno tutto il diritto di citarmi in giudizio: siamo pur sempre in un Paese in cui la libertà d'espressione è sacra. Vorrei ricordare che ho trascorso venticinque anni della mia vita in Siria e in Arabia Saudita. Là ero già giornalista e bastava pubblicare un articolo perché venissi aggredito dai servizi segreti, umiliato, persino picchiato. Sono fuggito da quell'ingiustizia per rifugiarmi in Francia, la patria dei diritti umani: non certo per rivivere lo stesso incubo».<br />Parole al vetriolo, ma pronunciate in tutta calma all'indomani della clamorosa sconfitta legale inflitta al partito di Mélenchon che aveva tentato di fermare in tribunale la pubblicazione di un libro già diventato caso nazionale ancor prima di arrivare in libreria. Les Complices du mal, edito da Plon - in italiano I complici del male - squaderna i rapporti controversi tra candidati di LFI e progetti sovversivi di matrice islamista, tesi a imporre norme sociali compatibili con la shari'a. Un'opera osteggiata con forza dalla sinistra francese più dura e pura, e che ora, proprio grazie a quella battaglia legale persa, si prepara a diventare un detonatore politico. <br />Addirittura il partito aveva presentato un ricorso d'urgenza davanti al tribunale di Parigi contro la casa editrice Place des Éditeurs chiedendo una divulgazione anticipata e forzata dell'opera, con l'obiettivo di esaminarne le pagine prima che arrivassero in libreria. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, pronunciandosi a favore di Omar Youssef Souleimane, che si era opposto con fermezza, rivendicando non solo la propria libertà d'autore, ma anche quella libertà di espressione che sarebbe stata irrimediabilmente compromessa da una simile imposizione. E La France Insoumise è stata pertanto condannata a pagare 1.500 euro a Place des éditeurs per le spese legali.<br />RADUNI PRO-PAL<br />Souleimane, ex cronista ricercato dai servizi segreti siriani per la sua attività contro il regime di al-Assad, racconta di aver costruito l'inchiesta calandosi dall'interno, infiltrandosi nelle primissime manifestazioni e raduni pro-Pal organizzati in Francia all'indomani del 7 ottobre 2023. E si è trovato di fronte a quella che descrive come una strategia mirata: un patto elettorale tra La France Insoumise e gli ambienti islamisti, calibrato con un obiettivo preciso, conquistare il "voto della comunità musulmana". Un'operazione politica che, secondo Souleimane, non è un episodio isolato, ma l'espressione di una tendenza più ampia. Ne emerge una narrazione aspra, in cui viene messa in evidenza «un'alleanza elettorale» pensata per conquistare il «voto della comunità musulmana». L'accusa - diretta, spiazzante e disturbante per l'opinione pubblica francese - è che alcuni dirigenti e candidati della gauche radicale abbiano intessuto rapporti con progetti tesi a introdurre regole sociali compatibili con la shari'a.<br />D'altronde, la Francia, lo sappiamo, è il principale laboratorio europeo dell'islamo-gauchismo: la saldatura tra settori della sinistra radicale e istanze islamiste, un'alleanza tattica che sfrutta il linguaggio dei diritti e delle rivendicazioni sociali per aprire varchi all'interno della democrazia repubblicana. <br />Ma la shari'a - l'insieme di precetti che regolano non solo il culto, ma la vita familiare, i codici penale e civile, le norme bancarie e amministrative delle comunità islamiche - risulta profondamente inconciliabile con i principi che governano le società occidentali. Una vera e propria minaccia alla tenuta di qualsiasi Stato, in questo caso della Francia. Basti ricordare che lo jihad - lo "sforzo e dovere collettivo" volto all'edificazione di uno Stato islamico - non è un concetto marginale, ma parte integrante della shari'a stessa, che lo definisce come obbligo religioso e giuridico, subordinando la politica alla dimensione della guerra: accogliere la shari'a equivale a imporre un impianto normativo che non regola la fede, ma istituzionalizza il terrorismo.<br />I FONDAMENTALISTI APPROFITTANO DELLA DEMOCRAZIA<br />«Com'è possibile che in Francia, un paese laico, i fondamentalisti siano così presenti? Che approfittino della democrazia per infiltrare la loro ideologia? La cosa più inquietante è questa alleanza tra islamisti ed estrema sinistra: è semplicemente sconvolgente». Si interroga Souleimane che, in Complici del male, la battezza "sinistra halal".<br />Il libro si apre con un ricordo personale: «Mi chiamo Omar, provengo da una famiglia musulmana praticante. E nella metropolitana di Parigi, nel gennaio 2015, un uomo mi ha scambiato per un ebreo e ha cercato di uccidermi. Solo dal mio aspetto, ha pensato che fossi ebreo. Venire in Francia, il Paese di Jean Jaurès e Paul Éluard, e rivivere ciò che avevo vissuto in Siria, è stato terribile». Souleimane approda Oltralpe nel 2012, dove ottiene prima l'asilo politico e poi la cittadinanza. Con l'ambizione di farsi poeta, pubblica diversi libri prima di arrivare a I complici del male, l'inchiesta che lo ha costretto a rivivere il passato: «tredici anni dopo, mi ritrovo di fronte a politici che vogliono ridurmi al silenzio!». <br />Nel suo J'accuse, Souleimane non esita a chiamare in causa anche l'eurodeputata Rima Hassan, volto di spicco de La France Insoumise, che, kefiah stretta al collo, sulla stampa nazionale, non sui canali arabi di ispirazione islamista, ha definito la Francia «un Paese colonialista» e persino «un Paese del Male», esprimendo sostegno aperto ad Hamas che avrebbe «agito legittimamente». «Sono esattamente le stesse parole dei Fratelli Musulmani», osserva Souleimane, tracciando una linea di continuità inquietante tra le dichiarazioni di una rappresentante politica francese e la retorica delle organizzazioni islamiste.<br />I MIEI AMICI ARABI<br />«Dal 7 ottobre ho perso la maggior parte dei miei amici arabi» racconta lo scrittore nato a Damasco. «Ai loro occhi, l'antisemitismo in Medio Oriente non dovrebbe essere rivelato agli occidentali, per non sostenere l'agenda "sionista". Soprattutto nel mezzo della guerra israelo-palestinese. [...] La cosa più triste è che sono stati miei compagni nella rivoluzione siriana, sanno benissimo che demonizzare Israele è una parte essenziale della propaganda del regime per restare al potere».<br />Non sono mancate, così, neanche le minacce di morte. «Ho ricevuto insulti in francese e in arabo, semplicemente per aver detto una verità che tutti conoscono. Sappiamo bene che la parola 'ebreo' è un insulto in Medio Oriente». <br />Il tentativo di censura della sinistra si è già trasformato in un boomerang, un classico "effetto Streisand": più si tenta di mettere a tacere un contenuto, più cresce la sua visibilità. Il libro, infatti, è già salito in cima alle classifiche online dei bestseller prima ancora dell'uscita. E quando un libro finisce al centro di una battaglia legale e politica diventa il nodo visibile di tensioni più vaste. Il nervosismo all'interno delle stanze di partito di Mélenchon la dice lunga, ma soprattutto interroga: cosa hanno da nascondere o da temere? <br />Nel frattempo, l'ex imam salafita Bruno Guillot - oggi convertito al cattolicesimo -, intervistato il 13 settembre su Europe1, ha confermato che la strategia dei Fratelli musulmani è quella di entrare nella vita politica francese tramite Mélenchon: «I Fratelli musulmani sono molto consapevoli della situazione in occidente, conoscono molto bene i suoi difetti».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67956101</guid><pubDate>Tue, 07 Oct 2025 19:43:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67956101/sinistra_e_jihadisti_in_francia_fanno_fronte_comune.mp3" length="8295279" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8306

SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE di Lorenza Formicola
 
C'è irritabilità nei corridoi de La France Insoumise. Un nervosismo vivo, che non nasce dalla crisi politica imposta da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8306" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8306</a><br /><br />SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE di Lorenza Formicola<br /> <br />C'è irritabilità nei corridoi de La France Insoumise. Un nervosismo vivo, che non nasce dalla crisi politica imposta da Macron - paradossalmente un'occasione che potrebbe perfino rafforzare le ambizioni elettorali della sinistra radicale parigina - bensì dall'imminente pubblicazione di un'inchiesta destinata a scuotere l'intero Paese: un libro che annuncia di rivelare i rapporti tra il movimento di Jean-Luc Mélenchon e l'islamismo.<br />«Da giovedì - avverte con tono tagliente Omar Youssef Souleimane, autore dell'opera - consiglio ai parlamentari del partito (La France Insoumise, ndr) di acquistare il volume, leggerlo con calma, senza agitarsi, e poi trarre le proprie conclusioni. Se lo riterranno diffamatorio, hanno tutto il diritto di citarmi in giudizio: siamo pur sempre in un Paese in cui la libertà d'espressione è sacra. Vorrei ricordare che ho trascorso venticinque anni della mia vita in Siria e in Arabia Saudita. Là ero già giornalista e bastava pubblicare un articolo perché venissi aggredito dai servizi segreti, umiliato, persino picchiato. Sono fuggito da quell'ingiustizia per rifugiarmi in Francia, la patria dei diritti umani: non certo per rivivere lo stesso incubo».<br />Parole al vetriolo, ma pronunciate in tutta calma all'indomani della clamorosa sconfitta legale inflitta al partito di Mélenchon che aveva tentato di fermare in tribunale la pubblicazione di un libro già diventato caso nazionale ancor prima di arrivare in libreria. Les Complices du mal, edito da Plon - in italiano I complici del male - squaderna i rapporti controversi tra candidati di LFI e progetti sovversivi di matrice islamista, tesi a imporre norme sociali compatibili con la shari'a. Un'opera osteggiata con forza dalla sinistra francese più dura e pura, e che ora, proprio grazie a quella battaglia legale persa, si prepara a diventare un detonatore politico. <br />Addirittura il partito aveva presentato un ricorso d'urgenza davanti al tribunale di Parigi contro la casa editrice Place des Éditeurs chiedendo una divulgazione anticipata e forzata dell'opera, con l'obiettivo di esaminarne le pagine prima che arrivassero in libreria. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, pronunciandosi a favore di Omar Youssef Souleimane, che si era opposto con fermezza, rivendicando non solo la propria libertà d'autore, ma anche quella libertà di espressione che sarebbe stata irrimediabilmente compromessa da una simile imposizione. E La France Insoumise è stata pertanto condannata a pagare 1.500 euro a Place des éditeurs per le spese legali.<br />RADUNI PRO-PAL<br />Souleimane, ex cronista ricercato dai servizi segreti siriani per la sua attività contro il regime di al-Assad, racconta di aver costruito l'inchiesta calandosi dall'interno, infiltrandosi nelle primissime manifestazioni e raduni pro-Pal organizzati in Francia all'indomani del 7 ottobre 2023. E si è trovato di fronte a quella che descrive come una strategia mirata: un patto elettorale tra La France Insoumise e gli ambienti islamisti, calibrato con un obiettivo preciso, conquistare il "voto della comunità musulmana". Un'operazione politica che, secondo Souleimane, non è un episodio isolato, ma l'espressione di una tendenza più ampia. Ne emerge una narrazione aspra, in cui viene messa in evidenza «un'alleanza elettorale» pensata per conquistare il «voto della comunità musulmana». L'accusa - diretta, spiazzante e disturbante per l'opinione pubblica francese - è che alcuni dirigenti e candidati della gauche radicale abbiano intessuto rapporti con progetti tesi a introdurre regole sociali compatibili con la shari'a.<br />D'altronde, la Francia, lo sappiamo, è il principale laboratorio europeo dell'islamo-gauchismo: la saldatura tra settori della sinistra radicale e...]]></itunes:summary><itunes:duration>519</itunes:duration><itunes:keywords>alleanzaelettorale,francia,frontecomune,jihad,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/874d6264ab01b0c178f2224ff9000978.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ucciso Shahbaz Bhatti - il ministro che ha difeso Asia Bibi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ucciso-shahbaz-bhatti-il-ministro-che-ha-difeso-asia-bibi--67793481</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647</a><br /><br />UCCISO SHAHBAZ BHATTI, IL MINISTRO PER LE MINORANZE IN PAKISTAN CHE HA DIFESO ASIA BIBI<br />''Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan''<br />di Marco Impagliazzo<br />Il ministro per le Minoranze del governo pachistano, il cattolico Shahbaz Bhatti, è stato barbaramente ucciso a Islamabad mentre si recava al lavoro senza scorta. Dopo la recente crisi di governo, Bhatti era stato confermato con il rango di ministro federale, nonostante una drastica riduzione del numero dei ministri. Era divenuto una figura nota internazionalmente per la sua battaglia per la riforma della legge sulla blasfemia. Nata per difendere la religione in Pakistan, tale legge si è spesso trasformata in uno strumento di denuncia e di persecuzione verso le minoranze, particolarmente i cristiani. Essi rappresentano il 2 per cento dei pachistani. Bhatti era uno di loro, che aveva deciso di spendere la sua vita per la libertà religiosa e per costruire una società del vivere insieme nonostante le differenze di pensiero o di etnia.<br />Nato il 9 settembre 1968 a Lahore, da parlamentare diventò ministro per le Minoranze affermando di voler combattere per «l'uguaglianza di tutti gli uomini, la giustizia sociale, la libertà religiosa, e per sollevare le minoranze religiose». E aveva aggiunto: «Voglio mandare un messaggio di speranza alla gente che vive nella rabbia, nella delusione e nella disperazione; Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan». Una delle sue prime battaglie è stata, fin dal 1985, quella contro la legge sulla blasfemia. Sin da ragazzo ha organizzato incontri e studi sulla Parola di Dio.<br />Il ministro Bhatti era un'espressione bella, coraggiosa e indifesa di quella minoranza cristiana pachistana le cui difficoltà, oggi sono sotto gli occhi del mondo, derivano anche da una storia complessa e sofferta.<br />I primi nuclei di cristiani iniziarono a svilupparsi alla fine dell'Ottocento, sostenuti dall'opera infaticabile di missionari olandesi, irlandesi, italiani che, assieme alla predicazione del Vangelo, volevano migliorare le condizioni di vita dei contadini, praticamente schiavi alla mercé di grandi proprietari terrieri. Ai margini della società indiana si trovavano coloro che non rientravano nelle caste, destinati ai lavori più degradanti e senza alcuna speranza di riscatto. Proprio tra costoro l'annuncio della buona notizia ricevette l'accoglienza maggiore. La preoccupazione della Chiesa fu allora quella di aiutarli con scuole e piccoli terreni da coltivare in proprio.<br />L'impero britannico, paradossalmente, fu il primo oppositore di questo processo, poiché andava ad intaccare lo statu quo. I senza-terra e i fuori-casta indù dovevano rimanere tali. Nacquero comunque 53 villaggi in cui i cristiani potevano vivere insieme, accedere all'educazione e iniziare almeno a disporre di strumenti basilari per poter coltivare le terre. I due terzi di questi villaggi dai nomi evocativi (Mariamabad, Francisabad, Yohannabad) sorsero e si svilupparono prima dell'indipendenza del Pakistan. Altre famiglie vivevano sparse nelle regioni del Punjab e del Sindh. Nel frattempo, protestanti e cattolici crearono una rete preziosa di scuole e ospedali. Tali istituzioni sono aperte a tutti, tanto che numerosi esponenti dell'élite musulmana del Paese hanno studiato in licei o università gestite dai religiosi. Eppure, la piccola minoranza autoctona cristiana deve affrontare quotidianamente discriminazioni, gesti di piccole o grandi prepotenze. Gli attacchi contro i cristiani si verificano da anni in maniera improvvisa. Dopo l'11 settembre si sono intensificati sulla base della falsa semplificazione tra cristiani e Occidente. Basta paventare l'accusa di blasfemia contro il Corano, e prima ancora che un qualsiasi tribunale civile o religioso possa documentarne la fondatezza, i cristiani sono sotto accusa da parte di mani invisibili che si scagliano contro di essi. Non di rado dietro queste accuse si nascondono gelosie o interessi economici, per appropriarsi con la prepotenza o il ricatto di terreni, beni o denaro dalle famiglie incriminate.<br />Al di là della violenza aperta, poi, nella vita quotidiana talvolta i cristiani incappano in discriminazioni nello studio o sul posto di lavoro. Molti cristiani professano la loro fede in un'esistenza davvero precaria e insicura, segnata non solo dalla povertà ma anche dalla persecuzione. La Messa domenicale è l'espressione gioiosa e pubblica di questa minoranza. Vi partecipa una folla variopinta di adulti, giovani e bambini, che non si lascia intimidire dalle minacce e si aggrappa alla preghiera come ad un'ancora di salvezza. Si tratta di una Chiesa giovane e vivace, all'interno della quale vivono movimenti ecclesiali laicali, che professa la sua fede con dignità e coraggio. Di questa Chiesa era figlio Shahbaz Bhatti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67793481</guid><pubDate>Wed, 17 Sep 2025 12:53:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67793481/ucciso_shahbaz_bhatti_ok.mp3" length="6440795" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647

UCCISO SHAHBAZ BHATTI, IL MINISTRO PER LE MINORANZE IN PAKISTAN CHE HA DIFESO ASIA BIBI
''Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647</a><br /><br />UCCISO SHAHBAZ BHATTI, IL MINISTRO PER LE MINORANZE IN PAKISTAN CHE HA DIFESO ASIA BIBI<br />''Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan''<br />di Marco Impagliazzo<br />Il ministro per le Minoranze del governo pachistano, il cattolico Shahbaz Bhatti, è stato barbaramente ucciso a Islamabad mentre si recava al lavoro senza scorta. Dopo la recente crisi di governo, Bhatti era stato confermato con il rango di ministro federale, nonostante una drastica riduzione del numero dei ministri. Era divenuto una figura nota internazionalmente per la sua battaglia per la riforma della legge sulla blasfemia. Nata per difendere la religione in Pakistan, tale legge si è spesso trasformata in uno strumento di denuncia e di persecuzione verso le minoranze, particolarmente i cristiani. Essi rappresentano il 2 per cento dei pachistani. Bhatti era uno di loro, che aveva deciso di spendere la sua vita per la libertà religiosa e per costruire una società del vivere insieme nonostante le differenze di pensiero o di etnia.<br />Nato il 9 settembre 1968 a Lahore, da parlamentare diventò ministro per le Minoranze affermando di voler combattere per «l'uguaglianza di tutti gli uomini, la giustizia sociale, la libertà religiosa, e per sollevare le minoranze religiose». E aveva aggiunto: «Voglio mandare un messaggio di speranza alla gente che vive nella rabbia, nella delusione e nella disperazione; Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan». Una delle sue prime battaglie è stata, fin dal 1985, quella contro la legge sulla blasfemia. Sin da ragazzo ha organizzato incontri e studi sulla Parola di Dio.<br />Il ministro Bhatti era un'espressione bella, coraggiosa e indifesa di quella minoranza cristiana pachistana le cui difficoltà, oggi sono sotto gli occhi del mondo, derivano anche da una storia complessa e sofferta.<br />I primi nuclei di cristiani iniziarono a svilupparsi alla fine dell'Ottocento, sostenuti dall'opera infaticabile di missionari olandesi, irlandesi, italiani che, assieme alla predicazione del Vangelo, volevano migliorare le condizioni di vita dei contadini, praticamente schiavi alla mercé di grandi proprietari terrieri. Ai margini della società indiana si trovavano coloro che non rientravano nelle caste, destinati ai lavori più degradanti e senza alcuna speranza di riscatto. Proprio tra costoro l'annuncio della buona notizia ricevette l'accoglienza maggiore. La preoccupazione della Chiesa fu allora quella di aiutarli con scuole e piccoli terreni da coltivare in proprio.<br />L'impero britannico, paradossalmente, fu il primo oppositore di questo processo, poiché andava ad intaccare lo statu quo. I senza-terra e i fuori-casta indù dovevano rimanere tali. Nacquero comunque 53 villaggi in cui i cristiani potevano vivere insieme, accedere all'educazione e iniziare almeno a disporre di strumenti basilari per poter coltivare le terre. I due terzi di questi villaggi dai nomi evocativi (Mariamabad, Francisabad, Yohannabad) sorsero e si svilupparono prima dell'indipendenza del Pakistan. Altre famiglie vivevano sparse nelle regioni del Punjab e del Sindh. Nel frattempo, protestanti e cattolici crearono una rete preziosa di scuole e ospedali. Tali istituzioni sono aperte a tutti, tanto che numerosi esponenti dell'élite musulmana del Paese hanno studiato in licei o università gestite dai religiosi. Eppure, la piccola minoranza autoctona cristiana deve affrontare quotidianamente discriminazioni, gesti di piccole o grandi prepotenze. Gli attacchi contro i...]]></itunes:summary><itunes:duration>403</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7302245bf2ac23f4813aa81c689742e4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il piano di Hamas: prima gli ebrei, poi conquisteremo Roma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-piano-di-hamas-prima-gli-ebrei-poi-conquisteremo-roma--67602628</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8276" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8276</a><br /><br />IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA di Umberto Camillo Iacoviello<br /> <br />Meno di un anno fa abbiamo parlato della strana coppia comunisti occidentali-musulmani, mettendo in risalto le contraddizioni dei due partner, uniti esclusivamente dall'odio nei confronti dell'Occidente e di Israele. Al netto della complicata storia dei rapporti tra Israele e gli arabi palestinesi, permane una totale ignoranza sulla natura di Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, diverso dalla laica Al-Fatah.<br />Nato come costola palestinese dei Fratelli Musulmani, Hamas ha obiettivi ambiziosi che non si fermano alla cancellazione dello Stato di Israele. Questo è uno dei punti cruciali della questione. Nessuno si chiede: cosa pensano gli islamisti che controllano Gaza di noi occidentali? Non è esattamente un dettaglio. Dalle parole dei suoi leader emerge chiaramente - perché lo dicono senza mezzi termini - che lo scopo non è solo la "liberazione della Palestina", ma la creazione di un califfato mondiale.<br />Yunis Al Astal è un predicatore e membro di Hamas, eletto nel Consiglio legislativo palestinese per l'area di Khan Yunis. Ha conseguito laurea magistrale e dottorato in Sharia presso l'Università di Giordania ad Amman. È stato docente all'Università Islamica di Gaza, dove ha ricoperto i ruoli di preside della Facoltà di Sharia e presidente del Comitato per le Fatwa. Collabora regolarmente con il giornale Al-Risala (organo di Hamas) ed è tesoriere del Comitato Zakat al-Rahma a Khan Yunis.<br />Ha fondato e dirige le scuole islamiche e partecipa a programmi su Al-Aqsa Tv (canale di Hamas). Ha preso parte a varie conferenze di giurisprudenza islamica, in particolare su diritto bancario islamico e sull'insegnamento delle scienze islamiche nelle università. Proprio su Al-Aqsa Tv, Yunis Al Astal ha dichiarato:<br />Allah ti ha scelto per Sé e per la Sua religione, affinché tu serva da motore per trascinare questa nazione alla fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e persino alle conquiste attraverso la da'wa [predicare l'islam] e le conquiste militari delle capitali del mondo intero. Molto presto, a Dio piacendo, Roma sarà conquistata, proprio come lo fu Costantinopoli, come profetizzato dal nostro Profeta Muhammad. Oggi, Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale crociata, che ha dichiarato la sua ostilità all'Islam, e ha piantato i fratelli delle scimmie e dei maiali in Palestina per impedire il risveglio dell'Islam - questa loro capitale sarà un avamposto per le conquiste islamiche, che si diffonderanno in tutta Europa, e poi si rivolgeranno alle due Americhe, e persino all'Europa orientale. Credo che i nostri figli o i nostri nipoti erediteranno il nostro Jihad e i nostri sacrifici, e a Dio piacendo, i comandanti della conquista verranno da loro. Oggi, instilliamo queste buone novelle nelle loro anime, e per mezzo delle moschee e dei libri del Corano, e della storia dei nostri Profeti, dei suoi compagni e dei grandi leader, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco infernale sull'orlo del quale si trovano.<br />ANCHE CRISTIANI E COMUNISTI<br />Qui si parla di conquiste militari delle capitali del mondo, con gli occhi puntati sul loro obiettivo primario: Roma, la capitale del cristianesimo. La Città Eterna, che dopo essere stata conquistata dai musulmani diventerà, nei loro progetti, l'avamposto per la conquista dell'Occidente. E, per essere ancora più chiaro, Yunis Al Astal sottolinea che:<br />Tra pochi anni, tutti i sionisti e i coloni si renderanno conto che il loro arrivo in Palestina è stato finalizzato al grande massacro, tramite il quale Allah vuole sollevare l'umanità dal loro male. [...] Quando la Palestina sarà liberata e la sua gente vi farà ritorno, e l'intera regione, con la grazia di Allah, si sarà trasformata negli Stati Uniti dell'Islam, la terra di Palestina diventerà la capitale del Califfato Islamico, e tutti questi Paesi si trasformeranno in stati all'interno del Califfato. Quando ciò accadrà, ogni Palestinese potrà vivere ovunque, perché la terra dell'Islam è proprietà di tutti i musulmani. Finché ciò non avverrà, dobbiamo rifiutare tutti i piani di reinsediamento, la naturalizzazione o persino i risarcimenti prima del ritorno dei rifugiati.<br />Israele e gli ebrei sono solo i primi nemici sulla linea del fronte, ma una volta "massacrati" nasceranno gli Stati Uniti dell'Islam proprio in Palestina, con l'obiettivo di restaurare un califfato islamico universale sul modello della prima espansione del VII secolo, quella che arrivò anche in Italia, soprattutto al Sud. Dunque, i nemici di Hamas sono tutti i non musulmani, anche quelli che oggi ingenuamente sventolano la bandiera della Palestina.<br />Sempre sul canale ufficiale di Hamas, Al-Aqsa Tv, è stata trasmessa una preghiera che sarà probabilmente sfuggita ai compagni comunisti e ai cristiani occidentali dal cuore tenero, e che recita queste parole:<br />Allah, o nostro Signore, sconfiggi i Tuoi nemici, nemici della religione [Islam] in tutti i luoghi. Allah, colpisci gli Ebrei e i loro simpatizzanti, i Cristiani e i loro sostenitori, i Comunisti e i loro aderenti. Allah, contali e uccidili fino all'ultimo, e non lasciarne nemmeno uno.<br />Chiaro? Non solo gli ebrei, ma anche i cristiani e i comunisti devono essere sterminati, fino all'ultimo. Gli occidentali sono gli unici a fare il tifo per chi dichiara apertamente di volerci eliminare, perché, beninteso, poco importa se frequentiate la chiesa o meno: per loro siamo tutti indistintamente nemici.<br />DOMINIO MONDIALE<br />Maḥmūd al-Zahār, nato a Gaza nel 1945, è un politico palestinese, cofondatore di Hamas e suo primo portavoce. Arrestato e perseguito più volte da Israele, è stato eletto nel Consiglio legislativo palestinese nel 2006. Oggi vive in Qatar, dove continua a opporsi alla soluzione dei due Stati e sostiene la distruzione di Israele. Sulla yemenita Al-Masirah Tv ha dichiarato che:<br />Oggi, si potrebbe dire che abbiamo raggiunto una fase di deterrenza, una fase in cui possiamo difendere la terra occupata. Quando parliamo dell'Esercito di Gerusalemme e della Battaglia della Promessa dell'Aldilà, non stiamo parlando di liberare solo la nostra terra - ma crediamo in ciò che ha detto il nostro Profeta Maometto. Allah ha avvicinato l'una all'altra le estremità del mondo per amor mio, e io ho visto le sue estremità orientali e occidentali. Il dominio della mia nazione raggiungerà quelle estremità che mi sono state avvicinate. L'intera superficie di 510 milioni di chilometri quadrati del Pianeta Terra sarà posta sotto un sistema dove non ci sarà ingiustizia, né oppressione, né tradimento, né sionismo, né cristianesimo infido, e nessun assassinio o crimine, come quelli che vengono commessi contro i palestinesi e contro gli arabi in tutti i Paesi arabi.<br />Non poteva essere più chiaro: l'obiettivo è islamizzare il mondo intero, non solo la Palestina. Non solo la sinistra, incompatibile con l'islam (figuriamoci con Hamas), ma, ahinoi, anche parte della destra che fa - giustamente - l'apologia di Poitiers e della battaglia di Lepanto, finisce poi per simpatizzare con chi dichiara apertamente di volerci annientare in nome dell'islam.<br />Per non parlare di tutta l'area "antisistema" che per anni ha - giustamente - messo in discussione i numeri sparati a caso sul Covid e sulle vaccinazioni, per poi bere a occhi chiusi i dati sui morti del presunto "genocidio", diffusi da Hamas e Al Jazeera, diventate inspiegabilmente fonti affidabili. L'Oms e l'Istituto Superiore di Sanità non sono ritenuti credibili, ma si pende dalle labbra dei terroristi musulmani. Alla faccia del mainstream che usa due pesi e due misure.<br />EUROPA VENTRE MOLLE<br />In conclusione ricordiamo che subito dopo l'attacco del 7 Ottobre, la rivista Limes ha intervistato Ismail Haniyeh, capo dell'Ufficio politico di Hamas e capo dell'amministrazione della Striscia di Gaza dal 2014 al 2017. Poco prima di essere ucciso Haniyeh ha dichiarato alla rivista di geopolitica che "trattandosi di una guerra che riguarda la terra di Palestina, Gerusalemme e al-Aqsa, la battaglia coinvolge l'intera umma [comunità dei credenti musulmani, ndr]. Ecco perché invito tutti i figli di questa umma, ovunque si trovino nel mondo, a unirsi, ognuno a modo suo, a questa guerra, senza indugi e senza voltarsi indietro".<br />Ciò che non è chiaro agli occidentali è che è in corso uno scontro di civiltà tra due mondi in guerra da 1500 anni. L'Europa, per secoli capace di respingere le orde armate dell'islam, è oggi diventata il ventre molle dell'Occidente, aprendo le porte a immigrati che detestano apertamente il nostro modo di vivere.<br />Il nuovo tentativo di conquista probabilmente non avverrà con le armi, ma con la demografia, con il ventre delle donne musulmane. Nel frattempo gli occidentali, unici al mondo, arrivano perfino a fare il tifo per chi vuole sottometterci ed eliminarci, credendo che l'islam politico si fermerà in Medio Oriente, quando in realtà "Gaza è già qua": basta farsi un giro nelle nostre città.<br />Riecheggiano come un triste presagio le parole dello storico inglese Arnold J. Toynbee: "Le civiltà non vengono uccise, si suicidano". È già successo, e gli occidentali sono sulla buona strada verso il collasso.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67602628</guid><pubDate>Tue, 02 Sep 2025 21:56:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67602628/il_piano_di_hamas_prima_gli_ebrei_poi_conquisteremo_roma.mp3" length="10752044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8276

IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA di Umberto Camillo Iacoviello
 
Meno di un anno fa abbiamo parlato della strana coppia comunisti occidentali-musulmani, mettendo in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8276" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8276</a><br /><br />IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA di Umberto Camillo Iacoviello<br /> <br />Meno di un anno fa abbiamo parlato della strana coppia comunisti occidentali-musulmani, mettendo in risalto le contraddizioni dei due partner, uniti esclusivamente dall'odio nei confronti dell'Occidente e di Israele. Al netto della complicata storia dei rapporti tra Israele e gli arabi palestinesi, permane una totale ignoranza sulla natura di Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, diverso dalla laica Al-Fatah.<br />Nato come costola palestinese dei Fratelli Musulmani, Hamas ha obiettivi ambiziosi che non si fermano alla cancellazione dello Stato di Israele. Questo è uno dei punti cruciali della questione. Nessuno si chiede: cosa pensano gli islamisti che controllano Gaza di noi occidentali? Non è esattamente un dettaglio. Dalle parole dei suoi leader emerge chiaramente - perché lo dicono senza mezzi termini - che lo scopo non è solo la "liberazione della Palestina", ma la creazione di un califfato mondiale.<br />Yunis Al Astal è un predicatore e membro di Hamas, eletto nel Consiglio legislativo palestinese per l'area di Khan Yunis. Ha conseguito laurea magistrale e dottorato in Sharia presso l'Università di Giordania ad Amman. È stato docente all'Università Islamica di Gaza, dove ha ricoperto i ruoli di preside della Facoltà di Sharia e presidente del Comitato per le Fatwa. Collabora regolarmente con il giornale Al-Risala (organo di Hamas) ed è tesoriere del Comitato Zakat al-Rahma a Khan Yunis.<br />Ha fondato e dirige le scuole islamiche e partecipa a programmi su Al-Aqsa Tv (canale di Hamas). Ha preso parte a varie conferenze di giurisprudenza islamica, in particolare su diritto bancario islamico e sull'insegnamento delle scienze islamiche nelle università. Proprio su Al-Aqsa Tv, Yunis Al Astal ha dichiarato:<br />Allah ti ha scelto per Sé e per la Sua religione, affinché tu serva da motore per trascinare questa nazione alla fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e persino alle conquiste attraverso la da'wa [predicare l'islam] e le conquiste militari delle capitali del mondo intero. Molto presto, a Dio piacendo, Roma sarà conquistata, proprio come lo fu Costantinopoli, come profetizzato dal nostro Profeta Muhammad. Oggi, Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale crociata, che ha dichiarato la sua ostilità all'Islam, e ha piantato i fratelli delle scimmie e dei maiali in Palestina per impedire il risveglio dell'Islam - questa loro capitale sarà un avamposto per le conquiste islamiche, che si diffonderanno in tutta Europa, e poi si rivolgeranno alle due Americhe, e persino all'Europa orientale. Credo che i nostri figli o i nostri nipoti erediteranno il nostro Jihad e i nostri sacrifici, e a Dio piacendo, i comandanti della conquista verranno da loro. Oggi, instilliamo queste buone novelle nelle loro anime, e per mezzo delle moschee e dei libri del Corano, e della storia dei nostri Profeti, dei suoi compagni e dei grandi leader, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco infernale sull'orlo del quale si trovano.<br />ANCHE CRISTIANI E COMUNISTI<br />Qui si parla di conquiste militari delle capitali del mondo, con gli occhi puntati sul loro obiettivo primario: Roma, la capitale del cristianesimo. La Città Eterna, che dopo essere stata conquistata dai musulmani diventerà, nei loro progetti, l'avamposto per la conquista dell'Occidente. E, per essere ancora più chiaro, Yunis Al Astal sottolinea che:<br />Tra pochi anni, tutti i sionisti e i coloni si renderanno conto che il loro arrivo in Palestina è stato finalizzato al grande massacro, tramite il quale Allah vuole sollevare l'umanità dal loro male. [...] Quando la Palestina sarà liberata e la sua gente vi farà ritorno, e l'intera regione, con la grazia di Allah, si...]]></itunes:summary><itunes:duration>672</itunes:duration><itunes:keywords>conquista,ebrei,hamas,israele,roma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68b190d2146ac5569d30c0d309e5b28c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il governo britannico indaga (tardi) sugli stupri delle gang pakistane</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-governo-britannico-indaga-tardi-sugli-stupri-delle-gang-pakistane--67348856</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8255</a><br /><br />IL GOVERNO BRITANNICO INDAGA (TARDI) SUGLI STUPRI DELLE GANG PAKISTANE di Lorenza Formicola<br /> <br />In queste ore, l'inquilino del numero 10 di Downing Street, dopo una clamorosa piroetta su se stesso, ha annunciato la prima vera inchiesta governativa a livello nazionale sulle 'grooming gangs' - ovvero le gang dello stupro pakistane che per anni hanno imperversato nel Regno Unito. La storia ormai è nota: tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci del 2000, gruppi di islamici hanno abusato di migliaia e migliaia di ragazzine, per lo più minorenni, nella Gran Bretagna modello del perfetto multiculturalismo coperti dal politicamente corretto.<br />Si tratta di un caso che il premier Starmer conosce bene dal momento che, quand'era avvocato della pubblica accusa, aveva avuto casi del genere sulla scrivania. Quando però, complici una serie di post di Elon Musk a seguito di una battaglia condotta da politici locali e gruppi di cittadini, la questione è tornata, lo scorso gennaio, di dominio pubblico, Starmer s'è opposto ostinatamente alla commissione d'inchiesta con la scusa che avrebbe potuto ostacolare o rallentare i processi penali in corso. Ma le pressioni sul governo sono state tante e tali che Sir Keir senza alternative ha dovuto affidare alla baronessa Louise Casey un'ispezione sul tema senza il potere di indagine, ma limitata all'analisi e allo studio documentale. Pubblicata il 16 giugno, il primo ministro, per non rimediare un'altra brutta figura ed essere platealmente smentito dalla sua stessa esperta, ha deciso di anticipare i tempi e annunciare l'apertura di una inchiesta seria. La prima firmata dal Governo. <br />A gennaio, Sir Keir bollava come opportunisti quanti chiedevano un'inchiesta nazionale accusandoli di «salire sul carro dei vincitori e di amplificare le richieste dell'estrema destra». Oggi, che il rapporto devastante ha confermato come forze dell'ordine, servizi sociali e autorità locali abbiano per anni eluso o distorto le responsabilità legate allo sfruttamento sessuale minorile da parte di gruppi pakistani in decine di città inglesi, il primo ministro ritratta, «Per me questo è un modo pratico e di buon senso di fare politica». <br />Non si tratta di un'inchiesta giudiziaria, ma di una valutazione istituzionale volta a riformare un sistema paralizzato dalla paura di affrontare realtà scomode per timore di essere accusati di razzismo. Lo stesso timore che ha colpito tutti i governi conservatori che si sono susseguiti in questi decenni e che li ha portati a non indagare mai fino in fondo.<br />IL GOVERNO IMPONE DI OMETTERE L'ORIGINE DEI SOSPETTATI<br />Il nuovo documento firmato Casey contiene 12 raccomandazioni e prevede una verifica tra sei mesi sui progressi dell'inchiesta, destinata a durare tre anni. L'obiettivo è raccogliere dati sistemici, coinvolgere i territori e proporre riforme legislative.<br />Ovviamente il tempismo non è casuale. Il cambio di strategia del premier è legato alle vicende di Ballymena. La settimana scorsa, la cittadina dell'Irlanda del Nord, è stata teatro di raid casa per casa a caccia di immigrati. Gli scontri sono stati così violenti da spingere i residenti a esporre bandiere inglesi per protezione. Gli abitanti di Ballymena erano scesi in piazza quando hanno saputo, dalla caserma, che i due quattordicenni accusati di molestie sessuali su una ragazzina, avevano fatto cercare un'interprete di lingua romena. Diversamente dall'Italia, nel Regno Unito notizie simili trapelano solo in modo indiretto, poiché il governo impone di omettere l'origine dei sospettati onde evitare proteste e violenze di piazza vista l'esasperazione diffusa. <br />Ma la realtà continua a battere propaganda e buonismo sugli immigrati clandestini, anche nella Gran Bretagna guidata dai laburisti di Keir Starmer. Dopo i disordini in Irlanda del Nord, e dopo le "condanne esemplari" richieste dal governo laburista per chi osa criticare l'immigrazione incontrollata, a costo di entrare in rotta di collisione con la comunità islamica, è dall'esasperazione che ricomincia l'inchiesta contro le bande di pakistani. <br />La cronaca di questi giorni sembra riportarci indietro nel tempo. Sono oltre vent'anni che Louise Casey riceve incarichi dai governi. Il primo fu Blair, poi, nel 2015, Cameron la chiamò ad investigare per la prima volta sugli abusi islamici. «Cose terribili sono avvenute a Rotherham». Iniziava così, come in una fiaba lugubre, il primo rapporto della funzionaria Louise Casey sulla città zero per lo scandalo degli abusi pakistani. In quelle pagine si denunciava per la prima volta come uomini di origine pakistana fossero stati lasciati liberi di abusare di centinaia di ragazzine bianche, mentre chi doveva indagare taceva per paura di essere accusato di razzismo. Alcuni esponenti laburisti locali ammisero le proprie responsabilità, come Denis MacShane, che confessò «da lettore del Guardian e liberal di sinistra ho paura di affondare il barcone multiculturale». <br />I DANNI DELL'IDEOLOGIA MULTICULTURALISTA<br />La baronessa Casey da militante di Amnesty International e beniamina dei senzatetto è stata anche la prima a denunciare i danni dell'ideologia multiculturalista sostenendo che un giorno non troppo lontano si arriverà a vietare il Natale nel Regno Unito. Sarà stato l'aver visto da vicinissimo le minacce del politicamente corretto. O il trauma delle oltre 1500 ragazzine, spesso undicenni, abusate da islamici, ma oggi grazie a lei la storia inglese inizia un nuovo capitolo. E farà scuola per tutto l'Occidente. <br />Il caso venne portato per la prima volta alla luce da Andrew Norfolk, un giornalista del Times, morto all'improvviso lo scorso maggio. Dal suo primo reportage, pubblicato nel 2011, lo scandalo si è arricchito di particolari raccapriccianti. Quando iniziarono i primi processi, li seguimmo per scoprire una storia che nessuna della migliori (peggiori) serie Tv è mai riuscita neanche ad emulare: Rotherham, Oxford, e poi Bristol, Derby, Rochdale, Telford, Peterborough, Keighley, Halifax, Banbury, Aylesbury, Leeds, Burnley, Blackpool, Middlesbrough, Dewsbury, Carlisle, Liverpool, Manchester, più di quindici le città di una delle patrie per eccellenza del 'multikulti', il Regno Unito, appunto, in cui musulmani di origine pakistana e afghana andavano deliberatamente a caccia di bambine e ragazzine bianche colpevoli di essere bianche. Non interessava loro l'integrazione, ma, come nella migliore delle tradizioni islamiche, le città che adesso abitavano erano diventate Dar al-Arab, territorio da controllare. E quindi tutto era a loro disposizione.<br />Le ragazze che cercavano di opporsi agli stupri venivano picchiate, minacciate di morte, talvolta cosparse di benzina o scaraventate da veicoli in corsa. Ma anche le famiglie che denunciavano subivano ritorsioni tra incendi e minacce. Dall'altra parte il silenzio sordo di forze dell'ordine, magistratura, servizi sociali e rappresentanti politici (quasi sempre laburisti o liberal) che contavano sul voto delle minoranze e si sottraevano al proprio dovere per timore di fare i conti con le accuse di razzismo e islamofobia nella prigione culturale e mediatica del politicamente corretto. <br />Basti pensare che Ann Cryer fu isolata dal Labour già nel 2002 per aver sollevato il problema; il giornalista Andrew Norfolk subì accuse di razzismo e minacce, mentre Sarah Champion fu espulsa dal Labour e premiata come "islamofoba dell'anno" per aver denunciato l'esistenza delle gang pakistane.<br />A dieci anni di distanza dai primi processi, sono stati condannati circa cinquanta pakistani. Gli ultimi sette proprio pochi giorni fa. Un paio erano stati deportati ancora sotto il governo di Theresa May dopo essere apparsi davanti a ben dodici giudici prima di venir rimandati nei loro paesi d'origine.<br />I fatti da cui riparte il Paese non sono stati solo il fallimento delle forze dell'ordine del Regno Unito. Ma il riflesso del collasso morale della nostra epoca pseudo-multiculturale e dei suoi doppi standard: uno per i nativi e un altro per gli stranieri presumibilmente vittime del colonialismo occidentale, e che quindi non sono mai responsabili delle proprie azioni.<br />Resta solo una domanda: che cosa tirerà fuori l'inchiesta governativa rispetto a tutto quello che già si sa?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67348856</guid><pubDate>Tue, 12 Aug 2025 20:20:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67348856/il_governo_britannico_indaga_sugli_stupri_delle_gang_pakistane.mp3" length="8449088" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8255

IL GOVERNO BRITANNICO INDAGA (TARDI) SUGLI STUPRI DELLE GANG PAKISTANE di Lorenza Formicola
 
In queste ore, l'inquilino del numero 10 di Downing Street, dopo una clamorosa piroetta su se stesso,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8255" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8255</a><br /><br />IL GOVERNO BRITANNICO INDAGA (TARDI) SUGLI STUPRI DELLE GANG PAKISTANE di Lorenza Formicola<br /> <br />In queste ore, l'inquilino del numero 10 di Downing Street, dopo una clamorosa piroetta su se stesso, ha annunciato la prima vera inchiesta governativa a livello nazionale sulle 'grooming gangs' - ovvero le gang dello stupro pakistane che per anni hanno imperversato nel Regno Unito. La storia ormai è nota: tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci del 2000, gruppi di islamici hanno abusato di migliaia e migliaia di ragazzine, per lo più minorenni, nella Gran Bretagna modello del perfetto multiculturalismo coperti dal politicamente corretto.<br />Si tratta di un caso che il premier Starmer conosce bene dal momento che, quand'era avvocato della pubblica accusa, aveva avuto casi del genere sulla scrivania. Quando però, complici una serie di post di Elon Musk a seguito di una battaglia condotta da politici locali e gruppi di cittadini, la questione è tornata, lo scorso gennaio, di dominio pubblico, Starmer s'è opposto ostinatamente alla commissione d'inchiesta con la scusa che avrebbe potuto ostacolare o rallentare i processi penali in corso. Ma le pressioni sul governo sono state tante e tali che Sir Keir senza alternative ha dovuto affidare alla baronessa Louise Casey un'ispezione sul tema senza il potere di indagine, ma limitata all'analisi e allo studio documentale. Pubblicata il 16 giugno, il primo ministro, per non rimediare un'altra brutta figura ed essere platealmente smentito dalla sua stessa esperta, ha deciso di anticipare i tempi e annunciare l'apertura di una inchiesta seria. La prima firmata dal Governo. <br />A gennaio, Sir Keir bollava come opportunisti quanti chiedevano un'inchiesta nazionale accusandoli di «salire sul carro dei vincitori e di amplificare le richieste dell'estrema destra». Oggi, che il rapporto devastante ha confermato come forze dell'ordine, servizi sociali e autorità locali abbiano per anni eluso o distorto le responsabilità legate allo sfruttamento sessuale minorile da parte di gruppi pakistani in decine di città inglesi, il primo ministro ritratta, «Per me questo è un modo pratico e di buon senso di fare politica». <br />Non si tratta di un'inchiesta giudiziaria, ma di una valutazione istituzionale volta a riformare un sistema paralizzato dalla paura di affrontare realtà scomode per timore di essere accusati di razzismo. Lo stesso timore che ha colpito tutti i governi conservatori che si sono susseguiti in questi decenni e che li ha portati a non indagare mai fino in fondo.<br />IL GOVERNO IMPONE DI OMETTERE L'ORIGINE DEI SOSPETTATI<br />Il nuovo documento firmato Casey contiene 12 raccomandazioni e prevede una verifica tra sei mesi sui progressi dell'inchiesta, destinata a durare tre anni. L'obiettivo è raccogliere dati sistemici, coinvolgere i territori e proporre riforme legislative.<br />Ovviamente il tempismo non è casuale. Il cambio di strategia del premier è legato alle vicende di Ballymena. La settimana scorsa, la cittadina dell'Irlanda del Nord, è stata teatro di raid casa per casa a caccia di immigrati. Gli scontri sono stati così violenti da spingere i residenti a esporre bandiere inglesi per protezione. Gli abitanti di Ballymena erano scesi in piazza quando hanno saputo, dalla caserma, che i due quattordicenni accusati di molestie sessuali su una ragazzina, avevano fatto cercare un'interprete di lingua romena. Diversamente dall'Italia, nel Regno Unito notizie simili trapelano solo in modo indiretto, poiché il governo impone di omettere l'origine dei sospettati onde evitare proteste e violenze di piazza vista l'esasperazione diffusa. <br />Ma la realtà continua a battere propaganda e buonismo sugli immigrati clandestini, anche nella Gran Bretagna guidata dai laburisti di Keir Starmer. Dopo i disordini in Irlanda del...]]></itunes:summary><itunes:duration>529</itunes:duration><itunes:keywords>babigang,gb,minorenni,pakistani,stupri,uk</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d9373df999b6d9975ce8472a3e63cea1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Veste la bandiera nazionale, cacciata da scuola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/veste-la-bandiera-nazionale-cacciata-da-scuola--67180535</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8240" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8240</a><br /><br />VESTE LA BANDIERA NAZIONALE, CACCIATA DA SCUOLA di Max Del Papa<br /> <br />Il sindaco di Londra è musulmano; lo stesso a Birmingham, Leeds, Blackburn, Sheffield, Oxford, Luton, Oldham, Rochdale, città che vai, sindaco islam che trovi. Se non è ancora sostituzione etnica poco ci manca e comunque la sostituzione amministrativa è cosa fatta in un Paese dove su 66 milioni di abitanti i musulmani sono "solo" 4 milioni: ma basta a giustificare le oltre 3.000 moschee, i 130 tribunali islamici, i 50 e passa consigli della Sharia il 78% delle donne musulmane che non lavora, riceve assistenza statale e alloggio gratuito, il 63% dei musulmani inattivo e sostenuto da aiuti statali, le famiglie che hanno in media da 6 a 8 figli e beneficiano di un alloggio gratuito e vengono pagate dallo Stato per il solo fatto di esistere.<br />Come se non bastasse, si ritrovano un premier sciagurato capace di scatenare in poco tempo danni irreversibili: Keir Starmer è quello che manda la polizia a prendere gli inglesi che si lamentano, che osano denunciare lo scandalo e atroce scandalo del racket delle bambine inglesi disagiate messe a prostituzione o comunque violentate sistematicamente dalla mafia pakistana, roba che si sapeva da 30 anni ma solo adesso è emersa nello stracciarsi di vesti del governo che fin che ha potuto ha coperto, ha represso la verità e le stesse vittime.<br />CACCIATA DA SCUOLA<br />Così che non può stupire se una dodicenne Courtney Wright viene cacciata da scuola con insulti da trivio, a maggior ragione su una bambina, siccome ha osato fare ciò che la ricorrenza le suggeriva di fare, la "Giornata della celebrazione delle culture" per esaltare le patrie tradizioni o così aveva capito la poverina, presentatasi avvolta nella Union Jack, la bandiera britannica, con un bel discorso, ingenuo e pulitino, su quanto è bello essere inglesi. Ma l'ha presa per il verso sbagliato, le culture erano, fatalmente, quelle "altre", ossia la islamica, il senso dell'appuntamento, «promuovere l'inclusione, la comprensione e l'apprezzamento di differenti retroterra, tradizioni ed eredità», andava colto nella resa, nel senso di colpa, voi siete padroni a casa mia, anzi vostra, e io non sono degna di mostrare il mio volto. E allora giù con le accuse più oscene a una bambina di 12 anni che il padre è dovuto andarsi a riprendere, trovandola in lacrime, sconvolta davanti a tanta furia fanatica.<br />Dopo, ovviamente, dopo che la faccenda si è risaputa, dopo che è diventata di pubblico dominio e scandalo, la scuola si è arrampicata sui vetri insaponati con le unghiette cosparse d'olio: un errore, un fraintendimento, non ci siamo capiti, viva la Union Jack: e hanno pregato la piccola di tornare a leggere il suo tenerissimo sermone. Ma Courtney, che ha più dignità della sua scuola, si è rifiutata, anche perché ancora terrorizzata.<br />Ma quale errore. Ma quale equivoco. È lo zelo, miserabile. È la furia dell'odio verso se stessi, il proprio Paese, una bambina che lo esalta esattamente come potrebbe fare una bambina. È la totale resa della ragione all'ideologia, che è una cosa demoniaca perché va esattamente contro la logica e tende ad imporre un idolo fatto d'aria mefitica. Tutte le scuole del Regno Unito devono insegnare lezioni sull'Islam e questa, signori, è la Union Jack, oggi, un posto dove un premier cialtrone dopo avere scatenato la polizia del pensiero finge di costernarsi: "Il primo ministro è stato chiaro - ha detto un portavoce di Starmer - che essere britannici è qualcosa che deve essere celebrato e lo si può vedere da tutto ciò che questo governo ha fatto. Siamo un Paese tollerante, diversificato e aperto: siamo orgogliosi di essere britannici".<br />TOLLERANTI A SENSO UNICO<br />Miserabili buffoni. Aperti? Tolleranti? Come no, a senso unico. Hanno solo paura di una certezza, non venire rieletti, e allora abbassano la cresta ma la vergogna di una piccola inglese cacciata dalla sua scuola con violenza razzista e sessista, quella resta. Non si cancella. Dimostra che il woke, cacciato dalle porte americane, sfonda quelle europee ed anglosassoni dall'altra parte del mare. Ce ne sarà ancora da fare, per stroncare questa lebbra che da trenta anni distorce ogni democrazia e che la sinistra criminosa e pornografica ha coltivato per becere ragioni di calcolo politico. Una metastasi che avvolge l'Europa, che fuori e dentro dalla UE non smette di allargarsi.<br />Non è un mistero che scuole e università di tutta Europa vengano pesantemente finanziate dal mondo arabo, sceiccati, sultanati, che siano fucine di islamismo anche aggressivo, di integralismo e di odio verso chi accoglie, ospita, paga le case. Ma l'Islam, a coglierlo nella sua essenza, è sistema progressivo, la conquista non può fermarsi se non con la definitiva sparizione o assoggettamento della cultura invasa, il che può, deve avvenire con tutti i mezzi inclusi i più violenti. Insomma più gli dai e più sei in debito, più devi cedere e concedere.<br />C'è una enorme rimozione nel processo di assimilazione a senso unico dell'Islam in Europa, e porta a credere che i ricorrenti fatti di criminalità spicciola quali aggressioni, rapine, pestaggi, stupri, siano in fondo accidentali, incidenti di percorso sulla strada dell'inclusione: niente di più sbagliato, niente di più falso, sono atti deliberati con cui non solo i maranza marcano il territorio: ad ogni prodezza si vantano, la mostrano sui social, la rivendicano come l'ennesima battaglia vinta in una guerra che non può arrestarsi, che non prevede tregue o confronti; i responsabili vengono trattati come eroi dalla comunità musulmana, portati ad esempio. Poi si può fingere di non vedere certi processi, ma i processi travolgono la viltà e sono inarginabili.<br />La dodicenne Courtney che piange nella sua bandiera mentre le stracciano il discorso su quanto è bello essere inglesi al grido "vattene, prima che ti ammazziamo", e viene cacciata dai suoi insegnanti, britannici come lei, non è un incidente e non è un accidente. È la pura realtà di un mondo che reale non è più e democratico meno che mai, un mondo dove il razionale è irreale, comunque fanatico, comunque folle, comunque ignobile.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67180535</guid><pubDate>Tue, 29 Jul 2025 20:03:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67180535/veste_la_bandiera_nazionale_cacciata_da_scuola.mp3" length="7475513" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8240

VESTE LA BANDIERA NAZIONALE, CACCIATA DA SCUOLA di Max Del Papa
 
Il sindaco di Londra è musulmano; lo stesso a Birmingham, Leeds, Blackburn, Sheffield, Oxford, Luton, Oldham, Rochdale, città che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8240" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8240</a><br /><br />VESTE LA BANDIERA NAZIONALE, CACCIATA DA SCUOLA di Max Del Papa<br /> <br />Il sindaco di Londra è musulmano; lo stesso a Birmingham, Leeds, Blackburn, Sheffield, Oxford, Luton, Oldham, Rochdale, città che vai, sindaco islam che trovi. Se non è ancora sostituzione etnica poco ci manca e comunque la sostituzione amministrativa è cosa fatta in un Paese dove su 66 milioni di abitanti i musulmani sono "solo" 4 milioni: ma basta a giustificare le oltre 3.000 moschee, i 130 tribunali islamici, i 50 e passa consigli della Sharia il 78% delle donne musulmane che non lavora, riceve assistenza statale e alloggio gratuito, il 63% dei musulmani inattivo e sostenuto da aiuti statali, le famiglie che hanno in media da 6 a 8 figli e beneficiano di un alloggio gratuito e vengono pagate dallo Stato per il solo fatto di esistere.<br />Come se non bastasse, si ritrovano un premier sciagurato capace di scatenare in poco tempo danni irreversibili: Keir Starmer è quello che manda la polizia a prendere gli inglesi che si lamentano, che osano denunciare lo scandalo e atroce scandalo del racket delle bambine inglesi disagiate messe a prostituzione o comunque violentate sistematicamente dalla mafia pakistana, roba che si sapeva da 30 anni ma solo adesso è emersa nello stracciarsi di vesti del governo che fin che ha potuto ha coperto, ha represso la verità e le stesse vittime.<br />CACCIATA DA SCUOLA<br />Così che non può stupire se una dodicenne Courtney Wright viene cacciata da scuola con insulti da trivio, a maggior ragione su una bambina, siccome ha osato fare ciò che la ricorrenza le suggeriva di fare, la "Giornata della celebrazione delle culture" per esaltare le patrie tradizioni o così aveva capito la poverina, presentatasi avvolta nella Union Jack, la bandiera britannica, con un bel discorso, ingenuo e pulitino, su quanto è bello essere inglesi. Ma l'ha presa per il verso sbagliato, le culture erano, fatalmente, quelle "altre", ossia la islamica, il senso dell'appuntamento, «promuovere l'inclusione, la comprensione e l'apprezzamento di differenti retroterra, tradizioni ed eredità», andava colto nella resa, nel senso di colpa, voi siete padroni a casa mia, anzi vostra, e io non sono degna di mostrare il mio volto. E allora giù con le accuse più oscene a una bambina di 12 anni che il padre è dovuto andarsi a riprendere, trovandola in lacrime, sconvolta davanti a tanta furia fanatica.<br />Dopo, ovviamente, dopo che la faccenda si è risaputa, dopo che è diventata di pubblico dominio e scandalo, la scuola si è arrampicata sui vetri insaponati con le unghiette cosparse d'olio: un errore, un fraintendimento, non ci siamo capiti, viva la Union Jack: e hanno pregato la piccola di tornare a leggere il suo tenerissimo sermone. Ma Courtney, che ha più dignità della sua scuola, si è rifiutata, anche perché ancora terrorizzata.<br />Ma quale errore. Ma quale equivoco. È lo zelo, miserabile. È la furia dell'odio verso se stessi, il proprio Paese, una bambina che lo esalta esattamente come potrebbe fare una bambina. È la totale resa della ragione all'ideologia, che è una cosa demoniaca perché va esattamente contro la logica e tende ad imporre un idolo fatto d'aria mefitica. Tutte le scuole del Regno Unito devono insegnare lezioni sull'Islam e questa, signori, è la Union Jack, oggi, un posto dove un premier cialtrone dopo avere scatenato la polizia del pensiero finge di costernarsi: "Il primo ministro è stato chiaro - ha detto un portavoce di Starmer - che essere britannici è qualcosa che deve essere celebrato e lo si può vedere da tutto ciò che questo governo ha fatto. Siamo un Paese tollerante, diversificato e aperto: siamo orgogliosi di essere britannici".<br />TOLLERANTI A SENSO UNICO<br />Miserabili buffoni. Aperti? Tolleranti? Come no, a senso unico. Hanno solo paura di una certezza, non venire...]]></itunes:summary><itunes:duration>468</itunes:duration><itunes:keywords>bandierainglese,cultura,identitànazionale,punizione,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2367a3993e4a8ca88652918bb6027e60.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A Londra nasce il partito marxislamista e vola già al 10%</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-londra-nasce-il-partito-marxislamista-e-vola-gia-al-10--67078738</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8239" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8239</a><br /><br />A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10% di Lorenza Formicola<br /> <br />Gran Bretagna, scena uno: va in onda il nuovo spettacolo della sinistra estrema, con due protagonisti che sembrano usciti da un romanzo politico scritto a quattro mani tra Marx e l'Intelligenza Artificiale. Da una parte Jeremy Corbyn, il veterano in esilio dai ranghi del Labour; dall'altra Zarah Sultana, deputata, musulmana, giovane, pachistana, popolarissima sui social del momento e capace di infiammare le folle con un post più che con un comizio. Insieme, sono il trailer vivente di un esperimento che vuole rimescolare le carte della sinistra inglese - quella dura e pura, che non accetta più i compromessi da centro.<br />Il sipario si alza. La nuova rivoluzione inglese, forse, presto indosserà la bandiera del hijab e la giacca di tweed sempre oversize perché l'effetto trasandato serve: nasce un nuovo partito a Londra. Non una costola del Labour, ma un mix esplosivo di pacifismo, ambientalismo e islamo-marxismo in salsa britannica, che ha già preso appunti dalla nouvelle gauche francese. Il tandem incendiario, protagonista negli ultimi anni di tensioni con il loro stesso partito, rilancia il fronte rosso-verde (dove i verdi sono l'islam) anche sul Tamigi. Il progetto, ancora in fase embrionale, ha già acceso il dibattito sulle prime pagine dei tabloid: da un parte il Tory che indica la minaccia di un estremismo che minerebbe l'identità nazionale, dall'altra il Labour in paranoia per la dispersione del voto nelle periferie multiculturali e tra i giovani.<br />Jeremy Corbyn coltiva l'idea di formare un nuovo partito fin da quando ha perso la leadership del Labour dopo la sconfitta epocale alle elezioni britanniche del dicembre del 2019, la più bruciante dagli anni '30 - e che il partito conservatore non è stato capace di capitalizzare. Già lo scorso anno l'idea s'era fatta concreta, ma evidentemente non ha voluto osare nell'anno delle elezioni. Ora Corbyn è di nuovo sulla scena, determinato a farsi portabandiera della sinistra "autentica", dopo la sospensione dal partito nel 2020 per antisemitismo.<br />DEVOZIONE ALLA CAUSA MARXISTA, SOSTEGNO ALL'IMMIGRAZIONE E ODIO VERSO ISRAELE<br />È ancora possibile trovare le cronache di un'intervista in cui Corbyn si rifiutò di definire, per diciassette volte, Hamas un movimento terrorista. Il suo Labour era tutto assistenza statale "dalla culla alla tomba", salario minimo, piano per nuove case popolari, sostegno all'espansione sindacale, tasse ai ricchi, aumento dell'IVA e odio a Israele. Ora ad affiancarlo c'è Zarah Sultana che ha lanciato realmente il progetto prendendo un po' alla sprovvista Jeremy. È stata definita la politica più «virale» del panorama britannico. Eletta in parlamento a soli 26 anni, oggi trentaduenne è la regina di TikTok e Instagram con i suoi oltre mezzo milione di seguaci. Sta promuovendo il nuovo soggetto politico definendo il voto del 2029 come una scelta tra «socialismo e barbarie», citando Rosa Luxemburg.<br />Oltre alla devozione alla causa marxista e al sostegno all'immigrazione, ad accomunare Jeremy e Zarah c'è l'odio verso Israele. Se di Corbyn sappiamo tutto, di Sultana è meno nota la lunga storia di post sui social d'incitazione all'odio contro i «sionisti». Membro del Parlamento britannico per Coventry South dal dicembre 2019 con il Labour Party, è stata rieletta nel 2024 con una maggioranza molto più ampia. Entrata nel Socialist Campaign Group, ne è stata chair dal maggio 2020 al febbraio 2025. Poi lo strappo: sospesa dal partito per aver votato contro un provvedimento di tagli che poneva il limite ad alcuni sussidi, lo scorso fine settimana ha ufficialmente lanciato il nuovo partito. Nel suo post, Sultana non usa mezzi termini: accusa il governo di complicità in un genocidio, denuncia una Gran Bretagna sempre più povera e svela il bluff delle promesse mancate. Poi rilancia: sarà l'alternativa al declino.<br />Ma perché ora? Il 4 luglio è stato il primo anniversario della schiacciante vittoria del Labour, ma il consenso personale di Starmer è ai minimi storici. A creare una ulteriore piccola tormenta nel partito è stata la messa al bando di Palestine Action come organizzazione terroristica. La signora Sultana ha votato contro definendolo un abuso della legge antiterrorismo. Palestine Action è un'organizzazione britannica di attivisti nata nel 2020 e che come modus operandi conta incursioni e atti di vandalismo. E allora eccolo, il pretesto perfetto: è in gioco la libertà d'espressione. La strategia è stata quella di lanciare subito una raccolta fondi e una pagina di iscrizione per i sostenitori a suo nome che, chiamati ad unirsi al "Team Zarah" hanno mandato in tilt il sito.<br />UN PARTITO CHE NON ESISTE ANCORA, MA GIÀ AL 10%<br />I sondaggi raccontano di un partito già al 10%, con proiezioni che lo vedono salire fino al 18% entro il 2029. Cifre da capogiro per un partito che non esiste ancora e non ha un nome. Tant'è che lo Spectator ironizza sul battesimo, «con entrambi così ossessionati da Israele, potrebbe chiamarsi Nuovo Partito Indipendente Antisionista». Per le analisi d'opinione sarebbe già primo nelle preferenze tra i giovani della fascia tra i 18 e i 24 anni, oltre un terzo (36%) si dice pronto a prendere in considerazione il voto per un partito del genere. Il sostegno potrebbe finire per concentrarsi a Londra, con il 29% dei londinesi disposti a prendere in considerazione l'idea di votare per la nuova coppia rispetto al 15-19% in altre regioni della Gran Bretagna. La disponibilità a prendere in considerazione un partito di sinistra guidato da Corbyn è più alta tra coloro che appartengono alla classe media (21%) rispetto a coloro che appartengono alla classe operaia (16%).<br />Ma i sondaggi indicano anche che potrà contare su un forte sostegno da parte dei musulmani britannici, e questo fattore da solo potrebbe annunciare l'emergere di pericolose tensioni settarie nel Paese. Attualmente, nel Regno Unito vivono circa quattro milioni di musulmani. E il numero di musulmani sta aumentando rapidamente. Nel 1990, rappresentavano meno del 2% della popolazione britannica, ora superano il 6%. <br />Il fattore più significativo è che la stragrande maggioranza dei musulmani del Paese vive in aree urbane, quindi l'impatto sulle elezioni è spesso amplificato perché il sistema elettorale maggioritario a turno unico della Gran Bretagna premia coloro che riescono a concentrare il loro sostegno in singole circoscrizioni. Nel 2024, per esempio, sono stati tanti i candidati che si sono presentati da indipendenti, dopo aver lasciato il Labour, riuscendo a vincere puntando quasi esclusivamente sul voto musulmano locale.<br />Ad oggi, i musulmani britannici rappresentano una quota consistente dell'elettorato in almeno 50 delle 650 circoscrizioni del Paese, secondo i sondaggi. Alle elezioni dello scorso anno, tutti i 32 collegi con la maggiore concentrazione di musulmani sono andati ai laburisti. <br />La vera novità, però, è che a questo punto della guerra a Gaza si è accesa la miccia della radicalizzazione tra molti elettori musulmani britannici stanchi di un Labour percepito come troppo timido nei confronti di Israele. Già nel 2024, sei indipendenti filo-palestinesi hanno strappato seggi in Parlamento, segnando una crepa significativa nell'edificio laburista. È in quello spazio aperto che il progetto politico del duo Zarah-Jeremy potrebbe farsi largo: un'inedita alleanza islamo-marxista, qualcosa che l'Europa non ha mai visto in questi termini - e che, se riuscirà a superare la fase di gestazione potrebbe mandare definitivamente in soffitta il bipartitismo del Regno Unito. <br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La mezzaluna a New York, in arrivo il primo sindaco islamico" spiega chi è il musulmano Zohran Mamdani che stravince le primarie per la carica di primo cittadino. Socialista, pro-Hamas e pro-aborto parte alla conquista della Grande Mela per farne la Grande Mecca dell'islamo-progressismo. Siamo alla frutta?<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 giugno 2025:<br />Zohran Mamdani, il trentaquattrenne socialista nuova stella del Partito Democratico statunitense, ha battuto Andrew Cuomo, alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York City, martedì sera con il 43,5%. Ed è in pole per diventare il primo sindaco musulmano della città. <br />«Stasera abbiamo fatto la storia!», ha urlato mentre cantava vittoria. In effetti si tratta del più grande sconvolgimento nella storia moderna di New York City. La corsa s'è mostrata dal primo giorno anomala con i due principali candidati democratici che offrivano visioni nettamente diverse per la città. Ma è stato Mamdani ad assicurarsi la nomination democratica per la carica di sindaco. E il ground zero del capitalismo globale si è risvegliato in preda a sudori freddi, scosso da un incubo ricorrente che ha già attraversato il mondo innumerevoli volte, lasciando dietro di sé una scia di distruzione, fame e miseria - solo per scoprire che era tutto fin troppo reale: probabilmente avrà presto un sindaco socialista, o come ha detto Trump, un «lunatico comunista».<br />Una vittoria che ha interdetto Wall Street ma non solo, anche i membri della generazione Z e Alpha che hanno votato per Mamdani: rimasti poi traumatizzati nello scoprire cosa significhi socialismo - è stata infatti registrata un'impennata di ricerche su Google quando sono arrivati i primi risultati. Con un manifesto elettorale che sembra scritto durante un'assemblea nel cortile della Evergreen University, Zohran Mamdani, non è un imitatore di Bernie Sanders, ma il suo modello evoluto. Una specie di supereroe per i giovani]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67078738</guid><pubDate>Wed, 23 Jul 2025 07:49:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67078738/a_londra_nasce_il_partito_marxislamista.mp3" length="17951007" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8239

A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10% di Lorenza Formicola
 
Gran Bretagna, scena uno: va in onda il nuovo spettacolo della sinistra estrema, con due protagonisti che sembrano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8239" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8239</a><br /><br />A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10% di Lorenza Formicola<br /> <br />Gran Bretagna, scena uno: va in onda il nuovo spettacolo della sinistra estrema, con due protagonisti che sembrano usciti da un romanzo politico scritto a quattro mani tra Marx e l'Intelligenza Artificiale. Da una parte Jeremy Corbyn, il veterano in esilio dai ranghi del Labour; dall'altra Zarah Sultana, deputata, musulmana, giovane, pachistana, popolarissima sui social del momento e capace di infiammare le folle con un post più che con un comizio. Insieme, sono il trailer vivente di un esperimento che vuole rimescolare le carte della sinistra inglese - quella dura e pura, che non accetta più i compromessi da centro.<br />Il sipario si alza. La nuova rivoluzione inglese, forse, presto indosserà la bandiera del hijab e la giacca di tweed sempre oversize perché l'effetto trasandato serve: nasce un nuovo partito a Londra. Non una costola del Labour, ma un mix esplosivo di pacifismo, ambientalismo e islamo-marxismo in salsa britannica, che ha già preso appunti dalla nouvelle gauche francese. Il tandem incendiario, protagonista negli ultimi anni di tensioni con il loro stesso partito, rilancia il fronte rosso-verde (dove i verdi sono l'islam) anche sul Tamigi. Il progetto, ancora in fase embrionale, ha già acceso il dibattito sulle prime pagine dei tabloid: da un parte il Tory che indica la minaccia di un estremismo che minerebbe l'identità nazionale, dall'altra il Labour in paranoia per la dispersione del voto nelle periferie multiculturali e tra i giovani.<br />Jeremy Corbyn coltiva l'idea di formare un nuovo partito fin da quando ha perso la leadership del Labour dopo la sconfitta epocale alle elezioni britanniche del dicembre del 2019, la più bruciante dagli anni '30 - e che il partito conservatore non è stato capace di capitalizzare. Già lo scorso anno l'idea s'era fatta concreta, ma evidentemente non ha voluto osare nell'anno delle elezioni. Ora Corbyn è di nuovo sulla scena, determinato a farsi portabandiera della sinistra "autentica", dopo la sospensione dal partito nel 2020 per antisemitismo.<br />DEVOZIONE ALLA CAUSA MARXISTA, SOSTEGNO ALL'IMMIGRAZIONE E ODIO VERSO ISRAELE<br />È ancora possibile trovare le cronache di un'intervista in cui Corbyn si rifiutò di definire, per diciassette volte, Hamas un movimento terrorista. Il suo Labour era tutto assistenza statale "dalla culla alla tomba", salario minimo, piano per nuove case popolari, sostegno all'espansione sindacale, tasse ai ricchi, aumento dell'IVA e odio a Israele. Ora ad affiancarlo c'è Zarah Sultana che ha lanciato realmente il progetto prendendo un po' alla sprovvista Jeremy. È stata definita la politica più «virale» del panorama britannico. Eletta in parlamento a soli 26 anni, oggi trentaduenne è la regina di TikTok e Instagram con i suoi oltre mezzo milione di seguaci. Sta promuovendo il nuovo soggetto politico definendo il voto del 2029 come una scelta tra «socialismo e barbarie», citando Rosa Luxemburg.<br />Oltre alla devozione alla causa marxista e al sostegno all'immigrazione, ad accomunare Jeremy e Zarah c'è l'odio verso Israele. Se di Corbyn sappiamo tutto, di Sultana è meno nota la lunga storia di post sui social d'incitazione all'odio contro i «sionisti». Membro del Parlamento britannico per Coventry South dal dicembre 2019 con il Labour Party, è stata rieletta nel 2024 con una maggioranza molto più ampia. Entrata nel Socialist Campaign Group, ne è stata chair dal maggio 2020 al febbraio 2025. Poi lo strappo: sospesa dal partito per aver votato contro un provvedimento di tagli che poneva il limite ad alcuni sussidi, lo scorso fine settimana ha ufficialmente lanciato il nuovo partito. Nel suo post, Sultana non usa mezzi termini: accusa il governo di complicità in un genocidio, denuncia una Gran Bretagna sempre...]]></itunes:summary><itunes:duration>1122</itunes:duration><itunes:keywords>londra,marxislamista,newyork,partito,sindacoislamico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f0e5a9e39f4a7b000b6a5682e091d114.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un rapporto (non più) segreto svela la Francia sharia-friendly</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-rapporto-non-piu-segreto-svela-la-francia-sharia-friendly--66286715</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8178" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8178</a><br /><br />UN RAPPORTO (NON PIU') SEGRETO SVELA LA FRANCIA SHARIA-FRIENDLY di Lorenza Formicola<br /> <br />Era etichettato come "segreto" il disarmante rapporto del governo Attal intitolato Fratelli Musulmani e islamismo politico in Francia. Le Figaro è riuscito ad averlo in anteprima, oltre che in esclusiva. Reti tentacolari, organizzazione segreta, quartieri islamizzati: il quadro dipinto è il progetto dettagliato del tentativo di reclutamento al fine di instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a.<br />La versione desecretata ma alleggerita verrà presentata oggi, 21 maggio, da Macron al Consiglio di Difesa. La questione dell'infiltrazione islamista e dei Fratelli Musulmani ha turbato il 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré.<br />Il delicatissimo documento di difesa, il cui intero contenuto non sarà reso pubblico probabilmente mai, e a cui hanno lavorato un prefetto e un ambasciatore avvalendosi di una ricca rete diplomatica, non era esattamente quello che Macron si aspettava di aggiungere alla lista delle già non poche seccature. Era solo il 12 maggio, quando l'Assembléè Nationale su iniziativa della coalizione di centrodestra, presentava la proposta di risoluzione volta alla creazione di una commissione d'inchiesta sui legami esistenti tra i rappresentanti di movimenti politici, organizzazioni e reti che sostengono l'azione terroristica o diffondono l'ideologia islamista.<br />Poi è arrivato il rapporto non più "segreto". È stata una missione lunga oltre un anno, condotta in Francia e in diverse altre parti d'Europa, durante la quale sono stati incontrati leader musulmani sia a livello nazionale che locale, ritenuti espressione dei Fratelli Musulmani a Parigi.<br />Annunciata circa un anno fa, l'inchiesta ha trovato un contesto in cui la presenza dell'islam legato alla Fratellanza è radicata in almeno venti dipartimenti. Il rapporto, inoltre, conferma che a fare da sfondo ad un fenomeno che pare fortemente in ascesa, è anche l'impatto della guerra scoppiata dopo l'attentato terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Il meccanismo d'influenza dei Fratelli Musulmani emerge con forza: attraverso strategie di separatismo e sovversione, la Fratellanza ha saputo portare avanti un processo di islamizzazione nel territorio francese, contribuendo alla destabilizzazione della République.<br />Il rapporto del governo racconta di una cerchia interna del movimento della Fratellanza, vale a dire lo zoccolo duro, che conterebbe tra le 400 e le 1000 persone, con un bilancio che si aggira intorno ai 500.000 euro, e che, in ragione dei tentativi del governo di arginare il fenomeno, negli ultimi cinque anni si sarebbe quantomeno dimezzato. Fino al 2019 la Fratellanza ha potuto beneficiare dei finanziamenti esteri provenienti, tra i tanti, anche dal Qatar.<br />FRANCIA, PORTA SPALANCATA PER L'ISLAM<br />Emerge una Francia porta d'accesso, più che aperta, spalancata per l'islamismo. Nelle 73 pagine recepite in esclusiva da Le Figaro emerge che sono circa 139 i luoghi di culto direttamente alle dipendenze della Fratellanza e rappresentano la principale emanazione del movimento. Hanno, ormai, ridefinito buoni e cattivi, seguendo un criterio che fonde realismo politico e utilitarismo economico.<br />Negli anni sono stati capaci di occupare il settore dell'istruzione, ormai priorità della branca francese dei Fratelli Musulmani. Secondo il rapporto, sono 21 gli istituti legati alla Fratellanza e accolgono oltre 4.200 studenti. Sono, invece, 815 le scuole coraniche su tutto il territorio nazionale che accolgono complessivamente 66.050 studenti minorenni. Mentre il velo resta lo stendardo della preservazione dell'islam nella Francia di Macron.<br />I servizi segreti, ancora, hanno identificato nella regione di Lione non meno di «una cinquantina di associazioni musulmane (...) che manifestano più generalmente un'inclinazione verso i Fratelli Musulmani» e sarebbero due le grandi moschee, di cui una probabilmente quella di Villeurbanne, a svolgere la funzione di pilastri del sistema. Le figure religiose, onnipresenti, esercitano un'influenza in tutte le direzioni «nei campi della beneficenza e dell'impegno umanitario, dell'educazione religiosa, della famiglia, del matrimonio, dell'integrazione professionale, dell'imprenditoria musulmana, della tutela dei consumatori, dei servizi alla persona, dell'educazione degli adulti» e, naturalmente, nella «lotta contro l'islamofobia». Questo controllo totale si traduce in una «rigorosa pratica religiosa con un numero molto elevato di bambine che indossano l'abaya e un aumento massiccio e visibile di bambine che indossano il velo». Addirittura all'età di cinque anni.<br />Il rapporto ripercorre la storia del movimento in Europa iniziata almeno 70 anni fa, «a seguito dei movimenti migratori e della repressione nei loro confronti nel mondo musulmano a partire dagli anni '50».<br />Solo poche settimane fa, Bruno Retailleau, ministro dell'Interno, lamentava la possibilità, a suo dire, che i Fratelli Musulmani potrebbero presentarsi per le presidenziali del 2027 con un loro partito o con una rete capace di sostenere un candidato pescato da forze già esistenti nel Paese: «se ci prendete con voi, vi portiamo un sacco di voti». «L'obiettivo finale è quello di far inginocchiare l'intera società francese alla legge della shari'a», sostiene il ministro Retailleau.<br />GLI ISLAMISTI AVANZANO IN TUTTI GLI AMBITI<br />E, nel frattempo, proprio mentre scriviamo, Fondapol, il think tank guidato da Dominique Reynié, ha pubblicato il rapporto Combattere l'islamismo sul campo scritto dal prefetto di Hauts-de-Seine, Alexandre Brugère, e con un contributo del ministro dell'Interno Retailleau. Quasi come un riscontro dello sconvolgente rapporto dei servizi segreti sui Fratelli Musulmani.<br />Riguardo all'accelerazione dell'entrismo islamico nella società, secondo il prefetto Brugère gli islamisti avanzano e si sono infiltrati in «tutti gli ambiti della nostra vita collettiva». Predicatori sui social media; scuole private a carattere islamico che non hanno sottoscritto un contratto con lo Stato; società sportive che mescolano sfacciatamente sport e preghiera, separano le donne dagli uomini e promuovono il velo nelle competizioni; attività commerciali halal che spingono per l'in-group - cioè nascono per rafforzare un senso di appartenenza comunitaria tra musulmani, per trasmettere valori religiosi e alimentare una logica di separazione e di isolamento.<br />Quanto ai luoghi di culto, il prefetto sottolinea la difficoltà nell'identificare i sermoni legati al terrorismo perché è in atto la strategia dell'occultamento (la famosa taqîya) per non farsi segnalare.<br />Per contestare tutto ciò che è occidentale in Francia «i movimenti dei Fratelli Musulmani puntano sui numeri, con un carburante potente: la vittimizzazione di fronte alla presunta minaccia di islamofobia. Tutti posso vedere come questo neologismo, utilizzato in tutti i modi, sia diventato un argomento di marketing inarrestabile per incoraggiare milioni di francesi a ritirarsi dalla comunità nazionale», scrive il prefetto Brugère nel suo dossier.<br />I Fratelli Musulmani condividono elementi riconducibili ad alcune sette, metodi di entrismo e di infiltrazione paragonabili a un'organizzazione mafiosa. I Fratelli musulmani stanno conducendo una guerra a bassa intensità che, purtroppo, leggiamo attraverso il prisma deformante del radicalismo.<br />L'obiettivo è riunire la umma, la nazione musulmana, l'unica legittima ai loro occhi. Vogliono instaurare una società islamica globalizzata in conformità con un'esigenza divina. Nelle società prive di tradizione musulmana, vogliono rendere la società "sharia-compatibile" fino a quando non si "arrenderà" naturalmente all'islam. In un momento in cui la Francia è divorata da un male esistenziale, l'esecutivo dovrà portare la risposta a un livello completamente nuovo. È in pericolo non solo la Francia, ma tutta l'Europa.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66286715</guid><pubDate>Tue, 27 May 2025 18:17:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66286715/un_rapporto_non_piu_segreto_svela_la_francia.mp3" length="8558176" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8178

UN RAPPORTO (NON PIU') SEGRETO SVELA LA FRANCIA SHARIA-FRIENDLY di Lorenza Formicola
 
Era etichettato come "segreto" il disarmante rapporto del governo Attal intitolato Fratelli Musulmani e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8178" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8178</a><br /><br />UN RAPPORTO (NON PIU') SEGRETO SVELA LA FRANCIA SHARIA-FRIENDLY di Lorenza Formicola<br /> <br />Era etichettato come "segreto" il disarmante rapporto del governo Attal intitolato Fratelli Musulmani e islamismo politico in Francia. Le Figaro è riuscito ad averlo in anteprima, oltre che in esclusiva. Reti tentacolari, organizzazione segreta, quartieri islamizzati: il quadro dipinto è il progetto dettagliato del tentativo di reclutamento al fine di instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a.<br />La versione desecretata ma alleggerita verrà presentata oggi, 21 maggio, da Macron al Consiglio di Difesa. La questione dell'infiltrazione islamista e dei Fratelli Musulmani ha turbato il 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré.<br />Il delicatissimo documento di difesa, il cui intero contenuto non sarà reso pubblico probabilmente mai, e a cui hanno lavorato un prefetto e un ambasciatore avvalendosi di una ricca rete diplomatica, non era esattamente quello che Macron si aspettava di aggiungere alla lista delle già non poche seccature. Era solo il 12 maggio, quando l'Assembléè Nationale su iniziativa della coalizione di centrodestra, presentava la proposta di risoluzione volta alla creazione di una commissione d'inchiesta sui legami esistenti tra i rappresentanti di movimenti politici, organizzazioni e reti che sostengono l'azione terroristica o diffondono l'ideologia islamista.<br />Poi è arrivato il rapporto non più "segreto". È stata una missione lunga oltre un anno, condotta in Francia e in diverse altre parti d'Europa, durante la quale sono stati incontrati leader musulmani sia a livello nazionale che locale, ritenuti espressione dei Fratelli Musulmani a Parigi.<br />Annunciata circa un anno fa, l'inchiesta ha trovato un contesto in cui la presenza dell'islam legato alla Fratellanza è radicata in almeno venti dipartimenti. Il rapporto, inoltre, conferma che a fare da sfondo ad un fenomeno che pare fortemente in ascesa, è anche l'impatto della guerra scoppiata dopo l'attentato terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Il meccanismo d'influenza dei Fratelli Musulmani emerge con forza: attraverso strategie di separatismo e sovversione, la Fratellanza ha saputo portare avanti un processo di islamizzazione nel territorio francese, contribuendo alla destabilizzazione della République.<br />Il rapporto del governo racconta di una cerchia interna del movimento della Fratellanza, vale a dire lo zoccolo duro, che conterebbe tra le 400 e le 1000 persone, con un bilancio che si aggira intorno ai 500.000 euro, e che, in ragione dei tentativi del governo di arginare il fenomeno, negli ultimi cinque anni si sarebbe quantomeno dimezzato. Fino al 2019 la Fratellanza ha potuto beneficiare dei finanziamenti esteri provenienti, tra i tanti, anche dal Qatar.<br />FRANCIA, PORTA SPALANCATA PER L'ISLAM<br />Emerge una Francia porta d'accesso, più che aperta, spalancata per l'islamismo. Nelle 73 pagine recepite in esclusiva da Le Figaro emerge che sono circa 139 i luoghi di culto direttamente alle dipendenze della Fratellanza e rappresentano la principale emanazione del movimento. Hanno, ormai, ridefinito buoni e cattivi, seguendo un criterio che fonde realismo politico e utilitarismo economico.<br />Negli anni sono stati capaci di occupare il settore dell'istruzione, ormai priorità della branca francese dei Fratelli Musulmani. Secondo il rapporto, sono 21 gli istituti legati alla Fratellanza e accolgono oltre 4.200 studenti. Sono, invece, 815 le scuole coraniche su tutto il territorio nazionale che accolgono complessivamente 66.050 studenti minorenni. 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L'indagine approfondita, firmata dal professore universitario di scienze gestionali dell'Institut d'Administration des Entreprises de Brest, Lionel Honoré, evidenzia come lo spazio, l'influenza e le circostanze segnate dalla fede in ambito lavorativo siano in netto aumento rispetto al 2022 e l'islam figura come la religione più rappresentata. Il rapporto entra nel merito e utilizza l'espressione sovrarappresentazione per l'islam.<br />Honoré ha concentrato il suo lavoro di ricerca dedicando l'attenzione sul funzionamento delle aziende e sui comportamenti di dirigenti e dipendenti quando c'è di mezzo la religione. Dato che s'inserisce, a sua volta, in quello di un Paese dove l'ateismo è in crescita - circa il 40% della popolazione -, a dirsi ancora cristiani è poco meno del 50% e i musulmani dichiarati sono tra l'8 e 10%.<br />Secondo l'Institut Montaigne, il 71% degli intervistati dichiara di esser stato testimone di un qualche tipo di episodio in cui la religione ha influito sulla gestione del lavoro, rispetto al 66,7% di due anni fa: questo significa che sette aziende su dieci identificano nel loro funzionamento quotidiano situazioni che è la religione a regolare, si tratta del dato più alto da quanto il rapporto viene pubblicato. L'islam è presente nell'81% delle situazioni, contro il 73% del 2022. In calo il cattolicesimo, che figura nel 19% dei casi e i culti evangelici nel 16% delle circostanze.<br />L'ampio studio, basato sulle risposte di 1.348 dirigenti e 1.401 dipendenti, vuole fornire un indicatore efficace dell'evoluzione della religione all'interno della società. Se «nella maggioranza delle aziende, la presenza della religione è regolamentata e gestita senza notevoli difficoltà», nota l'autore del rapporto, Lionel Honoré, «le tensioni e i conflitti registrati sono in notevole aumento».<br />COMPORTAMENTO NEGATIVO NEI CONFRONTI DELLE DONNE<br />E la sovrarappresentazione della religione musulmana si riflette in particolare nell'uso di simboli religiosi in forte aumento, - al 36% nel 2024 rispetto al 19% nel 2022 -, ma anche per quel che concerne le assenze e le richieste di cambiamenti d'orario: il 52% delle richieste arriva dall'islam. È il 44% degli intervistati a denunciare, invece, che alcuni simboli religiosi sono ragione di preoccupazione e turbano la quiete sul posto di lavoro.<br />Anche il comportamento negativo nei confronti delle donne viene citato come conseguenza importante dei «fatti religiosi» osservati sul lavoro. Nel 2024, il 15% dei dipendenti intervistati ha assistito ad atteggiamenti sgradevoli, rispetto al 13% nel 2022. Secondo il rapporto, «fatti e comportamenti negativi nei confronti delle donne si riscontrano esclusivamente come legati all'islam». Più in generale, «ogni episodio trasgressivo sul posto di lavoro ha a che fare con l'islam»: nel 91% delle circostanze contro l'89% del 2022.<br />Il 6% afferma che sta cambiando il proprio comportamento con le colleghe per motivi religiosi e un altro 6% ha già chiesto di non lavorare direttamente con o sotto supervisione di una donna.<br />Secondo l'indagine, l'ebraismo risulta la fede più colpita da atti discriminatori. Gli atti frequenti di stigmatizzazione sono al 15% (+2 punti), mentre gli atti occasionali sono al 23%, con un aumento di ben 15 punti percentuali. Questi due dati sono in forte crescita rispetto alla rilevazione del 2022 (rispettivamente del 2% e del 13%). Nel dettaglio, lo stigma nei confronti delle persone di fede ebraica è particolarmente aumentato rispetto al 2022, passando dal 16% al 32%.<br />L'indicatore dell'Institut Montaigne dimostra anche che la manifestazione dei fatti religiosi in atto è soprattutto una questione di età. Pertanto, la stragrande maggioranza delle situazioni (79%) coinvolge persone di età inferiore ai 40 anni. I casi di comportamento negativo nei confronti delle donne, attribuiti dal rapporto esclusivamente ai dipendenti musulmani, sono presenti in modo significativo prima dei 35 anni e poi si fanno più rari sopra i 40 anni.<br />CONDIZIONARE COMPORTAMENTI<br />Lo studio sottolinea, così, come il crescente impatto di determinate convinzioni religiose nel mondo professionale sia capace di condizionare comportamenti, abitudini e consumi. Quello del think tank parigino non è, pertanto, un rapporto sui generis. Ma vuole essere una fotografia statistica rilevatrice di un Paese che sta andando in sofferenza nel rapporto con l'islam nello spazio pubblico. Basta tornare indietro di circa dieci anni, che poi è anche il momento in cui l'Institut Montaigne ha inaugurato le sue indagini annuali.<br />Pochi giorni dopo gli attentati islamici del Bataclan, e in seguito alla notizia che voleva Samy Amimour, uno dei kamikaze, come autista di autobus della Ratp, la compagnia del trasporto pubblico parigina, iniziò ad emergere la preoccupazione dell'ingerenza islamica nel mondo del lavoro. Quell'attentato aprì tutta una serie di indagini in Francia ed emerse quel che già si sapeva: a Pavillons-sous-Bois - quartier generale del reparto autobus e tram della Ratp - i dirigenti non comandavano molto. La direzione raccontò di come le istanze delle comunità islamiche di fatto regolavano, già allora, le dinamiche sul posto di lavoro: dal rifiuto dei macchinisti di stringere la mano alle donne o di guidare se dietro un'auto a sua volta guidata da una donna fino agli autobus in sosta, nel bel mezzo della corsa giornaliera, per recitare le preghiere.<br />Tra manifestazioni di pietà, rapporti tra uomini e donne, integrazione di nuovi dipendenti e addirittura di paura del terrorismo, la RATP dieci anni fa condensava, in una stessa azienda, tutti i temi propri dell'espressione della religione al lavoro e che oggi l'Istitut Montaigne analizza a livello nazionale raccontando di quelli che erano solo allarmi e oggi son fatti consolidati.<br />CLAUSOLA DI NEUTRALITÀ<br />Era il 2005, quando veniva introdotta una clausola di neutralità nei contratti di lavoro per le prime difficoltà riscontrate. E nel 2011 venne addirittura pubblicato un primo codice etico in Francia. Ma l'iniziativa aveva un significato più simbolico che reale. Era l'epoca in cui la storica sigla sindacale francese, Force Ouvrière, venne soprannominata “Forza Orientale” perché appariva oltremodo aperta alle richieste della comunità islamica. Nel 2014, la Force Ouvrière sospese l'adesione di quasi 200 iscritti al sindacato perché non rispondevano ai valori dello Stato. Decisione che costerà un prezzo altissimo: alla fine del 2014 il sindacato ottenne solo il 9,6% dei voti e perse la sua rappresentanza alla RATP. A beneficio di un nuovo sindacato, appena nato, la SAP, ribattezzato tra gli addetti ai lavori come “l'Unione dei musulmani”.<br />La cronaca francese del 2024 racconta di corrieri che rifiutano di consegnare casse di vino o birre, o, addirittura, di aziende di aiuto domestico responsabili della spesa per anziani non autosufficienti con dipendenti velate che depennano carne di maiale dalle liste della spesa. E poi c'è tutto il tema legato a quando, come e se lavorare durante il Ramadan.<br />Nel 1987, Gilles Kepel propose di parlare di «estensione del dominio halal» per descrivere la trasformazione delle forme di religiosità che dalle periferie arrivavano in centro con una rigidità identitaria inedita al punto di spingere a governare la loro esistenza e il mondo che li circonda. Nel 1900: in Francia lo 0% dei neonati aveva un nome arabo-musulmano. Nel 2021 erano il 21,1%. Una dinamica, non marginale, che ha già trasformato profondamente il volto culturale della Francia.<br />Houellebecq, il celebre scrittore francese, al Corriere della Sera, l'11 dicembre, raccontava, «quando ho lasciato la Francia nel 1999 non si parlava affatto d'islam. Quando sono tornato, 12 anni più tardi, non si parlava che di questo, continuamente». Aggiungendo, a proposito di una Francia cambiata o meno, dopo gli attentati del 2015, «il peggio è che non è cambiato niente. L'islamismo ha continuato ad avanzare».<br />Il nucleo del romanzo fantapolitico Sottomissione che, probabilmente ha reso veramente famoso Houellebecq è la penetrazione nell'islam nella società attraverso l'università. Cosa che l'islam ha già fatto. Oggi, il rapporto dell'Institut Montaigne ci racconta che l'islam ha invaso il mondo del lavoro francese, quindi la società, modellandola.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65446721</guid><pubDate>Tue, 08 Apr 2025 21:34:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65446721/come_l_islam_sta_cambiando_il_modo_di_lavorare.mp3" length="9564622" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8128

COME L'ISLAM STA CAMBIANDO IL MODO DI LAVORARE IN FRANCIA di Lorenza Formicola
 
Come ogni anno dal 2013, l'Institut Montaigne - think tank di orientamento liberale molto vicino al presidente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8128" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8128</a><br /><br />COME L'ISLAM STA CAMBIANDO IL MODO DI LAVORARE IN FRANCIA di Lorenza Formicola<br /> <br />Come ogni anno dal 2013, l'Institut Montaigne - think tank di orientamento liberale molto vicino al presidente Macron - ha pubblicato il suo rapporto per determinare il peso della religione nel mondo del lavoro in Francia. L'indagine approfondita, firmata dal professore universitario di scienze gestionali dell'Institut d'Administration des Entreprises de Brest, Lionel Honoré, evidenzia come lo spazio, l'influenza e le circostanze segnate dalla fede in ambito lavorativo siano in netto aumento rispetto al 2022 e l'islam figura come la religione più rappresentata. Il rapporto entra nel merito e utilizza l'espressione sovrarappresentazione per l'islam.<br />Honoré ha concentrato il suo lavoro di ricerca dedicando l'attenzione sul funzionamento delle aziende e sui comportamenti di dirigenti e dipendenti quando c'è di mezzo la religione. Dato che s'inserisce, a sua volta, in quello di un Paese dove l'ateismo è in crescita - circa il 40% della popolazione -, a dirsi ancora cristiani è poco meno del 50% e i musulmani dichiarati sono tra l'8 e 10%.<br />Secondo l'Institut Montaigne, il 71% degli intervistati dichiara di esser stato testimone di un qualche tipo di episodio in cui la religione ha influito sulla gestione del lavoro, rispetto al 66,7% di due anni fa: questo significa che sette aziende su dieci identificano nel loro funzionamento quotidiano situazioni che è la religione a regolare, si tratta del dato più alto da quanto il rapporto viene pubblicato. L'islam è presente nell'81% delle situazioni, contro il 73% del 2022. In calo il cattolicesimo, che figura nel 19% dei casi e i culti evangelici nel 16% delle circostanze.<br />L'ampio studio, basato sulle risposte di 1.348 dirigenti e 1.401 dipendenti, vuole fornire un indicatore efficace dell'evoluzione della religione all'interno della società. Se «nella maggioranza delle aziende, la presenza della religione è regolamentata e gestita senza notevoli difficoltà», nota l'autore del rapporto, Lionel Honoré, «le tensioni e i conflitti registrati sono in notevole aumento».<br />COMPORTAMENTO NEGATIVO NEI CONFRONTI DELLE DONNE<br />E la sovrarappresentazione della religione musulmana si riflette in particolare nell'uso di simboli religiosi in forte aumento, - al 36% nel 2024 rispetto al 19% nel 2022 -, ma anche per quel che concerne le assenze e le richieste di cambiamenti d'orario: il 52% delle richieste arriva dall'islam. È il 44% degli intervistati a denunciare, invece, che alcuni simboli religiosi sono ragione di preoccupazione e turbano la quiete sul posto di lavoro.<br />Anche il comportamento negativo nei confronti delle donne viene citato come conseguenza importante dei «fatti religiosi» osservati sul lavoro. Nel 2024, il 15% dei dipendenti intervistati ha assistito ad atteggiamenti sgradevoli, rispetto al 13% nel 2022. Secondo il rapporto, «fatti e comportamenti negativi nei confronti delle donne si riscontrano esclusivamente come legati all'islam». Più in generale, «ogni episodio trasgressivo sul posto di lavoro ha a che fare con l'islam»: nel 91% delle circostanze contro l'89% del 2022.<br />Il 6% afferma che sta cambiando il proprio comportamento con le colleghe per motivi religiosi e un altro 6% ha già chiesto di non lavorare direttamente con o sotto supervisione di una donna.<br />Secondo l'indagine, l'ebraismo risulta la fede più colpita da atti discriminatori. Gli atti frequenti di stigmatizzazione sono al 15% (+2 punti), mentre gli atti occasionali sono al 23%, con un aumento di ben 15 punti percentuali. Questi due dati sono in forte crescita rispetto alla rilevazione del 2022 (rispettivamente del 2% e del 13%). Nel dettaglio, lo stigma nei confronti delle persone di fede ebraica è particolarmente aumentato rispetto al 2022,...]]></itunes:summary><itunes:duration>598</itunes:duration><itunes:keywords>cambio,francia,islam,mododilavorare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a399ab01cdb7967345620b42e226a8cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ramadan, scene di ordinaria sottomissione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ramadan-scene-di-ordinaria-sottomissione--65291964</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8119" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8119</a><br /><br />SANTI O MEDIOCRI? LA NECESSITA' DELLA VIRTU' CARDINALE DELLA FORTEZZA di Padre Cipriano de Amborosiis<br /> <br />"Viva Cristo Re!". Furono queste le ultime parole pronunciate dal martire messicano, il beato Miguel Pro, accusato ingiustamente e fucilato in odio alla fede il 23 novembre 1927 a soli 36 anni d'età. Nel periodo della persecuzione messicana contro la Chiesa, egli si donò completamente per sostenere i cattolici perseguitati, i poveri, i malati, i moribondi. Svolse clandestinamente il suo ministero di sacerdote, e in un giorno riuscì a distribuire anche 1500 Sante Comunioni. Questo Beato, che agli occhi di tutti sembrava essere sempre felice e ottimista, in realtà nascondeva le lacrime dietro al sorriso e passò nel crogiolo della sofferenza più acuta e della depressione a causa della persecuzione che stava patendo il suo popolo e la sua famiglia. Arrestato, quando si rese conto che gli restavano poche ore di vita, chiese di essere portato sul luogo dell'esecuzione, senza essere bendato né trascinato. Poco prima di ricevere il proiettile in petto, perdonò i suoi assassini e allargò le braccia a forma di croce, tenendo in mano il Rosario.<br />Un anno dopo la morte del Beato, san José Sanchez del Rio, ragazzo messicano di 14 anni, subiva anche lui il martirio in difesa della fede cattolica, dopo atroci torture. Prima di morire, dopo essere stato ripetutamente pugnalato, un soldato gli chiese di lasciare un messaggio per suo padre: «Ditegli che ci rivedremo in Paradiso. Viva Cristo Re! Viva la Madonna di Guadalupe!».<br />LE ALTERNATIVE SONO DUE<br />La beata Irene Stefani, missionaria in Africa, morta in Kenya nel 1930, era instancabile nel correre tra i malati, nell'amministrare ai moribondi il Battesimo (amministrò il Battesimo a circa tremila anime in punto di morte), nel catechizzare, nel sanare le piaghe dell'anima e del corpo. Tutti questi Santi (e tanti altri ancora) dove trovavano la forza spirituale (e fisica) nell'andare avanti?<br />Nelle nostre vite le sofferenze, i dolori, i travagli e le avversità sono innumerevoli, ed è impossibile che spariscano. Quello che però fa la differenza è come li affrontiamo nel tempo che ci è dato da Dio. Le alternative sono due: possiamo comportarci da eroi o da mediocri. Gli eroi, i Santi, sono coloro che danno valore soprannaturale alla sofferenza, perché vedono in essa un mezzo per unirsi più intimamente a Cristo e per andare in Paradiso; i mediocri invece si lamentano di essa, si chiedono perché Dio li abbia voluti punire mandando quei castighi, arrivano alla disperazione e alla mancanza di abbandono in Dio.<br />La fortezza è perciò quella virtù che fa affrontare senza temerità e timidezza qualunque pericolo per il servizio di Dio e del prossimo. Tra temerità e timidezza c'è una differenza grande quanto il giorno e la notte: la prima ci fa affrontare i pericoli confidando solo nelle nostre forze, la seconda invece non ci dà il coraggio di superare le difficoltà, non facendoci confidare nell'aiuto della grazia.<br />NÉ TEMERITÀ, NÉ TIMIDEZZA<br />Due eccessi a cui la virtù della fortezza sa ben rispondere in maniera equilibrata. Questa, inoltre, ci fa superare le tentazioni e le difficoltà che provengono da parte del demonio, del mondo e delle passioni. La fortezza fa vincere il rispetto umano, ci dà la forza per affrontare le derisioni, le persecuzioni, la morte e anche il martirio. Integra questa virtù la pazienza, grazie alla quale sopportiamo con animo sereno le tribolazioni permesse da Dio per la nostra santificazione.<br />Nelle Litanie lauretane invochiamo l'Immacolata sotto il titolo di Vergine potente. In effetti, non si può forse considerare la nostra Mamma celeste come l'esempio, per noi più importante, di Colei che ha vissuto integralmente e in maniera eroica la virtù della fortezza? Quante difficoltà ha dovuto affrontare nella sua vita, a partire dalla Nascita di Gesù, la fuga in Egitto, la profezia di Simeone, la Passione e la Crocifissione dell'amato Figlio? Tutto ciò che ha patito Cristo, l'ha sofferto intimamente e interiormente anche Lei. Solo l'Immacolata può veramente insegnarci come si soffra e si offra santamente. Solo Lei può insegnarci la magnanimità, che rende pronti a compiere opere eccelse per il servizio di Dio, la pazienza nel sopportare tutti i mali senza contristarsi, e la perseveranza, che fa proseguire nell'esercizio delle virtù.<br />È a Lei dunque che chiediamo la grazia dell'esercizio perfetto della virtù della fortezza, come i martiri, come i missionari, instancabili nel servizio a Dio, come tutti i Santi che hanno fatto di Dio la loro roccia, il loro sostegno, senza temere le tempeste della vita perché totalmente fidenti in Lui.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65291964</guid><pubDate>Tue, 01 Apr 2025 22:11:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65291964/ramadan_scene_di_ordinaria_sottomissione.mp3" length="8855345" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8119

SANTI O MEDIOCRI? LA NECESSITA' DELLA VIRTU' CARDINALE DELLA FORTEZZA di Padre Cipriano de Amborosiis
 
"Viva Cristo Re!". Furono queste le ultime parole pronunciate dal martire messicano, il beato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8119" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8119</a><br /><br />SANTI O MEDIOCRI? LA NECESSITA' DELLA VIRTU' CARDINALE DELLA FORTEZZA di Padre Cipriano de Amborosiis<br /> <br />"Viva Cristo Re!". Furono queste le ultime parole pronunciate dal martire messicano, il beato Miguel Pro, accusato ingiustamente e fucilato in odio alla fede il 23 novembre 1927 a soli 36 anni d'età. Nel periodo della persecuzione messicana contro la Chiesa, egli si donò completamente per sostenere i cattolici perseguitati, i poveri, i malati, i moribondi. Svolse clandestinamente il suo ministero di sacerdote, e in un giorno riuscì a distribuire anche 1500 Sante Comunioni. Questo Beato, che agli occhi di tutti sembrava essere sempre felice e ottimista, in realtà nascondeva le lacrime dietro al sorriso e passò nel crogiolo della sofferenza più acuta e della depressione a causa della persecuzione che stava patendo il suo popolo e la sua famiglia. Arrestato, quando si rese conto che gli restavano poche ore di vita, chiese di essere portato sul luogo dell'esecuzione, senza essere bendato né trascinato. Poco prima di ricevere il proiettile in petto, perdonò i suoi assassini e allargò le braccia a forma di croce, tenendo in mano il Rosario.<br />Un anno dopo la morte del Beato, san José Sanchez del Rio, ragazzo messicano di 14 anni, subiva anche lui il martirio in difesa della fede cattolica, dopo atroci torture. Prima di morire, dopo essere stato ripetutamente pugnalato, un soldato gli chiese di lasciare un messaggio per suo padre: «Ditegli che ci rivedremo in Paradiso. Viva Cristo Re! Viva la Madonna di Guadalupe!».<br />LE ALTERNATIVE SONO DUE<br />La beata Irene Stefani, missionaria in Africa, morta in Kenya nel 1930, era instancabile nel correre tra i malati, nell'amministrare ai moribondi il Battesimo (amministrò il Battesimo a circa tremila anime in punto di morte), nel catechizzare, nel sanare le piaghe dell'anima e del corpo. Tutti questi Santi (e tanti altri ancora) dove trovavano la forza spirituale (e fisica) nell'andare avanti?<br />Nelle nostre vite le sofferenze, i dolori, i travagli e le avversità sono innumerevoli, ed è impossibile che spariscano. Quello che però fa la differenza è come li affrontiamo nel tempo che ci è dato da Dio. Le alternative sono due: possiamo comportarci da eroi o da mediocri. Gli eroi, i Santi, sono coloro che danno valore soprannaturale alla sofferenza, perché vedono in essa un mezzo per unirsi più intimamente a Cristo e per andare in Paradiso; i mediocri invece si lamentano di essa, si chiedono perché Dio li abbia voluti punire mandando quei castighi, arrivano alla disperazione e alla mancanza di abbandono in Dio.<br />La fortezza è perciò quella virtù che fa affrontare senza temerità e timidezza qualunque pericolo per il servizio di Dio e del prossimo. Tra temerità e timidezza c'è una differenza grande quanto il giorno e la notte: la prima ci fa affrontare i pericoli confidando solo nelle nostre forze, la seconda invece non ci dà il coraggio di superare le difficoltà, non facendoci confidare nell'aiuto della grazia.<br />NÉ TEMERITÀ, NÉ TIMIDEZZA<br />Due eccessi a cui la virtù della fortezza sa ben rispondere in maniera equilibrata. Questa, inoltre, ci fa superare le tentazioni e le difficoltà che provengono da parte del demonio, del mondo e delle passioni. La fortezza fa vincere il rispetto umano, ci dà la forza per affrontare le derisioni, le persecuzioni, la morte e anche il martirio. Integra questa virtù la pazienza, grazie alla quale sopportiamo con animo sereno le tribolazioni permesse da Dio per la nostra santificazione.<br />Nelle Litanie lauretane invochiamo l'Immacolata sotto il titolo di Vergine potente. In effetti, non si può forse considerare la nostra Mamma celeste come l'esempio, per noi più importante, di Colei che ha vissuto integralmente e in maniera eroica la virtù della fortezza? 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Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?», Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar, il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno, le catene di fast food offrono sconti, i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana".<br />Non basta: nella capitale britannica sono state accese le "Luci del Ramadan" a Coventry Street, mentre nella centralissima Leicester Square c'è una installazione luminosa interattiva che vuole simboleggiare lo "spirito del Ramadan".<br />L'islamizzazione europea avanza dunque indisturbata, come un'onda silenziosa. Da una parte si reclama di togliere dalle scuole il presepio o i canti di Natale, per non urtare la sensibilità dei non cattolici, ma nessuno si sognerebbe di chiedere la rimozione delle luminarie del Ramadan.<br />L'ostentazione del Ramadan da parte dei musulmani ci aiuta a capire la differenza con la nostra Quaresima, che non ha bisogno di luminarie, perché è uno spirito interiore. L'Islam invece si presenta come una religione rituale, che si limita a esigere dai propri appartenenti il rispetto dei cosiddetti cinque pilastri: l'affermazione verbale del monoteismo, la recita delle preghiere prescritte, il viaggio una volta nella vita alla Mecca, l'elemosina rituale e quello che è l'aspetto più noto: il digiuno del Ramadan.<br />LA RELIGIONE DEL PIACERE<br />Una volta adempiuti questi obblighi esteriori, il musulmano è libero di immergersi nel piacere. Il digiuno del Ramadan non è penitenza, è ritualismo. Si digiuna per otto ore e si mangia a volontà nelle otto ore successive. Ciò sarebbe inconcepibile per un cristiano a cui nella Quaresima non viene richiesto di osservare dei semplici riti, ma di vivere in spirito di penitenza. Per questo Gesù stigmatizza l'atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni rituali imposte dalla legge, ma avendo il cuore lontano da Dio.<br />Nell'Islam non c'è spirito di penitenza perché non c'è spirito di sacrificio. E non c'è spirito di sacrificio perché l'Islam ignora, anzi respinge, quel sacrificio della Croce che san Paolo definisce "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani". (1 Corinzi 1, 22-23).<br />L'Islam può essere definito una "religione del piacere": non solo perché ignora il sacrificio, ma perché sostituisce nel Paradiso al concetto cristiano di felicità eterna quello di eterno piacere, di infinita voluttà. Il paradiso islamico, prevede innanzitutto le gioie dei sensi: banchetti squisiti, accompagnati da vini prelibati; gioie carnali con le sempre vergini a disposizione degli Eletti.<br />Il Papa Pio II, in una celebre lettera scritta nel 1461 al sultano Maometto il conquistatore, lo ammoniva con queste parole: nella vita eterna "la nostra felicità corrisponde alla parte più nobile del corpo, l'anima; la vostra alla più vile, il corpo. La nostra felicità è intellettuale, la vostra materiale. (...) La nostra è comune agli angeli e allo stesso Dio, la tua ai porci e agli animali bruti".<br />UNA RELIGIONE TOTALITARIA CHE VUOLE LA CONQUISTA DEL MONDO<br />Proprio per questo edonismo, l'Islam può esercitare un'attrazione sui giovani secolarizzati d'Occidente. I giovani occidentali, come ogni uomo, aspirano al sacro, all'assoluto, ma sono corrotti dal relativismo, incapaci di sacrificio. L'Islam offre loro una religione che presenta un surrogato di sacro, senza chiedere nessun sacrificio reale. Ma la chiave del successo dell'Islam sta anche nell'appoggio finanziario che riceve dall'OCI, la Conferenza Internazionale Islamica, che raccoglie 58 Paesi musulmani e da alcune delle nazioni più ricche della terra, come l'Arabia Saudita. [...]<br />L'Islam è una religione totalitaria che si propone la conquista del mondo e l'Arabia Saudita, dopo aver investito per decenni in moschee, oggi investe nelle università occidentali per cambiarne le idee. [...]<br />Negli Stati Uniti una vasta protesta a favore dei terroristi di Hamas ha coinvolto prestigiosi atenei, come la California University, Harvard, Yale e Columbia. Una delle ragioni di questo allineamento di una cospicua parte di studenti e di docenti delle università americane alle parole d'ordine dell'Islam radicale sta nel fatto che le principali università americane ricevono massicci finanziamenti da Fondi islamici, in particolare dall'Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati. Questo denaro, fluisce verso tutti i tipi di scuole americane private e pubbliche. In America, come in Europa, i finanziamenti non sono a fondo perduto, ma legati alla creazione di centri di studi, corsi di laurea e master dedicati alla promozione della cultura islamica e all'assunzione di docenti favorevoli alla religione di Allah, che viene praticata in moschee costruite negli immediati dintorni delle università.<br />La celebrazione del Ramadan è un'espressione di questa cultura, antitetica a quella occidentale e cristiana. E la resistenza a questa offensiva anticristiana, non si può certo ridurre al controllo, pur necessario, dei flussi migratori, ma è soprattutto culturale e spirituale.<br />Non è troppo tardi. Contro l'Islam che ci aggredisce facciamo nostre le parole che rivolgeva Pio II al sultano musulmano. Il Papa ricordava al "conquistatore" che nella storia è accaduto che un piccolo esercito cristiano riuscisse a sbaragliare il ben più forte esercito ottomano, solo grazie a un aiuto straordinario di Dio. Ciò non è mai accaduto per l'Islam. L'Islam può vincere con la forza del numero, delle armi o del danaro, ma non ha dalla sua il miracolo, l'intervento di Dio, che in qualsiasi momento è capace di capovolgere quelli che sembrano i destini irreversibili della storia.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65114524</guid><pubDate>Tue, 25 Mar 2025 22:57:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65114524/differenze_tra_quaresima_e_ramadan.mp3" length="7256502" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/8111

