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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Famiglia e matrimonio - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=22</link><description><![CDATA[Consigli utili (e verificati sul campo) su come vivere bene in famiglia]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572853/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Society &amp; Culture</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg</url><title>Famiglia e matrimonio - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=22</link></image><lastBuildDate>Tue, 25 Aug 2026 15:42:43 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg"/><itunes:subtitle>Consigli utili (e verificati sul campo) su come vivere bene in famiglia</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Consigli utili (e verificati sul campo) su come vivere bene in famiglia]]></itunes:summary><itunes:category text="Society &amp; Culture"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>2e04e1b7-30af-59dd-acf7-ef40b7e6f0e3</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Il rapporto madre-figlio secondo la scienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-rapporto-madre-figlio-secondo-la-scienza--74640113</link><description><![CDATA[VIDEO: Il rapporto madre-figlio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8639" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8639</a><br /><br />IL RAPPORTO MADRE-FIGLIO SECONDO LA SCIENZA<br />I primi 1000 giorni d'oro: la prodigiosa e stupenda realtà, in parte ancora sconosciuta, dell'essere umano dal concepimento fino ai due anni (VIDEO: Il rapporto madre-figlio)<br />di Carlo Bellieni<br /> <br />Cosa sia un embrione, tanti credono di saperlo, ma se glielo chiedi... scena muta! Perché si parla di embrioni come si parla di spread, o di inflazione o di voli su Marte. Serve a fare due chiacchiere, talvolta una litigata, ma sempre (e sottolineo sempre) non cercando di capire, ma cercando di far vincere la propria squadra politica o etica o di calcio. Invece l'embrione umano è una realtà prodigiosa per la scienza, stupefacente e ancora in parte sconosciuta per le sue caratteristiche e per la sua mutevolezza infinita, e non merita di essere tirato in dispute da bar. Vediamo il perché di tanto stupore. Un fenomeno inaudito accade all'arrivo dell'embrione nel corpo materno: non viene distrutto. Eppure è un "estraneo", come lo sarebbe un batterio contro cui le cellule della madre si armano in massa per ricacciare via l'intruso. Invece questo non accade con l'embrione. Per una serie di ormoni che la prima cellula trasmette al corpo della madre, questo non lo riconosce come "nemico" e lo accetta. Allo stesso tempo il corpo della mamma manda all'embrione i suoi ormoni, che servono a farlo crescere e a farlo attaccare con forza alla parete dell'utero.<br />TUTTO IN UN CONTINUUM<br />Un embrione è l'inizio della vita, anzi è l'inizio del periodo più interessante, fragile e irripetibile della vita che sono i primi 1.000 giorni di vita, cui ho recentemente dedicato un libro (I primi 1000 giorni d'oro. La puericultura per i genitori e per chi cura i bambini, Ancora, 2024). Embrione è una parola che viene dal greco e che significa «che fiorisce dentro»: ed è davvero un fiorire, tanto che le cellule si trasmettono fra di loro messaggi per far trasformare ogni cellula, nel suo moltiplicarsi, in un organo. E questo dipende da un fenomeno chiamato epigenetica, che consiste nella capacità dell'ambiente di influenzare la maniera con cui il Dna si esprime, con cui poi la cellula produrrà proteine e crescerà diversa dalle altre. Se non ci fosse questo fenomeno, pensateci, tutte le cellule del nostro corpo sarebbero uguali l'una all'altra, mentre l'influenza che una cellula dell'embrione ha sulla vicina e l'influenza che le cellule dell'utero della mamma hanno sulle cellule embrionali fanno sì che ogni cellula prenda la giusta strada, la giusta forma, la giusta attività. E si parla di embrione fino al compimento delle otto settimane dal concepimento, cioè per i primi due mesi, quando ormai già si distinguono la testa, il cuore che inizia a battere e le braccia.<br />In realtà questa distinzione tra embrione, poi feto, poi bambino, è una distinzione fatta per scopi pratici, cioè - in un certo senso - a fine buono, per non sovraccaricare di illusioni, sapendo che quando si parla di embrione dobbiamo sottolineare la fragilità e anche la possibilità che infezioni o altri eventi lo facciano deperire e morire; il feto è più resistente, più formato, e ancora più formato sarà il bambino, ma tutto in un continuum che non vede momenti magici in cui uno di questi stati assume un valore maggiore degli altri. È come il passaggio dall'infanzia alla pubertà: due stati diversi della persona, ma in un continuum senza salti né colpi di magia. Si può discutere se l'embrione meriti il titolo di persona; in realtà è un problema un po' artefatto, perché purtroppo accade che, nel continuum di sviluppo umano, ci sono dei periodi o degli stadi che vengono considerati meno di altri e questo si sottolinea negando loro il titolo di persona. Questo, per alcuni filosofi, vale per i soggetti adulti con deficit mentali, o quelli in coma, o per i bambini appena nati ma ancora non in grado di reclamare i propri diritti; e paradossalmente per ciascuno di noi quando dorme, perché, se essere persona significa essere cosciente e autodeterminante, chi dorme non lo è.<br />UN'ALLEANZA VIRTUOSA<br />Si può obiettare che chi dorme poi si sveglia; ma anche l'embrione poi acquista autocoscienza col crescere e il disabile mentale, se curato, non è escluso che l'acquisterà. Ma in fondo si tratta di riconoscere a ogni essere umano, che sia curabile o incurabile, embrione o vecchio, lo stesso rispetto. Se iniziamo a sezionare, dissezionare, compartimentalizzare la vita umana, dove troveremo il limite per non dare della non-persona a qualcuno che ha delle caratteristiche razziali, religiose, politiche, territoriali diverse dalle nostre? Non è così che nascono tutte le guerre, cioè dal passo di disumanizzare il nemico, di assimilarlo a una "bestia"? Sgombriamo il campo da un equivoco: l'embrione è ancora troppo immaturo per percepire suoni, dolore o altre sensazioni, ma questo non ne fa un essere di "serie B": è un periodo di sviluppo come gli altri, dicevamo. Ma c'è un fatto che lascia davvero a bocca aperta: l'embrione nel suo crescere manda nel sangue della mamma alcune sue cellule. E qui restiamo di nuovo stupefatti dal paradosso che dicevamo all'inizio: la mamma non le distrugge!<br />Anzi, queste cellule andranno in certi organi della mamma e potranno essere utili addirittura alla mamma stessa, come quelle cellule che finiscono nella sua amigdala, che è il centro nervoso deputato all'umore, e che renderanno la mamma più forte e accogliente in previsione del duro e affascinante lavoro di puerpera. Insomma, sarebbe tanto bello che intorno alla figura dell'embrione non discutessero delle tifoserie che parlano dei suoi diritti o non-diritti come parlerebbero e strillerebbero in un talk-show su chi è meglio che alleni la nazionale italiana. Perché non si crea un'alleanza virtuosa tra chi davvero vuol conoscere e sapere, per approfondire questi temi, conoscere meglio la vita prenatale, la vita del neonato, la vita del bambino piccolo, che ancora trovano tanti ostacoli a essere accettati, rispettati e a ricevere le attenzioni che meritano? Tante patologie dell'adulto nascono proprio qui: dal non trattare bene non solo l'embrione, ma nemmeno i bambini già nati e cresciuti, che nella società occidentale e nei luoghi di guerra trovano un ambiente ostile, che non sa che farsene di loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/74640113</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2026 15:42:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/74640113/i_primi_mille_giorni.mp3" length="6054182" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il rapporto madre-figlio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8639

IL RAPPORTO MADRE-FIGLIO SECONDO LA SCIENZA
I primi 1000 giorni d'oro: la prodigiosa e stupenda realtà, in parte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il rapporto madre-figlio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8639" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8639</a><br /><br />IL RAPPORTO MADRE-FIGLIO SECONDO LA SCIENZA<br />I primi 1000 giorni d'oro: la prodigiosa e stupenda realtà, in parte ancora sconosciuta, dell'essere umano dal concepimento fino ai due anni (VIDEO: Il rapporto madre-figlio)<br />di Carlo Bellieni<br /> <br />Cosa sia un embrione, tanti credono di saperlo, ma se glielo chiedi... scena muta! Perché si parla di embrioni come si parla di spread, o di inflazione o di voli su Marte. Serve a fare due chiacchiere, talvolta una litigata, ma sempre (e sottolineo sempre) non cercando di capire, ma cercando di far vincere la propria squadra politica o etica o di calcio. Invece l'embrione umano è una realtà prodigiosa per la scienza, stupefacente e ancora in parte sconosciuta per le sue caratteristiche e per la sua mutevolezza infinita, e non merita di essere tirato in dispute da bar. Vediamo il perché di tanto stupore. Un fenomeno inaudito accade all'arrivo dell'embrione nel corpo materno: non viene distrutto. Eppure è un "estraneo", come lo sarebbe un batterio contro cui le cellule della madre si armano in massa per ricacciare via l'intruso. Invece questo non accade con l'embrione. Per una serie di ormoni che la prima cellula trasmette al corpo della madre, questo non lo riconosce come "nemico" e lo accetta. Allo stesso tempo il corpo della mamma manda all'embrione i suoi ormoni, che servono a farlo crescere e a farlo attaccare con forza alla parete dell'utero.<br />TUTTO IN UN CONTINUUM<br />Un embrione è l'inizio della vita, anzi è l'inizio del periodo più interessante, fragile e irripetibile della vita che sono i primi 1.000 giorni di vita, cui ho recentemente dedicato un libro (I primi 1000 giorni d'oro. La puericultura per i genitori e per chi cura i bambini, Ancora, 2024). Embrione è una parola che viene dal greco e che significa «che fiorisce dentro»: ed è davvero un fiorire, tanto che le cellule si trasmettono fra di loro messaggi per far trasformare ogni cellula, nel suo moltiplicarsi, in un organo. E questo dipende da un fenomeno chiamato epigenetica, che consiste nella capacità dell'ambiente di influenzare la maniera con cui il Dna si esprime, con cui poi la cellula produrrà proteine e crescerà diversa dalle altre. Se non ci fosse questo fenomeno, pensateci, tutte le cellule del nostro corpo sarebbero uguali l'una all'altra, mentre l'influenza che una cellula dell'embrione ha sulla vicina e l'influenza che le cellule dell'utero della mamma hanno sulle cellule embrionali fanno sì che ogni cellula prenda la giusta strada, la giusta forma, la giusta attività. E si parla di embrione fino al compimento delle otto settimane dal concepimento, cioè per i primi due mesi, quando ormai già si distinguono la testa, il cuore che inizia a battere e le braccia.<br />In realtà questa distinzione tra embrione, poi feto, poi bambino, è una distinzione fatta per scopi pratici, cioè - in un certo senso - a fine buono, per non sovraccaricare di illusioni, sapendo che quando si parla di embrione dobbiamo sottolineare la fragilità e anche la possibilità che infezioni o altri eventi lo facciano deperire e morire; il feto è più resistente, più formato, e ancora più formato sarà il bambino, ma tutto in un continuum che non vede momenti magici in cui uno di questi stati assume un valore maggiore degli altri. È come il passaggio dall'infanzia alla pubertà: due stati diversi della persona, ma in un continuum senza salti né colpi di magia. Si può discutere se l'embrione meriti il titolo di persona; in realtà è un problema un po' artefatto, perché purtroppo accade che, nel continuum di sviluppo umano, ci sono dei periodi o degli stadi che vengono considerati meno di...]]></itunes:summary><itunes:duration>379</itunes:duration><itunes:keywords>carlobellieni,embrione,iprimimillegiorni,mamma,rapportomadrefiglio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e69ce3fff8a67ad51bcb124189c3fddc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Insultata e derisa perchè ha 10 figli... ed è felice</title><link>https://www.spreaker.com/episode/insultata-e-derisa-perche-ha-10-figli-ed-e-felice--73459980</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8625" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8625</a><br /><br />INSULTATA E DERISA PERCHE' HA 10 FIGLI... ED E' FELICE<br />di Salvatore Tropea<br /> <br />C'è una giovane donna, in provincia di Verona, che ha scelto di andare controcorrente. In un tempo in cui si fatica a fare il secondo figlio, in cui la natalità è in caduta libera e il mito dell'autorealizzazione personale sembra aver soppiantato ogni altra aspirazione, Giorgia Mosca, classe 1987, ha deciso di donare la vita. E l'ha fatto ben dieci volte. Sposata a 18 anni, Giorgia è diventata mamma giovanissima. Condividendo su Instagram la quotidianità della sua famiglia, ha iniziato a raccontare il bello e il difficile di crescere tanti figli, con uno stile diretto e sincero. Il suo nickname, @6voltemamma, oggi è quasi un understatement: i figli sono diventati dieci - sei femmine e quattro maschi - l'ultima dei quali, Gaia, è nata lo scorso maggio. La sua storia, in verità già da diverso tempo, ha attirato una grande attenzione mediatica e centinaia di migliaia di persone la seguono ogni giorno sui social per ascoltare i suoi racconti: la gestione della casa, i momenti di gioia, le difficoltà, i pranzi da preparare per 12 persone, la fatica delle notti in bianco, ma anche la bellezza dell'essere una famiglia unita, viva, piena di affetto. Una quotidianità fatta non solo di sorrisi, ma anche di pianti, stanchezza, corse contro il tempo... e amore. Tanto amore. Eppure, questa testimonianza così semplice, umana e autentica ha scatenato anche l'odio.<br /><br />DERISA, INSULTATA, ACCUSATA... PERCHÉ TROPPO MADRE<br />Quando Giorgia ha annunciato pubblicamente la sua decima gravidanza in molti si sono congratulati. Ma non tutti. C'è stato chi - dietro uno schermo, come troppo spesso accade - l'ha attaccata anche con ferocia. «Mi hanno detto che sono una c***a, che siamo stupidi, che siamo egoisti e irresponsabili» - ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera. E ancora: «Mi scrivono che sono matta, che metto al mondo figli come fossero oggetti. Qualcuno mi ha persino augurato di smettere di vivere. Ci sono rimasta male. Mi ha fatto male, davvero».<br />Tutto questo, semplicemente perché ha scelto di avere tanti figli. Perché non si è vergognata della sua maternità, ma l'ha raccontata con fierezza. Non è la prima volta. Anche in passato, Giorgia ha ricevuto critiche per il solo fatto di mostrare la propria vita familiare. Qualcuno la ha accusata di "strumentalizzare" i figli, altri di essere "irresponsabile", come se la generatività fosse di per sé un crimine. Persino il fatto che la famiglia riceva il sostegno degli assegni statali per i figli è stato usato contro di lei: «fate figli a spese dello Stato», le hanno scritto.<br />In realtà, Giorgia e suo marito lavorano entrambi e hanno costruito la loro famiglia a forza di sacrifici, organizzazione e amore. Gestiscono tutto da soli: la scuola, la casa, la logistica, i momenti difficili. Le spese ovviamente non sono per niente basse, ma questo non li ha fermati, la loro è sempre stata una scelta consapevole, serena, felice..<br /><br />LA NOSTRA È UNA SOCIETÀ CHE DISPREZZA LA MATERNITÀ?<br />Che una madre debba giustificarsi per aver dato la vita è uno scandalo culturale prima ancora che morale. Il fatto che Giorgia venga derisa, compatita o insultata per la sua scelta dice molto - troppo - sulla mentalità dominante, che guarda con sospetto ogni cosa che esce dagli schemi dell'individualismo. Oggi, infatti, è purtroppo normale essere "childfree", si esalta chi sceglie di non avere figli, chi rivendica l'aborto come presunto "diritto" e chi tratta la genitorialità come un ostacolo alla carriera. Ma se una donna decide di mettere al mondo più figli, e lo fa con gioia... allora si scatena il sarcasmo. È «fuori di testa», è «asociale», è «una fanatica». In realtà è tutto frutto di un vero e proprio pregiudizio ideologico contro la famiglia e la maternità. È la dimostrazione che la cultura mainstream non celebra la libertà di scelta, ma tollera solo alcune scelte - quelle che si conformano a un certo pensiero unico. È, inoltre, un paradosso: in un'Italia che piange il crollo demografico, chi fa figli viene attaccato. In un Paese che si riempie la bocca con "inclusività", una mamma viene esclusa e derisa. Ma non è Giorgia il problema. Il problema è una cultura che ha paura della vita.<br />Tornando alle belle testimonianze sulla genitorialità, in questi giorni è tornato sul tema - ma non in riferimento alla vicenda di @6voltemamma - il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, che sicuramente non può essere etichettato come conservatore, né pro life. Ebbene, in un suo editoriale, ha difeso con forza la gioia e la ricchezza dell'essere padri e madri: «maternità e la paternità - ha scritto - non sono un dovere sociale, ma non per questo chi le sceglie deve essere deriso, compatito o accusato di egoismo». Chi mette al mondo un figlio non perde qualcosa: guadagna. Guadagna amore, intensità, significato. Guadagna umanità. Parole limpide, che meritano di essere ripetute. Perché sì, nessuno è obbligato a fare figli, ma chi li fa, chi accoglie la vita, chi costruisce una famiglia, non va ridicolizzato, ma sostenuto. <br />Tornando al caso di Giorgia Mosca, possiamo dunque dire che non è una "mamma da Guinness": è semplicemente una donna felice di amare, che ha il coraggio di mostrare che - anche oggi - si può scegliere la maternità senza pentirsene. Che crescere dieci figli può essere stancante, ma anche immensamente gratificante. Che la vera libertà è dire sì alla vita, quando molti, invece, spingono per dire drammaticamente no. E per questo, Giorgia merita rispetto e gratitudine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73459980</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 19:07:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73459980/insultata_e_derisa.mp3" length="7405026" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8625

INSULTATA E DERISA PERCHE' HA 10 FIGLI... ED E' FELICE
di Salvatore Tropea
 
C'è una giovane donna, in provincia di Verona, che ha scelto di andare controcorrente. In un tempo in cui si fatica a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8625" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8625</a><br /><br />INSULTATA E DERISA PERCHE' HA 10 FIGLI... ED E' FELICE<br />di Salvatore Tropea<br /> <br />C'è una giovane donna, in provincia di Verona, che ha scelto di andare controcorrente. In un tempo in cui si fatica a fare il secondo figlio, in cui la natalità è in caduta libera e il mito dell'autorealizzazione personale sembra aver soppiantato ogni altra aspirazione, Giorgia Mosca, classe 1987, ha deciso di donare la vita. E l'ha fatto ben dieci volte. Sposata a 18 anni, Giorgia è diventata mamma giovanissima. Condividendo su Instagram la quotidianità della sua famiglia, ha iniziato a raccontare il bello e il difficile di crescere tanti figli, con uno stile diretto e sincero. Il suo nickname, @6voltemamma, oggi è quasi un understatement: i figli sono diventati dieci - sei femmine e quattro maschi - l'ultima dei quali, Gaia, è nata lo scorso maggio. La sua storia, in verità già da diverso tempo, ha attirato una grande attenzione mediatica e centinaia di migliaia di persone la seguono ogni giorno sui social per ascoltare i suoi racconti: la gestione della casa, i momenti di gioia, le difficoltà, i pranzi da preparare per 12 persone, la fatica delle notti in bianco, ma anche la bellezza dell'essere una famiglia unita, viva, piena di affetto. Una quotidianità fatta non solo di sorrisi, ma anche di pianti, stanchezza, corse contro il tempo... e amore. Tanto amore. Eppure, questa testimonianza così semplice, umana e autentica ha scatenato anche l'odio.<br /><br />DERISA, INSULTATA, ACCUSATA... PERCHÉ TROPPO MADRE<br />Quando Giorgia ha annunciato pubblicamente la sua decima gravidanza in molti si sono congratulati. Ma non tutti. C'è stato chi - dietro uno schermo, come troppo spesso accade - l'ha attaccata anche con ferocia. «Mi hanno detto che sono una c***a, che siamo stupidi, che siamo egoisti e irresponsabili» - ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera. E ancora: «Mi scrivono che sono matta, che metto al mondo figli come fossero oggetti. Qualcuno mi ha persino augurato di smettere di vivere. Ci sono rimasta male. Mi ha fatto male, davvero».<br />Tutto questo, semplicemente perché ha scelto di avere tanti figli. Perché non si è vergognata della sua maternità, ma l'ha raccontata con fierezza. Non è la prima volta. Anche in passato, Giorgia ha ricevuto critiche per il solo fatto di mostrare la propria vita familiare. Qualcuno la ha accusata di "strumentalizzare" i figli, altri di essere "irresponsabile", come se la generatività fosse di per sé un crimine. Persino il fatto che la famiglia riceva il sostegno degli assegni statali per i figli è stato usato contro di lei: «fate figli a spese dello Stato», le hanno scritto.<br />In realtà, Giorgia e suo marito lavorano entrambi e hanno costruito la loro famiglia a forza di sacrifici, organizzazione e amore. Gestiscono tutto da soli: la scuola, la casa, la logistica, i momenti difficili. Le spese ovviamente non sono per niente basse, ma questo non li ha fermati, la loro è sempre stata una scelta consapevole, serena, felice..<br /><br />LA NOSTRA È UNA SOCIETÀ CHE DISPREZZA LA MATERNITÀ?<br />Che una madre debba giustificarsi per aver dato la vita è uno scandalo culturale prima ancora che morale. Il fatto che Giorgia venga derisa, compatita o insultata per la sua scelta dice molto - troppo - sulla mentalità dominante, che guarda con sospetto ogni cosa che esce dagli schemi dell'individualismo. Oggi, infatti, è purtroppo normale essere "childfree", si esalta chi sceglie di non avere figli, chi rivendica l'aborto come presunto "diritto" e chi tratta la genitorialità come un ostacolo alla carriera. Ma se una donna decide di mettere al mondo più figli, e lo fa con gioia... allora si scatena il sarcasmo. È «fuori di testa», è «asociale», è «una fanatica». 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L'ennesimo, perché si tratta, ormai, di una situazione endemica, tanto da potersi considerare, in termini statistici, normale. Mi ha spiegato che un brutto voto, se non recuperato prontamente, può precludergli tutta la vita; il fallimento non è emendabile, equivale a una vita fallita, indegna di essere vissuta. Mi sono chiesto se ci fosse un'immagine che potesse rappresentare o chiarire, almeno a me, questa situazione in modo da chiarirmi cause e possibili soluzioni. Mi è venuto alla mente un film recente intitolato La lunga marcia (2025).<br />Il film è ambientato negli Stati Uniti, nel ventesimo secolo. C'è una dittatura militare e l'America devastata da una crisi economica; ogni anno viene organizzata la Lunga Marcia, nella quale cento giovani, provenienti da tutti gli stati, camminano per centinaia di chilometri senza mai fermarsi, mantenendo una velocità minima costante. Chi rallenta riceve avvertimenti e, alla terza infrazione, viene ucciso sul posto dai soldati che accompagnano i ragazzi a bordo di mezzi blindati.<br />Lungo il cammino i concorrenti cedono uno a uno - per esaurimento fisico, crolli psicologici o semplice mala sorte - mentre la folla ai bordi della strada li guarda come uno spettacolo. La marcia finisce solo quando rimane un unico sopravvissuto, che ottiene in premio denaro e la possibilità di chiedere qualsiasi cosa voglia.<br />LA LUNGA MARCIA<br />Il film è tratto da un romanzo che lo scrittore Stephen King ha vergato durante gli anni universitari con lo pseudonimo di Richard Bachman. La collocazione temporale del racconto è piuttosto vaga, anche se alcuni indizi fanno pensare che sia ambientato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale; tuttavia, King lo scrisse alla fine degli anni Sessanta, in piena guerra del Vietnam, nella quale migliaia di giovani americani venivano mandati a morire in una guerra lontana, spesso senza capirne il senso.<br />Eppure, a me sembra che sia ambientato nel mondo occidentale attuale; e che i partecipanti alla Lunga Marcia siano i nostri ragazzi. È così che si vedono: all'inizio di una lunga marcia che solo uno, per merito o fortuna, potrà concludere. Rallentare o fermarsi equivale all'essere eliminati. La marcia è crudele ma equa, tutti hanno la possibilità di vincere il premio: «qualsiasi cosa voglia per tutta la vita». La vita è una competizione: sacrifica tutto, sopporta tutto, e alla fine sarai ricompensato. Se sopravvivi. Altrimenti sarai un perdente - un loser - e non c'è posto, nella nostra società, per un perdente: la sua vita sarà miseria e vessazioni senza tregua.<br />Altro che «beati i poveri, i mansueti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati» (Mt 5, 3-12); altro che «gli ultimi saranno i primi» (Mt 20, 16). Sono parole che forse ripetiamo ancora, ma alle quali non crediamo nemmeno noi. Mors tua, vita mea; homo homini lupus; ecco la realtà che gli mostriamo. Non importa se gli abbiamo insegnato o meno le preghiere; se li abbiamo educati o costretti ad andare a Messa alla domenica. Il nostro mondo funziona così, la sua regola fondamentale è la competizione. Alla morte.<br />PERCHÉ NON HAI FATTO MEGLIO?<br />E, pensandoci, anche noi li abbiamo educati così: ogni volta che li abbiamo puniti per un brutto voto; ogni volta che abbiamo confrontato i loro risultati con quelli dei compagni, ogni volta che, ad un buon voto, abbiamo commentato «Hai fatto solo il tuo dovere», oppure «Perché non hai fatto meglio?».<br />Fin da piccoli celebriamo ogni piccolo successo come se fosse un successo mondiale, assoluto; fin dall'asilo devono imparare una lingua straniera, perché «prima cominci, meglio è». Meglio cominciarla subito, la competizione. E poi lo sport, uno strumento, esperienze di ogni tipo, viaggi all'estero, Erasmus. Il tempo dello svago, del gioco o dell'amicizia è tempo perso: bisogna correre, accumulare vantaggi sugli altri, prepararsi per la lotta.<br />Siamo mediocri e viviamo vite mediocri, ma chiediamo ai nostri figli l'eccellenza. Perché? Perché in fondo crediamo anche noi che sono partecipanti alla Lunga Marcia, e che saranno eliminati; se non sarà successo prima ai loro compagni.<br />Poi hanno l'ansia. Certo, sono terrorizzati dalla competizione: in palio c'è la vita. Così - come accade nel film - alcuni ragazzi cedono alla tensione e rinunciano alla Lunga marcia prima che inizi.<br />Perché non c'è posto per i loser nel nostro mondo; un mondo nel quale - al di là di slogan sempre più ipocriti - non c'è posto per il Vangelo; né per gli ultimi o, semplicemente, per i mediocri. È il mondo della competizione, della concorrenza, della performance: il nostro valore dipende da quanto produciamo.<br />E torno a ripensare a quel ragazzino seduto nel mio studio. Alla sua vita e al suo futuro. Mi chiedo se qualcuno, un giorno, gli dirà che la Lunga Marcia è soltanto una «costruzione sociale», che è solo nella nostra testa. Che la competizione non è una legge di natura, ma un inganno.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72756885</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 20:08:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72756885/questi_nostri_giovani.mp3" length="5107558" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8589

QUESTI NOSTRI GIOVANI, IN ANSIA PER LA LUNGA MARCIA
di Roberto Marchesini
 
Mi è capitato in studio l'ennesimo ragazzino angosciato dai voti scolastici, in competizione con i compagni e,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8589" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8589</a><br /><br />QUESTI NOSTRI GIOVANI, IN ANSIA PER LA LUNGA MARCIA<br />di Roberto Marchesini<br /> <br />Mi è capitato in studio l'ennesimo ragazzino angosciato dai voti scolastici, in competizione con i compagni e, ovviamente, un malessere manifestato attraverso svariati sintomi. L'ennesimo, perché si tratta, ormai, di una situazione endemica, tanto da potersi considerare, in termini statistici, normale. Mi ha spiegato che un brutto voto, se non recuperato prontamente, può precludergli tutta la vita; il fallimento non è emendabile, equivale a una vita fallita, indegna di essere vissuta. Mi sono chiesto se ci fosse un'immagine che potesse rappresentare o chiarire, almeno a me, questa situazione in modo da chiarirmi cause e possibili soluzioni. Mi è venuto alla mente un film recente intitolato La lunga marcia (2025).<br />Il film è ambientato negli Stati Uniti, nel ventesimo secolo. C'è una dittatura militare e l'America devastata da una crisi economica; ogni anno viene organizzata la Lunga Marcia, nella quale cento giovani, provenienti da tutti gli stati, camminano per centinaia di chilometri senza mai fermarsi, mantenendo una velocità minima costante. Chi rallenta riceve avvertimenti e, alla terza infrazione, viene ucciso sul posto dai soldati che accompagnano i ragazzi a bordo di mezzi blindati.<br />Lungo il cammino i concorrenti cedono uno a uno - per esaurimento fisico, crolli psicologici o semplice mala sorte - mentre la folla ai bordi della strada li guarda come uno spettacolo. La marcia finisce solo quando rimane un unico sopravvissuto, che ottiene in premio denaro e la possibilità di chiedere qualsiasi cosa voglia.<br />LA LUNGA MARCIA<br />Il film è tratto da un romanzo che lo scrittore Stephen King ha vergato durante gli anni universitari con lo pseudonimo di Richard Bachman. La collocazione temporale del racconto è piuttosto vaga, anche se alcuni indizi fanno pensare che sia ambientato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale; tuttavia, King lo scrisse alla fine degli anni Sessanta, in piena guerra del Vietnam, nella quale migliaia di giovani americani venivano mandati a morire in una guerra lontana, spesso senza capirne il senso.<br />Eppure, a me sembra che sia ambientato nel mondo occidentale attuale; e che i partecipanti alla Lunga Marcia siano i nostri ragazzi. È così che si vedono: all'inizio di una lunga marcia che solo uno, per merito o fortuna, potrà concludere. Rallentare o fermarsi equivale all'essere eliminati. La marcia è crudele ma equa, tutti hanno la possibilità di vincere il premio: «qualsiasi cosa voglia per tutta la vita». La vita è una competizione: sacrifica tutto, sopporta tutto, e alla fine sarai ricompensato. Se sopravvivi. Altrimenti sarai un perdente - un loser - e non c'è posto, nella nostra società, per un perdente: la sua vita sarà miseria e vessazioni senza tregua.<br />Altro che «beati i poveri, i mansueti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati» (Mt 5, 3-12); altro che «gli ultimi saranno i primi» (Mt 20, 16). Sono parole che forse ripetiamo ancora, ma alle quali non crediamo nemmeno noi. Mors tua, vita mea; homo homini lupus; ecco la realtà che gli mostriamo. Non importa se gli abbiamo insegnato o meno le preghiere; se li abbiamo educati o costretti ad andare a Messa alla domenica. Il nostro mondo funziona così, la sua regola fondamentale è la competizione. Alla morte.<br />PERCHÉ NON HAI FATTO MEGLIO?<br />E, pensandoci, anche noi li abbiamo educati così: ogni volta che li abbiamo puniti per un brutto voto; ogni volta che abbiamo confrontato i loro risultati con quelli dei compagni, ogni volta che, ad un buon voto, abbiamo commentato «Hai fatto solo il tuo dovere», oppure «Perché non hai fatto meglio?».<br />Fin da piccoli celebriamo ogni piccolo successo come se fosse un successo mondiale, assoluto;...]]></itunes:summary><itunes:duration>320</itunes:duration><itunes:keywords>ansia,cause,fallimento,gioventù,vitaindegna,voti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cc12de36e9a28beb8d52270684e2f031.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cristianesimo ha umanizzato il rapporto padri-figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cristianesimo-ha-umanizzato-il-rapporto-padri-figli--70700822</link><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70700822</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 22:56:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70700822/il_cristianesimo_ha_umanizzato.mp3" length="6676942" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:duration>418</itunes:duration><itunes:keywords>cristianesimo,figliolanza,padrefiglio,rapporto,umanità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a87a880438482a4f6c5ec2b0f4399ff1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I figli rendono infelici? La scienza dice l'esatto contrario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-figli-rendono-infelici-la-scienza-dice-l-esatto-contrario--69628660</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8436" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8436</a><br /><br />I FIGLI RENDONO INFELICI? LA SCIENZA DICE L'ESATTO CONTRARIO di Lorenza Perfori<br /> <br />Lo studio statunitense intitolato "Life with kids is better: Analyzing public well-being data", uscito a marzo 2025, è stato realizzato da Ken Burchfiel, ricercatore per l'Institute for Family Studies, il quale ha preso in esame i dati degli adulti tra 25 e 50 anni del sondaggio Atus (American Time Use Survey) del 2021. Dallo studio emerge che gli intervistati assegnano i punteggi più elevati in termini di benessere alle attività fatte con i figli: «il 56% del tempo dedicato alle attività ottiene il punteggio di significatività più alto quando sono presenti i figli, rispetto al 37% del tempo trascorso con altre persone. Analogamente è più probabile che gli intervistati assegnino i punteggi di felicità più alti al tempo trascorso in attività con i propri figli (44%) rispetto a quando essi non ci sono (25%)». Non solo, gli intervistati riferiscono che anche altre esperienze, come viaggi, pranzi fuori casa, attività sociali e domestiche risultano più significative se svolte insieme ai figli. I dati mostrano inoltre che il tempo trascorso con i bambini ha una probabilità uguale o superiore di produrre alti livelli di felicità e significatività rispetto al tempo trascorso solo con il coniuge. «In altre parole - osserva Burchfiel - anche se i genitori non riescono a trascorrere tanto tempo in coppia come prima di avere dei bambini, dedicare del tempo ai figli può più che compensare».<br />LO STUDIO POLACCO<br />Anche lo studio polacco, uscito nel 2024, si basa sui risultati di un sondaggio rappresentativo a livello nazionale condotto su genitori. Realizzato dal think tank polacco Institute for Family and Society Studies, lo studio mostra che la genitorialità è un'esperienza multidimensionale che influisce positivamente su vari ambiti della vita di uomini e donne.<br />La maggior parte degli intervistati ritiene che vale la pena essere genitori ed è gratificante, nonostante i costi. Quasi tre quarti di essi (72%) affermano che i benefici immateriali dell'essere genitori superano i costi economici del crescere i figli; ben l'85% non riesce a immaginare la propria vita senza bambini e quasi l'80% afferma che avrebbe dei figli se potesse decidere di nuovo.<br />La genitorialità aumenta anche il senso di sicurezza nei confronti del futuro: le risposte positive all'affermazione "La genitorialità mi fa guardare al futuro con un maggiore senso di sicurezza" superano il 70%. I genitori polacchi ritengono inoltre che i bambini migliorano la vita, soprattutto in termini di significato (70%) e in via generale (69%); e che l'essere genitori non è in conflitto con la vita professionale: l'82% afferma che fare il genitore non ha un impatto negativo sulla sua carriera.<br />Secondo la maggioranza degli intervistati la genitorialità fa sviluppare capacità, competenze e comportamenti in vari ambiti, soprattutto nell'organizzazione del tempo, favorendo la distinzione delle cose importanti da quelle non importanti (81%). Poi l'essere genitori favorisce una maggiore sensibilità verso i bisogni degli altri (79%), una migliore gestione delle finanze (79%), una maggiore attenzione alla propria salute e forma fisica (quasi il 60%), alla qualità dei pasti consumati (75%) e del tempo libero (76%).<br />Ovviamente crescere dei figli non è tutto rose e fiori, ma comporta anche preoccupazioni per il loro benessere. La preoccupazione che i genitori riportano più spesso riguarda la salute dei figli (42,2%). Poi più di un genitore su cinque esprime timore per le eccessive responsabilità (25,1%), le finanze (25%), l'incapacità di prendersi cura dei figli (24,8%) e il non riuscire a conciliare genitorialità e lavoro (20,3%), ma - affermano i ricercatori dello studio - «la buona notizia è che la maggior parte di queste paure non è confermata nella vita reale. Per esempio il timore per la salute dei figli, riferito più spesso, è stato confermato solo da un terzo degli intervistati». Lo studio ha analizzato anche le famiglie numerose riscontrando sia aspetti positivi sia negativi. Tra i vantaggi dell'avere tre o più figli gli intervistati riportano l'occasione per i fratelli di trascorrere del tempo insieme, sviluppare la loro indipendenza e l'opportunità di un sostegno reciproco tra fratelli. Le problematiche più menzionate sono maggiori spese e meno spazi in casa. Tra i benefici riferiti dai genitori di età più avanzata con più figli vi è la maggiore probabilità di ricevere assistenza. I ricercatori osservano che «in generale sono i polacchi con più figli, religiosi e di un'età più avanzata quelli più fortemente propensi a esprimere opinioni positive sulla propria esperienza di genitore».<br />«I FIGLI SONO UNA BENEDIZIONE»<br />La cultura odierna è pressoché tutta focalizzata a denigrare la genitorialità: media mainstream e influencer sui social media esaltano la presunta bellezza di una vita senza figli, concentrata solo su se stessi, sui propri bisogni e desideri. Tuttavia i dati delle scienze sociali, come questi nuovi studi e molti altri più vecchi (già da noi riportati nel n. 135 di dicembre 2024 di questa Rivista), dimostrano che diventare genitori genera benefici e gratificazioni e quindi che non c'è motivo di temere il matrimonio e il generare dei bambini. Burchfiel, autore dello studio Usa riportato all'inizio, afferma che «come comuni mortali siamo spesso spaventati dall'ignoto, anche se Dio ci ha esortato più volte a "non avere paura". Questo è particolarmente vero quando le coppie considerano di diventare genitori: è più facile vedere le bollette future e le notti insonni, piuttosto che l'amore incredibile e la gioia esponenziale che i figli apportano non solo ai genitori, ma al mondo intero». Ma come «"dimostrano" queste ricerche: i figli sono una benedizione. È un bene che vi siano studi a supporto della genitorialità e della vita familiare. Preghiamo affinché le persone radicate nella fede possano abbracciare il piano di Dio per il matrimonio, che è per i bambini e la vita in abbondanza», conclude il ricercatore. Mary Szoch, direttrice del Center for Human Dignity al Family Research Council, aggiunge che «i bambini portano luce e gioia in ogni situazione, anche in quelle tristi e difficili. I figli ci spronano a concentrarci su qualcosa di diverso da noi stessi e, quando lo facciamo, scopriamo che la vita diventa più piacevole e gratificante».<br />FARE IL GENITORE FA BENE AL CERVELLO<br />Lo studio "Being a parent keeps the brain young - especially if you've got multiple kids" ("Essere genitori mantiene il cervello giovane, soprattutto se si hanno più figli"), pubblicato a febbraio 2025 sulla rivista scientifica Proceedings of the Natural Academy of Sciences, ha analizzato le scansioni cerebrali di circa 38.000 adulti. I ricercatori dell'Università di Yale, nel Connecticut, hanno scoperto che coloro che erano genitori di più bambini presentavano una maggiore connettività a livello dell'intricata rete di collegamenti tra le diverse aree del cervello. Avram Holmes - autore principale dello studio e professore associato di psichiatria presso la Robert Wood Johnson Medical School della Rutgers University - afferma che «le regioni del cervello che con l'età presentano una diminuzione della connettività funzionale sono le stesse che sono collegate a una maggiore connettività quando le persone hanno dei figli». Lo studio si è concentrato in particolare sulle tre aree del cervello coinvolte nella funzione motoria, sensitiva e delle interazioni sociali. Holmes spiega che si è visto che maggiore è il numero di figli, maggiore è l'aumento delle vie somatosensoriali e motorie. Le vie somatosensoriali si riferiscono alle informazioni sensoriali provenienti dalla pelle e dal sistema muscolo-scheletrico come il tatto, il dolore e la sensibilità termica (percezione di caldo e freddo). Questa ricerca innovativa evidenzia l'importanza di dedicarsi a tutte quelle attività quotidiane che sono legate all'essere genitori, indicando come la responsabilità e le sfide derivanti dal crescere dei figli possano stimolare il cervello in modalità del tutto uniche, con un impatto positivo profondo sulla salute del cervello e, potenzialmente, mitigando il rischio di declino cognitivo legato all'avanzare dell'età. Inoltre questo effetto positivo tende a rafforzarsi con ogni figlio in più. Questo studio sembra pertanto contraddire l'idea comune secondo la quale avere figli aumenterebbe lo stress e le tensioni, contribuendo al processo di invecchiamento del cervello. Quello che emerge è, al contrario, che dedicarsi a fare il genitore arricchisce e giova alla salute cerebrale grazie all'aumento dell'attività fisica, delle interazioni sociali e della stimolazione cognitiva.<br />Holmes spiega che non è tanto «la gravidanza in sé a essere importante, quanto piuttosto il processo di accudimento dei figli, visto che questi effetti positivi sono presenti non solo nelle madri, ma anche nei padri». Rispetto alle persone senza figli, i genitori esaminati dallo studio avevano anche livelli più elevati di interazioni sociali, un maggior numero di frequentazioni familiari e reti sociali più estese. Lo studio osserva inoltre che negli uomini l'avere più figli risulta associato a una maggiore capacità di resistenza, che predice la salute generale del cervello e l'autonomia in età più avanzata. Sebbene i ricercatori avvertano - come avviene solitamente in tutte le ricerche serie - che sono necessari ulteriori studi per capire esattamente in che modo l'essere genitori migliora le funzioni cerebrali, i risultati possono tuttavia avere implicazioni importanti per le persone che non hanno il classico rapporto genitori-figli. «Se riscontriamo che a]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69628660</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2026 20:35:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69628660/i_figli_rendono_infelici.mp3" length="16445066" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8436

I FIGLI RENDONO INFELICI? LA SCIENZA DICE L'ESATTO CONTRARIO di Lorenza Perfori
 
Lo studio statunitense intitolato "Life with kids is better: Analyzing public well-being data", uscito a marzo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8436" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8436</a><br /><br />I FIGLI RENDONO INFELICI? LA SCIENZA DICE L'ESATTO CONTRARIO di Lorenza Perfori<br /> <br />Lo studio statunitense intitolato "Life with kids is better: Analyzing public well-being data", uscito a marzo 2025, è stato realizzato da Ken Burchfiel, ricercatore per l'Institute for Family Studies, il quale ha preso in esame i dati degli adulti tra 25 e 50 anni del sondaggio Atus (American Time Use Survey) del 2021. Dallo studio emerge che gli intervistati assegnano i punteggi più elevati in termini di benessere alle attività fatte con i figli: «il 56% del tempo dedicato alle attività ottiene il punteggio di significatività più alto quando sono presenti i figli, rispetto al 37% del tempo trascorso con altre persone. Analogamente è più probabile che gli intervistati assegnino i punteggi di felicità più alti al tempo trascorso in attività con i propri figli (44%) rispetto a quando essi non ci sono (25%)». Non solo, gli intervistati riferiscono che anche altre esperienze, come viaggi, pranzi fuori casa, attività sociali e domestiche risultano più significative se svolte insieme ai figli. I dati mostrano inoltre che il tempo trascorso con i bambini ha una probabilità uguale o superiore di produrre alti livelli di felicità e significatività rispetto al tempo trascorso solo con il coniuge. «In altre parole - osserva Burchfiel - anche se i genitori non riescono a trascorrere tanto tempo in coppia come prima di avere dei bambini, dedicare del tempo ai figli può più che compensare».<br />LO STUDIO POLACCO<br />Anche lo studio polacco, uscito nel 2024, si basa sui risultati di un sondaggio rappresentativo a livello nazionale condotto su genitori. Realizzato dal think tank polacco Institute for Family and Society Studies, lo studio mostra che la genitorialità è un'esperienza multidimensionale che influisce positivamente su vari ambiti della vita di uomini e donne.<br />La maggior parte degli intervistati ritiene che vale la pena essere genitori ed è gratificante, nonostante i costi. Quasi tre quarti di essi (72%) affermano che i benefici immateriali dell'essere genitori superano i costi economici del crescere i figli; ben l'85% non riesce a immaginare la propria vita senza bambini e quasi l'80% afferma che avrebbe dei figli se potesse decidere di nuovo.<br />La genitorialità aumenta anche il senso di sicurezza nei confronti del futuro: le risposte positive all'affermazione "La genitorialità mi fa guardare al futuro con un maggiore senso di sicurezza" superano il 70%. I genitori polacchi ritengono inoltre che i bambini migliorano la vita, soprattutto in termini di significato (70%) e in via generale (69%); e che l'essere genitori non è in conflitto con la vita professionale: l'82% afferma che fare il genitore non ha un impatto negativo sulla sua carriera.<br />Secondo la maggioranza degli intervistati la genitorialità fa sviluppare capacità, competenze e comportamenti in vari ambiti, soprattutto nell'organizzazione del tempo, favorendo la distinzione delle cose importanti da quelle non importanti (81%). Poi l'essere genitori favorisce una maggiore sensibilità verso i bisogni degli altri (79%), una migliore gestione delle finanze (79%), una maggiore attenzione alla propria salute e forma fisica (quasi il 60%), alla qualità dei pasti consumati (75%) e del tempo libero (76%).<br />Ovviamente crescere dei figli non è tutto rose e fiori, ma comporta anche preoccupazioni per il loro benessere. La preoccupazione che i genitori riportano più spesso riguarda la salute dei figli (42,2%). Poi più di un genitore su cinque esprime timore per le eccessive responsabilità (25,1%), le finanze (25%), l'incapacità di prendersi cura dei figli (24,8%) e il non riuscire a conciliare genitorialità e lavoro (20,3%), ma - affermano i ricercatori dello studio - «la buona notizia è che la maggior parte di queste paure...]]></itunes:summary><itunes:duration>1028</itunes:duration><itunes:keywords>figli,genitorialità,gratificante,impegno,organizzazione,significato,studio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fff66cad92c0508a5991b6b44c48dbd4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Locali childfree: il sintomo di una società sterile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/locali-childfree-il-sintomo-di-una-societa-sterile--67708592</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8286" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8286</a><br /><br />LOCALI CHILDFREE: IL SINTOMO DI UNA SOCIETA' STERILE<br />Si tollera un cane in spiaggia o al ristorante, ma non un bambino che gioca<br />di Bernardo Tombari<br /> <br />L'Italia è un Paese per vecchi, il fatto è ormai demograficamente assodato. Ma non un Paese di nonni gentili che si mettono al servizio dei più giovani, quanto uno di anziani acidi che vedono i bambini come un incomprensibile fastidio. E per andare incontro a questi, sempre più locali hanno adottato l'assurda politica del childfree: vietato l'accesso a tutti i bambini. È di pochi giorni fa il caso del bagno Bicio Papao di Milano Marittima/Cervia, dove è stato negato l'accesso a una famiglia modenese con un figlio di cinque anni e mezzo.<br />Il gestore, Walter Meoni, ha risposto alle critiche, tra cui quella del sindaco Matteo Missiroli, e rivendicato la sua politica: "Facciamo così da 33 anni, non odiamo i bambini. All'inizio qui venivano i giovani ed erano le famiglie stesse ad andarsene in altri bagni. Ora vengono persone di tutte le età e scelgono noi perché vogliono stare più serene sapendo che qui non ci sono bambini". Ciò che appare sconcertante non è la scelta del singolo gestore, ma ciò che rivela. Non è un'antipatia personale per i più piccoli, è intercettare un'intera fetta di mercato che non vuole aver a che fare con i bambini in nessuna circostanza.<br />La stessa fetta di mercato l'ha intercettata l'Osteria del Sole, uno storico ristorante al centro di Bologna, che ha più diplomaticamente "sconsigliato" l'accesso ai minori, e soprattutto dei passeggini, per via dello spazio ridotto. In Italia, per altro, è illegale vietare l'accesso sulla base dell'età, queste politiche si basano quindi sulla speranza che nessuna famiglia si impunti per essere servita. Ciò che appare ancora più assurdo però è l'esigenza di avere questi spazi in uno dei Paesi più vecchi e con il tasso di fertilità più basso in tutto il mondo. I bambini sono già una visione rara in Italia e a molti non basta ancora. Una natalità molto sotto la soglia di sostituzione è comunque troppo alta, evidentemente.<br />Sembra spenta anche l'indignazione dei fautori dell'inclusività e degli spazi aperti a tutti. Se un bagno scegliesse di vietare l'accesso agli animali domestici, per tutta quella clientela attenta all'igiene che vuole rilassarsi senza peli ed escrementi, probabilmente ci sarebbero state reazioni peggiori. Figuriamoci poi se, per motivi logistici e per lo spazio ridotto, a un disabile venisse negato l'accesso in un ristorante, dicendo che "può andare in tanti altri locali".<br />Che esistano bambini maleducati che disturbano e possono risultare fastidiosi è innegabile, ma con qualsiasi altra categoria nessuno si permette di generalizzare e vietare in toto l'accesso... come con le famiglie. Non basta che chi mette su famiglia prima dei 30 anni sia reputato un folle, non bastano gli incentivi praticamente inesistenti, quei pochi italiani che ancora fanno figli devono sentirsi anche fastidiosi e indesiderati. Sarebbe bello vedere al contrario il proliferare di locali che scelgono di essere child e family friendly. E si tratterebbe anche di business più sostenibili, perché una società a misura di anziano ha per sua natura vita breve.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67708592</guid><pubDate>Wed, 10 Sep 2025 21:14:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67708592/locali_childfree.mp3" length="3521350" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8286

LOCALI CHILDFREE: IL SINTOMO DI UNA SOCIETA' STERILE
Si tollera un cane in spiaggia o al ristorante, ma non un bambino che gioca
di Bernardo Tombari
 
L'Italia è un Paese per vecchi, il fatto è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8286" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8286</a><br /><br />LOCALI CHILDFREE: IL SINTOMO DI UNA SOCIETA' STERILE<br />Si tollera un cane in spiaggia o al ristorante, ma non un bambino che gioca<br />di Bernardo Tombari<br /> <br />L'Italia è un Paese per vecchi, il fatto è ormai demograficamente assodato. Ma non un Paese di nonni gentili che si mettono al servizio dei più giovani, quanto uno di anziani acidi che vedono i bambini come un incomprensibile fastidio. E per andare incontro a questi, sempre più locali hanno adottato l'assurda politica del childfree: vietato l'accesso a tutti i bambini. È di pochi giorni fa il caso del bagno Bicio Papao di Milano Marittima/Cervia, dove è stato negato l'accesso a una famiglia modenese con un figlio di cinque anni e mezzo.<br />Il gestore, Walter Meoni, ha risposto alle critiche, tra cui quella del sindaco Matteo Missiroli, e rivendicato la sua politica: "Facciamo così da 33 anni, non odiamo i bambini. All'inizio qui venivano i giovani ed erano le famiglie stesse ad andarsene in altri bagni. Ora vengono persone di tutte le età e scelgono noi perché vogliono stare più serene sapendo che qui non ci sono bambini". Ciò che appare sconcertante non è la scelta del singolo gestore, ma ciò che rivela. Non è un'antipatia personale per i più piccoli, è intercettare un'intera fetta di mercato che non vuole aver a che fare con i bambini in nessuna circostanza.<br />La stessa fetta di mercato l'ha intercettata l'Osteria del Sole, uno storico ristorante al centro di Bologna, che ha più diplomaticamente "sconsigliato" l'accesso ai minori, e soprattutto dei passeggini, per via dello spazio ridotto. In Italia, per altro, è illegale vietare l'accesso sulla base dell'età, queste politiche si basano quindi sulla speranza che nessuna famiglia si impunti per essere servita. Ciò che appare ancora più assurdo però è l'esigenza di avere questi spazi in uno dei Paesi più vecchi e con il tasso di fertilità più basso in tutto il mondo. I bambini sono già una visione rara in Italia e a molti non basta ancora. Una natalità molto sotto la soglia di sostituzione è comunque troppo alta, evidentemente.<br />Sembra spenta anche l'indignazione dei fautori dell'inclusività e degli spazi aperti a tutti. Se un bagno scegliesse di vietare l'accesso agli animali domestici, per tutta quella clientela attenta all'igiene che vuole rilassarsi senza peli ed escrementi, probabilmente ci sarebbero state reazioni peggiori. Figuriamoci poi se, per motivi logistici e per lo spazio ridotto, a un disabile venisse negato l'accesso in un ristorante, dicendo che "può andare in tanti altri locali".<br />Che esistano bambini maleducati che disturbano e possono risultare fastidiosi è innegabile, ma con qualsiasi altra categoria nessuno si permette di generalizzare e vietare in toto l'accesso... come con le famiglie. Non basta che chi mette su famiglia prima dei 30 anni sia reputato un folle, non bastano gli incentivi praticamente inesistenti, quei pochi italiani che ancora fanno figli devono sentirsi anche fastidiosi e indesiderati. Sarebbe bello vedere al contrario il proliferare di locali che scelgono di essere child e family friendly. E si tratterebbe anche di business più sostenibili, perché una società a misura di anziano ha per sua natura vita breve.]]></itunes:summary><itunes:duration>221</itunes:duration><itunes:keywords>cani,localichildfree,nobambini,società,sterilità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/82e54a6ffb3907004c53e0868d8cfa2b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sei figli, zero animali? Strano, ma vero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sei-figli-zero-animali-strano-ma-vero--67707864</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8283" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8283</a><br /><br />SEI FIGLI, ZERO ANIMALI? STRANO, MA VERO<br />Intervista a una famiglia numerosa di Siena che smentisce chi guarda con sospetto ciò che un tempo era considerato una benedizione<br />di Antonio Rizzo<br /> <br />Abbiamo raccontato come il problema demografico, legato a quello della natalità, sia ormai parte integrante della popolazione senese, dove solo nel 2024 le nascite sono state tre volte minori rispetto ai decessi. Ma per fortuna ci sono delle bellissime eccezioni, che ci fanno ben sperare, come Marta e Paolo, con una gioiosa famiglia fatta di ben 8 componenti. A loro abbiamo chiesto le complessità e la bellezza di crescere 6 meravigliosi figli, in un contesto, quello italiano, in cui famiglie del genere sono sempre più rare.<br />"Una giornata tipo nella nostra famiglia? In realtà non esiste!", raccontano sorridendo. "Più aumentano i componenti, più aumentano gli imprevisti. Anche se programmiamo la giornata, è raro che tutto vada come previsto. E man mano che i figli crescono, diventano sempre più autonomi e si organizzano a modo loro".<br />Organizzare tempi scolastici, lavorativi ed extrascolastici è una vera sfida, ma Paolo e Marta hanno trovato una soluzione: la rete di amici. "Dal 1997 viviamo senza parenti vicini, quindi ci siamo affidati molto all'amicizia. La frase tipica è: 'Mi raccomando, cerca un passaggio!'".<br />I pasti, con 6 figli, sono un evento speciale ed un esempio per tutte le famiglie d'Italia e non solo: "Sono momenti conviviali che viviamo senza tv e cellulari, così ognuno può parlare ed essere ascoltato. Oltre alla conversazione, tutti collaborano: chi apparecchia, chi sparecchia, chi lava i piatti. È un momento di famiglia autentica".<br />La sfida più grande oggi? "Far crescere figli autonomi, in un mondo che ci vuole dipendenti: dalla tecnologia, dai social, dal giudizio altrui. Avere una famiglia numerosa, però, rende questa sfida un po' meno difficile". [...]<br />La gestione economica è una continua ricerca di strategie. "Bisogna stare attenti alle offerte, evitare sprechi, consumare acqua di rubinetto, non acqua minerale. Le spese più difficili? Quelle sanitarie e universitarie, soprattutto quelle dentistiche".<br />Quando si chiede loro che cosa li ha spinti ad avere una famiglia così numerosa, rispondono: "Non era il desiderio di avere tanti figli, ma la volontà di accogliere quelli che sarebbero arrivati. Abbiamo una fede che ci ha sostenuto: la fiducia nella Provvidenza. E poi, dove si è di più, si sta meglio". I valori che cercano di trasmettere ai figli sono chiari: "Innanzitutto la fede, poi la vicinanza e l'attenzione al prossimo, cercando di migliorare il mondo un po' alla volta".<br />Siena oggi ha un tasso di natalità bassissimo, ma Paolo e Marta rappresentano l'eccezione più bella: "Vogliamo solo essere una famiglia che condivide i privilegi che ha ricevuto, consapevoli che il problema della denatalità è reale: mancano i cittadini di domani".<br />La società italiana, secondo loro, non è ad oggi molto accondiscendente verso le famiglie numerose. "Fino alla fine degli anni '90 c'era ancora un certo affetto verso di noi. Oggi prevale l'individualismo. Le famiglie numerose sono viste al massimo come una stranezza, o addirittura un problema. Ma noi crediamo che servano più famiglie numerose, non meno".<br />Anche il legame tra i fratelli è forte. "Non è scontato, ma certamente nella nostra famiglia il fatto di condividere esperienze come gli scout ha rafforzato molto i legami. È normale che ci siano litigi, ma c'è anche una grande capacità di perdonarsi e di aiutarsi".<br />Ogni tanto arriva qualche domanda curiosa. "Quando aspettavo il terzo figlio, una signora mi chiese perché lo avessimo fatto, avendo già un maschio e una femmina. Ma in generale riceviamo reazioni positive, anche se spesso di stupore: in Italia le famiglie numerose sono rare".<br />Chiediamo loro se c'è stato un momento in cui hanno pensato: "Ne vale la pena?". Marta risponde senza esitazione: "Ne vale la pena lo dici ogni volta che vedi questa circolazione d'amore, quindi ci possono essere litigi anche forti, incomprensioni, anche chiusure, però poi c'è una capacità di perdono, di perdonarsi, di riaccogliersi e dici ne vale la pena".<br />Infine, se potessero mandare un messaggio a chi oggi ha paura di avere figli? Marta dice:<br />"Non abbiate paura. Il figlio non ha bisogno di benessere materiale, ma di sentirsi amato, accolto. Noi adulti gli trasmettiamo l'idea sbagliata che la felicità dipenda dalle cose. Invece essere amati basta. È l'essere, non l'avere, che conta. Rinunciare volontariamente ad avere figli significa rinunciare a una delle esperienze più grandi della vita. È davvero triste pensare di non lasciare niente di sé al futuro. Avere un figlio ti completa, ti fa scoprire l'altra faccia della luna".<br />In un'Italia che fatica a credere nel domani, la famiglia di Paolo e Marta ricorda a tutti noi che il futuro nasce da piccoli gesti quotidiani di amore e coraggio. Perché dove si è di più, si sta meglio, e loro, ne sono l'esempio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67707864</guid><pubDate>Wed, 10 Sep 2025 20:17:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67707864/sei_figli_zero_animali_strano_ma_vero.mp3" length="5001343" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8283

SEI FIGLI, ZERO ANIMALI? STRANO, MA VERO
Intervista a una famiglia numerosa di Siena che smentisce chi guarda con sospetto ciò che un tempo era considerato una benedizione
di Antonio Rizzo
 ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8283" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8283</a><br /><br />SEI FIGLI, ZERO ANIMALI? STRANO, MA VERO<br />Intervista a una famiglia numerosa di Siena che smentisce chi guarda con sospetto ciò che un tempo era considerato una benedizione<br />di Antonio Rizzo<br /> <br />Abbiamo raccontato come il problema demografico, legato a quello della natalità, sia ormai parte integrante della popolazione senese, dove solo nel 2024 le nascite sono state tre volte minori rispetto ai decessi. Ma per fortuna ci sono delle bellissime eccezioni, che ci fanno ben sperare, come Marta e Paolo, con una gioiosa famiglia fatta di ben 8 componenti. A loro abbiamo chiesto le complessità e la bellezza di crescere 6 meravigliosi figli, in un contesto, quello italiano, in cui famiglie del genere sono sempre più rare.<br />"Una giornata tipo nella nostra famiglia? In realtà non esiste!", raccontano sorridendo. "Più aumentano i componenti, più aumentano gli imprevisti. Anche se programmiamo la giornata, è raro che tutto vada come previsto. E man mano che i figli crescono, diventano sempre più autonomi e si organizzano a modo loro".<br />Organizzare tempi scolastici, lavorativi ed extrascolastici è una vera sfida, ma Paolo e Marta hanno trovato una soluzione: la rete di amici. "Dal 1997 viviamo senza parenti vicini, quindi ci siamo affidati molto all'amicizia. La frase tipica è: 'Mi raccomando, cerca un passaggio!'".<br />I pasti, con 6 figli, sono un evento speciale ed un esempio per tutte le famiglie d'Italia e non solo: "Sono momenti conviviali che viviamo senza tv e cellulari, così ognuno può parlare ed essere ascoltato. Oltre alla conversazione, tutti collaborano: chi apparecchia, chi sparecchia, chi lava i piatti. È un momento di famiglia autentica".<br />La sfida più grande oggi? "Far crescere figli autonomi, in un mondo che ci vuole dipendenti: dalla tecnologia, dai social, dal giudizio altrui. Avere una famiglia numerosa, però, rende questa sfida un po' meno difficile". [...]<br />La gestione economica è una continua ricerca di strategie. "Bisogna stare attenti alle offerte, evitare sprechi, consumare acqua di rubinetto, non acqua minerale. Le spese più difficili? Quelle sanitarie e universitarie, soprattutto quelle dentistiche".<br />Quando si chiede loro che cosa li ha spinti ad avere una famiglia così numerosa, rispondono: "Non era il desiderio di avere tanti figli, ma la volontà di accogliere quelli che sarebbero arrivati. Abbiamo una fede che ci ha sostenuto: la fiducia nella Provvidenza. E poi, dove si è di più, si sta meglio". I valori che cercano di trasmettere ai figli sono chiari: "Innanzitutto la fede, poi la vicinanza e l'attenzione al prossimo, cercando di migliorare il mondo un po' alla volta".<br />Siena oggi ha un tasso di natalità bassissimo, ma Paolo e Marta rappresentano l'eccezione più bella: "Vogliamo solo essere una famiglia che condivide i privilegi che ha ricevuto, consapevoli che il problema della denatalità è reale: mancano i cittadini di domani".<br />La società italiana, secondo loro, non è ad oggi molto accondiscendente verso le famiglie numerose. "Fino alla fine degli anni '90 c'era ancora un certo affetto verso di noi. Oggi prevale l'individualismo. Le famiglie numerose sono viste al massimo come una stranezza, o addirittura un problema. Ma noi crediamo che servano più famiglie numerose, non meno".<br />Anche il legame tra i fratelli è forte. "Non è scontato, ma certamente nella nostra famiglia il fatto di condividere esperienze come gli scout ha rafforzato molto i legami. È normale che ci siano litigi, ma c'è anche una grande capacità di perdonarsi e di aiutarsi".<br />Ogni tanto arriva qualche domanda curiosa. "Quando aspettavo il terzo figlio, una signora mi chiese perché lo avessimo fatto, avendo già un maschio e una femmina. Ma in generale riceviamo reazioni positive, anche se spesso di stupore: in Italia le famiglie...]]></itunes:summary><itunes:duration>313</itunes:duration><itunes:keywords>benedizione,famiglienumerose,gattari,seifigli,zeroanimali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/df27dbb2b53ed37fe2866b703e04b384.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Famiglie numerose non siamo ipocriti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/famiglie-numerose-non-siamo-ipocriti--66902374</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8224" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8224</a><br /><br />FAMIGLIE NUMEROSE, NON SIAMO IPOCRITI di Andrea Zambrano<br /> <br />Caro direttore,<br />una volta, invitata a un matrimonio, conobbi un santo sacerdote che, prima della Comunione eucaristica, fece annunciare dall'ambone le condizioni ecclesiastiche per potersi accostare all'Eucaristia. Quel sacerdote mise in atto l'unico mezzo a sua disposizione per evitare - con carità - che molti degli invitati, di cui non conosceva la condotta personale, si accostassero in modo indegno alla Comunione. Con quell'annuncio, egli aveva assolto il proprio compito e adempiuta la propria responsabilità. Se neppure l'autorità ecclesiastica dispone di strumenti migliori per esplorare il foro interno delle coscienze, come potrebbe un'associazione laica, aconfessionale e apartitica indagare sui pensieri e sul comportamento degli iscritti, quando questi abbiano firmato consapevolmente la Carta dei Valori? Non si è trattato dell'iscrizione di famosi personaggi pubblici, ma della richiesta di iscrizione da parte di private cittadine, le cui scelte di vita potevano essere conosciute solo violando la loro privacy e cercandole sui social.<br />È in questo contesto che inquadrerei il dissidio sorto tra alcuni iscritti ANFN e il Consiglio Nazionale. Come ripetutamente chiarito dallo stesso Consiglio, non c'è stato alcun cambiamento nei valori fondanti. Si è verificato un unico caso, gestito con prudenza e nell'unico modo possibile, ossia chiedendo l'adesione alla Carta dei valori - che le  aspiranti socie hanno accettato. È stato invece l'allarmismo di chi ha gridato allo scandalo tramite lettere pubbliche - una volta venuto a conoscenza di dati sensibili in violazione della legge - a mettere seriamente in difficoltà l'Associazione. Si è, infatti, creata una questione di principio da un caso isolato, minando pubblicamente l'immagine di una delle poche voci che agisce in concreto per le famiglie, proprio mantenendo il suo profilo aconfessionale e apartitico. Ovvero si è concretizzato ciò che viene usato dagli ideologi per poter "sfondare" la cosiddetta Finestra di Overton: l'uso di un casus belli, di un'eccezione, per poter riformulare tutta la realtà in modo artificioso. Con un unico obiettivo, tra l'altro: quello di minare l'autorevolezza di ANFN strumentalizzando l'accaduto e facendo piovere sull'associazione un fiume di critiche negative che deducevano l'accaduto attraverso i presupposti e i pregiudizi di chi, nella questione, non aveva alcuna informazione certa. (...)<br />Non vi è alcuna condanna verso chi, mosso con l'intenzione di tutelare il Bene dell'associazione, ha voluto capire meglio per compiere un delicato discernimento. Quello che c'è, oltre che un dispiacere per un fuoco di paglia, è l'effettiva riuscita di creare divisione e sospetto reciproci, mettendo in crisi l'intero andamento dell'associazione che, invece che promuovere una cultura di tutela verso i bambini e le bambine - attraverso le loro famiglie associate o meno - ha dovuto concentrarsi per un tempo inutilmente lungo e verboso, per dipanare un nodo cui sarebbe bastato un po' di chiarimento e di buona fede, perché fosse sciolto senza problemi.<br />Francesca - associata ANFN<br />RISPONDE IL CAPOREDATTORE DELLA BUSSOLA<br />Gentile Francesca,<br />la ringrazio per la sua lettera che ci dà l'occasione di tornare su un argomento evidentemente esplosivo dentro l'associazione. Il punto di caduta che fa crollare il castello delle sue argomentazioni, come di molti altri, è la natura pubblica di quell'unione civile. <br />Quelle donne sono civilunite, quindi la loro non è una scelta personale, non c'è nessuna questione di privacy perché l'unione civile di due lesbiche è un fatto pubblico e dal pubblico trae le sue conseguenze necessarie. Tanto più che, noi sappiamo, il discernimento effettuato è falsato. Quella donna chiedeva la possibilità di avere una scontistica per un supermercato. Ora, ci si iscrive ad un'associazione per avere un buono di dieci euro per comprare il latte? E si chiede un'adesione alla carta dei valori per questo?<br />È evidente che l'operazione era di quelle perfette dell'infiltrazione perché quelle donne sono due attiviste della causa arcobaleno, non si tratta di entrare in foro interno dentro le loro decisioni, ma di corrispondere nell'impegno ciò che si riflette nella vita pubblica che è quella della militanza omosessualista, evidentemente in contrasto con i principi e i valori richiesti dallo Statuto di ANFN. <br />Insomma, addossare a noi la divisione, quando abbiamo soltanto preso atto di una tendenza a includere anche chi nella vita contraddice espressamente e pubblicamente la carta dei valori è piuttosto ipocrita.<br />Ovviamente diciamo questo da amici di ANFN, dato che siamo probabilmente l'unico quotidiano che dà sistematicamente spazio alle attività di ANFN e alle necessità e alla promozione delle famiglie XL, ma è inutile nascondersi dietro un dito: questa decisione è un problema perché non c'è nessuna necessità vitale a tutela dei minori coinvolti, è solo un cavallo di Troia.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66902374</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 20:03:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66902374/famiglie_numerose_non_siamo_ipocriti.mp3" length="5975606" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8224

FAMIGLIE NUMEROSE, NON SIAMO IPOCRITI di Andrea Zambrano
 
Caro direttore,
una volta, invitata a un matrimonio, conobbi un santo sacerdote che, prima della Comunione eucaristica, fece annunciare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8224" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8224</a><br /><br />FAMIGLIE NUMEROSE, NON SIAMO IPOCRITI di Andrea Zambrano<br /> <br />Caro direttore,<br />una volta, invitata a un matrimonio, conobbi un santo sacerdote che, prima della Comunione eucaristica, fece annunciare dall'ambone le condizioni ecclesiastiche per potersi accostare all'Eucaristia. Quel sacerdote mise in atto l'unico mezzo a sua disposizione per evitare - con carità - che molti degli invitati, di cui non conosceva la condotta personale, si accostassero in modo indegno alla Comunione. Con quell'annuncio, egli aveva assolto il proprio compito e adempiuta la propria responsabilità. Se neppure l'autorità ecclesiastica dispone di strumenti migliori per esplorare il foro interno delle coscienze, come potrebbe un'associazione laica, aconfessionale e apartitica indagare sui pensieri e sul comportamento degli iscritti, quando questi abbiano firmato consapevolmente la Carta dei Valori? Non si è trattato dell'iscrizione di famosi personaggi pubblici, ma della richiesta di iscrizione da parte di private cittadine, le cui scelte di vita potevano essere conosciute solo violando la loro privacy e cercandole sui social.<br />È in questo contesto che inquadrerei il dissidio sorto tra alcuni iscritti ANFN e il Consiglio Nazionale. Come ripetutamente chiarito dallo stesso Consiglio, non c'è stato alcun cambiamento nei valori fondanti. Si è verificato un unico caso, gestito con prudenza e nell'unico modo possibile, ossia chiedendo l'adesione alla Carta dei valori - che le  aspiranti socie hanno accettato. È stato invece l'allarmismo di chi ha gridato allo scandalo tramite lettere pubbliche - una volta venuto a conoscenza di dati sensibili in violazione della legge - a mettere seriamente in difficoltà l'Associazione. Si è, infatti, creata una questione di principio da un caso isolato, minando pubblicamente l'immagine di una delle poche voci che agisce in concreto per le famiglie, proprio mantenendo il suo profilo aconfessionale e apartitico. Ovvero si è concretizzato ciò che viene usato dagli ideologi per poter "sfondare" la cosiddetta Finestra di Overton: l'uso di un casus belli, di un'eccezione, per poter riformulare tutta la realtà in modo artificioso. Con un unico obiettivo, tra l'altro: quello di minare l'autorevolezza di ANFN strumentalizzando l'accaduto e facendo piovere sull'associazione un fiume di critiche negative che deducevano l'accaduto attraverso i presupposti e i pregiudizi di chi, nella questione, non aveva alcuna informazione certa. (...)<br />Non vi è alcuna condanna verso chi, mosso con l'intenzione di tutelare il Bene dell'associazione, ha voluto capire meglio per compiere un delicato discernimento. Quello che c'è, oltre che un dispiacere per un fuoco di paglia, è l'effettiva riuscita di creare divisione e sospetto reciproci, mettendo in crisi l'intero andamento dell'associazione che, invece che promuovere una cultura di tutela verso i bambini e le bambine - attraverso le loro famiglie associate o meno - ha dovuto concentrarsi per un tempo inutilmente lungo e verboso, per dipanare un nodo cui sarebbe bastato un po' di chiarimento e di buona fede, perché fosse sciolto senza problemi.<br />Francesca - associata ANFN<br />RISPONDE IL CAPOREDATTORE DELLA BUSSOLA<br />Gentile Francesca,<br />la ringrazio per la sua lettera che ci dà l'occasione di tornare su un argomento evidentemente esplosivo dentro l'associazione. Il punto di caduta che fa crollare il castello delle sue argomentazioni, come di molti altri, è la natura pubblica di quell'unione civile. <br />Quelle donne sono civilunite, quindi la loro non è una scelta personale, non c'è nessuna questione di privacy perché l'unione civile di due lesbiche è un fatto pubblico e dal pubblico trae le sue conseguenze necessarie. Tanto più che, noi sappiamo, il discernimento effettuato è falsato. 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Oggetto del contendere è una vicenda che sta animando le chat degli iscritti e che ha portato, al momento, alle dimissioni dal direttivo di uno dei componenti, Lucio Cotticelli. Questi si è dimesso perché non ha condiviso le vicende che hanno portato all'iscrizione nell'associazione come socio sostenitore di una donna con tre bambini piccoli, unita civilmente con un'altra donna.<br />A dare fuoco alle polveri e a far deflagrare un malcontento che covava sotto la cenere da qualche giorno, è stato ieri un articolo di una iscritta, Carola Profeta, pubblicato sul blog del giornalista Aldo Maria Valli nel quale si denuncia quella che sembra essere un'apertura dell'associazione alle coppie omogenitoriali: «Apprendo che i nuovi vertici intendono modificare radicalmente l'identità dell'associazione, aprendo alle coppie omogenitoriali, definendo questo passaggio come "fisiologico"». <br />Subito dopo la pubblicazione dell'articolo è partito un tam tam inarrestabile tra gli associati e sui social, che ha reso indispensabile in serata un chiarimento da parte di Alfredo Caltabiano, presidente dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose.<br />Nel richiamarsi allo statuto e alla carta dei valori associativi, il presidente ha risposto a quelli che ha definito «giudizi e affermazioni che non corrispondono al vero e che danneggiano gravemente l'immagine e la credibilità dell'Associazione», e ha ribadito che «abbiamo sempre rigettato, e continueremo a farlo, richieste di iscrizione da parte di singoli, separati, coppie etero o omosessuali che non dichiarino di condividere la nostra visione antropologica e statutaria della famiglia fondata sull'unione tra uomo e donna».<br />Poi ha aggiunto che «l'Associazione non entra nel merito della vita privata e delle storie personali di nessuno, né intende farlo: non è questo il nostro compito, né il nostro spirito. Come quando si entra in Chiesa, nessuno ti interroga sulla tua perfezione morale: ciò che ci unisce è il desiderio di sostenere nella società e con azioni politiche la famiglia composta da uomo e donna, e dai loro figli, crescere insieme, aiutarsi».<br />COME STANNO LE COSE<br />Dunque, come stanno le cose? C'è stata o no un'apertura alle coppie omo dentro l'associazione che, pur essendo aconfessionale, è comunque ispirata ad una visione naturale e cristiana dell'uomo e della famiglia?<br />La Bussola ha potuto ricostruire i fatti come si sono svolti con i protagonisti e ha appurato che dentro l'Associazione Nazionale Famiglie Numerose c'è una maggioranza di membri che sono con il presidente, mentre una minoranza vive queste "novità" come una questione identitaria e di arroccamento. Ma anche questa è una lettura parziale che non spiega tutto.<br />Prima di tutto è bene chiarire che con la sua decisione, l'Associazione non ha aperto alle coppie omosessuali, cosa contraria allo statuto, ma ha consentito ad una donna con tre bambini avuti all'interno di una relazione lesbica (non è dato sapere con che modalità, ma è immaginabile), l'iscrizione come socio sostenitore. È questa una possibilità che lo statuto dell'Associazione all'articolo 3 dà «nella persona di uno dei coniugi, anche quelle famiglie con meno di sei componenti tra quelli indicati all'art. 1, che si riconoscano nei principi espressi nello Statuto e nella Carta dei Valori».<br />La questione dello statuto e della carta dei valori è infatti dirimente. In essi si ribadisce che possono iscriversi solo i coniugi regolarmente uniti in matrimonio e che il matrimonio è composto da un uomo e una donna. Ciononostante, dato che è stata data la possibilità di iscriversi come socio sostenitore anche a famiglie con meno di 6 componenti o monogenitoriali o anche a persone non genitoriali, come ad esempio i sacerdoti, la richiesta della donna unita civilmente con un'altra donna, è stata in fine accolta.<br />E non senza polemiche. Su di lei e sul suo caso, l'associazione specifica che non può rivelare informazioni per non violarne la privacy. Ma da quello che la Bussola è riuscita a scoprire, si tratta di una donna civilunita con una compagna e che è madre biologica di 3 bambini. Infatti, ad iscriversi è soltanto lei e non la compagna. Ma questa iscrizione le consentirà di avere comunque accesso ai benefici concessi agli associati, come ad esempio scontistiche particolari nei supermercati o altri benefici. Ed è per questo motivo che la donna ha chiesto l'ingresso nell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose.<br />UN CAVALLO DI TROIA<br />Ma siamo sicuri che non si tratti di un cavallo di Troia per iniziare ad aprire alle famiglie arcobaleno nell'associazione?<br />Il presidente dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose Caltabiano, alla Bussola è lapidario: «No, lo escludo categoricamente. Ci sono arrivate richieste di iscrizione di coppie omosessuali che chiedevano di iscriversi come coppia e lo abbiamo negato perché questo contrasta con la nostra carta dei valori. In questo caso si è iscritta una mamma da sola, ma la condicio sine qua non per noi invalicabile è la sottoscrizione della carta dei valori. Abbiamo chiesto alla donna per ben tre volte se fosse convinta di sottoscriverla e lei ci ha garantito che è così. A quel punto abbiamo ritenuto di dover procedere anche per non creare delle discriminazioni tra i bambini e soprattutto per ribadire che il nostro modo di difendere la famiglia non è quello delle crociate del tutti contro tutti, ma di promuovere in positivo i nostri valori e i bisogni delle famiglie».<br />Dunque, con la sottoscrizione della carta dei valori, l'ingresso in associazione della donna ha avuto il semaforo verde. Questo anche perché, l'Associazione Nazionale Famiglie Numerose per essere considerata una Aps (associazione di promozione sociale) è vincolata dal Ministero del Lavoro anche da una iscrizione che si considera libera, nel senso che può iscriversi anche chi non ha i requisiti statutari (in questo caso i 4 figli), ma condivide la carta dei valori.<br />Basterà? C'è chi nutre dei forti dubbi, anche perché a molti è sembrata una breccia della galassia Lgbt per mettere un piede con qualche suo attivista dentro la vita dell'associazione. Evenienza esclusa categoricamente da Caltabiano, che è pronto ad ribadire come la donna non sia una attivista Lgbt, ma evenienza che in linea teorica non è esclusa a priori, ora che le porte si sono aperte anche per questa categoria.<br />UNA BRECCIA SI È APERTA<br />«Ci sono tanti iscritti - ha proseguito Caltabiano - che sono separati e divorziati o addirittura delle coppie che non sono sposate, oppure ci sono famiglie ricostituite. La stessa che ha scritto la lettera inviata al blog non possiede i requisiti per entrare pienamente secondo l'articolo 1 (e ieri ha ricevuto i saluti dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose perché ha annunciato di non voler più rinnovare la tessera ndr)».<br />Dunque, secondo Caltabiano non c'è alcun rischio che questa iscrizione possa costituire un cavallo di Troia negli equilibri associativi, «anche perché se dovessero esserci delle richieste che contrastano con lo statuto le respingeremo con forza».<br />Nel frattempo, però è innegabile che una breccia si è aperta.<br />La donna in questione è madre di tre bambini, ma sui social, con la sua compagna, non fa mistero del suo appartenere con orgoglio alle "famiglie Lgbt". Come faccia a condividere la carta dei valori risulta difficile e poco convincente, ma tant'è. <br />Di sicuro, il suo ingresso ha provocato una forte turbolenza dentro un'associazione che meritoriamente, in questi anni ha cercato di trovare interlocuzioni con i governi - e con quest'ultimo in particolare - per la promozione dei bisogni e dei diritti delle cosiddette famiglie XL, in un periodo storico anti natalista dove tutto rema contro. Anche l'ideologia omosessualista portata avanti dalle "famiglie arcobaleno", che, almeno questa volta ha fatto una piccola breccia affacciandosi in un mondo finora del tutto precluso ad essa.<br />Nota di BastaBugie: Vittorio Lodolo D'Oria nell'articolo seguente dal titolo "Famiglie Numerose Cattoliche, le ragioni di una testimonianza" parla degli sviluppi nell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose dopo l'iscrizione di una lesbica.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 giugno 2025:<br />A proposito alla presunta apertura dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose alle coppie omogenitoriali, riportata da Duc in altum e ripresa dalla Nuova Bussola Quotidiana, ritengo di poter apportare il mio contributo in qualità di presidente dell'associazione Famiglie Numerose Cattoliche. Quest'ultima nacque a seguito di un forte contrasto in seno al direttivo Associazione Nazionale Famiglie Numerose sulla questione dei famigerati DICO (2007), sostenuti da Rosi Bindi, che costrinse il vicepresidente di allora (Gianni Archetti) e il sottoscritto (portavoce nonché membro del direttivo) a lasciare l'Associazione Nazionale Famiglie Numerose stessa perché in netta opposizione sulla questione dei DICO.<br />Lo stesso presidente Associazione Nazionale Famiglie Numerose di allora, dichiarò alla stampa (Il Giorno 11.05.07) di non essere contrario ai DICO e passò la linea del «non siamo contrari ai DICO, ma siamo a favore della famiglia». La rottura in seno alla Associazione Nazionale Famiglie Numerose fu traumatica e i due dissidenti sopracitati chiesero un colloquio col cardinale Caffarra per sottoporgli il progetto di dare vita a una nuova associazio]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66594837</guid><pubDate>Tue, 17 Jun 2025 20:09:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66594837/famiglie_numerose.mp3" length="11559158" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8202

FAMIGLIE NUMEROSE, TENSIONI PER IL RISCHIO DI UNA BRECCIA LGBT di Andrea Zambrano
 
All'interno dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose c'è una situazione piuttosto turbolenta. Oggetto del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8202" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8202</a><br /><br />FAMIGLIE NUMEROSE, TENSIONI PER IL RISCHIO DI UNA BRECCIA LGBT di Andrea Zambrano<br /> <br />All'interno dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose c'è una situazione piuttosto turbolenta. Oggetto del contendere è una vicenda che sta animando le chat degli iscritti e che ha portato, al momento, alle dimissioni dal direttivo di uno dei componenti, Lucio Cotticelli. Questi si è dimesso perché non ha condiviso le vicende che hanno portato all'iscrizione nell'associazione come socio sostenitore di una donna con tre bambini piccoli, unita civilmente con un'altra donna.<br />A dare fuoco alle polveri e a far deflagrare un malcontento che covava sotto la cenere da qualche giorno, è stato ieri un articolo di una iscritta, Carola Profeta, pubblicato sul blog del giornalista Aldo Maria Valli nel quale si denuncia quella che sembra essere un'apertura dell'associazione alle coppie omogenitoriali: «Apprendo che i nuovi vertici intendono modificare radicalmente l'identità dell'associazione, aprendo alle coppie omogenitoriali, definendo questo passaggio come "fisiologico"». <br />Subito dopo la pubblicazione dell'articolo è partito un tam tam inarrestabile tra gli associati e sui social, che ha reso indispensabile in serata un chiarimento da parte di Alfredo Caltabiano, presidente dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose.<br />Nel richiamarsi allo statuto e alla carta dei valori associativi, il presidente ha risposto a quelli che ha definito «giudizi e affermazioni che non corrispondono al vero e che danneggiano gravemente l'immagine e la credibilità dell'Associazione», e ha ribadito che «abbiamo sempre rigettato, e continueremo a farlo, richieste di iscrizione da parte di singoli, separati, coppie etero o omosessuali che non dichiarino di condividere la nostra visione antropologica e statutaria della famiglia fondata sull'unione tra uomo e donna».<br />Poi ha aggiunto che «l'Associazione non entra nel merito della vita privata e delle storie personali di nessuno, né intende farlo: non è questo il nostro compito, né il nostro spirito. Come quando si entra in Chiesa, nessuno ti interroga sulla tua perfezione morale: ciò che ci unisce è il desiderio di sostenere nella società e con azioni politiche la famiglia composta da uomo e donna, e dai loro figli, crescere insieme, aiutarsi».<br />COME STANNO LE COSE<br />Dunque, come stanno le cose? C'è stata o no un'apertura alle coppie omo dentro l'associazione che, pur essendo aconfessionale, è comunque ispirata ad una visione naturale e cristiana dell'uomo e della famiglia?<br />La Bussola ha potuto ricostruire i fatti come si sono svolti con i protagonisti e ha appurato che dentro l'Associazione Nazionale Famiglie Numerose c'è una maggioranza di membri che sono con il presidente, mentre una minoranza vive queste "novità" come una questione identitaria e di arroccamento. Ma anche questa è una lettura parziale che non spiega tutto.<br />Prima di tutto è bene chiarire che con la sua decisione, l'Associazione non ha aperto alle coppie omosessuali, cosa contraria allo statuto, ma ha consentito ad una donna con tre bambini avuti all'interno di una relazione lesbica (non è dato sapere con che modalità, ma è immaginabile), l'iscrizione come socio sostenitore. È questa una possibilità che lo statuto dell'Associazione all'articolo 3 dà «nella persona di uno dei coniugi, anche quelle famiglie con meno di sei componenti tra quelli indicati all'art. 1, che si riconoscano nei principi espressi nello Statuto e nella Carta dei Valori».<br />La questione dello statuto e della carta dei valori è infatti dirimente. In essi si ribadisce che possono iscriversi solo i coniugi regolarmente uniti in matrimonio e che il matrimonio è composto da un uomo e una donna. Ciononostante, dato che è stata data la possibilità di iscriversi come socio sostenitore anche a...]]></itunes:summary><itunes:duration>723</itunes:duration><itunes:keywords>anfm,breccia,famiglienumerose,lgbt,risposta,tensioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d7384825fd6d265e27711e64b3f4f423.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Niente di meglio che la ninna nanna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/niente-di-meglio-che-la-ninna-nanna--66594776</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8200" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8200</a><br /><br />NIENTE DI MEGLIO CHE LA NINNA NANNA DELLA MAMMA di John Horvat<br /> <br />La musica giusta può avere un effetto calmante sui bambini. Alcuni sostengono quindi che, per favorire la loro formazione, ai bambini dovrebbero essere fatti ascoltare brani di musica classica dai passaggi tranquilli. Tuttavia, non è Mozart ad avere il maggiore effetto sui neonati. Il tono rassicurante di una madre amorevole è molto più efficace.<br />Un recente studio condotto dal Child Studies Center dell'Università di Yale ha confermato gli effetti benefici sui neonati del canto. I ricercatori hanno cercato anche di misurare i vantaggi del canto rispetto al silenzio.<br />Il team di ricerca ha diviso 110 genitori con bambini di età compresa tra i 3 e i 6 mesi in due gruppi. Al gruppo A di genitori sono state fornite canzoni popolari, testi e letteratura che promuovevano la pratica del canto durante il periodo di prova. Il gruppo B invece non ha ricevuto nulla da controllare.<br />Ai due gruppi è stato poi chiesto di riferire sulle loro pratiche di cura del bebè. Una domanda chiedeva se i genitori gli avessero cantato.<br />CANTA CHE TI PASSA<br />Il risultato più importante e prevedibile è stata la conferma dell'effetto positivo del cantare al bambino. I bambini esposti al canto erano meno irrequieti e più calmi di quelli che non lo erano. L'effetto non era necessariamente immediato, ma generale. "L'umore dei bambini è migliorato complessivamente grazie all'intervento", ha riferito Samuel Mehr, curatore principale dello studio. "Eppure non sono molti i pediatri che consigliano ai genitori di bambini irrequieti di cantare loro delle canzoni".<br />I ricercatori hanno inoltre concluso che i genitori hanno una naturale predisposizione a far felici i bambini con il canto. Il dottor Mehr ha affermato: "I genitori inviano ai bambini un chiaro messaggio con le ninne nanne: sono vicino, ti sento, ti proteggo, quindi le cose andranno bene".<br />In effetti, le melodie e le ninne nanne per neonati sono particolarmente adatte al loro pubblico, utilizzando scale e ritmi limitati e una gamma melodica ridotta che si adatta alle orecchie meno sofisticate dei neonati. Le canzoni sono spesso costituite da una singola linea musicale ripetuta molte volte. Tale semplicità si riflette nelle canzoni per neonati in tutto il mondo, a testimonianza della natura universale dell'infanzia.<br />Nella ricerca delle migliori tecniche genitoriali, questa pratica non viene spesso presa in considerazione. Eppure, è ricca di senso. Lo sforzo costante per aumentare il contatto tra genitore e figlio non si limita al tatto. Anche una relazione intima che coinvolga il suono è importante.<br />UN PROBLEMA CULTURALE: COME CREARE UNA NINNA NANNA<br />I risultati dello studio sollevano un'altra questione culturale sconcertante. La società frenetica di oggi generalmente scoraggia il canto ai bambini. Di conseguenza, non produce nemmeno le canzoni e le ninne nanne da cantare loro.<br />Il team di ricerca è dovuto ricorrere a vecchie canzoni popolari per fornire materiale ai genitori musicalmente più preparati a cantare. Non esistono canzoni popolari moderne perché non esiste il concetto di folk, del paesano. Non c'è quell’unità all'interno di una comunità che dia origine a esperienze comuni ma semplici e che possano poi essere immortalate in una canzone.<br />È scomparsa la ricca immaginazione dei luoghi e della comunità che creava le condizioni per le ninne nanne. Non ci sono punti di riferimento come scene naturali, legami familiari e devozioni religiose che favoriscono l'innocenza infantile e trovano posto nelle canzoni. Nell'odierno confuso panorama musicale, c'è ben poco che stimoli l'immaginazione verso piaceri moderati e puri.<br />In una cultura della morte che permette l'aborto, non c'è l’universale celebrazione della nuova vita che favorisca le ninne nanne. Per cambiare le cose ci vorrebbe una società piena di madri e padri amorevoli, non un tasso di natalità in calo. Una tenera devozione alla Madre di Dio e al suo Divin Bambino sarà il mezzo perfetto per risvegliare il desiderio di bambini nati per conoscere, amare e servire Dio.<br />Certo, ci vuole molto per creare una ninna nanna, ma cantare qualsiasi cosa sia disponibile è un buon inizio per tornare all'ordine. I ricercatori hanno confermato ciò che molti genitori sanno: nella battaglia tra la madre e Mozart, la ninna nanna materna vince sempre.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66594776</guid><pubDate>Tue, 17 Jun 2025 20:00:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66594776/niente_di_meglio_che_la_ninna_nanna.mp3" length="5825977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8200

NIENTE DI MEGLIO CHE LA NINNA NANNA DELLA MAMMA di John Horvat
 
La musica giusta può avere un effetto calmante sui bambini. Alcuni sostengono quindi che, per favorire la loro formazione, ai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8200" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8200</a><br /><br />NIENTE DI MEGLIO CHE LA NINNA NANNA DELLA MAMMA di John Horvat<br /> <br />La musica giusta può avere un effetto calmante sui bambini. Alcuni sostengono quindi che, per favorire la loro formazione, ai bambini dovrebbero essere fatti ascoltare brani di musica classica dai passaggi tranquilli. Tuttavia, non è Mozart ad avere il maggiore effetto sui neonati. Il tono rassicurante di una madre amorevole è molto più efficace.<br />Un recente studio condotto dal Child Studies Center dell'Università di Yale ha confermato gli effetti benefici sui neonati del canto. I ricercatori hanno cercato anche di misurare i vantaggi del canto rispetto al silenzio.<br />Il team di ricerca ha diviso 110 genitori con bambini di età compresa tra i 3 e i 6 mesi in due gruppi. Al gruppo A di genitori sono state fornite canzoni popolari, testi e letteratura che promuovevano la pratica del canto durante il periodo di prova. Il gruppo B invece non ha ricevuto nulla da controllare.<br />Ai due gruppi è stato poi chiesto di riferire sulle loro pratiche di cura del bebè. Una domanda chiedeva se i genitori gli avessero cantato.<br />CANTA CHE TI PASSA<br />Il risultato più importante e prevedibile è stata la conferma dell'effetto positivo del cantare al bambino. I bambini esposti al canto erano meno irrequieti e più calmi di quelli che non lo erano. L'effetto non era necessariamente immediato, ma generale. "L'umore dei bambini è migliorato complessivamente grazie all'intervento", ha riferito Samuel Mehr, curatore principale dello studio. "Eppure non sono molti i pediatri che consigliano ai genitori di bambini irrequieti di cantare loro delle canzoni".<br />I ricercatori hanno inoltre concluso che i genitori hanno una naturale predisposizione a far felici i bambini con il canto. Il dottor Mehr ha affermato: "I genitori inviano ai bambini un chiaro messaggio con le ninne nanne: sono vicino, ti sento, ti proteggo, quindi le cose andranno bene".<br />In effetti, le melodie e le ninne nanne per neonati sono particolarmente adatte al loro pubblico, utilizzando scale e ritmi limitati e una gamma melodica ridotta che si adatta alle orecchie meno sofisticate dei neonati. Le canzoni sono spesso costituite da una singola linea musicale ripetuta molte volte. Tale semplicità si riflette nelle canzoni per neonati in tutto il mondo, a testimonianza della natura universale dell'infanzia.<br />Nella ricerca delle migliori tecniche genitoriali, questa pratica non viene spesso presa in considerazione. Eppure, è ricca di senso. Lo sforzo costante per aumentare il contatto tra genitore e figlio non si limita al tatto. Anche una relazione intima che coinvolga il suono è importante.<br />UN PROBLEMA CULTURALE: COME CREARE UNA NINNA NANNA<br />I risultati dello studio sollevano un'altra questione culturale sconcertante. La società frenetica di oggi generalmente scoraggia il canto ai bambini. Di conseguenza, non produce nemmeno le canzoni e le ninne nanne da cantare loro.<br />Il team di ricerca è dovuto ricorrere a vecchie canzoni popolari per fornire materiale ai genitori musicalmente più preparati a cantare. Non esistono canzoni popolari moderne perché non esiste il concetto di folk, del paesano. Non c'è quell’unità all'interno di una comunità che dia origine a esperienze comuni ma semplici e che possano poi essere immortalate in una canzone.<br />È scomparsa la ricca immaginazione dei luoghi e della comunità che creava le condizioni per le ninne nanne. Non ci sono punti di riferimento come scene naturali, legami familiari e devozioni religiose che favoriscono l'innocenza infantile e trovano posto nelle canzoni. Nell'odierno confuso panorama musicale, c'è ben poco che stimoli l'immaginazione verso piaceri moderati e puri.<br />In una cultura della morte che permette l'aborto, non c'è l’universale celebrazione della nuova vita che...]]></itunes:summary><itunes:duration>365</itunes:duration><itunes:keywords>amore,figli,ninnananna,playlist,spotify,youtube</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9c7ff48c15f2d37a2f05608cddd4a7e7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Leone XIV demolisce Amoris Laetitia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/leone-xiv-demolisce-amoris-laetitia--66496724</link><description><![CDATA[VIDEO: Il matrimonio secondo Leone XIV ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wDC5MlhOm_o" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=wDC5MlhOm_o</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8189" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8189</a><br /><br />LEONE XIV DEMOLISCE AMORIS LAETITIA: IL MATRIMONIO NON E' UN IDEALE di Roberto de Mattei<br /> <br /><br />"Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l'uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo". Così ha detto Leone XIV il 31 maggio 2025, nell'omelia della Messa del Giubileo delle famiglie, sottolineando che questo amore "rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita".<br />Il significato di questa frase non deve sfuggire, perché oggi troppo spesso la legge morale viene ridotta a un ideale che può essere difficilmente raggiunto. La parola "canone", nel linguaggio religioso, indica una regola ufficiale della Chiesa, una norma giuridica e morale, una legge oggettiva, che tutti i cristiani sono tenuti ad osservare.<br />Il matrimonio, uno e indissolubile, formato da un uomo e da una donna, è un'istituzione divina e naturale, voluta da Dio stesso ed elevata da Gesù Cristo alla dignità di Sacramento. La famiglia, fondata sul matrimonio, è perciò una vera società con un'unità spirituale, morale e giuridica, di cui Dio ha fissato la costituzione e i diritti. Chi osserva questa legge riceve da Dio tutte le grazie necessarie ad osservarla. <br />Presentare il matrimonio come un ideale, e non come una legge a cui è legata una grazia, equivale ad affermare che questo modello non appartiene al mondo della realtà, ma a quello dei desideri, talvolta irraggiungibili. Significa dunque cadere nel relativismo morale. Gli uomini, per vivere, hanno bisogno di princìpi che possono e debbono essere vissuti: uno di questi è il matrimonio. L'idea, invece, che "il matrimonio è un ideale" percorre l'Esortazione apostolica Amoris Laetitia, del 2016, nella quale Papa Francesco ha insistito sul fatto che questo ideale va proposto gradualmente, accompagnando le persone nel loro cammino. Ma la morale cattolica non è graduale e non ammette eccezioni: o è assoluta o non è. La possibilità di "eccezioni" alla legge nasce proprio dall'idea di un ideale impraticabile. Era la tesi di Lutero, il quale sosteneva che Dio ha dato all'uomo una legge impossibile da seguire. Lutero elaborò perciò il concetto di un "fede fiduciale", che salva senza le opere, proprio perché i comandamenti non possono essere osservati. Alla concezione luterana dell'impraticabilità della legge, il Concilio di Trento replicò che ci si salva attraverso la fede e le opere. Il Concilio colpisce di anatema chi dice che "per l'uomo giustificato e costituito in grazia, i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare" (Denz.H, n. 1568) e afferma: "Dio infatti non comanda l'impossibile; ma quando comanda ci ammonisce di fare quello che puoi, di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché Tu possa" (Denz.H, n. 1356).<br /><br />L'AIUTO NON MANCHERÀ<br />Ci si può trovare di fronte a problemi apparentemente insormontabili, ma in questi casi bisogna fare di tutto, con le proprie forze, per osservare la legge naturale e divina e chiedere a Dio l'aiuto per superare il problema. È di fede cattolica che questo aiuto non mancherà e che ogni problema sarà risolto. Nei casi eccezionali Dio ci offrirà un aiuto straordinario della grazia, proprio perché non ci ha dato una legge impraticabile. La dottrina non è un ideale astratto e la vita del cristiano non è altro che la pratica dei comandamenti, secondo l'insegnamento di Gesù: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama" (Gv 14, 21). <br />Per questo, in un'intervista del 2019 riportata da Corrispondenza Romana, il cardinal Burke spiegava: "Qualcuno ha detto che in fin dei conti dobbiamo renderci conto che il matrimonio è un ideale che non tutti possono raggiungere e quindi dobbiamo adattare l'insegnamento della Chiesa alle persone che non riescono a mantenere le promesse matrimoniali. Ma il matrimonio non è un "ideale". Il matrimonio è una grazia e quando una coppia si scambia i voti, entrambi ricevono la grazia di vivere un legame fecondo e fedele per tutta la vita. Anche la persona più debole, la persona meno formata, riceve la grazia per vivere fedelmente l'alleanza matrimoniale".<br /><br />AMORE TOTALE, FEDELE, FECONDO<br />Ma leggiamo con attenzione le parole di Leone XIV: "Negli ultimi decenni abbiamo ricevuto un segno che dà gioia e al tempo stesso fa riflettere: mi riferisco al fatto che sono stati proclamati Beati e Santi dei coniugi, e non separatamente, ma insieme, in quanto coppie di sposi. Penso a Louis e Zélie Martin, i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino; come pure i Beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, la cui vita familiare si è svolta a Roma nel secolo scorso. E non dimentichiamo la famiglia polacca Ulma: genitori e bambini uniti nell'amore e nel martirio. Dicevo che si tratta di un segno che fa pensare. Sì, additando come testimoni esemplari degli sposi, la Chiesa ci dice che il mondo di oggi ha bisogno dell'alleanza coniugale per conoscere e accogliere l'amore di Dio e superare, con la sua forza che unifica e riconcilia, le forze che disgregano le relazioni e le società".<br />"Per questo, col cuore pieno di riconoscenza e di speranza, a voi sposi dico: il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l'uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo (cfr S. Paolo VI, Lett. Enc. Humanae vitae, 9). Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita".<br />"Perciò vi incoraggio ad essere, per i vostri figli, esempi di coerenza, comportandovi come volete che loro si comportino, educandoli alla libertà mediante l'obbedienza, cercando sempre in essi il bene e i mezzi per accrescerlo. E voi, figli, siate grati ai vostri genitori: dire "grazie", per il dono della vita e per tutto ciò che con esso ci viene donato ogni giorno, è il primo modo di onorare il padre e la madre (cfr Es 20,12)".<br />All'inizio e alla fine della sua omelia il Papa è tornato su un tema che gli è caro: la preghiera di Gesù al Padre, tratta dal Vangelo di Giovanni: "Che tutti siano una sola cosa" (Gv, 17, 20). Non un'uniformità indistinta, ma una comunione profonda, fondata sull'amore stesso di Dio; "uno unum", come dice sant'Agostino (Sermo super Ps. 127): una cosa sola nell'unico Salvatore, abbracciati dall'amore eterno di Dio. "Carissimi, se ci amiamo così, sul fondamento di Cristo, che è «l'alfa e l'omega», «il principio e la fine» (cfr Ap 22,13), saremo segno di pace per tutti, nella società e nel mondo. E non dimentichiamo: dalle famiglie viene generato il futuro dei popoli"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66496724</guid><pubDate>Tue, 10 Jun 2025 17:07:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66496724/leone_xiv_demolisce_amoris_laetitia.mp3" length="7982228" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il matrimonio secondo Leone XIV ➜ https://www.youtube.com/watch?v=wDC5MlhOm_o

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8189

LEONE XIV DEMOLISCE AMORIS LAETITIA: IL MATRIMONIO NON E' UN IDEALE di Roberto de Mattei
 

"Il matrimonio non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il matrimonio secondo Leone XIV ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wDC5MlhOm_o" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=wDC5MlhOm_o</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8189" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8189</a><br /><br />LEONE XIV DEMOLISCE AMORIS LAETITIA: IL MATRIMONIO NON E' UN IDEALE di Roberto de Mattei<br /> <br /><br />"Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l'uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo". Così ha detto Leone XIV il 31 maggio 2025, nell'omelia della Messa del Giubileo delle famiglie, sottolineando che questo amore "rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita".<br />Il significato di questa frase non deve sfuggire, perché oggi troppo spesso la legge morale viene ridotta a un ideale che può essere difficilmente raggiunto. La parola "canone", nel linguaggio religioso, indica una regola ufficiale della Chiesa, una norma giuridica e morale, una legge oggettiva, che tutti i cristiani sono tenuti ad osservare.<br />Il matrimonio, uno e indissolubile, formato da un uomo e da una donna, è un'istituzione divina e naturale, voluta da Dio stesso ed elevata da Gesù Cristo alla dignità di Sacramento. La famiglia, fondata sul matrimonio, è perciò una vera società con un'unità spirituale, morale e giuridica, di cui Dio ha fissato la costituzione e i diritti. Chi osserva questa legge riceve da Dio tutte le grazie necessarie ad osservarla. <br />Presentare il matrimonio come un ideale, e non come una legge a cui è legata una grazia, equivale ad affermare che questo modello non appartiene al mondo della realtà, ma a quello dei desideri, talvolta irraggiungibili. Significa dunque cadere nel relativismo morale. Gli uomini, per vivere, hanno bisogno di princìpi che possono e debbono essere vissuti: uno di questi è il matrimonio. L'idea, invece, che "il matrimonio è un ideale" percorre l'Esortazione apostolica Amoris Laetitia, del 2016, nella quale Papa Francesco ha insistito sul fatto che questo ideale va proposto gradualmente, accompagnando le persone nel loro cammino. Ma la morale cattolica non è graduale e non ammette eccezioni: o è assoluta o non è. La possibilità di "eccezioni" alla legge nasce proprio dall'idea di un ideale impraticabile. Era la tesi di Lutero, il quale sosteneva che Dio ha dato all'uomo una legge impossibile da seguire. Lutero elaborò perciò il concetto di un "fede fiduciale", che salva senza le opere, proprio perché i comandamenti non possono essere osservati. Alla concezione luterana dell'impraticabilità della legge, il Concilio di Trento replicò che ci si salva attraverso la fede e le opere. Il Concilio colpisce di anatema chi dice che "per l'uomo giustificato e costituito in grazia, i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare" (Denz.H, n. 1568) e afferma: "Dio infatti non comanda l'impossibile; ma quando comanda ci ammonisce di fare quello che puoi, di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché Tu possa" (Denz.H, n. 1356).<br /><br />L'AIUTO NON MANCHERÀ<br />Ci si può trovare di fronte a problemi apparentemente insormontabili, ma in questi casi bisogna fare di tutto, con le proprie forze, per osservare la legge naturale e divina e chiedere a Dio l'aiuto per superare il problema. È di fede cattolica che questo aiuto non mancherà e che ogni problema sarà risolto. Nei casi eccezionali Dio ci offrirà un aiuto straordinario della grazia, proprio perché non ci ha dato una legge impraticabile. La dottrina non è un ideale astratto e la vita del cristiano non è altro che la pratica dei comandamenti, secondo l'insegnamento di Gesù: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama" (Gv 14, 21). <br />Per questo, in un'intervista del 2019 riportata da Corrispondenza Romana, il cardinal Burke spiegava: "Qualcuno ha detto che in fin dei conti dobbiamo renderci conto che il matrimonio è un ideale che non tutti possono...]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>amorislaetitia,canone,leggedidio,leonexiv,matrimonio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e179312eb7eb62046004cd2b550261fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chiudono i negozi di giocattoli, ma guai a toccare gli smartphone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chiudono-i-negozi-di-giocattoli-ma-guai-a-toccare-gli-smartphone--66070477</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8159" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8159</a><br /><br />CHIUDONO I NEGOZI DI GIOCATTOLI, MA GUAI A TOCCARE GLI SMARTPHONE di Fabio Piemonte<br /> <br />Denatalità e iperdigitalizzazione non hanno solo drammatiche e dirette conseguenze come meno figli o più disagi per bambini e adolescenti, ma anche effetti collaterali egualmente tristi e problematici. Come la chiusura di negozi di giocattoli, con tutto ciò che questo comporta tanto in termini economici quanto sociali e, consentiteci di dirlo, di vera e propria tristezza nel vedere un modo così alla deriva.<br />I casi non sono pochi, ma a fare più clamore è quando vittime sono veri e propri negozi storici, quasi delle "istituzioni", come "Casa Mia". Per chi è romano, in particolare della zona centro-sud, è un colpo pensare che l'iconico negozio di giocattoli con le vetrine sull'Appia Nuova nel quartiere San Giovanni abbia chiuso i battenti dopo quasi 80 anni di attività. «Con profondo rammarico annunciamo la chiusura definitiva del negozio, una realtà che ha rappresentato un punto di riferimento per la vendita di giocattoli e un luogo magico in cui immergersi per generazioni di bambini e famiglie», scrive sul cartello in vetrina la proprietaria Grazia Battista. La notizia giunge tra l'altro a pochi giorni dalla chiusura di "Ciuff Ciuff" in via Etruria, altro celebre negozio del settore - sempre nella zona San Giovanni - in particolare per quanti siano alla ricerca dei giochi di un tempo per figli e nipoti.<br />MENO FIGLI E TROPPO INTERNET<br />Tra i diversi motivi di tale decisione "Casa Mia" addita anche «l'evidente diminuzione della natalità, che si va ad aggiungere alla difficoltà delle giovani coppie di trovare alloggi in città storiche come Roma, dove sempre più appartamenti vengono sottratti agli affitti tradizionali a favore di quelli brevi per i turisti». A Roma, ma non solo purtroppo, mancano all'appello nuove famiglie e giovani coppie, e dunque conseguentemente figli. Meno bimbi vuol dire sostanzialmente anche meno giocattoli. Quei pochi che vengono acquistati sono poi comprati principalmente online, per cui tanti negozi faticano a sopravvivere, dati i costi di gestione evidentemente più alti. Infatti la proprietaria di "Casa Mia" richiama nel cartello esposto anche le «molteplici ragioni che riflettono il profondo cambiamento socio-economico a cui stiamo assistendo. Innanzitutto lo sviluppo del commercio online, caratterizzato da una competizione sfrenata e priva di regole, la cui diffusione è esplosa con la pandemia penalizzando i negozi di prossimità. Il servizio assistito che i negozi tradizionali garantiscono e i loro costi di gestione non permettono di competere con l'estensione a livello mondiale del mercato virtuale e dei prezzi sempre più bassi delle piattaforme digitali a portata di click». Infine la stessa titolare evidenzia anche il rischio dell'iperdigitalizzazione, dal momento che «la tecnologia ha trasformato le abitudini dei più piccoli: già in tenera età i bambini vengono attratti da dispositivi digitali che li allontanano anticipatamente dal gioco manuale e tradizionale. Applicazioni, giochi e social network sono sempre a disposizione sui telefonini dei familiari e hanno cambiato il modo di divertirsi e interagire anche per i bambini più piccoli».<br />RECUPERARE UN'AUTENTICA DIMENSIONE LUDICA<br />D'altra parte fino a non molti anni fa i bambini ancora scorrazzavano nelle piazze, riempivano i parchi e desideravano incontrarsi nelle case per giocare insieme con le costruzioni o con la casa delle bambole, oggi invece hanno maggiormente gli occhi incollati agli smartphone anche quando siedono su una panchina l'uno accanto all'altro e preferiscono incontrarsi sulle piattaforme social in Rete piuttosto che dal vivo coi loro coetanei. E in effetti, come conclude con profonda amarezza la titolare di "Casa Mia" nel messaggio affisso in vetrina, «abbiamo sempre creduto che la ricerca e il progresso siano fondamentali per costruire un futuro migliore, ma oggi ci troviamo davanti alla necessità di riflettere anche sui suoi effetti collaterali».<br />Si rende pertanto necessaria una riflessione seria e più ampia anche a livello istituzionale sui danni ingenti di una simile iperdigitalizzazione affinché ai bambini siano restituite modalità di gioco autentico. Come tra l'altro più volte denunciato, tra gli altri, anche dallo psicologo newyorkese Haidt e in Italia in particolare dal pedagogista Daniele Novara e dallo psicoterapeuta Alberto Pellai, tra i promotori di una petizione per chiedere lo stop agli smartphone sotto i 14 anni e il divieto di uso dei social sotto i 16 anni. Così come la Campagna "Piccole Vittime Invisibili" di Pro Vita &amp; Famiglia onlus, che da anni va nella stessa direzione di combattere l'eccesso di digitale ma anche di abusi e pericoli - sessuali e non - per i minori derivanti dal Web. Quel gioco - sia esso libero o strutturato, all'aperto o nelle case coi giocattoli, con i coetanei o con genitori e nonni -, attraverso cui il bambino implementa la propria creatività e costruisce il mondo intorno a sé, fondamentale nel percorso di crescita anche per lo sviluppo di relazioni autentiche con i pari.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66070477</guid><pubDate>Tue, 13 May 2025 19:57:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66070477/chiudono_i_negozi_di_giocattoli.mp3" length="6578721" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8159

