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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>Cristianesimo - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=1</link><description><![CDATA[Uno sguardo da vicino alla religione che ha cambiato la storia del mondo]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572842/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Religion &amp; Spirituality</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc93bdfb64da4d40099b0376fa39e68c.jpg</url><title>Cristianesimo - BastaBugie.it</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=1</link></image><lastBuildDate>Fri, 21 Aug 2026 21:10:41 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>feeds@spreaker.com</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc93bdfb64da4d40099b0376fa39e68c.jpg"/><itunes:subtitle>Uno sguardo da vicino alla religione che ha cambiato la storia del mondo</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Uno sguardo da vicino alla religione che ha cambiato la storia del mondo]]></itunes:summary><itunes:category text="Religion &amp; Spirituality"/><itunes:explicit>false</itunes:explicit><podcast:guid>c79ef329-788d-5b67-ae1d-89d4f8552f66</podcast:guid><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Lefebvriani: non si difende la Chiesa disobbedendo alla Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lefebvriani-non-si-difende-la-chiesa-disobbedendo-alla-chiesa--73778736</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8627" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8627</a><br /><br />LEFEBVRIANI: NON SI DIFENDE LA CHIESA DISOBBEDENDO ALLA CHIESA<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />È dovere del cristiano mantenere la coerenza tra le parole e i fatti. Ma che cosa accade quando i fatti contraddicono le parole? Quando, ad esempio, si proclama a parole rispetto e obbedienza al Romano Pontefice e, nei fatti, lo si sfida pubblicamente davanti a tutto il popolo cristiano, come è accaduto a Écône con le consacrazioni episcopali del 1 luglio 2026?<br />La risposta ci è offerta da uno dei principi più antichi della tradizione giuridica occidentale: facta sunt potentiora verbis, «i fatti sono più forti delle parole» (cfr. Digesta, 50, 17, 185). La sentenza esprime una regola elementare della giustizia: quando esiste contraddizione tra ciò che una persona afferma e ciò che essa compie, il diritto attribuisce prevalenza ai fatti. Le parole possono essere ambigue, retoriche, o perfino simulatorie; gli atti, invece, producono effetti oggettivi e rivelano concretamente la volontà dell'agente<br />Il principio attraversa tutta la storia del diritto europeo, dal diritto romano fino agli ordinamenti contemporanei, ed è accolto anche dal diritto canonico. Per questo motivo, il diritto della Chiesa, come ogni ordinamento giuridico, giudica anzitutto gli atti esterni. Le dichiarazioni del soggetto possono contribuire a chiarire il significato dell'azione, ma normalmente non prevalgono sul contenuto oggettivo dei fatti. Se così fosse, l'applicazione della legge dipenderebbe dalle intenzioni dichiarate dall'autore dell'atto e non dalla realtà oggettiva del suo comportamento.<br />Nel diritto della Chiesa questo principio deve essere armonizzato con un'altra distinzione fondamentale, elaborata dalla teologia scolastica e dalla canonistica classica: quella tra peccato e delitto. Peccato e delitto possono avere la medesima radice, ma appartengono a due ordini distinti. San Tommaso d'Aquino insegna che il peccato appartiene all'ordine morale, perché consiste nella violazione volontaria della legge divina (Summa Theologiae, I-II, qq. 71-89).  Il delitto (crimen) appartiene invece all'ordine giuridico della Chiesa, poiché consiste nella violazione di una legge ecclesiastica alla quale l'autorità ha collegato una sanzione. Non ogni peccato costituisce un delitto, né ogni delitto coincide semplicemente con il peccato. Il primo riguarda il rapporto dell'uomo con Dio; il secondo tutela il bene comune della Chiesa.<br /><br />FORO INTERNO E FORO ESTERNO<br />Da qui nasce una seconda distinzione, altrettanto decisiva: quella tra foro interno e foro esterno. Il foro interno riguarda la coscienza dell'uomo davanti a Dio ed è l'ambito proprio della confessione sacramentale e della direzione spirituale. Il foro esterno riguarda invece la società visibile della Chiesa, nella quale l'autorità deve giudicare i fatti, applicare le norme e, quando necessario, infliggere le pene. La pena ecclesiastica non viene irrogata per punire il peccato in quanto tale, ma per reprimere il delitto, ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo e favorire l'emendamento del reo (Felice Cappello, Summa Iuris Canonici, vol. III, De delictis et poenis, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1935; Matteo Conte a Coronata, Institutiones Iuris Canonici, vol. IV, Marietti, Torino 1955).<br />La distinzione tra peccato e delitto, così come quella tra foro interno e foro esterno, spiega perché il diritto canonico attribuisca normalmente prevalenza ai fatti. Il giudice ecclesiastico deve partire dagli atti esteriori, gli unici suscettibili di prova. Ciò non significa che il diritto ignori la dimensione soggettiva. Al contrario, il can. 1321 § 1 del Codice di diritto canonico stabilisce che «nessuno è punito se la violazione esterna della legge o del precetto da lui commessa non sia gravemente imputabile per dolo o per colpa» (Codex Iuris Canonici, 1983, can. 1321 § 1). Ma non bisogna confondere l'imputabilità soggettiva con la violazione oggettiva della legge.<br />In questa prospettiva, lo scisma, che il can. 751 definisce come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti», può essere considerato sia come peccato nell'ordine morale che come delitto nell'ordine canonico. È certo, però, che la consacrazione episcopale contro l'esplicita volontà del Romano pontefice non può mai essere considerata un atto moralmente o giuridicamente neutro. Come spiega un eminente giurista quale il cardinale Velasio De Paolis, la consacrazione di vescovi contro il mandato pontificio è, infatti, indipendentemente dalle intenzioni soggettive di chi la compie, un atto intrinsece malus, un peccato e un delitto, che nessuna circostanza può giustificare (Velasio De Paolis - Davide Cito, Le sanzioni nella Chiesa. Commento al Codice di Diritto canonico. Libro VI, Urbaniana University Press, Roma 2000, pp. 296-297).<br /><br />LA CONFUSIONE TRA LA TEOLOGIA MORALE E IL DIRITTO CANONICO<br />La debolezza di fondo dei sermoni, delle interviste e degli articoli diffusi dalla Fraternità San Pio X prima e dopo le consacrazioni del 1° luglio consiste nella confusione tra la teologia morale e il diritto canonico. Per giustificare un atto di natura eminentemente giuridica, si trasforma una questione di diritto canonico in una questione morale e pastorale. Ci si richiama alle buone intenzioni, al proprio giudizio e, talvolta con non poco sentimentalismo, alla propria esperienza di fede. Si invoca inoltre un presunto stato di necessità, smentito dall'esempio di tanti sacerdoti e fedeli laici che, trovandosi nelle medesime condizioni, conservano integralmente la fede, ma continuano a rimanere uniti al Corpo visibile della Chiesa. Indimostrabile è poi la tesi che, senza le consacrazioni episcopali, la Fraternità San Pio X sarebbe necessariamente condotta all'accettazione degli errori del Concilio Vaticano II e del post-concilio.<br />La questione non sta nell'accertare se esiste una crisi nella Chiesa, che è a tutti evidente, né nello stabilire se i responsabili delle consacrazioni hanno l'intenzione di operare per il bene della Chiesa, ma nel verificare se il loro comportamento sia conforme alla legge divina ed ecclesiastica. Il problema giuridico non può essere eluso perché, come ricordava Pio XII, «la vita della Chiesa e il diritto canonico sono inseparabili» (Allocuzione del 3 giugno 1956). Cristo, ribadiva lo stesso Pontefice, «ha fondato la sua Chiesa non come un movimento spirituale informe, ma come una comunità bene organizzata» (Wie heissen Sie, 3 giugno 1956); e «chi dice comunità e direzione di un'autorità, dice con ciò stesso potere del diritto e della legge» (Dans notre souhait, 15 luglio 1950).<br />La saggezza del diritto della Chiesa consiste nell'avere sempre mantenuto distinti, senza mai separarli, l'ordine morale e quello giuridico. Il diritto non pretende di sostituirsi al giudizio di Dio sulle anime, ma non rinuncia per questo a giudicare oggettivamente gli atti che incidono sulla comunione ecclesiale. È in questa distinzione che il principio facta sunt potentiora verbis trova il suo significato più profondo: i fatti prevalgono sulle parole nell'accertamento della realtà oggettiva dell'azione. Altrimenti il giudizio giuridico si trasforma in un giudizio di coscienza, il diritto della Chiesa svanisce e la stessa visibilità del Corpo Mistico di Cristo rischia di evaporare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73778736</guid><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 19:06:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73778736/lefebvriani.mp3" length="7906577" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8627

LEFEBVRIANI: NON SI DIFENDE LA CHIESA DISOBBEDENDO ALLA CHIESA
di Roberto de Mattei
 
È dovere del cristiano mantenere la coerenza tra le parole e i fatti. Ma che cosa accade quando i fatti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8627" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8627</a><br /><br />LEFEBVRIANI: NON SI DIFENDE LA CHIESA DISOBBEDENDO ALLA CHIESA<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />È dovere del cristiano mantenere la coerenza tra le parole e i fatti. Ma che cosa accade quando i fatti contraddicono le parole? Quando, ad esempio, si proclama a parole rispetto e obbedienza al Romano Pontefice e, nei fatti, lo si sfida pubblicamente davanti a tutto il popolo cristiano, come è accaduto a Écône con le consacrazioni episcopali del 1 luglio 2026?<br />La risposta ci è offerta da uno dei principi più antichi della tradizione giuridica occidentale: facta sunt potentiora verbis, «i fatti sono più forti delle parole» (cfr. Digesta, 50, 17, 185). La sentenza esprime una regola elementare della giustizia: quando esiste contraddizione tra ciò che una persona afferma e ciò che essa compie, il diritto attribuisce prevalenza ai fatti. Le parole possono essere ambigue, retoriche, o perfino simulatorie; gli atti, invece, producono effetti oggettivi e rivelano concretamente la volontà dell'agente<br />Il principio attraversa tutta la storia del diritto europeo, dal diritto romano fino agli ordinamenti contemporanei, ed è accolto anche dal diritto canonico. Per questo motivo, il diritto della Chiesa, come ogni ordinamento giuridico, giudica anzitutto gli atti esterni. Le dichiarazioni del soggetto possono contribuire a chiarire il significato dell'azione, ma normalmente non prevalgono sul contenuto oggettivo dei fatti. Se così fosse, l'applicazione della legge dipenderebbe dalle intenzioni dichiarate dall'autore dell'atto e non dalla realtà oggettiva del suo comportamento.<br />Nel diritto della Chiesa questo principio deve essere armonizzato con un'altra distinzione fondamentale, elaborata dalla teologia scolastica e dalla canonistica classica: quella tra peccato e delitto. Peccato e delitto possono avere la medesima radice, ma appartengono a due ordini distinti. San Tommaso d'Aquino insegna che il peccato appartiene all'ordine morale, perché consiste nella violazione volontaria della legge divina (Summa Theologiae, I-II, qq. 71-89).  Il delitto (crimen) appartiene invece all'ordine giuridico della Chiesa, poiché consiste nella violazione di una legge ecclesiastica alla quale l'autorità ha collegato una sanzione. Non ogni peccato costituisce un delitto, né ogni delitto coincide semplicemente con il peccato. Il primo riguarda il rapporto dell'uomo con Dio; il secondo tutela il bene comune della Chiesa.<br /><br />FORO INTERNO E FORO ESTERNO<br />Da qui nasce una seconda distinzione, altrettanto decisiva: quella tra foro interno e foro esterno. Il foro interno riguarda la coscienza dell'uomo davanti a Dio ed è l'ambito proprio della confessione sacramentale e della direzione spirituale. Il foro esterno riguarda invece la società visibile della Chiesa, nella quale l'autorità deve giudicare i fatti, applicare le norme e, quando necessario, infliggere le pene. La pena ecclesiastica non viene irrogata per punire il peccato in quanto tale, ma per reprimere il delitto, ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo e favorire l'emendamento del reo (Felice Cappello, Summa Iuris Canonici, vol. III, De delictis et poenis, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1935; Matteo Conte a Coronata, Institutiones Iuris Canonici, vol. IV, Marietti, Torino 1955).<br />La distinzione tra peccato e delitto, così come quella tra foro interno e foro esterno, spiega perché il diritto canonico attribuisca normalmente prevalenza ai fatti. Il giudice ecclesiastico deve partire dagli atti esteriori, gli unici suscettibili di prova. Ciò non significa che il diritto ignori la dimensione soggettiva. Al contrario, il can. 1321 § 1 del Codice di diritto canonico stabilisce che «nessuno è punito se la violazione esterna della legge o del precetto da lui commessa non sia gravemente imputabile per dolo o per...]]></itunes:summary><itunes:duration>495</itunes:duration><itunes:keywords>canone,foroesterno,forointerno,lefebvriani,obbedienza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8047c2d7a449d5957064461a009f11a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il confessionale con l'intelligenza artificiale assolve dai peccati?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-confessionale-con-l-intelligenza-artificiale-assolve-dai-peccati--73085261</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8591" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8591</a><br /><br />IL CONFESSIONALE CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ASSOLVE DAI PECCATI?<br />di Samuele Pinna<br /> <br />Non c'è nulla di più tangibile, concreto e - potremmo persino dire - "materialista" del Sacramento cattolico. Vale per tutti e sette i Sacramenti, che si realizzano a partire dalla materia (l'acqua per il Battesimo, il pane e il vino per l'Eucaristia, l'olio per gli Infermi, etc.). Ergo, non c'è nulla di virtuale nella tradizione cattolica: tutto rimanda invece a un livello corporeo e spirituale. E oggi sembra proprio questo aspetto della spiritualità a essere carente in una società sempre più tecnico-scientifica, psicologista e pragmatica, ma incapace di raggiungere quel desiderio di felicità - che altro non è se non il desiderio d'Infinito -, nonostante il benessere diffuso. L'uomo pare crescere nelle conoscenze, ma non nello spirito. Si psicanalizza e si apre a mondi innaturali, ma sembra non raggiungere mai quella gioia voluta a tutti i costi e quella pacificazione tanto agognata e quasi sempre delusa.<br /><br />L'INIZIATIVA PROVOCATORIA<br />Non stupisce, allora, l'iniziativa volutamente provocatoria dell'artista italiano Matteo Mandelli, intitolata The Algorithm Creed all'AI WEEK 2026: un confessionale ligneo integrato con un'IA che "confessa" e "assolve" i peccati degli utenti. Un'opera definita dagli stessi ideatori "eretica", ma destinata a far discutere - come la precedente installazione Deus in Machina, di matrice svizzera - con l'intento di far riflettere sui limiti necessari da porre alle nuove tecnologie. Limite che in casa cattolica deve far sorgere una domanda: una macchina può davvero assolvere un peccatore?<br />Sebbene l'Intelligenza Artificiale abbia la capacità di comparare un numero assai più ampio di dati in tempi brevissimi rispetto a un uomo, non potrà mai sostituire la mediazione antropica. E questo è il primo punto su cui riflettere: Gesù ha voluto che la sua opera fosse proseguita da uomini che avrebbero donato la loro vita all'annuncio del Vangelo. Non è solamente una questione di talenti, ma anzitutto di grazia: quegli uomini, scelti dalla Chiesa e consacrati mediante il Sacramento dell'Ordine, hanno un compito speciale. La grandezza del sacerdozio non deriva, dunque, dalle sole doti particolari - che, per volere di Dio, ogni creatura possiede -, ma dal rendere presente con la propria vita i doni soprannaturali. Dovremmo, perciò, volere dei sacerdoti che celebrino l'Eucaristia mettendo al centro Cristo (e non se stessi, né la "comunità"), che non disdegnino di stare ore in confessionale, che sappiano accogliere chiunque per annunciare a tutti la verità appresa da Cristo.<br /><br />NON È UNA SEDUTA PSICOANALITICA<br />Il Sacramento della Riconciliazione non richiede risposte preconfezionate, né può essere assimilato a sedute psicoanalitiche (esiste, infatti, una differenza sostanziale tra la confessione e la direzione spirituale, che riguarda anche la dimensione psichica del battezzato), ma prevede l'intervento di persone consacrate per questo servizio. La Chiesa insegna che nei Sacramenti chi agisce è Cristo attraverso il ministro, nonostante la sua indegnità o i suoi limiti. L'assoluzione è un atto sacramentale che necessita di questa mediazione. Molti, difatti, si chiedono perché si debbano confessare i propri peccati a un'altra persona, pur dedicata a quell'incarico. Ma questa è una visione puramente psicologica, non spirituale: il prete non è il fine del momento celebrativo, ma il mezzo attraverso cui la grazia divina può fluire e discendere copiosa sul penitente. E il motivo di questa scelta, che la Chiesa continua a proporre rimanendo fedele al mandato del suo Signore, va fatto risalire al Nazareno, il quale ha voluto affidare il dono del perdono ai suoi Apostoli, che lo hanno poi trasmesso ai loro successori (vescovi e presbiteri): «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23). Un tesoro in vasi di creta, certamente, che però ricorda come la fede cristiana non sia astratta, ma si eserciti nelle pieghe reali - e non ideali - della storia. Non esiste una fede "fai-da-te", così come il rapporto con Dio non si riduce a un semplice "Tu e io", ma richiede sempre un "noi": l'essere Corpo di Cristo. Il perdono passa, pertanto, sempre attraverso la Chiesa: non posso autoassolvermi, perché riconosco di avere bisogno di un cammino di purificazione per poter partecipare in massimo grado di quella grazia divina capace di redimere e rendere "nuove creature".<br />Il problema, forse, è che oggi si tende a ridurre il peccato a un errore di sistema, mentre esso è una ferita della libertà, che conduce all'infelicità. La misericordia, poi, non è un algoritmo, ma un atto d'amore personale, di un Dio che perdona a chi è disposto a pentirsi per cambiare vita. Per questo solo il Signore può perdonare, e solo un ministro ordinato può farlo in persona Christi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73085261</guid><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 20:00:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73085261/il_confessionale_con_l_intelligenza_artificiale.mp3" length="5426408" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8591

IL CONFESSIONALE CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ASSOLVE DAI PECCATI?
di Samuele Pinna
 
Non c'è nulla di più tangibile, concreto e - potremmo persino dire - "materialista" del Sacramento cattolico....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8591" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8591</a><br /><br />IL CONFESSIONALE CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ASSOLVE DAI PECCATI?<br />di Samuele Pinna<br /> <br />Non c'è nulla di più tangibile, concreto e - potremmo persino dire - "materialista" del Sacramento cattolico. Vale per tutti e sette i Sacramenti, che si realizzano a partire dalla materia (l'acqua per il Battesimo, il pane e il vino per l'Eucaristia, l'olio per gli Infermi, etc.). Ergo, non c'è nulla di virtuale nella tradizione cattolica: tutto rimanda invece a un livello corporeo e spirituale. E oggi sembra proprio questo aspetto della spiritualità a essere carente in una società sempre più tecnico-scientifica, psicologista e pragmatica, ma incapace di raggiungere quel desiderio di felicità - che altro non è se non il desiderio d'Infinito -, nonostante il benessere diffuso. L'uomo pare crescere nelle conoscenze, ma non nello spirito. Si psicanalizza e si apre a mondi innaturali, ma sembra non raggiungere mai quella gioia voluta a tutti i costi e quella pacificazione tanto agognata e quasi sempre delusa.<br /><br />L'INIZIATIVA PROVOCATORIA<br />Non stupisce, allora, l'iniziativa volutamente provocatoria dell'artista italiano Matteo Mandelli, intitolata The Algorithm Creed all'AI WEEK 2026: un confessionale ligneo integrato con un'IA che "confessa" e "assolve" i peccati degli utenti. Un'opera definita dagli stessi ideatori "eretica", ma destinata a far discutere - come la precedente installazione Deus in Machina, di matrice svizzera - con l'intento di far riflettere sui limiti necessari da porre alle nuove tecnologie. Limite che in casa cattolica deve far sorgere una domanda: una macchina può davvero assolvere un peccatore?<br />Sebbene l'Intelligenza Artificiale abbia la capacità di comparare un numero assai più ampio di dati in tempi brevissimi rispetto a un uomo, non potrà mai sostituire la mediazione antropica. E questo è il primo punto su cui riflettere: Gesù ha voluto che la sua opera fosse proseguita da uomini che avrebbero donato la loro vita all'annuncio del Vangelo. Non è solamente una questione di talenti, ma anzitutto di grazia: quegli uomini, scelti dalla Chiesa e consacrati mediante il Sacramento dell'Ordine, hanno un compito speciale. La grandezza del sacerdozio non deriva, dunque, dalle sole doti particolari - che, per volere di Dio, ogni creatura possiede -, ma dal rendere presente con la propria vita i doni soprannaturali. Dovremmo, perciò, volere dei sacerdoti che celebrino l'Eucaristia mettendo al centro Cristo (e non se stessi, né la "comunità"), che non disdegnino di stare ore in confessionale, che sappiano accogliere chiunque per annunciare a tutti la verità appresa da Cristo.<br /><br />NON È UNA SEDUTA PSICOANALITICA<br />Il Sacramento della Riconciliazione non richiede risposte preconfezionate, né può essere assimilato a sedute psicoanalitiche (esiste, infatti, una differenza sostanziale tra la confessione e la direzione spirituale, che riguarda anche la dimensione psichica del battezzato), ma prevede l'intervento di persone consacrate per questo servizio. La Chiesa insegna che nei Sacramenti chi agisce è Cristo attraverso il ministro, nonostante la sua indegnità o i suoi limiti. L'assoluzione è un atto sacramentale che necessita di questa mediazione. Molti, difatti, si chiedono perché si debbano confessare i propri peccati a un'altra persona, pur dedicata a quell'incarico. Ma questa è una visione puramente psicologica, non spirituale: il prete non è il fine del momento celebrativo, ma il mezzo attraverso cui la grazia divina può fluire e discendere copiosa sul penitente. E il motivo di questa scelta, che la Chiesa continua a proporre rimanendo fedele al mandato del suo Signore, va fatto risalire al Nazareno, il quale ha voluto affidare il dono del perdono ai suoi Apostoli, che lo hanno poi trasmesso ai loro successori (vescovi e presbiteri): «A...]]></itunes:summary><itunes:duration>340</itunes:duration><itunes:keywords>algoritmo,assoluzione,confessionale,intelligenzaartificiale,iotiassolvo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/62df4d1c0b74e2d24691c8204f830828.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perche i Lefebvriani citano a sproposito sant'Atanasio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-i-lefebvriani-citano-a-sproposito-sant-atanasio--72853643</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8602" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8602</a><br /><br />PERCHE' I LEFEBVRIANI CITANO A SPROPOSITO SANT'ATANASIO<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Nei sessant'anni trascorsi tra il Concilio di Nicea (325) e il Concilio di Costantinopoli (381) la Chiesa conobbe, con la crisi ariana, uno dei momenti più difficili della sua storia. Fu un'epoca di defezione della fede in cui spiccarono figure di strenui difensori dell'ortodossia come sant'Atanasio di Alessandria e sant'Ilario di Poitiers. Sant'Atanasio, in particolare, è divenuto il simbolo della lotta contro l'arianesimo, penetrato fino ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche. <br />Nella attuale discussione sulle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio, il nome di sant'Atanasio viene talvolta evocato come esempio di un vescovo che avrebbe consacrato nuovi vescovi al di fuori delle ordinarie norme disciplinari. Un esame rigoroso delle fonti storiche conduce tuttavia a conclusioni assai diverse. <br />Per comprendere correttamente l'attività di Atanasio occorre anzitutto richiamare il quadro canonico del IV secolo. Nei primi secoli non esisteva la procedura giuridica di un mandato pontificio necessario per ogni consacrazione episcopale. Esisteva tuttavia una prassi consolidata, che il primo Concilio di Nicea codificò al canone 4. Questa prassi stabiliva che ogni nuovo vescovo dovesse essere consacrato da tutti i vescovi della provincia ecclesiastica o, qualora ciò non fosse possibile, almeno da tre vescovi, con la conferma finale del metropolita, che era il vescovo principale di una provincia ecclesiastica. Il metropolita possedeva una giurisdizione ordinaria sulla propria provincia. Il Papa esercitava invece un primato universale sulla Chiesa.  <br />Atanasio divenuto vescovo della sede metropolitana di Alessandria l'8 giugno 328, aveva la responsabilità di una delle più vaste circoscrizioni ecclesiastiche dell'Oriente cristiano. Il canone 6 di Nicea stabiliva infatti: «L'antica consuetudine vigente in Egitto, Libia e Pentapoli rimanga in vigore, così che il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste regioni».<br /><br />L'OPPOSIZIONE ARIANA ALLA NOMINA DI ATANASIO<br />L'opposizione ariana alla nomina di Atanasio si manifestò immediatamente. Il sinodo di Tiro del 335 depose irregolarmente Atanasio, mentre l'imperatore Costantino ne decretava il primo esilio a Treviri. La conseguenza di tali vicende fu la continua alternanza, nelle diocesi egiziane, di vescovi fedeli a Nicea e di candidati sostenuti dal partito eusebiano. L'attività di sant'Atanasio non si limitò alla difesa dottrinale del simbolo niceno, ma comportò anche un'intensa opera di ricostruzione della gerarchia ecclesiastica nelle province soggette alla sua giurisdizione. Dopo ogni ritorno dall'esilio, il vescovo di Alessandria trovava infatti numerose sedi occupate da vescovi filoariani insediati con l'appoggio dell'autorità imperiale. Il suo primo compito fu quello di deporli e sostituirli con pastori fedeli alla professione di Nicea. <br />Lo studio fondamentale di Annick Martin ha ricostruito con precisione questa attività, dimostrando che le nomine operate da Atanasio riguardavano sedi appartenenti all'Egitto, alla Libia o alla Pentapoli, cioè territori sottoposti alla sua giurisdizione canonica (Athanase d'Alexandrie et l'Église d'Égypte au IVe siècle (328-373), École française de Rome, Rome 1996). <br />Un'analoga conclusione emerge dalla ricostruzione del prof. Manlio Simonetti. Analizzando il ritorno di Atanasio nel 346 e quello definitivo del 362, Simonetti sottolinea come il patriarca procedesse alla restaurazione della gerarchia nicena nelle Chiese egiziane senza mai oltrepassare l'ambito della propria competenza ecclesiastica (La crisi ariana nel IV secolo, Institutum Patristicum Augustinianum, Roma 1975.) L'attività di Atanasio era assolutamente conforme alla disciplina giuridica dell'epoca, perché costituiva il naturale esercizio dell'autorità metropolitana di Alessandria. Le numerose ordinazioni episcopali attribuite ad Atanasio non furono mai considerate abusive dalla Chiesa del suo tempo, proprio perché avvenivano all'interno del territorio soggetto alla sua competenza canonica.<br />Le consacrazioni compiute dal patriarca di Alessandria avvennero in circostanze eccezionali, ma non furono mai effettuate contro il Papa o in opposizione alla Santa Sede. Anzi, il riconoscimento romano costituì uno degli elementi essenziali della azione pastorale di Atanasio. Durante tutta la crisi ariana il vescovo di Alessandria cercò costantemente il sostegno dei Pontefici romani e ne riconobbe l'autorità.<br /><br />ATANASIO A ROMA<br />Dopo la deposizione decretata dai sinodi orientali, Atanasio si recò a Roma, dove fu accolto da papa san Giulio I. Il sinodo romano del 341 dichiarò invalide le accuse formulate contro il patriarca alessandrino e ne riconobbe pienamente la legittimità. Nella celebre lettera indirizzata ai vescovi orientali, Giulio rimproverava loro di aver proceduto senza consultare la Chiesa romana, ricordando che le questioni di tale importanza dovevano essere sottoposte al giudizio della Sede apostolica.<br />Negli anni successivi Atanasio mantenne rapporti costanti anche con papa Liberio. La temporanea debolezza mostrata da quest'ultimo durante l'esilio non modificò mai l'atteggiamento del patriarca egiziano, che continuò a considerare Roma come il centro della comunione ecclesiale. Ancora più stretta fu poi la collaborazione con papa san Damaso, il quale sostenne pienamente il ristabilimento dell'ortodossia nicena e confermò il prestigio della sede alessandrina.<br />Il cardinale John Henry Newman nel suo libro su Gli Ariani del IV secolo (tr. it. Jaca Book, Milano 1981), ha ben chiarito il significato ecclesiologico della vicenda. Atanasio resistette agli imperatori, ai concili filoariani e alle pressioni politiche, ma non si oppose mai al principio del primato romano. La sua lotta era rivolta contro i vescovi eterodossi e contro l'interferenza del potere civile, non contro la costituzione gerarchica della Chiesa. Tutta la sua azione pastorale appare costantemente inserita nell'esercizio della legittima giurisdizione della sede alessandrina e nella ricerca della comunione con la Sede romana.<br />Le consacrazioni episcopali promosse da Atanasio rappresentavano un atto ordinario di governo ecclesiastico, reso straordinario soltanto dalle condizioni eccezionali create dall'intervento dell'autorità imperiale nelle controversie dottrinali. Atanasio era il legittimo patriarca di Alessandria; le sue consacrazioni avvenivano nell'ambito della sua giurisdizione patriarcale; egli cercò costantemente il sostegno dei Romani Pontefici. Per questo l''esempio di sant'Atanasio rimane uno dei più alti modelli di fedeltà alla Tradizione nei momenti di crisi ecclesiale e non può essere in alcun modo invocato come esempio di disobbedienza alla autorità del Sommo Pontefice, senza contraddire la verità dei fatti e cadere così nella condanna della storia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72853643</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 18:57:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72853643/perche_i_lefebvriani_citano_a_sproposito.mp3" length="8709059" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8602