DIFFERENZE TRA LA QUARESIMA E IL RAMADAN di Roberto de Mattei
 
Sul "Corriere della Sera" del 13 marzo 2025 leggiamo un reportage dall'Inghilterra del giornalista Luigi Ippolito che scrive questo:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/8111" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/8111</a><br /><br />DIFFERENZE TRA LA QUARESIMA E IL RAMADAN di Roberto de Mattei<br /> <br />Sul "Corriere della Sera" del 13 marzo 2025 leggiamo un reportage dall'Inghilterra del giornalista Luigi Ippolito che scrive questo: "A Londra il Ramadan sembra aver soppiantato la Quaresima: quest'anno i due periodi di digiuno e penitenza praticamente coincidono, ma tutta l'attenzione appare focalizzata sulla ricorrenza musulmana. Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?», Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar, il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno, le catene di fast food offrono sconti, i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana".<br />Non basta: nella capitale britannica sono state accese le "Luci del Ramadan" a Coventry Street, mentre nella centralissima Leicester Square c'è una installazione luminosa interattiva che vuole simboleggiare lo "spirito del Ramadan".<br />L'islamizzazione europea avanza dunque indisturbata, come un'onda silenziosa. Da una parte si reclama di togliere dalle scuole il presepio o i canti di Natale, per non urtare la sensibilità dei non cattolici, ma nessuno si sognerebbe di chiedere la rimozione delle luminarie del Ramadan.<br />L'ostentazione del Ramadan da parte dei musulmani ci aiuta a capire la differenza con la nostra Quaresima, che non ha bisogno di luminarie, perché è uno spirito interiore. L'Islam invece si presenta come una religione rituale, che si limita a esigere dai propri appartenenti il rispetto dei cosiddetti cinque pilastri: l'affermazione verbale del monoteismo, la recita delle preghiere prescritte, il viaggio una volta nella vita alla Mecca, l'elemosina rituale e quello che è l'aspetto più noto: il digiuno del Ramadan.<br />LA RELIGIONE DEL PIACERE<br />Una volta adempiuti questi obblighi esteriori, il musulmano è libero di immergersi nel piacere. Il digiuno del Ramadan non è penitenza, è ritualismo. Si digiuna per otto ore e si mangia a volontà nelle otto ore successive. Ciò sarebbe inconcepibile per un cristiano a cui nella Quaresima non viene richiesto di osservare dei semplici riti, ma di vivere in spirito di penitenza. Per questo Gesù stigmatizza l'atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni rituali imposte dalla legge, ma avendo il cuore lontano da Dio.<br />Nell'Islam non c'è spirito di penitenza perché non c'è spirito di sacrificio. E non c'è spirito di sacrificio perché l'Islam ignora, anzi respinge, quel sacrificio della Croce che san Paolo definisce "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani". (1 Corinzi 1, 22-23).<br />L'Islam può essere definito una "religione del piacere": non solo perché ignora il sacrificio, ma perché sostituisce nel Paradiso al concetto cristiano di felicità eterna quello di eterno piacere, di infinita voluttà. Il paradiso islamico, prevede innanzitutto le gioie dei sensi: banchetti squisiti, accompagnati da vini prelibati; gioie carnali con le sempre vergini a disposizione degli Eletti.<br />Il Papa Pio II, in una celebre lettera scritta nel 1461 al sultano Maometto il conquistatore, lo ammoniva con queste parole: nella vita eterna "la nostra felicità corrisponde alla parte più nobile del corpo, l'anima; la vostra alla più vile, il corpo. La nostra felicità è intellettuale, la vostra materiale. (...) La nostra è comune agli angeli e allo stesso Dio, la tua ai porci e agli animali bruti".<br />UNA RELIGIONE TOTALITARIA CHE VUOLE LA CONQUISTA DEL MONDO<br />Proprio per questo edonismo, l'Islam può esercitare un'attrazione sui giovani secolarizzati d'Occidente. I giovani occidentali, come ogni uomo, aspirano al sacro, all'assoluto, ma sono corrotti dal relativismo, incapaci di sacrificio. 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Se è vero che, almeno per ora, non sembra ci siano le condizioni perché la proposta diventi legge, è altrettanto vero che nessuno s'è troppo turbato perché una proposta del genere giaccia al Parlamento italiano.<br />D'altronde è proprio in queste settimane che la dolce islamizzazione d'Occidente s'impone come una realtà impossibile da ignorare.<br />Sono i campi di calcio d'Europa che hanno mandato in onda il Ramadan normalizzando, come mai prima, il mese sacro islamico. Quest'anno, Ramadan e Quaresima, di fatto coincidono, ma tutta l'attenzione è per il primo, mentre i quaranta giorni che separano alla Pasqua sono qualcosa di misconosciuto e trascurato di fatto. Più spesso anche di mortificato.<br />Dopo otto minuti dall'inizio della partita di Champions League tra Lille e Borussia Dortmund l'arbitro ha interrotto il gioco (nella foto). Perché? Per permettere ai calciatori islamici di ristorarsi: è il Ramadan! Il digiuno islamico vuole, infatti, che i musulmani neanche bevano dall'alba al tramonto. In tutta Europa, un numero crescente di leghe calcistiche sta implementando misure specifiche per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno durante le partite serali. Uno strappo al regolamento e pure allo spettacolo della partita, l'importante è che l'islam sia protetto. E le nuove generazioni educate alla volontà di Allah.<br />CARNEVALE ANNULLATO IN GERMANIA<br />In Belgio, è stato rivisto il regolamento per concedere la pausa durante le partite nel periodo del Ramadan e consentire ai giocatori musulmani di rompere il digiuno.<br />L'Inghilterra è stato il primo Paese a modificare il regolamento per il Ramadan. Se negli ultimi anni si trattava di libere concessioni del direttore di gara, quest'anno l'annuncio è stato ufficiale, in pompa magna: dal primo marzo le partite si potranno interrompere, come quelle di basket per intenderci, con una specie di time out per i calciatori musulmani. È successo nella partita tra Manchester City e Plymouth, così come tra Manchester United e Fulham. E succederà ancora.<br />Lo stesso ha fatto la Federazione calcistica olandese (KNVB) specificando che le brevi pause durante le partite serali per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno siano concesse anche per un solo giocatore.<br />Chi quest'anno s'è voluta, invece, chiamare fuori, è la Federazione calcistica francese (FFF). Nel 2024, in seguito anche alle polemiche legate al velo a scuola, la FFF ha introdotto direttive al contrario: vietato interrompere le partite per rompere il digiuno islamico. Niente concessione per l'islam di Francia. Dopo decenni d'islamizzazione dilagante e la guerra del velo che i musulmani di Parigi hanno intrapreso, il governo procede per goffi tentativi per arginare la marea con le mani. Così, il Senato ha appena adottato un testo che rafforza, e generalizza, il divieto di riferimenti religiosi in tutti gli sport.<br />Il campionato di calcio italiano ancora tentenna, non ha un regolamento modificato in favore del Ramadan, ma nel frattempo, quest'anno ignorerà la Pasqua per disputare tre turni di Serie A. Della serie: la domenica della Resurrezione di Cristo si può ignorare, il Ramadan no.<br />Nel frattempo, gli assembramenti di massa dei musulmani sono ormai gli unici raduni pubblici che non richiedono la protezione della polizia, mentre tutte le altre forme di eventi pubblici, specie se con una connotazione cattolica, subiscono cancellazioni, revisioni, boicottaggi di diversa natura.<br />Accade ad esempio che in Germania si annulli il Carnevale perché i terroristi hanno fatto i nomi di potenziali obiettivi, tra cui le sfilate di Carnevale. Così, niente carnevale a Monaco e a Norimberga. Ma anche a Kempten, dove la tradizionale sfilata è stata annullata perché non c'erano abbastanza barriere in cemento e i costi delle misure alternative non erano "sostenibili". «Ramadan invece del Carnevale: il fallimento del progetto multiculturale», ha scritto con risentita ironia la giornalista Anna Diouf.<br />«I segnali stradali bilingue sono un'espressione simbolica di inclusione sociale e diversità», diceva già due anni fa, Samy Charchira, il consigliere dei Verdi a Düsseldorf, quando, per la prima volta in Germania si installavano cartelli stradali in arabo come a Baghdad.<br />LA DOLCE ISLAMIZZAZIONE IN INGHILTERRA<br />Il modello è stata Londra, che sotto la guida del suo sindaco musulmano ha segnato la via della dolce islamizzazione. Da anni, ormai, la famosa Piccadilly Circus ha inaugurato l'illuminazione del Ramadan. E che Ramadan batta Quaresima dieci a zero a Londra non è una novità. Là non si parla che del mese sacro islamico, tutti sanno di cosa si tratta e tutto è cambiato perché i musulmani si sentano a casa.<br />Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?»; Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar - il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno -; le catene di fast food offrono sconti, e i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana.<br />Nel Regno Unito l'islam è cresciuto del 44 per cento in soli dieci anni e Londra è già oggi al 18 per cento musulmana. I bambini musulmani sono più dei bambini cristiani in diverse città britanniche. Su 278.623 giovani nella seconda città più grande della Gran Bretagna, Birmingham, 97.099 si sono registrati come musulmani rispetto a 93.828 come cristiani. E l'introduzione del Ramadan come festività religiosa nazionale è sempre più dietro l'angolo.<br />Lo scorso anno, anche Colonia ha festeggiato per la prima volta il Ramadan. E Monaco s'è illuminata per il Ramadan, a poche settimane dall'attacco islamista.<br />«A Gesù oggi sarebbe impedito di parlare a Oxford», diceva già nel 2016 un super liberal di Oxford, Timothy Garton Ash. Ma già Edward Gibbon in Ascesa e caduta dell'Impero Romano ci avvertiva che se i Mori non fossero stati sconfitti a Poitiers nel 711 «oggi l'interpretazione del Corano sarebbe insegnata nelle aule di Oxford e i nostri pulpiti sarebbero calcati da chi predica la santa verità della rivelazione di Maometto».<br />Nel 2025, i politici di tutta Europa fanno a gara con gli auguri del Ramadan, mentre nessuno osa fare riferimenti espliciti al Natale o alla Pasqua, ma soprattutto a nostro Signore Gesù Cristo. È sempre più evidente che l'eccezione si è fatta norma.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64961539</guid><pubDate>Tue, 18 Mar 2025 20:42:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64961539/dal_calcio_alle_piazze_in_europa_il_ramadan_detta_legge.mp3" length="7036009" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8101

DAL CALCIO ALLE PIAZZE, IN EUROPA IL RAMADAN DETTA LEGGE di Lorenza Formicola
 
Quando il deputato Aboubakar Soumahoro, a bordo del suo suv senza assicurazione, ha annunciato di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8101" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8101</a><br /><br />DAL CALCIO ALLE PIAZZE, IN EUROPA IL RAMADAN DETTA LEGGE di Lorenza Formicola<br /> <br />Quando il deputato Aboubakar Soumahoro, a bordo del suo suv senza assicurazione, ha annunciato di aver presentato la proposta di legge alla Camera per il riconoscimento civile dell'Eid Al-Fitr, la "festa della rottura del digiuno" che segna la fine del mese di Ramadan, nessuno ci ha dato troppo peso. Se è vero che, almeno per ora, non sembra ci siano le condizioni perché la proposta diventi legge, è altrettanto vero che nessuno s'è troppo turbato perché una proposta del genere giaccia al Parlamento italiano.<br />D'altronde è proprio in queste settimane che la dolce islamizzazione d'Occidente s'impone come una realtà impossibile da ignorare.<br />Sono i campi di calcio d'Europa che hanno mandato in onda il Ramadan normalizzando, come mai prima, il mese sacro islamico. Quest'anno, Ramadan e Quaresima, di fatto coincidono, ma tutta l'attenzione è per il primo, mentre i quaranta giorni che separano alla Pasqua sono qualcosa di misconosciuto e trascurato di fatto. Più spesso anche di mortificato.<br />Dopo otto minuti dall'inizio della partita di Champions League tra Lille e Borussia Dortmund l'arbitro ha interrotto il gioco (nella foto). Perché? Per permettere ai calciatori islamici di ristorarsi: è il Ramadan! Il digiuno islamico vuole, infatti, che i musulmani neanche bevano dall'alba al tramonto. In tutta Europa, un numero crescente di leghe calcistiche sta implementando misure specifiche per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno durante le partite serali. Uno strappo al regolamento e pure allo spettacolo della partita, l'importante è che l'islam sia protetto. E le nuove generazioni educate alla volontà di Allah.<br />CARNEVALE ANNULLATO IN GERMANIA<br />In Belgio, è stato rivisto il regolamento per concedere la pausa durante le partite nel periodo del Ramadan e consentire ai giocatori musulmani di rompere il digiuno.<br />L'Inghilterra è stato il primo Paese a modificare il regolamento per il Ramadan. Se negli ultimi anni si trattava di libere concessioni del direttore di gara, quest'anno l'annuncio è stato ufficiale, in pompa magna: dal primo marzo le partite si potranno interrompere, come quelle di basket per intenderci, con una specie di time out per i calciatori musulmani. È successo nella partita tra Manchester City e Plymouth, così come tra Manchester United e Fulham. E succederà ancora.<br />Lo stesso ha fatto la Federazione calcistica olandese (KNVB) specificando che le brevi pause durante le partite serali per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno siano concesse anche per un solo giocatore.<br />Chi quest'anno s'è voluta, invece, chiamare fuori, è la Federazione calcistica francese (FFF). Nel 2024, in seguito anche alle polemiche legate al velo a scuola, la FFF ha introdotto direttive al contrario: vietato interrompere le partite per rompere il digiuno islamico. Niente concessione per l'islam di Francia. Dopo decenni d'islamizzazione dilagante e la guerra del velo che i musulmani di Parigi hanno intrapreso, il governo procede per goffi tentativi per arginare la marea con le mani. Così, il Senato ha appena adottato un testo che rafforza, e generalizza, il divieto di riferimenti religiosi in tutti gli sport.<br />Il campionato di calcio italiano ancora tentenna, non ha un regolamento modificato in favore del Ramadan, ma nel frattempo, quest'anno ignorerà la Pasqua per disputare tre turni di Serie A. Della serie: la domenica della Resurrezione di Cristo si può ignorare, il Ramadan no.<br />Nel frattempo, gli assembramenti di massa dei musulmani sono ormai gli unici raduni pubblici che non richiedono la protezione della polizia, mentre tutte le altre forme di eventi pubblici, specie se con una...]]></itunes:summary><itunes:duration>440</itunes:duration><itunes:keywords>calcio,islam,pasqua,piazze,ramadan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f3b61ec1e0e1d344a1ff4a7a874250c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il terrorista che ha ucciso 5 persone al mercatino di Natale è islamico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-terrorista-che-ha-ucciso-5-persone-al-mercatino-di-natale-e-islamico--63460230</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026</a><br /><br />IL TERRORISTA CHE HA UCCISO 5 PERSONE AL MERCATINO DI NATALE E' ISLAMICO di Lorenza Formicola<br /> <br />Le casette di legno del mercatino di Natale di Magdeburgo, capitale del Land Sassonia-Anhalt, nell'ex Germania Est, così vicino a Berlino, hanno chiuso definitivamente le saracinesche. Non apriranno più. Almeno fino al prossimo anno.<br />Tutto s'è esaurito nel giro di tre minuti. Alle 19 di venerdì 20 dicembre, un uomo alla guida di un Suv si è deliberatamente lanciato sulla folla ad una velocità pazzesca, zigzagando per un percorso di circa 400 metri: cinque morti, tra cui un bimbo di 4 anni, e circa 200 feriti, 41 in gravi condizioni (nella foto LaPresse, la folla lascia fiori e prega davanti alla chiesa nei pressi del mercatino).<br />Ci è riuscito nonostante il mercatino, come tutti in Europa da un decennio a questa parte, fosse "sotto la massima sicurezza". Polizia armata, veicoli blindati delle forze dell'ordine, e poi i blocchi di cemento anti attentato, quelli inventati a Londra contro il terrorismo islamico, erano ad ogni ingresso pedonale; tranne uno, quello per il pronto intervento. È da lì che è arrivato Taleb Jawad Hussein Al Abdulmohsen, il presunto attentatore, arrestato pochi minuti dopo i fatti.<br />Di lui circola la foto di un passaporto saudita scaduto nel 2012. Il primo identikit rilasciato dai media internazionali racconta di un uomo, specialista in psichiatria e psicoterapia, che lavora in una clinica a Bernburg (Saale), dove vive, secondo la Bild. S'è trasferito dall'Arabia Saudita in Germania nel 2006. Tremendamente insoddisfatto per il modo in cui vengono trattati i rifugiati sauditi in Germania, s'era messo in tempi recenti ad ostentare simpatie per l'AfD. I vicini di casa intervistati raccontano di una persona del tutto normale, e l'AfD ha escluso qualsiasi legame tra il partito e l'uomo.<br />KILLER DI ULTRADESTRA?<br />Nel 2019, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicava un'intervista al presunto autore dell'attentato in cui quest'ultimo dichiara di essere «il critico dell'islam più aggressivo della storia», affermando addirittura che «il buon islam non esiste». In quell'occasione affermerà anche di aiutare le donne a lasciare l'Arabia Saudita. Ma è sui social che il sospettato s'è mostrato molto impegnato politicamente, in particolare condividendo l'idea della chiusura delle frontiere e contro il progetto del governo di islamizzare la Germania.<br />«Torna l'ombra cupa del terrorismo di estrema destra»; «killer di ultradestra»; «islamofobo e fan di Musk», sono alcuni dei titoli che la stampa, in particolare quella italiana, ha proposto al grande pubblico per raccontare un attentato che è il migliore dei cortocircuiti proposti nell'ultimo decennio. Cohn Bendit, l'anarco comunista ed ex europarlamentare tedesco dei verdi, in un'intervista a Repubblica dice che è tutta colpa di Musk, la sentenza è lapidaria: «È la strage di un fascista, sedotto da chi semina odio».<br />Per qualche ora, la strage di Magdeburgo, oltre ad essere incasellata come responsabilità dell'AfD, la principale formazione di destra tedesca, è stata anche paragonata all'attentato neonazista di Charlottesville dell'agosto 2017.<br />MOLTE COSE NON TORNANO<br />In realtà, molte cose non tornano, a partire dall'obiettivo dell'attentato, il mercatino di Natale: Al Abdulmohsen, saudita, ex musulmano, islamofobo, sionista, fan dell'AfD avrebbe volute punire la Germania per la tolleranza nei confronti dell'islam e colpisce un simbolo del Natale cristiano: islamisti o anti-islamisti l'obiettivo sarebbe sempre lo stesso. Del resto la modalità dell'attentato ricalca quello di precedenti stragi islamiste - Nizza, Berlino, Londra, con auto o camion lanciati contro la folla - e se davvero ce l'ha con i musulmani perché colpire un mercato di Natale e non una moschea all'ora di uscita dalla preghiera del venerdì, visto che era proprio venerdì?<br />Inoltre il saudita, dopo l'arresto, è risultato positivo anche al test antidroga. Non è chiaro quale stupefacente abbia consumato, ma si sa che i terroristi utilizzano alcuni tipi di droghe per compiere attentanti.<br />È utile allora spulciare nel suo profilo su X dove campeggia la foto di un mitragliatore Ar 15 - il fucile d'assalto utilizzato nelle stragi jihadiste e non - sospeso sopra l'autoritratto a matita di Taleb. Si trovano strani post in cui si mostra sostenitore dei nuovi jihadisti che hanno preso il potere in Siria, o racconta di aver obbedito ai suoi leader religiosi che autorizzavano i furti ai danni dei cristiani, infedeli. È venuta fuori anche un'intervista, rilanciata dal Corriere della Sera, in cui si definisce un uomo di sinistra. E si scopre che di recente una ragazza lo avrebbe segnalato alla polizia perché aveva manifestato l'intenzione, proprio via social, di compiere un attentato usando un'auto. Segnalazione che, a quanto pare, non è stata recepita, anzi ignorata. Inoltre l'Arabia Saudita avrebbe avvertito per ben tre volte le autorità tedesche proprio riguardo quest'uomo; la Germania, però, ne avrebbe rifiutato l'estradizione.<br />Dunque la questione è più complessa di quello che la grande stampa vorrebbe far passare. E non si può scartare l'ipotesi della taqiyya, pratica islamica che consente ai fedeli di ingannare il nemico, fingere di essere un altro, allo scopo di non destare sospetti in una comunità che non è islamica. Del resto ci sono già diversi precedenti, come il caso del pakistano Muhammad Shahzeb Khan. Aveva fatto richiesta di asilo in Canada dichiarandosi ex musulmano ed omosessuale, per poi, lo scorso ottobre, essere arrestato perché terrorista islamico che, in collaborazione con una cellula Isis, organizzava un attentato per «massacrare quanti più ebrei possibile in Occidente» - come rivelato dall'FBI -, proprio nell'anniversario del 7 ottobre.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63460230</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2024 11:11:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63460230/il_terrorista_che_ha_ucciso_cinque_persone.mp3" length="6559118" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026

IL TERRORISTA CHE HA UCCISO 5 PERSONE AL MERCATINO DI NATALE E' ISLAMICO di Lorenza Formicola
 
Le casette di legno del mercatino di Natale di Magdeburgo, capitale del Land...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026</a><br /><br />IL TERRORISTA CHE HA UCCISO 5 PERSONE AL MERCATINO DI NATALE E' ISLAMICO di Lorenza Formicola<br /> <br />Le casette di legno del mercatino di Natale di Magdeburgo, capitale del Land Sassonia-Anhalt, nell'ex Germania Est, così vicino a Berlino, hanno chiuso definitivamente le saracinesche. Non apriranno più. Almeno fino al prossimo anno.<br />Tutto s'è esaurito nel giro di tre minuti. Alle 19 di venerdì 20 dicembre, un uomo alla guida di un Suv si è deliberatamente lanciato sulla folla ad una velocità pazzesca, zigzagando per un percorso di circa 400 metri: cinque morti, tra cui un bimbo di 4 anni, e circa 200 feriti, 41 in gravi condizioni (nella foto LaPresse, la folla lascia fiori e prega davanti alla chiesa nei pressi del mercatino).<br />Ci è riuscito nonostante il mercatino, come tutti in Europa da un decennio a questa parte, fosse "sotto la massima sicurezza". Polizia armata, veicoli blindati delle forze dell'ordine, e poi i blocchi di cemento anti attentato, quelli inventati a Londra contro il terrorismo islamico, erano ad ogni ingresso pedonale; tranne uno, quello per il pronto intervento. È da lì che è arrivato Taleb Jawad Hussein Al Abdulmohsen, il presunto attentatore, arrestato pochi minuti dopo i fatti.<br />Di lui circola la foto di un passaporto saudita scaduto nel 2012. Il primo identikit rilasciato dai media internazionali racconta di un uomo, specialista in psichiatria e psicoterapia, che lavora in una clinica a Bernburg (Saale), dove vive, secondo la Bild. S'è trasferito dall'Arabia Saudita in Germania nel 2006. Tremendamente insoddisfatto per il modo in cui vengono trattati i rifugiati sauditi in Germania, s'era messo in tempi recenti ad ostentare simpatie per l'AfD. I vicini di casa intervistati raccontano di una persona del tutto normale, e l'AfD ha escluso qualsiasi legame tra il partito e l'uomo.<br />KILLER DI ULTRADESTRA?<br />Nel 2019, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicava un'intervista al presunto autore dell'attentato in cui quest'ultimo dichiara di essere «il critico dell'islam più aggressivo della storia», affermando addirittura che «il buon islam non esiste». In quell'occasione affermerà anche di aiutare le donne a lasciare l'Arabia Saudita. Ma è sui social che il sospettato s'è mostrato molto impegnato politicamente, in particolare condividendo l'idea della chiusura delle frontiere e contro il progetto del governo di islamizzare la Germania.<br />«Torna l'ombra cupa del terrorismo di estrema destra»; «killer di ultradestra»; «islamofobo e fan di Musk», sono alcuni dei titoli che la stampa, in particolare quella italiana, ha proposto al grande pubblico per raccontare un attentato che è il migliore dei cortocircuiti proposti nell'ultimo decennio. Cohn Bendit, l'anarco comunista ed ex europarlamentare tedesco dei verdi, in un'intervista a Repubblica dice che è tutta colpa di Musk, la sentenza è lapidaria: «È la strage di un fascista, sedotto da chi semina odio».<br />Per qualche ora, la strage di Magdeburgo, oltre ad essere incasellata come responsabilità dell'AfD, la principale formazione di destra tedesca, è stata anche paragonata all'attentato neonazista di Charlottesville dell'agosto 2017.<br />MOLTE COSE NON TORNANO<br />In realtà, molte cose non tornano, a partire dall'obiettivo dell'attentato, il mercatino di Natale: Al Abdulmohsen, saudita, ex musulmano, islamofobo, sionista, fan dell'AfD avrebbe volute punire la Germania per la tolleranza nei confronti dell'islam e colpisce un simbolo del Natale cristiano: islamisti o anti-islamisti l'obiettivo sarebbe sempre lo stesso. Del resto la modalità dell'attentato ricalca quello di precedenti stragi islamiste - Nizza, Berlino, Londra, con auto o camion lanciati contro la folla - e se davvero ce l'ha con i musulmani perché colpire un...]]></itunes:summary><itunes:duration>410</itunes:duration><itunes:keywords>islamico,mercatini,saudita,suv,terrorista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95bce4660980fcc2c6603672353f6961.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La caduta di Assad in Siria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-caduta-di-assad-in-siria--63267363</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014</a><br /><br />LA CADUTA DI ASSAD IN SIRIA NON E' UNA BUONA NOTIZIA di Paola Belletti<br /> <br />Converrebbe aspettare a togliere la gabbietta ai tappi di spumante, prima che partano inavvertitamente: non è così certo che ci sia di che festeggiare, anzi. La Siria è stata liberata dai cattivi e a prescindere dai "liberatori" siamo sicuri che si appresti a sbocciare in una festosa primavera di democrazia o meglio - dovendo prendere quello che passa il convento - a finire sotto un governo gestito da un ossimorico «fondamentalismo moderato»? Narrazione è tra i termini più abusati degli ultimi anni, ma in questo caso conviene chiamarlo in causa: sui molti media italiani e occidentali in genere non si raccontano solo i fatti, ma vengono forzate connotazioni positive dove invece persistono una grande complessità e numerosi pericoli legati all'islamismo radicale che, a quanto è dato sapere, non ha cambiato il proprio core business.<br />Odia l'Occidente e tutto ciò che rappresenta e intende espandersi il più possibile. Ciò che è successo l'8 dicembre in Siria, e si sta tuttora consumando nel Paese con enormi ripercussioni sul Medio Oriente e su tutto lo scacchiere internazionale, quindi, è tutt'altro che una svolta positiva, dal momento che essere liberati da un tiranno, ancorché appoggiato da Putin, non significa affatto che ora la situazione sarà migliore, né per la popolazione siriana, né per le relazioni internazionali.<br />I FATTI<br />Nella notte tra sabato e domenica scorsi il gruppo jihadista HTS, Hayat Tahrir al -Sham, è entrato nella capitale Damasco già abbandonata dal presidente Bashar al Assad, datosi alla fuga, e senza incontrare alcuna resistenza da parte dell'esercito regolare. «In un video trasmesso dalla tv pubblica siriana», riferisce anche TGcom24, «i ribelli hanno annunciato la caduta del regime e "la fine della tirannia dopo 50 anni". Il premier Mohammed Ghazi Jalali ha teso loro la mano e resterà formalmente nel suo ruolo fino alla completa transizione dei poteri».<br />Abu Muhammad Al Jolani è il leader a capo dei ribelli insorti contro Assad. Arrivato in città è stato ripreso mentre baciava la terra e le sue prime parole ufficiali, pronunciate alla folla radunatasi nella moschea degli Omayyadi, sono state una proclamazione di «vittoria per la nazione islamica». La storia di Jalali è quella di un leader jihadista che sta facendo carriera: da fondatore di Hts ha cercato di smarcarsi dalle altre forze militarizzate impegnate oltre confine per concentrarsi sulla creazione di una «Repubblica islamica» in Siria; dal 2016 definisce sé e il suo gruppo «custodi credibili di una Siria liberata da al-Assad».<br />UN CAMPIONE DEL TERRORE: NON È QUI LA FESTA<br />Ciò che per esempio sta facendo in questo momento il governo Usa è una sorta di operazione di restyling del marchio Jalani. Da terrorista internazionale sul quale pende una taglia di 10 milioni di dollari ad interlocutore affidabile per decidere gli equilibri mediorentali in poche semplici mosse. Questo è ciò che al Jalani preme per ottenere e il governo di Washington sembra volergli concedere, nonostante sanguinoso e fitto curriculum fatto di violenze terroristiche, a danno per esempio dei curdi, e la mai rinnegata continuità ideologica con il grande terrorismo jiahdista di Al Quaida dal quale si è allontanato solo per questioni di visioni strategiche, non di "ideali" che restano tali e quali. Il terrorista che ora si definisce solo "ribelle" spera dunque di diventare l'interlocutore ufficiale riconosciuto a livello internazionale e la taglia di 10 milioni potrebbe smettere di pendere sul suo capo, mentre il passato di massacri e il futuro in cui ambisce di veder trionfare l'islam radicale non sono cammuffabili nemmeno con un extreme make-over jihad edition.<br />Bisognerebbe ricordarlo ai leader occidentali di Usa e Ue che, come scrive anche il "buon" Marco Travaglio sul Fatto di oggi, in preda a incoscienti entusiasmi per una Siria passata dalla mezzo-secolare tiranni di Assad al giovane e dinamico Califfato jihadista. Il "pragmatico" capo dei ribelli, concentrato sulle cose da fare, ha intanto abbandonato il suo nome di battaglia, non è più Abu Mohammed al Jolani ed è entrato a Damasco in una "Siria purificata" come Ahmad al-Sharaa osannato dalla folla come "il Conquistatore". In rete c'è chi si attarda a considerarne la poetica somiglianza con Fidel Castro (ah, la poesia dei tiranni illuminati...), a festeggiare addirittura le due vittorie dell'Occidente con la caduta di Assad, sostenuto da Russia e Iran e con colpevole ingenuità si dimentica di considerare quanto abbia incassato invece la Turchia del diversamente liberale Erdogan, spietato persecutore della minoranza curda e insaziabile destinatario di fondi anche europei per tenere a bada ondate di profughi verso i nostri lidi.<br />L'Iraq del dopo Saddam, come la Libia del dopo Gheddafi, [...] dovrebbero ricordare a quanti sono pronti a brindare per una Siria liberata che la geopolitica non si fa per tifoserie e non si può fingere che buoni e cattivi siano come gli eroi e gli antagonisti di un film hollywoodiano anni Novanta.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63267363</guid><pubDate>Wed, 11 Dec 2024 14:48:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63267363/la_caduta_di_assad_in_siria.mp3" length="6123146" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014

LA CADUTA DI ASSAD IN SIRIA NON E' UNA BUONA NOTIZIA di Paola Belletti
 
Converrebbe aspettare a togliere la gabbietta ai tappi di spumante, prima che partano inavvertitamente:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014</a><br /><br />LA CADUTA DI ASSAD IN SIRIA NON E' UNA BUONA NOTIZIA di Paola Belletti<br /> <br />Converrebbe aspettare a togliere la gabbietta ai tappi di spumante, prima che partano inavvertitamente: non è così certo che ci sia di che festeggiare, anzi. La Siria è stata liberata dai cattivi e a prescindere dai "liberatori" siamo sicuri che si appresti a sbocciare in una festosa primavera di democrazia o meglio - dovendo prendere quello che passa il convento - a finire sotto un governo gestito da un ossimorico «fondamentalismo moderato»? Narrazione è tra i termini più abusati degli ultimi anni, ma in questo caso conviene chiamarlo in causa: sui molti media italiani e occidentali in genere non si raccontano solo i fatti, ma vengono forzate connotazioni positive dove invece persistono una grande complessità e numerosi pericoli legati all'islamismo radicale che, a quanto è dato sapere, non ha cambiato il proprio core business.<br />Odia l'Occidente e tutto ciò che rappresenta e intende espandersi il più possibile. Ciò che è successo l'8 dicembre in Siria, e si sta tuttora consumando nel Paese con enormi ripercussioni sul Medio Oriente e su tutto lo scacchiere internazionale, quindi, è tutt'altro che una svolta positiva, dal momento che essere liberati da un tiranno, ancorché appoggiato da Putin, non significa affatto che ora la situazione sarà migliore, né per la popolazione siriana, né per le relazioni internazionali.<br />I FATTI<br />Nella notte tra sabato e domenica scorsi il gruppo jihadista HTS, Hayat Tahrir al -Sham, è entrato nella capitale Damasco già abbandonata dal presidente Bashar al Assad, datosi alla fuga, e senza incontrare alcuna resistenza da parte dell'esercito regolare. «In un video trasmesso dalla tv pubblica siriana», riferisce anche TGcom24, «i ribelli hanno annunciato la caduta del regime e "la fine della tirannia dopo 50 anni". Il premier Mohammed Ghazi Jalali ha teso loro la mano e resterà formalmente nel suo ruolo fino alla completa transizione dei poteri».<br />Abu Muhammad Al Jolani è il leader a capo dei ribelli insorti contro Assad. Arrivato in città è stato ripreso mentre baciava la terra e le sue prime parole ufficiali, pronunciate alla folla radunatasi nella moschea degli Omayyadi, sono state una proclamazione di «vittoria per la nazione islamica». La storia di Jalali è quella di un leader jihadista che sta facendo carriera: da fondatore di Hts ha cercato di smarcarsi dalle altre forze militarizzate impegnate oltre confine per concentrarsi sulla creazione di una «Repubblica islamica» in Siria; dal 2016 definisce sé e il suo gruppo «custodi credibili di una Siria liberata da al-Assad».<br />UN CAMPIONE DEL TERRORE: NON È QUI LA FESTA<br />Ciò che per esempio sta facendo in questo momento il governo Usa è una sorta di operazione di restyling del marchio Jalani. Da terrorista internazionale sul quale pende una taglia di 10 milioni di dollari ad interlocutore affidabile per decidere gli equilibri mediorentali in poche semplici mosse. Questo è ciò che al Jalani preme per ottenere e il governo di Washington sembra volergli concedere, nonostante sanguinoso e fitto curriculum fatto di violenze terroristiche, a danno per esempio dei curdi, e la mai rinnegata continuità ideologica con il grande terrorismo jiahdista di Al Quaida dal quale si è allontanato solo per questioni di visioni strategiche, non di "ideali" che restano tali e quali. Il terrorista che ora si definisce solo "ribelle" spera dunque di diventare l'interlocutore ufficiale riconosciuto a livello internazionale e la taglia di 10 milioni potrebbe smettere di pendere sul suo capo, mentre il passato di massacri e il futuro in cui ambisce di veder trionfare l'islam radicale non sono cammuffabili nemmeno con un extreme make-over jihad edition.<br />Bisognerebbe ricordarlo...]]></itunes:summary><itunes:duration>383</itunes:duration><itunes:keywords>assad,democrazia,restiling,siria,usa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c2c8f8d602bb648c1ac7f91427ed93ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Iran è il vero ostacolo alla pace</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-iran-e-il-vero-ostacolo-alla-pace--62558959</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7969" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7969</a><br /><br />L'IRAN E' IL VERO OSTACOLO ALLA PACE di Eugenio Capozzi<br /><br />È passato un anno dallo spaventoso eccidio scatenato da Hamas contro i civili israeliani ai confini della striscia di Gaza: il peggiore atto di deliberato sterminio condotto contro gli ebrei dopo la shoah.<br />Quel massacro ha mostrato con brutale evidenza come l'odio antiebraico più profondo possa rimanere latente per periodi brevi o lunghi, ma è sempre pronto ad erompere di nuovo con violenza in superficie. E ha ribadito dati di fatto che chiunque ha occhi per vedere avrebbe dovuto continuare ad avere chiari da tempo.<br />In primo luogo, non soltanto la questione israelo-palestinese fu irrimediabilmente condizionata all'origine dall'ostinato e unilaterale rifiuto del mondo arabo di riconoscere la legittima esistenza dello Stato ebraico, ma almeno da mezzo secolo essa si è andata trasformando in una guerra di religione totale scatenata dall'islam integralista verso Israele ma anche verso gli ebrei in quanto tali, e più ampiamente verso l'Occidente e verso i cristiani in quanto tali.<br />In secondo luogo, nello stesso Occidente l'antisemitismo non è stato debellato con la fine del regime nazista, ma rimane come un fondo oscuro nel sentimento diffuso di larghe zone della società e della cultura politica, a destra come a sinistra, scatenandosi puntualmente ogni volta che si riaccende la tensione tra Israele e i suoi nemici, alimentato anche dalle tendenze alla radicalizzazione nelle numerose comunità di immigrati dai paesi islamici. Un sentimento riflesso ancora in tante reazioni irrimediabilmente sbilanciate contro Gerusalemme nelle fasi successive alla strage. Ed evidenziato per l'ennesima volta, da ultimo, anche in Italia dalla violenta manifestazione estremista tenutasi il 5 ottobre a Roma.<br />LA DITTATURA DEGLI AYATOLLAH<br />La guerra totale degli integralisti a Israele è stata aizzata e tenuta costantemente viva soprattutto dal loro maggiore centro di potere: la dittatura degli ayatollah instaurata in Iran nel 1979, animata dall'esplicita intenzione di cancellare l'"entità sionista" dalla carta geografica e di scacciare dal Medio Oriente il "grande Satana" statunitense, per assoggettare il mondo islamico alla sua egemonia. Ed è stata combattuta in primo luogo dagli emissari e sicari di quella dittatura - Hamas nei territori palestinesi e Hezbollah in Libano - tenendo le popolazioni sotto il giogo delle loro organizzazioni militari e tenendo Israele sotto la costante, incessante, quotidiana minaccia  del terrore indiscriminato.<br />Dopo una lunga serie di speranze e delusioni, dopo periodi di apparente calma e di nuove tempeste, il massacro del 7 ottobre 2023 ha rappresentato la prova definitiva del fatto che nessuna convivenza pacifica stabile tra Israele e i suoi vicini arabi potrà mai essere costruita finché rimane in piedi la centrale terroristica incarnata dal regime islamista sciita iraniano, e finché rimangono in grado di operare i suoi proxy.<br />Ciò emerge con ancora maggiore nitidezza se si considera che il pogrom antiebraico è stato ideato e perpetrato innanzitutto per uno scopo ben preciso: quello di far fallire il percorso diplomatico degli "Accordi di Abramo", intrapreso sotto gli auspici della presidenza statunitense di Donald Trump, e sfociato nel 2020 nella normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Gerusalemme e vari stati arabi come Emirati, Marocco, Bahrein.<br />Gli Accordi erano stati una svolta decisiva nella strategia statunitense nell'area, con l'abbandono della fallimentare politica di appeasement nei confronti di Teheran portata avanti precedentemente dall'amministrazione Obama, e con l'obiettivo di favorire un'alleanza storica tra Israele e i paesi sunniti, isolando l'Iran destabilizzatore e ridimensionando le speranze dei suoi indiretti "padrini", ossia Cina e Russia, di guadagnare spazio in Medio Oriente ai danni degli Stati Uniti e dell'Occidente.<br />L'approdo naturale decisivo di quel cammino sarebbe stato un patto diretto tra israeliani e Arabia Saudita, atteso con favore dal principe ereditario Mohammed bin Salman, intenzionato a creare un'area di cooperazione economica pacifica e a fermare definitivamente le mire di potenza regionale coltivate dagli ayatollah. Ma la presidenza Biden, seguita a quella di Trump, ha nuovamente rovesciato la linea statunitense, e ha tentato ancora una volta, con risultati altrettanto fallimentari che quella di Obama, di recuperare i rapporti con Teheran, raffreddando per molti anni quelli con Riad.<br />HAMAS, JIHAD ISLAMICA, HEZBOLLAH<br />Così, l'eccidio del 7 ottobre, favorito dalla fatale debolezza americana, è riuscito a lacerare violentemente la tela di quelle trattative, riportando il caos in tutto il Medio Oriente. Esso ha sospinto nuovamente Israele verso l'isolamento, costringendolo al drammatico dilemma tra una reazione militare di portata tale da scoraggiare ulteriori aggressioni, ma destinata ad alimentare ancora una volta l'odio dei suoi vicini, e la rassegnazione a continuare a vivere sotto la perenne spada di Damocle del terrorismo di Hamas, Jihad islamica, Hezbollah, assistendo impotente alla disgregazione di ogni solida prospettiva futura di pacificazione.<br />Il governo israeliano di Benjamin Nethanyau, pur dovendo fronteggiare violente opposizioni interne ed esterne, e nonostante i pesanti freni che l'amministrazione Biden ha tentato di imporre ad esso, ha scelto la prima strada, puntando decisamente alla distruzione delle capacità belliche sia di Hamas che di Hezbollah, mettendo nel mirino direttamente anche il loro protettore iraniano e mostrando di non temere uno showdown militare con quest'ultimo.<br />Oggi, a prezzo di gravi tensioni e di molte perdite anche civili, le capacità militari delle due organizzazioni estremiste sono state quasi azzerate. Gli iraniani sono stati costretti sulla difensiva, a dispetto delle loro minacce roboanti, e l'"asse della resistenza" da loro sbandierato ha mostrato clamorosamente la sua debolezza.<br />Ma soprattutto va notato che, nonostante la radicalizzazione dello scontro, i maggiori Stati arabi sunniti non si sono lasciati trascinare in esso, e nella sostanza hanno anzi addirittura mostrato di sostenere con discrezione l'opera israeliana di smantellamento delle centrali terroristiche. Alcuni, come Egitto e Giordania, hanno addirittura collaborato alla sua difesa contro le offensive missilistiche iraniane.<br />Non è possibile sapere in che condizioni avverrà il redde rationem tra Gerusalemme e Teheran. In ogni caso per ora il grave scacco subìto dall'asse integralista sta, di fatto, creando le premesse per un rinsaldamento dell'"asse della cooperazione" (soprattutto nel caso di una vittoria di Trump alle elezioni), a cui oltre Israele, sauditi e Stati Uniti potrebbe essere associata anche una potenza pacifica in grande ascesa come l'India.<br />Ma nelle classi dirigenti e politiche europee questi sviluppi non sembrano essere ancora chiari, e il torbido residuo dell'ostilità anti-israeliana continua a tornare troppo spesso alla luce. Generando interpretazioni ambigue ed equivoche del conflitto. E l'invocazione di soluzioni diplomatiche impossibili, almeno finché gli agenti effettivi della destabilizzazione non verranno definitivamente posti in condizione di non nuocere.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62558959</guid><pubDate>Wed, 30 Oct 2024 17:52:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62558959/l_iran_il_vero_ostacolo_alla_pace.mp3" length="7632019" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7969

L'IRAN E' IL VERO OSTACOLO ALLA PACE di Eugenio Capozzi

È passato un anno dallo spaventoso eccidio scatenato da Hamas contro i civili israeliani ai confini della striscia di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7969" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7969</a><br /><br />L'IRAN E' IL VERO OSTACOLO ALLA PACE di Eugenio Capozzi<br /><br />È passato un anno dallo spaventoso eccidio scatenato da Hamas contro i civili israeliani ai confini della striscia di Gaza: il peggiore atto di deliberato sterminio condotto contro gli ebrei dopo la shoah.<br />Quel massacro ha mostrato con brutale evidenza come l'odio antiebraico più profondo possa rimanere latente per periodi brevi o lunghi, ma è sempre pronto ad erompere di nuovo con violenza in superficie. E ha ribadito dati di fatto che chiunque ha occhi per vedere avrebbe dovuto continuare ad avere chiari da tempo.<br />In primo luogo, non soltanto la questione israelo-palestinese fu irrimediabilmente condizionata all'origine dall'ostinato e unilaterale rifiuto del mondo arabo di riconoscere la legittima esistenza dello Stato ebraico, ma almeno da mezzo secolo essa si è andata trasformando in una guerra di religione totale scatenata dall'islam integralista verso Israele ma anche verso gli ebrei in quanto tali, e più ampiamente verso l'Occidente e verso i cristiani in quanto tali.<br />In secondo luogo, nello stesso Occidente l'antisemitismo non è stato debellato con la fine del regime nazista, ma rimane come un fondo oscuro nel sentimento diffuso di larghe zone della società e della cultura politica, a destra come a sinistra, scatenandosi puntualmente ogni volta che si riaccende la tensione tra Israele e i suoi nemici, alimentato anche dalle tendenze alla radicalizzazione nelle numerose comunità di immigrati dai paesi islamici. Un sentimento riflesso ancora in tante reazioni irrimediabilmente sbilanciate contro Gerusalemme nelle fasi successive alla strage. Ed evidenziato per l'ennesima volta, da ultimo, anche in Italia dalla violenta manifestazione estremista tenutasi il 5 ottobre a Roma.<br />LA DITTATURA DEGLI AYATOLLAH<br />La guerra totale degli integralisti a Israele è stata aizzata e tenuta costantemente viva soprattutto dal loro maggiore centro di potere: la dittatura degli ayatollah instaurata in Iran nel 1979, animata dall'esplicita intenzione di cancellare l'"entità sionista" dalla carta geografica e di scacciare dal Medio Oriente il "grande Satana" statunitense, per assoggettare il mondo islamico alla sua egemonia. Ed è stata combattuta in primo luogo dagli emissari e sicari di quella dittatura - Hamas nei territori palestinesi e Hezbollah in Libano - tenendo le popolazioni sotto il giogo delle loro organizzazioni militari e tenendo Israele sotto la costante, incessante, quotidiana minaccia  del terrore indiscriminato.<br />Dopo una lunga serie di speranze e delusioni, dopo periodi di apparente calma e di nuove tempeste, il massacro del 7 ottobre 2023 ha rappresentato la prova definitiva del fatto che nessuna convivenza pacifica stabile tra Israele e i suoi vicini arabi potrà mai essere costruita finché rimane in piedi la centrale terroristica incarnata dal regime islamista sciita iraniano, e finché rimangono in grado di operare i suoi proxy.<br />Ciò emerge con ancora maggiore nitidezza se si considera che il pogrom antiebraico è stato ideato e perpetrato innanzitutto per uno scopo ben preciso: quello di far fallire il percorso diplomatico degli "Accordi di Abramo", intrapreso sotto gli auspici della presidenza statunitense di Donald Trump, e sfociato nel 2020 nella normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Gerusalemme e vari stati arabi come Emirati, Marocco, Bahrein.<br />Gli Accordi erano stati una svolta decisiva nella strategia statunitense nell'area, con l'abbandono della fallimentare politica di appeasement nei confronti di Teheran portata avanti precedentemente dall'amministrazione Obama, e con l'obiettivo di favorire un'alleanza storica tra Israele e i paesi sunniti, isolando l'Iran destabilizzatore e ridimensionando le speranze dei suoi...]]></itunes:summary><itunes:duration>477</itunes:duration><itunes:keywords>ayatollah,conflitto,destabilizzazione,guerra,iran,pace</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b6e6451986fa225587c1aa75cbf5c3fb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Iran e il fucile di Khamenei puntato contro l'Occidente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-iran-e-il-fucile-di-khamenei-puntato-contro-l-occidente--62289895</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7945" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7945</a><br /><br />L'IRAN E IL FUCILE DI KHAMENEI PUNTATO CONTRO L'OCCIDENTE di Roberto de Mattei<br />L'immagine ha fatto il giro del mondo. Alla folla che si era radunata nella Grande Moschea di Teheran, per la commemorazione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l'ayatollah Ali Khamenei si è presentato con un fucile al fianco. Il significato simbolico della scena è evidente. Khamenei, che è la "Guida suprema", della Repubblica Islamica. vuole esprimere la sua determinazione a combattere ad oltranza il nemico che ha di fronte. Quale nemico? Sul suo profilo X Khamenei ha indicato "il regime sionista", chiamando l'Islam all'unità in questa guerra. I Paesi islamici - ha detto - hanno "un nemico comune. Il nemico dell'Iran è il nemico dell'Iraq, lo stesso nemico del Libano. Il nemico di tutti noi è lo stesso".<br />Il nemico è certamente Israele, non il governo di Netanjahu, ma lo Stato di Israele, che deve essere spazzato via dalla Palestina. Si illuderebbe tuttavia chi pensasse che questa sia la meta ultima della guerra in corso. Il nemico comune di Khamenei e dei paesi islamici non è solo Israele, ma l'intero Occidente, di cui non solo i predicatori, ma gli storici e i politici islamici prevedono l'imminente collasso. E' stato uno storico palestinese, dell'Università di Gaza, Ghassan Weshah a dichiarare alla Tv Al-Aqsa di Hamas, il 28 febbraio 2022, all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina, che gli Stati Uniti sarebbero crollati entro vent'anni, assieme a Israele.<br />Ma il vero, l'antico nemico, è la Chiesa di Roma, Madre dell'Occidente. Yunis Al-Astal, un parlamentare di Hamas lo ha ribadito lo scorso anno: "Molto presto, per volontà di Allah, Roma sarà conquistata, proprio come lo è stata Costantinopoli e come è stato profetizzato dal nostro Profeta Maometto». «Oggi - ha continuato - Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale dei crociati che ha dichiarato la propria ostilità all'islam, questa loro capitale sarà un avamposto delle conquiste islamiche che si diffonderanno per tutta l'Europa e poi si sposteranno nelle due Americhe, e anche nell'Europa dell'est». Il deputato di Hamas ha spiegato come compiere proselitismo tra le nuove generazioni: "Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad e i nostri sacrifici e, se Allah vuole, i comandanti della conquista verranno da loro".<br />UNA SFIDA ALL'OCCIDENTE E ALLA CHIESA CATTOLICA<br />Le dichiarazioni del rappresentante politico di Hamas non vanno sottovalutate. Il destino che nelle sue speranze attende la città di Roma è il medesimo riservato agli israeliani nell'incursione dello scorso 7 ottobre che essi celebrano come una pagina gloriosa della storia dell'Islam.<br />L'immagine simbolica di Khamenei è dunque una sfida non tanto ad Israele, che ha mostrato la sua decisione di difendersi con uguale determinazione del suo nemico, ma all'Occidente remissivo e codardo, e a una Chiesa cattolica, sempre più disorientata, che sembra aver perso la sua identità.<br />Certo nessuno potrebbe immaginare papa Francesco con un fucile accanto. Papa Francesco, oltretutto, ha fatto un mea culpa delle guerre combattute dalla Chiesa, proclamando un Vangelo pacifista in cui cade la distinzione tra guerra giusta e guerra ingiusta e la pace diviene un bene supremo e assoluto. Eppure non è sempre stato così e se l'atteggiamento del Papa attuale contraddice la storia della Chiesa, l'immagine che trasmette Khamenei non equivale a quella dei combattenti cristiani, ma ne rappresenta una caricatura.<br />La Chiesa infatti con altro spirito e con altra logica, senza ferocia o fanatismo, al di là dei possibili abusi, ha chiamato alla guerra santa, benedicendo nel corso della sua storia spade, fucili e cannoni.<br />LEPANTO (7 OTTOBRE 1571) E VIENNA (12 SETTEMBRE 1683)<br />Così accadde a Lepanto il 7 ottobre 1571, una grande vittoria militare dei cristiani, che l'Islam non ha dimenticato, come dimostra il fatto che ha scelto quella data per scatenare l'attacco di Hamas del 2023, così come aveva scelto l'11 settembre, vigilia della vittoria cristiana a Vienna del 1683, per il suo attacco alle Torri Gemelli del 2001. Le sconfitte dell'Islam devono essere vendicate, attraverso il Jihad, o "guerra santa", la dottrina che impone ad ogni musulmano di estendere al mondo la sharia, la legge religiosa e politica di Allah.<br />C'è dunque una guerra in corso, alla quale non ci si può sottrarre. Perciò all'immagine provocatoria dell'ayatollah Khamenei con il fucile rispondiamo con una preghiera dei Marines americani, chiamata Il credo del fuciliere (Rifleman's Creed), che dice: "Davanti a Dio, giuro su questo credo. Io e il mio fucile siamo i difensori del mio paese. (Before God I swear this creed. My rifle and myself are the defenders of my country); e soprattutto rispondiamo con le litanie che un tempo si recitavano nel Rituale Romano per abbattere la potenza islamica: "Ut Turcárum (vel Mahometanórum, vel Haereticórum) conátus reprímere et ad níhilum redígere dignéris, R. Te rogámus, áudi nos." (Rituale Romanum, Pauli V Pontificis Maximi jussu editum. Avenione. Typis Francisci Chambeau, 1783, pp. 287-293 e Preces dicendae in Litaniis tempore belli, pp. 310-312). "O Signore, affinché tu ti degni di reprimere e ridurre a nulla gli sforzi dei maomettani, ascoltaci, ti supplichiamo"<br />Lo spirito combattivo dei cristiani sembra oggi scomparso, ma è un dono che giunge da Dio, attraverso le mani della Madonna, protettrice per eccellenza della Cristianità.<br />E' alla Vergine Maria che chiediamo questo dono, per la Chiesa e per l'Occidente, nel mese di ottobre a Lei dedicato e nei giorni in cui si ricorda non solo la strage di Hamas, ma anche la straordinaria vittoria di Lepanto.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62289895</guid><pubDate>Wed, 09 Oct 2024 08:05:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62289895/l_iran_e_il_fucile_di_khamenei_puntato_contro_l_occidente.mp3" length="7008820" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7945

L'IRAN E IL FUCILE DI KHAMENEI PUNTATO CONTRO L'OCCIDENTE di Roberto de Mattei
L'immagine ha fatto il giro del mondo. Alla folla che si era radunata nella Grande Moschea di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7945" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7945</a><br /><br />L'IRAN E IL FUCILE DI KHAMENEI PUNTATO CONTRO L'OCCIDENTE di Roberto de Mattei<br />L'immagine ha fatto il giro del mondo. Alla folla che si era radunata nella Grande Moschea di Teheran, per la commemorazione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l'ayatollah Ali Khamenei si è presentato con un fucile al fianco. Il significato simbolico della scena è evidente. Khamenei, che è la "Guida suprema", della Repubblica Islamica. vuole esprimere la sua determinazione a combattere ad oltranza il nemico che ha di fronte. Quale nemico? Sul suo profilo X Khamenei ha indicato "il regime sionista", chiamando l'Islam all'unità in questa guerra. I Paesi islamici - ha detto - hanno "un nemico comune. Il nemico dell'Iran è il nemico dell'Iraq, lo stesso nemico del Libano. Il nemico di tutti noi è lo stesso".<br />Il nemico è certamente Israele, non il governo di Netanjahu, ma lo Stato di Israele, che deve essere spazzato via dalla Palestina. Si illuderebbe tuttavia chi pensasse che questa sia la meta ultima della guerra in corso. Il nemico comune di Khamenei e dei paesi islamici non è solo Israele, ma l'intero Occidente, di cui non solo i predicatori, ma gli storici e i politici islamici prevedono l'imminente collasso. E' stato uno storico palestinese, dell'Università di Gaza, Ghassan Weshah a dichiarare alla Tv Al-Aqsa di Hamas, il 28 febbraio 2022, all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina, che gli Stati Uniti sarebbero crollati entro vent'anni, assieme a Israele.<br />Ma il vero, l'antico nemico, è la Chiesa di Roma, Madre dell'Occidente. Yunis Al-Astal, un parlamentare di Hamas lo ha ribadito lo scorso anno: "Molto presto, per volontà di Allah, Roma sarà conquistata, proprio come lo è stata Costantinopoli e come è stato profetizzato dal nostro Profeta Maometto». «Oggi - ha continuato - Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale dei crociati che ha dichiarato la propria ostilità all'islam, questa loro capitale sarà un avamposto delle conquiste islamiche che si diffonderanno per tutta l'Europa e poi si sposteranno nelle due Americhe, e anche nell'Europa dell'est». Il deputato di Hamas ha spiegato come compiere proselitismo tra le nuove generazioni: "Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad e i nostri sacrifici e, se Allah vuole, i comandanti della conquista verranno da loro".<br />UNA SFIDA ALL'OCCIDENTE E ALLA CHIESA CATTOLICA<br />Le dichiarazioni del rappresentante politico di Hamas non vanno sottovalutate. Il destino che nelle sue speranze attende la città di Roma è il medesimo riservato agli israeliani nell'incursione dello scorso 7 ottobre che essi celebrano come una pagina gloriosa della storia dell'Islam.<br />L'immagine simbolica di Khamenei è dunque una sfida non tanto ad Israele, che ha mostrato la sua decisione di difendersi con uguale determinazione del suo nemico, ma all'Occidente remissivo e codardo, e a una Chiesa cattolica, sempre più disorientata, che sembra aver perso la sua identità.<br />Certo nessuno potrebbe immaginare papa Francesco con un fucile accanto. Papa Francesco, oltretutto, ha fatto un mea culpa delle guerre combattute dalla Chiesa, proclamando un Vangelo pacifista in cui cade la distinzione tra guerra giusta e guerra ingiusta e la pace diviene un bene supremo e assoluto. Eppure non è sempre stato così e se l'atteggiamento del Papa attuale contraddice la storia della Chiesa, l'immagine che trasmette Khamenei non equivale a quella dei combattenti cristiani, ma ne rappresenta una caricatura.<br />La Chiesa infatti con altro spirito e con altra logica, senza ferocia o fanatismo, al di là dei possibili abusi, ha chiamato alla guerra santa, benedicendo nel corso della sua storia spade, fucili e cannoni.<br />LEPANTO (7 OTTOBRE 1571) E VIENNA (12 SETTEMBRE 1683)<br />Così accadde a...]]></itunes:summary><itunes:duration>439</itunes:duration><itunes:keywords>identità,iran,israele,khamenei,sfida</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9de85797c879894d31521f559c4aa67c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nuova ondata di attentati islamici in Europa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nuova-ondata-di-attentati-islamici-in-europa--61328046</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7923" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7923</a><br /><br />NUOVA ONDATA DI ATTENTATI ISLAMICI IN EUROPA di Lorenza Formicola<br /><br />La chiesa dell'Immacolata Concezione nella cittadina di Saint-Omer, nel dipartimento del Passo di Calais nella regione dell'Alta Francia, non ha più un tetto, né un campanile. L'interno è completamente devastato, e non resta quasi nulla d'intero.<br />È stata data in fiamme lo scorso lunedì e per domare l'incendio sono dovuti intervenire 90 pompieri. Quando alle prime luci dell'alba, il parroco è stato informato dell'incendio in corso, s'è fiondato sul posto chiedendo ai pompieri di entrare in chiesa: «la cosa più importante, il Santissimo Sacramento, l'abbiamo recuperato», ha riferito poi. Ma la chiesa neogotica, costruita nel 1854 e che era stata restaurata nel 2018, adesso va ricostruita. Come Notre Dame a Parigi.<br />A compiere l'attentato anticristiano è stato un quarantenne uscito di prigione solo il 27 agosto. Il casellario giudiziario dell'uomo racconta di 26 condanne per reati gravi, tra questi decine di incendi dolosi in altrettante chiese.<br />Così, mentre il pubblico ministero ritiene che sono «necessari accertamenti psichiatrici e psicologici per comprendere le sue reali motivazioni in merito alla recidiva in particolare in relazione ai luoghi di culto», la Francia si conferma prima in Europa per attacchi, attentati e incendi in chiese cattoliche. L'unica costante che ha avuto, infatti, l'estate francese, sono stati gli attentati alla cristianità.<br />A luglio, a pochi giorni di distanza, sono stati appiccati incendi nella chiesa di Saint Simplicien a Martigné-Briand che ha visto il confessionale bruciare per intero e poi nella cattedrale di Rouen che ha distrutto "solo" la guglia più alta, il resto è stato sedato in tempo. In entrambi i casi, nessun colpevole.<br />E se era da qualche anno che «Allah Akbar» non compariva sul portone di una chiesa come fu per Notre Dame du Taur a Tolosa e a Saint Pierre du Martroi a Orleans dove, prima delle fiamme, il grido di battaglia islamico è stato lasciato come firma, la storia s'è ripetuta lo scorso 14 luglio. A Notre Dame du Travail, nel 14° arrondissement di Parigi, qualcuno - che non è stato ancora identificato - ha ricoperto l'interno dell'edificio sacro di pensieri come, «della chiesa qui stiamo bruciando la prima parte»; «sottomettetevi ad Allah»; «un solo dio Allah» insieme a tante altre scritte con bestemmie esplicite. L'attentatore ha provato anche a darle fuoco, ma senza successo e prima di abbandonare l'edificio, ha rubato dalla chiesa una statua lignea della Vergine Maria, ritrovata nel bagno in un bar accanto, con un coltello piantato alla gola, e il biglietto, «Maria, questo è il tuo destino. Noi musulmani non ti possiamo accettare».<br />OSTIE CALPESTATE<br />In Nuova Caledonia, ancora a luglio, incendi dolosi hanno colpito le chiese di Notre-Dame de l'Assomption, la chiesa di Tyé e di Saint Louis, di quest'ultima non resta più nulla. Atti di violenza talmente brutale da indurre un intervento sull'argomento a Macron e al ministro dell'interno, Darmanin. Ad agosto, invece, prima della messa domenicale il parroco della chiesa di Saint Pierre a Lège Cup Ferret, ha trovato il tabernacolo divelto e trafugato delle Ostie consacrate lanciate a terra e calpestate.<br />La cronaca francese degli attacchi alla cristianità raccoglie una lista sterminata e quanto mai creativa nella declinazione di una violenza gratuita, ciononostante non racconta mai di un colpevole. Basti pensare ai casi di Notre Dame, Saint Denis, Rennes, Saint Sulpice a Parigi, Pontoise, Nancy, Nantes, Nostra Signora delle Grazie di Revel, la chiesa di Saint-Jean-du-Bruel di Rodez, la cattedrale di Saint Alain di Lavaur: tutte chiese date alle fiamme negli ultimi anni e che sempre, stando ai pareri dei pubblici ministeri, avevano prove evidenti di incendi dolosi, eppure sono stati archiviati come incidenti. Al punto che, a lungo, c'è chi ha fatto ironia sullo strano fenomeno delle chiese francesi in autocombustione.<br />Quando, però, spunta un colpevole non sempre è utile. Come per l'estate del 2021, quando un sacerdote venne assassinato a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea, nell'ovest della Francia. L'assassino si consegnò da sé alla polizia: era un clandestino del Ruanda, lo stesso che un anno prima aveva appiccato l'incendio alla cattedrale di Nantes perché esasperato dal fatto che non gli venisse rinnovato il permesso di soggiorno.<br />Un rapporto parlamentare sugli "atti antireligiosi", presentato al Primo Ministro nel 2022 da Isabelle Florennes, deputata dell'Hauts-de-Seine, e Ludovic Mendès, deputato della Mosella, menzionava 857 atti anticristiani commessi in Francia nel 2021, tra cui 752 attacchi a luoghi di culto e cimiteri cristiani. Quindi ogni giorno almeno due luoghi di culto in Francia sono stati oggetto di violenza. Nel 2022 gli attacchi contro la comunità cristiana sono aumentati dell'8%, secondo l'ultimo rapporto del Servizio centrale di intelligence territoriale (SCRT). Nel 2023, secondo il ministero dell'Interno, quasi 1.000 sono stati gli atti anticristiani: circa 3 attentati al giorno.<br />UNA VIOLENTA OFFENSIVA ANTICRISTIANA<br />Indagando la cronaca, vediamo che si tratta di un fenomeno sociale enorme per la Francia di Macron. Le radici sono profonde e soluzioni all'orizzonte non ci sono. L'ex figlia prediletta della Chiesa oggi conta almeno 40mila chiese, un dato che va accostato a quello della scristianizzazione che dilaga nel Paese e che è caratterizzata in particolare dal calo della pratica religiosa. Conservato, però, l'uso di tenerle aperte, ne segue che, prima di tutto, la sorveglianza nei luoghi di culto ogni anno va scemando: questo le rende luoghi molto facili da attaccare.<br />La vera comprensione del problema risiede, però, nella violenta offensiva anticristiana che imperversa in Francia. Un dato culturale che oscilla tra le derisioni e gli"atti intellettuali" di odio verso i cattolici e la guerriglia anche giudiziaria di associazioni e Ong varie, come la 'Libre pensée' e la 'Ligue des droits de l'homme' che, ogni qual volta si intravede un simbolo del cristianesimo nello spazio pubblico, sono pronte ad intasare i tribunali per condurre una guerra contro i cristiani. Sono anni che queste due associazioni tentano di ripulire la Francia dalle statue di san Michele e la Vergine Maria: emblematici i casi a Sables d'Olonne, in Vandea, e a Bordeaux.<br />Al contempo, se da decenni esiste una critica unanime, e a senso unico, contro l'istituzione cattolica, con tanto di cori della sinistra estrema che ripetono, «l'unica chiesa che illumina è quella che brucia», perché questo non può essere considerato un incitamento all'odio? E, soprattutto, come ci si può stupire dell'attuale deriva? La quale, peraltro, ha finito, inevitabilmente, per intrecciarsi con l'odio al cristianesimo insito nell'islam. Mettendo, parimenti, a repentaglio la vita e la libertà di tutti.<br />Quello di Macron è un Paese che vive il più importante fenomeno di scristianizzazione di massa dai tempi della Rivoluzione francese, e, in una Società dove non c'è più nulla da dissacrare, le chiese restano, nell'immaginario collettivo, l'ultima cosa di sacro rimasta in Francia. Per adesso, però, i portoni restano inagibili.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Germania sotto attacco jihadista: dopo Solingen, anche Monaco e Linz" mette in luce gli ultimi attentati islamici in Germania.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 settembre 2024:<br />La Germania è ancora in lutto per le tre vittime dell'attentato di Solingen, dove un terrorista islamico ha ucciso, a coltellate, tre persone del pubblico di un concerto in piazza. Ma quello, a quanto pare, era solo l'inizio. L'attentato di Solingen è del 23 agosto. Appena due settimane dopo, il 5 settembre, un altro terrorista dell'Isis ha cercato di fare una strage a Monaco di Baviera e il giorno dopo un altro affiliato dello stesso gruppo terrorista ha provato a uccidere, a Linz am Rhein, gli agenti della locale stazione di polizia.<br />Il 5 settembre non è una data casuale: è l'anniversario della strage alle Olimpiadi di Monaco del 1972. I terroristi palestinesi, dell'organizzazione Settembre Nero, presero in ostaggio e assassinarono undici atleti israeliani. Il 5 settembre di 52 anni dopo, giovedì scorso, un uomo è stato avvistato dalla polizia per le vie del centro di Monaco con un fucile a tracolla. Il terrorista ha sparato, prima, al Centro di documentazione sui crimini del nazismo, dove sono raccolti i documenti sulla persecuzione degli ebrei sotto Hitler. Poi puntava a fare una strage al Consolato israeliano, che però in quel momento, proprio per commemorare le vittime del 1972, era temporaneamente chiuso. L'aggressore ha sparato sul consolato, provocando l'immediata reazione della polizia che lo ha freddato, dopo un breve scontro a fuoco. «Durante il contatto con la persona - ha scritto la polizia di Monaco, su X - c'è stato uno scontro a fuoco nel quale il sospettato è stato ferito a morte. Nessuna altra persona è rimasta ferita».<br />Dopo la sua morte, si è risaliti all'identità dell'uomo col fucile. Era un diciottenne, cittadino austriaco, di Salisburgo, di origine bosniaca. Musulmano, pare si fosse radicalizzato su Internet. Secondo la stampa austriaca (ma le autorità non confermano), gli inquirenti avrebbero trovato sul suo cellulare materiale di propaganda dell'Isis. Essendo cittadino austriaco, non ha avuto problemi a passare la frontiera (un confine dell'area Schengen). Però resta da capire]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61328046</guid><pubDate>Tue, 10 Sep 2024 19:41:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61328046/nuova_ondata_di_attentati_islamici_in_europa.mp3" length="12783743" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7923

NUOVA ONDATA DI ATTENTATI ISLAMICI IN EUROPA di Lorenza Formicola

La chiesa dell'Immacolata Concezione nella cittadina di Saint-Omer, nel dipartimento del Passo di Calais nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7923" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7923</a><br /><br />NUOVA ONDATA DI ATTENTATI ISLAMICI IN EUROPA di Lorenza Formicola<br /><br />La chiesa dell'Immacolata Concezione nella cittadina di Saint-Omer, nel dipartimento del Passo di Calais nella regione dell'Alta Francia, non ha più un tetto, né un campanile. L'interno è completamente devastato, e non resta quasi nulla d'intero.<br />È stata data in fiamme lo scorso lunedì e per domare l'incendio sono dovuti intervenire 90 pompieri. Quando alle prime luci dell'alba, il parroco è stato informato dell'incendio in corso, s'è fiondato sul posto chiedendo ai pompieri di entrare in chiesa: «la cosa più importante, il Santissimo Sacramento, l'abbiamo recuperato», ha riferito poi. Ma la chiesa neogotica, costruita nel 1854 e che era stata restaurata nel 2018, adesso va ricostruita. Come Notre Dame a Parigi.<br />A compiere l'attentato anticristiano è stato un quarantenne uscito di prigione solo il 27 agosto. Il casellario giudiziario dell'uomo racconta di 26 condanne per reati gravi, tra questi decine di incendi dolosi in altrettante chiese.<br />Così, mentre il pubblico ministero ritiene che sono «necessari accertamenti psichiatrici e psicologici per comprendere le sue reali motivazioni in merito alla recidiva in particolare in relazione ai luoghi di culto», la Francia si conferma prima in Europa per attacchi, attentati e incendi in chiese cattoliche. L'unica costante che ha avuto, infatti, l'estate francese, sono stati gli attentati alla cristianità.<br />A luglio, a pochi giorni di distanza, sono stati appiccati incendi nella chiesa di Saint Simplicien a Martigné-Briand che ha visto il confessionale bruciare per intero e poi nella cattedrale di Rouen che ha distrutto "solo" la guglia più alta, il resto è stato sedato in tempo. In entrambi i casi, nessun colpevole.<br />E se era da qualche anno che «Allah Akbar» non compariva sul portone di una chiesa come fu per Notre Dame du Taur a Tolosa e a Saint Pierre du Martroi a Orleans dove, prima delle fiamme, il grido di battaglia islamico è stato lasciato come firma, la storia s'è ripetuta lo scorso 14 luglio. A Notre Dame du Travail, nel 14° arrondissement di Parigi, qualcuno - che non è stato ancora identificato - ha ricoperto l'interno dell'edificio sacro di pensieri come, «della chiesa qui stiamo bruciando la prima parte»; «sottomettetevi ad Allah»; «un solo dio Allah» insieme a tante altre scritte con bestemmie esplicite. L'attentatore ha provato anche a darle fuoco, ma senza successo e prima di abbandonare l'edificio, ha rubato dalla chiesa una statua lignea della Vergine Maria, ritrovata nel bagno in un bar accanto, con un coltello piantato alla gola, e il biglietto, «Maria, questo è il tuo destino. Noi musulmani non ti possiamo accettare».<br />OSTIE CALPESTATE<br />In Nuova Caledonia, ancora a luglio, incendi dolosi hanno colpito le chiese di Notre-Dame de l'Assomption, la chiesa di Tyé e di Saint Louis, di quest'ultima non resta più nulla. Atti di violenza talmente brutale da indurre un intervento sull'argomento a Macron e al ministro dell'interno, Darmanin. Ad agosto, invece, prima della messa domenicale il parroco della chiesa di Saint Pierre a Lège Cup Ferret, ha trovato il tabernacolo divelto e trafugato delle Ostie consacrate lanciate a terra e calpestate.<br />La cronaca francese degli attacchi alla cristianità raccoglie una lista sterminata e quanto mai creativa nella declinazione di una violenza gratuita, ciononostante non racconta mai di un colpevole. Basti pensare ai casi di Notre Dame, Saint Denis, Rennes, Saint Sulpice a Parigi, Pontoise, Nancy, Nantes, Nostra Signora delle Grazie di Revel, la chiesa di Saint-Jean-du-Bruel di Rodez, la cattedrale di Saint Alain di Lavaur: tutte chiese date alle fiamme negli ultimi anni e che sempre, stando ai pareri dei pubblici ministeri, avevano...]]></itunes:summary><itunes:duration>799</itunes:duration><itunes:keywords>attacchisacrileghi,attentatiislamici,librepensée,notredame,taylorswift</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c5c8736636d57bc6bf406fb15ffafbb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Turchia rifiuta il rifornimento all'aereo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-turchia-rifiuta-il-rifornimento-all-aereo--60860483</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7858" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7858</a><br /><br />LA TURCHIA RIFIUTA IL RIFORNIMENTO ALL'AEREO PERCHE' E' ISRAELIANO di Michael Sfaradi<br /><br />Un volo della compagnia israeliana EL AL partito da Varsavia e diretto a Tel Aviv è stato costretto a un atterraggio di emergenza all'aeroporto di Antalya, in Turchia, per evacuare un passeggero bisognoso di cure mediche.<br />Dopo aver affidato ai medici turchi una donna che aveva probabilmente avuto un attacco cardiaco, come da prassi consolidata in questi casi il comandante ha chiesto il rifornimento del carburante sufficiente per arrivare a destinazione, ma i lavoratori dell'aeroporto turco si sono rifiutati nonostante l'atterraggio sia stato di emergenza.<br />C'è anche da sottolineare che ai passeggeri, anche questo contro ogni regola, era stato vietato di sbarcare e per aggiungere ulteriori difficoltà l'aereo era stato fatto parcheggiare in un punto in pieno sole.<br />I lavoratori turchi, sicuramente su indicazione dei dirigenti, oltre al carburante si sono rifiutati di rifornire le persone a bordo di acqua potabile e viveri, nulla di tutto ciò è stato messo a disposizione dell'equipaggio per essere poi distribuito fra le persone a bordo dell'aeromobile.<br />Questa situazione, comunque ignorata dalla quasi totalità della stampa internazionale nonostante il fatto di per sé sia di una gravità estrema, è venuta alla luce solo dopo la pubblicazione di una nota da parte della compagnia aerea.<br />RAGIONI UMANITARIE<br />I media israeliani hanno riferito che il Ministero degli Esteri aveva ricevuto rassicurazioni dalle autorità turche che all'aereo sarebbe stato consentito di fare rifornimento, ma le procedure andavano per lunghe e nel frattempo l'aereo stava bruciando carburante sulla pista per mantenere in funzione l'aria condizionata e altri sistemi.<br />A quel punto, e dopo aver preso contatto con le autorità greche, il comandante del volo ha deciso, prima che la riserva di carburante nei serbatoi non lo rendesse più possibile, di decollare per Rodi, a 40 minuti di volo di distanza, e fare rifornimento nell'aeroporto dell'isola.<br />Secondo una fonte diplomatica turca il carburante doveva essere fornito all'aereo per ragioni umanitarie e la procedura stava per essere completata, è stato il capitano israeliano che ha deciso di decollare di propria iniziativa.<br />Questa spiegazione oltre ad essere patetica è anche ridicola.<br />Era palese che il governo turco stava facendo di tutto per far rimanere a terra l'aereo e creare un nuovo caso diplomatico.<br />Non è da escludere che sia le persone a bordo sia l'equipaggio sarebbero poi stati trattenuti, con motivi pretestuosi, dalle autorità turche.<br />C'è anche da segnalare che secondo voci attendibili la torre di controllo non abbia dato assistenza in fase di decollo e che i piloti siano stati costretti a staccare dal suolo affidandosi ai soli dati strumentali dell'aeromobile.<br />L'ATTERRAGGIO PER EMERGENZA MEDICA<br />Sapremo se queste voci rispondono al vero solamente se la compagnia israeliana farà denuncia verso gli enti di controllo della sicurezza aerea internazionale mettendo a disposizione le scatole nere dell'aereo che hanno continuato a registrare anche a terra perché, è giusto ricordarlo, i motori sono rimasti accesi durante tutto il periodo della sosta.<br />L'atterraggio è stato per emergenza medica, infatti tutti i voli diretti tra Israele e Turchia sono stati cancellati poco dopo lo scoppio della guerra contro il gruppo terroristico Hamas in seguito al 7 ottobre 2023, quando migliaia di terroristi invasero il sud di Israele dalla Striscia di Gaza, uccidendo circa 1.200 persone e prendendo 251 ostaggi.<br />Fin dai primi giorni il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto Hamas nella guerra e ha ospitato il suo leader Ismail Haniyeh a Istanbul in aprile e in maggio e ha anche affermato che più di 1.000 membri di Hamas, feriti durante i combattimenti, erano in cura negli ospedali turchi.<br />Dopo essere stato rifornito in Grecia l'aereo ha potuto concludere il suo avventuroso viaggio ed è arrivato in Israele nella serata del 30 giugno.<br />È la prima volta in assoluto nella storia dell'aeronautica civile che viene negata assistenza a terra a un volo atterrato per un'emergenza.<br />Ciò che è accaduto in questo caso è l'ennesima prova di quale sia il vero volto di chi fino a pochi anni fa chiedeva con insistenza di entrare a far parte dell'Unione Europea.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60860483</guid><pubDate>Tue, 30 Jul 2024 20:21:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60860483/la_turchia_rifiuta_il_rifornimento_all_aereo.mp3" length="5303797" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7858

LA TURCHIA RIFIUTA IL RIFORNIMENTO ALL'AEREO PERCHE' E' ISRAELIANO di Michael Sfaradi

Un volo della compagnia israeliana EL AL partito da Varsavia e diretto a Tel Aviv è stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7858" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7858</a><br /><br />LA TURCHIA RIFIUTA IL RIFORNIMENTO ALL'AEREO PERCHE' E' ISRAELIANO di Michael Sfaradi<br /><br />Un volo della compagnia israeliana EL AL partito da Varsavia e diretto a Tel Aviv è stato costretto a un atterraggio di emergenza all'aeroporto di Antalya, in Turchia, per evacuare un passeggero bisognoso di cure mediche.<br />Dopo aver affidato ai medici turchi una donna che aveva probabilmente avuto un attacco cardiaco, come da prassi consolidata in questi casi il comandante ha chiesto il rifornimento del carburante sufficiente per arrivare a destinazione, ma i lavoratori dell'aeroporto turco si sono rifiutati nonostante l'atterraggio sia stato di emergenza.<br />C'è anche da sottolineare che ai passeggeri, anche questo contro ogni regola, era stato vietato di sbarcare e per aggiungere ulteriori difficoltà l'aereo era stato fatto parcheggiare in un punto in pieno sole.<br />I lavoratori turchi, sicuramente su indicazione dei dirigenti, oltre al carburante si sono rifiutati di rifornire le persone a bordo di acqua potabile e viveri, nulla di tutto ciò è stato messo a disposizione dell'equipaggio per essere poi distribuito fra le persone a bordo dell'aeromobile.<br />Questa situazione, comunque ignorata dalla quasi totalità della stampa internazionale nonostante il fatto di per sé sia di una gravità estrema, è venuta alla luce solo dopo la pubblicazione di una nota da parte della compagnia aerea.<br />RAGIONI UMANITARIE<br />I media israeliani hanno riferito che il Ministero degli Esteri aveva ricevuto rassicurazioni dalle autorità turche che all'aereo sarebbe stato consentito di fare rifornimento, ma le procedure andavano per lunghe e nel frattempo l'aereo stava bruciando carburante sulla pista per mantenere in funzione l'aria condizionata e altri sistemi.<br />A quel punto, e dopo aver preso contatto con le autorità greche, il comandante del volo ha deciso, prima che la riserva di carburante nei serbatoi non lo rendesse più possibile, di decollare per Rodi, a 40 minuti di volo di distanza, e fare rifornimento nell'aeroporto dell'isola.<br />Secondo una fonte diplomatica turca il carburante doveva essere fornito all'aereo per ragioni umanitarie e la procedura stava per essere completata, è stato il capitano israeliano che ha deciso di decollare di propria iniziativa.<br />Questa spiegazione oltre ad essere patetica è anche ridicola.<br />Era palese che il governo turco stava facendo di tutto per far rimanere a terra l'aereo e creare un nuovo caso diplomatico.<br />Non è da escludere che sia le persone a bordo sia l'equipaggio sarebbero poi stati trattenuti, con motivi pretestuosi, dalle autorità turche.<br />C'è anche da segnalare che secondo voci attendibili la torre di controllo non abbia dato assistenza in fase di decollo e che i piloti siano stati costretti a staccare dal suolo affidandosi ai soli dati strumentali dell'aeromobile.<br />L'ATTERRAGGIO PER EMERGENZA MEDICA<br />Sapremo se queste voci rispondono al vero solamente se la compagnia israeliana farà denuncia verso gli enti di controllo della sicurezza aerea internazionale mettendo a disposizione le scatole nere dell'aereo che hanno continuato a registrare anche a terra perché, è giusto ricordarlo, i motori sono rimasti accesi durante tutto il periodo della sosta.<br />L'atterraggio è stato per emergenza medica, infatti tutti i voli diretti tra Israele e Turchia sono stati cancellati poco dopo lo scoppio della guerra contro il gruppo terroristico Hamas in seguito al 7 ottobre 2023, quando migliaia di terroristi invasero il sud di Israele dalla Striscia di Gaza, uccidendo circa 1.200 persone e prendendo 251 ostaggi.<br />Fin dai primi giorni 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Formicola<br /><br />Siamo nel ventesimo arrondissement di Parigi, e il preside del liceo Maurice-Ravel, nel timore di andare incontro al medesimo destino di Samuel Patty o Dominique Bernard - due delle tante vittime dell'islamizzazione delle scuole d'oltralpe: sgozzate per aver parlato d'islam non come i musulmani vorrebbero -, ha deciso per il pensionamento anticipato. Tutto inizia il 28 febbraio, quando, il preside ricorda a tre studentesse di togliere il velo prima di entrare in aula, come vuole la legge. Due obbediscono, la terza no. Invitata a lasciare la scuola, sporge denuncia per "violenze" (poi archiviata per mancanza di prove) e si affida alla pagina Facebook del Collectif contre l'islamophobie en Europe'(associazione dissolta per propaganda islamista nel dicembre 2020). Secondo il meccanismo ormai consolidato, la comunità islamica si è sollevata: piovono violentissime minacce di morte contro il preside che trenta giorni dopo decide di lasciare, certo di non poter godere di nessuna protezione.<br />GLI INSEGNANTI SONO TERRORIZZATI<br />Gli analisti registrano come i giovani immigrati di seconda e terza generazione ostentino un esacerbato ossequio nei confronti del loro credo, certamente maggiore dei loro genitori o nonni. E così accade che nelle scuole sia sempre più difficile far rispettare le regole ordinarie, quelle che valgono per tutti. A Mayotte, dipartimento d'oltremare della Francia, e dove la popolazione musulmana è già al 95%, la nuova università aperta per volontà dell'ex primo ministro Élisabeth Borne lo scorso gennaio è stata inaugurata da un rappresentante musulmano con tanto di preghiera islamica. Tempo tre mesi, è stata anche allestita una sala di preghiera, arrivata persino prima degli uffici per i professori.<br />In tutta la Francia gli studenti polemizzano per i programmi scolastici e per ogni sorta di regola che non risponda all'islam. Dimostrano di voler rimanere sostanzialmente "diversi" in attesa di plasmare ogni cosa secondo i dettami islamici. Non vogliono studiare storia dell'arte, scienze e storia, mentre l'ora di educazione fisica vede le ragazze presentare costantemente un certificato medico per non indossare la divisa sportiva. Durante il Ramadan, a mensa c'è una tensione costante.<br />Bernard - nome fittizio di un professore di Hauts-de-Seine - descrive a Le Figaro l'ingerenza dei sindacati di estrema sinistra che difendono e sponsorizzano il "comunitarismo" islamico. Risultato? «Gli insegnanti sono terrorizzati all'idea di parlare apertamente. Vi racconto il mio caso: nella mia classe avevo studenti segnalati come "Fiche S" - quanti sono considerati potenzialmente una minaccia per la sicurezza dello Stato -, ma nessuno mi ha mai detto chi fossero e perché erano stati segnalati. Una volta uno studente salafita mi ha minacciato di morte perché secondo lui avevo detto inesattezze sul re del Marocco. Ogni volta che c'è da affrontare il tema della Shoah è una tragedia. Apertamente, durante la lezione, c'è chi si rammarica che i nazisti "non abbiano portato a termine il lavoro" sostenendo che "gli ebrei si siano meritati ogni cosa". Guai a denunciare l'antisemitismo. Sai di essere solo di fronte a questo problema e che nessuno ti difenderà nel mondo della scuola».<br />LE AZIENDE HANNO DIFFICOLTÀ<br />Ma l'islamizzazione avanza anche in gran parte del mondo del lavoro. RATP, EDF, La Poste, Orange, Stellantis (ex PSA Peugeot), BNP Paribas: non si contano le aziende, pubbliche o private, che hanno adottato una guida per aiutare il loro dirigenti a gestire le "richieste religiose". Secondo il report condotto dall'Institut Montaigne sulle tensioni sul posto di lavoro, nel 2022 il 22% erano legate all'islam. Nel 2013 erano il 6%. «In molte aziende si improvvisano cartelli esplicativi su cosa possono e non possono fare i dipendenti proprio per far fronte all'entrismo islamico. Nel 20% delle aziende (grande distribuzione, logistica, subfornitura aeroportuale, pulizia, sicurezza, etc.), si riscontrano situazioni di grande tensione, con opposizione alla dirigenza e misoginia di "ispirazione religiosa"», commenta l'autore di uno studio a riguardo, l'accademico Lionel Honoré.<br />Le aziende hanno difficoltà, per esempio, ad imporre un capo donna a uomini islamici. E durante il Ramadan c'è la pretesa di fare un orario ridotto. Lo scorso aprile, il direttore di un negozio Geox di Strasburgo ha ricevuto minacce di morte - che qualcuno ha definito, per entità ed eco, una specie di fatwa -, corredate da un video denuncia che ha superato in poche ore il milione di visualizzazioni, per aver rifiutato di accettare che la donna che stava per assumere indossasse il velo nelle ore di lavoro.<br />L'ISLAMIZZAZIONE STA CAMBIANDO IL VOLTO DEL PAESE<br />Le grandi aziende, invece, onde evitare problemi simili, da H&amp;M a Uniqlo, accettano di buona lena che le commesse siano velate, anche dalla testa ai piedi.<br />Dal 2010 le aziende, soprattutto nella regione parigina, si sono rese conto, forse per la prima volta, che l'espressione religiosa di alcuni dei loro dipendenti si stava trasformando in separatismo. Mense trasformate in sale di preghiera, autisti che rifiutano di mettersi al volante dell'autobus se nel turno precedente c'è stata una donna, bagni riservati alle abluzioni, scale d'improvviso privatizzate il venerdì a mezzogiorno per la preghiera.<br />L'islamizzazione non solo sta cambiando irrimediabilmente il volto del Paese - vedi la difficoltà di trovare un taxi all'aeroporto, la sera, nelle settimane del Ramadan - ma si registra anche un'anomala convergenza di lotta tra la lobby Lgbtq e quella islamica: la religione è diventata una rivendicazione identitaria come tutte le altre di moda in tempi recenti. Basti pensare al successo di una sorprendente campagna pubblicitaria della Planned Parenthood francese con tanto di donna velata che rivendica per sé il nuovo pronome "eil", che nella lingua francese è utilizzato dalle persone che si definiscono non-binarie e dunque non si riconoscono né nel genere maschile né in quello femminile.<br />Secondo l'ultimo studio Havas, realizzato da Arielle Schwab e Benoît Loz, lo scorso marzo, nelle aziende francesi il 34% dei dipendenti approva l'uso del velo, rispetto al 29% nel 2021. E la percentuale sale al 53% tra gli under 35, contro il 41% nel 2023. In nome di una certa inclusività, alcune aziende si giocano allora l'asso vincente: Ikea offre direttamente ai propri dipendenti un velo con il logo dell'azienda. Visti i problemi con il Ramadan, invece, l'azienda olandese di passeggini Bugaboo ha deciso di offrire ai dipendenti la possibilità di scegliere i giorni festivi in base alla loro religione.<br />L'islam cambia la Francia, ma per Parigi non è un problema.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60646018</guid><pubDate>Tue, 09 Jul 2024 20:36:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60646018/francia_la_mezzaluna_avanza_nelle_scuole_e_nelle_aziende.mp3" length="7763241" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7852

FRANCIA, LA MEZZALUNA AVANZA NELLE SCUOLE E NELLE AZIENDE di Lorenza Formicola

Siamo nel ventesimo arrondissement di Parigi, e il preside del liceo Maurice-Ravel, nel timore di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7852" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7852</a><br /><br />FRANCIA, LA MEZZALUNA AVANZA NELLE SCUOLE E NELLE AZIENDE di Lorenza Formicola<br /><br />Siamo nel ventesimo arrondissement di Parigi, e il preside del liceo Maurice-Ravel, nel timore di andare incontro al medesimo destino di Samuel Patty o Dominique Bernard - due delle tante vittime dell'islamizzazione delle scuole d'oltralpe: sgozzate per aver parlato d'islam non come i musulmani vorrebbero -, ha deciso per il pensionamento anticipato. Tutto inizia il 28 febbraio, quando, il preside ricorda a tre studentesse di togliere il velo prima di entrare in aula, come vuole la legge. Due obbediscono, la terza no. Invitata a lasciare la scuola, sporge denuncia per "violenze" (poi archiviata per mancanza di prove) e si affida alla pagina Facebook del Collectif contre l'islamophobie en Europe'(associazione dissolta per propaganda islamista nel dicembre 2020). Secondo il meccanismo ormai consolidato, la comunità islamica si è sollevata: piovono violentissime minacce di morte contro il preside che trenta giorni dopo decide di lasciare, certo di non poter godere di nessuna protezione.<br />GLI INSEGNANTI SONO TERRORIZZATI<br />Gli analisti registrano come i giovani immigrati di seconda e terza generazione ostentino un esacerbato ossequio nei confronti del loro credo, certamente maggiore dei loro genitori o nonni. E così accade che nelle scuole sia sempre più difficile far rispettare le regole ordinarie, quelle che valgono per tutti. A Mayotte, dipartimento d'oltremare della Francia, e dove la popolazione musulmana è già al 95%, la nuova università aperta per volontà dell'ex primo ministro Élisabeth Borne lo scorso gennaio è stata inaugurata da un rappresentante musulmano con tanto di preghiera islamica. Tempo tre mesi, è stata anche allestita una sala di preghiera, arrivata persino prima degli uffici per i professori.<br />In tutta la Francia gli studenti polemizzano per i programmi scolastici e per ogni sorta di regola che non risponda all'islam. Dimostrano di voler rimanere sostanzialmente "diversi" in attesa di plasmare ogni cosa secondo i dettami islamici. Non vogliono studiare storia dell'arte, scienze e storia, mentre l'ora di educazione fisica vede le ragazze presentare costantemente un certificato medico per non indossare la divisa sportiva. Durante il Ramadan, a mensa c'è una tensione costante.<br />Bernard - nome fittizio di un professore di Hauts-de-Seine - descrive a Le Figaro l'ingerenza dei sindacati di estrema sinistra che difendono e sponsorizzano il "comunitarismo" islamico. Risultato? «Gli insegnanti sono terrorizzati all'idea di parlare apertamente. Vi racconto il mio caso: nella mia classe avevo studenti segnalati come "Fiche S" - quanti sono considerati potenzialmente una minaccia per la sicurezza dello Stato -, ma nessuno mi ha mai detto chi fossero e perché erano stati segnalati. Una volta uno studente salafita mi ha minacciato di morte perché secondo lui avevo detto inesattezze sul re del Marocco. Ogni volta che c'è da affrontare il tema della Shoah è una tragedia. Apertamente, durante la lezione, c'è chi si rammarica che i nazisti "non abbiano portato a termine il lavoro" sostenendo che "gli ebrei si siano meritati ogni cosa". Guai a denunciare l'antisemitismo. Sai di essere solo di fronte a questo problema e che nessuno ti difenderà nel mondo della scuola».<br />LE AZIENDE HANNO DIFFICOLTÀ<br />Ma l'islamizzazione avanza anche in gran parte del mondo del lavoro. RATP, EDF, La Poste, Orange, Stellantis (ex PSA Peugeot), BNP Paribas: non si contano le aziende, pubbliche o private, che hanno adottato una guida per aiutare il loro dirigenti a gestire le "richieste religiose". Secondo il report condotto dall'Institut Montaigne sulle tensioni sul posto di lavoro, nel 2022 il 22% erano legate all'islam. Nel 2013 erano il 6%. «In...]]></itunes:summary><itunes:duration>486</itunes:duration><itunes:keywords>corano,dipendentiislamici,sindacati,studenti,terrore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7737e2213d8c25197df615fe3719be6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Schiava di Boko Haram, pregava Dio e oggi è libera</title><link>https://www.spreaker.com/episode/schiava-di-boko-haram-pregava-dio-e-oggi-e-libera--60202388</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7807" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7807</a><br /><br />SCHIAVA DI BOKO HARAM, PREGAVA DIO E OGGI E' LIBERA <br />Forza, perseveranza e fede. È la storia di Deborah, prigioniera di Boko Haram per quasi due anni, confinata tra le mura di un complesso nel nord della Nigeria. Ogni mattina, le veniva richiesto di svegliarsi presto, lavarsi, eseguire preghiere musulmane e frequentare le lezioni alla moschea. Poi, si lavorava e pregava di nuovo prima di tornare dal "marito" impostole quella settimana. Perché sì, era stata costretta a "sposare" diversi "mariti", circa uno ogni due settimane. Ricordiamo che Boko Haram è un'organizzazione terroristica formata nei primi anni 2000, con sede nel nord-est della Nigeria. I suoi militanti sono responsabili di migliaia di morti e dello sfollamento di milioni di persone.<br />Boko Haram ha preso di mira soprattutto i cristiani nel nord della Nigeria per stabilire uno stato islamico, portando a numerosi attacchi a villaggi, chiese e individui cristiani. Fin da giovane a Deborah è stata trasmessa la fede dalla madre, suo padre infatti non era cristiano e spesso si arrabbiava quando andavano in chiesa o pregavano. Ultimo ricordo della sua vita prima della prigionia: Il 5 settembre, quando Deborah ha dato alla luce la sua seconda figlia. Il giorno dopo il gruppo terroristico radicale ha invaso il suo villaggio natale, Chibok. «Quando ho sentito un colpo di pistola, mi sono precipitato fuori, solo per trovare mio marito sdraiato morto alla porta di casa», ha raccontato Deborah.<br />Si affrettò a tornare dentro, ma gli uomini che sbattevano sulla sua porta: «Mi hanno detto di aprire la porta o di essere ucciso», ha detto Deborah. Rifiutandosi, gli uomini spararono alla porta, la aprirono e presero Deborah e le sue due figlie con la forza. Deborah, come altri prigionieri cristiani, fu costretta a convertirsi all'Islam. I prigionieri cristiani furono umiliati e isolati prima di essere costretti alla conversione. «Quando nuovi gruppi di cristiani sono stati catturati e non si erano ancora convertiti all'Islam, ci è stato detto di non parlare con loro perché erano infedeli», ha riportato. Ma nonostante fosse costretta a convertirsi esteriormente, Deborah si aggrappava alla sua fede in Cristo, «Ogni volta che mi inginocchiavo per pregare, supplicavo silenziosamente Dio di salvarmi dalle loro mani», ha proseguito, «ho pregato, chiedendomi come sarebbe andata la mia vita e cosa ne sarebbe stato dei miei figli».<br />Una notte, dopo quasi due anni di sofferenza, Deborah è stata graziata da un miracolo: ha trovato la porta del loro complesso aperta. Cogliendo questa rara opportunità, lei e la sua amica sono fuggite con i loro bambini. Hanno corso per due settimane attraverso la dura boscaglia nigeriana, sopportando gravi malattie, infezioni e fame. Più di cinque milioni di cristiani nigeriani hanno intrapreso viaggi simili, fuggendo dalle loro case e dal terrore di Boko Haram. Dopo la sua fuga, Deborah è stata trasferita da un campo profughi all'altro, finché non ha incontrato i partner di Global Christian Relief, che le hanno fornito assistenza medica, cibo e acqua, dandole anche un posto sicuro per guarire fisicamente, emotivamente e spiritualmente.<br />«Avevo perso la speranza di diventare qualcuno, di tornare a essere libera», ha raccontato. Ora Deborah e i suoi figli hanno una casa da chiamare propria, lavora come custode in una scuola gestita sul campo Gcr, così può sostenere i suoi figli e ha grandi speranze per il loro futuro. «Mi hanno aiutato così tanto», ha detto riferendosi al Global Christian Relief, «tutto quello che posso dire è che Dio li ripaghi per la loro generosità!».<br />Nota di BastaBugie: purtroppo la storia di questa donna sopravvissuta all'Islam ci pone di fronte a un doloroso dilemma. Di fronte alla persecuzione è meglio affrontare il martirio oppure cedere ai persecutori per sperare di poter fuggire e continuare a vivere? Il Maligno saprà sempre come colpirci per fare in modo che noi veniamo meno al primo comandamento "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all'infuori di me". Quindi, una donna che vede il proprio figlio torturato e ucciso davanti ai suoi occhi, è comprensibile e umano che ceda di fronte alla scelta di adorare Allah e di convertirsi. Si potrebbe dire che la donna non era libera, che era sotto minaccia di morte del figlio, e che quindi non aveva scelta. Però non bisogna dimenticare che c'è sempre una scelta: per l'appunto la scelta tra la vita e la morte, la scelta tra il Bene e il male. Senza la fede in Dio difficilmente si potrebbe resistere, sul piano naturale, ad una prova del genere, e si sceglierebbe un male, in questo caso convertirsi all'Islam. Ma per la forza della nostra fede noi sappiamo che quella prova Dio l'ha permessa (e ogni prova è per il nostro bene, anche se noi non riusciamo a capirlo sul momento). Abramo ha generato un intero popolo quando accetta di sacrificare il suo figlio Isacco, e Maria Santissima è diventata madre dei cristiani, quando non ha dubitato che Dio fosse amore perfino quando suo figlio Gesù moriva sulla croce. Abramo e Maria, come peraltro centinaia di martiri nei duemila anni di storia della Chiesa, hanno scelto di fidarsi di Dio: hanno creduto sopra ogni capacità umana che Dio non avrebbe mai fatto niente che non fosse bene e amore, anche quando gli eventi sembravano dire il contrario. Dunque, la storia di questa donna, deve farci meditare ancora di più sulla nostra capacità di amare Dio: quando saremo nella prova, avrò la fede di rinunciare al male e scegliere il Bene?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60202388</guid><pubDate>Tue, 28 May 2024 21:53:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60202388/schiava_di_boko_haram_pregava_dio_e_oggi_libera.mp3" length="6888698" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7807

SCHIAVA DI BOKO HARAM, PREGAVA DIO E OGGI E' LIBERA 
Forza, perseveranza e fede. È la storia di Deborah, prigioniera di Boko Haram per quasi due anni, confinata tra le mura di un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7807" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7807</a><br /><br />SCHIAVA DI BOKO HARAM, PREGAVA DIO E OGGI E' LIBERA <br />Forza, perseveranza e fede. È la storia di Deborah, prigioniera di Boko Haram per quasi due anni, confinata tra le mura di un complesso nel nord della Nigeria. Ogni mattina, le veniva richiesto di svegliarsi presto, lavarsi, eseguire preghiere musulmane e frequentare le lezioni alla moschea. Poi, si lavorava e pregava di nuovo prima di tornare dal "marito" impostole quella settimana. Perché sì, era stata costretta a "sposare" diversi "mariti", circa uno ogni due settimane. Ricordiamo che Boko Haram è un'organizzazione terroristica formata nei primi anni 2000, con sede nel nord-est della Nigeria. I suoi militanti sono responsabili di migliaia di morti e dello sfollamento di milioni di persone.<br />Boko Haram ha preso di mira soprattutto i cristiani nel nord della Nigeria per stabilire uno stato islamico, portando a numerosi attacchi a villaggi, chiese e individui cristiani. Fin da giovane a Deborah è stata trasmessa la fede dalla madre, suo padre infatti non era cristiano e spesso si arrabbiava quando andavano in chiesa o pregavano. Ultimo ricordo della sua vita prima della prigionia: Il 5 settembre, quando Deborah ha dato alla luce la sua seconda figlia. Il giorno dopo il gruppo terroristico radicale ha invaso il suo villaggio natale, Chibok. «Quando ho sentito un colpo di pistola, mi sono precipitato fuori, solo per trovare mio marito sdraiato morto alla porta di casa», ha raccontato Deborah.<br />Si affrettò a tornare dentro, ma gli uomini che sbattevano sulla sua porta: «Mi hanno detto di aprire la porta o di essere ucciso», ha detto Deborah. Rifiutandosi, gli uomini spararono alla porta, la aprirono e presero Deborah e le sue due figlie con la forza. Deborah, come altri prigionieri cristiani, fu costretta a convertirsi all'Islam. I prigionieri cristiani furono umiliati e isolati prima di essere costretti alla conversione. «Quando nuovi gruppi di cristiani sono stati catturati e non si erano ancora convertiti all'Islam, ci è stato detto di non parlare con loro perché erano infedeli», ha riportato. Ma nonostante fosse costretta a convertirsi esteriormente, Deborah si aggrappava alla sua fede in Cristo, «Ogni volta che mi inginocchiavo per pregare, supplicavo silenziosamente Dio di salvarmi dalle loro mani», ha proseguito, «ho pregato, chiedendomi come sarebbe andata la mia vita e cosa ne sarebbe stato dei miei figli».<br />Una notte, dopo quasi due anni di sofferenza, Deborah è stata graziata da un miracolo: ha trovato la porta del loro complesso aperta. Cogliendo questa rara opportunità, lei e la sua amica sono fuggite con i loro bambini. Hanno corso per due settimane attraverso la dura boscaglia nigeriana, sopportando gravi malattie, infezioni e fame. Più di cinque milioni di cristiani nigeriani hanno intrapreso viaggi simili, fuggendo dalle loro case e dal terrore di Boko Haram. Dopo la sua fuga, Deborah è stata trasferita da un campo profughi all'altro, finché non ha incontrato i partner di Global Christian Relief, che le hanno fornito assistenza medica, cibo e acqua, dandole anche un posto sicuro per guarire fisicamente, emotivamente e spiritualmente.<br />«Avevo perso la speranza di diventare qualcuno, di tornare a essere libera», ha raccontato. Ora Deborah e i suoi figli hanno una casa da chiamare propria, lavora come custode in una scuola gestita sul campo Gcr, così può sostenere i suoi figli e ha grandi speranze per il loro futuro. «Mi hanno aiutato così tanto», ha detto riferendosi al Global Christian Relief, «tutto quello che posso dire è che Dio li ripaghi per la loro generosità!».<br />Nota di BastaBugie: purtroppo la storia di questa donna sopravvissuta all'Islam ci pone di fronte a un doloroso dilemma. 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L'aggressore ha improvvisamente estratto un coltello e un martello e ha accoltellato un passante. Altre persone sono rimaste ferite in un secondo momento.<br />"L'individuo è stato arrestato poco dopo", ha spiegato Messiha. "Abbiamo subito appreso che aveva 32 anni, che era originario del Mali e che aveva un permesso di soggiorno italiano. Entro un'ora dal suo arresto, ci è stato detto che era squilibrato e che soffriva di problemi psichiatrici. Insomma, un pazzo". Il verdetto è stato emesso!<br />"Perché questa smania di ripulire il nome di un criminale che ha quasi stroncato delle vite innocenti senza motivo?".<br />Come se non bastasse, "per quanto incredibile possa sembrare, la fonte dell'informazione sul presunto squilibrio dell'aggressore è... l'aggressore stesso! (...) Adesso i pazzi ammettono spontaneamente di essere pazzi? È una cosa nuova, appena uscita. Qualsiasi psichiatra vi dirà che esiste un principio immutabile in psichiatria: un pazzo non sa mai di esserlo. Infatti, una delle caratteristiche principali della follia è la sua incapacità di diagnosticarsi come tale", sottolinea giustamente.<br />I NOSTRI NEMICI<br />"Considerare i nostri nemici pazzi, squilibrati o affetti da disturbi psichiatrici è nel migliore dei casi un disprezzo pretenzioso e una cecità militante, e nel peggiore una manipolazione mediatica volta ad addormentare l'opinione pubblica affinché non si renda conto del pericolo che corre", denuncia Messiha.<br />"I nostri nemici non sono squilibrati, ignoranti o pazzi, non lo sono in alcun modo, salvo rare eccezioni. Soprattutto quando dicono di essere loro stessi pazzi, in una forma poco velata di taqqiya [indica la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l'adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi a causa della propria fede, N.d.R.]. Tale irresponsabilità viene dichiarata dopo una lunga valutazione da parte di diversi medici nel corso di diversi giorni o addirittura settimane. In altre parole, la pazzia non può essere decretata, tanto meno autodecretata. Deve essere riconosciuta da un gruppo di professionisti esperti".<br />"Tuttavia, nulla di tutto ciò è stato fatto per l'aggressore maliano alla Gare de Lyon, il che non ha impedito che la teoria dello squilibrio psichiatrico si diffondesse a macchia d'olio fino a finire sulle prime pagine di tutti i giornali", si rammarica Jean Messiha.<br />"Come è possibile, e chi può ingoiare un'informazione così rapida, perentoria, gratuita e definitiva da essere di per sé un'ammissione di menzogna?".<br />UN IMMIGRATO ILLEGALE, UN MUSULMANO RADICALIZZATO, UN TERRORISTA ISLAMICO<br />"La verità - e sarà molto difficile da ascoltare per il sistema progressista di sinistra - è che questo individuo è un immigrato illegale, un musulmano radicalizzato e, in fin dei conti, un terrorista islamico che ha cercato di uccidere in nome dell'Islam", ha affermato.<br />"Potremmo moltiplicare gli esempi di tutti questi squilibrati che giornalisti di sinistra e politici progressisti, travestiti da psichiatri da fiera, ci hanno spontaneamente venduto come tali e che, con il progredire delle indagini, sono apparsi per quello che erano in realtà: musulmani radicalizzati e terroristi islamici".<br />Jean Messiha deplora: "Ogni volta che viene commesso un attentato, la prima cosa che viene in mente è uno squilibrato: la tecnica è collaudata: giorno dopo giorno, una notizia si rincorre all'altra, e solo ciò che viene ribadito nelle ore successive agli attentati sarà ricordato dall'opinione pubblica. La verità, che arriverà giorni o addirittura settimane dopo, non interesserà più a molti. Dormite, dormite, brava gente".<br />Nell'ultima parte del suo articolo, Messiha si chiede: "Perché mai, quando si parla di immigrati o di musulmani, il sistema mediatico-politico si trasforma in una vera e propria fabbrica di bugie, per di più su scala industriale, vista l'abbondanza di esempi?".<br />"E perché la verità è così terrificante per l'ideologia progressista di sinistra?"<br />"Perché è quello che rende possibile questi crimini e attacchi contro la Francia e il popolo francese, promuovendo fanaticamente la loro invasione e islamizzazione con ogni mezzo possibile", ha affermato con forza.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59640601</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 21:52:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59640601/giornali_e_televisioni_giustificano_sempre_gli_islamici_come_squilibrati_mentali.mp3" length="5418048" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La verità sull'islam in Europa ➜ https://www.youtube.com/watch?v=HVqRZTJfD5M&amp;amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7777

GIORNALI E TELEVISIONI GIUSTIFICANO SEMPRE GLI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La verità sull'islam in Europa ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HVqRZTJfD5M&amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=HVqRZTJfD5M&amp;list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9Z</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7777" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7777</a><br /><br />GIORNALI E TELEVISIONI GIUSTIFICANO SEMPRE GLI ISLAMICI COME SQUILIBRATI MENTALI di Guillaume Gattermann<br />In un articolo pubblicato su Valeurs Actuelles, Jean Messiha, noto esponente politico, ripercorre l'attacco alla Gare de Lyon (la più nota stazione ferroviaria di Parigi, ndr) del 3 febbraio. L'aggressore ha improvvisamente estratto un coltello e un martello e ha accoltellato un passante. Altre persone sono rimaste ferite in un secondo momento.<br />"L'individuo è stato arrestato poco dopo", ha spiegato Messiha. "Abbiamo subito appreso che aveva 32 anni, che era originario del Mali e che aveva un permesso di soggiorno italiano. Entro un'ora dal suo arresto, ci è stato detto che era squilibrato e che soffriva di problemi psichiatrici. Insomma, un pazzo". Il verdetto è stato emesso!<br />"Perché questa smania di ripulire il nome di un criminale che ha quasi stroncato delle vite innocenti senza motivo?".<br />Come se non bastasse, "per quanto incredibile possa sembrare, la fonte dell'informazione sul presunto squilibrio dell'aggressore è... l'aggressore stesso! (...) Adesso i pazzi ammettono spontaneamente di essere pazzi? È una cosa nuova, appena uscita. Qualsiasi psichiatra vi dirà che esiste un principio immutabile in psichiatria: un pazzo non sa mai di esserlo. Infatti, una delle caratteristiche principali della follia è la sua incapacità di diagnosticarsi come tale", sottolinea giustamente.<br />I NOSTRI NEMICI<br />"Considerare i nostri nemici pazzi, squilibrati o affetti da disturbi psichiatrici è nel migliore dei casi un disprezzo pretenzioso e una cecità militante, e nel peggiore una manipolazione mediatica volta ad addormentare l'opinione pubblica affinché non si renda conto del pericolo che corre", denuncia Messiha.<br />"I nostri nemici non sono squilibrati, ignoranti o pazzi, non lo sono in alcun modo, salvo rare eccezioni. Soprattutto quando dicono di essere loro stessi pazzi, in una forma poco velata di taqqiya [indica la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l'adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi a causa della propria fede, N.d.R.]. Tale irresponsabilità viene dichiarata dopo una lunga valutazione da parte di diversi medici nel corso di diversi giorni o addirittura settimane. In altre parole, la pazzia non può essere decretata, tanto meno autodecretata. Deve essere riconosciuta da un gruppo di professionisti esperti".<br />"Tuttavia, nulla di tutto ciò è stato fatto per l'aggressore maliano alla Gare de Lyon, il che non ha impedito che la teoria dello squilibrio psichiatrico si diffondesse a macchia d'olio fino a finire sulle prime pagine di tutti i giornali", si rammarica Jean Messiha.<br />"Come è possibile, e chi può ingoiare un'informazione così rapida, perentoria, gratuita e definitiva da essere di per sé un'ammissione di menzogna?".<br />UN IMMIGRATO ILLEGALE, UN MUSULMANO RADICALIZZATO, UN TERRORISTA ISLAMICO<br />"La verità - e sarà molto difficile da ascoltare per il sistema progressista di sinistra - è che questo individuo è un immigrato illegale, un musulmano radicalizzato e, in fin dei conti, un terrorista islamico che ha cercato di uccidere in nome dell'Islam", ha affermato.<br />"Potremmo moltiplicare gli esempi di tutti questi squilibrati che giornalisti di sinistra e politici progressisti, travestiti da psichiatri da fiera, ci...]]></itunes:summary><itunes:duration>339</itunes:duration><itunes:keywords>follia,informazione,invasione,islamizzazione,menzogna,squilibrati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b021227a26f453a731f15e5f1f4d4812.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scuola chiusa per ramadan, un favore non richiesto all'islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scuola-chiusa-per-ramadan-un-favore-non-richiesto-all-islam--59187565</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7739" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7739</a><br /><br />SCUOLA CHIUSA PER RAMADAN, UN FAVORE NON RICHIESTO ALL'ISLAM di Stefano Fontana<br />Il Consiglio dell'Istituto comprensivo di Pioltello ha deciso di chiudere le scuole - due primarie ed una media inferiore - in occasione della festa islamica della conclusione del Ramadan. Il provvedimento non poteva non rimbalzare immediatamente sui media e così infatti è stato. Toccava infatti il punto delicato dei rapporti con l'islam.<br />La motivazione spiegata poi dal dirigente scolastico tendeva a ridimensionare la strana scelta: si sarebbe trattato solo di una disposizione per motivi pratici. Egli ha spiegato che nel suo Istituto comprensivo il 40 per cento degli alunni risulta di fede musulmana. Mancando in quel tal giorno una fetta così grande della popolazione scolastica, tanto valeva sospendere le lezioni per tutti. Forse il dirigente intendeva dire che in questo modo nessuno avrebbe perso nozioni importanti delle materie scolastiche e non ci sarebbe stata la fatica di registrare le numerose giustificazioni per le assenze. In fondo non si trattava che di un solo, misero, giorno di scuola. Nessun intento politico, nessuna forma di sottomissione all'islam, nessuna prova generale per analoghi eventi futuri.<br />DECISIONE MALDESTRA<br />La maldestra decisione ha però peccato almeno di superficialità. È infatti facile osservare che il motivo quantitativo non può essere sufficiente per spiegare simili decisioni. Anche i problemi pratici hanno risvolti non solo pratici. Poniamo che ad essere assenti in un dato giorno fossero il 40 per cento degli studenti italiani, o di quelli indiani di fede indù, o di quelli di altre religioni. Inoltre, perché, paradossalmente, non ipotizzare una assenza di massa per qualche evento pubblico particolare del 40 per cento degli studenti provenienti da famiglie atee? Non stiamo esagerando, stanti gli attuali trend, si può prevedere che in un prossimo futuro nelle scuole italiane ci saranno prevalentemente alunni islamici e atei. Non credo che il Consiglio di Istituto abbia voluto porre la norma pratica che quando si arriva ad una certa percentuale di assenti per motivi religiosi si può chiudere la scuola, però si è avventurato su un terreno minato, nel quale il concetto di discriminazione religiosa è in solerte agguato. La decisione del Consiglio può essere accusata di aver privilegiato una certa confessione religiosa oppure di aver voluto lanciare un segnale su come gestire la scuola interreligiosa del futuro.<br />Ogni religione ha le proprie feste religiose. Nella scuola multireligiosa come si potranno concedere assenze per motivi religiosi in queste giornate di festa senza discriminare le altre religioni? La chiusura delle scuole alla domenica che nasce dalla religione cristiana è discriminante per i musulmani e per i sihk? Abbiamo visto le tante esperienze di abolizione del presepio o del crocefisso, perché la cosa non potrebbe ripetersi anche per la chiusura domenicale? A Pioltello, forse senza esserne pienamene consapevoli, sono entrati in queste problematiche, sicché la loro decisione è stata comunque un primo passo nel riconoscimento della convenienza di sospendere le lezioni per una festa religiosa non cristiana ma islamica. La convenienza di oggi può però diventare diritto domani. Oggi i musulmani di Pioltello ricevono un favore forse non richiesto, il rispetto pubblico per un loro evento religioso da ossequiare con una astensione dal lavoro scolastico, e per il Ramadan del prossimo anno lo chiederanno apertamente, minacciando un sit-in davanti alle scuole se non sarà loro concesso e, ne siamo certi, senza promettere eventuali analoghi trattamenti da parte loro.<br />I PROBLEMI DELLA SOCIETÀ MULTIRELIGIOSA<br />In altri Paesi questi problemi sono scoppiati prima che da noi e di solito la soluzione adottata e suggerita da insigni intellettuali, come per esempio Charles Taylor, è quella di concedere a tutti l'assenza da scuola in occasione della propria festività religiosa. Non bisogna togliere qualcosa a qualcuno, ma darlo anche agli altri. Alla domenica i cristiani potranno non andare a scuola, al sabato potranno farlo gli ebrei e al venerdì i musulmani. Tutti per i loro motivi religiosi. Questa è la politica dei "bilanciamenti", delle "soluzioni di buon senso", degli "accomodamenti equi" con i quali ci si illude di risolvere i problemi della società multireligiosa. Politica che ha due grandi limiti: non riesce a distinguere né tra religioni e preferenze come stili di vita (perché i naturisti o i cultori dello yoga non dovrebbero avere la loro "domenica"?) né tra le religioni stesse, assegnando ad ognuna la stessa importanza.<br />Detto tra noi: probabilmente gli attori della ridicola e improvvisata commedia di Pioltello non sapevano di queste problematiche, né che la loro decisione - assunta solo per motivi pratici, non dimentichiamo - fosse un primo passo verso l'indifferentismo religioso proprio di ogni società multireligiosa. E non è detto nemmeno che i tromboni che si sono affrettati a richiamare in campo le solite argomentazioni roboanti sulle nostre origini cristiane e sulla nostra civiltà cristiana sappiano valutare la verità delle diverse religioni: non è sufficiente rivendicare i diritti del cristianesimo per motivi storici, ma bisogna farlo per la sua verità, unico argomento perché esso possa vantare un primato sulle altre religioni, per cui le scuole devono essere chiuse per motivi religiosi solo alla domenica, non al venerdì, non al sabato e nemmeno per la conclusione del Ramadan.<br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "E anche Delpini si unisce alla festa islamica" spiega perché la posizione della Cei, Avvenire, e da ultimo l'arcivescovo di Milano fingono una posizione ecumenica, in realtà un po' vigliacca, perché si favorisce il radicamento istituzionale dell'islam.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 marzo 2024:<br />Mancava solo lui, l'arcivescovo Mario Delpini. Ed è puntualmente arrivato a completare il coro cattolico di approvazione per la decisione del preside della scuola di Pioltello che ha deciso di non far svolgere le lezioni il 10 aprile: il 40% degli studenti è islamico e quel giorno festeggia la fine del Ramadan. L'arcivescovo di Milano, dunque, non ha potuto esimersi dal plaudire l'iniziativa del preside di Pioltello, minimizzando il no dell'Ufficio scolastico regionale («avranno i loro motivi») e del ministro Valditara.<br />Rispondendo alle domande dei giornalisti ha rimandato alla presa di posizione del responsabile del Servizio per l'Ecumenismo e il Dialogo della diocesi, il diacono Roberto Pagani, che ha parlato di una «lettura della realtà più che adeguata», considerata la massiccia presenza di islamici nella scuola e nel comune di Pioltello. Anche il responsabile scuola della diocesi, don Fabio Landi, aveva fatto la sua parte: «Provvedimento non solo assolutamente normale, ma addirittura auspicabile». E ancora in una intervista al Giorno: «Rispettare la festa dei musulmani è un modo per capire l'altro»; «In fondo si interrompono le lezioni anche per carnevale...»; «le scuole tengono in considerazione le settimane bianche, figuriamoci un appuntamento come questo. È un ottimo esempio davanti a una realtà complessa, se usciamo dalla logica di conquista e ci mettiamo in quella dell'incontro»; «il dirigente ha fatto bene. I bambini sono curiosi, vogliono sapere perché l'altro festeggia e come, percepiscono la divisione molto meno degli adulti».<br />E c'è da dire che anche il segretario generale della CEI, monsignor Giuseppe Baturi, ha plaudito all'iniziativa: «La necessità del rispetto del fatto religioso e dell'identità delle comunità religiose, da parte dello Stato, - ha detto ai giornalisti - è un fatto positivo, appartiene alla laicità tipica dello Stato italiano». E ovviamente anche Avvenire era saltata subito sul carro dell'iniziativa.<br />C'è una buona dose di ignoranza, di incompetenza e di confusione in questo entusiasmo del clero per la festa del Ramadan. Basta confrontare le succitate informazioni con le questioni poste da Stefano Fontana nell'articolo che la Bussola ha già dedicato alla vicenda di Pioltello. Non staremo dunque a ripeterci su questo.<br />Qui invece ci preme sottolineare un aspetto che mette in evidenza la gravità delle affermazioni dei vari leader clericali. Essi infatti vanno ben oltre le intenzioni dichiarate (magari un po' furbescamente) dal preside di Pioltello che, peraltro, ha dalla sua parte tutto il Consiglio d'Istituto. Infatti, mentre il preside ha cercato di circoscrivere la portata della sua decisione a un fatto di semplice opportunità (il 40% degli studenti sarebbe comunque assente quel giorno), gli ecclesiastici intervenuti sono invece arrivati a proporre Pioltello come modello universale di dialogo e di convivenza tra diverse religioni.<br />Sicché dovremo aspettarci prossimamente che sia la Chiesa a spingere per riconoscere pubblicamente le festività islamiche, non solo a scuola. Diciamo "le" festività perché la fine del Ramadan non è certo l'unica e neanche la più importante. Ci sono una decina di feste importanti nell'islam, a cominciare dalla Festa del sacrificio, Id al-Adha, che quest'anno cade dal 16 al 20 giugno: cosa farà la diocesi di Milano, organizzerà lo sgozzamento dei capretti in oratorio, visto che cade proprio durante l'oratorio estivo?<br />E poi perché allora non fermare tutto per il capodanno cinese o, per stare in tema religioso, per la Pasqua ortodossa, visto che gli ortodossi in Italia sono quasi quanto gli islamici? E perc]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59187565</guid><pubDate>Tue, 26 Mar 2024 21:49:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59187565/scuola_chiusa_per_ramadan_un_favore_non_richiesto_all_islam.mp3" length="11836682" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7739