CHIUDONO I NEGOZI DI GIOCATTOLI, MA GUAI A TOCCARE GLI SMARTPHONE di Fabio Piemonte
 
Denatalità e iperdigitalizzazione non hanno solo drammatiche e dirette conseguenze come meno figli o più disagi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8159" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8159</a><br /><br />CHIUDONO I NEGOZI DI GIOCATTOLI, MA GUAI A TOCCARE GLI SMARTPHONE di Fabio Piemonte<br /> <br />Denatalità e iperdigitalizzazione non hanno solo drammatiche e dirette conseguenze come meno figli o più disagi per bambini e adolescenti, ma anche effetti collaterali egualmente tristi e problematici. Come la chiusura di negozi di giocattoli, con tutto ciò che questo comporta tanto in termini economici quanto sociali e, consentiteci di dirlo, di vera e propria tristezza nel vedere un modo così alla deriva.<br />I casi non sono pochi, ma a fare più clamore è quando vittime sono veri e propri negozi storici, quasi delle "istituzioni", come "Casa Mia". Per chi è romano, in particolare della zona centro-sud, è un colpo pensare che l'iconico negozio di giocattoli con le vetrine sull'Appia Nuova nel quartiere San Giovanni abbia chiuso i battenti dopo quasi 80 anni di attività. «Con profondo rammarico annunciamo la chiusura definitiva del negozio, una realtà che ha rappresentato un punto di riferimento per la vendita di giocattoli e un luogo magico in cui immergersi per generazioni di bambini e famiglie», scrive sul cartello in vetrina la proprietaria Grazia Battista. La notizia giunge tra l'altro a pochi giorni dalla chiusura di "Ciuff Ciuff" in via Etruria, altro celebre negozio del settore - sempre nella zona San Giovanni - in particolare per quanti siano alla ricerca dei giochi di un tempo per figli e nipoti.<br />MENO FIGLI E TROPPO INTERNET<br />Tra i diversi motivi di tale decisione "Casa Mia" addita anche «l'evidente diminuzione della natalità, che si va ad aggiungere alla difficoltà delle giovani coppie di trovare alloggi in città storiche come Roma, dove sempre più appartamenti vengono sottratti agli affitti tradizionali a favore di quelli brevi per i turisti». A Roma, ma non solo purtroppo, mancano all'appello nuove famiglie e giovani coppie, e dunque conseguentemente figli. Meno bimbi vuol dire sostanzialmente anche meno giocattoli. Quei pochi che vengono acquistati sono poi comprati principalmente online, per cui tanti negozi faticano a sopravvivere, dati i costi di gestione evidentemente più alti. Infatti la proprietaria di "Casa Mia" richiama nel cartello esposto anche le «molteplici ragioni che riflettono il profondo cambiamento socio-economico a cui stiamo assistendo. Innanzitutto lo sviluppo del commercio online, caratterizzato da una competizione sfrenata e priva di regole, la cui diffusione è esplosa con la pandemia penalizzando i negozi di prossimità. Il servizio assistito che i negozi tradizionali garantiscono e i loro costi di gestione non permettono di competere con l'estensione a livello mondiale del mercato virtuale e dei prezzi sempre più bassi delle piattaforme digitali a portata di click». Infine la stessa titolare evidenzia anche il rischio dell'iperdigitalizzazione, dal momento che «la tecnologia ha trasformato le abitudini dei più piccoli: già in tenera età i bambini vengono attratti da dispositivi digitali che li allontanano anticipatamente dal gioco manuale e tradizionale. Applicazioni, giochi e social network sono sempre a disposizione sui telefonini dei familiari e hanno cambiato il modo di divertirsi e interagire anche per i bambini più piccoli».<br />RECUPERARE UN'AUTENTICA DIMENSIONE LUDICA<br />D'altra parte fino a non molti anni fa i bambini ancora scorrazzavano nelle piazze, riempivano i parchi e desideravano incontrarsi nelle case per giocare insieme con le costruzioni o con la casa delle bambole, oggi invece hanno maggiormente gli occhi incollati agli smartphone anche quando siedono su una panchina l'uno accanto all'altro e preferiscono incontrarsi sulle piattaforme social in Rete piuttosto che dal vivo coi loro coetanei. E in effetti, come conclude con profonda amarezza la titolare di "Casa Mia" nel messaggio affisso in vetrina, «abbiamo...]]></itunes:summary><itunes:duration>412</itunes:duration><itunes:keywords>cellulare,chiusure,dannicollaterali,giocattoli,pochifigli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c0b24c1bb87d9fe64ab56487a83abdc5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La bellezza dell'amore casto è possibile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-bellezza-dell-amore-casto-e-possibile--65953065</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8155" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8155</a><br /><br />LA BELLEZZA DELL'AMORE CASTO E' POSSIBILE di Fabio Piemonte<br /> <br />«Mi diceva che se lo amavo veramente dovevo dimostrarglielo. E così ho fatto. Ma dopo un po' non voleva più passare il tempo con me; voleva solo stare con il mio corpo», scrive Crystalina Evert. C'è una battaglia tra amore e sensualità dentro il cuore di ognuno. «Dietro tutte le vanterie per le conquiste sessuali di qualche serata in discoteca, ogni ragazzo nutre un desiderio più profondo, quello di amare una ragazza», aggiunge Jason. E quanto scrivono in Aspettare si può (Fede e Cultura 2023, pp. 159) Jason e Crystalina Evert, attualmente marito e moglie, in un appassionante racconto a quattro mani che riprende in maniera dialogica le loro risposte sul tema del sottotitolo: "Purezza e sessualità alla prova del mondo di oggi". I due coniugi americani girano il mondo per tenere incontri sull'importanza di coltivare amore e castità, condividendo le proprie esperienze e anche i propri errori giovanili senza moralismi, come testimonia il video doppiato in italiano Amore senza rimorso reperibile su Film Garantiti (clicca qui) e il sito del progetto (https://www.chastity.com/category/italiano) che portano avanti insieme "Chastity" con una sezione di materiali disponibili anche in italiano.<br />CASTITÀ NELL'UOMO È IMPARARE A GUARDARE UNA DONNA COME LA VEDE DIO<br />«La nostra chiamata all'amore è dunque più grande della tentazione verso la sensualità. Riscoprire tale chiamata, che vale in egual modo per uomini e donne, comporta certo lo sforzo di andare al di là della volontà di "usare l'altro" per il proprio piacere. D'altra parte «quando un ragazzo immagina la sua futura sposa, per esempio, non pensa di ottenere qualcosa da lei. Pensa di donarle la sua vita», afferma Jason.<br />E, allo stesso modo, «ogni donna vuole ardentemente l'amore, ma molte di noi hanno sofferto e rinunciato a quello vero. Cominciamo col dirci che l'amore non esiste oppure che non lo meritiamo. Invece esiste e noi ne siamo degne», ribadisce con forza Crystalina.<br />«Tutto quello che le ragazze vogliono è un gentiluomo, un uomo che sappia come onorare una donna nel modo appropriato». Di qui Jason offre diversi consigli anche per vivere bene la fase del corteggiamento, dal prendere l'iniziativa per il primo appuntamento al prepararlo con cura, dal lasciare che al ristorante ordini prima lei, sino al pagamento del conto. Insomma «se hai la sensazione di esserti messo a servizio, stai facendo la cosa giusta», puntualizza.<br />Relativamente al tema della sessualità, Jason invita a «trattare le ragazze nel modo in cui vorresti che un ragazzo tratti la tua futura sposa». Egli constata in realtà una certa schizofrenia da parte dei giovani rispetto allo standard che si pongono per le loro sorelle, futura moglie o figlie e quello che invece riservano alla fidanzata in termini di rispetto della persona, e dunque anche della sua corporeità.<br />Infatti «la qualità dell'amore di un uomo verso una donna si misura dal suo grado di responsabilità nei suoi confronti», osserva con fermezza Jason. D'altra parte, come ha rilevato una ricerca dell'Heritage Foundation, «quanto prima una ragazza ha una relazione sessuale, tanto più potrà soffrire dei seguenti problemi: avere una gravidanza al di fuori del matrimonio; diventare una ragazza madre; contrarre malattie sessualmente trasmissibili; avere diversi partner sessuali; andare incontro a spaccature nelle relazioni; abortire; ridursi in povertà; esser soggetta a depressione; divorziare».<br />Di qui «quando una donna vuole essere impura, l'uomo che la ama deve avere sufficiente controllo sul proprio corpo, e abbastanza premura per l'anima di entrambi, da riuscire a dirle di no», in quanto «un vero uomo non approfitterebbe mai di una donna che non conosce il proprio valore». Certo Jason riconosce l'eroismo che richiede tale impresa, quella di custodire la castità propria e altrui; «ma, attraverso la battaglia per la purezza, un ragazzo giunge ad apprezzare una donna come un dono che deve essere ricevuto, non un obiettivo da conquistare».<br />IL DESIDERIO SESSUALE È UN DONO DI DIO<br />A questo punto Jason approfondisce il tema focalizzando l'attenzione sulla sessualità nel progetto divino.<br />Ricorda dunque che «il desiderio sessuale è un dono di Dio. L'attrazione sessuale è l'invito. La lussuria è quando accettiamo quell'invito nella maniera sbagliata, fuori dalla nostra chiamata all'amore». Tale dinamica è opportunamente illuminata dalle parole di sant'Agostino: «La lussuria assecondata diventa un'abitudine e l'abitudine cui non si resiste diventa necessità». Di qui Jason suggerisce innanzitutto ai giovani di imparare a vigilare sui propri pensieri, dal momento che «se riesci a controllare i tuoi pensieri sulle donne, controllerai le tue parole, i tuoi occhi e le tue azioni. Dio si preoccupa della purezza dei tuoi pensieri, perché essi rivelano lo stato del tuo cuore».<br />Si tratta, in special modo per il credente, di imparare a «pensare a una donna senza desiderarla sessualmente, chiedendo a Dio la grazia di riuscire a vederla nel modo in cui Lui la vede». Se «Dio ha assegnato come un dovere a ogni uomo la dignità di ogni donna», come osservava acutamente san Giovanni Paolo II, bisogna impegnarsi a custodire il proprio sguardo evitando quella pornografia che degrada la dignità della persona rendendo l'uomo «un ingordo mai sazio».<br />Oggi sono tanti i single allettati dalla fantasia di avere donne perfette sempre a propria disposizione al punto da rifuggire «la possibilità di un rifiuto da parte di una donna o del peso dell'impegno. Si ripiegano su se stessi e non sperimentano mai la gioia dell'amore sacrificale, per paura delle sue richieste».<br />In tal senso la masturbazione, spesso legata al consumo di pornografia, «non è nemmeno l'ombra dell'amore»; è soltanto uno sterile ripiegamento su se stessi che tradisce il fine oggettivo dell'atto sessuale, che è l'unione tra l'uomo e la donna e la procreazione di una nuova vita, e per di più «rafforza l'idea che l'uomo necessiti di gratificazione sessuale in qualunque momento lo desideri e danneggia la capacità di amare, perché si resta legati a fantasie». Inoltre la masturbazione «indebolisce l'idea che un uomo ha di se stesso e lo rende schiavo della sua debolezza», l'esatto opposto delle qualità di coraggio, sicurezza e forza che una donna ricerca in un uomo.<br />IL SESSO SICURO È UN MITO<br />«Il sesso sicuro è un mito», sostiene ancora Jason riguardo all'uso del preservativo che, secondo recenti studi americani, proteggerebbe soltanto in minima parte dal rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, tra cui in particolare herpes, Hpv (papilloma virus), clamidia e gonorrea a livello dell'apparato genitale femminile. Riflettendo ancora sul significato del profilattico - «segno esteriore di un egoismo: stai proteggendo te stesso» - e del "sesso protetto", egli evidenzia con franchezza che «se devi proteggerti nel momento in cui dovresti far dono di te stesso, c'è qualcosa che non va. Perché questa paura? Se non sei pronto a essere padre, allora non sei pronto per il sesso». Al contrario l'«autocontrollo ti rende libero di amare». D'altra parte «il marito sa che dare via la tua libertà per amore ti salva da te stesso. Ti libera, perché ti rende libero di amare».<br />Certamente il cammino per custodire la purezza è impegnativo, per cui richiede l'aiuto della grazia divina.<br />Di qui Jason invita i giovani a porsi obiettivi realistici; a fuggire la pigrizia e le tentazioni evitando le occasioni di peccato; a vigilare sugli occhi e le parole; a digiunare, poiché «la gola è l'avanguardia dell'impurità» (Escrivà); a pregare, invocando in special modo l'angelo custode, la Vergine Maria, San Giuseppe e i santi; a perseverare con pazienza senza cedere allo scoraggiamento; a confessarsi e comunicarsi frequentemente per ricevere da Dio la forza di vincere la concupiscenza della carne.<br />Jason affronta infine il tema dell'omosessualità, sottolineando come «anche se le persone hanno attrazioni di questo tipo», possano cioè provare pulsioni omoerotiche, «i loro corpi restano eterosessuali, cioè fisicamente orientati verso l'altro sesso». Di qui ricorda che «i desideri sessuali non costituiscono la sua identità»; pertanto anche chi sente tali pulsioni può imparare ad amare accogliendo la sfida di uno stile di vita casto, «scegliendo di glorificare Dio con il proprio corpo».<br />Insomma, come ogni virtù, la castità richiede a ciascuno impegno e spirito di sacrificio ma, per dirla con san Giovanni Paolo II, è «la via infallibile alla gioia».<br />CASTITÀ NELLA DONNA È CUSTODIRE IL CORPO PER CUSTODIRE IL CUORE<br />«Sono una ragazza occasionale o una ragazza per sempre?». Si apre con questa domanda provocatoria la riflessione di Crystalina Evert, che poi aggiunge: «Non avere paura che qualche ragazzo possa piantarti se non gli concedi il tuo corpo. Lascia che lui abbia paura di perdere te, a meno che non capisca come rispettarti. Nel mio giro di amici la verginità era vista come una imbarazzante mancanza di esperienza. Ti faceva sentire una puritana oppure una che non riusciva ad avere un appuntamento. Era praticamente una maledizione». Ella racconta così la sua esperienza, dall'ossessione di avere un corpo perfetto all'accettazione di sé; dal vestirsi secondo la moda per sedurre al «vestirsi con semplicità, scoprendo la sicurezza che viene dal rispetto per se stessi». D'altra parte «è più emozionante essere amata da un uomo o essere fissata con sguardo ebete da molti?». Su questo punto osserva ancora acutamente che «ciò che li vince è ciò che li tratterrà. Se sono stati persuasi da un corpo, s]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65953065</guid><pubDate>Tue, 06 May 2025 22:21:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65953065/la_bellezza_dell_amore_casto_e_possibile.mp3" length="15842368" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8155

LA BELLEZZA DELL'AMORE CASTO E' POSSIBILE di Fabio Piemonte
 
«Mi diceva che se lo amavo veramente dovevo dimostrarglielo. E così ho fatto. Ma dopo un po' non voleva più passare il tempo con me;...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8155" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8155</a><br /><br />LA BELLEZZA DELL'AMORE CASTO E' POSSIBILE di Fabio Piemonte<br /> <br />«Mi diceva che se lo amavo veramente dovevo dimostrarglielo. E così ho fatto. Ma dopo un po' non voleva più passare il tempo con me; voleva solo stare con il mio corpo», scrive Crystalina Evert. C'è una battaglia tra amore e sensualità dentro il cuore di ognuno. «Dietro tutte le vanterie per le conquiste sessuali di qualche serata in discoteca, ogni ragazzo nutre un desiderio più profondo, quello di amare una ragazza», aggiunge Jason. E quanto scrivono in Aspettare si può (Fede e Cultura 2023, pp. 159) Jason e Crystalina Evert, attualmente marito e moglie, in un appassionante racconto a quattro mani che riprende in maniera dialogica le loro risposte sul tema del sottotitolo: "Purezza e sessualità alla prova del mondo di oggi". I due coniugi americani girano il mondo per tenere incontri sull'importanza di coltivare amore e castità, condividendo le proprie esperienze e anche i propri errori giovanili senza moralismi, come testimonia il video doppiato in italiano Amore senza rimorso reperibile su Film Garantiti (clicca qui) e il sito del progetto (https://www.chastity.com/category/italiano) che portano avanti insieme "Chastity" con una sezione di materiali disponibili anche in italiano.<br />CASTITÀ NELL'UOMO È IMPARARE A GUARDARE UNA DONNA COME LA VEDE DIO<br />«La nostra chiamata all'amore è dunque più grande della tentazione verso la sensualità. Riscoprire tale chiamata, che vale in egual modo per uomini e donne, comporta certo lo sforzo di andare al di là della volontà di "usare l'altro" per il proprio piacere. D'altra parte «quando un ragazzo immagina la sua futura sposa, per esempio, non pensa di ottenere qualcosa da lei. Pensa di donarle la sua vita», afferma Jason.<br />E, allo stesso modo, «ogni donna vuole ardentemente l'amore, ma molte di noi hanno sofferto e rinunciato a quello vero. Cominciamo col dirci che l'amore non esiste oppure che non lo meritiamo. Invece esiste e noi ne siamo degne», ribadisce con forza Crystalina.<br />«Tutto quello che le ragazze vogliono è un gentiluomo, un uomo che sappia come onorare una donna nel modo appropriato». Di qui Jason offre diversi consigli anche per vivere bene la fase del corteggiamento, dal prendere l'iniziativa per il primo appuntamento al prepararlo con cura, dal lasciare che al ristorante ordini prima lei, sino al pagamento del conto. Insomma «se hai la sensazione di esserti messo a servizio, stai facendo la cosa giusta», puntualizza.<br />Relativamente al tema della sessualità, Jason invita a «trattare le ragazze nel modo in cui vorresti che un ragazzo tratti la tua futura sposa». Egli constata in realtà una certa schizofrenia da parte dei giovani rispetto allo standard che si pongono per le loro sorelle, futura moglie o figlie e quello che invece riservano alla fidanzata in termini di rispetto della persona, e dunque anche della sua corporeità.<br />Infatti «la qualità dell'amore di un uomo verso una donna si misura dal suo grado di responsabilità nei suoi confronti», osserva con fermezza Jason. D'altra parte, come ha rilevato una ricerca dell'Heritage Foundation, «quanto prima una ragazza ha una relazione sessuale, tanto più potrà soffrire dei seguenti problemi: avere una gravidanza al di fuori del matrimonio; diventare una ragazza madre; contrarre malattie sessualmente trasmissibili; avere diversi partner sessuali; andare incontro a spaccature nelle relazioni; abortire; ridursi in povertà; esser soggetta a depressione; divorziare».<br />Di qui «quando una donna vuole essere impura, l'uomo che la ama deve avere sufficiente controllo sul proprio corpo, e abbastanza premura per l'anima di entrambi, da riuscire a dirle di no», in quanto «un vero uomo non approfitterebbe mai di una donna che non conosce il proprio valore». Certo Jason riconosce...]]></itunes:summary><itunes:duration>991</itunes:duration><itunes:keywords>amore,castità,jasonevert,rapportiprematrimoniali,testimonial</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0a46ff3bf827f38124495c6ba9878e07.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il matrimonio protegge la salute mentale della famiglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-matrimonio-protegge-la-salute-mentale-della-famiglia--64962446</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8106" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8106</a><br /><br />IL MATRIMONIO PROTEGGE LA SALUTE MENTALE DELLA FAMIGLIA di Salvatore Tropea<br /> <br />La ricerca, guidata da Cuicui Wang dell'Università di Harvard, ha coinvolto 106.556 persone da sette nazioni (tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Messico, Irlanda, Corea, Cina e Indonesia) per valutare la correlazione tra depressione e stato civile. La depressione è attualmente un problema di salute pubblica con una prevalenza del 5% tra gli adulti, destinata a superare il 10% entro il 2025. Lo studio ha evidenziato come i single abbiano il 79% di probabilità in più di soffrire di depressione rispetto ai coniugati.<br />Lo studio sottolinea come anche vedovi e divorziati corrano maggiori rischi di depressione, rispettivamente del 64% e del 99%. Ulteriori dati da Global Epidemiology rivelano che il matrimonio riduce la mortalità femminile di un terzo e che, sorprendentemente, anche chi vive un matrimonio infelice gode di una salute migliore rispetto ai single. Gli autori, tra cui Wang, suggeriscono che i benefici del matrimonio derivino dall'accesso a risorse economiche, supporto sociale e influenza positiva reciproca. Tuttavia, per i single nei paesi occidentali, come Stati Uniti e Irlanda, il rischio di depressione è più alto.<br />Un matrimonio felice apporta benefici significativi sia per la salute e la sicurezza degli individui che per la stabilità dei figli, come riporta anche Francesca Romana Poleggi - membro del direttivo di Pro Vita &amp; Famiglia onlus - nel sul libro "Per amore dei nostri figli", edito da Sugarco Edizioni. «Le ricerche - spiega Poleggi - indicano che persone sposate, uomini e donne, sono generalmente più felici e godono di un tasso di mortalità e malattia inferiore rispetto ai single. Studi del 2011 e 2016, ad esempio, evidenziano che le donne conviventi subiscono il doppio delle violenze rispetto a quelle sposate» e le statistiche mostrano un rischio maggiore di femminicidi tra le conviventi. La stessa Poleggi cita poi il sito dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali, che raccoglie una vasta documentazione dal 1984 al 2020, che confronta la convivenza e il matrimonio, «confermando - scrive l'autrice - la superiorità di quest'ultimo per la stabilità e il benessere sociale ed economico della coppia e dei figli». Inoltre, il World Family Report del 2017 sottolinea che «i bambini di coppie sposate sperimentano maggiore stabilità fino ai 12 anni rispetto a quelli di famiglie non tradizionali», con l'instabilità familiare correlata a risultati negativi per i bambini. Ricerche recenti, infine, come quella di Brad Wilcox per l'Institute of Family Studies, basata su dati del General Social Survey 2022 - sempre citata da Francesca Romana Poleggi nel suo volume - ribadiscono che «il matrimonio è associato a livelli più alti di felicità per uomini e donne, specialmente se hanno figli. Gli sposati con figli sono circa due volte più propensi a dichiararsi "molto felici" rispetto ai loro coetanei non sposati», e ciò si riflette positivamente anche sul benessere dei figli stessi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64962446</guid><pubDate>Tue, 18 Mar 2025 22:22:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64962446/il_matrimonio_protegge_la_salute_mentale_della_famiglia.mp3" length="3769199" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8106

IL MATRIMONIO PROTEGGE LA SALUTE MENTALE DELLA FAMIGLIA di Salvatore Tropea
 
La ricerca, guidata da Cuicui Wang dell'Università di Harvard, ha coinvolto 106.556 persone da sette...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8106" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8106</a><br /><br />IL MATRIMONIO PROTEGGE LA SALUTE MENTALE DELLA FAMIGLIA di Salvatore Tropea<br /> <br />La ricerca, guidata da Cuicui Wang dell'Università di Harvard, ha coinvolto 106.556 persone da sette nazioni (tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Messico, Irlanda, Corea, Cina e Indonesia) per valutare la correlazione tra depressione e stato civile. La depressione è attualmente un problema di salute pubblica con una prevalenza del 5% tra gli adulti, destinata a superare il 10% entro il 2025. Lo studio ha evidenziato come i single abbiano il 79% di probabilità in più di soffrire di depressione rispetto ai coniugati.<br />Lo studio sottolinea come anche vedovi e divorziati corrano maggiori rischi di depressione, rispettivamente del 64% e del 99%. Ulteriori dati da Global Epidemiology rivelano che il matrimonio riduce la mortalità femminile di un terzo e che, sorprendentemente, anche chi vive un matrimonio infelice gode di una salute migliore rispetto ai single. Gli autori, tra cui Wang, suggeriscono che i benefici del matrimonio derivino dall'accesso a risorse economiche, supporto sociale e influenza positiva reciproca. Tuttavia, per i single nei paesi occidentali, come Stati Uniti e Irlanda, il rischio di depressione è più alto.<br />Un matrimonio felice apporta benefici significativi sia per la salute e la sicurezza degli individui che per la stabilità dei figli, come riporta anche Francesca Romana Poleggi - membro del direttivo di Pro Vita &amp; Famiglia onlus - nel sul libro "Per amore dei nostri figli", edito da Sugarco Edizioni. «Le ricerche - spiega Poleggi - indicano che persone sposate, uomini e donne, sono generalmente più felici e godono di un tasso di mortalità e malattia inferiore rispetto ai single. Studi del 2011 e 2016, ad esempio, evidenziano che le donne conviventi subiscono il doppio delle violenze rispetto a quelle sposate» e le statistiche mostrano un rischio maggiore di femminicidi tra le conviventi. La stessa Poleggi cita poi il sito dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali, che raccoglie una vasta documentazione dal 1984 al 2020, che confronta la convivenza e il matrimonio, «confermando - scrive l'autrice - la superiorità di quest'ultimo per la stabilità e il benessere sociale ed economico della coppia e dei figli». Inoltre, il World Family Report del 2017 sottolinea che «i bambini di coppie sposate sperimentano maggiore stabilità fino ai 12 anni rispetto a quelli di famiglie non tradizionali», con l'instabilità familiare correlata a risultati negativi per i bambini. Ricerche recenti, infine, come quella di Brad Wilcox per l'Institute of Family Studies, basata su dati del General Social Survey 2022 - sempre citata da Francesca Romana Poleggi nel suo volume - ribadiscono che «il matrimonio è associato a livelli più alti di felicità per uomini e donne, specialmente se hanno figli. Gli sposati con figli sono circa due volte più propensi a dichiararsi "molto felici" rispetto ai loro coetanei non sposati», e ciò si riflette positivamente anche sul benessere dei figli stessi.]]></itunes:summary><itunes:duration>236</itunes:duration><itunes:keywords>conviventi,famiglia,matrimonio,salutementale,single</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/84f15c9bb03f8ce777c7353e09a8e0b3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Uomini fate l'affare della vostra vita sposatevi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/uomini-fate-l-affare-della-vostra-vita-sposatevi--64702782</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8091" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8091</a><br /><br />UOMINI, FATE L'AFFARE DELLA VOSTRA VITA: SPOSATEVI! di Brad Wilcox<br /> <br />Dunque, è così? Il matrimonio avrebbe «zero vantaggi statistici» per gli uomini di oggi? Il matrimonio sarebbe solo un trofeo in più per gli uomini che ce l'hanno già fatta, di poca importanza intrinseca al di là di un simbolo di successo?<br />Seguiamo il consiglio dei critici usando la testa invece del cuore per esaminare cosa dicono le scienze sociali a proposito del matrimonio e di tre aspetti importanti per la vita degli uomini: denaro, felicità e aspettativa di vita.<br />GLI UOMINI SPOSATI SONO PIÙ RICCHI<br />Dal punto di vista economico i dati sono solidi e chiari: gli uomini in un matrimonio stabile (che si sono sposati e sono rimasti sposati) che si avviano alla pensione hanno un patrimonio familiare dieci volte più elevato rispetto ai coetanei divorziati o che non si sono mai sposati. Tenendo conto delle differenze di istruzione, razza e occupazione, il premio medio del matrimonio in termini di patrimonio familiare per gli uomini stabilmente sposati è di 290.000 dollari più elevato rispetto ai coetanei non sposati. Insomma, esattamente il contrario di «zero vantaggi statistici».<br />Una situazione analoga si verifica con il reddito. Anche dopo aver controllato età, razza, etnia, istruzione e dimensioni del nucleo familiare, gli uomini sposati hanno un reddito familiare del 40% più elevato rispetto ai coetanei non sposati. Similmente, gli uomini sposati nel fiore degli anni hanno una probabilità del 55% più bassa di vivere in povertà.<br />Per confutare la tesi secondo la quale il matrimonio non avrebbe economicamente benefici intrinseci, ma attirerebbe solo persone già agiate in partenza, si possono esaminare gli studi condotti su gemelli. Uno studio del 2004 condotto su gemelli monozigoti ha scoperto che il matrimonio fa aumentare il salario degli uomini: i gemelli sposati guadagnano circa il 26% in più dei gemelli non sposati. Questo succede perché, come sostengo nel mio libro Get Married: Why americans must defy the élites, forge strong families, and save civilization, le responsabilità associate al matrimonio fanno sì che gli uomini lavorino di più, in modo più intelligente e più responsabile. Sappiamo, per esempio, che gli uomini sposati lavorano per più ore e hanno meno probabilità di essere licenziati rispetto ai coetanei non sposati.<br />GLI UOMINI SPOSATI SONO PIÙ FELICI<br />Il denaro conta, ma vi sono cose più importanti come la felicità. In che modo per gli uomini il matrimonio è collegato alla felicità? Anche in questo caso le evidenze sono chiare: i dati mostrano che gli uomini sposati hanno circa il doppio della probabilità di essere "molto contenti" della propria vita rispetto agli uomini non sposati, e questo vale soprattutto per gli uomini sposati che sono anche padri. Secondo l'Institute for Family Studies/Wheatley Institute Family Survey, condotto nel 2021 da YouGov, quasi il 60% dei padri sposati sostiene che la propria vita è significativa "per la maggior parte del tempo" rispetto al 38% dei coetanei single senza figli.<br />Per quanto riguarda in particolare la felicità, nel 2002 lo scienziato sociale James Q. Wilson ha scritto: «A parità di età le persone sposate sono più felici di quelle non sposate, non solo negli Stati Uniti, ma in almeno altri 17 Paesi in cui sono state fatte indagini simili». Wilson osserva che «sembra che vi siano buone ragioni per questa felicità», dati i notevoli benefici in termini di salute e benessere «associati al matrimonio».<br />I critici potrebbero eccepire che ciò avviene non per merito del matrimonio, ma solo perché le persone più felici in partenza sono anche più propense a sposarsi e a rimanere sposate. Tuttavia, ancora una volta, ciò che emerge è l'influenza positiva intrinseca del matrimonio, come ha rilevato per esempio Tyler Vander Weele - professore di biostatistica alla School of Public Health di Harvard - che ha studiato a fondo la questione. Egli scrive che «gli studi longitudinali esistenti, così come gli studi trasversali, indicano che il matrimonio è associato a una maggiore soddisfazione nella vita e a una maggiore felicità dal punto di vista affettivo». VanderWeele sostiene che «matrimonio e famiglia risultano essere una porta d'accesso alla prosperità».<br />GLI UOMINI SPOSATI HANNO UNA SALUTE MIGLIORE<br />Gli uomini single hanno molte più probabilità di ammalarsi e di morire. Il lavoro di Anne ase e Angus Deaton, economisti di Princeton, rivela che centinaia di migliaia di uomini hanno perso la vita a causa delle cosiddette "morti per disperazione": overdose, patologie correlate all'abuso di alcol, suicidio. In particolare sono gli uomini non sposati e non laureati che hanno una maggiore probabilità di morire per questi motivi.<br />Il sociologo Philip N. Cohen, dell'Università del Maryland, che ha studiato il legame tra matrimonio e morte per disperazione, afferma che «la presenza di rischi di mortalità inferiori delle persone sposate rispetto ai single è una componente costante nella struttura gerarchica delle famiglie statunitensi». Jonathan Rothwell, principale economista della Gallup, giunge nella sua ricerca a conclusioni simili, rilevando che i modelli regionali di questi decessi sono fortemente associati alla percentuale di adulti sposati. Egli osserva che «in effetti, nella previsione delle morti per disperazione, le misurazioni relative al tasso di matrimonio sono più rilevanti dei tassi di istruzione universitaria e della componente riguardante l'età e la razza».<br />Il matrimonio riduce il rischio di morte per suicidio sia per gli uomini che per le donne, un dato importante visto l'aumento nell'ultimo decennio dei tassi di suicidio tra gli uomini, soprattutto giovani [dal 2010 il tasso di suicidio tra gli uomini statunitensi di 25-34 anni è aumentato del 34%, ndR]. Charles Fain Lehman, dell'Institute for Family Studies, riferisce che «il tasso di suicidio tra gli adulti divorziati è più del triplo di quello degli adulti sposati, mentre il tasso di suicidio tra i single è da 1,5 a 2 volte più elevato di quello dei coniugati».<br />Altre ricerche suggeriscono che il potere protettivo del matrimonio nei confronti del suicidio è particolarmente marcato per gli uomini. Come osservo in Get Married: «La verità è che le donne e soprattutto gli uomini che volano in solitaria hanno oggi in America molte più probabilità dei loro coetanei sposati di andare in pezzi, fino a finire prematuramente in una tomba».<br />C'È BISOGNO DI PIÙ UOMINI SPOSATI<br />Gli uomini sposati hanno una sicurezza economica maggiore, sono più felici e meno inclini a soccombere alla morte per disperazione. Esistono fondate evidenze del fatto che alcuni dei benefici per gli uomini sposati derivino da come l'istituto del matrimonio protegge gli uomini dalla solitudine e dalla mancanza di senso e li aiuta a lavorare meglio e con maggiore successo.<br />La buona notizia è che, dopo decenni di declino, pare che il matrimonio si stia leggermente rafforzando. Il rischio di divorzio è ora ben al di sotto del 50%. In effetti la maggior parte dei matrimoni, circa il 60%, dura. E ci sono cose che gli uomini possono fare per ridurre ulteriormente il rischio di finire in tribunale per divorziare: serate eleganti insieme, il dare la priorità a un'occupazione stabile, una pratica religiosa condivisa.<br />Troppi uomini nella società di oggi sono alla deriva, disperati, smarriti e infelici. Il matrimonio sembra ridurre l'incidenza del malessere maschile. La società ha bisogno di più uomini sani, felici e produttivi, e la maggior parte delle donne sicuramente concorderà. La società ha bisogno di più uomini sposati.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64702782</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2025 23:21:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64702782/uomini_fate_l_affare_della_vostra_vita_sposatevi.mp3" length="8367168" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8091

UOMINI, FATE L'AFFARE DELLA VOSTRA VITA: SPOSATEVI! di Brad Wilcox
 
Dunque, è così? Il matrimonio avrebbe «zero vantaggi statistici» per gli uomini di oggi? Il matrimonio sarebbe solo un trofeo in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8091" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8091</a><br /><br />UOMINI, FATE L'AFFARE DELLA VOSTRA VITA: SPOSATEVI! di Brad Wilcox<br /> <br />Dunque, è così? Il matrimonio avrebbe «zero vantaggi statistici» per gli uomini di oggi? Il matrimonio sarebbe solo un trofeo in più per gli uomini che ce l'hanno già fatta, di poca importanza intrinseca al di là di un simbolo di successo?<br />Seguiamo il consiglio dei critici usando la testa invece del cuore per esaminare cosa dicono le scienze sociali a proposito del matrimonio e di tre aspetti importanti per la vita degli uomini: denaro, felicità e aspettativa di vita.<br />GLI UOMINI SPOSATI SONO PIÙ RICCHI<br />Dal punto di vista economico i dati sono solidi e chiari: gli uomini in un matrimonio stabile (che si sono sposati e sono rimasti sposati) che si avviano alla pensione hanno un patrimonio familiare dieci volte più elevato rispetto ai coetanei divorziati o che non si sono mai sposati. Tenendo conto delle differenze di istruzione, razza e occupazione, il premio medio del matrimonio in termini di patrimonio familiare per gli uomini stabilmente sposati è di 290.000 dollari più elevato rispetto ai coetanei non sposati. Insomma, esattamente il contrario di «zero vantaggi statistici».<br />Una situazione analoga si verifica con il reddito. Anche dopo aver controllato età, razza, etnia, istruzione e dimensioni del nucleo familiare, gli uomini sposati hanno un reddito familiare del 40% più elevato rispetto ai coetanei non sposati. Similmente, gli uomini sposati nel fiore degli anni hanno una probabilità del 55% più bassa di vivere in povertà.<br />Per confutare la tesi secondo la quale il matrimonio non avrebbe economicamente benefici intrinseci, ma attirerebbe solo persone già agiate in partenza, si possono esaminare gli studi condotti su gemelli. Uno studio del 2004 condotto su gemelli monozigoti ha scoperto che il matrimonio fa aumentare il salario degli uomini: i gemelli sposati guadagnano circa il 26% in più dei gemelli non sposati. Questo succede perché, come sostengo nel mio libro Get Married: Why americans must defy the élites, forge strong families, and save civilization, le responsabilità associate al matrimonio fanno sì che gli uomini lavorino di più, in modo più intelligente e più responsabile. Sappiamo, per esempio, che gli uomini sposati lavorano per più ore e hanno meno probabilità di essere licenziati rispetto ai coetanei non sposati.<br />GLI UOMINI SPOSATI SONO PIÙ FELICI<br />Il denaro conta, ma vi sono cose più importanti come la felicità. In che modo per gli uomini il matrimonio è collegato alla felicità? Anche in questo caso le evidenze sono chiare: i dati mostrano che gli uomini sposati hanno circa il doppio della probabilità di essere "molto contenti" della propria vita rispetto agli uomini non sposati, e questo vale soprattutto per gli uomini sposati che sono anche padri. Secondo l'Institute for Family Studies/Wheatley Institute Family Survey, condotto nel 2021 da YouGov, quasi il 60% dei padri sposati sostiene che la propria vita è significativa "per la maggior parte del tempo" rispetto al 38% dei coetanei single senza figli.<br />Per quanto riguarda in particolare la felicità, nel 2002 lo scienziato sociale James Q. Wilson ha scritto: «A parità di età le persone sposate sono più felici di quelle non sposate, non solo negli Stati Uniti, ma in almeno altri 17 Paesi in cui sono state fatte indagini simili». Wilson osserva che «sembra che vi siano buone ragioni per questa felicità», dati i notevoli benefici in termini di salute e benessere «associati al matrimonio».<br />I critici potrebbero eccepire che ciò avviene non per merito del matrimonio, ma solo perché le persone più felici in partenza sono anche più propense a sposarsi e a rimanere sposate. Tuttavia, ancora una volta, ciò che emerge è l'influenza positiva intrinseca del matrimonio, come ha rilevato per esempio...]]></itunes:summary><itunes:duration>523</itunes:duration><itunes:keywords>affare,benefici,felicità,matrimonio,ricchezza,salute,uomini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0e94c21abda17dbf4ad0f219b458bfe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa ho imparato diventando casalinga</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-ho-imparato-diventando-casalinga--63259148</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7989" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7989</a><br /><br />COSA HO IMPARATO DIVENTANDO CASALINGA di Samantha Stephenson<br /> <br />Era notte fonda quando mi sono recata al pronto soccorso. Mi bruciavano i polmoni e avevo tossito un po' di sangue. Ho cercato di mantenermi calma, per evitare di farmi prendere dal panico prematuramente. Se fosse stato quello che pensavo fosse, c'erano ottime possibilità che potessi morire. Mi dicevo: "non voglio lasciarmi tutto alle spalle, ho pregato, ma se stasera è la fine, per favore riportami a casa".<br />Dicono che esiste una profonda connessione tra il corpo e la mente. In questo senso è giusto che io sia quasi morta soffocata. Ho iniziato a soffocare molto prima di non riuscire più a respirare.<br />Ero nel primo trimestre della mia seconda gravidanza, nauseata ed esausta. Mio marito si stava riprendendo da una serie di interventi chirurgici e il dolore lo rendeva irritabile. Mia figlia aveva due anni e questo la rendeva irritabile. Non mi sentivo in grado di dedicare tutta la mia attenzione a nulla: né alla mia famiglia, né ai miei studenti, né al mio lavoro. Per le lezioni della scuola di specializzazione guidavo nel traffico di Los Angeles per frequentarle due sere a settimana. Ho lasciato andare tutto ciò che non era essenziale. Ho smesso di socializzare al lavoro per rispettare le scadenze. Ho smesso di fare volontariato. Le amicizie hanno sofferto.<br />La vicinanza alla morte porta chiarezza alla vita. A cosa stavo pensando quando ho scelto di impegnarmi in così tante cose? Vivevo a un ritmo frenetico, senza mai fermarmi per prendere fiato. E ora non potrei nemmeno se lo volessi.<br />A quanto pare, i coaguli di sangue non mi hanno ucciso. Ho perso solo una piccola parte del polmone sinistro. Non sono morta, ma non ero nemmeno la stessa persona. Ero stanca non di dedicarmi a tutto, ma di non avere mai abbastanza da dare. Avevo finito di vivere la vita a metà. Era ora di lasciare tutto e vivere per ciò che conta.<br />HO LASCIATO IL MIO LAVORO<br />È passato un anno. Mi sono laureata. Ho lasciato il mio lavoro. Ho dato alla luce nostro figlio e ho il profondo piacere di prendermi cura di lui e della nostra figlia di tre anni ogni giorno. Non posso prendermi il merito di questa opportunità che ho di stare a casa con i nostri figli. Mio marito, da buon uomo qual è, ha fatto il duro lavoro di aggiustare le nostre finanze in modo che questa soluzione fosse possibile per noi. Ma se non avessi parlato, se fossi stata indifferente riguardo alla chiamata che ho sentito, le cose sarebbero potute continuare come sono state e io sarei stata meno di quello che sono chiamata a diventare.<br />Quindi ora leggo storie, cambio pannolini e bacio lividi. Preparo i nostri pasti, piego montagne di bucato e ho la libertà di essere pienamente presente ai piccoli umani che hanno bisogno di me più di chiunque altro al mondo. Sono l'amministratore delegato e il custode. Trascorro le mie giornate nel semplice e nel mondano e, paradossalmente, solo Gesù poteva immaginarlo per me, questi sono i momenti più profondamente significativi della mia vita.<br />Non è facile rallentare. In una vita trascorsa perseguendo nient'altro che la realizzazione, non ho quasi un linguaggio per esprimere il significato di come trascorro le mie giornate. Vivevo con l'emozione di spuntare le caselle da un elenco; ora conservo istanti nel mio cuore. La mia vita non riguarda più ciò che faccio; si tratta di essere quello che sono. Questo è il dono che devo fare: me stessa.<br />Alcuni dicono che è un sacrificio che sto facendo: abbandonare una carriera ed essere una mamma casalinga. Ma quale sacrificio sto facendo esattamente? Piuttosto quale prezzo dovrebbe pagare il mondo per riavermi? Per cosa varrebbe la pena scambiare ciò che ho adesso: un milione di momenti inestimabili? In quale valuta mi pagherebbero? In soldi? Prestigio? Quelle cose vanno e vengono. Oppure non arrivano mai e noi paghiamo con la moneta della nostra vita cercando di ottenerli.<br />Niente di ciò che inseguivo prima era frivolo. Avevo obiettivi significativi. Lo faccio ancora. Assaporare questi momenti con i miei figli non significa lasciare andare quegli obiettivi. Ciò ha significato che essi assumano un carattere diverso. La bellezza di tutto ciò è che, sebbene i sogni che avevo per me stessa fossero grandi ed emozionanti, in qualche modo erano comunque inferiori a ciò che Dio sta facendo oggi con il mio cuore. Ciò che sta facendo con me adesso è più bello ed emozionante del modo in cui avrei potuto immaginare lo svolgersi della mia vita. È strano dire questo di una vita domestica?<br />Pensavo di sapere in cosa mi trovavo quando ho lasciato il lavoro per stare a casa con i nostri figli. Dall'esterno, la mia vita appare come immaginavo che sarebbe stata. Il contenuto delle mie giornate, la routine, i compiti che compongono il mio lavoro a casa nostra: tutto questo è come lo avevo previsto. Ciò che non avrei mai potuto prevedere è ciò che vivere questa vita mi ha dato.<br />UNA VITA REALIZZATA E REALIZZANTE<br />Vivere ogni momento delle mie giornate con i miei figli è rifugiarsi nel piccolo monastero nascosto della nostra casa. Lontano dal mondo pratico del lavoro fuori casa. Il lavoro che oggi riempie la mia giornata è sacro. Questo perché il lavoro di una madre non consiste nei compiti - i tanti compiti - che richiedono attenzione quotidiana o addirittura oraria. Il lavoro di una madre è essere. Per stare con i miei piccoli. Essere braccia calde per abbracciare e confortare. Semplicemente guardare, ancora e ancora, e gioire di chi sono queste persone. Vedere con meraviglia che Dio ha creato questo bambino stupefacente. Gioire con Gesù mentre guardi questo bambino crescere.<br />Alcune volte stare a casa con i figli sembra troppo pesante. Potrebbe apparire faticoso rinunciare a distrazioni, schermi, dipendenza dalla realizzazione - a volte sembra di morire di fame. Ma poi, una piccola mano si avvolge attorno al mio dito. Mia figlia mi avvicina il viso con entrambe le mani. Sono questi i momenti che il mio cuore si scioglie e tutto diventa facile e naturale.<br />Sono felice di aver avuto quei momenti in cui non riuscivo a respirare. Più che felice, sono sollevata. Dal momento in cui la linea del test è diventata rosa, il desiderio profondo del mio cuore è stato quello di stare con i miei figli. Se non fosse stato per quei momenti di lotta, non so se avrei avuto il coraggio di onorare quel desiderio. Quei momenti mi hanno dato chiarezza, coraggio e creatività. Il fatto di aver quasi perso la vita mi ha fatto riflettere su come voglio trascorrerne il resto. Mi ha reso abbastanza coraggiosa da rivendicarlo e mi ha dato il potere di cercare qualcosa di meglio.<br />Mi rivolgo a ogni donna che ha un desiderio nel cuore, un desiderio per il bene e il bello. Non lasciare che la paura, il dubbio, l'ansia o qualsiasi altra cosa appaia così grande da oscurare la tua vocazione. Se hai difficoltà a vedere, se hai bisogno di chiarezza, coraggio o creatività, spero che ti allontanerai dal caos di questa vita e ti prenderai un po' di tempo per respirare. Respira e ascolta. Ascolta il sussurro di Dio nel silenzio. Permettigli di travolgerti e di cambiarti. Puoi realizzare questa chiamata. Sei pronta?<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63259148</guid><pubDate>Tue, 10 Dec 2024 22:32:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63259148/cosa_ho_imparato_diventando_casalinga.mp3" length="8885438" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7989

COSA HO IMPARATO DIVENTANDO CASALINGA di Samantha Stephenson
 
Era notte fonda quando mi sono recata al pronto soccorso. Mi bruciavano i polmoni e avevo tossito un po' di sangue....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7989" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7989</a><br /><br />COSA HO IMPARATO DIVENTANDO CASALINGA di Samantha Stephenson<br /> <br />Era notte fonda quando mi sono recata al pronto soccorso. Mi bruciavano i polmoni e avevo tossito un po' di sangue. Ho cercato di mantenermi calma, per evitare di farmi prendere dal panico prematuramente. Se fosse stato quello che pensavo fosse, c'erano ottime possibilità che potessi morire. Mi dicevo: "non voglio lasciarmi tutto alle spalle, ho pregato, ma se stasera è la fine, per favore riportami a casa".<br />Dicono che esiste una profonda connessione tra il corpo e la mente. In questo senso è giusto che io sia quasi morta soffocata. Ho iniziato a soffocare molto prima di non riuscire più a respirare.<br />Ero nel primo trimestre della mia seconda gravidanza, nauseata ed esausta. Mio marito si stava riprendendo da una serie di interventi chirurgici e il dolore lo rendeva irritabile. Mia figlia aveva due anni e questo la rendeva irritabile. Non mi sentivo in grado di dedicare tutta la mia attenzione a nulla: né alla mia famiglia, né ai miei studenti, né al mio lavoro. Per le lezioni della scuola di specializzazione guidavo nel traffico di Los Angeles per frequentarle due sere a settimana. Ho lasciato andare tutto ciò che non era essenziale. Ho smesso di socializzare al lavoro per rispettare le scadenze. Ho smesso di fare volontariato. Le amicizie hanno sofferto.<br />La vicinanza alla morte porta chiarezza alla vita. A cosa stavo pensando quando ho scelto di impegnarmi in così tante cose? Vivevo a un ritmo frenetico, senza mai fermarmi per prendere fiato. E ora non potrei nemmeno se lo volessi.<br />A quanto pare, i coaguli di sangue non mi hanno ucciso. Ho perso solo una piccola parte del polmone sinistro. Non sono morta, ma non ero nemmeno la stessa persona. Ero stanca non di dedicarmi a tutto, ma di non avere mai abbastanza da dare. Avevo finito di vivere la vita a metà. Era ora di lasciare tutto e vivere per ciò che conta.<br />HO LASCIATO IL MIO LAVORO<br />È passato un anno. Mi sono laureata. Ho lasciato il mio lavoro. Ho dato alla luce nostro figlio e ho il profondo piacere di prendermi cura di lui e della nostra figlia di tre anni ogni giorno. Non posso prendermi il merito di questa opportunità che ho di stare a casa con i nostri figli. Mio marito, da buon uomo qual è, ha fatto il duro lavoro di aggiustare le nostre finanze in modo che questa soluzione fosse possibile per noi. Ma se non avessi parlato, se fossi stata indifferente riguardo alla chiamata che ho sentito, le cose sarebbero potute continuare come sono state e io sarei stata meno di quello che sono chiamata a diventare.<br />Quindi ora leggo storie, cambio pannolini e bacio lividi. Preparo i nostri pasti, piego montagne di bucato e ho la libertà di essere pienamente presente ai piccoli umani che hanno bisogno di me più di chiunque altro al mondo. Sono l'amministratore delegato e il custode. Trascorro le mie giornate nel semplice e nel mondano e, paradossalmente, solo Gesù poteva immaginarlo per me, questi sono i momenti più profondamente significativi della mia vita.<br />Non è facile rallentare. In una vita trascorsa perseguendo nient'altro che la realizzazione, non ho quasi un linguaggio per esprimere il significato di come trascorro le mie giornate. Vivevo con l'emozione di spuntare le caselle da un elenco; ora conservo istanti nel mio cuore. La mia vita non riguarda più ciò che faccio; si tratta di essere quello che sono. Questo è il dono che devo fare: me stessa.<br />Alcuni dicono che è un sacrificio che sto facendo: abbandonare una carriera ed essere una mamma casalinga. Ma quale sacrificio sto facendo esattamente? Piuttosto quale prezzo dovrebbe pagare il mondo per riavermi? Per cosa varrebbe la pena scambiare ciò che ho adesso: un milione di momenti inestimabili? 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Pensate a famiglie che non si separano, all'assenza di bambini feriti e di cuori lacerati.<br />Il matrimonio è la vocazione più impegnativa che esista e il divorzio sta aumentando ovunque, ma c'è una cittadina in Europa che rappresenta un'eccezione - una notevole eccezione - a questo dato inquietante.<br />A Siroki-Brijeg, in Bosnia-Erzegovina, non si sono mai registrati divorzi o famiglie separate tra gli oltre 26.000 abitanti!<br />Quale sarà il segreto di questo successo?<br />(Nota dell'autore: alcune fonti dicono che la popolazione di Siroki-Brijeg è di appena 13.000 persone, quasi al 100% cattoliche, ma a seguito di una ricerca più approfondita ritengo che il numero reale degli abitanti sia più del doppio di quanto indicato).<br />La risposta è la bella tradizione matrimoniale di Siroki-Brijeg. La tradizione croata del matrimonio sta iniziando ad arrivare nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti, soprattutto tra i cattolici devoti che si sono accorti delle benedizioni che offre.<br />La popolazione di Siroki-Brijeg ha sofferto per secoli perché la sua fede cristiana è sempre stata minacciata, prima dai turchi musulmani, poi dai comunisti. Gli abitanti hanno imparato a proprie spese che la fonte della salvezza arriva attraverso la croce di Cristo, non gli aiuti umanitari, i trattati di pace o quelli sul disarmo, anche se questi possono apportare qualche beneficio.<br />COLLEGARE INDISSOLUBILMENTE IL MATRIMONIO ALLA CROCE DI CRISTO<br />Queste persone possiedono una saggezza che non permette loro di essere ingannate in questioni di vita o di morte, ed è per questo che hanno collegato indissolubilmente il matrimonio alla croce di Cristo, basando il matrimonio, che genera la vita umana, sulla croce, che genera la vita divina.<br />Quando i fidanzati vanno in chiesa per sposarsi, portano con sé un crocifisso. Il sacerdote lo benedice, e invece di dire che i fidanzati hanno trovato il partner ideale con cui condivideranno la vita dice: "Avete trovato la sua croce! È una croce da amare, da prendere su di voi. Una croce che non è da scartare, ma da custodire nel cuore".<br />Quando la coppia pronuncia i voti matrimoniali, la sposa mette la mano destra sul crocifisso, e lo sposo la mano destra sopra quella di lei. Sono uniti tra sé e uniti alla croce. Il sacerdote copre le mani degli sposi con la stola, mentre loro promettono di amarsi a vicenda nella gioia e nel dolore, proclamando fedelmente i propri voti in base ai riti della Chiesa.<br />Poi i due baciano la croce. Se uno abbandona l'altro, abbandona Cristo sulla croce. Perde Gesù! Dopo la cerimonia, i neosposi attraversano la porta di casa per collocare il crocifisso in un posto d'onore. Diventa il punto di riferimento della loro vita, e il luogo di preghiera della famiglia. La giovane coppia crede fermamente che la famiglia nasca dalla croce.<br />Nei momenti di difficoltà e incomprensione, che sorgono in tutti i rapporti umani, non si ricorre non all'avvocato, al terapeuta o all'astrologo, ma alla croce. Gli sposi si inginocchiano, piangono lacrime di pentimento e aprono il proprio cuore, chiedendo la forza di perdonarsi a vicenda e implorando l'aiuto del Signore. Queste pratiche pie sono state imparate fin dall'infanzia.<br />BACIARE IL CROCIFISSO TUTTI I GIORNI<br />Ai bambini viene infatti insegnato a baciare con reverenza il crocifisso tutti i giorni e a ringraziare il Signore per la giornata trascorsa prima di andare a letto. I bambini vanno a dormire sapendo che Gesù li tiene tra le braccia e che non c'è nulla da temere. Le loro paure e le loro differenze scompaiono quando baciano Gesù sulla croce.<br />La famiglia rimane indissolubilmente unita alla croce di Cristo. Si tratta forse di una saggezza che pochi nel nostro mondo moderno riescono a comprendere?<br />Il Catechismo insegna che l'amore dev'essere permanente, altrimenti non è amore vero. Non è un sentimento che va e viene, ma un potere di donazione che sopravvive anche alla fine del sentimento.<br />Nel matrimonio non possiamo dipendere dalle nostre forze umane. Se pensiamo di potere non falliremo. La tentazione invade qualsiasi matrimonio in un modo o nell'altro. Nel giorno del nostro matrimonio è difficile immaginare una situazione in cui tutto non sia perfetto. I giovani cuori sanno a malapena che si stanno imbarcando in un'avventura che raggiungerà le vette più elevate e le valli più profonde, ed è proprio nei momenti trascorsi in queste valli che servirà da parte della coppia uno sforzo eroico per rimanere in carreggiata. A volte sarà anche necessario che uno degli sposi abbia la disciplina mentale necessaria per riportare l'altro nel matrimonio.<br />Chi sta attraversando o ha già attraversato questa situazione riconosce la necessità della grazia per perseverare nella tempesta o nel silenzio. Ci saranno giorni in cui tutto sembrerà perduto, ma allora un momento di vera grazia può rinnovare l'amore e la vitalità nel rapporto, rinnovando anche il vincolo sacramentale. Ed è in questi momenti di seria difficoltà che gli sposi possono mettere in pratica il vero senso di quelle parole, apparentemente profetiche, che ora vengono aggiunte ad alcune cerimonie di matrimonio: "Puoi baciare la croce".<br />Nota di BastaBugie: Vincenzo Merlo nell'articolo seguente dal titolo "Martiri di Siroki Brijeg Frati Minori Francescani" racconta la storia dei martiri di Siroki-Brijeg, il paese di cui parlava l'articolo precedente.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Santiebeati.it il 20 luglio 2008:<br />Medjugorje, piccolo villaggio della Bosnia-Erzegovina, è conosciuto da tanti fedeli cattolici, soprattutto italiani, per le apparizioni mariane che si susseguono dal 1981. Ai tanti pellegrini che affollano il villaggio può capitare di visitare, nelle vicinanze del paesino, il santuario di Siroki Brijeg, titolato alla Madonna Assunta in Cielo, santuario che costituisce l'autentico vessillo religioso dell'Erzegovina, riconosciuto anche al di fuori dei confini della piccola regione.<br />Quel monastero, vero e proprio scrigno della storia e delle memorie del popolo croato di Erzegovina, fu teatro, il 7 febbraio 1945, di una delle più efferate stragi commesse dai partigiani comunisti locali, eccidio rimasto indelebile nella memoria della gente del luogo nonostante tutti i tentativi, anche violenti, delle autorità comuniste di far dimenticare l'episodio. Il complesso comprendente il santuario, il convento, una scuola e una chiesa, era stato costruito nel 1846 (durante la dominazione turca), grazie alla dedizione di dodici francescani originari dell'Erzegovina e provenienti da Kresevo, in Bosnia. Col passare degli anni, quel luogo era divenuto il simbolo cristiano più importante di tutta l'Erzegovina; per questo motivo un gruppo di partigiani comunisti decise di distruggerlo dalle fondamenta, al fine di sradicare dal cuore del popolo la fede cattolica e la benevolenza e la riconoscenza verso i frati francescani.<br />Arrivati a Siroki Brijeg alle tre del pomeriggio del 7 febbraio 1945, i partigiani trovarono nel monastero trenta religiosi, alcuni dei quali erano professori nel ginnasio adiacente il santuario. Con minacce e bestemmie cercarono di persuadere i frati a lasciare l'abito religioso; al rifiuto di questi, presero i francescani uno ad uno, li portarono fuori dal convento e li uccisero. Testimoni oculari hanno successivamente raccontato che i frati andarono incontro alla morte pregando e cantando le litanie della Madonna. Terminata l'esecuzione i loro corpi furono cosparsi di benzina e bruciati. Non paghi di questo, i partigiani oltraggiarono e cancellarono la scritta sulla pietra invocante Dio e la Madonna, posta sopra l'ingresso del convento, e distrussero la biblioteca, contenente circa 150 mila volumi, che documentavano le tappe della storia e delle sofferenze del popolo croato di Erzegovina.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63132849</guid><pubDate>Tue, 03 Dec 2024 21:11:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63132849/il_segreto_della_citt_in_cui_nessuno_ha_mai_divorziato.mp3" length="8576148" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7996

IL SEGRETO DELLA CITTA' IN CUI NESSUNO HA MAI DIVORZIATO di Roberta Sciamplicotti
 
Pensate a un mondo senza divorzio. Pensate a famiglie che non si separano, all'assenza di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7996" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7996</a><br /><br />IL SEGRETO DELLA CITTA' IN CUI NESSUNO HA MAI DIVORZIATO di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />Pensate a un mondo senza divorzio. Pensate a famiglie che non si separano, all'assenza di bambini feriti e di cuori lacerati.<br />Il matrimonio è la vocazione più impegnativa che esista e il divorzio sta aumentando ovunque, ma c'è una cittadina in Europa che rappresenta un'eccezione - una notevole eccezione - a questo dato inquietante.<br />A Siroki-Brijeg, in Bosnia-Erzegovina, non si sono mai registrati divorzi o famiglie separate tra gli oltre 26.000 abitanti!<br />Quale sarà il segreto di questo successo?<br />(Nota dell'autore: alcune fonti dicono che la popolazione di Siroki-Brijeg è di appena 13.000 persone, quasi al 100% cattoliche, ma a seguito di una ricerca più approfondita ritengo che il numero reale degli abitanti sia più del doppio di quanto indicato).<br />La risposta è la bella tradizione matrimoniale di Siroki-Brijeg. La tradizione croata del matrimonio sta iniziando ad arrivare nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti, soprattutto tra i cattolici devoti che si sono accorti delle benedizioni che offre.<br />La popolazione di Siroki-Brijeg ha sofferto per secoli perché la sua fede cristiana è sempre stata minacciata, prima dai turchi musulmani, poi dai comunisti. Gli abitanti hanno imparato a proprie spese che la fonte della salvezza arriva attraverso la croce di Cristo, non gli aiuti umanitari, i trattati di pace o quelli sul disarmo, anche se questi possono apportare qualche beneficio.<br />COLLEGARE INDISSOLUBILMENTE IL MATRIMONIO ALLA CROCE DI CRISTO<br />Queste persone possiedono una saggezza che non permette loro di essere ingannate in questioni di vita o di morte, ed è per questo che hanno collegato indissolubilmente il matrimonio alla croce di Cristo, basando il matrimonio, che genera la vita umana, sulla croce, che genera la vita divina.<br />Quando i fidanzati vanno in chiesa per sposarsi, portano con sé un crocifisso. Il sacerdote lo benedice, e invece di dire che i fidanzati hanno trovato il partner ideale con cui condivideranno la vita dice: "Avete trovato la sua croce! È una croce da amare, da prendere su di voi. Una croce che non è da scartare, ma da custodire nel cuore".<br />Quando la coppia pronuncia i voti matrimoniali, la sposa mette la mano destra sul crocifisso, e lo sposo la mano destra sopra quella di lei. Sono uniti tra sé e uniti alla croce. Il sacerdote copre le mani degli sposi con la stola, mentre loro promettono di amarsi a vicenda nella gioia e nel dolore, proclamando fedelmente i propri voti in base ai riti della Chiesa.<br />Poi i due baciano la croce. Se uno abbandona l'altro, abbandona Cristo sulla croce. Perde Gesù! Dopo la cerimonia, i neosposi attraversano la porta di casa per collocare il crocifisso in un posto d'onore. Diventa il punto di riferimento della loro vita, e il luogo di preghiera della famiglia. La giovane coppia crede fermamente che la famiglia nasca dalla croce.<br />Nei momenti di difficoltà e incomprensione, che sorgono in tutti i rapporti umani, non si ricorre non all'avvocato, al terapeuta o all'astrologo, ma alla croce. Gli sposi si inginocchiano, piangono lacrime di pentimento e aprono il proprio cuore, chiedendo la forza di perdonarsi a vicenda e implorando l'aiuto del Signore. Queste pratiche pie sono state imparate fin dall'infanzia.<br />BACIARE IL CROCIFISSO TUTTI I GIORNI<br />Ai bambini viene infatti insegnato a baciare con reverenza il crocifisso tutti i giorni e a ringraziare il Signore per la giornata trascorsa prima di andare a letto. I bambini vanno a dormire sapendo che Gesù li tiene tra le braccia e che non c'è nulla da temere. 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Scrive Ricolfi: "Chiunque neghi l'esistenza del patriarcato viene guardato con stupefatto rimprovero, come se avesse osato negare la Shoah. La ragione è semplice: siamo stati talmente martellati dalla tesi che la violenza sulle donne dipende dalla sopravvivenza del patriarcato che, per molti, negare il patriarcato suona come negare la violenza sulle donne. Eppure, se lasciamo per un attimo gli ardori ideologici dei credenti nel patriarcato, e ci concediamo il minimo sindacale di lucidità, non possiamo non vedere le ottime ragioni dei negazionisti. Che sono tante e solidissime. La più importante è che, a parte alcune specifiche enclave (...) nelle società occidentali sono scomparsi quasi interamente i tratti distintivi delle società patriarcali: il potere dispotico del capofamiglia, il matrimonio combinato, la sottomissione dei figli (anche dei figli maschi) all'autorità genitoriale, più in generale il primato dei doveri sui diritti in quasi ogni campo della vita sociale (lavoro, famiglia, guerra). Il processo è durato secoli, ma ha avuto due impulsi fondamentali: l'ascesa del matrimonio d'amore fra Settecento e Ottocento, in epoca romantica, e le rivoluzioni libertarie e anti-autoritarie degli studenti e delle donne negli anni '60 e '70 del Novecento. Un aspetto fondamentale di questi processi è l'evaporazione della figura del padre, e più in generale di ogni autorità, tempestivamente annunciata da Alexander Mitscherlich con il suo libro Verso una società senza padre (Feltrinelli 1972), uscito in lingua tedesca fin dal 1963. Su questo, fra i sociologi, gli psicologi sociali e gli psicoanalisti sussistono ben pochi dubbi".<br />LA FIGURA DEL PADRE È SCOMPARSA<br />A questo punto il prof. Ricolfi pone un'ovvia domanda: come si fa a parlare di società patriarcale, quando la figura del padre è scomparsa non solo nella famiglia, ma più in generale nella società?<br />La risposta è questa: "l'ipotesi che dovremmo prendere seriamente in considerazione è che la violenza di cui le donne sono vittime sia semmai il risultato - controintuitivo e paradossale - della sconfitta del patriarcato. Sono sempre più numerose le voci che attirano l'attenzione sul fatto che potrebbero essere proprio le grandi conquiste di libertà e di autonomia delle donne negli ultimi 50 anni, combinate con il crescente individualismo, consumismo, ipertrofia dei diritti - tutti tratti tipici del nostro tempo - ad avere reso gli esautorati maschi sempre più aggressivi, insicuri, fragili, possessivi, e in definitiva incapaci di reggere la minima sconfitta, o di accettare un semplice rifiuto. Insomma: l'odierno maschilismo sarebbe anche una sorta di contraccolpo a conquiste delle donne per cui i maschi non erano pronti, né disposti a farsi da parte. La violenza maschile non sarebbe il segno della sopravvivenza del patriarcato, ma semmai della sua agonia, e del disordine che da quest'ultima deriva". Non c'è da stupirsi dunque di quello che Ricolfi chiama il "paradosso nordico", ovvero "il fatto - a prima vista sorprendente - che la violenza sulle donne, dagli stupri ai femminicidi, sia maggiore nei paesi più civilizzati (come quelli scandinavi) e che un paese come l'Italia, in cui il gender gap è ancora relativamente ampio, sia fra i meno insicuri del continente europeo".<br />LA CULTURA ANTI-PATRIARCALE E ANTI-MASCHIO<br />È esattamente la conferma, proveniente da un sociologo, di quanto scrivevamo su RadioRomaLibera, un anno fa, il 2 dicembre 2023, commentando la profonda crisi di identità, che si è avuta in seguito alla distruzione del modello sociale del patriarcato: "Il cosiddetto femminicidio non è frutto della vecchia cultura patriarcale, ma della nuova cultura anti-patriarcale, che confonde le idee, fragilizza i sentimenti, destabilizza la psiche, privata di quel sostegno naturale che, fin dalla nascita, offriva la famiglia, con suoi punti di sicurezza, paterni e materni. L'uomo è solo con i suoi incubi, le sue paure, le sue angosce, sull'orlo di un abisso: l'abisso del vuoto in cui si precipita quando si rinuncia ad essere ciò che si è, quando si abbandona la propria natura immutabile e permanente di uomo, di donna, di padre, di madre, di figlio".<br />"E se tutti parlano di femminicidio, - aggiungevamo - nessuno parla di un crimine ben più esteso e diffuso: quello di infanticidio, commesso ogni in giorno in Italia, in Europa e nel mondo, da padri e madri che esercitano la massima delle violenze contro il proprio figlio innocente, prima ancora che egli veda la luce".<br />L'articolo di Ricolfi ha preso spunto dalla "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne", celebrata il 25 novembre di ogni anno. A Roma il giorno prima si è tenuta una manifestazione nazionale contro la violenza delle donne nel corso della quale sono stati scanditi slogan femministi, tra i quali "Disarmiamo il patriarcato", ed è stata bruciata una immagine del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara, colpevole di aver affermato, in un videomessaggio alla presentazione alla Camera dei deputati della Fondazione dedicata a Giulia Cecchettin, che il patriarcato non esiste più in Italia e "l'incremento dei fenomeni di violenza sessuale è legato anche a forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale".<br />Invitato a commentare queste dichiarazioni alla trasmissione Piazzapulita, sul canale La7, il prof. Ricolfi ha ribadito che il patriarcato, scomparso dalla società occidentale, oggi esiste solo nelle famiglie di immigrati: Noi aggiungiamo: come grottesca e violenta caricatura islamica del modello di patriarcato cristiano e occidentale. Più che di patriarcato bisognerebbe parlare in questo caso di forme di maschilismo islamico altrettanto selvaggio del femminismo occidentale. Ringraziamo il ministro Valditara e il prof. Ricolfi, per avere rotto il silenzio del politicamente corretto, ricordando una verità che è sotto gli occhi di chiunque la voglia vedere.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63020010</guid><pubDate>Tue, 26 Nov 2024 23:32:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63020010/il_dogma_del_patriarcato.mp3" length="6468798" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7997

IL DOGMA DEL PATRIARCATO di Roberto de Mattei
 
Il "fantasma del patriarcato" è il tema di un editoriale del quotidiano "Il Messaggero" pubblicato il 24 novembre a firma del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7997" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7997</a><br /><br />IL DOGMA DEL PATRIARCATO di Roberto de Mattei<br /> <br />Il "fantasma del patriarcato" è il tema di un editoriale del quotidiano "Il Messaggero" pubblicato il 24 novembre a firma del sociologo Luca Ricolfi. Scrive Ricolfi: "Chiunque neghi l'esistenza del patriarcato viene guardato con stupefatto rimprovero, come se avesse osato negare la Shoah. La ragione è semplice: siamo stati talmente martellati dalla tesi che la violenza sulle donne dipende dalla sopravvivenza del patriarcato che, per molti, negare il patriarcato suona come negare la violenza sulle donne. Eppure, se lasciamo per un attimo gli ardori ideologici dei credenti nel patriarcato, e ci concediamo il minimo sindacale di lucidità, non possiamo non vedere le ottime ragioni dei negazionisti. Che sono tante e solidissime. La più importante è che, a parte alcune specifiche enclave (...) nelle società occidentali sono scomparsi quasi interamente i tratti distintivi delle società patriarcali: il potere dispotico del capofamiglia, il matrimonio combinato, la sottomissione dei figli (anche dei figli maschi) all'autorità genitoriale, più in generale il primato dei doveri sui diritti in quasi ogni campo della vita sociale (lavoro, famiglia, guerra). Il processo è durato secoli, ma ha avuto due impulsi fondamentali: l'ascesa del matrimonio d'amore fra Settecento e Ottocento, in epoca romantica, e le rivoluzioni libertarie e anti-autoritarie degli studenti e delle donne negli anni '60 e '70 del Novecento. Un aspetto fondamentale di questi processi è l'evaporazione della figura del padre, e più in generale di ogni autorità, tempestivamente annunciata da Alexander Mitscherlich con il suo libro Verso una società senza padre (Feltrinelli 1972), uscito in lingua tedesca fin dal 1963. Su questo, fra i sociologi, gli psicologi sociali e gli psicoanalisti sussistono ben pochi dubbi".<br />LA FIGURA DEL PADRE È SCOMPARSA<br />A questo punto il prof. Ricolfi pone un'ovvia domanda: come si fa a parlare di società patriarcale, quando la figura del padre è scomparsa non solo nella famiglia, ma più in generale nella società?<br />La risposta è questa: "l'ipotesi che dovremmo prendere seriamente in considerazione è che la violenza di cui le donne sono vittime sia semmai il risultato - controintuitivo e paradossale - della sconfitta del patriarcato. Sono sempre più numerose le voci che attirano l'attenzione sul fatto che potrebbero essere proprio le grandi conquiste di libertà e di autonomia delle donne negli ultimi 50 anni, combinate con il crescente individualismo, consumismo, ipertrofia dei diritti - tutti tratti tipici del nostro tempo - ad avere reso gli esautorati maschi sempre più aggressivi, insicuri, fragili, possessivi, e in definitiva incapaci di reggere la minima sconfitta, o di accettare un semplice rifiuto. Insomma: l'odierno maschilismo sarebbe anche una sorta di contraccolpo a conquiste delle donne per cui i maschi non erano pronti, né disposti a farsi da parte. La violenza maschile non sarebbe il segno della sopravvivenza del patriarcato, ma semmai della sua agonia, e del disordine che da quest'ultima deriva". Non c'è da stupirsi dunque di quello che Ricolfi chiama il "paradosso nordico", ovvero "il fatto - a prima vista sorprendente - che la violenza sulle donne, dagli stupri ai femminicidi, sia maggiore nei paesi più civilizzati (come quelli scandinavi) e che un paese come l'Italia, in cui il gender gap è ancora relativamente ampio, sia fra i meno insicuri del continente europeo".<br />LA CULTURA ANTI-PATRIARCALE E ANTI-MASCHIO<br />È esattamente la conferma, proveniente da un sociologo, di quanto scrivevamo su RadioRomaLibera, un anno fa, il 2 dicembre 2023, commentando la profonda crisi di identità, che si è avuta in seguito alla distruzione del modello sociale del patriarcato: "Il...]]></itunes:summary><itunes:duration>405</itunes:duration><itunes:keywords>cecchettin,maschi,padre,patriarcato,shoah</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0535ad61acd80f5af3751ca398785446.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nel matrimonio viene prima il fine procreativo e solo poi quello unitivo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nel-matrimonio-viene-prima-il-fine-procreativo-e-solo-poi-quello-unitivo--62289657</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7942" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7942</a><br /><br />NEL MATRIMONIO VIENE PRIMA IL FINE PROCREATIVO E SOLO POI QUELLO UNITIVO<br /><br />Il fine primario del matrimonio è la procreazione. Negli ultimi tempi non si dice più così e i due fini, procreazione ed unione dei coniugi, vengono messi alla pari, anzi con una prevalenza almeno nell'ordine del secondo sul primo. Con conseguenze pericolose, perché in tal modo, cioè se è primario il valore unitivo e quindi quello procreativo diventa secondario, si apre piano piano la strada ad una sessualità sganciata dalla procreazione e quindi via libera a contraccezione, rapporti omosessuali, ecc. E se può essere possibile una sessualità senza procreazione, perché non potrebbe essere possibile anche una procreazione senza sessualità? Si pensi al cosiddetto "utero in affitto" o, per dirla in maniera più elegante, alla "maternità surrogata" o "gestazione per altri".<br />A tal proposito leggiamo cosa disse Papa Pio XII in un suo discorso alle partecipanti del Congresso della Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche, pronunciato in Vaticano il 29 ottobre del 1951: "La verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario ed intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati".<br />Pio XII fa anche riferimento ai matrimoni infecondi, affermando che tale stato di cose, vale anche per questi: "Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva".<br />Nello stesso discorso Pio XII precisa che tale verità è ciò che è sempre stato insegnato ed è patrimonio della tradizione. Egli dice: "Redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato".<br />Ovviamente, parlare della procreazione come fine primario, non vuol dire omettere, trascurare o addirittura pensare come inutili i fini secondari. I quali, anzi, sono necessari. Pio XII dice sempre nello stesso discorso: "Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio? Certamente no, poiché alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62289657</guid><pubDate>Wed, 09 Oct 2024 08:06:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62289657/nel_matrimonio_viene_prima_il_fine_procreativo_e_solo_poi_quello_unitivo.mp3" length="3291054" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7942

NEL MATRIMONIO VIENE PRIMA IL FINE PROCREATIVO E SOLO POI QUELLO UNITIVO

Il fine primario del matrimonio è la procreazione. Negli ultimi tempi non si dice più così e i due fini,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7942" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7942</a><br /><br />NEL MATRIMONIO VIENE PRIMA IL FINE PROCREATIVO E SOLO POI QUELLO UNITIVO<br /><br />Il fine primario del matrimonio è la procreazione. Negli ultimi tempi non si dice più così e i due fini, procreazione ed unione dei coniugi, vengono messi alla pari, anzi con una prevalenza almeno nell'ordine del secondo sul primo. Con conseguenze pericolose, perché in tal modo, cioè se è primario il valore unitivo e quindi quello procreativo diventa secondario, si apre piano piano la strada ad una sessualità sganciata dalla procreazione e quindi via libera a contraccezione, rapporti omosessuali, ecc. E se può essere possibile una sessualità senza procreazione, perché non potrebbe essere possibile anche una procreazione senza sessualità? Si pensi al cosiddetto "utero in affitto" o, per dirla in maniera più elegante, alla "maternità surrogata" o "gestazione per altri".<br />A tal proposito leggiamo cosa disse Papa Pio XII in un suo discorso alle partecipanti del Congresso della Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche, pronunciato in Vaticano il 29 ottobre del 1951: "La verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario ed intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati".<br />Pio XII fa anche riferimento ai matrimoni infecondi, affermando che tale stato di cose, vale anche per questi: "Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva".<br />Nello stesso discorso Pio XII precisa che tale verità è ciò che è sempre stato insegnato ed è patrimonio della tradizione. Egli dice: "Redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato".<br />Ovviamente, parlare della procreazione come fine primario, non vuol dire omettere, trascurare o addirittura pensare come inutili i fini secondari. I quali, anzi, sono necessari. Pio XII dice sempre nello stesso discorso: "Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio? Certamente no, poiché alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi".]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:keywords>contraccezione,fine,procreativo,sessualità,unitivo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/561b635d4590d16c9b869b2e8d0769c3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il piano per distruggere la famiglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-piano-per-distruggere-la-famiglia--61138351</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7896" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7896</a><br /><br />IL PIANO PER DISTRUGGERE LA FAMIGLIA i Fabio Fuiano<br /><br />Il libro di mons. Delassus, Lo spirito famigliare nella società e nello Stato, appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia (pp. 176, euro 15) con una prefazione del prof. Roberto de Mattei, è un prezioso strumento per comprendere le cause della disgregazione della famiglia e le condizioni per la sua ricostruzione.<br />L'autore, Henri Joseph Delassus, nacque in Francia il 12 aprile 1836 a Estaires, un piccolo villaggio nei pressi di Lille. Fu ordinato sacerdote a Cambrai nel 1862 ed esercitò il ministero nella città di Lille. Le sue numerose opere sono una mirabile espressione della scuola di pensiero contro-rivoluzionaria. Tra queste, va ricordata Il problema dell'ora presente: Antagonismo di due civiltà, che fu pubblicata nel 1904, preceduta da una lettera del cardinale Merry del Val, che impartiva all'autore la benedizione apostolica del Santo Padre Pio X. Il 19 settembre 1910 veniva dato l'imprimatur per la pubblicazione a Lille dell'opera L'Esprit Familial dans la Maison, dans la Cité et dans l'Etat, tratta dal secondo dei due volumi de Il problema dell'ora presente. Le Edizioni Fiducia propongono ora un'edizione critica di questo volume, arricchita di note, che mette a disposizione dei lettori un vero e proprio tesoro della letteratura cattolica.<br />Nel primo capitolo del volume, mons. Delassus, ripercorrendo la storia degli Stati, dimostra come questi, nessuno escluso, si siano formati a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia. Infatti, spiega l'autore, «tale è l'origine storica di tutte le tribù; e l'origine delle nazioni è affatto somigliante: le tribù si agglomerano, come si sono raggruppate le famiglie, e sempre sotto l'ascendente d'una famiglia principesca».<br />Nel secondo capitolo, il teologo francese spiega la struttura gerarchica dello Stato a partire da quella familiare e il piano della Rivoluzione per distruggere attraverso la famiglia la società intera.<br />Il terzo capitolo è dedicato alla legge principale delle famiglie e degli Stati, ovvero la legge dell'unione e ai suoi effetti benefici sulla società. Infatti, afferma mons. Delassus, «l'uomo isolato non può far niente. L'associazione ha fatto tutto ciò che noi vediamo: ha prodotto tutte le ricchezze che la civiltà possiede attualmente. Tutto è prodotto dal lavoro degli uomini associati nello spazio e nel tempo».<br />Il quarto capitolo è consacrato a descrivere l'origine della prosperità dei popoli e quella della loro decadenza. In particolare, spiega l'autore, nessuna società «può sussistere senza la mutua assistenza; aiuti dei grandi ai piccoli, servigi dei piccoli ai grandi; ed è cosa incontestabile che, affinché questa mutua assistenza sia efficace, e possa far regnare la pace e la prosperità nella società, non deve solamente essere occasionale, ma costante, e per essere costante, deve essere organizzata socialmente». Dati storiografici alla mano, mons. Delassus dimostra come la decadenza è venuta nel momento in cui l'uomo non ha più esercitato la virtù, cedendo il passo ai vizi, corrompendo l'aristocrazia che ha eluso i propri doveri nei confronti dei subordinati.<br />Nel quinto capitolo, è ben descritto l'esito di tale corruzione, dove l'amore per il denaro ha sostituito l'amore vicendevole che regolava e armonizzava i rapporti tra il superiore e l'inferiore. È col pretesto di questa corruzione che la Rivoluzione ha poi avuto man forte per sovvertire l'intero ordine gerarchico.<br />Dopo aver descritto le conseguenze nefaste della corruzione e dell'allontanamento degli Stati dal modello della famiglia, mons. Delassus dedica i restanti capitoli a spiegare come è possibile ritornare a quei principi che fecero grandi gli Stati. In particolare, la riforma deve passare dalla ricostituzione della famiglia capostipite, che si distingue dalla famiglia semplicemente patriarcale. Spiega mons. Delassus che sotto il regime patriarcale «il padre custodisce sotto la sua immediata autorità i propri figli, le loro donne ed i loro fanciulli. [...] Il cattivo lato di questo regime è l'abitudine, la mancanza di progresso». D'altro lato, la famiglia capostipite, pur conservandosi attraverso le età come la famiglia patriarcale presenta una maggiore flessibilità e meglio si presta al perfezionamento. In particolare, spiega il Monsignore nell'ottavo capitolo, tale famiglia «ha, come la famiglia patriarcale, un doppio elemento di stabilità e di perpetuità: l'uno materiale, il focolare; l'altro morale, la tradizione. L'interesse che la famiglia capostipite considera come maggiore e che mette avanti ogni altro, è la conservazione del patrimonio trasmesso dagli antenati. La famiglia è simile ad un alveare, vi nascono e partono nuovi sciami, ma l'alveare non deve perire. Per conservarla, i genitori, ad ogni generazione, associano alla loro autorità quello fra i loro figliuoli che giudicano più atto a lavorare di concerto con loro, per poi continuare dopo la loro morte l'opera della famiglia».<br />Tutto ciò è stato gravemente minato dalla Rivoluzione, soprattutto con l'imposizione per legge dell'innaturale ripartizione eguale dell'eredità fra tutti i figli, indipendentemente dalla loro ricchezza o indigenza, dignità o indegnità morale. Ciò alla lunga ha causato la scomparsa del bene patrimoniale che la famiglia capostipite cercava di conservare. Accanto al ristabilimento della famiglia capostipite, sottolinea mons. Delassus nel nono capitolo, è necessario ristabilire anche le tradizioni radicate nei principi morali che fanno virtuosi gli uomini e solide le famiglie. Come illustrato nel decimo capitolo, le tradizioni non possono essere ristabilite che per mezzo del principio vitale della famiglia tripartito nell'autorità del padre, nella santità della madre e nel culto degli antenati. Nell'undicesimo capitolo, infine, si descrive la conseguenza naturale della ricostituzione della famiglia, per come descritta nei capitoli precedenti: la ricostruzione del corpo sociale.<br />Non si può rendere la bellezza e la profondità delle verità contenute nelle parole di mons. Delassus con una sola recensione. Non resta che invitare il lettore a leggere il libro ed a constatarlo da sé!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61138351</guid><pubDate>Tue, 27 Aug 2024 22:28:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61138351/il_piano_per_distruggere_la_famiglia.mp3" length="7522891" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7896

IL PIANO PER DISTRUGGERE LA FAMIGLIA i Fabio Fuiano

Il libro di mons. Delassus, Lo spirito famigliare nella società e nello Stato, appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia (pp....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7896" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7896</a><br /><br />IL PIANO PER DISTRUGGERE LA FAMIGLIA i Fabio Fuiano<br /><br />Il libro di mons. Delassus, Lo spirito famigliare nella società e nello Stato, appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia (pp. 176, euro 15) con una prefazione del prof. Roberto de Mattei, è un prezioso strumento per comprendere le cause della disgregazione della famiglia e le condizioni per la sua ricostruzione.<br />L'autore, Henri Joseph Delassus, nacque in Francia il 12 aprile 1836 a Estaires, un piccolo villaggio nei pressi di Lille. Fu ordinato sacerdote a Cambrai nel 1862 ed esercitò il ministero nella città di Lille. Le sue numerose opere sono una mirabile espressione della scuola di pensiero contro-rivoluzionaria. Tra queste, va ricordata Il problema dell'ora presente: Antagonismo di due civiltà, che fu pubblicata nel 1904, preceduta da una lettera del cardinale Merry del Val, che impartiva all'autore la benedizione apostolica del Santo Padre Pio X. Il 19 settembre 1910 veniva dato l'imprimatur per la pubblicazione a Lille dell'opera L'Esprit Familial dans la Maison, dans la Cité et dans l'Etat, tratta dal secondo dei due volumi de Il problema dell'ora presente. Le Edizioni Fiducia propongono ora un'edizione critica di questo volume, arricchita di note, che mette a disposizione dei lettori un vero e proprio tesoro della letteratura cattolica.<br />Nel primo capitolo del volume, mons. Delassus, ripercorrendo la storia degli Stati, dimostra come questi, nessuno escluso, si siano formati a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia. Infatti, spiega l'autore, «tale è l'origine storica di tutte le tribù; e l'origine delle nazioni è affatto somigliante: le tribù si agglomerano, come si sono raggruppate le famiglie, e sempre sotto l'ascendente d'una famiglia principesca».<br />Nel secondo capitolo, il teologo francese spiega la struttura gerarchica dello Stato a partire da quella familiare e il piano della Rivoluzione per distruggere attraverso la famiglia la società intera.<br />Il terzo capitolo è dedicato alla legge principale delle famiglie e degli Stati, ovvero la legge dell'unione e ai suoi effetti benefici sulla società. Infatti, afferma mons. Delassus, «l'uomo isolato non può far niente. L'associazione ha fatto tutto ciò che noi vediamo: ha prodotto tutte le ricchezze che la civiltà possiede attualmente. Tutto è prodotto dal lavoro degli uomini associati nello spazio e nel tempo».<br />Il quarto capitolo è consacrato a descrivere l'origine della prosperità dei popoli e quella della loro decadenza. In particolare, spiega l'autore, nessuna società «può sussistere senza la mutua assistenza; aiuti dei grandi ai piccoli, servigi dei piccoli ai grandi; ed è cosa incontestabile che, affinché questa mutua assistenza sia efficace, e possa far regnare la pace e la prosperità nella società, non deve solamente essere occasionale, ma costante, e per essere costante, deve essere organizzata socialmente». Dati storiografici alla mano, mons. Delassus dimostra come la decadenza è venuta nel momento in cui l'uomo non ha più esercitato la virtù, cedendo il passo ai vizi, corrompendo l'aristocrazia che ha eluso i propri doveri nei confronti dei subordinati.<br />Nel quinto capitolo, è ben descritto l'esito di tale corruzione, dove l'amore per il denaro ha sostituito l'amore vicendevole che regolava e armonizzava i rapporti tra il superiore e l'inferiore. È col pretesto di questa corruzione che la Rivoluzione ha poi avuto man forte per sovvertire l'intero ordine gerarchico.<br />Dopo aver descritto le conseguenze nefaste della corruzione e dell'allontanamento degli Stati dal modello della famiglia, mons. Delassus dedica i restanti capitoli a spiegare come è possibile ritornare a quei principi che fecero grandi gli Stati. 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Così riportano diversi studi, mettendo al primo posto delle dipendenze maggiormente presenti tra gli italiani proprio quella da sostanze stupefacenti, in primo piano le cosiddette droghe leggere, come i cannabinoidi e gli oppiacei, poi la cocaina e infine appunto l'eroina, che io avevo lasciato nei miei ricordi degli anni Novanta, quando le siringhe per terra mi avvisavano che quello non era solo un presidio medico.<br />Sul podio delle dipendenze, e qui non ci sorprende per nulla, anzi, c'è la piaga della pornografia, che dilaga ormai a livelli inimmaginabili, naturalmente anche grazie a internet ma soprattutto agli smartphone. E qui arriva il terzo gradino del podio, ossia la dipendenza da social media e appunto da quell'oggetto che solo 25 anni fa era un banale cellulare e che oggi qualcuno ha definito un nuovo «ciuccio per adulti», ossia quell'oggetto che ci rilascia dopamina al bisogno. Nella classifica troviamo poi una voce sulla dipendenza da farmaci, antidolorifici in primis, ma subito dopo antidepressivi e ansiolitici, e poi il gioco d'azzardo. Infine, malamente sopravvissuta alle campagne antifumo degli ultimi decenni, la sigaretta.<br />Ma c'è un'altra dipendenza considerata socialmente pericolosa, soprattutto quando si parla di donne, la cosiddetta "dipendenza dall'uomo". Il marito su tutti, naturalmente, simbolo della società patriarcale che ci vuole tutte sottomesse. Dipendere dal marito è considerato non solo sconveniente, ma anche pericoloso, in particolare viene rimarcata l'importanza dell'indipendenza economica che la donna deve raggiungere perché quella sarebbe simbolo di libertà. L'altra faccia della medaglia è una dipendenza di cui nessuno parla in modo negativo, anzi è vista come buona, auspicabile, desiderabile, e anche qui simbolo di libertà, ossia la dipendenza dal lavoro. Posto che per la gran parte della popolazione, anche femminile ahinoi, è ormai una dipendenza forzata, obbligata da esigenze economiche, il mainstream ci vorrebbe convincere che lavorare 40 ore settimanali (o di più), magari facendo la commessa, magari a 30 chilometri da casa, magari lavorando anche la sera, magari lavorando anche la domenica e, perché no?, i festivi, magari bistrattata dal capo, è sempre e comunque preferibile che rimanere a casa - ad esempio - a crescere i propri figli "dipendendo" economicamente dal marito. Non c'è qualcosa di storto in questo?<br />Anche perché la storia della self mede woman, quella che si fa da sola, sta in piedi esattamente come quella del self made man, ossia non sta in piedi. Noi dipendiamo sempre da qualcun altro, dipendiamo da chi ha progettato la casa in cui abitiamo, da chi l'ha costruita, ci fidiamo del fatto che abbia usato materiali buoni e li abbia posati con coscienza, dipendiamo da chi ha realizzato la nostra autovettura, o l'autobus, dipendiamo da chi fornisce ogni giorno il banco del supermercato, grazie al quale siamo certi di portare qualcosa in tavola, dipendiamo dagli imprevisti che non controlliamo, dipendiamo dal nostro corpo che oggi ci porta in giro allegramente, ma basta un callo sotto a un piede e già camminare diventa faticoso. Dipendere dal proprio marito quindi non è affatto una prospettiva così terribile, anzi, perché lui è il nostro alleato, non quello che controlla se firmiamo il cartellino o quello che decide se darci o meno due giorni di ferie. Dipendere dal marito ci ricorda che tutti, uomini e donne, dipendiamo: dipendiamo dal Creatore, siamo nelle mani di Dio, un Dio buono, che per noi prepara solo il meglio. E questo è davvero liberante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60359987</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2024 11:54:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60359987/indipendente_dal_marito_ma_schiava_del_lavoro_migliorato.mp3" length="3838197" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7806

INDIPENDENTE DAL MARITO, MA SCHIAVA DEL LAVORO di Raffaella Frullone
Mi sono sorpresa l'altro giorno nell'apprendere che tra le dipendenze più diffuse nel nostro Paese c'è ancora...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7806" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7806</a><br /><br />INDIPENDENTE DAL MARITO, MA SCHIAVA DEL LAVORO di Raffaella Frullone<br />Mi sono sorpresa l'altro giorno nell'apprendere che tra le dipendenze più diffuse nel nostro Paese c'è ancora quella da eroina. Così riportano diversi studi, mettendo al primo posto delle dipendenze maggiormente presenti tra gli italiani proprio quella da sostanze stupefacenti, in primo piano le cosiddette droghe leggere, come i cannabinoidi e gli oppiacei, poi la cocaina e infine appunto l'eroina, che io avevo lasciato nei miei ricordi degli anni Novanta, quando le siringhe per terra mi avvisavano che quello non era solo un presidio medico.<br />Sul podio delle dipendenze, e qui non ci sorprende per nulla, anzi, c'è la piaga della pornografia, che dilaga ormai a livelli inimmaginabili, naturalmente anche grazie a internet ma soprattutto agli smartphone. E qui arriva il terzo gradino del podio, ossia la dipendenza da social media e appunto da quell'oggetto che solo 25 anni fa era un banale cellulare e che oggi qualcuno ha definito un nuovo «ciuccio per adulti», ossia quell'oggetto che ci rilascia dopamina al bisogno. Nella classifica troviamo poi una voce sulla dipendenza da farmaci, antidolorifici in primis, ma subito dopo antidepressivi e ansiolitici, e poi il gioco d'azzardo. Infine, malamente sopravvissuta alle campagne antifumo degli ultimi decenni, la sigaretta.<br />Ma c'è un'altra dipendenza considerata socialmente pericolosa, soprattutto quando si parla di donne, la cosiddetta "dipendenza dall'uomo". Il marito su tutti, naturalmente, simbolo della società patriarcale che ci vuole tutte sottomesse. Dipendere dal marito è considerato non solo sconveniente, ma anche pericoloso, in particolare viene rimarcata l'importanza dell'indipendenza economica che la donna deve raggiungere perché quella sarebbe simbolo di libertà. L'altra faccia della medaglia è una dipendenza di cui nessuno parla in modo negativo, anzi è vista come buona, auspicabile, desiderabile, e anche qui simbolo di libertà, ossia la dipendenza dal lavoro. Posto che per la gran parte della popolazione, anche femminile ahinoi, è ormai una dipendenza forzata, obbligata da esigenze economiche, il mainstream ci vorrebbe convincere che lavorare 40 ore settimanali (o di più), magari facendo la commessa, magari a 30 chilometri da casa, magari lavorando anche la sera, magari lavorando anche la domenica e, perché no?, i festivi, magari bistrattata dal capo, è sempre e comunque preferibile che rimanere a casa - ad esempio - a crescere i propri figli "dipendendo" economicamente dal marito. Non c'è qualcosa di storto in questo?<br />Anche perché la storia della self mede woman, quella che si fa da sola, sta in piedi esattamente come quella del self made man, ossia non sta in piedi. Noi dipendiamo sempre da qualcun altro, dipendiamo da chi ha progettato la casa in cui abitiamo, da chi l'ha costruita, ci fidiamo del fatto che abbia usato materiali buoni e li abbia posati con coscienza, dipendiamo da chi ha realizzato la nostra autovettura, o l'autobus, dipendiamo da chi fornisce ogni giorno il banco del supermercato, grazie al quale siamo certi di portare qualcosa in tavola, dipendiamo dagli imprevisti che non controlliamo, dipendiamo dal nostro corpo che oggi ci porta in giro allegramente, ma basta un callo sotto a un piede e già camminare diventa faticoso. Dipendere dal proprio marito quindi non è affatto una prospettiva così terribile, anzi, perché lui è il nostro alleato, non quello che controlla se firmiamo il cartellino o quello che decide se darci o meno due giorni di ferie. Dipendere dal marito ci ricorda che tutti, uomini e donne, dipendiamo: dipendiamo dal Creatore, siamo nelle mani di Dio, un Dio buono, che per noi prepara solo il meglio. 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La famiglia non è il frutto di un sistema socio-giuridico, di un determinato contesto storico-culturale, di una moda, di una concezione filosofica o politica, né tanto meno è il frutto di una dottrina religiosa. La famiglia è un elemento oggettivo di natura che precede cronologicamente e ontologicamente qualunque istituzione umana. Per questo essa è sottratta alla disponibilità dello Stato e non può essere modificata o manipolata attraverso la funzione legislativa. Per questo si dice che la famiglia è un elemento pre-giuridico e pre-politico. Fa parte della struttura naturale dell'essere umano.<br />La prima immagine che abbiamo di famiglia - senza aggettivi di sorta come "naturale", "tradizionale", ecc. - risale al periodo preistorico, al Neolitico superiore in particolare. Nel 2005 in Germania, vicino alla città di Eulau, gli archeologi hanno rinvenuto alcune tombe che appartenevano a quell'epoca. In una di queste tombe hanno ritrovato i resti di quattro esseri umani: un uomo, una donna e due bambini. Furono seppelliti abbracciati tra di loro. Attraverso l'analisi del Dna gli scienziati hanno scoperto che si trattava di una famiglia: madre, padre e due figli. L'immagine che è stata ricostruita di questa famiglia, oltre ad essere particolarmente commovente, ci dice una cosa importante: in quell'epoca non esisteva nessuna legge, non esisteva nessun parlamento, non esisteva lo Stato e non esisteva nessuna Chiesa, ma esisteva la famiglia, elemento naturale che precede tutte queste istituzioni.<br />L'UOMO LASCERÀ SUO PADRE E SUA MADRE<br />La nostra civiltà occidentale affonda le sue radici, oltre che nella preistoria, anche nella cultura giudaica, che nel Bereshit (בראשית), il primo libro della Torah, definisce la famiglia in questi termini: «L'uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà alla moglie e i due formeranno una sola carne».<br />La nostra civiltà si radica anche nella cultura classica greco-romana. Aristotele, che rappresenta la massima espressione del pensiero filosofico greco, ci ha lasciato una definizione interessante: «Polis sùnkeitai ex oikiòn», ossia «La società è costituita dall'insieme delle famiglie» (Politica, I, 1253b). Non sono i singoli individui ma le famiglie a costituire la società. E Aristotele aveva ben in mente quali fossero le funzioni e le caratteristiche della oikos, intesa come famiglia. Cinque, in particolare. La prima caratteristica era quella della despotèia, ovvero dell'autorità indiscussa: la famiglia è una comunità dove i genitori comandano e i figli obbediscono. La seconda caratteristica era quella di nascere dalla sùnzeuxis gunaikòs kai andròs γυναικός καί ἀνδρός, ovvero dall'unione di un uomo e di una donna. La terza caratteristica era legata a una funzione essenziale della famiglia, ovvero la teknopoìia, la procreazione. La quarta caratteristica era connessa alla oikonomìa, in quanto la famiglia è una comunità che si amministra e si gestisce in maniera razionale: il termine economia, peraltro, deriva proprio da «οἶκος», famiglia. La quinta caratteristica risiede in un'altra funzione fondamentale, ovvero quella della «παιδεία», l'educazione: la famiglia è la prima e più importante agenzia educativa della società.<br />IL PENSIERO GIURIDICO DEI ROMANI<br />Dopo il pensiero filosofico dei greci arriva il pensiero giuridico dei romani. Ulpiniano, uno dei più grandi giuristi dell'antica Roma, sosteneva che la famiglia si fonda sull'unico matrimonio, quello «justum», ovvero il matrimonio tra un «masculus pubes» e una «femina potens». Prima di lui il grande Cicerone aveva spiegato che la famiglia è la «prima societas», il nucleo, la cellula della società (De Officiis, I, 53-54). Essa costituisce, infatti, il fondamento della stessa società («principium urbis») e il suo vivaio («seminarium rei publicae»). Perché i romani sostenevano che la famiglia fosse un "vivaio"? Perché per essi la famiglia costituiva il primo luogo dove il cucciolo d'uomo impara a convivere con persone che non si è scelto; impara che esistono delle regole da rispettare; impara cosa significa condividere. Era una specie di filtro, di "stage" che il cucciolo d'uomo doveva affrontare prima di andare a vivere nella grande famiglia che è la società. I romani pensavano che se la natura non avesse donato questa possibilità di una sperimentazione quotidianamente della convivenza in famiglia, gli stessi uomini non avrebbero potuto vivere insieme nella società: sarebbero stati dei lupi solitari o si sarebbero scannati tra di loro. Ma poiché nella grande famiglia dove il cucciolo d'uomo andrà a vivere, cioè la società, ci sono uomini e donne, era importante per i romani che il bambino imparasse nella sua famiglia quali fossero le funzioni di questi due sessi. Ecco perché, per esempio, nonostante nell'antichità classica l'omosessualità fosse abbastanza tollerata e diffusa, nessuno si è mai sognato di parlare di matrimonio omosessuale o di famiglia tra persone dello stesso sesso. E perché non lo fecero malgrado allora ci fossero maggiori condizioni per farlo rispetto a oggi? Perché i romani avevano un senso chiaro e intelligente della laicità e sapevano distinguere tra l'aspetto privato - per cui uno a casa sua, sotto le lenzuola, può fare quello che più gli aggrada - e l'aspetto pubblico, ovvero ciò che può avere effetti negativi nella convivenza civile e nella società.<br />Ora, se la famiglia, come abbiamo visto, è un elemento pre-giuridico e pre-politico, ossia non ha nulla a che vedere con il diritto, la legge, il parlamento, quando e perché i documenti giuridici in Europa si occupano di essa? Esiste una data e una ragione. Dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, l'esperienza mostrò al mondo che l'unica cosa che seppe resistere e tenere insieme la società durante quello tsunami devastante fu proprio la famiglia. E il mondo comprese che, per ricostruire la stessa società dalle ceneri di quel devastante evento bellico, occorreva ripartire dalla famiglia. Per questo la Costituzione italiana del 1948, la Costituzione tedesca del 1948 e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 riconobbero l'importanza della famiglia fino ad allora sottovalutata.<br />LA FAMIGLIA È IL NUCLEO DELLA SOCIETÀ<br />L'art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, infatti, stabilisce che «la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato». E la Costituzione italiana all'art. 29 usa un verbo interessante quando afferma che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». "Riconosce" significa prendere atto di qualcosa che preesiste. L'articolo non afferma che la Repubblica istituisce la famiglia e ne disciplina le modalità di costituzione e di estinzione. Non è una creazione dello Stato.<br />Per comprendere esattamente il significato attribuito dai costituenti all'espressione « società naturale», è sufficiente leggere il dibattito sul tema che emerge dai verbali dei lavori preparatori della stessa Costituzione. Si possono citare, ad esempio, tre significativi interventi: le dichiarazioni di voto degli onorevoli Moro, La Pira e Mortati. Il primo affermò quanto segue: «Dichiarando che la famiglia è una società naturale si intende stabilire che la famiglia ha una sua sfera di ordinamento autonomo nei confronti dello Stato, il quale, quando interviene, si trova di fronte a una realtà che non può menomare né mutare». Il secondo, La Pira, precisò che «con l'espressione società naturale si intende un ordinamento di diritto naturale che esige una costituzione e una finalità secondo il tipo della organizzazione familiare». Il terzo, Mortati, volle precisare il carattere normativo della definizione di famiglia come società naturale, dichiarando che «con essa si vuole, infatti, assegnare all'istituto familiare una sua autonomia originaria, destinata a circoscrivere i poteri del futuro legislatore in ordine alla sua regolamentazione».<br />Poche furono le voci critiche rispetto a quella formula, e solo perché le attribuirono una portata meramente definitoria. L'on. Ruggiero, per esempio, rilevò che la Costituzione non doveva dare definizioni degli istituti, e che il progetto non ne dava alcuna, tranne che per la famiglia. Nel suo ragionamento fu interrotto dall'on. Moro, che lo fulminò con queste parole: «Non è una definizione, è una determinazione di limiti». Con quelle tre parole, espressione dell'indiscutibile intelligenza di un uomo come Aldo Moro, in maniera sintetica ed efficace fu riprodotto il pensiero della maggioranza dell'Assemblea, che volle infatti mantenere la formula «società naturale».<br />DESTRUTTURARE LA FAMIGLIA<br />Ora si pone il tema del perché si voglia far prevalere l'idea che la famiglia non rappresenti un elemento di natura, bensì una variabile socio-culturale soggetta al cambiamento anche attraverso la funzione legislativa.<br />Io credo - e questa rappresenta una mia convinta opinione - che oggi questa tendenza a destrutturare la famiglia ubbidisca a una precisa logica di potere.<br />Sembra di vivere la profezia distopica del grande scrittore inglese Aldous Huxley nella sua opera Il Nuovo Mondo, che identificava proprio nell'eliminazione della famiglia e nell'abolizione delle parole "padre" e "madre" uno dei passaggi fondamentali per il raggiungimento del dominio assoluto da parte di poteri oligarchici.<br />Del resto, la famiglia rappresenta l'ultimo, picco]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59640579</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 21:49:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59640579/la_famiglia_non_pu_essere_modificata_dalle_leggi.mp3" length="13801954" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7774

LA FAMIGLIA NON PUO' ESSERE MODIFICATA DALLE LEGGI di Gianfranco Amato
La famiglia è una creazione dell'uomo o un elemento di natura? La risposta è semplice. La famiglia non è il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7774" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7774</a><br /><br />LA FAMIGLIA NON PUO' ESSERE MODIFICATA DALLE LEGGI di Gianfranco Amato<br />La famiglia è una creazione dell'uomo o un elemento di natura? La risposta è semplice. La famiglia non è il frutto di un sistema socio-giuridico, di un determinato contesto storico-culturale, di una moda, di una concezione filosofica o politica, né tanto meno è il frutto di una dottrina religiosa. La famiglia è un elemento oggettivo di natura che precede cronologicamente e ontologicamente qualunque istituzione umana. Per questo essa è sottratta alla disponibilità dello Stato e non può essere modificata o manipolata attraverso la funzione legislativa. Per questo si dice che la famiglia è un elemento pre-giuridico e pre-politico. Fa parte della struttura naturale dell'essere umano.<br />La prima immagine che abbiamo di famiglia - senza aggettivi di sorta come "naturale", "tradizionale", ecc. - risale al periodo preistorico, al Neolitico superiore in particolare. Nel 2005 in Germania, vicino alla città di Eulau, gli archeologi hanno rinvenuto alcune tombe che appartenevano a quell'epoca. In una di queste tombe hanno ritrovato i resti di quattro esseri umani: un uomo, una donna e due bambini. Furono seppelliti abbracciati tra di loro. Attraverso l'analisi del Dna gli scienziati hanno scoperto che si trattava di una famiglia: madre, padre e due figli. L'immagine che è stata ricostruita di questa famiglia, oltre ad essere particolarmente commovente, ci dice una cosa importante: in quell'epoca non esisteva nessuna legge, non esisteva nessun parlamento, non esisteva lo Stato e non esisteva nessuna Chiesa, ma esisteva la famiglia, elemento naturale che precede tutte queste istituzioni.<br />L'UOMO LASCERÀ SUO PADRE E SUA MADRE<br />La nostra civiltà occidentale affonda le sue radici, oltre che nella preistoria, anche nella cultura giudaica, che nel Bereshit (בראשית), il primo libro della Torah, definisce la famiglia in questi termini: «L'uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà alla moglie e i due formeranno una sola carne».<br />La nostra civiltà si radica anche nella cultura classica greco-romana. Aristotele, che rappresenta la massima espressione del pensiero filosofico greco, ci ha lasciato una definizione interessante: «Polis sùnkeitai ex oikiòn», ossia «La società è costituita dall'insieme delle famiglie» (Politica, I, 1253b). Non sono i singoli individui ma le famiglie a costituire la società. E Aristotele aveva ben in mente quali fossero le funzioni e le caratteristiche della oikos, intesa come famiglia. Cinque, in particolare. La prima caratteristica era quella della despotèia, ovvero dell'autorità indiscussa: la famiglia è una comunità dove i genitori comandano e i figli obbediscono. La seconda caratteristica era quella di nascere dalla sùnzeuxis gunaikòs kai andròs γυναικός καί ἀνδρός, ovvero dall'unione di un uomo e di una donna. La terza caratteristica era legata a una funzione essenziale della famiglia, ovvero la teknopoìia, la procreazione. La quarta caratteristica era connessa alla oikonomìa, in quanto la famiglia è una comunità che si amministra e si gestisce in maniera razionale: il termine economia, peraltro, deriva proprio da «οἶκος», famiglia. La quinta caratteristica risiede in un'altra funzione fondamentale, ovvero quella della «παιδεία», l'educazione: la famiglia è la prima e più importante agenzia educativa della società.<br />IL PENSIERO GIURIDICO DEI ROMANI<br />Dopo il pensiero filosofico dei greci arriva il pensiero giuridico dei romani. Ulpiniano, uno dei più grandi giuristi dell'antica Roma, sosteneva che la famiglia si fonda sull'unico matrimonio, quello «justum», ovvero il matrimonio tra un «masculus pubes» e una «femina potens». Prima di lui il grande Cicerone aveva spiegato che la famiglia è la «prima societas», il nucleo, la cellula...]]></itunes:summary><itunes:duration>863</itunes:duration><itunes:keywords>famiglia,individuo,libertà,potere,unasolacarne</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci motivi per cui amo essere un maschio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-motivi-per-cui-amo-essere-un-maschio--59499801</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3217" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3217</a><br /><br />DIECI MOTIVI PER CUI AMO ESSERE UN MASCHIO di don Fabio Bartoli<br />"Tu non mi capisci!" Di solito nelle liti di coppia questo è il rimprovero finale, quello che pone termine ad ogni discussione. Normalmente è la donna a dirlo all'uomo. Ed è giusto, perché l'uomo ha il compito istituzionale, assegnatogli dalla natura, di capirla.<br />La donna accoglie senza capire, lei non ne ha bisogno, intuisce.<br />L'uomo invece deve capire, perché deve servire. E per servire, diversamente che per accogliere, è necessario interpretare i gusti e i desideri dell'altro, prevenirli se possibile. Posso accoglierti in silenzio, ma non potrò mai servirti in silenzio. A volte parlerò con le mani anziché con la lingua, ma sempre dovrò "fare" qualcosa.<br />Accogliere è un essere, servire è un fare, e non si può fare senza capire, pena fare male, servire male.<br />Naturalmente il rimprovero è vero, molto spesso gli uomini non capiscono, nonostante si impegnino.<br />Il mondo è così, siamo esseri imperfetti, fatevene una ragione. Non saremo mai all'altezza dei vostri bisogni e delle vostre aspettative, non sapremo mai servirvi così bene da soddisfare ogni vostro desiderio.<br />Questo solo Dio può farlo.<br />Però in realtà oggi voglio parlare di altro.<br />Mi sarà lecito dire una volta, anche una volta sola e sia pure per celia, che anche le donne non capiscono gli uomini? E la cosa è assai più complicata dal fatto che invece spesso son convinte di capirli.<br />Ci sono così le donne che hanno in testa l'idea che l'uomo sia un eterno bambino e lo trattano come si tratta un ragazzino (dimenticando che il modo migliore di indispettire un ragazzino è di trattarlo come tale, il bimbo vuole semmai essere trattato da adulto).<br />Ci sono anche quelle che hanno in testa lo schema semplificato on-off, come se l'uomo si concentrasse tutto in un unico interruttore (sì, quello lì, quello del desiderio) e che una volta acceso il problema è risolto.<br />Ci sono poi quelle che hanno paura degli uomini e che pensano che l'uomo sia sempre sotto sotto un bruto e quindi bisogna stare attenti a tenergli la briglia corta per impedirgli di scatenarsi perché sennò chissà che potrebbe fare...<br />Credetemi, forse è vero che non siamo complicati come le donne, ma non siamo nemmeno così semplici.<br />Non nego che ci siano i mammoni e i bruti o quelli che mettono tutta la loro maschilità nell'interruttore, ma la categoria maschile è per fortuna ben più variegata di così.<br />Permettetemi dunque di offrirvi care amiche un brevissimo decalogo dei dieci motivi per cui amo essere maschio e mi piacerebbe che i lettori maschi del blog lo continuassero, perché non pretende affatto di essere un elenco esaustivo.<br />Poiché credo moltissimo nella complementarietà, ça va sans dir che non c'è alcun intento di contrapposizione in questo catalogo, quindi nessuno si senta offeso vi prego, prendetelo come un contributo semiserio ad uso delle mie amiche per provare a vedere negli uomini anche qualcos'altro.<br />AMO ESSERE MASCHIO PERCHÉ:<br />1) Perché amo finire un lavoro e dopo averlo finito fermarmi a guardarlo e compiacermi di ciò che ho fatto (Le donne che conosco di solito non sono capaci di finire il lavoro, prima di finirlo stanno già pensando a quello che faranno dopo. In questo Dio è decisamente maschio, perché il Sabato si ferma a guardare la Creazione).<br />2) Perché mi piace stare fermo come uno scoglio su cui si infrangono tutte le tempeste emotive (questa devo spiegarla?).<br />3) Perché mi piace osservare (I maschi osservano molto, una cosa alla volta, ma osservano).<br />4) Perché mi piace che i miei figli rischino l'osso del collo pur di affermare se stessi. Perché adoro condividere le loro vittorie (il fatto che io non abbia figli nella carne non cambia niente, ci sono molte forme di paternità).<br />5) Perché mi piace ridere forte e prendere le ondate di petto, in tutti i sensi (se vuoi conoscere una persona guarda come si comporta al mare).<br />6) Perché ho sempre desiderato essere un eroe (ci sono anche eroine naturalmente, ma l'eroismo femminile è molto diverso da quello maschile. Troppo lungo e serio da spiegarlo in questa sede però).<br />7) Perché amo troppo le parole per non sostenerle e rivestirle di gesti (il maschio, lo sanno tutti, realizza se stesso molto più nel fare che nel dire)<br />8) Perché mi piace fare il capro espiatorio (sì, non inorridite, mi piace pagare, faticare e soffrire al posto degli altri e ci sarà un motivo se non si è mai sentito parlare di una capra espiatoria).<br />9) Perché non mi fiderei di nessun altro per salvare il mondo (non è che le donne non salvino il mondo, è che i maschi non si fidano del fatto che lo facciano).<br />10) Perché come maschio troverò sempre qualcosa di bello e stupefacente in ogni donna che incontro e non entrerò mai in competizione con lei.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59499801</guid><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 12:25:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59499801/dieci_motivi_per_cui_amo_essere_un_maschio.mp3" length="5505038" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3217