PERCHE' I LEFEBVRIANI CITANO A SPROPOSITO SANT'ATANASIO
di Roberto de Mattei
 
Nei sessant'anni trascorsi tra il Concilio di Nicea (325) e il Concilio di Costantinopoli (381) la Chiesa conobbe, con...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8602" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8602</a><br /><br />PERCHE' I LEFEBVRIANI CITANO A SPROPOSITO SANT'ATANASIO<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Nei sessant'anni trascorsi tra il Concilio di Nicea (325) e il Concilio di Costantinopoli (381) la Chiesa conobbe, con la crisi ariana, uno dei momenti più difficili della sua storia. Fu un'epoca di defezione della fede in cui spiccarono figure di strenui difensori dell'ortodossia come sant'Atanasio di Alessandria e sant'Ilario di Poitiers. Sant'Atanasio, in particolare, è divenuto il simbolo della lotta contro l'arianesimo, penetrato fino ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche. <br />Nella attuale discussione sulle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio, il nome di sant'Atanasio viene talvolta evocato come esempio di un vescovo che avrebbe consacrato nuovi vescovi al di fuori delle ordinarie norme disciplinari. Un esame rigoroso delle fonti storiche conduce tuttavia a conclusioni assai diverse. <br />Per comprendere correttamente l'attività di Atanasio occorre anzitutto richiamare il quadro canonico del IV secolo. Nei primi secoli non esisteva la procedura giuridica di un mandato pontificio necessario per ogni consacrazione episcopale. Esisteva tuttavia una prassi consolidata, che il primo Concilio di Nicea codificò al canone 4. Questa prassi stabiliva che ogni nuovo vescovo dovesse essere consacrato da tutti i vescovi della provincia ecclesiastica o, qualora ciò non fosse possibile, almeno da tre vescovi, con la conferma finale del metropolita, che era il vescovo principale di una provincia ecclesiastica. Il metropolita possedeva una giurisdizione ordinaria sulla propria provincia. Il Papa esercitava invece un primato universale sulla Chiesa.  <br />Atanasio divenuto vescovo della sede metropolitana di Alessandria l'8 giugno 328, aveva la responsabilità di una delle più vaste circoscrizioni ecclesiastiche dell'Oriente cristiano. Il canone 6 di Nicea stabiliva infatti: «L'antica consuetudine vigente in Egitto, Libia e Pentapoli rimanga in vigore, così che il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste regioni».<br /><br />L'OPPOSIZIONE ARIANA ALLA NOMINA DI ATANASIO<br />L'opposizione ariana alla nomina di Atanasio si manifestò immediatamente. Il sinodo di Tiro del 335 depose irregolarmente Atanasio, mentre l'imperatore Costantino ne decretava il primo esilio a Treviri. La conseguenza di tali vicende fu la continua alternanza, nelle diocesi egiziane, di vescovi fedeli a Nicea e di candidati sostenuti dal partito eusebiano. L'attività di sant'Atanasio non si limitò alla difesa dottrinale del simbolo niceno, ma comportò anche un'intensa opera di ricostruzione della gerarchia ecclesiastica nelle province soggette alla sua giurisdizione. Dopo ogni ritorno dall'esilio, il vescovo di Alessandria trovava infatti numerose sedi occupate da vescovi filoariani insediati con l'appoggio dell'autorità imperiale. Il suo primo compito fu quello di deporli e sostituirli con pastori fedeli alla professione di Nicea. <br />Lo studio fondamentale di Annick Martin ha ricostruito con precisione questa attività, dimostrando che le nomine operate da Atanasio riguardavano sedi appartenenti all'Egitto, alla Libia o alla Pentapoli, cioè territori sottoposti alla sua giurisdizione canonica (Athanase d'Alexandrie et l'Église d'Égypte au IVe siècle (328-373), École française de Rome, Rome 1996). <br />Un'analoga conclusione emerge dalla ricostruzione del prof. Manlio Simonetti. Analizzando il ritorno di Atanasio nel 346 e quello definitivo del 362, Simonetti sottolinea come il patriarca procedesse alla restaurazione della gerarchia nicena nelle Chiese egiziane senza mai oltrepassare l'ambito della propria competenza ecclesiastica (La crisi ariana nel IV secolo, Institutum Patristicum Augustinianum, Roma 1975.) L'attività di Atanasio era assolutamente conforme alla disciplina giuridica...]]></itunes:summary><itunes:duration>545</itunes:duration><itunes:keywords>giurisdizione,lefebvriani,mandatopontificio,pentapoli,santatanasio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3a2d59005b91741273e7799937e0710.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I tre motivi per cui i sacerdoti lasciano il ministero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-tre-motivi-per-cui-i-sacerdoti-lasciano-il-ministero--72549175</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8572" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8572</a><br /><br />I TRE MOTIVI PER CUI I SACERDOTI LASCIANO IL MINISTERO<br />di Giuseppe Forlai<br /> <br />Da sempre i preti abbandonano il ministero, i coniugi si separano, le monache lasciano la clausura, i frati il convento. I motivi sono i più diversi, le cause profonde che portano a determinate scelte spesso insondabili. Sembra assurdo dirlo, ma tant'è: non tutti sanno precisamente perché cambiano vita; più che altro "sentono" che qualcosa si è rotto dentro, mettendo tutto in discussione. Quando un prete abbandona non bisogna scandalizzarsi, piuttosto chiedersi con molta umiltà e sapienza: «Perché io rimango?». Si narra che dei monaci egiziani incontrarono lungo il sentiero un anziano abbà rannicchiato con la testa tra le mani che versava lacrime abbondanti. Domandarono: «Padre, perché piangi? Cosa ti è mai successo?». Egli rispose: «Ho visto pocanzi un monaco cadere in un grande peccato». Stupefatti i giovani esclamarono: «E dunque, perché questa spropositata disperazione?». E l'anziano: «Oggi lui, domani io». Attenzione a puntare il dito. Senza fare le pulci a chi lascia, è utile condurre una disamina delle varie storie di vita, almeno nel tentativo di rimanere lucidi e farsi un esame di coscienza. Giudicare no, vigilare sì. Le cause degli abbandoni si rimpallano da anni, e le più "quotate" sono conosciute. C'è chi parla di crisi del celibato, di una formazione seminaristica lontana dalla realtà (questa motivazione va sempre molto di moda, soprattutto in chi non ha mai fatto il formatore); c'è poi chi denuncia la solitudine del prete o il logoramento pastorale, oppure la scarsa cura di taluni vescovi verso sacerdoti. In questi ultimi anni è poi aumentato il fenomeno dei preti adulti che lasciano, e l'abbandono non sembra più essere appannaggio dei giovani o della famigerata crisi del settimo anno. Si lascia il ministero anche a sessant'anni (come d'altra parte si divorzia perfino in età matura). Comunque i dati sociologici esistono e non vale la pena riproporli. Chi scrive fa l'eremita, non l'esperto, quindi non azzardo analisi. Posso però condividere alcune costanti che ho registrato accompagnando i consacrati.<br />ALCUNE COSTANTI<br />La prima cosa che mi colpisce è come nei preti in crisi l'emozione del momento abbia la forza di cancellare un'intera biografia: esperienze, scelte, valori, convinzioni di fede vengono quasi azzerate da un fallimento, un innamoramento, una delusione. Come se l'identità personale non si distendesse più sul corso del tempo vissuto, ma si contraesse improvvisamente, appiattendosi sul disagio dell'oggi; non esiste più nulla al di fuori del sentirsi male, e il rinchiudersi interamente nel disagio - cassando la memoria - sembra essere l'unica maniera per sentirsi liberi. Avviene come se di un romanzo di mille pagine ne restassero solo dieci, e da queste si pretendesse di conoscere tutta la trama.<br />La seconda cosa che mi colpisce - e che segue sovente la scomparsa della biografia personale - è che nelle storie di abbandono il senso della comunità e la responsabilità verso il prossimo decadono rapidamente. I volti delle persone che hanno accompagnato il cammino sbiadiscono, le persone affidate, il popolo di Dio - che sembrava prima la ragione precipua di ogni dedizione - improvvisamente non hanno più alcun posto nella coscienza di sé. Dopo anni di discernimento comunitario fatto per diventare prete, coinvolgendo superiori, formatori, parroci di pastorale e popolo di Dio, per scegliere di lasciare non serve più nessuno... se non lo psicologo, che finalmente «mi fa sentire me stesso». Questo, devo dire, mi ha fatto sempre molto pensare.<br />La terza cosa che constato è la discriminante del fattore fede. Ossia il prete che entra in una crisi destabilizzante con una lettura provvidenziale della sua storia, vive il tempo della prova non come una messa in discussione di tutto, ma come un'occasione. Posso essere interiormente lacerato e per lungo tempo, ma a seconda del fatto che io abbia o meno un'esperienza viva di Cristo e dei sacramenti la crisi sboccherà in esiti sensibilmente diversi. La maggior parte dei preti che ho conosciuto e che per motivi personali hanno lasciato il ministero, si sono anche allontanati del tutto o in parte dal credo della Chiesa, a favore di una religiosità cucita addosso in maniera individualistica. In questo caso si comprende come le crisi vocazionali - specie nei giovani preti che hanno ricevuto da ragazzi una formazione cristiana meramente aggregativa sentimentale - possano essere interpretate come crisi di fede.<br />Le cause remote degli abbandoni non tocca a me stabilirle, ma gli stessi preti che incontro ogni tanto ne elencano qualcuna, che riporto di seguito.<br />TRE CAUSE RICORRENTI<br />1) La fatica a essere onesti<br />Essere sinceri ed essere autentici sono due cose molto diverse. I formatori non sempre sanno operare tale distinzione nei seminaristi: un candidato che tutto racconta non significa che sia autentico. Si è sinceri quando si manifesta ciò che si sente, si è autentici quando si rivela ciò che si è e si desidera davvero. Non è la stessa cosa. Si può essere gravemente narcisisti e contemporaneamente sinceri, solo per fare un esempio.<br />2) Il mito dell'infaticabilità senza equilibrio<br />Il bravo prete/seminarista - si pensa - è quello che si dà tanto da fare. Anche qui si rischia di confondere il vero lavoro con la dispersione. Un prete che corre dalla mattina alla sera senza rispettare i suoi limiti fisici e spirituali, non è uno che lavora, bensì più semplicemente un uomo disordinato. E questo affannarsi (che è una forma di accidia) è un ottimo alibi per occultare i "draghi": vuoti da non sentire, intemperanze nel celibato da occultare, legami morbosi da non ammettere.<br />3) La fragilità del cammino di fede<br />Crescere nell'amore del Signore è ciò che di meno scontato si possa registrare nella vita presbiterale. Perdere la fede è un attimo che può scoccare senza avvedersene. Il prete può non accorgersi di rimanere fermo nella sequela: il contatto quotidiano e frequente con "le cose di Dio" può dare l'illusione di essere intimo con il Signore. Errore fatale. Non basta essere stati ordinati per diventare dei credenti. Il grande domenicano francese Henri-Dominique Lacordaire (+ 1861) diceva che se un prete ha la donna, beve, è attaccato ai soldi e non sa perché è prete, prima o poi si perde; se un prete ha la donna, beve, è attaccato al denaro, ma sa perché e per chi è prete, allora tutto cambia, tutto è recuperabile. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/72549175</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2026 19:39:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/72549175/i_tre_motivi_per_cui_i_sacerdoti_lasciano_il_ministero.mp3" length="7842212" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8572

I TRE MOTIVI PER CUI I SACERDOTI LASCIANO IL MINISTERO
di Giuseppe Forlai
 
Da sempre i preti abbandonano il ministero, i coniugi si separano, le monache lasciano la clausura, i frati il convento....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8572" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8572</a><br /><br />I TRE MOTIVI PER CUI I SACERDOTI LASCIANO IL MINISTERO<br />di Giuseppe Forlai<br /> <br />Da sempre i preti abbandonano il ministero, i coniugi si separano, le monache lasciano la clausura, i frati il convento. I motivi sono i più diversi, le cause profonde che portano a determinate scelte spesso insondabili. Sembra assurdo dirlo, ma tant'è: non tutti sanno precisamente perché cambiano vita; più che altro "sentono" che qualcosa si è rotto dentro, mettendo tutto in discussione. Quando un prete abbandona non bisogna scandalizzarsi, piuttosto chiedersi con molta umiltà e sapienza: «Perché io rimango?». Si narra che dei monaci egiziani incontrarono lungo il sentiero un anziano abbà rannicchiato con la testa tra le mani che versava lacrime abbondanti. Domandarono: «Padre, perché piangi? Cosa ti è mai successo?». Egli rispose: «Ho visto pocanzi un monaco cadere in un grande peccato». Stupefatti i giovani esclamarono: «E dunque, perché questa spropositata disperazione?». E l'anziano: «Oggi lui, domani io». Attenzione a puntare il dito. Senza fare le pulci a chi lascia, è utile condurre una disamina delle varie storie di vita, almeno nel tentativo di rimanere lucidi e farsi un esame di coscienza. Giudicare no, vigilare sì. Le cause degli abbandoni si rimpallano da anni, e le più "quotate" sono conosciute. C'è chi parla di crisi del celibato, di una formazione seminaristica lontana dalla realtà (questa motivazione va sempre molto di moda, soprattutto in chi non ha mai fatto il formatore); c'è poi chi denuncia la solitudine del prete o il logoramento pastorale, oppure la scarsa cura di taluni vescovi verso sacerdoti. In questi ultimi anni è poi aumentato il fenomeno dei preti adulti che lasciano, e l'abbandono non sembra più essere appannaggio dei giovani o della famigerata crisi del settimo anno. Si lascia il ministero anche a sessant'anni (come d'altra parte si divorzia perfino in età matura). Comunque i dati sociologici esistono e non vale la pena riproporli. Chi scrive fa l'eremita, non l'esperto, quindi non azzardo analisi. Posso però condividere alcune costanti che ho registrato accompagnando i consacrati.<br />ALCUNE COSTANTI<br />La prima cosa che mi colpisce è come nei preti in crisi l'emozione del momento abbia la forza di cancellare un'intera biografia: esperienze, scelte, valori, convinzioni di fede vengono quasi azzerate da un fallimento, un innamoramento, una delusione. Come se l'identità personale non si distendesse più sul corso del tempo vissuto, ma si contraesse improvvisamente, appiattendosi sul disagio dell'oggi; non esiste più nulla al di fuori del sentirsi male, e il rinchiudersi interamente nel disagio - cassando la memoria - sembra essere l'unica maniera per sentirsi liberi. Avviene come se di un romanzo di mille pagine ne restassero solo dieci, e da queste si pretendesse di conoscere tutta la trama.<br />La seconda cosa che mi colpisce - e che segue sovente la scomparsa della biografia personale - è che nelle storie di abbandono il senso della comunità e la responsabilità verso il prossimo decadono rapidamente. I volti delle persone che hanno accompagnato il cammino sbiadiscono, le persone affidate, il popolo di Dio - che sembrava prima la ragione precipua di ogni dedizione - improvvisamente non hanno più alcun posto nella coscienza di sé. Dopo anni di discernimento comunitario fatto per diventare prete, coinvolgendo superiori, formatori, parroci di pastorale e popolo di Dio, per scegliere di lasciare non serve più nessuno... se non lo psicologo, che finalmente «mi fa sentire me stesso». Questo, devo dire, mi ha fatto sempre molto pensare.<br />La terza cosa che constato è la discriminante del fattore fede. Ossia il prete che entra in una crisi destabilizzante con una lettura provvidenziale della sua storia, vive il tempo della prova non come una messa in...]]></itunes:summary><itunes:duration>491</itunes:duration><itunes:keywords>abbandono,cambiovita,ministero,sacerdotepersempre,sacerdoti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5037572b0436ad1bc89aa526c2134c0f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un anno con Leone XIV: un papa prudente davanti a divisioni gravissime</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-anno-con-leone-xiv-un-papa-prudente-davanti-a-divisioni-gravissime--71962111</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8532" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8532</a><br /><br />UN ANNO CON LEONE XIV: UN PAPA PRUDENTE DAVANTI A DIVISIONI GRAVISSIME<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Un anno fa, il lunedì 8 maggio del 2025, si apriva il pontificato di Leone XIV, Robert Francis Prevost, 267° pontefice della Chiesa cattolica, primo Papa statunitense, primo appartenente all'Ordine di Sant'Agostino. <br />«La pace sia con tutti voi... Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante» sono state le prime parole del nuovo Pontefice, pronunciate dalla loggia della Basilica di San Pietro. Fin dall'esordio, Leone XIV ha voluto incentrare il suo ministero sulla pace e sull'unità, dentro e fuori la Chiesa. Per questo, ha invitato a "costruire ponti, con il dialogo, con l'incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace". Un Papa "costruttore di ponti", un Papa "Pellegrino di pace e di unità", come egli stesso si è definito nell'omelia della Messa nell'aeroporto di Bamenda, in Camerun, lo scorso 17 aprile. Un obiettivo certamente alto e nobile quello della pace, soprattutto se essa è costruita sulla pietra angolare che è Cristo, Capo della Chiesa e Salvatore del mondo, ma la situazione della Chiesa e del mondo oggi non è purtroppo favorevole ai costruttori di ponti e ai pellegrini di pace. <br />Fare il bilancio di un anno pontificato, tenendo presente questa realtà non è semplice, perché il complesso di parole, di atti, di documenti del Pontefice non indica ancora l'unità di una direzione, permettendoci di prevedere le priorità e le prospettive pastorali che orienteranno la Chiesa. Fino oggi le scelte del Pontefice sono state caute e misurate, mentre gravi e profondi sono i problemi che si avvicinano e che egli ha di fronte in un incerto futuro.<br />Il più grave in assoluto di questi problemi è il caso tedesco. Il 21 aprile scorso, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, già consigliere di Papa Francesco nel governo della Chiesa, ha raccomandato ai servizi pastorali della sua diocesi l'uso di un manuale intitolato "La benedizione dà forza all'amore", che propone diverse "formule" per benedire le coppie dello stesso sesso e i divorziati risposati. Il testo è stato approvato dalla Conferenza del 4 aprile 2025, che riunisce la Conferenza episcopale tedesca e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK).<br />LA BENEDIZIONE DELLE COPPIE GAY<br />Interrogato su questo episodio durante il volo di ritorno dalla sua visita africana, giovedì 23 aprile, Leone XIV ha voluto chiarire la sua posizione con queste parole: «La Santa Sede ha chiaramente fatto sapere che non siamo d'accordo con la benedizione formalizzata delle coppie, in questo caso le coppie omosessuali, come chiedete, o le coppie in situazione irregolare, al di là di quanto è stato specificamente autorizzato da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevono benedizioni. Tutti sono invitati a seguire Gesù, e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo, oggi penso che il tema possa causare più divisione che unità, e che dovremmo cercare modi per costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».<br />Il Papa discorda dunque dal Cammino Sinodale tedesco e prende indirettamente le distanze dalla dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Fiducia Supplicans, pubblicata il 18 dicembre 2023 e approvata da Papa Francesco, che consente la benedizione pastorale, anche se non rituale, per le coppie in situazioni "irregolari" e per quelle dello stesso sesso. Però Papa Leone sa che i vescovi tedeschi continueranno a richiamarsi a quel documento, almeno fino a quando non ne uscirà uno della stessa, o di maggior autorità ma di segno diverso.<br />La posizione dei vescovi tedeschi, d'altra parte, è chiara e, a suo modo, coerente. La Conferenza episcopale fin dal gennaio del 2020 si è messa alla testa di un "cammino sinodale", che ha l'obiettivo di estendere alla Chiesa universale le decisioni "vincolanti" del suo "sinodo permanente", tra le quali, l'ordinazione ministeriale delle donne e l'inclusione degli omosessuali nella Chiesa, aprendo loro tutti i sacramenti, anche il matrimonio. <br />La Santa Sede è intervenuta più di una volta per mettere in guardia i vescovi tedeschi, fin da quando monsignor Filippo Iannone, che nel 2025 Leone XIV ha messo a capo del dicastero per i vescovi, scrisse al loro presidente, il cardinale Marx, per avvisare che questi temi dirompenti "non riguardano la Chiesa in Germania ma la Chiesa universale e, con poche eccezioni, non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni di una Chiesa particolare". Ma lo stesso cardinale Marx, in un'intervista rilasciata al settimanale Stern il 30 marzo 2022, aveva dichiarato che: "Il catechismo non è scolpito nella pietra. Si può anche dubitare di ciò che dice". E, di fatto, lo ha ribadito il 21 aprile scorso.<br />Leone XIV si trova dunque di fronte ad una grave lacerazione, che sulla scia dell'esempio tedesco, potrebbe estendersi ad altri episcopati, ponendolo in una posizione di quasi minoranza all'interno della Chiesa.<br />LE CONSACRAZIONI EPISCOPALI SENZA MANDATO PONTIFICIO<br />Ma un altro problema è all'orizzonte: le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio che la Fraternità San Pio X ha annunciato per il 1 luglio 2026. Sembra che la Santa Sede stia preparando un decreto di scomunica, analogo a quello promulgato dalla Congregazione per i Vescovi il 1 luglio 1988. Ma al di là del giudizio sulle consacrazioni e sulle censure che ad esse seguiranno, non si può non constatare che ci troveremo di fronte a una frattura ecclesiale, che anch'essa vanifica, o quanto meno allontana, la auspicata mèta della pace e dell'unità nella Chiesa. Dopo la scomunica del 1988, Benedetto XVI aveva per così dire gettato un ponte al mondo tradizionalista promulgando nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum e revocando nel 2009 le scomuniche comminate alla Fraternità San Pio X. Successivamente, papa Francesco ha concesso ai sacerdoti della Fraternità la facoltà di confessare validamente e ha stabilito modalità per il riconoscimento dei matrimoni celebrati nei loro priorati. D'altra parte, se nel 1988 si poteva immaginare una progressiva scomparsa della Fraternità San Pio X, dopo la morte del suo fondatore, la realtà di oggi è che essa conta più di 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, più di un centinaio di priorati e centinaia di centri di Messa in oltre 60 Paesi, con centinaia di migliaia di fedeli in tutto il mondo. Quanto dovrebbe accadere nel mese di luglio non sarà la costruzione di un ponte, ma la creazione di un nuovo fossato tra questo mondo e la Santa Sede.<br />Sullo sfondo della politica internazionale, poi, alla guerra russo-ucraina, si è aggiunta quella che vede gli Stati Uniti ed Israele contrapposti all'Iran in Medio Oriente. Il Papa ha condannato questa come tutte le altre guerre, ma la pace è ancora lontana e con lo scontro tra Donald Trump e Leone XIV si è recentemente aperto un contrasto, che è forse il più grave nella storia delle relazioni tra Santa Sede e Stati Uniti nell'ultimo secolo.<br />Di tutto questo il Papa non ha diretta responsabilità, ma visto sotto l'angolatura della pace e dell'unità considerati come beni assoluti, il bilancio del suo primo anno di pontificato appare preoccupante. Se si ricorda però che la pace e l'unità non sono valori assoluti, ma si fondano su Verità e Giustizia, anche gli scontri e le divisioni possono essere salutari, aiutando a ritrovare la strada, che nel caos si è smarrita. E questa la migliore preghiera e il sincero augurio che si può fare per Leone XIV: che egli ci conduca alla vera pace di Cristo, nel Regno di Cristo, affrontando tutte le difficoltà, le sofferenze, e le lotte, che questo cammino può comportare.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71962111</guid><pubDate>Tue, 12 May 2026 20:34:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71962111/un_anno_con_leone_xiv.mp3" length="8905082" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8532

UN ANNO CON LEONE XIV: UN PAPA PRUDENTE DAVANTI A DIVISIONI GRAVISSIME
di Roberto de Mattei
 
