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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Immigrazione - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=28</link><description><![CDATA[Siamo sicuri che non sia in corso un'invasione dell'Italia e dell'Europa?]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572859/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>News</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e739ab04033d09ef85964b6a749958af.jpg</url><title>Immigrazione - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=28</link></image><lastBuildDate>Tue, 06 Oct 2026 21:35:50 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e739ab04033d09ef85964b6a749958af.jpg"/><itunes:subtitle>Siamo sicuri che non sia in corso un'invasione dell'Italia e dell'Europa?</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Siamo sicuri che non sia in corso un'invasione dell'Italia e dell'Europa?]]></itunes:summary><itunes:category text="News"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>29414a96-0b95-5161-9e2a-680d212ef048</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Francia a ferro e fuoco: prove generali per la sinistra di Melenchon</title><link>https://www.spreaker.com/episode/francia-a-ferro-e-fuoco-prove-generali-per-la-sinistra-di-melenchon--75601288</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8686" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8686</a><br /><br />FRANCIA A FERRO E FUOCO: PROVE GENERALI PER LA SINISTRA DI MELENCHON<br />di Lorenza Formicola<br /> <br />Oltre mille licei in rivolta, duemila i ragazzi arrestati, più di trecento tra poliziotti e vigili del fuoco feriti gravemente. È il bilancio, temporaneo, di venerdì 2 ottobre di una Francia collassata su se stessa. Mentre le rivolte studentesche sono in corso, i danni ammontano già a circa 10 milioni di euro. <br />Tutto è cominciato il 21 settembre nelle periferie di Parigi, con una protesta che sembrava di quelle di routine: mancano gli insegnanti, mancano i mezzi, la scuola pubblica si sgretola. Oggi quella protesta è un'emergenza nazionale fatta di scontri, incendi, devastazioni, aggressioni. Giovedì, secondo fonti governative, «900 scuole sono state interessate da disordini» e tra gli arrestati il 90% sono minorenni. L'Igpn (Inspection générale de la Police nationale), la «polizia delle polizie», ha aperto tre inchieste su agenti accusati di mano pesante contro ragazzi in piazza. Venerdì, intanto, 564 esercizi commerciali hanno dovuto interrompere il servizio perché presi d'assalto da quegli stessi ragazzini.<br />I giovanissimi che sono scesi in piazza in queste settimane, sfilano a volto coperto e come mantelli usano le bandiere della Palestina o le kefiah, esibiscono cartelli e gridano slogan che suonano: «Siamo stufi di Parcoursup - il portale che gestisce l'orientamento e le iscrizioni al primo anno di università -» e «del Rassemblement National»; «meno repressione, più risorse per l'istruzione»; «vogliamo il Bac, non la BAC» (la maturità, non la Brigata anti-criminale), «lo Stato ci ignora, la pressione ci divora». E poi: «Palestina libera», «dalle 8 alle 18 non si può».<br /><br />PENTOLA A PRESSIONE<br />Dire «pentola a pressione» è poco. Al liceo Victor-Hugo, a Marsiglia, durante un tentativo di incendio dell'istituto, il preside e diversi membri del direttivo della scuola, sono stati cosparsi di benzina. In città è stato dato completamente alle fiamme un mezzo dei pompieri. Nantes, Tolosa, Pantin, Parigi hanno visto i licei bruciare. Ma roghi ci sono stati anche a Nizza, Strasburgo, Digione, Bordeaux. Mezzi pubblici dati alle fiamme, negozi saccheggiati, autobus, tram e metropolitane fermi in mezza Francia dopo le aggressioni agli autisti e i mezzi dati in fiamme in corsa.<br />Il prefetto di polizia di Parigi, Patrice Faure, ha segnalato alla Procura di Bobigny il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko, esponente di La France insoumise, per «istigazione a delinquere» in relazione alle proteste. A far discutere sono i video che lo ritraggono accanto a un cassonetto in fiamme, sorridente, mentre viene raggiunto dagli studenti che scandiscono il suo nome. Nella stessa Saint-Denis, dove i francesi sono minoranza, i ragazzi artefici delle devastazioni vanno in giro con la bandiera della Tunisia come bandana. <br />Stanno facendo il giro del mondo le immagini di una poliziotta che scappa da un gruppo di ragazzini, che la braccano e la prendono a calci gridando, «Uccidetela!», «Nel nome di Allah». Insieme alla fotografia di un pompiere avvolto dalle fiamme mentre è circondato da decine di studenti che ridono e lo filmano. Le fotografie di quel che è stato sequestrato solo nella giornata di venerdì fanno paura. Un quindicenne è stato arrestato, ancora ieri, mentre ha provato ad uccidere il suo professore di spagnolo. Il ministro dell'Istruzione, disperato, ha chiesto aiuto ai genitori.<br /><br />ATTACCHEREMO OGNI STAZIONE DI POLIZIA<br />Tra gli arrestati in queste ore c'è Ritchy Thibault, l'anarchico di 23 anni ed ex assistente parlamentare di Ersilia Soudais, parlamentare di Mélenchon. In un video lo si vede incalzare una folla di liceali: «Attaccheremo ogni stazione di polizia. Domani daremo fuoco all'Eliseo. Il 17 ottobre sarà mille volte peggio dei Gilet gialli. Siete pronti? Costruiremo barricate. Inizieremo una rivoluzione». È lo stesso soggetto che dal 2023 è nella «lista S», quella dei sorvegliati dai servizi di sicurezza perché tra i promotori di decine di piazze ProPal e per aver coniato lo slogan, «l'unica strada percorribile nelle vie di Parigi è l'intifada». L'anno dopo, a una manifestazione contro l'islamofobia, invocò «brigate popolari di autodifesa».<br />Quello che sta andando in scena in Francia non è un secondo movimento dei Gilet gialli. Ridurlo all'elenco dei mali del Paese sarebbe fin troppo facile. I giovanissimi protestano contro un tutto generico. È in questo vuoto che si inserisce Mélenchon. Fin dal primo giorno i deputati di Lfi hanno partecipato alle occupazioni: discorsi, canti, balli con gli studenti a Lilla, Rennes, Tolosa, Albi, Rouen, Clermont-Ferrand, Bègles e Avignone. Bisogna ricordare che il deputato Louis Boyard ha presieduto l'Union syndicale lycéenne, sigla liceale in prima linea nelle proteste, oggi guidata da Riyad Rani, già candidato in una lista della France Insoumise alle ultime municipali.<br />Sui social diversi eletti hanno rilanciato lo slogan «Gloire aux lycéens», e Mélenchon ha invitato «genitori e militanti insoumis» a «opporsi alla barbarie della polizia». Per il primo ministro Sébastien Lecornu, Lfi sarebbe «all'origine del movimento» degenerato in «violenza urbana». Una lettura analoga arriva dai servizi di intelligence. Per loro le origini del movimento risiedono «chiaramente nella manipolazione delle strutture sindacali studentesche e dei movimenti vicini all'estrema sinistra». I servizi hanno recuperato i video rilanciati su TikTok per chiamare alla mobilitazione: «Tirate fuori i mortai», «Venite in tanti, portate mortai, estintori, bombe, molotov». Ma anche i volantini della Gioventù comunista ai margini delle proteste. Individuando come gli appelli sui social replicano le medesime formule lanciate nel marzo 2023 da Louis Boyard, deputato di Lfi, durante lo scontro sulla riforma delle pensioni. <br /><br />CONFLITTUALIZZARE TUTTO<br />La Francia ci ha fatto il callo, dice qualcuno. Ha già visto i Gilet gialli, le rivolte degli immigrati durante il lockdown, le notti di devastazioni dopo i trionfi del Paris Saint-Germain. Ma è proprio per questo che la partita si fa politicamente interessante. Mélenchon la riassume da anni in due parole: «conflittualizzare tutto». Ogni manifestazione, per lui, è un mattone da aggiungere a un muro più grande, e quello dei licei arriva al momento giusto. La sinistra estrema lo usa per provare la «convergenza delle lotte»: funzionari, studenti e lavoratori tutti, ciascuno con la sua rabbia, spinti dentro un'unica contestazione dell'ordine esistente. Anche perché c'è una domanda che insiste sulle devastazioni da guerra civile e senza precedenti: perché scendere in piazza contro un Governo che tra pochi mesi non ci sarà più e ad oggi non dispone di risorse in grado di accontentare nessuno?<br />I futurologi avevano messo in conto le rivolte in caso di ballottaggio contro Marine Le Pen. Ma il presente racconta degli insoumis che difendono i ragazzi e gridano al razzismo quando la polizia alza la voce, soprattutto nelle banlieue abitate da quelli che Mélenchon chiama «racisés», le minoranze visibili di origine araba o africana. Il caos si diffonde così sotto la bandiera dell'antirazzismo: «il comunismo del XXI secolo», come lo aveva definito il filosofo Finkielkraut, avvertendoci del pericolo.<br />Mélenchon sa tutto. E sopratutto che i giovani sono già con lui. Secondo un sondaggio Ipsos per Le Monde, il 40% dei 18-24enni voterà Mélenchon alle presidenziali, contro il 20% per Marine Le Pen e appena il 5% per Raphaël Glucksmann. È con loro, i giovanissimi che si sta crescendo, che il leader dell'estrema sinistra spera di arrivare al ballottaggio. E chissà, magari vincerlo. E, allora, se i licei in fiamme fossero soltanto un atto di una campagna elettorale già cominciata da un pezzo? Da una parte Le Pen, voce della Francia di provincia; dall'altra Mélenchon, campione delle banlieue. In mezzo, la rivolta dei licei che potrebbero rispondere a una strategia precisa: far fermentare il disordine per arrivare alle elezioni nazionali con le proprie idee già piantate nelle strade. Ma anche una buona porzione di antipasto di quello che succederà se dovesse vincere Le Pen.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/75601288</guid><pubDate>Tue, 06 Oct 2026 20:20:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/75601288/francia_a_ferro_e_fuoco.mp3" length="8080031" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8686

FRANCIA A FERRO E FUOCO: PROVE GENERALI PER LA SINISTRA DI MELENCHON
di Lorenza Formicola
 
Oltre mille licei in rivolta, duemila i ragazzi arrestati, più di trecento tra poliziotti e vigili del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8686" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8686</a><br /><br />FRANCIA A FERRO E FUOCO: PROVE GENERALI PER LA SINISTRA DI MELENCHON<br />di Lorenza Formicola<br /> <br />Oltre mille licei in rivolta, duemila i ragazzi arrestati, più di trecento tra poliziotti e vigili del fuoco feriti gravemente. È il bilancio, temporaneo, di venerdì 2 ottobre di una Francia collassata su se stessa. Mentre le rivolte studentesche sono in corso, i danni ammontano già a circa 10 milioni di euro. <br />Tutto è cominciato il 21 settembre nelle periferie di Parigi, con una protesta che sembrava di quelle di routine: mancano gli insegnanti, mancano i mezzi, la scuola pubblica si sgretola. Oggi quella protesta è un'emergenza nazionale fatta di scontri, incendi, devastazioni, aggressioni. Giovedì, secondo fonti governative, «900 scuole sono state interessate da disordini» e tra gli arrestati il 90% sono minorenni. L'Igpn (Inspection générale de la Police nationale), la «polizia delle polizie», ha aperto tre inchieste su agenti accusati di mano pesante contro ragazzi in piazza. Venerdì, intanto, 564 esercizi commerciali hanno dovuto interrompere il servizio perché presi d'assalto da quegli stessi ragazzini.<br />I giovanissimi che sono scesi in piazza in queste settimane, sfilano a volto coperto e come mantelli usano le bandiere della Palestina o le kefiah, esibiscono cartelli e gridano slogan che suonano: «Siamo stufi di Parcoursup - il portale che gestisce l'orientamento e le iscrizioni al primo anno di università -» e «del Rassemblement National»; «meno repressione, più risorse per l'istruzione»; «vogliamo il Bac, non la BAC» (la maturità, non la Brigata anti-criminale), «lo Stato ci ignora, la pressione ci divora». E poi: «Palestina libera», «dalle 8 alle 18 non si può».<br /><br />PENTOLA A PRESSIONE<br />Dire «pentola a pressione» è poco. Al liceo Victor-Hugo, a Marsiglia, durante un tentativo di incendio dell'istituto, il preside e diversi membri del direttivo della scuola, sono stati cosparsi di benzina. In città è stato dato completamente alle fiamme un mezzo dei pompieri. Nantes, Tolosa, Pantin, Parigi hanno visto i licei bruciare. Ma roghi ci sono stati anche a Nizza, Strasburgo, Digione, Bordeaux. Mezzi pubblici dati alle fiamme, negozi saccheggiati, autobus, tram e metropolitane fermi in mezza Francia dopo le aggressioni agli autisti e i mezzi dati in fiamme in corsa.<br />Il prefetto di polizia di Parigi, Patrice Faure, ha segnalato alla Procura di Bobigny il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko, esponente di La France insoumise, per «istigazione a delinquere» in relazione alle proteste. A far discutere sono i video che lo ritraggono accanto a un cassonetto in fiamme, sorridente, mentre viene raggiunto dagli studenti che scandiscono il suo nome. Nella stessa Saint-Denis, dove i francesi sono minoranza, i ragazzi artefici delle devastazioni vanno in giro con la bandiera della Tunisia come bandana. <br />Stanno facendo il giro del mondo le immagini di una poliziotta che scappa da un gruppo di ragazzini, che la braccano e la prendono a calci gridando, «Uccidetela!», «Nel nome di Allah». Insieme alla fotografia di un pompiere avvolto dalle fiamme mentre è circondato da decine di studenti che ridono e lo filmano. Le fotografie di quel che è stato sequestrato solo nella giornata di venerdì fanno paura. Un quindicenne è stato arrestato, ancora ieri, mentre ha provato ad uccidere il suo professore di spagnolo. Il ministro dell'Istruzione, disperato, ha chiesto aiuto ai genitori.<br /><br />ATTACCHEREMO OGNI STAZIONE DI POLIZIA<br />Tra gli arrestati in queste ore c'è Ritchy Thibault, l'anarchico di 23 anni ed ex assistente parlamentare di Ersilia Soudais, parlamentare di Mélenchon. In un video lo si vede incalzare una folla di liceali: «Attaccheremo ogni stazione di polizia. Domani daremo fuoco all'Eliseo. 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La sua colpa? Aver chiesto al gruppo di giovani di smetterla di tirare bottiglie di vetro alla saracinesca di un negozio. La domanda: cosa sta succedendo ai giovani, che sembrano essere diventati violenti? Ottima domanda, ma la vicenda offre un ventaglio di spunti molto più ampio.<br />Prima di arrivare al cuore del problema, soffermiamoci su come è stata data la notizia. Partiamo da «L'uomo cade e batte la testa»; ah, quindi è stata una disgrazia. No: è stato proprio aggredito e ucciso di botte. Proseguiamo con l'immancabile «Sono stati aggrediti, non sono criminali»; povere vittime, sono state aggredite; e l'ucciso, ovviamente, la sarebbe cercata? Infine: «un gruppo di ragazzi, circa una decina, che sarebbero tutti italiani»; ovviamente falso (erano rumeni), ma su questo torneremo.<br />Un primo tema è, ovviamente, la qualità del giornalismo italiano: dove sta il confine tra informazione e propaganda? Qual è il ruolo del giornalista, informare o modificare la «percezione» in base ai desiderata del momento? Secondo la classica definizione, il giornalismo è «il cane da guardia del potere»; nel senso che obbedisce al potere e aggredisce chi lo critica? Ma torniamo all'ultimo punto: i giovani erano tutti rumeni, cioè stranieri, immigrati. Eccolo, l'elefante nella stanza: la correlazione tra l'immigrazione che l'Italia ha subito negli ultimi anni e l'aumento della criminalità, in particolare i reati contro la persona.<br />GLI IMMIGRATI COMMETTONO MOLTI PIÙ REATI DEGLI ITALIANI<br />I dati dicono chiaramente che gli immigrati commettono molti più reati degli italiani e che il fenomeno è in aumento; per quanto riguarda i reati sessuali (non considerando quelli contro gli animali) i numeri sono ancora peggiori. Ma anche i dati ufficiali sono comunque falsati: gli «italiani di seconda generazione», cioè i figli di immigrati, non vengono considerati immigrati. Beh, che c'entra? Essendo «italiani» dovrebbero delinquere come gli italiani, cioè meno degli immigrati, giusto? Sbagliato. Uno studio tedesco, ad esempio, ha rilevato che mentre la prima generazione di lavoratori ospiti aveva tassi di criminalità comparabili a quelli dei tedeschi, la seconda e la terza generazione mostravano un trend in crescita.<br />A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: «Ma io conosco un giovane immigrato, o un "italiano di seconda generazione", ed è un bravo ragazzo». Non ne dubito; ma questa obiezione tradisce un problema cognitivo diffuso, ossia l'incapacità di distinguere tra l'eccezione e la tendenza statistica. Che una persona sia onesta non smentisce il dato aggregato, così come un fumatore che vive cent'anni non dimostra che il fumo non faccia male. La statistica non parla di singoli, ma di probabilità e frequenze. Detto questo, cerchiamo di capire da cosa dipende la maggiore incidenza di reati tra alcune popolazioni immigrate. Non certo dal fatto di essere immigrati in sé - lo dimostra il bassissimo tasso di delinquenza tra gli asiatici orientali - né da presunti fattori genetici o razziali.<br />L'IMMIGRAZIONE È L'ELEFANTE NELLA STANZA<br />Da cosa, dunque, dipende questo fenomeno? Se gli «italiani di seconda generazione» sono cresciuti in Italia e, quindi, nello stesso ambiente culturale dei loro coetanei autoctoni, da dove deriva questa differenza? Forse dalla cultura patriarcale maschilista italiana? Dall'alimentazione? Dalla musica rap o dai videogiochi? Riflettiamo un attimo. Tra le varie influenze culturali che incidono sulla formazione di un bambino, di un ragazzo e di un giovane, la principale è senz'altro la famiglia; che tende a conservare la cultura di provenienza persino più di quanto facciano i connazionali rimasti in patria.<br />Questo vale anche per gli italiani: mentre in Italia il linguaggio, la cultura e le mode alimentari sono cambiate, nelle comunità italiane all'estero il tempo sembra essersi fermato al secolo scorso. Ed è innegabile che culture diverse hanno atteggiamenti diversi nei confronti della violenza. Anche in Italia, tra i fenomeni che hanno contribuito al Biennio Rosso (1919-1920) e al successivo squadrismo fascista, c'è la violenza alla quale i giovani sono stati esposti nelle trincee della Prima Guerra Mondiale; è un fenomeno culturale, non genetico o razziale.<br />C'è poi il trauma dell'immigrazione: lasciare il proprio paese comporta uno sradicamento sia sociale che culturale, la perdita di riferimenti linguistici ed economici, l'inserimento in una realtà sconosciuta, non sempre facile. Infine, la condizione economica e sociale e il «controllo sociale», ossia quella vigilanza costante che una intera comunità esercita sui giovani e che spesso è inesistente in condizioni di marginalità. Insomma, solo una società con gravi problemi cognitivi (come la nostra) può pensare che una persona è esattamente uguale e sostituibile a e da un'altra persona, indipendentemente dalla sua storia, cultura di provenienza, modelli familiari eccetera. I dati sull'immigrazione dall'Asia orientale lo dimostrano.<br />L'immigrazione, dunque, è l'elefante nella stanza, la variabile che non viene considerata o, addirittura, volontariamente omessa quando si parla di criminalità in crescita; chissà perché. La stessa cosa, ovviamente, non accade con la variabile età: da qui la percezione che la gioventù sia pericolosa e fuori controllo, con conseguente senso di colpa nei confronti dei genitori. E non avviene nemmeno con il sesso del criminale. Ma questo è un altro tema...<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71864381</guid><pubDate>Tue, 05 May 2026 18:41:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71864381/omicidio_di_massa.mp3" length="6157000" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8525

OMICIDIO DI MASSA, QUELLO CHE I MEDIA NON HANNO RACCONTATO SUBITO
di Roberto Marchesini
 
Ennesimo caso di violenza giovanile, questa volta a Massa: Giacomo Bongiorni, un padre di 47 anni è stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8525" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8525</a><br /><br />OMICIDIO DI MASSA, QUELLO CHE I MEDIA NON HANNO RACCONTATO SUBITO<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Ennesimo caso di violenza giovanile, questa volta a Massa: Giacomo Bongiorni, un padre di 47 anni è stato massacrato di botte davanti al figlio undicenne e alla fidanzata da un gruppo di giovani, alcuni dei quali minorenni. La sua colpa? Aver chiesto al gruppo di giovani di smetterla di tirare bottiglie di vetro alla saracinesca di un negozio. La domanda: cosa sta succedendo ai giovani, che sembrano essere diventati violenti? Ottima domanda, ma la vicenda offre un ventaglio di spunti molto più ampio.<br />Prima di arrivare al cuore del problema, soffermiamoci su come è stata data la notizia. Partiamo da «L'uomo cade e batte la testa»; ah, quindi è stata una disgrazia. No: è stato proprio aggredito e ucciso di botte. Proseguiamo con l'immancabile «Sono stati aggrediti, non sono criminali»; povere vittime, sono state aggredite; e l'ucciso, ovviamente, la sarebbe cercata? Infine: «un gruppo di ragazzi, circa una decina, che sarebbero tutti italiani»; ovviamente falso (erano rumeni), ma su questo torneremo.<br />Un primo tema è, ovviamente, la qualità del giornalismo italiano: dove sta il confine tra informazione e propaganda? Qual è il ruolo del giornalista, informare o modificare la «percezione» in base ai desiderata del momento? Secondo la classica definizione, il giornalismo è «il cane da guardia del potere»; nel senso che obbedisce al potere e aggredisce chi lo critica? Ma torniamo all'ultimo punto: i giovani erano tutti rumeni, cioè stranieri, immigrati. Eccolo, l'elefante nella stanza: la correlazione tra l'immigrazione che l'Italia ha subito negli ultimi anni e l'aumento della criminalità, in particolare i reati contro la persona.<br />GLI IMMIGRATI COMMETTONO MOLTI PIÙ REATI DEGLI ITALIANI<br />I dati dicono chiaramente che gli immigrati commettono molti più reati degli italiani e che il fenomeno è in aumento; per quanto riguarda i reati sessuali (non considerando quelli contro gli animali) i numeri sono ancora peggiori. Ma anche i dati ufficiali sono comunque falsati: gli «italiani di seconda generazione», cioè i figli di immigrati, non vengono considerati immigrati. Beh, che c'entra? Essendo «italiani» dovrebbero delinquere come gli italiani, cioè meno degli immigrati, giusto? Sbagliato. Uno studio tedesco, ad esempio, ha rilevato che mentre la prima generazione di lavoratori ospiti aveva tassi di criminalità comparabili a quelli dei tedeschi, la seconda e la terza generazione mostravano un trend in crescita.<br />A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: «Ma io conosco un giovane immigrato, o un "italiano di seconda generazione", ed è un bravo ragazzo». Non ne dubito; ma questa obiezione tradisce un problema cognitivo diffuso, ossia l'incapacità di distinguere tra l'eccezione e la tendenza statistica. Che una persona sia onesta non smentisce il dato aggregato, così come un fumatore che vive cent'anni non dimostra che il fumo non faccia male. La statistica non parla di singoli, ma di probabilità e frequenze. Detto questo, cerchiamo di capire da cosa dipende la maggiore incidenza di reati tra alcune popolazioni immigrate. Non certo dal fatto di essere immigrati in sé - lo dimostra il bassissimo tasso di delinquenza tra gli asiatici orientali - né da presunti fattori genetici o razziali.<br />L'IMMIGRAZIONE È L'ELEFANTE NELLA STANZA<br />Da cosa, dunque, dipende questo fenomeno? Se gli «italiani di seconda generazione» sono cresciuti in Italia e, quindi, nello stesso ambiente culturale dei loro coetanei autoctoni, da dove deriva questa differenza? Forse dalla cultura patriarcale maschilista italiana? Dall'alimentazione? Dalla musica rap o dai videogiochi? Riflettiamo un attimo. 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Ma per leggere il fenomeno serve guardare alla demografia: l'Italia oggi ospita 5,7 milioni di stranieri, il 9% della popolazione totale, e sono circa 321mila gli irregolari. <br />In un'ottica analitica di lungo periodo, una delle ricerche più autorevoli in materia commissionata dal Ministero dell'Interno (Barbagli, Colombo, 2011) - basata sul monitoraggio del ventennio 1988-2009 - evidenziava come ben il 70% dei reati ascrivibili a cittadini stranieri sia stato perpetrato da soggetti in condizione di irregolarità. E la dinamica attuale ci dice che non è cambiato niente. <br />I dati rivelano una specializzazione delittuosa che vede gli stranieri prevalere in termini di arresti nelle fattispecie più "visibili": furti con destrezza 69%; scippi 61%; rapine in pubblica via 60,1%; violenze sessuali al 43%, spaccio di stupefacenti al 39%, furti di autovetture al 24,5%, contrabbando al 29%, omicidi volontari al 23,7%. Si tratta di ordini di grandezza vertiginosi, ancor di più se rapportati all'esigua incidenza statistica che tale gruppo rappresenta sull'intera popolazione nazionale.<br />La geografia del fenomeno vede Prato capolista delle città dove gli stranieri hanno maggior peso tra gli arrestati: nella provincia toscana un residente su quattro è cittadino straniero e il 62% di chi sta dietro le sbarre non è italiano. Seguono Milano e Firenze che guidano la classifica delle aree metropolitane più colpite dalla criminalità di strada: qui l'incidenza degli autori di nazionalità straniera raggiunge soglie critiche, attestandosi rispettivamente al 55,8% e al 56%. Parallelamente, le province di frontiera come Imperia, Bolzano e Trieste - tutti territori con incidenze superiori al 50% - confermano come i varchi d'Europa siano, oggi più che mai, i sismografi di un'integrazione che non esiste.<br />UNA ZONA D'OMBRA CLAMOROSA<br />Parallelamente, il sistema sanzionatorio rivela una zona d'ombra speculare. L'«Area Penale Esterna» è il modo in cui in burocratichese si indicano i 140.000 condannati che non sono dietro le sbarre; tra questi, oltre 30.000 sono stranieri. Quindi, in giro per le nostre città, ci sono trentamila immigrati condannati, ma lasciati liberi. Che vanno a sommarsi ai 20.000 in carcere. Si tratta di un bacino alimentato dalla Riforma Cartabia, che impedisce la detenzione per condanne inferiori ai quattro anni, lasciando in circolazione delinquenti di varia natura. <br />I rilievi statistici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità aggiornati al 15 gennaio 2026 delineano con estrema precisione l'identità di questi "invisibili": un contingente fatto di marocchini, albanesi, tunisini, nigeriani, egiziani, peruviani, ucraini e via così. <br />C'è poi il nodo delle Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza): il 25% degli ospiti è straniero, con una quota del 30% tra rifugiati e richiedenti asilo affetti da disturbi post-traumatici. Il sovraffollamento di queste strutture genera cortocircuiti pericolosi con soggetti bisognosi di cure e potenzialmente violenti che rimangono liberi per mancanza di posti letto, trasformando il disagio psichico in un allarme di ordine pubblico. Emblematico è il caso del cittadino straniero che nel quartiere San Lorenzo a Roma ha aggredito brutalmente diversi passanti - culminando nell'episodio della madre colpita al volto mentre era in bicicletta con il figlio - la cui posizione giuridica ne ha comunque garantito la permanenza in stato di libertà.<br />Se le tabelle ministeriali sono chirurgiche nel quantificare i flussi in entrata, diventano reticenti sui provvedimenti di revoca. Non esiste un database pubblico sulle misure interrotte e su chi viola le prescrizioni e torna dietro le sbarre. Le cronache locali, tuttavia, suppliscono al silenzio statistico: da Napoli a Bologna, da Agrigento a Ferrara, si moltiplicano gli episodi di semidetenuti che, approfittando della libertà vigilata o dei servizi sociali, tornano a colpire.<br />UNA NUOVA GEOGRAFIA CRIMINALE<br />A complicare il quadro interviene la giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 15896/2024), la quale stabilisce che un singolo "comportamento deviante" non è più condizione sufficiente per la revoca automatica del beneficio. La pena, dunque, si mimetizza: non è più un confine invalicabile, ma un percorso elastico dove il reato non sempre comporta il ritorno in cella.<br />Questa analisi non può prescindere dal dato più allarmante: la genesi di una nuova geografia criminale che affonda le radici nella criminalità minorile. A marzo 2025 il rapporto Antigone censiva 597 detenuti nei penitenziari per minori; di questi, il 49,9% è composto da stranieri, in prevalenza minori non accompagnati provenienti dal Maghreb.<br />I dati sulla responsabilità penale degli under 17 sono inequivocabili: gli stranieri rappresentano il 59,4% dei fermi per furto, il 59,8% per rapina e il 41,7% per estorsione. Ancora più cupo è il bilancio dei reati di sangue, con una partecipazione del 47,3% nei tentati omicidi.<br />La cronaca recente cristallizza questa emergenza in episodi di brutale nitidezza. Nel gennaio 2026, a La Spezia, il diciottenne Zouhair Atif ha ucciso a coltellate il coetaneo Abanoub Youssef all'istituto "Einaudi Chiodi". Pochi giorni prima, a Roma, un funzionario ministeriale era stato vittima di un feroce pestaggio presso la stazione Termini per mano di una gang di giovani stranieri. Analogamente, a Torino, otto nordafricani tra i 15 e i 20 anni sono stati identificati come i responsabili di una guerriglia urbana, condotta con armi bianche e pistole scacciacani, durante i cortei pro-Pal.<br />L'allarme si estende alla violenza sessuale con l'insorgere della taharrush gamea (aggressione collettiva), importata in Italia dagli immigrati islamici in una sequenza iniziata nel 2022 e che s'è fatta incessante. Per non parlare degli emblematici casi di Padova, dove tre giovani nordafricani - guidati da un leader con precedenti sin dalla minore età - hanno abusato di una ragazza sotto minaccia di coltello, e di Catania, dove sette minori egiziani, ospiti di un centro di accoglienza, sono stati individuati come gli autori dello stupro di una tredicenne nei giardini di Villa Bellini.<br />I dati di cronaca e le evidenze statistiche non costituiscono un mero consuntivo giudiziario, ma rappresentano il principale indicatore predittivo delle future criticità per la sicurezza nazionale. L'esperienza di Londra e Parigi avrebbe dovuto offrire un monito tempestivo; al contrario, dopo aver allo stesso modo importato dinamiche sociali e subculture della violenza estranee al nostro contesto, il sistema fatica oggi a intercettare il fenomeno prima ancora che porsi da argine.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70566645</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 21:31:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70566645/un_terzo_dei_denuciati_e_straniero.mp3" length="8777639" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8476

UN TERZO DEI DENUNCIATI E' STRANIERO, L'INTEGRAZIONE CHE NON C'E' di Lorenza Formicola
 
Nel 2024, il 34,7% dei soggetti perseguiti penalmente, quindi oltre un terzo delle persone denunciate, è di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8476" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8476</a><br /><br />UN TERZO DEI DENUNCIATI E' STRANIERO, L'INTEGRAZIONE CHE NON C'E' di Lorenza Formicola<br /> <br />Nel 2024, il 34,7% dei soggetti perseguiti penalmente, quindi oltre un terzo delle persone denunciate, è di nazionalità straniera, una quota che tuttavia esplode oltre il 60% quando l'analisi si stringe attorno alla piaga dei reati predatori.<br />Rispetto al 2019, l'anno zero prima della paralisi della emergenza sanitaria, il balzo è netto: un incremento dell'8,1% nelle segnalazioni che segna il superamento della soglia dei 265.869 individui. Ma per leggere il fenomeno serve guardare alla demografia: l'Italia oggi ospita 5,7 milioni di stranieri, il 9% della popolazione totale, e sono circa 321mila gli irregolari. <br />In un'ottica analitica di lungo periodo, una delle ricerche più autorevoli in materia commissionata dal Ministero dell'Interno (Barbagli, Colombo, 2011) - basata sul monitoraggio del ventennio 1988-2009 - evidenziava come ben il 70% dei reati ascrivibili a cittadini stranieri sia stato perpetrato da soggetti in condizione di irregolarità. E la dinamica attuale ci dice che non è cambiato niente. <br />I dati rivelano una specializzazione delittuosa che vede gli stranieri prevalere in termini di arresti nelle fattispecie più "visibili": furti con destrezza 69%; scippi 61%; rapine in pubblica via 60,1%; violenze sessuali al 43%, spaccio di stupefacenti al 39%, furti di autovetture al 24,5%, contrabbando al 29%, omicidi volontari al 23,7%. Si tratta di ordini di grandezza vertiginosi, ancor di più se rapportati all'esigua incidenza statistica che tale gruppo rappresenta sull'intera popolazione nazionale.<br />La geografia del fenomeno vede Prato capolista delle città dove gli stranieri hanno maggior peso tra gli arrestati: nella provincia toscana un residente su quattro è cittadino straniero e il 62% di chi sta dietro le sbarre non è italiano. Seguono Milano e Firenze che guidano la classifica delle aree metropolitane più colpite dalla criminalità di strada: qui l'incidenza degli autori di nazionalità straniera raggiunge soglie critiche, attestandosi rispettivamente al 55,8% e al 56%. Parallelamente, le province di frontiera come Imperia, Bolzano e Trieste - tutti territori con incidenze superiori al 50% - confermano come i varchi d'Europa siano, oggi più che mai, i sismografi di un'integrazione che non esiste.<br />UNA ZONA D'OMBRA CLAMOROSA<br />Parallelamente, il sistema sanzionatorio rivela una zona d'ombra speculare. L'«Area Penale Esterna» è il modo in cui in burocratichese si indicano i 140.000 condannati che non sono dietro le sbarre; tra questi, oltre 30.000 sono stranieri. Quindi, in giro per le nostre città, ci sono trentamila immigrati condannati, ma lasciati liberi. Che vanno a sommarsi ai 20.000 in carcere. Si tratta di un bacino alimentato dalla Riforma Cartabia, che impedisce la detenzione per condanne inferiori ai quattro anni, lasciando in circolazione delinquenti di varia natura. <br />I rilievi statistici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità aggiornati al 15 gennaio 2026 delineano con estrema precisione l'identità di questi "invisibili": un contingente fatto di marocchini, albanesi, tunisini, nigeriani, egiziani, peruviani, ucraini e via così. <br />C'è poi il nodo delle Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza): il 25% degli ospiti è straniero, con una quota del 30% tra rifugiati e richiedenti asilo affetti da disturbi post-traumatici. Il sovraffollamento di queste strutture genera cortocircuiti pericolosi con soggetti bisognosi di cure e potenzialmente violenti che rimangono liberi per mancanza di posti letto, trasformando il disagio psichico in un allarme di ordine pubblico. Emblematico è il caso del cittadino straniero che nel quartiere San Lorenzo a Roma ha aggredito brutalmente diversi passanti -...]]></itunes:summary><itunes:duration>549</itunes:duration><itunes:keywords>carcere,crimini,mancataintegrazione,reati,taharrushgamea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e739ab04033d09ef85964b6a749958af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci anni di accoglienza al migrante che ha devastato Malpensa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-anni-di-accoglienza-al-migrante-che-ha-devastato-malpensa--69339917</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8403" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8403</a><br /><br />DIECI ANNI DI ACCOGLIENZA AL MIGRANTE CHE HA DEVASTATO MALPENSA<br />di Anna Bono<br /> <br />Il cittadino del Mali che ha appiccato il fuoco e preso a martellate un monitor all'aeroporto della Malpensa il 20 agosto è entrato in Italia dalla Francia dieci anni fa, nel 2015. Al suo arrivo ha chiesto protezione internazionale dicendosi profugo e l'ha ottenuta, fino al 2019, quando la Commissione territoriale incaricata di riesaminare il suo caso ha accertato che in realtà gli mancavano i requisiti per ottenere lo status di rifugiato e glielo ha negato.<br />La protezione sussidiaria<br />Allora lui ha presentato ricorso, la Cassazione gli ha dato ragione, la sua richiesta di asilo è stata esaminata nel 2021 dal Tribunale di Milano dove un giudice ha confermato la mancanza dei requisiti necessari per ottenere lo status giuridico di rifugiato, ma gli ha concesso un'altra forma di protezione internazionale, quella sussidiaria.<br />Questo tipo di protezione è stato istituito dall'Unione europea nel 2013 per non respingere chi, pur non avendo diritto allo status di rifugiato, può dimostrare che, se rimpatriato, correrebbe il rischio reale di subire danni gravi, come la pena capitale o essere torturato, e minacce alla vita a causa di situazioni di violenza generalizzata. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria dura cinque anni, rinnovabili, e permette tra l'altro di andare a scuola, lavorare, chiedere un ricongiungimento familiare. Quello del cittadino maliano scade nel 2027.<br />LE PORTE DELL'ASSISTENZA<br />Non sappiamo molto su di lui, su come abbia vissuto in questi dieci anni, ma sappiamo come avrebbe potuto, e dovuto, trascorrerli. Dal momento in cui ha chiesto asilo si sono aperte per lui le porte del sistema assistenziale istituito apposta per le persone che entrano illegalmente nel nostro Paese e cercano di ottenere lo status giuridico di rifugiato.<br />A regola, è stato affidato a un Cpa, Centro di prima accoglienza, o a un Cas, un Centro di accoglienza straordinaria. Sono le strutture allestite per ospitare i richiedenti asilo mentre il loro caso viene esaminato. Attualmente, ci informa il Ministero dell'interno, sul territorio nazionale ce ne sono più di 5.000 con una capacità di oltre 80.000 posti. Gli ospiti ricevono vitto, alloggio, assistenza socio-sanitaria, assistenza legale, corsi di lingua e formazione, attività di socializzazione e orientamento al lavoro e una piccola somma giornaliera a loro disposizione.<br />La richiesta del cittadino maliano è stata esaminata, per due volte: la seconda volta da una Commissione territoriale. Le Commissioni territoriali sono gli organi preposti a valutare le richieste di asilo. Possono concedere lo status di rifugiato, protezione sussidiaria, permesso di soggiorno per motivi umanitari (protezione speciale) o rigettare la richiesta. Sono 20, ognuna composta da un presidente, un funzionario di carriera prefettizia, un funzionario della Polizia di Stato e un esperto in materia di protezione internazionale e tutela dei diritti umani designato dall'Unhcr. Inoltre i richiedenti durante le udienze sono affiancati da interpreti e mediatori culturali.<br />Dopo aver ottenuto protezione internazionale, un cittadino straniero ha diritto di essere inserito nel Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione, dove può rimanere per sei mesi rinnovabili e anche oltre, se lo giustificano certe condizioni: ad esempio, terminare un ciclo di studio o di formazione. Anche il maliano arrivato dalla Francia ha potuto usufruirne. Al 31 Luglio 2025 sono 870 i progetti Sai (624 ordinari, 206 per minori non accompagnati, 40 per persone con disagio mentale o disabilità) affidati a 735 enti locali titolari di progetto: 646 comuni, 15 province, 25 Unioni di Comuni, comprese le Comunità Montane e le Unioni Montane di Comuni, e 49 altri enti.<br />PATROCINIO GRATUITO<br />Quando la sua richiesta di asilo è stata respinta nel 2019, il maliano è ricorso con successo in Cassazione, sicuramente usufruendo del gratuito patrocinio che viene concesso agli stranieri, anche irregolari, alle stesse condizioni poste per i cittadini italiani - vale a dire un reddito non superiore a 13.659,64 euro - con la differenza che a uno straniero è consentita l'autocertificazione purché dimostri di aver fatto richiesta di certificazione al proprio consolato senza aver ottenuto risposta.<br />Le spese legali di chi gode di gratuito patrocinio sono sostenute dallo Stato italiano. Nel biennio 2022-2023 i cittadini stranieri residenti in Italia ne hanno goduto per 71 milioni di euro, un quarto circa del totale, in gran parte per ricorsi di richiedenti asilo contro le decisioni delle Commissioni territoriali.<br />Il suo caso è stato affidato al Tribunale di Milano dove è stato giudicato due anni dopo da un magistrato che, pur concordando che non fosse possibile attribuirgli lo status di rifugiato, ha stabilito sulla base di informazioni presumibilmente raccolte da diverse fonti - e chissà con quanto lavoro da parte dei dipendenti del tribunale - che farlo tornare in Mali sarebbe stato troppo pericoloso.<br />Questo in sintesi è l'apparato di organi, strutture, risorse, servizi e opportunità messi a disposizione del cittadino maliano, e di centinaia di migliaia di altri emigranti illegali arrivati in Italia. E lui ha dato fuoco e a preso a martellate un Terminal dell'aeroporto di Malpensa: altri costi per riparare i danni, per tenerlo in detenzione, processarlo e... poi si vedrà.<br />Per inciso, quella della situazione attuale in Mali, Paese del Sahel, è questione controversa. Il nord est del Paese è pericoloso per la presenza di gruppi jihadisti e, specialmente in passato, a causa del movimento indipendentista Tuareg. Due colpi di stato militari a pochi mesi di distanza, nel 2020 e 2021, hanno rovesciato il governo e lo hanno sostituito con una giunta militare. Nei giorni scorsi è stato sventato un nuovo tentativo di golpe. La questione controversa riguarda la sicurezza.<br />La giunta militare guidata dal colonnello Assimi Goita assicura di essere riuscita a ridurre la minaccia jihadista con il valido aiuto in tecnologie, armi e mercenari russi. I dati disponibili non lo confermerebbero e anzi all'esercito maliano e ai russi (ex Wagner, oggi African Corps) si muovono accuse di esecuzioni sommarie, torture e sparizioni di cui sarebbero vittime i Fulani, una etnia che, secondo la giunta militare, collabora con il più temuto gruppo jihadista della regione, il Jnim affiliato ad al Qaeda.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69339917</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2026 13:00:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69339917/dieci_anni_di_accoglienza.mp3" length="6226382" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8403

DIECI ANNI DI ACCOGLIENZA AL MIGRANTE CHE HA DEVASTATO MALPENSA
di Anna Bono
 
Il cittadino del Mali che ha appiccato il fuoco e preso a martellate un monitor all'aeroporto della Malpensa il 20...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8403" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8403</a><br /><br />DIECI ANNI DI ACCOGLIENZA AL MIGRANTE CHE HA DEVASTATO MALPENSA<br />di Anna Bono<br /> <br />Il cittadino del Mali che ha appiccato il fuoco e preso a martellate un monitor all'aeroporto della Malpensa il 20 agosto è entrato in Italia dalla Francia dieci anni fa, nel 2015. Al suo arrivo ha chiesto protezione internazionale dicendosi profugo e l'ha ottenuta, fino al 2019, quando la Commissione territoriale incaricata di riesaminare il suo caso ha accertato che in realtà gli mancavano i requisiti per ottenere lo status di rifugiato e glielo ha negato.<br />La protezione sussidiaria<br />Allora lui ha presentato ricorso, la Cassazione gli ha dato ragione, la sua richiesta di asilo è stata esaminata nel 2021 dal Tribunale di Milano dove un giudice ha confermato la mancanza dei requisiti necessari per ottenere lo status giuridico di rifugiato, ma gli ha concesso un'altra forma di protezione internazionale, quella sussidiaria.<br />Questo tipo di protezione è stato istituito dall'Unione europea nel 2013 per non respingere chi, pur non avendo diritto allo status di rifugiato, può dimostrare che, se rimpatriato, correrebbe il rischio reale di subire danni gravi, come la pena capitale o essere torturato, e minacce alla vita a causa di situazioni di violenza generalizzata. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria dura cinque anni, rinnovabili, e permette tra l'altro di andare a scuola, lavorare, chiedere un ricongiungimento familiare. Quello del cittadino maliano scade nel 2027.<br />LE PORTE DELL'ASSISTENZA<br />Non sappiamo molto su di lui, su come abbia vissuto in questi dieci anni, ma sappiamo come avrebbe potuto, e dovuto, trascorrerli. Dal momento in cui ha chiesto asilo si sono aperte per lui le porte del sistema assistenziale istituito apposta per le persone che entrano illegalmente nel nostro Paese e cercano di ottenere lo status giuridico di rifugiato.<br />A regola, è stato affidato a un Cpa, Centro di prima accoglienza, o a un Cas, un Centro di accoglienza straordinaria. Sono le strutture allestite per ospitare i richiedenti asilo mentre il loro caso viene esaminato. Attualmente, ci informa il Ministero dell'interno, sul territorio nazionale ce ne sono più di 5.000 con una capacità di oltre 80.000 posti. Gli ospiti ricevono vitto, alloggio, assistenza socio-sanitaria, assistenza legale, corsi di lingua e formazione, attività di socializzazione e orientamento al lavoro e una piccola somma giornaliera a loro disposizione.<br />La richiesta del cittadino maliano è stata esaminata, per due volte: la seconda volta da una Commissione territoriale. Le Commissioni territoriali sono gli organi preposti a valutare le richieste di asilo. Possono concedere lo status di rifugiato, protezione sussidiaria, permesso di soggiorno per motivi umanitari (protezione speciale) o rigettare la richiesta. Sono 20, ognuna composta da un presidente, un funzionario di carriera prefettizia, un funzionario della Polizia di Stato e un esperto in materia di protezione internazionale e tutela dei diritti umani designato dall'Unhcr. Inoltre i richiedenti durante le udienze sono affiancati da interpreti e mediatori culturali.<br />Dopo aver ottenuto protezione internazionale, un cittadino straniero ha diritto di essere inserito nel Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione, dove può rimanere per sei mesi rinnovabili e anche oltre, se lo giustificano certe condizioni: ad esempio, terminare un ciclo di studio o di formazione. Anche il maliano arrivato dalla Francia ha potuto usufruirne. Al 31 Luglio 2025 sono 870 i progetti Sai (624 ordinari, 206 per minori non accompagnati, 40 per persone con disagio mentale o disabilità) affidati a 735 enti locali titolari di progetto: 646 comuni, 15 province, 25 Unioni di Comuni, comprese le Comunità Montane e le Unioni Montane di Comuni, e 49 altri...]]></itunes:summary><itunes:duration>390</itunes:duration><itunes:keywords>cassazione,cpa,mali,richiedentiasilo,ue</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e0044cfe0c728e74e69fc6c1a1b6f39f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Halal Akbar, così la mezzaluna conquista il mercato francese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/halal-akbar-cosi-la-mezzaluna-conquista-il-mercato-francese--69075811</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8385<br /><br />HALAL AKBAR, COSI LA MEZZALUNA CONQUISTA IL MERCATO FRANCESE di Lorenza Formicola<br /> <br />Nel 2005, quando a Clichy-sous-Bois, nel piccolo comune nel dipartimento della Senna-Saint-Denis, aprì Beurger (Beur è un termine gergale francese per la seconda generazione di nordafricani che vivono in Francia) King Muslim, un fast food dall'estetica americana ma dal menu, gli orari e l'abbigliamento, rigorosamente halal, la notizia fece il giro del mondo. Se ne occuparono persino il Washington Post e il New York Times. La popolazione francese iniziò a farsi qualche domanda. Ma niente di più. Anche perché, nel frattempo, nel comune di Roubaix, al confine con il Belgio, c'erano già otto ristoranti che stavano sperimentando un menu interamente halal. Fu presto chiaro che non si trattava più di un episodio isolato, ma del segnale di una trasformazione profonda.<br />Era l'inizio della normalizzazione del halal come parte integrante dell'economia e della quotidianità francesi. I ristoranti, i fast food, le macellerie e i negozi generici halal si moltiplicavano a dismisura in Francia cambiando definitivamente il paesaggio urbano. E nel 2010 il giro d'affari del settore alimentare halal raggiungeva già i 5,5 miliardi di euro, un miliardo dei quali provenienti dal solo mondo fast food, in un Paese che ospitava, allora, circa 5 milioni di musulmani. <br />Una storia che racconta molto più del cibo che serve. Basti pensare che ad ottobre, sei ristoranti francesi della nota catena americana di hamburger, Five Guys - tra cui quello di Parigi - sono passati alla carne halal e stanno eliminando l'alcool dai loro menu. O che Hmarket, la catena 100% halal, nata nel 2006, con una missione ambiziosa - riposizionare il mercato alimentare islamico offrendo qualità, prezzi accessibili e un dichiarato impegno sociale -, oggi conta 22 negozi tra Francia e Belgio, e serve 33.000 clienti al giorno. Esistono applicazioni che come MyHallal aiutano i musulmani a trovare macellerie, minimarket e ristoranti, identificando persino quelli con uno "spazio di preghiera".<br />VIVERE HALAL<br />Vivere halal - in arabo permesso - non è un obbligo religioso dell'islam. Nel Corano è una pratica circoscritta alla carne di maiale e il testo islamico autorizza, finanche, i musulmani a mangiare il cibo degli ebrei e dei cristiani, quindi non prevede in alcun modo un sistema di certificazione halal come esiste oggi. La storia delle "etichette etiche" nasce dopo il 1979. Quando l'Iran viene conquistato da Khomeini, e nella foga di islamizzare il Paese dopo il governo occidentale dello Scià, improvvisa una autarchia dei generi alimentari, sfiora una carestia, riapre, poi, al mercato estero, ma a una condizione: il regime invierà delle delegazioni religiose nei mattatoi per controllare la macellazione. L'Iran sciita emette, così, il bollino di cosa è lecito e cosa non lo è. E con i giuristi sciiti inventa ufficialmente l'etichettatura halal.<br />La mossa sconvolge il mercato globale della carne e costringe l'islam sunnita, fino a quel momento, assolutamente disinteressato all'argomento, a reagire per non lasciare agli sciiti il controllo dello standard. Halal adesso deve, allora, riguardare, qualsiasi cosa. S'avvia così  un meccanismo che arriva fino ai giorni nostri e che si manifesta dapprima nelle macellerie improvvisate delle banlieue, per poi estendersi a tutti i prodotti di largo consumo e persino ai beni di lusso. L'immigrazione islamica fa il resto.<br />La Francia, con la sua vasta popolazione, diventa un laboratorio. E l'esigenza di disporre di negozi certificati halal diventa un modo per delimitare uno spazio identitario e territoriale che non deve mischiarsi con quello della République. Oggi quella che appare come una vittoria culturale dell'islam in Francia è sancita da un dato difficilmente contestabile: ogni prodotto di consumo quotidiano esiste in versione islamicamente corretta e nessun grande distributore si sottrae alla corsa a pubblicare il proprio catalogo speciale per il Ramadan.<br />UN AUMENTO DEL 118% IN QUINDICI ANNI<br />Trent'anni dopo, l'etichetta halal ha toccato qualsiasi cosa e le moschee ne hanno fatto una bandiera religiosa: hanno lanciato applicazioni che insegnano come l'adesione all'halal consenta di accumulare buone azioni (hasanat) in un personale "conto religioso", destinato a garantire l'accesso al paradiso. Ma, soprattutto, il bipolarismo tra la cultura del capitalismo occidentale e l'islamismo risulta ormai del tutto superato.<br />Quindi ecco che Carrefour, per esempio, ha appena acquisito il 10 per cento del capitale dell'insegna Hmarket con un'operazione da 10 milioni di euro. Non si tratta semplicemente di aver fiutato un buon affare, ma della necessità di rispondere a una legge elementare, quella della domanda e dell'offerta. La Francia è cambiata e, con essa, è cambiato il suo mercato: la presenza ampia e strutturata di una popolazione islamica ha ridefinito i consumi, orientato le strategie della grande distribuzione e inciso in profondità sulle dinamiche dell'economia nazionale.<br />Nel 2020 Parigi ha ospitato la prima Halal Franchise Expo, segno che il settore non è più una nicchia ma un segmento maturo, capace di attrarre investitori e creare reti. Il mercato halal in Francia oggi abbraccia 10 milioni di potenziali consumatori. Secondo un sondaggio Ifop per l'Express, pubblicato a fine 2020, il 67% dei musulmani sceglie carne halal sempre e un altro 15% quasi sempre. Anche il resto del paniere si adegua: dessert, cioccolatini e caramelle halal sono passati dal 40% del 2010 al 68% del 2020, una crescita trainata dalle generazioni più giovani, come osserva il politologo Jérôme Fourquet. <br />Con un'espansione annua del 15%, il comparto halal supera oggi i 7 miliardi di euro di fatturato, il doppio del biologico e le stime raccontano che, entro un anno, si arriverà ai 12 miliardi. Con un aumento del 118% in quindici anni, questo dinamismo colloca la Francia al secondo posto nel mondo, dopo la Malesia.<br />A livello globale il comparto halal vale oltre 2 trilioni di dollari e serve un bacino di 2,2 miliardi di consumatori. Gli analisti prevedono che, entro il 2030, la spesa mondiale possa sfiorare i 10 trilioni, una crescita che non sembra conoscere gravità. Ma ciò che sorprende non è soltanto la curva economica, come dicevamo, ma l'ampiezza dell'universo halal, ormai esteso ben oltre alimenti e bevande. Cosmetici, farmaci, moda, turismo, finanza: un vero e proprio ecosistema transnazionale, che avanza ridefinendo intere filiere produttive e modelli di consumo.<br />Ma non è tutto qui. Il mercato islamico finanzia a sua volta il mondo islamico in Europa. Hmarket in Francia promette, per esempio, di donare 10 euro del prezzo dell'agnello dell'Eid ad una moschea nel Paese. Halal è economia etica islamica. Halal è separazione. Ma il confine ormai è liquido. E silenzioso tra gli scaffali avanza inarrestabile.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69075811</guid><pubDate>Tue, 16 Dec 2025 20:15:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69075811/halal_akbar.mp3" length="8243886" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8385