DIECI MOTIVI PER CUI AMO ESSERE UN MASCHIO di don Fabio Bartoli
"Tu non mi capisci!" Di solito nelle liti di coppia questo è il rimprovero finale, quello che pone termine ad ogni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3217" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3217</a><br /><br />DIECI MOTIVI PER CUI AMO ESSERE UN MASCHIO di don Fabio Bartoli<br />"Tu non mi capisci!" Di solito nelle liti di coppia questo è il rimprovero finale, quello che pone termine ad ogni discussione. Normalmente è la donna a dirlo all'uomo. Ed è giusto, perché l'uomo ha il compito istituzionale, assegnatogli dalla natura, di capirla.<br />La donna accoglie senza capire, lei non ne ha bisogno, intuisce.<br />L'uomo invece deve capire, perché deve servire. E per servire, diversamente che per accogliere, è necessario interpretare i gusti e i desideri dell'altro, prevenirli se possibile. Posso accoglierti in silenzio, ma non potrò mai servirti in silenzio. A volte parlerò con le mani anziché con la lingua, ma sempre dovrò "fare" qualcosa.<br />Accogliere è un essere, servire è un fare, e non si può fare senza capire, pena fare male, servire male.<br />Naturalmente il rimprovero è vero, molto spesso gli uomini non capiscono, nonostante si impegnino.<br />Il mondo è così, siamo esseri imperfetti, fatevene una ragione. Non saremo mai all'altezza dei vostri bisogni e delle vostre aspettative, non sapremo mai servirvi così bene da soddisfare ogni vostro desiderio.<br />Questo solo Dio può farlo.<br />Però in realtà oggi voglio parlare di altro.<br />Mi sarà lecito dire una volta, anche una volta sola e sia pure per celia, che anche le donne non capiscono gli uomini? E la cosa è assai più complicata dal fatto che invece spesso son convinte di capirli.<br />Ci sono così le donne che hanno in testa l'idea che l'uomo sia un eterno bambino e lo trattano come si tratta un ragazzino (dimenticando che il modo migliore di indispettire un ragazzino è di trattarlo come tale, il bimbo vuole semmai essere trattato da adulto).<br />Ci sono anche quelle che hanno in testa lo schema semplificato on-off, come se l'uomo si concentrasse tutto in un unico interruttore (sì, quello lì, quello del desiderio) e che una volta acceso il problema è risolto.<br />Ci sono poi quelle che hanno paura degli uomini e che pensano che l'uomo sia sempre sotto sotto un bruto e quindi bisogna stare attenti a tenergli la briglia corta per impedirgli di scatenarsi perché sennò chissà che potrebbe fare...<br />Credetemi, forse è vero che non siamo complicati come le donne, ma non siamo nemmeno così semplici.<br />Non nego che ci siano i mammoni e i bruti o quelli che mettono tutta la loro maschilità nell'interruttore, ma la categoria maschile è per fortuna ben più variegata di così.<br />Permettetemi dunque di offrirvi care amiche un brevissimo decalogo dei dieci motivi per cui amo essere maschio e mi piacerebbe che i lettori maschi del blog lo continuassero, perché non pretende affatto di essere un elenco esaustivo.<br />Poiché credo moltissimo nella complementarietà, ça va sans dir che non c'è alcun intento di contrapposizione in questo catalogo, quindi nessuno si senta offeso vi prego, prendetelo come un contributo semiserio ad uso delle mie amiche per provare a vedere negli uomini anche qualcos'altro.<br />AMO ESSERE MASCHIO PERCHÉ:<br />1) Perché amo finire un lavoro e dopo averlo finito fermarmi a guardarlo e compiacermi di ciò che ho fatto (Le donne che conosco di solito non sono capaci di finire il lavoro, prima di finirlo stanno già pensando a quello che faranno dopo. In questo Dio è decisamente maschio, perché il Sabato si ferma a guardare la Creazione).<br />2) Perché mi piace stare fermo come uno scoglio su cui si infrangono tutte le tempeste emotive (questa devo spiegarla?).<br />3) Perché mi piace osservare (I maschi osservano molto, una cosa alla volta, ma osservano).<br />4) Perché mi piace che i miei figli rischino l'osso del collo pur di affermare se stessi. 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Va detto che il rigoroso silenzio sul suo reale stato di salute si è imposto anche per combattere il triste sciacallaggio che lo ha toccato da vicino: dai paparazzi pizzicati a utilizzare droni pur di spiare dai vetri della sua villa il pilota in coma, al furto delle sue cartelle cliniche con annessa richiesta di denaro ai giornali (finì malissimo: nel 2014 il sospettato del furto si impiccherà in una cella del carcere di Zurigo). Quanto all'amore, non è difficile vedere quanto sia ancora vivo: dagli articoli che accompagnano ogni piccola novità sui suoi progressi, ai tanti tifosi (italiani in primis) che ricordano con somma riconoscenza le sue imprese (dei 7 titoli mondiali conquistati dal pilota tedesco, cinque sono stati vinti con la Ferrari).<br />NON É PRIVACY, É AMORE<br />Nella dolorosa vicenda, la figura più luminosa è senz'altro quella di Corinna, 54enne moglie di Michael, che da anni protegge e segue il marito in modo commovente. Solitamente parca di dichiarazioni, nel settembre scorso, in occasione dell'uscita su Netflix dell'unico documentario su Schumacher autorizzato dalla famiglia, ha rilasciato parole fortissime: «Ora seguiamo le cure, vogliamo che Michael senta che la famiglia è unita». Per poi aggiungere: «É evidente che mi manca, tutti sentiamo la sua mancanza, ma Michael c'è, è diverso ma c'è. E questo ci dà forza. Non avrei mai pensato che potesse succedergli qualcosa, ma è importante che lui continui ad assaporare la sua vita privata per come possibile. Lui ci ha sempre protetti, ora sta a noi farlo». Una manifestazione d'amore pregna di forza e di gratitudine.<br />Dietro i gesti di Corinna Betsch, spesso non compresi fino in fondo, non c'è dunque solo la fredda tutela della privacy ostentata dai giornali e dalle interviste degli addetti ai lavori («Da dieci anni Corinna non va a feste o occasioni pubbliche perché chiunque la incontri vuole sapere delle condizioni del marito e lei ha alzato una barriera a protezione della privacy», così Eddie Jordan, il team manager che lanciò Schumacher in Formula 1, in un'intervista del gennaio scorso). Parlare di privacy, come fa la quasi totalità dei commentatori, oltre che riduttivo è ingiusto e ingeneroso. La volontà di allestire a mo' di ospedale la villa di famiglia (a Gland, sul lago di Ginevra) al fine di permettere ad uno staff medico di fornire al marito cure quotidiane racconta molto dello smisurato e incrollabile affetto con cui la signora Schumacher circonda il marito, ma soprattutto dice della volontà di continuare a vivere ogni attimo insieme, nella buona come nella cattiva sorte. Poco importa che le cure per il marito costino 10 milioni di euro l'anno (così sono state quantificate le spese mediche): pur di farlo accedere alle terapie più avanzate, come una manager premurosa Corinna ha prima messo in vendita l'aereo privato del marito e poi la villa a Trusil, in Norvegia. In quella Svizzera che la martellante propaganda radicale impone di associare all'eutanasia e alla morte, nulla dev'essere lasciato intentato in termini di cura e di vita.<br />PIETRA D'INCIAMPO<br />L'unico che sembra aver compreso a fondo il nuovo contesto umano suscitato dall'incidente del pilota tedesco, calandosi nell'inedita realtà famigliare con assoluta normalità è Jean Todt, direttore generale della Scuderia Ferrari e amico fraterno di Schumi. «Non posso dire che Michael mi manca perché lui, alla fine, c'è», ha dichiarato Todt al quotidiano francese L'Equipe. Tra i pochissimi a entrare regolarmente a casa del sette volte campione del mondo, Todt ha aggiunto: «Oggi è uno Schumacher diverso ed è magnificamente sostenuto da moglie e figli che lo proteggono. La sua vita è cambiata e io ho il grande privilegio di poter condividere alcuni momenti insieme a lui. Questo è tutto quello che c'è da dire». A proposito di candidi momenti di condivisione, rumors parlano di gare di Formula 1 guardate alla tv dai due amici sul divano di casa Schumacher.<br />Ed è proprio in questo "esserci in modo diverso" che si gioca la comprensione che oggi il mondo ha del campione di automobilismo. Costringendo tutti a uno sforzo sul senso profondo della vita, Michael Schumacher, inutile negarlo, oggi è una pietra d'inciampo. Ma è proprio questo tipo di riflessione che non può più chiedersi al dibattito odierno, impoverito e umiliato da un relativismo dilagante. Ecco allora l'imbarazzo dei cronisti. Palpabile. Coglie il punto Mario Donnini con un editoriale su Autosprint. «C'è e non c'è, è vivo ma non interagisce», scrive lo scrittore e giornalista, «non interviene, non può farlo [...] se ne ragiona molto spesso a sproposito, giocando a indovinare invece di rispettare, a carpire al posto di capire». Ma è il passaggio successivo quello in cui Donnini tocca il nervo scoperto del nostro tempo: «E così nel mondo iperconnesso h24, in cui chiunque sa e si racconta come vuole, uno tra gli uomini più conosciuti del mondo diventa improvvisamente impercepibile. Svanisce, si decontestualizza, perde domicilio mediatico per scelta dei suoi cari, i quali ritengono di non dover far altro che curarlo, custodirlo e proteggerlo».<br />Si può rimanere vivi (continuando a stupire e a vincere) in molti modi. Oggi Michael, Corinna e i loro due figli sono protagonisti di un secondo tempo della gara che va raccontato, perché è una lezione di vita impagabile, quella della vittoria dell'amore sul dolore. «Forte come la morte è l'amore»: quanto si legge nel Cantico dei Cantici lo vivono ancora oggi due innamorati in una villa di Gland adattata a ospedale. Sempre e per sempre.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58176806</guid><pubDate>Tue, 02 Jan 2024 21:32:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58176806/come_la_moglie_di_schumacher_protegge_il_marito_dal_gossip_e_dall_eutanasia.mp3" length="7185448" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7655

COME LA MOGLIE DI SCHUMACHER PROTEGGE IL MARITO DAL GOSSIP E DALL'EUTANASIA di Valerio Pece
Se nel mondo la Ferrari è il mito che è, lo si deve anche a Michael Schumacher,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7655" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7655</a><br /><br />COME LA MOGLIE DI SCHUMACHER PROTEGGE IL MARITO DAL GOSSIP E DALL'EUTANASIA di Valerio Pece<br />Se nel mondo la Ferrari è il mito che è, lo si deve anche a Michael Schumacher, campionissimo avvolto da 10 anni - giorno in cui sfiorò la morte cadendo dagli sci - da due parole-chiave: riserbo e amore. Va detto che il rigoroso silenzio sul suo reale stato di salute si è imposto anche per combattere il triste sciacallaggio che lo ha toccato da vicino: dai paparazzi pizzicati a utilizzare droni pur di spiare dai vetri della sua villa il pilota in coma, al furto delle sue cartelle cliniche con annessa richiesta di denaro ai giornali (finì malissimo: nel 2014 il sospettato del furto si impiccherà in una cella del carcere di Zurigo). Quanto all'amore, non è difficile vedere quanto sia ancora vivo: dagli articoli che accompagnano ogni piccola novità sui suoi progressi, ai tanti tifosi (italiani in primis) che ricordano con somma riconoscenza le sue imprese (dei 7 titoli mondiali conquistati dal pilota tedesco, cinque sono stati vinti con la Ferrari).<br />NON É PRIVACY, É AMORE<br />Nella dolorosa vicenda, la figura più luminosa è senz'altro quella di Corinna, 54enne moglie di Michael, che da anni protegge e segue il marito in modo commovente. Solitamente parca di dichiarazioni, nel settembre scorso, in occasione dell'uscita su Netflix dell'unico documentario su Schumacher autorizzato dalla famiglia, ha rilasciato parole fortissime: «Ora seguiamo le cure, vogliamo che Michael senta che la famiglia è unita». Per poi aggiungere: «É evidente che mi manca, tutti sentiamo la sua mancanza, ma Michael c'è, è diverso ma c'è. E questo ci dà forza. Non avrei mai pensato che potesse succedergli qualcosa, ma è importante che lui continui ad assaporare la sua vita privata per come possibile. Lui ci ha sempre protetti, ora sta a noi farlo». Una manifestazione d'amore pregna di forza e di gratitudine.<br />Dietro i gesti di Corinna Betsch, spesso non compresi fino in fondo, non c'è dunque solo la fredda tutela della privacy ostentata dai giornali e dalle interviste degli addetti ai lavori («Da dieci anni Corinna non va a feste o occasioni pubbliche perché chiunque la incontri vuole sapere delle condizioni del marito e lei ha alzato una barriera a protezione della privacy», così Eddie Jordan, il team manager che lanciò Schumacher in Formula 1, in un'intervista del gennaio scorso). Parlare di privacy, come fa la quasi totalità dei commentatori, oltre che riduttivo è ingiusto e ingeneroso. La volontà di allestire a mo' di ospedale la villa di famiglia (a Gland, sul lago di Ginevra) al fine di permettere ad uno staff medico di fornire al marito cure quotidiane racconta molto dello smisurato e incrollabile affetto con cui la signora Schumacher circonda il marito, ma soprattutto dice della volontà di continuare a vivere ogni attimo insieme, nella buona come nella cattiva sorte. Poco importa che le cure per il marito costino 10 milioni di euro l'anno (così sono state quantificate le spese mediche): pur di farlo accedere alle terapie più avanzate, come una manager premurosa Corinna ha prima messo in vendita l'aereo privato del marito e poi la villa a Trusil, in Norvegia. In quella Svizzera che la martellante propaganda radicale impone di associare all'eutanasia e alla morte, nulla dev'essere lasciato intentato in termini di cura e di vita.<br />PIETRA D'INCIAMPO<br />L'unico che sembra aver compreso a fondo il nuovo contesto umano suscitato dall'incidente del pilota tedesco, calandosi nell'inedita realtà famigliare con assoluta normalità è Jean Todt, direttore generale della Scuderia Ferrari e amico fraterno di Schumi. «Non posso dire che Michael mi manca perché lui, alla fine, c'è», ha dichiarato Todt al quotidiano francese L'Equipe. Tra i pochissimi a entrare...]]></itunes:summary><itunes:duration>450</itunes:duration><itunes:keywords>eutanasia,ferrari,fortecomelamorteèlamore,schumacher,trusil</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e7209d46cc8ca95b196e2c62c44294bb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come salvare i figli dallo smartphone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-salvare-i-figli-dallo-smartphone--58176716</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7652" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7652</a><br /><br />COME SALVARE I FIGLI DALLO SMARTPHONE di Cristina Siccardi<br />Smartphone e social media, come ben sappiamo, hanno radicalmente cambiato la vita di tutte le persone, di qualsiasi età e di qualsiasi ceto sociale. Tutti gli strumenti, più o meno complessi, hanno mutato nel corso della storia la vita quotidiana delle persone e il loro impatto è stato positivo o negativo a seconda del loro utilizzo, ovvero dal criterio con cui ciascun individuo se ne serve. Ma quelli di cui stiamo parlando hanno un impatto massificante di straordinario potere persuasivo, plagiatorio, psicologico.<br />La commercializzazione degli smartphone è iniziata nel 1993 con IBM e, in breve tempo, essi hanno riempito i mercati mondiali con migliaia di modelli e centinaia di milioni di utenti. Il primo social network della storia corrisponde al sito americano SixDegrees, lanciato a New York nel 1997 dal suo fondatore Andrew Weinreich. I social media hanno rappresentato un cambiamento nel modo in cui le persone leggono, apprendono e condividono, senza sosta, informazioni e contenuti. Con i social media è mutato completamente il modello di comunicazione tipico dei media tradizionali (radio, stampa, televisione): il messaggio non è più "da uno a molti" (monodirezionale, dal broadcaster al suo pubblico), ma "da molti a uno", con elevato livello di interazione. L'informazione si è "democratizzata" in un liberalismo esasperato, trasformando i soggetti da meri fruitori a editori di se stessi, interconnettendosi con altri soggetti monitorati in tutto il mondo attraverso colossi mediatici come Facebook, LinkedIn, Instagram, TikTok.<br />Oggi esiste una vera e propria bulimia nell'uso degli smartphone e dei socialmedia. Attività e virtù come autodisciplina e temperanza, moderazione e sobrietà, equilibrio, stabilità, prudenza e armonia, concentrazione e silenzio sono andate smarrite nella civiltà edonistica, del "mordi e fuggi", dell'insaziabilità su più fronti, della frenesia, dell'ansia, del frastuono acustico e visivo, dove la massa di informazioni si schianta con la vuotezza di principi e valori giusti e sani.<br />Fatto incontestabile è che chat e videogiochi (solitari o in comunità web) creano enorme dipendenza: soggiogano, ingabbiano mente e spirito, sviluppando problemi e condizionamenti a dismisura. Essere interconnessi continuamente, da quando ci si sveglia a quando si va a dormire, significa avere l'attenzione degli innumerevoli "amici" sui propri pensieri, sentimenti, intenzioni.<br />UN BILANCIO ALLA LUCE DELLA FEDE CATTOLICA<br />Dopo più di vent'anni di uso incessante di questi dispositivi e di questo genere di comunicazione, quale bilancio si può dare? Il tema non può certo essere esaurito in questo contesto. Tuttavia, possiamo considerarne le conseguenze e, allo stesso tempo, alla luce della fede cattolica e quindi delle sane virtù, possiamo risparmiare figli e nipoti da squilibri, fobie e schizofrenie che provengono dall'uso paranoico e smodato di tali strumenti.<br />Tanto è forte il collegamento fra lo smartphone e i comportamenti adolescenziali che la professoressa Jean M. Twenge, docente di psicologia della San Diego State University, ha definito questa generazione «iGen», generazione «iphone». Da venticinque anni Twenge studia i trend generazionali. Ha lavorato sul senso di ribellione dei Baby boomer (i nati dal 1945 al 1965), sul desiderio di indipendenza della generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), sull'individualismo dei Millennials (nati fra il 1980 e il 2000) e confrontando i dati comportamentali di queste ultime generazioni, con famiglie spesso dissestate, ha rilevato che gli adolescenti di oggi sono più depressi, passano il tempo con i coetanei soprattutto sui telefonini, sono soli, vulnerabili, con precaria salute mentale e a maggior rischio di suicidio. Essi sono molto fragili, benché spavaldi. I tassi della depressione e di suicidio sono aumentati dal 2011 ad oggi. Gran parte della crisi del deterioramento della salute mentale può essere ricondotto all'uso smodato dei telefonini. L'ascesa dello smartphone e dei social media hanno causato un terremoto di proporzioni mai viste. I dispositivi che si sono messi nelle mani dei giovanissimi stanno avendo profondi effetti sulla loro vita, rendendoli seriamente infelici. Ormai ci sono genitori che consegnano, senza alcuno scrupolo, gli smartphone a bimbi di 2/3 anni e tale deplorevole scelta avrà ripercussioni spaventose.<br />In media, la maggior parte degli adolescenti trascorre dalle 3 alle 6 ore al giorno con lo smartphone, utilizzato anche a scuola durante le lezioni. Tutto questo tempo passato sugli schermi interconnessi creano dipendenza, isolamento, insorgenza di malattie cardiovascolari, disfunzioni metaboliche e diabete, come ha evidenziato in rete l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Inoltre, una scarsa qualità del sonno favorisce stanchezza, depressione, abuso di alcol, disturbi ossessivo-compulsivi, abuso di sostanze, atti di autolesionismo, risultati scolastici scadenti... considerando anche il fatto che l'uso eccessivo dello smartphone può determinare un approccio superficiale all'apprendimento e induce alla distrazione e ad un notevole abbassamento della concentrazione.<br />L'OZIOSITÀ INSEGNA OGNI SORTA DI VIZI<br />Ogni anno, quasi 46.000 bambini e adolescenti tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita in tutto il mondo, circa uno ogni undici minuti. Il suicidio è la quinta causa di morte più comune fra i giovanissimi e la quarta nella fascia d'età dai 15 ai 19 anni (la terza se si considerano solo le ragazze).<br />Sono tra 3.700 e 4.000 le persone che ogni anno si tolgono la vita in Italia (dati Istat relativi al periodo 2016-2020). Il dato riferito ai giovani fra i 15 e i 34 anni registrato nello stesso periodo è in media di circa 500 suicidi. Come è noto le varie forme di violenza psicologica e fisica fra i minori è cresciuta in modo esponenziale (baby gang) grazie anche all'imperversare sui dispostivi tecnologici delle infauste canzoni dei rapper, che mietono odio, ribellione, sesso, droga, alcol e violenza in genere.<br />Poiché le autorità non pongono freno ("per il bene" delle lobby economiche di potere e della "democrazia") a questo tsunami, che miete vittime e si beffa di tutti, di piccoli e grandi, è bene recuperare le medicine dell'educazione cattolica, così stanno facendo le famiglie rimaste fedeli al Vangelo. Esse fanno riferimento all'eccellente tradizione pedagogica della Chiesa e vanno a leggersi, grazie ai suggerimenti di sacerdoti e intellettuali, ciò che lasciano scritto i santi maestri educatori. Poiché il tempo è preziosissimo (è breve e non torna più), è fondamentale impiegarlo al meglio, non certo nell'ozio (lo smartphone non è forse una grave forma di ozio?). Scriveva san Giovanni Bosco: «Dalle letture [oggi si potrebbe anche aggiungere: dalle chat] dipende moltissime volte la scelta definitiva (per i giovanetti) che fanno del bene o del male» per sé e gli altri, quindi: «Fuggite l'ozio e gli oziosi, lavorate secondo il vostro stato; quando siete disoccupati siete in gravissimo pericolo di cadere in peccato. L'oziosità̀ insegna ogni sorta di vizi» e «Abborrite le malvagie letture più che la peste». Per conservare la purezza, la Chiesa preconciliare, che lottava contro liberalismo, socialismo e spirito rivoluzionario, esortava a tenere lontano le cattive letture e la cattiva cinematografia, veleno per le anime. Affermava ancora don Bosco: «La felicità non si trova in questo mondo, se non si ha la pace con Dio; se [la gente] è così malcontenta ed arrabbiata, è perché́ non pensa alla salute dell'anima sua». [...]<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58176716</guid><pubDate>Tue, 02 Jan 2024 21:23:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58176716/come_salvare_i_figli_dallo_smartphone.mp3" length="10290686" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7652

COME SALVARE I FIGLI DALLO SMARTPHONE di Cristina Siccardi
Smartphone e social media, come ben sappiamo, hanno radicalmente cambiato la vita di tutte le persone, di qualsiasi età...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7652" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7652</a><br /><br />COME SALVARE I FIGLI DALLO SMARTPHONE di Cristina Siccardi<br />Smartphone e social media, come ben sappiamo, hanno radicalmente cambiato la vita di tutte le persone, di qualsiasi età e di qualsiasi ceto sociale. Tutti gli strumenti, più o meno complessi, hanno mutato nel corso della storia la vita quotidiana delle persone e il loro impatto è stato positivo o negativo a seconda del loro utilizzo, ovvero dal criterio con cui ciascun individuo se ne serve. Ma quelli di cui stiamo parlando hanno un impatto massificante di straordinario potere persuasivo, plagiatorio, psicologico.<br />La commercializzazione degli smartphone è iniziata nel 1993 con IBM e, in breve tempo, essi hanno riempito i mercati mondiali con migliaia di modelli e centinaia di milioni di utenti. Il primo social network della storia corrisponde al sito americano SixDegrees, lanciato a New York nel 1997 dal suo fondatore Andrew Weinreich. I social media hanno rappresentato un cambiamento nel modo in cui le persone leggono, apprendono e condividono, senza sosta, informazioni e contenuti. Con i social media è mutato completamente il modello di comunicazione tipico dei media tradizionali (radio, stampa, televisione): il messaggio non è più "da uno a molti" (monodirezionale, dal broadcaster al suo pubblico), ma "da molti a uno", con elevato livello di interazione. L'informazione si è "democratizzata" in un liberalismo esasperato, trasformando i soggetti da meri fruitori a editori di se stessi, interconnettendosi con altri soggetti monitorati in tutto il mondo attraverso colossi mediatici come Facebook, LinkedIn, Instagram, TikTok.<br />Oggi esiste una vera e propria bulimia nell'uso degli smartphone e dei socialmedia. Attività e virtù come autodisciplina e temperanza, moderazione e sobrietà, equilibrio, stabilità, prudenza e armonia, concentrazione e silenzio sono andate smarrite nella civiltà edonistica, del "mordi e fuggi", dell'insaziabilità su più fronti, della frenesia, dell'ansia, del frastuono acustico e visivo, dove la massa di informazioni si schianta con la vuotezza di principi e valori giusti e sani.<br />Fatto incontestabile è che chat e videogiochi (solitari o in comunità web) creano enorme dipendenza: soggiogano, ingabbiano mente e spirito, sviluppando problemi e condizionamenti a dismisura. Essere interconnessi continuamente, da quando ci si sveglia a quando si va a dormire, significa avere l'attenzione degli innumerevoli "amici" sui propri pensieri, sentimenti, intenzioni.<br />UN BILANCIO ALLA LUCE DELLA FEDE CATTOLICA<br />Dopo più di vent'anni di uso incessante di questi dispositivi e di questo genere di comunicazione, quale bilancio si può dare? Il tema non può certo essere esaurito in questo contesto. Tuttavia, possiamo considerarne le conseguenze e, allo stesso tempo, alla luce della fede cattolica e quindi delle sane virtù, possiamo risparmiare figli e nipoti da squilibri, fobie e schizofrenie che provengono dall'uso paranoico e smodato di tali strumenti.<br />Tanto è forte il collegamento fra lo smartphone e i comportamenti adolescenziali che la professoressa Jean M. Twenge, docente di psicologia della San Diego State University, ha definito questa generazione «iGen», generazione «iphone». Da venticinque anni Twenge studia i trend generazionali. Ha lavorato sul senso di ribellione dei Baby boomer (i nati dal 1945 al 1965), sul desiderio di indipendenza della generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), sull'individualismo dei Millennials (nati fra il 1980 e il 2000) e confrontando i dati comportamentali di queste ultime generazioni, con famiglie spesso dissestate, ha rilevato che gli adolescenti di oggi sono più depressi, passano il tempo con i coetanei soprattutto sui telefonini, sono soli, vulnerabili, con precaria salute mentale e a maggior rischio...]]></itunes:summary><itunes:duration>644</itunes:duration><itunes:keywords>millennials,oziosità,regoleferree,smartphone,vizi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2f9c8510eee6840ce91ca8fc9c520a9a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Per difendere le donne dobbiamo tornare al patriarcato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/per-difendere-le-donne-dobbiamo-tornare-al-patriarcato--57921695</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=850" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=850</a><br /><br />PER DIFENDERE LE DONNE DOBBIAMO TORNARE AL PATRIARCATO<br />L'assassino di Giulia Cecchettin non è figlio del patriarcato, ma del '68, relativista e femminista che oggi permea la società (se invece la moglie rispetta il marito, non viene uccisa, ma è amata, rispettata e difesa)<br />di Roberto De Mattei<br />Dopo l'omicidio di una giovane donna, Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre, l'Italia ha scoperto di essere minacciata dal patriarcato, Il titolo di un dossier del quotidiano "La Repubblica" del 24 novembre è eloquente: "Femminicidi fermiamo la strage". La tesi, che è la stessa diffusa dai mass-media, dai social e da ogni tipo di influencer è che esiste una strage di femminicidi e la responsabilità va attribuita alla cultura del "patriarcato", ancora dominante. Bisogna combattere il patriarcato per fermare la violenza contro le donne.<br />Il patriarcato era un sistema sociale che sanciva l'autorità dell'uomo e la divisione dei ruoli all'interno della famiglia. L'autorità paterna è stata sempre considerata, ad eccezione del tempo presente, come uno degli elementi invariabili dell'ordine sociale, necessaria a tutti i popoli e in tutti i tempi. Per secoli, il padre ha esercitato nella famiglia il ruolo che il sovrano esercitava nella società politica (la stessa parola patria deriva da padre) e che il Papa, il "Santo Padre" esercita nella Chiesa. Ancora cinquant'anni fa era questo il modello familiare italiano: il padre doveva guidare la famiglia e provvedere al suo mantenimento economico, la madre si occupava della casa e dell'educazione dei figli, che erano numerosi. Il nucleo familiare comprendeva spesso anche i nonni, depositari di una tradizione che si trasmetteva di generazione in generazione.<br />Questo sistema sociale è stato distrutto dalla rivoluzione culturale del Sessantotto, e da ciò che ad essa è seguito: leggi come il divorzio, l'aborto, e, in Italia, soprattutto la legge sul nuovo diritto di famiglia del 22 aprile 1975, che ha decapitato l'autorità paterna, abolendo la preminenza giuridica del padre contribuendo alla scomparsa dell'autorità e dell'identità nelle famiglie italiane.<br />LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA<br />Tra gli ideologi del ‘68, ricordiamo anche i teorici della "antipsichiatria", come David Cooper, autore di un libro più volte ristampato da Einaudi, dal titolo significativo La morte della famiglia. Questa era la convinzione che iniziò a diffondersi alla fine degli anni Sessanta del Novecento: l'estinzione, prossima e inevitabile, dell'istituto famigliare. In quel saggio, Cooper proponeva di cancellare il ruolo paterno sostituendolo con quello fraterno, auspicando quindi una paradossale società di fratelli senza padre, anzi di fratelli perché assassini del Padre: come era successo nel 1793 con l'assassinio del Re di Francia, come auspicava Nietzsche profetizzando l'assassinio di Dio Padre.<br />Il processo di democratizzazione della Chiesa, della società e della famiglia è un tutt'uno. La distruzione della famiglia doveva far leva particolarmente sulla "liberazione" della donna. Il femminismo ha preteso di abolire la distinzione dei ruoli maschile e femminile, distruggendo la vocazione naturale alla maternità e alla femminilità. La rivendicazione del "diritto" di aborto e di contraccezione è stata avanzata come diritto della donna ad autodeterminare il proprio corpo e la propria sessualità, liberandosi dall'autorità maschile e dal "peso" della maternità. Alla mascolinizzazione della donna ha corrisposto la devirilizzazione dell'uomo, promossa a tutto spiano dalla moda, dalla pubblicità e dalla musica. La teoria del gender è un punto di arrivo, ma gli slogan contro la cultura del patriarcato che oggi risuonano, hanno la loro origine in manifestazioni femministe come quella che si svolse a Roma il 6 dicembre 1975, animata da circa ventimila donne, che ritmavano slogan come questo: "Non più mogli, madri, figlie! Distruggiamo le famiglie!".<br />E la famiglia è stata distrutta. Si è dissolta l'autorità del padre, si sono soppressi i ruoli di genere e tutti i componenti della famiglia, padre, madre e figli, soffrono una profonda crisi di identità. La famiglia patriarcale non esiste più in Italia, salvo poche isole felici. E in queste poche isole che più che patriarcali dovremmo definire naturali, la moglie rispetta il marito e i figli rispettano i genitori, e la donna non viene uccisa, ma è amata e rispettata. L'assassino di Giulia Cecchettin non è figlio della cultura del patriarcato, ma della cultura sessantottina, relativista e femminista che oggi permea la società intera e di cui tutti sono responsabili e vittime allo stesso tempo.<br />UNA SOCIETÀ DI SINGLE<br />Ma la crisi della famiglia va oltre la fine della famiglia patriarcale. L'Italia si avvia ad essere una società di "single", senza più famiglie. Secondo l'ultimo rapporto del CENSIS sulla situazione sociale del paese, nel 2040 solo una coppia su 4, cioè il 25,8% del totale, avrà figli e le famiglie composte da una sola persona saranno il 37%. Il 34% degli italiani saranno anziani e soli. Ciò perché oggi è in crisi non solo la famiglia, ma l'esistenza stessa di una coppia. Non solo ci si sposa sempre di meno, e si mettono al mondo meno figli, ma si convive anche di meno, perché si rifugge dall'idea di avere una qualsiasi responsabilità verso un partner o compagno, che si ha paura di avere troppo a lungo vicino.<br />Il cosiddetto femminicidio non è frutto della vecchia cultura patriarcale, ma della nuova cultura anti-patriarcale, che confonde le idee, fragilizza i sentimenti, destabilizza la psiche, privata di quel sostegno naturale che, fin dalla nascita, offriva la famiglia, con suoi punti di sicurezza, paterni e materni. L'uomo è solo con i suoi incubi, le sue paure, le sue angosce, sull'orlo di un abisso: l'abisso del vuoto in cui si precipita quando si rinuncia ad essere ciò che si è, quando si abbandona la propria natura immutabile e permanente di uomo, di donna, di padre, di madre, di figlio. E se tutti parlano di femminicidio, nessuno parla di un crimine ben più esteso e diffuso: quello di infanticidio, commesso ogni in giorno in Italia, in Europa e nel mondo, da padri e madri che esercitano la massima delle violenze contro il proprio figlio innocente, prima ancora che egli veda la luce.<br />Una società che uccide i suoi figli è condannata a morte e l'alito della morte, sotto ogni forma, non solo quella del femminicidio, si fa sentire sempre di più. La vita, la restaurazione della società, è possibile solo riconquistando il modello naturale e divino della famiglia. Per fermare la follia che distrugge la nostra società bisogna tornare, con l'aiuto di Dio, al modello di famiglia patriarcale, fondata sull'autorità del padre, capo della famiglia e sulla santità della madre, che ne costituisce il cuore: uniti entrambi nel compito di procreare ed educare dei figli per farne dei cittadini del cielo. L'alternativa è l'inferno, che già inizia su questa terra.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57921695</guid><pubDate>Tue, 05 Dec 2023 20:33:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57921695/per_difendere_le_donne_dobbiamo_tornare_al_patriarcato.mp3" length="9088565" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=850

PER DIFENDERE LE DONNE DOBBIAMO TORNARE AL PATRIARCATO
L'assassino di Giulia Cecchettin non è figlio del patriarcato, ma del '68, relativista e femminista che oggi permea la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=850" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=850</a><br /><br />PER DIFENDERE LE DONNE DOBBIAMO TORNARE AL PATRIARCATO<br />L'assassino di Giulia Cecchettin non è figlio del patriarcato, ma del '68, relativista e femminista che oggi permea la società (se invece la moglie rispetta il marito, non viene uccisa, ma è amata, rispettata e difesa)<br />di Roberto De Mattei<br />Dopo l'omicidio di una giovane donna, Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre, l'Italia ha scoperto di essere minacciata dal patriarcato, Il titolo di un dossier del quotidiano "La Repubblica" del 24 novembre è eloquente: "Femminicidi fermiamo la strage". La tesi, che è la stessa diffusa dai mass-media, dai social e da ogni tipo di influencer è che esiste una strage di femminicidi e la responsabilità va attribuita alla cultura del "patriarcato", ancora dominante. Bisogna combattere il patriarcato per fermare la violenza contro le donne.<br />Il patriarcato era un sistema sociale che sanciva l'autorità dell'uomo e la divisione dei ruoli all'interno della famiglia. L'autorità paterna è stata sempre considerata, ad eccezione del tempo presente, come uno degli elementi invariabili dell'ordine sociale, necessaria a tutti i popoli e in tutti i tempi. Per secoli, il padre ha esercitato nella famiglia il ruolo che il sovrano esercitava nella società politica (la stessa parola patria deriva da padre) e che il Papa, il "Santo Padre" esercita nella Chiesa. Ancora cinquant'anni fa era questo il modello familiare italiano: il padre doveva guidare la famiglia e provvedere al suo mantenimento economico, la madre si occupava della casa e dell'educazione dei figli, che erano numerosi. Il nucleo familiare comprendeva spesso anche i nonni, depositari di una tradizione che si trasmetteva di generazione in generazione.<br />Questo sistema sociale è stato distrutto dalla rivoluzione culturale del Sessantotto, e da ciò che ad essa è seguito: leggi come il divorzio, l'aborto, e, in Italia, soprattutto la legge sul nuovo diritto di famiglia del 22 aprile 1975, che ha decapitato l'autorità paterna, abolendo la preminenza giuridica del padre contribuendo alla scomparsa dell'autorità e dell'identità nelle famiglie italiane.<br />LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA<br />Tra gli ideologi del ‘68, ricordiamo anche i teorici della "antipsichiatria", come David Cooper, autore di un libro più volte ristampato da Einaudi, dal titolo significativo La morte della famiglia. Questa era la convinzione che iniziò a diffondersi alla fine degli anni Sessanta del Novecento: l'estinzione, prossima e inevitabile, dell'istituto famigliare. In quel saggio, Cooper proponeva di cancellare il ruolo paterno sostituendolo con quello fraterno, auspicando quindi una paradossale società di fratelli senza padre, anzi di fratelli perché assassini del Padre: come era successo nel 1793 con l'assassinio del Re di Francia, come auspicava Nietzsche profetizzando l'assassinio di Dio Padre.<br />Il processo di democratizzazione della Chiesa, della società e della famiglia è un tutt'uno. La distruzione della famiglia doveva far leva particolarmente sulla "liberazione" della donna. Il femminismo ha preteso di abolire la distinzione dei ruoli maschile e femminile, distruggendo la vocazione naturale alla maternità e alla femminilità. La rivendicazione del "diritto" di aborto e di contraccezione è stata avanzata come diritto della donna ad autodeterminare il proprio corpo e la propria sessualità, liberandosi dall'autorità maschile e dal "peso" della maternità. Alla mascolinizzazione della donna ha corrisposto la devirilizzazione dell'uomo, promossa a tutto spiano dalla moda, dalla pubblicità e dalla musica. 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Questione molto attuale, che ne implica un'altra: qual è l'influenza di una società scristianizzata, a volte perfino ostile ai valori del matrimonio, sulla validità del matrimonio cristiano? Cominciamo a capire cos'è precisamente il "matrimonio cristiano".<br />Come afferma la Chiesa nel Codice di Diritto Canonico (can. 1057 § 1) «l'atto che costituisce il matrimonio è il consenso». La natura stessa inclina l'uomo a dare questo consenso. In altre parole: «Il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti gli altri: di essere il sacramento di una realtà che già esiste» nella natura che Dio ha creato. Ciò significa che il matrimonio è una realtà naturale, prima di essere un sacramento.<br />Come fa notare lo stesso canone, il fatto di sposarsi non si riferisce al compimento di un'attività specificamente soprannaturale, ma al conseguimento di azioni naturali come procreare ed educare i figli.<br />È proprio questo matrimonio naturale, come insegna san Paolo, che è stato elevato alla dignità sacramentale per permettere agli sposi, citando Leone XIII, di «ricevere la santità nel matrimonio stesso».<br />Così la realtà naturale è diventata inseparabile dalla realtà sovrannaturale. Tra battezzati, ormai, il mutuo consenso non può essere separato dal sacramento. Va sottolineato, però, che «non c'è accanto al matrimonio naturale un altro modello di matrimonio cristiano con specifici requisiti soprannaturali».<br />Gli sposi cristiani non fanno un matrimonio naturale e un matrimonio sacramentale, come ingenuamente si potrebbe credere nei Paesi dove c'è prima il matrimonio in Comune e poi in Chiesa. Il sacramento non cambia l'essenza del matrimonio, lo eleva.<br />Quanti sposi fanno l'esperienza di questo nella loro vita: nelle difficoltà, come anche nella vita quotidiana, la grazia del matrimonio data da Dio viene a santificare tutto, viene a dare l'aiuto necessario giorno dopo giorno. La vita degli sposi non è da un lato naturale e dall'altro sopranaturale. Il "matrimonio cristiano" è innestato nella vita coniugale degli sposi, sicché ogni minima azione viene fatta con Dio e per Dio.<br />Da ciò si conclude che chiedere per il sacramento del matrimonio un requisito di fede, al di là di quello di voler sposarsi secondo i valori naturali di un autentico matrimonio (fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita, ecc.), può condurre a gravi errori sulla natura stessa del matrimonio, a ridurre il diritto di tutti a sposarsi, o ancora a voler «separare il matrimonio dei cristiani da quello delle altre persone».<br />Se gli sposi si scambiano tale consenso senza negare una delle qualità essenziali del matrimonio, la loro mancanza di fede non può "invalidare" un tale matrimonio poiché il matrimonio naturale e il sacramento sono diventati dopo la venuta di Gesù Cristo "la stessa e unica cosa".<br />Sicuramente è una questione molto delicata. Il Papa stesso, con grande umiltà, la affrontava davanti ai sacerdoti della diocesi di Aosta nel 2006 dicendo che personalmente aveva creduto, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, che un matrimonio celebrato senza fede fosse nullo: "Io personalmente lo pensavo".<br />Spesso infatti i numerosi fallimenti dei matrimoni e portano la gente a pensare che se uno va in Chiesa a sposarsi e che non "ci crede", non è sposato. Non è così!<br />Ogni uomo ha un potere naturale speciale e unico di darsi al suo coniuge, potere davanti al quale Dio quasi sembra cedere il passo: è un grande potere, ed è una grande responsabilità. Il sacramento del matrimonio vive in tutti coloro che fanno un vero matrimonio perché la Grazia non distrugge la natura ma la perfeziona.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56790547</guid><pubDate>Wed, 13 Sep 2023 18:30:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56790547/e_valido_il_matrimonio_di_chi_si_sposa_senza_fede.mp3" length="4984207" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=836

E' VALIDO IL MATRIMONIO DI CHI SI SPOSA SENZA FEDE?
Basta sposarsi secondo i valori naturali di un autentico matrimonio (fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita, ecc.) perché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=836" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=836</a><br /><br />E' VALIDO IL MATRIMONIO DI CHI SI SPOSA SENZA FEDE?<br />Basta sposarsi secondo i valori naturali di un autentico matrimonio (fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita, ecc.) perché il matrimonio sia valido<br />di Jacques-Yves Pertin<br />I cattolici che si sposano in Chiesa senza fede, o con poca fede, ricevono il sacramento del matrimonio? Questione molto attuale, che ne implica un'altra: qual è l'influenza di una società scristianizzata, a volte perfino ostile ai valori del matrimonio, sulla validità del matrimonio cristiano? Cominciamo a capire cos'è precisamente il "matrimonio cristiano".<br />Come afferma la Chiesa nel Codice di Diritto Canonico (can. 1057 § 1) «l'atto che costituisce il matrimonio è il consenso». La natura stessa inclina l'uomo a dare questo consenso. In altre parole: «Il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti gli altri: di essere il sacramento di una realtà che già esiste» nella natura che Dio ha creato. Ciò significa che il matrimonio è una realtà naturale, prima di essere un sacramento.<br />Come fa notare lo stesso canone, il fatto di sposarsi non si riferisce al compimento di un'attività specificamente soprannaturale, ma al conseguimento di azioni naturali come procreare ed educare i figli.<br />È proprio questo matrimonio naturale, come insegna san Paolo, che è stato elevato alla dignità sacramentale per permettere agli sposi, citando Leone XIII, di «ricevere la santità nel matrimonio stesso».<br />Così la realtà naturale è diventata inseparabile dalla realtà sovrannaturale. Tra battezzati, ormai, il mutuo consenso non può essere separato dal sacramento. Va sottolineato, però, che «non c'è accanto al matrimonio naturale un altro modello di matrimonio cristiano con specifici requisiti soprannaturali».<br />Gli sposi cristiani non fanno un matrimonio naturale e un matrimonio sacramentale, come ingenuamente si potrebbe credere nei Paesi dove c'è prima il matrimonio in Comune e poi in Chiesa. Il sacramento non cambia l'essenza del matrimonio, lo eleva.<br />Quanti sposi fanno l'esperienza di questo nella loro vita: nelle difficoltà, come anche nella vita quotidiana, la grazia del matrimonio data da Dio viene a santificare tutto, viene a dare l'aiuto necessario giorno dopo giorno. La vita degli sposi non è da un lato naturale e dall'altro sopranaturale. Il "matrimonio cristiano" è innestato nella vita coniugale degli sposi, sicché ogni minima azione viene fatta con Dio e per Dio.<br />Da ciò si conclude che chiedere per il sacramento del matrimonio un requisito di fede, al di là di quello di voler sposarsi secondo i valori naturali di un autentico matrimonio (fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita, ecc.), può condurre a gravi errori sulla natura stessa del matrimonio, a ridurre il diritto di tutti a sposarsi, o ancora a voler «separare il matrimonio dei cristiani da quello delle altre persone».<br />Se gli sposi si scambiano tale consenso senza negare una delle qualità essenziali del matrimonio, la loro mancanza di fede non può "invalidare" un tale matrimonio poiché il matrimonio naturale e il sacramento sono diventati dopo la venuta di Gesù Cristo "la stessa e unica cosa".<br />Sicuramente è una questione molto delicata. Il Papa stesso, con grande umiltà, la affrontava davanti ai sacerdoti della diocesi di Aosta nel 2006 dicendo che personalmente aveva creduto, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, che un matrimonio celebrato senza fede fosse nullo: "Io personalmente lo pensavo".<br />Spesso infatti i numerosi fallimenti dei matrimoni e portano la gente a pensare che se uno va in Chiesa a sposarsi e che non "ci crede", non è sposato. Non è così!<br />Ogni uomo ha un potere naturale speciale e unico di darsi al suo coniuge, potere davanti al quale Dio...]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>dirittocanonico,fede,matrimonio,realtànaturale,sacramento,validità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ceafb2fa13f1257c08bb17e387f861f3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come si educano gli adolescenti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-si-educano-gli-adolescenti--56555404</link><description><![CDATA[VIDEO: Franco Nembrini ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NAZACKOwRq4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=NAZACKOwRq4</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7507" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7507</a><br /><br />COME SI EDUCANO GLI ADOLESCENTI di Fiorenza Cirillo<br />Ah, le vacanze! Periodo di rinascita, per tutti, tempo prezioso da condividere con i figli... a meno che non siano adolescenti. L'alterità di un figlio è qualcosa che sciocca e stupisce fin dal primo momento in cui li teniamo in braccio, ma c'è un periodo glorioso, che è quello dell'adolescenza, in cui questa alterità esplode in tutta la sua brutalità. Pare che nulla di quello che facciamo come genitori venga da loro apprezzato e più andiamo loro incontro e meno ci riesce il contatto. E poi c'è la faccenda dell'educazione che opprime noi che, a nostra volta, opprimiamo loro.<br />È infatti uno sperticarsi di tentativi di proporre qualcosa che noi avremmo fatto alla loro età, qualcosa che noi avremmo dovuto fare alla loro età o che avremmo dovuto voler fare, se avessimo avuto, allora, il senno di poi che ora abbiamo. In questo modo rischiamo di vivere l'educazione come una pretesa, perché la confondiamo con il tentativo di fare diventare nostro figlio quello che noi vorremmo che fosse, ma a lui di quel che noi vogliamo che sia non gliene importa niente e fa bene. Ma quando parliamo di educazione, di che cosa parliamo?<br />COSA SIGNIFICA PARLARE DI EDUCAZIONE?<br />Recentemente mi hanno provocata e affascinata le parole del prof. Franco Nembrini in un incontro a Cesena su adulti e adolescenti, di rado infatti ho sentito parlare con tanta chiarezza di un tema così urgente. Lo slogan con il quale esordisce sull'argomento è già estremamente eloquente: "Il segreto dell'educazione è non avere il problema dell'educazione, se hai il problema dell'educazione, vuol dire che fai parte del problema".<br />Cita poi un vecchio articolo del Corriere della Sera in cui un neurologo infantile spiega chiaramente che un bambino che sta per nove mesi nella pancia di una donna contenta, più facilmente verrà al mondo con un sentimento positivo della vita e la percepirà come una cosa grande, buona, bella. Al contrario, un bambino che passa nove mesi nella pancia di una donna incazzata, arrabbiata con sé, col marito che la tradisce, col figlio grande che c'è già e la fa tribolare, quel bambino più difficilmente sentirà la vita come un bene. Se le cose stanno così, vuol dire che la cosa più importante nell'educazione è far sì che il bambino, e poi il ragazzo, abbia attorno a sé un sentimento positivo della vita da cui assimilare come per osmosi il bello dell'esserci. Come lo apprende? Semplicemente guardando gli adulti che gli danno, con la loro testimonianza, l'idea della vita.<br />Il problema vero dell'educazione, dunque, è che cosa vede il bambino quando ci guarda. "La prima grande verità" insiste Nembrini "è che l'emergenza educativa in cui viviamo non è l'emergenza di ragazzi che non vanno bene, ma è l'emergenza di una generazione di adulti che non ha speranza sufficiente da dare ai propri figli, non ha un'ipotesi grande per cui vivere. Tutti noi adulti siamo senza alibi. L'emergenza educativa siamo noi. I nostri figli, il loro mestiere lo fanno, lo sanno fare per natura, perché nascono con quella cosa che si chiama cuore, una inarrestabile tensione ad abbracciare tutto, a conoscere tutto, ad amare tutto. E anche se da bambino è inconsapevole di questa tensione positiva, poi, crescendo, comincia a rendersi conto di avere dei desideri. [...] Per questo un figlio non ha bisogno che gli si dica spesso che cosa deve fare, come deve essere, non si tratta di insegnargli a diventare grande, perché impara semplicemente guardandoci. Il problema dell'emergenza educativa è chiedersi: quando guarda noi, che cosa vede? Se non si capisce questo, è inevitabile il fallimento, è davvero decisivo questo aspetto, perché è la fonte di tutti gli equivoci. In famiglia, a scuola, in oratorio, il bambino, il ragazzo apprende così".<br />DOVE SONO GLI EDUCATORI?<br />Riporta poi un esempio della sua fanciullezza: "Io son certo di una cosa nel rapporto con mio papà. Io avrei potuto giurare, ero bambino, eh, ma avrei potuto giurare che, quando mio padre mi guardava, se riuscivo a intravedere un sorriso, un qualche sorriso, appena appena l'ombra di un sorriso di compiacimento, io impazzivo, io sentivo che mio padre avrebbe dato la vita per me lì, in quell'ora, in quel momento. Avrebbe dato la vita per me, senza chiedermi di cambiare. In questo senso sono sempre stato grato dell'amore che ho colto nella mia storia. [...] Ringrazierò mio padre per l'eternità di una cosa: che si è occupato della sua santità, non della mia e occupandosi della sua mi ha reso invidioso, ho desiderato essere felice come lui".<br />Rispondere ai figli con una testimonianza così luminosa fa sì che desiderino anche per sé quella contentezza e si avvicinino, invece di sentirci così nemici, così lontani, così estranei. "Perché noi veniamo fuori con delle incoerenze mostruose: parliamo di alti valori e poi l'unico valore del figlio che prendiamo in considerazione è dato dalla performance scolastica, dalla pagella. Quando disubbidisce, quando ti insulta, quando scappa di casa, quando si ammazza di canne in realtà sta gridando: papà, mamma, prete, maestro, maestra, suora, adulto, dove siete? L'educatore è quello che sente il grido di questi ragazzi. Giovanni Bosco, a Torino, andava con le tasche piene di caramelle dalla polizia a chiedere che quei ragazzi di strada li dessero a lui, perché lui riusciva a sentire il grido di quei ragazzi: "Fatemi vedere che vale la pena!" Il problema educativo è tutto qui".<br />Se dunque vale la pena, non ci sarà bisogno di tante spiegazioni, ma di un vivere nostro che testimoni la bellezza di diventare grandi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56555404</guid><pubDate>Tue, 22 Aug 2023 21:39:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56555404/come_si_educano_gli_adolescenti.mp3" length="7182254" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Franco Nembrini ➜ https://www.youtube.com/watch?v=NAZACKOwRq4

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7507

COME SI EDUCANO GLI ADOLESCENTI di Fiorenza Cirillo
Ah, le vacanze! Periodo di rinascita, per tutti, tempo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Franco Nembrini ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NAZACKOwRq4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=NAZACKOwRq4</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7507" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7507</a><br /><br />COME SI EDUCANO GLI ADOLESCENTI di Fiorenza Cirillo<br />Ah, le vacanze! Periodo di rinascita, per tutti, tempo prezioso da condividere con i figli... a meno che non siano adolescenti. L'alterità di un figlio è qualcosa che sciocca e stupisce fin dal primo momento in cui li teniamo in braccio, ma c'è un periodo glorioso, che è quello dell'adolescenza, in cui questa alterità esplode in tutta la sua brutalità. Pare che nulla di quello che facciamo come genitori venga da loro apprezzato e più andiamo loro incontro e meno ci riesce il contatto. E poi c'è la faccenda dell'educazione che opprime noi che, a nostra volta, opprimiamo loro.<br />È infatti uno sperticarsi di tentativi di proporre qualcosa che noi avremmo fatto alla loro età, qualcosa che noi avremmo dovuto fare alla loro età o che avremmo dovuto voler fare, se avessimo avuto, allora, il senno di poi che ora abbiamo. In questo modo rischiamo di vivere l'educazione come una pretesa, perché la confondiamo con il tentativo di fare diventare nostro figlio quello che noi vorremmo che fosse, ma a lui di quel che noi vogliamo che sia non gliene importa niente e fa bene. Ma quando parliamo di educazione, di che cosa parliamo?<br />COSA SIGNIFICA PARLARE DI EDUCAZIONE?<br />Recentemente mi hanno provocata e affascinata le parole del prof. Franco Nembrini in un incontro a Cesena su adulti e adolescenti, di rado infatti ho sentito parlare con tanta chiarezza di un tema così urgente. Lo slogan con il quale esordisce sull'argomento è già estremamente eloquente: "Il segreto dell'educazione è non avere il problema dell'educazione, se hai il problema dell'educazione, vuol dire che fai parte del problema".<br />Cita poi un vecchio articolo del Corriere della Sera in cui un neurologo infantile spiega chiaramente che un bambino che sta per nove mesi nella pancia di una donna contenta, più facilmente verrà al mondo con un sentimento positivo della vita e la percepirà come una cosa grande, buona, bella. Al contrario, un bambino che passa nove mesi nella pancia di una donna incazzata, arrabbiata con sé, col marito che la tradisce, col figlio grande che c'è già e la fa tribolare, quel bambino più difficilmente sentirà la vita come un bene. Se le cose stanno così, vuol dire che la cosa più importante nell'educazione è far sì che il bambino, e poi il ragazzo, abbia attorno a sé un sentimento positivo della vita da cui assimilare come per osmosi il bello dell'esserci. Come lo apprende? Semplicemente guardando gli adulti che gli danno, con la loro testimonianza, l'idea della vita.<br />Il problema vero dell'educazione, dunque, è che cosa vede il bambino quando ci guarda. "La prima grande verità" insiste Nembrini "è che l'emergenza educativa in cui viviamo non è l'emergenza di ragazzi che non vanno bene, ma è l'emergenza di una generazione di adulti che non ha speranza sufficiente da dare ai propri figli, non ha un'ipotesi grande per cui vivere. Tutti noi adulti siamo senza alibi. L'emergenza educativa siamo noi. I nostri figli, il loro mestiere lo fanno, lo sanno fare per natura, perché nascono con quella cosa che si chiama cuore, una inarrestabile tensione ad abbracciare tutto, a conoscere tutto, ad amare tutto. E anche se da bambino è inconsapevole di questa tensione positiva, poi, crescendo, comincia a rendersi conto di avere dei desideri. [...] Per questo un figlio non ha bisogno che gli si dica spesso che cosa deve fare, come deve essere, non si tratta di insegnargli a diventare grande, perché impara semplicemente guardandoci. Il problema dell'emergenza educativa è chiedersi: quando guarda noi, che cosa vede? Se non si capisce...]]></itunes:summary><itunes:duration>449</itunes:duration><itunes:keywords>adolescenti,alterità,cambiare,educazione,emergenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/357cadadc5594834a3cb99797ac33472.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Famiglie numerose... che forza!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/famiglie-numerose-che-forza--53974360</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7418" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7418</a><br /><br />FAMIGLIE NUMEROSE... CHE FORZA! di Christine Stoddard<br />Sono la primogenita di una figliata di 9: 8 femmine e un maschio. Ne sono fiera. Certo, devo ammettere che ho patito una specie di vergogna durante i miei anni adolescenziali, in particolare, quando la gente si avvicinava al nostro furgoncino o quando ci osservavano sbalorditi entrare in uno spazio pubblico.<br />Ormai, oggi, sinceramente, non cambierei questa condizione per niente al mondo. Se mi domandate che cosa mi spinga a pubblicare questo scritto, vi risponderò che ho letto un articolo molto interessante, domenica scorsa, sul New York Times. In questo articolo, la giornalista Lauren Sandler affermava vigorosamente che era meglio avere un solo ed unico figlio. Essendo lei stessa stata figlia unica e non avendo che un solo figlio... non mi riesce difficile comprendere che difenda un simile asserto. [...]<br />Come potrete immaginare, non sono affatto d'accordo con lei. Potrei dire che i figli unici che ho incontrato sono egoisti e hanno difficoltà ad adattarsi. [...] In ogni caso, non cerco affatto degli esempi che dimostrino gli svantaggi di essere figli unici. Cerco solamente di esprimere quanto sono riconoscente di avere tanti fratelli e sorelle.<br />IMPARARE A COABITARE<br />Ci sono, evidentemente, dei benefici collaterali: come il fatto di non essere mai soli di fronte a un problema; se ti ammali, qualcuno ti starà vicino... e quella sensazione che il tuo armadio sia senza fondo! Che sia sempre pieno di cose prestate! Senza dimenticare che l'educazione dei miei fratelli e sorelle resta un argomento di conversazione che si conclude molto spesso con dei silenzi imbarazzati; se ho bisogno di riderne, subito mi tornano alla mente situazioni impreviste.<br />Ma c'è molto di più! A cominciare da mio padre e mia madre, che (probabilmente senza averne l'intenzione) si sono facilitati parecchio la vita genitoriale, avendo più di un figlio. Anche se non avevano sempre un'idea ben precisa di ciò che stavano facendo, avere fratelli e e sorelle ci ha insegnato a condividere e a coabitare con altre persone, con naturalezza, a tirarci su ed educarci a vicenda... È quello che possiamo definire un'accumulazione naturale di buone qualità. Quando hai dei fratelli e delle sorelle, sei ben conscio che non tutto è tuo. Una cosa estremamente apprezzabile, in un'epoca in cui l'individualismo è alle stelle. Senza il minimo sforzo, abbiamo scoperto l'interazione sociale e la risoluzione dei conflitti. Abbiamo imparato ad avere compassione, a restare coscienti dei sentimenti e dei bisogni del prossimo, e non solo dei nostri.<br />VEDERE LA VITA ALTRIMENTI<br />Abbiamo beneficiato della generosità dei nostri genitori, che ci hanno accettati l'uno dopo l'altro malgrado il fatto che si facessero beffe di loro, o senza considerare che si avvicinavano tempi duri. Papà ci ricorda che ci sono stati dei periodi, di cui non ci ricordiamo, durante i quali mamma e lui si domandavano se potevano permettersi di andare a mangiare al McDonald.<br />Con tanti fratelli e sorelle, non abbiamo mai avuto in mano l'ultimo grido della tecnologia, ma suppongo che questo ci abbia insegnato un po' più sulla vita, al di là delle cose che si possono avere. Abbiamo potuto sviluppare uno spirito di sana competitività, abbiamo potuto renderci conto che se anche avevamo fallito in qualcosa, non era questa una buona ragione per buttarci giù. Al tempo stesso, tutto questo ci ha stimolati ad apprezzare le qualità uniche degli altri, senza stare a fare paragoni: sia nell'ambito accademico sia in quello creativo o atletico.<br />Ammesso e non concesso che abbiamo passato in rassegna tutti i vantaggi della situazione, dovrei ammettere che in più abbiamo ricevuto un regalo bellissimo: delle amicizie solide. Che sia per il semplice momento della colazione, o piuttosto per l'evento eccitante dello scegliere l'abito nuziale, non ho mai mancato di compagnia. È quello che si chiama amore, perché i miei fratelli e sorelle sono stati molto presenti nella mia vita, nei momenti peggiori e in quelli migliori.<br />Sono persuasa che il fatto di avere fratelli e sorelle sia un aiuto apprezzabile nella ricerca della vera felicità. Perché? Perché una persona va avanti per la strada giusta, quando realizza che la vita consiste più nel dare che nel ricevere. Con dei fratelli e delle sorelle, si arriva molto presto a questa conclusione.<br />E naturalmente la famiglia perfetta non esiste, ma ho pure la certezza che esistono tante persone che mi amano, incondizionatamente, quando io non ho fatto niente per meritarlo. Ecco qualcosa di decisamente speciale. Perché trascurare una così bella occasione di fondare un opificio di felicità, se ne avete la possibilità?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53974360</guid><pubDate>Tue, 23 May 2023 21:20:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53974360/famiglie_numerose_che_forza.mp3" length="6253400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7418

FAMIGLIE NUMEROSE... CHE FORZA! di Christine Stoddard
Sono la primogenita di una figliata di 9: 8 femmine e un maschio. Ne sono fiera. Certo, devo ammettere che ho patito una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7418" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7418</a><br /><br />FAMIGLIE NUMEROSE... CHE FORZA! di Christine Stoddard<br />Sono la primogenita di una figliata di 9: 8 femmine e un maschio. Ne sono fiera. Certo, devo ammettere che ho patito una specie di vergogna durante i miei anni adolescenziali, in particolare, quando la gente si avvicinava al nostro furgoncino o quando ci osservavano sbalorditi entrare in uno spazio pubblico.<br />Ormai, oggi, sinceramente, non cambierei questa condizione per niente al mondo. Se mi domandate che cosa mi spinga a pubblicare questo scritto, vi risponderò che ho letto un articolo molto interessante, domenica scorsa, sul New York Times. In questo articolo, la giornalista Lauren Sandler affermava vigorosamente che era meglio avere un solo ed unico figlio. Essendo lei stessa stata figlia unica e non avendo che un solo figlio... non mi riesce difficile comprendere che difenda un simile asserto. [...]<br />Come potrete immaginare, non sono affatto d'accordo con lei. Potrei dire che i figli unici che ho incontrato sono egoisti e hanno difficoltà ad adattarsi. [...] In ogni caso, non cerco affatto degli esempi che dimostrino gli svantaggi di essere figli unici. Cerco solamente di esprimere quanto sono riconoscente di avere tanti fratelli e sorelle.<br />IMPARARE A COABITARE<br />Ci sono, evidentemente, dei benefici collaterali: come il fatto di non essere mai soli di fronte a un problema; se ti ammali, qualcuno ti starà vicino... e quella sensazione che il tuo armadio sia senza fondo! Che sia sempre pieno di cose prestate! Senza dimenticare che l'educazione dei miei fratelli e sorelle resta un argomento di conversazione che si conclude molto spesso con dei silenzi imbarazzati; se ho bisogno di riderne, subito mi tornano alla mente situazioni impreviste.<br />Ma c'è molto di più! A cominciare da mio padre e mia madre, che (probabilmente senza averne l'intenzione) si sono facilitati parecchio la vita genitoriale, avendo più di un figlio. Anche se non avevano sempre un'idea ben precisa di ciò che stavano facendo, avere fratelli e e sorelle ci ha insegnato a condividere e a coabitare con altre persone, con naturalezza, a tirarci su ed educarci a vicenda... È quello che possiamo definire un'accumulazione naturale di buone qualità. Quando hai dei fratelli e delle sorelle, sei ben conscio che non tutto è tuo. Una cosa estremamente apprezzabile, in un'epoca in cui l'individualismo è alle stelle. Senza il minimo sforzo, abbiamo scoperto l'interazione sociale e la risoluzione dei conflitti. Abbiamo imparato ad avere compassione, a restare coscienti dei sentimenti e dei bisogni del prossimo, e non solo dei nostri.<br />VEDERE LA VITA ALTRIMENTI<br />Abbiamo beneficiato della generosità dei nostri genitori, che ci hanno accettati l'uno dopo l'altro malgrado il fatto che si facessero beffe di loro, o senza considerare che si avvicinavano tempi duri. Papà ci ricorda che ci sono stati dei periodi, di cui non ci ricordiamo, durante i quali mamma e lui si domandavano se potevano permettersi di andare a mangiare al McDonald.<br />Con tanti fratelli e sorelle, non abbiamo mai avuto in mano l'ultimo grido della tecnologia, ma suppongo che questo ci abbia insegnato un po' più sulla vita, al di là delle cose che si possono avere. Abbiamo potuto sviluppare uno spirito di sana competitività, abbiamo potuto renderci conto che se anche avevamo fallito in qualcosa, non era questa una buona ragione per buttarci giù. Al tempo stesso, tutto questo ci ha stimolati ad apprezzare le qualità uniche degli altri, senza stare a fare paragoni: sia nell'ambito accademico sia in quello creativo o atletico.<br />Ammesso e non concesso che abbiamo passato in rassegna tutti i vantaggi della situazione, dovrei ammettere che in più abbiamo ricevuto un regalo bellissimo: delle amicizie solide. Che sia per il semplice...]]></itunes:summary><itunes:duration>391</itunes:duration><itunes:keywords>famiglianumerosa,opificiodifelicità,promogenita,sforzo,stoddard</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d61ecf8410560542e7fcdadf9a9ff3a0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una bella notizia: siamo otto miliardi di abitanti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-bella-notizia-siamo-otto-miliardi-di-abitanti--53651762</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7392" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7392</a><br /><br />UNA BELLA NOTIZIA: SIAMO OTTO MILIARDI DI ABITANTI di Federico Cenci<br />Siamo otto miliardi di persone nel mondo. Il record - come annunciato dalle Nazioni Unite - è stato raggiunto il 15 novembre. Per avere un'idea dello sviluppo demografico complessivo, basti considerare che rispetto al 2011 siamo aumentati di un miliardo. E che rispetto al 1974, siamo raddoppiati. Il prossimo obiettivo fissato dall'Onu dovrebbe essere raggiunto nel 2037, quando verranno superati i 9 miliardi.<br />Dovremmo gioire di questi dati, giacché rappresentano il risultato dei progressi sanitari e medici. Eppure, come del resto è ampiamente prevedibile, hanno dato fiato alle trombe dei catastrofisti. È tornato ad agitarsi lo spettro di Thomas Robert Malthus, l'economista e demografo che già a fine Settecento predicava la necessità di allentare la pressione demografica per arginare povertà e fame nel mondo. Bisogna riconoscere a costoro, ai cosiddetti neo-malthusiani di sapersi adattare ai cambiamenti: gli annunciatori di sciagure a causa delle tante nascite non cessano infatti la loro disfattistica attività. È piuttosto noto a tal proposito quanto avvenne negli anni Sessanta: un collegio di esperti internazionali si riunì all'Accademia dei Lincei nel cosiddetto Club di Roma per lanciare un allarme. Nel mondo - avvisavano - c'erano quattro miliardi di persone, considerate troppe, per cui di lì a poco inesorabilmente le risorse si sarebbero esaurite e lo sviluppo arrestato.<br />Sono passati quasi sessant'anni, ma - come direbbe Vasco Rossi - siamo ancora qua. Nessuna fine del mondo. Anzi, la fame e la povertà si sono notevolmente ridotte grazie ai passi da gigante della tecnica. È comprensibile che si faccia fatica a crederci, dal momento che la campana mediatica delle notizie negative non smette mai di oscillare nervosamente. Per avere allora un riscontro empirico sul miglioramento progressivo della condizione umana generale, si può visitare il sito Our World in Data: la popolazione è costantemente aumentata e così anche il suo tenore di vita. L'inizio di questo processo viene collocato da molti nella rivoluzione industriale, ma forse occorre spostare le lancette dell'orologio di un paio di secoli: come dimostra uno studio pubblicato sempre su Our World in Data, in Inghilterra già subito dopo il 1650 cominciò a crescere sia la popolazione sia il reddito pro capite.<br />La storia, dunque, è maestra di vita, almeno quanto lo è l'attualità. Oggi, d'altronde, i Paesi in ascesa sullo scacchiere geopolitico sono quelli più popolosi, giovani e fecondi. Al contrario, la crisi morde il calcagno delle aree del pianeta in cui si fanno meno figli. Un esempio di tal risma, purtroppo, ce l'abbiamo dentro casa: periodicamente l'Istat sciorina previsioni sempre più cupe sul futuro demograficamente arido dell'Italia. Il concetto è piuttosto semplice: se diminuisce la popolazione e si riduce il numero di famiglie con figli, aumenta il divario tra individui in età lavorativa e non, a tal punto che il sistema di previdenza sociale rischia di esplodere.<br />Cosa possiamo quindi fare noi italiani? Proviamo a rispondere con tre regole: la prima è non lasciarsi persuadere da chi profetizza sciagure dovute alla sovrappopolazione; la seconda è impegnarsi con i propri mezzi affinché si creino condizioni economiche e culturali per accrescere la natalità; la terza è sostenere i piani di sviluppo e di cooperazione nei Paesi del Terzo Mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53651762</guid><pubDate>Wed, 26 Apr 2023 19:17:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53651762/una_bella_notizia_siamo_8_miliardi_di_abitanti.mp3" length="4206803" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7392

UNA BELLA NOTIZIA: SIAMO OTTO MILIARDI DI ABITANTI di Federico Cenci
Siamo otto miliardi di persone nel mondo. Il record - come annunciato dalle Nazioni Unite - è stato raggiunto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7392" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7392</a><br /><br />UNA BELLA NOTIZIA: SIAMO OTTO MILIARDI DI ABITANTI di Federico Cenci<br />Siamo otto miliardi di persone nel mondo. Il record - come annunciato dalle Nazioni Unite - è stato raggiunto il 15 novembre. Per avere un'idea dello sviluppo demografico complessivo, basti considerare che rispetto al 2011 siamo aumentati di un miliardo. E che rispetto al 1974, siamo raddoppiati. Il prossimo obiettivo fissato dall'Onu dovrebbe essere raggiunto nel 2037, quando verranno superati i 9 miliardi.<br />Dovremmo gioire di questi dati, giacché rappresentano il risultato dei progressi sanitari e medici. Eppure, come del resto è ampiamente prevedibile, hanno dato fiato alle trombe dei catastrofisti. È tornato ad agitarsi lo spettro di Thomas Robert Malthus, l'economista e demografo che già a fine Settecento predicava la necessità di allentare la pressione demografica per arginare povertà e fame nel mondo. Bisogna riconoscere a costoro, ai cosiddetti neo-malthusiani di sapersi adattare ai cambiamenti: gli annunciatori di sciagure a causa delle tante nascite non cessano infatti la loro disfattistica attività. È piuttosto noto a tal proposito quanto avvenne negli anni Sessanta: un collegio di esperti internazionali si riunì all'Accademia dei Lincei nel cosiddetto Club di Roma per lanciare un allarme. Nel mondo - avvisavano - c'erano quattro miliardi di persone, considerate troppe, per cui di lì a poco inesorabilmente le risorse si sarebbero esaurite e lo sviluppo arrestato.<br />Sono passati quasi sessant'anni, ma - come direbbe Vasco Rossi - siamo ancora qua. Nessuna fine del mondo. Anzi, la fame e la povertà si sono notevolmente ridotte grazie ai passi da gigante della tecnica. È comprensibile che si faccia fatica a crederci, dal momento che la campana mediatica delle notizie negative non smette mai di oscillare nervosamente. Per avere allora un riscontro empirico sul miglioramento progressivo della condizione umana generale, si può visitare il sito Our World in Data: la popolazione è costantemente aumentata e così anche il suo tenore di vita. L'inizio di questo processo viene collocato da molti nella rivoluzione industriale, ma forse occorre spostare le lancette dell'orologio di un paio di secoli: come dimostra uno studio pubblicato sempre su Our World in Data, in Inghilterra già subito dopo il 1650 cominciò a crescere sia la popolazione sia il reddito pro capite.<br />La storia, dunque, è maestra di vita, almeno quanto lo è l'attualità. Oggi, d'altronde, i Paesi in ascesa sullo scacchiere geopolitico sono quelli più popolosi, giovani e fecondi. Al contrario, la crisi morde il calcagno delle aree del pianeta in cui si fanno meno figli. Un esempio di tal risma, purtroppo, ce l'abbiamo dentro casa: periodicamente l'Istat sciorina previsioni sempre più cupe sul futuro demograficamente arido dell'Italia. Il concetto è piuttosto semplice: se diminuisce la popolazione e si riduce il numero di famiglie con figli, aumenta il divario tra individui in età lavorativa e non, a tal punto che il sistema di previdenza sociale rischia di esplodere.<br />Cosa possiamo quindi fare noi italiani? Proviamo a rispondere con tre regole: la prima è non lasciarsi persuadere da chi profetizza sciagure dovute alla sovrappopolazione; la seconda è impegnarsi con i propri mezzi affinché si creino condizioni economiche e culturali per accrescere la natalità; la terza è sostenere i piani di sviluppo e di cooperazione nei Paesi del Terzo Mondo.]]></itunes:summary><itunes:duration>263</itunes:duration><itunes:keywords>malthus,natalità,ottomiliardi,pianidisviluppo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un asilo abolisce la festa del papà... per non discriminare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-asilo-abolisce-la-festa-del-papa-per-non-discriminare--53288598</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7356" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7356</a><br /><br />UN ASILO ABOLISCE LA FESTA DEL PAPA'... PER NON DISCRIMINARE<br />La festa di san Giuseppe divenne festività civile nel 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita dalla Democrazia Cristiana al governo (!?), poi fu tolto anche il precetto religioso per cui non è più obbligatorio andare alla Messa quel giorno<br />di Roberto Marchesini<br />A Viareggio una scuola per l'infanzia (un tempo detta asilo) abolisce la festa del papà: «È discriminatoria nei confronti di chi non ha un papà».<br />I lettori della Nuova Bussola non sprecheranno certo tempo a controbattere questa affermazione: hanno ormai capito benissimo che l'obiettivo non è eliminare le discriminazioni, ma la festa del papà. Se non ci fosse la scusa della discriminazione se ne inventerebbero un'altra, di tipo scientifico («Il papà appartiene al passato, ormai possiamo creare bambini senza un uomo»), antirazzista («San Giuseppe era etero e bianco, non va festeggiato») oppure ambientalista («Le zeppole di san Giuseppe inquinano, la ricetta originale non prevede farine proteiche!») e via delirando. «Tutto ciò che esiste, merita di perire», diceva Mefistofele nel faust di Goethe; «Tutto ciò che esiste, merita di perire», ripetevano appena potevano Marx ed Engels. La festa del papà va abolita, punto. Perché esiste, perché ricorda la legge naturale. Poi un pretesto si trova, uno qualsiasi, anche il più assurdo.<br />MOTIVI DI UNA FESTA<br />Ma perché festeggiare la festa del papà? Beh, di primo acchito, direi: per proteggere una specie in via d'estinzione. Ormai gli italiani sono estinti perché hanno smesso di riprodursi; quindi non ci sono più papà. I pochi, coraggiosi pochi papà (i «veri avventurieri», affermava Peguy) vanno onorati e festeggiati; finché ce ne sono. E poi i papà sono maschi eterosessuali, una delle specie animali più odiate del pianeta: come non solidarizzare con queste povere e innocenti vittime?<br />Al di là di questo, cerchiamo di capire perché è stata istituita, questa festa. Il 19 marzo è la festa dei papà perché è il compleanno del papà più importante di tutti, san Giuseppe. D'accordo, un papà sui generis, considerata la faccenda; però, senza alcun dubbio, un vero padre. San Giuseppe è noto per alcune caratteristiche che lo rendono un archetipo di uomo e di padre. Innanzitutto, san Giuseppe… tace. Come ogni uomo tradizionale che si rispetti e a scorno delle femministe, che vorrebbero gli uomini ciarlieri e piagnucolanti, san Giuseppe, in tutto il vangelo, non pronuncia una sola parola. Però agisce: caspita, se agisce. Avvertito in sogno che la sua famiglia era in pericolo, fa i bagagli ed emigra in Egitto. Già, perché un padre accudisce e protegge, esattamente come fa Giuseppe. Ed è suo l'incarico di sostentare la famiglia («Col sudore della fronte», impone Dio all'uomo, «ti guadagnerai il pane»). Infatti san Giuseppe è un lavoratore, tanto che ha una seconda festa, il 1° maggio, festa del lavoro.<br />UNA FESTA PLURISECOLARE<br />La Chiesa ha cominciato a festeggiare san Giuseppe circa un millennio fa. All'inizio, per opera di qualche ordine religioso (Benedettini, Servi di Maria, Francescani); poi, da parte della Chiesa universale con Gregorio XV l'8 maggio 1621 e con Urbano VIII il 13 settembre 1642 (bolla Universa per orbem). Nel 1870, quando la Chiesa attraversava una persecuzione ferocissima da parte dello Stato italiano unitario, papa Pio IX proclamò san Giuseppe custode di tutta la Chiesa con il decreto Quemadmodum Deus. [...]<br />La festa di san Giuseppe, chiamata anche «festa del papà» divenne anche festività civile con la legge 260 del 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita per motivi di «austerità» (sic). Contestualmente, perse lo status religioso di festa di precetto con la nota CEI dell'8 marzo 1977. Ma chissenefrega: resta comunque una bella festa, celebrata ancora in molti comuni italiani. E, soprattutto, ci permette di riflettere sul gran dono che Dio ci ha fatto dandoci un papà e indicando a tutti gli uomini Giuseppe, il giusto silenzioso, come modello ed esempio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53288598</guid><pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:48:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53288598/un_asilo_abolisce_la_festa_del_pap_per_non_discriminare.mp3" length="4702920" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7356

UN ASILO ABOLISCE LA FESTA DEL PAPA'... PER NON DISCRIMINARE
La festa di san Giuseppe divenne festività civile nel 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita dalla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7356" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7356</a><br /><br />UN ASILO ABOLISCE LA FESTA DEL PAPA'... PER NON DISCRIMINARE<br />La festa di san Giuseppe divenne festività civile nel 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita dalla Democrazia Cristiana al governo (!?), poi fu tolto anche il precetto religioso per cui non è più obbligatorio andare alla Messa quel giorno<br />di Roberto Marchesini<br />A Viareggio una scuola per l'infanzia (un tempo detta asilo) abolisce la festa del papà: «È discriminatoria nei confronti di chi non ha un papà».<br />I lettori della Nuova Bussola non sprecheranno certo tempo a controbattere questa affermazione: hanno ormai capito benissimo che l'obiettivo non è eliminare le discriminazioni, ma la festa del papà. Se non ci fosse la scusa della discriminazione se ne inventerebbero un'altra, di tipo scientifico («Il papà appartiene al passato, ormai possiamo creare bambini senza un uomo»), antirazzista («San Giuseppe era etero e bianco, non va festeggiato») oppure ambientalista («Le zeppole di san Giuseppe inquinano, la ricetta originale non prevede farine proteiche!») e via delirando. «Tutto ciò che esiste, merita di perire», diceva Mefistofele nel faust di Goethe; «Tutto ciò che esiste, merita di perire», ripetevano appena potevano Marx ed Engels. La festa del papà va abolita, punto. Perché esiste, perché ricorda la legge naturale. Poi un pretesto si trova, uno qualsiasi, anche il più assurdo.<br />MOTIVI DI UNA FESTA<br />Ma perché festeggiare la festa del papà? Beh, di primo acchito, direi: per proteggere una specie in via d'estinzione. Ormai gli italiani sono estinti perché hanno smesso di riprodursi; quindi non ci sono più papà. I pochi, coraggiosi pochi papà (i «veri avventurieri», affermava Peguy) vanno onorati e festeggiati; finché ce ne sono. E poi i papà sono maschi eterosessuali, una delle specie animali più odiate del pianeta: come non solidarizzare con queste povere e innocenti vittime?<br />Al di là di questo, cerchiamo di capire perché è stata istituita, questa festa. Il 19 marzo è la festa dei papà perché è il compleanno del papà più importante di tutti, san Giuseppe. D'accordo, un papà sui generis, considerata la faccenda; però, senza alcun dubbio, un vero padre. San Giuseppe è noto per alcune caratteristiche che lo rendono un archetipo di uomo e di padre. Innanzitutto, san Giuseppe… tace. Come ogni uomo tradizionale che si rispetti e a scorno delle femministe, che vorrebbero gli uomini ciarlieri e piagnucolanti, san Giuseppe, in tutto il vangelo, non pronuncia una sola parola. Però agisce: caspita, se agisce. Avvertito in sogno che la sua famiglia era in pericolo, fa i bagagli ed emigra in Egitto. Già, perché un padre accudisce e protegge, esattamente come fa Giuseppe. Ed è suo l'incarico di sostentare la famiglia («Col sudore della fronte», impone Dio all'uomo, «ti guadagnerai il pane»). Infatti san Giuseppe è un lavoratore, tanto che ha una seconda festa, il 1° maggio, festa del lavoro.<br />UNA FESTA PLURISECOLARE<br />La Chiesa ha cominciato a festeggiare san Giuseppe circa un millennio fa. All'inizio, per opera di qualche ordine religioso (Benedettini, Servi di Maria, Francescani); poi, da parte della Chiesa universale con Gregorio XV l'8 maggio 1621 e con Urbano VIII il 13 settembre 1642 (bolla Universa per orbem). Nel 1870, quando la Chiesa attraversava una persecuzione ferocissima da parte dello Stato italiano unitario, papa Pio IX proclamò san Giuseppe custode di tutta la Chiesa con il decreto Quemadmodum Deus. [...]<br />La festa di san Giuseppe, chiamata anche «festa del papà» divenne anche festività civile con la legge 260 del 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita per motivi di «austerità» (sic). Contestualmente, perse lo status religioso di festa di precetto con la nota CEI dell'8 marzo 1977. 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Per questo hanno cercato una nuova gravidanza e hanno avuto successo! Anzi, un estremo successo, visto che sono nati cinque gemelli: tre femmine e due maschi.<br />L'evento straordinario è accaduto dell'ospedale universitario di Cracovia dove domenica 12 febbraio Dominika e Vince Clarke hanno dato il benvenuto a cinque bambini. Felici per questo parto super, i genitori hanno parlato di miracolo e non sono apparsi minimamente spaventati alla prospettiva di avere una famiglia composta da 14 persone. I bimbi sono arrivati grazie a un parto cesareo eseguito alla 29esima settimana, quindi adesso si trovano in incubatrice con un supporto respiratorio, perché riprendano le forze e siano pronti poi ad affrontare la vita.<br />I cinque neonati prematuri stanno però bene e la speranza dei genitori è che possano presto tornare a far parte della loro tribù, che comprende altri sette figli tra i 12 anni e i 10 mesi, tra cui già due coppie di gemelli. Visto che i piccoli sono stati partoriti con due mesi di anticipo e con un parto cesareo, adesso pesano tra i 700 grammi e il chilo e duecento grammi. [...]<br />"Speriamo di poter arrivare al momento gioioso di dimetterli dall'ospedale", ha dichiarato in proposito Ryszard Lauterbach, responsabile del reparto di neonatologia.<br />Anche perché l'evento ha dell'incredibile. Per la super mamma si tratta di un miracolo, mentre gli scienziati parlano di un'eccezione alla regola. "Una gravidanza del genere si verifica una volta su 52 milioni" ha confermato il medico. "Sono un matematico, mi piacciono queste statistiche. C'è più probabilità di vincere alla lotteria che di avere questa folla". Mamma e papà non si preoccupano di questo aspetto e hanno già scelto i nomi dei piccoli: Charles Patrick, Henry James, Elizabeth May, Evangeline Rose e Arianna Daisy.<br />I genitori non hanno particolari timori nemmeno per le dimensioni della famiglia. Dominika, che ha 37 anni, non si è detta per nulla spaventata di fronte all'idea di dover gestire 12 figli. Anzi. Alla stampa che la interpellava ha dichiarato: "Se hai un sistema, un approccio calmo e un atteggiamento positivo, allora è possibile avere una vita davvero bella con un gruppo così numeroso di bambini". A suo parere i piccoli saranno solo una ragione di festa in più.<br />Nota di BastaBugie: nel Discorso ai Dirigenti e Rappresentanti della Associazioni delle Famiglie Numerose d’Italia tenuto in Vaticano il 20 gennaio 1958 papa Pio XII spiega l'importanza nella Chiesa e nel mondo dell'apertura alla vita che gli sposi promettono solennemente il giorno del matrimonio rispondendo sì alla richiesta esplicita del sacerdote di "accettare i figli che Dio vorrà donarvi".<br />Ecco il discorso completo del venerabile Pio XII:<br />Tra le visite più gradite al Nostro cuore annoveriamo questa vostra, diletti figli e figlie, Dirigenti e Rappresentanti le Associazioni tra le Famiglie Numerose di Roma e d’Italia. Vi è infatti nota la viva sollecitudine che Noi nutriamo verso la famiglia, di cui non trascuriamo occasione per illustrare la dignità nei suoi molteplici aspetti, per affermare e difendere i diritti, inculcare i doveri, in una parola, farne un caposaldo del Nostro pastorale insegnamento. (…)<br />Ma voi non rappresentate solamente la famiglia, bensì siete e rappresentate le famiglie numerose, vale a dire, le più benedette da Dio, dalla Chiesa predilette e stimate quali preziosissimi tesori.<br />Da queste infatti ella riceve più manifestamente una triplice testimonianza, che, mentre conferma dinanzi agli occhi del mondo la verità della sua dottrina e la rettitudine della sua pratica, ridonda, in virtù dell’esempio, a grande vantaggio di tutte le altre famiglie e della stessa civile società. Ove, infatti, si incontrino con frequenza, le famiglie numerose attestano: la sanità fisica e morale del popolo cristiano - la fede viva in Dio e la fiducia nella sua Provvidenza - la santità feconda e lieta del matrimonio cattolico.<br /><br />1. Tra le aberrazioni più dannose della moderna società paganeggiante deve contarsi l’opinione di taluni che ardiscono definire la fecondità dei matrimoni una « malattia sociale», da cui le nazioni che ne sono colpite dovrebbero sforzarsi di guarire con ogni mezzo. Di qui la propaganda del cosiddetto « controllo razionale delle nascite », promossa da persone e da enti, talvolta autorevoli per altri titoli, ma, in questo, pur troppo riprovevoli. (…)<br />È da deplorarsi in particolare quella stampa, che di tanto in tanto ritorna sull’argomento col manifesto intento di confondere le idee del buon popolo e trarlo in errore con fallaci documentazioni, con discutibili inchieste e perfino con dichiarazioni falsate di questo o quell’ecclesiastico. Da parte cattolica occorre insistere per diffondere la persuasione, fondata sulla verità, che la sanità fisica e morale della famiglia e della società si tutela soltanto con obbedire generosamente alle leggi della natura, ossia del Creatore, ed innanzi tutto nutrendo verso di esse un sacro ed interiore rispetto. (…)<br />Ora il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l’egoismo dell’uomo, ma nella prontezza ad accettare con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a lui piace. Tale disposizione di animo, mentre libera gli sposi da intollerabili incubi e rimorsi, pone, a giudizio di autorevoli medici, le premesse psichiche più favorevoli per un sano sviluppo dei frutti propri del matrimonio, evitando nell’origine stessa delle nuove vite quei turbamenti ed angosce, che si tramutano in tare fisiche e psichiche sia nella madre che nella prole.<br />A prescindere infatti dai casi eccezionali, sui quali avemmo altre volte occasione di parlare, la legge della natura è essenzialmente armonia, e quindi non crea dissidi e contraddizioni, se non nella misura in cui il suo corso viene turbato da circostanze per lo più anormali o dalla contrastante volontà umana.<br />Non vi è eugenetica che sappia far meglio della natura, ed è buona solo quella che ne rispetta le leggi, dopo averle profondamente conosciute, sebbene in alcuni casi di soggetti tarati sia consigliabile di dissuaderli dal contrarre matrimonio. Del resto, sempre e dappertutto il buon senso popolare ha ravvisato nelle famiglie numerose il segno, la prova e la fonte di sanità fisica, mentre la storia non erra quando addita nella manomissione delle leggi del matrimonio e della procreazione la causa prima della decadenza dei popoli.<br />Le famiglie numerose, lungi dall’essere la « malattia sociale », sono la garanzia della sanità di un popolo, fisica e morale. Nei focolari, dove è sempre una culla che vagisce, fioriscono spontaneamente le virtù, mentre esula il vizio, quasi scacciato dalla fanciullezza, che ivi si rinnova come soffio fresco e risanatore di primavera. <br />Prendano dunque esempio da voi i pusillanimi e gl’ingenerosi; a voi conservi la patria gratitudine e predilezione per tanti sacrifici, che abbracciate nell’allevare ed educare i suoi cittadini; come vi è grata la Chiesa, che può per mezzo vostro ed insieme con voi presentare all’azione santificatrice del divino Spirito schiere sempre più sane e folte di anime.<br /><br />2. Nel mondo civile moderno la famiglia numerosa vale in generale non a torto come la testimonianza della fede cristiana vissuta, poiché l’egoismo, di cui parlavamo testé come massimo ostacolo alla espansione del nucleo familiare, non può validamente vincersi se non ricorrendo ai principii etico-religiosi. Anche di recente si è visto come la cosiddetta « politica demografica » non ottiene notevoli risultati, sia perché sull’egoismo collettivo, di cui essa è spesso la espressione, prevale quasi sempre l’individuale, sia perché le intenzioni ed i metodi di quella politica avviliscono la dignità della famiglia e delle persone, pareggiandole quasi a specie inferiori. Soltanto la luce divina ed eterna del cristianesimo illumina e vivifica la famiglia, in tal modo che, sia nell’origine sia nello sviluppo, la famiglia numerosa è spesso presa come sinonimo di famiglia cristiana. Il rispetto delle leggi divine le ha dato l’esuberanza della vita; la fede in Dio fornisce ai genitori il vigore necessario per affrontare i sacrifici e le rinunzie che esige l’allevamento della prole; i principi cristiani guidano e agevolano l’ardua opera di educazione; lo spirito cristiano dell’amore veglia sull’ordine e sulla tranquillità, mentre dispensa, quasi enucleandole dalla natura, le intime gioie familiari, comuni ai genitori, ai figli, ai fratelli. Anche esteriormente una famiglia numerosa ben ordinata è quasi un visibile santuario: il sacramento del Battesimo non è per essa un avvenimento eccezionale, ma rinnova più volte la letizia e la grazia del Signore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53288299</guid><pubDate>Tue, 21 Mar 2023 21:47:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53288299/madre_di_sette_figli_partorisce_cinque_gemelli.mp3" length="22192004" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7349

MADRE DI SETTE FIGLI PARTORISCE CINQUE GEMELLI di Caterina Belloni
I sette figli che avevano non bastavano, ne sognavano un altro. Per questo hanno cercato una nuova gravidanza e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7349" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7349</a><br /><br />MADRE DI SETTE FIGLI PARTORISCE CINQUE GEMELLI di Caterina Belloni<br />I sette figli che avevano non bastavano, ne sognavano un altro. Per questo hanno cercato una nuova gravidanza e hanno avuto successo! Anzi, un estremo successo, visto che sono nati cinque gemelli: tre femmine e due maschi.<br />L'evento straordinario è accaduto dell'ospedale universitario di Cracovia dove domenica 12 febbraio Dominika e Vince Clarke hanno dato il benvenuto a cinque bambini. Felici per questo parto super, i genitori hanno parlato di miracolo e non sono apparsi minimamente spaventati alla prospettiva di avere una famiglia composta da 14 persone. I bimbi sono arrivati grazie a un parto cesareo eseguito alla 29esima settimana, quindi adesso si trovano in incubatrice con un supporto respiratorio, perché riprendano le forze e siano pronti poi ad affrontare la vita.<br />I cinque neonati prematuri stanno però bene e la speranza dei genitori è che possano presto tornare a far parte della loro tribù, che comprende altri sette figli tra i 12 anni e i 10 mesi, tra cui già due coppie di gemelli. Visto che i piccoli sono stati partoriti con due mesi di anticipo e con un parto cesareo, adesso pesano tra i 700 grammi e il chilo e duecento grammi. [...]<br />"Speriamo di poter arrivare al momento gioioso di dimetterli dall'ospedale", ha dichiarato in proposito Ryszard Lauterbach, responsabile del reparto di neonatologia.<br />Anche perché l'evento ha dell'incredibile. Per la super mamma si tratta di un miracolo, mentre gli scienziati parlano di un'eccezione alla regola. "Una gravidanza del genere si verifica una volta su 52 milioni" ha confermato il medico. "Sono un matematico, mi piacciono queste statistiche. C'è più probabilità di vincere alla lotteria che di avere questa folla". Mamma e papà non si preoccupano di questo aspetto e hanno già scelto i nomi dei piccoli: Charles Patrick, Henry James, Elizabeth May, Evangeline Rose e Arianna Daisy.<br />I genitori non hanno particolari timori nemmeno per le dimensioni della famiglia. Dominika, che ha 37 anni, non si è detta per nulla spaventata di fronte all'idea di dover gestire 12 figli. Anzi. Alla stampa che la interpellava ha dichiarato: "Se hai un sistema, un approccio calmo e un atteggiamento positivo, allora è possibile avere una vita davvero bella con un gruppo così numeroso di bambini". A suo parere i piccoli saranno solo una ragione di festa in più.<br />Nota di BastaBugie: nel Discorso ai Dirigenti e Rappresentanti della Associazioni delle Famiglie Numerose d’Italia tenuto in Vaticano il 20 gennaio 1958 papa Pio XII spiega l'importanza nella Chiesa e nel mondo dell'apertura alla vita che gli sposi promettono solennemente il giorno del matrimonio rispondendo sì alla richiesta esplicita del sacerdote di "accettare i figli che Dio vorrà donarvi".<br />Ecco il discorso completo del venerabile Pio XII:<br />Tra le visite più gradite al Nostro cuore annoveriamo questa vostra, diletti figli e figlie, Dirigenti e Rappresentanti le Associazioni tra le Famiglie Numerose di Roma e d’Italia. Vi è infatti nota la viva sollecitudine che Noi nutriamo verso la famiglia, di cui non trascuriamo occasione per illustrare la dignità nei suoi molteplici aspetti, per affermare e difendere i diritti, inculcare i doveri, in una parola, farne un caposaldo del Nostro pastorale insegnamento. (…)<br />Ma voi non rappresentate solamente la famiglia, bensì siete e rappresentate le famiglie numerose, vale a dire, le più benedette da Dio, dalla Chiesa predilette e stimate quali preziosissimi tesori.<br />Da queste infatti ella riceve più manifestamente una triplice testimonianza, che, mentre conferma dinanzi agli occhi del mondo la verità della sua dottrina e la rettitudine della sua pratica, ridonda, in virtù dell’esempio, a grande vantaggio di...]]></itunes:summary><itunes:duration>1387</itunes:duration><itunes:keywords>cinquegemelli,clarke,famiglienumerose,provvidenza,santi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a9a3b448f018c6f06624d918d4a72fdf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'influenza del marketing sulla festa di san Valentino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-influenza-del-marketing-sulla-festa-di-san-valentino--52730688</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7320" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7320</a><br /><br />L'INFLUENZA DEL MARKETING SULLA FESTA DI SAN VALENTINO di Giulia Tanel<br />Eccola qui, puntuale, come ogni anno: la festa di San Valentino, con tanto di cioccolatini a forma di cuoricino, mazzi di fiori, peluche anche quelli con cuore annesso, menù per cene romantiche, offerte per album di foto e chi più ne ha, più ne metta. Eh sì, perché diciamoci la verità, la "festa degli innamorati" in sé è oggi ridotta a un appuntamento consumistico, che a seconda delle annate incontra più o meno successo negli acquirenti e che negli ultimi anni è inoltre diventata sempre più la celebrazione di "tutti gli amori", di tutti i colori la mente umana possa immaginare.<br />Perché dunque soffermarsi a parlarne, non sarebbe meglio adagiarsi sull'endecasillabo di dantesca memoria «non ragionar di lor, ma guarda e passa»? Perché San Valentino in realtà riguarda tutti noi, e più da vicino di quanto crediamo.<br />Un primo aspetto interessante da sottolineare è proprio quello già accennato: l'influenza del marketing, inteso in senso ampio, sulla nostra vita. Proviamo a riflettere: quanti, soprattutto se ancora fidanzati, si sono in qualche modo sentiti in qualche modo "costretti" a celebrare questa ricorrenza? Comprando anche solo un oggettino, o gustandosi una cena fuori, ma esattamente il 14 febbraio? Non il giorno prima (il 13? Sia mai!), non il giorno dopo (tradizionalmente considerato il giorno in cui a "festeggiare" dovrebbero essere i single). Sia chiaro: nulla di male, anzi, che una coppia decida di dedicarsi del tempo o dei pensieri, per quanto tradotti spesso in una materialità fine a se stessa, tuttavia il fatto che questo debba avvenire "sotto dettatura" è significativo.<br /><br />SIAMO SEMPRE DI CORSA<br />«Eh ma nella quotidianità siamo sempre di corsa, almeno questa occasione ci impone di trovare un tempo per noi», potrebbero obiettare alcuni, magari con uno o più figli piccoli o piccolissimi. Eppure, seppure pienamente comprensibile, questo ragionamento non tiene. Pensiamo a una pianta: va innaffiata più o meno ogni giorno - ovviamente coi dovuti distinguo in base alla varietà -, non solo quando ci si ricorda perché ci si passa davanti. Altrimenti, ahimè, posso testimoniarlo molto bene, dall'alto del mio pollice non-verde, la pianta muore. La stessa cosa vale per la relazione di coppia: va curata quotidianamente, altrimenti inaridisce e non porta frutto, né per sé, né per l'altro, né per gli eventuali figli. D'altronde basta andare a ripescare la promessa matrimoniale per rendersene conto: «Prometto [...] di amarti e onorarti ogni giorno della mia vita». Lo abbiamo detto noi: «Ogni giorno». E per fare questo bastano piccole attenzioni, piccoli gesti che ogni coppia si costruisce giorno dopo giorno, che spesso peraltro la materialità la rifuggono, costruendo e affinando sempre più un linguaggio unico. E, per chi ancora sposato non è ma sta vivendo il periodo del fidanzamento il discorso di fondo è lo stesso, anche se necessariamente cambia il modo di esprimerlo, perché il tempo che precede il matrimonio altro non è che un esercizio allo stesso.<br /><br />PROMETTO DI ESSERTI FEDELE SEMPRE<br />La promessa matrimoniale cita ancora: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia». E qui si apre il secondo punto di riflessione. La festa di San Valentino, per come è concepita ora, altro non è che uno specchio della società: non celebra l'amore, bensì l'innamoramento, il sentimento melenso le cui note hanno risuonato ridondanti sul palco dell'Ariston; non celebra l'eternità, bensì l'attimo presente, il "finché dura"; e non celebra il mettersi a servizio, il sacrificio, il volere il bene dell'altro - anche quando, come sottolinea in merito a questo passaggio lo psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini, la salute e la malattia che vacillano sono le nostre e le forze vengono meno -, bensì mette al centro l'ego del singolo, per il "noi", per il "portare assieme il giogo" della vita (come vuole l'etimologia della parola "coniuge") non c'è posto.<br />Eppure, la scienza ci insegna, l'innamoramento ha un tempo limitato. Poi la relazione deve evolvere, deve maturare... pena l'esplosione. Ma quali sono gli ingredienti affinché una relazione duri? Avere interessi comuni? Andare d'accordo? Essere sempre in salute? ... In realtà, a dispetto di quanto ci ha rimandato per anni la narrazione in salsa hollywoodiana, quel che veramente conta è fondare la relazione su una roccia solida, su una relazione che è esterna alla coppia, che la precede e la supera, ma che nel contempo la informa: su un Amore più grande, suggellato in un Sacramento che è un «mistero grande» e che rimane imprescindibile. Occorre, insomma, avere una base comune, una visione comune. Perché, innegabilmente, nel tempo le fatiche ci saranno e i difetti dell'uno e dell'altro emergeranno, a volte anche in maniera molto pungente, e sarà dunque necessario poterne fare memoria.<br />Scrive la neuropsichiatra e psicoterapeuta Mariolina Ceriotti Migliarese, nel suo libro La coppia imperfetta: «L'innamoramento è un fuoco che brucia ogni cosa: può essere molto difficile contenerlo, e può avvampare anche contro le nostre intenzioni; ma se non c'è legna sufficiente per alimentarlo, il fuoco presto o tardi si spegnerà, talvolta dopo aver distrutto molte cose. Se invece la materia prima è buona, quando la fiamma si fa meno intensa si formano delle braci calde, vive e buone, capaci di durare molto a lungo nel tempo, se le due persone hanno cura di mantenerle sempre accese. L'amore inizia da qui». Affermazioni molto uncorrect, e per soli coraggiosi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52730688</guid><pubDate>Tue, 14 Feb 2023 22:28:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52730688/l_influenza_del_marketing_sulla_festa_di_san_valentino.mp3" length="7342333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7320

L'INFLUENZA DEL MARKETING SULLA FESTA DI SAN VALENTINO di Giulia Tanel
Eccola qui, puntuale, come ogni anno: la festa di San Valentino, con tanto di cioccolatini a forma di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7320" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7320</a><br /><br />L'INFLUENZA DEL MARKETING SULLA FESTA DI SAN VALENTINO di Giulia Tanel<br />Eccola qui, puntuale, come ogni anno: la festa di San Valentino, con tanto di cioccolatini a forma di cuoricino, mazzi di fiori, peluche anche quelli con cuore annesso, menù per cene romantiche, offerte per album di foto e chi più ne ha, più ne metta. Eh sì, perché diciamoci la verità, la "festa degli innamorati" in sé è oggi ridotta a un appuntamento consumistico, che a seconda delle annate incontra più o meno successo negli acquirenti e che negli ultimi anni è inoltre diventata sempre più la celebrazione di "tutti gli amori", di tutti i colori la mente umana possa immaginare.<br />Perché dunque soffermarsi a parlarne, non sarebbe meglio adagiarsi sull'endecasillabo di dantesca memoria «non ragionar di lor, ma guarda e passa»? Perché San Valentino in realtà riguarda tutti noi, e più da vicino di quanto crediamo.<br />Un primo aspetto interessante da sottolineare è proprio quello già accennato: l'influenza del marketing, inteso in senso ampio, sulla nostra vita. Proviamo a riflettere: quanti, soprattutto se ancora fidanzati, si sono in qualche modo sentiti in qualche modo "costretti" a celebrare questa ricorrenza? Comprando anche solo un oggettino, o gustandosi una cena fuori, ma esattamente il 14 febbraio? Non il giorno prima (il 13? Sia mai!), non il giorno dopo (tradizionalmente considerato il giorno in cui a "festeggiare" dovrebbero essere i single). Sia chiaro: nulla di male, anzi, che una coppia decida di dedicarsi del tempo o dei pensieri, per quanto tradotti spesso in una materialità fine a se stessa, tuttavia il fatto che questo debba avvenire "sotto dettatura" è significativo.<br /><br />SIAMO SEMPRE DI CORSA<br />«Eh ma nella quotidianità siamo sempre di corsa, almeno questa occasione ci impone di trovare un tempo per noi», potrebbero obiettare alcuni, magari con uno o più figli piccoli o piccolissimi. Eppure, seppure pienamente comprensibile, questo ragionamento non tiene. Pensiamo a una pianta: va innaffiata più o meno ogni giorno - ovviamente coi dovuti distinguo in base alla varietà -, non solo quando ci si ricorda perché ci si passa davanti. Altrimenti, ahimè, posso testimoniarlo molto bene, dall'alto del mio pollice non-verde, la pianta muore. La stessa cosa vale per la relazione di coppia: va curata quotidianamente, altrimenti inaridisce e non porta frutto, né per sé, né per l'altro, né per gli eventuali figli. D'altronde basta andare a ripescare la promessa matrimoniale per rendersene conto: «Prometto [...] di amarti e onorarti ogni giorno della mia vita». Lo abbiamo detto noi: «Ogni giorno». E per fare questo bastano piccole attenzioni, piccoli gesti che ogni coppia si costruisce giorno dopo giorno, che spesso peraltro la materialità la rifuggono, costruendo e affinando sempre più un linguaggio unico. E, per chi ancora sposato non è ma sta vivendo il periodo del fidanzamento il discorso di fondo è lo stesso, anche se necessariamente cambia il modo di esprimerlo, perché il tempo che precede il matrimonio altro non è che un esercizio allo stesso.<br /><br />PROMETTO DI ESSERTI FEDELE SEMPRE<br />La promessa matrimoniale cita ancora: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia». E qui si apre il secondo punto di riflessione. La festa di San Valentino, per come è concepita ora, altro non è che uno specchio della società: non celebra l'amore, bensì l'innamoramento, il sentimento melenso le cui note hanno risuonato ridondanti sul palco dell'Ariston; non celebra l'eternità, bensì l'attimo presente, il "finché dura"; e non celebra il mettersi a servizio, il sacrificio, il volere il bene dell'altro - anche quando, come sottolinea in merito a questo passaggio lo psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini, la...]]></itunes:summary><itunes:duration>459</itunes:duration><itunes:keywords>14febbraio,consumismo,prometto,sanvalentino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/043c57fb291cbc042e67b9e6c19fb9b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Vietare la parola "madre"? E' l'inizio della fine</title><link>https://www.spreaker.com/episode/vietare-la-parola-madre-e-l-inizio-della-fine--52406581</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7267" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7267</a><br /><br />VIETARE LA PAROLA ''MADRE''? E' L'INIZIO DELLA FINE<br />Ogni bambino cerca la mamma dal momento della sua nascita: cancellare il concetto stesso di maternità non porterà niente di buono<br />di Harriet Connor<br />Oggi dappertutto le madri vengono cancellate. In nome dell'inclusione e della diversità: Barnardo's, una onlus inglese che si occupa dei bambini più vulnerabili, ha annullato il suo premio Madre dell'anno.<br />I volontari dell'Australian Breastfeeding Association sono stati indagati per il loro uso della parola "madre" sui social media<br />Il Partito Laburista australiano ha rimosso la parola "madre" dai suoi documenti politici (e tanti altri enti pubblici e privati dell'Occidente "progredito e civile" hanno fatto e stanno facendo altrettanto).<br />Il ragionamento è: in alcune famiglie non c'è una madre e alcune madri si identificano come "padri", quindi dovremmo smettere del tutto di usare un linguaggio sessuato per i genitori. Nella famiglia moderna, "madre" e "padre" sono stati sostituiti da genitore 1 e (se sei fortunato) genitore 2.<br />Purtroppo, le madri vengono cancellate non solo dai discorsi, ma anche dalla vita dei bambini. Diversi "vip" hanno comprato bambini attraverso l'utero in affitto, con l'intenzione di allevarli senza una madre. Un bambino, quindi, può avere - e perdere - fino a tre diverse "madri": una madre genetica, una madre naturale e una madre sociale. E dovremmo applaudire.<br />La normalizzazione di famiglie "diverse" può aiutare i bambini di quelle famiglie a sentirsi meno stigmatizzati, ma finora (da secoli) questa "sensibilità" non è stata mai mostrata riguardo i bambini orfani o abbandonati. E rimuovere deliberatamente la madre non può assolutamente essere chiamato progresso . Questa correttezza politica forzata - dire ai bambini che le madri sono opzionali e intercambiabili - è una negazione della realtà biologica e del bisogno umano. Sminuisce il ruolo unico di una madre.<br />Ogni bambino ha una madre: la donna che è stata la sua "casa" per nove mesi, l'ha messo al mondo e (nella maggior parte dei casi) l'ha nutrito con il proprio corpo. Una madre e il suo bambino condividono un legame intimo e insostituibile.<br />I BAMBINI HANNO BISOGNO DI UN GENITORE MASCHIO E FEMMINA<br />Al di là della nascita e dell'allattamento, le madri continuano a relazionarsi con i propri figli in un modo unico. Rispetto ai padri, le madri hanno livelli più alti e più recettori dell'ormone ossitocina, che è responsabile del legame umano. Di conseguenza: «I padri tendono a giocare e le madri tendono a prendersi cura dei bambini... I padri incoraggiano la competizione; le madri incoraggiano l'equità. Uno stile incoraggia l'indipendenza, mentre l'altro incoraggia la sicurezza», scrive Glenn Stanton in Perché i bambini hanno bisogno di un genitore maschio e femmina.<br />Katy Faust e Stacy Manning riassumono la scienza della maternità in questo modo: «La mamma tende a concentrarsi sui sentimenti, a prescindere dai fatti. È predisposta per nutrire e connettersi, un'abilità particolarmente importante quando un bambino dipende completamente da lei per sopravvivere. Le madri stabiliscono il tono emotivo a casa e rispondono intuitivamente ai bisogni fisici ed emotivi della sua famiglia. Nel suo modo unicamente femminile, la mamma incarna "la casa" per i suoi figli». (Loro prima di noi: perché abbiamo bisogno di un movimento globale per i diritti dei bambini, Post Hill Press, 2021 Capitolo 3, Parte 4, Loc 1546)<br />Un uomo non può semplicemente decidere di chiamarsi madre; una donna non può definirsi "genitore" o "padre" senza genere. La parola 'madre' ha un referente biologico nel mondo reale e quindi dobbiamo insistere nell'usarla. Soddisfa i bisogni dei bambini.<br />Quando eliminiamo le madri dal nostro vocabolario e dalla vita dei bambini, inviamo il messaggio che non c'è niente di speciale nelle madri: qualsiasi adulto andrà bene. Ma la realtà è che ogni essere umano ha bisogno e desidera non solo un genitore generico, ma anche la madre che l'ha partorito. I bambini trascorrono nove mesi a prepararsi per incontrare la madre che già conoscono e con cui condividono una relazione. Dopo la nascita, il legame madre-bambino è della massima importanza per il sano sviluppo di un bambino.<br />Tutto ciò è stato ritenuto di buon senso fino a quando le tecnologie riproduttive non hanno iniziato ad aprire nuove possibilità. Ora, il desiderio di un uomo di essere padre può prevalere sul diritto di un figlio ad avere una madre.<br />AVERE FIGLI NON È UN DIRITTO<br />All'inizio di quest'anno, un uomo nello stato di Victoria ha fatto notizia diventando il primo uomo single a diventare padre attraverso l'utero in affitto. Com'era prevedibile, è stato celebrato come una vittoria per l'uguaglianza. Ma avere figli non è un "diritto" che può essere fatto valere indipendentemente dalla biologia o dall'interesse superiore del bambino. Si afferma spesso che "l'amore fa una famiglia", ma i bambini hanno bisogno di qualcosa di più dell'amore: hanno un profondo bisogno di conoscere e, idealmente, essere cresciuti sia dalla madre che l'ha partorito che dal padre.<br />L'organizzazione di advocacy Them Before Us esiste per dare ai bambini una voce nel dibattito sulla struttura familiare. Hanno raccolto centinaia di storie di persone nate attraverso la fecondazione artificiale e l'utero in affitto. Queste persone sperimentano comunemente uno "smarrimento genealogico", un senso di mercificazione e un trauma per la perdita della madre o del padre biologico.<br />Anche il non sapere a chi appartengono i gameti da cui ha avuto origine la propria vita è un male per le persone.<br />Una donna concepita da un ovulo comprato descrive la sua lotta: «Non riesco a esprimere a parole il dolore di non sapere chi è la mia madre biologica e di non poter avere/aver avuto una relazione con lei. Ci penso davvero almeno una volta al giorno, ed è profondamente preoccupante mentalmente, emotivamente e psicologicamente». (Loro prima di noi , Capitolo 7, Loc 3015)<br />Una giovane donna concepita attraverso l'utero in affitto in America (in Australia è legale solo la gestazione per altri "altruistica": i nostri Lettori sanno bene che di altruistico non c'è nulla. La gestante è illusa e sfruttata, e comunque riceve un congruo rimborso spese) spiega: «Essere amati dai due che ti hanno generato e non dagli estranei che ti hanno comprato, è naturale e bello. Ma mi è stata negata questa struttura familiare per sostenere un commercio e una coppia sterile». (Loro prima di noi , Capitolo 8, Loc 3627)<br />Naturalmente, in un mondo imperfetto, i bambini perdono la madre a causa della morte, del divorzio, dell'abuso o dell'abbandono. Questi bambini meritano tutto l'amore e il sostegno che possiamo dare loro. Applaudiamo ai padri rimasti soli che crescono comunque i loro figli. Applaudiamo alle donne disinteressate che crescono bambini che non hanno partorito: nonne, matrigne, madri adottive.<br />Ma la "famiglia moderna", in cui le madri (o i padri) sono trattati come facoltativi, è una deliberata negazione di ciò di cui i bambini hanno bisogno e che naturalmente desiderano. La mancanza di madre è sempre qualcosa da piangere, non da celebrare.<br />"Mamma" è, universalmente, la prima parola che dicono i bambini. È un suono facile da emettere e imita il movimento delle labbra del bambino mentre si nutre. Nel bene e nel male, è ancora la prima parola che i bambini piccoli gridano nel cuore della notte.<br />Ecco perché non possiamo permettere che 'madre' diventi una parola vietata. Simboleggia il legame profondo e insostituibile tra una donna ei suoi figli. Bandire questa parola primordiale causerà una ferita primordiale che richiederà anni o generazioni per guarire.<br />Le madri contano. Il nostro grembo, il seno e gli ormoni ci rendono uniche e indispensabili. Ogni bambino cerca la mamma dal momento della sua nascita. Non siamo genitori 1 o 2. Siamo madri e non sortirà niente di buono dalla nostra cancellazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52406581</guid><pubDate>Wed, 11 Jan 2023 20:50:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52406581/vietare_la_parola_madre_e_l_inizio_della_fine.mp3" length="10575665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7267

VIETARE LA PAROLA ''MADRE''? E' L'INIZIO DELLA FINE
Ogni bambino cerca la mamma dal momento della sua nascita: cancellare il concetto stesso di maternità non porterà niente di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7267" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7267</a><br /><br />VIETARE LA PAROLA ''MADRE''? E' L'INIZIO DELLA FINE<br />Ogni bambino cerca la mamma dal momento della sua nascita: cancellare il concetto stesso di maternità non porterà niente di buono<br />di Harriet Connor<br />Oggi dappertutto le madri vengono cancellate. In nome dell'inclusione e della diversità: Barnardo's, una onlus inglese che si occupa dei bambini più vulnerabili, ha annullato il suo premio Madre dell'anno.<br />I volontari dell'Australian Breastfeeding Association sono stati indagati per il loro uso della parola "madre" sui social media<br />Il Partito Laburista australiano ha rimosso la parola "madre" dai suoi documenti politici (e tanti altri enti pubblici e privati dell'Occidente "progredito e civile" hanno fatto e stanno facendo altrettanto).<br />Il ragionamento è: in alcune famiglie non c'è una madre e alcune madri si identificano come "padri", quindi dovremmo smettere del tutto di usare un linguaggio sessuato per i genitori. Nella famiglia moderna, "madre" e "padre" sono stati sostituiti da genitore 1 e (se sei fortunato) genitore 2.<br />Purtroppo, le madri vengono cancellate non solo dai discorsi, ma anche dalla vita dei bambini. Diversi "vip" hanno comprato bambini attraverso l'utero in affitto, con l'intenzione di allevarli senza una madre. Un bambino, quindi, può avere - e perdere - fino a tre diverse "madri": una madre genetica, una madre naturale e una madre sociale. E dovremmo applaudire.<br />La normalizzazione di famiglie "diverse" può aiutare i bambini di quelle famiglie a sentirsi meno stigmatizzati, ma finora (da secoli) questa "sensibilità" non è stata mai mostrata riguardo i bambini orfani o abbandonati. E rimuovere deliberatamente la madre non può assolutamente essere chiamato progresso . Questa correttezza politica forzata - dire ai bambini che le madri sono opzionali e intercambiabili - è una negazione della realtà biologica e del bisogno umano. Sminuisce il ruolo unico di una madre.<br />Ogni bambino ha una madre: la donna che è stata la sua "casa" per nove mesi, l'ha messo al mondo e (nella maggior parte dei casi) l'ha nutrito con il proprio corpo. Una madre e il suo bambino condividono un legame intimo e insostituibile.<br />I BAMBINI HANNO BISOGNO DI UN GENITORE MASCHIO E FEMMINA<br />Al di là della nascita e dell'allattamento, le madri continuano a relazionarsi con i propri figli in un modo unico. Rispetto ai padri, le madri hanno livelli più alti e più recettori dell'ormone ossitocina, che è responsabile del legame umano. Di conseguenza: «I padri tendono a giocare e le madri tendono a prendersi cura dei bambini... I padri incoraggiano la competizione; le madri incoraggiano l'equità. Uno stile incoraggia l'indipendenza, mentre l'altro incoraggia la sicurezza», scrive Glenn Stanton in Perché i bambini hanno bisogno di un genitore maschio e femmina.<br />Katy Faust e Stacy Manning riassumono la scienza della maternità in questo modo: «La mamma tende a concentrarsi sui sentimenti, a prescindere dai fatti. È predisposta per nutrire e connettersi, un'abilità particolarmente importante quando un bambino dipende completamente da lei per sopravvivere. Le madri stabiliscono il tono emotivo a casa e rispondono intuitivamente ai bisogni fisici ed emotivi della sua famiglia. Nel suo modo unicamente femminile, la mamma incarna "la casa" per i suoi figli». (Loro prima di noi: perché abbiamo bisogno di un movimento globale per i diritti dei bambini, Post Hill Press, 2021 Capitolo 3, Parte 4, Loc 1546)<br />Un uomo non può semplicemente decidere di chiamarsi madre; una donna non può definirsi "genitore" o "padre" senza genere. La parola 'madre' ha un referente biologico nel mondo reale e quindi dobbiamo insistere nell'usarla. Soddisfa i bisogni dei bambini.<br />Quando eliminiamo le madri dal nostro vocabolario e dalla...]]></itunes:summary><itunes:duration>661</itunes:duration><itunes:keywords>brestfeeding,feritaprimordiale,progresso,smarrimentogenealogico,stigmatizzati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/488db96bf0cfc69322743a3903b5113b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettere alla redazione: l'abbandono del figlio nato fuori dal matrimonio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettere-alla-redazione-l-abbandono-del-figlio-nato-fuori-dal-matrimonio--52270955</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7246" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7246</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: L'ABBANDONO DEL FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO<br />di Pietro Guidi<br /><br />Gentile redazione di BastaBugie,<br />ho letto con attenzione l'articolo da voi pubblicato che difende il cognome paterno dato al figlio ed mi trovo particolarmente d'accordo anche quando Pietro Guidi scrive che anche le mogli dovrebbero avere il cognome del marito.<br />Tutto questo è vero, ma secondo me non basta. Infatti se è vero che il padre ha diritto di imporre il cognome al figlio, però non sempre ne ha il dovere, ma soltanto quando il figlio è stato generato all'interno del matrimonio. In questa società assistiamo a moltissime rivendicazioni femministe che lamentano il fatto che l'uomo può scappare dopo avere messo incinta una donna, lasciando a lei la difficoltà di badare al figlio e di mantenerlo. Da questo punto di vista sono state fatte numerose leggi che impongono all'uomo di pagare gli alimenti ai figli anche se sono nati fuori dal matrimonio. Appartengono alla stessa corrente ideologica gli assegni di mantenimento dati alla moglie divorziata o separata.<br />Voi potreste sussultare sulla sedia per quello che sto per dirvi: secondo me, e anche secondo le leggi fino all'avvento della rivoluzione sessuale e dell'ideologia della parità di genere, l'uomo che abbandona la sua donna incinta può farlo, perché non è tenuto a mantenere quel figlio. Sarebbe tenuto a farlo solo se i due fossero sposati, altrimenti no. Non sto dicendo che è bello abbandonare il proprio figlio solo perché nato fuori dal matrimonio, ma affermo che l'uomo che lo facesse secondo me non sarebbe da biasimare.<br />È infatti il legame del matrimonio che obbliga a riconoscere i figli che nascono all'interno di esso. Quindi la donna che si concede sessualmente ad un uomo con cui non è sposata deve sapere che lei non può pretendere niente da lui. Deve conoscere i rischi che corre. Quindi, in una società normale, dovrebbe pretendere dal suo uomo che la sposi prima di concedersi a letto. Non solo per motivi religiosi, ma anche per i seguenti motivi naturali. Il legame matrimoniale è fatto apposta a difesa dell'uomo e della donna. In quel legame l'uomo sapeva che sua moglie si era impegnata a restargli sempre fedele e quindi non doveva temere nessun concorrente in amore. La donna invece viene difesa dal matrimonio visto che il marito si è impegnato a sostentare la famiglia. Ma se non si è sposati nessuno dei due ha queste protezioni: entrambi possono essere traditi e la donna rischia di essere abbandonata con il figlio che porta in grembo senza poter rivendicare nulla, visto che l'uomo a cui si è concessa non aveva assunto con lei nessun impegno.<br />Giovanni<br /><br />RISPOSTA DELLA REDAZIONE<br />Caro Giovanni,<br />la tua mail forse non è del tutto condivisibile, ma non possiamo certo negare che gli obblighi sia per il marito che per la moglie nascono dallo stringere il patto matrimoniale.<br />Detto questo però riteniamo che un uomo che mette incinta una donna fuori del matrimonio sia colpevole di immoralità al pari di lei. Infatti la legge di Dio chiama fornicazione tali rapporti, quando sono praticati da persone non sposate, e chiama adulterio i rapporti sessuali tra persone sposate, ma non tra di loro (adulterio semplice quando è sposato uno dei due, adulterio doppio quando sono entrambi coniugati). Entrambi quindi sono peccato grave.<br />Per quanto riguarda la questione del cognome o degli alimenti purtroppo questa materia è trattata dalle leggi civili senza più distinguere tra figli legittimi, cioè nati all'interno del matrimonio, e figli illegittimi. La confusione regna dunque sovrana ed è aggravata dalle complesse questioni dell'utero in affitto che per ora è illegale in Italia, ma che in realtà viene praticato all'estero e poi si pretendono riconoscimenti anche qui da noi.<br />Insomma a noi premeva ricordare che quella del cognome non è una questione secondaria, ma che fa parte di un più ampio progetto di distruzione della famiglia che è praticamente ormai completato nei nostri ordinamenti statuali.<br />Noi crediamo che sia importante ripartire dalla Legge di Dio scritta nel cuore di ogni uomo per ripristinare la realtà naturale sul matrimonio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52270955</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 21:57:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52270955/lettere_alla_redazione_l_abbandono_del_figlio_nato_fuori_dal_matrimonio.mp3" length="5505253" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7246