Un anno fa, il lunedì 8 maggio del 2025, si apriva il pontificato di Leone XIV, Robert Francis Prevost,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8532" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8532</a><br /><br />UN ANNO CON LEONE XIV: UN PAPA PRUDENTE DAVANTI A DIVISIONI GRAVISSIME<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Un anno fa, il lunedì 8 maggio del 2025, si apriva il pontificato di Leone XIV, Robert Francis Prevost, 267° pontefice della Chiesa cattolica, primo Papa statunitense, primo appartenente all'Ordine di Sant'Agostino. <br />«La pace sia con tutti voi... Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante» sono state le prime parole del nuovo Pontefice, pronunciate dalla loggia della Basilica di San Pietro. Fin dall'esordio, Leone XIV ha voluto incentrare il suo ministero sulla pace e sull'unità, dentro e fuori la Chiesa. Per questo, ha invitato a "costruire ponti, con il dialogo, con l'incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace". Un Papa "costruttore di ponti", un Papa "Pellegrino di pace e di unità", come egli stesso si è definito nell'omelia della Messa nell'aeroporto di Bamenda, in Camerun, lo scorso 17 aprile. Un obiettivo certamente alto e nobile quello della pace, soprattutto se essa è costruita sulla pietra angolare che è Cristo, Capo della Chiesa e Salvatore del mondo, ma la situazione della Chiesa e del mondo oggi non è purtroppo favorevole ai costruttori di ponti e ai pellegrini di pace. <br />Fare il bilancio di un anno pontificato, tenendo presente questa realtà non è semplice, perché il complesso di parole, di atti, di documenti del Pontefice non indica ancora l'unità di una direzione, permettendoci di prevedere le priorità e le prospettive pastorali che orienteranno la Chiesa. Fino oggi le scelte del Pontefice sono state caute e misurate, mentre gravi e profondi sono i problemi che si avvicinano e che egli ha di fronte in un incerto futuro.<br />Il più grave in assoluto di questi problemi è il caso tedesco. Il 21 aprile scorso, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, già consigliere di Papa Francesco nel governo della Chiesa, ha raccomandato ai servizi pastorali della sua diocesi l'uso di un manuale intitolato "La benedizione dà forza all'amore", che propone diverse "formule" per benedire le coppie dello stesso sesso e i divorziati risposati. Il testo è stato approvato dalla Conferenza del 4 aprile 2025, che riunisce la Conferenza episcopale tedesca e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK).<br />LA BENEDIZIONE DELLE COPPIE GAY<br />Interrogato su questo episodio durante il volo di ritorno dalla sua visita africana, giovedì 23 aprile, Leone XIV ha voluto chiarire la sua posizione con queste parole: «La Santa Sede ha chiaramente fatto sapere che non siamo d'accordo con la benedizione formalizzata delle coppie, in questo caso le coppie omosessuali, come chiedete, o le coppie in situazione irregolare, al di là di quanto è stato specificamente autorizzato da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevono benedizioni. Tutti sono invitati a seguire Gesù, e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo, oggi penso che il tema possa causare più divisione che unità, e che dovremmo cercare modi per costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».<br />Il Papa discorda dunque dal Cammino Sinodale tedesco e prende indirettamente le distanze dalla dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Fiducia Supplicans, pubblicata il 18 dicembre 2023 e approvata da Papa Francesco, che consente la benedizione pastorale, anche se non rituale, per le coppie in situazioni "irregolari" e per quelle dello stesso sesso. Però Papa Leone sa che i vescovi tedeschi continueranno a richiamarsi a quel documento, almeno fino a quando non ne uscirà uno della stessa, o di maggior autorità ma di segno diverso.<br />La posizione dei vescovi tedeschi, d'altra parte, è chiara e, a suo modo, coerente. La Conferenza episcopale...]]></itunes:summary><itunes:duration>557</itunes:duration><itunes:keywords>anniversario,coppieinsituazioniirregolari,lapacesiaconvoi,leonexiv,regnodicristo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/507f55cf5fccfc5026bb2e17787222ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lourdes e Fatima contro il cattolicesimo annacquato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lourdes-e-fatima-contro-il-cattolicesimo-annacquato--71518208</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8503" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8503</a><br /><br />LOURDES E FATIMA CONTRO IL CATTOLICESIMO ANNACQUATO<br />La Madonna non è apparsa per distribuire consolazioni facili, ma per chiedere penitenza, preghiera e conversione ai peccatori<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Il nome di Lourdes, assieme a quello di Fatima, evoca una delle più grandi apparizioni mariane della storia. <br />In questo comune francese, ai piedi dei Pirenei, tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, nella grotta di Massabielle, la Madonna apparve diciotto volte a una contadina di quattordici anni, Bernadette Soubirous. Il carattere miracoloso dell'evento fu riconosciuto da Pio IX e da tutti i Papi suoi successori, alcuni dei quali visitarono Lourdes. Bernadette fu canonizzata dalla Chiesa e sul luogo delle apparizioni furono costruite tre basiliche, che formano un unico santuario, il terzo al mondo per il numero dei pellegrini, dopo la basilica di San Pietro e quella di Guadalupe.<br />Il nome di Lourdes è legato innanzitutto all'Immacolata Concezione, perché la Beata Vergine Maria vi confermò il dogma che Pio IX aveva solennemente definito, quattro anni prima, l'8 dicembre 1854. Il 25 marzo 1858, Bernadette così si rivolse alla misteriosa signora che ormai da tempo le appariva: "Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?". Per tre volte Bernadette rinnovò la domanda finché, come ella stessa racconta, la Madonna allargò le braccia verso terra, alzò gli occhi verso il cielo e nel medesimo tempo, elevando le mani e congiungendole all'altezza del petto, disse: "Io sono l'Immacolata Concezione". "Sembra - commenterà un secolo dopo Pio XII - che la stessa Beata Vergine Maria abbia voluto, in maniera prodigiosa, quasi confermare, tra il plauso di tutta la Chiesa, la sentenza pronunziata dal Vicario del suo divin Figlio in terra" (Enciclica Fulgens Corona dell'8 settembre 1953).<br />Le parole di Lourdes: "Io sono l'Immacolata Concezione". confermano anche la preghiera che la stessa Beata Vergine volle incisa sulla Medaglia Miracolosa, rivelata a santa Caterina Labouré a Rue du Bac, il 27 novembre 1830 e che, da allora è stata ripetuta milioni di volte da generazioni di cattolici: "O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi". Gli uomini sono concepiti nel peccato e, per salvarsi, devono ricorrere all'intercessione della Beata Vergine Maria, piena di grazia e priva di ogni ombra di peccato.<br />PENTITEVI<br />Ma accanto a queste parole "Io sono l'Immacolata Concezione", vi è un'altra parola che viene pronunciata con forza dalla Madonna a Lourdes durante l'apparizione a santa Bernadetta del 24 febbraio 1858. Pio XII così lo ricorda: "La Vergine immacolata, mai sfiorata dal peccato, si manifesta a una fanciulla innocente, in una società, che non ha affatto coscienza dei mali che la divorano, che copre le sue miserie e le sue ingiustizie con apparenze di prosperità, di splendore e di spensieratezza. In materna comprensione, ella volge uno sguardo su questo mondo riscattato dal sangue del Figlio suo, dove, purtroppo, il peccato ogni giorno accumula tante stragi, ed ella, per tre volte, lancia il suo vibrante richiamo: «Penitenza, penitenza, penitenza!». Chiede inoltre atti significativi: «Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori». E agli atti occorre aggiungere la preghiera: Pregherete Dio per i peccatori». Come al tempo di Giovanni Battista, come all'inizio del ministero di Gesù, lo stesso invito, forte e perentorio, indica agli uomini la via del ritorno a Dio: «Pentitevi» (Mt 3, 2; 4,17). Chi oserebbe dire che questo appello alla conversione del cuore abbia perduto nei giorni nostri qualche cosa della sua efficacia?". (Enciclica Le pélérinage de del 2 luglio 1957, nel centenario delle apparizioni)<br />La penitenza, come spiega Pio XII, è innanzitutto un appello alla conversione del cuore, un pentimento profondo, una riconciliazione dell'uomo con Dio. E' solo in questa prospettiva che possiamo comprendere il significato dei miracoli che caratterizzano Lourdes, fino dalle sue origini, rendendola un punto di riferimento mondiale per i malati e i sofferenti. Per evitare ogni forma di sensazionalismo, la Chiesa volle fin dall'inizio un rigoroso discernimento di queste guarigioni. Nel 1905, san Pio X istituì ufficialmente il Bureau des constatations médicales, l'Ufficio delle constatazioni mediche del santuario, dov, medici di diversa formazione e convinzione religiosa esaminano con criteri scientifici le guarigioni dichiarate.<br />CHI RIFIUTA IL PENTIMENTO E LA PENITENZA<br />Secondo Alessandro De Franciscis, presidente del Bureau dal 2009, negli archivi del santuario sono conservate le documentazioni di circa 7.500 guarigioni considerate inspiegabili dal punto di vista medico. Di queste, solo 72 sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa come miracoli, a conferma di un discernimento estremamente prudente. Il 16 aprile 2025, il santuario ha accolto la proclamazione dell'ultimo miracolo ufficiale di Lourdes: la guarigione, avvenuta nel 2009, di Antonia Raco, affetta da Sclerosi Laterale Primaria.<br />Tuttavia, ridurre Lourdes a un semplice "luogo di miracoli" sarebbe fuorviante: le guarigioni fisiche, pur straordinarie, sono inserite in un orizzonte più ampio, dove il vero centro è la conversione del cuore. Quando Gesù dice al paralitico: "Ti sono rimessi i tuoi peccati" (Mc 2,5), e poi lo guarisce nel corpo, manifesta che la guarigione fisica è segno di un'autorità più alta. "Cristo - spiega san Tommaso d'Aquino - compì miracoli corporali per mostrare che aveva il potere di compiere miracoli spirituali, che sono più grandi" (Summa Theologiae, III, q. 44, a. 2). Chi è in grado di guarire i corpi, può guarire l'anima, restituendo alla vita ciò che sembra inesorabilmente destinato alla morte. Per essere guariti dobbiamo però accogliere le grazie di pentimento e di conversione che Gesù ci offre.<br />L'appello alla penitenza e alla conversione di Lourdes non è diverso da quello di Fatima, dove, secondo il "Terzo Segreto", i tre pastorelli videro "al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!". Tre volte, come a Lourdes sono ripetute queste parole, non dalla Madonna però, ma da un Angelo che impugna una spada di fuoco.<br />Chi rifiuta il pentimento e la penitenza, attira su di sé non la misericordia, ma la giustizia di Dio. A rue du Bac, a Lourdes, a Fatima, il messaggio del Cielo non cambia: è una pressante richiesta agli uomini affinché ritornino a Dio, prima di provare le terribili conseguenze dell'allontanamento da Lui. Quando e come avverrà la risposta della terra alle richieste misericordiose del Cielo?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71518208</guid><pubDate>Tue, 21 Apr 2026 21:05:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71518208/lourdes_e_fatima_contro_il_cattolicesimo_annacquato.mp3" length="8945624" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8503

LOURDES E FATIMA CONTRO IL CATTOLICESIMO ANNACQUATO
La Madonna non è apparsa per distribuire consolazioni facili, ma per chiedere penitenza, preghiera e conversione ai peccatori
di Roberto de...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8503" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8503</a><br /><br />LOURDES E FATIMA CONTRO IL CATTOLICESIMO ANNACQUATO<br />La Madonna non è apparsa per distribuire consolazioni facili, ma per chiedere penitenza, preghiera e conversione ai peccatori<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Il nome di Lourdes, assieme a quello di Fatima, evoca una delle più grandi apparizioni mariane della storia. <br />In questo comune francese, ai piedi dei Pirenei, tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, nella grotta di Massabielle, la Madonna apparve diciotto volte a una contadina di quattordici anni, Bernadette Soubirous. Il carattere miracoloso dell'evento fu riconosciuto da Pio IX e da tutti i Papi suoi successori, alcuni dei quali visitarono Lourdes. Bernadette fu canonizzata dalla Chiesa e sul luogo delle apparizioni furono costruite tre basiliche, che formano un unico santuario, il terzo al mondo per il numero dei pellegrini, dopo la basilica di San Pietro e quella di Guadalupe.<br />Il nome di Lourdes è legato innanzitutto all'Immacolata Concezione, perché la Beata Vergine Maria vi confermò il dogma che Pio IX aveva solennemente definito, quattro anni prima, l'8 dicembre 1854. Il 25 marzo 1858, Bernadette così si rivolse alla misteriosa signora che ormai da tempo le appariva: "Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?". Per tre volte Bernadette rinnovò la domanda finché, come ella stessa racconta, la Madonna allargò le braccia verso terra, alzò gli occhi verso il cielo e nel medesimo tempo, elevando le mani e congiungendole all'altezza del petto, disse: "Io sono l'Immacolata Concezione". "Sembra - commenterà un secolo dopo Pio XII - che la stessa Beata Vergine Maria abbia voluto, in maniera prodigiosa, quasi confermare, tra il plauso di tutta la Chiesa, la sentenza pronunziata dal Vicario del suo divin Figlio in terra" (Enciclica Fulgens Corona dell'8 settembre 1953).<br />Le parole di Lourdes: "Io sono l'Immacolata Concezione". confermano anche la preghiera che la stessa Beata Vergine volle incisa sulla Medaglia Miracolosa, rivelata a santa Caterina Labouré a Rue du Bac, il 27 novembre 1830 e che, da allora è stata ripetuta milioni di volte da generazioni di cattolici: "O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi". Gli uomini sono concepiti nel peccato e, per salvarsi, devono ricorrere all'intercessione della Beata Vergine Maria, piena di grazia e priva di ogni ombra di peccato.<br />PENTITEVI<br />Ma accanto a queste parole "Io sono l'Immacolata Concezione", vi è un'altra parola che viene pronunciata con forza dalla Madonna a Lourdes durante l'apparizione a santa Bernadetta del 24 febbraio 1858. Pio XII così lo ricorda: "La Vergine immacolata, mai sfiorata dal peccato, si manifesta a una fanciulla innocente, in una società, che non ha affatto coscienza dei mali che la divorano, che copre le sue miserie e le sue ingiustizie con apparenze di prosperità, di splendore e di spensieratezza. In materna comprensione, ella volge uno sguardo su questo mondo riscattato dal sangue del Figlio suo, dove, purtroppo, il peccato ogni giorno accumula tante stragi, ed ella, per tre volte, lancia il suo vibrante richiamo: «Penitenza, penitenza, penitenza!». Chiede inoltre atti significativi: «Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori». E agli atti occorre aggiungere la preghiera: Pregherete Dio per i peccatori». Come al tempo di Giovanni Battista, come all'inizio del ministero di Gesù, lo stesso invito, forte e perentorio, indica agli uomini la via del ritorno a Dio: «Pentitevi» (Mt 3, 2; 4,17). Chi oserebbe dire che questo appello alla conversione del cuore abbia perduto nei giorni nostri qualche cosa della sua efficacia?". (Enciclica Le pélérinage de del 2 luglio 1957, nel centenario delle apparizioni)<br />La penitenza, come spiega Pio XII, è innanzitutto un appello alla conversione del cuore, un pentimento profondo,...]]></itunes:summary><itunes:duration>560</itunes:duration><itunes:keywords>fatima,lourdes,penitenza,preghiera,richiestemisericordiose</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3a7a4155a8621445aab70be935d9a403.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Papa Leone a Monaco, un successo in barba alle polemiche</title><link>https://www.spreaker.com/episode/papa-leone-a-monaco-un-successo-in-barba-alle-polemiche--71326521</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8509" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8509</a><br /><br />PAPA LEONE A MONACO, UN SUCCESSO IN BARBA ALLE POLEMICHE<br />di Nico Spuntoni<br /> <br /><br />Continua a far discutere la decisione di Leone XIV di fare il suo primo viaggio europeo fuori dall'Italia a Monaco. Le polemiche di stampo qualunquista ci hanno fatto ripiombare a quelle degli anni del pontificato di Benedetto XVI. Impossibile raccogliere tutti i commenti critici ma quello dell'ex direttore di Repubblica Carlo Verdelli è paradigmatico: «Primo viaggio da Papa di Francesco: a Lampedusa, tra i barconi. Viaggio più recente di Papa Leone: a Montecarlo, tra altri barconi». Bisognerà farci l'abitudine perché questo confronto con "quando c'era lui" diventerà probabilmente il leitmotiv con cui i non cattolici (e i cattolici di un certo tipo) guarderanno e racconteranno il pontificato di Prevost.<br />Il blitz del Papa nel piccolo principato è stato, invece, un successo e un giusto riconoscimento al sovrano che lo scorso novembre ha scelto di non firmare il disegno di legge che ampliava le possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza. Una decisione presa «alla luce del ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, garantendo comunque un sostegno sicuro e più umano». E che Leone XIV ha dimostrato di apprezzare nel corso dell'udienza concessa al principe monegasco il 17 gennaio durante la quale, come riportato nel comunicato, si era parlato della «difesa e della promozione della dignità della persona umana». Un tema che, non a caso, Prevost ha voluto affrontare anche nei suoi interventi durante la visita di sabato scorso a Monaco.<br />Affacciato al Palazzo dei Principi vicino ad Alberto e alla principessa Charlène (in bianco, come da privilegio concesso alle sovrane cattoliche), Leone ha detto alla folla sottostante che «la fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità». Parole che già da sole giustificherebbero la scelta ricaduta sul principato e mal digerita da una parte consistente dell'opinione pubblica.<br />Prevost ha insistito sulla sacralità della vita anche negli altri appuntamenti della visita. «Stiamo davvero difendendo l'essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi?», ha invitato a domandarsi rivolgendosi alla comunità cattolica incontrata nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione. Ed ha invitato a far sì che «la vita di ogni uomo e donna venga difesa dal suo concepimento alla fine naturale».<br />Durante la Messa davanti a quindicimila persone nello stadio Louis II Leone ha spiegato che l'amore di Dio equivale all'«amore per la vita nascente e indigente, da accogliere e curare sempre; amore per la vita giovane e anziana, da incoraggiare nelle prove di ogni età; amore per la vita sana e malata, a volte sola, sempre bisognosa di essere accompagnata con cura». E saranno fischiate le orecchie ai parlamentari francesi che non troppo lontano stanno discutendo in queste settimane il disegno di legge sul suicidio assistito. Forse è anche per questo che il Papa ha scelto di muoversi in elicottero, evitando di mettere piede su suolo francese ed atterrare a Nizza.<br /><br />Nell'incontro con la comunità cattolica il Papa ha invitato anche ad offrire «nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l'uomo all'individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza». Un monito inevitabile in uno dei Paesi più ricchi del mondo così come i passaggi sull'attualità, con la richiesta di una ricchezza «al servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l'ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace». Nei pochi km del principato c'è stato un bagno di folla per il passaggio in automobile del Papa con un piccolo fuori programma di una contestazione di attiviste Peta contro la corrida.<br />Tornato a Roma per la Domenica delle Palme, Leone XIV ha iniziato la sua prima Settimana Santa ufficializzando nomine pesanti in Curia: via il poco amato sostituto monsignor Edgar Peña Parra che viene "retrocesso" a nunzio in Italia e San Marino. A via Po prenderà il posto di monsignor Petar Rajič, nuovo prefetto della Casa Pontificia. In Segreteria di Stato al posto di Peña Parra arriva invece il "curiale" monsignor Paolo Rudelli, fino ad oggi nunzio apostolico in Colombia.<br /><b><br />Nota di BastaBugie:</b> <i>Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Cattolicesimo religione di Stato, l'eccezione positiva di Monaco" parla della lode rivolta da Papa Leone XIV al principato di Monaco per il cattolicesimo quale religione di Stato. Un caso ormai raro, un colpo al dogma moderno della laicità statale. Purché il cattolicesimo sia vissuto realmente come religione pubblica, come ricordato dal pontefice ai cattolici del principato.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 marzo 2026:</i><br />Il viaggio di Leone XIV nel Principato di Monaco di sabato scorso 28 marzo aveva un duplice elemento di interesse, come infatti la stampa ha subito segnalato: il Principato è uno dei pochi Stati cattolici rimasti, in esso il cattolicesimo è religione di Stato, eppoi recentemente il Principe si è rifiutato di firmare una legge, approvata nel maggio scorso dal Consiglio Nazionale, che avrebbe consentito di praticare l'aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza, adducendo come motivo proprio il fatto di essere un sovrano cattolico. I due motivi sono tra loro collegati, ma è chiaro che a suscitare la maggiore curiosità è il primo. Oggi, infatti, l'idea che sia ammissibile uno Stato cattolico è considerata una bestemmia dalla laicità ideologica imperante. Per questo si può dire che la visita abbia avuto anche un significato di provocazione rispetto ad uno dei dogmi maggiormente accreditati dalla politica occidentale. Nel suo saluto alla popolazione durante la visita di cortesia al Principe di Monaco, Leone XIV ha fatto diretto riferimento all'argomento dello Stato cattolico in un passaggio di grande interesse: «La fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù».<br />Con queste parole l'idea della religione di Stato viene positivamente accettata, e questo è di per sé una buona novità. Il Papa non accenna alla "legittima autonomia" dello Stato, espressione dietro la quale si cela spesso l'accettazione della laicità moderna. Non parla di una laicità "aperta" alle religioni, espressone che di solito conduce all'indifferentismo religioso e alla equiparazione politica tra le varie religioni. Apprezzando la religione di Stato egli conferma che il cattolicesimo nel Principato di Monaco è collocato su un piano primario ed unico e, implicitamente, sostiene che si tratti di una cosa giusta, conforme alle pretese della stessa religione cattolica. Leone XIV ha implicitamente riconosciuto un rapporto privilegiato dello Stato, e non solo della persona del Principe o della sua famiglia, con un'unica religione. Di considerevole importanza, poi, il riferimento alla sovranità di Cristo come fondamento della religione di Stato, con tutto quanto questo concetto della regalità ha significato e significa tuttora, al netto dei recenti ripensamenti teologici. La sovranità di Cristo esige la religione di Stato. Il che tende a fare della situazione del Principato non una residuale eccezione ma una regola. Da qui, forse, l'insistenza del Papa sulle cose piccole - come piccolo è il Principato di Monaco - che possono svolgere un compito grande nel disegno provvidenziale di Dio.<br />Questa sovranità di Cristo, ha continuato il papa, «impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità». Questo sviluppo del discorso può essere inteso come la luce che dalla religione vera proviene per animare l'intera società, in una fratellanza che, se non fondata sulla religione, rischia sempre di venire meno. Siamo tutti fratelli sul piano naturale, ma senza la sovranità di Cristo, questa fratellanza solo naturale si perde.<br />A questa funzione direttamente sociale della religione ha fatto riferimento anche il principe Alberto II: «il quadro attuale rispetta ciò che siamo in considerazione del ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, garantendo nel contempo un accompagnamento sicuro e più umano».<br />Sarebbe superficiale non tenere presenti queste novità emerse dalla visita papale al principato di Monaco. Il riconoscimento del ruolo pubblico e politico (istituzionale, perfino) della religione cattolica è una contro-rivoluzione rispetto alla religione della irreligiosità che domina le politiche dei Paesi occidentali, specialmente europei, e invita a ripensare alla radice il frusto concetto di laicità. Sarebbe però anche ingenuo ritenere che dai discorsi del Papa a Monaco sia emerso un appello ad un ritorno ad un regime di cristianità. Il Principato, come riconosciuto dallo stesso Leone, è un microcosmo, una società molto secolarizzata, laica negli stili di vita e]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71326521</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:18:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71326521/papa_leone_a_monaco.mp3" length="11012885" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8509