HALAL AKBAR, COSI LA MEZZALUNA CONQUISTA IL MERCATO FRANCESE di Lorenza Formicola
 
Nel 2005, quando a Clichy-sous-Bois, nel piccolo comune nel dipartimento della Senna-Saint-Denis, aprì Beurger...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8385<br /><br />HALAL AKBAR, COSI LA MEZZALUNA CONQUISTA IL MERCATO FRANCESE di Lorenza Formicola<br /> <br />Nel 2005, quando a Clichy-sous-Bois, nel piccolo comune nel dipartimento della Senna-Saint-Denis, aprì Beurger (Beur è un termine gergale francese per la seconda generazione di nordafricani che vivono in Francia) King Muslim, un fast food dall'estetica americana ma dal menu, gli orari e l'abbigliamento, rigorosamente halal, la notizia fece il giro del mondo. Se ne occuparono persino il Washington Post e il New York Times. La popolazione francese iniziò a farsi qualche domanda. Ma niente di più. Anche perché, nel frattempo, nel comune di Roubaix, al confine con il Belgio, c'erano già otto ristoranti che stavano sperimentando un menu interamente halal. Fu presto chiaro che non si trattava più di un episodio isolato, ma del segnale di una trasformazione profonda.<br />Era l'inizio della normalizzazione del halal come parte integrante dell'economia e della quotidianità francesi. I ristoranti, i fast food, le macellerie e i negozi generici halal si moltiplicavano a dismisura in Francia cambiando definitivamente il paesaggio urbano. E nel 2010 il giro d'affari del settore alimentare halal raggiungeva già i 5,5 miliardi di euro, un miliardo dei quali provenienti dal solo mondo fast food, in un Paese che ospitava, allora, circa 5 milioni di musulmani. <br />Una storia che racconta molto più del cibo che serve. Basti pensare che ad ottobre, sei ristoranti francesi della nota catena americana di hamburger, Five Guys - tra cui quello di Parigi - sono passati alla carne halal e stanno eliminando l'alcool dai loro menu. O che Hmarket, la catena 100% halal, nata nel 2006, con una missione ambiziosa - riposizionare il mercato alimentare islamico offrendo qualità, prezzi accessibili e un dichiarato impegno sociale -, oggi conta 22 negozi tra Francia e Belgio, e serve 33.000 clienti al giorno. Esistono applicazioni che come MyHallal aiutano i musulmani a trovare macellerie, minimarket e ristoranti, identificando persino quelli con uno "spazio di preghiera".<br />VIVERE HALAL<br />Vivere halal - in arabo permesso - non è un obbligo religioso dell'islam. Nel Corano è una pratica circoscritta alla carne di maiale e il testo islamico autorizza, finanche, i musulmani a mangiare il cibo degli ebrei e dei cristiani, quindi non prevede in alcun modo un sistema di certificazione halal come esiste oggi. La storia delle "etichette etiche" nasce dopo il 1979. Quando l'Iran viene conquistato da Khomeini, e nella foga di islamizzare il Paese dopo il governo occidentale dello Scià, improvvisa una autarchia dei generi alimentari, sfiora una carestia, riapre, poi, al mercato estero, ma a una condizione: il regime invierà delle delegazioni religiose nei mattatoi per controllare la macellazione. L'Iran sciita emette, così, il bollino di cosa è lecito e cosa non lo è. E con i giuristi sciiti inventa ufficialmente l'etichettatura halal.<br />La mossa sconvolge il mercato globale della carne e costringe l'islam sunnita, fino a quel momento, assolutamente disinteressato all'argomento, a reagire per non lasciare agli sciiti il controllo dello standard. Halal adesso deve, allora, riguardare, qualsiasi cosa. S'avvia così  un meccanismo che arriva fino ai giorni nostri e che si manifesta dapprima nelle macellerie improvvisate delle banlieue, per poi estendersi a tutti i prodotti di largo consumo e persino ai beni di lusso. L'immigrazione islamica fa il resto.<br />La Francia, con la sua vasta popolazione, diventa un laboratorio. E l'esigenza di disporre di negozi certificati halal diventa un modo per delimitare uno spazio identitario e territoriale che non deve mischiarsi con quello della République. Oggi quella che appare come una vittoria culturale dell'islam in Francia è sancita da un dato difficilmente contestabile: ogni prodotto di consumo quotidiano esiste in versione islamicamente corretta e nessun...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>cibo,etichetta,francia,halal,halalakbar</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e1777d58195c46546f329daf70f2f5fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Delitto Iryna Zarutska: quando il razzismo alla rovescia provoca morti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/delitto-iryna-zarutska-quando-il-razzismo-alla-rovescia-provoca-morti--67955782</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8307" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8307</a><br /><br />DELITTO IRYNA ZARUTSKA, QUANDO IL RAZZISMO ALLA ROVESCIA PROVOCA MORTI di Stefano Magni<br /> <br />Se chiedete cosa sia il caso del delitto Iryna Zarutska, di cui tutti parlano negli Usa da una settimana, il giornalista collettivo, quasi certamente, vi risponderà che è "la nuova mania dei suprematisti bianchi". Elon Musk ha sborsato 1 milione di dollari di tasca sua per finanziare graffittari e pittori che ritraggano la vittima sui muri d'America. E quindi se c'è dietro l'imprenditore sudafricano (ex) amico di Trump, vuole dire che c'è sotto del razzismo. Ma così, questa ragazza ucraina, rifugiata di guerra 23enne, fuggita dall'invasione russa per trovare la morte in un paese in pace, viene uccisa due volte. Prima dal suo assassino, poi dal perbenismo di una società che si ammanta di anti-razzismo.<br />Iryna Zarutska è stata accoltellata a morte su una metropolitana leggera di Charlotte, Carolina del Nord. Il delitto è avvenuto il 22 agosto, ma la notizia è diventata di dominio pubblico da appena una settimana. E solo grazie alla nuova policy di libertà di espressione di X, voluta da Elon Musk. Altrimenti i media locali e nazionali avevano già relegato la notizia a due righe in cronaca e, soprattutto, per due settimane, nessuno aveva voluto divulgare il video dell'accoltellamento ripreso dalle telecamere di sicurezza. La stessa sindaca di Charlotte ha ringraziato i media che hanno deciso di non pubblicarlo.<br />LA QUESTIONE RAZZIALE AL CONTRARIO<br />Ma cosa c'era da nascondere, oltre al rispetto per la vittima e alla crudezza della scena in sé? Il caso Zarutska ha riacceso i riflettori sulla questione razziale, ma stavolta al contrario. Non è un caso da "Black Lives Matter" di un bianco che uccide un nero, ma il contrario. Iryna, una ragazza bionda, è stata accoltellata di sorpresa (mentre leggeva qualcosa sul suo cellulare e aveva cuffie wireless nelle orecchie) dal vicino di posto, un afro-americano, identificato dalla polizia nel 34enne Decarlos Brown. Non erano soli, il vagone era pieno di passeggeri, la maggior parte dei quali neri (tutti, nella zona di vagone in cui è avvenuto il delitto). Nessuno ha provato a difenderla, nessuno l'ha soccorsa nei lunghi minuti di agonia, nessuno di quelli inquadrati nella telecamera di sorveglianza viene visto chiamare la polizia o i soccorsi. Indifferenza assoluta anche mentre il suo assassino barcollava qua e là per il vagone, sgocciolando sangue della vittima, si toglieva la felpa con cappuccio e poi, con calma serafica, scendeva alla prima stazione.<br />Cosa sarebbe successo, invertendo i fattori razziali? Se la donna fosse stata nera e il suo assassino biondo? Se la maggioranza schiacciante dei passeggeri fosse stata composta da bianchi caucasici, come sarebbe stata commentata la loro ignavia e indifferenza? Come avrebbero reagito i media e la politica?<br />La sindaca di Charlotte, Vi Lyles, Democratica e afro-americana, ha emesso un comunicato solo lunedì scorso, 8 settembre, più di due settimane dopo il delitto. Ha speso più parole per descrivere l'assassino come una vittima del sistema che non per la ragazza vittima del delitto: «Si tratta di una situazione tragica che mette in luce i problemi delle reti di sicurezza della società legate all'assistenza sanitaria mentale e dei sistemi che dovrebbero essere in atto», ha scritto la sindaca nel suo primo comunicato.<br />ARRESTATO ALTRE 14 VOLTE<br />L'amministrazione Trump è entrata a gamba tesa nel caso, considerando che l'omicidio di Iryna poteva essere prevenuto. Il suo assassino (ancora presunto, fino a sentenza definitiva) Decarlos Brown era stato arrestato altre 14 volte prima del delitto ed era a piede libero. Per questo il presidente vuole federalizzare il caso, considerando l'inaffidabilità della polizia e del sistema giudiziario locali. Decarlos Brown ha una lunga storia criminale, che risale al 2011 e include condanne per rapina a mano armata, furto aggravato e violazione di domicilio. Secondo i registri dello Stato, ha trascorso più di cinque anni dietro le sbarre per rapina a mano armata.<br />All'inizio di quest'anno, Brown era finito di nuovo nei guai giudiziari perché aveva chiamato a vuoto i soccorsi a seguito di un allarme delirante. A Brown era stata diagnosticata la schizofrenia e soffriva di allucinazioni e paranoia, secondo quanto riferisce sua sorella alla Cnn. L'assassino di Iryna è salito sul treno senza biglietto. Se anche solo quella piccola regola fosse stata fatta rispettare, la ragazza ucraina sarebbe ancora viva.<br />La richiesta di togliere i fondi alla polizia e di ritirare gli agenti dalle strade parte dal presupposto che il sistema dell'ordine pubblico sia "razzista sistemico", cioè congegnato apposta per reprimere i neri. Le strategie di repressione del crimine, come la "tolleranza zero", sono state abolite, Stato dopo Stato, soprattutto dopo l'uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto bianco. Era il 2020: quell'anno, Decarlos Brown, futuro assassino di Iryna, veniva rimesso in libertà dopo aver scontato la sua pena carceraria per rapina a mano armata. I manicomi non ci sono più da un pezzo, come in Italia, le carceri sono un "sistema razzista", quindi si cercano pene sostitutive. Uno schizofrenico (così risulterebbe da una diagnosi) pieno di precedenti penali ma a piede libero, ha avuto modo di scegliere la sua vittima e assassinarla.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67955782</guid><pubDate>Tue, 30 Sep 2025 21:32:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67955782/delitto_irina_zarutska.mp3" length="5527554" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8307

DELITTO IRYNA ZARUTSKA, QUANDO IL RAZZISMO ALLA ROVESCIA PROVOCA MORTI di Stefano Magni
 
Se chiedete cosa sia il caso del delitto Iryna Zarutska, di cui tutti parlano negli Usa da una settimana,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8307" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8307</a><br /><br />DELITTO IRYNA ZARUTSKA, QUANDO IL RAZZISMO ALLA ROVESCIA PROVOCA MORTI di Stefano Magni<br /> <br />Se chiedete cosa sia il caso del delitto Iryna Zarutska, di cui tutti parlano negli Usa da una settimana, il giornalista collettivo, quasi certamente, vi risponderà che è "la nuova mania dei suprematisti bianchi". Elon Musk ha sborsato 1 milione di dollari di tasca sua per finanziare graffittari e pittori che ritraggano la vittima sui muri d'America. E quindi se c'è dietro l'imprenditore sudafricano (ex) amico di Trump, vuole dire che c'è sotto del razzismo. Ma così, questa ragazza ucraina, rifugiata di guerra 23enne, fuggita dall'invasione russa per trovare la morte in un paese in pace, viene uccisa due volte. Prima dal suo assassino, poi dal perbenismo di una società che si ammanta di anti-razzismo.<br />Iryna Zarutska è stata accoltellata a morte su una metropolitana leggera di Charlotte, Carolina del Nord. Il delitto è avvenuto il 22 agosto, ma la notizia è diventata di dominio pubblico da appena una settimana. E solo grazie alla nuova policy di libertà di espressione di X, voluta da Elon Musk. Altrimenti i media locali e nazionali avevano già relegato la notizia a due righe in cronaca e, soprattutto, per due settimane, nessuno aveva voluto divulgare il video dell'accoltellamento ripreso dalle telecamere di sicurezza. La stessa sindaca di Charlotte ha ringraziato i media che hanno deciso di non pubblicarlo.<br />LA QUESTIONE RAZZIALE AL CONTRARIO<br />Ma cosa c'era da nascondere, oltre al rispetto per la vittima e alla crudezza della scena in sé? Il caso Zarutska ha riacceso i riflettori sulla questione razziale, ma stavolta al contrario. Non è un caso da "Black Lives Matter" di un bianco che uccide un nero, ma il contrario. Iryna, una ragazza bionda, è stata accoltellata di sorpresa (mentre leggeva qualcosa sul suo cellulare e aveva cuffie wireless nelle orecchie) dal vicino di posto, un afro-americano, identificato dalla polizia nel 34enne Decarlos Brown. Non erano soli, il vagone era pieno di passeggeri, la maggior parte dei quali neri (tutti, nella zona di vagone in cui è avvenuto il delitto). Nessuno ha provato a difenderla, nessuno l'ha soccorsa nei lunghi minuti di agonia, nessuno di quelli inquadrati nella telecamera di sorveglianza viene visto chiamare la polizia o i soccorsi. Indifferenza assoluta anche mentre il suo assassino barcollava qua e là per il vagone, sgocciolando sangue della vittima, si toglieva la felpa con cappuccio e poi, con calma serafica, scendeva alla prima stazione.<br />Cosa sarebbe successo, invertendo i fattori razziali? Se la donna fosse stata nera e il suo assassino biondo? Se la maggioranza schiacciante dei passeggeri fosse stata composta da bianchi caucasici, come sarebbe stata commentata la loro ignavia e indifferenza? Come avrebbero reagito i media e la politica?<br />La sindaca di Charlotte, Vi Lyles, Democratica e afro-americana, ha emesso un comunicato solo lunedì scorso, 8 settembre, più di due settimane dopo il delitto. Ha speso più parole per descrivere l'assassino come una vittima del sistema che non per la ragazza vittima del delitto: «Si tratta di una situazione tragica che mette in luce i problemi delle reti di sicurezza della società legate all'assistenza sanitaria mentale e dei sistemi che dovrebbero essere in atto», ha scritto la sindaca nel suo primo comunicato.<br />ARRESTATO ALTRE 14 VOLTE<br />L'amministrazione Trump è entrata a gamba tesa nel caso, considerando che l'omicidio di Iryna poteva essere prevenuto. Il suo assassino (ancora presunto, fino a sentenza definitiva) Decarlos Brown era stato arrestato altre 14 volte prima del delitto ed era a piede libero. Per questo il presidente vuole federalizzare il caso, considerando l'inaffidabilità della polizia e del sistema giudiziario locali. Decarlos Brown ha una lunga...]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:keywords>arrestato,delitto,razzismo,rifugiata,zarutska</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/146c0c21ef5cc7719724e8c0d41850e4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Finale di Champions League: gli islamici oltraggiano Giovanna d'Arco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/finale-di-champions-league-gli-islamici-oltraggiano-giovanna-d-arco--66603122</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8199" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8199</a><br /><br />FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE: GLI ISLAMICI OLTRAGGIANO GIOVANNA D'ARCO di Roberto de Mattei<br /> <br />Il 1° giugno 2025, durante la guerriglia urbana che ha insanguinato la capitale francese, in occasione della finale di Champions League, alcuni giovani islamisti hanno issato una bandiera jahdista sulla statua di santa Giovanna d'Arco, in Place des Pyramides. Santa Giovanna d'Arco è la patrona della Francia, una nazione che è costruita sulle fondamenta della civiltà cristiana. La missione della Pulzella di Orléans fu di riconquistare, prima che un territorio, quella concezione sacrale della sovranità che è alla radice della storia di Francia e di Europa. La profanazione della statua di Giovanna d'Arco è dunque un oltraggio all'identità nazionale del nostro continente e conferma la gravità della minaccia islamista.<br />Il ministro dell'Interno francese Bruno Retaillaus ha minimizzato la portata dei disordini, ma l'ex ministro Gérard Darmanin ha ammesso che le violenze sono state causate da bande di immigrati, e non da una rivolta calcistica. Le sommosse hanno coinvolto varie città, con violenze, saccheggi e scontri con la polizia: 192 feriti (soprattutto agenti), tre morti, 642 arresti. La strategia del governo francese di utilizzare il calcio come uno strumento politico per favorire l'inclusione e l'integrazione degli immigrati si è rivelata fallimentare perché, invece di unire, sta generando divisioni e violenze. <br />Un rapporto governativo di 73 pagine, dal titolo Les Frères musulmans et islamisme politique en France, reso noto da Le Figaro il 20 maggio 2025, ha portato alla luce il progetto di "entrisme", dei Fratelli Musulmani per infiltrare profondamente le istituzioni e la società francese, con l'obiettivo ultimo di imporre la sharia, utilizzando un linguaggio apparentemente democratico. Il rapporto individua 139 luoghi di culto dipendenti dai Fratelli Musulmani oltre ad altri 68 considerati "prossimi", distribuiti in 55 dipartimenti. A questi si aggiungono 280 associazioni attive in settori chiave: educazione, carità, gioventù, imprenditoria e finanza.  <br />PREDICAZIONE ISLAMICA 2.0<br />A preoccupare è anche la "predicazione 2.0", ovvero la diffusione dei principi islamisti attraverso social network come TikTok, Instagram e YouTube. Alcuni influencer religiosi, con centinaia di migliaia di seguaci, riescono a influenzare ampi segmenti di giovani, contribuendo alla trasformazione lenta e pervasivadel tessuto sociale e culturale francese.<br />Il rapporto non si limita alla Francia, ma evidenzia come diverse organizzazioni islamiche europee - tra cui la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europae il Consiglio Europeo per la Fatwa - sono ispirate ai principi dei Fratelli Musulmani. A queste si aggiungono altri gruppi come Hizb ut-Tahrir, che mira a creare un califfato globale pur rifiutando la violenza, e i movimenti salafiti, spesso conservatori e religiosamente attivisti. Il documento segnala infine il pericolo delle reti jihadiste come Al-Qaeda e ISIS, che hanno sfruttato malcontento e marginalizzazione per reclutare giovani europei nelle loro file. Dal 2014 si contano oltre 30 attentati mortalinel continente.<br />Fin dagli anni Novanta il cardinale Silvio Oddi (1910-2001), che era stato nunzio in Egitto, affermavache il vero grande pericolo che vedeva per il futuro dell'Europa era l'avanzata dell'Islam. E fin dal 1993, il Centro Culturale Lepanto organizzò una grande protesta pubblica contro la costruzione della moschea di Roma, la più grande d'Europa, denunciando il ruolo politico e culturale svolto dalle moschee islamiche. Con il titolo Mosquées, les casernes de l'islamisation è stato pubblicato in questi giorni in Francia dall'associazione Avenir de la Culture un illuminante studio, sotto la direzione di Atilio Faoro. Il libro è un'accurata inchiesta dedicata alle "caserme" dell'Islam, di cui mette in luce il ruolo sovversivo. Le conclusioni sono inconfutabili. Le moschee, stimate in circa 2.600 in Francia, non sono semplicemente luoghi destinati alla preghiera, ma possono essere considerate centri militanti in cui si vive e si diffonde la cultura e lo stile di vita islamico. <br />FRATELLI MUSULMANI<br />I Fratelli Musulmani sono una delle tre correnti fondamentaliste che controllano oggi centinaia di moschee francesi. Una galassia fortemente concorrente è quella del salafismo sunnita, un movimento poco strutturato ma che ha una grande influenza tra i giovani musulmani e, come i Fratelli Musulmani, non nasconde il suo odio per l'Occidente. Diverse moschee collegate a questa scuola di pensiero hanno fatto da trampolino verso il jihadismo. Infine, c'è l'Islam turco, sostenuto dal presidente Erdogan, anch'esso in piena espansione sul territorio francese. Sotto la sua egida sono state costruite numerose moschee, come quella di Strasburgo che, una volta terminata, dovrebbe essere la più grande d'Europa. <br />Sotto questo aspetto, il vessillo dell'Islam che il 1° giugno è stato innalzato sulla statua di Giovanna d'Arco appare come in gesto chiaramente simbolico, non privo di collegamento con l'approvazione, il 28 maggio, del suicidio assistito da parte dell'Assemblea Nazionale: un provvedimento che, se venisse adottato in via definitiva, segnerebbe una nuova tappa nel processo di auto-dissoluzione dell'identità cristiana della Francia. Approvando la proposta di legge Falorni sul "diritto all'aiuto a morire", l'Assemblea nazionale ha infatti proclamato ancora una volta il diritto all'omicidio legale, come già aveva fatto il presidente Emmanuel Macron, lo scorso 19 gennaio, chiedendo l'inclusione dell'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Europa.<br />La forza espansiva dell'Islam sta nella debolezza della società secolarizzata che ha di fronte. Gli immigrati della terza e quarta generazione di origine musulmana hanno perso l'identità originaria dei padri e dei nonni e, di fronte allo sfacelo della società occidentale, divengono adepti di un anarchismo distruttore. Per loro, l'alternativa al nichilismo è l'adesione, non necessariamente religiosa, all'islamismo radicale, una religione politica che colma il loro vuoto morale. Alla caricatura ideologica dell'islamismo la Chiesa cattolica dovrebbe rispondere proponendo una visione del mondo integrale, fondata sul Vangelo, nel quale si trova la soluzione di tutti i problemi del mondo contemporaneo. E' infatti la mancanza di fede, ha detto il 9 maggio Leone XIV nella sua prima omelia, «che porta spesso con se' drammi quali la perdita del senso della vita».<br />PAROLE INCORAGGIANTI<br />Le parole conclusive dell'opera di Atilio Faoro sono però incoraggianti: «Il 15 aprile 2019, il mondo intero fu testimone, inorridito, delle fiamme che devastavano la più celebre delle nostre cattedrali. Questa terribile prova ci ricorda che, come per Notre-Dame, la vita dei popoli e delle nazioni cristiane passa attraverso la croce. Questo dramma ci invita anche a non perdere mai la fede. Di fronte alla devastazione lasciata dall'incendio, molti dubitavano che l'edificio potesse un giorno ritrovare il suo splendore. L'8 dicembre 2024, Notre-Dame ha tuttavia riaperto le sue porte alla presenza dei capi di Stato di tutto il mondo e di una folla immensa, più bella che mai. Questo restauro è una lezione per tutti noi. Quante volte crediamo che tutto sia perduto, che le rovine siano definitive?»<br />La spettacolare manifestazione che quest'anno, a Pentecoste ha visto 19.000 pellegrini, percorrere a piedi circa 100 km, da Parigi fino alla cattedrale di Chartres è una delle tante luci di speranza che si accendono, come la restaurazione di Notre-Dame e l'aumento in Francia di conversioni dall'Islam. Molti secoli fa, il Signore manifestò il suo amore particolare per la Francia inviandole una piccola pastorella di Lorena che prese le armi e la salvò.  «Gli uomini combatteranno e Dio darà loro la vittoria», diceva Giovanna d'Arco, con parole che costituiscono un programma. All'inizio del XXI secolo, l'esempio della santa guerriera costituisce un modello non solo per i francesi, ma per tutti coloro che, con il pensiero, la preghiera e l'azione, difendono la Civiltà cristiana dai suoi nemici.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66603122</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2025 14:48:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66603122/finale_di_champions_league.mp3" length="9804112" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8199

FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE: GLI ISLAMICI OLTRAGGIANO GIOVANNA D'ARCO di Roberto de Mattei
 
Il 1° giugno 2025, durante la guerriglia urbana che ha insanguinato la capitale francese, in occasione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8199" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8199</a><br /><br />FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE: GLI ISLAMICI OLTRAGGIANO GIOVANNA D'ARCO di Roberto de Mattei<br /> <br />Il 1° giugno 2025, durante la guerriglia urbana che ha insanguinato la capitale francese, in occasione della finale di Champions League, alcuni giovani islamisti hanno issato una bandiera jahdista sulla statua di santa Giovanna d'Arco, in Place des Pyramides. Santa Giovanna d'Arco è la patrona della Francia, una nazione che è costruita sulle fondamenta della civiltà cristiana. La missione della Pulzella di Orléans fu di riconquistare, prima che un territorio, quella concezione sacrale della sovranità che è alla radice della storia di Francia e di Europa. La profanazione della statua di Giovanna d'Arco è dunque un oltraggio all'identità nazionale del nostro continente e conferma la gravità della minaccia islamista.<br />Il ministro dell'Interno francese Bruno Retaillaus ha minimizzato la portata dei disordini, ma l'ex ministro Gérard Darmanin ha ammesso che le violenze sono state causate da bande di immigrati, e non da una rivolta calcistica. Le sommosse hanno coinvolto varie città, con violenze, saccheggi e scontri con la polizia: 192 feriti (soprattutto agenti), tre morti, 642 arresti. La strategia del governo francese di utilizzare il calcio come uno strumento politico per favorire l'inclusione e l'integrazione degli immigrati si è rivelata fallimentare perché, invece di unire, sta generando divisioni e violenze. <br />Un rapporto governativo di 73 pagine, dal titolo Les Frères musulmans et islamisme politique en France, reso noto da Le Figaro il 20 maggio 2025, ha portato alla luce il progetto di "entrisme", dei Fratelli Musulmani per infiltrare profondamente le istituzioni e la società francese, con l'obiettivo ultimo di imporre la sharia, utilizzando un linguaggio apparentemente democratico. Il rapporto individua 139 luoghi di culto dipendenti dai Fratelli Musulmani oltre ad altri 68 considerati "prossimi", distribuiti in 55 dipartimenti. A questi si aggiungono 280 associazioni attive in settori chiave: educazione, carità, gioventù, imprenditoria e finanza.  <br />PREDICAZIONE ISLAMICA 2.0<br />A preoccupare è anche la "predicazione 2.0", ovvero la diffusione dei principi islamisti attraverso social network come TikTok, Instagram e YouTube. Alcuni influencer religiosi, con centinaia di migliaia di seguaci, riescono a influenzare ampi segmenti di giovani, contribuendo alla trasformazione lenta e pervasivadel tessuto sociale e culturale francese.<br />Il rapporto non si limita alla Francia, ma evidenzia come diverse organizzazioni islamiche europee - tra cui la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europae il Consiglio Europeo per la Fatwa - sono ispirate ai principi dei Fratelli Musulmani. A queste si aggiungono altri gruppi come Hizb ut-Tahrir, che mira a creare un califfato globale pur rifiutando la violenza, e i movimenti salafiti, spesso conservatori e religiosamente attivisti. Il documento segnala infine il pericolo delle reti jihadiste come Al-Qaeda e ISIS, che hanno sfruttato malcontento e marginalizzazione per reclutare giovani europei nelle loro file. Dal 2014 si contano oltre 30 attentati mortalinel continente.<br />Fin dagli anni Novanta il cardinale Silvio Oddi (1910-2001), che era stato nunzio in Egitto, affermavache il vero grande pericolo che vedeva per il futuro dell'Europa era l'avanzata dell'Islam. E fin dal 1993, il Centro Culturale Lepanto organizzò una grande protesta pubblica contro la costruzione della moschea di Roma, la più grande d'Europa, denunciando il ruolo politico e culturale svolto dalle moschee islamiche. Con il titolo Mosquées, les casernes de l'islamisation è stato pubblicato in questi giorni in Francia dall'associazione Avenir de la Culture un illuminante studio, sotto la direzione di Atilio Faoro. Il libro è un'accurata...]]></itunes:summary><itunes:duration>613</itunes:duration><itunes:keywords>championsleague,eutanasia,finale,giovannadarco,pulzelladorleans</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d43fee6c4fc7a60652cce1c78747e5d4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nera e figlia d'Africa, ma è contro l'islam e l'immigrazione incontrollata</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nera-e-figlia-d-africa-ma-e-contro-l-islam-e-l-immigrazione-incontrollata--66489326</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8191" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8191</a><br /><br />NERA E FIGLIA D'AFRICA, MA E' CONTRO L'ISLAM E L'IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA di Manuela Antonacci<br /> <br />Lilas Eurydice Ndong, francese di origine gabonese, membro del partito di Marine Le Pen, candidata per la Vandea alle elezioni legislative francesi del giugno 2022, rappresenta una voce singolare nel dibattito pubblico francese. Nata nel 1982 a Parigi, questa donna di origini africane, figlia dell'illustre giornalista Pierre Célestin Ndong Ondo, sposata con un gendarme, difende gelosamente il patrimonio culturale francese che sente pienamente suo, contro l'immigrazione incontrollata.<br />Lilas si è più volte detta preoccupata per le minacce all'identità e alla coesione nazionale in Francia, appoggiando in tutto e per tutto il pensiero politico di Éric Zemmour, fondatore del partito politico Reconquête, di cui condivide le idee sulla sovranità, l'immigrazione incontrollata e, soprattutto, la certezza che l'islam non sia una religione come un'altra. Come Zemmour, anche Lilas esprime i suoi timori di fronte a una Francia che vede indebolita da due dinamiche preoccupanti: la crescente influenza delle correnti islamiste, che ritiene abbiano una visione rigorista incompatibile con i valori repubblicani e l'immigrazione incontrollata, che, a causa della mancanza di selezione, importerebbe sfide sociali e culturali difficili da affrontare.<br />Una vera e propria patriota che esorta a preservare la Francia come spazio di libertà, chiamandola, a questo scopo ad una vera e propria mobilitazione affinché difenda la sua identità. La sua è una posizione che fa impallidire la sinistra perché dimostra che in Francia si può essere di origine africana e abbracciare il pensiero politico della destra sovranista e identitaria. Sin dai suoi esordi in politica, nel 2022, sin rende conto che «per lo più i politici neri in Francia sono tutti vittime», non riconoscendosi in loro, in quanto «rappresentano un'immigrazione che non smette di lamentarsi e sputare sulla Francia». Questo attivismo le è valso ancora oggi, una valanga di insulti e minacce da parte proprio dei suoi connazionali africani.<br />Ma lei ha le idee chiare e sostiene: «La Francia interventista deve fermarsi, deve cessare il bando di gara per i migranti a prezzi scontati per poi parcheggiarli, come ai tempi della schiavitù. I governi precedenti si sono impegnati nell'alimentare la schiavitù moderna con la complicità dei leader africani. Dobbiamo contribuire a sviluppare in modo massiccio le prospettive future degli africani nel loro paese e non qui. Non c'è più niente di buono per loro qui, perché i francesi ora vogliono salvare prima se stessi».<br />E sostiene anche che le sue non siano solo parole: «Ci penserò io con il mio partito: prima i francesi. Gli africani devono rendersi conto che l'immigrazione illimitata è solo una forza lavoro a basso costo travestita da eldorado, e che porvi fine è fare loro un favore volendo dare loro tutta la dignità per avere successo validamente in patria e non più in patria».<br />Una donna che rappresenta una bella pietra di inciampo sia per la sinistra francese sia per gli immigrati irregolari africani in Francia. Ma lei non ha dubbi: «Il mondo si è evoluto grazie a persone che hanno osato e hanno avuto una visione diversa, e io sono parte di questo processo. Sono convinta di essere venuta al mondo per sensibilizzare l'opinione pubblica in Africa. Gli insulti mi rendono più forte perché sono di fronte a persone che non osano».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66489326</guid><pubDate>Tue, 10 Jun 2025 17:14:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66489326/nera_e_figlia_d_africa.mp3" length="4148706" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8191

NERA E FIGLIA D'AFRICA, MA E' CONTRO L'ISLAM E L'IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA di Manuela Antonacci
 
Lilas Eurydice Ndong, francese di origine gabonese, membro del partito di Marine Le Pen, candidata...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8191" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8191</a><br /><br />NERA E FIGLIA D'AFRICA, MA E' CONTRO L'ISLAM E L'IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA di Manuela Antonacci<br /> <br />Lilas Eurydice Ndong, francese di origine gabonese, membro del partito di Marine Le Pen, candidata per la Vandea alle elezioni legislative francesi del giugno 2022, rappresenta una voce singolare nel dibattito pubblico francese. Nata nel 1982 a Parigi, questa donna di origini africane, figlia dell'illustre giornalista Pierre Célestin Ndong Ondo, sposata con un gendarme, difende gelosamente il patrimonio culturale francese che sente pienamente suo, contro l'immigrazione incontrollata.<br />Lilas si è più volte detta preoccupata per le minacce all'identità e alla coesione nazionale in Francia, appoggiando in tutto e per tutto il pensiero politico di Éric Zemmour, fondatore del partito politico Reconquête, di cui condivide le idee sulla sovranità, l'immigrazione incontrollata e, soprattutto, la certezza che l'islam non sia una religione come un'altra. Come Zemmour, anche Lilas esprime i suoi timori di fronte a una Francia che vede indebolita da due dinamiche preoccupanti: la crescente influenza delle correnti islamiste, che ritiene abbiano una visione rigorista incompatibile con i valori repubblicani e l'immigrazione incontrollata, che, a causa della mancanza di selezione, importerebbe sfide sociali e culturali difficili da affrontare.<br />Una vera e propria patriota che esorta a preservare la Francia come spazio di libertà, chiamandola, a questo scopo ad una vera e propria mobilitazione affinché difenda la sua identità. La sua è una posizione che fa impallidire la sinistra perché dimostra che in Francia si può essere di origine africana e abbracciare il pensiero politico della destra sovranista e identitaria. Sin dai suoi esordi in politica, nel 2022, sin rende conto che «per lo più i politici neri in Francia sono tutti vittime», non riconoscendosi in loro, in quanto «rappresentano un'immigrazione che non smette di lamentarsi e sputare sulla Francia». Questo attivismo le è valso ancora oggi, una valanga di insulti e minacce da parte proprio dei suoi connazionali africani.<br />Ma lei ha le idee chiare e sostiene: «La Francia interventista deve fermarsi, deve cessare il bando di gara per i migranti a prezzi scontati per poi parcheggiarli, come ai tempi della schiavitù. I governi precedenti si sono impegnati nell'alimentare la schiavitù moderna con la complicità dei leader africani. Dobbiamo contribuire a sviluppare in modo massiccio le prospettive future degli africani nel loro paese e non qui. Non c'è più niente di buono per loro qui, perché i francesi ora vogliono salvare prima se stessi».<br />E sostiene anche che le sue non siano solo parole: «Ci penserò io con il mio partito: prima i francesi. Gli africani devono rendersi conto che l'immigrazione illimitata è solo una forza lavoro a basso costo travestita da eldorado, e che porvi fine è fare loro un favore volendo dare loro tutta la dignità per avere successo validamente in patria e non più in patria».<br />Una donna che rappresenta una bella pietra di inciampo sia per la sinistra francese sia per gli immigrati irregolari africani in Francia. Ma lei non ha dubbi: «Il mondo si è evoluto grazie a persone che hanno osato e hanno avuto una visione diversa, e io sono parte di questo processo. Sono convinta di essere venuta al mondo per sensibilizzare l'opinione pubblica in Africa. 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Anche se gli atti contro la comunità cristiana sono diminuiti dal 2023 al 2024, si registra un significativo aumento per due anni di fila degli incendi dolosi contro luoghi di culto, cresciuti anche i furti in chiese e edifici religiosi cristiani. «Meno atti anticristiani, - dunque, riporta Europe 1 - ma più chiese prese di mira. Secondo un rapporto dell'intelligence territoriale consultato da Europe 1, la polizia ha registrato un calo degli attacchi anticristiani lo scorso anno (770 incidenti, -10%). (...) per il secondo anno consecutivo, lo scorso anno le chiese sono state nuovamente prese di mira in modo particolare. Nel 2024 sono stati registrati quasi 50 (...) incendi dolosi contro luoghi di culto cristiani. Nel 2023 sono stati 38, con un aumento di oltre il 30%».<br />Un aumento favorito anche dalle rivolte contro il governo di Parigi scoppiate nel maggio del 2024 nella comunità francese della Nuova Caledonia (arcipelago francese in Oceania, Ndr). Numerose le chiese prese di mira dai rivoltosi e date alle fiamme. In Francia sempre nel corso del 2024 due sono stati gli incendi a danno di chiese e comunità cattoliche: il 2 settembre è stata colpita la chiesa di Saint-Omer che ha visto andare distrutti tetto e campanile; il 3 ottobre è toccato alla chiesa di Saint-Hilaire-le-Grand a Poitiers oggetto di due roghi simultanei e di altri danni materiali alle statue presenti nell'edificio sacro.<br />A offrire questo quadro preoccupante è un rapporto dell'intelligence francese che definisce il fenomeno preoccupante anche per il fatto «che si inserisce in un contesto mondiale di degrado e profanazione del patrimonio religioso francese». Il trend purtroppo riguarda anche i furti: si è passati dai già numerosi 270 del 2023 ai 288 dell'anno da poco concluso, un aumento del 7 %, il che ha significato in media 5 furti nelle chiese ogni settimana. «Le regioni più colpite sono Nouvelle-Aquitaine, Île-de-France, Grand Est, Alvernia-Rodano-Alpi e Occitania, dove sono stati segnalati diversi casi di saccheggi e danni». Anche se prevalgono gli attacchi a edifici e oggetti sacri, non sono mancate azioni contro i fedeli, soprattutto con azioni di disturbo durante le celebrazioni, un fenomeno particolarmente intenso durante il periodo del Natale. Così riferisce un'altra testata, Breizh info: «A Bordeaux, due individui ubriachi hanno causato il caos durante la messa. A Saint-Germain-en-Laye, un uomo ha interrotto una funzione gridando “Allah Akbar” prima di salire sull'altare e mostrare il suo posteriore davanti ai fedeli. Lo scorso anno la minaccia contro i cristiani non si è limitata ad atti vandalici. Il 5 marzo 2024, un uomo di 62 anni, islamista, è stato arrestato dalla DGSI mentre pianificava un attacco a una chiesa. Grazie all'intervento dei servizi segreti la tragedia è stata evitata». Con l'apertura dell'Anno Giubilare le preoccupazioni in merito ai rischi per fedeli e patrimonio culturale sono ancora più elevate.<br />Le autorità raccomandano prudenza e misure di prevenzione, ma resta il grande interrogativo sulle cause profonde di questa violenza e sulle misure non estemporanee per arginarla. Come cristiani sappiamo che alla radice di ogni persecuzione contro tutto ciò che è cristiano, dall'insofferenza fino all'odio più implacabile, c'è quello che Cristo stesso ci ha annunciato. La certezza dell'ostilità al Suo nome e la sicura ricompensa nei cieli per chi avrà perseverato. Di sicuro non significa che chi ha responsabilità di governo possa sottrarsi al grave dovere di impedire e limitare questi attacchi, fosse anche solo per amore della propria nazione e dei beni, materiali e non, che custodisce. Ciò che colpisce, infatti, non è tanto l'odio contro i cristiani di chi cristiano non è - e aspetta senza saperlo l'annuncio del Vangelo -, ma quella sorta di malattia tutta occidentale (del laicismo che ha preso a lungo il sopravvento) che ci vede spesso intenti a soffocare le nostre stesse radici.<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Attentato in Austria, il jihadismo è la nuova normalità europea" spiega che non solo in Francia, ma in tutta Europa l'immigrazione ha avuto conseguenze catastrofiche. Per esempio il recente attentato a Monaco di Baviera da parte di un afghano arrivato in Europa con un barcone. Poi un altro attacco c'è stato a Villaco, in Austria, ad opera di un siriano: sempre in nome di Allah. Un grave errore sarebbe quello di sminuire la matrice islamista.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 febbraio 2025:<br />Dopo la Germania, l'Austria. Dopo Monaco di Baviera - dove in conseguenza delle gravi ferite riportate nell'attentato di giovedì 13 febbraio sono morte una mamma e la figlia di due anni, investite al grido di «Allah Akbar» - la scia di sangue è arrivata a Villaco (Villach), dove è morto un quattordicenne. La città della Carinzia, così vicina all'Italia (tanti italiani di confine la frequentano), è stata dunque il proscenio dell'ultimo attentato con coltello che il terrorismo islamico ha regalato all'Europa.<br />È un sabato pomeriggio ancora sonnolento quello del 15 febbraio, sono circa le 16, a pochi passi da Hauptplatz, la piazza principale di Villaco circondata da negozi e caffè all'aperto; mentre il fine settimana ancora non s'è animato, un siriano di 23 anni si lancia sui pochi passanti con un coltellaccio che stringe nella mano sinistra. Trafigge al cuore un quattordicenne: morirà pochi minuti dopo, dissanguato. Cinque i feriti che combattono tra la vita e la morte in ospedale. Poi un venditore ambulante, pare anch'egli siriano, si mette in macchina per mettere fuori gioco il terrorista, investendolo. Un gesto che ha probabilmente evitato una strage.<br />L'aria, al centro di Villaco, s'è fatta immediatamente cupa. E mentre ancora echeggiava il grido di «Allah Akbar», il giovane attentatore si faceva fotografare sorridente non lontano dal luogo dell'attentato. Poco più in là, vicino al ponte sulla Drava, le immagini diffuse su Internet lo presentano a fissare la fotocamera con un ghigno ostentato, per niente scomposto, mentre, seduto su una panchina e senza una scarpa, persa nella tentata fuga, tiene l'indice della mano destra alzato verso il cielo. È il gesto di omaggio ad Allah, la firma dei jihadisti da ormai tanti anni.<br />Villaco è un città blindata. Un paio di elicotteri delle forze dell'ordine solcano il cielo. La squadra speciale della polizia austriaca è convinta che il siriano se ne sia andato in giro accompagnato. L'atmosfera è inquietante. La città è vuota d'un tratto. Qualcosa più di un film dell'orrore. Fino appunto alla notizia del venditore ambulante che ha investito il terrorista.<br />Sembra ieri quando nel 2020, a Vienna, in quattro vennero uccisi dall'Isis, nel più grave degli attentati in Austria dal 1985. Che avrebbe ceduto il primato se, lo scorso agosto, un tentativo di attentato, targato Stato Islamico, ad un concerto di Taylor Swift non fosse stato sventato in tempo.<br />Ma torniamo a Villaco. «In 20 anni di lavoro non ho mai visto una cosa del genere», ha commentato il portavoce della polizia locale. Il siriano aveva con sé un tesserino che lo identificava come un richiedente asilo e pare vivesse nel centro di accoglienza di Langauen. Devoto di Allah, era un assiduo frequentatore di imam su TikTok. Quelli che, dopo la stretta all'islam decisa da Sebastian Kurz nel 2018, sono diventati abbastanza introvabili in Austria. Nell'abitazione dell'attentatore è stata trovata anche una bandiera dell'Isis. Interrogato, ha ammesso di aver agito proprio in nome dello Stato Islamico. Eppure non era tra i 150 islamisti sotto osservazione del governo di Vienna.<br />Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. E pensare che solo la settimana scorsa sono fallite le trattative per un nuovo governo. Il Partito della Libertà (FPÖ, di destra) e il Partito Popolare (OVP, conservatori) non hanno trovato l'accordo per un esecutivo che, comunque, sarà il più a destra dal secondo dopoguerra. Il leader del Partito della Libertà, Herbert Kickl, che ha vinto le elezioni parlamentari a settembre, per la prima volta nella sua storia, ha chiesto «una drastica riduzione del diritto d'asilo».<br />L'Austria ospita una numerosa popolazione di rifugiati siriani, circa 100.000 persone. Dopo la caduta di Bashar al-Assad a dicembre, Vienna ha congelato le domande di asilo pendenti presentate dai siriani, per riesaminare la loro situazione. E ha posto fine ai ricongiungimenti familiari, oltre che inviato almeno 2.400 lettere di revoca dello status di rifugiato. Il Ministero dell'Interno, dal canto suo, ha appena dichiarato che sta preparando «un programma coerente di rimpatrio ed espulsione in Siria».<br />Il governatore della Carinzia, Peter Kaiser, membro dei socialdemocratici, ha chiesto «le sanzioni più severe». Poi ha aggiunto che «l'Austria e l'Unione Europea hanno bisogno di attuare delle direttive molto restrittive in materia di immigrazione e asilo». Ancora una volta, infatti, si tratta di terrorismo islamico legato all'immigrazione. Come a Monaco. Medesima strategia, diversa tattica. L'afghano che ha ucciso a Monaco di Baviera aveva fatto l'ormai ben noto e collaudato iter. Nel 2016, era arrivato con il classico barcone]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64424077</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2025 21:51:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64424077/un_rapporto_allarmante_sui_crimini_contro_le_chiese.mp3" length="13321239" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8072

UN RAPPORTO ALLARMANTE SUI CRIMINI CONTRO LE CHIESE IN FRANCIA di Paola Belletti
 
È la comunità ebraica il bersaglio più colpito dall'odio antireligioso in Francia, con un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8072" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8072</a><br /><br />UN RAPPORTO ALLARMANTE SUI CRIMINI CONTRO LE CHIESE IN FRANCIA di Paola Belletti<br /> <br />È la comunità ebraica il bersaglio più colpito dall'odio antireligioso in Francia, con un preoccupante 62% di atti antisemiti, contro un 7% di quelli contro i musulmani e un allarmante 31% che ha per destinatari i cristiani. Anche se gli atti contro la comunità cristiana sono diminuiti dal 2023 al 2024, si registra un significativo aumento per due anni di fila degli incendi dolosi contro luoghi di culto, cresciuti anche i furti in chiese e edifici religiosi cristiani. «Meno atti anticristiani, - dunque, riporta Europe 1 - ma più chiese prese di mira. Secondo un rapporto dell'intelligence territoriale consultato da Europe 1, la polizia ha registrato un calo degli attacchi anticristiani lo scorso anno (770 incidenti, -10%). (...) per il secondo anno consecutivo, lo scorso anno le chiese sono state nuovamente prese di mira in modo particolare. Nel 2024 sono stati registrati quasi 50 (...) incendi dolosi contro luoghi di culto cristiani. Nel 2023 sono stati 38, con un aumento di oltre il 30%».<br />Un aumento favorito anche dalle rivolte contro il governo di Parigi scoppiate nel maggio del 2024 nella comunità francese della Nuova Caledonia (arcipelago francese in Oceania, Ndr). Numerose le chiese prese di mira dai rivoltosi e date alle fiamme. In Francia sempre nel corso del 2024 due sono stati gli incendi a danno di chiese e comunità cattoliche: il 2 settembre è stata colpita la chiesa di Saint-Omer che ha visto andare distrutti tetto e campanile; il 3 ottobre è toccato alla chiesa di Saint-Hilaire-le-Grand a Poitiers oggetto di due roghi simultanei e di altri danni materiali alle statue presenti nell'edificio sacro.<br />A offrire questo quadro preoccupante è un rapporto dell'intelligence francese che definisce il fenomeno preoccupante anche per il fatto «che si inserisce in un contesto mondiale di degrado e profanazione del patrimonio religioso francese». Il trend purtroppo riguarda anche i furti: si è passati dai già numerosi 270 del 2023 ai 288 dell'anno da poco concluso, un aumento del 7 %, il che ha significato in media 5 furti nelle chiese ogni settimana. «Le regioni più colpite sono Nouvelle-Aquitaine, Île-de-France, Grand Est, Alvernia-Rodano-Alpi e Occitania, dove sono stati segnalati diversi casi di saccheggi e danni». Anche se prevalgono gli attacchi a edifici e oggetti sacri, non sono mancate azioni contro i fedeli, soprattutto con azioni di disturbo durante le celebrazioni, un fenomeno particolarmente intenso durante il periodo del Natale. Così riferisce un'altra testata, Breizh info: «A Bordeaux, due individui ubriachi hanno causato il caos durante la messa. A Saint-Germain-en-Laye, un uomo ha interrotto una funzione gridando “Allah Akbar” prima di salire sull'altare e mostrare il suo posteriore davanti ai fedeli. Lo scorso anno la minaccia contro i cristiani non si è limitata ad atti vandalici. Il 5 marzo 2024, un uomo di 62 anni, islamista, è stato arrestato dalla DGSI mentre pianificava un attacco a una chiesa. Grazie all'intervento dei servizi segreti la tragedia è stata evitata». Con l'apertura dell'Anno Giubilare le preoccupazioni in merito ai rischi per fedeli e patrimonio culturale sono ancora più elevate.<br />Le autorità raccomandano prudenza e misure di prevenzione, ma resta il grande interrogativo sulle cause profonde di questa violenza e sulle misure non estemporanee per arginarla. Come cristiani sappiamo che alla radice di ogni persecuzione contro tutto ciò che è cristiano, dall'insofferenza fino all'odio più implacabile, c'è quello che Cristo stesso ci ha annunciato. La certezza dell'ostilità al Suo nome e la sicura ricompensa nei cieli per chi avrà perseverato. 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Il settimo Governo Andreotti con il ministro degli Interni Scotti in prima linea ha deciso di applicare alla lettera la Legge Martelli che vieta l'immigrazione clandestina. Dall'Albania sulla nave "Veolia" arrivano 20.000 fra uomini donne e bambini, che vengono fatti sbarcare nel porto di Bari e gran parte di loro ammassati nello Stadio. In mezzo a loro anche disertori dell'esercito albanese e delinquenti armati. In 4 giorni 20.500 albanesi vengono rintracciati e con metodi che vanno dall'inganno ("Vi portiamo a Roma") al mercanteggiamento (due magliette e un paio di jeans o un biglietto da 50.000 lire) vengono rimpatriati in quello che passerà alla storia come il più grande blitz europeo contro l'immigrazione clandestina.<br />La storia è strana e ogni tanto, se ripescata e riportata a galla, aiuta a capire. All'epoca nessuno parla di "deportation". Anzi a tale fine è utile la rilettura di alcuni brani dell'Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano dell'agosto del 1991 che rispetto a questi clandestini che in fondo in fondo non sono graditi neppure alle sinistre che già stato patendo il crollo del comunismo nell'est e poi in Unione sovietica e che non vedono di buon occhio questi profughi in fuga da un Paese iper-rosso.<br />"Nessuno spargimento di sangue. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo". Così il ministro dell'Interno Scotti commenta sull'Unità l'operazione- rimpatrio completata con il blitz di ieri che ha riportato in Albania disertori e irriducibili. "Avevo detto che non li avremmo accolti e ho mantenuto la promessa"<br />"Stiamo solo portando a compimento un'operazione cominciata il 14 agosto, a Bari…». Una pausa, poi: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: non un morto, nessuno spargimento di sangue: e gli albanesi rimandati a casa».<br />La giornata del grande blitz sta per finire, il ministro dell'Interno guarda ancora una volta appunti e tabelle, controlla i numeri, risponde al telefono. È stanco, stanco e soddisfarlo: dall'alba al tramonto sono stati rimpatriati 2.267 profughi. Prelevati da 14 regioni, sistemati su navi e aerei. Gli irriducibili non hanno avuto il tempo di reagire, tornano a casa. «Avevo detto che non II avremmo accolti, e sto mantenendo la promessa».<br />È una specie di teorema. Il governo aveva deciso di applicare la legge Martelli, che vieta l'immigrazione clandestina. Gli albanesi giunti in Italia erano immigrati clandestini: bisognava rimpatriarli. Tutti. C'è stato qualche problema nello stadio di Bari, in duemila hanno fatto resistenza. Erano armati, sarebbe stato impossibile stanarli senza spargimenti di sangue. Ecco, allora, lo stratagemma: va bene, avete vinto, siete potenziali rifugiati politici, vi accogliamo provvisoriamente, in attesa di accertare la vostra richiesta di asilo. Gli irriducibili ci hanno creduto. Li hanno divisi in piccoli gruppi, rendendoli innocui: due giorni ed è arrivato il blitz di ieri. «Vi portiamo a Roma», hanno detto carabinieri e poliziotti ai profughi. Invece, li hanno portati in Albania. Anche l'ultima bugia e servita ad evitare reazioni, rivolte, «spargimenti di sangue». Un'altra bugia realistica e umanitaria, insomma. L'ennesima: perchè quel «vi portiamo a Roma» poliziotti e carabinieri lo dissero anche ai primi albanesi rimandati a casa, dieci giorni fa. Potrebbe fare da epigrafe a questa immensa operazione di polizia, 7-17 agosto, segnata da piccoli e grandi inganni, stratagemmi, sotterfugi".<br />È il 1991, ma pochi anni dopo un governo di centro sinistra, quello del 1997 guidato da Romano Prodi attua il Blocco Navale in Adriatico proprio per bloccare l'immigrazione albanese e balcanica. il governo ha deciso di usare la linea dura: una cabina di regia formata dallo stesso Prodi, dal ministro dell'Interno Giorgio Napolitano, dal ministro degli Esteri Lamberto Dini e dal ministro della Difesa Beniamino Andreatta, ha dato vita a quello che è poi passato alla storia come un vero e proprio blocco navale del canale d'Otranto abbinato a un decreto per regolare i respingimenti.<br />Il 28 marzo del 1997 una nave militare italiana sperona in acque internazionali la carretta del mare Kater I Rades, provocandone l'affondamento con la morte di oltre cento persone, molte delle quali donne e bambini. Vice Presidente del Consiglio, Walter Veltroni; Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano; ministro degli Esteri, Lamberto Dini.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64194263</guid><pubDate>Wed, 05 Feb 2025 16:46:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64194263/quando_le_deportazioni_piacevano_alla_sinistra.mp3" length="5780419" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8061

