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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Eutanasia - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=17</link><description><![CDATA[La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572848/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Health &amp; Fitness</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg</url><title>Eutanasia - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=17</link></image><lastBuildDate>Wed, 29 Jul 2026 13:46:54 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:subtitle>La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti]]></itunes:summary><itunes:category text="Health &amp; Fitness"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Come si addestrano i medici a praticare l'eutanasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-si-addestrano-i-medici-a-praticare-l-eutanasia--73085129</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8592" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8592</a><br /><br />COME SI ADDESTRANO I MEDICI A PRATICARE L'EUTANASIA<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Il suicidio assistito sta progressivamente tornando al centro del dibattito politico italiano. Il Parlamento è tornato ad occuparsene - anche se il testo in discussione è stato per il momento rispedito in commissione -, mentre in Emilia Romagna la maggioranza ha deciso di tornare su questo tema, con i gruppi consiliari di Pd, Avs, M5S e Civici che hanno depositato un nuovo pdl - intitolato Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito - per disciplinare la morte on demand. Ieri Papa Leone XIV ha tenuto un formidabile discorso al Parlamento spagnolo ribadendo la centralità della tutela della vita umana «dal concepimento fino al naturale tramonto», ma c'è da escludere che il discorso del pontefice, purtroppo, possa portare a chissà quali ravvedimenti i tifosi nostrani della "dolce morte".<br />Ed è un peccato, anche perché le ombre su questa pratica sono numerose, come prova - su tutti - l'esempio del Canada, che ha riconosciuto la morte assistita solo dieci anni fa e che ne è diventato, nel giro di poco, patria internazionale - con tutto ciò che di inquietante ciò comporta. Parlano chiaramente i dati - dai 1.018 casi del 2016 si è balzati ai 16.499 del 2024, con un'impennata di morti superiore al 1500% -, i casi inquietanti emersi pubblicamente sui media - come quello di un prete cattolico ricoverato per una frattura all'anca cui la morte è stata proposta ben due volte -, ma parla anche la strana condotta dei medici che somministrano la morte e che, a quanto pare, non intendono raccontare a nessuno esattamente come lavorano. Esagerazioni? Niente affatto: cronaca, semplice cronaca. A riferire questa notizia è Alex Schadenberg, 57 anni, attivista nato a Woodstock, Ontario, e grande conoscitore di questi temi in quanto direttore esecutivo dell'Epc, acronimo che sta per Euthanasia prevention coalition.<br />In breve, Schadenberg ha raccontato che la Canadian Association of MAiD Assessors and Providers (Camap) ha rifiutato di condividere con la competente Commissione parlamentare il proprio programma di addestramento al personale medico per praticare la morte assistita. Un fatto assai grave, se si considera che la Camap non è indipendente ma riceve dal governo federale la bellezza di 3 milioni di dollari all'anno proprio per sviluppare il suo programma di preparazione alla "dolce morte". Tutto ciò appare ancor più sconvolgente visto che la citata Commissione sta ragionando su come autorizzare l'eutanasia sulla base della sola malattia mentale a partire dal marzo 2027. Ma niente, la Camap ha bocche cucite. E in una email quasi piccata ha fatto presente che lo scopo del proprio programma «non è la promozione o l'educazione del pubblico; piuttosto, esiste per supportare gli operatori sanitari nella comprensione e nell'applicazione del quadro legislativo e clinico esistente nella loro pratica».<br />Peccato che una Commissione parlamentare non sia esattamente un gruppo estraneo o di impiccioni, ma una istituzione democratica. Come mai allora si vuole nascondere come si formano i medici pro "dolce morte"? Secondo quanto riporta ancora Schadenberg in seno all'associazione si consumano da tempo accesi scontri, con più voci levatesi contro i moduli e i protocolli criticati per non tenere conto di quei profili vulnerabilità - come la mancanza di fissa dimore o la solitudine - che possono spingere qualcuno a chiedere la morte assistita; pare perfino che si formino gli operatori sanitari a considerare non solo difficile, ma pressoché invivibile l'esistenza delle persone con disabilità. Insomma, quella della quale non si vuol condividere il modus operandi sarebbe una vera e propria scuola di morte insensibile, come se non bastasse, alle difficoltà sociali che possono spingere la gente a chiedere di morire.<br />Quel che è peggio è che quest'insensibilità ormai si sta radicando nella globalità della popolazione canadese. Non si spiegherebbe, altrimenti, come sia stato possibile che già nel 2023 un sondaggio di Research Co. abbia rilevato che il 28% dei canadesi sia d'accordo per il suicidio assistito per le persone senza dimora in salute e il 27% sia favorevole per offrirlo a quanti versano in condizioni di estrema povertà. No, i canadesi non sono impazziti e, molto probabilmente, non lo sono neppure i membri della Canadian Association of MAiD Assessors and Providers. Semplicemente, una volta che passa l'idea che esistano vite indegne di essere vissute, quest'idea tende a dilatarsi: in un tragico inveramento di quello che i bioeticisti chiamano «pendio scivoloso», si inizia con alcuni casi limite e si finisce con innumerevoli casi, senza più limiti. In effetti, l'impennata di morti assistite - + 1500%, repetita iuvant, in appena otto anni - racconta esattamente questa storia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73085129</guid><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 20:02:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73085129/come_si_addestrano_i_medici.mp3" length="5143031" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/28bcd4ee-d7d7-49fc-b867-d05c96ae3313/28bcd4ee-d7d7-49fc-b867-d05c96ae3313.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/28bcd4ee-d7d7-49fc-b867-d05c96ae3313/28bcd4ee-d7d7-49fc-b867-d05c96ae3313.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/28bcd4ee-d7d7-49fc-b867-d05c96ae3313/28bcd4ee-d7d7-49fc-b867-d05c96ae3313.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8592

COME SI ADDESTRANO I MEDICI A PRATICARE L'EUTANASIA
di Giuliano Guzzo
 
Il suicidio assistito sta progressivamente tornando al centro del dibattito politico italiano. Il Parlamento è tornato ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8592" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8592</a><br /><br />COME SI ADDESTRANO I MEDICI A PRATICARE L'EUTANASIA<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />Il suicidio assistito sta progressivamente tornando al centro del dibattito politico italiano. Il Parlamento è tornato ad occuparsene - anche se il testo in discussione è stato per il momento rispedito in commissione -, mentre in Emilia Romagna la maggioranza ha deciso di tornare su questo tema, con i gruppi consiliari di Pd, Avs, M5S e Civici che hanno depositato un nuovo pdl - intitolato Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito - per disciplinare la morte on demand. Ieri Papa Leone XIV ha tenuto un formidabile discorso al Parlamento spagnolo ribadendo la centralità della tutela della vita umana «dal concepimento fino al naturale tramonto», ma c'è da escludere che il discorso del pontefice, purtroppo, possa portare a chissà quali ravvedimenti i tifosi nostrani della "dolce morte".<br />Ed è un peccato, anche perché le ombre su questa pratica sono numerose, come prova - su tutti - l'esempio del Canada, che ha riconosciuto la morte assistita solo dieci anni fa e che ne è diventato, nel giro di poco, patria internazionale - con tutto ciò che di inquietante ciò comporta. Parlano chiaramente i dati - dai 1.018 casi del 2016 si è balzati ai 16.499 del 2024, con un'impennata di morti superiore al 1500% -, i casi inquietanti emersi pubblicamente sui media - come quello di un prete cattolico ricoverato per una frattura all'anca cui la morte è stata proposta ben due volte -, ma parla anche la strana condotta dei medici che somministrano la morte e che, a quanto pare, non intendono raccontare a nessuno esattamente come lavorano. Esagerazioni? Niente affatto: cronaca, semplice cronaca. A riferire questa notizia è Alex Schadenberg, 57 anni, attivista nato a Woodstock, Ontario, e grande conoscitore di questi temi in quanto direttore esecutivo dell'Epc, acronimo che sta per Euthanasia prevention coalition.<br />In breve, Schadenberg ha raccontato che la Canadian Association of MAiD Assessors and Providers (Camap) ha rifiutato di condividere con la competente Commissione parlamentare il proprio programma di addestramento al personale medico per praticare la morte assistita. Un fatto assai grave, se si considera che la Camap non è indipendente ma riceve dal governo federale la bellezza di 3 milioni di dollari all'anno proprio per sviluppare il suo programma di preparazione alla "dolce morte". Tutto ciò appare ancor più sconvolgente visto che la citata Commissione sta ragionando su come autorizzare l'eutanasia sulla base della sola malattia mentale a partire dal marzo 2027. Ma niente, la Camap ha bocche cucite. E in una email quasi piccata ha fatto presente che lo scopo del proprio programma «non è la promozione o l'educazione del pubblico; piuttosto, esiste per supportare gli operatori sanitari nella comprensione e nell'applicazione del quadro legislativo e clinico esistente nella loro pratica».<br />Peccato che una Commissione parlamentare non sia esattamente un gruppo estraneo o di impiccioni, ma una istituzione democratica. Come mai allora si vuole nascondere come si formano i medici pro "dolce morte"? Secondo quanto riporta ancora Schadenberg in seno all'associazione si consumano da tempo accesi scontri, con più voci levatesi contro i moduli e i protocolli criticati per non tenere conto di quei profili vulnerabilità - come la mancanza di fissa dimore o la solitudine - che possono spingere qualcuno a chiedere la morte assistita; pare perfino che si formino gli operatori sanitari a considerare non solo difficile, ma pressoché invivibile l'esistenza delle persone con disabilità. 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Sono le parole con cui padre Larry Holland, 79 anni, un sacerdote di Vancouver, ha ricordato un'esperienza che, in effetti, molto difficilmente avrebbe potuto lasciarlo indifferente. All'anziano prete cattolico, infatti, in un ricovero che lo ha visto come paziente a seguito di una frattura riportata all'anca in seguito a una caduta in bagno il giorno di Natale, è stata proposta... l'eutanasia. Proprio così: e per ben due volte. Lo ha raccontato lui stesso, in una intervista rilasciata al BC Catholic. La duplice offerta è stata fatta da due operatori sanitari diversi. Già questo è sconvolgente, se si pensa che Holland, come si diceva, era ricoverato per una frattura e non per qualche male incurabile. Ma colpisce ancor di più - e ha colpito, ovviamente, lo stesso sacerdote - il fatto che la proposta di morte assistita (MaiD) sia stata avanzata dal personale del Vancouver General Hospital, l'ospedale che lo aveva in cura, nonostante esso sapesse di avere a che fare con un prete.<br />LA PROPOSTA DI MORTE<br />Figurarsi, viene da commentare, con quale insistenza la «dolce morte» sarebbe stata proposta se il paziente fosse stato un altro... Ma torniamo alla proposta di morte. Quando l'ha ascoltata, padre Holland ha replicato che non stava morendo né allora né adesso e che il riferimento del medico all'eutanasia lo aveva lasciato «per un attimo senza parole». Non contento, secondo il racconto del sacerdote, il medico ha allora poi riproposto l'argomento, dicendo che è «qualcosa di cui bisogna discutere con chi ha ricevuto una diagnosi terminale». Che però è cosa che non riguardava (e fortunatamente non riguarda) il sacerdote di Vancouver, il quale ha voluto ribadire una cosa che dovrebbe essere ovvia. Padre Holland, secondo il suo racconto, ha infatti replicato ancora al medico di essere moralmente contrario all'eutanasia. A quel punto, il medico ha spiegato - ricorda ancora il sacerdote - che «voleva solo essere sicuro che, nel caso in cui mi fosse stata diagnosticata una malattia terminale o meno... fossi a conoscenza dei diversi servizi a cui avrei potuto accedere».<br />Tutto questo, meglio sottolinearlo, avviene in un Paese, il Canada, dove da anni c'è un cardinale coraggioso come Frank Leo che si batte con la vita anche osteggiando le nuove derive eutanasiche in Parlamento. D'accordo, ma a quelli che invece non sono cattolici? La morte viene loro offerta - e magari viene pure accettata - solo a seguito di fratture? Purtroppo la domanda non è così surreale, anzi. In effetti, c'è poco da stare tranquilli in un Paese dove la morte assistita, più che concessa, viene ormai apertamente proposta. Si prenda, per esempio, quanto avvenuto a Roger Foley, canadese affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo. Ebbene, nel 2018 l'uomo si era trovato dinnanzi ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia. Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (uno del 2017, l'altro del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita. Caso isolato? Non esattamente.<br />L'ATLETA PARALIMPICA CHRISTINE GAUTHIER<br />Per maggiori informazioni chiedere all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Lo scorso dicembre era poi emersa anche sui media italiani l'assurda vicenda di Jolene Van Alstine, 37 anni, residente nella provincia canadese del Saskatchewan. La donna soffre da otto anni di iperparatiroidismo primario normocalcemico, una malattia paratiroidea molto rara ma curabile. Il punto è che nel Saskatchewan pare non ci siano chirurghi in grado di eseguire l'operazione di cui ha bisogno, motivo per cui la donna si è imbarcata in una eterna lista d'attesa a fronte della quale, disperata, ha provato a chiedere il suicidio assistito: e la sua richiesta era incredibilmente accettata. Forse perché nel Canada diventato la patria della morte on demand non è raro crepare in attesa di cure. Secondo il think tank canadese SecondStreet.org, infatti, solo tra aprile 2024 e marzo 2025 sono deceduti quasi 24.000 pazienti - 23.746, il numero esatto - che erano nelle liste d'attesa per le cure.<br />Tornando alla vicenda di padre Larry Holland, va specificato come essa, benché incredibile, non rappresenti un caso così isolato. Altri pazienti nelle sue stesse condizioni hanno ricevuto la proposta di morire e, probabilmente, l'hanno accettata. Altrimenti non spiegherebbe come mai, a pagina 11 di un rapporto della Commissione sul fine vita del Québec con cui erano stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Dunque il racconto del sacerdote di Vancouver va preso tremendamente sul serio. E andrebbe preso sul serio soprattutto dai quei parlamentari e politici che, anche in Italia, ancora si ostinano a considerare la morte assistita un fato privato e di libertà individuale, quando invece l'esperienza insegna che essa, una volta legalizzata, innesca processi infernali, che finiscono con il colpevolizzare i pazienti. È davvero a questo che vogliamo arrivare, a proporre - e più volte - la morte a chi semplicemente osa farsi ricoverare?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72284641</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2026 20:33:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72284641/offerta_l_eutanasia_a_un_sacerdote_ricoverato.mp3" length="6055018" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/04f00bbd-d7fb-4541-8546-cc170798003a/04f00bbd-d7fb-4541-8546-cc170798003a.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/04f00bbd-d7fb-4541-8546-cc170798003a/04f00bbd-d7fb-4541-8546-cc170798003a.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/04f00bbd-d7fb-4541-8546-cc170798003a/04f00bbd-d7fb-4541-8546-cc170798003a.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8563

OFFERTA L'EUTANASIA A UN SACERDOTE RICOVERATO PER FRATTURA ALL'ANCA
di Giuliano Guzzo
 
«Sono rimasto molto scioccato». Sono le parole con cui padre Larry Holland, 79 anni, un sacerdote di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8563" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8563</a><br /><br />OFFERTA L'EUTANASIA A UN SACERDOTE RICOVERATO PER FRATTURA ALL'ANCA<br />di Giuliano Guzzo<br /> <br />«Sono rimasto molto scioccato». Sono le parole con cui padre Larry Holland, 79 anni, un sacerdote di Vancouver, ha ricordato un'esperienza che, in effetti, molto difficilmente avrebbe potuto lasciarlo indifferente. All'anziano prete cattolico, infatti, in un ricovero che lo ha visto come paziente a seguito di una frattura riportata all'anca in seguito a una caduta in bagno il giorno di Natale, è stata proposta... l'eutanasia. Proprio così: e per ben due volte. Lo ha raccontato lui stesso, in una intervista rilasciata al BC Catholic. La duplice offerta è stata fatta da due operatori sanitari diversi. Già questo è sconvolgente, se si pensa che Holland, come si diceva, era ricoverato per una frattura e non per qualche male incurabile. Ma colpisce ancor di più - e ha colpito, ovviamente, lo stesso sacerdote - il fatto che la proposta di morte assistita (MaiD) sia stata avanzata dal personale del Vancouver General Hospital, l'ospedale che lo aveva in cura, nonostante esso sapesse di avere a che fare con un prete.<br />LA PROPOSTA DI MORTE<br />Figurarsi, viene da commentare, con quale insistenza la «dolce morte» sarebbe stata proposta se il paziente fosse stato un altro... Ma torniamo alla proposta di morte. Quando l'ha ascoltata, padre Holland ha replicato che non stava morendo né allora né adesso e che il riferimento del medico all'eutanasia lo aveva lasciato «per un attimo senza parole». Non contento, secondo il racconto del sacerdote, il medico ha allora poi riproposto l'argomento, dicendo che è «qualcosa di cui bisogna discutere con chi ha ricevuto una diagnosi terminale». Che però è cosa che non riguardava (e fortunatamente non riguarda) il sacerdote di Vancouver, il quale ha voluto ribadire una cosa che dovrebbe essere ovvia. Padre Holland, secondo il suo racconto, ha infatti replicato ancora al medico di essere moralmente contrario all'eutanasia. A quel punto, il medico ha spiegato - ricorda ancora il sacerdote - che «voleva solo essere sicuro che, nel caso in cui mi fosse stata diagnosticata una malattia terminale o meno... fossi a conoscenza dei diversi servizi a cui avrei potuto accedere».<br />Tutto questo, meglio sottolinearlo, avviene in un Paese, il Canada, dove da anni c'è un cardinale coraggioso come Frank Leo che si batte con la vita anche osteggiando le nuove derive eutanasiche in Parlamento. D'accordo, ma a quelli che invece non sono cattolici? La morte viene loro offerta - e magari viene pure accettata - solo a seguito di fratture? Purtroppo la domanda non è così surreale, anzi. In effetti, c'è poco da stare tranquilli in un Paese dove la morte assistita, più che concessa, viene ormai apertamente proposta. Si prenda, per esempio, quanto avvenuto a Roger Foley, canadese affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo. Ebbene, nel 2018 l'uomo si era trovato dinnanzi ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia. Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (uno del 2017, l'altro del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita. Caso isolato? Non esattamente.<br />L'ATLETA PARALIMPICA CHRISTINE GAUTHIER<br />Per maggiori informazioni chiedere all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Lo scorso dicembre era poi emersa anche sui media italiani l'assurda vicenda di Jolene Van Alstine, 37 anni, residente nella provincia canadese del Saskatchewan. 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LE OFFRONO L'EUTANASIA<br />di Manuela Antonacci<br /> <br />Va in ospedale per un mal di schiena e, anziché ricevere cure, le viene proposta l'eutanasia. E' quanto accaduto ad una donna canadese che dopo essere corsa al pronto soccorso per essersi svegliata con delle fitte alla schiena, si è sentita proporre l'eutanasia, prima ancora di aver effettuato un esame. Miriam Lancaster, 84 anni, di Vancouver, è la protagonista di questa assurda vicenda avvenuta nell'aprile del 2025.<br />Secondo il medico che le ha proposto il Maid (l'assistenza medica per morire) la signora avrebbe potuto scegliere come alternativa alle doverose cure che la struttura ospedaliera a cui si era rivolta, il Vancouver General Hospital (VGH), le doveva, la possibilità di farla finita, prima ancora di sapere quale fosse la causa del suo dolore fisico. In realtà la causa dell'infortunio era piuttosto banale: la donna aveva semplicemente un bacino fratturato a causa dell'osteoporosi. Dopo essere rimasta per una settimana in quell'ospedale, sarebbe stata poi trasferita in un'altra struttura, dove è poi guarita nel giro di un mese.<br />La cosa più agghiacciante, oltre al fatto in sé, è che, come testimonia la figlia Weaver presente al momento dell'accaduto, il medico avrebbe cercato in qualche modo di convincere la paziente ad optare per una decisione così estrema: «Il Maid è un'opzione che porrebbe fine al dolore per sempre» le sarebbe stato detto. Ovviamente Weaver si chiede cosa sarebbe potuto succedere se lei non fosse stata accanto a sua madre in quel momento e se la donna fosse stata affetta da una patologia ben più grave o se fosse stata depressa e quindi estremamente condizionabile. Il problema è che in Canada simili episodi sono diventati frequentissimi.<br />Pensiamo a quanto accaduto a Roger Foley, affetto da atassia cerebellare, un serio disturbo neurovegetativo. Nel 2018 l'uomo si era trovato di fronte a due tragiche alternative: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure come unica, assurda alternativa, accettare l'eutanasia. Foley, fortunatamente, decise di non farsi sopraffare ma, al contrario, di prendere in mano la situazione e di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, realizzando due registrazioni (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero, incredibilmente, cercava con insistenza di spingerlo a farla finita. E non si pensi che si tratti di casi isolati.<br />Pensiamo anche all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Ce ne sono tante di situazioni e di esempi concreti che dimostrano come la teoria della pallina sul piano inclinato è veritiera. Parliamo cioè della metafora che descrive l'inarrestabile scivolamento verso derive eticamente inaccettabili, partendo da piccole concessioni iniziali apparentemente innocue o da casi estremi. E tutto ciò è provato anche da quanto contenuto in un documento officiale canadese, ovvero il rapporto della Commissione sul fine vita in Quebec.<br />Per la precisione, a pag 11 sono stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» in nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Quindi perché non proporre l'eutanasia a chi ha anche un semplice mal di schiena? Tutto questo potrebbe arrivare, anche presto, da noi. Esempi così gravi dovrebbero almeno in teoria, incidere sul dibattito italiano e portare chi spinge per la morte assistita a riflettere sugli scenari agghiaccianti che si aprirebbero una volta tolti tutti i paletti che tengono ben ferma e salda la concezione della sacralità della vita.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71326416</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:12:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71326416/va_in_ospedale_per_un_mal_di_schiena.mp3" length="4547439" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8507

VA IN OSPEDALE PER UN MAL DI SCHIENA... LE OFFRONO L'EUTANASIA
di Manuela Antonacci
 
Va in ospedale per un mal di schiena e, anziché ricevere cure, le viene proposta l'eutanasia. E' quanto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8507" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8507</a><br /><br />VA IN OSPEDALE PER UN MAL DI SCHIENA... LE OFFRONO L'EUTANASIA<br />di Manuela Antonacci<br /> <br />Va in ospedale per un mal di schiena e, anziché ricevere cure, le viene proposta l'eutanasia. E' quanto accaduto ad una donna canadese che dopo essere corsa al pronto soccorso per essersi svegliata con delle fitte alla schiena, si è sentita proporre l'eutanasia, prima ancora di aver effettuato un esame. Miriam Lancaster, 84 anni, di Vancouver, è la protagonista di questa assurda vicenda avvenuta nell'aprile del 2025.<br />Secondo il medico che le ha proposto il Maid (l'assistenza medica per morire) la signora avrebbe potuto scegliere come alternativa alle doverose cure che la struttura ospedaliera a cui si era rivolta, il Vancouver General Hospital (VGH), le doveva, la possibilità di farla finita, prima ancora di sapere quale fosse la causa del suo dolore fisico. In realtà la causa dell'infortunio era piuttosto banale: la donna aveva semplicemente un bacino fratturato a causa dell'osteoporosi. Dopo essere rimasta per una settimana in quell'ospedale, sarebbe stata poi trasferita in un'altra struttura, dove è poi guarita nel giro di un mese.<br />La cosa più agghiacciante, oltre al fatto in sé, è che, come testimonia la figlia Weaver presente al momento dell'accaduto, il medico avrebbe cercato in qualche modo di convincere la paziente ad optare per una decisione così estrema: «Il Maid è un'opzione che porrebbe fine al dolore per sempre» le sarebbe stato detto. Ovviamente Weaver si chiede cosa sarebbe potuto succedere se lei non fosse stata accanto a sua madre in quel momento e se la donna fosse stata affetta da una patologia ben più grave o se fosse stata depressa e quindi estremamente condizionabile. Il problema è che in Canada simili episodi sono diventati frequentissimi.<br />Pensiamo a quanto accaduto a Roger Foley, affetto da atassia cerebellare, un serio disturbo neurovegetativo. Nel 2018 l'uomo si era trovato di fronte a due tragiche alternative: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure come unica, assurda alternativa, accettare l'eutanasia. Foley, fortunatamente, decise di non farsi sopraffare ma, al contrario, di prendere in mano la situazione e di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, realizzando due registrazioni (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero, incredibilmente, cercava con insistenza di spingerlo a farla finita. E non si pensi che si tratti di casi isolati.<br />Pensiamo anche all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Ce ne sono tante di situazioni e di esempi concreti che dimostrano come la teoria della pallina sul piano inclinato è veritiera. Parliamo cioè della metafora che descrive l'inarrestabile scivolamento verso derive eticamente inaccettabili, partendo da piccole concessioni iniziali apparentemente innocue o da casi estremi. E tutto ciò è provato anche da quanto contenuto in un documento officiale canadese, ovvero il rapporto della Commissione sul fine vita in Quebec.<br />Per la precisione, a pag 11 sono stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» in nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Quindi perché non proporre l'eutanasia a chi ha anche un semplice mal di schiena? Tutto questo potrebbe arrivare, anche presto, da noi. Esempi così gravi dovrebbero almeno in teoria, incidere sul dibattito italiano e portare chi spinge per la morte assistita a riflettere sugli scenari agghiaccianti che si aprirebbero una volta tolti tutti i paletti che...]]></itunes:summary><itunes:duration>285</itunes:duration><itunes:keywords>canada,eutanasia,maldischiena,miriamlancaster,propostascandalosa,sofferenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b0ed06b67f6411be0a4eddda0425509.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il suicidio assistito degli uomini e delle nazioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-suicidio-assistito-degli-uomini-e-delle-nazioni--71018467</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8493</a><br /><br />IL SUICIDIO ASSISTITO DEGLI UOMINI E DELLE NAZIONI<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />La cultura di morte contemporanea ha le sue ultime espressioni nell'eutanasia e nel cosiddetto "suicidio assistito", di cui oggi si discute in diversi paesi europei. Il percorso di legalizzazione dell'omicidio/suicidio, iniziato circa 50 anni fa con l'introduzione dell'aborto nelle legislazioni occidentali, giunge ora al suo logico compimento.<br />Il suicidio, che è l'atto, volontario e deliberato, con cui un uomo si dà la morte, è più grave dell'omicidio perché, a differenza di questo non lascia la possibilità di pentimento. Certo, ci sono delle eccezioni possibili. Il santo curato d'Ars rassicurò la moglie di un suicida, dicendole che tra il ponte da cui si era buttato e l'acqua in cui era annegato, aveva avuto la possibilità di pentirsi. Non si può escludere la possibilità che nei suoi ultimi attimi di vita, un suicida, in seguito ad un'illuminazione divina, si possa pentire del suo gesto. Per questo il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica dice che «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte» (n. 2283). Ma si tratta appunto di eccezioni. La morale non si applica alle eccezioni, ma alla natura dell'atto umano in quanto tale.<br />Secondo la morale cattolica, il suicidio diretto, voluto e cosciente, è un atto intrinsecamente cattivo, moralmente ingiustificabile. San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae (II-II, q. 64, a. 5) lo spiega esponendo tre ragioni. In primo luogo, ogni essere tende naturalmente a conservarsi in vita. Togliersi la vita va contro questa inclinazione fondamentale ed è un atto contro la legge naturale. In secondo luogo, uccidersi significa nuocere anche agli altri, perché ogni persona vive non solo per sé, ma per la società di cui fa parte. In terzo luogo, la vita è un dono di Dio. Il suicidio equivale a usurpare un diritto che spetta solo al Creatore.<br />Il teologo passionista Enrico Zoffoli (1915-1996) scrive giustamente: «Il suicida nega in sé l'essere, ripudia la vita, infligge un "vulnus" nel tessuto più profondo del reale, commette la più imperdonabile delle ingiustizie in quanto ritiene non-buono l'essere, al punto di rifiutarlo, evadere dal suo dominio. Col suo gesto il suicida precipita nel peggiore degli assurdi: per esso, l'essere arriva a contraddirsi negando sé stesso» (Principi di Filosofia, Edizioni Fonti Vive, 1988, p. 664). <br />UN PECCATO GRAVISSIMO<br />Per questo sant'Alfonso Maria de' Liguori qualifica il suicidio come un peccato gravissimo, che a buon diritto può essere annoverato tra quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio («Suicidium est peccatum gravissimum, et merito inter peccata vindictam a Deo clamantia annumerari potest», in Theologia Moralis, Lib. III, Tract. IV, cap. II, n. 4)<br />Se la mente è obnubilata, se ci si toglie la vita in un momento di alterazione psichica, la responsabilità è attenuata, ma questo non è il caso del suicidio assistito, che è un suicidio premeditato e organizzato, con piena avvertenza e deliberato consenso. E quest'atto, nella sua natura, è una sfida diretta a Dio, Signore supremo dell'universo, dal momento che il suicidio, come ricorda il padre Viktor Cathrein (1845-1931), è atto di dominio, anzi uno dei supremi atti di dominio (Philosophia moralis, Herder 1959, p. 344).<br />Il Codice penale italiano non considera reato il suicidio in sé, né quando viene tentato, né, evidentemente, quando viene portato a compimento. È invece punito chi istiga qualcuno a togliersi la vita, ne rafforza il proposito o ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, come stabilito dall'articolo 580 del Codice penale. In questa prospettiva, la legge mira a tutelare la vita come bene primario, proteggendo la persona da pressioni, influenze o aiuti esterni che possano spingerla verso un atto irreversibile.<br />Ciò che si propongono i fautori dell'eutanasia e del suicidio assistito è di rovesciare questa prospettiva giuridica, non solo eliminando ogni forma di punibilità per gli istigatori del suicidio, ma arrivando a trasformare il suicidio assistito in un diritto positivo. Di conseguenza, non sarebbero più censurati coloro che incoraggiano o facilitano la morte, ma sarebbero considerati colpevoli coloro che cercano di impedirla, anche solo sconsigliandola. Il tentativo di dissuadere, accompagnare, sostenere un suicidio sarebbe visto come una violazione dell'autonomia individuale. Ciò è previsto, ad esempio, dalla proposta di legge francese, per ora bloccata in Senato, a Palazzo del Lussemburgo. La proposta di legge italiana non è così radicale, ma è destinata ad avere questo esito, per la logica inflessibile delle idee.<br />L'ANIMA DEL PROCESSO RIVOLUZIONARIO<br />L'odio metafisico verso l'essere, che caratterizza il suicidio è anche l'anima del processo rivoluzionario dell'Occidente verso il nichilismo. Questo itinerario di autodissoluzione ha molte manifestazioni a cominciare dal crollo demografico e dalla "sostituzione" dei popoli attraverso l'immigrazione incontrollata, ma si compie anche attraverso la cancellazione della identità e della memoria storica di una nazione. Il tentativo di annichilire il passato dell'Occidente, e in particolare le sue radici cristiane, è stato teorizzato, negli ultimi cinquant'anni, dai "padroni del pensiero contemporaneo", come bene documenta il prof. Renato Cristin nel suo studio dedicato a I padroni del caos (Liberlibri, 2017).<br />Nel suo classico Europe and the Faith, pubblicato nel 1920, Hilaire Belloc (1870-1953) poneva una radicale alternativa, che è stata confermata da oltre cento anni di storia: «L'Europa tornerà alla Fede o perirà. Perché la Fede è l'Europa e l'Europa è la Fede». Tre anni prima, il 13 luglio 1917, la Beata Vergine Maria si era rivolta ai tre pastorelli di Fatima con queste parole: «Dio si appresta a punire il mondo per i suoi delitti..." e, «se non si convertirà», "...diverse nazioni saranno annientate».<br />A quale annientamento si riferisce la Madonna? La distruzione materiale delle nazioni, in seguito, ad esempio, ad un'ecatombe nucleare, o la loro auto-disintegrazione spirituale, attraverso l'oblio di quella identità culturale da cui scaturisce la vita delle nazioni? O forse entrambe le forme di annientamento, come conseguenza di una catastrofica perdita della fede?<br />Se così è, il "suicidio assistito" da tanti invocato, non appare come una pratica individuale, ma come il simbolo di una scelta collettiva, che pone una domanda più profonda: "Qual'è il destino della società umana?". La risposta sarebbe tenebrosa, se non fosse rischiarata dalle parole conclusive della profezia di Fatima, che annunciano non la morte ma, dopo un ineluttabile castigo, la vita e la speranza al nostro orizzonte.<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71018467</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:04:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71018467/il_suicidio_assistito_degli_uomini_e_delle_nazioni.mp3" length="8083374" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8493

IL SUICIDIO ASSISTITO DEGLI UOMINI E DELLE NAZIONI
di Roberto de Mattei
 
La cultura di morte contemporanea ha le sue ultime espressioni nell'eutanasia e nel cosiddetto "suicidio assistito", di cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8493</a><br /><br />IL SUICIDIO ASSISTITO DEGLI UOMINI E DELLE NAZIONI<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />La cultura di morte contemporanea ha le sue ultime espressioni nell'eutanasia e nel cosiddetto "suicidio assistito", di cui oggi si discute in diversi paesi europei. Il percorso di legalizzazione dell'omicidio/suicidio, iniziato circa 50 anni fa con l'introduzione dell'aborto nelle legislazioni occidentali, giunge ora al suo logico compimento.<br />Il suicidio, che è l'atto, volontario e deliberato, con cui un uomo si dà la morte, è più grave dell'omicidio perché, a differenza di questo non lascia la possibilità di pentimento. Certo, ci sono delle eccezioni possibili. Il santo curato d'Ars rassicurò la moglie di un suicida, dicendole che tra il ponte da cui si era buttato e l'acqua in cui era annegato, aveva avuto la possibilità di pentirsi. Non si può escludere la possibilità che nei suoi ultimi attimi di vita, un suicida, in seguito ad un'illuminazione divina, si possa pentire del suo gesto. Per questo il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica dice che «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte» (n. 2283). Ma si tratta appunto di eccezioni. La morale non si applica alle eccezioni, ma alla natura dell'atto umano in quanto tale.<br />Secondo la morale cattolica, il suicidio diretto, voluto e cosciente, è un atto intrinsecamente cattivo, moralmente ingiustificabile. San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae (II-II, q. 64, a. 5) lo spiega esponendo tre ragioni. In primo luogo, ogni essere tende naturalmente a conservarsi in vita. Togliersi la vita va contro questa inclinazione fondamentale ed è un atto contro la legge naturale. In secondo luogo, uccidersi significa nuocere anche agli altri, perché ogni persona vive non solo per sé, ma per la società di cui fa parte. In terzo luogo, la vita è un dono di Dio. Il suicidio equivale a usurpare un diritto che spetta solo al Creatore.<br />Il teologo passionista Enrico Zoffoli (1915-1996) scrive giustamente: «Il suicida nega in sé l'essere, ripudia la vita, infligge un "vulnus" nel tessuto più profondo del reale, commette la più imperdonabile delle ingiustizie in quanto ritiene non-buono l'essere, al punto di rifiutarlo, evadere dal suo dominio. Col suo gesto il suicida precipita nel peggiore degli assurdi: per esso, l'essere arriva a contraddirsi negando sé stesso» (Principi di Filosofia, Edizioni Fonti Vive, 1988, p. 664). <br />UN PECCATO GRAVISSIMO<br />Per questo sant'Alfonso Maria de' Liguori qualifica il suicidio come un peccato gravissimo, che a buon diritto può essere annoverato tra quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio («Suicidium est peccatum gravissimum, et merito inter peccata vindictam a Deo clamantia annumerari potest», in Theologia Moralis, Lib. III, Tract. IV, cap. II, n. 4)<br />Se la mente è obnubilata, se ci si toglie la vita in un momento di alterazione psichica, la responsabilità è attenuata, ma questo non è il caso del suicidio assistito, che è un suicidio premeditato e organizzato, con piena avvertenza e deliberato consenso. E quest'atto, nella sua natura, è una sfida diretta a Dio, Signore supremo dell'universo, dal momento che il suicidio, come ricorda il padre Viktor Cathrein (1845-1931), è atto di dominio, anzi uno dei supremi atti di dominio (Philosophia moralis, Herder 1959, p. 344).<br />Il Codice penale italiano non considera reato il suicidio in sé, né quando viene tentato, né, evidentemente, quando viene portato a compimento. È invece punito chi istiga qualcuno a togliersi la vita, ne rafforza il proposito o ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, come stabilito dall'articolo 580 del Codice penale. In questa prospettiva, la legge mira a tutelare la vita come bene primario, proteggendo la persona da pressioni, influenze o aiuti esterni che possano spingerla...]]></itunes:summary><itunes:duration>506</itunes:duration><itunes:keywords>eutanasia,intrinsecamentecattivo,nazioni,suicidioassistito,togliersilavita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Kessler gemellaggio con la morte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/kessler-gemellaggio-con-la-morte--68626846</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8353" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8353</a><br /><br />KESSLER, GEMELLAGGIO EUTANASICO CON LA MORTE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Insieme sono nate, insieme han vissuto e insieme sono morte. Ieri le famose gemelle Kessler si sono suicidate nella loro abitazione a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. Avevano 89 anni. A sedici lasciarono la Repubblica democratica tedesca per traferirsi nella Germania dell'Ovest. Volevano diventare ballerine. Questa loro grande passione, unita alla capacità di cantare e recitare, le fecero diventare in breve tempo soubrette apprezzate in tutto il mondo. Per molti anni divennero una presenza iconica anche qui da noi in Italia, sulla Rai (le loro quattro gambe furono le prime gambe scoperte della storia della TV italiana, come amano ripetere tutti i media in queste ore). Ricordiamo Giardino d'inverno e Studio Uno.<br />In Germania, come da noi, il suicidio assistito è legale a patto che si rispettino alcune condizioni. Perché sono ormai i protocolli, quindi una mera convenzione, a rendere buono ciò che non lo è. Ed una morte protocollata è stata la scelta di Alice ed Ellen le quali avevano stretto un gemellaggio con la morte tempo fa. Infatti nel 2019 ai media italiani avevano dichiarato di aver concluso un patto eutanasico: «Siamo sorelle gemelle e molto legate. Per noi sarebbe impossibile vederci soffrire. Ognuna di noi sarebbe disposta, se necessario, a dare all'altra una pillola, o qualcosa di simile, per porre fine alle sue sofferenze. Dopodiché, l'altra le porrebbe fine da sola. [...] Che senso avrebbe per la sorella sopravvissuta continuare a vivere da sola? Sarebbe una sofferenza immensa. Inoltre, dovrebbe aspettarsi problemi legali». D'altronde, aggiunsero, «non siamo religiose».<br />GEMELLE NELLA VITA COME NELLA MORTE<br />Nel momento in cui scriviamo non si conoscono i motivi di questo gesto estremo, che da estremo sta diventando sempre più normale. Si sa solo che la polizia tedesca ha iniziato le indagini del caso per escludere altre cause oltre a quella del suicidio assistito.<br />La morte in coppia di coloro le quali in coppia divennero note in tutto il mondo accende alcune suggestioni estetiche ed etiche. Alice ed Ellen non furono mai due persone distinte, ma una sola persona. Come Qui, Quo, Qua, se la prima iniziava una frase l'altra la finiva. Mai un dissenso pubblico all'interno della dualità ballerina, mai un attrito capace di fratturare il monolite kessleriano: il giudizio dell'una era il medesimo dell'altra. L'una si specchiava nell'altra alla perfezione e il pubblico amava questa gemellarità omnicomprensiva, ossia estesa ad ogni più minuto particolare esistenziale, perché vedeva in loro la quintessenza della perfetta uguaglianza.<br />Prima di essere qualsiasi altra cosa, Alice ed Ellen erano gemelle. Anzi, erano solo gemelle, nella vita come nella morte. Alice ed Ellen in realtà erano già morte da decenni e al loro posto fu messa dallo star system il fenomeno pop chiamato Gemelle Kessler: un essere a quattro gambe scoperte e bicefalo. Ed è questo fenomeno pop che pensava per loro, decideva per loro, si esibiva a posto loro. Questa unità in duplice copia, questo sistema binario elevato a spettacolo unario (sic) pare fosse diventata per loro un canone esistenziale da rispettare rigidamente, anzi teutonicamente, un copione da interpretare non a due voci, ma all'unisono.<br />Un brand che per loro divenne uno stile di vita, sia pubblica che privata. Sicuramente l'affiatamento tra gemelli è noto, ma qui si adombra il sospetto che non fossero più capaci o addirittura non volessero più uscire da quel ruolo che così tanta fortuna portò loro. Quasi una gabbia. E questa vita monocorde non poteva che finire in modo simultaneo: con la stessa modalità e allo stesso tempo. In perfetto sincrono come quando ballavano. <br />QUALSIASI RAGIONE È VALIDA PER MORIRE?<br />Speculari quando danzavano davanti al pubblico, speculari quando hanno preso una pastiglia letale davanti alla morte. Pensare ad un finale diverso, avrebbe incrinato l'ideale perfetto della gemellarità. Se muore l'una deve morire anche l'altra.<br />E qui si scopre quanto le motivazioni che spingono una persona all'eutanasia siano affette dalla più estesa arbitrarietà. Qualsiasi ragione anche delle più irragionevoli è valida per morire. Lo abbiamo ricordato poc'anzi citando quanto detto dalle loro due bocche che in modo omofono avevano dichiarato che sarebbe stato senza senso per l'una vivere senza l'altra. Come sarebbe senza senso dividere a metà una persona e pensare che ciascuna metà possa sopravvivere. Perché, come accennato, non erano più due, ma una e ciascuna era la perfetta metà di questo intero chiamato Gemelle Kessler.<br />Va da sé che, stando così le cose, dove stava l'una, stava l'altra (vivevano, manco a dirsi, nella stessa casa) e quindi se l'una era ad un passo di danza dalla morte l'altra non avrebbe mai potuto attardarsi. Una stortura del rapporto di fratellanza anche quando si chiama gemellanza, perché l'unione d'affetto non fonde due in uno - questo capita solo nel matrimonio, ma con molti distinguo - non fa eclissare le singole identità a scapito di un'unica identità condivisa, generale, collettiva. E dunque se l'una a torto aveva deciso che era venuto il momento di chiudere il sipario, l'altra avrebbe dovuto tenerlo aperto, sia per sé che per amore per la sorella. Perché non si esce di scena prima che la musica sia finita. Fosse anche una canzonetta senza senso come Da-da-un-pa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68626846</guid><pubDate>Tue, 18 Nov 2025 21:15:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68626846/kessler_gemellaggio_eutanasico.mp3" length="5361239" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8353

KESSLER, GEMELLAGGIO EUTANASICO CON LA MORTE di Tommaso Scandroglio
 
Insieme sono nate, insieme han vissuto e insieme sono morte. Ieri le famose gemelle Kessler si sono suicidate nella loro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8353" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8353</a><br /><br />KESSLER, GEMELLAGGIO EUTANASICO CON LA MORTE di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Insieme sono nate, insieme han vissuto e insieme sono morte. Ieri le famose gemelle Kessler si sono suicidate nella loro abitazione a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. Avevano 89 anni. A sedici lasciarono la Repubblica democratica tedesca per traferirsi nella Germania dell'Ovest. Volevano diventare ballerine. Questa loro grande passione, unita alla capacità di cantare e recitare, le fecero diventare in breve tempo soubrette apprezzate in tutto il mondo. Per molti anni divennero una presenza iconica anche qui da noi in Italia, sulla Rai (le loro quattro gambe furono le prime gambe scoperte della storia della TV italiana, come amano ripetere tutti i media in queste ore). Ricordiamo Giardino d'inverno e Studio Uno.<br />In Germania, come da noi, il suicidio assistito è legale a patto che si rispettino alcune condizioni. Perché sono ormai i protocolli, quindi una mera convenzione, a rendere buono ciò che non lo è. Ed una morte protocollata è stata la scelta di Alice ed Ellen le quali avevano stretto un gemellaggio con la morte tempo fa. Infatti nel 2019 ai media italiani avevano dichiarato di aver concluso un patto eutanasico: «Siamo sorelle gemelle e molto legate. Per noi sarebbe impossibile vederci soffrire. Ognuna di noi sarebbe disposta, se necessario, a dare all'altra una pillola, o qualcosa di simile, per porre fine alle sue sofferenze. Dopodiché, l'altra le porrebbe fine da sola. [...] Che senso avrebbe per la sorella sopravvissuta continuare a vivere da sola? Sarebbe una sofferenza immensa. Inoltre, dovrebbe aspettarsi problemi legali». D'altronde, aggiunsero, «non siamo religiose».<br />GEMELLE NELLA VITA COME NELLA MORTE<br />Nel momento in cui scriviamo non si conoscono i motivi di questo gesto estremo, che da estremo sta diventando sempre più normale. Si sa solo che la polizia tedesca ha iniziato le indagini del caso per escludere altre cause oltre a quella del suicidio assistito.<br />La morte in coppia di coloro le quali in coppia divennero note in tutto il mondo accende alcune suggestioni estetiche ed etiche. Alice ed Ellen non furono mai due persone distinte, ma una sola persona. Come Qui, Quo, Qua, se la prima iniziava una frase l'altra la finiva. Mai un dissenso pubblico all'interno della dualità ballerina, mai un attrito capace di fratturare il monolite kessleriano: il giudizio dell'una era il medesimo dell'altra. L'una si specchiava nell'altra alla perfezione e il pubblico amava questa gemellarità omnicomprensiva, ossia estesa ad ogni più minuto particolare esistenziale, perché vedeva in loro la quintessenza della perfetta uguaglianza.<br />Prima di essere qualsiasi altra cosa, Alice ed Ellen erano gemelle. Anzi, erano solo gemelle, nella vita come nella morte. Alice ed Ellen in realtà erano già morte da decenni e al loro posto fu messa dallo star system il fenomeno pop chiamato Gemelle Kessler: un essere a quattro gambe scoperte e bicefalo. Ed è questo fenomeno pop che pensava per loro, decideva per loro, si esibiva a posto loro. Questa unità in duplice copia, questo sistema binario elevato a spettacolo unario (sic) pare fosse diventata per loro un canone esistenziale da rispettare rigidamente, anzi teutonicamente, un copione da interpretare non a due voci, ma all'unisono.<br />Un brand che per loro divenne uno stile di vita, sia pubblica che privata. Sicuramente l'affiatamento tra gemelli è noto, ma qui si adombra il sospetto che non fossero più capaci o addirittura non volessero più uscire da quel ruolo che così tanta fortuna portò loro. Quasi una gabbia. E questa vita monocorde non poteva che finire in modo simultaneo: con la stessa modalità e allo stesso tempo. In perfetto sincrono come quando ballavano. <br />QUALSIASI RAGIONE È VALIDA PER MORIRE?<br />Speculari quando...]]></itunes:summary><itunes:duration>336</itunes:duration><itunes:keywords>dadaumpa,eutanasia,gemelle,kessler,sofferenza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/633a20f60320c80e60de466d6871d881.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In nome della scienza le persone sono usate come cavie</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-nome-della-scienza-le-persone-sono-usate-come-cavie--67784411</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8292" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8292</a><br /><br />IN NOME DELLA SCIENZA LE PERSONE SONO USATE COME CAVIE di Francesca Romana Poleggi<br /> <br />In Cina, il polmone di un maiale è stato impiantato in un uomo di 39 anni che poi è morto dopo nove giorni. Sulla rivista Nature Medicine è stato spiegato che l'uomo è rimasto stabile durante tutto il periodo post-operatorio: i parametri fisiologici, emodinamici e omeostatici sono rimasti. Durante i nove giorni seguenti il trapianto, l'uomo ha prodotto anticorpi contro l'organo estraneo, nonostante gli fossero stati somministrati potenti farmaci immunosoppressori, con conseguente crisi di rigetto.<br />Alcune domande sorgono spontanee: come si può «mantenere in vita» un uomo «morto»? Come può un uomo morto produrre anticorpi? Come si può "morire" dopo nove giorni che uno è stato dichiarato morto?<br />La risposta, ovviamente, è che le persone "cerebralmente morte" non sono morte. Hanno un cuore pulsante, assorbono ossigeno e rilasciano anidride carbonica attraverso i polmoni, metabolizzano i nutrienti, eliminano le scorie, combattono le infezioni e rigettano organi estranei. Si comportano esattamente come ci si aspetterebbe che si comportassero le persone con lesioni cerebrali. Sono state dichiarate morte per ottenere legalmente i loro organi per il trapianto oppure per essere usate come cavie per xenotrapianti.<br />Gli xenotrapianti, ovvero il trapianto di organi da altre specie nell'uomo, hanno sempre fallito. Nel 2022, per esempio, un paziente americano ha ricevuto il cuore di un maiale geneticamente modificato. David Bennett Sr. - questo il nome dell'uomo - è sopravvissuto 45 giorni prima di morire apparentemente a causa di un virus suino che si è insinuato nel suo nuovo cuore.<br />Nell'agosto del 2023, due uomini furono utilizzati come cavie dai ricercatori dell'Università dell'Alabama e del Langone Transplant Institute della New York University (ricevettero reni di maiale). Sono stati tenuti in terapia intensiva per tutta la durata dello studio.<br />Nel marzo 2024, alcuni scienziati cinesi hanno trapiantato il fegato di un maiale in un essere umano pur sapendo che i fegati di maiale non possono sostituire quelli umani. Dopo 10 giorni il paziente è stato ucciso in modo d poter studiare il suo nuovo fegato.<br />Il concetto di "morte cerebrale" è servito a trasformare le persone in risorse, merci o cavie.<br />I comitati bioetici degli ospedali normalmente sostengono che tenere in vita le persone cerebralmente morte è accanimento terapeutico - se sono davvero morte.<br />Oppure, la "morte cerebrale" non è vera morte, ma un costrutto sociale utilitaristico e una finzione giuridica. Le persone "cerebralmente morte", se sono sono ancora vive, meritano di essere trattate come persone, non usate come cavie da laboratorio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67784411</guid><pubDate>Tue, 16 Sep 2025 20:18:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67784411/in_nome_della_scienza_le_persone_sono_usate_come_cavie.mp3" length="3396380" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8292

IN NOME DELLA SCIENZA LE PERSONE SONO USATE COME CAVIE di Francesca Romana Poleggi
 