LETTERE ALLA REDAZIONE: L'ABBANDONO DEL FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO
di Pietro Guidi

Gentile redazione di BastaBugie,
ho letto con attenzione l'articolo da voi pubblicato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7246" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7246</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: L'ABBANDONO DEL FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO<br />di Pietro Guidi<br /><br />Gentile redazione di BastaBugie,<br />ho letto con attenzione l'articolo da voi pubblicato che difende il cognome paterno dato al figlio ed mi trovo particolarmente d'accordo anche quando Pietro Guidi scrive che anche le mogli dovrebbero avere il cognome del marito.<br />Tutto questo è vero, ma secondo me non basta. Infatti se è vero che il padre ha diritto di imporre il cognome al figlio, però non sempre ne ha il dovere, ma soltanto quando il figlio è stato generato all'interno del matrimonio. In questa società assistiamo a moltissime rivendicazioni femministe che lamentano il fatto che l'uomo può scappare dopo avere messo incinta una donna, lasciando a lei la difficoltà di badare al figlio e di mantenerlo. Da questo punto di vista sono state fatte numerose leggi che impongono all'uomo di pagare gli alimenti ai figli anche se sono nati fuori dal matrimonio. Appartengono alla stessa corrente ideologica gli assegni di mantenimento dati alla moglie divorziata o separata.<br />Voi potreste sussultare sulla sedia per quello che sto per dirvi: secondo me, e anche secondo le leggi fino all'avvento della rivoluzione sessuale e dell'ideologia della parità di genere, l'uomo che abbandona la sua donna incinta può farlo, perché non è tenuto a mantenere quel figlio. Sarebbe tenuto a farlo solo se i due fossero sposati, altrimenti no. Non sto dicendo che è bello abbandonare il proprio figlio solo perché nato fuori dal matrimonio, ma affermo che l'uomo che lo facesse secondo me non sarebbe da biasimare.<br />È infatti il legame del matrimonio che obbliga a riconoscere i figli che nascono all'interno di esso. Quindi la donna che si concede sessualmente ad un uomo con cui non è sposata deve sapere che lei non può pretendere niente da lui. Deve conoscere i rischi che corre. Quindi, in una società normale, dovrebbe pretendere dal suo uomo che la sposi prima di concedersi a letto. Non solo per motivi religiosi, ma anche per i seguenti motivi naturali. Il legame matrimoniale è fatto apposta a difesa dell'uomo e della donna. In quel legame l'uomo sapeva che sua moglie si era impegnata a restargli sempre fedele e quindi non doveva temere nessun concorrente in amore. La donna invece viene difesa dal matrimonio visto che il marito si è impegnato a sostentare la famiglia. Ma se non si è sposati nessuno dei due ha queste protezioni: entrambi possono essere traditi e la donna rischia di essere abbandonata con il figlio che porta in grembo senza poter rivendicare nulla, visto che l'uomo a cui si è concessa non aveva assunto con lei nessun impegno.<br />Giovanni<br /><br />RISPOSTA DELLA REDAZIONE<br />Caro Giovanni,<br />la tua mail forse non è del tutto condivisibile, ma non possiamo certo negare che gli obblighi sia per il marito che per la moglie nascono dallo stringere il patto matrimoniale.<br />Detto questo però riteniamo che un uomo che mette incinta una donna fuori del matrimonio sia colpevole di immoralità al pari di lei. Infatti la legge di Dio chiama fornicazione tali rapporti, quando sono praticati da persone non sposate, e chiama adulterio i rapporti sessuali tra persone sposate, ma non tra di loro (adulterio semplice quando è sposato uno dei due, adulterio doppio quando sono entrambi coniugati). Entrambi quindi sono peccato grave.<br />Per quanto riguarda la questione del cognome o degli alimenti purtroppo questa materia è trattata dalle leggi civili senza più distinguere tra figli legittimi, cioè nati all'interno del matrimonio, e figli illegittimi. 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E DEL MARITO<br />Quest'anno la Corte Costituzionale ha abolito il cognome del padre attribuito in modo automatico, ma è un imbarbarimento... persino la moglie dovrebbe avere il cognome del marito (come Margaret Thatcher, Hilary Clinton e Ursula von der Leyen)<br />di Pietro Guidi<br />Mercoledì 27 aprile la Corte Costituzionale ha definito illegittime le norme che attribuiscono al figlio di una coppia il cognome del padre in modo automatico. Per dare al figlio soltanto il cognome paterno d'ora in poi sarà necessario che entrambi i genitori siano d'accordo. Questa notizia non deve stupirci.<br />Già in moltissimi paesi europei vigevano leggi simili, se non ancora più estreme. In Spagna vengono dati entrambi i cognomi. Nei Paesi Bassi si attribuisce di comune accordo uno dei due cognomi. In Germania, Svizzera, Grecia, Ungheria, Romania e Croazia viene assegnato ai figli il cognome scelto dai genitori per tutta la famiglia. In Francia e in Belgio si possono assegnare entrambi i cognomi in ordine alfabetico. Addirittura in Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria viene attribuito automaticamente il cognome della madre dall'anagrafe, a meno che si dia indicazione della propria scelta. In Lussemburgo siccome sono più indecisi fanno un sorteggio.<br />Quindi la legge attualmente vigente in Italia non è un caso isolato, ma è parte di un processo di revisione del ruolo della donna all'interno della famiglia che ha colpito tutto l'Occidente. Si dice infatti che una volta la famiglia avesse uno stampo esclusivamente patriarcale: il padre veniva chiamato capofamiglia ed era lui che decideva tutto, mentre la donna era relegata al ruolo di serva del marito, alla cura dei figli e alle faccende domestiche. In quest'ottica il fatto di dare anche il cognome della donna non è impuntarsi per una cosa da niente, ma è un segno del nuovo ruolo assunto dalla donna all'interno della famiglia.<br />Se una femminista mi esponesse così le motivazioni del dare anche il cognome materno al figlio gli direi che ha ragione, eccetto che nella soluzione. È verissimo che dare il cognome materno al figlio non è una quisquilia burocratica, ma rivoluziona sostanzialmente il ruolo della donna. Il problema è che il vecchio ruolo che aveva la donna nella famiglia andava benissimo e quello nuovo storpia la sua natura. Permettere alla donna di dare il cognome ai propri figli è l'ennesimo passo avanti nella decostruzione del ruolo del padre e del maschio e del conseguente crollo della famiglia. E questo va a scapito anche della donna. È insomma un ulteriore passo avanti di questa ideologia cieca nei confronti della realtà. Sì, sto parlando di realtà perché dare il cognome del padre al figlio (e anche alla moglie) non è una convenzione sociale che può essere cambiata perché risolve i problemi dati dalla realtà biologica. Infatti il cognome del padre risolve l'incertezza della paternità per i figli e, se proprio vogliamo dirla tutta, la moglie dovrebbe portare il cognome del marito a sua maggior garanzia.<br />IL COGNOME DEL PADRE PER I FIGLI<br />Nel nostro DNA ci sono scritti due bisogni fondamentali: quello di sopravvivere e quello di riprodurci. Per questo esistono l'istinto alla sopravvivenza e quello dell'accoppiamento sessuale. In questo caso ci interessa il secondo. Noi ci riproduciamo perché istintivamente desideriamo trasmettere i nostri geni alla generazione futura. Non ci basta che la specie umana si riproduca, ma ogni individuo desidera che siano i suoi geni ad essere portati avanti. Traducendo in un linguaggio contemporaneo: non ci basta sapere che qualcuno faccia sesso, ma vogliamo essere noi personalmente a farlo. E siccome la natura mette un piacere dove ci realizziamo, noi ci realizziamo trasmettendo i nostri geni alla generazione futura.<br />Pensiamo agli animali che, pur di accaparrarsi le femmine per potersi riprodurre, sono disposti a lottare fino all'ultimo sangue. Quindi è interesse di ogni maschio, animale o umano che sia, far sì che sia solo lui a generare figli dalla sua femmina e nessun altro. Altrimenti starebbe sprecando le sue risorse e le sue energie per mantenere i figli del suo rivale: oltre al danno la beffa! I latini spiegavano questo concetto dicendo: "Mater semper certa, pater numquam". Da qui capiamo l'esigenza del padre di imporre il cognome: così facendo lo riconosce come suo e si impegna a mantenerlo e proteggerlo. Da questo discende che il bambino entra a far parte della famiglia del padre, è sottomesso alla sua potestà e per questo ottiene il diritto ad essere mantenuto dal padre, il diritto all'eredità e a tutte le cose che sono dovute ad un figlio. Diversamente no. Infatti ogni vero diritto nasce da un dovere e il diritto ad essere mantenuto dai genitori nasce dal dovere di stare sottomesso a loro.<br />Dai ragionamenti fatti sul cognome paterno si può capire che questa non è una rivendicazione fine a sé stessa, ma deriva dal fatto che è l'uomo a esercitare il ruolo di capofamiglia con tutto il carico di responsabilità che esso comporta: se la famiglia va male o patisce la fame è colpa sua.<br />Comprendiamo quindi come imporre il nome o il cognome è un gesto dalla portata grandissima. Dare il nome infatti è sempre stato un atto di autorità. Pensiamo nei vangeli a quando Gesù cambia il nome a Simone, che da quel giorno si chiamerà Pietro. In questo modo Gesù aveva affermato di avere il potere su di lui. Era Gesù che comandava e Pietro obbediva. La stessa cosa deve succedere in famiglia. Il padre infatti deve prendersi la responsabilità di mantenere e difendere la famiglia e per questo motivo è lui che ha il diritto, ma anche il dovere di comandare. Se per non prendersi la responsabilità scaricasse sulla moglie l'onere di decidere, verrebbe meno a un suo preciso dovere.<br />Diversamente da quello che in genere si crede, in famiglia non si può decidere in due. Non è possibile che siano entrambi i genitori a comandare, ma deve essercene uno che ha l'ultima parola. Ogni realtà ordinata ha una e una sola guida. Pensiamo ad una azienda, una squadra di calcio, uno stato ecc. Se ci fossero due persone a comandare nel momento in cui si trovassero in disaccordo ci si bloccherebbe. Inoltre credere che l'accordo sia sempre possibile a condizione di parlarne abbondantemente è un'illusione tutta femminile. Se in una famiglia vi dicono che comandano tutti e due in realtà ci sarà sempre uno che ha l'ultima parola. E se l'uomo ha abdicato dal suo ruolo di capofamiglia per "decidere insieme", state sicuri che, quando si troverà in disaccordo con la moglie, farà un ulteriore passo indietro e lascerà decidere a lei trasformandosi piano piano in un'ameba. E chi dei due debba comandare ce lo indica la natura: all'uomo viene donata maggior forza fisica e maggior logicità nel ragionamento proprio per adempiere a questo compito. Alla donna invece viene data una maggior sensibilità ed emotività che le permettono di svolgere meglio il suo compito di cura nei confronti del marito, dei figli e, di conseguenza, della loro casa. Una donna affezionata a suo marito farà dei gesti di amore che a lui non sarebbero mai venuti in mente.<br />IL COGNOME DEL MARITO PER LA MOGLIE<br />Quindi, come conseguenza di tutto quello che è stato detto facciamo un passo ulteriore: non solo i figli devono avere il cognome del padre, ma anche la moglie dovrebbe prendere il cognome del marito. Infatti il cognome indica la persona a cui sei soggetto. Finché vivi in casa con i tuoi genitori è a loro che sei soggetto e sono loro che ti proteggono e ti mantengono. Quando invece vai a vivere con il tuo marito è lui che prende su di sé il dovere di mantenerti e di proteggerti e ti accetta nella sua famiglia: per questo è giusto che la donna porti il cognome del marito. Questa cosa è magnificamente spiegata quando Gesù istituisce il sacramento del matrimonio, ribadendo l'insegnamento originario di Dio sulla sessualità. Ad un certo punto Gesù dice, citando quello che Dio aveva detto ad Adamo ed Eva: "Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne". Fate bene attenzione alle parole: l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre. Perché non dice che anche la donna li abbandonerà? Perché la donna non abbandona nessuna sicurezza. L'uomo infatti abbandonerà la sicurezza della casa paterna e diventerà responsabile della sua vita. La donna no. La donna passerà dalla protezione dei suoi genitori a quella del marito. Non sarà in nessun momento abbandonata a se stessa. E il cambio di cognome dopo il matrimonio esprime proprio questa realtà: io porto il cognome di colui che mi protegge, di chi ha la responsabilità su di me.<br />Persino Hilary Clinton porta il cognome del marito Bill, ex presidente degli Stati Uniti, in quanto deve tutta la sua carriera politica a lui. E non si può certo dire che la Clinton sia antifemminista, anzi. Stesso discorso per Ursula von der Leyen, attuale presidente della Commissione europea. Il suo cognome è in realtà quello del marito.<br />In conclusione dobbiamo augurarci che un giorno le donne possano tornare a capire che la loro realizzazione non passa dal competere con l'uomo su chi ha i]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52270909</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2022 10:06:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52270909/e_bello_avere_il_cognome_del_padre_e_del_marito.mp3" length="11819093" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7247

E' BELLO AVERE IL COGNOME DEL PADRE... E DEL MARITO
Quest'anno la Corte Costituzionale ha abolito il cognome del padre attribuito in modo automatico, ma è un imbarbarimento......</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7247" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7247</a><br /><br />E' BELLO AVERE IL COGNOME DEL PADRE... E DEL MARITO<br />Quest'anno la Corte Costituzionale ha abolito il cognome del padre attribuito in modo automatico, ma è un imbarbarimento... persino la moglie dovrebbe avere il cognome del marito (come Margaret Thatcher, Hilary Clinton e Ursula von der Leyen)<br />di Pietro Guidi<br />Mercoledì 27 aprile la Corte Costituzionale ha definito illegittime le norme che attribuiscono al figlio di una coppia il cognome del padre in modo automatico. Per dare al figlio soltanto il cognome paterno d'ora in poi sarà necessario che entrambi i genitori siano d'accordo. Questa notizia non deve stupirci.<br />Già in moltissimi paesi europei vigevano leggi simili, se non ancora più estreme. In Spagna vengono dati entrambi i cognomi. Nei Paesi Bassi si attribuisce di comune accordo uno dei due cognomi. In Germania, Svizzera, Grecia, Ungheria, Romania e Croazia viene assegnato ai figli il cognome scelto dai genitori per tutta la famiglia. In Francia e in Belgio si possono assegnare entrambi i cognomi in ordine alfabetico. Addirittura in Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria viene attribuito automaticamente il cognome della madre dall'anagrafe, a meno che si dia indicazione della propria scelta. In Lussemburgo siccome sono più indecisi fanno un sorteggio.<br />Quindi la legge attualmente vigente in Italia non è un caso isolato, ma è parte di un processo di revisione del ruolo della donna all'interno della famiglia che ha colpito tutto l'Occidente. Si dice infatti che una volta la famiglia avesse uno stampo esclusivamente patriarcale: il padre veniva chiamato capofamiglia ed era lui che decideva tutto, mentre la donna era relegata al ruolo di serva del marito, alla cura dei figli e alle faccende domestiche. In quest'ottica il fatto di dare anche il cognome della donna non è impuntarsi per una cosa da niente, ma è un segno del nuovo ruolo assunto dalla donna all'interno della famiglia.<br />Se una femminista mi esponesse così le motivazioni del dare anche il cognome materno al figlio gli direi che ha ragione, eccetto che nella soluzione. È verissimo che dare il cognome materno al figlio non è una quisquilia burocratica, ma rivoluziona sostanzialmente il ruolo della donna. Il problema è che il vecchio ruolo che aveva la donna nella famiglia andava benissimo e quello nuovo storpia la sua natura. Permettere alla donna di dare il cognome ai propri figli è l'ennesimo passo avanti nella decostruzione del ruolo del padre e del maschio e del conseguente crollo della famiglia. E questo va a scapito anche della donna. È insomma un ulteriore passo avanti di questa ideologia cieca nei confronti della realtà. Sì, sto parlando di realtà perché dare il cognome del padre al figlio (e anche alla moglie) non è una convenzione sociale che può essere cambiata perché risolve i problemi dati dalla realtà biologica. Infatti il cognome del padre risolve l'incertezza della paternità per i figli e, se proprio vogliamo dirla tutta, la moglie dovrebbe portare il cognome del marito a sua maggior garanzia.<br />IL COGNOME DEL PADRE PER I FIGLI<br />Nel nostro DNA ci sono scritti due bisogni fondamentali: quello di sopravvivere e quello di riprodurci. Per questo esistono l'istinto alla sopravvivenza e quello dell'accoppiamento sessuale. In questo caso ci interessa il secondo. Noi ci riproduciamo perché istintivamente desideriamo trasmettere i nostri geni alla generazione futura. Non ci basta che la specie umana si riproduca, ma ogni individuo desidera che siano i suoi geni ad essere portati avanti. Traducendo in un linguaggio contemporaneo: non ci basta sapere che qualcuno faccia sesso, ma vogliamo essere noi personalmente a farlo. 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CE LO DICE L'EUROPA (E COSI' SARANNO ROVINATI PER SEMPRE) di Antoine Béllion<br />"Vai nella tua stanza!". Chi di noi non ha ricevuto quest'ordine nella propria infanzia? Conosciuta anche come cornering (andare all'angolo), è una delle punizioni più comuni nelle famiglie. Per lo psichiatra infantile Maurice Berger, ex direttore di un servizio dedicato alla cura dei bambini violenti, questa è addirittura "probabilmente la punizione più antica del mondo".<br />Ebbene, questa antica punizione potrebbe presto essere proscritta dal Consiglio d'Europa che, a suon di decreti, si è improvvisato anche custode della "genitorialità". Il Consiglio intende "combattere la violenza nell'educazione". Spronato da associazioni libertarie, come la francese Stop VEO (violences éducatives ordinaires), il Consiglio d'Europa ha preso di mira il famoso cornering.<br />Eppure, finora, il "vai nella tua stanza!" era ritenuta la punizione perfetta. [...] Per esempio, nel 2008 Maud de Boer-Buquicchio, allora vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, aveva lanciato una campagna per prevenire gli abusi sui minori. Come parte della campagna, il Consiglio aveva pubblicato un opuscolo rivolto ai genitori, che diceva: "I bambini stanno meglio se i loro genitori sono cordiali e solidali, se trascorrono del tempo di qualità con loro, rispondendo a eventuali cattivi comportamenti con spiegazioni e, se necessario, con punizioni non violente come il cornering".<br />Da allora i tempi sono cambiati e il Consiglio ha deciso di rivedere le proprie posizioni. Lo scorso 8 agosto, Regina Jensdottir, responsabile della sezione Diritti dei bambini, ha annunciato che il cornering è "obsoleto" e andrebbe "ripensato". In una mail di risposta a un quesito di Le Figaro, datato 7 ottobre 2022, il Consiglio d'Europa conferma che "non promuove più il cornering", avendo ceduto alle sirene delle lobby della cosiddetta "educazione positiva".<br />Secondo Christine Schuhl, educatrice infantile col metodo Montessori: "Un bambino che si arrabbia e disobbedisce è un bambino che non sta bene. Quando mai si lascia solo qualcuno che non sta bene? È una sanzione psichica inaudita. E sto misurando le mie parole".<br />Lo psichiatra infantile Maurice Berger non è d'accordo: "Paragonare il 'cornering' ai maltrattamenti è ignoranza scientifica. Alcuni bambini prendono in giro i loro genitori e questo modo di trattenerli può ripristinare la necessaria asimmetria tra adulto e bambino. Lo possiamo chiamare un 'altolà', un atto che permette di fermare qualcuno quando le parole non bastano".<br />La pensa in modo identico Benjamin Sadoun, psichiatra infantile presso il Groupe Hospitalier Universitaire Paris psychiatrie &amp; neurosciences: "Mi sembra una sanzione moderata. Successivamente, i genitori dovrebbero comunque analizzare i motivi che li hanno portati a rinchiudere il bambino in camera".<br />Per Caroline Goldman, un'altra specialista dei bambini: "Mandiamo il bambino nella sua stanza quando infrange le regole, a condizione però che gli siano state spiegate più volte. È bene che impari a trattenersi. Il bambino sano richiede limiti, C'è un consenso scientifico sul 'cornering'". [...]<br />Un saggio consiglio di cui il Consiglio d'Europa ovviamente non ha tenuto conto...<br /><br />Nota di BastaBugie: nel sito WikiHow si trova un interessante articolo dal titolo "Usare il Time-Out per i Bambini in Età Prescolare" che spiega come si mette un figlio in castigo. Ecco questi consigli pratici.<br /><br />1) AVVERTI TUO FIGLIO<br />Se il piccolo non riesce a controllarsi, come succede talvolta alla maggior parte dei bambini, inizia avvisandolo. Assicurati che l'avvertimento sia chiaro ed espresso in un linguaggio comprensibile. Potresti dirgli: "Paolo, se picchi di nuovo il tuo amico, ti metterò in castigo".<br /><br />2) ACCOMPAGNALO NELLA ZONA RISERVATA AL CASTIGO<br />Se il comportamento scorretto perdura, conduci tuo figlio nell'angolo del castigo, ossia in un posto tranquillo privo di distrazioni quali la televisione, i giocattoli e altri bambini<br />Potrebbe essere utile avere uno spazio prestabilito in casa o in altri posti che frequenti abitualmente. In tal modo eviterai l'ulteriore frustrazione di trovare un posto adeguato all'ultimo momento.<br />Assicurati di spiegare a tuo figlio il motivo del castigo e cerca di giudicare il suo comportamento, anziché il bambino. Per esempio, potresti dirgli "Non è corretto picchiare Matteo" invece di "Sei monello perché picchi Matteo".<br /><br />3) ORDINA A TUO FIGLIO DI RESTARE IN SILENZIO PER IL TEMPO PRESTABILITO<br />La maggior parte degli esperti è concorde nell'affermare che il periodo di tempo più adeguato per il time out sia di un minuto per ogni anno di età del bambino. Quindi, se tuo figlio ha tre anni dovrebbe restare in castigo per tre minuti, mentre se ne ha quattro il castigo dovrebbe durare quattro minuti, eccetera.<br />Tuo figlio potrebbe rifiutarsi di restare in silenzio e ciò è del tutto normale per un bambino in età prescolare. Se si rifiuta di stare fermo, trattienilo dalle spalle con fermezza, ma gentilmente. Potresti anche cercare di tenertelo in grembo.<br />Al contrario, alcuni genitori preferiscono concedersi una pausa quando il proprio figlio assume un atteggiamento di sfida. Ciò potrebbe significare semplicemente dire al bambino che hai bisogno di una pausa e quindi restare nella stessa stanza per non perderlo di vista, ma non rispondere alle sue provocazioni.<br /><br />4) RITORNA ALLE NORMALI ATTIVITÀ<br />Fai riprendere a tuo figlio un'attività positiva dopo aver completato il periodo di pausa raccomandato. Se è ancora abbattuto o agitato, potrebbe essere utile concedergli del tempo in più per calmarsi. Comunicagli che è libero di tornare alle altre attività appena smette di piangere o di assumere qualsiasi comportamento scorretto.<br /><br />CONSIGLI VARI<br />Cerca di essere di buon esempio assumendo un comportamento appropriato. I bambini apprendono maggiormente emulando i propri genitori.<br />Non punirlo mai per i suoi errori accidentali. I bambini devono imparare ad acquistare la propria autonomia senza temere di essere giudicati per incidenti occasionali e inevitabili.<br />Assicurati di spiegare sempre a tuo figlio il motivo alla base del tuo provvedimento o delle conseguenze naturali.<br />Non cedere soltanto perché temi di mettere a rischio la serenità di tuo figlio. Ricorda che i bambini traggono vantaggio dall'imposizione di limiti e conseguenze appropriate.<br />È preferibile aspettare che il bambino sia abbastanza grande da comprendere il concetto di castigo, prima di cominciare ad applicare questa tecnica disciplinare. L'età giusta per iniziare è intorno ai tre anni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52178820</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2022 22:09:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52178820/niente_punizioni_per_i_figli_ce_lo_dice_l_europa_e_cos_saranno_rovinati_per_sempre.mp3" length="8259360" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7230

NIENTE PUNIZIONI PER I FIGLI... CE LO DICE L'EUROPA (E COSI' SARANNO ROVINATI PER SEMPRE) di Antoine Béllion
"Vai nella tua stanza!". Chi di noi non ha ricevuto quest'ordine...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7230" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7230</a><br /><br />NIENTE PUNIZIONI PER I FIGLI... CE LO DICE L'EUROPA (E COSI' SARANNO ROVINATI PER SEMPRE) di Antoine Béllion<br />"Vai nella tua stanza!". Chi di noi non ha ricevuto quest'ordine nella propria infanzia? Conosciuta anche come cornering (andare all'angolo), è una delle punizioni più comuni nelle famiglie. Per lo psichiatra infantile Maurice Berger, ex direttore di un servizio dedicato alla cura dei bambini violenti, questa è addirittura "probabilmente la punizione più antica del mondo".<br />Ebbene, questa antica punizione potrebbe presto essere proscritta dal Consiglio d'Europa che, a suon di decreti, si è improvvisato anche custode della "genitorialità". Il Consiglio intende "combattere la violenza nell'educazione". Spronato da associazioni libertarie, come la francese Stop VEO (violences éducatives ordinaires), il Consiglio d'Europa ha preso di mira il famoso cornering.<br />Eppure, finora, il "vai nella tua stanza!" era ritenuta la punizione perfetta. [...] Per esempio, nel 2008 Maud de Boer-Buquicchio, allora vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, aveva lanciato una campagna per prevenire gli abusi sui minori. Come parte della campagna, il Consiglio aveva pubblicato un opuscolo rivolto ai genitori, che diceva: "I bambini stanno meglio se i loro genitori sono cordiali e solidali, se trascorrono del tempo di qualità con loro, rispondendo a eventuali cattivi comportamenti con spiegazioni e, se necessario, con punizioni non violente come il cornering".<br />Da allora i tempi sono cambiati e il Consiglio ha deciso di rivedere le proprie posizioni. Lo scorso 8 agosto, Regina Jensdottir, responsabile della sezione Diritti dei bambini, ha annunciato che il cornering è "obsoleto" e andrebbe "ripensato". In una mail di risposta a un quesito di Le Figaro, datato 7 ottobre 2022, il Consiglio d'Europa conferma che "non promuove più il cornering", avendo ceduto alle sirene delle lobby della cosiddetta "educazione positiva".<br />Secondo Christine Schuhl, educatrice infantile col metodo Montessori: "Un bambino che si arrabbia e disobbedisce è un bambino che non sta bene. Quando mai si lascia solo qualcuno che non sta bene? È una sanzione psichica inaudita. E sto misurando le mie parole".<br />Lo psichiatra infantile Maurice Berger non è d'accordo: "Paragonare il 'cornering' ai maltrattamenti è ignoranza scientifica. Alcuni bambini prendono in giro i loro genitori e questo modo di trattenerli può ripristinare la necessaria asimmetria tra adulto e bambino. Lo possiamo chiamare un 'altolà', un atto che permette di fermare qualcuno quando le parole non bastano".<br />La pensa in modo identico Benjamin Sadoun, psichiatra infantile presso il Groupe Hospitalier Universitaire Paris psychiatrie &amp; neurosciences: "Mi sembra una sanzione moderata. Successivamente, i genitori dovrebbero comunque analizzare i motivi che li hanno portati a rinchiudere il bambino in camera".<br />Per Caroline Goldman, un'altra specialista dei bambini: "Mandiamo il bambino nella sua stanza quando infrange le regole, a condizione però che gli siano state spiegate più volte. È bene che impari a trattenersi. Il bambino sano richiede limiti, C'è un consenso scientifico sul 'cornering'". [...]<br />Un saggio consiglio di cui il Consiglio d'Europa ovviamente non ha tenuto conto...<br /><br />Nota di BastaBugie: nel sito WikiHow si trova un interessante articolo dal titolo "Usare il Time-Out per i Bambini in Età Prescolare" che spiega come si mette un figlio in castigo. Ecco questi consigli pratici.<br /><br />1) AVVERTI TUO FIGLIO<br />Se il piccolo non riesce a controllarsi, come succede talvolta alla maggior parte dei bambini, inizia avvisandolo. Assicurati che l'avvertimento sia chiaro ed espresso in un linguaggio comprensibile. Potresti dirgli: "Paolo, se picchi di nuovo il tuo...]]></itunes:summary><itunes:duration>517</itunes:duration><itunes:keywords>monello,montessori,punizioni,timeout,wikihow</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6840c07df14e2892b7971e9444cb190a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il divorzio è la viltà che fugge dinanzi alle difficoltà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-divorzio-e-la-vilta-che-fugge-dinanzi-alle-difficolta--52049770</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7225" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7225</a><br /><br />IL DIVORZIO E' LA VILTA' CHE FUGGE DINANZI ALLE DIFFICOLTA' di Pierfrancesco Nardini<br />«Al massimo puoi sempre divorziare». Questa frase sentita in un film la si prende come spunto perché, se ci si pensa, racchiude la sintesi dei tempi che viviamo sull'argomento matrimonio.<br />Il divorzio divenuto logica normalità della vita. Se ho sete, bevo. Se sono stanco, mi riposo. Se sono innamorato della mia fidanzata, mi sposo. Se va male, divorzio. Logico, no?<br />Il personaggio che dice questa frase (per incoraggiare lo sposo!) mica gli parla della giustezza della sua scelta, mica gli ricorda l'amore che ha per la sposa, mica gli rammenta i sogni da loro fatti nei mesi passati, no! Gli dice, in pratica, che tanto al massimo divorzieranno e si libereranno facilmente di qualsiasi problema...<br /><br />RIMETTERE INSIEME I COCCI<br />È talmente normale pensare al divorzio come una soluzione che non ci si pone oramai più la domanda se si possano rimettere insieme i cocci, se si possa risolvere il problema.<br />È proprio vero che la possibilità del divorzio ha inciso sulla mentalità delle persone. Ha inciso, diciamo così, sul loro modo di pensare che è cambiato in modo inconscio. Immagazzinato il file, anche senza pensarci in modo consapevole, c'è questa spia nella mente che sempre più automaticamente fa pensare a questo, non si prende più in considerazione l'altra possibilità, quella di combattere per il proprio matrimonio, affrontando la crisi.<br />La presenza del divorzio, insomma, ha dato alle persone una facile via d'uscita che rende veloce e (s'illudono) indolore la fine di ogni problema.<br />È stato giustamente detto che, se una persona vive in una stanza e se l'arreda come più gli piace, ma ha una porta aperta che gli permette di uscirne quando vuole, al primo momento in cui questa stanza non gli piacerà più, uscirà subito, non proverà prima ad aggiustarla (cambiare colori alle pareti, i mobili, ecc...), come invece farebbe se la porta aperta (via d'uscita facile) non ci fosse. Questo vale per matrimonio e divorzio.<br />Qui non ci si sofferma sulla sempre maggiore superficialità delle relazioni ai giorni nostri, frutto di più cose, che si ripercuote però sui rapporti di coppia e sulla capacità di capire la profondità dei propri sentimenti. Quel che qui si vuol sottolineare è come oramai il divorzio sia entrato appieno nella normale e quotidiana prassi della vita, sia diventato qualcosa di comunemente accettato e abituale, tale da non esser più messo in discussione, ahinoi anche da molti che si dicono cattolici.<br /><br />UNA CONVINZIONE NATA DALL'ABITUDINE<br />Se c'è qualcosa che è difficile scardinare dalla mente delle persone, è una convinzione nata dall'abitudine. Se, cioè, una persona si abitua a qualcosa nella propria vita, dopo qualche tempo, giusto o sbagliato che sia quel comportamento, la sua capacità di giudizio sul quella cosa è dominata dall'abitudine.<br />In conclusione leggiamo queste interessanti parole di Chesterton: "La prima cosa da dire su questi riformatori è che per loro il matrimonio è un discorso senza capo né coda. Non sanno cosa sia, o cosa significhi; essi non vi danno un'occhiata nemmeno quando vi ci si trovano dentro. Semplicemente si liberano della fatica più vicina (...) non hanno la minima idea di quanto sia vasta l'idea che stanno attaccando. (...). Non esiste forse peggior consiglio di quello di liberarsi dalla fatica più vicina (...) sarebbe a dire 'rosicchia la prima cosa che ti capita a tiro'. L'uomo, come il topo, tende a scardinare ciò che non comprende e, dato che ha sbattuto contro un ostacolo, non importa che questo ostacolo sia il pilastro portante che sostiene il tetto sopra la sua testa (...). Ci accorgeremo di come la grande massa di uomini e donne moderni, che scrivono e parlano del matrimonio, stiano rosicchiandolo ciecamente come un esercito di topi. (...) I ratti sono sempre pronti ad abbandonare la nave che affonda: esiste una nave (fuor di metafora: la famiglia), grande o piccola non fa differenza, che non va abbandonata anche quando si pensa stia affondando. (...) Ogni filosofia dell'amore che non dia conto della sua ambizione di stabilità, come delle sue esperienze di fallimento, è destinata a fallire."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52049770</guid><pubDate>Tue, 29 Nov 2022 23:03:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52049770/il_divorzio_la_vilt_che_fugge_dinanzi_alle_difficolt.mp3" length="5508328" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7225

IL DIVORZIO E' LA VILTA' CHE FUGGE DINANZI ALLE DIFFICOLTA' di Pierfrancesco Nardini
«Al massimo puoi sempre divorziare». Questa frase sentita in un film la si prende come spunto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7225" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7225</a><br /><br />IL DIVORZIO E' LA VILTA' CHE FUGGE DINANZI ALLE DIFFICOLTA' di Pierfrancesco Nardini<br />«Al massimo puoi sempre divorziare». Questa frase sentita in un film la si prende come spunto perché, se ci si pensa, racchiude la sintesi dei tempi che viviamo sull'argomento matrimonio.<br />Il divorzio divenuto logica normalità della vita. Se ho sete, bevo. Se sono stanco, mi riposo. Se sono innamorato della mia fidanzata, mi sposo. Se va male, divorzio. Logico, no?<br />Il personaggio che dice questa frase (per incoraggiare lo sposo!) mica gli parla della giustezza della sua scelta, mica gli ricorda l'amore che ha per la sposa, mica gli rammenta i sogni da loro fatti nei mesi passati, no! Gli dice, in pratica, che tanto al massimo divorzieranno e si libereranno facilmente di qualsiasi problema...<br /><br />RIMETTERE INSIEME I COCCI<br />È talmente normale pensare al divorzio come una soluzione che non ci si pone oramai più la domanda se si possano rimettere insieme i cocci, se si possa risolvere il problema.<br />È proprio vero che la possibilità del divorzio ha inciso sulla mentalità delle persone. Ha inciso, diciamo così, sul loro modo di pensare che è cambiato in modo inconscio. Immagazzinato il file, anche senza pensarci in modo consapevole, c'è questa spia nella mente che sempre più automaticamente fa pensare a questo, non si prende più in considerazione l'altra possibilità, quella di combattere per il proprio matrimonio, affrontando la crisi.<br />La presenza del divorzio, insomma, ha dato alle persone una facile via d'uscita che rende veloce e (s'illudono) indolore la fine di ogni problema.<br />È stato giustamente detto che, se una persona vive in una stanza e se l'arreda come più gli piace, ma ha una porta aperta che gli permette di uscirne quando vuole, al primo momento in cui questa stanza non gli piacerà più, uscirà subito, non proverà prima ad aggiustarla (cambiare colori alle pareti, i mobili, ecc...), come invece farebbe se la porta aperta (via d'uscita facile) non ci fosse. Questo vale per matrimonio e divorzio.<br />Qui non ci si sofferma sulla sempre maggiore superficialità delle relazioni ai giorni nostri, frutto di più cose, che si ripercuote però sui rapporti di coppia e sulla capacità di capire la profondità dei propri sentimenti. Quel che qui si vuol sottolineare è come oramai il divorzio sia entrato appieno nella normale e quotidiana prassi della vita, sia diventato qualcosa di comunemente accettato e abituale, tale da non esser più messo in discussione, ahinoi anche da molti che si dicono cattolici.<br /><br />UNA CONVINZIONE NATA DALL'ABITUDINE<br />Se c'è qualcosa che è difficile scardinare dalla mente delle persone, è una convinzione nata dall'abitudine. Se, cioè, una persona si abitua a qualcosa nella propria vita, dopo qualche tempo, giusto o sbagliato che sia quel comportamento, la sua capacità di giudizio sul quella cosa è dominata dall'abitudine.<br />In conclusione leggiamo queste interessanti parole di Chesterton: "La prima cosa da dire su questi riformatori è che per loro il matrimonio è un discorso senza capo né coda. Non sanno cosa sia, o cosa significhi; essi non vi danno un'occhiata nemmeno quando vi ci si trovano dentro. Semplicemente si liberano della fatica più vicina (...) non hanno la minima idea di quanto sia vasta l'idea che stanno attaccando. (...). Non esiste forse peggior consiglio di quello di liberarsi dalla fatica più vicina (...) sarebbe a dire 'rosicchia la prima cosa che ti capita a tiro'. L'uomo, come il topo, tende a scardinare ciò che non comprende e, dato che ha sbattuto contro un ostacolo, non importa che questo ostacolo sia il pilastro portante che sostiene il tetto sopra la sua testa (...). Ci accorgeremo di come la grande massa di uomini e donne moderni, che scrivono e parlano del...]]></itunes:summary><itunes:duration>345</itunes:duration><itunes:keywords>chesterton,divorzio,fatica,pilastro,ratti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a48b8071e03952a17f94a31d84d78787.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Piemonte vuole evitare gli affidi illeciti tipo Bibbiano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-piemonte-vuole-evitare-gli-affidi-illeciti-tipo-bibbiano--51902009</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7211" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7211</a><br /><br />IL PIEMONTE VUOLE EVITARE GLI AFFIDI ILLECITI TIPO BIBBIANO di Anna Bono<br />La giunta regionale del Piemonte, composta da una coalizione di centrodestra in carica dal 2019, ha un assessorato che si occupa specificamente di infanzia, genitorialità e ruolo della famiglia nelle politiche del bambino. Chiara Caucino, che ne ha le deleghe, fin dall'inizio del suo mandato si è occupata assiduamente del problema dei minori allontanati dai genitori per offrire loro cure, educazione e condizioni di vita adeguate qualora la famiglia d'origine non sia in grado di farlo. A richiamare la sua attenzione e ad allarmarla è stato l'elevato numero in Piemonte, superiore alla media nazionale, dei bambini dati in affidamento familiare e accolti in strutture residenziali. I dati più recenti disponibili indicano infatti in Italia una media di 2,7 minori per mille allontanati dalle famiglie contro il 3,5 per mille del Piemonte.<br />Ad accrescere interesse e preoccupazione verso il fenomeno sono state nel frattempo le notizie di cattiva gestione dell'istituto dell'affidamento: il caso più clamoroso è quello di Bibbiano, emerso nel 2019 nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e demoni" sugli affidi illeciti. L'assessore Caucino si è quindi impegnata nella formulazione di una nuova legge regionale che preveda maggiore supporto alle famiglie di origine nell'obiettivo di mettere al centro il sostegno della genitorialità in funzione del "diritto naturale" dei minori, del loro primario interesse a crescere nelle rispettive famiglie.<br /><br />AFFIDAMENTO AI FAMIGLIARI FINO AL QUARTO GRADO<br />In sostanza la nuova normativa prevede innanzitutto che l'indigenza non possa mai essere causa di allontanamento e quindi privilegia l'aiuto economico alle famiglie, in termini di sussidi, contributi al pagamento di affitti di locazione e ad altre spese, assegnazione di abitazioni idonee alle necessità familiari.<br />La legge intende in secondo luogo attuare politiche che, nel rispetto e nella tutela dei minori, riducano per quanto possibile i tempi della separazione dei bambini dai famigliari, ove questa si renda necessaria, per evitare quanto più possibile di sradicare il minore e affidarlo ad estranei, per quanto professionalmente preparati e affidabili. A tal fine impegna l'amministrazione a potenziare l'affido flessibile e modulabile sulle necessità della famiglia, a sostenere le reti famigliari concentrando su di esse il sostegno economico, culturale e sociale e privilegiando l'affidamento ai famigliari fino al quarto grado di parentela. Un'attenzione speciale è prevista a non dividere i fratelli e quindi a inserirli in un'unica casa-famiglia o struttura.<br />Tra gli organi introdotti dalla legge figurano un Progetto educativo familiare (Pef), della durata minima di sei mesi e con il coinvolgimento dei servizi sociali, prima di procedere all'allontanamento di un minore, e un Osservatorio, che raccolga dati ed esegua un monitoraggio costante della situazione dei minori in affido e di quelli rimasti nelle famiglie di origine. "Quella di oggi - ha commentato l'assessore il giorno del voto - è una data storica. In questi anni, visitando le comunità e le case-famiglia mi sono sentita chiedere dai bambini, ai quali parlavo e stringevo le manine, di poter tornare dalla mamma e dal papà, dalla zia o dal nonno e ho assicurato loro che avrei fatto di tutto perché questo si potesse realizzare: oggi mi sento di dire che la promessa è stata mantenuta". La legge, spiega Caucino, che è una esponente della Lega, non ha un colore politico: "Sono certa che vada esclusivamente nell'interesse dei minori e che anche chi oggi si oppone la apprezzerà vedendola applicata. L'ambizione è che la legge possa diventare un modello virtuoso applicabile in tutta l'Italia".<br /><br />I FIGLI APPARTENGANO AI GENITORI<br />Però le critiche ci sono state e continuano, espresse dagli esponenti della minoranza nel Consiglio regionale del Piemonte e da operatori delle strutture assistenziali e dei servizi sociali. Per questo l'iter della legge è stato così lungo. Ci sono voluti tre anni per arrivare, il 25 ottobre scorso, alla sua approvazione. L'accusa fondamentale è che l'interesse dei bambini, per quanto affermato, sia invece sacrificato a quello degli adulti e questo perché il presupposto della legge - si sostiene - è che "i figli appartengano ai genitori". Di certo non appartengono allo Stato, replicano i sostenitori della norma consapevoli che, sottinteso, ma chiaro, è l'attacco alla famiglia di chi ne sottovaluta, quando non la nega, l'importanza cruciale per l'equilibrio psicofisico dei bambini. In linea con questa posizione, come si ricorderà, è stata la proposta di rendere obbligatorio l'asilo nido (da 0 a 3 anni), sostenuta lo scorso agosto dal piddino Stefano Bonaccini, governatore della regione Emilia-Romagna.<br />La legge è stata chiamata "Allontanamento zero". Ne ha approfittato chi si opponeva alla norma per denunciare l'intenzione dell'assessore Caucino e della giunta regionale piemontese di abolire l'istituzione dell'affido. Non è questo l'obiettivo, è ovvio, se non idealmente, in un mondo in cui nessun bambino nasca in famiglie fragili e incapaci di garantire ai figli sicurezza e serenità. Durante la discussione della legge tuttavia sono stati citati dati che fanno ipotizzare una riduzione dell'allontanamento fino all'80%.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51902009</guid><pubDate>Tue, 15 Nov 2022 21:56:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51902009/il_piemonte_vuole_evitare_gli_affidi_illeciti_tipo_bibbiano.mp3" length="7044395" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7211

IL PIEMONTE VUOLE EVITARE GLI AFFIDI ILLECITI TIPO BIBBIANO di Anna Bono
La giunta regionale del Piemonte, composta da una coalizione di centrodestra in carica dal 2019, ha un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7211" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7211</a><br /><br />IL PIEMONTE VUOLE EVITARE GLI AFFIDI ILLECITI TIPO BIBBIANO di Anna Bono<br />La giunta regionale del Piemonte, composta da una coalizione di centrodestra in carica dal 2019, ha un assessorato che si occupa specificamente di infanzia, genitorialità e ruolo della famiglia nelle politiche del bambino. Chiara Caucino, che ne ha le deleghe, fin dall'inizio del suo mandato si è occupata assiduamente del problema dei minori allontanati dai genitori per offrire loro cure, educazione e condizioni di vita adeguate qualora la famiglia d'origine non sia in grado di farlo. A richiamare la sua attenzione e ad allarmarla è stato l'elevato numero in Piemonte, superiore alla media nazionale, dei bambini dati in affidamento familiare e accolti in strutture residenziali. I dati più recenti disponibili indicano infatti in Italia una media di 2,7 minori per mille allontanati dalle famiglie contro il 3,5 per mille del Piemonte.<br />Ad accrescere interesse e preoccupazione verso il fenomeno sono state nel frattempo le notizie di cattiva gestione dell'istituto dell'affidamento: il caso più clamoroso è quello di Bibbiano, emerso nel 2019 nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e demoni" sugli affidi illeciti. L'assessore Caucino si è quindi impegnata nella formulazione di una nuova legge regionale che preveda maggiore supporto alle famiglie di origine nell'obiettivo di mettere al centro il sostegno della genitorialità in funzione del "diritto naturale" dei minori, del loro primario interesse a crescere nelle rispettive famiglie.<br /><br />AFFIDAMENTO AI FAMIGLIARI FINO AL QUARTO GRADO<br />In sostanza la nuova normativa prevede innanzitutto che l'indigenza non possa mai essere causa di allontanamento e quindi privilegia l'aiuto economico alle famiglie, in termini di sussidi, contributi al pagamento di affitti di locazione e ad altre spese, assegnazione di abitazioni idonee alle necessità familiari.<br />La legge intende in secondo luogo attuare politiche che, nel rispetto e nella tutela dei minori, riducano per quanto possibile i tempi della separazione dei bambini dai famigliari, ove questa si renda necessaria, per evitare quanto più possibile di sradicare il minore e affidarlo ad estranei, per quanto professionalmente preparati e affidabili. A tal fine impegna l'amministrazione a potenziare l'affido flessibile e modulabile sulle necessità della famiglia, a sostenere le reti famigliari concentrando su di esse il sostegno economico, culturale e sociale e privilegiando l'affidamento ai famigliari fino al quarto grado di parentela. Un'attenzione speciale è prevista a non dividere i fratelli e quindi a inserirli in un'unica casa-famiglia o struttura.<br />Tra gli organi introdotti dalla legge figurano un Progetto educativo familiare (Pef), della durata minima di sei mesi e con il coinvolgimento dei servizi sociali, prima di procedere all'allontanamento di un minore, e un Osservatorio, che raccolga dati ed esegua un monitoraggio costante della situazione dei minori in affido e di quelli rimasti nelle famiglie di origine. "Quella di oggi - ha commentato l'assessore il giorno del voto - è una data storica. In questi anni, visitando le comunità e le case-famiglia mi sono sentita chiedere dai bambini, ai quali parlavo e stringevo le manine, di poter tornare dalla mamma e dal papà, dalla zia o dal nonno e ho assicurato loro che avrei fatto di tutto perché questo si potesse realizzare: oggi mi sento di dire che la promessa è stata mantenuta". La legge, spiega Caucino, che è una esponente della Lega, non ha un colore politico: "Sono certa che vada esclusivamente nell'interesse dei minori e che anche chi oggi si oppone la apprezzerà vedendola applicata. L'ambizione è che la legge possa diventare un modello virtuoso applicabile in tutta l'Italia".<br /><br />I FIGLI APPARTENGANO AI...]]></itunes:summary><itunes:duration>441</itunes:duration><itunes:keywords>affidiilleciti,bibbiano,necessitàfamiliari,pef,piemonte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7962be202bd26e829d4fc201bd7172c1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una brutta notizia: anche in Italia le casalinghe sono sempre meno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-brutta-notizia-anche-in-italia-le-casalinghe-sono-sempre-meno--51408666</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7149" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7149</a><br /><br />UNA BRUTTA NOTIZIA: LE CASALINGHE SONO SEMPRE MENO<br />Recenti dati dicono che il numero delle casalinghe è notevolmente diminuito e quelle che sono rimaste sarebbero nella o poco sopra la soglia di povertà. A questo poi si aggiunge l'insistenza con cui si vogliono annullare i cosiddetti "stereotipi di genere".<br />A noi non piace correre dietro i luoghi comuni quindi diciamo subito che notizia della drastica diminuzione delle casalinghe non la riteniamo affatto buona. Non la riteniamo buona per la famiglia e non la riteniamo buona nemmeno per la donna.<br />Non è buona per la famiglia, perché la presenza costante o almeno prevalente della madre in casa costituisce un elemento fondamentale per l'ordine e la salute della famiglia. E non è buona nemmeno per la donna, perché ella sente di essere chiamata soprattutto all'accoglienza e alla custodia, per cui, venendo meno queste, è la donna stessa a non sentirsi realmente realizzata. Gran belle attitudini, quelle dell'accoglienza e della custodia, che l'uomo - va riconosciuto - non ha. Tant'è che la capacità di sacrificarsi per gli altri la possiede la donna, non l'uomo. Questi sa sacrificarsi per la Verità, per gli ideali; la donna, invece, sa sacrificarsi per gli altri, soprattutto per le persone che la Provvidenza le pone immediatamente accanto.<br />Quando due uomini si trovano a discutere, solitamente i loro argomenti sono la politica, il lavoro, lo sport. Quando invece due donne discutono, i loro argomenti sono la famiglia, i figli, il marito. L'uomo tende a parlare di ciò che fa e di ciò che accade; la donna di chi ama e di chi accudisce.<br />Terminiamo con queste puntuali parole di Santa Edith Stein (1891-1942): "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere in calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo." (La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, tr.it., Roma 1987, pp.116-117).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51408666</guid><pubDate>Wed, 28 Sep 2022 19:28:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51408666/una_brutta_notizia_le_casalinghe_sono_sempre_meno.mp3" length="3800397" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7149&#13;
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UNA BRUTTA NOTIZIA: LE CASALINGHE SONO SEMPRE MENO&#13;
Recenti dati dicono che il numero delle casalinghe è notevolmente diminuito e quelle che sono rimaste sarebbero nella o poco sopra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7149" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7149</a><br /><br />UNA BRUTTA NOTIZIA: LE CASALINGHE SONO SEMPRE MENO<br />Recenti dati dicono che il numero delle casalinghe è notevolmente diminuito e quelle che sono rimaste sarebbero nella o poco sopra la soglia di povertà. A questo poi si aggiunge l'insistenza con cui si vogliono annullare i cosiddetti "stereotipi di genere".<br />A noi non piace correre dietro i luoghi comuni quindi diciamo subito che notizia della drastica diminuzione delle casalinghe non la riteniamo affatto buona. Non la riteniamo buona per la famiglia e non la riteniamo buona nemmeno per la donna.<br />Non è buona per la famiglia, perché la presenza costante o almeno prevalente della madre in casa costituisce un elemento fondamentale per l'ordine e la salute della famiglia. E non è buona nemmeno per la donna, perché ella sente di essere chiamata soprattutto all'accoglienza e alla custodia, per cui, venendo meno queste, è la donna stessa a non sentirsi realmente realizzata. Gran belle attitudini, quelle dell'accoglienza e della custodia, che l'uomo - va riconosciuto - non ha. Tant'è che la capacità di sacrificarsi per gli altri la possiede la donna, non l'uomo. Questi sa sacrificarsi per la Verità, per gli ideali; la donna, invece, sa sacrificarsi per gli altri, soprattutto per le persone che la Provvidenza le pone immediatamente accanto.<br />Quando due uomini si trovano a discutere, solitamente i loro argomenti sono la politica, il lavoro, lo sport. Quando invece due donne discutono, i loro argomenti sono la famiglia, i figli, il marito. L'uomo tende a parlare di ciò che fa e di ciò che accade; la donna di chi ama e di chi accudisce.<br />Terminiamo con queste puntuali parole di Santa Edith Stein (1891-1942): "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere in calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo." (La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, tr.it., Roma 1987, pp.116-117).]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:keywords>accoglienza,casalinghe,forzamuscolare,missione,sacrificarsi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e2935d6fe7a347b59c965476b9187f8f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La verità è che gli uomini amano le donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-verita-e-che-gli-uomini-amano-le-donne--51166202</link><description><![CDATA[VIDEO: Il cavaliere del terzo millennio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CYOp3oZlIGI&list=PLpFpqNiJy93u4WaU4EI2Tf7q125TSonGr" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=CYOp3oZlIGI&list=PLpFpqNiJy93u4WaU4EI2Tf7q125TSonGr</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7131" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7131</a><br /><br />LA VERITA' E' CHE GLI UOMINI AMANO LE DONNE di Roberto Marchesini<br />L'attore britannico Benedict Cumberbatch ha recentemente rilasciato un'intervista per la promozione dell'ultimo film che lo vede protagonista, intitolato "Il potere del cane". In questa occasione ha espresso il suo pensiero a proposito della cosiddetta "mascolinità tossica": «Dobbiamo aggiustare i comportamenti degli uomini. Penso sia più rilevante che mai farlo e in particolare in un mondo che sta andando incontro a dei cambiamenti, puntando finalmente l'attenzione su quanto siano inadeguati lo status quo e il patriarcato. C'è questa specie di aspetto legato alla ribellione, questo negare la situazione, una posizione piuttosto infantile che sostiene "non tutti gli uomini sono cattivi". No, semplicemente dobbiamo tacere e ascoltare». Già la posizione pare problematica: se parla della mascolinità tossica, non tace. E poi: uno degli aspetti della "mascolinità tossica" non riguarda il fatto che gli uomini siano mutacici, cioè che si esprimano troppo poco? Quindi gli uomini devono tacere o devono parlare? O devono parlare del fatto che devono tacere?<br />Probabilmente, sono ragionamenti troppo sottili per un povero psicologo di campagna come me.<br />Quello che so, è che quando la virilità ha trovato la sua pienezza e il suo compimento, anche le donne ne hanno tratto un gran giovamento. Sto parlando della cavalleria, massima summa delle virtù virili; un fenomeno che ha cambiato per sempre (fino a giorni nostri) i rapporti tra uomo e donna... a vantaggio della donna. È infatti in quel periodo che la donna diventa... donna. Donna, infatti, è la contrazione di domina, in latino: signora. Perché il cavaliere faceva il gesto dell'omaggio (cioè il dono dell'uomo, di sé stesso) al signore e alla signora.<br /><br />TRACCE DI CAVALLERIA<br />Da questo discendono alcuni gesti di cortesia (cioè tipici della corte) che fanno brillare gli occhi ad alcune donne: aprire la portiera, accomodare la sedia, aiutare a mettere o togliere il cappotto, il baciamano... Che significato hanno questi gesti, che mandano in bestia le femministe? Semplice: il più forte, cioè il cavaliere, mette la sua forza a disposizione del più debole, cioè la donna. La forza dev'essere usata per servire, non per prevaricare. Questo è il grande insegnamento della cavalleria, oggi dimenticato (con le conseguenze che ben conosciamo).<br />La cavalleria ha anche contribuito a creare una struttura sociale di regole che preservano la sessualità femminile. Così si legge nell'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth: «Le dame cortesi non degnavano di ricevere l'amore di alcuno se per tre volte non si era cimentato nell'agone. Si serbavano quindi caste le dame, e i cavalieri per amor loro divenivano più nobili». Così sono le dame a motivare i cavalieri a diventare «più nobili», più coraggiosi; e a loro volta le dame conservano la castità a causa del legame con il loro cavaliere. Funziona ancora così.<br />Jason e Cristallina Evert sono una coppia che gira per il mondo parlando della Teologia del corpo di Giovanni Paolo II. Jason è arrivato al matrimonio vergine, Cristallina ha avuto una vita sessuale disordinata prima di scoprire la castità. Ecco le sue parole a proposito: «Io non accuso nessuno. Non dico: "Voi ragazzi siete il problema". Sono convinta che voi ragazzi sareste dei signori se noi donne lo esigessimo». Le donne medievali hanno preteso che i loro corteggiatori si comportassero in un determinato modo. E crearono la cavalleria.<br /><br />LA MODERNITÀ<br />Tutto è cambiato con la modernità. La caratteristica principale della modernità è il rifiuto delle leggi morali e religiose. Solo che le leggi morali e religiose proteggono i deboli dai forti; eliminarle, ovviamente, significa abbandonare i primi in balìa dei secondi. Lo aveva previsto lucidamente il Marchese de Sade che, all'interno del suo romanzo blasfemo e pornografico intitolato La filosofia del boudoir, inserì un opuscolo intitolato Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani. In sostanza: non è sufficiente rovesciare le strutture politiche, per fare la rivoluzione; è invece necessario contravvenire a tutte le regole morali e religiose, comprese quelle che proibiscono la calunnia, il furto, lo stupro, la prostituzione, l'adulterio, l'incesto, la sodomia e l'omicidio. Eliminata ogni legge morale e religiosa - come abbiamo detto - resta la legge del più forte: «[...] è incontestabile che abbiamo ricevuto dalla natura il diritto di esprimere i nostri desideri indifferentemente a tutte le donne, è incontestabile anche che abbiamo il diritto di obbligarle a sottomettersi a questi nostri desideri, non esclusivamente (mi contraddirei), ma momentaneamente. È incontestabile che abbiamo il diritto di promulgare leggi che le costringano a cedere al fuoco di chi le desidera; essendo la violenza stessa una conseguenza di questo diritto, possiamo impiegarla legalmente. La natura non ha forse provato che abbiamo questo diritto, accordandoci la forza necessaria a sottometterle ai nostri desideri?».<br />Ecco, quindi, che, liberata dalle leggi morali e religiose, la virilità diventa dannosa: il suo scopo non è più proteggere, servire; bensì prevaricare, opprimere. La liberazione sessuale della donna si trasforma, tragicamente, in schiavitù.<br />Ecco, quindi, l'insegnamento: non è la virilità in sé, ad essere tossica; non il modello patriarcale. La virilità tossica è quella moderna, nella quale la forza non è al servizio del debole, ma diventa fonte del diritto. Non ci piace la virilità tossica? Rifiutiamo la modernità e torniamo alla cavalleria. Facciamo in modo che la forza sia al servizio e a protezione del debole; che gli uomini facciano dono di sé alle donne. Rifiutiamo la legge del più forte, la legge della jungla, la lotta per la sopravvivenza. Avremo protezione per il nascituro, accudimento dell'anziano e del malato, rispetto per le donne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51166202</guid><pubDate>Tue, 06 Sep 2022 21:32:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51166202/la_verit_che_gli_uomini_amano_le_donne.mp3" length="7749007" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il cavaliere del terzo millennio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=CYOp3oZlIGI&amp;list=PLpFpqNiJy93u4WaU4EI2Tf7q125TSonGr&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7131&#13;
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LA VERITA' E' CHE GLI UOMINI AMANO LE DONNE di Roberto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il cavaliere del terzo millennio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CYOp3oZlIGI&list=PLpFpqNiJy93u4WaU4EI2Tf7q125TSonGr" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=CYOp3oZlIGI&list=PLpFpqNiJy93u4WaU4EI2Tf7q125TSonGr</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7131" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7131</a><br /><br />LA VERITA' E' CHE GLI UOMINI AMANO LE DONNE di Roberto Marchesini<br />L'attore britannico Benedict Cumberbatch ha recentemente rilasciato un'intervista per la promozione dell'ultimo film che lo vede protagonista, intitolato "Il potere del cane". In questa occasione ha espresso il suo pensiero a proposito della cosiddetta "mascolinità tossica": «Dobbiamo aggiustare i comportamenti degli uomini. Penso sia più rilevante che mai farlo e in particolare in un mondo che sta andando incontro a dei cambiamenti, puntando finalmente l'attenzione su quanto siano inadeguati lo status quo e il patriarcato. C'è questa specie di aspetto legato alla ribellione, questo negare la situazione, una posizione piuttosto infantile che sostiene "non tutti gli uomini sono cattivi". No, semplicemente dobbiamo tacere e ascoltare». Già la posizione pare problematica: se parla della mascolinità tossica, non tace. E poi: uno degli aspetti della "mascolinità tossica" non riguarda il fatto che gli uomini siano mutacici, cioè che si esprimano troppo poco? Quindi gli uomini devono tacere o devono parlare? O devono parlare del fatto che devono tacere?<br />Probabilmente, sono ragionamenti troppo sottili per un povero psicologo di campagna come me.<br />Quello che so, è che quando la virilità ha trovato la sua pienezza e il suo compimento, anche le donne ne hanno tratto un gran giovamento. Sto parlando della cavalleria, massima summa delle virtù virili; un fenomeno che ha cambiato per sempre (fino a giorni nostri) i rapporti tra uomo e donna... a vantaggio della donna. È infatti in quel periodo che la donna diventa... donna. Donna, infatti, è la contrazione di domina, in latino: signora. Perché il cavaliere faceva il gesto dell'omaggio (cioè il dono dell'uomo, di sé stesso) al signore e alla signora.<br /><br />TRACCE DI CAVALLERIA<br />Da questo discendono alcuni gesti di cortesia (cioè tipici della corte) che fanno brillare gli occhi ad alcune donne: aprire la portiera, accomodare la sedia, aiutare a mettere o togliere il cappotto, il baciamano... Che significato hanno questi gesti, che mandano in bestia le femministe? Semplice: il più forte, cioè il cavaliere, mette la sua forza a disposizione del più debole, cioè la donna. La forza dev'essere usata per servire, non per prevaricare. Questo è il grande insegnamento della cavalleria, oggi dimenticato (con le conseguenze che ben conosciamo).<br />La cavalleria ha anche contribuito a creare una struttura sociale di regole che preservano la sessualità femminile. Così si legge nell'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth: «Le dame cortesi non degnavano di ricevere l'amore di alcuno se per tre volte non si era cimentato nell'agone. Si serbavano quindi caste le dame, e i cavalieri per amor loro divenivano più nobili». Così sono le dame a motivare i cavalieri a diventare «più nobili», più coraggiosi; e a loro volta le dame conservano la castità a causa del legame con il loro cavaliere. Funziona ancora così.<br />Jason e Cristallina Evert sono una coppia che gira per il mondo parlando della Teologia del corpo di Giovanni Paolo II. Jason è arrivato al matrimonio vergine, Cristallina ha avuto una vita sessuale disordinata prima di scoprire la castità. Ecco le sue parole a proposito: «Io non accuso nessuno. Non dico: "Voi ragazzi siete il problema". Sono convinta che voi ragazzi sareste dei signori se noi donne lo esigessimo». Le donne medievali hanno preteso che i loro corteggiatori si comportassero in un determinato modo. E crearono la cavalleria.<br /><br />LA MODERNITÀ<br />Tutto è cambiato con la modernità....]]></itunes:summary><itunes:duration>485</itunes:duration><itunes:keywords>baciamano,cavalleria,domina,evert,femministe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00a99302220065f27902de6fb142298a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa ci insegna la fine del matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-ci-insegna-la-fine-del-matrimonio-di-francesco-totti-e-ilary-blasi--50655761</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7085" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7085</a><br /><br />COSA CI INSEGNA LA FINE DEL MATRIMONIO DI FRANCESCO TOTTI E ILARY BLASI di Raffaella Frullone<br />Ci sono ruoli che decidiamo di interpretare più o meno consapevolmente, armati di maschere e maquillage controlliamo perfettamente le parole e i gesti per essere gli attori perfetti no matter what o per dirla alla Draghi whatever it takes. Ci sono panni che non si mette mai di svestire, anche quando cala il sipario, perché the show must go on, eppure a volte basta un trigger, un minuscolo e apparentemente innocuo fattore che scatta, fa saltare il tappo e la verità dirompe a fiumi. Ed è esattamente quello che è accaduto nelle ultime 24 ore con la notizia della fine del matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi.<br />Perché diciamolo, questa notizia ha fatto cadere parecchie maschere. Intanto già il fatto che sia una notizia, è una notizia. Normalmente infatti non è una notizia che un calciatore lasci la velina con cui si è messo, anche se si è sposato. È un mondo fatto di soldi, selfie scattati alla chiappa marmorea sullo yacht a Portofino, soldi, fama, successo, botulino, e ancora soldi. E non fa certo notizia che l'ultima coppia nata in questo contesto scoppi. Ma Ilary e Totti non sono l'ultima coppia, sono insieme da venti anni, da prima che avessimo lo smartphone in tasca, da prima dei social, quando esistevano le chiavette Usb, i pasti in famiglia e persino la privacy.<br /><br />UNA COPPIA ABBASTANZA NORMALE<br />Si sono sposati ad un età in cui oggi ti consigliano di fare tutto pur di non sposarti, [...] 29 anni lui, 24 lei. Lei era pure incinta (ed evidentemente non ha abortito) e in una Italia in cui non si fanno più figli (e anzi, le coppie senza figli, dati Istat, superano ormai quelle con prole), il pupone e la letterina hanno fatto il doppio della media dei figli che nascono per coppia nel nostro Paese. Oltre ad essere ricchi sono pure belli, biondi, simpatici e sono popolari, vengono da quella che qualcuno chiama con disprezzo la "Roma coatta" e questo li ha resi più vicini alla gente comune.<br />Sono entrati nell'immaginario collettivo come Sandra e Raimondo, come Romina e Al Bano ed esattamente come per loro in queste ore è stato un florilegio di messaggi di un unico segno: dispiacere. Perché anche gli attori più navigati, quelli che mantengono sempre il controllo e che non perdono occasione di ripetere che il matrimonio è un orpello del passato, la famiglia tradizionale un concetto obsoleto da superare con qualcosa di più "inclusivo" o "libero" o "gender fluid", la fedeltà è innaturale nella "specie animale" e il divorzio una conquista di civiltà irrinunciabile, alla fine di fronte alla fine della storia di Ilary e Totti non possono che essere dispiaciuti. E non lo hanno potuto nascondere.<br />Ecco perché già l'altro ieri i canali di notizie in tv non facevano che aspettare il comunicato ufficiale dell'annuncio della "fine della favola", come in molti la hanno ribattezzata, perché nessuno ci voleva credere, anche se gli elementi da tempo c'erano tutti. Ecco perché ieri la notizia è finita sulle prime pagine di tutti i giornali nonostante la guerra, la pandemia, la crisi dei prezzi e la siccità. Ci sarebbe finita anche con le cavallette e perché? Perché è un finale che rattrista, addolora, dispiace, appunto. E sui social il dispiacere si è riversato come non mai: «Ora capisco cosa provarono i miei quando si lasciarono Romina e Albano», «Ma ora come faccio a credere nel vero amore?», «Erano la mia ancora di salvezza, la mia certezza».<br /><br />LA FAMIGLIA UNITA È PIÙ BELLA, PIÙ FELICE, GIUSTA E COMPIUTA<br />Perché, diciamolo per una volta, ammettiamolo, anzi tutti pensano l'indicibile: ovvero che la famiglia unita sia più bella, più felice, giusta e compiuta. Tutti pensano e tutti sanno che la separazione è un dolore, uno strappo, un'atrocità che ha ben poco il sapore della "conquista di civiltà". E di fronte ad una separazione in pochi hanno saputo trattenere la verità, che è scappata giù come una lacrimuccia.<br />Tra le poche eccezioni vince il premio acidità 2022 Natalia Aspesi, che su Repubblica firma il suo commento dal titolo: «Totti e Blasi, l'addio è ufficiale. Finisce la favola, evviva la normalità», perché ovviamente la normalità è lasciarsi e soprattutto festeggiare. «Perché è la storia di una coppia tradizionale, niente di moderno - scrive - composta da un uomo e una donna, con tre figli (17, 15, 6 anni), che dopo 17 anni di matrimonio ce la fa ad uscire dalla prigione dei doveri della celebrità e dalla fallace promessa del per sempre: e riesce a prendere una decisione impopolare (secondo il popolo che vuole sante le celebrità), e per loro certamente dolorosa e segno di un privato fallimento, ma anche di scelta di normalità, quindi di libertà».<br />Non c'è niente di moderno, dice, non sono nemmeno "inclusivi" come la celebrata coppia Pascale - Turci, non hanno un figlio gender fluid come Brad Pitt e Angelina Jolie, sono "tradizionali", quindi che si lascino pure come fanno "le persone normali". Solo che, cara Aspesi, le persone normali sono dispiaciute di questo annuncio, non festeggiano questa separazione, anzi soffrono e lo dicono, il Pupone e la velina hanno fatto cadere le maschere, e gli italiani, in fondo, sperano che presto possano tornare ad essere una famiglia unita. Sarebbe un'altra grande notizia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50655761</guid><pubDate>Wed, 20 Jul 2022 11:26:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50655761/cosa_ci_insegna_la_fine_del_matrimonio_di_francesco_totti_e_ilary_blasi.mp3" length="7639957" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7085&#13;
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COSA CI INSEGNA LA FINE DEL MATRIMONIO DI FRANCESCO TOTTI E ILARY BLASI di Raffaella Frullone&#13;
Ci sono ruoli che decidiamo di interpretare più o meno consapevolmente, armati di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7085" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7085</a><br /><br />COSA CI INSEGNA LA FINE DEL MATRIMONIO DI FRANCESCO TOTTI E ILARY BLASI di Raffaella Frullone<br />Ci sono ruoli che decidiamo di interpretare più o meno consapevolmente, armati di maschere e maquillage controlliamo perfettamente le parole e i gesti per essere gli attori perfetti no matter what o per dirla alla Draghi whatever it takes. Ci sono panni che non si mette mai di svestire, anche quando cala il sipario, perché the show must go on, eppure a volte basta un trigger, un minuscolo e apparentemente innocuo fattore che scatta, fa saltare il tappo e la verità dirompe a fiumi. Ed è esattamente quello che è accaduto nelle ultime 24 ore con la notizia della fine del matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi.<br />Perché diciamolo, questa notizia ha fatto cadere parecchie maschere. Intanto già il fatto che sia una notizia, è una notizia. Normalmente infatti non è una notizia che un calciatore lasci la velina con cui si è messo, anche se si è sposato. È un mondo fatto di soldi, selfie scattati alla chiappa marmorea sullo yacht a Portofino, soldi, fama, successo, botulino, e ancora soldi. E non fa certo notizia che l'ultima coppia nata in questo contesto scoppi. Ma Ilary e Totti non sono l'ultima coppia, sono insieme da venti anni, da prima che avessimo lo smartphone in tasca, da prima dei social, quando esistevano le chiavette Usb, i pasti in famiglia e persino la privacy.<br /><br />UNA COPPIA ABBASTANZA NORMALE<br />Si sono sposati ad un età in cui oggi ti consigliano di fare tutto pur di non sposarti, [...] 29 anni lui, 24 lei. Lei era pure incinta (ed evidentemente non ha abortito) e in una Italia in cui non si fanno più figli (e anzi, le coppie senza figli, dati Istat, superano ormai quelle con prole), il pupone e la letterina hanno fatto il doppio della media dei figli che nascono per coppia nel nostro Paese. Oltre ad essere ricchi sono pure belli, biondi, simpatici e sono popolari, vengono da quella che qualcuno chiama con disprezzo la "Roma coatta" e questo li ha resi più vicini alla gente comune.<br />Sono entrati nell'immaginario collettivo come Sandra e Raimondo, come Romina e Al Bano ed esattamente come per loro in queste ore è stato un florilegio di messaggi di un unico segno: dispiacere. Perché anche gli attori più navigati, quelli che mantengono sempre il controllo e che non perdono occasione di ripetere che il matrimonio è un orpello del passato, la famiglia tradizionale un concetto obsoleto da superare con qualcosa di più "inclusivo" o "libero" o "gender fluid", la fedeltà è innaturale nella "specie animale" e il divorzio una conquista di civiltà irrinunciabile, alla fine di fronte alla fine della storia di Ilary e Totti non possono che essere dispiaciuti. E non lo hanno potuto nascondere.<br />Ecco perché già l'altro ieri i canali di notizie in tv non facevano che aspettare il comunicato ufficiale dell'annuncio della "fine della favola", come in molti la hanno ribattezzata, perché nessuno ci voleva credere, anche se gli elementi da tempo c'erano tutti. Ecco perché ieri la notizia è finita sulle prime pagine di tutti i giornali nonostante la guerra, la pandemia, la crisi dei prezzi e la siccità. Ci sarebbe finita anche con le cavallette e perché? Perché è un finale che rattrista, addolora, dispiace, appunto. E sui social il dispiacere si è riversato come non mai: «Ora capisco cosa provarono i miei quando si lasciarono Romina e Albano», «Ma ora come faccio a credere nel vero amore?», «Erano la mia ancora di salvezza, la mia certezza».<br /><br />LA FAMIGLIA UNITA È PIÙ BELLA, PIÙ FELICE, GIUSTA E COMPIUTA<br />Perché, diciamolo per una volta, ammettiamolo, anzi tutti pensano l'indicibile: ovvero che la famiglia unita sia più bella, più felice, giusta e compiuta. Tutti pensano e tutti sanno che la separazione è un dolore, uno strappo, un'atrocità che ha ben...]]></itunes:summary><itunes:duration>478</itunes:duration><itunes:keywords>famigliaunita,portofino,pupone,totti,velina,whateverittakes</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/edad02e97ddda5a492326bc43c348fb7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Katalin Novak, eletta Presidente dell'Ungheria, difende vita e famiglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/katalin-novak-eletta-presidente-dell-ungheria-difende-vita-e-famiglia--49072028</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6929" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6929</a><br /><br />KATALIN NOVAK, ELETTA PRESIDENTE DELL'UNGHERIA, DIFENDE VITA E FAMIGLIA di Luca Volontè<br />"Se ci arrendiamo sul nostro cristianesimo, allora perderemo la nostra identità, come ungheresi, come europei", lo diceva due anni orsono Katalin Novak in una intervista a Catholic News Agency. Ebbene quella stessa Katalin Novák, ex vicepresidente di Fidesz e Ministro della Famiglia, il 10 Marzo è stata eletta Presidente dell'Ungheria con una maggioranza di due terzi dei voti del Parlamento, entrerà in carica il prossimo 10 maggio. Sin da subito ha toccato il tema caro al cuore ungherese: "Non sarò mai disposta a rinunciare alla sovranità della nostra nazione, non permetterò a nessuno di giocare alla 'roulette russa' con l'indipendenza duramente conquistata dall'Ungheria... Noi apparteniamo all'Europa e l'Europa appartiene a noi... Non possiamo cambiare questo e non vogliamo cambiarlo".<br />La Novák ha iniziato la sua carriera politica nel 2001 (durante il primo governo Orbán) al Ministero degli Affari Esteri, dove si è specializzata in affari europei, dal 2020 è Ministro della famiglia e Gioventù ungherese. Katalin Novák è la prima donna e, a 44 anni, anche la più giovane presidente dell'Ungheria. Ha tre figli, parla quattro lingue straniere, corre le maratone e... non ha dimenticato come fare i mestieri di casa. Katalin Novák è nata a Szeged nel 1977, ha studiato all'Università Nazionale del Servizio Pubblico (NKE) a Budapest, all'Università di Szeged e a Parigi e, dopo un breve impegno di consulente al Ministero degli Esteri (2001-2003), ha passato sei anni a crescere i suoi figli a casa (in parte in Germania) prima tornare al Ministero degli Esteri come consigliere del Ministro nel 2010 e capo di gabinetto del Ministro delle risorse umane nel 2012.<br /><br />PROMUOVERE CONCRETAMENTE LA FAMIGLIA CON FIGLI<br />Tuttavia il cambio di marcia della Novak arriva nel 2014, quando entra nel Governo con il ruolo di Segretario di Stato per la famiglia e la gioventù del Ministero delle Risorse Umane, allora guidato dal brillantissimo Zoltan Balog. Dal 2020 ha ricoperto il posto di Ministro della Famiglia e della Gioventù, da cui si è dimessa quando è stata candidata alla Presidenza della Repubblica da Victor Orban lo scorso novembre, candidatura poi condivisa dal Partito Fidesz e dal partito democristiano KDNP il 18 febbraio scorso. Già in quei giorni la Novak, aveva messo in chiaro come vorrà interpretare il mandato della sua Presidenza, in un'intervista rilasciata al settimanale di partito Mandiner: "Dobbiamo essere preparati a una guerra fredda ideologica... e difendere l'orgoglio nazionale, la protezione delle famiglie, la promozione del patrimonio nazionale e i giovani talenti... [perché] in Occidente la propaganda LGBTQ prende di mira gli asili e le scuole. È mia convinzione che i genitori debbano avere il diritto primario di educare i loro figli... Io sono pronta a rappresentare l'Ungheria e servire la Nazione Ungherese con fede, spirito e cuore". Conosciamo Katalin Novak per il suo impegno fermo e determinato a sconfiggere la piaga della denatalità e promuovere concretamente la famiglia con figli, attraverso diverse e continue misure economiche e sforzi culturali notevoli. Io stesso posso testimoniare che nei diversi incontri di lavoro avuti, sin dai tempi del suo incarico a Segretario di Stato per la Famiglia e la gioventù nel 2012, la capacità della Novak e del suo team di apprendere dalle buone pratiche di altri paesi le misure più appropriate, è sempre stata impressionante.<br /><br />LO STIPENDIO ALLA CASALINGHE<br />Se la politica familiare ha acquisito importanza, lo si deve innanzi tutto alla determinazione con la quale Katalin Novak ha promosso le sue iniziative. Solo così si comprende la scelta compiuta dal Orban di introdurre il nuovo Ministero della Famiglia e Gioventù nel 2020. Grazie alla Novak, il Governo Orban è tra i più rispettosi della uguaglianza di genere, proprio a partire dalle donne e mamme: nel 2016 oltre il 60% delle donne inattive nel mercato del lavoro riceveva sostegno per prendersi cura dei propri figli. Il 13% lavorava a tempo parziale. Questi numeri sono in crescita grazie al sostegno governativo che permette alle madri di esserlo a tempo pieno. Le donne con almeno tre figli, il più piccolo minore di 3 anni e il più grande minore di 18, possono richiedere di "lavorare" come madri a tempo pieno: oltre ai normali benefici connessi ai figli, costoro ricevono un salario mensile pari alla pensione e possono comunque svolgere un altro lavoro per un massimo di 30 ore la settimana. Il 73% delle donne parzialmente o del tutto inattive sul mercato del lavoro gode dunque della possibilità di essere retribuita per fare la madre.<br />Noi in Italia, dopo decenni di parole al vento, stiamo ancora pensando 'se e com'e introdurre lo stipendio alla casalinghe... La Novak è una politica, donna, mamma e moglie molto normale, sui social si trovano le immagini in cui lavora a maglia, cucina e pulisce le finestre al cambio di stagione. L'opposizione, ovvero la coalizione di tutti (dalla sinistra socialista ai liberali e sino alla destra estrema e antisemita di Jobbik)'contro Orban', ha reagito alla elezione della Novak con sgarbo istituzionale, dicendo che il neo Presidente (per i prossimi 5 anni con il voto di 137 voti su 188), "non sarà mai il Presidente di tutti gli ungheresi". Peccato per loro e, permettetemi, vergogna per la politica e stampa mondiale ed europea che ha volutamente cancellato l'elezione di Katalin Novak, mentre nelle stesse ore, osannava Gabriel Boric e applaudiva alla prossima riforma socialista e marxista del Cile (con la benedizione di LGBTI, abortisti e alta finanza 'verde'). Tutto ciò è ben chiaro alla Novak come a ciascuno di noi, non solo il mondo occidentale ha perso il lume della ragione ma, ancora una volta, predilige rincorrere e reinventare ideologie del passato pur di non volgersi al buon senso del futuro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49072028</guid><pubDate>Tue, 15 Mar 2022 23:02:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49072028/katalin_novak_eletta_presidente_dell_ungheria_difende_vita_e_famiglia.mp3" length="8355884" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6929&#13;
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KATALIN NOVAK, ELETTA PRESIDENTE DELL'UNGHERIA, DIFENDE VITA E FAMIGLIA di Luca Volontè&#13;
"Se ci arrendiamo sul nostro cristianesimo, allora perderemo la nostra identità, come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6929" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6929</a><br /><br />KATALIN NOVAK, ELETTA PRESIDENTE DELL'UNGHERIA, DIFENDE VITA E FAMIGLIA di Luca Volontè<br />"Se ci arrendiamo sul nostro cristianesimo, allora perderemo la nostra identità, come ungheresi, come europei", lo diceva due anni orsono Katalin Novak in una intervista a Catholic News Agency. Ebbene quella stessa Katalin Novák, ex vicepresidente di Fidesz e Ministro della Famiglia, il 10 Marzo è stata eletta Presidente dell'Ungheria con una maggioranza di due terzi dei voti del Parlamento, entrerà in carica il prossimo 10 maggio. Sin da subito ha toccato il tema caro al cuore ungherese: "Non sarò mai disposta a rinunciare alla sovranità della nostra nazione, non permetterò a nessuno di giocare alla 'roulette russa' con l'indipendenza duramente conquistata dall'Ungheria... Noi apparteniamo all'Europa e l'Europa appartiene a noi... Non possiamo cambiare questo e non vogliamo cambiarlo".<br />La Novák ha iniziato la sua carriera politica nel 2001 (durante il primo governo Orbán) al Ministero degli Affari Esteri, dove si è specializzata in affari europei, dal 2020 è Ministro della famiglia e Gioventù ungherese. Katalin Novák è la prima donna e, a 44 anni, anche la più giovane presidente dell'Ungheria. Ha tre figli, parla quattro lingue straniere, corre le maratone e... non ha dimenticato come fare i mestieri di casa. Katalin Novák è nata a Szeged nel 1977, ha studiato all'Università Nazionale del Servizio Pubblico (NKE) a Budapest, all'Università di Szeged e a Parigi e, dopo un breve impegno di consulente al Ministero degli Esteri (2001-2003), ha passato sei anni a crescere i suoi figli a casa (in parte in Germania) prima tornare al Ministero degli Esteri come consigliere del Ministro nel 2010 e capo di gabinetto del Ministro delle risorse umane nel 2012.<br /><br />PROMUOVERE CONCRETAMENTE LA FAMIGLIA CON FIGLI<br />Tuttavia il cambio di marcia della Novak arriva nel 2014, quando entra nel Governo con il ruolo di Segretario di Stato per la famiglia e la gioventù del Ministero delle Risorse Umane, allora guidato dal brillantissimo Zoltan Balog. Dal 2020 ha ricoperto il posto di Ministro della Famiglia e della Gioventù, da cui si è dimessa quando è stata candidata alla Presidenza della Repubblica da Victor Orban lo scorso novembre, candidatura poi condivisa dal Partito Fidesz e dal partito democristiano KDNP il 18 febbraio scorso. Già in quei giorni la Novak, aveva messo in chiaro come vorrà interpretare il mandato della sua Presidenza, in un'intervista rilasciata al settimanale di partito Mandiner: "Dobbiamo essere preparati a una guerra fredda ideologica... e difendere l'orgoglio nazionale, la protezione delle famiglie, la promozione del patrimonio nazionale e i giovani talenti... [perché] in Occidente la propaganda LGBTQ prende di mira gli asili e le scuole. È mia convinzione che i genitori debbano avere il diritto primario di educare i loro figli... Io sono pronta a rappresentare l'Ungheria e servire la Nazione Ungherese con fede, spirito e cuore". Conosciamo Katalin Novak per il suo impegno fermo e determinato a sconfiggere la piaga della denatalità e promuovere concretamente la famiglia con figli, attraverso diverse e continue misure economiche e sforzi culturali notevoli. Io stesso posso testimoniare che nei diversi incontri di lavoro avuti, sin dai tempi del suo incarico a Segretario di Stato per la Famiglia e la gioventù nel 2012, la capacità della Novak e del suo team di apprendere dalle buone pratiche di altri paesi le misure più appropriate, è sempre stata impressionante.<br /><br />LO STIPENDIO ALLA CASALINGHE<br />Se la politica familiare ha acquisito importanza, lo si deve innanzi tutto alla determinazione con la quale Katalin Novak ha promosso le sue iniziative. Solo così si comprende la scelta compiuta dal Orban di introdurre il nuovo Ministero della Famiglia e...]]></itunes:summary><itunes:duration>523</itunes:duration><itunes:keywords>figli,impegno,novak,orban,ungheria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ff7fffa11125f3728e82f0bda0bc9606.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fidanzate di papà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fidanzate-di-papa--46219016</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6696" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6696</a><br /><br />FIDANZATE DI PAPA' di Teresa Moro<br />Il sentire comune lo afferma da tempo: il legame che c'è tra un padre e una figlia è spesso molto forte e importante, come d'altronde si sostiene esserlo quello tra una mamma e un figlio. Una questione, questa, oramai avvalorata anche dalla scienza, la quale per esempio - scrive il professor Timothy Rarick su Institute for Family Studies - riconosce che «i padri hanno un profondo impatto sull'immagine corporea delle loro figlie, sulla depressione clinica, sui disturbi alimentari, sulla loro autostima e soddisfazione di vita», etc.<br />Tuttavia, in tutto questo c'è un aspetto ancora poco studiato, nonostante il suo impatto sui singoli e sulla società nel suo complesso: il fatto che la relazione padre-figlia risulta essere determinante nelle scelte che le giovani donne fanno a livello di sessualità e di relazioni sentimentali.<br />In quali termini? Beh, dagli studi emerge che le giovani che hanno potuto godere di una sana relazione paterna - ancora più se fondata su una comunicazione aperta, su un clima di fiducia e su un bilanciato contatto anche fisico - mostrano di avere una sorta di protezione rispetto a una iniziazione sessuale precoce, a comportamenti sessuali rischiosi, a gravidanze non desiderate e a violenze negli appuntamenti.<br />«Purtroppo», afferma ancora Rarick, «molte ragazze adolescenti nel nostro mondo occidentale iper-sessualizzato, oggi si trovano in una tragica situazione. Le condizioni nella nostra cultura di sfrenata mancanza di padri e di promiscuità sessuale sono incompatibili con la formazione di relazioni sicure e sane con i ragazzi, nonché con la creazione di famiglie stabili per la generazione successiva. Lo sviluppo sessuale di una giovane può superare in modo significativo il suo sviluppo neurologico ed emotivo, che invece è necessario per guidare le sue scelte sessuali».<br />In sintesi, dunque, a beneficio dei singoli e dell'intera società, bisognerebbe fare in modo di favorire un solido attaccamento e una sana intimità tra i padri e le figlie, le quali è bene che passino anche attraverso la fase in cui la figura paterna diventa il loro "primo amore".<br />Questo appunto perché, come riassunto in una frase dalla docente Linda Nielsen: «Il padre ha un impatto maggiore sulla capacità della figlia di fidarsi, divertirsi e relazionarsi bene con i maschi nella sua vita». O, detto in altri termini da Rarick: «Il modo in cui un padre tratta sia sua figlia, sia la madre della figlia può aiutare una giovane donna a sentirsi al sicuro nei suoi rapporti con i ragazzi e gli uomini della sua vita, compreso il suo futuro marito. [...] La relazione padre-figlia è quella che insegna meglio alle giovani donne il vero amore e l'intimità, l'autostima e il rispetto».<br />Ecco quindi un altro tassello da curare nell'ottica di dare vita a un futuro migliore: non solo rimettere al centro l'importanza della figura paterna in quanto portatrice di regole e di slancio verso il mondo, ma anche in qualità di costruttore di sane, solide e generative relazioni future.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46219016</guid><pubDate>Tue, 24 Aug 2021 19:21:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46219016/fidanzate_di_pap.mp3" length="3838187" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6696

FIDANZATE DI PAPA' di Teresa Moro
Il sentire comune lo afferma da tempo: il legame che c'è tra un padre e una figlia è spesso molto forte e importante, come d'altronde si sostiene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6696" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6696</a><br /><br />FIDANZATE DI PAPA' di Teresa Moro<br />Il sentire comune lo afferma da tempo: il legame che c'è tra un padre e una figlia è spesso molto forte e importante, come d'altronde si sostiene esserlo quello tra una mamma e un figlio. Una questione, questa, oramai avvalorata anche dalla scienza, la quale per esempio - scrive il professor Timothy Rarick su Institute for Family Studies - riconosce che «i padri hanno un profondo impatto sull'immagine corporea delle loro figlie, sulla depressione clinica, sui disturbi alimentari, sulla loro autostima e soddisfazione di vita», etc.<br />Tuttavia, in tutto questo c'è un aspetto ancora poco studiato, nonostante il suo impatto sui singoli e sulla società nel suo complesso: il fatto che la relazione padre-figlia risulta essere determinante nelle scelte che le giovani donne fanno a livello di sessualità e di relazioni sentimentali.<br />In quali termini? Beh, dagli studi emerge che le giovani che hanno potuto godere di una sana relazione paterna - ancora più se fondata su una comunicazione aperta, su un clima di fiducia e su un bilanciato contatto anche fisico - mostrano di avere una sorta di protezione rispetto a una iniziazione sessuale precoce, a comportamenti sessuali rischiosi, a gravidanze non desiderate e a violenze negli appuntamenti.<br />«Purtroppo», afferma ancora Rarick, «molte ragazze adolescenti nel nostro mondo occidentale iper-sessualizzato, oggi si trovano in una tragica situazione. Le condizioni nella nostra cultura di sfrenata mancanza di padri e di promiscuità sessuale sono incompatibili con la formazione di relazioni sicure e sane con i ragazzi, nonché con la creazione di famiglie stabili per la generazione successiva. Lo sviluppo sessuale di una giovane può superare in modo significativo il suo sviluppo neurologico ed emotivo, che invece è necessario per guidare le sue scelte sessuali».<br />In sintesi, dunque, a beneficio dei singoli e dell'intera società, bisognerebbe fare in modo di favorire un solido attaccamento e una sana intimità tra i padri e le figlie, le quali è bene che passino anche attraverso la fase in cui la figura paterna diventa il loro "primo amore".<br />Questo appunto perché, come riassunto in una frase dalla docente Linda Nielsen: «Il padre ha un impatto maggiore sulla capacità della figlia di fidarsi, divertirsi e relazionarsi bene con i maschi nella sua vita». O, detto in altri termini da Rarick: «Il modo in cui un padre tratta sia sua figlia, sia la madre della figlia può aiutare una giovane donna a sentirsi al sicuro nei suoi rapporti con i ragazzi e gli uomini della sua vita, compreso il suo futuro marito. [...] La relazione padre-figlia è quella che insegna meglio alle giovani donne il vero amore e l'intimità, l'autostima e il rispetto».<br />Ecco quindi un altro tassello da curare nell'ottica di dare vita a un futuro migliore: non solo rimettere al centro l'importanza della figura paterna in quanto portatrice di regole e di slancio verso il mondo, ma anche in qualità di costruttore di sane, solide e generative relazioni future.]]></itunes:summary><itunes:duration>240</itunes:duration><itunes:keywords>autostima,figurapaterna,legame,primoamore,rarick,rispetto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La moglie a Peppone: perchè mi hai sposata?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-moglie-a-peppone-perche-mi-hai-sposata--45396125</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6629" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6629</a><br /><br />LA MOGLIE A PEPPONE: PERCHE' MI HAI SPOSATA? di Lorenzo Bertocchi<br />A Peppone i sondaggi telefonici non erano mai piaciuti, ma la signorina gentile lo aveva preso alla sprovvista a proposito di una indagine sullo stato del matrimonio in Italia:<br />«È una domanda soltanto, non si preoccupi: perché lei ha sposato sua moglie?».<br />Peppone restò mezzo tramortito, anche perché la domanda era arrivata in salotto in uno di quei giorni in cui i figli e nuore e nipoti gli stavano invadendo la casa crinale. «Ma che domanda è questa?», disse, senza però riuscire a trovare una ragione per questa domanda sensata. «Guardi, è passato molto tempo e ci devo pensare».<br />La signorina disse che lo avrebbe chiamato il giorno dopo per avere la risposta. Peppone arrivò in cucina e la signora Bottazzi si accorse che qualcosa non andava. «Chi era al telefono?».<br />«Un'indagine demoscopica per la democrazia, volevano sapere perché ti ho sposata...».<br />Se la curiosità è femmina, davanti a una domanda come questa si aggiunge anche la curiosità della moglie, producendo un effetto senza via di scampo per il marito. Della democrazia alla base del sondaggio alla signora Bottazzi non importava un bel niente, la domanda non ammetteva risposte democratiche.<br />«Io comunque non ho risposto perché preso alla sprovvista ...», attaccò Peppone vista la situazione.<br />«E adesso ce l'hai la risposta? Perché mi hai sposata?», rispose la signora moglie con un tono da tribunale dell'Inquisizione.<br />A quel punto Peppone cercò di ripensare ai momenti della giovinezza, dei primi incontri etc, etc, ma il massimo di risposta che ne cavò fuori fu: «Perché volevo farmi una famiglia e avere dei figli».<br />«E che motivo è mai questo! Allora potevi sposarti anche con un'altra...».<br />«È il destino! Si dice che Dio li fa e li accoppia, uno ci nasce per sposare una talaltra».<br />«Peppone, ma che bel romantico che sei... proprio una bella storia d'amore e passione. E io che passo una vita con uno così e questo non sa neanche perché mi ha sposata...».<br />«E tu allora, perché mi hai sposato?», provò a contrattaccare un Peppone alle corde.<br />«Beh, io mi sono lasciata sposare da te, è ovvio. È l'uomo che si fa avanti!».<br />«Bene», rispose Peppone, «quindi se si fosse fatto avanti un altro era uguale, allora anche tu non sai perché mi hai sposato!».<br />Tutta la famiglia assisteva attonita al dibattito che in quel momento fu attraversato dal silenzio. La signora Bottazzi andò alla finestra del tinello per guardare l'orizzonte: «Ma vi rendete conto... se ci siamo sposati per caso questo è un matrimonio senza fondamenta e voi», disse guardando i figli e nipoti, «siete prodotti del caso e avreste potuto essere anche figli e nipoti di altri due».<br />«Eh no», rispose Peppone, «questa è roba nostra».<br />A quel punto saltò su il Giovannino, di anni 6, il più piccolo fra i nipoti. «Meno male che il nonno ha sposato la nonna, e la nonna ha sposato il nonno, che hanno fatto il papà che ha sposato la mamma, che poi ha fatto me. Perché è sempre meglio essere nipoti di due disgraziati di nonni e figli di un papà e una mamma piuttosto che nipoti e figli di due estranei».<br />Il ragionamento filava e convinse anche Peppone e la signora Bottazzi, i quali in quel momento sembrarono anche ricordarsi perché si erano sposati. Il giorno dopo la signorina che aveva aperto il dibattito telefonò per avere la risposta.<br />La signora Bottazzi prese in mano la situazione telefonica: «Mio marito dice di avermi sposato per ovvie ragioni».<br />«Ma le sembra un motivo valido?», rispose la signorina.<br />«Guardi, ognuno si sposa come può e comunque il fatto è che l'importante è che il marito sposi sua moglie evitando così che i suoi figli cadano in mano d'estranei!».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45396125</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2021 20:01:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45396125/la_moglie_chiede_a_peppone_perch_mi_hai_sposata.mp3" length="4761435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6629

LA MOGLIE A PEPPONE: PERCHE' MI HAI SPOSATA? di Lorenzo Bertocchi
A Peppone i sondaggi telefonici non erano mai piaciuti, ma la signorina gentile lo aveva preso alla sprovvista a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6629" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6629</a><br /><br />LA MOGLIE A PEPPONE: PERCHE' MI HAI SPOSATA? di Lorenzo Bertocchi<br />A Peppone i sondaggi telefonici non erano mai piaciuti, ma la signorina gentile lo aveva preso alla sprovvista a proposito di una indagine sullo stato del matrimonio in Italia:<br />«È una domanda soltanto, non si preoccupi: perché lei ha sposato sua moglie?».<br />Peppone restò mezzo tramortito, anche perché la domanda era arrivata in salotto in uno di quei giorni in cui i figli e nuore e nipoti gli stavano invadendo la casa crinale. «Ma che domanda è questa?», disse, senza però riuscire a trovare una ragione per questa domanda sensata. «Guardi, è passato molto tempo e ci devo pensare».<br />La signorina disse che lo avrebbe chiamato il giorno dopo per avere la risposta. Peppone arrivò in cucina e la signora Bottazzi si accorse che qualcosa non andava. «Chi era al telefono?».<br />«Un'indagine demoscopica per la democrazia, volevano sapere perché ti ho sposata...».<br />Se la curiosità è femmina, davanti a una domanda come questa si aggiunge anche la curiosità della moglie, producendo un effetto senza via di scampo per il marito. Della democrazia alla base del sondaggio alla signora Bottazzi non importava un bel niente, la domanda non ammetteva risposte democratiche.<br />«Io comunque non ho risposto perché preso alla sprovvista ...», attaccò Peppone vista la situazione.<br />«E adesso ce l'hai la risposta? Perché mi hai sposata?», rispose la signora moglie con un tono da tribunale dell'Inquisizione.<br />A quel punto Peppone cercò di ripensare ai momenti della giovinezza, dei primi incontri etc, etc, ma il massimo di risposta che ne cavò fuori fu: «Perché volevo farmi una famiglia e avere dei figli».<br />«E che motivo è mai questo! Allora potevi sposarti anche con un'altra...».<br />«È il destino! Si dice che Dio li fa e li accoppia, uno ci nasce per sposare una talaltra».<br />«Peppone, ma che bel romantico che sei... proprio una bella storia d'amore e passione. E io che passo una vita con uno così e questo non sa neanche perché mi ha sposata...».<br />«E tu allora, perché mi hai sposato?», provò a contrattaccare un Peppone alle corde.<br />«Beh, io mi sono lasciata sposare da te, è ovvio. È l'uomo che si fa avanti!».<br />«Bene», rispose Peppone, «quindi se si fosse fatto avanti un altro era uguale, allora anche tu non sai perché mi hai sposato!».<br />Tutta la famiglia assisteva attonita al dibattito che in quel momento fu attraversato dal silenzio. La signora Bottazzi andò alla finestra del tinello per guardare l'orizzonte: «Ma vi rendete conto... se ci siamo sposati per caso questo è un matrimonio senza fondamenta e voi», disse guardando i figli e nipoti, «siete prodotti del caso e avreste potuto essere anche figli e nipoti di altri due».<br />«Eh no», rispose Peppone, «questa è roba nostra».<br />A quel punto saltò su il Giovannino, di anni 6, il più piccolo fra i nipoti. «Meno male che il nonno ha sposato la nonna, e la nonna ha sposato il nonno, che hanno fatto il papà che ha sposato la mamma, che poi ha fatto me. Perché è sempre meglio essere nipoti di due disgraziati di nonni e figli di un papà e una mamma piuttosto che nipoti e figli di due estranei».<br />Il ragionamento filava e convinse anche Peppone e la signora Bottazzi, i quali in quel momento sembrarono anche ricordarsi perché si erano sposati. Il giorno dopo la signorina che aveva aperto il dibattito telefonò per avere la risposta.<br />La signora Bottazzi prese in mano la situazione telefonica: «Mio marito dice di avermi sposato per ovvie ragioni».<br />«Ma le sembra un motivo valido?», rispose la signorina.<br />«Guardi, ognuno si sposa come può e comunque il fatto è che l'importante è che il marito sposi sua moglie evitando così che i suoi figli cadano in mano d'estranei!».]]></itunes:summary><itunes:duration>298</itunes:duration><itunes:keywords>figli,indagine,matrimonio,moglie,peppone,sondaggio,telefono</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c000a31032010d11f7eab7960bff6683.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli stati generali sulla natalità certificano il fallimento del forum delle famiglie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-stati-generali-sulla-natalita-certificano-il-fallimento-del-forum-delle-famiglie--44887939</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6575" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6575</a><br /><br />GLI STATI GENERALI SULLA NATALITA' CERTIFICANO IL FALLIMENTO DEL FORUM DELLE FAMIGLIE di Andrea Zambrano]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44887939</guid><pubDate>Tue, 18 May 2021 21:00:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44887939/gli_stati_generali_sulla_natalit_certificano_il_fallimento_del_forum_delle_famiglie.mp3" length="13132276" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6575

GLI STATI GENERALI SULLA NATALITA' CERTIFICANO IL FALLIMENTO DEL FORUM DELLE FAMIGLIE di Andrea Zambrano</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6575" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6575</a><br /><br />GLI STATI GENERALI SULLA NATALITA' CERTIFICANO IL FALLIMENTO DEL FORUM DELLE FAMIGLIE di Andrea Zambrano]]></itunes:summary><itunes:duration>821</itunes:duration><itunes:keywords>draghi,elemosina,famiglie,forum,natalità,pnrr</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0c498c5829f96bde48aa05291e5297b7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mi aspettavo il biglietto per la festa della mamma, e invece...</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mi-aspettavo-il-biglietto-per-la-festa-della-mamma-e-invece--44754951</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6569" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6569</a><br /><br />MI ASPETTAVO IL BIGLIETTO PER LA FESTA DELLA MAMMA, E INVECE...<br />Mi chiamo Martina, ho 31 anni, sono mamma di 2 bambini e vivo in Austria. Da quando sono diventata mamma ho scelto di dedicarmi alla famiglia e di mettere da parte la carriera, nonostante i miei studi, per occuparmi principalmente dei miei figli, ho scelto di esserci e di godermeli fin quando lo vorranno.<br />Sono una mamma tuttofare, come la maggior parte delle mamme d'altronde, sono cuoca, lavoratrice, donna delle pulizie, psicoterapeuta, fisioterapeuta, aiuto compiti, mediatrice per litigi tra fratelli, taxi e molto molto altro. Questa è stata la mia scelta, fatta con gioia e con amore, ma non senza difficoltà.<br />Oggi sono andata a prendere mio figlio (5 anni) dall'asilo e già pregustavo il pensierino per la festa della mamma, "cosa avranno costruito questa volta?", ancora conservo quelli degli scorsi anni: saponette, profumi per il cassetto, cuoricini, quel nome scritto a chiare lettere stortignaccole che ti faceva emozionare solo a guardarlo...<br />Mi ricordo con gioia gli anni scorsi, i miei figli che correvano verso di me col regalino in mano, ci avevano lavorato per giorni ed erano fieri di mostrarlo alla mamma o al papà.<br />Ecco, tutto quell'entusiasmo che avevo oggi mentre lo andavo a prendere è crollato di colpo in un secondo, la maestra mi si è avvicinata e mi ha dato un foglio dicendomi: "questo è al posto del regalino della festa della mamma, non lo facciamo più, abbiamo deciso di festeggiare "il giorno della famiglia" più avanti..."<br />Indescrivibile la tristezza che ho provato, lo smarrimento, la delusione... ma perché non fanno più il regalo per la festa della mamma? Eppure sulle vetrine dei negozi è pieno di sconti, offerte per "la festa della mamma", promozioni, cioccolatini...<br /><br />UN BIGLIETTO PER INDOTTRINARE AL GENDER<br />Il titolo recita così: "La famiglia è dove il cuore è a casa."<br />Una definizione di famiglia alquanto discutibile... Io non ho bisogno di una definizione di famiglia, ma soprattutto non ne ha bisogno mio figlio. Mio figlio considera famiglia la mamma, il papà e la sorella, come anche i nonni e gli zii, nonostante nessuno gli abbia mai proposto una definizione di famiglia.<br />Io stessa sono figlia di genitori separati e lo sono stata in un'epoca in cui le famiglie separate cominciavano ad intravedersi ma erano molto rare. Io sapevo perché i miei genitori erano separati, sapevo che per dare il regalo della festa del papà a mio padre dovevo aspettare di vederlo, a volte poteva durare anche due settimane. Se ci soffrivo a vedere gli altri bambini che potevano consegnare subito il loro trofeo? Certo che ci soffrivo, come soffrivo di tante altre cose, ma quella era la mia realtà e piano piano ho imparato a farci i conti. Togliere il regalo della festa del papà a me e ai miei compagni non avrebbe attutito quel dolore, la mia sofferenza non aveva nulla a che vedere con il regalino in sé ma con la mia situazione. Ed ero io che dovevo farci i conti, non la realtà intorno a me.<br />Perché l'asilo deve preoccuparsi di definire il termine famiglia ai bambini di 3-5 anni? I bambini conoscono già la propria famiglia e probabilmente anche quella dei loro compagni...<br />Vado avanti a leggere: "Cari genitori, i nostri bambini crescono in diverse costellazioni familiari (?) formate da una madre e due padri e viceversa, solo mamma o solo papà o... "<br />Quali nostri bambini? Di quali bambini parlano? Se c'è un bambino che ha una "costellazione familiare" diversa, formata da due mamme, due papà, un genitore single o altro sarà compito loro spiegarlo ai loro figli, saranno loro a scegliere a chi donare il regalino della festa della mamma...<br />Il foglio continua: "Ci sono diverse forme di convivenza che per i nostri bambini significano famiglia e sicurezza. Da qualche anno l'abbiamo accolta come un'occasione per fare un regalo di famiglia (o 2) con i vostri bambini anziché il classico regalo per la festa della mamma e del papà."<br />Come può un regalo della famiglia sostituire il regalo per la mamma? Non è la stessa cosa... La famiglia è una cosa, la mamma è un'altra. La mamma è un membro della famiglia, un membro anche parecchio importante di solito.<br /><br />MI HANNO RUBATO LA FESTA DELLA MAMMA<br />Io non voglio il regalo della famiglia al posto del regalo della mamma o del papà. Mi sento discriminata, sono stata privata di un dono e di una celebrazione che per me erano molto importanti.<br />Credo che sia importante anche per le mie colleghe mamme, per le mamme in carriera o per le semplici lavoratrici che riescono a vedere i loro figli per poche ore al giorno, per le mamme che sono a casa e che sono assorbite dai loro figli, per le mamme single, per le mamme vedove...<br />Certo, a casa continuerò a festeggiare la festa della mamma, quella del papà, da qualche anno abbiamo anche quella dei nonni ma un'amarezza mi rimane dentro. Se a me è arrivato questo foglio vuol dire che ne hanno parlato anche con i bambini, i NOSTRI bambini, e hanno spiegato loro che tra poco costruiranno il regalo della famiglia, regalando (o inculcando?) la loro definizione di famiglia, e delle varie tipologie di famiglie che secondo loro esistono. Tutto ciò senza che noi genitori fossimo informati. [...]<br />Mi viene in mente che a scuola religione è facoltativa, ma la lezione di ideologia gender non lo è. Quando la maestra decide di parlar loro della teoria gender lo fa e basta e il bambino torna a casa indottrinato nel migliore delle ipotesi, a volte addirittura spaventato o turbato. [...]<br />Non è compito delle maestre, né dell'asilo, né delle scuole elementari affrontare questi temi, è compito delle famiglie educare i propri figli a proprio piacimento.<br />Come mai tutto questo interessamento a non urtare la sensibilità di chi ha diverse "costellazioni familiari" parte proprio dall'educazione dei bambini?<br />Come mai nei centri commerciali si continua invece a festeggiare la mamma? Come mai il consumismo non si piega a questa estrema generosità verso la sensibilità altrui?<br />Ecco, questo era soltanto uno sfogo di una semplicissima madre che si è vista privata di qualcosa di importante.<br />Vi prego di comprendermi e di aiutarmi, non possiamo rimanere fermi a guardare mentre ci derubano in questo modo, vi prego aiutateci!<br /><br />Nota di BastaBugie: nel blog di Costanza Miriano tra i commenti all'articolo c'è quello di Vittorio. Molto semplice e diretto: "Cambia subito asilo e cercane uno che insegni i veri valori... se no tieni tuo figlio a casa!". Noi siamo d'accordo con lui. Che senso ha mandare i figli in asili dove le maestre sono pagate per indottrinarli? Molto meglio tenerli a casa. L'asilo non serve poi a granché, mentre la mamma a quella età è fondamentale. A chi dicesse: e la socializzazione? Non è vietato invitare a casa ogni tanto qualche amichetto. Uno o due sono sufficienti a quella età.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44754951</guid><pubDate>Tue, 11 May 2021 20:34:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44754951/mi_aspettavo_il_biglietto_per_la_festa_della_mamma_e_invece.mp3" length="7876439" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6569