QUANDO LE DEPORTAZIONI PIACEVANO ALLA SINISTRA
Nel 1991 un ponte aereo e navale per riportare a casa 20mila immigrati albanesi clandestini... e nel 1997 il blocco navale deciso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8061" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8061</a><br /><br />QUANDO LE DEPORTAZIONI PIACEVANO ALLA SINISTRA<br />Nel 1991 un ponte aereo e navale per riportare a casa 20mila immigrati albanesi clandestini... e nel 1997 il blocco navale deciso da Prodi<br />di Bruno Dardani<br /> <br />AGOSTO 1991. Il settimo Governo Andreotti con il ministro degli Interni Scotti in prima linea ha deciso di applicare alla lettera la Legge Martelli che vieta l'immigrazione clandestina. Dall'Albania sulla nave "Veolia" arrivano 20.000 fra uomini donne e bambini, che vengono fatti sbarcare nel porto di Bari e gran parte di loro ammassati nello Stadio. In mezzo a loro anche disertori dell'esercito albanese e delinquenti armati. In 4 giorni 20.500 albanesi vengono rintracciati e con metodi che vanno dall'inganno ("Vi portiamo a Roma") al mercanteggiamento (due magliette e un paio di jeans o un biglietto da 50.000 lire) vengono rimpatriati in quello che passerà alla storia come il più grande blitz europeo contro l'immigrazione clandestina.<br />La storia è strana e ogni tanto, se ripescata e riportata a galla, aiuta a capire. All'epoca nessuno parla di "deportation". Anzi a tale fine è utile la rilettura di alcuni brani dell'Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano dell'agosto del 1991 che rispetto a questi clandestini che in fondo in fondo non sono graditi neppure alle sinistre che già stato patendo il crollo del comunismo nell'est e poi in Unione sovietica e che non vedono di buon occhio questi profughi in fuga da un Paese iper-rosso.<br />"Nessuno spargimento di sangue. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo". Così il ministro dell'Interno Scotti commenta sull'Unità l'operazione- rimpatrio completata con il blitz di ieri che ha riportato in Albania disertori e irriducibili. "Avevo detto che non li avremmo accolti e ho mantenuto la promessa"<br />"Stiamo solo portando a compimento un'operazione cominciata il 14 agosto, a Bari…». Una pausa, poi: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: non un morto, nessuno spargimento di sangue: e gli albanesi rimandati a casa».<br />La giornata del grande blitz sta per finire, il ministro dell'Interno guarda ancora una volta appunti e tabelle, controlla i numeri, risponde al telefono. È stanco, stanco e soddisfarlo: dall'alba al tramonto sono stati rimpatriati 2.267 profughi. Prelevati da 14 regioni, sistemati su navi e aerei. Gli irriducibili non hanno avuto il tempo di reagire, tornano a casa. «Avevo detto che non II avremmo accolti, e sto mantenendo la promessa».<br />È una specie di teorema. Il governo aveva deciso di applicare la legge Martelli, che vieta l'immigrazione clandestina. Gli albanesi giunti in Italia erano immigrati clandestini: bisognava rimpatriarli. Tutti. C'è stato qualche problema nello stadio di Bari, in duemila hanno fatto resistenza. Erano armati, sarebbe stato impossibile stanarli senza spargimenti di sangue. Ecco, allora, lo stratagemma: va bene, avete vinto, siete potenziali rifugiati politici, vi accogliamo provvisoriamente, in attesa di accertare la vostra richiesta di asilo. Gli irriducibili ci hanno creduto. Li hanno divisi in piccoli gruppi, rendendoli innocui: due giorni ed è arrivato il blitz di ieri. «Vi portiamo a Roma», hanno detto carabinieri e poliziotti ai profughi. Invece, li hanno portati in Albania. Anche l'ultima bugia e servita ad evitare reazioni, rivolte, «spargimenti di sangue». Un'altra bugia realistica e umanitaria, insomma. L'ennesima: perchè quel «vi portiamo a Roma» poliziotti e carabinieri lo dissero anche ai primi albanesi rimandati a casa, dieci giorni fa. Potrebbe fare da epigrafe a questa immensa operazione di polizia, 7-17 agosto, segnata da piccoli e grandi inganni, stratagemmi, sotterfugi".<br />È il 1991, ma pochi anni dopo un governo di centro sinistra, quello del 1997 guidato da Romano Prodi attua il Blocco...]]></itunes:summary><itunes:duration>362</itunes:duration><itunes:keywords>blitz,deportazioni,dini,rimpatrio,sinistra</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4dc2576a6f6ad353807bddb483075e2a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La protesta nazionale per Ramy</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-protesta-nazionale-per-ramy--63698067</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8047" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8047</a><br /><br />LA PROTESTA NAZIONALE PER RAMY, CONTRO LA POLIZIA: IL NOSTRO BLACK LIVES MATTER di Stefano Magni<br /> <br />Quando un ragazzo egiziano di 19 anni, Ramy Elgaml, è morto a Milano durante un inseguimento dei Carabinieri (non aveva risposto all'alt in un posto di blocco), il quartiere Corvetto, ad alto tasso di immigrati, si era sollevato per due giorni contro la polizia. Era il 24 novembre scorso e il paragone che veniva naturale allora era: come una Banlieue parigina. Dalla settimana scorsa è iniziato il seguito della vicenda e il paragone con la periferia islamizzata francese non regge già più. Stiamo assistendo a un fenomeno diverso, più simile a un altro esempio estero del recente passato: il movimento Black Lives Matter contro la polizia americana.<br />Come mai si è atteso un mese e mezzo per assistere allo scoppio di una nuova ribellione contro la polizia? La causa è la pubblicazione del video delle dashcam (le videocamere montate sulle auto) dei Carabinieri, il 7 gennaio, in cui si può assistere all'inseguimento dello scooter su cui era a bordo Ramy. Nemmeno i filmati, però, dimostrano che Ramy sia stato ucciso. Saranno i periti, nel prossimo processo, a stabilire se si sia trattato di un incidente, o i Carabinieri siano colpevoli. Ma quel che si è visto è stato sufficiente a far scoppiare la nuova rivolta.<br />A fare la differenza, nel movimento Black Lives Matter, negli Usa, è soprattutto l'intervento della sinistra istituzionale, al fianco della piazza. Non è stata una protesta spontanea fine a se stessa, come reazione alla morte di George Floyd, nel maggio del 2020, ucciso da un poliziotto durante un fermo. E l'antirazzismo (George Floyd era un afroamericano, il poliziotto che l'ha ucciso un bianco) non era l'obiettivo principale. Il vero scopo era il "defund the police", togliere i fondi alla polizia. Il passaggio, utopistico, dalla repressione alla prevenzione, dalla politica "legge e ordine" a un welfare totale che elimini le cause sociali della delinquenza. Questo ha reso le violente proteste di Black Lives Matter uniche nel loro genere: al fianco delle piazze violente c'erano sindaci, procuratori e anche governatori di sinistra che davano la loro legittimità istituzionale alle violenze.<br />PAESE CHE VAI, SINISTRA CHE TROVI<br />In Italia stiamo assistendo a qualcosa di molto simile. Oltre alla sinistra antagonista in piazza, la sinistra istituzionale ha subito preso posizione contro la polizia. Le frasi pronunciate da Giuseppe Sala, sindaco di Milano, sono molto più che ambigue: «Certamente le immagini danno un segnale brutto, non c'è dubbio, brutto. Però attendiamo che la giustizia faccia il suo corso. Dal mio punto di vista è chiaro che se qualcuno ha sbagliato deve pagare». Tre frasi: una garantista ("attendiamo che la giustizia...) chiusa fra due sentenze colpevoliste a prescindere. E poi: «Voglio ringraziare un'altra volta il papà di Ramy per l'atteggiamento che oggettivamente è impeccabile. La giustizia faccia il suo corso però mi pare un altro esempio del fatto che quando ce la prendiamo con gli immigrati... Insomma trovare uno (il papà di Ramy, ndr) che dica "c'è un poliziotto buono e uno cattivo ma voglio credere che la maggior parte siano buoni" non è poca cosa». Quindi, per esprimere solidarietà a un padre che ha perso un figlio, Sala ha trovato il modo di stigmatizzare la polizia. Al punto di considerare una lodevole eccezione chi pensa che non tutti gli agenti sono colpevoli.<br />Ad aggiungere il suo peso professionale, oltre che politico, ai commenti di Sala, è stato Franco Gabrielli, consulente del sindaco ed ex capo della Polizia di Stato. Intervistato a Radio24 ha dichiarato: «È sempre facile fare il professore del giorno dopo ma è ovvio che quella non è la modalità corretta con cui si conduce un inseguimento perché c'è pur sempre una targa. Esiste un principio fondamentale ed è quello della proporzionalità delle azioni che devono essere messe in campo per ottenere un determinato risultato: io posso addirittura utilizzare un'arma se è in pericolo una vita ma se il tema è fermare una persona che sta scappando non posso metterla in una condizione di pericolo». Quindi, i Carabinieri non avrebbero dovuto inseguire chi non rispetta l'alt?<br />È importante ricordare queste prese di posizione della sinistra milanese, perché gli effetti sono stati immediati. Queste dichiarazioni risalgono a giovedì 9 gennaio mattina, la sera stessa iniziavano i disordini di piazza. Ad inaugurare il Black Lives Matter italiano è stata, non Milano, ma Torino, a dimostrazione che non si è trattato di una reazione spontanea, ma di un moto politico nazionale organizzato. Nel capoluogo piemontese, un gruppo di antagonisti ha lanciato delle bombe carta contro un Commissariato di Polizia, oltre a uova con vernice. Le forze dell'ordine hanno chiuso le vie che portano verso il centro cittadino e sono stati lanciati contro di loro bottiglie di vetro. Cinque gli agenti feriti. Protagonista dei disordini, l'ormai noto centro sociale Askatasuna, recentemente legittimato dalla visita dell'europarlamentare Ilaria Salis. Un centro protagonista di tutti gli scontri degli ultimi anni contro la polizia a cui il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo (Pd), vorrebbe regalare la sede.<br />SCENE DI GUERRIGLIA URBANA<br />Il sabato sera si sono verificati gli scontri peggiori, a Roma e a Bologna, mentre a Milano la protesta è stata più pacifica: i manifestanti si sono limitati a imbrattare palazzi e strade. A Roma, invece, scene di guerriglia urbana, con negozi vandalizzati e otto agenti feriti. A Bologna è andata peggio: dieci agenti di polizia feriti, barricate e lanci di oggetti contundenti di tutti i tipi. Bologna ha fatto notizia soprattutto perché i manifestanti hanno anche preso di mira gli ebrei locali, imbrattando i muri della sede degli uffici della Comunità, nella via parallela a quella della sinagoga. Avendo così provocato un incidente diplomatico (anche l'ambasciatore di Israele è intervenuto sulla vicenda), almeno in questo caso la sinistra ha stigmatizzato la violenza.<br />Anche in questo caso, la sinistra tace o accusa la destra di "strumentalizzare". Elly Schlein, segretaria del Pd, è intervenuta solo dopo che è stata sollecitata dalla premier Giorgia Meloni. E, oltre a una generica e doverosa condanna alla violenza di piazza, ha chiesto al centrodestra di "non strumentalizzare". La posizione più netta è quella di Alleanza Verdi e Sinistra: contro la polizia. Con il segretario verde Angelo Bonelli che paventa l'introduzione di "norme da Stato di polizia" dietro "il pretesto" delle aggressioni ai poliziotti. Insomma, neppure di fronte a diciotto agenti feriti in una sola sera, di cui otto nella stessa capitale, la sinistra riesce a prendere le distanze dai violenti.<br />Ci sono invece violenze dello stesso tipo che praticamente non hanno fatto notizia, se non nella cronaca locale. A Busto Arsizio (Lombardia, provincia di Varese) i poliziotti sono intervenuti contro due nordafricani esagitati che stavano sfasciando un'auto in un parcheggio. Ma non appena gli agenti sono arrivati sul posto si sono trovati circondati da una folla di immigrati che insultavano la polizia e inneggiavano alla "giustizia per Ramy". Solo l'arrivo di rinforzi ha evitato il peggio. Sono azioni violente che fanno meno notizia, perché spontanee. Ma proprio per questo più pericolose, più incontrollabili e quindi in grado di dilagare. Come Black Lives Matter, appunto.<br />Se la protesta ottiene il suo scopo, quello di criminalizzare e legare le mani alla polizia, gli effetti saranno anche gli stessi che abbiamo visto negli Usa dopo Black Lives Matter. Ovunque i sindaci di sinistra abbiano mantenuto le promesse di depotenziare la polizia, l'ordine pubblico è crollato. Le grandi metropoli amministrate da Democratici sono tornate ad essere luoghi pericolosi, come lo erano negli anni '70. E a farne le spese sono soprattutto i più poveri, quelli che abitano nei quartieri ghetto e che non possono permettersi un servizio di vigilanza privato. Negli Usa hanno così scoperto che lo Stato sociale non può sostituire l'ordine pubblico. In Italia, una parte della politica ci crede ancora.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63698067</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 10:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63698067/la_protesta_nazionale_per_ramydoppioarticolo.mp3" length="12771622" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8047

LA PROTESTA NAZIONALE PER RAMY, CONTRO LA POLIZIA: IL NOSTRO BLACK LIVES MATTER di Stefano Magni
 
Quando un ragazzo egiziano di 19 anni, Ramy Elgaml, è morto a Milano durante un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8047" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8047</a><br /><br />LA PROTESTA NAZIONALE PER RAMY, CONTRO LA POLIZIA: IL NOSTRO BLACK LIVES MATTER di Stefano Magni<br /> <br />Quando un ragazzo egiziano di 19 anni, Ramy Elgaml, è morto a Milano durante un inseguimento dei Carabinieri (non aveva risposto all'alt in un posto di blocco), il quartiere Corvetto, ad alto tasso di immigrati, si era sollevato per due giorni contro la polizia. Era il 24 novembre scorso e il paragone che veniva naturale allora era: come una Banlieue parigina. Dalla settimana scorsa è iniziato il seguito della vicenda e il paragone con la periferia islamizzata francese non regge già più. Stiamo assistendo a un fenomeno diverso, più simile a un altro esempio estero del recente passato: il movimento Black Lives Matter contro la polizia americana.<br />Come mai si è atteso un mese e mezzo per assistere allo scoppio di una nuova ribellione contro la polizia? La causa è la pubblicazione del video delle dashcam (le videocamere montate sulle auto) dei Carabinieri, il 7 gennaio, in cui si può assistere all'inseguimento dello scooter su cui era a bordo Ramy. Nemmeno i filmati, però, dimostrano che Ramy sia stato ucciso. Saranno i periti, nel prossimo processo, a stabilire se si sia trattato di un incidente, o i Carabinieri siano colpevoli. Ma quel che si è visto è stato sufficiente a far scoppiare la nuova rivolta.<br />A fare la differenza, nel movimento Black Lives Matter, negli Usa, è soprattutto l'intervento della sinistra istituzionale, al fianco della piazza. Non è stata una protesta spontanea fine a se stessa, come reazione alla morte di George Floyd, nel maggio del 2020, ucciso da un poliziotto durante un fermo. E l'antirazzismo (George Floyd era un afroamericano, il poliziotto che l'ha ucciso un bianco) non era l'obiettivo principale. Il vero scopo era il "defund the police", togliere i fondi alla polizia. Il passaggio, utopistico, dalla repressione alla prevenzione, dalla politica "legge e ordine" a un welfare totale che elimini le cause sociali della delinquenza. Questo ha reso le violente proteste di Black Lives Matter uniche nel loro genere: al fianco delle piazze violente c'erano sindaci, procuratori e anche governatori di sinistra che davano la loro legittimità istituzionale alle violenze.<br />PAESE CHE VAI, SINISTRA CHE TROVI<br />In Italia stiamo assistendo a qualcosa di molto simile. Oltre alla sinistra antagonista in piazza, la sinistra istituzionale ha subito preso posizione contro la polizia. Le frasi pronunciate da Giuseppe Sala, sindaco di Milano, sono molto più che ambigue: «Certamente le immagini danno un segnale brutto, non c'è dubbio, brutto. Però attendiamo che la giustizia faccia il suo corso. Dal mio punto di vista è chiaro che se qualcuno ha sbagliato deve pagare». Tre frasi: una garantista ("attendiamo che la giustizia...) chiusa fra due sentenze colpevoliste a prescindere. E poi: «Voglio ringraziare un'altra volta il papà di Ramy per l'atteggiamento che oggettivamente è impeccabile. La giustizia faccia il suo corso però mi pare un altro esempio del fatto che quando ce la prendiamo con gli immigrati... Insomma trovare uno (il papà di Ramy, ndr) che dica "c'è un poliziotto buono e uno cattivo ma voglio credere che la maggior parte siano buoni" non è poca cosa». Quindi, per esprimere solidarietà a un padre che ha perso un figlio, Sala ha trovato il modo di stigmatizzare la polizia. Al punto di considerare una lodevole eccezione chi pensa che non tutti gli agenti sono colpevoli.<br />Ad aggiungere il suo peso professionale, oltre che politico, ai commenti di Sala, è stato Franco Gabrielli, consulente del sindaco ed ex capo della Polizia di Stato. Intervistato a Radio24 ha dichiarato: «È sempre facile fare il professore del giorno dopo ma è ovvio che quella non è la modalità corretta con cui si conduce un...]]></itunes:summary><itunes:duration>799</itunes:duration><itunes:keywords>blm,carabinieri,disordini,proteste,ramy</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eaa79e3f2a309ace8d5101823ccd0590.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Salvini assolto, una sconfitta per la magistratura</title><link>https://www.spreaker.com/episode/salvini-assolto-una-sconfitta-per-la-magistratura--63460644</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8030" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8030</a><br /><br />SALVINI ASSOLTO, UNA SCONFITTA PER LA MAGISTRATURA di Ruben Razzante<br /> <br />La battaglia che i pubblici ministeri di Palermo Marzia Sabella, Geri Ferrara e Giorgia Righi hanno ingaggiato anni fa contro Matteo Salvini era tutta politica e le accuse di sequestro di persona e di rifiuto di atti d'ufficio erano strumentali. La sentenza di assoluzione per il leader della Lega, all'epoca ministro dell'interno, pronunciata ieri sera dal Tribunale di Palermo, restituisce credibilità all'Italia e rappresenta una vittoria del diritto, oltre che del buon senso.<br />Come ha commentato a caldo l'avvocato difensore di Salvini, la senatrice leghista Giulia Bongiorno, si tratta di un verdetto contro chi sfrutta i migranti. Al termine di un processo durato tre anni e che non sarebbe mai dovuto iniziare, è stato chiarito che "il fatto non sussiste" e che Salvini non ha commesso alcun reato ed ha agito nell'esclusivo interesse del suo governo e del suo Paese. Ha semplicemente difeso i confini nazionali dalle attività illecite delle Ong, che speculano sulle vite dei migranti. Invece i pm avevano chiesto per lui una condanna a 6 anni di carcere per rifiuto di atti d'ufficio e sequestro di persona. «Surreali e infondate le accuse a Salvini», ha commentato il premier Giorgia Meloni, esprimendo soddisfazione per il verdetto.<br />Chissà cosa pensano i tanti italiani che non arrivano alla fine del mese e che sanno che per tre anni i loro soldi sono stati impiegati per un processo assurdo e fortemente ideologizzato. Senza considerare le complicità dell'ex premier Giuseppe Conte e degli altri membri del governo dell'epoca, che avevano avallato le scelte coraggiose del ministro Salvini senza manifestare alcuna opposizione e fino a ieri sera dichiaravano ipocritamente di voler rispettare le sentenze dei giudici. La battaglia processuale si è protratta fino a ieri senza esclusione di colpi. «Nell'agosto 2019 - hanno detto nella requisitoria i pubblici ministeri - da ministro dell'Interno Salvini aveva l'obbligo di rilasciare senza indugio alla nave dell'Ong Open Arms il place of safety, il porto sicuro, per 147 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. Invece, lasciandoli a bordo, agì intenzionalmente e consapevolmente in spregio delle regole».<br />L'avvocato di Salvini, la senatrice leghista Giulia Bongiorno, ha replicato chiamando in causa la Ong spagnola: «Open Arms bighellonava in mezzo al mare - ha accusato in udienza - mentre i migranti potevano scendere liberamente» e Salvini "difendeva i confini". [...]<br />La vicenda Salvini-Open Arms rappresenta una brutta pagina della storia nazionale sul piano della credibilità della magistratura italiana e dell'equilibrio tra potere giudiziario e politica. [...]<br /><br /><b>Nota di BastaBugie:</b> <i>Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Open Arms e Salvini, le verità negate da Avvenire" parla di uno scandaloso editoriale del quotidiano della CEI a commento della sentenza di assoluzione del vice-presidente del Consiglio pieno di menzogne sul tema dell'immigrazione in generale e della vicenda Open Arms e Salvini nello specifico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 dicembre 2024:</i><br />Quello che l'editoriale del quotidiano della CEI, Avvenire, ha lanciato il 21 dicembre è un attacco al governo italiano, che accusa di una serie di promesse non mantenute, e al vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, ma soprattutto è un attacco alla verità, nonostante il titolo: "Salvini assolto, ma c'è una verità da rispettare".<br />«I porti non si possono chiudere - esordisce Danilo Paolini - perché la garanzia di un approdo sulla terra ferma è qualcosa che ha a che fare con il diritto umanitario universalmente riconosciuto, con l'incolumità e la sicurezza di vite». La prima verità è che invece le navi nei porti, come gli aerei negli aeroporti, entrano solo previa autorizzazione, che può essere concessa oppure negata. La seconda verità è che il diritto umanitario è indiscutibile, ma non riguarda il caso della Open Arms e dei suoi passeggeri, la cui incolumità e sicurezza non sono mai state in pericolo. Erano a bordo di una buona imbarcazione, sicura, costantemente monitorata ed erano bene assistiti. Alcuni che accusarono problemi di salute poterono lasciare la nave per ricevere le cure necessarie, altri furono fatti sbarcare perché risultavano essere minorenni: in tutto 64.<br />La terza verità è che il comandante della Open Arms rifiutò qualsiasi alternativa, persino quelle offerte dalla Spagna, Stato di bandiera della nave, che gli aveva proposto di dirigersi verso il porto spagnolo di Algeciras o verso un altro porto nelle isole Baleari e che in alternativa era disposta a trasbordare i passeggeri su un'altra nave spagnola.<br />La quarta verità è che la Open Arms doveva approdare in Italia, non a Malta, non in Tunisia e nemmeno in Spagna perché il nostro Paese era la destinazione scelta dagli emigranti irregolari, privi di documenti, che aveva a bordo e che per questo, per arrivare in Italia, avevano pagato a una delle tante organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi illegali dall'Africa e dall'Asia verso l'Europa migliaia di dollari, anche più di 10mila se provenivano dal Bangladesh o da altri Paesi molto lontani. Se così non fosse, se gli emigranti fossero stati disposti a sbarcare in un qualsiasi porto sicuro, allora l'accusa di sequestro di persona andrebbe rivolta ai responsabili della Open Arms che, come ha affermato l'avvocato difensore del ministro Salvini, Giulia Bongiorno, «bighellonava in mezzo al mare» impedendo loro di sbarcare come avrebbero potuto.<br />È convinto - dice del ministro Salvini Avvenire - di avere in questo modo «fermato l'immigrazione di massa, ridotto i morti in mare e difeso la Patria». Ne è convinto perché è la verità (la quinta). Negli anni in cui è stato ministro dell'Interno gli sbarchi sono diminuiti drasticamente: 23.037 nel 2018 e 11.471 nel 2019, mentre prima erano sempre stati molto più che centomila (addirittura 181mila nel 2016) e poi hanno ripreso a crescere. Nel 2019 il numero di emigranti morti nel Mediterraneo, 1.510, è stato di gran lunga il più basso mai registrato.<br />Quanto a difendere la Patria, a quanto pare secondo il quotidiano della Cei farlo è lecito solo se è minacciata «da un invasore in armi» e quelli che arrivano invece sono «bambini, donne e uomini senza armi e senza niente, che rischiano la vita per disperazione, attraversando un mare che può ucciderli (...) perché scappano da guerre, miseria, catastrofi, persecuzioni». Tutti gli Stati del mondo, a tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza nazionale controllano i loro confini - perché solo l'Italia non dovrebbe? -, prova ne sia che esiste la Convenzione di Ginevra che fa eccezione per chi chiede asilo, i profughi. Ma, ennesima verità negata, solo una esigua percentuale di emigranti illegali diretti verso l'Italia, e l'Europa, sono in fuga da guerre, catastrofi, persecuzioni e, dato il costo elevato dei viaggi, praticamente nessuno dalla miseria. Lo provano l'elevato numero di richieste di asilo respinte dopo attento e scrupoloso vaglio e l'elenco dei Paesi di provenienza, gran parte dei quali fortunatamente non sono afflitti da guerre, persecuzioni e catastrofi. L'Italia nei mesi scorsi ne ha individuati 19, ma sono molti di più.<br />Per inermi che siano, bambini, donne e uomini non dovrebbero viaggiare illegalmente e poi, mentendo, chiedere asilo. Ma ecco ancora una verità dissimulata: arrivano quasi solo uomini giovani, le donne sono poche, meno del 15%, e meno ancora i bambini. Per il bene di questi ultimi, a questo proposito, meglio sarebbe battersi finalmente perché fosse punito con estrema severità chiunque sia responsabile di metterne a rischio la vita, soprattutto se, come nel recente caso della piccola Yasmine, si consente o si impone loro di imbarcarsi da soli, affidati e alla mercé di estranei.<br />«Ci accingiamo - aggiunge l'editoriale - a festeggiare un Bimbo nato in una stalla 'perché non c'era posto per loro nell'albergo'». Ultima verità: Maria e Giuseppe non sono stati discriminati, respinti, cacciati, non c'era più posto né per loro né per nessuno, gli alberghi e le locande erano semplicemente al completo. «Quel Bambino, divenuto Uomo - conclude - avrebbe poi indicato nello straniero un essere umano da accogliere». "Quel Bambino" ha fatto ben altro. Ci ha insegnato a considerare ogni persona "prossimo" e ad amarla come noi stessi. Recepita pienamente finora solo dalla civiltà occidentale, è la più grande rivoluzione nella storia umana, dalla quale è scaturito il principio che esistono diritti inerenti alla persona, quindi universali e inviolabili. Questo con le persone che viaggiano senza documenti non ha proprio nulla a che vedere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63460644</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2024 12:08:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63460644/salvini_assolto.mp3" length="9373614" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8030

SALVINI ASSOLTO, UNA SCONFITTA PER LA MAGISTRATURA di Ruben Razzante
 
La battaglia che i pubblici ministeri di Palermo Marzia Sabella, Geri Ferrara e Giorgia Righi hanno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8030" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8030</a><br /><br />SALVINI ASSOLTO, UNA SCONFITTA PER LA MAGISTRATURA di Ruben Razzante<br /> <br />La battaglia che i pubblici ministeri di Palermo Marzia Sabella, Geri Ferrara e Giorgia Righi hanno ingaggiato anni fa contro Matteo Salvini era tutta politica e le accuse di sequestro di persona e di rifiuto di atti d'ufficio erano strumentali. La sentenza di assoluzione per il leader della Lega, all'epoca ministro dell'interno, pronunciata ieri sera dal Tribunale di Palermo, restituisce credibilità all'Italia e rappresenta una vittoria del diritto, oltre che del buon senso.<br />Come ha commentato a caldo l'avvocato difensore di Salvini, la senatrice leghista Giulia Bongiorno, si tratta di un verdetto contro chi sfrutta i migranti. Al termine di un processo durato tre anni e che non sarebbe mai dovuto iniziare, è stato chiarito che "il fatto non sussiste" e che Salvini non ha commesso alcun reato ed ha agito nell'esclusivo interesse del suo governo e del suo Paese. Ha semplicemente difeso i confini nazionali dalle attività illecite delle Ong, che speculano sulle vite dei migranti. Invece i pm avevano chiesto per lui una condanna a 6 anni di carcere per rifiuto di atti d'ufficio e sequestro di persona. «Surreali e infondate le accuse a Salvini», ha commentato il premier Giorgia Meloni, esprimendo soddisfazione per il verdetto.<br />Chissà cosa pensano i tanti italiani che non arrivano alla fine del mese e che sanno che per tre anni i loro soldi sono stati impiegati per un processo assurdo e fortemente ideologizzato. Senza considerare le complicità dell'ex premier Giuseppe Conte e degli altri membri del governo dell'epoca, che avevano avallato le scelte coraggiose del ministro Salvini senza manifestare alcuna opposizione e fino a ieri sera dichiaravano ipocritamente di voler rispettare le sentenze dei giudici. La battaglia processuale si è protratta fino a ieri senza esclusione di colpi. «Nell'agosto 2019 - hanno detto nella requisitoria i pubblici ministeri - da ministro dell'Interno Salvini aveva l'obbligo di rilasciare senza indugio alla nave dell'Ong Open Arms il place of safety, il porto sicuro, per 147 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. Invece, lasciandoli a bordo, agì intenzionalmente e consapevolmente in spregio delle regole».<br />L'avvocato di Salvini, la senatrice leghista Giulia Bongiorno, ha replicato chiamando in causa la Ong spagnola: «Open Arms bighellonava in mezzo al mare - ha accusato in udienza - mentre i migranti potevano scendere liberamente» e Salvini "difendeva i confini". [...]<br />La vicenda Salvini-Open Arms rappresenta una brutta pagina della storia nazionale sul piano della credibilità della magistratura italiana e dell'equilibrio tra potere giudiziario e politica. [...]<br /><br /><b>Nota di BastaBugie:</b> <i>Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Open Arms e Salvini, le verità negate da Avvenire" parla di uno scandaloso editoriale del quotidiano della CEI a commento della sentenza di assoluzione del vice-presidente del Consiglio pieno di menzogne sul tema dell'immigrazione in generale e della vicenda Open Arms e Salvini nello specifico.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 dicembre 2024:</i><br />Quello che l'editoriale del quotidiano della CEI, Avvenire, ha lanciato il 21 dicembre è un attacco al governo italiano, che accusa di una serie di promesse non mantenute, e al vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, ma soprattutto è un attacco alla verità, nonostante il titolo: "Salvini assolto, ma c'è una verità da rispettare".<br />«I porti non si possono chiudere - esordisce Danilo Paolini - perché la garanzia di un approdo sulla terra ferma è qualcosa che ha a che fare con il diritto umanitario universalmente riconosciuto, con l'incolumità e la sicurezza di vite». La...]]></itunes:summary><itunes:duration>586</itunes:duration><itunes:keywords>battaglia,magistratura,openarms,politica,salvini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0e8111ed14c6a42909f48b0718dfd278.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pogrom islamico nelle vie di Amsterdam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pogrom-islamico-nelle-vie-di-amsterdam--62723214</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977</a><br /><br />IL VANGELO NON AMMETTE NEUTRALITA' O COMPROMESSI di Roberto Marchesini<br /><br />Per diversi anni ho riflettuto su un atteggiamento ecclesiastico che possiamo definire con due slogan: «Cercare ciò che unisce e non ciò che divide» e «costruire ponti e non muri». Traduco: si può dialogare con la modernità; il Mondo non è pregiudizialmente ostile ai cattolici; gran parte della cultura contemporanea è neutrale, rispetto al Vangelo. C'è quindi la possibilità, se non di evangelizzare il secolo, per lo meno di dialogarci.<br />Con il passare del tempo mi sono convinto che questo atteggiamento sia eccessivamente ottimista e, forse, un po' ingenuo. E mi sono accorto che la soluzione del problema era già data in una lapidaria affermazione evangelica: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30; Lc 11, 23).<br />Parlando con alcuni amici, scettici riguardo alla mia risoluzione, mi è stato fatto notare che nel Vangelo di Marco la frase era diversa: «Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9, 40). C'è, dunque, chi non è contro di noi, la neutralità nei confronti del Vangelo è possibile. Non solo: San Paolo afferma che possiamo trovare qualcosa di buono dappertutto: «Vagliate tutto e tenete ciò che è buono» (1Ts 5, 21). Purtroppo queste citazioni non permettono di sostenere la costruzione di ponti. Partiamo dalla prima. Essa è semplicemente una riproposizione della frase di Matteo e di Luca: non ammette una neutralità. Anche per Marco è necessario schierarsi: con Cristo o contro di Lui. Chi non è con Cristo non è neutro: è contro di lui; chi non è contro Cristo non è neutro, è con lui. Cristo divide, chiede di prendere posizione, non ammette neutralità.<br />La stessa cosa vale per san Paolo, il quale invita a vagliare tutto e a tenere ciò che è buono, integralmente buono; non ciò che ha una parte buona. Ricordiamo, infatti, che l'errore ha sempre una parte di verità; e che l'eresia non consiste nel rigetto totale della Verità, ma solo di una sua parte.<br />Ammettere una possibile neutralità nei confronti del Vangelo, inoltre, significa sminuirne l'importanza. L'incarnazione di Cristo ha diviso la storia in prima (a. C.) e un dopo (d. C.); allo stesso modo, ha diviso in due l'umanità e la cultura. È stato un avvenimento così importante che necessariamente richiede che si prenda posizione nei suoi confronti.<br />Sono confortato, nella mia posizione, da due importanti santi della Chiesa che hanno messo in evidenza il significato meta-storico dell'affermazione evangelica. In quella breve frase, infatti, è condensato un intero trattato di teologia della storia e la chiave di lettura per capire il rapporto tra Vangelo e modernità. Partiamo da san Giovanni Bosco, che ha scritto: «L'unica vera lotta nella storia è quella pro o contro la Chiesa di Cristo». È questa lotta che permette di capire tutta la storia dell'umanità, perlomeno degli ultimi cinquecento anni; ed è la storia del conflitto tra la Chiesa di Cristo e il Mondo.<br />Anche Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, ha dato una lettura meta-storica del conflitto tra la luce di Cristo e le tenebre. Nei brani che seguono, il papa polacco sottolinea le implicazioni per la difesa della vita di questo scontro; ma non manca uno sguardo più profondo: «Questo orizzonte di luci ed ombre deve renderci tutti pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita (§ 28). [...] Nelle prime ore del pomeriggio del venerdì santo, "il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra... Il velo del tempio si squarciò nel mezzo" (Lc 23, 44.45). È il simbolo di un grande sconvolgimento cosmico e di una immane lotta tra le forze del bene e le forze del male, tra la vita e la morte. Noi pure, oggi, ci troviamo nel mezzo di una lotta drammatica tra la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ma da questa oscurità lo splendore della Croce non viene sommerso; essa, anzi, si staglia ancora più nitida e luminosa e si rivela come il centro, il senso e il fine di tutta la storia e di ogni vita umana (§ 50). [...] Maria aiuta così la Chiesa a prendere coscienza che la vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre (§ 104)». Giovanni Paolo II scrive di una immane lotta tra le forze del bene e le forze del male, tra la luce e le tenebre; e della «l'ineludibile responsabilità» di schierarsi dalla parte del bene e della luce. Chi non prende posizione, semplicemente, permette che il male accada e si diffonda; quindi, nuovamente, chi non è per Cristo è inevitabilmente contro di Lui.<br />C'è poco da illudersi, siamo in guerra. È una guerra totale, senza quartiere, nella quale non ci sono neutrali o indifferenti. Abbandoniamo le ingenuità e le favole disneyane, accettiamo la realtà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62723214</guid><pubDate>Wed, 13 Nov 2024 17:00:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62723214/pogrom_islamico_nelle_vie_di_amsterdam.mp3" length="8768409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977

IL VANGELO NON AMMETTE NEUTRALITA' O COMPROMESSI di Roberto Marchesini

Per diversi anni ho riflettuto su un atteggiamento ecclesiastico che possiamo definire con due slogan:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977</a><br /><br />IL VANGELO NON AMMETTE NEUTRALITA' O COMPROMESSI di Roberto Marchesini<br /><br />Per diversi anni ho riflettuto su un atteggiamento ecclesiastico che possiamo definire con due slogan: «Cercare ciò che unisce e non ciò che divide» e «costruire ponti e non muri». Traduco: si può dialogare con la modernità; il Mondo non è pregiudizialmente ostile ai cattolici; gran parte della cultura contemporanea è neutrale, rispetto al Vangelo. C'è quindi la possibilità, se non di evangelizzare il secolo, per lo meno di dialogarci.<br />Con il passare del tempo mi sono convinto che questo atteggiamento sia eccessivamente ottimista e, forse, un po' ingenuo. E mi sono accorto che la soluzione del problema era già data in una lapidaria affermazione evangelica: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30; Lc 11, 23).<br />Parlando con alcuni amici, scettici riguardo alla mia risoluzione, mi è stato fatto notare che nel Vangelo di Marco la frase era diversa: «Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9, 40). C'è, dunque, chi non è contro di noi, la neutralità nei confronti del Vangelo è possibile. Non solo: San Paolo afferma che possiamo trovare qualcosa di buono dappertutto: «Vagliate tutto e tenete ciò che è buono» (1Ts 5, 21). Purtroppo queste citazioni non permettono di sostenere la costruzione di ponti. Partiamo dalla prima. Essa è semplicemente una riproposizione della frase di Matteo e di Luca: non ammette una neutralità. Anche per Marco è necessario schierarsi: con Cristo o contro di Lui. Chi non è con Cristo non è neutro: è contro di lui; chi non è contro Cristo non è neutro, è con lui. Cristo divide, chiede di prendere posizione, non ammette neutralità.<br />La stessa cosa vale per san Paolo, il quale invita a vagliare tutto e a tenere ciò che è buono, integralmente buono; non ciò che ha una parte buona. Ricordiamo, infatti, che l'errore ha sempre una parte di verità; e che l'eresia non consiste nel rigetto totale della Verità, ma solo di una sua parte.<br />Ammettere una possibile neutralità nei confronti del Vangelo, inoltre, significa sminuirne l'importanza. L'incarnazione di Cristo ha diviso la storia in prima (a. C.) e un dopo (d. C.); allo stesso modo, ha diviso in due l'umanità e la cultura. È stato un avvenimento così importante che necessariamente richiede che si prenda posizione nei suoi confronti.<br />Sono confortato, nella mia posizione, da due importanti santi della Chiesa che hanno messo in evidenza il significato meta-storico dell'affermazione evangelica. In quella breve frase, infatti, è condensato un intero trattato di teologia della storia e la chiave di lettura per capire il rapporto tra Vangelo e modernità. Partiamo da san Giovanni Bosco, che ha scritto: «L'unica vera lotta nella storia è quella pro o contro la Chiesa di Cristo». È questa lotta che permette di capire tutta la storia dell'umanità, perlomeno degli ultimi cinquecento anni; ed è la storia del conflitto tra la Chiesa di Cristo e il Mondo.<br />Anche Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, ha dato una lettura meta-storica del conflitto tra la luce di Cristo e le tenebre. Nei brani che seguono, il papa polacco sottolinea le implicazioni per la difesa della vita di questo scontro; ma non manca uno sguardo più profondo: «Questo orizzonte di luci ed ombre deve renderci tutti pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita (§ 28). [...] Nelle prime ore del pomeriggio del venerdì santo, "il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra... 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Una proposta di legge in tal senso era stata presentata nel 2022 dal Movimento 5 stelle, acclamata da tutta la sinistra. Prevedeva il diritto alla cittadinanza per i minori nati in Italia o arrivati quando avevano meno di 12 anni a condizione che avessero frequentato per almeno cinque anni un ciclo di studi. La legge non era passata. Presto potrebbe essere ripresentata, ma a condizioni diverse. Quelle pensate da Forza Italia a quanto pare sono due: che il minore straniero abbia concluso due cicli scolastici oppure che abbia terminato la scuola dell'obbligo.<br />La seconda opzione farebbe apparire una eventuale battaglia per lo ius scholae più una questione di principio che di sostanza. Poiché la scuola superiore è obbligatoria fino a 16 anni, lo ius scholae anticiperebbe infatti soltanto di due anni la possibilità di acquisire la cittadinanza italiana dal momento che, in base alla legge 91 del 1992, a 18 anni i figli nati in Italia da genitori stranieri possono diventare cittadini italiani presentando una semplice dichiarazione di volontà all'Ufficio di stato civile del loro comune di residenza, con il requisito necessario della residenza legale in Italia senza interruzioni fino al compimento dei 18 anni.<br />La rivendicazione di uno ius scholae, e prima ancora di uno ius culturae, simile ma che in alternativa al ciclo di studi di almeno cinque anni prevede come condizione aver seguito dei percorsi professionali, è stata avanzata dopo che era stata respinta la richiesta di sostituire lo ius sanguinis, riconosciuto in Italia, con lo ius soli. Il primo, lo ius sanguinis, attribuisce la cittadinanza per discendenza: i genitori trasmettono ai figli la loro cittadinanza. Per lo Stato italiano è cittadino italiano anche il discendente di un avo italiano, senza limite generazionale. Lo ius soli stabilisce la cittadinanza di una persona in base al luogo di nascita: si è cittadini del paese in cui si è nati, anche se da genitori stranieri.<br />LO IUS SOLI, IUS CULTURAE O IUS SCHOLAE<br />Il fulcro della battaglia per lo ius soli, lo ius culturae e lo ius scholae è il riconoscimento ai bambini stranieri degli stessi diritti di quelli italiani, l'ingiustizia presunta, da sanare, di una cittadinanza negata e l'urgenza di un percorso di inclusione sociale che "sapersi stranieri" renderebbe impossibile.<br />Il primo argomento - i diritti negati - è stato ampiamente smentito. I bambini stranieri godono degli stessi diritti dei loro coetanei italiani, delle stesse libertà e usufruiscono degli stessi servizi, senza discriminazioni e limitazioni. Pur di non ammetterlo, un inconveniente - non può proprio essere considerato un diritto leso - alla fine è stato trovato e riguarda le gite scolastiche. Può capitare infatti che per partecipare a una gita all'estero un bambino non italiano si debba procurare un visto che a quelli italiani non è richiesto.<br />Invece un inconveniente, anche serio, che non viene minimamente preso in considerazione, può derivare ai minori per il fatto di perdere la cittadinanza dei genitori, nel caso in cui non possano godere della doppia cittadinanza perché i paesi di origine non lo ammettono (ad esempio, il Camerun, la Nigeria, il Senegal, l'Iran, l'Etiopia...). Possono verificarsi problemi sia nel caso che la famiglia continui a vivere in Italia sia nel caso decida o si veda costretta a trasferirsi in un altro Stato o a fare ritorno al paese di origine.<br />COME SE FOSSERO APOLIDI, SENZA CITTADINANZA<br />Nel 2022, mentre si discuteva la proposta di legge, l'enfasi era stata posta anche su quanto fosse ingiusto lasciare centinaia di migliaia di bambini e ragazzini "senza cittadinanza", mantenuti "nel limbo di una non riconosciuta cittadinanza". Se ne parlava come se fossero apolidi o, piuttosto, fosse una condizione imbarazzante, patita, quotidianamente sofferta, essere, come i genitori, cittadini nigeriani, pakistani, marocchini, bengalesi e, perché no, canadesi, neozelandesi o giapponesi.<br />Quanto al "sapersi stranieri" e sentirsi per questo esclusi, basta avvicinarsi a una scuola alla fine delle lezioni per tranquillizzarsi a questo proposito: tra i ragazzini che escono felici non c'è traccia di divisioni, demarcazioni, almeno non per il colore della pelle. Sono altri i criteri che inducono all'emarginazione, e al bullismo, e ne scelgono le vittime. Piuttosto, se e quanto un bambino nato in Italia da genitori stranieri o arrivato da piccolo si auto emargina e manifesta ostilità nei confronti dell'ambiente che lo circonda dipende da come questo ambiente gli viene presentato. La responsabilità è senz'altro della famiglia e conta molto il suo grado di integrazione economica e sociale. Può essere altrettanto e ancora più importante, nel caso dei bambini musulmani, l'insegnamento impartito nelle moschee, soprattutto quelle informali.<br />Ma forse un ruolo ancora maggiore, decisivo, è svolto dalle continue, martellanti campagne - mostre, conferenze, dibattiti, festival... - condotte "a fin di bene" che accusano gli italiani di razzismo, mettono in guardia contro di loro, descrivono l'Italia come un paese inospitale, neofobico, che respinge gli stranieri, li disprezza. Pretendendo di abbattere muri, creano barriere di risentimento e diffidenza. Sono davvero ostacoli all'inclusione.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Ius scholae? Ma la scuola non integra nemmeno gli italiani" spiega che la scuola italiana non fornisce una identità culturale nemmeno agli italiani, figuriamoci se può farlo agli stranieri. Anzi, è il contrario: non ha una sua identità perché assorbendo le ideologie moderne e il relativismo ha reso impossibile la trasmissione della verità.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 agosto 2024:<br />In questi giorni il mondo politico dibatte la questione dello Ius scholae come possibile criterio per regolarizzare gli immigrati. Il ministro Tajani e Forza Italia, per motivi politici, ci puntano molto. La cosa presenta molteplici aspetti di cui ci siamo già occupati e tutti conducono ad una sola conclusione: la proposta è assurda. Uno in particolare dimostra fuori di ogni dubbio questa assurdità: si pretende di affidare alla scuola italiana la costruzione di una identità italiana nei giovani immigrati, ma la scuola statale italiana non è in grado di educare a nessuna identità nazionale, per il semplice fatto che non è in grado di educare a nessuna identità culturale.<br />La scuola italiana non fornisce una identità culturale nemmeno agli italiani, figuriamoci se può farlo agli stranieri. Sfido il ministro Tajani ad elencare i caratteri della identità culturale italiana così come plasmata dalla nostra scuola di Stato. Anzi, il processo è esattamente il contrario, la scuola italiana, davanti alla presenza di alunni stranieri, diminuisce i riferimenti alla propria tradizione e alla propria cultura - ammesso che ne abbia una - per un presunto dovere di adattamento di essa alle altre culture per spirito di accoglienza. Il caso delle omissioni nell'insegnamento della Divina Commedia di Dante è molto eloquente.<br />Però, attenzione! Non è che Dante lo si insegni abitualmente e in modo approfondito e poi lo si purghi dei passi indigesti alle altre culture, soprattutto a quella islamica. La realtà è che Dante non lo si insegna più da molto tempo, l'abdicazione alla propria cultura è avvenuta già prima della presenza in Italia delle altre culture e nessun insegnante pensa più che insegnare Dante sia un dovere per rispetto alla nostra identità. Piuttosto il contrario, Dante, come Manzoni, sono stati da decenni combattuti nelle scuole perché organici ad una certa italianità tradizionale cattolica diventata il nemico della politica culturale gramsciana. Per questo l'archiviazione di Dante davanti alle esigenze islamiche risulta così privo di patemi d'animo, era già avvenuto.<br />La nostra scuola "pubblica" non ha una sua identità ormai da molto tempo, da quando sono penetrate in essa le ideologie moderne e da quando il relativismo ha reso impossibile intenderla come ricerca e trasmissione di verità, da quanto essa ha assunto come criterio fondamentale di formare il cosiddetto spirito critico, cosa impossibile senza l'idea della verità. Lo spirito critico, non più basato sulla verità, è stato fondato sul soggetto e a quel punto tutte le credenze sono state ammesse, perché la verità stessa è stata trasformata in una credenza.<br />Ogni verità è stata ridotta a opinione, quindi siccome bisogna accettare tutte le opinioni, come dice la Costituzione, bisogna accettare tutte le verità, che a quel punto non sono più verità. Ciò che importa è che gli studenti ci credano, ci mettano qualcosa di sé, siano coerenti con se stessi: nella nostra scuola l'atto soggettivo e non più il contenuto oggettivo diventa criterio di verità, intervenire in un dibattito in aula è più importante di cosa si dice, anzi tutti dicono il vero e affermare che una idea è sbagliata significa esercitare una discriminazione. Nessuna disciplina viene insegnata ormai come avente a che fare con la verità, ma al massimo come ipotesi di lavoro<br />Oggi la scuola pubblica italiana non propone più nemmeno una unitaria visione della persona, ma n]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61138380</guid><pubDate>Tue, 27 Aug 2024 22:26:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61138380/ius_scholae.mp3" length="11457559" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7902