SCUOLA CHIUSA PER RAMADAN, UN FAVORE NON RICHIESTO ALL'ISLAM di Stefano Fontana
Il Consiglio dell'Istituto comprensivo di Pioltello ha deciso di chiudere le scuole - due primarie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7739" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7739</a><br /><br />SCUOLA CHIUSA PER RAMADAN, UN FAVORE NON RICHIESTO ALL'ISLAM di Stefano Fontana<br />Il Consiglio dell'Istituto comprensivo di Pioltello ha deciso di chiudere le scuole - due primarie ed una media inferiore - in occasione della festa islamica della conclusione del Ramadan. Il provvedimento non poteva non rimbalzare immediatamente sui media e così infatti è stato. Toccava infatti il punto delicato dei rapporti con l'islam.<br />La motivazione spiegata poi dal dirigente scolastico tendeva a ridimensionare la strana scelta: si sarebbe trattato solo di una disposizione per motivi pratici. Egli ha spiegato che nel suo Istituto comprensivo il 40 per cento degli alunni risulta di fede musulmana. Mancando in quel tal giorno una fetta così grande della popolazione scolastica, tanto valeva sospendere le lezioni per tutti. Forse il dirigente intendeva dire che in questo modo nessuno avrebbe perso nozioni importanti delle materie scolastiche e non ci sarebbe stata la fatica di registrare le numerose giustificazioni per le assenze. In fondo non si trattava che di un solo, misero, giorno di scuola. Nessun intento politico, nessuna forma di sottomissione all'islam, nessuna prova generale per analoghi eventi futuri.<br />DECISIONE MALDESTRA<br />La maldestra decisione ha però peccato almeno di superficialità. È infatti facile osservare che il motivo quantitativo non può essere sufficiente per spiegare simili decisioni. Anche i problemi pratici hanno risvolti non solo pratici. Poniamo che ad essere assenti in un dato giorno fossero il 40 per cento degli studenti italiani, o di quelli indiani di fede indù, o di quelli di altre religioni. Inoltre, perché, paradossalmente, non ipotizzare una assenza di massa per qualche evento pubblico particolare del 40 per cento degli studenti provenienti da famiglie atee? Non stiamo esagerando, stanti gli attuali trend, si può prevedere che in un prossimo futuro nelle scuole italiane ci saranno prevalentemente alunni islamici e atei. Non credo che il Consiglio di Istituto abbia voluto porre la norma pratica che quando si arriva ad una certa percentuale di assenti per motivi religiosi si può chiudere la scuola, però si è avventurato su un terreno minato, nel quale il concetto di discriminazione religiosa è in solerte agguato. La decisione del Consiglio può essere accusata di aver privilegiato una certa confessione religiosa oppure di aver voluto lanciare un segnale su come gestire la scuola interreligiosa del futuro.<br />Ogni religione ha le proprie feste religiose. Nella scuola multireligiosa come si potranno concedere assenze per motivi religiosi in queste giornate di festa senza discriminare le altre religioni? La chiusura delle scuole alla domenica che nasce dalla religione cristiana è discriminante per i musulmani e per i sihk? Abbiamo visto le tante esperienze di abolizione del presepio o del crocefisso, perché la cosa non potrebbe ripetersi anche per la chiusura domenicale? A Pioltello, forse senza esserne pienamene consapevoli, sono entrati in queste problematiche, sicché la loro decisione è stata comunque un primo passo nel riconoscimento della convenienza di sospendere le lezioni per una festa religiosa non cristiana ma islamica. La convenienza di oggi può però diventare diritto domani. Oggi i musulmani di Pioltello ricevono un favore forse non richiesto, il rispetto pubblico per un loro evento religioso da ossequiare con una astensione dal lavoro scolastico, e per il Ramadan del prossimo anno lo chiederanno apertamente, minacciando un sit-in davanti alle scuole se non sarà loro concesso e, ne siamo certi, senza promettere eventuali analoghi trattamenti da parte loro.<br />I PROBLEMI DELLA SOCIETÀ MULTIRELIGIOSA<br />In altri Paesi questi problemi sono scoppiati prima che da noi e di solito la soluzione...]]></itunes:summary><itunes:duration>740</itunes:duration><itunes:keywords>bilanciamenti,delpini,pioltello,ramadan,scuolachiusa,sihk</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73bbb4bc431f700b0d05b3abc1a2f7e4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In occidente gli islamici festeggiano le mille vittime degli attacchi di Hamas in Israele</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-occidente-gli-islamici-festeggiano-le-mille-vittime-degli-attacchi-di-hamas-in-israele--57180798</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7568" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7568</a><br /><br />IN OCCIDENTE GLI ISLAMICI FESTEGGIANO LE MILLE VITTIME DEGLI ATTACCHI DI HAMAS IN ISRAELE di Giuliano Guzzo<br />La guerra che infuria in Israele e a Gaza - con centinaia di vittime, feriti e ostaggi - è un orrore difficile da commentare; eppure offre spunti per riflessioni che non possono in alcun modo essere trascurate; anche perché si basano su fatti concreti. Un primo aspetto, già considerato ieri dal Timone, è quello del clamoroso e macroscopico fallimento dell'intelligence di Israele e Usa; un fallimento che pare inspiegabile, dato che, per le sue caratteristiche, l'operazione Tempesta deve necessariamente essere stata preparata per mesi - e proprio non si può pensare che a Gaza non vi siano uomini di Tel Aviv.<br />Un secondo aspetto che deve far pensare - e che riguarda però stavolta non Israele né la Palestina, bensì l'Occidente - sono le numerosissime reazioni di giubilo e non solo, da parte di vari esponenti del mondo islamico, alla notizia dell'attacco di Hamas. Basti vedere cos'è accaduto all'High-Deck-Siedlung, area multiculturale che si trova nel quartiere Neukölln di Berlino: dei manifestati pro Palestina sono scesi in piazza per festeggiare i massacri di Hamas distribuendo dolci ai passanti e ci sono stati attacchi alla polizia, che hanno provocato il ferimento di due agenti e l'arresto di 40 persone.<br />Attenzione a pensare che si tratti di un fenomeno solo tedesco. Anche in tutto il Regno Unito - a Londra, Manchester e Brighton - folle pro-Hamas si sono radunate per celebrare l'assalto ai danni di Israele. Scene simili si sono verificate anche in Svezia. Sabato scorso a Malmö, una città in cui il 37% della popolazione ha origini straniere, una carovana di palestinesi e altri migranti ha letteralmente invaso le strade; complessivamente, alla manifestazione hanno preso parte circa 200 autovetture, con musica araba e bandiere svolazzanti dai finestrini, quasi ci fosse da festeggiare un successo calcistico.<br />Anche in Olanda ci sono state manifestazioni e i sindaci di Rotterdam e l'Aia si sono rifiutati di esporre la bandiera d'Israele. Scene surreali si son viste pure negli Stati Uniti e in Canada; significativo in particolare cosa è accaduto in Ontario, dove uomini a bordo di veicoli sono stati ripresi mentre celebravano gli attacchi nel parcheggio di un centro commerciale. Ora, si potrebbe continuare ancora a lungo enumerando avvenimenti che hanno dello sconvolgente, ma forse meglio fermarsi perché essi già mettono ben in luce - davanti ad una guerra che ieri ha superato la quota di 1.000 vittime - le basi civili inesistenti su cui poggia l'osannato modello sociale multiculturale, che ricorda tanto una bomba ad orologeria.<br />Per carità, è vero che simili surreali festeggiamenti non costituiscono una novità assoluta. Basti vedere quanto accaduto nel 2015 in Siria, dove jihadisti dell'allora sedicente Stato islamico festeggiarono gli attentati di Parigi distribuendo caramelle alla gente in strada. Ma un conto - ecco la differenza - è che ciò sia avvenuto ieri, in Libia, per mano di militanti dell'Isis; un altro, ben più sconvolgente, è apprendere come le medesime scene si ripetano oggi nel cuore dell'Occidente, per mano di soggetti col passaporto europeo o americano. È un fortissimo campanello d'allarme. La domanda però è: quanti sapranno, in particolare nel mondo della politica e delle istituzioni, riconoscerlo come tale? Alla fine, la questione vera è tristemente questa.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Hamas, braccio palestinese dei Fratelli Musulmani" parla della matrice ideologica fondamentalista islamica del movimento armato palestinese che controlla Gaza. Un breve excursus storico sulle sue origini e progetti per il futuro.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 ottobre 2023:<br />La guerra improvvisamente scatenata da Hamas contro Israele, inizia esattamente cinquant'anni dopo l'attacco arabo dello Yom Kippur, del 6 ottobre 1973. L'aggressione in un Paese addormentato in un sabato di festa, il fallimento dei servizi segreti, le gravi perdite degli israeliani, l'inaspettata preparazione dei suoi nemici la ricordano. Ma i paralleli finiscono qui. Perché quello a cui assistiamo, negli ultimi due giorni, non è un conflitto convenzionale fra eserciti regolari. È un'operazione a cavallo fra un'offensiva militare e un'azione terroristica, una "scorreria" tipica dei popoli del deserto e riportata in vita nei tempi moderni.<br />Abbiamo visto scenari simili anche a Mumbai nel 2008 e più vicino a noi, nel tempo e nello spazio, anche a Parigi nel 2015. Gli attaccanti agiscono in piccole cellule fra loro coordinate, appoggiate da unità già all'interno del territorio nemico, colpiscono obiettivi civili indifesi, uccidono indiscriminatamente, catturano ostaggi (il loro vero "bottino"). Le massicce salve di razzi, la caratteristica di tutti i precedenti attacchi di Hamas, stavolta sono servite solo come diversivo. L'operazione vera e propria è avvenuta con l'infiltrazione di gruppi di terroristi nei centri abitati, compresa la città di Sderot.<br />L'aspetto più atroce di questo tipo di azioni, oltre al trauma di chi le subisce in prima persona, è l'ostentazione della crudeltà. Le immagini dei civili uccisi, dei feriti, del sangue, dei cadaveri portati a Gaza come trofei, delle case penetrate e devastate, diventano "virali" sono fatte circolare in rete, sono montate ad arte, anche con la musica in certi casi. Deve servire per galvanizzare la propria base ideologica e al tempo stesso terrorizzare l'avversario. La popolazione colpita, soprattutto, sente di poter fare una fine atroce anche restando in casa propria e perde ogni senso di sicurezza.<br />Al Qaeda e poi l'Isis, ci avevano abituati a questo tipo di spettacolo crudele, prima di sparire dai nostri radar. Hamas coglie alla sprovvista il pubblico occidentale più distratto, perché nessuno associava il partito islamista palestinese, padrone incontrastato di Gaza dal 2007, alla violenza tipica dei jihadisti. Ma la matrice ideologica di Hamas è la stessa di quella di Al Qaeda e dunque anche dell'Isis, scheggia impazzita del movimento di Al Zawahiri e Bin Laden. La matrice comune è quella dei Fratelli Musulmani (di cui l'ideologo Al Zawahiri era un esponente). E l'ideologia jihadista, anche quella di Hamas, non solo giustifica ma addirittura richiede l'uccisione dei civili nemici di religione. Colpisce gli ebrei in quanto tali, senza distinguere fra militari e non.<br />Che Hamas sia il braccio palestinese dei Fratelli Musulmani è specificato nel suo stesso statuto del 1988. Nell'articolo 2 leggiamo: "Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è un'organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dell'era moderna. È caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise, e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nell'educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell'apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell'arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita".<br />Nel suo preambolo è contenuta una citazione di Hassan al Banna, fondatore egiziano della Fratellanza: "Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l'islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui". Oltre a questo invito a distruggere lo Stato israeliano, troviamo nello stesso statuto anche quello a uccidere gli ebrei. L'articolo 7, sulla Universalità del Movimento di Resistenza Islamico, è diventato tristemente celebre: "... il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta - le preghiere e la pace di Allah siano con Lui - dichiarò: ‘L'Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l'albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c'è un ebreo nascosto dietro di me - vieni e uccidilo'".<br />Formatosi nella Prima Intifadah, anche come opposizione interna alla leadership di Arafat, Hamas si è distinto per le sue azioni terroristiche negli anni Novanta, quando si opponeva al processo di pace iniziato con gli accordi di Oslo del 1993. Infatti, Hamas non ha mai accettato alcun piano di pace, né alcuna proposta di partizione per due popoli in due Stati, perché ritiene la Palestina indivisibile per diritto divino: "Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell'islam fino al giorno della resurrezione - leggiamo ancora nello statuto, articolo 11 - Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57180798</guid><pubDate>Tue, 10 Oct 2023 21:23:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57180798/in_occidente_gli_islamici_festeggiano_le_mille_vittime_degli_attacchi_di_hamas_in_israele.mp3" length="13796112" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7568

IN OCCIDENTE GLI ISLAMICI FESTEGGIANO LE MILLE VITTIME DEGLI ATTACCHI DI HAMAS IN ISRAELE di Giuliano Guzzo
La guerra che infuria in Israele e a Gaza - con centinaia di vittime,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7568" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7568</a><br /><br />IN OCCIDENTE GLI ISLAMICI FESTEGGIANO LE MILLE VITTIME DEGLI ATTACCHI DI HAMAS IN ISRAELE di Giuliano Guzzo<br />La guerra che infuria in Israele e a Gaza - con centinaia di vittime, feriti e ostaggi - è un orrore difficile da commentare; eppure offre spunti per riflessioni che non possono in alcun modo essere trascurate; anche perché si basano su fatti concreti. Un primo aspetto, già considerato ieri dal Timone, è quello del clamoroso e macroscopico fallimento dell'intelligence di Israele e Usa; un fallimento che pare inspiegabile, dato che, per le sue caratteristiche, l'operazione Tempesta deve necessariamente essere stata preparata per mesi - e proprio non si può pensare che a Gaza non vi siano uomini di Tel Aviv.<br />Un secondo aspetto che deve far pensare - e che riguarda però stavolta non Israele né la Palestina, bensì l'Occidente - sono le numerosissime reazioni di giubilo e non solo, da parte di vari esponenti del mondo islamico, alla notizia dell'attacco di Hamas. Basti vedere cos'è accaduto all'High-Deck-Siedlung, area multiculturale che si trova nel quartiere Neukölln di Berlino: dei manifestati pro Palestina sono scesi in piazza per festeggiare i massacri di Hamas distribuendo dolci ai passanti e ci sono stati attacchi alla polizia, che hanno provocato il ferimento di due agenti e l'arresto di 40 persone.<br />Attenzione a pensare che si tratti di un fenomeno solo tedesco. Anche in tutto il Regno Unito - a Londra, Manchester e Brighton - folle pro-Hamas si sono radunate per celebrare l'assalto ai danni di Israele. Scene simili si sono verificate anche in Svezia. Sabato scorso a Malmö, una città in cui il 37% della popolazione ha origini straniere, una carovana di palestinesi e altri migranti ha letteralmente invaso le strade; complessivamente, alla manifestazione hanno preso parte circa 200 autovetture, con musica araba e bandiere svolazzanti dai finestrini, quasi ci fosse da festeggiare un successo calcistico.<br />Anche in Olanda ci sono state manifestazioni e i sindaci di Rotterdam e l'Aia si sono rifiutati di esporre la bandiera d'Israele. Scene surreali si son viste pure negli Stati Uniti e in Canada; significativo in particolare cosa è accaduto in Ontario, dove uomini a bordo di veicoli sono stati ripresi mentre celebravano gli attacchi nel parcheggio di un centro commerciale. Ora, si potrebbe continuare ancora a lungo enumerando avvenimenti che hanno dello sconvolgente, ma forse meglio fermarsi perché essi già mettono ben in luce - davanti ad una guerra che ieri ha superato la quota di 1.000 vittime - le basi civili inesistenti su cui poggia l'osannato modello sociale multiculturale, che ricorda tanto una bomba ad orologeria.<br />Per carità, è vero che simili surreali festeggiamenti non costituiscono una novità assoluta. Basti vedere quanto accaduto nel 2015 in Siria, dove jihadisti dell'allora sedicente Stato islamico festeggiarono gli attentati di Parigi distribuendo caramelle alla gente in strada. Ma un conto - ecco la differenza - è che ciò sia avvenuto ieri, in Libia, per mano di militanti dell'Isis; un altro, ben più sconvolgente, è apprendere come le medesime scene si ripetano oggi nel cuore dell'Occidente, per mano di soggetti col passaporto europeo o americano. È un fortissimo campanello d'allarme. La domanda però è: quanti sapranno, in particolare nel mondo della politica e delle istituzioni, riconoscerlo come tale? Alla fine, la questione vera è tristemente questa.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Hamas, braccio palestinese dei Fratelli Musulmani" parla della matrice ideologica fondamentalista islamica del movimento armato palestinese che controlla Gaza. Un breve excursus storico sulle sue origini e progetti per il futuro.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su...]]></itunes:summary><itunes:duration>863</itunes:duration><itunes:keywords>hamas,intifada,israele,telaviv,yomkippur</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c82b21bb7306d8a765164530eeab3fa9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Musulmano picchia la moglie, ma per il PM è un fatto culturale e va assolto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/musulmano-picchia-la-moglie-ma-per-il-pm-e-un-fatto-culturale-e-va-assolto--56780383</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7535" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7535</a><br /><br />MUSULMANO PICCHIA LA MOGLIE, MA PER IL PM E' UN FATTO CULTURALE E VA ASSOLTO<br />La storia di una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie e costretta a un matrimonio combinato<br />di Salvatore Montillo<br />Violenze e maltrattamenti subite da una giovane donna originaria del Bangladesh, definiti «contegni di compressione delle libertà morali e materiali», sarebbero «il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge». Motivo per il quale l'imputato (oggi ex marito) va assolto.<br />È destinata a far discutere la richiesta di assoluzione messa nero su bianco da un pubblico ministero di Brescia nell'ambito di un procedimento a carico di un uomo del Bangladesh residente nel bresciano.<br />In vista dell'ultimo atto del processo, che dovrebbe arrivare a sentenza nelle prossime settimane, il pm ha così giustificato, nelle conclusioni depositate alle parti, i motivi per i quali quei presunti maltrattamenti rientrerebbero nel campo dei reati culturalmente orientati e pertanto non vadano puniti. «I contegni di compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa da parte dell'odierno imputato - scrive il pm - sono il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima, atteso che la disparità tra l'uomo e la donna è un portato della sua cultura che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine».<br />Il caso ha preso il via nel 2019, quando una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie, costretta a sposare in patria un cugino secondo un matrimonio combinato, ha denunciato il marito, nel frattempo diventato ex, per maltrattamenti fisici e psicologici. A suo tempo la Procura aveva già chiesto l'archiviazione del procedimento, richiesta rigettata dal gip che ha ordinando l'imputazione coatta per lo straniero nato e cresciuto in Bangladesh. «Sussistono senz'altro elementi idonei a sostenere efficacemente l'accusa in giudizio nei confronti dell'ex marito» aveva stabilito il gip.<br />«Le condotte dell'uomo - continua il pm nella richiesta di assoluzione - sono maturate in un contesto culturale che sebbene inizialmente accettato dalla parte offesa si è rivelato per costei intollerabile proprio perché cresciuta in Italia e con la consapevolezza dei diritti che le appartengono e che l'ha condotta ad interrompere il matrimonio. Per conformare la sua esistenza a canoni marcatamente occidentali, rifiutando il modo di vivere imposto dalle tradizioni del popolo bengalese e delle quali invece, l'imputato si è fatto fieramente latore».<br />Sconcertata la donna, cresciuta a Brescia dove vive dall'età di 4 anni, che in un'intervista al Giornale di Brescia racconta di essere stata «venduta per 5mila euro» ad un cugino dopo la morte del padre, sepolto in patria. Divenuta madre di due bambine, la donna è stata costretta a lasciare gli studi alle superiori ed è rimasta segregata in casa per anni. «Dopo anni di urla, insulti e botte, sotto la costante minaccia di essere riportata in Bangladesh definitivamente, nel 2019 ho trovato il coraggio di denunciare». Un coraggio che potrebbe non servire a renderla per sempre una donna libera.<br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Estradato in Italia il padre di Saman, un traguardo insperato" parla dell'arrivo in Italia di Shabbar Abbas, l'uomo che nel 2021, insieme a dei familiari, uccise la figlia Saman per aver rifiutato un matrimonio combinato.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 settembre 2023:<br />È arrivato in Italia il 1° settembre, estradato dal Pakistan, Shabbar Abbas, l'uomo che nel 2021 insieme alla moglie e ad alcuni familiari, all'epoca residenti in Italia a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, ha ucciso la figlia Saman di 18 anni perché aveva rifiutato di accettare un matrimonio combinato con un cugino scelto dai genitori. Coinvolti nell'omicidio sono la moglie, Nazia Shaheen, tuttora latitante in Pakistan e oggetto anch'essa di una richiesta di estradizione, due cugini di Saman, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, arrestati in Francia e in Spagna nei mesi successivi al delitto, e lo zio, Danish Hasnain, fratello di Shabbar Abbas, arrestato in Francia.<br />Come si ricorderà, i resti di Saman erano stati sepolti nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio e il giorno successivo Shabbar Abbas e la moglie erano tornati in Pakistan, richiamati d'urgenza - questa la giustificazione - perché una loro zia stava male. Raggiunto telefonicamente, Abbas aveva continuato a negare, a dire che sua figlia era viva, che si trovava in Belgio. La polizia pakistana lo ha arrestato il 15 novembre 2022 per frode ai danni di un connazionale e così la procedura di estradizione, complessa e delicata, ha avuto inizio. Le udienze per discutere la legittimità della richiesta di estradizione da parte del Ministero italiano della giustizia hanno subìto più di 30 rinvii. Finalmente, il 4 luglio scorso, i giudici della Corte di Islamabad hanno espresso parere favorevole e il 29 agosto è arrivata l'autorizzazione del governo pakistano.<br />L'8 settembre Abbas comparirà davanti alla Corte di assise di Reggio Emilia dove sarà sentito come testimone suo figlio, il fratello minore di Saman, che ha indicato agli inquirenti il luogo dove si trovava il cadavere della sorella. «È la prima volta che una estradizione attiva viene concessa dal Pakistan, non era mai successo - ha commentato il procuratore di Reggio Emilia, Gaetano Calogero Paci -. Fa ben sperare su una buona prospettiva di riuscita di un accordo più ampio tra Italia e Pakistan che sappiamo essere in fase di gestazione, per creare un sistema di relazioni bilaterali più stabile. In Italia ci sono 200 mila pakistani regolarmente censiti». [...]<br />Anche il primo ministro Giorgia Meloni ha sottolineato l'importanza decisiva della collaborazione delle autorità pakistane, effettivamente insperata perché in Pakistan tradizioni tribali e integralismo islamico si combinano per far sì che agli occhi di molti il delitto commesso dai familiari di Saman appaia non solo legittimo, ma doveroso. L'onore di una famiglia si ritiene infatti compromesso quando i suoi componenti non obbediscono al padre dimostrando al mondo che manca dell'autorità e della determinazione necessarie a farsi rispettare. Per il decoro e la stima familiare si ritiene che un padre abbia il dovere di vegliare sul comportamento dei congiunti, in particolare di donne e minori, di punirli se lo ritiene giusto. Una figlia che rifiuta un matrimonio combinato disobbedisce e, atto altrettanto grave, contesta una istituzione che è uno dei cardini di un sistema condiviso di rapporti familiari, sociali ed economici. Perciò merita una punizione esemplare. Ai nostri occhi lei è la vittima, chi la uccide il colpevole. Viceversa agli occhi dei parenti di Saman, lei si è macchiata di una grave colpa, le vittime sono i suoi genitori e gli altri suoi familiari sui quali ricade l'onta del suo comportamento. Lo chiamiamo omicidio oppure delitto d'onore. Invece, per chi lo commette è una punizione necessaria per restituire alla famiglia dignità e rispetto dei parenti e della comunità.<br />Ma anche in Pakistan i valori e le istituzioni delle società patriarcali che l'Islam ha sacralizzato non sono condivisi da tutti, non più. [...] Un segno è l'atteggiamento nei confronti dei cristiani, spesso vittime di intolleranza estrema, ma anche oggetto di concreti segnali di rispetto e volontà di coesistenza pacifica. Un altro è la lotta per emendare la legge che punisce la blasfemia, i tentativi di moderarne almeno le sanzioni.<br />La decisione di consegnare alla giustizia italiana Shabbar Abbas può essere un altro segno. Sarà importante nelle prossime settimane seguire le reazioni al processo contro gli assassini di Saman delle comunità islamiche in Italia e dell'opinione pubblica italiana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56780383</guid><pubDate>Tue, 12 Sep 2023 21:36:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56780383/musulmano_picchia_la_moglie_ma_per_il_pm_un_fatto_culturale_e_va_assolto.mp3" length="9592625" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7535

MUSULMANO PICCHIA LA MOGLIE, MA PER IL PM E' UN FATTO CULTURALE E VA ASSOLTO
La storia di una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7535" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7535</a><br /><br />MUSULMANO PICCHIA LA MOGLIE, MA PER IL PM E' UN FATTO CULTURALE E VA ASSOLTO<br />La storia di una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie e costretta a un matrimonio combinato<br />di Salvatore Montillo<br />Violenze e maltrattamenti subite da una giovane donna originaria del Bangladesh, definiti «contegni di compressione delle libertà morali e materiali», sarebbero «il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge». Motivo per il quale l'imputato (oggi ex marito) va assolto.<br />È destinata a far discutere la richiesta di assoluzione messa nero su bianco da un pubblico ministero di Brescia nell'ambito di un procedimento a carico di un uomo del Bangladesh residente nel bresciano.<br />In vista dell'ultimo atto del processo, che dovrebbe arrivare a sentenza nelle prossime settimane, il pm ha così giustificato, nelle conclusioni depositate alle parti, i motivi per i quali quei presunti maltrattamenti rientrerebbero nel campo dei reati culturalmente orientati e pertanto non vadano puniti. «I contegni di compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa da parte dell'odierno imputato - scrive il pm - sono il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima, atteso che la disparità tra l'uomo e la donna è un portato della sua cultura che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine».<br />Il caso ha preso il via nel 2019, quando una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie, costretta a sposare in patria un cugino secondo un matrimonio combinato, ha denunciato il marito, nel frattempo diventato ex, per maltrattamenti fisici e psicologici. A suo tempo la Procura aveva già chiesto l'archiviazione del procedimento, richiesta rigettata dal gip che ha ordinando l'imputazione coatta per lo straniero nato e cresciuto in Bangladesh. «Sussistono senz'altro elementi idonei a sostenere efficacemente l'accusa in giudizio nei confronti dell'ex marito» aveva stabilito il gip.<br />«Le condotte dell'uomo - continua il pm nella richiesta di assoluzione - sono maturate in un contesto culturale che sebbene inizialmente accettato dalla parte offesa si è rivelato per costei intollerabile proprio perché cresciuta in Italia e con la consapevolezza dei diritti che le appartengono e che l'ha condotta ad interrompere il matrimonio. Per conformare la sua esistenza a canoni marcatamente occidentali, rifiutando il modo di vivere imposto dalle tradizioni del popolo bengalese e delle quali invece, l'imputato si è fatto fieramente latore».<br />Sconcertata la donna, cresciuta a Brescia dove vive dall'età di 4 anni, che in un'intervista al Giornale di Brescia racconta di essere stata «venduta per 5mila euro» ad un cugino dopo la morte del padre, sepolto in patria. Divenuta madre di due bambine, la donna è stata costretta a lasciare gli studi alle superiori ed è rimasta segregata in casa per anni. «Dopo anni di urla, insulti e botte, sotto la costante minaccia di essere riportata in Bangladesh definitivamente, nel 2019 ho trovato il coraggio di denunciare». Un coraggio che potrebbe non servire a renderla per sempre una donna libera.<br />Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Estradato in Italia il padre di Saman, un traguardo insperato" parla dell'arrivo in Italia di Shabbar Abbas, l'uomo che nel 2021, insieme a dei familiari, uccise la figlia Saman per aver rifiutato un matrimonio combinato.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 settembre 2023:<br />È arrivato in Italia il 1° settembre, estradato dal Pakistan, Shabbar Abbas, l'uomo che nel 2021...]]></itunes:summary><itunes:duration>600</itunes:duration><itunes:keywords>estradizione,fattoculturale,matrimoniocombinato,pakistan,venduta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fd16933c4d8393cb78cf3c3901ee2c62.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La nuova rivoluzione francese è alle porte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-nuova-rivoluzione-francese-e-alle-porte--56711289</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7525" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7525</a><br /><br />LA NUOVA RIVOLUZIONE FRANCESE E' ALLE PORTE di Roberto De Mattei<br />Mi ha fatto riflettere un articolo di Jean-Pierre Maugendre sulla rivista "Renaissance Catholique", di cui cercherò di riassumere i punti essenziali, anche perché offre una seria e articolata conferma delle preoccupazioni del generale Roberto Vannacci, nel suo libro "Il mondo al contrario", che in Italia ha provocato un ingiustificato scandalo.<br />Maugendre si sofferma sulla situazione della Francia ed esordisce affermando che una parte significativa del suo territorio nazionale è ormai in stato di secessione, l'equivalente sul piano politico dello scisma, sul piano religioso. "La domanda - scrive - non è più se una guerra civile, o meglio una guerra etnico-religiosa, avrà luogo sul suolo francese, ma quando e con quali probabilità di successo per i vari protagonisti".<br />La causa di questa pre-guerra civile è l'immigrazione che in Francia ha origini più lontane e dimensioni più ampie di quella dell'Italia, e di altri Stati europei, che però stanno percorrendo la stessa strada.<br />Negli ultimi decenni, afferma Maugendre, un gran numero di immigrati estranei alla nostra cultura e civiltà è entrato a far parte del territorio nazionale francese, ma gli strumenti di assimilazione che avevano funzionato per gli immigrati polacchi, spagnoli e italiani all'inizio del XX secolo sono falliti. Né la scuola, né il servizio militare, né la Chiesa, sono riusciti a "francesizzare" queste onde di immigrati.<br />Le responsabilità sono della destra liberale, che vede gli esseri umani solo come produttori e consumatori, e della sinistra socialista, imbevuta delle grandi utopie dei diritti dell'uomo. Entrambe, destra e sinistra, d'accordo su un mantra: la Repubblica e la sua religione, il secolarismo, avrebbero risolto tutti i problemi.<br />L'ISLAM HA RAFFORZATO LA SUA PRESA SULLE POPOLAZIONI DI IMMIGRATI<br />Così non è stato. Nel corso degli anni, l'Islam ha rafforzato la sua presa sulle popolazioni di immigrati, alcune delle quali non desideravano altro che occidentalizzarsi. Scrive Maugendre: "Diventare francesi! Perché dovrebbero farlo? È davvero auspicabile e desiderabile? Chi è orgoglioso di essere o diventare francese? In effetti, molti di questi giovani immigrati di seconda o terza generazione, quando viene chiesto loro di definirsi, annunciano la nazionalità dei loro genitori. Quanti delle migliaia di tifosi marocchini che lo scorso dicembre hanno invaso e occupato gli Champs Elysées durante l'ultima Coppa del Mondo di calcio erano "francesi sulla carta". Chi, tra questi immigrati, potrebbe essere così avventato da abbandonare il conforto che dà loro la Umma, islamica una comunità in piena espansione demografica e politica, per associare il proprio destino a un paese il cui disprezzo per il diritto naturale (matrimonio per tutti, teoria del gender, dittatura LGBT, ecc.) è oggetto di scandalo e disprezzo per popolazioni che sono ancora saldamente attaccate a certi elementi del diritto naturale? (...) I recenti attacchi agli edifici pubblici, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco, alle scuole, alle biblioteche e così via, tutti simboli della Francia e delle sue istituzioni, dimostrano da parte di molti di questi giovani un odio verso il nostro Paese che anche i commentatori più compiacenti non riescono più a nascondere".<br />Maugendre cita fatti che sono sotto gli occhi di tutti. "La divisione etno-religiosa prevista e temuta da alcuni non è più un rischio o una profezia, ma una realtà. Alle elezioni legislative del giugno 2022, il NUPES di Jean-Luc Mélenchon, il partito di sinistra pro-immigrati, ha vinto in tutte e dodici le circoscrizioni di Seine Saint-Denis. Nel frattempo, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha vinto in sette delle otto circoscrizioni del Var. La spaccatura è evidente.<br />MILIARDI DI EURO BUTTATI AL VENTO<br />Versare miliardi di euro nelle periferie per ricostruire i 1059 edifici incendiati o promuovere l'educazione sessuale nelle scuole non risolverà i problemi posti dalla secessione di molte parti del nostro territorio nazionale. È già molto tardi, e la banda di nullatenenti che presiede al destino del nostro sfortunato Paese non è in grado né di rallentare il flusso di nuovi immigrati né di far rispettare gli OQTF (Obligation de Quitter le Territoire Français) emessi dai tribunali. C'è da temere che il destino del nostro Paese sia quello del Libano, cioè la frammentazione della Francia lungo linee etniche e religiose. Un quartiere o una città saranno popolati da marocchini, un'altra da algerini, un'altra da abitanti del Mali, un'altra ancora da francesi etnici, eccetera, ognuno regolato dalla propria legge. La storia è implacabile. Ha le sue leggi, impietose come quelle della fisica".<br />Citando una profezia del maresciallo Juin, Maugendre scrive: "La Francia è in stato di peccato mortale e un giorno sarà punita. Ma sappiamo anche che è sempre possibile guarire, anche dal peccato mortale. Purché ci si penta e si faccia ammenda. Il 29 luglio 1916, l'ormai santo Charles de Foucauld profetizzava dal suo eremo di Tamanrasset: "Se non siamo riusciti a rendere francesi questi popoli, ci cacceranno. L'unico modo per farli diventare francesi è che diventino cristiani".<br />Queste previsioni, non hanno perso nulla della loro attualità e non riguardano solo la Francia "La situazione della Chiesa in Francia - afferma Maugendre - che dovrebbe essere responsabile di questa missione di evangelizzazione ma che è soprattutto preoccupata di rompere con la Tradizione liturgica della Chiesa e di convertirsi a una sinodalità tanto indigesta quanto decisamente rivoluzionaria, non dà certo adito all'ottimismo. Tuttavia, sappiamo che nulla è impossibile a Dio e che è nell'umile adempimento delle nostre fedeltà domestiche che si preparano i tempi della Risurrezione".<br />Sono parole che Maugendre riferisce alla Francia, ma che potremmo applicare all'Italia e all'Europa intera.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56711289</guid><pubDate>Wed, 06 Sep 2023 11:31:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56711289/la_nuova_rivoluzione_francese_alle_porte.mp3" length="6890937" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7525

LA NUOVA RIVOLUZIONE FRANCESE E' ALLE PORTE di Roberto De Mattei
Mi ha fatto riflettere un articolo di Jean-Pierre Maugendre sulla rivista "Renaissance Catholique", di cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7525" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7525</a><br /><br />LA NUOVA RIVOLUZIONE FRANCESE E' ALLE PORTE di Roberto De Mattei<br />Mi ha fatto riflettere un articolo di Jean-Pierre Maugendre sulla rivista "Renaissance Catholique", di cui cercherò di riassumere i punti essenziali, anche perché offre una seria e articolata conferma delle preoccupazioni del generale Roberto Vannacci, nel suo libro "Il mondo al contrario", che in Italia ha provocato un ingiustificato scandalo.<br />Maugendre si sofferma sulla situazione della Francia ed esordisce affermando che una parte significativa del suo territorio nazionale è ormai in stato di secessione, l'equivalente sul piano politico dello scisma, sul piano religioso. "La domanda - scrive - non è più se una guerra civile, o meglio una guerra etnico-religiosa, avrà luogo sul suolo francese, ma quando e con quali probabilità di successo per i vari protagonisti".<br />La causa di questa pre-guerra civile è l'immigrazione che in Francia ha origini più lontane e dimensioni più ampie di quella dell'Italia, e di altri Stati europei, che però stanno percorrendo la stessa strada.<br />Negli ultimi decenni, afferma Maugendre, un gran numero di immigrati estranei alla nostra cultura e civiltà è entrato a far parte del territorio nazionale francese, ma gli strumenti di assimilazione che avevano funzionato per gli immigrati polacchi, spagnoli e italiani all'inizio del XX secolo sono falliti. Né la scuola, né il servizio militare, né la Chiesa, sono riusciti a "francesizzare" queste onde di immigrati.<br />Le responsabilità sono della destra liberale, che vede gli esseri umani solo come produttori e consumatori, e della sinistra socialista, imbevuta delle grandi utopie dei diritti dell'uomo. Entrambe, destra e sinistra, d'accordo su un mantra: la Repubblica e la sua religione, il secolarismo, avrebbero risolto tutti i problemi.<br />L'ISLAM HA RAFFORZATO LA SUA PRESA SULLE POPOLAZIONI DI IMMIGRATI<br />Così non è stato. Nel corso degli anni, l'Islam ha rafforzato la sua presa sulle popolazioni di immigrati, alcune delle quali non desideravano altro che occidentalizzarsi. Scrive Maugendre: "Diventare francesi! Perché dovrebbero farlo? È davvero auspicabile e desiderabile? Chi è orgoglioso di essere o diventare francese? In effetti, molti di questi giovani immigrati di seconda o terza generazione, quando viene chiesto loro di definirsi, annunciano la nazionalità dei loro genitori. Quanti delle migliaia di tifosi marocchini che lo scorso dicembre hanno invaso e occupato gli Champs Elysées durante l'ultima Coppa del Mondo di calcio erano "francesi sulla carta". Chi, tra questi immigrati, potrebbe essere così avventato da abbandonare il conforto che dà loro la Umma, islamica una comunità in piena espansione demografica e politica, per associare il proprio destino a un paese il cui disprezzo per il diritto naturale (matrimonio per tutti, teoria del gender, dittatura LGBT, ecc.) è oggetto di scandalo e disprezzo per popolazioni che sono ancora saldamente attaccate a certi elementi del diritto naturale? (...) I recenti attacchi agli edifici pubblici, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco, alle scuole, alle biblioteche e così via, tutti simboli della Francia e delle sue istituzioni, dimostrano da parte di molti di questi giovani un odio verso il nostro Paese che anche i commentatori più compiacenti non riescono più a nascondere".<br />Maugendre cita fatti che sono sotto gli occhi di tutti. "La divisione etno-religiosa prevista e temuta da alcuni non è più un rischio o una profezia, ma una realtà. Alle elezioni legislative del giugno 2022, il NUPES di Jean-Luc Mélenchon, il partito di sinistra pro-immigrati, ha vinto in tutte e dodici le circoscrizioni di Seine Saint-Denis. 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I prodotti halal, vale a dire «conformi alla sharia», la legge islamica, hanno ormai conquistato una fetta importante del mercato mondiale e sono in continua espansione. Per due motivi: una forte valenza religiosa identitaria islamica; prezzi fortemente competitivi, in grado di intercettare anche la clientela occidentale, specie quella meno abbiente, con punti-vendita nei quartieri più poveri.<br />Con oltre mille aziende certificate halal, ad esempio, l'Italia si colloca oggi al terzo posto in Europa, dopo Inghilterra e Francia. Un balzo in avanti incredibile, tenendo conto che solo 16 anni fa, nel 2007, il nostro Paese si trovava all'ultimo posto. La grande distribuzione si è ormai mobilitata; c'è chi si è dotato di un angolo halal, come la Coop. I grandi marchi (Nestlé in 50 Paesi e poi ancora Aia, Amadori, Ferrarelle, Fabbri, Sterilgarda, per citarne alcuni) si sono allineati, così come molte piccole aziende e cooperative, esibendo con orgoglio sui propri siti, come un trofeo, l'agognata certificazione. In Francia, 10 milioni di clienti frequentano negozi e ristoranti halal. Solo nell'ultimo quinquennio, oltralpe, sono apparse una quindicina di catene, in cui i prodotti halal sono esclusivi o quasi, e altre sette grandi catene di hamburgherie. La Spagna produce oltre 2.500 prodotti halal, di cui è grande esportatrice, soprattutto nel settore delle carni, in Francia, ma anche nei Paesi privi di un'industria agroalimentare forte, come Algeria e Marocco. Insomma, il giro d'affari è notevole.<br />Negli ultimi anni, nonostante la pandemia, complessivamente il mercato halal è cresciuto del 15% in Europa, mentre nello stesso periodo il commercio "bio" ha registrato appena un +2%. Già al World Halal Food Council, svoltosi a Roma dal 26 al 30 marzo 2014, il messaggio, ripreso all'epoca dall'Ansa, fu molto chiaro: «"La finanza e i capitali islamici sono pronti a portare fuori dalla crisi l'Europa" e "in particolare l'Italia", purché i Paesi seguano, "nella produzione, nella logistica e nella commercializzazione", gli standard halal». Aggiunse in quella sede lo sceicco Fayez al Shahri: «Siamo pronti a investire anche in infrastrutture, ma l'Italia deve garantirci di riconoscere l'ufficialità del mercato halal, prevedendo la certificazione obbligatoria delle imprese interessate». Certificazione che spalanca le porte di un mercato da 1,6 miliardi di persone, ma che può essere rilasciata solo da organismi esclusivamente musulmani. Il che significa una cosa sola: che, a dettare le regole, vuole essere solo l'islam.<br />STANDARD ISLAMICI?<br />In Italia, ad occuparsene, è Halal Italia, applicando standard islamici nazionali e internazionali. Tale realtà, varata su richiesta della Comunità Religiosa Islamica Italiana, è stata riconosciuta ufficialmente da una convenzione interministeriale sottoscritta il 30 giugno 2010, sotto il governo Berlusconi IV. La convenzione punta a consentire alle aziende italiane di cavalcare l'internazionalizzazione e di conquistare così i mercati dei Paesi a maggioranza islamica. Ma l'arma è a doppio taglio, perché a dettar le regole è appunto l'islam.<br />A livello internazionale opera la World Halal Authority, un organo di certificazione riconosciuto da organizzazioni governative e non governative, dalle associazioni dei consumatori halal e dalle autorità e rappresentanze religiose dell'islam nel mondo. Il limite di tali organismi è però la loro autoreferenzialità, come evidenziato già il 19 dicembre 2011 su Il Sole 24 Ore da Annamaria Tiozzo, consulente di marketing islamico e di certificazioni religiose: «A oggi non abbiamo ancora degli standard internazionali di certificazione validi per tutti i Paesi. (...) In assenza di una regolamentazione, (…), utenti finali ed aziende sono lasciati a sé stessi».<br />Ormai si certifica di tutto, non più solo carne: generi alimentari, cosmetica, farmaceutica, logistica, finanza, servizi, turismo, accoglienza, eccetera. Come mai? Negli anni Novanta, anche tra i musulmani più radicali, non v'erano pretese particolari circa la carne halal. Finché non se ne scoprirono i vantaggi normativi: far pagare una piccola percentuale sulle vendite ha assicurato una formidabile fonte di reddito. Da quel momento in poi, è divenuta essenziale la certificazione halal. I punti-vendita effettuano da tempo raccolte a favore di organizzazioni caritatevoli islamiche, molte delle quali sono accusate di predicare però un islam troppo severo e rigoroso. Jérôme Fourquet, noto politologo e sociologo francese, intervistato lo scorso 5 luglio dal quotidiano spagnolo Abc, ha evidenziato come il 74% dei musulmani francesi sotto i 25 anni consideri la propria religione, l'islam, «più importante» della République, dello Stato. E questa tendenza, dagli esiti ancora incerti, sarebbe in netto aumento da diversi anni. Secondo il presidente dell'associazione Vigilance Halal (con oltre 5 mila iscritti), il dottor Alain de Peretti, «non v'è in Francia alcuna seria indagine sui flussi finanziari generati dall'industria halal, alquanto opachi».<br />LA MACELLAZIONE ISLAMICA<br />Senza parlare delle perplessità che ancora suscita a più livelli la macellazione islamica halal, come quella ebraica kosher. Innanzitutto sul fronte igienico-sanitario. Viene definita, infatti, «macellazione in deroga». Perché? Il regolamento europeo n. 1099 del 24 settembre 2009, entrato in vigore l'1 gennaio 2013, prevede l'obbligo di stordimento prima dell'abbattimento per assicurare che l'animale sia incosciente e quindi insensibile al dolore nel momento di massima sofferenza. Tuttavia, tale regolamento ammette la possibilità di procedere alle macellazioni rituali anche senza ricorrere allo stordimento, riconoscendo in merito ampia discrezionalità agli Stati membri.<br />La macellazione halal prevede un operatore musulmano adulto e praticante. L'animale dev'essere rivolto verso la Mecca: prima di sgozzarlo, viene pronunciata l'invocazione detta basmala. Poi l'addetto procede, tagliando con una lama affilata e con un unico colpo trachea, esofago, carotide e vena giugulare dell'animale, che deve morire per dissanguamento. Contro tale pratica è scesa in campo un'armata Brancaleone, composta da diverse organizzazioni non governative, associazioni laico-umaniste votate alla secolarizzazione spinta, animalisti e frange partitiche annesse. Anche sul fronte sanitario, però, non mancano voci fortemente critiche. Alcuni anni fa la giornalista francese Anne de Loisy, autrice del libro Bon appetit! dedicato all'argomento, ha sollevato precisi dubbi. La modalità halal sarebbe «il metodo più economico e più semplice per abbattere le bestie», ha dichiarato in un'intervista a Paris Match, a fronte di una procedura, quella ordinaria, con lavaggi più frequenti, tempi morti e ritmi di produzione più lenti. Il già citato dottor de Peretti, da veterinario, ha sottolineato più volte i rischi batterici della macellazione rituale, evidenziati anche dall'Accademia dei veterinari francesi in un rapporto inviato nel dicembre 2006 all'allora ministro dell'Agricoltura.<br />Insomma, il mercato è allettante per numeri e potenzialità, ma le criticità non mancano. Forse, sarebbe il caso di tenerne maggior conto e di affrontarle.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56555567</guid><pubDate>Tue, 22 Aug 2023 21:40:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56555567/con_i_prodotti_halal_l_islam_detta_legge.mp3" length="7723528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La jihad cresce in Italia ➜ https://www.youtube.com/watch?v=3LL2iB7R8Wk

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7511

CON I PRODOTTI HALAL, L'ISLAM DETTA LEGGE di Mauro Faverzani
Macché "di nicchia"! I prodotti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La jihad cresce in Italia ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=3LL2iB7R8Wk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=3LL2iB7R8Wk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7511" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7511</a><br /><br />CON I PRODOTTI HALAL, L'ISLAM DETTA LEGGE di Mauro Faverzani<br />Macché "di nicchia"! I prodotti halal, vale a dire «conformi alla sharia», la legge islamica, hanno ormai conquistato una fetta importante del mercato mondiale e sono in continua espansione. Per due motivi: una forte valenza religiosa identitaria islamica; prezzi fortemente competitivi, in grado di intercettare anche la clientela occidentale, specie quella meno abbiente, con punti-vendita nei quartieri più poveri.<br />Con oltre mille aziende certificate halal, ad esempio, l'Italia si colloca oggi al terzo posto in Europa, dopo Inghilterra e Francia. Un balzo in avanti incredibile, tenendo conto che solo 16 anni fa, nel 2007, il nostro Paese si trovava all'ultimo posto. La grande distribuzione si è ormai mobilitata; c'è chi si è dotato di un angolo halal, come la Coop. I grandi marchi (Nestlé in 50 Paesi e poi ancora Aia, Amadori, Ferrarelle, Fabbri, Sterilgarda, per citarne alcuni) si sono allineati, così come molte piccole aziende e cooperative, esibendo con orgoglio sui propri siti, come un trofeo, l'agognata certificazione. In Francia, 10 milioni di clienti frequentano negozi e ristoranti halal. Solo nell'ultimo quinquennio, oltralpe, sono apparse una quindicina di catene, in cui i prodotti halal sono esclusivi o quasi, e altre sette grandi catene di hamburgherie. La Spagna produce oltre 2.500 prodotti halal, di cui è grande esportatrice, soprattutto nel settore delle carni, in Francia, ma anche nei Paesi privi di un'industria agroalimentare forte, come Algeria e Marocco. Insomma, il giro d'affari è notevole.<br />Negli ultimi anni, nonostante la pandemia, complessivamente il mercato halal è cresciuto del 15% in Europa, mentre nello stesso periodo il commercio "bio" ha registrato appena un +2%. Già al World Halal Food Council, svoltosi a Roma dal 26 al 30 marzo 2014, il messaggio, ripreso all'epoca dall'Ansa, fu molto chiaro: «"La finanza e i capitali islamici sono pronti a portare fuori dalla crisi l'Europa" e "in particolare l'Italia", purché i Paesi seguano, "nella produzione, nella logistica e nella commercializzazione", gli standard halal». Aggiunse in quella sede lo sceicco Fayez al Shahri: «Siamo pronti a investire anche in infrastrutture, ma l'Italia deve garantirci di riconoscere l'ufficialità del mercato halal, prevedendo la certificazione obbligatoria delle imprese interessate». Certificazione che spalanca le porte di un mercato da 1,6 miliardi di persone, ma che può essere rilasciata solo da organismi esclusivamente musulmani. Il che significa una cosa sola: che, a dettare le regole, vuole essere solo l'islam.<br />STANDARD ISLAMICI?<br />In Italia, ad occuparsene, è Halal Italia, applicando standard islamici nazionali e internazionali. Tale realtà, varata su richiesta della Comunità Religiosa Islamica Italiana, è stata riconosciuta ufficialmente da una convenzione interministeriale sottoscritta il 30 giugno 2010, sotto il governo Berlusconi IV. La convenzione punta a consentire alle aziende italiane di cavalcare l'internazionalizzazione e di conquistare così i mercati dei Paesi a maggioranza islamica. Ma l'arma è a doppio taglio, perché a dettar le regole è appunto l'islam.<br />A livello internazionale opera la World Halal Authority, un organo di certificazione riconosciuto da organizzazioni governative e non governative, dalle associazioni dei consumatori halal e dalle autorità e rappresentanze religiose dell'islam nel mondo. Il limite di tali organismi è però la loro autoreferenzialità, come evidenziato già il 19 dicembre 2011 su Il Sole 24 Ore da Annamaria Tiozzo,...]]></itunes:summary><itunes:duration>483</itunes:duration><itunes:keywords>bio,halal,nestle,rischibatterici,standardislamici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1362a40761184624a609f400ce360b2a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Africa alla deriva tra secolarizzazione e islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/africa-alla-deriva-tra-secolarizzazione-e-islam--56215722</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7474" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7474</a><br /><br />AFRICA ALLA DERIVA TRA SECOLARIZZAZIONE E ISLAM di Mauro Faverzani<br />Mentre l'Europa affonda nei propri vizi ed in una silenziosa, sciagurata forma di apostasia, gran parte dell'Africa è ormai nelle mani o della dilagante secolarizzazione oppure della jihad, infiltratasi nel Continente sia con la violenza, in allarmante aumento negli ultimi anni, sia alleandosi con reti criminali organizzate e con bande autoctone con interessi regionali, inserendosi così in conflitti e divisioni già in atto, sia sfruttando povertà, corruzione, anarchia, analfabetismo, disoccupazione ed altre criticità sociali, particolarmente diffuse.<br />Tra le regioni, ove più tristemente è presente la jihad, figurano quelle del Sahel (che comprende Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun e che conta già 7.899 morti pari al 40% del totale delle vittime), il bacino del lago Ciad, la Somalia ed il Mozambico.<br />I cristiani vengono esclusi dalle cariche governative, non possono costruire chiese, né cappelle, le loro donne vengono costrette ad indossare l'hijab ed a sposare uomini musulmani, mentre i sacerdoti vengono spesso sequestrati.<br />Lo scorso 16 giugno in Uganda, a Mpondwe, ad esempio, tanto per limitarsi agli ultimi tragici episodi di cronaca, le cosiddette «Forze Democratiche Alleate», gruppo affiliato all'Isis, hanno attaccato la scuola secondaria pubblica di Lhubiriha e provocato 42 morti, tra i quali ben 37 bambini - bruciati vivi, pugnalati o finiti a colpi di machete al grido di «Allahu Akbar» -, tutti cristiani. La vittima più giovane aveva 12 anni e frequentava il primo anno della scuola. Numerosi anche i feriti. Ancora imprecisato il numero delle ragazze rapite.<br />Lo scorso marzo in Nigeria ben sei contee dello Stato di Middle Belt sono state attaccate dai miliziani islamici fulani. Particolarmente violente le aggressioni sferrate nel villaggio di Tse Jor, dove 40 jihadisti hanno provocato una ventina di morti, tra i quali molti giovani e bambini, oltre a numerosi feriti.<br />Sempre in Nigeria lo scorso 19 maggio è stato sequestrato Padre Kingsley Maduka, parroco della chiesa cattolica di Cristo Re a Ezinnachi-Ugwaku, Okigwe, nello Stato di Imo, mentre si stava recando per l'adorazione eucaristica nella cappella appena eretta nel villaggio di Ogii. Il sacerdote è stato rilasciato dopo cinque giorni nelle mani dei suoi aguzzini, incalzati dalle forze dell'ordine, tanto da convincerli a sbarazzarsi della propria vittima.<br />Ma l'islam non è l'unico pericolo mortale da cui guardarsi in Africa: non meno temibile e sanguinaria è la cultura di morte importata dal secolarismo occidentale e dagli organismi internazionali, tale da spingere recentemente i vescovi della Repubblica Centrafricana a lanciare l'allarme, al termine della loro assemblea plenaria tenutasi a Bangassou: nel mirino del laicismo dilagante, anche qui, c'è la famiglia, di cui molti, troppi sognano la disgregazione: «Le molteplici crisi politico-militari del nostro Paese hanno disgregato le famiglie e compromesso l'educazione - si legge in un comunicato diffuso dai Vescovi - instaurando una cultura della violenza e dell'impunità, di controvalori radicati nell'individualismo e nell'egoismo», alimentati dalla povertà generalizzata, dalla disoccupazione diffusa, dall'instabilità politica e sociale.<br />Oltre alla famiglia, prevedibilmente nel mirino c'è anche la vita. Di pochi giorni fa è la denuncia fatta da Padre Apollinare Cibaka Cikongo, rettore dell'Università di Mbujimayi, nella Repubblica Democratica del Congo: alla piaga degli aborti in Africa la comunità internazionale ha opposto un silenzio definito dal sacerdote «terrificante», come ha dichiarato nel corso di un'intervista all'emittente EWTN Vatican. Tra l'11 aprile e l'11 maggio, ad esempio, ad oltre 200 donne è stato ucciso il bimbo in grembo, senza che questo abbia provocato la benché minima opposizione o critica, neppure da parte della Chiesa ufficiale.<br />Secondo Padre Cikongo, è urgente promuovere la dignità della vita umana [...]: «Con le nuove generazioni e l'influenza dei media - ha dichiarato il sacerdote - se non ci svegliamo, avremo una società corrotta dalla cultura della morte e dalla distruzione della sessualità e del rapporto tra uomo e donna». Come tristemente già accade in Occidente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56215722</guid><pubDate>Tue, 25 Jul 2023 21:38:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56215722/africa_alla_deriva_tra_secolarizzazione_e_islam.mp3" length="6009879" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7474

AFRICA ALLA DERIVA TRA SECOLARIZZAZIONE E ISLAM di Mauro Faverzani
Mentre l'Europa affonda nei propri vizi ed in una silenziosa, sciagurata forma di apostasia, gran parte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7474" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7474</a><br /><br />AFRICA ALLA DERIVA TRA SECOLARIZZAZIONE E ISLAM di Mauro Faverzani<br />Mentre l'Europa affonda nei propri vizi ed in una silenziosa, sciagurata forma di apostasia, gran parte dell'Africa è ormai nelle mani o della dilagante secolarizzazione oppure della jihad, infiltratasi nel Continente sia con la violenza, in allarmante aumento negli ultimi anni, sia alleandosi con reti criminali organizzate e con bande autoctone con interessi regionali, inserendosi così in conflitti e divisioni già in atto, sia sfruttando povertà, corruzione, anarchia, analfabetismo, disoccupazione ed altre criticità sociali, particolarmente diffuse.<br />Tra le regioni, ove più tristemente è presente la jihad, figurano quelle del Sahel (che comprende Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun e che conta già 7.899 morti pari al 40% del totale delle vittime), il bacino del lago Ciad, la Somalia ed il Mozambico.<br />I cristiani vengono esclusi dalle cariche governative, non possono costruire chiese, né cappelle, le loro donne vengono costrette ad indossare l'hijab ed a sposare uomini musulmani, mentre i sacerdoti vengono spesso sequestrati.<br />Lo scorso 16 giugno in Uganda, a Mpondwe, ad esempio, tanto per limitarsi agli ultimi tragici episodi di cronaca, le cosiddette «Forze Democratiche Alleate», gruppo affiliato all'Isis, hanno attaccato la scuola secondaria pubblica di Lhubiriha e provocato 42 morti, tra i quali ben 37 bambini - bruciati vivi, pugnalati o finiti a colpi di machete al grido di «Allahu Akbar» -, tutti cristiani. La vittima più giovane aveva 12 anni e frequentava il primo anno della scuola. Numerosi anche i feriti. Ancora imprecisato il numero delle ragazze rapite.<br />Lo scorso marzo in Nigeria ben sei contee dello Stato di Middle Belt sono state attaccate dai miliziani islamici fulani. Particolarmente violente le aggressioni sferrate nel villaggio di Tse Jor, dove 40 jihadisti hanno provocato una ventina di morti, tra i quali molti giovani e bambini, oltre a numerosi feriti.<br />Sempre in Nigeria lo scorso 19 maggio è stato sequestrato Padre Kingsley Maduka, parroco della chiesa cattolica di Cristo Re a Ezinnachi-Ugwaku, Okigwe, nello Stato di Imo, mentre si stava recando per l'adorazione eucaristica nella cappella appena eretta nel villaggio di Ogii. Il sacerdote è stato rilasciato dopo cinque giorni nelle mani dei suoi aguzzini, incalzati dalle forze dell'ordine, tanto da convincerli a sbarazzarsi della propria vittima.<br />Ma l'islam non è l'unico pericolo mortale da cui guardarsi in Africa: non meno temibile e sanguinaria è la cultura di morte importata dal secolarismo occidentale e dagli organismi internazionali, tale da spingere recentemente i vescovi della Repubblica Centrafricana a lanciare l'allarme, al termine della loro assemblea plenaria tenutasi a Bangassou: nel mirino del laicismo dilagante, anche qui, c'è la famiglia, di cui molti, troppi sognano la disgregazione: «Le molteplici crisi politico-militari del nostro Paese hanno disgregato le famiglie e compromesso l'educazione - si legge in un comunicato diffuso dai Vescovi - instaurando una cultura della violenza e dell'impunità, di controvalori radicati nell'individualismo e nell'egoismo», alimentati dalla povertà generalizzata, dalla disoccupazione diffusa, dall'instabilità politica e sociale.<br />Oltre alla famiglia, prevedibilmente nel mirino c'è anche la vita. Di pochi giorni fa è la denuncia fatta da Padre Apollinare Cibaka Cikongo, rettore dell'Università di Mbujimayi, nella Repubblica Democratica del Congo: alla piaga degli aborti in Africa la comunità internazionale ha opposto un silenzio definito dal sacerdote «terrificante», come ha dichiarato nel corso di un'intervista all'emittente EWTN Vatican. 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Succede a Rotherham, nell'Inghilterra settentrionale. Un rapporto pubblicato ieri, a firma della professoressa Alexis Jay, a conclusione di un'indagine indipendente commissionata dal comune, parla chiaro e non cela i dettagli. Descrive storie di minorenni, soprattutto ragazzine fra gli 11 e i 16 anni di età, cosparse di benzina e minacciate di essere date alle fiamme, minacciate con pistole e fatte assistere a stupri brutali, minacciate di essere le prossime se ne avessero parlato con qualcuno. Bambini venduti in altre città e usati come oggetti sessuali. Altre ragazzine violentate in modo seriale, tanto da dichiarare, una volta fuori dall'incubo, che ormai "lo stupro di gruppo era diventato un modo di vivere". Tutto questo è avvenuto per 16 anni, dal 1997 al 2014, senza che nessuno intervenisse. Eppure le autorità inglesi locali ne erano perfettamente al corrente. Prima dell'attuale rapporto Jay, erano stati redatti altri tre rapporti. Tutti cestinati. Nel primo caso, le autorità non avevano creduto ai dati. Gli altri due rapporti erano stati semplicemente accantonati. A loro avviso i dati erano "esagerati". In effetti, 1400 vittime minorenni di abusi in una cittadina con nemmeno 120mila abitanti è una cifra immensa, assurda nella sua sproporzione. E, fra l'altro, si tratta ancora di una stima conservativa, perché in questi 16 anni le vittime potrebbero risultare molte di più.<br />LA CAPPA DI TERRORE CHE INDUCE A STARE ZITTI<br />Eppure c'è un'altra causa del silenzio che sta emergendo con clamore. I bruti in questione, infatti, non sono i padri delle vittime, non si parla di stupratori inglesi, ma sono: membri di gang di pachistani, alle quali si sono aggiunti anche iracheni e qualche kosovaro. Immigrati che la stampa britannica definisce genericamente "asiatici". O non li definisce affatto. Nelle prime ventiquattro ore di notizie, infatti, la Bbc ha completamente cancellato l'origine dei membri della gang degli orrori. Quando entra in ballo la comunità musulmana, una cappa di terrore induce tutti, dalla polizia alla stampa, passando per gli assistenti sociali, a stare zitti. La polizia non si è mossa, o lo ha fatto in modo controproducente. In almeno due casi, i padri di ragazzine stuprate hanno cercato di salvare le loro figlie dai carnefici, ma sono stati arrestati a loro volta: i carnefici si son fatti passare per vittime e la loro origine, evidentemente, li ha resi più credibili agli occhi degli agenti. Ci sono casi di intimidazione palese: ragazzini che non hanno denunciato i loro violentatori, perché questi minacciavano rappresaglie sui loro fratellini o sorelline minori. E ci sono tante denunce di professori e membri del personale scolastico degli istituti locali che sono state bellamente ignorate. Fuori dalle scuole, le vittime venivano prelevate con le buone o con le cattive, e la polizia stava a guardare.<br />Nel 2010 cinque pachistani erano finiti dietro le sbarre, per violenze seriali contro ragazze e ragazzine locali. Ma l'indagine non era andata oltre, benché il quotidiano The Times, nel 2012, fosse giunto alla conclusione che il giro delle violenze e dei violentatori era molto più ampio e noto alla polizia da almeno un decennio. Il caso che aveva fatto puntare i riflettori su Rotherham riguardava una ragazza di 17 anni, Laura Wilson: venne assassinata per aver "offeso" le famiglie di due pachistani che abusavano di lei. Lei era vittima di abusi fin dall'età di 11 anni e gli assistenti sociali ne erano al corrente. Nell'agosto del 2013, quattro donne avevano avviato un'azione legale contro il consiglio di Rotherham per i suoi "sistematici fallimenti" nel proteggerle dagli abusi sessuali di un gruppo di uomini, subiti fin da quando erano bambine. Una ragazza, conosciuta come "Jessica", ha dichiarato di essere stata quotidianamente violentata, quando aveva 14 anni, da un ragazzo di dieci anni più grande di lei e i servizi sociali non hanno voluto classificarla come vittima di abusi. I documenti rivelano che in almeno un caso la polizia l'abbia trovata in "atteggiamenti intimi" con il suo persecutore e abbia arrestato lei (già affidata ai servizi sociali) lasciando andare lui.<br />AUTOCENSURA DETTATA DALL'ANTIRAZZISMO<br />L'autocensura dettata dall'antirazzismo è stata, questa volta, direttamente complice dei criminali. Infatti, nel rapporto di Alexis Jay emerge chiaramente: le autorità locali avevano paura di essere accusate di "razzismo". «Sembra che alcuni (funzionari ndr) pensassero che si trattasse di casi eccezionali, che secondo loro non si sarebbero ripetuti. Altri erano preoccupati di riferire le origini etniche dei responsabili per paura di essere considerati razzisti; altri ancora ricordano invece di aver ricevuto chiare istruzioni di non farlo da parte dei propri dirigenti». Quindi le autorità non si sono mosse. Eppure il fenomeno era chiaro già il decennio scorso. Nel rapporto del 2003, la dottoressa Angie Heal, la relatrice di allora, aveva scritto: «A Rotherham, la comunità asiatica locale, raramente denuncia (i colpevoli, ndr)». Secondo la professoressa Jay, già nel rapporto Heal si descriveva come stessero aumentando gli incentivi per chi partecipava al traffico dei minorenni. «In passato lo facevano solo per gratificazione personale, ora agli immigrati asiatici che vengono coinvolti vengono offerte anche opportunità economiche e di carriera». Già nel rapporto del 2006, si arrivava alla conclusione: «Un certo numero di funzionari pensano che una delle maggiori difficoltà a prevenire efficacemente questo crimine sia dovuta all'origine etnica dei suoi perpetratori». La Bbc, una volta svegliatasi dal coma etnico e ammessa l'origine dei criminali, ha anche approfondito il tema, con diligenza. Svelando come questo tabù antirazzista abbia impedito di identificare le vittime, oltre che i carnefici. Quelle 1400 vittime, infatti, non sarebbero tutte: la maggioranza sono inglesi non musulmane. Ma ci sono tanti altri bambini e bambine musulmani immigrati che tuttora non hanno ottenuto giustizia. Zlakha Ahmed, leader dell'organizzazione Apna Haq, per la difesa dei diritti delle donne e dei bambini di origine "asiatica", ritiene che: «il rapporto non mi ha sorpreso affatto, per quanto conosciamo questo problema da un certo numero di anni». Lei stessa avrebbe redatto, con la sua organizzazione, numerosi studi analoghi «con l'unica differenza che le vittime sono giovani donne musulmane asiatiche e i carnefici sono uomini pachistani musulmani». [...]<br />Sempre in Inghilterra, è recentissimo lo scandalo delle scuole islamizzate a Birmingham. Anche in quel caso le autorità locali erano al corrente dell'esistenza di un piano di progressiva occupazione e islamizzazione di scuole pubbliche, ma la paura di essere accusati di razzismo e islamofobia ha impedito loro di intervenire in tempo. Non è l'islam che deve meravigliare, ma l'incredibile cecità auto-indotta delle autorità.<br />PROBLEMA BRITANNICO<br />Non si tratta solo di un problema britannico, ma riguarda tutta l'Europa. Il nord Europa in particolare. In Svezia e in Norvegia sono aumentati esponenzialmente gli stupri ai danni delle ragazze locali e le statistiche della polizia non indicano più l'origine etnica degli aggressori. Eppure i due paesi, in cui la violenza sessuale era a livelli minimi fino a due decenni fa, ora sono in cima alle classifiche europee sugli stupri, guarda caso solo da quando è iniziata la grande ondata migratoria dai paesi musulmani. Le ultime statistiche parlavano di una stragrande maggioranza di casi in cui l'aggressore era di origine "non occidentale", un modo politicamente corretto per indicare l'immigrato islamico. In Germania, lo scorso aprile, l'omicida afgano della sua ex fidanzata (accusata di non voler abortire) ha goduto di attenuanti culturali. Non è il primo caso e non sarà l'ultimo. Quella delle attenuanti culturali sta diventando una vera abitudine della magistratura tedesca. Ce ne siamo accorti anche noi quando, nel 2007, un sardo, nella Bassa Sassonia, godette dello stesso privilegio dopo aver violentato la sua ex fidanzata. L'allora sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, parlò esplicitamente di "esempio di razzismo contemporaneo". E in effetti il multiculturalismo (di cui Manconi, in altre occasioni, si è fatto portavoce), cosa è se non razzismo contemporaneo? La sua prima regola è che non vi sono "nostre" regole applicabili alle "loro" comunità. Si creano isole di anarchia in cui la sharia viene imposta dai leader religiosi locali. In Inghilterra questo processo inizia ad essere addirittura formalizzato, con l'introduzione di corti islamiche e l'applicazione della legge coranica nei tribunali.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55997880</guid><pubDate>Tue, 04 Jul 2023 22:38:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55997880/se_lo_stupratore_islamico_la_polizia_lascia_fare.mp3" length="10960605" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3544

SE LO STUPRATORE E' ISLAMICO, LA POLIZIA LASCIA FARE di Stefano Magni
Bande organizzate di bruti hanno rapito, violentato e talvolta anche rivenduto 1400 minorenni. Succede a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3544" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3544</a><br /><br />SE LO STUPRATORE E' ISLAMICO, LA POLIZIA LASCIA FARE di Stefano Magni<br />Bande organizzate di bruti hanno rapito, violentato e talvolta anche rivenduto 1400 minorenni. Succede a Rotherham, nell'Inghilterra settentrionale. Un rapporto pubblicato ieri, a firma della professoressa Alexis Jay, a conclusione di un'indagine indipendente commissionata dal comune, parla chiaro e non cela i dettagli. Descrive storie di minorenni, soprattutto ragazzine fra gli 11 e i 16 anni di età, cosparse di benzina e minacciate di essere date alle fiamme, minacciate con pistole e fatte assistere a stupri brutali, minacciate di essere le prossime se ne avessero parlato con qualcuno. Bambini venduti in altre città e usati come oggetti sessuali. Altre ragazzine violentate in modo seriale, tanto da dichiarare, una volta fuori dall'incubo, che ormai "lo stupro di gruppo era diventato un modo di vivere". Tutto questo è avvenuto per 16 anni, dal 1997 al 2014, senza che nessuno intervenisse. Eppure le autorità inglesi locali ne erano perfettamente al corrente. Prima dell'attuale rapporto Jay, erano stati redatti altri tre rapporti. Tutti cestinati. Nel primo caso, le autorità non avevano creduto ai dati. Gli altri due rapporti erano stati semplicemente accantonati. A loro avviso i dati erano "esagerati". In effetti, 1400 vittime minorenni di abusi in una cittadina con nemmeno 120mila abitanti è una cifra immensa, assurda nella sua sproporzione. E, fra l'altro, si tratta ancora di una stima conservativa, perché in questi 16 anni le vittime potrebbero risultare molte di più.<br />LA CAPPA DI TERRORE CHE INDUCE A STARE ZITTI<br />Eppure c'è un'altra causa del silenzio che sta emergendo con clamore. I bruti in questione, infatti, non sono i padri delle vittime, non si parla di stupratori inglesi, ma sono: membri di gang di pachistani, alle quali si sono aggiunti anche iracheni e qualche kosovaro. Immigrati che la stampa britannica definisce genericamente "asiatici". O non li definisce affatto. Nelle prime ventiquattro ore di notizie, infatti, la Bbc ha completamente cancellato l'origine dei membri della gang degli orrori. Quando entra in ballo la comunità musulmana, una cappa di terrore induce tutti, dalla polizia alla stampa, passando per gli assistenti sociali, a stare zitti. La polizia non si è mossa, o lo ha fatto in modo controproducente. In almeno due casi, i padri di ragazzine stuprate hanno cercato di salvare le loro figlie dai carnefici, ma sono stati arrestati a loro volta: i carnefici si son fatti passare per vittime e la loro origine, evidentemente, li ha resi più credibili agli occhi degli agenti. Ci sono casi di intimidazione palese: ragazzini che non hanno denunciato i loro violentatori, perché questi minacciavano rappresaglie sui loro fratellini o sorelline minori. E ci sono tante denunce di professori e membri del personale scolastico degli istituti locali che sono state bellamente ignorate. Fuori dalle scuole, le vittime venivano prelevate con le buone o con le cattive, e la polizia stava a guardare.<br />Nel 2010 cinque pachistani erano finiti dietro le sbarre, per violenze seriali contro ragazze e ragazzine locali. Ma l'indagine non era andata oltre, benché il quotidiano The Times, nel 2012, fosse giunto alla conclusione che il giro delle violenze e dei violentatori era molto più ampio e noto alla polizia da almeno un decennio. Il caso che aveva fatto puntare i riflettori su Rotherham riguardava una ragazza di 17 anni, Laura Wilson: venne assassinata per aver "offeso" le famiglie di due pachistani che abusavano di lei. Lei era vittima di abusi fin dall'età di 11 anni e gli assistenti sociali ne erano al corrente. Nell'agosto del 2013, quattro donne avevano avviato un'azione legale contro il consiglio di Rotherham per i suoi "sistematici fallimenti"...]]></itunes:summary><itunes:duration>686</itunes:duration><itunes:keywords>inghilterra,nonoccidentale,politicamentecorretto,stupro,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e2075613fe0d0f911887089fc71617eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il vuoto della democrazia sarà riempito dall'islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vuoto-della-democrazia-sara-riempito-dall-islam--53127617</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7334" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7334</a><br /><br />IL VUOTO DELLA DEMOCRAZIA SARA' RIEMPITO DALL'ISLAM di Pietro Guidi<br />"Je suis Charlie" era lo slogan che imperversava un po' dappertutto in seguito all'attentato terroristico del 7 gennaio 2015 nei confronti dei giornalisti di "Charlie Hebdo". La rivista satirica francese pubblicava vignette dissacranti contro la religione, tra cui alcune a sfondo sessuale contro Gesù Cristo e la beata Vergine Maria. Hanno anche fatto vignette sull'islam che prendevano in giro Maometto e i musulmani non l'hanno presa tanto bene. Infatti due islamici hanno pensato di vendicare l'onore del loro profeta uccidendo i giornalisti della redazione della rivista, facendo fuori in totale dodici persone. Molti ne furono scandalizzati e, senza dare la colpa all'islam, difendevano la rivista al patetico grido di "Je suis Charlie" cioè "Io sono Charlie" per mostrare solidarietà e schierarsi a favore della libertà di espressione che vedevano minacciata. La giornalista Alessandra Buccini intervistò Anjem Choudary, un imam di Londra, per chiedergli la sua posizione riguardo all'attentato. A mio avviso questa intervista rappresenta un incontro tra due universi paralleli, due visioni del mondo inconciliabili, che mette in luce la psicologia islamica e quella occidentale. Ecco alcune frasi significative di quella intervista.<br />Imam: Chiunque insulti il profeta deve morire. Io personalmente credo che andrebbe processato da un tribunale della Sharia e se colpevole giustiziato. Perché non imparate la lezione e basta? Questo è quello che dice l'islam. Perché hanno continuato a fare una cosa del genere?<br />Giornalista: Perché noi crediamo nella libertà di espressione e di pensiero.<br />Imam: Gliel'ho già detto: io non ci credo.<br />Giornalista: Ma lei in questo momento mi sta parlando, dicendo cose inaccettabili da sentire dopo quello che è successo a Parigi. Eppure sta parlando. Non è questa la libertà di espressione?<br />Imam: Io sto parlando perché Allah mi ha creato e mi ha dato il permesso di dare il punto di vista islamico al mondo. (...) La democrazia ha fallito. (...) È l'islam il futuro dell'umanità<br />RIFLESSIONI CONTROCORRENTE<br />Ho guardato questo video con altre persone ed ho notato che si erano divisi in due gruppi: il primo diceva che questo imam rappresenta solo una piccola parte dell'islam, la parte più estremista, ma i musulmani normali non sono così. L'altro gruppo diceva che l'islam è un pericolo serio per la nostra democrazia e la nostra libertà perché i terroristi stanno semplicemente seguendo quanto gli insegna la loro religione. Quindi non sono estremisti, ma semplicemente dei bravi musulmani. Se a questo punto state pensando chi ha ragione, vi anticipo subito che secondo me hanno torto entrambi. Infatti mentre i due gruppi si scontravano, io me ne stavo il silenzio, invaso da un sentimento di ammirazione. Aveva ragione l'imam. La giornalista aveva torto. Con una chiarezza di idee sconcertante il musulmano l'aveva lasciata nell'impossibilità di ribattere. Lei ha continuato a fargli domande sulla possibilità che si verifichino altri attacchi, ma non è più tornata sull'argomento incriminato. Devo ammetterlo: un po' mi fa pena la povera giornalista occidentale quando gli parla della libertà di espressione. Pensa davvero che sia una difesa nei confronti dell'islam? Quando verranno armati per conquistare l'Europa, la giornalista gli chiederà se hanno il permesso del parlamento o se hanno fatto un referendum democratico per l'annessione dell'Italia allo stato islamico? Bisogna ammettere che ha ragione l'imam: la democrazia ha fallito, la libertà di espressione è sbagliata e la bestemmia contro Dio è una cosa grave. Provocatoriamente potrei dire che ascoltando l'intervista di quel video ho finalmente trovato qualcuno che la pensa come me.<br />Devo premettere, per evitare equivoci pericolosi, che i valori dell'imam sono diversi dai miei, ma almeno entrambi abbiamo dei principi. Il mio modo di pensare è molto più vicino al suo che non a quello dell'occidentale apolide e liquido. Se potessimo io e l'imam ci faremmo la guerra a vicenda, ma almeno saremmo d'accordo sulle premesse: entrambi pensiamo che c'è una sola verità, una sola religione giusta, che non si può dire liberamente la menzogna, né bestemmiare il nome di Dio e tante altre cose. Ovviamente devo dire anche che io credo che la verità sia Gesù Cristo, mentre il musulmano crede che sia quello che ha sognato Maometto, ma entrambi abbiamo una visione simile del mondo. Siamo d'accordo sull'intolleranza: io non potrei tollerare le sue idee e lui le mie. Invece l'occidentale medio afferma la tolleranza come principio del vivere in società. Proprio per questo relativismo l'Occidente odierno non ha valori. Non ha un'idea di giusto o di sbagliato ed è indifferente a tutto. Quelli che vengono spacciati per valori della nostra società, come la democrazia e la libertà di espressione, sono dei non-valori. Infatti la democrazia è, in realtà, indifferenza politica perché non gli interessa sapere quale linea di governo sia giusta, ma solo quella che ha preso più voti. La libertà di pensiero è indifferenza nei confronti della verità perché la mette sullo stesso piano della menzogna. La laicità è indifferenza nei confronti delle religioni, visto che non si preoccupa di stabilire quale sia vera e quali false. Il multiculturalismo è indifferenza verso l'identità di un popolo. La tolleranza è indifferenza verso qualcosa che ti danneggia. E si potrebbe continuare così all'infinito.<br />L'INTOLLERANZA DEI TOLLERANTI<br />Tutto questo indifferentismo in realtà viene trattato come fosse un valore e, come tutti i principi fondanti una società, deve essere imposto a tutti i cittadini. Puoi dire quello che vuoi, basta che non affermi che esiste una verità, altrimenti vieni censurato. Tutto viene tollerato, ma non che venga messa in discussione la tolleranza. Quindi anche questo viene considerato un principio dalla maggioranza degli occidentali per cui non è disposto a trattare. Il problema è che si tratta di un valore vuoto, che ha trasmesso il suo vuoto agli europei di oggi.<br />Abbiamo raggiunto un livello di benessere impensabile per le generazioni passate, ma siamo privi di principi per cui lottare. E quindi siamo diventati deboli e apatici. Da quanto siamo rammolliti ci siamo persino dimenticati dei nostri bisogni primari, come quello di riprodurci e quindi facciamo meno di due figli per coppia, quando la natura ci ha programmati per farne una decina, come è evidente se andiamo a vedere la situazione un secolo fa. Siamo quindi vuoti anche di figli, che sono il futuro e la forza di un popolo. E tutti sanno che in fisica ogni vuoto viene riempito. È un processo inevitabile. Siamo vuoti di figli e di valori: qualcuno con figli e valori ci sostituirà. Infatti i musulmani non si sono dimenticati del bisogno di riprodursi e nel giro di poco saranno molto più potenti di noi. Loro sono compatti e marciano tutti verso un solo fine: l'imposizione della Sharia in tutto il mondo.<br />Questo non è complottismo in quanto sono loro stessi a dirlo, come fa l'imam del video citato. Fino a che sono in minoranza non alzano la testa, ma quando sono in maggioranza i musulmani impongono sempre la loro legge. Anche il vostro amico marocchino con cui giocate a calcetto quando arriverà la Sharia starà dalla loro parte. Lo possiamo già vedere nei quartieri islamici della Francia del sud o dell'Inghilterra dove non entra nemmeno la polizia locale. A differenza di loro, noi occidentali non abbiamo un'identità, un fine comune e nemmeno dei giovani in grado di difenderli, quindi ci faremo distruggere. Eppure non è sempre stato così.<br />Nel medioevo, quando le civiltà europee erano cristiane, i musulmani li abbiamo sconfitti diverse volte. Sono sempre stati inferiori a noi in tutto: era l'Occidente il faro della civiltà. Di fronte al crociato, l'islamico se ne andava con la coda fra le gambe. Nelle gloriose battaglie di Lepanto e di Vienna li abbiamo sbaragliati con un esercito molto inferiore del loro e li abbiamo respinti dalle vie di mare e di terra per sempre. O meglio, li abbiamo respinti fino ad oggi...<br />Se vogliamo davvero salvare la nostra Europa dall'invasione islamica dobbiamo tornare quello che eravamo un tempo, quando la società era impregnata dei valori del cristianesimo. Solo così potremmo fargli vedere che caput mundi, capitale del mondo, è Roma, non la Mecca.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53127617</guid><pubDate>Tue, 07 Mar 2023 22:38:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53127617/il_vuoto_della_democrazia_sar_riempito_dall_islam.mp3" length="12746127" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7334

IL VUOTO DELLA DEMOCRAZIA SARA' RIEMPITO DALL'ISLAM di Pietro Guidi
"Je suis Charlie" era lo slogan che imperversava un po' dappertutto in seguito all'attentato terroristico del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7334" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7334</a><br /><br />IL VUOTO DELLA DEMOCRAZIA SARA' RIEMPITO DALL'ISLAM di Pietro Guidi<br />"Je suis Charlie" era lo slogan che imperversava un po' dappertutto in seguito all'attentato terroristico del 7 gennaio 2015 nei confronti dei giornalisti di "Charlie Hebdo". La rivista satirica francese pubblicava vignette dissacranti contro la religione, tra cui alcune a sfondo sessuale contro Gesù Cristo e la beata Vergine Maria. Hanno anche fatto vignette sull'islam che prendevano in giro Maometto e i musulmani non l'hanno presa tanto bene. Infatti due islamici hanno pensato di vendicare l'onore del loro profeta uccidendo i giornalisti della redazione della rivista, facendo fuori in totale dodici persone. Molti ne furono scandalizzati e, senza dare la colpa all'islam, difendevano la rivista al patetico grido di "Je suis Charlie" cioè "Io sono Charlie" per mostrare solidarietà e schierarsi a favore della libertà di espressione che vedevano minacciata. La giornalista Alessandra Buccini intervistò Anjem Choudary, un imam di Londra, per chiedergli la sua posizione riguardo all'attentato. A mio avviso questa intervista rappresenta un incontro tra due universi paralleli, due visioni del mondo inconciliabili, che mette in luce la psicologia islamica e quella occidentale. Ecco alcune frasi significative di quella intervista.<br />Imam: Chiunque insulti il profeta deve morire. Io personalmente credo che andrebbe processato da un tribunale della Sharia e se colpevole giustiziato. Perché non imparate la lezione e basta? Questo è quello che dice l'islam. Perché hanno continuato a fare una cosa del genere?<br />Giornalista: Perché noi crediamo nella libertà di espressione e di pensiero.<br />Imam: Gliel'ho già detto: io non ci credo.<br />Giornalista: Ma lei in questo momento mi sta parlando, dicendo cose inaccettabili da sentire dopo quello che è successo a Parigi. Eppure sta parlando. Non è questa la libertà di espressione?<br />Imam: Io sto parlando perché Allah mi ha creato e mi ha dato il permesso di dare il punto di vista islamico al mondo. (...) La democrazia ha fallito. (...) È l'islam il futuro dell'umanità<br />RIFLESSIONI CONTROCORRENTE<br />Ho guardato questo video con altre persone ed ho notato che si erano divisi in due gruppi: il primo diceva che questo imam rappresenta solo una piccola parte dell'islam, la parte più estremista, ma i musulmani normali non sono così. L'altro gruppo diceva che l'islam è un pericolo serio per la nostra democrazia e la nostra libertà perché i terroristi stanno semplicemente seguendo quanto gli insegna la loro religione. Quindi non sono estremisti, ma semplicemente dei bravi musulmani. Se a questo punto state pensando chi ha ragione, vi anticipo subito che secondo me hanno torto entrambi. Infatti mentre i due gruppi si scontravano, io me ne stavo il silenzio, invaso da un sentimento di ammirazione. Aveva ragione l'imam. La giornalista aveva torto. Con una chiarezza di idee sconcertante il musulmano l'aveva lasciata nell'impossibilità di ribattere. Lei ha continuato a fargli domande sulla possibilità che si verifichino altri attacchi, ma non è più tornata sull'argomento incriminato. Devo ammetterlo: un po' mi fa pena la povera giornalista occidentale quando gli parla della libertà di espressione. Pensa davvero che sia una difesa nei confronti dell'islam? Quando verranno armati per conquistare l'Europa, la giornalista gli chiederà se hanno il permesso del parlamento o se hanno fatto un referendum democratico per l'annessione dell'Italia allo stato islamico? Bisogna ammettere che ha ragione l'imam: la democrazia ha fallito, la libertà di espressione è sbagliata e la bestemmia contro Dio è una cosa grave. 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Di persona o con bigliettini, tramite web o social. Tra familiari, amici, conoscenti, colleghi. Ci è parso normale, spontaneo, quasi scontato. In realtà non è così. Non lo è per niente. Almeno non ovunque.<br />In Arabia Saudita, ad esempio, Paese rigorosamente musulmano, viene severamente vietato qualsiasi altro culto pubblico. Per cui Natale ed anche capodanno - espressione del calendario gregoriano, quindi cristiano - possono essere celebrati solo in casa e di nascosto, pena pesanti sanzioni per i trasgressori.<br />Ma il Natale è fuorilegge anche altrove, essendo considerato un pericolo per l'islam: in Brunei dal 2014, può costare a chi lo festeggi 20 mila euro di multa e fino a cinque anni di carcere; in Somalia è stato bandito dal 2015, lo stesso anche in Tagikistan, dove è proibito anche solo scambiarsi regali o raccogliere fondi per beneficenza; ma nella black list dei Paesi «Grinch» ce n'è anche uno comunista, la Corea del Nord, dove dal 2016 il dittatore Kim Jong-Un ha trasformato il 25 dicembre nella festa della «sacra madre della rivoluzione» ovvero di sua nonna.<br />LA FRANCIA RINNEGA IL SUO PASSATO DI FIGLIA PRIMOGENITA DELLA CHIESA<br />Non c'è bisogno di andar tanto lontano, per scoprire il Natale nel mirino dei "soliti noti". In Francia, ad esempio, ovvero nell'unico Stato europeo, che ha voluto inserire la "laicità" come "principio" nella propria Costituzione, la fede cattolica ed i suoi simboli sono da considerarsi sotto attacco per l'intero periodo delle festività natalizie. È già stato registrato un inquietante aumento degli atti vandalici nei giorni scorsi. Lo scorso 21 dicembre sono stati tracciati sulle pareti della chiesa di S. Rocco, a Parigi, simboli satanici e scritte folli. All'indomani, il 22 dicembre, peraltro in pieno giorno, nel mirino è finita la chiesa di Sant'Anna d'Arvor a Lorient: qui in pieno giorno è stato devastato il presepe, sono state distrutte diverse statue in gesso - tra cui quelle della Madonna, di S. Giovanna d'Arco e di S. Teresa del Bambin Gesù - e gettate a terra le candele. Vandalismi e profanazioni si sono verificati anche presso la chiesa di Saint-Maclou, a Rouen, presso la chiesa di Puy-de-Dôme con un tentato incendio doloso, presso la chiesa della Santissima Trinità a Bordeaux ed altrove.<br />Solo teppisti? Nient'affatto. Come recita il famoso detto popolare, «il pesce puzza dalla testa». Così, ecco il sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, partecipare al tramonto alla rottura del digiuno del Ramadan, aderendo all'iniziativa della moschea di Parigi, e partecipare con la comunità ebraica all'accensione della sesta candela della Menorah per la festa dell'Hanukkah ai Champs de Mars, ma rifiutarsi totalmente di unirsi ai fedeli alla Messa di mezzanotte per la celebrazione del S. Natale. Lo stesso, sostanzialmente, han fatto il sindaco di Metz, François Grosdidier, e quello di Béziers, Robert Ménard.<br />E laddove non arriva la politica, arriva la magistratura. Così il tribunale amministrativo di Montpellier, su input della «Lega dei Diritti dell'Uomo», ha ordinato al Comune di Perpignan di rimuovere entro ventiquattr'ore il presepe sistemato nel municipio dal sindaco Louis Aliot di Rassemblement National. Ogni giorno di ritardo sarebbe costato cento euro di sanzione.<br />TERRA SANTA<br />Neppure in Terra Santa la situazione appare migliore: i leader delle principali chiese cristiane di Gerusalemme lo scorso 22 dicembre, nel proprio messaggio di Natale, hanno evidenziato come, negli ultimi anni, i fedeli abbiano «dovuto affrontare sempre più spesso attacchi al libero esercizio della religione, tra cui aggressioni personali, profanazioni delle chiese e dei cimiteri, restrizioni ingiustificate al culto e minacce legali alle proprietà ecclesiastiche». Il che suscita viva preoccupazione, anche perché, tra Israele e Palestina, i cristiani locali sono circa 180 mila, quindi poco più dell'1% dell'intera popolazione: erano oltre il 25% nel 1948, poi scesi al 12% nel 1967 ed ora ridotti al lumicino.<br />Allora è chiaro: se le ostilità verso il culto cattolico giungono dall'alto, da chi dovrebbe essere di esempio quanto meno in termini di equanimità, è poi improbabile immaginare una società diversa, virtuosa. Sarebbe davvero ora di pretendere, leggi alla mano (anche con le attuali, peraltro migliorabili...), quel rispetto e quella considerazione che meritiamo, stigmatizzando tifoserie ideologiche e dileggi giacobini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52296352</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2022 10:02:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52296352/natale_calpestato_dove_comandano_islamici_o_comunisti.mp3" length="5629954" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7260

NATALE CALPESTATO DOVE COMANDANO ISLAMICI O COMUNISTI di Mauro Faverzani
Anche quest'anno si è rinnovato il tradizionale scambio di auguri natalizi. Di persona o con bigliettini,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7260" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7260</a><br /><br />NATALE CALPESTATO DOVE COMANDANO ISLAMICI O COMUNISTI di Mauro Faverzani<br />Anche quest'anno si è rinnovato il tradizionale scambio di auguri natalizi. Di persona o con bigliettini, tramite web o social. Tra familiari, amici, conoscenti, colleghi. Ci è parso normale, spontaneo, quasi scontato. In realtà non è così. Non lo è per niente. Almeno non ovunque.<br />In Arabia Saudita, ad esempio, Paese rigorosamente musulmano, viene severamente vietato qualsiasi altro culto pubblico. Per cui Natale ed anche capodanno - espressione del calendario gregoriano, quindi cristiano - possono essere celebrati solo in casa e di nascosto, pena pesanti sanzioni per i trasgressori.<br />Ma il Natale è fuorilegge anche altrove, essendo considerato un pericolo per l'islam: in Brunei dal 2014, può costare a chi lo festeggi 20 mila euro di multa e fino a cinque anni di carcere; in Somalia è stato bandito dal 2015, lo stesso anche in Tagikistan, dove è proibito anche solo scambiarsi regali o raccogliere fondi per beneficenza; ma nella black list dei Paesi «Grinch» ce n'è anche uno comunista, la Corea del Nord, dove dal 2016 il dittatore Kim Jong-Un ha trasformato il 25 dicembre nella festa della «sacra madre della rivoluzione» ovvero di sua nonna.<br />LA FRANCIA RINNEGA IL SUO PASSATO DI FIGLIA PRIMOGENITA DELLA CHIESA<br />Non c'è bisogno di andar tanto lontano, per scoprire il Natale nel mirino dei "soliti noti". In Francia, ad esempio, ovvero nell'unico Stato europeo, che ha voluto inserire la "laicità" come "principio" nella propria Costituzione, la fede cattolica ed i suoi simboli sono da considerarsi sotto attacco per l'intero periodo delle festività natalizie. È già stato registrato un inquietante aumento degli atti vandalici nei giorni scorsi. Lo scorso 21 dicembre sono stati tracciati sulle pareti della chiesa di S. Rocco, a Parigi, simboli satanici e scritte folli. All'indomani, il 22 dicembre, peraltro in pieno giorno, nel mirino è finita la chiesa di Sant'Anna d'Arvor a Lorient: qui in pieno giorno è stato devastato il presepe, sono state distrutte diverse statue in gesso - tra cui quelle della Madonna, di S. Giovanna d'Arco e di S. Teresa del Bambin Gesù - e gettate a terra le candele. Vandalismi e profanazioni si sono verificati anche presso la chiesa di Saint-Maclou, a Rouen, presso la chiesa di Puy-de-Dôme con un tentato incendio doloso, presso la chiesa della Santissima Trinità a Bordeaux ed altrove.<br />Solo teppisti? Nient'affatto. Come recita il famoso detto popolare, «il pesce puzza dalla testa». Così, ecco il sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, partecipare al tramonto alla rottura del digiuno del Ramadan, aderendo all'iniziativa della moschea di Parigi, e partecipare con la comunità ebraica all'accensione della sesta candela della Menorah per la festa dell'Hanukkah ai Champs de Mars, ma rifiutarsi totalmente di unirsi ai fedeli alla Messa di mezzanotte per la celebrazione del S. Natale. Lo stesso, sostanzialmente, han fatto il sindaco di Metz, François Grosdidier, e quello di Béziers, Robert Ménard.<br />E laddove non arriva la politica, arriva la magistratura. Così il tribunale amministrativo di Montpellier, su input della «Lega dei Diritti dell'Uomo», ha ordinato al Comune di Perpignan di rimuovere entro ventiquattr'ore il presepe sistemato nel municipio dal sindaco Louis Aliot di Rassemblement National. Ogni giorno di ritardo sarebbe costato cento euro di sanzione.<br />TERRA SANTA<br />Neppure in Terra Santa la situazione appare migliore: i leader delle principali chiese cristiane di Gerusalemme lo scorso 22 dicembre, nel proprio messaggio di Natale, hanno evidenziato come, negli ultimi anni, i fedeli abbiano «dovuto affrontare sempre più spesso attacchi al libero esercizio della religione, tra cui aggressioni personali,...]]></itunes:summary><itunes:duration>352</itunes:duration><itunes:keywords>festività,hanukkah,legadeidirittidelluomo,paesigrinch,ramadan</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b6b341f2a8ee0404c254542815f05167.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per alzare la coppa del mondo Messi ha dovuto indossare il Bisht</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-alzare-la-coppa-del-mondo-messi-ha-dovuto-indossare-il-bisht--52241584</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7251" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7251</a><br /><br />PER ALZARE LA COPPA DEL MONDO MESSI HA DOVUTO INDOSSARE IL BISHT di Giuliano Guzzo<br />Tutte le grandi storie, quasi senza eccezioni, hanno dei retroscena o delle sbavature, delle piccole ombre che, se non offuscano la luce complessiva di una narrazione, un minimo comunque la ridimensionano. Sembra essere questo il caso del gesto compiuto dal calciatore di cui si parla di più, e giustamente, in questi giorni. Vale a dire il fuoriclasse argentino Lionel Messi, il quale - sollevando la Coppa del Mondo - ha indossato un bisht, un mantello tradizionale del golfo Persico e non solo.<br />Come rilevato da più osservatori, quel mantello è pregno di significati, dal momento che rispecchia opulenza e prestigio. E il fatto che, a porlo sulle spalle di quello che è universalmente riconosciuto come l'erede - ora ancor di più - di Diego Armando Maradona, sia stato l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani - peraltro facendolo in mondovisione -, a detta di molti ha rappresentato la globale sottomissione dello sport più popolare del mondo al potere e all'economia qatariota.<br />Esagerazioni? Probabilmente no. Lo stesso scandalo Qatargate, che sta investendo l'Unione europea in queste settimane, dimostra infatti che serve incassare un bel po' di banconote per convincersi e provare a convincere terzi che da quelle parti valori come i diritti umani, quelli dei lavoratori, delle minoranze e via di questo passo, contino qualcosa. Perché la realtà dice altro, se non l'opposto. In questo senso, sicuramente il gesto dell'emiro del Qatar risulta molto potente, anche se non va certo fatta colpa al solo Messi.<br />Come infatti dimenticare le parole - per molti analisti pregne d ipocrisia - di Gianni Infantino, il presidente della FIFA, il quale durante la conferenza stampa inaugurale dei Mondiali di calcio in Qatar aveva affermato: «Oggi mi sento qatariota, mi sento arabo, mi sento africano, mi sento gay, mi sento disabile, mi sento un lavoratore migrante». E lo stesso Infantino, alla vigilia della finale del Mondiale, ha rincarato la dose di ipocrisia, rispondendo - ad una domanda proprio sui diritti umani - che «ora pensiamo ai tifosi di calcio».<br />Ma torniamo alla politicizzazione, indubbia, dello sfoggio del bisht per un'altra considerazione, che è la seguente.<br />Si fa bene, anzi benissimo a riconoscere nel mantello rifilato a Messi un gesto clamoroso e vergognoso, ai limiti come si diceva poc'anzi della sottomissione culturale. Però bisogna essere franchi: non è certo il solo caso. Come la mettiamo, infatti, con analoghe politicizzazioni che da anni si abbattono in Occidente su eventi che nulla hanno a che vedere con la politica? Si pensi al collettivo inginocchiarsi prima di una manifestazione, oppure il rosso sfoggiato ovunque in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ricorrenza molto importante ma nel corso della quale è impossibile - salvo che uno non intenda affrontare una bella polemica - ricordare che il primo ad uccidere le donne è l'aborto volontario. E ancora: come la mettiamo con i nastrini arcobaleno esibiti da star, influencer e sportivi di ogni livello, in teoria un simbolo contro le discriminazioni subite dalle minoranze sessuali ma, di fatto, un obolo alle più estreme rivendicazioni Lgbt, incluso l'utero in affitto?<br />Come si può vedere, il discorso è molto ampio e non finisce né inizia in Qatar. Figuriamoci. Anzi, si può tranquillamente dire che la sudditanza di Lionel Messi all'emiro - sempre che sudditanza piena e consapevole sia poi stata -, è solo l'ultima di una lunga serie che si consumano ogni giorno in Occidente. Solo che queste ultime, anziché come tali, sono salutate anzi celebrate come "scelte di campo" coraggiose. Cosa ci sia mai di coraggioso in chi si accoda alla linea ideologica, se pensiamo ai cosiddetti diritti Lgbt, sposata non solo dalle più potenti cancellerie del pianeta, ma anche da colossi economici come Amazon, Apple o Disney, ecco, si fa fatica a capire.<br />Come si fa fatica a comprendere chi - giustamente - si indigna per il gesto politico e di sottomissione di indossare un bisht, ma non si indigna allo stesso modo o affatto per i gesti politici e di sottomissione pro-Lgbt. Immaginate per un attimo un Lionel Messi - ovviamente non in Qatar, sarebbe stato impossibile - avvolto da una bandiera Lgbt per alzare la Coppa. Sarebbe stato un gesto salutato come forse il più coraggioso della storia. Non sarebbe stata sottomissione a politica e ideologia anche quella?<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Affari e moschee, la rete del Qatar in Italia" spiega perché da 15 anni il Qatar fa grandi investimenti nel nostro Paese: moda, hotel di lusso, grattacieli. Il Qatar investe molto per diffondere l'islam, di qui i progetti sul territorio italiano di diverse moschee e scuole coraniche.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 dicembre 2022:<br />L'hanno chiamato Qatargate e ha tutta l'aria di essere uno scandalo appena all'inizio. I servizi di sicurezza di ben cinque Stati europei indagano sul tentativo di corruzione di parlamentari dell'Unione Europea: un presunto sistema tangentizio, con lo scopo principale di incidere sui dossier in corso di istruzione all'Eurocamera. Un'indagine che ogni giorno s'ingrossa di più. Ad essere coinvolti fin qui nell'inchiesta sono soprattutto i politici dell'ala socialdemocratica del Parlamento e tra questi anche diversi italiani. Ci sono, per esempio, l'ex eurodeputato del Pd, oggi Articolo Uno, Antonio Panzeri, sospeso dopo lo scandalo, ma anche Niccolò Figa-Talamanca della Ong No Peace Without Justice, fondata nel 1993 da Emma Bonino.<br />Ma quello tra Italia e Qatar non è un sodalizio recente. Tessere una rete di conoscenze capaci di influenzare è una strategia di Doha a livello globale che vede, da anni, nell'Europa un tassello fondamentale e nell'Italia un Paese di particolare interesse. Gli investimenti strategici nel corso degli anni si sono sprecati. Doha, attraverso la Qatar Investment Authority (Qia), il fondo sovrano del Paese creato nel 2005 per investire in tutto il mondo, ha investito estensivamente in Italia negli ultimi quindici anni. Un tesoro il cui valore sarebbe intorno ai cinque miliardi di euro. Il Qatar, grande poco più dell'Abruzzo, al 2022 conta una popolazione di tre milioni di persone per un Pil di 223 miliardi di euro e un Pil pro-capite che è più del doppio di quello italiano.<br />È il 1995 l'anno della svolta per il Paese, quando, con un colpo di Stato, Hamad bin Khalifa Al Thani spodesta il padre e diventa emiro. L'obiettivo è subito trasformare il piccolo Stato in potenza globale: gli ingenti proventi dell'industria di gas e petrolio gli tengono le spalle coperte e già nel 1996 finanzia con 150 milioni di dollari la costituzione dell'emittente televisiva Al Jazeera che negli anni è diventata, secondo la Bbc, il più importante canale di informazione in lingua araba del mondo. E nel frattempo Al Thani inizia una lunga e florida amicizia con la Fratellanza Musulmana per puntare, attraverso il tessuto religioso, culturale ed economico all'espansione verso l'Occidente, Italia inclusa.<br />Il Qatar è da tempo un importante partner, per il nostro Paese, sull'energia: riceviamo, per un contratto a lungo termine sottoscritto da Edison, 6,5 miliardi di metri cubi di gas l'anno, cioè più del 10 per cento del totale del gas che l'Italia acquista dall'estero. Ma l'amicizia Italia-Qatar non si limita all'energia. Moda, hotel di lusso, Costa Smeralda, Milano: la lista degli affari del Qatar in Italia ogni anno s'arricchisce. Nel 2021, le esportazioni qatariote verso l'Italia sono state pari a 2,1 miliardi di euro, cifre che procedono così, senza particolari variazioni, dal 2019; inoltre, siamo il secondo Paese europeo fornitore del Qatar (dopo la Germania) e il decimo al mondo.<br />A Milano, il Qia possiede l'Hotel Gallia, un 5 stelle acquistato nel 2006. E in pochi anni è diventato proprietario del Gritti Palace, a Venezia, del St. Regis e dell'Excelsior a Roma, del Baglioni e del Four Seasons Hotel a Firenze. Riguardo alla moda, nel 2012, il Qatar compra la maison Valentino per 700 milioni di euro. Nello stesso anno viene acquistata per 650 milioni di euro la Smeralda Holding che possiede alberghi di lusso: 2300 ettari di terreni immacolati nella costa gallurese che diventano quattro alberghi. A maggio del 2014, Pigliaru presidente e Renzi premier firmano un accordo con Rispo, responsabile per l'Italia della Qatar Foundation Endowment: nasce l'ospedale Mater Olbia. Nel 2015, tocca di nuovo a Milano. I grattacieli di Porta Nuova, simbolo della skyline del capoluogo lombardo, diventano di Doha per 2 miliardi. Nel 2016, viene comprato l'albergo San Domenico di Taormina e, a fine settembre 2017, Qatar Airways conclude l'iter di acquisizione del 49% di Meridiana.<br />La politica estera si realizza anche con le forniture militari e l'Emirato, negli anni, è diventato ottimo cliente del complesso militar-industriale italiano. Nel 2016, il Qatar firma con Fincantieri l'acquisto di quattro corvette, due pattugliatori d'altura e una nave anfibia multiruolo con un contratto di quattro miliardi di euro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52241584</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2022 23:33:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52241584/per_alzare_la_coppa_del_mondo_messi_ha_dovuto_indossare_il_bisht.mp3" length="14466865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7251