In Cina, il polmone di un maiale è stato impiantato in un uomo di 39 anni che poi è morto dopo nove giorni....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8292" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8292</a><br /><br />IN NOME DELLA SCIENZA LE PERSONE SONO USATE COME CAVIE di Francesca Romana Poleggi<br /> <br />In Cina, il polmone di un maiale è stato impiantato in un uomo di 39 anni che poi è morto dopo nove giorni. Sulla rivista Nature Medicine è stato spiegato che l'uomo è rimasto stabile durante tutto il periodo post-operatorio: i parametri fisiologici, emodinamici e omeostatici sono rimasti. Durante i nove giorni seguenti il trapianto, l'uomo ha prodotto anticorpi contro l'organo estraneo, nonostante gli fossero stati somministrati potenti farmaci immunosoppressori, con conseguente crisi di rigetto.<br />Alcune domande sorgono spontanee: come si può «mantenere in vita» un uomo «morto»? Come può un uomo morto produrre anticorpi? Come si può "morire" dopo nove giorni che uno è stato dichiarato morto?<br />La risposta, ovviamente, è che le persone "cerebralmente morte" non sono morte. Hanno un cuore pulsante, assorbono ossigeno e rilasciano anidride carbonica attraverso i polmoni, metabolizzano i nutrienti, eliminano le scorie, combattono le infezioni e rigettano organi estranei. Si comportano esattamente come ci si aspetterebbe che si comportassero le persone con lesioni cerebrali. Sono state dichiarate morte per ottenere legalmente i loro organi per il trapianto oppure per essere usate come cavie per xenotrapianti.<br />Gli xenotrapianti, ovvero il trapianto di organi da altre specie nell'uomo, hanno sempre fallito. Nel 2022, per esempio, un paziente americano ha ricevuto il cuore di un maiale geneticamente modificato. David Bennett Sr. - questo il nome dell'uomo - è sopravvissuto 45 giorni prima di morire apparentemente a causa di un virus suino che si è insinuato nel suo nuovo cuore.<br />Nell'agosto del 2023, due uomini furono utilizzati come cavie dai ricercatori dell'Università dell'Alabama e del Langone Transplant Institute della New York University (ricevettero reni di maiale). Sono stati tenuti in terapia intensiva per tutta la durata dello studio.<br />Nel marzo 2024, alcuni scienziati cinesi hanno trapiantato il fegato di un maiale in un essere umano pur sapendo che i fegati di maiale non possono sostituire quelli umani. Dopo 10 giorni il paziente è stato ucciso in modo d poter studiare il suo nuovo fegato.<br />Il concetto di "morte cerebrale" è servito a trasformare le persone in risorse, merci o cavie.<br />I comitati bioetici degli ospedali normalmente sostengono che tenere in vita le persone cerebralmente morte è accanimento terapeutico - se sono davvero morte.<br />Oppure, la "morte cerebrale" non è vera morte, ma un costrutto sociale utilitaristico e una finzione giuridica. Le persone "cerebralmente morte", se sono sono ancora vive, meritano di essere trattate come persone, non usate come cavie da laboratorio.]]></itunes:summary><itunes:duration>213</itunes:duration><itunes:keywords>cavie,mortecerebrale,persone,scienza,topidilaboratorio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia in Olanda: in un anno 517 persone uccise senza consenso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-in-olanda-in-un-anno-517-persone-uccise-senza-consenso--67257682</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8235" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8235</a><br /><br />EUTANASIA IN OLANDA: IN UN ANNO 517 PERSONE UCCISE SENZA IL CONSENSO di Alex Schadenberg<br /> <br />C'è un dato che dovrebbe far rabbrividire ogni coscienza: nel solo anno 2021, nei Paesi Bassi, sono state soppresse 517 persone tramite eutanasia senza alcuna esplicita richiesta o consenso. Si tratta di casi classificati con l'acronimo LAWER (Life-ending Acts Without Explicit Request). Questo fenomeno, che di fatto configura l'eliminazione di vite umane da parte dei medici senza autorizzazione da parte dei pazienti, è la tragica conferma di una verità che Pro Vita &amp; Famiglia denuncia da anni: legalizzare l'eutanasia apre a una spirale di morte fuori controllo.<br />L'allarme arriva dallo studio quinquennale commissionato dal governo olandese per indagare i decessi derivanti da decisioni mediche di fine vita. I ricercatori, attraverso questionari anonimi rivolti ai medici, hanno tracciato un quadro impietoso: 9.799 decessi medicalmente assistiti, di cui 9.038 per eutanasia, 245 per suicidio assistito e, appunto, 517 senza alcuna richiesta esplicita. Un dato sconcertante, perché parliamo di persone uccise deliberatamente senza consenso: una pratica che, in quasi tutte le giurisdizioni del mondo, si definirebbe con una sola parola: omicidio.<br />IL VOLTO PIÙ DISUMANO: GLI INFANTICIDI<br />Tra i 517 casi di LAWER spiccano 6 infanticidi, probabilmente eseguiti secondo il famigerato Protocollo di Groningen, che consente di somministrare un'iniezione letale a neonati con disabilità, quando medici e genitori concordano che la loro vita sarebbe "incompatibile con la dignità". È il volto più disumano e oscuro della cultura eutanasica: la soppressione della vita innocente e fragile, valutata come inutile, scomoda, inadatta a sopravvivere. L'ennesima prova, dunque, che quando si legittima la morte come risposta alla sofferenza, quando si delega al medico il potere di "decidere per il bene del paziente", anche senza che questi lo abbia mai chiesto, si apre la strada alla sistematica violazione del diritto alla vita e alla mercificazione dell'essere umano. I neonati non sono numeri, e nemmeno vite da sopprimere per "compassione": sono persone. E lo sono anche gli anziani, i disabili, i malati mentali, i pazienti in stato di demenza, i fragili. Insomma, tutti.<br />Ma c'è di più. Il rapporto ufficiale del 2021 sulle eutanasie in Olanda ha registrato 7.666 casi dichiarati, tra cui 206 relativi a persone con demenza iniziale, 6 con demenza avanzata e 115 affette da gravi disturbi psichiatrici. Tuttavia, lo studio governativo ha rilevato 9.799 decessi in totale. Ciò significa che 2.133 morti per eutanasia non sono mai state dichiarate ufficialmente: una sotto-dichiarazione del 22%, che si somma a quelle registrate in studi precedenti. Nel 2015, infatti, i casi ufficiali erano 5.561, ma lo studio quinquennale ne rilevava 7.254. Anche allora, oltre 1.690 decessi medicalmente assistiti erano spariti dai registri, pari al 23%. Una costante che dovrebbe far riflettere: in Olanda, dunque, più di un quinto dei casi di eutanasia sfuggono al controllo e alle statistiche ufficiali.<br />DATI INSABBIATI ANCHE IN CANADA E USA<br />Il caso olandese non è isolato. Anche in Canada, dove l'eutanasia (MAiD) è legale dal 2016, si registrano dati sospetti e statistiche insabbiate. L'attivista Amy Hasbrouck, già presidente della Euthanasia Prevention Coalition, ha analizzato il rapporto 2021-2022 del Québec, scoprendo 289 casi non registrati: mentre la Commissione ufficiale riportava 3.663 decessi dichiarati dai medici, il confronto con i dati delle strutture sanitarie e del Collège des Médecins du Québec portava il numero totale a 3.952. Lo stesso vale per gli Stati Uniti. In Oregon, nel 2024, si sono registrati 376 suicidi assistiti, ma in ben 178 casi non si conosce se il farmaco sia stato ingerito né se il paziente sia effettivamente deceduto per quella causa. Un vuoto di dati che lascia spazio all'arbitrio, e impedisce ogni controllo pubblico. E allora sorge spontaneo chiedersi: quante persone vengono realmente uccise senza consenso anche in quei Paesi dove l'eutanasia è legale? Chi le tutela? Chi denuncia? Chi vigila? In assenza di studi indipendenti e imparziali come quello olandese, non lo si saprà mai con certezza. <br />La conclusione è chiara e drammatica: legalizzare l'eutanasia sdoganta una vera e propria forma di omicidio, solo che lo si vuole chiamare "medicalizzato", pur di non ammettere la drammatica e disumana realtà. I dati, inoltre, mostrano che, una volta abbattuto il muro della tutela della vita umana, si inizia con i "casi estremi" ma si finisce per sopprimere anche chi non lo chiede, chi non può parlare, chi è fragile e indifeso. Il modello olandese è la dimostrazione tragica che aprire alla morte come "terapia" conduce ad abusi strutturali, all'eliminazione dei più vulnerabili e alla deresponsabilizzazione della società. Ed è dunque un dovere morale, culturale e giuridico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67257682</guid><pubDate>Tue, 05 Aug 2025 17:22:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67257682/eutanasia_in_olanda.mp3" length="6616337" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8235

EUTANASIA IN OLANDA: IN UN ANNO 517 PERSONE UCCISE SENZA IL CONSENSO di Alex Schadenberg
 
C'è un dato che dovrebbe far rabbrividire ogni coscienza: nel solo anno 2021, nei Paesi Bassi, sono state...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8235" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8235</a><br /><br />EUTANASIA IN OLANDA: IN UN ANNO 517 PERSONE UCCISE SENZA IL CONSENSO di Alex Schadenberg<br /> <br />C'è un dato che dovrebbe far rabbrividire ogni coscienza: nel solo anno 2021, nei Paesi Bassi, sono state soppresse 517 persone tramite eutanasia senza alcuna esplicita richiesta o consenso. Si tratta di casi classificati con l'acronimo LAWER (Life-ending Acts Without Explicit Request). Questo fenomeno, che di fatto configura l'eliminazione di vite umane da parte dei medici senza autorizzazione da parte dei pazienti, è la tragica conferma di una verità che Pro Vita &amp; Famiglia denuncia da anni: legalizzare l'eutanasia apre a una spirale di morte fuori controllo.<br />L'allarme arriva dallo studio quinquennale commissionato dal governo olandese per indagare i decessi derivanti da decisioni mediche di fine vita. I ricercatori, attraverso questionari anonimi rivolti ai medici, hanno tracciato un quadro impietoso: 9.799 decessi medicalmente assistiti, di cui 9.038 per eutanasia, 245 per suicidio assistito e, appunto, 517 senza alcuna richiesta esplicita. Un dato sconcertante, perché parliamo di persone uccise deliberatamente senza consenso: una pratica che, in quasi tutte le giurisdizioni del mondo, si definirebbe con una sola parola: omicidio.<br />IL VOLTO PIÙ DISUMANO: GLI INFANTICIDI<br />Tra i 517 casi di LAWER spiccano 6 infanticidi, probabilmente eseguiti secondo il famigerato Protocollo di Groningen, che consente di somministrare un'iniezione letale a neonati con disabilità, quando medici e genitori concordano che la loro vita sarebbe "incompatibile con la dignità". È il volto più disumano e oscuro della cultura eutanasica: la soppressione della vita innocente e fragile, valutata come inutile, scomoda, inadatta a sopravvivere. L'ennesima prova, dunque, che quando si legittima la morte come risposta alla sofferenza, quando si delega al medico il potere di "decidere per il bene del paziente", anche senza che questi lo abbia mai chiesto, si apre la strada alla sistematica violazione del diritto alla vita e alla mercificazione dell'essere umano. I neonati non sono numeri, e nemmeno vite da sopprimere per "compassione": sono persone. E lo sono anche gli anziani, i disabili, i malati mentali, i pazienti in stato di demenza, i fragili. Insomma, tutti.<br />Ma c'è di più. Il rapporto ufficiale del 2021 sulle eutanasie in Olanda ha registrato 7.666 casi dichiarati, tra cui 206 relativi a persone con demenza iniziale, 6 con demenza avanzata e 115 affette da gravi disturbi psichiatrici. Tuttavia, lo studio governativo ha rilevato 9.799 decessi in totale. Ciò significa che 2.133 morti per eutanasia non sono mai state dichiarate ufficialmente: una sotto-dichiarazione del 22%, che si somma a quelle registrate in studi precedenti. Nel 2015, infatti, i casi ufficiali erano 5.561, ma lo studio quinquennale ne rilevava 7.254. Anche allora, oltre 1.690 decessi medicalmente assistiti erano spariti dai registri, pari al 23%. Una costante che dovrebbe far riflettere: in Olanda, dunque, più di un quinto dei casi di eutanasia sfuggono al controllo e alle statistiche ufficiali.<br />DATI INSABBIATI ANCHE IN CANADA E USA<br />Il caso olandese non è isolato. Anche in Canada, dove l'eutanasia (MAiD) è legale dal 2016, si registrano dati sospetti e statistiche insabbiate. L'attivista Amy Hasbrouck, già presidente della Euthanasia Prevention Coalition, ha analizzato il rapporto 2021-2022 del Québec, scoprendo 289 casi non registrati: mentre la Commissione ufficiale riportava 3.663 decessi dichiarati dai medici, il confronto con i dati delle strutture sanitarie e del Collège des Médecins du Québec portava il numero totale a 3.952. Lo stesso vale per gli Stati Uniti. In Oregon, nel 2024, si sono registrati 376 suicidi assistiti, ma in ben 178 casi non si conosce se il farmaco sia stato ingerito né se...]]></itunes:summary><itunes:duration>414</itunes:duration><itunes:keywords>datinascosti,eutanasia,nessuncontrollo,olanda,uccisi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inno della Cei per il suicidio assistito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inno-della-cei-per-il-suicidio-assistito--67180466</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8246" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8246</a><br /><br />L'INNO DELLA CEI PER IL SUICIDIO ASSISTITO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Questa legge s'ha da fare. La legge è quella sul suicidio assistito all'esame al Senato e promossa dal centrodestra. L'imperativo categorico è invece pronunciato dalla Chiesa italiana. Leggasi: Conferenza episcopale italiana. La quale, con evidente certezza ha intessuto rapporti di partnership con esponenti del governo per collaborare ad avallare la legge. Non è più moralmente riprovevole che Giuda si sia tolto la vita, ma che non fu aiutato da nessuno a farlo grazie ad una legge e contro la legge di Dio.<br />Per bocca del suo organo di stampa, il quotidiano Avvenire, la Cei da settimane sta perorando la causa (talvolta ce ne siamo occupati anche noi). Il 26 luglio scorso Avvenire ha sfornato due articoli a sostegno della legge. Il primo è a firma di Mario Marazziti. L'invito di Marazziti è quello di guardare alla legge 219/17 sul consenso informato, a cui da parlamentare contribuì nella stesura, per poter legiferare sul suicidio assistito in modo corretto. «È una legge di diritto mite, che non norma tutto ma offre strumenti per umanizzare il morire senza chiamare la morte», scrive il nostro. Una legge di diritto mite? Una legge che ha umanizzato il morire? Una norma che ha legittimato il suicidio e l'eutanasia nella sua forma di omicidio del consenziente sarebbe una legge di diritto mite e umana?<br />Al comma 5 dell'art. 1 infatti possiamo leggere: «Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare [...] qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario [...]. Ha, inoltre, il diritto di revocare [...] il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. [...] Sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale». Dunque se ad esempio una persona chiede, anche tramite Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), che le venga tolta la nutrizione e l'idratazione assistita, può esigerlo e il medico deve obbedire, quindi deve ucciderla come espressamente indicato al comma 6.<br />QUESTA LEGGE S'HA DA FARE<br />Noticina a margine: vero è che il comma 6 dice anche che «il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali», ma il rifiuto di trattamenti salvavita non è contrario alla legge alla deontologia e alle buone pratiche, anzi è permesso da queste tre fonti. Seconda noticina a margine: la mite e umana legge 219 permette l'eutanasia anche su persona non consenziente, ossia su minori e maggiorenni incapaci, se è questo che hanno deciso genitori e rappresentanti legali (art. 3). Questa nostra noticina serve a rispondere a Marazziti laddove, trovando ammirevole coraggio, scrive: «Fosse stata in vigore già nel 2009 Eluana Englaro avrebbe continuato a vivere». Se ci fosse stata questa legge Eluana, persona incapace, molto probabilmente sarebbe morta prima e non dopo anni di battaglie legali.<br />Su questo invece Marazziti ha perfettamente ragione: se ci fosse stata la legge 219 «Piergiorgio Welby avrebbe potuto rifiutare legalmente il sostegno vitale», prova provata che anche per il collaboratore di Avvenire la legge 219 permette l'omicidio del consenziente. Ciò detto, con sprezzo del principio di non contraddizione, il Nostro così conclude: «La legge 219 umanizza il morire quanto si può».<br />Poi sulla legge sul suicidio assistito appunta: «La Corte ha invitato a colmare una assenza, non per introdurre il suicidio assistito, ma per dare la possibilità di non sanzionare chi assecondi, in casi molto circoscritti». Una cortina fumogena di parole nemmeno tanto fitta. Ma se non punisco Caio che ha aiutato Tizio a togliersi la vita, la legge non sta introducendo il suicidio assistito nel nostro Paese, ossia non lo sta permettendo?<br />Passiamo al secondo articolo di Avvenire. Si tratta di una lettera siglata da sei firmatari, tra cui le ex parlamentari Paola Binetti e Luisa Santolini, che chiede di approvare la legge sul suicidio assistito perché altrimenti verrebbe approvato il ben peggiore disegno di legge Bazoli targato PD: «Alla fine l'alternativa sarà tra la legge Bazoli e l'attuale testo base». Non solo, ma la legge della Toscana che ha legittimato l'aiuto al suicidio e le sentenze della Corte costituzionali non lasciano scampo: questa legge s'ha da fare.<br />SI FAVORISCE IL SUICIDIO ASSISTITO<br />Anche in questa lettera aperta emerge una certa incomprensione della lingua italiana e/o della logica di base. Infatti i sei mittenti della missiva, tra cui anche due medici e un avvocato, scrivono a proposito della proposta di legge della maggioranza: «In nessun punto di tale testo si favorisce il suicidio assistito. Anzi, è vero il contrario» e citano l'art. 1 della proposta in cui si dichiara che «La Repubblica assicura la tutela della vita di ogni persona». Ma, come già appuntavamo qualche giorno fa, «l'art. 1 dice di tutelare la vita e poi già all'art. 2 ritira questa tutela permettendo l'aiuto al suicidio».<br />E in merito al fatto che questo Ddl non favorisca il suicidio assistito facciamo un esempio semplice semplice. Fingiamo che domani ci fosse una legge che depenalizzasse la pedofilia. Secondo voi, questa legge favorirebbe o no la pedofilia? Se togli una sanzione ad una condotta questa condotta verrà scelta sicuramente da più persone proprio perché non finisci più in galera o non devi più pagare una sanzione pecuniaria. Non ci pare così difficile da capire. Senza poi aggiungere che in realtà questa norma legittimerebbe il suicidio assistito e non semplicemente prevederebbe la sua depenalizzazione.<br />Veniamo ad una sintesi di questi due articoli. La Cei sceglie il male minore. Noi invece scegliamo un santo per rispondere al cardinal Zuppi. La scelta è caduta su Sant'Agostino: «Ammesso infatti che noi possiamo commettere un peccato più leggero per impedire che un'altra persona ne commetta uno più grave, sarà lecito impedire a un altro lo stupro con un furto commesso da noi, l'incesto con un nostro stupro; e se esiste un'empietà che a noi sembri peggiore dell'incesto, si dirà che noi possiamo commettere anche l'incesto se in questo modo si otterrà che quella empietà non venga perpetrata da quell'altra persona. In questo modo, nell'ambito di ogni singolo peccato, si crederà lecito commettere furti per furti, stupri per stupri, incesti per incesti, sacrilegi per sacrilegi; crederemo lecito commettere noi i peccati anziché farli commettere agli altri» (Contra mendacium, 9, 20).<br />Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Qualche domanda ai vescovi sul suicidio assistito" spiega perché sembra che i nostri pastori non abbiano chiaro come funziona la vita dell'uomo, quale sia il fine dell'unzione sacra che hanno ricevuto e cosa siano i comandamenti di Dio.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 luglio 2025:<br />La Conferenza Episcopale Italiana - la quale, grazie a Dio, non è la Chiesa cattolica in Italia - ha deciso che il proprio ruolo, nel frangente storico attuale di discussione di depenalizzazione del suicidio assistito, sarebbe quello di contrattare con il governo per porre presunti paletti legislativi nel terreno del male, che eviterebbero derive ben più gravi. Anche la Pontificia Accademia per la Vita, nella persona del suo presidente, mons. Renzo Pegoraro, ritiene atteggiamento realistico e conforme al Vangelo, quello di opporsi al principio di legittimità del suicidio assistito, ammettendone nel contempo l'effettiva praticabilità, mediante depenalizzazione. Un ragionamento da curatori fallimentari, più che da servi di Cristo Gesù, apostoli per vocazione, prescelti per annunziare il vangelo di Dio (cf Rm 1, 1), costituiti per portare un frutto che rimanga (cf. Gv 15, 16).<br />PRIMA DOMANDA: ma i nostri pastori hanno ben presente come funziona la vita dell'uomo, singolo e in società? Sono davvero seri quando pensano che abbia minimamente senso condannare un principio, mentre acconsentono ad una legge che permette di contraddire questo principio? Chi scrive, spera che si tratti semplicemente di un disorientamento causato dalla frequentazione di labirinti giuridici, fatti di leggi, articoli, commi e sentenze... Ma sta di fatto che i nostri pastori hanno perso di vista la prospettiva del mondo reale. Se vescovi, parroci, sindaci e magistrati, colpiti dalle stragi sulle strade durante i week-end, si profondessero per spiegare quanto è sbagliato, pericoloso, immorale, irresponsabile guidare ad alta velocità, magari dopo l'assunzione di alcool e stupefacenti, ma poi gli stessi garantissero che tuttavia il trasgressore non subirà alcuna conseguenza, quale risultato reale avrà l'intransigente e accorata difesa del principio? I nostri pastori credono ancora alle conseguenze del peccato originale sulla natura umana?<br />SECONDA DOMANDA: i nostri pastori hanno ben presente qual è il fine dell'unzione sacra che hanno ricevuto? Ricordano che la predicazione del Vangelo, in tutta la sua integrità, è un grave dovere che incombe su di loro? E ricordano che, se anziché dare luce e mettere sale in un mondo tenebroso e insipido, dovessero accontentarsi di dialogare sulle bollette della luce più o meno vantaggiose per il consumatore o su rischi e vantaggi del sale iodato nella dieta degli ipertesi, non starebbero adempiendo alla loro missione? Non solo, ma che andrebbero incontro ad un destino poco felice, che Nostro Signore riassume con l'essere gettati via e calpestati dagli uomini (cf. Mt 5, 13)? La sensazione - agghiacciante, ma solo una sensazione - è che]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67180466</guid><pubDate>Tue, 29 Jul 2025 19:54:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67180466/l_inno_della_cei_per_il_suicidio_assistito.mp3" length="14935020" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8246

L'INNO DELLA CEI PER IL SUICIDIO ASSISTITO di Tommaso Scandroglio
 
Questa legge s'ha da fare. La legge è quella sul suicidio assistito all'esame al Senato e promossa dal centrodestra. L'imperativo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8246" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8246</a><br /><br />L'INNO DELLA CEI PER IL SUICIDIO ASSISTITO di Tommaso Scandroglio<br /> <br />Questa legge s'ha da fare. La legge è quella sul suicidio assistito all'esame al Senato e promossa dal centrodestra. L'imperativo categorico è invece pronunciato dalla Chiesa italiana. Leggasi: Conferenza episcopale italiana. La quale, con evidente certezza ha intessuto rapporti di partnership con esponenti del governo per collaborare ad avallare la legge. Non è più moralmente riprovevole che Giuda si sia tolto la vita, ma che non fu aiutato da nessuno a farlo grazie ad una legge e contro la legge di Dio.<br />Per bocca del suo organo di stampa, il quotidiano Avvenire, la Cei da settimane sta perorando la causa (talvolta ce ne siamo occupati anche noi). Il 26 luglio scorso Avvenire ha sfornato due articoli a sostegno della legge. Il primo è a firma di Mario Marazziti. L'invito di Marazziti è quello di guardare alla legge 219/17 sul consenso informato, a cui da parlamentare contribuì nella stesura, per poter legiferare sul suicidio assistito in modo corretto. «È una legge di diritto mite, che non norma tutto ma offre strumenti per umanizzare il morire senza chiamare la morte», scrive il nostro. Una legge di diritto mite? Una legge che ha umanizzato il morire? Una norma che ha legittimato il suicidio e l'eutanasia nella sua forma di omicidio del consenziente sarebbe una legge di diritto mite e umana?<br />Al comma 5 dell'art. 1 infatti possiamo leggere: «Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare [...] qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario [...]. Ha, inoltre, il diritto di revocare [...] il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. [...] Sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale». Dunque se ad esempio una persona chiede, anche tramite Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), che le venga tolta la nutrizione e l'idratazione assistita, può esigerlo e il medico deve obbedire, quindi deve ucciderla come espressamente indicato al comma 6.<br />QUESTA LEGGE S'HA DA FARE<br />Noticina a margine: vero è che il comma 6 dice anche che «il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali», ma il rifiuto di trattamenti salvavita non è contrario alla legge alla deontologia e alle buone pratiche, anzi è permesso da queste tre fonti. Seconda noticina a margine: la mite e umana legge 219 permette l'eutanasia anche su persona non consenziente, ossia su minori e maggiorenni incapaci, se è questo che hanno deciso genitori e rappresentanti legali (art. 3). Questa nostra noticina serve a rispondere a Marazziti laddove, trovando ammirevole coraggio, scrive: «Fosse stata in vigore già nel 2009 Eluana Englaro avrebbe continuato a vivere». Se ci fosse stata questa legge Eluana, persona incapace, molto probabilmente sarebbe morta prima e non dopo anni di battaglie legali.<br />Su questo invece Marazziti ha perfettamente ragione: se ci fosse stata la legge 219 «Piergiorgio Welby avrebbe potuto rifiutare legalmente il sostegno vitale», prova provata che anche per il collaboratore di Avvenire la legge 219 permette l'omicidio del consenziente. Ciò detto, con sprezzo del principio di non contraddizione, il Nostro così conclude: «La legge 219 umanizza il morire quanto si può».<br />Poi sulla legge sul suicidio assistito appunta: «La Corte ha invitato a colmare una assenza, non per introdurre il suicidio assistito, ma per dare la possibilità di non sanzionare chi assecondi, in casi molto circoscritti». Una cortina fumogena di parole nemmeno tanto fitta. Ma se non punisco Caio che ha aiutato Tizio a togliersi la vita, la legge non sta introducendo il suicidio assistito nel nostro Paese, ossia non lo sta...]]></itunes:summary><itunes:duration>934</itunes:duration><itunes:keywords>cei,finevita,inno,salvezza,suicidioassistito</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'eutanasia è la quinta causa di morte in Canada</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-eutanasia-e-la-quinta-causa-di-morte-in-canada--66826378</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8208" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8208</a><br /><br />L'EUTANASIA E' LA QUINTA CAUSA DI MORTE IN CANADA<br /> <br />In Canada, oggi, quasi una persona su venti muore per mano dello Stato. Secondo i dati ufficiali relativi al 2023, 15.343 canadesi sono morti attraverso il MAiD - acronimo di Medical Assistance in Dying - che indica il suicidio assistito o l'eutanasia su richiesta. Si tratta del 4,7% di tutti i decessi nel Paese. In altre parole: una morte su venti è stata causata intenzionalmente da un medico, con l'autorizzazione dello Stato e ciò rappresenta la 5a causa di morte in tutto il Paese.<br />Nel 2016, anno dell'approvazione della legge, i decessi per MAiD furono "solo" 1.018. Oggi, a meno di dieci anni di distanza, sono oltre tredici volte di più. Nel 2022, infatti, il numero delle morti assistite era già salito a 13.241, con un'incidenza del 4,1% su tutti i decessi. In quell'anno, l'eutanasia è ufficialmente diventata la quinta causa di morte in Canada, superando malattie gravi come il diabete, l'ictus e le patologie epatiche. In molte province, come il Québec, si è registrata un'accelerazione ancora più allarmante, con un trend costante di crescita anno dopo anno.<br />I "MOTIVI": POVERTÀ, SOLITUDINE, DISABILITÀ<br />Non si tratta solo di persone con malattie terminali. Una parte crescente delle richieste di morte assistita riguarda soggetti affetti da patologie croniche, disabili, anziani soli e persino persone che denunciano povertà, abbandono e disagio psicologico. In numerosi casi documentati, cittadini canadesi hanno dichiarato di scegliere il MAiD per "non essere un peso per la famiglia", per l'assenza di supporto adeguato o per la difficoltà ad accedere a cure palliative di qualità. Altri hanno raccontato di non riuscire più a pagare l'affitto o il supporto sanitario e di aver scelto la morte come unica via d'uscita.<br />Un tempo presentato come atto di compassione, oggi il MAiD divide profondamente la società canadese. Un numero crescente di intellettuali, medici e opinionisti denuncia il rischio che l'eutanasia stia diventando una "soluzione sociale" al disagio. Il quotidiano "The Times" ha parlato apertamente di "omicidio sociale", sostenendo che il Canada non è più un modello da seguire ma un pericoloso esempio da cui guardarsi. La diffusione capillare del MAiD - ormai disponibile anche nelle case di cura e negli ospedali psichiatrici - viene vista con crescente preoccupazione anche da molte famiglie e associazioni per i diritti dei disabili.<br />UN CAMPANELLO D'ALLARME<br />Il caso canadese deve suonare come un campanello d'allarme anche per l'Italia. A metà luglio, infatti, il Parlamento dovrebbe iniziare a discutere un disegno di legge proprio sul tema del fine vita e voci (che per ora purtroppo sembrano confermate) lasciano intendere che anche il centrodestra sarebbe disposto ad arrivare a una "quadra" per presentare un testo unificato. Ma il percorso del Canada dimostra che non esistono limiti che reggano nel tempo: ciò che nasce come eccezione rischia di diventare regola. E ciò che inizia come "ultima scelta" rischia di trasformarsi in una pressione implicita (o esplicita) sui più deboli, i più poveri, i più fragili. In una società che rifiuta la sofferenza, la disabilità e l'anzianità, la "libertà di morire" diventa una forma subdola di selezione sociale.<br />Oggi il Canada, quindi, ci mostra cosa accade quando lo Stato abdica al dovere di custodire ogni vita e sceglie invece la strada della morte come risposta al disagio e alle sofferenze. Anziché rafforzare le cure palliative, i servizi di prossimità, il sostegno agli anziani e ai disabili, si offre la morte come unica soluzione. L'Italia ha ancora il tempo - e il dovere - di fare una scelta diversa: una scelta di civiltà che metta al centro la cura, non l'eliminazione.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66826378</guid><pubDate>Tue, 01 Jul 2025 21:58:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66826378/l_eutanasia_e_la_quinta_causa_di_morte_in_canada.mp3" length="4834577" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8208

L'EUTANASIA E' LA QUINTA CAUSA DI MORTE IN CANADA
 
In Canada, oggi, quasi una persona su venti muore per mano dello Stato. Secondo i dati ufficiali relativi al 2023, 15.343 canadesi sono morti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8208" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8208</a><br /><br />L'EUTANASIA E' LA QUINTA CAUSA DI MORTE IN CANADA<br /> <br />In Canada, oggi, quasi una persona su venti muore per mano dello Stato. Secondo i dati ufficiali relativi al 2023, 15.343 canadesi sono morti attraverso il MAiD - acronimo di Medical Assistance in Dying - che indica il suicidio assistito o l'eutanasia su richiesta. Si tratta del 4,7% di tutti i decessi nel Paese. In altre parole: una morte su venti è stata causata intenzionalmente da un medico, con l'autorizzazione dello Stato e ciò rappresenta la 5a causa di morte in tutto il Paese.<br />Nel 2016, anno dell'approvazione della legge, i decessi per MAiD furono "solo" 1.018. Oggi, a meno di dieci anni di distanza, sono oltre tredici volte di più. Nel 2022, infatti, il numero delle morti assistite era già salito a 13.241, con un'incidenza del 4,1% su tutti i decessi. In quell'anno, l'eutanasia è ufficialmente diventata la quinta causa di morte in Canada, superando malattie gravi come il diabete, l'ictus e le patologie epatiche. In molte province, come il Québec, si è registrata un'accelerazione ancora più allarmante, con un trend costante di crescita anno dopo anno.<br />I "MOTIVI": POVERTÀ, SOLITUDINE, DISABILITÀ<br />Non si tratta solo di persone con malattie terminali. Una parte crescente delle richieste di morte assistita riguarda soggetti affetti da patologie croniche, disabili, anziani soli e persino persone che denunciano povertà, abbandono e disagio psicologico. In numerosi casi documentati, cittadini canadesi hanno dichiarato di scegliere il MAiD per "non essere un peso per la famiglia", per l'assenza di supporto adeguato o per la difficoltà ad accedere a cure palliative di qualità. Altri hanno raccontato di non riuscire più a pagare l'affitto o il supporto sanitario e di aver scelto la morte come unica via d'uscita.<br />Un tempo presentato come atto di compassione, oggi il MAiD divide profondamente la società canadese. Un numero crescente di intellettuali, medici e opinionisti denuncia il rischio che l'eutanasia stia diventando una "soluzione sociale" al disagio. Il quotidiano "The Times" ha parlato apertamente di "omicidio sociale", sostenendo che il Canada non è più un modello da seguire ma un pericoloso esempio da cui guardarsi. La diffusione capillare del MAiD - ormai disponibile anche nelle case di cura e negli ospedali psichiatrici - viene vista con crescente preoccupazione anche da molte famiglie e associazioni per i diritti dei disabili.<br />UN CAMPANELLO D'ALLARME<br />Il caso canadese deve suonare come un campanello d'allarme anche per l'Italia. A metà luglio, infatti, il Parlamento dovrebbe iniziare a discutere un disegno di legge proprio sul tema del fine vita e voci (che per ora purtroppo sembrano confermate) lasciano intendere che anche il centrodestra sarebbe disposto ad arrivare a una "quadra" per presentare un testo unificato. Ma il percorso del Canada dimostra che non esistono limiti che reggano nel tempo: ciò che nasce come eccezione rischia di diventare regola. E ciò che inizia come "ultima scelta" rischia di trasformarsi in una pressione implicita (o esplicita) sui più deboli, i più poveri, i più fragili. In una società che rifiuta la sofferenza, la disabilità e l'anzianità, la "libertà di morire" diventa una forma subdola di selezione sociale.<br />Oggi il Canada, quindi, ci mostra cosa accade quando lo Stato abdica al dovere di custodire ogni vita e sceglie invece la strada della morte come risposta al disagio e alle sofferenze. Anziché rafforzare le cure palliative, i servizi di prossimità, il sostegno agli anziani e ai disabili, si offre la morte come unica soluzione. L'Italia ha ancora il tempo - e il dovere - di fare una scelta diversa: una scelta di civiltà che metta al centro la cura, non l'eliminazione.<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>303</itunes:duration><itunes:keywords>bestinterest,costi,eutanasia,morte,pietà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fa200ae201ddd03bbf915d8bd52a27fa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Evitare l'eutanasia per gli animali, ma non per le persone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/evitare-l-eutanasia-per-gli-animali-ma-non-per-le-persone--59494212</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7757" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7757</a><br /><br />EVITARE L'EUTANASIA PER GLI ANIMALI, MA NON PER LE PERSONE di Fabio Piemonte<br />Ha 5 anni la cagnolina Mila e se ne sta tutto il giorno con il muso a terra, triste, in un canile di Los Angeles. Caduta in depressione era stata condannata all'eutanasia ma, grazie all'impegno e alla sensibilizzazione sui social della stessa volontaria del canile Lorrena, è stata sottratta a tale triste sorte. Lorenna infatti l'ha presa in affido temporaneo e portata a casa sua, le sta curando un'infezione all'orecchio con l'antibiotico e Mila ha presto ripreso a scodinzolare e correre felice. I video condivisi da Lorenna sui social hanno commosso tante persone e dai commenti si evince che diverse persone si sono rese disponibili per adottare Mila.<br />Certamente se da un lato è bello vedere come una società civile si mobiliti per salvare un cane “depresso” dall'eutanasia; dall'altro è decisamente triste vedere come non ci si muova allo stesso modo quando si tratta di essere umani. E in effetti all'annuncio (che è in realtà un grido d'aiuto) della ventottenne olandese depressa Zoraya, alla quale dovrebbe esser concessa a breve (tra maggio e giugno) l'eutanasia dietro sua esplicita richiesta, non c'è stata alcuna levata di scudi da parte dell'opinione pubblica per difenderne la dignità e supportarla attraverso un'autentica compassione per aiutarla a superare questo difficile momento che sta attraversando.<br />Insomma se da una parte si è opportunamente docili all'indignazione nei confronti degli animali quando vessano in condizioni degradanti, dall'altra non ci si sdegna parimenti né si combatte, come invece sarebbe doveroso, per difendere e promuovere la dignità dell'uomo, a maggior ragione quando viene a trovarsi in condizioni di particolare fragilità quali sono quelle di un figlio nel grembo materno, di un giovane depresso o di un anziano. È questo chiaramente un altro segno lampante del “mondo alla rovescia” nel quale stiamo vivendo.<br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "In Olanda basta la tristezza per scegliere l'eutanasia" racconta perché a 28 anni Zoraya ha programmato di farla finita a maggio. Il motivo? Troppo depressa, anche per il suo psichiatra. Da ultima risorsa il suicidio diventa un'opzione normale, purché a norma di protocollo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 aprile 2024:<br />Una scelta triste nata da una vita triste. L'olandese Zoraya ter Beek, 28 anni, ha deciso che morirà a maggio. Non ha un tumore allo stadio terminale, non soffre di patologie neurodegenerative come la Sla, ma è depressa, triste fino alla morte. Una depressione che va a braccetto con tratti di autismo e con un disturbo borderline di personalità. Innamorata del suo ragazzo, una bella casa, due gatti, ma niente di tutto questo le è bastato per riempire un vuoto che è talmente vuoto da non avere nome.<br />Ne ha parlato con The Free Press. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Quando il suo psichiatra le disse: «non c'è più niente che possiamo fare per te. Non migliorerà mai». L'eutanasia della speranza clinica, del codice deontologico ed anche della ricerca scientifica che guarda al futuro. Una medicina arrendevole. Zoraya ha tatuato un albero della vita capovolto: «Sta perdendo le foglie, sta morendo - ha detto - Non vedo [la mia morte] come la partenza della mia anima, ma più come la liberazione di me stessa dalla vita». Il corpo come carcere dell'anima.<br />Morirà a casa sua: «Nella maggior parte dei casi c'è prima una tazza di caffè a calmare i nervi e a creare un'atmosfera soft. Poi [la dottoressa] mi chiederà se sono pronta. Prenderò posto sul divano. Mi chiederà ancora una volta se sono sicura, avvierà la procedura e mi augurerà buon viaggio. O, nel mio caso, un bel pisolino». Notare la narrazione suadente per occultare la tragedia e la gravità della scelta: la dottoressa che come una mamma canta una ninna nanna per un sonno eterno dandole la medicina che spegnerà ogni suo dolore perché spegnerà la sua vita; l'ambientazione soft quasi che la ragazza fosse sdraiata sul divano per un massaggio; la casa come luogo degli affetti - morirà infatti con accanto il suo ragazzo e i gatti. Nulla fa pensare ad un omicidio. Ma in realtà è proprio un omicidio.<br />La ragazza ha aggiunto: «Ho un po' paura di morire, perché è l'ultima incognita. Non sappiamo davvero cosa accadrà dopo, oppure non c'è niente? Questa è la parte che mi spaventa». Pensate, esistono psicologi cattolici che anche con i pazienti non credenti fortemente tentati dal suicidio, come ultima carta, si giocano la seguente: “E se la Chiesa avesse ragione sui suicidi quando dice che togliersi la vita può essere peccato mortale che porta all'inferno? In questo caso tu ti uccideresti per non soffrire più, ma potresti ottenere l'effetto opposto. Infatti potresti passere da un inferno ad uno ben peggiore e che non avrà mai fine”. Per qualcuno questo discorsetto si è rivelato un buon deterrente.<br />Una volta morta, un Comitato di revisione valuterà che il decesso della ragazza sia avvenuto rispettando il protocollo in vigore nei Paesi Bassi. Le condizioni fondamentali per l'accesso all'eutanasia sono che la scelta di morire sia libera e che la sofferenza della persona sia insopportabile e senza prospettive di miglioramento. Sofferenze anche solo psicologiche, come nel caso di Zoraya. L'unico criterio morale rimasto nell'eutanasia è la burocrazia.<br />L'omicidio legale di una persona depressa è l'esito di alcune premesse di carattere ideologico-culturale. La prima: l'idea che la qualità della vita prevalga sulla dignità della persona. Se la prima può peggiorare, la seconda conserva la sua preziosità sempre, al di là di patologie, infermità e sofferenze. La seconda premessa: l'idea che la libertà personale è il riferimento ultimo nelle scelte morali. Un'idea che in questo caso mostra tutta la sua vacuità: una persona depressa, con tratti autistici e con personalità borderline quanto è libera? Ha scelto Zoraya o la sua depressione? Sotto tortura del dolore e del male di vivere non si è liberi. Terza premessa: il piano inclinato. Theo Boer, professore di etica sanitaria presso l'Università teologica protestante di Groningen, ha fatto parte per un decennio di un comitato di revisione dell'eutanasia nei Paesi Bassi. «In quegli anni - ha dichiarato - ho visto la pratica olandese dell'eutanasia evolversi da morte come ultima risorsa a morte come opzione predefinita». Alla fine ha lasciato l'incarico. La morte cessa di essere un male da evitare, eccetto in casi eccezionali. L'eccezione, come si dice, diventa regola e così rimanere in vita o darsi la morte sono entrambe scelte buone.<br />Preghiamo perché quell'albero capovolto tatuato sul braccio di Zoraya possa comunque, seppur all'ultimo momento, rifiorire.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59494212</guid><pubDate>Tue, 16 Apr 2024 20:11:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59494212/evitare_l_eutanasia_per_gli_animali_ma_non_per_le_persone.mp3" length="7791221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7757

EVITARE L'EUTANASIA PER GLI ANIMALI, MA NON PER LE PERSONE di Fabio Piemonte
Ha 5 anni la cagnolina Mila e se ne sta tutto il giorno con il muso a terra, triste, in un canile di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7757" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7757</a><br /><br />EVITARE L'EUTANASIA PER GLI ANIMALI, MA NON PER LE PERSONE di Fabio Piemonte<br />Ha 5 anni la cagnolina Mila e se ne sta tutto il giorno con il muso a terra, triste, in un canile di Los Angeles. Caduta in depressione era stata condannata all'eutanasia ma, grazie all'impegno e alla sensibilizzazione sui social della stessa volontaria del canile Lorrena, è stata sottratta a tale triste sorte. Lorenna infatti l'ha presa in affido temporaneo e portata a casa sua, le sta curando un'infezione all'orecchio con l'antibiotico e Mila ha presto ripreso a scodinzolare e correre felice. I video condivisi da Lorenna sui social hanno commosso tante persone e dai commenti si evince che diverse persone si sono rese disponibili per adottare Mila.<br />Certamente se da un lato è bello vedere come una società civile si mobiliti per salvare un cane “depresso” dall'eutanasia; dall'altro è decisamente triste vedere come non ci si muova allo stesso modo quando si tratta di essere umani. E in effetti all'annuncio (che è in realtà un grido d'aiuto) della ventottenne olandese depressa Zoraya, alla quale dovrebbe esser concessa a breve (tra maggio e giugno) l'eutanasia dietro sua esplicita richiesta, non c'è stata alcuna levata di scudi da parte dell'opinione pubblica per difenderne la dignità e supportarla attraverso un'autentica compassione per aiutarla a superare questo difficile momento che sta attraversando.<br />Insomma se da una parte si è opportunamente docili all'indignazione nei confronti degli animali quando vessano in condizioni degradanti, dall'altra non ci si sdegna parimenti né si combatte, come invece sarebbe doveroso, per difendere e promuovere la dignità dell'uomo, a maggior ragione quando viene a trovarsi in condizioni di particolare fragilità quali sono quelle di un figlio nel grembo materno, di un giovane depresso o di un anziano. È questo chiaramente un altro segno lampante del “mondo alla rovescia” nel quale stiamo vivendo.<br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "In Olanda basta la tristezza per scegliere l'eutanasia" racconta perché a 28 anni Zoraya ha programmato di farla finita a maggio. Il motivo? Troppo depressa, anche per il suo psichiatra. Da ultima risorsa il suicidio diventa un'opzione normale, purché a norma di protocollo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 aprile 2024:<br />Una scelta triste nata da una vita triste. L'olandese Zoraya ter Beek, 28 anni, ha deciso che morirà a maggio. Non ha un tumore allo stadio terminale, non soffre di patologie neurodegenerative come la Sla, ma è depressa, triste fino alla morte. Una depressione che va a braccetto con tratti di autismo e con un disturbo borderline di personalità. Innamorata del suo ragazzo, una bella casa, due gatti, ma niente di tutto questo le è bastato per riempire un vuoto che è talmente vuoto da non avere nome.<br />Ne ha parlato con The Free Press. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Quando il suo psichiatra le disse: «non c'è più niente che possiamo fare per te. Non migliorerà mai». L'eutanasia della speranza clinica, del codice deontologico ed anche della ricerca scientifica che guarda al futuro. Una medicina arrendevole. Zoraya ha tatuato un albero della vita capovolto: «Sta perdendo le foglie, sta morendo - ha detto - Non vedo [la mia morte] come la partenza della mia anima, ma più come la liberazione di me stessa dalla vita». Il corpo come carcere dell'anima.<br />Morirà a casa sua: «Nella maggior parte dei casi c'è prima una tazza di caffè a calmare i nervi e a creare un'atmosfera soft. Poi [la dottoressa] mi chiederà se sono pronta. Prenderò posto sul divano. Mi chiederà ancora una volta se sono sicura, avvierà la procedura e mi augurerà buon viaggio. 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Qualche giorno fa uno dei sottosegretari alla Sanità, il liberaldemocratico Norman Lamb, non ha esitato a invitare i medici di base a compilare una lista dei loro pazienti che potrebbero morire entro un anno. Una volta identificati, i malati terminali saranno chiamati a un incontro col medico che gli chiederà dove preferiscono morire e se vogliono scrivere o dettare un testamento biologico in cui danno il permesso ai medici di sospendere medicinali e nutrizione quando si annuncerà la fine.<br />Lamb, che ha annunciato il progetto del governo a una recente conferenza sul fine vita, ha detto di aspettarsi che per ogni medico almeno un paziente su cento entri nella lista dei 'terminabili'. I motivi sono molto pragmatici: «Un quarto dei letti negli ospedali sono occupati da malati terminali – ha spiegato –, e tra loro quattro su dieci non richiedono cure mediche. Se queste persone fossero ammesse una volta in meno al pronto soccorso la Sanità risparmierebbe un miliardo e 350 milioni di sterline l'anno», circa un miliardo e mezzo di euro.<br />L'esponente del governo conservatore­liberale non ha specificato quale sarà il destino dei malati finiti in quella che vari giornali britannici hanno ribattezzato «lista della morte». Ma è molto probabile che saranno destinati al «Liverpool Care Pathway», un protocollo adottato per la prima volta negli anni Novanta in un ospedale della città portuale, e che dal 2004, dopo essere stato raccomandato dal National Institute for Health and Clinical Excellence, è diventato pratica comune nelle istituzioni sanitarie del Regno. Sulla carta «Lcp» si presenta come un programma di fine vita per rendere l'ultimo periodo di un paziente più tollerabile, nel Paese che è culla delle cure palliative. In realtà il protocollo ha finito col tradursi anche nella sospensione di cure e nutrizione e nella somministrazione di forti sedativi a persone classificate «vicine alla morte».<br />Ogni anno il sistema sanitario nazionale registra 450mila decessi nelle sue strutture; di questi, 130 mila sono di persone sottoposte al «Lcp» in modo proprio o improprio. Il Ministero della Sanità, dopo le molteplici controversie sollevate dal programma, ha più volte tenuto a ribadire che il Liverpool Care Pathweay non è equiparabile all'eutanasia, che i pazienti che vi sono sottoposti vengono monitorati e possono essere tolti dal protocollo se mostrano un miglioramento. Ma negli ultimi mesi sono fioccate sempre più insistenti e numerose le denunce di famiglie che accusano i medici di aver introdotto i loro cari nel programma quando in realtà questi non stavano affatto morendo e di averne accelerato il decesso a causa della sospensione di cure e nutrizione.<br />Mary Cooper, 79 anni, uno dei tanti esempi, è morta in giugno pochi giorni dopo il ricovero al Queen Elizabeth Hospital di King's Lynn, nel Norfolk. La sua famiglia sostiene di non essere mai stata avvisata del fatto che la donna fosse stata inserita nel programma.<br />«Ci hanno informati – denuncia il marito – quando ormai per Mary era troppo tardi».<br />L'ospedale dice di aver discusso la questione con la famiglia e che questa era d'accordo.<br />Ma secondo la figlia l'ospedale non è mai stato chiaro: «I medici ci hanno detto che l'avrebbero aiutata a sentire meno dolore possibile, ma non ci hanno spiegato esattamente quello che avrebbero fatto».<br />La settimana scorsa un uomo la cui madre è morta dopo essere stata sottoposta per trenta ore al Lcp al Western General Hospital di Edinburgo ha chiesto alla polizia di investigare. Paul Tulloch è convinto che la madre Jean di 83 anni potesse sopravvivere e sostiene di essere stato ignorato dai medici quando ha chiesto che venisse ritirata dal protocollo.<br />L'anno scorso un rapporto del Royal College of Physicians ha rivelato che nel 4% dei casi i familiari non vengono informati della decisione di sottoporre un paziente al Lcp. E ora anche l'autorevole oncologo Mark Glaser condanna il Liverpool Care Pathway dicendo che si tratta di «un sistema corrotto e scandaloso che serve solo per liberare i letti degli ospedali occupati dagli anziani e per raggiungere obiettivi premiati con più soldi».<br />Nota di BastaBugie: Nell'ottobre del 1939 iniziò l'Aktion T4, con cui furono soppresse in maniera sistematica oltre 70.000 persone ("disinfettate", secondo la macabra terminologia amministrativo-contabile del programma tedesco). Ecco il testo: "Viene conferita la responsabilità di estendere la competenza di taluni medici, designati per nome, cosicché ai pazienti che, sulla base di un giudizio umano, sono considerati incurabili possa essere concessa una morte pietosa dopo una diagnosi approfondita". Ordine al capo del Reich Boulher e al Dott. Karl Brandt. Firmato: Hitler.<br />Nel seguente video viene ricordata la figura del Beato Von Galen, vescovo e cardinale. Memorabili i suoi interventi contro l'eutanasia sistematica di malati psichiatrici e handicappati. In questo filmato si ricordano le omelie del vescovo, la solidarietà dei cattolici della diocesi, la furia nazista, l'ordine di Hitler di eliminarlo a guerra conclusa, la solidarietà di Papa Pio XII verso il vescovo Von Galen che lo crea cardinale, la beatificazione da parte di Papa Benedetto XVI.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57471309</guid><pubDate>Wed, 01 Nov 2023 14:52:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57471309/per_risparmiare_un_miliardo_di_sterline_l_anno_l_inghilterra_decide_di_decimare_gli_anziani.mp3" length="6330452" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: L'eutanasia di Hitler ➜ http://www.youtube.com/watch?v=Bk-Wm588S1M