IUS SCHOLAE, RIFORMA INUTILE: LA SCUOLA NON INTEGRA NEMMENO GLI ITALIANI di Anna Bono

Il ministro degli affari esteri Antonio Tajani si è dichiarato favorevole all'adozione di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7902" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7902</a><br /><br />IUS SCHOLAE, RIFORMA INUTILE: LA SCUOLA NON INTEGRA NEMMENO GLI ITALIANI di Anna Bono<br /><br />Il ministro degli affari esteri Antonio Tajani si è dichiarato favorevole all'adozione di una legge che introduca lo ius scholae, che consenta cioè di acquisire la cittadinanza italiana ai minori stranieri che abbiano concluso un certo ciclo scolastico. Una proposta di legge in tal senso era stata presentata nel 2022 dal Movimento 5 stelle, acclamata da tutta la sinistra. Prevedeva il diritto alla cittadinanza per i minori nati in Italia o arrivati quando avevano meno di 12 anni a condizione che avessero frequentato per almeno cinque anni un ciclo di studi. La legge non era passata. Presto potrebbe essere ripresentata, ma a condizioni diverse. Quelle pensate da Forza Italia a quanto pare sono due: che il minore straniero abbia concluso due cicli scolastici oppure che abbia terminato la scuola dell'obbligo.<br />La seconda opzione farebbe apparire una eventuale battaglia per lo ius scholae più una questione di principio che di sostanza. Poiché la scuola superiore è obbligatoria fino a 16 anni, lo ius scholae anticiperebbe infatti soltanto di due anni la possibilità di acquisire la cittadinanza italiana dal momento che, in base alla legge 91 del 1992, a 18 anni i figli nati in Italia da genitori stranieri possono diventare cittadini italiani presentando una semplice dichiarazione di volontà all'Ufficio di stato civile del loro comune di residenza, con il requisito necessario della residenza legale in Italia senza interruzioni fino al compimento dei 18 anni.<br />La rivendicazione di uno ius scholae, e prima ancora di uno ius culturae, simile ma che in alternativa al ciclo di studi di almeno cinque anni prevede come condizione aver seguito dei percorsi professionali, è stata avanzata dopo che era stata respinta la richiesta di sostituire lo ius sanguinis, riconosciuto in Italia, con lo ius soli. Il primo, lo ius sanguinis, attribuisce la cittadinanza per discendenza: i genitori trasmettono ai figli la loro cittadinanza. Per lo Stato italiano è cittadino italiano anche il discendente di un avo italiano, senza limite generazionale. Lo ius soli stabilisce la cittadinanza di una persona in base al luogo di nascita: si è cittadini del paese in cui si è nati, anche se da genitori stranieri.<br />LO IUS SOLI, IUS CULTURAE O IUS SCHOLAE<br />Il fulcro della battaglia per lo ius soli, lo ius culturae e lo ius scholae è il riconoscimento ai bambini stranieri degli stessi diritti di quelli italiani, l'ingiustizia presunta, da sanare, di una cittadinanza negata e l'urgenza di un percorso di inclusione sociale che "sapersi stranieri" renderebbe impossibile.<br />Il primo argomento - i diritti negati - è stato ampiamente smentito. I bambini stranieri godono degli stessi diritti dei loro coetanei italiani, delle stesse libertà e usufruiscono degli stessi servizi, senza discriminazioni e limitazioni. Pur di non ammetterlo, un inconveniente - non può proprio essere considerato un diritto leso - alla fine è stato trovato e riguarda le gite scolastiche. Può capitare infatti che per partecipare a una gita all'estero un bambino non italiano si debba procurare un visto che a quelli italiani non è richiesto.<br />Invece un inconveniente, anche serio, che non viene minimamente preso in considerazione, può derivare ai minori per il fatto di perdere la cittadinanza dei genitori, nel caso in cui non possano godere della doppia cittadinanza perché i paesi di origine non lo ammettono (ad esempio, il Camerun, la Nigeria, il Senegal, l'Iran, l'Etiopia...). Possono verificarsi problemi sia nel caso che la famiglia continui a vivere in Italia sia nel caso decida o si veda costretta a trasferirsi in un altro Stato o a fare ritorno al paese di origine.<br />COME SE FOSSERO...]]></itunes:summary><itunes:duration>717</itunes:duration><itunes:keywords>iusscholae,m5s,stranieri,tajani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dabb9ece841d744db3ffd7f8479051f0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Svezia disperata: soldi ai migranti per andare via</title><link>https://www.spreaker.com/episode/svezia-disperata-soldi-ai-migranti-per-andare-via--61100451</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7893" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7893</a><br /><br />SVEZIA DISPERATA: SOLDI AI MIGRANTI PER ANDARE VIA<br />Il Paese è il simbolo del fallimento del multiculturalismo: Stoccolma è la capitale con più violenza in Europa, con intere zone off-limits per le forze dell'ordine<br />di Franco Lodige<br />Violenza, criminalità, scontri tra fazioni opposte. La Svezia si è lentamente trasformata nell'emblema del fallimento del multiculturalismo forzato, testimonianza cristallina dell'ideologia che si nasconde dietro il modello porte aperte. Stoccolma è la capitale con il più alto tasso di violenza armata letale in Europa, con intere zone off-limits per le forze dell'ordine. I migranti sono diventati un problema innegabile e il governo è disposto a tutto pur di ripristinare legalità e sicurezza, perfino a pagare i rifugiati per tornare nei Paesi di provenienza.<br />Come riportato dal The National News, la Svezia vuole offrire denaro per tornare nel Paese d'origine anche ai rifugiati con cittadinanza svedese: il programma di "uscita volontaria" offre 10 mila corone, ossia 900 euro, più i costi per sostenere il viaggio. Si tratta della mossa della disperazione per il governo, che deve fare i conti con dati drammatici: nel 2023 più persone hanno lasciato la Svezia di quante ne siano arrivate, prima perdita netta da oltre cinquant'anni.<br />"Uno sviluppo verso un'immigrazione sostenibile è necessario per rafforzare l'integrazione e ridurre l'esclusione sociale", ha evidenziato il ministro all'immigrazione Maria Melmar Stenergard: "Il numero di domande di asilo sembra essere storicamente basso, i permessi di soggiorno correlati all'asilo continuano a diminuire e la Svezia registra un'emigrazione netta per la prima volta in 50 anni". Inutile evidenziare che le politiche in materia di immigrazione e integrazione siano state esaminate attentamente dopo le ripetute violenze delle gang in tutto per il Paese.<br />A maggio, un servizio di controspionaggio ha accusato l'Iran di reclutare bande criminali svedesi, note come Foxtrot e Rumba, per fare i loro voleri. I dati della polizia mostrano che lo scorso anno in Svezia ci sono state almeno 348 sparatorie. Sono state uccise almeno 52 persone e il numero di esplosioni è salito da 90 a 149. Senza dimenticare i roghi del Corano, che hanno inasprito i rapporti tra cristiani e musulmani. Il ministro Stenergard non ha utilizzato troppi giri di parole: "Per chi non si è integrato, è l'occasione per una vita migliore". Ma l'obiettivo è innegabilmente un'inversione di tendenza.<br />Dopo anni di porte spalancate e buonismo a palate, all'inizio del 2023 il governo svedese aveva messo mano alle politiche di accoglienza: dal calo drastico di permessi accordati ai rifugiati alla cessazione dei ricongiungimenti, passando per il rafforzamento dei confini. Un intervento necessario e comunque tardivo, considerando i numeri del Paese nordico: l'8 per cento della popolazione - 10 milioni di abitanti - è di religione islamica. Le proiezioni hanno spaventato tutti: entro il 2050 i musulmani potrebbero raggiungere quota 30 per cento. Una situazione potenzialmente esplosiva, considerando la già difficile convivenza.<br />Una situazione drammatica, testimoniata plasticamente dalla fuga degli svedesi e dei migranti integrati dai ghetti più pericolosi. Con buona pace del progressismo e dell'inclusività esasperata, che tanto male hanno fatto e continuano a fare all'Occidente. E in primis al buonsenso.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61100451</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2024 07:48:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61100451/svezia_disperata_soldi_ai_migranti_per_andare_via.mp3" length="4195100" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7893

SVEZIA DISPERATA: SOLDI AI MIGRANTI PER ANDARE VIA
Il Paese è il simbolo del fallimento del multiculturalismo: Stoccolma è la capitale con più violenza in Europa, con intere zone...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7893" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7893</a><br /><br />SVEZIA DISPERATA: SOLDI AI MIGRANTI PER ANDARE VIA<br />Il Paese è il simbolo del fallimento del multiculturalismo: Stoccolma è la capitale con più violenza in Europa, con intere zone off-limits per le forze dell'ordine<br />di Franco Lodige<br />Violenza, criminalità, scontri tra fazioni opposte. La Svezia si è lentamente trasformata nell'emblema del fallimento del multiculturalismo forzato, testimonianza cristallina dell'ideologia che si nasconde dietro il modello porte aperte. Stoccolma è la capitale con il più alto tasso di violenza armata letale in Europa, con intere zone off-limits per le forze dell'ordine. I migranti sono diventati un problema innegabile e il governo è disposto a tutto pur di ripristinare legalità e sicurezza, perfino a pagare i rifugiati per tornare nei Paesi di provenienza.<br />Come riportato dal The National News, la Svezia vuole offrire denaro per tornare nel Paese d'origine anche ai rifugiati con cittadinanza svedese: il programma di "uscita volontaria" offre 10 mila corone, ossia 900 euro, più i costi per sostenere il viaggio. Si tratta della mossa della disperazione per il governo, che deve fare i conti con dati drammatici: nel 2023 più persone hanno lasciato la Svezia di quante ne siano arrivate, prima perdita netta da oltre cinquant'anni.<br />"Uno sviluppo verso un'immigrazione sostenibile è necessario per rafforzare l'integrazione e ridurre l'esclusione sociale", ha evidenziato il ministro all'immigrazione Maria Melmar Stenergard: "Il numero di domande di asilo sembra essere storicamente basso, i permessi di soggiorno correlati all'asilo continuano a diminuire e la Svezia registra un'emigrazione netta per la prima volta in 50 anni". Inutile evidenziare che le politiche in materia di immigrazione e integrazione siano state esaminate attentamente dopo le ripetute violenze delle gang in tutto per il Paese.<br />A maggio, un servizio di controspionaggio ha accusato l'Iran di reclutare bande criminali svedesi, note come Foxtrot e Rumba, per fare i loro voleri. I dati della polizia mostrano che lo scorso anno in Svezia ci sono state almeno 348 sparatorie. Sono state uccise almeno 52 persone e il numero di esplosioni è salito da 90 a 149. Senza dimenticare i roghi del Corano, che hanno inasprito i rapporti tra cristiani e musulmani. Il ministro Stenergard non ha utilizzato troppi giri di parole: "Per chi non si è integrato, è l'occasione per una vita migliore". Ma l'obiettivo è innegabilmente un'inversione di tendenza.<br />Dopo anni di porte spalancate e buonismo a palate, all'inizio del 2023 il governo svedese aveva messo mano alle politiche di accoglienza: dal calo drastico di permessi accordati ai rifugiati alla cessazione dei ricongiungimenti, passando per il rafforzamento dei confini. Un intervento necessario e comunque tardivo, considerando i numeri del Paese nordico: l'8 per cento della popolazione - 10 milioni di abitanti - è di religione islamica. Le proiezioni hanno spaventato tutti: entro il 2050 i musulmani potrebbero raggiungere quota 30 per cento. Una situazione potenzialmente esplosiva, considerando la già difficile convivenza.<br />Una situazione drammatica, testimoniata plasticamente dalla fuga degli svedesi e dei migranti integrati dai ghetti più pericolosi. Con buona pace del progressismo e dell'inclusività esasperata, che tanto male hanno fatto e continuano a fare all'Occidente. E in primis al buonsenso.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>263</itunes:duration><itunes:keywords>fallimento,migranti,multiculturalismo,soldi,svezia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94ac3c519cebf2861af8cfb77fcb454f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>C'è un elefante nella stanza la corruzione in Africa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/c-e-un-elefante-nella-stanza-la-corruzione-in-africa--61003610</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7879" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7879</a><br /><br />C'E' UN ELEFANTE NELLA STANZA: LA CORRUZIONE IN AFRICA di Anna Bono<br /><br />There is an elephant in the room. C'è un elefante nella stanza. Con questa espressione gli inglesi intendono l'esistenza di una realtà del tutto evidente e nota a tutti, ma che viene sistematicamente ignorata perché nessuno ha voglia di parlarne e si preferisce far finta che non esista.<br />Ebbene, quando si tratta di Africa, qualunque sia il contesto e quali che siano i temi affrontati, un elefante nella stanza c'è sempre. È la corruzione, un argomento che nessuno vuole toccare. Se di corruzione si parla, nelle sedi internazionali, forse è durante i colloqui privati tra capi di stato e di governo, negli incontri bilaterali, facendo attenzione a non urtare la suscettibilità dei leader africani.<br />Quando si arriva alle cause dei grandi problemi del continente - la povertà, i conflitti, il jihad, il debito estero, la disoccupazione... - di tutto si parla salvo che del ruolo giocato dalla corruzione che pure contamina incontrastata ogni aspetto, ogni settore della vita pubblica e privata, eretta a sistema, addirittura ostentata come segno di status sociale, responsabile di un generale approccio predatorio che autorizza chi può a usare il denaro pubblico come fosse sua proprietà e diritto.<br />Le cause dei problemi sono sempre altre. Il riscaldamento globale, rinominato cambiamento climatico, è la spiegazione più recente che si aggiunge alle altre addotte nel corso del tempo: le risorse naturali depredate, dall'Occidente mai da altri, il neocolonialismo, i diktat del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, fino a più remoti fattori come l'incontro iniziale con l'Europa nel XVI secolo, che avrebbe bloccato e distorto il promettente sviluppo del continente mettendovi fine, e la tratta transatlantica degli schiavi, per la quale si continuano addirittura a chiedere risarcimenti. Tipicamente, sono tutte cause attribuite a fattori esterni, che assolvono gli africani da ogni responsabilità.<br />LE PROTESTE IN KENYA<br />Ma adesso in Africa la parola "corruzione" finalmente viene scandita, gridata da decine di migliaia di giovani. Hanno incominciato in Kenya, dove da oltre sei settimane manifestazioni di protesta vengono organizzate nella capitale Nairobi e nelle principali città per chiedere che alla corruzione si metta fine.<br />A mobilitare la "generazione Z" è stata la notizia che erano in arrivo nuove tasse destinate inevitabilmente ad aumentare il costo della vita già elevato: una nuova tassa annuale di circolazione per gli automezzi, pari al 2,5 per cento del loro valore, una "tassa ecologica" sulla maggior parte dei manufatti locali e l'aumento delle imposte su generi di base come il pane (del 16 per cento) e l'olio da cucina (del 25 per cento). Le casse dello stato sono vuote, ha provato a spiegare il presidente William Ruto, quindi o si aumenta il debito estero ricorrendo ad altri prestiti, e già adesso per ogni dollaro ricavato dalle imposte 61 centesimi servono per pagare i debiti contratti, oppure si aumentano le tasse.<br />Inutilmente il capo dello Stato ha cercato di far leva sull'orgoglio nazionale dicendo che il provvedimento era necessario per "riscattare il nostro Paese e affermare la nostra sovranità", un appello all'orgoglio nazionale che spesso ha funzionato, ma non questa volta, non con chi ogni giorno deve fare i conti con spese alle quali non riesce a far fronte e che per "debito" intende i conti non pagati al negozio di alimentari che non concede più credito, gli arretrati dell'affitto, la bolletta della luce scaduta.<br />Le proteste sono continuate. La polizia il 25 giugno, quando i manifestanti hanno marciato sul Parlamento dove si discuteva la legge finanziaria, riuscendo a dar fuoco ad alcuni locali, ha sparato ad altezza d'uomo uccidendo decine di persone e ha continuato in occasione delle manifestazioni successive. Ormai i giovani uccisi sono più di 50.<br />Anche quando Ruto, vista la situazione, ha deciso che la legge finanziaria non sarebbe entrata in vigore, i giovani leader delle proteste, invece di dirsi soddisfatti, hanno incominciato a chiederne le dimissioni. Gli slogan scanditi e scritti sui manifesti durante le nuove proteste hanno continuato a reclamare la fine di corruzione e malgoverno, ad accusare la classe politica di essere responsabile delle difficoltà in cui versa tanta gente.<br />L'11 luglio il presidente ha quindi sciolto il governo lasciando in carica soltanto il ministro degli esteri, Musalia Mudavadi. Il giorno successivo il capo della polizia Japhet Koome ha rassegnato le dimissioni. Neanche questo è bastato, tanto più dopo che Ruto ha annunciato di voler formare un governo di unità nazionale, vale a dire composto anche da alcuni rappresentanti dell'opposizione, e il 24 luglio ha nominato ministri quattro membri del principale partito di opposizione, l'Orange Democratic Movement.<br />"Abbiamo creato una partnership visionaria, lungimirante, per una trasformazione radicale del Kenya", ha detto il capo dello Stato presentandoli e poi ha ringraziato "per il loro storico atto di patriottismo" tutti coloro che vi hanno collaborato. Il suo è stato un collaudato espediente per rabbonire l'opposizione che non ha ingannato nessuno. "Ruto ha nominato delle persone corrotte per combattere la corruzione", hanno replicato i rappresentanti dei giovani, "l'accordo con l'opposizione è corrotto".<br />Le proteste quindi continuano e con esse la richiesta che il presidente Ruto e il vicepresidente Rigathi Gacharua rassegnino le dimissioni. Una denuncia depositata in tribunale il 25 luglio li accusa di grave violazione della costituzione, abuso di potere, incompetenza, perdita irreversibile della fiducia popolare.<br />LE PROTESTE IN NIGERIA E UGANDA<br />Intanto altri giovani in Africa stanno pensando di seguire l'esempio di quelli kenyani e in due Paesi, la Nigeria e l'Uganda, sono già passati all'azione. Benché sia il primo produttore africano di petrolio e la prima economia del continente, la Nigeria sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, ha anch'essa accumulato un debito insostenibile, lo scorso anno ha evitato di dichiarare default solo grazie a nuovi prestiti di entità enorme.<br />La svalutazione del naira, la valuta nazionale, e la rimozione di alcuni sussidi statali introdotti per contenere il prezzo al consumo di elettricità e benzina hanno fatto impennare il costo della vita. Molte famiglie ormai si possono permettere solo un pasto al giorno e c'è chi si procura da mangiare frugando nella spazzatura.<br />Il 1° agosto nella capitale Abuja e nelle altre principali città si sono svolte manifestazioni contro la corruzione. La più imponente è stata quella di Kano dove adesso è stato imposto il coprifuoco per fermare i disordini. La polizia nega di aver usato proiettili veri, ma a Kaduna, capitale dell'omonimo Stato, sono stati uccisi almeno tre manifestanti. A Lagos, il polo commerciale, i giovani gridavano "ole", che in lingua Yoruba vuol dire ladro, all'indirizzo del presidente Bola Tinubo e del suo governo. Il presidente ha reagito sprezzantemente dicendo che "pochi uomini e donne" vogliono mobilitare i giovani per loro "biechi motivi".<br />In Uganda, Paese che confina con il Kenya, è stata organizzata una grande manifestazione anti corruzione il 23 luglio. La polizia è intervenuta con gli idranti e ha arrestato centinaia di persone. Il presidente Yoweri Museveni, che governa dal 1986, anno in cui ha conquistato con le armi la capitale Kampala, e che per anni ha negato il passaggio alla democratica teorizzando un "no party system" come formula politica ideale per gli africani, ha minacciato gli organizzatori dicendo che "stanno giocando con il fuoco", che non consentirà a nessuno di interferire con le attività del suo governo e li ha accusati "essere al servizio di potenze straniere".<br />Accusare di essere manovrati, di servire potenze straniere è un altro collaudato metodo usato dai leader africani per screditare chi li contesta e per stornare la collera popolare. Ma non è detto che questa volta funzioni.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61003610</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2024 21:38:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61003610/c_un_elefante_nella_stanza_la_corruzione_in_africa.mp3" length="10945977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7879

C'E' UN ELEFANTE NELLA STANZA: LA CORRUZIONE IN AFRICA di Anna Bono

There is an elephant in the room. C'è un elefante nella stanza. Con questa espressione gli inglesi intendono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7879" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7879</a><br /><br />C'E' UN ELEFANTE NELLA STANZA: LA CORRUZIONE IN AFRICA di Anna Bono<br /><br />There is an elephant in the room. C'è un elefante nella stanza. Con questa espressione gli inglesi intendono l'esistenza di una realtà del tutto evidente e nota a tutti, ma che viene sistematicamente ignorata perché nessuno ha voglia di parlarne e si preferisce far finta che non esista.<br />Ebbene, quando si tratta di Africa, qualunque sia il contesto e quali che siano i temi affrontati, un elefante nella stanza c'è sempre. È la corruzione, un argomento che nessuno vuole toccare. Se di corruzione si parla, nelle sedi internazionali, forse è durante i colloqui privati tra capi di stato e di governo, negli incontri bilaterali, facendo attenzione a non urtare la suscettibilità dei leader africani.<br />Quando si arriva alle cause dei grandi problemi del continente - la povertà, i conflitti, il jihad, il debito estero, la disoccupazione... - di tutto si parla salvo che del ruolo giocato dalla corruzione che pure contamina incontrastata ogni aspetto, ogni settore della vita pubblica e privata, eretta a sistema, addirittura ostentata come segno di status sociale, responsabile di un generale approccio predatorio che autorizza chi può a usare il denaro pubblico come fosse sua proprietà e diritto.<br />Le cause dei problemi sono sempre altre. Il riscaldamento globale, rinominato cambiamento climatico, è la spiegazione più recente che si aggiunge alle altre addotte nel corso del tempo: le risorse naturali depredate, dall'Occidente mai da altri, il neocolonialismo, i diktat del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, fino a più remoti fattori come l'incontro iniziale con l'Europa nel XVI secolo, che avrebbe bloccato e distorto il promettente sviluppo del continente mettendovi fine, e la tratta transatlantica degli schiavi, per la quale si continuano addirittura a chiedere risarcimenti. Tipicamente, sono tutte cause attribuite a fattori esterni, che assolvono gli africani da ogni responsabilità.<br />LE PROTESTE IN KENYA<br />Ma adesso in Africa la parola "corruzione" finalmente viene scandita, gridata da decine di migliaia di giovani. Hanno incominciato in Kenya, dove da oltre sei settimane manifestazioni di protesta vengono organizzate nella capitale Nairobi e nelle principali città per chiedere che alla corruzione si metta fine.<br />A mobilitare la "generazione Z" è stata la notizia che erano in arrivo nuove tasse destinate inevitabilmente ad aumentare il costo della vita già elevato: una nuova tassa annuale di circolazione per gli automezzi, pari al 2,5 per cento del loro valore, una "tassa ecologica" sulla maggior parte dei manufatti locali e l'aumento delle imposte su generi di base come il pane (del 16 per cento) e l'olio da cucina (del 25 per cento). Le casse dello stato sono vuote, ha provato a spiegare il presidente William Ruto, quindi o si aumenta il debito estero ricorrendo ad altri prestiti, e già adesso per ogni dollaro ricavato dalle imposte 61 centesimi servono per pagare i debiti contratti, oppure si aumentano le tasse.<br />Inutilmente il capo dello Stato ha cercato di far leva sull'orgoglio nazionale dicendo che il provvedimento era necessario per "riscattare il nostro Paese e affermare la nostra sovranità", un appello all'orgoglio nazionale che spesso ha funzionato, ma non questa volta, non con chi ogni giorno deve fare i conti con spese alle quali non riesce a far fronte e che per "debito" intende i conti non pagati al negozio di alimentari che non concede più credito, gli arretrati dell'affitto, la bolletta della luce scaduta.<br />Le proteste sono continuate. 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Ma la storia va raccontata davvero con tutti i dettagli del caso perché ha dell'incredibile. Lo stupro di gruppo di cui si sta parlando era stato perpetrato nel settembre 2020 in un importante parco pubblico di Amburgo, con ben dieci uomini, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, provenienti da Kwuait, Afghanistan, Iran e altri Paesi, che hanno approfittato dello stato di ubriachezza di una adolescente che vagava in stato confusionale e della mancanza di testimoni, a causa del lockdown in corso.<br />Il parco di Amburgo, infatti, in quel periodo di forzato isolamento sociale, era diventato luogo di ritrovo degli adolescenti, ma ad un certo punto, la polizia aveva disperso tutti i gruppi, per far rispettare le misure di distanziamento sociale. Così la ragazzina era rimasta da sola ed era stata assalita dai primi quattro aggressori che - oltre a violentarla ripetutamente - le avevano anche tolto portafoglio e cellulare. Uno di loro, per "divertimento", aveva anche girato alcune scene dello stupro, in cui si vede la straziante immagine della quindicenne che cerca di coprirsi almeno il viso, per difendersi dalle violenze.<br />Non contenti, terminata questa mattanza, i violentatori cominciarono a mandare messaggi per invitare anche altri del branco a partecipare allo stupro. Dopo essere riuscita finalmente a liberarsi e a chiamare i soccorsi, una volta in ospedale, le furono ritrovate, addosso, tracce di ben nove spermi diversi. Pensate, allora, che la giustizia abbia fatto il suo corso, infliggendo agli stupratori una pena esemplare? Ebbene no!<br />Nonostante nessuno di loro abbia mai mostrato il minimo segno di pentimento durante il processo, anzi, qualcuno del branco avrebbe definito la sua azione come "un'occasione irrinunciabile", grazie alla presidente della Corte, Anna Meier Goring, i giovinastri non si sono fatti nemmeno un giorno di carcere. Proprio così: neppure uno. Secondo il giudice, i ragazzi non sarebbero in grado di assumersi le stesse responsabilità degli adulti e le pene detentive presenterebbero degli "enormi svantaggi" data la giovane età degli inquirenti.<br />Però, badate bene, una pena comminata c'è, ma non riguarda uno degli aggressori, ma un soggetto del tutto esterno ed estraneo ai fatti, ovvero una ragazza di 20 anni che avendo visto uno degli stupratori su Snapchat, indignata dalla terribile violenza, non gliele aveva mandate a dire, inviando messaggi con frasi del tipo "stupratore maiale" e "mostro disgustoso". Per tutta risposta, l'uomo, si sarebbe anche azzardato a denunciarla e il giudice gli avrebbe persino dato ragione. Così ora la ragazza si farà tre giorni di carcere e sarebbe stata costretta anche a scusarsi pubblicamente. Ma la follia continua perché le autorità di Amburgo stanno indagando su altri 140 casi di insulti agli stupratori. Evidentemente secondo certa giustizia, al branco andava conferita una medaglia al valore e il plauso generale.<br />Davvero sembra un racconto surreale e invece il "politically correct" con tutta la sua folle ondata ideologica può portare davvero a conseguenze estreme come questa! Cosa c'è, infatti, di peggio della violenza di una visione ideologica che consiste proprio nello stravolgere la realtà e nel piegarla ai propri dettami, come in questo caso? Intanto Anna Meier Goring, sulla cui coscienza pesa terribilmente questo verdetto, è già stata ribattezzata dall'opinione pubblica "la vergogna di Amburgo" e molti le hanno augurato la stessa sorte della ragazza.<br />Tuttavia, siccome al peggio non c'è mai fine, la donna è stata anche elogiata nelle pubblicazioni tedesche di sinistra per la sua sentenza, venendo definita "coraggiosa e intelligente". "Coraggiosa" perché ha regalato la libertà agli oppressori e avrebbe continuato ad infliggere dolore alla vittima che ora non si sente più nemmeno tutelata dalla legge? "Intelligente" perché avrebbe usato la giustizia amministrandola con "equità" considerando più grave, non lo stupro ma chi insulta sui social?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60586368</guid><pubDate>Wed, 03 Jul 2024 08:57:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60586368/chi_critica_lo_stupro_di_gruppo_viene_punito_gli_stupratori_no.mp3" length="5168527" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7841

CHI CRITICA LO STUPRO DI GRUPPO VIENE PUNITO, GLI STUPRATORI NO di Manuela Antonacci
Nella società pervasa dall'ipocrisia del "politically correct" può accadere che ad andare in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7841" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7841</a><br /><br />CHI CRITICA LO STUPRO DI GRUPPO VIENE PUNITO, GLI STUPRATORI NO di Manuela Antonacci<br />Nella società pervasa dall'ipocrisia del "politically correct" può accadere che ad andare in carcere non sia un gruppo di feroci stupratori, ma chi li insulta. Ma la storia va raccontata davvero con tutti i dettagli del caso perché ha dell'incredibile. Lo stupro di gruppo di cui si sta parlando era stato perpetrato nel settembre 2020 in un importante parco pubblico di Amburgo, con ben dieci uomini, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, provenienti da Kwuait, Afghanistan, Iran e altri Paesi, che hanno approfittato dello stato di ubriachezza di una adolescente che vagava in stato confusionale e della mancanza di testimoni, a causa del lockdown in corso.<br />Il parco di Amburgo, infatti, in quel periodo di forzato isolamento sociale, era diventato luogo di ritrovo degli adolescenti, ma ad un certo punto, la polizia aveva disperso tutti i gruppi, per far rispettare le misure di distanziamento sociale. Così la ragazzina era rimasta da sola ed era stata assalita dai primi quattro aggressori che - oltre a violentarla ripetutamente - le avevano anche tolto portafoglio e cellulare. Uno di loro, per "divertimento", aveva anche girato alcune scene dello stupro, in cui si vede la straziante immagine della quindicenne che cerca di coprirsi almeno il viso, per difendersi dalle violenze.<br />Non contenti, terminata questa mattanza, i violentatori cominciarono a mandare messaggi per invitare anche altri del branco a partecipare allo stupro. Dopo essere riuscita finalmente a liberarsi e a chiamare i soccorsi, una volta in ospedale, le furono ritrovate, addosso, tracce di ben nove spermi diversi. Pensate, allora, che la giustizia abbia fatto il suo corso, infliggendo agli stupratori una pena esemplare? Ebbene no!<br />Nonostante nessuno di loro abbia mai mostrato il minimo segno di pentimento durante il processo, anzi, qualcuno del branco avrebbe definito la sua azione come "un'occasione irrinunciabile", grazie alla presidente della Corte, Anna Meier Goring, i giovinastri non si sono fatti nemmeno un giorno di carcere. Proprio così: neppure uno. Secondo il giudice, i ragazzi non sarebbero in grado di assumersi le stesse responsabilità degli adulti e le pene detentive presenterebbero degli "enormi svantaggi" data la giovane età degli inquirenti.<br />Però, badate bene, una pena comminata c'è, ma non riguarda uno degli aggressori, ma un soggetto del tutto esterno ed estraneo ai fatti, ovvero una ragazza di 20 anni che avendo visto uno degli stupratori su Snapchat, indignata dalla terribile violenza, non gliele aveva mandate a dire, inviando messaggi con frasi del tipo "stupratore maiale" e "mostro disgustoso". Per tutta risposta, l'uomo, si sarebbe anche azzardato a denunciarla e il giudice gli avrebbe persino dato ragione. Così ora la ragazza si farà tre giorni di carcere e sarebbe stata costretta anche a scusarsi pubblicamente. Ma la follia continua perché le autorità di Amburgo stanno indagando su altri 140 casi di insulti agli stupratori. Evidentemente secondo certa giustizia, al branco andava conferita una medaglia al valore e il plauso generale.<br />Davvero sembra un racconto surreale e invece il "politically correct" con tutta la sua folle ondata ideologica può portare davvero a conseguenze estreme come questa! Cosa c'è, infatti, di peggio della violenza di una visione ideologica che consiste proprio nello stravolgere la realtà e nel piegarla ai propri dettami, come in questo caso? Intanto Anna Meier Goring, sulla cui coscienza pesa terribilmente questo verdetto, è già stata ribattezzata dall'opinione pubblica "la vergogna di Amburgo" e molti le hanno augurato la stessa sorte della ragazza.<br />Tuttavia, siccome al peggio non c'è mai fine, la donna è stata...]]></itunes:summary><itunes:duration>324</itunes:duration><itunes:keywords>istigazioneall'odio,lockdown,stuprodigruppo,vergognadiamburgo,vittima</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e739ab04033d09ef85964b6a749958af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Immigrazione fuori controllo, in Francia costa 2 miliardi l'anno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/immigrazione-fuori-controllo-in-francia-costa-2-miliardi-l-anno--58520728</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7685" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7685</a><br /><br />IMMIGRAZIONE FUORI CONTROLLO, IN FRANCIA COSTA 2 MILIARDI L'ANNO di Paola Belletti<br />Sarebbe dovuto uscire il 13 dicembre, ma la sua pubblicazione è stata intenzionalmente differita. Ad ammetterlo Pierre Moscovici, già ministro dell'economia e delle finanze nei due governi Ayrault, e attualmente primo presidente della Corte dei Conti della Repubblica francese. Si tratta del rapporto sull'immigrazione clandestina in Francia, fenomeno contro il quale il governo aveva promesso il pugno di ferro: il ministro dell'Interno Gérald Darmanin sbandierava fieramente l'efficacia della sua gestione degli immigrati clandestini e afferma che il tasso di espulsione degli stranieri delinquenti è aumentato del 30%. Il rapporto che riferisce i numeri del fenomeno migratorio - che si configura oggi come epocale per tutta l'Europa, come ha evidenziato il Timone di novembre (qui per abbonarsi) - è invece un atto di accusa contro l'operato del governo.<br />TEMPISMI SOSPETTI<br />Darmanin, che non ha potuto far tornare i conti in modo che confermassero la bontà della gestione dell'esecutivo di Macron, ha deciso di non renderli noti nel momento in cui avrebbero potuto pesare maggiormente sul dibattito parlamentare che proprio in quei giorni si stava infiammando, l'11 dicembre infatti l'Assemblea nazionale aveva bocciato il progetto di legge sull'immigrazione: la mozione è stata votata con 270 voti favorevoli contro 265, impedendo di fatto l'approvazione del progetto di legge all'Assemblea nazionale e infliggendo l'ennesima sconfitta politica alla maggioranza di Macron. La proposta di legge era invece passata al Senato francese qualche settimana fa e numerose organizzazioni si erano mobilitate per evitare che il progetto di legge passasse in via definitiva.<br />Il presidente della Corte ha spacciato per rigore morale una omissione, se non una manomissione strumentale a favore del governo in carica (e sotto una fitta grandine di malcontento sociale): si è difeso spiegando che non voleva che "questa pubblicazione interferisse in alcun modo con il dibattito politico". A prendere in considerazione i numeri del rapporto si capisce anche come a pensar male, anche in questo caso, si rischi poco di sbagliare.<br />CONTROLLI INESISTENTI, RISORSE SCARSE, SPESA ELEVATA<br />Nel pezzo a firma di Hélène de Lauzun l'elenco, seppure sintetico, è impietoso: la gestione delle frontiere è giudicata catastrofica, con controlli di identità praticamente mai effettuati e nessuna informazione seriamente raccolta. Le amministrazioni e i tribunali responsabili delle deportazioni sono totalmente saturi, poiché il numero di ordini di lasciare la Francia (Obligation de Quitter le Territoire Français, o OQTF) emessi è effettivamente aumentato del 60% negli ultimi cinque anni, mentre il numero di personale responsabile del loro trattamento è aumentato solo del 9%. Gli OQTF sono spesso contestati e i tribunali amministrativi non sono in grado di gestire correttamente i casi a causa della mancanza di personale e risorse.<br />Altro limite significativo è la mancanza di applicazione degli ordini di espulsione emessi: solo il 10% diventa effettivo: di sicuro questa sproporzione non rimanda un'immagine di semplice disorganizzazione; ciò che comunica all'opinione pubblica nazionale e internazionale è un senso di inefficacia e perdita di controllo da parte dell'autorità politica. Tra i numeri che l'ex ministro socialista ha preferito tacere il più a lungo possibile spicca senz'altro quello del costo dell'immigrazione clandestina sui bilanci dello Stato: 1,8 miliardi di euro all'anno, essenzialmente a carico del Ministero dell'Interno. Questa cifra sconcertante mina un argomento spesso avanzato dalla sinistra, vale a dire che l'immigrazione ha "arricchito" il paese. E il rapporto della Corte esamina solo il costo dell'immigrazione illegale.<br />CRISI MIGRATORIE: È ORA CHE LA REALTÀ PREVALGA SULL'IDEOLOGIA<br />Chi segue il fenomeno migratorio francese ed europeo non si è stupito più di tanto di ciò che il documento ha restituito; ciò che ha indignato molti in Francia è stato il comportamento da uomo di partito da parte di un amministratore pubblico che invece ha l'obbligo istituzionale e morale di servire il bene comune in modo imparziale, non schierato. Moscovici ha barato perché temeva che la realtà documentata dal rapporto avrebbe pesato a favore delle linea dura della destra in tema di gestione dei flussi migratori. Un atteggiamento, conclude chi firma il pezzo, emblematico della resistenza dello stato profondo francese a una vera riforma dell'immigrazione.<br />Quanto al nostro Paese, possiamo evidenziare come l'Italia, per gestire il fenomeno migratorio, destini indicativamente 4,6 miliardi di euro (dato del 2018), cifra divisa su diversi ministeri e voci di spesa. Il costo per ogni rimpatrio è di circa 2.400 euro per ogni persona immigrata clandestinamente (in questa cifra convergono costi di polizia, sorveglianza, assistenza e viaggio). Stando ai dati forniti dal Viminale, nei primi sei mesi del 2023 sono stati oltre 54.000 gli immigrati sbarcati in Italia - non vengono considerati di conseguenza quelli arrivati nel nostro Paese via terra attraverso la cosiddetta rotta balcanica - un dato più che doppio rispetto allo stesso periodo del 2022 (21.800) e del 2021 (16.500).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58520728</guid><pubDate>Wed, 31 Jan 2024 19:12:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58520728/immigrazione_fuori_controllo_in_francia_costa_2_miliardi_l_anno.mp3" length="5953061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7685

IMMIGRAZIONE FUORI CONTROLLO, IN FRANCIA COSTA 2 MILIARDI L'ANNO di Paola Belletti
Sarebbe dovuto uscire il 13 dicembre, ma la sua pubblicazione è stata intenzionalmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7685" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7685</a><br /><br />IMMIGRAZIONE FUORI CONTROLLO, IN FRANCIA COSTA 2 MILIARDI L'ANNO di Paola Belletti<br />Sarebbe dovuto uscire il 13 dicembre, ma la sua pubblicazione è stata intenzionalmente differita. Ad ammetterlo Pierre Moscovici, già ministro dell'economia e delle finanze nei due governi Ayrault, e attualmente primo presidente della Corte dei Conti della Repubblica francese. Si tratta del rapporto sull'immigrazione clandestina in Francia, fenomeno contro il quale il governo aveva promesso il pugno di ferro: il ministro dell'Interno Gérald Darmanin sbandierava fieramente l'efficacia della sua gestione degli immigrati clandestini e afferma che il tasso di espulsione degli stranieri delinquenti è aumentato del 30%. Il rapporto che riferisce i numeri del fenomeno migratorio - che si configura oggi come epocale per tutta l'Europa, come ha evidenziato il Timone di novembre (qui per abbonarsi) - è invece un atto di accusa contro l'operato del governo.<br />TEMPISMI SOSPETTI<br />Darmanin, che non ha potuto far tornare i conti in modo che confermassero la bontà della gestione dell'esecutivo di Macron, ha deciso di non renderli noti nel momento in cui avrebbero potuto pesare maggiormente sul dibattito parlamentare che proprio in quei giorni si stava infiammando, l'11 dicembre infatti l'Assemblea nazionale aveva bocciato il progetto di legge sull'immigrazione: la mozione è stata votata con 270 voti favorevoli contro 265, impedendo di fatto l'approvazione del progetto di legge all'Assemblea nazionale e infliggendo l'ennesima sconfitta politica alla maggioranza di Macron. La proposta di legge era invece passata al Senato francese qualche settimana fa e numerose organizzazioni si erano mobilitate per evitare che il progetto di legge passasse in via definitiva.<br />Il presidente della Corte ha spacciato per rigore morale una omissione, se non una manomissione strumentale a favore del governo in carica (e sotto una fitta grandine di malcontento sociale): si è difeso spiegando che non voleva che "questa pubblicazione interferisse in alcun modo con il dibattito politico". A prendere in considerazione i numeri del rapporto si capisce anche come a pensar male, anche in questo caso, si rischi poco di sbagliare.<br />CONTROLLI INESISTENTI, RISORSE SCARSE, SPESA ELEVATA<br />Nel pezzo a firma di Hélène de Lauzun l'elenco, seppure sintetico, è impietoso: la gestione delle frontiere è giudicata catastrofica, con controlli di identità praticamente mai effettuati e nessuna informazione seriamente raccolta. Le amministrazioni e i tribunali responsabili delle deportazioni sono totalmente saturi, poiché il numero di ordini di lasciare la Francia (Obligation de Quitter le Territoire Français, o OQTF) emessi è effettivamente aumentato del 60% negli ultimi cinque anni, mentre il numero di personale responsabile del loro trattamento è aumentato solo del 9%. Gli OQTF sono spesso contestati e i tribunali amministrativi non sono in grado di gestire correttamente i casi a causa della mancanza di personale e risorse.<br />Altro limite significativo è la mancanza di applicazione degli ordini di espulsione emessi: solo il 10% diventa effettivo: di sicuro questa sproporzione non rimanda un'immagine di semplice disorganizzazione; ciò che comunica all'opinione pubblica nazionale e internazionale è un senso di inefficacia e perdita di controllo da parte dell'autorità politica. Tra i numeri che l'ex ministro socialista ha preferito tacere il più a lungo possibile spicca senz'altro quello del costo dell'immigrazione clandestina sui bilanci dello Stato: 1,8 miliardi di euro all'anno, essenzialmente a carico del Ministero dell'Interno. Questa cifra sconcertante mina un argomento spesso avanzato dalla sinistra, vale a dire che l'immigrazione ha "arricchito" il paese. E il rapporto della Corte...]]></itunes:summary><itunes:duration>373</itunes:duration><itunes:keywords>francia,immigrazione,oqtf,sbarchi,viminale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e739ab04033d09ef85964b6a749958af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ministro della difesa Crosetto non vuole una nuova battaglia di Lepanto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ministro-della-difesa-crosetto-non-vuole-una-nuova-battaglia-di-lepanto--57922123</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7624" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7624</a><br /><br />IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO NON VUOLE UNA NUOVA BATTAGLIA DI LEPANTO di Raffaele Citterio<br />In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata due domeniche fa, il ministro della Difesa Guido Crosetto si augurava che il conflitto in Medio Oriente non degenerasse in "uno scontro di civiltà". Il rappresentante di Fratelli d'Italia vorrebbe impedire che si scateni "una nuova battaglia di Lepanto". A sostegno di tale augurio, chiosava in vari modi: "Non esiste una frattura tra mondo arabo e Occidente".<br />Nel contempo, però, annunciava che le festività delle Forze Armate ai Fori Imperiali, previste per il 4 novembre, sarebbero state sospese per motivi di sicurezza, cioè per il rischio di attacchi terroristici di matrice islamica. Come dire: prendiamo atto che il terrorismo islamico ci può colpire anche a casa.<br />Interpellato sull'immigrazione che, sempre più copiosa, sbarca sulle nostre coste meridionali, il ministro ammetteva che "per dei potenziali terroristi è il modo migliore per entrare in Italia". E faceva sapere: "In questi anni, di persone che arrivano dal mattino alla sera e possono farci del male ne sono entrate a migliaia. Quando hai decine di migliaia di migranti... è ovvio che sbarcheranno alcuni che non siano stinchi di santo".<br />Di più. Domandato se nel mirino di Hamas c'è solo Israele o ci sono anche le democrazie dell'Occidente, Crosetto rispondeva: "Le democrazie occidentali sono il gradino successivo. L'obiettivo di Hamas è la jihad, la guerra totale. Cercano di agitare gli animi di milioni di musulmani e trasformare la loro volontà terroristica in una guerra di religione".<br />E allora, perché vuole scongiurare una nuova battaglia di Lepanto?<br />Dalle parole del ministro traspare la comprensibile preoccupazione che il conflitto mediorientale possa estendersi all'Europa, già tanto provata da altri fattori, e in preda a una guerra sui confini slavi. Si augura, dunque, che le nazioni "buttino acqua sul fuoco", cerchino cioè la pace. Intenzione di per sé lodevole e condivisibile. Sbaglia, però, nel voler escludere tout court quello che possiamo chiamare lo spirito di Lepanto, condizione essenziale per la vera pace.<br />LO SPIRITO DI LEPANTO<br />Prima di essere una battaglia, Lepanto è uno stato di spirito fondato su due elementi:<br />1) la consapevolezza della nostra identità cristiana ed europea, cioè di una specifica tradizione di Fede e di civiltà;<br />2) la consapevolezza che tale Fede e tale civiltà sono oggi sotto attacco, sia dall'esterno che dall'interno.<br />Da ciò la consapevolezza che è un nostro preciso dovere morale reagire in difesa di Santa Romana Chiesa e della civiltà che essa ha plasmato. Detto senza mezzi termini, la consapevolezza che serve un rinnovato spirito di crociata. Crociata psicologica, culturale e ideologica prima che militare, ma ciò nondimeno una vera e propria crociata.<br />Negli ultimi decenni, mentre l'amore per la nostra Fede e la nostra civiltà europea venivano meno, il fanatismo dei nostri nemici cresceva in proporzione inversa. Già nel 2000 ammoniva il cardinale Biffi: "L'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la ‘cultura del niente', della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa ‘cultura del niente' (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'islam che non mancherà. Solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto".<br />Ed ecco che, di fronte a un'Europa sempre più assopita, debole e perfino vergognata di essere cristiana - un'Europa che odia sé stessa, come denunciava Benedetto XVI - si alza di nuovo minacciosa la scimitarra della jihad islamica, rediviva dopo un periodo di quiete relativa. E ciò è un pericolo.<br />LA JIHAD ISLAMICA<br />La jihad islamica va vista in un contesto storico assai più ampio e profondo. Essa non è appena il braccio armato di certe fazioni estreme dell'Islam. Da quando, nel 632, Maometto ordinò l'invasione dell'Impero bizantino, la jihad islamica si è comportata come una forza globale anti-cristiana e anti-occidentale, la cui finalità è la distruzione della Chiesa e della Civiltà cristiana. Non andava per il sottile il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser quando, nel corso d'una cerimonia commemorativa della battaglia di Mansurah (1250) contro i francesi di S. Luigi IX, proclamava: "La Mezzaluna ha trascinato la Croce nel fango. Solo una cavalcata musulmana potrà restituirci la gloria d'un tempo. Quella gloria non sarà completa finché i cavalieri di Allah non calpesteranno S. Pietro a Roma e Notre Dame a Parigi".<br />E noi, cosa opponiamo a questa cavalcata? La controcultura del nichilismo e della decadenza. Ossia niente. Anzi, apriamo le nostre porte affinché questi "cavalieri di Allah" possano venire indisturbati. Di più: gli diamo alloggio, vestiti, cibo, copertura sanitaria... e perfino una paghetta. Non sazi di sostenerli in ogni modo possibile, provvediamo per loro anche luoghi di culto, trasformando sempre più chiese in moschee, indifferenti al fatto che una moschea non è paragonabile a una chiesa. La moschea è il luogo dove si riunisce l'umma, cioè la comunità islamica, per leggere il Corano e discutere dei loro affari, soprattutto nei confronti dei "miscredenti". Sono luoghi di indottrinamento.<br />Ai frequentatori delle moschee in Italia, per esempio, viene distribuito il libro dello Shaykh Abu Bakr Djaber el Djaza'ri, Minhaj al Muslim (La via del musulmano). Eccone alcuni brani: "Il musulmano deve credere che tutte le religioni sono caduche, che i loro addetti sono negatori, che l'Islam è la vera religione e che i musulmani sono i veri credenti. (...) Tutti quelli che non professano l'Islam sono miscredenti. (...) Per Dio, la vera religione è l'Islam. (...) Il musulmano che rinnega la sua fede e diventa israelita o cristiano, per tre giorni si cerca di convincerlo a tornare alla propria fede. Se rifiuta, gli viene inflitta la pena di morte, perché ha detto Maometto: Uccidete chiunque abiura la sua fede".<br />Qualcuno dirà che sono una minoranza. Nell'intervista sopra menzionata, il ministro Crosetto ammette che "uno su cento" dei migranti potrebbe diventare un terrorista "se venisse pompato", ossia fanatizzato dalla propaganda. Le fonti dell'intelligence sono concordi nel dire che l'Islam radicale - compresi combattenti e fiancheggiatori - non rappresenta più del 10% della popolazione musulmana. Se prendiamo però in considerazione che i seguaci di Maometto nel mondo sono due miliardi, dovremmo concludere che ci sono duecento milioni di potenziali "cavalieri di Allah" che potrebbero bussare alle nostre porte forzandone l'ingresso.<br />No, ministro Crosetto. Con tutta la comprensione per la sua cautela da uomo pubblico, qui serve uno spirito di Lepanto. Lo scontro di civiltà che lei vorrebbe evitare c'è già. Dobbiamo solo schierarci.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57922123</guid><pubDate>Tue, 05 Dec 2023 21:22:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57922123/il_ministro_della_difesa_crosetto_non_vuole_una_nuova_battaglia_di_lepanto.mp3" length="7975958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7624

IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO NON VUOLE UNA NUOVA BATTAGLIA DI LEPANTO di Raffaele Citterio
In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata due domeniche fa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7624" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7624</a><br /><br />IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO NON VUOLE UNA NUOVA BATTAGLIA DI LEPANTO di Raffaele Citterio<br />In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata due domeniche fa, il ministro della Difesa Guido Crosetto si augurava che il conflitto in Medio Oriente non degenerasse in "uno scontro di civiltà". Il rappresentante di Fratelli d'Italia vorrebbe impedire che si scateni "una nuova battaglia di Lepanto". A sostegno di tale augurio, chiosava in vari modi: "Non esiste una frattura tra mondo arabo e Occidente".<br />Nel contempo, però, annunciava che le festività delle Forze Armate ai Fori Imperiali, previste per il 4 novembre, sarebbero state sospese per motivi di sicurezza, cioè per il rischio di attacchi terroristici di matrice islamica. Come dire: prendiamo atto che il terrorismo islamico ci può colpire anche a casa.<br />Interpellato sull'immigrazione che, sempre più copiosa, sbarca sulle nostre coste meridionali, il ministro ammetteva che "per dei potenziali terroristi è il modo migliore per entrare in Italia". E faceva sapere: "In questi anni, di persone che arrivano dal mattino alla sera e possono farci del male ne sono entrate a migliaia. Quando hai decine di migliaia di migranti... è ovvio che sbarcheranno alcuni che non siano stinchi di santo".<br />Di più. Domandato se nel mirino di Hamas c'è solo Israele o ci sono anche le democrazie dell'Occidente, Crosetto rispondeva: "Le democrazie occidentali sono il gradino successivo. L'obiettivo di Hamas è la jihad, la guerra totale. Cercano di agitare gli animi di milioni di musulmani e trasformare la loro volontà terroristica in una guerra di religione".<br />E allora, perché vuole scongiurare una nuova battaglia di Lepanto?<br />Dalle parole del ministro traspare la comprensibile preoccupazione che il conflitto mediorientale possa estendersi all'Europa, già tanto provata da altri fattori, e in preda a una guerra sui confini slavi. Si augura, dunque, che le nazioni "buttino acqua sul fuoco", cerchino cioè la pace. Intenzione di per sé lodevole e condivisibile. Sbaglia, però, nel voler escludere tout court quello che possiamo chiamare lo spirito di Lepanto, condizione essenziale per la vera pace.<br />LO SPIRITO DI LEPANTO<br />Prima di essere una battaglia, Lepanto è uno stato di spirito fondato su due elementi:<br />1) la consapevolezza della nostra identità cristiana ed europea, cioè di una specifica tradizione di Fede e di civiltà;<br />2) la consapevolezza che tale Fede e tale civiltà sono oggi sotto attacco, sia dall'esterno che dall'interno.<br />Da ciò la consapevolezza che è un nostro preciso dovere morale reagire in difesa di Santa Romana Chiesa e della civiltà che essa ha plasmato. Detto senza mezzi termini, la consapevolezza che serve un rinnovato spirito di crociata. Crociata psicologica, culturale e ideologica prima che militare, ma ciò nondimeno una vera e propria crociata.<br />Negli ultimi decenni, mentre l'amore per la nostra Fede e la nostra civiltà europea venivano meno, il fanatismo dei nostri nemici cresceva in proporzione inversa. Già nel 2000 ammoniva il cardinale Biffi: "L'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la ‘cultura del niente', della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa ‘cultura del niente' (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'islam che non mancherà. Solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa - potrà offrire un esito diverso a questo...]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>battagliadilepanto,crosetto,jihad,miscredenti,sanluigiix</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/145a9301e15b1c65ea8cd9ad89c8991a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Marocchino musulmano, espulso due volte, uccide la moglie, ma è libero di circolare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/marocchino-musulmano-espulso-due-volte-uccide-la-moglie-ma-e-libero-di-circolare--57511904</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7590" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7590</a><br /><br />MAROCCHINO MUSULMANO, ESPULSO DUE VOLTE, UCCIDE LA MOGLIE, MA E' LIBERO DI CIRCOLARE di Stefano Zurlo<br />L'hanno espulso due volte, nel 2011 e nel 2023, ma è ancora in Italia. È un uomo libero. E fra un provvedimento e l'altro, ha ucciso con ferocia la moglie, massacrata con 42 coltellate davanti alla loro figlia di 7 anni. È una storia sconvolgente quella di Hammadi Zrhaida, marocchino, classe 1975, finito a suo tempo sui giornali per aver ammazzato la consorte dopo una lunga serie di vessazioni e umiliazioni. Una vicenda che mette purtroppo in luce le debolezze di un sistema colabrodo in cui si aprono infinite falle e che alla fine non è capace di tutelare le persone indifese ma meritevoli come Fatima, farmacista, che aveva denunciato Hammadi, ma è morta per mano sua.<br />La storia comincia nel 2010 quando l'uomo arriva in Italia con il classico visto turistico. Già nel 2011 è nei guai: viene denunciato per danneggiamento e viene decretata la sua espulsione, preceduta dal passaggio in un Centro di permanenza e rimpatrio per i migranti. Ma il marocchino non entra nel centro, riesce a schivare la detenzione sia pure amministrativa e gioca la carta del ricongiungimento familiare. Fatima l'ha preceduto nel nostro Paese. Lui l'ha costretta a lasciare il lavoro, lei è venuta in Italia, ha trovato un'occupazione come badante, vive a Padova. I rapporti fra i due sono pessimi: Hammadi la segrega, la minaccia, la picchia, lei lo denuncia e lo denuncia ancora, ma poi come spesso succede, fa marcia indietro.<br />Hammadi sospetta che abbia un amante e nel corso dell'ennesima lite la colpisce con coltello 42 volte, davanti agli occhi della piccola che assiste impotente allo scempio.<br />Zrhaida viene arrestato e condannato a 20 anni. In appello però la pena viene ridotta a 14 anni e 8 mesi, suscitando discussioni e polemiche sulla stampa; il Mattino di Padova registra lo sconcerto dell'avvocato che non accetta uno sconto così importante: «Non avevamo fatto appello contro la sentenza perché non avrebbe riportato in vita Fatima, tuttavia ci eravamo rimessi a una giustizia umana che non c'è stata. Eppure sono state spezzate due vite: quella di Fatima e quella della figlia», data in affido.<br />Zrhaida sconta la pena, ulteriormente accorciata per effetto delle regole del diritto penitenziario. Quest'estate è di nuovo in circolazione, fuori dal carcere. E non ci sono le condizioni per lasciarlo nel nostro Paese: il suo soggiorno in Italia è andato ben oltre i confini della legalità. È così a fine agosto il prefetto di Padova lo espelle e il questore lo spedisce in un Centro di permanenza e rimpatrio per i migranti, secondo il protocollo canonico seguito in questi casi.<br />Del resto, come ha raccontato il Giornale nella sua inchiesta, i centri per la permanenza e il rimpatrio sono forse l'unico argine contro individui socialmente pericolosi come Hammadi che forse verranno rispediti a casa e forse no. Perché c'è sempre la possibilità che un ricorso sia accolto. Hammadi viene portato nel Centro per i migranti di via Corelli a Milano, in attesa di essere espulso. È il 28 agosto scorso: il conto alla rovescia sulla carta non è lungo, perché il Marocco è un paese che collabora e gli aerei riportano indietro i clandestini. Ma in Italia c'è sempre un'ultima carta da giocare, quella della richiesta di asilo. Certo, il Marocco non è la Somalia e nemmeno l'Afghanistan, ma alcuni giudici hanno una sensibilità molto alta nel valutare i casi. Spesso i magistrati lasciano gli ospiti nelle strutture blindate in attesa della pronuncia della Commissione. È questa la decisione del giudice di pace che conferma il trattenimento, ma non esaurisce la procedura. C'è una richiesta di asilo e a soppesare il quadro arriva il giudice ordinario: Olindo Canali. Lui la vede in un altro modo: Il 29 settembre 2023 libera il marocchino che aspetterà senza restrizioni il responso della Commissione territoriale. Tredici anni dopo il suo ingresso in Italia e dopo essere stato espulso due volte, Zrhaida è libero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57511904</guid><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 21:28:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57511904/marocchino_musulmano_espulso_due_volte_uccide_la_moglie_ma_libero_di_circolare.mp3" length="11662358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7590