PAPA LEONE A MONACO, UN SUCCESSO IN BARBA ALLE POLEMICHE
di Nico Spuntoni
 

Continua a far discutere la decisione di Leone XIV di fare il suo primo viaggio europeo fuori dall'Italia a Monaco. Le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8509" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8509</a><br /><br />PAPA LEONE A MONACO, UN SUCCESSO IN BARBA ALLE POLEMICHE<br />di Nico Spuntoni<br /> <br /><br />Continua a far discutere la decisione di Leone XIV di fare il suo primo viaggio europeo fuori dall'Italia a Monaco. Le polemiche di stampo qualunquista ci hanno fatto ripiombare a quelle degli anni del pontificato di Benedetto XVI. Impossibile raccogliere tutti i commenti critici ma quello dell'ex direttore di Repubblica Carlo Verdelli è paradigmatico: «Primo viaggio da Papa di Francesco: a Lampedusa, tra i barconi. Viaggio più recente di Papa Leone: a Montecarlo, tra altri barconi». Bisognerà farci l'abitudine perché questo confronto con "quando c'era lui" diventerà probabilmente il leitmotiv con cui i non cattolici (e i cattolici di un certo tipo) guarderanno e racconteranno il pontificato di Prevost.<br />Il blitz del Papa nel piccolo principato è stato, invece, un successo e un giusto riconoscimento al sovrano che lo scorso novembre ha scelto di non firmare il disegno di legge che ampliava le possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza. Una decisione presa «alla luce del ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, garantendo comunque un sostegno sicuro e più umano». E che Leone XIV ha dimostrato di apprezzare nel corso dell'udienza concessa al principe monegasco il 17 gennaio durante la quale, come riportato nel comunicato, si era parlato della «difesa e della promozione della dignità della persona umana». Un tema che, non a caso, Prevost ha voluto affrontare anche nei suoi interventi durante la visita di sabato scorso a Monaco.<br />Affacciato al Palazzo dei Principi vicino ad Alberto e alla principessa Charlène (in bianco, come da privilegio concesso alle sovrane cattoliche), Leone ha detto alla folla sottostante che «la fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità». Parole che già da sole giustificherebbero la scelta ricaduta sul principato e mal digerita da una parte consistente dell'opinione pubblica.<br />Prevost ha insistito sulla sacralità della vita anche negli altri appuntamenti della visita. «Stiamo davvero difendendo l'essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi?», ha invitato a domandarsi rivolgendosi alla comunità cattolica incontrata nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione. Ed ha invitato a far sì che «la vita di ogni uomo e donna venga difesa dal suo concepimento alla fine naturale».<br />Durante la Messa davanti a quindicimila persone nello stadio Louis II Leone ha spiegato che l'amore di Dio equivale all'«amore per la vita nascente e indigente, da accogliere e curare sempre; amore per la vita giovane e anziana, da incoraggiare nelle prove di ogni età; amore per la vita sana e malata, a volte sola, sempre bisognosa di essere accompagnata con cura». E saranno fischiate le orecchie ai parlamentari francesi che non troppo lontano stanno discutendo in queste settimane il disegno di legge sul suicidio assistito. Forse è anche per questo che il Papa ha scelto di muoversi in elicottero, evitando di mettere piede su suolo francese ed atterrare a Nizza.<br /><br />Nell'incontro con la comunità cattolica il Papa ha invitato anche ad offrire «nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l'uomo all'individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza». Un monito inevitabile in uno dei Paesi più ricchi del mondo così come i...]]></itunes:summary><itunes:duration>689</itunes:duration><itunes:keywords>cattolicesimo,controcorrente,papaleonexiii,principatodimonaco,vitanascente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4e239f6e6befaf4af9f952b41e282dfb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gli equivoci piu ingannevoli sulla religione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gli-equivoci-piu-ingannevoli-sulla-religione--71326338</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8505" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8505</a><br /><br />GLI EQUIVOCI PIU' INGANNEVOLI SULLA RELIGIONE<br />di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Poniamoci una domanda importante per la nostra vita: cos'è la religione? Non dal punto di vista etimologico, teologico o sociologico. Ci chiediamo semplicemente: cosa vuol dire essere religiosi? <br />Non lo si può certo chiedere a un ateo, uno dei tanti "padri spirituali" che sui media ci subissano di consigli e "verità" parziali. Sarebbe come chiedere a un cieco come sono i colori o a un sordo com'è la musica. Ma purtroppo, a volte, anche tra i cristiani, perfino tra quelli praticanti, ci possono essere delle visioni riduttive della religione. Considerando sotto un solo aspetto la religione vera, cioè il cristianesimo, questo diventa una caricatura di se stesso. Facciamo tre esempi.<br />1) LA RELIGIONE RIDOTTA AI SOLI ATTI DI CULTO<br />Il primo esempio è la religione ridotta a semplici atti di culto: aver detto le preghiere, fatto il segno di croce e la genuflessione, recitato il Rosario, ecc. La religione ridotta agli atti di culto, che evidentemente ci devono pur essere, ma non sono l'unica cosa. Non basta andare a Messa per essere poi a posto con Dio per tutta la settimana. Quando vado a portare la comunione alle persone inferme per prima cosa le confesso (cosa che non possono fare i ministri straordinari della comunione). Ebbene durante la confessione mi capita spesso di sentir dire: "non sono più una buona cristiana". Allora chiedo: "perché signora non si sente di essere una buona cristiana?". "Perché non vengo più alla Messa!" è l'immancabile risposta. Allora provo a dire che lei non può venire alla Messa essendo bloccata a letto. Cerco di spiegare che nel suo caso il precetto non obbliga, che offrire le preghiere nella sua situazione e soprattutto le sofferenze sono altrettanto, se non ancora di più, gradite al Signore rispetto a quando riusciva a venire a Messa. Niente, non riesco mai a convincerle. Evidentemente sentirsi manchevole non potendo fare gli atti di culto a cui era abituata vuol dire aver ridotto la religione al solo compimento di quegli atti.<br />Stesso errore lo compie chi, ad esempio, dice: "Non mi aspettavo che quella signora ricorresse alla fecondazione artificiale: eppure viene sempre a Messa, la vedo dire il Rosario, indossa perfino il crocifisso al collo". Anche in questo caso si considera la persona come religiosa per aver semplicemente praticato gli atti esterni di culto. Quando una condotta di vita contraddice gravemente l'insegnamento morale della Chiesa non ci si deve stupire che quella stessa persona ci sembrasse religiosa, ma che avevamo giudicato quella persona come religiosa per il solo compimento degli atti esterni di culto. Ridurre la religione solo a questo ci fa dimenticare che la religione è molto di più. Perché se consistesse solo in atti di culto, una volta che ci si annoia di tali pratiche, non si vede il motivo per continuare a farle ed anzi si cercherà di fuggire da tutto ciò. Accade ad esempio che in vacanza ci si "dimentichi" di andare a Messa. Oppure che un giovane che ha appena ha fatto la cresima non si veda più in parrocchia. Come dargli torto se è passato il concetto che la religione è solo un atto di culto?<br />2) LA RELIGIONE RIDOTTA A OBBLIGHI E DIVIETI<br />Come è chiaro nel punto precedente che gli atti di culto esterni ci debbano essere, altrettanto chiaro è che rispettare i Comandamenti è doveroso, ma di nuovo ridurre la religione solo a questo, fa sì che si pensi che la religione sia solo fare o non fare determinate cose. Questo errore si vede ad esempio in chi chiede al sacerdote se una certa cosa è peccato mortale o veniale. La questione è interessante ed è importante saper distinguere, almeno per sapere se si può fare la comunione oppure no. Del resto il Concilio di Trento invita i parroci a far presente ai fedeli che accostarsi all'eucaristia rimette i peccati veniali. Ma a volte si ha l'impressione che le persone siano interessate alla distinzione per poter poi dire: "Vabbè, se è solo peccato veniale lo posso fare, tanto non vado all'inferno per quello". A parte il fatto che reiterare i peccati veniali predispone al peccato mortale, è proprio il concetto di fondo che è sbagliato. Non si può ridurre la vita cristiana al non compiere i peccati mortali. Questo è il primo gradino di un cammino spirituale, ma non ci si può fermare lì. Non basta dire "Non faccio niente di male", ma occorre chiedersi se si è fatto tutto il bene possibile.<br />L'idea che la religione sia limitata a quello che è obbligatorio e poi per il resto si è a posto è molto limitativa. È considerare la religione come pagare le tasse, ci si attiene al minimo obbligatorio e lo si fa pure malvolentieri. Nessun commercialista si sente dire da un cliente di lasciare allo Stato cento euro in più di quello che deve per legge. Non si pagano le tasse per amore dello Stato, ma perché si è costretti.<br />Un altro esempio di religione ridotta a obblighi e divieti è la domanda che fanno spesso i giovani cristiani fin dove possano spingersi in campo sessuale durante il fidanzamento. La risposta che mi sembra migliore è che possono fare ciò che farebbero davanti ai loro genitori. Ovviamente questa non è la risposta che volevano. Allora si allontanano dalla confessione, limitandola ad appena prima di accostarsi alla comunione. Così pensano di aver adempiuto agli obblighi: "Faccio i peccati che voglio, ma tanto poi mi confesso". Un po' come pagare la multa per eccesso di velocità e poter così continuare a guidare l'auto.<br />Insomma anche ridurre la religione a divieti ed obblighi porta la conseguenza che appena posso evado da essi, come sogniamo di fare con le tasse.<br />3) LA RELIGIONE RIDOTTA A FARE DEL BENE<br />Un'ultima visione riduttiva della religione, molto diffusa, è che questa sia soltanto fare del bene. L'importante è voler bene agli altri, rispettare tutti, non far male a nessuno. Chi pensa questo quando passo per la benedizione delle case si giustifica dicendo: "Non mi vede alla Messa, però faccio tanto del bene, ad esempio ho accudito mia mamma fino alla morte". Ovviamente rispondo che ha fatto bene, del resto è bello prendersi cura della mamma. Lei ci cambiava il pannolino da piccoli, adesso si invertono i ruoli. Ma pensare di essere a posto con Dio perché si è fatto del bene è aver ridotto la religione solo a questo.<br />Un altro esempio è quello delle signore che frequentano la chiesa, ma il cui marito pur dicendosi cristiano, non è praticante. Un po' come se uno dicesse di essere un paracadutista, ma senza essere praticante, cioè senza mai buttarsi da un aereo. Un non-senso. Le signore in questione dicono che è vero che il marito non viene alla Messa, però è un brav'uomo, generoso e buono. Anche in questo caso si riduce la religione al compiere degli atti buoni. Fatti questi si è a posto. E pazienza, si fa per dire, se uno non viene mai a Messa violando così il precetto domenicale, non si confessa mai nonostante la Chiesa dica di confessarsi almeno una volta l'anno, è rimasto alle conoscenze del catechismo imparato da piccolo senza approfondire i temi legati alla Fede, non si sforza di abbandonare i vizi nei quali è immerso, ecc. Ma se l'unica cosa che conta è "fare del bene", allora faccio sempre del bene, almeno secondo me, e penserò sempre di essere a posto. Però così ho ridotto la religione ai miei parametri, non mi sono elevato a Dio.<br />CONCLUSIONE: COS'È LA RELIGIONE?<br />Purtroppo le tre riduzioni che abbiamo considerato portano a pensare di essere religiosi, anche se non lo si è. Cos'è allora la religione? Lo ha spiegato Gesù nel Vangelo indicando a modello - rispetto ai ricchi che davano del superfluo come offerta al tempio - la vedova che non dà del superfluo, ma del necessario (Mc 12,41-44). Aveva due spiccioli e li dà tutti e due. Poteva darne uno solo e tenersi l'altro. Invece la vedova, che già era nella miseria, dona tutto quello che aveva per vivere. Cos'è dunque la religione? È quell'atto di donazione totale della vedova e dunque è una questione di amore. E chi è che può dare tutto a Dio? Può dare tutto a Dio solo chi si è sentito amare da Lui così tanto da riconoscere che il nostro è solo un restituirgli quello che ci ha dato. Se Dio ci ama così tanto da mandare suo Figlio in croce, evidentemente anche noi lo dobbiamo riamare.<br />Quindi in conclusione non ci si può ricordare di Dio solo quando le cose vanno male e quando invece va tutto bene ce ne dimentichiamo. Oppure, al contrario, lo lodiamo quando tutto va bene, ma poi quando qualcosa va male imputiamo a Lui di averci abbandonato o punito e allora ci allontaniamo dalla religione. Non è giusto fare così. Non si può tener conto di Dio quando siamo piccoli e andiamo al catechismo per poi abbandonarlo quando iniziamo a vivere la nostra vita nel mondo. Oppure ce ne ricordiamo quando ormai siamo anziani e avendo poche cose da fare si può andare alla Messa, magari tutti i giorni. <br />Non si può dare a Dio gli spiccioli, il superfluo. A Dio bisogna dare tutta la nostra vita: le gioie e i dolori, la malattia e la salute, le cose belle e quelle brutte. Tutto dobbiamo riferire a Dio, ringraziarlo per ogni cosa: perché c'è il sole e perché c'è la pioggia, perché ho da mangiare e perché oggi invece non ho da mangiare, per quando sto bene e per quando invece sono a letto infermo. La vita, ma anche la morte, tutto deve rendere gloria a Dio.<br />La scoperta dell'amore di Dio cambia radicalmente la vita. Non si tratta di compiere pratiche esterne, di rispettare regole o di fare beneficenza: si tratta di amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la mente e tutta la forza.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71326338</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:06:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71326338/gli_equivoci_piu_ingannevoli_sulla_religione.mp3" length="11243982" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8505

GLI EQUIVOCI PIU' INGANNEVOLI SULLA RELIGIONE
di Don Stefano Bimbi
 
Poniamoci una domanda importante per la nostra vita: cos'è la religione? Non dal punto di vista etimologico, teologico o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8505" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8505</a><br /><br />GLI EQUIVOCI PIU' INGANNEVOLI SULLA RELIGIONE<br />di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Poniamoci una domanda importante per la nostra vita: cos'è la religione? Non dal punto di vista etimologico, teologico o sociologico. Ci chiediamo semplicemente: cosa vuol dire essere religiosi? <br />Non lo si può certo chiedere a un ateo, uno dei tanti "padri spirituali" che sui media ci subissano di consigli e "verità" parziali. Sarebbe come chiedere a un cieco come sono i colori o a un sordo com'è la musica. Ma purtroppo, a volte, anche tra i cristiani, perfino tra quelli praticanti, ci possono essere delle visioni riduttive della religione. Considerando sotto un solo aspetto la religione vera, cioè il cristianesimo, questo diventa una caricatura di se stesso. Facciamo tre esempi.<br />1) LA RELIGIONE RIDOTTA AI SOLI ATTI DI CULTO<br />Il primo esempio è la religione ridotta a semplici atti di culto: aver detto le preghiere, fatto il segno di croce e la genuflessione, recitato il Rosario, ecc. La religione ridotta agli atti di culto, che evidentemente ci devono pur essere, ma non sono l'unica cosa. Non basta andare a Messa per essere poi a posto con Dio per tutta la settimana. Quando vado a portare la comunione alle persone inferme per prima cosa le confesso (cosa che non possono fare i ministri straordinari della comunione). Ebbene durante la confessione mi capita spesso di sentir dire: "non sono più una buona cristiana". Allora chiedo: "perché signora non si sente di essere una buona cristiana?". "Perché non vengo più alla Messa!" è l'immancabile risposta. Allora provo a dire che lei non può venire alla Messa essendo bloccata a letto. Cerco di spiegare che nel suo caso il precetto non obbliga, che offrire le preghiere nella sua situazione e soprattutto le sofferenze sono altrettanto, se non ancora di più, gradite al Signore rispetto a quando riusciva a venire a Messa. Niente, non riesco mai a convincerle. Evidentemente sentirsi manchevole non potendo fare gli atti di culto a cui era abituata vuol dire aver ridotto la religione al solo compimento di quegli atti.<br />Stesso errore lo compie chi, ad esempio, dice: "Non mi aspettavo che quella signora ricorresse alla fecondazione artificiale: eppure viene sempre a Messa, la vedo dire il Rosario, indossa perfino il crocifisso al collo". Anche in questo caso si considera la persona come religiosa per aver semplicemente praticato gli atti esterni di culto. Quando una condotta di vita contraddice gravemente l'insegnamento morale della Chiesa non ci si deve stupire che quella stessa persona ci sembrasse religiosa, ma che avevamo giudicato quella persona come religiosa per il solo compimento degli atti esterni di culto. Ridurre la religione solo a questo ci fa dimenticare che la religione è molto di più. Perché se consistesse solo in atti di culto, una volta che ci si annoia di tali pratiche, non si vede il motivo per continuare a farle ed anzi si cercherà di fuggire da tutto ciò. Accade ad esempio che in vacanza ci si "dimentichi" di andare a Messa. Oppure che un giovane che ha appena ha fatto la cresima non si veda più in parrocchia. Come dargli torto se è passato il concetto che la religione è solo un atto di culto?<br />2) LA RELIGIONE RIDOTTA A OBBLIGHI E DIVIETI<br />Come è chiaro nel punto precedente che gli atti di culto esterni ci debbano essere, altrettanto chiaro è che rispettare i Comandamenti è doveroso, ma di nuovo ridurre la religione solo a questo, fa sì che si pensi che la religione sia solo fare o non fare determinate cose. Questo errore si vede ad esempio in chi chiede al sacerdote se una certa cosa è peccato mortale o veniale. La questione è interessante ed è importante saper distinguere, almeno per sapere se si può fare la comunione oppure no. 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Non è possibile parlare della preghiera cristiana se non alla luce dell'incarnazione del Figlio di Dio, il quale ha voluto assumere la natura umana per dare all'uomo la possibilità di entrare nel mondo di Dio. Per Cristo, con Cristo ed in Cristo noi diventiamo creature nuove, figli adottivi di Dio, e siamo introdotti nell'intimità della Santissima Trinità. La vita cristiana, pertanto, si risolve nella comunione con le tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo. La Chiesa, i sacramenti, la preghiera e l'esercizio della carità fraterna, che da essi sgorga, hanno lo scopo di educare "trinitariamente" la nostra anima; ci abituano a relazionarci con Dio nostro Padre; permettono a Cristo di prendere possesso della nostra esistenza; consentono allo Spirito di istruirci interiormente e di guidarci alla Verità. Nel cristianesimo, dunque, tutto viene dall'Alto. Anche la preghiera. Non a caso il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, parlando della preghiera in generale, afferma che «essa è sempre dono di Dio» (§534). Con questo dono Dio «nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum, §2).<br />Gesù parlando della preghiera ha posto l'insistenza sulla «necessità di pregare sempre, senza stancarci» (Lc 18,1; cfr. 1Tess 5,17). Non ha detto nulla in merito alla perfezione della preghiera. Conoscendo la fragilità umana, Egli sa che la nostra preghiera è disturbata da pensieri, preoccupazioni, affanni. Il Catechismo della Chiesa cattolica riconosce che «la difficoltà abituale della nostra preghiera è la distrazione» (§2729). Il Signore, dunque, non pretende da noi risultati perfetti, ma chiede la perseveranza, chiede cioè di non arrenderci, coltivando il desiderio di offrire a Lui il nostro tempo ed il nostro cuore perché lo purifichi.<br />San Luigi Maria Grignon de Monfort insegna che le distrazioni - sta parlando della preghiera del Rosario - si combattono «continuando il tuo Rosario, quantunque senza alcun gusto e consolazione sensibile: è un combattimento terribile ma salutare all'anima fedele». Santa Teresa di Lisieux ci invita a sfruttare le distrazioni e confessa: «Anch'io ne ho molte, ma appena me ne accorgo prego per le persone il cui pensiero sta distraendo la mia attenzione, e in questo modo loro traggono beneficio dalla mia distrazione».<br />In conclusione, è bene ricordare che se la preghiera richiede attenzione, essa non va confusa con una tecnica di concentrazione mentale. La pretesa di conseguire un raccoglimento assoluto - dove sono assenti ogni forma di dispersione e distrazione - rappresenta un errore che può portare allo scoraggiamento, produrre inquietudine e abbandono della preghiera. Tale errore è oggi sempre più presente vista la diffusione di alcune pratiche, spesso provenienti dalla cultura asiatica, che non sono spiritualmente neutre. Dobbiamo, dunque, essere consapevoli della specificità della fede cristiana e della sua differenza rispetto a proposte che sono particolarmente insidiose. La vera risposta al problema delle distrazioni nella preghiera non risiede, infatti, in una maggiore concentrazione della mente, ma nel riconoscere la presenza di Dio, che nel suo infinito amore entra in dialogo con me per dirmi qualcosa che giorno dopo giorno cambierà la mia vita. Il Signore ci chiede di "rimanere" con Lui e di ricondurre a Lui, dopo ogni distrazione, il nostro spirito. Con questo combattimento, come insegna il Catechismo, noi dichiariamo la nostra scelta di amare il Signore e di donare a Lui il nostro cuore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71326276</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:03:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71326276/la_preghiera_cristiana_non_e_una_tecnica.mp3" length="5594427" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8504

LA PREGHIERA CRISTIANA NON E' UNA TECNICA, MA L'INCONTRO CON DIO
di Francesco Cavina
 