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2536

PER RISPARMIARE UN MILIARDO DI STERLINE L'ANNO, L'INGHILTERRA DECIDE DI DECIMARE GLI ANZIANI di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: L'eutanasia di Hitler ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bk-Wm588S1M" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.youtube.com/watch?v=Bk-Wm588S1M</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2536" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2536</a><br /><br />PER RISPARMIARE UN MILIARDO DI STERLINE L'ANNO, L'INGHILTERRA DECIDE DI DECIMARE GLI ANZIANI di Elisabetta Del Soldato<br />Il sistema Sanitario nazionale della Gran Bretagna sta facendo i conti con la recessione e i primi a rimetterci sono i più vunerabili: gli anziani, i malati terminali, le persone dichiarate morte ancor prima che lo siano, perché cercare di salvarle o di farle stare meglio costa troppo. Qualche giorno fa uno dei sottosegretari alla Sanità, il liberaldemocratico Norman Lamb, non ha esitato a invitare i medici di base a compilare una lista dei loro pazienti che potrebbero morire entro un anno. Una volta identificati, i malati terminali saranno chiamati a un incontro col medico che gli chiederà dove preferiscono morire e se vogliono scrivere o dettare un testamento biologico in cui danno il permesso ai medici di sospendere medicinali e nutrizione quando si annuncerà la fine.<br />Lamb, che ha annunciato il progetto del governo a una recente conferenza sul fine vita, ha detto di aspettarsi che per ogni medico almeno un paziente su cento entri nella lista dei 'terminabili'. I motivi sono molto pragmatici: «Un quarto dei letti negli ospedali sono occupati da malati terminali – ha spiegato –, e tra loro quattro su dieci non richiedono cure mediche. Se queste persone fossero ammesse una volta in meno al pronto soccorso la Sanità risparmierebbe un miliardo e 350 milioni di sterline l'anno», circa un miliardo e mezzo di euro.<br />L'esponente del governo conservatore­liberale non ha specificato quale sarà il destino dei malati finiti in quella che vari giornali britannici hanno ribattezzato «lista della morte». Ma è molto probabile che saranno destinati al «Liverpool Care Pathway», un protocollo adottato per la prima volta negli anni Novanta in un ospedale della città portuale, e che dal 2004, dopo essere stato raccomandato dal National Institute for Health and Clinical Excellence, è diventato pratica comune nelle istituzioni sanitarie del Regno. Sulla carta «Lcp» si presenta come un programma di fine vita per rendere l'ultimo periodo di un paziente più tollerabile, nel Paese che è culla delle cure palliative. In realtà il protocollo ha finito col tradursi anche nella sospensione di cure e nutrizione e nella somministrazione di forti sedativi a persone classificate «vicine alla morte».<br />Ogni anno il sistema sanitario nazionale registra 450mila decessi nelle sue strutture; di questi, 130 mila sono di persone sottoposte al «Lcp» in modo proprio o improprio. Il Ministero della Sanità, dopo le molteplici controversie sollevate dal programma, ha più volte tenuto a ribadire che il Liverpool Care Pathweay non è equiparabile all'eutanasia, che i pazienti che vi sono sottoposti vengono monitorati e possono essere tolti dal protocollo se mostrano un miglioramento. Ma negli ultimi mesi sono fioccate sempre più insistenti e numerose le denunce di famiglie che accusano i medici di aver introdotto i loro cari nel programma quando in realtà questi non stavano affatto morendo e di averne accelerato il decesso a causa della sospensione di cure e nutrizione.<br />Mary Cooper, 79 anni, uno dei tanti esempi, è morta in giugno pochi giorni dopo il ricovero al Queen Elizabeth Hospital di King's Lynn, nel Norfolk. La sua famiglia sostiene di non essere mai stata avvisata del fatto che la donna fosse stata inserita nel programma.<br />«Ci hanno informati – denuncia il marito – quando ormai per Mary era troppo tardi».<br />L'ospedale dice di aver discusso la questione con la famiglia e che questa era d'accordo.<br />Ma secondo la figlia l'ospedale non è mai stato...]]></itunes:summary><itunes:duration>396</itunes:duration><itunes:keywords>eutanasia,inghilterra,lcp,liverpoolcarepathway,vongalen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giudice inglese decide la morte di una bimba di 7 mesi contro la volontà dei genitori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giudice-inglese-decide-la-morte-di-una-bimba-di-7-mesi-contro-la-volonta-dei-genitori--57371963</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7582" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7582</a><br /><br />GIUDICE INGLESE DECIDE LA MORTE DI UNA BIMBA DI 7 MESI CONTRO LA VOLONTA' DEI GENITORI di Manuela Antonacci<br />«Con il cuore pesante sono giunto alla conclusione che gli svantaggi di cure cosi invasive non giustificano i benefici di queste stesse cure». Con questa "sentenza", nel vero senso della parola, il giudice dell'Alta Corte britannica, Justice Peel, ha deciso che è "nel migliore interesse" di Indi Gregory, una neonata di sette mesi, affetta da una malattia rara del Dna mitocondriale, staccare i supporti vitali che permettono alla piccola di continuare a vivere. La piccola è ricoverata al Queen's Medical Centre di Nottingham I genitori di Indi, Claire Staniforth e Dean Gregory del Derbyshire, sono sostenuti dall'associazione Christian Concern, per i diritti umani, il cui braccio legale, il Christian Legal Center sta assistendo nel tentativo di ricorrere in appello.<br />La decisione dell'Alta Corte è stata presa in seguito all'udienza privata che il Nottingham University Hospitals NHS Trust ha richiesto e sostenuto presso il tribunale stesso. Dean Gregory, il padre di Indi, ha espresso il suo sgomento per la decisione del giudice. «Siamo devastati dalla sentenza e ricorreremo in appello». Ha inoltre criticato la descrizione delle condizioni mediche in cui versa la piccola, fatta durante il processo. «Quella immagine era così fuorviante che, dopo aver ascoltato il discorso in tribunale, i media hanno riferito che Indi doveva essere rianimata nove volte in un giorno. Questo è completamente falso», ha detto Gregory.<br />Secondo lui, la piccola è una vera combattente che merita cure migliori da parte del servizio sanitario nazionale. «Durante la sua breve vita Indi ha dimostrato a tutti che si sbagliavano e merita più tempo e cure possibili, piuttosto che il tentativo di porre fine alla sua vita al più presto». Ha inoltre fatto notare che la bambina prova gioia e piange come un qualunque neonato.<br />Inoltre, sua madre Claire sottolinea: «Non soffre e trae un evidente conforto dalla presenza della sua mamma e del suo papà, perché il battito cardiaco è stabile e calmo quando viene coccolata tra le nostre braccia». Tutto ciò che Dean Gregory e sua moglie chiedono è avere più tempo affinché le condizioni della bimba si stabilizzino, così da poterla riportare a casa e farla vivere serenamente in un ambiente che per la prima volta nella sua vita finalmente non sia una camera d'ospedale.<br />Di fronte a tutto questo dolore, Gegory ha anche sottolineato quanto la battaglia legale abbia fatto sentire a loro genitori, tutto il peso di un intero sistema che si muove contro di loro. Dal canto suo, l'amministratore delegato del Christian Legal Center, Andrea Williams, ha dichiarato: «La vita è preziosa e deve essere protetta dalla legge. Dobbiamo dare alle persone, tutte le possibilità di vivere piuttosto che solo quelle di porre fine alla propria vita prematuramente, dicendo che è nel loro interesse morire». Altro trattamento disumano ricevuto dai genitori è stato l'essere stati informati con sole 48 ore di preavviso dell'udienza che avrebbe determinato il destino di Indi.<br /><br /><b>Nota di BastaBugie: </b><i>Patricia Gooding-Williams nell'articolo seguente dal titolo "Così i medici britannici hanno fatto morire mia sorella Sudiksha" riporta gli scioccanti dettagli della morte della 19enne, affetta da una grave malattia genetica (nota come ST), che medici e giudici inglesi avevano deciso di far morire contro la sua volontà. Ecco l'intervista alla sorella.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 ottobre 2023:</i><br />«I medici hanno negato a mia sorella le medicine di cui aveva bisogno (...) Si sono rifiutati di darle un antibiotico per curare un'infezione contratta in ospedale, solo quando i miei genitori li hanno supplicati in ginocchio lo hanno fatto; ma non le hanno dato la medicina per la pressione sanguigna, cosa che ha causato l'arresto cardiaco (...) È questo che ha ucciso mia sorella Sudiksha Thirumalesh».<br />Varshan Thirumalesh parla al telefono con la Bussola mentre si trova sul treno che dal Kent lo porta a Birmingham per partecipare al funerale di sua sorella. E racconta lo scioccante trattamento subito da Sudiksha Thirumalesh, la studentessa 19enne affetta da sindrome da deplezione mitocondriale (MDS) a cui medici e giudici volevano sospendere le cure contro il suo volere e quello della sua famiglia. E che è morta il 14 settembre prima di una sentenza definitiva: per infarto, una morte naturale date le sue condizioni, hanno detto i medici.<br />Ma Varshan ci racconta tutta un'altra storia, che apre una finestra sulla realtà del trattamento comune nei casi di fine vita nel Regno Unito. La controparte, l'NHS Trust degli University Hospitals di Birmingham, ha combattuto per porre fine alla vita di Sudiksha e ha fatto silenziare la famiglia con un Ordine di trasparenza del tribunale per impedire alla stampa o alla famiglia di rivelare nomi e circostanze in tempo reale. Recentemente, le restrizioni sono state parzialmente revocate consentendo alla famiglia di rendere noto il nome della figlia, Sudiksha Thirumalesh (precedentemente indicata come ST) e a Varshan di raccontare la sua storia.<br />Abbiamo seguito con sgomento la vicenda che ha portato alla morte di Sudiksha, ma puoi dirci qualcosa della tua famiglia?<br />Siamo una famiglia cattolica dell'India settentrionale. Mio padre è stato il primo ad emigrare in Inghilterra nel 2001. È un esperto analista informatico e si è trasferito nel Regno Unito per migliori prospettive di lavoro, e alla fine ha aperto la propria azienda. Mia madre, mia sorella ed io lo abbiamo raggiunto nel 2003. Ci siamo stabiliti felicemente nella zona di Birmingham e viviamo secondo i nostri valori cristiani.<br />Come questi valori cristiani hanno influenzato il modo in cui la tua famiglia ha affrontato la malattia di tua sorella e il caso giudiziario che alla fine le ha negato il diritto alla vita?<br />Fin dall'inizio è stato chiaro che da cristiani diamo alla vita un valore diverso rispetto ai medici ospedalieri. Noi crediamo che la vita abbia sempre valore e dignità anche se la persona è molto malata. Il sistema invece rinuncia molto facilmente alla vita in nome del miglior interesse del paziente. Il personale si prendeva gioco delle nostre convinzioni e prendeva in giro Sudiksha. Hanno cercato di spezzarla psicologicamente e di distruggere la sua voglia di vivere dicendole ripetutamente che sarebbe morta. Le hanno detto che loro sapevano cosa era meglio per lei. Le dissero che non c'era una bacchetta magica da agitare e che doveva accettare che la morte fosse vicina. Hanno fatto di tutto per provocare la sua morte il più rapidamente possibile. Mia sorella ha detto loro che era sotto la protezione di Dio. Non ha mai lasciato andare la piccola croce di legno che teneva in mano, anche quando veniva sottoposta a terapie. Aveva perso completamente la fiducia nei medici. Alla fine, ha detto che si fidava solo di Dio.<br />Come è stata trattata la famiglia dall'ospedale?<br />È stato molto stressante e intimidatorio. Quando i medici hanno deciso di porre fine alla vita di Sudiksha, siamo stati portati in una sala riunioni. Il medico ci ha detto che volevano toglierle il ventilatore e terminare la dialisi. Ho risposto che era un percorso per uccidere mia sorella. Il medico allora ha detto: o ritiri la frase o esci dalla stanza. Ad un certo punto, Sudiksha stava abbastanza bene da poter tornare a casa con un ventilatore, ma non l'hanno lasciata uscire dall'ospedale. Non uscirai dal reparto di Terapia Intensiva, le hanno detto. Avevamo paura di lasciarla sola e un membro della famiglia è rimasto al suo capezzale giorno e notte. Mia madre ha persino imparato a monitorare le sue esigenze quotidiane e il suo sondino gastrico nasale. Anche se le infermiere sono state molto di aiuto, quell'ospedale e un medico in particolare sono responsabili della morte accelerata di mia sorella.<br />Se la malattia mitocondriale non può essere curata nel Regno Unito, perché i medici non avrebbero dovuto lasciare che Sudiksha andasse all'estero?<br />È una malattia molto costosa da curare e il Servizio sanitario nazionale (NHS) non fornisce il trattamento. Ma a Newcastle c'è una ricerca che viene condotta sul trattamento nucleosidico. Sudiksha ha sostenuto questa ricerca recandosi più volte a Newcastle per fornire biopsie muscolari per gli studi clinici. Uno dei medici le disse che doveva andare all'estero per curarsi, altrimenti la malattia l'avrebbe gradualmente uccisa. I medici del Trust dissero che non erano contrari al fatto che mia sorella andasse altrove per farsi curare, ma poi hanno fatto tutto il possibile per impedirle di andarsene. Tutti i medici hanno testimoniato contro la possibilità di Sudiksha di andare in Canada per un trattamento sperimentale. Se a Sudiksha fosse stato permesso di andare in Canada sei mesi prima, io credo che oggi sarebbe ancora viva.<br />Col senno di poi, ritieni ancora che sia stata giusta la decisione di combattere "il sistema" in tribunale?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57371963</guid><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 22:09:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57371963/giudice_inglese_decide_la_morte_di_una_bimba_di_7_mesi_contro_la_volont_dei_genitori.mp3" length="12555954" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7582

GIUDICE INGLESE DECIDE LA MORTE DI UNA BIMBA DI 7 MESI CONTRO LA VOLONTA' DEI GENITORI di Manuela Antonacci
«Con il cuore pesante sono giunto alla conclusione che gli svantaggi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7582" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7582</a><br /><br />GIUDICE INGLESE DECIDE LA MORTE DI UNA BIMBA DI 7 MESI CONTRO LA VOLONTA' DEI GENITORI di Manuela Antonacci<br />«Con il cuore pesante sono giunto alla conclusione che gli svantaggi di cure cosi invasive non giustificano i benefici di queste stesse cure». Con questa "sentenza", nel vero senso della parola, il giudice dell'Alta Corte britannica, Justice Peel, ha deciso che è "nel migliore interesse" di Indi Gregory, una neonata di sette mesi, affetta da una malattia rara del Dna mitocondriale, staccare i supporti vitali che permettono alla piccola di continuare a vivere. La piccola è ricoverata al Queen's Medical Centre di Nottingham I genitori di Indi, Claire Staniforth e Dean Gregory del Derbyshire, sono sostenuti dall'associazione Christian Concern, per i diritti umani, il cui braccio legale, il Christian Legal Center sta assistendo nel tentativo di ricorrere in appello.<br />La decisione dell'Alta Corte è stata presa in seguito all'udienza privata che il Nottingham University Hospitals NHS Trust ha richiesto e sostenuto presso il tribunale stesso. Dean Gregory, il padre di Indi, ha espresso il suo sgomento per la decisione del giudice. «Siamo devastati dalla sentenza e ricorreremo in appello». Ha inoltre criticato la descrizione delle condizioni mediche in cui versa la piccola, fatta durante il processo. «Quella immagine era così fuorviante che, dopo aver ascoltato il discorso in tribunale, i media hanno riferito che Indi doveva essere rianimata nove volte in un giorno. Questo è completamente falso», ha detto Gregory.<br />Secondo lui, la piccola è una vera combattente che merita cure migliori da parte del servizio sanitario nazionale. «Durante la sua breve vita Indi ha dimostrato a tutti che si sbagliavano e merita più tempo e cure possibili, piuttosto che il tentativo di porre fine alla sua vita al più presto». Ha inoltre fatto notare che la bambina prova gioia e piange come un qualunque neonato.<br />Inoltre, sua madre Claire sottolinea: «Non soffre e trae un evidente conforto dalla presenza della sua mamma e del suo papà, perché il battito cardiaco è stabile e calmo quando viene coccolata tra le nostre braccia». Tutto ciò che Dean Gregory e sua moglie chiedono è avere più tempo affinché le condizioni della bimba si stabilizzino, così da poterla riportare a casa e farla vivere serenamente in un ambiente che per la prima volta nella sua vita finalmente non sia una camera d'ospedale.<br />Di fronte a tutto questo dolore, Gegory ha anche sottolineato quanto la battaglia legale abbia fatto sentire a loro genitori, tutto il peso di un intero sistema che si muove contro di loro. Dal canto suo, l'amministratore delegato del Christian Legal Center, Andrea Williams, ha dichiarato: «La vita è preziosa e deve essere protetta dalla legge. Dobbiamo dare alle persone, tutte le possibilità di vivere piuttosto che solo quelle di porre fine alla propria vita prematuramente, dicendo che è nel loro interesse morire». Altro trattamento disumano ricevuto dai genitori è stato l'essere stati informati con sole 48 ore di preavviso dell'udienza che avrebbe determinato il destino di Indi.<br /><br /><b>Nota di BastaBugie: </b><i>Patricia Gooding-Williams nell'articolo seguente dal titolo "Così i medici britannici hanno fatto morire mia sorella Sudiksha" riporta gli scioccanti dettagli della morte della 19enne, affetta da una grave malattia genetica (nota come ST), che medici e giudici inglesi avevano deciso di far morire contro la sua volontà. Ecco l'intervista alla sorella.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 ottobre 2023:</i><br />«I medici hanno negato a mia sorella le medicine di cui aveva bisogno (...) Si sono rifiutati di darle un antibiotico per curare un'infezione contratta in ospedale, solo quando i miei...]]></itunes:summary><itunes:duration>785</itunes:duration><itunes:keywords>indigregory,lavitaèpreziosa,nhs,sudiksha,viperdoniamo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d093c5c714242dbb9402aa886016b68c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'agghiacciante comunicato dell'ospedale di Alfie ricorda quelli del nazismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-agghiacciante-comunicato-dell-ospedale-di-alfie-ricorda-quelli-del-nazismo--56857890</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5157</a><br /><br />L'AGGHIACCIANTE COMUNICATO DELL'OSPEDALE DI ALFIE RICORDA QUELLI DEL NAZISMO<br /><br />Storia maestra di vita. Non sempre, però, perché l'uomo non impara dai suoi errori. Il piccolo Alfie ha appena ricevuto il più grottesco e sadico degli attestati di condoglianze. Arriva direttamente dalla direzione dell'ospedale Alder Hey che ha pervicacemente voluto, provocato e ottenuto la sua morte. Un comunicato che non può non risultare ipocrita e diabolicamente provocatorio.<br />"Desideriamo esprimere le nostre sentite condoglianze alla famiglia di Alfie in questo momento estremamente doloroso - si legge in un comunicato pubblicato sul sito dell'ospedale dove Alfie ha concluso la sua vita terrena a seguito di una crisi respiratoria -. Tutti noi esprimiamo sentimenti di vicinanza ad Alfie, Kate, Tom e tutta la sua famiglia e i nostri pensieri sono con loro".<br />Infine una considerazione su quanto accaduto in questi lunghissimi giorni: "Questo è stato un viaggio devastante per loro e chiediamo che la loro privacy e la privacy del personale di Alder Hey siano rispettate". Quale sia la privacy dell'ospedale da rispettare non è dato sapere.<br />IPOCRISIA, FALSITÀ E SFACCIATAGGINE<br />Ma il punto è un altro, al di là dell'ipocrisia, della falsità e della sfacciataggine con la quale l'ospedale nel nome del miglior interesse per Alfie causa la morte e poi sembra quasi esorcizzarla con un pietoso commiato.<br />E rimanda appunto alla storia. A quando nel 1943 lo psichiatra nazista Ernst Illing indirizzava ai genitori di uno dei bambini assassinati dai reparti speciali infantili istituiti dal Terzo Reich incaricato di eliminare fin dall'infanzia i bambini disabili.<br />Ecco il testo: "Devo comunicarvi il mio rammarico nell'informarvi che il bambino è morto il 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie. (...) Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte".<br />Anche qui un bambino morto per complicanze respiratorie e anche qui ricorre il tema del fallimento di un progresso clinico. Ma ciò che è inquietante, è il tema dell'utilità alla società di quel bambino. Lo stesso termine che ricorre oggi con la sentenza del giudice sull'inutilità della vita di Alfie Evans e da qui il concetto di best interest che ha attivato il protocollo di morte per Alfie.<br />LA CARITÀ PELOSA E FALSA DEL DARWINISMO SOCIALE<br />Inoltre, la carità pelosa e falsa di chi dopo aver provocato la morte cerca di consolare i genitori. Davvero non c'è proprio nulla di nuovo sotto il sole. Il comunicato dell'Alder Hey Hospital assomiglia nei toni e nel risultato finale a quel programma di selezione eugenetica della società che aveva caratterizzato la società nazista. Un programma che nel nome della razza nordica e perfetta e del darwinismo sociale portò all'uccisione di 5000 bambini cui erano state diagnosticate patologie di ritardo mentale o sindrome di Down, microcefalia e idrocefalie, malformazioni di arti o lesioni alla colonna vertebrale, paralisi cerebrale infantile. Diagnosi che invece per Alfie non è mai nemmeno stata fatta.<br />Infine. Il dottore nazista informa i genitori che il piccolo "ha avuto una dolce morte". Quante analogie con il comfort garantito dal personale medico nel protocollo di morte reso pubblico prima del distacco del ventilatore. "Da quel momento - si leggeva - lo staff medico continuerà ad osservare la situazione di Alfie e il livello di conforto e ad attendere ai suoi bisogni e a quelli della sua famiglia, con discrezione, ma pronto a fornire con sollecitudine supporto e conforto".<br />Con la morte del piccolo Evans la tanto sbandierata mitologia del Ricordo dello sterminio e le sceneggiate sul pericolo nazista in questo o quel partito si offuscano, vengono a crollare come castelli di sabbia. Perché a Liverpool, come già è stato fatto a Londra con Charlie Gard e Isaiah e come si fa nascostamente da decenni in tutto il mondo con l'aborto e l'eutanasia, la selezione eugenetica della specie va avanti, ma nel disinteresse di tutti, anzi con il plauso di un mondo cinico e diabolico.<br />Da Sparta alla civile Gran Bretagna, passando per il Terzo Reich, le differenze noi non riusciamo proprio a trovarle.<br />Nota di BastaBugie: per capire che la storia si sta ripetendo sotto i nostri occhi è molto utile la lettura della sottostante pagina di Wikipedia dal titolo "Eutanasia su minori nella Germania nazista".<br />Nonostante la sua lunghezza, merita di essere letta per intero:<br />L'eutanasia su minori nella Germania nazista (in lingua tedesca Kinder-Euthanasie) è il nome dato agli omicidi organizzati di bambini e ragazzi fino ai 16 anni fisicamente disabili o affetti da un forte disturbo mentale durante l'epoca del nazionalsocialismo in oltre 30 "reparti speciali" adibiti all'uopo. Almeno 5.000 bambini sono stati vittime di questo programma, che è stato un diretto precursore dei successivi omicidi di bambini verificatisi nei campi di concentramento.<br />BACKGROUND<br />Le basi ideologiche del nazismo si fondarono essenzialmente sul darwinismo sociale il quale impugnava senza riserve la nozione di "sopravvivenza dei più forti", sia a livello individuale sia a quello d'interi popoli e stati. Questa nozione affermò di avere dalla sua parte la "legge di Natura"; tutte le opinioni religiose e umanitarie contrastanti si sarebbero in ultima analisi rivelate come "innaturali".<br />Una popolazione avrebbe potuto dimostrare il proprio valore solo nel lungo periodo in questa "lotta per la sopravvivenza" in corso; questo poteva verificarsi soltanto se promuovevano i "migliori" e nel contempo, se necessario, se eliminavano tutti quelli che invece indebolivano la stirpe. Inoltre esclusivamente un popolo il più possibile "puro" avrebbe potuto mantenersi in corsa nella "lotta per l'esistenza".<br />Per mantenere e migliorare la "razza nordica"-germanica, pertanto, avrebbero dovuto essere rigorosamente rispettate le leggi dell'eugenetica e dell'igiene razziale, biologicamente orientate; vale a dire con la promozione dei "geneticamente sani" e la contemporanea eliminazioni dei "difettosi". Tutti coloro che avevano un qualche malattia ereditaria (in seguito conosciuta come malattia genetica) o che erano gravemente handicappati fisici o mentali (vedi disabilità) furono classificati come esempi di "vita indegna di essere vissuta" (lebensunwertes Leben).<br />In conclusione sarebbero stati, in termini di selezione naturale, eliminati. Questa forma di eugenetica nazista fu alla base della politica di salute genetica nazionalsocialista, che venne elevata al grado di dottrina ufficiale dello Stato.<br />Nel 1929 Adolf Hitler disse al congresso del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori svoltosi a Norimberga "che una rimozione media annuale di 700-800.000 dei più deboli di un milione di bambini significava un aumento del potere della nazione e non un suo indebolimento". Così facendo egli fu in grado di ben affrontare le argomentazioni scientifiche che trasferirono agli esseri umani la teoria darwiniana della "selezione naturale" e, attraverso il concetto di "igiene razziale", formularono l'utopia di una "selezione umana", così come affermato da Alfred Ploetz (il fondatore dell'igiene razziale tedesca).<br />Già nel 1895 Poelz chiese che la prole umana non dovesse "essere lasciata al fortuito incontro di un momento di ebbrezza... Se, tuttavia, si scopre che il neonato è un bambino debole e illegittimo il consiglio medico, che decide sui casi della cittadinanza per il bene più alto della comunità, dovrebbe preparare una dolce morte, per esempio usando una piccola dose di morfina [...]".<br />Ne 1935 Hitler annunciò anche alla sede nazionale del partito di Norimberga, a Gerhard Wagner, medico del Reich, che avrebbe dovuto mirare ad "eliminare gli insani incurabili" al più presto, in caso di una guerra futura.<br />L'eliminazione di tutti quegli esseri umani che risultavano per il nazismo "indesiderati" venne attuata sotto la dicitura di "eutanasia di Stato", questo all'inizio della seconda guerra mondiale. Molte delle petizioni dei genitori i bambini disabili inviate alla cancelleria del Reich chiesero che venisse data ai loro figli "l'uccisione misericordiosa"; queste vennero usate come una giustificazione e per dimostrare che esisteva un'effettiva domanda esterna a riguardo. [...]<br />IL CASO "KINDER K."<br />L'occasione immediata per dare avvio all'eutanasia organizzata su minori viene considerata nella letteratura specialistica il cosiddetto caso "Kinder K.". [...]<br />In questo particolare caso i genitori presentarono una richiesta perché al loro figlio gravemente disabile fosse concessa un'"uccisione misericordiosa"; la domanda fu ricevuta dalle autorità in un tempo non verificabile prima della metà del 1939 presso l'"Ufficio del Fuhrer". Quest'ufficio era un'agenzia del partito nazista e di una cancelleria privata posta sotto l'autorità diretta di Hitler, che impiegava circa 195 dipendenti nel 1939.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56857890</guid><pubDate>Tue, 19 Sep 2023 18:10:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56857890/l_agghiacciante_comunicato_dell_ospedale_di_alfie_ricorda_quelli_del_nazismo.mp3" length="31928782" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5157

L'AGGHIACCIANTE COMUNICATO DELL'OSPEDALE DI ALFIE RICORDA QUELLI DEL NAZISMO

Storia maestra di vita. Non sempre, però, perché l'uomo non impara dai suoi errori. Il piccolo Alfie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5157</a><br /><br />L'AGGHIACCIANTE COMUNICATO DELL'OSPEDALE DI ALFIE RICORDA QUELLI DEL NAZISMO<br /><br />Storia maestra di vita. Non sempre, però, perché l'uomo non impara dai suoi errori. Il piccolo Alfie ha appena ricevuto il più grottesco e sadico degli attestati di condoglianze. Arriva direttamente dalla direzione dell'ospedale Alder Hey che ha pervicacemente voluto, provocato e ottenuto la sua morte. Un comunicato che non può non risultare ipocrita e diabolicamente provocatorio.<br />"Desideriamo esprimere le nostre sentite condoglianze alla famiglia di Alfie in questo momento estremamente doloroso - si legge in un comunicato pubblicato sul sito dell'ospedale dove Alfie ha concluso la sua vita terrena a seguito di una crisi respiratoria -. Tutti noi esprimiamo sentimenti di vicinanza ad Alfie, Kate, Tom e tutta la sua famiglia e i nostri pensieri sono con loro".<br />Infine una considerazione su quanto accaduto in questi lunghissimi giorni: "Questo è stato un viaggio devastante per loro e chiediamo che la loro privacy e la privacy del personale di Alder Hey siano rispettate". Quale sia la privacy dell'ospedale da rispettare non è dato sapere.<br />IPOCRISIA, FALSITÀ E SFACCIATAGGINE<br />Ma il punto è un altro, al di là dell'ipocrisia, della falsità e della sfacciataggine con la quale l'ospedale nel nome del miglior interesse per Alfie causa la morte e poi sembra quasi esorcizzarla con un pietoso commiato.<br />E rimanda appunto alla storia. A quando nel 1943 lo psichiatra nazista Ernst Illing indirizzava ai genitori di uno dei bambini assassinati dai reparti speciali infantili istituiti dal Terzo Reich incaricato di eliminare fin dall'infanzia i bambini disabili.<br />Ecco il testo: "Devo comunicarvi il mio rammarico nell'informarvi che il bambino è morto il 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie. (...) Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte".<br />Anche qui un bambino morto per complicanze respiratorie e anche qui ricorre il tema del fallimento di un progresso clinico. Ma ciò che è inquietante, è il tema dell'utilità alla società di quel bambino. Lo stesso termine che ricorre oggi con la sentenza del giudice sull'inutilità della vita di Alfie Evans e da qui il concetto di best interest che ha attivato il protocollo di morte per Alfie.<br />LA CARITÀ PELOSA E FALSA DEL DARWINISMO SOCIALE<br />Inoltre, la carità pelosa e falsa di chi dopo aver provocato la morte cerca di consolare i genitori. Davvero non c'è proprio nulla di nuovo sotto il sole. Il comunicato dell'Alder Hey Hospital assomiglia nei toni e nel risultato finale a quel programma di selezione eugenetica della società che aveva caratterizzato la società nazista. Un programma che nel nome della razza nordica e perfetta e del darwinismo sociale portò all'uccisione di 5000 bambini cui erano state diagnosticate patologie di ritardo mentale o sindrome di Down, microcefalia e idrocefalie, malformazioni di arti o lesioni alla colonna vertebrale, paralisi cerebrale infantile. Diagnosi che invece per Alfie non è mai nemmeno stata fatta.<br />Infine. Il dottore nazista informa i genitori che il piccolo "ha avuto una dolce morte". Quante analogie con il comfort garantito dal personale medico nel protocollo di morte reso pubblico prima del distacco del ventilatore. "Da quel momento - si leggeva - lo staff medico continuerà ad osservare la situazione di Alfie e il livello di conforto e ad attendere ai suoi bisogni e a quelli della sua famiglia, con discrezione, ma pronto a fornire con sollecitudine supporto e conforto".<br />Con la morte del piccolo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1996</itunes:duration><itunes:keywords>alfieevans,eutanasia,kinderk,lottaperlasopravvivenza,nazisti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d379c74ec961c8ec313cfe2971d7753.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il vero volto dell'eutanasia: ora si uccide anche chi non è d'accordo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vero-volto-dell-eutanasia-ora-si-uccide-anche-chi-non-e-d-accordo--56780191</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7539" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7539</a><br /><br />IL VERO VOLTO DELL'EUTANASIA: ORA SI UCCIDE ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Patricia Gooding-Williams<br />"ST" è una giovane ragazza di 19 anni che da un anno è in cura nel reparto di terapia intensiva di un ospedale britannico. Vuole vivere ma i suoi medici hanno deciso che la sua malattia non offre prospettive di miglioramento e quindi deve morire immediatamente. A differenza dei casi già noti in cui il paziente è un neonato, un bambino o un adulto incosciente, presumibilmente in punto di morte, ST è una giovane adulta, completamente cosciente, capace di prendere decisioni, che ha espressamente dichiarato la sua volontà di vivere. Tuttavia, il tribunale le ha tolto il diritto di decidere della sua vita. Questo accade oggi nel Regno Unito, un caso che segna un ulteriore passo avanti nella barbarie diventata segno distintivo del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS).<br />La storia di ST (è la sigla di riconoscimento decisa dal tribunale che ha imposto l'anonimato) è quella di una giovane donna che soffre di una rara forma di malattia mitocondriale (RRM2B). La condizione di ST provoca debolezza muscolare cronica, perdita dell'udito e danni ai reni, rendendola dipendente dalla dialisi e da altre terapie intensive, ma - cosa importante - non ha intaccato il funzionamento del suo cervello. In realtà, la malattia non le ha impedito di frequentare la scuola ordinaria o di ottenere buoni voti negli anni di scuola secondaria. Stava studiando per la maturità quando nell'agosto 2022 ha contratto il Covid, che le ha causato gravi difficoltà respiratorie. ST è stata ricoverata in ospedale in un'unità di terapia intensiva (ICU) dove è rimasta da allora (sempre le restrizioni poste dal giudice impediscono di rivelare il luogo).<br />DEVE MORIRE<br />Lo scorso febbraio, i medici hanno riferito che le sue condizioni erano peggiorate. Successivamente ha avuto due altre crisi che hanno richiesto cure mediche di emergenza a luglio. I medici che la curavano hanno così deciso che la condizione medica di ST stava progressivamente degenerando e l'hanno definita malata terminale (in inglese l'espressione usata suona più sinistra: "actively dying"). Le hanno così presentato un piano di cure palliative che avrebbe interrotto il suo trattamento di dialisi salvavita causandone la morte nel giro di pochi giorni per insufficienza renale. ST ha rifiutato.<br />I medici hanno quindi agito immediatamente consegnando la patata bollente ai tribunali. L'NHS Foundation Trust, responsabile dell'ospedale che ha in cura la ragazza, ha portato avanti il caso poiché ritiene che ST non abbia la capacità mentale di decidere il suo trattamento.<br />L'adolescente, descritta come «una combattente» da chi la conosce, vorrebbe addirittura partecipare agli studi clinici per una terapia a base di nucleosidi, in Canada o in uno dei due ospedali che la praticano in America. Crede che questa terapia offra un 50% di possibilità di miglioramento, anche se è ben consapevole che nel suo caso potrebbe non avere successo. Allo stesso tempo, ha detto di aver perso la fiducia nei suoi medici. In particolare, non crede che le rimangano «solo giorni o settimane» e che sia inutile tenerla in vita finché non si potranno prendere accordi per il suo trasferimento in uno degli ospedali all'estero disposti a curarla.<br />ST sostiene di avere già smentito le previsioni dei medici quando si è ripresa, nonostante le loro aspettative contrarie, dalle due recenti crisi potenzialmente letali. Incalzati in tribunale, i suoi medici hanno affermato che «la sua morte è necessariamente imminente», ma hanno ammesso che potrebbe avere «settimane o addirittura mesi di vita», sebbene «la prognosi esatta sia incerta».<br />NESSUNA MALATTIA MENTALE<br />Inoltre, due esperti psichiatri, denominati Dottor D e Dottor C, incaricati dall'ospedale di esaminare ST, hanno dichiarato alla Corte che lei non soffre di alcuna malattia mentale e ha la capacità mentale di prendere decisioni sul proprio benessere o assistenza sanitaria.<br />Gli psichiatri hanno testimoniato che «non ci sono prove che ST ora neghi il fatto che la sua condizione generale stia progressivamente degenerando». Sia il dottor D che suo fratello hanno affermato che lei è consapevole che «la sua condizione comporta la possibilità di morte». E il Dottor C ha riportato il desiderio espresso da ST di voler «morire cercando di vivere» e che nessuna opzione doveva essere lasciata inesplorata in tale impresa («Dobbiamo provare tutto»). Inspiegabilmente, il parere medico degli psichiatri è stato respinto dal tribunale.<br />Invece, i suoi medici, che non hanno esperienza nelle malattie mitocondriali, insistono che la sua ostinazione a continuare a lottare per vivere sia una «illusione» e indicano che non ha la capacità mentale di decidere il suo trattamento. Uno dei medici ha dichiarato in tribunale: «Mentre lei [ST] si aggrappa a questa speranza di migliorare le sue condizioni, inclusa la sopravvivenza, ha chiuso la sua mente all'alternativa di "maggiore conforto" o "trattamento meno invasivo o doloroso" che le cure palliative è probabile che forniscano».<br />La scorsa settimana, il 25 agosto, la giudice Roberts, presiedendo l'udienza, si è schierata dalla parte dell'ospedale e ha convenuto che ST non aveva la capacità mentale di prendere le proprie decisioni e quindi le sue cure di fine vita potevano essere determinate dalla Court of Protection (l'equivalente britannico del Giudice tutelare). Roberts ha scritto nella sentenza: «La totale incapacità di ST di accettare la sua realtà medica, o di contemplare la possibilità che i suoi medici possano fornirle informazioni accurate, è probabilmente il risultato di un indebolimento o di un disturbo nel funzionamento della sua mente o del suo cervello». Il giudice ha quindi affermato che «lei è spaventata dalla prospettiva di morire e si aggrappa al suo desiderio di sopravvivere malgrado i suoi medici le abbiano ripetutamente spiegato che è una condizione in cui non è possibile sopravvivere».<br />IL MIGLIOR INTERESSE E' MORIRE?<br />A meno che la famiglia non decida di appellarsi contro la decisione e abbia successo, il destino di ST sarà deciso in un'udienza dove il giudizio verterà sul suo "miglior interesse" e lei sarà rappresentata dall'Official Solicitor, il funzionario che rappresenta i pazienti incapaci di discernimento in procedimenti giudiziari di questo tipo.<br />La famiglia di ST, cristiana, ha speso tutti i propri risparmi per pagare gli avvocati per impedire al Servizio Sanitario Nazionale di porre fine alla vita della loro figlia. La loro ultima speranza è la terapia sperimentale a base di nucleosidi disponibile solo all'estero. Ma l'Ordine di Trasparenza imposto dalla Corte già nel marzo 2023 - che impone severe restrizioni nel rilascio di informazioni che possano portare all'identificazione di ST, dei familiari o dei medici coinvolti nel caso - impedisce alla famiglia di parlare alla stampa o di presentare richieste di fondi.<br />In una dichiarazione pubblicata da Christian Concern e comunicata tramite i loro avvocati, la famiglia ha affermato: «Questo è stato un anno di continue torture per la famiglia. Non solo siamo preoccupati per la lotta per la sopravvivenza della nostra amata figlia, ma siamo anche stati crudelmente imbavagliati per non poter parlare della sua situazione. Non ci è permesso chiedere alle persone preghiere o aiuto di cui ha disperatamente bisogno. È una questione di vita o di morte per nostra figlia raccogliere fondi per le cure in Canada, quindi queste restrizioni arbitrarie la stanno letteralmente uccidendo.<br />Siamo scioccati dalle parole del giudice che ha detto che nostra figlia non ha la capacità di prendere decisioni da sola, dopo che tutti gli esperti hanno detto il contrario. Siamo molto addolorati per questa ingiustizia e speriamo che, con la grazia di Gesù, venga corretta in appello».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56780191</guid><pubDate>Tue, 12 Sep 2023 21:31:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56780191/il_vero_volto_dell_eutanasia_ora_si_uccide_anche_chi_non_d_accordo.mp3" length="8579115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7539