PER ALZARE LA COPPA DEL MONDO MESSI HA DOVUTO INDOSSARE IL BISHT di Giuliano Guzzo
Tutte le grandi storie, quasi senza eccezioni, hanno dei retroscena o delle sbavature, delle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7251" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7251</a><br /><br />PER ALZARE LA COPPA DEL MONDO MESSI HA DOVUTO INDOSSARE IL BISHT di Giuliano Guzzo<br />Tutte le grandi storie, quasi senza eccezioni, hanno dei retroscena o delle sbavature, delle piccole ombre che, se non offuscano la luce complessiva di una narrazione, un minimo comunque la ridimensionano. Sembra essere questo il caso del gesto compiuto dal calciatore di cui si parla di più, e giustamente, in questi giorni. Vale a dire il fuoriclasse argentino Lionel Messi, il quale - sollevando la Coppa del Mondo - ha indossato un bisht, un mantello tradizionale del golfo Persico e non solo.<br />Come rilevato da più osservatori, quel mantello è pregno di significati, dal momento che rispecchia opulenza e prestigio. E il fatto che, a porlo sulle spalle di quello che è universalmente riconosciuto come l'erede - ora ancor di più - di Diego Armando Maradona, sia stato l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani - peraltro facendolo in mondovisione -, a detta di molti ha rappresentato la globale sottomissione dello sport più popolare del mondo al potere e all'economia qatariota.<br />Esagerazioni? Probabilmente no. Lo stesso scandalo Qatargate, che sta investendo l'Unione europea in queste settimane, dimostra infatti che serve incassare un bel po' di banconote per convincersi e provare a convincere terzi che da quelle parti valori come i diritti umani, quelli dei lavoratori, delle minoranze e via di questo passo, contino qualcosa. Perché la realtà dice altro, se non l'opposto. In questo senso, sicuramente il gesto dell'emiro del Qatar risulta molto potente, anche se non va certo fatta colpa al solo Messi.<br />Come infatti dimenticare le parole - per molti analisti pregne d ipocrisia - di Gianni Infantino, il presidente della FIFA, il quale durante la conferenza stampa inaugurale dei Mondiali di calcio in Qatar aveva affermato: «Oggi mi sento qatariota, mi sento arabo, mi sento africano, mi sento gay, mi sento disabile, mi sento un lavoratore migrante». E lo stesso Infantino, alla vigilia della finale del Mondiale, ha rincarato la dose di ipocrisia, rispondendo - ad una domanda proprio sui diritti umani - che «ora pensiamo ai tifosi di calcio».<br />Ma torniamo alla politicizzazione, indubbia, dello sfoggio del bisht per un'altra considerazione, che è la seguente.<br />Si fa bene, anzi benissimo a riconoscere nel mantello rifilato a Messi un gesto clamoroso e vergognoso, ai limiti come si diceva poc'anzi della sottomissione culturale. Però bisogna essere franchi: non è certo il solo caso. Come la mettiamo, infatti, con analoghe politicizzazioni che da anni si abbattono in Occidente su eventi che nulla hanno a che vedere con la politica? Si pensi al collettivo inginocchiarsi prima di una manifestazione, oppure il rosso sfoggiato ovunque in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ricorrenza molto importante ma nel corso della quale è impossibile - salvo che uno non intenda affrontare una bella polemica - ricordare che il primo ad uccidere le donne è l'aborto volontario. E ancora: come la mettiamo con i nastrini arcobaleno esibiti da star, influencer e sportivi di ogni livello, in teoria un simbolo contro le discriminazioni subite dalle minoranze sessuali ma, di fatto, un obolo alle più estreme rivendicazioni Lgbt, incluso l'utero in affitto?<br />Come si può vedere, il discorso è molto ampio e non finisce né inizia in Qatar. Figuriamoci. Anzi, si può tranquillamente dire che la sudditanza di Lionel Messi all'emiro - sempre che sudditanza piena e consapevole sia poi stata -, è solo l'ultima di una lunga serie che si consumano ogni giorno in Occidente. Solo che queste ultime, anziché come tali, sono salutate anzi celebrate come "scelte di campo" coraggiose. Cosa ci sia mai di coraggioso in chi si accoda alla linea ideologica, se pensiamo ai...]]></itunes:summary><itunes:duration>905</itunes:duration><itunes:keywords>bisht,coppadelmondo,messi,qatar,sottomissione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/020b228e5c0f51dc01218e4d4f19a6cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un musulmano uccide un cattolico bianco, ma non si può dire</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-musulmano-uccide-un-cattolico-bianco-ma-non-si-puo-dire--50719580</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7093" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7093</a><br /><br />UN MUSULMANO UCCIDE UN CATTOLICO BIANCO, MA NON SI PUO' DIRE di Lorenza Formicola<br />Il 27 maggio, un dispaccio dell'Agence France-Presse annunciava la morte di un "tale gravemente ferito perché accoltellato davanti alla scuola dei suoi figli, a Marsiglia". L'Afp specificava che la vittima era un medico militare, che l'aggressore era "di nazionalità francese" e che pare avesse agito "in nome di Dio", aggiungendo che "l'ipotesi terroristica era stata esclusa dagli inquirenti" e che "l'uomo soffriva solo di disturbi psicologici". Compreso il messaggio di cordoglio del ministro delle Forze Armate e del Sindaco di Marsiglia, l'agenzia aveva speso 225 parole per raccontare l'omicidio. Pochi giorni dopo, sempre l'Afp raccontava una rissa tra cicogne e dell'intensa emozione che la cosa aveva suscitato sui social. Per il cicognicidio erano state dedicate 352 parole. Una cicogna fa più notizia di un padre di famiglia assassinato in nome di Allah.<br />Se, infatti, Alban Gervaise è un nome che non ti dirà nulla, è perché come Samuel Paty, Jacques Hamel o Arnaud Beltrame questo medico militare è una delle troppe vittime del terrorismo islamico che funesta l'Europa, ed in particolare la Francia, ma di cui non si può, non si deve parlare. Tant'è che le agenzie di stampa francesi non hanno voluto diffondere i dettagli di quello che è terrorismo islamico a tutti gli effetti. Gervaise era un medico di quarant'anni, era andato a prendere due dei suoi tre figli - uno di 3 e l'altro di 7 anni - alla scuola privata cattolica Sévigné, a Marsiglia. Aspettava seduto su una panchina, quando ad un tratto Mohamed L., 23 anni, ha iniziato ad accoltellarlo in petto al grido di "Allahu Akbar".<br />Alban Gervaise era colpevole di essere un cattolico bianco in una città dove i cattolici sono sempre meno vista l'imperante l'islamizzazione. E ha dovuto scontare anche il fatto di essere accoltellato nel bel mezzo della campagna elettorale per le legislative francesi: ecco perché il caso è stato insabbiato e, dai media alla politica, è stata imposta una coltre di silenzio. Ancora un'aggressione islamica avrebbe disturbato troppe narrazioni e magari influenzato qualche voto. Dieci coltellate in petto e alla gola, per morire davanti a dei bambini e ai propri figli, perché lo vuole Maometto, non sono una notizia per la Francia di Macron.<br /><br />L'ASSASSINO: IMMIGRATO DI SECONDA GENERAZIONE<br />Mohamed L., 23 anni, nato a Brignoles (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), immigrato di seconda generazione, e che in Francia aveva trovato il modo per radicalizzarsi, era già noto alla polizia, ma non all'intelligence territoriale. E quando Mohamed ha accoltellato il medico militare, non s'è risparmiato dal spiegare a tutti che stava agendo in nome di Allah, e di voler semplicemente punire gli "infedeli". Né titoli, né prime pagine, né conferenze stampa, né visite di Stato per un cattolico ucciso da un musulmano. Con la notevole eccezione de L'Union, quotidiano dell'Ardenne, che il 31 maggio ha pubblicato un editoriale intitolato "Alban Gervaise, un nome che per te non significa niente", indignandosi per il trattamento mediatico riservato all'assassinio. Anche Le Figaro ha provato ad occuparsi del caso, ma se la politica ignora e non condanna, è normale che le notizie spariscono in un amen. "Vorrei capire perché il barbaro omicidio del nostro collega, Alban Gervaise, è stato così poco considerato dalla stampa", dice un alto ufficiale dell'esercito parigino. "Perché era un soldato? Per ideologia o per negare la realtà? Ci poniamo la stessa domanda. E vogliamo una risposta perché questo silenzio mediatico è come una seconda morte".<br />Solo Julien Dray, ex deputato socialista che ha appena lanciato il suo movimento, Reinvent!, ha osato affermare pubblicamente che "volevamo nascondere le cose", chiedendosi se questo tipo di atteggiamento è dipeso dal "dalla stampa locale, che non ha voluto dare i primi elementi che aveva, o da autorità e magistratura che si sono risparmiate i dettagli". Neanche il fatto che dei bambini abbiano dovuto assistere al massacro del padre, ha commosso la Francia. Sono finiti i giorni in cui, di fronte a tragedie di questo tipo, un Presidente della Repubblica riceveva sistematicamente i parenti delle vittime al Palazzo dell'Eliseo per manifestare la sua compassione e solidarietà nazionale. Sono finiti i tempi della condanna plateale al terrorismo islamico.<br /><br />44 MILA VITTIME DI ACCOLTELLAMENTI<br />Dopo le sanguinose tragedie dell'affaire Mehra, Charlie Hebdo e il negozio kosher di Porte de Vincennes, Bataclan, Nizza, Saint-Etienne de Rouvray, tanti altri, il fenomeno a cui assistiamo non è semplicemente di una banalizzazione del male, ma dell'islamismo. Secondo lo studio del 2020 dell'Osservatorio nazionale della delinquenza e delle risposte criminali (ONDRP), tra il 2015 e il 2017, in Francia sono state registrate 44 mila vittime di accoltellamenti, ovvero più di 120 al giorno: epidemia di crimini da coltello importata dalla Gran Bretagna e che ha nei musulmani gli attori protagonisti. La Francia ha contato, per dieci anni, più di 250 vittime del terrorismo islamista. E il fatto che l'omicidio del medico cattolico non rientri nel terrorismo è perché i criteri utilizzati dai media, e della politica interna, sono incapaci - o si rifiutano! - di inquadrare la realtà dei fatti.<br />Tutti gli studi sul jihadismo europeo hanno dimostrato che l'esistenza o meno di una sigla poco importa. Il modus operandi pensato dal al-Qaeda, e po' più estraneo a Daesh, lavora alla radicalizzazione puntando sulle carceri e sui centri islamici. Legando insieme imam, fedeli e jihadisti già formati si fa proselitismo a scopo di islamizzare l'Occidente che necessita di essere ripulito da "infedeli", i cristiani e i bianchi. La minaccia è mutata nel corso del tempo, poiché dagli attacchi relativamente complessi e spettacolari di qualche anno fa, siamo arrivati a metodi decisamente meno sofisticati (coltello, attentati con autoveicoli e speronamento, incendi) che inoltre sono molto più difficili da prevenire per le forze di sicurezza.<br />I cosiddetti "attentati a bassa capacità", gli ordigni esplosivi improvvisati (IED), gli attentati con veicoli presi in affitto o rubati, i furgoni, i crimini da coltello e, più in generale, le aggressioni con armi leggere, fanno da corollario ad un teorema che ci spiega come poco importa se il "Califfato" sia in forma o meno: il credo jihadista si è così tanto radicalizzato in Occidente che individui e piccole cellule sono pronti a colpire senza alcun coordinamento con la cellula madre. L'islam, che ha in sé le caratteristiche proprie di un progetto politico, è privo di un'autorità con cui negoziare a nome di tutta la comunità religiosa, pertanto i suoi discepoli agiscono anche liberamente in nome di un'ideale a cui sono stati educati fin da bambini.<br /><br />EUROPA SOTTO MINACCIA<br />Il terrorismo islamico è ibrido. E le sue piccole cellule, dimostrano, come i recenti fatti francesi, di avere piena conoscenza del terreno in cui operano: ricorrono alla strategia del raid muovendosi in piccoli gruppi e usano armi leggere, per colpire e ritirarsi immediatamente senza permettere una risposta efficace e senza trasformarsi in un obiettivo statico. Spesso queste azioni potrebbero apparire disorganizzate e di basso profilo, ma sono l'effetto di una strategia più articolata che mira a indebolire la presa del governo sulla popolazione. L'omicidio del medico cattolico né è la prova: se i media e la politica si dimostrano esautorati e vittime di un politicamente corretto che impone il silenzio, chi avrà paura di uccidere ancora in nome di Allah e di non sentirsi conquistatore d'Europa?<br />Quattro dei dieci lupi solitari che hanno agito nella Ue, negli ultimi due anni, erano in possesso della cittadinanza europea. Cinque di loro erano entrati nell'Ue come richiedenti asilo o migranti irregolari; in quattro casi, si trattava di soggetti entrati nell'Ue diversi anni prima di portare a termine il loro attacco. Ciò dimostra la necessità di un maggiore controllo sui flussi migratori, ma anche della pervasività della minaccia jihadista in Europa: nel 2020 nell'Unione Europea sono stati compiuti 10 attacchi terroristici (senza contare quelli sventati e/o falliti), con un totale di 12 morti e 47 feriti. Quello che è accaduto a Marsiglia è drammatico e deplorevole. Specie per il silenzio che ha coperto i fatti. Ma è difficile restarne stupiti poi troppo.<br />Dal 2005 le banlieue di Parigi sono comparse sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo: grandi quartieri periferici con un'alta densità demografica di musulmani, molti dei quali radicalizzati che si moltiplicano per numero e densità. Per intenderci, basta pensare alla banlieue di Saint-Denis, nascondiglio dei terroristi del 13 novembre 2015.<br />A Marsiglia dei circa 850 mila abitanti, il 45 per cento dei cittadini sotto i 30 anni è di fede musulmana e le proiezioni da qui ai prossimi 40 anni sono drammatiche. È la città con la più alta percentuale di fedeli musulmani di tutta la Francia. Con molti problemi di disoccupazione giovanile e povertà, secondo alcune statistiche, Marsiglia potrebbe diventare la prima città a maggioranza musulmana dell'Europa occidentale. Come può non accadere, quindi, che un bianco cattolico non disturbi un fedele di Allah? Ma come può accadere che nessuno ne parli, quello sì che inquieta, forse, ancor di più.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50719580</guid><pubDate>Tue, 26 Jul 2022 22:28:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50719580/un_musulmano_uccide_un_cattolico_bianco_ma_non_si_pu_dire.mp3" length="11187975" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7093&#13;
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UN MUSULMANO UCCIDE UN CATTOLICO BIANCO, MA NON SI PUO' DIRE di Lorenza Formicola&#13;
Il 27 maggio, un dispaccio dell'Agence France-Presse annunciava la morte di un "tale gravemente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7093" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7093</a><br /><br />UN MUSULMANO UCCIDE UN CATTOLICO BIANCO, MA NON SI PUO' DIRE di Lorenza Formicola<br />Il 27 maggio, un dispaccio dell'Agence France-Presse annunciava la morte di un "tale gravemente ferito perché accoltellato davanti alla scuola dei suoi figli, a Marsiglia". L'Afp specificava che la vittima era un medico militare, che l'aggressore era "di nazionalità francese" e che pare avesse agito "in nome di Dio", aggiungendo che "l'ipotesi terroristica era stata esclusa dagli inquirenti" e che "l'uomo soffriva solo di disturbi psicologici". Compreso il messaggio di cordoglio del ministro delle Forze Armate e del Sindaco di Marsiglia, l'agenzia aveva speso 225 parole per raccontare l'omicidio. Pochi giorni dopo, sempre l'Afp raccontava una rissa tra cicogne e dell'intensa emozione che la cosa aveva suscitato sui social. Per il cicognicidio erano state dedicate 352 parole. Una cicogna fa più notizia di un padre di famiglia assassinato in nome di Allah.<br />Se, infatti, Alban Gervaise è un nome che non ti dirà nulla, è perché come Samuel Paty, Jacques Hamel o Arnaud Beltrame questo medico militare è una delle troppe vittime del terrorismo islamico che funesta l'Europa, ed in particolare la Francia, ma di cui non si può, non si deve parlare. Tant'è che le agenzie di stampa francesi non hanno voluto diffondere i dettagli di quello che è terrorismo islamico a tutti gli effetti. Gervaise era un medico di quarant'anni, era andato a prendere due dei suoi tre figli - uno di 3 e l'altro di 7 anni - alla scuola privata cattolica Sévigné, a Marsiglia. Aspettava seduto su una panchina, quando ad un tratto Mohamed L., 23 anni, ha iniziato ad accoltellarlo in petto al grido di "Allahu Akbar".<br />Alban Gervaise era colpevole di essere un cattolico bianco in una città dove i cattolici sono sempre meno vista l'imperante l'islamizzazione. E ha dovuto scontare anche il fatto di essere accoltellato nel bel mezzo della campagna elettorale per le legislative francesi: ecco perché il caso è stato insabbiato e, dai media alla politica, è stata imposta una coltre di silenzio. Ancora un'aggressione islamica avrebbe disturbato troppe narrazioni e magari influenzato qualche voto. Dieci coltellate in petto e alla gola, per morire davanti a dei bambini e ai propri figli, perché lo vuole Maometto, non sono una notizia per la Francia di Macron.<br /><br />L'ASSASSINO: IMMIGRATO DI SECONDA GENERAZIONE<br />Mohamed L., 23 anni, nato a Brignoles (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), immigrato di seconda generazione, e che in Francia aveva trovato il modo per radicalizzarsi, era già noto alla polizia, ma non all'intelligence territoriale. E quando Mohamed ha accoltellato il medico militare, non s'è risparmiato dal spiegare a tutti che stava agendo in nome di Allah, e di voler semplicemente punire gli "infedeli". Né titoli, né prime pagine, né conferenze stampa, né visite di Stato per un cattolico ucciso da un musulmano. Con la notevole eccezione de L'Union, quotidiano dell'Ardenne, che il 31 maggio ha pubblicato un editoriale intitolato "Alban Gervaise, un nome che per te non significa niente", indignandosi per il trattamento mediatico riservato all'assassinio. Anche Le Figaro ha provato ad occuparsi del caso, ma se la politica ignora e non condanna, è normale che le notizie spariscono in un amen. "Vorrei capire perché il barbaro omicidio del nostro collega, Alban Gervaise, è stato così poco considerato dalla stampa", dice un alto ufficiale dell'esercito parigino. "Perché era un soldato? Per ideologia o per negare la realtà? Ci poniamo la stessa domanda. E vogliamo una risposta perché questo silenzio mediatico è come una seconda morte".<br />Solo Julien Dray, ex deputato socialista che ha appena lanciato il suo movimento, Reinvent!, ha osato affermare pubblicamente che "volevamo nascondere le cose", chiedendosi se questo...]]></itunes:summary><itunes:duration>700</itunes:duration><itunes:keywords>attentati,charliehebdo,coltello,paty</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a0e853397800a2089674ede4ae999181.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Isis è tornata e invoca la guerra totale ai cristiani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-isis-e-tornata-e-invoca-la-guerra-totale-ai-cristiani--48440940</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6884" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6884</a><br /><br />L'ISIS E' TORNATA E INVOCA LA GUERRA TOTALE AI CRISTIANI di Mauro Faverzani<br />C'è un nemico per nulla invisibile all'orizzonte. Si chiama Isis. Lo scorso 6 gennaio, non a caso, mentre la Chiesa cattolica festeggiava la Santa Epifania, è tornato a minacciare la «guerra totale» contro la Cristianità in Africa. Una guerra già iniziata, per la verità, e fatta di chiese bruciate, omicidi, stragi, missionari e fedeli torturati. Lo ha promesso: tutto questo si diffonderà nell'intero Continente.<br />Certo, più facile a dirsi che a farsi. Anche perché di batoste i terroristi islamici ne hanno già prese tante. Ciò nonostante, nulla è servito, per far mutare loro i propositi. E gli obiettivi. Tutt'altro. Ora rilanciano, annunciando una nuova recrudescenza. Specificando di voler trasformare le celebrazioni cristiane in «funerali e tragedie» e di voler letteralmente scatenare l'«inferno».<br />L'annuncio, estremamente chiaro, è stato pubblicato sul settimanale dell'Isis al Naba ovvero «il profeta». Si legge: «Che i cristiani infedeli sappiano ch'è giunta l'ora per i musulmani in Africa di risponder loro; è una nuova tappa contro la nazione crociata. Ciò che è già successo nelle regioni occidentali e centrali del Continente si estenderà ad altri Paesi, che continuano a languire sotto l'autorità e la persecuzione dei cristiani». Del resto, che l'intento fosse questo, non hanno fatto mistero: già lo scorso 11 marzo, gli Stati Uniti hanno posto l'Adf ovvero le cosiddette Forze Democratiche Alleate del Congo nella black list dei gruppi terroristi islamici, che hanno giurato fedeltà all'Isis, cercando di uniformare anche la loro bandiera, divenuta sempre più simile a quelle utilizzate da al-Shabaab, al-Qaeda e Boko Haram.<br />L'Isis, peraltro, a partire dall'aprile del 2019, ha rivendicato un numero crescente di attacchi, soprattutto nella zona orientale del Paese. Il primo fu l'attacco ad una caserma delle Fardc (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo)a Bovata, vicino a Beni: tre le vittime. La firma Isis nella circostanza venne confermata con due messaggi diramati da Amaq, l'agenzia di propaganda delgruppo jihadista. Secondo gli esperti, sussisterebbero fondati timori che i terroristi intendano installare una sorta di "califfato" nelle regioni di Beni e Butembo.<br />La violenza, ora dimostrata sul campo dall'Adf è sicuramente ideologica, ma è anche tattica e militare e minaccia, in caso di attacco, di vendicarsi sulla popolazione civile.<br />In una sua recente opera dal titolo Una teoria dello "Stato islamico" - Violenza politica e trasformazione dell'ordine mondiale, il prof. Mohammad-Mahmoud Ould Mohamedou, ex-ministro degli Affari Esteri della Mauritania ed oggi docente presso l'Istituto di Alti Studi Internazionali e di Sviluppo di Ginevra, ha spiegato come l'Isis rappresenti un'organizzazione moderna, che si nutre di violenza, come proverebbe la sua costante presenza su Internet ed il ricorso ai più moderni mezzi di propaganda. La leva, su cui fa perno, invece, per dare una giustificazione purchessia alla sua follia è sempre la solita, l'astio contro i colonizzatori, in particolare francesi e spagnoli, accusati di oppressione, violenze, spionaggio, sotto «le sembianze» di missioni e di ospedali. Secondo l'Isis, l'unica soluzione possibile sarebbe quella delle armi, un programma in grado di attirare anche molti giovani occidentali, vittime del nichilismo e disposti pertanto ad una rivolta generazionale, fenomeno dovuto non tanto alla «radicalizzazione dell'islam» quanto all'«islamizzazione del radicalismo».<br />Solo parole? Nient'affatto... Gli attentati contro i cristiani sono quotidiani e non si tratta di casi isolati: fanno anzi parte di un programma di sterminio, mirato a colpire la Chiesa cattolica, per poter islamizzare l'Africa. Una faccenda religiosa, quindi, senza dubbio; ma anche una scelta geo-politica, agevolata dal silenzio dell'Occidente, totalmente sordo agli appelli lanciati dai cristiani delle zone insanguinate dal terrorismo islamico. In assenza di risposte adeguate, pertanto, l'Isis può sperare di fare il bello ed il cattivo tempo, di dettar legge, incontrastato. In attesa, una volta rafforzato, di alzare nuovamente il tiro e di puntare a riservare lo stesso trattamento anche a quello stesso Occidente, secolarizzato e senz'anima, che oggi finge di non sentire.<br /><br />Nota di BastaBugie: avevamo già dato la notizia di una 19enne aggredita in piazza Duomo a Milano da un branco di stranieri la notte di Capodanno (clicca qui <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872</a>). Occorre tornare sull'argomento per sviluppare un'analisi completa del fenomeno delle violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali.<br />Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Jihad sessuale: a Milano non è stato solo uno stupro" chiede a Souad Sbai, italiana di origine marocchina, fondatrice dell'associazione Donne Marocchine in Italia, se le violenze di Capodanno sono come gli stupri commessi da italiani. Secondo l'esperta di immigrazione e di islam, le violenze degli islamici sono diverse in quanto sono organizzate e con una precisa regia. Vediamo di preciso quale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 gennaio 2022:<br />A Milano, in piazza Duomo, nella notte di San Silvestro, nove ragazze hanno subito violenze sessuali di gruppo ad opera di branchi di ragazzi immigrati, prevalentemente nordafricani. Sono le stesse scene viste anche a Colonia, nel capodanno del 2015 e prima ancora in piazza Tahrir, al Cairo, durante la rivoluzione contro Moubarak, dove vittima è stata una giornalista della Cbs. Esattamente come a Colonia, la realtà è emersa molto lentamente, un pezzo alla volta. Prima di tutto perché le vittime hanno dovuto trovare il coraggio di denunciare. Poi perché, come sempre quando la vicenda riguarda immigrati (anche di seconda generazione) la stampa reagisce con una certa reticenza, sempre nel timore dell'accusa di razzismo.<br />Esattamente come a Colonia, nessuno nega l'esistenza dei fatti, ma l'atteggiamento prevalente è quello di relativizzarli. Un "tutto il mondo è Paese" in cui si sottolinea che anche gli italiani stuprano, anzi sono peggiori. Che i fatti di Piazza Duomo sono gravissimi, ma i femminicidi sono molto più frequenti. Le femministe sono convinte che la colpa, a prescindere dalla cultura, sia il "maschio" e la sua tendenza alla prevaricazione sul corpo della donna. In alcuni casi viene addirittura equiparata la violenza di gruppo a Milano con la pacca incassata in diretta da una cronista sportiva ad opera di un tifoso della Fiorentina. Ma sono paragonabili le due tipologie di crimine?<br />Souad Sbai, italiana di origine marocchina, nostra collaboratrice, ha una grande esperienza in materia di immigrazione, avendo fondato l'associazione Donne Marocchine in Italia e avendo fatto parte della Consulta italiana sull'islam. Ed è tuttora responsabile del dipartimento integrazione e comunità straniere della Lega. È scandalizzata per l'atteggiamento che sta tenendo la sinistra italiana. Perché alla sinistra culturale, soprattutto, sfugge una differenza fondamentale: gli stupri avvengono a tutte le latitudini e in tutte le comunità umane, ma questo è un fenomeno diverso. Questa è violenza sessuale sistematica e organizzata. C'è una strategia dietro, c'è della pianificazione. Ed è un atto di aggressione deliberato che si sta ripetendo in tutto il mondo musulmano, comunità musulmane europee incluse.<br />"Guardando i video di piazza del Duomo - spiega Sbai - si evince che si trattava di veri assalti, molto più che aggressioni sessuali. Non mi risulta che gruppi organizzati di italiani, parliamo di decine di persone, quaranta, anche cinquanta, si organizzino per assalire le donne. In Piazza Duomo è stato condotto un assalto con una regia precisa. Le vittime vengono isolate, le squadre di assalitori si dividono i compiti: ci sono tre cerchie attorno alle vittime, quella esterna tiene lontana la gente e la distrae, c'è chi si incarica di distrarre le vittime, magari anche fingendo di difenderle, per disorientarle ma anche per spezzare la loro volontà di resistere. Anche chi filma ha il suo ruolo. La gente attorno non si rende conto di quel che succede, perché le cerchie esterne sono ampie e quel che avviene dentro è nascosto. È un gioco di squadra, appunto, un'azione deliberata e pianificata, non c'entra nulla con la violenza sessuale individuale".<br />Una polemica riguarda anche la polizia, che non è intervenuta in tempo per salvare le nove vittime. Secondo Sbai, gli agenti sono gli ultimi a cui si potrebbero rivolgere accuse, proprio perché: "È un'azione troppo subdola per potersi rendere conto, da esterni, di quel che sta avvenendo. C'è chi ride, chi urla, chi abbraccia le ragazze o addirittura finge di soccorrerle e portarle fuori dal branco. È un gioco di dissimulazione molto raffinato, se non è presente qualcuno dei Servizi, ma solo regolari agenti di polizia, è difficile che ci si renda conto. La violenza vera avviene nella cerchia più interna e nessuno la vede". Peggio, invece, è il comportamento delle autorità di Milano, della giunta Sala: "La sinistra governa la città da dieci anni. Sanno qual è il rischio e non sono riusciti a prevenirlo. Possibile che non lo abbiano ancora capito? In ritardo anche le scuse: non occorrevano dieci giorni per prendere le parti delle donne violentate in piazza".<br />Ciò che impressiona maggiormente di questi episodi è l'organizzazione. Fra gli arrestati ci sono giovani immigrati residenti in tutto il Nordovest italiano, anche da Torino, che si sono dati appuntamento a Milano. Alcuni arrestati stavano per fuggire all'estero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48440940</guid><pubDate>Tue, 25 Jan 2022 22:29:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48440940/l_isis_tornata_e_invoca_la_guerra_totale_ai_cristiani.mp3" length="13306610" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6884&#13;
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L'ISIS E' TORNATA E INVOCA LA GUERRA TOTALE AI CRISTIANI di Mauro Faverzani&#13;
C'è un nemico per nulla invisibile all'orizzonte. Si chiama Isis. Lo scorso 6 gennaio, non a caso, mentre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6884" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6884</a><br /><br />L'ISIS E' TORNATA E INVOCA LA GUERRA TOTALE AI CRISTIANI di Mauro Faverzani<br />C'è un nemico per nulla invisibile all'orizzonte. Si chiama Isis. Lo scorso 6 gennaio, non a caso, mentre la Chiesa cattolica festeggiava la Santa Epifania, è tornato a minacciare la «guerra totale» contro la Cristianità in Africa. Una guerra già iniziata, per la verità, e fatta di chiese bruciate, omicidi, stragi, missionari e fedeli torturati. Lo ha promesso: tutto questo si diffonderà nell'intero Continente.<br />Certo, più facile a dirsi che a farsi. Anche perché di batoste i terroristi islamici ne hanno già prese tante. Ciò nonostante, nulla è servito, per far mutare loro i propositi. E gli obiettivi. Tutt'altro. Ora rilanciano, annunciando una nuova recrudescenza. Specificando di voler trasformare le celebrazioni cristiane in «funerali e tragedie» e di voler letteralmente scatenare l'«inferno».<br />L'annuncio, estremamente chiaro, è stato pubblicato sul settimanale dell'Isis al Naba ovvero «il profeta». Si legge: «Che i cristiani infedeli sappiano ch'è giunta l'ora per i musulmani in Africa di risponder loro; è una nuova tappa contro la nazione crociata. Ciò che è già successo nelle regioni occidentali e centrali del Continente si estenderà ad altri Paesi, che continuano a languire sotto l'autorità e la persecuzione dei cristiani». Del resto, che l'intento fosse questo, non hanno fatto mistero: già lo scorso 11 marzo, gli Stati Uniti hanno posto l'Adf ovvero le cosiddette Forze Democratiche Alleate del Congo nella black list dei gruppi terroristi islamici, che hanno giurato fedeltà all'Isis, cercando di uniformare anche la loro bandiera, divenuta sempre più simile a quelle utilizzate da al-Shabaab, al-Qaeda e Boko Haram.<br />L'Isis, peraltro, a partire dall'aprile del 2019, ha rivendicato un numero crescente di attacchi, soprattutto nella zona orientale del Paese. Il primo fu l'attacco ad una caserma delle Fardc (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo)a Bovata, vicino a Beni: tre le vittime. La firma Isis nella circostanza venne confermata con due messaggi diramati da Amaq, l'agenzia di propaganda delgruppo jihadista. Secondo gli esperti, sussisterebbero fondati timori che i terroristi intendano installare una sorta di "califfato" nelle regioni di Beni e Butembo.<br />La violenza, ora dimostrata sul campo dall'Adf è sicuramente ideologica, ma è anche tattica e militare e minaccia, in caso di attacco, di vendicarsi sulla popolazione civile.<br />In una sua recente opera dal titolo Una teoria dello "Stato islamico" - Violenza politica e trasformazione dell'ordine mondiale, il prof. Mohammad-Mahmoud Ould Mohamedou, ex-ministro degli Affari Esteri della Mauritania ed oggi docente presso l'Istituto di Alti Studi Internazionali e di Sviluppo di Ginevra, ha spiegato come l'Isis rappresenti un'organizzazione moderna, che si nutre di violenza, come proverebbe la sua costante presenza su Internet ed il ricorso ai più moderni mezzi di propaganda. La leva, su cui fa perno, invece, per dare una giustificazione purchessia alla sua follia è sempre la solita, l'astio contro i colonizzatori, in particolare francesi e spagnoli, accusati di oppressione, violenze, spionaggio, sotto «le sembianze» di missioni e di ospedali. Secondo l'Isis, l'unica soluzione possibile sarebbe quella delle armi, un programma in grado di attirare anche molti giovani occidentali, vittime del nichilismo e disposti pertanto ad una rivolta generazionale, fenomeno dovuto non tanto alla «radicalizzazione dell'islam» quanto all'«islamizzazione del radicalismo».<br />Solo parole? Nient'affatto... Gli attentati contro i cristiani sono quotidiani e non si tratta di casi isolati: fanno anzi parte di un programma di sterminio, mirato a colpire la Chiesa cattolica, per poter islamizzare l'Africa. Una faccenda religiosa,...]]></itunes:summary><itunes:duration>832</itunes:duration><itunes:keywords>blacklist,isis,nemico,piazzaduomo,radicalismo,saman</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a0e853397800a2089674ede4ae999181.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli attacchi islamisti alla polizia francese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-attacchi-islamisti-alla-polizia-francese--47506358</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6788" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6788</a><br /><br />GLI ATTACCHI ISLAMISTI ALLA POLIZIA FRANCESE di Lorenza Formicola<br /><br />Ha invocato il profeta Maometto prima di accoltellare un poliziotto. Erano le 6:30 circa dell'8 novembre, quando la Francia subiva l'ennesimo attentato ai danni della polizia. Ancora sangue a Cannes, fortunatamente nessuno ha perso la vita. Tre agenti di polizia sono stati l'obiettivo di un individuo munito di coltello, le famose "armi bianche". L'uomo si è avvicinato alla pattuglia fingendo di aver bisogno di un'informazione. L'agente al volante ha abbassato il finestrino e si è trovato aggredito con tre coltellate al petto: è rimasto solo leggermente ferito perché indossava il giubbotto antiproiettile. L'attentatore stava per fare lo stesso contro gli altri due agenti, mentre continuava a invocare il nome di Maometto, quando è stato neutralizzato.<br />L'aggressore - Lakhdar B. - risulta essere un algerino classe 1984 con permesso di soggiorno italiano. È così che rischia di diventare un caso politico la vicenda accaduta oltralpe. Sarebbe arrivato legalmente in Francia nel 2016 e sarebbe sconosciuto alla polizia e ai servizi di sicurezza. Anche Brahim Aoussaoui, il terrorista tunisino che l'anno scorso, sempre usando un'arma bianca, aveva assassinato tre persone nella basilica di Nizza, aveva soggiornato in Italia. L'immigrato, che era sbarcato a Lampedusa e poi si era trasferito a Bari, aveva risalito l'intero Stivale con l'obiettivo di attraversare le Alpi e di compiere un attentato in terra francese nella settimana in cui si celebrava il processo per gli attacchi di Charlie Hebdo.<br />La polizia locale, durante la conferenza stampa, ha dichiarato che l'attentatore è solo uno dei tanti "trentenni affetti da schizofrenia, pertanto nessun elemento va nella direzione di una motivazione islamista o terroristica". Solo due giorni prima, la notte tra sabato 6 e domenica 7 novembre, a Villeurbanne, un altro uomo armato di coltello, al grido di "Allah Akbar", aggrediva un agente dopo aver tentato di rubargli l'auto. Stessa città e il giorno prima un quindicenne, munito di machete, pattugliava una scuola israeliana, scandendo insulti antisemiti: fermato dalla polizia, ha tentato di aggredire gli agenti. Domenica 7 sera, ad Argenteuil, in Val-d'Oise, il commissariato di polizia è stato preso di mira da una banda di quindici adolescenti intenti a lanciare pietre e fuochi d'artificio. Un assedio durato quindici minuti. Nessun ferito, ma la polizia non è riuscita a fermare nessuno della banda. Il 2 novembre ancora un'aggressione. Nei pressi della stazione ferroviaria di Saint-Leu-la-Forêt (Val-d'Oise), poco prima delle 23, un agente ventiseienne in borghese veniva aggredito fisicamente da un gruppo di quattro individui "di tipo africano", stando alla sua testimonianza. "Sappiamo dove lavori e dove vivi, sei un poliziotto di merda. Cosa fai nella nostra zona? Ti uccideremo". Tre dei quattro erano già noti all'intelligence francese.<br /><br />ERA TUTTO ANNUNCIATO<br />Un episodio dopo l'altro. Ma in qualche modo era tutto annunciato. Venerdì 29 ottobre, a Savigny-le-Temple (Seine-et-Marne), una città classificata come zona di sicurezza prioritaria (Zsp), sono stati trovati cartelli sui muri di alcuni edifici. Una specie di prezzario bonus: "Tagliare la testa a un poliziotto: 500.000 euro"; "Stuprare una poliziotta, 500.000 euro"; "Una spranga di ferro nel grembo di una poliziotta, 300.000 euro". Nello stesso quartiere, lo scorso aprile, gli agenti di polizia hanno trovato le loro foto di famiglia esposte nei corridoi degli edifici a Épinay-sur-Seine a mo' di minaccia. A ottobre, in un edificio a Vigneux-sur-Seine sono stati scoperti cartelli con su elencati tutti i nomi degli agenti di polizia del distretto locale, anche qui, accompagnati da una lettera minatoria. Questa è una sintesi del clima che si respira in Francia contro le forze dell'ordine.<br />Nel 2020, sette agenti di polizia sono stati uccisi e 5.435 feriti. Da quasi vent'anni si osserva un aumento significativo di aggressioni fisiche e oltraggi. Da 24.104 oltraggi a pubblico ufficiale nel 2000 a 28.250 nel 2018. E da 15.502 aggressioni fisiche nel 2000 a 36.831 nel 2018. Appena assunta la carica - luglio 2020 - il ministro dell'Interno Gérald Darmanin si è dovuto confrontare con la morte di un'ufficiale colpita a morte durante un controllo stradale a Lot-et-Garonne. E ad agosto ha irrobustito il sistema di assistenza psicologica per agenti di polizia vittime di aggressioni: sono stati registrati in tre mesi 6.000 colloqui. A Champigny-sur-Marne, in Val-d'Oise, uno di quei quartieri sotto controllo islamico simbolo del progetto di riconquista repubblicana - varato negli anni scorsi dall'allora ministro dell'Interno Gerard Collomb -, "i giovani del quartiere non ci considerano più come poliziotti ma come una banda rivale!", dice un poliziotto alla stampa francese.<br /><br />TANTI ATTACCHI, NESSUNA CONTROMISURA SERIA<br />Mai come negli ultimi mesi la polizia ha subito così tanti attacchi. Specie nelle zone sotto il controllo "dell'ordine parallelo" dettato dalle comunità islamiche in base a quello che anche nei dossier del Senato francese viene definito "associazionismo islamico": atti criminali commessi da delinquenti radicalizzati o convertiti che si credono investiti di una missione superiore. Nel 2019, gli agenti di polizia francesi hanno depositato il numero record di 38.519 denunce per aggressione fisica; in aumento del 18% rispetto al 2017.<br />Lo scorso aprile, al di là delle Alpi era in corso un vivace dibattito pubblico e politico per la drammatica lettera aperta pubblicata su Valeurs actuelles riguardante il rischio concreto di una possibile guerra civile etno-religiosa nella Francia di domani. Il testo, lungi dall'essere stato partorito negli ambienti cospirazionisti dell'estrema destra, è stato scritto da venti generali e firmato da un migliaio di soldati appartenenti a vari gradi, che, a causa di tale gesto, hanno rischiato delle gravi sanzioni disciplinari. La lettera, più che una forma di un appello all'Eliseo, era stata concepita come un monito perentorio: si agisca oggi per evitare la guerra domani. La querelle è finita dopo pochi giorni e il governo non ha intrapreso alcuna azione significativa. La cronaca quotidiana ne è testimone. Nel testo si chiedeva di far entrare in azione la politica, al contrario sarebbe dovuto intervenire un esercito per nulla indifferente allo stato devastato in cui versa la nazione.<br />Più di 45 attentati di matrice islamista dal 2015 al 2021 che hanno provocato più di 260 morti e oltre 900 feriti. Sono circa 15.000 i soggetti sorvegliati dalle autorità perché in odore di terrorismo e/o radicalizzazione. Almeno 150 i quartieri che, secondo un rapporto datato gennaio 2020 della Direction générale de la Sécurité intérieure (Dgsi), possono essere classificati come territoires perdus. È in questo contesto che l'ennesima aggressione ad un poliziotto, invocando Maometto, non viene più classificata come fatto eccezionale o degno di nota.<br /><br />Nota di BastaBugie: Emanuel Pietrobon nell'articolo seguente dal titolo "Francia, quelle enclavi etno-religiose che fanno paura a Macron" spiega come è la situazione in Francia. E c'è da stare poco allegri.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Inside Over il 17 marzo 2020:<br />Da diversi anni la Francia è il paese più colpito dal terrorismo islamista che imperversa nel Vecchio Continente. A Parigi, ma anche a Nizza, sono stati compiuti fra gli attentati più sanguinosi della storia recente europea, sullo sfondo delle periodiche rivolte urbane nei "quartieri difficili", nelle banlieu a maggioranza afro-araba, e del vaso di pandora, ormai scoperchiato, della pericolosa infiltrazione jihadista nelle fondamenta della repubblica: forze dell'ordine e forze armate.<br />Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron, ha parlato della minaccia esistenziale rappresentata dal "separatismo islamista", che rischierebbe di minare l'unità e l'integrità territoriale della nazione per via della proliferazione di stati paralleli, degli stati all'interno dello stato, zone grigie dove la shari'a ha il sopravvento sulla legge della repubblica.<br />La realtà delle enclavi etniche, dove segregazione e mancata integrazione facilitano la diffusione di criminalità e radicalizzazione religiosa, è tanto grave da non potere più essere nascosta, tanto che è lo stesso presidente a parlarne in pubblico, rompendo il tabù di toccare un tema che fino ai tempi recenti era stato monopolizzato dal discorso del Rassemblement National (ex Front National). È arrivato, perciò, il momento di fare il punto della situazione.<br />Stando ad un documento proveniente dalla Direction générale de la Sécurité intérieure (DGSI), i servizi segreti francesi, e reso noto lo scorso gennaio, nel paese sarebbero attualmente 150 i quartieri, prevalentemente banlieu e zone-dormitorio, fuori dal controllo delle istituzioni e comandati da reti più o meno informali legate al jihadismo e all'islam radicale. Sono i quartieri di cui Macron ha paura, dove la shari'a ha già sostituito le leggi civili della repubblica, e dove la carenza di prospettive di mobilità sociale e integrazione ha creato delle bombe ad orologeria che periodicamente esplodono, lasciando a terra morti e feriti.<br />I 150 quartieri sotto la lente degli investigatori sono spalmati nell'intero paese, da Parigi a Lione, passando per Marsiglia, Nizza e Tolosa, e il problema si sta rapidamente diffondendo dalla Francia metropolitana alle aree rurali, periferiche, per via della migrazione interna. Nei territori perduti, come sono stati ribattezzati, le forze dell'ordine intervengono con estrema cautela, onde evitare di accendere le proteste degli abitanti che potrebbero dar luogo a guerriglie urbane come quelle del 2005 e del 2017, ma gli operatori della sanità e dei trasporti pubblici affrontano gli stessi problemi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47506358</guid><pubDate>Tue, 16 Nov 2021 22:25:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47506358/gli_attacchi_islamisti_alla_polizia_francese.mp3" length="18504351" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6788

GLI ATTACCHI ISLAMISTI ALLA POLIZIA FRANCESE di Lorenza Formicola

Ha invocato il profeta Maometto prima di accoltellare un poliziotto. Erano le 6:30 circa dell'8 novembre, quando...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6788" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6788</a><br /><br />GLI ATTACCHI ISLAMISTI ALLA POLIZIA FRANCESE di Lorenza Formicola<br /><br />Ha invocato il profeta Maometto prima di accoltellare un poliziotto. Erano le 6:30 circa dell'8 novembre, quando la Francia subiva l'ennesimo attentato ai danni della polizia. Ancora sangue a Cannes, fortunatamente nessuno ha perso la vita. Tre agenti di polizia sono stati l'obiettivo di un individuo munito di coltello, le famose "armi bianche". L'uomo si è avvicinato alla pattuglia fingendo di aver bisogno di un'informazione. L'agente al volante ha abbassato il finestrino e si è trovato aggredito con tre coltellate al petto: è rimasto solo leggermente ferito perché indossava il giubbotto antiproiettile. L'attentatore stava per fare lo stesso contro gli altri due agenti, mentre continuava a invocare il nome di Maometto, quando è stato neutralizzato.<br />L'aggressore - Lakhdar B. - risulta essere un algerino classe 1984 con permesso di soggiorno italiano. È così che rischia di diventare un caso politico la vicenda accaduta oltralpe. Sarebbe arrivato legalmente in Francia nel 2016 e sarebbe sconosciuto alla polizia e ai servizi di sicurezza. Anche Brahim Aoussaoui, il terrorista tunisino che l'anno scorso, sempre usando un'arma bianca, aveva assassinato tre persone nella basilica di Nizza, aveva soggiornato in Italia. L'immigrato, che era sbarcato a Lampedusa e poi si era trasferito a Bari, aveva risalito l'intero Stivale con l'obiettivo di attraversare le Alpi e di compiere un attentato in terra francese nella settimana in cui si celebrava il processo per gli attacchi di Charlie Hebdo.<br />La polizia locale, durante la conferenza stampa, ha dichiarato che l'attentatore è solo uno dei tanti "trentenni affetti da schizofrenia, pertanto nessun elemento va nella direzione di una motivazione islamista o terroristica". Solo due giorni prima, la notte tra sabato 6 e domenica 7 novembre, a Villeurbanne, un altro uomo armato di coltello, al grido di "Allah Akbar", aggrediva un agente dopo aver tentato di rubargli l'auto. Stessa città e il giorno prima un quindicenne, munito di machete, pattugliava una scuola israeliana, scandendo insulti antisemiti: fermato dalla polizia, ha tentato di aggredire gli agenti. Domenica 7 sera, ad Argenteuil, in Val-d'Oise, il commissariato di polizia è stato preso di mira da una banda di quindici adolescenti intenti a lanciare pietre e fuochi d'artificio. Un assedio durato quindici minuti. Nessun ferito, ma la polizia non è riuscita a fermare nessuno della banda. Il 2 novembre ancora un'aggressione. Nei pressi della stazione ferroviaria di Saint-Leu-la-Forêt (Val-d'Oise), poco prima delle 23, un agente ventiseienne in borghese veniva aggredito fisicamente da un gruppo di quattro individui "di tipo africano", stando alla sua testimonianza. "Sappiamo dove lavori e dove vivi, sei un poliziotto di merda. Cosa fai nella nostra zona? Ti uccideremo". Tre dei quattro erano già noti all'intelligence francese.<br /><br />ERA TUTTO ANNUNCIATO<br />Un episodio dopo l'altro. Ma in qualche modo era tutto annunciato. Venerdì 29 ottobre, a Savigny-le-Temple (Seine-et-Marne), una città classificata come zona di sicurezza prioritaria (Zsp), sono stati trovati cartelli sui muri di alcuni edifici. Una specie di prezzario bonus: "Tagliare la testa a un poliziotto: 500.000 euro"; "Stuprare una poliziotta, 500.000 euro"; "Una spranga di ferro nel grembo di una poliziotta, 300.000 euro". Nello stesso quartiere, lo scorso aprile, gli agenti di polizia hanno trovato le loro foto di famiglia esposte nei corridoi degli edifici a Épinay-sur-Seine a mo' di minaccia. A ottobre, in un edificio a Vigneux-sur-Seine sono stati scoperti cartelli con su elencati tutti i nomi degli agenti di polizia del distretto locale, anche qui, accompagnati da una lettera minatoria. 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Oltre la metà della popolazione, 22,8 milioni di persone, fatica a trovare da mangiare, la salute di 3,2 milioni di bambini sotto i cinque anni è a rischio per malnutrizione e di questi almeno un milione rischia di morire. Solo il cinque per cento delle famiglie afghane, secondo le Nazioni Unite, ha abbastanza da mangiare ogni giorno. Tanto che molti, rivela la Bbc, sono costretti a vendere i propri figli per sbarcare il lunario.<br />Il 40 per cento del Pil dell'Afghanistan dipende dagli aiuti umanitari. E i finanziamenti, dopo la conquista del paese da parte dei talebani ad agosto, sono stati interrotti. Il reparto dell'ospedale di Medici senza frontiere (Msf) ad Herat che accoglie bambini gravemente malnutriti è strapieno. Un piccolo su cinque, in media, non riesce a sopravvivere.<br />«Sento nella mia carne il dolore del mio bambino», racconta la mamma di due gemelli, ricoverati nell'ospedale di Msf per malnutrizione. «Solo Dio sa che cosa passo quando li guardo. Non abbiamo soldi per comprare da mangiare, mio marito è senza lavoro: il mondo deve aiutare il popolo afghano». Medici e infermieri fanno quel che possono per salvare i bambini, ma sono loro stessi in difficoltà: non ricevono lo stipendio da quattro mesi e le scorte di medicinali sono quasi terminate.<br />Nelle campagne circostanti la città di Herat la situazione è anche peggiore. «Una delle mie figlie è morta di fame», spiega una mamma nascondendo dietro un velo pesante la sua identità. «Ecco perché ho dovuto vendere la mia bambina più piccola. Non avrei voluto farlo, ma che scelta avevo?». Il marito è senza lavoro e non sa come comprare da mangiare ai figli: «In questo momento stiamo morendo di fame. Non abbiamo farina, non abbiamo olio. Non abbiamo niente. Mia figlia è ancora piccola, non conosce il suo futuro. Non so come si sentirà quando lo scoprirà, ma ho dovuto farlo».<br />La neonata è stata venduta a una ricca famiglia per 500 dollari. Appena sarà in grado di camminare, verrà consegnata ai suoi nuovi genitori. In teoria, dovrebbe essere sposata al figlio dei compratori, «ma nessuno può saperlo con certezza». Altre famiglie nel villaggio hanno venduto le figlie per procurarsi da mangiare per alcuni mesi.<br /><br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Circola una lista con i nomi di noi cristiani in Afghanistan: abbiamo paura" si può leggere l'eccezionale testimonianza di Saad e Fatimah (nomi di fantasia), cristiani che vivono nascosti nel paese riconquistato dai talebani.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 1° ottobre 2021:<br />La prima cosa da sapere sull'Afghanistan è che quanto sta succedendo non è nulla di nuovo. Certo, è la prima volta che succede in 20 anni. I soldati nella capitale possono essere cambiati, ma la minaccia non è nuova. C'era pericolo, ora ce n'è di più. Ci conviviamo da molto tempo. E a maggior ragione, il dolore di vivere per Gesù e rischiare tutto per seguirlo non è nulla di nuovo. Non lo è per me, come non lo era per i miei nonni, che vivevano per Lui e Lo seguivano.<br />Questa è la realtà per i cristiani afghani, da oltre 40 anni. Prima sotto i talebani, poi sotto il governo afghano supportato dagli americani, prima che i talebani riprendessero il controllo il mese scorso. L'Afghanistan è sempre stato un luogo pericoloso per i cristiani. Seguire Gesù apertamente è impossibile. Ora le cose sono peggiorate. È peggio di prima, ma non è nulla di nuovo. Quando i talebani hanno preso il controllo, si è realizzato ciò che temevamo. Non potete capirlo come me. Non so spiegarlo a parole. Ci convivo da quando sono piccolo.<br />Ci chiamiamo per chiederci del mal di testa, del dolore alla spalla, di ferite e vecchi problemi di salute, per rimanere in contatto. Per ora è tutto ciò che possiamo chiedere. Circolava una lista con i nostri nomi. Alcuni sono stati uccisi. Altri sono stati rapiti, altri ancora scomparsi. Sembra il giorno dopo un'enorme, catastrofica esplosione. Le luci si sono spente. La festa iniziata una notte di quasi 20 anni fa è terminata e la musica è stata sostituita da urla, spari e anche dal silenzio. Il suono del nulla.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47281466</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2021 23:01:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47281466/l_afghanistan_dei_talebani_non_ci_sono_medicine_e_c_chi_vende_la_figlia_per_500_dollari.mp3" length="6032866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6777

L'AFGHANISTAN DEI TELEBANI: NON CI SONO MEDICINE E C'E' CHI VENDE LA FIGLIA PER 500 DOLLARI di Leone Grotti
Continua a peggiorare la crisi umanitaria in Afghanistan. Oltre la metà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6777" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6777</a><br /><br />L'AFGHANISTAN DEI TELEBANI: NON CI SONO MEDICINE E C'E' CHI VENDE LA FIGLIA PER 500 DOLLARI di Leone Grotti<br />Continua a peggiorare la crisi umanitaria in Afghanistan. Oltre la metà della popolazione, 22,8 milioni di persone, fatica a trovare da mangiare, la salute di 3,2 milioni di bambini sotto i cinque anni è a rischio per malnutrizione e di questi almeno un milione rischia di morire. Solo il cinque per cento delle famiglie afghane, secondo le Nazioni Unite, ha abbastanza da mangiare ogni giorno. Tanto che molti, rivela la Bbc, sono costretti a vendere i propri figli per sbarcare il lunario.<br />Il 40 per cento del Pil dell'Afghanistan dipende dagli aiuti umanitari. E i finanziamenti, dopo la conquista del paese da parte dei talebani ad agosto, sono stati interrotti. Il reparto dell'ospedale di Medici senza frontiere (Msf) ad Herat che accoglie bambini gravemente malnutriti è strapieno. Un piccolo su cinque, in media, non riesce a sopravvivere.<br />«Sento nella mia carne il dolore del mio bambino», racconta la mamma di due gemelli, ricoverati nell'ospedale di Msf per malnutrizione. «Solo Dio sa che cosa passo quando li guardo. Non abbiamo soldi per comprare da mangiare, mio marito è senza lavoro: il mondo deve aiutare il popolo afghano». Medici e infermieri fanno quel che possono per salvare i bambini, ma sono loro stessi in difficoltà: non ricevono lo stipendio da quattro mesi e le scorte di medicinali sono quasi terminate.<br />Nelle campagne circostanti la città di Herat la situazione è anche peggiore. «Una delle mie figlie è morta di fame», spiega una mamma nascondendo dietro un velo pesante la sua identità. «Ecco perché ho dovuto vendere la mia bambina più piccola. Non avrei voluto farlo, ma che scelta avevo?». Il marito è senza lavoro e non sa come comprare da mangiare ai figli: «In questo momento stiamo morendo di fame. Non abbiamo farina, non abbiamo olio. Non abbiamo niente. Mia figlia è ancora piccola, non conosce il suo futuro. Non so come si sentirà quando lo scoprirà, ma ho dovuto farlo».<br />La neonata è stata venduta a una ricca famiglia per 500 dollari. Appena sarà in grado di camminare, verrà consegnata ai suoi nuovi genitori. In teoria, dovrebbe essere sposata al figlio dei compratori, «ma nessuno può saperlo con certezza». Altre famiglie nel villaggio hanno venduto le figlie per procurarsi da mangiare per alcuni mesi.<br /><br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Circola una lista con i nomi di noi cristiani in Afghanistan: abbiamo paura" si può leggere l'eccezionale testimonianza di Saad e Fatimah (nomi di fantasia), cristiani che vivono nascosti nel paese riconquistato dai talebani.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 1° ottobre 2021:<br />La prima cosa da sapere sull'Afghanistan è che quanto sta succedendo non è nulla di nuovo. Certo, è la prima volta che succede in 20 anni. I soldati nella capitale possono essere cambiati, ma la minaccia non è nuova. C'era pericolo, ora ce n'è di più. Ci conviviamo da molto tempo. E a maggior ragione, il dolore di vivere per Gesù e rischiare tutto per seguirlo non è nulla di nuovo. Non lo è per me, come non lo era per i miei nonni, che vivevano per Lui e Lo seguivano.<br />Questa è la realtà per i cristiani afghani, da oltre 40 anni. Prima sotto i talebani, poi sotto il governo afghano supportato dagli americani, prima che i talebani riprendessero il controllo il mese scorso. L'Afghanistan è sempre stato un luogo pericoloso per i cristiani. Seguire Gesù apertamente è impossibile. Ora le cose sono peggiorate. È peggio di prima, ma non è nulla di nuovo. Quando i talebani hanno preso il controllo, si è realizzato ciò che temevamo. Non potete capirlo come me. Non so spiegarlo a parole. Ci convivo da quando sono piccolo.<br />Ci chiamiamo per chiederci del mal di testa,...]]></itunes:summary><itunes:duration>378</itunes:duration><itunes:keywords>afghanistan,fame,lista,minaccia,morire,msf</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a0e853397800a2089674ede4ae999181.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nel 2021 in Afghanistan l'islam ha vinto e l'occidente ha perso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nel-2021-in-afghanistan-l-islam-ha-vinto-e-l-occidente-ha-perso--46522843</link><description><![CDATA[VIDEO: Perché i terroristi hanno scelto l'11 settembre? ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6733" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6733</a><br /><br />NEL 2021 IN AFGHANISTAN L'ISLAM HA VINTO E L'OCCIDENTE HA PERSO di Roberto de Mattei<br />In un articolo sul Corriere della Sera del 28 agosto 2021, Ernesto Galli della Loggia pone la seguente domanda: "Sono ancora in grado le nostre società di fare la guerra? Di sostenere psicologicamente l'urto terribile di una dimensione per così dire volontaria della morte? Siamo ancora noi capaci di accettare l'eventualità di dare o ricevere consapevolmente la morte, così come da sempre vuol dire "fare la guerra".<br />A questa domanda cruciale il politologo italiano risponde esaminando il peso militare che nelle operazioni contro i talebani hanno assunto i cosiddetti contractor. Utilizzati dagli Stati Uniti in tutti i teatri di operazione (dai Balcani all'Iraq) questi combattenti civili sono assunti da ditte private le quali hanno stipulato appositi contratti con il Pentagono. Essi sono l'espressione di un dato storico di fondo: la fine in Occidente dell'esercito nazionale, sostituito da un vero e proprio outsourcing della guerra affidata ad un esercito di specialisti che in Afghanistan hanno perso la vita in numero maggiore dei soldati della US Army. Ma, osserva Galli della Loggia, "con un'armata di specialisti e di mercenari si possono fare al massimo operazioni di polizia; e anche quelle si finisce inevitabilmente per perderle nella maniera più rovinosa se ci si ostina a farle passare per qualcos'altro" [spesso infatti le azioni di guerra sono chiamate dai media "missioni di pace", proprio per nascondere dietro alle parole la cruda realtà, anche perché non si capisce se i soldati le missioni di pace le facciano con i fiori oppure con i fucili, N.d.BB].<br />Un popolo combatte se è disposto a sacrificare la propria vita per gli ideali in cui crede.<br />Oggi, però, il bene comune sembra coincidere con quello della massima "sicurezza". L'Occidente pretende di combattere una guerra a morti zero, e se ciò non accade la reazione non è controllata, ma ansiosa ed emotiva.<br />L'immagine del presidente degli Stati Uniti di America Joe Biden che piange in diretta tv, osserva Alessandro Sallusti sul quotidiano Libero del 28 agosto, non è un segnale incoraggiante per il mondo occidentale. Il comandante in capo della prima potenza mondiale non può farsi prendere dall'emozione come un qualsiasi anziano pensionato, ma deve essere in grado di mascherare la propria fragilità. Il dato psicologico di questa scena, osserva sullo stesso quotidiano Renato Farina, "non solo corrisponde in pieno alla durezza della catastrofe che stiamo vivendo, ma è pure una profezia per il futuro". Un futuro di lacrime appunto per l'Occidente.<br />Quando Winston Churchill disse di non avere altro da offrire che "sangue, fatica, lacrime e sudore", aggiunse: "Chiedete qual'è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e per cielo, con tutta la forza e lo spirito battagliero che Dio può infonderci".<br />Chi è in grado oggi di affrontare i nemici con tanta determinazione? L'Occidente non ha ancora compreso qual è il nemico esterno che ha di fronte. Come osserva Maurizio Molinari su "La Repubblica" del 29 agosto, la faida jihadista per il controllo di Kabul fra i talebani di Abdul Ghani Baradar e l'Isis del Khorasan contrappone due modelli rivali per l'Afghanistan: "I talebani con la riedizione del loro Emirato islamico puntano a diventare l'esempio più rigido di Stato fondamentalista". L'Isis del Khorasan "persegue invece la creazione di un "Califfato" nei territori di Afghanistan e di ampie regioni limitrofe in Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghistan e Tagikistan, fino a toccare i confini con la Cina di Xi Jinping". Entrambi i progetti "nascono dal pensiero jihadista di Abdullah Azzam, il fondamentalista palestinese assassinato a Peshawar nel 1999 e considerato il mentore di Osama Bin Laden, secondo il quale la ‘guerra agli infedeli' in Afghanistan avrebbe segnato ‘l'inizio della Jihad globale' portando alla sottomissione del mondo intero all'Islam. Ma puntano a realizzarlo in maniera opposta: edificando un Emirato nazionale o creando un Califfato regionale centro-asiatico".<br />Collaborare con i "moderati" talebani, per isolare l'Isis, significherebbe ignorare chi si ha di fronte. L'islamismo contemporaneo, come osservano tutti i suoi studiosi ha il suo nucleo nella dottrina del jihad. Essa, si si esprime nella nuova guerra di religione mondiale che, sotto le vesti dei talebani o quelle dell'Isis, ha nell'Islam radicale il suo partito combattente.<br />Di fronte a questo nemico ideologico la guerra è inevitabile, ma deve essere combattuta senza lacrime, a ciglia asciutte, con la determinazione a vincere. Ma quali sono gli ideali e i valori a cui si richiama la classe dirigente occidentale? È in grado essa di discernere una "guerra giusta", e di condurla con credibilità fino in fondo? Le guerre possono essere occasioni di grandi rinascite o di grandi catastrofi, a seconda degli uomini e delle contingenze storiche. Quale affidamento dare a chi non sa neppure attribuire agli eventi bellici il loro nome?<br />Mentre la seconda guerra mondiale volgeva al termine, Pio XII indicava le linee maestre della ricostruzione nel ritorno delle società e delle nazioni all'ordine stabilito da Dio, cioè "a un vero cristianesimo nello Stato e fra gli Stati" (Allocuzione al Concistoro, 24 dicembre 1945). E all'indomani del conflitto il Papa, individuava le cause profonde della guerra nell'abbandono e nel disprezzo della legge di Dio, che costituisce il solo fondamento della pace interna degli Stati e della pace internazionale (Radiomessaggio al mondo del 24 dicembre 1941). Oggi non solo nessun uomo politico parla questo linguaggio, ma i vertici stessi della Chiesa lo hanno abbandonato e invocano una falsa pace che porta alla disfatta.<br />In guerra non prevale la forza militare, ma quella morale. Se l'attentato dell'11 settembre 2001 fu una dichiarazione di guerra dell'Islam alla nostra civiltà occidentale, la vergognosa fuga da Kabul sancisce, dopo vent'anni, la sconfitta militare, ma soprattutto morale dell'Occidente. Solo uno straordinario aiuto divino può capovolgere le sorti di un conflitto planetario, il cui esito è altrimenti segnato. Per questo è l'ora della lotta e dell'immensa fiducia.<br /><br />Nota di BastaBugie: la storica Angela Pellicciari nell'articolo seguente dal titolo "Quell'11 settembre sotto le mura di Vienna" spiega come l'11 settembre 1683 veniva spezzato l'assedio di Vienna. L'espansionismo islamico ottomano in Europa venne fermato per sempre. Il 12 settembre, papa Innocenzo XI, attribuendo la vittoria all'intercessione della Vergine Maria, istituiva la festa del Santo Nome di Maria. Venne ripristinata da Giovanni Paolo II nel 2002, dopo un altro 11 settembre. L'Occidente cristiano, però, ha perso la sua memoria, mentre l'islam la conserva.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2021:<br />L'11 settembre del 1683 Vienna è assediata da un immenso esercito turco comandato dal gran visir Kara Mustafà e, ridotta alla fame, è prossima alla resa. I turchi, arrestati per mare a Lepanto nel 1571, hanno continuato via terra la loro avanzata che sembra inarrestabile e, dietro Vienna, intravedono Roma e San Pietro. Tutto è pronto per l'evento cui da mille anni l'islam lavora. Le forze turche sono nettamente superiori a quelle cristiane ma succede l'imprevisto. Fanno la differenza un geniale condottiero polacco, re Jan Sobieski, e il frate cappuccino Marco D'Aviano. Incaricato da Innocenzo XI di formare una Lega Santa contro i turchi, diventato consigliere e confessore dell'imperatore Leopoldo I, Marco riesce a coalizzare gli sforzi di Spagna, Portogallo, Polonia, Firenze, Venezia e Genova.<br />Alla vigilia dello scontro, affidate alla Vergine Maria le sorti di Vienna, il frate cappuccino si rivolge a Dio con questa supplica: "O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl'infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira [...] Non dimenticare, o Signore, che, se tu permetterai che gl'infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il tuo santo Nome e derideranno la tua potenza, ripetendo mille volte: ‘Dov'è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?' Non permettere, o Signore, che ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando t'invocavamo nella nostra miserevole angoscia. Vieni a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie!".<br />Mentre Vienna è in preghiera, dopo aver celebrato la messa sulla collina di Kahlenberg davanti a tutto l'esercito, rivolto a Sobieski Marco grida: Iohannes vinces (Giovanni vincerai). La vittoria dell'esercito cristiano sull'esercito turco è una disfatta di proporzioni incalcolabili quanto impreviste. Al punto che Maometto IV invierà al suo gran visir una corda di seta verde invitandolo a mettere fine alla sua vita con quella. L'indomani, mentre si dice che i pasticceri viennesi inventino i cornetti, un dolce a forma di mezzaluna, nella chiesa della Madonna di Loreto viene celebrato il solenne Te Deum di ringraziamento e Innocenzo XI, attribuendo la vittoria all'intercessione della Vergine Maria, decide di festeggiare lo scampato pericolo istituendo il 12 settembre la festa del Santo Nome di Maria.<br />Al contrario dell'Occidente cristiano che non sa più chi sia e che, di conseguenza, ha perso la memoria, l'islam la storia la ricorda bene. Dopo trecentodiciotto anni, un 11 settembre, l'11 settembre del 2001, l'islam è in grado di prendere la rivincita e le torri di Manhattan crollano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46522843</guid><pubDate>Tue, 14 Sep 2021 22:32:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46522843/nel_2021_in_afghanistan_l_islam_ha_vinto_e_l_occidente_ha_perso.mp3" length="13505141" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Perché i terroristi hanno scelto l'11 settembre? ➜ https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6733

NEL 2021 IN AFGHANISTAN L'ISLAM HA VINTO E L'OCCIDENTE HA PERSO di Roberto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Perché i terroristi hanno scelto l'11 settembre? ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6733" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6733</a><br /><br />NEL 2021 IN AFGHANISTAN L'ISLAM HA VINTO E L'OCCIDENTE HA PERSO di Roberto de Mattei<br />In un articolo sul Corriere della Sera del 28 agosto 2021, Ernesto Galli della Loggia pone la seguente domanda: "Sono ancora in grado le nostre società di fare la guerra? Di sostenere psicologicamente l'urto terribile di una dimensione per così dire volontaria della morte? Siamo ancora noi capaci di accettare l'eventualità di dare o ricevere consapevolmente la morte, così come da sempre vuol dire "fare la guerra".<br />A questa domanda cruciale il politologo italiano risponde esaminando il peso militare che nelle operazioni contro i talebani hanno assunto i cosiddetti contractor. Utilizzati dagli Stati Uniti in tutti i teatri di operazione (dai Balcani all'Iraq) questi combattenti civili sono assunti da ditte private le quali hanno stipulato appositi contratti con il Pentagono. Essi sono l'espressione di un dato storico di fondo: la fine in Occidente dell'esercito nazionale, sostituito da un vero e proprio outsourcing della guerra affidata ad un esercito di specialisti che in Afghanistan hanno perso la vita in numero maggiore dei soldati della US Army. Ma, osserva Galli della Loggia, "con un'armata di specialisti e di mercenari si possono fare al massimo operazioni di polizia; e anche quelle si finisce inevitabilmente per perderle nella maniera più rovinosa se ci si ostina a farle passare per qualcos'altro" [spesso infatti le azioni di guerra sono chiamate dai media "missioni di pace", proprio per nascondere dietro alle parole la cruda realtà, anche perché non si capisce se i soldati le missioni di pace le facciano con i fiori oppure con i fucili, N.d.BB].<br />Un popolo combatte se è disposto a sacrificare la propria vita per gli ideali in cui crede.<br />Oggi, però, il bene comune sembra coincidere con quello della massima "sicurezza". L'Occidente pretende di combattere una guerra a morti zero, e se ciò non accade la reazione non è controllata, ma ansiosa ed emotiva.<br />L'immagine del presidente degli Stati Uniti di America Joe Biden che piange in diretta tv, osserva Alessandro Sallusti sul quotidiano Libero del 28 agosto, non è un segnale incoraggiante per il mondo occidentale. Il comandante in capo della prima potenza mondiale non può farsi prendere dall'emozione come un qualsiasi anziano pensionato, ma deve essere in grado di mascherare la propria fragilità. Il dato psicologico di questa scena, osserva sullo stesso quotidiano Renato Farina, "non solo corrisponde in pieno alla durezza della catastrofe che stiamo vivendo, ma è pure una profezia per il futuro". Un futuro di lacrime appunto per l'Occidente.<br />Quando Winston Churchill disse di non avere altro da offrire che "sangue, fatica, lacrime e sudore", aggiunse: "Chiedete qual'è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e per cielo, con tutta la forza e lo spirito battagliero che Dio può infonderci".<br />Chi è in grado oggi di affrontare i nemici con tanta determinazione? L'Occidente non ha ancora compreso qual è il nemico esterno che ha di fronte. Come osserva Maurizio Molinari su "La Repubblica" del 29 agosto, la faida jihadista per il controllo di Kabul fra i talebani di Abdul Ghani Baradar e l'Isis del Khorasan contrappone due modelli rivali per l'Afghanistan: "I talebani con la riedizione del loro Emirato islamico puntano a diventare l'esempio più rigido di Stato fondamentalista". L'Isis del Khorasan "persegue invece la creazione di un "Califfato" nei territori di Afghanistan e di ampie regioni limitrofe in Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghistan e Tagikistan, fino a toccare i confini con la...]]></itunes:summary><itunes:duration>845</itunes:duration><itunes:keywords>11settembre,biden,contractors,marcodaviano,ottomani,vienna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ed56ba9cb451ee8989f1dab58d68476c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Libertà religiosa violata per 5 miliardi di persone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/liberta-religiosa-violata-per-5-miliardi-di-persone--44898477</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6579" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6579</a><br /><br />LIBERTA' RELIGIOSA VIOLATA PER 5 MILIARDI DI PERSONE<br />Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2021, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) e giunto alla sua XV edizione, evidenzia che in una nazione su tre si registrano gravi violazioni della libertà religiosa. Secondo lo studio, presentato oggi ufficialmente a Roma con la partecipazione di Asia Bibi (in collegamento) e in altre grandi città in tutto il mondo, questo diritto fondamentale non è stato rispettato in 62 dei 196 Paesi sovrani (31,6% del totale) nel biennio 2018-2020.<br /><br />IL CALIFFATO TRANSCONTINENTALE E L'ABUSO DELLA TECNOLOGIA DIGITALE<br />«In 26 di queste nazioni si soffre la persecuzione», dichiara Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia. «Nove Paesi per la prima volta si sono aggiunti alla lista: sette in Africa (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico) e due in Asia (Malesia e Sri Lanka). La causa principale è la progressiva radicalizzazione del continente africano, specie nelle aree sub-sahariana e orientale, dove la presenza di gruppi jihadisti è notevolmente aumentata», prosegue Monteduro.<br />Violazioni della libertà religiosa si sono verificate nel 42% delle nazioni africane. Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. «Questa radicalizzazione non si limita tuttavia all'Africa. Il Rapporto - sottolinea Monteduro - descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell'Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale».<br />Il Rapporto evidenzia una nuova frontiera: l'abuso della tecnologia digitale, delle cyber networks, della sorveglianza di massa basata sull'intelligenza artificiale (Ai) e sulla tecnologia del riconoscimento facciale per assicurare un maggiore controllo con finalità discriminatorie. Questo fenomeno è evidente soprattutto in Cina, dove il Partito Comunista sta reprimendo i gruppi religiosi con l'ausilio di 626 milioni di telecamere di sorveglianza con tecnologia Ai e con l'aiuto dei sensori degli smartphone. Anche i gruppi jihadisti stanno impiegando la tecnologia digitale per favorire la radicalizzazione e per il reclutamento di nuovi terroristi.<br />In 42 Paesi (21% del totale), abbandonare o cambiare la propria religione può determinare gravi conseguenze legali e/o sociali, con uno spettro di possibili conseguenze che va dall'ostracismo familiare alla pena di morte. La ricerca di Acs denuncia anche l'incremento della violenza sessuale impiegata come un'arma contro le minoranze religiose, in particolare i crimini contro donne adulte e minorenni le quali vengono rapite, violentate e costrette a ripudiare la loro fede per abbracciare coattivamente quella maggioritaria.<br /><br />LA PERSECUZIONE "EDUCATA" E L'IMPATTO DEL COVID-19<br />Il 67% circa della popolazione mondiale, pari a circa 5,2 miliardi di persone, vive attualmente in nazioni in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa. Fra di esse vi sono quelle più popolose: Cina, India e Pakistan. Anche la persecuzione religiosa da parte dei governi autoritari si è intensificata. La promozione della supremazia etnica e religiosa in alcune nazioni asiatiche a maggioranza indù e buddista ha contribuito a intensificare l'oppressione ai danni delle minoranze, riducendone spesso i componenti a livello di cittadini di seconda classe. L'India rappresenta il caso più eclatante, ma tali politiche vengono applicate anche in Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar.<br />In Occidente si registra una diffusione della «persecuzione educata», secondo l'espressione coniata da papa Francesco per descrivere il conflitto fra le nuove tendenze culturali e i diritti individuali alla libertà di coscienza, conflitto a causa del quale la religione viene relegata nel ristretto perimetro dei luoghi di culto.<br />Il Rapporto fa cenno anche al profondo impatto della pandemia da Covid-19 sul diritto alla libertà religiosa. A fronte di una tale emergenza, i governi hanno ritenuto necessario imporre misure straordinarie, applicando in alcuni casi limitazioni sproporzionate al culto religioso, specie se confrontate con quelle imposte ad altre attività secolari. In alcuni paesi, come ad esempio il Pakistan e l'India, gli aiuti umanitari sono stati negati alle minoranze religiose. La pandemia è stata utilizzata specie nei social network quale pretesto per stigmatizzare alcuni gruppi religiosi accusati di aver diffuso o addirittura causato la pandemia.<br />Secondo Alfredo Mantovano, presidente di Acs Italia, «a causa della pandemia ci siamo abituati a ragionare e a operare in termini di zone rosse, zone arancione, e così via, a seconda dell'intensità del contagio. Il Rapporto adopera da 22 anni la differente intensità dei colori per rendere visivamente chiara l'intensità della persecuzione religiosa nel mondo. Ma nel Rapporto ai colori non corrisponde la tipologia di esercizi commerciali che possono stare aperti o che devono chiudere. Le restrizioni», prosegue Mantovano, «attengono all'esercizio di un diritto umano fondamentale, dai luoghi nei quali la condanna a morte colpisce chi mostra in pubblico i segni della propria fede, a quelli che sono teatro tragico dell'uso seriale e programmato della violenza sessuale nei confronti delle giovani donne colpevoli di appartenere a una comunità religiosa da cancellare», conclude il presidente di Acs Italia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44898477</guid><pubDate>Tue, 18 May 2021 20:57:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44898477/libert_religiosa_violata_per_5_miliardi_di_persone.mp3" length="5398359" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6579

LIBERTA' RELIGIOSA VIOLATA PER 5 MILIARDI DI PERSONE
Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2021, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6579" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6579</a><br /><br />LIBERTA' RELIGIOSA VIOLATA PER 5 MILIARDI DI PERSONE<br />Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2021, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) e giunto alla sua XV edizione, evidenzia che in una nazione su tre si registrano gravi violazioni della libertà religiosa. Secondo lo studio, presentato oggi ufficialmente a Roma con la partecipazione di Asia Bibi (in collegamento) e in altre grandi città in tutto il mondo, questo diritto fondamentale non è stato rispettato in 62 dei 196 Paesi sovrani (31,6% del totale) nel biennio 2018-2020.<br /><br />IL CALIFFATO TRANSCONTINENTALE E L'ABUSO DELLA TECNOLOGIA DIGITALE<br />«In 26 di queste nazioni si soffre la persecuzione», dichiara Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia. «Nove Paesi per la prima volta si sono aggiunti alla lista: sette in Africa (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico) e due in Asia (Malesia e Sri Lanka). La causa principale è la progressiva radicalizzazione del continente africano, specie nelle aree sub-sahariana e orientale, dove la presenza di gruppi jihadisti è notevolmente aumentata», prosegue Monteduro.<br />Violazioni della libertà religiosa si sono verificate nel 42% delle nazioni africane. Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. «Questa radicalizzazione non si limita tuttavia all'Africa. Il Rapporto - sottolinea Monteduro - descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell'Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale».<br />Il Rapporto evidenzia una nuova frontiera: l'abuso della tecnologia digitale, delle cyber networks, della sorveglianza di massa basata sull'intelligenza artificiale (Ai) e sulla tecnologia del riconoscimento facciale per assicurare un maggiore controllo con finalità discriminatorie. Questo fenomeno è evidente soprattutto in Cina, dove il Partito Comunista sta reprimendo i gruppi religiosi con l'ausilio di 626 milioni di telecamere di sorveglianza con tecnologia Ai e con l'aiuto dei sensori degli smartphone. Anche i gruppi jihadisti stanno impiegando la tecnologia digitale per favorire la radicalizzazione e per il reclutamento di nuovi terroristi.<br />In 42 Paesi (21% del totale), abbandonare o cambiare la propria religione può determinare gravi conseguenze legali e/o sociali, con uno spettro di possibili conseguenze che va dall'ostracismo familiare alla pena di morte. La ricerca di Acs denuncia anche l'incremento della violenza sessuale impiegata come un'arma contro le minoranze religiose, in particolare i crimini contro donne adulte e minorenni le quali vengono rapite, violentate e costrette a ripudiare la loro fede per abbracciare coattivamente quella maggioritaria.<br /><br />LA PERSECUZIONE "EDUCATA" E L'IMPATTO DEL COVID-19<br />Il 67% circa della popolazione mondiale, pari a circa 5,2 miliardi di persone, vive attualmente in nazioni in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa. Fra di esse vi sono quelle più popolose: Cina, India e Pakistan. Anche la persecuzione religiosa da parte dei governi autoritari si è intensificata. La promozione della supremazia etnica e religiosa in alcune nazioni asiatiche a maggioranza indù e buddista ha contribuito a intensificare l'oppressione ai danni delle minoranze, riducendone spesso i componenti a livello di cittadini di seconda classe. L'India rappresenta il caso più eclatante, ma tali politiche vengono applicate anche in Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar.<br />In Occidente si registra una diffusione della «persecuzione educata», secondo l'espressione coniata da papa Francesco per descrivere il conflitto fra le nuove tendenze culturali e i diritti...]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>acs,bibi,califfato,libertà,persecuzione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a0e853397800a2089674ede4ae999181.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coprifuoco duro per i cristiani in Europa, mentre per i musulmani...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coprifuoco-duro-per-i-cristiani-in-europa-mentre-per-i-musulmani--44624977</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6559" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6559</a><br /><br />COPRIFUOCO DURO PER I CRISTIANI IN EUROPA, MENTRE PER I MUSULMANI... di Mauro Faverzani<br />Inutile illudersi. L'islam è islam. E vani sono i tentativi d'occidentalizzarlo o di "democratizzarlo" (ammesso che, in merito, l'Europa abbia realmente qualcosa da insegnare e modelli da "esportare"). Ma non tutti lo capiscono, c'è chi ancora si ostina.<br />Come la Germania. Si è saputo che in dieci anni ha concesso oltre 750 milioni di euro «per erigere istituzioni democratiche» nei Paesi, che furono teatro delle cosiddette «primavere arabe». Benché anche Berlino le consideri un sostanziale fallimento, alla fin fine ritiene che per certi cambiamenti politici occorrano anni. Da qui i rubinetti ancora abbondantemente aperti. Non solo. Il ministro degli Affari esteri tedesco, Heiko Maas, ha evidenziato come il suo governo sia il solo a dare ancora credito ad un'eventuale svolta "democratica" di quei Paesi, chissà perché...<br />Le «primavere arabe» - val la pena ricordarlo - iniziarono nel dicembre 2010 e coinvolsero una dozzina di Stati del Nord-Africa e del Medio Oriente, dalla Tunisia all'Egitto, dallo Yemen alla Siria sino alla Libia; ma le riforme invocate in piazza e finanziate in buona parte da agenzie straniere (come, ad esempio, la Open Society Foundation di George Soros, secondo quanto dichiarato dalla rivista Eurasia) si tradussero, in realtà, in una recrudescenza di assolutismi, di radicalismi e di terrorismo islamico dagli effetti devastanti. Perché finanziare ancora tutto questo? Ed a chi sono andati quei 750 milioni di euro tedeschi? Per farne che?<br /><br />LIBERTÀ PER IL RAMADAN<br />Eppure la sudditanza, la voglia matta di cancel culture e la sostanziale ignavia dell'Occidente nei confronti dell'islam partono anche dalle piccole cose (che poi tanto piccole non sono...) di casa nostra. Lo scorso 13 aprile ha avuto inizio il periodo del Ramadan, che si concluderà il prossimo 12 maggio. Ebbene, secondo quanto pubblicato da Le Figaro, «la direzione dipartimentale dell'Hérault avrebbe ricevuto un'informativa dal ministero dell'Interno, con cui si comunica che una certa "tolleranza venga accordata" ai "fedeli" [musulmani-NdR], che desiderino pregare al mattino, prima del termine previsto per il coprifuoco"». Lo stesso dicasi alla sera. E non si tratta di una concessione isolata, poiché è stata fatta anche altrove. Prosegue, infatti, l'articolo del prestigioso quotidiano francese: «Nel Tarn le forze dell'ordine sono state incaricate dalla Prefettura di non sanzionare i musulmani circolanti» durante il coprifuoco imposto con l'emergenza Covid, né di verbalizzare eventuali «assembramenti in strada o nei pressi delle moschee» o ancora «consegne di cibo ad amici e familiari». Indicazioni analoghe anche nel dipartimento della Gironda. Una disponibilità al «deconfinamento», che si scontra col pugno duro viceversa utilizzato nei confronti dei cattolici per l'intero periodo della Quaresima, quando non furono ammesse né concessioni, né deroghe alle norme previste.<br />Stesso copione in Spagna, dove il presidente della Città autonoma di Melilla, Eduardo de Castro, dallo scorso 22 aprile, su richiesta della locale Commissione islamica, ha fatto ampie concessioni circa il coprifuoco sia per gli spostamenti che per gli assembramenti, affinché i musulmani, durante il Ramadan, possano riunirsi in preghiera nelle moschee. È lo stesso presidente, che viceversa a febbraio decretò la chiusura domenicale delle chiese dalle otto del mattino sino a mezzanotte, per "contenere" la pandemia, nonostante le proteste del Vicariato episcopale.<br /><br />IL CASO DELLA TUNISIA<br />Provvedimenti ampiamente discriminatori, ma dovrebbe far riflettere quanto accaduto in Tunisia, dove si è registrato un rapido e preoccupante incremento dei casi di Covid-19 proprio a partire dall'inizio del Ramadan: qui si è passati, infatti, nel giro di soli dieci giorni da 1.079 a 2.305 casi di contagio. Segno evidente di come certe concessioni siano decisamente fuori luogo. Per questo le autorità hanno mantenuto il coprifuoco, forse ricorreranno anche alla chiusura delle frontiere con Libia e Francia, al fine di contenere gli spostamenti, soprattutto in zone considerate a rischio. Ma il Paese non può alzare troppe barriere, per evitare la crisi economica prima e sociale poi: il settore turistico, principale fonte di entrate, ha subìto l'anno scorso un calo degli introiti pari al 65% e non può permettersi il bis, ragion per cui non sarà troppo esigente sul fronte sanitario nei confronti dei vacanzieri, intenzionati a trascorrere qui le proprie ferie.<br />La Tunisia ha almeno l'attenuante di doversi salvare dalla bancarotta. L'Occidente, invece, non si capisce per quale motivo sia così rigido nei confronti dei cattolici e stranamente così blando nei confronti dei musulmani.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44624977</guid><pubDate>Wed, 05 May 2021 07:59:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44624977/coprifuoco_duro_per_i_cristiani_in_europa_mentre_per_i_musulmani.mp3" length="6444093" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6559

COPRIFUOCO DURO PER I CRISTIANI IN EUROPA, MENTRE PER I MUSULMANI... di Mauro Faverzani
Inutile illudersi. L'islam è islam. E vani sono i tentativi d'occidentalizzarlo o di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6559" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6559</a><br /><br />COPRIFUOCO DURO PER I CRISTIANI IN EUROPA, MENTRE PER I MUSULMANI... di Mauro Faverzani<br />Inutile illudersi. L'islam è islam. E vani sono i tentativi d'occidentalizzarlo o di "democratizzarlo" (ammesso che, in merito, l'Europa abbia realmente qualcosa da insegnare e modelli da "esportare"). Ma non tutti lo capiscono, c'è chi ancora si ostina.<br />Come la Germania. Si è saputo che in dieci anni ha concesso oltre 750 milioni di euro «per erigere istituzioni democratiche» nei Paesi, che furono teatro delle cosiddette «primavere arabe». Benché anche Berlino le consideri un sostanziale fallimento, alla fin fine ritiene che per certi cambiamenti politici occorrano anni. Da qui i rubinetti ancora abbondantemente aperti. Non solo. Il ministro degli Affari esteri tedesco, Heiko Maas, ha evidenziato come il suo governo sia il solo a dare ancora credito ad un'eventuale svolta "democratica" di quei Paesi, chissà perché...<br />Le «primavere arabe» - val la pena ricordarlo - iniziarono nel dicembre 2010 e coinvolsero una dozzina di Stati del Nord-Africa e del Medio Oriente, dalla Tunisia all'Egitto, dallo Yemen alla Siria sino alla Libia; ma le riforme invocate in piazza e finanziate in buona parte da agenzie straniere (come, ad esempio, la Open Society Foundation di George Soros, secondo quanto dichiarato dalla rivista Eurasia) si tradussero, in realtà, in una recrudescenza di assolutismi, di radicalismi e di terrorismo islamico dagli effetti devastanti. Perché finanziare ancora tutto questo? Ed a chi sono andati quei 750 milioni di euro tedeschi? Per farne che?<br /><br />LIBERTÀ PER IL RAMADAN<br />Eppure la sudditanza, la voglia matta di cancel culture e la sostanziale ignavia dell'Occidente nei confronti dell'islam partono anche dalle piccole cose (che poi tanto piccole non sono...) di casa nostra. Lo scorso 13 aprile ha avuto inizio il periodo del Ramadan, che si concluderà il prossimo 12 maggio. Ebbene, secondo quanto pubblicato da Le Figaro, «la direzione dipartimentale dell'Hérault avrebbe ricevuto un'informativa dal ministero dell'Interno, con cui si comunica che una certa "tolleranza venga accordata" ai "fedeli" [musulmani-NdR], che desiderino pregare al mattino, prima del termine previsto per il coprifuoco"». Lo stesso dicasi alla sera. E non si tratta di una concessione isolata, poiché è stata fatta anche altrove. Prosegue, infatti, l'articolo del prestigioso quotidiano francese: «Nel Tarn le forze dell'ordine sono state incaricate dalla Prefettura di non sanzionare i musulmani circolanti» durante il coprifuoco imposto con l'emergenza Covid, né di verbalizzare eventuali «assembramenti in strada o nei pressi delle moschee» o ancora «consegne di cibo ad amici e familiari». Indicazioni analoghe anche nel dipartimento della Gironda. Una disponibilità al «deconfinamento», che si scontra col pugno duro viceversa utilizzato nei confronti dei cattolici per l'intero periodo della Quaresima, quando non furono ammesse né concessioni, né deroghe alle norme previste.<br />Stesso copione in Spagna, dove il presidente della Città autonoma di Melilla, Eduardo de Castro, dallo scorso 22 aprile, su richiesta della locale Commissione islamica, ha fatto ampie concessioni circa il coprifuoco sia per gli spostamenti che per gli assembramenti, affinché i musulmani, durante il Ramadan, possano riunirsi in preghiera nelle moschee. È lo stesso presidente, che viceversa a febbraio decretò la chiusura domenicale delle chiese dalle otto del mattino sino a mezzanotte, per "contenere" la pandemia, nonostante le proteste del Vicariato episcopale.<br /><br />IL CASO DELLA TUNISIA<br />Provvedimenti ampiamente discriminatori, ma dovrebbe far riflettere quanto accaduto in Tunisia, dove si è registrato un rapido e preoccupante incremento dei casi di Covid-19 proprio a partire dall'inizio del...]]></itunes:summary><itunes:duration>403</itunes:duration><itunes:keywords>coprifuoco,europa,islam,ramadan,tunisia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/75adcd50c01e58a71f53b8f3e5a0180b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Incubo terrorismo in Francia, ma in televisione nessuno ce lo dice</title><link>https://www.spreaker.com/episode/incubo-terrorismo-in-francia-ma-in-televisione-nessuno-ce-lo-dice--44515865</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6556" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6556</a><br /><br />INCUBO TERRORISMO IN FRANCIA... MA IN TELEVISIONE NESSUNO CE LO DICE di Caterina Giojelli<br />Quartiere popolare di Devèze a Béziers (Hérault, sud della Francia). È la notte del 4 aprile, l'orologio segna l'1.55, quando le forze dell'antiterrorismo e della Direction générale de la sécurité intérieure (Dgsi) sfondano la porta dell'appartamento della famiglia B. Le quattro donne presenti, una madre e le sue tre figlie, finiscono in manette mentre inizia la perquisizione.<br />Pochi giorni prima la Dgsi aveva ricevuto una segnalazione dall'intelligence: una giovane francese convertita all'islam si appresta a compiere un attentato nel weekend di Pasqua, aggredendo i fedeli di una chiesa di Montpellier o Strasburgo con una sciabola. I servizi di sicurezza marocchini hanno individuato il suo account e pseudonimo Telegram, "Ab-2770" e l'indirizzo Ip da cui si connette postando video dei bambini soldato dell'Isis che giustiziano ostaggi: corrisponde a quello della signora B.<br />Coltelli, sure, la testa di Paty<br />Inizia come un film, la straordinaria inchiesta pubblicata da Le Parisien sull'arresto di Leila B., la diciottenne incriminata per associazione terroristica internazionale che prometteva di dare il proprio sangue per spargere quello cristiano. Una vendetta meditata e raccontata nel suo spaventoso diario di adolescente trovato la notte dell'irruzione, quando, spalancando la porta della stanza di Leila, gli agenti si sono trovati davanti a un santuario dell'orrore: al muro è appeso un poster delle Torri gemelle in fiamme, stampe del corpo mutilato di Samuel Paty, sul comodino un coltello da cucina da 30 centimetri.<br />E poi bottiglie di acido solforico, acetone, alcolici metilati, siringhe, cavi elettrici, ingredienti per fabbricare ordigni esplosivi, tracce di bruciature sul pavimento, bottiglie collegate con cavi alla batteria di un cellulare, sure che incitano al jihad. Scrive Le Parisien: «Non ha la personalità di un'ordinaria apprendista terrorista. Leila B. cresce in un ambiente socialmente e culturalmente svantaggiato. Terza di cinque figli, il più piccolo dato in affido, figlia di un padre alcolizzato e gravemente malato, ha abbandonato due anni fa la scuola dopo essere stata espulsa da un corso professionale di moda in un liceo di Béziers. Da allora ha passato le giornate chiusa nella sua stanza, arrivando a smontare la maniglia della porta perché nessuno potesse entrarvi, uscendo in rare occasioni e parlando solo con sua madre».<br /><br />ANDRÒ A FARE UN MASSACRO AL LICEO, TAGLIERÒ TESTE<br />Nella sua stanza Leila passa le giornate sui siti "gore", i più macabri e pericolosi del deep web. Guarda e riguarda i video delle stragi scolastiche, come il massacro della Columbine High School, e le decapitazioni diffuse dai fanatici dell'Isis. Ha già una denuncia all'attivo: ha minacciato una studentessa su Instagram, ha affermato che avrebbe ammazzato qualcuno sparando dal balcone prima di suicidarsi. La polizia l'ha già interrogata, «mi piace guardare le persone decapitate, vedere qualcuno che soffre, vedere chi taglia la testa, la morte», ha ammesso agli agenti. Fantasie macabre, eppure c'è molto più di quanto temeva l'intelligence nel suo diario, dove la ragazza annota il sogno di comprare «fucili d'assalto» e uccidere «centinaia» di persone, arrivando a pianificare l'assalto della sua ex scuola:<br />«Il D-Day mi alzerò al mattino, preparerò tutto in anticipo. Verso le 9-10 ucciderò uno dei miei vicini e poi deciderò se ucciderne altri tre [...]. Dopodiché andrò al liceo e inizierò il massacro. Farò saltare in aria, distruggerò cose, ucciderò tutte le persone sul mio cammino. Il piano dettagliato consiste in bombe posizionate in luoghi diversi, saranno posizionate in anticipo».<br />Al di là dei "sogni", c'è soprattutto nel suo diario la piantina della chiesa di Béziers, su cui affaccia la finestra della sua stanza, annotazione degli orari di apertura, punti di ritrovo, appunti e aggiornamenti sulle fasi di produzione degli esplosivi. E poi ci sono le conversazioni e i messaggi intercettati con i soggetti radicalizzati con cui discuteva su Telegram: «Ucciderò i cristiani. Taglierò teste. Ucciderò la gente di chiesa, sì, a Montpellier in Francia». Interrogata, la ragazza spiega di non essere musulmana praticante, ma di essere attratta da nazismo e jihadismo. Fa anche parte di un gruppo Telegram neonazi, "Atomwaffen Command", ma solo per «spaventare le persone».<br /><br />METTERÒ IN CHIESA UNA BOMBA: UCCIDERÒ I CRISTIANI<br />Tuttavia il suo delirio l'ha resa facile preda di un uomo che le racconta di vivere in Turchia: è stato lui, spiega la ragazzina, a proporle un attacco coordinato «a una chiesa o a una sinagoga con le armi. Attentati suicidi. Dovevamo colpire lo stesso posto, Strasburgo o Montpellier, non era deciso [...]. Sapeva che avevo l'attrezzatura per fabbricare bombe, gli avevo mandato una foto [...]. Ho disegnato in poco tempo la pianta della chiesa che vedevo dalla mia finestra. Volevo creare una bomba con il Tatp (esplosivo da fabbricare in casa con ingredienti reperibili facilmente e in voga tra attentatori suicidi dell'Isis, già usato dai terroristi di Parigi e Bruxelles, ndr), volevo mettere questa bomba in chiesa. Ma non avevo ancora deciso quando l'avrei fatta esplodere, né l'ora né la data».<br />«E adesso? E domani? Dopo le lacrime e gli omaggi, dopo i grandi discorsi e le manifestazioni, dopo gli hashtag, che cosa succederà? Continueremo con i compromessi davanti alla minaccia islamista o ci risveglieremo, opponendo alla guerra che ci è stata dichiarata un'altra guerra? Questa è la sola domanda che dobbiamo farci», scriveva il direttore del Figaro, Alexis Brézet, in seguito alle manifestazioni per ricordare Paty, il professore pugnalato e decapitato in Francia a Conflans-Sainte-Honorine da un diciottenne, attaccando islamisti e radicalizzati che tengono in ostaggio scuole e giovani di Francia.<br />Scuole in cui il 40 per cento degli insegnanti «si "autocensura" su alcuni temi per non creare incidenti» (è ancora Brézet), attivisti che «non avranno armato direttamente la mano dell'assassino, ma hanno senza dubbio ispirato il suo gesto». Nel tempo permeato dal dubbio, in una Francia che come spiegava a Tempi Christophe Desmurger - insegnante delle elementari a Parigi, tra i primi a denunciare la radicalizzazione dei giovani musulmani - ha scoperto bambini diventare «assassini nel nome di una causa malata», ideologie e soluzioni radicali corrono sul web, si fanno strada oltre la scuola, entrano nelle camere degli adolescenti: «Sono le 12:11, mi sono appena svegliata e ho molte cose da fare. Devo andare a comprare un vestito, acqua ossigenata, un contenitore di vetro [...]. Presto sarà tutto finito, presto mi vendicherò. D'ora in poi nessuno potrà fermarmi», scriveva Leila B. nel suo diario.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "Assassinio + cannabis = penalmente irresponsabile" mette in luce l'episodio di un musulmano che in Francia ha ucciso una madre di tre figli al solito grido di "Allah Akbar" e non è stato ritenuto colpevole dal tribunale perché, poverino, era sotto l'effetto di uno spinello.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 26 aprile 2021:<br />Migliaia di persone si sono riversate nelle piazze francesi - ma anche in alcune piazze europee, come a Roma - per chiedere giustizia per Sarah Halimi, la donna ebrea di 65 anni che fu uccisa a Parigi il 4 aprile 2017 da Kobili Traorè, 27enne musulmano.<br />Quel giorno la donna, madre di tre figli, fu aggredita e gettata da una finestra dall'uomo, suo vicino di casa. Mentre la uccideva, Traorè recitava versetti del Corano e urlava «Allah Akbar» e «ho ucciso Satana». Ma la Corte di Cassazione nel dicembre del 2019 ha sentenziato che l'assassino non può essere processato e il 14 aprile ha confermato il verdetto.<br />Secondo i giudici, infatti, l'uomo non può essere ritenuto colpevole in quanto «penalmente irresponsabile». Tre diverse perizie - non concordi tra loro - hanno appurato che, trovandosi egli sotto gli effetti della cannabis, non era capace di intendere e volere.<br />Secondo l'articolo 122-1 del codice penale non è perseguibile chi soffre di disturbi psicotici. Era questa, secondo i giudici, la situazione in cui si trovava Traorè, reo confesso, che fumava «fino a 15 spinelli al giorno». La Corte ha riconosciuto il carattere antisemita dell'omicidio, ma non ha mandato a processo il musulmano.<br />Ieri sono sfilate per le strade parigine 22 mila persone che hanno scandito lo slogan «Senza giustizia, non esiste la Repubblica». Veementi sono state le reazioni in tutto il paese di fronte a una decisione che è percepita come profondamente ingiusta e irrazionale. [...]<br />Il Consiglio superiore della magistratura è però intervenuto in difesa dei giudici: «L'istituzione giudiziaria deve poter continuare a giudicare, libera da pressioni, con completa indipendenza e imparzialità»]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44515865</guid><pubDate>Tue, 27 Apr 2021 20:43:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44515865/incubo_terrorismo_in_francia_ma_in_italia_nessuno_ve_lo_dice.mp3" length="11623026" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6556

INCUBO TERRORISMO IN FRANCIA... MA IN TELEVISIONE NESSUNO CE LO DICE di Caterina Giojelli
Quartiere popolare di Devèze a Béziers (Hérault, sud della Francia). È la notte del 4...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6556" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6556</a><br /><br />INCUBO TERRORISMO IN FRANCIA... MA IN TELEVISIONE NESSUNO CE LO DICE di Caterina Giojelli<br />Quartiere popolare di Devèze a Béziers (Hérault, sud della Francia). È la notte del 4 aprile, l'orologio segna l'1.55, quando le forze dell'antiterrorismo e della Direction générale de la sécurité intérieure (Dgsi) sfondano la porta dell'appartamento della famiglia B. Le quattro donne presenti, una madre e le sue tre figlie, finiscono in manette mentre inizia la perquisizione.<br />Pochi giorni prima la Dgsi aveva ricevuto una segnalazione dall'intelligence: una giovane francese convertita all'islam si appresta a compiere un attentato nel weekend di Pasqua, aggredendo i fedeli di una chiesa di Montpellier o Strasburgo con una sciabola. I servizi di sicurezza marocchini hanno individuato il suo account e pseudonimo Telegram, "Ab-2770" e l'indirizzo Ip da cui si connette postando video dei bambini soldato dell'Isis che giustiziano ostaggi: corrisponde a quello della signora B.<br />Coltelli, sure, la testa di Paty<br />Inizia come un film, la straordinaria inchiesta pubblicata da Le Parisien sull'arresto di Leila B., la diciottenne incriminata per associazione terroristica internazionale che prometteva di dare il proprio sangue per spargere quello cristiano. Una vendetta meditata e raccontata nel suo spaventoso diario di adolescente trovato la notte dell'irruzione, quando, spalancando la porta della stanza di Leila, gli agenti si sono trovati davanti a un santuario dell'orrore: al muro è appeso un poster delle Torri gemelle in fiamme, stampe del corpo mutilato di Samuel Paty, sul comodino un coltello da cucina da 30 centimetri.<br />E poi bottiglie di acido solforico, acetone, alcolici metilati, siringhe, cavi elettrici, ingredienti per fabbricare ordigni esplosivi, tracce di bruciature sul pavimento, bottiglie collegate con cavi alla batteria di un cellulare, sure che incitano al jihad. Scrive Le Parisien: «Non ha la personalità di un'ordinaria apprendista terrorista. Leila B. cresce in un ambiente socialmente e culturalmente svantaggiato. Terza di cinque figli, il più piccolo dato in affido, figlia di un padre alcolizzato e gravemente malato, ha abbandonato due anni fa la scuola dopo essere stata espulsa da un corso professionale di moda in un liceo di Béziers. Da allora ha passato le giornate chiusa nella sua stanza, arrivando a smontare la maniglia della porta perché nessuno potesse entrarvi, uscendo in rare occasioni e parlando solo con sua madre».<br /><br />ANDRÒ A FARE UN MASSACRO AL LICEO, TAGLIERÒ TESTE<br />Nella sua stanza Leila passa le giornate sui siti "gore", i più macabri e pericolosi del deep web. Guarda e riguarda i video delle stragi scolastiche, come il massacro della Columbine High School, e le decapitazioni diffuse dai fanatici dell'Isis. Ha già una denuncia all'attivo: ha minacciato una studentessa su Instagram, ha affermato che avrebbe ammazzato qualcuno sparando dal balcone prima di suicidarsi. La polizia l'ha già interrogata, «mi piace guardare le persone decapitate, vedere qualcuno che soffre, vedere chi taglia la testa, la morte», ha ammesso agli agenti. Fantasie macabre, eppure c'è molto più di quanto temeva l'intelligence nel suo diario, dove la ragazza annota il sogno di comprare «fucili d'assalto» e uccidere «centinaia» di persone, arrivando a pianificare l'assalto della sua ex scuola:<br />«Il D-Day mi alzerò al mattino, preparerò tutto in anticipo. Verso le 9-10 ucciderò uno dei miei vicini e poi deciderò se ucciderne altri tre [...]. Dopodiché andrò al liceo e inizierò il massacro. Farò saltare in aria, distruggerò cose, ucciderò tutte le persone sul mio cammino. Il piano dettagliato consiste in bombe posizionate in luoghi diversi, saranno posizionate in anticipo».<br />Al di là dei "sogni", c'è soprattutto nel suo diario la piantina della...]]></itunes:summary><itunes:duration>727</itunes:duration><itunes:keywords>dgsi,francia,leila,paty,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a399ab01cdb7967345620b42e226a8cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Svizzera dice no al burqa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-svizzera-dice-no-al-burqa--44328001</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6544" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6544</a><br /><br />LA SVIZZERA DICE NO AL BURQA di Lorenza Formicola<br />Domenica gli svizzeri hanno votato a maggioranza ristretta a favore del divieto di nascondere il volto. Un segnale forte contro l'islam e l'islamizzazione d'Europa, per chi lo ha proposto; iniziativa xenofoba e sessista per gli altri.<br />Votando contro l'uso del velo integrale nella sfera pubblica, la Svizzera si unisce a Francia, Austria, Bulgaria, Belgio e Danimarca, dopo anni di dibattiti. Le Courrier si domanda se la Svizzera abbia "paura del burqa o dell'islam", Liberation sul confine della xenofobia e islamofobia.<br />Il testo, proposto dal partito di destra Udc, ha ottenuto il 51,21% dei voti e la maggioranza dei cantoni, come raccontano i risultati ufficiali pubblicati dal governo federale. Il referendum non faceva riferimento a burqa o niqab esplicitamente, motivo per cui da oggi in Svizzera sarà vietato coprirsi integralmente il viso in pubblico in qualsiasi occasione. Il che vale anche per i manifestanti incappucciati, ma sono previste eccezioni per i luoghi di culto. Dalle urne elvetiche sono usciti, domenica 7 marzo 2021, così, contemporaneamente un ‘sì' all'iniziativa popolare per il divieto di velarsi e un ‘no' alla legge sull'identità elettronica, che prevedeva un sistema misto, pubblico-privato, per la gestione dell'identità digitale per gli acquisti online.<br /><br />SCONFITTE IPOCRISIA E RETORICA<br />Per entrambi i quesiti identitari, il Comitato di Egerkingen, animato dall'Udc, destra moderata e primo partito svizzero, ottiene una vittoria. Il quesito sull'identità digitale era stato promosso da ecologisti e socialisti. E in questo caso la vittoria del fronte referendario è andata addirittura al di là dei sondaggi, oltrepassando ampiamente il 60% dei no. In 18 Cantoni su 23 hanno sostenuto, e quindi approvato, l'iniziativa referendaria. In testa il Giura (60,7% di sì), seguito dal Ticino e da Svitto. Interessanti i risultati del Vallese (58,3% di sì) e di Friburgo (55,9% di sì). "Significativo che i cinque cantoni citati siano rispettivamente francofono, italofono, tedescofono e gli ultimi due bilingui francese-tedesco", scrive Giuseppe Rusconi sul sito Rossoporpora.org.<br />Alla vigilia della festa della donna, la Svizzera mette così di fatto al bando il burqa nei luoghi pubblici. E stende un velo su ipocrisia e retorica. Anche se già quando si annunciò il referendum si parlava di "razzismo". Oggi la querelle è solo più esasperata. In Italia, nel 2009, fu Souad Sbai a proporre l'abolizione del velo islamico con una proposta di legge presentata in Parlamento. Inutile scrivere che quella legge non vide mai la luce. Nel commentare il risultato del referendum la Sbai dichiara, "È una bellissima notizia. La mia proposta di legge del 2009 fu fermata da una richiesta mandata all'allora Presidente della Repubblica, Ciampi. Tra i firmatari di questa petizione c'erano alcuni personaggi che, a distanza di qualche anno, si recarono in Siria per combattere con l'Isis. In ogni caso, è un bell' 8 marzo. Spero che l'Occidente apra gli occhi su questo, perché non è vero che danneggia la libertà della donna. Sì, qualcuna non uscirà di casa, ma tante avranno la libertà e non saranno sottomesse, come forse vorrebbero alcune donne di sinistra. Oggi saranno arrabbiati radicali e estremisti che vedono la donna come loro proprietà". E aggiunge, "forse questa legge darà fastidio anche agli esponenti di una certa sinistra. A questo punto, speriamo che in tanti prendano esempio e abbiano il coraggio di dire ‘no' all'estremismo islamista che avanza, e rallentarne il processo. Questa legge - conclude Souad Sbai - è più che altro rivolta alla sicurezza. Quante persone possono nascondersi dietro a quel burqa e niqab e passare inosservate, magari per compiere un atto terroristico?".<br /><br />IL VELO RAPPRESENTA LA CHIUSURA CONTRO LA CULTURA EUROPEA<br />Certamente il tema della sicurezza è al centro delle istanze che hanno spinto anche gli altri Paesi europei a muoversi nella stessa direzione. Ma la verità è che il dibattito ossessionato dal razzismo denuncia un'ignoranza di fondo sul velo e sul suo significato per giornalisti, analisti e politici. È piuttosto insignificante l'idea per cui, presi singolarmente gli elementi dell'islam, possano risultare innocui. Compongono l'ampiezza del sistema politico che è l'islam.<br />Lo hijab, il burqa e il niqab non hanno mai rappresentato un dogma della religione islamica, e non sono un simbolo religioso. Il primo ad utilizzare la parola "velo" fu il giurista Ibn Taymiyya nel XIV Secolo. E lo fece prendendo spunto dal versetto 31 della sura 24 del Corano. Dal velarsi al velo. Da azione ad oggetto, fu questo il passaggio. Nasce per creare un confine che separi, che respinga gli sguardi. Nel mondo islamico, infatti, è ovunque sottolineato come la donna non debba guardare e soprattutto non debba farsi guardare. Per l'islam la femminilità è associata alla concupiscenza e il sesso femminile è associato al disordine. Il velo è allora lo strumento per conseguire l'obiettivo della purezza.<br />Ma non solo. Nel mutamento linguistico s'inserisce anche quello di carattere sociale. Il credente si trova costretto a scontrarsi con l'essere musulmani in una società a maggioranza non musulmana, l'Occidente. E allora il velo rappresenta la chiusura contro la cultura europea. Nega la libertà come fattore di "occidentalizzazione", e inventa regole giuridiche per tenere sotto controllo la propria gente e l'islam stesso.<br />Oggi più che mai il velo non è un look islamico, ma la differenza che corre tra un donna di Allah e tutte le altre donne. È, quello sì, razzismo puro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44328001</guid><pubDate>Wed, 14 Apr 2021 07:21:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44328001/la_svizzera_dice_no_al_burqa.mp3" length="7444270" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6544

LA SVIZZERA DICE NO AL BURQA di Lorenza Formicola
Domenica gli svizzeri hanno votato a maggioranza ristretta a favore del divieto di nascondere il volto. Un segnale forte contro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6544" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6544</a><br /><br />LA SVIZZERA DICE NO AL BURQA di Lorenza Formicola<br />Domenica gli svizzeri hanno votato a maggioranza ristretta a favore del divieto di nascondere il volto. Un segnale forte contro l'islam e l'islamizzazione d'Europa, per chi lo ha proposto; iniziativa xenofoba e sessista per gli altri.<br />Votando contro l'uso del velo integrale nella sfera pubblica, la Svizzera si unisce a Francia, Austria, Bulgaria, Belgio e Danimarca, dopo anni di dibattiti. Le Courrier si domanda se la Svizzera abbia "paura del burqa o dell'islam", Liberation sul confine della xenofobia e islamofobia.<br />Il testo, proposto dal partito di destra Udc, ha ottenuto il 51,21% dei voti e la maggioranza dei cantoni, come raccontano i risultati ufficiali pubblicati dal governo federale. Il referendum non faceva riferimento a burqa o niqab esplicitamente, motivo per cui da oggi in Svizzera sarà vietato coprirsi integralmente il viso in pubblico in qualsiasi occasione. Il che vale anche per i manifestanti incappucciati, ma sono previste eccezioni per i luoghi di culto. Dalle urne elvetiche sono usciti, domenica 7 marzo 2021, così, contemporaneamente un ‘sì' all'iniziativa popolare per il divieto di velarsi e un ‘no' alla legge sull'identità elettronica, che prevedeva un sistema misto, pubblico-privato, per la gestione dell'identità digitale per gli acquisti online.<br /><br />SCONFITTE IPOCRISIA E RETORICA<br />Per entrambi i quesiti identitari, il Comitato di Egerkingen, animato dall'Udc, destra moderata e primo partito svizzero, ottiene una vittoria. Il quesito sull'identità digitale era stato promosso da ecologisti e socialisti. E in questo caso la vittoria del fronte referendario è andata addirittura al di là dei sondaggi, oltrepassando ampiamente il 60% dei no. In 18 Cantoni su 23 hanno sostenuto, e quindi approvato, l'iniziativa referendaria. In testa il Giura (60,7% di sì), seguito dal Ticino e da Svitto. Interessanti i risultati del Vallese (58,3% di sì) e di Friburgo (55,9% di sì). "Significativo che i cinque cantoni citati siano rispettivamente francofono, italofono, tedescofono e gli ultimi due bilingui francese-tedesco", scrive Giuseppe Rusconi sul sito Rossoporpora.org.<br />Alla vigilia della festa della donna, la Svizzera mette così di fatto al bando il burqa nei luoghi pubblici. E stende un velo su ipocrisia e retorica. Anche se già quando si annunciò il referendum si parlava di "razzismo". Oggi la querelle è solo più esasperata. In Italia, nel 2009, fu Souad Sbai a proporre l'abolizione del velo islamico con una proposta di legge presentata in Parlamento. Inutile scrivere che quella legge non vide mai la luce. Nel commentare il risultato del referendum la Sbai dichiara, "È una bellissima notizia. La mia proposta di legge del 2009 fu fermata da una richiesta mandata all'allora Presidente della Repubblica, Ciampi. Tra i firmatari di questa petizione c'erano alcuni personaggi che, a distanza di qualche anno, si recarono in Siria per combattere con l'Isis. In ogni caso, è un bell' 8 marzo. Spero che l'Occidente apra gli occhi su questo, perché non è vero che danneggia la libertà della donna. Sì, qualcuna non uscirà di casa, ma tante avranno la libertà e non saranno sottomesse, come forse vorrebbero alcune donne di sinistra. Oggi saranno arrabbiati radicali e estremisti che vedono la donna come loro proprietà". E aggiunge, "forse questa legge darà fastidio anche agli esponenti di una certa sinistra. A questo punto, speriamo che in tanti prendano esempio e abbiano il coraggio di dire ‘no' all'estremismo islamista che avanza, e rallentarne il processo. Questa legge - conclude Souad Sbai - è più che altro rivolta alla sicurezza. 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VUOLE CONQUISTARLA A TUTTI I COSTI di Mauro Faverzani<br />Una cosa è certa. All'islam l'Europa piace. Al punto da farne spesso campo per la jihad. Presente e futura. Lo confermano le cronache dei giorni scorsi.<br />In Spagna l'intelligence della Polizia Nazionale, in collaborazione con l'Europol, è riuscita a smantellare una banda dedita al finanziamento del terrorismo camuffato da donazioni per i bambini orfani siriani: il denaro, in realtà, è stato raccolto presso la moschea Abu-Bakr di Madrid, seconda per importanza nella capitale, e poi in gran parte inviato all'ong al-Bashaer, legata all'organizzazione jihadista Yeish-al-islam ovvero «Esercito dell'islam», a sua volta collegata al Fronte al-Nusra, in Siria. I soldi finivano così in una scuola di addestramento per futuri mujaheddin gestita dalle milizie di al-Qaeda, dove effettivamente i minori c'erano, sì, ma per imparare ad usar le armi, con cui emulare e vendicare i loro padri caduti in combattimento.<br />Il giudice del Tribunale nazionale, Joaquín Gadea, ha pertanto spedito in galera, con le pesanti accuse d'appartenere ad un'organizzazione terroristica e d'averne finanziato l'attività, Mohamed Hatem Rohaibani, tesoriere dell'Ucide-Unione delle Comunità islamiche di Spagna, che, con le circa 800 realtà religiose aderenti, fa parte della Cie-Commissione Islamica di Spagna, entrambi organismi retti da Ayman Adlbi, già arrestato e poi rilasciato nell'ambito delle stesse indagini, in attesa d'esser chiamato a testimoniare assieme ad un altro individuo, di cui sono state diffuse al momento soltanto le iniziali, M.S.B.K.<br /><br />LE STRATEGIE ISLAMISTE<br />In effetti, molti sono i gruppi jihadisti, che, in un groviglio quasi inestricabile di sigle, proseguono le azioni terroristiche in Siria, beneficiando delle campagne di reclutamento e dei canali di finanziamento tessuti in Europa, ora nel mirino dei servizi d'intelligence di tutto il mondo. I più importanti sono tre, tutti sunniti: al primo posto si mantiene saldamente al-Qaeda, seguita dall'Isis e dalle milizie di Hayat Tahrir al-Sham, composte per lo più da siriani decisi a riconquistare una fetta del Paese, per imporvi la sharia.<br />In un'intervista pubblicata sul settimanale L'Express il ministro francese per la cittadinanza, Marlène Schiappa, ha sollevato il caso dei 2,5 milioni di finanziamento inviati dalla giunta municipale di Strasburgo all'associazione islamica Millî Görűs, evocando pericolose prossimità ideologiche tra il sindaco, Jeanne Barseghian, esponente della lista EELV-Europa Ecologia I Verdi, e l'islam politico. Il contributo, destinato alla costruzione di un grande centro religioso comprendente la moschea, è permesso dalla legge francese, che non applica il principio di «laïcité» in tre dipartimenti della regione del Grande Est, di cui Strasburgo è capoluogo. Ciò detto, va anche aggiunto che l'associazione Millî Görűs si trova attualmente nel mirino del ministero dell'Interno francese, per il fatto d'essersi rifiutata di firmare la Carta sul rispetto dei valori della Repubblica e del principio di laicità (con annessi appositi corsi di formazione), imposta a tutti i soggetti morali pubblici e privati, specialmente se beneficiari di fondi pubblici. E c'è un precedente: i soldi dati dal sindaco di Grenoble, Eric Piolle, pure dell'EELV¸ al CCIF-Collettivo contro l'islamofobia in Francia, sorto nel 2003 e disciolto l'anno scorso con apposito decreto del consiglio dei ministri, poiché ritenuto dal ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, «un'officina islamista operante contro la Repubblica».<br /><br />DANTE CENSURATO<br />Tutto ciò appartiene, del resto, a quella sorta di «cultura dell'annullamento» e di sottomissione ideologica all'islam, di cui è preda parte dell'Occidente e dell'Europa in particolare, come hanno confermato anche le recenti celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.<br />In Italia han fatto clamore le sconcertanti critiche rivolte dal giornalista tedesco Arno Widmann al Poeta, pubblicate dal quotidiano Frankfurter Rundschau, critiche smontate da un altro tedesco, Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, per il quale le affermazioni del suo connazionale denoterebbero «una totale ignoranza dell'argomento. Widmann è un personaggio di forte vis polemica, che ha sempre fatto parlare di sé grazie a teorie volutamente provocatorie oppure, talvolta, di complotto. La sua opinione non coincide affatto con l'opinione generale su Dante in Germania, non rappresenta nemmeno una corrente di pensiero». Peccato che abbia trovato spazio però su di un giornale regionale autorevole e con una tiratura di oltre 180 mila copie.<br />Ma c'è di peggio: come la traduzione fiamminga "islamofila" della Divina Commedia, curata da Lies Lavrijsen, diffusa in Belgio ed in Olanda, epurata da qualsiasi riferimento a Maometto. Non stupisce che, in Italia, la notizia sia stata riferita in modo asettico dal quotidiano della Cei Avvenire, che, guardandosi bene dal difendere l'originale del testo sfregiato ed il relativo autore, si limita a commentare come «la posizione di Dante nei confronti della cultura arabo-musulmana» sia «molto complessa». Solo l'europarlamentare Silvia Sardone della Lega ha espresso su Facebook, in modo esplicito, il proprio sdegno: «Purtroppo in Europa invece di celebrare il Poeta si arriva a censurarlo - ha scritto - Per i buonisti di oggi bisogna cancellare persino la storia della letteratura. Dante, per qualcuno, è razzista, islamofobo e poco inclusivo. Ma ci rendiamo conto?». Già, ci rendiamo conto?<br /><br /> <br />Titolo originale: Europa, campo per la jihad dell'islam<br />Fonte: Radio Roma Libera, 29 marzo 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 710]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44134243</guid><pubDate>Wed, 31 Mar 2021 19:19:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44134243/all_islam_piace_l_europa_e_vuole_conquistarla_a_tutti_i_costi.mp3" length="6900704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6526