Sembra utile spendere alcune parole per presentare la specificità della preghiera cristiana. Non è possibile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8504" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8504</a><br /><br />LA PREGHIERA CRISTIANA NON E' UNA TECNICA, MA L'INCONTRO CON DIO<br />di Francesco Cavina<br /> <br />Sembra utile spendere alcune parole per presentare la specificità della preghiera cristiana. Non è possibile parlare della preghiera cristiana se non alla luce dell'incarnazione del Figlio di Dio, il quale ha voluto assumere la natura umana per dare all'uomo la possibilità di entrare nel mondo di Dio. Per Cristo, con Cristo ed in Cristo noi diventiamo creature nuove, figli adottivi di Dio, e siamo introdotti nell'intimità della Santissima Trinità. La vita cristiana, pertanto, si risolve nella comunione con le tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo. La Chiesa, i sacramenti, la preghiera e l'esercizio della carità fraterna, che da essi sgorga, hanno lo scopo di educare "trinitariamente" la nostra anima; ci abituano a relazionarci con Dio nostro Padre; permettono a Cristo di prendere possesso della nostra esistenza; consentono allo Spirito di istruirci interiormente e di guidarci alla Verità. Nel cristianesimo, dunque, tutto viene dall'Alto. Anche la preghiera. Non a caso il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, parlando della preghiera in generale, afferma che «essa è sempre dono di Dio» (§534). Con questo dono Dio «nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum, §2).<br />Gesù parlando della preghiera ha posto l'insistenza sulla «necessità di pregare sempre, senza stancarci» (Lc 18,1; cfr. 1Tess 5,17). Non ha detto nulla in merito alla perfezione della preghiera. Conoscendo la fragilità umana, Egli sa che la nostra preghiera è disturbata da pensieri, preoccupazioni, affanni. Il Catechismo della Chiesa cattolica riconosce che «la difficoltà abituale della nostra preghiera è la distrazione» (§2729). Il Signore, dunque, non pretende da noi risultati perfetti, ma chiede la perseveranza, chiede cioè di non arrenderci, coltivando il desiderio di offrire a Lui il nostro tempo ed il nostro cuore perché lo purifichi.<br />San Luigi Maria Grignon de Monfort insegna che le distrazioni - sta parlando della preghiera del Rosario - si combattono «continuando il tuo Rosario, quantunque senza alcun gusto e consolazione sensibile: è un combattimento terribile ma salutare all'anima fedele». Santa Teresa di Lisieux ci invita a sfruttare le distrazioni e confessa: «Anch'io ne ho molte, ma appena me ne accorgo prego per le persone il cui pensiero sta distraendo la mia attenzione, e in questo modo loro traggono beneficio dalla mia distrazione».<br />In conclusione, è bene ricordare che se la preghiera richiede attenzione, essa non va confusa con una tecnica di concentrazione mentale. La pretesa di conseguire un raccoglimento assoluto - dove sono assenti ogni forma di dispersione e distrazione - rappresenta un errore che può portare allo scoraggiamento, produrre inquietudine e abbandono della preghiera. Tale errore è oggi sempre più presente vista la diffusione di alcune pratiche, spesso provenienti dalla cultura asiatica, che non sono spiritualmente neutre. Dobbiamo, dunque, essere consapevoli della specificità della fede cristiana e della sua differenza rispetto a proposte che sono particolarmente insidiose. La vera risposta al problema delle distrazioni nella preghiera non risiede, infatti, in una maggiore concentrazione della mente, ma nel riconoscere la presenza di Dio, che nel suo infinito amore entra in dialogo con me per dirmi qualcosa che giorno dopo giorno cambierà la mia vita. Il Signore ci chiede di "rimanere" con Lui e di ricondurre a Lui, dopo ogni distrazione, il nostro spirito. Con questo combattimento, come insegna il Catechismo, noi dichiariamo la nostra scelta di amare il Signore e di donare a Lui il nostro cuore.]]></itunes:summary><itunes:duration>350</itunes:duration><itunes:keywords>affanni,aridità,distrazioni,preghiera,preghieracristiana</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c80c807c1dc962c65432e880b99a9346.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La morte di Vittorio Messori, il più grande apologeta dei nostri tempi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-morte-di-vittorio-messori-il-piu-grande-apologeta-dei-nostri-tempi--71101123</link><description><![CDATA[LA MORTE DI VITTORIO MESSORI, IL PIU' GRANDE APOLOGETA DEI NOSTRI TEMPI<br />Con milioni di libri venduti in tutte le lingue, ha fatto crescere nella fede generazioni di cattolici<br />di Riccardo Cascioli<br />Fra pochi giorni avrebbe compiuto 85 anni, e invece ieri sera alle 21.10, al tramonto del Venerdì santo, il cuore di Vittorio Messori ha cessato di battere. Impossibile racchiudere in poche parole cosa abbia rappresentato Messori per la cultura cattolica, non solo italiana. Non per niente nella sua casa di Desenzano sul Garda le immagini delle copertine dei suoi libri, tradotti in decine di lingue, coprono diverse pareti.<br />Da quando pubblicò nel 1976 Ipotesi su Gesù, frutto di 12 anni di lavoro di indagine seguito alla sua fulminea conversione al cattolicesimo, Messori è diventato un punto di riferimento mondiale per la rinascita dell'apologetica: non una difesa d'ufficio della Chiesa, ma approfondimento serio e documentato delle ragioni della fede. Basterebbe leggere uno solo dei suoi libri per comprendere la serietà e l'amore alla Verità che lo muoveva. Non a caso il suo lavoro di ricerca personale ha riportato - e fatto crescere - alla fede tante persone.<br />Posso dire anche che senza di lui non ci sarebbe oggi la Bussola: non solo perché il suo stile è stato di esempio e stimolo per noi giornalisti cattolici della generazione successiva, ma perché ho potuto godere per diversi anni della sua amicizia fin dai tempi del mensile Il Timone, diretto da Gianpaolo Barra, di cui è stato il padre nobile. E da lì ha fortemente incoraggiato l'avventura della Bussola, offrendo anche per i primi anni la sua collaborazione, strappando del tempo prezioso ai suoi ultimi lavori concentrati soprattutto sulla figura di Maria e a quello che percepiva come il lavoro più importante del suo ultimo tratto di vita terrena: prepararsi alla morte, all'incontro con quel Cristo che tanto l'aveva affascinato.<br />In questo rientra certamente il grande impegno profuso per costruire la cappella della Madonna dell'Ulivo in mezzo agli ulivi che circondano l'abbazia benedettina di Maguzzano, che domina il Lago di Garda, oggi retta dai Poveri Servi della Divina Provvidenza, la comunità sacerdotale fondata da san Giovanni Calabria.<br /> Nell'abbazia Messori aveva anche una stanza che era il suo ufficio personale dove ogni giorno si recava a lavorare e pregare. La Madonna dell'Ulivo è una chiesetta all'aperto, con dei muri che ricordano le architetture di Antoni Gaudì, costruita pezzo a pezzo mettendo insieme secondo un disegno che aveva bene in testa, oggetti sacri, antichi e moderni, che si fondono in un'opera armoniosa che esprime tutto l'amore a Cristo e alla Madonna di chi l'ha realizzata. Era una visita obbligata ogni volta che si andava a trovarlo ed era di un fascino irresistibile sentirlo spiegare ogni dettaglio di questa costruzione e l'origine e il motivo degli ultimi pezzi aggiunti.<br />Il mio rimpianto più grande è forse quello di non avere fatto in tempo a realizzare un video in cui Vittorio stesso spiegasse la chiesetta della Madonna dell'Ulivo, perché tutti potessero condividere il significato profondo di questa opera. Lo avrebbe voluto tanto anche sua moglie Rosanna Brichetti, ma purtroppo l'insorgere di problemi di salute e poi i problemi legati all'era del Covid, hanno reso impossibile il progetto. Evidentemente Dio aveva disposto altrimenti.<br />Resta però il fatto che se i suoi libri sono testimonianza della ragionevolezza della fede, seguendo la sua ricerca intellettuale, la chiesetta della Madonna dell'Ulivo rappresenta il culmine della sua esperienza spirituale, l'espressione carnale di un amore profondo: è il suo testamento vivente.<br />Ho nominato sua moglie Rosanna, non a caso. Tra pochi giorni, quel 16 aprile che è anche la data del compleanno di Vittorio nonché il giorno della nascita al cielo di Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes tanto amata da Messori, ricorrono i quattro anni dalla sua morte. È stato l'altro grande amore di Vittorio Messori, un matrimonio frutto di una storia unica, vagliata attraverso un cammino di sofferenza, ed esso stesso una testimonianza di fede. Proprio Rosanna lo ha voluto raccontare in un libro uscito nel 2018, Una fede in due – La mia vita con Vittorio. Ma era incontrandoli insieme, nella semplicità di una chiacchierata, che si percepiva quanto quel legame profondo in Dio fosse l'origine della libertà che vivevano e trasmettevano.<br />Indimenticabili quei pranzi fatti insieme – ovviamente dopo la visita a Maguzzano – loro due e io con mia moglie, sulle sponde del lago di Garda, in cui si parlava con semplicità della vita della Chiesa, del nostro lavoro e delle piccole e grandi cose della nostra vita quotidiana. Ciò che rendeva desiderabili e godibili questi momenti non era tanto ciò che si poteva imparare intellettualmente ma l'atmosfera che si viveva, che rendeva comprensibile l'esortazione di San Paolo ai Corinzi: «Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio».A futura memoria bisogna anche aggiungere che è proprio intorno a quei tavoli che è nata una collaborazione di Rosanna alla Bussola dedicata alla Madonna (articoli poi raccolti nel libro della Bussola De Maria numquam satis), e anche l'ispirazione per la Bussola mensile.<br />Sarebbe fin troppo scontato dire che la scomparsa di Vittorio Messori, dopo quella di sua moglie Rosanna Brichetti, lascia un grande vuoto nella cultura cattolica. In realtà la sua morte ci richiama al compito di proseguire, ognuno al suo posto, il lavoro da lui svolto nella scoperta appassionata giorno dopo giorno delle ragioni della fede.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71101123</guid><pubDate>Sat, 04 Apr 2026 15:53:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71101123/la_morte_di_vittorio_messori_bis.mp3" length="6182604" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>LA MORTE DI VITTORIO MESSORI, IL PIU' GRANDE APOLOGETA DEI NOSTRI TEMPI
Con milioni di libri venduti in tutte le lingue, ha fatto crescere nella fede generazioni di cattolici
di Riccardo Cascioli
Fra pochi giorni avrebbe compiuto 85 anni, e invece...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[LA MORTE DI VITTORIO MESSORI, IL PIU' GRANDE APOLOGETA DEI NOSTRI TEMPI<br />Con milioni di libri venduti in tutte le lingue, ha fatto crescere nella fede generazioni di cattolici<br />di Riccardo Cascioli<br />Fra pochi giorni avrebbe compiuto 85 anni, e invece ieri sera alle 21.10, al tramonto del Venerdì santo, il cuore di Vittorio Messori ha cessato di battere. Impossibile racchiudere in poche parole cosa abbia rappresentato Messori per la cultura cattolica, non solo italiana. Non per niente nella sua casa di Desenzano sul Garda le immagini delle copertine dei suoi libri, tradotti in decine di lingue, coprono diverse pareti.<br />Da quando pubblicò nel 1976 Ipotesi su Gesù, frutto di 12 anni di lavoro di indagine seguito alla sua fulminea conversione al cattolicesimo, Messori è diventato un punto di riferimento mondiale per la rinascita dell'apologetica: non una difesa d'ufficio della Chiesa, ma approfondimento serio e documentato delle ragioni della fede. Basterebbe leggere uno solo dei suoi libri per comprendere la serietà e l'amore alla Verità che lo muoveva. Non a caso il suo lavoro di ricerca personale ha riportato - e fatto crescere - alla fede tante persone.<br />Posso dire anche che senza di lui non ci sarebbe oggi la Bussola: non solo perché il suo stile è stato di esempio e stimolo per noi giornalisti cattolici della generazione successiva, ma perché ho potuto godere per diversi anni della sua amicizia fin dai tempi del mensile Il Timone, diretto da Gianpaolo Barra, di cui è stato il padre nobile. E da lì ha fortemente incoraggiato l'avventura della Bussola, offrendo anche per i primi anni la sua collaborazione, strappando del tempo prezioso ai suoi ultimi lavori concentrati soprattutto sulla figura di Maria e a quello che percepiva come il lavoro più importante del suo ultimo tratto di vita terrena: prepararsi alla morte, all'incontro con quel Cristo che tanto l'aveva affascinato.<br />In questo rientra certamente il grande impegno profuso per costruire la cappella della Madonna dell'Ulivo in mezzo agli ulivi che circondano l'abbazia benedettina di Maguzzano, che domina il Lago di Garda, oggi retta dai Poveri Servi della Divina Provvidenza, la comunità sacerdotale fondata da san Giovanni Calabria.<br /> Nell'abbazia Messori aveva anche una stanza che era il suo ufficio personale dove ogni giorno si recava a lavorare e pregare. La Madonna dell'Ulivo è una chiesetta all'aperto, con dei muri che ricordano le architetture di Antoni Gaudì, costruita pezzo a pezzo mettendo insieme secondo un disegno che aveva bene in testa, oggetti sacri, antichi e moderni, che si fondono in un'opera armoniosa che esprime tutto l'amore a Cristo e alla Madonna di chi l'ha realizzata. Era una visita obbligata ogni volta che si andava a trovarlo ed era di un fascino irresistibile sentirlo spiegare ogni dettaglio di questa costruzione e l'origine e il motivo degli ultimi pezzi aggiunti.<br />Il mio rimpianto più grande è forse quello di non avere fatto in tempo a realizzare un video in cui Vittorio stesso spiegasse la chiesetta della Madonna dell'Ulivo, perché tutti potessero condividere il significato profondo di questa opera. Lo avrebbe voluto tanto anche sua moglie Rosanna Brichetti, ma purtroppo l'insorgere di problemi di salute e poi i problemi legati all'era del Covid, hanno reso impossibile il progetto. Evidentemente Dio aveva disposto altrimenti.<br />Resta però il fatto che se i suoi libri sono testimonianza della ragionevolezza della fede, seguendo la sua ricerca intellettuale, la chiesetta della Madonna dell'Ulivo rappresenta il culmine della sua esperienza spirituale, l'espressione carnale di un amore profondo: è il suo testamento vivente.<br />Ho nominato sua moglie Rosanna, non a caso. Tra pochi giorni, quel 16 aprile che è anche la data del compleanno di Vittorio nonché il giorno della nascita al cielo di Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes tanto amata da Messori, ricorrono i quattro anni dalla sua morte. È...]]></itunes:summary><itunes:duration>387</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/55aa89541e1c7abd377dbd24146a4eaf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lefebvriani: vescovi fai-da-te, il rischio di creare una chiesa parallela</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lefebvriani-vescovi-fai-da-te-il-rischio-di-creare-una-chiesa-parallela--70700442</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8483" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8483</a><br /><br />LEFEBVRIANI: VESCOVI FAI-DA-TE, IL RISCHIO DI CREARE UNA CHIESA PARALLELA<br />di Louis-Marie de Blignières<br /> <br />Da qualche tempo, alcuni teologi sostengono che il divieto di conferire l'episcopato senza mandato pontificio sarebbe una legge puramente ecclesiastica e, in quanto tale, suscettibile di modifiche o eccezioni. In questo c'è una parte di verità. Ma bisogna evitare di confondere la costituzione stessa della Chiesa con le norme giuridiche che la esprimono e la proteggono. La prima è immutabile, le seconde possono evolversi. La costituzione divina della Chiesa prevede, secondo la volontà di Cristo che ha inviato gli apostoli, che l'episcopato di coloro che succedono agli apostoli non sia un semplice insieme di prelati dotati di determinati poteri, ma un vero e proprio Corpo.<br />Il Concilio di Trento afferma esplicitamente che l'ordine gerarchico dei vescovi è di diritto divino: «Il santo sinodo dichiara che [...] appartengono a questo ordine gerarchico in primo luogo i vescovi, successori degli apostoli, e che essi sono stabiliti (come afferma lo stesso apostolo) dallo Spirito Santo a "pascere la Chiesa di Dio" (At 20,28) [...]. Se qualcuno dirà che [...] quelli che, senza essere stati regolarmente ordinati e inviati dall'autorità ecclesiastica e canonica, ma provenendo da altri, sono legittimi ministri della parola e dei sacramenti, sia anatema» (Concilio di Trento, sess. XXII, Sul sacramento dell'ordine, Denz. 1768 e 1777).<br />Papa Pio IX si è fatto portavoce dei Padri della Chiesa e del magistero di molti dei suoi predecessori nell'insegnare questo aspetto particolare della comunione gerarchica: la necessità dell'attuale comunione dei vescovi con la sede apostolica di Roma. «Gli stessi primi elementi della dottrina cattolica insegnano che non può essere considerato vescovo legittimo, nessuno che non sia congiunto per comunione di fede e di carità con la Pietra sopra cui è edificata la Chiesa di Cristo, e non sia legato strettamente al supremo Pastore, a cui sono date da pascolare tutte le pecore di Cristo, e non sia unito a colui che difende e garantisce la fraternità che è nel mondo. E in verità "a Pietro parlò il Signore: ad uno solo, per fondare l'unità dall'uno"» (Enciclica Etsi multa luctuosa, 21 novembre 1873. Corsivo dell'autore).<br />Il fatto che Pio IX parli di adesione e di legame indica chiaramente che un vescovo legittimo non può accontentarsi di una semplice fedeltà verbale («Ti riconosco come papa»), ma deve essere in un vero rapporto gerarchico con il papa. Il riferimento alle parole di Cristo mostra che è di diritto divino che i nuovi vescovi siano consacrati ed esercitino le loro funzioni nella comunione gerarchica del corpo dei vescovi, articolato attorno al Sommo Pontefice. Ciò è manifestato dal fatto che il nuovo vescovo è consacrato da altri vescovi. C'è un'eccezione: nel caso della consacrazione di un vescovo da parte del Sommo Pontefice, questi può legittimamente consacrare senza vescovi co-consacranti. Ciò sottolinea il ruolo particolare del papa all'interno del corpo dei vescovi.<br />Nell'antichità cristiana, la scelta del popolo di una diocesi era ratificata dalla gerarchia locale, spesso il metropolita e i vescovi co-provinciali. La preoccupazione per la comunione si traduceva nell'invio di lettere al papa di Roma e agli altri patriarchi. Questo processo (diverso a seconda dei luoghi e delle epoche) era la formulazione canonica dell'esigenza di diritto divino della comunione gerarchica nell'episcopato. In ogni caso, nessuna consacrazione avveniva contro la volontà del papa. Si tratta del resto di una conseguenza logica di quanto afferma san Paolo nella sua epistola ai Romani: «come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?» (Rm 10,15). È chiaro infatti che un vescovo consacrato contro la volontà del capo del corpo episcopale non è «inviato» (Cf. Concilio di Trento, ut supra).<br />INSEGNAMENTO DEI TEOLOGI CLASSICI RECENTI<br />«Per diritto divino - scrive l'abbé Berto, teologo (peritus) di mons. Lefebvre durante il Concilio Vaticano II -, i vescovi, anche se dispersi, sono un corpo costituito nella Chiesa» (V.-A. Berto, Pour la Sainte Église Romaine, Éd. du Cèdre, 1976, p. 243. Cf. can. 108 §3 del CIC 1917).<br />I membri di questo corpo ricevono ed esercitano i loro poteri nella comunione gerarchica. Questo concetto di comunione gerarchica è considerato fondamentale per il corpo episcopale da un autore classico come dom Adrien Gréa nella sua opera fondamentale L'Église et sa divine constitution. È stato insegnato dal magistero durante il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, nn. 21 et 22, et Nota explicativa prævia, n. 2). Don Dulac, teologo e canonista, che fu tra i primi difensori della liturgia tradizionale, scrive, commentando il n. 21 di Lumen gentium: «Questa trasmissione, continuando l'autentica "successione apostolica", sancisce la legittimità sia della consacrazione che delle funzioni. È garantita ufficialmente dalla "comunione gerarchica" di cui parla la Nota explicativa. Al di fuori di queste concatenazioni sacramentali e giuridiche, esiste solo ciò che san Cipriano e san Leone chiamano "pseudoepiscopato"» (Raymond Dulac, La Collégialité épiscopale au IIe Concile du Vatican, Éd. du Cèdre /DMM, 1979, p. 34, n. 26).<br />La dottrina cattolica, sempre più esplicita, afferma che il successore di Pietro è il capo del corpo dei vescovi. Ecco perché, presso i latini, il diritto divino della comunione gerarchica è stato da tempo tradotto nella necessità canonica del mandato apostolico. Tra gli orientali, fin dall'antichità più remota, il consenso collegiale e l'aspetto gerarchico dell'ordine episcopale sono presenti e manifestati nella liturgia della consacrazione episcopale. Nell'attuale disciplina orientale, questa comunione gerarchica si traduce nell'elezione dei vescovi da parte del sinodo della loro Chiesa e nella concessione della "comunione ecclesiastica" da parte del papa ai nuovi patriarchi.<br />LA DIFFERENZA RISPETTO AL CASO DEI SEMPLICI SACERDOTI<br />Trasmettere ed esercitare l'episcopato pone un problema particolare, che non esiste per la trasmissione del presbiterato (sacerdozio dei semplici sacerdoti). L'episcopato comporta di per sé i poteri di ordine, giurisdizione e magistero, mentre il presbiterato comporta di per sé solo il potere di ordine, ed è per delega che il sacerdote può esercitare i poteri di giurisdizione e magistero. Il vescovo è un «principe» della Chiesa. «Il vescovo - scrive san Tommaso - ha un ordine in rapporto al Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, sulla quale riceve un incarico principale e quasi regale» (S. Tommaso d'Aquino, De perfectione vitæ spiritualis, 24, 4).<br />L'episcopato è gerarchico per natura. Ciò che lo differenzia dal semplice sacerdozio è la sua ordinazione al Corpo mistico. Come scrive un commentatore di San Tommaso: «Il vescovo ha un ordine relativo al Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa; relativamente al Corpo fisico di Cristo, il vescovo non ha un ordine superiore al sacerdote» (Billuart, Cursus theologiæ, de sacramento ordinis, c. X, d. IV, a. 2, ad 4).<br />In virtù della sua ordinazione essenziale al Corpo mistico, l'episcopato è l'elemento fondamentale su cui è costruita la gerarchia della Chiesa. In esso si uniscono le due diverse ragioni secondo cui viene ordinata l'unica gerarchia della Chiesa: l'ordine e la giurisdizione. L'unità di questi due aspetti si trova nell'episcopato che, per istituzione divina, occupa contemporaneamente un posto nella gerarchia dell'ordine e nella gerarchia della giurisdizione.<br />Di conseguenza, con una consacrazione al di fuori della comunione gerarchica, viene messa in discussione l'unità gerarchica della Chiesa cattolica. Creare un vescovo significa creare una gerarchia. Se questo vescovo non è consacrato con il consenso del papa - fondamento della gerarchia cattolica -, viene creata un'altra gerarchia.<br />Secondo la volontà di Cristo, l'episcopato è destinato a pascere una parte del gregge e ha il potere di perpetuarsi, consacrando nuovi vescovi a loro volta capaci di consacrare. Ecco perché, secondo la formula di Pio XII (Enciclica Ad Apostolorum Principis, 29 giugno 1958), una consacrazione episcopale al di fuori della comunione gerarchica costituisce di per sé un «gravissimo attentato alla stessa unità della Chiesa». Una volta acquisito questo potere di perpetuarsi, un gruppo dissidente ha i mezzi per continuare in un separatismo di cui nessuno vedrà la fine, e non ha più motivo di cercare l'unità. Nella storia, la maggior parte di questi gruppi dissidenti ha infatti cercato di ottenere l'episcopato per garantire la propria autonomia.<br />Così, nel XVIII secolo, le ordinazioni episcopali conferite senza alcun legame con Roma da un vescovo francese, monsignor Dominique Marie Varlet, furono all'origine dello scisma di Utrecht. Nel XIX secolo, i vescovi provenienti da questo scisma consacrarono i vetero-cattolici che rifiutavano il Concilio Vaticano I. L'«Unione di Utrecht» riunisce oggi centinaia di migliaia di fedeli in Europa. Di fatto, le consacrazioni "autonome" consolidano la separazione perché, una volta dotato di vescovi, il gruppo può formare una piccola Chiesa parallela dotata di tutti i sacramenti.<br />Un controesempio eloquente è quello dei cattolici che rifiutarono il concordato del 1801 tra Napoleone Bonaparte e la Santa Sede. La "Petite Église" anticoncordataria continuò a esistere per alcuni decenni in Francia. Il suo ultimo capo, monsignor de Thémines, ex vescovo di Blois, rifiutò sempre di consacrare vescovi e persino di ordinare sacer]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70700442</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2026 22:37:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70700442/lefebvriani.mp3" length="20709538" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8483

LEFEBVRIANI: VESCOVI FAI-DA-TE, IL RISCHIO DI CREARE UNA CHIESA PARALLELA
di Louis-Marie de Blignières
 
Da qualche tempo, alcuni teologi sostengono che il divieto di conferire l'episcopato senza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8483" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8483</a><br /><br />LEFEBVRIANI: VESCOVI FAI-DA-TE, IL RISCHIO DI CREARE UNA CHIESA PARALLELA<br />di Louis-Marie de Blignières<br /> <br />Da qualche tempo, alcuni teologi sostengono che il divieto di conferire l'episcopato senza mandato pontificio sarebbe una legge puramente ecclesiastica e, in quanto tale, suscettibile di modifiche o eccezioni. In questo c'è una parte di verità. Ma bisogna evitare di confondere la costituzione stessa della Chiesa con le norme giuridiche che la esprimono e la proteggono. La prima è immutabile, le seconde possono evolversi. La costituzione divina della Chiesa prevede, secondo la volontà di Cristo che ha inviato gli apostoli, che l'episcopato di coloro che succedono agli apostoli non sia un semplice insieme di prelati dotati di determinati poteri, ma un vero e proprio Corpo.<br />Il Concilio di Trento afferma esplicitamente che l'ordine gerarchico dei vescovi è di diritto divino: «Il santo sinodo dichiara che [...] appartengono a questo ordine gerarchico in primo luogo i vescovi, successori degli apostoli, e che essi sono stabiliti (come afferma lo stesso apostolo) dallo Spirito Santo a "pascere la Chiesa di Dio" (At 20,28) [...]. Se qualcuno dirà che [...] quelli che, senza essere stati regolarmente ordinati e inviati dall'autorità ecclesiastica e canonica, ma provenendo da altri, sono legittimi ministri della parola e dei sacramenti, sia anatema» (Concilio di Trento, sess. XXII, Sul sacramento dell'ordine, Denz. 1768 e 1777).<br />Papa Pio IX si è fatto portavoce dei Padri della Chiesa e del magistero di molti dei suoi predecessori nell'insegnare questo aspetto particolare della comunione gerarchica: la necessità dell'attuale comunione dei vescovi con la sede apostolica di Roma. «Gli stessi primi elementi della dottrina cattolica insegnano che non può essere considerato vescovo legittimo, nessuno che non sia congiunto per comunione di fede e di carità con la Pietra sopra cui è edificata la Chiesa di Cristo, e non sia legato strettamente al supremo Pastore, a cui sono date da pascolare tutte le pecore di Cristo, e non sia unito a colui che difende e garantisce la fraternità che è nel mondo. E in verità "a Pietro parlò il Signore: ad uno solo, per fondare l'unità dall'uno"» (Enciclica Etsi multa luctuosa, 21 novembre 1873. Corsivo dell'autore).<br />Il fatto che Pio IX parli di adesione e di legame indica chiaramente che un vescovo legittimo non può accontentarsi di una semplice fedeltà verbale («Ti riconosco come papa»), ma deve essere in un vero rapporto gerarchico con il papa. Il riferimento alle parole di Cristo mostra che è di diritto divino che i nuovi vescovi siano consacrati ed esercitino le loro funzioni nella comunione gerarchica del corpo dei vescovi, articolato attorno al Sommo Pontefice. Ciò è manifestato dal fatto che il nuovo vescovo è consacrato da altri vescovi. C'è un'eccezione: nel caso della consacrazione di un vescovo da parte del Sommo Pontefice, questi può legittimamente consacrare senza vescovi co-consacranti. Ciò sottolinea il ruolo particolare del papa all'interno del corpo dei vescovi.<br />Nell'antichità cristiana, la scelta del popolo di una diocesi era ratificata dalla gerarchia locale, spesso il metropolita e i vescovi co-provinciali. La preoccupazione per la comunione si traduceva nell'invio di lettere al papa di Roma e agli altri patriarchi. Questo processo (diverso a seconda dei luoghi e delle epoche) era la formulazione canonica dell'esigenza di diritto divino della comunione gerarchica nell'episcopato. In ogni caso, nessuna consacrazione avveniva contro la volontà del papa. Si tratta del resto di una conseguenza logica di quanto afferma san Paolo nella sua epistola ai Romani: «come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?» (Rm 10,15). È chiaro infatti che un vescovo consacrato contro la volontà del capo del corpo...]]></itunes:summary><itunes:duration>1295</itunes:duration><itunes:keywords>chiesaparallela,dialogoteologico,fraternitàsanpiox,lefebvriani,vescovifaidate</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8047c2d7a449d5957064461a009f11a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il libro di Ravagnani: libertà al prezzo di un'infedeltà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-libro-di-ravagnani-liberta-al-prezzo-di-un-infedelta--70257892</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8463" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8463</a><br /><br />IL LIBRO DI RAVAGNANI: LIBERTA' A PREZZO DI UN'INFEDELTA' di Andrea Zambrano<br /> <br />Abbiamo letto il libro di (don) Alberto Ravagnani La Scelta. Andiamo al cuore della faccenda: è la prova che Dio esiste. Esiste, perché se è riuscito ad avvicinare alla conversione decine di giovani, servendosi di un prete sicuramente innamorato di Cristo, ma privo di strumenti spirituali, intellettuali e teologici di "base", allora vuol dire davvero che supplet Ecclesia, cioè la Chiesa supplisce anche di fronte all'eventuale claudicanza del pastore. Si sa, la Chiesa è andata avanti anche grazie a sacerdoti inadeguati, ma inseriti dentro la cornice giusta. «Fate quello che dicono e non fate quello che fanno». È un format rodato.<br />Per il resto, sulla vicenda umana di Ravagnani e di quello che dice nel libro, anticipato allo sfinimento nei podcast, nelle interviste, nei reels e nei post sui social con un afflato di egocentrismo neanche tanto nascosto, bisogna avere rispetto, ma non serve dire molto di più, se non la sensazione di essere di fronte al déjà-vu di una crisi ecclesiale titanica, ma inavvertita dalle gerarchie ecclesiastiche. Lasciare il sacerdozio è un dramma, però reversibile, ma nelle pagine che scorrono manca decisamente il senso di questo dramma che ignora anche la responsabilità di un consacrato. Possibile che sia una scelta come un'altra, intercambiabile a seconda delle circostanze? Frutto di un cammino troppo veloce per uno che è sacerdote da appena 7 anni? Di sicuro nel libro non affiora.<br />Il ragazzo scrive a flusso di coscienza, con realismo, non ci aspettavamo Honoré de Balzac, ma qualcosa di più del diario di sfogo ordinato dallo psicologo, francamente sì. Spiritualmente impalpabile, teologicamente confuso, umanamente povero, frutto, più che di discernimento, di molte sedute da uno psicologo. Lo si capisce da questa insistenza dominante del bravo bambino che fu Ravagnani, e poi bravo seminarista, bravo prete, in una sequenza di prese di coscienza psicologiche dove lo schema è quello del poveretto che deve sempre rispondere alle aspettative degli altri. E per questo non è libero. Che fuffa. Dov'è la virilità? Il valore? Dov'è la virtù che si coltiva abbandonando l'io bambino delle recriminazioni sul mondo che non cambia, sulla vita che non è come la vorrei io e sul fatto che è sempre colpa degli altri?<br />INCAPACE DI UMILTÀ<br />Incapace di umiltà, prende a schiaffi la liturgia con le banalità dei primi ribelli anni '60. Una paccottiglia trita e ritrita sulla Chiesa che deve cambiare. Cieco di fronte all'evidenza che la fede si risveglia oggi, e soprattutto nei giovani, laddove la liturgia è vissuta come duro lavoro e stupore di sacro. Il formalismo stantio che lui le rimprovera è in realtà il formalismo figlio di questi anni di creatività liturgica a cui evidentemente anche lui aspira. Niente di nuovo e niente di più scontato e infruttifero.<br />Non poteva mancare il pippotto in salsa gay friendly, di lui che a Parigi scopre che la Chiesa sbaglia sull'omosessualità, pratica o in tendenza che sia. E lo fa in un tête-à-tête con un gay conosciuto in un bistrot. Polacco, tra l'altro, il quale dice di essere scappato dalla patria perché perseguitato. Evidentemente il primo polacco gay perseguitato dai tempi di nazismo e comunismo. Ma siamo seri?<br />Un piagnisteo continuo di lui che era un bravo bambino e di lui che ha fatto tante cose, con i social, con i giovani e la Chiesa che non lo capisce. E che Fraternità è stata osteggiata. Ma figlio mio: San Francesco è stato osteggiato, San Pio, San Josemaria Escrivà sono stati osteggiati. Cosa ti aspettavi? Che i frutti scendessero dall'albero dei reels così senza fatica? Non lo fanno neanche i fichi selvatici in agosto. Pensavi di farcela tu?<br />E poi lui che cede di fronte alla sessualità e non può e quindi dà la colpa alla Chiesa, che non cambia la morale sessuale. E allora "dagli alla Chiesa" da Galileo fino ad oggi, con la Chiesa nella parte della cattiva che ha sbagliato tutto. Conoscenze storiche da bar, luoghi comuni e cliché triti e ritriti secondo lo schema dell'"io so io e la Chiesa nun capisce un..." insomma avete capito.<br />VOGLIA DI LIBERTÀ ASSOLUTA<br />E che vuole essere libero, ma questo abito non glielo permette. Che noia. Una lagna egocentrica, che sembra piuttosto nascondere fallimenti, giustificare peccati, aprirsi ad una libertà intesa non come adesione alla Verità.<br />Ammette, Ravagnani, di non avere avuto amici veri, tra i confratelli che non lo capivano, e qui sta forse il cuore della vicenda perché si dovrebbe aprire il doloroso capitolo dei preti che se non sono sostenuti da una comunità di consacrati, che custodiscano dubbi e fatiche, si va poco lontano. E il più delle volte si sbanda. Così come stupisce nel racconto che il vescovo non sia mai nominato, come se non si fosse mai interessato a lui. I superiori sempre visti come arcigni, incapaci di capirlo. Possibile?<br />E poi l'inno alla "somatolatria", al suo corpo palestrato, pompato a suon di crunch per farci credere che per evangelizzare siano utili anche gli integratori contro una Chiesa che ha sempre condannato il corpo e perciò deve cambiare.<br />Un disprezzo verso la veste da prete che si è accorto di portare - dice - per coprire un ruolo e che non corrisponde più con la sua persona finalmente libera. Un'offesa a quei santi che per rimanere fedeli a quella veste perché rivestimento visibile di Cristo si sono fatti ammazzare. Come Rolando Rivi, il cui libro gli avevo regalato quando lo ospitai in casa mia e che credo non abbia mai letto. Ci speravo, perché avrebbe avuto un esempio davanti agli occhi di martirio. In fondo viene da chiedersi se più che un problema di vocazione, non sia un problema di fede. E come si possa alimentare se persino la preghiera è vista come qualcosa di fastidioso, noioso, ripetitivo.<br />E i giovani? I tanto strombazzati giovani che lui ha seguito, che ha avvicinato alla fede? A loro non sono riservate risposte, eppure sono loro oggi che, seguendo le sue gesta alle prese con le interviste sulla Stampa, Repubblica, sui grandi media che ora lo coccolano e domani lo scaricheranno, si interrogano con sconcerto: ma allora a che cosa è servito? E che senso ha rimanere fedeli ad una scelta se poi questa fedeltà viene infranta come il vetro di un IPhone?<br />Un consiglio e un augurio, sarà anche paternalistico, ma fa lo stesso: guarda a Pietro, che tradì, non pubblicò libri sulla sua infedeltà, ma si mise testa china al servizio di quella chiamata. Tuffandosi nella misericordia di Dio e dando la sua vita.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70257892</guid><pubDate>Tue, 24 Feb 2026 22:36:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70257892/il_libro_di_ravagnani.mp3" length="5725697" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8463