MAROCCHINO MUSULMANO, ESPULSO DUE VOLTE, UCCIDE LA MOGLIE, MA E' LIBERO DI CIRCOLARE di Stefano Zurlo
L'hanno espulso due volte, nel 2011 e nel 2023, ma è ancora in Italia. È un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7590" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7590</a><br /><br />MAROCCHINO MUSULMANO, ESPULSO DUE VOLTE, UCCIDE LA MOGLIE, MA E' LIBERO DI CIRCOLARE di Stefano Zurlo<br />L'hanno espulso due volte, nel 2011 e nel 2023, ma è ancora in Italia. È un uomo libero. E fra un provvedimento e l'altro, ha ucciso con ferocia la moglie, massacrata con 42 coltellate davanti alla loro figlia di 7 anni. È una storia sconvolgente quella di Hammadi Zrhaida, marocchino, classe 1975, finito a suo tempo sui giornali per aver ammazzato la consorte dopo una lunga serie di vessazioni e umiliazioni. Una vicenda che mette purtroppo in luce le debolezze di un sistema colabrodo in cui si aprono infinite falle e che alla fine non è capace di tutelare le persone indifese ma meritevoli come Fatima, farmacista, che aveva denunciato Hammadi, ma è morta per mano sua.<br />La storia comincia nel 2010 quando l'uomo arriva in Italia con il classico visto turistico. Già nel 2011 è nei guai: viene denunciato per danneggiamento e viene decretata la sua espulsione, preceduta dal passaggio in un Centro di permanenza e rimpatrio per i migranti. Ma il marocchino non entra nel centro, riesce a schivare la detenzione sia pure amministrativa e gioca la carta del ricongiungimento familiare. Fatima l'ha preceduto nel nostro Paese. Lui l'ha costretta a lasciare il lavoro, lei è venuta in Italia, ha trovato un'occupazione come badante, vive a Padova. I rapporti fra i due sono pessimi: Hammadi la segrega, la minaccia, la picchia, lei lo denuncia e lo denuncia ancora, ma poi come spesso succede, fa marcia indietro.<br />Hammadi sospetta che abbia un amante e nel corso dell'ennesima lite la colpisce con coltello 42 volte, davanti agli occhi della piccola che assiste impotente allo scempio.<br />Zrhaida viene arrestato e condannato a 20 anni. In appello però la pena viene ridotta a 14 anni e 8 mesi, suscitando discussioni e polemiche sulla stampa; il Mattino di Padova registra lo sconcerto dell'avvocato che non accetta uno sconto così importante: «Non avevamo fatto appello contro la sentenza perché non avrebbe riportato in vita Fatima, tuttavia ci eravamo rimessi a una giustizia umana che non c'è stata. Eppure sono state spezzate due vite: quella di Fatima e quella della figlia», data in affido.<br />Zrhaida sconta la pena, ulteriormente accorciata per effetto delle regole del diritto penitenziario. Quest'estate è di nuovo in circolazione, fuori dal carcere. E non ci sono le condizioni per lasciarlo nel nostro Paese: il suo soggiorno in Italia è andato ben oltre i confini della legalità. È così a fine agosto il prefetto di Padova lo espelle e il questore lo spedisce in un Centro di permanenza e rimpatrio per i migranti, secondo il protocollo canonico seguito in questi casi.<br />Del resto, come ha raccontato il Giornale nella sua inchiesta, i centri per la permanenza e il rimpatrio sono forse l'unico argine contro individui socialmente pericolosi come Hammadi che forse verranno rispediti a casa e forse no. Perché c'è sempre la possibilità che un ricorso sia accolto. Hammadi viene portato nel Centro per i migranti di via Corelli a Milano, in attesa di essere espulso. È il 28 agosto scorso: il conto alla rovescia sulla carta non è lungo, perché il Marocco è un paese che collabora e gli aerei riportano indietro i clandestini. Ma in Italia c'è sempre un'ultima carta da giocare, quella della richiesta di asilo. Certo, il Marocco non è la Somalia e nemmeno l'Afghanistan, ma alcuni giudici hanno una sensibilità molto alta nel valutare i casi. Spesso i magistrati lasciano gli ospiti nelle strutture blindate in attesa della pronuncia della Commissione. È questa la decisione del giudice di pace che conferma il trattenimento, ma non esaurisce la procedura. C'è una richiesta di asilo e a soppesare il quadro arriva il giudice ordinario: Olindo Canali. 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In Francia, a rispondere positivamente il 13 ottobre all'appello dell'organizzazione terroristica per un "venerdì della rabbia" è stato un giovane ceceno di 20 anni, Mohamed Mogouchkov, che ha colto l'occasione per fare quanto forse aveva già in mente da tempo. Come vittima sacrificale, è stata la volta del Prof. Dominique Bernard, docente di letteratura francese in un liceo di Arras poco più che quarantenne. Due i feriti, causati dal coltello dell'attentatore.<br />Mogouchkov era immancabilmente già noto alle autorità come soggetto a rischio radicalizzazione. Il fratello più grande si trova in carcere per il piano di un attacco terroristico all'Eliseo. Il giovane ceceno ha così deciso di seguire fedelmente le orme del suo connazionale Abdullakh Anzorov, il decapitatore del Prof. Samuel Paty nel sobborgo di Conflans-Sainte-Honorine, nei pressi di Parigi, il 16 ottobre del 2020, esattamente 4 anni fa.<br />TERRORISMO JIHADISTA NEL CUORE DELL'EUROPA<br />Gli antefatti che hanno condotto al suo barbaro gesto devono ancora essere ricostruiti con precisione e non sappiamo quindi se Mogouchkov nutrisse un odio tanto estremo nei confronti del Prof. Bernard per una qualche ragione in particolare, come fu l'aver discusso in classe delle vignette di Charlie Hebdo, che risultò fatale al Prof. Paty. Anzorov agì istigato dall'ISIS, Mogouchkov da Hamas pur avendo anch'egli simpatie per il presunto stato islamico: al netto delle differenze, il risultato non cambia. Si tratta sempre di terrorismo jihadista nel cuore dell'Europa.<br />Ci si preoccupa in maniera crescente dell'insistenza del fenomeno in Africa sub-sahariana e sicuramente a ragione. D'altro canto, il concentrare l'attenzione pressoché esclusivamente su quanto accade al di là dei nostri confini, porta a sottostimare le serissime problematiche che affliggono l'Europa internamente, tra cui va certamente annoverata la ben radicata presenza di sacche di radicalismo islamista, diffuse ormai ovunque, Italia compresa. Una problematica intrecciata a doppio filo con quella dell'immigrazione, dell'integrazione e del militantismo di una parte significativa delle seconde generazioni, a cui va aggiunta anche l'accoglienza di "rifugiati" come Anzorov e Mogouchkov, che raggiungono nella lista nera del terrorismo i connazionali Dzokhar e Tamerlan Carnaev, gli autori dell'attacco alla maratona di Boston del 15 aprile 2013.<br />La Germania ha messo fuori legge tutte le attività legate ad Hamas nel paese, dopo il clamore suscitato dalle manifestazioni di giubilo a Berlino in favore dell'organizzazione terroristica che, ricordiamo, è uno dei tanti frutti amari generati dai Fratelli Musulmani e beneficia del sostegno politico di Turchia e Qatar, oltre che dei missili e dell'addestramento del regime khomeinista iraniano. Simili manifestazioni a quelle della capitale tedesca si sono svolte nelle strade di Londonistan, come denunciato dalla scrittrice Joanne Rowling. E in Italia?<br />PRUDENZA MISTA A FURBIZIA<br />Gli islamisti nostrani non hanno finora gridato troppo apertamente il proprio supporto per Hamas, ma si tratta solo di prudenza mista a furbizia, che non ne nasconde la compiacenza per quanto accaduto in Israele, come nel caso dei tanti giovani "influencer" con la barbetta che spopolano sui social media. Si tratta di soggetti nati o giunti molto presto in Italia, laureati e inseriti professionalmente, che non hanno nulla di apparentemente pericoloso ma sfruttano le sembianze a prima vista rassicuranti per veicolare la propaganda ideologica fondamentalista della Fratellanza nell'attuale contesto italiano.<br />Le loro lezioni di storia online sulla questione palestinese non servono altro che a promuovere presso i proseliti di turno la visione del conflitto promossa da Hamas, insieme agli obiettivi fissati nel suo statuto fondativo (distruzione di Israele), strumentalizzando così la situazione di sofferenza reale e pluridecennale dei palestinesi.<br />Tra gli obiettivi da raggiungere della loro attività di proselitismo troviamo senza sorpresa la sinistra studentesca neo-sessantottina, con cui si sono riuniti a Milano per il "venerdì della rabbia", inneggiando alla "Resistenza" palestinese in salsa islamista.<br />Se fossero stati maggiormente consapevoli di queste dinamiche, i gruppi giovanili di destra che hanno causato incidenti nelle manifestazioni di Roma avrebbero forse assunto una posizione più equilibrata e meno da tifosi da stadio degli antagonisti di sinistra. La "Resistenza" comprende anche Hezbollah, che su mandato dell'Iran sta facendo in modo che nel conflitto venga nuovamente coinvolto su larga scala il povero Libano, malgrado il 70 per cento della popolazione sia assolutamente contraria a una simile e assurda prospettiva.<br />Dall'islamismo radicale bisogna sempre prendere le distanze, qualunque causa esso voglia rappresentare. L'allerta bomba a Versailles e alla tormentata scuola di Arras ci dicono che i "venerdì della rabbia" sono destinati a continuare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57461101</guid><pubDate>Tue, 31 Oct 2023 22:47:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57461101/come_l_europa_si_alleva_la_serpe_islamista_in_seno.mp3" length="4664074" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7592

L'EUROPA SI ALLEVA LA SERPE ISLAMISTA IN SENO
Il jihadismo non riguarda solo il Medio Oriente e l'Africa, perché è ben radicata la presenza di radicalismo musulmano in Europa,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7592" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7592</a><br /><br />L'EUROPA SI ALLEVA LA SERPE ISLAMISTA IN SENO<br />Il jihadismo non riguarda solo il Medio Oriente e l'Africa, perché è ben radicata la presenza di radicalismo musulmano in Europa, Italia compresa<br />di Souad Sbai<br />Hanno avuto ragione molto presto coloro che hanno evocato lo spettro dell'effetto emulazione di Hamas in Europa. In Francia, a rispondere positivamente il 13 ottobre all'appello dell'organizzazione terroristica per un "venerdì della rabbia" è stato un giovane ceceno di 20 anni, Mohamed Mogouchkov, che ha colto l'occasione per fare quanto forse aveva già in mente da tempo. Come vittima sacrificale, è stata la volta del Prof. Dominique Bernard, docente di letteratura francese in un liceo di Arras poco più che quarantenne. Due i feriti, causati dal coltello dell'attentatore.<br />Mogouchkov era immancabilmente già noto alle autorità come soggetto a rischio radicalizzazione. Il fratello più grande si trova in carcere per il piano di un attacco terroristico all'Eliseo. Il giovane ceceno ha così deciso di seguire fedelmente le orme del suo connazionale Abdullakh Anzorov, il decapitatore del Prof. Samuel Paty nel sobborgo di Conflans-Sainte-Honorine, nei pressi di Parigi, il 16 ottobre del 2020, esattamente 4 anni fa.<br />TERRORISMO JIHADISTA NEL CUORE DELL'EUROPA<br />Gli antefatti che hanno condotto al suo barbaro gesto devono ancora essere ricostruiti con precisione e non sappiamo quindi se Mogouchkov nutrisse un odio tanto estremo nei confronti del Prof. Bernard per una qualche ragione in particolare, come fu l'aver discusso in classe delle vignette di Charlie Hebdo, che risultò fatale al Prof. Paty. Anzorov agì istigato dall'ISIS, Mogouchkov da Hamas pur avendo anch'egli simpatie per il presunto stato islamico: al netto delle differenze, il risultato non cambia. Si tratta sempre di terrorismo jihadista nel cuore dell'Europa.<br />Ci si preoccupa in maniera crescente dell'insistenza del fenomeno in Africa sub-sahariana e sicuramente a ragione. D'altro canto, il concentrare l'attenzione pressoché esclusivamente su quanto accade al di là dei nostri confini, porta a sottostimare le serissime problematiche che affliggono l'Europa internamente, tra cui va certamente annoverata la ben radicata presenza di sacche di radicalismo islamista, diffuse ormai ovunque, Italia compresa. Una problematica intrecciata a doppio filo con quella dell'immigrazione, dell'integrazione e del militantismo di una parte significativa delle seconde generazioni, a cui va aggiunta anche l'accoglienza di "rifugiati" come Anzorov e Mogouchkov, che raggiungono nella lista nera del terrorismo i connazionali Dzokhar e Tamerlan Carnaev, gli autori dell'attacco alla maratona di Boston del 15 aprile 2013.<br />La Germania ha messo fuori legge tutte le attività legate ad Hamas nel paese, dopo il clamore suscitato dalle manifestazioni di giubilo a Berlino in favore dell'organizzazione terroristica che, ricordiamo, è uno dei tanti frutti amari generati dai Fratelli Musulmani e beneficia del sostegno politico di Turchia e Qatar, oltre che dei missili e dell'addestramento del regime khomeinista iraniano. Simili manifestazioni a quelle della capitale tedesca si sono svolte nelle strade di Londonistan, come denunciato dalla scrittrice Joanne Rowling. E in Italia?<br />PRUDENZA MISTA A FURBIZIA<br />Gli islamisti nostrani non hanno finora gridato troppo apertamente il proprio supporto per Hamas, ma si tratta solo di prudenza mista a furbizia, che non ne nasconde la compiacenza per quanto accaduto in Israele, come nel caso dei tanti giovani "influencer" con la barbetta che spopolano sui social media. Si tratta di soggetti nati o giunti molto presto in Italia, laureati e inseriti professionalmente, che non hanno nulla di apparentemente pericoloso ma sfruttano le sembianze...]]></itunes:summary><itunes:duration>292</itunes:duration><itunes:keywords>attaccoterroristico,hezbollah,isis,jihad,samuelpaty</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b021227a26f453a731f15e5f1f4d4812.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Svezia nel caos e in mano agli immigrati musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/svezia-nel-caos-e-in-mano-agli-immigrati-musulmani--56054729</link><description><![CDATA[VIDEO: Svezia in fiamme ➜ https://www.youtube.com/watch?v=6vO6V1RYB-0<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7472" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7472</a><br /><br />SVEZIA NEL CAOS E IN MANO AGLI IMMIGRATI MUSULMANI<br />Tutto è iniziato con un corano bruciato... fosse stato un Vangelo, tutto sarebbe filato liscio, come il 1° giugno quando un uomo è balzato sull'altare di san Pietro, sotto il Baldacchino di Bernini, totalmente nudo<br /><br />di Manuela Antonacci<br />Il Marocco ha richiamato il suo ambasciatore in Svezia dopo che una copia del Corano è stata bruciata a Stoccolma e ha definito il gesto «offensivo e irresponsabile». L'autore, un iracheno di 37 anni di nome Salwan Momika, fuggito dal suo Paese aveva preventivamente chiesto l'autorizzazione alla polizia svedese, in occasione della festa musulmana dell'Eid al-Adha.<br />La cosa singolare è che le autorità, prima gli hanno consentito la "dimostrazione" mentre, subito dopo hanno incredibilmente aperto un'indagine nei suoi confronti per «agitazione contro un gruppo etnico». Infine l'uomo è stato denunciato per incitamento all'odio razziale. Il motivo del gesto è stato subito chiarito dall'autore: «Non stiamo combattendo contro i musulmani, ma contro i loro pensieri». La protesta si è consumata di fronte alla Moschea di Stoccolma, la Medborgarplatsen Camii, nel quartiere centrale di Sodermalm. Diverse persone hanno cercato di intervenire per fermare il rogo.<br />Il fatto, come prevedibile, ha scatenato lo sdegno generale, da Washington ad Ankara: «Condanno l'atto spregevole commesso in Svezia contro il Corano, il nostro libro sacro, durante il primo giorno dell'Eid-al-Adha» - ha detto il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, su Twitter, aggiungendo che «è inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione, tollerare un atto atroce di questo tipo significa esserne complici».<br />Belle parole certo: «È inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione»; tutto giusto, ma chissà perché le stesse pillole di saggezza e la stessa ondata di indignazione non si scatena quando ad essere bruciati o irrisi sono i vangeli, o quando ad essere profanate sono le chiese cristiane, ad esempio. Tanto per ricordare uno dei tantissimi, gravi, gesti dissacratori compiuti contro, ad esempio i luoghi simbolo del cristianesimo, anche nella nostra stessa Italia: lo scorso 1° giugno, un uomo è balzato sull'altare maggiore della basilica di san Pietro, sotto il Baldacchino di Bernini, totalmente nudo.<br />Avrebbe motivato il suo gesto legandolo ad una sorta di forma di protesta contro la guerra in Ucraina. Un gesto gravissimo perché come è ben noto, San Pietro rappresenta il cuore pulsante del cattolicesimo. Invece nessuna voce di protesta si è levata contro questo episodio terribile, anzi, certa stampa si è subito premurata di sottolineare che l'uomo soffriva di forti crisi depressivi e quindi, tra le righe, sarebbe in qualche modo "giustificato".<br />Ma quindi? Nessuno ha sottolineato da noi che «è inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione» e che «tollerare un atto atroce di questo tipo significa esserne complici», come ha ben detto il ministro degli Esteri turco sul rogo del corano? Solo quando si attacca il cristianesimo questo principio, evidentemente, sembra non valere, solo quando ad essere oltraggiati sono i cristiani, allora si tratta di "libertà di espressione" o i criminali che compiono tali gesti vanno trattati a pacche sulla spalla perché vengono presentati come dei "poveri disagiati" come sottolineano i giornaloni?<br />Forse perché i cristiani, in Occidente, subiscono in silenzio o vengono silenziati dai media? Forse, però, ciò rispecchia anche l'atteggiamento degli stessi cristiani, nel momento in cui, di fronte a certe nefandezze che li riguardano da vicino, non si prendono nemmeno la pena di scendere in piazza a protestare, ma lasciano essi stessi che, con la complicità del mainstream, tutto cada nel silenzio. Non sarà che a furia di abbassare la testa e far finta di nulla, su quella stessa testa a noi cristiani occidentali che di libertà di parola ne abbiamo ancora, sono spuntate due belle orecchie da coniglio e un po' complici siamo anche noi?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56054729</guid><pubDate>Tue, 11 Jul 2023 21:42:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56054729/svezia_nel_caos_e_in_mano_agli_immigrati_musulmani.mp3" length="5041885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Svezia in fiamme ➜ https://www.youtube.com/watch?v=6vO6V1RYB-0

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7472

SVEZIA NEL CAOS E IN MANO AGLI IMMIGRATI MUSULMANI
Tutto è iniziato con un corano bruciato... fosse stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Svezia in fiamme ➜ https://www.youtube.com/watch?v=6vO6V1RYB-0<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7472" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7472</a><br /><br />SVEZIA NEL CAOS E IN MANO AGLI IMMIGRATI MUSULMANI<br />Tutto è iniziato con un corano bruciato... fosse stato un Vangelo, tutto sarebbe filato liscio, come il 1° giugno quando un uomo è balzato sull'altare di san Pietro, sotto il Baldacchino di Bernini, totalmente nudo<br /><br />di Manuela Antonacci<br />Il Marocco ha richiamato il suo ambasciatore in Svezia dopo che una copia del Corano è stata bruciata a Stoccolma e ha definito il gesto «offensivo e irresponsabile». L'autore, un iracheno di 37 anni di nome Salwan Momika, fuggito dal suo Paese aveva preventivamente chiesto l'autorizzazione alla polizia svedese, in occasione della festa musulmana dell'Eid al-Adha.<br />La cosa singolare è che le autorità, prima gli hanno consentito la "dimostrazione" mentre, subito dopo hanno incredibilmente aperto un'indagine nei suoi confronti per «agitazione contro un gruppo etnico». Infine l'uomo è stato denunciato per incitamento all'odio razziale. Il motivo del gesto è stato subito chiarito dall'autore: «Non stiamo combattendo contro i musulmani, ma contro i loro pensieri». La protesta si è consumata di fronte alla Moschea di Stoccolma, la Medborgarplatsen Camii, nel quartiere centrale di Sodermalm. Diverse persone hanno cercato di intervenire per fermare il rogo.<br />Il fatto, come prevedibile, ha scatenato lo sdegno generale, da Washington ad Ankara: «Condanno l'atto spregevole commesso in Svezia contro il Corano, il nostro libro sacro, durante il primo giorno dell'Eid-al-Adha» - ha detto il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, su Twitter, aggiungendo che «è inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione, tollerare un atto atroce di questo tipo significa esserne complici».<br />Belle parole certo: «È inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione»; tutto giusto, ma chissà perché le stesse pillole di saggezza e la stessa ondata di indignazione non si scatena quando ad essere bruciati o irrisi sono i vangeli, o quando ad essere profanate sono le chiese cristiane, ad esempio. Tanto per ricordare uno dei tantissimi, gravi, gesti dissacratori compiuti contro, ad esempio i luoghi simbolo del cristianesimo, anche nella nostra stessa Italia: lo scorso 1° giugno, un uomo è balzato sull'altare maggiore della basilica di san Pietro, sotto il Baldacchino di Bernini, totalmente nudo.<br />Avrebbe motivato il suo gesto legandolo ad una sorta di forma di protesta contro la guerra in Ucraina. Un gesto gravissimo perché come è ben noto, San Pietro rappresenta il cuore pulsante del cattolicesimo. Invece nessuna voce di protesta si è levata contro questo episodio terribile, anzi, certa stampa si è subito premurata di sottolineare che l'uomo soffriva di forti crisi depressivi e quindi, tra le righe, sarebbe in qualche modo "giustificato".<br />Ma quindi? Nessuno ha sottolineato da noi che «è inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione» e che «tollerare un atto atroce di questo tipo significa esserne complici», come ha ben detto il ministro degli Esteri turco sul rogo del corano? Solo quando si attacca il cristianesimo questo principio, evidentemente, sembra non valere, solo quando ad essere oltraggiati sono i cristiani, allora si tratta di "libertà di espressione" o i criminali che compiono tali gesti vanno trattati a pacche sulla spalla perché vengono presentati come dei "poveri disagiati" come sottolineano i giornaloni?<br />Forse perché i cristiani, in Occidente, subiscono in silenzio o vengono silenziati dai media? Forse, però, ciò rispecchia anche l'atteggiamento degli stessi cristiani, nel momento in cui, di fronte a certe nefandezze che li riguardano...]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>caos,corano,immigrazione,inaccettabile,svezia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb308ed4507540b209b453665c36ce6b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Francia attacca l'Italia sull'immigrazione con l'aiuto della sinistra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-francia-attacca-l-italia-sull-immigrazione-con-l-aiuto-della-sinistra--51904001</link><description><![CDATA[L’articolo continua su BastaBugie.it<br /><a href="https://www.bastabugie.it/7209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/7209</a><br /><br />LA FRANCIA ATTACCA L'ITALIA SULL'IMMIGRAZIONE CON L'AIUTO DELLA SINISTRA di Valerio Pece<br />Dopo Attila, Napoleone, Churchill, l'Italia sembra aver trovato un nuovo fustigatore, il ministro dell'interno francese Gérald Darmanin. Sulla vicenda dell'Ocean Viking - nave ONG con 234 migranti accolta «a titolo eccezionale» nel porto di Tolone - i colpi di Darmanin si abbattono come una furia. Prima deplorando l'«inaccettabile» comportamento italiano (sul rifiuto di attracco a Catania), poi passando alle minacce: «La Francia tirerà le conseguenze dell'atteggiamento italiano» che si ripercuoterà «su tutti gli altri aspetti della sua relazione bilaterale». Infine pronosticando che «sarà il governo italiano a perderci», perché «se accogliamo questi 234 migranti, non ricollocheremo nessuna delle persone che ci eravamo impegnati a ricollocare per le settimane, i mesi a venire, fintanto che l'Italia continuerà questo comportamento contrario al diritto internazionale, alla solidarietà e agli impegni del governo prima dell'arrivo di nuove autorità italiane».<br />Al netto del profluvio di parole del ministro francese, è impossibile ignorare un fatto: su 44.000 migranti arrivati negli ultimi 3 mesi in Italia, in Europa ne sono stati redistribuiti 112, di cui, in Francia, appena 38. E ancora: dal 2011 - anno in cui la Francia di Sarkozy iniziò la guerra contro il leader libico Gheddafi destabilizzando di fatto l'intera Africa settentrionale - sono arrivati in Italia 819.330 migranti (negli undici anni precedenti, dal 2010 al 2020, gli sbarchi erano stati 214.975). Questi numeri dovrebbero bastare, da soli, a chiudere ogni possibile discussione (e a mostrare quanto il Trattato del Quirinale firmato da Macron e Draghi, «pietra miliare dei nuovi rapporti fra la Francia e il nostro Paese», fosse l'ennesimo bluff).<br /><br />UN DOSSIER DA BRIVIDO<br />In questa nuova guerra diplomatica tra cugini c'è però anche dell'altro: l'atteggiamento delle forze di polizia francesi nei confronti dei migranti. Se cioè in Italia i «fragili» sbarcano immediatamente e vengono accuditi, al confine di Ventimiglia la gendarmeria francese si rende protagonista da anni di violazioni così gravi da costringere due organizzazioni umanitarie di ispirazione cristiana (Oxfam e Diaconia Valdese) in collaborazione con ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) a pubblicare uno scottante dossier dal titolo paradigmatico: «Se questa è Europa...». L'indagine raccoglie testimonianze di migranti minorenni, compresi dodicenni, vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali verso l'Italia una volta superata la frontiera di Ventimiglia.<br />Nel dossier, spiega Avvenire, l'intervento di prassi della polizia francese comporta «il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro, la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale». Il giornale della Cei, raccontando il dossier, aggiunge: «I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte Sim. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede».<br /><br />BOLDRINATE ANTI-ITALIANE<br />Ora. Di fronte ai ridicoli numeri sulla redistribuzione (38 migranti accolti in Francia su 44.000 rimasti in Italia); a fronte di dossier senza colore politico che raccontano di una violenza transalpina da far impallidire; a fronte del documento con cui Frontex (cioè l'agenzia europea per il controllo delle frontiere) parla delle navi ONG come «fattore di attrazione» per l'aumento degli sbarchi; [...] a fronte di tutto questo, cosa fa la sinistra italiana? In una spirale di puro e finissimo autolesionismo, tifa contro l'Italia.<br />Ebbene sì. Qualche perla? Piero Fassino scrive: «Le prove muscolari sui migranti non solo non pagano ma provocano isolamento internazionale e crollo della credibilità. Litigare con i partner, come la Francia, è il modo più sbagliato, specie quando serviranno alleati per la riforma del Patto di stabilità». La piddina Alessia Morani continua: «Fare un disastro diplomatico di questa portata in soli 20 giorni non era facile ma il presidente Meloni ce l'ha fatta». Sulla stessa scia cinicamente anti-italiana (oltre all'amor di patria manca anche l'originalità) c'è Laura Boldrini: «È bastato neanche un mese al governo Meloni per compromettere i rapporti di collaborazione Italia-Francia. Un bel capolavoro».<br />Nessuno stupore in realtà: nelle stesse ore, e per un analogo tic, le sinistre attaccavano la lettera a presidi e studenti con cui il ministro dell'Istruzione Valditara osava ricordare l'anniversario della caduta del Muro, accusandolo di "leso comunismo".<br />Peccato però che ad ammettere che la reazione della Francia è stata talmente eccessiva da risultare pretestuosa (di «reazione incomprensibile» e di «reazione sproporzionata» avevano parlato, rispettivamente, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il ministro degli Esteri Antonio Tajani) ci hanno pensato addirittura i giornali francesi. Di fronte alla minaccia - poi diventata ufficiale - di sospendere i ricollocamenti di richiedenti asilo, di fatto mai iniziati, Le Figaro ha parlato della linea francese sull'immigrazione come di una «politica pasticciata». Nonché di un Macron stretto in un sandwich: non può accogliere migranti per non dare spago alla destra di Marine Le Pen (a Parigi una bambina è stata sgozzata da una donna algerina con permesso di soggiorno scaduto), né può esagerare con la rigidità per non essere (ancora) accusato di razzismo dalla sua parte politica e dal resto dalla Ue. Ecco allora che l'Italia diventa il punching ball preferito dal presidente francese, che nel dare pugni al Belpaese deve però alternarsi con l'esterofila sinistra italiana. Un cazzotto ciascuno.<br /><br />Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo seguente dal titolo "Contro la Meloni, il solito asse Ue-Pd" spiega perché la sinistra italiana fa sponda con la Francia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 novembre 2022:<br />Il terreno di scontro tra Italia e Francia è ufficialmente la gestione dei flussi migratori, il che non è casuale. Si tratta, infatti, del tema ideale per ingaggiare una battaglia diplomatica e tentare di destabilizzare il quadro politico italiano. La nascita del Governo Meloni, al di là delle formali congratulazioni da parte delle cancellerie europee, è stata vissuta con fastidio da chi puntava su un pareggio tra destra e sinistra e su un altro governo di larghe intese sul modello Draghi. La schiacciante vittoria del centrodestra ha scombussolato i piani di quanti, a Bruxelles, speravano nella prosecuzione dello schema ibrido dell'ammucchiata, che anestetizza l'opposizione parlamentare e rende più agevoli i giochi di palazzo e le grandi manovre speculative internazionali.<br />All'indomani della costituzione e dell'insediamento del nuovo esecutivo italiano, sono partite le consuete e ben note manovre europee, che hanno come obiettivo la stabilità politica del nostro Paese. Spaccare il centrodestra e fomentare le divisioni sui migranti significa rendere più vulnerabile e precaria la struttura del governo Meloni, che ieri ha ricevuto l'approvazione di Marine Le Pen, convinta come il premier italiano della necessità di rimandare nei porti d'origine le navi con gli immigrati.<br />La tensione tra Francia e Italia è scoppiata ufficialmente perché il nostro Paese si è rifiutato di dare accoglienza alla nave Ocean Viking che portava a bordo 230 migranti. Per il governo italiano quelle persone erano migranti economici e non naufraghi, per questo ha rifiutato loro accoglienza. Così la Francia, dopo essere stata contattata dall'ong Sos Mediterranée che gestisce l'imbarcazione, ha accettato di accogliere la nave nel porto di Tolone. Macron è in difficoltà al suo interno e dunque cerca di non farsi mettere nell'angolo dalle opposizioni, ma il movente del suo astio contro l'Italia è, come detto, anche di natura politica.<br />La sinistra in Italia è a pezzi, divisa in tre tronconi (Pd, Terzo Polo e Movimento 5s) e quindi non è in grado di fare opposizione al governo Meloni. Tanto più che su molti temi, dalla guerra all'economia, passando per l'energia e i migranti, quei tre tronconi sono sempre molto divisi. E litigano anche sulle poltrone, in questo caso le briciole che spettano alle opposizioni, ad esempio le commissioni di garanzia come Copasir e Vigilanza Rai.<br />Pertanto, per provare a dividere Meloni da Salvini e Berlusconi occorre usare altre leve, in primis quella dell'accoglienza degli immigrati. In Europa si vuole costringere il premier italiano a prendere posizione tra la linea più dialogante, quella del Ministro agli affari europei, Raffaele Fitto, e quella più barricadera, quella del Ministro delle Infrastrutture (che ha la delega ai porti), Matteo Salvini. In verità non esiste nessuna spaccatura su questo. Il governo è unito e compatto. Semmai le difficoltà le ha il Ministro degli Esteri]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51904001</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 21:56:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51904001/la_francia_attacca_l_italia_sull_immigrazione_con_l_aiuto_della_sinistra.mp3" length="13791025" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>L’articolo continua su BastaBugie.it
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LA FRANCIA ATTACCA L'ITALIA SULL'IMMIGRAZIONE CON L'AIUTO DELLA SINISTRA di Valerio Pece
Dopo Attila, Napoleone, Churchill, l'Italia sembra aver trovato un nuovo fustigatore, il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[L’articolo continua su BastaBugie.it<br /><a href="https://www.bastabugie.it/7209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/7209</a><br /><br />LA FRANCIA ATTACCA L'ITALIA SULL'IMMIGRAZIONE CON L'AIUTO DELLA SINISTRA di Valerio Pece<br />Dopo Attila, Napoleone, Churchill, l'Italia sembra aver trovato un nuovo fustigatore, il ministro dell'interno francese Gérald Darmanin. Sulla vicenda dell'Ocean Viking - nave ONG con 234 migranti accolta «a titolo eccezionale» nel porto di Tolone - i colpi di Darmanin si abbattono come una furia. Prima deplorando l'«inaccettabile» comportamento italiano (sul rifiuto di attracco a Catania), poi passando alle minacce: «La Francia tirerà le conseguenze dell'atteggiamento italiano» che si ripercuoterà «su tutti gli altri aspetti della sua relazione bilaterale». Infine pronosticando che «sarà il governo italiano a perderci», perché «se accogliamo questi 234 migranti, non ricollocheremo nessuna delle persone che ci eravamo impegnati a ricollocare per le settimane, i mesi a venire, fintanto che l'Italia continuerà questo comportamento contrario al diritto internazionale, alla solidarietà e agli impegni del governo prima dell'arrivo di nuove autorità italiane».<br />Al netto del profluvio di parole del ministro francese, è impossibile ignorare un fatto: su 44.000 migranti arrivati negli ultimi 3 mesi in Italia, in Europa ne sono stati redistribuiti 112, di cui, in Francia, appena 38. E ancora: dal 2011 - anno in cui la Francia di Sarkozy iniziò la guerra contro il leader libico Gheddafi destabilizzando di fatto l'intera Africa settentrionale - sono arrivati in Italia 819.330 migranti (negli undici anni precedenti, dal 2010 al 2020, gli sbarchi erano stati 214.975). Questi numeri dovrebbero bastare, da soli, a chiudere ogni possibile discussione (e a mostrare quanto il Trattato del Quirinale firmato da Macron e Draghi, «pietra miliare dei nuovi rapporti fra la Francia e il nostro Paese», fosse l'ennesimo bluff).<br /><br />UN DOSSIER DA BRIVIDO<br />In questa nuova guerra diplomatica tra cugini c'è però anche dell'altro: l'atteggiamento delle forze di polizia francesi nei confronti dei migranti. Se cioè in Italia i «fragili» sbarcano immediatamente e vengono accuditi, al confine di Ventimiglia la gendarmeria francese si rende protagonista da anni di violazioni così gravi da costringere due organizzazioni umanitarie di ispirazione cristiana (Oxfam e Diaconia Valdese) in collaborazione con ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) a pubblicare uno scottante dossier dal titolo paradigmatico: «Se questa è Europa...». L'indagine raccoglie testimonianze di migranti minorenni, compresi dodicenni, vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali verso l'Italia una volta superata la frontiera di Ventimiglia.<br />Nel dossier, spiega Avvenire, l'intervento di prassi della polizia francese comporta «il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro, la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale». Il giornale della Cei, raccontando il dossier, aggiunge: «I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte Sim. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede».<br /><br />BOLDRINATE ANTI-ITALIANE<br />Ora. Di fronte ai ridicoli numeri sulla redistribuzione (38 migranti accolti in Francia su 44.000 rimasti in Italia); a fronte di dossier senza colore politico che raccontano di una violenza transalpina da far impallidire; a fronte del documento con cui Frontex (cioè l'agenzia europea per il controllo delle frontiere) parla delle navi ONG come «fattore di attrazione» per l'aumento degli sbarchi; [...] a fronte di tutto questo, cosa fa la sinistra italiana? 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Siamo nella Milano di Sala, la stessa che, in un remake delle famose violenze sessuali del capodanno di Colonia - quando 1200 ragazze divennero vittime di una gang di immigrati musulmani con la Merkel che nascose tutto sotto il tappeto e la stampa che continuava a ripetere, "se non avessero usato il profumo..." -, ha visto oltre una decina di ragazzine molestate da una banda di immigrati ben amalgamata tra egiziani, tunisini e cinque italiani di seconda generazione, (cioè figli di stranieri!), durante i festeggiamenti per l'inizio del nuovo anno. Tra i carnefici anche un diciottenne irregolare e già colpito da un decreto di espulsione e un quindicenne sbarcato come minore non accompagnato.<br />Siamo ancora nella Milano patinata quando, poco prima di Natale, due marocchini di 22 e 28 anni vengono arrestati dalla polizia per aver rapinato un ventiseienne disabile in carrozzina e una donna che aveva provato ad aiutarlo mentre lo aggredivano alla fermata della metro. Ed è stato da poco condannato, invece, il trentenne di origini libiche irregolare, con diversi precedenti e un ordine di abbandonare l'Italia in tasca, ma mai eseguito, che aveva violentato una donna a Segrate, alle porte di Milano, nell'ascensore di casa. Sono alcuni spunti di una cronaca italiana sempre più violenta, ma che necessita di una cornice.<br /><br />UN REATO SU TRE È COMMESSO DA EXTRACOMUNITARI<br />Negli ultimi tre decenni il numero di immigrati in Italia è aumentato di otto volte passando da 625 mila a 5 milioni. Gli stranieri compongono il 32% della popolazione carceraria italiana. I dati diffusi dal Ministero della Giustizia raccontano, quindi, che un terzo del totale dei reati è commesso da extracomunitari. Secondo il rapporto Antigone, in alcune strutture si arriva anche al 78% di presenza straniera, come a Milano. A Le Vallette di Torino e a Rebibbia e a Regina Coeli il tetto della presenza di stranieri sfonda, invece, abbondantemente il 60%.<br />Secondo le statistiche del Dap, il 20% degli stranieri è in carcere per spaccio, il 10% per reati legati alla prostituzione, il 9% per lesioni colpose, l'8% per omicidio, altrettanti per falsificazione di atti, il 6% per furti o rapine. Il 27% dei femminicidi del 2021 ha visto come responsabile un immigrato.<br />Il maggior numero di denunce nei confronti di stranieri è stato annotato per i cittadini marocchini: 33.865, pari al 12,91% di quelle riferite agli stranieri ed al 4,12% del totale nazionale, 821.181. Anche per quel che concerne le rapine i marocchini sono in testa alla classifica degli stranieri con 1.745 denunciati sul totale di 6.870. Sono in seconda e terza posizione, invece, per le rapine in abitazione che vedono romeni e albanesi in testa.<br />Gli ultimi dati del dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell'Interno rielaborati dal Sole24ore raccontano che nei primi sei mesi del 2021, gli stranieri hanno commesso il 59% dei furti con destrezza in Italia, il 54% dei furti negli esercizi commerciali e il 52% di rapine in pubblica via. Per le violenze sessuali siamo al 39%, per i reati di droga al 36%, minacce o percosse al 25%. Gli stranieri sono stati poi protagonisti del 20% degli omicidi volontari e colposi, truffe e riciclaggio di denaro sporco.<br />Secondo l'ultimo rapporto Ismu al 1° gennaio 2021 gli stranieri presenti in Italia sono 5.756.000, quindi l'8,45% della popolazione residente che commette il 30% dei reati con una propensione al crimine quattro volte superiore rispetto agli italiani.<br /><br />EMERGENZA MINORI<br />I più recenti dati Istat a disposizione indicano che i minori non comunitari tra i 14 e i 17 anni sono il 9% di tutta la popolazione. Percentuale risibile che, però, commette il 65% degli scippi, il 50,2% dei furti, il 48,1% delle rapine, il 47,7 delle violenze sessuali e il 40,4% delle percosse.<br />Nel solo biennio 2020/2021, le segnalazioni riferite a minori denunciati o arrestati in Italia hanno fatto registrare un aumento del 14,22%. Ed è straniero il 45,71% dei minori denunciati o arrestati, sono gli immigrati di seconda generazione.<br />Al 30 giugno 2022, il 31% dei detenuti nelle carceri italiane è straniero, nel 1991, erano il 15,13%. Il 27,4% degli stranieri è dentro per reati contro il patrimonio, il 30,9% per reati contro la persona e il 31,5% per droga.<br />I dati, riportati nel XIII rapporto dell'associazione Antigone sulle condizioni di detenzione, raccontano di una crescita del numero degli stranieri presenti nelle carceri italiane che, a partire dai primi anni '90, ha subito un aumento implacabile. Tra i detenuti stranieri la percentuale dei migranti irregolari, riportata dal suddetto rapporto si attesta tra il 60 e l'80% a seconda del tipo di crimine e quasi tutti i migranti che commettono reati hanno dei precedenti.<br />Donne e ragazze molestate e violentate in mezzo alla strada. Agenti e carabinieri aggrediti e minacciati con coltelli. Ragazzine maltrattate e uccise dai propri familiari per aver sposato lo "stile italiano" troppo lontano da quello islamico. Baby gang di immigrati che imperversano e una cronaca che ogni giorno si fa più feroce. È parte dell'effetto collaterale di un'immigrazione incontrollata.<br />Le periferie delle grandi città si sono trasformate in polveriere pronte a esplodere. Al termine del lockdown, la scorsa primavera, avevano fatto clamore le maxirisse di Roma, dove quasi ogni settimana si affrontavano centinaia di giovanissimi. S'era provato a liquidare l'emergenza come un momentaneo effetto indesiderato di coprifuoco e quarantena. Ma quando il 15 gennaio, nella città dormitorio alle porte di Torino, 80 giovanissimi di Torino si sono scontrati contro una gang di oltre 100 immigrati nordafricani provenienti dal vicino quartiere di di Barriera di Milano, considerato quasi come la banlieue di Torino, s'è smesso per un po' di girare intorno all'argomento.<br />Alle spalle del progetto del nuovo stadio Inter e Milan ormai c'è un'enclave islamica, è la Molenbeek di Milano dove si vedono donne in burqa, spacciatori, ricettatori con la merce in vista, egiziani, marocchini. Ci sono i minimarket con le insegne in arabo, e l'altoparlante che richiama alla preghiera. Proprio come nei quartieri islamizzati di Londra e Berlino.<br /><br />CRONACA DELLE ULTIME SETTIMANE<br />A sfogliare velocemente la cronaca si scopre un'Italia in piena emergenza sicurezza. Lo scorso 2 giugno, cinque adolescenti sono state molestate sul treno per Peschiera da una banda di immigrati al grido di, "Siete bianche, qui (sul treno ndr) non dovete stare".<br />Pochi giorni fa, a Cagliari uno cuoco di 60 anni si è imbattuto in un gruppo di immigrati che lanciavano decine di bottiglie di vetro contro la chiesa di sant'Agostino, edificio del XVI secolo. L'uomo non è riuscito a trattenersi e ha redarguito il gruppo di giovani stranieri: l'hanno accerchiato e pestato. Per lo chef tre costole rotte e trauma toracico. Ne è stato preso solo uno della banda, un ventiquattrenne africano con regolare permesso di soggiorno residente a Quartu Sant'Elena, città confinante con Cagliari.<br />A Napoli, dopo circa tre mesi dai fatti, è stato da pochi giorni diffuso il video delle telecamere di videosorveglianza dell'aggressione tra porta Capuana e la stazione centrale, nella zona del Vasto. Si vede un ragazzo che cammina quando due ragazzi di chiara origine africana, in una tecnica che sembra ben rodata, lo pestano e derubano completamente.<br />Era il 25 luglio, quando quattro ragazzi, due tunisini e due egiziani, hanno abusato sessualmente di una ragazzina fragile ospite all'interno di una struttura gestita da un'associazione no profit.<br />Ed è di ancora pochi giorni fa, la notizia di un venticinquenne di origini nordafricane ritrovato nei boschi dell'Alto varesotto con le braccia spezzate, i segni delle frustate sulla schiena e un orecchio amputato. A infliggergli le atroci punizioni sarebbero stati tre pusher marocchini della "Cupola della droga", un'organizzazione criminale operativa nella zona di Varese. I tre boss sono stati tutti arrestati: tutti irregolari sul suolo italiano, infliggevano ai sottomessi delle punizioni corporali in caso di lavoro mal svolto e a ogni eventuale tentativo di ribellione. Ad Agrigento un tunisino è finito finalmente in carcere dopo essere entrato ed uscito di galera per tre volte di fila in pochi giorni.<br />Ancora la scorsa settimana, alcuni ragazzi sul lungo molo di Viareggio sono stati derubati da un marocchino che durante il tragitto verso il commissariato ha continuato a dare in escandescenza colpendo con calci i vetri dell'auto della Polizia, danneggiandoli pesantemente.<br />Lo scorso fine settimana un quindicenne era in giro con gli amici a Napoli, quando, improvvisamente, un immigrato di colore lo ha colpito ferocemente all'addome con un coltello: è in prognosi riservata e non si sa se sopravvivrà.<br />I dati e la cronaca (molto più profonda e cupa di quel che si può raccontare) scattano una precisa fotografia del Belpaese. L'Italia, certo, non è ancora la Francia degli arrondissement ostaggio degli immigrati musulmani dove la polizia non entra pi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50922836</guid><pubDate>Tue, 16 Aug 2022 22:11:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50922836/i_veri_numeri_sui_crimini_degli_immigrati_in_italia.mp3" length="11663195" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7109

I VERI NUMERI SUI CRIMINI DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA di Lorenza Formicola
Le immagini del diciassettenne tunisino che grondante di sangue prova a scappare da chi lo ha ridotto in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7109" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7109</a><br /><br />I VERI NUMERI SUI CRIMINI DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA di Lorenza Formicola<br />Le immagini del diciassettenne tunisino che grondante di sangue prova a scappare da chi lo ha ridotto in quello stato e nel mentre un uomo di colore lo raggiunge con un calcio in faccia e, steso a terra, continua ad infierire su di lui, a terra esanime, a suon di calci e pugni alla testa, prima di ricevere una bottigliata sul petto, hanno fatto il giro del mondo. Siamo nella Milano di Sala, la stessa che, in un remake delle famose violenze sessuali del capodanno di Colonia - quando 1200 ragazze divennero vittime di una gang di immigrati musulmani con la Merkel che nascose tutto sotto il tappeto e la stampa che continuava a ripetere, "se non avessero usato il profumo..." -, ha visto oltre una decina di ragazzine molestate da una banda di immigrati ben amalgamata tra egiziani, tunisini e cinque italiani di seconda generazione, (cioè figli di stranieri!), durante i festeggiamenti per l'inizio del nuovo anno. Tra i carnefici anche un diciottenne irregolare e già colpito da un decreto di espulsione e un quindicenne sbarcato come minore non accompagnato.<br />Siamo ancora nella Milano patinata quando, poco prima di Natale, due marocchini di 22 e 28 anni vengono arrestati dalla polizia per aver rapinato un ventiseienne disabile in carrozzina e una donna che aveva provato ad aiutarlo mentre lo aggredivano alla fermata della metro. Ed è stato da poco condannato, invece, il trentenne di origini libiche irregolare, con diversi precedenti e un ordine di abbandonare l'Italia in tasca, ma mai eseguito, che aveva violentato una donna a Segrate, alle porte di Milano, nell'ascensore di casa. Sono alcuni spunti di una cronaca italiana sempre più violenta, ma che necessita di una cornice.<br /><br />UN REATO SU TRE È COMMESSO DA EXTRACOMUNITARI<br />Negli ultimi tre decenni il numero di immigrati in Italia è aumentato di otto volte passando da 625 mila a 5 milioni. Gli stranieri compongono il 32% della popolazione carceraria italiana. I dati diffusi dal Ministero della Giustizia raccontano, quindi, che un terzo del totale dei reati è commesso da extracomunitari. Secondo il rapporto Antigone, in alcune strutture si arriva anche al 78% di presenza straniera, come a Milano. A Le Vallette di Torino e a Rebibbia e a Regina Coeli il tetto della presenza di stranieri sfonda, invece, abbondantemente il 60%.<br />Secondo le statistiche del Dap, il 20% degli stranieri è in carcere per spaccio, il 10% per reati legati alla prostituzione, il 9% per lesioni colpose, l'8% per omicidio, altrettanti per falsificazione di atti, il 6% per furti o rapine. Il 27% dei femminicidi del 2021 ha visto come responsabile un immigrato.<br />Il maggior numero di denunce nei confronti di stranieri è stato annotato per i cittadini marocchini: 33.865, pari al 12,91% di quelle riferite agli stranieri ed al 4,12% del totale nazionale, 821.181. Anche per quel che concerne le rapine i marocchini sono in testa alla classifica degli stranieri con 1.745 denunciati sul totale di 6.870. Sono in seconda e terza posizione, invece, per le rapine in abitazione che vedono romeni e albanesi in testa.<br />Gli ultimi dati del dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell'Interno rielaborati dal Sole24ore raccontano che nei primi sei mesi del 2021, gli stranieri hanno commesso il 59% dei furti con destrezza in Italia, il 54% dei furti negli esercizi commerciali e il 52% di rapine in pubblica via. Per le violenze sessuali siamo al 39%, per i reati di droga al 36%, minacce o percosse al 25%. Gli stranieri sono stati poi protagonisti del 20% degli omicidi volontari e colposi, truffe e riciclaggio di denaro sporco.<br />Secondo l'ultimo rapporto Ismu al 1° gennaio 2021 gli stranieri presenti in Italia sono 5.756.000, quindi l'8,45%...]]></itunes:summary><itunes:duration>729</itunes:duration><itunes:keywords>banlieu,giustizia,merkel,minacce,percosse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e739ab04033d09ef85964b6a749958af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A capodanno aggredita una 19enne in Piazza Duomo a Milano da un branco di stranieri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-capodanno-aggredita-una-19enne-in-piazza-duomo-a-milano-da-un-branco-di-stranieri--48242643</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872</a><br /><br />A CAPODANNO AGGREDITA UNA 19ENNE IN PIAZZA DUOMO A MILANO DA UN BRANCO DI STRANIERI<br />Da alcuni anni le violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali è diventata la normalità alla quale dovremo abituarci (ricordate Colonia 2016?)<br />di Pierpaolo Lio<br />Neanche cinquanta secondi di immagini confuse. Ma sufficienti a intuire quanto è successo la notte di Capodanno in piazza Duomo a Milano. È l'una e mezza di notte. Mentre si stanno concludendo i festeggiamenti, una ragazza di 19 anni è aggredita da un gruppo di ragazzini stranieri che la palpeggia e la molesta. Nel video - pubblicato sulle pagine social della pagina «Milanobelladadio» - si vede una giovane con un piumino rosso circondata dal branco. Qualcuno prova a fermarli. Più d'uno urla: «No, no, no, oh, è una ragazza». Non ottengono risultati. Il gruppo ondeggia, la segue mentre lei cerca di sottrarsi, la bracca. Lei finisce di nuovo sommersa dalla calca. La si rivede solo a fine filmato, dopo uno stacco nelle immagini. Si rivede il giubbotto rosso: è lei accasciata a terra, protetta dagli scudi degli agenti delle forze dell'ordine.<br />Il video pubblicato sui social è stato acquisito dagli uomini della Squadra Mobile di Milano, che attraverso l'analisi delle immagini - in aggiunta a quelle delle tante telecamere pubbliche che monitorano la piazza - sta provando a identificare gli autori dell'aggressione. [...]<br />Agli agenti intervenuti racconterà che la violenza è iniziata dopo che lei si era allontanata per un attimo dai suoi amici. È in quel momento in cui la giovane è isolata che il branco attacca: la circondano, sono almeno un trentina, la spintonano, la strattonano, la palpeggiano, le strappano il maglione. Lei all'inizio pensa a una rapina, e consegna la sua borsa per placare il gruppo, ma non è sufficiente. Solo l'intervento della polizia che sorvegliava la piazza riesce a interrompere l'aggressione. Il gruppo si disperde, mentre la vittima è prima soccorsa, poi portata alla Mangiagalli.<br />La Procura di Milano sta indagando con l'ipotesi di reato di violenza sessuale . Le indagini sono coordinate dai pm del pool «fasce deboli» e condotte dalla Squadra mobile di Milano. Da quanto si è saputo, nel fascicolo, coordinato dal dipartimento guidato dall'aggiunto Letizia Mannella, viene ipotizzata la violenza sessuale «di gruppo» che consiste, da codice, «nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale». In teoria, stando alla giurisprudenza, a tutti coloro che hanno circondato la 19enne potrebbe essere contestato il reato. Basta che chi ha preso parte fosse consapevole che i giovani più vicini a lei stavano compiendo abusi sessuali o in qualche modo abbia incitato gli altri a commetterli. Investigatori e inquirenti, attraverso le immagini delle telecamere della zona ma anche con l'acquisizione di video come quello pubblicato sui social, stanno identificando coloro che hanno partecipato alla violenza. Gli aggressori erano riusciti a scappare prima dell'intervento della polizia, che era arrivata in soccorso della ragazza. Nell'indagine sarebbero già stati acquisiti il racconto a verbale e la denuncia della 19enne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48242643</guid><pubDate>Tue, 11 Jan 2022 20:35:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48242643/a_capodanno_in_piazza_duomo_aggredita_una_19enne_da_un_branco_di_stranieri.mp3" length="4614351" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872