ALL'ISLAM PIACE L'EUROPA E... VUOLE CONQUISTARLA A TUTTI I COSTI di Mauro Faverzani
Una cosa è certa. All'islam l'Europa piace. Al punto da farne spesso campo per la jihad....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6526" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6526</a><br /><br />ALL'ISLAM PIACE L'EUROPA E... VUOLE CONQUISTARLA A TUTTI I COSTI di Mauro Faverzani<br />Una cosa è certa. All'islam l'Europa piace. Al punto da farne spesso campo per la jihad. Presente e futura. Lo confermano le cronache dei giorni scorsi.<br />In Spagna l'intelligence della Polizia Nazionale, in collaborazione con l'Europol, è riuscita a smantellare una banda dedita al finanziamento del terrorismo camuffato da donazioni per i bambini orfani siriani: il denaro, in realtà, è stato raccolto presso la moschea Abu-Bakr di Madrid, seconda per importanza nella capitale, e poi in gran parte inviato all'ong al-Bashaer, legata all'organizzazione jihadista Yeish-al-islam ovvero «Esercito dell'islam», a sua volta collegata al Fronte al-Nusra, in Siria. I soldi finivano così in una scuola di addestramento per futuri mujaheddin gestita dalle milizie di al-Qaeda, dove effettivamente i minori c'erano, sì, ma per imparare ad usar le armi, con cui emulare e vendicare i loro padri caduti in combattimento.<br />Il giudice del Tribunale nazionale, Joaquín Gadea, ha pertanto spedito in galera, con le pesanti accuse d'appartenere ad un'organizzazione terroristica e d'averne finanziato l'attività, Mohamed Hatem Rohaibani, tesoriere dell'Ucide-Unione delle Comunità islamiche di Spagna, che, con le circa 800 realtà religiose aderenti, fa parte della Cie-Commissione Islamica di Spagna, entrambi organismi retti da Ayman Adlbi, già arrestato e poi rilasciato nell'ambito delle stesse indagini, in attesa d'esser chiamato a testimoniare assieme ad un altro individuo, di cui sono state diffuse al momento soltanto le iniziali, M.S.B.K.<br /><br />LE STRATEGIE ISLAMISTE<br />In effetti, molti sono i gruppi jihadisti, che, in un groviglio quasi inestricabile di sigle, proseguono le azioni terroristiche in Siria, beneficiando delle campagne di reclutamento e dei canali di finanziamento tessuti in Europa, ora nel mirino dei servizi d'intelligence di tutto il mondo. I più importanti sono tre, tutti sunniti: al primo posto si mantiene saldamente al-Qaeda, seguita dall'Isis e dalle milizie di Hayat Tahrir al-Sham, composte per lo più da siriani decisi a riconquistare una fetta del Paese, per imporvi la sharia.<br />In un'intervista pubblicata sul settimanale L'Express il ministro francese per la cittadinanza, Marlène Schiappa, ha sollevato il caso dei 2,5 milioni di finanziamento inviati dalla giunta municipale di Strasburgo all'associazione islamica Millî Görűs, evocando pericolose prossimità ideologiche tra il sindaco, Jeanne Barseghian, esponente della lista EELV-Europa Ecologia I Verdi, e l'islam politico. Il contributo, destinato alla costruzione di un grande centro religioso comprendente la moschea, è permesso dalla legge francese, che non applica il principio di «laïcité» in tre dipartimenti della regione del Grande Est, di cui Strasburgo è capoluogo. Ciò detto, va anche aggiunto che l'associazione Millî Görűs si trova attualmente nel mirino del ministero dell'Interno francese, per il fatto d'essersi rifiutata di firmare la Carta sul rispetto dei valori della Repubblica e del principio di laicità (con annessi appositi corsi di formazione), imposta a tutti i soggetti morali pubblici e privati, specialmente se beneficiari di fondi pubblici. E c'è un precedente: i soldi dati dal sindaco di Grenoble, Eric Piolle, pure dell'EELV¸ al CCIF-Collettivo contro l'islamofobia in Francia, sorto nel 2003 e disciolto l'anno scorso con apposito decreto del consiglio dei ministri, poiché ritenuto dal ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, «un'officina islamista operante contro la Repubblica».<br /><br />DANTE CENSURATO<br />Tutto ciò appartiene, del resto, a quella sorta di «cultura dell'annullamento» e di sottomissione ideologica all'islam, di cui è preda parte dell'Occidente e dell'Europa in particolare, come...]]></itunes:summary><itunes:duration>432</itunes:duration><itunes:keywords>dante,europa,islam,jihad,maometto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebd339938e83d4c53d61a86485db7e72.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il viaggio del Papa e la drammatica situazione dei cristiani perseguitati in Iraq</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-viaggio-del-papa-e-la-drammatica-situazione-dei-cristiani-perseguitati-in-iraq--43846571</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6509" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6509</a><br /><br />IL VIAGGIO DEL PAPA E LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ<br />Fino a trent'anni fa la popolazione di Bartella era al 100% cristiana, poi è passato l'Isis e poi gli shabak sciiti con la loro pulizia etnico-religiosa (VIDEO: la città cristiana invasa dai musulmani)<br />di Leone Grotti<br />«Siamo felici che arrivi il Papa perché qui aspettiamo un difensore, qualcuno che dica alle autorità politiche, religiose e militari: basta perseguitare i cristiani. Perché quello che stanno facendo qui ha un solo nome: pulizia etnico-religiosa». La città di Bartella dista appena 15 chilometri da Qaraqosh, ma sembra di entrare in un altro mondo. Gli stessi pali della luce che nella città principale della Piana di Ninive ospitano i cartelloni di benvenuto a papa Francesco, qui sono disseminati di bandiere nere e immagini del generale iraniano Qasem Soleimani, ucciso dagli americani a Baghdad il 3 gennaio dell’anno scorso. È un chiaro segnale di chi comanda ormai nella città storicamente cristiana: gli shabak, etnia di fede sciita.<br />Come Qaraqosh, anche Bartella ha subìto le angherie e le violenze dell’Isis, e anche qui solo il 30-50 per cento dei cristiani che vi abitavano prima del 2014 ha fatto ritorno. Gli shabak invece sono aumentati di numero e sono riusciti a prendere il controllo della città, sia dal punto di vista amministrativo che militare. La forza di polizia che controlla la città, infatti, è formata dalla 30esima Brigata delle Pmf (Forze di moblitazione popolare), che è formata da shabak e da membri dell’organizzazione Badr (sciiti filo-iraniani del Sud), che non perdono occasione per discriminare e angariare i cristiani.<br /><br />IL NOSTRO INCUBO PEGGIORE<br />Di fianco alla parrocchia di San Giorgio è di stanza il distaccamento di una milizia cristiana, a guardia della chiesa e della zona circostante. La loro presenza è fondamentale: nel 2018 un commando di shabak si è presentato davanti alla chiesa armato di kalashnikov, sparando in aria, poi ha fatto irruzione dentro i locali della parrocchia, terrorizzando i fedeli. Nessuno è stato ferito, lo scopo era lanciare un avvertimento: dovete andarvene.<br />Chiediamo ai soldati cristiani il permesso di girare la città, per fotografare come gli sciiti se ne sono impossessati, ma non ce lo permettono. La tensione è troppo alta e percorrere le strade con una telecamera è sconsigliato. Accettano solo di farci vedere il quartiere attorno alla chiesa, distrutto dalla guerra, ma solo sotto scorta di un soldato armato. L’impronta dell’Isis, come a Qaraqosh, è dovunque: palazzi sventrati, case diroccate, crateri grandi quanto campi da tennis, polvere e macerie dappertutto immerse in un silenzio surreale.<br />Padre Behnam Benoka è nato nel 1978 a Bartella e denuncia senza mezzi termini quello che sta avvenendo in città: «L’Isis è acqua passata. Qui il nostro incubo peggiore porta un altro nome: Shabak», ci confida accogliendoci in canonica. «Vogliono cacciarci dalla nostra città per islamizzarla. Stanno mettendo in atto un’operazione di pulizia etnico-religiosa. Ormai parlano apertamente di fondare uno Shabakistan. Le loro bandiere nere non hanno scritte, ma sono uguali a quelle dell’Isis. I cristiani hanno paura: si sentono estranei a casa loro».<br /><br />SADDAM, IL CALIFFATO, L’INVASIONE MUSULMANA<br />L’invasione degli shabak a Bartella è iniziata negli anni Ottanta sotto Saddam Hussein, che ha creato nelle città della Piana di Ninive dei quartieri per i militari, confiscando la terra ai cristiani e costruendovi sopra case e moschee, laddove prima c’erano solo chiese. Era una strategia ben studiata: «Indebolire i cristiani per arrivare a cacciarli in futuro». La differenza tra Bartella e Qaraqosh è che in quest’ultima città i cristiani hanno subito raccolto un’ingente quantità di denaro per convincere i musulmani a rivendere loro la terra. Così sono riusciti a preservare l’identità cristiana della città: Bartella non è stata altrettanto fortunata o lungimirante.<br />Fino al 2003, però, Saddam Hussein teneva a bada i musulmani stanziati nelle città cristiane. A partire dall’invasione americana, invece, la situazione è cambiata radicalmente. Gli shabak alzano al massimo il volume degli altoparlanti delle moschee, che vengono puntati verso le case dei cristiani e verso le chiese. La polizia molesta apertamente le donne e i bambini, per spaventarli nella speranza di convincerli ad andarsene.<br />Dopo il 2003 l’amministrazione di Bartella, che è sciita, ha spostato da Mosul oltre 5.000 famiglie shabak, anch’esse perseguitate dai jihadisti sunniti, e invece di farle trasferire nei villaggi storicamente appartenenti all’etnia, le ha fatte risiedere in città, dando loro terre da coltivare su cui i musulmani hanno costruito, in barba alla legge, quartieri residenziali. «Qui non succede come da voi in Europa. Magari dal Sud ci si sposta al Nord per studiare o lavorare, ed è normale. Qui invece i musulmani vengono spostati nella nostra città per invaderci e sbarazzarsi di noi», riassume padre Behnam. Il risultato è che se fino a 30 anni fa la città era al 100 per cento cristiana, dopo il 2003 è diventata al 60 per cento cristiana e al 40 shabak. Dopo l’invasione dell’Isis, invece, i cristiani sono diventati una minoranza.<br />Il cambiamento demografico è stato così imponente negli ultimi anni che se prima i cristiani riuscivano a eleggere 7 o 8 membri nel Consiglio distrettuale di Al Hamdaniya, che comprende molte città della Piana di Ninive, ora potrebbero non averne più neanche uno. A Bartella i cristiani erano più di 15 mila nel 2014: oggi forse raggiungono la metà. «Prima avevamo peso politico ed economico. Ora i musulmani ci rubano anche il lavoro e siamo diventati quasi dei mendicanti: ecco perché non possiamo ricostruire da noi stessi le case distrutte dall’Isis. L’ultimo elemento che rende gravissima la nostra situazione è l’emigrazione, non solo numerica, ma anche di qualità: a essere fuggiti all’estero sono i nostri medici, professori universitari, ingegneri».<br />Padre Behnam teme davvero che l’identità cristiana sarà presto cancellata. [...]<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto) dal titolo "Bartella, la città cristiana invasa dai musulmani" si può vedere l'attuale situazione nella città descritta nel precedente articolo.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=XNEIDusI1Q4" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=XNEIDusI1Q4</a><br /> <br />Titolo originale: I cristiani di Bartella: «Stanno islamizzando la nostra città. Il Papa ci aiuti»<br />Fonte: Tempi, 3 marzo 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 707]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43846571</guid><pubDate>Thu, 11 Mar 2021 19:59:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43846571/il_viaggio_del_papa_e_la_drammatica_situazione_dei_cristiani_perseguitati_in_iraq.mp3" length="7486901" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6509&#13;
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IL VIAGGIO DEL PAPA E LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ&#13;
Fino a trent'anni fa la popolazione di Bartella era al 100% cristiana, poi è passato l'Isis e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6509" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6509</a><br /><br />IL VIAGGIO DEL PAPA E LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ<br />Fino a trent'anni fa la popolazione di Bartella era al 100% cristiana, poi è passato l'Isis e poi gli shabak sciiti con la loro pulizia etnico-religiosa (VIDEO: la città cristiana invasa dai musulmani)<br />di Leone Grotti<br />«Siamo felici che arrivi il Papa perché qui aspettiamo un difensore, qualcuno che dica alle autorità politiche, religiose e militari: basta perseguitare i cristiani. Perché quello che stanno facendo qui ha un solo nome: pulizia etnico-religiosa». La città di Bartella dista appena 15 chilometri da Qaraqosh, ma sembra di entrare in un altro mondo. Gli stessi pali della luce che nella città principale della Piana di Ninive ospitano i cartelloni di benvenuto a papa Francesco, qui sono disseminati di bandiere nere e immagini del generale iraniano Qasem Soleimani, ucciso dagli americani a Baghdad il 3 gennaio dell’anno scorso. È un chiaro segnale di chi comanda ormai nella città storicamente cristiana: gli shabak, etnia di fede sciita.<br />Come Qaraqosh, anche Bartella ha subìto le angherie e le violenze dell’Isis, e anche qui solo il 30-50 per cento dei cristiani che vi abitavano prima del 2014 ha fatto ritorno. Gli shabak invece sono aumentati di numero e sono riusciti a prendere il controllo della città, sia dal punto di vista amministrativo che militare. La forza di polizia che controlla la città, infatti, è formata dalla 30esima Brigata delle Pmf (Forze di moblitazione popolare), che è formata da shabak e da membri dell’organizzazione Badr (sciiti filo-iraniani del Sud), che non perdono occasione per discriminare e angariare i cristiani.<br /><br />IL NOSTRO INCUBO PEGGIORE<br />Di fianco alla parrocchia di San Giorgio è di stanza il distaccamento di una milizia cristiana, a guardia della chiesa e della zona circostante. La loro presenza è fondamentale: nel 2018 un commando di shabak si è presentato davanti alla chiesa armato di kalashnikov, sparando in aria, poi ha fatto irruzione dentro i locali della parrocchia, terrorizzando i fedeli. Nessuno è stato ferito, lo scopo era lanciare un avvertimento: dovete andarvene.<br />Chiediamo ai soldati cristiani il permesso di girare la città, per fotografare come gli sciiti se ne sono impossessati, ma non ce lo permettono. La tensione è troppo alta e percorrere le strade con una telecamera è sconsigliato. Accettano solo di farci vedere il quartiere attorno alla chiesa, distrutto dalla guerra, ma solo sotto scorta di un soldato armato. L’impronta dell’Isis, come a Qaraqosh, è dovunque: palazzi sventrati, case diroccate, crateri grandi quanto campi da tennis, polvere e macerie dappertutto immerse in un silenzio surreale.<br />Padre Behnam Benoka è nato nel 1978 a Bartella e denuncia senza mezzi termini quello che sta avvenendo in città: «L’Isis è acqua passata. Qui il nostro incubo peggiore porta un altro nome: Shabak», ci confida accogliendoci in canonica. «Vogliono cacciarci dalla nostra città per islamizzarla. Stanno mettendo in atto un’operazione di pulizia etnico-religiosa. Ormai parlano apertamente di fondare uno Shabakistan. Le loro bandiere nere non hanno scritte, ma sono uguali a quelle dell’Isis. I cristiani hanno paura: si sentono estranei a casa loro».<br /><br />SADDAM, IL CALIFFATO, L’INVASIONE MUSULMANA<br />L’invasione degli shabak a Bartella è iniziata negli anni Ottanta sotto Saddam Hussein, che ha creato nelle città della Piana di Ninive dei quartieri per i militari, confiscando la terra ai cristiani e costruendovi sopra case e moschee, laddove prima c’erano solo chiese. Era una strategia ben studiata: «Indebolire i cristiani per arrivare a cacciarli in futuro». La differenza tra Bartella e Qaraqosh è che in quest’ultima città i cristiani hanno subito raccolto un’ingente quantità di denaro per...]]></itunes:summary><itunes:duration>468</itunes:duration><itunes:keywords>cristiani,dramma,iraq,papa,viaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0a802353b341dd7804540bd9891b6cd9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Liberata la bimba cattolica rapita, torturata e sposata a forza con un musulmano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/liberata-la-bimba-cattolica-rapita-torturata-e-sposata-a-forza-con-un-musulmano--43607144</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6494" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6494</a><br /><br />LIBERATA LA BIMBA CATTOLICA RAPITA, TORTURATA E SPOSATA A FORZA CON UN MUSULMANO<br />Racconto terrificante con lieto fine: il tribunale pakistano invalida il matrimonio e la conversione forzata della dodicenne e la restituisce al padre (la madre era morta)<br />di Caterina Giojelli<br />È a casa Farah: il giudice Rana Masood Akhtar del tribunale di Faisalabad l'ha restituita al suo papà e ai suoi cinque fratelli, al nonno e alla comunità cattolica che per otto mesi ha battagliato perché fosse liberata. Liberata dal suo aguzzino musulmano, liberata dalle funzionarie preposte a rafforzare in lei la conversione all'islam nella Dar-ul-Aman, liberata dalle umiliazioni di poliziotti e magistrati compiacenti con chi l'aveva rapita, convertita, sposata a forza e ridotta a schiava incatenata in un cortile. Farah Shaheen, orfana di mamma, aveva solo 12 anni il giorno in cui venne sequestrata e costretta a chiamare "marito" un pakistano musulmano di 45 anni.<br />Sorride Farah nelle foto diffuse il giorno del suo rilascio da Aid to the Church in Need, circondata da parenti e una folla di bambini come lei: non c'è traccia dello smarrimento che le abitava gli occhi a dicembre, quando la polizia aveva fatto irruzione nella casa di Khizar Hayat. Qualcuno aveva fatto girare le immagini delle sue caviglie sbendate, mostrando la pelle ridotta a cuoio indurito da piaghe, cicatrici e macchie di sangue raggrumato, segni delle pesanti catene che la piccola si era trascinata tra i liquami del cortile, pulendo lo sterco delle bestie di quell'uomo che la mattina del 25 giugno l'aveva sequestrata, convertita all'islam, stuprata, sposata a forza.<br /><br />LA TANA DELL'AGUZZINO<br />Per mesi il suo papà Asif Masih aveva provato a denunciare il rapimento invocando l'applicazione della legge pakistana che vieta rapporti con i minori, per mesi aveva chiesto indagini su Hayat, principale sospettato. La polizia aveva tergiversato fino al 5 dicembre, quando l'attenzione mediatica sollevata da recenti casi di rapimenti e conversioni forzate di altre ragazzine cattoliche che mettevano in discussione l'operato della giustizia compiacente con i rapitori, li aveva rassegnati a un controllo a sorpresa: la bambina, ritrovata ammanettata mani e piedi in una stanza della casa di Hayat, aveva raccontato terrorizzata la sua storia, quella di una schiavetta obbligata a pulire escrementi fin dall'alba. <br />«Sono una donna libera, l'ho sposato e ho abiurato volontariamente, riportatemi da lui»: perché allora Farah nell'udienza del 23 gennaio aveva supplicato terrorizzata i giudici di riportarla dal suo aguzzino? Che cosa era accaduto nelle settimane successive alla sua liberazione? La stessa cosa capitata alla piccola Arzoo, salvata a novembre da una sentenza ma non dal lavaggio del cervello dei radicali islamici e dalle minacce dei familiari dell'uomo che l'aveva rapita, sposata e violentata: come Arzoo, anche Farah non era stata restituita alla famiglia d'origine, era stata invece condotta alla Dar-ul-Aman, case di accoglienza accreditate dal governo. Lontana dal padre, le funzionarie le avevano messo in mano un rosario islamico, insegnato le preghiere del profeta, obbligandola a recitarle ogni giorno. <br />Era spuntata fuori una anche una perizia medica, denti e genitali, diceva il referto presentato alla Corte, corrispondono a quelli di una ragazza tra i 16 e i 17 anni. A nulla era valso il certificato di nascita, le proteste del padre, il suo corpo da bambina: il giorno dell'udienza, facendo cadere tutte le accuse verso il rapitore, il magistrato non chiese nemmeno a Farah perché suo marito la tenesse in catene.<br /><br />IL RITORNO A CASA<br />Poi, il 16 febbraio, la svolta: «Sia lodato Gesù Cristo, il nostro angioletto Farah è tornato a casa», ha proclamato ad Acn Uk il vescovo Iftikhar Indryas che ha affiancato la famiglia della ragazzina assicurandole assistenza legale nel tentativo disperato di cambiare esito alla sua vicenda giudiziaria. Il giudice Rana Masood Akhtar ha invalidato il matrimonio che non risulta registrato presso alcuna autorità locale. Di più, ha invalidato la perizia medica che attestava la maggiore età della bambina e stabilito che la sua permanenza presso la Dar-ul-Aman non potesse essere protratta a tempo indeterminato: la volontà del padre di accogliere Farah e l'impegno assunto insieme ai famigliari a «impedire a chiunque di arrecare danno alla sua vita e alla sua libertà» ha consentito al tribunale di lasciarla tornare a casa sotto la sua esclusiva responsabilità. Racconta monsignor Indryas che la piccola, sentite le parole del giudice è scoppiata in lacrime di gioia mentre dalle case di amici e parenti scrosciavano applausi e preghiere.<br />La storia di Farah è quella di duemila ragazzine cristiane e indù che lo scorso anno in Pakistan sono state rapite, sottomesse all'islam e ridotte in spose o schiave sessuali di orchi senza scrupoli. Alla piccola di Faisalabad, a Maira, Huma, alla minuscola Arzoo e a un popolo di povere famiglie, vescovi, politici cattolici e coraggiosi avvocati che battagliano per salvarle sfidando la mafia che alimenta matrimoni forzati e sequestri (imam, magistrati, poliziotti corrotti e uno Stato complice) Tempi ha dedicato un ampio servizio sul numero di febbraio. A guidarci nella "terra dei Puri" e tra le storie di ragazzine violentate e umiliate tutti i giorni della loro vita, Shahid Mobeen, fondatore dell'associazione Pakistani cristiani in Italia, amico e consulente di Shahbaz Bhatti, ministro cattolico che sacrificò la sua vita per difendere le minoranze religiose in Pakistan assassinato il 2 marzo 2011 a Islamabad. <br /><br />Nota di BastaBugie: per ricordare chi era Shahbaz Bhatti si possono leggere gli articoli pubblicati nel dossier "Cristiani in Pakistan".<br /> <br />Titolo originale: Faisalabad annulla le nozze della sposa-bambina. Farah torna a casa<br />Fonte: Tempi, 20 febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 705]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43607144</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2021 22:49:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43607144/liberata_la_bimba_cattolica_rapita_torturata_e_sposata_a_forza_con_un_musulmano.mp3" length="6337514" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6494&#13;
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LIBERATA LA BIMBA CATTOLICA RAPITA, TORTURATA E SPOSATA A FORZA CON UN MUSULMANO&#13;
Racconto terrificante con lieto fine: il tribunale pakistano invalida il matrimonio e la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6494" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6494</a><br /><br />LIBERATA LA BIMBA CATTOLICA RAPITA, TORTURATA E SPOSATA A FORZA CON UN MUSULMANO<br />Racconto terrificante con lieto fine: il tribunale pakistano invalida il matrimonio e la conversione forzata della dodicenne e la restituisce al padre (la madre era morta)<br />di Caterina Giojelli<br />È a casa Farah: il giudice Rana Masood Akhtar del tribunale di Faisalabad l'ha restituita al suo papà e ai suoi cinque fratelli, al nonno e alla comunità cattolica che per otto mesi ha battagliato perché fosse liberata. Liberata dal suo aguzzino musulmano, liberata dalle funzionarie preposte a rafforzare in lei la conversione all'islam nella Dar-ul-Aman, liberata dalle umiliazioni di poliziotti e magistrati compiacenti con chi l'aveva rapita, convertita, sposata a forza e ridotta a schiava incatenata in un cortile. Farah Shaheen, orfana di mamma, aveva solo 12 anni il giorno in cui venne sequestrata e costretta a chiamare "marito" un pakistano musulmano di 45 anni.<br />Sorride Farah nelle foto diffuse il giorno del suo rilascio da Aid to the Church in Need, circondata da parenti e una folla di bambini come lei: non c'è traccia dello smarrimento che le abitava gli occhi a dicembre, quando la polizia aveva fatto irruzione nella casa di Khizar Hayat. Qualcuno aveva fatto girare le immagini delle sue caviglie sbendate, mostrando la pelle ridotta a cuoio indurito da piaghe, cicatrici e macchie di sangue raggrumato, segni delle pesanti catene che la piccola si era trascinata tra i liquami del cortile, pulendo lo sterco delle bestie di quell'uomo che la mattina del 25 giugno l'aveva sequestrata, convertita all'islam, stuprata, sposata a forza.<br /><br />LA TANA DELL'AGUZZINO<br />Per mesi il suo papà Asif Masih aveva provato a denunciare il rapimento invocando l'applicazione della legge pakistana che vieta rapporti con i minori, per mesi aveva chiesto indagini su Hayat, principale sospettato. La polizia aveva tergiversato fino al 5 dicembre, quando l'attenzione mediatica sollevata da recenti casi di rapimenti e conversioni forzate di altre ragazzine cattoliche che mettevano in discussione l'operato della giustizia compiacente con i rapitori, li aveva rassegnati a un controllo a sorpresa: la bambina, ritrovata ammanettata mani e piedi in una stanza della casa di Hayat, aveva raccontato terrorizzata la sua storia, quella di una schiavetta obbligata a pulire escrementi fin dall'alba. <br />«Sono una donna libera, l'ho sposato e ho abiurato volontariamente, riportatemi da lui»: perché allora Farah nell'udienza del 23 gennaio aveva supplicato terrorizzata i giudici di riportarla dal suo aguzzino? Che cosa era accaduto nelle settimane successive alla sua liberazione? La stessa cosa capitata alla piccola Arzoo, salvata a novembre da una sentenza ma non dal lavaggio del cervello dei radicali islamici e dalle minacce dei familiari dell'uomo che l'aveva rapita, sposata e violentata: come Arzoo, anche Farah non era stata restituita alla famiglia d'origine, era stata invece condotta alla Dar-ul-Aman, case di accoglienza accreditate dal governo. Lontana dal padre, le funzionarie le avevano messo in mano un rosario islamico, insegnato le preghiere del profeta, obbligandola a recitarle ogni giorno. <br />Era spuntata fuori una anche una perizia medica, denti e genitali, diceva il referto presentato alla Corte, corrispondono a quelli di una ragazza tra i 16 e i 17 anni. A nulla era valso il certificato di nascita, le proteste del padre, il suo corpo da bambina: il giorno dell'udienza, facendo cadere tutte le accuse verso il rapitore, il magistrato non chiese nemmeno a Farah perché suo marito la tenesse in catene.<br /><br />IL RITORNO A CASA<br />Poi, il 16 febbraio, la svolta: «Sia lodato Gesù Cristo, il nostro angioletto Farah è tornato a casa», ha proclamato ad Acn Uk il vescovo Iftikhar Indryas che...]]></itunes:summary><itunes:duration>397</itunes:duration><itunes:keywords>bambina,cattolica,musulmano,rapita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5ac44a875ec8b31e74f5afa616822022.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Macron finge di combattere l'islam illudendosi di renderlo democratico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/macron-finge-di-combattere-l-islam-illudendosi-di-renderlo-democratico--43255537</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6451" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6451</a><br /><br />MACRON FINGE DI COMBATTERE L'ISLAM ILLUDENDOSI DI RENDERLO DEMOCRATICO<br />La carta dei principi dell'islam è un accordo che non ha nessun valore e serve solo a gettare fumo negli occhi all'opposizione e all'opinione pubblica<br />di Mauro Faverzani<br />O l'Eliseo, nonostante l'alto prezzo in vite umane pagato dalla Francia alla jihad, non ha ancora ben compreso quale sia il vero volto dell'islam oppure lo ha compreso, ma, pur di portare a casa l'illusione di un successo politico purchessia, è pronto ad accontentarsi di accordi-papocchio, aventi la stessa consistenza della carta velina, da gettare come fumo negli occhi dell'opposizione e dell'opinione pubblica.<br />Si presenta così l'accordo annunciato sabato scorso dal CFCM-Consiglio francese del culto musulmano circa l'elaborazione di una «carta dei principi» dell'islam; nella più benevola delle ipotesi si può parlare di un'intesa soltanto di massima: il documento, infatti, non è stato ancora convalidato da tutte le federazioni aderenti al CFCM, dopodiché dev'essere trasmesso ad Emmanuel Macron, per cui la versione definitiva del testo non è ancora stata resa pubblica.<br />Ma quel che è trapelato è già sufficiente, per dubitare che siano state poste davvero solide basi per una convivenza pacifica tra islam e Repubblica. Nonostante il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, nel corso di una riunione svoltasi a Beauvau con i leader delle tre principali correnti islamiche, abbia parlato di un «progresso molto significativo» e di un impegno contro «l'islam politico», è certo che il tavolo delle trattative solo un mese fa fosse quasi "saltato" a causa delle divergenze interne, e che il rettore della grande moschea di Parigi, Chems-Eddine Hafiz, alla fine di dicembre, avesse abbandonato clamorosamente le negoziazioni, sbattendo la porta.<br /><br />LA FRAGILITÀ DEL COMPROMESSO<br />A volere tale accordo a tutti i costi è stato fin dall'inizio Macron, per uno scopo principalmente politico, quello di rafforzare la sua offensiva dichiarata contro l'islam radicale e quello di avviare una ristrutturazione della presenza musulmana in Francia: per questo, a metà novembre, il presidente francese ha chiesto ai vertici del CFCM di mettere a punto un documento, in cui il Consiglio si impegnasse, nero su bianco, a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica», per giungere alla creazione del CNI, il Consiglio nazionale degli imam. Ancora agli inizi di gennaio, però, tutto era in alto mare, anzi i contrasti tra l'ala più radicale e quella più moderata rischiavano realisticamente di far capitolare miseramente l'ambizione di Macron, che a quel punto ha buttato i pugni sul tavolo ed ha intimato alle federazioni islamiche rimaste di «superare le divergenze, di ritrovarsi e di uscire» dall'impasse.<br />Alla fine si è raffazzonata un'intesa, convergendo su di una soluzione al ribasso. In un proprio comunicato, il CFCM ha annunciato di aver trovato la quadra ed ha presentato un accordo «sulla compatibilità della fede musulmana coi principi della Repubblica, sul rifiuto della strumentalizzazione dell'islam per fini politici, sulla non-ingerenza degli Stati [stranieri-NdR] nell'esercizio del culto musulmano in Francia e sul principio di uguaglianza Uomo-Donna». Già da qui si può intuire quanto lontani siano tali propositi dall'islam reale. Ma la fragilità del compromesso messo in piedi si evince più dalle frasi cancellate che da quelle scritte.<br />Il settimanale Charlie Hebdo, a suo tempo profondamente colpito dal terrorismo islamico, ha dichiarato di aver avuto la possibilità di leggere l'«ultima versione» del testo dell'accordo, almeno quella datata dicembre ed all'epoca «ancora in via di elaborazione».<br /><br />TAGLI PREOCCUPANTI<br />Ebbene, sarebbe stata eliminata la seguente frase: «Il fatto che una federazione [islamica-NdR] non revochi un imam contravvenente e/o che non proceda alla sua esclusione può legittimare l'esclusione della suddetta federazione». Tolto anche il passaggio, con capriole lessicali da saltimbanchi della diplomazia sintattica, con cui i firmatari si sarebbero dovuti impegnare «a rifiutarsi d'aderire a qualsiasi azione che promuova ciò ch'è conosciuto sotto l'appellativo di islam politico». Cancellato anche il riferimento, teso ad impegnare le sigle sottoscrittrici «a non usare l'islam per le necessità di un'agenda politica dettata da una potenza straniera, che neghi la pluralità consustanziale all'islam, rigetti la libertà di coscienza, la democrazia, l'eguaglianza donne-uomini o che promuova l'omofobia, la misoginia, il razzismo o l'antisemitismo. Noi rifiutiamo che i luoghi di culto servano a diffondere discorsi politici o che importino conflitti, in corso in altre parti del mondo». Sono cioè state tolte tutte quelle frasi, che avrebbero dato senso e sostanza all'intesa, d'altro canto, però, proprio per questo totalmente incompatibili con l'islam reale, cui è impossibile chiedere di sottoscrivere concetti quali democrazia, egualitarismo gender, libertà di coscienza e via elencando: pretenderlo vuol dire non aver mai letto il Corano.<br />È già certo sin d'ora che il rettore della grande moschea di Parigi non figurerà tra i firmatari. Una scelta quanto meno coerente rispetto ad un testo surreale ed, in questo senso, assolutamente non vincolante. Non è con una propaganda ipocrita e demagogica, fatta a colpi di intese fragili sin da principio, che la Francia e l'Europa possono sperare di sottrarsi ai pericoli, cui politiche immigrazionistiche totalmente ideologiche ci hanno esposti da anni ed ancora ci espongono.<br /> <br />Titolo originale: Macron ora pretende di avere un islam democratico<br />Fonte: Corrispondenza Romana, 20 gennaio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 702]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43255537</guid><pubDate>Tue, 02 Feb 2021 23:15:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43255537/macron_finge_di_combattere_l_islam_illudendosi_di_renderlo_democratico.mp3" length="5368684" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6451&#13;
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MACRON FINGE DI COMBATTERE L'ISLAM ILLUDENDOSI DI RENDERLO DEMOCRATICO&#13;
La carta dei principi dell'islam è un accordo che non ha nessun valore e serve solo a gettare fumo negli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6451" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6451</a><br /><br />MACRON FINGE DI COMBATTERE L'ISLAM ILLUDENDOSI DI RENDERLO DEMOCRATICO<br />La carta dei principi dell'islam è un accordo che non ha nessun valore e serve solo a gettare fumo negli occhi all'opposizione e all'opinione pubblica<br />di Mauro Faverzani<br />O l'Eliseo, nonostante l'alto prezzo in vite umane pagato dalla Francia alla jihad, non ha ancora ben compreso quale sia il vero volto dell'islam oppure lo ha compreso, ma, pur di portare a casa l'illusione di un successo politico purchessia, è pronto ad accontentarsi di accordi-papocchio, aventi la stessa consistenza della carta velina, da gettare come fumo negli occhi dell'opposizione e dell'opinione pubblica.<br />Si presenta così l'accordo annunciato sabato scorso dal CFCM-Consiglio francese del culto musulmano circa l'elaborazione di una «carta dei principi» dell'islam; nella più benevola delle ipotesi si può parlare di un'intesa soltanto di massima: il documento, infatti, non è stato ancora convalidato da tutte le federazioni aderenti al CFCM, dopodiché dev'essere trasmesso ad Emmanuel Macron, per cui la versione definitiva del testo non è ancora stata resa pubblica.<br />Ma quel che è trapelato è già sufficiente, per dubitare che siano state poste davvero solide basi per una convivenza pacifica tra islam e Repubblica. Nonostante il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, nel corso di una riunione svoltasi a Beauvau con i leader delle tre principali correnti islamiche, abbia parlato di un «progresso molto significativo» e di un impegno contro «l'islam politico», è certo che il tavolo delle trattative solo un mese fa fosse quasi "saltato" a causa delle divergenze interne, e che il rettore della grande moschea di Parigi, Chems-Eddine Hafiz, alla fine di dicembre, avesse abbandonato clamorosamente le negoziazioni, sbattendo la porta.<br /><br />LA FRAGILITÀ DEL COMPROMESSO<br />A volere tale accordo a tutti i costi è stato fin dall'inizio Macron, per uno scopo principalmente politico, quello di rafforzare la sua offensiva dichiarata contro l'islam radicale e quello di avviare una ristrutturazione della presenza musulmana in Francia: per questo, a metà novembre, il presidente francese ha chiesto ai vertici del CFCM di mettere a punto un documento, in cui il Consiglio si impegnasse, nero su bianco, a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica», per giungere alla creazione del CNI, il Consiglio nazionale degli imam. Ancora agli inizi di gennaio, però, tutto era in alto mare, anzi i contrasti tra l'ala più radicale e quella più moderata rischiavano realisticamente di far capitolare miseramente l'ambizione di Macron, che a quel punto ha buttato i pugni sul tavolo ed ha intimato alle federazioni islamiche rimaste di «superare le divergenze, di ritrovarsi e di uscire» dall'impasse.<br />Alla fine si è raffazzonata un'intesa, convergendo su di una soluzione al ribasso. In un proprio comunicato, il CFCM ha annunciato di aver trovato la quadra ed ha presentato un accordo «sulla compatibilità della fede musulmana coi principi della Repubblica, sul rifiuto della strumentalizzazione dell'islam per fini politici, sulla non-ingerenza degli Stati [stranieri-NdR] nell'esercizio del culto musulmano in Francia e sul principio di uguaglianza Uomo-Donna». Già da qui si può intuire quanto lontani siano tali propositi dall'islam reale. Ma la fragilità del compromesso messo in piedi si evince più dalle frasi cancellate che da quelle scritte.<br />Il settimanale Charlie Hebdo, a suo tempo profondamente colpito dal terrorismo islamico, ha dichiarato di aver avuto la possibilità di leggere l'«ultima versione» del testo dell'accordo, almeno quella datata dicembre ed all'epoca «ancora in via di elaborazione».<br /><br />TAGLI PREOCCUPANTI<br />Ebbene, sarebbe stata eliminata la seguente frase: «Il fatto che una federazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>336</itunes:duration><itunes:keywords>combattere,democratico,islam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/74c7bc7ec71f96269a839aa515ea4a2c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'Islam ormai controlla le scuole francesi e i programmi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-islam-ormai-controlla-le-scuole-francesi-e-i-programmi--43021602</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6442" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6442</a><br /><br />L'ISLAM ORMAI CONTROLLA LE SCUOLE FRANCESI E I PROGRAMMI<br />In tutta la Francia è diffuso il separatismo religioso (il 60% degli docenti si è trovato di fronte ad allievi che sfidano con arroganza l'insegnante quando questo contraddice il Corano)<br />di Lorenza Formicola<br />Per una strana coincidenza, la scuola di Battières, a Lione, che ha scioperato due giorni, è dove Samuel Paty, il professore assassinato il 16 ottobre 2020 a Conflans-Sainte-Honorine (Yvelines), ha iniziato la sua carriera poco prima del 2000. Scuola elementare che traccia un legame simbolico tra il terrorismo islamico, la libertà di espressione occidentale e il separatismo scolastico in Francia. Perché là un professore si è appena dimesso, ha lasciato l'insegnamento e si sta trasferendo in un'altra città in seguito alle minacce, protratte per mesi, di alcuni genitori islamici dopo una lezione sulla laicità e il libero pensiero.  <br />Una settimana dopo il tributo a Samuel Paty, un insegnante di storia e geografia teneva una lezione sulla libertà di espressione, come da programma scolastico, a una classe di quinta elementare. Ad un certo punto spiega perché Emmanuel Macron non è "islamofobo", lo fa dopo le osservazioni di uno studente che accusa il governo francese di odio nei confronti dell'islam. Nella discussione s'intromettono due gemelli stranieri e che parlano male il francese, eppure riescono a cogliere bene di cosa si sta trattando. Tempo il giorno dopo e l'insegnante riceve la visita del padre dei bambini. Poi anche di altri genitori. Subisce minacce ed intimidazioni. Gli spiegano il confine tra quello che può dire e quello che ha detto. Il docente sporge denuncia, ma non riceve poi tutta questa solidarietà. Il 4 gennaio alcuni colleghi scioperano in sua difesa - chiedendo anche l'intervento delle istituzioni -, eppure il professore oggi è stato trasferito. In parte ha vinto anche la paura visto che nella borsa di uno degli studenti (un bambino di quinta elementare!) prima delle vacanze di Natale è stato trovato un coltello.<br /><br />I PROFESSORI MINACCIATI SONO AUMENTATI<br />Paty doveva diventare il volto della Repubblica, ma a tre mesi da uno degli episodi più gravi di inciviltà e terrorismo degli ultimi tempi, i professori minacciati sono addirittura aumentati, forse perché gli odiatori sono stati galvanizzati da quel gesto esemplare. Recentemente il ministro Blanquer ha annunciato che la nota professoressa Fatiha Boudjahlat dopo aver rimproverato cinque studenti per non aver rispettato il minuto di silenzio per Samuel Paty è finita sotto scorta. I sindacati di sinistra, confessa Boudjahlat, hanno chiesto che ad essere punita fossi io.<br />"Sono passati diversi anni da quando ho parlato con i miei studenti della prima media del Corano, anche se è nel programma". Jeanne, è un'insegnante di francese in una scuola a Yvelines. A Le Figaro ha spiegato: "Lavoro in una zona dove gli studenti hanno un'educazione religiosa ben precisa. L'imam del loro quartiere è molto virulento. E non fanno che ripetere che il Corano ha sempre ragione, e la sua legge prevale sul diritto penale e i testi scientifici. Ho sempre sentito di essere su un terreno scivoloso, fino a quando ho smesso di parlarne. Inoltre sono una donna bionda, mi hanno fatto capire che rappresentavo un po' la figura del diavolo".  <br />Iannis Roder, professore associato di storia dal 1999 in un liceo a Seine-Saint-Denis e responsabile dell'Osservatorio sull'istruzione della Fondation Jean Jaurès, ha appena condotto un sondaggio (IFOP / Fondazione Jean Jaurès) sul separatismo scolastico in Francia.  <br />Ciò che l'indagine ha inteso per "separatismo religioso" è qualsiasi atto o manifestazione che si traduca in un rifiuto di attività, una richiesta specifica, una sfida all'educazione in nome delle convinzioni religiose. Il rapporto contiene discussioni circa i programmi e persino le discipline. Sono elencate per esempio le infinite controversie sull'educazione fisica avanzate da ragazzine cui l'islam impone un certo tipo di comportamenti e abbigliamento negli spogliatoi e nello sport. E poi le mense halal, le gite scolastiche e il velo.<br />I dati appena pubblicati raccontano di oltre il 59% degli insegnanti che dichiara di aver già incontrato una forma di separatismo religioso nel proprio istituto attuale. Ed è il 24% dei docenti a fare esperienza "regolarmente" o "di tanto in tanto" di sfide sfacciate al proprio insegnamento. Il dato è aumentato di 9 punti rispetto al 2018. Il rapporto rivela che i casi coinvolgono tutta la Francia, e non più solo periferie e banlieu. Diventa pertanto più importante l'autocensura degli insegnanti.<br /><br />L'ISLAM ORMAI CONTROLLA LE SCUOLE FRANCESI E I PROGRAMMI<br />Molti per evitare una possibile destabilizzazione della classe e le manifestazioni di protesta di vario genere, preferiscono tacere ed evitare di affrontare determinati argomenti. È paura? Secondo chi ha redatto il rapporto, sì. Più spesso perché si sentono abbastanza soli nell'eventuale battaglia. È sorprendente notare che il 16% degli insegnanti afferma di non denunciare gli incidenti di cui sono stati testimoni. D'altronde solo il 56% dichiara alla propria dirigenza le forme di separatismo, e quindi di rifiuto della Francia e delle sue leggi, cioè poco più di 1 su 2.<br />Il 49% degli insegnanti solo delle scuole secondarie afferma di essersi già auto-censurato durante le lezioni. Osservazione sconvolgente per gli analisti francesi se si considera che l'ultimo studio IFOP per la Fondazione Jean-Jaurès è stato realizzato in occasione del sesto anniversario dell'attentato a Charlie Hebdo. Un dato da evidenziare con l'assassinio di Samuel Paty perpetrato lo scorso ottobre e che è aumentato di 12 punti in meno di tre anni. L'islam ormai controlla le scuole francesi e i programmi. <br />Aurélien, che insegna storia in un liceo nei distretti occidentali di Nîmes, ormai è terrorizzata quando le tocca parlare di Medio Oriente. "Faccio attenzione a ogni frase, a ogni parola. Qui, a seconda di come trasformi la frase, l'intera classe può affrontarti ed anche i genitori. Quando si parla di islam, l'atmosfera si fa subito tesa. Alcuni studenti delle superiori ci respingono e insultano. Ci dicono che non capiamo niente, che non li rispettiamo, che siamo ignoranti. Philippe Watrelot, professore di scienze economiche e sociali a Parigi, ha ricordato quanto successo ad un suo collega qualche settimana fa. "Voleva rievocare l'affare Mila - la ragazzina minacciata di morte dopo aver criticato l'Islam. All'improvviso, i suoi studenti sono diventati violenti. Si sono alzati in piedi per spiegare al professore che Mila meritava il suo destino e che non andava difesa".<br /> <br />Titolo originale: Nelle scuole francesi regna il separatismo islamico<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-01-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 700]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43021602</guid><pubDate>Wed, 20 Jan 2021 05:50:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43021602/l_islam_ormai_controlla_le_scuole_francesi_e_i_programmi.mp3" length="8265559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6442&#13;
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L'ISLAM ORMAI CONTROLLA LE SCUOLE FRANCESI E I PROGRAMMI&#13;
In tutta la Francia è diffuso il separatismo religioso (il 60% degli docenti si è trovato di fronte ad allievi che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6442" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6442</a><br /><br />L'ISLAM ORMAI CONTROLLA LE SCUOLE FRANCESI E I PROGRAMMI<br />In tutta la Francia è diffuso il separatismo religioso (il 60% degli docenti si è trovato di fronte ad allievi che sfidano con arroganza l'insegnante quando questo contraddice il Corano)<br />di Lorenza Formicola<br />Per una strana coincidenza, la scuola di Battières, a Lione, che ha scioperato due giorni, è dove Samuel Paty, il professore assassinato il 16 ottobre 2020 a Conflans-Sainte-Honorine (Yvelines), ha iniziato la sua carriera poco prima del 2000. Scuola elementare che traccia un legame simbolico tra il terrorismo islamico, la libertà di espressione occidentale e il separatismo scolastico in Francia. Perché là un professore si è appena dimesso, ha lasciato l'insegnamento e si sta trasferendo in un'altra città in seguito alle minacce, protratte per mesi, di alcuni genitori islamici dopo una lezione sulla laicità e il libero pensiero.  <br />Una settimana dopo il tributo a Samuel Paty, un insegnante di storia e geografia teneva una lezione sulla libertà di espressione, come da programma scolastico, a una classe di quinta elementare. Ad un certo punto spiega perché Emmanuel Macron non è "islamofobo", lo fa dopo le osservazioni di uno studente che accusa il governo francese di odio nei confronti dell'islam. Nella discussione s'intromettono due gemelli stranieri e che parlano male il francese, eppure riescono a cogliere bene di cosa si sta trattando. Tempo il giorno dopo e l'insegnante riceve la visita del padre dei bambini. Poi anche di altri genitori. Subisce minacce ed intimidazioni. Gli spiegano il confine tra quello che può dire e quello che ha detto. Il docente sporge denuncia, ma non riceve poi tutta questa solidarietà. Il 4 gennaio alcuni colleghi scioperano in sua difesa - chiedendo anche l'intervento delle istituzioni -, eppure il professore oggi è stato trasferito. In parte ha vinto anche la paura visto che nella borsa di uno degli studenti (un bambino di quinta elementare!) prima delle vacanze di Natale è stato trovato un coltello.<br /><br />I PROFESSORI MINACCIATI SONO AUMENTATI<br />Paty doveva diventare il volto della Repubblica, ma a tre mesi da uno degli episodi più gravi di inciviltà e terrorismo degli ultimi tempi, i professori minacciati sono addirittura aumentati, forse perché gli odiatori sono stati galvanizzati da quel gesto esemplare. Recentemente il ministro Blanquer ha annunciato che la nota professoressa Fatiha Boudjahlat dopo aver rimproverato cinque studenti per non aver rispettato il minuto di silenzio per Samuel Paty è finita sotto scorta. I sindacati di sinistra, confessa Boudjahlat, hanno chiesto che ad essere punita fossi io.<br />"Sono passati diversi anni da quando ho parlato con i miei studenti della prima media del Corano, anche se è nel programma". Jeanne, è un'insegnante di francese in una scuola a Yvelines. A Le Figaro ha spiegato: "Lavoro in una zona dove gli studenti hanno un'educazione religiosa ben precisa. L'imam del loro quartiere è molto virulento. E non fanno che ripetere che il Corano ha sempre ragione, e la sua legge prevale sul diritto penale e i testi scientifici. Ho sempre sentito di essere su un terreno scivoloso, fino a quando ho smesso di parlarne. Inoltre sono una donna bionda, mi hanno fatto capire che rappresentavo un po' la figura del diavolo".  <br />Iannis Roder, professore associato di storia dal 1999 in un liceo a Seine-Saint-Denis e responsabile dell'Osservatorio sull'istruzione della Fondation Jean Jaurès, ha appena condotto un sondaggio (IFOP / Fondazione Jean Jaurès) sul separatismo scolastico in Francia.  <br />Ciò che l'indagine ha inteso per "separatismo religioso" è qualsiasi atto o manifestazione che si traduca in un rifiuto di attività, una richiesta specifica, una sfida all'educazione in nome delle convinzioni religiose. 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Il famoso studio del 2014 del Movimento per la solidarietà e la pace è ancora valido secondo la commissione americana sulla libertà religiosa internazionale.<br />Quest'anno hanno avuto particolare risalto mediatico i casi di Maira Shahbaz - 14enne cattolica rapita da un musulmano a Madina Town, vicino a Faisalabad, violentata, costretta ad abiurare con l'inganno, scappata e ora nascosta in un luogo segreto insieme alla famiglia mentre prosegue il processo -, Huma Younus - cristiana rapita il 10 ottobre a 14 anni a Karachi da tre uomini, sposata a forza a uno di loro e convertita all'islam - e Arzoo Raja - cristiana di 13 anni rapito il 13 ottobre a Karachi.<br />Meno conosciuto è il caso di Sadaf Masih, cristiana protestante di 13 anni rapita in un villaggio remoto della provincia del Punjab e costretta a sposare un uomo che da allora l'ha indotta ad abortire tre volte, segregandola in casa e usandola come schiava nei campi: a nulla è servito ai suoi genitori rivolgersi all'autorità giudiziaria per ottenere il suo rilascio.<br />Poco conosciuto anche il caso di Neha, raccontato dall'Associated Press: la giovane 14enne con la complicità della propria famiglia di provenienza è stata rapita e costretta a sposare un musulmano di 45 anni, che l'ha obbligata ad abbracciare l'islam e a cambiare nome in Fatima. Scappata, ma rinnegata dalla famiglia, è stata accolta da una chiesa di Karachi. Ma per ogni caso che viene raccontato dalla stampa, ce ne sono altri cento che restano nascosti.<br />Le conversioni forzate sono vietate in Pakistan. La legge proibisce anche di sposare ragazzine sotto i 16 anni, classificando come stupro ogni rapporto al di sotto di questa età. Ma la legge islamica permette di prendere in moglie bambine anche molto piccole dal momento che la sharia richiede per le nozze soltanto il raggiungimento della «maturità sessuale», normalmente intesa con il sopraggiungere della «pubertà».<br />Secondo quanto spiegato all'Ap dall'attivista Jibran Nasir, il business dei matrimoni con giovani sequestrate appartenenti ad altre religioni è una vera e propria «mafia» che coinvolge tutti: «Le giovani spesso sono rapite da conoscenti o parenti conniventi oppure da uomini alla ricerca di mogli. Spesso vengono accettate da ricchi possidenti come pagamento da parte di famiglie indebitate, mentre la polizia guarda dall'altra parte. Una volta convertite, le ragazzine vengono rapidamente sposate, spesso a uomini più anziani o ai loro rapitori. Le conversioni forzate prosperano in modo incontrollato grazie a una rete che frutta molto composta da chierici islamici che celebrano i matrimoni, magistrati che legalizzano le unioni, poliziotti locali corrotti che aiutano i colpevoli rifiutandosi di investigare e sabotando le indagini».<br />A rimetterci sono le minoranze religiose, ovviamente, ma anche il Pakistan stesso, perché dà di sé all'esterno l'immagine di un paese corrotto dove a farla da padrone sono ricchi possidenti musulmani e imam estremisti, e non la legge della Repubblica<br /> <br />Titolo originale: Pakistan: la mafia che rapisce e converte all'islam 1.000 cristiane all'anno<br />Fonte: Tempi, 29 dicembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 698]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42765796</guid><pubDate>Sun, 03 Jan 2021 01:59:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42765796/mille_ragazze_ogni_anno_rapite_e_convertite_all_islam_con_la_forza.mp3" length="4487208" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6425&#13;
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MILLE RAGAZZE OGNI ANNO RAPITE E CONVERTITE ALL'ISLAM CON LA FORZA&#13;
In Pakistan se così tante giovani sotto i 16 anni vengono sequestrate è grazie alla complicità di imam,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6425" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6425</a><br /><br />MILLE RAGAZZE OGNI ANNO RAPITE E CONVERTITE ALL'ISLAM CON LA FORZA<br />In Pakistan se così tante giovani sotto i 16 anni vengono sequestrate è grazie alla complicità di imam, magistrati, poliziotti corrotti e uno Stato debole<br />di Leone Grotti<br />Almeno 1.000 ragazze appartenenti a minoranze religiose, circa 700 cristiane e 300 indù, vengono rapite ogni anno in Pakistan, sposate sotto minaccia e convertite a forza all'islam. Il famoso studio del 2014 del Movimento per la solidarietà e la pace è ancora valido secondo la commissione americana sulla libertà religiosa internazionale.<br />Quest'anno hanno avuto particolare risalto mediatico i casi di Maira Shahbaz - 14enne cattolica rapita da un musulmano a Madina Town, vicino a Faisalabad, violentata, costretta ad abiurare con l'inganno, scappata e ora nascosta in un luogo segreto insieme alla famiglia mentre prosegue il processo -, Huma Younus - cristiana rapita il 10 ottobre a 14 anni a Karachi da tre uomini, sposata a forza a uno di loro e convertita all'islam - e Arzoo Raja - cristiana di 13 anni rapito il 13 ottobre a Karachi.<br />Meno conosciuto è il caso di Sadaf Masih, cristiana protestante di 13 anni rapita in un villaggio remoto della provincia del Punjab e costretta a sposare un uomo che da allora l'ha indotta ad abortire tre volte, segregandola in casa e usandola come schiava nei campi: a nulla è servito ai suoi genitori rivolgersi all'autorità giudiziaria per ottenere il suo rilascio.<br />Poco conosciuto anche il caso di Neha, raccontato dall'Associated Press: la giovane 14enne con la complicità della propria famiglia di provenienza è stata rapita e costretta a sposare un musulmano di 45 anni, che l'ha obbligata ad abbracciare l'islam e a cambiare nome in Fatima. Scappata, ma rinnegata dalla famiglia, è stata accolta da una chiesa di Karachi. Ma per ogni caso che viene raccontato dalla stampa, ce ne sono altri cento che restano nascosti.<br />Le conversioni forzate sono vietate in Pakistan. La legge proibisce anche di sposare ragazzine sotto i 16 anni, classificando come stupro ogni rapporto al di sotto di questa età. Ma la legge islamica permette di prendere in moglie bambine anche molto piccole dal momento che la sharia richiede per le nozze soltanto il raggiungimento della «maturità sessuale», normalmente intesa con il sopraggiungere della «pubertà».<br />Secondo quanto spiegato all'Ap dall'attivista Jibran Nasir, il business dei matrimoni con giovani sequestrate appartenenti ad altre religioni è una vera e propria «mafia» che coinvolge tutti: «Le giovani spesso sono rapite da conoscenti o parenti conniventi oppure da uomini alla ricerca di mogli. Spesso vengono accettate da ricchi possidenti come pagamento da parte di famiglie indebitate, mentre la polizia guarda dall'altra parte. Una volta convertite, le ragazzine vengono rapidamente sposate, spesso a uomini più anziani o ai loro rapitori. Le conversioni forzate prosperano in modo incontrollato grazie a una rete che frutta molto composta da chierici islamici che celebrano i matrimoni, magistrati che legalizzano le unioni, poliziotti locali corrotti che aiutano i colpevoli rifiutandosi di investigare e sabotando le indagini».<br />A rimetterci sono le minoranze religiose, ovviamente, ma anche il Pakistan stesso, perché dà di sé all'esterno l'immagine di un paese corrotto dove a farla da padrone sono ricchi possidenti musulmani e imam estremisti, e non la legge della Repubblica<br /> <br />Titolo originale: Pakistan: la mafia che rapisce e converte all'islam 1.000 cristiane all'anno<br />Fonte: Tempi, 29 dicembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 698]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:keywords>convertite,ragazze,rapite</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b228a1866432702be0a065200b781e02.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le primavere arabe furono (e sono) un incubo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-primavere-arabe-furono-e-sono-un-incubo--42710174</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6420" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6420</a><br /><br />LE PRIMAVERE ARABE FURONO (E SONO) UN INCUBO<br />Dopo 10 anni è evidente: oggi rimangono soprattutto le macerie (centinaia di migliaia di morti, guerre civili, terrorismo islamico, paesi divisi, caos e disperazione)<br />di Leone Grotti<br />Il 17 dicembre di dieci anni fa il rivenditore ambulante di frutta Mohamed Bouazizi si diede fuoco nella città tunisina di Sidi Bouzid per inscenare un'ultima estrema protesta contro i continui soprusi subiti per mano della polizia del regime di Zine el Abidine Ben Ali. Il suo gesto scatenò un movimento inaspettato di rivolta contro la dittatura che deflagrò l'anno successivo in tutto il mondo arabo. Iniziò così il movimento conosciuto come Primavera araba, che convogliò l'entusiasmo e il desiderio di cambiamento di migliaia di giovani nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Grazie anche al sostegno interessato dell'Occidente, in particolare degli Stati Uniti del premio Nobel per la pace Barack Obama, le piazze di Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen e Bahrein furono invase da manifestazioni variopinte, attraversate da richieste legittime e prese di posizioni coraggiose. Ma il sogno di quei giovani, per motivi che variano da paese a paese, si trasformò rapidamente in incubo e a dieci anni di distanza di quell'esperienza rimangono soprattutto le macerie: centinaia di migliaia di morti, guerre civili e per procura, terrorismo islamico, paesi divisi, dissolti o distrutti, caos e disperazione che hanno fatto la fortuna di alcuni (come Erdogan) e portato alla luce la debolezza e la divisione di altri (come l'Unione Europea).<br /><br />IN TUNISIA VINCE LA DISILLUSIONE<br />La Tunisia, dove tutto ebbe inizio, è l'unico paese che può vantare in mezzo a mille problemi rimasti irrisolti qualche successo. I tunisini possono ora eleggere i propri rappresentanti, hanno la libertà di criticare lo Stato, la Costituzione è stata riscritta e migliorata ma nessuno ha voglia di festeggiare. Disoccupazione e disuguaglianze, terrorismo e instabilità, continuano ad affliggere il paese: il Parlamento è frammentato e incapace di dare vita a un governo stabile, un numero incredibilmente elevato di giovani non desidera altro che salire su un'imbarcazione di fortuna per tentare l'ingresso illegale in Europa, mentre il jihad continua a rappresentare l'unica valida alternativa per migliaia di persone. Ne sa qualcosa la Francia, dove il 29 ottobre il 21enne tunisino Brahim Aoussaoui, sbarcato clandestinamente a Lampedusa il 20 settembre, ha ucciso tre fedeli nella basilica di Notre-Dame a Nizza al grido di «Allahu Akbar». «Qualcosa è andato storto negli ultimi dieci anni», dichiara sconsolato alla Reuters un giovane disoccupato di Sidi Bouzid, che non sa che farsene del suo diritto di voto. «Il governo non fornisce alcun aiuto e quest'anno la rabbia è molto più grande che in passato».<br /><br />IN EGITTO L'ESERCITO MANTIENE IL CONTROLLO<br />Difficilmente a gennaio Piazza Tahrir, al Cairo, si riempirà di nuovo come nel gennaio 2011. La rivoluzione portò alla deposizione di Hosni Mubarak, è vero, ma il tentativo dei Fratelli Musulmani di conquistare il potere assoluto e la conseguente deposizione manu militari del presidente della Fratellanza Mohamed Morsi da parte dell'allora generale e oggi presidente Abdel Fattah al Sisi hanno dato a troppi egiziani l'impressione che, in fondo, non sia cambiato nulla. A comandare in Egitto è ancora l'esercito (il caso Regeni è solo un piccolo esempio di quanto esso possa commettere abusi nella totale impunità), dissentire con le politiche governative è impossibile e le più ampie libertà sognate dalla piazza sono rimaste tali: un sogno. <br />I cristiani copti tendono a vedere l'altro lato della medaglia: senza l'intervento dell'esercito oggi l'Egitto sarebbe probabilmente un califfato islamico. I Fratelli musulmani sono stati dichiarati un'organizzazione terroristica, lo Stato ha pagato la ricostruzione delle oltre 60 chiese bruciate dalla Fratellanza nel 2013 e ha finalmente autorizzato la costruzione di nuovi edifici di culto anche per i cristiani. Nonostante questo, i copti difficilmente possono sentirsi al sicuro a casa loro e l'assassinio pochi giorni fa di un cristiano in pieno giorno da parte di due estremisti islamici ad Alessandria ne è la prova più tangibile.<br /><br />LA LIBIA DISTRUTTA E "CONQUISTATA" DA ERDOGAN <br />La Libia è uno dei paesi che ha pagato più a caro prezzo una concezione idolatrica e storicamente disincarnata della libertà. Il dittatore Muammar Gheddafi è stato eliminato il 20 ottobre 2011 grazie all'intervento della Nato che, spinta da una Francia spregiudicata e desiderosa di scippare all'Italia la sua posizione privilegiata nell'ex colonia ricca di petrolio, insieme al regime ha abbattuto anche il paese nordafricano. Oggi non esiste più un vero Stato unitario chiamato Libia, ma solo un insieme di territori divorati da una guerra civile sanguinosa della quale hanno saputo approfittare attori luciferini e senza scrupoli. L'Isis è stato per fortuna debellato, anche se il sangue dei 21 martiri copti non verrà facilmente lavato dalle coste di Sirte. Ma il paese dove l'unità sembra ancora irraggiungibile, e dove il peso politico dell'Italia è sempre più evanescente, è ora sotto la sulfurea influenza del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, desideroso di affermare la sua potenza nel Mediterraneo e pericolosamente a guardia dei flussi migratori in grado di destabilizzare politicamente l'Europa intera.<br /><br />IN YEMEN LA CRISI UMANITARIA PIÙ GRAVE DEL MONDO<br />Di ciò che una volta veniva chiamato Yemen restano soltanto le macerie ormai. Il vuoto lasciato dalla cacciata del dittatore Saleh è stato riempito da una guerra civile sponsorizzata dagli eterni contendenti del mondo arabo: Arabia Saudita da una parte e Iran dall'altra. L'Occidente ha presto dimenticato il paese della Penisola araba, dove il potere è attualmente diviso tra ribelli sciiti houthi, il governo sunnita appoggiato dai sauditi, il Consiglio meridionale di transizione, lo Stato islamico e Al Qaeda. La guerra che va avanti ormai da sei interminabili anni ha già fatto più di 100 mila morti, molti dei quali civili, caduti spesso sotto le bombe saudite che l'Onu non ha mai avuto il coraggio di condannare, nel paese è in corso la più grave crisi umanitaria del mondo e 13 milioni di persone rischiano attualmente di morire di fame.<br /><br />LA FOLLE MATTANZA SIRIANA<br />Il 15 marzo la guerra siriana compirà dieci anni. Le cifre non possono bastare a dare l'idea della devastazione subita dalla popolazione per mano di una coalizione internazionale di paesi che ha appoggiato con soldi e armi un gruppo di "ribelli" che si sono presto rivelati jihadisti, amanti (poco) della libertà e (molto) del terrore. Il dittatore Bashar al Assad, grazie all'intervento di Russia e Iran, è rimasto in sella ma nel paese mediorientale sono morte tra le 400 mila e le 600 mila persone, circa il 2 per cento della popolazione. Come se non bastasse, gli sfollati interni sono almeno 6,5 milioni, oltre ai tre milioni scappati all'estero.<br />La guerra siriana, fomentata dall'Occidente, ha fatto la fortuna di gruppi jihadisti come Al Qaeda e lo Stato islamico, che ha ricambiato l'Europa con una serie interminabile di attentati terroristici, arrivando a instaurare un vastissimo Califfato in Iraq e Siria, poi crollato nel giro di due anni. Attualmente rimane una sola provincia, quella di Idlib, in mano agli islamisti sostenuti politicamente dalla Turchia ma la popolazione siriana è stremata e la sua condizione è ulteriormente aggravata dalle sanzioni occidentali.<br /><br />IL DISASTRO DI OBAMA<br />Le Primavere arabe non sarebbero state possibili senza la politica ondivaga e irrazionale di Barack Obama. Il presidente americano, infatti, insignito nel 2009 con il premio Nobel per la pace preventivo (mai nomina si rivelò più sbagliata), prima scaricò davanti alle proteste di Piazza Tahrir Mubarak, alleato decennale degli Usa, poi salutò con entusiasmo l'elezione a presidente di Morsi, infine non denunciò il colpo di Stato di Al Sisi, lasciando dichiarare al suo segretario di Stato, John Kerry: «La rivoluzione è stata rubata dai Fratelli musulmani».<br />Allo stesso tempo diede il via libera per il bombardamento della Libia, salvo poi abbandonarla al suo destino (la guerra civile), e fece di tutto per appoggiare le milizie islamiche siriane e abbattere Assad, senza (fortunatamente) percorrere l'ultimo miglio e invadere il paese. Infine, non ha alzato ciglio davanti alla repressione delle proteste in Bahrain, appoggiando militarmente l'Arabia Saudita per reprimere quelle in Yemen. Infine, ha trovato un accordo con l'Iran per il congelamento delle attività nucleari.<br />Ricapitolando: ha appoggiato i Fratelli musulmani in Egitto e Libia contro i rispettivi governi, poi ha sostenuto l'esercito contro i Fratelli musulmani in Egitto; ha fiancheggiato i sunniti contro gli sciiti in Bahrein e Yemen e poi ha trovato un accordo con l'Iran sciita per danneggiare l'Arabia Saudita sunnita. In Siria ha finanziato i ribelli siriani, facilitando la diffusione dell'Isis, per poi combatterlo, anche se in modo non risolutivo.<br /><br />LA POLITICA DELL'INSTABILITÀ<br />Al di là degli errori strategici di Obama, il politologo francese Henri Hude ha commentato così la politica di quegli anni: <br />«Gli Stati Uniti conducono una politica egemonica camuffata da politica liberale universalista. Il gioco sul "grande scacchiere" consiste nel mantenere il loro potere evitando l'emergere di un rivale globale. A questo scopo, l'islamismo è l'alleato a rovescio tanto indispensabile agli Stati Uniti quanto lo erano i turchi per il re di Francia contro l'imperatore d'Asburgo. Questo principio permette di comprendere come gli Stati Uniti mantengano una relazione ambigua con gli islamisti, che ostentano odio per il "Grande Satan]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42710174</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:57:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42710174/le_primavere_arabe_furono_e_sono_un_incubo.mp3" length="17507891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6420&#13;
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LE PRIMAVERE ARABE FURONO (E SONO) UN INCUBO&#13;
Dopo 10 anni è evidente: oggi rimangono soprattutto le macerie (centinaia di migliaia di morti, guerre civili, terrorismo islamico,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6420" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6420</a><br /><br />LE PRIMAVERE ARABE FURONO (E SONO) UN INCUBO<br />Dopo 10 anni è evidente: oggi rimangono soprattutto le macerie (centinaia di migliaia di morti, guerre civili, terrorismo islamico, paesi divisi, caos e disperazione)<br />di Leone Grotti<br />Il 17 dicembre di dieci anni fa il rivenditore ambulante di frutta Mohamed Bouazizi si diede fuoco nella città tunisina di Sidi Bouzid per inscenare un'ultima estrema protesta contro i continui soprusi subiti per mano della polizia del regime di Zine el Abidine Ben Ali. Il suo gesto scatenò un movimento inaspettato di rivolta contro la dittatura che deflagrò l'anno successivo in tutto il mondo arabo. Iniziò così il movimento conosciuto come Primavera araba, che convogliò l'entusiasmo e il desiderio di cambiamento di migliaia di giovani nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Grazie anche al sostegno interessato dell'Occidente, in particolare degli Stati Uniti del premio Nobel per la pace Barack Obama, le piazze di Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen e Bahrein furono invase da manifestazioni variopinte, attraversate da richieste legittime e prese di posizioni coraggiose. Ma il sogno di quei giovani, per motivi che variano da paese a paese, si trasformò rapidamente in incubo e a dieci anni di distanza di quell'esperienza rimangono soprattutto le macerie: centinaia di migliaia di morti, guerre civili e per procura, terrorismo islamico, paesi divisi, dissolti o distrutti, caos e disperazione che hanno fatto la fortuna di alcuni (come Erdogan) e portato alla luce la debolezza e la divisione di altri (come l'Unione Europea).<br /><br />IN TUNISIA VINCE LA DISILLUSIONE<br />La Tunisia, dove tutto ebbe inizio, è l'unico paese che può vantare in mezzo a mille problemi rimasti irrisolti qualche successo. I tunisini possono ora eleggere i propri rappresentanti, hanno la libertà di criticare lo Stato, la Costituzione è stata riscritta e migliorata ma nessuno ha voglia di festeggiare. Disoccupazione e disuguaglianze, terrorismo e instabilità, continuano ad affliggere il paese: il Parlamento è frammentato e incapace di dare vita a un governo stabile, un numero incredibilmente elevato di giovani non desidera altro che salire su un'imbarcazione di fortuna per tentare l'ingresso illegale in Europa, mentre il jihad continua a rappresentare l'unica valida alternativa per migliaia di persone. Ne sa qualcosa la Francia, dove il 29 ottobre il 21enne tunisino Brahim Aoussaoui, sbarcato clandestinamente a Lampedusa il 20 settembre, ha ucciso tre fedeli nella basilica di Notre-Dame a Nizza al grido di «Allahu Akbar». «Qualcosa è andato storto negli ultimi dieci anni», dichiara sconsolato alla Reuters un giovane disoccupato di Sidi Bouzid, che non sa che farsene del suo diritto di voto. «Il governo non fornisce alcun aiuto e quest'anno la rabbia è molto più grande che in passato».<br /><br />IN EGITTO L'ESERCITO MANTIENE IL CONTROLLO<br />Difficilmente a gennaio Piazza Tahrir, al Cairo, si riempirà di nuovo come nel gennaio 2011. La rivoluzione portò alla deposizione di Hosni Mubarak, è vero, ma il tentativo dei Fratelli Musulmani di conquistare il potere assoluto e la conseguente deposizione manu militari del presidente della Fratellanza Mohamed Morsi da parte dell'allora generale e oggi presidente Abdel Fattah al Sisi hanno dato a troppi egiziani l'impressione che, in fondo, non sia cambiato nulla. A comandare in Egitto è ancora l'esercito (il caso Regeni è solo un piccolo esempio di quanto esso possa commettere abusi nella totale impunità), dissentire con le politiche governative è impossibile e le più ampie libertà sognate dalla piazza sono rimaste tali: un sogno. <br />I cristiani copti tendono a vedere l'altro lato della medaglia: senza l'intervento dell'esercito oggi l'Egitto sarebbe probabilmente un califfato islamico. 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E STRAGE FU! di Leone Grotti<br />Se l'Austria è rimasta sorpresa dalla strage compiuta a Vienna il 2 novembre dal terrorista islamico Kujtim Fejzulai non può che incolpare il proprio apparato di sicurezza. Il ventenne con doppio passaporto austriaco e macedone, armato di tutto punto, ha ucciso quattro persone nella capitale dopo aver aperto il fuoco sui passanti e i clienti di bar e ristoranti in diversi punti del centro, prima di essere ucciso dalla polizia.<br />Fejzulai, il cui attentato è stato rivendicato dallo Stato islamico, era infatti stato condannato a 22 mesi di carcere nell'aprile 2019 dopo aver cercato di viaggiare in Siria per unirsi all'Isis. Nel settembre 2018 si era recato in Turchia per attraverso il poroso confine con la Siria, ma era stato fermato e rimpatriato in Austria, dove fu arrestato nel gennaio 2019.<br />Ora la polizia austriaca ha arrestato 14 tra i suoi amici e conoscenti, ma nel luglio 2020 ignorò completamente l'allarme lanciato dalla Slovacchia. In estate il terrorista si era infatti recato nella confinante Slovacchia per acquistare una scorta di munizioni per un Ak-47. L'acquisto non andò a buon fine perché Fejzulai non era in possesso di un regolare porto d'armi. La polizia slovacca avvisò immediatamente l'Austria parlando del tentato acquisto da parte di un «sospetto austriaco». L'intelligence austriaca archiviò la segnalazione, senza fare nulla.<br />Il terrorista aveva frequentato in passato una nota moschea estremista nell'area di Ottakring, a Vienna, il cui imam era poi partito per la Siria, dove aveva creato una brigata jihadista di lingua tedesca. Quando nel dicembre 2019 Fejzulai è stato rilasciato, il ministro dell'Interno ha spiegato che aveva convinto le autorità di avere abbandonato le sue idee e i suoi propositi estremisti. In realtà, la Derad, associazione che si occupa di de-radicalizzare gli islamisti austriaci, ha affermato di non aver mai ottenuto alcun successo con lui.<br />La leggerezza con cui Vienna ha gestito il caso di Fejzulai è indicativo di quanta strada abbia ancora l'Europa da fare nella lotta al terrorismo islamico che, come dichiarato da Angela Merkel all'indomani dell'attentato, «è il nostro nemico comune». <br /><br />Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "L'ignavia dell'Occidente e la violenza dell'islam" parla da una parte della cieca inerzia dell'Occidente e dall'altra dell'aggressiva intraprendenza del mondo islamico. Vediamo nel dettaglio a che punto siamo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 26 ottobre 2020:<br />Da una parte, la colpevole e cieca ignavia dell'Occidente; dall'altra, l'aggressiva intraprendenza del mondo islamico: potrebbe essere questa una fotografia realistica della situazione geopolitica e religiosa contemporanea.<br />Sull'Occidente molto si è già detto, senza tuttavia che, per questo, la situazione sia mutata, come provano le cronache. Vediamo gli ultimi fatti. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal ministro dell'Interno francese Gérald Darmanin, Oltralpe ben 851 immigrati clandestini sono accusati di «radicalizzazione di natura terroristica». Ma, di questi, solo per 231 è prevista l'espulsione e solo 180 si trovano attualmente in carcere. Ciò significa che gli altri 620 possono per ora andarsene più o meno indisturbati a zonzo per le strade francesi e non solo.<br />L'avv. Thibault de Montbrial, fondatore del Centro di Riflessione sulla Sicurezza Interna, nel suo recente saggio Osiamo l'autorità, ha offerto un'analisi pessimistica, benché realistica della situazione in Francia in particolare ed in Europa in generale: «Ci rendiamo conto delle cifre sbalorditive, quando guardiamo l'aumento della criminalità legata all'immigrazione in Italia, Svezia e Germania dal 2015 - ha dichiarato - Queste cifre vengono nascoste, perché la gente si sente estremamente a disagio a parlarne. Molti, anche tra le forze dell'ordine e nei palazzi di giustizia, ritengono che verosimilmente non si sfuggirà ad un periodo di grande violenza. Nessuno sa quando esploderà, né quale possa esserne l'ampiezza, né come possa andare a finire. Ma è alquanto minoritaria l'ipotesi di un miglioramento della situazione senza traumi».<br />In Danimarca, il primo ministro Mette Frederiksen ha avuto il coraggio di denunciare l'origine «non occidentale» della crescente criminalità, dilagante ormai nel Paese nordico: «Senza generalizzare, dobbiamo comunque riferirci ai fatti - ha dichiarato due settimane fa - Le ragazze vengono insultate o molestate semplicemente perché danesi. Oppure minacciate e sottoposte a tutela sociale, perché diventate troppo danesi. Un carretto di salsicce a Brønshøj è stato attaccato, perché vendeva carne di maiale. Un giovane su cinque di origine non occidentale è stato condannato al carcere prima dei 21 anni. Non è una novità ed è questo il problema. Va avanti da troppi anni». Una denuncia forte, chiara, circostanziata. Però rimasta sostanzialmente inascoltata. La misura più significativa assunta ha riguardato il bando per due anni da bar e locali notturni per i membri delle baby-gang. Quando è evidente, dalle parole dello stesso premier danese, come il problema non sia tanto la microcriminalità quanto l'intero sistema delle politiche migratorie, ben più impegnativo e tale da richiedere provvedimenti ben più complessi e drastici di un semplice maquillage sociale.<br />Non serve a nulla, anzi è gravemente controproducente assecondare l'andazzo, come hanno fatto viceversa i giudici del tribunale amministrativo di Münster, in Germania, permettendo ad un muezzin, dopo cinque anni di silenzio, di ricominciare pure a chiamare la comunità islamica turca di Oer-Erkenschwick in moschea, diffondendo l'adhan, cioè il richiamo, con l'altoparlante per un massimo di 15 minuti tra mezzogiorno e le 14 di ogni venerdì. È stata così respinta la richiesta di silenziarlo, avanzata cinque anni fa da una coppia di coniugi tedeschi, Hans-Joachim e Lieselotte Lehmann, residenti nei pressi ed infastiditi dal rumoroso strumento. In primo grado, nel 2018, fu data loro ragione, ma quella sentenza è stata ora ribaltata e ciò si configura oltre tutto come un pericoloso precedente, perché altri possano decidere di fare altrettanto sull'intero territorio nazionale. Giungendo al paradosso di scatenare gli altoparlanti islamici proprio quando vengono imbavagliate le campane delle chiese cattoliche da giudici non altrettanto tolleranti verso la nostra religione...<br />Anche in Italia episodi quali la rivolta degli immigrati presso il centro rimpatri di Milano o le ripetute aggressioni con tanto di coltello presso la stazione di Barletta sono solo segnali, offerti dalla cronaca nera, di un disagio molto più ampio, preoccupante e soprattutto, al momento, senza reali argini. Persino il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, lo scorso luglio ha dato la sveglia al governo «nella sua interezza», richiamandolo ad agire, sulla questione migranti, «con una politica adeguata». Segno evidente di come, ad oggi, adeguata non sia.<br />Il problema non è congiunturale, ma strutturale. Il che significa che, anche al netto della jihad, cioè anche senza considerare le espressioni di puro terrorismo, è la concezione della persona e della società, ad esser radicalmente ed inconciliabilmente diversa tra l'Occidente con i suoi valori, quando accolti e non rinnegati, e l'islam con prassi, ad esser benevoli, sin troppo "disinvolte"...<br />Il report stilato dal Carnegie Endowment for International Peace, ad esempio, evidenzia il ruolo giocato da Dubai nell'agevolare corruzione, criminalità e flussi di soldi illeciti, provenienti da Europa, Afghanistan, Russia, Iran ed Africa orientale, aggravando così i conflitti e la malavita internazionale, a tutti i livelli. In particolare, nell'emirato, il mercato immobiliare rappresenterebbe una fonte attrattiva di denaro sporco, complici anche regole minimali e sin troppo tolleranti.<br />La Cbs ha denunciato la presenza, nelle carceri egiziane, di ben 60 mila prigionieri politici ancora in attesa o in assenza di processo. Tra di essi, figurerebbero molti attivisti ed accademici. Ma l'impermeabilità ai diritti umani riguarderebbe anche il ricorso alla tortura nei commissariati ed i fermi arbitrari, documentati ormai da diverse organizzazioni e da più fonti.<br />Non solo. Già in passato il governo egiziano si è distinto per aver bloccato 21 siti web ritenuti «mendaci» ed accusati di sostenere «terrorismo ed estremismo». Tra i media colpiti figurano anche nomi "eccellenti" come Al-Jazeera, Asharq, Masr al Arabia, Al Shaab, Arabi 21, Rassd ed altri. Mada Masr, editato in arabo ed in inglese, non aveva alcuna contiguità con la Fratellanza Musulmana, ma era "reo" d'aver espresso posizioni critiche nei confronti dell'amministrazione alla guida del Paese.<br />Sempre sul fronte mediatico, la Tunisia ha invece il problema opposto: un'autentica campagna d'odio viene promossa, qui, inquinando così la «formazione della coscienza collettiva - ha scritto Anwar al-Jamawi, docente universitario, sull'agenzia Al-arabi al-Jadid - Gli incitamenti dei media alla violenza ed alla ribellione non fanno altro che minacciare la stabilità e la pace sociale. Secondo un rapporto pubblicato da due associazioni tunisine, il Consiglio nazionale delle libertà e la rete dell'Alleanza per le donne tunisine, il 90% delle testate giornalistiche contiene discorsi di esortazione all'odio. Il 13% dei mass-media invita in maniera esplicita a fare ricorso alla violenza ed il 58% delle piattaforme mediatiche trasmette discorsi provocatori o di parte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41933541</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2020 06:09:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41933541/ma_voi_uno_cos_lo_lascereste_circolare_liberamente_in_austria_s_e_strage_fu.mp3" length="14428532" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6352&#13;
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MA VOI UNO COSI LO LASCERESTE CIRCOLARE LIBERAMENTE? IN AUSTRIA SI... E STRAGE FU! di Leone Grotti&#13;
Se l'Austria è rimasta sorpresa dalla strage compiuta a Vienna il 2 novembre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6352" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6352</a><br /><br />MA VOI UNO COSI LO LASCERESTE CIRCOLARE LIBERAMENTE? IN AUSTRIA SI... E STRAGE FU! di Leone Grotti<br />Se l'Austria è rimasta sorpresa dalla strage compiuta a Vienna il 2 novembre dal terrorista islamico Kujtim Fejzulai non può che incolpare il proprio apparato di sicurezza. Il ventenne con doppio passaporto austriaco e macedone, armato di tutto punto, ha ucciso quattro persone nella capitale dopo aver aperto il fuoco sui passanti e i clienti di bar e ristoranti in diversi punti del centro, prima di essere ucciso dalla polizia.<br />Fejzulai, il cui attentato è stato rivendicato dallo Stato islamico, era infatti stato condannato a 22 mesi di carcere nell'aprile 2019 dopo aver cercato di viaggiare in Siria per unirsi all'Isis. Nel settembre 2018 si era recato in Turchia per attraverso il poroso confine con la Siria, ma era stato fermato e rimpatriato in Austria, dove fu arrestato nel gennaio 2019.<br />Ora la polizia austriaca ha arrestato 14 tra i suoi amici e conoscenti, ma nel luglio 2020 ignorò completamente l'allarme lanciato dalla Slovacchia. In estate il terrorista si era infatti recato nella confinante Slovacchia per acquistare una scorta di munizioni per un Ak-47. L'acquisto non andò a buon fine perché Fejzulai non era in possesso di un regolare porto d'armi. La polizia slovacca avvisò immediatamente l'Austria parlando del tentato acquisto da parte di un «sospetto austriaco». L'intelligence austriaca archiviò la segnalazione, senza fare nulla.<br />Il terrorista aveva frequentato in passato una nota moschea estremista nell'area di Ottakring, a Vienna, il cui imam era poi partito per la Siria, dove aveva creato una brigata jihadista di lingua tedesca. Quando nel dicembre 2019 Fejzulai è stato rilasciato, il ministro dell'Interno ha spiegato che aveva convinto le autorità di avere abbandonato le sue idee e i suoi propositi estremisti. In realtà, la Derad, associazione che si occupa di de-radicalizzare gli islamisti austriaci, ha affermato di non aver mai ottenuto alcun successo con lui.<br />La leggerezza con cui Vienna ha gestito il caso di Fejzulai è indicativo di quanta strada abbia ancora l'Europa da fare nella lotta al terrorismo islamico che, come dichiarato da Angela Merkel all'indomani dell'attentato, «è il nostro nemico comune». <br /><br />Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "L'ignavia dell'Occidente e la violenza dell'islam" parla da una parte della cieca inerzia dell'Occidente e dall'altra dell'aggressiva intraprendenza del mondo islamico. Vediamo nel dettaglio a che punto siamo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 26 ottobre 2020:<br />Da una parte, la colpevole e cieca ignavia dell'Occidente; dall'altra, l'aggressiva intraprendenza del mondo islamico: potrebbe essere questa una fotografia realistica della situazione geopolitica e religiosa contemporanea.<br />Sull'Occidente molto si è già detto, senza tuttavia che, per questo, la situazione sia mutata, come provano le cronache. Vediamo gli ultimi fatti. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal ministro dell'Interno francese Gérald Darmanin, Oltralpe ben 851 immigrati clandestini sono accusati di «radicalizzazione di natura terroristica». Ma, di questi, solo per 231 è prevista l'espulsione e solo 180 si trovano attualmente in carcere. Ciò significa che gli altri 620 possono per ora andarsene più o meno indisturbati a zonzo per le strade francesi e non solo.<br />L'avv. Thibault de Montbrial, fondatore del Centro di Riflessione sulla Sicurezza Interna, nel suo recente saggio Osiamo l'autorità, ha offerto un'analisi pessimistica, benché realistica della situazione in Francia in particolare ed in Europa in generale: «Ci rendiamo conto delle cifre sbalorditive, quando guardiamo l'aumento della criminalità legata all'immigrazione in...]]></itunes:summary><itunes:duration>902</itunes:duration><itunes:keywords>moschea,munizioni,musulmano,terrorista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0a92261948532080d359240907066b35.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Attentato islamico a Nizza: la Sharia è legge in Francia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/attentato-islamico-a-nizza-la-sharia-e-legge-in-francia--41800493</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331</a><br /><br />ATTENTATO ISLAMICO A NIZZA: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA di Lorenza Formicola<br />L'11 settembre di Francia s'è consumato in poche ore. Proprio come a New York. Nella mattina di giovedì 29 ottobre l'islam colpisce a Nizza, Avignone, Gedda e Lione.<br />A Nizza, nella cattedrale di Notre Dame, nella prima mattinata di ieri due donne e un uomo vengono assassinati da un terrorista islamico. In sottofondo sempre la stessa colonna sonora, Allah Akbar. Tutti e tre erano in preghiera quando il maomettano, nell'ordine, prima ha decapitato un'anziana signora, poi si è scagliato su una trentenne con un numero imprecisato di coltellate - morirà poco dopo, dissanguata, dopo aver provato a strisciare fuori la cattedrale - e infine si è accanito sullo storico sacrestano della cattedrale. Tre nuove vittime immolate sull'altare del multiculturalismo e proprio in una chiesa dove di lì a poco si sarebbe dovuto celebrare un altro sacrificio su un altare ben diverso.<br />Del terrorista islamico si hanno generiche informazioni e non ancora perfettamente verificate dagli inquirenti. L'unica certezza è che l'uomo a fine settembre era a Lampedusa, dove era stato messo in quarantena dalle autorità italiane prima di essere lasciato libero: l'unico documento in possesso è quella della Croce Rossa italiana, c'è un nome e una data di nascita che nessuno dà per certi. L'Italia si conferma il ponte senza pedaggio del terrorismo islamico.<br />E mentre nessuno lo ammette, quando tutti piangono lacrime di coccodrillo e la Francia si dimentica persino del nuovo lockdown annunciato da Macron nella serata di mercoledì, ad Avignone, c'è un altro uomo armato di coltello. Sempre al grido Allah Akbar prova ad aggredire due poliziotti in strada. Ma sarà lui stesso a perdere la vita dopo essere stato disarmato. Più o meno negli stessi minuti, ma ad altre latitudini, un uomo accoltella la guardia di sicurezza del consolato francese a Gedda.<br />Nel primo pomeriggio, a Lione, viene fermato un altro islamico armato di coltello: l'arresto evita un'altra tragedia.<br />Tre attentati islamici e uno sventato nel giorno in cui, quest'anno, i maomettani celebrano la nascita del profeta Maometto. La Francia, l'Europa sono in guerra. Il terrorismo islamico l'ha iniziata tempo fa. Ma dirlo è sconveniente. Però alle 4 del pomeriggio Macron finalmente ammette, per la prima volta, che la Francia è "sotto attacco".<br /><br />MA CHI LA STA ATTACCANDO?<br />Non si sa, di sicuro non si tratta del nuovo coronavirus.<br />La chiesa cattolica francese fa suonare le campane a morto in tutte le chiese del Paese alle 15. Il silenzio che segue è commovente. I vescovi uniti scrivono un comunicato in cui chiedono che urgentemente venga fermata la "cancrena". Questo è solo l'ultimo attentato contro il cristianesimo. In Francia ce n'è uno al giorno, ma pochissimi sono i colpevoli e i sacerdoti lo sanno bene. Qualche giovane sacerdote francese, come il noto padre Pierre-Hervé Grosjean, osa scrivere di barbari islamisti.<br />Dal Vaticano il Papa si limita ad un tweet e fa sapere al mondo che «assicura la sua vicinanza alla comunità cattolica di Francia». Qualcuno si domanda se quei morti e la cattedrale insanguinata non sia cosa sua. Non sono i suoi figli? La vaghezza però trova come contraltare la fermezza dell'arcivescovo di Rouen, monsignor Lebrun, che nel 2016 ha visto un suo sacerdote, padre Hamel, morire da martire sempre per mano di un terrorista islamico, e tuona: "Non dobbiamo cedere alla paura. Non dobbiamo chiudere le nostre chiese". A Nizza la cattedrale è blindata per le indagini, ma le campane vengono fatte suonare oltre un'ora.  E in serata arriva l'appello spontaneo dei cattolici: si riuniranno davanti alla statua di San Michele nel 5° arrondissement. "Ci sentiamo soli, ma non siamo soli". <br />La stampa e la politica (soprattutto italiana), intanto, parlano di fanatismo, ma per la prima volta si evita l'espressione "disturbato mentale". Ad aprile 2019 Notre Dame a Parigi finiva ingoiata, misteriosamente, dalle fiamme, ad ottobre 2020 a Notre Dame a Nizza i cattolici finiscono decapitati.<br />Erdoğan aveva solo pochi giorni fa chiamato a raccolta, e al boicottaggio, il mondo islamico contro la Francia di Macron, che difende la blasfemia e le vignette ironiche su Maometto, ma sbaglia chi crede che questi attentati siano una risposta all'aspirante sultano.<br />Il problema francese ha radici più profonde e nessuno, oggi, può dire quando finirà la stagione del terrorismo islamista. La progressiva intensificazione delle manifestazioni di terrorismo non sono legate ad un mandante o a una cellula: l'uno ha galvanizzato l'altro nel desiderio atavico di rispondere al jihad chiesto da Allah.<br /><br />PRONTI A COLPIRE<br />Un mese fa, il ministro dell'Interno annunciava pubblicamente la presenza di 8000 radicalizzati, liberi, pronti ad attaccare in Francia. Gli "attentati al coltello", che da queste pagine non abbiamo mai smesso di denunciare e che hanno assuefatto i francesi come gli inglesi, erano stati teorizzati dallo stato islamico già 2014, incoraggiando tutti gli adepti che vivevano nelle terre degli infedeli (i cristiani!) ad impugnare coltellacci e a servirsi di automobili come  kamikaze contro i crociati. Sempre Nizza era stata teatro di un attentato, il 14 luglio 2016, quando 86 persone vennero uccise in un attacco con camion lanciato sulla folla.<br />La Francia, che pure durante la quarantena aveva dimostrato di essere preda della guerriglia islamica nei quartieri a predominio islamico, quest'estate è stata raggiunta dalla Gran Bretagna. Ad oggi gli inglesi detengono la classifica del Paese più colpito dall'epidemia di crimini da coltello. E saranno sempre tutti squilibrati, ma guarda caso sono sempre squilibrati islamici.<br />In Francia negli ultimi quattro anni sono stati sventati 61 attentati terroristici di matrice islamica. Negli ultimi 24 mesi, più o meno, invece ben 34  sono riusciti. La Francia è a tutti gli effetti una polveriera, complice la politica migratoria incontrollata - tanti dei terroristi sono stati spesso finti richiedenti asilo spacciati per minorenni -, un multiculturalismo osannato e l'incapacità di definire l'islam e le sue caratteristiche.<br />Entro la fine dell'anno verranno scarcerati oltre 500 islamici messi dentro per terrorismo, altri 700 hanno già fatto i bagagli. Non sono entrati come terroristi, ma è stato già certificato dai responsabili delle carceri che si tratta di ex criminali oggi radicalizzati. E chissà quanti altri sfuggono alla casistica.<br /><br />LA SHARIA È GIÀ LEGGE<br />In Francia esistono corti islamiche, la sharia è già legge (vedi decapitazioni per aver offeso Allah!), alcuni quartieri sono completamente persi, l'ingresso è interdetto alla polizia. L'ex ministro dell'Interno Collomb (dimissionario in protesta contro Macron e la sua ritrosia ad intervenire davvero) parlava di quartier de reconquete républicaine.<br />La Francia, ma poi l'Europa tutta, hanno un problema serissimo, ma si preoccupano di sorridere delle vignette, provocare come alle scuole elementari, ma non dare un nome alle cose che non si combattono se non si definiscono.<br />Il problema francese è l'islam, ma Macron parla ancora di "separatismo" al plurale imputando parte di tante responsabilità anche all'estrema destra, non solo al terrorismo maomettano.<br />Nel frattempo solo ventiquattro ore prima dell'attentato nella cattedrale cattolica, la procura di Parigi annunciava l'avvio di indagini su 30 episodi di apologia del terrorismo e minacce di morte: in tutti i casi si giustificava e incitava a nuovi casi 'Samuel Paty'. Per il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, sono 80 le inchieste aperte in tutta la Francia contro quanti stanno cercando e difendendo l'omicidio del professore. L'attentato era annunciato, sì! Ma non da Erdoğan.<br />Chi oggi si batte il petto, parla di tolleranza, solidarietà e accoglienza, sta continuando a fare il gioco del terrorismo. Indossa la stessa casacca del kamikaze che sogna il paradiso islamico con 72 vergini. Non c'entra niente l'islamofascismo, parola che riecheggia in queste ore e che non vuol dire tecnicamente niente. Gli attentati non si fermeranno e Allah Akbar continuerà a riecheggiare in Europa e in qualsiasi altro angolo del mondo che possa dirsi "non musulmano".<br />Solo i paesi europei, però, potevano pensare di innovare negando la loro gloriosa storia, convinti che la legge e il commercio avrebbero governato il mondo. Il risultato è un fallimento assoluto: i popoli d'Europa sono arrabbiati per il pentimento permanente; le nazioni sono distrutte dal multiculturalismo e tanti stati se ne stanno con le mani legate dall'Ue.<br />Non restano che le contraddizioni, le debolezze, la ridicolaggine del doppio gioco che è diventato il "doppio discorso" per non offendere nessuno. E nel frattempo i morti si moltiplicano. Mentre l'Italia è sempre più vicina ad essere la prossima della lista.<br /><br />Nota di BastaBugie: le chiese bruciate e il sacerdote decapitato nel 2016 fanno capire che la situazione francese è veramente drammatica. Per approfondire si possono (ri)leggere i seguenti articoli.<br /><br />L'INCENDIO ALLA CATTEDRALE DI NANTES E L'ODIO CONTRO I CRISTIANI<br />In Francia due chiese al giorno vengono vandalizzate e, guarda caso, in zone ad alta concentrazione musulmana<br />di Antonio Socci<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6210" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6210</a><br /><br />IL ROGO DI NOTRE DAME E' IL SIMBOLO DELLA FRANCIA CHE HA TENTATO DI ESTIRPARE LA FEDE<br />Sono centinaia le chiese cattoliche francesi colpite, profanate o demolite ogni anno: questa situazione è il frutto di una cultura dell'odio, del rancore e del disprezzo per il cristianesimo<br />di Enrico Maria Romano<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5619" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5619</a><br /><br />IL SACERDOTE SGOZZATO E' UN MARTIRE CHE DA' FASTIDIO<br />La]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41800493</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2020 00:05:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41800493/attentato_islamico_a_nizza_la_sharia_legge_in_francia.mp3" length="9754330" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331&#13;
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ATTENTATO ISLAMICO A NIZZA: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA di Lorenza Formicola&#13;
L'11 settembre di Francia s'è consumato in poche ore. Proprio come a New York. Nella mattina di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6331</a><br /><br />ATTENTATO ISLAMICO A NIZZA: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA di Lorenza Formicola<br />L'11 settembre di Francia s'è consumato in poche ore. Proprio come a New York. Nella mattina di giovedì 29 ottobre l'islam colpisce a Nizza, Avignone, Gedda e Lione.<br />A Nizza, nella cattedrale di Notre Dame, nella prima mattinata di ieri due donne e un uomo vengono assassinati da un terrorista islamico. In sottofondo sempre la stessa colonna sonora, Allah Akbar. Tutti e tre erano in preghiera quando il maomettano, nell'ordine, prima ha decapitato un'anziana signora, poi si è scagliato su una trentenne con un numero imprecisato di coltellate - morirà poco dopo, dissanguata, dopo aver provato a strisciare fuori la cattedrale - e infine si è accanito sullo storico sacrestano della cattedrale. Tre nuove vittime immolate sull'altare del multiculturalismo e proprio in una chiesa dove di lì a poco si sarebbe dovuto celebrare un altro sacrificio su un altare ben diverso.<br />Del terrorista islamico si hanno generiche informazioni e non ancora perfettamente verificate dagli inquirenti. L'unica certezza è che l'uomo a fine settembre era a Lampedusa, dove era stato messo in quarantena dalle autorità italiane prima di essere lasciato libero: l'unico documento in possesso è quella della Croce Rossa italiana, c'è un nome e una data di nascita che nessuno dà per certi. L'Italia si conferma il ponte senza pedaggio del terrorismo islamico.<br />E mentre nessuno lo ammette, quando tutti piangono lacrime di coccodrillo e la Francia si dimentica persino del nuovo lockdown annunciato da Macron nella serata di mercoledì, ad Avignone, c'è un altro uomo armato di coltello. Sempre al grido Allah Akbar prova ad aggredire due poliziotti in strada. Ma sarà lui stesso a perdere la vita dopo essere stato disarmato. Più o meno negli stessi minuti, ma ad altre latitudini, un uomo accoltella la guardia di sicurezza del consolato francese a Gedda.<br />Nel primo pomeriggio, a Lione, viene fermato un altro islamico armato di coltello: l'arresto evita un'altra tragedia.<br />Tre attentati islamici e uno sventato nel giorno in cui, quest'anno, i maomettani celebrano la nascita del profeta Maometto. La Francia, l'Europa sono in guerra. Il terrorismo islamico l'ha iniziata tempo fa. Ma dirlo è sconveniente. Però alle 4 del pomeriggio Macron finalmente ammette, per la prima volta, che la Francia è "sotto attacco".<br /><br />MA CHI LA STA ATTACCANDO?<br />Non si sa, di sicuro non si tratta del nuovo coronavirus.<br />La chiesa cattolica francese fa suonare le campane a morto in tutte le chiese del Paese alle 15. Il silenzio che segue è commovente. I vescovi uniti scrivono un comunicato in cui chiedono che urgentemente venga fermata la "cancrena". Questo è solo l'ultimo attentato contro il cristianesimo. In Francia ce n'è uno al giorno, ma pochissimi sono i colpevoli e i sacerdoti lo sanno bene. Qualche giovane sacerdote francese, come il noto padre Pierre-Hervé Grosjean, osa scrivere di barbari islamisti.<br />Dal Vaticano il Papa si limita ad un tweet e fa sapere al mondo che «assicura la sua vicinanza alla comunità cattolica di Francia». Qualcuno si domanda se quei morti e la cattedrale insanguinata non sia cosa sua. Non sono i suoi figli? La vaghezza però trova come contraltare la fermezza dell'arcivescovo di Rouen, monsignor Lebrun, che nel 2016 ha visto un suo sacerdote, padre Hamel, morire da martire sempre per mano di un terrorista islamico, e tuona: "Non dobbiamo cedere alla paura. Non dobbiamo chiudere le nostre chiese". A Nizza la cattedrale è blindata per le indagini, ma le campane vengono fatte suonare oltre un'ora.  E in serata arriva l'appello spontaneo dei cattolici: si riuniranno davanti alla statua di San Michele nel 5° arrondissement. 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Lavoro in una zona dove gli studenti ricevono una educazione religiosa fondamentalista. L'imam è molto aggressivo. Le prime volte che ne ho parlato i giovani sono insorti con veemenza, dicendomi che avevo torto, che il Corano ha sempre ragione e che prevale sulla legge penale». Così dichiara al Figaro Jeanne, docente di francese in una scuola secondaria del dipartimento degli Yvelines. La paura e la preoccupazione tra gli insegnanti francesi è grandissima dopo la decapitazione di Samuel Paty a Conflans-Sainte-Honorine.<br />Il percorso che ha portato all'attentato è emblematico. Il 5 ottobre il professore di storia e geografia tiene una lezione sui «limiti della libertà di espressione» nella sua scuola di Bois d'Aulne, mostrando due caricature di Maometto realizzate da Charlie Hebdo. Per impedire che i suoi alunni musulmani si offendano, preannuncia ciò che sta per mostrare, consigliando a chi non se la sente di guardare di uscire per un momento dalla classe o di chiudere gli occhi, per poi rientrare in occasione della discussione.<br />Il 6 ottobre, la madre di un'alunna protesta con la preside della scuola, sostenendo che la figlia «è stata confinata nel corridoio perché musulmana». Il 7 ottobre il padre di un'alunna denuncia «un clima d'islamofobia» nella scuola e chiede la sospensione di Paty. Brahim Chnina, la cui figlia frequenta la classe terza (equivalente alla nostra seconda media), parla su Facebook dell'immagine mostrata dal professore e invoca una «mobilitazione contro l'insegnante». Chnina, la cui sorellastra si è unita allo Stato islamico nel 2014, invita tutti a denunciare il professore al Collettivo contro l'islamofobia in Francia (Ccif).<br /><br />IL RADICALIZZATO, I VIDEO E LA DECAPITAZIONE<br />La preside dell'istituto inizia a ricevere minacce e il 7 ottobre Chnina denuncia Paty per «diffusione di immagine pornografica». Anche la figlia denuncia il suo professore, nonostante non fosse in classe il giorno in cui aveva mostrato le vignette. L'8 ottobre Chnina, accompagnato da Abdelhakim Sefrioui, inserito dai servizi segreti nella lista dei soggetti radicalizzati, va dalla preside a protestare e la sera pubblica un video nel quale rivela il nome di Paty e incita i musulmani «a dire basta». <br />I sindacati degli insegnanti chiedono alle autorità di ritirare il video, sapendo che «Paty rischia grosso», e chiedono al sindaco di Conflans-Sainte-Honorine di proteggere il docente. Il 12 ottobre Chnina, insieme alla figlia e a Sefrioui, pubblicano un secondo video spiegando i fatti e chiedendo la sospensione di Paty. Lo stesso giorno il professore, insieme alla preside dell'istituto, sporge querela per diffamazione. Il 16 ottobre Paty viene pugnalato e decapitato da un rifugiato russo 18enne di origine cecena, Abdhoullakh Anzorov, poi ucciso dalla polizia.<br />Ieri i francesi sono scesi in piazza contro il terrorismo islamico e per ricordare Paty. Molti insegnanti hanno denunciato il «clima di tensione» in classe ogni volta che si parla di islam, testimoniando i frequenti insulti agli ebrei e a Israele e gli attentati terroristici giustificati dagli alunni, che spesso gridano in classe «Allahu Akbar». Come testimoniato a Tempi da Bernard Ravet, direttore per tre anni di tre collège pubblici nelle banlieue di Marsiglia e autore del libro Principal de collège ou imam de la République?, le scuole francesi sono troppo spesso completamente in mano agli islamisti e le autorità si disinteressano a un fenomeno che «mette in serio pericolo le fondamenta dello Stato».<br />Anche Dominique Schnapper, che dal 2018 presiede il Consiglio dei saggi della laicità, voluto dal ministro dell'Educazione nazionale, Jean-Michel Blanquer, ha riconosciuto che «da quindici anni ci rifiutiamo di guardare in faccia la crescita dell'islam radicale nelle scuole». <br /><br />DOPO LE LACRIME E GLI HASHTAG, COSA FAREMO?<br />È il segreto di Pulcinella che il direttore del Figaro, Alexis Brézet, ha voluto sottolineare ancora una volta nel suo editoriale:<br />«Per due settimane Samuel Paty è stato oggetto di un complotto metodicamente ordito, attentamente organizzato. Dei militanti islamisti l'hanno preso di mira, perseguitato, calunniato. Tra loro un genitore ma anche un attivista islamista, schedato, membro di un "consiglio di imam di Francia". I membri di questa piccola banda l'hanno denunciato alla gerarchia. L'hanno segnalato alla polizia. Hanno gettato il suo nome in pasto ai social media. Hanno postato dei video ingiuriosi nel sito di una moschea. Non avranno armato direttamente la mano dell'assassino, ma hanno senza dubbio ispirato il suo gesto. <br />"Non passeranno!", si dice. Ma la triste verità che tutti sappiamo è che sono già passati. L'influenza islamista pesa sulla scuola. Secondo un recente sondaggio, il 40 per cento degli insegnanti si "autocensura" su alcuni temi per non creare incidenti. La verità è che questi islamisti sono ben organizzati: hanno nel Ccif la loro vetrina ufficiale, hanno i loro negozi, le loro imprese, i loro brillanti avvocati, i loro attivisti, i loro predicatori che riempiono le moschee, i loro soldati e sicari. Possono contare sui partiti e i media. <br />E adesso? E domani? Dopo le lacrime e gli omaggi, dopo i grandi discorsi e le manifestazioni, dopo gli hashtag, che cosa succederà? Continueremo con i compromessi davanti alla minaccia islamista o ci risveglieremo, opponendo alla guerra che ci è stata dichiarata un'altra guerra? Questa è la sola domanda che dobbiamo farci. <br />Va bene la legge contro il separatismo ma questi islamisti non sono separatisti, sono conquistatori che vogliono sostituire, territorio per territorio, le nostre leggi con la sharia. Bisogna chiudere tutte le moschee dove si insegna a odiare la Francia. Espellere immediatamente gli imam stranieri che predicano l'odio. Espellere i radicalizzati stranieri e impedire ai francesi schedati come radicalizzati di essere assunti in impieghi sensibili. Bisognerà infine affrontare il tema dell'immigrazione incontrollata. Ci vuole coraggio, come quello che ha avuto Paty».<br /><br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Perché la Francia non riesce a espellere i migranti irregolari radicalizzati" spiega che la Francia espelle appena 20 mila migranti all'anno a fronte di 100 mila domande d'asilo rigettate.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 26 ottobre 2020:<br />Si aspettava solo la conferma ufficiale ed è arrivata puntuale venerdì: Abdullakh Anzorov, il giovane che ha decapitato il docente francese Samuel Paty, aveva legami con i jihadisti in Siria. Il 18enne era un rifugiato con regolare permesso di soggiorno fino al 2030, ma in reazione all'ennesimo attentato terroristico è cresciuta in Francia l'insofferenza verso l'incapacità del paese di espellere gli immigrati (radicalizzati o meno), soprattutto quando non sono in possesso di un permesso di soggiorno.<br />Un'indagine del Figaro mostra quanto sia legalmente difficile espellere gli ospiti irregolari. In un articolo per il quotidiano francese Didier Leschi, direttore generale dell'Ufficio francese dell'immigrazione e dell'integrazione (Ofii), spiega che anche quando l'Ufficio francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi (Ofpra) rigetta una richiesta d'asilo, è sempre possibile effettuare ricorso alla Corte nazionale del diritto d'asilo (Cnda), potendo contare in automatico sull'assistenza di un avvocato pagato dallo Stato. Il ricorso impedisce di ricondurre alla frontiera il richiedente quando questo proviene da un paese che non è ritenuto «sicuro». <br />L'Ofpra respinge ogni anno circa 100 mila richieste di asilo ed è compito dei prefetti, una volta bocciato il ricorso, emettere l'ordine di espulsione (Oqt). Questo può essere però contestato entro un mese e in ogni caso il soggiorno clandestino in Francia non è più un reato dal 2012. Anche chi viene ritrovato senza documenti non può essere arrestato ma detenuto in un centro amministrativo per un massimo di 90 giorni.<br />Spesso l'espulsione viene bloccata perché il richiedente presenta all'Ofii una richiesta di interrompere la procedura a causa di un precario stato di salute. Fino al 2016, quando le richieste erano gestite dalle aziende sanitarie locali, l'80 per cento delle richieste veniva accettato. Dal 2016, da quando cioè le richieste vengono gestite direttamente dall'Ofii, il tasso è diminuito al 50 per cento. <br />In aggiunta, resta il problema dei paesi d'origine, che possono sempre rifiutarsi di far rientrare l'immigrato, insieme ai «problemi di sicurezza sull'imbarco di passeggeri recalcitranti su un aereo». La pandemia complica tutto: i paesi d'origine richiedono che gli immigrati siano in possesso di un tampone negativo. «Il tampone però non può essere fatto con la forza. Chi si rifiuta deve essere obbligato con l'intervento della giustizia. Che però non sempre interviene».<br /> <br />Titolo originale: Da 15 anni fingiamo di non vedere l'islam radicale nelle scuole francesi<br />Fonte: Tempi, 19 ottobre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 688]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41687219</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 20:52:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41687219/la_francia_reagisce_alla_decapitazione_del_professor_paty.mp3" length="10167274" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6334&#13;
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LA FRANCIA REAGISCE ALLA DECAPITAZIONE DEL PROFESSOR PATY&#13;
Da 15 anni fingiamo di non vedere l'islam radicale nelle scuole francesi, ora ci hanno dichiarato guerra, cosa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6334" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6334</a><br /><br />LA FRANCIA REAGISCE ALLA DECAPITAZIONE DEL PROFESSOR PATY<br />Da 15 anni fingiamo di non vedere l'islam radicale nelle scuole francesi, ora ci hanno dichiarato guerra, cosa rispondiamo?<br />di Leone Grotti<br />«Io sono anni che non parlo più del Corano ai miei alunni di 11-12 anni, anche se dovrei farlo in base al programma. Lavoro in una zona dove gli studenti ricevono una educazione religiosa fondamentalista. L'imam è molto aggressivo. Le prime volte che ne ho parlato i giovani sono insorti con veemenza, dicendomi che avevo torto, che il Corano ha sempre ragione e che prevale sulla legge penale». Così dichiara al Figaro Jeanne, docente di francese in una scuola secondaria del dipartimento degli Yvelines. La paura e la preoccupazione tra gli insegnanti francesi è grandissima dopo la decapitazione di Samuel Paty a Conflans-Sainte-Honorine.<br />Il percorso che ha portato all'attentato è emblematico. Il 5 ottobre il professore di storia e geografia tiene una lezione sui «limiti della libertà di espressione» nella sua scuola di Bois d'Aulne, mostrando due caricature di Maometto realizzate da Charlie Hebdo. Per impedire che i suoi alunni musulmani si offendano, preannuncia ciò che sta per mostrare, consigliando a chi non se la sente di guardare di uscire per un momento dalla classe o di chiudere gli occhi, per poi rientrare in occasione della discussione.<br />Il 6 ottobre, la madre di un'alunna protesta con la preside della scuola, sostenendo che la figlia «è stata confinata nel corridoio perché musulmana». Il 7 ottobre il padre di un'alunna denuncia «un clima d'islamofobia» nella scuola e chiede la sospensione di Paty. Brahim Chnina, la cui figlia frequenta la classe terza (equivalente alla nostra seconda media), parla su Facebook dell'immagine mostrata dal professore e invoca una «mobilitazione contro l'insegnante». Chnina, la cui sorellastra si è unita allo Stato islamico nel 2014, invita tutti a denunciare il professore al Collettivo contro l'islamofobia in Francia (Ccif).<br /><br />IL RADICALIZZATO, I VIDEO E LA DECAPITAZIONE<br />La preside dell'istituto inizia a ricevere minacce e il 7 ottobre Chnina denuncia Paty per «diffusione di immagine pornografica». Anche la figlia denuncia il suo professore, nonostante non fosse in classe il giorno in cui aveva mostrato le vignette. L'8 ottobre Chnina, accompagnato da Abdelhakim Sefrioui, inserito dai servizi segreti nella lista dei soggetti radicalizzati, va dalla preside a protestare e la sera pubblica un video nel quale rivela il nome di Paty e incita i musulmani «a dire basta». <br />I sindacati degli insegnanti chiedono alle autorità di ritirare il video, sapendo che «Paty rischia grosso», e chiedono al sindaco di Conflans-Sainte-Honorine di proteggere il docente. Il 12 ottobre Chnina, insieme alla figlia e a Sefrioui, pubblicano un secondo video spiegando i fatti e chiedendo la sospensione di Paty. Lo stesso giorno il professore, insieme alla preside dell'istituto, sporge querela per diffamazione. Il 16 ottobre Paty viene pugnalato e decapitato da un rifugiato russo 18enne di origine cecena, Abdhoullakh Anzorov, poi ucciso dalla polizia.<br />Ieri i francesi sono scesi in piazza contro il terrorismo islamico e per ricordare Paty. Molti insegnanti hanno denunciato il «clima di tensione» in classe ogni volta che si parla di islam, testimoniando i frequenti insulti agli ebrei e a Israele e gli attentati terroristici giustificati dagli alunni, che spesso gridano in classe «Allahu Akbar». Come testimoniato a Tempi da Bernard Ravet, direttore per tre anni di tre collège pubblici nelle banlieue di Marsiglia e autore del libro Principal de collège ou imam de la République?, le scuole francesi sono troppo spesso completamente in mano agli islamisti e le autorità si disinteressano a un fenomeno che «mette in serio...]]></itunes:summary><itunes:duration>636</itunes:duration><itunes:keywords>decapitazione,paty</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/319c56019e9aeae3f580ad28a91e1cc3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Musulmano Pakistano stupra una bambina Cristiana di 6 anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/musulmano-pakistano-stupra-una-bambina-cristiana-di-6-anni--41205097</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6303" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6303</a><br /><br />MUSULMANO PAKISTANO STUPRA UNA BAMBINA CRISTIANA DI 6 ANNI di Leone Grotti<br />Tabitha, giovane cristiana pakistana di 6 anni, è stata aggredita mentre rientrava da scuola da un un giovane musulmano di 18 anni, Muhammad Waqas, trascinata in casa, spogliata e stuprata. Il crimine è avvenuto a Lahore un anno fa, il 12 settembre, e non solo giustizia non è stata fatta, ma la famiglia della bambina è costretta a scappare per le minacce della comunità islamica locale.<br />Dopo aver trovato la figlia con i vestiti strappati fuori dalla casa di Waqas (molti testimoni avevano visto il giovane trascinare la bambina), il padre di Tabitha, Munir Balli Masih, denunciò il ragazzo musulmano alla polizia, che lo arrestò il giorno stesso. Portata in ospedale, una perizia medica confermò lo stupro e l'autore della violenza.<br />La famiglia di Waqas propose subito ai cristiani di accettare un risarcimento in denaro e di ritirare la denuncia, ottenendo però da Masih un rifiuto. Il 4 febbraio una prima richiesta di rilascio su cauzione del musulmano è stata respinta dai giudici. <br />Successivamente, però, le pressioni e le minacce della comunità musulmana alla famiglia cristiana si sono fatte insistenti: <br />«Due imam delle moschee locali sono venuti a casa mia e mi hanno chiesto di ritirare la denuncia», spiega Masih alla British Pakistani Christian Association. «Mi hanno detto: "Se non lo farai, bruceremo la tua casa e porteremo via le tue altre figlie". Io per la paura sono scappato subito con mia moglie e le mie bambine in un villaggio vicino da alcuni familiari».<br />Ma anche lì fu rintracciato dai Waqas, che si appellò ad alcune potenti famiglie locali per far desistere Masih. «Hanno invitato me e mia moglie a casa di un influente musulmano. Lui e gli altri sedevano su poltrone e divani, noi abbiamo dovuto sederci per terra. Ci chiamavano "Churas", sporchi cristiani, e insistevano perché prendessimo i soldi e ce ne andassimo per sempre».<br />Masih rifiutò di nuovo 60 mila rupie (300 euro) e tornò a casa sua, non sentendosi più al sicuro nell'abitazione dei familiari. Poche settimane fa, l'8 settembre, Muhammad Waqas è stato liberato su cauzione in attesa dell'inizio del processo, gettando nello sconforto la famiglia della piccola Tabitha, che alla Bpca dichiara: «Ho paura a tornare a scuola, ho paura che mi picchi e mi trascini a casa sua di nuovo».<br />Tabitha non è la sola cristiana ad aver subito violenze e ingiustizie. Ogni anno 2.000 ragazze circa appartenenti a minoranze religiose vengono rapite e maltrattate, spesso convertite a forza all'islam e obbligate a sposarsi. Tra i casi più recenti, hanno fatto enorme scalpore quelli di Maira Shahbaz e Huma Younas, entrambe quattordicenni.<br /><br />Nota di BastaBugie: il precedente articolo si concludeva ricordando il caso di Maira Shahbaz. Nell'articolo seguente dal titolo "Maira, rapita da un musulmano e violentata, è scappata" se ne racconta la drammatica storia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 26 agosto 2020:<br />Mohamad Nakash, l'uomo che secondo l'Alta Corte di Lahore sarebbe suo legittimo marito perché, secondo il giudice, l'adolescente si sarebbe convertita all'islam. Maira dopo la fuga si è recata presso una stazione della polizia riferendo fra l'altro di essere stata filmata mentre veniva violentata dal sequestratore. La ragazza di Madina Town (Punjab) insieme alla madre Nighat e a tre fratelli sono attualmente in fuga dall'abitazione di Nakash, residente nei pressi di Faisalabad, luogo dove secondo fonti vicine ai familiari della vittima sarebbe stata anche costretta a prostituirsi. Maira ha confermato di rifiutare l'abiura della propria fede cattolica, sottolineando di essere stata ingannata tramite la firma di documenti in bianco estortale dal rapitore. Ha aggiunto che il sequestratore e i suoi complici l'hanno minacciata di pubblicare online il video dello stupro qualora non si fosse attenuta alle loro richieste. <br />La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è entrata in possesso, tramite il legale della famiglia, l'avv. Khalil Tahir Sandhu, del documento attestante le dichiarazioni rese da Maira alle forze di polizia. Descrivendo quanto accaduto dopo il sequestro avvenuto lo scorso aprile la minorenne ha dichiarato: «Mi sono trovata in un luogo sconosciuto dove l'accusato mi ha costretta a prendere un bicchiere di succo contenente un alcolico. In quel momento ero semi cosciente e l'accusato mi ha stuprata violentemente e mi ha anche filmata mentre ero nuda. Quando sono tornata in me ho iniziato a gridare e a chiedere loro di lasciarmi andare. Hanno minacciato di uccidere tutta la mia famiglia. Mi hanno anche mostrato il video in cui ero nuda e le foto che avevano scattato con i loro cellulari mentre mi stupravano». La vittima ha ribadito: «La mia vita era in balia dell'accusato e... Nakash mi ha stuprata ripetutamente e violentemente». <br />L'attivista per i diritti umani Lala Robin Daniel, in un colloquio con Acs, ha descritto la vita in fuga della vittima, costretta a spostarsi continuamente da un posto all'altro. «Maira è traumatizzata. Vogliamo portarla da un medico ma temiamo di essere scoperti». La famiglia ha richiesto l'arresto di Mohamad Nakash per crimini sessuali ai danni di un minore e l'avv. Tahir Sandhu si è rivolto all'autorità giudiziaria per ottenere l'annullamento del presunto matrimonio e il riconoscimento della violenza subita anche per ottenere la conversione all'islam. Il presunto sequestratore ha reagito richiedendo l'arresto della madre della vittima, Nighat, degli zii e di Lala Robin Daniel asserendo che loro avrebbero rapito la ragazza portandola via dalla propria casa nei pressi di Faisalabad. <br />Sono passate quasi tre settimane dopo  la decisione assunta dall'Alta Corte di Lahore a favore di Mohamad Nakash, nonostante il legale di Maira abbia prodotto un certificato di nascita ufficiale dal quale risulta che l'adolescente aveva 13 anni al tempo del presunto matrimonio che si sarebbe consumato mesi prima del sequestro, lo scorso ottobre. Il religioso islamico citato nel certificato di matrimonio lo ha peraltro dichiarato falso e si è rivolto alle forze di polizia. Dopo mesi dal sequestro e dalle violenze fisica e spirituale Maira attende giustizia, e con lei restano in attesa le altre 2.000 ragazze che ogni anno in Pakistan subiscono trattamenti simili.<br /> <br />Titolo originale: Pakistan, musulmano aggredisce e stupra una bambina cristiana di 6 anni<br />Fonte: Tempi, 22 settembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 684]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41205097</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 12:54:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41205097/musulmano_pakistano_stupra_una_bambina_cristiana_di_6_anni.mp3" length="7965047" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6303&#13;
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MUSULMANO PAKISTANO STUPRA UNA BAMBINA CRISTIANA DI 6 ANNI di Leone Grotti&#13;
Tabitha, giovane cristiana pakistana di 6 anni, è stata aggredita mentre rientrava da scuola da un un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6303" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6303</a><br /><br />MUSULMANO PAKISTANO STUPRA UNA BAMBINA CRISTIANA DI 6 ANNI di Leone Grotti<br />Tabitha, giovane cristiana pakistana di 6 anni, è stata aggredita mentre rientrava da scuola da un un giovane musulmano di 18 anni, Muhammad Waqas, trascinata in casa, spogliata e stuprata. Il crimine è avvenuto a Lahore un anno fa, il 12 settembre, e non solo giustizia non è stata fatta, ma la famiglia della bambina è costretta a scappare per le minacce della comunità islamica locale.<br />Dopo aver trovato la figlia con i vestiti strappati fuori dalla casa di Waqas (molti testimoni avevano visto il giovane trascinare la bambina), il padre di Tabitha, Munir Balli Masih, denunciò il ragazzo musulmano alla polizia, che lo arrestò il giorno stesso. Portata in ospedale, una perizia medica confermò lo stupro e l'autore della violenza.<br />La famiglia di Waqas propose subito ai cristiani di accettare un risarcimento in denaro e di ritirare la denuncia, ottenendo però da Masih un rifiuto. Il 4 febbraio una prima richiesta di rilascio su cauzione del musulmano è stata respinta dai giudici. <br />Successivamente, però, le pressioni e le minacce della comunità musulmana alla famiglia cristiana si sono fatte insistenti: <br />«Due imam delle moschee locali sono venuti a casa mia e mi hanno chiesto di ritirare la denuncia», spiega Masih alla British Pakistani Christian Association. «Mi hanno detto: "Se non lo farai, bruceremo la tua casa e porteremo via le tue altre figlie". Io per la paura sono scappato subito con mia moglie e le mie bambine in un villaggio vicino da alcuni familiari».<br />Ma anche lì fu rintracciato dai Waqas, che si appellò ad alcune potenti famiglie locali per far desistere Masih. «Hanno invitato me e mia moglie a casa di un influente musulmano. Lui e gli altri sedevano su poltrone e divani, noi abbiamo dovuto sederci per terra. Ci chiamavano "Churas", sporchi cristiani, e insistevano perché prendessimo i soldi e ce ne andassimo per sempre».<br />Masih rifiutò di nuovo 60 mila rupie (300 euro) e tornò a casa sua, non sentendosi più al sicuro nell'abitazione dei familiari. Poche settimane fa, l'8 settembre, Muhammad Waqas è stato liberato su cauzione in attesa dell'inizio del processo, gettando nello sconforto la famiglia della piccola Tabitha, che alla Bpca dichiara: «Ho paura a tornare a scuola, ho paura che mi picchi e mi trascini a casa sua di nuovo».<br />Tabitha non è la sola cristiana ad aver subito violenze e ingiustizie. Ogni anno 2.000 ragazze circa appartenenti a minoranze religiose vengono rapite e maltrattate, spesso convertite a forza all'islam e obbligate a sposarsi. Tra i casi più recenti, hanno fatto enorme scalpore quelli di Maira Shahbaz e Huma Younas, entrambe quattordicenni.<br /><br />Nota di BastaBugie: il precedente articolo si concludeva ricordando il caso di Maira Shahbaz. Nell'articolo seguente dal titolo "Maira, rapita da un musulmano e violentata, è scappata" se ne racconta la drammatica storia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 26 agosto 2020:<br />Mohamad Nakash, l'uomo che secondo l'Alta Corte di Lahore sarebbe suo legittimo marito perché, secondo il giudice, l'adolescente si sarebbe convertita all'islam. Maira dopo la fuga si è recata presso una stazione della polizia riferendo fra l'altro di essere stata filmata mentre veniva violentata dal sequestratore. La ragazza di Madina Town (Punjab) insieme alla madre Nighat e a tre fratelli sono attualmente in fuga dall'abitazione di Nakash, residente nei pressi di Faisalabad, luogo dove secondo fonti vicine ai familiari della vittima sarebbe stata anche costretta a prostituirsi. Maira ha confermato di rifiutare l'abiura della propria fede cattolica, sottolineando di essere stata ingannata tramite la firma di documenti in bianco estortale dal rapitore. 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Attraverso i decenni, è passato quasi un secolo, tale aspirazione ha trovato pieno slancio e vigore politico proprio in Turchia nell'islamismo incarnato da Erdogan, di cui solo la decadenza culturale occidentale poteva non riconoscerne immediatamente la vera natura. Eppure Erdogan lo aveva detto in maniera chiara e inequivocabile già prima d'intraprendere la scalata politica e istituzionale che lo avrebbe portato al vertice supremo del regime fondamentalista e liberticida da lui oggi instaurato: "I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri elmetti, le moschee le nostre caserme". E per averlo detto ha affrontato persino il carcere. Alla sua chiarezza, non è stato però dato sufficiente credito, al punto che Europa e Stati Uniti ne hanno persino favorito l'ascesa al potere. Inutile ora piangere sul latte versato, di fronte al "mostro" che mostra in tutta evidenza i suoi tratti somatici.<br />I numerosi manifestanti accorsi nel piazzale antistante Santa Sophia per festeggiare subito dopo la sentenza della Corte, alzando il braccio con le quattro dita della "rabia", gesto tipico dei Fratelli Musulmani ripetutamente utilizzato da Erdogan, hanno così lanciato la sfida dell'islamismo al mondo intero, come a dire: "Siamo tornati, e vinceremo", una dichiarazione di guerra che ha scaldato i cuori dei milioni di seguaci della Fratellanza diffusi e ben radicati in tutti i continenti. Niente più ricerca del dialogo e della coesistenza pacifica tra religioni e culture diverse, dunque, ma sottomissione e predominio, a partire da Santa Sophia, simbolo della chiusura del capitolo storico delle guerre con il cristianesimo, capitolo che Erdogan ha invece riaperto, rilanciando contemporaneamente con le sue dichiarazioni (in arabo) quello relativo a Gerusalemme e alla moschea di Al Aqsa, quali culmine della riconquista del Medio Oriente di ottomana memoria.<br />Le vicende di Siria, Egitto, Tunisia, Libia, per citare i casi più eclatanti, non ci dicono ancora nulla? Come contrastare, oggi e domani, l'espansionismo militare islamista capitanato da Erdogan, che per avanzare si serve senza scrupoli anche del terrorismo jihadista? Il prossimo passo sarà la ricostituzione ufficiale del Califfato: il sultano Erdogan I e i suoi successori non si fermeranno.<br /><br />Nota di BastaBugie: Silvia Scaranari nell'articolo seguente dal titolo "Basilica, moschea o museo: il difficile ruolo di Santa Sofia" racconta la storia della Basilica di Santa Sofia voluta dall'imperatore Costantino nel IV secolo e che è stata per oltre mille anni una chiesa cristiana.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 6 luglio 2020:<br />Santa Sofia a Istanbul è simbolo di un passato che non è più. [...] Progettata a partire dal 350 d.C., più volte distrutta e ricostruita con significativi cambi di stile, deve l'aspetto attuale all'imperatore Giustiniano che ne ordina la nuova progettazione nel 532, dopo l'ennesimo incendio che l'aveva distrutta quasi completamente, affidandone il progetto a Isidoro di Mileto. Sempre Giustiniano la fa consacrare nel 537 e da quel momento diventa la sede del Patriarcato di Costantinopoli e delle cerimonie imperiali bizantine.<br />Dopo lo scisma fra cattolici e ortodossi del 1054 resta ovviamente di rito ortodosso tranne un breve periodo in cui è trasformata in cattedrale cattolica durante la IV crociata e il successivo Regno Latino d'Oriente (1204-61) divenendo anche luogo per l'incoronazione ad imperatore di Baldovino I.<br />Ritornata in mano ai bizantini nel 1261 subisce un nuovo e radicale cambio di destinazione nel 1453 dopo la conquista della città da parte dei musulmani guidati da Maometto II. Nella sua decisa avversione verso i cristiani ordina subito che venga convertita in moschea con il nome di Aya Sofya. Fa costruire all'esterno i minareti che ancora oggi la circondano e coprire con calce bianca gli affreschi interni. Inoltre la dota di un ricco mihrab, la tipica nicchia che indica la direzione della Mecca e di fronte alla quale i fedeli musulmani compiono le preghiere rituali. Molti elementi tipici dell'arte ottomana sono aggiunti nel tempo per rispondere al desiderio dei sultani di abbellire questo luogo sacro, luogo di preghiera ma soprattutto luogo simbolo della sconfitta dei cristiani.<br />Con la fine della Prima Guerra Mondiale la Turchia, cuore dell'impero ottomano sconfitto e sgretolato in diversi staterelli dagli accordi di Sèvres, si trasforma in una Repubblica laica sotto la guida del Presidente Mustafa Kemal Atatürk (Padre dei Turchi, 1881-1938).<br />Mustafa Kemal, nato a Salonicco da una famiglia di condizioni medio-basse (il padre prima ufficiale dell'esercito poi commerciante di legname)  viene educato all'islam ma fin da giovane si avvicina ai Giovani Turchi, di impostazione nazionalista e laica, poi fa una brillante carriera militare e aderisce alla massoneria turca relegando la fede ad una dimensione puramente formale. Salito al potere instaura una politica di severa laicizzazione in tutta la Turchia, introducendo riforme che portano sempre di più la nuova nazione nell'orbita occidentale. Nel 1935 improvvisamente una decisione azzardata ma di forte valore simbolico: la moschea Aya Sofya deve essere trasformata in un museo. [...]<br />Sotto la guida del Governo da parte di Erdoğan, dal 2013 dai minareti del "museo" viene lanciato l'invito alla preghiera. Il Presidente della Repubblica, visitando il Museo in veste ufficiale nell'anniversario della conquista di Costantinopoli, ha recitato l'apertura del Corano in ricordo di tutti quelli che hanno lavorato per restaurarla ma soprattutto per coloro che l'hanno conquistata. Con questo gesto ha palesemente espresso l'intento di ripristinare l'antico ruolo di moschea dell'attuale museo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39933886</guid><pubDate>Fri, 24 Jul 2020 10:08:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39933886/santa_sofia.mp3" length="9096880" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6219