IL LIBRO DI RAVAGNANI: LIBERTA' A PREZZO DI UN'INFEDELTA' di Andrea Zambrano
 
Abbiamo letto il libro di (don) Alberto Ravagnani La Scelta. Andiamo al cuore della faccenda: è la prova che Dio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8463" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8463</a><br /><br />IL LIBRO DI RAVAGNANI: LIBERTA' A PREZZO DI UN'INFEDELTA' di Andrea Zambrano<br /> <br />Abbiamo letto il libro di (don) Alberto Ravagnani La Scelta. Andiamo al cuore della faccenda: è la prova che Dio esiste. Esiste, perché se è riuscito ad avvicinare alla conversione decine di giovani, servendosi di un prete sicuramente innamorato di Cristo, ma privo di strumenti spirituali, intellettuali e teologici di "base", allora vuol dire davvero che supplet Ecclesia, cioè la Chiesa supplisce anche di fronte all'eventuale claudicanza del pastore. Si sa, la Chiesa è andata avanti anche grazie a sacerdoti inadeguati, ma inseriti dentro la cornice giusta. «Fate quello che dicono e non fate quello che fanno». È un format rodato.<br />Per il resto, sulla vicenda umana di Ravagnani e di quello che dice nel libro, anticipato allo sfinimento nei podcast, nelle interviste, nei reels e nei post sui social con un afflato di egocentrismo neanche tanto nascosto, bisogna avere rispetto, ma non serve dire molto di più, se non la sensazione di essere di fronte al déjà-vu di una crisi ecclesiale titanica, ma inavvertita dalle gerarchie ecclesiastiche. Lasciare il sacerdozio è un dramma, però reversibile, ma nelle pagine che scorrono manca decisamente il senso di questo dramma che ignora anche la responsabilità di un consacrato. Possibile che sia una scelta come un'altra, intercambiabile a seconda delle circostanze? Frutto di un cammino troppo veloce per uno che è sacerdote da appena 7 anni? Di sicuro nel libro non affiora.<br />Il ragazzo scrive a flusso di coscienza, con realismo, non ci aspettavamo Honoré de Balzac, ma qualcosa di più del diario di sfogo ordinato dallo psicologo, francamente sì. Spiritualmente impalpabile, teologicamente confuso, umanamente povero, frutto, più che di discernimento, di molte sedute da uno psicologo. Lo si capisce da questa insistenza dominante del bravo bambino che fu Ravagnani, e poi bravo seminarista, bravo prete, in una sequenza di prese di coscienza psicologiche dove lo schema è quello del poveretto che deve sempre rispondere alle aspettative degli altri. E per questo non è libero. Che fuffa. Dov'è la virilità? Il valore? Dov'è la virtù che si coltiva abbandonando l'io bambino delle recriminazioni sul mondo che non cambia, sulla vita che non è come la vorrei io e sul fatto che è sempre colpa degli altri?<br />INCAPACE DI UMILTÀ<br />Incapace di umiltà, prende a schiaffi la liturgia con le banalità dei primi ribelli anni '60. Una paccottiglia trita e ritrita sulla Chiesa che deve cambiare. Cieco di fronte all'evidenza che la fede si risveglia oggi, e soprattutto nei giovani, laddove la liturgia è vissuta come duro lavoro e stupore di sacro. Il formalismo stantio che lui le rimprovera è in realtà il formalismo figlio di questi anni di creatività liturgica a cui evidentemente anche lui aspira. Niente di nuovo e niente di più scontato e infruttifero.<br />Non poteva mancare il pippotto in salsa gay friendly, di lui che a Parigi scopre che la Chiesa sbaglia sull'omosessualità, pratica o in tendenza che sia. E lo fa in un tête-à-tête con un gay conosciuto in un bistrot. Polacco, tra l'altro, il quale dice di essere scappato dalla patria perché perseguitato. Evidentemente il primo polacco gay perseguitato dai tempi di nazismo e comunismo. Ma siamo seri?<br />Un piagnisteo continuo di lui che era un bravo bambino e di lui che ha fatto tante cose, con i social, con i giovani e la Chiesa che non lo capisce. E che Fraternità è stata osteggiata. Ma figlio mio: San Francesco è stato osteggiato, San Pio, San Josemaria Escrivà sono stati osteggiati. Cosa ti aspettavi? Che i frutti scendessero dall'albero dei reels così senza fatica? Non lo fanno neanche i fichi selvatici in agosto. Pensavi di farcela tu?<br />E poi lui che cede di fronte alla sessualità e non può e quindi dà...]]></itunes:summary><itunes:duration>358</itunes:duration><itunes:keywords>circostanze,integratori,lasciareilsacerdozio,libro,ravagnani,somatolatria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b7236ba455a5dbdaf3866b64a18d6c3e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'addio di don Alberto Ravagnani e il problema della credibilità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-addio-di-don-alberto-ravagnani-e-il-problema-della-credibilita--69767715</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8443" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8443</a><br /><br />L'ADDIO DI DON ALBERTO RAVAGNANI E IL PROBLEMA DELLA CREDIBLITA' di Andrea Zambrano<br /> <br />Per provare ad andare oltre il freddo comunicato della diocesi di Milano di sabato che annuncia la sospensione del ministero presbiterale di don Alberto Ravagnani e per superare la superficiale montagna di commenti social di queste ore del "io l'avevo detto che finiva così", bisognerebbe anzitutto partire dal fatto che un prete che lascia la tonaca è prima di tutto una "tragedia" ecclesiale la cui portata va ben oltre la scelta personale del sacerdote milanese.<br />Una "tragedia" che investe il corpo della Chiesa oggi, lasciando una ferita profonda oggi, di cui difficilmente sentiamo parlare la Cei come urgenza da affrontare, come emergenza per cui interrogarsi. Un prete che lascia non è solo un soldato che abbandona il campo di battaglia, ma lo specchio di questa società nella quale tutto è provvisorio e relativista, dove le scelte, per usare la parola chiave di "don Rava" che dà il titolo al suo libro, non sono mai per sempre, ma intercambiabili a seconda delle circostanze e soggette ai capovolgimenti personali spacciati per il "bene per me".<br />Non sappiamo se e quanto questa decisione, che il vescovo di Milano Mario Delpini ha voluto comunicare, anticipando così l'annuncio di don Ravagnani che avrebbe creato forse ancora più confusione e protagonismo, sia stata condivisa e meditata con i superiori o se invece sia solo il frutto di un cammino che ha via via trasformato questo sacerdote capace di coinvolgere i giovani nella proposta cristiana in un personaggio e non più in una guida in grado di portarli alla fede, che indicava solo Gesù come maestro e non se stesso.<br />Però sappiamo che il fenomeno "don Rava" è stato un fenomeno social che ha portato inizialmente dei frutti alla vigna del Signore. Lo testimoniano le molte conversioni alla fede, gli innumerevoli riavvicinamenti alla pratica cristiana di migliaia di giovani che tramite i social, hanno rimesso piede in una chiesa partecipando ad adorazioni eucaristiche e avvicinandosi alla confessione. Se l'albero si vede dai frutti, è vero dunque che c'è stato un periodo, nei primi anni della sua esplosione, quelli immediatamente post covid, in cui quell'albero ha prodotto frutti buoni: al solo sentire il nome don Ravagnani anche le chiese di provincia si riempivano e la sua presenza in città si spargeva con la velocità del tam tam spontaneo e gioioso di chi andava a vedere qualcuno che parlava della Chiesa in modo nuovo, ma dicendo le cose di sempre.<br />LE LUSINGHE DEL MONDO<br />Temi come la castità, ad esempio, la scelta vocazionale, la morale sessuale, la verità o la regalità di Cristo, venivano annunciati partendo da Gesù e dalla Chiesa e non cercando di districarsi tra le concessioni del mondo o conciliando l'impossibile. Erano uno "specchietto" che poi si traduceva nell'incontro in una proposta sacramentale, tangibile, vera. La proposta cristiana declinata con il linguaggio accattivante e di facile presa dei reels e dei post. E questo ha portato del bene.<br />Così come ha portato del bene l'esperienza del sacerdote milanese di creare con i giovani una fraternità di vita e di annuncio, partendo dalla protezione della Madonna di Loreto, ha fatto vedere con speranza il fenomeno Ravagnani, lasciando ad un prudente "vediamo come va a finire" le irritualità di certi atteggiamenti e eccessi che il mondo degli adulti non capiva, ma affidava alla sapiente mano della Chiesa. Se son rose...<br />Poi però qualcosa si è rotto. O meglio, qualcosa probabilmente ha iniziato ad acquisire maggior peso rispetto alla missione. Da tramite per Cristo, Ravagnani si è trasformato sempre più in un personaggio, i social da mezzo sono diventati una trappola mortale nella quale propagandare il proprio ego, il bisogno narcisistico dell'io. Il suo aspetto è cambiato, persino il suo look, curato, alla moda, si è evoluto andando a significare ben oltre il classico detto del monaco e del suo abito. Si è soliti individuare nell'ingresso in palestra di don Rava e nella famosa pubblicità agli integratori l'inizio del suo declino, ma don Alberto aveva cominciato un po' prima a cedere alla lusinga del suo personaggio come veicolo di commercializzazione di prodotti, anche se in casa cattolica.<br />La verità è che non sono stati quei mondi a cambiarlo, ma lui è cambiato o meglio è entrato in crisi iniziando a usare i social per scopi che si sono fatti via via più commerciali e promozionali della sua persona: i viaggi all'estero per non si sa bene che cosa, il bisogno di comunicare il sé, il togliersi il colletto da prete, il cominciare a concedere diritto di cittadinanza alle lusinghe del mondo, lo scarrocciare in favor di intervista proprio sulle spine della sessualità e della libertà hanno ben presto allontanato don Ravagani non tanto dalla sua missione - quella in un modo o nell'altro si riesce sempre a giustificare con qualche parola ben piazzata - ma dai suoi ragazzi.<br />Sono stati i giovani che ha avvicinato in questi anni, infatti, i primi ad aver preso le distanze non appena si sono resi conto che il personaggio aveva preso il controllo sulla persona. Il "don Rava" si è fatto via via più irrintracciabile, da guida disponibile al telefono o pronto ad entrare nelle case di chi lo ospitava è diventato un guru protetto dallo schermo della fama.<br />NON SOLTANTO FOLLOWERS<br />E infatti anche l'esperienza di Fraternità è entrata in crisi e molti se ne sono andati, fortunatamente la gran parte ben al riparo tra le braccia della Chiesa in tutte le sue declinazioni e carismi. Altri, invece, sono rimasti ed è a loro che ora la Chiesa deve guardare perché non si perdano e non inizino il pernicioso percorso di chi si affida al cieco che guida altri ciechi anche se proprio ieri il direttivo di Fraternità ha annunciato che il cammino va avanti, con o senza di lui. Perché ora la loro guida ha rinunciato al bene più prezioso, quel sacerdozio che è martirio e dono, ma anche responsabilità nei confronti delle anime che ti sono affidate. Tutto il resto sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano e non producono più frutti, ma solo sterili rivendicazioni.<br />E la Chiesa, come autorità, ha iniziato seppur in ritardo a chiederne conto al giovane sacerdote 32enne perché ha capito che quegli stessi giovani potevano diventare un comodo paravento, ma col rischio di perdersi anche loro. Nello scontro tra autorità e carisma, lo insegna la storia della Chiesa, bisogna sempre vedere dove sta il bene delle anime e non sempre a vincere il braccio di ferro è il carisma innovativo.<br />Perché i giovani sono così: non sono soltanto dei followers, ma hanno bisogno prima di tutto di vedere che la proposta cristiana deve essere credibile prima che per me, per chi me la propone.<br />E probabilmente la mancanza di credibilità di chi utilizzava ormai il suo essere uomo di Dio per portare sé stesso e poco più, è stato il principale detonatore. Oggi i ragazzi che ieri si scambiavano nelle chat con sgomento e rassegnazione il comunicato della diocesi che annunciava l'abbandono del suo ministero presbiterale, non erano più followers di un influencer cattolico, ma giovani consapevoli che la scelta della fede, così come quella vocazionale, è una scelta per sempre e non un mutevole accomodamento.<br />I giovani, lo ricordava san Giovanni Paolo II Papa vogliono scelte per sempre, il loro cuore partecipa al fine dell'eternità con una proposta credibile e vera, non cerca scorciatoie né compromessi perché sanno meglio di noi che il mondo, di compromessi gliene sa offrire molti di più e ben più accattivanti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69767715</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 20:54:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69767715/l_addio_di_don_alberto_ravagnani.mp3" length="10235917" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8443

L'ADDIO DI DON ALBERTO RAVAGNANI E IL PROBLEMA DELLA CREDIBLITA' di Andrea Zambrano
 
Per provare ad andare oltre il freddo comunicato della diocesi di Milano di sabato che annuncia la sospensione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8443" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8443</a><br /><br />L'ADDIO DI DON ALBERTO RAVAGNANI E IL PROBLEMA DELLA CREDIBLITA' di Andrea Zambrano<br /> <br />Per provare ad andare oltre il freddo comunicato della diocesi di Milano di sabato che annuncia la sospensione del ministero presbiterale di don Alberto Ravagnani e per superare la superficiale montagna di commenti social di queste ore del "io l'avevo detto che finiva così", bisognerebbe anzitutto partire dal fatto che un prete che lascia la tonaca è prima di tutto una "tragedia" ecclesiale la cui portata va ben oltre la scelta personale del sacerdote milanese.<br />Una "tragedia" che investe il corpo della Chiesa oggi, lasciando una ferita profonda oggi, di cui difficilmente sentiamo parlare la Cei come urgenza da affrontare, come emergenza per cui interrogarsi. Un prete che lascia non è solo un soldato che abbandona il campo di battaglia, ma lo specchio di questa società nella quale tutto è provvisorio e relativista, dove le scelte, per usare la parola chiave di "don Rava" che dà il titolo al suo libro, non sono mai per sempre, ma intercambiabili a seconda delle circostanze e soggette ai capovolgimenti personali spacciati per il "bene per me".<br />Non sappiamo se e quanto questa decisione, che il vescovo di Milano Mario Delpini ha voluto comunicare, anticipando così l'annuncio di don Ravagnani che avrebbe creato forse ancora più confusione e protagonismo, sia stata condivisa e meditata con i superiori o se invece sia solo il frutto di un cammino che ha via via trasformato questo sacerdote capace di coinvolgere i giovani nella proposta cristiana in un personaggio e non più in una guida in grado di portarli alla fede, che indicava solo Gesù come maestro e non se stesso.<br />Però sappiamo che il fenomeno "don Rava" è stato un fenomeno social che ha portato inizialmente dei frutti alla vigna del Signore. Lo testimoniano le molte conversioni alla fede, gli innumerevoli riavvicinamenti alla pratica cristiana di migliaia di giovani che tramite i social, hanno rimesso piede in una chiesa partecipando ad adorazioni eucaristiche e avvicinandosi alla confessione. Se l'albero si vede dai frutti, è vero dunque che c'è stato un periodo, nei primi anni della sua esplosione, quelli immediatamente post covid, in cui quell'albero ha prodotto frutti buoni: al solo sentire il nome don Ravagnani anche le chiese di provincia si riempivano e la sua presenza in città si spargeva con la velocità del tam tam spontaneo e gioioso di chi andava a vedere qualcuno che parlava della Chiesa in modo nuovo, ma dicendo le cose di sempre.<br />LE LUSINGHE DEL MONDO<br />Temi come la castità, ad esempio, la scelta vocazionale, la morale sessuale, la verità o la regalità di Cristo, venivano annunciati partendo da Gesù e dalla Chiesa e non cercando di districarsi tra le concessioni del mondo o conciliando l'impossibile. Erano uno "specchietto" che poi si traduceva nell'incontro in una proposta sacramentale, tangibile, vera. La proposta cristiana declinata con il linguaggio accattivante e di facile presa dei reels e dei post. E questo ha portato del bene.<br />Così come ha portato del bene l'esperienza del sacerdote milanese di creare con i giovani una fraternità di vita e di annuncio, partendo dalla protezione della Madonna di Loreto, ha fatto vedere con speranza il fenomeno Ravagnani, lasciando ad un prudente "vediamo come va a finire" le irritualità di certi atteggiamenti e eccessi che il mondo degli adulti non capiva, ma affidava alla sapiente mano della Chiesa. Se son rose...<br />Poi però qualcosa si è rotto. O meglio, qualcosa probabilmente ha iniziato ad acquisire maggior peso rispetto alla missione. 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All'inizio di questo 2026, ho scritto che il De civitate Dei di sant'Agostino ci offre una chiave interpretativa della storia, che ci consente di andare oltre la lettura puramente contingente degli eventi politici ed economici e ci rimanda a un conflitto più profondo, tra opposte visioni dell'uomo e del mondo.<br />Sono stato colpito dunque dal discorso che il Papa ha fatto il 9 gennaio di quest'anno ai membri del Corpo diplomatico. Un discorso che è incentrato proprio sulla Città di Dio di sant'Agostino e di cui vorrei citare i passi salienti, con le stesse parole di Leone XIV.<br />DISCORSO AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO<br />"Ispirato dai tragici eventi del sacco di Roma del 410 d.C., - dice il Papa - Sant'Agostino scrive una delle opere più poderose della sua produzione teologica, filosofica e letteraria: il De Civitate Dei, La Città di Dio. Come ha osservato Benedetto XVI si tratta di un'« opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia », (Benedetto XVI, Catechesi 20 febbraio 2008).(...) Certamente i nostri tempi sono molto distanti da quegli avvenimenti. Non si tratta solo di una lontananza temporale, ma anche di una sensibilità culturale diversa e di uno sviluppo di categorie del pensiero. Tuttavia, non si può tralasciare il fatto che proprio la nostra sensibilità culturale ha tratto linfa da quell'opera, che, come tutti i classici, parla agli uomini di ogni tempo.<br />Agostino legge gli avvenimenti e la realtà storica secondo il modello delle due città: la città di Dio, che è eterna ed è caratterizzata dall'amore incondizionato di Dio (amor Dei)", e "la città terrena, incentrata sull'amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e gloria mondani che portano alla distruzione. Non si tratta tuttavia di una lettura della storia che intende contrapporre l'aldilà all'aldiquà, la Chiesa allo Stato, né di una dialettica circa il ruolo della religione nella società civile.<br />Nella prospettiva agostiniana, le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore, poiché non si misurano solo sugli atteggiamenti esterni con cui esse vengono costruite nella storia, ma anche sull'atteggiamento interiore di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita e agli accadimenti storici. In tale prospettiva, ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia. In modo particolare, Agostino rileva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l'etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile. (...) Sebbene il contesto in cui ci troviamo a vivere oggi sia diverso da quello del V secolo, alcune analogie rimangono assai attuali. Come allora siamo in un'epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un'epoca di cambiamento ma in un cambiamento d'epoca.<br />Se Sant'Agostino evidenzia la coesistenza della città celeste e di quella terrena fino alla fine dei secoli, il nostro tempo sembra piuttosto incline a negare "diritto di cittadinanza" alla città di Dio. Sembra esistere solo la città terrena racchiusa esclusivamente all'interno dei suoi confini. Ricercare solo beni immanenti mina quella "tranquillità dell'ordine", (S. Agostino, De Civ. Dei, XIX, 13), che per Agostino costituisce l'essenza stessa della pace, la quale interessa tanto la società e le nazioni quanto lo stesso animo umano, ed è essenziale per qualunque convivenza civile. Mancando un fondamento trascendente e oggettivo, prevale solo l'amor di sé fino all'indifferenza per Dio che governa la città terrena (Ibid., XIV, 28). Tuttavia, come nota Agostino, è grande l'insensatezza dell'orgoglio in questi individui che pongono nella vita presente il fine del bene e che pensano di rendersi felici da se stessi » ( Ibid., XIX, 4. 4.). L'orgoglio offusca la realtà stessa e l'empatia verso il prossimo. Non a caso all'origine di ogni conflitto vi è sempre una radice di orgoglio".<br />L'INSEGNAMENTO DI SANT'AGOSTINO<br />Qual è dunque l'insegnamento di sant'Agostino riproposto da Leone XIV? È l'insegnamento sempre attuale della Città di Dio: la consapevolezza che la storia dell'umanità è attraversata da una radicale alternativa, da due visioni del mondo e della storia inconciliabili tra loro. Da una parte vi è la visione trascendente, che riconosce Dio come principio e fine di ogni realtà e orienta a Lui non solo la vita personale, ma anche quella sociale, culturale e politica, a livello nazionale e internazionale. Dall'altra vi è la visione immanente, che rinchiude l'uomo nell'orizzonte del finito, escludendo Dio dalla storia e riducendo ogni criterio di verità, di giustizia e di bene alla misura dell'uomo stesso. La prima visione è fondata sull'umiltà, di chi non confida nelle proprie forze, ma tutto attende da Dio. La seconda visione, al contrario, nasce dall'orgoglio: dall'auto-adorazione dell'uomo che pensa e agisce come se Dio non esistesse e pretende di costruire la società prescindendo da Lui.<br />Tra queste visioni del mondo, tra queste due città, non c'è compromesso possibile. Sant'Agostino ci insegna che nelle epoche più drammatiche della storia, come fu il V secolo e come lo è il nostro, è doveroso abbandonare la neutralità e schierarsi, perché la vita dell'uomo e quella della Chiesa è lotta di ogni giorno e in ogni campo, ma a condizione di cogliere l'aspetto soprannaturale di questa lotta, di comprenderne il carattere religioso e metafisico. Combattere dunque, ma con lo sguardo rivolto alla Città di Dio e non a quella degli uomini; combattere, in una parola, per l'avvento del Regno di Cristo, in Cielo e in terra: un Regno che non è un miraggio, ma è l'unica meta reale e ideale per la quale valga veramente la pena vivere e, se necessario, morire.<br />Nota di BastaBugie: Nico Spuntoni nell'articolo seguente dal titolo "Il Papa al corpo diplomatico denuncia le derive orwelliane" racconta cosa ha detto Leone XIV agli ambasciatori nel tradizionale incontro di inizio anno.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 gennaio 2026:<br />«La città di Dio» e la visione di sant'Agostino sul mondo del V secolo sono il punto di partenza di Leone XIV per la sua panoramica sulla situazione internazionale nel tradizionale discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Un discorso pronunciato in inglese con un breve passaggio in italiano.<br />Il Papa tira fuori temi e parole a cui è allergico il politicamente corretto. Chiesa e Stato non sono in antitesi e la corretta lettura dell'idea agostiniana di città di Dio e città terrena lo dimostrano. Il santo d'Ippona propone nella sua celebre opera degli allarmi che, secondo Prevost, sono ancora validi per la vita politica: le «false rappresentazioni della storia», «l'eccessivo nazionalismo» e la «distorsione dell'ideale dello statista». Il Papa lamenta la «debolezza del multilateralismo» ed è un punto di vista coerente con la tradizionale politica estera della Santa Sede. «A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti - ha osservato Leone - si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati». Ciò succede in un contesto in cui «la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando» dal momento che «è stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui».Questa parte "diplomatica" è stata però seguita da una riflessione probabilmente meno gradita a molti governi e organismi internazionali. Prevost, infatti, se l'è presa con le Nazioni Unite che non solo devono sforzarsi di rispecchiare «la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra» ma le sprona a far sì che questi sforzi siano più orientati ed efficienti nel «perseguire non ideologie ma politiche volte all'unità della famiglia dei popoli». Ideologia è una parola ripetuta spesso nel testo pronunciato ieri come quando il Papa ha contestato all'Occidente la riduzione degli «spazi per l'autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano».<br />Leone XIV ha sollevato il problema della libertà di coscienza minacciata. A proposito di ciò, il Papa ha difeso l'obiezione di coscienza che «consente all'individuo di rifiutare obblighi di natura legale o professionale che risultino in contrasto con princìpi morali, etici o religiosi profondamente radicati nella sua sfera personale». Il Papa ha citato i casi del «rifiuto del servizio militare in nome della non violenza» e del «diniego di pratiche come l'aborto o l'eutanasia per medici e operatori sanitari». Contro la tendenza a criminalizzarla, Prevost ha detto che «l'obiezione di coscienza non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi» e che «in questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un'accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quell]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69628621</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2026 20:31:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69628621/sant_agostino.mp3" length="16790718" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8435

SANT'AGOSTINO E LEONE XIV SMASCHERANO L'INGANNO DELLA POLITICA SENZA DIO
di Roberto de Mattei
 
Mi è capitato spesso di riferirmi a sant'Agostino e in particolare al suo capolavoro La Città di Dio....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8435" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8435</a><br /><br />SANT'AGOSTINO E LEONE XIV SMASCHERANO L'INGANNO DELLA POLITICA SENZA DIO<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Mi è capitato spesso di riferirmi a sant'Agostino e in particolare al suo capolavoro La Città di Dio. All'inizio di questo 2026, ho scritto che il De civitate Dei di sant'Agostino ci offre una chiave interpretativa della storia, che ci consente di andare oltre la lettura puramente contingente degli eventi politici ed economici e ci rimanda a un conflitto più profondo, tra opposte visioni dell'uomo e del mondo.<br />Sono stato colpito dunque dal discorso che il Papa ha fatto il 9 gennaio di quest'anno ai membri del Corpo diplomatico. Un discorso che è incentrato proprio sulla Città di Dio di sant'Agostino e di cui vorrei citare i passi salienti, con le stesse parole di Leone XIV.<br />DISCORSO AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO<br />"Ispirato dai tragici eventi del sacco di Roma del 410 d.C., - dice il Papa - Sant'Agostino scrive una delle opere più poderose della sua produzione teologica, filosofica e letteraria: il De Civitate Dei, La Città di Dio. Come ha osservato Benedetto XVI si tratta di un'« opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia », (Benedetto XVI, Catechesi 20 febbraio 2008).(...) Certamente i nostri tempi sono molto distanti da quegli avvenimenti. Non si tratta solo di una lontananza temporale, ma anche di una sensibilità culturale diversa e di uno sviluppo di categorie del pensiero. Tuttavia, non si può tralasciare il fatto che proprio la nostra sensibilità culturale ha tratto linfa da quell'opera, che, come tutti i classici, parla agli uomini di ogni tempo.<br />Agostino legge gli avvenimenti e la realtà storica secondo il modello delle due città: la città di Dio, che è eterna ed è caratterizzata dall'amore incondizionato di Dio (amor Dei)", e "la città terrena, incentrata sull'amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e gloria mondani che portano alla distruzione. Non si tratta tuttavia di una lettura della storia che intende contrapporre l'aldilà all'aldiquà, la Chiesa allo Stato, né di una dialettica circa il ruolo della religione nella società civile.<br />Nella prospettiva agostiniana, le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore, poiché non si misurano solo sugli atteggiamenti esterni con cui esse vengono costruite nella storia, ma anche sull'atteggiamento interiore di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita e agli accadimenti storici. In tale prospettiva, ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia. In modo particolare, Agostino rileva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l'etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile. (...) Sebbene il contesto in cui ci troviamo a vivere oggi sia diverso da quello del V secolo, alcune analogie rimangono assai attuali. Come allora siamo in un'epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un'epoca di cambiamento ma in un cambiamento d'epoca.<br />Se Sant'Agostino evidenzia la coesistenza della città celeste e di quella terrena fino alla fine dei secoli, il nostro tempo sembra piuttosto incline a negare "diritto di cittadinanza" alla città di Dio. Sembra esistere solo la città terrena racchiusa esclusivamente all'interno dei suoi confini. Ricercare solo beni immanenti mina quella "tranquillità dell'ordine", (S. Agostino, De Civ. Dei, XIX,...]]></itunes:summary><itunes:duration>1050</itunes:duration><itunes:keywords>condanna,decivitatedei,eutanasia,leonexiv,santagostino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/507f55cf5fccfc5026bb2e17787222ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I peccati che portano piu all'inferno sono quelli contro la purezza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-peccati-che-portano-piu-all-inferno-sono-quelli-contro-la-purezza--69518192</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8427" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8427</a><br /><br />I PECCATI CHE PORTANO DI PIU' ALL'INFERNO SONO QUELLI CONTRO LA PUREZZA di Corrado Gnerre<br /> <br />Innanzitutto c'è da dire che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la dannazione eterna, altrimenti non si chiamerebbe "mortale". La diversa gravità dei peccati mortali entra in gioco dopo l'assoluzione, ovvero in considerazione delle pene da scontare in questa vita o nel purgatorio. Ogni tipo di peccato ha una sua pena: ci sono peccati mortali che comportano pene più pesanti, così come ci sono peccati mortali che comportano invece pene minori... Sempre che questi peccati mortali vengano assolti, altrimenti - come abbiamo già detto - un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) è meritevole del castigo eterno.<br />Fatta questa premessa, va detto che i peccati mortali più gravi sono quelli che attengono al primo Comandamento. Ma va fatta anche una precisazione. Se è vero che i peccati più gravi sono quelli riguardanti il primo Comandamento, è pur vero che questi tipi di peccati, spesso, sono conseguenti ad altri. È difficile che si arrivi direttamente a non rispettare il primo Comandamento; è invece frequente che chi arriva a calpestare il primo Comandamento è perché già ha calpestato gli altri, in particolar modo il sesto e il nono.<br />SE NON SI VIVE COME SI PENSA, SI FINIRÀ A PENSARE COME SI VIVE<br />Ciò è dovuto al fatto che l'uomo realizza se stesso, conquistando la vera libertà, non con la conoscenza, ma con l'esercizio della virtù; e se è vero che per comportarsi bene bisogna prima conoscere cosa è il bene e cosa è il male, è altrettanto vero che "se non si vive come si pensa, si finirà inevitabilmente di pensare come si vive" (frase non nostra). Il senso del romanzo Il dottor Jekyll e mister Hyde sta proprio nel fatto che ci si illude di vivere in maniera sbagliata e poter conservare un buon pensiero. Il dottor Jekyll s'illude di poter sempre ritornare se stesso: ad un certo punto il "giocattolo" si rompe e non riesce più a non essere mister Hyde. I peccati contro la purezza e di intemperanza sono quelli che causano il disorientamento intellettuale. Perché? Perché l'antropologia (concezione dell'uomo) cristiana afferma che l'uomo è stato voluto da Dio come sintesi di spirito e di corpo. L'anima individuale è sostanzialmente legata al corpo, ma non ad un corpo qualsiasi, bensì a quel preciso corpo per cui è stata creata. Tale unione sostanziale fa sì che ci sia un'interazione tra l'anima e il corpo, nel senso che l'anima incide sul corpo e il corpo incide sull'anima.<br />Prima abbiamo detto: "Se non si vive come si pensa, si finirà col pensare come si vive". Ed è così: il disordine corporeo si traduce sempre in disordine mentale. Quando s'introduce volutamente il dominio dell'istinto nel proprio comportamento avviene una sorta di bestializzazione, che diviene anche accecamento dell'intelligenza: appunto come le bestie! Ecco perché i Santi, anche se non hanno cultura, riescono ad esprimere una sapienza che è superiore ad ogni altro. Ed ecco perché, si può aver letto anche biblioteche intere, ma se si vive nel peccato si diranno sempre cose insensate.<br />CON LA BESTIALIZZAZIONE SI CORROMPONO L'INTELLETTO E LA VOLONTÀ<br />L'uomo bestializzato perde il pensiero: non il pensiero in quanto tale, ma la capacità di cogliere il vero senso della vita. L'intelletto se funziona bene coglie la verità. La buona volontà fa sì che questa verità venga amata. Invece con la bestializzazione si corrompono l'intelletto e la volontà, per cui si arriva non solo a non poter conoscere la verità, ma perfino a non amarla, anzi ad odiarla. O meglio: si sceglie la menzogna e ci si lascia affascinare da essa.<br />Dio ha creato nell'uomo una gerarchia: gli istinti alla base, la ragione ad orientare gli istinti e la volontà a fare in modo che gli istinti possano conformarsi agli orientamenti della ragione. Però, quando la volontà fallisce, gli istinti crescono a dismisura arrivando a soffocare la ragione (è ciò che si chiama "accecamento dell'intelligenza") e il peccato diviene possibile.<br />Ecco perché il Cristianesimo fa una differenza tra sapienza ed intellettualismo. La prima è il raggiungimento della verità, il secondo è solo una ricca conoscenza che prescinde dall'adesione al vero. Quante persone, anche analfabete, raggiungono una grande sapienza; e quanti intellettuali, pur avendo letto biblioteche intere, si allontanano dalla verità distruggendo altri e se stessi? Ciò perché tutto dipende dall'esercizio della virtù... in particolar modo dall'esercizio della temperanza.<br />Il Beato Duns Scoto dice - e con lui tutta la Scuola francescana - che l'intelletto è inevitabilmente influenzato dalla volontà. Si possono avere tutti i talenti intellettivi di questo mondo, ma per conoscere bene, cioè per conoscere ciò che davvero conta nella vita, occorre la luce (che è la grazia!) e la grazia è data dall'esercizio della virtù. Ed ecco perché la Madonna disse a Santa Giacinta di Fatima che i peccati che fanno andare più all'inferno sono quelli della carne... perché sono i più facili a commettersi e da questi scaturiscono anche gli altri peccati.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69518192</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2026 23:08:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69518192/i_peccati_che_portano_piu_all_inferno.mp3" length="5674257" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8427