IL VERO VOLTO DELL'EUTANASIA: ORA SI UCCIDE ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Patricia Gooding-Williams
"ST" è una giovane ragazza di 19 anni che da un anno è in cura nel reparto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7539" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7539</a><br /><br />IL VERO VOLTO DELL'EUTANASIA: ORA SI UCCIDE ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Patricia Gooding-Williams<br />"ST" è una giovane ragazza di 19 anni che da un anno è in cura nel reparto di terapia intensiva di un ospedale britannico. Vuole vivere ma i suoi medici hanno deciso che la sua malattia non offre prospettive di miglioramento e quindi deve morire immediatamente. A differenza dei casi già noti in cui il paziente è un neonato, un bambino o un adulto incosciente, presumibilmente in punto di morte, ST è una giovane adulta, completamente cosciente, capace di prendere decisioni, che ha espressamente dichiarato la sua volontà di vivere. Tuttavia, il tribunale le ha tolto il diritto di decidere della sua vita. Questo accade oggi nel Regno Unito, un caso che segna un ulteriore passo avanti nella barbarie diventata segno distintivo del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS).<br />La storia di ST (è la sigla di riconoscimento decisa dal tribunale che ha imposto l'anonimato) è quella di una giovane donna che soffre di una rara forma di malattia mitocondriale (RRM2B). La condizione di ST provoca debolezza muscolare cronica, perdita dell'udito e danni ai reni, rendendola dipendente dalla dialisi e da altre terapie intensive, ma - cosa importante - non ha intaccato il funzionamento del suo cervello. In realtà, la malattia non le ha impedito di frequentare la scuola ordinaria o di ottenere buoni voti negli anni di scuola secondaria. Stava studiando per la maturità quando nell'agosto 2022 ha contratto il Covid, che le ha causato gravi difficoltà respiratorie. ST è stata ricoverata in ospedale in un'unità di terapia intensiva (ICU) dove è rimasta da allora (sempre le restrizioni poste dal giudice impediscono di rivelare il luogo).<br />DEVE MORIRE<br />Lo scorso febbraio, i medici hanno riferito che le sue condizioni erano peggiorate. Successivamente ha avuto due altre crisi che hanno richiesto cure mediche di emergenza a luglio. I medici che la curavano hanno così deciso che la condizione medica di ST stava progressivamente degenerando e l'hanno definita malata terminale (in inglese l'espressione usata suona più sinistra: "actively dying"). Le hanno così presentato un piano di cure palliative che avrebbe interrotto il suo trattamento di dialisi salvavita causandone la morte nel giro di pochi giorni per insufficienza renale. ST ha rifiutato.<br />I medici hanno quindi agito immediatamente consegnando la patata bollente ai tribunali. L'NHS Foundation Trust, responsabile dell'ospedale che ha in cura la ragazza, ha portato avanti il caso poiché ritiene che ST non abbia la capacità mentale di decidere il suo trattamento.<br />L'adolescente, descritta come «una combattente» da chi la conosce, vorrebbe addirittura partecipare agli studi clinici per una terapia a base di nucleosidi, in Canada o in uno dei due ospedali che la praticano in America. Crede che questa terapia offra un 50% di possibilità di miglioramento, anche se è ben consapevole che nel suo caso potrebbe non avere successo. Allo stesso tempo, ha detto di aver perso la fiducia nei suoi medici. In particolare, non crede che le rimangano «solo giorni o settimane» e che sia inutile tenerla in vita finché non si potranno prendere accordi per il suo trasferimento in uno degli ospedali all'estero disposti a curarla.<br />ST sostiene di avere già smentito le previsioni dei medici quando si è ripresa, nonostante le loro aspettative contrarie, dalle due recenti crisi potenzialmente letali. Incalzati in tribunale, i suoi medici hanno affermato che «la sua morte è necessariamente imminente», ma hanno ammesso che potrebbe avere «settimane o addirittura mesi di vita», sebbene «la prognosi esatta sia incerta».<br />NESSUNA MALATTIA MENTALE<br />Inoltre, due esperti psichiatri, denominati Dottor D e...]]></itunes:summary><itunes:duration>537</itunes:duration><itunes:keywords>adultocosciente,appello,avvocati,eutanasia,terapiaintensiva</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ero in coma, ma volevo gridare che ero viva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ero-in-coma-ma-volevo-gridare-che-ero-viva--50656264</link><description><![CDATA[VIDEO: La storia di Sara, che dice no al biotestamento ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZdeLlVJLUmc&list=PLolpIV2TSebVuHSUQ_TFW_m480iUQZext" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ZdeLlVJLUmc&list=PLolpIV2TSebVuHSUQ_TFW_m480iUQZext</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7084" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7084</a><br /><br />ERO IN COMA, MA VOLEVO GRIDARE CHE ERO VIVA di Manuela Antonacci<br />Avere vent'anni, essere in coma e voler vivere. Questo è quanto capitato a Sara Virgilio, quando nel 1994 diventò una "vittima della strada", a Salerno, venendo letteralmente falciata sulle strisce pedonali, da un pirata della strada. Un impatto violento, in seguito al quale entrò in coma. Trasportata in eliambulanza da Salerno al Policlinico Gemelli di Roma, il caso clinico fu trattato secondo protocollo. Un'esperienza, la sua, che l'ha portata ad opporsi, con decisione, al testamento biologico e alla cultura dello scarto, rappresentata oggi anche dal ddl Bazoli. Oggi Sara è perfettamente guarita ed è anche una persona realizzata. [...]<br />Sara, tu hai detto più volte che la condizione di coma è difficile da spiegare, però questo ti ha spinto a dire no al testamento biologico.<br />«Quando una persona è in coma, esternamente non si muove, è ferma, ma in realtà ha la percezione di quello che le accade intorno. Nel mio caso ho dei frammenti di ricordi che potrei definire momenti di lucidità: ricordo quando mia madre mi diceva che erano arrivati i miei amici a farmi visita. Inoltre la mia sensazione era quella di voler dire all'esterno: "Io ci sono", ma non potevo. Il paziente non è nelle condizioni di esprimere le sue volontà, per questo sono assolutamente contraria al testamento biologico».<br />Hai raccontato che i medici mentre eri in coma avrebbero detto «E' inutile, per lei non c'è niente da fare». Che effetto ti ha fatto?<br />«I medici non avevano dato speranza: io ero una politraumatizzata, oltre all'emorragia cerebrale avevo un'emorragia polmonare, la parte destra era completamente fratturata, poi avevo avuto anche la perforazione dei polmoni. Si sono sicuramente impegnati per salvarmi la vita, ma anche quando fui trasportata da Salerno al Gemelli, anche lì mi diedero scarse speranze. Quando sentii quella frase avrei voluto gridare che io c'ero, che ero viva, che sentivo. Mia madre, ad esempio, notava che io in qualche modo ero presente, mi muovevo impercettibilmente. I medici non le credevano. Capisco la posizione di prudenza dei medici, tuttavia la vita va rispettata e per me era vita anche quella: io c'ero e volevo esserci. Se avessi firmato il testamento biologico per me sarebbe stata la fine, non avrei avuto modo di comunicare un eventuale ripensamento. Una volta uscita dal coma, comunque, per me non è stato facile, ho dovuto lottare per sopravvivere».<br />Cosa hai dovuto affrontare?<br />«Ho perso un rene, ho avuto diversi interventi per l'endometriosi, diverse ischemie che per fortuna hanno preso un'area muta del cervello, per cui non ho riportato dei danni. La questione è che non si può decidere per un'altra persona, perché la vita va rispettata. Io oggi sono laureata in biologia e lavoro. Se avessero staccato le macchine avrei dovuto rinunciare a tutto questo. Purtroppo oggi non si comprende che il camice bianco è un tramite che serve per aiutare il paziente a guarire. È chiaro che ci sono situazioni che vanno valutate accuratamente, ma non si può decidere al posto di qualcun altro staccandogli la spina. L'idratazione e il mangiare non si possono negare, ad esempio, perché sono atti naturali, ben lontani dall'accanimento terapeutico»<br />La risposta che lo Stato sembra voler dare alla sofferenza, oggi, col ddl Bazoli è invece quella di spingere verso la morte, relativizzando il valore della vita...<br />«Esatto, ed è assurdo. Non si può concepire la vita solo in maniera utilitaristica: se produco vado bene, ma se diventi un peso per lo Stato, devi essere invogliato a morire. Una volta mi dissero: "Non sarebbe stato meglio se non fossi mai nata, così non avresti vissuto tutta questa sofferenza?". Ma se io non fossi mai nata sarei stata il nulla. Essere invogliati a morire non è così idilliaco come vogliono farci credere, è qualcosa di terribile. Semmai dovremmo fare in modo di creare delle strutture dove i malati gravi sono accaduti, creando, così, anche nuovi posti di lavoro, con personale disposto a stare accanto a questi pazienti. Ci sarebbe molta meno volontà di morire, perché, invece, oggi, il malato è abbandonato a sé stesso».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50656264</guid><pubDate>Wed, 20 Jul 2022 11:48:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50656264/ero_in_coma_ma_volevo_gridare_che_ero_viva.mp3" length="5939338" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La storia di Sara, che dice no al biotestamento ➜ https://www.youtube.com/watch?v=ZdeLlVJLUmc&amp;list=PLolpIV2TSebVuHSUQ_TFW_m480iUQZext&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7084&#13;
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Un'esperienza, la sua, che l'ha portata ad opporsi, con decisione, al testamento biologico e alla cultura dello scarto, rappresentata oggi anche dal ddl Bazoli. Oggi Sara è perfettamente guarita ed è anche una persona realizzata. [...]<br />Sara, tu hai detto più volte che la condizione di coma è difficile da spiegare, però questo ti ha spinto a dire no al testamento biologico.<br />«Quando una persona è in coma, esternamente non si muove, è ferma, ma in realtà ha la percezione di quello che le accade intorno. Nel mio caso ho dei frammenti di ricordi che potrei definire momenti di lucidità: ricordo quando mia madre mi diceva che erano arrivati i miei amici a farmi visita. Inoltre la mia sensazione era quella di voler dire all'esterno: "Io ci sono", ma non potevo. Il paziente non è nelle condizioni di esprimere le sue volontà, per questo sono assolutamente contraria al testamento biologico».<br />Hai raccontato che i medici mentre eri in coma avrebbero detto «E' inutile, per lei non c'è niente da fare». Che effetto ti ha fatto?<br />«I medici non avevano dato speranza: io ero una politraumatizzata, oltre all'emorragia cerebrale avevo un'emorragia polmonare, la parte destra era completamente fratturata, poi avevo avuto anche la perforazione dei polmoni. Si sono sicuramente impegnati per salvarmi la vita, ma anche quando fui trasportata da Salerno al Gemelli, anche lì mi diedero scarse speranze. Quando sentii quella frase avrei voluto gridare che io c'ero, che ero viva, che sentivo. Mia madre, ad esempio, notava che io in qualche modo ero presente, mi muovevo impercettibilmente. I medici non le credevano. Capisco la posizione di prudenza dei medici, tuttavia la vita va rispettata e per me era vita anche quella: io c'ero e volevo esserci. Se avessi firmato il testamento biologico per me sarebbe stata la fine, non avrei avuto modo di comunicare un eventuale ripensamento. Una volta uscita dal coma, comunque, per me non è stato facile, ho dovuto lottare per sopravvivere».<br />Cosa hai dovuto affrontare?<br />«Ho perso un rene, ho avuto diversi interventi per l'endometriosi, diverse ischemie che per fortuna hanno preso un'area muta del cervello, per cui non ho riportato dei danni. La questione è che non si può decidere per un'altra persona, perché la vita va rispettata. Io oggi sono laureata in biologia e lavoro. Se avessero staccato le macchine avrei dovuto rinunciare a tutto questo. Purtroppo oggi non si comprende che il camice bianco è un tramite che serve per aiutare il paziente a guarire. È chiaro che ci sono situazioni che vanno valutate accuratamente, ma non si può decidere al posto di qualcun altro staccandogli la spina. L'idratazione e il mangiare non si possono negare, ad esempio, perché sono atti naturali, ben lontani dall'accanimento terapeutico»<br />La risposta che lo Stato sembra voler dare alla sofferenza, oggi, col ddl Bazoli è invece quella di spingere verso la morte, relativizzando il valore della vita...<br />«Esatto, ed è assurdo. Non si può concepire la vita solo in maniera utilitaristica: se produco vado bene, ma se diventi un...]]></itunes:summary><itunes:duration>372</itunes:duration><itunes:keywords>biotestamento,coma,ddlbazoli,incidente,testamentobiologico,vittimedellastrada</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/50d91b4e9271477280fac3c263a659f1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Speranza: ministro della salute o della morte?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/speranza-ministro-della-salute-o-della-morte--50284776</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7047" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7047</a><br /><br />SPERANZA: MINISTRO DELLA SALUTE O DELLA MORTE? di Giuliano Guzzo<br />Chi vuole essere ucciso, può stare sereno: non deve pagare. O meglio, è giusto che al suo posto paghino tutti. Lo ha dichiarato apertamente nelle scorse ore il Ministro della Salute, Roberto Speranza. «Una volta che la procedura di verifica del rigoroso rispetto delle condizioni individuate dalla Consulta sia stata completata», ha detto parlando con La Stampa, «le strutture del servizio sanitario nazionale non possono assumere atteggiamenti ostruzionistici, né è ipotizzabile che i costi siano a carico del paziente».<br />Queste considerazioni ministeriali - fatte con riferimento al caso di "Mario", il marchigiano che chiede il suicidio medicalmente assistito ma si deve pagare il farmaco - suonano pesanti, anche perché chiamano in causa, di fatto, tutti i cittadini. E chi non vuole cooperare, neppure remotamente, con le proprie tasse alla morte non solo di "Mario", ma anche di altri che, come lui, desiderassero essere uccisi? Affari suoi, pare di capire dalle parole di Speranza; il che è già un problema, ma non è certo il solo.<br />Se si imbocca la strada del rimborso pieno delle spese dell'iniezione letale - stimabili in circa 5.000 euro -, non si rischia di creare un sistema dove si viene aiutati a togliersi delle spese ma non a vivere? E poi: 5.000 euro sono oggi già garantiti (o ne sono garantiti 5mila in più?) in termini copertura delle spese, a tutti coloro che desiderano le cure palliative e assistenza domestica? Il dubbio viene, soprattutto vedendo come la norma in materia - la legge n. 38 del 2010 - sia poco sostenuta finanziariamente.<br />Ne consegue come, al momento, nella nostra Penisola le cure palliative siano sì garantite, ma purtroppo a macchia di leopardo: in alcune zone cioè in modo impeccabile, in altre manco a parlarne. Altro che 5.000 euro. Eppure su questa vergognosa situazione - parliamo infatti di una legge in vigore da una dozzina di anni - il Ministro Speranza non risulta aver speso parole né con La Stampa né con altri. Il che è grave perché davvero quello che rischia di crearsi è un sistema sociale e sanitario in cui l'uccisione on demand rischia di essere non solo una strada, ma addirittura una raccomandazione.<br />Esagerazioni? Non esattamente. Basti pensare a quanto già accaduto in un Paese di fama civile come il Canada da dove, nell'agosto 2018, era arrivata la notizia di Roger Foley, signore affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo, alle prese col diritto... di vivere. Sì, perché l'uomo, nelle sue complesse condizioni, quell'anno si era trovato davanti ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia.<br />Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita; semplicemente perché le cure non gli potevano essere garantite. Ora, quanto passerà, in Italia, perché dai casi di "Mario" si passi a quelli alla Roger Foley? Vogliamo davvero un Paese in cui la morte finisca con l'essere consigliata e garantita più delle stesse cure?<br />Apparentemente, questi sembrano essere quesiti provocatori. Eppure, nella misura in cui, a livello ministeriale, si spendono apertamente parole in favore della morte ma non si fa altrettanto verso le cure, la deriva è assicurata. Non pare un caso che, prima dello scandalo Foley, nel Paese di Justin Trudeau, fosse stato pubblicato sul Canadian Medical Association Journal uno studio con cui si erano stimati in 138 milioni di dollari annui i risparmi per le casse pubbliche della morte indotta. E l'anno dopo, guarda caso, è accaduto quello che si diceva poc'anzi. Vogliamo fare, come Italia, una fine del genere? Tanto vale dirlo, a questo punto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50284776</guid><pubDate>Tue, 21 Jun 2022 21:40:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50284776/speranza_ministro_della_salute_o_della_morte.mp3" length="4723400" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7047&#13;
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SPERANZA: MINISTRO DELLA SALUTE O DELLA MORTE? di Giuliano Guzzo&#13;
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Lo ha dichiarato apertamente nelle scorse ore il Ministro della Salute, Roberto Speranza. «Una volta che la procedura di verifica del rigoroso rispetto delle condizioni individuate dalla Consulta sia stata completata», ha detto parlando con La Stampa, «le strutture del servizio sanitario nazionale non possono assumere atteggiamenti ostruzionistici, né è ipotizzabile che i costi siano a carico del paziente».<br />Queste considerazioni ministeriali - fatte con riferimento al caso di "Mario", il marchigiano che chiede il suicidio medicalmente assistito ma si deve pagare il farmaco - suonano pesanti, anche perché chiamano in causa, di fatto, tutti i cittadini. E chi non vuole cooperare, neppure remotamente, con le proprie tasse alla morte non solo di "Mario", ma anche di altri che, come lui, desiderassero essere uccisi? Affari suoi, pare di capire dalle parole di Speranza; il che è già un problema, ma non è certo il solo.<br />Se si imbocca la strada del rimborso pieno delle spese dell'iniezione letale - stimabili in circa 5.000 euro -, non si rischia di creare un sistema dove si viene aiutati a togliersi delle spese ma non a vivere? E poi: 5.000 euro sono oggi già garantiti (o ne sono garantiti 5mila in più?) in termini copertura delle spese, a tutti coloro che desiderano le cure palliative e assistenza domestica? Il dubbio viene, soprattutto vedendo come la norma in materia - la legge n. 38 del 2010 - sia poco sostenuta finanziariamente.<br />Ne consegue come, al momento, nella nostra Penisola le cure palliative siano sì garantite, ma purtroppo a macchia di leopardo: in alcune zone cioè in modo impeccabile, in altre manco a parlarne. Altro che 5.000 euro. Eppure su questa vergognosa situazione - parliamo infatti di una legge in vigore da una dozzina di anni - il Ministro Speranza non risulta aver speso parole né con La Stampa né con altri. Il che è grave perché davvero quello che rischia di crearsi è un sistema sociale e sanitario in cui l'uccisione on demand rischia di essere non solo una strada, ma addirittura una raccomandazione.<br />Esagerazioni? Non esattamente. Basti pensare a quanto già accaduto in un Paese di fama civile come il Canada da dove, nell'agosto 2018, era arrivata la notizia di Roger Foley, signore affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo, alle prese col diritto... di vivere. Sì, perché l'uomo, nelle sue complesse condizioni, quell'anno si era trovato davanti ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia.<br />Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita; semplicemente perché le cure non gli potevano essere garantite. Ora, quanto passerà, in Italia, perché dai casi di "Mario" si passi a quelli alla Roger Foley? Vogliamo davvero un Paese in cui la morte finisca con l'essere consigliata e garantita più delle stesse cure?<br />Apparentemente, questi sembrano essere quesiti provocatori. Eppure, nella misura in cui, a livello ministeriale, si spendono apertamente parole in favore della morte ma non si fa altrettanto verso le cure, la deriva è assicurata. Non pare un caso che, prima dello scandalo Foley, nel Paese di Justin Trudeau, fosse stato pubblicato sul Canadian Medical Association Journal uno studio con cui si erano stimati in 138 milioni di dollari annui i risparmi per le casse pubbliche della morte indotta. E l'anno dopo, guarda caso, è accaduto quello che si diceva poc'anzi. 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Il testo, chiamato "Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita", vorrebbe rispondere a quanto previsto dalla Corte costituzionale con una sentenza del 2019 che stabiliva una serie di criteri che rendevano non punibile l'aiuto al suicidio.<br />I tempi potrebbero però essere molto lunghi - sia in caso di approvazione sia per un'eventuale (si spera) bocciatura del Testo Unico - siccome non c'è un accordo unanime sul testo all'interno della maggioranza.<br />La bozza originaria del testo in discussione alla Camera è nata dall'accorpamento di varie proposte presentate negli anni da diversi partiti politici. Lo scorso luglio la bozza era stata approvata dalle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera con i voti a favore di PD, M5S, LeU, Italia Viva, Azione e +Europa, e quelli contrari del centrodestra (Lega e Forza Italia) insieme a Fratelli d'Italia.<br />La proposta ricalca, come detto, una sentenza della Corte Costituzionale. Nel 2019, infatti, la Corte era intervenuta sulla morte di Dj Fabo, stabilendo che a determinate condizioni non è punibile una forma di eutanasia definita assistenza al suicidio, cioè quando una persona di fatto permette a un'altra di suicidarsi. Concretamente, la sentenza aveva stabilito che in Italia si può aiutare una persona a morire senza rischiare di finire in carcere se quella persona ha una patologia irreversibile, se la patologia irreversibile le provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili, se la persona è pienamente capace di decidere liberamente e consapevolmente, e se è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.<br />Per quanto riguarda, invece, la discussione che inizia oggi e il successivo iter, molti analisti parlamentari ritengono che non si arriverà a votare la legge sul suicidio assistito prima di Natale e che quasi certamente il voto slitterà a fine gennaio o febbraio. In mezzo, infatti, ci sono scadenze importanti e imprescindibili per il Parlamento, come la Legge di Bilancio e, a gennaio, l'elezione del Presidente della Repubblica. Secondo certa stampa, inoltre - come riportato anche da Il Post e da Repubblica - il centrosinistra potrebbe avere i numeri favorevoli, però con uno scarto di circa 25 voti. Numeri che fanno ben sperare in un possibile dietro front. Durante l'iter, infatti, saranno previsti molti voti segreti e non è scontato che molti deputati potrebbero votare - si spera con un "no" - secondo coscienza e quindi bocciare una proposta mortifera ed eutanasica, proprio come fatto con il disegno di legge Zan.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47920847</guid><pubDate>Tue, 14 Dec 2021 21:10:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47920847/il_suicidio_assistito_arriva_in_parlamento_sar_affossato_come_il_ddl_zan.mp3" length="4324667" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Eutanasia e Suicidio Assistito: tutta la verità in 4 minuti ➜ https://www.youtube.com/watch?v=sigdIcl3Xwg&amp;list=PLolpIV2TSebVuHSUQ_TFW_m480iUQZext

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6819

IL SUICIDIO ASSISTITO ARRIVA IN...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Eutanasia e Suicidio Assistito: tutta la verità in 4 minuti ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=sigdIcl3Xwg&list=PLolpIV2TSebVuHSUQ_TFW_m480iUQZext" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=sigdIcl3Xwg&list=PLolpIV2TSebVuHSUQ_TFW_m480iUQZext</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6819" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6819</a><br /><br />IL SUICIDIO ASSISTITO ARRIVA IN PARLAMENTO, SARA' AFFOSSATO COME IL DDL ZAN?<br />Il testo vorrebbe introdurre in Italia il suicidio assistito, quando cioè il farmaco per uccidersi viene assunto da un individuo in modo autonomo (VIDEO: Eutanasia e suicidio assistito)<br />da Provita & Famiglia<br />Inizia oggi alla Camera dei Deputati la discussione generale sul testo della legge che vorrebbe introdurre in Italia il suicidio assistito, quando cioè il farmaco necessario a uccidersi viene assunto in modo autonomo da un individuo. Il testo, chiamato "Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita", vorrebbe rispondere a quanto previsto dalla Corte costituzionale con una sentenza del 2019 che stabiliva una serie di criteri che rendevano non punibile l'aiuto al suicidio.<br />I tempi potrebbero però essere molto lunghi - sia in caso di approvazione sia per un'eventuale (si spera) bocciatura del Testo Unico - siccome non c'è un accordo unanime sul testo all'interno della maggioranza.<br />La bozza originaria del testo in discussione alla Camera è nata dall'accorpamento di varie proposte presentate negli anni da diversi partiti politici. Lo scorso luglio la bozza era stata approvata dalle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera con i voti a favore di PD, M5S, LeU, Italia Viva, Azione e +Europa, e quelli contrari del centrodestra (Lega e Forza Italia) insieme a Fratelli d'Italia.<br />La proposta ricalca, come detto, una sentenza della Corte Costituzionale. Nel 2019, infatti, la Corte era intervenuta sulla morte di Dj Fabo, stabilendo che a determinate condizioni non è punibile una forma di eutanasia definita assistenza al suicidio, cioè quando una persona di fatto permette a un'altra di suicidarsi. Concretamente, la sentenza aveva stabilito che in Italia si può aiutare una persona a morire senza rischiare di finire in carcere se quella persona ha una patologia irreversibile, se la patologia irreversibile le provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili, se la persona è pienamente capace di decidere liberamente e consapevolmente, e se è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.<br />Per quanto riguarda, invece, la discussione che inizia oggi e il successivo iter, molti analisti parlamentari ritengono che non si arriverà a votare la legge sul suicidio assistito prima di Natale e che quasi certamente il voto slitterà a fine gennaio o febbraio. In mezzo, infatti, ci sono scadenze importanti e imprescindibili per il Parlamento, come la Legge di Bilancio e, a gennaio, l'elezione del Presidente della Repubblica. Secondo certa stampa, inoltre - come riportato anche da Il Post e da Repubblica - il centrosinistra potrebbe avere i numeri favorevoli, però con uno scarto di circa 25 voti. Numeri che fanno ben sperare in un possibile dietro front. 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PER QUESTO CHIESE L'EUTANASIA di Corrado Gnerre<br />Vi ricordate il caso del DJ Fabo? Colui che decise di andare a morire in una clinica svizzera perché rimasto immobilizzato in conseguenza di un incidente stradale. Ebbene, la sua fidanzata, Valeria Imbroglio, comunicò, nei giorni in cui tutt'Italia discuteva sulla scelta del giovane, il suo legame con la religiosità orientale e anche con certe correnti esoteriche. D'altronde i due giovani, prima dell'incidente, avevano per ben cinque anni vissuto in India alla sequela di un santone del posto.<br />Un dato come questo non è affatto irrilevante e vi spieghiamo il perché.<br />Non ci stancheremo mai di dirlo: solo il Cristianesimo offre un'autentica risposta al mistero della sofferenza. Per un motivo molto semplice: perché solo il Cristianesimo annuncia un Dio che ha voluto liberamente soffrire e che con la sofferenza ha "riparato" tutto.<br />Può sembrare una particolarità quasi insignificante, invece ciò è il tutto ed è la risposta per tutto. Sapere che Dio ha salvato soffrendo, vuol dire non solo convincersi che la sofferenza è la strada maestra, ma anche che chi soffre diventa in un certo qual modo un "privilegiato", perché ancor di più può conformarsi a Colui che è l'alfa e l'omega di tutto, Cristo.<br /><br />IL CRISTIANESIMO CAMBIA LA STORIA<br />È per questo che quando il Cristianesimo si è introdotto nella Storia, l'ha anche radicalmente cambiata.<br />Basterebbe pensare quale fosse il giudizio sulla sofferenza nel mondo antico. Con il Cristianesimo, invece, si realizza un cambiamento radicale: c'è l'invito ad andare alla "scuola" della sofferenza. I malati, da reietti e da "materiale di scarto", diventano icone di Cristo Crocifisso. Nascono finalmente gli ospedali, laddove il sofferente viene accolto e curato; laddove vien fatto capire che egli è una "grazia", affinché, accogliendolo e curandolo, i sani possano esercitare delle virtù necessarie per la salvezza.<br />Fin quando la Croce non compare nella storia, la sofferenza è qualcosa da allontanare ed esorcizzare.<br />Ma poi la Storia ha deciso nuovamente di rimuovere la Croce. Sono rimasti gli ospedali, sono rimaste le belle parole per i sofferenti, ma la sofferenza è diventata un macigno terrificante, impossibile da portare.<br />E nel caso della cosiddetta "spiritualità orientale" la questione si aggrava, perché non solo questa non ha un'adeguata risposta alla sofferenza, ma, abituata a vedere nel corpo un limite, odia profondamente la sofferenza. Già il corpo sano è qualcosa di cui liberarsi quanto prima (si pensi alla moksha induista), figuriamoci il corpo attanagliato dalla malattia.<br />Non a caso la fidanzata del DJ Fabo spesso parlava di "libertà": Fabio va in Svizzera per "liberarsi". E dopo la morte: Adesso finalmente Fabio è "libero".<br /><br />LA CAPACITÀ DI AMARSI<br />Quando la Croce non c'è, si perde tutto.<br />Si perde anche la capacità di amarsi. Sì, perché accettare la sofferenza sempre e comunque, vuol dire amarsi. Mentre rifiutare il proprio - anche terribile - destino, vuol dire negarsi, distruggersi, perché ormai il proprio pensiero non coincide con il proprio essere e con il proprio luogo.<br />Il luogo... ma cosa c'entra il luogo? C'entra eccome. Il luogo è il riconoscere dove si è. E, perché questo accada, occorre appassionarsi a ciò che sta avvenendo nella propria vita, sempre e comunque... invocando da Dio l'aiuto ad innamorarsi di ciò che si è e dove si è.<br />San Bernardo di Chiaravalle in una sua importante opera, De diligendo Deo, parla di quattro gradi di amore:<br />1) L'amore che l'uomo ha di se stesso<br />2) L'amore a Dio non ancora per Dio stesso, ma per sé<br />3) L'amore a Dio non più per se stessi, e neppure per il prossimo, ma soltanto per Dio<br />4) L'amore dell'uomo a se stesso ma solo per Dio.<br />Interessante. San Bernardo dice che l'ultimo grado di amore contempla ancora l'amore a se stesso, ma sublimato e soprattutto motivato dalla Presenza e dalla Volontà di Dio.<br />Insomma, se Dio ci vuole, anche noi dobbiamo volerci. Se Dio ci ama anche noi dobbiamo amarci.<br />Anche per questo diventa chiave di tutto la Croce.<br />Si dice giustamente: non c'è posto sulla faccia della terra dove l'uomo possa trovare la pace, se non ai piedi di una Croce.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45220206</guid><pubDate>Tue, 08 Jun 2021 20:23:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45220206/dj_fabo_era_influenzato_dalla_religiosit_orientale_per_questo_chiese_l_eutanasia.mp3" length="5347831" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Crepa (piano piano) - DAT - Eutanasia - Fine vita ➜ https://www.youtube.com/watch?v=U8e_GIoP5kY

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6594

DJ FABO ERA INFLUENZATO DALLA RELIGIOSITA' ORIENTALE... PER QUESTO CHIESE...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Crepa (piano piano) - DAT - Eutanasia - Fine vita ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=U8e_GIoP5kY" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=U8e_GIoP5kY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6594" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6594</a><br /><br />DJ FABO ERA INFLUENZATO DALLA RELIGIOSITA' ORIENTALE... PER QUESTO CHIESE L'EUTANASIA di Corrado Gnerre<br />Vi ricordate il caso del DJ Fabo? Colui che decise di andare a morire in una clinica svizzera perché rimasto immobilizzato in conseguenza di un incidente stradale. Ebbene, la sua fidanzata, Valeria Imbroglio, comunicò, nei giorni in cui tutt'Italia discuteva sulla scelta del giovane, il suo legame con la religiosità orientale e anche con certe correnti esoteriche. D'altronde i due giovani, prima dell'incidente, avevano per ben cinque anni vissuto in India alla sequela di un santone del posto.<br />Un dato come questo non è affatto irrilevante e vi spieghiamo il perché.<br />Non ci stancheremo mai di dirlo: solo il Cristianesimo offre un'autentica risposta al mistero della sofferenza. Per un motivo molto semplice: perché solo il Cristianesimo annuncia un Dio che ha voluto liberamente soffrire e che con la sofferenza ha "riparato" tutto.<br />Può sembrare una particolarità quasi insignificante, invece ciò è il tutto ed è la risposta per tutto. Sapere che Dio ha salvato soffrendo, vuol dire non solo convincersi che la sofferenza è la strada maestra, ma anche che chi soffre diventa in un certo qual modo un "privilegiato", perché ancor di più può conformarsi a Colui che è l'alfa e l'omega di tutto, Cristo.<br /><br />IL CRISTIANESIMO CAMBIA LA STORIA<br />È per questo che quando il Cristianesimo si è introdotto nella Storia, l'ha anche radicalmente cambiata.<br />Basterebbe pensare quale fosse il giudizio sulla sofferenza nel mondo antico. Con il Cristianesimo, invece, si realizza un cambiamento radicale: c'è l'invito ad andare alla "scuola" della sofferenza. I malati, da reietti e da "materiale di scarto", diventano icone di Cristo Crocifisso. Nascono finalmente gli ospedali, laddove il sofferente viene accolto e curato; laddove vien fatto capire che egli è una "grazia", affinché, accogliendolo e curandolo, i sani possano esercitare delle virtù necessarie per la salvezza.<br />Fin quando la Croce non compare nella storia, la sofferenza è qualcosa da allontanare ed esorcizzare.<br />Ma poi la Storia ha deciso nuovamente di rimuovere la Croce. Sono rimasti gli ospedali, sono rimaste le belle parole per i sofferenti, ma la sofferenza è diventata un macigno terrificante, impossibile da portare.<br />E nel caso della cosiddetta "spiritualità orientale" la questione si aggrava, perché non solo questa non ha un'adeguata risposta alla sofferenza, ma, abituata a vedere nel corpo un limite, odia profondamente la sofferenza. Già il corpo sano è qualcosa di cui liberarsi quanto prima (si pensi alla moksha induista), figuriamoci il corpo attanagliato dalla malattia.<br />Non a caso la fidanzata del DJ Fabo spesso parlava di "libertà": Fabio va in Svizzera per "liberarsi". E dopo la morte: Adesso finalmente Fabio è "libero".<br /><br />LA CAPACITÀ DI AMARSI<br />Quando la Croce non c'è, si perde tutto.<br />Si perde anche la capacità di amarsi. Sì, perché accettare la sofferenza sempre e comunque, vuol dire amarsi. Mentre rifiutare il proprio - anche terribile - destino, vuol dire negarsi, distruggersi, perché ormai il proprio pensiero non coincide con il proprio essere e con il proprio luogo.<br />Il luogo... ma cosa c'entra il luogo? C'entra eccome. Il luogo è il riconoscere dove si è. E, perché questo accada, occorre appassionarsi a ciò che sta avvenendo nella propria vita, sempre e comunque... invocando da Dio l'aiuto ad innamorarsi di ciò che si è e dove si è.<br />San Bernardo di Chiaravalle in una sua importante opera, De diligendo Deo, parla di quattro gradi di amore:<br />1) L'amore...]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>amarsi,croce,djfabo,eutanasia,grazia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c28a62baddb2fc6911a77e807b0d775e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia record in Olanda nel 2020</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-record-in-olanda-nel-2020--44755457</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6570" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6570</a><br /> <br />EUTANASIA RECORD IN OLANDA NEL 2020 di Leone Grott<br />Nel 2020 sono morte con l'eutanasia in Olanda 6.938 persone, il numero più alto mai raggiunto. Si tratta di un aumento dei casi del 382% rispetto ai 1.815 del 2003 e del 9% rispetto ai 6.361 del 2019. Un decesso su 25 è ormai causato dall'eutanasia nel paese, che rappresenta il 4,12% di tutte le morti. Il dato salirebbe al 4,52% se non si tenesse conto dei 15 mila decessi dovuti al Covid-19. Se si considera inoltre soltanto la fascia di età tra i 60 e gli 80 anni, il dato sale al 6,2%. Come ogni anno, il rapporto annuale pubblicato dal governo olandese è costellato di dati inquietanti.<br />Innanzitutto, come riporta anche Dutch News, quattro persone hanno optato per l'eutanasia dopo essere risultate positive al Covid-19. «Avevano contratto la polmonite e non volevano andare in terapia intensiva», spiega a Trouw il presidente del Comitato di revisione regionale dell'eutanasia, Jeroen Recourt.<br />Dopo la sentenza della Corte Suprema che ha autorizzato la sedazione surrettizia di persone affette da demenza, per evitare la loro opposizione all'iniezione letale scelta in passato con il testamento biologico ma non confermata dalla volontà attuale, due persone sono state uccise così nel 2020.<br />La disperazione continua a essere ritenuta un motivo valido per ottenere la morte. L'anno scorso hanno ricevuto l'eutanasia per motivi legati alla depressione 88 persone, tra cui una affetta da disabilità intellettiva. Allo stesso modo, 235 persone sono state uccise per «accumulo di problemi legati alla vecchiaia». Anche un ragazzo, di età compresa tra i 12 e i 16 anni, è stato ucciso portando così a 16 il totale dei minori che dal 2002 hanno ottenuto l'eutanasia.<br />Se 4.480 persone hanno richiesto l'eutanasia a causa di un cancro, sono 168 gli individui affetti da demenza uccisi, due con demenza in stato avanzato, 88 come detto per problemi psichiatrici, 458 per problemi legati al sistema nervoso. Su 216 casi di suicidio assistito, infine, 17 non sono andati a buon fine, il paziente cioè non è morto, e il medico ha dovuto praticare l'iniezione letale.<br />Secondo Recourt, questi numeri non sono sorprendenti perché «dimostrano come sempre più persone guardino all'eutanasia come a una soluzione normale per porre fine a una situazione di sofferenza insopportabile».<br /><br />Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo seguente dal titolo "Un'inchiesta pone domande sulla morte cerebrale" dimostra come la morte cerebrale venga smentita dai fatti. Non si può definire defunta una persona con il cuore battente, nonostante abbia l'encefalogramma piatto.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 aprile 2021:<br />Dopo la morte di Charlie Gard e di Alfie Evans la prassi del sistema sanitario inglese non è più indiscussa come un tempo. A provarlo sono fatti simili ormai discussi dalla stampa e, ora, il Daily Mail che in sua recente un'inchiesta ha scritto: "Durante i casi di spicco dei bambini Charlie Gard e Alfie Evans - i cui genitori, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, hanno combattuto senza successo contro i medici per cercare di ottenere delle terapie sperimentali - il dibattito sulle cure di fine vita si è evoluto".<br />L'inchiesta del quotidiano è relativa alla morte cerebrale, un criterio introdotto da un comitato ad Harvard nel 1968 per dichiarare il decesso di una persona a partire dalle funzioni cerebrali e non più dall'arresto cardiaco prolungato. Negli anni, come la Nuova Bussola ha già raccontato, tale parametro è stato messo in discussione sia per l'impossibilità scientifica di affermare con assoluta certezza la fine totale delle funzioni cerebrali sia perché l'unità delle funzioni vitali che rendono una persona ancora tale (omeostasi) non è garantita solo dal funzionamento del cervello e del tronco cerebrale ma anche dal cuore.<br />Si racconta, ad esempio, di Lewis Roberts, 18 anni, che solo qualche giorno fa "è stato "dichiarato morto' dai medici del Royal Stoke Hospital... e la famiglia aveva accettato di donare i suoi organi". Così i medici decisero di privarlo dell'ossigeno che supportava il ragazzo. "Ma proprio in quel momento Lewis ha ripreso a respirare da sé". E' interessante leggere nell'inchiesta che questa vicenda "pone la domanda: per ogni diagnosi nefasta, se c'è vita, non dovrebbe esserci ancora speranza?". E' chiaro che la domanda con l'espressione "se c'è ancora vita" quando una persona è dichiarata morta cerebralmente sottintende il fatto che la vita non è garantita dalle funzioni del cervello, sebbene poi ci si rifugi dietro alla parola "miracolo", usata anche da quei medici atei che, davanti alla diagnosi di morte cerebrale smentita dai fatti, accettano improvvisamente il termine. Nel caso di Roberts hanno infatti parlato non di errore diagnostico ma appunto di miracolo.<br />Certo i miracoli accadono, ma come sottolineato sul Daily Mail da Catherine Robinson, portavoce di Right To Life UK, "le nostre vite hanno sempre un valore intrinseco. Per tutte le famiglie che affrontano la stessa situazione con una persona cara che è in supporto vitale, questi fatti inviano un messaggio molto chiaro: non rinunciare alla speranza". In sintesi, anche se la piena ripresa della persona non avvenisse, la sua vita andrebbe supportata fino a morte naturale. Ma è chiaro che solamente quando il criterio di morte è quello oggettivo, dell'arresto cardiaco prolungato, è possibile uscire dalle zone grige e soggettive introdotte anche dalla diagnosi più scrupolosa di assenza di tutte le funzioni cerebrali. Ed è chiaro che solo così le vicende come quella di Charlie e di Alfie potrebbero essere risolte, perché a questo punto la vita andrebbe sostenuta senza possibilità di eccezioni fino alla morte naturale, decretata appunto dallo stop del battito cardiaco, non permettendo alle opinioni di avere la meglio sui fatti (un cuore battente).<br />Lo stesso Mark Pickering di Care not Killing, un'organizzazione che promuove le cure palliative, afferma: "Il processo decisionale di fine vita è spesso complesso e può essere altamente incerto... può essere una vera sfida determinare se la morte del tronco cerebrale si sia effettivamente verificata". In effetti, continua l'inchiesta, "quando i medici chiesero alla famiglia di Carol (71 anni, ndr) il permesso di rimuovere il supporto vitale... le scansioni suggerivano che fosse cerebralmente morta". I medici "'hanno detto che sarebbe stata la cosa più carina da fare', dice Maxine (la figlia, ndr)", ma "non potevamo sopportare di essere lì mentre spegnevano le macchine". Carol era rimasta "45 minuti senza un battito cardiaco", ma rianimata e ventilata aveva continuato a vivere. Il tronco cerebrale, il cervello e il cervelletto, però, non apparivano più funzionanti, il che è sufficiente per privare la persona dei supporti vitali nonostante il cuore riprenda a battere e la persona riesca a respirare con la ventilazione.<br />Il Daily Mail racconta infine il caso di un bambino, Harrison Ellner, dichiarato cerebralmente morto in seguito ad una meningite. Sua madre Samantha, 27 anni, badante di Rotherham, accettò la rimozione della ventilazione, che però, esattamente come accadde ad Alfie Evans (mai dichiarato cerebralmente morto) continuò a respirare. "I medici hanno detto che poteva continuare a respirare per un minuto, un'ora o un giorno", ma quando il bambino ha proseguito più a lungo il personale sanitario lo ha curato, a differenza di quanto fatto con Alfie che pur ventilato da molti più mesi respirò per quattro giorni da solo senza svezzamento né cure.<br />Dopo cinque giorni Harrison "è stato trasferito di nuovo all'ospedale di Rotherham, dove è rimasto per altri dieci giorni. Quando è stato dimesso, i medici non erano sicuri che il suo cervello avrebbe funzionato abbastanza bene da permettergli di condurre una vita normale". Eppure "ha imparato a sorridere a otto settimane e a camminare da bambino". E "sebbene il danno cerebrale fa si che abbia l'età di apprendimento di un bambino di tre anni più piccolo, Samantha afferma: "Se lo vedessi, non ti accorgeresti di quello che ha passato''". Harrison "oggi è un bambino di otto anni appassionato di musica che conduce una vita molto simile a quella di qualsiasi altro bambino della sua età".<br />Ellie Dunkerton, 22 anni, dopo un emorragia cerebrale fu messa in coma. Si scoprì che aveva una malformazione artero-venosa cerebrale (AVM) e fu trasferita al dipartimento di neurologia del Cardiff e del Vale University Hospital, dove parlarono di morte cerebrale alla madre. La ragazza invece si risvegliò prima della rimozione dei sostegni vitali, a cui la madre si sarebbe comunque opposta: "Mesi dopo, ho visto il suo medico che mi aveva detto di essere sicuro che non avrebbe più camminato o parlato. Invece bisogna continuare a sperare. Non si sa mai". È chiaro che ci possono essere errori diagnostici in questi casi, dove la fine delle funzioni cerebrali non era totale, ma anche qualora questa si verifichi realmente, finché il cuore della persona batte affermare che sia morta va contro l'evidenza dei fatti, aprendo appunto a scenari come questi.<br />La stessa scienza definisce lo stop del cuore e della respirazione come "morte clinica" e "morte reale" (quando insomma si è davanti ad un cadavere) che si differenzia dalla mancanza di segnali della funzione cerebrale, definita appunto morte "legale". Ossia decisa per legge.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44755457</guid><pubDate>Tue, 11 May 2021 20:26:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44755457/eutanasia_record_in_olanda_nel_2020.mp3" length="12141295" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6570
 
EUTANASIA RECORD IN OLANDA NEL 2020 di Leone Grott
Nel 2020 sono morte con l'eutanasia in Olanda 6.938 persone, il numero più alto mai raggiunto. Si tratta di un aumento dei casi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6570" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6570</a><br /> <br />EUTANASIA RECORD IN OLANDA NEL 2020 di Leone Grott<br />Nel 2020 sono morte con l'eutanasia in Olanda 6.938 persone, il numero più alto mai raggiunto. Si tratta di un aumento dei casi del 382% rispetto ai 1.815 del 2003 e del 9% rispetto ai 6.361 del 2019. Un decesso su 25 è ormai causato dall'eutanasia nel paese, che rappresenta il 4,12% di tutte le morti. Il dato salirebbe al 4,52% se non si tenesse conto dei 15 mila decessi dovuti al Covid-19. Se si considera inoltre soltanto la fascia di età tra i 60 e gli 80 anni, il dato sale al 6,2%. Come ogni anno, il rapporto annuale pubblicato dal governo olandese è costellato di dati inquietanti.<br />Innanzitutto, come riporta anche Dutch News, quattro persone hanno optato per l'eutanasia dopo essere risultate positive al Covid-19. «Avevano contratto la polmonite e non volevano andare in terapia intensiva», spiega a Trouw il presidente del Comitato di revisione regionale dell'eutanasia, Jeroen Recourt.<br />Dopo la sentenza della Corte Suprema che ha autorizzato la sedazione surrettizia di persone affette da demenza, per evitare la loro opposizione all'iniezione letale scelta in passato con il testamento biologico ma non confermata dalla volontà attuale, due persone sono state uccise così nel 2020.<br />La disperazione continua a essere ritenuta un motivo valido per ottenere la morte. L'anno scorso hanno ricevuto l'eutanasia per motivi legati alla depressione 88 persone, tra cui una affetta da disabilità intellettiva. Allo stesso modo, 235 persone sono state uccise per «accumulo di problemi legati alla vecchiaia». Anche un ragazzo, di età compresa tra i 12 e i 16 anni, è stato ucciso portando così a 16 il totale dei minori che dal 2002 hanno ottenuto l'eutanasia.<br />Se 4.480 persone hanno richiesto l'eutanasia a causa di un cancro, sono 168 gli individui affetti da demenza uccisi, due con demenza in stato avanzato, 88 come detto per problemi psichiatrici, 458 per problemi legati al sistema nervoso. Su 216 casi di suicidio assistito, infine, 17 non sono andati a buon fine, il paziente cioè non è morto, e il medico ha dovuto praticare l'iniezione letale.<br />Secondo Recourt, questi numeri non sono sorprendenti perché «dimostrano come sempre più persone guardino all'eutanasia come a una soluzione normale per porre fine a una situazione di sofferenza insopportabile».<br /><br />Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo seguente dal titolo "Un'inchiesta pone domande sulla morte cerebrale" dimostra come la morte cerebrale venga smentita dai fatti. Non si può definire defunta una persona con il cuore battente, nonostante abbia l'encefalogramma piatto.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 aprile 2021:<br />Dopo la morte di Charlie Gard e di Alfie Evans la prassi del sistema sanitario inglese non è più indiscussa come un tempo. A provarlo sono fatti simili ormai discussi dalla stampa e, ora, il Daily Mail che in sua recente un'inchiesta ha scritto: "Durante i casi di spicco dei bambini Charlie Gard e Alfie Evans - i cui genitori, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, hanno combattuto senza successo contro i medici per cercare di ottenere delle terapie sperimentali - il dibattito sulle cure di fine vita si è evoluto".<br />L'inchiesta del quotidiano è relativa alla morte cerebrale, un criterio introdotto da un comitato ad Harvard nel 1968 per dichiarare il decesso di una persona a partire dalle funzioni cerebrali e non più dall'arresto cardiaco prolungato. Negli anni, come la Nuova Bussola ha già raccontato, tale parametro è stato messo in discussione sia per l'impossibilità scientifica di affermare con assoluta certezza la fine totale delle funzioni cerebrali sia perché l'unità delle funzioni vitali che rendono una persona ancora tale (omeostasi) non è garantita solo dal...]]></itunes:summary><itunes:duration>759</itunes:duration><itunes:keywords>alfie,charlie,coma,eutanasia,olanda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia: l'Olanda è come la Germania nazista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-l-olanda-e-come-la-germania-nazista--44420167</link><description><![CDATA[VIDEO: Aktion T4, l'eutanasia del regime nazista ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=J9Nwu1P8vGg" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=J9Nwu1P8vGg</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6548" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6548</a><br /><br />EUTANASIA: L'OLANDA E' COME LA GERMANIA NAZISTA di Leone Grotti<br />Anche le riviste internazionali di medicina iniziano ad accorgersi che il "piano inclinato" è reale quando si parla di eutanasia. Il 7 dicembre la geriatra Diane Meier ha pubblicato sul prestigioso Jama Internal Medicine un articolo per sottolineare i pericoli dell'eutanasia in Olanda. La docente presso la Icahn School of Medicine di New York ha notato infatti quante persone chiedono e ottengono di morire nella terra dei tulipani solo perché affette da comuni malattie legate all'invecchiamento.<br />Il commento nasce da uno studio pubblicato sulla stessa rivista da un team guidato dalla ricercatrice Vera van de Berg. Dopo un'attenta analisi del rapporto periodico dei comitati di revisione dell'eutanasia olandese, hanno infatti scoperto che sintomi quali perdita parziale dell'udito e della vista, stanchezza cronica e generici dolori, sono sufficienti per ottenere l'eutanasia sotto la dicitura «sofferenza insopportabile». Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2019 ben 6.361 persone sono morte con l'eutanasia, cioè il 4% di tutti i decessi. Se nel 2002 la legge permetteva di essere uccisi solo in pochi casi, oggi persino chi non è più in grado di intendere e di volere viene soppresso.<br />Alla docente americana, hanno risposto due squadre di medici olandesi, spiegando che anche in casi simili di eutanasia si tratta di «richieste volontarie, ben considerate e che rientrano nei limiti di legge», senza che i pazienti abbiano subito pressioni di tipo «finanziario, sociale o familiare».<br />Queste rassicurazioni, secondo Meier, che ha replicato ai medici olandesi, «sono basate su una generica speranza e non sulla ricerca scientifica. Tutti speriamo siano vere, ma ci sono sempre più prove che dimostrano il contrario». Il primo, insiste, è rappresentato dalle maglie sempre più larghe della legge in Olanda:<br />«Sono stati rimossi requisiti di prognosi, eliminata l'esclusione per i casi psichiatrici, la sofferenza insopportabile definita in modo amplissimo e ridotti i requisiti per compilare i rapporti».<br />L'impressione, continua Meier, è che l'eutanasia sia divenuta un modo «rapido, facile ed economico per trattare i bisogni di una popolazione sempre più vecchia. Un accesso sempre più permissivo all'eutanasia in questo contesto sociale assomiglia molto alla ratifica del pensiero da parte della società, sostenuta dalle leggi, secondo il quale alcune vite non valgono la spesa necessaria a preservarle. Il pensiero implicito è che sia l'individuo sia la società starebbero meglio se il paziente fosse morto».<br />E questo, prosegue la geriatra, «è esattamente il modo di pensare che portò i medici tedeschi ad appoggiare e a partecipare alla campagna di sterilizzazioni eugenetiche nei primi anni Trenta e infine alla campagna di eutanasia per coloro che "non sono degni di vivere" - ovvero bambini con disabilità nel 1939, anziani e adulti con disabilità nel 1940».<br />Quello di cui avrebbero bisogno i pazienti più anziani spaventati dalla solitudine e dalla malattia sono «rapporti umani sinceri e significativi, non 2 grammi di secobarbital», conclude Meier.<br /><br />Nota di BastaBugie: oggi in Olanda (e purtroppo non solo lì) le leggi sull'eutanasia sono peggiori dell'Aktion T4, "nome convenzionale con cui viene designato il Programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali, [...] cioè delle cosiddette vite indegne di essere vissute. Si stima che l'attuazione del programma T4 abbia portato all'uccisione di un totale di persone compreso tra le 60.000 e le 100.000. A ogni modo l'uccisione di tali individui proseguì anche oltre la fine ufficiale dell'operazione, portando quindi il totale delle vittime a una cifra che si stima intorno ai 200.000 individui" (fonte: Wikipedia).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44420167</guid><pubDate>Wed, 21 Apr 2021 13:18:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44420167/eutanasia_l_olanda_come_la_germania_nazista.mp3" length="4986252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Aktion T4, l'eutanasia del regime nazista ➜ https://www.youtube.com/watch?v=J9Nwu1P8vGg