SANTA SOFIA TRASFORMATA IN MOSCHEA: ERDOGAN VUOLE RESTAURARE L'IMPERO OTTOMANO di Souad Sbai
Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi sulle intenzioni restauratrici neo-ottomane del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6219" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6219</a><br /><br />SANTA SOFIA TRASFORMATA IN MOSCHEA: ERDOGAN VUOLE RESTAURARE L'IMPERO OTTOMANO di Souad Sbai<br />Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi sulle intenzioni restauratrici neo-ottomane del sultano Erdogan, la decisione della Corte suprema turca che spiana la strada alla riconversione in moschea di Santa Sophia a Istanbul dovrebbe mettere in chiaro una volta per tutte la realtà della minaccia rappresentata dai Fratelli Musulmani.<br />Obiettivo della Fratellanza fin dalla sua fondazione in Egitto nel 1928, è la rinascita del Califfato abolito da Ataturk nel 1924. Attraverso i decenni, è passato quasi un secolo, tale aspirazione ha trovato pieno slancio e vigore politico proprio in Turchia nell'islamismo incarnato da Erdogan, di cui solo la decadenza culturale occidentale poteva non riconoscerne immediatamente la vera natura. Eppure Erdogan lo aveva detto in maniera chiara e inequivocabile già prima d'intraprendere la scalata politica e istituzionale che lo avrebbe portato al vertice supremo del regime fondamentalista e liberticida da lui oggi instaurato: "I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri elmetti, le moschee le nostre caserme". E per averlo detto ha affrontato persino il carcere. Alla sua chiarezza, non è stato però dato sufficiente credito, al punto che Europa e Stati Uniti ne hanno persino favorito l'ascesa al potere. Inutile ora piangere sul latte versato, di fronte al "mostro" che mostra in tutta evidenza i suoi tratti somatici.<br />I numerosi manifestanti accorsi nel piazzale antistante Santa Sophia per festeggiare subito dopo la sentenza della Corte, alzando il braccio con le quattro dita della "rabia", gesto tipico dei Fratelli Musulmani ripetutamente utilizzato da Erdogan, hanno così lanciato la sfida dell'islamismo al mondo intero, come a dire: "Siamo tornati, e vinceremo", una dichiarazione di guerra che ha scaldato i cuori dei milioni di seguaci della Fratellanza diffusi e ben radicati in tutti i continenti. Niente più ricerca del dialogo e della coesistenza pacifica tra religioni e culture diverse, dunque, ma sottomissione e predominio, a partire da Santa Sophia, simbolo della chiusura del capitolo storico delle guerre con il cristianesimo, capitolo che Erdogan ha invece riaperto, rilanciando contemporaneamente con le sue dichiarazioni (in arabo) quello relativo a Gerusalemme e alla moschea di Al Aqsa, quali culmine della riconquista del Medio Oriente di ottomana memoria.<br />Le vicende di Siria, Egitto, Tunisia, Libia, per citare i casi più eclatanti, non ci dicono ancora nulla? Come contrastare, oggi e domani, l'espansionismo militare islamista capitanato da Erdogan, che per avanzare si serve senza scrupoli anche del terrorismo jihadista? Il prossimo passo sarà la ricostituzione ufficiale del Califfato: il sultano Erdogan I e i suoi successori non si fermeranno.<br /><br />Nota di BastaBugie: Silvia Scaranari nell'articolo seguente dal titolo "Basilica, moschea o museo: il difficile ruolo di Santa Sofia" racconta la storia della Basilica di Santa Sofia voluta dall'imperatore Costantino nel IV secolo e che è stata per oltre mille anni una chiesa cristiana.<br />Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 6 luglio 2020:<br />Santa Sofia a Istanbul è simbolo di un passato che non è più. [...] Progettata a partire dal 350 d.C., più volte distrutta e ricostruita con significativi cambi di stile, deve l'aspetto attuale all'imperatore Giustiniano che ne ordina la nuova progettazione nel 532, dopo l'ennesimo incendio che l'aveva distrutta quasi completamente, affidandone il progetto a Isidoro di Mileto. Sempre Giustiniano la fa consacrare nel 537 e da quel momento diventa la sede del Patriarcato di Costantinopoli e delle cerimonie imperiali bizantine.<br />Dopo lo scisma fra cattolici e ortodossi del 1054 resta ovviamente di...]]></itunes:summary><itunes:duration>569</itunes:duration><itunes:keywords>cattedrale,erdogan,moschea,santasofia,turchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f064d59476ed143fb6e64a51b20e5b3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I più grandi schiavisti di neri sono stati i musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-piu-grandi-schiavisti-di-neri-sono-stati-i-musulmani--31096483</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6173" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6173</a><br /><br />I PIU' GRANDI SCHIAVISTI DI NERI SONO STATI I MUSULMANI di Marco Di Matteo<br />Tra le tante menzogne storiografiche c'è la convinzione che la tratta degli schiavi rappresenti una pagina nera della storia umana da addebitare solo all'Occidente cristiano, mentre le comunità musulmane sarebbero state immuni da discriminazioni e pregiudizi razziali.<br />In realtà, come riconosce lo storico francese Pétré-Grenouilleau, «ci sono tanti esempi, sparsi nel tempo e nello spazio, che ci indicano come la presenza di schiavi non fosse di minore importanza nel mondo musulmano». Anzi, ribadisce l'economista belga Paul Bairoch, «rispetto al commercio di schiavi neri organizzato dagli Europei, il commercio di schiavi del mondo musulmano è iniziato prima, è durato più a lungo e, cosa più importante, ha colpito un numero maggiore di schiavi». D'altra parte il Corano legittima la schiavitù dei non musulmani.<br />Per lo studio del fenomeno è utile distinguere tre periodi: VII-XII secolo, XVI-XVIII secolo, XIX-XX secolo.<br /><br />1) LA SCHIAVITÙ ALLE ORIGINI DELL'ISLAM E NELL'IMPERO ABBASIDE (750-1258)<br />Il commercio degli schiavi nell'Islam cominciò già nel 652, allorché il generale Abdallah ben Said impose ai cristiani della Nubia (alta valle del Nilo) la consegna di 360 schiavi all'anno. Nelle grandi estensioni mesopotamiche, all'inizio dell'era musulmana, gli schiavi neri erano impiegati per togliere lo strato di natron che ricopriva il terreno. Nell'impero dei califfi della dinastia degli Abbasidi, la schiavitù rappresentò uno dei pilastri economici. Fondamentale fu il loro utilizzo nella bonifica della regione del basso Iraq, che allora era un'immensa palude. Vi lavoravano soprattutto gli Zandj dell'Africa Orientale, che costituivano, per l'immenso numero, «greggi di uomini macchina» (Pétré-Grenouilleau) che, a causa delle durissime condizioni in cui operavano, morivano come mosche. Anche l'estrazione mineraria delle pietre preziose e dell'oro della Nubia, l'estrazione del sale di Tegazza e Taoudeni nel Sahara, nonché la pesca delle perle nelle regioni del Mar Rosso, erano affidate agli schiavi di colore. Questi potevano svolgere anche la funzione di scorta per le carovane, guardiani delle merci, portatori, magazzinieri, eunuchi addetti alla custodia degli harem, soldati negli eserciti.<br /><br />2) LA TRATTA DEI NERI TRA XVI E XVIII SECOLO<br />Nel XVI secolo in prima linea nello sfruttamento della popolazione di colore fu il Marocco, che fece prosperare le sue piantagioni di canna da zucchero grazie al massiccio ricorso alla manodopera schiavile. La conquista marocchina della grande ansa del Niger ebbe come scopo principale proprio quello di procurarsi i prigionieri necessari a quell'impiego. Nel 1698 la conquista delle isole di Zanzibar e Pemba da parte del sultanato di Oman innescò un cospicuo traffico di schiavi neri, che venivano sfruttati sia nel commercio delle spezie che nella produzione di avorio, trasportato in condizioni disumane.<br />A volte gli schiavi servivano anche come moneta di scambio per mercanzie e servizi vari. Oltre all'avorio, Zanzibar e Pemba detenevano il monopolio mondiale nella produzione di chiodi di garofano. Il lavoro dei neri era utilizzato anche nella produzione di miglio, sesamo e noci di cocco, nelle piantagioni di canna da zucchero di Pangani e in quelle di cereali sulle coste del Kenya. Nelle zone sahariane dell'Africa del Nord, così come negli spazi saheliani del Sud, gli schiavi furono addetti alla costruzione e manutenzione dei sistemi di irrigazione, in particolare delle foggara, gallerie in gran parte sotterranee che servivano a convogliare l'acqua. Nei dintorni del lago Ciad la tratta fu intensamente praticata dagli stati musulmani di Baguirmi, Wadai e Darfur. Nelle regioni del golfo Persico gli schiavi coltivavano la terra, curavano i palmeti, facevano la raccolta dei datteri.<br /><br />3) LO SCHIAVISMO TRA XIX E XX SECOLO<br />Nell'Ottocento il ruolo degli schiavi impegnati nell'agricoltura nelle regioni saheliane crebbe ulteriormente. Senza di loro le oasi non avrebbero potuto funzionare e il deserto avrebbe rappresentato una barriera impenetrabile tra l'Africa tropicale e il mondo mediterraneo. Le montagne e le oasi del Sahara possono essere considerate l'equivalente arabo delle isole dell'Atlantico, cuore della tratta occidentale.<br />Molto importante era anche la rotta che seguiva lo spartiacque tra il Nilo e il fiume Congo, frequentata da negrieri (come il famoso Tippu Tip di Zanzibar) provenienti dell'Africa orientale, dove promotori del commercio di schiavi furono i popoli musulmani Yao, Fipa, Sangu e Bungu. Il sultanato di Jumbe, che si sviluppava intorno al lago Nyasa, fu istituito nel 1846 proprio con lo scopo di favorire la tratta. Nelle regioni del Mar Rosso in questo periodo fu ulteriormente incrementata, mediante l'utilizzo massiccio di schiavi, la pesca delle perle.<br />In tutti questi casi, il trattamento riservato agli schiavi di colore da parte degli arabo-islamici era durissimo: conferma di ciò è l'assenza nei paesi arabo-musulmani di comunità di colore numerose e originali, a differenza delle Americhe, dove vivono oggi 70 milioni di discendenti di schiavi o meticci africani. Tra le cause principali dell'esiguità e insignificanza delle comunità nere nei paesi arabi, sono da menzionare: l'altissima mortalità, dovuta alle disumane condizioni di lavoro e alla crudeltà dei padroni, la forzata assenza di prole degli eunuchi, il mancato sostegno alla loro riproduzione da parte dei proprietari.<br /><br />LA TRATTA CONTINUA ANCORA OGGI...<br />Da questo sommario quadro emerge che la tratta fu uno degli elementi fondamentali della dinamica espansionistica musulmana, sia politica che economica, dando origine, come ha affermato lo storico Claude Cahen, ad una vera e propria «società di schiavi». Questo sistema schiavile ebbe anche dei risvolti negativi, perché rallentò lo sviluppo tecnico-scientifico e contribuì alla stagnazione sociale dei paesi islamici.<br />Volendo trarre un bilancio numerico, gli esperti hanno valutato che più di 20 milioni di Africani sono stati venduti come schiavi dai musulmani fra il VII e il XX secolo (perlopiù donne e bambini). Ma la tratta continua ancora oggi...<br />Tra le tante sure coraniche sulla schiavitù, particolarmente significativa ci sembra la seguente: «quando incontrerete quelli che non credono, uccideteli fino a che non ne abbiate fatto strage; allora, rafforzate le catene dei rimanenti» (XLVII, 4).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31096483</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 18:07:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31096483/i_piu_grandi_schiavisti_erano_islamici.mp3" length="8409337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6173

I PIU' GRANDI SCHIAVISTI DI NERI SONO STATI I MUSULMANI di Marco Di Matteo
Tra le tante menzogne storiografiche c'è la convinzione che la tratta degli schiavi rappresenti una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6173" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6173</a><br /><br />I PIU' GRANDI SCHIAVISTI DI NERI SONO STATI I MUSULMANI di Marco Di Matteo<br />Tra le tante menzogne storiografiche c'è la convinzione che la tratta degli schiavi rappresenti una pagina nera della storia umana da addebitare solo all'Occidente cristiano, mentre le comunità musulmane sarebbero state immuni da discriminazioni e pregiudizi razziali.<br />In realtà, come riconosce lo storico francese Pétré-Grenouilleau, «ci sono tanti esempi, sparsi nel tempo e nello spazio, che ci indicano come la presenza di schiavi non fosse di minore importanza nel mondo musulmano». Anzi, ribadisce l'economista belga Paul Bairoch, «rispetto al commercio di schiavi neri organizzato dagli Europei, il commercio di schiavi del mondo musulmano è iniziato prima, è durato più a lungo e, cosa più importante, ha colpito un numero maggiore di schiavi». D'altra parte il Corano legittima la schiavitù dei non musulmani.<br />Per lo studio del fenomeno è utile distinguere tre periodi: VII-XII secolo, XVI-XVIII secolo, XIX-XX secolo.<br /><br />1) LA SCHIAVITÙ ALLE ORIGINI DELL'ISLAM E NELL'IMPERO ABBASIDE (750-1258)<br />Il commercio degli schiavi nell'Islam cominciò già nel 652, allorché il generale Abdallah ben Said impose ai cristiani della Nubia (alta valle del Nilo) la consegna di 360 schiavi all'anno. Nelle grandi estensioni mesopotamiche, all'inizio dell'era musulmana, gli schiavi neri erano impiegati per togliere lo strato di natron che ricopriva il terreno. Nell'impero dei califfi della dinastia degli Abbasidi, la schiavitù rappresentò uno dei pilastri economici. Fondamentale fu il loro utilizzo nella bonifica della regione del basso Iraq, che allora era un'immensa palude. Vi lavoravano soprattutto gli Zandj dell'Africa Orientale, che costituivano, per l'immenso numero, «greggi di uomini macchina» (Pétré-Grenouilleau) che, a causa delle durissime condizioni in cui operavano, morivano come mosche. Anche l'estrazione mineraria delle pietre preziose e dell'oro della Nubia, l'estrazione del sale di Tegazza e Taoudeni nel Sahara, nonché la pesca delle perle nelle regioni del Mar Rosso, erano affidate agli schiavi di colore. Questi potevano svolgere anche la funzione di scorta per le carovane, guardiani delle merci, portatori, magazzinieri, eunuchi addetti alla custodia degli harem, soldati negli eserciti.<br /><br />2) LA TRATTA DEI NERI TRA XVI E XVIII SECOLO<br />Nel XVI secolo in prima linea nello sfruttamento della popolazione di colore fu il Marocco, che fece prosperare le sue piantagioni di canna da zucchero grazie al massiccio ricorso alla manodopera schiavile. La conquista marocchina della grande ansa del Niger ebbe come scopo principale proprio quello di procurarsi i prigionieri necessari a quell'impiego. Nel 1698 la conquista delle isole di Zanzibar e Pemba da parte del sultanato di Oman innescò un cospicuo traffico di schiavi neri, che venivano sfruttati sia nel commercio delle spezie che nella produzione di avorio, trasportato in condizioni disumane.<br />A volte gli schiavi servivano anche come moneta di scambio per mercanzie e servizi vari. Oltre all'avorio, Zanzibar e Pemba detenevano il monopolio mondiale nella produzione di chiodi di garofano. Il lavoro dei neri era utilizzato anche nella produzione di miglio, sesamo e noci di cocco, nelle piantagioni di canna da zucchero di Pangani e in quelle di cereali sulle coste del Kenya. Nelle zone sahariane dell'Africa del Nord, così come negli spazi saheliani del Sud, gli schiavi furono addetti alla costruzione e manutenzione dei sistemi di irrigazione, in particolare delle foggara, gallerie in gran parte sotterranee che servivano a convogliare l'acqua. Nei dintorni del lago Ciad la tratta fu intensamente praticata dagli stati musulmani di Baguirmi, Wadai e Darfur. Nelle regioni del golfo Persico gli schiavi coltivavano la terra,...]]></itunes:summary><itunes:duration>526</itunes:duration><itunes:keywords>corano,musulmani,schiavi,schiavisti,uomini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d1205e2a76a40a01862402d68435ee34.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Aisha Silvia Romano e Asia Bibi: due donne a confronto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/aisha-silvia-romano-e-asia-bibi-due-donne-a-confronto--27763058</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6134" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6134</a><br /><br />AISHA SILVIA ROMANO E ASIA BIBI: DUE DONNE A CONFRONTO di Lorenza Formicola<br />Esistono due mondi che non si incontreranno mai, neanche come imputati del tribunale del politicamente corretto perché non si tratta di questi argomenti e resteranno per sempre uno di fronte all'altro alla corte dell'onestà intellettuale. Perché uno di questi mondi si porta tantissimo sui media, l'altro non avrà mai un ruolo da protagonista sul proscenio della cattiva coscienza occidentale.<br />Da una parte di questi due mondi c'è Asia Bibi dall'altra che Aisha Silvia Romano. Quando Asia Bibi viene arrestata è il 19 giugno del 2009; è una giovane donna cristiana madre di cinque figli, che mentre andava a prendere un po' d'acqua con un secchio in un pozzo del suo villaggio le altre donne presenti le dicono che "Haram" vietato all'islam! Non può bere, non può toccare quell'acqua e nasce una discussione e a quel punto le intimano una repentina conversione all'islam, perché Asia è cattolica. Ma Asia si rifiuta, "Credo in Gesù" è la sua prima risposta. Le donne la circondano, esigono un giuramento ad Allah. Allora Asia replica "Gesù Cristo è morto sulla croce per i peccati dell'umanità. Che cosa ha fatto il vostro profeta Maometto per salvare gli uomini?". Una domanda retorica che fai in primis a se stessa "Perché dovrei convertirmi ad Allah?". Ma questa domanda rivolta alle compagne di lavoro costa ad Asia Bibi la condanna a morte. Viene accusata di blasfemia, resta in carcere per 9 anni. Verrà anche la magistratura a trovarla dietro quelle sbarre; le chiederanno ancora di convertirsi all'islam, una scelta che la libera e le salverà la vita le promettono. Ma Asia non crede né cede a quella ipocrita libertà. "Io ho ringraziato di cuore per la proposta ma ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cattolica che uscire dal carcere da musulmana. Sono stata condannata perché cristiana. Credo in Dio e nel Suo grande amore. Sì, mi avete condannata a morte perché amo Dio. Sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui". Sarà questa la risposta della cattolica Asia Bibi a chi le aveva ancora, dietro le sbarre, promesso la salvezza in cambio di un giuramento ad Allah.<br />Passeranno gli anni e con essi le sentenze seguiranno senza sosta. Asia Bibi sarà sottoposta a tutti i gradi di giudizio: nove anni lontana dai figli e dal marito nel braccio della morte pakistana in una lurida cella, mentre per il popolo pakistano, per gran parte della politica e per gli imam di tutto il mondo, ma soprattutto per quelli locali, Asia Bibi deve morire. Già troppa accondiscendenza nelle aule di tribunale: va impiccata! Già troppe sentenze, troppo tempo! Era una decisione per il mondo islamico pakistano, ma anche per quello mondiale, che andava presa subito. Non doveva neanche finire in tribunale. La legge nera sulla blasfemia parla chiaro infatti c'è la pena capitale per chiunque sia reo di bestemmia contro il profeta, il Corano e i suoi contenuti. La bestemmia di Asia Bibi è stata quella di non riconoscere Allah come il suo dio.<br /><br />ASIA BIBI DEVE MORIRE!<br />Le proteste nel paese, ogni anno di più, si moltiplicano e raggiungono anche le piazze animate da imam locali di Francia, Inghilterra, Germania. Ci saranno manifestazioni nel centro delle capitali europee con cartelli che recitano "Asia Bibi deve morire!". L'assoluzione e l'eventuale liberazione dal carcere di Asia vengono definiti come il risultato di un accordo con l'occidente e che sia anatema quest'accordo, dicono i musulmani. Ma quando, ad ottobre del 2018, finalmente viene assolta dalla corte suprema il Pakistan è in fiamme. Il palazzo della Corte Suprema quel giorno ad Islamabad viene circondato da 300 poliziotti; le proteste mettono a ferro e fuoco il paese. La Corte cede alle proteste del partito islamico sunnita e, non solo la giovane donna non viene subito liberata e continuerà a restare in carcere per molti mesi, ma su Asia pende anche il divieto di lasciare il Pakistan. Questo vuol dire una condanna a morte, non più per mano del governo, ma dei cittadini islamici. Questo "accordo", con molte virgolette, mette fine alle sommosse che hanno bloccato le principali città come se il popolo islamico in quel momento con quel divieto di lasciare il Pakistan che pende sulla testa di Asia Bibi trova conforto: in qualche modo la faremo fuori. Eppure il Pakistan continua un pochino a lamentarsi, il mondo islamico continua a lamentarsi in ogni angolo del pianeta. È così che soprattutto nella capitale e nelle principali città pakistane i cristiani sono costretti a restare a casa in quei giorni. Le forze di sicurezza presidiano chiese e altri edifici religiosi. I dimostranti per giorni, prima di quell'accordo, avevano sfilato bruciando fotografie di Asia Bibi. La avevano disegnata con un cappio alla testa e la scritta "Impiccatela".<br />Solo il 29 maggio 2019 la corte suprema del Pakistan respinge sia il ricorso contro l'assoluzione di Asia Bibi che il divieto di lasciare il paese. Grazie anche all'egregio lavoro del suo avvocato e ad alcuni aiuti della comunità internazionale, ma soprattutto accidentale, grazie a un accordo internazionale l'8 maggio del 2019 l'avvocato ottiene di far ricongiungere la giovane donna con la sua famiglia, nel frattempo costretta a vivere nascosta in Canada e oggi Asia è in Canada. Quegli anni di prigionia significano una tensione tale che Asia inizia a soffrire di disturbi cardiaci. Significheranno violenze e sevizie, maltrattamenti e umiliazioni. Racconterà di quando le fu messo un collare al collo talmente stretto da farle mancare il respiro, era attaccato a una lunga catena alle manette della guardia che la tirava, come fosse un cane. Racconterà cosa significa essere donna e cattolica in un paese islamico. E dirà siamo chiamati sciuri, che sta per colui che pulisce i bagni; quando facciamo i documenti identità siamo obbligati a dichiarare la nostra religione. Il nostro passaporto ha un colore particolare, è nero. Prima ancora di aprire sanno che siamo cristiani; il che vuol dire una sola cosa: discriminazione.<br /><br />SILVIA ROMANO<br />Mentre Asia vive la sua lunga agonia, in quelli stessi mesi del 2018, una ragazza italiana, partita per l'Africa per fare la cooperante con una ONLUS, viene rapita. Anche se la ricostruzione dei fatti che oggi tutti conosciamo più che di rapimento lascerà intendere che è stata tradita, da chi si trovava con lei nella Onlus in Kenya e quindi venduta ai terroristi islamici e trasportata, portata in Somalia. Dopo circa un anno e mezzo di silenzio di prigionia il governo italiano paga il riscatto ai terroristi islamici di Al-Shabaab. La ragazzina che era partita come Silvia Romano ritorna come Aisha.<br />Aisha in arabo è la madre dei credenti, la più importante delle spose di Maometto. Aveva 6 anni Aisha quando viene perfezionato il contratto di matrimonio con il profeta di Allah che nel frattempo ne aveva 50; è così che Silvia vuole conservare la memoria di una delle spose maomettane e iniziare la sua nuova vita. Lo ha reso noto, l'abbiamo visto tutti, a tutto il mondo appena è atterrata a Ciampino. Ci hanno ripetuto in questi giorni di non poter giudicare la conversione di una giovane donna, che la fede è un fatto personalissimo nel quale nessuno può entrare. È bellissimo, se non fosse che l'Islam non è un fatto puramente personale, non lo è mai. Il velo, la cui invenzione è politica e non vi è traccia nel Corano, è il modo con cui l'Islam ha deciso di coprire le sue donne. È una specie di elmo, simbolo di una guerra culturale che la religione di Maometto combatte contro l'occidente, è simbolo di una separazione. La funzione è quella di protezione dall'esterno e questo significa che ciò che le donne islamiche hanno intorno, a ovest del mondo, in Occidente, la terra che abitano i crociati, i cattolici, i cristiani è un pericolo, qualcosa da cui ci si deve guardare perché impuro come impure sono le parti del corpo femminile (capelli, collo, a volte mani e spalle per gli abiti islamici più rigidi) della donna che dai 9 anni deve iniziare a coprire per non disturbare o distrarre l'uomo che le considera concupiscibili.<br />E allora come si può non giudicare offensivo quel velo o come qualcosa di privato di personale. Silvia avrà sicuramente subito pressioni e violenze anche psicologiche, nonostante ad oggi però non ha fatto che negarle aggiungendo di non essere mai stata carcerata e sempre trattata bene. Probabilmente quel velo, con cui è atterrata in Italia e che non ha voluto togliersi neanche nei giorni successivi e che non è un abito somalo ma solo islamista era una tattica di sopravvivenza. Non lo sappiamo. Quell'abito è quello a cui Asia Bibi non ha voluto cedere e di cui Silvia, Aisha, si è comunque rifiutata di liberarsi una volta riconsegnata alla sua famiglia; anzi ha rivendicato quel velo e quel nome.<br /><br />UNA VACANZA STILE AVVENTURA<br />Giustamente, fa notare però Fausto Biloslavo, tutto ciò lascia immaginare che abbia trascorso più una vacanza stile avventura nel mondo piuttosto che un sequestro a questo punto. Perché per un ospite più che un ostaggio non si paga un consistente riscatto per vederla fuori dall'inferno jihadista somalo e soprattutto ci si chiede se la ragazzina sia disposta a condannare prima o poi il rapitore del gruppo armato islamico Al-Shabaab, quelli che utilizzano la bandiera nera dello Stato islamico anche se sono in gran parte affiliati ad Al Qaida. Giustamente la vaghezza delle deposizioni che Silvia Romano ha fatto agli inquirenti dopo quasi due anni di silenzio lasciano domande irrisolte: perché non fornire tanti dettagli? Per reticenza? Un modo per impedire di arrivare ai sequestratori? Incapacità di intendere e di volere? Ci racconterà la storia o forse no. Per adesso la vicenda della nuova Aisha e della sua conversione ha lasciato un segno che non è scenografico ma talmente reale che passerà ancora molto tempo prima che si smetta di parlarne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27763058</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 18:35:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27763058/aisha_e_asia_bibi.mp3" length="17056077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6134

AISHA SILVIA ROMANO E ASIA BIBI: DUE DONNE A CONFRONTO di Lorenza Formicola
Esistono due mondi che non si incontreranno mai, neanche come imputati del tribunale del politicamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6134" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6134</a><br /><br />AISHA SILVIA ROMANO E ASIA BIBI: DUE DONNE A CONFRONTO di Lorenza Formicola<br />Esistono due mondi che non si incontreranno mai, neanche come imputati del tribunale del politicamente corretto perché non si tratta di questi argomenti e resteranno per sempre uno di fronte all'altro alla corte dell'onestà intellettuale. Perché uno di questi mondi si porta tantissimo sui media, l'altro non avrà mai un ruolo da protagonista sul proscenio della cattiva coscienza occidentale.<br />Da una parte di questi due mondi c'è Asia Bibi dall'altra che Aisha Silvia Romano. Quando Asia Bibi viene arrestata è il 19 giugno del 2009; è una giovane donna cristiana madre di cinque figli, che mentre andava a prendere un po' d'acqua con un secchio in un pozzo del suo villaggio le altre donne presenti le dicono che "Haram" vietato all'islam! Non può bere, non può toccare quell'acqua e nasce una discussione e a quel punto le intimano una repentina conversione all'islam, perché Asia è cattolica. Ma Asia si rifiuta, "Credo in Gesù" è la sua prima risposta. Le donne la circondano, esigono un giuramento ad Allah. Allora Asia replica "Gesù Cristo è morto sulla croce per i peccati dell'umanità. Che cosa ha fatto il vostro profeta Maometto per salvare gli uomini?". Una domanda retorica che fai in primis a se stessa "Perché dovrei convertirmi ad Allah?". Ma questa domanda rivolta alle compagne di lavoro costa ad Asia Bibi la condanna a morte. Viene accusata di blasfemia, resta in carcere per 9 anni. Verrà anche la magistratura a trovarla dietro quelle sbarre; le chiederanno ancora di convertirsi all'islam, una scelta che la libera e le salverà la vita le promettono. Ma Asia non crede né cede a quella ipocrita libertà. "Io ho ringraziato di cuore per la proposta ma ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cattolica che uscire dal carcere da musulmana. Sono stata condannata perché cristiana. Credo in Dio e nel Suo grande amore. Sì, mi avete condannata a morte perché amo Dio. Sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui". Sarà questa la risposta della cattolica Asia Bibi a chi le aveva ancora, dietro le sbarre, promesso la salvezza in cambio di un giuramento ad Allah.<br />Passeranno gli anni e con essi le sentenze seguiranno senza sosta. Asia Bibi sarà sottoposta a tutti i gradi di giudizio: nove anni lontana dai figli e dal marito nel braccio della morte pakistana in una lurida cella, mentre per il popolo pakistano, per gran parte della politica e per gli imam di tutto il mondo, ma soprattutto per quelli locali, Asia Bibi deve morire. Già troppa accondiscendenza nelle aule di tribunale: va impiccata! Già troppe sentenze, troppo tempo! Era una decisione per il mondo islamico pakistano, ma anche per quello mondiale, che andava presa subito. Non doveva neanche finire in tribunale. La legge nera sulla blasfemia parla chiaro infatti c'è la pena capitale per chiunque sia reo di bestemmia contro il profeta, il Corano e i suoi contenuti. La bestemmia di Asia Bibi è stata quella di non riconoscere Allah come il suo dio.<br /><br />ASIA BIBI DEVE MORIRE!<br />Le proteste nel paese, ogni anno di più, si moltiplicano e raggiungono anche le piazze animate da imam locali di Francia, Inghilterra, Germania. Ci saranno manifestazioni nel centro delle capitali europee con cartelli che recitano "Asia Bibi deve morire!". L'assoluzione e l'eventuale liberazione dal carcere di Asia vengono definiti come il risultato di un accordo con l'occidente e che sia anatema quest'accordo, dicono i musulmani. Ma quando, ad ottobre del 2018, finalmente viene assolta dalla corte suprema il Pakistan è in fiamme. Il palazzo della Corte Suprema quel giorno ad Islamabad viene circondato da 300 poliziotti; le proteste mettono a ferro e fuoco il paese. La Corte cede alle proteste del partito islamico sunnita e, non solo la...]]></itunes:summary><itunes:duration>1066</itunes:duration><itunes:keywords>aisha,asia,bibi,cristiana,donne,musulmana,velo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ff1cbeaea9b42e7db6a1a1b66df93514.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le frasi choc degli islamici italiani sulla conversione di Silvia: ''Ma quali terroristi? L'hanno solo rieducata''</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-frasi-choc-degli-islamici-italiani-sulla-conversione-di-silvia-ma-quali-terroristi-l-hanno-solo-rieducata--27163384</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6128" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6128</a><br /><br />LE FRASI CHOC DEGLI ISLAMICI ITALIANI SULLA CONVERSIONE DI SILVIA: ''MA QUALI TERRORISTI? L'HANNO SOLO RIEDUCATA'' di Elena Barlozzari e Alessandra Benignetti<br />Ci sono tanti aspetti della storia di Silvia Romano ancora da chiarire, ma uno di quelli che sembra aver suscitato maggior interesse nell'opinione pubblica è il segreto della sua conversione.<br />La scelta di abbracciare la stessa religione dei suoi carcerieri, di quelli che hanno fatto irruzione nella sua vita strappandola alla libertà e agli affetti per 18 mesi, è una cosa che sfugge all'umana comprensione. Non esistono spiegazioni razionali che ci mettano al sicuro da ciò che non riusciamo a decifrare. E così ognuno ricorre alla sua suggestione.<br />Chi prega Allah se ne compiace e lo prende come un segno della sua grandezza. È il caso dei tanti utenti che in queste ore stanno commentando la notizia sui social arabi tirando in ballo la divina provvidenza: "Grazie ad Allah che le ha indicato la retta via dell'Islam". Qualcun altro, come riferisce Askanews, esulta per "l'impresa dei giovani mujaheddin". "Le strade del Signore sono infinite", ci dice un giovane studioso del Corano che incrociamo davanti alla moschea di via della Marranella, nel quartiere romano di Tor Pignattara, dove la concentrazione di musulmani è altissima. Impossibile, secondo il ragazzo, che la sua conversione sia stata forzata. "È stata una sua decisione, nell'Islam la conversione forzata - spiega - non esiste". E poi, aggiunge: "Se fosse stata costretta, perché quando è tornata in Italia non si è tolta il velo?".<br /><br />ALLAH GLI HA TOCCATO IL CUORE<br />È la stessa versione che ci dà Omar, un medico libico sulla trentina che frequenta la moschea di via Capua. "La prova è stata il suo rientro in Italia, era velata e sorridente, credo che Allah le abbia toccato il cuore", spiega. "Secondo me - aggiunge - ha trovato qualcosa che forse le mancava". Il giovane non crede alla versione del rapimento né che il governo italiano abbia pagato un riscatto ai terroristi. "Non sono convinto, per ora le informazioni sono poche e non ci sono certezze, per come la vedo io la ragazza non sembrava particolarmente provata". In ogni caso, ci tiene a precisare, "se si fosse trattato davvero di un sequestro è chiaro che lo condannerei". Ma non tutti qui la pensano così.<br />Nella kasbah romana c'è anche chi legittima i jihadisti somali di al Shabaab e si surriscalda quando ci sente chiamarli "terroristi". "Quali terroristi? Quella è gente che prega, i terroristi siete voi che lanciate le bombe sui bambini assieme agli americani", ci risponde piccato un musulmano sulla settantina. "Lei è andata lì per seminare discordia e invece ha ricevuto un'educazione e si è arricchita spiritualmente, adesso è libera e felice", continua. Capito come? Secondo il nostro interlocutore ci sarebbe pure da ringraziarli questi tagliagole per aver "educato" Silvia all'Islam facendola uscire dal "buio". "Non è stata una conversione - insiste - ma un ritorno alle origini, il battesimo e la cresima quelli sì che sono atti terroristici perché tutti noi nasciamo musulmani". Nel momento in cui Silvia ha sposato la fede coranica, ci assicura, "è diventata come una sorella, ed i mujaheddin morirebbero per lei". L'anziano non ha dubbi: "È stata trattata da signora, noi le donne le rispettiamo".<br /><br />QUESTA RAGAZZA HA SENTITO UNA MANCANZA DI SPIRITUALITÀ<br />Affermazioni forti da cui Siddique Nure Alam, presidente dell'associazione Dhuumcatu e punto di riferimento della comunità islamica di Tor Pignattara che lo conosce come Batchu, prende le distanze. "La questione della conversione di Silvia è stata esasperata, si sono create delle tifoserie da stadio, io - spiega - sono contento che sia stata liberata, il resto sono affari suoi". "Non credo - aggiunge - che l'abbiano trattata male, sennò non si spiegherebbe il suo atteggiamento disteso". Il fatto che la cooperante si sia uniformata ai costumi religiosi dei suoi carcerieri, per Batchu, potrebbe essere dovuto anche al vuoto di valori della società occidentale. "Secondo me - conclude - questa ragazza ha sentito una mancanza di spiritualità, ci sono tanti cattolici che si definiscono tali ma non praticano, credo che venendo in contatto con una religione più forte abbia finito per esserne ispirata".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27163384</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 19:35:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27163384/le_frasi_choc_degli_islamici_su_silvia.mp3" length="5988936" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6128

LE FRASI CHOC DEGLI ISLAMICI ITALIANI SULLA CONVERSIONE DI SILVIA: ''MA QUALI TERRORISTI? L'HANNO SOLO RIEDUCATA'' di Elena Barlozzari e Alessandra Benignetti
Ci sono tanti aspetti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6128" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6128</a><br /><br />LE FRASI CHOC DEGLI ISLAMICI ITALIANI SULLA CONVERSIONE DI SILVIA: ''MA QUALI TERRORISTI? L'HANNO SOLO RIEDUCATA'' di Elena Barlozzari e Alessandra Benignetti<br />Ci sono tanti aspetti della storia di Silvia Romano ancora da chiarire, ma uno di quelli che sembra aver suscitato maggior interesse nell'opinione pubblica è il segreto della sua conversione.<br />La scelta di abbracciare la stessa religione dei suoi carcerieri, di quelli che hanno fatto irruzione nella sua vita strappandola alla libertà e agli affetti per 18 mesi, è una cosa che sfugge all'umana comprensione. Non esistono spiegazioni razionali che ci mettano al sicuro da ciò che non riusciamo a decifrare. E così ognuno ricorre alla sua suggestione.<br />Chi prega Allah se ne compiace e lo prende come un segno della sua grandezza. È il caso dei tanti utenti che in queste ore stanno commentando la notizia sui social arabi tirando in ballo la divina provvidenza: "Grazie ad Allah che le ha indicato la retta via dell'Islam". Qualcun altro, come riferisce Askanews, esulta per "l'impresa dei giovani mujaheddin". "Le strade del Signore sono infinite", ci dice un giovane studioso del Corano che incrociamo davanti alla moschea di via della Marranella, nel quartiere romano di Tor Pignattara, dove la concentrazione di musulmani è altissima. Impossibile, secondo il ragazzo, che la sua conversione sia stata forzata. "È stata una sua decisione, nell'Islam la conversione forzata - spiega - non esiste". E poi, aggiunge: "Se fosse stata costretta, perché quando è tornata in Italia non si è tolta il velo?".<br /><br />ALLAH GLI HA TOCCATO IL CUORE<br />È la stessa versione che ci dà Omar, un medico libico sulla trentina che frequenta la moschea di via Capua. "La prova è stata il suo rientro in Italia, era velata e sorridente, credo che Allah le abbia toccato il cuore", spiega. "Secondo me - aggiunge - ha trovato qualcosa che forse le mancava". Il giovane non crede alla versione del rapimento né che il governo italiano abbia pagato un riscatto ai terroristi. "Non sono convinto, per ora le informazioni sono poche e non ci sono certezze, per come la vedo io la ragazza non sembrava particolarmente provata". In ogni caso, ci tiene a precisare, "se si fosse trattato davvero di un sequestro è chiaro che lo condannerei". Ma non tutti qui la pensano così.<br />Nella kasbah romana c'è anche chi legittima i jihadisti somali di al Shabaab e si surriscalda quando ci sente chiamarli "terroristi". "Quali terroristi? Quella è gente che prega, i terroristi siete voi che lanciate le bombe sui bambini assieme agli americani", ci risponde piccato un musulmano sulla settantina. "Lei è andata lì per seminare discordia e invece ha ricevuto un'educazione e si è arricchita spiritualmente, adesso è libera e felice", continua. Capito come? Secondo il nostro interlocutore ci sarebbe pure da ringraziarli questi tagliagole per aver "educato" Silvia all'Islam facendola uscire dal "buio". "Non è stata una conversione - insiste - ma un ritorno alle origini, il battesimo e la cresima quelli sì che sono atti terroristici perché tutti noi nasciamo musulmani". Nel momento in cui Silvia ha sposato la fede coranica, ci assicura, "è diventata come una sorella, ed i mujaheddin morirebbero per lei". L'anziano non ha dubbi: "È stata trattata da signora, noi le donne le rispettiamo".<br /><br />QUESTA RAGAZZA HA SENTITO UNA MANCANZA DI SPIRITUALITÀ<br />Affermazioni forti da cui Siddique Nure Alam, presidente dell'associazione Dhuumcatu e punto di riferimento della comunità islamica di Tor Pignattara che lo conosce come Batchu, prende le distanze. "La questione della conversione di Silvia è stata esasperata, si sono create delle tifoserie da stadio, io - spiega - sono contento che sia stata liberata, il resto sono affari suoi". "Non credo - aggiunge - che l'abbiano...]]></itunes:summary><itunes:duration>375</itunes:duration><itunes:keywords>conversione,islamici,rieducata,roma,romano,silvia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1101f6fe4ca52a902bbfbd9f0d222a90.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il riscatto pagato per Silvia Romano è immorale perché servirà per uccidere e sequestrare altre persone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-riscatto-pagato-per-silvia-romano-e-immorale-perche-servira-per-uccidere-e-sequestrare-altre-persone--27159848</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6126" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6126</a><br /><br />IL RISCATTO PAGATO PER SILVIA ROMANO E' IMMORALE PERCHE' SERVIRA' PER UCCIDERE E SEQUESTRARE ALTRE PERSONE di Graziano Motta<br />La vicenda di ostaggi italiani catturati da fondamentalisti musulmani continua a dominare l'interesse dell'opinione pubblica, e di riflesso le cronache, specialmente televisive, con punte critiche ricorrenti, come il caso di Silvia Romano.<br />Sedici anni orsono suscitò scalpore e polemiche la vicenda delle due Simone, la romana Torretta e la riminese Pari. Si concluse il 5 ottobre 2004 con la loro visita di ringraziamento a Giovanni Paolo II. L'anno successivo suscitò grande interesse la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Paradossalmente tra la persistente, e diffusa, ignoranza di un fenomeno storico secolare; ma sempre con il coinvolgimento pieno del potere politico.<br />Ha fatto il suo tempo il coinvolgimento religioso. Importantissimo sino agli albori dell'Ottocento, ebbe come grandi protagonisti due Ordini religiosi - onore e vanto della Chiesa cattolica - cioè gli Ordini dei Trinitari e dei Mercedari, fondati proprio per un'opera meravigliosa di carità - la liberazione degli ostaggi (secondo un calcolo attendibile, più di centomila) - arricchita dalla palma del martirio di tanti suoi membri. Mai però, prima d'ora, si era visto uno spiegamento di uomini, intelligenze, energie e denaro per il riscatto di un'italiana ostaggio dei musulmani che, una volta "liberata", ha affermato di essersi convertita all'Islam, confermando questa sua decisione con un rigoroso abbigliamento per la cerimonia di accoglienza.<br /><br />LIBERAZIONE?<br />A questo punto non si capisce di che "liberazione" sia stata oggetto. Come musulmana, Silvia non aveva bisogno di essere riscattata, era titolare di diritti sanciti dalla Sharia e da secolari consuetudini sociali. Forse non le era consentito dai suoi rapitori di venire in Italia, ma i Servizi segreti, italiani e turchi, più quelli dell'inesistente Stato somalo, in mesi e mesi di trattative si presume fossero venuti (o dovessero essere giunti) a conoscenza della sua condizione. Cioè che non in una "liberazione" essi erano impegnati, quanto in un'impresa di sottrazione di una musulmana ad un'emergenza, ormai però ovvia in società islamiche che i fondamentalisti intendono sottomettere pienamente alle loro convinzioni religiose. Convinzioni che Silvia, convertendosi all'Islam, dovrebbe ben conoscere e, se non apprezzare, almeno accettare.<br />Quindi non si capisce perché abbia aderito al progetto di venire in Italia a spese dei suoi connazionali, su un aereo di Stato, con tutti gli onori e gli applausi riservati ad una "liberata". Non si capisce nemmeno perché di questo non ne sapessero (o non fossero stati informati) il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri. E la pubblica opinione. Alla luce di quanto sopra l'aspetto e il quantum, sempre annebbiato, del "riscatto", dovrà essere portato alla luce.<br /><br />MILLE ANNI DI RAPIMENTI, UCCISIONI E CONVERSIONI FORZATE<br />In attesa dunque degli attesi chiarimenti, dei Servizi segreti impegnati e della Magistratura, il caso di Silvia Romano offre l'occasione di evocare all'interessata e a tanti nostri connazionali come, per secoli, siano intercorsi i rapporti tra i musulmani del Mediterraneo e gli europei, in particolare gli italiani. Ricordando fra l'altro che i Mercedari, entrando nell'Ordine, aggiungevano ai tre voti di povertà, castità e ubbidienza quello "di sostituire con la loro persona i prigionieri in pericolo di rinnegare la fede". E che, per consuetudine, chiedevano ai "redenti" di testimoniare ai benefattori "il buon impiego delle loro offerte".<br />E se si ha desiderio di approfondire queste relazioni, c'è un'abbondanza di studi e libri storici, dalle ricostruzioni affascinanti oppure orripilanti (correlati a episodi di eroismo o di crudeltà), come l'eroica difesa di Famagosta (agosto 1571) di cui fu protagonista Marcantonio Bragadin, pagata con un inenarrabile martirio (fu addirittura scuoiato!) per aver egli disdegnato di convertirsi all'Islam. E a proposito di conversioni - tutte di cristiani deboli o malvagi - le pagine di storia ne sono rivelatrici di parecchie, tra le righe delle guerre tra Venezia e l'Impero ottomano. Fra le più evocate quella di un perfido uomo di mare di origini calabre, conosciuto col nuovo nome di Uluch Alì, che fu Bey di Algeri nonché uno dei tre ammiragli turchi nella famosa battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571).<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Immorale quel riscatto: i soldi faranno morti e sequestri" spiega perché non è stato moralmente lecito pagare il riscatto per Silvia Romano. Il perché è semplice: gli effetti negativi sopravanzano quelli positivi, infatti quei soldi serviranno per uccidere più di una persona e per sequestrare molte altre persone.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 maggio 2020:<br />Quattro milioni di euro. Tale è stato forse il riscatto pagato per liberare la cooperante Silvia Romano. Da qui un quesito: è stato moralmente lecito pagare questo riscatto? La risposta è negativa. Cerchiamo di comprenderne i motivi.<br />Il caso, dal punto di vista etico, si inquadra nella cooperazione materiale al male. Nella cooperazione formale, colui che coopera condivide l'intenzione dell'agente principale: Tizio vende un'arma a Caio sia per guadagnarci sia per aiutare Caio a compiere un assassinio. Nella cooperazione materiale, invece colui che coopera non condivide l'intenzione dell'agente principale: è il caso del riscatto per la liberazione della Romano. Coloro che hanno sborsato i quattro milioni di euro non lo hanno fatto con l'intenzione di agevolare i progetti terroristici dei sequestratori, ma lo hanno fatto per vedere libera la Romano.<br />La cooperazione materiale può essere, a seconda dei casi, lecita o illecita. Per comprendere se è moralmente lecita o illecita occorre applicare il principio del duplice effetto, principio che viene chiamato in causa quando un atto produce un effetto positivo (o più di un effetto positivo) e un effetto negativo (o più di un effetto negativo). Il principio del duplice effetto consta di alcune condizioni che occorre soddisfare affinché l'azione, che produce questi effetti contrastanti, sia moralmente lecita. La prima condizione esige che la natura dell'atto sia buona. È una condizione implicita alla fattispecie interessata dal principio del duplice effetto: si compie l'atto per ottenere l'effetto positivo. In questo caso si paga una somma di denaro per vedere liberata la persona sequestrata. L'atto è in sé moralmente lecito.<br />La seconda condizione prevede che l'effetto negativo non sia voluto direttamente ma meramente tollerato. Come già accennato, l'agevolazione di future attività terroristiche, tramite il pagamento del riscatto, è effetto tollerato, non ricercato direttamente. La terza condizione chiede che l'effetto negativo non sia causa dell'effetto positivo: l'agevolazione di future azioni terroristiche non ha prodotto la liberazione dell'ostaggio. È dunque effetto negativo che non ha un nesso causale con l'effetto positivo. Un'altra condizione prevede che si versi in stato di necessità: la soluzione di pagare il riscatto era la soluzione ottimale, ossia l'unica soluzione che prometteva i maggiori benefici rispetto agli effetti negativi prodotti. Facciamo dunque il caso che, ad esempio, un intervento militare avrebbe causato più danni che benefici rispetto alla soluzione del pagamento del riscatto.<br />Veniamo infine ad una quinta condizione che nel caso di specie è quella che fa la differenza: gli effetti positivi devono essere di pari importanza degli effetti negativi o di maggior importanza tenendo altresì in conto la probabilità che si verifichino sia gli effetti negativi che quelli positivi. Nella vicenda del riscatto della Romano gli effetti negativi, assai probabili, sopravanzano per importanza quelli positivi, quindi l'atto risulta essere inefficace, più in particolare risulta essere dannoso. Infatti su un piatto della bilancia abbiamo un duplice effetto buono: la salvezza e la liberazione di una donna. Sull'altro piatto della bilancia abbiamo molti più effetti negativi della medesima natura: quei soldi serviranno per uccidere più di una persona e per sequestrare molte altre persone. Insomma il gioco non vale la candela.<br />Dunque nella ipotesi del riscatto della cooperante milanese il criterio che non è stato soddisfatto è quello relativo al principio di efficacia o di proporzione. Tommaso d'Aquino spiega che alcune condizioni in cui è calato un atto possono mutarne la natura: da astrattamente buona a concretamente malvagia. L'Aquinate scrive: «un atto che parte da una buona intenzione può diventare illecito, se è sproporzionato al fine» (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 7 c.). Traduciamo: paghiamo il riscatto con l'intenzione buona di liberare la donna, ma le modalità dell'atto fanno sì che esista una sproporzione tra effetti negativi a danno di quelli positivi, proprio perché i soldi versati avranno salvato e liberato una persona a fronte della morte e incarcerazione di molti più innocenti. Dato che l'atto è alla fine dannoso (o globalmente inteso come dannoso), l'intelletto lo giudica irragionevole e quindi malvagio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27159848</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 19:35:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27159848/immorale_il_riscatto_pagato_per_silvia.mp3" length="12606066" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6126

IL RISCATTO PAGATO PER SILVIA ROMANO E' IMMORALE PERCHE' SERVIRA' PER UCCIDERE E SEQUESTRARE ALTRE PERSONE di Graziano Motta
La vicenda di ostaggi italiani catturati da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6126" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6126</a><br /><br />IL RISCATTO PAGATO PER SILVIA ROMANO E' IMMORALE PERCHE' SERVIRA' PER UCCIDERE E SEQUESTRARE ALTRE PERSONE di Graziano Motta<br />La vicenda di ostaggi italiani catturati da fondamentalisti musulmani continua a dominare l'interesse dell'opinione pubblica, e di riflesso le cronache, specialmente televisive, con punte critiche ricorrenti, come il caso di Silvia Romano.<br />Sedici anni orsono suscitò scalpore e polemiche la vicenda delle due Simone, la romana Torretta e la riminese Pari. Si concluse il 5 ottobre 2004 con la loro visita di ringraziamento a Giovanni Paolo II. L'anno successivo suscitò grande interesse la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Paradossalmente tra la persistente, e diffusa, ignoranza di un fenomeno storico secolare; ma sempre con il coinvolgimento pieno del potere politico.<br />Ha fatto il suo tempo il coinvolgimento religioso. Importantissimo sino agli albori dell'Ottocento, ebbe come grandi protagonisti due Ordini religiosi - onore e vanto della Chiesa cattolica - cioè gli Ordini dei Trinitari e dei Mercedari, fondati proprio per un'opera meravigliosa di carità - la liberazione degli ostaggi (secondo un calcolo attendibile, più di centomila) - arricchita dalla palma del martirio di tanti suoi membri. Mai però, prima d'ora, si era visto uno spiegamento di uomini, intelligenze, energie e denaro per il riscatto di un'italiana ostaggio dei musulmani che, una volta "liberata", ha affermato di essersi convertita all'Islam, confermando questa sua decisione con un rigoroso abbigliamento per la cerimonia di accoglienza.<br /><br />LIBERAZIONE?<br />A questo punto non si capisce di che "liberazione" sia stata oggetto. Come musulmana, Silvia non aveva bisogno di essere riscattata, era titolare di diritti sanciti dalla Sharia e da secolari consuetudini sociali. Forse non le era consentito dai suoi rapitori di venire in Italia, ma i Servizi segreti, italiani e turchi, più quelli dell'inesistente Stato somalo, in mesi e mesi di trattative si presume fossero venuti (o dovessero essere giunti) a conoscenza della sua condizione. Cioè che non in una "liberazione" essi erano impegnati, quanto in un'impresa di sottrazione di una musulmana ad un'emergenza, ormai però ovvia in società islamiche che i fondamentalisti intendono sottomettere pienamente alle loro convinzioni religiose. Convinzioni che Silvia, convertendosi all'Islam, dovrebbe ben conoscere e, se non apprezzare, almeno accettare.<br />Quindi non si capisce perché abbia aderito al progetto di venire in Italia a spese dei suoi connazionali, su un aereo di Stato, con tutti gli onori e gli applausi riservati ad una "liberata". Non si capisce nemmeno perché di questo non ne sapessero (o non fossero stati informati) il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri. E la pubblica opinione. Alla luce di quanto sopra l'aspetto e il quantum, sempre annebbiato, del "riscatto", dovrà essere portato alla luce.<br /><br />MILLE ANNI DI RAPIMENTI, UCCISIONI E CONVERSIONI FORZATE<br />In attesa dunque degli attesi chiarimenti, dei Servizi segreti impegnati e della Magistratura, il caso di Silvia Romano offre l'occasione di evocare all'interessata e a tanti nostri connazionali come, per secoli, siano intercorsi i rapporti tra i musulmani del Mediterraneo e gli europei, in particolare gli italiani. Ricordando fra l'altro che i Mercedari, entrando nell'Ordine, aggiungevano ai tre voti di povertà, castità e ubbidienza quello "di sostituire con la loro persona i prigionieri in pericolo di rinnegare la fede". E che, per consuetudine, chiedevano ai "redenti" di testimoniare ai benefattori "il buon impiego delle loro offerte".<br />E se si ha desiderio di approfondire queste relazioni, c'è un'abbondanza di studi e libri storici, dalle ricostruzioni affascinanti oppure orripilanti (correlati a episodi di...]]></itunes:summary><itunes:duration>788</itunes:duration><itunes:keywords>aiuto,inganno,musulmani,riscatto,soldi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/375cfdc954e9d8a021b5b080f722012c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Da Silvia ad Aisha: il segreto di una conversione (forzata?)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/da-silvia-ad-aisha-il-segreto-di-una-conversione-forzata--27183304</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6127" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6127</a><br /><br />DA SILVIA AD AISHA: IL SEGRETO DI UNA CONVERSIONE (FORZATA?) di Francesco Boezi<br />Silvia Romano si è convertita all'islam. La questione suscita almeno una domanda.<br />Mentre buona parte dei commentatori si interroga sulla vicenda in sé, noi abbiamo chiesto un parere a Monsignor Nicola Bux, già collaboratore di Benedetto XVI. Bux è convinto che i cristiani non debbano temere la persecuzione. E che anche le conversioni possano avere delle attenuanti in caso di mancata consapevolezza del soggetto che intraprende un percorso di quel tipo. Ma per il monsignore l'Europa sta correndo dei rischi, che non dovremmo evitare di tenere a mente.<br />Mons. Bux, possibile che Silvia Romano sia stata convertita o magari sia stata manipolata dagli islamici? La giovane sostiene che la sua adesione all'islam sia stata una scelta spontanea...<br />Il concilio ricorda che la libertà religiosa riguarda l'immunità dalla coercizione nella società civile. Ma anche che ciò lascia intatta la dottrina cattolica sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica chiesa di Cristo. Una persona cosciente del suo battesimo conosce tutto questo.<br />Le risuta normale che una persona finita nelle mani di estremisti islamici finisca per convertirsi?<br />Dipende dal soggetto. Un cattolico dalla coscienza ben formata sa qual è la vera religione e, di conseguenza, che il suo abbandono, cioè l'apostasia è uno dei peccati più gravi. Si badi che l'islam punisce l'apostasia con la morte. Pertanto, il vero cristiano non teme il martirio per Gesù Cristo. Se invece la coscienza non fosse ben formata o facesse ciò per ignoranza, esiste l'attenuante davanti a Dio.<br />Quale messaggio per l'identità europea arriva dalla storia di Silvia Romano?<br />Ricordo un documentario prodotto dalla Rai dieci anni fa. L'indimenticabile Luca De Mata lo intitolò Dio: pace o dominio, perché dal reportage in giro per l'Europa aveva ricavato che l'islam stesse avanzando scaltramente, presentandosi come religione di pace, in realtà puntando al dominio del continente. Celebre l'avvertimento dell'allora vescovo di Izmir (Smirne, ndr) agli europei: i promotori islamici dell'immigrazione in Europa pensano: con le vostre leggi vi invaderemo, con la sharia vi sottometteremo. Che vi cooperino gli europei, è masochismo. La Rai dovrebbe riproporre quel documentario in cinque puntate.<br />Teme per i cattolici in giro per il mondo?<br />Dalle statistiche è noto che il cristianesimo cattolico è la religione più perseguitata al globo. Ma i cristiani non temono la persecuzione, perché è la condizione ordinaria del cristianesimo. Gesù Cristo ha detto: "Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi". Perciò il cristianesimo vince sempre quando è sconfitto. Papa, cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli lo dovrebbero sapere a memoria, non solo, ma anche che alla fine solo la croce di Cristo vince. Lo ricorda Giovanni Paolo II nell'enciclica missionaria Redemptoris missio.<br />Quindi?<br />Quindi, i programmi di neo-umanesimo, di fratellanza universale, di dialogo interreligioso senza Cristo, sono destinati al fallimento. Meglio farebbero le chiese europee a spendere tutte le forze, anche finanziarie, anzi la loro vita, nell'unico compito che Cristo ha affidato loro: far conoscere il vangelo a tutte le genti e chiamarle a conversione. Solo l'estensione della fede cattolica può compattare il globo secondo i tempi di Dio. Questo passerà attraverso la persecuzione, la croce, la vera "teologia della liberazione".<br />Esistono fenomeni di proselitismo studiati ad hoc? Magari adatti pure per gli europei che fanno cooperazione all'estero?<br />Circa vent'anni fa, ho conosciuto ad Amman dei giovani sauditi che ogni tre mesi, muniti di visto, uscivano dall'Arabia per venire a catechizzarsi per diventare cristiani. Mi mostrarono il materiale propagandistico stampato in arabo, che dal loro paese veniva inviato fino a Londra, documentando il piano di dominio islamico in Europa. Per attuarlo è necessaria l'immigrazione ma anche il proselitismo tra gli europei, specialmente delle Ong, in cui l'identità cristiana o è inesistente o è annacquata. Oggi sappiamo che Londra è in gran parte musulmana, complice anche la pressoché totale sparizione degli anglicani. Ma c'è una pattuglia di cattolici che resiste e vincerà, a costo del martirio.<br />Silvia ha scelto di chiamarsi Aisha, come una delle mogli di Maometto...<br />Chissà se prima di cambiar nome e credo, sapeva che santa Silvia è la madre di san Gregorio Magno. E chissà se conosce quanto conclude uno studioso di prima grandezza, dell'islam e della tradizione araba cristiana, della cui amicizia mi onoro, il gesuita egiziano Samir Khalil Samir - citando il Corano al versetto 228 della sura della Vacca e al 34 di quella delle Donne: "Mentre nella concezione cristiana l'uomo e la donna sono messi su un piano di sostanziale parità,in quella musulmana si stabilisce una differenza a livello ontologico, come affermano ancora oggi gli autori musulmani, che presentano il ruolo della donna nell'Islam spiegando che essa, essendo per sua natura più debole fisicamente, più fragile psichicamente e più emotiva che razionale, è inferiore all'uomo e deve sottostare a lui".<br /><br />Nota di BastaBugie: Ignazio Stagno nell'articolo seguente dal titolo "Silvia Romano adesso si chiama Aisha: ecco cosa significa per l'islam" spiega che la scelta del nome "Aisha" ha un significato profondo nel mondo islamico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Il Giornale l'11 maggio 2020:<br />Silvia Romano ora è un'islamica. Il suo percorso di conversione, come lei stessa ha raccontato, non è avvenuto sotto costrizione. A metà della sua prigionia ha chiesto un Corano e da lì avrebbe iniziato un percorso di fede che l'ha portata a credere in Allah e nel suo profeta, Maometto.<br />Ma dalle pieghe del suo racconto emerge anche un altro aspetto. Dopo la conversione, la Romano avrebbe anche cambiato nome. Non è più Silvia, adesso si chiama "Aisha". Sarebbe questo il nome islamico che la ragazza ha scelto durante la sua prigionia e che ha rivendicato una volta tornata a casa, nel suo Paese. Ma perché ha scelto proprio il nome Aisha? Cosa significa nell'islam? Il nome è un omaggio ad Aisha bint Abi Bakr, figlia di Abu Bakr, primo califfo dell'islam. Ma Aisha è stata anche la più importante delle spose di Maometto. Secondo quanto riportato dal testo islamico, Maometto sposò Aisha per superare il lutto della amata moglie Khadija nel 619.<br />Aisha quando venne promessa in sposa a Maometto aveva solo sei anni e a quanto pare era la figlia di uno dei migliori amici del profeta. A far scattare il matrimonio sarebbe stata la visione dell'Arcangelo Gabriele che avrebbe dato l'ordine a Maometto di sposare Aisha. Il matrimonio tra il profeta e Aisha sarebbe stato consumato quando la sposa aveva nove-dieci anni. Maometto al momento delle nozze aveva 50 anni. Secondo alcuni studiosi dell'islam però l'età di Aisha al momento delle nozze si attesterebbe in una fascia che va dai 14 ai 24 anni e una parte degli studi colloca l'età di Aisha al momento delle nozze a 19 anni. Aisha divenne, secondo i testi dell'islam, la favorita di Maometto. Il legame tra Maometto e Aisha proseguì anche dopo la morte del profeta. Infatti secondo la tradizione, Maometto venne sepolto al momento della sua morte (a 62 anni) nella "camera di Aisha", all'interno della sua stanza. Lì sarebbe stata eretta la Moschea del Profeta. Al momento della morte di Aisha venne posto un sacello vicino al marito.<br />Ma a quanto pare era vuoto. Il corpo della donna, morta a 62 anni, sarebbe stato collocato nel cimitero medinese di Al Baqi al-Ghrarqad. In arabo il nome di Aisha significa "Madre dei credenti". E dopo la morte di Maometto, la donna divenne un punto di riferimento importante per tutto il mondo islamico. Quanto appreso da Maometto lo confidò al nipote Urwa ibn al-Zubayr. Insomma la scelta di Silvia Romano di farsi chiamare Aisha ha di certo un significato profondo che di fatto spiega anche il percorso di conversione affrontato durante la prigionia in Somalia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27183304</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 19:35:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27183304/da_silvia_a_aisha.mp3" length="9913572" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6127

DA SILVIA AD AISHA: IL SEGRETO DI UNA CONVERSIONE (FORZATA?) di Francesco Boezi
Silvia Romano si è convertita all'islam. La questione suscita almeno una domanda.
Mentre buona parte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6127" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6127</a><br /><br />DA SILVIA AD AISHA: IL SEGRETO DI UNA CONVERSIONE (FORZATA?) di Francesco Boezi<br />Silvia Romano si è convertita all'islam. La questione suscita almeno una domanda.<br />Mentre buona parte dei commentatori si interroga sulla vicenda in sé, noi abbiamo chiesto un parere a Monsignor Nicola Bux, già collaboratore di Benedetto XVI. Bux è convinto che i cristiani non debbano temere la persecuzione. E che anche le conversioni possano avere delle attenuanti in caso di mancata consapevolezza del soggetto che intraprende un percorso di quel tipo. Ma per il monsignore l'Europa sta correndo dei rischi, che non dovremmo evitare di tenere a mente.<br />Mons. Bux, possibile che Silvia Romano sia stata convertita o magari sia stata manipolata dagli islamici? La giovane sostiene che la sua adesione all'islam sia stata una scelta spontanea...<br />Il concilio ricorda che la libertà religiosa riguarda l'immunità dalla coercizione nella società civile. Ma anche che ciò lascia intatta la dottrina cattolica sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica chiesa di Cristo. Una persona cosciente del suo battesimo conosce tutto questo.<br />Le risuta normale che una persona finita nelle mani di estremisti islamici finisca per convertirsi?<br />Dipende dal soggetto. Un cattolico dalla coscienza ben formata sa qual è la vera religione e, di conseguenza, che il suo abbandono, cioè l'apostasia è uno dei peccati più gravi. Si badi che l'islam punisce l'apostasia con la morte. Pertanto, il vero cristiano non teme il martirio per Gesù Cristo. Se invece la coscienza non fosse ben formata o facesse ciò per ignoranza, esiste l'attenuante davanti a Dio.<br />Quale messaggio per l'identità europea arriva dalla storia di Silvia Romano?<br />Ricordo un documentario prodotto dalla Rai dieci anni fa. L'indimenticabile Luca De Mata lo intitolò Dio: pace o dominio, perché dal reportage in giro per l'Europa aveva ricavato che l'islam stesse avanzando scaltramente, presentandosi come religione di pace, in realtà puntando al dominio del continente. Celebre l'avvertimento dell'allora vescovo di Izmir (Smirne, ndr) agli europei: i promotori islamici dell'immigrazione in Europa pensano: con le vostre leggi vi invaderemo, con la sharia vi sottometteremo. Che vi cooperino gli europei, è masochismo. La Rai dovrebbe riproporre quel documentario in cinque puntate.<br />Teme per i cattolici in giro per il mondo?<br />Dalle statistiche è noto che il cristianesimo cattolico è la religione più perseguitata al globo. Ma i cristiani non temono la persecuzione, perché è la condizione ordinaria del cristianesimo. Gesù Cristo ha detto: "Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi". Perciò il cristianesimo vince sempre quando è sconfitto. Papa, cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli lo dovrebbero sapere a memoria, non solo, ma anche che alla fine solo la croce di Cristo vince. Lo ricorda Giovanni Paolo II nell'enciclica missionaria Redemptoris missio.<br />Quindi?<br />Quindi, i programmi di neo-umanesimo, di fratellanza universale, di dialogo interreligioso senza Cristo, sono destinati al fallimento. Meglio farebbero le chiese europee a spendere tutte le forze, anche finanziarie, anzi la loro vita, nell'unico compito che Cristo ha affidato loro: far conoscere il vangelo a tutte le genti e chiamarle a conversione. Solo l'estensione della fede cattolica può compattare il globo secondo i tempi di Dio. Questo passerà attraverso la persecuzione, la croce, la vera "teologia della liberazione".<br />Esistono fenomeni di proselitismo studiati ad hoc? Magari adatti pure per gli europei che fanno cooperazione all'estero?<br />Circa vent'anni fa, ho conosciuto ad Amman dei giovani sauditi che ogni tre mesi, muniti di visto, uscivano dall'Arabia per venire a catechizzarsi per diventare cristiani. Mi...]]></itunes:summary><itunes:duration>620</itunes:duration><itunes:keywords>aisha,conversione,musulmani,obbligo,silvia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6346916f3b07889baec802f976c012f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Durante il coronavirus il terrorismo islamico continua indisturbato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/durante-il-coronavirus-il-terrorismo-islamico-continua-indisturbato--24926711</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6082" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6082</a><br /><br />DURANTE IL CORONAVIRUS IL TERRORISMO ISLAMICO CONTINUA INDISTURBATO di ANDREA MORIGI<br />L'invito a rimanersene a casa, in Francia, vale doppio. Chi esce, rischia non soltanto di essere contagiato, ma anche di rimanere vittima di un attacco jihadista mentre sta ordinatamente in coda al supermercato mantenendo le distanze dal prossimo.<br />Ieri, intorno alle 11 del mattino, due persone sono state uccise e altre sette ferite da un rifugiato sudanese che secondo alcuni testimoni che lo avrebbero udito gridare «Allah akhbar!», le ha pugnalate nel centro di Romans-sur-Isère, nel dipartimento della Drôme, nel sud-est della Francia. Secondo quanto riferito dai media locali, l'uomo ha prima sgozzato un quarantenne, appena uscito di casa con la moglie e la figlia. L'azione sarebbe proseguita poi in diversi esercizi commerciali, con l'accoltellamento di un tabaccaio e di due clienti, prima di uscire e colpire altre persone in strada e all' interno di una panetteria. Quattro dei feriti sono ricoverati in condizioni critiche.<br /><br />LA MINACCIA IGNORATA<br />Circondato e poi bloccato con un taser da una pattuglia della polizia, mentre era in ginocchio e chiedeva di essere ucciso, l'aggressore, dopo aver proclamato che Allah è l'unico Dio e Maometto il suo profeta, avrebbe dichiarato di chiamarsi Abdallah Ahmed Osman e di essere nato nel 1987 a Tendelty, nella regione sudanese del Darfur. Rinchiuso in cella, continuava a salmodiare interi capitoli del Corano. L'identità dell'uomo sarebbe confermata anche da un permesso di soggiorno rilasciatogli chissà come e per quale misterioso motivo umanitario dalle autorità francesi nel 2007. Se avevano ritenuto che fosse una vittima bisognosa di protezione internazionale, è ovvio che lo lasciassero anche libero di circolare, senza minimamente sospettarlo di essere un potenziale stragista, assente dalle Fiche S, quindi del tutto sconosciuto all'antiterrorismo.<br />Gli obiettivi presi a caso, il riferimento esplicito all'islam, la nazionalità dell'assassino, in realtà non lasciano molti dubbi sulla natura del gesto. Eppure «non conosciamo ancora le motivazioni di questo attacco», ha spiegato in una nota il municipio di Romans. In realtà la procura antiterrorismo di Parigi nella serata di ieri è stata incaricata delle indagini e ha aperto un'inchiesta preliminare per omicidio e tentativo di omicidio, in relazione a un'azione terroristica e a un'associazione terroristica. L'ipotesi investigativa parte, sostiene un comunicato dei giudici, da «un percorso omicida determinato a sconvolgere l'ordine pubblico con l'intimidazione o il terrore» e da alcuni elementi a connotazione religiosa, sequestrati durante una perquisizione e nei quali l'autore denuncia «un Paese di miscredenti». Nel frattempo, risulta che sia stato arrestato anche un coinquilino del profugo sudanese, due persone siano state interrogate e siano in corso altri fermi di persone sospette.<br />Stavolta, insomma, potrebbe anche non trattarsi di uno squilibrato o di un lupo solitario, ma di un gruppo determinato a compiere stragi fra la popolazione.<br /><br />UNA SCIA DI OMICIDI<br />Oltralpe, gli scoppi improvvisi e apparentemente casuali di guerra santa sono ormai tanto numerosi quanto frequenti. Era accaduto il 3 gennaio scorso, a VilleJuif, periferia sud di Parigi, quando un uomo era stato accoltellato davanti alla moglie e altre due persone erano state ferite. In precedenza, il 31 agosto 2019 a Lione, un afghano richiedente asilo aveva pugnalato a morte un uomo ferendo altri otto passanti.<br />Così si alza in Europa la bandiera nera dell'odio islamico, facendo appello ai musulmani più tiepidi perché seguano l'esempio delle loro avanguardie e moltiplichino le loro vittime.<br />A livello istituzionale, invece, l'unica risposta, in questi casi, riguarda la cautela politica di non coinvolgere le comunità di musulmani e allontanare ogni accusa nei loro confronti, allo scopo di evitare rappresaglie contro le moschee e una successiva eventuale escalation di violenza. Si tenta di evitare la guerra civile, in un momento nel quale le forze dell'ordine e l'esercito sono impegnati ad assicurare il rispetto delle disposizioni del governo per scongiurare un ulteriore diffusione della pandemia.<br />In un tweet il ministro dell' Interno Christophe Castaner ha parlato di «un atto odioso», subito seguito da una dichiarazione ufficiale dell'Eliseo, nella quale il capo dello Stato, Emmanuel Macron, ha assicurato che «sarà fatta piena luce sull'atto atroce». «I miei pensieri sono con le vittime dell' attacco a Romans-sur-Isère, i feriti, le loro famiglie. Tutta la luce verrà fatta su questo atto odioso che ha gettato il nostro Paese nel lutto, che è già stato duramente colpito nelle ultime settimane», ha scritto il presidente della Repubblica sul suo account Twitter, riferendosi all' epidemia di Covid-19 che ha travolto la Francia.<br />Forse si erano dimenticati dell'altra emergenza. In concorrenza con il coronavirus, che negli Usa ha già provocato più morti degli attentati dell' 11 settembre, i terroristi islamici sono corsi ai ripari. Per non essere da meno.<br /><br />Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "Nessuna condanna per terrorismo e guerre sante" spiega come l'allarme Coronavirus a livello mondiale rischia di far perdere di vista altre emergenze come quella islamica. Pericolo viceversa rilanciato dalle cronache dei giorni scorsi, riportando purtroppo tutti alla triste realtà, come dimostra, ad esempio, il discorso tenuto pubblicamente a Istanbul il mese scorso dal presidente turco Erdogan.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 1° aprile 2020:<br />L'allarme Coronavirus a livello mondiale rischia di far perdere di vista altre emergenze da tempo latenti in aree geopoliticamente critiche, come quella islamica. Pericolo viceversa rilanciato dalle cronache dei giorni scorsi, riportando purtroppo tutti alla triste realtà, come dimostra, ad esempio, il discorso tenuto pubblicamente a Istanbul lo scorso 8 marzo dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan.<br />In esso ha chiarito come la crisi di migranti, scatenata al confine con la Grecia poco prima che la pandemia prendesse piede, fosse da intendersi come un atto ostile nei confronti dell'Europa, anzi una sorta di "guerra santa" islamica e, quindi, anche un tentativo di ristabilire l'impero ottomano e non semplicemente, come dichiarato all'inizio, una forma passiva di pressione su Nato ed Unione Europea per una redistribuzione dei rifugiati in fuga dalla Siria. «Questa tempesta, che sta scoppiando, è l'orda turca, o Signore! Conduci alla vittoria, perché questo è l'ultimo esercito islamico. Sì, questa tempesta, che si scatena, è il nostro esercito! Allah lo sostiene assieme alle preghiere di milioni di nostri amici. Questa tempesta è il cuore della nostra nazione. Tutti vedono e vedranno di cosa sia capace» ha, tra l'altro, dichiarato Erdogan. Parole, dunque, ben più minacciose della richiesta di una sorta di "corridoio umanitario" internazionale. Erdogan ha, tra l'altro, iniziato - non a caso - il suo intervento, citando una poesia di Yahya Kemal Beyath dal titolo 26 agosto 1922, con riferimento al giorno in cui la «Grande Offensiva», scatenata nel quadro della guerra d'indipendenza turca, schiacciò l'esercito greco, sbaragliandolo ed ammazzando o facendo prigioniera la metà dei soldati ellenici.<br />In effetti, secondo molti osservatori, il ruolo svolto anche nei giorni scorsi dalla Turchia nella crisi con la Grecia sarebbe stato molto più attivo di quanto si sia voluto far credere. L'emittente televisiva bulgara bTV ha accusato il governo di Ankara di aver spostato torme di immigrati al confine, dotandoli di gas lacrimogeni per inscenare la guerriglia, cui il mondo intero ha assistito. Alcuni video mostrerebbero stranieri costretti dai militari a scendere con la forza e sotto la minaccia di armi dagli autobus. Il che conferma l'analisi fatta da alcuni leader politici europei, tra i quali il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ha parlato espressamente di «un'invasione».<br />Siamo di fronte ad un chiaro segnale, certo, ma non al solo. L'università islamica egiziana d'al-Azhar, una tra le più antiche ed autorevoli al mondo, si è rifiutata di bollare i miliziani dell'Isis come «eretici». Lo ha rivelato un rapporto presentato lo scorso 20 marzo dal Memri-Middle East Media Research Institute. La decisione di astenersi in merito e di non emettere alcuna fatwa dipenderebbe dal fatto di non volersi scontrare con le organizzazioni più estremiste ovvero Isis, Fratelli Musulmani ed altri movimenti analoghi. Secondo il rettore del prestigioso ateneo, Muhammad Ahmad al-Tayyib, «se decidessi che sono eretici, sarei come loro», ha dichiarato, rispondendo alla questione posta da un gruppo di studenti dell'Università del Cairo. Il vicerettore, Abbas Shuman, ha quindi aggiunto: «Per quel che ne so, in tutta la storia di al-Azhar, mai nessuno, persona o movimento, è stato da essa accusato di eresia. Non è questa la missione di al-Azhar». Sei anni fa Abbas Shuman era giunto a dichiarare «terroristiche le azioni dell'Isis» (si noti: le azioni, non coloro che le compiono, NdR), definendole «incompatibili con il buon islam. Il male provocato da quest'organizzazione dev'essere combattuto» (si noti: il male provocato, non l'organizzazione in quanto tale, NdR), anche «col ricorso alla forza», ma - ed ecco la vera conclusione di tutto questo arzigogolato discorso - «i suoi membri non devono mai essere dichiarati eretici».<br />La laconica posizione espressa da al-Azhar è stata duramente criticata dai media egiziani e percepita come una forma di reticenza nel cooperare alla lotta contro il terrorismo islamico. Secondo quanto scritto dal poeta egiziano Fatma Na'out sul quotidiano al-Masri al-Yawm, sarebbe ora che «al-Azhar si rendesse conto» di avere tra le mani la «bacchetta magica», per seppellire il terrorismo in Egitto]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24926711</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2020 18:50:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24926711/durante_il_coronavirus_il_terrorismo_islamico_continua_indisturbato.mp3" length="14014763" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6082&#13;
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DURANTE IL CORONAVIRUS IL TERRORISMO ISLAMICO CONTINUA INDISTURBATO di ANDREA MORIGI&#13;
L'invito a rimanersene a casa, in Francia, vale doppio. Chi esce, rischia non soltanto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6082" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6082</a><br /><br />DURANTE IL CORONAVIRUS IL TERRORISMO ISLAMICO CONTINUA INDISTURBATO di ANDREA MORIGI<br />L'invito a rimanersene a casa, in Francia, vale doppio. Chi esce, rischia non soltanto di essere contagiato, ma anche di rimanere vittima di un attacco jihadista mentre sta ordinatamente in coda al supermercato mantenendo le distanze dal prossimo.<br />Ieri, intorno alle 11 del mattino, due persone sono state uccise e altre sette ferite da un rifugiato sudanese che secondo alcuni testimoni che lo avrebbero udito gridare «Allah akhbar!», le ha pugnalate nel centro di Romans-sur-Isère, nel dipartimento della Drôme, nel sud-est della Francia. Secondo quanto riferito dai media locali, l'uomo ha prima sgozzato un quarantenne, appena uscito di casa con la moglie e la figlia. L'azione sarebbe proseguita poi in diversi esercizi commerciali, con l'accoltellamento di un tabaccaio e di due clienti, prima di uscire e colpire altre persone in strada e all' interno di una panetteria. Quattro dei feriti sono ricoverati in condizioni critiche.<br /><br />LA MINACCIA IGNORATA<br />Circondato e poi bloccato con un taser da una pattuglia della polizia, mentre era in ginocchio e chiedeva di essere ucciso, l'aggressore, dopo aver proclamato che Allah è l'unico Dio e Maometto il suo profeta, avrebbe dichiarato di chiamarsi Abdallah Ahmed Osman e di essere nato nel 1987 a Tendelty, nella regione sudanese del Darfur. Rinchiuso in cella, continuava a salmodiare interi capitoli del Corano. L'identità dell'uomo sarebbe confermata anche da un permesso di soggiorno rilasciatogli chissà come e per quale misterioso motivo umanitario dalle autorità francesi nel 2007. Se avevano ritenuto che fosse una vittima bisognosa di protezione internazionale, è ovvio che lo lasciassero anche libero di circolare, senza minimamente sospettarlo di essere un potenziale stragista, assente dalle Fiche S, quindi del tutto sconosciuto all'antiterrorismo.<br />Gli obiettivi presi a caso, il riferimento esplicito all'islam, la nazionalità dell'assassino, in realtà non lasciano molti dubbi sulla natura del gesto. Eppure «non conosciamo ancora le motivazioni di questo attacco», ha spiegato in una nota il municipio di Romans. In realtà la procura antiterrorismo di Parigi nella serata di ieri è stata incaricata delle indagini e ha aperto un'inchiesta preliminare per omicidio e tentativo di omicidio, in relazione a un'azione terroristica e a un'associazione terroristica. L'ipotesi investigativa parte, sostiene un comunicato dei giudici, da «un percorso omicida determinato a sconvolgere l'ordine pubblico con l'intimidazione o il terrore» e da alcuni elementi a connotazione religiosa, sequestrati durante una perquisizione e nei quali l'autore denuncia «un Paese di miscredenti». Nel frattempo, risulta che sia stato arrestato anche un coinquilino del profugo sudanese, due persone siano state interrogate e siano in corso altri fermi di persone sospette.<br />Stavolta, insomma, potrebbe anche non trattarsi di uno squilibrato o di un lupo solitario, ma di un gruppo determinato a compiere stragi fra la popolazione.<br /><br />UNA SCIA DI OMICIDI<br />Oltralpe, gli scoppi improvvisi e apparentemente casuali di guerra santa sono ormai tanto numerosi quanto frequenti. Era accaduto il 3 gennaio scorso, a VilleJuif, periferia sud di Parigi, quando un uomo era stato accoltellato davanti alla moglie e altre due persone erano state ferite. In precedenza, il 31 agosto 2019 a Lione, un afghano richiedente asilo aveva pugnalato a morte un uomo ferendo altri otto passanti.<br />Così si alza in Europa la bandiera nera dell'odio islamico, facendo appello ai musulmani più tiepidi perché seguano l'esempio delle loro avanguardie e moltiplichino le loro vittime.<br />A livello istituzionale, invece, l'unica risposta, in questi casi, riguarda la cautela politica...]]></itunes:summary><itunes:duration>876</itunes:duration><itunes:keywords>erdogan,islam,minaccia,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d42a5afef896f2687872446c48f5307d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Turchia scheda i nemici europei dell'islam... con i soldi dell'UE</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-turchia-scheda-i-nemici-europei-dell-islam-con-i-soldi-dell-ue--20650646</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5920" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5920</a><br /><br />LA TURCHIA SCHEDA I NEMICI EUROPEI DELL'ISLAM... CON I SOLDI DELL'UE di Souad Sbai<br />Nei confronti della Turchia di Erdogan, l'Unione Europea fa da un lato la voce grossa, indignata per la repressione degli oppositori e della libertà di stampa o per l'invasione anti-curda in Siria; dall'altro, continua invece a cedere su tutti i fronti, avallandone persino le strategie di assalto culturale, oggi principalmente incentrate sull'utilizzo manipolatorio della cosiddetta "islamofobia".<br />Prodotto dei pensatori fondamentalisti contemporanei appartenenti ai Fratelli Musulmani, il concetto d'"islamofobia" viene utilizzato come clava per colpire chiunque in Europa, e in generale nel mondo occidentale, osi esprimersi in maniera critica nei confronti della componente di religione e cultura islamica.<br />Anche le critiche espresse in maniera civile e razionale - che invocano il rispetto dei diritti umani e delle donne, della libertà religiosa e di espressione - vengono equiparate a forme di razzismo, intolleranza e xenofobia, malgrado l'oggettiva refrettarietà di ambienti come quelli influenzati dai Fratelli Musulmani ad accettare valori, principi, usi e costumi dei paesi europei.<br />UNA TRAPPOLA PER GLI INGENUI OCCIDENTALI<br />Una trappola, insomma, rivolta agli ingenui occidentali, soprattutto se progressisti e di sinistra, in cui anche Bruxelles è caduta in pieno, come dimostra il finanziamento da parte dell'UE del "Rapporto 2018 sull'islamofobia europea", elaborato dalla "Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale" (SETA), pensatoio di punta del partito fondamentalista AKP di Erdogan.<br />Quest'ultimo, che dei Fratelli Musulmani si considera il leader politico mondiale, si è molto prodigato per diffondere l'applicazione distorta del concetto d"islamofobia" tra gli accademici e gli addetti ai lavori in tutto il continente europeo, promuovendo la collaborazione con centri di studio turchi di matrice islamista. Il Rapporto, pubblicato annualmente da SETA, è il frutto di tale collaborazione, e coinvolge "esperti" provenienti da ognuno dei 28 stati membri dell'UE, più un numero di paesi partner nei Balcani e nel Caucaso.<br />La scheda sull'Italia, elaborata da due sociologi "impegnati" presso le università di Ferrara e Torino, è un esempio perfetto della convergenza tra l'agenda dei Fratelli Musulmani e l'agenda progressista. Se la prima si serve del concetto d'"islamofobia" per farsi largo nel tessuto sociale, culturale, religioso e politico italiano (dinamica in atto ovunque in Europa), la seconda vede con favore e promuove l'avanzare e il sovrapporsi di tutto ciò che è "altro" rispetto alla cultura, all'identità e alle tradizioni connaturate al paese e alla sua storia, in nome della "diversità" e del "multiculturalismo", da applicare naturalmente solo in Italia (e in Europa), non certo in Turchia.<br />I due sociologi, rispettando rigorosamente gli schemi che presiedono all'uso strumentale dell'"islamofobia", non operano la distinzione tra le discriminazioni in cui i musulmani incorrono in Italia (un fenomeno senza dubbio da combattere e prevenire con nuove politiche in ambito culturale ed educativo), dalle critiche legittime che andrebbero considerate con spirito costruttivo, al pari di quelle che possono ricevere gli atei, gli agnostici e i fedeli di qualunque altra religione.<br />Di conseguenza, partiti come Fratelli d'Italia, nonché organi di stampa come Il Giornale, La Verità e Libero, sono stati categorizzati come di "estrema destra", mentre il PD e persino l'ANPI come bastioni della lotta al razzismo e, appunto, all'islamofobia.<br />UN MODO PER COLPIRE INTELLETTUALI, SCRITTORI E PERSONALITÀ PUBBLICHE<br />I due sociologi concludono la loro disamina stilando una serie di raccomandazioni, tra cui quella di "creare un sistema [...] efficiente di raccolta dei dati degli eventi [di natura] islamofobica, razzistica e discriminatoria", nel quale molto probabilmente schedare come esponente di "estrema destra" chiunque abbia un'opinione "non allineata": un modo per colpire intellettuali, scrittori e personalità pubbliche, laiche e moderate, come accaduto e continua ad accadere in diversi paesi del mondo arabo e musulmano, Turchia inclusa. Risale allo scorso luglio, ad esempio, la pubblicazione, da parte sempre del "think tank" SETA, di una lunga lista di proscrizione con i nomi, i profili biografici e i volti di oltre 200 giornalisti, sia turchi che stranieri, basati in Turchia e sgraditi al regime di Erdogan.<br />Come se non bastasse, i due sociologi delle università di Ferrara e Torino propongono di "rafforzare la rete anti-discriminazione tra Ong, associazioni, sindacati e partiti di sinistra, soprattutto a livello locale, dove è possibile promuovere più efficacemente uguaglianza e giustizia". Si tratta di un piano d'azione vero e proprio, che in Italia è già in corso di realizzazione come nel resto d'Europa.<br />A sostegno della diffusione del fondamentalismo dei Fratelli Musulmani nel continente, il Sultano sta sfruttando abilmente come "cavallo di Troia" i portatori insani del pensiero unico dominante di una certa sinistra, che continua a ispirare l'operato suicida dell'Unione Europea. Se queste sono le conseguenze della collaborazione con gli accademici italiani promossa dalla Turchia di Erdogan, quali saranno allora i frutti dell'Accordo di cooperazione in ambito culturale e scientifico che il Senato si appresta a ratificare con il Qatar, che dei Fratelli Musulmani è il principale sponsor e sostenitore?<br />Nota di BastaBugie: per leggere il precedente articolo sul "Rapporto sull'islamofobia in Europa" dove si sottolineava che anche BastaBugie è stato inserito tra i ''cattivi''<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899</a><br />L'ISLAMOFOBIA È UN CAVALLO DI TROIA<br />Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Da Durban a oggi, l'islamofobia è un cavallo di Troia" spiega che il termine islamofobia appare per la prima volta nel 2001 in un documento ONU firmato dai leader di quasi 200 paesi nel mondo. È un pretesto per chiudere la bocca a chi cerca di risvegliare un Occidente in declino.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana L'8 novembre 2019:<br />Nel pensiero comune, gli allarmi sull'islamofobia nascono dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti dell'11 settembre 2001, quando le minoranze islamiche nei paesi occidentali hanno cominciato ad essere viste con diffidenza se non aperta ostilità.<br />Niente di più errato. Il termine islamofobia ha una genesi precedente, sin dagli anni '90 del XX secolo, e accompagna la rinascita islamica che si impone come fenomeno globale e che supera le divisioni e le differenze interne alla comunità musulmana. Ma soprattutto si impone alla comunità internazionale in occasione della Conferenza internazionale dell'ONU sul razzismo, svoltasi a Durban (Sudafrica) dal 31 agosto all'8 settembre 2001, pochissimi giorni prima dell'attentato alle Torri Gemelle.<br />Per la prima volta a una Conferenza dell'ONU è stato possibile assistere a questa sfida aperta dei paesi islamici contro l'Occidente. Argomento principale si rivelò il Medio Oriente, per il quale il blocco dei paesi islamici chiedeva con forza la condanna di Israele e di equiparare il sionismo al razzismo. Fu una battaglia durissima, al punto che le delegazioni degli Stati Uniti e di Israele abbandonarono la Conferenza. L'Unione Europea decise invece di restare, sperando - invano - in un compromesso dell'ultimo minuto. I paesi islamici andarono avanti compatti fino alla fine, una situazione sorprendente e inedita per chi - come il sottoscritto - era presente e aveva esperienza delle Conferenze ONU.<br />Due i motivi: primo, malgrado le grandi divisioni interne al mondo musulmano, sia politiche sia religiose, nell'occasione i paesi islamici fecero blocco, unendosi nella comune sfida all'Occidente: si percepiva in questi paesi, un senso di grande sicurezza e di consapevolezza della propria forza, ben decisi a usarla.<br />Secondo, la determinazione ad andare avanti con la loro agenda senza scendere ad alcun compromesso, la ricerca del quale era invece prassi in tutte le Conferenze internazionali dell'ONU. Il mondo islamico, dunque, riuscì a Durban a dettare la propria legge in barba alle consuetudini internazionali. Potendo contare anche sulla debolezza dei paesi occidentali, Unione Europea in testa.<br />È in questo contesto di prova di forza che il termine islamofobia entra nella Dichiarazione finale di Durban, prima volta che compare in un documento dell'ONU, firmato da quasi duecento paesi. Appare in due paragrafi della Dichiarazione finale: al no. 61, che recita: «Riconosciamo con profondo rincrescimento l'aumento dell'Antisemitismo e dell'islamofobia in varie parti del mondo». E al n° 150 che richiama gli Stati a «opporsi a ogni forma di razzismo, e a contrastare «l'antisemitismo, l'anti-arabismo e l'islamofobia a livello mondiale». Un vero e proprio assurdo storico, se si considera che eventuali episodi di discriminazione contro musulmani erano minimi e comunque condannati dalla stessa società occidentale. E comunque è un nulla in confronto alla sistematica discriminazione e persecuzione sofferta dai non musulmani, cristiani in primis, nei paesi islamici.<br />Anche l'attentato alle Torri Gemelle, avvenuto appena tre giorni dopo la conclusione della Conferenza di Durban, va situato in questo contesto di "rinascita islamica". Questo non vuol dire che tutti i paesi islamici vadano ritenuti responsabili del terrorismo, ma è giusto osservare che il fenomeno terrorista ha anche un brodo di coltura che lo rende più forte. Così dopo l'11 settembre l'accusa di islamofobia viene sistematicamente usata per tappare la bocca a chiunque ponga anche solo qualche riflessione critica sul mondo islamico.<br />Fino ad arrivare al Rapporto sull'Islamofobia in Europa pagato dall'Unione Europea, di cui si parla in questi giorni, altro segnale inequivocabile che l'Europa politica ha scelto il suicidio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20650646</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:24:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20650646/turchia.mp3" length="13213778" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5920

LA TURCHIA SCHEDA I NEMICI EUROPEI DELL'ISLAM... CON I SOLDI DELL'UE di Souad Sbai
Nei confronti della Turchia di Erdogan, l'Unione Europea fa da un lato la voce grossa, indignata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5920" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5920</a><br /><br />LA TURCHIA SCHEDA I NEMICI EUROPEI DELL'ISLAM... CON I SOLDI DELL'UE di Souad Sbai<br />Nei confronti della Turchia di Erdogan, l'Unione Europea fa da un lato la voce grossa, indignata per la repressione degli oppositori e della libertà di stampa o per l'invasione anti-curda in Siria; dall'altro, continua invece a cedere su tutti i fronti, avallandone persino le strategie di assalto culturale, oggi principalmente incentrate sull'utilizzo manipolatorio della cosiddetta "islamofobia".<br />Prodotto dei pensatori fondamentalisti contemporanei appartenenti ai Fratelli Musulmani, il concetto d'"islamofobia" viene utilizzato come clava per colpire chiunque in Europa, e in generale nel mondo occidentale, osi esprimersi in maniera critica nei confronti della componente di religione e cultura islamica.<br />Anche le critiche espresse in maniera civile e razionale - che invocano il rispetto dei diritti umani e delle donne, della libertà religiosa e di espressione - vengono equiparate a forme di razzismo, intolleranza e xenofobia, malgrado l'oggettiva refrettarietà di ambienti come quelli influenzati dai Fratelli Musulmani ad accettare valori, principi, usi e costumi dei paesi europei.<br />UNA TRAPPOLA PER GLI INGENUI OCCIDENTALI<br />Una trappola, insomma, rivolta agli ingenui occidentali, soprattutto se progressisti e di sinistra, in cui anche Bruxelles è caduta in pieno, come dimostra il finanziamento da parte dell'UE del "Rapporto 2018 sull'islamofobia europea", elaborato dalla "Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale" (SETA), pensatoio di punta del partito fondamentalista AKP di Erdogan.<br />Quest'ultimo, che dei Fratelli Musulmani si considera il leader politico mondiale, si è molto prodigato per diffondere l'applicazione distorta del concetto d"islamofobia" tra gli accademici e gli addetti ai lavori in tutto il continente europeo, promuovendo la collaborazione con centri di studio turchi di matrice islamista. Il Rapporto, pubblicato annualmente da SETA, è il frutto di tale collaborazione, e coinvolge "esperti" provenienti da ognuno dei 28 stati membri dell'UE, più un numero di paesi partner nei Balcani e nel Caucaso.<br />La scheda sull'Italia, elaborata da due sociologi "impegnati" presso le università di Ferrara e Torino, è un esempio perfetto della convergenza tra l'agenda dei Fratelli Musulmani e l'agenda progressista. Se la prima si serve del concetto d'"islamofobia" per farsi largo nel tessuto sociale, culturale, religioso e politico italiano (dinamica in atto ovunque in Europa), la seconda vede con favore e promuove l'avanzare e il sovrapporsi di tutto ciò che è "altro" rispetto alla cultura, all'identità e alle tradizioni connaturate al paese e alla sua storia, in nome della "diversità" e del "multiculturalismo", da applicare naturalmente solo in Italia (e in Europa), non certo in Turchia.<br />I due sociologi, rispettando rigorosamente gli schemi che presiedono all'uso strumentale dell'"islamofobia", non operano la distinzione tra le discriminazioni in cui i musulmani incorrono in Italia (un fenomeno senza dubbio da combattere e prevenire con nuove politiche in ambito culturale ed educativo), dalle critiche legittime che andrebbero considerate con spirito costruttivo, al pari di quelle che possono ricevere gli atei, gli agnostici e i fedeli di qualunque altra religione.<br />Di conseguenza, partiti come Fratelli d'Italia, nonché organi di stampa come Il Giornale, La Verità e Libero, sono stati categorizzati come di "estrema destra", mentre il PD e persino l'ANPI come bastioni della lotta al razzismo e, appunto, all'islamofobia.<br />UN MODO PER COLPIRE INTELLETTUALI, SCRITTORI E PERSONALITÀ PUBBLICHE<br />I due sociologi concludono la loro disamina stilando una serie di raccomandazioni, tra cui quella di "creare un sistema [...] efficiente di...]]></itunes:summary><itunes:duration>826</itunes:duration><itunes:keywords>islamofobia,nemici,soldi,turchia,ue</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0b774c54fb6e6eb33de7d9b37ebd69bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Schedati i nemici dell'Islam in Europa (tra i ''cattivi'' anche BastaBugie)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/schedati-i-nemici-dell-islam-in-europa-tra-i-cattivi-anche-bastabugie--20135692</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899</a><br /><br />SCHEDATI I NEMICI DELL'ISLAM IN EUROPA (TRA I ''CATTIVI'' ANCHE BASTABUGIE) di Lorenza Formicola<br />Ottocentoquarantotto pagine di report per stilare il resoconto, Paese per Paese, del dilagare dell'islamofobia in Europa. È l'European Islamophobia 2018, il rapporto firmato da un think tank turco legato ad Erdoğan e al partito islamista AKP. Un'analisi nel dettaglio, si legge, in cui denunciare il crescente pericolo di islamofobia dovuto alle forze di destra sempre più imponenti nel panorama politico internazionale. Con l'auspicio di riuscire, tramite la suddetta pubblicazione, a contrastare il razzismo contro i musulmani nel Vecchio Continente.<br />A sfogliarlo, il primo dettaglio che si nota è che i fondi Ue ne hanno finanziato la stesura, anche se poi in calce si sottolinea che "il contenuto non riflette la visione dell'Unione Europea e del Ministero degli Affari Esteri dell'Ue".<br /><br />LA PRESUNTA (E APPROSSIMATIVA) EMERGENZA ITALIANA<br />Non è una pubblicazione molto sofisticata, e non solo per i contenuti discutibili. Il formalismo accademico, infatti, lascia presto spazio all'attivismo politico nel quale frullare insieme islam, islamofobia, islamismo e flussi migratori in salsa anti-sovranista. Ma soprattutto perché il rapporto chiarisce dalle prime pagine di non essere in possesso di dati ufficiali circa il razzismo, l'islamofobia e la poca sicurezza di cui dovrebbero soffrire gli immigrati islamici. Pertanto riportano che le tesi che sono pronti ad esplicare dalla seconda pagina sono reperite da Ong o - vedi il caso dell'Italia - "movimenti anti-fascisti" come "Cronache di ordinario razzismo" o da Vox, osservatorio italiano sui diritti che si occupa di parità, diritti LGBT, libertà di scelta, Europa e diritti, diritti sociali.<br />Il capitolo italiano è curato da Alfredo Alietti e Dario Padovan e dal primo capoverso mette all'indice giornali, libri e politici nostrani. In maniera non assolutamente scientifica, ma pressoché arbitraria - nel silenzio di stampa e politica -, si consuma così l'ennesimo paradosso di una rapporto approssimativo che lancia accuse pesanti di razzismo per partorire una strana generalizzazione, "l'islamofobia in Italia è un problema reale". In una arraffata lista di episodi di cronaca come "discriminazioni sul posto di lavoro", "false accuse a un immigrato", "chiede di non lavorare di notte durante il Ramadan e l'azienda lo trasferisce", viene dipanata la presunta emergenza italiana.<br /><br />TRA I "CATTIVI" ANCHE BASTABUGIE<br />Eppure a destare un certo senso di inquietudine e preoccupazione è che vengano messe all'indice non solo le forze politiche della destra italiana - Lega e Fratelli d'Italia, quelle per intenderci che siedono in Parlamento e il cui ruolo è riconosciuto democraticamente -, ma gli organi di stampa tra i più importanti del nostro Paese. Il primo della lista è il Giornale - evidentemente troppo attento a denunciare la mancanza di libertà in Turchia - e poi Libero, il Tempo, la Verità. E indirettamente persino la Nuova Bussola Quotidiana: il rapporto prende di mira il sito bastabugie.it che ripubblicherebbe "fake news e cattive notizie" di siti "cattolici ultraconservatori". E siccome gli articoli su islam e Turchia, sia relativi al 2018 che al 2019, che BastaBugie ha ripubblicato sono quelli curati da queste pagine e a nostra firma, 1+1 fa due. Il tutto "nonostante il lavoro delle ONG e della Chiesa Cattolica e di Papa Francesco in primis" - si legge ancora - "che tanto stanno lavorando all'integrazione e al dialogo interreligioso". Ma ne hanno anche per il libro di Giulio Meotti "Il suicidio della cultura occidentale: Così l'Islam radicale sta vincendo".<br />Per il Giornale il rapporto rappresenta una sorta di fatwa (sentenza coranica) scritta da due signori, uno molto vicino ai Fratelli Musulmani - organizzazione estremista islamica dichiarata fuorilegge, in quanto considerata terroristica, da otto Paesi del mondo ma non dalla Turchia, che le elargisce finanziamenti - e l'altro al partito del presidente turco Erdoğan.<br /><br />L'ISLAMOFOBIA NON ESISTE<br />La narrazione alla base resta l'islamofobia: un tentativo come un altro di dare forma a qualcosa che nella realtà italiana non esiste. Una parola che non si riferisce a una realtà, ma la crea. Non esistono rapporti italiani, nemmeno dell'UNAR, perché non esistono reali discriminazioni contro le persone di religione islamica in quanto tali. Cosa che succede invece ad ebrei e cattolici nei paesi islamici. Proprio come la Turchia, dove i sacerdoti cattolici non possono neanche indossare l'abito e sono scortati.<br />Può accadere, piuttosto, che laici o meno, in Italia e altrove, giudichino negativamente la religione islamica, ma questa è una facoltà di giudizio. [...]<br />In più fa sorridere che un simile rapporto nasca in seno alla Turchia. Paese dove non esiste libertà di dissentire dal governo, dove i giornalisti marciscono in galera senza sentenza, dove nelle loro moschee, sia a casa Erdoğan che nel resto d'Europa, si vedono bambini vestiti da militari addestrati a morire da martiri in nome di Allah. O dove in un campo estivo per minorenni quest'estate un gruppo molto nutrito di ragazzine tutte velate - le più grandi in burqa - veniva ripreso mentre, invece delle canzoncine come si fa nei nostri, gridava "a morte gli ebrei".<br /><br />Nota di BastaBugie: due giorni dopo la pubblicazione del rapporto sull'islamofobia il nostro sito ha registrato un sospetto aumento di visitatori (duemila visitatori in più al giorno). Successivamente il nostro canale YouTube ha subìto diverse segnalazioni di "violazioni degli standard della community". A causa di queste segnalazioni YouTube si è subito adeguato e ci ha cancellato il video con la lettura automatica di questo articolo pubblicato l'11 luglio 2018 (per leggerlo clicca sul link):<br /><br />LA SILENZIOSA ISLAMIZZAZIONE DELL'ITALIA<br />Progetti di nuove moschee, zone per soli musulmani in cui si applica la legge coranica, parcheggi vietati agli infedeli ...e intanto una suora di una scuola cattolica ha portato 60 bambini a visitare la moschea del paese<br />di Lorenza Formicola<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5251" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5251</a><br /><br />La ridicola motivazione per la cancellazione del video da parte di YouTube è stata: "Questo video è stato rimosso per aver violato le norme di YouTube sull'incitamento all'odio". Chiunque può rendersi conto che tale articolo semplicemente descriveva dei fatti ben documentati. Evidentemente quella di "incitamento all'odio" è una pura scusa per censurare le opinioni contrarie alla narrazione ufficiale dei mezzi di comunicazione. In pratica il totalitarismo avanza... Prepariamoci alla limitazione della libertà di dire la verità.<br /><br />IL VERO PROBLEMA È LA CRISTIANOFOBIA<br />Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il vero problema è la cristianofobia. Lo dicono i numeri" parla Il rapporto sull'islamofobia, finanziato dall'Ue, il quale si basa più su libere interpretazioni che su evidenze statistiche. Il documento omette per esempio ogni riferimento al dossier Osce-Odihr, che nel 2016 riportava per l'Italia 8 casi riconducibili all'odio antislamico e 32 all'odio anticattolico. Quattro volte tanto. Ma non risulta che l'Ue si sia preoccupata della cristianofobia. Perché?<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'8 novembre 2019:<br />Il rapporto sull'islamofobia europea, finanziato dall'Ue, sostiene che l'ostilità nei confronti dei musulmani, in Italia, sia reale. Una tesi affermata tirando in ballo libere interpretazioni anche del comportamento dei media - vengono richiamati il quotidiano La Verità, Il Giornale e Libero, rei di diffondere «articoli aggressivi» - ma senza, onestamente, inoppugnabili evidenze statistiche. Non solo. Nel descrivere la situazione italiana, il rapporto omette ogni riferimento al dossier Osce-Odihr, elaborato sulla base di un questionario che l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa annualmente invia ai Paesi membri, riguardante la raccolta dei dati sui reati generati, e all'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori.<br />Una lacuna grave per due ragioni. La prima risiede nell'importanza di questi dati, basati sulle segnalazioni costituenti reato: non quindi su «percezioni» individuali né su opinabili giudizi di valore sui titoli o sugli editoriali di questo o di quel quotidiano, ma su dati di fatto, oltretutto penalmente rilevanti. Un secondo motivo per cui è un peccato che il dossier Osce-Odihr non sia stato citato nelle 24 pagine dedicate all'Italia dal rapporto sull'islamofobia europea deriva dal contenuto del dossier stesso, che metteva in luce come nel 2016 nel nostro Paese vi siano stati 8 casi riconducibili all'odio antislamico. Sempre troppi, per carità.<br />Ma quelli relativi all'odio anticristiano, nello stesso arco temporale, risultavano essere 32. Per l'esattezza, risultavano tutti reati contro la proprietà, e quasi tutti contro la Chiesa cattolica. Ma al di là di questo, ciò che rileva è che questi casi siano stati quattro volte di più rispetto alle segnalazioni di reato animate da odio antislamico. E a chi obietta che i dati del 2016 sono superati rispetto a quelli del 2018, anno cui si riferisce il rapporto sull'islamofobia europea, è facile rispondere che proprio questo è un elemento decisivo.<br />Già, perché scagiona le responsabilità governative sovraniste (nel 2016 Matteo Salvini non era al Viminale e la Lega non era al governo) e perché evidenzia come, delle numerose aggressioni contro la Chiesa cattolica, nessuno, dal 2016 ad oggi, si sia preoccupato. Soprattutto, non risulta essersene preoccupata l'Ue, motivo per cui è facile immaginare che oggi, nell'indifferenza di tutti, la cristianofobia italica sia più radicata di ieri. D'accordo, ma come mai? Per quale ragione - pur essendo state quattro volte più numerose, lo si ripete, di quelle antislamiche - le segnalazioni di reato anticristiane non hanno fatto sostanzialmente notizia?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20135692</guid><pubDate>Thu, 21 Nov 2019 14:40:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20135692/schedati.mp3" length="14765661" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899