MI ASPETTAVO IL BIGLIETTO PER LA FESTA DELLA MAMMA, E INVECE...
Mi chiamo Martina, ho 31 anni, sono mamma di 2 bambini e vivo in Austria. Da quando sono diventata mamma ho scelto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6569" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6569</a><br /><br />MI ASPETTAVO IL BIGLIETTO PER LA FESTA DELLA MAMMA, E INVECE...<br />Mi chiamo Martina, ho 31 anni, sono mamma di 2 bambini e vivo in Austria. Da quando sono diventata mamma ho scelto di dedicarmi alla famiglia e di mettere da parte la carriera, nonostante i miei studi, per occuparmi principalmente dei miei figli, ho scelto di esserci e di godermeli fin quando lo vorranno.<br />Sono una mamma tuttofare, come la maggior parte delle mamme d'altronde, sono cuoca, lavoratrice, donna delle pulizie, psicoterapeuta, fisioterapeuta, aiuto compiti, mediatrice per litigi tra fratelli, taxi e molto molto altro. Questa è stata la mia scelta, fatta con gioia e con amore, ma non senza difficoltà.<br />Oggi sono andata a prendere mio figlio (5 anni) dall'asilo e già pregustavo il pensierino per la festa della mamma, "cosa avranno costruito questa volta?", ancora conservo quelli degli scorsi anni: saponette, profumi per il cassetto, cuoricini, quel nome scritto a chiare lettere stortignaccole che ti faceva emozionare solo a guardarlo...<br />Mi ricordo con gioia gli anni scorsi, i miei figli che correvano verso di me col regalino in mano, ci avevano lavorato per giorni ed erano fieri di mostrarlo alla mamma o al papà.<br />Ecco, tutto quell'entusiasmo che avevo oggi mentre lo andavo a prendere è crollato di colpo in un secondo, la maestra mi si è avvicinata e mi ha dato un foglio dicendomi: "questo è al posto del regalino della festa della mamma, non lo facciamo più, abbiamo deciso di festeggiare "il giorno della famiglia" più avanti..."<br />Indescrivibile la tristezza che ho provato, lo smarrimento, la delusione... ma perché non fanno più il regalo per la festa della mamma? Eppure sulle vetrine dei negozi è pieno di sconti, offerte per "la festa della mamma", promozioni, cioccolatini...<br /><br />UN BIGLIETTO PER INDOTTRINARE AL GENDER<br />Il titolo recita così: "La famiglia è dove il cuore è a casa."<br />Una definizione di famiglia alquanto discutibile... Io non ho bisogno di una definizione di famiglia, ma soprattutto non ne ha bisogno mio figlio. Mio figlio considera famiglia la mamma, il papà e la sorella, come anche i nonni e gli zii, nonostante nessuno gli abbia mai proposto una definizione di famiglia.<br />Io stessa sono figlia di genitori separati e lo sono stata in un'epoca in cui le famiglie separate cominciavano ad intravedersi ma erano molto rare. Io sapevo perché i miei genitori erano separati, sapevo che per dare il regalo della festa del papà a mio padre dovevo aspettare di vederlo, a volte poteva durare anche due settimane. Se ci soffrivo a vedere gli altri bambini che potevano consegnare subito il loro trofeo? Certo che ci soffrivo, come soffrivo di tante altre cose, ma quella era la mia realtà e piano piano ho imparato a farci i conti. Togliere il regalo della festa del papà a me e ai miei compagni non avrebbe attutito quel dolore, la mia sofferenza non aveva nulla a che vedere con il regalino in sé ma con la mia situazione. Ed ero io che dovevo farci i conti, non la realtà intorno a me.<br />Perché l'asilo deve preoccuparsi di definire il termine famiglia ai bambini di 3-5 anni? I bambini conoscono già la propria famiglia e probabilmente anche quella dei loro compagni...<br />Vado avanti a leggere: "Cari genitori, i nostri bambini crescono in diverse costellazioni familiari (?) formate da una madre e due padri e viceversa, solo mamma o solo papà o... "<br />Quali nostri bambini? Di quali bambini parlano? Se c'è un bambino che ha una "costellazione familiare" diversa, formata da due mamme, due papà, un genitore single o altro sarà compito loro spiegarlo ai loro figli, saranno loro a scegliere a chi donare il regalino della festa della mamma...<br />Il foglio continua: "Ci sono diverse forme di convivenza che per i nostri bambini significano famiglia e...]]></itunes:summary><itunes:duration>493</itunes:duration><itunes:keywords>asilo,biglietto,famiglia,festa,gender,mamma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La donna è stata creata per condurre l'uomo in paradiso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-donna-e-stata-creata-per-condurre-l-uomo-in-paradiso--44246698</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6531" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6531</a><br /><br />LA DONNA E' STATA CREATA PER CONDURRE L'UOMO IN PARADISO<br />Il Bougaud esclama: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: la donna ha in sé una orma della potenza di Dio.<br />Ma perché mai questo Dio fu così largo colla donna? Perché l'aveva destinata ad una nobilissima vocazione. Quando Dio ebbe creato l'uomo, dice la Sacra Scrittura, egli guardò a lui e, toccò il cuore di compassione alla vista della sua solitudine. Non è bene che l'uomo sia solo: facciamogli una compagna simile a lui che gli serva d'aiuto. E creò la donna per aiuto dell'uomo. E siccome l'uomo non è creato per la terra, ma per il Cielo sorreggere l'uomo in questo cammino, condurlo all'eternità, andarvi con lui forma l'altissima missione della donna.<br />L'uomo curvo sulla terra che doveva lavorare, un angelo, un apostolo, un amico intimo, persuasivo, amabile che doveva conservargli la luce ed il gusto del Cielo. Eva, è vero, si valse di questo dolce ascendente su Adamo per trascinarlo con sé nella colpa: ma Dio, punendolo, non cambiò la missione della donna: l'uomo ne aveva ancora più necessità.<br />Maria fu l'alto tipo della donna cristiana. Essa compì il suo ufficio di sollevare l'uomo, di distaccarlo dalla terra, di condurlo al Cielo.<br />Quanti uomini, specialmente nel turbinio presente della vita, dimenticherebbero forse Dio, l'anima, L'eternità, se non avessero una sorella, una sposa, una madre, una figlia! Sono misteri questi che si riveleranno solo nell'eternità.<br />Ciò che l'uomo dimentica è precisamente quanto la donna più facilmente ricorda, perché lo sente sempre vivo. Ella non cura tanto la logica, ma se si tratta delle cose spirituali meglio le intuisce, meglio le gusta, più facilmente vi si inclina.<br />Qualcuno ha detto: la religione è per le donne. Non è per le donne nel senso di escludere gli uomini; ma è per le donne nel senso che la donna naturalmente è più religiosa. "Anche la Chiesa," disse il Papa alle donne cattoliche, "vi rende questo onore, chiamandovi il sesso devoto. E voi dovete con la religione e per la religione essere l'aiuto dell'uomo."<br />Chi mette la donna fuori di tale missione, la mette fuori di vocazione: la rende una spostata. La donna che non fa questo è inutile, se non dannosa, nel mondo. Alla donna che si insuperbisce o si lamenta di dover lavorare alla conversione del marito si potrebbe dire: non fai che compire il tuo dovere.<br />La donna può esercitare un'influenza decisiva sullo spirito religioso del marito. Noi sappiamo che fu Eva a trascinare nella colpa Adamo, noi sappiamo che Cecilia convertì lo sposo Valeriano, noi leggiamo nelle lettere di san Paolo che l'uomo infedele viene santificato dalla donna fedele. Se il giovane sposo è buon cristiano, alla donna sarà più facile il conservarlo tale: se invece è indifferente o avverso alla religione, alla donna sarà più meritorio il convertirlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44246698</guid><pubDate>Wed, 07 Apr 2021 21:01:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44246698/la_donna_stata_creata_per_condurre_l_uomo_in_paradiso.mp3" length="3808861" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6531

LA DONNA E' STATA CREATA PER CONDURRE L'UOMO IN PARADISO
Il Bougaud esclama: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: la donna ha in sé una orma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6531" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6531</a><br /><br />LA DONNA E' STATA CREATA PER CONDURRE L'UOMO IN PARADISO<br />Il Bougaud esclama: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: la donna ha in sé una orma della potenza di Dio.<br />Ma perché mai questo Dio fu così largo colla donna? Perché l'aveva destinata ad una nobilissima vocazione. Quando Dio ebbe creato l'uomo, dice la Sacra Scrittura, egli guardò a lui e, toccò il cuore di compassione alla vista della sua solitudine. Non è bene che l'uomo sia solo: facciamogli una compagna simile a lui che gli serva d'aiuto. E creò la donna per aiuto dell'uomo. E siccome l'uomo non è creato per la terra, ma per il Cielo sorreggere l'uomo in questo cammino, condurlo all'eternità, andarvi con lui forma l'altissima missione della donna.<br />L'uomo curvo sulla terra che doveva lavorare, un angelo, un apostolo, un amico intimo, persuasivo, amabile che doveva conservargli la luce ed il gusto del Cielo. Eva, è vero, si valse di questo dolce ascendente su Adamo per trascinarlo con sé nella colpa: ma Dio, punendolo, non cambiò la missione della donna: l'uomo ne aveva ancora più necessità.<br />Maria fu l'alto tipo della donna cristiana. Essa compì il suo ufficio di sollevare l'uomo, di distaccarlo dalla terra, di condurlo al Cielo.<br />Quanti uomini, specialmente nel turbinio presente della vita, dimenticherebbero forse Dio, l'anima, L'eternità, se non avessero una sorella, una sposa, una madre, una figlia! Sono misteri questi che si riveleranno solo nell'eternità.<br />Ciò che l'uomo dimentica è precisamente quanto la donna più facilmente ricorda, perché lo sente sempre vivo. Ella non cura tanto la logica, ma se si tratta delle cose spirituali meglio le intuisce, meglio le gusta, più facilmente vi si inclina.<br />Qualcuno ha detto: la religione è per le donne. Non è per le donne nel senso di escludere gli uomini; ma è per le donne nel senso che la donna naturalmente è più religiosa. "Anche la Chiesa," disse il Papa alle donne cattoliche, "vi rende questo onore, chiamandovi il sesso devoto. E voi dovete con la religione e per la religione essere l'aiuto dell'uomo."<br />Chi mette la donna fuori di tale missione, la mette fuori di vocazione: la rende una spostata. La donna che non fa questo è inutile, se non dannosa, nel mondo. Alla donna che si insuperbisce o si lamenta di dover lavorare alla conversione del marito si potrebbe dire: non fai che compire il tuo dovere.<br />La donna può esercitare un'influenza decisiva sullo spirito religioso del marito. Noi sappiamo che fu Eva a trascinare nella colpa Adamo, noi sappiamo che Cecilia convertì lo sposo Valeriano, noi leggiamo nelle lettere di san Paolo che l'uomo infedele viene santificato dalla donna fedele. 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Ne è convinta la Corte Costituzionale che, con una specifica ordinanza in replica al Tribunale di Bolzano, ha adombrato l'idea che il solo cognome paterno dato ai figli costituisca, appunto, il retaggio di una concezione della famiglia patriarcale. Nello specifico, la Consulta è intervenuta in risposta al tribunale altoatesino, che chiedeva lumi sulla costituzionalità della norma - l'articolo 262 del Codice civile - nella parte in cui non prevede, dato l'accordo tra i genitori, la possibilità di dare al figlio il cognome della madre invece di quello paterno.<br />Conseguentemente, l'attuale sistema di attribuzione del cognome paterno ai figli è stato giudicato essere il «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», e di «una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna». Non è la prima volta che il «giudice delle leggi» si esprime in questi termini. Già nel 2016, infatti, con un'altra sentenza, la suprema Corte aveva definito «indifferibile» l'intervento del legislatore per riformare in maniera organica «secondo criteri finalmente consoni al principio di parità» la questione del cognome da attribuire ai figli.<br /><br />COSA RESTA AI PADRI?<br />Tornando però al pronunciamento di questi giorni, ci sono più considerazioni che meritano di essere svolte. La prima concerne il fatto che l'assunzione del cognome paterno, pur prevista dal citato articolo 262 del Codice civile, non è già più - alla luce di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 26 maggio 2006, n. 12641 - una prescrizione inderogabile alla luce della dichiarata non autorizzazione alla stessa in caso di pregiudizio per il minore (si pensi al caso della cattiva reputazione del padre) o allorquando «il minore» avesse già «maturato una precisa, infungibile identità individuale e sociale per il fatto di essere riconosciuto col cognome della madre nella cerchia sociale in seno alla quale è vissuto».<br />Al di là di quanto osservato dalla Consulta, insomma, è scorretto riferire o lasciare intendere che sussista in Italia un obbligo inderogabile al cognome paterno. Che comunque, attenzione, rappresenta un elemento che va valutato con attenzione, prima di esser messo da parte. «Cosa resta ai padri, già privati della patria potestà», si chiedeva in proposito Camillo Langone, intervenendo sul Foglio su questo tema, «se togli loro anche la possibilità di dare il cognome ai figli? Perché un uomo dovrebbe ancora contribuire alla riproduzione? Per la gioia di versare assegni di mantenimento?». Apparentemente provocatoria, questa domanda non è affatto banale.<br /><br />UNA FORTE CRISI DELLA FIGURA PATERNA<br />Anche perché va aggiunto che, se è vero una legislazione per esempio sul doppio cognome è già presente in vari Stati Europei - leggi del genere sono presenti in Francia, in Spagna, in Germania, in Inghilterra -, è altresì indubbio come tale legislazione poggia sempre su una tradizione radicata e del tutto assente nel nostro Paese. Senza dimenticare che appare retorico e approssimativo un argomentare che rimandasse agli ordinamenti esteri lasciando intendere come le scelte di questi siano, ove simili, certamente buone. E se fosse la scelta del doppio cognome ad avere risvolti critici? Perché trascurare in toto tale ipotesi?<br />Simili quesiti non paiono affatto oziosi in una fase storica in cui già si osserva - sul versante psicologico, sociologico e culturale - una forte crisi della figura paterna, indebolita a sua volta da un'eclissi della virilità. Insomma, il padre è già purtroppo estremamente in difficoltà o assente, come denunciato anni or sono da un bel libro di Claudio Risè, Il padre l'assente inaccettabile (San Paolo). C'è quindi il serio rischio che pronunciamenti come quello della Consulta possano avere effetti esiziali, accelerando un pericoloso processo di decostruzione della figura paterna già in corso da tempo. E per il quale la cultura dominante non sembra preoccupata, anzi.<br /> <br />Titolo originale: Consulta choc. Il cognome paterno sarebbe un retaggio patriarcale<br />Fonte: Provita & Famiglia, 16 febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 705]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43607313</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2021 22:59:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43607313/la_corte_costituzionale_nega_al_padre_il_diritto_di_dare_il_cognome_ai_figli.mp3" length="4994611" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜  http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6490&#13;
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LA CORTE COSTITUZIONALE NEGA AL PADRE IL DIRITTO DI DARE IL COGNOME AI FIGLI&#13;
Il cognome paterno sarebbe contrario all'uguaglianza tra uomo e donna... ma cosa resta ai padri,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜  <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6490" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6490</a><br /><br />LA CORTE COSTITUZIONALE NEGA AL PADRE IL DIRITTO DI DARE IL COGNOME AI FIGLI<br />Il cognome paterno sarebbe contrario all'uguaglianza tra uomo e donna... ma cosa resta ai padri, già privati della patria potestà, se togli loro anche quest'ultimo diritto?<br />di Giuliano Guzzo<br />Cognome paterno retaggio patriarcale? Ne è convinta la Corte Costituzionale che, con una specifica ordinanza in replica al Tribunale di Bolzano, ha adombrato l'idea che il solo cognome paterno dato ai figli costituisca, appunto, il retaggio di una concezione della famiglia patriarcale. Nello specifico, la Consulta è intervenuta in risposta al tribunale altoatesino, che chiedeva lumi sulla costituzionalità della norma - l'articolo 262 del Codice civile - nella parte in cui non prevede, dato l'accordo tra i genitori, la possibilità di dare al figlio il cognome della madre invece di quello paterno.<br />Conseguentemente, l'attuale sistema di attribuzione del cognome paterno ai figli è stato giudicato essere il «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», e di «una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna». Non è la prima volta che il «giudice delle leggi» si esprime in questi termini. Già nel 2016, infatti, con un'altra sentenza, la suprema Corte aveva definito «indifferibile» l'intervento del legislatore per riformare in maniera organica «secondo criteri finalmente consoni al principio di parità» la questione del cognome da attribuire ai figli.<br /><br />COSA RESTA AI PADRI?<br />Tornando però al pronunciamento di questi giorni, ci sono più considerazioni che meritano di essere svolte. La prima concerne il fatto che l'assunzione del cognome paterno, pur prevista dal citato articolo 262 del Codice civile, non è già più - alla luce di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 26 maggio 2006, n. 12641 - una prescrizione inderogabile alla luce della dichiarata non autorizzazione alla stessa in caso di pregiudizio per il minore (si pensi al caso della cattiva reputazione del padre) o allorquando «il minore» avesse già «maturato una precisa, infungibile identità individuale e sociale per il fatto di essere riconosciuto col cognome della madre nella cerchia sociale in seno alla quale è vissuto».<br />Al di là di quanto osservato dalla Consulta, insomma, è scorretto riferire o lasciare intendere che sussista in Italia un obbligo inderogabile al cognome paterno. Che comunque, attenzione, rappresenta un elemento che va valutato con attenzione, prima di esser messo da parte. «Cosa resta ai padri, già privati della patria potestà», si chiedeva in proposito Camillo Langone, intervenendo sul Foglio su questo tema, «se togli loro anche la possibilità di dare il cognome ai figli? Perché un uomo dovrebbe ancora contribuire alla riproduzione? Per la gioia di versare assegni di mantenimento?». Apparentemente provocatoria, questa domanda non è affatto banale.<br /><br />UNA FORTE CRISI DELLA FIGURA PATERNA<br />Anche perché va aggiunto che, se è vero una legislazione per esempio sul doppio cognome è già presente in vari Stati Europei - leggi del genere sono presenti in Francia, in Spagna, in Germania, in Inghilterra -, è altresì indubbio come tale legislazione poggia sempre su una tradizione radicata e del tutto assente nel nostro Paese. Senza dimenticare che appare retorico e approssimativo un argomentare che rimandasse agli ordinamenti esteri lasciando intendere come le scelte di questi siano, ove simili, certamente buone. E se fosse la scelta del doppio cognome ad avere risvolti critici? Perché trascurare in toto tale ipotesi?<br />Simili quesiti non paiono affatto oziosi in una fase storica in cui già si osserva - sul versante psicologico, sociologico e culturale - una forte...]]></itunes:summary><itunes:duration>313</itunes:duration><itunes:keywords>cognome,corte,costituzionale,madre,padre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f0cf83b9fc368b5e69fe1153784e54f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il segreto dei matrimoni felici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-segreto-dei-matrimoni-felici--43500674</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6472" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6472</a><br /><br />IL SEGRETO DEI MATRIMONI FELICI<br />Il marito e la moglie, sforzandosi di rendere felice il coniuge, realizzano una unione armonica e così le differenze diventano un arricchimento reciproco<br />di Pierre Dufoyer<br />Occupiamoci dei fini che la Provvidenza ha assegnato al matrimonio e che gli sposi debbono quindi realizzare nella loro vita. <br />Dio ha voluto assicurare la procreazione e la educazione dei figli attraverso l'unione dell'uomo e della donna, che ha dotati di corpi biologicamente adatti, di ricca vita interna dell'anima, e particolarmente dell'istinto materno e paterno. <br />Questa è una verità tanto lampante che nessun uomo di buon senso può dubitarne. [...] Questo è il fine primario del matrimonio.<br />Un altro scopo che Dio Creatore ha perseguito attraverso l'unione dell'uomo e della donna, e che nel matrimonio è più o meno consapevolmente cercato dagli sposi, è il vicendevole completamento.<br />Senza dubbio alcuni egoisti sono portati al matrimonio da interessi particolari che sperano così di conseguire. Se tuttavia non si sono ridotti ad un egoismo integrale, ma conserveranno un po' di vero amore, anch'essi cercheranno la felicità e il perfezionamento del coniuge.<br />Lo sposo e la sposa hanno eguale valore umano, come persone della stessa natura; perciò soltanto il bene armonico della coppia può essere il giusto fine del matrimonio e non il bene dell'uno con danno dell'altro.<br />Il tendere al bene vicendevole è una legge naturale e fondamentale del matrimonio, e a quel fine lo sposo e la sposa debbono dedicarsi volonterosamente e risolutamente.<br />L'uomo e la donna sono persone autonome, e tuttavia bisognose di completamento. Questa asserzione non è vera solo per la procreazione, ma vale, sino ad un certo punto, anche nel campo dello spirito.<br />Esiste un modo di sentire, di pensare, di agire tipicamente maschile, come vi è pure un modo tipicamente femminile di pensare, sentire e agire. Uno in parte coincide con l'altro e in parte lo completa.<br /><br />DIFFERENZE CHE ARRICCHISCONO<br />Il modo di vedere la vita ed i suoi avvenimenti è generalmente più sintetico nell'uomo; egli afferra meglio l'essenziale e le linee generali. È inoltre più freddo e costante poiché la ragione gli consente giudizi meno influenzati dal sentimento. All'uomo è dato di creare, di formare e costruire "il mondo". Non gli rimane quindi molto tempo per le "persone"; è meno sensibile, meno portato alla compassione e alla pietà.<br />La visione della vita nella donna è più analitica, più ricca di sfumature; essa vede e si occupa più dei particolari. Essendo dotata di maggior sentimento e sensibilità, il suo modo di vedere la vita è più caldo e più propenso verso gli esseri umani, in special modo i deboli e i sofferenti. Ha maggiore intuizione e comprensione, ed è perciò più facilmente commossa ma, nel contempo, è più volubile.<br />Tali tratti della psicologia normale maschile e femminile, a cui se ne potrebbero aggiungere tanti altri, mostrano chiaramente che questi due esseri umani possono completarsi vicendevolmente. <br />Un uomo può arricchire una donna con la larghezza di vedute, caratteristica della sua personalità, come nessun'altra donna potrebbe mai fare, e viceversa. <br />Tale differenza e tale possibilità di arricchirsi nei reciproci rapporti stanno alla base della forza universale di attrazione che agisce sui giovani d'ambo i sessi appena inizia per loro la primavera della vita, e che li spinge a cercare la reciproca compagnia e a gustarne il profumo delicato e misterioso. <br />Ora su queste basi nasce anche l'amore propriamente detto, cioè quel sentimento straordinario e intenso che conduce il giovane e la fanciulla a scegliersi tra mille altri, a legarsi l'un l'altro in modo che ogni altra persona viene quasi completamente dimenticata e solo sussiste la gioia e la inesprimibile felicità della reciproca attrazione.<br /> "Entrambi sono esseri viventi, incompleti, inesplorati, straordinari" (Chardonne); e lo sono in misura tanto maggiore quanto più grande è la loro istruzione, l'educazione e la ricchezza d'animo; potrà così rinnovarsi continuamente il reciproco completamento.<br /><br />UNA VITA GIOIOSA E SEMPRE NUOVA<br />Gli avvenimenti della loro vita, come la paternità e la maternità, i problemi costanti sollevati dall'educazione dei figli, le numerose prove che rivelano reazioni fino allora sconosciute, conducono a scoprire nuovi aspetti nell'anima dell'amato, offrono la possibilità di confrontare idee, di osservare lati sconosciuti di concezioni, sentimenti ed inclinazioni. <br />Nelle mutevoli condizioni di vita attuali, marito e moglie possono mettere continuamente in comune le proprie possibilità, arricchirsi comunicandosi i diversi modi di vedere, sostenersi e rinforzarsi con l'amore e la tenerezza, e aiutarsi così a sopperire alle loro necessità e ad adempiere coraggiosamente la loro missione. [...]<br />Il matrimonio può elargire tutto questo ai coniugi. Dio stesso, che gli ha dato tali possibilità, vuole che siano realizzate, e impone perciò agli sposi l'impegno necessario come un dovere di stato. <br />Se la donna vuole attenersi ai piani della Provvidenza, deve considerare il matrimonio come una "missione" da compiere: quella di ottenere un reale arricchimento benefico dello sposo. <br />È necessario che ella compia uno sforzo cosciente e deliberato perché questo arricchimento si realizzi, superando le difficoltà inevitabili e vincendo il proprio egoismo.<br />L'amore l'aiuterà nel suo compito; sappia tuttavia diffidare dell'amore basato sul sentimento spontaneo, che può diventare tiepido per l'abitudine e le delusioni. È perciò necessario che, sin dall'inizio, attinga la sua forza da una chiara visione di quella che è la sua missione nel matrimonio e l'accresca sempre più nel corso della vita coniugale. <br />Così, la risoluta volontà di adempire la sua missione trionferà su tutte le difficoltà. Essa deve "volere" il perfezionamento del coniuge. Innanzi tutto, cercherà quindi di comprenderne bene la psicologia, la concezione dell'amore, come pure quello che egli spera e si aspetta dalla sposa e dal matrimonio. Cercherà di accordare i propri desideri e le proprie speranze a quelle del marito, e lo amerà come egli desidera di esserlo. La donna che così si affatica, troverà nel marito, se ha sposato un uomo dal cuore retto, il sostegno che attendeva e, almeno in parte, la tenerezza che desiderava. [...] <br />Il miglior mezzo per la riuscita del matrimonio, consiste innanzi tutto nello sforzarsi per rendere felice il proprio coniuge. Questo è il segreto delle famiglie felici.<br /><br />(tratto da: Pierre Dufoyer, La donna nel matrimonio, Edizioni Paoline, 1958)<br /> <br />Titolo originale: Una bellissima verità: lo sposo deve completarsi nella sposa e la sposa nello sposo<br />Fonte: I Tre Sentieri, 13 febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 704<br />ARTICOLI di Pierre Dufoyer > qui<br />ARTICOLI su Famiglia e matrimonio > qui<br />1AMI DAVVERO I TUOI FIGLI? METTI AL PRIMO POSTO IL TUO CONIUGE, NON LORO<br />I figli hanno bisogno di percepire l'amore dei genitori tra di loro, perché i figli sono il frutto di quell'amore<br />Autore: Antonio e Luisa De Rosa - Fonte: Aleteia<br />2IL CORONAVIRUS AVREBBE FATTO MENO DANNI SE LA FAMIGLIA FOSSE STATA QUELLA DI UN TEMPO<br />Una ricerca spagnola ha dimostrato quale sarebbe stato il vantaggio se la famiglia avesse conservato la sua struttura tradizionale (tanti figli, anziani tenuti in famiglia, matrimonio indissolubile, ecc.)<br />Autore: Julio Loredo - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân<br />3SPOSARE UNA PERSONA SIGNIFICA ACCOGLIERE IL SUO PASSATO, IL SUO PRESENTE E IL SUO FUTURO<br />Il matrimonio è una relazione]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43500674</guid><pubDate>Wed, 17 Feb 2021 00:26:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43500674/il_segreto_dei_matrimoni_felici.mp3" length="8796786" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6472&#13;
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IL SEGRETO DEI MATRIMONI FELICI&#13;
Il marito e la moglie, sforzandosi di rendere felice il coniuge, realizzano una unione armonica e così le differenze diventano un arricchimento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6472" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6472</a><br /><br />IL SEGRETO DEI MATRIMONI FELICI<br />Il marito e la moglie, sforzandosi di rendere felice il coniuge, realizzano una unione armonica e così le differenze diventano un arricchimento reciproco<br />di Pierre Dufoyer<br />Occupiamoci dei fini che la Provvidenza ha assegnato al matrimonio e che gli sposi debbono quindi realizzare nella loro vita. <br />Dio ha voluto assicurare la procreazione e la educazione dei figli attraverso l'unione dell'uomo e della donna, che ha dotati di corpi biologicamente adatti, di ricca vita interna dell'anima, e particolarmente dell'istinto materno e paterno. <br />Questa è una verità tanto lampante che nessun uomo di buon senso può dubitarne. [...] Questo è il fine primario del matrimonio.<br />Un altro scopo che Dio Creatore ha perseguito attraverso l'unione dell'uomo e della donna, e che nel matrimonio è più o meno consapevolmente cercato dagli sposi, è il vicendevole completamento.<br />Senza dubbio alcuni egoisti sono portati al matrimonio da interessi particolari che sperano così di conseguire. Se tuttavia non si sono ridotti ad un egoismo integrale, ma conserveranno un po' di vero amore, anch'essi cercheranno la felicità e il perfezionamento del coniuge.<br />Lo sposo e la sposa hanno eguale valore umano, come persone della stessa natura; perciò soltanto il bene armonico della coppia può essere il giusto fine del matrimonio e non il bene dell'uno con danno dell'altro.<br />Il tendere al bene vicendevole è una legge naturale e fondamentale del matrimonio, e a quel fine lo sposo e la sposa debbono dedicarsi volonterosamente e risolutamente.<br />L'uomo e la donna sono persone autonome, e tuttavia bisognose di completamento. Questa asserzione non è vera solo per la procreazione, ma vale, sino ad un certo punto, anche nel campo dello spirito.<br />Esiste un modo di sentire, di pensare, di agire tipicamente maschile, come vi è pure un modo tipicamente femminile di pensare, sentire e agire. Uno in parte coincide con l'altro e in parte lo completa.<br /><br />DIFFERENZE CHE ARRICCHISCONO<br />Il modo di vedere la vita ed i suoi avvenimenti è generalmente più sintetico nell'uomo; egli afferra meglio l'essenziale e le linee generali. È inoltre più freddo e costante poiché la ragione gli consente giudizi meno influenzati dal sentimento. All'uomo è dato di creare, di formare e costruire "il mondo". Non gli rimane quindi molto tempo per le "persone"; è meno sensibile, meno portato alla compassione e alla pietà.<br />La visione della vita nella donna è più analitica, più ricca di sfumature; essa vede e si occupa più dei particolari. Essendo dotata di maggior sentimento e sensibilità, il suo modo di vedere la vita è più caldo e più propenso verso gli esseri umani, in special modo i deboli e i sofferenti. Ha maggiore intuizione e comprensione, ed è perciò più facilmente commossa ma, nel contempo, è più volubile.<br />Tali tratti della psicologia normale maschile e femminile, a cui se ne potrebbero aggiungere tanti altri, mostrano chiaramente che questi due esseri umani possono completarsi vicendevolmente. <br />Un uomo può arricchire una donna con la larghezza di vedute, caratteristica della sua personalità, come nessun'altra donna potrebbe mai fare, e viceversa. <br />Tale differenza e tale possibilità di arricchirsi nei reciproci rapporti stanno alla base della forza universale di attrazione che agisce sui giovani d'ambo i sessi appena inizia per loro la primavera della vita, e che li spinge a cercare la reciproca compagnia e a gustarne il profumo delicato e misterioso. <br />Ora su queste basi nasce anche l'amore propriamente detto, cioè quel sentimento straordinario e intenso che conduce il giovane e la fanciulla a scegliersi tra mille altri, a legarsi l'un l'altro in modo che ogni altra persona viene quasi completamente dimenticata e solo...]]></itunes:summary><itunes:duration>550</itunes:duration><itunes:keywords>felicità,matrimonio,segreto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00a99302220065f27902de6fb142298a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Convivenza prima del matrimonio? Lo danneggia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/convivenza-prima-del-matrimonio-lo-danneggia--43085257</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6445" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6445</a><br /><br />CONVIVENZA PRIMA DEL MATRIMONIO? LO DANNEGGIA<br />Una ricerca, basata su oltre 100 coppie in quattro anni, rivela che chi si è sposato senza prima convivere mostra maggiore sintonia (anche a letto!)<br />di Giuliano Guzzo<br />I matrimoni calano, le convivenze aumentano, la morale cristiana è sempre più irrisa e incompresa. Tutto vero. Ma l'insegnamento della Chiesa sul fidanzamento e sull'unione matrimoniale non invecchia, anzi: rimane quantomai valido. Al contrario, le convivenze prematrimoniali - ormai accettate come un dato di fatto persino in casa cattolica - continuano a rivelarsi dannose per il matrimonio. Perfino sul versante rispetto al quale dovrebbero costituire una sorta di garanzia preventiva: quello sessuale.<br />A certificarlo è una nuova ricerca apparsa sul Journal of Sex Research a firma di Emma E. Altgelt e Andrea L. Meltzer, due studiose del dipartimento di psicologia dell'Università della Florida. Le autrici - selezionato un campione di oltre 100 coppie, tutte composte da uomini e donne - hanno chiesto loro svariati dettagli sulla loro storia, sulla loro vita intima, sul loro grado di soddisfazione sessuale, eccetera. Gli incontri con le coppie, semestrali, sono durati per ben quattro anni, consentendo un'osservazione prolungata.<br /><br />DUE SCOPERTE INTERESSANTI<br />Alla fine del loro lavoro, Altgelt e Meltzer si sono imbattute in almeno due scoperte interessanti. La prima riguarda la relazione tra corteggiamento e soddisfazione sessuale: le coppie con i corteggiamenti e i fidanzamenti più lunghi si sono rivelate quelle con una vita intima meno appagante. La seconda evidenza emersa - quella più significativa - è quella relativa alla convivenza prematrimoniale, che in maniera del tutto contro-intuitiva si è rivelata un elemento non esattamente positivo per la vita di coppia.<br />Infatti, si è visto che le coppie che si sono sposate senza prima convivere sono quelle che non solo avevano un numero di rapporti sessuali più elevato, ma che pure esprimevano maggior soddisfazione da questo punto di vista. L'obiezione qui potrebbe essere quella secondo cui le coppie sposatesi senza prima convivere necessariamente erano più felici perché non avevano fatto ancora i conti, rispetto alle altre, con l'inevitabile dimensione abitudinaria e inerziale che prima o poi sopraggiunge sempre in una relazione. Peccato però che Altgelt e Meltzer abbiano scoperto che la differenza, per esempio nella frequenza sessuale, tra le coppie sposatesi senza prima convivere e le altre, non solo rimaneva netta, ma addirittura aumentava, a dimostrazione di una sintonia duratura.<br /><br />SPOSARSI SENZA CONVIVENZA PRECEDENTE È MEGLIO<br />Ne consegue come in questo studio i benefici dello sposarsi senza prima sperimentare la convivenza siano parsi piuttosto netti. Dato per nulla banale, anche se a ben vedere non si tratta di un unicum. Per quanto si fatichi a parlarne, al di fuori della cerchia di addetti ai lavori, sono difatti ormai numerose le ricerche che evidenziano i benefici non soltanto della non convivenza, ma pure della stessa castità prematrimoniale.<br />Per esempio, uno studio del 2010 curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, effettuato esaminando un campione di oltre 2.000 soggetti sposati, aveva riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei coniugi. Analogamente, in una ricerca pubblicata sul Journal of Marriage and Family, eseguita monitorando ben 600 coppie, è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale.<br />E potremmo continuare citando numerosi altri studi simili, se lo spazio non fosse tiranno e non ci imponesse una breve riflessione conclusiva rispetto a quello che, in tema di famiglia e matrimonio, è l'insegnamento della Chiesa. Un insegnamento che, perfino a detta di alcuni cattolici e purtroppo di qualche pastore, sarebbe oggi da «aggiornare» in quanto troppo rigido e fuori dal tempo.<br />Eppure, curiosamente, proprio là dove certa teologia sembra vacillare, ci stanno pensando la psicologia e la sociologia a evidenziare quello che dovrebbe essere chiaro e purtroppo non lo è ancora, e cioè il fatto che la Chiesa non vuole castrare l'uomo né limitarne la gioia. Tutt'altro: lo vuole felice. Il punto è che per raggiungere la vetta della felicità, anche quella di coppia, non si può procedere per tentativi né con improvvisazione. Al contrario, occorre faticare e pure molto. Ma la bellezza della cima, alla fine, ripaga ogni sforzo.<br /> <br />Titolo originale: La convivenza prima del matrimonio? Lo danneggia<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-01-2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 701]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43085257</guid><pubDate>Sun, 24 Jan 2021 00:22:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43085257/convivenza_prima_del_matrimonio_lo_danneggia.mp3" length="4956159" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6445&#13;
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CONVIVENZA PRIMA DEL MATRIMONIO? LO DANNEGGIA&#13;
Una ricerca, basata su oltre 100 coppie in quattro anni, rivela che chi si è sposato senza prima convivere mostra maggiore sintonia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6445" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6445</a><br /><br />CONVIVENZA PRIMA DEL MATRIMONIO? LO DANNEGGIA<br />Una ricerca, basata su oltre 100 coppie in quattro anni, rivela che chi si è sposato senza prima convivere mostra maggiore sintonia (anche a letto!)<br />di Giuliano Guzzo<br />I matrimoni calano, le convivenze aumentano, la morale cristiana è sempre più irrisa e incompresa. Tutto vero. Ma l'insegnamento della Chiesa sul fidanzamento e sull'unione matrimoniale non invecchia, anzi: rimane quantomai valido. Al contrario, le convivenze prematrimoniali - ormai accettate come un dato di fatto persino in casa cattolica - continuano a rivelarsi dannose per il matrimonio. Perfino sul versante rispetto al quale dovrebbero costituire una sorta di garanzia preventiva: quello sessuale.<br />A certificarlo è una nuova ricerca apparsa sul Journal of Sex Research a firma di Emma E. Altgelt e Andrea L. Meltzer, due studiose del dipartimento di psicologia dell'Università della Florida. Le autrici - selezionato un campione di oltre 100 coppie, tutte composte da uomini e donne - hanno chiesto loro svariati dettagli sulla loro storia, sulla loro vita intima, sul loro grado di soddisfazione sessuale, eccetera. Gli incontri con le coppie, semestrali, sono durati per ben quattro anni, consentendo un'osservazione prolungata.<br /><br />DUE SCOPERTE INTERESSANTI<br />Alla fine del loro lavoro, Altgelt e Meltzer si sono imbattute in almeno due scoperte interessanti. La prima riguarda la relazione tra corteggiamento e soddisfazione sessuale: le coppie con i corteggiamenti e i fidanzamenti più lunghi si sono rivelate quelle con una vita intima meno appagante. La seconda evidenza emersa - quella più significativa - è quella relativa alla convivenza prematrimoniale, che in maniera del tutto contro-intuitiva si è rivelata un elemento non esattamente positivo per la vita di coppia.<br />Infatti, si è visto che le coppie che si sono sposate senza prima convivere sono quelle che non solo avevano un numero di rapporti sessuali più elevato, ma che pure esprimevano maggior soddisfazione da questo punto di vista. L'obiezione qui potrebbe essere quella secondo cui le coppie sposatesi senza prima convivere necessariamente erano più felici perché non avevano fatto ancora i conti, rispetto alle altre, con l'inevitabile dimensione abitudinaria e inerziale che prima o poi sopraggiunge sempre in una relazione. Peccato però che Altgelt e Meltzer abbiano scoperto che la differenza, per esempio nella frequenza sessuale, tra le coppie sposatesi senza prima convivere e le altre, non solo rimaneva netta, ma addirittura aumentava, a dimostrazione di una sintonia duratura.<br /><br />SPOSARSI SENZA CONVIVENZA PRECEDENTE È MEGLIO<br />Ne consegue come in questo studio i benefici dello sposarsi senza prima sperimentare la convivenza siano parsi piuttosto netti. Dato per nulla banale, anche se a ben vedere non si tratta di un unicum. Per quanto si fatichi a parlarne, al di fuori della cerchia di addetti ai lavori, sono difatti ormai numerose le ricerche che evidenziano i benefici non soltanto della non convivenza, ma pure della stessa castità prematrimoniale.<br />Per esempio, uno studio del 2010 curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, effettuato esaminando un campione di oltre 2.000 soggetti sposati, aveva riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei coniugi. Analogamente, in una ricerca pubblicata sul Journal of Marriage and Family, eseguita monitorando ben 600 coppie, è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale.<br />E potremmo continuare citando numerosi altri studi simili, se lo spazio non fosse tiranno e non ci imponesse una breve riflessione conclusiva rispetto a quello che, in tema...]]></itunes:summary><itunes:duration>310</itunes:duration><itunes:keywords>convivenza,matrimonio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/16f26082824830e086678a609d02709f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una società di figli unici genera anziani soli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-societa-di-figli-unici-genera-anziani-soli--42149616</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6380" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6380</a><br /><br />UNA SOCIETA' DI FIGLI UNICI GENERA ANZIANI SOLI<br />Hai fatto pochi figli? Nella tua vecchiaia avrai una badante o sarai abbandonato all'ospizio (puoi chiamarlo anche RSA, ma la solitudine resta)<br />di Corrado Gnerre<br />In questi giorni di pandemia, si è tornati a parlare degli anziani. Molto spesso parcheggiati negli ospizi (termine più elegante: RSA) o affidati esclusivamente a badanti che vanno e vengono.<br />D'altronde - ogni tanto ci torniamo su - la nostra è una società degli anziani. E lo è e lo sarà ancora per molto. Anziani soli<br />Se non si mettono al mondo più figli, se il modello familiare è quello di un figlio e un cane, allora giocoforza gli anziani rimangono soli. È infatti sempre più frequente che si sposino figli unici. E così rimangono quattro anziani con solo due figli, per giunta in carriera... e il destino della solitudine è compiuto! Chi si prenderà cura di questi anziani? Le RSA o le  badanti, e non altri che queste.<br />Dunque il problema è nel calo demografico, cioè nel fare pochi figli. Ma perché questo calo? Si dice sia la questione economica, la precarietà lavorativa. Forse c'è anche questo, ma non prendiamoci troppo in giro, l'intelligenza non può andare al massacro. Se valesse l'equazione questione economica-calo demografico, avremmo dovuto avere, con il boom economico degli anni '60, un aumento delle nascite. E invece in quegli anni si verificò l'esatto contrario. Proprio quando la ricchezza pro-capite aumentava, s'iniziò  a smettere di fare figli.<br />Dunque, il problema è un altro. Il problema è culturale, cioè di mentalità. Volendo essere precisi, c'è un problema strutturale ed uno esistenziale.<br />Il problema strutturale sta nel fatto che è cambiato il modello familiare. I ruoli dei genitori si sono omogeneizzati. La madre fondamentalmente si è dissolta iniziando ad occuparsi non anche di "altro", ma prevalentemente di "altro". Ha iniziato a vedere i figli come una sorta di ostacolo, per finire poi di convincersi di quell'enorme stupidaggine secondo cui non sarebbe importante la quantità ma solo la qualità del tempo.<br />Ma - dicevamo - c'è anche un problema esistenziale. Il calo demografico è l'esito (in un certo qual modo inevitabile) dello smarrimento della perdita del senso della vita. Cioè di non sapere più per quale motivo sacrificarsi, donarsi ed offrirsi. Mettere al mondo figli non è un gioco, ma una responsabilità. Una responsabilità non solo di suo, perché i figli devono essere bene accolti, ma una responsabilità perché viene richiesto impegno, lavoro, fatica. La fatica dell'amore, ma pur sempre fatica.<br />Se però ci si chiude in una prospettiva individualista ed edonista, quale impegno, quale lavoro, quale fatica?<br />E così la prospettiva individualista ed edonista sono inevitabili in un contesto in cui si è scartata la ragione del soffrire: la Croce. [...]<br />Siamo stati bravissimi a trasformare il Vangelo in una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte, bellino, carino, "politicamente correttissimo", dove i sacrifici che vengono richiesti, sono solo quelli per affermare la propria personalità, i propri diritti... piuttosto che per immolarsi per i propri doveri, offrendo tutto se stessi, costi quel che costi.<br /> <br />Titolo originale: Abbiamo trasformato il Vangelo in un Manuale delle Giovani Marmotte e poi ci stupiamo che molti anziani siano nelle RSA<br />Fonte: I Tre Sentieri, 17 novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 692]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42149616</guid><pubDate>Tue, 24 Nov 2020 22:56:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42149616/una_societ_di_figli_unici_genera_anziani_soli.mp3" length="3888273" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6380&#13;
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UNA SOCIETA' DI FIGLI UNICI GENERA ANZIANI SOLI&#13;
Hai fatto pochi figli? Nella tua vecchiaia avrai una badante o sarai abbandonato all'ospizio (puoi chiamarlo anche RSA, ma la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6380" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6380</a><br /><br />UNA SOCIETA' DI FIGLI UNICI GENERA ANZIANI SOLI<br />Hai fatto pochi figli? Nella tua vecchiaia avrai una badante o sarai abbandonato all'ospizio (puoi chiamarlo anche RSA, ma la solitudine resta)<br />di Corrado Gnerre<br />In questi giorni di pandemia, si è tornati a parlare degli anziani. Molto spesso parcheggiati negli ospizi (termine più elegante: RSA) o affidati esclusivamente a badanti che vanno e vengono.<br />D'altronde - ogni tanto ci torniamo su - la nostra è una società degli anziani. E lo è e lo sarà ancora per molto. Anziani soli<br />Se non si mettono al mondo più figli, se il modello familiare è quello di un figlio e un cane, allora giocoforza gli anziani rimangono soli. È infatti sempre più frequente che si sposino figli unici. E così rimangono quattro anziani con solo due figli, per giunta in carriera... e il destino della solitudine è compiuto! Chi si prenderà cura di questi anziani? Le RSA o le  badanti, e non altri che queste.<br />Dunque il problema è nel calo demografico, cioè nel fare pochi figli. Ma perché questo calo? Si dice sia la questione economica, la precarietà lavorativa. Forse c'è anche questo, ma non prendiamoci troppo in giro, l'intelligenza non può andare al massacro. Se valesse l'equazione questione economica-calo demografico, avremmo dovuto avere, con il boom economico degli anni '60, un aumento delle nascite. E invece in quegli anni si verificò l'esatto contrario. Proprio quando la ricchezza pro-capite aumentava, s'iniziò  a smettere di fare figli.<br />Dunque, il problema è un altro. Il problema è culturale, cioè di mentalità. Volendo essere precisi, c'è un problema strutturale ed uno esistenziale.<br />Il problema strutturale sta nel fatto che è cambiato il modello familiare. I ruoli dei genitori si sono omogeneizzati. La madre fondamentalmente si è dissolta iniziando ad occuparsi non anche di "altro", ma prevalentemente di "altro". Ha iniziato a vedere i figli come una sorta di ostacolo, per finire poi di convincersi di quell'enorme stupidaggine secondo cui non sarebbe importante la quantità ma solo la qualità del tempo.<br />Ma - dicevamo - c'è anche un problema esistenziale. Il calo demografico è l'esito (in un certo qual modo inevitabile) dello smarrimento della perdita del senso della vita. Cioè di non sapere più per quale motivo sacrificarsi, donarsi ed offrirsi. Mettere al mondo figli non è un gioco, ma una responsabilità. Una responsabilità non solo di suo, perché i figli devono essere bene accolti, ma una responsabilità perché viene richiesto impegno, lavoro, fatica. La fatica dell'amore, ma pur sempre fatica.<br />Se però ci si chiude in una prospettiva individualista ed edonista, quale impegno, quale lavoro, quale fatica?<br />E così la prospettiva individualista ed edonista sono inevitabili in un contesto in cui si è scartata la ragione del soffrire: la Croce. [...]<br />Siamo stati bravissimi a trasformare il Vangelo in una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte, bellino, carino, "politicamente correttissimo", dove i sacrifici che vengono richiesti, sono solo quelli per affermare la propria personalità, i propri diritti... piuttosto che per immolarsi per i propri doveri, offrendo tutto se stessi, costi quel che costi.<br /> <br />Titolo originale: Abbiamo trasformato il Vangelo in un Manuale delle Giovani Marmotte e poi ci stupiamo che molti anziani siano nelle RSA<br />Fonte: I Tre Sentieri, 17 novembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 692]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>anziani,figlio,rsa,solitudine,unico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d60e9b7084c04a5c243f841ad0b638f6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sesso spiegato a un extraterrestre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sesso-spiegato-a-un-extraterrestre--41338193</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6309" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6309</a><br /><br />IL SESSO SPIEGATO A UN EXTRATERRESTRE di Daniel Torres Cox<br />Parliamo della finalità dei rapporti sessuali. Prima, però, pensiamo al fatto che quando ci si avvicina a qualcosa che non si conosce, insieme alla domanda "Cos'è?", si chiede in genere "E a cosa serve?" A volte il nome della cosa in sé non dice niente, per cui la seconda domanda è importante.<br />Quando una persona si chiede "A cosa serve questo?", in fondo si interroga sulla finalità. Questa domanda è quella che conta di più, perché mira a conoscere la ragione dell'esistenza di quella cosa, ovvero quello che le dà senso. E conoscendo la finalità di una cosa la si può usare senza danneggiarla.<br />Oggi cercheremo di applicare tutto questo ai rapporti sessuali. Proveremo a capirne la finalità e a vedere in che modo possiamo usarli nel modo adeguato.<br /><br />SE CI VEDESSERO GLI EXTRATERRESTRI<br />Nessuno di noi viene al mondo con un manuale sotto il braccio che gli dica a cosa servono i rapporti sessuali e come usarli. Averlo ci faciliterebbe molto le cose! Come tutto ciò che viene senza manuale, possiamo cercare di conoscerne la finalità vedendo cosa fa, quali effetti produce e come si comporta.<br />Cercando di essere il più obiettivi possibile, immaginiamo che un gruppo di extraterrestri venga sulla Terra, e - senza alcun tipo di pregiudizio - cerchi di indagare sulla finalità dei rapporti sessuali. Da un punto di vista puramente "scientifico", l'osservatore alieno potrebbe giungere alla conclusione che i rapporti sessuali servano a due cose: si tratta da un lato di dare continuità alla specie umana, dall'altro di stabilire un legame tra le persone che partecipano a quell'atto. I rapporti sessuali servono ad entrambe le cose.<br />Qualcuno dirà: "E il piacere?" Il piacere è in realtà il mezzo che permette che si conseguano i fini. Senza piacere la gente non avrebbe rapporti sessuali, e quindi la riproduzione sarebbe più ardua, e non si stabilirebbe un vincolo intimo tra le persone.<br /><br />LE COSE E I LORO SCOPI<br />Faccio un piccolo excursus, ma prometto di tornare sulla questione. A cosa serve un tavolo? Un tavolo serve a sostenere le cose. Serve per sedercisi sopra? Non è stato sicuramente creato per questo, e tuttavia il fatto di sedercisi è un'azione che non va contro la sua finalità. Per questo, a meno che io non sia molto pesante o il tavolo molto fragile, posso sedermici sopra senza distruggerlo.<br />Allo stesso modo, un'ascia serve per tagliare la legna. Posso usarla per tagliare la testa a qualcuno? Certamente, non è affatto raccomandabile ma il farlo non andrebbe contro la finalità dell'ascia. In ultima istanza, la sua finalità è tagliare.<br />Ciò vuol dire che le cose possono essere usate per un fine diverso da quello per il quale sono state create.<br />Potrei usare un tavolo come tavola da surf? Potrei provarci, ma molto probabilmente il tavolo finirebbe per distruggersi, e io per andare sotto le onde. Posso usare un'ascia come ancora? Posso provarci, ma la lama perderebbe presto la sua affilatura per il contatto con il fondo dell'oceano e si ossiderebbe, e il legno del manico finirebbe per imputridire.<br />Quando faccio di una cosa un utilizzo contrario alla sua finalità la danneggio, la distruggo.<br /><br />DISORDINI ALIMENTARI<br />Credo che con l'esempio precedente si inizi a vedere dove voglio arrivare, ma accostiamoci ai rapporti sessuali a poco a poco, partendo da qualcosa che può essere molto piacevole: il cibo.<br />A cosa serve mangiare? Chiaramente a nutrirci, ad aiutarci a restare in vita. Ci dà il "combustibile" che ci permette di svolgere tutte le nostre attività. La nutrizione è così importante che l'azione che ci permette di conseguirla – mangiare – è associata al secondo piacere più grande che possiamo sperimentare a livello fisico. Il primo, chiaramente, è il piacere sessuale.<br />Mangiando, posso andare contro la finalità di quell'atto? Certamente sì: posso mangiare solo per piacere. Posso mangiare, vomitare e poi continuare a mangiare. Mangiare e poi vomitare non è come usare il tavolo per sedercisi sopra o l'ascia per attaccare una persona. È piuttosto come fare il surf sul tavolo: va chiaramente contro la sua finalità, che è la nutrizione.<br />Questo può degenerare in disordini alimentari che non danneggiano più una cosa esterna, ma la persona stessa, e per chi li ha sono una causa di grande sofferenza.<br /><br />FINALITÀ DEL SESSO<br />Abbiamo fatto un lungo percorso per arrivare finalmente al tema dei rapporti sessuali, il tutto per capire che quando uso qualcosa in un modo contrario ai suoi fini lo danneggio.<br />E questo fa sì che prestiamo un'attenzione particolare ai rapporti sessuali, perché questi coinvolgono sempre un'altra persona. Il rischio di usarli male comporta un potenziale danno non solo a se stessi, ma anche alla persona con cui si praticano.<br />Sia l'unione della coppia che la continuità della specie sono fini inseparabili dei rapporti sessuali. Chiarisco che con questo non voglio dire che con ogni rapporto sessuale si debba cercare di avere dei figli.<br />La fertilità della coppia è determinata dai periodi di fertilità della donna, che è ciclica per natura. Non sarebbe quindi possibile cercare una gravidanza in ogni rapporto sessuale. Ciò che voglio dire è che è importante avere all'orizzonte entrambi i fini perché l'atto sia pieno.<br /><br />QUANDO IL FINE VIENE SNATURATO<br />In molti ambiti, quando si parla di sesso si mette in genere al centro il piacere, come se questo fosse il fine. Nonostante questo, non si può eliminare del tutto la presenza dei due fini segnalati in precedenza, perché è la natura stessa dell'atto che li esige.<br />Per questo, quando non si cercano, bisogna cercare di sopprimerli deliberatamente. Si tratta di sopprimere la possibilità di una gravidanza, ad esempio, con l'uso di anticoncezionali. Questo fa sì che in ogni rapporto sessuale si veda una situazione di pericolo dalla quale bisogna guardarsi, e la fertilità - la propria e del partner - viene trattata come un nemico.<br />Cercando di sopprimere quel fine, insomma, il sesso viene visto come qualcosa di rischioso, il che incide sull'atteggiamento che si assume compiendolo. In modo simile, si può provare ad avvicinarsi a un rapporto sessuale senza che questo implichi il fatto di stabilire un legame profondo con un'altra persona.<br />Questo, però, presuppone il fatto di assumere un atteggiamento artificiale, di spezzarsi a livello interiore, di modo che mentre si dona il corpo si cerca di non compromettersi interiormente in quell'azione, cosa che però non è mai del tutto possibile, perché quando metto in gioco tutto il mio corpo metto in gioco anche la totalità della mia persona.<br />Alla fine, per comprare un momento di piacere, finisco per pagare più del conto: pago con il valore totale della mia persona.<br /><br />UN INVITO A RIFLETTERE<br />La finalità di questo articolo non è emettere giudizi di valore sulle situazioni concrete di ogni individuo. Mi interessa invitare alla riflessione, soprattutto in relazione a una pratica tanto diffusa al giorno d'oggi come il sesso.<br />Non tenendo conto della sua doppia finalità - e soprattutto della pienezza che trova nel suo ambito idoneo, che è il matrimonio -, molte volte si realizza in un modo che finisce per lasciare ferite profonde.<br /><br />Nota di BastaBugie: non siamo fatti per il nomadismo affettivo, ma per la stabilità. Consigliamo di approfondire le ragioni ed i vantaggi della castità prematrimoniale cliccando sul seguente link:<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=65" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=65</a><br /> <br />Titolo originale: La finalità dei rapporti sessuali come nessuno ve l'ha mai spiegata<br />Fonte: Aleteia, 22 settembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 685]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41338193</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 04:08:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41338193/il_sesso_spiegato_a_un_extraterrestre.mp3" length="7368201" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6309&#13;
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IL SESSO SPIEGATO A UN EXTRATERRESTRE di Daniel Torres Cox&#13;
Parliamo della finalità dei rapporti sessuali. Prima, però, pensiamo al fatto che quando ci si avvicina a qualcosa che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6309" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6309</a><br /><br />IL SESSO SPIEGATO A UN EXTRATERRESTRE di Daniel Torres Cox<br />Parliamo della finalità dei rapporti sessuali. Prima, però, pensiamo al fatto che quando ci si avvicina a qualcosa che non si conosce, insieme alla domanda "Cos'è?", si chiede in genere "E a cosa serve?" A volte il nome della cosa in sé non dice niente, per cui la seconda domanda è importante.<br />Quando una persona si chiede "A cosa serve questo?", in fondo si interroga sulla finalità. Questa domanda è quella che conta di più, perché mira a conoscere la ragione dell'esistenza di quella cosa, ovvero quello che le dà senso. E conoscendo la finalità di una cosa la si può usare senza danneggiarla.<br />Oggi cercheremo di applicare tutto questo ai rapporti sessuali. Proveremo a capirne la finalità e a vedere in che modo possiamo usarli nel modo adeguato.<br /><br />SE CI VEDESSERO GLI EXTRATERRESTRI<br />Nessuno di noi viene al mondo con un manuale sotto il braccio che gli dica a cosa servono i rapporti sessuali e come usarli. Averlo ci faciliterebbe molto le cose! Come tutto ciò che viene senza manuale, possiamo cercare di conoscerne la finalità vedendo cosa fa, quali effetti produce e come si comporta.<br />Cercando di essere il più obiettivi possibile, immaginiamo che un gruppo di extraterrestri venga sulla Terra, e - senza alcun tipo di pregiudizio - cerchi di indagare sulla finalità dei rapporti sessuali. Da un punto di vista puramente "scientifico", l'osservatore alieno potrebbe giungere alla conclusione che i rapporti sessuali servano a due cose: si tratta da un lato di dare continuità alla specie umana, dall'altro di stabilire un legame tra le persone che partecipano a quell'atto. I rapporti sessuali servono ad entrambe le cose.<br />Qualcuno dirà: "E il piacere?" Il piacere è in realtà il mezzo che permette che si conseguano i fini. Senza piacere la gente non avrebbe rapporti sessuali, e quindi la riproduzione sarebbe più ardua, e non si stabilirebbe un vincolo intimo tra le persone.<br /><br />LE COSE E I LORO SCOPI<br />Faccio un piccolo excursus, ma prometto di tornare sulla questione. A cosa serve un tavolo? Un tavolo serve a sostenere le cose. Serve per sedercisi sopra? Non è stato sicuramente creato per questo, e tuttavia il fatto di sedercisi è un'azione che non va contro la sua finalità. Per questo, a meno che io non sia molto pesante o il tavolo molto fragile, posso sedermici sopra senza distruggerlo.<br />Allo stesso modo, un'ascia serve per tagliare la legna. Posso usarla per tagliare la testa a qualcuno? Certamente, non è affatto raccomandabile ma il farlo non andrebbe contro la finalità dell'ascia. In ultima istanza, la sua finalità è tagliare.<br />Ciò vuol dire che le cose possono essere usate per un fine diverso da quello per il quale sono state create.<br />Potrei usare un tavolo come tavola da surf? Potrei provarci, ma molto probabilmente il tavolo finirebbe per distruggersi, e io per andare sotto le onde. Posso usare un'ascia come ancora? Posso provarci, ma la lama perderebbe presto la sua affilatura per il contatto con il fondo dell'oceano e si ossiderebbe, e il legno del manico finirebbe per imputridire.<br />Quando faccio di una cosa un utilizzo contrario alla sua finalità la danneggio, la distruggo.<br /><br />DISORDINI ALIMENTARI<br />Credo che con l'esempio precedente si inizi a vedere dove voglio arrivare, ma accostiamoci ai rapporti sessuali a poco a poco, partendo da qualcosa che può essere molto piacevole: il cibo.<br />A cosa serve mangiare? Chiaramente a nutrirci, ad aiutarci a restare in vita. Ci dà il "combustibile" che ci permette di svolgere tutte le nostre attività. La nutrizione è così importante che l'azione che ci permette di conseguirla – mangiare – è associata al secondo piacere più grande che possiamo sperimentare a livello fisico. 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Una follia? Una richiesta esagerata da fare a dei figli così piccoli? Un atto di eroismo? Il Timone ne ha parlato con la mamma della truppa, Elena.<br />Elena, come mai avete deciso di festeggiare in questo modo il vostro decimo anniversario di matrimonio?<br />«L'idea è venuta a Michele durante un momento di adorazione. Entrambi lo abbiamo poi messo in preghiera, con una novena a San Giacomo, che ha fatto sì che incontrassimo tutta una serie di persone "esperte" del cammino che ci hanno dato diverse indicazioni, che peraltro hanno stravolto l'idea che ci eravamo fatti noi: questo però ci ha confermato che il progetto non era frutto della nostra vanagloria.<br />Il pellegrinaggio in occasione dell'anniversario, infatti, ci è sembrato la modalità perfetta per ringraziare per questi 10 anni passati assieme e per tutte le grazie che abbiamo ricevuto, nella certezza che il cammino ne sarebbe stato ulteriormente pieno, e nel contempo per chiedere perdono per quando ci siamo allontanati dalla volontà del Signore. Qui, nel percorso, è stata fortissima questa impronta spirituale perché le frecce che indicano la direzione sono tutte poste e sono tutte chiare, non c'è mai motivo per dubitare: questo secondo me è un parallelismo stupendo di come non si debba mai dubitare della volontà di Dio, ma invece seguirla nella letizia».<br />Cosa avete scoperto di voi, della vostra famiglia, durante il cammino?<br />«Innanzitutto, il cammino unisce molto. Poi abbiamo potuto realizzare che in questi 10 anni non ci siamo mentiti come marito e moglie: il cammino ti spoglia di ogni tipo di remore, c'è poco da fare, ma non ci siamo scoperti diversi da come ci conoscevamo, rispetto alle "mancanze". Invece, abbiamo scoperto reciprocamente che l'altro (ma anche noi in prima persona!) è molto più grande, più bello e più forte di quello che a volte la maschera della quotidianità fa percepire. Anche i bimbi ci hanno stupito molto per come ci sono stati, si sono dimostrati più grandi e più forti di quello che già sapevamo».<br />E come siete stati nelle inevitabili fatiche e stanchezze? <br />«Chiaramente a un certo punto, nella giornata, tutti a turno avevamo un momento di cedimento psicologico e abbiamo scoperto che non sapevamo starci a fianco, volendoci bene, nella maniera migliore: è un dono che va chiesto al cielo. Abbiamo così capito che la letizia non è una cosa che si può "costruire", ma che è un dono che ti viene dato, e che quindi va chiesto.<br />Abbiamo anche visto che ci è stato dato tutto il necessario, dal cibo, al letto, alle idee per fare le scelte migliori nel momento migliore... Quindi quello che abbiamo fatto è stato chiedere al cielo di farsi presente, di incarnarsi nella nostra realtà, perché anche se abbiamo già fatto esperienza di Dio, "il solo ricordo non ci è sufficiente", abbiamo bisogno che ci salvi oggi, e continuamente».<br />Il pellegrinaggio ha portato un di più alla vostra famiglia dal punto di vista spirituale?<br />«Sì, [...] ci è sorto ancora di più il desiderio di una vita grande, di una vita santa, da proporre anche ai figli, basata sulla preghiera, sui sacramenti e sulla parola di Dio».<br /><br />Nota di BastaBugie: la famiglia di Michele ed Elena non è straordinaria solo per il pellegrinaggio a Santiago, ma anche per lo stile di vita adottato con la mamma casalinga che, tra le altre cose, fa anche scuola ai suoi figli (con l'aiuto indispensabile anche del padre, ovviamente).<br />Nel seguente video (durata: 6 minuti) dal titolo "Il vero problema di chi fa HomeSchooling" Michele smonta tutte le presunte difficoltà nel fare scuola ai figli, dimostrando invece come sia vincente la scelta di non mandare a scuola i figli. Chi lo desidera può scrivere domande a loro attraverso il loro sito (si prega di NON inviare le domande per Michele ed Elena a noi di BastaBugie).<br /><br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=W4NJFPpRSIY" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=W4NJFPpRSIY</a><br /><br />IL CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA<br />Per vedere i racconti giornalieri, le foto e ei video di Michele ed Elena del pellegrinaggio che hanno fatto quest'anno con i figli a Santiago di Compostela, visita il loro sito cliccando nel seguente link:<br /><a href="http://imparoinfamiglia.it/" rel="noopener">http://imparoinfamiglia.it/</a><br /> <br />Titolo originale: Famiglia con sei figli a Santiago: in cammino verso il cielo<br />Fonte: Sito del Timone, 04/08/2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 677]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40271541</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2020 19:00:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40271541/famiglia_di_6_figli_fa_il_cammino_di_santiago_di_compostela.mp3" length="5072769" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6236&#13;
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FAMIGLIA CON SEI FIGLI FA IL CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA di Giulia Tanel&#13;
Michele ed Elena sono due giovani sposi bolognesi, genitori di sei figli: Gregorio di 8 anni,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6236" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6236</a><br /><br />FAMIGLIA CON SEI FIGLI FA IL CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA di Giulia Tanel<br />Michele ed Elena sono due giovani sposi bolognesi, genitori di sei figli: Gregorio di 8 anni, Benedetta di 7, Maria Marta di 5, due gemellini di 3 e infine Anna, di appena 7 mesi.<br />Per festeggiare i 10 anni di matrimonio, la coppia ha deciso di percorrere un tratto del cammino di Santiago con tutti i bimbi al seguito: circa 230 chilometri a piedi, da Vila Do Conde, in Portogallo, a Santiago de Compostela, dal 17 luglio al 2 agosto. Una follia? Una richiesta esagerata da fare a dei figli così piccoli? Un atto di eroismo? Il Timone ne ha parlato con la mamma della truppa, Elena.<br />Elena, come mai avete deciso di festeggiare in questo modo il vostro decimo anniversario di matrimonio?<br />«L'idea è venuta a Michele durante un momento di adorazione. Entrambi lo abbiamo poi messo in preghiera, con una novena a San Giacomo, che ha fatto sì che incontrassimo tutta una serie di persone "esperte" del cammino che ci hanno dato diverse indicazioni, che peraltro hanno stravolto l'idea che ci eravamo fatti noi: questo però ci ha confermato che il progetto non era frutto della nostra vanagloria.<br />Il pellegrinaggio in occasione dell'anniversario, infatti, ci è sembrato la modalità perfetta per ringraziare per questi 10 anni passati assieme e per tutte le grazie che abbiamo ricevuto, nella certezza che il cammino ne sarebbe stato ulteriormente pieno, e nel contempo per chiedere perdono per quando ci siamo allontanati dalla volontà del Signore. Qui, nel percorso, è stata fortissima questa impronta spirituale perché le frecce che indicano la direzione sono tutte poste e sono tutte chiare, non c'è mai motivo per dubitare: questo secondo me è un parallelismo stupendo di come non si debba mai dubitare della volontà di Dio, ma invece seguirla nella letizia».<br />Cosa avete scoperto di voi, della vostra famiglia, durante il cammino?<br />«Innanzitutto, il cammino unisce molto. Poi abbiamo potuto realizzare che in questi 10 anni non ci siamo mentiti come marito e moglie: il cammino ti spoglia di ogni tipo di remore, c'è poco da fare, ma non ci siamo scoperti diversi da come ci conoscevamo, rispetto alle "mancanze". Invece, abbiamo scoperto reciprocamente che l'altro (ma anche noi in prima persona!) è molto più grande, più bello e più forte di quello che a volte la maschera della quotidianità fa percepire. Anche i bimbi ci hanno stupito molto per come ci sono stati, si sono dimostrati più grandi e più forti di quello che già sapevamo».<br />E come siete stati nelle inevitabili fatiche e stanchezze? <br />«Chiaramente a un certo punto, nella giornata, tutti a turno avevamo un momento di cedimento psicologico e abbiamo scoperto che non sapevamo starci a fianco, volendoci bene, nella maniera migliore: è un dono che va chiesto al cielo. Abbiamo così capito che la letizia non è una cosa che si può "costruire", ma che è un dono che ti viene dato, e che quindi va chiesto.<br />Abbiamo anche visto che ci è stato dato tutto il necessario, dal cibo, al letto, alle idee per fare le scelte migliori nel momento migliore... Quindi quello che abbiamo fatto è stato chiedere al cielo di farsi presente, di incarnarsi nella nostra realtà, perché anche se abbiamo già fatto esperienza di Dio, "il solo ricordo non ci è sufficiente", abbiamo bisogno che ci salvi oggi, e continuamente».<br />Il pellegrinaggio ha portato un di più alla vostra famiglia dal punto di vista spirituale?<br />«Sì, [...] ci è sorto ancora di più il desiderio di una vita grande, di una vita santa, da proporre anche ai figli, basata sulla preghiera, sui sacramenti e sulla parola di Dio».<br /><br />Nota di BastaBugie: la famiglia di Michele ed Elena non è straordinaria solo per il pellegrinaggio a Santiago, ma anche per lo stile di vita adottato...]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:keywords>compostela,espiazione,famiglia,pellegrinaggio,santiago</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/997dec2b3841708326b33f54ee51f0b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Coronavirus avrebbe fatto meno danni se la famiglia fosse stata quella di un tempo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-coronavirus-avrebbe-fatto-meno-danni-se-la-famiglia-fosse-stata-quella-di-un-tempo--37320720</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202</a><br /><br />IL CORONAVIRUS AVREBBE FATTO MENO DANNI SE LA FAMIGLIA FOSSE STATA QUELLA DI UN TEMPO di Julio Loredo<br />Se la famiglia avesse conservato la sua struttura naturale e tradizionale, invece di essere sconquassata dalle tendenze moderne, la pandemia da Covid-19 non sarebbe stata così nociva, sia in termini assoluti sia in percentuali di infezione e di mortalità. È questa la conclusione di uno studio scientifico - "Coronavirus y Demografía en España" - reso pubblico dall'Osservatorio Demografico CEU dell'Università San Pablo, di Madrid, guidato dal prof. Joaquín Leguina.<br />"Si tratta di un'analisi di proiezione su cosa sarebbe successo se avessimo mantenuto il numero di figli per donna del 1976, che era 2,8, ossia sopra il livello di riproduzione, cosa che permetteva una crescita positiva della popolazione; se avessimo mantenuto la struttura famigliare di allora, quando quasi tutti erano regolarmente sposati, e quasi non c'erano separazioni né divorzi; e se la maggior parte delle persone anziane fosse vissuta a casa con figli e nipoti, come si faceva allora", spiega il prof. Alejandro Macarrón Herrán, coordinatore del progetto.<br /><br />VENTI MILIONI DI GIOVANI IN PIÙ<br />Se in Spagna si fossero conservati i tassi di fecondità, di nuzialità e di stabilità matrimoniale del 1976, oggi il Paese avrebbe avuto venti milioni in più di cittadini sotto i quaranta anni. Ciò avrebbe cambiato sostanzialmente il corso della pandemia: "Una popolazione più giovane avrebbe avuto tassi di infezione e di mortalità molto più bassi, e non avrebbe gravato tanto sul sistema sanitario nazionale, evitando così il collasso degli ospedali. Per non parlare del fatto che il numero dei ricoverati nelle RSA - dove si è verificato il 70% dei morti - sarebbe stato molto più ridotto. Avremmo avuto più PIL, più ospedali e più giovani".<br />Un altro punto interessante dello studio riguarda la situazione psicologica delle persone. Con una struttura famigliare come quella del 1976, un numero ridotto di spagnoli avrebbe trascorso la quarantena in solitudine. Nel 1976 solo il 2% viveva da solo. Oggi quella percentuale è schizzata all'11%. Quasi cinque milioni di spagnoli hanno trascorso la quarantena in solitudine, una vera bomba a tempo di problemi psicologici che adesso cominciano a venire a galla.<br />D'altronde, è scientificamente dimostrato che una famiglia numerosa e ben strutturata regge molto meglio questo tipo di situazione. Lo studio dell'Università CEU San Pablo conclude: "Se le famiglie spagnole fossero state quelle del 1976, la società come tale avrebbe retto molto meglio l'urto della pandemia: dal lavoro a distanza, all'appoggio fra i membri all'educazione dei figli".<br /><br />UNA DEMOGRAFIA SANA È IL FONDAMENTO DI UNA SOCIETÀ SANA<br />In dichiarazioni al margine dello studio accademico, il prof. Macarrón ha ricordato come "una demografia sana è il fondamento di una società sana. La società spagnola deve prendere coscienza di questo problema. Una delle nostre principali preoccupazioni dovrebbe essere la natalità. Dobbiamo studiare che cosa fare per motivare le famiglie ad avere più figli: sgravi fiscali, misure economiche di appoggio alla maternità e alla famiglia, aiuti alle impresse per favorire la maternità e via dicendo. D'altronde, dobbiamo ripensare la politica dell'aborto e degli anticoncezionali gratuiti, oltre a studiare perché la gente ha paura del matrimonio e della genitorialità".<br />Dal 1976, la Spagna - e non appena sotto governi socialisti - ha varato leggi che favoriscono le coppie di fatto, anziché quelle regolarmente sposate, e facilitato la separazione e il divorzio. L'esatto contrario di ciò che avrebbe dovuto fare. Questo è visibile, per esempio, nel mercato del lavoro. Secondo il prof. Macarrón, "lo Stato castiga le donne che scelgono di avere figli. Gli incentivi fiscali funzionano solo per le donne che lavorano. Ciò è discriminatorio. Lo Stato dovrebbe essere quantomeno neutrale".<br />"Il suicidio demografico sta accelerando", avverte il docente di demografia, "Negli ultimi anni sono diminuiti il numero dei figli per ogni donna e il numero di donne che hanno figli. Se non facciamo qualcosa, saremmo vittime di una spirale di morte che ci porterà al suicidio demografico. A differenza dell'economia, questo deterioramento non è esplosivo, e perciò non lo percepiamo facilmente e non adottiamo misure per contenerlo. È un cancro che poco a poco sta divorando la nostra società".<br />Parole sensate che, proprio per questo, dubito troveranno spazio nei giornali italiani.<br /> <br />Titolo originale: Covid e crisi della famiglia<br />Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 3 luglio 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 672]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37320720</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 19:32:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37320720/il_coronavirus_avrebbe_fatto_meno_danni_se_la_famiglia_fosse_stata_quella_di_un_tempo.mp3" length="5876923" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202&#13;
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IL CORONAVIRUS AVREBBE FATTO MENO DANNI SE LA FAMIGLIA FOSSE STATA QUELLA DI UN TEMPO di Julio Loredo&#13;
Se la famiglia avesse conservato la sua struttura naturale e tradizionale,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202</a><br /><br />IL CORONAVIRUS AVREBBE FATTO MENO DANNI SE LA FAMIGLIA FOSSE STATA QUELLA DI UN TEMPO di Julio Loredo<br />Se la famiglia avesse conservato la sua struttura naturale e tradizionale, invece di essere sconquassata dalle tendenze moderne, la pandemia da Covid-19 non sarebbe stata così nociva, sia in termini assoluti sia in percentuali di infezione e di mortalità. È questa la conclusione di uno studio scientifico - "Coronavirus y Demografía en España" - reso pubblico dall'Osservatorio Demografico CEU dell'Università San Pablo, di Madrid, guidato dal prof. Joaquín Leguina.<br />"Si tratta di un'analisi di proiezione su cosa sarebbe successo se avessimo mantenuto il numero di figli per donna del 1976, che era 2,8, ossia sopra il livello di riproduzione, cosa che permetteva una crescita positiva della popolazione; se avessimo mantenuto la struttura famigliare di allora, quando quasi tutti erano regolarmente sposati, e quasi non c'erano separazioni né divorzi; e se la maggior parte delle persone anziane fosse vissuta a casa con figli e nipoti, come si faceva allora", spiega il prof. Alejandro Macarrón Herrán, coordinatore del progetto.<br /><br />VENTI MILIONI DI GIOVANI IN PIÙ<br />Se in Spagna si fossero conservati i tassi di fecondità, di nuzialità e di stabilità matrimoniale del 1976, oggi il Paese avrebbe avuto venti milioni in più di cittadini sotto i quaranta anni. Ciò avrebbe cambiato sostanzialmente il corso della pandemia: "Una popolazione più giovane avrebbe avuto tassi di infezione e di mortalità molto più bassi, e non avrebbe gravato tanto sul sistema sanitario nazionale, evitando così il collasso degli ospedali. Per non parlare del fatto che il numero dei ricoverati nelle RSA - dove si è verificato il 70% dei morti - sarebbe stato molto più ridotto. Avremmo avuto più PIL, più ospedali e più giovani".<br />Un altro punto interessante dello studio riguarda la situazione psicologica delle persone. Con una struttura famigliare come quella del 1976, un numero ridotto di spagnoli avrebbe trascorso la quarantena in solitudine. Nel 1976 solo il 2% viveva da solo. Oggi quella percentuale è schizzata all'11%. Quasi cinque milioni di spagnoli hanno trascorso la quarantena in solitudine, una vera bomba a tempo di problemi psicologici che adesso cominciano a venire a galla.<br />D'altronde, è scientificamente dimostrato che una famiglia numerosa e ben strutturata regge molto meglio questo tipo di situazione. Lo studio dell'Università CEU San Pablo conclude: "Se le famiglie spagnole fossero state quelle del 1976, la società come tale avrebbe retto molto meglio l'urto della pandemia: dal lavoro a distanza, all'appoggio fra i membri all'educazione dei figli".<br /><br />UNA DEMOGRAFIA SANA È IL FONDAMENTO DI UNA SOCIETÀ SANA<br />In dichiarazioni al margine dello studio accademico, il prof. Macarrón ha ricordato come "una demografia sana è il fondamento di una società sana. La società spagnola deve prendere coscienza di questo problema. Una delle nostre principali preoccupazioni dovrebbe essere la natalità. Dobbiamo studiare che cosa fare per motivare le famiglie ad avere più figli: sgravi fiscali, misure economiche di appoggio alla maternità e alla famiglia, aiuti alle impresse per favorire la maternità e via dicendo. D'altronde, dobbiamo ripensare la politica dell'aborto e degli anticoncezionali gratuiti, oltre a studiare perché la gente ha paura del matrimonio e della genitorialità".<br />Dal 1976, la Spagna - e non appena sotto governi socialisti - ha varato leggi che favoriscono le coppie di fatto, anziché quelle regolarmente sposate, e facilitato la separazione e il divorzio. L'esatto contrario di ciò che avrebbe dovuto fare. Questo è visibile, per esempio, nel mercato del lavoro. Secondo il prof. Macarrón, "lo Stato castiga le donne che scelgono di avere figli. 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Sposare una persona significa accogliere anche il suo tempo. Significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro. Cosa significa concretamente?<br /><br />1) ACCOGLIERE IL SUO PASSATO<br />Accogliere il suo passato è accogliere la sua storia, le sue esperienze, le sue ferite. Abbiamo sposato una persona che per diversi anni ha camminato senza averci al suo fianco. Lui/lei ha un cuore pieno di ferite, ha probabilmente fatto scelte sbagliate che hanno portato sofferenze e problematiche. Ognuno di noi ne ha. Spesso queste situazioni si verificano anche in ambito sessuale dove esiste una sofferenza sommersa e nascosta. Accogliere il suo passato significa capire che se lui/lei si comporta in determinato modo non è per cattiva volontà, ma perché molte volte non riesce ad amare e a donarsi. Proprio per il suo passato. Accogliere il suo passato significa avere pazienza e aiutarlo/la a guarire dalle ferite con il nostro amore. Significa sostenerlo sempre senza giudicarlo/la. Anche perché dobbiamo pensare che proprio il suo passato ha modellato la sua persona anche negli aspetti più positivi, quelli che ci hanno fatto innamorare.<br /><br />2) ACCOGLIERE IL SUO PRESENTE<br />Accogliere il suo presente è accoglierlo/la per come è e non per tutte le aspettative che abbiamo su di lui/lei. C'è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sé dell'altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell'altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l'altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l'idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l'altro/a sia ciò che non è. E' importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E' importante saperlo e riuscire a superarlo.<br />È importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun'altro/a. L'amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l'altro per quello che è. Solo così l'amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un'esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all'altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa, beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l'imperfezione da cui è abitata.<br /><br />3) ACCOGLIERE IL SUO FUTURO<br />Infine accogliere il suo futuro. Amarlo/la qualsiasi cosa accada. Amarlo/la sempre e comunque, senza condizioni, anche nel caso estremo che lui/lei dovesse smettere di amarci.<br />Amare così non è facile, ma è il solo modo autentico di donare la nostra vita perché dia frutto. È il solo modo di vivere in pienezza l'opportunità più grande che Dio ci ha dato per diventare Santi, per vivere davvero e non solo per sopravvivere. È il solo modo per vivere in pienezza il nostro matrimonio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28987746</guid><pubDate>Wed, 03 Jun 2020 07:13:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28987746/sposare_una_persona_significa_accogliere_il_suo_tempo.mp3" length="4501837" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6152

SPOSARE UNA PERSONA SIGNIFICA ACCOGLIERE IL SUO PASSATO, IL SUO PRESENTE E IL SUO FUTURO di Antonio e Luisa De Rosa
Il matrimonio è una relazione così profonda che nulla va escluso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6152" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6152</a><br /><br />SPOSARE UNA PERSONA SIGNIFICA ACCOGLIERE IL SUO PASSATO, IL SUO PRESENTE E IL SUO FUTURO di Antonio e Luisa De Rosa<br />Il matrimonio è una relazione così profonda che nulla va escluso dell'altro/a. Sposare una persona significa accogliere anche il suo tempo. Significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro. Cosa significa concretamente?<br /><br />1) ACCOGLIERE IL SUO PASSATO<br />Accogliere il suo passato è accogliere la sua storia, le sue esperienze, le sue ferite. Abbiamo sposato una persona che per diversi anni ha camminato senza averci al suo fianco. Lui/lei ha un cuore pieno di ferite, ha probabilmente fatto scelte sbagliate che hanno portato sofferenze e problematiche. Ognuno di noi ne ha. Spesso queste situazioni si verificano anche in ambito sessuale dove esiste una sofferenza sommersa e nascosta. Accogliere il suo passato significa capire che se lui/lei si comporta in determinato modo non è per cattiva volontà, ma perché molte volte non riesce ad amare e a donarsi. Proprio per il suo passato. Accogliere il suo passato significa avere pazienza e aiutarlo/la a guarire dalle ferite con il nostro amore. Significa sostenerlo sempre senza giudicarlo/la. Anche perché dobbiamo pensare che proprio il suo passato ha modellato la sua persona anche negli aspetti più positivi, quelli che ci hanno fatto innamorare.<br /><br />2) ACCOGLIERE IL SUO PRESENTE<br />Accogliere il suo presente è accoglierlo/la per come è e non per tutte le aspettative che abbiamo su di lui/lei. C'è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sé dell'altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell'altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l'altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l'idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l'altro/a sia ciò che non è. E' importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E' importante saperlo e riuscire a superarlo.<br />È importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun'altro/a. L'amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l'altro per quello che è. Solo così l'amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un'esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all'altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa, beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l'imperfezione da cui è abitata.<br /><br />3) ACCOGLIERE IL SUO FUTURO<br />Infine accogliere il suo futuro. Amarlo/la qualsiasi cosa accada. Amarlo/la sempre e comunque, senza condizioni, anche nel caso estremo che lui/lei dovesse...]]></itunes:summary><itunes:duration>282</itunes:duration><itunes:keywords>ex,marito,moglie,passato,presente,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00a99302220065f27902de6fb142298a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci consigli per essere maschi oggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-consigli-per-essere-maschi-oggi--27143020</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118</a><br /><br />DIECI CONSIGLI PER ESSERE MASCHI OGGI di Roberto Marchesini<br />La cavalleria è morta, così si sente spesso dire. Oppure: la cavalleria è roba d'altri tempi! Medioevo, commenta qualcun altro, per indicare una cosa vecchia, morta e sepolta. È proprio così? La cavalleria è roba di un'altra epoca, improponibile all'uomo d'oggi, liquido e tecnologico? Io credo che la cavalleria non sia vecchia: credo che sia eterna. Lo dimostrano l'aner greco, al vir romano, fino al galantuomo (gentleman, all'inglese).<br />A chi pensa che la cavalleria sia una cosa laica e che non riguardi i cattolici, ricordiamo che san Giovanni Bosco, educatore sommo proponeva ai suoi ragazzi (tra gli altri) uno slogan cavalleresco: piuttosto la morte, ma non il peccato. Don Bosco voleva che i suoi ragazzi fossero cavalieri e proponeva loro quel modello. Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini. Uomini compiuti, cioè veri uomini: eroi, cavalieri. È come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire ad un progetto, oppure di rifiutarlo.<br />Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione. Soprattutto nella società attuale, nella quale l'uomo appare sempre più spaesato, confuso, in balia delle mode e di ogni refolo di vento.<br /><br />DECALOGO PER IL CAVALIERE MODERNO<br />Ecco, dunque, un decalogo per il cavaliere moderno; un cavaliere, come si dice attualmente, 2.0.<br />1) Il cavaliere vive in un mondo metafisico, non un mondo materiale. Sa che «ciò che facciamo in vita riecheggia per l'eternità» (cit. Il gladiatore). Cerca il bene e rifugge il male. Coltiva la propria spiritualità in modo virile e non se ne vergogna. Porta sempre con sé il santo rosario, segno visibile della propria servitù a Maria. Coltiva un rapporto personale con Dio; dedica la sua vita all'imitatio Christi. Poiché Cristo è «il paradigma e l'esemplare<br />degli uomini-maschi» (Mulieris dignitatem, § 25).<br />2) Il cavaliere è forte e coraggioso (Giosuè 1). Ha, cioè, sviluppato la virtù della fortezza che consiste nella disponibilità a soffrire, a perdere qualcosa, pur di conseguire il bene. Non ha paura di pagare il fio per le sue azioni, di assumersene la responsabilità. Non gli importa di compromettere la carriera, l'amicizia o la reputazione, se questo e il prezzo della propria personale dignità.<br />3) Il cavaliere rifugge la reputazione, il rispetto umano; non cerca la compiacenza. Non vuole piacere agli uomini, il cui giudizio è scritto sulla sabbia; bensì a Dio e alla propria coscienza (Galati 1, 10). Prende esempio da Cristo, del quale la gente diceva «è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori» (Matteo 11,19) e non se ne preoccupava minimamente.<br />4) Il cavaliere onora la sua parola. Non se la rimangia quando, per rispettarla, deve pagare un prezzo (Salmo 15, 4). Ovviamente, questo vale anche (e soprattutto) per la solenne e pubblica promessa matrimoniale: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti per tutti i giorni della mia vita». Ama la verità, cioè Cristo (Giovanni 14, 6); non pronuncia falsità. Se non può essere sincero, tace:; ma non mente.<br />5) Il cavaliere, se non può parlare bene di qualcuno, non ne parla affatto (cit. Giulio Andreotti). Infatti parla molto poco; così facendo evita di dire continuamente stupidaggini. Non ama i social media, mezzo di maldicenza, mormorazione e derisione; se li usa, lo fa con circospezione e prudenza. Non parla mai degli assenti: se deve dire qualcosa, la dice apertamente, faccia a faccia. Non è volgare né sguaiato.<br />6) Il cavaliere tratta gli altri secondo la «regola aurea»; come lui stesso vorrebbe essere trattato (Luca 6, 31). È capace di mettersi nei panni degli altri, cosa che è il fondamento della buona educazione. Non tollera prepotenze, ingiustizie e soprusi, soprattutto nei confronti dei più deboli.<br />7) Il cavaliere rispetta la femminilità della donna, anche se essa stessa non lo fa. Mette la sua forza e le sue doti al di lei servizio, anche se lei non lo chiede e non lo desidera. Non lo deve a lei, ma a se stesso. Non usa le donne, non le seduce.<br />8) Il cavaliere ama il lavoro. Non lo considera una fonte di soddisfazione e di realizzazione, come fa il borghese. Ma accetta con gioia la punizione divina (Genesi 3, 19) e l'ammonizione dell'apostolo (2 Tessalonicesi 3, 10). Ama la fatica, sa che essa paga sempre. Rifugge l'accidia, peccato mortale.<br />9) Il cavaliere è povero, nel senso evangelico della parola (Matteo 6, 21). Non è attaccato ai beni materiali (automobili e cellulari compresi) né al denaro; li considera un mezzo (per il sostentamento proprio e della propria famiglia), non un fine. È generoso, fa la carità appena può, e ringrazia chi gliene dà la possibilità.<br />10) Il cavaliere è casto. Ed è casto perché è libero. Se un uomo è schiavo delle proprie passioni, è semplicemente schiavo (Giovanni 8, 34). Troverà sempre qualcuno disponibile a tenerlo al guinzaglio.<br /><br />CONCLUSIONE: L'ESERCIZIO UMILE E QUOTIDIANO DELLE VIRTÙ<br />Ecco, dunque, un decalogo per il cavaliere dei tempi moderni. [...] Lo scrivente non sta proponendo se stesso come modello di cavalleria compiuta, ma come confratello dell'ordine cavalleresco, compagno di viaggio. Siamo tutti in cammino, fino a quando Dio vuole.<br />Come si vede, il codice qui proposto è composto da virtù (temperanza, giustizia, fortezza,..); e le virtù, essendo abiti (come i vizi) si acquisiscono esercitandole. Ogni giorno, nelle piccole cose quotidiane. È cosi che si conquistano le più alte vette morali: con pazienza e perseveranza (altre virtù). Non è l'exploit di una volta, che fa di noi dei cavalieri; piuttosto l'esercizio umile e quotidiano delle virtù.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27143020</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 19:36:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27143020/10_consigli_per_essere_maschi_oggi.mp3" length="7417520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118

DIECI CONSIGLI PER ESSERE MASCHI OGGI di Roberto Marchesini
La cavalleria è morta, così si sente spesso dire. Oppure: la cavalleria è roba d'altri tempi! Medioevo, commenta qualcun...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118</a><br /><br />DIECI CONSIGLI PER ESSERE MASCHI OGGI di Roberto Marchesini<br />La cavalleria è morta, così si sente spesso dire. Oppure: la cavalleria è roba d'altri tempi! Medioevo, commenta qualcun altro, per indicare una cosa vecchia, morta e sepolta. È proprio così? La cavalleria è roba di un'altra epoca, improponibile all'uomo d'oggi, liquido e tecnologico? Io credo che la cavalleria non sia vecchia: credo che sia eterna. Lo dimostrano l'aner greco, al vir romano, fino al galantuomo (gentleman, all'inglese).<br />A chi pensa che la cavalleria sia una cosa laica e che non riguardi i cattolici, ricordiamo che san Giovanni Bosco, educatore sommo proponeva ai suoi ragazzi (tra gli altri) uno slogan cavalleresco: piuttosto la morte, ma non il peccato. Don Bosco voleva che i suoi ragazzi fossero cavalieri e proponeva loro quel modello. Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini. Uomini compiuti, cioè veri uomini: eroi, cavalieri. È come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire ad un progetto, oppure di rifiutarlo.<br />Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione. Soprattutto nella società attuale, nella quale l'uomo appare sempre più spaesato, confuso, in balia delle mode e di ogni refolo di vento.<br /><br />DECALOGO PER IL CAVALIERE MODERNO<br />Ecco, dunque, un decalogo per il cavaliere moderno; un cavaliere, come si dice attualmente, 2.0.<br />1) Il cavaliere vive in un mondo metafisico, non un mondo materiale. Sa che «ciò che facciamo in vita riecheggia per l'eternità» (cit. Il gladiatore). Cerca il bene e rifugge il male. Coltiva la propria spiritualità in modo virile e non se ne vergogna. Porta sempre con sé il santo rosario, segno visibile della propria servitù a Maria. Coltiva un rapporto personale con Dio; dedica la sua vita all'imitatio Christi. Poiché Cristo è «il paradigma e l'esemplare<br />degli uomini-maschi» (Mulieris dignitatem, § 25).<br />2) Il cavaliere è forte e coraggioso (Giosuè 1). Ha, cioè, sviluppato la virtù della fortezza che consiste nella disponibilità a soffrire, a perdere qualcosa, pur di conseguire il bene. Non ha paura di pagare il fio per le sue azioni, di assumersene la responsabilità. Non gli importa di compromettere la carriera, l'amicizia o la reputazione, se questo e il prezzo della propria personale dignità.<br />3) Il cavaliere rifugge la reputazione, il rispetto umano; non cerca la compiacenza. Non vuole piacere agli uomini, il cui giudizio è scritto sulla sabbia; bensì a Dio e alla propria coscienza (Galati 1, 10). Prende esempio da Cristo, del quale la gente diceva «è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori» (Matteo 11,19) e non se ne preoccupava minimamente.<br />4) Il cavaliere onora la sua parola. Non se la rimangia quando, per rispettarla, deve pagare un prezzo (Salmo 15, 4). Ovviamente, questo vale anche (e soprattutto) per la solenne e pubblica promessa matrimoniale: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti per tutti i giorni della mia vita». Ama la verità, cioè Cristo (Giovanni 14, 6); non pronuncia falsità. Se non può essere sincero, tace:; ma non mente.<br />5) Il cavaliere, se non può parlare bene di qualcuno, non ne parla affatto (cit. Giulio Andreotti). Infatti parla molto poco; così facendo evita di dire continuamente stupidaggini. Non ama i social media, mezzo di maldicenza, mormorazione e derisione; se li usa, lo fa con circospezione e prudenza. Non parla mai degli assenti: se deve dire qualcosa, la dice apertamente, faccia a faccia. Non è volgare né sguaiato.<br />6) Il cavaliere tratta gli altri secondo la «regola aurea»; come...]]></itunes:summary><itunes:duration>464</itunes:duration><itunes:keywords>cavalieri,famiglia,maschi,medioevo,uomini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/795c464991908b5859930df672d904c1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ami davvero i tuoi figli? Metti al primo posto il tuo coniuge, non loro</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ami-davvero-i-tuoi-figli-metti-al-primo-posto-il-tuo-coniuge-non-loro--25492666</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6088" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6088</a><br /><br />AMI DAVVERO I TUOI FIGLI? METTI AL PRIMO POSTO IL TUO CONIUGE, NON LORO di ANTONIO E LUISA DE ROSA<br />Per diventare genitori davvero dobbiamo riconsegnare i nostri figli. Riconsegnarli a Dio. Comprendere che non sono nostri, ma sono persone altre. Un'alterità che non ci appartiene e che noi abbiamo il compito di accompagnare, educare, sostenere, ma che non sarà mai nostra. È importante comprenderlo, ma comprenderlo davvero, con il cuore. Non sono nostri! Soprattutto non dipende da loro la nostra felicità. Ci sono alcuni pericoli da disinnescare.<br />    <br />1° PERICOLO: NON POSSIAMO RIVERSARE SUI NOSTRI FIGLI IL BISOGNO DI ATTENZIONE E DI AFFETTO<br />Rischiamo davvero di rovinare tutto. Di rovinare il nostro matrimonio e di non permettere ai nostri figli una capacità di staccarsi da noi quando sarà il momento per loro di formare una nuova famiglia. Non significa non amarli, ma amarli nel modo giusto.<br />La mia vocazione di sposo è prima di tutto amare la mia sposa. La vocazione della mia sposa è prima di tutto amare me. I figli sono il frutto dell'amore che ci unisce. È sbagliato quindi smettere di nutrire l'amore sponsale e la relazione di coppia per dedicarsi quasi esclusivamente al ruolo genitoriale. Non significa che l'amore per i figli venga dopo e valga di meno. Significa che i nostri figli hanno bisogno di nutrirsi non solo dell'amore diretto dei due singoli genitori ma anche di percepire l'amore che i due genitori provano tra loro, perché loro sono il frutto di quell'amore.<br />È un errore gigantesco per gli sposi smettere di trovare momenti di intimità, di dialogo e di cura reciproca. Smettere magari anche di fare l'amore. Significa rovinare tutto. La stanchezza c'è, lo so bene. Abbiamo anche noi quattro figli nati a breve distanza l'uno dall'altro, ma non si può prescindere dalla nostra relazione sponsale. Ci occupiamo di tante cose anche quando siamo stanchi perché dovremmo trascurare la nostra relazione che dovrebbe essere messa al primo posto? Poi i nodi vengono al pettine.<br /><br />2° PERICOLO: LA NOSTRA REALIZZAZIONE NON PUÒ DIPENDERE DAI NOSTRI FIGLI<br />Luisa è insegnante e si rende benissimo conto di una dinamica malata. Lei, come tutti gli insegnati, deve valutare gli alunni. A volte deve scrivere delle note disciplinari. È diventato un problema. I genitori spesso non accettano queste "critiche" o giudizi negativi e si precipitano a chiedere spiegazioni. Luisa sbaglierà sicuramente alcune valutazioni, ma non è questo il punto. Questi genitori si sentono giudicati direttamente. L'errore del figlio diventa il loro personale errore. Capite che così non funziona. Non tanto con mia moglie che ormai sa come comportarsi. Con i loro figli stessi.<br />Spesso i nostri figli non si sentono amati. Proprio perché sentono l'amore dei genitori condizionato al loro comportamento o ai loro risultati. Dobbiamo uccidere le nostre aspettative. È importante accogliere quel figlio per quello che è altrimenti passiamo l'idea di amarlo per quello che fa e non semplicemente per chi è. Passiamo l'idea di un amore condizionato che, in definitiva, non è amore.<br />I nostri figli hanno bisogno di essere guidati da piccoli e accompagnati quando diventano un po' più grandi. Dobbiamo mettere in evidenza i loro errori, ma mai identificare i nostri figli con il loro errore. Soprattutto mai colpevolizzarli se noi ci sentiamo infelici o falliti. Devono già sopportare le difficoltà della loro vita, non credo abbiano bisogno di dover sopportare anche la colpa per la nostra infelicità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25492666</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2020 18:50:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25492666/ami_davvero_i_tuoi_figli_metti_al_primo_posto_il_tuo_coniuge_non_loro.mp3" length="4979146" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6088&#13;
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Di rovinare il nostro matrimonio e di non permettere ai nostri figli una capacità di staccarsi da noi quando sarà il momento per loro di formare una nuova famiglia. Non significa non amarli, ma amarli nel modo giusto.<br />La mia vocazione di sposo è prima di tutto amare la mia sposa. La vocazione della mia sposa è prima di tutto amare me. I figli sono il frutto dell'amore che ci unisce. È sbagliato quindi smettere di nutrire l'amore sponsale e la relazione di coppia per dedicarsi quasi esclusivamente al ruolo genitoriale. Non significa che l'amore per i figli venga dopo e valga di meno. Significa che i nostri figli hanno bisogno di nutrirsi non solo dell'amore diretto dei due singoli genitori ma anche di percepire l'amore che i due genitori provano tra loro, perché loro sono il frutto di quell'amore.<br />È un errore gigantesco per gli sposi smettere di trovare momenti di intimità, di dialogo e di cura reciproca. Smettere magari anche di fare l'amore. Significa rovinare tutto. La stanchezza c'è, lo so bene. Abbiamo anche noi quattro figli nati a breve distanza l'uno dall'altro, ma non si può prescindere dalla nostra relazione sponsale. Ci occupiamo di tante cose anche quando siamo stanchi perché dovremmo trascurare la nostra relazione che dovrebbe essere messa al primo posto? Poi i nodi vengono al pettine.<br /><br />2° PERICOLO: LA NOSTRA REALIZZAZIONE NON PUÒ DIPENDERE DAI NOSTRI FIGLI<br />Luisa è insegnante e si rende benissimo conto di una dinamica malata. Lei, come tutti gli insegnati, deve valutare gli alunni. A volte deve scrivere delle note disciplinari. È diventato un problema. I genitori spesso non accettano queste "critiche" o giudizi negativi e si precipitano a chiedere spiegazioni. Luisa sbaglierà sicuramente alcune valutazioni, ma non è questo il punto. Questi genitori si sentono giudicati direttamente. L'errore del figlio diventa il loro personale errore. Capite che così non funziona. Non tanto con mia moglie che ormai sa come comportarsi. Con i loro figli stessi.<br />Spesso i nostri figli non si sentono amati. Proprio perché sentono l'amore dei genitori condizionato al loro comportamento o ai loro risultati. Dobbiamo uccidere le nostre aspettative. È importante accogliere quel figlio per quello che è altrimenti passiamo l'idea di amarlo per quello che fa e non semplicemente per chi è. Passiamo l'idea di un amore condizionato che, in definitiva, non è amore.<br />I nostri figli hanno bisogno di essere guidati da piccoli e accompagnati quando diventano un po' più grandi. Dobbiamo mettere in evidenza i loro errori, ma mai identificare i nostri figli con il loro errore. Soprattutto mai colpevolizzarli se noi ci sentiamo infelici o falliti. 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Si incontrano però sempre sfumature ed ombreggiature individuali ed anche casi anormali, che tralasceremo di considerare perché richiederebbero uno studio speciale.<br />La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata. (...)<br /><br />LA SUA FORZA È IL SUO CUORE<br />Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.<br />Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia, quale raramente o per nulla si riscontra nell'uomo.<br />Al contrario, una canzonatura, una indifferenza, una distrazione, un biasimo ed una critica lasciano nella donna un'impressione più durevole che nell'uomo. (...)<br />Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. Essa sì domanda di continuo che cosa possa piacere all'amato e si dà premura per realizzarla.<br />D'altra parte, nelle donne dominano antipatie, scaltrezze, malignità più marcate, piccole gelosie più accentuate. Il marito non trascuri mai queste caratteristiche psicologiche e pensi quale importanza possano aver per la moglie quelle minime piccolezze, che ai suoi occhi sono "ridicole", può essere certo che non esagererà mai mostrandosi pieno di riguardi e di gentilezze, poiché la felicità della sua sposa dipende ampiamente dalla sua accentuata sensibilità psicologica. (...)<br />Lo sposo dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...)<br />Senza amore, la sua anima s'atrofizza. <br />Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.<br /><br />LE QUALITÀ MASCHILI<br />Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. <br />Per contro, le brame di dominio conducono facilmente ad un atteggiamento che si estrinseca in violenza brutale o mancanza di riguardo, in freddezza glaciale o in gretto sfoggio di potenza, di boria e tirannia: tutti pericoli che minacciano l'uomo incapace di disciplinare le sue forze e di frenare il suo impeto. <br />Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. <br />In uno sposo di tal sorta, v'è tanta fermezza e coraggio, che può compiere i doveri e sopportare le prove della vita. <br />Però v'è pure il rovescio della medaglia. La natura della donna, particolarmente sensibile ed emotiva, per quanto possa sembrare incantevole anche all'uomo, non è immune da alcuni difetti. Talvolta il suo modo di fare urta la suscettibilità dello sposo. (...) <br />A contatto della donna amata, l'uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun'altra creatura umana offrirà mai più. <br />Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (...) <br />II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva. <br />Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. <br />Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole, anche se così irrazionale, eccitabile e, perciò, così esuberante.<br />(Tratto da: L'uomo nel matrimonio, di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957)<br /> <br />Titolo originale: L'arte di amare la propria moglie... leggi queste utili parole di Dufoyer<br />Fonte: I Tre Sentieri, 7 marzo 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 656]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23978895</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2020 19:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23978895/l_arte_di_amare.mp3" length="7325151" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6052&#13;
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L'ARTE DI AMARE LA PROPRIA MOGLIE di Pierre Dufoyer&#13;
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Si incontrano però sempre sfumature ed ombreggiature individuali ed anche casi anormali, che tralasceremo di considerare perché richiederebbero uno studio speciale.<br />La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata. (...)<br /><br />LA SUA FORZA È IL SUO CUORE<br />Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.<br />Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia, quale raramente o per nulla si riscontra nell'uomo.<br />Al contrario, una canzonatura, una indifferenza, una distrazione, un biasimo ed una critica lasciano nella donna un'impressione più durevole che nell'uomo. (...)<br />Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. Essa sì domanda di continuo che cosa possa piacere all'amato e si dà premura per realizzarla.<br />D'altra parte, nelle donne dominano antipatie, scaltrezze, malignità più marcate, piccole gelosie più accentuate. Il marito non trascuri mai queste caratteristiche psicologiche e pensi quale importanza possano aver per la moglie quelle minime piccolezze, che ai suoi occhi sono "ridicole", può essere certo che non esagererà mai mostrandosi pieno di riguardi e di gentilezze, poiché la felicità della sua sposa dipende ampiamente dalla sua accentuata sensibilità psicologica. (...)<br />Lo sposo dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...)<br />Senza amore, la sua anima s'atrofizza. <br />Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.<br /><br />LE QUALITÀ MASCHILI<br />Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. <br />Per contro, le brame di dominio conducono facilmente ad un atteggiamento che si estrinseca in violenza brutale o mancanza di riguardo, in freddezza glaciale o in gretto sfoggio di potenza, di boria e tirannia: tutti pericoli che minacciano l'uomo incapace di disciplinare le sue forze...]]></itunes:summary><itunes:duration>458</itunes:duration><itunes:keywords>amore,mascolinità,matrimonio,moglie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/00a99302220065f27902de6fb142298a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La festa della donna secondo Edith Stein</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-festa-della-donna-secondo-edith-stein--23754675</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049</a><br /><br />LA FESTA DELLA DONNA SECONDO EDITH STEIN<br />Visto che oggi i media ci ricordano la cosiddetta "Festa della Donna", vogliamo "sostare" su queste belle parole di Santa Teresa Benedetta della Croce (1891-1942), la famosa Edith Stein.<br />Nel suo La donna: il suo compito, la natura e la grazia, così scrive: "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere con calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo".<br />È molto bello questo completarsi tra l'uomo e la donna. Si tratta di due forze che si armonizzano. La forza muscolare dell'uomo e la forza dell'accoglienza della donna.<br />Ed è proprio su queste due forze che è bene fare una breve riflessione.<br />L'armonia tra due forze d'intensità diverse, ma entrambe necessarie, è solo del genere umano; a dimostrazione di ciò che dice la buona filosofia, ovvero che l'anima è forma del corpo. Il corpo femminile, infatti, è "informato" dall'anima e ciò fa sì che esso (il corpo) assuma l'espressione della delicatezza.<br />Negli animali non è così. Se nel genere umano, infatti, la donna è più "debole" dell'uomo, tra gli animali ciò può non verificarsi. Prendiamo lo sport. In alcune discipline le donne non possono raggiungere gli stessi risultati degli uomini. Tra gli animali ciò è possibile. Nell'ippica le cavalle possono essere ugualmente o anche più veloci dei cavalli.<br />Insomma è la dimensione spirituale che rende ancora più diverso il corpo maschile da quello femminile.<br />Ed ecco perché, da quando si è dimenticata la priorità dell'anima, tutto si è indistinto, annullato... e in tal modo non riusciamo più a capire la bellezza della diversità!<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video di Matteo Montevecchi (durata: 3 minuti) dal titolo "La vera storia dell'8 marzo" si sbugiardano le fake news delle femministe che per anni hanno inventato un inizio "glorioso" della festa della donna, nascondendo che fu inventata nella russia sovietica sotto Lenin.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23754675</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2020 14:53:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23754675/la_festa_della_donna_secondo_edith_stein.mp3" length="3480345" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049&#13;
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LA FESTA DELLA DONNA SECONDO EDITH STEIN&#13;
Visto che oggi i media ci ricordano la cosiddetta "Festa della Donna", vogliamo "sostare" su queste belle parole di Santa Teresa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049</a><br /><br />LA FESTA DELLA DONNA SECONDO EDITH STEIN<br />Visto che oggi i media ci ricordano la cosiddetta "Festa della Donna", vogliamo "sostare" su queste belle parole di Santa Teresa Benedetta della Croce (1891-1942), la famosa Edith Stein.<br />Nel suo La donna: il suo compito, la natura e la grazia, così scrive: "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere con calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo".<br />È molto bello questo completarsi tra l'uomo e la donna. Si tratta di due forze che si armonizzano. La forza muscolare dell'uomo e la forza dell'accoglienza della donna.<br />Ed è proprio su queste due forze che è bene fare una breve riflessione.<br />L'armonia tra due forze d'intensità diverse, ma entrambe necessarie, è solo del genere umano; a dimostrazione di ciò che dice la buona filosofia, ovvero che l'anima è forma del corpo. Il corpo femminile, infatti, è "informato" dall'anima e ciò fa sì che esso (il corpo) assuma l'espressione della delicatezza.<br />Negli animali non è così. Se nel genere umano, infatti, la donna è più "debole" dell'uomo, tra gli animali ciò può non verificarsi. Prendiamo lo sport. In alcune discipline le donne non possono raggiungere gli stessi risultati degli uomini. Tra gli animali ciò è possibile. Nell'ippica le cavalle possono essere ugualmente o anche più veloci dei cavalli.<br />Insomma è la dimensione spirituale che rende ancora più diverso il corpo maschile da quello femminile.<br />Ed ecco perché, da quando si è dimenticata la priorità dell'anima, tutto si è indistinto, annullato... e in tal modo non riusciamo più a capire la bellezza della diversità!<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video di Matteo Montevecchi (durata: 3 minuti) dal titolo "La vera storia dell'8 marzo" si sbugiardano le fake news delle femministe che per anni hanno inventato un inizio "glorioso" della festa della donna, nascondendo che fu inventata nella russia sovietica sotto Lenin.]]></itunes:summary><itunes:duration>218</itunes:duration><itunes:keywords>8marzo,edith,famiglia,matrimonio,montevecchi,stein</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/361e61a66b5d583c41cfaab54b4d3428.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se manca il padre aumentano i crimini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-manca-il-padre-aumentano-i-crimini--23719521</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6044" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6044</a><br /><br />SE MANCA IL PADRE AUMENTANO I CRIMINI di Raffaella Frullone<br />«La mancanza della figura paterna alimenta i "crimini da coltello"». Le parole di Jackie Sebire sono diventati titoli di apertura dei britannici Times, Bbc e Daily Mail. Psicologa forense con oltre 25 anni di esperienza nella polizia, autrice di numerosi articoli sugli abusi domestici e sulla gestione dei rischi, Jackie Sebire è stata nominata nel 2016 assistente capo della polizia del Bedfordshire e si occupa di affrontare la piaga della violenza giovanile in Inghilterra.<br /><br />LA MANCANZA DI UNA FIGURA PATERNA DENTRO CASA<br />«Certo è molto facile incolpare la diffusione delle droghe, i tagli ai finanziamenti o social media - ha dichiarato - ma uno dei fattori principali in questo tipo di crimini è la mancanza di una figura paterna dentro casa. E poi c'è una mancanza non solo di padri, ma di modelli maschili positivi e così i modelli diventano gli spacciatori, gli sfruttatori, le reti organizzate. Credo che non si parli abbastanza di questo tema». La Sebire ha parlato al vertice del Consiglio dei capi di polizia nazionale e dell'Associazione dei commissari di polizia e del crimine dove ha ribadito: «Non ci sono solo padri assenti, ma anche padri fisicamente presenti, ma assenti nella vita del bambino. Molti nemmeno si occupano di venire a riprendere i propri figli alla stazione di polizia, ed è un problema. I modelli di ruolo maschili positivi sono un fattore protettivo nella vita dei giovani»<br />Il segno che stiamo vivendo una fase di normalizzazione della violenza giovanile è dato, secondo la Sebire, dal fatto che i teenager non hanno nemmeno più paura di andare in carcere: «A loro non importa se saranno condannati, un coltello consente loro di svolgere la propria attività criminale, sia che vengano sfruttati sia che sia quello che scelgono di fare». Sempre più giovani dunque, girano con armi da taglio, comprese le ragazze «che stanno assumendo sempre più potere all'interno delle bande», che i bambini «che portano il coltello per proteggersi».<br /><br />ABBIAMO BISOGNO DI UNA GUIDA<br />Secondo il Daily Mail lo scorso anno i «crimini da coltello» sono aumentati del 7%, raggiungendo il record di 45.000 reati. Non solo, uno studio della Commissione per l'Infanzia inglese ha rilevato che sono quasi 27.000 i bambini identificati come membri di una banda. Sempre lo scorso anno uno studio su adolescenti inglesi considerati vulnerabili ha messo in evidenza come quasi tre quarti di loro non vivessero con il padre.<br />Per noi sono numeri, o nomi che appaiono come meteore nella cronaca nera, in cui, come scrive Claudio Risé nel suo "Il padre, libertà e dono" «traspare la fatica di raccontare queste storie senza scontrarsi con i divieti del politically correct e dei suoi tabù  a cominciare dall'eventuale collegamento tra sofferenza mentale e divorzio, aborto, libertà sessuale, singleness, alcolismo».<br />Rivolgendosi ai Cavalieri 2.0, nel dossier del mese di febbraio del Timone intitolato C'era una volta il maschio, Roberto Marchesini parlava così: «Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini, Uomini compiuti, cioè veri uomini, eroi, cavalieri. E come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire a un progetto oppure di rifiutarlo. Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione». Di un padre insomma.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'importanza del padre e del marito per una famiglia salda è ben evidenziata nello straordinario film Courageous. Un film per tutta la famiglia che fa riflettere con l'azione, i sentimenti e l'ironia. Il film invita i padri ad alzarsi in piedi e dire ''Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia perché, per grazia di Dio, lo farò io!''<br />Per informazioni sul film e per vedere trailer, colonna sonora e molto altro, clicca sul seguente link:<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=32" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=32</a><br /> <br />Titolo originale: Se manca il padre, aumentano i crimini<br />Fonte: Sito del Timone, 3 marzo 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 655]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23719521</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2020 20:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23719521/se_manca_il_padre_aumentano_i_crimini.mp3" length="6011506" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6044&#13;
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SE MANCA IL PADRE AUMENTANO I CRIMINI di Raffaella Frullone&#13;
«La mancanza della figura paterna alimenta i "crimini da coltello"». Le parole di Jackie Sebire sono diventati titoli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6044" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6044</a><br /><br />SE MANCA IL PADRE AUMENTANO I CRIMINI di Raffaella Frullone<br />«La mancanza della figura paterna alimenta i "crimini da coltello"». Le parole di Jackie Sebire sono diventati titoli di apertura dei britannici Times, Bbc e Daily Mail. Psicologa forense con oltre 25 anni di esperienza nella polizia, autrice di numerosi articoli sugli abusi domestici e sulla gestione dei rischi, Jackie Sebire è stata nominata nel 2016 assistente capo della polizia del Bedfordshire e si occupa di affrontare la piaga della violenza giovanile in Inghilterra.<br /><br />LA MANCANZA DI UNA FIGURA PATERNA DENTRO CASA<br />«Certo è molto facile incolpare la diffusione delle droghe, i tagli ai finanziamenti o social media - ha dichiarato - ma uno dei fattori principali in questo tipo di crimini è la mancanza di una figura paterna dentro casa. E poi c'è una mancanza non solo di padri, ma di modelli maschili positivi e così i modelli diventano gli spacciatori, gli sfruttatori, le reti organizzate. Credo che non si parli abbastanza di questo tema». La Sebire ha parlato al vertice del Consiglio dei capi di polizia nazionale e dell'Associazione dei commissari di polizia e del crimine dove ha ribadito: «Non ci sono solo padri assenti, ma anche padri fisicamente presenti, ma assenti nella vita del bambino. Molti nemmeno si occupano di venire a riprendere i propri figli alla stazione di polizia, ed è un problema. I modelli di ruolo maschili positivi sono un fattore protettivo nella vita dei giovani»<br />Il segno che stiamo vivendo una fase di normalizzazione della violenza giovanile è dato, secondo la Sebire, dal fatto che i teenager non hanno nemmeno più paura di andare in carcere: «A loro non importa se saranno condannati, un coltello consente loro di svolgere la propria attività criminale, sia che vengano sfruttati sia che sia quello che scelgono di fare». Sempre più giovani dunque, girano con armi da taglio, comprese le ragazze «che stanno assumendo sempre più potere all'interno delle bande», che i bambini «che portano il coltello per proteggersi».<br /><br />ABBIAMO BISOGNO DI UNA GUIDA<br />Secondo il Daily Mail lo scorso anno i «crimini da coltello» sono aumentati del 7%, raggiungendo il record di 45.000 reati. Non solo, uno studio della Commissione per l'Infanzia inglese ha rilevato che sono quasi 27.000 i bambini identificati come membri di una banda. Sempre lo scorso anno uno studio su adolescenti inglesi considerati vulnerabili ha messo in evidenza come quasi tre quarti di loro non vivessero con il padre.<br />Per noi sono numeri, o nomi che appaiono come meteore nella cronaca nera, in cui, come scrive Claudio Risé nel suo "Il padre, libertà e dono" «traspare la fatica di raccontare queste storie senza scontrarsi con i divieti del politically correct e dei suoi tabù  a cominciare dall'eventuale collegamento tra sofferenza mentale e divorzio, aborto, libertà sessuale, singleness, alcolismo».<br />Rivolgendosi ai Cavalieri 2.0, nel dossier del mese di febbraio del Timone intitolato C'era una volta il maschio, Roberto Marchesini parlava così: «Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini, Uomini compiuti, cioè veri uomini, eroi, cavalieri. E come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire a un progetto oppure di rifiutarlo. Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione». Di un padre insomma.<br /><br />Nota di BastaBugie: l'importanza del padre e del marito per una famiglia salda è ben evidenziata nello straordinario film Courageous. Un film per tutta la famiglia che fa riflettere con l'azione, i sentimenti e l'ironia. 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Pur essendo un codardo fisicamente, in due stagioni, da timido coniglio disprezzato passai a vestire i colori della squadra della scuola. L'amore mi fece fare questo tipo di cose». Così in una lettera un padre ricorda al figlio la sua storia d'amore per prepararlo alle fatiche e gioie del matrimonio (mamme e papà, raccontate più spesso ai figli come e perché vi siete scelti). Quel padre è J.R.R.Tolkien e lei Edith Brath: nel loro 55° anniversario (1916-1971), lui volle leggere alla moglie e ai figli il meraviglioso racconto Beren e Lúthien. Lo aveva scritto nel 1917 proprio per celebrare il loro amore, lo arricchì per tutta la vita, per poi nasconderlo - lo considerava il vero finale del suo capolavoro (Il Signore degli Anelli) - nella storia di Aragorn e Arwen (discendenti non a caso di Beren e Lúthien). Quel racconto - egli dice - è l'origine della sua creazione, perché l'amore lo è di ogni creazione. Come?<br />Orfano di padre a 4 anni e di madre a 12, cresciuto con un precettore, a 18 anni Tolkien si innamorò di Edith ma gli fu proibito di frequentarla fino alla maggiore età di allora: «Dovetti scegliere tra ingannare un tutore che per me era stato come un padre, più di un padre vero, o lasciar cadere quella relazione finché non avessi compiuto 21 anni. Per tre anni non vidi né scrissi al mio amore. Fu molto doloroso. Caddi nella pazzia e nella negligenza. Nella notte del mio ventunesimo compleanno scrissi di nuovo a tua madre, il 3 gennaio 1913». Lei declinò, era impegnata con un altro, ma John non si perse d'animo: «L'8 gennaio andai da lei e ci fidanzammo, informando la sua esterrefatta famiglia». Si sposarono nel 1916 e il loro primo figlio nacque nel 1917, mentre lui combatteva al fronte, dove vide morire gli amici con cui aveva creato «la Compagnia», un gruppo di adolescenti che voleva cambiare il mondo con la bellezza.<br /><br />IL RACCONTO DI BEREN E LÚTHIEN<br />Ebbero altri tre figli, per i quali l'elegante professore di Oxford inventò le sue storie, proprio quelle che hanno conquistato il mondo. Leggeva loro, ogni sera, le pagine (dello Hobbit) che aveva scritto al mattino. Il talento creativo di Tolkien fiorì grazie all'amore familiare: un amore epico, cioè ordinario ed eroico al tempo stesso, come gli hobbit con cui si identificava. Il segreto di quest'amore è distillato proprio nel racconto di Lúthien e Beren. Quest'ultimo è un mortale che s'innamora dell'elfa Lúthien vedendola danzare nella foresta (John non dimenticò mai quando vide Edith danzare e cantare tra fiori bianchi in un bosco dello Yorkshire, durante un congedo dal vicino scenario bellico: un momento salvifico dall'orrore della guerra). Beren chiede la mano al padre della ragazza, il quale, per liberarsi di lui, promette che gliela concederà in sposa in cambio di una gemma della corona dell'Oscuro Signore. Beren, con l'aiuto di lei, riesce nell'impossibile impresa ma, a causa delle ferite riportate, muore. Lúthien, scesa negli inferi, lo riporta in vita, per poi rinunciare all'immortalità elfica per sposarlo. I due migrano in una regione che Tolkien chiama, in elfico, Terra dei morti che vivono di nuovo: i Rinati. Nome perfetto per lo spazio in cui, giorno per giorno, chi ama, fa morire un po' l'ego, scoprendo la misteriosa matematica per cui uno più uno fa «tutto»: il tempo non è nemico dell'amore, ma occasione per continue rinascite. Il contrario dell'amore romantico da cui Tolkien metteva in guardia il figlio: «Distoglie dalle donne così come sono veramente, compagne nelle sfide della vita e non stelle-guida; fa dimenticare i loro desideri, bisogni, fragilità; inculca l'illusione dell'amore vero come esaltazione permanente, che non contempla il passare degli anni, i figli che arrivano, la vita di tutti i giorni».<br /><br />LA VERA ANIMA GEMELLA È QUELLA CHE HAI SPOSATO<br />Per San Valentino leggete Beren e Lúthien, coloro che rinascono dopo esser morti l'uno per l'altra. Scoprirete, come dice Tolkien al figlio, che «quasi tutti i matrimoni, anche quelli felici, sono errori: nel senso che quasi certamente entrambi avrebbero potuto trovare compagni più adatti. Ma la vera anima gemella è quella che hai sposato». Per lui gli amanti sono eroi di un'epica quotidiana, i quali rinascono scegliendosi ogni giorno, anche a costo di rinunce, affrontando le secche del sentimento come occasioni per scavare e ritrovarsi più in profondità. La tomba dell'amore non è il matrimonio ma l'egoismo, che per Tolkien si vince con l'anello che unisce l'uomo a Dio: «Ti propongo di amare i Sacramenti. Vi troverai avventura, gloria, fedeltà e la strada per tutto il tuo amore sulla terra», la Terra dei Rinati. A Wolvercote, cimitero di Oxford, cercate la tomba di John. Lo troverete con Edith e sulla lapide leggerete la verità che lui volle si scrivesse sotto i loro nomi: Lúthien e Beren.<br /><br />Nota di BastaBugie: per leggere la biografia di Tolkien e per approfondire il libro del Signore degli Anelli e vedere il trailer dei famosi film vai sul sito Film Garantiti cliccando nel seguente link<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8</a><br /><br />TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE<br />La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi<br />di Sonia Ritondale<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23166754</guid><pubDate>Tue, 25 Feb 2020 19:10:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23166754/tolkien_innamorato_a_18_anni.mp3" length="6809808" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6029