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6548

EUTANASIA: L'OLANDA E' COME LA GERMANIA NAZISTA di Leone Grotti
Anche le riviste...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Aktion T4, l'eutanasia del regime nazista ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=J9Nwu1P8vGg" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=J9Nwu1P8vGg</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6548" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6548</a><br /><br />EUTANASIA: L'OLANDA E' COME LA GERMANIA NAZISTA di Leone Grotti<br />Anche le riviste internazionali di medicina iniziano ad accorgersi che il "piano inclinato" è reale quando si parla di eutanasia. Il 7 dicembre la geriatra Diane Meier ha pubblicato sul prestigioso Jama Internal Medicine un articolo per sottolineare i pericoli dell'eutanasia in Olanda. La docente presso la Icahn School of Medicine di New York ha notato infatti quante persone chiedono e ottengono di morire nella terra dei tulipani solo perché affette da comuni malattie legate all'invecchiamento.<br />Il commento nasce da uno studio pubblicato sulla stessa rivista da un team guidato dalla ricercatrice Vera van de Berg. Dopo un'attenta analisi del rapporto periodico dei comitati di revisione dell'eutanasia olandese, hanno infatti scoperto che sintomi quali perdita parziale dell'udito e della vista, stanchezza cronica e generici dolori, sono sufficienti per ottenere l'eutanasia sotto la dicitura «sofferenza insopportabile». Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2019 ben 6.361 persone sono morte con l'eutanasia, cioè il 4% di tutti i decessi. Se nel 2002 la legge permetteva di essere uccisi solo in pochi casi, oggi persino chi non è più in grado di intendere e di volere viene soppresso.<br />Alla docente americana, hanno risposto due squadre di medici olandesi, spiegando che anche in casi simili di eutanasia si tratta di «richieste volontarie, ben considerate e che rientrano nei limiti di legge», senza che i pazienti abbiano subito pressioni di tipo «finanziario, sociale o familiare».<br />Queste rassicurazioni, secondo Meier, che ha replicato ai medici olandesi, «sono basate su una generica speranza e non sulla ricerca scientifica. Tutti speriamo siano vere, ma ci sono sempre più prove che dimostrano il contrario». Il primo, insiste, è rappresentato dalle maglie sempre più larghe della legge in Olanda:<br />«Sono stati rimossi requisiti di prognosi, eliminata l'esclusione per i casi psichiatrici, la sofferenza insopportabile definita in modo amplissimo e ridotti i requisiti per compilare i rapporti».<br />L'impressione, continua Meier, è che l'eutanasia sia divenuta un modo «rapido, facile ed economico per trattare i bisogni di una popolazione sempre più vecchia. Un accesso sempre più permissivo all'eutanasia in questo contesto sociale assomiglia molto alla ratifica del pensiero da parte della società, sostenuta dalle leggi, secondo il quale alcune vite non valgono la spesa necessaria a preservarle. Il pensiero implicito è che sia l'individuo sia la società starebbero meglio se il paziente fosse morto».<br />E questo, prosegue la geriatra, «è esattamente il modo di pensare che portò i medici tedeschi ad appoggiare e a partecipare alla campagna di sterilizzazioni eugenetiche nei primi anni Trenta e infine alla campagna di eutanasia per coloro che "non sono degni di vivere" - ovvero bambini con disabilità nel 1939, anziani e adulti con disabilità nel 1940».<br />Quello di cui avrebbero bisogno i pazienti più anziani spaventati dalla solitudine e dalla malattia sono «rapporti umani sinceri e significativi, non 2 grammi di secobarbital», conclude Meier.<br /><br />Nota di BastaBugie: oggi in Olanda (e purtroppo non solo lì) le leggi sull'eutanasia sono peggiori dell'Aktion T4, "nome convenzionale con cui viene designato il Programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali, [...] cioè delle cosiddette vite indegne di essere vissute. Si stima che l'attuazione del programma T4 abbia portato all'uccisione...]]></itunes:summary><itunes:duration>312</itunes:duration><itunes:keywords>aktion,eugenetica,eutanasia,hitler,olanda,sterilizzazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/822e580e223924e7e8265f36870825d1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La lucida analisi del cardinale olandese Eijk su come l'eutanasia ha corrotto la società</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-lucida-analisi-del-cardinale-olandese-eijk-su-come-l-eutanasia-ha-corrotto-la-societa--41337915</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6310" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6310</a><br /><br />LA LUCIDA ANALISI DEL CARDINALE OLANDESE EIJK SU COME L'EUTANASIA HA CORROTTO LA SOCIETA'<br />Negli anni Settanta l'eutanasia cominciò a essere accettabile nella fase terminale, poi anche prima della fase terminale, poi anche nei casi di malattie psichiatriche e demenza, infine per i neonati disabili<br />di Aldo Maria Valli<br />"Una volta accettato che si può mettere fine a una vita a causa di un certo livello di sofferenza, ci si troverà sempre di fronte alla domanda se non si debba permetterla anche per una sofferenza che è solo un po' inferiore".<br />Queste parole del cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht e già presidente della Conferenza episcopale dei Paesi Bassi, fotografano bene la sua preoccupazione verso il diffondersi della mentalità eutanasica, particolarmente radicata in Olanda, dove quest'anno la Corte suprema ha dato il via libera all' all'eutanasia per i pazienti affetti da demenza avanzata, anche nel caso in cui tali persone non siano in grado di reiterare il loro desiderio di porre fine alla propria vita.<br />In un'intervista alla Catholic News Agency il cardinale Eijk, dopo aver sottolineato che nel suo paese a partire dagli anni Settanta i criteri per l'applicazione dell'eutanasia sono diventati "sempre più estesi", non nasconde di temere che il prossimo governo potrà accettare un disegno di legge che permetta il suicidio assistito per tutti coloro che semplicemente, senza dover presentare particolari ragioni, ritengono che sia arrivato il momento di mettere fine alla propria vita.<br />Il cardinale Eijk (che, lo ricordiamo, oltre ad aver conseguito un dottorato in Filosofia è anche laureato in Medicina e Chirurgia ed ha un dottorato di ricerca in Bioetica medica con una dissertazione sull'eutanasia) nel corso dell'intervista cita le previsioni di un esperto olandese secondo il quale i casi di eutanasia raddoppieranno nei prossimi otto anni. "Se la sua previsione si rivelerà corretta - commenta Eijk - entro il 2028 il numero annuale di casi di eutanasia arriverà a ben oltre dodicimila e 500, più dell'8% del numero attuale di tutti i decessi".<br />Un quadro tragico, che ha avuto origine negli anni Settanta del secolo scorso, quando l'eutanasia, afferma il cardinale, incominciò a essere considerata accettabile nella fase terminale di una malattia somatica incurabile. Poi, nel corso degli anni Ottanta, si cominciò a considerarla eticamente accettabile anche prima della fase terminale. In seguito, a metà degli anni Novanta, l'eutanasia incominciò a essere eseguita anche nei casi di malattie psichiatriche e demenza, e dopo il 2000 è stata applicata per i neonati ritenuti gravemente disabili.<br /><br />LA CESSAZIONE DELLA VITA È OGGI AMPIAMENTE ACCETTATA<br />Risale al 2016 l'annuncio, da parte del ministro della Salute e del ministro della Giustizia, del proposito di presentare una legge per consentire il suicidio assistito nei casi di persone che pur non soffrendo di alcuna malattia considerano la loro vita "compiuta". Un progetto che è rimasto fermo ma che secondo Eijk potrebbe essere rilanciato dopo le elezioni dell'anno prossimo.<br />Inoltre, un membro del parlamento, appartenente a un partito di sinistra, ha presentato un progetto di legge che permette il suicidio assistito per persone di età superiore ai 75 anni. Il rischio di questa legge è che possa creare l'impressione che il valore della vita diminuisca dopo che le persone hanno raggiunto questa età. In ogni caso, la cessazione della vita è oggi ampiamente accettata.<br />Parlando de ruolo dei sacerdoti nella cura pastorale di coloro che cercano l'eutanasia, Eijk ha fatto eco al nuovo documento vaticano, Samaritanus bonus, affermando che il clero deve evitare ogni gesto che possa indicare approvazione verso l'eutanasia, compreso il rimanere fino al compimento dell'atto. "Una buona cura pastorale per una persona che vuole essere eutanasizzata richiede che il sacerdote, accompagnandola, le dica chiaramente che con l'eutanasia è violato il valore intrinseco della vita umana".<br />"La richiesta di eutanasia - spiega il cardinale - non raramente è un grido di aiuto. Quando viene offerta un'assistenza adeguata, con attenzione alle loro paure e alle loro lotte interiori, le persone che hanno detto di voler essere eutanasizzate spesso non persistono in questa richiesta".<br />Chi volesse conoscere meglio il cardinale Eijk e la difficile realtà della Chiesa cattolica in Olanda può leggere il libro Dio vive in Olanda (Ares, 136 pagine, 13 euro) nel quale il porporato, rispondendo alle sollecitazioni di Andrea Galli, descrive in tutti gli aspetti la situazione ecclesiale nel suo paese. Un cattolicesimo, quello olandese, dalla storia gloriosa fino al Concilio Vaticano II, ma in caduta libera a partire dagli anni Sessanta, tanto che oggi si chiudono due chiese (cattoliche e protestanti) ogni settimana e meno del cinquanta per cento di coloro che ancora si dicono cattolici fa battezzare i propri figli. Una crisi di fede che non ha eguali, ma che già nel 1947 venne individuata molto bene da un piccolo gruppo di fedeli che, riuniti a Utrecht, profetizzarono "la grande apostasia del prossimo futuro", un processo inarrestabile del quale si occupò anche il sacerdote polacco don Karol Wojtyła, il quale durante gli studi per la sua laurea in Filosofia all'Università Cattolica di Lovanio visitò l'Olanda e notò, accanto a una buona organizzazione ecclesiale, una profonda povertà spirituale e l'assenza di una vita di preghiera, dato che tutta l'attenzione era rivolta al fare, all'agire in campo sociale.<br /><br />CONCLUSIONI IMPORTANTI<br />Sono diverse le lezioni che il cardinale Eijk trae dall'esperienza olandese. Merita di essere citata la sua riflessione circa il fatto che il numero più alto di veri credenti si mantenne, nonostante tutto, in quelle parrocchie in cui, anche durante la tempesta degli anni Sessanta e Settanta, il modo di celebrare la liturgia rimase veramente cattolico.<br />Nel libro, pieno di racconti vividi riguardanti la sua esperienza personale, il cardinale dice a un certo punto: "Io sono diventato sacerdote per celebrare l'Eucaristia. La celebrazione quotidiana della Messa per me è sempre il culmine del giorno".<br />Fra tante notizie tristi in arrivo dall'Olanda, anche un dato che dà speranza: ogni anno circa cinquecento persone si convertono alla Chiesa cattolica. In alcuni casi si tratta di protestanti, ma più spesso sono non battezzati, conquistati dalla bellezza e dalla Verità.<br />Verso la fine del libro, guardando al futuro e in particolare alle divisioni all'interno della Chiesa, il cardinale olandese dice: "Molti parlano del pericolo di uno scisma, ma io penso di no". Eijk ritiene che ci sarà piuttosto un "risanamento silenzioso tramite il ricambio delle generazioni", man mano che se ne andranno "i preti del '68, ordinati in quegli anni di sbandamento, con idee ultraprogressiste". Un processo lento, che riguarderà sia il clero sia i laici, ma che già è visibile. Infatti, "con le nuove generazioni di credenti si può parlare del Paradiso o dell'Inferno senza suscitare scalpore, si può parlare dei veri contenuti della nostra fede senza che la gente protesti o vada via in polemica, come accadeva prima… E mentre questo processo di rinnovamento si realizza bisogna avere coraggio, bisogna essere disposti a soffrire".<br /><br />Nota di BastaBugie: la stragegia della cultura della morte è fatta di piccoli passi ben sapendo che con una piccola crepa, piano piano la diga viene distrutta. Riproponiamo ancora una volta lo stupendo video di 4 minuti "Crepa, piano piano" che spiega come sia possibile arrivare all'eutanasia imposta dallo Stato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41337915</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 03:48:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41337915/la_lucida_analisi_del_cardinale_olandese_eijk_su_come_l_eutanasia_ha_corrotto_la_societ.mp3" length="9706011" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6310&#13;
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LA LUCIDA ANALISI DEL CARDINALE OLANDESE EIJK SU COME L'EUTANASIA HA CORROTTO LA SOCIETA'&#13;
Negli anni Settanta l'eutanasia cominciò a essere accettabile nella fase terminale, poi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6310" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6310</a><br /><br />LA LUCIDA ANALISI DEL CARDINALE OLANDESE EIJK SU COME L'EUTANASIA HA CORROTTO LA SOCIETA'<br />Negli anni Settanta l'eutanasia cominciò a essere accettabile nella fase terminale, poi anche prima della fase terminale, poi anche nei casi di malattie psichiatriche e demenza, infine per i neonati disabili<br />di Aldo Maria Valli<br />"Una volta accettato che si può mettere fine a una vita a causa di un certo livello di sofferenza, ci si troverà sempre di fronte alla domanda se non si debba permetterla anche per una sofferenza che è solo un po' inferiore".<br />Queste parole del cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht e già presidente della Conferenza episcopale dei Paesi Bassi, fotografano bene la sua preoccupazione verso il diffondersi della mentalità eutanasica, particolarmente radicata in Olanda, dove quest'anno la Corte suprema ha dato il via libera all' all'eutanasia per i pazienti affetti da demenza avanzata, anche nel caso in cui tali persone non siano in grado di reiterare il loro desiderio di porre fine alla propria vita.<br />In un'intervista alla Catholic News Agency il cardinale Eijk, dopo aver sottolineato che nel suo paese a partire dagli anni Settanta i criteri per l'applicazione dell'eutanasia sono diventati "sempre più estesi", non nasconde di temere che il prossimo governo potrà accettare un disegno di legge che permetta il suicidio assistito per tutti coloro che semplicemente, senza dover presentare particolari ragioni, ritengono che sia arrivato il momento di mettere fine alla propria vita.<br />Il cardinale Eijk (che, lo ricordiamo, oltre ad aver conseguito un dottorato in Filosofia è anche laureato in Medicina e Chirurgia ed ha un dottorato di ricerca in Bioetica medica con una dissertazione sull'eutanasia) nel corso dell'intervista cita le previsioni di un esperto olandese secondo il quale i casi di eutanasia raddoppieranno nei prossimi otto anni. "Se la sua previsione si rivelerà corretta - commenta Eijk - entro il 2028 il numero annuale di casi di eutanasia arriverà a ben oltre dodicimila e 500, più dell'8% del numero attuale di tutti i decessi".<br />Un quadro tragico, che ha avuto origine negli anni Settanta del secolo scorso, quando l'eutanasia, afferma il cardinale, incominciò a essere considerata accettabile nella fase terminale di una malattia somatica incurabile. Poi, nel corso degli anni Ottanta, si cominciò a considerarla eticamente accettabile anche prima della fase terminale. In seguito, a metà degli anni Novanta, l'eutanasia incominciò a essere eseguita anche nei casi di malattie psichiatriche e demenza, e dopo il 2000 è stata applicata per i neonati ritenuti gravemente disabili.<br /><br />LA CESSAZIONE DELLA VITA È OGGI AMPIAMENTE ACCETTATA<br />Risale al 2016 l'annuncio, da parte del ministro della Salute e del ministro della Giustizia, del proposito di presentare una legge per consentire il suicidio assistito nei casi di persone che pur non soffrendo di alcuna malattia considerano la loro vita "compiuta". Un progetto che è rimasto fermo ma che secondo Eijk potrebbe essere rilanciato dopo le elezioni dell'anno prossimo.<br />Inoltre, un membro del parlamento, appartenente a un partito di sinistra, ha presentato un progetto di legge che permette il suicidio assistito per persone di età superiore ai 75 anni. Il rischio di questa legge è che possa creare l'impressione che il valore della vita diminuisca dopo che le persone hanno raggiunto questa età. In ogni caso, la cessazione della vita è oggi ampiamente accettata.<br />Parlando de ruolo dei sacerdoti nella cura pastorale di coloro che cercano l'eutanasia, Eijk ha fatto eco al nuovo documento vaticano, Samaritanus bonus, affermando che il clero deve evitare ogni gesto che possa indicare approvazione verso l'eutanasia, compreso il rimanere fino al compimento dell'atto....]]></itunes:summary><itunes:duration>607</itunes:duration><itunes:keywords>corrotta,eijk,eutanasia,olandese,società</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ormai si uccide con l'eutanasia anche chi non è d'accordo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ormai-si-uccide-con-l-eutanasia-anche-chi-non-e-d-accordo--32624861</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184</a><br /><br />ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Caterina Gioielli<br />Si chiama Marinou Arends, è questo il nome della "dottoressa A." o "Catharina A.", pseudonimo usato in questi anni dai giornali per proteggere l'anonimato del medico che nel 2016 diede l'eutanasia a una anziana affetta da demenza senile e contro il suo volere. Assolta dal tribunale dell'Aia lo scorso settembre, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell'interesse della legge», oggi la dottoressa, geriatra in pensione, ha deciso di rivelare la sua identità. E spiegare perché «lo rifarei ancora».<br />L'intervista, la prima rilasciata dal medico a Nieuwsuur, viene registrata montando immagini delle stanze della casa di cura Florence a L'Aia dove l'anziana trascorse le ultime sette settimane di vita, riprese di letti e poltroncine vuote, bozzetti del processo al medico, prime pagine dei giornali e dei dossier sul caso dell'"eutanasia del caffè", "eutanasia a una demente". Tutto vortica intorno al racconto del medico e della sua ferrea volontà, fin dal primo giorno di ricovero, di "aiutare" la povera anziana. <br />La donna ha 74 anni, oltre 50 trascorsi accanto al marito, quando viene portata dai parenti alla Florence; caso vuole ci sia una stanza libera proprio nel reparto della Arends e che la Arends scopra subito che anni prima l'anziana aveva firmato un testamento biologico specificando che avrebbe voluto ricevere l'eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo. «Il mio primo pensiero è stato "devi fare qualcosa", "devi prendere sul serio una richiesta di eutanasia». Il medico assicura di averlo già fatto con altri pazienti, avere preso in considerazione ogni domanda di morte assistita. Tanto che a quell'anziano affetto da demenza e che nemmeno ci pensava più – «in realtà qui non ho molti problemi, il caffè è buono, mi piace la vista, mi siedo qui con il mio giornale. Voglio vivere ancora per un po'» -, non l'aveva certo somministrata. <br /><br />SI LAMENTAVA SEMPRE<br />Ma il caso della settantaquattrenne, quello era diverso: «Quando bevevamo il the, si lamentava sempre della sua condizione terribile, del fatto di non poter più fare nulla, e di essere sempre così stanca. Era sempre triste, triste, ribelle, irrequieta». Della sua "infelicità" l'anziana parla con tutti, Arends è sempre più convinta che darle l'eutanasia sia la soluzione migliore per alleviare le sue sofferenza e il marito, che ha una procura per prendere decisioni su sua moglie, è d'accordo. Ma c'è un problema: nel testamento biologico la donna ha specificato che l'eutanasia avrebbe dovuto esserle erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla. <br />Per Arends il fatto che la donna soffra ora di demenza avanzata non è un'obiezione, «la legge afferma che come medico puoi e hai perfino il dovere di interpretare un testamento»: secondo il medico quella carta basta, non è stata scritta da un addetto ai lavori ma da una persona capace di sfruttare al meglio le proprie capacità e chiarire i propri desideri. Per tre volte Arends chiede alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l'anziana risponde sconcertata di no, aggiungendo «penso ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ed è questo, paradossalmente, a rinsaldare la volontà della Arends, «un medico deve prendere in considerazione anche il modo in cui vengono pronunciate le risposte», afferma candidamente, «tutte le volte sembrava titubante». In pratica, siccome quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, per il medico era mentalmente incompetente e «io non potevo abbandonarla», privarla dell'occasione di smettere di soffrire.<br />L'eutanasia viene apparecchiata la mattina del 22 aprile 2016. Sono presenti anche il marito dell'anziana, sua figlia e suo genero. Arends decide di non chiedere alla donna ancora una volta se vuole morire, «domanda qualcosa a una persona incapace e otterrai solo una risposta dettata dall'emozione del momento. Sapevo che le sarebbe preso il panico. Avevo visto che tipo di sofferenza le avevo procurato rivolgendole quelle domande settimane prima. Un sacco di paura, frustrazione, rabbia». Per evitarle tutto questo il medico versa della droga nel caffè dell'anziana, senza spiegarle che di lì a poco sarebbe stata uccisa, «l'ho fatto col permesso del marito e della figlia, entrambi hanno dato pieno consenso». Inoltre «non potevamo pensare che fosse cosciente e capace di dire addio. Non era più in grado di capire che sarebbe morta».<br /><br />L'ANZIANA SI SVEGLIA E INIZIA A DIMENARSI<br />Il medico non si sofferma su cosa è accaduto dopo, quando l'anziana pare ormai addormentata e le viene praticata la prima delle tre iniezioni necessarie per ucciderla. Perché è qui che avviene l'orrore: l'anziana si sveglia, capisce cosa sta succedendo, inizia a dimenarsi cercando di tirarsi indietro. Ma Arends, imperterrita, con l'aiuto della figlia e del marito dell'anziana che la immobilizzano nel letto, porta a termine la procedura. La donna muore in pochi minuti. In seguito ai fatti la Commissione di controllo dell'eutanasia avrebbe «rimproverato» al medico di essersi «spinta troppo in là», drogando la donna di nascosto e non informandola che sarebbe stata uccisa, nonostante le sue volontà non fossero «chiare», avesse «cercato di reagire» e nel suo testamento biologico avesse scritto che voleva decidere «lei» quando morire. Anche per la procura, a cui la Commissione rinvia il caso, il medico «non ha agito con attenzione e ha oltrepassato una linea invalicabile» nonostante la richiesta scritta di eutanasia fosse «poco chiara e contraddittoria». <br />Tuttavia Arends viene prosciolta in ogni sede, «non mi sarei aspettata mai di andare in causa, mai», conclude la dottoressa ricordando l'incubo di finire in cella quando capì che avrebbero potuto accusarla «persino di omicidio», «ero convinta di avere agito con attenzione e nei limiti della legge». La Corte Suprema le dà ragione. E a maggior ragione la dottoressa afferma che «rifarei tutto. Immagino che ci siano medici che lo troverebbero un passo troppo al limite (sono oltre duecento i medici olandesi che hanno espresso orrore per la condotta di Arends). Ma io ho dovuto farlo senza il consenso della paziente. È stato un passo tremendamente difficile. Ma per il meglio».<br />Quella decisione ha sdoganato in Olanda l'eutanasia per chiunque non sia più in grado di esprimere o rinnovare la propria scelta sul fine vita. Dopo la sentenza della Corte Suprema è caduto anche il paravento dell'autodeterminazione e il mito della morte dignitosa: oggi in Olanda si muore drogati, uccisi a forza, mentre i parenti ti immobilizzano al letto e il medico ti pratica tre iniezioni letali con la convinzione di fare il proprio mestiere: "dovevo aiutarla", "non potevo abbandonarla", "lo rifarei".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32624861</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2020 19:40:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32624861/ormai_si_uccide_con_leutanasia_anche_chi_non_daccordo.mp3" length="10118372" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184&#13;
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ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Caterina Gioielli&#13;
Si chiama Marinou Arends, è questo il nome della "dottoressa A." o "Catharina A.", pseudonimo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6184</a><br /><br />ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO di Caterina Gioielli<br />Si chiama Marinou Arends, è questo il nome della "dottoressa A." o "Catharina A.", pseudonimo usato in questi anni dai giornali per proteggere l'anonimato del medico che nel 2016 diede l'eutanasia a una anziana affetta da demenza senile e contro il suo volere. Assolta dal tribunale dell'Aia lo scorso settembre, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell'interesse della legge», oggi la dottoressa, geriatra in pensione, ha deciso di rivelare la sua identità. E spiegare perché «lo rifarei ancora».<br />L'intervista, la prima rilasciata dal medico a Nieuwsuur, viene registrata montando immagini delle stanze della casa di cura Florence a L'Aia dove l'anziana trascorse le ultime sette settimane di vita, riprese di letti e poltroncine vuote, bozzetti del processo al medico, prime pagine dei giornali e dei dossier sul caso dell'"eutanasia del caffè", "eutanasia a una demente". Tutto vortica intorno al racconto del medico e della sua ferrea volontà, fin dal primo giorno di ricovero, di "aiutare" la povera anziana. <br />La donna ha 74 anni, oltre 50 trascorsi accanto al marito, quando viene portata dai parenti alla Florence; caso vuole ci sia una stanza libera proprio nel reparto della Arends e che la Arends scopra subito che anni prima l'anziana aveva firmato un testamento biologico specificando che avrebbe voluto ricevere l'eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo. «Il mio primo pensiero è stato "devi fare qualcosa", "devi prendere sul serio una richiesta di eutanasia». Il medico assicura di averlo già fatto con altri pazienti, avere preso in considerazione ogni domanda di morte assistita. Tanto che a quell'anziano affetto da demenza e che nemmeno ci pensava più – «in realtà qui non ho molti problemi, il caffè è buono, mi piace la vista, mi siedo qui con il mio giornale. Voglio vivere ancora per un po'» -, non l'aveva certo somministrata. <br /><br />SI LAMENTAVA SEMPRE<br />Ma il caso della settantaquattrenne, quello era diverso: «Quando bevevamo il the, si lamentava sempre della sua condizione terribile, del fatto di non poter più fare nulla, e di essere sempre così stanca. Era sempre triste, triste, ribelle, irrequieta». Della sua "infelicità" l'anziana parla con tutti, Arends è sempre più convinta che darle l'eutanasia sia la soluzione migliore per alleviare le sue sofferenza e il marito, che ha una procura per prendere decisioni su sua moglie, è d'accordo. Ma c'è un problema: nel testamento biologico la donna ha specificato che l'eutanasia avrebbe dovuto esserle erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla. <br />Per Arends il fatto che la donna soffra ora di demenza avanzata non è un'obiezione, «la legge afferma che come medico puoi e hai perfino il dovere di interpretare un testamento»: secondo il medico quella carta basta, non è stata scritta da un addetto ai lavori ma da una persona capace di sfruttare al meglio le proprie capacità e chiarire i propri desideri. Per tre volte Arends chiede alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l'anziana risponde sconcertata di no, aggiungendo «penso ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ed è questo, paradossalmente, a rinsaldare la volontà della Arends, «un medico deve prendere in considerazione anche il modo in cui vengono pronunciate le risposte», afferma candidamente, «tutte le volte sembrava titubante». In pratica, siccome quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, per il medico era mentalmente incompetente e «io non potevo abbandonarla», privarla dell'occasione di smettere di...]]></itunes:summary><itunes:duration>633</itunes:duration><itunes:keywords>anziana,eutanasia,medico,morte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Depredati cuore e fegato al bimbo scosso dalla madre</title><link>https://www.spreaker.com/episode/depredati-cuore-e-fegato-al-bimbo-scosso-dalla-madre--21217577</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952</a><br /><br />DEPREDATI CUORE E FEGATO AL BIMBO SCOSSO DALLA MADRE di Alfredo De Matteo<br />Le cronache di questi ultimi giorni dell'anno hanno riportato il caso del bambino di cinque mesi scosso violentemente dalla madre, una donna di 29 anni originaria del vicentino la quale, nel tentativo di calmare il pianto del piccolo, l'avrebbe cullato troppo forte provocandogli gravissimi danni cerebrali e neurologici. In seguito alla chiamata fatta al 118 dalla madre stessa, il bimbo è stato ricoverato all'ospedale di Padova e le sue condizioni sono sembrate subito molto gravi, anche se un'Angio TAC disposta dai medici della terapia intensiva aveva riscontrato la presenza di flusso sanguigno al cervello. Purtuttavia, in tutta fretta è stata chiamata una commissione medica formata da un neurologo, un'anestetista e un medico legale con il compito di valutare la eventuale morte cerebrale del bambino. Le cronache riferiscono che dopo un secondo e approfondito esame della commissione che aveva dichiarato la morte cerebrale del piccolo, sono state staccate le macchine che lo tenevano in vita e cuore e fegato sono stati espiantati.<br />Come di consueto, quando si tratta di morte cerebrale ed espianto di organi le informazioni veicolate dagli organi di informazione risultano poco chiare, frammentate e contraddittorie. Del resto, la morte cerebrale è un'invenzione medico legale che non solo non ha nulla di scientifico ma che contrasta finanche col buon senso, per cui è facile cadere in veri e propri cortocircuiti logici.<br />Ora, gli organi vitali non possono essere prelevati da un cadavere perché altrimenti risulterebbero inservibili. È dunque necessario che la persona a cui devono essere espiantati i preziosi organi sia ancora in vita e gli stessi risultino perfettamente irrorati e ossigenati. Per cui, non corrisponde a verità che al piccolo siano stati tolti i supporti che lo tenevano in vita (ma non era già morto?) e che solo successivamente sia stato sottoposto all'operazione di espianto, ma semmai il contrario: il bambino è stato tenuto in vita fino all'operazione di espianto, dopodiché, giocoforza, è deceduto.<br />C'è da tenere presente che i test atti a stabilire la presunta morte cerebrale sono molto invasivi e comportano la sospensione delle cure. È pertanto probabile che la commissione si trovi ad accertare la presenza dei parametri clinici indicatori della morte cerebrale a causa della natura invasiva della stessa procedura d'accertamento e della sospensione delle cure necessarie a ridurre il danno cerebrale incorso al paziente. In altre parole, è proprio la procedura d'accertamento della morte cerebrale che può causare ulteriori danni neurologici al soggetto, danni che possono anche diventare irreversibili.<br />Eppure, i primi esami effettuati sul bambino indicavano la presenza di attività cerebrale. Dunque, perché tanta fretta nel chiamare la commissione deputata a dichiarare l'eventuale morte cerebrale del bambino? Non sarebbe stato più sensato insistere con le cure adeguate volte a ridurre il danno cerebrale, anziché sospenderle e sottoporre il piccolo a test diagnostici altamente invasivi e peggiorativi della sua condizione clinica?<br />Il contesto attuale riconosce scarso valore alla vita umana, in specie quella più innocente e indifesa, e al contempo tende ad attribuire alle scienze, in particolare a quelle mediche, la capacità di risolvere tutti i problemi dell'uomo. La pratica dei trapianti d'organi vitali si inserisce perfettamente in tale quadro culturale e finisce per togliere valore sia alla vita umana che alla vera scienza.<br />Ora la madre del piccolo di cinque mesi sarà indagata per omicidio colposo anziché per il reato di lesioni gravissime. Ma non è stata certo lei a porre fine alla vita del suo bambino...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21217577</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2019 14:25:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21217577/depredati_cuore.mp3" length="4796080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952

DEPREDATI CUORE E FEGATO AL BIMBO SCOSSO DALLA MADRE di Alfredo De Matteo
Le cronache di questi ultimi giorni dell'anno hanno riportato il caso del bambino di cinque mesi scosso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5952</a><br /><br />DEPREDATI CUORE E FEGATO AL BIMBO SCOSSO DALLA MADRE di Alfredo De Matteo<br />Le cronache di questi ultimi giorni dell'anno hanno riportato il caso del bambino di cinque mesi scosso violentemente dalla madre, una donna di 29 anni originaria del vicentino la quale, nel tentativo di calmare il pianto del piccolo, l'avrebbe cullato troppo forte provocandogli gravissimi danni cerebrali e neurologici. In seguito alla chiamata fatta al 118 dalla madre stessa, il bimbo è stato ricoverato all'ospedale di Padova e le sue condizioni sono sembrate subito molto gravi, anche se un'Angio TAC disposta dai medici della terapia intensiva aveva riscontrato la presenza di flusso sanguigno al cervello. Purtuttavia, in tutta fretta è stata chiamata una commissione medica formata da un neurologo, un'anestetista e un medico legale con il compito di valutare la eventuale morte cerebrale del bambino. Le cronache riferiscono che dopo un secondo e approfondito esame della commissione che aveva dichiarato la morte cerebrale del piccolo, sono state staccate le macchine che lo tenevano in vita e cuore e fegato sono stati espiantati.<br />Come di consueto, quando si tratta di morte cerebrale ed espianto di organi le informazioni veicolate dagli organi di informazione risultano poco chiare, frammentate e contraddittorie. Del resto, la morte cerebrale è un'invenzione medico legale che non solo non ha nulla di scientifico ma che contrasta finanche col buon senso, per cui è facile cadere in veri e propri cortocircuiti logici.<br />Ora, gli organi vitali non possono essere prelevati da un cadavere perché altrimenti risulterebbero inservibili. È dunque necessario che la persona a cui devono essere espiantati i preziosi organi sia ancora in vita e gli stessi risultino perfettamente irrorati e ossigenati. Per cui, non corrisponde a verità che al piccolo siano stati tolti i supporti che lo tenevano in vita (ma non era già morto?) e che solo successivamente sia stato sottoposto all'operazione di espianto, ma semmai il contrario: il bambino è stato tenuto in vita fino all'operazione di espianto, dopodiché, giocoforza, è deceduto.<br />C'è da tenere presente che i test atti a stabilire la presunta morte cerebrale sono molto invasivi e comportano la sospensione delle cure. È pertanto probabile che la commissione si trovi ad accertare la presenza dei parametri clinici indicatori della morte cerebrale a causa della natura invasiva della stessa procedura d'accertamento e della sospensione delle cure necessarie a ridurre il danno cerebrale incorso al paziente. In altre parole, è proprio la procedura d'accertamento della morte cerebrale che può causare ulteriori danni neurologici al soggetto, danni che possono anche diventare irreversibili.<br />Eppure, i primi esami effettuati sul bambino indicavano la presenza di attività cerebrale. Dunque, perché tanta fretta nel chiamare la commissione deputata a dichiarare l'eventuale morte cerebrale del bambino? Non sarebbe stato più sensato insistere con le cure adeguate volte a ridurre il danno cerebrale, anziché sospenderle e sottoporre il piccolo a test diagnostici altamente invasivi e peggiorativi della sua condizione clinica?<br />Il contesto attuale riconosce scarso valore alla vita umana, in specie quella più innocente e indifesa, e al contempo tende ad attribuire alle scienze, in particolare a quelle mediche, la capacità di risolvere tutti i problemi dell'uomo. La pratica dei trapianti d'organi vitali si inserisce perfettamente in tale quadro culturale e finisce per togliere valore sia alla vita umana che alla vera scienza.<br />Ora la madre del piccolo di cinque mesi sarà indagata per omicidio colposo anziché per il reato di lesioni gravissime. Ma non è stata certo lei a porre fine alla vita del suo bambino...]]></itunes:summary><itunes:duration>300</itunes:duration><itunes:keywords>bebè,celebrale,cuore,mamma,morte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d751d4a4b71893a234bcd2e597411aae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sacerdote non deve essere presente durante l'eutanasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sacerdote-non-deve-essere-presente-durante-l-eutanasia--21026908</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943</a><br /><br />IL SACERDOTE NON DEVE ESSERE PRESENTE DURANTE L'EUTANASIA<br />Un sacerdote deve sempre dire in modo chiaro a chi sceglie eutanasia e suicidio assistito che per la Chiesa cattolica sta commettendo un grave peccato. E per questo motivo non deve essere presente accanto a chi sceglie di suicidarsi quando il suicidio assistito o l'eutanasia vengono compiuti. È quanto dichiarato alla Catholic News Agency dal cardinale Wilhelm Eijk, arcivescovo di Utrecht, che contraddice quando dichiarato a proposito una settimana fa da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita: «Nessuno va mai abbandonato. Accompagnare e tenere per mano chi muore credo sia un grande compito che ogni credente deve promuovere. Come ogni credente deve promuovere un contrasto alla cultura del suicidio assistito».<br /><br />SUICIDIO ASSISTITO ED EUTANASIA SONO UGUALI<br />Prima di entrare in seminario, il prelato olandese si è laureato in medicina e chirurgia, dedicando la sua dissertazione di dottorato alle leggi sull'eutanasia. L'Olanda è uno dei primi paesi al mondo ad aver legalizzato la "buona morte" e per tutti questi motivi Eijk, di cui Tempi ha parlato diverse volte, rappresenta un voce autorevole in materia.<br />Il cardinale ci tiene innanzitutto a precisare che non esiste alcuna differenza dal punto di vista morale tra suicidio assistito ed eutanasia. Nel primo caso è il paziente che si procura la morte assumendo la medicina letale preparata dal medico, nel secondo è il medico che provoca attivamente la morte con una iniezione letale su richiesta del paziente. «In entrambi i casi», spiega Eijk, «la responsabilità del paziente è grave perché è lui che prende l'iniziativa per porre fine alla propria vita. Allo stesso modo è grave la responsabilità del medico che pone fine alla vita del paziente o coopera a un atto intrinsecamente malvagio».<br /><br />LE TRE RAGIONI PER RIFIUTARE I SACRAMENTI<br />Sgomberato il campo dell'equivoco di chi vede il suicidio assistito, depenalizzato dalla Corte costituzionale anche in Italia, come una forma meno grave di eutanasia, Eijk afferma che «il sacerdote non deve essere presente quando queste pratiche vengono eseguite. Infatti, la presenza del prete potrebbe dare a intendere che il sacerdote appoggia la decisione del paziente o suggerire che eutanasia e suicidio assistito non sono moralmente illeciti in alcune circostanze».<br />Il cardinale non nega la possibilità di accompagnare spiritualmente il paziente che decide di suicidarsi, ma elenca tre motivi per cui «il sacerdote non può amministrare i sacramenti della confessione e dell'estrema unzione ai pazienti che li richiedono».<br />«Innanzitutto una persona può ricevere i sacramenti solo quando si trova in buona disposizione e questo non è il caso di chi vuole opporsi all'ordine della creazione, violando il valore intrinseco della vita. Il secondo motivo è che una persona che riceve i sacramenti mette la propria vita nelle mani misericordiose di Dio. Ma chi vuole porre fine alla propria vita vuole invece prendere la vita nelle proprie mani. Infine, il sacerdote che amministra i sacramenti o prepara il funerale della persona in queste circostanze si rende responsabile di uno scandalo, dal momento che le sue azioni possono suggerire che il suicidio o l'eutanasia sono permessi in certe circostanze».<br /><br />LA SOLITUDINE È LA VERA MALATTIA DELL'OCCIDENTE<br />Questo non significa, continua l'arcivescovo di Utrecht, che non sia possibile celebrare il funerale di una persona che ha deciso di farsi uccidere con l'eutanasia, ma il sacerdote deve «giudicare in modo prudente se l'eutanasia o il suicidio assistito siano il frutto della depressione o di malattie psichiatriche. In questi casi la libertà della persona è diminuita e anche il porre fine alla propria vita non può essere considerato un peccato mortale».<br />In ogni caso, spiega il cardinale, la Chiesa cattolica deve «annunciare che Dio ha fatto gli esseri umani a sua immagine nella loro totalità, corpo e anima. Come dice la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, l'essere umano è una "unità di anima e corpo". Questo significa che il corpo è una dimensione essenziale dell'essere umano ed è parte del valore intrinseco dell'essere umano. Per questo, non è lecito sacrificare la vita umana per porre fine al dolore». Dolore che deve essere alleviato in ogni modo con le cure palliative.<br />Da profondo conoscitore della società olandese, Eijk conclude affermando che per contrastare il trend favorevole all'eutanasia che dilaga in Occidente, la Chiesa «deve agire per alleviare la solitudine. Nella società contemporanea iper-individualista, gli esseri umani sono spesso soli. C'è un'enorme solitudine nelle società occidentali e la Chiesa incita a formare comunità per non lasciare le persone da sole. Una persona che vive in solitudine, infatti, senza l'attenzione e la cura degli altri, è meno capace di sopportare il dolore. La fede vissuta e la spiritualità cristiana insegnano che possiamo essere uniti al Cristo sofferente e portare la croce con lui. Così, non siamo mai soli».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21026908</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:03:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21026908/eutanasia_olanda.mp3" length="6049958" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943

IL SACERDOTE NON DEVE ESSERE PRESENTE DURANTE L'EUTANASIA
Un sacerdote deve sempre dire in modo chiaro a chi sceglie eutanasia e suicidio assistito che per la Chiesa cattolica sta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5943</a><br /><br />IL SACERDOTE NON DEVE ESSERE PRESENTE DURANTE L'EUTANASIA<br />Un sacerdote deve sempre dire in modo chiaro a chi sceglie eutanasia e suicidio assistito che per la Chiesa cattolica sta commettendo un grave peccato. E per questo motivo non deve essere presente accanto a chi sceglie di suicidarsi quando il suicidio assistito o l'eutanasia vengono compiuti. È quanto dichiarato alla Catholic News Agency dal cardinale Wilhelm Eijk, arcivescovo di Utrecht, che contraddice quando dichiarato a proposito una settimana fa da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita: «Nessuno va mai abbandonato. Accompagnare e tenere per mano chi muore credo sia un grande compito che ogni credente deve promuovere. Come ogni credente deve promuovere un contrasto alla cultura del suicidio assistito».<br /><br />SUICIDIO ASSISTITO ED EUTANASIA SONO UGUALI<br />Prima di entrare in seminario, il prelato olandese si è laureato in medicina e chirurgia, dedicando la sua dissertazione di dottorato alle leggi sull'eutanasia. L'Olanda è uno dei primi paesi al mondo ad aver legalizzato la "buona morte" e per tutti questi motivi Eijk, di cui Tempi ha parlato diverse volte, rappresenta un voce autorevole in materia.<br />Il cardinale ci tiene innanzitutto a precisare che non esiste alcuna differenza dal punto di vista morale tra suicidio assistito ed eutanasia. Nel primo caso è il paziente che si procura la morte assumendo la medicina letale preparata dal medico, nel secondo è il medico che provoca attivamente la morte con una iniezione letale su richiesta del paziente. «In entrambi i casi», spiega Eijk, «la responsabilità del paziente è grave perché è lui che prende l'iniziativa per porre fine alla propria vita. Allo stesso modo è grave la responsabilità del medico che pone fine alla vita del paziente o coopera a un atto intrinsecamente malvagio».<br /><br />LE TRE RAGIONI PER RIFIUTARE I SACRAMENTI<br />Sgomberato il campo dell'equivoco di chi vede il suicidio assistito, depenalizzato dalla Corte costituzionale anche in Italia, come una forma meno grave di eutanasia, Eijk afferma che «il sacerdote non deve essere presente quando queste pratiche vengono eseguite. Infatti, la presenza del prete potrebbe dare a intendere che il sacerdote appoggia la decisione del paziente o suggerire che eutanasia e suicidio assistito non sono moralmente illeciti in alcune circostanze».<br />Il cardinale non nega la possibilità di accompagnare spiritualmente il paziente che decide di suicidarsi, ma elenca tre motivi per cui «il sacerdote non può amministrare i sacramenti della confessione e dell'estrema unzione ai pazienti che li richiedono».<br />«Innanzitutto una persona può ricevere i sacramenti solo quando si trova in buona disposizione e questo non è il caso di chi vuole opporsi all'ordine della creazione, violando il valore intrinseco della vita. Il secondo motivo è che una persona che riceve i sacramenti mette la propria vita nelle mani misericordiose di Dio. Ma chi vuole porre fine alla propria vita vuole invece prendere la vita nelle proprie mani. Infine, il sacerdote che amministra i sacramenti o prepara il funerale della persona in queste circostanze si rende responsabile di uno scandalo, dal momento che le sue azioni possono suggerire che il suicidio o l'eutanasia sono permessi in certe circostanze».<br /><br />LA SOLITUDINE È LA VERA MALATTIA DELL'OCCIDENTE<br />Questo non significa, continua l'arcivescovo di Utrecht, che non sia possibile celebrare il funerale di una persona che ha deciso di farsi uccidere con l'eutanasia, ma il sacerdote deve «giudicare in modo prudente se l'eutanasia o il suicidio assistito siano il frutto della depressione o di malattie psichiatriche. 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La ragazza infatti, «ha tentato il suicidio, è stata ricoverata in ospedale, ha sofferto di disturbi alimentari ed ha iniziato a praticare l' autolesionismo».<br />Lei stessa ha affermato: «Era più sopportabile il dolore da autolesionismo che il dolore alla testa. Almeno il dolore da autolesionismo scompare, a differenza del dolore all'interno che è sempre presente».<br />Sempre secondo il Daily Mail: «I pazienti con problemi mentali rappresentano circa il tre per cento delle 17.000 persone uccise da quando la legge è stata modificata in questo paese di 11 milioni di cittadini. Ci sono stati 2.357 decessi l'anno scorso - dieci volte in più rispetto al primo anno in cui l'eutanasia era legale in Belgio...».<br />Kelly apprese che era possibile richiedere l'eutanasia da uno psicologo dell'ospedale dove si trovava in cura. Nonostante i suoi piani già definiti, non ha mai raccontato ai genitori con cui vive, alla sorella gemella o ai fratelli più piccoli, di voler porre fine alla sua vita, fino a quando non ha trovato psichiatri che le hanno confermato che il suo dolore mentale è "insopportabile e incurabile".<br />Quando finalmente lo disse alla sua famiglia, racconta: «Mio padre era molto scioccato, piangeva e l'ho stretto a me. Stavo quasi piangendo anch'io. Era molto commovente ma anche doloroso vederlo così».<br />Come hanno sottolineato molti psichiatri, le condizioni delle persone che soffrono di problemi di salute mentale può migliorare nel tempo con le cure. Offrire la morte come "soluzione" alla sofferenza, non allevia l'angoscia mentale del malato, ma semplicemente pone fine alla sua vita.<br />Non c'è da stupirsi sull'impennata di persone che richiedono la "dolce morte": una volta che un Paese (come il Belgio, in cui per di più non si fa distinzione tra dolore mentale e fisico) accetta l'idea che alcune vite non sono degne di essere vissute, ecco che la morte si manifesta come volontà delle persone più fragili, che soffrono molto e lo Stato preferisce "toglierle di mezzo" piuttosto che curarle.<br />Un caso simile era capitato a Noa Pothoven [leggi: NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA, <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689</a> clicca qui, N.d.BB]. [...]<br />Non a caso, Noa Pothoven aveva denunciato il fatto che nel suo Paese non esistevano cliniche specializzate nel curare disturbi mentali nell'età adolescenziale.<br />A queste povere vittime, la morte dunque appare come unica soluzione.<br /><br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Eutanasia, la campagna pro life può proseguire" parla dell'udienza del Gran Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria chiamato a rispondere sulla liceità morale dei manifesti di Pro Vita & Famiglia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 5 dicembre 2019:<br />Nel settembre scorso avevano mandato in isteria le anime belle del politicamente corretto. Ma i manifesti di Pro Vita & Famiglia in realtà non violavano nessun codice di regolamentazione pubblicitaria e men che meno, offendevano la morale o il buongusto. Certo, forti erano forti, ma proprio questo era l'intento di Toni Brandi e Jacopo Coghe che avevano concepito la campagna proprio per scuotere le coscienze sul tema eutanasia. «Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella?», «Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere». E così via, il tutto accompagnato dall'hastag  #noeutanasia per una campagna che invece è stata fin da subito osteggiata.<br />Invece la parola definitiva è arrivata martedì sera al termine dell'udienza del Gran Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria chiamato a rispondere sulla liceità morale di quei manifesti. Qualche tempo prima era successo che all'IAP erano giunte diverse segnalazioni di protesta che avevano costretto il comitato di controllo ad aprire un fascicolo e poi a trascinare la Onlus romana davanti ai giudici.<br />I quali, martedì hanno sostanzialmente dato il via libera ai manifesti che ora potranno essere affissi in tutt'Italia. Pro Vita & Famiglia canta vittoria: «Ha vinto la verità, i nostri manifesti sono legittimi», ha spiegato Coghe dopo l'udienza che si è svolta a Milano. «Contraria al decoro e al buon senso è la dittatura del politicamente corretto invece e di chi vuole violare il diritto inalienabile alla vita. Ora si sappia che le nostre affissioni di manifesti-denuncia a Roma e Milano e poi in altre città italiane erano regolari, si tratta di una comunicazione onesta, veritiera e corretta caro Cappato e cari radicali e non c'è una "esagerazione della problematica sociale" né si tratta di "richiami choccanti», hanno ribadito.<br />Il giorno dopo al Timone, Coghe non ha nascosto la sua soddisfazione: «I testi che abbiamo mostrato sono testi che ricordano un pericolo reale: quello che potrebbe accadere se il nostro Parlamento legiferasse in materia di eutanasia e suicidio assistito. E' una prospettiva che in altri Paesi, purtroppo, ha già preso forma con l'auto-eliminazione dei depressi, dei fragili, dei deboli dalla società".<br />Non restano che le scuse secondo Coghe, da parte di quei parlamentari e i sindaci dei Comuni «che ci hanno fatto una guerra ideologica impedendoci il diritto di opinione e la libertà di pensiero».<br />C'è poi un dettaglio che rende ancora più dolce la vittoria pro life: «È la terza volta che ci chiamano in causa con l'Istituto di Autodisciplina pubblicitaria - ha proseguito Coghe -. La prima è stata con la campagna di CitizenGo sul Bus della libertà nel quale avevamo dato "scandalo" dicendo che "i bambini sono maschi e le bambine sono femmine". La seconda era una campagna di affissioni contro l'utero in affitto in cui dicevamo che "due uomini non fanno una madre" nella quale raffiguravamo dei bambini sul carrello della spesa. Entrambe le vote ci hanno dato ragione». E con questa fanno tre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20650676</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:22:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20650676/eutanasia_23_anni.mp3" length="7564642" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5922

RAGAZZA SANA CHIEDE A 23 ANNI L'EUTANASIA di Chiara Chiessi
Una ragazza belga di 23 anni di nome Kelly, ha dichiarato al Daily Mail che vuole porre fine alla sua vita con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5922" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5922</a><br /><br />RAGAZZA SANA CHIEDE A 23 ANNI L'EUTANASIA di Chiara Chiessi<br />Una ragazza belga di 23 anni di nome Kelly, ha dichiarato al Daily Mail che vuole porre fine alla sua vita con l'eutanasia, a causa di alcuni problemi mentali da cui è affetta. La ragazza infatti, «ha tentato il suicidio, è stata ricoverata in ospedale, ha sofferto di disturbi alimentari ed ha iniziato a praticare l' autolesionismo».<br />Lei stessa ha affermato: «Era più sopportabile il dolore da autolesionismo che il dolore alla testa. Almeno il dolore da autolesionismo scompare, a differenza del dolore all'interno che è sempre presente».<br />Sempre secondo il Daily Mail: «I pazienti con problemi mentali rappresentano circa il tre per cento delle 17.000 persone uccise da quando la legge è stata modificata in questo paese di 11 milioni di cittadini. Ci sono stati 2.357 decessi l'anno scorso - dieci volte in più rispetto al primo anno in cui l'eutanasia era legale in Belgio...».<br />Kelly apprese che era possibile richiedere l'eutanasia da uno psicologo dell'ospedale dove si trovava in cura. Nonostante i suoi piani già definiti, non ha mai raccontato ai genitori con cui vive, alla sorella gemella o ai fratelli più piccoli, di voler porre fine alla sua vita, fino a quando non ha trovato psichiatri che le hanno confermato che il suo dolore mentale è "insopportabile e incurabile".<br />Quando finalmente lo disse alla sua famiglia, racconta: «Mio padre era molto scioccato, piangeva e l'ho stretto a me. Stavo quasi piangendo anch'io. Era molto commovente ma anche doloroso vederlo così».<br />Come hanno sottolineato molti psichiatri, le condizioni delle persone che soffrono di problemi di salute mentale può migliorare nel tempo con le cure. Offrire la morte come "soluzione" alla sofferenza, non allevia l'angoscia mentale del malato, ma semplicemente pone fine alla sua vita.<br />Non c'è da stupirsi sull'impennata di persone che richiedono la "dolce morte": una volta che un Paese (come il Belgio, in cui per di più non si fa distinzione tra dolore mentale e fisico) accetta l'idea che alcune vite non sono degne di essere vissute, ecco che la morte si manifesta come volontà delle persone più fragili, che soffrono molto e lo Stato preferisce "toglierle di mezzo" piuttosto che curarle.<br />Un caso simile era capitato a Noa Pothoven [leggi: NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA, <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689</a> clicca qui, N.d.BB]. [...]<br />Non a caso, Noa Pothoven aveva denunciato il fatto che nel suo Paese non esistevano cliniche specializzate nel curare disturbi mentali nell'età adolescenziale.<br />A queste povere vittime, la morte dunque appare come unica soluzione.<br /><br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Eutanasia, la campagna pro life può proseguire" parla dell'udienza del Gran Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria chiamato a rispondere sulla liceità morale dei manifesti di Pro Vita & Famiglia.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 5 dicembre 2019:<br />Nel settembre scorso avevano mandato in isteria le anime belle del politicamente corretto. Ma i manifesti di Pro Vita & Famiglia in realtà non violavano nessun codice di regolamentazione pubblicitaria e men che meno, offendevano la morale o il buongusto. Certo, forti erano forti, ma proprio questo era l'intento di Toni Brandi e Jacopo Coghe che avevano concepito la campagna proprio per scuotere le coscienze sul tema eutanasia. «Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella?», «Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere». E così via, il tutto accompagnato dall'hastag  #noeutanasia per una campagna che invece è stata fin...]]></itunes:summary><itunes:duration>473</itunes:duration><itunes:keywords>giovane,malattia,morte,salute,suicidio,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3f7e375db843be4e6fef8ee5b6ea51d5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Eutanasia per tutti: la Corte Costituzionale dice si all'aiuto al suicidio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/eutanasia-per-tutti-la-corte-costituzionale-dice-si-all-aiuto-al-suicidio--19322294</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838</a><br /><br />EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO di Giuliano Guzzo<br />Adesso che la nostra Corte Costituzionale ha pensato bene di «aprire» al suicidio assistito, ancorché ponendo dei paletti (paziente consapevole, sottoposto a trattamenti salvavita e in presenza di patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche e psicologiche), è lecito chiedersi: che cosa accadrà in Italia? Quali saranno le conseguenze del riconoscimento ufficiale della «dolce morte», secondo solo a quello indiretto introdotto con il biotestamento eutanasico già nel 2017? Non c'è modo migliore, per rispondere a questa domanda, che una breve panoramica internazionale sui Paesi che la «dolce morte» l'hanno già introdotta e che son caratterizzati - tutti - da una preoccupante escalation mortifera.<br /><br />OLANDA<br />Iniziamo con l'Olanda dove, nel 2018, le morti anticipate sono calate rispetto all'anno precedente del 7%. Fatto positivo, certo, ma da esaminare criticamente con delle considerazioni. La prima concerne il fatto che, se da un lato è vero che nel 2018 le morti indotte (6.126) sono calate di oltre 450 casi rispetto ai 6.585 decessi 2017, dall'altro occorrerà aspettare quanto meno l'anno prossimo prima di trarre qualsivoglia conclusione sul fenomeno. Tanto per cominciare perché un calo, anche se più ridotto, della «dolce morte» nei Paesi Bassi si è già verificato ben due volte - nel 2003 rispetto al 2002 e nel 2006 rispetto al 2015 -, senza che questo, nei fatti, abbia poi impedito un aumento esponenziale della stessa.<br />Va poi sottolineato come i dati parziali dei primi mesi del 2019 pare siano peggiori di quelli dell'anno precedente. In terzo luogo, gli esperti segnalano come ogni anno una percentuale di morti indotte che va dal 20 al 23% sfugga, per molteplici ragioni, alle statistiche ufficiali. Per non parlare inoltre della diversificazione della platea di quanti esercitano il cosiddetto "diritto di morire": lo scorso anno, in Olanda, quasi 70 persone hanno ottenuto l'eutanasia non solo pur non essendo malate terminali, ma anche non soffrendo di alcuna patologia che non fosse relativa a condizioni psichiatriche. Sempre nel 2018, si è confermato il radicamento di un fenomeno nuovo quanto inquietante: quello delle coppie che ottengono l'eutanasia. Insieme. Se ne sono contati ben 9 casi anche se solo di uno di questi si hanno informazioni: quello di una coppia nella quale il marito aveva il cancro all'esofago e la moglie la sclerosi multipla, e in cui entrambi hanno chiesto di morire motivando tale desiderio con il disagio ravvisato dalla «prospettiva di dover essere assistito da estranei e nell'incapacità di vivere in modo indipendente».<br /><br />BELGIO<br />Se l'esperienza olandese in fatto di «dolce morte» è e resta quindi molto negativa, quella del Belgio non è certo migliore. Tanto per cominciare perché i numeri evidenziano come i primi 235 casi di «dolce morte» del 2003 siano lievitati ad oltre 1.000 già nel 2011, in meno di dieci anni, per poi salire fino agli oltre 2350 del 2018. Non solo. Uno studio pubblicato nel marzo 2015 su The New England Journal of Medicine, basato sui dati del 2013, ha messo in evidenza come solo quell'anno più di 1.000 persone siano decedute con procedure di morte assistita mai richieste in precedenza. E non mancano fatti singoli molto inquietanti. Basti pensare a Godelieva De Troyer, uccisa nell'aprile 2012, a 65 anni, dal dottor Wim Distelmans solo perché depressa e senza neppure che i figli della donna ne fossero informati.<br /><br />CANADA<br />D'accordo - si potrebbe obiettare - ma forse sono Olanda e Belgio ad essere stati incapaci, come Paesi, nella gestione sanitaria e culturale della «dolce morte». Un'osservazione a cui si può replicare con un terzo esempio: quello del Canada, da dove poche settimane fa è arrivata la notizia della sconvolgente storia di Sean Tagert, un malato di Sla di 41 anni della British Columbia che ha chiesto e ottenuto la «medically-assisted death», formula con cui il sistema sanitario canadese offre sia l'opzione eutanasica sia il suicidio assistito, non perché piegato sofferenza, ma perché abbandonato dallo Stato in condizioni critiche e perché non riusciva a pagarsi l'assistenza domiciliare di cui aveva bisogno. A proposito di quattrini, «dolce morte» e Canada, uno studio apparso nel 2017 sul Canadian Medical Association Journal ha stimato in 138 milioni di dollari annui il risparmio cui, a regime, potrebbe portare l'eutanasia. Segno che il cosiddetto diritto di morire inizia ad essere apertamente considerato come un modo per far quadrare i conti.<br />Morale della favola, che si guardi all'Olanda, al Belgio o al Canada, la musica non cambia: ovunque si sia introdotta la «dolce morte», si sono nel giro di poco spalancate le porte dell'inferno. Ma che ne sa la Consulta.<br /><br />Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "La Consulta fa il legislatore: così sarà eutanasia per tutti" spiega come la Corte Costituzionale ha detto sì all'aiuto al suicidio. Apparentemente solo nel rispetto di alcune condizioni (paziente consapevole, sottoposto a trattamenti salvavita e in presenza di patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche e psicologiche), ma nella pratica allarga all'infinito il bacino di utenti che da oggi potrebbero chiedere l'eutanasia, soprattutto tra le persone più vulnerabili.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 settembre 2019:<br />La Corte costituzionale ha detto "Sì" all'aiuto al suicidio, ma solo nel rispetto di alcune condizioni. Vediamo quali sono.<br />La non punibilità scatta allorquando la scelta di suicidarsi si è formata liberamente e autonomamente, scelta che è stata presa da soggetto "pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". Altre caratteristiche personali indispensabili per accedere al suicidio assistito sono le seguenti: il paziente deve essere "tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale". In questa espressione possiamo non solo ricomprendere nutrizione, idratazione e ventilazione assistita, ma qualsiasi terapia salvavita. Dunque il malato oncologico che si sta sottoponendo a cicli di chemioterapia e la cui sopravvivenza, perciò, non dipende da alcun macchinario potrà legittimamente chiedere al medico di aiutarlo a morire. Questa interpretazione, oltre a trovare validità nel tenore letterario delle parole usate dalla Consulta, discende anche logicamente dalla lettura della legge 219/2017, la cosiddetta legge sulle Dat che già aveva aperto ad alcune pratiche eutanasiche. Infatti già con questa normativa i pazienti la cui sopravvivenza dipendeva dalla nutrizione, idratazione e ventilazione assistita potevano chiedere di morire esigendo l'interruzione di tali presidi vitali, previa sedazione. Quindi se l'intervento della Consulta avesse riguardato solo questa categoria di pazienti, tale intervento sarebbe stato pressoché superfluo.<br />Altra condizione che fa sempre riferimento ad una caratteristica personale dell'aspirante suicida: la patologia deve essere irreversibile. Quindi porte aperte a tutti i malati cronici affetti da patologie di per sé letali che richiedono cure continue, vedi i pazienti in dialisi. Dunque - ed è la notizia più saliente - se uniamo le due caratteristiche appena indicate (pazienti sottoposti a trattamenti salvavita e presenza di patologie irreversibili) ecco che il bacino di utenti che potrebbero chiedere l'eutanasia da oggi si allarga a dismisura. Aggiungiamo un nota bene: non serve essere ricoverati in ospedale per chiedere di suicidarsi. L'assistenza medica volta al suicidio potrà e dovrà essere effettuata anche a domicilio o dove più si aggrada.<br />Ulteriore condizione di carattere personale: la patologia deve essere "fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili". Va da sé che questa indicazione fa scadere la pratica dell'aiuto al suicidio nell'arbitrarietà. Infatti il criterio qui indicato è meramente soggettivo ed è privo di riscontri oggettivi. In breve qualsiasi sofferenza sarà legittimante la richiesta di morire. Inoltre anche la sofferenza psicologica è criterio valido per chiedere il suicidio assistito.  Ad esempio facciamo il caso di Tizio che ha due bypass al cuore e che, anche per motivi diversi dalla sua cardiopatia, è fortemente depresso tanto da voler morire. Il soggetto, in accordo con quanto indicato dalla Consulta, è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (bypass) e lo stato patologico depressivo viene descritto dal medico come irreversibile. Tizio ha quindi tutte le carte in regola per ricorrere al suicidio assistito. Infatti, almeno stando al comunicato stampa rilasciato dalla Corte, la patologia irreversibile che provoca sofferenze insopportabili (depressione) potrebbe non essere quella per cui il paziente è sottoposto a trattamenti salvavita (cardiopatia).<br />Occorre inoltre rispettare non solo condizioni soggettive, cioè legate alle condizioni del paziente, bensì anche condizioni oggettive. In questo caso la Consulta da una parte non innova, ma rimanda semplicemente alla disciplina del consenso informato presente nella legge 219/2017. In particolare il futuro sucida dovrà essere edotto sulle alternative percorribili, dovrà rispettare alcune formalità per esprimere la sua volontà di togliersi la vita e potrà avvalersi di pratiche sedative. Su altro fronte la Consulta aggiunge qualcosa di nuovo al quadro normativo vigente: perché si possa legittimamente ricorrere all'aiuto al suicidio, è necessario che la verifica della presenza di tutte queste condizioni e la verifica che la procedura eutanasica avvenga nel rispetto della legge dovranno essere attuate per il tramite "di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente". In breve si scaricano su ospedali, medici e comitati etici l'onere di accertare che tutto sia, dal punto di vista legale, ineccepibile.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19322294</guid><pubDate>Thu, 03 Oct 2019 14:13:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19322294/eutanasia_per_tutti.mp3" length="18652681" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838

EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO di Giuliano Guzzo
Adesso che la nostra Corte Costituzionale ha pensato bene di «aprire» al suicidio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5838</a><br /><br />EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO di Giuliano Guzzo<br />Adesso che la nostra Corte Costituzionale ha pensato bene di «aprire» al suicidio assistito, ancorché ponendo dei paletti (paziente consapevole, sottoposto a trattamenti salvavita e in presenza di patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche e psicologiche), è lecito chiedersi: che cosa accadrà in Italia? Quali saranno le conseguenze del riconoscimento ufficiale della «dolce morte», secondo solo a quello indiretto introdotto con il biotestamento eutanasico già nel 2017? Non c'è modo migliore, per rispondere a questa domanda, che una breve panoramica internazionale sui Paesi che la «dolce morte» l'hanno già introdotta e che son caratterizzati - tutti - da una preoccupante escalation mortifera.<br /><br />OLANDA<br />Iniziamo con l'Olanda dove, nel 2018, le morti anticipate sono calate rispetto all'anno precedente del 7%. Fatto positivo, certo, ma da esaminare criticamente con delle considerazioni. La prima concerne il fatto che, se da un lato è vero che nel 2018 le morti indotte (6.126) sono calate di oltre 450 casi rispetto ai 6.585 decessi 2017, dall'altro occorrerà aspettare quanto meno l'anno prossimo prima di trarre qualsivoglia conclusione sul fenomeno. Tanto per cominciare perché un calo, anche se più ridotto, della «dolce morte» nei Paesi Bassi si è già verificato ben due volte - nel 2003 rispetto al 2002 e nel 2006 rispetto al 2015 -, senza che questo, nei fatti, abbia poi impedito un aumento esponenziale della stessa.<br />Va poi sottolineato come i dati parziali dei primi mesi del 2019 pare siano peggiori di quelli dell'anno precedente. In terzo luogo, gli esperti segnalano come ogni anno una percentuale di morti indotte che va dal 20 al 23% sfugga, per molteplici ragioni, alle statistiche ufficiali. Per non parlare inoltre della diversificazione della platea di quanti esercitano il cosiddetto "diritto di morire": lo scorso anno, in Olanda, quasi 70 persone hanno ottenuto l'eutanasia non solo pur non essendo malate terminali, ma anche non soffrendo di alcuna patologia che non fosse relativa a condizioni psichiatriche. Sempre nel 2018, si è confermato il radicamento di un fenomeno nuovo quanto inquietante: quello delle coppie che ottengono l'eutanasia. Insieme. Se ne sono contati ben 9 casi anche se solo di uno di questi si hanno informazioni: quello di una coppia nella quale il marito aveva il cancro all'esofago e la moglie la sclerosi multipla, e in cui entrambi hanno chiesto di morire motivando tale desiderio con il disagio ravvisato dalla «prospettiva di dover essere assistito da estranei e nell'incapacità di vivere in modo indipendente».<br /><br />BELGIO<br />Se l'esperienza olandese in fatto di «dolce morte» è e resta quindi molto negativa, quella del Belgio non è certo migliore. Tanto per cominciare perché i numeri evidenziano come i primi 235 casi di «dolce morte» del 2003 siano lievitati ad oltre 1.000 già nel 2011, in meno di dieci anni, per poi salire fino agli oltre 2350 del 2018. Non solo. Uno studio pubblicato nel marzo 2015 su The New England Journal of Medicine, basato sui dati del 2013, ha messo in evidenza come solo quell'anno più di 1.000 persone siano decedute con procedure di morte assistita mai richieste in precedenza. E non mancano fatti singoli molto inquietanti. Basti pensare a Godelieva De Troyer, uccisa nell'aprile 2012, a 65 anni, dal dottor Wim Distelmans solo perché depressa e senza neppure che i figli della donna ne fossero informati.<br /><br />CANADA<br />D'accordo - si potrebbe obiettare - ma forse sono Olanda e Belgio ad essere stati incapaci, come Paesi, nella gestione sanitaria e culturale della «dolce morte». Un'osservazione a cui si può replicare con un terzo esempio: quello del Canada, da dove poche settimane...]]></itunes:summary><itunes:duration>1166</itunes:duration><itunes:keywords>dolcemorte,eutanasia,italia,legge,morte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Muore a 12 anni dopo 3 giorni di agonia (ma i giornali hanno dimenticato di dire che...)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/muore-a-12-anni-dopo-3-giorni-di-agonia-ma-i-giornali-hanno-dimenticato-di-dire-che--18929445</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790</a><br /><br />MUORE A 12 ANNI DOPO 3 GIORNI DI AGONIA (MA I GIORNALI HANNO DIMENTICATO DI DIRE CHE...) di Alfredo De Matteo<br />«Sofia muore a 12 anni dopo tre giorni di agonia», titolano le cronache in relazione al tragico incidente occorso ad una ragazza di Parma rimasta intrappolata sul fondo della piscina di uno stabilimento balneare della Versilia, per cause ancora in via di accertamento. Sofia era stata soccorsa, rianimata e portata in gravissime condizioni all'ospedale Opa di Massa dove i medici hanno fatto tutto il possibile per salvarle la vita. In seguito, si è verificato un peggioramento delle condizioni cliniche della paziente per cui l'equipe medica ha deciso di avviare la procedura per la dichiarazione della morte cerebrale, come prescritto dalla legge. Dopodiché Sofia è stata dichiarata cerebralmente morta e i genitori hanno dato l'assenso per l'espianto degli organi ma la procura ha acconsentito solo al prelievo delle cornee (ilmessaggero.it, 17 luglio 2019).<br />IL FAMIGERATO TEST DI APNEA<br />Ora, c'è da tenere in considerazione che la procedura di accertamento della morte cerebrale consiste in una serie di prove, tra cui il famigerato test di apnea. Attraverso tale esame si misura la capacità dell'individuo di regolare volontariamente (ossia in maniera automatica) la frequenza respiratoria in un dato momento. Se ad esempio decidiamo di trattenere il respiro (apnea) possiamo imporre la non attivazione del respiro spontaneo per un certo lasso di tempo (variabile per ciascuno di noi). Tuttavia, c'è un limite oltre il quale il nostro organismo impone la respirazione a prescindere dalla nostra volontà, pena la morte per asfissia. Il test di apnea non fa altro che produrre una situazione di accumulo di anidride carbonica nel sangue (con un valore soglia che corrisponde a 60 millimetri di mercurio) per verificare se si attiva spontaneamente un atto respiratorio. Il test prevede la de-connessione del paziente dal respiratore automatico per almeno 5 minuti e deve essere ripetuto per ben tre volte durante il periodo di osservazione; inoltre, il paziente deve essere libero da farmaci in grado di deprimere la funzione ventilatoria, in particolare oppioidi e curari. Inutile sottolineare che il test di apnea presenta diverse criticità per il semplice fatto che il paziente, a cui vengono di fatto sospese le cure, viene sottoposto a procedimenti invasivi che possono portare ad un peggioramento del suo quadro clinico e financo alla sua morte. Non occorre essere degli scienziati o degli esperti in materia per capire che togliere la possibilità di respirare ad un individuo che versa in condizioni critiche, per ben 5 minuti e per tre volte, non sia propriamente un toccasana per la sua salute. Nello specifico, è un po' come se Sofia fosse stata più volte rimmersa nella piscina da dove era stata tirata fuori per verificare le sue capacità respiratorie...<br />DOMANDE SENZA RISPOSTA<br />Colpisce inoltre l'aleatorietà dell'intero processo di accertamento della morte, a partire dalla decisione di avviare le procedure.<br />- Perché dopo tre giorni l'equipe medica ha deciso di verificare la morte cerebrale della paziente e non subito oppure dopo una settimana o un mese?<br />- Cosa è cambiato nel frattempo e quali elementi oggettivi hanno indotto i medici a sottoporre la paziente agli invasivi test di accertamento invece di insistere solamente con le cure del caso?<br />- In più, i test predittivi della morte cerebrale sono affidabili al di là di ogni ragionevole dubbio?<br />- La morte cerebrale è vera morte?<br />In realtà, di una cosa sola siamo certi: la sfortunata ragazza non è morta per cause riconducibili direttamente all'incidente occorsole bensì per la sospensione dei sostegni che la tenevano in vita. La legge prevede infatti che una volta accertata la cosiddetta morte cerebrale il paziente venga trattato alla stregua di un cadavere. Nel caso di un accertato donatore egli viene tenuto in vita solamente allo scopo di preservare i suoi organi. Ma almeno il consenso al trapianto è realmente libero ed informato? In altre parole, la cosiddetta donazione degli organi è veramente tale?<br />Ai genitori di Sofia non è stato chiesto il permesso di avviare la procedura di accertamento della morte né sono stati adeguatamente informati circa i rischi che tale procedura comporta. In realtà, per chi si viene a trovare in circostanze simili l'unica scelta possibile è la morte che si vuole riservare al proprio caro: in seguito all'espianto degli organi oppure all'abbandono delle terapie e al distacco dei sostegni vitali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18929445</guid><pubDate>Tue, 03 Sep 2019 22:25:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18929445/muore_a_12_anni.mp3" length="7326823" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790

MUORE A 12 ANNI DOPO 3 GIORNI DI AGONIA (MA I GIORNALI HANNO DIMENTICATO DI DIRE CHE...) di Alfredo De Matteo
«Sofia muore a 12 anni dopo tre giorni di agonia», titolano le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5790</a><br /><br />MUORE A 12 ANNI DOPO 3 GIORNI DI AGONIA (MA I GIORNALI HANNO DIMENTICATO DI DIRE CHE...) di Alfredo De Matteo<br />«Sofia muore a 12 anni dopo tre giorni di agonia», titolano le cronache in relazione al tragico incidente occorso ad una ragazza di Parma rimasta intrappolata sul fondo della piscina di uno stabilimento balneare della Versilia, per cause ancora in via di accertamento. Sofia era stata soccorsa, rianimata e portata in gravissime condizioni all'ospedale Opa di Massa dove i medici hanno fatto tutto il possibile per salvarle la vita. In seguito, si è verificato un peggioramento delle condizioni cliniche della paziente per cui l'equipe medica ha deciso di avviare la procedura per la dichiarazione della morte cerebrale, come prescritto dalla legge. Dopodiché Sofia è stata dichiarata cerebralmente morta e i genitori hanno dato l'assenso per l'espianto degli organi ma la procura ha acconsentito solo al prelievo delle cornee (ilmessaggero.it, 17 luglio 2019).<br />IL FAMIGERATO TEST DI APNEA<br />Ora, c'è da tenere in considerazione che la procedura di accertamento della morte cerebrale consiste in una serie di prove, tra cui il famigerato test di apnea. Attraverso tale esame si misura la capacità dell'individuo di regolare volontariamente (ossia in maniera automatica) la frequenza respiratoria in un dato momento. Se ad esempio decidiamo di trattenere il respiro (apnea) possiamo imporre la non attivazione del respiro spontaneo per un certo lasso di tempo (variabile per ciascuno di noi). Tuttavia, c'è un limite oltre il quale il nostro organismo impone la respirazione a prescindere dalla nostra volontà, pena la morte per asfissia. Il test di apnea non fa altro che produrre una situazione di accumulo di anidride carbonica nel sangue (con un valore soglia che corrisponde a 60 millimetri di mercurio) per verificare se si attiva spontaneamente un atto respiratorio. Il test prevede la de-connessione del paziente dal respiratore automatico per almeno 5 minuti e deve essere ripetuto per ben tre volte durante il periodo di osservazione; inoltre, il paziente deve essere libero da farmaci in grado di deprimere la funzione ventilatoria, in particolare oppioidi e curari. Inutile sottolineare che il test di apnea presenta diverse criticità per il semplice fatto che il paziente, a cui vengono di fatto sospese le cure, viene sottoposto a procedimenti invasivi che possono portare ad un peggioramento del suo quadro clinico e financo alla sua morte. Non occorre essere degli scienziati o degli esperti in materia per capire che togliere la possibilità di respirare ad un individuo che versa in condizioni critiche, per ben 5 minuti e per tre volte, non sia propriamente un toccasana per la sua salute. Nello specifico, è un po' come se Sofia fosse stata più volte rimmersa nella piscina da dove era stata tirata fuori per verificare le sue capacità respiratorie...<br />DOMANDE SENZA RISPOSTA<br />Colpisce inoltre l'aleatorietà dell'intero processo di accertamento della morte, a partire dalla decisione di avviare le procedure.<br />- Perché dopo tre giorni l'equipe medica ha deciso di verificare la morte cerebrale della paziente e non subito oppure dopo una settimana o un mese?<br />- Cosa è cambiato nel frattempo e quali elementi oggettivi hanno indotto i medici a sottoporre la paziente agli invasivi test di accertamento invece di insistere solamente con le cure del caso?<br />- In più, i test predittivi della morte cerebrale sono affidabili al di là di ogni ragionevole dubbio?<br />- La morte cerebrale è vera morte?<br />In realtà, di una cosa sola siamo certi: la sfortunata ragazza non è morta per cause riconducibili direttamente all'incidente occorsole bensì per la sospensione dei sostegni che la tenevano in vita. La legge prevede infatti che una volta accertata la cosiddetta morte...]]></itunes:summary><itunes:duration>458</itunes:duration><itunes:keywords>12anni,celebrale,eutanasia,giornali,morte,ragazza,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d751d4a4b71893a234bcd2e597411aae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Noa, la 17enne olandese che ha chiesto e ottenuto l'eutanasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/noa-la-17enne-olandese-che-ha-chiesto-e-ottenuto-l-eutanasia--18279609</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689</a><br /><br />NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso Scandroglio<br />A volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese Noa Pothoven è morta domenica scorsa nel salotto di casa sua, dopo aver deciso di non mangiare e bere più. Noa era gravemente depressa e aveva sofferto di stress post-traumatico e anoressia dal momento che aveva subito violenze sessuali all'età di 11 e 12 anni e poi a 14 anni: si è tolta la vita perché altri, anni prima, le avevano tolto la vita dell'anima. La ragazza non si era più ripresa da quell'indicibile trauma e aveva pubblicato la sua storia nel 2018 nel libro autobiografico "Vincere o imparare".<br />Aveva iniziato una battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto all'eutanasia, dato che in Olanda anche i minori dai 12 anni in su possono essere uccisi. Ma i suoi sforzi erano risultati vani. Ciò detto, per una depressa grave a cui viene rifiutata l'eutanasia legale, c'è una decina di persone nelle stesse condizioni in Olanda che invece riescono a ottenerla. Nel 2017 il 4,4% di tutti i decessi avvenuti nel Paese dei tulipani è da addebitarsi a pratiche eutanasiche.<br />Noa, in un'intervista al quotidiano Ad, aveva dichiarato: «Volevo morire. Non ne potevo più di vivere. Per anni sono passata da un ospedale all'altro a causa di gravi problemi psichici. Depressione, tentativi di suicidio, anoressia, autolesionismo. Trenta ricoveri in centri specializzati dove indossavo solo un abito di una stoffa che non si poteva strappare. Disperata, mi sono rivolta alla Clinica per la fine della vita chiedendo l'eutanasia. Mi hanno risposto di no perché sono troppo giovane: devo superare il trauma a causa di una violenza subita con un completo tragitto di cura, sino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato, non prima dei 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo».<br /><br />UN TRISTE ULTIMO POST<br />Una settimana fa su Instagram il suo ultimo post: "Un triste ultimo post. Ho esitato a lungo, ma ho deciso di pubblicarlo. Il mio piano era pronto da molto tempo quindi non è impulsivo. Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, il combattimento è finito. Ora ho smesso di mangiare e bere e dopo molte discussioni e conversazioni è stato deciso che sarò lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono stata davvero viva per così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ancora, ma non sono più viva. Sono ben curata, ottengo sollievo dal dolore e sono con la mia famiglia tutto il giorno (sono in un letto d'ospedale nel soggiorno). Sto salutando le persone più importanti della mia vita". E infine: "Va tutto bene. Non cercare di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L'amore è lasciare andare, in questo caso... Amore da Noa".<br />C'è ancora mistero sulle modalità concrete che hanno permesso a Noa di morire. Forse parallelamente al processo di decadimento prodotto dalla mancanza di idratazione e nutrizione, che poi l'ha portata a morire, c'è stata l'assistenza palliativa dei medici, presenti al momento del decesso. Dunque, dal punto di vista morale si tratterebbe di aiuto al suicidio, perché le pratiche palliative sarebbero state prestate proprio per rendere meno doloroso il trapasso e quindi agevolarlo. Il suicidio assistito è una delle molteplici modalità per praticare l'eutanasia.<br />Ma alla fine sono solo tecnicismi. Gli aspetti dolorosamente importanti di questa vicenda sono altri. Primo: al di là di ciò che prescrive la legge olandese, alla ragazza doveva essere impedito di realizzare il proposito suicidario. Vero è che i parenti e i medici hanno tentato di tutto, cercando di persuaderla, ma, dato che la persuasione non aveva funzionato, sarebbe stato giustificato l'intervento coattivo per mantenere in vita la ragazza. Parimenti, ad esempio, si forzano giustamente le ragazze anoressiche a mangiare. Se una persona depressa vuole lanciarsi nel vuoto da un cornicione è lecito e, nella stragrande maggioranza dei casi, doveroso impedire anche con la forza quel gesto insano. Ovviamente questo è valido anche se il tentato suicida non è depresso, perché ogni gesto suicida è irragionevole.<br /><br />I MEDICI L'HANNO "AIUTATA" A MORIRE<br />Secondo aspetto da mettere in luce: i medici non solo non sono intervenuti per evitare la morte di Noa, ma addirittura l'hanno agevolata nel suo proposito. Veniamo al terzo aspetto. Nella percezione collettiva ciò che ha impressionato in questa storia sono alcuni fattori tra loro congiunti: i motivi di carattere psicologico e la non presenza di patologie che riguardavano il corpo, la giovane età della ragazza, il fatto che non avesse i requisiti di legge per morire, le cause della sua depressione, cioè le violenze subite.<br />Riguardo al primo aspetto occorre sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi la richiesta di eutanasia è motivata da sofferenze psicologiche e non da dolori fisici. Infatti questi ultimi con le cure palliative e le terapie antalgiche possono essere debellati o comunque resi assai tollerabili, come ha testimoniato la stessa Noa: "Ottengo sollievo dal dolore", ha scritto prima di morire. Dunque, anche il paziente oncologico terminale chiede l'eutanasia perché prostrato psicologicamente dal suo stato e perché non vuole consumarsi la mente nell'attesa dell'ora fatale. Questo vuol dire che, se proviamo sconcerto per le motivazioni che hanno portato Noa a suicidarsi, dovremmo assumere il medesimo atteggiamento anche nei confronti della maggior parte di coloro che vogliono chiudere gli occhi per sempre.<br />In merito all'età, come accennato, anche i minori possono accedere all'eutanasia, occorre però che siano affetti da sofferenze intollerabili, senza prospettive di miglioramento e senza altre soluzioni per eliminare le sofferenze: requisiti, questi ultimi due, forse ritenuti assenti nel caso di Noa. Dai 16 anni in su non serve nemmeno il consenso dei genitori per poter morire. Perciò il turbamento che ha colto molti nel leggere questa notizia, dovrebbe riguardare non solo il caso di Noa, ma anche altri analoghi legittimati dall'ordinamento olandese e la stessa legge sull'eutanasia lì vigente (a margine: anche la nostrana legge 219 permette l'eutanasia dai zero anni in su). In altri termini, perché inorridire per Noa e non per l'anziano, anch'egli depresso perché malato terminale di cancro, che chiede e ottiene l'eutanasia? Non si tratta sempre di voler morire?<br />Questa diversa risposta emotiva delle persone ci fa comprendere che nella testa di molti alberga l'idea che ci sia un'eutanasia cattiva, quella praticata su belle ragazze sane fisiologicamente ma malate nell'anima, e quella buona, quella praticata su macilenti anziani o deformi disabili. Pare che il giudizio morale sia influenzato non poco dal giudizio estetico sulla vita dei richiedenti la "dolce morte".<br /><br />I PALETTI NELLE LEGGI INGIUSTE SARANNO RIMOSSI PRIMA O POI<br />Relativamente alla mancanza dei requisiti, i paletti nelle leggi ingiuste sono fatti per essere divelti. Infatti, perché negare la morte a una ragazza solo perché potrebbe riprendersi? Se il principio cardine è l'autodeterminazione intesa in senso assoluto, laddove la persona abbia deciso di morire nonostante ci sia la possibilità, come per Noa, di vivere un domani migliore, perché non accogliere questa sua decisione? La prospettiva del giudizio morale dovrebbe in realtà essere diversa: poco importa che il caso di Noa presentasse o non presentasse i requisiti per poter morire, ciò che fa problema è consentire l'eutanasia. Accettato questo principio, anche i casi come quelli di Noa prima o poi avranno le carte in regola per accedere all'eutanasia.<br />In merito alle violenze sessuali, c'è da rammentare che gli abusi su minori ed eutanasia sono fratelli della stessa madre: il concetto di libertà intesa in senso assoluto, cioè senza limiti. Come la mia libertà sessuale non deve conoscere limiti, né in merito all'orientamento, né in merito alle pratiche sessuali, né in merito ai soggetti con cui ho una relazione - semaforo verde dunque anche a pedofilia ed efebofilia - così anche la mia libertà su cosa fare della mia vita biologica non deve conoscere ostacoli. Inoltre, abusi su minori ed eutanasia hanno un altro tratto in comune: come l'abuso segna indelebilmente la persona per tutta la vita, ma nonostante questo un percorso di recupero è sempre possibile, così la decisione di Noa di uccidersi, contro la volontà dei genitori, segnerà per sempre le vite di costoro.<br />Chiudiamo indicando il balsamo necessario per i casi analoghi a quello di Noa, chiudiamo con le parole del Papa che così ha commentato questa triste vicenda: "L'eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18279609</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2019 09:14:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18279609/eutanasia.mp3" length="11335888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689&#13;
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NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso Scandroglio&#13;
A volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5689</a><br /><br />NOA, LA 17ENNE OLANDESE CHE HA CHIESTO E OTTENUTO L'EUTANASIA di Tommaso Scandroglio<br />A volte arriva l'inverno prima che sia sbocciata la primavera. La diciassettenne olandese Noa Pothoven è morta domenica scorsa nel salotto di casa sua, dopo aver deciso di non mangiare e bere più. Noa era gravemente depressa e aveva sofferto di stress post-traumatico e anoressia dal momento che aveva subito violenze sessuali all'età di 11 e 12 anni e poi a 14 anni: si è tolta la vita perché altri, anni prima, le avevano tolto la vita dell'anima. La ragazza non si era più ripresa da quell'indicibile trauma e aveva pubblicato la sua storia nel 2018 nel libro autobiografico "Vincere o imparare".<br />Aveva iniziato una battaglia legale per vedersi riconosciuto il diritto all'eutanasia, dato che in Olanda anche i minori dai 12 anni in su possono essere uccisi. Ma i suoi sforzi erano risultati vani. Ciò detto, per una depressa grave a cui viene rifiutata l'eutanasia legale, c'è una decina di persone nelle stesse condizioni in Olanda che invece riescono a ottenerla. Nel 2017 il 4,4% di tutti i decessi avvenuti nel Paese dei tulipani è da addebitarsi a pratiche eutanasiche.<br />Noa, in un'intervista al quotidiano Ad, aveva dichiarato: «Volevo morire. Non ne potevo più di vivere. Per anni sono passata da un ospedale all'altro a causa di gravi problemi psichici. Depressione, tentativi di suicidio, anoressia, autolesionismo. Trenta ricoveri in centri specializzati dove indossavo solo un abito di una stoffa che non si poteva strappare. Disperata, mi sono rivolta alla Clinica per la fine della vita chiedendo l'eutanasia. Mi hanno risposto di no perché sono troppo giovane: devo superare il trauma a causa di una violenza subita con un completo tragitto di cura, sino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato, non prima dei 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo».<br /><br />UN TRISTE ULTIMO POST<br />Una settimana fa su Instagram il suo ultimo post: "Un triste ultimo post. Ho esitato a lungo, ma ho deciso di pubblicarlo. Il mio piano era pronto da molto tempo quindi non è impulsivo. Vado dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, il combattimento è finito. Ora ho smesso di mangiare e bere e dopo molte discussioni e conversazioni è stato deciso che sarò lasciata andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono stata davvero viva per così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ancora, ma non sono più viva. Sono ben curata, ottengo sollievo dal dolore e sono con la mia famiglia tutto il giorno (sono in un letto d'ospedale nel soggiorno). Sto salutando le persone più importanti della mia vita". E infine: "Va tutto bene. Non cercare di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L'amore è lasciare andare, in questo caso... Amore da Noa".<br />C'è ancora mistero sulle modalità concrete che hanno permesso a Noa di morire. Forse parallelamente al processo di decadimento prodotto dalla mancanza di idratazione e nutrizione, che poi l'ha portata a morire, c'è stata l'assistenza palliativa dei medici, presenti al momento del decesso. Dunque, dal punto di vista morale si tratterebbe di aiuto al suicidio, perché le pratiche palliative sarebbero state prestate proprio per rendere meno doloroso il trapasso e quindi agevolarlo. Il suicidio assistito è una delle molteplici modalità per praticare l'eutanasia.<br />Ma alla fine sono solo tecnicismi. Gli aspetti dolorosamente importanti di questa vicenda sono altri. Primo: al di là di ciò che prescrive la legge olandese, alla ragazza doveva essere impedito di realizzare il proposito suicidario. Vero è che i parenti e i medici hanno tentato di tutto, cercando di persuaderla, ma, dato che la persuasione non aveva funzionato,...]]></itunes:summary><itunes:duration>709</itunes:duration><itunes:keywords>depressione,eutanasia,malattia,minorenne,olanda,omicidio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aae6cf95ccc7347e56c62755a272f23e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Canada punta a sopprimere i bambini senza dirlo ai genitori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-canada-punta-a-sopprimere-i-bambini-senza-dirlo-ai-genitori--73235765</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5482" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5482</a><br /><br />IL CANADA PUNTA A SOPPRIMERE I BAMBINI SENZA DIRLO AI GENITORI... IN NOME DELLA PRIVACY<br />di Caterina Giojelli<br /> <br />L'ospedale pediatrico di Toronto getta le basi per la "buona morte" infantile. E norma la possibilità di somministrarla ai minori senza il consenso dei familiari, nel nome del diritto alla privacy<br />«I desideri dei pazienti devono essere rispettati», affermano i medici del Toronto's Hospital for Sick Children per giustificare la possibilità di somministrare l'eutanasia ai bambini senza informare i loro genitori.<br />Nell'articolo Medical Assistance in Dying at a paediatric hospital, pubblicato il 21 settembre sul J Med Ethics del British Medical Journal, un team composto da personale, amministratori ed esperti di etica di Sick Kids, con il supporto del Joint Center for Bioethics dell'università di Toronto, ha infatti definito politiche e procedure per praticare l'eutanasia infantile ai loro pazienti qualora la legge lo consentisse.<br />Oggi infatti l'eutanasia è legale in Canada solo sopra i 18 anni, entro dicembre, tuttavia, il Canadian Council of Academies riferirà al Parlamento sulla possibilità di estenderla in circostanze attualmente vietate dalla legge.<br />Nello specifico, si tratta di garantire il diritto alla morte assistita anche a pazienti di età inferiore ai 18 anni, pazienti psichiatrici e pazienti che hanno espresso il desiderio di ricevere l'eutanasia prima di venire interdetti da malattie come il morbo di Alzheimer.<br />In altre parole, dopo avere approvato la "legge peggiore del mondo", gli ospedali pediatrici si preparano a far fronte alle richieste di eutanasia disciplinando ogni scenario, compresa la possibilità per i piccoli di imporre ai medici di non informare né coinvolgere i propri genitori e familiari nelle loro decisioni fino a morte avvenuta.<br /><br />IL TOTEM DEL DIRITTO ALLA PRIVACY CHE ESCLUDE I GENITORI<br />L'idea è semplice: secondo il Sick Kids non esiste una distinzione etica tra un paziente che sceglie di rifiutare un trattamento gravoso davanti a una morte inevitabile o un paziente che sceglie di morire prima che la malattia faccia il suo corso.<br />Siccome in Ontario un minore non ha bisogno del consenso dei genitori per rifiutare ulteriori trattamenti, non c'è alcuna ragione legale per cui i genitori debbano essere informati nel caso in cui scegliesse di morire: considerata praticamente ed eticamente equivalente ad altre decisioni mediche sul fine vita, il diritto alla privacy riguardo all'eutanasia, dicono, dovrebbe essere garantito allo stesso modo.<br />Seguendo la stessa logica dovremmo anche chiederci se i medici saranno solerti nel suggerire l'eutanasia ai bambini in base all'obbligo di informare i pazienti delle loro opzioni sanitarie.<br />E che dire della reale comprensione dell'opzione di un giovane? «Di solito, la famiglia è intimamente coinvolta in questo processo decisionale (al termine della vita)», scrivono i medici.<br />«Tuttavia, se un paziente in grado di intendere e di volere indica esplicitamente che non vuole coinvolgere i familiari, anche se i medici possono incoraggiarlo a riconsiderare la propria posizione», in ultima analisi «i desideri dei pazienti, nel rispetto della loro privacy, devono essere rispettati».<br />Descrivendo come si sarebbe verificata una morte indotta dal medico al Sick Kids, gli autori non menzionano alcuna conversazione con familiari o genitori su come il bambino sarebbe morto fino a dopo l'avvenuto decesso, durante quello che nel documento chiamano "periodo di riflessione".<br />Non c'è da stupirsi, ha commentato la bioeticista Bridget Campion, «ora che l'eutanasia è legale va da sé che ogni ospedale si chieda "e ora come si fa?"».<br /><br />LA FORZA DI GRAVITA' DEGLI ABISSI<br />Nel 2017, a un anno dalla legalizzazione di suicidio assistito e dell'eutanasia volontaria in Canada, la Canadian Paediatric Society ha pubblicato uno studio condotto su 1.050 medici: oltre il 10 per cento di loro afferma di avere avuto colloqui con genitori e ragazzi sul suicidio assistito o l'eutanasia per malati terminali sotto i 18 anni.<br />Sessanta bambini hanno esplicitamente richiesto se fosse possibile ottenerli e i genitori di oltre 400 bambini hanno toccato l'argomento con i pediatri dei loro figli.<br />Solo il 33 per cento dei medici intervistati è convinto che il suicidio assistito debba rimanere off limits per tutti i minori, indipendentemente dalle circostanze, la metà ritiene invece che «i tempi sono ormai maturi» per dare a tutti questa possibilità.<br />Oggi l'obiezione di coscienza in Canada è appesa a un filo: in una società che considera l'uccisione una risposta alla sofferenza umana e la soppressione di un paziente un atto compassionevole e misericordioso, chiunque si rifiuti di farlo è diventato il nuovo peccatore.<br />Accettato l'omicidio del malato terminale, il passo verso quello del matto, del disabile e perfino del bambino è brevissimo, arginare ai morenti la lista di attesa è praticamente impossibile.<br />È un film già visto in Belgio, dove un bambino di 11 anni con la fibrosi cistica ha appena ricevuto l'eutanasia, e in Olanda, dove «i medici hanno eliminato i malati che lo chiedevano, i disabili che lo chiedevano e, da ultimi, i nuovi nati che non lo hanno mai chiesto», raccontava a Tempi Wesley Smith, intellettuale libertario americano, autore di decine di saggi sulla "morte pacifica" e fra i testimoni in Florida del diritto alla vita di Terri Schiavo.<br />«Se si apre a questa cultura non c'è più modo di fermarsi. Quando iniziarono a uccidere i pazienti depressi ma non fisicamente malati dissero che solo i coscienti con un desiderio "razionale" di morire ne avrebbero "beneficiato". Poi, quando iniziarono a uccidere i disabili, come i malati di Alzheimer, cantarono sommessamente: solo i pazienti che lo avrebbero chiesto. Poi sono passati ai bambini. Anche senza il consenso dei genitori. È l'implacabile forza di gravità degli abissi».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73235765</guid><pubDate>Wed, 16 Jan 2019 14:31:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73235765/il_canada_punta_a_sopprimere_i_bambini.mp3" length="7199808" type="audio/mpeg"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/a626ddb6-6de0-40aa-951c-fbee336049c8/a626ddb6-6de0-40aa-951c-fbee336049c8.srt" type="application/x-subrip" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/a626ddb6-6de0-40aa-951c-fbee336049c8/a626ddb6-6de0-40aa-951c-fbee336049c8.txt" type="text/plain" language="it"/><podcast:transcript url="https://transcription.spreaker.com/starship/a626ddb6-6de0-40aa-951c-fbee336049c8/a626ddb6-6de0-40aa-951c-fbee336049c8.vtt" type="text/vtt" language="it"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/5482

IL CANADA PUNTA A SOPPRIMERE I BAMBINI SENZA DIRLO AI GENITORI... IN NOME DELLA PRIVACY
di Caterina Giojelli
 
L'ospedale pediatrico di Toronto getta le basi per la "buona morte" infantile. E norma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/5482" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/5482</a><br /><br />IL CANADA PUNTA A SOPPRIMERE I BAMBINI SENZA DIRLO AI GENITORI... IN NOME DELLA PRIVACY<br />di Caterina Giojelli<br /> <br />L'ospedale pediatrico di Toronto getta le basi per la "buona morte" infantile. E norma la possibilità di somministrarla ai minori senza il consenso dei familiari, nel nome del diritto alla privacy<br />«I desideri dei pazienti devono essere rispettati», affermano i medici del Toronto's Hospital for Sick Children per giustificare la possibilità di somministrare l'eutanasia ai bambini senza informare i loro genitori.<br />Nell'articolo Medical Assistance in Dying at a paediatric hospital, pubblicato il 21 settembre sul J Med Ethics del British Medical Journal, un team composto da personale, amministratori ed esperti di etica di Sick Kids, con il supporto del Joint Center for Bioethics dell'università di Toronto, ha infatti definito politiche e procedure per praticare l'eutanasia infantile ai loro pazienti qualora la legge lo consentisse.<br />Oggi infatti l'eutanasia è legale in Canada solo sopra i 18 anni, entro dicembre, tuttavia, il Canadian Council of Academies riferirà al Parlamento sulla possibilità di estenderla in circostanze attualmente vietate dalla legge.<br />Nello specifico, si tratta di garantire il diritto alla morte assistita anche a pazienti di età inferiore ai 18 anni, pazienti psichiatrici e pazienti che hanno espresso il desiderio di ricevere l'eutanasia prima di venire interdetti da malattie come il morbo di Alzheimer.<br />In altre parole, dopo avere approvato la "legge peggiore del mondo", gli ospedali pediatrici si preparano a far fronte alle richieste di eutanasia disciplinando ogni scenario, compresa la possibilità per i piccoli di imporre ai medici di non informare né coinvolgere i propri genitori e familiari nelle loro decisioni fino a morte avvenuta.<br /><br />IL TOTEM DEL DIRITTO ALLA PRIVACY CHE ESCLUDE I GENITORI<br />L'idea è semplice: secondo il Sick Kids non esiste una distinzione etica tra un paziente che sceglie di rifiutare un trattamento gravoso davanti a una morte inevitabile o un paziente che sceglie di morire prima che la malattia faccia il suo corso.<br />Siccome in Ontario un minore non ha bisogno del consenso dei genitori per rifiutare ulteriori trattamenti, non c'è alcuna ragione legale per cui i genitori debbano essere informati nel caso in cui scegliesse di morire: considerata praticamente ed eticamente equivalente ad altre decisioni mediche sul fine vita, il diritto alla privacy riguardo all'eutanasia, dicono, dovrebbe essere garantito allo stesso modo.<br />Seguendo la stessa logica dovremmo anche chiederci se i medici saranno solerti nel suggerire l'eutanasia ai bambini in base all'obbligo di informare i pazienti delle loro opzioni sanitarie.<br />E che dire della reale comprensione dell'opzione di un giovane? «Di solito, la famiglia è intimamente coinvolta in questo processo decisionale (al termine della vita)», scrivono i medici.<br />«Tuttavia, se un paziente in grado di intendere e di volere indica esplicitamente che non vuole coinvolgere i familiari, anche se i medici possono incoraggiarlo a riconsiderare la propria posizione», in ultima analisi «i desideri dei pazienti, nel rispetto della loro privacy, devono essere rispettati».<br />Descrivendo come si sarebbe verificata una morte indotta dal medico al Sick Kids, gli autori non menzionano alcuna conversazione con familiari o genitori su come il bambino sarebbe morto fino a dopo l'avvenuto decesso, durante quello che nel documento chiamano "periodo di riflessione".<br />Non c'è da stupirsi, ha commentato la bioeticista Bridget Campion, «ora che l'eutanasia è legale va da sé che ogni ospedale si chieda "e ora come si fa?"».<br /><br />LA FORZA DI GRAVITA' DEGLI ABISSI<br />Nel 2017, a un anno dalla legalizzazione di suicidio assistito e...]]></itunes:summary><itunes:duration>450</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,britishmedicaljournal,canada,eutanasia,jmedethics,privacy,sickkids</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La morte cerebrale e' un trucco della cultura della morte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-morte-cerebrale-e-un-trucco-della-cultura-della-morte--18335862</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466</a><br /><br />LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo<br /> Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale, ad opera di una commissione medica creata ad hoc dall'università di Harvard per giustificare eticamente i primi trapianti d'organi vitali. Sull'Avvenire del 4 febbraio è uscita un'interessante intervista, a firma di Lucia Bellaspiga, alla ricercatrice del Centro neurolesi di Messina, Silvia Marino.<br />L'occasione è un meeeting internazionale che si è svolto a Milano il 2 febbraio scorso sui disordini della coscienza, organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta.<br />La neurologa Marino si occupa da diversi anni di scandagliare i residui più nascosti della coscienza attraverso le tecniche di neuroimaging e di studiare le reazioni del cervello stimolato da suoni, odori ed immagini. Ai pazienti apparentemente privi di contatto con il mondo esterno e immobili da mesi o anni nel loro letto, spiega nell'intervista la ricercatrice, somministriamo stimoli di ogni genere, soprattutto grazie alla fondamentale collaborazione dei familiari. Mentre ciò avviene, attraverso la risonanza magnetica funzionale possiamo vedere se si attivano le aree del cervello del paziente.<br />Abbiamo così studiato 27 persone con diagnosi di minima coscienza e 23 in stato vegetativo, e tra questi ultimi ben 10 sono passati ad uno stato di minima coscienza. Pertanto, ribadisce la neurologa, la parola irreversibile applicata ai disturbi della coscienza, stato vegetativo compreso, non è più utilizzabile.<br /><br />IL 40% DELLE DIAGNOSI DI STATO VEGETATIVO RISULTANO ERRATE<br />Del resto, pochi mesi fa la rivista Current Biology ha reso noto un importante esperimento scientifico condotto dalla neuroscienziata italiana Angela Sirigu, la quale è riuscita a recuperare la coscienza di un paziente in stato vegetativo attraverso una serie protratta nel tempo di elettrostimolazioni del nervo vago. Secondo la comunità scientifica almeno il 40 per cento delle diagnosi di stato vegetativo risultano errate, ma la particolarità del caso del paziente sottoposto all'esperimento della Sirigu riguarda il fatto che la certezza della diagnosi sembrava fuori discussione, dal momento che egli non aveva più alcun contatto con il mondo esterno da 15 anni e la sua condizione sembrava effettivamente irreversibile.<br />Fino agli anni Sessanta la tradizione giuridica e medica occidentale riteneva che l'accertamento della morte dovesse avvenire tramite il riscontro della definitiva cessazione di tutte le funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Appunto cinquant'anni or sono, nel 1968, un comitato istituito dalla Harvard Medical School propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato sulla definitiva cessazione delle sole funzioni cerebrali, il cosiddetto coma irreversibile. Da allora, la morte cerebrale è il criterio che consente di effettuare legalmente la pratica dei trapianti degli organi vitali nella maggior parte degli Stati del mondo.<br /><br />MORTE CEREBRALE INAFFIDABILE<br />Ora, se l'ormai raggiunta consapevolezza dell'inaffidabilità del parametro di morte cerebrale o coma irreversibile ci spinge a denunciare la tendenza in atto tesa a ridurre l'uomo ad un semplice agglomerato di organi, senza coscienza né anima, come avviene ad esempio per l'eutanasia, perché essa non ci dovrebbe spingere a denunciare con eguale determinazione la pratica della cosiddetta donazione di organi?<br />Non si fonda anch'essa, a ben vedere, sui medesimi principi che hanno portato all'assassinio per sentenza di Eluana Englaro o di Terry Schiavo e che hanno portato i giudici inglesi a "staccare la spina" al povero Charlie Gard?<br />In effetti, il criterio ultimo sulla base di cui, oggi, si decide la sorte degli esseri umani è meramente utilitaristico e prevede la distinzione del tutto arbitraria tra vite degne e indegne di essere vissute, tra esistenze utili e inutili (a qualcosa o qualcuno). Anche la donazione degli organi non sfugge al medesimo principio filosofico che sottende le altre condotte contro la vita e in più poggia totalmente sul criterio antiscientifico della morte cerebrale. Si potrebbe obiettare che essa permette però di salvare vite umane altrimenti destinate a morte certa. Ma a quale costo? Quante sono le persone a cui sono stati espiantati gli organi che, se lasciate vivere, avrebbero potuto risvegliarsi o migliorare le loro condizioni di vita? E soprattutto, quanti di questi pazienti erano profondamente coscienti ma impossibilitati a comunicare?<br />Tutte domande a cui non è possibile dare una risposta sicura. Quel che è certo è che la battaglia in difesa della vita e contro la cultura della morte non può essere condotta in maniera parziale, ossia condannando talune pratiche e al contempo elogiandone oppure non condannandone altre, che soggiacciono ai medesimi criteri antiumani ed antiscientifici propagandati dalla modernità.<br /><br />Nota di BastaBugie: sulle inquietanti problematiche connesse con il tema della morte cerebrale consigliamo di vedere il video con l'intervento del prof. Roberto de Mattei al congresso internazionale: "I segni della vita. La morte cerebrale è ancora vita?" organizzato a Roma dall'Associazione Famiglia Domani.<br /><br />1° parte dell'intervento del prof. Roberto De Mattei<br /><br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A" rel="noopener">http://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A</a><br /><br />2° parte dell'intervento del prof. Roberto De Mattei<br /><br /><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE" rel="noopener">http://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE</a><br /><br />Per approfondire ulteriormente l'argomento ecco tre articoli pubblicati da BastaBugie (clicca su quello che interessa):<br /><br />1) L'INQUIETANTE STORIA DEL CONCETTO DI ''MORTE CEREBRALE''<br />L'encefalogramma piatto non dimostra la morte di un uomo<br />di Roberto De Mattei<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872</a><br /><br />2) L'OSSERVATORE ROMANO ROMPE IL TABÙ SULLA MORTE CEREBRALE<br />I segni della morte. A quarant'anni dal rapporto di Harvard<br />di Lucetta Scaraffia<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=871" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=871</a><br /><br />3) GLI INTERESSI CHE SONO DIETRO LA DEFINIZIONE DI MORTE CEREBRALE<br />Intervista al professor Paul Byrne: morte cerebrale... o eutanasia?<br />di Veronica Rasponi<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18335862</guid><pubDate>Mon, 31 Dec 2018 10:44:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18335862/eutanasia_1.mp3" length="6608351" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466&#13;
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LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo&#13;
 Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5466</a><br /><br />LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo<br /> Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale, ad opera di una commissione medica creata ad hoc dall'università di Harvard per giustificare eticamente i primi trapianti d'organi vitali. Sull'Avvenire del 4 febbraio è uscita un'interessante intervista, a firma di Lucia Bellaspiga, alla ricercatrice del Centro neurolesi di Messina, Silvia Marino.<br />L'occasione è un meeeting internazionale che si è svolto a Milano il 2 febbraio scorso sui disordini della coscienza, organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta.<br />La neurologa Marino si occupa da diversi anni di scandagliare i residui più nascosti della coscienza attraverso le tecniche di neuroimaging e di studiare le reazioni del cervello stimolato da suoni, odori ed immagini. Ai pazienti apparentemente privi di contatto con il mondo esterno e immobili da mesi o anni nel loro letto, spiega nell'intervista la ricercatrice, somministriamo stimoli di ogni genere, soprattutto grazie alla fondamentale collaborazione dei familiari. Mentre ciò avviene, attraverso la risonanza magnetica funzionale possiamo vedere se si attivano le aree del cervello del paziente.<br />Abbiamo così studiato 27 persone con diagnosi di minima coscienza e 23 in stato vegetativo, e tra questi ultimi ben 10 sono passati ad uno stato di minima coscienza. Pertanto, ribadisce la neurologa, la parola irreversibile applicata ai disturbi della coscienza, stato vegetativo compreso, non è più utilizzabile.<br /><br />IL 40% DELLE DIAGNOSI DI STATO VEGETATIVO RISULTANO ERRATE<br />Del resto, pochi mesi fa la rivista Current Biology ha reso noto un importante esperimento scientifico condotto dalla neuroscienziata italiana Angela Sirigu, la quale è riuscita a recuperare la coscienza di un paziente in stato vegetativo attraverso una serie protratta nel tempo di elettrostimolazioni del nervo vago. Secondo la comunità scientifica almeno il 40 per cento delle diagnosi di stato vegetativo risultano errate, ma la particolarità del caso del paziente sottoposto all'esperimento della Sirigu riguarda il fatto che la certezza della diagnosi sembrava fuori discussione, dal momento che egli non aveva più alcun contatto con il mondo esterno da 15 anni e la sua condizione sembrava effettivamente irreversibile.<br />Fino agli anni Sessanta la tradizione giuridica e medica occidentale riteneva che l'accertamento della morte dovesse avvenire tramite il riscontro della definitiva cessazione di tutte le funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Appunto cinquant'anni or sono, nel 1968, un comitato istituito dalla Harvard Medical School propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato sulla definitiva cessazione delle sole funzioni cerebrali, il cosiddetto coma irreversibile. Da allora, la morte cerebrale è il criterio che consente di effettuare legalmente la pratica dei trapianti degli organi vitali nella maggior parte degli Stati del mondo.<br /><br />MORTE CEREBRALE INAFFIDABILE<br />Ora, se l'ormai raggiunta consapevolezza dell'inaffidabilità del parametro di morte cerebrale o coma irreversibile ci spinge a denunciare la tendenza in atto tesa a ridurre l'uomo ad un semplice agglomerato di organi, senza coscienza né anima, come avviene ad esempio per l'eutanasia, perché essa non ci dovrebbe spingere a denunciare con eguale determinazione la pratica della cosiddetta donazione di organi?<br />Non si fonda anch'essa, a ben vedere, sui medesimi principi che hanno portato all'assassinio per sentenza di Eluana Englaro o di Terry Schiavo e che hanno portato i giudici inglesi a "staccare la spina" al povero Charlie Gard?<br />In effetti, il criterio ultimo sulla base di cui,...]]></itunes:summary><itunes:duration>413</itunes:duration><itunes:keywords>celebrale,cuore,marino,morte,trapianti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d751d4a4b71893a234bcd2e597411aae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La morte cerebrale è un trucco della cultura della morte</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-morte-cerebrale-e-un-trucco-della-cultura-della-morte--44937259</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5081" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5081</a><br /><br />LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo<br />Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale, ad opera di una commissione medica creata ad hoc dall'università di Harvard per giustificare eticamente i primi trapianti d'organi vitali. Sull'Avvenire del 4 febbraio è uscita un'interessante intervista, a firma di Lucia Bellaspiga, alla ricercatrice del Centro neurolesi di Messina, Silvia Marino.<br />L'occasione è un meeeting internazionale che si è svolto a Milano il 2 febbraio scorso sui disordini della coscienza, organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta.<br />La neurologa Marino si occupa da diversi anni di scandagliare i residui più nascosti della coscienza attraverso le tecniche di neuroimaging e di studiare le reazioni del cervello stimolato da suoni, odori ed immagini. Ai pazienti apparentemente privi di contatto con il mondo esterno e immobili da mesi o anni nel loro letto, spiega nell'intervista la ricercatrice, somministriamo stimoli di ogni genere, soprattutto grazie alla fondamentale collaborazione dei familiari. Mentre ciò avviene, attraverso la risonanza magnetica funzionale possiamo vedere se si attivano le aree del cervello del paziente.<br />Abbiamo così studiato 27 persone con diagnosi di minima coscienza e 23 in stato vegetativo, e tra questi ultimi ben 10 sono passati ad uno stato di minima coscienza. Pertanto, ribadisce la neurologa, la parola irreversibile applicata ai disturbi della coscienza, stato vegetativo compreso, non è più utilizzabile.<br /><br />IL 40% DELLE DIAGNOSI DI STATO VEGETATIVO RISULTANO ERRATE<br />Del resto, pochi mesi fa la rivista Current Biology ha reso noto un importante esperimento scientifico condotto dalla neuroscienziata italiana Angela Sirigu, la quale è riuscita a recuperare la coscienza di un paziente in stato vegetativo attraverso una serie protratta nel tempo di elettrostimolazioni del nervo vago. Secondo la comunità scientifica almeno il 40 per cento delle diagnosi di stato vegetativo risultano errate, ma la particolarità del caso del paziente sottoposto all'esperimento della Sirigu riguarda il fatto che la certezza della diagnosi sembrava fuori discussione, dal momento che egli non aveva più alcun contatto con il mondo esterno da 15 anni e la sua condizione sembrava effettivamente irreversibile.<br />Fino agli anni Sessanta la tradizione giuridica e medica occidentale riteneva che l'accertamento della morte dovesse avvenire tramite il riscontro della definitiva cessazione di tutte le funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Appunto cinquant'anni or sono, nel 1968, un comitato istituito dalla Harvard Medical School propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato sulla definitiva cessazione delle sole funzioni cerebrali, il cosiddetto coma irreversibile. Da allora, la morte cerebrale è il criterio che consente di effettuare legalmente la pratica dei trapianti degli organi vitali nella maggior parte degli Stati del mondo.<br /><br />MORTE CEREBRALE INAFFIDABILE<br />Ora, se l'ormai raggiunta consapevolezza dell'inaffidabilità del parametro di morte cerebrale o coma irreversibile ci spinge a denunciare la tendenza in atto tesa a ridurre l'uomo ad un semplice agglomerato di organi, senza coscienza né anima, come avviene ad esempio per l'eutanasia, perché essa non ci dovrebbe spingere a denunciare con eguale determinazione la pratica della cosiddetta donazione di organi?<br />Non si fonda anch'essa, a ben vedere, sui medesimi principi che hanno portato all'assassinio per sentenza di Eluana Englaro o di Terry Schiavo e che hanno portato i giudici inglesi a "staccare la spina" al povero Charlie Gard?<br />In effetti, il criterio ultimo sulla base di cui, oggi, si decide la sorte degli esseri umani è meramente utilitaristico e prevede la distinzione del tutto arbitraria tra vite degne e indegne di essere vissute, tra esistenze utili e inutili (a qualcosa o qualcuno). Anche la donazione degli organi non sfugge al medesimo principio filosofico che sottende le altre condotte contro la vita e in più poggia totalmente sul criterio antiscientifico della morte cerebrale. Si potrebbe obiettare che essa permette però di salvare vite umane altrimenti destinate a morte certa. Ma a quale costo? Quante sono le persone a cui sono stati espiantati gli organi che, se lasciate vivere, avrebbero potuto risvegliarsi o migliorare le loro condizioni di vita? E soprattutto, quanti di questi pazienti erano profondamente coscienti ma impossibilitati a comunicare?<br />Tutte domande a cui non è possibile dare una risposta sicura. Quel che è certo è che la battaglia in difesa della vita e contro la cultura della morte non può essere condotta in maniera parziale, ossia condannando talune pratiche e al contempo elogiandone oppure non condannandone altre, che soggiacciono ai medesimi criteri antiumani ed antiscientifici propagandati dalla modernità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44937259</guid><pubDate>Tue, 27 Mar 2018 22:15:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44937259/la_morte_cerebrale_un_trucco_della_cultura_della_morte.mp3" length="6590797" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5081

LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo
Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5081" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5081</a><br /><br />LA MORTE CEREBRALE E' UN TRUCCO DELLA CULTURA DELLA MORTE di Alfredo de Matteo<br />Quest'anno ricorrono i cinquant'anni (1968) della prima definizione del criterio di morte cerebrale, ad opera di una commissione medica creata ad hoc dall'università di Harvard per giustificare eticamente i primi trapianti d'organi vitali. Sull'Avvenire del 4 febbraio è uscita un'interessante intervista, a firma di Lucia Bellaspiga, alla ricercatrice del Centro neurolesi di Messina, Silvia Marino.<br />L'occasione è un meeeting internazionale che si è svolto a Milano il 2 febbraio scorso sui disordini della coscienza, organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta.<br />La neurologa Marino si occupa da diversi anni di scandagliare i residui più nascosti della coscienza attraverso le tecniche di neuroimaging e di studiare le reazioni del cervello stimolato da suoni, odori ed immagini. Ai pazienti apparentemente privi di contatto con il mondo esterno e immobili da mesi o anni nel loro letto, spiega nell'intervista la ricercatrice, somministriamo stimoli di ogni genere, soprattutto grazie alla fondamentale collaborazione dei familiari. Mentre ciò avviene, attraverso la risonanza magnetica funzionale possiamo vedere se si attivano le aree del cervello del paziente.<br />Abbiamo così studiato 27 persone con diagnosi di minima coscienza e 23 in stato vegetativo, e tra questi ultimi ben 10 sono passati ad uno stato di minima coscienza. Pertanto, ribadisce la neurologa, la parola irreversibile applicata ai disturbi della coscienza, stato vegetativo compreso, non è più utilizzabile.<br /><br />IL 40% DELLE DIAGNOSI DI STATO VEGETATIVO RISULTANO ERRATE<br />Del resto, pochi mesi fa la rivista Current Biology ha reso noto un importante esperimento scientifico condotto dalla neuroscienziata italiana Angela Sirigu, la quale è riuscita a recuperare la coscienza di un paziente in stato vegetativo attraverso una serie protratta nel tempo di elettrostimolazioni del nervo vago. Secondo la comunità scientifica almeno il 40 per cento delle diagnosi di stato vegetativo risultano errate, ma la particolarità del caso del paziente sottoposto all'esperimento della Sirigu riguarda il fatto che la certezza della diagnosi sembrava fuori discussione, dal momento che egli non aveva più alcun contatto con il mondo esterno da 15 anni e la sua condizione sembrava effettivamente irreversibile.<br />Fino agli anni Sessanta la tradizione giuridica e medica occidentale riteneva che l'accertamento della morte dovesse avvenire tramite il riscontro della definitiva cessazione di tutte le funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Appunto cinquant'anni or sono, nel 1968, un comitato istituito dalla Harvard Medical School propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato sulla definitiva cessazione delle sole funzioni cerebrali, il cosiddetto coma irreversibile. Da allora, la morte cerebrale è il criterio che consente di effettuare legalmente la pratica dei trapianti degli organi vitali nella maggior parte degli Stati del mondo.<br /><br />MORTE CEREBRALE INAFFIDABILE<br />Ora, se l'ormai raggiunta consapevolezza dell'inaffidabilità del parametro di morte cerebrale o coma irreversibile ci spinge a denunciare la tendenza in atto tesa a ridurre l'uomo ad un semplice agglomerato di organi, senza coscienza né anima, come avviene ad esempio per l'eutanasia, perché essa non ci dovrebbe spingere a denunciare con eguale determinazione la pratica della cosiddetta donazione di organi?<br />Non si fonda anch'essa, a ben vedere, sui medesimi principi che hanno portato all'assassinio per sentenza di Eluana Englaro o di Terry Schiavo e che hanno portato i giudici inglesi a "staccare la spina" al povero Charlie Gard?<br />In effetti, il criterio ultimo sulla base di cui,...]]></itunes:summary><itunes:duration>412</itunes:duration><itunes:keywords>coma,elettrostimolazioni,harvard,irreversibile,neurolesi,vegetativo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a427128fa9a480d767b078c52091cb0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Muore (come tutti) Umberto Veronesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/muore-come-tutti-umberto-veronesi--69964403</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4448" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4448</a><br /><br />MUORE (COME TUTTI) L'ONCOLOGO UMBERTO VERONESI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />È morto Umberto Veronesi, all'età di 91 anni nella sua casa di Milano. È toccato anche a lui morire. L'affermazione è priva di accenti cinici o polemici. Infatti - ammettiamolo - nell'immaginario collettivo l'oncologo milanese non poteva morire mai. Immortale come la fiducia che infondeva in tutti noi nei progressi della scienza, quella scienza che ci avrebbe sottratto un giorno, non troppo lontano, dal raggio d'azione della Signora con la falce in mano. A breve "cureremo tutti i tumori con la diagnosi precoce" ebbe una volta a dire. La vita eterna non promessa dall'Onnipotente, ma dalla medicina.<br /><br />ALFIERE DELLO SCIENTISMO<br />Veronesi non solo è stato un grande oncologo, nonché direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia e dell'Istituto nazionale dei tumori e Ministro della Salute sotto il governo Amato, Veronesi è stato anche l'alfiere dello scientismo, cioè di quella religione che crede con adamantina certezza che la scienza e la tecnica sono le uniche due dee a cui consacrarsi per vivere felici e che non esiste altra realtà che quella che cade sotto i nostri sensi. Nel Veronesi pensiero non c'era posto per la religione, per Dio, per la Chiesa, ma solo per l'uomo inteso unicamente come un magnifico pezzo di carne. Da qui la sue fede laicista assolutamente granitica. In una intervista una volta ammise che "da quando Dio uscì dal mio orizzonte la mia vita si è indirizzata ad obiettivi etici diversi. Io dico sempre ai miei figli: 'Abbandoniamo la famosa triade Dio, patria e famiglia, e sostituiamola con valori etici nuovi che sono libertà, solidarietà e tolleranza'. [...] Dimentichiamoci della patria, dimentichiamoci di Dio, ma pensiamo all'uomo".<br />Questo umanesimo positivista è stato il motore di molte sue battaglie ideologiche a danno dei principi non negoziabili, le quali sono state ammantate di un'aura di scientificità e quindi di veridicità per il semplice motivo che furono condotte da un uomo di scienza. Ma dal punto di vista scientifico il Nostro nulla produsse ad esempio nel settore disciplinare della morale naturale e della bioetica, ambiti in cui invece Veronesi amava spendersi pubblicamente.<br /><br />A FAVORE DELL'EUTANASIA<br />Ricordiamo, tra i molti esempi, la campagna da lui lanciata per istituire in tutta Italia i registri dei testamenti biologici. Uno di questi fu istituito presso la sua fondazione omonima e lui stesso redasse un proprio testamento biologico: «Io - raccontò una volta in una intervista - il testamento biologico l'ho fatto e l'ho affidato a una persona di mia fiducia. La mia paura non è la morte, ma la perdita delle facoltà mentali, della mia coscienza». Testamento biologico inteso come mezzo di tutela di un vero e proprio diritto a morire. «Io mi batto anche per l'eutanasia - aggiunse Veronesi nella stessa intervista - Il prolungamento o accorciamento della vita non sono valori in sé, ma lo sono in quanto assecondano il progetto di vita di ognuno di noi. La maggior parte dei malati, e una percentuale sempre più alta di popolazione sana, è favorevole al principio dell'autodeterminazione". In un'altra occasione affermò: "Al malato terminale che negli ultimi giorni di vita con dolori violentissimi chiede l'iniezione per morire serenamente gli viene negata. Se il medico la fa può essere accusato di omicidio. Oggi la magistratura riesce a correggere ciò che il legislatore ha malamente costruito ma non sempre ci riesce".<br />Naturalmente Veronesi era a favore anche dell'aborto: «Tutti coloro che, come me, hanno votato la 194 e l'hanno difesa da ripetuti attacchi culturali e politici», scrisse in un articolo su Repubblica, «lo hanno fatto nella convinzione che l'aborto è un male, ma l'aborto clandestino è un male ancora peggiore, che aggiunge al dramma di un'interruzione di gravidanza, anche un rischio enorme per la vita della donna». L'obiezione di coscienza dei medici di conseguenza era da combattere: "Quando parliamo, come segnalato dal ministero della Salute, del 70 per cento di medici obiettori, con picchi del novanta per cento in alcune regioni, allora siamo di fronte ad una situazione di dissesto e non osservanza della legge. [...] La bussola che guida le scelte di un medico non può essere la sua fede o il suo credo, ma deve essere la volontà del paziente e, in questo caso, anche l'osservanza della legge".<br /><br />A FAVORE DELLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE<br />In occasione poi del referendum del 2005 sulla legge 40 Veronesi si schierò per il Sì, per cambiare in peggio una legge già di per sé gravemente iniqua. Veronesi riteneva che solo i fumi dogmatici di chi crede potessero ottenebrare le menti fino al punto di criticare la fecondazione artificiale: "Il pericolo è il fondamentalismo religioso che ogni tanto riappare. Al contrario, i principi religiosi dovrebbero avere un percorso indipendente: il 'libera Chiesa in libero Stato' è, fin dalla Rivoluzione francese, la regola delle democrazie», dichiarò in un'intervista al Corriere della Sera. Da qui il suo placet anche alla sperimentazione sugli embrioni crioconservati e alla maternità surrogata sulla quale così si espresse: «Bisogna guardare al futuro e anticipare i tempi. L'infertilità maschile e femminile è in aumento e non si può escludere a priori una soluzione che nei prossimi anni sarà una necessità". E poi aggiunse: «La maternità surrogata per le coppie gay? Perché no. L'omosessualità è una forma di accoppiamento da riconoscere e se riconosciuta non bisogna sorprendersi che due uomini abbiano desiderio di paternità».<br /><br />A FAVORE DEI GAY<br />In merito ai gay, poi è stata memorabile la sua uscita sull'omosessualità ritenuta migliore dell'eterosessualità: «L'amore tra due persone dello stesso», confessò una volta mentre presentava alla Feltrinelli di Milano un suo libro «a mio parere è un amore più forte perché non è strumentale alla procreazione. Un uomo e una donna si amano ma l'obiettivo non è l'amore, amarsi, ma l'obiettivo è fare dei figli, in senso biologico. Mentre l'amore omosessuale è l'amore per l'amore, un amore che non ha interessi diciamo di tipo sessuale procreativo». Banale a dirsi che l'oncologo milanese plaudiva ai "matrimoni" omosessuali e all'adozione gay: «è l'amore, l'attenzione per i figli che crea la buona genitorialità, non i geni. Infatti, le adozioni sono a volte straordinariamente efficaci e poi perché è inevitabile che sia così: il bambino cresce bene se si sente protetto dai genitori, istruito e guidato nel suo sviluppo e questo non ha niente a che vedere con la bisessualità o l' omosessualità». Insomma né più né meno di ciò che la vulgata ama ripetere da anni su questi temi.<br />Infine Veronesi a più riprese rilanciò la previsione di un "futuro bisessuale dell'umanità". Ciò accadrà perché gli uomini, venendo meno ai propri ruoli maschili, e le donne parimenti, stanno inducendo anche mutamenti endocrini a livello ormonale. Da qui la coesistenza di due orientamenti sessuali opposti nella medesima persona. Ecco dunque il certo vaticinio darwinista: "E' inevitabile che la sessualità si evolva per aprirsi sempre più alla omosessualità e alla bisessualità".<br />Il non credente e il credente piangono la scomparsa di un ricercatore di altissimo livello i cui meriti scientifici sono indubbi. Il credente aggiunge una preghiera a Dio misericordioso per la sua anima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69964403</guid><pubDate>Tue, 08 Nov 2016 23:19:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69964403/muore_come_tutti_umberto_veronesi.mp3" length="8463299" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4448

MUORE (COME TUTTI) L'ONCOLOGO UMBERTO VERONESI
di Tommaso Scandroglio
 
È morto Umberto Veronesi, all'età di 91 anni nella sua casa di Milano. È toccato anche a lui morire. L'affermazione è priva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4448" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4448</a><br /><br />MUORE (COME TUTTI) L'ONCOLOGO UMBERTO VERONESI<br />di Tommaso Scandroglio<br /> <br />È morto Umberto Veronesi, all'età di 91 anni nella sua casa di Milano. È toccato anche a lui morire. L'affermazione è priva di accenti cinici o polemici. Infatti - ammettiamolo - nell'immaginario collettivo l'oncologo milanese non poteva morire mai. Immortale come la fiducia che infondeva in tutti noi nei progressi della scienza, quella scienza che ci avrebbe sottratto un giorno, non troppo lontano, dal raggio d'azione della Signora con la falce in mano. A breve "cureremo tutti i tumori con la diagnosi precoce" ebbe una volta a dire. La vita eterna non promessa dall'Onnipotente, ma dalla medicina.<br /><br />ALFIERE DELLO SCIENTISMO<br />Veronesi non solo è stato un grande oncologo, nonché direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia e dell'Istituto nazionale dei tumori e Ministro della Salute sotto il governo Amato, Veronesi è stato anche l'alfiere dello scientismo, cioè di quella religione che crede con adamantina certezza che la scienza e la tecnica sono le uniche due dee a cui consacrarsi per vivere felici e che non esiste altra realtà che quella che cade sotto i nostri sensi. Nel Veronesi pensiero non c'era posto per la religione, per Dio, per la Chiesa, ma solo per l'uomo inteso unicamente come un magnifico pezzo di carne. Da qui la sue fede laicista assolutamente granitica. In una intervista una volta ammise che "da quando Dio uscì dal mio orizzonte la mia vita si è indirizzata ad obiettivi etici diversi. Io dico sempre ai miei figli: 'Abbandoniamo la famosa triade Dio, patria e famiglia, e sostituiamola con valori etici nuovi che sono libertà, solidarietà e tolleranza'. [...] Dimentichiamoci della patria, dimentichiamoci di Dio, ma pensiamo all'uomo".<br />Questo umanesimo positivista è stato il motore di molte sue battaglie ideologiche a danno dei principi non negoziabili, le quali sono state ammantate di un'aura di scientificità e quindi di veridicità per il semplice motivo che furono condotte da un uomo di scienza. Ma dal punto di vista scientifico il Nostro nulla produsse ad esempio nel settore disciplinare della morale naturale e della bioetica, ambiti in cui invece Veronesi amava spendersi pubblicamente.<br /><br />A FAVORE DELL'EUTANASIA<br />Ricordiamo, tra i molti esempi, la campagna da lui lanciata per istituire in tutta Italia i registri dei testamenti biologici. Uno di questi fu istituito presso la sua fondazione omonima e lui stesso redasse un proprio testamento biologico: «Io - raccontò una volta in una intervista - il testamento biologico l'ho fatto e l'ho affidato a una persona di mia fiducia. La mia paura non è la morte, ma la perdita delle facoltà mentali, della mia coscienza». Testamento biologico inteso come mezzo di tutela di un vero e proprio diritto a morire. «Io mi batto anche per l'eutanasia - aggiunse Veronesi nella stessa intervista - Il prolungamento o accorciamento della vita non sono valori in sé, ma lo sono in quanto assecondano il progetto di vita di ognuno di noi. La maggior parte dei malati, e una percentuale sempre più alta di popolazione sana, è favorevole al principio dell'autodeterminazione". In un'altra occasione affermò: "Al malato terminale che negli ultimi giorni di vita con dolori violentissimi chiede l'iniezione per morire serenamente gli viene negata. Se il medico la fa può essere accusato di omicidio. Oggi la magistratura riesce a correggere ciò che il legislatore ha malamente costruito ma non sempre ci riesce".<br />Naturalmente Veronesi era a favore anche dell'aborto: «Tutti coloro che, come me, hanno votato la 194 e l'hanno difesa da ripetuti attacchi culturali e politici», scrisse in un articolo su Repubblica, «lo hanno fatto nella convinzione che l'aborto è un male, ma l'aborto clandestino è un male ancora peggiore, che...]]></itunes:summary><itunes:duration>529</itunes:duration><itunes:keywords>muore,oncologo,principinonnegoziabili,protutto,veronesi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a2b740fc3636b2785019e2cfc91ce46d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dichiarato morto si stava per espiantare gli organi, quando all'improvviso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dichiarato-morto-si-stava-per-espiantare-gli-organi-quando-all-improvviso--44937152</link><description><![CDATA[VIDEO: Intervento del prof. Roberto de Mattei al convegno "I segni della vita"- parte 1 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A</a><br /><br />VIDEO: Intervento del prof. Roberto de Mattei al convegno "I segni della vita"- parte 2 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4057" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4057</a><br /><br />DICHIARATO MORTO, SI STAVA PER ESPIANTARE GLI ORGANI, QUANDO ALL'IMPROVVISO... di Alfredo de Matteo<br />Il concetto di morte cerebrale, lungi dal soddisfare pienamente i criteri di accertamento della morte (storicamente determinata dalla cessazione di tutte le funzioni vitali di un organismo umano), fu elaborato nel 1968 da un comitato dell'Harvard Medical School, appositamente istituito per fornire una legittimazione scientifica e giuridica alla pratica dei trapianti di organi vitali, che notoriamente non può effettuarsi da cadavere. Emergono di tanto in tanto episodi di cronaca che gettano luce sulla totale inaffidabilità del criterio della morte cerebrale, evidenze anche clamorose che però non riescono a dipanare la coltre di menzogne e disinformazione che copre uno dei più grandi inganni dell'epoca moderna.<br /><br />SALVATO IN EXTREMIS<br />Negli Stati Uniti, ad esempio il signor George Pickering III era stato dichiarato morto cerebralmente in seguito ad un ictus ed i medici dell'ospedale Tomball Regional Medical Centre di Houston, in Texas, si erano subito attivati per espletare tutte le procedure necessarie per procedere all'espianto di organi, dato che i familiari del paziente avevano prestato il loro consenso alla "donazione" dei tessuti. Tuttavia, un incredibile imprevisto ha fermato la macchina dei trapianti: il padre del malcapitato, avendo notato che tutto si stava muovendo troppo in fretta (cosa che accade assai spesso nel caso dei trapianti), ha impugnato la pistola ed ha minacciato di sparare ai medici che si apprestavano a "staccare la spina" al figlio.<br />In tal modo egli è riuscito a tenere lontani per ben tre ore la polizia ed il personale di servizio, ossia il tempo sufficiente a notare che dietro sollecitazione il figlio riusciva a stringergli la mano. A circa un anno di distanza George Pickering III non solo non è morto ma ha pienamente recuperato la sua salute ed il padre è uscito dal carcere (Il Messaggero.it, 25 dicembre 2015).<br /><br />CASI ISOLATI?<br />Si potrebbe obiettare che tali incresciosi accadimenti rappresentino casi isolati, il frutto di diagnosi sbagliate o affrettate, e che essi non vadano ad inficiare la validità generale del criterio della morte cerebrale. Tuttavia, il fatto che siano casi isolati è una pura congettura, dal momento che spesso tali episodi, che in realtà sembrano verificarsi con una certa regolarità, passano sotto silenzio oppure tendono a venire rubricati, appunto, come semplici errori umani.<br />Per di più, raramente si verificano forme estreme di resistenza come quella messa in atto dal padre del sig. Pickering e che costringono poi a prendere atto dell'invalidità della diagnosi effettuata dall'ospedale. Inoltre, se il criterio di accertamento della morte basato sulla presunta cessazione delle sole funzioni cerebrali è soggetto ad errori, che siano essi accidentali, non voluti o semplicemente dovuti a scarsa professionalità degli operatori, significa che il criterio stesso non è affidabile al 100 per cento; pertanto, nel dubbio, bisognerebbe astenersi dal praticarlo, dal momento che riguarda direttamente la vita e la morte delle persone.<br />Purtroppo, quanti hanno creduto e tuttora credono, acriticamente, al mito della morte cerebrale ed al conseguente mito della donazione di organi vitali come gesto altruistico privo di conseguenze per il donatore?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44937152</guid><pubDate>Tue, 19 Jan 2016 23:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44937152/dichiarato_morto_si_stava_per_espiantare_gli_organi_quando_all_improvviso.mp3" length="5395852" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Intervento del prof. Roberto de Mattei al convegno "I segni della vita"- parte 1 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A

VIDEO: Intervento del prof. Roberto de Mattei al convegno "I segni della vita"- parte 2 ➜...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Intervento del prof. Roberto de Mattei al convegno "I segni della vita"- parte 1 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=TAIoI5cen-A</a><br /><br />VIDEO: Intervento del prof. Roberto de Mattei al convegno "I segni della vita"- parte 2 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=2_ZbVnflADE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4057" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4057</a><br /><br />DICHIARATO MORTO, SI STAVA PER ESPIANTARE GLI ORGANI, QUANDO ALL'IMPROVVISO... di Alfredo de Matteo<br />Il concetto di morte cerebrale, lungi dal soddisfare pienamente i criteri di accertamento della morte (storicamente determinata dalla cessazione di tutte le funzioni vitali di un organismo umano), fu elaborato nel 1968 da un comitato dell'Harvard Medical School, appositamente istituito per fornire una legittimazione scientifica e giuridica alla pratica dei trapianti di organi vitali, che notoriamente non può effettuarsi da cadavere. Emergono di tanto in tanto episodi di cronaca che gettano luce sulla totale inaffidabilità del criterio della morte cerebrale, evidenze anche clamorose che però non riescono a dipanare la coltre di menzogne e disinformazione che copre uno dei più grandi inganni dell'epoca moderna.<br /><br />SALVATO IN EXTREMIS<br />Negli Stati Uniti, ad esempio il signor George Pickering III era stato dichiarato morto cerebralmente in seguito ad un ictus ed i medici dell'ospedale Tomball Regional Medical Centre di Houston, in Texas, si erano subito attivati per espletare tutte le procedure necessarie per procedere all'espianto di organi, dato che i familiari del paziente avevano prestato il loro consenso alla "donazione" dei tessuti. Tuttavia, un incredibile imprevisto ha fermato la macchina dei trapianti: il padre del malcapitato, avendo notato che tutto si stava muovendo troppo in fretta (cosa che accade assai spesso nel caso dei trapianti), ha impugnato la pistola ed ha minacciato di sparare ai medici che si apprestavano a "staccare la spina" al figlio.<br />In tal modo egli è riuscito a tenere lontani per ben tre ore la polizia ed il personale di servizio, ossia il tempo sufficiente a notare che dietro sollecitazione il figlio riusciva a stringergli la mano. A circa un anno di distanza George Pickering III non solo non è morto ma ha pienamente recuperato la sua salute ed il padre è uscito dal carcere (Il Messaggero.it, 25 dicembre 2015).<br /><br />CASI ISOLATI?<br />Si potrebbe obiettare che tali incresciosi accadimenti rappresentino casi isolati, il frutto di diagnosi sbagliate o affrettate, e che essi non vadano ad inficiare la validità generale del criterio della morte cerebrale. Tuttavia, il fatto che siano casi isolati è una pura congettura, dal momento che spesso tali episodi, che in realtà sembrano verificarsi con una certa regolarità, passano sotto silenzio oppure tendono a venire rubricati, appunto, come semplici errori umani.<br />Per di più, raramente si verificano forme estreme di resistenza come quella messa in atto dal padre del sig. Pickering e che costringono poi a prendere atto dell'invalidità della diagnosi effettuata dall'ospedale. Inoltre, se il criterio di accertamento della morte basato sulla presunta cessazione delle sole funzioni cerebrali è soggetto ad errori, che siano essi accidentali, non voluti o semplicemente dovuti a scarsa professionalità degli operatori, significa che il criterio stesso non è affidabile al 100 per cento; pertanto, nel dubbio, bisognerebbe astenersi dal praticarlo, dal momento che riguarda direttamente la vita e la morte delle persone.<br />Purtroppo, quanti hanno creduto e tuttora credono, acriticamente, al mito della morte cerebrale ed al conseguente mito della donazione di organi vitali come gesto altruistico privo di conseguenze per il donatore?]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>espianto,ictus,organi,pistola,spina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ff4fe2973e57a47c5660d4b13d001c06.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Germania dopo 75 anni l'eutanasia torna legale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-germania-dopo-75-anni-l-eutanasia-torna-legale--68420553</link><description><![CDATA[VIDEO: Aktion T4, Hitler ed eutanasia ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5E0qCFor2UA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5E0qCFor2UA</a><br /><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3977" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3977</a><br /><br />N GERMANIA DOPO 75 ANNI L'EUTANASIA TORNA LEGALE di Leone Grotti<br /> <br />Con 360 voti a favore e 233 contrari il Parlamento tedesco ha approvato l'eutanasia passiva (suicidio assistito). I deputati ci hanno tenuto a sottolineare che si potrà autorizzare la morte di una persona malata solo per «motivi altruistici» e non per motivi di «business».<br />TORNA L'EUTANASIA NAZISTA<br />Non esiste paese al mondo dove non sia difficile parlare di eutanasia. Stabilire infatti per legge che non tutte le vite hanno lo stesso valore e che qualcuna, quando è malata e sofferente, ha il diritto di essere eliminata è un passo delicato per ogni società. Ma in Germania è diverso. Dalle parti di Berlino l'eutanasia non è una novità, ma un ritorno al passato. Tutti sanno qual è questo passato. Come scriveva Hannah Arendt, l'eutanasia fu praticata originariamente dai nazisti per fare le prove generali dei campi di sterminio. Una delle prime persone ad essere uccise, nel 1939, fu un bambino con gravi handicap e fu fatto «per compassione». Alla fine della Seconda guerra mondiale, la sua sorte fu condivisa da altri cinquemila bambini malati. In tutto, furono uccise così 200 mila persone. A Berlino, nel 2014, è stato costruito un memoriale per ricordarle.<br />In Germania si era tornati a parlare di «compassione» e suicidio assistito l'anno scorso, a 75 anni dal primo utilizzo dell'eutanasia nel paese. Questa volta non era più il regime di Adolf Hitler a proporla ma un gruppo trasversale di politici al Bundestag. Tra questi Carola Reimann, socialdemocratica, il cui padre è morto per un cancro incurabile l'anno scorso e per il quale lei avrebbe desiderato la "buona morte".<br />QUATTRO PROPOSTE<br />Oggi alla Camera bassa del Parlamento sono state discusse quattro diverse proposte di legge: tutte tranne una autorizzavano i pazienti a morire, ma secondo criteri diversi. Alcune restringevano di più il campo, altre di meno. Quella più restrittiva, sostenuta anche dalla cancelliera Angela Merkel e dal suo partito, è stata approvata. Prevede che solo un maggiorenne in grado di intendere e di volere, affetto da malattia terminale che causi dolori insopportabili, possa richiedere di morire. Un marito che aiuta la moglie a morire non sarà perseguitati dalla legge. Anche un medico potrà aiutare a morire, ma non dovrà farlo per motivi economici, ma per motivi altruistici. Non è però stato definito in modo chiaro che cosa questo significhi. Il testo però piace a molti perché vieta ad associazioni come Exit international, o la tedesca Sterbehilfe Deutschland, di aprire centri per sponsorizzare il suicidio. La sostanza, però, non cambia.<br />Secondo un sondaggio di Infratest dimap, il 12 per cento della popolazione è del tutto opposto a ogni forma di eutanasia, il 38 per cento è invece favorevole al suicidio assistito, mentre il 43 per cento accoglierebbe anche l'iniezione letale. Quest'ultima possibilità trova la ferma opposizione dei medici. I dottori insistono anche sul fatto di non «consegnare a un paziente una pillola con cui possa uccidersi». Il paziente dovrà prenderla da sola, ma saranno comunque i medici a prescriverla.<br />EBREI PREOCCUPATI<br />La Germania disponeva già di una legislazione piuttosto liberale: il testamento biologico è legale e anche il suicidio non era del tutto proibito grazie a un cavillo. Una persona che aiutava un paziente gravemente malato a morire veniva condannata solo se, nel momento in cui forniva un farmaco letale, non chiamava anche l'ambulanza. In ogni caso, la condanna era di appena un anno di carcere. Anche la sedazione terminale su richiesta, in alcuni casi, è già legale.<br />Autorizzando l'eutanasia, il Bundestag ha deciso di non ascoltare i timori dei cittadini di origine ebraica. Il Consiglio centrale degli ebrei in Germania aveva infatti rilasciato un comunicato chiedendo che non ci fosse alcuna liberalizzazione dell'eutanasia nel paese. Che differenza ci sarebbe infatti con il nazismo? Anche loro consideravano delle vite «non degne di essere vissute». «Le persone anziane e gravemente malate non dovrebbero essere spinte a commettere suicidio», ha scritto il presidente Josef Schuster. «Il suicidio assistito non deve diventare un servizio fornito dai dottori come alternativa alle cure per chi sta morendo». Invece sarà così.<br />Nota di BastaBugie: l'eutanasia è contraria non solo alla fede cristiana, ma anche alla semplice ragione umana. A riprova di ciò si può ricordare che già Ippocrate, padre della medicina, nel 420 a.C. (e quindi non gli si può imputare di essere cristiano) scrisse nel suo celebre Giuramento (di Ippocrate, appunto, proclamato fino ai nostri giorni dai medici all'inizio della professione medica): "Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio".<br />La reintroduzione dell'eutanasia in Germania fa tornare ai tempi dell'ordine dato da Hitler al capo del Reich Boulher e al Dott. Karl Brandt. Ecco il testo: "Viene conferita la responsabilità di estendere la competenza di taluni medici, designati per nome, cosicché ai pazienti che, sulla base di un giudizio umano, sono considerati incurabili possa essere concessa una morte pietosa dopo una diagnosi approfondita".<br />Con questo ordine di Hitler nell'ottobre del 1939 iniziò l'Aktion T4, "nome convenzionale con cui viene designato il Programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali, [...] cioè delle cosiddette vite indegne di essere vissute. Si stima che l'attuazione del programma T4 abbia portato all'uccisione di un totale di persone compreso tra le 60.000 e le 100.000. A ogni modo l'uccisione di tali individui proseguì anche oltre la fine ufficiale dell'operazione, portando quindi il totale delle vittime a una cifra che si stima intorno ai 200.000 individui" (fonte: Wikipedia)<br />Ecco un video che racconta cosa avvenne sotto Hitler con il programma Aktion T4.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68420553</guid><pubDate>Wed, 11 Nov 2015 21:36:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68420553/in_germania_dopo_settantacinque_anni.mp3" length="7981810" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Aktion T4, Hitler ed eutanasia ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5E0qCFor2UA


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3977

N GERMANIA DOPO 75 ANNI L'EUTANASIA TORNA LEGALE di Leone Grotti
 
Con 360 voti a favore e 233 contrari il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Aktion T4, Hitler ed eutanasia ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5E0qCFor2UA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5E0qCFor2UA</a><br /><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3977" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3977</a><br /><br />N GERMANIA DOPO 75 ANNI L'EUTANASIA TORNA LEGALE di Leone Grotti<br /> <br />Con 360 voti a favore e 233 contrari il Parlamento tedesco ha approvato l'eutanasia passiva (suicidio assistito). I deputati ci hanno tenuto a sottolineare che si potrà autorizzare la morte di una persona malata solo per «motivi altruistici» e non per motivi di «business».<br />TORNA L'EUTANASIA NAZISTA<br />Non esiste paese al mondo dove non sia difficile parlare di eutanasia. Stabilire infatti per legge che non tutte le vite hanno lo stesso valore e che qualcuna, quando è malata e sofferente, ha il diritto di essere eliminata è un passo delicato per ogni società. Ma in Germania è diverso. Dalle parti di Berlino l'eutanasia non è una novità, ma un ritorno al passato. Tutti sanno qual è questo passato. Come scriveva Hannah Arendt, l'eutanasia fu praticata originariamente dai nazisti per fare le prove generali dei campi di sterminio. Una delle prime persone ad essere uccise, nel 1939, fu un bambino con gravi handicap e fu fatto «per compassione». Alla fine della Seconda guerra mondiale, la sua sorte fu condivisa da altri cinquemila bambini malati. In tutto, furono uccise così 200 mila persone. A Berlino, nel 2014, è stato costruito un memoriale per ricordarle.<br />In Germania si era tornati a parlare di «compassione» e suicidio assistito l'anno scorso, a 75 anni dal primo utilizzo dell'eutanasia nel paese. Questa volta non era più il regime di Adolf Hitler a proporla ma un gruppo trasversale di politici al Bundestag. Tra questi Carola Reimann, socialdemocratica, il cui padre è morto per un cancro incurabile l'anno scorso e per il quale lei avrebbe desiderato la "buona morte".<br />QUATTRO PROPOSTE<br />Oggi alla Camera bassa del Parlamento sono state discusse quattro diverse proposte di legge: tutte tranne una autorizzavano i pazienti a morire, ma secondo criteri diversi. Alcune restringevano di più il campo, altre di meno. Quella più restrittiva, sostenuta anche dalla cancelliera Angela Merkel e dal suo partito, è stata approvata. Prevede che solo un maggiorenne in grado di intendere e di volere, affetto da malattia terminale che causi dolori insopportabili, possa richiedere di morire. Un marito che aiuta la moglie a morire non sarà perseguitati dalla legge. Anche un medico potrà aiutare a morire, ma non dovrà farlo per motivi economici, ma per motivi altruistici. Non è però stato definito in modo chiaro che cosa questo significhi. Il testo però piace a molti perché vieta ad associazioni come Exit international, o la tedesca Sterbehilfe Deutschland, di aprire centri per sponsorizzare il suicidio. La sostanza, però, non cambia.<br />Secondo un sondaggio di Infratest dimap, il 12 per cento della popolazione è del tutto opposto a ogni forma di eutanasia, il 38 per cento è invece favorevole al suicidio assistito, mentre il 43 per cento accoglierebbe anche l'iniezione letale. Quest'ultima possibilità trova la ferma opposizione dei medici. I dottori insistono anche sul fatto di non «consegnare a un paziente una pillola con cui possa uccidersi». Il paziente dovrà prenderla da sola, ma saranno comunque i medici a prescriverla.<br />EBREI PREOCCUPATI<br />La Germania disponeva già di una legislazione piuttosto liberale: il testamento biologico è legale e anche il suicidio non era del tutto proibito grazie a un cavillo. Una persona che aiutava un paziente gravemente malato a morire veniva condannata solo se, nel momento in cui forniva un farmaco letale, non chiamava anche l'ambulanza. In ogni caso, la condanna era di appena un anno di carcere. Anche la sedazione terminale su richiesta, in alcuni casi, è già...]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>aktiont4,bambini,eutanasia,hitler,pietà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3c77bc6d7a49543192abb04556c9e6d7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mi trattavano come un vegetale, ma io sentivo e capivo tutto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mi-trattavano-come-un-vegetale-ma-io-sentivo-e-capivo-tutto--62543264</link><description><![CDATA[VIDEO: Lo scafandro e la farfalla ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vi6Y07LD9Fo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.youtube.com/watch?v=vi6Y07LD9Fo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3488" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3488</a><br /><br />MI TRATTAVANO COME UN VEGETALE, MA IO SENTIVO E CAPIVO TUTTO di Benedetta Frigerio<br />Immaginate di essere stesi in un letto, alimentati e aiutati a respirare dalle macchine, mentre intorno vi trattano come se non foste più delle persone. Come vi sentireste? È esattamente l'esperienza vissuta in prima persona da Kate Allatt, che quattro anni dopo ha deciso di raccontarla in un libro in uscita, intitolato I Am Still The Same, e in una intervista all'emittente televisiva australiana Sbs. La vita di questa donna inglese, 39enne all'epoca dei fatti, mamma di tre figli, lavoratrice esperta nel settore del marketing digitale, abituata a correre 100 chilometri alla settimana, cambiò radicalmente il 7 febbraio del 2010. Per tre settimane la donna aveva avvertito forti mal di testa, ma il medico l'aveva congedata con una diagnosi di sospetta emicrania e la prescrizione di un antidolorifico. Ma solo cinque ore più tardi Kate fu colpita da un ictus causato da un coagulo di sangue formatosi nel tronco cerebrale.<br />UMILIAZIONI SUBITE<br />I medici si convinsero che la donna, una volta entrata in coma, fosse da considerare totalmente cerebrolesa. In realtà tre giorni dopo l'ictus Kate si svegliò pienamente consapevole, nonostante non fosse in grado di interagire in alcun modo con il mondo esterno. Il suo stato reale era quello comunemente definito come "sindrome di Locked In": «Puoi pensare, puoi sentire, ma non puoi dire assolutamente nulla», spiega la Allatt. I medici invece erano convinti che fosse in stato vegetativo, così cominciarono a trattarla come un pezzo di carne esanime. Ancora addolorata per «l'umiliazione subita», Kate ricorda «gli infermieri che parlavano davanti a me. Che abbassavano le loro aspettative su di me». E racconta che un giorno, per il solo fatto che «forse non ero cosciente», fu «lasciata nuda sul sedile della doccia per venti minuti (…). Fu orribile, mortificante».<br />NESSUNO MI PARLAVA<br />La descrizione di quei giorni, di quando «non potevo respirare da sola ma potevo sentire tutto», è quella di un autentico calvario. «Ero mantenuta in vita dalle macchine», dice. E a causa della «paura, l'ansia e il terrore» che «potessero spegnerle», Allatt cominciò ad avere le alluncinazioni: «Pensavo a cosa sarebbe successo se gli infermieri avessero spento le macchine, mi sentivo così vulnerabile. È stato un trauma, ogni notte era una vera e propria battaglia. Ma ovviamente non potevo combattere, non potevo fare nulla. Ogni momento era come se il mio cuore stesse per uscirmi fuori da petto». E anche se i suoi due figli più piccoli «sono stati meravigliosi, mi sedevano accanto e mi massaggiavano le mani e i piedi, nessuno parlava davvero a me. Parlavano tra di loro».<br />LACRIME BENEDETTE<br />Ad restituire a Kate un po' di speranza fu l'unica persona che, pur convinta che la donna fosse in stato vegetativo, continuò a trattarla come una persona, solo per il fatto che c'era: «Mia figlia India aveva solo 10 anni, ma si sedeva al mio capezzale e balbettava, parlandomi dei compiti di scuola e di assolutamente nulla per 45 minuti, come se niente fosse. Semplicemente parlava con la sua mamma». Fu così che vedendo «le persone che amavo entrare in terapia intensiva», la Allatt cominciò a versare qualche lacrima. E le persone intorno a lei si resero conto che non era una reazione involontaria. L'amica Jacquie le mise davanti agli occhi una scheda con l'alfabeto: «Mi dissero di provare a sbattere le ciglia, non riuscivo nemmeno a farlo, ma era come un leggero movimento delle palpebre. Una volta per dire sì e due per dire no». Dopo mezz'ora la donna fu in grado di comporre la parola "sonno". «Volevo dire loro che non riuscivo a dormire la notte. Fu il momento più euforico». Oggi Kate ha recuperato quasi a pieno le sue funzioni, ma non a tutti accade. Per questo ha deciso di fondare un'associazione per aiutare chi non è fortunato come lei, chi non può parlare o camminare. «Si deve sempre partire dall'ipotesi che sono tutti consapevoli, fino a quando non si ha una prova contraria, e non viceversa».<br />SONO PERSONE<br />In un'altra intervista concessa al Daily Mail la donna ha aggiunto che «le persone mi dicono di non pensarci e andare avanti con la mia vita», ma di quella drammatica esperienza «io ho bisogno di parlare (…). Per le persone che non possono farlo». Kate sottolinea quanto sia stato frustrante per lei il fatto che i medici non riuscissero a rilevare che il suo cervello continuava a funzionare: «I dottori dovrebbero fare il test della "Scala del coma di Glasgow", che serve a controllare lo stato di coscienza (…). Abbiamo bisogno di un infermiere formato in terapia intensiva che può, quando qualcuno è in stato di minima coscienza, sedersi con lui per due o tre volte alla settimana. Per stabilire una comunicazione, se possibile. Per cercare di calmare il paziente e alleviare le sue paure». Perché sdraiata immobile dentro a quel letto «c'è una persona emotiva, ma anche una persona fisicamente presente».<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62543264</guid><pubDate>Fri, 31 Oct 2014 15:05:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62543264/mi_trattavano_come_un_vegetale.mp3" length="7186852" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Lo scafandro e la farfalla ➜ http://www.youtube.com/watch?v=vi6Y07LD9Fo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3488

MI TRATTAVANO COME UN VEGETALE, MA IO SENTIVO E CAPIVO TUTTO di Benedetta Frigerio
Immaginate di essere stesi in un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Lo scafandro e la farfalla ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vi6Y07LD9Fo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.youtube.com/watch?v=vi6Y07LD9Fo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3488" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3488</a><br /><br />MI TRATTAVANO COME UN VEGETALE, MA IO SENTIVO E CAPIVO TUTTO di Benedetta Frigerio<br />Immaginate di essere stesi in un letto, alimentati e aiutati a respirare dalle macchine, mentre intorno vi trattano come se non foste più delle persone. Come vi sentireste? È esattamente l'esperienza vissuta in prima persona da Kate Allatt, che quattro anni dopo ha deciso di raccontarla in un libro in uscita, intitolato I Am Still The Same, e in una intervista all'emittente televisiva australiana Sbs. La vita di questa donna inglese, 39enne all'epoca dei fatti, mamma di tre figli, lavoratrice esperta nel settore del marketing digitale, abituata a correre 100 chilometri alla settimana, cambiò radicalmente il 7 febbraio del 2010. Per tre settimane la donna aveva avvertito forti mal di testa, ma il medico l'aveva congedata con una diagnosi di sospetta emicrania e la prescrizione di un antidolorifico. Ma solo cinque ore più tardi Kate fu colpita da un ictus causato da un coagulo di sangue formatosi nel tronco cerebrale.<br />UMILIAZIONI SUBITE<br />I medici si convinsero che la donna, una volta entrata in coma, fosse da considerare totalmente cerebrolesa. In realtà tre giorni dopo l'ictus Kate si svegliò pienamente consapevole, nonostante non fosse in grado di interagire in alcun modo con il mondo esterno. Il suo stato reale era quello comunemente definito come "sindrome di Locked In": «Puoi pensare, puoi sentire, ma non puoi dire assolutamente nulla», spiega la Allatt. I medici invece erano convinti che fosse in stato vegetativo, così cominciarono a trattarla come un pezzo di carne esanime. Ancora addolorata per «l'umiliazione subita», Kate ricorda «gli infermieri che parlavano davanti a me. Che abbassavano le loro aspettative su di me». E racconta che un giorno, per il solo fatto che «forse non ero cosciente», fu «lasciata nuda sul sedile della doccia per venti minuti (…). Fu orribile, mortificante».<br />NESSUNO MI PARLAVA<br />La descrizione di quei giorni, di quando «non potevo respirare da sola ma potevo sentire tutto», è quella di un autentico calvario. «Ero mantenuta in vita dalle macchine», dice. E a causa della «paura, l'ansia e il terrore» che «potessero spegnerle», Allatt cominciò ad avere le alluncinazioni: «Pensavo a cosa sarebbe successo se gli infermieri avessero spento le macchine, mi sentivo così vulnerabile. È stato un trauma, ogni notte era una vera e propria battaglia. Ma ovviamente non potevo combattere, non potevo fare nulla. Ogni momento era come se il mio cuore stesse per uscirmi fuori da petto». E anche se i suoi due figli più piccoli «sono stati meravigliosi, mi sedevano accanto e mi massaggiavano le mani e i piedi, nessuno parlava davvero a me. Parlavano tra di loro».<br />LACRIME BENEDETTE<br />Ad restituire a Kate un po' di speranza fu l'unica persona che, pur convinta che la donna fosse in stato vegetativo, continuò a trattarla come una persona, solo per il fatto che c'era: «Mia figlia India aveva solo 10 anni, ma si sedeva al mio capezzale e balbettava, parlandomi dei compiti di scuola e di assolutamente nulla per 45 minuti, come se niente fosse. Semplicemente parlava con la sua mamma». Fu così che vedendo «le persone che amavo entrare in terapia intensiva», la Allatt cominciò a versare qualche lacrima. E le persone intorno a lei si resero conto che non era una reazione involontaria. L'amica Jacquie le mise davanti agli occhi una scheda con l'alfabeto: «Mi dissero di provare a sbattere le ciglia, non riuscivo nemmeno a farlo, ma era come un leggero movimento delle palpebre. Una volta per dire sì e due per dire no». Dopo mezz'ora la donna fu in grado di comporre la parola...]]></itunes:summary><itunes:duration>450</itunes:duration><itunes:keywords>allettato,eutanasia,malato,sindromedilockedin,sonno,statoneurovegetativo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/39290b4cbed5c565d1865cca83903e8d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Scenari macabri e inquietanti un gruppo di medici belgi ha stabilito che i pazienti uccisi con l'eutanasia sono donatori ideali di orgnai</title><link>https://www.spreaker.com/episode/scenari-macabri-e-inquietanti-un-gruppo-di-medici-belgi-ha-stabilito-che-i-pazienti-uccisi-con-l-eutanasia-sono-donatori-ideali-di-orgnai--44937108</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1853" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1853</a><br /><br />SCENARI MACABRI ED INQUIETANTI: UN GRUPPO DI MEDICI BELGI HA STABILITO CHE I PAZIENTI UCCISI CON L'EUTANASIA SONO DONATORI IDEALI DI ORGANI di Alfredo de Matteo<br />La realtà sta ormai superando la fantasia e gli scenari più macabri ed inquietanti non sono il frutto dell'immaginazione perversa degli ideatori di film horror ma veri accadimenti. Uno studio condotto da un gruppo di medici belgi ha stabilito che i pazienti deceduti per eutanasia sono donatori ideali di organi, soprattutto di polmoni; sulla base di quanto riportato nel rapporto, dati alla mano, tre pazienti su quattro di coloro a cui sono stati trapiantati polmoni provenienti da donatori eutanasizzati hanno avuto un eccellente e rapido decorso post impianto. Tutti i pazienti a cui sono stati prelevati gli organi avevano dato il loro consenso all'eutanasia pur non trovandosi in stato terminale: uno soffriva di un insostenibile disordine mentale, gli altri due di una debilitante malattia benigna.<br />Il giorno stabilito sono stati condotti nella sala adiacente quella dei trapianti ed ivi "terminati" con particolari accorgimenti (è stato somministrato loro un farmaco anticoagulante prima del cocktail mortale di medicinali), dichiarati morti sulla base di criteri stabiliti dalla legge belga, intubati e posizionati sul tavolo operatorio pronti per essere depredati dei preziosi organi.<br />Secondo un rapporto stilato dalla Canadian Medical Association il 20% degli infermieri intervistati ha partecipato ad interventi eutanasici e circa la metà di loro ha ammesso di aver partecipato a tali operazioni senza il consenso esplicito del paziente. Prelevare organi da pazienti non consenzienti è solo questione di tempo, afferma il dottor Saunders, dato che già ora la metà dei casi di eutanasia in Belgio avvengono senza la volontà espressa del malato ("La Bussola Quotidiana", 23 giugno 2011). L'evoluzione del male e l'utilizzo di nuovi strumenti di morte non è casuale ma la logica conseguenza di norme giuridiche e di concezioni filosofiche dell'uomo e del suo essere nel mondo che sono il frutto di una società che nega l'esistenza di un Essere Superiore e, conseguentemente, di uno statuto giuridico (il diritto naturale) che precede la fondazione stessa dello Stato. Di conseguenza, in assenza di un ordine universale riconosciuto, è naturale pensare la vita e legiferare secondo un falso ordine basato sulla sostanziale inutilità dell'esistenza umana, spogliata di qualsiasi prospettiva soprannaturale. Se l'uomo è destinato a scomparire nel nulla da dove è venuto, tutte le carte si giocano nel limitato lasso di tempo della sua esistenza terrena; cosicché, la sofferenza e la malattia invalidante diventano degli insopportabili fardelli che è perfettamente inutile portare avanti, anche perché costituiscono degli ostacoli per chi invece può ancora avere la chance di godersi la vita. La legge del più forte, dunque, diventa il vero e unico criterio di riferimento di una umanità depressa e spiritualmente annichilita.<br />Il business dei trapianti d'organo, ormai acriticamente accettato da tutti come il livello più alto di altruismo e gratuita donazione di sé raggiunto dall'uomo della modernità, si inquadra perfettamente nell'epoca in cui viviamo: la morte di colui che si auto-elimina o viene eliminato acquisisce senso e dignità nel momento in cui è utile a qualcun altro. La mancanza di senso, infatti, colpisce l'uomo in tutte le fasi della sua esistenza, tanto che ancor più terrificante del vivere senza alcuna prospettiva e senza poter lasciare alcuna traccia è il morire. Non sorprende, dunque, la facilità con cui le persone danno il loro assenso a donare gli organi vitali e non sorprende nemmeno che la materia prima dei trapianti provenga in misura sempre maggiore dalle persone eutanasizzate; purtroppo non sorprende neppure il fatto che sempre con maggior frequenza si ricorrerà all'eutanasia senza il consenso del paziente o addirittura contro di esso. La strada del male è un abisso senza fondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44937108</guid><pubDate>Fri, 05 Aug 2011 15:00:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44937108/scenari_macabri_e_inquietanti_un_gruppo_di_medici_belgi_ha_stabilito_che_i_pazienti_uccisi_con_l_eutanasia_sono_donatori_ideali_di_orgnai.mp3" length="5395434" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1853