A CAPODANNO AGGREDITA UNA 19ENNE IN PIAZZA DUOMO A MILANO DA UN BRANCO DI STRANIERI
Da alcuni anni le violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali è diventata la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872</a><br /><br />A CAPODANNO AGGREDITA UNA 19ENNE IN PIAZZA DUOMO A MILANO DA UN BRANCO DI STRANIERI<br />Da alcuni anni le violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali è diventata la normalità alla quale dovremo abituarci (ricordate Colonia 2016?)<br />di Pierpaolo Lio<br />Neanche cinquanta secondi di immagini confuse. Ma sufficienti a intuire quanto è successo la notte di Capodanno in piazza Duomo a Milano. È l'una e mezza di notte. Mentre si stanno concludendo i festeggiamenti, una ragazza di 19 anni è aggredita da un gruppo di ragazzini stranieri che la palpeggia e la molesta. Nel video - pubblicato sulle pagine social della pagina «Milanobelladadio» - si vede una giovane con un piumino rosso circondata dal branco. Qualcuno prova a fermarli. Più d'uno urla: «No, no, no, oh, è una ragazza». Non ottengono risultati. Il gruppo ondeggia, la segue mentre lei cerca di sottrarsi, la bracca. Lei finisce di nuovo sommersa dalla calca. La si rivede solo a fine filmato, dopo uno stacco nelle immagini. Si rivede il giubbotto rosso: è lei accasciata a terra, protetta dagli scudi degli agenti delle forze dell'ordine.<br />Il video pubblicato sui social è stato acquisito dagli uomini della Squadra Mobile di Milano, che attraverso l'analisi delle immagini - in aggiunta a quelle delle tante telecamere pubbliche che monitorano la piazza - sta provando a identificare gli autori dell'aggressione. [...]<br />Agli agenti intervenuti racconterà che la violenza è iniziata dopo che lei si era allontanata per un attimo dai suoi amici. È in quel momento in cui la giovane è isolata che il branco attacca: la circondano, sono almeno un trentina, la spintonano, la strattonano, la palpeggiano, le strappano il maglione. Lei all'inizio pensa a una rapina, e consegna la sua borsa per placare il gruppo, ma non è sufficiente. Solo l'intervento della polizia che sorvegliava la piazza riesce a interrompere l'aggressione. Il gruppo si disperde, mentre la vittima è prima soccorsa, poi portata alla Mangiagalli.<br />La Procura di Milano sta indagando con l'ipotesi di reato di violenza sessuale . Le indagini sono coordinate dai pm del pool «fasce deboli» e condotte dalla Squadra mobile di Milano. Da quanto si è saputo, nel fascicolo, coordinato dal dipartimento guidato dall'aggiunto Letizia Mannella, viene ipotizzata la violenza sessuale «di gruppo» che consiste, da codice, «nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale». In teoria, stando alla giurisprudenza, a tutti coloro che hanno circondato la 19enne potrebbe essere contestato il reato. Basta che chi ha preso parte fosse consapevole che i giovani più vicini a lei stavano compiendo abusi sessuali o in qualche modo abbia incitato gli altri a commetterli. Investigatori e inquirenti, attraverso le immagini delle telecamere della zona ma anche con l'acquisizione di video come quello pubblicato sui social, stanno identificando coloro che hanno partecipato alla violenza. Gli aggressori erano riusciti a scappare prima dell'intervento della polizia, che era arrivata in soccorso della ragazza. 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Per questo Carola Rackete non ha commesso alcun reato entrando in porto a Lampedusa con i naufraghi soccorsi in mare dalla Sea-Watch 3, nave della Ong tedesca di cui la Rackete era comandante.<br />Con queste valutazioni è stato archiviato anche il procedimento penale nei confronti della capitana tedesca, accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di aver violato l'articolo 1099 del codice di navigazione perché non obbedì all'ordine di non entrare nelle acque territoriali italiane, emesso ai sensi del Decreto Sicurezza Bis varato dal ministero dell'Interno guidato da Matteo Salvini.<br />La Rackete "ha agito nell'adempimento del dovere di salvataggio", spiega il gip di Agrigento Micaela Raimondo dopo che nel 2020 la Cassazione aveva sancito l'illegittimità dell'arresto dell'esponente della Ong tedesca mentre lo scorso maggio un primo provvedimento di archiviazione fece cadere le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra. Di fatto il 22 dicembre si sono chiuse tutte le indagini penali nei confronti dei membri della Sea-Watch che all'epoca speronò una motovedetta della Guardia di Finanza per entrare in porto a Lampedusa e sbarcarvi i clandestini a bordo.<br />La richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica di Agrigento, le cui motivazioni sono state integralmente accolte dal gip nel decreto di archiviazione, riconosce la correttezza della condotta della comandante nell'individuazione del place of safety più vicino e stabilisce che la Libia non può' essere considerata, ai fini dello sbarco, un luogo sicuro. Fu quindi l'adempimento di un dovere giuridico, quello di portare in salvo le 42 persone soccorse da Sea-Watch 3, a dettare la scelta di Carola Rackete di entrare in acque territoriali italiane e attraccare al porto di Lampedusa il 29 giugno 2019.<br />Le motivazioni dell'archiviazione si soffermano anche sull'applicazione del Decreto Sicurezza Bis, sottoscritto dall'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che presupponeva la violazione, da parte dell'ex comandante di Sea-Watch 3, delle norme nazionali e internazionali. In realtà, si legge nel decreto di archiviazione, "Rackete ha agito nell'adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale ed internazionale del mare". Il decreto di archiviazione sembra dunque contestare l'applicabilità del Decreto Sicurezza Bis nel salvataggio dei migranti.<br />Accogliendo le motivazioni espresse dal pubblico ministero nella richiesta di archiviazione, dunque, il giudice ritiene che non esistessero elementi sufficienti a far ritenere che il passaggio di Sea-Watch 3 potesse definirsi "non inoffensivo", dal momento che la "non inoffensività del passaggio" non può essere desunta "dal solo presupposto che i naufraghi fossero tutti stranieri senza documento". Peraltro il giudice sottolinea che Carola Rackete "ha agito nell'adempimento del dovere perché non si poteva considerare luogo sicuro il porto di Tripoli". Il giudice cita un rapporto dell'Alto commissario per le Nazioni Unite che ha sottolineato "che migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Libia versano in condizione di detenzione arbitraria e sono sottoposti a torture". Quanto all'averli condotti in Italia, nonostante il divieto, il gip aggiunge: "La condotta risulta scriminata dalla causa di giustificazione".<br /><br />LE CONSEGUENZE<br />L'impatto delle decisioni dei giudici di Agrigento si presta a diverse valutazioni. Innanzitutto persegue un evidente obiettivo politico, puntando a demolire pubblicamente i Decreti Sicurezza di Salvini, unica iniziativa assunta dall'Italia per fermare i flussi migratori clandestini e contrastarne gli artefici, trafficanti e Ong.<br />La sentenza sembra indicare che chiunque voglia portare in Italia immigrati clandestini è giustificato a speronare mezzi dello Stato e mettere a repentaglio la vita di militari italiani, mortificando così il lavoro e il ruolo di chi veste l'uniforme. Inoltre la decisione dei giudici contesta il diritto internazionale, negando la Libia come porto sicuro nonostante l'area marittima di competenza di Tripoli per la ricerca e soccorso sia riconosciuta a livello internazionale così come il governo libico ad interim mentre a Tripoli sono presenti le agenzie delle Nazioni Unite OIM e UNHCR che si occupano degli immigrati illegali.<br />Inevitabili le conseguenze di questa decisione giudiziaria che sottolinea il ruolo supino di Roma di fronte all'assalto alle sue coste e si aggiunge a un contesto politico in cui l'attuale governo nulla sta facendo per ostacolare i flussi migratori illegali, nonostante le continue richieste in tal senso provenienti dalla maggioranza (Lega) e dall'opposizione di Fratelli d'Italia. Negli ultimi giorni infatti gli sbarchi si sono moltiplicati: in quasi 500 sono arrivati il 26 dicembre a Crotone dalla rotta turca cresciuta quest'anno del 200% rispetto al 2020 mentre quella libica è aumentata del 300%. Cinque gli sbarchi nel crotonese nel giro di 24 ore con l'arrivo di quasi 800 clandestini.<br />In un centinaio sono arrivati a Lampedusa il giorno di Natale, provenienti da Bangladesh, Eritrea, Pakistan e Gambia mentre è attraccata a Trapani la nave della Ong norvegese Ocean Viking con a bordo altri 114 migranti illegali e a Pozzallo (Ragusa) è arrivata la nave Ong Sea Eye 4 con 214 clandestini. Dalla Libia sbarcheranno a breve oltre un migliaio di clandestini raccolti dalle navi delle Ong Geo Barents e Sea Watch che porteranno a quasi 68mila il numero complessivo di immigrati illegali giunti in Italia dal mare nel 2021: quasi 16mila i tunisini seguito da oltre 8mila egiziani e quasi 8mila bengalesi più iraniani, ivoriani, siriani, marocchini, guineani, eritrei. Record storico anche per i cosiddetti "minori non accompagnati" (cioè coloro che si dichiarano minori) quest'anno saliti a 9.478, più del doppio dello scorso anno e quasi 6 volte in più rispetto al 2019.<br />I dati complessivi del Viminale riportavano ieri che dall'inizio dell'anno sono sbarcati dal mare in Italia 66.432 clandestini (cifra che non considera quelli entrati dal confine sloveno), il doppio del 2020 (34.134) e ben sei volte di più del 2019 (11.439), anno in cui fino a inizio settembre il ministero dell'Interno venne guidato da Matteo Salvini.<br /><br />LE VALUTAZIONI<br />Non a caso il leader della Lega ha dichiarato il 24 dicembre che quest'anno "arriviamo vicini a 70mila sbarchi clandestini. Che in periodo di Covid e di super Green Pass ci siano 70mila sbarchi clandestini, senza regole e controlli, non è rispettoso nei confronti degli italiani che stanno facendo dei sacrifici".<br />Mentre Fratelli d'Italia sottolinea la fallimentare gestione del Viminale da parte del ministro Luciana Lamorgese, il sottosegretario allo stesso ministero Nicola Molteni (Lega) amplia le valutazioni sull'allarme per l'immigrazione senza limiti ricordando che ai clandestini si aggiungono i 70mila ingressi regolari previsti dal nuovo decreto flussi e che le ridistribuzioni in Europa sono fallite.<br />In un'intervista su La Verità di ieri, Molteni ha sottolineato gli aspetti salienti della drammatica situazione migratoria. «La tragica conta di morti e dispersi in mare è arrivata a quota 1.500, il dato più alto degli ultimi anni. Le Ong sono tornate a farla da padrone nel Mediterraneo. I tunisini, che sono in testa nella classifica degli sbarchi sulle nostre coste, non scappano da guerre o da persecuzioni. E i rimpatri sono solo 3.500, meno dell'anno scorso e la metà rispetto a quelli del 2019. Un'altra stagione come questa davvero non possiamo permettercela. In questo momento ci sono altre Ong che stanno puntando verso l'Italia con carichi di migranti irregolari» - evidenzia Molteni. «L'unica soluzione è la difesa delle frontiere esterne. Non possiamo attendere che le istituzioni comunitarie decidano con i loro tempi di affrontare il problema migratorio. In periodo di Covid chiediamo agli italiani sacrifici e limitazioni e non possiamo consentire che l'immigrazione non gestita si scarichi sui territori provocando tensioni sociali. È un fenomeno che impatta con la percezione della sicurezza e, d'altra parte, su ogni tre detenuti uno è straniero».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48089319</guid><pubDate>Wed, 29 Dec 2021 10:06:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48089319/l_archiviazione_del_caso_carola_rakete_giustifica_l_immigrazione_illegale.mp3" length="10560200" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6849

L'ARCHIVIAZIONE DEL CASO CAROLA RACKETE GIUSTIFICA L'IMMIGRAZIONE ILLEGALE di Gianandrea Gaiani
Salvare vite in mare è' "un dovere", un obbligo sancito "dal diritto nazionale e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6849" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6849</a><br /><br />L'ARCHIVIAZIONE DEL CASO CAROLA RACKETE GIUSTIFICA L'IMMIGRAZIONE ILLEGALE di Gianandrea Gaiani<br />Salvare vite in mare è' "un dovere", un obbligo sancito "dal diritto nazionale e internazionale del mare". Per questo Carola Rackete non ha commesso alcun reato entrando in porto a Lampedusa con i naufraghi soccorsi in mare dalla Sea-Watch 3, nave della Ong tedesca di cui la Rackete era comandante.<br />Con queste valutazioni è stato archiviato anche il procedimento penale nei confronti della capitana tedesca, accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di aver violato l'articolo 1099 del codice di navigazione perché non obbedì all'ordine di non entrare nelle acque territoriali italiane, emesso ai sensi del Decreto Sicurezza Bis varato dal ministero dell'Interno guidato da Matteo Salvini.<br />La Rackete "ha agito nell'adempimento del dovere di salvataggio", spiega il gip di Agrigento Micaela Raimondo dopo che nel 2020 la Cassazione aveva sancito l'illegittimità dell'arresto dell'esponente della Ong tedesca mentre lo scorso maggio un primo provvedimento di archiviazione fece cadere le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra. Di fatto il 22 dicembre si sono chiuse tutte le indagini penali nei confronti dei membri della Sea-Watch che all'epoca speronò una motovedetta della Guardia di Finanza per entrare in porto a Lampedusa e sbarcarvi i clandestini a bordo.<br />La richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica di Agrigento, le cui motivazioni sono state integralmente accolte dal gip nel decreto di archiviazione, riconosce la correttezza della condotta della comandante nell'individuazione del place of safety più vicino e stabilisce che la Libia non può' essere considerata, ai fini dello sbarco, un luogo sicuro. Fu quindi l'adempimento di un dovere giuridico, quello di portare in salvo le 42 persone soccorse da Sea-Watch 3, a dettare la scelta di Carola Rackete di entrare in acque territoriali italiane e attraccare al porto di Lampedusa il 29 giugno 2019.<br />Le motivazioni dell'archiviazione si soffermano anche sull'applicazione del Decreto Sicurezza Bis, sottoscritto dall'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che presupponeva la violazione, da parte dell'ex comandante di Sea-Watch 3, delle norme nazionali e internazionali. In realtà, si legge nel decreto di archiviazione, "Rackete ha agito nell'adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale ed internazionale del mare". Il decreto di archiviazione sembra dunque contestare l'applicabilità del Decreto Sicurezza Bis nel salvataggio dei migranti.<br />Accogliendo le motivazioni espresse dal pubblico ministero nella richiesta di archiviazione, dunque, il giudice ritiene che non esistessero elementi sufficienti a far ritenere che il passaggio di Sea-Watch 3 potesse definirsi "non inoffensivo", dal momento che la "non inoffensività del passaggio" non può essere desunta "dal solo presupposto che i naufraghi fossero tutti stranieri senza documento". Peraltro il giudice sottolinea che Carola Rackete "ha agito nell'adempimento del dovere perché non si poteva considerare luogo sicuro il porto di Tripoli". Il giudice cita un rapporto dell'Alto commissario per le Nazioni Unite che ha sottolineato "che migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Libia versano in condizione di detenzione arbitraria e sono sottoposti a torture". Quanto all'averli condotti in Italia, nonostante il divieto, il gip aggiunge: "La condotta risulta scriminata dalla causa di giustificazione".<br /><br />LE CONSEGUENZE<br />L'impatto delle decisioni dei giudici di Agrigento si presta a diverse valutazioni. 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A questo però, fa da contraltare una difficile situazione economica, una povertà ed un disagio sociale molto diffusi che fanno di Benin City anche una capitale della criminalità organizzata nigeriana.<br />Ed alcune ultime indagini tracciano un inquietante filo che da Benin City, arriva fino alla costa casertana passando da Usa e Canada. Alcune inchieste, in particolare, risultano seguite dall'Fbi e dalla nostra polizia: le scoperte, evidenziano come dietro il fenomeno migratorio dalla Nigeria si nasconda il traffico di donne vendute come schiave sessuali o di esseri umani uccisi per alimentare il traffico d'organi. (...)<br />Lungo la costa domiziana esistono veri e propri feudi dominati dalla criminalità nigeriana. Il fenomeno è diffuso soprattutto in provincia di Caserta. A Castel Volturno ad esempio, vicino alcune spiagge più isolate insistono ancora gli scheletri di case abusive o di manufatti che sono stati o dovevano diventare alberghi e resort di lusso. Un sogno, quello del turismo di massa, coltivato a lungo ma naufragato ben presto e che, come unica eredità, lascia una schiera di edifici abbandonati dove il controllo dello Stato appare inesistente. Condizioni ideali per dare rifugio a persone non regolarmente presenti in Italia, ma anche a pusher ed a criminali che gestiscono il traffico di prostitute. Ed è qui che la mafia nigeriana prospera. Le indagini degli inquirenti di Caserta e Napoli, ad un certo punto si intrecciano con quelle dell'Fbi.<br /><br />A COSA SERVONO QUELLE VALANGHE DI SOLDI CHE ARRIVANO A CASERTA?<br />Negli Usa infatti, viene notato un anomalo giro di denaro riconducibile ai boss della malavita nigeriana presenti in molte metropoli nordamericane. Tramite i servizi di money transfer o anche attraverso meccanismi finanziari del deep web, i soldi dagli Stati Uniti finiscono sui conti di alcuni migranti presenti lungo la costa domiziana. La mafia nigeriana, spiegano dagli Usa, è molto ricca e potente grazie alla sua capacità di gestione del lucroso traffico di droga che dall'Africa giunge in America. Per questo gli uomini dell'Fbi impegnati a bloccare la tratta di droga dal continente nero, si imbattono ad un certo punto nei copiosi e corposi trasferimenti di denaro verso l'Italia e, in particolare, verso la provincia di Caserta. Da qui, contestualmente, arrivano i collegamenti tra le inchieste dell'Fbi e quelle della nostra polizia.<br />La domanda dunque che sorge spontanea è la seguente: a cosa servono quelle valanghe di soldi fatti pervenire a nigeriani attestati nel litorale della provincia di Caserta? La risposta sembra chiudere l'inquietante cerchio accennato ad inizio articolo: tutto parte da Benin City. Qui la criminalità nigeriana, come detto, affonda molte delle proprie radici. Da qui i mafiosi locali fanno partire centinaia di nigeriani. A volte chi parte viene illuso con storie su vite migliori e lavoro assicurato in Europa, altre volte invece si obbligano i malcapitati a prendere la via dell'Italia a suon di minacce, riti voodoo e violenze. Questo spiega come mai, dopo la Tunisia, la Nigeria è il paese africano da cui proviene il maggior numero di migranti irregolari presenti in Italia. Dalla regione di Benin City vengono fatti partire diversi gruppi ogni mese. Gestire un simile traffico è dispendioso: i viaggi durano diverse settimane, se non mesi, non sembrano esserci particolari difficoltà per giungere in Niger visto che si tratta di paesi dell'Ecowas ma, dopo il Niger, c'è la Libia. E dunque lì la mafia nigeriana ha necessità di pagare milizie locali, organizzare la macabra logistica della tratta di migranti lungo il deserto, oltre che infine mantenere in vita tutta la rete di collegamenti presente in Italia ed in Europa.<br /><br />LA GESTIONE DEL TRAFFICO DI ESSERI UMANI<br />Ecco dunque a cosa servono tutti quei soldi. La mafia nigeriana arricchita dal traffico di droga in nord America, riversa milioni di dollari in Italia per consentire alla criminalità africana presente nel nostro paese la gestione del traffico di esseri umani da Benin City. Un traffico anch'esso drammaticamente lucroso. La mafia nigeriana infatti guadagna molto dalla prostituzione e dalla vendita di organi. Migliaia di ragazze nigeriane vengono introdotte in Italia, alcune vengono inviate anche in nord Europa. La criminalità organizzata africana gestisce la tratta di prostitute, guadagnando in tutto il vecchio continente parecchi soldi. Ma gli inquirenti, anche nella stessa Nigeria, registrano anche episodi di gente uccisa per immettere sul mercato i propri organi. Anche da qui i criminali senza scrupoli e senza alcun ombra di umanità guadagnano milioni di Dollari.<br />Un anello terribile dunque, che collega Nigeria, Usa ed Italia. Un anello che al momento sembra difficile spezzare e che riesce, da tanti e troppi anni, a rendere sempre più potente i clan nigeriani.<br /><br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Stupri da parte di immigrati: media e femministe tacciono" raccontava a giugno la situazione disastrosa alle porte di Parigi. Perché chi parla di accoglienza agli immigrati, poi deve spiegare come si può gestire la situazione dopo l'accoglienza visto che la polizia non può fermare le guerre fra bande.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 01-06-2021:<br />Immagini terrificanti, atroci, riprese dai residenti nel cuore di Stalingrad. C'è una donna violentata sulla pubblica piazza da un uomo in trance. L'uomo è stato arrestato e riconosciuto dalla sua vittima. E ora è in custodia per "stupro e traffico di droga".<br />È il secondo stupro in dieci giorni alle porte di Parigi. Stessa dinamica, stesso quartiere. Medesima omertà della stampa locale - tranne pochissime eccezioni - ed internazionale. Due episodi gravissimi, eppure un assordante silenzio da parte del mondo femminista. E di tutta quell'enorme rete di attivisti che non hanno organizzato alcun tipo di ondata d'indignazione.<br />Sarà perché è avvenuto in un quartiere che è stato ribattezzato "Stalincrack" dai suoi esasperati abitanti, dove terroristi e immigrati hanno invaso lo spazio pubblico e trasformato il distretto nella capitale europea della droga e dei tossicodipendenti. Siamo a nord ovest di Parigi, nel 19° arrondissement. Là le autorità non sanno più che cosa inventarsi. Da qualche settimana il sindaco ha pensato di concedere ai tossici un parco tutto per loro. L'idea è di recintare immigrati e tossicodipendenti in modo da non disturbare i residenti.<br />Immigrati e tossicodipendenti però bivaccano dal mattino alla sera sui marciapiedi e lungo la via, tanto che Le Figaro ha raccolto, proprio in questi giorni, la voce di una cittadinanza esasperata e disgustata: "Ci sentiamo i sacrificati di queste politiche. Non serve a niente protestare. Ceceni e albanesi hanno occupato ogni spazio pubblico. Non c'è più speranza". Solo pochi giorni prima dei due stupri in pubblica via, un immigrato eritreo veniva arrestato per omicidio e tentato stupro.<br />Una donna dalla Costa D'Avorio ha raccontato a Le Figaro, di come il quartiere sia popolato in gran parte da immigrati che sono partiti con lei. La prostituzione è dietro gli alberi. Che l'amministrazione ha pensato di potare completamente nel tentativo di sradicare il fenomeno. Le donne immigrate si prostituiscono per cinque euro. Ogni giorno sono i residenti ad inoltrare alla stampa i video delle bande di immigrati e tossicodipendenti che si fanno la guerra con fuochi d'artificio. Gli stessi che utilizzano per colpire la polizia come testimonia questo video.<br />È lo stesso quartiere dove gli imam vengono espulsi per occupazione illegale: si denunciano a vicenda in cerca del dominio del territorio. E i circoli culturali musulmani e moschee si moltiplicano giorno dopo giorno con permessi legali concessi dal sindaco di turno. Siamo nel medesimo distretto dove nel 2016, nei pressi della stazione s'accamparono 4000 immigrati. Ci volle non poco per sgombrare il campo improvvisato con tanto di materassi e panni stesi.<br />Forse è per questo che la schiera di solitamente pronti, e soprattutto pronte, a cogliere la minima notizia del genere per denunciare il retaggio culturale e le politiche pubbliche incapaci di essere dalle parte delle donne vittime di uomini bianchi, è rimasta silente. La "cultura dello stupro" questa volta non è stata denunciata. Come ogni volta che i fatti avvengono nei "territori perduti della Repubblica".<br />Anche quando la giovane adolescente Mila ha ricevuto una valanga di minacce di morte, appelli allo stupro e i famosi "abusi sessisti" per aver insultato l'islam, le principali associazioni femministe sono rimaste in silenzio. Evidentemente la cultura dello stupro è una malattia solo se targata "Occidente", per il resto può pure andare. Saranno usanze loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46732381</guid><pubDate>Tue, 28 Sep 2021 23:17:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46732381/la_mafia_nigeriana_la_realt_oltre_l_accoglienza_degli_immigrati.mp3" length="12205288" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6741

LA MAFIA NIGERIANA: LA REALTA' OLTRE L'ACCOGLIENZA DEGLI IMMIGRATI
Benin City è la città da cui derivano molte delle più famosi espressioni culturali della Nigeria. A questo però,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6741" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6741</a><br /><br />LA MAFIA NIGERIANA: LA REALTA' OLTRE L'ACCOGLIENZA DEGLI IMMIGRATI<br />Benin City è la città da cui derivano molte delle più famosi espressioni culturali della Nigeria. A questo però, fa da contraltare una difficile situazione economica, una povertà ed un disagio sociale molto diffusi che fanno di Benin City anche una capitale della criminalità organizzata nigeriana.<br />Ed alcune ultime indagini tracciano un inquietante filo che da Benin City, arriva fino alla costa casertana passando da Usa e Canada. Alcune inchieste, in particolare, risultano seguite dall'Fbi e dalla nostra polizia: le scoperte, evidenziano come dietro il fenomeno migratorio dalla Nigeria si nasconda il traffico di donne vendute come schiave sessuali o di esseri umani uccisi per alimentare il traffico d'organi. (...)<br />Lungo la costa domiziana esistono veri e propri feudi dominati dalla criminalità nigeriana. Il fenomeno è diffuso soprattutto in provincia di Caserta. A Castel Volturno ad esempio, vicino alcune spiagge più isolate insistono ancora gli scheletri di case abusive o di manufatti che sono stati o dovevano diventare alberghi e resort di lusso. Un sogno, quello del turismo di massa, coltivato a lungo ma naufragato ben presto e che, come unica eredità, lascia una schiera di edifici abbandonati dove il controllo dello Stato appare inesistente. Condizioni ideali per dare rifugio a persone non regolarmente presenti in Italia, ma anche a pusher ed a criminali che gestiscono il traffico di prostitute. Ed è qui che la mafia nigeriana prospera. Le indagini degli inquirenti di Caserta e Napoli, ad un certo punto si intrecciano con quelle dell'Fbi.<br /><br />A COSA SERVONO QUELLE VALANGHE DI SOLDI CHE ARRIVANO A CASERTA?<br />Negli Usa infatti, viene notato un anomalo giro di denaro riconducibile ai boss della malavita nigeriana presenti in molte metropoli nordamericane. Tramite i servizi di money transfer o anche attraverso meccanismi finanziari del deep web, i soldi dagli Stati Uniti finiscono sui conti di alcuni migranti presenti lungo la costa domiziana. La mafia nigeriana, spiegano dagli Usa, è molto ricca e potente grazie alla sua capacità di gestione del lucroso traffico di droga che dall'Africa giunge in America. Per questo gli uomini dell'Fbi impegnati a bloccare la tratta di droga dal continente nero, si imbattono ad un certo punto nei copiosi e corposi trasferimenti di denaro verso l'Italia e, in particolare, verso la provincia di Caserta. Da qui, contestualmente, arrivano i collegamenti tra le inchieste dell'Fbi e quelle della nostra polizia.<br />La domanda dunque che sorge spontanea è la seguente: a cosa servono quelle valanghe di soldi fatti pervenire a nigeriani attestati nel litorale della provincia di Caserta? La risposta sembra chiudere l'inquietante cerchio accennato ad inizio articolo: tutto parte da Benin City. Qui la criminalità nigeriana, come detto, affonda molte delle proprie radici. Da qui i mafiosi locali fanno partire centinaia di nigeriani. A volte chi parte viene illuso con storie su vite migliori e lavoro assicurato in Europa, altre volte invece si obbligano i malcapitati a prendere la via dell'Italia a suon di minacce, riti voodoo e violenze. Questo spiega come mai, dopo la Tunisia, la Nigeria è il paese africano da cui proviene il maggior numero di migranti irregolari presenti in Italia. Dalla regione di Benin City vengono fatti partire diversi gruppi ogni mese. Gestire un simile traffico è dispendioso: i viaggi durano diverse settimane, se non mesi, non sembrano esserci particolari difficoltà per giungere in Niger visto che si tratta di paesi dell'Ecowas ma, dopo il Niger, c'è la Libia. 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La "grande sostituzione" viene considerata "complottismo" da quelli che non vogliono sentire parlare d'immigrazione. Ma ora la copertura mediatica di un vasto studio di France Strategy sulla "segregazione residenziale in Francia" infrange questo tabù, mostrando la crescita galoppante della popolazione di origine extraeuropea sul territorio nazionale francese.<br />Niente di più ufficiale di France Strategy: istituzione legata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che «ha l'obiettivo di contribuire alla determinazione dei principali orientamenti per il futuro della Nazione e degli obiettivi di medio e lungo termine del suo sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale, nonché alla preparazione delle riforme», come si legge sul suo profilo Wikipedia. France Strategy fornisce dati, oltre al Primo Ministro, ad una moltitudine di Consigli statali di analisi e orientamento (Consiglio di analisi economica, Consiglio di orientamento per l'occupazione, pensioni, Consiglio superiore per il clima, ecc.).<br />Questo studio, pubblicato nel 2020, è una mappatura redatta su 55 "unità urbane" francesi con più di 100.000 abitanti. Questa cartografia è una dimostrazione lampante del vertiginoso spostamento demografico che si è verificato nell'ultimo mezzo secolo (1968-2017) in molte città e "aree urbane", e non solo in Senna- Saint-Denis, ma nel 18° distretto di Parigi... come a Rennes o Limoges. Le popolazioni di origine immigrata hanno massicciamente sostituito i "nativi francesi".<br />ESEMPI DELLA DRAMMATICA SITUAZIONE<br />Ecco alcuni esempi, identificati da Causeur. Nel 2017, i bambini immigrati o nati da genitori immigrati non europei erano la maggioranza nella fascia di età 0-18 in oltre della metà dei comuni di Seine-Saint-Denis. A causa dei trasferimenti dei francesi "autoctoni" e dell'alto tasso di natalità delle popolazioni immigrate, la percentuale di figli di immigrati non europei è esplosa. Nel comune di Courneuve, questa percentuale è aumentata del 60% tra il 1990 e il 2017. A Pierrefitte-sur-Seine, nello stesso periodo, la percentuale di figli di immigrati non europei è più che raddoppiata fino a raggiungere il 102%. Non si tratta di un fenomeno circoscritto a Seine Saint-Denis: in alcuni distretti di Parigi, questi figli di immigrati rappresentano fino alla metà della popolazione nella fascia 0-18 anni: «50% nel XIX° distretto, 43% nel XVIII° distretto, 42 % nel 20 ° distretto, 41% nel 13° distretto"... una percentuale elevata anche in alcuni quartieri: a Clignancourt / Porte de Saint-Ouen (nel 18° distretto): il 72% dei giovani 0-18 anni proviene da genitori immigrati non europei».<br />Come si può vedere sul sito di France Strategy , lo stesso fenomeno "dinamico" può essere osservato su tutto il territorio nazionale. A Rennes, «i figli di genitori immigrati extraeuropei rappresentano ormai quasi un quarto (22,8%) dei giovani tra 0-18 anni. Tra il 1990 e il 2017, la percentuale di figli di genitori non europei è triplicata, passando dal 7,7% al 22,8%, con picchi esasperanti in alcuni quartieri (+ 355% a Villejean-Beauregard). A Limoges, una tranquilla cittadina di provincia che si potrebbe credere lontana dai flussi migratori, la percentuale di figli di immigrati è aumentata del 170% in meno di trent'anni. Oggi, (ci si riferisce al 2017) i figli di genitori immigrati non europei rappresentano in media più di un quarto (27,5%) dei giovani tra 0-18 anni e la percentuale sale fino al 61% in alcuni quartieri».<br />PER RIFLETTERE<br />Tre osservazioni conclusive.<br />1) In primo luogo, queste statistiche riportate sopra non vanno oltre il 2017 e le percentuali che indicano sono aumentate negli ultimi 4 anni, a causa della continuazione dell'immigrazione (legale, 469.000 persone per il solo anno 2019, e illegale) e delle differenze di natalità tra "nativo" francese e background immigrato (2,73 figli in media per una donna immigrata, contro 1,9 per i nativi). Conseguenza: «Nel 2018, quasi un terzo dei bambini nati in Francia (31,4%) ha almeno un genitore nato all'estero».<br />2) In secondo luogo, Causeur richiama l'attenzione sul fatto che questi calcoli non includono la "terza generazione", quella dei bambini nati da nonni immigrati extraeuropei... di cui sappiamo che l'integrazione e a maggior ragione l'assimilazione costituiscono un grave problema per l'intera nazione. Inoltre non includono, o solo molto parzialmente, gli immigrati clandestini...<br />3) Infine, tutto ciò sostiene l'urgente legalizzazione di uno strumento indispensabile per la demografia, le statistiche etniche "reali" praticate senza creare alcuno scandalo nel Regno Unito o negli Stati Uniti.<br /><br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Polizia in piazza: Noi vittime di violenza e islamismo" parla delle forze dell'ordine francesi che a maggio scesero in piazza per denunciare di essere vittime di violenza e islamismo ormai impossibili da gestire.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24-05-2021:<br />La polizia in piazza a Parigi. A Palais Bourbon, mercoledì, si sono riuniti in oltre 35 mila. Niente di simile è mai stato organizzato, una mobilitazione da record che ha visto schierati uomini e donne in divisa non per più fondi, ma per chiedere protezione da quello Stato che essi stessi rappresentano.<br />Minori non accompagnati che hanno innescato un'escalation di violenza; separatismo islamico; terrorismo; bande di immigrati dedite al narcotraffico; disordini e impunità per tutti. Le forze dell'ordine francesi sono ostaggio di un clima senza precedenti, e dinanzi al quale si sentono impotenti oltre che vittime. È il rischio guerra civile che lamentano.<br />Lungo il Quai d'Orsay, alla polizia si sono aggiunti anche i concittadini e una schiera di deputati con tanto di fascia tricolore. Mercoledì, alla manifestazione, c'era anche il ministro dell'Interno, Darmanin. Avalla la posizione delle forze dell'ordine contro il suo governo? È estraneo al potere del suo ufficio o ha solo tentato di sminuire la controversia? Non si sa, ma opposizione, polizia e opinione pubblica non l'hanno presa bene. La sua presenza è sembrata quasi un ammissione d'impotenza.<br />Ma la polizia non vuole arrendersi alla nuova Francia. La manifestazione è iniziata in silenzio. È un agente a spezzarlo annunciando che sul maxi schermo sarebbero stati proiettati i filmati di quel che la polizia è costretta a subire ogni giorno. E così le auto di servizio ribaltate e date in fiamme, il separatismo islamico e i territori della République ostaggio di immigrati e inaccessibili ai francesi, le bande di minori non accompagnati, il terrorismo islamico, tutto quello che vi abbiamo raccontato in questi mesi, viene riproposto in mondovisione, come un film. Ma è tutto vero.<br />La polizia è il bersaglio della nuova popolazione islamica di Francia. E gli organizzatori della manifestazione portano sul palco proprio il bersaglio e il loro simbolo insanguinato. Già nel giugno 2019 un rapporto parlamentare lanciava l'allarme sull'infiltrazione islamica in ogni ambito della società pubblica francese. Persino nella polizia. Il caso Mickaël Harpon - il poliziotto radicalizzato che accoltellò i colleghi in nome di Allah - fu il primo sintomo di metastasi.<br />La manifestazione è stata organizzata per puntare il dito soprattutto contro la magistratura e le sue condanne a singhiozzo, la psichiatria invece del carcere, i rilasci lampo, i limiti imposti negli interventi. Oltre alle continue condanne di cui toghe e media investono le divise blu anche dopo le bombe molotov di cui sono vittime quotidianamente ormai. E non più in alcuni quartieri, ma in tutto il Paese.<br />Simon Babre, a capo della DRCPN - Direzione delle risorse e delle competenze della polizia nazionale - ha denunciato che in un anno le sue squadre hanno contato 7 morti - l'ultimo è Eric Masson, ucciso in un'operazione antidroga - e 5500 feriti, di cui 4800 a causa di aggressioni. Per Babre c'è una palese banalizzazione della violenza contro l'istituzione e chi la rappresenta, e il limite è ormai stato superato.<br />Il premier Castex, in tutta risposta, per calmare gli animi ha promesso un finanziamento di 10 milioni per la messa in sicurezza dei commissariati. Ma non è questo che le divise blu chiedono. Il patto tra società e cittadini è stato stracciato dai nuovi inquilini di Francia. E ridurre questo sviluppo al solo traffico di droga è come la psichiatria per i terroristi islamici: una nuova forma di negazione della realtà. Come ha sottolineato anche Jean-Eric Schoetti, ex consigliere di Stato.<br />Jean-Luc Mélenchon, candidato all'Eliseo nel 2017 e fondatore del Partito di sinistra ha voluto condannare sia la polizia sia chi si è permesso di autorizzare una simile manifestazione. Evidentemente non s'è reso conto di quel che sta accadendo in Francia, né ha letto quel che hanno denunciato le due lettere aperte delle forze dell'ordine, all'indirizzo dell'Eliseo. In meno di due settimane i responsabili della sicurezza nazionale hanno chiesto, con toni gravi e accusatori, che il presidente Macron si preoccupi del rischio guerra civile etno-religiosa.<br />Inutile dire dell'irritazione di Macron: non solo perché le ha lette come una minaccia simil golpista, ma perché sarebbero un bel regalo a Le Pen in vista delle imminenti elezioni. La prima missiva, a fine aprile, è stata firmata dai militari in pensione che hanno chiesto di non sottovalutare i quartieri fuori controllo, la radicalizzazione e la demografia, nuovo cavallo di Troia per Parigi: «I pericoli crescono, la violenza aumenta di giorno in giorno. Chi avrebbe previsto dieci anni fa che un giorno un insegnante sarebbe stato decapitato fuori dalla sua scuola? ...chi guida il nostro Paese deve imperativamente trovare il coraggio necessario per sradicare questi pericoli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46410798</guid><pubDate>Tue, 07 Sep 2021 20:45:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46410798/francia_la_grande_sostituzione_ormai_irreversibile.mp3" length="14980537" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6725

FRANCIA, LA GRANDE SOSTITUZIONE E' ORMAI IRREVERSIBILE
Ieri era una "fissazione" complottista, oggi è una "verità"? La "grande sostituzione" viene considerata "complottismo" da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6725" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6725</a><br /><br />FRANCIA, LA GRANDE SOSTITUZIONE E' ORMAI IRREVERSIBILE<br />Ieri era una "fissazione" complottista, oggi è una "verità"? La "grande sostituzione" viene considerata "complottismo" da quelli che non vogliono sentire parlare d'immigrazione. Ma ora la copertura mediatica di un vasto studio di France Strategy sulla "segregazione residenziale in Francia" infrange questo tabù, mostrando la crescita galoppante della popolazione di origine extraeuropea sul territorio nazionale francese.<br />Niente di più ufficiale di France Strategy: istituzione legata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che «ha l'obiettivo di contribuire alla determinazione dei principali orientamenti per il futuro della Nazione e degli obiettivi di medio e lungo termine del suo sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale, nonché alla preparazione delle riforme», come si legge sul suo profilo Wikipedia. France Strategy fornisce dati, oltre al Primo Ministro, ad una moltitudine di Consigli statali di analisi e orientamento (Consiglio di analisi economica, Consiglio di orientamento per l'occupazione, pensioni, Consiglio superiore per il clima, ecc.).<br />Questo studio, pubblicato nel 2020, è una mappatura redatta su 55 "unità urbane" francesi con più di 100.000 abitanti. Questa cartografia è una dimostrazione lampante del vertiginoso spostamento demografico che si è verificato nell'ultimo mezzo secolo (1968-2017) in molte città e "aree urbane", e non solo in Senna- Saint-Denis, ma nel 18° distretto di Parigi... come a Rennes o Limoges. Le popolazioni di origine immigrata hanno massicciamente sostituito i "nativi francesi".<br />ESEMPI DELLA DRAMMATICA SITUAZIONE<br />Ecco alcuni esempi, identificati da Causeur. Nel 2017, i bambini immigrati o nati da genitori immigrati non europei erano la maggioranza nella fascia di età 0-18 in oltre della metà dei comuni di Seine-Saint-Denis. A causa dei trasferimenti dei francesi "autoctoni" e dell'alto tasso di natalità delle popolazioni immigrate, la percentuale di figli di immigrati non europei è esplosa. Nel comune di Courneuve, questa percentuale è aumentata del 60% tra il 1990 e il 2017. A Pierrefitte-sur-Seine, nello stesso periodo, la percentuale di figli di immigrati non europei è più che raddoppiata fino a raggiungere il 102%. Non si tratta di un fenomeno circoscritto a Seine Saint-Denis: in alcuni distretti di Parigi, questi figli di immigrati rappresentano fino alla metà della popolazione nella fascia 0-18 anni: «50% nel XIX° distretto, 43% nel XVIII° distretto, 42 % nel 20 ° distretto, 41% nel 13° distretto"... una percentuale elevata anche in alcuni quartieri: a Clignancourt / Porte de Saint-Ouen (nel 18° distretto): il 72% dei giovani 0-18 anni proviene da genitori immigrati non europei».<br />Come si può vedere sul sito di France Strategy , lo stesso fenomeno "dinamico" può essere osservato su tutto il territorio nazionale. A Rennes, «i figli di genitori immigrati extraeuropei rappresentano ormai quasi un quarto (22,8%) dei giovani tra 0-18 anni. Tra il 1990 e il 2017, la percentuale di figli di genitori non europei è triplicata, passando dal 7,7% al 22,8%, con picchi esasperanti in alcuni quartieri (+ 355% a Villejean-Beauregard). A Limoges, una tranquilla cittadina di provincia che si potrebbe credere lontana dai flussi migratori, la percentuale di figli di immigrati è aumentata del 170% in meno di trent'anni. Oggi, (ci si riferisce al 2017) i figli di genitori immigrati non europei rappresentano in media più di un quarto (27,5%) dei giovani tra 0-18 anni e la percentuale sale fino al 61% in alcuni quartieri».<br />PER RIFLETTERE<br />Tre osservazioni conclusive.<br />1) In primo luogo, queste statistiche riportate sopra non vanno oltre il 2017 e le percentuali che indicano sono aumentate negli ultimi 4 anni, a causa della continuazione...]]></itunes:summary><itunes:duration>937</itunes:duration><itunes:keywords>cavalloditroia,eliseo,macron,parigi,popolazioniimmigrate,sostituzione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a399ab01cdb7967345620b42e226a8cb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'immigrato islamico che dette fuoco alla cattedrale di Nantes uccide un sacerdote</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-immigrato-islamico-che-dette-fuoco-alla-cattedrale-di-nantes-uccide-un-sacerdote--46039466</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6676" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6676</a><br /><br /><br />L'IMMIGRATO ISLAMICO CHE DETTE FUOCO ALLA CATTEDRALE DI NANTES UCCIDE UN SACERDOTE di Lorenza Formicola<br />Un sacerdote è stato assassinato a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea, nell'ovest della Francia. Il corpo senza vita è stato ritrovato ieri mattina, dopo che l’assassino si è consegnato alla polizia.<br />Emmanuel Abayisenga, clandestino del Ruanda, dal 2012 in Francia, si è presentato alla gendarmeria di Mortagne-sur-Sèvre, per confessare l'omicidio di padre Olivier Maire. Si tratta dello stesso uomo che l’estate scorsa ha appiccato l'incendio alla cattedrale di Nantes. Era stato rilasciato sotto controllo giudiziario all'inizio di giugno, e in attesa del processo fissato al 2022 si era fatto ospitare dai missionari monfortani di Saint-Laurent-sur-Sèvre. Per farsi accogliere aveva raccontato ai sacerdoti di essersi convertito al cattolicesimo.<br />E adesso le autorità seguono ovviamente la pista del caso psichiatrico, niente radicalizzazione. È un nuovo dramma nel cuore dell’estate francese. Ennesimo episodio che racconta come il lavoro più pericoloso in Francia sia oggi il fare il prete, o dirsi cattolici. Perché questa volta non sarà anche il “solito” attentato islamico, ma resta un omicidio in odio alla cristianità.<br /><br />I FRUTTI AMARI DELL'IMMIGRAZIONE ISLAMICA<br />La Francia è il paese d’Europa in cui annualmente si consuma il maggior numero di episodi e violenze contro i simboli e le persone del cristianesimo. Solo nell’ultima settimana e solo in Francia, in sequenza a Lingueuil en Touraine è stata svaligiata una chiesa; la cappella di Pietat, tra Lourdes e Argelès-Gazost è stata oggetto di profanazioni varie; la porta della chiesa di Sainte Thérèse a Rennes è stata distrutta nella notte dopo che qualche settimana prima avevano danneggiato il rosone della chiesa e a Notre-Dame a Nizza un immigrato ha tentato di rubare un baule antico dalla chiesa. Sorpreso ha minacciato di morte i fedeli e il sacerdote. Una minaccia che riecheggia ancora nella stessa basilica dove, lo scorso ottobre, un tunisino decapitava in nome di Allah tre cattolici.<br />Vandalismi, incendi dolosi, e senza mai un colpevole, profanazioni e attacchi di vario genere, sono sempre più diffusi. I media francesi finalmente stanno cominciando ad aprire dibattiti sulle cause dell’odio anticristiano. Si cerca di capire cosa rappresenta quest’ondata di cristianofobia, ma per adesso tutto precipita nel vuoto e nel dimenticatoio. Un po’ come i cinque anni dall’attentato islamico in cui perse la vita padre Hamel.<br />Gli attentati contro il cristianesimo sono aumentati addirittura del 285% tra il 2008 e il 2019. In un solo mese, prima della cattedrale di San Pietro e Paolo a Nantes, un incendio ha devastato la cattedrale di Saint-Pierre a Rennes, un altro ha distrutto il tetto e la sagrestia della chiesa di Saint-Paul a Corbeil-Essonnes, vicino a Parigi, un altro ancora ha avvolto tra le fiamme l'abbazia di Ligugé, a Vienne. Triste cronaca di un mese ordinario in Francia.<br /><br />FRANCIA, LA FIGLIA PREDILETTA... DELL'ISLAM<br />Quando abbiamo intervistato il vescovo di Fréjus-Toulon, Dominique Rey, ci ha detto che gli attacchi contro le chiese in Europa avvengono nel contesto di una società europea caratterizzata dalla laicità, dal nichilismo, dall'edonismo, dal relativismo culturale e morale, dal consumismo e dalla diffusa perdita del senso del sacro. Nel 2016, Les cloches sonneront-elles encore demain? (Le campane suoneranno ancora domani?), di Philippe de Villiers, raccontava della "figlia prediletta" della Chiesa cattolica, la Francia, che si sta trasformando nella "figlia prediletta dell'islam". "Con arroganza, ci spingono a riscrivere la storia di Francia alla luce del 'contributo della civiltà islamica'", ha scritto de Villiers.<br />Una delle ragioni per le quali l’odio anticristiano viene sottovalutato dal governo francese viene anche dalla la paura di alimentare la cosiddetta islamofobia, cioè la preoccupazione che alcune persone incolpino istintivamente i musulmani, ragion per cui si pensa che nascondere le notizie o non contestualizzarle sia il palliativo migliore. Fra il 2008 e il 2020 i crimini d’odio sono quadruplicati. Così la Francia del 2021 non sembra molto lontana da quella immaginata su Le Figaro da Marcel Proust ne La morte delle cattedrali. Lo scrittore credeva che, un giorno, le cattedrali francesi sarebbero state trasformate in case da gioco. La storia gli sta dando ragione: oggi molte chiese sono state trasformate in discoteche, pub, ristoranti, palestre, centri islamici. Altre sono state demolite per fare spazio a parcheggi, centri commerciali ed edifici residenziali.<br />Secondo i rapporti annuali sui crimini anticristiani, in Francia e Germania, gli attentati sono causati prevalentemente da ondate migratorie a prevalenza musulmana. In Spagna è vero fino ad un certo punto: in molti casi la matrice è anarchica o femminista. L’obiettivo è però comune: cancellare tutti i simboli religiosi dalla sfera pubblica. L’ultra-laicità francese sta minando le fondamenta di tutta la società. Sono state gettate le basi per la scomparsa non soltanto della religione dalla vita pubblica, ma della fede dal popolo francese. Perché quando un sacerdote è assassinato e una cattedrale diventa un museo, la civiltà non ha una casa. Chiese chiuse, culle vuote e morte di una civiltà. Che non è esattamente una tra le tante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46039466</guid><pubDate>Wed, 11 Aug 2021 14:34:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46039466/l_immigrato_islamico_che_dette_fuoco_alla_cattedrale_di_nantes_uccide_un_sacerdote.mp3" length="7984736" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6676