MI SONO INNAMORATO DI TUA MADRE A 18 ANNI di Alessandro D'Avenia
«Mi sono innamorato di tua madre a 18 anni. Profondamente, come si è dimostrato. Pur essendo un codardo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6029" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6029</a><br /><br />MI SONO INNAMORATO DI TUA MADRE A 18 ANNI di Alessandro D'Avenia<br />«Mi sono innamorato di tua madre a 18 anni. Profondamente, come si è dimostrato. Pur essendo un codardo fisicamente, in due stagioni, da timido coniglio disprezzato passai a vestire i colori della squadra della scuola. L'amore mi fece fare questo tipo di cose». Così in una lettera un padre ricorda al figlio la sua storia d'amore per prepararlo alle fatiche e gioie del matrimonio (mamme e papà, raccontate più spesso ai figli come e perché vi siete scelti). Quel padre è J.R.R.Tolkien e lei Edith Brath: nel loro 55° anniversario (1916-1971), lui volle leggere alla moglie e ai figli il meraviglioso racconto Beren e Lúthien. Lo aveva scritto nel 1917 proprio per celebrare il loro amore, lo arricchì per tutta la vita, per poi nasconderlo - lo considerava il vero finale del suo capolavoro (Il Signore degli Anelli) - nella storia di Aragorn e Arwen (discendenti non a caso di Beren e Lúthien). Quel racconto - egli dice - è l'origine della sua creazione, perché l'amore lo è di ogni creazione. Come?<br />Orfano di padre a 4 anni e di madre a 12, cresciuto con un precettore, a 18 anni Tolkien si innamorò di Edith ma gli fu proibito di frequentarla fino alla maggiore età di allora: «Dovetti scegliere tra ingannare un tutore che per me era stato come un padre, più di un padre vero, o lasciar cadere quella relazione finché non avessi compiuto 21 anni. Per tre anni non vidi né scrissi al mio amore. Fu molto doloroso. Caddi nella pazzia e nella negligenza. Nella notte del mio ventunesimo compleanno scrissi di nuovo a tua madre, il 3 gennaio 1913». Lei declinò, era impegnata con un altro, ma John non si perse d'animo: «L'8 gennaio andai da lei e ci fidanzammo, informando la sua esterrefatta famiglia». Si sposarono nel 1916 e il loro primo figlio nacque nel 1917, mentre lui combatteva al fronte, dove vide morire gli amici con cui aveva creato «la Compagnia», un gruppo di adolescenti che voleva cambiare il mondo con la bellezza.<br /><br />IL RACCONTO DI BEREN E LÚTHIEN<br />Ebbero altri tre figli, per i quali l'elegante professore di Oxford inventò le sue storie, proprio quelle che hanno conquistato il mondo. Leggeva loro, ogni sera, le pagine (dello Hobbit) che aveva scritto al mattino. Il talento creativo di Tolkien fiorì grazie all'amore familiare: un amore epico, cioè ordinario ed eroico al tempo stesso, come gli hobbit con cui si identificava. Il segreto di quest'amore è distillato proprio nel racconto di Lúthien e Beren. Quest'ultimo è un mortale che s'innamora dell'elfa Lúthien vedendola danzare nella foresta (John non dimenticò mai quando vide Edith danzare e cantare tra fiori bianchi in un bosco dello Yorkshire, durante un congedo dal vicino scenario bellico: un momento salvifico dall'orrore della guerra). Beren chiede la mano al padre della ragazza, il quale, per liberarsi di lui, promette che gliela concederà in sposa in cambio di una gemma della corona dell'Oscuro Signore. Beren, con l'aiuto di lei, riesce nell'impossibile impresa ma, a causa delle ferite riportate, muore. Lúthien, scesa negli inferi, lo riporta in vita, per poi rinunciare all'immortalità elfica per sposarlo. I due migrano in una regione che Tolkien chiama, in elfico, Terra dei morti che vivono di nuovo: i Rinati. Nome perfetto per lo spazio in cui, giorno per giorno, chi ama, fa morire un po' l'ego, scoprendo la misteriosa matematica per cui uno più uno fa «tutto»: il tempo non è nemico dell'amore, ma occasione per continue rinascite. Il contrario dell'amore romantico da cui Tolkien metteva in guardia il figlio: «Distoglie dalle donne così come sono veramente, compagne nelle sfide della vita e non stelle-guida; fa dimenticare i loro desideri, bisogni, fragilità; inculca l'illusione dell'amore vero come esaltazione permanente, che non...]]></itunes:summary><itunes:duration>426</itunes:duration><itunes:keywords>18anni,amore,innamorato,marito,moglie,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/39ba736102f161a696c66d1e784dfd8b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè le coppie si separano?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-le-coppie-si-separano--22470819</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6006" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6006</a><br /><br />PERCHE' LE COPPIE SI SEPARANO? di Roberto Marchesini<br />Perché le coppie si separano? Un tempo ero convinto che si separassero perché litigavano. Avendo lavorato a lungo con le coppie ho capito che mi sbagliavo: non si separano perché litigano; al massimo litigano perché si separano (per i figli, i soldi, la casa, l'auto...). Ciò è confermato da una ricerca (P. R. Amato e A. Booth, A Generation at Risk: Growing Up in an Era of Family Upheaval, H.U.P., Cambridge1997) secondo cui circa il 70% dei divorzi avvengono in famiglie a basso livello conflittuale e solo il 25% in famiglie ad alto livello conflittuale. E allora: perché le coppie si separano? In genere, perché le aspettative non si sono realizzate. Molti si sposano per essere felici (non per far felice l'altro, come ad esempio richiede la Chiesa cattolica con le promesse matrimoniali) e dopo un po', inevitabilmente, subentra la delusione. Per altri, invece, finisce l'innamoramento, quel sentimento che dona benessere e che la nostra società confonde con l'amore (che non è un sentimento, bensì la libera decisione di cercare il bene dell'altro). Questa osservazione è condivisa dal sociologo Morali-Daninos (A. Morali-Daninos, Storia delle relazioni sessuali, Lucarini, Roma 1988, pp. 76-77): [...] si è assistito, in questo modo, a una vera e propria rivoluzione sessuale che si verifica ancora oggi, sotto i nostri occhi. Questa rivoluzione sembra essere stata guidata da due principi: il diritto all'amore e il diritto alla felicità nell'amore. Il primo di questi principi pone l'accento sull'importanza irrinunciabile dell'attrazione reciproca e ha avuto come conseguenza un indebolimento dei legami familiari e sociali. Il secondo principio implica la contingenza dell'unione in se stessa, poiché, se ci si sbaglia nella scelta del compagno, si può, anzi si deve ricominciare con un altro, donde il moltiplicarsi di divorzi, delle unioni libere e anche la necessità di valutare con più attenzione il momento opportuno per la nascita dei figli e per la creazione di una famiglia che potrebbe rischiare, domani, di non avere più una ragione d'essere. Cos'è accaduto? Come mai la soddisfazione personale è considerata oggi tanto importante; e perché il matrimonio viene fondato su un fugace e passeggero sentimento? Prendiamola alla larga...<br /><br />SENZA RAGIONE<br />La storia dell'età moderna, può essere riassunta (semplificando) come la storia della ribellione contro la legge naturale. La facoltà umana deputata al riconoscimento di quest'ultima è la ragione, che l'antropologia classica pone al vertice dell'uomo e al comando della sua vita. Ne abbiamo un esempio nel mito platonico della biga alata, dove i due cavalli (le passioni irascibile e concupiscibile) muovono la biga, ma è l'auriga (la ragione) a tenere le briglie e a stabilire la direzione.<br />Un mezzo per negare l'esistenza della legge naturale fu limitare le capacità della ragione. Hobbes (1588-1679), per primo, dichiarò che la ragione non può cogliere concetti metafisici quali le leggi morali e religiose, che egli chiamò «idola» (feticci, invenzioni, falsità). La ragione può cogliere soltanto ciò che cade sotto i sensi umani, cioè la materia.<br />Nacque così l'empirismo inglese, la prima filosofia compiuta della modernità. Esso fu seguito dall'illuminismo che, lungi dall'essere l'esaltazione della ragione (come viene insegnato a scuola), consiste piuttosto nella riaffermazione dei suoi limiti. Anche per gli illuministi, infatti, la ragione può cogliere solamente ciò che colpisce i sensi; e le realtà metafisiche (comprese le leggi morali e religiose), gli «idola» degli empiristi, divengono cosi «superstizioni».<br />Se la ragione non è in grado di guidare l'uomo, chi prenderà il comando? Le passioni? Ecco, quindi, il romanticismo: non tanto l'antitesi dell'illuminismo, ma la sua diretta conseguenza. [...]<br /><br />ADULTERIO E ROMANTICISMO<br />Come ebbe a dire Joris-Karl Huysman, ex romantico convertitosi al cattolicesimo, il tema della letteratura romantica è uno solo: l'adulterio. In poche parole, questo genere letterario riguarda lo scontro tra le norme morali e religiose riguardanti il matrimonio e la sessualità, e la sfrenata passione sessuale; ovviamente, il lieto fine consiste nella vittoria della seconda sulle prime. Il marito cornuto, il cattivo del racconto, è destinato a soccombere di fronte alla potenza della passione adulterina. Anche se pochi ci fanno caso questo topos influenzò non solo la poesia e la letteratura, ma la musica, la pittura e il cinema del Novecento. E, ovviamente, l'idea del matrimonio stesso, visto come mera convenzione sociale destinato a soccombere di fronte all'innamoramento.<br />A questa prima, tragica Rivoluzione Sessuale, seguì quella che tutti conosciamo e che accompagno il cosiddetto Sessantotto. Anche in quel caso ci fu una rottura netta e totale delle norme morali e religiosi che riguardano il sesso. E, anche in quel caso, le passioni (quella sessuale in particolare) divennero la facoltà più importante dell'uomo. Il Sessantotto, infatti, ebbe tra le varie conseguenze quella di rompere con un matrimonio come patto di significato sociale, come dedizione reciproca degli sposi, diventando mera fonte di soddisfazione personale.<br />L'altra grande idea rivoluzionaria che ebbe delle enormi conseguenze sul concetto generale di matrimonio fu l'idea che il fine della vita dell'uomo non sia il sacrificio di sé per il bene degli altri, come insegna il Vangelo; e nemmeno il bene comune. Bensì il proprio personale tornaconto. Tuttavia, poiché la felicità è delectatio in felicitate alterius (rallegrarsi della felicità altrui), chi si sposa per questo motivo è condannato all'infelicità. E quindi a cercarla compulsivamente in altre relazioni (magari attraverso nuovi strumenti, come le app), sperando che la prossima sia quella buona. La fragilità attuale dell'istituzione matrimoniale è il frutto maturo della modernità. L'abbandono della legge naturale produce solo odio e infelicità.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 ora e 40 minuti) dal titolo "Consigli per fidanzati e sposi" l'autore del precedente articolo, Roberto Marchesini spiega che il matrimonio non è finalizzato alla propria soddisfazione personale. Però è altrettanto sbagliato ritenere che debba obbligare a rinunciare ad ogni tipo di gratificazione. Ecco quindi spiegato come funziona il matrimonio con preziosi consigli per fidanzati e sposi (che è il tema del suo libro "E vissero felici e contenti").]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22470819</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2020 09:45:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22470819/perche_le_coppie_si_separano.mp3" length="8317804" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6006

PERCHE' LE COPPIE SI SEPARANO? di Roberto Marchesini
Perché le coppie si separano? Un tempo ero convinto che si separassero perché litigavano. Avendo lavorato a lungo con le coppie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6006" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6006</a><br /><br />PERCHE' LE COPPIE SI SEPARANO? di Roberto Marchesini<br />Perché le coppie si separano? Un tempo ero convinto che si separassero perché litigavano. Avendo lavorato a lungo con le coppie ho capito che mi sbagliavo: non si separano perché litigano; al massimo litigano perché si separano (per i figli, i soldi, la casa, l'auto...). Ciò è confermato da una ricerca (P. R. Amato e A. Booth, A Generation at Risk: Growing Up in an Era of Family Upheaval, H.U.P., Cambridge1997) secondo cui circa il 70% dei divorzi avvengono in famiglie a basso livello conflittuale e solo il 25% in famiglie ad alto livello conflittuale. E allora: perché le coppie si separano? In genere, perché le aspettative non si sono realizzate. Molti si sposano per essere felici (non per far felice l'altro, come ad esempio richiede la Chiesa cattolica con le promesse matrimoniali) e dopo un po', inevitabilmente, subentra la delusione. Per altri, invece, finisce l'innamoramento, quel sentimento che dona benessere e che la nostra società confonde con l'amore (che non è un sentimento, bensì la libera decisione di cercare il bene dell'altro). Questa osservazione è condivisa dal sociologo Morali-Daninos (A. Morali-Daninos, Storia delle relazioni sessuali, Lucarini, Roma 1988, pp. 76-77): [...] si è assistito, in questo modo, a una vera e propria rivoluzione sessuale che si verifica ancora oggi, sotto i nostri occhi. Questa rivoluzione sembra essere stata guidata da due principi: il diritto all'amore e il diritto alla felicità nell'amore. Il primo di questi principi pone l'accento sull'importanza irrinunciabile dell'attrazione reciproca e ha avuto come conseguenza un indebolimento dei legami familiari e sociali. Il secondo principio implica la contingenza dell'unione in se stessa, poiché, se ci si sbaglia nella scelta del compagno, si può, anzi si deve ricominciare con un altro, donde il moltiplicarsi di divorzi, delle unioni libere e anche la necessità di valutare con più attenzione il momento opportuno per la nascita dei figli e per la creazione di una famiglia che potrebbe rischiare, domani, di non avere più una ragione d'essere. Cos'è accaduto? Come mai la soddisfazione personale è considerata oggi tanto importante; e perché il matrimonio viene fondato su un fugace e passeggero sentimento? Prendiamola alla larga...<br /><br />SENZA RAGIONE<br />La storia dell'età moderna, può essere riassunta (semplificando) come la storia della ribellione contro la legge naturale. La facoltà umana deputata al riconoscimento di quest'ultima è la ragione, che l'antropologia classica pone al vertice dell'uomo e al comando della sua vita. Ne abbiamo un esempio nel mito platonico della biga alata, dove i due cavalli (le passioni irascibile e concupiscibile) muovono la biga, ma è l'auriga (la ragione) a tenere le briglie e a stabilire la direzione.<br />Un mezzo per negare l'esistenza della legge naturale fu limitare le capacità della ragione. Hobbes (1588-1679), per primo, dichiarò che la ragione non può cogliere concetti metafisici quali le leggi morali e religiose, che egli chiamò «idola» (feticci, invenzioni, falsità). La ragione può cogliere soltanto ciò che cade sotto i sensi umani, cioè la materia.<br />Nacque così l'empirismo inglese, la prima filosofia compiuta della modernità. Esso fu seguito dall'illuminismo che, lungi dall'essere l'esaltazione della ragione (come viene insegnato a scuola), consiste piuttosto nella riaffermazione dei suoi limiti. Anche per gli illuministi, infatti, la ragione può cogliere solamente ciò che colpisce i sensi; e le realtà metafisiche (comprese le leggi morali e religiose), gli «idola» degli empiristi, divengono cosi «superstizioni».<br />Se la ragione non è in grado di guidare l'uomo, chi prenderà il comando? Le passioni? Ecco, quindi, il romanticismo: non tanto l'antitesi...]]></itunes:summary><itunes:duration>520</itunes:duration><itunes:keywords>coppie,divorzio,felici,marchesini,separazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4c7991bc8571f9ab34f61443e6ed1963.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I figli non appartengono ai genitori, ma a Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-figli-non-appartengono-ai-genitori-ma-a-dio--20499017</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5918" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5918</a><br /><br />I FIGLI NON APPARTENGONO AI GENITORI, MA A DIO di Fratel Candido<br />È grave dovere di ogni educatore aprire la mente e il cuore dei bambini a Dio e formarli alla preghiera. insegniamo loro ad ammirarlo anche nella natura. Mostriamo come si parla con Dio nelle gioie e nei dolori, nella riconoscenza e nella richiesta di aiuto. Ci sentano manifestare al Signore il nostro nulla, la nostra debolezza, ma anche la nostra lode alla sua grandezza e la nostra fiducia in Lui.<br />Quando portiamo il bambino in Chiesa, indichiamogli il Tabernacolo dove si trova Gesù. Sentendo come noi parliamo ai Signore, imparerà anche lui il linguaggio della fede e dell'amore.<br /><br />CONDURRE A GESÙ<br />Genitori ed educatori, il Signore vi ha consegnato i bambini perché glieli teniate un momento, li conserviate per Lui, e glieli rendiate a suo tempo... proprio come fareste voi genitori se affidaste a una baby-sitter i vostri figli. Se vi accorgeste che questa distoglie i bambini dall'amore verso di voi non glieli affidereste più. Mamme, papà, educatori, cercate che Dio trovi in voi quella corrispondenza che vuole da voi come custodi dei suoi figli prediletti!<br />Nell'Antico Testamento i genitori offrivano a Dio nel tempio i loro primogeniti e, per riaverli, li riscattavano con un'offerta. Ogni bambino è prima di tutto di Dio, e il Signore vuole che il papà e la mamma glielo offrano. Ricordatevi che è da Dio che avete ricevuto i vostri figli: ve li ha affidati perché, con un'opera intelligente, attenta e generosa di educazione alla fede e all'amore, li prepariate come fiori destinati ad abbellire il suo giardino eterno: il paradiso.<br />Pregate per i vostri bambini prima ancora che sboccino alla vita e poi accompagnateli sempre con la vostra preghiera.<br />Le grazie che potete attirare su di loro con le vostre preghiere sono il più bel patrimonio che potete lasciare ad essi in eredità, per la vita terrena e per la vita eterna.<br /><br />LA DIMENSIONE SOPRANNATURALE DELLA VITA<br />Tra le prime parole da far pronunciare al bambino ci siano i santi nomi di Gesù e di Maria.<br />Nel Battesimo Dio ha dato al bambino la sua stessa vita e la tendenza al soprannaturale. Da quel giorno Dio lo attira a sé, vuole per sé quel piccolo cuore; ma è necessario che noi aiutiamo e guidiamo il bambino ad andare al Signore.<br />Come il bambino non può imparare le normali cose della vita se non c'è chi lo aiuti, così nella vita dell'anima non saprà mai come fare a mettersi in contatto col Signore se i suoi educatori (soprattutto voi genitori) non formano quella "istintiva" capacità che ha, grazie al Battesimo, di tendere a Dio e di comunicare con Lui. Dio vuole che facciamo tutto il possibile per portare a Lui queste sue creature predilette. Non deludiamo il Signore e non danneggiamo il bambino con la nostra indifferenza o superficialità.<br />Fioriranno allora attorno a noi dei bambini che ci stupiranno per la precocità in ogni virtù e ci sarà facile, e bello, e utile guardare a loro come ai nostri migliori maestri di sensibilità e di innocenza.<br />Questi bambini, aiutati a prendere coscienza della dimensione soprannaturale della vita, crescendo in età, non saranno solo degli esperti operatori nelle cose terrene, ma in ogni situazione faranno risaltare la loro profonda identità di figli di Dio nella generosa offerta di se stessi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20499017</guid><pubDate>Thu, 05 Dec 2019 15:20:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20499017/figli_non_appartengono.mp3" length="4247300" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5918

I FIGLI NON APPARTENGONO AI GENITORI, MA A DIO di Fratel Candido
È grave dovere di ogni educatore aprire la mente e il cuore dei bambini a Dio e formarli alla preghiera....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5918" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5918</a><br /><br />I FIGLI NON APPARTENGONO AI GENITORI, MA A DIO di Fratel Candido<br />È grave dovere di ogni educatore aprire la mente e il cuore dei bambini a Dio e formarli alla preghiera. insegniamo loro ad ammirarlo anche nella natura. Mostriamo come si parla con Dio nelle gioie e nei dolori, nella riconoscenza e nella richiesta di aiuto. Ci sentano manifestare al Signore il nostro nulla, la nostra debolezza, ma anche la nostra lode alla sua grandezza e la nostra fiducia in Lui.<br />Quando portiamo il bambino in Chiesa, indichiamogli il Tabernacolo dove si trova Gesù. Sentendo come noi parliamo ai Signore, imparerà anche lui il linguaggio della fede e dell'amore.<br /><br />CONDURRE A GESÙ<br />Genitori ed educatori, il Signore vi ha consegnato i bambini perché glieli teniate un momento, li conserviate per Lui, e glieli rendiate a suo tempo... proprio come fareste voi genitori se affidaste a una baby-sitter i vostri figli. Se vi accorgeste che questa distoglie i bambini dall'amore verso di voi non glieli affidereste più. Mamme, papà, educatori, cercate che Dio trovi in voi quella corrispondenza che vuole da voi come custodi dei suoi figli prediletti!<br />Nell'Antico Testamento i genitori offrivano a Dio nel tempio i loro primogeniti e, per riaverli, li riscattavano con un'offerta. Ogni bambino è prima di tutto di Dio, e il Signore vuole che il papà e la mamma glielo offrano. Ricordatevi che è da Dio che avete ricevuto i vostri figli: ve li ha affidati perché, con un'opera intelligente, attenta e generosa di educazione alla fede e all'amore, li prepariate come fiori destinati ad abbellire il suo giardino eterno: il paradiso.<br />Pregate per i vostri bambini prima ancora che sboccino alla vita e poi accompagnateli sempre con la vostra preghiera.<br />Le grazie che potete attirare su di loro con le vostre preghiere sono il più bel patrimonio che potete lasciare ad essi in eredità, per la vita terrena e per la vita eterna.<br /><br />LA DIMENSIONE SOPRANNATURALE DELLA VITA<br />Tra le prime parole da far pronunciare al bambino ci siano i santi nomi di Gesù e di Maria.<br />Nel Battesimo Dio ha dato al bambino la sua stessa vita e la tendenza al soprannaturale. Da quel giorno Dio lo attira a sé, vuole per sé quel piccolo cuore; ma è necessario che noi aiutiamo e guidiamo il bambino ad andare al Signore.<br />Come il bambino non può imparare le normali cose della vita se non c'è chi lo aiuti, così nella vita dell'anima non saprà mai come fare a mettersi in contatto col Signore se i suoi educatori (soprattutto voi genitori) non formano quella "istintiva" capacità che ha, grazie al Battesimo, di tendere a Dio e di comunicare con Lui. Dio vuole che facciamo tutto il possibile per portare a Lui queste sue creature predilette. Non deludiamo il Signore e non danneggiamo il bambino con la nostra indifferenza o superficialità.<br />Fioriranno allora attorno a noi dei bambini che ci stupiranno per la precocità in ogni virtù e ci sarà facile, e bello, e utile guardare a loro come ai nostri migliori maestri di sensibilità e di innocenza.<br />Questi bambini, aiutati a prendere coscienza della dimensione soprannaturale della vita, crescendo in età, non saranno solo degli esperti operatori nelle cose terrene, ma in ogni situazione faranno risaltare la loro profonda identità di figli di Dio nella generosa offerta di se stessi.]]></itunes:summary><itunes:duration>266</itunes:duration><itunes:keywords>dio,figli,genitori,mamma,possessiva</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f54b5dc032bf7353b2c0a9a784a6e8fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sesso: 4 motivi per cui agli sposi conviene programmarlo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sesso-4-motivi-per-cui-agli-sposi-conviene-programmarlo--20307267</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5909" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5909</a><br /><br />SESSO: 4 MOTIVI PER CUI AGLI SPOSI CONVIENE PROGRAMMARLO di Antonio e Luisa De Rosa<br />In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni da [...] una domanda. Una di quelle che tante coppie si pongono, ma che spesso non tirano fuori. Per pudore, per paura di sentirsi giudicati o semplicemente perché non c'è l'occasione giusta.<br />Noi raccomandiamo di programmare il tempo per stare insieme e anche, perché no, per ricercare l'incontro intimo. La domanda [...] è questa: ma programmare non rende il tutto qualcosa di arido, troppo razionale e calcolato? Non si dovrebbe lasciare spazio alla passione e al desiderio? L'amplesso non dovrebbe essere conseguenza di un'attrazione che spinge l'uno verso l'altro? In poche parole non dovrebbe nascere tutto da un desiderio del cuore e non da un qualcosa di pianificato con la razionalità?<br />Obiezione legittima che va fatta e che mi ha permesso, e mi permette anche adesso in questo articolo, di fare alcune considerazioni.<br />1) PIANIFICARE NON SIGNIFICA SOLO UN APPUNTO SULL'AGENDA<br />Pianificare significa preparare. Significa fare in modo che quell'appuntamento non sia vissuto a freddo, ma sia il culmine di un amore concreto e sensibile vissuto prima. Significa trovare il giorno giusto, significa magari, quando si riesce uscire a cena, lasciare i figli da qualcuno, significa creare i presupposti per volersi incontrare e non per essere obbligati ad incontrarsi.<br />2) LO SPONTANEISMO NON FUNZIONA<br />Lo spontaneismo, seguire e farsi trascinare solo dalla passione o dal desiderio, va bene forse per i ragazzini o le coppie spose novelle, senza figli. Poi non funziona più. Poi con l'arrivo dei figli e con una vita fatta di impegni, lavoro e tantissime preoccupazioni e tantissimi pensieri, lo spontaneismo muore. Se si aspetta che sia tutto perfetto non troveremo mai, o quasi mai, l'occasione giusta. Il disastro, il deserto sessuale è lì a un passo. Ci si ritrova dentro senza rendersene conto.<br />3) TUTTO STA A COMINCIARE, LA PASSIONE POI ARRIVA<br />Poi, se si è davvero curata la preparazione, se si vive una relazione basata su cura, attenzione e tenerezza reciproca, la passione come d'incanto arriva. Spesso è solo la nostra testa, non il cuore, che non è capace di abbandonarsi. Quando si comincia e ci si abbandona all'altro, tutte le preoccupazioni vengono messe da parte per un po', finalmente si può di nuovo ascoltare il proprio cuore che arde di desiderio per il nostro sposo o per la nostra sposa.<br />4) EVITARE IL CIRCOLO VIZIOSO "MENO SESSO, MENO PASSIONE... MENO PASSIONE, MENO SESSO"<br />Non farlo perché non si prova desiderio equivale ad entrare in un circolo vizioso. Meno si fa e più perderemo passione, sentimento e desiderio verso l'altro. Più tempo passerà e più l'altro sarà per noi lontano, estraneo e indifferente. Dobbiamo rompere questa dinamica malata e donarci anche quando ci costa un po' di fatica. È l'unico modo per nutrire la nostra intimità e il desiderio reciproco. [...]<br />Sta a noi decidere se lasciarci completamente governare da una forza che ci è sconosciuta con il rischio di finire fuori strada oppure se vogliamo essere noi a scegliere come e quando volerci bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20307267</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2019 15:52:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20307267/sesso_4_motivi.mp3" length="4241866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5909

SESSO: 4 MOTIVI PER CUI AGLI SPOSI CONVIENE PROGRAMMARLO di Antonio e Luisa De Rosa
In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni da [...] una domanda. Una di quelle che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5909" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5909</a><br /><br />SESSO: 4 MOTIVI PER CUI AGLI SPOSI CONVIENE PROGRAMMARLO di Antonio e Luisa De Rosa<br />In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni da [...] una domanda. Una di quelle che tante coppie si pongono, ma che spesso non tirano fuori. Per pudore, per paura di sentirsi giudicati o semplicemente perché non c'è l'occasione giusta.<br />Noi raccomandiamo di programmare il tempo per stare insieme e anche, perché no, per ricercare l'incontro intimo. La domanda [...] è questa: ma programmare non rende il tutto qualcosa di arido, troppo razionale e calcolato? Non si dovrebbe lasciare spazio alla passione e al desiderio? L'amplesso non dovrebbe essere conseguenza di un'attrazione che spinge l'uno verso l'altro? In poche parole non dovrebbe nascere tutto da un desiderio del cuore e non da un qualcosa di pianificato con la razionalità?<br />Obiezione legittima che va fatta e che mi ha permesso, e mi permette anche adesso in questo articolo, di fare alcune considerazioni.<br />1) PIANIFICARE NON SIGNIFICA SOLO UN APPUNTO SULL'AGENDA<br />Pianificare significa preparare. Significa fare in modo che quell'appuntamento non sia vissuto a freddo, ma sia il culmine di un amore concreto e sensibile vissuto prima. Significa trovare il giorno giusto, significa magari, quando si riesce uscire a cena, lasciare i figli da qualcuno, significa creare i presupposti per volersi incontrare e non per essere obbligati ad incontrarsi.<br />2) LO SPONTANEISMO NON FUNZIONA<br />Lo spontaneismo, seguire e farsi trascinare solo dalla passione o dal desiderio, va bene forse per i ragazzini o le coppie spose novelle, senza figli. Poi non funziona più. Poi con l'arrivo dei figli e con una vita fatta di impegni, lavoro e tantissime preoccupazioni e tantissimi pensieri, lo spontaneismo muore. Se si aspetta che sia tutto perfetto non troveremo mai, o quasi mai, l'occasione giusta. Il disastro, il deserto sessuale è lì a un passo. Ci si ritrova dentro senza rendersene conto.<br />3) TUTTO STA A COMINCIARE, LA PASSIONE POI ARRIVA<br />Poi, se si è davvero curata la preparazione, se si vive una relazione basata su cura, attenzione e tenerezza reciproca, la passione come d'incanto arriva. Spesso è solo la nostra testa, non il cuore, che non è capace di abbandonarsi. Quando si comincia e ci si abbandona all'altro, tutte le preoccupazioni vengono messe da parte per un po', finalmente si può di nuovo ascoltare il proprio cuore che arde di desiderio per il nostro sposo o per la nostra sposa.<br />4) EVITARE IL CIRCOLO VIZIOSO "MENO SESSO, MENO PASSIONE... MENO PASSIONE, MENO SESSO"<br />Non farlo perché non si prova desiderio equivale ad entrare in un circolo vizioso. Meno si fa e più perderemo passione, sentimento e desiderio verso l'altro. Più tempo passerà e più l'altro sarà per noi lontano, estraneo e indifferente. Dobbiamo rompere questa dinamica malata e donarci anche quando ci costa un po' di fatica. È l'unico modo per nutrire la nostra intimità e il desiderio reciproco. 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Non ha detto loro: "Ecco, vi ho unito in matrimonio, ora fate delle belle esperienze insieme, godetevi la vita di coppia, amatevi appassionatamente e, se ve la sentite, dopo attenta valutazione, fate figli con «responsabilità» e parsimonia". No, il Padre Eterno ha comandato espressamente e semplicemente: "moltiplicatevi, popolate la terra e soggiogatela". Avrebbe avuto un bel da fare il nostro progenitore Adamo se avesse dovuto soggiogare la terra con 1,2 figli. Non solo, la Sacra Scrittura ci dice espressamente che Adamo chiamò la donna "Eva", perché ella è la «madre di tutti i viventi». La donna quindi è madre per essenza; ella è madre dei "viventi", cioè porta in sé il dono della vita. La donna è custode e "matrice" della vita, questa è la sua vocazione naturale e più alta. Non è prima lavoratrice, laureata, donna in carriera, dottore e poi, infine, mamma. No, la donna è madre prima di tutto e soprattutto, è scritto in ogni fibra del suo DNA, e soltanto corrispondendo e amando la natura che il Creatore ha stabilito per lei, realizzerà le sue più profonde aspirazioni di gioia e di amore. La sua capacità e, soprattutto, la sua generosità nel mettere al mondo i figli, rispetta la verità della sua natura più intima e profonda: la maternità.<br />In questo senso la cosiddetta "paternità responsabile", entrata nel lessico e nelle coscienze dei fedeli cattolici dal Concilio Vaticano II in poi, e del tutto sconosciuta alla Chiesa di sempre, inquina e stronca ogni slancio di generosità, di umile e amorevole obbedienza a quello che è il disegno di Dio sul Matrimonio e la Famiglia. Tale paternità responsabile è ormai sinonimo di freddo calcolo e di pianificazione umana che rivela la mania d'onnipotenza che prevale nell'uomo contemporaneo, incapace di sacrificio perché privo di fede. L'adozione dei metodi naturali (Billings, Ogino-Knaus, sintotermico, naprotecnologia ecc.), divenuti a tutti gli effetti, come si preconizzava 40 anni fa, il "contraccettivo dei cattolici", priva il Matrimonio di quella bellezza e di quella semplicità data dalla fede serena e sicura che Dio è Padre sapiente e provvidente. Molti oggi utilizzano i metodi naturali con la scusa della loro liceità e della loro "naturalità" per fare slalom fra le occasioni di fecondazione dell'ovulo. Le scuse poi addotte sono le più disparate (e sempre le stesse): la fatica, la precarietà economica, la fragilità emotiva e psichica o l'impossibilità di garantire loro un'educazione uguale per tutti e così via. In tal modo si alimentano le cattive inclinazioni e si raffredda la carità. A tal proposito dice Pio XII: "Il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali" (Discorso alle famiglie numerose). L'esempio dei santi d'altronde dovrebbe spronarci ad avere maggior fede e coraggio. [...]<br /><br />ACCETTARE I FIGLI CHE DIO VUOLE DONARE<br />Il problema di fondo di questo approccio sta nell'aver trasformato in puro calcolo l'atto coniugale, privandolo di quella naturale purezza disinteressata che spinge l'uomo ad unirsi alla moglie mettendosi nelle mani di Dio, Padrone e Signore della vita. Tutto sta nell'intenzione e nella disposizione d'animo: il figlio non è un oggetto né da rifiutare né da pretendere a tutti i costi, quasi che attraverso i calcoli medico-biologici possa automaticamente e meccanicamente prodursi a comando. "Tutto in questa materia dipende dall'intenzione... se manca il sincero proposito di lasciare al Creatore di compiere la Sua opera, l'egoismo umano saprà sempre trovare nuovi sofismi ed espedienti per far tacere, se possibile, la coscienza e perpetuare gli abusi" (Pio XII, Discorso alle famiglie numerose). [...]<br />Vediamo anche come la società contemporanea veda il trionfo della sessualità corrotta e sterile, slegata dalla sua finalità procreativa e perciò stesso profondamente stravolta e adulterata. Di recente un professore cattolico di grande fede ha giustamente dichiarato: "Tutti i rapporti sessuali oggi sono, per così dire, "omosessuali", anche quelli che materialmente sono compiuti da un uomo e una donna, perché? Perché sono sterili, morti, snaturati, sovvertiti dall'egoismo e dalla brama di piacere che ostacola e rifiuta l'unico frutto onesto della sessualità: i figli". In definitiva, è l'egoismo che sta alla base dell'incapacità di accogliere tutti i figli che Dio manda, e non che l'uomo e la donna stabiliscono di comune accordo, pianificando, calcolando, centellinando, soppesando. Fare figli significa dare la vita per amore di Dio, non per un proprio torna conto, significa rispondere con prontezza a ciò che Dio comanda e vuole dalle famiglie. Questa è la strada della loro santificazione, non ce n'è altra.  <br />L'accoglienza della vita e il sacrificarsi per l'allevamento e l'educazione cattolica dei figli è la cosa più bella e santa che un uomo e una donna, lecitamente uniti in Matrimonio, possano compiere nella propria vita. Molto più alto e perfetto di qualsiasi studio o impiego che nel mondo si possa svolgere anche in favore dell'apostolato. E la ragione di ciò risiede nel riprodurre gli attributi divini su questa terra, giacché l'essere padre e madre equivale ad imitare l'opera di Dio che crea e provvede alle sue creature. [...]<br /><br />IL VALORE DELLA TESTIMONIANZA DELLE FAMIGLIE NUMEROSE<br />Dice Pio XI: "I genitori cristiani intendano inoltre che sono destinati non solo a propagare e conservare in terra il genere umano; anzi non solo ad educare comunque dei cultori del vero Dio, ma a procurare prole alla Chiesa di Cristo, a procreare concittadini dei Santi e familiari di Dio" (Casti Connubii). Il Papa, qui sta ricordando, insieme alla perenne Tradizione della Chiesa, il compito altissimo e inestimabile che viene affidato agli sposi cristiani e che essi si assumono liberamente nel momento in cui contraggono Matrimonio: popolare il Cielo di Santi.<br />"Ora il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l'egoismo dell'uomo, ma nella prontezza ad accettare, con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a Lui piace" (Pio XII, Discorso alle famiglie numerose). Quanto dovremmo ricordare a noi stessi, che la vita e la morte non sono in nostro potere, che non stabiliamo noi se e quanti figli avremo, anche se apparentemente potremmo essere fecondi e prevediamo di averne molti, riservando a noi stessi il tempo e la modalità di metterli al mondo. E che dire invece di coloro che pur desiderandone ardentemente non gli vengono concessi dal Cielo per chissà quale bene maggiore? Ma, come dice Pio XII, la disposizione umile e prontamente generosa a fare "tutto quello che Egli ci dirà" stabilisce già un terreno fertile perché Dio mandi la sua benedizione e la sua provvidenza.<br />"Le famiglie numerose... sono la garanzia della sanità di un popolo, fisica e morale. Nei focolari, dove è sempre una culla che vagisce, fioriscono spontaneamente le virtù, mentre esula il vizio, quasi scacciato dalla fanciullezza, che ivi si rinnova come soffio fresco e risanatore di primavera... Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa, nelle quali, come su terreno favorevole, fiorisce la letizia e matura la santità" (Pio XII).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19764387</guid><pubDate>Thu, 31 Oct 2019 14:33:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19764387/paternita_responsabile.mp3" length="9370643" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5862

L'INGANNO DELLA ''PATERNITA' RESPONSABILE'' di Isacco Tacconi
"Crescete e moltiplicatevi" questo è il primo comando che Dio Padre rivolge all'uomo e la donna subito dopo averli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5862" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5862</a><br /><br />L'INGANNO DELLA ''PATERNITA' RESPONSABILE'' di Isacco Tacconi<br />"Crescete e moltiplicatevi" questo è il primo comando che Dio Padre rivolge all'uomo e la donna subito dopo averli creati. Non ha detto loro: "Ecco, vi ho unito in matrimonio, ora fate delle belle esperienze insieme, godetevi la vita di coppia, amatevi appassionatamente e, se ve la sentite, dopo attenta valutazione, fate figli con «responsabilità» e parsimonia". No, il Padre Eterno ha comandato espressamente e semplicemente: "moltiplicatevi, popolate la terra e soggiogatela". Avrebbe avuto un bel da fare il nostro progenitore Adamo se avesse dovuto soggiogare la terra con 1,2 figli. Non solo, la Sacra Scrittura ci dice espressamente che Adamo chiamò la donna "Eva", perché ella è la «madre di tutti i viventi». La donna quindi è madre per essenza; ella è madre dei "viventi", cioè porta in sé il dono della vita. La donna è custode e "matrice" della vita, questa è la sua vocazione naturale e più alta. Non è prima lavoratrice, laureata, donna in carriera, dottore e poi, infine, mamma. No, la donna è madre prima di tutto e soprattutto, è scritto in ogni fibra del suo DNA, e soltanto corrispondendo e amando la natura che il Creatore ha stabilito per lei, realizzerà le sue più profonde aspirazioni di gioia e di amore. La sua capacità e, soprattutto, la sua generosità nel mettere al mondo i figli, rispetta la verità della sua natura più intima e profonda: la maternità.<br />In questo senso la cosiddetta "paternità responsabile", entrata nel lessico e nelle coscienze dei fedeli cattolici dal Concilio Vaticano II in poi, e del tutto sconosciuta alla Chiesa di sempre, inquina e stronca ogni slancio di generosità, di umile e amorevole obbedienza a quello che è il disegno di Dio sul Matrimonio e la Famiglia. Tale paternità responsabile è ormai sinonimo di freddo calcolo e di pianificazione umana che rivela la mania d'onnipotenza che prevale nell'uomo contemporaneo, incapace di sacrificio perché privo di fede. L'adozione dei metodi naturali (Billings, Ogino-Knaus, sintotermico, naprotecnologia ecc.), divenuti a tutti gli effetti, come si preconizzava 40 anni fa, il "contraccettivo dei cattolici", priva il Matrimonio di quella bellezza e di quella semplicità data dalla fede serena e sicura che Dio è Padre sapiente e provvidente. Molti oggi utilizzano i metodi naturali con la scusa della loro liceità e della loro "naturalità" per fare slalom fra le occasioni di fecondazione dell'ovulo. Le scuse poi addotte sono le più disparate (e sempre le stesse): la fatica, la precarietà economica, la fragilità emotiva e psichica o l'impossibilità di garantire loro un'educazione uguale per tutti e così via. In tal modo si alimentano le cattive inclinazioni e si raffredda la carità. A tal proposito dice Pio XII: "Il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali" (Discorso alle famiglie numerose). L'esempio dei santi d'altronde dovrebbe spronarci ad avere maggior fede e coraggio. [...]<br /><br />ACCETTARE I FIGLI CHE DIO VUOLE DONARE<br />Il problema di fondo di questo approccio sta nell'aver trasformato in puro calcolo l'atto coniugale, privandolo di quella naturale purezza disinteressata che spinge l'uomo ad unirsi alla moglie mettendosi nelle mani di Dio, Padrone e Signore della vita. Tutto sta nell'intenzione e nella disposizione d'animo: il figlio non è un oggetto né da rifiutare né da pretendere a tutti i costi, quasi che attraverso i calcoli medico-biologici possa automaticamente e meccanicamente prodursi a comando. "Tutto in questa materia dipende dall'intenzione... se manca il sincero proposito di lasciare al Creatore di compiere la Sua opera, l'egoismo umano saprà sempre...]]></itunes:summary><itunes:duration>586</itunes:duration><itunes:keywords>famiglia,madre,padre,paternita,responsabile</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a781e08b30fc6590d3d3e1912d29d012.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dieci domande da porvi prima di sposarvi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dieci-domande-da-porvi-prima-di-sposarvi--19135810</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5815" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5815</a><br /><br />DIECI DOMANDE DA PORVI PRIMA DI SPOSARVI di Roberta Sciamplicotti<br />Un problema generalizzato alla base delle crisi matrimoniali è la mancanza di conoscenza reciproca tra i coniugi. Si sposano perché sono innamorati, e quando la passione svanisce vogliono "disposarsi". Non sanno semplicemente che fare di quel rapporto diventato "strano".<br />Per questo, insieme a un denso rafforzamento della catechesi prematrimoniale e successiva al matrimonio, gli sposi hanno bisogno di dialogare per prevenire e minimizzare il rischio delle crisi.<br />In questo senso, ci sono domande da porre chiaramente prima del matrimonio. [...]<br />1. COMPRENDIAMO DAVVERO IL DONO E IL MISTERO DEL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO?<br />Il matrimonio è un sacramento, ovvero un segno sensibile ed efficace della grazia. E qual è la grazia propria del sacramento? Il perfezionamento dei coniugi! Ciò non vuol dire che l'obiettivo di un coniuge sia perfezionare l'altro, ma che ogni coniuge conta sull'aiuto di una grazia speciale di Dio, che è la grazia propria del sacramento del matrimonio, per perfezionare se stesso in relazione al coniuge. Tutti vogliono sposarsi con il partner perfetto, ma pochissimi sono disposti a trasformarsi nel partner perfetto per il proprio coniuge. È proprio in questo che aiuta la grazia sacramentale.<br />2. SIAMO DAVVERO IMPEGNATI?<br />Il fidanzamento è il periodo privilegiato di preparazione al matrimonio, e questa preparazione è per essere fedeli, amare e rispettare nella salute e nella malattia, nella prosperità e nell'avversità, per sempre (o almeno "per tutti i giorni della mia vita"). Questa ferma volontà di assumere l'impegno per sempre dev'essere un tema di conversazione obbligatoria prima di prendere la decisione di sposarsi. Poi, quanto arriveranno le difficoltà (e arriveranno), ci sarà forza per affrontarle grazie alle basi su cui è stata presa quella prima decisione: "Le supereremo, perché siamo determinati a perseverare nel nostro matrimonio per sempre".<br />3. COM'È LA NOSTRA AMICIZIA?<br />Sembra incredibile, ma poca gente vede il proprio futuro coniuge come il suo "migliore amico". Ci sono molte idee superficiali e infondate sul presunto "rischio" che l'amicizia "spenga la passione". È evidente che l'amicizia coniugale sia un tipo di amicizia particolare, ma ha molte caratteristiche in comune con l'amicizia intesa in senso "comune": anch'essa ha bisogno di essere arricchita tutti i giorni, coltivata mediante il dialogo, l'attenzione, la gentilezza, la fiducia. E dopo il matrimonio bisogna coltivare questa amicizia ancor più intensamente!<br />4. QUANTI FIGLI AVREMO?<br />Tema fondamentale! E ancor di più: come li educheremo? Come li formeremo nella vita cristiana? E se non riuscissimo ad avere figli? Li adotteremo? Quanti? Queste domande portano a un'altra ugualmente essenziale: la visione della sessualità matrimoniale.<br />5. COMPRENDIAMO LA SESSUALITÀ ALL'INTERNO DEL MATRIMONIO?<br />Può essere una questione difficile da affrontare per alcuni fidanzati prima del matrimonio, ma è fondamentale! Bisogna studiare, comprendere e saper spiegare gli insegnamenti della Chiesa relativamente alla trasmissione della vita. La serie di catechesi di San Giovanni Paolo II che compone la cosiddetta "Teologia del Corpo" è straordinaria. Se non è possibile conoscerla a fondo, è necessario almeno leggere cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla sessualità. Il suo rapporto diretto con la virtù della castità è un altro elemento essenziale da comprendere, perché è molto comune cadere nell'errore di interpretare la castità come assenza di una sessualità attiva, mentre in realtà la castità è il modo cristiano di orientare e vivere la dimensione sessuale umana, e non la negazione del sesso. Questa comprensione è imprescindibile perché non solo si sappia aspettare fino al matrimonio per esercitare cristianamente la sessualità coniugale, ma anche perché si capisca come e perché aspettare.<br />6. COME PROTEGGEREMO IL NOSTRO MATRIMONIO DALL'INFEDELTÀ, DALLA PORNOGRAFIA E DALLE ALTRE TENTAZIONI COLLEGATE AL VIVERE LA SESSUALITÀ?<br />La castità coniugale può e dev'essere scoperta e coltivata prima del matrimonio, e parlare di queste minacce contro di lei aiuterà a prevenire e perfino a "blindare" il matrimonio. Viviamo in un'epoca ipersessualizzata, che banalizza i rapporti affettivi e attacca il matrimonio con una valanga di pornografia dalla quale è praticamente impossibile allontanarsi completamente. Il ricorso frequente ai sacramenti e la conversazione aperta e trasparente come coppia aiutano ad affrontare gli attacchi con meno rischi.<br />7. COME RAPPORTARSI ALLE PROPRIE FAMIGLIE?<br />Nella Genesi, nei Vangeli e nella Lettera di San Paolo agli Efesini, la Bibbia ripete questa idea almeno tre volte: "Per questo, l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie". Mantenendo sempre il dovuto rispetto e l'affetto per i genitori e i familiari, una distanza salutare ed equilibrata è necessaria per cementare la pace coniugale. Non si tratta, ovviamente, di abbandonare i genitori, ma di difendere l'intimità della coppia da eventuali intromissioni.<br />8. E LE FINANZE?<br />È un altro tema delicato, ma che proprio per questo va affrontato prima del matrimonio per evitare conflitti. Se i fidanzati vogliono vivere un progetto in comune, devono stabilire insieme a cosa vogliono dare priorità con le loro risorse materiali. Le risorse che verranno dedicate alla famiglia sono della famiglia, non di ogni coniuge: ciascuno, quindi, dovrà rinunciare a certe abitudini della vita da single.<br />9. COME REAGIREMO QUANDO AVREMO DELLE DISCUSSIONI?<br />È importante conoscere il temperamento e il grado di autocontrollo sia proprio che del futuro coniuge. Bisogna sapere quali sono gli "indici" di rancore, violenza, capacità di perdono... I disaccordi sorgeranno quasi inevitabilmente nella vita da sposati, e per superarli i due coniugi devono saper cedere, ascoltando e comprendendo l'altro - e comprendendo anche le circostanze che possono portare ai disaccordi.<br />10. COME VIVREMO LA NOSTRA VITA DI PREGHIERA?<br />"La famiglia che prega unita rimane unita". Il dialogo tra i coniugi sarà tanto più solido quanto più è solido il loro dialogo con Dio, sia personale che di coppia. Ed è molto importante abituarsi fin dal fidanzamento a conversare insieme con Dio. Più staremo vicini a Dio, più i coniugi saranno vicini l'uno all'altro. Promuovendo la vita di preghiera, la partecipazione alla Santa Messa e una vita piena di integrazione nella Chiesa, la casa della nuova famiglia si trasforma in "Chiesa domestica" in cui i figli consolidano una fede sicura e forte - e anche i loro genitori!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19135810</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2019 15:13:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19135810/dieci_domande.mp3" length="7876857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5815

DIECI DOMANDE DA PORVI PRIMA DI SPOSARVI di Roberta Sciamplicotti
Un problema generalizzato alla base delle crisi matrimoniali è la mancanza di conoscenza reciproca tra i coniugi....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5815" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5815</a><br /><br />DIECI DOMANDE DA PORVI PRIMA DI SPOSARVI di Roberta Sciamplicotti<br />Un problema generalizzato alla base delle crisi matrimoniali è la mancanza di conoscenza reciproca tra i coniugi. Si sposano perché sono innamorati, e quando la passione svanisce vogliono "disposarsi". Non sanno semplicemente che fare di quel rapporto diventato "strano".<br />Per questo, insieme a un denso rafforzamento della catechesi prematrimoniale e successiva al matrimonio, gli sposi hanno bisogno di dialogare per prevenire e minimizzare il rischio delle crisi.<br />In questo senso, ci sono domande da porre chiaramente prima del matrimonio. [...]<br />1. COMPRENDIAMO DAVVERO IL DONO E IL MISTERO DEL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO?<br />Il matrimonio è un sacramento, ovvero un segno sensibile ed efficace della grazia. E qual è la grazia propria del sacramento? Il perfezionamento dei coniugi! Ciò non vuol dire che l'obiettivo di un coniuge sia perfezionare l'altro, ma che ogni coniuge conta sull'aiuto di una grazia speciale di Dio, che è la grazia propria del sacramento del matrimonio, per perfezionare se stesso in relazione al coniuge. Tutti vogliono sposarsi con il partner perfetto, ma pochissimi sono disposti a trasformarsi nel partner perfetto per il proprio coniuge. È proprio in questo che aiuta la grazia sacramentale.<br />2. SIAMO DAVVERO IMPEGNATI?<br />Il fidanzamento è il periodo privilegiato di preparazione al matrimonio, e questa preparazione è per essere fedeli, amare e rispettare nella salute e nella malattia, nella prosperità e nell'avversità, per sempre (o almeno "per tutti i giorni della mia vita"). Questa ferma volontà di assumere l'impegno per sempre dev'essere un tema di conversazione obbligatoria prima di prendere la decisione di sposarsi. Poi, quanto arriveranno le difficoltà (e arriveranno), ci sarà forza per affrontarle grazie alle basi su cui è stata presa quella prima decisione: "Le supereremo, perché siamo determinati a perseverare nel nostro matrimonio per sempre".<br />3. COM'È LA NOSTRA AMICIZIA?<br />Sembra incredibile, ma poca gente vede il proprio futuro coniuge come il suo "migliore amico". Ci sono molte idee superficiali e infondate sul presunto "rischio" che l'amicizia "spenga la passione". È evidente che l'amicizia coniugale sia un tipo di amicizia particolare, ma ha molte caratteristiche in comune con l'amicizia intesa in senso "comune": anch'essa ha bisogno di essere arricchita tutti i giorni, coltivata mediante il dialogo, l'attenzione, la gentilezza, la fiducia. E dopo il matrimonio bisogna coltivare questa amicizia ancor più intensamente!<br />4. QUANTI FIGLI AVREMO?<br />Tema fondamentale! E ancor di più: come li educheremo? Come li formeremo nella vita cristiana? E se non riuscissimo ad avere figli? Li adotteremo? Quanti? Queste domande portano a un'altra ugualmente essenziale: la visione della sessualità matrimoniale.<br />5. COMPRENDIAMO LA SESSUALITÀ ALL'INTERNO DEL MATRIMONIO?<br />Può essere una questione difficile da affrontare per alcuni fidanzati prima del matrimonio, ma è fondamentale! Bisogna studiare, comprendere e saper spiegare gli insegnamenti della Chiesa relativamente alla trasmissione della vita. La serie di catechesi di San Giovanni Paolo II che compone la cosiddetta "Teologia del Corpo" è straordinaria. Se non è possibile conoscerla a fondo, è necessario almeno leggere cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla sessualità. Il suo rapporto diretto con la virtù della castità è un altro elemento essenziale da comprendere, perché è molto comune cadere nell'errore di interpretare la castità come assenza di una sessualità attiva, mentre in realtà la castità è il modo cristiano di orientare e vivere la dimensione sessuale umana, e non la negazione del sesso. Questa comprensione è imprescindibile perché non solo si sappia aspettare...]]></itunes:summary><itunes:duration>493</itunes:duration><itunes:keywords>domande,famiglia,fidanzamento,matrimonio,sposi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8ed1e510879fbc59531edebcd3d001ac.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le donne consapevoli della loro dignità non sono femministe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-donne-consapevoli-della-loro-dignita-non-sono-femministe--19077616</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5803" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5803</a><br /><br />LE DONNE CONSAPEVOLI DELLA LORO DIGNITA' NON SONO FEMMINISTE di Don Marek Dziewiecki<br />Innanzitutto bisognerebbe precisare il significato della parola "femminista". Una femminista non è una donna cosciente della propria dignità, capace di parlarne e difenderla da chi umilia e discrimina le donne (anche con la prostituzione e la pornografia). Al contrario, chi agisce in questo modo ha ben decifrato l'intenzione di Dio, che ha creato per la donna un ruolo molto privilegiato, quello di essere d'aiuto all'uomo. Questo fatto biblico ha un doppio significato. Conferma che l'uomo necessita di sostegno per il suo sviluppo, e che la donna è così speciale - in alcune questioni molto più matura dell'uomo - da sapergli essere di sostegno e di aiuto. Gesù sottolinea chiaramente la grandezza delle donne, non solo quando le difende dagli uomini malintenzionati, ma anche quando afferma che per la donna l'uomo lascia i genitori e si unisce a lei in matrimonio per amarla irrevocabilmente e fedelmente.<br />Le donne coscienti della loro dignità, capaci di difendere le proprie doti speciali, il proprio genio femminile, non sono femministe; lo è chi mette da parte questa femminilità e unicità, e cerca di assomigliare al maschio. Queste donne non credono che un uomo possa amarle sinceramente e fedelmente, di conseguenza si aggrappano alla lotta contro gli uomini, cercando di trovare la realizzazione non nel vero amore maturo, ma in qualche forma di appagamento professionale, sociale, economico o politico. Le femministe non consapevoli dei propri complessi e sentimenti d'inferiorità, attaccano anche le donne che vivono serenamente la loro femminilità, sono fiere di essere donne, non cercano di copiare gli uomini. Le femministe contrastano le donne che dichiarano di avere una felice carriera familiare, cioè amano e sono amate dal marito e dai figli, e gioiscono del loro matrimonio.<br />Le femministe vogliono rappresentare le donne [...] e in questo sono molto sostenute dai partiti di sinistra e dai mass media, perché si cerca sempre di più di indebolire l'istituzione della famiglia, distruggere il matrimonio. I partiti di sinistra, come anche i mass media, perlopiù appoggiano tutto quanto promuove la degradazione nel seguire solo gli impulsi, la dipendenza dal sesso, la sete di successo, e tutto quanto non è l'amore, la vera realizzazione e il decalogo. Ecco perché le femministe, anche se non sono numerose, hanno molto successo e influenzano pesantemente la cultura moderna, le abitudini, le relazioni tra gli uomini e le donne. Questa influenza si nota anche in una certa "paura" degli uomini nei confronti delle donne, la continua rivalità, invece che il sostegno reciproco nella crescita e nella capacità di amare l'uno l'altra. Quando le donne perdono la loro femminilità, gli uomini non sanno più essere maschi. Non sono affascinati dalle donne, non vogliono legarsi a loro per sempre, non imparano ad amarle.<br />Le conseguenze di questa visione delle donne si notano in una certa discriminazione che tante volte sembrerebbe invece conquista. [...] In politica si deve applicare la regola di condividere benevolmente i posti, cioè tutto deve essere a metà tra i maschi e le femmine, altrimenti le donne, senza questa impostazione, non sono in grado di farcela da sole.<br />Questa teoria indebolisce soprattutto il matrimonio e la famiglia. Sposarsi viene considerato come una limitazione della donna nel fare carriera, dunque qualcosa di problematico e da evitare. A questo punto ancora peggio si percepisce la questione di diventare genitori. Il matrimonio e i figli sono visti come qualcosa di negativo anche perché le femministe dichiarano che l'amore reciproco e irrevocabile tra i coniugi non esiste.<br />Quindi non c'è proprio da meravigliarsi se la nostra società è dominata dalla ideologia della "felicità" da single, o dai legami tra individui dello stesso sesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19077616</guid><pubDate>Thu, 12 Sep 2019 12:50:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19077616/le_donne_consapevoli.mp3" length="4684485" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5803

LE DONNE CONSAPEVOLI DELLA LORO DIGNITA' NON SONO FEMMINISTE di Don Marek Dziewiecki
Innanzitutto bisognerebbe precisare il significato della parola "femminista". Una femminista...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5803" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5803</a><br /><br />LE DONNE CONSAPEVOLI DELLA LORO DIGNITA' NON SONO FEMMINISTE di Don Marek Dziewiecki<br />Innanzitutto bisognerebbe precisare il significato della parola "femminista". Una femminista non è una donna cosciente della propria dignità, capace di parlarne e difenderla da chi umilia e discrimina le donne (anche con la prostituzione e la pornografia). Al contrario, chi agisce in questo modo ha ben decifrato l'intenzione di Dio, che ha creato per la donna un ruolo molto privilegiato, quello di essere d'aiuto all'uomo. Questo fatto biblico ha un doppio significato. Conferma che l'uomo necessita di sostegno per il suo sviluppo, e che la donna è così speciale - in alcune questioni molto più matura dell'uomo - da sapergli essere di sostegno e di aiuto. Gesù sottolinea chiaramente la grandezza delle donne, non solo quando le difende dagli uomini malintenzionati, ma anche quando afferma che per la donna l'uomo lascia i genitori e si unisce a lei in matrimonio per amarla irrevocabilmente e fedelmente.<br />Le donne coscienti della loro dignità, capaci di difendere le proprie doti speciali, il proprio genio femminile, non sono femministe; lo è chi mette da parte questa femminilità e unicità, e cerca di assomigliare al maschio. Queste donne non credono che un uomo possa amarle sinceramente e fedelmente, di conseguenza si aggrappano alla lotta contro gli uomini, cercando di trovare la realizzazione non nel vero amore maturo, ma in qualche forma di appagamento professionale, sociale, economico o politico. Le femministe non consapevoli dei propri complessi e sentimenti d'inferiorità, attaccano anche le donne che vivono serenamente la loro femminilità, sono fiere di essere donne, non cercano di copiare gli uomini. Le femministe contrastano le donne che dichiarano di avere una felice carriera familiare, cioè amano e sono amate dal marito e dai figli, e gioiscono del loro matrimonio.<br />Le femministe vogliono rappresentare le donne [...] e in questo sono molto sostenute dai partiti di sinistra e dai mass media, perché si cerca sempre di più di indebolire l'istituzione della famiglia, distruggere il matrimonio. I partiti di sinistra, come anche i mass media, perlopiù appoggiano tutto quanto promuove la degradazione nel seguire solo gli impulsi, la dipendenza dal sesso, la sete di successo, e tutto quanto non è l'amore, la vera realizzazione e il decalogo. Ecco perché le femministe, anche se non sono numerose, hanno molto successo e influenzano pesantemente la cultura moderna, le abitudini, le relazioni tra gli uomini e le donne. Questa influenza si nota anche in una certa "paura" degli uomini nei confronti delle donne, la continua rivalità, invece che il sostegno reciproco nella crescita e nella capacità di amare l'uno l'altra. Quando le donne perdono la loro femminilità, gli uomini non sanno più essere maschi. Non sono affascinati dalle donne, non vogliono legarsi a loro per sempre, non imparano ad amarle.<br />Le conseguenze di questa visione delle donne si notano in una certa discriminazione che tante volte sembrerebbe invece conquista. [...] In politica si deve applicare la regola di condividere benevolmente i posti, cioè tutto deve essere a metà tra i maschi e le femmine, altrimenti le donne, senza questa impostazione, non sono in grado di farcela da sole.<br />Questa teoria indebolisce soprattutto il matrimonio e la famiglia. Sposarsi viene considerato come una limitazione della donna nel fare carriera, dunque qualcosa di problematico e da evitare. A questo punto ancora peggio si percepisce la questione di diventare genitori. Il matrimonio e i figli sono visti come qualcosa di negativo anche perché le femministe dichiarano che l'amore reciproco e irrevocabile tra i coniugi non esiste.<br />Quindi non c'è proprio da meravigliarsi se la nostra società è dominata dalla ideologia della...]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>cristo,dignità,femminile,femminista,ideologia,veredonne</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/15cdf19508002156792088cf832112fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Di mamma ce n'è una sola... eccetto in Francia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/di-mamma-ce-n-e-una-sola-eccetto-in-francia--18938490</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5796" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5796</a><br /><br />DI MAMMA CE N'E' UNA SOLA... ECCETTO IN FRANCIA di Leone Grotti<br />Bei tempi quando per non discriminare le coppie omosessuali i governi occidentali si inventarono quel capolavoro di tecnicismo burocratico che prevedeva la dicitura "genitore 1" e "genitore 2" su tutti i documenti ufficiali riguardanti i bambini. In vista dell'estensione in Francia della fecondazione assistita alle donne single e alle coppie composte da due donne, il governo di Emmanuel Macron ha deciso di andare oltre, prevedendo lo stravolgimento nero su bianco di ogni più elementare verità sulla filiazione umana.<br />Stamattina, parlando a Bfmtv, il ministro della Giustizia Nicole Belloubet ha dichiarato infatti che sull'atto ufficiale di nascita dei bambini nati da fecondazione in una coppia omosessuale di donne ci sarà scritto "madre" e "madre". «La prima "madre" sarà la donna che ha dato alla luce il bambino», ha spiegato, «seguita dall'altra "madre"», cioè la partner che ha condiviso con lei il "progetto genitoriale".<br />L'OPPOSIZIONE DEI FRANCESI<br />La famigerata legge di bioetica francese approderà all'Assemblea nazionale il 24 settembre e il testo potrebbe arrivare in Senato a gennaio, per poi essere approvato in via definitiva il primo trimestre del 2020. La parte più controversa della legge è proprio quella che riguarda l'estensione della fecondazione assistita alle coppie lesbiche, denominata «Pma sans père», procreazione medicalmente assistita «senza padre».<br />Così, con un colpo di spugna legislativa, la Francia dei diritti capitanata da Macron cancella millenni di evidenze sulla realtà del concepimento degli esseri umani, ben riassunto dall'adagio «di mamma ce n'è una sola». Chi l'avrebbe detto che una simile banalità sarebbe diventata, nella Francia del Duemila, un'espressione rivoluzionaria (e magari sanzionabile dalle leggi anti-discriminazione)?<br />Secondo un sondaggio condotto a febbraio da Ifop, l'82 per cento dei francesi è contrario alla nuova legge, che era già stata largamente bocciata dal 90,61 per cento dei partecipanti agli Stati generali della bioetica lanciati dall'Eliseo nel 2018. Ma Macron, sempre più in rotta con l'opinione pubblica francese, non ha nessuna intenzione di ascoltare quelle persone che lui stesso ha deciso di interpellare a proposito.<br />L'ELIMINAZIONE DEI PADRI<br />Come dichiarato dal ministro dell'Uguaglianza tra donne e uomini, Marlene Schiappa, la fecondazione va estesa alle coppie di donne per «giustizia sociale: attualmente ci sono donne in Francia che non hanno i mezzi finanziari per andare all'estero a fare la Pma, e quindi che non possono avere bambini, o che lo fanno con metodi artigianali che mettono in pericolo la loro sicurezza, la loro salute e che non sono auspicabili per il tipo di società che noi desideriamo».<br />Peccato che le coppie di donne non siano infertili per motivi «patologici», la condizione chiave in Francia fino a oggi per accedere alla fecondazione, ma per motivi biologici. Questo semplice dato non sembra interessare il governo francese, che non è inquietato neanche dall'autorizzare, per la prima volta nella storia, la generazione per legge di bambini senza padre.<br />Ma anche la figura del padre ridotta a donatore e materiale genetico continua a dare fastidio ai piccoli alchimisti francesi, che hanno deciso di escluderlo formalmente perfino dall'atto di nascita. La Francia istituzionalizzerà la finzione di bambini nati da due madri e la filiazione non sarà più la stessa.<br />La Manif pour tous, insieme a una ventina di associazioni, ha per questo già annunciato una grande manifestazione per il 6 ottobre a Parigi. Il collettivo, ribattezzato «Marchons enfants», sfilerà con lo slogan «Libertà, uguaglianza, paternità» per protestare contro una legge che «programma l'eliminazione dei padri».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18938490</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2019 22:30:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18938490/di_mamma.mp3" length="4848325" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5796

DI MAMMA CE N'E' UNA SOLA... ECCETTO IN FRANCIA di Leone Grotti
Bei tempi quando per non discriminare le coppie omosessuali i governi occidentali si inventarono quel capolavoro di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5796" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5796</a><br /><br />DI MAMMA CE N'E' UNA SOLA... ECCETTO IN FRANCIA di Leone Grotti<br />Bei tempi quando per non discriminare le coppie omosessuali i governi occidentali si inventarono quel capolavoro di tecnicismo burocratico che prevedeva la dicitura "genitore 1" e "genitore 2" su tutti i documenti ufficiali riguardanti i bambini. In vista dell'estensione in Francia della fecondazione assistita alle donne single e alle coppie composte da due donne, il governo di Emmanuel Macron ha deciso di andare oltre, prevedendo lo stravolgimento nero su bianco di ogni più elementare verità sulla filiazione umana.<br />Stamattina, parlando a Bfmtv, il ministro della Giustizia Nicole Belloubet ha dichiarato infatti che sull'atto ufficiale di nascita dei bambini nati da fecondazione in una coppia omosessuale di donne ci sarà scritto "madre" e "madre". «La prima "madre" sarà la donna che ha dato alla luce il bambino», ha spiegato, «seguita dall'altra "madre"», cioè la partner che ha condiviso con lei il "progetto genitoriale".<br />L'OPPOSIZIONE DEI FRANCESI<br />La famigerata legge di bioetica francese approderà all'Assemblea nazionale il 24 settembre e il testo potrebbe arrivare in Senato a gennaio, per poi essere approvato in via definitiva il primo trimestre del 2020. La parte più controversa della legge è proprio quella che riguarda l'estensione della fecondazione assistita alle coppie lesbiche, denominata «Pma sans père», procreazione medicalmente assistita «senza padre».<br />Così, con un colpo di spugna legislativa, la Francia dei diritti capitanata da Macron cancella millenni di evidenze sulla realtà del concepimento degli esseri umani, ben riassunto dall'adagio «di mamma ce n'è una sola». Chi l'avrebbe detto che una simile banalità sarebbe diventata, nella Francia del Duemila, un'espressione rivoluzionaria (e magari sanzionabile dalle leggi anti-discriminazione)?<br />Secondo un sondaggio condotto a febbraio da Ifop, l'82 per cento dei francesi è contrario alla nuova legge, che era già stata largamente bocciata dal 90,61 per cento dei partecipanti agli Stati generali della bioetica lanciati dall'Eliseo nel 2018. Ma Macron, sempre più in rotta con l'opinione pubblica francese, non ha nessuna intenzione di ascoltare quelle persone che lui stesso ha deciso di interpellare a proposito.<br />L'ELIMINAZIONE DEI PADRI<br />Come dichiarato dal ministro dell'Uguaglianza tra donne e uomini, Marlene Schiappa, la fecondazione va estesa alle coppie di donne per «giustizia sociale: attualmente ci sono donne in Francia che non hanno i mezzi finanziari per andare all'estero a fare la Pma, e quindi che non possono avere bambini, o che lo fanno con metodi artigianali che mettono in pericolo la loro sicurezza, la loro salute e che non sono auspicabili per il tipo di società che noi desideriamo».<br />Peccato che le coppie di donne non siano infertili per motivi «patologici», la condizione chiave in Francia fino a oggi per accedere alla fecondazione, ma per motivi biologici. Questo semplice dato non sembra interessare il governo francese, che non è inquietato neanche dall'autorizzare, per la prima volta nella storia, la generazione per legge di bambini senza padre.<br />Ma anche la figura del padre ridotta a donatore e materiale genetico continua a dare fastidio ai piccoli alchimisti francesi, che hanno deciso di escluderlo formalmente perfino dall'atto di nascita. La Francia istituzionalizzerà la finzione di bambini nati da due madri e la filiazione non sarà più la stessa.<br />La Manif pour tous, insieme a una ventina di associazioni, ha per questo già annunciato una grande manifestazione per il 6 ottobre a Parigi. Il collettivo, ribattezzato «Marchons enfants», sfilerà con lo slogan «Libertà, uguaglianza, paternità» per protestare contro una legge che «programma l'eliminazione dei padri».]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:keywords>bambino,famiglia,francia,lesbiche,mamma</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/84eaa2410be557f31b89d7c634da0214.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La casalinga felice: femminile, ma non femminista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-casalinga-felice-femminile-ma-non-femminista--18936660</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787</a><br /><br />LA CASALINGA FELICE: FEMMINILE, MA NON FEMMINISTA di Isabella<br />Non voglio essere femminista.<br />Voglio essere femminile.<br />Voglio rappresentare ed esprimere l'immagine "tradizionale" della donna a tutto tondo.<br />Voglio poter esprimere la mia naturale propensione alla dedizione e alla cura, in sostanza all'accudimento.<br />Quando io e mio marito ci siamo sposati per me era scontato che mi sarei occupata della casa e dei nostri figli (... e per fortuna è stato così: mio marito, che è persona estremamente intelligente - due lauree -, ha il senso pratico di un lampione spento in una notte da lupi). Abbiamo applicato in tutto e per tutto gli stereotipi di genere. Siamo convinti sostenitori degli stereotipi, anzi siamo l'archetipo di stereotipo di genere!<br />IL BELLO DI ESSERE "SOLO" CASALINGA E MADRE<br />Mai come oggi noi donne abbiamo la possibilità di esprimerci sia dal punto di vista intellettuale che professionale. Abbiamo la possibilità di scegliere se fare le super-mega-manager, essere madri e mogli, o entrambe le cose contemporaneamente, anche se difficilmente sono conciliabili.<br />Ma essere solo una casalinga e madre non comporta una rinuncia o perdita delle proprie facoltà mentali... ciò che fa parte del bagaglio culturale, intellettivo e professionale rimane parte di noi e può essere messo a disposizione della  famiglia.<br />Ma fare la moglie e madre oggi è visto come poco dignitoso, sminuente; una rinuncia alla propria indipendenza e autorealizzazione.<br />Anni di studio buttati al vento per fare da serva a un uomo e far crescere i SUOI figli...<br />Mi rendo conto che la mia posizione sembri anacronistica, ma non è così! Ogni tanto ci penso e credo che il nostro sia proprio un privilegio, un grande privilegio che gli uomini non hanno. "Prestiamo" il nostro corpo a Dio per far nascere nuove creature. È fantastico! Diamo la vita a una persona, un nuovo individuo che prima non esisteva, unico e irripetibile. Lo sentiamo crescere e scalciare dentro di noi per nove mesi e al momento del parto tutto il dolore che si prova (... sei  dilatata di 10 centimetri, ti senti lacerare, il ginecologo ti dice di spingere e pensi che sia pazzo) assume un significato immenso, si dissolve e finisce per lasciare posto a una gioia incontenibile e a uno stupore altrettanto grande. Gli abbiamo dato la vita e ora diamo la vita per lui.<br />VOGLIO ESSERE FEMMINILE NON FEMMINISTA<br />Mi si perdoni la digressione, torniamo a bomba... dunque, dicevo: certo non posso dire di  essere portata per i lavori domestici, di essere un'eccellente cuoca (aiuto!) ma non mi sento inferiore a mio marito perché faccio la governante, autista, amministratrice (scialacquatrice delle sostanze familiari), giardiniere, ecc., ecc!  a seconda delle necessità.<br />L'ho già detto: non sono femminista, voglio solo essere femminile e poter esprimere tutto il mio potenziale femminile che si manifesta in pieno nella maternità e nel suo esercizio, nella dedizione e cura dei miei figli e di mio marito (non compagno, moroso o altro). Ho conosciuto molte donne che non ne vogliono sapere di esercitare il loro ruolo perché è faticosissimo e spesso frustrante... quindi scappano servendosi di mille scuse... Ho lasciato il lavoro alla nascita del mio secondogenito, ho pensato che andare a lavorare per pagare la baby-sitter, un'estranea che avesse  il compito di crescere i miei bambini fosse insensato, incoerente!<br />La storia per cui «L'importante è la qualità del tempo che si trascorre con i propri figli, rispetto alla quantità» è una bugia. I bambini richiedono un rapporto e una presenza costanti,  dà loro sicurezza, anche se ci si trova in stanze diverse a svolgere ciascuno le proprie attività.<br />Quando mi sono licenziata io e mio marito non avevamo certo una  condizione finanziaria brillante, ma la Provvidenza ha provveduto. Non è stato facile... ma  abbiamo preso una decisione. Punto... abbiamo stretto la cinghia ed eccoci qui, vivi e vegeti.<br />IL RUOLO DEL PADRE<br />Ora vorrei esprimere un'opinione rispetto alla figura maschile.<br />I padri devono tornare a esercitare il loro proprio ruolo.<br />Il padre ha un dovere educativo insostituibile nella famiglia: egli osserva, accompagna, giudica e se necessario corregge, per il bene del proprio bambino. Il padre non deve comportarsi come un compagno di banco che copre le malefatte del proprio figlio dandogli pacche sulle spalle.<br />Sono stufa di avere a che fare con uomini che non sanno e non vogliono più  esserlo. Non hanno un atteggiamento virile, non sanno prendere posizione, non sanno dire no. Ci hanno convinti che noi (uomini e donne) dobbiamo essere "uguali". Ma io  sono così felice di essere diversa, complicata, imbranata, insicura...<br />Sarò antiquata ma è bello per una donna sapere di avere accanto un uomo più forte di lei  fisicamente e psicologicamente, che la consideri ma allo stesso tempo la sappia apprezzare per la sua intelligenza, intuito, dolcezza e bellezza; un uomo che sappia stringerla e rassicurarla. Rivendico il mio diritto di essere fragile e di essere protetta, sostenuta. Sono stanca di dovere essere sempre forte e in grado di affrontare qualunque difficoltà da sola.<br />I ruoli dell'uomo e della donna non sono uno più importante dell'altro, sono diversi e complementari, nell'ordine naturale delle cose. Cercare di invertire i ruoli significa andare contro natura.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18936660</guid><pubDate>Wed, 28 Aug 2019 13:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18936660/femminile.mp3" length="5874415" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787

LA CASALINGA FELICE: FEMMINILE, MA NON FEMMINISTA di Isabella
Non voglio essere femminista.
Voglio essere femminile.
Voglio rappresentare ed esprimere l'immagine "tradizionale"...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787</a><br /><br />LA CASALINGA FELICE: FEMMINILE, MA NON FEMMINISTA di Isabella<br />Non voglio essere femminista.<br />Voglio essere femminile.<br />Voglio rappresentare ed esprimere l'immagine "tradizionale" della donna a tutto tondo.<br />Voglio poter esprimere la mia naturale propensione alla dedizione e alla cura, in sostanza all'accudimento.<br />Quando io e mio marito ci siamo sposati per me era scontato che mi sarei occupata della casa e dei nostri figli (... e per fortuna è stato così: mio marito, che è persona estremamente intelligente - due lauree -, ha il senso pratico di un lampione spento in una notte da lupi). Abbiamo applicato in tutto e per tutto gli stereotipi di genere. Siamo convinti sostenitori degli stereotipi, anzi siamo l'archetipo di stereotipo di genere!<br />IL BELLO DI ESSERE "SOLO" CASALINGA E MADRE<br />Mai come oggi noi donne abbiamo la possibilità di esprimerci sia dal punto di vista intellettuale che professionale. Abbiamo la possibilità di scegliere se fare le super-mega-manager, essere madri e mogli, o entrambe le cose contemporaneamente, anche se difficilmente sono conciliabili.<br />Ma essere solo una casalinga e madre non comporta una rinuncia o perdita delle proprie facoltà mentali... ciò che fa parte del bagaglio culturale, intellettivo e professionale rimane parte di noi e può essere messo a disposizione della  famiglia.<br />Ma fare la moglie e madre oggi è visto come poco dignitoso, sminuente; una rinuncia alla propria indipendenza e autorealizzazione.<br />Anni di studio buttati al vento per fare da serva a un uomo e far crescere i SUOI figli...<br />Mi rendo conto che la mia posizione sembri anacronistica, ma non è così! Ogni tanto ci penso e credo che il nostro sia proprio un privilegio, un grande privilegio che gli uomini non hanno. "Prestiamo" il nostro corpo a Dio per far nascere nuove creature. È fantastico! Diamo la vita a una persona, un nuovo individuo che prima non esisteva, unico e irripetibile. Lo sentiamo crescere e scalciare dentro di noi per nove mesi e al momento del parto tutto il dolore che si prova (... sei  dilatata di 10 centimetri, ti senti lacerare, il ginecologo ti dice di spingere e pensi che sia pazzo) assume un significato immenso, si dissolve e finisce per lasciare posto a una gioia incontenibile e a uno stupore altrettanto grande. Gli abbiamo dato la vita e ora diamo la vita per lui.<br />VOGLIO ESSERE FEMMINILE NON FEMMINISTA<br />Mi si perdoni la digressione, torniamo a bomba... dunque, dicevo: certo non posso dire di  essere portata per i lavori domestici, di essere un'eccellente cuoca (aiuto!) ma non mi sento inferiore a mio marito perché faccio la governante, autista, amministratrice (scialacquatrice delle sostanze familiari), giardiniere, ecc., ecc!  a seconda delle necessità.<br />L'ho già detto: non sono femminista, voglio solo essere femminile e poter esprimere tutto il mio potenziale femminile che si manifesta in pieno nella maternità e nel suo esercizio, nella dedizione e cura dei miei figli e di mio marito (non compagno, moroso o altro). Ho conosciuto molte donne che non ne vogliono sapere di esercitare il loro ruolo perché è faticosissimo e spesso frustrante... quindi scappano servendosi di mille scuse... Ho lasciato il lavoro alla nascita del mio secondogenito, ho pensato che andare a lavorare per pagare la baby-sitter, un'estranea che avesse  il compito di crescere i miei bambini fosse insensato, incoerente!<br />La storia per cui «L'importante è la qualità del tempo che si trascorre con i propri figli, rispetto alla quantità» è una bugia. I bambini richiedono un rapporto e una presenza costanti,  dà loro sicurezza, anche se ci si trova in stanze diverse a svolgere ciascuno le proprie attività.<br />Quando mi sono licenziata io e mio marito non avevamo certo una  condizione finanziaria brillante,...]]></itunes:summary><itunes:duration>368</itunes:duration><itunes:keywords>casalinga,donna,felice,femminile,femministe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/291eb25a76f2f7859768f36087051e53.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una volta ci si sposava e si metteva la testa a posto... perché oggi invece non è più così?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-volta-ci-si-sposava-e-si-metteva-la-testa-a-posto-perche-oggi-invece-non-e-piu-cosi--18863043</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5784" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5784</a><br /><br />UNA VOLTA CI SI SPOSAVA E SI METTEVA LA TESTA A POSTO... PERCHE' OGGI INVECE NON E' PIU' COSI'?<br />Va fatta una riflessione sulla paternità. Potremmo dire sulla paternità responsabile, che non è quella cosa su cui si è tanto insistito negli ultimi decenni nel mondo cattolico per giustificare una certa ristrettezza nella generosità della vita, dimenticando che la vera paternità responsabile è quella di essere "responsabili" dinanzi alla generosità di Dio. No, in questo caso non vogliamo riferirci a questa paternità responsabile, ma ad un'altra. Anzi, è significativo il fatto che da quando si è iniziato a parlare di "responsabilità" nel generare, si contano sempre più casi di irresponsabilità genitoriale. Ovviamente non è un solo caso a far tendenza, deve essere sempre qualcosa di più e questo qualcosa di più purtroppo c'è ed è sociologicamente riscontrabile. È infatti sempre più diffuso un prolungamento dell'irresponsabilità adolescenziale negli adulti. Non solo negli adulti single (come oggi si ama dire), ma anche in quelli sposati e con figli. Il che è molto preoccupante.<br />Una volta si diceva: sposati, così metterai la testa a posto! E succedeva quasi sempre. Ci si sposava, si avevano diversi figli, e la testa... davvero si metteva a posto. Nel senso che si era costretti a metterla a posto per portare il pane a casa e sfamare un numero di figli che spesso non era dei più smilzi. Quell'impegno necessario, quello stringere i denti, quell'incrociare i volti dei propri bambini che esigevano di essere sostenuti e accuditi, costringevano a... mettere la testa a posto.<br />Oggi, invece, mancano motivi seri e persuasivi per mettere la testa a posto. La cultura che respiriamo è quella della superficialità. A che pro sacrificarsi? A che pro stringere i denti? A che pro rinunciare a me per pensare a te? Piuttosto è necessario il contrario. Anzi, non necessario, persino doveroso. L'uomo non deve sacrificarsi, non deve spendersi, non deve negarsi, perché non c'è nulla fuori dei diritti dell'uomo. Figuriamoci, poi, quando si è sposati. Perché due genitori che non vanno più d'accordo dovrebbero rimanere insieme per salvare la famiglia? No, è assurdo. Perché rinunciare ai propri diritti? Perché rinunciare a rifarsi una vita?<br />Si sa: se si semina vento, si raccoglie tempesta. Se ciò che conta non è più Dio, ma l'uomo, perché orientarsi necessariamente verso una "fatica" che costringe ad una non soddisfazione personale, ma ad un bene altrui? Non ha senso.<br />E così l'unico scopo che si staglia all'orizzonte è quello del gioco. L'unico imperativo è giocare, giocare e basta!<br />Pensare solo ai propri diritti ha ridotto tutto a "burletta". Ad una tragica "burletta" dove non si ride... ma si finisce sempre con l'essere costretti a piangere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18863043</guid><pubDate>Wed, 21 Aug 2019 06:30:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18863043/ci_si_sposava.mp3" length="3396335" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5784

UNA VOLTA CI SI SPOSAVA E SI METTEVA LA TESTA A POSTO... PERCHE' OGGI INVECE NON E' PIU' COSI'?
Va fatta una riflessione sulla paternità. Potremmo dire sulla paternità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5784" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5784</a><br /><br />UNA VOLTA CI SI SPOSAVA E SI METTEVA LA TESTA A POSTO... PERCHE' OGGI INVECE NON E' PIU' COSI'?<br />Va fatta una riflessione sulla paternità. Potremmo dire sulla paternità responsabile, che non è quella cosa su cui si è tanto insistito negli ultimi decenni nel mondo cattolico per giustificare una certa ristrettezza nella generosità della vita, dimenticando che la vera paternità responsabile è quella di essere "responsabili" dinanzi alla generosità di Dio. No, in questo caso non vogliamo riferirci a questa paternità responsabile, ma ad un'altra. Anzi, è significativo il fatto che da quando si è iniziato a parlare di "responsabilità" nel generare, si contano sempre più casi di irresponsabilità genitoriale. Ovviamente non è un solo caso a far tendenza, deve essere sempre qualcosa di più e questo qualcosa di più purtroppo c'è ed è sociologicamente riscontrabile. È infatti sempre più diffuso un prolungamento dell'irresponsabilità adolescenziale negli adulti. Non solo negli adulti single (come oggi si ama dire), ma anche in quelli sposati e con figli. Il che è molto preoccupante.<br />Una volta si diceva: sposati, così metterai la testa a posto! E succedeva quasi sempre. Ci si sposava, si avevano diversi figli, e la testa... davvero si metteva a posto. Nel senso che si era costretti a metterla a posto per portare il pane a casa e sfamare un numero di figli che spesso non era dei più smilzi. Quell'impegno necessario, quello stringere i denti, quell'incrociare i volti dei propri bambini che esigevano di essere sostenuti e accuditi, costringevano a... mettere la testa a posto.<br />Oggi, invece, mancano motivi seri e persuasivi per mettere la testa a posto. La cultura che respiriamo è quella della superficialità. A che pro sacrificarsi? A che pro stringere i denti? A che pro rinunciare a me per pensare a te? Piuttosto è necessario il contrario. Anzi, non necessario, persino doveroso. L'uomo non deve sacrificarsi, non deve spendersi, non deve negarsi, perché non c'è nulla fuori dei diritti dell'uomo. Figuriamoci, poi, quando si è sposati. Perché due genitori che non vanno più d'accordo dovrebbero rimanere insieme per salvare la famiglia? No, è assurdo. Perché rinunciare ai propri diritti? Perché rinunciare a rifarsi una vita?<br />Si sa: se si semina vento, si raccoglie tempesta. Se ciò che conta non è più Dio, ma l'uomo, perché orientarsi necessariamente verso una "fatica" che costringe ad una non soddisfazione personale, ma ad un bene altrui? Non ha senso.<br />E così l'unico scopo che si staglia all'orizzonte è quello del gioco. L'unico imperativo è giocare, giocare e basta!<br />Pensare solo ai propri diritti ha ridotto tutto a "burletta". Ad una tragica "burletta" dove non si ride... ma si finisce sempre con l'essere costretti a piangere.]]></itunes:summary><itunes:duration>213</itunes:duration><itunes:keywords>crescita,famiglia,figli,genitori,matrimonio,stato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ed426ab6c6f91cfd916592db83baaae8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Già nel 2013 un giudice di Bologna denunciava il terribile mercato dei bambini dati in affido</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gia-nel-2013-un-giudice-di-bologna-denunciava-il-terribile-mercato-dei-bambini-dati-in-affido--18627384</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5742" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5742</a><br /><br />GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO di Luca Volontè<br />Nell'ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice Francesco Morcavallo del tribunale di Bologna, davanti alla conduttrice Federica Panicucci e ad un pubblico ammutolito, denunciava un indecente e terribile mercato di bambini e affidi violenti e laceranti. Il video dell'intervista [che trovi in fondo a questo articolo, N.d.BB] è allucinante ed appare sconvolgente che nessuno abbia ritenuto opportuno procedere d'ufficio contro ciò che il giudice denunciava come un «mercato di affidamenti che vale 1,5 o 2 miliardi di euro l'anno».<br />Una vergogna. Ma come è possibile? Quale obbligatorietà dell'azione penale esiste quando addirittura un giudice denuncia fatti così gravi o quando addirittura si denuncia il Csm di immotivata mancanza di intervento davanti a 35 mila bambini allontanati dalle famiglie al 2013? Non ci sono parole per questa mancanza di intervento e almeno si faccia sapere e ci si chieda, con tutti gli strumenti possibili, inclusi quelli istituzionali, come mai e perché non si è intervenuti per tempo con azioni e ispezioni appropriate.<br />ANGELI E DEMONI<br />Si è dovuto attendere sino al 28 giugno 2019 prima che la coraggiosa Procura di Modena intervenisse sulle vicende degli affidi illeciti nel reggiano, con la famosa e oscurata indagine Angeli e Demoni che per qualche ora ha tenuto tutti gli italiani attaccati al video. Ore e giorni sono poca cosa per una così drammatica e devastante vicenda che colpisce da anni decine di migliaia di bambini e famiglie in Italia.<br />Se non è un'emergenza nazionale questa, per favore, descriveteci cosa intendete con la parola emergenza, cosa chiedete nelle vostre "interpellanze urgenti" in Parlamento, nei vostri "Question-time". La ramificazione, sin qui nota, della vicenda Angeli e Demoni, così come la testimonianza-denuncia del giudice Morcavallo di sei anni prima, tratteggiano un "sistema", una "mafia", una "collusione" stabile tra pubblico e privato che ha pochi precedenti nella storia del malaffare italiano. 35 mila bambini (secondo i dati del 2013) significa almeno 70 mila genitori, per un totale (tolti i nonni, gli zii e i parenti prossimi) di ben più di 100 mila italiani coinvolti in drammi e tragedie difficilmente rimarginabili per il resto della vita. Il dramma di 100 mila italiani, comprovato e non fantasioso, non interessa a nessuno? Non pretende di essere chiarito in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli che riguardano la mancata azione del Consiglio Superiore della Magistratura?<br />LA DIMENTICATA DIGNITÀ DEL BAMBINO<br />Voglio però far notare il punto cruciale, secondo me assente nel flebile dibattito su questa mercificazione dei bambini, quello appunto del valore e della dignità del bambino in sé. Se la nostra società non apre una riflessione seria e non andrà a fondo sulla continua riaffermazione dei pericoli conseguenti alla "cosificazione" e alla "mercificazione" dei più deboli, a cui Papa Francesco ci richiama sempre, non usciremo da questo tunnel dell'orrore. Certo, ci auguriamo che il solerte lavoro della magistratura e della politica faccia presto e faccia bene, ma se non ripartiamo dalla dignità umana di tutti, se non ci riprendiamo la consapevolezza di questo diritto inalienabile, non faremo neanche un passo avanti. L'idea del "bambino-oggetto" è quella che fa gettare i bimbi dai balconi, li lascia in auto col solleone, gli concede video e telefonini sin dalla più tenera età, li sposta da un luogo all'altro in funzione degli impegni professionali, li usa come merce preziosa di arricchimento e ricerca di affetti.<br />A tal proposito, «L'utero è mio» ci ha portato al bambino come cosa mia, di cui dispongo io e ci faccio quel che voglio, mia "cosa" o desiderio di "una cosa". Lo vediamo infatti nell'utero in affitto, l'incivile schiavitù moderna con la quale anche i sindacati scendono a patti, lo vediamo emergere dal fuoco di questa tragedia. Una tragedia non finita, una violenza che continua e proseguirà non solo sino alla fine delle indagini di Modena, non solo (come auspichiamo) sino alle indagini del Csm. Andrà avanti fino alla nostra conversione del cuore.<br />Non piangiamo sui pochi bambini morti in mare se poi uccidiamo il cuore e gli affetti delle decine di migliaia di bambini rapiti dalle proprie famiglie. Gli uni muoiono in mare per circostanze imprevedibili, gli altri li stiamo uccidendo noi con il nostro menefreghismo sistematico. Possiamo fare qualcosa, vogliamo farlo?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18627384</guid><pubDate>Wed, 24 Jul 2019 13:19:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18627384/gi_nel_2013.mp3" length="5547153" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5742

GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO di Luca Volontè
Nell'ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5742" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5742</a><br /><br />GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO di Luca Volontè<br />Nell'ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice Francesco Morcavallo del tribunale di Bologna, davanti alla conduttrice Federica Panicucci e ad un pubblico ammutolito, denunciava un indecente e terribile mercato di bambini e affidi violenti e laceranti. Il video dell'intervista [che trovi in fondo a questo articolo, N.d.BB] è allucinante ed appare sconvolgente che nessuno abbia ritenuto opportuno procedere d'ufficio contro ciò che il giudice denunciava come un «mercato di affidamenti che vale 1,5 o 2 miliardi di euro l'anno».<br />Una vergogna. Ma come è possibile? Quale obbligatorietà dell'azione penale esiste quando addirittura un giudice denuncia fatti così gravi o quando addirittura si denuncia il Csm di immotivata mancanza di intervento davanti a 35 mila bambini allontanati dalle famiglie al 2013? Non ci sono parole per questa mancanza di intervento e almeno si faccia sapere e ci si chieda, con tutti gli strumenti possibili, inclusi quelli istituzionali, come mai e perché non si è intervenuti per tempo con azioni e ispezioni appropriate.<br />ANGELI E DEMONI<br />Si è dovuto attendere sino al 28 giugno 2019 prima che la coraggiosa Procura di Modena intervenisse sulle vicende degli affidi illeciti nel reggiano, con la famosa e oscurata indagine Angeli e Demoni che per qualche ora ha tenuto tutti gli italiani attaccati al video. Ore e giorni sono poca cosa per una così drammatica e devastante vicenda che colpisce da anni decine di migliaia di bambini e famiglie in Italia.<br />Se non è un'emergenza nazionale questa, per favore, descriveteci cosa intendete con la parola emergenza, cosa chiedete nelle vostre "interpellanze urgenti" in Parlamento, nei vostri "Question-time". La ramificazione, sin qui nota, della vicenda Angeli e Demoni, così come la testimonianza-denuncia del giudice Morcavallo di sei anni prima, tratteggiano un "sistema", una "mafia", una "collusione" stabile tra pubblico e privato che ha pochi precedenti nella storia del malaffare italiano. 35 mila bambini (secondo i dati del 2013) significa almeno 70 mila genitori, per un totale (tolti i nonni, gli zii e i parenti prossimi) di ben più di 100 mila italiani coinvolti in drammi e tragedie difficilmente rimarginabili per il resto della vita. Il dramma di 100 mila italiani, comprovato e non fantasioso, non interessa a nessuno? Non pretende di essere chiarito in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli che riguardano la mancata azione del Consiglio Superiore della Magistratura?<br />LA DIMENTICATA DIGNITÀ DEL BAMBINO<br />Voglio però far notare il punto cruciale, secondo me assente nel flebile dibattito su questa mercificazione dei bambini, quello appunto del valore e della dignità del bambino in sé. Se la nostra società non apre una riflessione seria e non andrà a fondo sulla continua riaffermazione dei pericoli conseguenti alla "cosificazione" e alla "mercificazione" dei più deboli, a cui Papa Francesco ci richiama sempre, non usciremo da questo tunnel dell'orrore. Certo, ci auguriamo che il solerte lavoro della magistratura e della politica faccia presto e faccia bene, ma se non ripartiamo dalla dignità umana di tutti, se non ci riprendiamo la consapevolezza di questo diritto inalienabile, non faremo neanche un passo avanti. L'idea del "bambino-oggetto" è quella che fa gettare i bimbi dai balconi, li lascia in auto col solleone, gli concede video e telefonini sin dalla più tenera età, li sposta da un luogo all'altro in funzione degli impegni professionali, li usa come merce preziosa di arricchimento e ricerca di affetti.<br />A tal proposito, «L'utero è mio» ci ha portato al bambino come cosa mia, di cui dispongo io e ci faccio quel che voglio, mia "cosa" o desiderio di...]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>affido,aguzzini,bambini,famiglia,figli,giudice,protezione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b96104aca146dac70b74e7901ab918c5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cari genitori, non ditemi sempre che sono bravissimo!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cari-genitori-non-ditemi-sempre-che-sono-bravissimo--18458964</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5723" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5723</a><br /><br />CARI GENITORI, NON DITEMI SEMPRE CHE SONO BRAVISSIMO! di Cristina Buonaugurio<br />Quante volte i genitori si sentono dire che è importante adoperarsi per creare la base di una buona autostima nei figli?<br />E allora giù con il massimo impegno a sottolineare ogni piccola conquista dei loro pargoli, ad evidenziare i loro successi, magari esagerando con i complimenti, oltrepassando la realtà, usando in continuazione superlativi non necessari. Ogni scarabocchio diventa un capolavoro e un bambino con capacità nella media diventa un supereroe agli occhi di mamme e papà, spinti dalle migliori intenzioni.<br />Ma siamo sicuri che sia il modo giusto per aiutare i nostri figli a formarsi un'adeguata stima di sé?<br />Proprio su questo ho avuto modo di riflettere negli ultimi giorni, in seguito ad una riunione alla scuola materna del mio figlio maggiore (quella che ora si chiama scuola dell'infanzia). Le maestre chiedevano alle mamme presenti proprio di non esagerare con i complimenti, perché non sempre l'immagine che viene rimandata al bambino corrisponde alla sua realtà. E spesso l'uso eccessivo di frasi come "Sei bravissimo! Sei eccezionale! Sei il migliore!" contrasta con le frustrazioni che normalmente i bambini vivono in ambito scolastico. Inoltre etichettare un bambino come il "top del top" lo priva dello spazio mentale necessario ad una crescita ulteriore, a quel miglioramento costante a cui tutti siamo chiamati: se ho già raggiunto il livello più elevato di bravura, cosa mai dovrò migliorare?<br />COME COMPLIMENTARSI CON I FIGLI SOSTENENDO UNA SANA AUTOSTIMA<br />Con questo non voglio dire che non bisogna fare i complimenti ai propri bambini o che bisogna sottolineare solo i loro errori. In tal modo crescerebbero assolutamente privi di autostima, credendo di essere totalmente incapaci o sbagliati in tutto. Ogni bambino è capace, magari in alcune cose più che in altre: è compito del genitore indicargliele, ma anche sostenerlo perché affini anche le altre competenze.<br />D'altro canto complimentarsi con i figli, evidenziare le loro conquiste e far notare le loro capacità è giusto e doveroso: aiuta i bambini a sentirsi apprezzati ed è la base affinché imparino ad apprezzare se stessi (e gli altri). A patto che quanto detto corrisponda alla realtà. E che non faccia sentire i bambini sotto pressione al pensiero di non essere all'altezza della situazione o del compito.<br />1) ESSERE ONESTI<br />Se partiamo dal presupposto che i bambini non sono stupidi e hanno la capacità di riconoscere la realtà, quindi anche il valore del proprio operato, va da sé che sono perfettamente in grado di comprendere quando i genitori esagerano. Il punto è che quando questo accade, il bambino, che per natura tende a credere ai genitori, rimane disorientato perché non sa se dar retta a se stesso o a mamma e papà. Capisce che la realtà e la valutazione dei genitori non corrispondono e non sa cosa credere.<br />Dire "bravissimo" o "eccellente" di fronte ad un disegno colorato senza uscire dai bordi, ai compiti svolti bene o al grembiule allacciato precisamente è una forte tentazione per qualsiasi genitore. Il successo del proprio figlio è il successo dei genitori, quindi elogiarlo diventa un modo per sentire che si sta facendo un buon lavoro. Eppure sarebbe un errore cedere a questa tentazione. O quanto meno cedervi ogni volta: è chiaro che la prima volta che viene raggiunto un nuovo risultato va sottolineato ed evidenziato, così che il bambino si senta riconosciuto e valorizzato.<br />2) EVIDENZIARE L'IMPEGNO<br />Ma non bisogna mai scostarsi dalla realtà: l'elogio deve riconoscere qualcosa che realmente c'è. E deve sottolineare l'impegno che il bambino mette nel fare qualcosa: "Ho visto come ti sei impegnata/o. Hai visto cosa sei riuscita/o a fare?" "So che sta facendo del tuo meglio, continua così!" "Se ti impegni diventerai sempre più brava/o!"<br />Allo stesso modo, va indicato al bambino quando non si è impegnato abbastanza in qualcosa che gli è stato detto di fare o che ha scelto di fare: "Forse se ti fossi impegnato di più avresti raggiunto un risultato migliore".<br />Bisogna fare in modo che ci sia sempre corrispondenza tra quello che un genitore (o un adulto in generale) dice e quello che realmente è avvenuto. Così che il bambino possa ritrovarsi e riconoscere ciò che avviene attorno a sé, oltre ad apprendere che c'è un nesso di causa-effetto tra l'impegno profuso e i risultati ottenuti.<br />Premiare l'impegno di un figlio, non il suo risultato, deve essere il primo obiettivo di un genitore. Riconoscendo anche quando il prodotto non è dei migliori, con onestà ed autenticità. Solo in questo modo anche il bambino imparerà l'autenticità e l'obiettività nel valutare il proprio operato e non pretenderà di ricevere ottime valutazioni anche quando esso non è dei migliori.<br />3) CHIEDERE IL PARERE<br />Se sono educati nell'autenticità e all'obiettività, i bambini impareranno a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza e accetteranno giudizi non eccelsi, perché in grado di comprendere che corrispondono alla realtà. Inoltre, i bambini sanno valutare il proprio operato prima ancora di ricevere giudizi e complimenti dagli adulti.<br />Per questo motivo i genitori possono chiedere al figlio la sua opinione su quanto ha fatto, prima di esprimere un giudizio: "Tu cosa ne pensi? Secondo come hai fatto questa cosa?" Logicamente poi il genitore dovrà correggere il bambino se il suo giudizio non è corretto (per eccesso o per difetto), per aiutarlo ad essere capace di autovalutarsi in modo obiettivo.<br />Ciò vuol dire che tanto i genitori quanto i bambini devono accettare che la perfezione non esiste, che ognuno ha i suoi limiti (a volte maggiori, a volte minori) e che va bene così. Amo imparare ma odio essere forzato!<br />DUE PERICOLI<br />Ci sono due pericoli nascosti dietro un uso inadeguato ed inappropriato dei complimenti.<br />Il primo è identificabile nella difficoltà di alcuni genitori ad accettare il limite del proprio figlio. In quel caso le lodi eccessive e non veritiere diventano un modo per non considerare il problema, andare oltre come se non esistesse. Alla base di questo comportamento ci sono: una sorta di senso di colpa per aver generato un figlio che non è perfetto, un senso di inadeguatezza nel far fronte ai suoi limiti e il falso mito della perfezione che tutti dobbiamo raggiungere.<br />La realtà però è che nessuno è perfetto, che i genitori non hanno colpe per eventuali problemi dei figli e che solo riconoscendoli si impara a camminare accanto al figlio e ad aiutarlo nel limite del possibile. In questo cammino sarà bene evidenziare ogni piccolo traguardo raggiunto, ma anche tenere ben fissa in mente la realtà oggettiva del figlio e anche qual è il livello che concretamente potrà raggiungere.<br />Il secondo rischio si cela dietro l'idea di alcuni genitori (e non solo!) che esagerando nei complimenti si invogliano i più piccoli a dare sempre il massimo, a perseguire sempre i risultati migliori. Il messaggio che però arriva ai figli in questo modo è "Io voglio che tu sia perfetto" e sappiamo che ciò è impossibile.<br />Ma i figli non lo sanno e si sforzeranno in ogni modo per raggiungere quella perfezione tanto desiderata da mamma e papà. Ciò può portare a diverse complicazioni nel percorso di crescita, che spesso si manifestano pienamente solo una volta diventati adulti, ma soprattutto va a limitare la libertà dei bambini. Che pur di essere accettati svilupperanno un Falso Sé, una maschera di perfezione inesistente, che li farà crescere perennemente insicuri e che prima o poi si sgretolerà.<br />Oppure si ribelleranno a quell'idea di perfezione e faranno l'esatto contrario di ciò che i genitori desidererebbero, nel tentativo di prendersi uno spazio di libertà, che però è fasulla e per questo non li aiuterà (neanche in questo caso) a formarsi un Vero Sé. Laddove c'è ribellione, infatti, non c'è mai vera libertà perché si compiono scelte in opposizione a qualcuno/qualcosa e non per convinzione personale.<br />Crescere i figli nell'autenticità, allora, si dimostra l'unico modo per aiutarli ad essere a loro volta autentici e liberi. Ed è una palestra di verità anche per gli adulti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18458964</guid><pubDate>Thu, 04 Jul 2019 09:30:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18458964/figli.mp3" length="1781760" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5723