SCENARI MACABRI ED INQUIETANTI: UN GRUPPO DI MEDICI BELGI HA STABILITO CHE I PAZIENTI UCCISI CON L'EUTANASIA SONO DONATORI IDEALI DI ORGANI di Alfredo de Matteo
La realtà sta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1853" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1853</a><br /><br />SCENARI MACABRI ED INQUIETANTI: UN GRUPPO DI MEDICI BELGI HA STABILITO CHE I PAZIENTI UCCISI CON L'EUTANASIA SONO DONATORI IDEALI DI ORGANI di Alfredo de Matteo<br />La realtà sta ormai superando la fantasia e gli scenari più macabri ed inquietanti non sono il frutto dell'immaginazione perversa degli ideatori di film horror ma veri accadimenti. Uno studio condotto da un gruppo di medici belgi ha stabilito che i pazienti deceduti per eutanasia sono donatori ideali di organi, soprattutto di polmoni; sulla base di quanto riportato nel rapporto, dati alla mano, tre pazienti su quattro di coloro a cui sono stati trapiantati polmoni provenienti da donatori eutanasizzati hanno avuto un eccellente e rapido decorso post impianto. Tutti i pazienti a cui sono stati prelevati gli organi avevano dato il loro consenso all'eutanasia pur non trovandosi in stato terminale: uno soffriva di un insostenibile disordine mentale, gli altri due di una debilitante malattia benigna.<br />Il giorno stabilito sono stati condotti nella sala adiacente quella dei trapianti ed ivi "terminati" con particolari accorgimenti (è stato somministrato loro un farmaco anticoagulante prima del cocktail mortale di medicinali), dichiarati morti sulla base di criteri stabiliti dalla legge belga, intubati e posizionati sul tavolo operatorio pronti per essere depredati dei preziosi organi.<br />Secondo un rapporto stilato dalla Canadian Medical Association il 20% degli infermieri intervistati ha partecipato ad interventi eutanasici e circa la metà di loro ha ammesso di aver partecipato a tali operazioni senza il consenso esplicito del paziente. Prelevare organi da pazienti non consenzienti è solo questione di tempo, afferma il dottor Saunders, dato che già ora la metà dei casi di eutanasia in Belgio avvengono senza la volontà espressa del malato ("La Bussola Quotidiana", 23 giugno 2011). L'evoluzione del male e l'utilizzo di nuovi strumenti di morte non è casuale ma la logica conseguenza di norme giuridiche e di concezioni filosofiche dell'uomo e del suo essere nel mondo che sono il frutto di una società che nega l'esistenza di un Essere Superiore e, conseguentemente, di uno statuto giuridico (il diritto naturale) che precede la fondazione stessa dello Stato. Di conseguenza, in assenza di un ordine universale riconosciuto, è naturale pensare la vita e legiferare secondo un falso ordine basato sulla sostanziale inutilità dell'esistenza umana, spogliata di qualsiasi prospettiva soprannaturale. Se l'uomo è destinato a scomparire nel nulla da dove è venuto, tutte le carte si giocano nel limitato lasso di tempo della sua esistenza terrena; cosicché, la sofferenza e la malattia invalidante diventano degli insopportabili fardelli che è perfettamente inutile portare avanti, anche perché costituiscono degli ostacoli per chi invece può ancora avere la chance di godersi la vita. La legge del più forte, dunque, diventa il vero e unico criterio di riferimento di una umanità depressa e spiritualmente annichilita.<br />Il business dei trapianti d'organo, ormai acriticamente accettato da tutti come il livello più alto di altruismo e gratuita donazione di sé raggiunto dall'uomo della modernità, si inquadra perfettamente nell'epoca in cui viviamo: la morte di colui che si auto-elimina o viene eliminato acquisisce senso e dignità nel momento in cui è utile a qualcun altro. La mancanza di senso, infatti, colpisce l'uomo in tutte le fasi della sua esistenza, tanto che ancor più terrificante del vivere senza alcuna prospettiva e senza poter lasciare alcuna traccia è il morire. Non sorprende, dunque, la facilità con cui le persone danno il loro assenso a donare gli organi vitali e non sorprende nemmeno che la materia prima dei trapianti provenga in misura sempre maggiore dalle persone eutanasizzate; purtroppo non sorprende neppure il...]]></itunes:summary><itunes:duration>338</itunes:duration><itunes:keywords>belgio,business,eutanasia,organi,trapianti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3402de295aad75193989aa4bfae94c68.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Oncologa, vent'anni accanto a Veronesi, ero a favore dell'eutanasia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/oncologa-vent-anni-accanto-a-veronesi-ero-a-favore-dell-eutanasia--69964965</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/991" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/991</a><br /><br />ONCOLOGA, VENT'ANNI ACCANTO A VERONESI: ''ERO A FAVORE DELL'EUTANASIA, MA...<br />di Lucia Bellaspiga<br /> <br />Dopo una carriera spesa a combattere per il «diritto all'eutanasia», un anno fa l'annuncio choc ripreso da tutti i giornali: «Ho un cancro inguaribile al midollo, presto morirò. Ora, da malata, dico no all'eutanasia». Sylvie Ménard, oncologa di fama internazionale, fino ad aprile direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale all'Istituto dei Tumori di Milano e per vent'anni impegnata nella ricerca accanto a Umberto Veronesi, scoprì di essere condannata il 27 aprile del 2005. Proprio lei si trovava improvvisamente dall'altra parte della barricata. «All'inizio mi ribellai e decisi di non curarmi: a che serve curarsi se si è inguaribili? Poi ogni prospettiva è cambiata e la mia vita è divenuta molto più piena e degna di essere vissuta di prima».<br />Perché? Che cosa era successo?<br />Quando si è sani si parla di vita e di morte come valori filosofici, senza calarsi nella realtà. Ma quando ti trovi in prima persona nella condizione del malato, le prospettive cambiano, così come le priorità. Io stessa partivo lancia in testa a favore dell'eutanasia, mi pareva un diritto di 'libertà', senza approfondire... Essendo francese, poi, per me la libertà è particolarmente importante. Il fatto è che tutti combattiamo per l'eutanasia, ma come diritto del vicino: quando ho dovuto ragionare della morte vera, la mia, la vita ha preso valore, tutta, fino all'ultimo istante.<br />Dunque la volontà espressa da sani cambia quando si è malati?<br />Radicalmente. Quale persona, da sana, accetterebbe una prospettiva spaventosa come la Sla o un cancro gravissimo? Chiunque dice «se succedesse a me non vorrei vivere un solo giorno»... Invece quando ti capita, se hai ancora delle cose da realizzare, se senti che chi ti circonda ti ama, e soprattutto se i medici ti evitano la sofferenza fisica, il tempo che ti resta acquista una qualità prima sconosciuta: la vita quando ti sembra illimitata non la vivi appieno, è quando la stai per lasciare che la valuti.<br />Dunque lei sarà contraria anche al testamento biologico.<br />Quello che io stessa avrei scritto prima del 2005, lo avrei strappato dopo il cancro. Perché piuttosto che batterci per una 'degna morte' non ci si batte per una 'vita degna', affinché ogni cittadino abbia diritto alla terapia del dolore, a un accompagnamento totale, fisico e psicologico? Una volta accettata la propria morte capisci che è un fatto naturale, a condizione che sia serena e senza sofferenza, e oggi si può.<br />A questo proposito, Eluana non soffre ma alcuni considerano la sua una vita non degna.<br />Lo trovo spaventoso: non esiste una vita indegna. Può esserlo, tra virgolette, quella di un feroce assassino, certo non quella di un malato. Eluana respira da sola, dorme, si sveglia, va incontro alla senescenza... che ne so io della sua vita? Li chiamiamo 'vegetali' ma non sappiamo assolutamente nulla di queste persone. Il mio terrore è che Eluana senta ciò che si dice intorno al suo letto... Molti pazienti usciti da anni di stato vegetativo ci hanno raccontato che sentivano tutto ma non potevano minimamente comunicare: da queste storie riconosciamo almeno la nostra attuale ignoranza.<br />C'è chi sostiene che Eluana è inguaribile, dunque è inutile curarla.<br />I due termini non sono sinonimi: molte malattie sono inguaribili, ad esempio il diabete, ma esistono i farmaci per curarle. Il cancro stesso a volte è inguaribile, ma è sempre curabile!<br />Un concetto fondamentale per definire il ruolo del medico, oggi spesso snaturato.<br />Esatto: il medico deve guarire qualche volta, curare spesso, confortare sempre. Se un paziente esce dal suo studio con la morte nel cuore, quel medico non ha fatto il suo lavoro.<br />O se la morte nel cuore ce l'ha un parente: in fondo è l'intera famiglia che si 'ammala', quando in casa c'è un caso grave come quello di Eluana.<br />Beppino Englaro ha la morte nel cuore, significa che accanto a sé ha qualche medico che non sa fare ciò che deve. Io, scienziata atea, se potessi, vorrei lasciargli solo un dubbio: che forse in sua figlia una minima attività c'è, che magari possa sognare mentre dorme. Come fa lui a saperne più di tutti i neuroscienziati? Vuole liberarla, dice, ma è sicuro? Nella totale mancanza di dati che ci dicano se il suo mondo è così brutto come sostiene o addirittura non esista neppure, accolga questo dubbio. E nel dubbio abbia la forza di accettare una vita seppure minima, che non soffre e non fa male a nessuno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69964965</guid><pubDate>Thu, 15 Jan 2009 23:32:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69964965/oncologa.mp3" length="5958125" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/991

ONCOLOGA, VENT'ANNI ACCANTO A VERONESI: ''ERO A FAVORE DELL'EUTANASIA, MA...
di Lucia Bellaspiga
 
Dopo una carriera spesa a combattere per il «diritto all'eutanasia», un anno fa l'annuncio choc...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/991" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/991</a><br /><br />ONCOLOGA, VENT'ANNI ACCANTO A VERONESI: ''ERO A FAVORE DELL'EUTANASIA, MA...<br />di Lucia Bellaspiga<br /> <br />Dopo una carriera spesa a combattere per il «diritto all'eutanasia», un anno fa l'annuncio choc ripreso da tutti i giornali: «Ho un cancro inguaribile al midollo, presto morirò. Ora, da malata, dico no all'eutanasia». Sylvie Ménard, oncologa di fama internazionale, fino ad aprile direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale all'Istituto dei Tumori di Milano e per vent'anni impegnata nella ricerca accanto a Umberto Veronesi, scoprì di essere condannata il 27 aprile del 2005. Proprio lei si trovava improvvisamente dall'altra parte della barricata. «All'inizio mi ribellai e decisi di non curarmi: a che serve curarsi se si è inguaribili? Poi ogni prospettiva è cambiata e la mia vita è divenuta molto più piena e degna di essere vissuta di prima».<br />Perché? Che cosa era successo?<br />Quando si è sani si parla di vita e di morte come valori filosofici, senza calarsi nella realtà. Ma quando ti trovi in prima persona nella condizione del malato, le prospettive cambiano, così come le priorità. Io stessa partivo lancia in testa a favore dell'eutanasia, mi pareva un diritto di 'libertà', senza approfondire... Essendo francese, poi, per me la libertà è particolarmente importante. Il fatto è che tutti combattiamo per l'eutanasia, ma come diritto del vicino: quando ho dovuto ragionare della morte vera, la mia, la vita ha preso valore, tutta, fino all'ultimo istante.<br />Dunque la volontà espressa da sani cambia quando si è malati?<br />Radicalmente. Quale persona, da sana, accetterebbe una prospettiva spaventosa come la Sla o un cancro gravissimo? Chiunque dice «se succedesse a me non vorrei vivere un solo giorno»... Invece quando ti capita, se hai ancora delle cose da realizzare, se senti che chi ti circonda ti ama, e soprattutto se i medici ti evitano la sofferenza fisica, il tempo che ti resta acquista una qualità prima sconosciuta: la vita quando ti sembra illimitata non la vivi appieno, è quando la stai per lasciare che la valuti.<br />Dunque lei sarà contraria anche al testamento biologico.<br />Quello che io stessa avrei scritto prima del 2005, lo avrei strappato dopo il cancro. Perché piuttosto che batterci per una 'degna morte' non ci si batte per una 'vita degna', affinché ogni cittadino abbia diritto alla terapia del dolore, a un accompagnamento totale, fisico e psicologico? Una volta accettata la propria morte capisci che è un fatto naturale, a condizione che sia serena e senza sofferenza, e oggi si può.<br />A questo proposito, Eluana non soffre ma alcuni considerano la sua una vita non degna.<br />Lo trovo spaventoso: non esiste una vita indegna. Può esserlo, tra virgolette, quella di un feroce assassino, certo non quella di un malato. Eluana respira da sola, dorme, si sveglia, va incontro alla senescenza... che ne so io della sua vita? Li chiamiamo 'vegetali' ma non sappiamo assolutamente nulla di queste persone. Il mio terrore è che Eluana senta ciò che si dice intorno al suo letto... Molti pazienti usciti da anni di stato vegetativo ci hanno raccontato che sentivano tutto ma non potevano minimamente comunicare: da queste storie riconosciamo almeno la nostra attuale ignoranza.<br />C'è chi sostiene che Eluana è inguaribile, dunque è inutile curarla.<br />I due termini non sono sinonimi: molte malattie sono inguaribili, ad esempio il diabete, ma esistono i farmaci per curarle. Il cancro stesso a volte è inguaribile, ma è sempre curabile!<br />Un concetto fondamentale per definire il ruolo del medico, oggi spesso snaturato.<br />Esatto: il medico deve guarire qualche volta, curare spesso, confortare sempre. 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Si tratta di un mutamento radicale della concezione di morte - che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organo - accettato da quasi tutti i Paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti), con l'eccezione del Giappone.<br />Anche la Chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale. A ricordare questo fatto è ora il filosofo del diritto Paolo Becchi in un libro ("Morte cerebrale e trapianto di organi", Morcelliana) che - oltre a rifare la storia della definizione e dei dibattiti seguiti negli anni Settanta, tra i quali il più importante è senza dubbio quello di cui fu protagonista Hans Jonas - affronta con chiarezza la situazione attuale, molto più complessa e controversa.<br />Il motivo per cui questa nuova definizione è stata accettata così rapidamente sta nel fatto che essa non è stata letta come un radicale cambiamento del concetto di morte, ma soltanto - scrive Becchi - come «una conseguenza del processo tecnologico che aveva reso disponibili alla medicina più affidabili strumenti per rilevare la perdita delle funzioni cerebrali». La giustificazione scientifica di questa scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo.<br />Come dimostrò nel 1992 il caso clamoroso di una donna entrata in coma irreversibile e dichiarata cerebralmente morta prima di accorgersi che era incinta; si decise allora di farle continuare la gravidanza, e questa proseguì regolarmente fino a un aborto spontaneo. Questo caso e poi altri analoghi conclusi con la nascita del bambino hanno messo in questione l'idea che in questa condizione si tratti di corpi già morti, cadaveri da cui espiantare organi. Sembra, quindi, avere avuto ragione Jonas quando sospettava che la nuova definizione di morte, più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare.<br />Naturalmente, in proposito si è aperta nel mondo scientifico una discussione, in parte raccolta nel volume, curato da Roberto de Mattei, "Finis vitae. Is brain death still life?" (Rubbettino), i cui contributi - di neurologi, giuristi e filosofi statunitensi ed europei - sono concordi nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano. Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile. E questa preoccupazione venne espressa al concistoro straordinario del 1991 dal cardinale Ratzinger nella sua relazione sul problema delle minacce alla vita umana: «Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma “irreversibile”, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d'organo o serviranno, anch'essi, alla sperimentazione medica (“cadaveri caldi”)».<br />Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri. Ma la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre altri problemi bioetici per i cattolici: l'idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo - grazie alla respirazione artificiale - è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente. Come ha fatto notare Peter Singer, che si muove su posizioni opposte a quelle cattoliche: «Se i teologi cattolici possono accettare questa posizione in caso di morte cerebrale, dovrebbero essere in grado di accettarla anche in caso di anencefalie».<br />Facendo il punto sulla questione, Becchi scrive che «l'errore, sempre più evidente, è stato quello di aver voluto risolvere un problema etico-giuridico con una presunta definizione scientifica», mentre il nodo dei trapianti «non si risolve con una definizione medico-scientifica della morte», ma attraverso l'elaborazione di «criteri eticamente e giuridicamente sostenibili e condivisibili». La Pontificia Accademia delle Scienze - che negli anni Ottanta si era espressa a favore del rapporto di Harvard - nel 2005 è tornata sul tema con un convegno su «I segni della morte». Il quarantesimo anniversario della nuova definizione di morte cerebrale sembra quindi riaprire la discussione, sia dal punto di vista scientifico generale, sia in ambito cattolico, al cui interno l'accettazione dei criteri di Harvard viene a costituire un tassello decisivo per molte altre questioni bioetiche oggi sul tappeto, e per il quale al tempo stesso costa rimettere in discussione uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici negli ultimi decenni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44936672</guid><pubDate>Fri, 12 Sep 2008 21:50:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44936672/l_osservatore_romano_rompe_il_tab_sulla_morte_cerebrale.mp3" length="7110320" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=871

L'OSSERVATORE ROMANO ROMPE IL TABU' SULLA MORTE CEREBRALE di Lucetta Scaraffia
Quarant'anni fa, verso la fine dell'estate del 1968, il cosiddetto rapporto di Harvard cambiava la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=871" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=871</a><br /><br />L'OSSERVATORE ROMANO ROMPE IL TABU' SULLA MORTE CEREBRALE di Lucetta Scaraffia<br />Quarant'anni fa, verso la fine dell'estate del 1968, il cosiddetto rapporto di Harvard cambiava la definizione di morte basandosi non più sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto: da allora l'organo indicatore della morte non è più soltanto il cuore, ma il cervello. Si tratta di un mutamento radicale della concezione di morte - che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organo - accettato da quasi tutti i Paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti), con l'eccezione del Giappone.<br />Anche la Chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale. A ricordare questo fatto è ora il filosofo del diritto Paolo Becchi in un libro ("Morte cerebrale e trapianto di organi", Morcelliana) che - oltre a rifare la storia della definizione e dei dibattiti seguiti negli anni Settanta, tra i quali il più importante è senza dubbio quello di cui fu protagonista Hans Jonas - affronta con chiarezza la situazione attuale, molto più complessa e controversa.<br />Il motivo per cui questa nuova definizione è stata accettata così rapidamente sta nel fatto che essa non è stata letta come un radicale cambiamento del concetto di morte, ma soltanto - scrive Becchi - come «una conseguenza del processo tecnologico che aveva reso disponibili alla medicina più affidabili strumenti per rilevare la perdita delle funzioni cerebrali». La giustificazione scientifica di questa scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo.<br />Come dimostrò nel 1992 il caso clamoroso di una donna entrata in coma irreversibile e dichiarata cerebralmente morta prima di accorgersi che era incinta; si decise allora di farle continuare la gravidanza, e questa proseguì regolarmente fino a un aborto spontaneo. Questo caso e poi altri analoghi conclusi con la nascita del bambino hanno messo in questione l'idea che in questa condizione si tratti di corpi già morti, cadaveri da cui espiantare organi. Sembra, quindi, avere avuto ragione Jonas quando sospettava che la nuova definizione di morte, più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare.<br />Naturalmente, in proposito si è aperta nel mondo scientifico una discussione, in parte raccolta nel volume, curato da Roberto de Mattei, "Finis vitae. Is brain death still life?" (Rubbettino), i cui contributi - di neurologi, giuristi e filosofi statunitensi ed europei - sono concordi nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano. Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile. E questa preoccupazione venne espressa al concistoro straordinario del 1991 dal cardinale Ratzinger nella sua relazione sul problema delle minacce alla vita umana: «Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma “irreversibile”, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d'organo o serviranno, anch'essi, alla sperimentazione medica (“cadaveri caldi”)».<br />Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri....]]></itunes:summary><itunes:duration>445</itunes:duration><itunes:keywords>cerebrale,cervello,funzioni,giappone,gravidanza,osservatore,tabu</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/48ae35531e34ab36f40e5706b2de6dfd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inquietante storia del concetto di "morte cerebrale"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inquietante-storia-del-concetto-di-morte-cerebrale--44944648</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872</a><br /><br />L'INQUIETANTE STORIA DEL CONCETTO DI ''MORTE CEREBRALE'' di Roberto de Mattei<br />L'intolleranza mediatica contro l'editoriale di Lucetta Scaraffia, I segni della morte, sull'"Osservatore Romano" del 3 settembre 2008, suggerisce alcune considerazioni sul tema delicato e cruciale della morte cerebrale.<br />Tutti possono consentire sulla definizione, in negativo, della morte come "fine della vita". Ma che cos'è la vita? La biologia attribuisce la qualifica di vivente ad un organismo che ha in sé stesso un principio unitario e integratore che ne coordina le parti e ne dirige l'attività. Gli organismi viventi sono tradizionalmente distinti in vegetali, animali ed umani. La vita della pianta, dell'animale e dell'uomo, pur di natura diversa, presuppone, in ogni caso un sistema integrato animato da un principio attivo e unificatore. La morte dell'individuo vivente, sul piano biologico, è il momento in cui il principio vitale che gli è proprio cessa le sue funzioni. Lasciamo da parte il fatto che, per l'essere umano, questo principio vitale, definito anima, sia di natura spirituale e incorruttibile. Fermiamoci al concetto, unanimamente ammesso, che l'uomo può dirsi clinicamente morto quando il principio che lo vivifica si è spento e l'organismo, privato del suo centro ordinatore, inizia un processo di dissoluzione che porterà alla progressiva decomposizione del corpo.<br />Ebbene, la scienza non ha finora potuto dimostrare che il principio vitale dell'organismo umano risieda in alcun organo del corpo. Il sistema integratore del corpo, considerato come un "tutto", non è infatti localizzabile in un singolo organo, sia pure importante, come il cuore o l'encefalo. Le attività cerebrali e cardiache presuppongono la vita, ma non è propriamente in esse la causa della vita. Non bisogna confondere le attività con il loro principio. La vita è qualcosa di inafferrabile che trascende i singoli organi materiali, dell'essere animato, e che non può essere misurata materialmente, e tanto meno creata: è un mistero della natura, su cui è giusto che la scienza indaghi, ma di cui la scienza non è padrona. Quando la scienza pretende di creare o manipolare la vita, si fa essa stessa filosofia e religione, scivolando nello "scientismo".<br />Il volume Finis Vitae. La morte cerebrale è ancora vita?, pubblicato in coedizione dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Rubbettino (Soveria Mannelli 2008), con il contributo di diciotto studiosi internazionali, dimostra questi concetti in quasi cinquecento pagine. Non solo non può essere accettato il criterio neurologico che fa riferimento alla "morte corticale", perché in essa rimane integro parte dell'encefalo e permane attiva la capacità di regolazione centrale delle funzioni omeostatiche e vegetative; non solo non può essere accettato il criterio che fa riferimento alla morte del tronco-encefalo, perché non è dimostrato che le strutture al di sopra del tronco abbiano perso la possibilità di funzionare se stimolate in altro modo; ma neppure può essere accettato il criterio della cosiddetta "morte cerebrale", intesa come cessazione permanente di tutte le funzioni dell'encefalo (cervello, cervelletto e tronco cerebrale) con la conseguenza di uno stato di coma irreversibile. Lo stesso prof. Carlo Alberto De Fanti, il neurologo che vuole staccare la spina a Eluana Englaro, autore di un libro dedicato a questo argomento (Soglie, Bollati Boringhieri, Torino 2007), ha ammesso che la morte cerebrale può essere forse definita un "punto di non ritorno", ma "non coincide con la morte dell'organismo come un tutto (che si verifica solo dopo l'arresto cardiocircolatorio)" ("L'Unità", 3 settembre 2008). E' evidente come il "punto di non ritorno", posto che sia realmente tale, è una situazione di gravissima menomazione, ma non è la morte dell'individuo.<br />L'irreversibilità della perdita delle funzioni cerebrali, accertata dall'"encefalogramma piatto", non dimostra la morte dell'individuo. La perdita totale dell'unitarietà dell'organismo, intesa come la capacità di integrare e coordinare l'insieme delle sue funzioni, non dipende infatti dall'encefalo, e neppure dal cuore. L'accertamento della cessazione del respiro e del battito del cuore non significa che nel cuore o nei polmoni stia la fonte della vita. Se la tradizione giuridica e medica, non solo occidentale, ha da sempre ritenuto che la morte dovesse essere accertata attraverso la cessazione delle attività cardiocircolatorie è perché l'esperienza dimostra che all'arresto di tali attività fa seguito, dopo alcune ore, il rigor mortis e quindi l'inizio della disgregazione del corpo. Ciò non accade in alcun modo dopo la cessazione delle attività cerebrali. Oggi la scienza fa sì che donne con encefalogramma piatto possano portare a termine la gravidanza, mettendo al mondo bambini sani. Un individuo in stato di "coma irreversibile" può essere tenuto in vita, con il supporto di mezzi artificiali; un cadavere non potrà mai essere rianimato, neppure collegandolo a sofisticati apparecchi.<br />Restano da aggiungere alcune considerazioni. Il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, ha dichiarato i criteri di Harvard "non sono mai stati messi in discussione dalla comunità scientifica" (" La Repubblica ", 3 settembre 2008). Se anche ciò fosse vero, e non lo è, è facile rispondere che ciò che caratterizza la scienza è proprio la sua capacità di porre sempre in discussione i risultati acquisiti. Qualsiasi epistemologo sa che la finalità della scienza non è produrre certezze, bensì ridurre le incertezze. Altri, come il prof. Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, sostengono che, sul piano scientifico, la tesi contraria alla morte cerebrale "è ampiamente minoritaria" ("Il Giornale", 3 settembre 2008). Il prof. D'Agostino ha scritto belle pagine in difesa del diritto naturale e non può ignorare che il criterio della maggioranza può avere rilievo sotto l'aspetto politico e sociale, non certo quando si tratta di verità filosofiche o scientifiche. Intervenendo nel dibattito, una studiosa "laica" come Luisella Battaglia osserva che "il valore degli argomenti non si misura dal numero delle persone che vi aderiscono" e "il fatto che i dubbi siano avanzati da frange minoritarie non ha alcuna rilevanza dal punto di vista della validità delle tesi sostenute" ("Il Secolo XIX", 4 settembre 2008). Sul piano morale poi l'esistenza stessa di una possibilità di vita esige l'astensione dall'atto potenzialmente omicida. Se esiste anche solo il dieci per cento che dietro un cespuglio vi sia un uomo, nessuno è autorizzato ad aprire il fuoco. In campo bioetico, il principio in dubio pro vita resta centrale.<br />La verità è che la definizione della morte cerebrale fu proposta dalla Harvard Medical School, nell'estate del 1968, pochi mesi dopo il primo trapianto di cuore di Chris Barnard (dicembre 1967), per giustificare eticamente i trapianti di cuore, che prevedevano che il cuore dell'espiantato battesse ancora, ovvero che, secondo i canoni della medicina tradizionale, egli fosse ancora vivo. L'espianto, in questo caso equivaleva ad un omicidio, sia pure compiuto "a fin di bene". La scienza poneva la morale di fronte a un drammatico quesito: è lecito sopprimere un malato, sia pure condannato a morte, o irreversibilmente leso, per salvare un'altra vita umana, di "qualità" superiore?<br />Di fronte a questo bivio, che avrebbe dovuto imporre un serrato confronto tra opposte teorie morali, l'Università di Harvard si assunse la responsabilità di una "ridefinizione" del concetto di morte che permettesse di aprire la strada ai trapianti, aggirando le secche del dibattito etico. Non c'era bisogno di dichiarare lecita l'uccisione del paziente vivo; era sufficiente dichiararlo clinicamente morto. In seguito al rapporto scientifico di Harvard, la definizione di morte venne cambiata in quasi tutti gli Stati americani e, in seguito, anche nella maggior parte dei Paesi cosiddetti sviluppati (in Italia, la "svolta" fu segnata dalla legge 29 dicembre 1993 n. 578 che all'art. 1 recita: "La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello").<br />La natura del dibattito non è dunque scientifica, ma etica. Che questa sia la verità lo conferma il senatore del PD Ignazio Marino che in un articolo su "Repubblica" del 3 settembre definisce l'articolo dell'"Osservatore Romano" "un atto irresponsabile che rischia di mettere in pericolo la possibilità di salvare centinaia di migliaia di vite grazie alla donazione degli organi". Queste parole insinuano innanzitutto una menzogna: quella che il rifiuto della morte cerebrale porti alla cessazione di ogni tipo di donazione, laddove il problema etico non riguarda la maggior parte dei trapianti, ma si pone solo per il prelievo di organi vitali che comporti la morte del donatore, come è il caso dell'espianto del cuore. Ciò spiega come Benedetto XVI, che ha sempre nutrito riserve verso il concetto di morte cerebrale, si sia a suo tempo detto favorevole alla donazione di organi. Il vero problema è che il prezzo da pagare per salvare queste vite è quello tragico di sopprimerne altre. Si vuole sostituire il principio utilitaristico secondo cui si può fare il male per ottenere un bene, alla massima occidentale e cristiana secondo cui non è lecito fare il male, neppure per ottenere un bene superiore. Se un tempo i "segni" tradizionali della morte dovevano accertare che una persona viva non fosse considerata morta, oggi il nuovo criterio harvardiano pretende di trattare il vivente come un cadavere per poterlo espiantare. A monte di tutto questo sta quel medesimo disprezzo per la vita umana che dopo avere imposto la legislazione sull'aborto vuole spalancare la strada a quella sull'eutanasia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44944648</guid><pubDate>Fri, 12 Sep 2008 07:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44944648/l_inquietante_storia_del_concetto_di_morte_cerebrale.mp3" length="12270862" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872

L'INQUIETANTE STORIA DEL CONCETTO DI ''MORTE CEREBRALE'' di Roberto de Mattei
L'intolleranza mediatica contro l'editoriale di Lucetta Scaraffia, I segni della morte,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=872</a><br /><br />L'INQUIETANTE STORIA DEL CONCETTO DI ''MORTE CEREBRALE'' di Roberto de Mattei<br />L'intolleranza mediatica contro l'editoriale di Lucetta Scaraffia, I segni della morte, sull'"Osservatore Romano" del 3 settembre 2008, suggerisce alcune considerazioni sul tema delicato e cruciale della morte cerebrale.<br />Tutti possono consentire sulla definizione, in negativo, della morte come "fine della vita". Ma che cos'è la vita? La biologia attribuisce la qualifica di vivente ad un organismo che ha in sé stesso un principio unitario e integratore che ne coordina le parti e ne dirige l'attività. Gli organismi viventi sono tradizionalmente distinti in vegetali, animali ed umani. La vita della pianta, dell'animale e dell'uomo, pur di natura diversa, presuppone, in ogni caso un sistema integrato animato da un principio attivo e unificatore. La morte dell'individuo vivente, sul piano biologico, è il momento in cui il principio vitale che gli è proprio cessa le sue funzioni. Lasciamo da parte il fatto che, per l'essere umano, questo principio vitale, definito anima, sia di natura spirituale e incorruttibile. Fermiamoci al concetto, unanimamente ammesso, che l'uomo può dirsi clinicamente morto quando il principio che lo vivifica si è spento e l'organismo, privato del suo centro ordinatore, inizia un processo di dissoluzione che porterà alla progressiva decomposizione del corpo.<br />Ebbene, la scienza non ha finora potuto dimostrare che il principio vitale dell'organismo umano risieda in alcun organo del corpo. Il sistema integratore del corpo, considerato come un "tutto", non è infatti localizzabile in un singolo organo, sia pure importante, come il cuore o l'encefalo. Le attività cerebrali e cardiache presuppongono la vita, ma non è propriamente in esse la causa della vita. Non bisogna confondere le attività con il loro principio. La vita è qualcosa di inafferrabile che trascende i singoli organi materiali, dell'essere animato, e che non può essere misurata materialmente, e tanto meno creata: è un mistero della natura, su cui è giusto che la scienza indaghi, ma di cui la scienza non è padrona. Quando la scienza pretende di creare o manipolare la vita, si fa essa stessa filosofia e religione, scivolando nello "scientismo".<br />Il volume Finis Vitae. La morte cerebrale è ancora vita?, pubblicato in coedizione dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Rubbettino (Soveria Mannelli 2008), con il contributo di diciotto studiosi internazionali, dimostra questi concetti in quasi cinquecento pagine. Non solo non può essere accettato il criterio neurologico che fa riferimento alla "morte corticale", perché in essa rimane integro parte dell'encefalo e permane attiva la capacità di regolazione centrale delle funzioni omeostatiche e vegetative; non solo non può essere accettato il criterio che fa riferimento alla morte del tronco-encefalo, perché non è dimostrato che le strutture al di sopra del tronco abbiano perso la possibilità di funzionare se stimolate in altro modo; ma neppure può essere accettato il criterio della cosiddetta "morte cerebrale", intesa come cessazione permanente di tutte le funzioni dell'encefalo (cervello, cervelletto e tronco cerebrale) con la conseguenza di uno stato di coma irreversibile. Lo stesso prof. Carlo Alberto De Fanti, il neurologo che vuole staccare la spina a Eluana Englaro, autore di un libro dedicato a questo argomento (Soglie, Bollati Boringhieri, Torino 2007), ha ammesso che la morte cerebrale può essere forse definita un "punto di non ritorno", ma "non coincide con la morte dell'organismo come un tutto (che si verifica solo dopo l'arresto cardiocircolatorio)" ("L'Unità", 3 settembre 2008). E' evidente come il "punto di non ritorno", posto che sia realmente tale, è una situazione di gravissima menomazione, ma non è la morte dell'individuo.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>767</itunes:duration><itunes:keywords>bioetica,eutanasia,finisvitae,scaraffia,scientismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a427128fa9a480d767b078c52091cb0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli interessi che sono dietro la definizione di morte cerebrale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-interessi-che-sono-dietro-la-definizione-di-morte-cerebrale--44936807</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473</a><br /><br />GLI INTERESSI CHE SONO DIETRO LA DEFINIZIONE DI MORTE CEREBRALE di Veronica Rasponi<br />Paul Byrne, neonatologo, è professore di Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell'Università dell'Ohio (Stati Uniti) e direttore del reparto di Neonatologia e Pediatria al St Charles Mercy Hospital dell'Ohio.<br />Dopo una vita dedicata a fare nascere bambini, a salvare neonati in difficoltà e a combattere contro la piaga dell'aborto, lo abbiamo incontrato a Roma, durante un convegno, nel quale difendeva un altro momento fondamentale della vita umana: la morte. Finis Vitae, il libro che veniva presentato al Consiglio Nazionale delle Ricerche, comprende una serie di saggi sul tema della "morte cerebrale" tra i quali quello del dott. Byrne su: Morte: l'assenza della vita. Gli abbiamo dunque posto alcune domande.<br />Dott. Byrne, sappiamo che lei è qui per presentare l'edizione italiana di un libro sul tema della "morte cerebrale" Ci può anzitutto dare una definizione di "morte cerebrale"?<br />Il termine "morte cerebrale" può voler significare almeno tre cose diverse: 1) potrebbe trattarsi di una vera morte; 2) il paziente potrebbe avere la totalità del cervello, o parte di esso, distrutta; 3) ci potremmo trovare di fronte alla cessazione solo di alcune funzioni del cervello.<br />Se così è, perché oggi quando si parla di "morte cerebrale" si tende a credere che ci si trovi di fronte ad una "vera"morte?<br />La ragione per cui si è sviluppato il concetto di "morte cerebrale", intesa come "vera" morte, è per poter prelevare organi vitali per i trapianti. Prima del 1968 non vi era alcuna possibilità di recuperare organi per i trapianti. Gli unici organi che venivano trapiantati erano i reni. Poi è stato inventato il concetto di "morte cerebrale" con il quale si possono ottenere altri organi vitali come il cuore e il fegato.<br />Il fondamento di questo concetto non era però in accordo con la scienza medica ordinaria che si sviluppa sulle ricerche della scienza di base. Partendo da questi studi, viene svolta con precauzione la ricerca clinica che deve prestare molta attenzione alla protezione dei pazienti ai quali vengono somministrati i nuovi trattamenti in via sperimentale. Ebbene, questo approccio precauzionale non è stato seguito con la "morte cerebrale".<br />Ma come e quando è nato questo concetto?<br />Il concetto di "morte cerebrale" è stato sviluppato nel 1968 da un comitato dell'Università di Harvard il cui rapporto finale è molto chiaro fin dal suo incipit. «La nostra intenzione principale è definire il coma irreversibile come nuovo criterio di morte». Ma nessuno studio scientifico serio aveva dimostrato questo fatto. Era stata solo osservata l'assenza di riflessi di alcune cellule cerebrali su pazienti che erano attaccati a dei ventilatori.<br />I ventilatori venivano dunque staccati per vedere se i pazienti erano in grado di respirare senza. Quando il paziente non riusciva da solo a respirare veniva allora dichiarata la "morte cerebrale" che diventava il segnale per poter procedere all'espianto degli organi. Questo è stato fatto senza aver svolto degli studi di scienza di base e senza pubblicare i risultati delle ricerche effettuate sui primi pazienti.<br />Successivamente, furono stabiliti nel 1971 i "criteri del Minnesota": su nove pazienti sui quali venivano registrate le onde cerebrali, due avevano effettivamente dimostrato attività "biologica". La conclusione dell'esperimento è stata che non era più necessario studiare le onde cerebrali prima di dichiarare la "morte cerebrale" di una persona.<br />Successivi approfondimenti e studi furono fatti su 500 pazienti: 44 di essi non morirono e di quelli che morirono, il 10% non aveva nessun problema con il cervello. Questi risultati vennero pubblicati nel 1977 sul giornale dell'Associazione Medica americana. I ricercatori raccomandarono criteri validi per poter giungere a un esperimento medico più ampio ed approfondito che non venne però mai eseguito. E questo perché, avendo già iniziato il prelevamento di organi, nessuno voleva approfondire una questione che avrebbe potuto bloccare un'attività già in piena espansione.<br />Ma questo non va contro l'etica medica?<br />L'antico giuramento ippocratico esorta il medico: «aiuta, guarisci, non nuocere, non uccidere». L'etica medica impone che la vita venga protetta e preservata dal concepimento fino alla fine naturale.<br />La morte è l'evento che pone fine alla vita, così come la nascita è l'inizio della vita. I sostenitori della "morte cerebrale" considerano la morte come un "processo" che si sviluppa nel tempo. Ma se così fosse, finché siamo nel processo, vi è ancora vita.<br />Ma noi dobbiamo stabilire un momento della morte e così come era evidente nel passato, non lo è più con il nuovo concetto di "morte cerebrale". Non possiamo essere sicuri fisicamente di questa morte perché vi è ancora il cuore che batte, vi è ancora la respirazione, anche se aiutata da un ventilatore, vi sono ancora i movimenti del corpo o qualche forma di azione. Non possiamo dunque definire queste persone "morte".<br />Il medico dovrebbe proteggere la vita e confortare i parenti che a lui si affidano. Non può dichiarare "morto" ciò che morto non è. Non si può contraddire la verità applicata da sempre nel campo medico. Purtroppo però i fautori della "morte cerebrale" non sono interessati a conoscere la verità ma si preoccupano solo di ottenere organi.<br />Siamo dunque all'eutanasia?<br />L'eutanasia è una morte imposta dal dottore, dai parenti o dal paziente stesso. Quando qualcosa è fatta deliberatamente al paziente per provocarne la morte, si può definire eutanasia. Il termine "eutanasia" è un termine che crea confusione perché "eu" viene dal greco e vuoi dire "buono" e "thanatos", di stessa matrice greca, vuoi dire "morte".<br />In realtà, piuttosto che usare il termine di "buona morte", sarebbe più opportuno utilizzare quello di "morte imposta", che, applicata ai non-nati, si chiamerebbe "aborto", applicata ai bambini appena nati sarebbe l'"infanticidio", applicata agli adulti si chiamerebbe "assistenza medica al suicidio". In questo senso la "morte cerebrale" può essere definita come una "morte imposta" per recuperare organi vitali.<br />Lei ha citato l'aborto. In fondo la sua professione è legata all'inizio della vita, non alla fine. Cosa prova ogni volta che fa nascere un bambino?<br />Non si smette mai di essere meravigliati dalla bellezza della vita. Ogni persona è unica e irripetibile e identificabile da molte caratteristiche: dal colore della pelle, degli occhi, dei capelli, e così via. Il DNA identifica geneticamente ognuno di noi fin dal primo momento della concezione e il DNA lo troviamo in tutte le nostre cellule, in tutti i nostri organi.<br />Bisognerebbe portare le persone a capire l'unicità e l'irripetibilità della vita umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Con il dono della vita, noi riceviamo anche quello dell'intelligenza e della libertà che di per sé dovrebbe spingerci a cercare il bene e ad evitare il male.<br />Come noi dobbiamo preservare la nostra vita, e siamo portati a farlo naturalmente, così dobbiamo preservare quella delle altre persone, principalmente dei più deboli e indifesi. La vita va dunque protetta fin dal primo istante.<br />Qual è l'impatto sulla società dei movimenti pro-vita americani?<br />A me sembra che i giovani siano molto più attivi e convinti delle persone della mia età. Basti pensare alla March for Life che si svolge a Washington ogni 22 gennaio per protestare contro la legge che legalizzò l'aborto in America: la maggior parte dei partecipanti ha meno di 40 anni.<br />Ma purtroppo vi sono attivisti in tutti e due gli schieramenti. Molti sono coloro che sono contrari all'aborto ma solo in parte, con dei distinguo. Tra queste persone vi sono molti politici che per questo motivo non fanno una vera campagna contro. A me questa sembra una posizione non razionale.<br />I movimenti pro-vita sono comunque molto attivi sia a livello nazionale, come l'American Life League o il Human Life International, che a livello locale. Per esempio nel South Dakota, il governo locale aveva votato in favore della liberalizzazione di qualsiasi tipo di aborto, senza restrizioni. I gruppi pro-vita non si sono dati per vinti e hanno ottenuto di andare al referendum che ha respinto la legge.<br />E in questa attività di sensibilizzazione, quale ruolo svolge il clero cattolico?<br />La posizione ufficiale della Chiesa è contraria all'aborto ma purtroppo solo pochi sacerdoti e vescovi osano parlare chiaramente. Le chiese, negli Stati Uniti, beneficiano di un regime "esentasse", ma questo presuppone che non debbano parlare di questioni politiche. Se lo fanno, vengono "minacciati" di perdere questo status. Questo fa sì che molti hanno paura di parlare ufficialmente, anche se in privato la maggior parte dei vescovi e dei sacerdoti sono assolutamente contrari.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44936807</guid><pubDate>Fri, 18 Apr 2008 21:57:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44936807/gli_interessi_che_sono_dietro_la_definizione_di_morte_cerebrale.mp3" length="11907656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473

GLI INTERESSI CHE SONO DIETRO LA DEFINIZIONE DI MORTE CEREBRALE di Veronica Rasponi
Paul Byrne, neonatologo, è professore di Pediatria presso la Facoltà di Medicina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1473</a><br /><br />GLI INTERESSI CHE SONO DIETRO LA DEFINIZIONE DI MORTE CEREBRALE di Veronica Rasponi<br />Paul Byrne, neonatologo, è professore di Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell'Università dell'Ohio (Stati Uniti) e direttore del reparto di Neonatologia e Pediatria al St Charles Mercy Hospital dell'Ohio.<br />Dopo una vita dedicata a fare nascere bambini, a salvare neonati in difficoltà e a combattere contro la piaga dell'aborto, lo abbiamo incontrato a Roma, durante un convegno, nel quale difendeva un altro momento fondamentale della vita umana: la morte. Finis Vitae, il libro che veniva presentato al Consiglio Nazionale delle Ricerche, comprende una serie di saggi sul tema della "morte cerebrale" tra i quali quello del dott. Byrne su: Morte: l'assenza della vita. Gli abbiamo dunque posto alcune domande.<br />Dott. Byrne, sappiamo che lei è qui per presentare l'edizione italiana di un libro sul tema della "morte cerebrale" Ci può anzitutto dare una definizione di "morte cerebrale"?<br />Il termine "morte cerebrale" può voler significare almeno tre cose diverse: 1) potrebbe trattarsi di una vera morte; 2) il paziente potrebbe avere la totalità del cervello, o parte di esso, distrutta; 3) ci potremmo trovare di fronte alla cessazione solo di alcune funzioni del cervello.<br />Se così è, perché oggi quando si parla di "morte cerebrale" si tende a credere che ci si trovi di fronte ad una "vera"morte?<br />La ragione per cui si è sviluppato il concetto di "morte cerebrale", intesa come "vera" morte, è per poter prelevare organi vitali per i trapianti. Prima del 1968 non vi era alcuna possibilità di recuperare organi per i trapianti. Gli unici organi che venivano trapiantati erano i reni. Poi è stato inventato il concetto di "morte cerebrale" con il quale si possono ottenere altri organi vitali come il cuore e il fegato.<br />Il fondamento di questo concetto non era però in accordo con la scienza medica ordinaria che si sviluppa sulle ricerche della scienza di base. Partendo da questi studi, viene svolta con precauzione la ricerca clinica che deve prestare molta attenzione alla protezione dei pazienti ai quali vengono somministrati i nuovi trattamenti in via sperimentale. Ebbene, questo approccio precauzionale non è stato seguito con la "morte cerebrale".<br />Ma come e quando è nato questo concetto?<br />Il concetto di "morte cerebrale" è stato sviluppato nel 1968 da un comitato dell'Università di Harvard il cui rapporto finale è molto chiaro fin dal suo incipit. «La nostra intenzione principale è definire il coma irreversibile come nuovo criterio di morte». Ma nessuno studio scientifico serio aveva dimostrato questo fatto. Era stata solo osservata l'assenza di riflessi di alcune cellule cerebrali su pazienti che erano attaccati a dei ventilatori.<br />I ventilatori venivano dunque staccati per vedere se i pazienti erano in grado di respirare senza. Quando il paziente non riusciva da solo a respirare veniva allora dichiarata la "morte cerebrale" che diventava il segnale per poter procedere all'espianto degli organi. Questo è stato fatto senza aver svolto degli studi di scienza di base e senza pubblicare i risultati delle ricerche effettuate sui primi pazienti.<br />Successivamente, furono stabiliti nel 1971 i "criteri del Minnesota": su nove pazienti sui quali venivano registrate le onde cerebrali, due avevano effettivamente dimostrato attività "biologica". La conclusione dell'esperimento è stata che non era più necessario studiare le onde cerebrali prima di dichiarare la "morte cerebrale" di una persona.<br />Successivi approfondimenti e studi furono fatti su 500 pazienti: 44 di essi non morirono e di quelli che morirono, il 10% non aveva nessun problema con il cervello. Questi risultati vennero pubblicati nel 1977 sul giornale dell'Associazione Medica americana. I...]]></itunes:summary><itunes:duration>745</itunes:duration><itunes:keywords>byrne,cerebrale,dna,harvard,morte,ohio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cbd2a6614ec59210349075bc3edaca94.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