L'IMMIGRATO ISLAMICO CHE DETTE FUOCO ALLA CATTEDRALE DI NANTES UCCIDE UN SACERDOTE di Lorenza Formicola
Un sacerdote è stato assassinato a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6676" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6676</a><br /><br /><br />L'IMMIGRATO ISLAMICO CHE DETTE FUOCO ALLA CATTEDRALE DI NANTES UCCIDE UN SACERDOTE di Lorenza Formicola<br />Un sacerdote è stato assassinato a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea, nell'ovest della Francia. Il corpo senza vita è stato ritrovato ieri mattina, dopo che l’assassino si è consegnato alla polizia.<br />Emmanuel Abayisenga, clandestino del Ruanda, dal 2012 in Francia, si è presentato alla gendarmeria di Mortagne-sur-Sèvre, per confessare l'omicidio di padre Olivier Maire. Si tratta dello stesso uomo che l’estate scorsa ha appiccato l'incendio alla cattedrale di Nantes. Era stato rilasciato sotto controllo giudiziario all'inizio di giugno, e in attesa del processo fissato al 2022 si era fatto ospitare dai missionari monfortani di Saint-Laurent-sur-Sèvre. Per farsi accogliere aveva raccontato ai sacerdoti di essersi convertito al cattolicesimo.<br />E adesso le autorità seguono ovviamente la pista del caso psichiatrico, niente radicalizzazione. È un nuovo dramma nel cuore dell’estate francese. Ennesimo episodio che racconta come il lavoro più pericoloso in Francia sia oggi il fare il prete, o dirsi cattolici. Perché questa volta non sarà anche il “solito” attentato islamico, ma resta un omicidio in odio alla cristianità.<br /><br />I FRUTTI AMARI DELL'IMMIGRAZIONE ISLAMICA<br />La Francia è il paese d’Europa in cui annualmente si consuma il maggior numero di episodi e violenze contro i simboli e le persone del cristianesimo. Solo nell’ultima settimana e solo in Francia, in sequenza a Lingueuil en Touraine è stata svaligiata una chiesa; la cappella di Pietat, tra Lourdes e Argelès-Gazost è stata oggetto di profanazioni varie; la porta della chiesa di Sainte Thérèse a Rennes è stata distrutta nella notte dopo che qualche settimana prima avevano danneggiato il rosone della chiesa e a Notre-Dame a Nizza un immigrato ha tentato di rubare un baule antico dalla chiesa. Sorpreso ha minacciato di morte i fedeli e il sacerdote. Una minaccia che riecheggia ancora nella stessa basilica dove, lo scorso ottobre, un tunisino decapitava in nome di Allah tre cattolici.<br />Vandalismi, incendi dolosi, e senza mai un colpevole, profanazioni e attacchi di vario genere, sono sempre più diffusi. I media francesi finalmente stanno cominciando ad aprire dibattiti sulle cause dell’odio anticristiano. Si cerca di capire cosa rappresenta quest’ondata di cristianofobia, ma per adesso tutto precipita nel vuoto e nel dimenticatoio. Un po’ come i cinque anni dall’attentato islamico in cui perse la vita padre Hamel.<br />Gli attentati contro il cristianesimo sono aumentati addirittura del 285% tra il 2008 e il 2019. In un solo mese, prima della cattedrale di San Pietro e Paolo a Nantes, un incendio ha devastato la cattedrale di Saint-Pierre a Rennes, un altro ha distrutto il tetto e la sagrestia della chiesa di Saint-Paul a Corbeil-Essonnes, vicino a Parigi, un altro ancora ha avvolto tra le fiamme l'abbazia di Ligugé, a Vienne. Triste cronaca di un mese ordinario in Francia.<br /><br />FRANCIA, LA FIGLIA PREDILETTA... DELL'ISLAM<br />Quando abbiamo intervistato il vescovo di Fréjus-Toulon, Dominique Rey, ci ha detto che gli attacchi contro le chiese in Europa avvengono nel contesto di una società europea caratterizzata dalla laicità, dal nichilismo, dall'edonismo, dal relativismo culturale e morale, dal consumismo e dalla diffusa perdita del senso del sacro. Nel 2016, Les cloches sonneront-elles encore demain? (Le campane suoneranno ancora domani?), di Philippe de Villiers, raccontava della "figlia prediletta" della Chiesa cattolica, la Francia, che si sta trasformando nella "figlia prediletta dell'islam". 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Intanto in Europa calano i flussi illegali, mentre in Italia triplicano (e provengono quasi totalmente da Paesi islamici)<br />di Gianandrea Gaiani<br />La nuova amministrazione Dem statunitense non si è ancora insediata ma ha già annunciato di voler regalare permessi di soggiorno a milioni di immigrati illegali ai quali garantire poi la cittadinanza, e quindi il diritto di voto, in pochi anni.<br />Il vicepresidente eletto Kamala Harris martedì ha annunciato che l'Amministrazione Biden adotterà un approccio più "umano" all'immigrazione e prevede di introdurre un disegno di legge di riforma che conceda "carte verdi" (permessi di soggiorno e lavoro) automatiche agli immigrati con status di protezione temporanea (TPS) e ai beneficiari di Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), cioè migranti che sono stati portati negli Stati Uniti da bambini quando i loro genitori hanno attraversato il confine illegalmente.<br /><br />11 MILIONI DI IMMIGRATI PRIVI DI DOCUMENTI<br />La Harris ha detto a Univision che il piano include "un percorso per ottenere la cittadinanza riservato alla maggior parte degli 11 milioni di immigrati privi di documenti che vivono nel paese". Si tratta di riconoscerli subito come "residenti permanenti legali" per poi attuare un percorso verso l'ottenimento della cittadinanza USA "entro un periodo di otto anni" contro gli attuali 13 necessari per chi è emigrato legalmente. "È un modo più intelligente e molto più umano di affrontare l'immigrazione", ha detto la Harris che ha poi promesso di "espandere le protezioni" per i destinatari del DACA e ha affermato che l'amministrazione assicurerà la vaccinazione contro il coronavirus indipendentemente dallo status di immigrazione. Il piano propone anche di aumentare il numero di giudici assegnati alle cause di immigrazione illegale lungo il confine coil Messico. <br />Kamala Harris, figlia di padre giamaicano e madre  indiana, ha da tempo ripudiato la politica delle espulsioni dei migranti illegali da lei stessa attuate quando era vice procuratore nella contea di Alameda (Bay Area di San Francisco) e poi procuratore distrettuale di San Francisco e procuratore generale della California per diventare, da senatore, una convinta immigrazionista opponendosi persino alle espulsioni attuate durante l'amministrazione Obama e poi, ferocemente, alle politiche di Trump. Durante le primarie democratiche, la Harris era subito apparsa più oltranzista di Biden sulle questioni dell'immigrazione, sostenendo che l'ingresso illegale negli Stati Uniti non dovrebbe essere considerato un reato e una riforma globale basata sulla priorità immediata di "annullare l'agenda anti-immigrazione di Trump e costruire un futuro all'altezza dei valori americani". Tra le iniziative tese a rimuovere il "trumpismo" potrebbe esserci anche l'abolizione delle restrizioni all'immigrazione dai paesi islamici. <br /><br />LA POLITICA DI BIDEN PER GLI IMMIGRATI LEGALI<br />L'attenzione della Harris per la regolarizzazione degli immigrati illegali si inserisce nella politica di Biden per gli immigrati legali che prevede una più agevole naturalizzazione dei titolari di "carta verde" e aiuti federali per l'integrazione economica dei "nuovi americani". L'America di Biden e Harris sarà quindi ancora più multietnica, più abitata da stranieri e da musulmani non autoctoni (oggi gli islamici negli USA sono per lo più afroamericani), riducendo ulteriormente il peso sociale (ed elettorale) dei Wasp (bianchi, anglo-sassoni e protestanti). Sviluppi che certo allargheranno il solco che già divide drammaticamente in due la società americana con il probabile aumento di scontri e tensioni sociali.<br />Curioso notare come l'ossessione per le porte spalancate all'immigrazione illegale unisca i Dem americani e quelli italiani (PD e sinistra) così come la furia ideologica che la nuova amministrazione Usa vuole imporre per rimuovere le politiche anti-immigrazione di Trump assomiglia a quella con cui la sinistra italiana ha preteso la rimozione dei decreti sicurezza di Matteo Salvini. In termini politici i programmi dei DEM sui due lati dell'Atlantico coincidono nelle modalità (cittadinanza facile, ius soli, permessi per tutti i clandestini...)  e soprattutto nell'obiettivo finale: snaturare la composizione etnica, culturale e sociale delle nazioni dell'Occidente.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Gianandrea Gaiani, nell'articolo seguente dal titolo "I flussi illegali calano in Europa ma triplicano in Italia" spiega che i flussi verso l'Italia sembrano destinati ad aumentare anche nel 2021 soprattutto perché l'Italia è l'unico stato di "prima linea" a incentivare i traffici di clandestini.<br />Un dato che dovrebbe indurre a riflettere è che si tratta di un'immigrazione illegale proveniente quasi totalmente da Paesi islamici, inclusi quelli che hanno offerto il maggior numero di volontari alla causa jihadista di al-Qaeda e dell'Isis: organizzazioni che dal traffico di esseri umani hanno sempre tratto importanti finanziamenti.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 gennaio 2021:<br />I dati forniti all'inizio dell'anno dall'agenzie Ue per le frontiere, Frontex, confermano quanto anticipato negli ultimi giorni di dicembre dalla Nuova Bussola Quotidiana. Nel 2020 i flussi di immigrati illegali verso l'Europa sono calati bruscamente ovunque (complice anche l'emergenza Covid) ma non verso l'Italia dove gli sbarchi sono addirittura triplicati.<br />Secondo Frontex il numero di arrivi illegali attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale è quasi triplicato nel 2020 arrivando a 35.600, facendo di quella rotta "la più attiva" per l'ingresso in Europa".  Di questi poco meno di 1.500 sono sbarcati a Malta mentre in ben 34.154 sono arrivati in Italia, praticamente il triplo degli 11.471 sbarcati nel 2019. <br />Nonostante il forte aumento delle partenze dalla Tunisia (quasi 13.000 sbarcati in Italia, il 38 per cento del totale) i migranti irregolari rilevati su questa rotta sono partiti principalmente dalla Libia mentre non mancano gli arrivi direttamente dalla Turchia sulle ciste ioniche calabresi, principalmente di iracheni, iraniani e pakistani.<br />Frontex certifica inoltre il contesto di controtendenza degli sbarchi in Italia e dei flussi lungo la rotta del Mediterraneo centrale poiché l'anno scorso il numero di arrivi illegali in Europa è sceso complessivamente del 13% per un totale di 124mila.<br />Si tratta della cifra più bassa dal 2013.Tra le nazionalità dei migranti in arrivo in Europa, riferisce l'agenzia europea, quella siriana rimane la più frequentemente segnalata nel 2020 (ma non certo tra i flussi giunti in Italia) seguita dalla tunisina, algerina e marocchina. <br />I dati disponibili indicano anche come i migranti maschi continuino a rappresentare una quota molto maggiore rispetto al numero di donne che arrivano in Europa irregolarmente. Nel 2020, un migrante irregolare su dieci era donna, mentre un anno fa rappresentavano un quarto del totale. Sono diminuiti anche gli ingressi irregolari dei minori anche se sarebbe meglio dire di "autodichiarati" minori. Nel 2020, circa un migrante su 10 aveva meno di 18 anni rispetto al 23 per cento nel 2019.<br />Nonostante un aumento all'inizio dell'anno scorso, la rotta migratoria del Mediterraneo Orientale ha visto il calo maggiore del numero di arrivi, sceso di oltre tre quarti a circa 20mila. <br />Un calo legato anche alle dure politiche di contenimento avviate dal governo greco, ai ferri corti con la Turchia anche sul fronte delle migrazioni illegali, che ha messo sotto accusa anche quattro Ong accusate di complicità con i trafficanti di esseri umani.<br />Non stupisce che nei giorni scorsi Ankara abbia accusato di nuovo Atene di respingimenti illegali di barconi migranti in difficoltà' nel Mar Egeo. "La Grecia spinge verso la morte persone innocenti. E l'Europa resta a guardare...", ha scritto sul suo profilo Twitter il ministro dell'Interno di Ankara, Suleyman Soylu, condividendo un video in cui un gommone con diverse persone a bordo appare in balia delle onde, mentre un mezzo della guardia costiera ellenica poco distante interviene per respingerlo, finche' i migranti vengono soccorsi dalla guardia costiera di Ankara.<br />"Condanniamo Frontex e il Parlamento europeo, che non denunciano questo comportamento disumano che avviene ogni giorno", aggiunge Soylu ma è evidente che i barconi e gommoni salpano dalle coste turche con le complicità delle autorità di Ankara, il cui ricatto all'Europa attuato attraverso i migranti illegali viene così disinnescato dai respingimenti greci. <br />In calo, del 29 per cento, anche i flussi lungo la rotta del Mediterraneo Occidentale (da Marocco e Algeria verso le coste spagnole) sceso nel 2020 a circa 17mila clandestini. <br />Per la Spagna, che ha iniziato i rimpatri dei clandestini in Marocco e Algeria, il fronte più esposto è oggi quello delle Canarie, nell'Oceano Atlantico. L'arcipelago è stato raggiunto l'anno scorso, soprattutto negli ultimi quattro mesi dell'anno da oltre 22 600 clandestini provenienti dall'Africa Occidentale e imbarcatisi in Senegal, Gambia e Mauritania.<br />Si tratta del numero più alto da quando Frontex ha iniziato a raccogliere dati nel 2009, raggiunto grazie anche all'impiego di grandi pescherecci in grado di trasportare un numero maggiore di persone e di reggere meglio l'Atlantico.<br />Cresce anche il numero di migranti irregolari sulla rotta dei Balcani occidentali proveniente dalla Turchia aumentato di oltre tre quarti, raggiungendo circa 27mila unità nel 2020 che includono i circa 6.500 clandestini penetrati in Italia dal confine sloveno nonostante siano stati effettuati 1.240 respingimenti in Slovenia, il 420 per cento in più rispetto al 2019.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43021721</guid><pubDate>Wed, 20 Jan 2021 06:04:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43021721/biden_regala_permessi_di_soggiorno_a_milioni_di_clandestini.mp3" length="14345784" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6439&#13;
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Intanto in Europa calano i flussi illegali, mentre in Italia triplicano (e provengono quasi totalmente da Paesi islamici)<br />di Gianandrea Gaiani<br />La nuova amministrazione Dem statunitense non si è ancora insediata ma ha già annunciato di voler regalare permessi di soggiorno a milioni di immigrati illegali ai quali garantire poi la cittadinanza, e quindi il diritto di voto, in pochi anni.<br />Il vicepresidente eletto Kamala Harris martedì ha annunciato che l'Amministrazione Biden adotterà un approccio più "umano" all'immigrazione e prevede di introdurre un disegno di legge di riforma che conceda "carte verdi" (permessi di soggiorno e lavoro) automatiche agli immigrati con status di protezione temporanea (TPS) e ai beneficiari di Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), cioè migranti che sono stati portati negli Stati Uniti da bambini quando i loro genitori hanno attraversato il confine illegalmente.<br /><br />11 MILIONI DI IMMIGRATI PRIVI DI DOCUMENTI<br />La Harris ha detto a Univision che il piano include "un percorso per ottenere la cittadinanza riservato alla maggior parte degli 11 milioni di immigrati privi di documenti che vivono nel paese". Si tratta di riconoscerli subito come "residenti permanenti legali" per poi attuare un percorso verso l'ottenimento della cittadinanza USA "entro un periodo di otto anni" contro gli attuali 13 necessari per chi è emigrato legalmente. "È un modo più intelligente e molto più umano di affrontare l'immigrazione", ha detto la Harris che ha poi promesso di "espandere le protezioni" per i destinatari del DACA e ha affermato che l'amministrazione assicurerà la vaccinazione contro il coronavirus indipendentemente dallo status di immigrazione. Il piano propone anche di aumentare il numero di giudici assegnati alle cause di immigrazione illegale lungo il confine coil Messico. <br />Kamala Harris, figlia di padre giamaicano e madre  indiana, ha da tempo ripudiato la politica delle espulsioni dei migranti illegali da lei stessa attuate quando era vice procuratore nella contea di Alameda (Bay Area di San Francisco) e poi procuratore distrettuale di San Francisco e procuratore generale della California per diventare, da senatore, una convinta immigrazionista opponendosi persino alle espulsioni attuate durante l'amministrazione Obama e poi, ferocemente, alle politiche di Trump. Durante le primarie democratiche, la Harris era subito apparsa più oltranzista di Biden sulle questioni dell'immigrazione, sostenendo che l'ingresso illegale negli Stati Uniti non dovrebbe essere considerato un reato e una riforma globale basata sulla priorità immediata di "annullare l'agenda anti-immigrazione di Trump e costruire un futuro all'altezza dei valori americani". Tra le iniziative tese a rimuovere il "trumpismo" potrebbe esserci anche l'abolizione delle restrizioni all'immigrazione dai paesi islamici. <br /><br />LA POLITICA DI BIDEN PER GLI IMMIGRATI LEGALI<br />L'attenzione della Harris per la regolarizzazione degli immigrati illegali si inserisce nella politica di Biden per gli immigrati legali che prevede una più agevole naturalizzazione dei titolari di "carta verde" e aiuti federali per l'integrazione economica dei "nuovi americani". L'America di Biden e Harris sarà quindi ancora più multietnica, più abitata da stranieri e da musulmani non autoctoni (oggi gli islamici negli USA sono per lo più afroamericani), riducendo ulteriormente il peso sociale (ed elettorale) dei Wasp (bianchi, anglo-sassoni e protestanti). 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Non si tratta di episodi di teppismo, ma di ostilità radicata al cristianesimo e, in particolare alla Chiesa cattolica, che nella civile Europa si è tramutata in crimine. Basti prendere i dati pubblicati in occasione della giornata mondiale della tolleranza dall'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): sono 595 i crimini d'odio documentati contro i cristiani nel 2019, 459 attacchi contro luoghi di culto e 80 assalti violenti contro le persone. E a capitanare la classifica, con circa 144 "incidenti", la maggior parte dei quali a danno di chiese cattoliche, c'è ancora la Francia, "figlia prediletta" della Chiesa.<br /><br />OLTRE MILLE ATTACCHI ANTICRISTIANI IN FRANCIA<br />Già a marzo 2019 l'osservatorio della cristianofobia aveva lanciato l'allarme: in soli due mesi 22 tra luoghi di culto, chiese e cappelle, erano stati brutalmente vandalizzati, 11 profanati, 21 erano stati saccheggiati, a tre chiese era stato appiccato il fuoco (diventeranno 21 a fine anno: navate, confessionali e altari dati alle fiamme). E poi una scuola cristiana devastata, tre i cimiteri assaltati, statue della Vergine Maria e repliche della Madonna di Lourdes dissacrate o decapitate, specie nel sud-ovest del paese. Una situazione grave e inedita che aveva trovato riscontro nei ben più allarmanti dossier dello stesso ministero dell'interno francese che nel 2019 registrava 1.052 "atti anti-cristiani" a fronte di 687 atti antisemiti e 154 anti-islamici, in 996 casi "atti vandalici contro i luoghi sacri", in 56 casi "minacce".<br /><br />DALLE PROFANAZIONI AGLI ATTENTATI ISLAMISTI<br />Lo scioccante incendio di Notre Dame aveva destato l'attenzione sui danni subiti regolarmente in tutto il paese da chiese ed edifici cristiani e profanazioni particolarmente inquietanti, come quella subita dalla chiesa Notre-Dame des Enfants (Nostra Signora dei Bambini), a Nimes, vicino al confine con la Spagna: qui un branco di sconosciuti aveva imbrattato il luogo sacro dipingendo una croce con escrementi umani, saccheggiato l'altare, il tabernacolo, rubato le ostie gettandole in discarica. A Lavaur il braccio del crocifisso era stato attorcigliato fino a riprodurre un gesto osceno. <br />In media, il 2019 registrava quasi tre atti anticristiani al giorno, numeri che se allora Le Monde liquidava sprezzante «la cifra è alta, ma cosa copre? Possiamo davvero parlare di "profanazioni" - un termine molto grave - che implicano un attacco al carattere sacro di un luogo di culto? (...) si tratta principalmente di rapina e vandalismo», oggi, alla luce dei recenti attentati islamisti, suonano come tragici moniti inascoltati. E nel paese in cui «una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite», il governo è costretto a diramare lo stato di massima allerta in prossimità di chiese e cattedrali all'avvicinarsi di date "sensibili", come Natale o Pasqua al pari di paesi dove la minaccia ai cristiani si traduce in atti di persecuzione, vedi Pakistan, Iraq, Indonesia, Sri Lanka.<br /><br />FURTI DI OSTIE IN SPAGNA, ACCOLTELLATI PRETI IN POLONIA<br />Non va meglio in Spagna, 75 casi cristianofobia, regolari furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a preti mentre officiavano messa, chiese vandalizzate con escrementi. Un convento è stato imbrattato con la vernice e poi dato alle fiamme, così come una statua di Cristo e l'altare. Minacce di vedere andare in fumo cattedrali e chiese sono state ricevute anche dai partecipanti alla conferenza episcopale cattolica locale.<br />Dalla furia antireligiosa non si sono salvate nemmeno le statue di Giovanni Paolo II in Polonia, dove si sono registrati quattro drammatici «attacchi violenti contro persone»: un prete è stato accoltellato al petto mentre entrava in chiesa a dire messa, un altro, che aveva osato frapporsi tra la sua chiesa e un gruppo di profanatori, è stato selvaggiamente picchiato, altri due sacerdoti stati aggrediti e hanno riportato ferite tra luglio e agosto. Attacchi contro chiese e simboli cristiani hanno segnato il 2019 anche in Germania (81 episodi), Italia (70) e Regno Unito: otto chiese incendiate e lettere di minacce di attacchi con molotov e accoltellamenti sono state inviate ai membri delle congregazioni di diverse chiese.<br /> <br />Titolo originale: Un altro anno di ordinario odio anticristiano nella civile Europa<br />Fonte: Tempi, 20 novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 692]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42149774</guid><pubDate>Tue, 24 Nov 2020 23:12:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42149774/la_crescita_dell_odio_anticristiano_in_europa.mp3" length="5440991" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6378&#13;
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LA CRESCITA DELL'ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA&#13;
Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6378" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6378</a><br /><br />LA CRESCITA DELL'ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA<br />Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati dall'Osce in un solo anno!<br />da Tempi<br />Agguati a sacerdoti, chiese date alle fiamme, statue della Vergine Maria decapitate, furto di ostie consacrate. Non si tratta di episodi di teppismo, ma di ostilità radicata al cristianesimo e, in particolare alla Chiesa cattolica, che nella civile Europa si è tramutata in crimine. Basti prendere i dati pubblicati in occasione della giornata mondiale della tolleranza dall'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): sono 595 i crimini d'odio documentati contro i cristiani nel 2019, 459 attacchi contro luoghi di culto e 80 assalti violenti contro le persone. E a capitanare la classifica, con circa 144 "incidenti", la maggior parte dei quali a danno di chiese cattoliche, c'è ancora la Francia, "figlia prediletta" della Chiesa.<br /><br />OLTRE MILLE ATTACCHI ANTICRISTIANI IN FRANCIA<br />Già a marzo 2019 l'osservatorio della cristianofobia aveva lanciato l'allarme: in soli due mesi 22 tra luoghi di culto, chiese e cappelle, erano stati brutalmente vandalizzati, 11 profanati, 21 erano stati saccheggiati, a tre chiese era stato appiccato il fuoco (diventeranno 21 a fine anno: navate, confessionali e altari dati alle fiamme). E poi una scuola cristiana devastata, tre i cimiteri assaltati, statue della Vergine Maria e repliche della Madonna di Lourdes dissacrate o decapitate, specie nel sud-ovest del paese. Una situazione grave e inedita che aveva trovato riscontro nei ben più allarmanti dossier dello stesso ministero dell'interno francese che nel 2019 registrava 1.052 "atti anti-cristiani" a fronte di 687 atti antisemiti e 154 anti-islamici, in 996 casi "atti vandalici contro i luoghi sacri", in 56 casi "minacce".<br /><br />DALLE PROFANAZIONI AGLI ATTENTATI ISLAMISTI<br />Lo scioccante incendio di Notre Dame aveva destato l'attenzione sui danni subiti regolarmente in tutto il paese da chiese ed edifici cristiani e profanazioni particolarmente inquietanti, come quella subita dalla chiesa Notre-Dame des Enfants (Nostra Signora dei Bambini), a Nimes, vicino al confine con la Spagna: qui un branco di sconosciuti aveva imbrattato il luogo sacro dipingendo una croce con escrementi umani, saccheggiato l'altare, il tabernacolo, rubato le ostie gettandole in discarica. A Lavaur il braccio del crocifisso era stato attorcigliato fino a riprodurre un gesto osceno. <br />In media, il 2019 registrava quasi tre atti anticristiani al giorno, numeri che se allora Le Monde liquidava sprezzante «la cifra è alta, ma cosa copre? Possiamo davvero parlare di "profanazioni" - un termine molto grave - che implicano un attacco al carattere sacro di un luogo di culto? (...) si tratta principalmente di rapina e vandalismo», oggi, alla luce dei recenti attentati islamisti, suonano come tragici moniti inascoltati. E nel paese in cui «una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite», il governo è costretto a diramare lo stato di massima allerta in prossimità di chiese e cattedrali all'avvicinarsi di date "sensibili", come Natale o Pasqua al pari di paesi dove la minaccia ai cristiani si traduce in atti di persecuzione, vedi Pakistan, Iraq, Indonesia, Sri Lanka.<br /><br />FURTI DI OSTIE IN SPAGNA, ACCOLTELLATI PRETI IN POLONIA<br />Non va meglio in Spagna, 75 casi cristianofobia, regolari furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a preti mentre officiavano messa, chiese vandalizzate con escrementi. Un convento è stato imbrattato con la vernice e poi dato alle fiamme, così come una statua di Cristo e l'altare. 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E verrebbe da chiedere alla ministra degli interni se non prova vergogna ad assistere ad un trattamento simile per i suoi uomini.<br />"Così sono costretti a lavorare col caldo che fa gli agenti di polizia di Frascati che cercano di contrastare immigrati clandestini positivi al Covid che rifiutano il ricovero", scrive Maria Giovanna Maglie, ed è la sintesi cruda di quanto accaduto a Rocca di Papa per fronteggiare migranti che non ne volevano sapere di dover essere trasferiti al Celio. Per essere curati e non certo torturati.<br />A venire torturati invece quei poliziotti. Per carità, l'amministrazione dello Stato avrà pure sentito il grido di dolore di chi sollecita dispositivi di protezione individuale, ma che si dovesse arrivare ad un mondo praticamente alla rovescia era difficile da prevedere. Sono le forze dell'ordine a doversi proteggere dal virus che infetta clandestini. Ma non si faceva prima a non farli proprio entrare in Italia?<br />Invece arrivano, entrano nei centri di accoglienza e se vogliono scappano. E per questo deve arrivare la polizia. Al centro Mondo Nuovo di Rocca di Papa gli "ospiti" sono 270 e venti di questi positivi al Covid. Quattro di loro hanno tentato più volte di darsela a gambe e per questo sono state chiamate le forze dell'ordine dalla vicina Frascati. Che sono dovute intervenire vestite, bardate, quasi intubate come mostrano immagini eloquenti. <br />Non osiamo immaginare che cosa sarebbe potuto accadere se si fosse reso necessario l'uso delle armi. Si doveva forse dire "aspetta un attimo che mi levo il camice"?<br />La pistola in dotazione con il relativo cinturone - ci racconta uno degli agenti impegnati nell'operazione - "era infatti posizionata sotto il camice". E se non si ha neppure il taser le operazioni diventano complicate assai.<br />È davvero paradossale il motivo che costringe gli agenti ad un equipaggiamento che è certamente pesante da indossare in piena estate. In pratica bisogna adeguarsi ai nuovi disobbedienti, che dovrebbero solo essere grati alla Nazione che li accoglie ed ospita. E invece accade esattamente il contrario per quattro clandestini incoraggiati da chissà chi a fare casino. Invece di chiudere i porti si devono conciare in tenuta da sommossa bollente le forze dell'ordine.<br />Il motivo? Sta nelle circolari e nelle intese che prevedono particolari precauzioni per il personale che entra in contatto con soggetti potenzialmente infetti.<br />Si tratta per ogni agente di un camice monouso (da indossare sopra la tuta da ordine pubblico), un doppio paio di guanti in lattice, mascherine FFP3 ed occhiali di protezione, tutto questo oltre al materiale normalmente utilizzato. <br />Per operare il trasferimento presso l'ospedale militare del Celio di quattro soggetti di nazionalità nigeriana, già protagonisti nei giorni scorsi di atti di vandalismo ripetuti tentativi di fuga, è stato necessario far intervenire sul posto ben dieci camionette del reparto celere, coadiuvate dai carabinieri del reparto di Rocca di Papa. Le immagini dei poliziotti vestiti come "puffi" con indosso le tute protettive azzurrine insieme agli scudi e ai manganelli hanno fatto il giro dei social e sono state condivise anche Matteo Salvini che ha solidarizzato con gli agenti. Della Lamorgese nessuna notizia.<br /> <br />Titolo originale: Rocca di Papa, poliziotti mascherati da Puffi per non essere contagiati dagli immigrati<br />Fonte: Il Tempo, 19 agosto 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40489179</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2020 17:58:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40489179/poliziotti_mascherati_da_puffi_per_non_essere_contagiati_dagli_immigrati.mp3" length="3686817" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6258&#13;
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POLIZIOTTI MASCHERATI DA PUFFI PER NON ESSERE CONTAGIATI DAGLI IMMIGRATI di Francesco Storace&#13;
Hanno "puffato" i poliziotti. E verrebbe da chiedere alla ministra degli interni se...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6258" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6258</a><br /><br />POLIZIOTTI MASCHERATI DA PUFFI PER NON ESSERE CONTAGIATI DAGLI IMMIGRATI di Francesco Storace<br />Hanno "puffato" i poliziotti. E verrebbe da chiedere alla ministra degli interni se non prova vergogna ad assistere ad un trattamento simile per i suoi uomini.<br />"Così sono costretti a lavorare col caldo che fa gli agenti di polizia di Frascati che cercano di contrastare immigrati clandestini positivi al Covid che rifiutano il ricovero", scrive Maria Giovanna Maglie, ed è la sintesi cruda di quanto accaduto a Rocca di Papa per fronteggiare migranti che non ne volevano sapere di dover essere trasferiti al Celio. Per essere curati e non certo torturati.<br />A venire torturati invece quei poliziotti. Per carità, l'amministrazione dello Stato avrà pure sentito il grido di dolore di chi sollecita dispositivi di protezione individuale, ma che si dovesse arrivare ad un mondo praticamente alla rovescia era difficile da prevedere. Sono le forze dell'ordine a doversi proteggere dal virus che infetta clandestini. Ma non si faceva prima a non farli proprio entrare in Italia?<br />Invece arrivano, entrano nei centri di accoglienza e se vogliono scappano. E per questo deve arrivare la polizia. Al centro Mondo Nuovo di Rocca di Papa gli "ospiti" sono 270 e venti di questi positivi al Covid. Quattro di loro hanno tentato più volte di darsela a gambe e per questo sono state chiamate le forze dell'ordine dalla vicina Frascati. Che sono dovute intervenire vestite, bardate, quasi intubate come mostrano immagini eloquenti. <br />Non osiamo immaginare che cosa sarebbe potuto accadere se si fosse reso necessario l'uso delle armi. Si doveva forse dire "aspetta un attimo che mi levo il camice"?<br />La pistola in dotazione con il relativo cinturone - ci racconta uno degli agenti impegnati nell'operazione - "era infatti posizionata sotto il camice". E se non si ha neppure il taser le operazioni diventano complicate assai.<br />È davvero paradossale il motivo che costringe gli agenti ad un equipaggiamento che è certamente pesante da indossare in piena estate. In pratica bisogna adeguarsi ai nuovi disobbedienti, che dovrebbero solo essere grati alla Nazione che li accoglie ed ospita. E invece accade esattamente il contrario per quattro clandestini incoraggiati da chissà chi a fare casino. Invece di chiudere i porti si devono conciare in tenuta da sommossa bollente le forze dell'ordine.<br />Il motivo? Sta nelle circolari e nelle intese che prevedono particolari precauzioni per il personale che entra in contatto con soggetti potenzialmente infetti.<br />Si tratta per ogni agente di un camice monouso (da indossare sopra la tuta da ordine pubblico), un doppio paio di guanti in lattice, mascherine FFP3 ed occhiali di protezione, tutto questo oltre al materiale normalmente utilizzato. <br />Per operare il trasferimento presso l'ospedale militare del Celio di quattro soggetti di nazionalità nigeriana, già protagonisti nei giorni scorsi di atti di vandalismo ripetuti tentativi di fuga, è stato necessario far intervenire sul posto ben dieci camionette del reparto celere, coadiuvate dai carabinieri del reparto di Rocca di Papa. Le immagini dei poliziotti vestiti come "puffi" con indosso le tute protettive azzurrine insieme agli scudi e ai manganelli hanno fatto il giro dei social e sono state condivise anche Matteo Salvini che ha solidarizzato con gli agenti. Della Lamorgese nessuna notizia.<br /> <br />Titolo originale: Rocca di Papa, poliziotti mascherati da Puffi per non essere contagiati dagli immigrati<br />Fonte: Il Tempo, 19 agosto 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>coronavirus,immigrazione,polizia,puffi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7025f049a0aaf1c864cfd82f44899767.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il continente in cui più africani sono vittime di razzismo è l'Africa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-continente-in-cui-piu-africani-sono-vittime-di-razzismo-e-l-africa--40138578</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6229" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6229</a><br /><br />IL CONTINENTE IN CUI PIU' AFRICANI SONO VITTIME DI RAZZISMO E' L'AFRICA di Anna Bono<br />Il 14 giugno 22 alti funzionari delle Nazioni Unite hanno scritto una lettera per esprimere la loro indignazione per il razzismo che continua a pervadere gli Stati Uniti e il mondo. "Dobbiamo a George Floyd e a tutte le vittime della discriminazione razziale e della brutalità della polizia di abbattere le istituzioni razziste - si legge nel testo dai toni ieratici, in cui Floyd è descritto come "un mite gigante che lotta disperatamente per la vita" - è nostro dovere parlare per chi non ha voce e pretendere risposte concrete che consentano di lottare contro il razzismo, una piaga globale persistente nei secoli".<br />Gli autori della lettera affermano che l'Onu deve fare di più per rimuovere "l'onta del razzismo sull'umanità: non si dirà mai abbastanza del profondo trauma e delle sofferenze intergenerazionali derivanti dall'ingiustizia razziale perpetrata nei secoli in particolare contro le persone di origine africana. Limitarsi a condannare le espressioni e gli atti di razzismo non è abbastanza. Dobbiamo andare oltre e fare di più".<br />Si può eccepire in merito al linguaggio usato, dissentire da alcune affermazioni, ma non dalla sostanza del messaggio: il razzismo, nell'uso estensivo del termine che include qualsiasi discriminazione e ingiustizia basate su pregiudizi, è davvero una piaga, fa torto all'umanità e la umilia.<br /><br />L'AFRICA È STATA DEVASTATA DAL TRIBALISMO<br />Però i 22 alti funzionari Onu che hanno firmato la lettera sono tutti africani e sarebbero stati credibili se, dimostrando senso di dignità e preoccupazione autentica, invece di puntare il dito contro "gli Stati Uniti e il mondo", avessero ammesso che anche nel loro continente, i loro connazionali devono impegnarsi ad abbattere le istituzioni razziste: gli africani sono tra i più accaniti difensori addirittura del diritto di discriminare, ragione per cui l'Africa nei secoli è stata devastata dal tribalismo e lo è tuttora nello scontro politico spesso spietato ed estremo, fino al genocidio.<br />Ostilità, diffidenza, disprezzo oppongono famiglie, lignaggi, clan, tribù, l'appartenenza per nascita è definitiva, l'identità individuale e collettiva si completano nella distanza sociale e nell'esclusione. Poiché si stenta a riconoscere l'esistenza di diritti universali, in Africa i diritti ancora sono in parte determinati dallo status sociale, a sua volta definito da fattori ascritti: il sesso, l'età, oltre che la comunità di nascita.<br />Lo status di donne e bambini è inferiore a quello degli uomini. Ne deriva che la loro vita e la loro volontà sono tenute in minor conto. Per questo sopravvivono, ostinatamente praticate, istituzioni nate per disporre della loro esistenza in funzione del bene collettivo, così come veniva inteso e tutelato nelle società tribali basate su economie di sussistenza: lavoro minorile, matrimoni combinati, matrimoni precoci, prezzo della sposa, mutilazioni genitali femminili...<br /><br />NON C'È STATO AFRICANO IN CUI CI SIA SICUREZZA<br />In Africa il razzismo, istituzionalizzato, si esercita in tutte le sue accezioni. Così il posto al mondo in cui più africani sono vittime di razzismo, e nel modo più doloroso, è proprio l'Africa. Gli alti funzionari Onu della lettera contro il razzismo lo sanno. [...]<br />Quanto alla brutalità delle forze dell'ordine, non c'è stato africano in cui i cittadini si sentano al sicuro. Gli alti funzionari dell'Onu sanno anche questo.<br />Uno dei firmatari è Zainab Hawa Bangura, direttore generale dell'ufficio Onu in Kenya. Proprio in Kenya, da quando il 25 marzo il governo ha adottato misure per contenere l'epidemia, la polizia ha ucciso 15 persone e ne ha ferite 31 a colpi di arma da fuoco: per far rispettare il coprifuoco ha sparato ad altezza d'uomo.<br />Sempre in Kenya, l'agenzia di stampa The New Humanitarian il 16 giugno ha pubblicato un reportage intitolato "I civili nel nord est colpiti sia dai jihadisti che dallo stato". L'articolo inizia riportando la testimonianza di una donna: "Mio marito è stato ucciso dagli al-Shabab (jihadisti somali, ndr), mio cognato dalle forze di sicurezza. Siamo vittime di entrambi".<br />Il reportage prosegue spiegando che la gente ha paura del governo, da anni denuncia violenze da parte delle forse di sicurezza. Una inchiesta condotta nel 2016 nel Wajir, al confine con la Somalia, ha scoperto che, a partire dal 2015, 34 persone, tra cui due donne, erano scomparse ed erano stati rinvenuti i cadaveri di almeno 11 persone: tutte erano state viste per l'ultima volta mentre erano sotto custodia della polizia.<br />Da allora sequestri e omicidi sono continuati. Tra le vittime della polizia che in Kenya ha ucciso per far rispettare il coprifuoco c'è anche un bambino di 13 anni, Yassin Hussein Moyo, colpito a morte nella capitale Nairobi.<br />Nessuno in Africa si è inginocchiato per piangere il piccolo Yassin o altre vittime della brutalità delle forze di sicurezza e per invocare giustizia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40138578</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2020 18:15:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40138578/africa_continente_in_cui_piu_africani_sono_vittime_di_razzismo.mp3" length="6207528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6229

IL CONTINENTE IN CUI PIU' AFRICANI SONO VITTIME DI RAZZISMO E' L'AFRICA di Anna Bono
Il 14 giugno 22 alti funzionari delle Nazioni Unite hanno scritto una lettera per esprimere la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6229" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6229</a><br /><br />IL CONTINENTE IN CUI PIU' AFRICANI SONO VITTIME DI RAZZISMO E' L'AFRICA di Anna Bono<br />Il 14 giugno 22 alti funzionari delle Nazioni Unite hanno scritto una lettera per esprimere la loro indignazione per il razzismo che continua a pervadere gli Stati Uniti e il mondo. "Dobbiamo a George Floyd e a tutte le vittime della discriminazione razziale e della brutalità della polizia di abbattere le istituzioni razziste - si legge nel testo dai toni ieratici, in cui Floyd è descritto come "un mite gigante che lotta disperatamente per la vita" - è nostro dovere parlare per chi non ha voce e pretendere risposte concrete che consentano di lottare contro il razzismo, una piaga globale persistente nei secoli".<br />Gli autori della lettera affermano che l'Onu deve fare di più per rimuovere "l'onta del razzismo sull'umanità: non si dirà mai abbastanza del profondo trauma e delle sofferenze intergenerazionali derivanti dall'ingiustizia razziale perpetrata nei secoli in particolare contro le persone di origine africana. Limitarsi a condannare le espressioni e gli atti di razzismo non è abbastanza. Dobbiamo andare oltre e fare di più".<br />Si può eccepire in merito al linguaggio usato, dissentire da alcune affermazioni, ma non dalla sostanza del messaggio: il razzismo, nell'uso estensivo del termine che include qualsiasi discriminazione e ingiustizia basate su pregiudizi, è davvero una piaga, fa torto all'umanità e la umilia.<br /><br />L'AFRICA È STATA DEVASTATA DAL TRIBALISMO<br />Però i 22 alti funzionari Onu che hanno firmato la lettera sono tutti africani e sarebbero stati credibili se, dimostrando senso di dignità e preoccupazione autentica, invece di puntare il dito contro "gli Stati Uniti e il mondo", avessero ammesso che anche nel loro continente, i loro connazionali devono impegnarsi ad abbattere le istituzioni razziste: gli africani sono tra i più accaniti difensori addirittura del diritto di discriminare, ragione per cui l'Africa nei secoli è stata devastata dal tribalismo e lo è tuttora nello scontro politico spesso spietato ed estremo, fino al genocidio.<br />Ostilità, diffidenza, disprezzo oppongono famiglie, lignaggi, clan, tribù, l'appartenenza per nascita è definitiva, l'identità individuale e collettiva si completano nella distanza sociale e nell'esclusione. Poiché si stenta a riconoscere l'esistenza di diritti universali, in Africa i diritti ancora sono in parte determinati dallo status sociale, a sua volta definito da fattori ascritti: il sesso, l'età, oltre che la comunità di nascita.<br />Lo status di donne e bambini è inferiore a quello degli uomini. Ne deriva che la loro vita e la loro volontà sono tenute in minor conto. Per questo sopravvivono, ostinatamente praticate, istituzioni nate per disporre della loro esistenza in funzione del bene collettivo, così come veniva inteso e tutelato nelle società tribali basate su economie di sussistenza: lavoro minorile, matrimoni combinati, matrimoni precoci, prezzo della sposa, mutilazioni genitali femminili...<br /><br />NON C'È STATO AFRICANO IN CUI CI SIA SICUREZZA<br />In Africa il razzismo, istituzionalizzato, si esercita in tutte le sue accezioni. Così il posto al mondo in cui più africani sono vittime di razzismo, e nel modo più doloroso, è proprio l'Africa. Gli alti funzionari Onu della lettera contro il razzismo lo sanno. [...]<br />Quanto alla brutalità delle forze dell'ordine, non c'è stato africano in cui i cittadini si sentano al sicuro. Gli alti funzionari dell'Onu sanno anche questo.<br />Uno dei firmatari è Zainab Hawa Bangura, direttore generale dell'ufficio Onu in Kenya. Proprio in Kenya, da quando il 25 marzo il governo ha adottato misure per contenere l'epidemia, la polizia ha ucciso 15 persone e ne ha ferite 31 a colpi di arma da fuoco: per far rispettare il coprifuoco ha sparato ad altezza...]]></itunes:summary><itunes:duration>388</itunes:duration><itunes:keywords>africa,africani,discriminazione,neri,razzismo,schiavi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3257f3b0e91981b33325520d1d6620e4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Senza reggiseno per Rackete... cosa resta del femminismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/senza-reggiseno-per-rackete-cosa-resta-del-femminismo--18682955</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5751" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5751</a><br /><br />SENZA REGGISENO PER RACKETE... COSA RESTA DEL FEMMINISMO di Giuliano Guzzo<br />Tutte quante senza reggiseno. È il bizzarro motto sulla base del quale sabato, quindi domani, avrà luogo nella città di Torino una manifestazione di solidarietà a Carola Rackete, la giovane tedesca balzata agli onori delle cronache internazionali per essere stata la «capitana» dell'imbarcazione della Ong Sea Watch. L'idea di solidarizzare con costei evitando di indossare il reggiseno è nata come risposta a quanti osato notare che, con notevole disinvoltura, la volontaria teutonica si era presentata alla Procura della Repubblica che l'aveva convocata con addosso, appunto, solamente una maglietta. Una scelta di notevole informalità, in altri tempi si sarebbe detto di maleducazione, che - nelle curiose traiettorie di certo odierno femminismo - è stato subito elevata a gesto di ribellione e di rivendicata libertà femminile.<br />Ora, massimo rispetto per tutti, inclusa la persona della Rackete naturalmente, però viene da chiedersi se veramente ci sia - in questa sorta di femminismo 2.0 - autentica attenzione ai diritti delle donne. Sì, perché se da un lato assistiamo a manifestazioni di solidarietà così come a battaglie politiche di dubbia priorità - si pensi alla parità di genere linguistica, secondo cui sarebbe consigliabile parlare di «sindaca», «ministra» o «capitana», appunto - dall'altro il silenzio, da parte di quelle stesse paladine, è tombale su questioni drammatiche che hanno che vedere con la dignità femminile offesa. Qualche esempio?<br />Si pensi tanto per cominciare all'aborto selettivo, in applicazione nel quale - soprattutto in Asia, ma non solo - non a centinaia o a migliaia, ma a decine di milioni di donne è stato impedito di nascere. Una tragedia di cui le cronache ci parlando anche in questi giorni. Nell'Uttarkashi, un distretto dell'India settentrionale di 300.000 abitanti, è per esempio emerso come, negli ultimi 3 mesi, in 132 villaggi, siano nati 216 bambini senza nessuna femmina. Neppure una. Un caso assurdo che ha fatto sobbalzare perfino la magistratura indiana - notoriamente non proprio la più attenta ai diritti umani del mondo -, decisa a vederci chiaro. Ora, di questo peraltro ennesimo scandalo indiano, avete sentito forse qualche femminista occidentale lamentarsi con almeno un telegrafico cinguettio su Twitter? Macché, certo che no.<br />Esattamente come nessuna politica o femminista italiana - eccettuate luminose e marginali eccezioni, s'intende - si è mobilitata in questi anni contro l'utero in affitto, fenomeno che a lato pratico si configura come un business planetario da miliardi di dollari sulla pelle di donne povere e dei loro figli. Ce ne sarebbe decisamente abbastanza, insomma, per indignarsi, eccome: eppure a tutto ciò, così come a manifestazioni di solidarietà verso donne davvero in pericolo (si pensi alla cristiana Asia Bibi e ai suoi 3.420 giorni di galera ingiusta e disumana), si preferiscono sfilate di dubbio gusto per esprimere vicinanza a giovani volontarie che non corrono alcun pericolo e che, per loro stessa ammissione, sono di condizione benestante e privilegiata.<br />Per un cattolico, tanto più oggi, le preoccupazioni e le priorità sono ben altre, ovvio. Tuttavia, se si potesse idealmente lanciare un messaggio alle sedicenti paladine dei diritti delle donne, non sarebbe male consigliare loro di occuparsi anzitutto del peggior femminicidio mai perpetrato a memoria d'uomo - quello del citato aborto selettivo, appunto - o della mercificazione della maternità di cui sono vittime innumerevoli donne, soprattutto povere, come si diceva. Certo, per occuparsi di tutto ciò occorre sbarazzarsi di certa ideologia sessantottina e radical chic. Il che, per certo femminismo 2.0, non è affatto scontato. Molto più comodo, in effetti, limitarsi a gironzolare senza reggiseno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18682955</guid><pubDate>Wed, 31 Jul 2019 09:48:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18682955/senza_reggiseno.mp3" length="4675290" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5751

SENZA REGGISENO PER RACKETE... COSA RESTA DEL FEMMINISMO di Giuliano Guzzo
Tutte quante senza reggiseno. È il bizzarro motto sulla base del quale sabato, quindi domani, avrà luogo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5751" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5751</a><br /><br />SENZA REGGISENO PER RACKETE... COSA RESTA DEL FEMMINISMO di Giuliano Guzzo<br />Tutte quante senza reggiseno. È il bizzarro motto sulla base del quale sabato, quindi domani, avrà luogo nella città di Torino una manifestazione di solidarietà a Carola Rackete, la giovane tedesca balzata agli onori delle cronache internazionali per essere stata la «capitana» dell'imbarcazione della Ong Sea Watch. L'idea di solidarizzare con costei evitando di indossare il reggiseno è nata come risposta a quanti osato notare che, con notevole disinvoltura, la volontaria teutonica si era presentata alla Procura della Repubblica che l'aveva convocata con addosso, appunto, solamente una maglietta. Una scelta di notevole informalità, in altri tempi si sarebbe detto di maleducazione, che - nelle curiose traiettorie di certo odierno femminismo - è stato subito elevata a gesto di ribellione e di rivendicata libertà femminile.<br />Ora, massimo rispetto per tutti, inclusa la persona della Rackete naturalmente, però viene da chiedersi se veramente ci sia - in questa sorta di femminismo 2.0 - autentica attenzione ai diritti delle donne. Sì, perché se da un lato assistiamo a manifestazioni di solidarietà così come a battaglie politiche di dubbia priorità - si pensi alla parità di genere linguistica, secondo cui sarebbe consigliabile parlare di «sindaca», «ministra» o «capitana», appunto - dall'altro il silenzio, da parte di quelle stesse paladine, è tombale su questioni drammatiche che hanno che vedere con la dignità femminile offesa. Qualche esempio?<br />Si pensi tanto per cominciare all'aborto selettivo, in applicazione nel quale - soprattutto in Asia, ma non solo - non a centinaia o a migliaia, ma a decine di milioni di donne è stato impedito di nascere. Una tragedia di cui le cronache ci parlando anche in questi giorni. Nell'Uttarkashi, un distretto dell'India settentrionale di 300.000 abitanti, è per esempio emerso come, negli ultimi 3 mesi, in 132 villaggi, siano nati 216 bambini senza nessuna femmina. Neppure una. Un caso assurdo che ha fatto sobbalzare perfino la magistratura indiana - notoriamente non proprio la più attenta ai diritti umani del mondo -, decisa a vederci chiaro. Ora, di questo peraltro ennesimo scandalo indiano, avete sentito forse qualche femminista occidentale lamentarsi con almeno un telegrafico cinguettio su Twitter? Macché, certo che no.<br />Esattamente come nessuna politica o femminista italiana - eccettuate luminose e marginali eccezioni, s'intende - si è mobilitata in questi anni contro l'utero in affitto, fenomeno che a lato pratico si configura come un business planetario da miliardi di dollari sulla pelle di donne povere e dei loro figli. Ce ne sarebbe decisamente abbastanza, insomma, per indignarsi, eccome: eppure a tutto ciò, così come a manifestazioni di solidarietà verso donne davvero in pericolo (si pensi alla cristiana Asia Bibi e ai suoi 3.420 giorni di galera ingiusta e disumana), si preferiscono sfilate di dubbio gusto per esprimere vicinanza a giovani volontarie che non corrono alcun pericolo e che, per loro stessa ammissione, sono di condizione benestante e privilegiata.<br />Per un cattolico, tanto più oggi, le preoccupazioni e le priorità sono ben altre, ovvio. Tuttavia, se si potesse idealmente lanciare un messaggio alle sedicenti paladine dei diritti delle donne, non sarebbe male consigliare loro di occuparsi anzitutto del peggior femminicidio mai perpetrato a memoria d'uomo - quello del citato aborto selettivo, appunto - o della mercificazione della maternità di cui sono vittime innumerevoli donne, soprattutto povere, come si diceva. Certo, per occuparsi di tutto ciò occorre sbarazzarsi di certa ideologia sessantottina e radical chic. Il che, per certo femminismo 2.0, non è affatto scontato. Molto più comodo, in effetti, limitarsi a gironzolare...]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>carola,femen,femminismo,immigrazione,reggiseno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b705f3b4e609f7b46a1e146ee1f82290.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le ONG non salvano vite umane, ma le mettono apposta in pericolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-ong-non-salvano-vite-umane-ma-le-mettono-apposta-in-pericolo--18628564</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5736" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5736</a><br /><br />LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO APPOSTA IN PERICOLO di Bruno Tinti<br />Io continuo a pensare che l'impossibilità di confrontare serenamente e razionalmente le opinioni dipenda da Internet. [...] È quello che sta succedendo con la vicenda della Sea Watch.<br />La moltitudine dei difensori della Ong (di tutte le Ong che operano nel Mediterraneo) e del capitano Carola Rackete sostiene questo sillogismo:<br />a) Premessa maggiore: la vita umana è bene primario.<br />b) Premessa minore: le Ong salvano vite umane.<br />c) Conclusione: per salvare vite umane (beni primari) si può violare ogni norma che tuteli beni secondari.<br />Si tratta in realtà di un paralogismo: la premessa minore è erronea. Le Ong non salvano vite umane. Al contrario le mettono intenzionalmente in pericolo. Quello che vogliono è favorire la migrazione. A questo scopo ogni Ong si è data una struttura economica e operativa.<br />Fausto Biloslavo su Il Giornale, ha fornito informazioni impressionati: «Sea Watch è costata nel 2018 oltre un milione e mezzo di euro (lavori in cantiere dell'anno prima e due gommoni). Si devono aggiungere 304.069,65 euro per spese equipaggio e personale amministrativo a Berlino e Amburgo. Ancora: viaggi e voli di equipaggi e attivisti: 61.980,36 euro, assicurazione, ormeggi e tasse portuali: 100mila euro, viveri per equipaggio e migranti: 36.456,76 euro, telecomunicazioni: 22.661,23 euro, carburante: 80mila euro, manutenzione: 77mila euro, «fornitori di servizi esterni» (?): 102.172,57 euro, spese burocratiche: 192 mila euro, team italiano (lobbisti): 62.815,17. Ci sono poi due aerei, uno costato 100.000 euro che ha compiuto un'operazione (?) 262.435,00 euro. Carburante e tasse aeroportuali: 162.360,00 euro. Totale, circa 2.700.000 euro, pagati dalla federazione evangelica tedesca.»<br />SALVARE VITE È UNA SCUSA<br />Dunque, «salvare vite» è costato, nel 2018, quasi 3 milioni di euro. Tempo fa ho appreso che un immigrato (clandestino, che si era rivolto al mio studio legale, imbarcatosi in Libia dopo un lungo viaggio attraverso mezza Africa) ha mantenuto per oltre due anni la sua famiglia in Bangladesh con i 2,5 euro giornalieri che riceveva dallo Stato durante il periodo di attesa della sentenza definitiva sul suo diritto a ricevere il permesso di soggiorno.<br />Cinque persone (padre, madre, fratello, moglie del fratello e bambina) hanno vissuto per oltre due anni con 75 euro al mese. I 3 milioni spesi per la Sea Watch avrebbero mantenuto in vita ogni anno 200 mila persone. A casa loro. Da dove non avrebbero avuto motivo di allontanarsi per affrontare un viaggio attraverso Somalia o Etiopia, poi Mali o Niger o Sudan, infine Libia (il mio clandestino ci ha impiegato un anno e mezzo), e alla fine un soggiorno di imprecisata durata nei famigerati lager libici. Né avrebbero avuto motivo di imbarcarsi su gommoni malsicuri con elevata probabilità di affogare.<br />Dubito che Sea Watch abbia, nel 2018, «salvato 200 mila vite». Ma, se anche tante fossero state, il «salvataggio» ha avuto come ineliminabile conseguenza, l'abbandono in un Paese straniero che non le voleva, il passaggio in clandestinità e –soprattutto- la mancanza di mezzi di sussistenza alle famiglie rimaste nei Paesi di origine. Chiunque, anche Sea Watch, capisce che i tre milioni di euro all'anno sono stati proprio buttati dalla finestra. Allora, perché?<br />IL VERO SCOPO È FAVORIRE L'INVASIONE<br />Prima di rispondere alla domanda, un'altra considerazione. Un migrante disperato attraverserebbe il canale di Sicilia a nuoto? Ovviamente no, se non per uscire dalla sua disperazione con il suicidio. Eppure, se sapesse che Sea Watch e le altre Ong non lo raccoglieranno, che il mare è un deserto dove si troverà solo, solo questo gli rimarrebbe da fare. Oppure potrebbe rinunciare a migrare.<br />Dunque è assolutamente evidente che la massiccia migrazione attraverso il Mediterraneo è dovuta alla ragionevole certezza o rilevante probabilità (in realtà non tanto rilevante ma la disperazione è una molla potente) che qualcuno li raccoglierà.<br />D'altra parte che le Ong siano lì per questo, che gli aerei pattuglino la zona per questo, che ci siano accordi tra Ong e trafficanti libici (metteteli in mare e noi arriveremo) lo sappiamo noi e lo sanno loro. Allora è evidente che la causa prima della necessità di «salvare vite» sta proprio nella predisposizione dell'operazione di salvataggio. Mettiti in pericolo e io verrò a salvarti.<br />La risposta al «perché» adesso è facile. Sea Watch e le altre ritengono che favorire la migrazione dai Paesi poveri ai Paesi ricchi sia cosa buona e giusta. Quindi si organizzano per trasportare i migranti. Naturalmente non possono mettere in piedi un servizio navetta ufficiale, prelevandoli in territorio libico e sbarcandoli in Europa (sul dove in Europa si apre un altro discorso).<br />Quindi li «salvano» in mare. Che è come dire: la casa in cui abiti è pericolante e insalubre; assicurala e dalle fuoco; io sono pronto a portare una scala fino al terzo piano e a «salvarti»; l'assicurazione ti darà un po' di soldi e tu ti rifarai una vita. Tutti contenti. Meno l'assicuratore. Ma chi se ne frega.<br />Tutto questo ha, deve avere, conseguenze penali; ne parlerò. Ma al momento è evidente che le ipocrite ammonizioni lanciate al nostro Paese («salvare vite non può mai essere un reato») sono non pertinenti. C'è chi lo sa benissimo e parla imbiancando i suoi sepolcri; e chi non capisce niente: ma «l'ho letto su Internet».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18628564</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2019 13:05:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18628564/ong.mp3" length="9747225" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5736

LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO APPOSTA IN PERICOLO di Bruno Tinti
Io continuo a pensare che l'impossibilità di confrontare serenamente e razionalmente le opinioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5736" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5736</a><br /><br />LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO APPOSTA IN PERICOLO di Bruno Tinti<br />Io continuo a pensare che l'impossibilità di confrontare serenamente e razionalmente le opinioni dipenda da Internet. [...] È quello che sta succedendo con la vicenda della Sea Watch.<br />La moltitudine dei difensori della Ong (di tutte le Ong che operano nel Mediterraneo) e del capitano Carola Rackete sostiene questo sillogismo:<br />a) Premessa maggiore: la vita umana è bene primario.<br />b) Premessa minore: le Ong salvano vite umane.<br />c) Conclusione: per salvare vite umane (beni primari) si può violare ogni norma che tuteli beni secondari.<br />Si tratta in realtà di un paralogismo: la premessa minore è erronea. Le Ong non salvano vite umane. Al contrario le mettono intenzionalmente in pericolo. Quello che vogliono è favorire la migrazione. A questo scopo ogni Ong si è data una struttura economica e operativa.<br />Fausto Biloslavo su Il Giornale, ha fornito informazioni impressionati: «Sea Watch è costata nel 2018 oltre un milione e mezzo di euro (lavori in cantiere dell'anno prima e due gommoni). Si devono aggiungere 304.069,65 euro per spese equipaggio e personale amministrativo a Berlino e Amburgo. Ancora: viaggi e voli di equipaggi e attivisti: 61.980,36 euro, assicurazione, ormeggi e tasse portuali: 100mila euro, viveri per equipaggio e migranti: 36.456,76 euro, telecomunicazioni: 22.661,23 euro, carburante: 80mila euro, manutenzione: 77mila euro, «fornitori di servizi esterni» (?): 102.172,57 euro, spese burocratiche: 192 mila euro, team italiano (lobbisti): 62.815,17. Ci sono poi due aerei, uno costato 100.000 euro che ha compiuto un'operazione (?) 262.435,00 euro. Carburante e tasse aeroportuali: 162.360,00 euro. Totale, circa 2.700.000 euro, pagati dalla federazione evangelica tedesca.»<br />SALVARE VITE È UNA SCUSA<br />Dunque, «salvare vite» è costato, nel 2018, quasi 3 milioni di euro. Tempo fa ho appreso che un immigrato (clandestino, che si era rivolto al mio studio legale, imbarcatosi in Libia dopo un lungo viaggio attraverso mezza Africa) ha mantenuto per oltre due anni la sua famiglia in Bangladesh con i 2,5 euro giornalieri che riceveva dallo Stato durante il periodo di attesa della sentenza definitiva sul suo diritto a ricevere il permesso di soggiorno.<br />Cinque persone (padre, madre, fratello, moglie del fratello e bambina) hanno vissuto per oltre due anni con 75 euro al mese. I 3 milioni spesi per la Sea Watch avrebbero mantenuto in vita ogni anno 200 mila persone. A casa loro. Da dove non avrebbero avuto motivo di allontanarsi per affrontare un viaggio attraverso Somalia o Etiopia, poi Mali o Niger o Sudan, infine Libia (il mio clandestino ci ha impiegato un anno e mezzo), e alla fine un soggiorno di imprecisata durata nei famigerati lager libici. Né avrebbero avuto motivo di imbarcarsi su gommoni malsicuri con elevata probabilità di affogare.<br />Dubito che Sea Watch abbia, nel 2018, «salvato 200 mila vite». Ma, se anche tante fossero state, il «salvataggio» ha avuto come ineliminabile conseguenza, l'abbandono in un Paese straniero che non le voleva, il passaggio in clandestinità e –soprattutto- la mancanza di mezzi di sussistenza alle famiglie rimaste nei Paesi di origine. Chiunque, anche Sea Watch, capisce che i tre milioni di euro all'anno sono stati proprio buttati dalla finestra. Allora, perché?<br />IL VERO SCOPO È FAVORIRE L'INVASIONE<br />Prima di rispondere alla domanda, un'altra considerazione. Un migrante disperato attraverserebbe il canale di Sicilia a nuoto? Ovviamente no, se non per uscire dalla sua disperazione con il suicidio. Eppure, se sapesse che Sea Watch e le altre Ong non lo raccoglieranno, che il mare è un deserto dove si troverà solo, solo questo gli rimarrebbe da fare. 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Dall'inizio dell'emergenza immigrazione, gli spagnoli hanno assistito ad un repentino precipitare delle cose. E, come in tanti altri paesi dell'Unione, sono sempre di più i quartieri a predominio di stranieri. Intere zone dove i furti, lo spaccio, i crimini d'onore, le violenze sessuali e il divieto d'accesso per le donne bianche sono la nuova normalità.<br />Ovviamente non esistono statistiche affidabili sui crimini legati all'immigrazione, perché i dati compilati dal ministero dell'Interno spagnolo su specifiche categorie (omicidio, stupro, rapina, ecc.) non classificano i criminali per nazionalità. Ma anche rispetto ai numeri e alle percentuali legati ai reati, c'è poca chiarezza. Le statistiche ufficiali raccontano, per esempio, di 865 stupri nel 2017, mentre altrove ne vengono registrati 1382 - una differenza del 60%. L'agenzia ufficiale di statistica spagnola (Instituto Nacional de Estadística, INE) ha indicato che gli immigrati rappresentano circa il 10% della popolazione spagnola totale, ma, allo stesso tempo, sono anche il 32% della popolazione carceraria di Spagna. I dati del ministero dell'Interno mostrano poi che la maggior parte degli immigrati arrestati nel 2017 proveniva da due soli paesi: Romania (18.032) e Marocco (17.464). Eppure, sebbene la mancanza di statistiche ufficiali, non è l'aneddotica ma la cronaca nera a disegnare la cornice di una Paese succube della criminalità straniera: dal piccolo furto all'assassinio e alle violenze sessuali, il problema cresce a livello nazionale.<br />IMMIGRATI MUSULMANI: LO STUPRO (ANCHE DI GRUPPO) È NORMALE<br />Un certo scalpore e rabbia ha provocato la vicenda legata alla violenza sessuale - particolarmente feroce - subita da una dodicenne vicino Madrid da sei immigrati africani. Lo scandalo maggiore, come accaduto già altrove in Europa, è stato però nel silenzio imposto dalle autorità spagnole per evitare di alimentare i sentimenti anti-immigrazione. I sei - tra i 15 e i 20 anni - inizialmente avevano rapito in un parco pubblico due ragazzine e una è stata liberata perché musulmana. El Mundo ha pubblicato i risultati dell'indagine e, secondo quanto riportato, i pubblici ministeri e i giudici hanno deciso che tre dei minori saranno trattenuti e poi "reinseriti" nella società spagnola, piuttosto che essere espulsi, uno è in detenzione preventiva, gli altri sono stati già rilasciati. Lo stupro di gruppo ha acceso i riflettori sulla spirale di criminalità legata agl'immigrati che sta angustiando la Spagna e smascherato, al contempo, un sistema giudiziario indulgente che continua a lasciare i criminali a piede libero, spesso solo perché stranieri.<br />Ma i casi offerti ferocemente dalla cronaca fotografano una realtà rispetto alla quale non c'è statistica ufficiale capace di ridimensionare il problema. Solo nell'ultimo anno e mezzo gli spagnoli hanno assistito alla nascita del "branco di Allah", che con le aggressioni sessuali ha terrorizzato la metropolitana di Barcellona. La banda di quindici islamici, nonostante i diversi crimini con cui ha messo a ferro e fuoco la Catalogna, ha già otto dei suoi membri a piede libero. Gli stupri sono sempre più diffusi e c'è ormai una generazione di spagnole, perché bianche e non islamiche, ad esser stata segnata per sempre. Si passa da Alicante, quando tre algerini hanno stuprato una donna di 19 anni; a Tarragona, dove undici immigrati minorenni hanno stuprato una ragazza; ad Algeciras, dove tre dominicani sono stati arrestati per abusi sessuali ai danni di una quattordicenne; a Granada, quando ad aprile un marocchino di 45 anni è stato arrestato dopo essersi masturbato di fronte ai bambini durante una processione della Settimana Santa; fino a Blanes, dove un immigrato senegalese di 24 anni è stato arrestato per aver aggredito sessualmente una bambina di 11 anni.<br />PICCHIATE O ACCOLTELLATE LE LORO MOGLI E FIGLIE (NESSUNA FEMMINISTA PROTESTA)<br />Ma si tratta solo di una selezione di alcuni dei casi più eclatanti degli ultimi mesi. A cui vanno aggiunti i crimini d'onore: omicidi e aggressioni dei quali gl'immigrati, ma non solo o almeno non sempre, sono i protagonisti indiscussi. Da Valencia a Salamanca, da Laredo a Madrid , le mogli e le figlie di immigrati sono state picchiate o accoltellate. Decine e decine anche i casi di "immigrati minori non accompagnati", quelli che in Spagna chiamano i Menas (menores extranjeros no acompañados). Ad oggi però, oltre alla Catalogna, è Madrid a versare in una situazione davvero critica. A Lavapiés il quartiere della capitale noto per la spiccata multiculturalità, recentemente il consiglio comunale ha ordinato alla polizia di tenersi alla larga dalla zone per "evitare situazioni di tensione". Tutto è iniziato circa un anno fa, quando centinaia di immigrati senza documenti hanno invaso il quartiere in una rivolta contro le forze dell'ordine colpevoli di aver ucciso un venditore ambulante senegalese di 35 anni.<br />L'uomo è morto, secondo le prime notizie, dopo essere stato inseguito dalla polizia da Puerta del Sol, nel centro della città, a Lavapiés, dove è crollato in fin di vita. Il 22 aprile 2019, tuttavia, un tribunale di Madrid ha confermato che Mbaye non è morto come conseguenza di un inseguimento della polizia. "Gli eventi non rivelano nemmeno la minima indicazione che il defunto è stato personalmente sottoposto a qualsiasi tipo di molestia. Non ci sono dati oggettivi o testimonianze per affermare l'esistenza di tali molestie o persecuzioni, che non ha altro sostegno se non le semplici affermazioni di chi ha fatto il ricorso [una ONG chiamata SOS Racism Madrid]." La morte di Mbaye ha tuttavia scatenato violente proteste che sono durate per diversi giorni e che hanno causato diversi danni. E gl'immigrati sono anche forti del fatto che nessuna minaccia potrà ostacolare il loro controllo di un quartiere di una capitale d'Europa.<br />A tutto questo va ad aggiungersi la minaccia terrorismo. Allo stato attuale la polizia in Spagna monitora oltre 1.000 persone considerate pericolose, mentre i tribunali stanno indagando su 259 persone e 500 telefoni monitorati. Ma si tratta dei meri dati di cui è informato El Paìs. C'è ben altro sotto. Tra il 1996 e il 2013, quasi il 29% delle persone condannate per reati di terrorismo islamico è stato arrestato nella provincia di Barcellona. Un ennesimo recente rapporto ha indicato la Spagna come importantissimo centro finanziario per terroristi in Siria e in Iraq. E dal 2013 al 2017 niente è cambiato, anzi. Intanto Madrid vive in un eterno incubo ricorrente, subissata da minacce.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18360920</guid><pubDate>Wed, 29 May 2019 15:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18360920/immigrazione_spagna.mp3" length="8742033" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5668

IMMIGRAZIONE ISLAMICA: SPAGNA NEL CAOS (NECESSARIA UNA NUOVA RECONQUISTA) di Lorenza Formicola
La Spagna ha un problema ormai serissimo di sicurezza. Dall'inizio dell'emergenza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5668" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5668</a><br /><br />IMMIGRAZIONE ISLAMICA: SPAGNA NEL CAOS (NECESSARIA UNA NUOVA RECONQUISTA) di Lorenza Formicola<br />La Spagna ha un problema ormai serissimo di sicurezza. Dall'inizio dell'emergenza immigrazione, gli spagnoli hanno assistito ad un repentino precipitare delle cose. E, come in tanti altri paesi dell'Unione, sono sempre di più i quartieri a predominio di stranieri. Intere zone dove i furti, lo spaccio, i crimini d'onore, le violenze sessuali e il divieto d'accesso per le donne bianche sono la nuova normalità.<br />Ovviamente non esistono statistiche affidabili sui crimini legati all'immigrazione, perché i dati compilati dal ministero dell'Interno spagnolo su specifiche categorie (omicidio, stupro, rapina, ecc.) non classificano i criminali per nazionalità. Ma anche rispetto ai numeri e alle percentuali legati ai reati, c'è poca chiarezza. Le statistiche ufficiali raccontano, per esempio, di 865 stupri nel 2017, mentre altrove ne vengono registrati 1382 - una differenza del 60%. L'agenzia ufficiale di statistica spagnola (Instituto Nacional de Estadística, INE) ha indicato che gli immigrati rappresentano circa il 10% della popolazione spagnola totale, ma, allo stesso tempo, sono anche il 32% della popolazione carceraria di Spagna. I dati del ministero dell'Interno mostrano poi che la maggior parte degli immigrati arrestati nel 2017 proveniva da due soli paesi: Romania (18.032) e Marocco (17.464). Eppure, sebbene la mancanza di statistiche ufficiali, non è l'aneddotica ma la cronaca nera a disegnare la cornice di una Paese succube della criminalità straniera: dal piccolo furto all'assassinio e alle violenze sessuali, il problema cresce a livello nazionale.<br />IMMIGRATI MUSULMANI: LO STUPRO (ANCHE DI GRUPPO) È NORMALE<br />Un certo scalpore e rabbia ha provocato la vicenda legata alla violenza sessuale - particolarmente feroce - subita da una dodicenne vicino Madrid da sei immigrati africani. Lo scandalo maggiore, come accaduto già altrove in Europa, è stato però nel silenzio imposto dalle autorità spagnole per evitare di alimentare i sentimenti anti-immigrazione. I sei - tra i 15 e i 20 anni - inizialmente avevano rapito in un parco pubblico due ragazzine e una è stata liberata perché musulmana. El Mundo ha pubblicato i risultati dell'indagine e, secondo quanto riportato, i pubblici ministeri e i giudici hanno deciso che tre dei minori saranno trattenuti e poi "reinseriti" nella società spagnola, piuttosto che essere espulsi, uno è in detenzione preventiva, gli altri sono stati già rilasciati. Lo stupro di gruppo ha acceso i riflettori sulla spirale di criminalità legata agl'immigrati che sta angustiando la Spagna e smascherato, al contempo, un sistema giudiziario indulgente che continua a lasciare i criminali a piede libero, spesso solo perché stranieri.<br />Ma i casi offerti ferocemente dalla cronaca fotografano una realtà rispetto alla quale non c'è statistica ufficiale capace di ridimensionare il problema. Solo nell'ultimo anno e mezzo gli spagnoli hanno assistito alla nascita del "branco di Allah", che con le aggressioni sessuali ha terrorizzato la metropolitana di Barcellona. La banda di quindici islamici, nonostante i diversi crimini con cui ha messo a ferro e fuoco la Catalogna, ha già otto dei suoi membri a piede libero. Gli stupri sono sempre più diffusi e c'è ormai una generazione di spagnole, perché bianche e non islamiche, ad esser stata segnata per sempre. Si passa da Alicante, quando tre algerini hanno stuprato una donna di 19 anni; a Tarragona, dove undici immigrati minorenni hanno stuprato una ragazza; ad Algeciras, dove tre dominicani sono stati arrestati per abusi sessuali ai danni di una quattordicenne; a Granada, quando ad aprile un marocchino di 45 anni è stato arrestato dopo essersi masturbato di fronte ai bambini durante una processione della...]]></itunes:summary><itunes:duration>547</itunes:duration><itunes:keywords>immigrazione,invasione,politica,reconquista,spagna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1093fa29a36f88f25cdfcc5c5e6fa484.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un rapper nero incita ad uccidere i bianchi... ma guai a condannarlo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-rapper-nero-incita-ad-uccidere-i-bianchi-ma-guai-a-condannarlo--18360922</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5653" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5653</a><br /><br />UN RAPPER NERO INCITA AD UCCIDERE I BIANCHI... MA GUAI A CONDANNARLO di Mauro Faverzani<br />Si fa alla svelta a gridare al razzismo: ma quando, ad esserne vittima, è un uomo bianco improvvisamente l'attenzione mediatica scema ed anche la giustizia diventa inspiegabilmente mansueta.<br />È il caso, ad esempio, del rapper nero Nick Conrad, di 35 anni, recentemente condannato, benché abbia continuato a proclamare la propria innocenza ed a negare d'essere razzista. Però il testo del suo brano, intitolato non a caso Plb-Pendez les blancs («Impiccate i bianchi»), non lascia adito a dubbi: «Entrate negli asili nido e uccidete i bebè bianchi - dice - Acchiappateli e poi impiccate i loro genitori».<br />Per questo, a fine marzo, è giunta la sentenza di condanna della Corte penale nei suoi confronti, una condanna incredibilmente clemente: 5 mila euro di sanzione, oltre tutto pena sospesa, per istigazione a delinquere.<br />La sua clip vomita violenza al punto da aver scatenato accese polemiche già dallo scorso settembre: nel video si vedeva un uomo bianco con un revolver infilato in bocca o con la testa schiacciata contro il marciapiede.<br />Eppure il rapper si è detto «deluso» dalla sentenza ed ha preannunciato di voler ricorrere addirittura in appello: «La lotta continuerà», ha dichiarato, benché, alla fine, egli si sia ritrovato finora a dover sborsare solo mille euro per danni a due associazioni costituitesi parti civili, la Licra-Lega internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo e l'Agrif-Alleanza generale contro il razzismo e per il rispetto dell'identità francese e cristiana.<br />UN'AGGRESSIONE OMOFOBA E RAZZISTA? IN REALTÀ ERA TUTTO FALSO<br />Chissà perché, però, quando il politicamente corretto si rivela scorretto, all'epidermica ed immediata levata di scudi iniziale si sostituisce un imbarazzato silenzio. Capita non solo quando la vittima del razzismo sia bianca, ma anche quando la violenza omofobica si riveli, in realtà, solo ed unicamente una gigantesca farsa o, peggio, un pretesto.<br />Qualcuno avrà forse saputo, ad esempio, dell'arresto dell'attore omosessuale afro-americano Jussie Smollett, accusato lo scorso febbraio di essersi letteralmente inventato un'aggressione «omofoba» e «razzista», raccogliendo, sulla parola, la solidarietà di molte star ed una copertura mediatica internazionale.<br />Pochi i riflettori rimasti accesi, però, per spiegare che, in realtà, quella di Smollett è stata soltanto un'enorme montatura, per procurarsi una facile pubblicità gratuita. Dopo il suo rilascio su cauzione, è stato licenziato dalla serie tv in cui recitava ed ora rischia fino a tre anni di carcere. Ma di lui nessuno parla più. E figuracce come questa sono purtroppo più frequenti di quanto si creda.<br />L'ISLAM PUÒ INFANGARE IL CRISTIANESIMO E NESSUNO DEVE PROTESTARE<br />Lo stesso accade con l'islam, altro tema "tabù", nei cui confronti l'Occidente rivela una clemenza pari al lassismo anche laddove i precedenti suggeriscano maggior rigore e severità. Lo rivelano vicende come quella di Basit, un 19enne afghano, ufficialmente in Francia come rifugiato politico: in realtà, si è già distinto per aver danneggiato il portone della Sottoprefettura di Fontainebleau e per aver minacciato di morte le guardie del castello, dichiarando la propria adesione all'Isis.<br />Nonostante tutto, il tribunale penale non lo ha riconosciuto colpevole di apologia del terrorismo, lo ha derubricato come giovane disagiato, quindi lo ha condannato ad un anno di reclusione, ma con la sospensione della pena. Lo status di enfant terrible gli ha consentito d'aver accesso al regime di messa in prova per 36 mesi, nonché gratuitamente alle cure psichiatriche e sanitarie del caso ed alla formazione al lavoro. Unica misura restrittiva: il divieto di frequentare il castello di Fontainebleau. Nient'altro.<br />Anche in questo caso non è stato chiuso un occhio, ma tutti e due. Come si è fatto anche negli studi radiofonici di France Inter, allorché, proprio - si badi - nel pomeriggio di Venerdì Santo, si è lasciato esibire e pagato con soldi del servizio pubblico un sedicente cantante, lanciatosi in un'oscena, vergognosa, delirante, canzonatoria interpretazione del rogo di Notre-Dame.<br />Quello trasmesso, nel giorno della morte di Cristo in croce, è stato un bieco oltraggio alla fede ed alle convinzioni più intime di milioni di cattolici, cui tuttavia viene chiesto di starsene zitti e guai al primo che parla, immediatamente tacciabile d'integralismo e fanatismo religioso in nome di un illimitato senso della «libertà d'espressione», per la verità ridotta a libertà d'insulto e, chissà perché, attivabile soltanto a senso unico, il senso cioè di chi canti col coro, rendendo i cristiani un bersaglio.<br />Ancora una volta, nei casi citati ed in molti altri, un'omertà complice ha consentito il trionfo non del buon senso, della giustizia e del buon gusto, bensì dell'ideologia, del pregiudizio e del «politicamente corretto».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18360922</guid><pubDate>Wed, 15 May 2019 15:35:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18360922/immigraz_razzismo.mp3" length="6154030" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5653

UN RAPPER NERO INCITA AD UCCIDERE I BIANCHI... MA GUAI A CONDANNARLO di Mauro Faverzani
Si fa alla svelta a gridare al razzismo: ma quando, ad esserne vittima, è un uomo bianco...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5653" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5653</a><br /><br />UN RAPPER NERO INCITA AD UCCIDERE I BIANCHI... MA GUAI A CONDANNARLO di Mauro Faverzani<br />Si fa alla svelta a gridare al razzismo: ma quando, ad esserne vittima, è un uomo bianco improvvisamente l'attenzione mediatica scema ed anche la giustizia diventa inspiegabilmente mansueta.<br />È il caso, ad esempio, del rapper nero Nick Conrad, di 35 anni, recentemente condannato, benché abbia continuato a proclamare la propria innocenza ed a negare d'essere razzista. Però il testo del suo brano, intitolato non a caso Plb-Pendez les blancs («Impiccate i bianchi»), non lascia adito a dubbi: «Entrate negli asili nido e uccidete i bebè bianchi - dice - Acchiappateli e poi impiccate i loro genitori».<br />Per questo, a fine marzo, è giunta la sentenza di condanna della Corte penale nei suoi confronti, una condanna incredibilmente clemente: 5 mila euro di sanzione, oltre tutto pena sospesa, per istigazione a delinquere.<br />La sua clip vomita violenza al punto da aver scatenato accese polemiche già dallo scorso settembre: nel video si vedeva un uomo bianco con un revolver infilato in bocca o con la testa schiacciata contro il marciapiede.<br />Eppure il rapper si è detto «deluso» dalla sentenza ed ha preannunciato di voler ricorrere addirittura in appello: «La lotta continuerà», ha dichiarato, benché, alla fine, egli si sia ritrovato finora a dover sborsare solo mille euro per danni a due associazioni costituitesi parti civili, la Licra-Lega internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo e l'Agrif-Alleanza generale contro il razzismo e per il rispetto dell'identità francese e cristiana.<br />UN'AGGRESSIONE OMOFOBA E RAZZISTA? IN REALTÀ ERA TUTTO FALSO<br />Chissà perché, però, quando il politicamente corretto si rivela scorretto, all'epidermica ed immediata levata di scudi iniziale si sostituisce un imbarazzato silenzio. Capita non solo quando la vittima del razzismo sia bianca, ma anche quando la violenza omofobica si riveli, in realtà, solo ed unicamente una gigantesca farsa o, peggio, un pretesto.<br />Qualcuno avrà forse saputo, ad esempio, dell'arresto dell'attore omosessuale afro-americano Jussie Smollett, accusato lo scorso febbraio di essersi letteralmente inventato un'aggressione «omofoba» e «razzista», raccogliendo, sulla parola, la solidarietà di molte star ed una copertura mediatica internazionale.<br />Pochi i riflettori rimasti accesi, però, per spiegare che, in realtà, quella di Smollett è stata soltanto un'enorme montatura, per procurarsi una facile pubblicità gratuita. Dopo il suo rilascio su cauzione, è stato licenziato dalla serie tv in cui recitava ed ora rischia fino a tre anni di carcere. Ma di lui nessuno parla più. E figuracce come questa sono purtroppo più frequenti di quanto si creda.<br />L'ISLAM PUÒ INFANGARE IL CRISTIANESIMO E NESSUNO DEVE PROTESTARE<br />Lo stesso accade con l'islam, altro tema "tabù", nei cui confronti l'Occidente rivela una clemenza pari al lassismo anche laddove i precedenti suggeriscano maggior rigore e severità. Lo rivelano vicende come quella di Basit, un 19enne afghano, ufficialmente in Francia come rifugiato politico: in realtà, si è già distinto per aver danneggiato il portone della Sottoprefettura di Fontainebleau e per aver minacciato di morte le guardie del castello, dichiarando la propria adesione all'Isis.<br />Nonostante tutto, il tribunale penale non lo ha riconosciuto colpevole di apologia del terrorismo, lo ha derubricato come giovane disagiato, quindi lo ha condannato ad un anno di reclusione, ma con la sospensione della pena. Lo status di enfant terrible gli ha consentito d'aver accesso al regime di messa in prova per 36 mesi, nonché gratuitamente alle cure psichiatriche e sanitarie del caso ed alla formazione al lavoro. Unica misura restrittiva: il divieto di frequentare il castello di Fontainebleau....]]></itunes:summary><itunes:duration>385</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,conrad,odio,omicidio,rapper,razzismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f941cd0fb2535b14040a5301ca4c4585.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Svezia, il drammatico fallimento del modello ''porte aperte agli immigrati''</title><link>https://www.spreaker.com/episode/svezia-il-drammatico-fallimento-del-modello-porte-aperte-agli-immigrati--18360921</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5618" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5618</a><br /><br />SVEZIA, IL DRAMMATICO FALLIMENTO DEL MODELLO ''PORTE APERTE AGLI IMMIGRATI''<br />Luglio 2017: Dan Eliasson, capo della polizia svedese, rompe il muro di omertà del governo e si rivolge ai cittadini con un appello in tv: «Aiutateci, aiutateci!». Eliasson racconta che le aree sfuggite al controllo dell'autorità di Stato e "vietate" alle forze dell'ordine sono ormai diventate 61, sono sempre più estese e 23 di queste, attorno alle città più grandi, sono considerate «particolarmente rischiose». Commissariati chiusi e controllo demandato a 200 gang, perfino le ambulanze chiedono di entrarci con le attrezzature da zona di guerra. Settembre 2018, la superdemocrazia umanitaria da 10 milioni di abitanti si contra con le statistiche inquietanti dell'anno precedente: 320 sparatorie, 110 omicidi e 7.226 stupri denunciati, il 10 per cento in più del 2016. Il 36 per cento delle donne dichiara di sentirsi in pericolo al calare della notte, e i verbali di polizia danno loro ragione: le denunce di violenze sessuali sono triplicate fra il 2012 e il 2016, interessando così il 4,1 per cento di tutte le donne, contro l'1,4 per cento di sei anni prima.<br />CRIMINI SESSUALI E IMMIGRAZIONE DI MASSA<br />Aprile 2019, Mario Ajello e Andrea Bassi, inviati del Messaggero, raggiungono Stoccolma e iniziano una lunga inchiesta che aggiorna la narrazione dello Stato vetrina della social democrazia e del progressismo, dove insieme all'hockey sul ghiaccio lo sport nazionale è diventato lo stupro di gruppo: «Secondo i dati del Consiglio nazionale per la prevenzione del crimine, nel 2017 ci sono state 73 aggressioni sessuali per ogni 100 mila abitanti, il 24 per cento in più che negli anni passati. Un'inchiesta della tv svedese Svt ha riportato come il 58 per cento dei condannati per crimini sessuali sia nato fuori dai confini dell'Unione europea. Paulina Neuding, una giornalista svedese di fama internazionale, è stata accusata di xenofobia per aver collegato l'aumento dei crimini sessuali alla migrazione di massa».<br />L'ASSURDO CASO DELLO STAGISTA<br />Come spiega ai giornalisti Angry Foreigner, blogger seguitissimo in Svezia, rifugiato di guerra e arrivato dalla Bosnia nel paese da bambino, «qui c'è il pregiudizio che ogni svedese sia un oppressore e ogni immigrato sia un oppresso. (...)  Il solo interrogarsi sui problemi dell'accoglienza è considerato razzismo». Valga su tutti il caso riportato dai giornalisti accaduto al Centro per l'immigrazione della cittadina di  Trollhattan, dove un ragazzo islamista ammesso a uno stage ha denunciato la dirigente al centro anti-discriminazioni, colpevole di aver porto la mano presentandosi, «La mia religione mi vieta di avere contatti di questo tipo con una donna». Risultato: il Comune per non essere tacciato di razzismo paga 30 mila corone svedesi (3.500 euro) allo stagista.<br />LITTLE MOGADISCIO E L'EMERGENZA CASE<br />«Si arriva all'assurdo, nel Paese dei sepolcri imbiancati, di parole come quelle dell'ex primo ministro conservatore Fredrik Reinfeldt: "La Svezia, senza l'influenza delle culture degli immigrati, sarebbe solo barbarie". Si tratta evidentemente di un politico che non ha mai preso la metro di Stoccolma» scrivono gli inviati. Che a sette stazioni dal centro raggiungono Rinkeby, la poco rassicurante Little Mogadiscio, così viene chiamata la zona (c'è anche Little Damasco, dominata dalla mafia siriana), dove è impossibile per un bianco passare inosservato. Nel paese che per Mona Sahlin, ex leader dei socialdemocratici, «gli svedesi devono essere integrati nella nuova Svezia multiculturale» e «chi torna dalla jihad, dopo aver combattuto con l'Isis, va riabilitato dandogli una terapia, una casa e un lavoro» l'arrivo massiccio degli immigrati ha fatto esplodere la bolla immobiliare: «Le famiglie hanno un passivo che ha raggiunto l'88 per cento del prodotto interno, ma soprattutto il 186 per cento del loro reddito. I mutui sono al 70 per cento erogati a tasso variabile, così un aumento del costo del denaro rischia di mettere in ginocchio sia chi ha sottoscritto i prestiti sia le banche che li hanno erogati». Solo gli immigrati riescono a spuntarla sulle lunghissime liste di attesa per accedere alle case popolari con affitti calmierati: a Malmö, il Comune ha stabilito di dare la priorità ai cosiddetti nuovi arrivati svedesi e così ha deciso di acquistare 56 appartamenti per ospitarli.<br />UN SISTEMA GIURIDICO PARALLELO<br />L'inchiesta prosegue nei sessanta ghetti impenetrabili dove per stessa ammissione del Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità vige un «sistema giuridico parallelo». Alcuni mesi fa, raccontano i giornalisti, un tribunale svedese si è pronunciato secondo i principi della sharia, quando la Corte ha deciso che una donna abusata da suo marito non poteva che mentire su queste violenze: la giuria ha rimproverato la donna di aver coinvolto la polizia invece di risolvere il problema consultando la famiglia del marito. E l'Onu ha spedito una missione accusando la Svezia di razzismo. «Proprio le parole che qui nessuno vuole sentirsi dire. Ma che fotografano la nuova realtà, tranne che agli occhi di chi non s'è mai spinto oltre la fermata Rissne della metro e preferisce conservare le false certezze del progressismo d'antan».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18360921</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2019 15:39:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18360921/immigraz_svezia.mp3" length="7694209" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5618

SVEZIA, IL DRAMMATICO FALLIMENTO DEL MODELLO ''PORTE APERTE AGLI IMMIGRATI''
Luglio 2017: Dan Eliasson, capo della polizia svedese, rompe il muro di omertà del governo e si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5618" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5618</a><br /><br />SVEZIA, IL DRAMMATICO FALLIMENTO DEL MODELLO ''PORTE APERTE AGLI IMMIGRATI''<br />Luglio 2017: Dan Eliasson, capo della polizia svedese, rompe il muro di omertà del governo e si rivolge ai cittadini con un appello in tv: «Aiutateci, aiutateci!». Eliasson racconta che le aree sfuggite al controllo dell'autorità di Stato e "vietate" alle forze dell'ordine sono ormai diventate 61, sono sempre più estese e 23 di queste, attorno alle città più grandi, sono considerate «particolarmente rischiose». Commissariati chiusi e controllo demandato a 200 gang, perfino le ambulanze chiedono di entrarci con le attrezzature da zona di guerra. Settembre 2018, la superdemocrazia umanitaria da 10 milioni di abitanti si contra con le statistiche inquietanti dell'anno precedente: 320 sparatorie, 110 omicidi e 7.226 stupri denunciati, il 10 per cento in più del 2016. Il 36 per cento delle donne dichiara di sentirsi in pericolo al calare della notte, e i verbali di polizia danno loro ragione: le denunce di violenze sessuali sono triplicate fra il 2012 e il 2016, interessando così il 4,1 per cento di tutte le donne, contro l'1,4 per cento di sei anni prima.<br />CRIMINI SESSUALI E IMMIGRAZIONE DI MASSA<br />Aprile 2019, Mario Ajello e Andrea Bassi, inviati del Messaggero, raggiungono Stoccolma e iniziano una lunga inchiesta che aggiorna la narrazione dello Stato vetrina della social democrazia e del progressismo, dove insieme all'hockey sul ghiaccio lo sport nazionale è diventato lo stupro di gruppo: «Secondo i dati del Consiglio nazionale per la prevenzione del crimine, nel 2017 ci sono state 73 aggressioni sessuali per ogni 100 mila abitanti, il 24 per cento in più che negli anni passati. Un'inchiesta della tv svedese Svt ha riportato come il 58 per cento dei condannati per crimini sessuali sia nato fuori dai confini dell'Unione europea. Paulina Neuding, una giornalista svedese di fama internazionale, è stata accusata di xenofobia per aver collegato l'aumento dei crimini sessuali alla migrazione di massa».<br />L'ASSURDO CASO DELLO STAGISTA<br />Come spiega ai giornalisti Angry Foreigner, blogger seguitissimo in Svezia, rifugiato di guerra e arrivato dalla Bosnia nel paese da bambino, «qui c'è il pregiudizio che ogni svedese sia un oppressore e ogni immigrato sia un oppresso. (...)  Il solo interrogarsi sui problemi dell'accoglienza è considerato razzismo». Valga su tutti il caso riportato dai giornalisti accaduto al Centro per l'immigrazione della cittadina di  Trollhattan, dove un ragazzo islamista ammesso a uno stage ha denunciato la dirigente al centro anti-discriminazioni, colpevole di aver porto la mano presentandosi, «La mia religione mi vieta di avere contatti di questo tipo con una donna». Risultato: il Comune per non essere tacciato di razzismo paga 30 mila corone svedesi (3.500 euro) allo stagista.<br />LITTLE MOGADISCIO E L'EMERGENZA CASE<br />«Si arriva all'assurdo, nel Paese dei sepolcri imbiancati, di parole come quelle dell'ex primo ministro conservatore Fredrik Reinfeldt: "La Svezia, senza l'influenza delle culture degli immigrati, sarebbe solo barbarie". Si tratta evidentemente di un politico che non ha mai preso la metro di Stoccolma» scrivono gli inviati. Che a sette stazioni dal centro raggiungono Rinkeby, la poco rassicurante Little Mogadiscio, così viene chiamata la zona (c'è anche Little Damasco, dominata dalla mafia siriana), dove è impossibile per un bianco passare inosservato. Nel paese che per Mona Sahlin, ex leader dei socialdemocratici, «gli svedesi devono essere integrati nella nuova Svezia multiculturale» e «chi torna dalla jihad, dopo aver combattuto con l'Isis, va riabilitato dandogli una terapia, una casa e un lavoro» l'arrivo massiccio degli immigrati ha fatto esplodere la bolla immobiliare: «Le famiglie hanno un passivo che ha raggiunto l'88 per cento...]]></itunes:summary><itunes:duration>481</itunes:duration><itunes:keywords>caos,europa,immigrati,politica,porteaperte,svezia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0d1c6d32ed90a27aa15e744d1871a1e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cappuccetto rosso e le violenze di capodanno in Germania</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cappuccetto-rosso-e-le-violenze-di-capodanno-in-germania--69329093</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4061" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4061</a><br /><br />CAPPUCCETTO ROSSO E LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Esistono due versioni delle fiabe: quella tradizionale e quella politicamente corretta. A spiegare la seconda versione ci ha pensato alcuni anni fa James Finn Garner, (Fiabe della buona notte politicamente corrette, Frassinelli, Milano 1994), rileggendo le fiabe tradizionali alla luce della cultura oggi dominante. Prendiamo, ad esempio, Cappuccetto Rosso. Nella versione tradizionale Cappuccetto Rosso è una "dolce bimbetta", tenerella, brava e gentile. Mentre porta vino e focaccia alla nonna vecchia e malata, incontra il lupo. Il lupo la distrae, afferra cappuccetto e cestino e corre dalla nonna; inghiotte la vecchia e si mette a letto ad aspettare l'arrivo della ragazzina.<br />Al suo arrivo, dopo il celebre scambio di battute («Nonna, che orecchie grandi che hai!»), il lupo si pappa pure lei, mettendosi a russare sonoramente con la panza piena. Il cacciatore, sentendo il gran russare e preoccupato per la vecchia, entra nella casetta nel bosco, apre la pancia al lupo e ne fa uscire bimba e nonna. Cappuccetto Rosso riempie la pancia del lupo con dei pietroni così, quando quello si sveglia e cerca di scappare, cade a terra e muore. E tutti (tranne il lupo) vissero felici e contenti.<br />CAPPUCCETTO ROSSO VERSIONE POLITICAMENTE CORRETTA<br />Nella versione politicamente corretta il cacciatore piomba nella casa della nonna mentre il lupo sta per papparsi Cappuccetto Rosso (che è istruita, emancipata e fiduciosa «nella sua sbocciante sessualità»). Solo che non è un cacciatore, ma un taglialegna, perché nelle fiabe politicamente corrette la brutale pratica della caccia è abolita e i cacciatori, per campare, devono mettersi a tagliare la legna. All'arrivo del cacciatore accorso in aiuto delle due donne, Cappuccetto Rosso e il lupo reagiscono all'unisono con queste parole: «Si può sapere che cosa crede di fare? Piombare qua dentro come un neandertaliano, impugnando un'arma per fare chissà che! Sessista! Specista! Come osa supporre che uomini [sic] e lupi non siano in grado di risolvere i propri problemi senza l'aiuto di un uomo?». Al che la nonna salta fuori dalla bocca del lupo e ammazza il taglialegna con la sua stessa accetta. «Dopo quell'ardua prova, Cappuccetto Rosso, la nonna e il lupo sentirono una certa comunanza di propositi. Decisero, pertanto, di costituire un gruppo famigliare alternativo basato sul reciproco rispetto e sulla cooperazione, e da allora vissero insieme, felici e contenti, nel bosco».<br />PARALLELI CON IL CAPODANNO DI COLONIA<br />Sarò strano, ma quando ho letto delle violenze di massa subite dalle donne tedesche la notte di Capodanno a Colonia, e dell'atteggiamento della stampa nei confronti di questi e di innumerevoli altri episodi simili [leggi nota alla fine dell'articolo, N.d.BB], a me è venuta in mente la fiaba di Cappuccetto Rosso e la sua versione politicamente corretta. Le fiabe, si sa, aiutano i bambini a dare ordine al mondo. Senza dilungarci troppo, il ruolo che le fiabe affidano agli uomini è quello del cacciatore: uccidere (ed essere uccisi) per proteggere donne e bambini. Un ruolo che porta con sé un carico di sofferenza, di fatica e solitudine; ma è il compito degli uomini, il sacrificio che essi hanno da sempre compiuto - in silenzio, senza troppo lamentarsi - per il bene delle persone loro affidate.<br />Nel nuovo mondo politicamente corretto il cacciatore è un neanderthaliano, sessista, specista, brutto, sporco e cattivo. È stato quindi rieducato alla non violenza, alla tolleranza, all'accoglienza; è stato lavato, depilato, profumato; al posto del fucile ora porta un fiore, al posto degli stivalacci infangati indossa sandali fatti con materiale riciclato. Non uccide più il lupo, è diventato vegetariano, anzi: vegano. Non solo: in un mondo politicamente corretto, basato sul rispetto reciproco e sulla cooperazione, è un personaggio inutile, senza ruolo, senza un compito; senza identità.<br />Cosa sarà, dunque, di Cappuccetto Rosso e della nonna, quando il lupo si toglierà il manto da pecora? Chi le difenderà, se chi è preposto a questo compito è imbelle? Chi si opporrà alla violenza, se l'unico antidoto alla violenza - la forza - è stato bandito? Tanti auguri, Cappuccetto Rosso, anzi: in bocca al lupo...<br />Nota di BastaBugie: l'articolo di Stefano Magni "Violenza in Germania, silenzi colpevoli" pubblicato il 09-01-2016 mette ben in luce gli aspetti inquietanti della vicenda.<br />Eccolo in forma integrale (verso la fine ci sono degli interessanti link agli articoli di cui parla):<br />Ci si interroga ancora sui fatti di Colonia, sulle 121 aggressioni sessuali (denunciate) subite dalle donne nella notte di San Silvestro. Quanto sono state estese le violenze? Quanti vi hanno partecipato realmente? E perché la polizia non ha reagito con la fermezza dovuta? Perché gli uomini non hanno difeso le loro donne dalle aggressioni? Si è fatta strada da subito la tesi di un'azione organizzata. Il Corriere della Sera dopo una cronaca puntuale e ricca di testimonianze di quanto è avvenuto, riferisce anche l'ipotesi degli investigatori di un complotto di xenofobi tedeschi per screditare la politica del governo Merkel sull'immigrazione. Altre testate, come Vice.com, si affrettano a dire che in Germania, anche senza immigrati, vige comunque una "cultura dello stupro" e riportano precedenti di violenze carnali durante l'Oktober Fest, ad opera di tedeschi che hanno alzato troppo il gomito. Ma si ha paura di affrontare lo scenario più ovvio, a partire dal dato di fatto che l'origine di tutte e 31 le persone già identificate dalla polizia a Colonia è araba e nordafricana. E che almeno 18 degli identificati sono immigrati mediorientali richiedenti asilo.<br />La violenza subita dalle tedesche a Colonia non è un fatto isolato. Sempre nella notte di San Silvestro, sono state denunciate violenze sessuali anche ad Amburgo: 70 denunce di aggressione, di cui 2 anche per lesioni corporali e 23 anche per furto. Pure in questo caso, le donne hanno descritto i loro assalitori come uomini dal "background migratorio". Al di fuori dei confini tedeschi, fatti analoghi avvenivano contemporaneamente anche a Zurigo (Svizzera), Salisburgo (Austria) e a Helsinki (Finlandia). Il caso della capitale finlandese è significativo, perché contiene elementi di un piano premeditato e in parte prevenuto dalla polizia. "I sospetti erano richiedenti asilo e i tre (aggressori della notte di San Silvestro, ndr) sono stati arrestati", ha dichiarato Ilkka Koskimaki, vicecapo della polizia. "Prima di Capodanno la polizia ha ricevuto alcune soffiate secondo le quali richiedenti asilo avrebbero potuto attuare piani simili a quelli di Colonia", si legge nel suo comunicato.<br />Il fenomeno non è solo diffuso, ma è anche prolungato nel tempo. Quel che è avvenuto, su più larga scala, nella notte dell'ultimo giorno del 2015, su scala più ridotta si è ripetuto tante volte, in tutti i paesi interessati. Lo scorso agosto, in una lettera indirizzata al Ministero dell'Integrazione e degli Affari sociali del Land dell'Assia, in Germania, quattro associazioni per i diritti delle donne avvertivano la pericolosità della situazione che si stava creando nel campo profughi allestito nella base militare di Giessen. "E' un fatto risaputo che donne e bambini sono privi di protezione - si leggeva nella missiva - Questa situazione è sfruttata da quegli uomini che considerano le donne come inferiori e trattano quelle non accompagnate come 'prede'. Di conseguenza, abbiamo rapporti di numerosi stupri, molestie sessuali e un numero crescente di casi di prostituzione forzata. Questi non sono incidenti sporadici". Poco dopo la riapertura delle scuole, a Mering, in Baviera, è stato denunciato lo stupro di una ragazzina di 16 anni. Subito dopo le autorità cittadine hanno suggerito ai genitori di non far uscire i loro bambini, se non accompagnati. Alle ragazze è stato invece suggerito di girare alla larga dalla stazione ferroviaria, dove è stato allestito un campo profughi. A Pocking, sempre in Baviera, un preside ha scritto alle famiglie delle sue studentesse di mandare a scuola le ragazze vestite in modo appropriato, non per pudore o decoro richiesti dalla scuola, ma per timore di "fraintendimenti" da parte dei vicini arabi ospitati nel locale campo profughi. La lettera del preside specificava che tra i rifugiati "molti sono musulmani e parlano arabo. Hanno la loro cultura. Siccome la scuola è molto vicina a dove alloggiano, devono essere indossati abiti modesti". Anche le disposizioni della sindachessa di Colonia parlano di "adattamento" alla presenza di persone con "una loro cultura", onde evitare "fraintendimenti". Paradossalmente, questi suggerimenti (come lo star lontano almeno un braccio da un immigrato o rifugiato) contengono molta più "islamofobia" di quella ostentata dai militanti di Pegida, il movimento contro l'islamizzazione.<br />Il Gatestone Institute riporta che il livello di violenza subito da donne e ragazze tedesche in quest'ultimo anno ha raggiunto la soglia di allarme. Tanto che le autorità della Germania, un paese in cui sono in vigore leggi sulle armi fra le più restrittive al mondo, stanno ricevendo un numero da record di richieste di porto d'armi per autodifesa, mentre i rivenditori di prodotti non letali per la difesa personale hanno anche quintuplicato le vendite. Pur con tutti questi precedenti, però, i fatti di Colonia (e Amburgo) paiono aver colto di sorpresa l'opinione pubblica. Le autorità si affrettano ad affermare che fra questa impennata di violenza e l'immigrazione massiccia non c'è alcun nesso. E' pressoché vietato ricollegare questi episodi a una cultura tribale, masch]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69329093</guid><pubDate>Tue, 12 Jan 2016 23:18:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69329093/cappuccetto_rosso.mp3" length="6162434" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4061

CAPPUCCETTO ROSSO E LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA
di Roberto Marchesini
 
Esistono due versioni delle fiabe: quella tradizionale e quella politicamente corretta. A spiegare la seconda...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4061" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4061</a><br /><br />CAPPUCCETTO ROSSO E LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Esistono due versioni delle fiabe: quella tradizionale e quella politicamente corretta. A spiegare la seconda versione ci ha pensato alcuni anni fa James Finn Garner, (Fiabe della buona notte politicamente corrette, Frassinelli, Milano 1994), rileggendo le fiabe tradizionali alla luce della cultura oggi dominante. Prendiamo, ad esempio, Cappuccetto Rosso. Nella versione tradizionale Cappuccetto Rosso è una "dolce bimbetta", tenerella, brava e gentile. Mentre porta vino e focaccia alla nonna vecchia e malata, incontra il lupo. Il lupo la distrae, afferra cappuccetto e cestino e corre dalla nonna; inghiotte la vecchia e si mette a letto ad aspettare l'arrivo della ragazzina.<br />Al suo arrivo, dopo il celebre scambio di battute («Nonna, che orecchie grandi che hai!»), il lupo si pappa pure lei, mettendosi a russare sonoramente con la panza piena. Il cacciatore, sentendo il gran russare e preoccupato per la vecchia, entra nella casetta nel bosco, apre la pancia al lupo e ne fa uscire bimba e nonna. Cappuccetto Rosso riempie la pancia del lupo con dei pietroni così, quando quello si sveglia e cerca di scappare, cade a terra e muore. E tutti (tranne il lupo) vissero felici e contenti.<br />CAPPUCCETTO ROSSO VERSIONE POLITICAMENTE CORRETTA<br />Nella versione politicamente corretta il cacciatore piomba nella casa della nonna mentre il lupo sta per papparsi Cappuccetto Rosso (che è istruita, emancipata e fiduciosa «nella sua sbocciante sessualità»). Solo che non è un cacciatore, ma un taglialegna, perché nelle fiabe politicamente corrette la brutale pratica della caccia è abolita e i cacciatori, per campare, devono mettersi a tagliare la legna. All'arrivo del cacciatore accorso in aiuto delle due donne, Cappuccetto Rosso e il lupo reagiscono all'unisono con queste parole: «Si può sapere che cosa crede di fare? Piombare qua dentro come un neandertaliano, impugnando un'arma per fare chissà che! Sessista! Specista! Come osa supporre che uomini [sic] e lupi non siano in grado di risolvere i propri problemi senza l'aiuto di un uomo?». Al che la nonna salta fuori dalla bocca del lupo e ammazza il taglialegna con la sua stessa accetta. «Dopo quell'ardua prova, Cappuccetto Rosso, la nonna e il lupo sentirono una certa comunanza di propositi. Decisero, pertanto, di costituire un gruppo famigliare alternativo basato sul reciproco rispetto e sulla cooperazione, e da allora vissero insieme, felici e contenti, nel bosco».<br />PARALLELI CON IL CAPODANNO DI COLONIA<br />Sarò strano, ma quando ho letto delle violenze di massa subite dalle donne tedesche la notte di Capodanno a Colonia, e dell'atteggiamento della stampa nei confronti di questi e di innumerevoli altri episodi simili [leggi nota alla fine dell'articolo, N.d.BB], a me è venuta in mente la fiaba di Cappuccetto Rosso e la sua versione politicamente corretta. Le fiabe, si sa, aiutano i bambini a dare ordine al mondo. Senza dilungarci troppo, il ruolo che le fiabe affidano agli uomini è quello del cacciatore: uccidere (ed essere uccisi) per proteggere donne e bambini. Un ruolo che porta con sé un carico di sofferenza, di fatica e solitudine; ma è il compito degli uomini, il sacrificio che essi hanno da sempre compiuto - in silenzio, senza troppo lamentarsi - per il bene delle persone loro affidate.<br />Nel nuovo mondo politicamente corretto il cacciatore è un neanderthaliano, sessista, specista, brutto, sporco e cattivo. È stato quindi rieducato alla non violenza, alla tolleranza, all'accoglienza; è stato lavato, depilato, profumato; al posto del fucile ora porta un fiore, al posto degli stivalacci infangati indossa sandali fatti con materiale riciclato. Non uccide più il lupo, è diventato vegetariano, anzi: vegano. Non solo: in un mondo...]]></itunes:summary><itunes:duration>386</itunes:duration><itunes:keywords>bosco,cappuccettorosso,dolcebimbetta,lupo,nonna,russare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7531dd1e41a09ab5bc1bce3634dc59d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