CARI GENITORI, NON DITEMI SEMPRE CHE SONO BRAVISSIMO! di Cristina Buonaugurio
Quante volte i genitori si sentono dire che è importante adoperarsi per creare la base di una buona...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5723" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5723</a><br /><br />CARI GENITORI, NON DITEMI SEMPRE CHE SONO BRAVISSIMO! di Cristina Buonaugurio<br />Quante volte i genitori si sentono dire che è importante adoperarsi per creare la base di una buona autostima nei figli?<br />E allora giù con il massimo impegno a sottolineare ogni piccola conquista dei loro pargoli, ad evidenziare i loro successi, magari esagerando con i complimenti, oltrepassando la realtà, usando in continuazione superlativi non necessari. Ogni scarabocchio diventa un capolavoro e un bambino con capacità nella media diventa un supereroe agli occhi di mamme e papà, spinti dalle migliori intenzioni.<br />Ma siamo sicuri che sia il modo giusto per aiutare i nostri figli a formarsi un'adeguata stima di sé?<br />Proprio su questo ho avuto modo di riflettere negli ultimi giorni, in seguito ad una riunione alla scuola materna del mio figlio maggiore (quella che ora si chiama scuola dell'infanzia). Le maestre chiedevano alle mamme presenti proprio di non esagerare con i complimenti, perché non sempre l'immagine che viene rimandata al bambino corrisponde alla sua realtà. E spesso l'uso eccessivo di frasi come "Sei bravissimo! Sei eccezionale! Sei il migliore!" contrasta con le frustrazioni che normalmente i bambini vivono in ambito scolastico. Inoltre etichettare un bambino come il "top del top" lo priva dello spazio mentale necessario ad una crescita ulteriore, a quel miglioramento costante a cui tutti siamo chiamati: se ho già raggiunto il livello più elevato di bravura, cosa mai dovrò migliorare?<br />COME COMPLIMENTARSI CON I FIGLI SOSTENENDO UNA SANA AUTOSTIMA<br />Con questo non voglio dire che non bisogna fare i complimenti ai propri bambini o che bisogna sottolineare solo i loro errori. In tal modo crescerebbero assolutamente privi di autostima, credendo di essere totalmente incapaci o sbagliati in tutto. Ogni bambino è capace, magari in alcune cose più che in altre: è compito del genitore indicargliele, ma anche sostenerlo perché affini anche le altre competenze.<br />D'altro canto complimentarsi con i figli, evidenziare le loro conquiste e far notare le loro capacità è giusto e doveroso: aiuta i bambini a sentirsi apprezzati ed è la base affinché imparino ad apprezzare se stessi (e gli altri). A patto che quanto detto corrisponda alla realtà. E che non faccia sentire i bambini sotto pressione al pensiero di non essere all'altezza della situazione o del compito.<br />1) ESSERE ONESTI<br />Se partiamo dal presupposto che i bambini non sono stupidi e hanno la capacità di riconoscere la realtà, quindi anche il valore del proprio operato, va da sé che sono perfettamente in grado di comprendere quando i genitori esagerano. Il punto è che quando questo accade, il bambino, che per natura tende a credere ai genitori, rimane disorientato perché non sa se dar retta a se stesso o a mamma e papà. Capisce che la realtà e la valutazione dei genitori non corrispondono e non sa cosa credere.<br />Dire "bravissimo" o "eccellente" di fronte ad un disegno colorato senza uscire dai bordi, ai compiti svolti bene o al grembiule allacciato precisamente è una forte tentazione per qualsiasi genitore. Il successo del proprio figlio è il successo dei genitori, quindi elogiarlo diventa un modo per sentire che si sta facendo un buon lavoro. Eppure sarebbe un errore cedere a questa tentazione. O quanto meno cedervi ogni volta: è chiaro che la prima volta che viene raggiunto un nuovo risultato va sottolineato ed evidenziato, così che il bambino si senta riconosciuto e valorizzato.<br />2) EVIDENZIARE L'IMPEGNO<br />Ma non bisogna mai scostarsi dalla realtà: l'elogio deve riconoscere qualcosa che realmente c'è. E deve sottolineare l'impegno che il bambino mette nel fare qualcosa: "Ho visto come ti sei impegnata/o. Hai visto cosa sei riuscita/o a fare?" "So che sta facendo del tuo meglio,...]]></itunes:summary><itunes:duration>142</itunes:duration><itunes:keywords>bravi,educazione,figli,genitori,scuola,viziati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c214dc16b7da85cb53bda8d5ccc7f7bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La preghiera in famiglia, antidoto contro il disordine post moderno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-preghiera-in-famiglia-antidoto-contro-il-disordine-post-moderno--18328821</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5686" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5686</a><br /><br />LA PREGHIERA IN FAMIGLIA, ANTIDOTO CONTRO IL DISORDINE POST MODERNO di Don Massimo Lapponi<br />«A tempo opportuno si diano le cose da dare e si chiedano le cose da chiedere, cosicché nessuno sia né turbato né contristato nella casa di Dio».<br />Questo breve versetto della Regola di San Benedetto ne esprime tutto lo spirito. Agli occhi del santo, infatti, il monastero è veramente la casa di Dio, in cui ogni cosa deve avere il suo modo, luogo e tempo, perché vi regni il dono divino della pace.<br />San Benedetto non indugia in discorsi teorici, ma si preoccupa di organizzare santamente l'intera giornata dei monaci, in modo da non lasciare nulla al caso. Nessuno, infatti, vive da solo e tutti siamo condizionati dal nostro gruppo di appartenenza. Se, dunque, nel nostro ambiente imperano costumi non buoni, il nostro personale impegno non basterà a vivere cristianamente senza essere turbati e rattristati. Già gli apostoli, nelle loro lettere e istruzioni, non si rivolgevano ai singoli ma intendevano formare i costumi di tutta la comunità.<br />Anche San Benedetto si rivolge ad una comunità ed è stato dichiarato patrono degli architetti perché ha "architettato" come nessun altro la vita quotidiana dei cristiani che vivono insieme. Se con le nostre famiglie impareremo questa santa "architettura", il Signore si degnerà «di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni» (Lc 1, 74-75).<br />E quale dignità hanno due genitori che si impegnano a plasmare giorno per giorno la vita delle loro famiglie seguendo la via, esigente ma dolce, tracciata da San Benedetto! Soltanto loro sanno quanto sudore e angustia del cuore costi che ogni cosa si faccia a tempo e modo opportuno, «cosicché nessuno sia né turbato né contristato nella casa di Dio».<br />OGNI COSA A SUO TEMPO<br />La prima cosa che dobbiamo imparare da San Benedetto è il fatto di "architettare" la preghiera quotidiana delle nostre famiglie, dalla quale tutto il resto dipende. Il disordine imperante nella vita moderna ci ha fatto dimenticare che non tutti i tempi sono uguali e che le ore della giornata richiedono il rispetto di un ritmo e di una gerarchia delle azioni.<br />«Il mattino ha l'oro in bocca», dice il proverbio, perché le prime ore del giorno sono particolarmente preziose per dare il "tono" a tutta la giornata. Oggi non è di moda alzarsi volontariamente per tempo la mattina, e quanti possono permetterselo - e perciò, aimè, soprattutto i giovani - si concedono senza tanti scrupoli l'autoindulgenza di restarsene a lungo a sonnecchiare. Ma quale tono prenderà la giornata che incomincia con tanta fiacchezza e prosegue tra stanchi sbadigli e colazione consumata nel letto con lo sguardo intorpidito fisso sulla televisione accesa?<br />Le conseguenze di questa diffusa indolenza potrebbero essere gravissime. Dobbiamo, perciò, prendere l'impegno che, in qualsiasi giorno o stagione dell'anno, tutta la famiglia si alzi in tempo e dopo aver adempiuto i necessari doveri igienici, si raccolga insieme per la preghiera mattutina. Questa sana abitudine darà il giusto tono a tutta la giornata, quali che siano le diverse incombenze di ognuno.<br />Ovviamente questa regola del rispetto dei tempi non vale soltanto per la preghiera. Ad esempio, è importantissimo rispettare rigorosamente gli orari dei pasti comuni, in modo da essere tutti presenti ad atti così importanti di comunione fraterna. E anche qui vi è il momento della preghiera. San Benedetto ci viene in aiuto, stabilendo che chiunque giunge alla mensa dopo che è incominciata la preghiera iniziale, commette una grave mancanza e perciò deve fare penitenza.<br />Sembrano norme esteriori, ma, se ci pensiamo bene, vediamo che soltanto grazie ad esse la preghiera può avere vero diritto di cittadinanza nelle nostre case e così contribuire più di ogni altra cosa ad imprimere nella vita comune della famiglia l'impronta della vita celeste. Analogamente, è di fondamentale importanza valorizzare la grazia propria delle ore serali. I moderni stravolgimenti dei costumi ci hanno abituati a considerare la sera - sempre, aimé, soprattutto per i giovani - l'occasione per le uscite notturne senza rientro fisso o l'allucinante e interminabile dipendenza da schermi e strumenti elettronici.<br />Anche qui la saggezza benedettina deve condurci a riarchitettare le nostre abitudini e a saper ritrovare la pace della sera trascorsa in famiglia in preparazione al riposo notturno. Se Dio stesso si riposò, vuol dire che il riposo ha qualche cosa di sacro, che lo accomuna alla poesia e alla preghiera. Per questo la nostra riorganizzazione santa della giornata familiare prevederà, dopo un tempo conveniente dedicato alla comunione fraterna, che la famiglia si riunisca per la preghiera comune. Lo stesso ambiente preparato per il culto quotidiano dovrà aiutare ciascuno a raccogliersi in se stesso e a unirsi a Dio nel silenzio delle ore notturne.<br />ANCHE L'OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE<br />Se, come abbiamo detto, ogni tempo della giornata ha i suoi propri doni, allo stesso modo, anche ogni spazio ha qualcosa da donare, come sa bene il sapiente architetto. La stessa presenza di un ambiente dedicato alla preghiera, nel quale siano raccolti i segni e le espressioni che la pietà cristiana ha accumulato attraverso i secoli, costituisce un invito a non permettere che la vita della famiglia si estranei dalla presenza di colui che ha promesso: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).<br />La famiglia dovrebbe, perciò, dedicare un impegno costante ad arredare, custodire ed arricchire costantemente il luogo della casa dedicato alla preghiera comune. Tutti gli ornamenti, immagini e suppellettili adatti ad accompagnare la preghiera potranno essere impiegati, come anche libri liturgici con una sapiente scelta di preghiere e un'accurata estetica nella scrittura e nel canto. La preghiera, infatti, deve commuovere profondamente gli animi, in modo da imprimere, nel sentimento dei partecipanti, un'impronta indelebile, che li preservi dalle funeste impressioni che durante il giorno possano pervenire dal mondo secolarizzato e durante la notte possano insinuarsi nei pensieri segreti. Questo "sacrario" dello spazio e del tempo non è un puro involucro: la sua anima vivente è la comunità familiare che condivide l'intimo impegno di ciascuno perché nessuno si turbi o si rattristi e tutti possano gioire della sempre rinnovata lode di Dio nella sua casa.<br />Nota di BastaBugie: Don Massimo Lapponi, autore di questo articolo, ha pubblicato nel 2009 con la Società editrice fiorentina un libro di 124 pagine dal titolo "San Benedetto e la vita familiare: una lettura originale della regola benedettina".<br />L'autore mostra la vitalità della Regola benedettina e della Tradizione della Chiesa e dell'Ordine di San Benedetto, spiegando all'uomo e alla famiglia d'oggi regole e indicazioni per la vita di tutti i giorni. D'altronde è proprio nella vita di tutti i giorni, nel preparare il pasto comune, nel pregare insieme e da soli, nel giusto utilizzo del tempo libero, che la famiglia si santifica. Questo testo è un prezioso sussidio per tutti coloro che vogliano approfondire il tema della santità familiare, leggendo qualcosa di concreto e breve (ogni parola è calibrata!).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18328821</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2019 08:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18328821/san_benedetto.mp3" length="9032514" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5686

LA PREGHIERA IN FAMIGLIA, ANTIDOTO CONTRO IL DISORDINE POST MODERNO di Don Massimo Lapponi
«A tempo opportuno si diano le cose da dare e si chiedano le cose da chiedere, cosicché...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5686" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5686</a><br /><br />LA PREGHIERA IN FAMIGLIA, ANTIDOTO CONTRO IL DISORDINE POST MODERNO di Don Massimo Lapponi<br />«A tempo opportuno si diano le cose da dare e si chiedano le cose da chiedere, cosicché nessuno sia né turbato né contristato nella casa di Dio».<br />Questo breve versetto della Regola di San Benedetto ne esprime tutto lo spirito. Agli occhi del santo, infatti, il monastero è veramente la casa di Dio, in cui ogni cosa deve avere il suo modo, luogo e tempo, perché vi regni il dono divino della pace.<br />San Benedetto non indugia in discorsi teorici, ma si preoccupa di organizzare santamente l'intera giornata dei monaci, in modo da non lasciare nulla al caso. Nessuno, infatti, vive da solo e tutti siamo condizionati dal nostro gruppo di appartenenza. Se, dunque, nel nostro ambiente imperano costumi non buoni, il nostro personale impegno non basterà a vivere cristianamente senza essere turbati e rattristati. Già gli apostoli, nelle loro lettere e istruzioni, non si rivolgevano ai singoli ma intendevano formare i costumi di tutta la comunità.<br />Anche San Benedetto si rivolge ad una comunità ed è stato dichiarato patrono degli architetti perché ha "architettato" come nessun altro la vita quotidiana dei cristiani che vivono insieme. Se con le nostre famiglie impareremo questa santa "architettura", il Signore si degnerà «di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni» (Lc 1, 74-75).<br />E quale dignità hanno due genitori che si impegnano a plasmare giorno per giorno la vita delle loro famiglie seguendo la via, esigente ma dolce, tracciata da San Benedetto! Soltanto loro sanno quanto sudore e angustia del cuore costi che ogni cosa si faccia a tempo e modo opportuno, «cosicché nessuno sia né turbato né contristato nella casa di Dio».<br />OGNI COSA A SUO TEMPO<br />La prima cosa che dobbiamo imparare da San Benedetto è il fatto di "architettare" la preghiera quotidiana delle nostre famiglie, dalla quale tutto il resto dipende. Il disordine imperante nella vita moderna ci ha fatto dimenticare che non tutti i tempi sono uguali e che le ore della giornata richiedono il rispetto di un ritmo e di una gerarchia delle azioni.<br />«Il mattino ha l'oro in bocca», dice il proverbio, perché le prime ore del giorno sono particolarmente preziose per dare il "tono" a tutta la giornata. Oggi non è di moda alzarsi volontariamente per tempo la mattina, e quanti possono permetterselo - e perciò, aimè, soprattutto i giovani - si concedono senza tanti scrupoli l'autoindulgenza di restarsene a lungo a sonnecchiare. Ma quale tono prenderà la giornata che incomincia con tanta fiacchezza e prosegue tra stanchi sbadigli e colazione consumata nel letto con lo sguardo intorpidito fisso sulla televisione accesa?<br />Le conseguenze di questa diffusa indolenza potrebbero essere gravissime. Dobbiamo, perciò, prendere l'impegno che, in qualsiasi giorno o stagione dell'anno, tutta la famiglia si alzi in tempo e dopo aver adempiuto i necessari doveri igienici, si raccolga insieme per la preghiera mattutina. Questa sana abitudine darà il giusto tono a tutta la giornata, quali che siano le diverse incombenze di ognuno.<br />Ovviamente questa regola del rispetto dei tempi non vale soltanto per la preghiera. Ad esempio, è importantissimo rispettare rigorosamente gli orari dei pasti comuni, in modo da essere tutti presenti ad atti così importanti di comunione fraterna. E anche qui vi è il momento della preghiera. San Benedetto ci viene in aiuto, stabilendo che chiunque giunge alla mensa dopo che è incominciata la preghiera iniziale, commette una grave mancanza e perciò deve fare penitenza.<br />Sembrano norme esteriori, ma, se ci pensiamo bene, vediamo che soltanto grazie ad esse la preghiera può avere vero diritto di...]]></itunes:summary><itunes:duration>565</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,benedetto,cuore,famiglia,preghiera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fd5f4a3d868c77dda9b593d3b0322087.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il matrimonio secondo la dottrina del Concilio di Trento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-matrimonio-secondo-la-dottrina-del-concilio-di-trento--18360607</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5666" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5666</a><br /><br />IL MATRIMONIO SECONDO LA DOTTRINA DEL CONCILIO DI TRENTO<br />Il matrimonio è di due generi: il matrimonio come istituzione naturale, e il matrimonio come sacramento. Il matrimonio come istituzione naturale, o il matrimonio naturale, è quello di cui gode ogni coppia legittimamente sposata, se i coniugi non sono entrambi battezzati, od essendo per esempio ebrei, musulmani, buddhisti, o non professando nessuna religione. Al matrimonio sacramentale hanno accesso, invece, solo la coppia di cui tutti e due i membri sono battezzati. Siccome la Grazia suppone e perfeziona la natura in genere, così anche qui. Procediamo esponendo prima il primo genere di Matrimonio, poi il secondo.<br />1) IL MATRIMONIO COME ISTITUZIONE NATURALE<br />Il matrimonio fu istituito da Dio nel Paradiso terrestre per due finalità, che sono espresse in due passi della Genesi. La prima finalità è espressa nel primo capitolo della Genesi (vv. 27-8) con le parole: Maschio e femmina li creò e li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi"; la seconda finalità è espressa nel secondo capitolo della Genesi (vv. 18-24) con le parole: "L'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio... gli tolse una delle costole e formò la donna... per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne".<br />LE FINALITÀ DEL MATRIMONIO<br />In conformità a questi brani della Sacra Scrittura, la Santa Chiesa Cattolica insegna che la prima finalità del matrimonio è la procreazione (ed educazione) dei figli; la seconda finalità è l'assistenza reciproca tra gli sposi. La prima finalità del Matrimonio è la procreazione. Questo spiega perché la Chiesa ha sempre opposto la contraccezione e predicato uno spirito di generosità alle coppie cristiane quanto al numero dei loro figli.<br />La seconda finalità è l'assistenza reciproca degli sposi, che si descrive anche come "amore matrimoniale". Essa può essere intesa come un tipo di amicizia profonda e duratura, che tipicamente, ma non essenzialmente, possiede un aspetto sessuale. L'aspetto sessuale viene descritto a sua volta come remedium concupiscientiae. Ciò significa che l'esercizio della sessualità è lecito ed onesto nel matrimonio, anche se il Peccato Originale l'ha staccata, insieme ai sensi ed alle emozioni, dal controllo completo della ragione, e perciò l'ha disordinata.<br />Il remedium concupiscientiae è espresso da San Paolo (I Cor.7,2) con le parole "Per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito". Il remedium concupiscientiae viene considerato come parte della seconda finalità del matrimonio, anche se classicamente fosse considerato come terza finalità, una finalità che si è aggiunta al Matrimonio dopo il Peccato Originale. Inoltre, a queste due (o tre) finalità, il matrimonio ha due proprietà: l'indissolubilità e l'unità.<br />LE DUE PROPRIETÀ DEL MATRIMONIO<br />Per comprendere cosa sono queste due proprietà, si deve sapere che col consenso reciproco di un uomo ed una donna capaci di sposarsi legittimamente, viene in esistenza tra loro un legame (o vincolo) spirituale, che costituisce l'essenza propria del Matrimonio. Questo legame è indissolubile nel senso che non viene sciolto che dalla morte stessa. Ciò è espresso da nostro Signor Gesù Cristo con le parole (Mt.19, 6): "Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi".<br />L'indissolubilità del legame preclude il divorzio. La Chiesa può invece concedere la separazione fisica per parecchi motivi, rimanendo salvo il legame, e può anche dichiarare nullo un matrimonio (per mancanza di legittimità ad esempio). Tale dichiarazione non è comunque una forma di divorzio, bensì la semplice dichiarazione da parte della Chiesa che il matrimonio non è mai esistito. Il legame è unico, invece, nel senso che unisce due persone sole. Ciò è espresso dal Signore con le parole (Mt.19, 5) con cui Si riferisce al sopracitato passo della Genesi: "Non sono più due, ma una carne sola".<br />2) IL MATRIMONIO COME SACRAMENTO<br />Ecco, secondo la dottrina cattolica, i fini e le proprietà del matrimonio come istituzione naturale. Questa istituzione naturale fu elevata da nostro Signore Gesù Cristo ad un sacramento. Come tale acquista tre caratteristiche ulteriori: la prima, l'educazione di un popolo per il servizio e culto del vero Dio e di Cristo nostro Salvatore; la seconda, il segno dell'unione tra Cristo e la Sua Chiesa; la terza, il segno e il dono della Grazia.<br />L'EDUCAZIONE<br />Osserviamo che l'educazione dei figli è una conseguenza della procreazione, cioè della prima finalità del matrimonio, e che questa educazione è soprattutto un'educazione morale e spirituale. Nel caso del matrimonio sacramentale, l'educazione morale e spirituale che i genitori devono inculcare nei loro figli è chiaramente quella che corrisponde alla Fede cattolica.<br />IL SEGNO DELL'UNIONE TRA CRISTO E LA SUA CHIESA<br />Il catechismo di Trento spiega che il matrimonio è segno dell'unione intima tra Cristo e la Sua Chiesa (cf. Ef.5.32), e del Suo amore immenso per noi. Il fatto che il legame matrimoniale è il più stretto di tutti i rapporti umani e coinvolge il più grande affetto ed amore, lo rende il segno più adatto di questa unione.<br />L'unione tra Cristo e la Sua Chiesa ha due altri significati per il Matrimonio. Il primo, come insegna il catechismo di Trento, è che l'amore matrimoniale sia speciale, santo, e puro; il secondo è che il marito sia il capo della moglie come Cristo è Capo della Chiesa. Per questo motivo il marito deve amare la sua moglie, e la moglie amare e rispettare il suo marito: "Cristo ha amato la Sua Chiesa", spiega San Paolo, "e si è dato per Lei" (Ef. 5,25), e "la Chiesa è soggetta a Cristo" (Ef.5,24).<br />Si osserva però che l'autorità cristiana non è egoista, ma è una questione di servizio e devozione secondo l'esempio del Figlio dell'Uomo Che venne non per essere servito ma per servire.<br />Il catechismo di Trento insegna che il marito deve trattare sua moglie con generosità ed onore: lei è la sua compagna come Eva lo fu per Adamo. Lui deve guadagnare per la famiglia e mantenerla in ordine, anche nel senso morale. La moglie, invece, deve obbedire al suo marito, possedere "l'incorruttibilità di uno spirito quieto e mite" (nelle parole si San Pietro), educare i figli, occuparsi della casa, ed amare e stimare il suo marito sopra ogni altro dopo Dio.<br />IL SEGNO E DONO DELLA GRAZIA<br />Come abbiamo fatto notare all'inizio di questa sezione, il matrimonio, quale sacramento, significa e conferisce la Grazia; conferisce sia la Grazia santificante che quella sacramentale. Il concilio di Trento dichiara (S.XXIV): "Mediante la Sua Passione, Cristo, l'Autore e Perfezionatore dei venerabili sacramenti, meritò per noi la Grazia che perfeziona l'unione naturale (tra gli sposi), conferma la loro unione indissolubile, e li santifica".<br />Riguardo a questa terza caratteristica del sacramento del matrimonio ricordiamo che Dio elargisce la Grazia sacramentale nei sacramenti per compiere i fini per cui li ha istituiti. Dunque, tramite il sacramento del matrimonio, Dio conferisce le Grazie necessarie per procreare ed educare figli, e per l'assistenza reciproca degli sposi. Queste Grazie saranno applicate se gli sposi le pregano, e, possiamo aggiungere, se vivono da buoni cristiani frequentando la santa Messa devotamente e pregando con assiduità.<br />Il catechismo di Trento conclude la sua esposizione sul Matrimonio con le parole seguenti: "Così troveranno che le benedizioni del matrimonio cresceranno quotidianamente con l'abbondanza della Grazia divina; e vivendo nella ricerca della pietà, non solo passeranno questa vita in pace e tranquillità, ma anche si riposeranno nella vera e ferma speranza (che non confonde) di arrivare tramite la bontà divina al possesso di quella vita che è eterna."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18360607</guid><pubDate>Wed, 29 May 2019 15:08:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18360607/famiglia_matrimonio.mp3" length="9908975" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5666

IL MATRIMONIO SECONDO LA DOTTRINA DEL CONCILIO DI TRENTO
Il matrimonio è di due generi: il matrimonio come istituzione naturale, e il matrimonio come sacramento. Il matrimonio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5666" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5666</a><br /><br />IL MATRIMONIO SECONDO LA DOTTRINA DEL CONCILIO DI TRENTO<br />Il matrimonio è di due generi: il matrimonio come istituzione naturale, e il matrimonio come sacramento. Il matrimonio come istituzione naturale, o il matrimonio naturale, è quello di cui gode ogni coppia legittimamente sposata, se i coniugi non sono entrambi battezzati, od essendo per esempio ebrei, musulmani, buddhisti, o non professando nessuna religione. Al matrimonio sacramentale hanno accesso, invece, solo la coppia di cui tutti e due i membri sono battezzati. Siccome la Grazia suppone e perfeziona la natura in genere, così anche qui. Procediamo esponendo prima il primo genere di Matrimonio, poi il secondo.<br />1) IL MATRIMONIO COME ISTITUZIONE NATURALE<br />Il matrimonio fu istituito da Dio nel Paradiso terrestre per due finalità, che sono espresse in due passi della Genesi. La prima finalità è espressa nel primo capitolo della Genesi (vv. 27-8) con le parole: Maschio e femmina li creò e li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi"; la seconda finalità è espressa nel secondo capitolo della Genesi (vv. 18-24) con le parole: "L'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio... gli tolse una delle costole e formò la donna... per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne".<br />LE FINALITÀ DEL MATRIMONIO<br />In conformità a questi brani della Sacra Scrittura, la Santa Chiesa Cattolica insegna che la prima finalità del matrimonio è la procreazione (ed educazione) dei figli; la seconda finalità è l'assistenza reciproca tra gli sposi. La prima finalità del Matrimonio è la procreazione. Questo spiega perché la Chiesa ha sempre opposto la contraccezione e predicato uno spirito di generosità alle coppie cristiane quanto al numero dei loro figli.<br />La seconda finalità è l'assistenza reciproca degli sposi, che si descrive anche come "amore matrimoniale". Essa può essere intesa come un tipo di amicizia profonda e duratura, che tipicamente, ma non essenzialmente, possiede un aspetto sessuale. L'aspetto sessuale viene descritto a sua volta come remedium concupiscientiae. Ciò significa che l'esercizio della sessualità è lecito ed onesto nel matrimonio, anche se il Peccato Originale l'ha staccata, insieme ai sensi ed alle emozioni, dal controllo completo della ragione, e perciò l'ha disordinata.<br />Il remedium concupiscientiae è espresso da San Paolo (I Cor.7,2) con le parole "Per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito". Il remedium concupiscientiae viene considerato come parte della seconda finalità del matrimonio, anche se classicamente fosse considerato come terza finalità, una finalità che si è aggiunta al Matrimonio dopo il Peccato Originale. Inoltre, a queste due (o tre) finalità, il matrimonio ha due proprietà: l'indissolubilità e l'unità.<br />LE DUE PROPRIETÀ DEL MATRIMONIO<br />Per comprendere cosa sono queste due proprietà, si deve sapere che col consenso reciproco di un uomo ed una donna capaci di sposarsi legittimamente, viene in esistenza tra loro un legame (o vincolo) spirituale, che costituisce l'essenza propria del Matrimonio. Questo legame è indissolubile nel senso che non viene sciolto che dalla morte stessa. Ciò è espresso da nostro Signor Gesù Cristo con le parole (Mt.19, 6): "Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi".<br />L'indissolubilità del legame preclude il divorzio. La Chiesa può invece concedere la separazione fisica per parecchi motivi, rimanendo salvo il legame, e può anche dichiarare nullo un matrimonio (per mancanza di legittimità ad esempio). 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O meglio, arrivano ad impararla praticamente da soli, senza bisogno di lezione alcuna o di particolari insistenze esterne. Infatti "mamma" - come notò già la psicanalista russa Sabina Spielrein (1885-1942) - è un termine che ricorre con impressionante somiglianza in praticamente tutte le lingue: dal russo mama al francese maman, dal tedesco mama all'ucraino maty (ma anche màmo) al greco mama. Una somiglianza riscontrabile anche per il termine "papà" e che si spiega solamente col fatto che, coi suoi primi suoni e vocalizzi, il neonato familiarizza anzitutto con le consonanti p (o b) e m.<br />L'ISTINTO MATERNO<br />Il bello è che, come i piccoli già conoscono la parola mamma, così le donne già anno, nel loro cuore, l'istinto materno; e lo hanno - ci dispiace per il femminismo 2.0 e i suoi adepti - per natura e non per cultura. Lo si è potuto riscontrare in modo inequivocabile grazie al fatto che in tutte le culture studiate le bambole sono risultate maggiormente preferite dalle bambine le quali, rispetto ai bambini, sono più propense anche a giocare a fare i genitori. Una differenza osservata anche su fanciulli di appena quattro anni e di età anche inferiore, troppo presto per immaginarla esito di influenze esterne. Pure tra i primati, come se non bastasse, le femmine risultano avere, sin da piccole, maggior propensione alla socialità, mostrando maggior interesse nei confronti dei neonati e dei cuccioli.<br />Ciò nonostante "mamma" sta diventando una parola pericolosa, che odora di sessismo secondo un certo femminismo che vede la donna realizzata solo come lavoratrice e che istiga alle discriminazioni secondo il politically correct, che com'è noto predica l'esistenza delle «nuove famiglie» stile Elton John. All'allergia al termine "mamma" corrisponde purtroppo, in conseguenza alle possibilità offerte dalla tecnica, anche un drammatico frazionamento delle sue facoltà. Accade così che, in luogo della sola ed insostituibile mamma, un figlio oggi possa averne fino a tre: la madre genetica (da cui eredita i geni), la madre biologica (nel cui grembo cresce) e la madre psicologica (colei che lo alleva). Orrore dell'utero in affitto e bugia, smentita in ogni figlio dalla consapevolezza che sì, la mamma è una sola. Ed è fondamentale ci sia.<br />LA MAGGIOR GARANZIA<br />Infatti, insieme al papà, la mamma è la maggior garanzia per la crescita dei figli e per l'amore di cui hanno bisogno. Così come i figli costituiscono - anche se questo contraddice l'edonismo di massa predicato dal Pensiero Unico - un arricchimento non solo affettivo ma anche esistenziale della coppia. E, ovviamente, della mamma, come attestato da studi scientifici che hanno rilevato come la nascita di un figlio comporti, anche sotto il profilo della longevità, benefici significativi per le donne, incluse per quelle che ne hanno molti. Si realizza in questo modo il miracolo per cui se da un lato è anzitutto la madre a donare la vita al bambino che mette al mondo, d'altro lato anche il bambino, nascendo, aggiunge vita alla madre, quasi a ripagarla della sua generosità e del suo amore.<br />Dinnanzi ad una realtà tanto commovente, è difficile oggi, Festa della Mamma, che ognuno non sperimenti un senso di gratitudine verso la propria e che ogni mamma non avverta gioia nel ripensare a quel giorno in cui, per la prima volta, ha aperto le braccia e la propria vita ad un figlio. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18360606</guid><pubDate>Wed, 22 May 2019 15:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18360606/famiglia_mamma.mp3" length="4756374" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5660

CARA MAMMA, GRAZIE DI ESSERCI SEMPRE STATA di Giuliano Guzzo
Se ci pensiamo bene, mamma è la sola parola che non occorre insegnare ai neonati. Davvero, non serve. Per un motivo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5660" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5660</a><br /><br />CARA MAMMA, GRAZIE DI ESSERCI SEMPRE STATA di Giuliano Guzzo<br />Se ci pensiamo bene, mamma è la sola parola che non occorre insegnare ai neonati. Davvero, non serve. Per un motivo molto semplice: la conoscono già. O meglio, arrivano ad impararla praticamente da soli, senza bisogno di lezione alcuna o di particolari insistenze esterne. Infatti "mamma" - come notò già la psicanalista russa Sabina Spielrein (1885-1942) - è un termine che ricorre con impressionante somiglianza in praticamente tutte le lingue: dal russo mama al francese maman, dal tedesco mama all'ucraino maty (ma anche màmo) al greco mama. Una somiglianza riscontrabile anche per il termine "papà" e che si spiega solamente col fatto che, coi suoi primi suoni e vocalizzi, il neonato familiarizza anzitutto con le consonanti p (o b) e m.<br />L'ISTINTO MATERNO<br />Il bello è che, come i piccoli già conoscono la parola mamma, così le donne già anno, nel loro cuore, l'istinto materno; e lo hanno - ci dispiace per il femminismo 2.0 e i suoi adepti - per natura e non per cultura. Lo si è potuto riscontrare in modo inequivocabile grazie al fatto che in tutte le culture studiate le bambole sono risultate maggiormente preferite dalle bambine le quali, rispetto ai bambini, sono più propense anche a giocare a fare i genitori. Una differenza osservata anche su fanciulli di appena quattro anni e di età anche inferiore, troppo presto per immaginarla esito di influenze esterne. Pure tra i primati, come se non bastasse, le femmine risultano avere, sin da piccole, maggior propensione alla socialità, mostrando maggior interesse nei confronti dei neonati e dei cuccioli.<br />Ciò nonostante "mamma" sta diventando una parola pericolosa, che odora di sessismo secondo un certo femminismo che vede la donna realizzata solo come lavoratrice e che istiga alle discriminazioni secondo il politically correct, che com'è noto predica l'esistenza delle «nuove famiglie» stile Elton John. All'allergia al termine "mamma" corrisponde purtroppo, in conseguenza alle possibilità offerte dalla tecnica, anche un drammatico frazionamento delle sue facoltà. Accade così che, in luogo della sola ed insostituibile mamma, un figlio oggi possa averne fino a tre: la madre genetica (da cui eredita i geni), la madre biologica (nel cui grembo cresce) e la madre psicologica (colei che lo alleva). Orrore dell'utero in affitto e bugia, smentita in ogni figlio dalla consapevolezza che sì, la mamma è una sola. Ed è fondamentale ci sia.<br />LA MAGGIOR GARANZIA<br />Infatti, insieme al papà, la mamma è la maggior garanzia per la crescita dei figli e per l'amore di cui hanno bisogno. Così come i figli costituiscono - anche se questo contraddice l'edonismo di massa predicato dal Pensiero Unico - un arricchimento non solo affettivo ma anche esistenziale della coppia. E, ovviamente, della mamma, come attestato da studi scientifici che hanno rilevato come la nascita di un figlio comporti, anche sotto il profilo della longevità, benefici significativi per le donne, incluse per quelle che ne hanno molti. Si realizza in questo modo il miracolo per cui se da un lato è anzitutto la madre a donare la vita al bambino che mette al mondo, d'altro lato anche il bambino, nascendo, aggiunge vita alla madre, quasi a ripagarla della sua generosità e del suo amore.<br />Dinnanzi ad una realtà tanto commovente, è difficile oggi, Festa della Mamma, che ognuno non sperimenti un senso di gratitudine verso la propria e che ogni mamma non avverta gioia nel ripensare a quel giorno in cui, per la prima volta, ha aperto le braccia e la propria vita ad un figlio. 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I temi del Congresso sono centrali per la Dottrina sociale della Chiesa, nonostante oggi vengano spesso e volentieri messi da parte: a Verona, in fondo, si è ribadita l'esistenza moralmente e politicamente vincolante dei "principi non negoziabili". A conclusione dello scoppiettante e contestatissimo Congresso, tra le tante cose che altri diranno, scelgo due argomenti che mi sembrano indicativi di una prassi da seguire in futuro. Dalle esperienze bisogna infatti imparare.<br />Anche in occasione di questo Congresso sono emerse da parte cattolica le posizioni delle "anime belle" che [...] non erano d'accordo con le posizioni affermate e avrebbero voluto posizioni dialogate. Secondo loro non si trattava di ribadire delle verità e di chiamare a raccolta quanti volevano impegnarsi per difenderle, ma sarebbe stato utile creare un tavolo di confronto in vista di passi condivisi. Si tratta dell'idea secondo cui il cattolico dovrebbe sempre proporre soluzioni aperte e mai dichiarare delle verità o condannare degli errori. Insomma, dovrebbe essere sempre "per" e mai "contro". Non faccio qui i nomi di coloro che si sono così pronunciati. Tutti li abbiamo letti sui giornali o sui social network nei giorni scorsi. Si tratta dello stile di chi dice che non si devono mai usare parole ostili. Sotto sotto c'è l'idea che il modo (il come) sia importante quanto e forse più del contenuto (il cosa), ossia il pastoralismo.<br />IL PASTORALISMO È CONNIVENZA CON IL NEMICO<br />Ora, i fatti verificatisi attorno al Congresso hanno completamente sfatato questa illusione pastoralista. Mentre le "anime belle" del cattolicesimo non ostile rimproveravano gli organizzatori del Congresso e i partecipanti, gli altri - ossia coloro verso cui si sarebbe dovuto aprire un dialogo - puntavano le loro artiglierie e sparavano a man salva; preparavano i loro agguati e i loro trabocchetti, mobilitavano le loro truppe pagandone il viaggio in pullman a Verona per manifestare, aggredivano, insultavano e denigravano, seminavano bugie, mobilitavano conduttrici e conduttori della Rai, precettavano gli intellettuali di grido... insomma facevano la guerra. Nei confronti di questo bombardamento belligerante, nessuna delle "anime belle" è intervenuta con parole di condanna o di dissociazione, anzi hanno continuato a criticare gli organizzatori del Congresso perché non avevano gettato "ponti" e perché avevano usato stili ostili.<br />Il Congresso di Verona, per questi motivi, è stato la confutazione piena del cattolicesimo pastoralmente (e pregiudizialmente) dialogante, ha ribadito che per dialogare bisogna essere in due e se l'altro spara non è possibile mettersi a dialogare con lui, che è in atto una lotta non disciplinata da nessuna regola - Carl Schmitt direbbe una "lotta partigiana" - e che la controparte mette in campo tutte le sue potenti legioni. È una lotta in cui, come in ogni lotta, ci sono le defezioni e i tradimenti. Una lotta in cui, come in ogni lotta, il pericolo principale è il "fronte interno". La richiesta del dialogo sistematico e preventivo è - per usare una espressione militare - una forma di connivenza col nemico.<br />A OGNI SI CORRISPONDE ALMENO UN NO<br />A Verona, poi, è emerso un altro interessante insegnamento. Proprio perché si dovrebbe agire "per" e mai "contro", ci sono stati molti - anche autorevoli - interventi da parte cattolica per ricordare che la famiglia è insostituibile. Non è venuta però nessuna affermazione a sostenere che gli altri "tipi di famiglia" non devono essere riconosciuti. Questo parlare "per" e non "contro", questo indicare dei "sì" e mai dei "no", non è sufficiente. Sarebbe come dire che il riconoscimento giuridico di una coppia di fatto o di un'unione civile sarebbe possibile, a patto che tali unioni non venissero equiparate alla famiglia. La legge Cirinnà considera le unioni civili una "aggregazione sociale" e si rifà all'articolo 2 della Costituzione e non agli articoli 29 e 30.<br />Chi chiede solo che la famiglia non sia privata della sua esclusività, nulla dice a proposito dell'illiceità del riconoscimento di altre forme di unione anche se non equiparate alla famiglia. Quanto accaduto attorno al Congresso di Verona mostra quindi che non si può essere "per" senza essere anche "contro": tutto il resto è mistificazione. Ed è stato questo insegnamento a dare fastidio, sia fuori dal mondo cattolico sia dentro. "Perché non vi limitate a promuovere la vostra idea di famiglia e non lasciate che altri facciano valere la propria?". Questa posizione espressa da Cecchi Paone a Jacopo Coghe nel "video dell'agguato", è condivisa anche dai cattolici non ostili, quelli che vogliono fare solo proposte positive e inclusive e mai contrapporsi a quelle negative ed esclusive.<br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano, inviato della Bussola al congresso delle famiglie, nell'articolo seguente dal titolo "Ecco chi sconfigge le élite: la famiglia, che meraviglia" racconta cosa ha visto a Verona: tanta gente comune con la voglia di dire orgogliosamente che la famiglia è una cosa meravigliosa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° aprile 2019:<br />Eccoli, i facinorosi. Dopo settimane di caccia alle streghe hanno parlato loro. Con un biberon e un braccio molesto ai fianchi: «Papi, ci avevi promesso il gelato». Sono bambini e bambine, i più stanchi viaggiano sulle spalle di papà mentre mamma spinge il passeggino che diventa un deposito di giacche e felpe. Verona. Poco dopo le 13.30, quando parte da Piazza Bra la marcia conclusiva del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie fa già caldo. I più previdenti, quasi tutti, si sono portati i panini da casa perché qua, intorno all'Arena, i bar e ristoranti sono trappole per turisti "crucchi" scesi dal Brennero: sono capaci di pelarti anche solo per un caffè. Sandwich e Estatè per la prima domenica di primavera.<br />Sono famiglie in marcia, l'oggetto del contendere di giorni e giorni di estenuante propaganda media-politica: oscurantisti, medievali, donne schiave, odiatori di donne, "con la vostra vita di merda" e il metodo che non piace ai vertici della Chiesa. Incuranti di Forza Nuova, degli infiltrati, di chi si mette in favor di telecamera per dire diesserci. Sospettosi delle mirabolanti sviolinate di Salvini, ma disposti anche stavolta a concedere credito, come hanno fatto con tutti gli altri. Preoccupati fin dalle prime ore del mattino soltanto di trovare una messa a Verona e predisporre qualcosa da mettere sotto i denti quando a mezzogiorno i bambini inizieranno a tirare la manica dicendo: "Ho fame".<br />Eppure sono tanti, il solito balletto: 50mila per gli organizzatori, 10mila per Repubblica. Facciamo 20mila? Ma in fondo che importa? Sono già tante le famiglie di mamma, papà e figli, tanti figli, che sono arrivate a Verona ieri mattina: dopo la campagna mediatica devastante, dopo il terrorismo che "A Verona c'è il rischio di scontri e di farsi male" è già un miracolo che ci siano "solo" 10mila o 20mila persone. Perché non li ha convinti la Cgil offrendo panini alla frittata e un comodo pullman, nemmeno sono arrivati spinti dalla foga di ascoltare il leader politico di turno, né sono stati convinti dall'ambone di parroci e vescovi incredibilmente assenti per ordine partito dall'alto. Ordine politico, niente a che fare con la guida e i pastori.<br />Sono scesi sulle rive dell'Adige liberamente, chiamati a raccolta dal tam tam di una community che non vive di social e like, ma si alimenta di un sentimento comune che travalica gli interessi e le convenienze. Si chiama identità: sposarsi per amore e per amore, mettere al mondo i figli accettando quello che la Provvidenza dona. Di solito a questo punto scatta il sorrisino sarcastico, "eccoli i bigotti", "chiediamo allora perché non usano il preservativo...", provoca un tizio con una telecamera in mano che si atteggia a giornalista.<br />Ma stavolta come per gli altri Family Day, l'identità è la stessa: «Dicono che vogliamo richiudere le donne in casa, ma se stamattina mia moglie non mi avesse buttato giù dal letto io a Verona non ci arrivavo», ci dice Valerio, 34 anni, di Trento, con tre figli e la moglie Sonia poco più avanti che urla a squarciagola il leitmotiv di giornata: «La famiglia, che meraviglia, la famiglia, che meraviglia». E poi cartelli e striscioni: «Dio, patria e famiglia: che meraviglia». Così, all'infinito, senza sosta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52406241</guid><pubDate>Wed, 03 Apr 2019 20:39:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52406241/il_congresso_mondiale_delle_famiglie_segna_il_ritorno_dei_principi_non_negoziabili.mp3" length="15792213" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=65345605

IL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE SEGNA IL RITORNO DEI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
A Verona si è dimostrato illusorio il cattolicesimo dialogante che pretende di essere solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>5605<br /><br />IL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE SEGNA IL RITORNO DEI PRINCIPI NON NEGOZIABILI<br />A Verona si è dimostrato illusorio il cattolicesimo dialogante che pretende di essere solo per e non contro (impossibile: chi è per la famiglia deve dire inevitabilmente no a tutto ciò che va contro di essa)<br />di Stefano Fontana<br />Il Congresso mondiale delle Famiglie di Verona si è occupato direttamente di Dottrina sociale della Chiesa, anche se non l'ha chiamata direttamente in causa. I temi del Congresso sono centrali per la Dottrina sociale della Chiesa, nonostante oggi vengano spesso e volentieri messi da parte: a Verona, in fondo, si è ribadita l'esistenza moralmente e politicamente vincolante dei "principi non negoziabili". A conclusione dello scoppiettante e contestatissimo Congresso, tra le tante cose che altri diranno, scelgo due argomenti che mi sembrano indicativi di una prassi da seguire in futuro. Dalle esperienze bisogna infatti imparare.<br />Anche in occasione di questo Congresso sono emerse da parte cattolica le posizioni delle "anime belle" che [...] non erano d'accordo con le posizioni affermate e avrebbero voluto posizioni dialogate. Secondo loro non si trattava di ribadire delle verità e di chiamare a raccolta quanti volevano impegnarsi per difenderle, ma sarebbe stato utile creare un tavolo di confronto in vista di passi condivisi. Si tratta dell'idea secondo cui il cattolico dovrebbe sempre proporre soluzioni aperte e mai dichiarare delle verità o condannare degli errori. Insomma, dovrebbe essere sempre "per" e mai "contro". Non faccio qui i nomi di coloro che si sono così pronunciati. Tutti li abbiamo letti sui giornali o sui social network nei giorni scorsi. Si tratta dello stile di chi dice che non si devono mai usare parole ostili. Sotto sotto c'è l'idea che il modo (il come) sia importante quanto e forse più del contenuto (il cosa), ossia il pastoralismo.<br />IL PASTORALISMO È CONNIVENZA CON IL NEMICO<br />Ora, i fatti verificatisi attorno al Congresso hanno completamente sfatato questa illusione pastoralista. Mentre le "anime belle" del cattolicesimo non ostile rimproveravano gli organizzatori del Congresso e i partecipanti, gli altri - ossia coloro verso cui si sarebbe dovuto aprire un dialogo - puntavano le loro artiglierie e sparavano a man salva; preparavano i loro agguati e i loro trabocchetti, mobilitavano le loro truppe pagandone il viaggio in pullman a Verona per manifestare, aggredivano, insultavano e denigravano, seminavano bugie, mobilitavano conduttrici e conduttori della Rai, precettavano gli intellettuali di grido... insomma facevano la guerra. Nei confronti di questo bombardamento belligerante, nessuna delle "anime belle" è intervenuta con parole di condanna o di dissociazione, anzi hanno continuato a criticare gli organizzatori del Congresso perché non avevano gettato "ponti" e perché avevano usato stili ostili.<br />Il Congresso di Verona, per questi motivi, è stato la confutazione piena del cattolicesimo pastoralmente (e pregiudizialmente) dialogante, ha ribadito che per dialogare bisogna essere in due e se l'altro spara non è possibile mettersi a dialogare con lui, che è in atto una lotta non disciplinata da nessuna regola - Carl Schmitt direbbe una "lotta partigiana" - e che la controparte mette in campo tutte le sue potenti legioni. È una lotta in cui, come in ogni lotta, ci sono le defezioni e i tradimenti. Una lotta in cui, come in ogni lotta, il pericolo principale è il "fronte interno". La richiesta del dialogo sistematico e preventivo è - per usare una espressione militare - una forma di connivenza col nemico.<br />A OGNI SI CORRISPONDE ALMENO UN NO<br />A Verona, poi, è emerso un altro interessante insegnamento. Proprio perché si dovrebbe agire "per" e mai "contro", ci sono stati molti - anche...]]></itunes:summary><itunes:duration>987</itunes:duration><itunes:keywords>congresso,familyday,giulietta,lottapartigiana,striscioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/05c49712b5cfb3dde5b34bd96bd197a3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Storia di una piccola tomba</title><link>https://www.spreaker.com/episode/storia-di-una-piccola-tomba--18360605</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5591" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5591</a><br /><br />STORIA DI UNA PICCOLA TOMBA<br />"Non c'è battito"... Speravo che non avrei più sentito quelle parole.<br />E invece in un attimo sono ripiombata indietro nel tempo. Come stavolta anche allora era gennaio, avevo freddo, un freddo innaturale a ripensarci, e mi sentivo spersa su quel lettino. Avevo voglia solo di cercare gli occhi di mio marito e le sue braccia.<br />"Signora, succede spesso...", "Su, su, non si piange per queste cose...", "Era piccolo, più piccolo di quanto doveva, c'era qualcosa che non andava, è stato meglio così...".<br />Stavolta tante parole mi sono state risparmiate. In compenso gli sguardi compassionevoli si sono fatti vitrei quando ho detto, con voce ferma: "Vorrei fare richiesta di seppellimento". "Non credo sarà possibile".<br />"Sì, lo è. C'è la legge e lo chiedo ufficialmente".<br />Il volto di mio marito era l'unico, in quel gruppo di volti presenti davanti all'ecografo, che nel dolore manifestava la mia stessa risolutezza: "Informatevi e poi fateci sapere, adesso la porto a casa", le sue parole ferme.<br />La legge italiana permette alle famiglie di scegliere il seppellimento anche sotto le 20 settimane di gestazione, su richiesta dei genitori (D.P.R. 10/09/1990 n. 285 art. 7). Sette anni fa non lo sapevo e quando feci la stessa richiesta mi accontentai della prima risposta... Dio sa quante lacrime quando mi resi conto che solo per ignoranza mio figlio era stato buttato via come "rifiuto ospedaliero".<br />ATTENDERE UN BAMBINO<br />In poche settimane scopri di attendere un bambino, lo sogni, lo pensi: fa parte della tua vita. E se l'attesa si interrompe così presto succede che chi hai intorno non ti può aiutare, perché magari nemmeno aveva fatto in tempo a sapere che aspettavi un bimbo... è così difficile curare la ferita del lutto, quando sembra che la tua gioia non ci sia mai stata, che tutto sia scomparso in quella sala operatoria, finito chissà dove, lontano dal tuo grembo e dalle tue braccia...<br />Per la mamma, e per la coppia che ha immaginato il figlio per settimane, è molto importante avere la possibilità di difendere la dignità del suo corpicino, per quanto grande pochi millimetri, anche nell'ultimo atto di saluto definitivo. La morte non cambia il suo doloroso pungiglione con il seppellimento, ma la sofferenza può assumere un altro significato se può essere affrontata nel rispetto degli atti di pietà che il nostro cuore suggerisce.<br />Sette anni fa tutto questo ci è stato negato. Ma stavolta abbiamo insistito, perché sapevamo, e non avevamo intenzione di farci ingannare. E alla fine, davanti ad un articolo di legge scritto nero su bianco, hanno dovuto cedere loro. E dopo la sufficienza e l'incredulità dei medici, abbiamo riposato nello sguardo compassionevole dei necrofori, avvezzi evidentemente più dei primi a distinguere la vita e la morte.<br />LA PERDITA DI UN FIGLIO<br />La nostra croce si è trasformata: un dolore "che non si può dire" ha preso i contorni del dolore per la perdita di un figlio. <br />Poiché quasi nessuno capisce, questo è un dolore che non si può dire. Pare che non "stia bene" piangere, perché se si può piangere, e seppellire, e pregare... allora diventa evidente che quello è un figlio e non un grumo di cellule, un bambino e non un rifiuto ospedaliero: non si può più negare che sia un'anima salita in cielo. È questo passaggio che nessuno vuol fare. E per questo non lo dicono.<br />L'abbiamo salutato in un pomeriggio freddissimo. Il sacerdote ha benedetto una cassettina di legno minuscola, che i nostri figli, a turno, portavano fra le mani. Un vaso di fiori viola, una croce di legno, con la data e il nome. Rispetto all'altra volta un epilogo diverso, che profuma di Paradiso.<br />Le famiglie sappiano che, se succede quello che nessuno si augura mai, la legge c'è e deve essere applicata: perché nessun bambino perda, insieme alla vita, anche la dignità di una tomba, dal momento che è sentimento della Chiesa da sempre che l'anima venga infusa da Dio al momento del concepimento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18360605</guid><pubDate>Wed, 27 Mar 2019 16:23:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18360605/famiglia_tomba.mp3" length="5254581" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5591

STORIA DI UNA PICCOLA TOMBA
"Non c'è battito"... Speravo che non avrei più sentito quelle parole.
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In compenso gli sguardi compassionevoli si sono fatti vitrei quando ho detto, con voce ferma: "Vorrei fare richiesta di seppellimento". "Non credo sarà possibile".<br />"Sì, lo è. C'è la legge e lo chiedo ufficialmente".<br />Il volto di mio marito era l'unico, in quel gruppo di volti presenti davanti all'ecografo, che nel dolore manifestava la mia stessa risolutezza: "Informatevi e poi fateci sapere, adesso la porto a casa", le sue parole ferme.<br />La legge italiana permette alle famiglie di scegliere il seppellimento anche sotto le 20 settimane di gestazione, su richiesta dei genitori (D.P.R. 10/09/1990 n. 285 art. 7). Sette anni fa non lo sapevo e quando feci la stessa richiesta mi accontentai della prima risposta... Dio sa quante lacrime quando mi resi conto che solo per ignoranza mio figlio era stato buttato via come "rifiuto ospedaliero".<br />ATTENDERE UN BAMBINO<br />In poche settimane scopri di attendere un bambino, lo sogni, lo pensi: fa parte della tua vita. E se l'attesa si interrompe così presto succede che chi hai intorno non ti può aiutare, perché magari nemmeno aveva fatto in tempo a sapere che aspettavi un bimbo... è così difficile curare la ferita del lutto, quando sembra che la tua gioia non ci sia mai stata, che tutto sia scomparso in quella sala operatoria, finito chissà dove, lontano dal tuo grembo e dalle tue braccia...<br />Per la mamma, e per la coppia che ha immaginato il figlio per settimane, è molto importante avere la possibilità di difendere la dignità del suo corpicino, per quanto grande pochi millimetri, anche nell'ultimo atto di saluto definitivo. La morte non cambia il suo doloroso pungiglione con il seppellimento, ma la sofferenza può assumere un altro significato se può essere affrontata nel rispetto degli atti di pietà che il nostro cuore suggerisce.<br />Sette anni fa tutto questo ci è stato negato. Ma stavolta abbiamo insistito, perché sapevamo, e non avevamo intenzione di farci ingannare. E alla fine, davanti ad un articolo di legge scritto nero su bianco, hanno dovuto cedere loro. E dopo la sufficienza e l'incredulità dei medici, abbiamo riposato nello sguardo compassionevole dei necrofori, avvezzi evidentemente più dei primi a distinguere la vita e la morte.<br />LA PERDITA DI UN FIGLIO<br />La nostra croce si è trasformata: un dolore "che non si può dire" ha preso i contorni del dolore per la perdita di un figlio. <br />Poiché quasi nessuno capisce, questo è un dolore che non si può dire. Pare che non "stia bene" piangere, perché se si può piangere, e seppellire, e pregare... allora diventa evidente che quello è un figlio e non un grumo di cellule, un bambino e non un rifiuto ospedaliero: non si può più negare che sia un'anima salita in cielo. È questo passaggio che nessuno vuol fare. E per questo non lo dicono.<br />L'abbiamo salutato in un pomeriggio freddissimo. Il sacerdote ha benedetto una cassettina di legno minuscola, che i nostri figli, a turno, portavano fra le mani. Un vaso di fiori viola, una croce di legno, con la data e il nome. Rispetto all'altra volta un epilogo diverso, che profuma di Paradiso.<br />Le famiglie sappiano che, se succede quello che nessuno si augura mai, la legge c'è e deve essere applicata: perché nessun...]]></itunes:summary><itunes:duration>329</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,bambino,famiglia,mamma,tomba,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bef84c10d8911ef6e7e5d39beb17c87c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rispettare il marito sempre e comunque</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rispettare-il-marito-sempre-e-comunque--53128529</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5389<br /><br />RISPETTARE IL MARITO SEMPRE E COMUNQUE di Rossana<br />Maschi e femmine sono strutturalmente diversi, hanno modi diversi di comunicare e di reagire e hanno bisogni diversi.<br />Una coppia si trova davanti all'armadio, per vestirsi prima di iniziare la giornata. Entrambi dicono: "Non ho niente da mettermi". Ma mentre lei intende che non ha niente di nuovo da mettersi, lui invece intende che non ha niente di stirato!<br />Uomini e donne ragionano, parlano, comunicano e mandano messaggi "subliminali" in modo diverso. E spesso capita che quello che diciamo, non è quello che l'altro sente, e quello che l'altro pensa di aver sentito, non è assolutamente quello che volevamo dire....!<br />Spesso queste differenze creano incomprensioni e difficoltà, perché siamo concentrate sulle nostre percezioni e sui nostri bisogni, finendo spesso per dare per scontato che anche le percezioni e i bisogni dell'altro siano simili ai nostri.<br />E quando arriviamo allo scontro, con il nostro coniuge, spesso il motivo del litigio non è il reale motivo...! Non vi è mai capitato di ritrovarvi a litigare con vostro marito senza sapere esattamente il perché? Vi arrabbiate, discutete e intanto pensate: "dov'è il problema? Cosa sta succedendo?"<br />In questi casi è importante rendersi conto che siamo diversi, maschi e femmine sono diversi! Ed è proprio questo che rende particolarmente diversi i nostri modi di approcciare la realtà e le relazioni!<br /><br />RISPETTO INCONDIZIONATO<br />Siamo abituate al concetto di amore incondizionato. Può non essere semplice, ma è un'idea che abbiamo presente e che consideriamo corretta. Ci sembra giusto, ad esempio, affermare che nostro marito dovrebbe amarci nonostante i nostri difetti e i nostri limiti.<br />Ma il rispetto incondizionato? Non sembra questo un vero e proprio ossimoro?<br />Noi crediamo che il rispetto debba essere guadagnato, quindi quando sentiamo che nostro marito non merita rispetto, lo dimostriamo con il nostro modo di fare, con il tono di voce, con gli sguardi.<br />Ma quello che la Bibbia ci propone, invece, è un rispetto incondizionato (voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa." 1Pt 3,1-2). Una semplice applicazione è, ad esempio, che la moglie mostri un'espressione del viso e un tono di voce rispettosi quando il marito fallisce, quando non è il genere di uomo che lei vuole.<br />La moglie può mostrare rispetto incondizionato attraverso la voce e il viso, senza in questo modo giustificare le reazioni o i comportamenti scorretti del marito. Magari lui si meriterebbe delle lamentele, piuttosto, ma queste non sarebbero in grado di "riguadagnarlo", proprio come la rabbia o la durezza di un marito non potrebbero mai riguadagnare il cuore di una donna.<br />Il rispetto nei confronti del marito è un'idea a cui non siamo abituate.<br />Perché ci suona così poco familiare?<br />Sicuramente uno dei motivi risiede proprio nelle differenze che esistono tra uomo e donna, ma di certo incide anche la mentalità culturale in cui siamo immerse.<br />Ma la realtà è proprio questa: la via per amare pienamente nostro marito è quella del rispetto. Un rispetto dimostrato in modi che siano significativi per lui!<br />Dobbiamo imparare a capire e usare la parola rispetto, perché, davvero, questo è il valore più profondo per un uomo!<br />Il rispetto è la chiave per motivare un marito!<br /><br />IL FEMMINISMO È CONTRO LE DONNE<br />"Non funzionerà mai" ... "È un mondo troppo maschilista" ... "Se mostro rispetto incondizionato a mio marito, gli darò semplicemente più potere su di me!" ...<br />Queste ed altre le obiezioni che molte donne mostrano al concetto di rispetto incondizionato.<br />Ma la realtà è che un marito di buona volontà non se ne sta sempre alla ricerca di nuovi modi per opprimere e mostrare la sua superiorità alla moglie!<br />Dobbiamo renderci conto che, come donne, abbiamo il potere di cambiare il nostro matrimonio, molto più di quanto mai abbiamo immaginato!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53128529</guid><pubDate>Tue, 06 Nov 2018 23:13:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53128529/rispettare_il_marito_sempre_e_comunque.mp3" length="5198202" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5389

RISPETTARE IL MARITO SEMPRE E COMUNQUE di Rossana
Maschi e femmine sono strutturalmente diversi, hanno modi diversi di comunicare e di reagire e hanno bisogni diversi.
Una coppia si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5389<br /><br />RISPETTARE IL MARITO SEMPRE E COMUNQUE di Rossana<br />Maschi e femmine sono strutturalmente diversi, hanno modi diversi di comunicare e di reagire e hanno bisogni diversi.<br />Una coppia si trova davanti all'armadio, per vestirsi prima di iniziare la giornata. Entrambi dicono: "Non ho niente da mettermi". Ma mentre lei intende che non ha niente di nuovo da mettersi, lui invece intende che non ha niente di stirato!<br />Uomini e donne ragionano, parlano, comunicano e mandano messaggi "subliminali" in modo diverso. E spesso capita che quello che diciamo, non è quello che l'altro sente, e quello che l'altro pensa di aver sentito, non è assolutamente quello che volevamo dire....!<br />Spesso queste differenze creano incomprensioni e difficoltà, perché siamo concentrate sulle nostre percezioni e sui nostri bisogni, finendo spesso per dare per scontato che anche le percezioni e i bisogni dell'altro siano simili ai nostri.<br />E quando arriviamo allo scontro, con il nostro coniuge, spesso il motivo del litigio non è il reale motivo...! Non vi è mai capitato di ritrovarvi a litigare con vostro marito senza sapere esattamente il perché? Vi arrabbiate, discutete e intanto pensate: "dov'è il problema? Cosa sta succedendo?"<br />In questi casi è importante rendersi conto che siamo diversi, maschi e femmine sono diversi! Ed è proprio questo che rende particolarmente diversi i nostri modi di approcciare la realtà e le relazioni!<br /><br />RISPETTO INCONDIZIONATO<br />Siamo abituate al concetto di amore incondizionato. Può non essere semplice, ma è un'idea che abbiamo presente e che consideriamo corretta. Ci sembra giusto, ad esempio, affermare che nostro marito dovrebbe amarci nonostante i nostri difetti e i nostri limiti.<br />Ma il rispetto incondizionato? Non sembra questo un vero e proprio ossimoro?<br />Noi crediamo che il rispetto debba essere guadagnato, quindi quando sentiamo che nostro marito non merita rispetto, lo dimostriamo con il nostro modo di fare, con il tono di voce, con gli sguardi.<br />Ma quello che la Bibbia ci propone, invece, è un rispetto incondizionato (voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa." 1Pt 3,1-2). Una semplice applicazione è, ad esempio, che la moglie mostri un'espressione del viso e un tono di voce rispettosi quando il marito fallisce, quando non è il genere di uomo che lei vuole.<br />La moglie può mostrare rispetto incondizionato attraverso la voce e il viso, senza in questo modo giustificare le reazioni o i comportamenti scorretti del marito. Magari lui si meriterebbe delle lamentele, piuttosto, ma queste non sarebbero in grado di "riguadagnarlo", proprio come la rabbia o la durezza di un marito non potrebbero mai riguadagnare il cuore di una donna.<br />Il rispetto nei confronti del marito è un'idea a cui non siamo abituate.<br />Perché ci suona così poco familiare?<br />Sicuramente uno dei motivi risiede proprio nelle differenze che esistono tra uomo e donna, ma di certo incide anche la mentalità culturale in cui siamo immerse.<br />Ma la realtà è proprio questa: la via per amare pienamente nostro marito è quella del rispetto. Un rispetto dimostrato in modi che siano significativi per lui!<br />Dobbiamo imparare a capire e usare la parola rispetto, perché, davvero, questo è il valore più profondo per un uomo!<br />Il rispetto è la chiave per motivare un marito!<br /><br />IL FEMMINISMO È CONTRO LE DONNE<br />"Non funzionerà mai" ... "È un mondo troppo maschilista" ... "Se mostro rispetto incondizionato a mio marito, gli darò semplicemente più potere su di me!" ...<br />Queste ed altre le obiezioni che molte donne mostrano al concetto di rispetto incondizionato.<br />Ma la realtà è che un marito di buona volontà non se ne sta...]]></itunes:summary><itunes:duration>325</itunes:duration><itunes:keywords>bibbia,femminismo,maschiefemmine,rispetto,sottomesse</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9ca4a72661bb62f744546d344343c5c6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le donne che lavorano hanno meno tempo per fare figli e accudirli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-donne-che-lavorano-hanno-meno-tempo-per-fare-figli-e-accudirli--53128511</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5150<br /><br />LE DONNE CHE LAVORANO HANNO MENO TEMPO PER FARE FIGLI E ACCUDIRLI di Massimo Fini<br />Abbiamo centrato tutta la nostra vita sull'economico. E l'economico ci sta rubando la vita. Non c'era bisogno delle statistiche per capire che in Italia non si fanno più figli. Basta andare in giro per le strade, soprattutto di una grande città, per vedere più cani che bambini, basta guardare negli scaffali di un supermarket per accorgersi che quelli dedicati al cibo e agli accessori degli animali hanno più spazio di quelli per le esigenze dei bebè. In ogni caso adesso la recentissima indagine dell'Istat lo certifica: in Italia il tasso di natalità è di 1,34 per donna e scende a 1,26 se si escludono gli stranieri residenti.<br />UN PROBLEMA DI TUTTO L'OCCIDENTE<br />Ma non è un problema italiano ma di tutto l'Occidente e dei Paesi che hanno adottato in pieno il nostro modello di sviluppo. Nell'Europa continentale solo la Francia supera di uno striminzito 0,1 quei due figli per donna che è il minimo per rimanere in una situazione demografica almeno di stabilità. [...] Tutti gli altri Paesi europei sono abbondantemente al di sotto (Germania 1,41, Spagna 1,41, Paesi Bassi 1,72, Svizzera 1,42). Negli Stati Uniti il tasso di natalità è 1,84, in Giappone 1,27. Siamo delle società femminee ma senza madri.<br />Non c'è bisogno di statistiche nemmeno per capire che nei Paesi, economicamente, socialmente, culturalmente, lontani da noi figliano di più. Basta guardare i barconi che arrivano da noi con numerose donne incinte. Ma lasciamo, anche qui, parlare i dati: in Medio Oriente il tasso medio è 2,5. In Africa Nera è, mediamente, del 5. Più una popolazione è povera più fa figli: in Congo è 6,7, in Nigeria 5,32 e così via.<br />Le donne che lavorano non hanno tempo per fare figli e accudirli.<br />Ma il discorso vale anche per gli uomini. Si sarebbe pensato che gli uomini avendo perso il loro tradizionale ruolo virile (non fanno più la guerra, non hanno più forti passioni politiche) si sarebbero rifugiati nella famiglia. Invece no. Nessuno, uomo o donna che sia, vuole rinunciare ai confort, al benessere e i figli tolgono spazio a questi agi. Inoltre si rilutta a fare figli se si pensa di non poter dar loro le consuete opportunità: piscina, corsi d'inglese, lezioni di piano, lezioni di danza.<br />LE DONNE CHE HANNO RINUNCIATO A ESSERE MAMME AL 100%<br />Ma la cosa veramente strabiliante è che la donna abbia rinunciato così facilmente alla sua funzione antropologica. Ci sono poi donne che i figli li avrebbero voluti ma si sono fatte abbagliare dal mito della medicina tecnologica che dice loro che possono fare figli a qualsiasi età o quasi. Ma la Natura è sempre la stessa e non fa sconti. La donna raggiunge il massimo della sua fertilità a 27 anni. Dopo comincia a decrescere sia pur lentamente, ma già a 35 anni ci sono dei problemi, a 40 ancora di più. A quaranta si può fare il terzo o il quarto figlio, ma diventa difficile fare il primo. Oltre bisogna ricorrere a pratiche tecnologiche sofisticate, a disposizione di pochi e con possibilità di riuscita limitate.<br />Sul ruolo della donna si decide la grande partita fra Occidente e mondo musulmano e non per nulla i politici, gli intellettuali, i giornalisti del nostro mondo suonano continuamente la grancassa perché le donne islamiche si omologhino alle nostre e ne assumano la mentalità e i costumi.<br />Se l'Occidente, un mondo in piena decadenza anche per molti altri segnali, non capisce in fretta che è tempo di invertire la rotta, sarà sommerso dagli altri mondi, si estinguerà, scomparirà. [...]<br />Dobbiamo riappropriarci di quello che è il vero valore della vita: il Tempo. Non il denaro, non quello che chiamiamo 'benessere', non la ricchezza. E in questo Tempo ritrovato fare la cosa che fin dall'alba del mondo è stata sempre ritenuta, da uomini e donne, la ricchezza più grande: avere dei figli.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53128511</guid><pubDate>Tue, 24 Apr 2018 22:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53128511/donne_che_lavorano_hanno_meno_tempo_per_fare_figli_e_accudirli.mp3" length="5010956" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5150

LE DONNE CHE LAVORANO HANNO MENO TEMPO PER FARE FIGLI E ACCUDIRLI di Massimo Fini
Abbiamo centrato tutta la nostra vita sull'economico. E l'economico ci sta rubando la vita. Non c'era...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5150<br /><br />LE DONNE CHE LAVORANO HANNO MENO TEMPO PER FARE FIGLI E ACCUDIRLI di Massimo Fini<br />Abbiamo centrato tutta la nostra vita sull'economico. E l'economico ci sta rubando la vita. Non c'era bisogno delle statistiche per capire che in Italia non si fanno più figli. Basta andare in giro per le strade, soprattutto di una grande città, per vedere più cani che bambini, basta guardare negli scaffali di un supermarket per accorgersi che quelli dedicati al cibo e agli accessori degli animali hanno più spazio di quelli per le esigenze dei bebè. In ogni caso adesso la recentissima indagine dell'Istat lo certifica: in Italia il tasso di natalità è di 1,34 per donna e scende a 1,26 se si escludono gli stranieri residenti.<br />UN PROBLEMA DI TUTTO L'OCCIDENTE<br />Ma non è un problema italiano ma di tutto l'Occidente e dei Paesi che hanno adottato in pieno il nostro modello di sviluppo. Nell'Europa continentale solo la Francia supera di uno striminzito 0,1 quei due figli per donna che è il minimo per rimanere in una situazione demografica almeno di stabilità. [...] Tutti gli altri Paesi europei sono abbondantemente al di sotto (Germania 1,41, Spagna 1,41, Paesi Bassi 1,72, Svizzera 1,42). Negli Stati Uniti il tasso di natalità è 1,84, in Giappone 1,27. Siamo delle società femminee ma senza madri.<br />Non c'è bisogno di statistiche nemmeno per capire che nei Paesi, economicamente, socialmente, culturalmente, lontani da noi figliano di più. Basta guardare i barconi che arrivano da noi con numerose donne incinte. Ma lasciamo, anche qui, parlare i dati: in Medio Oriente il tasso medio è 2,5. In Africa Nera è, mediamente, del 5. Più una popolazione è povera più fa figli: in Congo è 6,7, in Nigeria 5,32 e così via.<br />Le donne che lavorano non hanno tempo per fare figli e accudirli.<br />Ma il discorso vale anche per gli uomini. Si sarebbe pensato che gli uomini avendo perso il loro tradizionale ruolo virile (non fanno più la guerra, non hanno più forti passioni politiche) si sarebbero rifugiati nella famiglia. Invece no. Nessuno, uomo o donna che sia, vuole rinunciare ai confort, al benessere e i figli tolgono spazio a questi agi. Inoltre si rilutta a fare figli se si pensa di non poter dar loro le consuete opportunità: piscina, corsi d'inglese, lezioni di piano, lezioni di danza.<br />LE DONNE CHE HANNO RINUNCIATO A ESSERE MAMME AL 100%<br />Ma la cosa veramente strabiliante è che la donna abbia rinunciato così facilmente alla sua funzione antropologica. Ci sono poi donne che i figli li avrebbero voluti ma si sono fatte abbagliare dal mito della medicina tecnologica che dice loro che possono fare figli a qualsiasi età o quasi. Ma la Natura è sempre la stessa e non fa sconti. La donna raggiunge il massimo della sua fertilità a 27 anni. Dopo comincia a decrescere sia pur lentamente, ma già a 35 anni ci sono dei problemi, a 40 ancora di più. A quaranta si può fare il terzo o il quarto figlio, ma diventa difficile fare il primo. Oltre bisogna ricorrere a pratiche tecnologiche sofisticate, a disposizione di pochi e con possibilità di riuscita limitate.<br />Sul ruolo della donna si decide la grande partita fra Occidente e mondo musulmano e non per nulla i politici, gli intellettuali, i giornalisti del nostro mondo suonano continuamente la grancassa perché le donne islamiche si omologhino alle nostre e ne assumano la mentalità e i costumi.<br />Se l'Occidente, un mondo in piena decadenza anche per molti altri segnali, non capisce in fretta che è tempo di invertire la rotta, sarà sommerso dagli altri mondi, si estinguerà, scomparirà. [...]<br />Dobbiamo riappropriarci di quello che è il vero valore della vita: il Tempo. Non il denaro, non quello che chiamiamo 'benessere', non la ricchezza. 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Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?<br />L'OBIETTIVO È LA MESSA ALL'INDICE DELL'UOMO<br />Per me è evidente che l'obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne - fenomeno non in aumento ma in flessione - sia la messa all'indice dell'uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c'è un'altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.<br />Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l'unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E' un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare - prendere o lasciare - vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.<br />I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO<br />E' violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l'industria dell'intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.<br />E' violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l'aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo "problema", e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E' violenza sulle donne aver tolto l'obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all'anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l'Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.<br />E' violenza usare l'indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell'antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo sottostante dal titolo "L'obiettivo dell'iperbolica campagna social sulle molestie è la scomparsa dell'uomo" spiega che accusare senza prove è un regresso della civiltà. Le femministe si zittiscono solo davanti all'islam.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su Tempi il 22 novembre 2017:<br />Anche in Francia impazza la campagna social che, sulla scorta del caso Weinstein, spinge le donne a mettere sulla piazza digitale abusi, molestie e violenze subiti dagli uomini, accusandoli non nelle sedi appropriate ma su Twitter e Facebook. L'hashtag coniato, l'equivalente dell'inglese #MeToo e dell'italiano #Quellavoltache, è #BalanceTonPorc, fai il nome del tuo maiale. L'obiettivo, più che la denuncia formale, è la gogna.<br />Intervistato dal Figaro, Alain Finkielkraut commenta preoccupato la nuova moda: «Mi è venuto un colpo quando ho visto l'hashtag. Il fine non giustifica i mezzi, l'emancipazione non può passare dalla delazione, questo va contro ai valori della civiltà. Un avvocato, Marie Dosé, l'ha detto chiaramente: "La colpevolezza non si stabilisce sui social, ma attraverso la giustizia". Sgravare la parola dalle difficoltà del contraddittorio non è un progresso ma una regressione pericolosa». Secondo l'intellettuale, pur non potendo screditare tutte le testimonianze che appaiono sui social solo perché «non rispettano la forma», e pur ammettendo che «il sessismo evidentemente non è morto», «è assurdo dire che la giustizia resta passiva quando un terzo dei detenuti nelle prigioni francesi sono condannati per crimini e delitti sessuali».<br />La Francia punisce già dal punto di vista civile e penale le molestie sul luogo di lavoro ma ora si vogliono «gonfiare le cifre abolendo ogni distinzione tra seduzione fallita e aggressione fisica», alimentando la «bulimia del penale». Per Finkielkraut la campagna contro le molestie non è che l'ultimo passaggio di un percorso cominciato con aborto e divorzio, proseguito con la lotta sulla pari dignità salariale fino alla filiazione senza padre garantita dalla fecondazione assistita per lesbiche e donne single (che Macron vuole approvare), che mira in ultima istanza alla scomparsa dell'uomo: «Quando la scomparsa dell'uomo diventa un diritto della donna, si può ancora parlare seriamente di ordine patriarcale?».<br />L'unica cosa strana per l'"immortale" dell'Academie Française è che le femministe, sempre pronte a denunciare qualsiasi abuso da parte dei maschi bianchi e cristiani, si zittiscono improvvisamente quando si tratta di musulmani, come nel caso di Colonia: «Uno degli obiettivi della campagna #balancetonporc era quello di affogare il pesce dell'islam: nascondere Colonia, nascondere la Chapelle Pajol, i bar vietati alle donne a Sevran o a Rillieux-la-Pape».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73778522</guid><pubDate>Wed, 29 Nov 2017 22:13:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73778522/il_piano_per_distruggere_l_uomo.mp3" length="8198313" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4950

IL PIANO PER DISTRUGGERE L'UOMO
di Costanza Miriano
 
Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4950" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4950</a><br /><br />IL PIANO PER DISTRUGGERE L'UOMO<br />di Costanza Miriano<br /> <br />Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?<br />L'OBIETTIVO È LA MESSA ALL'INDICE DELL'UOMO<br />Per me è evidente che l'obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne - fenomeno non in aumento ma in flessione - sia la messa all'indice dell'uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c'è un'altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.<br />Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l'unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E' un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare - prendere o lasciare - vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.<br />I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO<br />E' violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l'industria dell'intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.<br />E' violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l'aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo "problema", e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E' violenza sulle donne aver tolto l'obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all'anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l'Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.<br />E' violenza usare l'indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell'antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.<br />Nota di BastaBugie: l'articolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>513</itunes:duration><itunes:keywords>affermarsi,figlieaffetti,messaallindice,peso,violenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/89a79dd12e6066fece026a17feab620d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le sette frasi che distruggono i figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-sette-frasi-che-distruggono-i-figli--72174770</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4242</a><br /><br />LE SETTE FRASI CHE DISTRUGGONO I FIGLI<br />di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />La rabbia, la stanchezza e la frustrazione che derivano dai problemi quotidiani possono esasperarci e farci dire cose che in realtà non pensiamo. Quelle che riportiamo sono alcune delle combinazioni peggiori di parole che possiamo dire ai nostri figli, indipendentemente dalla loro età, ma soprattutto ai bambini piccoli. Gli effetti di queste parole possono andare al di là di quello che immaginate e di ciò che i vostri figli possono controllare.<br />Leggete con attenzione e pensate molte volte prima di dire frasi come queste...<br />1. "NON FAI MAI NIENTE DI GIUSTO"<br />A nessuno piacerebbe sentirsi dire una cosa del genere. Se vostro figlio ha commesso un errore o ha rotto qualcosa, respirate profondamente e pensate a ciò che è più importante. La risposta sarà sempre la stessa: i vostri figli sono più importanti di qualsiasi altra cosa.<br />2. "VORREI CHE ASSOMIGLIASSI DI PIÙ A TUO FRATELLO"<br />Non guadagniamo niente paragonando i nostri figli, ma possiamo creare dei risentimenti tra i membri della famiglia. Fate attenzione a evitare qualsiasi paragone. Siamo tutti diversi e unici, e tutti siamo speciali a modo nostro.<br />3. "SEI GRASSO/BRUTTO/STUPIDO"<br />I nostri figli credono a tutto ciò che diciamo. Per loro siamo la fonte più affidabile di informazioni e anche la principale fonte d'amore. Non danneggiate l'autostima dei vostri figli con aggettivi negativi. È meglio riconoscere i loro punti di forza anziché sottolineare quelli negativi.<br />4. "MI VERGOGNO DI TE"<br />Se vostro figlio ha la tendenza ad attirare l'attenzione in pubblico, facendo cose come gridare, correre e cantare perché tutti lo notino, forse ha solo bisogno di più attenzione. Non dite cose come questa di fronte ai suoi amici, né in privato. Perché non organizzare uno spettacolo in casa di cui sia il protagonista principale? Forse scoprirete il suo lato artistico e vi divertirete in famiglia.<br />5. "VORREI CHE NON FOSSI MAI NATO"<br />Non riesco a pensare a niente di peggio che si possa dire a un bambino. Mai, in nessuna circostanza, dovete dire una cosa del genere ai vostri figli, neanche per scherzo. Tutti abbiamo bisogno di sapere che siamo desiderati e amati, indipendentemente dagli errori che commettiamo.<br />6. "MI SONO STANCATO/A, NON TI VOGLIO PIÙ BENE"<br />A volte, senza rendercene conto, cadiamo nei giochi di parole dei nostri figli. Vostro figlio fa i capricci. Dopo avergli spiegato varie volte perché non deve fare questo o quello, si innervosisce, si mette a piangere e dice che non vi vuole più bene. La risposta più facile sarebbe dirgli la stessa cosa, ma sarebbe dannosissimo. La reazione corretta sarebbe spiegargli di nuovo perché non può fare una certa cosa e ricordargli che l'amerete sempre, anche se è molto indisciplinato con voi. Imparerà molto più di quanto potete immaginare.<br />7. "NON PIANGERE, NON È NIENTE DI SERIO"<br />"Quanto possono essere grandi i problemi dei bambini? Sono solo bambini, non hanno preoccupazioni, tristezze, delusioni e paure". È un errore che noi adulti commettiamo spesso. I bambini hanno una capacità emotiva pari o addirittura superiore agli adulti. La differenza è che non si possono esprimere e calmare come noi. E allora, i loro problemi non saranno in qualche modo anche maggiori? Non sminuite mai una paura, un dubbio o un conflitto che vostro figlio sta attraversando. Aiutatelo a superare il problema e a reagire in modo sano.<br /> <br />CONCLUSIONE<br />Con piccoli aggiustamenti e considerando sempre i sentimenti e il benessere dei nostri figli, possiamo evitare queste frasi tanto negative e avere un rapporto d'amore, protezione e benessere in famiglia.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72174770</guid><pubDate>Wed, 01 Jun 2016 19:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72174770/le_sette_frasi_che_distruggono_i_figli.mp3" length="4359358" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4242

LE SETTE FRASI CHE DISTRUGGONO I FIGLI
di Roberta Sciamplicotti
 
La rabbia, la stanchezza e la frustrazione che derivano dai problemi quotidiani possono esasperarci e farci dire cose che in realtà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4242</a><br /><br />LE SETTE FRASI CHE DISTRUGGONO I FIGLI<br />di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />La rabbia, la stanchezza e la frustrazione che derivano dai problemi quotidiani possono esasperarci e farci dire cose che in realtà non pensiamo. Quelle che riportiamo sono alcune delle combinazioni peggiori di parole che possiamo dire ai nostri figli, indipendentemente dalla loro età, ma soprattutto ai bambini piccoli. Gli effetti di queste parole possono andare al di là di quello che immaginate e di ciò che i vostri figli possono controllare.<br />Leggete con attenzione e pensate molte volte prima di dire frasi come queste...<br />1. "NON FAI MAI NIENTE DI GIUSTO"<br />A nessuno piacerebbe sentirsi dire una cosa del genere. Se vostro figlio ha commesso un errore o ha rotto qualcosa, respirate profondamente e pensate a ciò che è più importante. La risposta sarà sempre la stessa: i vostri figli sono più importanti di qualsiasi altra cosa.<br />2. "VORREI CHE ASSOMIGLIASSI DI PIÙ A TUO FRATELLO"<br />Non guadagniamo niente paragonando i nostri figli, ma possiamo creare dei risentimenti tra i membri della famiglia. Fate attenzione a evitare qualsiasi paragone. Siamo tutti diversi e unici, e tutti siamo speciali a modo nostro.<br />3. "SEI GRASSO/BRUTTO/STUPIDO"<br />I nostri figli credono a tutto ciò che diciamo. Per loro siamo la fonte più affidabile di informazioni e anche la principale fonte d'amore. Non danneggiate l'autostima dei vostri figli con aggettivi negativi. È meglio riconoscere i loro punti di forza anziché sottolineare quelli negativi.<br />4. "MI VERGOGNO DI TE"<br />Se vostro figlio ha la tendenza ad attirare l'attenzione in pubblico, facendo cose come gridare, correre e cantare perché tutti lo notino, forse ha solo bisogno di più attenzione. Non dite cose come questa di fronte ai suoi amici, né in privato. Perché non organizzare uno spettacolo in casa di cui sia il protagonista principale? Forse scoprirete il suo lato artistico e vi divertirete in famiglia.<br />5. "VORREI CHE NON FOSSI MAI NATO"<br />Non riesco a pensare a niente di peggio che si possa dire a un bambino. Mai, in nessuna circostanza, dovete dire una cosa del genere ai vostri figli, neanche per scherzo. Tutti abbiamo bisogno di sapere che siamo desiderati e amati, indipendentemente dagli errori che commettiamo.<br />6. "MI SONO STANCATO/A, NON TI VOGLIO PIÙ BENE"<br />A volte, senza rendercene conto, cadiamo nei giochi di parole dei nostri figli. Vostro figlio fa i capricci. Dopo avergli spiegato varie volte perché non deve fare questo o quello, si innervosisce, si mette a piangere e dice che non vi vuole più bene. La risposta più facile sarebbe dirgli la stessa cosa, ma sarebbe dannosissimo. La reazione corretta sarebbe spiegargli di nuovo perché non può fare una certa cosa e ricordargli che l'amerete sempre, anche se è molto indisciplinato con voi. Imparerà molto più di quanto potete immaginare.<br />7. "NON PIANGERE, NON È NIENTE DI SERIO"<br />"Quanto possono essere grandi i problemi dei bambini? Sono solo bambini, non hanno preoccupazioni, tristezze, delusioni e paure". È un errore che noi adulti commettiamo spesso. I bambini hanno una capacità emotiva pari o addirittura superiore agli adulti. La differenza è che non si possono esprimere e calmare come noi. E allora, i loro problemi non saranno in qualche modo anche maggiori? Non sminuite mai una paura, un dubbio o un conflitto che vostro figlio sta attraversando. Aiutatelo a superare il problema e a reagire in modo sano.<br /> <br />CONCLUSIONE<br />Con piccoli aggiustamenti e considerando sempre i sentimenti e il benessere dei nostri figli, possiamo evitare queste frasi tanto negative e avere un rapporto d'amore, protezione e benessere in famiglia.<br />]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:keywords>mivergognodite,nonfaimainientedigiusto,settefrasi,vorreichefossicometuofratello,vorreichenonfossimainato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cf4dfcad7e73d055ac5c499c8237e52a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè l'uomo si inginocchia davanti alla donna per chiederle di sposarlo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-l-uomo-si-inginocchia-davanti-alla-donna-per-chiederle-di-sposarlo--69084214</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4007" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4007</a><br /><br />PERCHE' L'UOMO SI INGINOCCHIA DAVANTI ALLA DONNA PER CHIEDERLE DI SPOSARLO? di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />Vivo un momento magico nella mia vita: mi sposerò! Tra meno di 18 mesi, la promessa di Dio di vivere il cielo sulla terra si realizzerà nella mia vita. Il mio fidanzamento diventerà un sacramento, e come per ogni donna vivo una fase di ansia e preparativi, ma di una bellezza incommensurabile!<br />PERCHÉ?<br />Sono una persona a cui piace sapere il motivo di tutto. Perché la sposa si veste di bianco? Perché si fa una festa? Tra i tanti perché, mi sono chiesta perché la richiesta di matrimonio venga fatta in ginocchio. Ho pensato che non ci fosse una risposta, che la spiegazione fosse semplice, ma poi mi sono imbattuta in una riflessione bella e profonda, che mi ha ricordato il libro della Genesi.<br />Ci inginocchiamo in chiesa e davanti a re e regine. Perché, allora, l'uomo fa questo gesto davanti alla donna che ama? Perché manteniamo questa tradizione?<br />Ho scoperto che l'origine di questa abitudine è incerta, ma si fa così da secoli. Ci inchiniamo mettendo un ginocchio a terra come segno di rispetto per il tabernacolo nel quale è custodita l'Eucaristia. I cavalieri si inginocchiano davanti al re quando ricevono qualche omaggio e quando si presentano a lui dimostrando rispetto e onore per la sua regalità. In guerra, l'esercito sconfitto si inginocchia davanti all'esercito vincitore della battaglia in segno di resa.<br />IN SEGNO DI RISPETTO<br />Rispetto. Onore. Resa. Sottomissione. Sono questi i motivi per i quali un uomo si inginocchia quando chiede a una donna di sposarlo. In segno di rispetto, l'uomo si piega in un atto di umiltà davanti alla donna con la quale desidera passare tutta la vita.<br />Ma c'è anche un altro significato. Quando è inginocchiato, l'uomo è all'atezza del ventre della donna, il santuario della vita. Sta onorando il corpo di lei e la creazione di Dio, che merita di essere venerata. L'uomo si sta arrendendo e si sta impegnando, per il resto della propria vita, ad amare la sua sposa. Sta offrendo il suo celibato e sta entrando nella paternità impegnandosi ad allevare i figli con lei e a rimanerle fedele in ogni circostanza.<br />Tra breve mi sposerò! Comprendo sempre meglio il tesoro che Dio ci ha lasciato, nel rapporto tra uomo e donna, in ogni elemento, in ogni gesto. Più scopro l'aspetto divino di questa relazione, più sono capace di amare di più e meglio. Nell'istante in cui il mio fidanzato ripeterà questo gesto, più che l'emozione di diventare sua moglie, mi ricorderò della sacralità che viviamo, quando, con un ginocchio a terra, egli si dona a me.<br />"Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne" (Genesi 2,24)<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69084214</guid><pubDate>Wed, 16 Dec 2015 21:56:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69084214/perche_l_uomo_si_inginocchia.mp3" length="4049650" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4007

PERCHE' L'UOMO SI INGINOCCHIA DAVANTI ALLA DONNA PER CHIEDERLE DI SPOSARLO? di Roberta Sciamplicotti
 
Vivo un momento magico nella mia vita: mi sposerò! Tra meno di 18 mesi, la promessa di Dio di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4007" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4007</a><br /><br />PERCHE' L'UOMO SI INGINOCCHIA DAVANTI ALLA DONNA PER CHIEDERLE DI SPOSARLO? di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />Vivo un momento magico nella mia vita: mi sposerò! Tra meno di 18 mesi, la promessa di Dio di vivere il cielo sulla terra si realizzerà nella mia vita. Il mio fidanzamento diventerà un sacramento, e come per ogni donna vivo una fase di ansia e preparativi, ma di una bellezza incommensurabile!<br />PERCHÉ?<br />Sono una persona a cui piace sapere il motivo di tutto. Perché la sposa si veste di bianco? Perché si fa una festa? Tra i tanti perché, mi sono chiesta perché la richiesta di matrimonio venga fatta in ginocchio. Ho pensato che non ci fosse una risposta, che la spiegazione fosse semplice, ma poi mi sono imbattuta in una riflessione bella e profonda, che mi ha ricordato il libro della Genesi.<br />Ci inginocchiamo in chiesa e davanti a re e regine. Perché, allora, l'uomo fa questo gesto davanti alla donna che ama? Perché manteniamo questa tradizione?<br />Ho scoperto che l'origine di questa abitudine è incerta, ma si fa così da secoli. Ci inchiniamo mettendo un ginocchio a terra come segno di rispetto per il tabernacolo nel quale è custodita l'Eucaristia. I cavalieri si inginocchiano davanti al re quando ricevono qualche omaggio e quando si presentano a lui dimostrando rispetto e onore per la sua regalità. In guerra, l'esercito sconfitto si inginocchia davanti all'esercito vincitore della battaglia in segno di resa.<br />IN SEGNO DI RISPETTO<br />Rispetto. Onore. Resa. Sottomissione. Sono questi i motivi per i quali un uomo si inginocchia quando chiede a una donna di sposarlo. In segno di rispetto, l'uomo si piega in un atto di umiltà davanti alla donna con la quale desidera passare tutta la vita.<br />Ma c'è anche un altro significato. Quando è inginocchiato, l'uomo è all'atezza del ventre della donna, il santuario della vita. Sta onorando il corpo di lei e la creazione di Dio, che merita di essere venerata. L'uomo si sta arrendendo e si sta impegnando, per il resto della propria vita, ad amare la sua sposa. Sta offrendo il suo celibato e sta entrando nella paternità impegnandosi ad allevare i figli con lei e a rimanerle fedele in ogni circostanza.<br />Tra breve mi sposerò! Comprendo sempre meglio il tesoro che Dio ci ha lasciato, nel rapporto tra uomo e donna, in ogni elemento, in ogni gesto. Più scopro l'aspetto divino di questa relazione, più sono capace di amare di più e meglio. Nell'istante in cui il mio fidanzato ripeterà questo gesto, più che l'emozione di diventare sua moglie, mi ricorderò della sacralità che viviamo, quando, con un ginocchio a terra, egli si dona a me.<br />"Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne" (Genesi 2,24)<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>254</itunes:duration><itunes:keywords>anello,inginocchio,matrimonio,proposta,regina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ac18d210ccc0c5ae03f6827e49dc3d19.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il genitore è un mestiere di cristallo: bello, ma delicato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-genitore-e-un-mestiere-di-cristallo-bello-ma-delicato--68627791</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3989" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3989</a><br /><br />IL GENITORE E' UN MESTIERE DI CRISTALLO: BELLO, MA DELICATO di Andrea Torquato Giovanoli<br /> <br />Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all'aspirazione di essere per i miei figli un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo era stato il mio per me: essendo stato lui tutto sommato un buon padre, mi dicevo, in tal modo avrei portato un miglioramento qualitativo alla generazione successiva e, se i miei figli avessero condiviso la mia stessa idea di paternità, a loro volta sarebbero stati per i miei nipoti, padri anche solo leggermente migliori di me, perpetuando in tal modo una sorta di circolo virtuoso della paternità nella nostra famiglia.<br />MA QUANDO SONO DIVENTATO GRANDE...<br />Poi però papà ci son diventato davvero e così mi sono reso conto che puntare ad essere un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo sia stato il proprio non basta affatto.<br />Questo perché mi è stato dato di comprendere che un papà, per i propri figli, costituisce la prima immagine che essi hanno di Dio (almeno fino all'approdo dell'adolescenza): tale è la portata della paternità umana.<br />Ma d'altro canto anche se sei chiamato ad essere il dio di tuo figlio, rimani pur sempre un essere soltanto umano, e per quanto cerchi di aspirare alla perfezione, nulla mai, finché vivi, ti permetterà di affrancarti dalla tua creaturalità, dalla tua finitezza e quindi dalla tua ontologica, ineluttabile caducità.<br />E questo è un problema: poiché, secondo logica, per via di tutti quegli errori che, nonostante tutte le tue buone intenzioni, inevitabilmente farai come padre, i tuoi figli si faranno una prima idea di Dio plasmata proprio sul tuo modo di interpretare la paternità.<br />E si sa: la prima impressione è la più difficile da convertire.<br />Ecco che allora ti piglia un po' lo sconforto: poiché di errori, caro mio, ne fai ogni giorno.<br />E così pensi ai disastri educativi che farai con i tuoi figli e di quanto questi poi peseranno sulla loro vita. Di come presto essi, per quelle piccole e grandi sofferenze che infliggerai loro a causa dei tuoi sbagli, ti vedranno per quello che sei: un genitore imperfetto, deludente, del cui peso sentiranno prima o poi la necessità di disfarsi.<br />PERCHÉ QUESTA È LA REALTÀ DELLE COSE<br />Ma è un bene che sia così, davvero: giacché l'uomo è sempre tentato dall'ambizione d'essere lui padrone della realtà e s'illude di avere il controllo sulla sua vita, invece lo scontrarsi con la propria natura scrausa ti ricentra su Chi sia il vero genitore dei tuoi figli, di cui tu puoi essere soltanto, giocandotela al meglio delle tue capacità, al massimo una pallida imitazione, ma verso il Quale ti rimane comunque il debito di una vocazione: la consapevolezza che i tuoi figli sono prima di tutto Suoi, e Lui, a te, li ha solo affidati perché tu li aiuti a compiere quel destino a cui loro sono chiamati e che è il ritorno al loro originale Genitore per rimanere con Lui in un'eterna comunione d'Amore.<br />Ecco che allora, una volta messa nuovamente a fuoco questa verità, lo sconforto per la propria ontologica inadeguatezza viene spazzato via dalla bellezza umile e preziosa di quanto la Misericordia Divina soccorra l'uomo in ogni circostanza della sua vita, ribaltandone il plumbeo orizzonte in una prospettiva nuovamente tersa: poiché proprio le tue mancanze come genitore saranno l'occasione per i tuoi figli di guardare attraverso la tua fragilità, per scrutare oltre la tua finitezza nello scoprire la magnifica realtà di quel Padre vero che li ama d'Amore perfetto ed imperituro.<br />UN MESTIERE DI CRISTALLO, BELLO, MA DELICATO<br />Perché quello del genitore è un mestiere di cristallo: tanto bello, ma anche tanto delicato, da vivere cercando di essere il più possibile trasparenza di Dio, epperò pur consapevoli che la nostra, per quanto poco, rimarrà sempre una superficie smerigliata, almeno finché vivremo. Tuttavia la Misericordia del Padre, quello vero, è tale per cui anche le nostre incrinature possono essere rivolte a favore di quel destino di bene cui è vocato ogni figlio, e la nostra opacità, agli occhi di chi ci vede inadeguati, serve a mettere in maggior risalto la perfezione della Sua Luce, cosicché i nostri figli smettano il loro sguardo adorante su di noi per rivolgerlo a Colui che solo ne è degno.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68627791</guid><pubDate>Wed, 25 Nov 2015 22:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68627791/il_genitore_e_un_mestiere_di_cristallo.mp3" length="4925544" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3989

IL GENITORE E' UN MESTIERE DI CRISTALLO: BELLO, MA DELICATO di Andrea Torquato Giovanoli
 
Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all'aspirazione di essere per i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3989" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3989</a><br /><br />IL GENITORE E' UN MESTIERE DI CRISTALLO: BELLO, MA DELICATO di Andrea Torquato Giovanoli<br /> <br />Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all'aspirazione di essere per i miei figli un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo era stato il mio per me: essendo stato lui tutto sommato un buon padre, mi dicevo, in tal modo avrei portato un miglioramento qualitativo alla generazione successiva e, se i miei figli avessero condiviso la mia stessa idea di paternità, a loro volta sarebbero stati per i miei nipoti, padri anche solo leggermente migliori di me, perpetuando in tal modo una sorta di circolo virtuoso della paternità nella nostra famiglia.<br />MA QUANDO SONO DIVENTATO GRANDE...<br />Poi però papà ci son diventato davvero e così mi sono reso conto che puntare ad essere un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo sia stato il proprio non basta affatto.<br />Questo perché mi è stato dato di comprendere che un papà, per i propri figli, costituisce la prima immagine che essi hanno di Dio (almeno fino all'approdo dell'adolescenza): tale è la portata della paternità umana.<br />Ma d'altro canto anche se sei chiamato ad essere il dio di tuo figlio, rimani pur sempre un essere soltanto umano, e per quanto cerchi di aspirare alla perfezione, nulla mai, finché vivi, ti permetterà di affrancarti dalla tua creaturalità, dalla tua finitezza e quindi dalla tua ontologica, ineluttabile caducità.<br />E questo è un problema: poiché, secondo logica, per via di tutti quegli errori che, nonostante tutte le tue buone intenzioni, inevitabilmente farai come padre, i tuoi figli si faranno una prima idea di Dio plasmata proprio sul tuo modo di interpretare la paternità.<br />E si sa: la prima impressione è la più difficile da convertire.<br />Ecco che allora ti piglia un po' lo sconforto: poiché di errori, caro mio, ne fai ogni giorno.<br />E così pensi ai disastri educativi che farai con i tuoi figli e di quanto questi poi peseranno sulla loro vita. Di come presto essi, per quelle piccole e grandi sofferenze che infliggerai loro a causa dei tuoi sbagli, ti vedranno per quello che sei: un genitore imperfetto, deludente, del cui peso sentiranno prima o poi la necessità di disfarsi.<br />PERCHÉ QUESTA È LA REALTÀ DELLE COSE<br />Ma è un bene che sia così, davvero: giacché l'uomo è sempre tentato dall'ambizione d'essere lui padrone della realtà e s'illude di avere il controllo sulla sua vita, invece lo scontrarsi con la propria natura scrausa ti ricentra su Chi sia il vero genitore dei tuoi figli, di cui tu puoi essere soltanto, giocandotela al meglio delle tue capacità, al massimo una pallida imitazione, ma verso il Quale ti rimane comunque il debito di una vocazione: la consapevolezza che i tuoi figli sono prima di tutto Suoi, e Lui, a te, li ha solo affidati perché tu li aiuti a compiere quel destino a cui loro sono chiamati e che è il ritorno al loro originale Genitore per rimanere con Lui in un'eterna comunione d'Amore.<br />Ecco che allora, una volta messa nuovamente a fuoco questa verità, lo sconforto per la propria ontologica inadeguatezza viene spazzato via dalla bellezza umile e preziosa di quanto la Misericordia Divina soccorra l'uomo in ogni circostanza della sua vita, ribaltandone il plumbeo orizzonte in una prospettiva nuovamente tersa: poiché proprio le tue mancanze come genitore saranno l'occasione per i tuoi figli di guardare attraverso la tua fragilità, per scrutare oltre la tua finitezza nello scoprire la magnifica realtà di quel Padre vero che li ama d'Amore perfetto ed imperituro.<br />UN MESTIERE DI CRISTALLO, BELLO, MA DELICATO<br />Perché quello del genitore è un mestiere di cristallo: tanto bello, ma anche tanto delicato, da vivere cercando di essere il più possibile trasparenza di Dio, epperò pur consapevoli che la nostra,...]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:keywords>comunionedamore,cristallo,errori,genitore,paternita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a87a880438482a4f6c5ec2b0f4399ff1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sul divorzio erano i farisei a decidere caso per caso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sul-divorzio-erano-i-farisei-a-decidere-caso-per-caso--68231964</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3973" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3973</a><br /><br />SUL DIVORZIO ERANO I FARISEI A DECIDERE CASO PER CASO di Francesco Agnoli<br /> <br />Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. Una Chiesa "aperta" sarebbe dunque una Chiesa che rifiuta il legalismo farisaico e sancisce una nuova visione della misericordia e, nel caso del matrimonio, della fedeltà e dell'adulterio.<br />Certamente vi sono, tra coloro che si professano difensori della verità, dei farisei. La verità può, infatti, diventare un idolo, e un manganello da usare contro gli altri.Non lo è quando chi la afferma, lo fa con amore, anzitutto per sé, e convinto che essa vada testimoniata e annunciata, con umiltà, per il bene di tutti (né come un privilegio, né come motivo di orgoglio). Ma a parte i giudizi, spesso temerari, sui motivi che muoverebbero molti padri sinodali a mantenere la dottrina tradizionale rispetto alle tesi di parte degli episcopati dell'Europa del nord, è interessante andare al Vangelo, e osservare davvero il comportamento dei farisei.<br />Li troviamo intenti a difendere l'indissolubilità matrimoniale, così chiaramente annunciata da Cristo, nel nome della legge? No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi. Gesù non entra nella casistica rabbinica, non si perde nei singoli casi, lui che certo li ha presenti, nella sua misericordia, ma ricorda che «in principio non era così»; che Mosè «a cagione della vostra durezza di cuore vi concesse di rimandare le vostre mogli» e che il disegno originario di Dio è che gli sposi siano «una sola carne».<br />«Ciò che dunque Dio congiunse», afferma Gesù ben sapendo che la sua parola risulterà dura e difficile da capire, «l'uomo non separi». Viene così archiviata la legge di Mosè, che aveva generato una grande casistica (aprendo al discernimento dei rabbini su quale fosse l'elenco possibile delle cause del ripudio) e viene enunciata la nuova legge dell'amore. «Terminata la lezione ai farisei», scrive Giuseppe Ricciotti, nella sua Vita di Gesù, «i discepoli tornano sulla questione dolorosa della moglie, interrogandone privatamente Gesù in casa». Sì, l'indissolubilità non piace tanto neppure a loro, ma Gesù non trova parole diverse, meno chiare, più accomodanti, per evitare che qualcuno esclami: «Se in tal modo è la condizione dell'uomo con la moglie, non conviene sposarsi».<br />Se tutto questo è vero, per un cattolico rimane una sola possibilità: riconoscere che l'adulterio e la casistica, amata dai farisei, non hanno spazio nella visione evangelica, di cui la dottrina tradizionale è semplice trascrizione, perché appartengono al regno della legge, su cui i farisei hanno sempre fatto leva per attaccare Gesù. L'unica legge di Cristo, invece, è l'amore, così come Dio lo ha voluto dal principio. Quest'amore, sta qui lo scandalo, per tutti, anche per i discepoli, contempla anche la presenza della croce: ed è per questo che al mondo e a molti uomini di Chiesa la "buona novella" sembra troppo dura, e si vorrebbe introdurre l'eccezione, la casistica, in una religione in cui Dio va sino in fondo, con la sua fedeltà e il suo amore, sino a essere accusato di violare la legge di Mosè; sino a essere messo in croce, perché dice cose incomprensibili, e non vuole ammorbidirle.<br />Cristo manifesta così la sua misericordia: non venendo incontro alle pretese dei Farisei, né a quelle degli apostoli (alcuni dei quali, sposati, non sono contenti di vedersi togliere la tradizionale possibilità del ripudio), quali esse siano, né agli aggiustamenti che diminuirebbero il numero dei suoi nemici, ma dando tutto il suo cuore all'umanità (misericordia, deriva infatti da miseris cor dare: dare il cuore ai miseri): affinché gli uomini imparino a dare il loro ai propri cari, ai propri figli, alle proprie moglie, ai propri amici. Se i cristiani annunciano la possibilità di un amore così, annunciano non la legge, ma l'amore di Cristo.<br />E a quanti ripetono che l'amore indissolubile è un annuncio non realistico, nell'Occidente di oggi, si può ricordare anzitutto che non sembrava realistico neppure duemila anni fa, quando il divorzio e il ripudio, nell'Impero romano, erano la normalità, e in secondo luogo che Cristo non è Machiavelli: non è venuto a spiegarci la "realtà effettuale", né a ricordarci quanto l'uomo sia debole e fragile (ci arriviamo da soli), ma a indicarci le vette della santità, la via per la felicità. É venuto a dirci: «Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo, 5,48): volava troppo alto anche lui? Ogni annuncio che non ricordi all'uomo questa sua figliolanza con Dio, questa possibilità di grandezza e di amore totale, è un annuncio umano, troppo umano; non è la "buona novella".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68231964</guid><pubDate>Wed, 04 Nov 2015 22:04:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68231964/sul_divorzio_erano_i_farisei_a_decidere_caso_per_caso.mp3" length="7099916" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3973

SUL DIVORZIO ERANO I FARISEI A DECIDERE CASO PER CASO di Francesco Agnoli
 
Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3973" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3973</a><br /><br />SUL DIVORZIO ERANO I FARISEI A DECIDERE CASO PER CASO di Francesco Agnoli<br /> <br />Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. Una Chiesa "aperta" sarebbe dunque una Chiesa che rifiuta il legalismo farisaico e sancisce una nuova visione della misericordia e, nel caso del matrimonio, della fedeltà e dell'adulterio.<br />Certamente vi sono, tra coloro che si professano difensori della verità, dei farisei. La verità può, infatti, diventare un idolo, e un manganello da usare contro gli altri.Non lo è quando chi la afferma, lo fa con amore, anzitutto per sé, e convinto che essa vada testimoniata e annunciata, con umiltà, per il bene di tutti (né come un privilegio, né come motivo di orgoglio). Ma a parte i giudizi, spesso temerari, sui motivi che muoverebbero molti padri sinodali a mantenere la dottrina tradizionale rispetto alle tesi di parte degli episcopati dell'Europa del nord, è interessante andare al Vangelo, e osservare davvero il comportamento dei farisei.<br />Li troviamo intenti a difendere l'indissolubilità matrimoniale, così chiaramente annunciata da Cristo, nel nome della legge? No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi. Gesù non entra nella casistica rabbinica, non si perde nei singoli casi, lui che certo li ha presenti, nella sua misericordia, ma ricorda che «in principio non era così»; che Mosè «a cagione della vostra durezza di cuore vi concesse di rimandare le vostre mogli» e che il disegno originario di Dio è che gli sposi siano «una sola carne».<br />«Ciò che dunque Dio congiunse», afferma Gesù ben sapendo che la sua parola risulterà dura e difficile da capire, «l'uomo non separi». Viene così archiviata la legge di Mosè, che aveva generato una grande casistica (aprendo al discernimento dei rabbini su quale fosse l'elenco possibile delle cause del ripudio) e viene enunciata la nuova legge dell'amore. «Terminata la lezione ai farisei», scrive Giuseppe Ricciotti, nella sua Vita di Gesù, «i discepoli tornano sulla questione dolorosa della moglie, interrogandone privatamente Gesù in casa». Sì, l'indissolubilità non piace tanto neppure a loro, ma Gesù non trova parole diverse, meno chiare, più accomodanti, per evitare che qualcuno esclami: «Se in tal modo è la condizione dell'uomo con la moglie, non conviene sposarsi».<br />Se tutto questo è vero, per un cattolico rimane una sola possibilità: riconoscere che l'adulterio e la casistica, amata dai farisei, non hanno spazio nella visione evangelica, di cui la dottrina tradizionale è semplice trascrizione, perché appartengono al regno della legge, su cui i farisei hanno sempre fatto leva per attaccare Gesù. L'unica legge di Cristo, invece, è l'amore, così come Dio lo ha voluto dal principio. Quest'amore, sta qui lo scandalo, per tutti, anche per i discepoli, contempla anche la presenza della croce: ed è per questo che al mondo e a molti uomini di Chiesa la "buona novella" sembra troppo dura, e si vorrebbe introdurre l'eccezione, la casistica, in una religione in cui Dio va sino in fondo, con la sua fedeltà e il suo amore, sino a essere accusato di violare la legge di Mosè; sino a essere messo in croce, perché dice cose incomprensibili, e non vuole ammorbidirle.<br />Cristo manifesta così la sua misericordia:...]]></itunes:summary><itunes:duration>444</itunes:duration><itunes:keywords>casopercaso,divorzio,farisei,prossimo,superioritàmorale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f598d0d7edc59d9ace960e2a4f99e5b2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bonus bebè di 2000 euro dal 3° figlio battezzato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bonus-bebe-di-2000-euro-dal-3-figlio-battezzato--67355242</link><description><![CDATA[VIDEO: Tg2 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SlOeOLryD5M" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=SlOeOLryD5M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3874" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3874</a><br /><br />BONUS BEBE' DI 2.000 EURO DAL 3° FIGLIO BATTEZZATO di Marco Brogi<br /> <br />Duemila euro a famiglia per ogni figlio nato a partire dal terzo. Intanto gli italiani di fede cattolica, poi, se ci saranno i soldi, anche quelli stranieri, purché cattolici. E' il bonus bebè fatto in casa, anzi in parrocchia. Ideato da un giovane sacerdote, don Stefano Bimbi, parroco di Staggia, piccolo borgo in provincia di Siena.<br />Siccome nelle famiglie le casse sono a secco da un bel po' e con i bilanci crollano anche le nascite, per invertire la tendenza o comunque per incoraggiare babbi e mamme a mettere al mondo altri bambini, la parrocchia ha deciso di frugarsi in tasca e regalare un assegno da duemila euro a ogni famiglia con almeno tre bambini. Mica poco visto i tempi. Tra i requisiti per ricevere i soldi figurano l'avere la cittadinanza italiana, l'essere sposati i chiesa e la residenza in questo piccolo borgo sprofondato nella campagna senese. L'assegno viene consegnato ai genitori il giorno del battesimo e quindi, oltre a quelle straniere, sono automaticamente escluse anche le famiglie di altre religioni. Le finanze, nonostante il buon cuore dei tanti parrocchiani che non lesinano offerte, non sono floride e in attesa di tempi migliori il parroco, don Stefano Bimbi, che ha avuto l'idea del bonus bebè, è costretto a fare di necessità virtù. "Se le possibilità economiche ce lo consentiranno, in futuro estenderemo il contributo anche alle famiglie straniere. Me lo auguro vivamente. Al momento siamo partiti dagli italiani, non possiamo fare di più", spiega il sacerdote. Dall'inizio dell'anno a oggi sono già quattro i bambini nati cui è andato in dote il tesoretto.<br />"Abbiamo deciso - prosegue don Stefano - di aiutare le famiglie numerose con un contributo straordinario. La nostra parrocchia vuole dare un aiuto concreto in questo momento di crisi ai genitori che con coraggio accettano il dono di un figlio. Disponiamo, purtroppo, di poche risorse. Il bilancio non è rose e fiori: ciò nonostante il Consiglio per gli Affari Economici ha deciso all'unanimità il contributo fino ad esaurimento dei fondi".<br />Nelle parole di don Stefano il senso di una trovata (bella) che sta facendo parlare molto di sé. Il parroco è un tipo intraprendente e con la tecnologia ci sa fare. La notizia del bonus bebè l'ha fatta girare anche su Facebook e, complice il passaparola, in paese tutti sanno di questo contributo straordinario per le famiglie che crescono. Sul sito della parrocchia ci sono anche informazioni dettagliate su come fare per portare a casa l'assegno.<br />Istruzioni per l'uso per babbi e mamme che il giorno del battesimo, in questo paesino medievale, hanno due motivi per festeggiare: la nascita del figlio e quei duemila euro regalati dalla parrocchia.<br />INTERVISTA AL PARROCO: "I FIGLI SONO IL FUTURO DELL'ITALIA"<br />Lo cercano i giornali e le tv di tutta Italia. La notizia, data in esclusiva dal nostro quotidiano, del parroco che regala l'assegno di duemila euro alle famiglie italiane e cattoliche che fanno il terzo figlio, non è passata inosservata. Don Stefano Bimbi, un destino scolpito nel cognome, l'inventore del "bonus bebè" in chiave parrocchiana, è diventato un caso nazionale e il suo piccolo paese, Staggia, nella campagna senese, si è guadagnato una improvvisa celebrità.<br />Come e quando le è venuto in mente di offrire un contributo alle famiglie che mettono al mondo il terzo figlio?<br />E' successo qualche anno fa. Nella nostra parrocchia abbiamo messo in piedi un CAV, cioè un Centro di Aiuto alla Vita per mamme in difficoltà economiche, che si è rivelato un osservatorio privilegiato, ma anche spietato. Ci siamo resi conto, infatti, che la povertà era un fenomeno in preoccupante crescita anche nella nostra piccola realtà. L'idea di un contributo straordinario per dare una mano alle famiglie numerose è nata in quella circostanza.<br />Come li trovate i soldi per i bonus?<br />La Provvidenza, quella di cui parla Manzoni nei Promessi Sposi, esiste, è qualcosa di concreto. Ha le sembianze delle persone, non necessariamente facoltose, che fanno delle offerte alla nostra parrocchia. Tra loro anche pensionati che non navigano certo nell'oro, e quindi ancora più apprezzabili.<br />Per ottenere il bonus ci vogliono requisiti ben precisi: cittadinanza italiana, essere di fede cattolica e residenti in paese. E le famiglie straniere?<br />Per loro abbiamo la Caritas, per il bonus bebè siamo partiti dagli italiani, ci sembra giusto così, ma se ci saranno fondi a sufficienza estenderemo il contributo anche alle famiglie straniere, purché di religione cattolica.<br />Quante famiglie hanno beneficiato al momento dell'assegno?<br />Siamo già a quattro. Tante famiglie, per via della crisi, si fermano al secondo figlio. L'obiettivo di questa iniziativa è favorire le nascite e, di conseguenza, la ripresa economica. Se non si fanno figli non c'è futuro, lo dicono anche gli economisti.<br />La Curia come l'ha presa questa trovata?<br />Bene, del resto non potrebbe essere diversamente. Sa che le dico? Mi auguro che altre parrocchie seguano il nostro esempio. Quando durante l'anno facciamo le gite ci sono degli sconti per le famiglie numerose. Chi decide di sfidare la crisi e mette al mondo altri figli va incoraggiato. Noi, nel nostro infinitamente piccolo, ci proviamo.<br />Che effetto le fa tutta questa notorietà?<br />La vivo tranquillamente, nella consapevolezza che serva a far passare l'idea che i figli sono un dono di Dio e che chi li mette al mondo debba ricevere un aiuto. Sono brutti tempi, non c'è lavoro, chiudono tante aziende e ci sono sempre più famiglie con i bilanci in rosso. Famiglie con due, tre, quattro figli: vanno aiutate in tutti i modi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67355242</guid><pubDate>Wed, 12 Aug 2015 11:34:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67355242/bonus_bebe.mp3" length="6768057" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Tg2 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=SlOeOLryD5M