SCHEDATI I NEMICI DELL'ISLAM IN EUROPA (TRA I ''CATTIVI'' ANCHE BASTABUGIE) di Lorenza Formicola
Ottocentoquarantotto pagine di report per stilare il resoconto, Paese per Paese,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5899</a><br /><br />SCHEDATI I NEMICI DELL'ISLAM IN EUROPA (TRA I ''CATTIVI'' ANCHE BASTABUGIE) di Lorenza Formicola<br />Ottocentoquarantotto pagine di report per stilare il resoconto, Paese per Paese, del dilagare dell'islamofobia in Europa. È l'European Islamophobia 2018, il rapporto firmato da un think tank turco legato ad Erdoğan e al partito islamista AKP. Un'analisi nel dettaglio, si legge, in cui denunciare il crescente pericolo di islamofobia dovuto alle forze di destra sempre più imponenti nel panorama politico internazionale. Con l'auspicio di riuscire, tramite la suddetta pubblicazione, a contrastare il razzismo contro i musulmani nel Vecchio Continente.<br />A sfogliarlo, il primo dettaglio che si nota è che i fondi Ue ne hanno finanziato la stesura, anche se poi in calce si sottolinea che "il contenuto non riflette la visione dell'Unione Europea e del Ministero degli Affari Esteri dell'Ue".<br /><br />LA PRESUNTA (E APPROSSIMATIVA) EMERGENZA ITALIANA<br />Non è una pubblicazione molto sofisticata, e non solo per i contenuti discutibili. Il formalismo accademico, infatti, lascia presto spazio all'attivismo politico nel quale frullare insieme islam, islamofobia, islamismo e flussi migratori in salsa anti-sovranista. Ma soprattutto perché il rapporto chiarisce dalle prime pagine di non essere in possesso di dati ufficiali circa il razzismo, l'islamofobia e la poca sicurezza di cui dovrebbero soffrire gli immigrati islamici. Pertanto riportano che le tesi che sono pronti ad esplicare dalla seconda pagina sono reperite da Ong o - vedi il caso dell'Italia - "movimenti anti-fascisti" come "Cronache di ordinario razzismo" o da Vox, osservatorio italiano sui diritti che si occupa di parità, diritti LGBT, libertà di scelta, Europa e diritti, diritti sociali.<br />Il capitolo italiano è curato da Alfredo Alietti e Dario Padovan e dal primo capoverso mette all'indice giornali, libri e politici nostrani. In maniera non assolutamente scientifica, ma pressoché arbitraria - nel silenzio di stampa e politica -, si consuma così l'ennesimo paradosso di una rapporto approssimativo che lancia accuse pesanti di razzismo per partorire una strana generalizzazione, "l'islamofobia in Italia è un problema reale". In una arraffata lista di episodi di cronaca come "discriminazioni sul posto di lavoro", "false accuse a un immigrato", "chiede di non lavorare di notte durante il Ramadan e l'azienda lo trasferisce", viene dipanata la presunta emergenza italiana.<br /><br />TRA I "CATTIVI" ANCHE BASTABUGIE<br />Eppure a destare un certo senso di inquietudine e preoccupazione è che vengano messe all'indice non solo le forze politiche della destra italiana - Lega e Fratelli d'Italia, quelle per intenderci che siedono in Parlamento e il cui ruolo è riconosciuto democraticamente -, ma gli organi di stampa tra i più importanti del nostro Paese. Il primo della lista è il Giornale - evidentemente troppo attento a denunciare la mancanza di libertà in Turchia - e poi Libero, il Tempo, la Verità. E indirettamente persino la Nuova Bussola Quotidiana: il rapporto prende di mira il sito bastabugie.it che ripubblicherebbe "fake news e cattive notizie" di siti "cattolici ultraconservatori". E siccome gli articoli su islam e Turchia, sia relativi al 2018 che al 2019, che BastaBugie ha ripubblicato sono quelli curati da queste pagine e a nostra firma, 1+1 fa due. Il tutto "nonostante il lavoro delle ONG e della Chiesa Cattolica e di Papa Francesco in primis" - si legge ancora - "che tanto stanno lavorando all'integrazione e al dialogo interreligioso". Ma ne hanno anche per il libro di Giulio Meotti "Il suicidio della cultura occidentale: Così l'Islam radicale sta vincendo".<br />Per il Giornale il rapporto rappresenta una sorta di fatwa (sentenza coranica) scritta da due signori, uno molto vicino ai Fratelli Musulmani -...]]></itunes:summary><itunes:duration>923</itunes:duration><itunes:keywords>elenco,islam,islamofobia,nemici,rapporto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0b774c54fb6e6eb33de7d9b37ebd69bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Terrorismo islamico, l'Inghilterra ha la soluzione: smettere di parlarne (!)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/terrorismo-islamico-l-inghilterra-ha-la-soluzione-smettere-di-parlarne--19882348</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5878" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5878</a><br /><br />TERRORISMO ISLAMICO, L'INGHILTERRA HA LA SOLUZIONE: SMETTERE DI PARLARNE (!) di Lorenza Formicola<br />L'assistente commissario Neil Basu - ai vertici della polizia metropolitana di Londra -  ha espresso, pochi giorni fa, alla conferenza internazionale sulla lotta al terrorismo in Israele, tutta la sua preoccupazione  per la copertura che la stampa inglese dedica alle questioni di sicurezza e al terrorismo. È convinto, infatti, del fatto che spesso parlare troppo possa, involontariamente, promuovere il terrorismo.<br />Basu ha affermato di comprendere l'enorme richiesta del pubblico di informazioni quando il Paese ha subito attentati terroristici, eppure non sente di condividere l'idea che una copertura "implacabile" sia stata, o possa essere in futuro, utile ad ostacolare il terrorismo. Ritiene, infatti, che i media giochino un ruolo importante nel contribuire ad impedire "agli estremisti di lanciare attentati". "Non cerco di minare le libertà di stampa - sono importanti - ma voglio lavorare con loro per capire se possono aiutare a prevenire, non a promuovere il terrorismo", ha  concluso.<br />Già lo scorso anno sosteneva che più polizia non fosse sufficiente a fermare il terrorismo: "La cura va cercata altrove". Anche perché Basu, che ha tutte le carte in regola per essere il prossimo capo di Scotland Yard di Londra, - ed è responsabile dell'antiterrorismo a livello nazionale - sostiene che la maggior parte della minaccia terroristica sia connessa al clima di intolleranza che si respira nel Paese. Ma soprattutto che non si può cercare di puntare ad assimilare gli islamici alla cultura britannica: significherebbe costringerli a nascondersi. A rinnegare se stessi.<br />COMBATTERE I GRUPPI DI ODIO, ANZICHÉ IL TERRORISMO<br />Quello della sicurezza legata al terrorismo deve essere, però, un tema piuttosto caldo in Gran Bretagna ultimamente. Perché quasi in contemporanea il Tony Blair Institute for Global Change ha pubblicato un rapporto, 'Designating Hate: New Policy Responses to Stop Hate Crime' che raccomanda iniziative radicali per combattere i gruppi di "odio", anche se non hanno commesso alcun tipo di attività violenta. Il think-tank punta il dito contro il problema, dal loro punto di vista, più urgente: "la natura pericolosa di gruppi d'odio di destra, tra cui Britain First e Generation Identity. Ma le leggi attuali non sono in grado di fermare questo genere di formazioni che diffondono odio e divisione, anche se non sostengono violenza".<br />Il think-tank è dell'opinione che l'odio, specie on line, sia cresciuto in prossimità di attentati terroristici. Per esempio gli attentati del 2017 (non solo in Inghilterra), secondo il Tony Blair Institute for Global Change, hanno fatto registrare un aumento di odio nel Paese pari a quasi il 1000%.<br />Pertanto, quel che va assolutamente combattuto, l'emergenza nazionale è l'odio verbale che i cittadini riversano sui vari social network come risposta al terrorismo islamico. Ecco, allora, l'ostacolo credibile ed efficace al terrorismo. Probabilmente perché gli attentati sono diventati talmente parte integrante della vita inglese, che urge insistere sulla sfera dell'emotività.<br />REATI INTELLETTUALI (GLI PSICOREATI DI ORWELL)<br />Il rapporto 'Designating Hate: New Policy Responses to Stop Hate Crime' risulta molto esplicativo da questo punto di vista quando afferma, "i gruppi divisivi - in particolare i gruppi di estrema destra sempre più integrati - diffondono odio con relativa impunità perché le risposte all'estremismo non violento rimangono non coordinate; gli episodi di odio ruotano attorno ai grandi eventi, lasciando le comunità esposte. Ma soprattutto gli autori dell'odio religioso sono raramente perseguiti a causa di lacune nella legislazione".<br />Una delle soluzioni suggerite dal think tank sarebbe, dunque, creare una nuova legge per designare i "gruppi d'odio", in modo da colmare un vuoto normativo europeo e fermare chi diffonde intolleranza e antipatia. Si parlerebbe, pertanto, di reati intellettuali, legati al pensiero. Per rendere nullo, poi, anche un qualsiasi discorso politico che viene dagli ambienti di destra - quelli che per il think-tank tendono maggiormente a diffondere odio. E si arriverebbe ad avere, di conseguenza, un Ministero degli Interni in grado di accusare qualsiasi gruppo ritenuto politicamente scomodo perché giudicato capace di "diffondere l'intolleranza" o di "allinearsi con le ideologie estremiste" - e designarlo come un "gruppo di odio".<br />Ma nessuna proposta viene avanzata per contrastare, nel frattempo, l'emergenza inglese, ed europea, del terrorismo islamico. Anzi, proprio il Regno Unito, sembra indicare una sola alternativa: smettere di parlarne, così passerà.<br />Su altre lunghezze d'onda sembra, invece, il leader di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri. Che, lo stesso giorno dell'anniversario dell'11 settembre, ha fatto appello ai musulmani perché non si distraggano e attacchino obiettivi militari statunitensi, europei, israeliani e russi.<br />Come riporta SITE - il gruppo di intelligence che traccia l'attività online dei terroristi - al-Zawahiri nel video pubblicato se la prende con gli ex combattenti che in carcere hanno cambiato idea. Per poi concludere, "proprio mentre cospirano e uniscono le forze contro di noi, dobbiamo inseguirli ovunque in un momento e in un luogo di nostra scelta. Siate inventivi e creativi nei vostri metodi".   <br />La stessa creatività con cui l'Inghilterra azzarda soluzioni.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "Islamizzazione in Inghilterra: incontri ravvicinati con la pace del terzo tipo" si vede come alcune zone in Inghilterra siano già saldamente in mano degli islamici. YouTube, con la scusa che "include contenuti che potrebbero essere offensivi o inappropriati per alcuni segmenti di pubblico", ha messo molte restrizioni per cui non è visibile per tutti e non può essere inglobato in un altro sito. Ecco almeno il link per poterlo vedere (non è detto che lo possiate vedere e noi in tal caso non possiamo farci nulla). Entra con il tuo account e clicca su "capisco e desidero procedere":<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=gDw_u35j3R8" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=gDw_u35j3R8</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19882348</guid><pubDate>Wed, 06 Nov 2019 11:48:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19882348/terrorismo_islamico.mp3" length="5998549" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5878

TERRORISMO ISLAMICO, L'INGHILTERRA HA LA SOLUZIONE: SMETTERE DI PARLARNE (!) di Lorenza Formicola
L'assistente commissario Neil Basu - ai vertici della polizia metropolitana di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5878" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5878</a><br /><br />TERRORISMO ISLAMICO, L'INGHILTERRA HA LA SOLUZIONE: SMETTERE DI PARLARNE (!) di Lorenza Formicola<br />L'assistente commissario Neil Basu - ai vertici della polizia metropolitana di Londra -  ha espresso, pochi giorni fa, alla conferenza internazionale sulla lotta al terrorismo in Israele, tutta la sua preoccupazione  per la copertura che la stampa inglese dedica alle questioni di sicurezza e al terrorismo. È convinto, infatti, del fatto che spesso parlare troppo possa, involontariamente, promuovere il terrorismo.<br />Basu ha affermato di comprendere l'enorme richiesta del pubblico di informazioni quando il Paese ha subito attentati terroristici, eppure non sente di condividere l'idea che una copertura "implacabile" sia stata, o possa essere in futuro, utile ad ostacolare il terrorismo. Ritiene, infatti, che i media giochino un ruolo importante nel contribuire ad impedire "agli estremisti di lanciare attentati". "Non cerco di minare le libertà di stampa - sono importanti - ma voglio lavorare con loro per capire se possono aiutare a prevenire, non a promuovere il terrorismo", ha  concluso.<br />Già lo scorso anno sosteneva che più polizia non fosse sufficiente a fermare il terrorismo: "La cura va cercata altrove". Anche perché Basu, che ha tutte le carte in regola per essere il prossimo capo di Scotland Yard di Londra, - ed è responsabile dell'antiterrorismo a livello nazionale - sostiene che la maggior parte della minaccia terroristica sia connessa al clima di intolleranza che si respira nel Paese. Ma soprattutto che non si può cercare di puntare ad assimilare gli islamici alla cultura britannica: significherebbe costringerli a nascondersi. A rinnegare se stessi.<br />COMBATTERE I GRUPPI DI ODIO, ANZICHÉ IL TERRORISMO<br />Quello della sicurezza legata al terrorismo deve essere, però, un tema piuttosto caldo in Gran Bretagna ultimamente. Perché quasi in contemporanea il Tony Blair Institute for Global Change ha pubblicato un rapporto, 'Designating Hate: New Policy Responses to Stop Hate Crime' che raccomanda iniziative radicali per combattere i gruppi di "odio", anche se non hanno commesso alcun tipo di attività violenta. Il think-tank punta il dito contro il problema, dal loro punto di vista, più urgente: "la natura pericolosa di gruppi d'odio di destra, tra cui Britain First e Generation Identity. Ma le leggi attuali non sono in grado di fermare questo genere di formazioni che diffondono odio e divisione, anche se non sostengono violenza".<br />Il think-tank è dell'opinione che l'odio, specie on line, sia cresciuto in prossimità di attentati terroristici. Per esempio gli attentati del 2017 (non solo in Inghilterra), secondo il Tony Blair Institute for Global Change, hanno fatto registrare un aumento di odio nel Paese pari a quasi il 1000%.<br />Pertanto, quel che va assolutamente combattuto, l'emergenza nazionale è l'odio verbale che i cittadini riversano sui vari social network come risposta al terrorismo islamico. Ecco, allora, l'ostacolo credibile ed efficace al terrorismo. Probabilmente perché gli attentati sono diventati talmente parte integrante della vita inglese, che urge insistere sulla sfera dell'emotività.<br />REATI INTELLETTUALI (GLI PSICOREATI DI ORWELL)<br />Il rapporto 'Designating Hate: New Policy Responses to Stop Hate Crime' risulta molto esplicativo da questo punto di vista quando afferma, "i gruppi divisivi - in particolare i gruppi di estrema destra sempre più integrati - diffondono odio con relativa impunità perché le risposte all'estremismo non violento rimangono non coordinate; gli episodi di odio ruotano attorno ai grandi eventi, lasciando le comunità esposte. Ma soprattutto gli autori dell'odio religioso sono raramente perseguiti a causa di lacune nella legislazione".<br />Una delle soluzioni suggerite dal think tank sarebbe, dunque,...]]></itunes:summary><itunes:duration>375</itunes:duration><itunes:keywords>europa,inghilterra,islam,psicoreati,terrorismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/375cfdc954e9d8a021b5b080f722012c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La diocesi di Firenze vende il terreno per una moschea... in nome della libertà religiosa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-diocesi-di-firenze-vende-il-terreno-per-una-moschea-in-nome-della-liberta-religiosa--19625199</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5855" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5855</a><br /><br />LA DIOCESI DI FIRENZE VENDE IL TERRENO PER UNA MOSCHEA... IN NOME DELLA LIBERTA' RELIGIOSA di Roberto de Mattei<br />I fatti sono questi: l'Arcidiocesi di Firenze è in trattative per vendere a Sesto Fiorentino, 8mila metri quadri di sua proprietà alla comunità islamica locale affinché possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico.<br />Il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha dichiarato: "La Chiesa fiorentina con la firma di questo protocollo ha dato concretezza all'affermazione del principio di libertà religiosa promosso soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II e ribadito continuamente dal magistero pontificio." Il cardinale ha aggiunto: La trasformazione delle società occidentali in società multietniche, multiculturali e multi-religiose è un dato di fatto e un futuro che ci attende ineluttabilmente (...) l'unica alternativa alla civiltà dell'incontro è l'inciviltà dello scontro".<br /><br />DOMANDE INQUIETANTI<br />Ci chiediamo: ma il cardinale Betori è convinto che ci sia una sola religione vera, quella cattolica oppure ritiene che le diverse religioni e identità culturali siano sullo stesso piano e meritino la stessa considerazione da parte degli uomini? L'avvento di una società multireligiosa e multiculturale è davvero ineluttabile? E se così fosse perché il cardinale Betori non lo deplora?<br />Il cardinale è convinto che una società multireligiosa sia migliore di una società cattolica? E' convinto che tutte le religioni abbiano un uguale valore? Il cristiano che crede nella Santissima Trinità e il musulmano che la nega, l'ebreo che considera Gesù Cristo un impostore e il cristiano che lo adora come Figlio di Dio della stessa sostanza del Padre, il panteista che assorbe Dio nella natura e il teista, che crede in un Dio che trascende le creature, sono tutti sullo stesso piano? Ma questo non è cattolicesimo, è relativismo.<br /><br />OVVIE CONCLUSIONI<br />A nessuno la religione può essere imposta con la forza, perché nessuno può essere costretto a credere, ma non esiste un diritto a professare qualsiasi religione, esiste solo il diritto a professare la religione vera, perché l'errore non ha diritti. Certo esiste la verità ed esistono gli errori, così come esiste il bene ed esiste il male. Ma è giusto, e quindi ha un diritto solo ciò che è vero e non ciò che è falso. Se bene e male, verità ed errore hanno gli stessi diritti, vuol dire che la verità non esiste, tutto è opinione soggettiva, il relativismo trionfa.<br />Il cardinale Betori con le sue parole non professa la fede cattolica, ma il relativismo. Se volesse essere coerente il cardinale Betori dovrebbe non solo vendere, ma regalare le sue proprietà all'Islam, e non solo all'Islam, ma anche ai buddisti e ai politeisti. [...] Tutto ciò in omaggio al principio della libertà religiosa sancito dal Concilio Vaticano II.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19625199</guid><pubDate>Wed, 23 Oct 2019 14:35:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19625199/moschea.mp3" length="3530082" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5855

LA DIOCESI DI FIRENZE VENDE IL TERRENO PER UNA MOSCHEA... IN NOME DELLA LIBERTA' RELIGIOSA di Roberto de Mattei
I fatti sono questi: l'Arcidiocesi di Firenze è in trattative per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5855" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5855</a><br /><br />LA DIOCESI DI FIRENZE VENDE IL TERRENO PER UNA MOSCHEA... IN NOME DELLA LIBERTA' RELIGIOSA di Roberto de Mattei<br />I fatti sono questi: l'Arcidiocesi di Firenze è in trattative per vendere a Sesto Fiorentino, 8mila metri quadri di sua proprietà alla comunità islamica locale affinché possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico.<br />Il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha dichiarato: "La Chiesa fiorentina con la firma di questo protocollo ha dato concretezza all'affermazione del principio di libertà religiosa promosso soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II e ribadito continuamente dal magistero pontificio." Il cardinale ha aggiunto: La trasformazione delle società occidentali in società multietniche, multiculturali e multi-religiose è un dato di fatto e un futuro che ci attende ineluttabilmente (...) l'unica alternativa alla civiltà dell'incontro è l'inciviltà dello scontro".<br /><br />DOMANDE INQUIETANTI<br />Ci chiediamo: ma il cardinale Betori è convinto che ci sia una sola religione vera, quella cattolica oppure ritiene che le diverse religioni e identità culturali siano sullo stesso piano e meritino la stessa considerazione da parte degli uomini? L'avvento di una società multireligiosa e multiculturale è davvero ineluttabile? E se così fosse perché il cardinale Betori non lo deplora?<br />Il cardinale è convinto che una società multireligiosa sia migliore di una società cattolica? E' convinto che tutte le religioni abbiano un uguale valore? Il cristiano che crede nella Santissima Trinità e il musulmano che la nega, l'ebreo che considera Gesù Cristo un impostore e il cristiano che lo adora come Figlio di Dio della stessa sostanza del Padre, il panteista che assorbe Dio nella natura e il teista, che crede in un Dio che trascende le creature, sono tutti sullo stesso piano? Ma questo non è cattolicesimo, è relativismo.<br /><br />OVVIE CONCLUSIONI<br />A nessuno la religione può essere imposta con la forza, perché nessuno può essere costretto a credere, ma non esiste un diritto a professare qualsiasi religione, esiste solo il diritto a professare la religione vera, perché l'errore non ha diritti. Certo esiste la verità ed esistono gli errori, così come esiste il bene ed esiste il male. Ma è giusto, e quindi ha un diritto solo ciò che è vero e non ciò che è falso. Se bene e male, verità ed errore hanno gli stessi diritti, vuol dire che la verità non esiste, tutto è opinione soggettiva, il relativismo trionfa.<br />Il cardinale Betori con le sue parole non professa la fede cattolica, ma il relativismo. Se volesse essere coerente il cardinale Betori dovrebbe non solo vendere, ma regalare le sue proprietà all'Islam, e non solo all'Islam, ma anche ai buddisti e ai politeisti. [...] Tutto ciò in omaggio al principio della libertà religiosa sancito dal Concilio Vaticano II.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>firenze,islam,libertà,moschea,religione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b9e57c279458d08d7ed7d590f7d18c8d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'armata di bambini che l'Iislam usa per la guerra santa all'occidente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-armata-di-bambini-che-l-iislam-usa-per-la-guerra-santa-all-occidente--19422620</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5843" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5843</a><br /><br />L'ARMATA DI BAMBINI CHE L'ISLAM USA PER LA GUERRA SANTA ALL'OCCIDENTE di Lorenza Formicola<br />Il tredicenne che il 12 luglio s'è fatto saltare in aria in un attentato suicida, durante un matrimonio, nella provincia di Nangarhar nell'Afghanistan orientale, uccidendo cinque persone e ferendone 40, ha riproposto il problema della radicalizzazione islamica di bambini e adolescenti.<br />Uno spettacolo horror di dimensione globale, oggi facilitato dall'islam grazie alla tecnologia - strumento sfruttato al massimo dai terroristi islamici in conformità con il mandato dei Fratelli Musulmani di "indebolire l'Occidente anche con le loro armi". Ma non è solo la propaganda su YouTube a rubare le coscienze dei bambini.<br />Le Nazioni Unite già nel 2006 denunciavano l'esistenza di 250.000 bambini che in tutto il mondo erano stati arruolati per combattere in circa 20 conflitti differenti. Allora il sedicente Stato Islamico era solo un'idea, eppure in poco tempo è stata poi costruita l'organizzazione di quella radicalizzazione che nei primi mesi del 2015 aveva già oltre 1.500 bambini a combattere in prima linea e ne aveva addestrati oltre mille come kamikaze.<br />Il Combating Terrorism Center, nel più recente rapporto in materia, condusse tra il 2015 e il 2016 una meticolosa indagine per svelare come le organizzazioni estremiste violente, e in particolare quelle legate all'islam, da tempo reclutavano bambini a un ritmo sempre più sostenuto.<br />I talebani pakistani gestiscono ad oggi numerose cosiddette scuole dedicate alla formazione di terroristi preadolescenti; gli houthi - gruppo armato sciita nello Yemen - hanno sistematicamente introdotto l'inclusione dei bambini nelle loro fila mentre la milizia Hezbollah in Libano ha iniziato a inquadrare adolescenti per rafforzare la presenza in Siria.<br />Il fenomeno non è nuovo e ha diversi antecedenti storici. C'è sicuramente la matrice nazionalsocialista, conclusione a cui è arrivato anche Quilliam - think tank londinese - nel rapporto The Children of Islamic State. Secondo gli autori l'isis si è ispirato anche alla Gioventù Hitleriana per indottrinare i bambini e prima ancora era stato il comunismo a inquadrare i bambini anche prelevandoli dalle famiglie.<br /><br />I RAGAZZI DELL'ISLAM<br />Non è un caso che le Nazioni Unite recentemente abbiano ricevuto notizie credibili, ma non verificate, su un'ala giovanile dell'Isis, Fityan al-Islam - "ragazzi dell'islam".<br />Che esista o meno il gruppo, è certo che bambini e ragazzini vengono costretti a memorizzare i versetti del Corano e a partecipare all'addestramento jihadista, che prevede sparatorie, armi e arti marziali.<br />Lo Stato Islamico ha investito - e pubblicizzato - così tanto sulla radicalizzazione dei bambini che ogni preoccupazione organizzativa sovrasta i meri benefici della propaganda a breve termine. È chiaro che la leadership dello Stato Islamico ha una visione a lungo termine della gioventù e dei suoi sforzi jihadisti: i bambini militanti di oggi saranno i terroristi di domani, con ogni probabilità. E le questioni morali islamiche, radicalizzate anche dall'impegno sul campo di battaglia con i giovani musulmani, saranno probabilmente all'ordine del giorno nei proclami jihadisti negli anni a venire.<br />C'è stato un momento in cui la presenza e la partecipazione dei bambini nella propaganda dello Stato Islamico è stata ostentata quasi quotidianamente: bambini presenti in molteplici contesti, dalle esecuzioni altamente pubblicizzate ai campi di addestramento, alle spedizioni daw'a.<br />Il Combating Terrorism Center ha analizzato proprio la propaganda fotografica diffusa sul martirio con bambini e giovani per tirare fuori dati importantissimi.<br />Dal 1° gennaio 2015 al 31 gennaio 2016, 89 bambini e giovani sono stati elogiati nella propaganda dello Stato Islamico. Il 51% è stato dichiarato morto in Iraq, mentre il 36% è morto in Siria. Il resto è stato ucciso durante le operazioni in Yemen, Libia e Nigeria. Il 60% percento del campione è stato classificato come "adolescente", il restante 40% sono preadolescenti o un po' più grandi. Degli 89 casi, il 39% è deceduto dopo aver fatto esplodere un dispositivo esplosivo improvvisato a bordo di un veicolo contro l'obiettivo.<br />Il 33% è stato ucciso in operazioni sul campo di battaglia non specificate, il 6% è morto mentre lavorava come propagandista all'interno di unità e il 4% si è suicidato in attentati contro civili. Per il resto del 18% si è trattato di morte in operazioni di saccheggio in cui un gruppo di combattenti, per lo più adulti, s'infiltra e attacca una posizione nemica usando armi automatiche leggere prima di uccidersi facendo esplodere cinture suicide. Il 40% delle volte, i bambini e i giovani sono morti in operazioni contro le forze di sicurezza, militari e polizia. E solo il 3% ha compiuto attacchi suicidi contro civili.<br /><br />I BAMBINI SOLDATO<br />C'è ancora un elemento particolarmente esemplificativo e, secondo sempre il Combating Terrorism Center, è deducibile dalle fotografie diffuse.<br />Nel 6 per cento delle fotografie, i bambini e i giovani sono mascherati. Dei rimanenti casi, il 46 per cento è rappresentato con sorrisi sui volti. Un ulteriore 28% dei bambini e dei giovani si trovava in frutteti e prati, uno scenario presumibilmente scelto per riecheggiare il paradiso a cui sono convinti di essere destinati. Si tratta del tema della felicità nella prospettiva del martirio islamico: quando ci si uccide per uccidere.<br />Così come è altrettanto sorprendente che i bambini e i giovani dello Stato Islamico operino in modo simile agli adulti. I bambini stanno combattendo, e hanno combattuto, a fianco, piuttosto che al posto, di maschi adulti. In altre circostanze storiche i bambini soldato sono stati una strategia di ultima istanza, come un modo per "sostituire rapidamente le perdite sul campo di battaglia" o in operazioni specializzate per le quali gli adulti potrebbero essere meno efficaci. Nel contesto dello Stato islamico i bambini sono usati più o meno allo stesso modo degli adulti, il che significa che l'uso di bambini e ragazzi è stato normalizzato sotto il dominio dell'Isis. Invece di salutarli come giovani eroi, i media islamici li celebrano semplicemente come eroi.<br />Secondo i dati Onu, attualmente, sono ben 58 i gruppi armati di matrice islamica, in 15 paesi del mondo, che radicalizzano, reclutano e si servono di bambini.<br />Da più di un anno lo stato di allerta interessa anche la Germania. Dove, secondo Hans-Georg Maaßen, quando era ancora a capo dell'Ufficio per la protezione della Costituzione (i servizi segreti tedeschi), diverse centinaia di bambini sono a rischio di radicalizzazione islamica e rappresentano un rischio "non trascurabile" per la sicurezza nazionale.<br />Sono bambini e adolescenti che crescono in famiglie da cui ricevono un'educazione radicalmente islamica. Devoti ad una "una visione del mondo estremista che legittima la violenza verso gli altri e sminuisce coloro che non appartengono al loro gruppo", riferiva un rapporto dell'anno scorso dell'Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione.<br />L'esposizione dei minori all'islam radicale è "allarmante" e rappresenta una "sfida" per gli anni a venire, ha detto oltre un anno fa Maaßen. E l'attenzione dei servizi di sicurezza tedeschi è contemporaneamente rivolta anche ai bambini che stanno tornando con le loro famiglie, o da soli, dai territori occupati dall'Isis.<br /><br />UNA STRATEGIA ANTI-RADICALIZZAZIONE<br />In Inghilterra lo stesso fenomeno e le medesime preoccupazioni hanno spinto il governo già nel 2015 ad attuare una strategia anti-radicalizzazione, "Prevent". Il che significa che tutti gli enti pubblici sono stati istruiti a riconoscere la radicalizzazione nei più giovani e, se necessario, costretti a segnalarlo all'autorità locali. "Prevent" è una strategia basata sul rischio; identificare i giovani che sembrano essere a rischio di radicalizzazione e mettere in atto interventi per impedire che si trasformi in violenza.<br />Secondo il think tank Quilliam circa 50 bambini del Regno Unito sono cresciuti in un territorio controllato dallo Stato Islamico e si ritiene siano andati in Siria per combattere. "L'obiettivo è quello di preparare una nuova, più forte, seconda generazione di mujaheddin, istruita ad essere una risorsa futura per il gruppo", aggiunge il rapporto.<br />Ritengono, inoltre, che lo Stato Islamico abbia preparato il suo esercito indottrinando i bambini nelle sue scuole e normalizzandoli alla violenza anche attraverso la testimonianza di esecuzioni pubbliche.<br />Un caso eclatante in merito è il macabro video del 2016 che mostrava un bambino inglese di quattro anni ripreso mentre faceva esplodere un'autobomba, uccidendo quattro presunte spie intrappolate nel veicolo.<br />La missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq stima che l'Isis abbia rapito tra gli 800 e i 900 bambini di età compresa tra i nove e i 15 anni. Da agosto 2014 a giugno 2015, centinaia di ragazzi, tra cui Yazidi e Turkmeni, sono stati forzatamente prelevati dalle loro famiglie a Ninive e inviati ai centri di addestramento, dove ai ragazzi di otto anni, come già riportato, veniva insegnato il Corano, l'uso delle armi e le tattiche di combattimento.<br />La radicalizzazione dei bambini è un fenomeno che riguarda anche il Nord America. La CNN ha riferito l'anno scorso che circa 1.000 indagini a riguardo sono state aperte in tutti i 50 Stati. Nell'agosto 2018, undici bambini sono stati trovati in un campo del New Mexico dove venivano addestrati all'uso delle armi da un radicale islamista americano. A Minneapolis, 45 ragazzi hanno lasciato la comunità somala locale per unirsi ad al-Shabab o all'Isis.<br />A giugno un 22enne del Bangladesh, che vive a New York, è stato arrestato perché stava pianificando un attentato a Times Square. Dati parziali che evidenziano l'enorme pericolo rappresentato dalla radicalizzazione dei giovani anche in Occidente.lamentando la scarsa scientificità dell'iniziativa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19422620</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:36:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19422620/armata_di_bambini.mp3" length="13077941" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5843

L'ARMATA DI BAMBINI CHE L'ISLAM USA PER LA GUERRA SANTA ALL'OCCIDENTE di Lorenza Formicola
Il tredicenne che il 12 luglio s'è fatto saltare in aria in un attentato suicida,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5843" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5843</a><br /><br />L'ARMATA DI BAMBINI CHE L'ISLAM USA PER LA GUERRA SANTA ALL'OCCIDENTE di Lorenza Formicola<br />Il tredicenne che il 12 luglio s'è fatto saltare in aria in un attentato suicida, durante un matrimonio, nella provincia di Nangarhar nell'Afghanistan orientale, uccidendo cinque persone e ferendone 40, ha riproposto il problema della radicalizzazione islamica di bambini e adolescenti.<br />Uno spettacolo horror di dimensione globale, oggi facilitato dall'islam grazie alla tecnologia - strumento sfruttato al massimo dai terroristi islamici in conformità con il mandato dei Fratelli Musulmani di "indebolire l'Occidente anche con le loro armi". Ma non è solo la propaganda su YouTube a rubare le coscienze dei bambini.<br />Le Nazioni Unite già nel 2006 denunciavano l'esistenza di 250.000 bambini che in tutto il mondo erano stati arruolati per combattere in circa 20 conflitti differenti. Allora il sedicente Stato Islamico era solo un'idea, eppure in poco tempo è stata poi costruita l'organizzazione di quella radicalizzazione che nei primi mesi del 2015 aveva già oltre 1.500 bambini a combattere in prima linea e ne aveva addestrati oltre mille come kamikaze.<br />Il Combating Terrorism Center, nel più recente rapporto in materia, condusse tra il 2015 e il 2016 una meticolosa indagine per svelare come le organizzazioni estremiste violente, e in particolare quelle legate all'islam, da tempo reclutavano bambini a un ritmo sempre più sostenuto.<br />I talebani pakistani gestiscono ad oggi numerose cosiddette scuole dedicate alla formazione di terroristi preadolescenti; gli houthi - gruppo armato sciita nello Yemen - hanno sistematicamente introdotto l'inclusione dei bambini nelle loro fila mentre la milizia Hezbollah in Libano ha iniziato a inquadrare adolescenti per rafforzare la presenza in Siria.<br />Il fenomeno non è nuovo e ha diversi antecedenti storici. C'è sicuramente la matrice nazionalsocialista, conclusione a cui è arrivato anche Quilliam - think tank londinese - nel rapporto The Children of Islamic State. Secondo gli autori l'isis si è ispirato anche alla Gioventù Hitleriana per indottrinare i bambini e prima ancora era stato il comunismo a inquadrare i bambini anche prelevandoli dalle famiglie.<br /><br />I RAGAZZI DELL'ISLAM<br />Non è un caso che le Nazioni Unite recentemente abbiano ricevuto notizie credibili, ma non verificate, su un'ala giovanile dell'Isis, Fityan al-Islam - "ragazzi dell'islam".<br />Che esista o meno il gruppo, è certo che bambini e ragazzini vengono costretti a memorizzare i versetti del Corano e a partecipare all'addestramento jihadista, che prevede sparatorie, armi e arti marziali.<br />Lo Stato Islamico ha investito - e pubblicizzato - così tanto sulla radicalizzazione dei bambini che ogni preoccupazione organizzativa sovrasta i meri benefici della propaganda a breve termine. È chiaro che la leadership dello Stato Islamico ha una visione a lungo termine della gioventù e dei suoi sforzi jihadisti: i bambini militanti di oggi saranno i terroristi di domani, con ogni probabilità. E le questioni morali islamiche, radicalizzate anche dall'impegno sul campo di battaglia con i giovani musulmani, saranno probabilmente all'ordine del giorno nei proclami jihadisti negli anni a venire.<br />C'è stato un momento in cui la presenza e la partecipazione dei bambini nella propaganda dello Stato Islamico è stata ostentata quasi quotidianamente: bambini presenti in molteplici contesti, dalle esecuzioni altamente pubblicizzate ai campi di addestramento, alle spedizioni daw'a.<br />Il Combating Terrorism Center ha analizzato proprio la propaganda fotografica diffusa sul martirio con bambini e giovani per tirare fuori dati importantissimi.<br />Dal 1° gennaio 2015 al 31 gennaio 2016, 89 bambini e giovani sono stati elogiati nella propaganda dello Stato...]]></itunes:summary><itunes:duration>818</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,guerra,isis,islam,occidente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/78917ddd68f7aa79ddd469cb2acf0da9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché la Francia è un obiettivo prioritario del terrorismo islamico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-la-francia-e-un-obiettivo-prioritario-del-terrorismo-islamico--18742110</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5768" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5768</a><br /><br />PERCHE' LA FRANCIA E' UN OBIETTIVO PRIORITARIO DEL TERRORISMO ISLAMICO di Lorenza Formicola<br />Gilles Kepel politologo, orientalista e accademico francese, specializzato negli studi sul Medio Oriente contemporaneo e sulle comunità musulmane in Occidente, ha provato a rispondere a una domanda diffusa e frequente: perché la Francia continua ad essere l’obiettivo privilegiato del terrorismo islamico?<br />Dal 2004 gli attentati jihadisti hanno causato 280 morti e 952 feriti. Secondo Kepel il messaggio ideologico contenuto dell’islam, che impone la lotta contro i “miscredenti” e gli “apostati”, è talmente diffuso che l’Isis, o chi per esso, ha già vinto in partenza. Che venga combattuto o meno, “Non c’è più alcuna necessità di ordini o una logistica sofisticata”. Considerazioni, quelle dell’accademico francese, datate 2016, e che in qualche modo non sono mai state confutate dai fatti fino ad oggi.<br />Sempre più spesso gli attentati hanno avuto come protagonisti dei radicalizzati, dei lupi solitari, neofiti dell’islam, costringendo la Francia negli ultimi anni ad essere testimone della minaccia di un terrorismo “endogeno” a cui con difficoltà riesce a far fronte. I coltelli, le bombe costruite comprando materiale su internet, armi di piccole dimensioni sono stati gli strumenti di attentati jihadisti “fatti in casa” oltralpe.<br />E l’Isis non ha fatto che soffiare sotto un fuoco già appiccato e vivo nel Paese. Servendosi, per esempio, di internet e della propaganda costruita con lo streaming degli attentati o delle decapitazioni: qualcosa che nessuna organizzazione terroristica aveva ancora mai fatto. E che, nell’ottica di un eterno tentativo di galvanizzare i propri adepti, rappresenta una delle ragioni per cui anche alcuni attentati cosiddetti minori, sono stati rivendicati dal sedicente stato islamico.<br />L’ISIS NON È SOLO<br />Come quando un uomo al grido di ‘Allah Akbar’ ha ucciso sua madre e sua sorella, in seguito ad un litigio familiare, e che dopo aver ferito un vicino e tentato di minacciare la polizia è stato ucciso. Era agosto 2018, a Trappes in una banlieu a ovest di Parigi. Qualche ora più tardi l’agenzia Amaq ne rivendicò la paternità.<br />Perché l’Isis ha creato una minaccia dai contorni vaghi e dal chiaro pericolo, ma lo Stato Islamico non è solo.<br />L’arresto del terrorista di al-Qaeda, Peter Cherif, a dicembre è la prova che, oltre al terrorismo “d’ispirazione”, le organizzazioni jihadiste sperano di trarre vantaggio da due fattori per finalizzare colpi diretti in un Paese che rimane uno dei loro obiettivi preferiti. Il primo è l’esistenza di un nucleo di jihadisti francesi esperti.<br />Alcuni sarebbero ancora all’estero, come Mohamed el-Ayouni, altri lasceranno la prigione nei prossimi mesi e anni e per tornare spesso più radicalizzati di come vi sono entrati, altri invece stanno facendo ritorno dalle terre in cui sono partiti per il jihad come “influenti veterani”.<br />Il secondo fattore è la dimensione a cui i terroristi attingono. Un terreno fertile che, ventiquattro anni dopo gli attacchi del 1995, ha raggiunto dimensioni senza precedenti. Quando nel luglio 1995, Khaled Kelkal, fece scoppiare un ordigno artigianale nella stazione della metro di Saint Michel, uccidendo otto persone, per la causa del Fronte Islamico di Salvezza, l’islam radicale aveva pochissimi sostenitori.<br />Dal 1° dicembre 2018, 20.560 persone sono state registrate nei report per la prevenzione della radicalizzazione del terrorismo, in 9762 sono stati oggetto di dossier che l’intelligence francese chiama «prise en compte» perché vengano monitorati a stretto giro.<br />LA MINACCIA PIÙ IMPORTANTE<br />La Francia assiste ad un radicalismo di massa che ha subito un brusco incremento con il sogno della “jihad siriana”, ma che non costituisce la minaccia più importante per il Paese e già nel 2013 gli specialisti dell’anti-terrorismo ritenevano che le forze dell’ordine non potessero rappresentare la risposta a tutto questo.<br />La possibilità di radicalizzarsi è offerta dagli imam importati e quelli che si crescono in casa da giovanissimi mandandoli però a studiare in Turchia, per esempio, e che magari non sono mai andati a combattere gl’infedeli con il kalashnikov.<br />Il terrorista del maggio 2018 nel quartiere dell’Opera di Parigi ha agito da solo. Il giovane, Khamzat A., cresciuto in una famiglia di rifugiati a Strasburgo, nel famoso quartiere di Elsau, dove vive una grande comunità cecena, era stato schedato dal 2016 come “S” dai servizi di intelligence francesi. “S” sta per ‘Sûreté de l’État’, individuo considerato pericoloso per la sicurezza dello Stato.<br />Uno che l’organo di propaganda Amaq ha salutato come un “soldato dello Stato islamico” e che ha firmato il settantanovesimo attentato terroristico in Francia dopo gli omicidi commessi a Tolosa da Mohamed Merah. Il che conferma quanto poco possano farci, entro certi limiti e competenze, le forze dell’ordine.<br />LA FRANCIA È L’OBIETTIVO NUMERO UNO<br />Negli ultimi dieci anni, la Francia è stato l’obiettivo numero uno, da quando al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) fu la prima organizzazione al mondo ad aver proclamato la sua volontà di “depredare” la Repubblica francese. Perché?<br />Ad oggi nel Paese dovrebbero esserci circa 8,4 milioni di musulmani, secondo le stime del 2017 di François Héran, ex capo della Population Surveys Branch dell’INSEE e direttore dell’INED (Istituto nazionale francese per la ricerca demografica).<br />Di questi abbiamo già scritto in quanti sono schedati come radicalizzati e quanti sono seguiti da vicino dalla polizia. Occorrerebbero circa quattro agenti per sospetto al giorno per monitorarne le tracce: impossibile per un Paese come la Francia, che non dispone di tali forze e che non si sta attrezzando a riguardo.<br />Sarebbero circa 2000 i francesi che sono partiti per la jihad in Siria - è il Paese che ha fornito il maggior numero di combattenti stranieri e soprattutto di giovani -, di questi quasi 700 sono ancora sul posto o in fuga, circa 300 sarebbero morti e 244 sono stati arrestati al loro ritorno in Francia, ma di diverse centinaia di persone si sono perse le tracce. E i numeri vengono aggiornati molto di rado.<br />Motivo, ma non l’unico, per cui la Francia è in stato di allerta dagli attentati del 2015, come un territorio costantemente in guerra. E il problema è che questa guerra promette di essere paradossalmente più lunga di quella condotta in Siria e in Iraq. Solo poche settimane fa, è stato registrato l’ultimo attentato a Lione, fortunatamente senza morti.<br />Secondo gli analisti, il “nemico” è da tutte le parti in Francia perché non solo i radicalizzati sono un problema interno, ma perché la Francia si è schierata al fianco di Stati Uniti e Regno Unito in Siria e, con Sarkozy, è stata in Libia per rovesciare Gheddafi, attirando, pertanto sentimenti di vendetta. Questo punto di vista sposa la tesi secondo la quale l’intervento in questi paesi ha aperto la strada ai flussi di immigrati, di cui l’Isis si è servito per infiltrare i suoi combattenti verso l’Europa.<br />TANTI MOTIVI, UN SOLO RISULTATO<br />Le ragioni degli attacchi terroristici islamici in Francia sarebbero pertanto numerose per gli analisti. E includono, innanzitutto, la percezione negativa della Francia presso i musulmani.<br />Il coinvolgimento di Parigi nella coalizione militare a guida USA contro lo Stato Islamico, la facilità con cui gli estremisti e le armi automatiche possono attraversare i confini francesi; il numero di giovani musulmani nel Paese ispirati all’ideologia islamica e la difficoltà dei servizi di sicurezza francesi nel tenere testa alle circa 20.000 persone considerate pericolose costituiscono gli elementi principali della vulnerabilità francese.<br />La Francia non avrebbe neanche una buona tradizione circa il trattamento dei musulmani delle sue ex colonie. Più della metà dell’esercito di liberazione francese del 1943-44, che combatté in Italia e Francia, comprendeva soldati provenienti dall’Africa settentrionale e sub-sahariana, con 134.000 algerini, 73.000 marocchini, 26.000 tunisini e 92.000 uomini da altre colonie. Quando i loro paesi raggiunsero l’indipendenza dalla Francia, le loro pensioni francesi furono congelate.<br />I musulmani francesi sono stimati circa il 10% della popolazione totale (o da sei a sette milioni di persone), mentre la popolazione carceraria francese è per circa il 70% composta da musulmani. Uno studio della Stanford University del 2010 ha dimostrato che un cittadino francese cristiano ha due volte e mezzo più probabilità di ottenere un colloquio di lavoro rispetto a un candidato musulmano altrettanto qualificato. Secondo quanto riferito, la discriminazione sarebbe peggiorata dopo l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo nel gennaio 2015.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18742110</guid><pubDate>Wed, 07 Aug 2019 06:33:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18742110/terrorismo_isalmico_in_francia.mp3" length="12013981" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5768

PERCHE' LA FRANCIA E' UN OBIETTIVO PRIORITARIO DEL TERRORISMO ISLAMICO di Lorenza Formicola
Gilles Kepel politologo, orientalista e accademico francese, specializzato negli studi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5768" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5768</a><br /><br />PERCHE' LA FRANCIA E' UN OBIETTIVO PRIORITARIO DEL TERRORISMO ISLAMICO di Lorenza Formicola<br />Gilles Kepel politologo, orientalista e accademico francese, specializzato negli studi sul Medio Oriente contemporaneo e sulle comunità musulmane in Occidente, ha provato a rispondere a una domanda diffusa e frequente: perché la Francia continua ad essere l’obiettivo privilegiato del terrorismo islamico?<br />Dal 2004 gli attentati jihadisti hanno causato 280 morti e 952 feriti. Secondo Kepel il messaggio ideologico contenuto dell’islam, che impone la lotta contro i “miscredenti” e gli “apostati”, è talmente diffuso che l’Isis, o chi per esso, ha già vinto in partenza. Che venga combattuto o meno, “Non c’è più alcuna necessità di ordini o una logistica sofisticata”. Considerazioni, quelle dell’accademico francese, datate 2016, e che in qualche modo non sono mai state confutate dai fatti fino ad oggi.<br />Sempre più spesso gli attentati hanno avuto come protagonisti dei radicalizzati, dei lupi solitari, neofiti dell’islam, costringendo la Francia negli ultimi anni ad essere testimone della minaccia di un terrorismo “endogeno” a cui con difficoltà riesce a far fronte. I coltelli, le bombe costruite comprando materiale su internet, armi di piccole dimensioni sono stati gli strumenti di attentati jihadisti “fatti in casa” oltralpe.<br />E l’Isis non ha fatto che soffiare sotto un fuoco già appiccato e vivo nel Paese. Servendosi, per esempio, di internet e della propaganda costruita con lo streaming degli attentati o delle decapitazioni: qualcosa che nessuna organizzazione terroristica aveva ancora mai fatto. E che, nell’ottica di un eterno tentativo di galvanizzare i propri adepti, rappresenta una delle ragioni per cui anche alcuni attentati cosiddetti minori, sono stati rivendicati dal sedicente stato islamico.<br />L’ISIS NON È SOLO<br />Come quando un uomo al grido di ‘Allah Akbar’ ha ucciso sua madre e sua sorella, in seguito ad un litigio familiare, e che dopo aver ferito un vicino e tentato di minacciare la polizia è stato ucciso. Era agosto 2018, a Trappes in una banlieu a ovest di Parigi. Qualche ora più tardi l’agenzia Amaq ne rivendicò la paternità.<br />Perché l’Isis ha creato una minaccia dai contorni vaghi e dal chiaro pericolo, ma lo Stato Islamico non è solo.<br />L’arresto del terrorista di al-Qaeda, Peter Cherif, a dicembre è la prova che, oltre al terrorismo “d’ispirazione”, le organizzazioni jihadiste sperano di trarre vantaggio da due fattori per finalizzare colpi diretti in un Paese che rimane uno dei loro obiettivi preferiti. Il primo è l’esistenza di un nucleo di jihadisti francesi esperti.<br />Alcuni sarebbero ancora all’estero, come Mohamed el-Ayouni, altri lasceranno la prigione nei prossimi mesi e anni e per tornare spesso più radicalizzati di come vi sono entrati, altri invece stanno facendo ritorno dalle terre in cui sono partiti per il jihad come “influenti veterani”.<br />Il secondo fattore è la dimensione a cui i terroristi attingono. Un terreno fertile che, ventiquattro anni dopo gli attacchi del 1995, ha raggiunto dimensioni senza precedenti. Quando nel luglio 1995, Khaled Kelkal, fece scoppiare un ordigno artigianale nella stazione della metro di Saint Michel, uccidendo otto persone, per la causa del Fronte Islamico di Salvezza, l’islam radicale aveva pochissimi sostenitori.<br />Dal 1° dicembre 2018, 20.560 persone sono state registrate nei report per la prevenzione della radicalizzazione del terrorismo, in 9762 sono stati oggetto di dossier che l’intelligence francese chiama «prise en compte» perché vengano monitorati a stretto giro.<br />LA MINACCIA PIÙ IMPORTANTE<br />La Francia assiste ad un radicalismo di massa che ha subito un brusco incremento con il sogno della “jihad siriana”, ma che non costituisce la minaccia più importante...]]></itunes:summary><itunes:duration>751</itunes:duration><itunes:keywords>attacco,europa,francia,immigrazione,islam,pericolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3795f137151501864b33bb793872ea0c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Umma non prevede nessuna fraternità se non tra musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-umma-non-prevede-nessuna-fraternita-se-non-tra-musulmani--18306125</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5695" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5695</a><br /><br />LA UMMA NON PREVEDE NESSUNA FRATERNITA' SE NON TRA MUSULMANI di Marie-Thèrese Urvoy<br />«Nel Corano ritroviamo questo primo uso del verbo âmana nel senso di "fidarsi gli uni degli altri". Vi si dice infatti che il profeta «si fida dei muʼminûn», mentre non «si fiderà per niente» di quanti si tirano indietro e trovano delle scuse per non impegnare i loro beni e le loro persone nella lotta sulla strada di Allah (IX, 41, 44, 73 et 81).<br />Gli affidati «sono una umma unica, ad esclusione degli altri uomini», dice l'incipit della Carta. Nel grande dizionario classico Lisân al-ʽarab, umma questa parola significa prima di tutto gruppo, o raggruppamento umano in senso neutro. Qui, essa non designa un raggruppamento etnico o tribale, ma nel contesto dell'Arabia di allora indica la federazione dei Qurayshiti della Mecca, giunti a Medina con il profeta, e i vari clan e tribù della zona di Medina.<br />Questa confederazione è di natura politica, unita dall'adesione al profeta di Allah. Essa si caratterizza per il fatto di essere esclusiva. La finalità di questa organizzazione è di garantire l'efficacia del comune sforzo guerriero. Ciò è espresso fin dall'inizio della Carta con la parola jihâd, che verrà più tardi precisata con l'espressione "il combattimento sulla strada di Allah".<br /><br />NESSUNA FRATERNITÀ SE NON TRA MUSULMANI<br />Una stretta regolamentazione e una casistica minuziosa stabiliscono che un affidato possa evitare una sanzione, anche se è colpevole, se la vittima è estranea al gruppo. Questa solidarietà nasce prima di tutto dallo spirito di sopravvivenza del gruppo - dirà lo storico Muhammad Talbi, per giustificare le violenze degli inizi della storia dell'Islam, - «perché si trattava della difesa e della sopravvivenza della umma primitiva».<br />Non per caso quando il Corano dice: «i credenti sono dei fratelli» (XLIX, 10) utilizza la particella grammaticale innamâ che contiene un significato esclusivo, ma anche un effetto amplificante che dinamizza la frase nominale. Essa è da mettere in relazione con la particella illâ, propria del credo monoteista «nessuna divinità eccetto Allah», che carica la frase nominale, qui negativa, di un esclusivismo ferreo. In questi due esempi abbiamo ben più che delle questioni tecniche, abbiamo delle vere e proprie strategie stilistiche che mirano ad un solo effetto: la valorizzazione dell'aspetto assoluto con la relativa ricaduta nella mente dei credenti.<br />Del resto, il commentatore al-Râzî afferma che la particella innamâ comporta restrizione: «nessuna fraternità se non tra Musulmani». Egli spiega la sua interpretazione basandosi sulle prescrizioni legali che negano una qualunque fraternità tra un Musulmano e un infedele, il quale non può in nessun caso ereditare da un Musulmano. Allah ricorda a più riprese ai Musulmani che essi sono i soli credenti nel Corano: «voi siete la comunità migliore che sia mai stata creata per gli uomini; voi ordinate di fare il bene e vietate di fare il male, voi credete in Allah» (III, 110).<br />A partire da qui, l'islam ha considerato la superiorità della comunità dei credenti come il primo legame tra di loro: essi hanno come segno distintivo la capacità di distinguere tra fede e infedeltà, bene e male. Dall'invincibile affermazione dell'unicità di Allah discende il senso vivo del Musulmano per l'unità con i suoi fratelli nella medesima fede.<br />Essi sono inviati da Allah per difendere i suoi diritti sulla terra. Sono dei servitori eletti e incaricati dell'esecuzione di un piano divino che coincide con le prescrizioni sociopolitiche scese sul suo profeta a beneficio dell'umanità e per il trionfo dell'islam su tutte le religioni (IX, 33).<br /><br />LA TERRA DELL'ISLAM<br />Questi brevi richiami alle fonti dell'Islam a Medina permettono di comprendere la nozione di "terra dell'islam" (dâr al-islâm) nei suoi rapporti con gli infedeli. L'espressione designa l'insieme delle terre dove viene osservata la legge islamica ed è la rappresentazione concreta dell'organizzazione politica dell'Islam. Accanto alla terra dell'islam c'è "la terra della guerra" (dâr al-harb), chiamata anche "terra dell'infedeltà » (dâr al-kufr).<br />Conquistarla è un «dovere collettivo» per installarvi la umma che difende i diritti di Allah. Una simile divisione del mondo fa sì che un aggiornamento sia tecnicamente difficile perché il Diritto islamico classico è strutturato secondo uno schema preciso proprio di tutte le società islamiche:<br />1. uomini e donne;<br />2. liberi e schiavi;<br />3. Musulmani e non musulmani.<br />Non hanno tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri.<br />La comunità dei credenti è privilegiata a motivo della sua origine sacralizzata nel Corano. Uno Stato islamico va inteso di trascendenza divina, coranica e chariatica. Le sue terre sono le terre di Allah, del Corano e della legge di Allah. Questa sottomissione ad una trascendenza si trova nella disposizione, per costituzione, che l'islam "è la religione dello Stato", e non solamente "religione di Stato".<br />Lo Stato fa professione di islam. In uno Stato islamico l'adesione alla comunità non pone direttamente la questione di una vita nuova, nel senso del rinnovamento individuale tramite la grazia (quella dell'uomo nuovo di San Paolo), perché l'islam è la religione di una collettività.<br />Essa è essenzialmente uno stato, uno statuto giuridico (hukm), direttamente voluto e decretato da Allah. Gli individui che vi si sottraggono sono braccati, perseguitati, e perfino messi a morte dall'islam ufficiale tradizionale».<br /><br />Nota di BastaBugie: l'articolo della professoressa Urvoy, islamologa francese di fama, è stato pubblicato nell'ultimo "Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa" a cura dell'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa. Per acquistare il singolo fascicolo o per abbonarsi alla rivista scrivere a <a href="mailto:ordini@edizionicantagalli.it">ordini@edizionicantagalli.it</a><br /><br />LA GERMANIA SVOLTA SULL'IMMIGRAZIONE<br />Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Migration Paket, la Germania svolta sull'immigrazione" ricorda che Angela Merkel già nove anni fa aveva dovuto ammettere il fallimento dell'approccio multiculturale. Ora il Bundestag ha approvato il cosiddetto Migration Paket, un nuovo pacchetto normativo che prevede espulsioni e un giro di vite sugli ingressi. Il cambio di strategia non è solo politico, ma soprattutto culturale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 giugno 2019:<br />Il tentativo della Germania di creare una società multiculturale è "completamente fallito", aveva detto nell'ottobre 2010 il cancelliere Angela Merkel a un incontro con i giovani membri della CDU a Potsdam. Già allora, ben prima delle ondate migratorie degli ultimi anni lungo la rotta libica e quella balcanica, la Merkel aveva ammesso che permettere alle persone con differenti background culturali di vivere fianco a fianco senza integrarsi non aveva funzionato in un Paese che ospita circa quattro milioni di musulmani. "Questo approccio multiculturale è fallito, completamente fallito", aveva detto cedendo alle richieste interne al suo partito e alla CSU bavarese, per assumere una linea più severa sugli immigrati che non mostrano la volontà di adattarsi alla società tedesca.<br />La Merkel aveva affermato che l'educazione dei disoccupati tedeschi dovrebbe avere la priorità sul reclutamento di lavoratori dall'estero pur sottolineando che la Germania non potrebbe cavarsela senza lavoratori stranieri qualificati e aggiungendo che i tedeschi devono accettare che le moschee sono diventate parte del loro paesaggio.<br />Rileggere oggi quell'intervento è utile a comprendere l'iniziativa assunta da Horst Seehofer, ex presidente della Christian Social Union (CSU), il partito gemello della CDU, e ministro dell'Interno che ha appena varato il cosiddetto "Migration Paket" che prevede l'espulsione immediata dei migranti illegali, l'ampliamento della detenzione preventiva per chi entra illegalmente in Germania e il taglio del Welfare agli stranieri che potranno essere sottoposti a perquisizioni senza bisogno di mandato giudiziario.<br />Misure approvate dal Bundestag con il voto della SPD che ben fotografano il crescente malcontento dei tedeschi nei confronti delle continue violenze compiute da immigrati illegali per lo più di religione islamica.<br />Per comprendere come sia cambiata la Germania appena quattro anni dopo la "politica del benvenuto" rivolta dalla Merkel ai migranti illegali arrivati perlopiù dalla "rotta balcanica", basti pensare che ora chi è privo del permesso verrà espulso fisicamente dal Paese. Berlino si impegna quindi ad accogliere solo 260.000 migranti regolari all'anno, necessari all'economia nazionale; e benché le associazioni industriali sostengano che nella Repubblica Federale manchino lavoratori specializzati, in molti ormai ritengono più utile motivare a venire a lavorare in Germania cittadini europei piuttosto che accogliere persone di culture diverse.<br />Alle dure critiche dell'opposizione di Sinistra (e a quelle di AfD, che chiede misure ancora più rigide contro l'immigrazione) Seehofer ha replicato affermando che "non si tratta di calpestare i diritti umani ma piuttosto di eseguire le procedure previste. Ci sarà, in futuro, un modo legale di immigrare nel nostro Paese anche perché abbiamo bisogno di uomini e donne qualificati per il nostro mercato del lavoro".<br />Non è forse un caso, sottolinea il quotidiano comunista Il Manifesto, che "il pacchetto-Seehofer supera il vaglio istituzionale esattamente il giorno dopo la pubblicazione dell'ultimo sondaggio Infratest che conferma come i Verdi sarebbero oggi il primo partito tedesco col 26% dei voti seguito dal CDU/CSU col 25%, AfD con il 13% mentre la SPD non supererebbe il 12%, i liberali l'8% e la Sinistra (Linke) il 7%".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18306125</guid><pubDate>Wed, 19 Jun 2019 08:25:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18306125/la_umma.mp3" length="11982052" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5695

LA UMMA NON PREVEDE NESSUNA FRATERNITA' SE NON TRA MUSULMANI di Marie-Thèrese Urvoy
«Nel Corano ritroviamo questo primo uso del verbo âmana nel senso di "fidarsi gli uni degli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5695" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5695</a><br /><br />LA UMMA NON PREVEDE NESSUNA FRATERNITA' SE NON TRA MUSULMANI di Marie-Thèrese Urvoy<br />«Nel Corano ritroviamo questo primo uso del verbo âmana nel senso di "fidarsi gli uni degli altri". Vi si dice infatti che il profeta «si fida dei muʼminûn», mentre non «si fiderà per niente» di quanti si tirano indietro e trovano delle scuse per non impegnare i loro beni e le loro persone nella lotta sulla strada di Allah (IX, 41, 44, 73 et 81).<br />Gli affidati «sono una umma unica, ad esclusione degli altri uomini», dice l'incipit della Carta. Nel grande dizionario classico Lisân al-ʽarab, umma questa parola significa prima di tutto gruppo, o raggruppamento umano in senso neutro. Qui, essa non designa un raggruppamento etnico o tribale, ma nel contesto dell'Arabia di allora indica la federazione dei Qurayshiti della Mecca, giunti a Medina con il profeta, e i vari clan e tribù della zona di Medina.<br />Questa confederazione è di natura politica, unita dall'adesione al profeta di Allah. Essa si caratterizza per il fatto di essere esclusiva. La finalità di questa organizzazione è di garantire l'efficacia del comune sforzo guerriero. Ciò è espresso fin dall'inizio della Carta con la parola jihâd, che verrà più tardi precisata con l'espressione "il combattimento sulla strada di Allah".<br /><br />NESSUNA FRATERNITÀ SE NON TRA MUSULMANI<br />Una stretta regolamentazione e una casistica minuziosa stabiliscono che un affidato possa evitare una sanzione, anche se è colpevole, se la vittima è estranea al gruppo. Questa solidarietà nasce prima di tutto dallo spirito di sopravvivenza del gruppo - dirà lo storico Muhammad Talbi, per giustificare le violenze degli inizi della storia dell'Islam, - «perché si trattava della difesa e della sopravvivenza della umma primitiva».<br />Non per caso quando il Corano dice: «i credenti sono dei fratelli» (XLIX, 10) utilizza la particella grammaticale innamâ che contiene un significato esclusivo, ma anche un effetto amplificante che dinamizza la frase nominale. Essa è da mettere in relazione con la particella illâ, propria del credo monoteista «nessuna divinità eccetto Allah», che carica la frase nominale, qui negativa, di un esclusivismo ferreo. In questi due esempi abbiamo ben più che delle questioni tecniche, abbiamo delle vere e proprie strategie stilistiche che mirano ad un solo effetto: la valorizzazione dell'aspetto assoluto con la relativa ricaduta nella mente dei credenti.<br />Del resto, il commentatore al-Râzî afferma che la particella innamâ comporta restrizione: «nessuna fraternità se non tra Musulmani». Egli spiega la sua interpretazione basandosi sulle prescrizioni legali che negano una qualunque fraternità tra un Musulmano e un infedele, il quale non può in nessun caso ereditare da un Musulmano. Allah ricorda a più riprese ai Musulmani che essi sono i soli credenti nel Corano: «voi siete la comunità migliore che sia mai stata creata per gli uomini; voi ordinate di fare il bene e vietate di fare il male, voi credete in Allah» (III, 110).<br />A partire da qui, l'islam ha considerato la superiorità della comunità dei credenti come il primo legame tra di loro: essi hanno come segno distintivo la capacità di distinguere tra fede e infedeltà, bene e male. Dall'invincibile affermazione dell'unicità di Allah discende il senso vivo del Musulmano per l'unità con i suoi fratelli nella medesima fede.<br />Essi sono inviati da Allah per difendere i suoi diritti sulla terra. Sono dei servitori eletti e incaricati dell'esecuzione di un piano divino che coincide con le prescrizioni sociopolitiche scese sul suo profeta a beneficio dell'umanità e per il trionfo dell'islam su tutte le religioni (IX, 33).<br /><br />LA TERRA DELL'ISLAM<br />Questi brevi richiami alle fonti dell'Islam a Medina permettono di comprendere la nozione di "terra dell'islam"...]]></itunes:summary><itunes:duration>749</itunes:duration><itunes:keywords>amicizia,fraternità,germania,islam,umma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3e2146a8439ced12eaca11aca76ca7f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'islamizzazione dell'Europa passa dalla scuola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-islamizzazione-dell-europa-passa-dalla-scuola--18328818</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5688" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5688</a><br /><br />L'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA PASSA DALLA SCUOLA di Mauro Faverzani<br />Come volevasi dimostrare. Esperimento fallito. Inserire corsi di arabo nella scuola pubblica francese, per occidentalizzare l'islam ha prodotto l'effetto esattamente contrario ovvero sta islamizzando l'Occidente.<br />L'ultima riforma scolastica d'Oltralpe, che pretendeva di arginare così la radicalizzazione negli allievi "a rischio", ingenuamente non ha tenuto conto di diversi fattori:<br />1) che i corsi della République sarebbero andati pressoché deserti, perché i figli delle famiglie musulmane l'arabo non lo imparano certo in classe bensì nella madrasa;<br />2) che, nella madrasa, la lingua viene loro insegnata su testi non censurati, tali pertanto da istigare, senza filtri, all'odio verso gli «infedeli»;<br />3) che qualsiasi tentativo fatto in classe, ad esempio dai professori di storia, di spiegare le origini dell'islam viene recisamente respinto dagli alunni islamici, che nella madrasa han ricevuto ben altra versione, inculcata loro come vera.<br />AGGRESSIONI NEI CONFRONTI DEI DOCENTI<br />Col risultato, già verificatosi, di vere e proprie aggressioni nei confronti dei docenti. Come è avvenuto a Bordeaux, in una quinta superiore. Nella madrasa ed in moschea circolano opuscoli, spesso scaricabili anche da Internet, con cui si squalificano totalmente le leggi di uno Stato, ritenendo ch'esse non possano "competere" con la legge di Allah, ritenuta l'unica autentica.<br />In un suo libro, Principal de collège ou imam de la République, il prof. Bernard Ravet, 66 anni, ex-preside di tre istituti superiori in quella sorta di Bronx francese, che è Marsiglia, tra il 1999 ed il 2012, ha raccolto alcune delle "perle" udite con le sue orecchie a scuola, ov'era semplicissimo esser considerati «infedeli», era sufficiente credere nelle regole fissate dal Parlamento e non ritenere ad esse superiore la sharia islamica oppure partecipare alle elezioni. In una fatwa, pronunciata dal Gran Mufti dell'Arabia Saudita, finanziato dalla famiglia reale, si spiega come «Allah abbia spezzato il filo dell'amicizia e dell'amore tra i musulmani e gli infedeli», ponendo tra gli uni e gli altri «inimicizia ed odio eterno, finché non si creda ad Allah ed a lui solo». Ciò, in risposta ad un musulmano, che chiese come dovesse comportarsi nei confronti di un cristiano, che lo chiamava «fratello».<br />A lanciare l'allarme è ora la professoressa Lina Murr Nehmé, storica e politologa franco-libanese, specialista del mondo arabo contemporaneo e docente all'Università di Beirut: lei ha precisato come «il problema in Francia sia che si giudicano i terroristi, ma non coloro che li hanno formati». Un problema non solo della Francia, a dir la verità, bensì di tutto l'Occidente in generale.<br />FRANCIA RECIDIVA<br />Ma la Francia, già ferita dagli efferati attentati degli ultimi anni, dimostra, questo è vero, di non aver ancora capito la lezione. Così ecco la decisione della facoltà di Medicina dell'Università di Parigi Diderot di rinviare di due giorni gli esami, poiché la data fissata coincideva con la festa di Aïd-el-Fitr ovvero con la conclusione del Ramadan. In un Paese europeo a maggioranza cristiana tante ossequiose attenzioni verso le ricorrenze islamiche - e solo verso quelle - non sono solo fuori luogo, ma vengono anche male interpretate come segni di debolezza e di sostanziale apostasia. Così non stupisce che, ad esempio, in una scuola elementare di Winterthur, nella vicina Svizzera, ora gli alunni musulmani pretendano che i compagni di classe «infedeli» ovvero cristiani osservino il digiuno come loro durante il Ramadan, senza risparmiare pressioni psicologiche ed atti di stalking verso quanti non si adeguino. Ciò, nell'indifferenza più totale ovvero senza che nessuno senta la necessità di agire, di intervenire, nemmeno le organizzazioni di categoria degli insegnanti, del tutto zitte in merito, secondo quanto denunciato dall'agenzia on line austriaca Heute.<br />Franziska Peterhans, segretario generale dell'Lch, associazione elvetica dei docenti, ritiene che, in realtà, nessuno al momento venga "mobbizzato" e che pertanto, qualora degli alunni intendano digiunare per motivi religiosi propri, tale scelta debba essere «rispettata, conformemente a quanto previsto dalla Costituzione federale». Dipende da cosa si intenda per mobbing, pare che le definizioni siano molto elastiche in Svizzera. E nel resto d'Europa. Intanto, l'islamizzazione del Continente continua.<br />Nota di BastaBugie: Souad Sbai nell'articolo seguente dal titolo "Infine Trump metterà fuori legge i Fratelli Musulmani" fa capire che se l'Europa sta accettando passivamente che l'islam trionfi, dall'altra parte dell'oceano il presidente degli Stati Uniti intende mettere fuori legge i Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica. Si tratta di una vera rivoluzione nella politica estera americana e può aprire un nuovo spiraglio di speranza nella lotta al jihad internazionale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 maggio 2019:<br />Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intende mettere fuori legge i Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica. Già prima di varcare la soglia della Casa Bianca aveva lasciato trapelare questa possibilità tramite il suo staff, ma una volta insediato e prese in mano le redini dell'amministrazione si è trovato di fronte al parere contrario di un numero significativo e influente di "officials" del Dipartimento di Stato, del Pentagono e degli apparati di sicurezza.<br />In seguito all'embargo lanciato nel giugno 2017 dal Quartetto anti-terrorismo arabo contro il Qatar, il principale sponsor dei Fratelli Musulmani in tutto il mondo insieme alla Turchia di Erdogan, fu l'allora Segretario di Stato in persona, Rex Tillerson, ad escludere che Washington potesse bandire la Fratellanza nella sua totalità come organizzazione terroristica, poiché esponenti e partiti politici ad essa affiliati erano parte integrante di diversi governi e parlamenti in paesi del Medio Oriente con cui gli Stati Uniti avrebbero dovuto necessariamente mantenere relazioni e contatti.<br />Tillerson si limitò a menzionare Turchia e Bahrein, nel primo caso per dimostrare l'impraticabilità della messa fuori legge dei Fratelli Musulmani, che avrebbe implicato la rottura pressoché totale dei rapporti con uno stato membro della NATO con cui una forma di dialogo e cooperazione andava gioco forza mantenuta, nonostante Erdogan e le sue politiche di supporto all'estremismo. Nel secondo, invece, probabilmente per delegittimare l'embargo nei confronti del Qatar da parte del Quartetto, di cui il Bahrein è membro insieme ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto.<br />In Bahrein in effetti si trovavano in parlamento esponenti islamisti, ma affiliati a gruppi minoritari e reputati dal governo di Manama non sovversivi o collegati a organizzazioni terroristiche, contrariamente ai Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia, Siria, Libia e in altri paesi di Medio Oriente, Nord Africa e Golfo che Tillerson dimenticò (o omise) di ricordare, Qatar in testa. Di conseguenza, se l'ex Segretario intendeva far risaltare la presunta incoerenza del Bahrein, che con il Quartetto aveva dichiarato illegali i Fratelli Musulmani, il suo tentativo è stato alquanto malmirato e lasciava trapelare una malcelata propensione per Doha che non deve aver giovato al suo rapporto con Trump.<br />Le dimissioni di Tillerson, rimpiazzato da Pompeo, e la successiva fuoriuscita di Mattis dal Pentagono, ancora non ufficialmente sostituito, hanno liberato il campo da figure apicali e carismatiche che si erano frapposte tra il presidente americano e l'obiettivo di dichiarare la Fratellanza organizzazione terroristica per gettarla in uno stato d'illegalità internazionale.<br />Tuttavia, come fa notare il New York Times, anche il più recente rilancio dell'idea di bandire i Fratelli Musulmani, incoraggiata dal Presidente egiziano Al Sisi in visita alla Casa Bianca, deve fronteggiare l'opposizione della rete trasversale dei summenzionati "officials", con la sponda di think tanks e giornaloni americani sul libro paga di Doha (si vedano rispettivamente i casi Brookings Institute e "Qatar Newspapers", quest'ultimo collegato all'uscita del film Blood Money, che mostra come il Qatar abbia infiltrato i media americani ricorrendo alla minaccia di "hackerare" i giornalisti per intimidirli quando non intendevano mettersi al servizio della causa islamista neppure sotto pagamento).<br />Trump riuscirà questa volta nel suo intento? Pur riconoscendo l'effettiva complessità dell'attuazione di un bando integrale, l'imposizione da parte di Washington di sanzioni internazionali mirate nei confronti di attività economiche e di altra natura legate alla Fratellanza, e nei confronti dei suoi militanti maggiormente coinvolti in attività d'indottrinamento e radicalizzazione, ridurrebbe significativamente la capacità dell'organizzazione islamista di diffondere l'estremismo che ha generato il terrorismo jihadista contemporaneo di ISIS e Al Qaeda.<br />Si tratterebbe di un'autentica rivoluzione della politica internazionale, che aprirebbe nuove prospettive di pace, stabilità e sviluppo in Medio Oriente. La capacità del Quartetto di respingere il tentativo dei Fratelli Musulmani di stabilire dittature fondamentaliste in tutta la regione, come già accaduto durante la cosiddetta Primavera Araba, risulterebbe enormemente rafforzata dal sostegno della superpotenza americana. Trump va pertanto sostenuto e incoraggiato nel portare avanti questa iniziativa, che dovrebbe essere abbracciata anche in Europa, specie dopo l'uscita dei "Qatar Papers", libro che documenta come il Qatar abbia impunemente finanziato le moschee radicali dei Fratelli Musulmani in tutta Europa, Italia compresa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328818</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2019 08:37:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328818/islam.mp3" length="12704704" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5688

L'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA PASSA DALLA SCUOLA di Mauro Faverzani
Come volevasi dimostrare. Esperimento fallito. Inserire corsi di arabo nella scuola pubblica francese, per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5688" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5688</a><br /><br />L'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA PASSA DALLA SCUOLA di Mauro Faverzani<br />Come volevasi dimostrare. Esperimento fallito. Inserire corsi di arabo nella scuola pubblica francese, per occidentalizzare l'islam ha prodotto l'effetto esattamente contrario ovvero sta islamizzando l'Occidente.<br />L'ultima riforma scolastica d'Oltralpe, che pretendeva di arginare così la radicalizzazione negli allievi "a rischio", ingenuamente non ha tenuto conto di diversi fattori:<br />1) che i corsi della République sarebbero andati pressoché deserti, perché i figli delle famiglie musulmane l'arabo non lo imparano certo in classe bensì nella madrasa;<br />2) che, nella madrasa, la lingua viene loro insegnata su testi non censurati, tali pertanto da istigare, senza filtri, all'odio verso gli «infedeli»;<br />3) che qualsiasi tentativo fatto in classe, ad esempio dai professori di storia, di spiegare le origini dell'islam viene recisamente respinto dagli alunni islamici, che nella madrasa han ricevuto ben altra versione, inculcata loro come vera.<br />AGGRESSIONI NEI CONFRONTI DEI DOCENTI<br />Col risultato, già verificatosi, di vere e proprie aggressioni nei confronti dei docenti. Come è avvenuto a Bordeaux, in una quinta superiore. Nella madrasa ed in moschea circolano opuscoli, spesso scaricabili anche da Internet, con cui si squalificano totalmente le leggi di uno Stato, ritenendo ch'esse non possano "competere" con la legge di Allah, ritenuta l'unica autentica.<br />In un suo libro, Principal de collège ou imam de la République, il prof. Bernard Ravet, 66 anni, ex-preside di tre istituti superiori in quella sorta di Bronx francese, che è Marsiglia, tra il 1999 ed il 2012, ha raccolto alcune delle "perle" udite con le sue orecchie a scuola, ov'era semplicissimo esser considerati «infedeli», era sufficiente credere nelle regole fissate dal Parlamento e non ritenere ad esse superiore la sharia islamica oppure partecipare alle elezioni. In una fatwa, pronunciata dal Gran Mufti dell'Arabia Saudita, finanziato dalla famiglia reale, si spiega come «Allah abbia spezzato il filo dell'amicizia e dell'amore tra i musulmani e gli infedeli», ponendo tra gli uni e gli altri «inimicizia ed odio eterno, finché non si creda ad Allah ed a lui solo». Ciò, in risposta ad un musulmano, che chiese come dovesse comportarsi nei confronti di un cristiano, che lo chiamava «fratello».<br />A lanciare l'allarme è ora la professoressa Lina Murr Nehmé, storica e politologa franco-libanese, specialista del mondo arabo contemporaneo e docente all'Università di Beirut: lei ha precisato come «il problema in Francia sia che si giudicano i terroristi, ma non coloro che li hanno formati». Un problema non solo della Francia, a dir la verità, bensì di tutto l'Occidente in generale.<br />FRANCIA RECIDIVA<br />Ma la Francia, già ferita dagli efferati attentati degli ultimi anni, dimostra, questo è vero, di non aver ancora capito la lezione. Così ecco la decisione della facoltà di Medicina dell'Università di Parigi Diderot di rinviare di due giorni gli esami, poiché la data fissata coincideva con la festa di Aïd-el-Fitr ovvero con la conclusione del Ramadan. In un Paese europeo a maggioranza cristiana tante ossequiose attenzioni verso le ricorrenze islamiche - e solo verso quelle - non sono solo fuori luogo, ma vengono anche male interpretate come segni di debolezza e di sostanziale apostasia. Così non stupisce che, ad esempio, in una scuola elementare di Winterthur, nella vicina Svizzera, ora gli alunni musulmani pretendano che i compagni di classe «infedeli» ovvero cristiani osservino il digiuno come loro durante il Ramadan, senza risparmiare pressioni psicologiche ed atti di stalking verso quanti non si adeguino. Ciò, nell'indifferenza più totale ovvero senza che nessuno senta la necessità di agire, di intervenire, nemmeno...]]></itunes:summary><itunes:duration>795</itunes:duration><itunes:keywords>corano,francia,islam,musulmani,scuola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/55eb0a39bcaf2eb13bca1059425c23d3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Reggio Emilia: frusta la moglie per convertirla all'islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/reggio-emilia-frusta-la-moglie-per-convertirla-all-islam--18361004</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5646" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5646</a><br /><br />REGGIO EMILIA: FRUSTA LA MOGLIE PER CONVERTIRLA ALL'ISLAM di Benedetta Salsi<br />Un anno e otto mesi di reclusione (che non farà, perché la pena è sospesa), tremila euro di risarcimento e la revoca del divieto di avvicinarsi all'ex moglie e alla figlia.<br />Questa la condanna inflitta ieri al marocchino di 36 anni accusato di aver preso a cinghiate la moglie italiana, pur di convincerla a convertirsi alla religione islamica.<br />Erano nella stessa aula, ieri mattina. Lui da una parte, che continuava a scuotere la testa. Lei, 32 anni, sta di fianco al suo avvocato di parte civile, intenta a cercare di non incrociare mai il suo sguardo.<br />Come giudica la sentenza?<br />«Non sono tranquilla riguardo la revoca della misura, conosco l'elemento - risponde la vittima davanti al tribunale -. Ho una bimba da proteggere. Non mi fido... So che potrei trovarmelo in giro. Per questo ora chiederò al mio avvocato (Silvia Angelicchio, ndr) di inoltrare al giudice una nuova richiesta per il divieto di avvicinamento. La stessa che ha avuto fino a oggi».<br />Ci racconti il suo calvario.<br />«All'inizio, quando l'ho conosciuto, era un angelo; molto premuroso, avvolgente. Ma si è dimostrato un lupo travestito da agnello. Due mesi dopo il matrimonio ha iniziato a cercare di convincermi a convertirmi all'Islam».<br />In che modo?<br />«Cercava di far leva sul fatto che io sono una donna. 'Le italiane sono sporche e vanno purificate', mi diceva; 'altrimenti ti aspetta l'inferno eterno'. Continuava a ripetermi: 'Mi sei servita e basta, lo sai. Ti ho sempre usato e ho sempre approfittato di te'. Si rende conto? Per la cittadinanza. Quando eravamo fidanzati non era così. Altrimenti non l'avrei mai sposato».<br />In che cosa ha modificato il suo stile di vita?<br />«Mi ha addirittura fatto cambiare lavoro. Non potevo fare l'estetista perché ero troppo a contatto con i corpi e con gli uomini. Oggi faccio la commessa. Non potevo salutare i miei amici per strada. Ho chiuso diverse conoscenze: tutte quelle maschili; altre anche con alcune ragazze, diceva che erano troppo esuberanti e non voleva che le frequentassi».<br />Ma l'ha condizionata anche sull'aspetto fisico?<br />«Sì, mi obbligava a essere trascurata. Non potevo truccarmi, solo in maniera leggera. Mi diceva come dovevo vestirmi, voleva che mettessi il velo. Quando siamo andati in Marocco mi ha obbligato a indossare la tunica. Sennò, diceva, si vedono troppo le forme. E non potevo sedermi a gambe incrociate: era troppo provocante».<br />La sua famiglia d'origine all'inizio era contraria al vostro rapporto.<br />«Infatti tendeva anche ad allontanarmi dalla mia famiglia. Non potevo chiamare i miei genitori, che si erano trasferiti lontano, se non per cinque minuti a settimana. E se tornava a casa e mi vedeva triste erano botte; cinghiate, su un fianco. Mi aveva fatto un livido enorme».<br />E altre violenze.<br />«Una sera, senza motivo, per una futile discussione, mi ha rovesciato una teglia ancora calda piena di pollo e patate sulla testa. Per fortuna non sono rimasta ustionata; non era più così calda. Ma il segno lo porto dentro».<br />Un altro uomo rispetto a quello che aveva conosciuto?<br />«Un altro. Questo era sempre irascibile. Beveva. Ma il peggio, era la sua dipendenza da videopoker. Non lavorava e mi chiedeva sempre soldi. In una sola sera è stato capace di spendere anche mille euro alle macchinette».<br />Crede di avere avuto giustizia?<br />«Lui non aveva precedenti, per cui sono abbastanza soddisfatta. Ma vorrei che ripristinassero il divieto di avvicinamento. Spero davvero che stia lontano. Sono preoccupata. Ma ora almeno l'ho capito... L'amore è un'altra cosa. E devo essere forte, la vita continua».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18361004</guid><pubDate>Wed, 08 May 2019 15:48:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18361004/islam_moglie.mp3" length="5326888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5646

REGGIO EMILIA: FRUSTA LA MOGLIE PER CONVERTIRLA ALL'ISLAM di Benedetta Salsi
Un anno e otto mesi di reclusione (che non farà, perché la pena è sospesa), tremila euro di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5646" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5646</a><br /><br />REGGIO EMILIA: FRUSTA LA MOGLIE PER CONVERTIRLA ALL'ISLAM di Benedetta Salsi<br />Un anno e otto mesi di reclusione (che non farà, perché la pena è sospesa), tremila euro di risarcimento e la revoca del divieto di avvicinarsi all'ex moglie e alla figlia.<br />Questa la condanna inflitta ieri al marocchino di 36 anni accusato di aver preso a cinghiate la moglie italiana, pur di convincerla a convertirsi alla religione islamica.<br />Erano nella stessa aula, ieri mattina. Lui da una parte, che continuava a scuotere la testa. Lei, 32 anni, sta di fianco al suo avvocato di parte civile, intenta a cercare di non incrociare mai il suo sguardo.<br />Come giudica la sentenza?<br />«Non sono tranquilla riguardo la revoca della misura, conosco l'elemento - risponde la vittima davanti al tribunale -. Ho una bimba da proteggere. Non mi fido... So che potrei trovarmelo in giro. Per questo ora chiederò al mio avvocato (Silvia Angelicchio, ndr) di inoltrare al giudice una nuova richiesta per il divieto di avvicinamento. La stessa che ha avuto fino a oggi».<br />Ci racconti il suo calvario.<br />«All'inizio, quando l'ho conosciuto, era un angelo; molto premuroso, avvolgente. Ma si è dimostrato un lupo travestito da agnello. Due mesi dopo il matrimonio ha iniziato a cercare di convincermi a convertirmi all'Islam».<br />In che modo?<br />«Cercava di far leva sul fatto che io sono una donna. 'Le italiane sono sporche e vanno purificate', mi diceva; 'altrimenti ti aspetta l'inferno eterno'. Continuava a ripetermi: 'Mi sei servita e basta, lo sai. Ti ho sempre usato e ho sempre approfittato di te'. Si rende conto? Per la cittadinanza. Quando eravamo fidanzati non era così. Altrimenti non l'avrei mai sposato».<br />In che cosa ha modificato il suo stile di vita?<br />«Mi ha addirittura fatto cambiare lavoro. Non potevo fare l'estetista perché ero troppo a contatto con i corpi e con gli uomini. Oggi faccio la commessa. Non potevo salutare i miei amici per strada. Ho chiuso diverse conoscenze: tutte quelle maschili; altre anche con alcune ragazze, diceva che erano troppo esuberanti e non voleva che le frequentassi».<br />Ma l'ha condizionata anche sull'aspetto fisico?<br />«Sì, mi obbligava a essere trascurata. Non potevo truccarmi, solo in maniera leggera. Mi diceva come dovevo vestirmi, voleva che mettessi il velo. Quando siamo andati in Marocco mi ha obbligato a indossare la tunica. Sennò, diceva, si vedono troppo le forme. E non potevo sedermi a gambe incrociate: era troppo provocante».<br />La sua famiglia d'origine all'inizio era contraria al vostro rapporto.<br />«Infatti tendeva anche ad allontanarmi dalla mia famiglia. Non potevo chiamare i miei genitori, che si erano trasferiti lontano, se non per cinque minuti a settimana. E se tornava a casa e mi vedeva triste erano botte; cinghiate, su un fianco. Mi aveva fatto un livido enorme».<br />E altre violenze.<br />«Una sera, senza motivo, per una futile discussione, mi ha rovesciato una teglia ancora calda piena di pollo e patate sulla testa. Per fortuna non sono rimasta ustionata; non era più così calda. Ma il segno lo porto dentro».<br />Un altro uomo rispetto a quello che aveva conosciuto?<br />«Un altro. Questo era sempre irascibile. Beveva. Ma il peggio, era la sua dipendenza da videopoker. Non lavorava e mi chiedeva sempre soldi. In una sola sera è stato capace di spendere anche mille euro alle macchinette».<br />Crede di avere avuto giustizia?<br />«Lui non aveva precedenti, per cui sono abbastanza soddisfatta. Ma vorrei che ripristinassero il divieto di avvicinamento. Spero davvero che stia lontano. Sono preoccupata. Ma ora almeno l'ho capito... L'amore è un'altra cosa. 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Nessuno, almeno per il momento, sembra vederci niente di male. Forse non sanno chi è o forse anche sapendolo conta di più il dialogo con l'Altro, il rispetto per l'Islam. Eppure si tratta di quel Jassem Al-Mut'awa conduttore, anni fa, di un programma sull'emittente televisiva Iqra che, in una puntata dedicata a come mantenere la disciplina in famiglia, si è presentato tenendo in mano alcuni bastoni di dimensioni diverse e poi ha intervistato sul tema il dottor Muhammad Al-Hajj, professore di fede islamica all'Università giordana.<br />Ne è seguito un minuetto di domande e risposte, la sintesi del quale è che il cattivo uso della violenza in famiglia porta all'instabilità e al divorzio. Per evitarlo bisogna seguire il verso del Corano che spiega come i mariti si devono regolare quando le mogli sono disobbedienti. Allah dice: "Ammoniscile, non dormire con loro e picchiale". Però non devono essere picchiate duramente. Alla domanda di Al-Mut'awa "che differenza c'è tra percosse dure e non?", il professore di fede islamica rispondeva: "Le percosse violente lasciano segni sul corpo e sul viso e quindi è stato decretato che non bisogna colpire il viso; inoltre non bisogna infliggere colpi che provochino fratture o ferite, questo i nostri giuristi hanno decretato. Invece sarebbe immorale che una moglie punisse il marito picchiandolo perché così facendo ne minerebbe l'autorità. L'Islam ha risparmiato alle mogli di usare le mani per colpire al fine di preservarne la femminilità, l'onore e i valori morali". <br />Di che cosa parlerà Al-Mut'awa a Milano, se di questo o di altri problemi famigliari, ancora non si sa. Certo è che il modo per indurre le donne a obbedire, prima rimproverandole, poi escludendole dal letto matrimoniale e infine picchiandole (ma non duramente), è questione trattata seriamente nell'Islam. Altri esperti di fede islamica sostengono che la moglie non si deve picchiare davanti ai figli, che le percosse non devono far sanguinare...<br />Tutti concordano che non bisogna colpire il viso, ma non tutti i musulmani rispettano rigorosamente le prescrizioni della shari'a. Succede quindi che delle donne vengano picchiate in viso dai mariti. Così nel 2016 in Marocco, due giorni prima della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che cade ogni anno il 25 novembre, il canale televisivo di stato 2M ha mandato in onda una dimostrazione di come le donne possono usare il make up per nascondere i segni delle percosse in viso. Mentre truccava una modella con finte tumefazioni, l'estetista diceva di sperare che i suoi consigli potessero aiutare le donne permettendo loro di uscire di casa e andare a lavorare senza mostrare lividi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52405950</guid><pubDate>Sun, 03 Mar 2019 21:03:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52405950/a_un_convegno_a_milano_l_imam_insegna_a_picchiare_la_moglie_ma_nessuno_protesta.mp3" length="5341144" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5604

A UN CONVEGNO A MILANO L'IMAM INSEGNA A PICCHIARE LA MOGLIE, MA NESSUNO PROTESTA di Anna Bono
Mezza Italia insorge contro il Congresso di Verona sostenendo che minaccia il percorso di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5604<br /><br />A UN CONVEGNO A MILANO L'IMAM INSEGNA A PICCHIARE LA MOGLIE, MA NESSUNO PROTESTA di Anna Bono<br />Mezza Italia insorge contro il Congresso di Verona sostenendo che minaccia il percorso di affrancamento delle donne dal dominio patriarcale, ne ripropone immagini stereotipate di "sposa e madre" lesive della loro dignità e riafferma quel sistema sociale e religioso che per secoli le ha chiuse in una gabbia da cui a stento si sono liberate.<br />Intanto a Milano alla Fiera della Speranza, l'evento in programma il 20-21 aprile organizzato dall'ong Islamic Relief, è atteso come ospite Jassem Al-Mut'awa, studioso kuwaitiano invitato in qualità di "esperto in mediazione familiare ed educazione dei figli". Nessuno, almeno per il momento, sembra vederci niente di male. Forse non sanno chi è o forse anche sapendolo conta di più il dialogo con l'Altro, il rispetto per l'Islam. Eppure si tratta di quel Jassem Al-Mut'awa conduttore, anni fa, di un programma sull'emittente televisiva Iqra che, in una puntata dedicata a come mantenere la disciplina in famiglia, si è presentato tenendo in mano alcuni bastoni di dimensioni diverse e poi ha intervistato sul tema il dottor Muhammad Al-Hajj, professore di fede islamica all'Università giordana.<br />Ne è seguito un minuetto di domande e risposte, la sintesi del quale è che il cattivo uso della violenza in famiglia porta all'instabilità e al divorzio. Per evitarlo bisogna seguire il verso del Corano che spiega come i mariti si devono regolare quando le mogli sono disobbedienti. Allah dice: "Ammoniscile, non dormire con loro e picchiale". Però non devono essere picchiate duramente. Alla domanda di Al-Mut'awa "che differenza c'è tra percosse dure e non?", il professore di fede islamica rispondeva: "Le percosse violente lasciano segni sul corpo e sul viso e quindi è stato decretato che non bisogna colpire il viso; inoltre non bisogna infliggere colpi che provochino fratture o ferite, questo i nostri giuristi hanno decretato. Invece sarebbe immorale che una moglie punisse il marito picchiandolo perché così facendo ne minerebbe l'autorità. L'Islam ha risparmiato alle mogli di usare le mani per colpire al fine di preservarne la femminilità, l'onore e i valori morali". <br />Di che cosa parlerà Al-Mut'awa a Milano, se di questo o di altri problemi famigliari, ancora non si sa. Certo è che il modo per indurre le donne a obbedire, prima rimproverandole, poi escludendole dal letto matrimoniale e infine picchiandole (ma non duramente), è questione trattata seriamente nell'Islam. Altri esperti di fede islamica sostengono che la moglie non si deve picchiare davanti ai figli, che le percosse non devono far sanguinare...<br />Tutti concordano che non bisogna colpire il viso, ma non tutti i musulmani rispettano rigorosamente le prescrizioni della shari'a. Succede quindi che delle donne vengano picchiate in viso dai mariti. Così nel 2016 in Marocco, due giorni prima della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che cade ogni anno il 25 novembre, il canale televisivo di stato 2M ha mandato in onda una dimostrazione di come le donne possono usare il make up per nascondere i segni delle percosse in viso. Mentre truccava una modella con finte tumefazioni, l'estetista diceva di sperare che i suoi consigli potessero aiutare le donne permettendo loro di uscire di casa e andare a lavorare senza mostrare lividi.]]></itunes:summary><itunes:duration>334</itunes:duration><itunes:keywords>gabbia,islam,percosse,tumefazioni,valorimorali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0b3f59bdd09490f97d40498aa86f9d6b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don Bosco spiega ai genitori come parlare dell'islam ai figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-bosco-spiega-ai-genitori-come-parlare-dell-islam-ai-figli--45180736</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4835" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4835</a><br /><br />DON BOSCO SPIEGA AI GENITORI COME PARLARE DELL'ISLAM AI FIGLI di San Giovanni Bosco<br />PADRE: Se vi piace, io vi parlerò delle altre religioni cominciando dall'Islam.<br />FIGLIO: Si, sì, cominciate a dirci che cosa s'intenda per Islam.<br />PADRE: Per Islam s'intende una raccolta di massime ricavate da varie religioni, le quali praticate giungono a distruggere ogni principio di moralità.<br />FIGLIO: L'Islam da chi ebbe principio?<br />PADRE: L'Islam ebbe principio da Maometto.<br />FIGLIO: Oh! di questo Maometto abbiamo tanto piacere di sentire a parlare: diteci tutto quello che sapete di lui.<br />PADRE: Troppo lungo sarebbe il riferirvi tutto quello che le storie raccontano di questo famoso impostore: io procurerò soltanto di farvi conoscere chi egli fosse, e come abbia fondata la sua Religione.<br />Nacque Maometto da povera famiglia, di padre gentile e di madre ebrea, l'anno 570, nella Mecca, città dell'Arabia, poco distante dal Mar Rosso. Vago di gloria e desideroso di migliorare la sua condizione andò vagando per più paesi, e riuscì a farsi agente di una vedova mercantessa di Damasco, che poscia lo sposò. Egli era così astuto che seppe approfittare delle sue infermità per fondare una religione. Patendo di epilessia, male caduco, affermava che quelle sue frequenti cadute erano altrettanti rapimenti a tener colloquio coll'Angelo Gabriele.<br />FIGLIO: Avrà egli pure tentato di operar miracoli in conferma della sua predicazione?<br />PADRE: Maometto non poteva fare alcun miracolo in conferma della sua religione, perché non era mandato da Dio. Dio solo è autore dei miracoli. Siccome però si vantava superiore a Gesù Cristo, subito gli si chiese che al par di lui facesse miracoli. Egli alteramente rispondeva che i miracoli erano stati. Con tutto ciò si vantava di averne operato uno, e diceva che, essendo caduto un pezzo della luna nella sua manica, egli aveva saputo racconciarla; in memoria di questo miracolo gli islamici presero per divisa la mezza luna.<br />Voi ridete, o miei figli, e ben con ragione, perciocché un uomo di simil fatta non doveva considerarsi predicatore di una nuova religione. Appunto per questo si sparse la fama che egli era un impostore, e come perturbatore della pubblica tranquillità, i suoi concittadini volevano imprigionarlo e porlo a morte. Pel che egli prese la fuga, e si ritirò nella città di Medina con alcuni seguaci che l'aiutarono a rendersene padrone.<br />FIGLIO: In che cosa propriamente consiste la religione di Maometto?<br />PADRE: La religione di Maometto consiste in un mescolamento di giudaismo, di paganesimo e di cristianesimo. Il libro della legge islamica è detto Corano, ossia libro per eccellenza. Questa religione dicesi anche Turca perché è molto diffusa nella Turchia; Musulmana da Musul, nome che gli islamici danno al direttore della preghiera; Islamismo, dal nome di alcuni suoi riformatori; ma è sempre la medesima religione fondata da Maometto.<br />FIGLIO: Perché Maometto fece quel mescolamento di varie religioni?<br />PADRE: Perché i popoli dell'Arabia essendo parte Giudei, parte Cristiani, ed altri Pagani, egli, per indurli tutti a seguirlo, prese una parte della religione da loro professata e trascelse specialmente quei punti che possono maggiormente favorire i piaceri sensuali.<br />FIGLIO: Bisognava proprio che Maometto fosse un uomo dotto?<br />PADRE: Niente affatto, sapeva nemmeno scrivere. Parlando di cose contenute nella Storia Sacra confonde un fatto coll'altro; per esempio, attribuisce a Maria, sorella di Mosè, più fatti che riguardano Maria, madre di Gesù Cristo, con moltissimi altri spropositi.<br />FIGLIO: Questa mi par bella: se Maometto era ignorante, né fece alcun miracolo, come poté propagare la sua religione?<br />PADRE: Maometto propagò la sua religione, non con miracoli o colla persuasione delle parole, bensì colla forza delle armi. Religione che, favorendo ogni sorta di libertinaggio, in breve tempo fece diventar Maometto capo di una formidabile truppa di briganti. Insieme con costoro scorreva i paesi dell'Oriente guadagnandosi i popoli, non coll'insinuare la verità, non con miracoli o con profezie; ma per unico argomento egli innalzava la spada sul capo dei vinti gridando: o credere o morire.<br />FIGLIO: Sono questi gli argomenti da usarsi per convertire la gente? Senza dubbio, essendo Maometto tanto ignorante, avrà disseminato nel Corano molti errori?<br />PADRE: Il Corano si può dire una serie di errori i più madornali contro la morale e contro il culto del vero Dio. Per esempio, scusa dal peccato chi nega Dio per timore della morte; permette la vendetta; assicura ai suoi seguaci un paradiso, ma pieno di soli piaceri terreni. Insomma la dottrina di questo falso profeta permette cose tanto oscene, che l'animo cristiano ha orrore di nominare.<br />FIGLIO: Che differenza passa tra la Chiesa Cristiana e l'Islam?<br />PADRE: La differenza è grandissima. Maometto fondò la sua religione colla violenza e colle armi: Gesù Cristo fondò la sua Chiesa con parole di pace, servendosi dei poveri suoi discepoli.<br /><br />Nota di BastaBugie: abbiamo sostituito "Maomettismo" con "Islam", "maomettani" con "islamici" e "Alcorano" con "Corano". Ovviamente abbiamo lasciato tutto il resto come era, per gustare meglio il testo originale scritto da don Bosco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45180736</guid><pubDate>Wed, 13 Sep 2017 21:37:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45180736/don_bosco_spiega_ai_genitori_come_parlare.mp3" length="6964079" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4835

DON BOSCO SPIEGA AI GENITORI COME PARLARE DELL'ISLAM AI FIGLI di San Giovanni Bosco
PADRE: Se vi piace, io vi parlerò delle altre religioni cominciando dall'Islam.
FIGLIO: Si, sì,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4835" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4835</a><br /><br />DON BOSCO SPIEGA AI GENITORI COME PARLARE DELL'ISLAM AI FIGLI di San Giovanni Bosco<br />PADRE: Se vi piace, io vi parlerò delle altre religioni cominciando dall'Islam.<br />FIGLIO: Si, sì, cominciate a dirci che cosa s'intenda per Islam.<br />PADRE: Per Islam s'intende una raccolta di massime ricavate da varie religioni, le quali praticate giungono a distruggere ogni principio di moralità.<br />FIGLIO: L'Islam da chi ebbe principio?<br />PADRE: L'Islam ebbe principio da Maometto.<br />FIGLIO: Oh! di questo Maometto abbiamo tanto piacere di sentire a parlare: diteci tutto quello che sapete di lui.<br />PADRE: Troppo lungo sarebbe il riferirvi tutto quello che le storie raccontano di questo famoso impostore: io procurerò soltanto di farvi conoscere chi egli fosse, e come abbia fondata la sua Religione.<br />Nacque Maometto da povera famiglia, di padre gentile e di madre ebrea, l'anno 570, nella Mecca, città dell'Arabia, poco distante dal Mar Rosso. Vago di gloria e desideroso di migliorare la sua condizione andò vagando per più paesi, e riuscì a farsi agente di una vedova mercantessa di Damasco, che poscia lo sposò. Egli era così astuto che seppe approfittare delle sue infermità per fondare una religione. Patendo di epilessia, male caduco, affermava che quelle sue frequenti cadute erano altrettanti rapimenti a tener colloquio coll'Angelo Gabriele.<br />FIGLIO: Avrà egli pure tentato di operar miracoli in conferma della sua predicazione?<br />PADRE: Maometto non poteva fare alcun miracolo in conferma della sua religione, perché non era mandato da Dio. Dio solo è autore dei miracoli. Siccome però si vantava superiore a Gesù Cristo, subito gli si chiese che al par di lui facesse miracoli. Egli alteramente rispondeva che i miracoli erano stati. Con tutto ciò si vantava di averne operato uno, e diceva che, essendo caduto un pezzo della luna nella sua manica, egli aveva saputo racconciarla; in memoria di questo miracolo gli islamici presero per divisa la mezza luna.<br />Voi ridete, o miei figli, e ben con ragione, perciocché un uomo di simil fatta non doveva considerarsi predicatore di una nuova religione. Appunto per questo si sparse la fama che egli era un impostore, e come perturbatore della pubblica tranquillità, i suoi concittadini volevano imprigionarlo e porlo a morte. Pel che egli prese la fuga, e si ritirò nella città di Medina con alcuni seguaci che l'aiutarono a rendersene padrone.<br />FIGLIO: In che cosa propriamente consiste la religione di Maometto?<br />PADRE: La religione di Maometto consiste in un mescolamento di giudaismo, di paganesimo e di cristianesimo. Il libro della legge islamica è detto Corano, ossia libro per eccellenza. Questa religione dicesi anche Turca perché è molto diffusa nella Turchia; Musulmana da Musul, nome che gli islamici danno al direttore della preghiera; Islamismo, dal nome di alcuni suoi riformatori; ma è sempre la medesima religione fondata da Maometto.<br />FIGLIO: Perché Maometto fece quel mescolamento di varie religioni?<br />PADRE: Perché i popoli dell'Arabia essendo parte Giudei, parte Cristiani, ed altri Pagani, egli, per indurli tutti a seguirlo, prese una parte della religione da loro professata e trascelse specialmente quei punti che possono maggiormente favorire i piaceri sensuali.<br />FIGLIO: Bisognava proprio che Maometto fosse un uomo dotto?<br />PADRE: Niente affatto, sapeva nemmeno scrivere. Parlando di cose contenute nella Storia Sacra confonde un fatto coll'altro; per esempio, attribuisce a Maria, sorella di Mosè, più fatti che riguardano Maria, madre di Gesù Cristo, con moltissimi altri spropositi.<br />FIGLIO: Questa mi par bella: se Maometto era ignorante, né fece alcun miracolo, come poté propagare la sua religione?<br />PADRE: Maometto propagò la sua religione, non con miracoli o colla persuasione delle...]]></itunes:summary><itunes:duration>436</itunes:duration><itunes:keywords>corano,donbosco,epilessia,islam,religione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7af2166044d9c463ef9f8e72b0e483d6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Guerra di religione: neanche il sacerdote sgozzato in chiesa dagli islamisti risveglia i politici europei</title><link>https://www.spreaker.com/episode/guerra-di-religione-neanche-il-sacerdote-sgozzato-in-chiesa-dagli-islamisti-risveglia-i-politici-europei--72554133</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4311" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4311</a><br /><br />GUERRA DI RELIGIONE: NEANCHE IL SACERDOTE SGOZZATO IN CHIESA DAGLI ISLAMISTI RISVEGLIA I POLITICI EUROPEI<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Come ogni mattina da quando, per ragioni di età, non era più parroco, don Jacques Hamel celebrava la messa feriale del mattino, alle 9, nella "sua" chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, parrocchia di 20mila anime della diocesi di Rouen, nel cuore della Normandia. Con lui, come ogni mattina, tre suore e altri due fedeli. Ma ieri qualcosa non è andato come le altre mattine: due giovani islamici armati di coltello hanno fatto irruzione durante la messa e hanno bloccato i presenti. [...] E mentre si preparavano a sgozzarlo davanti a quell'altare dove si stava rinnovando il sacrificio di Cristo in croce, uno di loro ha preso il posto del prete e si è lanciato in un sermone in arabo, ha testimoniato suor Danielle, una delle religiose presenti riuscita a fuggire un attimo prima che i criminali infilassero il coltello nella gola di don Jacques. «È stato orribile», ha detto suor Danielle, e insieme al prete anche un altro fedele è stato colpito ed è in gravissime condizioni. La religiosa ha anche detto che i due, evidentemente fieri della loro azione, hanno ripreso tutta la scena, immagini che sicuramente ora sono nelle mani della polizia che ha ucciso i due non appena hanno messo la testa fuori dalla chiesa.<br />DISTURBATI MENTALI O TERRORISTI ISLAMICI?<br />Come ormai per un riflesso, tutti i media hanno immediatamente detto che si trattava di due persone con disturbi mentali, ancor prima che si conoscessero le generalità, e il bello è che hanno continuato a scriverlo anche dopo che è stato reso noto che i due erano "soldati" dello Stato Islamico. In particolare uno dei due, un 19enne, era un foreign fighter fallito, ovvero aveva tentato l'anno scorso di entrare due volte in Siria per combattere ma era stato bloccato dagli agenti turchi e rimandato in Francia. Qui si è fatto un annetto di galera prima che un giudice gli concedesse i domiciliari malgrado il parere contrario della procura antiterrorismo parigina. Ed ecco i risultati. Davvero una gran bella dimostrazione di serietà da parte delle istituzioni francesi che - dopo la serie di attentati che stanno colpendo la Francia da oltre un anno - danno prova di una "leggerezza" a dir poco sconcertante. Tanto più che, si viene a sapere, Saint-Etienne-du-Rouvray è un noto covo di estremisti islamici, radunati attorno alla locale moschea.<br />Don Jacques è morto così, in odio alla fede, ma quel che è successo nella diocesi di Rouen è un chiaro salto di qualità del terrorismo islamico in Europa: i luoghi di culto sono diventati un obiettivo, uno scenario che in troppi pensavano fosse relegato al solo Medio Oriente. Ma ora, come ha giustamente notato un comunicato dell'Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), il Medio Oriente è arrivato da noi, a conferma di una profezia che non più di un anno fa aveva fatto l'arcivescovo di Mosul, Amel Nona, in una intervista al Corriere della Sera.<br />Rileggiamo quelle parole: «Per favore, cercate di capirci. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri princìpi. Voi pensate che gli uomini siano tutti uguali. Ma non è vero. L'islam non dice che gli uomini sono tutti uguali. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra».<br />LA BALLA DELL'ISLAM RELIGIONE DI PACE<br />Parole chiarissime, e puntualmente confermate, ma che ancora sono ben lontane dall'essere comprese. Ancora dopo il terribile assassinio a Saint-Etienne-du-Rouvray, la preoccupazione maggiore di politici, ecclesiastici e intellettuali è quella di ripetere banalità e menzogne: "non è uno scontro di civiltà", "i terroristi non sono l'islam", "l'islam è una religione di pace", e così via. E anche chi dice finalmente che «siamo in guerra», poi fatalmente dimentica di indicare quale sarebbe il nemico ed eventualmente come combatterlo.<br />Diciamola tutta: questo atteggiamento non è sorprendente da parte di leader mondiali che da 15 anni ci ripetono irresponsabilmente che i cambiamenti climatici sono una minaccia peggiore del terrorismo internazionale. E continuano a fare i vertici sul clima mentre gli scoppiano le bombe sotto al sedere. Non solo, da anni hanno come massima preoccupazione di promuovere i diritti gay e i matrimoni omosessuali, come potrebbero occuparsi di banalità come le migliaia e migliaia di islamici - cittadini o immigrati che siano - che non aspettano altro che il giorno in cui ci sottometteranno alla sharia? Pensiamo soltanto a casa nostra e confrontiamo le energie e risorse messe in campo da Renzi per far passare la legge sulle unioni civili con quelle dedicate alla sicurezza e alla lotta all'estremismo islamista: qualcuno ricorda un solo atto di governo significativo per mettere sotto controllo la minaccia terroristica?<br />E non è che dal punto di vista ecclesiale vada molto meglio: l'ecclesialmente corretto vuole che non si parli mai di islamici quando ci si riferisce ai terroristi, che l'islam sia sempre definita una religione di pace, che non si deve discriminare in fatto di immigrazione (anzi, se facciamo vedere che accogliamo i musulmani facciamo anche più bella figura). E quando accadono fatti come quello di ieri ecco che si parla genericamente di odio e violenza nel mondo a cui non bisogna cedere.<br />UNA CIVILTA' VIENE DISTRUTTA DALL'ESTERNO SOLO QUANDO SI E' GIA' CORROTTA AL SUO INTERNO<br />Nessuno vuole vendetta né rispondere con l'odio a chi ci odia e, come dice l'arcivescovo di Rouen, dobbiamo anzitutto rispondere con la preghiera. Certo, la preghiera è la cosa più importante: preghiamo per l'anima di don Jacques, per i feriti (fisicamente e spiritualmente) nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, preghiamo per la conversione degli islamici, tutti gli islamici non solo i terroristi, e preghiamo anche per la pace nel mondo. Ma non è vero che possiamo solo pregare, se con questo si intende chiudersi in chiesa immaginando che Dio possa fare da solo quello che ha affidato a noi come compito, quasi fosse una magia. Così si lascia solo campo libero alla barbarie. La preghiera non è uno spiritualismo astratto; al contrario, è una comprensione più vera della realtà, ci dovrebbe donare la capacità di comprendere tutti i fattori in gioco e il coraggio di affermare e perseguire la verità.<br />Se l'islam pone chiaramente una sfida, il vero problema che oggi abbiamo davanti è la nostra civiltà, ormai agonizzante e incapace di dare ragione della sua identità davanti al nemico che l'assale. Il vero problema è anche in una Chiesa che ormai si preoccupa principalmente di aggiustare le cose del mondo e non di annunciare Cristo come speranza e destino per ogni uomo. La grande lezione di Giovanni Paolo II sull'identità dell'Europa è ormai archiviata, così come il magistrale discorso di Benedetto XVI a Ratisbona sulla sfida che accomuna Occidente e islam; per non parlare dei criteri sull'immigrazione suggeriti 15 anni fa dall'allora arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi che - se presi sul serio - ci avrebbero risparmiato i tanti problemi di cui oggi assaggiamo appena l'antipasto. Tutto inascoltato e dimenticato [leggi BIFFI: L'EUROPA O RIDIVENTERA' CRISTIANA O DIVENTERA' MUSULMANA, clicca qui, N.d.BB].<br />Adesso vanno di moda vescovi e opinionisti del "dialogo" e dell'accoglienza "senza se e senza ma", che pensano di affrontare problemi complessi con slogan e frasi fatte. Ovviamente corteggiano gli islamici radicali e pensano di essere superiori perfino alle giuste norme di diritto internazionale che distinguono tra il diritto a migrare e il diritto all'invasione. Purtroppo, per questi neanche il sangue di don Jacques basterà a risvegliarli.<br />Nota di BastaBugie: Claudio Torre nell'articolo sottostante dal titolo "Il gesto eroico di padre Jacques: Non si è inginocchiato" parla dei nuovi dettagli che emergono sulla morte del prete 86enne sgozzato da due jihadisti.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Il Giornale del 27/07/2016:<br />A quanto pare il prete prima che venisse sgozzato ha cercato di difendere la sua chiesa. Non si è piegato al diktat dei due islamici e si è rifiutato di inginocchiarsi. Un gesto che di certo segna la drammaticità di quegli attimi. La consapevolezza di morire e il rifiuto di soccombere davanti ai due assassini. A raccontare il retroscena è stata suor Danielle che ha assistito alla scena senza che i due jihadisti si accorgerserro della sua presenza. "Sembravano invasati" ha raccontato suor Danielle. "Gridavano Daesh, Daesh o anche Allah Akbar". "Volevano che Padre Jacques si inginocchiasse, giravano attorno all'altare facendo una specie di proclama islamico, in arabo. Tutti gridavano. "Fermatevi, non sapete cosa state facendo". "E' una follia". Ma i due avevano i coltelli e minacciavano tutti". Poi quella richiesta al prete: "Inginocchiati", avrebbero detto al prete. "Padre Jacques non ha voluto inginocchiarsi, ha resistito e credo che tutto sia degenerato in quel momento". Così uno dei due ha sgozzato il prete. "Tutti urlavano, i fedeli inorriditi e anche i due invasati. "Fermatevi, fermatevi". Io ero vicina alla porta, nessuno mi guardava". Padre Jaques si deve essere accasciato perché la suora racconta che "quello del coltello si era chinato per raccoglierlo. L'altro stava riprendendosi mentre pregav]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72554133</guid><pubDate>Wed, 27 Jul 2016 19:51:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72554133/guerra_di_religione.mp3" length="11840409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4311

GUERRA DI RELIGIONE: NEANCHE IL SACERDOTE SGOZZATO IN CHIESA DAGLI ISLAMISTI RISVEGLIA I POLITICI EUROPEI
di Riccardo Cascioli
 
Come ogni mattina da quando, per ragioni di età, non era più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4311" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4311</a><br /><br />GUERRA DI RELIGIONE: NEANCHE IL SACERDOTE SGOZZATO IN CHIESA DAGLI ISLAMISTI RISVEGLIA I POLITICI EUROPEI<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />Come ogni mattina da quando, per ragioni di età, non era più parroco, don Jacques Hamel celebrava la messa feriale del mattino, alle 9, nella "sua" chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, parrocchia di 20mila anime della diocesi di Rouen, nel cuore della Normandia. Con lui, come ogni mattina, tre suore e altri due fedeli. Ma ieri qualcosa non è andato come le altre mattine: due giovani islamici armati di coltello hanno fatto irruzione durante la messa e hanno bloccato i presenti. [...] E mentre si preparavano a sgozzarlo davanti a quell'altare dove si stava rinnovando il sacrificio di Cristo in croce, uno di loro ha preso il posto del prete e si è lanciato in un sermone in arabo, ha testimoniato suor Danielle, una delle religiose presenti riuscita a fuggire un attimo prima che i criminali infilassero il coltello nella gola di don Jacques. «È stato orribile», ha detto suor Danielle, e insieme al prete anche un altro fedele è stato colpito ed è in gravissime condizioni. La religiosa ha anche detto che i due, evidentemente fieri della loro azione, hanno ripreso tutta la scena, immagini che sicuramente ora sono nelle mani della polizia che ha ucciso i due non appena hanno messo la testa fuori dalla chiesa.<br />DISTURBATI MENTALI O TERRORISTI ISLAMICI?<br />Come ormai per un riflesso, tutti i media hanno immediatamente detto che si trattava di due persone con disturbi mentali, ancor prima che si conoscessero le generalità, e il bello è che hanno continuato a scriverlo anche dopo che è stato reso noto che i due erano "soldati" dello Stato Islamico. In particolare uno dei due, un 19enne, era un foreign fighter fallito, ovvero aveva tentato l'anno scorso di entrare due volte in Siria per combattere ma era stato bloccato dagli agenti turchi e rimandato in Francia. Qui si è fatto un annetto di galera prima che un giudice gli concedesse i domiciliari malgrado il parere contrario della procura antiterrorismo parigina. Ed ecco i risultati. Davvero una gran bella dimostrazione di serietà da parte delle istituzioni francesi che - dopo la serie di attentati che stanno colpendo la Francia da oltre un anno - danno prova di una "leggerezza" a dir poco sconcertante. Tanto più che, si viene a sapere, Saint-Etienne-du-Rouvray è un noto covo di estremisti islamici, radunati attorno alla locale moschea.<br />Don Jacques è morto così, in odio alla fede, ma quel che è successo nella diocesi di Rouen è un chiaro salto di qualità del terrorismo islamico in Europa: i luoghi di culto sono diventati un obiettivo, uno scenario che in troppi pensavano fosse relegato al solo Medio Oriente. Ma ora, come ha giustamente notato un comunicato dell'Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), il Medio Oriente è arrivato da noi, a conferma di una profezia che non più di un anno fa aveva fatto l'arcivescovo di Mosul, Amel Nona, in una intervista al Corriere della Sera.<br />Rileggiamo quelle parole: «Per favore, cercate di capirci. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri princìpi. Voi pensate che gli uomini siano tutti uguali. Ma non è vero. L'islam non dice che gli uomini sono tutti uguali. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra».<br />LA BALLA DELL'ISLAM RELIGIONE DI PACE<br />Parole chiarissime, e puntualmente confermate, ma che ancora sono ben lontane dall'essere comprese. Ancora dopo il terribile assassinio a...]]></itunes:summary><itunes:duration>740</itunes:duration><itunes:keywords>barbarie,civiltàdistrutta,gestoeroico,sacerdotesgozzato,terroristiislamici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5473dd5132d3e38a3683d3c5e2cc22b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le violenze di capodanno in Germania erano molte di più di quelle emerse in un primo momento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-violenze-di-capodanno-in-germania-erano-molte-di-piu-di-quelle-emerse-in-un-primo-momento--72652446</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4298" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4298</a><br /><br />LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA ERANO MOLTE DI PIU' DI QUELLE EMERSE IN UN PRIMO MOMENTO<br /> <br />Sia le donne assaltate in Germania durante il Capodanno, a Colonia e non solo, sia gli assaltatori sono molti di più di quanto si pensasse. Le prime sarebbero infatti oltre 1.200 e i secondi almeno 2.000. I numeri sono stati diffusi da Sueddeutsche Zeitung attraverso la pubblicazione di un documento riservato della polizia.<br />Più di 600 donne sono state assaltate a Colonia la notte di San Silvestro e almeno 400 ad Amburgo. I fatti dunque sono più gravi di quelli inizialmente presentati dalla stampa, che aveva costretto la polizia a diffondere la notizia, dopo che essa aveva cercato di insabbiare tutto. La maggior parte degli assalitori provengono dal Nord Africa e risiedono in Germania da meno di due anni.<br />2.000 ASSALITORI, DI CUI 120 IDENTIFICATI, DI CUI QUALCHE DECINA CONDANNATI (A UN ANNO DI PRIGIONE)<br />Dei 2.000 assalitori, 120 sospetti sono stati identificati. Diversi processi sono stati aperti e quattro si sono conclusi. Giovedì scorso una corte di Colonia ha condannato due uomini, il 21enne iracheno Hussein A. e il 26enne algerino Hassan T., a un anno di carcere con la condizionale. Entrambi si trovavano in Germania da due anni, ma il portavoce della corte non ha voluto rivelare se avevano fatto richiesta di asilo.<br />Pur non volendo accusare esplicitamente i migranti dell'assalto della notte di Capodanno, Holger Münch, presidente del Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca, ha dichiarato al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung: «C'è una connessione tra l'emergere di questo fenomeno e la rapida migrazione del 2015». Purtroppo, ha aggiunto, «dobbiamo presumere che molti di coloro che hanno perpetrato il crimine non saranno mai indagati».<br />PROBLEMA MIGRANTI<br />Nel 2015 sono arrivati in Germania decine di migliaia di migranti, ponendo diverse sfide al paese. Da un lato, Berlino sta cercando di combattere l'allarme poligamia e spose bambine, dall'altro sta seguendo da vicino il fenomeno di radicalizzazione. «Mi spaventa il tentativo in atto di radicalizzare i rifugiati», ha dichiarato il mese scorso Georg Maasen, capo dell'intelligence tedesca. «Gli islamisti radicali sfruttano il fatto che i rifugiati non parlano tedesco e non capiscono la nostra cultura. Cercano di infiltrarsi nei centri per rifugiati facendo finta di essere dei traduttori o assistenti dei servizi sociali», ha aggiunto Wolfgang Trusheim, capo dipartimento della polizia di Francoforte.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72652446</guid><pubDate>Wed, 13 Jul 2016 16:14:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72652446/le_violenze_di_capodanno.mp3" length="2977167" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4298

LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA ERANO MOLTE DI PIU' DI QUELLE EMERSE IN UN PRIMO MOMENTO
 
Sia le donne assaltate in Germania durante il Capodanno, a Colonia e non solo, sia gli assaltatori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4298" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4298</a><br /><br />LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA ERANO MOLTE DI PIU' DI QUELLE EMERSE IN UN PRIMO MOMENTO<br /> <br />Sia le donne assaltate in Germania durante il Capodanno, a Colonia e non solo, sia gli assaltatori sono molti di più di quanto si pensasse. Le prime sarebbero infatti oltre 1.200 e i secondi almeno 2.000. I numeri sono stati diffusi da Sueddeutsche Zeitung attraverso la pubblicazione di un documento riservato della polizia.<br />Più di 600 donne sono state assaltate a Colonia la notte di San Silvestro e almeno 400 ad Amburgo. I fatti dunque sono più gravi di quelli inizialmente presentati dalla stampa, che aveva costretto la polizia a diffondere la notizia, dopo che essa aveva cercato di insabbiare tutto. La maggior parte degli assalitori provengono dal Nord Africa e risiedono in Germania da meno di due anni.<br />2.000 ASSALITORI, DI CUI 120 IDENTIFICATI, DI CUI QUALCHE DECINA CONDANNATI (A UN ANNO DI PRIGIONE)<br />Dei 2.000 assalitori, 120 sospetti sono stati identificati. Diversi processi sono stati aperti e quattro si sono conclusi. Giovedì scorso una corte di Colonia ha condannato due uomini, il 21enne iracheno Hussein A. e il 26enne algerino Hassan T., a un anno di carcere con la condizionale. Entrambi si trovavano in Germania da due anni, ma il portavoce della corte non ha voluto rivelare se avevano fatto richiesta di asilo.<br />Pur non volendo accusare esplicitamente i migranti dell'assalto della notte di Capodanno, Holger Münch, presidente del Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca, ha dichiarato al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung: «C'è una connessione tra l'emergere di questo fenomeno e la rapida migrazione del 2015». Purtroppo, ha aggiunto, «dobbiamo presumere che molti di coloro che hanno perpetrato il crimine non saranno mai indagati».<br />PROBLEMA MIGRANTI<br />Nel 2015 sono arrivati in Germania decine di migliaia di migranti, ponendo diverse sfide al paese. Da un lato, Berlino sta cercando di combattere l'allarme poligamia e spose bambine, dall'altro sta seguendo da vicino il fenomeno di radicalizzazione. «Mi spaventa il tentativo in atto di radicalizzare i rifugiati», ha dichiarato il mese scorso Georg Maasen, capo dell'intelligence tedesca. «Gli islamisti radicali sfruttano il fatto che i rifugiati non parlano tedesco e non capiscono la nostra cultura. Cercano di infiltrarsi nei centri per rifugiati facendo finta di essere dei traduttori o assistenti dei servizi sociali», ha aggiunto Wolfgang Trusheim, capo dipartimento della polizia di Francoforte.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>187</itunes:duration><itunes:keywords>assalitori,capodanno,germania,migranti,violenze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/99a1edab81f1cbc189142b05f8a172d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un islamico fa strage di gay in nome di Allah</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-islamico-fa-strage-di-gay-in-nome-di-allah--72444596</link><description><![CDATA[VIDEO: Nerone e la persecuzione dei cristiani ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kFk1eAthLvs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=kFk1eAthLvs</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4264" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4264</a><br /><br />UN ISLAMICO FA STRAGE DI GAY IN NOME DI ALLAH, MA LA COLPA VIENE DATA AI CRISTIANI (NERONE DOCET)<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />«Purtroppo è la religione, inclusa la nostra, che prende di mira, perlopiù verbalmente, e spesso genera disprezzo per gay, lesbiche e transgender. Oggi gli attacchi contro uomini e donne Lgbt spesso piantano il seme del disprezzo, che si trasforma in odio e alla fine può portare alla violenza». Queste parole di Robert Lynch, vescovo di Tampa, in Florida, a commento della strage di Orlando, una volta sarebbero state sorprendenti e intollerabili, oggi sembrano diventate assolutamente normali anche nella Chiesa. E sono in perfetta sintonia con quanto a voce sempre più alta viene affermato dal mondo laicista.<br />LA COLPA È DEI CRISTIANI (NERONE DOCET)<br />Sono bastati tre giorni per superare lo choc che ha mandato in corto circuito il politicamente corretto (non si può parlare male di gay e islamici, ma cosa dire quando uno ammazza gli altri?), ed ecco trovata la via d'uscita: la colpa è della religione in generale, e dei cristiani in particolare. Negli Stati Uniti a puntare esplicitamente l'indice contro i cristiani sono i rappresentanti dell'American Civil Liberties Union (ACLU), che imputano ai cristiani che si oppongono al matrimonio gay di aver creato un clima di odio nei confronti degli Lgbt: «La Destra Cristiana ha proposto 200 leggi anti-Lgbt negli ultimi sei mesi e poi ce la prendiamo con gli islamici? Assolutamente no», ha detto l'avvocato Chase Strangio, che anzi ha accusato i cristiani di provocare anche questa islamofobia.<br />Sembra di essere tornati ai tempi di Nerone, qualsiasi cosa accada è colpa dei cristiani, che vanno quindi perseguiti. O, nella migliore delle ipotesi, vanno messi in un unico calderone con tutte le religioni, i monoteismi in particolare, colpevoli di essere fonti di discriminazione nei confronti degli omosessuali.<br />Anche Repubblica Tv insiste su questo punto e scomoda la filosofa Michela Marzano per rispondere alla domanda «Perché le religioni odiano gli omosessuali?». La quale filosofa, nonché parlamentare eletta nelle liste del PD, ci spiega che il problema non sta nella fede in generale ma sta negli integralismi religiosi, la cui forma di chiusura nei confronti dei gay si trasforma facilmente in odio.<br />L'integralista infatti - ci spiega la Marzano - è «fanatico e fondamentalista», odia il diverso e vuole «imporre i dogmi della propria fede agli altri». Ma attenzione all'argomento: l'integralista vede nell'omosessuale un «turbamento dell'ordine naturale». Da qui all'insofferenza e poi alla violenza il passo è breve, ci dice sempre la Marzano. Fortunatamente c'è papa Francesco, conclude con un filo di speranza la filosofa, che ci spiega la vera fede e - travisando le sue parole - lo fa diventare addirittura paladino dei diritti gay.<br />UN ISLAMISTA FA LA STRAGE, MA È LA CHIESA CHE DEVE CAMBIARE<br />Ma finché a propugnare queste tesi sono gli esponenti laicisti, per quanto preoccupante, non è però sorprendente. Ma queste stesse tesi ormai trovano ampio risalto anche fra esponenti cattolici. Non solo il lontano vescovo della Florida; lo stesso quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, ripete in altro modo gli stessi concetti della Marzano. In una surreale intervista (pag. 6 del 14 giugno) a Francesco Spano, direttore dell'Unar (sì, proprio l'ufficio nazionale anti-discriminazioni razzali che tanto si dà da fare per imporre il gender nelle scuole italiane), ritroviamo pari pari la stessa lettura: la fede autentica, che accoglie tutto e tutti, non fa problema, sono gli estremisti di ogni religione alla base dell'omofobia. Non solo: costoro sono anche responsabili dell'aumento delle ostilità contro ebrei, islamici e cristiani, perché la contrapposizione che essi creano con chi è fuori dalla religione provoca la reazione.<br />Ma per fortuna che, anche qui, c'è papa Francesco. Notiamo la domanda dell'intervistatore che sottopone un giudizio sulla Chiesa al direttore dell'Unar: «I monoteismi sono sempre e comunque chiamati a fare l'esame di coscienza per i non pochi atteggiamenti di condanna espressi, soprattutto in passato, verso le persone omosessuali, ma non trova che ora la svolta chiesta alla Chiesa cattolica da papa Francesco segni una netta inversione di tendenza?». Un islamista fa la strage, ma è la Chiesa che deve cambiare. Ovvia la risposta entusiastica del rappresentante del laicismo: «I gesti e le parole di papa Francesco stanno guidando la Chiesa cattolica verso orizzonti capaci di restituire speranza a molte persone», speranza - sottinteso - che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tanto per dire gli ultimi, negavano. E ancora: «Credo che una riflessione autentica sul rispetto della dignità dei credenti omosessuali nella Chiesa sia molto importante, soprattutto per non fare sentire escluse tutte quelle persone di fede che sono omosessuali». Ecco fatto: adesso per decidere la pastorale dobbiamo chiedere al direttore dell'Unar.<br />LA VIGLIACCHERIA E LA MENZOGNA<br />In tutte queste prese di posizione si noteranno due aspetti di fondo: la vigliaccheria e la menzogna, l'una legata all'altra. La vigliaccheria è evidente: si ha paura dell'islam, quindi guai a dire che non è «una religione di pace». Un islamico spara, un commando islamista fa attentati in nome dell'ISIS o di al Qaeda, ma guai a dire che l'islam c'entra qualcosa: se c'è terrorismo in un modo o nell'altro è sempre colpa dell'Occidente, e in ogni caso sono i cattolici a dover fare l'esame di coscienza. Tutti già pronti a sottomettersi, quando il Califfato arriverà in Europa non avrà neanche bisogno di combattere.<br />Ma siccome i vigliacchi vogliono passare per fini intellettuali e uomini religiosamente corretti, ecco la menzogna distribuita a piene mani. Tutte le religioni sono uguali, dicono in coro: sono buone, ma purtroppo ognuna ha i suoi estremisti. Eh no, cristianesimo e islam non sono la stessa cosa, neanche nei confronti degli omosessuali. L'affermazione del Catechismo che, in continuità con la tradizione ebraica, dichiara l'omosessualità "contro natura" non è la condanna degli omosessuali che troviamo nei paesi islamici. Il cristianesimo ha introdotto nella storia il valore unico e assoluto della vita umana, della dignità di ogni persona. Ma proprio per questo è in grado di riconoscere e dare un nome alle differenze, è capace di dare un giudizio sul bene e sul male, su ciò che è giusto e ciò che è malvagio. Dire che un atto è "contro natura" non è fonte di alcuna violenza, è solo il riconoscimento della realtà.<br />Piuttosto, è affermare che tutto sia uguale, che tutto sia indifferente che genera violenza. E al proposito chi parla tanto di papa Francesco per giustificare i propri progetti, dovrebbe almeno ricordare quando nella catechesi del 15 aprile 2015, riferendosi alla teoria del gender che pretende di superare la distinzione tra uomo e donna proponendo di riconoscere pari dignità a ogni orientamento sessuale, disse: «Io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione».<br />Nell'islam la situazione è ben diversa, non esiste una pari dignità per tutte le persone: non solo le persone omosessuali, c'è una divisione netta tra chi è fedele e chi non lo è, il valore della persona dipende dall'adesione all'islam. Basterebbe dare un'occhiata alla situazione nei paesi islamici per rendersi conto della differenza. O anche passare in rassegna gli attentati compiuti in questi anni: l'attacco al locale gay è solo l'ultimo degli obiettivi colpiti, che non hanno risparmiato nessuno.<br />Per quanto poi riguarda la Chiesa cattolica, è pura menzogna affermare o lasciare intendere che prima di papa Francesco la Chiesa condannava le persone omosessuali. La Chiesa - vedi il Catechismo - condanna fermamente gli atti omosessuali, non le persone in quanto tali. Anzi, tale condanna si accompagna a una attenzione particolare alle persone che hanno questa tendenza. Non c'è nulla nel Catechismo della Chiesa cattolica che autorizzi, anche implicitamente, a disprezzare o addirittura odiare le persone con tendenza omosessuale.<br />Fare confusione su questo è solo un modo per fare avanzare l'agenda omosessualista nella Chiesa; svela il tentativo - ormai dichiarato - di cambiare anche il Catechismo per sistemare la situazione di tante persone omosessuali che oggi nella Chiesa hanno scalato posizioni di carriera molto alte. E, impedendo di riconoscere le vere radici della violenza terroristica, fanno anche il gioco del Califfo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72444596</guid><pubDate>Wed, 15 Jun 2016 21:47:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72444596/un_islamico_fa_strage_di_gay.mp3" length="9626479" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Nerone e la persecuzione dei cristiani ➜ https://www.youtube.com/watch?v=kFk1eAthLvs

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4264

UN ISLAMICO FA STRAGE DI GAY IN NOME DI ALLAH, MA LA COLPA VIENE DATA AI CRISTIANI (NERONE DOCET)
di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Nerone e la persecuzione dei cristiani ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kFk1eAthLvs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=kFk1eAthLvs</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4264" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4264</a><br /><br />UN ISLAMICO FA STRAGE DI GAY IN NOME DI ALLAH, MA LA COLPA VIENE DATA AI CRISTIANI (NERONE DOCET)<br />di Riccardo Cascioli<br /> <br />«Purtroppo è la religione, inclusa la nostra, che prende di mira, perlopiù verbalmente, e spesso genera disprezzo per gay, lesbiche e transgender. Oggi gli attacchi contro uomini e donne Lgbt spesso piantano il seme del disprezzo, che si trasforma in odio e alla fine può portare alla violenza». Queste parole di Robert Lynch, vescovo di Tampa, in Florida, a commento della strage di Orlando, una volta sarebbero state sorprendenti e intollerabili, oggi sembrano diventate assolutamente normali anche nella Chiesa. E sono in perfetta sintonia con quanto a voce sempre più alta viene affermato dal mondo laicista.<br />LA COLPA È DEI CRISTIANI (NERONE DOCET)<br />Sono bastati tre giorni per superare lo choc che ha mandato in corto circuito il politicamente corretto (non si può parlare male di gay e islamici, ma cosa dire quando uno ammazza gli altri?), ed ecco trovata la via d'uscita: la colpa è della religione in generale, e dei cristiani in particolare. Negli Stati Uniti a puntare esplicitamente l'indice contro i cristiani sono i rappresentanti dell'American Civil Liberties Union (ACLU), che imputano ai cristiani che si oppongono al matrimonio gay di aver creato un clima di odio nei confronti degli Lgbt: «La Destra Cristiana ha proposto 200 leggi anti-Lgbt negli ultimi sei mesi e poi ce la prendiamo con gli islamici? Assolutamente no», ha detto l'avvocato Chase Strangio, che anzi ha accusato i cristiani di provocare anche questa islamofobia.<br />Sembra di essere tornati ai tempi di Nerone, qualsiasi cosa accada è colpa dei cristiani, che vanno quindi perseguiti. O, nella migliore delle ipotesi, vanno messi in un unico calderone con tutte le religioni, i monoteismi in particolare, colpevoli di essere fonti di discriminazione nei confronti degli omosessuali.<br />Anche Repubblica Tv insiste su questo punto e scomoda la filosofa Michela Marzano per rispondere alla domanda «Perché le religioni odiano gli omosessuali?». La quale filosofa, nonché parlamentare eletta nelle liste del PD, ci spiega che il problema non sta nella fede in generale ma sta negli integralismi religiosi, la cui forma di chiusura nei confronti dei gay si trasforma facilmente in odio.<br />L'integralista infatti - ci spiega la Marzano - è «fanatico e fondamentalista», odia il diverso e vuole «imporre i dogmi della propria fede agli altri». Ma attenzione all'argomento: l'integralista vede nell'omosessuale un «turbamento dell'ordine naturale». Da qui all'insofferenza e poi alla violenza il passo è breve, ci dice sempre la Marzano. Fortunatamente c'è papa Francesco, conclude con un filo di speranza la filosofa, che ci spiega la vera fede e - travisando le sue parole - lo fa diventare addirittura paladino dei diritti gay.<br />UN ISLAMISTA FA LA STRAGE, MA È LA CHIESA CHE DEVE CAMBIARE<br />Ma finché a propugnare queste tesi sono gli esponenti laicisti, per quanto preoccupante, non è però sorprendente. Ma queste stesse tesi ormai trovano ampio risalto anche fra esponenti cattolici. Non solo il lontano vescovo della Florida; lo stesso quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, ripete in altro modo gli stessi concetti della Marzano. In una surreale intervista (pag. 6 del 14 giugno) a Francesco Spano, direttore dell'Unar (sì, proprio l'ufficio nazionale anti-discriminazioni razzali che tanto si dà da fare per imporre il gender nelle scuole italiane), ritroviamo pari pari la stessa lettura: la fede autentica, che accoglie tutto e tutti, non fa problema, sono gli estremisti di ogni religione...]]></itunes:summary><itunes:duration>602</itunes:duration><itunes:keywords>contronatura,corano,gender,neronedocet,strage</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4a3b8f5d6e8b91f626d50ee7f34576ac.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettere alla redazione: niente a che fare con l'islam?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettere-alla-redazione-niente-a-che-fare-con-l-islam--67719522</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3752" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3752</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM?<br />La dissimulazione è normale per il musulmano che mente all'infedele (cioè noi) sapendo di mentire<br />di Giano Colli<br /> <br />Gentile redazione di BastaBugie,<br />ho avuto modo di conversare recentemente, in quattro distinte e distanti circostanze, con quattro musulmani delle mie parti totalmente estranei tra loro, sia beninteso. Tutti e quattro sedicenti "musulmani moderati".<br />D. M. marocchino, meccanico<br />M. M. egiziano, operaio edile<br />A. M. tunisino, assistente presso una « ONLUS »<br />S. K. senegalese (tra l'altro questi ha pure ottenuto la cittadinanza italiana), disoccupato.<br />A tutti loro ho rivolto press'a poco le stesse domande, in una sorta di "crescendo rossiniano", relative a pratiche riscontrabili anche nella vita quotidiana.<br />È emerso, in sintesi, quanto segue:<br />Circolare a volto mascherato? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Pretesa delle donne di essere identificate da Pubblico Ufficiale solo di sesso femminile? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Poligamia? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Pedofilia? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Oppressione delle donne? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Ripudio della moglie da parte del marito (non ammesso viceversa)? IDEM COME SOPRA<br />Matrimoni validi tra uomini adulti e bambine? IDEM COME SOPRA<br />Matrimoni forzati? Violenze coniugali sulle mogli? IDEM COME SOPRA<br />Separazione forzata delle donne dagli uomini nei luoghi di "culto"? IDEM<br />Discriminazione delle donne in certi luoghi di lavoro? IDEM<br />Mutilazioni rituali imposte ai minori (beninteso : si praticano senza anestesia)? IDEM<br />Sgozzamento rituale di animali senza anestesia con lenta morte per dissanguamento? IDEM<br />Pene corporali comminate a coloro che bevono alcolici? IDEM<br />Costrizione, sotto minacce di punizioni o percosse, a praticare digiuno rituale per un intero mese consecutivo -gravemente nocivo alla salute fisica e psichica-? IDEM<br />Minacce di morte, aggressioni, violenze, per chi critica o deride le gesta di un certo "Maometto"? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Interdizione di rapporti sociali e/o legami affettivi con persone "infedeli"? IDEM<br />Predicazione dell'odio e della discriminazione obbligatori verso coloro i quali non professano la stessa religione? Soppressione degli omosessuali? Lapidazione delle adultere? Uccisione degli apostati? Distruzione simboli e templi di altre religioni?<br />Avete indovinato! NIENTE-A-CHE-FARE-CON-L'ISLAM.<br />Ho provato un certo sollievo, e anche un certo rincrescimento.<br />A quanto pare, io dell' "islam" niente avevo capito. Avevo frainteso tutto.<br />Evidentemente, stando ai miei interlocutori -che devo presumere siano molto più informati di me in materia- le pratiche di cui sopra (che in Italia - devo ricordarvelo?! - tutte costituiscono REATO) NON SONO PRATICHE ISLAMICHE. Chissà mai a quale religione criminale e primitiva apparterranno.<br />Attendo i chiarimenti di qualche lettore sapiente.<br />Tutti e quattro i miei interlocutori, curiosa coincidenza, hanno rifiutato il mio amichevole invito ad andare a berci una birra. Presumo come anche l'essere astemi abbia niente a che fare con l'islam. Pura coincidenza. Brava gente, quei quattro.<br />Andrò a cercarmi altri nemici.<br />Giancarlo<br />Spettabile redazione,<br />vorrei riferirvi un caso accaduto due anni fa in una scuola elementare vicino alla mia città. Una bambina musulmana nel tema fatto in classe ha scritto: "Voglio molto bene alla mia maestra, ma la mia mamma mi ha detto che non mi ci devo affezionare troppo perché poi quando saremo aumentati di numero la uccideremo perché è una infedele. Spero che questo non accada". Evidentemente la bambina ancora non ha appreso l'arte della dissimulazione che però le sarà insegnata tra poco, probabilmente a suon di botte, come si usa fare con le donne in quella religione di pace e di amore che notoriamente è l'Islam.<br />Simone<br />Cari Giancarlo e Simone,<br />la dissimulazione fa parte della normale modalità del musulmano medio che, rispettoso del corano, mente sapendo di mentire. Il motivo è presto detto: è proprio il corano ad affermare che per far trionfare la "presunta" vera religione (cioè l'islam) è giusto mentire, cioè dissimulare la realtà agli infedeli (cioè noi). A buon intenditor poche parole...<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67719522</guid><pubDate>Wed, 16 Sep 2015 13:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67719522/lettere_alla_redazione_niente_a_che_fare_con_l_islam.mp3" length="5591084" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3752

LETTERE ALLA REDAZIONE: NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM?
La dissimulazione è normale per il musulmano che mente all'infedele (cioè noi) sapendo di mentire
di Giano Colli
 
Gentile redazione di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3752" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3752</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM?<br />La dissimulazione è normale per il musulmano che mente all'infedele (cioè noi) sapendo di mentire<br />di Giano Colli<br /> <br />Gentile redazione di BastaBugie,<br />ho avuto modo di conversare recentemente, in quattro distinte e distanti circostanze, con quattro musulmani delle mie parti totalmente estranei tra loro, sia beninteso. Tutti e quattro sedicenti "musulmani moderati".<br />D. M. marocchino, meccanico<br />M. M. egiziano, operaio edile<br />A. M. tunisino, assistente presso una « ONLUS »<br />S. K. senegalese (tra l'altro questi ha pure ottenuto la cittadinanza italiana), disoccupato.<br />A tutti loro ho rivolto press'a poco le stesse domande, in una sorta di "crescendo rossiniano", relative a pratiche riscontrabili anche nella vita quotidiana.<br />È emerso, in sintesi, quanto segue:<br />Circolare a volto mascherato? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Pretesa delle donne di essere identificate da Pubblico Ufficiale solo di sesso femminile? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Poligamia? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Pedofilia? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Oppressione delle donne? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Ripudio della moglie da parte del marito (non ammesso viceversa)? IDEM COME SOPRA<br />Matrimoni validi tra uomini adulti e bambine? IDEM COME SOPRA<br />Matrimoni forzati? Violenze coniugali sulle mogli? IDEM COME SOPRA<br />Separazione forzata delle donne dagli uomini nei luoghi di "culto"? IDEM<br />Discriminazione delle donne in certi luoghi di lavoro? IDEM<br />Mutilazioni rituali imposte ai minori (beninteso : si praticano senza anestesia)? IDEM<br />Sgozzamento rituale di animali senza anestesia con lenta morte per dissanguamento? IDEM<br />Pene corporali comminate a coloro che bevono alcolici? IDEM<br />Costrizione, sotto minacce di punizioni o percosse, a praticare digiuno rituale per un intero mese consecutivo -gravemente nocivo alla salute fisica e psichica-? IDEM<br />Minacce di morte, aggressioni, violenze, per chi critica o deride le gesta di un certo "Maometto"? NIENTE A CHE FARE CON L'ISLAM<br />Interdizione di rapporti sociali e/o legami affettivi con persone "infedeli"? IDEM<br />Predicazione dell'odio e della discriminazione obbligatori verso coloro i quali non professano la stessa religione? Soppressione degli omosessuali? Lapidazione delle adultere? Uccisione degli apostati? Distruzione simboli e templi di altre religioni?<br />Avete indovinato! NIENTE-A-CHE-FARE-CON-L'ISLAM.<br />Ho provato un certo sollievo, e anche un certo rincrescimento.<br />A quanto pare, io dell' "islam" niente avevo capito. Avevo frainteso tutto.<br />Evidentemente, stando ai miei interlocutori -che devo presumere siano molto più informati di me in materia- le pratiche di cui sopra (che in Italia - devo ricordarvelo?! - tutte costituiscono REATO) NON SONO PRATICHE ISLAMICHE. Chissà mai a quale religione criminale e primitiva apparterranno.<br />Attendo i chiarimenti di qualche lettore sapiente.<br />Tutti e quattro i miei interlocutori, curiosa coincidenza, hanno rifiutato il mio amichevole invito ad andare a berci una birra. Presumo come anche l'essere astemi abbia niente a che fare con l'islam. Pura coincidenza. Brava gente, quei quattro.<br />Andrò a cercarmi altri nemici.<br />Giancarlo<br />Spettabile redazione,<br />vorrei riferirvi un caso accaduto due anni fa in una scuola elementare vicino alla mia città. Una bambina musulmana nel tema fatto in classe ha scritto: "Voglio molto bene alla mia maestra, ma la mia mamma mi ha detto che non mi ci devo affezionare troppo perché poi quando saremo aumentati di numero la uccideremo perché è una infedele. Spero che questo non accada". Evidentemente la bambina ancora non ha appreso l'arte della dissimulazione che però le sarà insegnata...]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>infedeli,matrimonioforzato,mentire,poligamia,veroislam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/718bac8b6cd83e2e01b92d88cd5e6e10.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Meeting di Rimini 2015: l'islam moderato non esiste</title><link>https://www.spreaker.com/episode/meeting-di-rimini-2015-l-islam-moderato-non-esiste--67602951</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3902" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3902</a><br /><br />MEETING DI RIMINI 2015: L'ISLAM MODERATO NON ESISTE di Matteo Matzuzzi<br /> <br />"Per favore, se c'è qualcuno che ancora pensa che l'Isis non rappresenta l'islam, sappia che ha torto. L'Isis rappresenta l'islam, al cento per cento". Ha alzato la voce, intervenendo al Meeting di Rimini, padre Douglas al-Bazi (nella foto a sinistra), sacerdote cattolico iracheno e parroco a Erbil, formulando - a mo' di provocazione e con toni duri - un'equazione che ben pochi si erano spinti a sostenere.<br />I SEGNI DELLE TORTURE SUBITE<br />Porta sul corpo i segni delle torture subite nove anni fa, quando una banda di jihadisti lo sequestrò per nove giorni, tenendolo bendato e in catene, con il setto nasale fracassato da una ginocchiata: "Per i primi quattro giorni non m'hanno dato neanche da bere. Mi passavano davanti e mi dicevano 'padre, vuoi dell'acqua?'. Ascoltavano tutto il giorno la lettura del Corano per far sentire ai vicini quanto fossero bravi credenti".<br />A padre Douglas non appartiene il felpato linguaggio della diplomazia, il perbenismo di gran moda di cui si fa gran uso per non urtare sensibilità varie.<br />Nessuno spazio, nelle sue parole, neppure per le discettazioni sul grado più o meno alto di moderazione insito nelle religioni e per gli appelli al dialogo a tutti i costi con i tagliatori di teste, gli impiccatori di vecchi studiosi in pensione e, perché no, con il califfo in persona.<br />Più che con i salotti e con certi pulpiti occidentali, l'intervento di padre Douglas è in sintonia con quel che dicono da tempo i presuli locali, a partire dal patriarca di Baghdad, mar Louis Raphaël I Sako, che nel suo libro Più forti del terrore (Emi) ha accusato l'ayatollah al Sistani - la massima autorità sciita irachena - di non aver aperto bocca sulle persecuzioni dei jihadisti contro le minoranze perché "tanto non mi ascoltano".<br />Padre Douglas al-Bazi è responsabile di due centri di accoglienza per cristiani scampati all'avanzata dell'orda nera, non distante da Ankawa. Dopo la marcatura delle case cristiane dislocate nella piana di Ninive con la "n" di nazareno, un anno fa, "dalla mattina alla sera abbiamo ricevuto migliaia di profughi" e l'esodo ancora continua.<br />MUSULMANI SIMPATICI? SI, MA SOLO QUANDO SONO MINORANZA<br />"Io sono orgoglioso di essere iracheno, amo il mio paese. Ma il mio paese non è orgoglioso che io sia parte di esso. Quello che è successo alla mia gente è un genocidio. Vi imploro: non parlate di conflitto. E' un genocidio", ha detto il sacerdote, che di islam moderato non vuol sentire nemmeno parlare: "Quando l'islam vive in mezzo a voi, la situazione potrebbe apparire accettabile. Ma quando uno vive tra i musulmani, tutto diventa impossibile. Io qui non sono a spingervi all'odio verso l'islam. Io sono nato tra i musulmani, e tra essi ho più amici che tra i cristiani. Ma la gente cambia e se noi ce ne andremo nel mio paese nessuno più potrà distinguere la luce dalle tenebre. C'è chi dice 'ma io ho tanti amici musulmani che sono simpatici'. Sì, certo. Sono simpatici, qui. Là la situazione è ben diversa".<br />Una situazione riguardo la quale aveva speso parole dure anche il vicepresidente della conferenza degli imam di Francia (e imam di Nimes) Hocine Drouiche, intervenuto lo scorso luglio al Parlamento europeo: "Nel mondo i cristiani sono perseguitati, braccati, privati del lavoro, imprigionati, torturati, assassinati. Tutti i mezzi sono usati per costringerli a rinnegare la loro fede, compreso il rituale dello stupro collettivo, considerato in certi stati come una forma di sanzione penale. Possedere una Bibbia è diventato un crimine, proibita è la celebrazione del culto, si è tornati ai tempi delle messe nelle caverne e dei primi martiri".<br />E la colpa, aveva aggiunto Drouiche in un discorso che ben poco risalto aveva avuto sui media europei, è "dell'islam contemporaneo", che è molto più vicino "al settarismo, piuttosto che a una religione universale e aperta".<br />PRIMA O POI MI AMMAZZERANNO<br />Il racconto di padre al Bazi è poi quello di chi rischia quotidianamente di essere assassinato per strada: "Noi non sappiamo mai se, uscendo da una chiesa, avremo la possibilità di rientrarci da vivi. A Baghdad hanno fatto esplodere la mia chiesa davanti ai miei occhi. Mi hanno sparato alle gambe con un AK-47, un Kalashnikov, e probabilmente prima o poi mi ammazzeranno".<br />Eppure, la fede è solida: "Quando mi hanno incatenato, nei giorni del mio sequestro, hanno stretto ai polsi un grosso lucchetto. Dalla catena avanzavano dieci anelli, che ho usato per recitare il Rosario. Non l'ho mai fatto in maniera tanto profonda come in quella circostanza".<br />"Io - ha aggiunto padre Douglas - non imploro il vostro aiuto. Non sono spaventato, così come non è spaventata la mia gente. Credo ci distruggeranno, alla fine. Ma credo anche che l'ultima parola sarà la nostra. Gesù ci ha detto che bisogna portare la propria croce, ed è quello che noi in Medio Oriente stiamo facendo. Ma la cosa più importante non è di portare la croce, bensì di seguirla. E seguirla significa accettare, sfidare e impegnarsi fino alla fine. A questo noi non rinunceremo mai".<br />SVEGLIATEVI! IL CANCRO È ALLA VOSTRA PORTA, VI DISTRUGGERANNO<br />"Bisogna avere pazienza e portare la croce ogni giorno, ma dobbiamo anche reagire", gli ha fatto eco padre Ibrahim Alsabagh, parroco ad Aleppo che ha ricordato come la città sia ora "divisa in decine di parti, ognuna delle quali è in mano a un gruppo jihadista diverso. La nostra chiesa di San Francesco è a sessanta metri dalla linea di fuoco. Hanno già colpito tante chiese, non sappiamo quando toccherà alla nostra".<br />Ecco perché padre Douglas, a conclusione del suo intervento, ha lanciato un monito all'occidente infiacchito: "Svegliatevi! Il cancro è alla vostra porta. Vi distruggeranno. Noi, cristiani del Medio Oriente, siamo l'unico gruppo che ha visto il volto del male: l'islam".<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67602951</guid><pubDate>Tue, 08 Sep 2015 22:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67602951/l_islam_moderato_non_esiste.mp3" length="7798326" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3902

MEETING DI RIMINI 2015: L'ISLAM MODERATO NON ESISTE di Matteo Matzuzzi
 
"Per favore, se c'è qualcuno che ancora pensa che l'Isis non rappresenta l'islam, sappia che ha torto. L'Isis rappresenta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3902" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3902</a><br /><br />MEETING DI RIMINI 2015: L'ISLAM MODERATO NON ESISTE di Matteo Matzuzzi<br /> <br />"Per favore, se c'è qualcuno che ancora pensa che l'Isis non rappresenta l'islam, sappia che ha torto. L'Isis rappresenta l'islam, al cento per cento". Ha alzato la voce, intervenendo al Meeting di Rimini, padre Douglas al-Bazi (nella foto a sinistra), sacerdote cattolico iracheno e parroco a Erbil, formulando - a mo' di provocazione e con toni duri - un'equazione che ben pochi si erano spinti a sostenere.<br />I SEGNI DELLE TORTURE SUBITE<br />Porta sul corpo i segni delle torture subite nove anni fa, quando una banda di jihadisti lo sequestrò per nove giorni, tenendolo bendato e in catene, con il setto nasale fracassato da una ginocchiata: "Per i primi quattro giorni non m'hanno dato neanche da bere. Mi passavano davanti e mi dicevano 'padre, vuoi dell'acqua?'. Ascoltavano tutto il giorno la lettura del Corano per far sentire ai vicini quanto fossero bravi credenti".<br />A padre Douglas non appartiene il felpato linguaggio della diplomazia, il perbenismo di gran moda di cui si fa gran uso per non urtare sensibilità varie.<br />Nessuno spazio, nelle sue parole, neppure per le discettazioni sul grado più o meno alto di moderazione insito nelle religioni e per gli appelli al dialogo a tutti i costi con i tagliatori di teste, gli impiccatori di vecchi studiosi in pensione e, perché no, con il califfo in persona.<br />Più che con i salotti e con certi pulpiti occidentali, l'intervento di padre Douglas è in sintonia con quel che dicono da tempo i presuli locali, a partire dal patriarca di Baghdad, mar Louis Raphaël I Sako, che nel suo libro Più forti del terrore (Emi) ha accusato l'ayatollah al Sistani - la massima autorità sciita irachena - di non aver aperto bocca sulle persecuzioni dei jihadisti contro le minoranze perché "tanto non mi ascoltano".<br />Padre Douglas al-Bazi è responsabile di due centri di accoglienza per cristiani scampati all'avanzata dell'orda nera, non distante da Ankawa. Dopo la marcatura delle case cristiane dislocate nella piana di Ninive con la "n" di nazareno, un anno fa, "dalla mattina alla sera abbiamo ricevuto migliaia di profughi" e l'esodo ancora continua.<br />MUSULMANI SIMPATICI? SI, MA SOLO QUANDO SONO MINORANZA<br />"Io sono orgoglioso di essere iracheno, amo il mio paese. Ma il mio paese non è orgoglioso che io sia parte di esso. Quello che è successo alla mia gente è un genocidio. Vi imploro: non parlate di conflitto. E' un genocidio", ha detto il sacerdote, che di islam moderato non vuol sentire nemmeno parlare: "Quando l'islam vive in mezzo a voi, la situazione potrebbe apparire accettabile. Ma quando uno vive tra i musulmani, tutto diventa impossibile. Io qui non sono a spingervi all'odio verso l'islam. Io sono nato tra i musulmani, e tra essi ho più amici che tra i cristiani. Ma la gente cambia e se noi ce ne andremo nel mio paese nessuno più potrà distinguere la luce dalle tenebre. C'è chi dice 'ma io ho tanti amici musulmani che sono simpatici'. Sì, certo. Sono simpatici, qui. Là la situazione è ben diversa".<br />Una situazione riguardo la quale aveva speso parole dure anche il vicepresidente della conferenza degli imam di Francia (e imam di Nimes) Hocine Drouiche, intervenuto lo scorso luglio al Parlamento europeo: "Nel mondo i cristiani sono perseguitati, braccati, privati del lavoro, imprigionati, torturati, assassinati. Tutti i mezzi sono usati per costringerli a rinnegare la loro fede, compreso il rituale dello stupro collettivo, considerato in certi stati come una forma di sanzione penale. Possedere una Bibbia è diventato un crimine, proibita è la celebrazione del culto, si è tornati ai tempi delle messe nelle caverne e dei primi martiri".<br />E la colpa, aveva aggiunto Drouiche in un discorso che ben poco risalto aveva avuto sui media europei,...]]></itunes:summary><itunes:duration>488</itunes:duration><itunes:keywords>isis,islammoderato,meeting,nonesiste,settonasale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/20919c50452b89a220480584d9a6b1a9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nate per farle esplodere: ecco le bambine del jihad</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nate-per-farle-esplodere-ecco-le-bambine-del-jihad--67083106</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3872" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3872</a><br /><br />NATE PER FARLE ESPLODERE: ECCO LE BAMBINE DEL JIHAD di Anna Bono<br /> <br />Boko Haram, il gruppo islamista che lotta in Nigeria per imporre la legge coranica, ha messo a segno due nuovi attentati suicidi in poche ore, usando ancora una volta delle bambine. La sera del 25 luglio una ragazzina si è fatta esplodere in un bar di Maroua, una città del Camerun. Il locale in quel momento era molto affollato. Si contano 19 morti e 62 feriti. Il giorno dopo Boko Haram ha colpito a Damaturu, la capitale dello Yobe, uno stato della federazione nigeriana. Una bambina di circa dieci anni è saltata in aria in mezzo alla gente che aspettava di passare i controlli di sicurezza per poter entrare in un mercato. L'esplosione ha ucciso 16 persone. Entrambe le città avevano subito altri attentati pochi giorni prima: Maroua il 22 luglio, in un mercato, con un bilancio di 15 vittime uccise da due ragazzine imbottite di esplosivo; Damaturu il 17 luglio, quando altre due ragazzine, una di circa dieci anni, hanno fatto strage di fedeli islamici durante la festa di Eid, alla fine del Ramadan.<br />Da quando il 29 maggio il nuovo presidente della Nigeria, Mohammed Buhari, ha iniziato il proprio mandato, i Boko Haram hanno intensificato le azioni di terrorismo. Nelle ultime settimane gli assalti a villaggi, di cui sterminano gli abitanti e che poi distruggono con il fuoco, e gli attentati suicidi, nei centri urbani, si sono verificati con frequenza quasi quotidiana: per lo più in Nigeria, qualcuno anche in Camerun e in Ciad. Salvo pochi casi – qualche volta un imam o un leader politico che li contrastano – i Boko Haram si accaniscono su persone innocenti: il terrore si semina in questo modo tra la gente. Dai Lord Resistance Army in Uganda ai Seleka in Repubblica Centrafricana agli Adf-Nalu in Repubblica Democratica del Congo i miliziani uccidono civili inermi, infliggono stupri, torture, mutilazioni a persone indifese; e fanno razzia di donne e bambini da usare come scudi umani, combattenti, inservienti e oggetti sessuali.<br />UNA MODALITÀ DI COMBATTIMENTO NUOVA PER L'AFRICA<br />I jihadisti hanno introdotto una modalità di combattimento nuova per l'Africa: gli attentati suicidi. I Boko Haram per realizzarli usano donne e soprattutto bambine: anche solo di dieci anni. Le fanno saltare in aria nei mercati, nelle stazioni degli autobus e in altri luoghi affollati. Le mandano a morire perché così evitano di immolarsi loro. Inoltre, impiegando delle bambine, è più semplice realizzare gli attentati perché, confuse tra la folla, destano meno attenzione, la gente è meno pronta a sospettare di loro; e poi, sotto l'informe niqab, il velo integrale delle donne musulmane, è più facile nascondere l'esplosivo. Nel solo mese di luglio il bilancio degli attentati è stato di quasi 400 morti, uccisi da una ventina di ragazzine che non sempre è corretto definire suicide, cioè volontariamente intenzionate a uccidersi: perchè almeno una parte di loro di sicuro non voleva morire.<br />Da tempo si sospettava che per gli attentati i Boku Haram usassero le ragazze che rapiscono: migliaia nel corso degli anni sono finite nelle loro mani. Di recente le testimonianze delle prigioniere fuggite o abbandonate dai terroristi, in ritirata dai territori conquistati nel 2014, lo hanno confermato con particolari raccapriccianti. Molte delle più grandi, costrette a forza a sposare i terroristi, plagiate dai loro carnefici, convertite alla causa jihadista, sono diventate a loro volta delle combattenti, convinte di compiere una missione divina: «le abbiamo viste con i nostri occhi», dicono le donne liberate, «torturare e uccidere». Le più piccole vengono per lo più mandate a morire inconsapevoli, fatte esplodere con dei dispositivi azionati a distanza, oppure indotte al suicidio dalla prospettiva di una morte ancora più tremenda. Una bambina di 13 anni, salvata dalle forze dell'ordine a dicembre poco prima di saltare in aria, ha raccontato che i jihadisti le avevano detto che, morendo in quel modo, sarebbe andata in paradiso. Lei però piangeva, non voleva, finché non hanno minacciato di ucciderla seppellendola viva se non avesse obbedito.<br />ATROCITÀ EFFERATE<br />Le azioni di Boko Haram sono state definite dal presidente Buhari delle «atrocità efferate» e da Paul Biya, presidente del Camerun, degli atti «vigliacchi e odiosi». Al di là delle parole, in Nigeria è evidente l'inadeguatezza colpevole della risposta governativa al terrorismo: la corruzione regna in ogni ambito, i fondi destinati alla difesa spariscono lasciando i militari sguarniti e demotivati. Il presidente Buhari incolpa gli Stati Uniti di aver aiutato Boko Haram perché ha rifiutato di fornire armi alla Nigeria (in base alla legge che proibisce al governo Usa di vendere armi agli stati che non tutelano i diritti umani) e accusa i propri predecessori di aver svuotato le casse dello stato lasciando il governo senza fondi per armare l'esercito... dimenticando che c'è anche lui tra i "predecessori" essendo stato a capo di una dittatura militare dal 1983 al 1985.<br />Il presidente del Ciad, Idriss Déby, di parole ne ha usate poche e non accusa nessuno, ma è passato all'azione. Si deve soprattutto alle sue truppe, entrate in territorio nigeriano, se nei mesi scorsi Boko Haram ha perso il controllo di diverse città e di parte del territorio conquistato e proclamato Califfato nel 2014. Il Ciad, inoltre, dopo gli attentati di Boko Haram nella capitale N'djamena del 15 giugno, ha disposto il bando in tutto il Paese del niqab e di qualsiasi altro tipo di abbigliamento che lasci liberi solo gli occhi. Le forze di sicurezza hanno avuto ordine di sequestrare e bruciare tutti i veli integrali in commercio. Dal 18 giugno chi contravviene è arrestato e subito processato. Nei giorni successivi Gabon e Repubblica del Congo hanno a loro volta deciso di bandire il velo integrale. A luglio il Camerun lo ha proibito dapprima nella Provincia del Nord, più esposta agli attentati, e poi anche nella capitale Douala.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67083106</guid><pubDate>Wed, 05 Aug 2015 08:16:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67083106/le_bambine_del_jihad.mp3" length="6951123" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3872

NATE PER FARLE ESPLODERE: ECCO LE BAMBINE DEL JIHAD di Anna Bono
 
Boko Haram, il gruppo islamista che lotta in Nigeria per imporre la legge coranica, ha messo a segno due nuovi attentati suicidi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3872" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3872</a><br /><br />NATE PER FARLE ESPLODERE: ECCO LE BAMBINE DEL JIHAD di Anna Bono<br /> <br />Boko Haram, il gruppo islamista che lotta in Nigeria per imporre la legge coranica, ha messo a segno due nuovi attentati suicidi in poche ore, usando ancora una volta delle bambine. La sera del 25 luglio una ragazzina si è fatta esplodere in un bar di Maroua, una città del Camerun. Il locale in quel momento era molto affollato. Si contano 19 morti e 62 feriti. Il giorno dopo Boko Haram ha colpito a Damaturu, la capitale dello Yobe, uno stato della federazione nigeriana. Una bambina di circa dieci anni è saltata in aria in mezzo alla gente che aspettava di passare i controlli di sicurezza per poter entrare in un mercato. L'esplosione ha ucciso 16 persone. Entrambe le città avevano subito altri attentati pochi giorni prima: Maroua il 22 luglio, in un mercato, con un bilancio di 15 vittime uccise da due ragazzine imbottite di esplosivo; Damaturu il 17 luglio, quando altre due ragazzine, una di circa dieci anni, hanno fatto strage di fedeli islamici durante la festa di Eid, alla fine del Ramadan.<br />Da quando il 29 maggio il nuovo presidente della Nigeria, Mohammed Buhari, ha iniziato il proprio mandato, i Boko Haram hanno intensificato le azioni di terrorismo. Nelle ultime settimane gli assalti a villaggi, di cui sterminano gli abitanti e che poi distruggono con il fuoco, e gli attentati suicidi, nei centri urbani, si sono verificati con frequenza quasi quotidiana: per lo più in Nigeria, qualcuno anche in Camerun e in Ciad. Salvo pochi casi – qualche volta un imam o un leader politico che li contrastano – i Boko Haram si accaniscono su persone innocenti: il terrore si semina in questo modo tra la gente. Dai Lord Resistance Army in Uganda ai Seleka in Repubblica Centrafricana agli Adf-Nalu in Repubblica Democratica del Congo i miliziani uccidono civili inermi, infliggono stupri, torture, mutilazioni a persone indifese; e fanno razzia di donne e bambini da usare come scudi umani, combattenti, inservienti e oggetti sessuali.<br />UNA MODALITÀ DI COMBATTIMENTO NUOVA PER L'AFRICA<br />I jihadisti hanno introdotto una modalità di combattimento nuova per l'Africa: gli attentati suicidi. I Boko Haram per realizzarli usano donne e soprattutto bambine: anche solo di dieci anni. Le fanno saltare in aria nei mercati, nelle stazioni degli autobus e in altri luoghi affollati. Le mandano a morire perché così evitano di immolarsi loro. Inoltre, impiegando delle bambine, è più semplice realizzare gli attentati perché, confuse tra la folla, destano meno attenzione, la gente è meno pronta a sospettare di loro; e poi, sotto l'informe niqab, il velo integrale delle donne musulmane, è più facile nascondere l'esplosivo. Nel solo mese di luglio il bilancio degli attentati è stato di quasi 400 morti, uccisi da una ventina di ragazzine che non sempre è corretto definire suicide, cioè volontariamente intenzionate a uccidersi: perchè almeno una parte di loro di sicuro non voleva morire.<br />Da tempo si sospettava che per gli attentati i Boku Haram usassero le ragazze che rapiscono: migliaia nel corso degli anni sono finite nelle loro mani. Di recente le testimonianze delle prigioniere fuggite o abbandonate dai terroristi, in ritirata dai territori conquistati nel 2014, lo hanno confermato con particolari raccapriccianti. Molte delle più grandi, costrette a forza a sposare i terroristi, plagiate dai loro carnefici, convertite alla causa jihadista, sono diventate a loro volta delle combattenti, convinte di compiere una missione divina: «le abbiamo viste con i nostri occhi», dicono le donne liberate, «torturare e uccidere». Le più piccole vengono per lo più mandate a morire inconsapevoli, fatte esplodere con dei dispositivi azionati a distanza, oppure indotte al suicidio dalla prospettiva di una morte ancora più tremenda. 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Diamo inizio ad un'era in cui non vi è discriminazione». Così Muhammad Ali Jinnah parlava all'Assemblea costituente pachistana l'11 agosto 1947. Purtroppo però i sogni del fondatore del Pakistan si sono infranti, quantomeno per le minoranze religiose che oggi conoscono tanto la discriminazione quanto la persecuzione.<br />LA TERRA DEI PURI<br />La "terra dei puri" è uno dei luoghi al mondo in cui è più difficile essere cristiani. Minuscola minoranza, meno del 2% dei 180 milioni di abitanti, i cristiani affrontano regolarmente discriminazioni e ingiustizie. Sin dai banchi di scuola, quando sono costretti a studiare su libri che favoriscono l'intolleranza religiosa. In molti testi delle scuole pubbliche le minoranze religiose non vengono citate - sono comuni affermazioni quali «Siamo tutti pachistani, siamo tutti musulmani» - o sono esplicitamente screditate. Uno studio del 2011 della commissione Usa sulla libertà religiosa nota infatti che nei libri di testo pachistani «i riferimenti ai cristiani sono spesso inaccurati ed offensivi. E che gli appartenenti alle minoranze sono ritenuti cittadini di seconda classe, che dovrebbero essere grati ai musulmani perché generosamente concedono loro alcuni diritti». Per non parlare dei testi delle madrasse, le scuole islamiche, in cui i non musulmani sono indicati come khafir [infedeli], dhimmi, o perfino apostati.<br />Discriminati a scuola, discriminati nel mondo del lavoro, senza pressoché alcuna possibilità di accedere a cariche politiche se non a quelle riservate alle minoranze, a volte perfino riassegnate a musulmani per "assenza di candidati". I cristiani appartengono perlopiù alle fasce maggiormente deboli della popolazione ed è altissima la loro percentuale tra gli operai delle fornaci di mattoni, costretti a lavorare quattordici ore al giorno per l'equivalente di qualche decina di euro al mese. È diffi-cile avere stime esatte, ma l'organizzazione pachistana Public Welfare Foundation ritiene che almeno l'80% della forza lavoro impiegata nella produzione di mattoni sia formato da cristiani.<br />LA LEGGE ANTI-BLASFEMIA<br />Nel quadro di grave e diffusa discriminazione appena descritto, la persecuzione dei cristiani e delle altre minoranze religiose trova poi il suo strumento d'elezione nella cosiddetta legge anti-blasfemia. La norma corrisponde in realtà ai commi B e C dell'articolo 295 del codice penale pachistano che puniscono rispettivamente con l'ergastolo chi profana il Corano e con la pena capitale chi offende il profeta Maometto. L'articolo 295 è in parte ereditato dalla legislazione introdotta nel 1860 dall'impero britannico per proteggere i sentimenti religiosi, che però si riferiva a tutte le confessioni e non esclusivamente a quella islamica. Sarà il generale Zia-ul-Haq a introdurre negli anni '80 del XX secolo i commi B e C, trasfor-mando l'art. 295 in uno strumento atto a difendere esclusivamente l'islam. Con una conseguente discriminazione delle minoranze religiose. Perché se è vero che – come non manca di precisare regolarmente il governo pachistano - la maggioranza degli accusati di blasfemia è di fede musulmana, non si può fare a meno di notare che circa il 50% dei presunti blasfemi appartiene a minoranze religiose che in Pakistan rappresentano appena il 4% della popolazione.<br />I due commi voluti da Zia-ul-Haq favoriscono un uso improprio della legge, di cui ci si può facilmente servire per risolvere questioni personali come vendicarsi di un torto subito o liberarsi di un rivale in affari. Non è un caso dunque se dal 1947, anno di nascita del Pakistan, al 1986, anno di introduzione del comma C, si sono registrati solo sei casi di blasfemia, mentre dal 1986 ad oggi contano 1438 casi, di cui 182 vedono imputati dei cristiani.<br />I commi B e C mancano infatti di una precisa definizione del reato, la cui descrizione alquanto generica lascia spazio ad un'ampia discrezionalità in sede giuridica. Non vi è poi alcun riferimento all'intenzionalità dell'accusato. Sulla base dell'articolo 295 comma B, lasciar cadere accidentalmente una copia del Corano significa commettere blasfemia. Allo stesso modo si può essere blasfemi semplicemente calpestando una pagina di giornale sulla quale sono riportati dei versetti del Corano: un'eventualità non così remota in un paese in cui quotidiani, riviste e cartelloni riportano quotidianamente versetti del libro sacro islamico. Non costituiscono un'attenuante né la minore età e i disturbi mentali, come dimostra ampiamente il caso di Rimsha Masih, né l'analfabetismo – che in Pakistan ha un tasso superiore al 40% - e la mancata conoscenza della lingua araba, compresa da meno del 5% della popolazione.<br />MANCA L'ONERE DELLA PROVA<br />Ma l'elemento che più di ogni altro favorisce un uso improprio della "legge nera" è l'assenza di riferimenti all'onere della prova. Per essere arrestati è sufficiente un'accusa, che si ritiene falsa in circa il 95% dei casi. L'accusatore non deve fornire prove, sta al presunto blasfemo dimostrare la propria innocenza, il più delle volte senza poter contare sulla testimonianza di familiari e amici, che rischierebbero di essere incriminati a loro volta se parlassero in sua difesa. Le accuse non cadono se non nei successivi gradi di giudizio, quando l'imputato ha già trascorso un lungo periodo in carcere, peraltro rischiando di essere ucciso, come accaduto nel 2009 a Fanish Masih. Altri presunti blasfemi sono stati assassinati prima ancora di essere assicurati alla giustizia - come Shama e Shahzad Masih, i due coniugi cristiani arsi vivi in una fornace di mattoni nel novembre 2014 - o dopo essere stati assolti, come Mohammad Imran, rilasciato per mancanza di prove e poi freddato in strada nel 2011. «Per chi è accusato di blasfemia non vi è mai giustizia», ha dichiarato al Timone Ashiq Masih, marito di Asia Bibi. Nel 2009 la donna cristiana, madre di cinque figli, è stata accusata di aver offeso Maometto da alcune donne musulmane. Un'accusa che lei ha sempre negato, ma per la quale nel 2010 è stata condannata a morte per impiccagione. Nell'ottobre del 2014 l'Alta corte di Lahore ha confermato la sentenza. Uno dei suoi avvocati, Joseph Nadeem, racconta come la pressione di numerosi musulmani presenti in aula abbia influito sul verdetto.<br />GLI ALTOPARLANTI DELLE MOSCHEE<br />A decidere l'esito di un processo o l'apertura di un'indagine per blasfemia è in molti casi la grande pressione esercitata dalla comunità locale - spesso incitata dagli altoparlanti delle moschee - sulle forze di polizia e sui giudici, che sono regolarmente minacciati e talvolta uccisi. Nel 1998 il giudice dell'Alta corte di Lahore Arif Bhatti è stato assassinato per aver prosciolto Salamat Masih, un ragazzo cristiano di appena 11 anni accusato di blasfemia. Secondo il suo assassino, assolvendo un blasfemo il giudice Bhatti si era macchiato di blasfemia e meritava di morire. La stessa sorte è toccata al governatore del Punjab Salmaan Taseer e al Ministro per le Minoranze Shahbaz Bhatti entrambi uccisi nel 2011 a causa del loro grande impegno contro la legge sulla blasfemia e in difesa di Asia Bibi.<br />Se un musulmano incolpato di blasfemia è l'unico a pagare per il reato commesso, quando l'accusato è un cristiano, o un appartenente ad un'altra minoranza religiosa, è l'intera comunità a risponderne. E nella caccia al blasfemo avvengono veri e propri massacri. Come è accaduto nel 2009 a Gojra, dove sono morti sette cristiani, e nel 2013 a Joseph Colony, il quartiere cristiano di Lahore ridotto in cenere da una folla di tremila musulmani alla ricerca del presunto blasfemo cristiano Sawan Masih. Ironia della sorte, gli 83 uomini ritenuti colpevoli dell'attacco a Joseph Colony sono stati tutti rilasciati su cauzione, mentre Sawan Masih è stato condannato a morte.<br />In seguito alla recente decisione del governo pachistano di revocare la moratoria sulla pena capitale, Sawan Masih, Asia Bibi e gli altri cristiani condannati a morte per aver insultato il profeta Maometto, rischiano oggi di morire. «Ora - ha detto al Timone Joseph Nadeem - Asia può essere uccisa in qualsiasi momento».<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66903586</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2015 22:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66903586/pakistan_la_madre_di_tutte_le_persecuzioni.mp3" length="9109046" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3816

PAKISTAN, LA MADRE DI TUTTE LE PERSECUZIONI di Marta Petrosillo
 
«Siete liberi di andare al tempio, alla moschea o in qualsiasi altro luogo di culto. La vostra religione non ha nulla a che fare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3816" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3816</a><br /><br />PAKISTAN, LA MADRE DI TUTTE LE PERSECUZIONI di Marta Petrosillo<br /> <br />«Siete liberi di andare al tempio, alla moschea o in qualsiasi altro luogo di culto. La vostra religione non ha nulla a che fare con gli affari dello Stato. Diamo inizio ad un'era in cui non vi è discriminazione». Così Muhammad Ali Jinnah parlava all'Assemblea costituente pachistana l'11 agosto 1947. Purtroppo però i sogni del fondatore del Pakistan si sono infranti, quantomeno per le minoranze religiose che oggi conoscono tanto la discriminazione quanto la persecuzione.<br />LA TERRA DEI PURI<br />La "terra dei puri" è uno dei luoghi al mondo in cui è più difficile essere cristiani. Minuscola minoranza, meno del 2% dei 180 milioni di abitanti, i cristiani affrontano regolarmente discriminazioni e ingiustizie. Sin dai banchi di scuola, quando sono costretti a studiare su libri che favoriscono l'intolleranza religiosa. In molti testi delle scuole pubbliche le minoranze religiose non vengono citate - sono comuni affermazioni quali «Siamo tutti pachistani, siamo tutti musulmani» - o sono esplicitamente screditate. Uno studio del 2011 della commissione Usa sulla libertà religiosa nota infatti che nei libri di testo pachistani «i riferimenti ai cristiani sono spesso inaccurati ed offensivi. E che gli appartenenti alle minoranze sono ritenuti cittadini di seconda classe, che dovrebbero essere grati ai musulmani perché generosamente concedono loro alcuni diritti». Per non parlare dei testi delle madrasse, le scuole islamiche, in cui i non musulmani sono indicati come khafir [infedeli], dhimmi, o perfino apostati.<br />Discriminati a scuola, discriminati nel mondo del lavoro, senza pressoché alcuna possibilità di accedere a cariche politiche se non a quelle riservate alle minoranze, a volte perfino riassegnate a musulmani per "assenza di candidati". I cristiani appartengono perlopiù alle fasce maggiormente deboli della popolazione ed è altissima la loro percentuale tra gli operai delle fornaci di mattoni, costretti a lavorare quattordici ore al giorno per l'equivalente di qualche decina di euro al mese. È diffi-cile avere stime esatte, ma l'organizzazione pachistana Public Welfare Foundation ritiene che almeno l'80% della forza lavoro impiegata nella produzione di mattoni sia formato da cristiani.<br />LA LEGGE ANTI-BLASFEMIA<br />Nel quadro di grave e diffusa discriminazione appena descritto, la persecuzione dei cristiani e delle altre minoranze religiose trova poi il suo strumento d'elezione nella cosiddetta legge anti-blasfemia. La norma corrisponde in realtà ai commi B e C dell'articolo 295 del codice penale pachistano che puniscono rispettivamente con l'ergastolo chi profana il Corano e con la pena capitale chi offende il profeta Maometto. L'articolo 295 è in parte ereditato dalla legislazione introdotta nel 1860 dall'impero britannico per proteggere i sentimenti religiosi, che però si riferiva a tutte le confessioni e non esclusivamente a quella islamica. Sarà il generale Zia-ul-Haq a introdurre negli anni '80 del XX secolo i commi B e C, trasfor-mando l'art. 295 in uno strumento atto a difendere esclusivamente l'islam. Con una conseguente discriminazione delle minoranze religiose. Perché se è vero che – come non manca di precisare regolarmente il governo pachistano - la maggioranza degli accusati di blasfemia è di fede musulmana, non si può fare a meno di notare che circa il 50% dei presunti blasfemi appartiene a minoranze religiose che in Pakistan rappresentano appena il 4% della popolazione.<br />I due commi voluti da Zia-ul-Haq favoriscono un uso improprio della legge, di cui ci si può facilmente servire per risolvere questioni personali come vendicarsi di un torto subito o liberarsi di un rivale in affari. Non è un caso dunque se dal 1947, anno di nascita del Pakistan, al 1986, anno di...]]></itunes:summary><itunes:duration>570</itunes:duration><itunes:keywords>cauzione,colpevoli,corano,pakistan,persecuzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/04df4e6aedf3a5a86822bafa70b4e58e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'obiettivo finale di ogni musulmano è sempre Roma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-obiettivo-finale-di-ogni-musulmano-e-sempre-roma--66826398</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3823" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3823</a><br /><br />L'OBIETTIVO FINALE DI OGNI MUSULMANO E' SEMPRE ROMA di Roberto De Mattei<br /> <br />La prima decapitazione islamica sul suolo europeo dai tempi della battaglia di Vienna (1683) è avvenuta, il 26 giugno 2015, mentre il "campione" dell'Occidente, Barack Obama, celebrava trionfalmente la legalizzazione dei "matrimoni" omosessuali imposta dalla Corte suprema degli Stati Uniti in tutti gli Stati dell'Unione.<br />Esattamente vent'anni prima, il 21 giugno 1995, venne ufficialmente inaugurata la moschea islamica di Roma, la più grande d'Europa, presentata come centro di dialogo ecumenico e di pace religiosa. L'unica voce di protesta che si levò in Italia fu quella del Centro Culturale Lepanto, che promosse un rosario di riparazione presso la chiesa di San Luigi Gonzaga, adiacente alla moschea, e in un comunicato definì la costruzione del centro islamico nel cuore della Città Eterna come «un atto simbolico di gravità inaudita. Roma è il centro della Fede cattolica: l'Islam nega alle radici le verità fondamentali della nostra fede e si propone di impiantare sui resti di quella che fu la Civiltà cristiana occidentale il suo dominio universale».<br />IL PRIMO FRONTE DELLA JIHAD GLOBALE<br />In quella stessa epoca, tra il 1992 e il 1995, si svolgeva la guerra etnica e religiosa di Bosnia, la prima guerra mediatica dell'epoca moderna, ma anche la più travisata dai media. La versione politicamente corretta del conflitto offriva l'immagine di un governo prevalentemente musulmano, ma di fatto multiculturale, assediato da nazionalisti radicali, croati e serbi, decisi ad annientare i musulmani in Bosnia.<br />La verità ignorata era che la Bosnia fu il primo fronte della Jihad globale di al-Qa'ida, il primo evento internazionale da cui l'Islam trasse un enorme beneficio. John R. Schindler, un analista americano che trascorse quasi un decennio nell'area balcanica, ha svolto di quella guerra una penetrante analisi (Unholy Terror: Bosnia, Al-Qa'ida, and the Rise of Global Jihad, Zenith Press, St Paul, Minnesota 2007), che coincide in molti punti con quella dello studioso di geopolitica Alexandre Del Valle (Guerres contre l'Europe, Edition des Syrtes, Paris 2000).<br />Fu negli anni Novanta, in Bosnia, che al-Qa'ida, divenne la multinazionale del jihad, sotto la guida di Osama Bin Laden e dei suoi mujaheddin. L'Arabia Saudita, che aveva pagato con trentacinque milioni di dollari la costruzione della moschea di Roma, ne spese centinaia per finanziare i combattenti della guerriglia islamica, incoraggiando i giovani musulmani di tutto il mondo a intraprendere la guerra santa in Europa. Il primo atto della Bosnia indipendente, che restava un paese a maggioranza cristiana, fu l'adesione all'Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), che raccoglie 57 Paesi di religione musulmana, uniti dal fine di propagare la sharī'a nel mondo.<br />LE DUE LINEE STRATEGICHE DELL'ISLAM<br />Fin da allora appariva chiaro come l'Islam si muoveva secondo due linee strategiche. La linea "dolce" puntava sulla islamizzazione della società attraverso la rete delle moschee, che costituiscono un centro di propaganda politica e religiosa, ma anche di reclutamento militare, come quella di Milano, in viale Jenner, che fungeva da base operativa per far giungere uomini, denaro e armi in Bosnia. Espressione di questa strategia di espansione «gramsciana» sono i Fratelli Musulmani, fondati da Hasan al-Banna nel 1928, un movimento, come ricorda Magdi Allam, che «promuove l'islamizzazione della società a partire dal basso, tramite il controllo delle moschee, dei centri culturali islamici, delle scuole coraniche, di enti caritatevoli e di istituti finanziari» (Kamikaze made in Europe, Mondadori, Milano 2005, p. 22).<br />A questa linea strategica "dolce", si affianca, ma non si contrappone, quella "leninista", dell'islamismo radicale, che vuole giungere all'egemonia mondiale attraverso gli strumenti della guerra e del terrorismo. Questa linea dura ha visto negli ultimi anni il passaggio da al-Qa'ida all'Isis, uno Stato islamico che si estende dalle periferie di Aleppo, in Siria, a quelle di Baghdad, in Iraq, e ha come mèta dichiarata la ricostituzione di quel califfato universale che, come ha spiegato fin dagli anni Novanta la principale studiosa dell'Islam, Bat Ye'Or, non è il sogno dei fondamentalisti, ma l'obiettivo di ogni vero musulmano.<br />UN MEDESIMO PROGETTO GLOBALE DI CONQUISTA<br />Le diverse linee strategiche dell'Islam convergono oggi in un medesimo progetto globale di conquista. Nell'atto di fondazione del califfato jihadista, la predica dalla moschea di Mosul, del 4 luglio 2014, Abu Bakr al Baghdadi, ha chiamato tutti i musulmani a unirsi a lui: se lo faranno, ha promesso, l'Islam arriverà fino a Roma e dominerà l'orbe terracqueo. Nei video diffusi dall'Isis appare la bandiera nera del califfato che sventola sul Vaticano, il Colosseo in fiamme e un mare di sangue che lo sommerge. Infine, l'annuncio del califfato libico, «siamo a sud di Roma», mentre Abu Muhammed al Adnani, portavoce dello Stato islamico dell'Iraq e della Grande Siria, annuncia: «Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne».<br />Lo stesso obiettivo è annunciato da oltre dieci anni dal principale esponente dei Fratelli Musulmani, l'imam Yusuf al Qaradawi che in una fatwa promulgata il 27 febbraio 2005, ha dichiarato che «alla fine, l'Islam governerà e sarà il padrone di tutto il mondo. Uno dei segni della vittoria sarà che Roma verrà conquistata, l'Europa verrà occupata, i cristiani saranno sconfitti e i musulmani aumenteranno e diventeranno una forza che controllerà tutto il continente europeo».<br />Yusuf Qaradawi che, dopo aver guidato la "primavera araba" egiziana, è stato condannato a morte in contumacia dalla Corte d'Assise del Cairo il 16 giugno di quest'anno, è il presidente del European Council for Fatwa and Research, con sede a Dublino, punto di riferimento teologico delle organizzazioni islamiche legate ai Fratelli musulmani. Le sue idee diffuse attraverso il canale satellitare Al Jazeera, influenzano larga parte dell'Islam contemporaneo. Per i Fratelli Musulmani, come per l'Isis, l'obiettivo finale non è Parigi o New York, ma la città di Roma, centro dell'unica religione che, fin dalla sua nascita, l'Islam vuole annientare. Il vero nemico non sono gli Stati Uniti o lo Stato di Israele, che non esistevano quando l'Islam arrivò alle porte di Vienna, nel 1683, ma la Chiesa cattolica e la Civiltà cristiana, di cui la religione di Maometto rappresenta una diabolica parodia.<br />LA RISPOSTA DELL'OCCIDENTE<br />Oggi però, da Roma, non risuonano le parole con cui san Pio V e il Beato Innocenzo XI incitarono alla Guerra Santa e arrestarono la marcia conquistatrice dell'Islam a Lepanto e a Vienna. E se Papa Francesco condivide le parole del Primo Ministro Inglese David Cameron secondo cui gli attentati del 26 giugno non sono nel nome dell'Islam, perché l'Islam è una religione di pace, la battaglia, sul piano umano, può dirsi perduta.<br />La risposta dell'Occidente alle proclamazioni e ai gesti di guerra dell'Islam sembra essere riassunta dall'hashtag LoveWins, con cui la lobby omosessualista inonda twitter e facebook. L'inversione di valori che questo messaggio esprime è destinata a capovolgersi nel contrario di ciò che afferma: non la vittoria, ma la schiavitù, come destino di un mondo che rinnega la sua fede e capovolge i princìpi dell'ordine naturale.<br />Eppure nulla è irreversibile nella storia. Un altro hahstag meriterebbe di diffondersi come una silenziosa, ma travolgente parola d'ordine sui social network: in hoc Signo vinces, l'insegna che era impressa sulla bandiera di Costantino a Saxa Rubra e che contiene la storia dei secoli futuri, quando gli uomini corrispondono alla Grazia divina. L'aiuto del Cielo non manca mai quando ci sono uomini di buona volontà che combattono affinché la Croce di Cristo vinca e regni nelle anime e nella società intera. Ci sono ancora questi uomini in Occidente?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66826398</guid><pubDate>Wed, 08 Jul 2015 11:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66826398/l_obiettivo_finale_di_ogni_musulmano_e_sempre_roma.mp3" length="9807038" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3823

L'OBIETTIVO FINALE DI OGNI MUSULMANO E' SEMPRE ROMA di Roberto De Mattei
 
La prima decapitazione islamica sul suolo europeo dai tempi della battaglia di Vienna (1683) è avvenuta, il 26 giugno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3823" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3823</a><br /><br />L'OBIETTIVO FINALE DI OGNI MUSULMANO E' SEMPRE ROMA di Roberto De Mattei<br /> <br />La prima decapitazione islamica sul suolo europeo dai tempi della battaglia di Vienna (1683) è avvenuta, il 26 giugno 2015, mentre il "campione" dell'Occidente, Barack Obama, celebrava trionfalmente la legalizzazione dei "matrimoni" omosessuali imposta dalla Corte suprema degli Stati Uniti in tutti gli Stati dell'Unione.<br />Esattamente vent'anni prima, il 21 giugno 1995, venne ufficialmente inaugurata la moschea islamica di Roma, la più grande d'Europa, presentata come centro di dialogo ecumenico e di pace religiosa. L'unica voce di protesta che si levò in Italia fu quella del Centro Culturale Lepanto, che promosse un rosario di riparazione presso la chiesa di San Luigi Gonzaga, adiacente alla moschea, e in un comunicato definì la costruzione del centro islamico nel cuore della Città Eterna come «un atto simbolico di gravità inaudita. Roma è il centro della Fede cattolica: l'Islam nega alle radici le verità fondamentali della nostra fede e si propone di impiantare sui resti di quella che fu la Civiltà cristiana occidentale il suo dominio universale».<br />IL PRIMO FRONTE DELLA JIHAD GLOBALE<br />In quella stessa epoca, tra il 1992 e il 1995, si svolgeva la guerra etnica e religiosa di Bosnia, la prima guerra mediatica dell'epoca moderna, ma anche la più travisata dai media. La versione politicamente corretta del conflitto offriva l'immagine di un governo prevalentemente musulmano, ma di fatto multiculturale, assediato da nazionalisti radicali, croati e serbi, decisi ad annientare i musulmani in Bosnia.<br />La verità ignorata era che la Bosnia fu il primo fronte della Jihad globale di al-Qa'ida, il primo evento internazionale da cui l'Islam trasse un enorme beneficio. John R. Schindler, un analista americano che trascorse quasi un decennio nell'area balcanica, ha svolto di quella guerra una penetrante analisi (Unholy Terror: Bosnia, Al-Qa'ida, and the Rise of Global Jihad, Zenith Press, St Paul, Minnesota 2007), che coincide in molti punti con quella dello studioso di geopolitica Alexandre Del Valle (Guerres contre l'Europe, Edition des Syrtes, Paris 2000).<br />Fu negli anni Novanta, in Bosnia, che al-Qa'ida, divenne la multinazionale del jihad, sotto la guida di Osama Bin Laden e dei suoi mujaheddin. L'Arabia Saudita, che aveva pagato con trentacinque milioni di dollari la costruzione della moschea di Roma, ne spese centinaia per finanziare i combattenti della guerriglia islamica, incoraggiando i giovani musulmani di tutto il mondo a intraprendere la guerra santa in Europa. Il primo atto della Bosnia indipendente, che restava un paese a maggioranza cristiana, fu l'adesione all'Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), che raccoglie 57 Paesi di religione musulmana, uniti dal fine di propagare la sharī'a nel mondo.<br />LE DUE LINEE STRATEGICHE DELL'ISLAM<br />Fin da allora appariva chiaro come l'Islam si muoveva secondo due linee strategiche. La linea "dolce" puntava sulla islamizzazione della società attraverso la rete delle moschee, che costituiscono un centro di propaganda politica e religiosa, ma anche di reclutamento militare, come quella di Milano, in viale Jenner, che fungeva da base operativa per far giungere uomini, denaro e armi in Bosnia. Espressione di questa strategia di espansione «gramsciana» sono i Fratelli Musulmani, fondati da Hasan al-Banna nel 1928, un movimento, come ricorda Magdi Allam, che «promuove l'islamizzazione della società a partire dal basso, tramite il controllo delle moschee, dei centri culturali islamici, delle scuole coraniche, di enti caritatevoli e di istituti finanziari» (Kamikaze made in Europe, Mondadori, Milano 2005, p. 22).<br />A questa linea strategica "dolce", si affianca, ma non si contrappone, quella "leninista", dell'islamismo...]]></itunes:summary><itunes:duration>613</itunes:duration><itunes:keywords>alqaeda,fratellimusulmani,isis,islam,roma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68b190d2146ac5569d30c0d309e5b28c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La schiava venduta all'asta 22 volte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-schiava-venduta-all-asta-22-volte--66396779</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3784" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3784</a><br /><br />LA SCHIAVA VENDUTA ALL'ASTA 22 VOLTE... PER IL CORANO LA DONNA E' UN OGGETTO<br />di Leone Grotti<br /> <br />«Ho lavorato in molti paesi, tra cui Bosnia, Congo, Sud Sudan, Somalia e Centrafrica. Ma non ho mai visto niente del genere. Non riesco a capire tanta disumanità. Mi sono sentita male». Così Zainab Bangura, rappresentante speciale dell'Onu per i crimini sessuali nelle zone di conflitto, ha parlato a Middle East Eye, descrivendo le atrocità compiute dallo Stato islamico sulle donne rapite in Iraq e Siria.<br />Bangura ha visitato di recente i campi profughi dove vivono decine di migliaia di persone scappate dalla guerra in Siria e Iraq. L'inviata dell'Onu ha incontrato molte donne, rapite dall'Isis e poi scappate, che le hanno raccontato le loro traversie. Nelle mani dei terroristi islamici si troverebbero ancora tra le 3.000 e le 5.000 donne, appartenenti soprattutto alla minoranza yazida, perseguitata in Iraq perché considerata eretica e colpita nell'agosto del 2014, con la conquista di Sinjar.<br />«Dopo aver attaccato un villaggio - racconta Bangura - l'Isis ha separato le donne dagli uomini, giustiziando questi ultimi e i bambini a partire dai 14 anni. Donne e madri sono state divise; le donne sono state denudate e dopo un test di verginità, sono state esaminate [e classificate in base a] bellezza e dimensioni del seno. Le più giovani e quelle considerate più belle venivano inviate a Raqqa con i prezzi più alti».<br />VENDUTA PER 22 VOLTE<br />Secondo l'inviata dell'Onu, c'è una precisa gerarchia: «Gli sceicchi hanno la prima scelta, poi vengono gli emiri e infine i combattenti. Spesso se ne prendono tre o quattro ciascuno e le tengono un mese o giù di lì, fino a che non si stufano e le rispediscono al mercato. Le schiave vengono vendute all'asta, i compratori tirano sul prezzo in modo selvaggio, facendolo abbassare se le ragazze sono piatte o bruttine».<br />Una delle storie più terribili riguarda una ragazza «venduta per 22 volte e un'altra, fuggita una prima volta, che ci ha raccontato che uno sceicco dopo averla ripresa le ha scritto il suo nome sul dorso della mano per mostrare che lei era la sua "proprietà"».<br />I membri dello Stato islamico trattano le donne proprio come animali: «Stupri, schiavitù sessuale, prostituzione forzata e altri atti di brutalità estrema vengono commessi. Abbiamo sentito di una ragazza di 20 anni bruciata viva perché si era rifiutata di compiere un atto sessuale estremo. Ma siamo venuti a conoscenza di altri atti sessuali sadici. Fatico a capire la mentalità di persone che commettano simili crimini».<br />TORNA LA SCHIAVITÙ COME PREVEDE IL CORANO<br />Sono gli stessi terroristi ad aver spiegato la loro mentalità a riguardo nel quarto numero della rivista jihadista, Dabiq. Scrivono gli islamisti: «Dopo la cattura, le donne yazide insieme ai loro bambini sono state divise tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni di Sinjar. In seguito, un quinto delle schiave sono state trasferite nel centro dello Stato islamico per essere divise come khums», cioè la quinta parte del bottino che Maometto storicamente teneva per sé e per la comunità. «Questa riduzione in schiavitù di famiglie politeiste è la prima probabilmente da quando è stata abbandonata la sharia. (...) Le yazide schiavizzate ora sono state vendute ai soldati dello Stato islamico».<br />La schiavitù forzata delle donne eretiche non viene solo presa come un fatto positivo, ma anche giustificata alla luce dell'islam: «Bisogna ricordare che rendere schiave le famiglie degli infedeli e prendere le loro donne come concubine è un aspetto stabilito in modo chiaro dalla sharia. E se qualcuno la negasse o la prendesse in giro, negherebbe e prenderebbe in giro i versi del Corano e le narrazioni del Profeta, e di conseguenza diventerebbe un apostata».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66396779</guid><pubDate>Wed, 03 Jun 2015 15:31:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66396779/la_schiava_venduta_all_asta.mp3" length="4190353" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3784

LA SCHIAVA VENDUTA ALL'ASTA 22 VOLTE... PER IL CORANO LA DONNA E' UN OGGETTO
di Leone Grotti
 
«Ho lavorato in molti paesi, tra cui Bosnia, Congo, Sud Sudan, Somalia e Centrafrica. Ma non ho mai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3784" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3784</a><br /><br />LA SCHIAVA VENDUTA ALL'ASTA 22 VOLTE... PER IL CORANO LA DONNA E' UN OGGETTO<br />di Leone Grotti<br /> <br />«Ho lavorato in molti paesi, tra cui Bosnia, Congo, Sud Sudan, Somalia e Centrafrica. Ma non ho mai visto niente del genere. Non riesco a capire tanta disumanità. Mi sono sentita male». Così Zainab Bangura, rappresentante speciale dell'Onu per i crimini sessuali nelle zone di conflitto, ha parlato a Middle East Eye, descrivendo le atrocità compiute dallo Stato islamico sulle donne rapite in Iraq e Siria.<br />Bangura ha visitato di recente i campi profughi dove vivono decine di migliaia di persone scappate dalla guerra in Siria e Iraq. L'inviata dell'Onu ha incontrato molte donne, rapite dall'Isis e poi scappate, che le hanno raccontato le loro traversie. Nelle mani dei terroristi islamici si troverebbero ancora tra le 3.000 e le 5.000 donne, appartenenti soprattutto alla minoranza yazida, perseguitata in Iraq perché considerata eretica e colpita nell'agosto del 2014, con la conquista di Sinjar.<br />«Dopo aver attaccato un villaggio - racconta Bangura - l'Isis ha separato le donne dagli uomini, giustiziando questi ultimi e i bambini a partire dai 14 anni. Donne e madri sono state divise; le donne sono state denudate e dopo un test di verginità, sono state esaminate [e classificate in base a] bellezza e dimensioni del seno. Le più giovani e quelle considerate più belle venivano inviate a Raqqa con i prezzi più alti».<br />VENDUTA PER 22 VOLTE<br />Secondo l'inviata dell'Onu, c'è una precisa gerarchia: «Gli sceicchi hanno la prima scelta, poi vengono gli emiri e infine i combattenti. Spesso se ne prendono tre o quattro ciascuno e le tengono un mese o giù di lì, fino a che non si stufano e le rispediscono al mercato. Le schiave vengono vendute all'asta, i compratori tirano sul prezzo in modo selvaggio, facendolo abbassare se le ragazze sono piatte o bruttine».<br />Una delle storie più terribili riguarda una ragazza «venduta per 22 volte e un'altra, fuggita una prima volta, che ci ha raccontato che uno sceicco dopo averla ripresa le ha scritto il suo nome sul dorso della mano per mostrare che lei era la sua "proprietà"».<br />I membri dello Stato islamico trattano le donne proprio come animali: «Stupri, schiavitù sessuale, prostituzione forzata e altri atti di brutalità estrema vengono commessi. Abbiamo sentito di una ragazza di 20 anni bruciata viva perché si era rifiutata di compiere un atto sessuale estremo. Ma siamo venuti a conoscenza di altri atti sessuali sadici. Fatico a capire la mentalità di persone che commettano simili crimini».<br />TORNA LA SCHIAVITÙ COME PREVEDE IL CORANO<br />Sono gli stessi terroristi ad aver spiegato la loro mentalità a riguardo nel quarto numero della rivista jihadista, Dabiq. Scrivono gli islamisti: «Dopo la cattura, le donne yazide insieme ai loro bambini sono state divise tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni di Sinjar. In seguito, un quinto delle schiave sono state trasferite nel centro dello Stato islamico per essere divise come khums», cioè la quinta parte del bottino che Maometto storicamente teneva per sé e per la comunità. «Questa riduzione in schiavitù di famiglie politeiste è la prima probabilmente da quando è stata abbandonata la sharia. (...) Le yazide schiavizzate ora sono state vendute ai soldati dello Stato islamico».<br />La schiavitù forzata delle donne eretiche non viene solo presa come un fatto positivo, ma anche giustificata alla luce dell'islam: «Bisogna ricordare che rendere schiave le famiglie degli infedeli e prendere le loro donne come concubine è un aspetto stabilito in modo chiaro dalla sharia. E se qualcuno la negasse o la prendesse in giro, negherebbe e prenderebbe in giro i versi del Corano e le narrazioni del Profeta, e di conseguenza diventerebbe un apostata».<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>262</itunes:duration><itunes:keywords>corano,donnaoggetto,isis,profeta,schiava</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/12027ff226f1edfad1300e1d8325a2a1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il mito islamico della conquista di Roma</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-mito-islamico-della-conquista-di-roma--64980069</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3663" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3663</a><br /><br />IL MITO ISLAMICO DELLA CONQUISTA DI ROMA di Giulio Meotti<br /> <br />La città è la calamita mistica di tutti i seguaci di Allah. I musulmani l'hanno già saccheggiata nell'846.<br />Prima la bandiera nera del Califfato che sventola sul Vaticano. Poi il Colosseo in fiamme e un mare di sangue che lo sommerge. Infine, l'annuncio del Califfato libico "siamo a sud di Roma". Nei video di propaganda dello Stato islamico abbondano le profezie di caduta e conquista di Roma con le parole di Abu Muhammed al Adnani, portavoce dello Stato islamico dell'Iraq e della Grande Siria: "Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne".<br />ROMA, QUARTA CITTÀ SANTA DELL'ISLAM?<br />C'è una lunga tradizione islamica che vuole fare di Roma, "Romiyyah", la quarta città santa dell'islam (dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme) e la base da cui l'islam potrà conquistare il mondo occidentale. Roma come luogo di attrazione ineffabile, come calamita mistica dell'universo islamico. E' una follia escatologica scritta col sangue, ma che ha una presa e un richiamo profondi non soltanto sull'Is, ma su tutti i movimenti islamisti contemporanei, compresi i convertiti. Come Roger Garaudy, l'intellettuale francese che nel 1986 lanciò la sua sfida: "Porterò l'islam a Roma". E' presente, seppure in forma ecumenica e democratica, anche nella costruzione della moschea di Roma, che venne annunciato come "il monumento all'islam più grande d'Europa",costata cinquanta milioni di dollari, trentacinque dei quali arrivati dall'Arabia Saudita.<br />Il fondamento di questa profezia è la trentesima Sura del Corano, detta ar Rum, "dei Romani". I fondamentalisti islamici leggono come verità eterne e letterali le sure del Corano. Ai suoi fedelissimi, nascosti nelle grotte di Tora Bora, Osama bin Laden era solito ripetere dal Corano "la sura della caverna". E anche per giustificare l'attacco alle Torri gemelle di New York, usò una sura, la quarta, che recita: "Dovunque siate vi coglierà la morte, anche se foste su altissime torri".<br />IL MITO ISLAMICO DI ERACLIO E LA CONQUISTA DI ROMA<br />La presa di Roma si basa sul mito islamico di Eraclio e una lettera che l'imperatore bizantino avrebbe scritto a Maometto riconoscendolo come "il messaggero di Dio citato nel nostro Nuovo Testamento: Gesù figlio di Maria ti aveva annunciato". Ahmad ibn Hanbal, il fondatore della scuola giuridica islamica hanbalita (oggi al potere in Arabia Saudita) riporta fra gli "hadith", i detti di Maometto, quello secondo cui il Profeta dell'islam avrebbe predetto che "la città di Eraclio (Costantinopoli) sarebbe caduta per prima, quindi Roma".<br />Nel 2003, in piena guerra irachena, Osama bin Laden tenne un discorso "contro la nuova Roma". Tre anni dopo, sulla scia della lezione di Papa Benedetto all'Università di Ratisbona, al Qaida lanciò il suo proclama: "Servi della croce, aspettatevi la sconfitta, i musulmani conquisteranno Roma come hanno conquistato Costantinopoli". E ancora, rivolgendosi a Ratzinger: "Tu e i tuoi romani sarete sconfitti come accade in Iraq, Afghanistan, Cecenia e altrove. Allah aprirà le porte di Roma ai musulmani, come ci ha promesso il messaggero e l'hadith, e come è successo a Costantinopoli". Su al Aqsa Tv, l'emittente del regime islamico di Hamas a Gaza, si susseguono sermoni sulla presa della città eterna.<br />Come quello del 12 marzo 2010: "La profezia della conquista di Roma resta valida, ad Allah piacendo. Proprio come Costantinopoli fu conquistata cinquecento anni fa, anche Roma sarà conquistata. Come possiamo procedere lungo il sentiero della rettitudine, se non siamo certi nella nostra convinzione che Roma sarà conquistata, come promesso dal Profeta Muhammad e come proclamato da Allah?". E a fantasticare sulla conquista e la conversione di Roma è stato soprattutto l'imam Yusuf al Qaradawi, mentore della Fratellanza musulmana, sceicco di base nel Qatar, una sorta di "papa dell'islam sunnita".<br />"L'islam ritornerà in Europa come conquistatore e vincitore, dopo esserne stato espulso due volte – una volta dal sud, dall'Andalusia, e una volta dall'est" ripete Qaradawi. "Costantinopoli fu conquistata, e resta la seconda parte della profezia, cioè la conquista di Roma. Questo significa che l'islam tornerà in Europa. L'islam è entrato in Europa due volte, e ne è dovuto uscire... Forse, se Allah lo vuole, la prossima conquista avverrà grazie alla predicazione e all'ideologia. Non è obbligatorio che la conquista avvenga per merito della spada". Sull'esempio di Qaradawi si sono mossi anche tanti imam sauditi. [...]<br />Questo mito nefasto si basa sulla precedente caduta della Nèa Rome costruita da Costantino sul Bosforo, che raccolse e custodì la tradizione imperiale, la cultura antica, e che fu il segnacolo estremo della cristianità alle soglie dell'islam. Fino a che, il 29 maggio 1453, una chiazza di sangue si allargò dal Bosforo e colò fino all'Europa: dopo un attacco massiccio per terra e per mare, Costantinopoli fu conquistata dai turchi.<br />Arrivarono ovunque le descrizioni dello sterminio, con i saccheggi, gli stupri, i riscatti richiesti per gli innumerevoli prigionieri, i sacrilegi, le crudeltà disumane. Fu un Is ante litteram. Contro gli islamici, Bisanzio si oppose con tutte le sue forze come grande e ultimo baluardo dell'occidente, come estremo lembo d'Europa. Eppure né l'Austria, né l'Ungheria né le repubbliche marinare né il Pontefice né gli Aragonesi di Napoli si mossero. L'Europa venne meno alla sua tradizione, ai suoi compiti storici, ai suoi impegni morali. Si apprezzò tutto il valore di Costantinopoli solo dopo il 1453, quando la marea turca dilagò nelle pianure dell'Europa orientale fino al Mediterraneo.<br />UN PRECEDENTE STORICO DIMENTICATO<br />La tradizione "romana" dell'islam affonda anche su un precedente storico che gli storici tendono a "dimenticare". La sua narrazione è contenuta in un libro dello studioso americano Andrew Bostom, "The Legacy of Jihad". "Scendendo le pendici dei Pirenei, gli arabi conquistarono l'Aquitania", scrive Bostom. "Nel 732 entrarono a Bordeaux, dove bruciarono tutte le chiese, e avanzarono fino alle porte di Poitiers, dando fuoco alla basilica di Sant'Ilario. Poi partirono per la capitale della cristianità gallica, Tours, il loro obiettivo spirituale e materiale".<br />Ma non ci arrivarono: un sabato di ottobre, il Comandante dei Franchi Carlo Martello li fermò poco distante da Poitiers. "Inoltre, trovarono le regioni mediterranee più attraenti.<br />Intorno al 734-735 presero d'assalto Arles e Avignone". Dalla costa della Provenza, nell'846 i musulmani sbarcarono alla foce del Tevere a Ostia, salirono il fiume, saccheggiarono le basiliche di San Pietro e San Paolo, ne violarono le tombe. Ogni anno dall'857 in poi hanno minacciato il litorale romano.<br />Al fine di sbarazzarsi di loro, Papa Giovanni VIII decise nell'878 di promettere loro un annuale pagamento di diverse migliaia di pezzi d'oro, finché Papa Giovanni X nel 915 guidò di persona la riscossa contro la base degli arabi alla foce del fiume Garigliano.<br />Le armate musulmane occuparono Bari e Brindisi per trent'anni, Taranto per quaranta, Benevento per dieci, attaccarono più volte Napoli, Capua, la Calabria, la Sardegna, distrussero l'abbazia di Montecassino; fecero scorrerie nell'Italia del nord, valicando le Alpi.<br />Per contrastare i predoni musulmani, Arduino Glabrione costruì sull'altura di Avigliana, in Val di Susa, un possente castello con alte torri. Oggi è uno dei più belli del Piemonte. L'intera penisola italiana venne esposta al jihad. L'epopea di Carlo Magno, popolarizzata nelle ottave dell'Ariosto, vive nelle pitture dei carretti siciliani e nei "pupi" dovunque in mostra tra Catania e Palermo, vede eroi musulmani, e conversioni e amori. San Giovanni degli eremiti a Palermo s'innesta su un'antica moschea, i villaggi montani della Liguria richiamano la struttura della Qasba islamica, e nessun italiano come nessun spagnolo e nessun provenzale è certo di non avere qualche goccia di sangue arabo nelle vene.<br />Ci fu il caso dei cinquecento monaci di San Vincenzo al Volturno, scannati dai musulmani e gettati nei gorghi del fiume. Edward Gibbon al capitolo 52 del suo "Declino e caduta dell'Impero Romano", scrive che se i musulmani non fossero stati sconfitti a Poitiers nel 711 "forse oggi l'interpretazione del Corano sarebbe insegnata nelle aule di Oxford, e i nostri pulpiti sarebbero calcati da chi predica la santa verità della rivelazione di Maometto".<br />Chissà cosa sarebbe successo se i saraceni non fossero stati fermati sulle rive del Tevere.<br />IL TERZO CAPITOLO<br />Ma c'è un ultimo, terzo capitolo di questa frenesia da fine dei tempi. Con la caduta di Costantinopoli, la tradizione ecclesiastica dell'impero, che aveva riunito potere temporale e spirituale nella persona dell'imperatore, si eclissò dall'Europa dei papi e passò alla "Terza Roma": Mosca. Durante il crollo dell'Unione sovietica, l'ayatollah Khomeini spedì una lettera a Mikhail Gorbaciov, in cui invitava il capo del Cremlino a "studiare l'islam" e gli chiedeva di "interessarsi a Dio" confinando il comunismo "nel museo della storia".<br />Negli stessi giorni, l'altro polo dell'islam, l'Arabia Saudita, inviava un milione di copie del Corano in Urss. Non a caso oggi in cima ai peggiori nemici dello Stato Islamico e dell'islam sunnita c'è la Russia di Putin.<br />Nelle allucinazioni islamiste la Cecenia, maomettana, soccorsa dalla Turchia, aiutata dall'Iran, doveva trasformarsi in un Afghanistan decuplicato e conficcato come una spina nel fianco dell'impero cristiano russo. La prima e la terza Roma de]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64980069</guid><pubDate>Sun, 15 Mar 2015 18:49:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64980069/il_mito_islamico_della_conquista_di_roma.mp3" length="11286613" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3663

IL MITO ISLAMICO DELLA CONQUISTA DI ROMA di Giulio Meotti
 
La città è la calamita mistica di tutti i seguaci di Allah. I musulmani l'hanno già saccheggiata nell'846.
Prima la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3663" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3663</a><br /><br />IL MITO ISLAMICO DELLA CONQUISTA DI ROMA di Giulio Meotti<br /> <br />La città è la calamita mistica di tutti i seguaci di Allah. I musulmani l'hanno già saccheggiata nell'846.<br />Prima la bandiera nera del Califfato che sventola sul Vaticano. Poi il Colosseo in fiamme e un mare di sangue che lo sommerge. Infine, l'annuncio del Califfato libico "siamo a sud di Roma". Nei video di propaganda dello Stato islamico abbondano le profezie di caduta e conquista di Roma con le parole di Abu Muhammed al Adnani, portavoce dello Stato islamico dell'Iraq e della Grande Siria: "Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne".<br />ROMA, QUARTA CITTÀ SANTA DELL'ISLAM?<br />C'è una lunga tradizione islamica che vuole fare di Roma, "Romiyyah", la quarta città santa dell'islam (dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme) e la base da cui l'islam potrà conquistare il mondo occidentale. Roma come luogo di attrazione ineffabile, come calamita mistica dell'universo islamico. E' una follia escatologica scritta col sangue, ma che ha una presa e un richiamo profondi non soltanto sull'Is, ma su tutti i movimenti islamisti contemporanei, compresi i convertiti. Come Roger Garaudy, l'intellettuale francese che nel 1986 lanciò la sua sfida: "Porterò l'islam a Roma". E' presente, seppure in forma ecumenica e democratica, anche nella costruzione della moschea di Roma, che venne annunciato come "il monumento all'islam più grande d'Europa",costata cinquanta milioni di dollari, trentacinque dei quali arrivati dall'Arabia Saudita.<br />Il fondamento di questa profezia è la trentesima Sura del Corano, detta ar Rum, "dei Romani". I fondamentalisti islamici leggono come verità eterne e letterali le sure del Corano. Ai suoi fedelissimi, nascosti nelle grotte di Tora Bora, Osama bin Laden era solito ripetere dal Corano "la sura della caverna". E anche per giustificare l'attacco alle Torri gemelle di New York, usò una sura, la quarta, che recita: "Dovunque siate vi coglierà la morte, anche se foste su altissime torri".<br />IL MITO ISLAMICO DI ERACLIO E LA CONQUISTA DI ROMA<br />La presa di Roma si basa sul mito islamico di Eraclio e una lettera che l'imperatore bizantino avrebbe scritto a Maometto riconoscendolo come "il messaggero di Dio citato nel nostro Nuovo Testamento: Gesù figlio di Maria ti aveva annunciato". Ahmad ibn Hanbal, il fondatore della scuola giuridica islamica hanbalita (oggi al potere in Arabia Saudita) riporta fra gli "hadith", i detti di Maometto, quello secondo cui il Profeta dell'islam avrebbe predetto che "la città di Eraclio (Costantinopoli) sarebbe caduta per prima, quindi Roma".<br />Nel 2003, in piena guerra irachena, Osama bin Laden tenne un discorso "contro la nuova Roma". Tre anni dopo, sulla scia della lezione di Papa Benedetto all'Università di Ratisbona, al Qaida lanciò il suo proclama: "Servi della croce, aspettatevi la sconfitta, i musulmani conquisteranno Roma come hanno conquistato Costantinopoli". E ancora, rivolgendosi a Ratzinger: "Tu e i tuoi romani sarete sconfitti come accade in Iraq, Afghanistan, Cecenia e altrove. Allah aprirà le porte di Roma ai musulmani, come ci ha promesso il messaggero e l'hadith, e come è successo a Costantinopoli". Su al Aqsa Tv, l'emittente del regime islamico di Hamas a Gaza, si susseguono sermoni sulla presa della città eterna.<br />Come quello del 12 marzo 2010: "La profezia della conquista di Roma resta valida, ad Allah piacendo. Proprio come Costantinopoli fu conquistata cinquecento anni fa, anche Roma sarà conquistata. 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Mai nessuno slogan è stato più ipocrita di questo, imposto dai mass media come reazione alla strage di Parigi del 7 gennaio. Che senso ha infatti parlare di Terrore senza aggiungere al sostantivo l'aggettivo "islamico"?<br />CONQUISTEREMO ROMA NEL NOME DI ALLAH<br />L'attacco alla redazione di "Charlie Hebdo" è stato perpetrato al grido di «Allah akbar!» per vendicare Maometto offeso dalle caricature e dietro i kalashnikov dei terroristi c'è una visione del mondo precisa: quella musulmana. Solo ora i servizi segreti occidentali cominciano a prendere sul serio le minacce di Abu Muhamad al Adnani, contenute in un comunicato multilingue diffuso il 21 settembre 2014 dal quotidiano on line "The Long War Journal".<br />«Conquisteremo Roma, spezzeremo le sue croci, faremo schiave le sue donne col permesso di Allah, l'Eccelso», ha dichiarato ai suoi seguaci il portavoce dello "Stato islamico", che non ha semplicemente ripetuto di sterminare gli "infedeli" ovunque si trovino, ma ha indicato loro anche le modalità: «Piazzate l'esplosivo sulle loro strade. Attaccate le loro basi, fate irruzione nelle loro case. Troncate loro la testa. Che non si sentano sicuri da nessuna parte! Se non potete trovare l'esplosivo o le munizioni, isolate gli Americani infedeli, i Francesi infedeli o non importa quale altro loro alleato: spaccate loro il cranio a colpi di pietra, uccideteli con un coltello, travolgeteli con le vostre auto, gettateli nel vuoto, soffocateli oppure avvelenateli».<br />Ci si illude che la guerra in corso non sia quella dichiarata dall'Islam all'Occidente, ma una guerra che si combatte all'interno del mondo musulmano e che l'unico modo per salvarsi sia di aiutare l'Islam moderato a sconfiggere l'Islam fondamentalista, come ha scritto sul "Corriere della Sera" dell'11 gennaio Sergio Romano, un osservatore che pure passa per intelligente. In Francia, lo slogan più ripetuto è quello di evitare l'"amalgama", ossia l'identificazione tra l'Islam moderato e quello radicale. Ma il fine comune a tutto l'Islam è la conquista dell'Occidente e del mondo. Chi non condivide questo obiettivo non è un moderato, semplicemente non è un buon musulmano.<br />MEZZI DIVERSI, STESSO SCOPO<br />Le divergenze, semmai, non riguardano il fine, ma i mezzi: i musulmani di Al Qaeda e dell'Isis hanno abbracciato la via leninista della azione violenta, mentre i Fratelli Musulmani utilizzano l'arma gramsciana dell'egemonia intellettuale. Le moschee sono il centro di propulsione di quella guerra culturale che Bat Ye'or definisce il soft-jihad, mentre con il termine hard-jihad definisce la guerra militare per terrorizzare e annientare il nemico. Si può discutere, e certamente si discute all'interno dell'Islam, sulla scelta dei mezzi, ma c'è concordia sull'obiettivo finale, l'estensione al mondo della sharia'a, la legge coranica.<br />Islam è in ogni caso un sostantivo verbale traducibile con "sottomissione". La sottomissione per evitare il Terrore, lo scenario del futuro europeo immaginato dal romanziere Michel Houellebecq nel suo ultimo libro, precipitosamente ritirato dalle librerie francesi. No al Terrore significa per i nostri uomini politici no alla sottomissione violenta degli jihadisti, sì ad una sottomissione pacifica, che porti dolcemente l'Occidente in una condizione di dhimmitudine.<br />L'Occidente si dice disposto ad accettare un Islam "dal volto umano", ma in realtà, ciò che dell'Islam rifiuta non è solo la violenza, ma anche il suo assolutismo religioso. Per l'Occidente c'è licenza di uccidere in nome del relativismo morale, ma non in nome di valori assoluti. Eppure l'aborto è sistematicamente praticato in tutti i Paesi occidentali e nessuno dei capi di Stato che hanno sfilato a Parigi contro il Terrore lo ha mai condannato. Ma cos'è l'aborto se non la legalizzazione del Terrore, il Terrore di Stato promosso, incoraggiato, giustificato? Che diritto hanno i leader occidentali di manifestare contro il Terrore?<br />RIVOLUZIONE FRANCESE HA INVENTATO IL "TERRORE"<br />Su "La Repubblica" del 13 gennaio 2015, mentre l'ex capo di Lotta Continua Adriano Sofri celebra L'Europa che rinasce sotto la Bastiglia, la filosofa postmoderna Julia Kristeva, cara al cardinale Ravasi, afferma che «la piazza illuminista ha salvato l'Europa», e che «di fronte al rischio che stavano correndo, libertà, uguaglianza e fratellanza hanno smesso di essere concetti astratti, incarnandosi in milioni di persone». Ma chi ha inventato il Terrore se non la Francia repubblicana, che lo ha usato per annientare tutti gli oppositori alla Rivoluzione francese? L'ideologia e la prassi del terrorismo si affacciano per la prima volta nella storia con la Rivoluzione francese, soprattutto a partire dal 5 settembre 1793, quando il "Terrore" fu messo dalla Convenzione all'ordine del giorno e divenne una parte essenziale del sistema rivoluzionario. Il primo genocidio della storia, quello vandeano, venne perpetrato in nome degli ideali repubblicani di libertà, uguaglianza e fratellanza. Il comunismo che pretese di portare a compimento il processo di secolarizzazione inaugurato dalla Rivoluzione francese, attuò la massificazione del terrore su scala planetaria, provocando, in meno di settant'anni, oltre 200 milioni di morti. E che cos'è il terrorismo islamico se non una contaminazione della "filosofia del Corano" con la prassi marx-illuminista importata dall'Occidente?<br />"Charlie Hebdo" è un giornale in cui, fin dalla sua fondazione, la satira è stata posta al servizio di una filosofia di vita libertaria, che affonda le sue radici nell'illuminismo anticristiano. Il giornale satirico francese è stato reso noto dalle sue caricature di Maometto, ma non vanno dimenticate le disgustose vignette blasfeme pubblicate nel 2012 per rivendicare l'unione omosessuale. I redattori di "Charlie Hebdo" possono essere considerati un'espressione estrema ma coerente della cultura relativista ormai diffusa in tutto l'Occidente, così come i terroristi che gli hanno sterminati possono essere considerati espressione estrema ma coerente dell'odio contro l'Occidente di tutto il vasto mondo islamico.<br />RELATIVISMO E ISLAMISMO<br />Coloro che rivendicano l'esistenza di una Verità assoluta e oggettiva vengono equiparati dai neoilluministi ai fondamentalisti islamici. Mai noi equipariamo il relativismo all'islamismo, perché entrambi sono accomunati dal fanatismo. Il fanatismo non è l'affermazione della verità, ma lo squilibrio intellettuale ed emotivo che nasce dall'allontanamento della verità. E c'è una sola verità in cui il mondo può trovare la pace, che è la tranquillità dell'ordine: Gesù Cristo, Figlio di Dio, a cui tutte le cose devono essere ordinate in Cielo in terra, perché si realizzi la pace di Cristo nel Regno di Cristo additata come l'ideale di ogni cristiano da Papa Pio XI nella enciclica Quas Primas dell'11 dicembre 1925.<br />Non si può combattere l'Islam in nome dell'illuminismo e tanto meno del relativismo. Ciò che sola vi si può opporre è la legge naturale e divina, negata in radice sia dal relativismo che dall'Islam. Per questo leviamo in alto quel Crocifisso che il laicismo e l'islamismo rigettano e ne facciamo una bandiera di vita e di azione. «Noi ‒ affermava san Paolo ‒ predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (I Cor 1, 23). Potremmo ripetere: «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i musulmani e stoltezza per i laicisti».<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63819700</guid><pubDate>Wed, 28 Jan 2015 18:07:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63819700/la_falsa_distinzione_tra_islam_moderato_e_islam_radicale.mp3" length="11327155" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3594

LA FALSA DISTINZIONE TRA ISLAM MODERATO E ISLAM RADICALE di Roberto De Mattei
 
Marcher contre la Terreur , "Marcia contro il Terrore", è stato il titolo con cui "Le Monde", il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3594" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3594</a><br /><br />LA FALSA DISTINZIONE TRA ISLAM MODERATO E ISLAM RADICALE di Roberto De Mattei<br /> <br />Marcher contre la Terreur , "Marcia contro il Terrore", è stato il titolo con cui "Le Monde", il "Corriere della Sera" e i principali giornali occidentali hanno presentato la grande sfilata laicista dell'11 gennaio. Mai nessuno slogan è stato più ipocrita di questo, imposto dai mass media come reazione alla strage di Parigi del 7 gennaio. Che senso ha infatti parlare di Terrore senza aggiungere al sostantivo l'aggettivo "islamico"?<br />CONQUISTEREMO ROMA NEL NOME DI ALLAH<br />L'attacco alla redazione di "Charlie Hebdo" è stato perpetrato al grido di «Allah akbar!» per vendicare Maometto offeso dalle caricature e dietro i kalashnikov dei terroristi c'è una visione del mondo precisa: quella musulmana. Solo ora i servizi segreti occidentali cominciano a prendere sul serio le minacce di Abu Muhamad al Adnani, contenute in un comunicato multilingue diffuso il 21 settembre 2014 dal quotidiano on line "The Long War Journal".<br />«Conquisteremo Roma, spezzeremo le sue croci, faremo schiave le sue donne col permesso di Allah, l'Eccelso», ha dichiarato ai suoi seguaci il portavoce dello "Stato islamico", che non ha semplicemente ripetuto di sterminare gli "infedeli" ovunque si trovino, ma ha indicato loro anche le modalità: «Piazzate l'esplosivo sulle loro strade. Attaccate le loro basi, fate irruzione nelle loro case. Troncate loro la testa. Che non si sentano sicuri da nessuna parte! Se non potete trovare l'esplosivo o le munizioni, isolate gli Americani infedeli, i Francesi infedeli o non importa quale altro loro alleato: spaccate loro il cranio a colpi di pietra, uccideteli con un coltello, travolgeteli con le vostre auto, gettateli nel vuoto, soffocateli oppure avvelenateli».<br />Ci si illude che la guerra in corso non sia quella dichiarata dall'Islam all'Occidente, ma una guerra che si combatte all'interno del mondo musulmano e che l'unico modo per salvarsi sia di aiutare l'Islam moderato a sconfiggere l'Islam fondamentalista, come ha scritto sul "Corriere della Sera" dell'11 gennaio Sergio Romano, un osservatore che pure passa per intelligente. In Francia, lo slogan più ripetuto è quello di evitare l'"amalgama", ossia l'identificazione tra l'Islam moderato e quello radicale. Ma il fine comune a tutto l'Islam è la conquista dell'Occidente e del mondo. Chi non condivide questo obiettivo non è un moderato, semplicemente non è un buon musulmano.<br />MEZZI DIVERSI, STESSO SCOPO<br />Le divergenze, semmai, non riguardano il fine, ma i mezzi: i musulmani di Al Qaeda e dell'Isis hanno abbracciato la via leninista della azione violenta, mentre i Fratelli Musulmani utilizzano l'arma gramsciana dell'egemonia intellettuale. Le moschee sono il centro di propulsione di quella guerra culturale che Bat Ye'or definisce il soft-jihad, mentre con il termine hard-jihad definisce la guerra militare per terrorizzare e annientare il nemico. Si può discutere, e certamente si discute all'interno dell'Islam, sulla scelta dei mezzi, ma c'è concordia sull'obiettivo finale, l'estensione al mondo della sharia'a, la legge coranica.<br />Islam è in ogni caso un sostantivo verbale traducibile con "sottomissione". La sottomissione per evitare il Terrore, lo scenario del futuro europeo immaginato dal romanziere Michel Houellebecq nel suo ultimo libro, precipitosamente ritirato dalle librerie francesi. No al Terrore significa per i nostri uomini politici no alla sottomissione violenta degli jihadisti, sì ad una sottomissione pacifica, che porti dolcemente l'Occidente in una condizione di dhimmitudine.<br />L'Occidente si dice disposto ad accettare un Islam "dal volto umano", ma in realtà, ciò che dell'Islam rifiuta non è solo la violenza, ma anche il suo assolutismo religioso. Per...]]></itunes:summary><itunes:duration>708</itunes:duration><itunes:keywords>falsadistinzione,islam,moderato,radicale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0abe358bf2013bae7d81c8f7029f44ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettere alla redazione: studenti islamici dichiarano in classe che tutti gli ebrei devono essere sterminati</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettere-alla-redazione-studenti-islamici-dichiarano-in-classe-che-tutti-gli-ebrei-devono-essere-sterminati--58137594</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2628" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2628</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: STUDENTI ISLAMICI DICHIARANO IN CLASSE CHE TUTTI GLI EBREI DEVONO ESSERE STERMINATI, MA IL PRESIDE MINIMIZZA L'ACCADUTO di Cristiano Giombetti<br /><br />Cara redazione di BastaBugie,<br />è molto umiliante e triste dover essere testimone delle dichiarazioni di studenti islamici che dichiarano in classe - lo stesso caso in due differenti scuole superiori - che: «Tutti gli ebrei devono essere sterminati, l'Olocausto è solo un'invenzione propagandistica degli ebrei, le Sacre Scritture dei cristiani sono state falsificate dagli ebrei, ecc.». Nella prima scuola il "preside" ha deciso che una nota circostanziata posta sul registro dall'insegnante è più che sufficiente, nella seconda scuola la "preside" - femminista, militante del PD, nubile con due figli avuti da due diversi padri, convivente con un terzo uomo - a qualche giorno dalla celebrazione della Giornata della Memoria ha dichiarato di voler soprassedere e ignorare le affermazioni dell'alunno mussulmano. E intanto, in quella stessa scuola quelli che hanno potuto optare per l'insegnamento della religione cattolica si lamentano che molti insegnanti non prendono provvedimenti a carico degli alunni che bestemmiano in classe o durante la ricreazione, che per Natale non abbiano potuto realizzare un presepio e che in alcune aule manca il crocifisso. «Per quanto mi riguarda ritengo che il crocifisso non debba esserci in una scuola non religiosa.» Questa è stata la risposta all'insegnante che le aveva chiesto spiegazioni. La stessa "preside", qualche settimana prima, nel corso di un incontro collegiale, non aveva detto niente ad una collega incinta che aveva annunciato che: «Se è un maschio... abortisco!», ma aveva rimproverato all'insegnante di religione di aver detto ai suoi alunni nel corso di una lezione che l'aborto è un omicidio! Tutto questo non succede nella comunista Rep. Popolare Cinese, ma nella "democratica" Rep. Italiana, in una città del civilissimo nord est...<br />Bernardo (d'oscura valle)<br />Caro Bernardo,<br />ti salutiamo di cuore.<br />Sono molto gravi gli episodi che ci riporti con cosi grande cura, ma sappiamo bene, purtroppo, che tali fatti si verificano quotidianamente, se non quasi, in moltissimi ambienti lavorativi ed istituzioni come la scuola.<br />Mi vengono in mente le parole profetiche del Signore quando dice: "Un servo non è più grande del suo padrone; se hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi." (Gv 15,20). Esistono diversi modi per "perseguitare" una determinata categoria di persone e i più pericolosi sono quelli meno palesi e meno diretti. Noi cristiani viviamo in un'epoca in cui il nemico dell'umanità, il principe di questo mondo, ha ottenuto abbastanza potere per agire con forza nella quotidianità al fine di portare alla dannazione quante più anime possibili.<br />Non dobbiamo stupirci tanto del fatto che lui agisca per rovinare la nostra esistenza quanto del fatto che, nella sua grande intelligenza, riesce a farlo tramite mezzi apparentemente innocui, ma in realtà molto più pericolosi degli altri. E' un dato di fatto che c'è maggior possibilità di difendersi da un nemico che si sa tale che da uno che si ignora essere tale, perché si è impreparati ad affrontarlo. Lo Spirito stesso attesta per bocca dell'Apostolo che: "Satana si traveste da angelo di luce" (2 Cor 11,14).<br />Dobbiamo lottare con tutte le forze contro le ingiustizie e testimoniare la nostra fede sempre e dovunque, nei momenti opportuni e inopportuni, ma abbiamo una speranza che non muore: " Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58137594</guid><pubDate>Fri, 01 Feb 2013 11:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58137594/lettere_alla_redazione.mp3" length="4937812" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2628

LETTERE ALLA REDAZIONE: STUDENTI ISLAMICI DICHIARANO IN CLASSE CHE TUTTI GLI EBREI DEVONO ESSERE STERMINATI, MA IL PRESIDE MINIMIZZA L'ACCADUTO di Cristiano Giombetti

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