I PECCATI CHE PORTANO DI PIU' ALL'INFERNO SONO QUELLI CONTRO LA PUREZZA di Corrado Gnerre
 
Innanzitutto c'è da dire che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8427" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8427</a><br /><br />I PECCATI CHE PORTANO DI PIU' ALL'INFERNO SONO QUELLI CONTRO LA PUREZZA di Corrado Gnerre<br /> <br />Innanzitutto c'è da dire che già un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) causa la dannazione eterna, altrimenti non si chiamerebbe "mortale". La diversa gravità dei peccati mortali entra in gioco dopo l'assoluzione, ovvero in considerazione delle pene da scontare in questa vita o nel purgatorio. Ogni tipo di peccato ha una sua pena: ci sono peccati mortali che comportano pene più pesanti, così come ci sono peccati mortali che comportano invece pene minori... Sempre che questi peccati mortali vengano assolti, altrimenti - come abbiamo già detto - un solo peccato mortale (indipendentemente da quale sia) è meritevole del castigo eterno.<br />Fatta questa premessa, va detto che i peccati mortali più gravi sono quelli che attengono al primo Comandamento. Ma va fatta anche una precisazione. Se è vero che i peccati più gravi sono quelli riguardanti il primo Comandamento, è pur vero che questi tipi di peccati, spesso, sono conseguenti ad altri. È difficile che si arrivi direttamente a non rispettare il primo Comandamento; è invece frequente che chi arriva a calpestare il primo Comandamento è perché già ha calpestato gli altri, in particolar modo il sesto e il nono.<br />SE NON SI VIVE COME SI PENSA, SI FINIRÀ A PENSARE COME SI VIVE<br />Ciò è dovuto al fatto che l'uomo realizza se stesso, conquistando la vera libertà, non con la conoscenza, ma con l'esercizio della virtù; e se è vero che per comportarsi bene bisogna prima conoscere cosa è il bene e cosa è il male, è altrettanto vero che "se non si vive come si pensa, si finirà inevitabilmente di pensare come si vive" (frase non nostra). Il senso del romanzo Il dottor Jekyll e mister Hyde sta proprio nel fatto che ci si illude di vivere in maniera sbagliata e poter conservare un buon pensiero. Il dottor Jekyll s'illude di poter sempre ritornare se stesso: ad un certo punto il "giocattolo" si rompe e non riesce più a non essere mister Hyde. I peccati contro la purezza e di intemperanza sono quelli che causano il disorientamento intellettuale. Perché? Perché l'antropologia (concezione dell'uomo) cristiana afferma che l'uomo è stato voluto da Dio come sintesi di spirito e di corpo. L'anima individuale è sostanzialmente legata al corpo, ma non ad un corpo qualsiasi, bensì a quel preciso corpo per cui è stata creata. Tale unione sostanziale fa sì che ci sia un'interazione tra l'anima e il corpo, nel senso che l'anima incide sul corpo e il corpo incide sull'anima.<br />Prima abbiamo detto: "Se non si vive come si pensa, si finirà col pensare come si vive". Ed è così: il disordine corporeo si traduce sempre in disordine mentale. Quando s'introduce volutamente il dominio dell'istinto nel proprio comportamento avviene una sorta di bestializzazione, che diviene anche accecamento dell'intelligenza: appunto come le bestie! Ecco perché i Santi, anche se non hanno cultura, riescono ad esprimere una sapienza che è superiore ad ogni altro. Ed ecco perché, si può aver letto anche biblioteche intere, ma se si vive nel peccato si diranno sempre cose insensate.<br />CON LA BESTIALIZZAZIONE SI CORROMPONO L'INTELLETTO E LA VOLONTÀ<br />L'uomo bestializzato perde il pensiero: non il pensiero in quanto tale, ma la capacità di cogliere il vero senso della vita. L'intelletto se funziona bene coglie la verità. La buona volontà fa sì che questa verità venga amata. Invece con la bestializzazione si corrompono l'intelletto e la volontà, per cui si arriva non solo a non poter conoscere la verità, ma perfino a non amarla, anzi ad odiarla. 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E ce ne sono altre che sembrano attraversare i secoli come un fiume sotterraneo, riaffiorando nei momenti decisivi della vita degli uomini. Adeste fideles appartiene a questa seconda categoria: un canto natalizio dalla storia affascinante, capace di unire popoli e lingue diverse attorno al mistero della Natività.<br />Per lungo tempo l'inno fu attribuito a san Bonaventura o al re Giovanni IV di Portogallo, ma oggi gli studiosi concordano nell'indicare come suo autore Sir John Francis Wade, musicista cattolico inglese vissuto nel XVIII secolo. Wade era uno degli esuli che avevano lasciato le isole britanniche a causa delle persecuzioni contro i cattolici e si era stabilito a Douai, nel nord della Francia. Questa cittadina era allora un importante centro del cattolicesimo europeo: vi sorgeva infatti un celebre collegio cattolico, fondato da Filippo II di Spagna, che accoglieva studenti e chierici inglesi costretti all'esilio.<br />Secondo una tradizione accreditata, Wade avrebbe rinvenuto il testo e la melodia di Adeste fideles in alcuni manoscritti conservati in archivio tra il 1743 e il 1744. Egli ne trascrisse lo spartito e lo utilizzò per l'esecuzione liturgica con un coro cattolico a Douai. Nel 1751 decise poi di raccogliere e pubblicare a stampa le sue copie manoscritte in un volume intitolato Cantus Diversi pro Dominicis et Festis per annum. In questa raccolta comparve anche Adeste fideles: si tratta della prima fonte stampata conosciuta che documenta ufficialmente il canto.<br />Nei manoscritti di Wade, accuratamente miniati, Adeste fideles appare come un inno destinato alla liturgia natalizia, costruito con una struttura semplice e solenne. È un invito pressante - "Venite, fedeli" - che si apre progressivamente alla contemplazione del Bambino nato a Betlemme. La forza del canto risiede nella chiarezza teologica e nella capacità di coinvolgere l'assemblea, quasi trascinandola fisicamente verso la mangiatoia.<br />L'originale latino è molto più bello delle traduzioni in lingua volgare, ma voglio ricordare le parole di questo canto in italiano.<br />ADESTE FIDELES<br />Venite, fedeli, l'angelo ci invita,<br />venite, venite a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />Venite, adoriamo, venite, adoriamo,<br />venite, adoriamo il Signore Gesù!<br />La luce del mondo brilla in una grotta:<br />la fede ci guida a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />La notte risplende, tutto il mondo attende:<br />seguiamo i pastori a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />"Sia gloria nei cieli, pace sulla terra",<br />un angelo annuncia a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />Il Figlio di Dio, Re dell'universo,<br />si è fatto bambino a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />UNA PROFESSIONE DI FEDE<br />Adeste fideles non è solo un canto da ascoltare: è una professione di fede che si ripete strofa dopo strofa. Nel corso del XVIII e XIX secolo questa melodia attraversò confini e culture. Dall'Inghilterra cattolica clandestina giunse in Francia, Germania, Italia. Con la diffusione della stampa musicale e dei nuovi repertori liturgici, Adeste fideles divenne uno dei canti natalizi più conosciuti dell'Occidente cristiano. Fu tradotto in numerose lingue: l'inglese O Come, All Ye Faithful, il francese Peuple fidèle, l'italiano Venite fedeli. Ogni traduzione conservava il nucleo originario: l'invito a lasciare tutto per andare incontro a Gesù Bambino nella capanna di Betlemme.<br />La sera di Natale del 1886, un giovane studente di diciotto anni che aveva abbandonato la pratica religiosa, di nome Paul Claudel, mentre vagava inquieto nelle vie di Parigi, entrò quasi per caso nella cattedrale di Notre-Dame, inondata dal suono dell'organo e del canto Adeste fideles.<br />Claudel ricorderà così quell'istante decisivo: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all'ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l'evento che dominò tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell'innocenza, dell'eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando - come ho spesso fatto - di ricostruire i momenti che seguirono quell'istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un'arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: 'Come sono felici le persone che credono!' Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l'emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell''Adeste, fideles' [...]».<br />DA INCREDULO A CONVERTITO<br />Entrato incredulo, Paul Claudel uscì dalla cattedrale convertito. Il canto, con il suo invito diretto e universale, lo aveva posto di fronte a una scelta personale. Nelle parole "Venite" il giovane riconobbe qualcosa che lo toccava intimamente. La bellezza musicale e la solennità liturgica non furono un fatto estetico, ma il veicolo di una verità che si impose alla sua mente con evidenza.<br />Claudel abbracciò pienamente la fede cattolica, che divenne il centro della sua vita e della sua opera. Poeta, drammaturgo, diplomatico, non smise mai di interrogare il mistero cristiano attraverso la parola. Ma tutto ebbe origine da quella notte, da quel canto.<br />Adeste fideles continua a risuonare ogni Natale nelle chiese del mondo, spesso senza che se ne conosca la storia. Eppure, in quelle dolci note, resta inscritta la testimonianza di una forza discreta ma reale: la capacità della musica sacra di aprire varchi nell'anima, di raggiungere la mente e il cuore dove le parole da sole non bastano.<br />Oggi come allora, questo canto accompagna la celebrazione della Natività. Cantato da cori imponenti o da piccole comunità di fedeli, conserva intatta la sua potenza originaria. La storia di Paul Claudel ci ricorda che la fede può nascere anche così: non da un trattato teologico, ma da una melodia; non da un discorso astratto, ma da un invito cantato.<br />Le note di un canto, quando sono vere, possono toccare il cuore di un uomo e trasformarne la vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69254079</guid><pubDate>Tue, 30 Dec 2025 20:24:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69254079/adeste_fideles.mp3" length="7866035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Adeste fideles cantato da Andrea Bocelli ➜ https://www.youtube.com/watch?v=okyzEnO7g3c&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8396

ADESTE FIDELES, UN CANTO CHE ATTRAVERSA I SECOLI E...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Adeste fideles cantato da Andrea Bocelli ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=okyzEnO7g3c&amp;list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=okyzEnO7g3c&amp;list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8396" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8396</a><br /><br />ADESTE FIDELES, UN CANTO CHE ATTRAVERSA I SECOLI E CONVERTE I CUORI<br />di Roberto de Mattei<br /> <br />Ci sono melodie che accompagnano un istante e poi svaniscono, come un'eco lontana. E ce ne sono altre che sembrano attraversare i secoli come un fiume sotterraneo, riaffiorando nei momenti decisivi della vita degli uomini. Adeste fideles appartiene a questa seconda categoria: un canto natalizio dalla storia affascinante, capace di unire popoli e lingue diverse attorno al mistero della Natività.<br />Per lungo tempo l'inno fu attribuito a san Bonaventura o al re Giovanni IV di Portogallo, ma oggi gli studiosi concordano nell'indicare come suo autore Sir John Francis Wade, musicista cattolico inglese vissuto nel XVIII secolo. Wade era uno degli esuli che avevano lasciato le isole britanniche a causa delle persecuzioni contro i cattolici e si era stabilito a Douai, nel nord della Francia. Questa cittadina era allora un importante centro del cattolicesimo europeo: vi sorgeva infatti un celebre collegio cattolico, fondato da Filippo II di Spagna, che accoglieva studenti e chierici inglesi costretti all'esilio.<br />Secondo una tradizione accreditata, Wade avrebbe rinvenuto il testo e la melodia di Adeste fideles in alcuni manoscritti conservati in archivio tra il 1743 e il 1744. Egli ne trascrisse lo spartito e lo utilizzò per l'esecuzione liturgica con un coro cattolico a Douai. Nel 1751 decise poi di raccogliere e pubblicare a stampa le sue copie manoscritte in un volume intitolato Cantus Diversi pro Dominicis et Festis per annum. In questa raccolta comparve anche Adeste fideles: si tratta della prima fonte stampata conosciuta che documenta ufficialmente il canto.<br />Nei manoscritti di Wade, accuratamente miniati, Adeste fideles appare come un inno destinato alla liturgia natalizia, costruito con una struttura semplice e solenne. È un invito pressante - "Venite, fedeli" - che si apre progressivamente alla contemplazione del Bambino nato a Betlemme. La forza del canto risiede nella chiarezza teologica e nella capacità di coinvolgere l'assemblea, quasi trascinandola fisicamente verso la mangiatoia.<br />L'originale latino è molto più bello delle traduzioni in lingua volgare, ma voglio ricordare le parole di questo canto in italiano.<br />ADESTE FIDELES<br />Venite, fedeli, l'angelo ci invita,<br />venite, venite a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />Venite, adoriamo, venite, adoriamo,<br />venite, adoriamo il Signore Gesù!<br />La luce del mondo brilla in una grotta:<br />la fede ci guida a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />La notte risplende, tutto il mondo attende:<br />seguiamo i pastori a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />"Sia gloria nei cieli, pace sulla terra",<br />un angelo annuncia a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />Il Figlio di Dio, Re dell'universo,<br />si è fatto bambino a Betlemme.<br />Nasce per noi Cristo Salvatore.<br />UNA PROFESSIONE DI FEDE<br />Adeste fideles non è solo un canto da ascoltare: è una professione di fede che si ripete strofa dopo strofa. Nel corso del XVIII e XIX secolo questa melodia attraversò confini e culture. Dall'Inghilterra cattolica clandestina giunse in Francia, Germania, Italia. Con la diffusione della stampa musicale e dei nuovi repertori liturgici, Adeste fideles divenne uno dei canti natalizi più conosciuti dell'Occidente cristiano. Fu tradotto in numerose lingue: l'inglese O Come, All Ye Faithful, il francese Peuple fidèle, l'italiano Venite fedeli. 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Eppure, proprio queste realtà ultime ricordano all'uomo il fine per cui è stato creato e il destino irrevocabile verso cui la sua anima è orientata. <br />Il silenzio su inferno e Paradiso non rende queste realtà ultime meno vere né meno decisive; al contrario, le rende pericolosamente dimenticate. Tacere sui novissimi, significa oscurare il senso stesso dell'esistenza umana, che non si esaurisce nel tempo ma è protesa verso l'eternità. Ma l'eternità non è soltanto una realtà futura: essa getta la sua ombra e la sua luce nel tempo presente, nella nostra quotidianità. San Gregorio Magno insegna che «la vita presente è come un seme: ciò che ora si semina, nell'eternità si raccoglie» (Moralia in Iob, XXV, 16). Ogni atto, ogni scelta, ogni orientamento del cuore prepara già ora il raccolto eterno. Come ricorda sant'Alfonso Maria de' Liguori, «l'eternità dipende da un momento, e quel momento è il presente» (Apparecchio alla morte, Considerazione I). Così nel momento presente, noi incontriamo l'eternità.<br />Il mondo in cui viviamo ci offre tempi, luoghi e immagini che prefigurano ciò che potranno essere l'inferno e il Paradiso e ci aiutano a comprendere, almeno per analogia, cosa significhi vivere lontani da Dio o vivere in unione con Lui.<br />Per avere un'idea dell'inferno non occorre sforzare l'immaginazione: basta leggere i giornali, seguire le cronache quotidiane, osservare con attenzione la realtà che ci circonda. La violenza diffusa, la menzogna sistematica, l'inganno elevato a norma, l'infelicità profonda che abita cuori apparentemente sazi, costituiscono la cifra drammatica della nostra epoca. L'inferno, potremmo dire, è attorno a noi. Non si tratta certo dell'inferno in senso proprio, ma di una sua inquietante anticipazione: un mondo in cui l'uomo, rifiutando la verità e l'amore di Dio, sperimenta già la solitudine, il vuoto e una sofferenza che si traduce spesso in disperazione, anche se mascherata.<br />IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO<br />Ma se il nostro tempo offre immagini così numerose che evocano le sofferenze dell'inferno, esso non è privo di segni e momenti che rimandano alle gioie del Paradiso. Uno di questi momenti simbolici è il Santo Natale, un mistero divino che ci offre una delle immagini più alte del Paradiso anticipato nel tempo.  Contempliamo il Presepe. In una grotta povera, in un bambino deposto in una mangiatoia, il cielo si apre sulla terra. Lì dove tutto sembra fragile e insignificante, Dio si rende visibile e vicino. Il presepe ce lo ricorda con semplicità e profondità.<br />Gesù che viene al mondo è circondato dalla Madonna e da san Giuseppe e forma con loro la Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie della terra. Gli angeli cantano la gloria di Dio sopra la capanna di Betlemme; i pastori e i Re Magi adorano il Verbo fatto carne. Tutte le famiglie che, nella notte di Natale, si raccolgono attorno al Santo Presepe, che hanno la grazia di prepararlo e offrirlo al Signore, partecipano, anche se spesso in modo inconsapevole, a questa gioia che ha la sua sorgente nella vita soprannaturale irradiata dalla Sacra Famiglia.<br />Il Natale, con il calore e l'affetto che palpabilmente trasmette a chi lo vive con cuore semplice e sincero, ci ricorda che esiste un ambiente soprannaturale; che l'ambiente soprannaturale per eccellenza è il Cielo; che il Cielo è la nostra vera patria e il luogo di eterna felicità al quale ogni uomo è chiamato e, se corrisponde alla Grazia, è destinato ad arrivare. La pace e la gioia spirituale che il Natale accende nei cuori sono una prefigurazione della felicità eterna del Paradiso, dove l'anima sarà completamente immersa nel possesso e nel godimento di Dio.<br />UNA REALTÀ CHE SUPERA OGNI IMMAGINAZIONE<br />Il Paradiso è una realtà che supera ogni immaginazione: è la pienezza di tutti i beni desiderabili, l'estasi eterna della visione beatifica. I secoli si succederanno ai secoli senza diminuire la felicità degli eletti; anzi, la certezza di possedere eternamente il Bene supremo ne accrescerà senza fine la dolcezza. I beni spirituali sono inesauribili, come dimostrano le amicizie spirituali che nascono sulla terra. Quando queste amicizie durano nel tempo e rimangono sempre nuove, senza sazietà, è segno che sono di origine divina. E in Paradiso queste amicizie saranno riannodate, così come i legami familiari con i nostri cari, ritrovati alla luce di Dio, per non più separarci da loro. I Beati vivono nella gioia inesauribile di amare e di essere amati, in una vita che fiorisce continuamente senza conoscere noia né stanchezza.<br />Ma dopo la visione intuitiva di Dio, ciò che accrescerà maggiormente la gioia dei Beati sarà la contemplazione dell'Uomo-Dio, Gesù Cristo, Verbo Incarnato, e della sua Santissima Madre, la Beatissima Vergine Maria, Regina degli angeli, dei santi e del Paradiso stesso. Le melodie del Paradiso saranno quelle intonate dagli Angeli a Betlemme per cantare la gloria di Dio e la pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma coloro che in terra furono uomini di buona volontà, perché amarono Dio, oggi ascolteranno con commozione queste melodie in Cielo. <br />Così, mentre il mondo mostra ogni giorno le ferite dell'inferno che l'uomo costruisce quando si allontana da Dio, il Natale ci ricorda che il paradiso comincia ogni volta che Dio viene accolto. Tra queste due anticipazioni - una di luce e una di tenebra - l'uomo è chiamato a scegliere. La scelta dell'eternità si gioca nel tempo, nelle decisioni quotidiane, nel modo in cui crediamo, adoriamo, speriamo ed amiamo, come la Madonna a Fatima ci ha invitato a fare.  <br />Natale è l'anticipo storico di ciò che il Paradiso è in modo eterno: la comunione piena tra Dio e l'uomo. San Gregorio di Nissa insegna che l'anima è stata creata con un desiderio infinito, capace di essere colmato solo da Dio (De vita Moysis, II, 232-239).  Il Natale accende nel cuore una pace fragile e ancora esposta alle ferite; il Paradiso è quella stessa pace portata a compimento, senza più dolori né separazioni.<br />San Tommaso d'Aquino afferma che la felicità suprema dell'uomo consiste nella visione di Dio (Summa Theologiae, I-II, q.3). A Natale, Dio si lascia vedere in un volto umano; in Paradiso l'uomo vedrà Dio senza veli. Il Natale è la prima visione di Dio concessa all'uomo; il Paradiso sarà l'ultima, definitiva ed eterna.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69195103</guid><pubDate>Wed, 24 Dec 2025 13:59:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69195103/il_natale.mp3" length="8592448" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Nato a Betlemme ➜ https://www.youtube.com/watch?v=U4L3mkWsdSM

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8390

IL NATALE E' IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO
Se la nascita del Salvatore non ci orienta verso il destino eterno, allora il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Nato a Betlemme ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=U4L3mkWsdSM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=U4L3mkWsdSM</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8390" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8390</a><br /><br />IL NATALE E' IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO<br />Se la nascita del Salvatore non ci orienta verso il destino eterno, allora il mistero cristiano è ridotto a emozione di Roberto de Mattei<br /> <br />I sacerdoti oggi parlano raramente dell'inferno e del Paradiso, quasi temendo che il richiamo ai novissimi possa apparire fuori tempo o inadatto alla sensibilità contemporanea. Eppure, proprio queste realtà ultime ricordano all'uomo il fine per cui è stato creato e il destino irrevocabile verso cui la sua anima è orientata. <br />Il silenzio su inferno e Paradiso non rende queste realtà ultime meno vere né meno decisive; al contrario, le rende pericolosamente dimenticate. Tacere sui novissimi, significa oscurare il senso stesso dell'esistenza umana, che non si esaurisce nel tempo ma è protesa verso l'eternità. Ma l'eternità non è soltanto una realtà futura: essa getta la sua ombra e la sua luce nel tempo presente, nella nostra quotidianità. San Gregorio Magno insegna che «la vita presente è come un seme: ciò che ora si semina, nell'eternità si raccoglie» (Moralia in Iob, XXV, 16). Ogni atto, ogni scelta, ogni orientamento del cuore prepara già ora il raccolto eterno. Come ricorda sant'Alfonso Maria de' Liguori, «l'eternità dipende da un momento, e quel momento è il presente» (Apparecchio alla morte, Considerazione I). Così nel momento presente, noi incontriamo l'eternità.<br />Il mondo in cui viviamo ci offre tempi, luoghi e immagini che prefigurano ciò che potranno essere l'inferno e il Paradiso e ci aiutano a comprendere, almeno per analogia, cosa significhi vivere lontani da Dio o vivere in unione con Lui.<br />Per avere un'idea dell'inferno non occorre sforzare l'immaginazione: basta leggere i giornali, seguire le cronache quotidiane, osservare con attenzione la realtà che ci circonda. La violenza diffusa, la menzogna sistematica, l'inganno elevato a norma, l'infelicità profonda che abita cuori apparentemente sazi, costituiscono la cifra drammatica della nostra epoca. L'inferno, potremmo dire, è attorno a noi. Non si tratta certo dell'inferno in senso proprio, ma di una sua inquietante anticipazione: un mondo in cui l'uomo, rifiutando la verità e l'amore di Dio, sperimenta già la solitudine, il vuoto e una sofferenza che si traduce spesso in disperazione, anche se mascherata.<br />IL PARADISO ANTICIPATO NEL TEMPO<br />Ma se il nostro tempo offre immagini così numerose che evocano le sofferenze dell'inferno, esso non è privo di segni e momenti che rimandano alle gioie del Paradiso. Uno di questi momenti simbolici è il Santo Natale, un mistero divino che ci offre una delle immagini più alte del Paradiso anticipato nel tempo.  Contempliamo il Presepe. In una grotta povera, in un bambino deposto in una mangiatoia, il cielo si apre sulla terra. Lì dove tutto sembra fragile e insignificante, Dio si rende visibile e vicino. Il presepe ce lo ricorda con semplicità e profondità.<br />Gesù che viene al mondo è circondato dalla Madonna e da san Giuseppe e forma con loro la Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie della terra. Gli angeli cantano la gloria di Dio sopra la capanna di Betlemme; i pastori e i Re Magi adorano il Verbo fatto carne. Tutte le famiglie che, nella notte di Natale, si raccolgono attorno al Santo Presepe, che hanno la grazia di prepararlo e offrirlo al Signore, partecipano, anche se spesso in modo inconsapevole, a questa gioia che ha la sua sorgente nella vita soprannaturale irradiata dalla Sacra Famiglia.<br />Il Natale, con il calore e l'affetto che palpabilmente trasmette a chi lo vive con cuore semplice e sincero, ci ricorda che esiste un ambiente soprannaturale; che l'ambiente...]]></itunes:summary><itunes:duration>537</itunes:duration><itunes:keywords>contemplazione,gesùcristo,natale,paradiso,presepe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/501d0502329d9b746e0dad00127509b2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I veri motivi per cui i giovani vanno sempre meno a Messa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-veri-motivi-per-cui-i-giovani-vanno-sempre-meno-a-messa--68967422</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8377" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8377</a><br /><br />I VERI MOTIVI PER CUI I GIOVANI VANNO SEMPRE MENO A MESSA di Giuliano Guzzo<br /> <br />Ho letto con particolare interesse l'articolo di Paola Bignardi su Avvenire - intitolato Le ragioni dei giovani che vanno sempre meno a Messa - anche perché seguo l'argomento, su cui si arrovellano sacerdoti, educatori ed animatori, ormai da alcuni anni. In estrema sintesi, il servizio, accompagnato anche da diverse testimonianze di giovani intervistati, sostiene che «le nuove generazioni tendono a considerare le funzioni come noiose e distanti. Servono linguaggi, simboli e percorsi che aiutino a scoprire il senso del rito». Tra le voci raccolte non mancano neppure critiche ai contenuti stessi della Messa («Non è un tribunale per difendere i valori», ha dichiarato un giovane praticante saltuario), ma il succo del discorso è che le «funzioni» sarebbero «noiose e distanti» e che, quindi, bisogna fare qualcosa, se si vuole evitar l'esodo giovanile dalla Chiesa.<br />Ora, pur con il massimo rispetto in chi si conosce in questa lettura del fenomeno dell'abbandono dei giovani dalla Messa (e della Chiesa), devo dire che non sono affatto d'accordo. E non lo sono né da credente né da sociologo. Iniziando con la mia piccola esperienza personale, per il poco che vale, posso dire di essere testimone, ormai, neppure di anni bensì di decenni di tentativi di rendere le «funzioni» meno «noiose e distanti»: penso a canti innovativi con cori e chitarre (talvolta batterie), penso a "liturgie creative", penso a sacerdoti che danno un tocco, a volte, quasi cabarettistico alla celebrazione (battute, occhiolini, sorrisini, risate), penso ad omelie in cui si parla quasi solo di attualità e pochissimo di temi della fede e legati alla Parola di Dio. Risultato: dopo anni di cotanti esperimenti liturgici (non saprei come altrimenti chiamarli) i giovani a Messa continuano ad essere non solo pochi, ma sempre meno...<br />Siamo quindi proprio sicuri che il punto siano le «funzioni noiose e distanti»? Mi permetto di dubitarne. Anche perché, da sociologo, ho avuto modo di approfondire l'argomento, cui ho dedicato anche diverse pagine d'un mio libro, Grazie a Dio (Lindau), nelle quali ho passato in rassegna, al riguardo, molte ricerche internazionali. Che, in breve, smentiscono categoricamente il problema che l'abbandono della Messa da parte dei giovani - affrontato anche dal sondaggio fatto dalla nostra rivista (qui per abbonarsi) - sia una questione liturgica. Semmai, i fattori che la letteratura individua come concause di questo abbandono sono le seguenti: l'abbandono della Messa dei genitori di questi giovani (si parla tanto dei ragazzi, ma i primi a trascurare la fede sono padri e madri!); gli scarsi rapporti stabiliti tra questi giovani e i loro sacerdoti (padri spirituali cercasi) e la mancanza di una formazione religiosa ab origine (non è cioè che i giovani lascino la Chiesa a causa della dottrina troppo rigida, ma semmai troppo ignorata), assenza che non offre alcun motivo «per restare».<br />Di quanto fin qui riportato, tengo a precisarlo, esistono evidenze molto robuste. Ecco che allora è difficile non provare un filo di sconforto quando - certamente con la massima buona fede - si ripropone l'idea che i giovani vadano meno a Messa perché le «funzioni» sarebbero «noiose e distanti». Che è senza dubbio ciò che loro spesso dicono, beninteso. Solo che disponiamo ormai di una tale abbondanza di dati tale per cui dovremmo, forse, fare uno sforzo di lettura del fenomeno più ampia. E possibilmente senza neppure abbandonarsi sempre a letture pessimistiche dato che disponiamo di riscontri circa il fatto che in vari Paesi anche dell'Occidente sta tornando un interesse, tra i giovani, proprio per la fede. Il mio invito è quindi, se possibile, di concentrarsi su ciò che di positivo sta avvenendo, su questi segnali di riavvicinamento tra i giovani e la fede cristiana, senza auspicare «aggiornamenti liturgici» (o dottrinali) di sorta dato che, dopo decenni di esperimenti in tal senso, questa strada appare non risolutiva del problema; se non, anzi, essa stessa parte del problema.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68967422</guid><pubDate>Tue, 09 Dec 2025 23:26:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68967422/i_veri_motivi.mp3" length="3747884" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8377