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3874

BONUS BEBE' DI 2.000 EURO DAL 3° FIGLIO BATTEZZATO di Marco Brogi
 
Duemila euro a famiglia per ogni figlio nato a partire dal terzo....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Tg2 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SlOeOLryD5M" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=SlOeOLryD5M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3874" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3874</a><br /><br />BONUS BEBE' DI 2.000 EURO DAL 3° FIGLIO BATTEZZATO di Marco Brogi<br /> <br />Duemila euro a famiglia per ogni figlio nato a partire dal terzo. Intanto gli italiani di fede cattolica, poi, se ci saranno i soldi, anche quelli stranieri, purché cattolici. E' il bonus bebè fatto in casa, anzi in parrocchia. Ideato da un giovane sacerdote, don Stefano Bimbi, parroco di Staggia, piccolo borgo in provincia di Siena.<br />Siccome nelle famiglie le casse sono a secco da un bel po' e con i bilanci crollano anche le nascite, per invertire la tendenza o comunque per incoraggiare babbi e mamme a mettere al mondo altri bambini, la parrocchia ha deciso di frugarsi in tasca e regalare un assegno da duemila euro a ogni famiglia con almeno tre bambini. Mica poco visto i tempi. Tra i requisiti per ricevere i soldi figurano l'avere la cittadinanza italiana, l'essere sposati i chiesa e la residenza in questo piccolo borgo sprofondato nella campagna senese. L'assegno viene consegnato ai genitori il giorno del battesimo e quindi, oltre a quelle straniere, sono automaticamente escluse anche le famiglie di altre religioni. Le finanze, nonostante il buon cuore dei tanti parrocchiani che non lesinano offerte, non sono floride e in attesa di tempi migliori il parroco, don Stefano Bimbi, che ha avuto l'idea del bonus bebè, è costretto a fare di necessità virtù. "Se le possibilità economiche ce lo consentiranno, in futuro estenderemo il contributo anche alle famiglie straniere. Me lo auguro vivamente. Al momento siamo partiti dagli italiani, non possiamo fare di più", spiega il sacerdote. Dall'inizio dell'anno a oggi sono già quattro i bambini nati cui è andato in dote il tesoretto.<br />"Abbiamo deciso - prosegue don Stefano - di aiutare le famiglie numerose con un contributo straordinario. La nostra parrocchia vuole dare un aiuto concreto in questo momento di crisi ai genitori che con coraggio accettano il dono di un figlio. Disponiamo, purtroppo, di poche risorse. Il bilancio non è rose e fiori: ciò nonostante il Consiglio per gli Affari Economici ha deciso all'unanimità il contributo fino ad esaurimento dei fondi".<br />Nelle parole di don Stefano il senso di una trovata (bella) che sta facendo parlare molto di sé. Il parroco è un tipo intraprendente e con la tecnologia ci sa fare. La notizia del bonus bebè l'ha fatta girare anche su Facebook e, complice il passaparola, in paese tutti sanno di questo contributo straordinario per le famiglie che crescono. Sul sito della parrocchia ci sono anche informazioni dettagliate su come fare per portare a casa l'assegno.<br />Istruzioni per l'uso per babbi e mamme che il giorno del battesimo, in questo paesino medievale, hanno due motivi per festeggiare: la nascita del figlio e quei duemila euro regalati dalla parrocchia.<br />INTERVISTA AL PARROCO: "I FIGLI SONO IL FUTURO DELL'ITALIA"<br />Lo cercano i giornali e le tv di tutta Italia. La notizia, data in esclusiva dal nostro quotidiano, del parroco che regala l'assegno di duemila euro alle famiglie italiane e cattoliche che fanno il terzo figlio, non è passata inosservata. Don Stefano Bimbi, un destino scolpito nel cognome, l'inventore del "bonus bebè" in chiave parrocchiana, è diventato un caso nazionale e il suo piccolo paese, Staggia, nella campagna senese, si è guadagnato una improvvisa celebrità.<br />Come e quando le è venuto in mente di offrire un contributo alle famiglie che mettono al mondo il terzo figlio?<br />E' successo qualche anno fa. Nella nostra parrocchia abbiamo messo in piedi un CAV, cioè un Centro di Aiuto alla Vita per mamme in difficoltà economiche, che si è rivelato un osservatorio privilegiato, ma anche spietato. 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In Spagna esiste il divorzio senza causa dopo 3 mesi di matrimonio, mentre le compagnie telefoniche chiedono almeno 6 mesi di permanenza con il nostro cellulare. C'è chi si sposa senza dare importanza all'impegno dell'esclusività e della fedeltà.<br />Per questo ha senso moltiplicare le precauzioni per difendere il matrimonio, cosa proposta da Jill Savage che esorta le madri a dedicarsi "a tempo pieno" alla casa e alla famiglia.<br />UN'AMICIZIA INNOCENTE<br />Jill fa un esempio. "Un padre del nostro vicinato è diventato il mio miglior amico", le diceva una giovane madre. "Andiamo con i bambini al parco, a fare spese, cuciniamo anche insieme una volta al mese. È una grande persona".<br />"È evidente che questa donna non aveva idea del pericolo insito in questa situazione apparentemente inoffensiva", ha scritto la Savage in un articolo. "La storia è sempre la stessa: il coniuge infedele ha sviluppato una relazione che è iniziata come un'amicizia innocente, con qualcuno con cui poter parlare, qualcuno che ascoltava, che si preoccupava".<br />"Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte", ha aggiunto Jill citando la Lettera di Giacomo (1, 14-15).<br />PIANTARE UNA PALIZZATA DI PROTEZIONE<br />"Dobbiamo piantare una palizzata di protezione intorno al nostro matrimonio, ovvero prendere in anticipo decisioni che tengano lontana la tentazione e rendano il matrimonio una priorità", ha raccomandato Jill come consulente familiare e matrimoniale. In concreto, raccomanda 8 precauzioni per difendere la relazione.<br />PRECAUZIONE 1: COMPI SCELTE SAGGE<br />Evita di trascorrere del tempo superfluo con qualcuno del sesso opposto. Ad esempio, se cerchi un allenatore personale in palestra, scegli una persona del tuo stesso sesso.<br />PRECAUZIONE 2: CONDIVIDI SAGGIAMENTE<br />Se un giorno ti rendi conto che stai condividendo con qualcuno segreti e intimità su di te e sul tuo matrimonio che non hai condiviso con il/la tuo/a sposo/a, è un segnale di allarme. Anche un legame emotivo con qualcuno, pur non arrivando a diventare sessuale, può danneggiare molto la relazione.<br />PRECAUZIONE 3: CERCA DI STARE IN LUOGHI PUBBLICI<br />Fai il proposito di non darti appuntamento da sola/o con qualcuno dell'altro sesso. Se un/a amico/a ti invita a mangiare o ad accompagnarlo/a, fa' che venga una terza persona. Non esitare a spiegargli/le, se serve, che hai deciso così con il tuo coniuge. Può servire a dare l'esempio.<br />PRECAUZIONE 4: NON ESSERE INGENUO/A<br />La maggior parte della gente che finisce per avere una relazione non voleva averla; l'infedeltà inizia come una relazione innocente che alla fine raggiunge una profondità emotiva che attraversa la linea della fedeltà.<br />PRECAUZIONE 5: AUMENTA IL TUO "INVESTIMENTO" IN CASA<br />I matrimoni forti si ottengono passando del tempo insieme, ridendo insieme, giocando insieme. Se non hai appuntamenti con il tuo partner, pianifica già appuntamenti per i prossimi mesi e fa' che trascorrere del tempo insieme sia una priorità.<br />PRECAUZIONE 6: FA' ATTENZIONE A CIÒ CHE PENSI<br />Se pensi tutto il giorno ai difetti del tuo coniuge, se il tempo che dedichi a pensare a lui/lei si concentra su mancanze e rimproveri, è facile che qualsiasi altra persona possa sembrarti migliore e ti attiri. Scrivi una lista dei punti forti che ti hanno attratto inizialmente nel tuo partner. Sostieni, incoraggia, appoggia e diminuisci le critiche.<br />PRECAUZIONE 7: NON GIOCARE A PARAGONARE<br />Tutti abbiamo comportamenti sbagliati, manie ed errori. È ingannevole paragonare tuo/a marito/moglie a un nuovo conoscente, perché non vediamo il nuovo arrivato nel mondo reale, in quello della condivisione del tetto, di curare i bambini alle tre del mattino, di far quadrare i conti...<br />PRECAUZIONE 8: CERCA AIUTO<br />Cercare aiuto è un segno di forza, non di debolezza. Cerca aiuto chi è disposto a combattere, è un primo passo di forza. Ricorri ai sacramenti, mantieniti saldo nella tua fede, cerca un sacerdote o un terapeuta familiare cristiano, un buon consigliere... Ti daranno una prospettiva serena per stabilire nuove strategie per proteggere, difendere o ricostruire il tuo matrimonio.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66316030</guid><pubDate>Wed, 03 Jun 2015 17:18:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66316030/otto_precauzioni_per_difendere_il_tuo_matrimonio.mp3" length="5636641" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3785

OTTO PRECAUZIONI PER DIFENDERE IL TUO MATRIMONIO di Roberta Sciamplicotti
 
È sempre più evidente che la nostra società è particolarmente ostile nei confronti del matrimonio. In Spagna esiste il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3785" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3785</a><br /><br />OTTO PRECAUZIONI PER DIFENDERE IL TUO MATRIMONIO di Roberta Sciamplicotti<br /> <br />È sempre più evidente che la nostra società è particolarmente ostile nei confronti del matrimonio. In Spagna esiste il divorzio senza causa dopo 3 mesi di matrimonio, mentre le compagnie telefoniche chiedono almeno 6 mesi di permanenza con il nostro cellulare. C'è chi si sposa senza dare importanza all'impegno dell'esclusività e della fedeltà.<br />Per questo ha senso moltiplicare le precauzioni per difendere il matrimonio, cosa proposta da Jill Savage che esorta le madri a dedicarsi "a tempo pieno" alla casa e alla famiglia.<br />UN'AMICIZIA INNOCENTE<br />Jill fa un esempio. "Un padre del nostro vicinato è diventato il mio miglior amico", le diceva una giovane madre. "Andiamo con i bambini al parco, a fare spese, cuciniamo anche insieme una volta al mese. È una grande persona".<br />"È evidente che questa donna non aveva idea del pericolo insito in questa situazione apparentemente inoffensiva", ha scritto la Savage in un articolo. "La storia è sempre la stessa: il coniuge infedele ha sviluppato una relazione che è iniziata come un'amicizia innocente, con qualcuno con cui poter parlare, qualcuno che ascoltava, che si preoccupava".<br />"Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte", ha aggiunto Jill citando la Lettera di Giacomo (1, 14-15).<br />PIANTARE UNA PALIZZATA DI PROTEZIONE<br />"Dobbiamo piantare una palizzata di protezione intorno al nostro matrimonio, ovvero prendere in anticipo decisioni che tengano lontana la tentazione e rendano il matrimonio una priorità", ha raccomandato Jill come consulente familiare e matrimoniale. In concreto, raccomanda 8 precauzioni per difendere la relazione.<br />PRECAUZIONE 1: COMPI SCELTE SAGGE<br />Evita di trascorrere del tempo superfluo con qualcuno del sesso opposto. Ad esempio, se cerchi un allenatore personale in palestra, scegli una persona del tuo stesso sesso.<br />PRECAUZIONE 2: CONDIVIDI SAGGIAMENTE<br />Se un giorno ti rendi conto che stai condividendo con qualcuno segreti e intimità su di te e sul tuo matrimonio che non hai condiviso con il/la tuo/a sposo/a, è un segnale di allarme. Anche un legame emotivo con qualcuno, pur non arrivando a diventare sessuale, può danneggiare molto la relazione.<br />PRECAUZIONE 3: CERCA DI STARE IN LUOGHI PUBBLICI<br />Fai il proposito di non darti appuntamento da sola/o con qualcuno dell'altro sesso. Se un/a amico/a ti invita a mangiare o ad accompagnarlo/a, fa' che venga una terza persona. Non esitare a spiegargli/le, se serve, che hai deciso così con il tuo coniuge. Può servire a dare l'esempio.<br />PRECAUZIONE 4: NON ESSERE INGENUO/A<br />La maggior parte della gente che finisce per avere una relazione non voleva averla; l'infedeltà inizia come una relazione innocente che alla fine raggiunge una profondità emotiva che attraversa la linea della fedeltà.<br />PRECAUZIONE 5: AUMENTA IL TUO "INVESTIMENTO" IN CASA<br />I matrimoni forti si ottengono passando del tempo insieme, ridendo insieme, giocando insieme. Se non hai appuntamenti con il tuo partner, pianifica già appuntamenti per i prossimi mesi e fa' che trascorrere del tempo insieme sia una priorità.<br />PRECAUZIONE 6: FA' ATTENZIONE A CIÒ CHE PENSI<br />Se pensi tutto il giorno ai difetti del tuo coniuge, se il tempo che dedichi a pensare a lui/lei si concentra su mancanze e rimproveri, è facile che qualsiasi altra persona possa sembrarti migliore e ti attiri. Scrivi una lista dei punti forti che ti hanno attratto inizialmente nel tuo partner. Sostieni, incoraggia, appoggia e diminuisci le critiche.<br />PRECAUZIONE 7: NON GIOCARE A PARAGONARE<br />Tutti abbiamo comportamenti sbagliati, manie ed errori....]]></itunes:summary><itunes:duration>353</itunes:duration><itunes:keywords>amiciziainnocente,luoghipubblici,matrimonio,pensieri,precauzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/37351be8f11c0250106e85af3a7ca880.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le venti frasi piu stupide</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-venti-frasi-piu-stupide--65688246</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3715" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3715</a><br /><br />LE 20 FRASI PIU' STUPIDE CHE VENGONO DETTE ALLE FAMIGLIE NUMEROSE di Sandra Sanchez<br /> <br />Per chi avrà tre o più bambini sicuramente avrà sentito dirsi di tutto e di più...<br />Noi ne riceviamo quasi ogni giorno, di frasi "incoraggianti", del tipo... : Adesso basta però, un bel nodo al pisellino!<br />A seguire alcune delle frasi dette e ridette, che all'inizio ferivano anche un po'... adesso cominciano a farmi pure ridere!<br />1) Ma non avete la televisione?<br />Risposta ironica: Signori, questa è vecchia, vi prego di spremersi le meningi e partorire qualche frase migliore...<br />Risposta pacata: Sì! Ovvio! Dove credi che mettiamo i bambini quando cerchiamo di farne altri?<br />2) Adesso hai due femmine e un maschio, siamo a posto così, fermatevi!<br />Risposta ironica: Veramente pensavo di fare qualche ermafrodite...<br />Risposta pacata: Ehh... Chi lo sa... (notare bene la loro faccia!)<br />3) Stai attenta che ti mette di nuovo incinta!<br />Risposta ironica: Ahhhh!! Durante la notte mio marito mi violenta e mi incintisce!<br />Risposta pacata: Cercherò di dormire con la camicia da notte di mia nonna ed i bigodini!<br />4) Ma tre sono troppi! Siete sicuri? (da incinta)<br />Risposta ironica: No aspetta, ci ho ripensato, che faccio? Lo regalo ad una zingara!<br />Risposta pacata: Eh, a noi piacciono i bambini, non è mai troppo<br />5) Speriamo sia maschio... Dopo due femmine. Sennò poi arriva il quarto e non vi fermate più!<br />Risposta ironica: Infatti è risaputo che chi ha 10 figli è perché non ha trovato quello che voleva... Tipo il gratta e vinci, ritenta, sarai più fortunato!<br />Risposta pacata: Vabbè se è femmina vale la stessa regola di regalarlo alla zingara...<br />6) Ma non era meglio un cane?<br />Risposta ironica: (non posso pensare, sono impegnata a cercare qualcosa per colpire il più forte possibile)<br />Risposta pacata: ... (non merita risposta)<br />7) Adesso vi fermate vero?<br />Risposta ironica: Come si fa a fermarsi? C'è qualche tasto? Il telecomando di sky non funziona su di me!<br />Risposta pacata: Chi si ferma è perduto! (dopo questa risposta ho sentito qualche mugugno sempreeee)<br />8) Ma fermatevi! Con questa crisi è da incoscienti!<br />Risposta ironica: Per fare i figli bisogna essere incoscienti, ma anche solo per farne uno... Sennò il mondo sarebbe estinto!<br />Risposta pacata: Ma figurati! Se non arriviamo a fine mese ci aiuti tu, va bene? Affare fatto?<br />9) Di questo passo farete una squadra di calcio!<br />Risposta ironica: Veramente la nostra intenzione era di dominare il mondo...<br />Risposta pacata: Papà è interista... forse per questo?<br />10) Adesso hai sia femmina che maschio. Siete a posto, vero?<br />Risposta ironica: Quindi se il terzo era femmina... mi era permesso continuare?<br />Risposta pacata: Ma veramente ero in cerca del rosso, adoro i bambini con i capelli rossi! (E qui è normale sentirsi dare della pazza, ma quanto godo...)<br />11) Un altro figlio??????????<br />Risposta ironica: Siiiiii!!! Non è bellissimo? Ah no aspetta... non è una domanda dettata dalla felicità nel vedermi col pancione...<br />Risposta pacata: Mi vengono così bene... Come faccio a fermarmi?<br />12) Senti, ma esiste la pillola, i preservativi...<br />Risposta ironica: Davvero? Io sono rimasta alla pelle dei salami.. Come avanza la tecnologia!<br />Risposta pacata: Lo terrò in mente...<br />13) Ma sicuro avete qualcuno che vi aiuta...<br />Risposta ironica: Ad esempio, tu?<br />Risposta pacata: Sì, io aiuto mio marito e lui aiuta me! Siamo una buona squadra! [...]<br />14) Volete fare come i conigli?<br />Risposta ironica: 'nchè seeeenso scusa? I loro peli sono così moooorrrrrrrbidi<br />Risposta pacata: Eh loro almeno con una gravidanza e un parto si ritrovano già una squadra di calcio, io mi devo beccare altre gravidanze ed altri parti... Che noia!<br />15) Ma povera la più grande... non è gelosa?<br />Risposta ironica: Ma povera de chè? E' la bambina più fortunata del mondo ad avere sorella e fratello! E chi lo sa se ne avrà altri!<br />Risposta pacata: No, non è gelosa, anzi mi incoraggia a farne altri (e qui la guardano come se fosse un marziano)<br />16) Certo che il più piccolo cresce da solo... con tutti 'sti fratelli!<br />Risposta ironica: Si, infatti lo lancio nella folla e me lo ritrovo già grande!<br />Risposta pacata: Cerco di insegnare a 2 mesi il vasino, a 6 mesi a cucinarsi da solo, a 8 si vestono già soli e quando hanno un anno vanno pure a lavorare... Ti pare che mi metto a mantenerli pure!?<br />17) Di nuovo incinta? Poverina...<br />Risposta ironica: Eh, sai com'è, la notte mi addormento tranquilla e al mattino sono incinta... chissà cos'è successo!<br />Risposta pacata: Salterei volentieri il parto, grazie.<br />18) Ma sono tutti tuoi?<br />Risposta ironica: Non mi somigliano, vero? Forse me li hanno scambiati in ospedale...<br />Risposta pacata: Noooo!! Uno l'ho preso al supermercato, una l'ho presa alla vicina e l'altra l'ho rubata per strada...<br />19) Ma siete pazzi... sono troppi!<br />Risposta ironica: Sì infatti... Ne vuoi uno? te lo regalo!<br />Risposta pacata: Sì, forse siamo pazzi... ci piace essere pazzi!<br />20) Ma li avete cercati?<br />Risposta ironica: Sì, nel reparto surgelati, però non li abbiamo mai trovati...<br />Risposta pacata: Loro hanno cercato noi!<br />Questa lista potrebbe essere infinita... Ma sicuramente aggiornabile nel tempo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65688246</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2015 22:01:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65688246/le_venti_frasi_piu_stupide.mp3" length="5596935" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3715

LE 20 FRASI PIU' STUPIDE CHE VENGONO DETTE ALLE FAMIGLIE NUMEROSE di Sandra Sanchez
 
Per chi avrà tre o più bambini sicuramente avrà sentito dirsi di tutto e di più...
Noi ne riceviamo quasi ogni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3715" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3715</a><br /><br />LE 20 FRASI PIU' STUPIDE CHE VENGONO DETTE ALLE FAMIGLIE NUMEROSE di Sandra Sanchez<br /> <br />Per chi avrà tre o più bambini sicuramente avrà sentito dirsi di tutto e di più...<br />Noi ne riceviamo quasi ogni giorno, di frasi "incoraggianti", del tipo... : Adesso basta però, un bel nodo al pisellino!<br />A seguire alcune delle frasi dette e ridette, che all'inizio ferivano anche un po'... adesso cominciano a farmi pure ridere!<br />1) Ma non avete la televisione?<br />Risposta ironica: Signori, questa è vecchia, vi prego di spremersi le meningi e partorire qualche frase migliore...<br />Risposta pacata: Sì! Ovvio! Dove credi che mettiamo i bambini quando cerchiamo di farne altri?<br />2) Adesso hai due femmine e un maschio, siamo a posto così, fermatevi!<br />Risposta ironica: Veramente pensavo di fare qualche ermafrodite...<br />Risposta pacata: Ehh... Chi lo sa... (notare bene la loro faccia!)<br />3) Stai attenta che ti mette di nuovo incinta!<br />Risposta ironica: Ahhhh!! Durante la notte mio marito mi violenta e mi incintisce!<br />Risposta pacata: Cercherò di dormire con la camicia da notte di mia nonna ed i bigodini!<br />4) Ma tre sono troppi! Siete sicuri? (da incinta)<br />Risposta ironica: No aspetta, ci ho ripensato, che faccio? Lo regalo ad una zingara!<br />Risposta pacata: Eh, a noi piacciono i bambini, non è mai troppo<br />5) Speriamo sia maschio... Dopo due femmine. Sennò poi arriva il quarto e non vi fermate più!<br />Risposta ironica: Infatti è risaputo che chi ha 10 figli è perché non ha trovato quello che voleva... Tipo il gratta e vinci, ritenta, sarai più fortunato!<br />Risposta pacata: Vabbè se è femmina vale la stessa regola di regalarlo alla zingara...<br />6) Ma non era meglio un cane?<br />Risposta ironica: (non posso pensare, sono impegnata a cercare qualcosa per colpire il più forte possibile)<br />Risposta pacata: ... (non merita risposta)<br />7) Adesso vi fermate vero?<br />Risposta ironica: Come si fa a fermarsi? C'è qualche tasto? Il telecomando di sky non funziona su di me!<br />Risposta pacata: Chi si ferma è perduto! (dopo questa risposta ho sentito qualche mugugno sempreeee)<br />8) Ma fermatevi! Con questa crisi è da incoscienti!<br />Risposta ironica: Per fare i figli bisogna essere incoscienti, ma anche solo per farne uno... Sennò il mondo sarebbe estinto!<br />Risposta pacata: Ma figurati! Se non arriviamo a fine mese ci aiuti tu, va bene? Affare fatto?<br />9) Di questo passo farete una squadra di calcio!<br />Risposta ironica: Veramente la nostra intenzione era di dominare il mondo...<br />Risposta pacata: Papà è interista... forse per questo?<br />10) Adesso hai sia femmina che maschio. Siete a posto, vero?<br />Risposta ironica: Quindi se il terzo era femmina... mi era permesso continuare?<br />Risposta pacata: Ma veramente ero in cerca del rosso, adoro i bambini con i capelli rossi! (E qui è normale sentirsi dare della pazza, ma quanto godo...)<br />11) Un altro figlio??????????<br />Risposta ironica: Siiiiii!!! Non è bellissimo? Ah no aspetta... non è una domanda dettata dalla felicità nel vedermi col pancione...<br />Risposta pacata: Mi vengono così bene... Come faccio a fermarmi?<br />12) Senti, ma esiste la pillola, i preservativi...<br />Risposta ironica: Davvero? Io sono rimasta alla pelle dei salami.. Come avanza la tecnologia!<br />Risposta pacata: Lo terrò in mente...<br />13) Ma sicuro avete qualcuno che vi aiuta...<br />Risposta ironica: Ad esempio, tu?<br />Risposta pacata: Sì, io aiuto mio marito e lui aiuta me! Siamo una buona squadra! [...]<br />14) Volete fare come i conigli?<br />Risposta ironica: 'nchè seeeenso scusa? I loro peli sono così moooorrrrrrrbidi<br />Risposta pacata: Eh loro almeno con una gravidanza e un parto si ritrovano già una squadra di calcio, io mi devo beccare altre gravidanze ed...]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>conigli,famiglienumerose,maliavetecercati,sonotuttituoi,ventifrasistupide</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a08447d9d90c1556e510654a4d670ed2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Otto marzo, festa contro le donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/otto-marzo-festa-contro-le-donne--64701228</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3668" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3668</a><br /><br />OTTO MARZO, FESTA CONTRO LE DONNE di Costanza Miriano<br /> <br />Avevo promesso a me stessa che mi sarei completamente disinteressata delle celebrazioni per l'otto marzo, perché secondo me, oggi, qui, in Occidente, per come sono concepite hanno la stessa pregnanza di una danza della pioggia in Irlanda. Sono vecchie, obsolete, ma soprattutto strabiche.<br />Avete visto la schermata di Google, verosimilmente il sito più cliccato al mondo, per il giorno x? Donne in tutte le salse - astronauti (ma che fantasia, guarda, non lo avrei mai detto), chimici, cuochi, magistrati, atleti, insegnanti e via dicendo, in quattordici versioni diverse - ma neanche una, dico, neanche una su quattordici in versione mamma. Ditemi voi se non c'è qualcosa di perverso, di intenzionale, di mirato.<br />LA DIFFERENZA PRINCIPALE<br />Lo stesso dicasi per tutte le celebrazioni analoghe in varie sedi istituzionali. Donne imprenditori, donne in politica, tutte a riempirsi la bocca di parole come diritti e differenza, ma qual è la differenza principale se non la maternità, la capacità di generare vita? Hanno presente, gli organizzatori di tutte le manifestazioni, che siamo il paese che fa meno figli al mondo? Perché continuano a parlare solo, e sottolineo solo, di tutto ciò che può allontanare le donne dalla maternità, esaltandolo come una conquista, e non parlano mai di quello che può incoraggiare le donne a buttarsi nell'avventura di fare figli, se possibile presto, se possibile non uno solo? Perché tra la donna soldato, quella astronauta, quella imprenditore, perché cavolo non è stata invitata una che fa molto la mamma? Ho un sacco di amiche mamme multiple molto più audaci e toste e coraggiose e apripista di quelle che ci propongono come modello. Invece il tasso di natalità tra le donne che in molte sedi – purtroppo anche in quelle dove non ti aspetteresti – ci vengono presentate come esemplari è da estinzione nel giro di qualche decennio.<br />Ora, non vorrei essere fraintesa. Non dico che non sia un bello che le donne abbiano la possibilità di fare tutte quelle belle cose, se veramente lo desiderano. Credo che tutte noi siamo molto grate alle donne che hanno combattuto per conquistarci la libertà di scegliere, perché la libertà è la condizione minima necessaria, è il presupposto di qualsiasi altro discorso sulla donna, e sull'uomo come anthropos in generale. Grazie. Però adesso basta.<br />Ho chiesto alle mie figlie "ma secondo voi una donna può fare tutto? L'astronauta? L'ingegnere?" mi hanno guardata con condiscendenza, forse con compassione pure. Direi come se avessi chiesto "ma secondo voi una mucca può fare il latte?" Io credo che per le future donne, e anche per le attuali giovani donne certi discorsi puzzino di muffa. Le conquiste sono incamerate, andiamo avanti.<br />AFFERMAZIONE FEMMINILE?<br />Ciò nondimeno, si continuano a fare quei discorsi spingendo sempre sull'acceleratore dell'affermazione femminile, come se questa passasse necessariamente per la negazione della maternità, e io sono certa che sia per un preciso disegno culturale: allontanare le donne dal ruolo materno e, nel caso abbiano figli (succede), invitarle a delegarne l'educazione ad agenzie esterne, non alla famiglia, che non è abbastanza controllabile. Quali lobby economiche, quali disegni politici ci siano è sinceramente un'analisi superiore alle mie forze, soprattutto alla fine di una giornata come questa, ma più che altro non mi interessa.<br />Mi sembra invece molto più interessante, in negativo, il fatto che le donne contemporanee siano parecchio inquiete e infelici, e non lo dice qualche Pontificio Consiglio, ma studi e ricerche laicissimi tipo l'American Economic Journal e molti altri citati per esempio da Danielle Crittenden, in Why Happiness Eludes Modern Woman. A me lo dice la semplice osservazione della realtà. Va bene, siamo libere di fare tutto, siamo anche bravissime a farlo. Possiamo avere una vita sessuale soddisfacente senza essere vittime di condanna sociale, e anche senza il rischio di avere bambini indesiderati, grazie alla rivoluzione sessuale e alla contraccezione. Se i bambini arrivano per sbaglio possiamo liberarcene, e anche se non ne siamo sicure, che un bambino sia arrivato, ma lo sospettiamo solamente, basta una bombetta di ormoni uno o cinque giorni dopo. Possiamo studiare e superare i maschi in tutti i campi. Ci hanno detto di realizzarci, e poi di pensare ai figli. Se non arrivano c'è sempre il piano B, la PMA, e pazienza se costa tantissimo e ha pochissime possibilità di riuscita, e gravi rischi per la salute a breve e a lungo termine.<br />PIÙ FELICI?<br />Ma questo ci ha rese più felici? Non mi sembra, anzi. Io sono circondata di donne sole e alquanto disperate. Donne che non riescono a tenere tutto insieme, e anche se hanno figli e lavori splendidi e gratificanti e ben pagati a un certo punto della loro vita cominciano a chiedersi se vale la pena di correre come matte, e lasciar morire le nonne da sole, o sbattersi come trottole nei tre mesi estivi mendicando ospitalità per i bambini, o ancora perdersi primi passi, prime parole, primi amori dei figli.<br />Ogni tanto leggo i giornali femminili (un po' noiosetti per me, tranne le pagine beauty, sono drogata di creme) e mi intenerisco a leggere le storie di donne che si raccontano balle per non ammettere che le loro vite sono terremotate, alluvionate, desertificate, perché non hanno investito abbastanza sulla famiglia, sui figli, e si raccontano che troveranno in se stesse e nel loro progetto – un negozio bio, una galleria di arte, una piccola attività di artigianato – la forza per andare avanti. Mi si stringe il cuore, perché io sono certa che solo aprirsi alla possibilità di dare la vita o di accoglierla in altri modi se non arriva, solo fare spazio veramente, lasciarsi mangiare da qualcun altro i sogni e i progetti, solo questo rende una donna veramente felice. Di certo non sono le quote rosa a riempire il cuore.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64701228</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2015 21:14:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64701228/otto_marzo_festa_contro_le_donne.mp3" length="6081768" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3668

OTTO MARZO, FESTA CONTRO LE DONNE di Costanza Miriano
 
Avevo promesso a me stessa che mi sarei completamente disinteressata delle celebrazioni per l'otto marzo, perché secondo me, oggi, qui, in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3668" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3668</a><br /><br />OTTO MARZO, FESTA CONTRO LE DONNE di Costanza Miriano<br /> <br />Avevo promesso a me stessa che mi sarei completamente disinteressata delle celebrazioni per l'otto marzo, perché secondo me, oggi, qui, in Occidente, per come sono concepite hanno la stessa pregnanza di una danza della pioggia in Irlanda. Sono vecchie, obsolete, ma soprattutto strabiche.<br />Avete visto la schermata di Google, verosimilmente il sito più cliccato al mondo, per il giorno x? Donne in tutte le salse - astronauti (ma che fantasia, guarda, non lo avrei mai detto), chimici, cuochi, magistrati, atleti, insegnanti e via dicendo, in quattordici versioni diverse - ma neanche una, dico, neanche una su quattordici in versione mamma. Ditemi voi se non c'è qualcosa di perverso, di intenzionale, di mirato.<br />LA DIFFERENZA PRINCIPALE<br />Lo stesso dicasi per tutte le celebrazioni analoghe in varie sedi istituzionali. Donne imprenditori, donne in politica, tutte a riempirsi la bocca di parole come diritti e differenza, ma qual è la differenza principale se non la maternità, la capacità di generare vita? Hanno presente, gli organizzatori di tutte le manifestazioni, che siamo il paese che fa meno figli al mondo? Perché continuano a parlare solo, e sottolineo solo, di tutto ciò che può allontanare le donne dalla maternità, esaltandolo come una conquista, e non parlano mai di quello che può incoraggiare le donne a buttarsi nell'avventura di fare figli, se possibile presto, se possibile non uno solo? Perché tra la donna soldato, quella astronauta, quella imprenditore, perché cavolo non è stata invitata una che fa molto la mamma? Ho un sacco di amiche mamme multiple molto più audaci e toste e coraggiose e apripista di quelle che ci propongono come modello. Invece il tasso di natalità tra le donne che in molte sedi – purtroppo anche in quelle dove non ti aspetteresti – ci vengono presentate come esemplari è da estinzione nel giro di qualche decennio.<br />Ora, non vorrei essere fraintesa. Non dico che non sia un bello che le donne abbiano la possibilità di fare tutte quelle belle cose, se veramente lo desiderano. Credo che tutte noi siamo molto grate alle donne che hanno combattuto per conquistarci la libertà di scegliere, perché la libertà è la condizione minima necessaria, è il presupposto di qualsiasi altro discorso sulla donna, e sull'uomo come anthropos in generale. Grazie. Però adesso basta.<br />Ho chiesto alle mie figlie "ma secondo voi una donna può fare tutto? L'astronauta? L'ingegnere?" mi hanno guardata con condiscendenza, forse con compassione pure. Direi come se avessi chiesto "ma secondo voi una mucca può fare il latte?" Io credo che per le future donne, e anche per le attuali giovani donne certi discorsi puzzino di muffa. Le conquiste sono incamerate, andiamo avanti.<br />AFFERMAZIONE FEMMINILE?<br />Ciò nondimeno, si continuano a fare quei discorsi spingendo sempre sull'acceleratore dell'affermazione femminile, come se questa passasse necessariamente per la negazione della maternità, e io sono certa che sia per un preciso disegno culturale: allontanare le donne dal ruolo materno e, nel caso abbiano figli (succede), invitarle a delegarne l'educazione ad agenzie esterne, non alla famiglia, che non è abbastanza controllabile. Quali lobby economiche, quali disegni politici ci siano è sinceramente un'analisi superiore alle mie forze, soprattutto alla fine di una giornata come questa, ma più che altro non mi interessa.<br />Mi sembra invece molto più interessante, in negativo, il fatto che le donne contemporanee siano parecchio inquiete e infelici, e non lo dice qualche Pontificio Consiglio, ma studi e ricerche laicissimi tipo l'American Economic Journal e molti altri citati per esempio da Danielle Crittenden, in Why Happiness Eludes Modern Woman. A me lo dice la semplice osservazione della realtà. 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Lui l'aveva ingannata e abbandonata. Dopo tutto questo, a chi altro poteva dare la colpa?<br />Quando è entrata in terapia, tuttavia, ha dovuto affrontare la realtà: ogni rapporto è costruito a due, e quando finisce entrambi i coniugi sono responsabili.<br />Ecco i 4 elementi che Sloane ha capito.<br />1. HO MESSO AL PRIMO POSTO I FIGLI<br />È facile amare i propri figli. Non bisogna sforzarsi molto e loro vi ameranno, indipendentemente da quello che fate. Il matrimonio è tutto l'opposto: significa lavoro. E ogni volta che io iniziavo a sentire il mio matrimonio come qualcosa che richiedeva grande sforzo, finivo per allontanarmi e portavo in giro i miei figli. In genere progettavo quelle avventure quando mio marito non poteva unirsi a noi (e rovinare il nostro divertimento).<br />Mi dicevo che era giusto, perché lui preferiva lavorare e non gli piaceva quando uscivamo tutti insieme. Spesso andavo a dormire con i miei figli, incolpando mio marito del fatto che andava a letto molto tardi.<br />Come risultato, mio marito e io non restavamo quasi mai insieme e da soli, e non c'erano mai notti in cui i bambini non fossero presenti. Forse avveniva solo una volta all'anno, il giorno dell'anniversario del nostro matrimonio...<br />2. NON HO POSTO LIMITI AI MIEI GENITORI<br />I miei genitori venivano spesso a casa nostra, a volte presentandosi senza preavviso. Ci "aiutavano" con le cose di casa, svolgendo compiti che neanche chiedevamo, come piegare i nostri panni puliti (nel modo sbagliato, ovviamente).<br />Andavamo in vacanza con loro. Sfidavano i nostri figli davanti a noi. La mia paura di infastidire i miei genitori mi impediva di metterli al loro posto. Sono state poche le volte in cui ho difeso l'autonomia della mia famiglia. Mio marito si era letteralmente sposato con tutta la mia famiglia.<br />3. L'HO TRATTATO MALE<br />Pensavo che l'amore avesse a che vedere con l'onestà, ma sappiamo tutti che la verità fa male. Man mano che abbiamo iniziato ad essere più a nostro agio (leggasi: pigri) con la nostra relazione, ho smesso di cercare di dire le cose in modo gentile. Parlavo male di lui con le mie amiche, con mia madre e i miei colleghi al lavoro. Sempre. "Ci credi che non ha fatto questo?", "Perché ha fatto quello?", e così via.<br />Invece di aumentare l'autostima di mio marito, l'ho calpestata. Lo sminuivo spesso, dicendo che il suo lavoro non era importante e riferendomi ai suoi amici in modo negativo.<br />Lo rimproveravo perché faceva male le cose, ma in realtà era solo perché non le faceva come volevo io. A volte parlavo con lui come con un bambino. Controllavo il denaro della nostra famiglia e ogni centesimo che spendeva. Anche a letto pensavo che facesse tutto nel modo sbagliato e glielo dicevo.<br />Nella misura in cui il nostro matrimonio si disfaceva, mi concentravo sempre più sui suoi errori e sulle sue mancanze per giustificare la mia superiorità. Alla fine non avevo più rispetto per lui e lo esprimevo chiaramente, perché lo sapesse e lo sentisse ogni giorno.<br />4. NON HO VOLUTO PERDERE TEMPO DISCUTENDO NEL MODO ADEGUATO<br />So che sembra strano suggerire che esista un modo adeguato di discutere, ma la verità è che esiste. In genere mantenevo la pace della nostra famiglia tenendo la bocca chiusa quando c'erano cose che non mi andavano bene.<br />Come potete immaginare, tutte queste piccole cose mi facevano impazzire e mi trasformavano in un vulcano d'ira che finiva per eruttare in modo sproporzionato. E quando parlo di "ira" mi riferisco al suo concetto clinico.<br />Quando tutto tornava alla calma, giustificavo la mia ira dicendo che la donna ha un limite per le cose che può sopportare. Oggi, quando guardo al passato, mi vedo come una persona che incuteva davvero paura in quegli episodi.<br />Non lo scrivo sperando che mi perdoni o a questo scopo. Scrivo perché non riesco a credere di essere stata cieca per tanto tempo, di aver messo la testa sotto la sabbia.<br />Spero che altre donne riescano a tornare in superficie e a guardarsi bene intorno.<br />Anche se è doloroso sapere che mio marito ha deciso di risolvere i nostri conflitti nel letto di un'altra donna – visto che parlare e andare in terapia avrebbe potuto aiutarci –, so che anch'io non lo curavo.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64549492</guid><pubDate>Wed, 04 Mar 2015 20:34:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64549492/quattro_gravi_errori_che_ho_commesso_come_moglie.mp3" length="6080932" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3648

QUATTRO GRAVI ERRORI CHE HO COMMESSO COME MOGLIE

Quando Sloane Bradshaw ha divorziato dal marito dopo 10 anni di matrimonio, ha trascorso mesi incolpando il marito per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3648" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3648</a><br /><br />QUATTRO GRAVI ERRORI CHE HO COMMESSO COME MOGLIE<br /><br />Quando Sloane Bradshaw ha divorziato dal marito dopo 10 anni di matrimonio, ha trascorso mesi incolpando il marito per il fallimento della relazione. Lui l'aveva ingannata e abbandonata. Dopo tutto questo, a chi altro poteva dare la colpa?<br />Quando è entrata in terapia, tuttavia, ha dovuto affrontare la realtà: ogni rapporto è costruito a due, e quando finisce entrambi i coniugi sono responsabili.<br />Ecco i 4 elementi che Sloane ha capito.<br />1. HO MESSO AL PRIMO POSTO I FIGLI<br />È facile amare i propri figli. Non bisogna sforzarsi molto e loro vi ameranno, indipendentemente da quello che fate. Il matrimonio è tutto l'opposto: significa lavoro. E ogni volta che io iniziavo a sentire il mio matrimonio come qualcosa che richiedeva grande sforzo, finivo per allontanarmi e portavo in giro i miei figli. In genere progettavo quelle avventure quando mio marito non poteva unirsi a noi (e rovinare il nostro divertimento).<br />Mi dicevo che era giusto, perché lui preferiva lavorare e non gli piaceva quando uscivamo tutti insieme. Spesso andavo a dormire con i miei figli, incolpando mio marito del fatto che andava a letto molto tardi.<br />Come risultato, mio marito e io non restavamo quasi mai insieme e da soli, e non c'erano mai notti in cui i bambini non fossero presenti. Forse avveniva solo una volta all'anno, il giorno dell'anniversario del nostro matrimonio...<br />2. NON HO POSTO LIMITI AI MIEI GENITORI<br />I miei genitori venivano spesso a casa nostra, a volte presentandosi senza preavviso. Ci "aiutavano" con le cose di casa, svolgendo compiti che neanche chiedevamo, come piegare i nostri panni puliti (nel modo sbagliato, ovviamente).<br />Andavamo in vacanza con loro. Sfidavano i nostri figli davanti a noi. La mia paura di infastidire i miei genitori mi impediva di metterli al loro posto. Sono state poche le volte in cui ho difeso l'autonomia della mia famiglia. Mio marito si era letteralmente sposato con tutta la mia famiglia.<br />3. L'HO TRATTATO MALE<br />Pensavo che l'amore avesse a che vedere con l'onestà, ma sappiamo tutti che la verità fa male. Man mano che abbiamo iniziato ad essere più a nostro agio (leggasi: pigri) con la nostra relazione, ho smesso di cercare di dire le cose in modo gentile. Parlavo male di lui con le mie amiche, con mia madre e i miei colleghi al lavoro. Sempre. "Ci credi che non ha fatto questo?", "Perché ha fatto quello?", e così via.<br />Invece di aumentare l'autostima di mio marito, l'ho calpestata. Lo sminuivo spesso, dicendo che il suo lavoro non era importante e riferendomi ai suoi amici in modo negativo.<br />Lo rimproveravo perché faceva male le cose, ma in realtà era solo perché non le faceva come volevo io. A volte parlavo con lui come con un bambino. Controllavo il denaro della nostra famiglia e ogni centesimo che spendeva. Anche a letto pensavo che facesse tutto nel modo sbagliato e glielo dicevo.<br />Nella misura in cui il nostro matrimonio si disfaceva, mi concentravo sempre più sui suoi errori e sulle sue mancanze per giustificare la mia superiorità. Alla fine non avevo più rispetto per lui e lo esprimevo chiaramente, perché lo sapesse e lo sentisse ogni giorno.<br />4. NON HO VOLUTO PERDERE TEMPO DISCUTENDO NEL MODO ADEGUATO<br />So che sembra strano suggerire che esista un modo adeguato di discutere, ma la verità è che esiste. In genere mantenevo la pace della nostra famiglia tenendo la bocca chiusa quando c'erano cose che non mi andavano bene.<br />Come potete immaginare, tutte queste piccole cose mi facevano impazzire e mi trasformavano in un vulcano d'ira che finiva per eruttare in modo sproporzionato. E quando parlo di "ira" mi riferisco al suo concetto clinico.<br />Quando tutto tornava alla calma, giustificavo la mia ira dicendo che...]]></itunes:summary><itunes:duration>381</itunes:duration><itunes:keywords>errori,limiti,maltrattamenti,marito,moglie,sbagli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fad574b07b975d571f448228ec12e87a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sposarsi a 21 anni? Perche no!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sposarsi-a-21-anni-perche-no--63617478</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3566" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3566</a><br /><br />SPOSARSI A 21 ANNI? PERCHE' NO? di Giulia Tanel<br /> <br />In questi ultimi giorni, alla luce dei dati dell'Istat, si è parlato molto del sacramento del matrimonio. Purtroppo la realtà dimostra che in Italia le persone che decidono di unirsi "per sempre" sono in continuo calo e, tra questi, il tasso di separazioni e divorzi non lascia presagire nulla di buono.<br />Eppure i motivi per non perdere la speranza ci sono, dal momento che è ancora possibile trovare sposi giovani e con tanti bambini.<br />Noi di Notizie ProVita abbiamo posto alcune domande a Marco e Chiara, entrambi di ventisette anni, sposati dal 2008 e genitori di tre splendidi bambini. Le loro risposte sono uno squarcio di sereno...<br />Marco e Chiara, in controcorrente con il mondo, siete arrivati all'altare giovanissimi. Quando avete annunciato il matrimonio come hanno reagito le persone a voi vicine? E, soprattutto, perché avete deciso di sposarvi e non avete invece preferito la convivenza?<br />A dire la verità non tutti erano d'accordo che ci sposassimo a ventun anni. In molti ci hanno detto: "È un passo importante, siete giovani, potreste ripensarci! Non sapete quanti sacrifici comporta la vita familiare: divertitevi finché potete!".<br />Tuttavia noi non siamo mai stati d'accordo con questo modo di concepire il matrimonio: esso non è la tomba dell'amore, bensì è un vincolo che aiuta a ricordare un impegno preso, è il porto in cui tornare dopo una qualsiasi tempesta, è un'alleanza, è una promessa di felicità... in quale altro rapporto "si fa il tifo affinché l'altro vinca"?!?<br />Per noi il matrimonio è un'unione in grado di dare stabilità, non è solo un sentimento con i suoi alti e bassi, che oggi c'è ma magari un domani viene meno. Ed è una scelta che dev'essere rinnovata ogni singolo giorno perché non è affatto scontato donare la propria vita in pienezza a un'altra persona. Per questo insieme di motivi non abbiamo neanche mai preso in considerazione la convivenza.<br />Quali sono le più grandi gioie e le più grandi fatiche derivanti dall'essere due persone distinte - uomo e donna, con pregi e difetti - impegnati in un percorso di vita comune?<br />A essere pienamente sinceri, la nostra esperienza di vita ci ha insegnato che, se si considera esclusivamente il piano strettamente umano, uomo e donna non sembrano fatti per convivere sotto lo stesso tetto. L'unica cosa che rende possibile questa unione è, secondo la nostra visione, il matrimonio cattolico. Questo ci stimola a superare le inevitabili difficoltà, semplicemente perché l'opzione 'divorzio' non è contemplata: "Nessuno osi separare ciò che Dio ha unito". Se abbiamo un problema o lo risolviamo o lo risolviamo, tertium non datur.<br />Detto questo, la vita insieme si basa su una profonda stima reciproca: se l'altro dice una cosa che non si comprende al volo, bisogna fermarsi per cercare di capire. Questo perché una donna vede cose che passano inosservate per un uomo, e viceversa. È necessario dare fiducia all'altro e non basare tutto sulla propria convinzione: è come fondere assieme due cervelli per trarne un'azione unica.<br />Nella nostra vita insieme abbiamo compreso quanto i difetti che all'inizio ci facevano sprecare tanto tempo in discussioni ora sono diventati un pretesto per aiutarsi a migliorare a vicenda e se da soli era difficile fare autocritica e migliorare, nella vita di coppia si matura e si diventa migliori molto più facilmente e con meno fatica. Si impara a vedere i propri limiti con gli occhi dell'altro ed è così che il coniuge diventa uno specchio nel quale vedere e correggere i propri difetti.<br />In pochi anni di matrimonio, a dispetto della crisi economica e del contesto sociale, avete avuto tre bambini. Cos'è che vi muove verso una così generosa apertura alla vita?<br />I figli sono il frutto concreto del nostro amore. Essere sposi significa assumere su di sé il titolo di procreatori, nel senso di poter essere compartecipi con Dio nella creazione di una nuova vita. Non vi è onore più grande.<br />Nessun bambino ha mai portato una famiglia in rovina. Oggi più che mai è costoso avere dei bambini (non solo dal punto di vista materiale, quanto per poter offrire loro una buona formazione ed educazione), ma il 'problema' economico va affrontato dopo che il bambino è arrivato, non prima. Spesso, infatti, le cose che nella teoria sembrano impossibili, nella pratica si rivelano assolutamente realizzabili. Fino ad ora, a dispetto dei nostri tre figli, siamo sopravvissuti con un solo stipendio e con un mutuo... anche se nessuno ci crede!<br />Se uno dei vostri bambini non fosse stato sano, avreste pensato all'aborto?<br />Assolutamente no! Abbiamo sempre rifiutato anche tutti gli esami che ci proponevano per diagnosticare eventuali 'difetti' del bambino.<br />Siete ancora troppo giovani per fare un bilancio della vostra vita. Tuttavia, se qualcuno vi chiedesse com'è essere padre e madre, cosa rispondereste?<br />Risponderemmo molto semplicemente che non potremmo più fare a meno di non esserlo. Ogni sacrificio fatto per un figlio è ripagato con il centuplo. Ed è meglio faticare quando i figli sono piccoli, per poi un giorno, quando saranno liberi, godere della loro compagnia e raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato.<br />In conclusione, in base alla vostra esperienza, vi sentireste di dire a una giovane coppia di fidanzati di sposarsi presto (e per sempre!) e di fare tanti figli?<br />Certamente! Perché sposarsi e, quindi, fare figli è la risposta che tantissimi giovani cercano ma che, spesso, viene loro nascosta. Finite le scuole superiori troppi ragazzi e ragazze cadono in una routine fatta di superficialità e materialismo, che danno loro una felicità immediata e apparente ma che svanisce a serata finita o quando un oggetto non è più nuovo e di moda.<br />Un giovane si sentirà sempre incapace di una vita di successo finché non si sposerà e avrà una vita propria. Allora non sarà più un figlio, ma un capofamiglia. Non sarà più un ragazzo, ma un uomo. Non è il primo stipendio che rende un giovane adulto, ma la sua prima grande responsabilità: il matrimonio. E lo stesso vale per la donna, che essendo sposa e madre realizza in pieno le sue capacità di donazione e di accoglienza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63617478</guid><pubDate>Wed, 14 Jan 2015 20:27:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63617478/sposarsi_a_21_anni_perche_no.mp3" length="7262920" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3566

SPOSARSI A 21 ANNI? PERCHE' NO? di Giulia Tanel
 
In questi ultimi giorni, alla luce dei dati dell'Istat, si è parlato molto del sacramento del matrimonio. Purtroppo la realtà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3566" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3566</a><br /><br />SPOSARSI A 21 ANNI? PERCHE' NO? di Giulia Tanel<br /> <br />In questi ultimi giorni, alla luce dei dati dell'Istat, si è parlato molto del sacramento del matrimonio. Purtroppo la realtà dimostra che in Italia le persone che decidono di unirsi "per sempre" sono in continuo calo e, tra questi, il tasso di separazioni e divorzi non lascia presagire nulla di buono.<br />Eppure i motivi per non perdere la speranza ci sono, dal momento che è ancora possibile trovare sposi giovani e con tanti bambini.<br />Noi di Notizie ProVita abbiamo posto alcune domande a Marco e Chiara, entrambi di ventisette anni, sposati dal 2008 e genitori di tre splendidi bambini. Le loro risposte sono uno squarcio di sereno...<br />Marco e Chiara, in controcorrente con il mondo, siete arrivati all'altare giovanissimi. Quando avete annunciato il matrimonio come hanno reagito le persone a voi vicine? E, soprattutto, perché avete deciso di sposarvi e non avete invece preferito la convivenza?<br />A dire la verità non tutti erano d'accordo che ci sposassimo a ventun anni. In molti ci hanno detto: "È un passo importante, siete giovani, potreste ripensarci! Non sapete quanti sacrifici comporta la vita familiare: divertitevi finché potete!".<br />Tuttavia noi non siamo mai stati d'accordo con questo modo di concepire il matrimonio: esso non è la tomba dell'amore, bensì è un vincolo che aiuta a ricordare un impegno preso, è il porto in cui tornare dopo una qualsiasi tempesta, è un'alleanza, è una promessa di felicità... in quale altro rapporto "si fa il tifo affinché l'altro vinca"?!?<br />Per noi il matrimonio è un'unione in grado di dare stabilità, non è solo un sentimento con i suoi alti e bassi, che oggi c'è ma magari un domani viene meno. Ed è una scelta che dev'essere rinnovata ogni singolo giorno perché non è affatto scontato donare la propria vita in pienezza a un'altra persona. Per questo insieme di motivi non abbiamo neanche mai preso in considerazione la convivenza.<br />Quali sono le più grandi gioie e le più grandi fatiche derivanti dall'essere due persone distinte - uomo e donna, con pregi e difetti - impegnati in un percorso di vita comune?<br />A essere pienamente sinceri, la nostra esperienza di vita ci ha insegnato che, se si considera esclusivamente il piano strettamente umano, uomo e donna non sembrano fatti per convivere sotto lo stesso tetto. L'unica cosa che rende possibile questa unione è, secondo la nostra visione, il matrimonio cattolico. Questo ci stimola a superare le inevitabili difficoltà, semplicemente perché l'opzione 'divorzio' non è contemplata: "Nessuno osi separare ciò che Dio ha unito". Se abbiamo un problema o lo risolviamo o lo risolviamo, tertium non datur.<br />Detto questo, la vita insieme si basa su una profonda stima reciproca: se l'altro dice una cosa che non si comprende al volo, bisogna fermarsi per cercare di capire. Questo perché una donna vede cose che passano inosservate per un uomo, e viceversa. È necessario dare fiducia all'altro e non basare tutto sulla propria convinzione: è come fondere assieme due cervelli per trarne un'azione unica.<br />Nella nostra vita insieme abbiamo compreso quanto i difetti che all'inizio ci facevano sprecare tanto tempo in discussioni ora sono diventati un pretesto per aiutarsi a migliorare a vicenda e se da soli era difficile fare autocritica e migliorare, nella vita di coppia si matura e si diventa migliori molto più facilmente e con meno fatica. Si impara a vedere i propri limiti con gli occhi dell'altro ed è così che il coniuge diventa uno specchio nel quale vedere e correggere i propri difetti.<br />In pochi anni di matrimonio, a dispetto della crisi economica e del contesto sociale, avete avuto tre bambini. Cos'è che vi muove verso una così generosa apertura alla vita?<br />I figli sono il...]]></itunes:summary><itunes:duration>454</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,famiglia,figli,matrimonio,mutuo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/effce340c299eb50b1a3dcf6d5eccb8b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le seconde nozze sono ammesse dagli ortodossi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-seconde-nozze-sono-ammesse-dagli-ortodossi--63530721</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3582" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3582</a><br /><br />LE SECONDE (E TERZE NOZZE) SONO AMMESSE DAGLI ORTODOSSI di Luisella Scrosati<br /> <br />Nella Chiesa primitiva si discuteva circa la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio dopo la morte di un coniuge, tuttavia il divorzio e le seconde nozze erano proibiti [...] Alcuni Padri orientali (ad es., S. Gregorio Nazianzeno) predicavano contro le leggi imperiali lassiste che consentivano di risposarsi. Gregorio ha definito le unioni successive alla prima come "indulgenza", poi come "trasgressione" e infine come "porcile".<br />Queste leggi non costituivano concessioni al divorzio e a nuovi matrimoni, bensì erano tentativi volti a ridimensionare le unioni successive, anche dopo la morte di un coniuge. Nel tempo, e sotto la pressione degli imperatori bizantini che imponevano la propria autorità in maniera aggressiva nei confronti della Chiesa orientale, i cristiani appartenenti a tale Chiesa sono giunti a confondere i "secondi matrimoni" dopo la morte di un coniuge con le nuove nozze ed a rileggere i testi patristici in tale ottica. Nel X secolo, l'imperatore bizantino Leone VI ha infatti obbligato gli ortodossi dell'oriente ad accettare il divorzio e le nuove nozze. L'attuale visione ortodossa consente appunto, per la pratica dell' "economia", un secondo e un terzo matrimonio dopo il divorzio, sebbene con riti nuziali celebrati al di fuori dell'Eucaristia. Dal momento che tali unioni non sono considerate come adulterine, i divorziati risposati sono ammessi alla Comunione.<br />Una prassi del genere si discosta dalla tradizione del tutto evidente della Chiesa primitiva, sia orientale che occidentale. Come dichiarato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1994: «Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina». Tale dichiarazione rispecchia fedelmente le testimonianze storiche.<br />Inoltre, la Chiesa cattolica ha più volte ribadito di non poter ammettere la prassi ortodossa. Il Secondo Concilio di Lione (1274), che si indirizzava nello specifico alla consuetudine della Chiesa ortodossa d'oriente, proclamò che «non è permesso a un uomo di avere contemporaneamente più mogli, né a una donna di avere più mariti. Sciolto invece il matrimonio per la morte dell'uno o dell'altro dei coniugi, essa [la Chiesa romana] dice che sono lecite successivamente le seconde e quindi le terze nozze» .<br />In più, le proposte più recenti invocano ciò che neanche gli ortodossi d'oriente accetterebbero: la Comunione per coloro che contraggono unioni civili non consacrate (adulterine). Nella Chiesa ortodossa si ammettono alla Comunione i divorziati risposati solo se, per questi ultimi, le nozze successive alla prima sono state benedette nel rito della medesima Chiesa. In altre parole, ammettere alla Comunione richiederebbe inevitabilmente che la Chiesa cattolica riconoscesse e benedicesse i secondi matrimoni dopo il divorzio, il che è evidentemente contrario alla dottrina cattolica già stabilita e a quanto espressamente insegnato da Cristo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63530721</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2015 00:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63530721/le_seconde_nozze_sono_ammesse_dagli_ortodossi.mp3" length="4213072" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3582

LE SECONDE (E TERZE NOZZE) SONO AMMESSE DAGLI ORTODOSSI di Luisella Scrosati
 
Nella Chiesa primitiva si discuteva circa la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio dopo la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3582" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3582</a><br /><br />LE SECONDE (E TERZE NOZZE) SONO AMMESSE DAGLI ORTODOSSI di Luisella Scrosati<br /> <br />Nella Chiesa primitiva si discuteva circa la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio dopo la morte di un coniuge, tuttavia il divorzio e le seconde nozze erano proibiti [...] Alcuni Padri orientali (ad es., S. Gregorio Nazianzeno) predicavano contro le leggi imperiali lassiste che consentivano di risposarsi. Gregorio ha definito le unioni successive alla prima come "indulgenza", poi come "trasgressione" e infine come "porcile".<br />Queste leggi non costituivano concessioni al divorzio e a nuovi matrimoni, bensì erano tentativi volti a ridimensionare le unioni successive, anche dopo la morte di un coniuge. Nel tempo, e sotto la pressione degli imperatori bizantini che imponevano la propria autorità in maniera aggressiva nei confronti della Chiesa orientale, i cristiani appartenenti a tale Chiesa sono giunti a confondere i "secondi matrimoni" dopo la morte di un coniuge con le nuove nozze ed a rileggere i testi patristici in tale ottica. Nel X secolo, l'imperatore bizantino Leone VI ha infatti obbligato gli ortodossi dell'oriente ad accettare il divorzio e le nuove nozze. L'attuale visione ortodossa consente appunto, per la pratica dell' "economia", un secondo e un terzo matrimonio dopo il divorzio, sebbene con riti nuziali celebrati al di fuori dell'Eucaristia. Dal momento che tali unioni non sono considerate come adulterine, i divorziati risposati sono ammessi alla Comunione.<br />Una prassi del genere si discosta dalla tradizione del tutto evidente della Chiesa primitiva, sia orientale che occidentale. Come dichiarato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1994: «Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina». Tale dichiarazione rispecchia fedelmente le testimonianze storiche.<br />Inoltre, la Chiesa cattolica ha più volte ribadito di non poter ammettere la prassi ortodossa. Il Secondo Concilio di Lione (1274), che si indirizzava nello specifico alla consuetudine della Chiesa ortodossa d'oriente, proclamò che «non è permesso a un uomo di avere contemporaneamente più mogli, né a una donna di avere più mariti. Sciolto invece il matrimonio per la morte dell'uno o dell'altro dei coniugi, essa [la Chiesa romana] dice che sono lecite successivamente le seconde e quindi le terze nozze» .<br />In più, le proposte più recenti invocano ciò che neanche gli ortodossi d'oriente accetterebbero: la Comunione per coloro che contraggono unioni civili non consacrate (adulterine). Nella Chiesa ortodossa si ammettono alla Comunione i divorziati risposati solo se, per questi ultimi, le nozze successive alla prima sono state benedette nel rito della medesima Chiesa. 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L'opera educativa di un genitore è tanto delicata quanto meravigliosa e implica un processo di apprendimento soggetto a errori. Pur volendo il meglio per i figli, non sempre i genitori fanno il loro bene con certi atteggiamenti.<br />Sappiamo che "nessuno nasce imparato" - almeno finora -, neanche i genitori, e saranno molti i tentativi falliti per fare dei figli delle persone di valore, ma questi errori devono trasformarsi in opportunità per fermare una condotta inappropriata e invertire la rotta.<br />Non si vogliono muovere critiche a un'opera tanto ammirevole come quella di un genitore, ma aprire spazi di riflessione in cui si valutino azioni che possono essere corrette in tempo. Ecco gli errori più frequenti che i genitori compiono nella formazione dei figli.<br />1. USO INADEGUATO DELL'AUTORITÀ<br />È quando l'autorità viene concepita solo agli estremi: autoritarismo o permissività, senza via di mezzo. Sono dannosi sia l'uno che l'altra; l'ambiente educativo in entrambi i casi non aiuta assolutamente la formazione della persona, il primo per la posizione rigorosa dei genitori che dà come risposta figli timorosi e falsi, la seconda per eccesso di libertà che produce l'effetto contrario (persone piene di vincoli).<br />2. INCONGRUENZA TRA IL DIRE E IL FARE<br />È uno degli errori più commessi dagli educatori senza rendersi conto della sua portata. Si riferisce alle famose minacce che non vengono mai messe in pratica e alle promesse che non vengono mantenute. Per fare un esempio migliore, è quando i genitori applicano norme o sanzioni che alla fine sono i primi a ignorare, non le fanno rispettare o finiscono per cedere. Questo indica che l'autorità è debole e può essere intaccata facilmente.<br />3. DISPARITÀ NELL'AUTORITÀ<br />Si riferisce alla situazione in cui la madre emette un messaggio e il padre un altro, desautorandosi tra loro, il che provoca un labirinto in cui il figlio non sa in quale direzione andare né quale via d'uscita prendere. La mancanza di unione di criteri educativi ostacola la missione dell'istruzione.<br />4. CONCETTO ERRONEO DELLA LIBERTÀ<br />È la falsa convinzione che la libertà consista nel permettere ai figli di fare ciò che vogliono, dove vogliono, come vogliono e nel momento in cui vogliono, perché si pensa che stabilendo dei limiti si impedisce il libero sviluppo della personalità. Molto diverso è educare nella libertà: permettere e promuovere nei figli il fatto di prendere decisioni sulla base di varie possibilità, aiutandoli a distinguere ciò che è fonte di beneficio e ciò che non lo è.<br />5. IPERPROTETTIVITÀ<br />Non è altro che impedire l'autonomia dei figli. I genitori realizzano per loro cose che sono del tutto capaci di svolgere da soli. In generale i genitori iperprotettivi cercano di evitare ai propri figli ogni tipo di sofferenza o difficoltà. Il frutto dell'iperprotettività è l'insicurezza che si genera nella persona, così come l'incapacità di far fronte agli inconvenienti. È un amore possessivo, di attaccamento, che ostacola il processo naturale dei figli.<br />6. MANIPOLAZIONE AFFETTIVA<br />Si verifica quando si mette in mezzo un interesse specifico del genitore per raggiungere un obiettivo con i figli. Può verificarsi a qualsiasi età, anche quando i figli si sono già fatti una famiglia e i genitori ricorrono a varie ragioni (denaro, malattia, compagnia...) per catturare la loro attenzione.<br />7. RIEMPIRE I VUOTI CON BENI MATERIALI<br />È un fenomeno che si verifica in molte famiglie attuali. La mancanza di tempo per stare con i figli viene compensata con giocattoli, computer, telefoni cellulari..., che hanno l'obiettivo di sostituire l'affetto che i genitori non possono concedere per via delle loro occupazioni lavorative.<br />8. NON RICONOSCERE I LIMITI DEI FIGLI<br />Rifiutarsi di ammettere le difficoltà che i figli presentano o richiedere loro capacità che non possiedono dà luogo a una serie di contrarietà che pregiudicano entrambe le parti. Molto spesso i genitori cercano di fare dei figli ciò che non sono riusciti a fare di se stessi, di modo che le loro frustrazioni trovino realizzazione nella vita dei figli. Un altro scenario in cui è comune questa situazione è il dinamismo della relazione famiglia-scuola, in cui gli insegnanti retroalimentano i genitori sulla condotta dei figli ed essi si rifiutano di accettare quella realtà.<br />9. COMUNICAZIONE CARENTE<br />È la paura di trattare con i figli certi temi difficili da affrontare (sessualità, dipendenze, amicizie poco adatte...), che lascia nella piena libertà di trovare le informazioni in fonti che distorcono la realtà e il senso delle cose.<br />10. GESTIONE DELLE NUOVE TECNOLOGIE<br />Si è osservata nelle famiglie una carenza di limiti e norme per l'uso delle tecnologie, il che può aprire le porte a mondi oscuri e pericolosi per esseri umani che sono ancora in formazione, come contatti con persone sconosciute, pornografia, dipendenza dal gioco, isolamento...<br />Dando uno sguardo a questi errori dei genitori, possiamo concludere che non è difficile cadervi, vista la nostra condizione umana. Ciò che conta è non fermarsi lì, ma cercare il modo di evitare o di affrontare gli errori dando loro una soluzione opportuna.<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62726935</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2014 21:12:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62726935/i_10_errori_piu_comuni.mp3" length="6997934" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3506

I 10 ERRORI PIU' COMUNI NELL'EDUCAZIONE DEI FIGLI di Roberta Sciamplicotti

Vi siete mai chiesti il motivo dell'espressione "educare è un'arte"? L'opera educativa di un genitore...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3506" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3506</a><br /><br />I 10 ERRORI PIU' COMUNI NELL'EDUCAZIONE DEI FIGLI di Roberta Sciamplicotti<br /><br />Vi siete mai chiesti il motivo dell'espressione "educare è un'arte"? L'opera educativa di un genitore è tanto delicata quanto meravigliosa e implica un processo di apprendimento soggetto a errori. Pur volendo il meglio per i figli, non sempre i genitori fanno il loro bene con certi atteggiamenti.<br />Sappiamo che "nessuno nasce imparato" - almeno finora -, neanche i genitori, e saranno molti i tentativi falliti per fare dei figli delle persone di valore, ma questi errori devono trasformarsi in opportunità per fermare una condotta inappropriata e invertire la rotta.<br />Non si vogliono muovere critiche a un'opera tanto ammirevole come quella di un genitore, ma aprire spazi di riflessione in cui si valutino azioni che possono essere corrette in tempo. Ecco gli errori più frequenti che i genitori compiono nella formazione dei figli.<br />1. USO INADEGUATO DELL'AUTORITÀ<br />È quando l'autorità viene concepita solo agli estremi: autoritarismo o permissività, senza via di mezzo. Sono dannosi sia l'uno che l'altra; l'ambiente educativo in entrambi i casi non aiuta assolutamente la formazione della persona, il primo per la posizione rigorosa dei genitori che dà come risposta figli timorosi e falsi, la seconda per eccesso di libertà che produce l'effetto contrario (persone piene di vincoli).<br />2. INCONGRUENZA TRA IL DIRE E IL FARE<br />È uno degli errori più commessi dagli educatori senza rendersi conto della sua portata. Si riferisce alle famose minacce che non vengono mai messe in pratica e alle promesse che non vengono mantenute. Per fare un esempio migliore, è quando i genitori applicano norme o sanzioni che alla fine sono i primi a ignorare, non le fanno rispettare o finiscono per cedere. Questo indica che l'autorità è debole e può essere intaccata facilmente.<br />3. DISPARITÀ NELL'AUTORITÀ<br />Si riferisce alla situazione in cui la madre emette un messaggio e il padre un altro, desautorandosi tra loro, il che provoca un labirinto in cui il figlio non sa in quale direzione andare né quale via d'uscita prendere. La mancanza di unione di criteri educativi ostacola la missione dell'istruzione.<br />4. CONCETTO ERRONEO DELLA LIBERTÀ<br />È la falsa convinzione che la libertà consista nel permettere ai figli di fare ciò che vogliono, dove vogliono, come vogliono e nel momento in cui vogliono, perché si pensa che stabilendo dei limiti si impedisce il libero sviluppo della personalità. Molto diverso è educare nella libertà: permettere e promuovere nei figli il fatto di prendere decisioni sulla base di varie possibilità, aiutandoli a distinguere ciò che è fonte di beneficio e ciò che non lo è.<br />5. IPERPROTETTIVITÀ<br />Non è altro che impedire l'autonomia dei figli. I genitori realizzano per loro cose che sono del tutto capaci di svolgere da soli. In generale i genitori iperprotettivi cercano di evitare ai propri figli ogni tipo di sofferenza o difficoltà. Il frutto dell'iperprotettività è l'insicurezza che si genera nella persona, così come l'incapacità di far fronte agli inconvenienti. È un amore possessivo, di attaccamento, che ostacola il processo naturale dei figli.<br />6. MANIPOLAZIONE AFFETTIVA<br />Si verifica quando si mette in mezzo un interesse specifico del genitore per raggiungere un obiettivo con i figli. Può verificarsi a qualsiasi età, anche quando i figli si sono già fatti una famiglia e i genitori ricorrono a varie ragioni (denaro, malattia, compagnia...) per catturare la loro attenzione.<br />7. RIEMPIRE I VUOTI CON BENI MATERIALI<br />È un fenomeno che si verifica in molte famiglie attuali. La mancanza di tempo per stare con i figli viene compensata con giocattoli, computer, telefoni cellulari..., che hanno l'obiettivo di sostituire...]]></itunes:summary><itunes:duration>438</itunes:duration><itunes:keywords>autoritarismo,benimateriali,contraddizione,iperprotettività,manipolazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d637090c7a5458bce08e1d1801f01765.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Divorziati risposati: senza pentimento nè assoluzione, nè comunione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/divorziati-risposati-senza-pentimento-ne-assoluzione-ne-comunione--62378990</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3467" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3467</a><br /><br />DIVORZIATI RISPOSATI: SENZA PENTIMENTO NE' ASSOLUZIONE NE' COMUNIONE<br />La lettera del 1994 della Congregazione per la Dottrina della Fede (approvata da San Giovanni Paolo II) ha chiarito per sempre la posizione della Chiesa<br />di Congregazione per la Dottrina della Fede<br />Fedele alla parola di Gesù Cristo (Mc 10,11-12: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio"), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione.<br />UNA SITUAZIONE OGGETTIVA<br />Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l'accesso alla Comunione eucaristica: «Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale; se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio».<br />Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l'accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall'assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, "assumano l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi"». In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo.<br />LA FAMILIARIS CONSORTIO<br />La dottrina e la disciplina della Chiesa su questa materia sono state ampiamente esposte nel periodo postconciliare dall'Esortazione Apostolica «Familiaris consortio». L'Esortazione, tra l'altro, ricorda ai pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le diverse situazioni e li esorta a incoraggiare la partecipazione dei divorziati risposati a diversi momenti della vita della Chiesa. Nello stesso tempo ribadisce la prassi costante e universale, «fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati», indicandone i motivi. La struttura dell'Esortazione e il tenore delle sue parole fanno capire chiaramente che tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni.<br />Il fedele che convive abitualmente «more uxorio» con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica. Qualora egli lo giudicasse possibile, i pastori e i confessori, date la gravità della materia e le esigenze del bene spirituale della persona e del bene comune della Chiesa, hanno il grave dovere di ammonirlo che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa. Devono anche ricordare questa dottrina nell'insegnamento a tutti i fedeli loro affidati.<br />Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla comunione ecclesiale. Essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa. D'altra parte, è necessario illuminare i fedeli interessati affinché non ritengano che la loro partecipazione alla vita della Chiesa sia esclusivamente ridotta alla questione della recezione dell'Eucaristia. I fedeli devono essere aiutati ad approfondire la loro comprensione del valore della partecipazione al sacrificio di Cristo nella Messa, della comunione spirituale, della preghiera, della meditazione della Parola di Dio, delle opere di carità e di giustizia.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62378990</guid><pubDate>Thu, 16 Oct 2014 22:11:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62378990/divorziati_risposati_senza_pentimento.mp3" length="4641898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3467

DIVORZIATI RISPOSATI: SENZA PENTIMENTO NE' ASSOLUZIONE NE' COMUNIONE
La lettera del 1994 della Congregazione per la Dottrina della Fede (approvata da San Giovanni Paolo II) ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3467" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3467</a><br /><br />DIVORZIATI RISPOSATI: SENZA PENTIMENTO NE' ASSOLUZIONE NE' COMUNIONE<br />La lettera del 1994 della Congregazione per la Dottrina della Fede (approvata da San Giovanni Paolo II) ha chiarito per sempre la posizione della Chiesa<br />di Congregazione per la Dottrina della Fede<br />Fedele alla parola di Gesù Cristo (Mc 10,11-12: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio"), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione.<br />UNA SITUAZIONE OGGETTIVA<br />Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l'accesso alla Comunione eucaristica: «Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale; se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio».<br />Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l'accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall'assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, "assumano l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi"». In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo.<br />LA FAMILIARIS CONSORTIO<br />La dottrina e la disciplina della Chiesa su questa materia sono state ampiamente esposte nel periodo postconciliare dall'Esortazione Apostolica «Familiaris consortio». L'Esortazione, tra l'altro, ricorda ai pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le diverse situazioni e li esorta a incoraggiare la partecipazione dei divorziati risposati a diversi momenti della vita della Chiesa. Nello stesso tempo ribadisce la prassi costante e universale, «fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati», indicandone i motivi. La struttura dell'Esortazione e il tenore delle sue parole fanno capire chiaramente che tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni.<br />Il fedele che convive abitualmente «more uxorio» con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica. Qualora egli lo giudicasse possibile, i pastori e i confessori, date la gravità della materia e le esigenze del bene spirituale della persona e del bene comune della Chiesa, hanno il grave dovere di ammonirlo che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa. 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Il telespettatore può comprare un oggetto, provarlo e poi restituirlo entro un certo numero di giorni.<br />Lo stesso meccanismo sembra ripetersi, in questi ultimi anni, con la moda delle convivenze, che sembra essere sempre più diffusa tra i giovani (e non solo!).<br />Alcune persone scelgono di non sposarsi. Preferiscono vivere insieme per fare un "periodo di prova". E così l'amore si trasforma in un esperimento, in cui ci si osserva come cavie di un laboratorio.<br />Stiamo assistendo ad una vera e propria metamorfosi della coppia. Non è più composta da esseri umani, ma da prodotti di una televendita.<br />E' il bizzarro fenomeno dell'amore con diritto di recesso. Prima si fa il periodo di prova, che può durare anche alcuni anni. E poi, eventualmente, si può esercitare il diritto di recesso, restituendo la merce usata che non è più di gradimento.<br />In molti casi, nelle coppie di conviventi, c'è una persona che vorrebbe sposarsi e un'altra che non vuole sentire parlare di matrimonio. La persona che vorrebbe sposarsi subisce questa situazione passivamente, per abitudine o per paura di restare sola. E così l'amore si trasforma in una squallida dittatura.<br />Le principali vittime di questo ricatto sono le donne, spesso costrette ad accettare discorsi evasivi dei loro "compagni", che dicono: "Matrimonio? Ho bisogno di tempo per pensarci". Intanto, però, vivono la stessa condizione delle persone sposate, con tanti diritti e nessun dovere.<br />Tutti conosciamo la favola di Peter Pan, che è diventata famosa grazie ad un film di Walt Disney. Racconta la storia di un bambino che non voleva mai diventare grande e che viveva le sue avventure in un luogo immaginario, chiamato "isola che non c'è".<br />Da un po' di anni a questa parte, l'isola della fiaba di Peter Pan non è più una terra di fantasia. Esiste davvero. Possiamo ritrovarla nella vita reale di tanti giovani che rifiutano di maturare e di assumersi le proprie responsabilità di fronte al mondo.<br />Se ci guardiamo intorno, possiamo accorgerci che non sono pochi. Già grandicelli, vogliono divertirsi nella loro "isola che non c'è" della convivenza, per continuare ad essere coccolati e viziati come bambini.<br />Tutto sembra andare avanti in un'oasi di pace (o di anestesia mentale). Poi, a un certo punto, i Peter Pan si stufano ed esercitano il diritto di recesso. La donna si ritrova sola e senza alcuna tutela legale, spesso ad un'età in cui è difficile ricominciare da zero.<br />Come si è arrivati a questo punto? Perché così tanti ragazzi, oggi, rifiutano di impegnarsi e si rifugiano nelle convivenze ?<br />E' innegabile l'influenza dei mezzi di comunicazione. Oggi i giovani devono costantemente confrontarsi con il bombardamento di messaggi che spingono a coltivare la non-cultura del non-impegno.<br />Basta accendere la TV per trovarsi di fronte ai modelli imposti dalla dittatura degli indici d'ascolto. Pensiamo, ad esempio, a certi reality show in cui trionfano l'uomo donnaiolo e perditempo o la fanciulla disponibile a tutto pur di conquistare cinque minuti di celebrità.<br />Tanti ragazzi vengono "educati" dalle interviste di cantanti ed attori che passano da una love story all'altra, immergendosi nella cosiddetta "bella vita" dei festini in discoteca o nei locali esclusivi.<br />Certi esempi di non-cultura del non-impegno sono veramente dannosi per i giovani e rappresentano il primo passo verso il parcheggio nell'isola che non c'è della convivenza. C'è un costante invito a cancellare il concetto di "impegno" dalla vita quotidiana. Tutto dovrebbe essere facilmente raggiungibile, senza il sudore della fronte.<br />Quale futuro ci può essere in un mondo in cui i sentimenti hanno il diritto di recesso? La cosa più bella, quando ci si ama, sono i sogni, i progetti, le speranze di una vita insieme. Ma per vivere tutto questo c'è bisogno di un "sì" per sempre e di un abbraccio autentico che sappia guardare oltre l'infinito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58868156</guid><pubDate>Fri, 28 Feb 2014 19:31:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58868156/l_amore_vero_non_ha_diritto_di_recesso.mp3" length="5858995" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3153

L'AMORE VERO NON HA DIRITTO DI RECESSO di Carlo Climati
Capita, a volte, di vedere in televisione gli spot pubblicitari di televendite che propongono acquisti con diritto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3153" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3153</a><br /><br />L'AMORE VERO NON HA DIRITTO DI RECESSO di Carlo Climati<br />Capita, a volte, di vedere in televisione gli spot pubblicitari di televendite che propongono acquisti con diritto di recesso. Il telespettatore può comprare un oggetto, provarlo e poi restituirlo entro un certo numero di giorni.<br />Lo stesso meccanismo sembra ripetersi, in questi ultimi anni, con la moda delle convivenze, che sembra essere sempre più diffusa tra i giovani (e non solo!).<br />Alcune persone scelgono di non sposarsi. Preferiscono vivere insieme per fare un "periodo di prova". E così l'amore si trasforma in un esperimento, in cui ci si osserva come cavie di un laboratorio.<br />Stiamo assistendo ad una vera e propria metamorfosi della coppia. Non è più composta da esseri umani, ma da prodotti di una televendita.<br />E' il bizzarro fenomeno dell'amore con diritto di recesso. Prima si fa il periodo di prova, che può durare anche alcuni anni. E poi, eventualmente, si può esercitare il diritto di recesso, restituendo la merce usata che non è più di gradimento.<br />In molti casi, nelle coppie di conviventi, c'è una persona che vorrebbe sposarsi e un'altra che non vuole sentire parlare di matrimonio. La persona che vorrebbe sposarsi subisce questa situazione passivamente, per abitudine o per paura di restare sola. E così l'amore si trasforma in una squallida dittatura.<br />Le principali vittime di questo ricatto sono le donne, spesso costrette ad accettare discorsi evasivi dei loro "compagni", che dicono: "Matrimonio? Ho bisogno di tempo per pensarci". Intanto, però, vivono la stessa condizione delle persone sposate, con tanti diritti e nessun dovere.<br />Tutti conosciamo la favola di Peter Pan, che è diventata famosa grazie ad un film di Walt Disney. Racconta la storia di un bambino che non voleva mai diventare grande e che viveva le sue avventure in un luogo immaginario, chiamato "isola che non c'è".<br />Da un po' di anni a questa parte, l'isola della fiaba di Peter Pan non è più una terra di fantasia. Esiste davvero. Possiamo ritrovarla nella vita reale di tanti giovani che rifiutano di maturare e di assumersi le proprie responsabilità di fronte al mondo.<br />Se ci guardiamo intorno, possiamo accorgerci che non sono pochi. Già grandicelli, vogliono divertirsi nella loro "isola che non c'è" della convivenza, per continuare ad essere coccolati e viziati come bambini.<br />Tutto sembra andare avanti in un'oasi di pace (o di anestesia mentale). Poi, a un certo punto, i Peter Pan si stufano ed esercitano il diritto di recesso. La donna si ritrova sola e senza alcuna tutela legale, spesso ad un'età in cui è difficile ricominciare da zero.<br />Come si è arrivati a questo punto? Perché così tanti ragazzi, oggi, rifiutano di impegnarsi e si rifugiano nelle convivenze ?<br />E' innegabile l'influenza dei mezzi di comunicazione. Oggi i giovani devono costantemente confrontarsi con il bombardamento di messaggi che spingono a coltivare la non-cultura del non-impegno.<br />Basta accendere la TV per trovarsi di fronte ai modelli imposti dalla dittatura degli indici d'ascolto. Pensiamo, ad esempio, a certi reality show in cui trionfano l'uomo donnaiolo e perditempo o la fanciulla disponibile a tutto pur di conquistare cinque minuti di celebrità.<br />Tanti ragazzi vengono "educati" dalle interviste di cantanti ed attori che passano da una love story all'altra, immergendosi nella cosiddetta "bella vita" dei festini in discoteca o nei locali esclusivi.<br />Certi esempi di non-cultura del non-impegno sono veramente dannosi per i giovani e rappresentano il primo passo verso il parcheggio nell'isola che non c'è della convivenza. C'è un costante invito a cancellare il concetto di "impegno" dalla vita quotidiana. 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IN MEGLIO! di Lindsay Boever<br />La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare. WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri. Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall'ultima volta che ci avevo fatto caso.<br />Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli. Veramente. Sognavo una casa piena di bambini. Non capivo affatto la realtà della maternità. Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina. Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato. Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato. Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio. Ho avuto il mio primo figlio e me ne sono innamorata perdutamente.<br />COME LA MAGGIOR PARTE DELLE MADRI CON I LORO PRIMI FIGLI ERO METICOLOSA SU TUTTO<br />Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull'essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita. Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta. Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente. La tua vita non è più solo tua, per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò: "Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro." Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato, allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc. Non c'è un barometro nella maternità. Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: "Brava, hai gestito bene quella crisi!" oppure: "Bene! ottima scelta per la vaccinazione!" oppure: "Gran bel cambio di pannolino!". Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.<br />SEMBRA CHE INTORNO ALLA SCADENZA DEL SECONDO ANNO, LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE SI ARRISCHI AD AVERE UN ALTRO FIGLIO<br />Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli. Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose. Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli. Probabilmente lei neanche lo sa. Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato tutta la mia attenzione. Poi ne ho avuto un altro al quale sentivo che avrei dovuto dare tutta la mia attenzione. Questo era davvero un compito impossibile. Chi può farcela? Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente. Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro. Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno. Poi vedevo madri di dieci figli... Senti questa: da sole allo zoo!... e anche sorridenti.<br />Quando vivevamo in Oklahoma mettevo nel bagaglio abbastanza giocattoli perché nelle otto ore di viaggio avessero qualcosa di nuovo da guardare ogni 2,3 minuti. Era ridicolo. A messa ci portavamo un buffet, così che non passasse un attimo in quell'ora senza che potessero mangiare o guardare qualcosa. Non guidavo MAI per più di un'ora da sola perché: potrebbe piangere o qualcosa del genere, cosa che non doveva succedere. E' la prima volta da quando sei madre che ne hai uno che gattona e in più un neonato. Mia madre dice sempre che la maggior parte dei bambini diventa normale al loro primo compleanno. Il che significa: questa cosa l'ho vista e rivista. Tu hai questo bambino dolce bello innocente che fa tutto ciò che dovrebbe per il suo primo anno di vita e poi... qualcosa succede. Comincia ad avere le sue opinioni. Come osa pensare da sé? Improvvisamente fa capricci in pubblico, inarca la schiena, si sdraia per terra, si arrampica su qualsiasi cosa, va a pescare nel water, diventa un mangiatore schizzinoso. Loro sono un disastro e tu sei un disastro. Mi ricordo una mia cara amica che piangeva sulle foto del suo bambino da piccolo per la metamorfosi subita nel suo secondo anno di vita. Mai prima di allora ti eri trovata davanti a continue decisioni su come gestire quel polipo che ti ritrovi in casa. In più hai un neonato per il quale il cuore della notte è il momento di massima attività. Nota bene: il gattonatore che ha dormito nella stanza accanto per 13 ore di fila non essendo informato si sveglia comunque per far festa alle sei di mattina. Come faceva a non sapere che tu hai preso sonno solo alle 5 e mezzo? Davvero, chi continuerebbe a fare una cosa del genere? Sei così stanco e sopraffatto che tu sai che Dio non può volere che uno viva in quel modo.<br />E tu ti trovi a dire: "Non sono in grado di essere una buona madre per i due che ho, perché dovrei farne altri?" "Non riesco a immaginare di sentirmi così per il resto della mia vita." "Posso usare i miei talenti in modi più produttivi che non siano avere altri bambini". "Ero molto più paziente prima di avere dei figli" "Non sono utile a nessuno in questo stato".<br />Questa vocina nella tua testa non viene da Dio. E' il demonio che prova a scoraggiarti dal fare il più importante lavoro che tu possa mai fare. Vedi, come ogni nuovo lavoro, qualcosa comincia a cambiare dopo due bambini, (alcuni dicono dopo tre, ma la maggior parte due). Cominci a abituarti al tuo nuovo lavoro. Tutte le tue piccole paure e domande non sono più costantemente presenti. Cominci a vedere fasi nei tuoi bambini e sai che normalmente "anche questo passerà". Cominci ad avere una pacifica accettazione della tua "promozione" e cominci a vederla in questo modo. Come facevo a sentirmi più stanca con un bambino di quanto non lo sia adesso con sei? Perché non è più un problema guidare per otto ore da sola con tutti i miei figli ma fino a pochi anni fa non avrei guidato per 30 minuti con uno solo? Come mai adesso riesco a fare tre ore di viaggio per andare a trovare mia madre e ogni figlio si accontenta di un solo libro per tutto il viaggio quando in passato avevano un giocattolo per ogni 5 minuti e i viaggi erano così faticosi e snervanti?<br />TU COMINCI A CAMBIARE<br />Cominci a vedere ogni figlio molto diversamente. Cominci a guardare il più grande non come a uno di cinque anni, ma con la prospettiva, del tutto nuova, di uno che vivrà a casa ancora solo per altri 13 anni. Ti godi la loro infanzia, e sei consapevole che la maggior parte delle cose che fanno sono fasi. Ti accorgi di quanto vola il tempo, e cerchi di rallentare. Tu sai che possono dormire o non dormire, e anche se non dormono, improvvisamente e stranamente diventa: "Va bene uguale". Perché succede questo? Quando avevo solo Dominic mi dovevo alzare nel mezzo della notte, io ero veramente la persona più stanca di tutta l'America. Davvero. Avevo bisogno di due sonnellini durante la giornata perché mi sentivo davvero molto stanca. Ma poi ti adatti. Ora non mi sento più così stanca come quando avevo solo un bambino. Tu vai avanti e Dio ti fa andare avanti.<br />UNA MADRE DI NOVE FIGLI MOLTO SAGGIA MI DISSE UNA VOLTA: "I GIORNI SONO LUNGHI MA GLI ANNI SONO BREVI".<br />Vorrei cambiarlo in: "Alcuni giorni sono lunghi, ma gli anni sono davvero troppo brevi." Cominci a vedere come le cose cambiano da una stagione all'altra. Ti ritrovi a dire: "Solo l'estate scorsa gli piaceva correre in bici fuori, ora è più tranquillo e vuole stare dentro mentre noi usciamo." Vedi, queste sono le lezioni alla scuola della maternità. Con ogni nuovo figlio hai una promozione. Dio ci cesella e ci rifinisce e ci fa belle. Perché le madri di famiglie numerose sono edificanti? Perché ci piace star loro vicino? Non fraintendetemi, non voglio dire che le madri due figli non hanno niente da insegnarci. Non è questo che voglio dire. Quello che voglio dire è che in ogni lavoro la persona che è stata lì più a lungo e ha più esperienza è piuttosto saggia. Ci sono persone che vorrebbero dei figli ma non possono avere. Le persone forse non sono sagge a meno che non abbiano figli e specialmente molti figli? No, niente affatto. Tutti hanno qualcosa da insegnare. Non sono qui a darmi pacche sulla spalla (sono ancora in mezzo al guado). Sono qui solo per incoraggiare e semplicemente per dire: "Vai avanti." Il mondo ti dice di fermarti. Ma il mio punto è semplicemente: se sei stata benedetta con il dono]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58309763</guid><pubDate>Fri, 10 Jan 2014 17:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58309763/oltre_i_due_figli_la_vita_cambia_in_meglio.mp3" length="16226055" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3099

OLTRE I DUE FIGLI LA VITA CAMBIA... IN MEGLIO! di Lindsay Boever
La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3099" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3099</a><br /><br />OLTRE I DUE FIGLI LA VITA CAMBIA... IN MEGLIO! di Lindsay Boever<br />La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare. WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri. Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall'ultima volta che ci avevo fatto caso.<br />Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli. Veramente. Sognavo una casa piena di bambini. Non capivo affatto la realtà della maternità. Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina. Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato. Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato. Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio. Ho avuto il mio primo figlio e me ne sono innamorata perdutamente.<br />COME LA MAGGIOR PARTE DELLE MADRI CON I LORO PRIMI FIGLI ERO METICOLOSA SU TUTTO<br />Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull'essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita. Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta. Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente. La tua vita non è più solo tua, per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò: "Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro." Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato, allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc. Non c'è un barometro nella maternità. Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: "Brava, hai gestito bene quella crisi!" oppure: "Bene! ottima scelta per la vaccinazione!" oppure: "Gran bel cambio di pannolino!". Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.<br />SEMBRA CHE INTORNO ALLA SCADENZA DEL SECONDO ANNO, LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE SI ARRISCHI AD AVERE UN ALTRO FIGLIO<br />Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli. Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose. Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli. Probabilmente lei neanche lo sa. Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato tutta la mia attenzione. Poi ne ho avuto un altro al quale sentivo che avrei dovuto dare tutta la mia attenzione. Questo era davvero un compito impossibile. Chi può farcela? Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente. Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro. Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno. Poi vedevo madri di dieci figli... Senti questa: da sole allo zoo!... e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1015</itunes:duration><itunes:keywords>donare,duefigli,famiglianumerosa,gravidanza,talenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46b0ee988d037a739f9e8b10e0685fed.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Prevenire il femminicidio? Il matrimonio è la massima garanzia per le donne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/prevenire-il-femminicidio-il-matrimonio-e-la-massima-garanzia-per-le-donne--73778320</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/2791" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/2791</a><br /><br />PREVENIRE IL FEMMINICIDIO? IL MATRIMONIO E' LA MASSIMA GARANZIA PER LE DONNE<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Se si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene agire di conseguenza evitando di tenere in vita stereotipi duri a morire ancorché totalmente infondati. Secondo uno di questi la famiglia sarebbe l'ambiente più pericoloso per le donne e le mogli sarebbero dunque le donne col maggior pericolo di subire violenza. Tale credenza è rilanciata con insistenza da alcune fonti, come per esempio l'Osservatorio del Telefono Rosa. Ebbene, si tratta di affermazioni totalmente prive di fondamento giacché esiste una consolidata letteratura scientifica che certifica come le donne conviventi corrano lo stesso rischio, se non addirittura un rischio maggiore, di subire violenze rispetto alle donne sposate, le quali però evidenziano, rispetto alle altre, tutta una serie di vantaggi per esempio nelle condizioni della gravidanza, esperienza che vivono con maggiore serenità nel matrimonio.<br />Il punto interessante e poco considerato è che questi riscontri emergono anche da rilevazioni effettuate in Italia e che dimostrano come la violenza domestica che taluni uomini esercitano sulle donne non abbia nulla a che vedere col fatto di essere mariti. «Sono più colpite da violenza domestica – osserva l'Istat – le donne il cui partner è violento anche all'esterno della famiglia». E' dunque la violenza di alcuni uomini in quanto violenti, non già in quanto mariti, il problema su cui si dovrebbe ragionare, senza ricorrere a banalizzazioni volte solamente a gettare fango sulla famiglia e, nello specifico, sul matrimonio. Anche analizzando le molestie fisiche in senso lato subite dalle donne in Italia si riscontra come il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non riguardi la famiglia. Osservano i ricercatori dell'Istat che «prendendo in considerazione le sole molestie fisiche, ovvero le situazioni in cui la donna è stata avvicinata, toccata o baciata contro la sua volontà, è possibile osservare che la maggior parte di esse sono perpetrate da estranei (59,4 per cento)». Quello del "marito mostro" – anche se ciò non toglie che molti mariti si siano resi e si rendano purtroppo autori di violenza nei confronti delle proprie mogli – è dunque uno stereotipo giacché le violenze fisiche per lo più risultano «perpetrate da estranei».<br />Non regge all'evidenza empirica neppure la tesi – anch'essa rilanciata con frequenza per diffamare la famiglia – secondo cui, tra le donne che subiscono violenza, quelle sposate o che comunque conoscono il proprio partner sarebbero meno inclini, rispetto le altre, a sporgere denuncia dal momento che, sempre l'Istat, ci informa che se il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all'Autorità detta la percentuale sale al 96% se l'autore della violenza non è il partner. Né va sottaciuto un altro aspetto: le violenze che si verificano fra coniugi sono per lo più legate al tramonto della vita coniugale, non già al fatto di viverla: altrimenti non si spiegherebbe come mai dal gennaio 1994 all'aprile 2003, per esempio, si siano verificati 854 omicidi maturati in seguito a divorzi, separazioni o cessazioni di convivenze e, su un campione di 46.096 casi di divorzi, separazioni e cessazioni di convivenza analizzati, 39.919 (l'86,6%) abbiano avuto implicazioni penali come calunnia, minacce, sottrazione di minore, percosse, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona, violenza privata, violenza sessuale.<br />Per non parlare dei danni che la fine del matrimonio arreca ai figli. Lo certifica in particolare un recente studio condotto sulla popolazione canadese ed effettuato confrontando dati raccolti nel 2005 con quelli rilevati dieci anni prima, nel 1995, che ha rilevato come – rispetto ad un tasso di abuso infantile medio pari al 3,4% – il divorzio comporta, per i figli di genitori decisi a lasciarsi, una percentuale di abusi pari al 10,7%; questo significa che il divorzio, a suo tempo introdotto e salutato quale istituto moderno e filantropico triplica per questi la possibilità di rimanere vittime di violenze. Dicendo questo, lo ribadiamo, non s'intende in alcun modo negare che la famiglia possa purtroppo divenire luogo di violenza contro le donne, ma solo chiarire che il problema rimane la violenza e non il matrimonio, che in quanto tale non risulta affatto generatore di violenza. Tutt'altro. E questo vale – con buona pace del Corriere della Sera on line, che lo scorso agosto scrisse che «la famiglia uccide più dei criminali» – anche sul versante non solo intimo della coppia, ma pure sociale, come attestano per esempio studi che hanno riscontrato come il matrimonio risulti correlato ad una riduzione del crimine del 35%.<br />A quanti non fossero ancora persuasi dai dati sin qui ricordati e pensano che l'Italia non sia "un Paese per donne" ricordiamo che da noi, dove pure casi di violenza purtroppo non mancano, questi sono percentualmente inferiori rispetto a quelli accaduti in altri Paesi europei, solitamente dipinti come all'avanguardia rispetto alla "cattolica" e "patriarcale" Italia. A dirlo sono i numeri di donne vittime di omicidio: per gli anni 2008 e 2010 l'Italia, col suo 23,9% di vittime femminili di omicidi, si colloca in una posizione molto più favorevole rispetto a tanti Paesi quali la Svizzera (49,1%), il Belgio (41,5%), la Croazia (49%), ed in linea con gli Stati Uniti (22,5%). Sia chiaro: questo non ci autorizza ad abbassare minimamente la guardia e a giustificare i casi di violenza – neppure uno! – che si verificano nel nostro Paese. Tuttavia sapere che l'Italia non è, per le donne, quell'inferno che spesso i mass media denunciano, aiuta a comprendere la differenza fra la realtà di un fenomeno e la sua distorta rappresentazione.<br />Tornando a noi, ossia al legame – del tutto pretestuoso e smentito da riscontri che qui abbiamo citato solo in parte – fra violenza sulle donne e famiglia fondata sul matrimonio, ci permettiamo un ultimo pensiero, che poi è anche un invito: perché i mass media, anziché insistere con resoconti dettagliati e spesso macabri circa gli episodi che purtroppo vedono vittime delle donne, non riservano spazio anche alle storie di donne sposate e che, senza ipocrisie, si spendono assieme ai loro mariti per mandare avanti la famiglia e pagare gli studi ai figli? Perché l'eroismo silenzioso di tante mogli e madri deve passare sempre in secondo piano rispetto alle orrende violenze di cui si rendono autori alcuni uomini? Forse perché pubblicizzare il Male rende economicamente di più rispetto al racconto del Bene? E ancora: la censura sistematica nei confronti delle storie di queste mogli e madri – e delle loro famiglie – non è forse, per certi versi, l'ennesima forma di violenza e di attacco alla dignità della donna e del matrimonio?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73778320</guid><pubDate>Fri, 31 May 2013 21:08:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73778320/prevenire_il_femminicidio.mp3" length="7989751" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/2791

PREVENIRE IL FEMMINICIDIO? IL MATRIMONIO E' LA MASSIMA GARANZIA PER LE DONNE
di Giuliano Guzzo
 
Se si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/2791" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/2791</a><br /><br />PREVENIRE IL FEMMINICIDIO? IL MATRIMONIO E' LA MASSIMA GARANZIA PER LE DONNE<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Se si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene agire di conseguenza evitando di tenere in vita stereotipi duri a morire ancorché totalmente infondati. Secondo uno di questi la famiglia sarebbe l'ambiente più pericoloso per le donne e le mogli sarebbero dunque le donne col maggior pericolo di subire violenza. Tale credenza è rilanciata con insistenza da alcune fonti, come per esempio l'Osservatorio del Telefono Rosa. Ebbene, si tratta di affermazioni totalmente prive di fondamento giacché esiste una consolidata letteratura scientifica che certifica come le donne conviventi corrano lo stesso rischio, se non addirittura un rischio maggiore, di subire violenze rispetto alle donne sposate, le quali però evidenziano, rispetto alle altre, tutta una serie di vantaggi per esempio nelle condizioni della gravidanza, esperienza che vivono con maggiore serenità nel matrimonio.<br />Il punto interessante e poco considerato è che questi riscontri emergono anche da rilevazioni effettuate in Italia e che dimostrano come la violenza domestica che taluni uomini esercitano sulle donne non abbia nulla a che vedere col fatto di essere mariti. «Sono più colpite da violenza domestica – osserva l'Istat – le donne il cui partner è violento anche all'esterno della famiglia». E' dunque la violenza di alcuni uomini in quanto violenti, non già in quanto mariti, il problema su cui si dovrebbe ragionare, senza ricorrere a banalizzazioni volte solamente a gettare fango sulla famiglia e, nello specifico, sul matrimonio. Anche analizzando le molestie fisiche in senso lato subite dalle donne in Italia si riscontra come il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non riguardi la famiglia. Osservano i ricercatori dell'Istat che «prendendo in considerazione le sole molestie fisiche, ovvero le situazioni in cui la donna è stata avvicinata, toccata o baciata contro la sua volontà, è possibile osservare che la maggior parte di esse sono perpetrate da estranei (59,4 per cento)». Quello del "marito mostro" – anche se ciò non toglie che molti mariti si siano resi e si rendano purtroppo autori di violenza nei confronti delle proprie mogli – è dunque uno stereotipo giacché le violenze fisiche per lo più risultano «perpetrate da estranei».<br />Non regge all'evidenza empirica neppure la tesi – anch'essa rilanciata con frequenza per diffamare la famiglia – secondo cui, tra le donne che subiscono violenza, quelle sposate o che comunque conoscono il proprio partner sarebbero meno inclini, rispetto le altre, a sporgere denuncia dal momento che, sempre l'Istat, ci informa che se il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all'Autorità detta la percentuale sale al 96% se l'autore della violenza non è il partner. Né va sottaciuto un altro aspetto: le violenze che si verificano fra coniugi sono per lo più legate al tramonto della vita coniugale, non già al fatto di viverla: altrimenti non si spiegherebbe come mai dal gennaio 1994 all'aprile 2003, per esempio, si siano verificati 854 omicidi maturati in seguito a divorzi, separazioni o cessazioni di convivenze e, su un campione di 46.096 casi di divorzi, separazioni e cessazioni di convivenza analizzati, 39.919 (l'86,6%) abbiano avuto implicazioni penali come calunnia, minacce, sottrazione di minore, percosse, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona, violenza privata, violenza sessuale.<br />Per non parlare dei danni che la fine del matrimonio arreca ai figli. Lo certifica in particolare un recente studio condotto sulla popolazione canadese ed effettuato confrontando dati raccolti nel 2005 con quelli rilevati dieci anni prima, nel 1995, che ha...]]></itunes:summary><itunes:duration>500</itunes:duration><itunes:keywords>femminicidio,istat,legittimadifesa,matrimonio,protezione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f8c732ef7c7a0a051a7c37dbf46fa881.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Quanti figli fare? Lasciamolo decidere a Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/quanti-figli-fare-lasciamolo-decidere-a-dio--57844591</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2599" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2599</a><br /><br />QUANTI FIGLI FARE? LASCIAMO DECIDERE DIO... di Pietro Vernizzi<br />"Le detrazioni fiscali per i figli a carico sono certamente utili, ma all'origine del crollo drammatico della natalità cui assistiamo nel nostro Paese ci sono una mancanza di speranza e una forma di superbia. Tanto per la crisi demografica quanto per quella economica le ricette finanziarie non sono sufficienti, occorre ritornare ai fondamenti della fede". Lo afferma Costanza Miriano, giornalista del Tg3 nazionale, autrice dei libri "Sposati e sii sottomessa" e "Sposala e muori per lei", nonché madre di quattro figli.<br />PER QUALE MOTIVO LE DETRAZIONI FISCALI SONO UTILI, MA NON BASTANO?<br />Perché il motivo principale del calo della natalità in Italia non è di tipo economico. Lo documenta il fatto che i nostri genitori, nati in tempo di guerra o subito dopo e con speranze di benessere economico molto basse, facevano molti più figli rispetto alle giovani coppie di oggi. Come dice papa Benedetto XVI, sia la crisi demografica sia quella economica nascono innanzitutto da una mancanza di fede, che si riflette in una forma di superbia il cui contraltare è un'assenza di speranza.<br />IN CHE SENSO LA SUPERBIA AVREBBE A CHE FARE CON IL CALO DELLA NATALITÀ?<br />La superbia ci spinge a pensare di essere Dio e quindi di sapere noi qual è il numero giusto di figli e il momento migliore per metterli al mondo. Il controllo della fertilità che ci è stato messo in mano dalla scienza è un potere che non sappiamo gestire, perché noi uomini non siamo gli arbitri della realtà. E quando ci mettiamo in mente di esserlo spesso sbagliamo. Quest'ansia di iper-controllo che la tecnologia e la medicina ci trasmettono, in realtà ci inducono in errore e ci rendono infelici.<br />DOVE STA L'ERRORE?<br />Nel pensare di poter decidere tutto sulla base dei nostri criteri, di poter progettare la nostra vita. In quanto essere umano, io non sono Dio e quindi non so qual è il mio vero bene. Poniamo una donna che prende la pillola, perché ha deciso che fino a 38 anni vuole dedicarsi alla carriera e non avere figli: il suo non è solo un peccato contro la vita, ma è anche una forma di superbia. Bisogna lasciare spazio all'azione di Dio nella nostra vita, e se noi mettiamo un muro chiaramente Lui ci lascia liberi.<br />IN CHE COSA CONSISTE QUESTO MURO?<br />Conosco un'infinità di persone che hanno commesso l'errore di pensare di poter programmare le loro vite, per poi rimanere senza nulla in mano e con una grande infelicità. Penso a tante donne che rimandano il primo figlio, convinte di avere tutto il tempo per realizzarsi e di poter aspettare il momento buono, e poi il momento buono non arriva mai.<br />CHE COSA C'ENTRA INVECE LA MANCANZA DI SPERANZA DI CUI PARLAVA PRIMA?<br />Tutti prospettano un futuro economico difficile, ma è anche perché le pretese di vita sono molto alte. Quando i miei genitori si affacciavano alla vita, il primo obiettivo era riuscire a mantenere la famiglia, senza la pretesa di mandare i figli a tutti i costi a studiare a Oxford, Stanford o Yale. La mancanza di fede significa anche non avere il coraggio di affidare la propria vita e quella della propria famiglia nelle mani di Dio, rendendosi disponibili, con prudenza e attenzione, ma lasciando l'iniziativa al Creatore.<br />E' SOLTANTO LA PILLOLA AD AVERE CAMBIATO LE ABITUDINI, O SONO LE RELAZIONI IN QUANTO TALI A ESSERE PIÙ FRAGILI?<br />Oggi si vivono con estrema libertà tutti gli aspetti della relazione fin da subito, quindi questo rende meno urgente una maggiore stabilità. Si consuma tutta la bellezza del rapporto senza bisogno di vincoli, e alla fine nella logica di questo mondo conviene non sposarsi, perché così ci si mantiene liberi, prendendosi tutti i vantaggi. Anche in questo caso pensare di non avere bisogno dell'intervento del sacramento del matrimonio è una questione di mancanza di fede. Ricordo che con Adamo ed Eva il matrimonio è stato il primo dei sacramenti.<br />E QUINDI?<br />La narrazione biblica ci ricorda in questo modo che sposarsi è ciò che corrisponde più profondamente all'uomo e alla donna fatti a immagine e somiglianza di Dio. Scegliere di non sposarsi significa non sentire il bisogno di fare entrare Dio nella propria relazione. E' questa la radice di tutto, e infatti l'anno della fede proclamato dal Papa è veramente l'unica risposta possibile a tutti i problemi sociali ed economici che ci affliggono. Le ricette degli economisti, le iniezioni di liquidità e le ricette finanziarie non bastano, occorre ritornare ai fondamenti della fede.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57844591</guid><pubDate>Fri, 11 Jan 2013 12:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57844591/quanti_figli_fare_lasciamolo_decidere_a_dio.mp3" length="5158077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2599

QUANTI FIGLI FARE? LASCIAMO DECIDERE DIO... di Pietro Vernizzi
"Le detrazioni fiscali per i figli a carico sono certamente utili, ma all'origine del crollo drammatico della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2599" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2599</a><br /><br />QUANTI FIGLI FARE? LASCIAMO DECIDERE DIO... di Pietro Vernizzi<br />"Le detrazioni fiscali per i figli a carico sono certamente utili, ma all'origine del crollo drammatico della natalità cui assistiamo nel nostro Paese ci sono una mancanza di speranza e una forma di superbia. Tanto per la crisi demografica quanto per quella economica le ricette finanziarie non sono sufficienti, occorre ritornare ai fondamenti della fede". Lo afferma Costanza Miriano, giornalista del Tg3 nazionale, autrice dei libri "Sposati e sii sottomessa" e "Sposala e muori per lei", nonché madre di quattro figli.<br />PER QUALE MOTIVO LE DETRAZIONI FISCALI SONO UTILI, MA NON BASTANO?<br />Perché il motivo principale del calo della natalità in Italia non è di tipo economico. Lo documenta il fatto che i nostri genitori, nati in tempo di guerra o subito dopo e con speranze di benessere economico molto basse, facevano molti più figli rispetto alle giovani coppie di oggi. Come dice papa Benedetto XVI, sia la crisi demografica sia quella economica nascono innanzitutto da una mancanza di fede, che si riflette in una forma di superbia il cui contraltare è un'assenza di speranza.<br />IN CHE SENSO LA SUPERBIA AVREBBE A CHE FARE CON IL CALO DELLA NATALITÀ?<br />La superbia ci spinge a pensare di essere Dio e quindi di sapere noi qual è il numero giusto di figli e il momento migliore per metterli al mondo. Il controllo della fertilità che ci è stato messo in mano dalla scienza è un potere che non sappiamo gestire, perché noi uomini non siamo gli arbitri della realtà. E quando ci mettiamo in mente di esserlo spesso sbagliamo. Quest'ansia di iper-controllo che la tecnologia e la medicina ci trasmettono, in realtà ci inducono in errore e ci rendono infelici.<br />DOVE STA L'ERRORE?<br />Nel pensare di poter decidere tutto sulla base dei nostri criteri, di poter progettare la nostra vita. In quanto essere umano, io non sono Dio e quindi non so qual è il mio vero bene. Poniamo una donna che prende la pillola, perché ha deciso che fino a 38 anni vuole dedicarsi alla carriera e non avere figli: il suo non è solo un peccato contro la vita, ma è anche una forma di superbia. Bisogna lasciare spazio all'azione di Dio nella nostra vita, e se noi mettiamo un muro chiaramente Lui ci lascia liberi.<br />IN CHE COSA CONSISTE QUESTO MURO?<br />Conosco un'infinità di persone che hanno commesso l'errore di pensare di poter programmare le loro vite, per poi rimanere senza nulla in mano e con una grande infelicità. Penso a tante donne che rimandano il primo figlio, convinte di avere tutto il tempo per realizzarsi e di poter aspettare il momento buono, e poi il momento buono non arriva mai.<br />CHE COSA C'ENTRA INVECE LA MANCANZA DI SPERANZA DI CUI PARLAVA PRIMA?<br />Tutti prospettano un futuro economico difficile, ma è anche perché le pretese di vita sono molto alte. Quando i miei genitori si affacciavano alla vita, il primo obiettivo era riuscire a mantenere la famiglia, senza la pretesa di mandare i figli a tutti i costi a studiare a Oxford, Stanford o Yale. La mancanza di fede significa anche non avere il coraggio di affidare la propria vita e quella della propria famiglia nelle mani di Dio, rendendosi disponibili, con prudenza e attenzione, ma lasciando l'iniziativa al Creatore.<br />E' SOLTANTO LA PILLOLA AD AVERE CAMBIATO LE ABITUDINI, O SONO LE RELAZIONI IN QUANTO TALI A ESSERE PIÙ FRAGILI?<br />Oggi si vivono con estrema libertà tutti gli aspetti della relazione fin da subito, quindi questo rende meno urgente una maggiore stabilità. Si consuma tutta la bellezza del rapporto senza bisogno di vincoli, e alla fine nella logica di questo mondo conviene non sposarsi, perché così ci si mantiene liberi, prendendosi tutti i vantaggi. Anche in questo caso pensare di non avere bisogno...]]></itunes:summary><itunes:duration>323</itunes:duration><itunes:keywords>controllodellafertilità,figli,ipercontrollo,quantifiglifare,superbia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7b1a856dc9e2b12162b9ea74577111a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sindaco di Forte dei Marmi chiede di poter celelebrare matrimoni sulla spiaggia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sindaco-di-forte-dei-marmi-chiede-di-poter-celelebrare-matrimoni-sulla-spiaggia--73766952</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/1918" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/1918</a><br /><br />IL SINDACO DI FORTE DEI MARMI CHIEDE DI POTER CELEBRARE MATRIMONI SULLA SPIAGGIA<br />di Costanza Miriano<br /> <br />Sia il giorno che fa nuove tutte le cose. Probabilmente fa nuovo soprattutto il loro conto in banca, perché anche se vai a farti le unghie, e dici che è per il tuo matrimonio, raddoppieranno il conto e ne approfitteranno, tanto che ci sono, per proporti come minimo un pacchetto di dieci sedute massaggio a una cifra esorbitante. Che diamine, non vorrai presentarti così al giorno più bello, ti squadrerà inorridita la signorina.<br />C'è un gran daffare anche negli atelier con le poltroncine di velluto per le amiche della sposa, e poi con le liste di nozze, i viaggi, gli wedding planners e i fiorai: tutto per cercare disperatamente di ammantare tutta la faccenda di un po' di eccitazione e di emotività, per restituire quello che nella sostanza manca.<br />Il sindaco di Forte dei Marmi, appoggiato da colleghi degli scenari più suggestivi del paese, ha chiesto al ministro degli Interni una riforma del Codice civile che permetta la celebrazione di matrimoni sulla spiaggia o sul pontile. "Siamo sommersi di richieste in questo senso. D'altra parte la spiaggia è la cornice più adeguata, teatro del nascere di tanti amori". Insomma, tanti promessi sposi chiedono di approfittare della scenografia romantica, e non solo a Forte, perché quello che succede in un banale locale del comune, l'unico al momento ammesso dalla legge, di per sé sembra non bastare.<br />Perché, diciamo la verità, in moltissimi casi il matrimonio non ha più alcun senso, se non quello di dare uno scossone al rapporto. O almeno non ha più il senso di un evento spartiacque: spesso i due convivono da tempo, hanno vissuto nella libertà, e sposarsi significa poco più che scambiarsi una promessa.<br />Si vive la sessualità con la massima libertà – e l'enorme significato che ha l'avere abbattuto ogni divieto, limite, cautela (grazie alla contraccezione di massa) non è stato neanche compreso a fondo, troppo recente il cambiamento – il divorzio è comunque sempre una possibilità, e così il matrimonio non è qualcosa che mette la sua impronta a fuoco su due anime, per tutta l'eternità.<br />Per noi cattolici, che sappiamo di essere un groviglio di contraddizioni e di peccato, che sappiamo di non poter neanche pensare un'impresa tanto ardua se Dio non ci mette il suo sigillo, che vediamo la sua potenza fare miracoli ogni volta che gli apriamo la porta, che cadiamo appena ce ne dimentichiamo, il matrimonio da solo basta. E' una bomba che deflagra nella nostra vita, che da quel giorno non sarà mai più uguale a prima. E' il sacramento da celebrare e scegliere ogni volta, nella consuetudine con Dio.<br />Allora non serve che la festa abbia gli effetti speciali, quelli sono per chi non conosce Dio. Ha senso, sì, una festa sobria con le persone vicine, perché anche loro insieme chiedano a Dio di benedire gli sposi; tutto il resto sono particolari irrilevanti, accidenti e non sostanza, inezie che servono solo ad arricchire qualcuno e a impoverire la celebrazione.<br />Infatti meno significato spirituale gli danno gli sposi, più la festa è cafona, esagerata, costosa, sguaiata. "Non sarà per tutta la vita, ma, cavolo, sono i miei quindici minuti di fama, e mi devo far notare: per un giorno sono io il protagonista". Ho visto cose veramente inenarrabili a certe cerimonie, troupe per le riprese degne di un film di Scorsese, album fotografici che richiedono ore di posa (mentre il risotto si fredda), piedi gonfi come salsicce dopo un antipasto di due ore e scherzi esagerati. Ho visto poca preghiera, poca semplicità, poca vera gioia: non c'è niente di più triste, poi, di una allegria obbligata.<br />Dubito che in questi casi celebrare sulla spiaggia di Forte dei Marmi possa fare qualcosa per restituire senso. L'operazione è disperata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73766952</guid><pubDate>Fri, 09 Sep 2011 16:22:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73766952/il_sindaco_di_forte_dei_marmi.mp3" length="4378166" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1918

IL SINDACO DI FORTE DEI MARMI CHIEDE DI POTER CELEBRARE MATRIMONI SULLA SPIAGGIA
di Costanza Miriano
 
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