I VERI MOTIVI PER CUI I GIOVANI VANNO SEMPRE MENO A MESSA di Giuliano Guzzo
 
Ho letto con particolare interesse l'articolo di Paola Bignardi su Avvenire - intitolato Le ragioni dei giovani che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8377" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8377</a><br /><br />I VERI MOTIVI PER CUI I GIOVANI VANNO SEMPRE MENO A MESSA di Giuliano Guzzo<br /> <br />Ho letto con particolare interesse l'articolo di Paola Bignardi su Avvenire - intitolato Le ragioni dei giovani che vanno sempre meno a Messa - anche perché seguo l'argomento, su cui si arrovellano sacerdoti, educatori ed animatori, ormai da alcuni anni. In estrema sintesi, il servizio, accompagnato anche da diverse testimonianze di giovani intervistati, sostiene che «le nuove generazioni tendono a considerare le funzioni come noiose e distanti. Servono linguaggi, simboli e percorsi che aiutino a scoprire il senso del rito». Tra le voci raccolte non mancano neppure critiche ai contenuti stessi della Messa («Non è un tribunale per difendere i valori», ha dichiarato un giovane praticante saltuario), ma il succo del discorso è che le «funzioni» sarebbero «noiose e distanti» e che, quindi, bisogna fare qualcosa, se si vuole evitar l'esodo giovanile dalla Chiesa.<br />Ora, pur con il massimo rispetto in chi si conosce in questa lettura del fenomeno dell'abbandono dei giovani dalla Messa (e della Chiesa), devo dire che non sono affatto d'accordo. E non lo sono né da credente né da sociologo. Iniziando con la mia piccola esperienza personale, per il poco che vale, posso dire di essere testimone, ormai, neppure di anni bensì di decenni di tentativi di rendere le «funzioni» meno «noiose e distanti»: penso a canti innovativi con cori e chitarre (talvolta batterie), penso a "liturgie creative", penso a sacerdoti che danno un tocco, a volte, quasi cabarettistico alla celebrazione (battute, occhiolini, sorrisini, risate), penso ad omelie in cui si parla quasi solo di attualità e pochissimo di temi della fede e legati alla Parola di Dio. Risultato: dopo anni di cotanti esperimenti liturgici (non saprei come altrimenti chiamarli) i giovani a Messa continuano ad essere non solo pochi, ma sempre meno...<br />Siamo quindi proprio sicuri che il punto siano le «funzioni noiose e distanti»? Mi permetto di dubitarne. Anche perché, da sociologo, ho avuto modo di approfondire l'argomento, cui ho dedicato anche diverse pagine d'un mio libro, Grazie a Dio (Lindau), nelle quali ho passato in rassegna, al riguardo, molte ricerche internazionali. Che, in breve, smentiscono categoricamente il problema che l'abbandono della Messa da parte dei giovani - affrontato anche dal sondaggio fatto dalla nostra rivista (qui per abbonarsi) - sia una questione liturgica. Semmai, i fattori che la letteratura individua come concause di questo abbandono sono le seguenti: l'abbandono della Messa dei genitori di questi giovani (si parla tanto dei ragazzi, ma i primi a trascurare la fede sono padri e madri!); gli scarsi rapporti stabiliti tra questi giovani e i loro sacerdoti (padri spirituali cercasi) e la mancanza di una formazione religiosa ab origine (non è cioè che i giovani lascino la Chiesa a causa della dottrina troppo rigida, ma semmai troppo ignorata), assenza che non offre alcun motivo «per restare».<br />Di quanto fin qui riportato, tengo a precisarlo, esistono evidenze molto robuste. Ecco che allora è difficile non provare un filo di sconforto quando - certamente con la massima buona fede - si ripropone l'idea che i giovani vadano meno a Messa perché le «funzioni» sarebbero «noiose e distanti». Che è senza dubbio ciò che loro spesso dicono, beninteso. Solo che disponiamo ormai di una tale abbondanza di dati tale per cui dovremmo, forse, fare uno sforzo di lettura del fenomeno più ampia. E possibilmente senza neppure abbandonarsi sempre a letture pessimistiche dato che disponiamo di riscontri circa il fatto che in vari Paesi anche dell'Occidente sta tornando un interesse, tra i giovani, proprio per la fede. Il mio invito è quindi, se possibile, di concentrarsi su ciò che di positivo sta avvenendo, su questi segnali di...]]></itunes:summary><itunes:duration>235</itunes:duration><itunes:keywords>funzioni,giovani,linguaggi,messa,motivi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/990021f81d658b80a10c2800b301291c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il sacro chiodo di Colle val d'Elsa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-sacro-chiodo-di-colle-val-d-elsa--68839431</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8364" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8364</a><br /><br />IL SACRO CHIODO DI COLLE VAL D'ELSA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />I Sacri Chiodi o Santi Chiodi sono quelli usati nella crocifissione di Gesù. Sono reliquie molto venerate dalla Cristianità, insieme alla Vera Croce e al Titulus Crucis.<br />Fu Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a ritrovare le reliquie della Passione durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa tra il 327 e il 328. Il primo riferimento scritto a queste reliquie risale al 395 in un'orazione pronunciata da Sant'Ambrogio che le menziona nel discorso funebre per l'imperatore Teodosio.<br />Nel VI secolo, a Costantinopoli, esistevano tracce della venerazione di più Sacri Chiodi. Tradizionalmente, i Sacri Chiodi sono ritenuti quattro, poiché si pensa che, durante la crocifissione, a ciascun piede fosse infisso un chiodo separato. Il metodo di crocifissione praticato al tempo di Gesù, infatti, seguiva l'uso riservato agli schiavi sia presso i Greci che presso i Romani fin dall'epoca precristiana. Tale tecnica prevedeva l'affiancamento dei piedi, anziché la loro sovrapposizione (come invece sembrerebbe suggerito dalla Sacra Sindone), rendendo necessario l'impiego di quattro chiodi in totale. Il commediografo latino T. Maccio Plauto, nel III sec., in Mostellaria, chiariva: «affinché siano inchiodati alla croce due volte i piedi, due volte le braccia». Anche san Cipriano nel Sermo de Passione Domini, sempre nel III secolo affermava: «con i chiodi che trapassarono i santi piedi».<br />Nonostante in Europa siano una trentina le reliquie venerate come Sacri Chiodi, i quattro principali sono considerati quello conservato nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, quello nella corona ferrea a Monza, quello sospeso sopra l'altare maggiore del Duomo di Milano e infine quello del duomo di Colle di Val d'Elsa in provincia di Siena. Questo vuol dire che gli altri sono falsi? Assolutamente no. Non deve sorprendere il fatto che i Sacri Chiodi venerati siano molteplici. In un'epoca di profonda fede come il Medioevo, si sentì la necessità di moltiplicare queste reliquie per rispondere al desiderio ardente dei cristiani di possedere un segno tangibile della Passione di Cristo. È documentato infatti che, utilizzando limature o frammenti dei Sacri Chiodi autentici, vennero forgiati altri chiodi per essere distribuiti alla devozione dei fedeli. Altro modo di moltiplicare le reliquie era per contatto. Bastava prendere un chiodo e metterlo a contatto con un Sacro Chiodo. Ad esempio San Carlo Borromeo donò parecchi chiodi che erano stati a contatto con il Sacro Chiodo di Milano. A Colle di Val d'Elsa l'uso di creare nuove reliquie per contatto si diffuse a tal punto che nel 1683 le autorità proibirono che qualunque oggetto toccasse il Sacro Chiodo. Va tenuto conto che si possono considerare comunque degni di venerazione sia queste reliquie "prodotte" a partire dai Sacri Chiodi originali, sia altri chiodi che, sebbene non abbiano sostenuto il corpo di Gesù, siano però serviti comunque per la crocifissione, ad esempio quelli con cui vennero connesse le parti della Croce o quello con cui fu affissa la tavoletta col Titulus Crucis.<br />COLLE DI VAL D'ELSA<br />Tornando ai quattro Sacri Chiodi principali, essi sono dunque conservati a Roma, Milano, Monza e Colle di Val d'Elsa. Visto che in quest'ultima città sono nato e che la mia famiglia vi abita almeno dal 1400, vorrei narrarne più approfonditamente la storia.<br />Colle di Val d'Elsa è il comune della Toscana sulla strada tra Firenze e Siena che ha dato i natali ad Arnolfo di Cambio, famoso scultore e architetto. Il Sacro Chiodo che vi si venera è un chiodo di ferro di circa ventidue centimetri di lunghezza, munito ad un'estremità della capocchia ed all'altra ancora appuntito, intaccato e piegato in prossimità della punta. Nelle descrizioni di questa reliquia riportate nei documenti ufficiali sempre si parla di Unus ex Clavis quo crucifixus est Dominus Noster Jesus Christus. Cosi nelle bolle dei papi Eugenio IV, Callisto III, Sisto V, Urbano VIII, Clemente X. Molto probabilmente si tratta del chiodo che trafisse il piede sinistro di Gesù.<br />La preziosa reliquia giunse in Val d'Elsa nel IX secolo grazie a un vescovo franco che la ricevette dalle mani di un pontefice negli anni successivi alla morte di Carlo Magno. Durante il viaggio di ritorno il vescovo morì a Viterbo affidando il prezioso chiodo a un sacerdote originario del contado colligiano. L'insigne reliquia ebbe subito un grande culto. Tra i devoti spicca l'arciprete Sant'Alberto da Chiatina che resse il clero di Colle dal 1177 al 1202, quando morì "crocifisso" da lunghe sofferenze corporali sopportate con esemplare pazienza tanto da essere definito il Giobbe della Valdelsa, il cui corpo si trova nel duomo dove è conservato il Sacro Chiodo. In alcuni documenti dell'epoca il Sacro Chiodo è stato detto "Chiodo del Beato Alberto".<br />La preziosa reliquia si trova ancora oggi custodita in un semplice bucciolo di canna, lo stesso che l'avvolgeva quel lontano giorno in cui il Sacro Chiodo passò dalle mani del vescovo franco a quelle del sacerdote colligiano. Sembra che questo contenitore fosse una parte della canna usata per porgere l'aceto a Gesù sulla croce. Quel che è certo è che quando i canonici provarono a mettere la reliquia in un contenitore diverso, cioè un reliquiario d'argento, il Sacro Chiodo fu ritrovato miracolosamente nel vecchio bucciolo di canna. Oggi la reliquia è conservata dentro di esso e posta all'interno di un pregevole forziere d'argento, raffinata opera di oreficeria fiorentina datata 1628. Al suo interno si trovano anche, perfettamente conservati, gli antichissimi guanti di lana indossati nel XII secolo da Sant'Alberto e utilizzati da tutti i suoi successori fino ad oggi per maneggiare la sacra reliquia. Il forziere è custodito in un apposito tabernacolo ed è protetto da cinque chiavi. In passato due di esse erano conservate dal Comune, una dal vescovo e le rimanenti dai canonici. Nel 1868 il Comune, in pieno clima risorgimentale, rinunciò a tale diritto in nome della separazione tra Stato e Chiesa e come segno di disprezzo della devozione popolare.<br />FATTI STRAORDINARI<br />Numerosi sono i fatti straordinari e le grazie attribuite nel corso dei secoli alla venerazione del Sacro Chiodo, molti dei quali documentati con cura. L'insigne reliquia veniva solennemente invocata nei momenti più drammatici della storia cittadina. Emblematico è l'episodio della peste che colpì Colle nel 1527. Ogni giorno si contavano tra i trenta e i quaranta morti. La gente era stremata e impaurita, ma in quel momento venne presa una decisione coraggiosa e carica di fede: portare in processione per tutta la città la sacra reliquia. C'erano tutti: uomini, donne, l'intero clero. E tutti camminavano scalzi, in segno di penitenza e devozione profonda. Non c'erano a quell'epoca autorità sanitarie e decreti governativi a bloccare il popolo che si riuniva per pregare. Ogni passo era un atto di speranza lanciato contro la malattia che mieteva vittime senza sosta. E il miracolo avvenne, la peste si fermò. Non un altro morto. Non un nuovo contagio. Testimoni oculari lasciarono racconti scritti a futura memoria.<br />Con questa stessa devozione furono affrontate guerre come durante l'assedio degli Aragonesi nel 1479, la carestia del 1540 ed ogni sorta di calamità naturali come siccità o, al contrario, piogge troppo abbondanti. Si contano inoltre tante e frequenti guarigioni, incluse liberazioni dalle insidie dei demòni che innanzi al Sacro Chiodo si contorcono e fuggono poiché, secondo l'affermazione di S. Ambrogio tale è la «virtù infusa da Dio in tutti i Chiodi della Crocifissione».<br />Un episodio singolare accadde durante l'episcopato di monsignor Niccolò Sciarelli. Il vescovo, di chiare idee gianseniste, si mostrava contrario non solo al culto del Sacro Chiodo, ma in generale a quello di tutte le reliquie. Per questo disprezzava la festa del Sacro Chiodo, così amata dal popolo. Accadde però che nel 1796 proprio durante la celebrazione liturgica della solennità dell'Esaltazione della Santa Croce, in cui tradizionalmente si venerava il Sacro Chiodo, fu colpito da paralisi e fu costretto ad abbandonare il governo della diocesi.<br />LA TRADIZIONE<br />Ancora oggi a Colle di Val d'Elsa la seconda (o la terza) domenica di settembre si celebra la festa del Sacro Chiodo che inizia con un triduo di preparazione con Messe e catechesi appropriate. La domenica c'è poi la festa vera e propria con i vespri presso la concattedrale di Colle di Val d'Elsa a cui segue la Santa Messa solenne concelebrata dai sacerdoti del paese e presieduta da un vescovo o un cardinale. Segue la processione organizzata dalla Centuria del Sacro Chiodo fondata nel 1645. Sovrastata da un baldacchino, in mano al celebrante, la sacra reliquia viene portata per le vie della città. Arrivati al baluardo che sovrasta il resto dell'abitato si procede con la benedizione dei quattro angoli della città con il Sacro Chiodo. Poi si torna in duomo e il popolo canta l'inno sacro che inizia così: "Su, cantiamo, cantiamo fratelli, l'inno sacro all'amata Reliquia". Mentre il ritornello invoca: "O dolcissimo pegno d'amor, rendi a Colle propizio il Signor". Nel mentre il Sacro Chiodo viene inserito in un reliquiario di vetro e i fedeli si accostano con devozione baciando la sacra reliquia in segno di venerazione. Ai soli sacerdoti è concesso il privilegio di baciare direttamente il Sacro Chiodo senza il reliquiario di vetro.<br />La Festa del Sacro Chiodo è un'opportunità per i devoti di immergersi in un'atmosfera di contemplazione, mentre si onora una reliquia sac]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68839431</guid><pubDate>Tue, 02 Dec 2025 22:06:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68839431/il_sacro_chiodo_di_colle.mp3" length="11941973" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8364

IL SACRO CHIODO DI COLLE VAL D'ELSA di Don Stefano Bimbi
 
I Sacri Chiodi o Santi Chiodi sono quelli usati nella crocifissione di Gesù. Sono reliquie molto venerate dalla Cristianità, insieme alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8364" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8364</a><br /><br />IL SACRO CHIODO DI COLLE VAL D'ELSA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />I Sacri Chiodi o Santi Chiodi sono quelli usati nella crocifissione di Gesù. Sono reliquie molto venerate dalla Cristianità, insieme alla Vera Croce e al Titulus Crucis.<br />Fu Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a ritrovare le reliquie della Passione durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa tra il 327 e il 328. Il primo riferimento scritto a queste reliquie risale al 395 in un'orazione pronunciata da Sant'Ambrogio che le menziona nel discorso funebre per l'imperatore Teodosio.<br />Nel VI secolo, a Costantinopoli, esistevano tracce della venerazione di più Sacri Chiodi. Tradizionalmente, i Sacri Chiodi sono ritenuti quattro, poiché si pensa che, durante la crocifissione, a ciascun piede fosse infisso un chiodo separato. Il metodo di crocifissione praticato al tempo di Gesù, infatti, seguiva l'uso riservato agli schiavi sia presso i Greci che presso i Romani fin dall'epoca precristiana. Tale tecnica prevedeva l'affiancamento dei piedi, anziché la loro sovrapposizione (come invece sembrerebbe suggerito dalla Sacra Sindone), rendendo necessario l'impiego di quattro chiodi in totale. Il commediografo latino T. Maccio Plauto, nel III sec., in Mostellaria, chiariva: «affinché siano inchiodati alla croce due volte i piedi, due volte le braccia». Anche san Cipriano nel Sermo de Passione Domini, sempre nel III secolo affermava: «con i chiodi che trapassarono i santi piedi».<br />Nonostante in Europa siano una trentina le reliquie venerate come Sacri Chiodi, i quattro principali sono considerati quello conservato nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, quello nella corona ferrea a Monza, quello sospeso sopra l'altare maggiore del Duomo di Milano e infine quello del duomo di Colle di Val d'Elsa in provincia di Siena. Questo vuol dire che gli altri sono falsi? Assolutamente no. Non deve sorprendere il fatto che i Sacri Chiodi venerati siano molteplici. In un'epoca di profonda fede come il Medioevo, si sentì la necessità di moltiplicare queste reliquie per rispondere al desiderio ardente dei cristiani di possedere un segno tangibile della Passione di Cristo. È documentato infatti che, utilizzando limature o frammenti dei Sacri Chiodi autentici, vennero forgiati altri chiodi per essere distribuiti alla devozione dei fedeli. Altro modo di moltiplicare le reliquie era per contatto. Bastava prendere un chiodo e metterlo a contatto con un Sacro Chiodo. Ad esempio San Carlo Borromeo donò parecchi chiodi che erano stati a contatto con il Sacro Chiodo di Milano. A Colle di Val d'Elsa l'uso di creare nuove reliquie per contatto si diffuse a tal punto che nel 1683 le autorità proibirono che qualunque oggetto toccasse il Sacro Chiodo. Va tenuto conto che si possono considerare comunque degni di venerazione sia queste reliquie "prodotte" a partire dai Sacri Chiodi originali, sia altri chiodi che, sebbene non abbiano sostenuto il corpo di Gesù, siano però serviti comunque per la crocifissione, ad esempio quelli con cui vennero connesse le parti della Croce o quello con cui fu affissa la tavoletta col Titulus Crucis.<br />COLLE DI VAL D'ELSA<br />Tornando ai quattro Sacri Chiodi principali, essi sono dunque conservati a Roma, Milano, Monza e Colle di Val d'Elsa. Visto che in quest'ultima città sono nato e che la mia famiglia vi abita almeno dal 1400, vorrei narrarne più approfonditamente la storia.<br />Colle di Val d'Elsa è il comune della Toscana sulla strada tra Firenze e Siena che ha dato i natali ad Arnolfo di Cambio, famoso scultore e architetto. Il Sacro Chiodo che vi si venera è un chiodo di ferro di circa ventidue centimetri di lunghezza, munito ad un'estremità della capocchia ed all'altra ancora appuntito, intaccato e piegato in prossimità della punta. Nelle descrizioni di questa reliquia riportate nei...]]></itunes:summary><itunes:duration>747</itunes:duration><itunes:keywords>collevaldelsa,coronaferrea,medioevo,sacrochiodo,unusexclavis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fa941d2b17ff75628e31ee0c5d2da862.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Anglicani a pezzi, in Nigeria respinta la "papessa" di Canterbury</title><link>https://www.spreaker.com/episode/anglicani-a-pezzi-in-nigeria-respinta-la-papessa-di-canterbury--68746273</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8357" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8357</a><br /><br />ANGLICANI A PEZZI, IN NIGERIA RESPINTA LA ''PAPESSA'' DI CANTERBURY di Federica Di Vito<br /> <br />La Comunione anglicana di Nigeria ha criticato la nomina del vescovo Sarah Mullally come arcivescovo di Canterbury. In una dichiarazione rilasciata lunedì e firmata dall'arcivescovo, metropolita e primate della chiesa della Nigeria, il reverendo Henry C. Ndukuba, l'elezione viene descritta come «devastante» e in contrasto con le convinzioni della maggioranza degli anglicani a livello globale.<br />L'annuncio è arrivato il 3 ottobre: per la prima volta una donna viene nominata arcivescovo di Canterbury, la massima autorità spirituale della Comunione anglicana e primate d'Inghilterra. Nella pratica, sarebbe la "papessa" anglicana, sebbene la sua figura non ha nulla a che fare con il ruolo del Successore di Pietro. Si tratta della 63enne Sarah Mullally, sposata e madre di due figli, ex infermiera (dal 2004 si è dedicata al ministero) con ruoli di un certo livello nel Sistema sanitario inglese come direttore non esecutivo del Consiglio inglese di infermeria, ostetricia e assistenza sanitaria domestica. È diventata "presbitero" della chiesa anglicana nel 2006 e poi "vescovo" di Londra nel 2019. È succeduta a Justin Welby, che si è dimesso all'inizio di quest'anno a causa di accuse di pedofilia. Considerata riformista, nel suo primo sermone da vescovo di Londra disse di se stessa in quanto donna: «Sono naturalmente sovversiva». Negli ultimi anni poi è stata promotrice del programma "Vivere nell'Amore e nella Fede" volto anche a «includere e sopportare maggiormente le persone Lgbtqi+».<br />«Si tratta di un doppio rischio», si legge nella dichiarazione della comunità anglicana nigeriana, «in primo luogo, per la sua insensibilità nei confronti della convinzione della maggioranza degli anglicani che non riescono ad accettare la leadership femminile nell'episcopato e, in secondo luogo, cosa ancora più preoccupante, perché il vescovo Sarah Mullally è una forte sostenitrice del matrimonio tra persone dello stesso sesso». La Comunione anglicana della Nigeria ha ricordato i commenti del vescovo Mullally dopo il voto del 2023 della Chiesa d'Inghilterra che andò ad approvare le benedizioni per le coppie dello stesso sesso: «Un momento di speranza», furono le sue parole.<br />«Resta da vedere come speri di ricomporre il tessuto già lacerato della Comunione anglicana a causa della controversa questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che ha causato un'enorme crisi in tutta la Comunione per oltre due decenni», prosegue ancora la dichiarazione dei nigeriani. Rifiutando ufficialmente la leadership dell'arcivescovo di Canterbury, la Comunione di Nigeria ha affermato il suo allineamento con la Global Anglican Future Conference (GAFCON): «La Chiesa della Nigeria afferma la posizione GAFCON senza riserve e ribadisce la nostra precedente posizione di difendere l'autorità delle Scritture, i nostri credi storici, l'evangelizzazione e la vita cristiana santa, indipendentemente dall'attuale agenda revisionista». La Nigeria, che vede i suoi cristiani letteralmente sotto attacco e provati dal martirio, difficilmente infatti si appiattisce su scelte mondane che al massimo possono attirare la nostra Europa secolarizzata.<br />La Comunione anglicana nigeriana ha inoltre invitato gli anglicani conservatori in Inghilterra e altrove a resistere a quelli che ha definito «insegnamenti empi» e a difendere la verità biblica: «Incoraggiamo tutti i fedeli fratelli e sorelle della Chiesa d'Inghilterra che hanno costantemente rifiutato l'aberrazione chiamata matrimonio omosessuale e altri insegnamenti empi, lottando per la fede che è stata trasmessa agli eletti».<br />In realtà, nonostante il rumor generale, la nomina di Sarah Mullally non è una sorpresa. Men che meno una «rivoluzione» che «bussa alle porte del pontificato di papa Leone XIV», come vorrebbe Il Fatto quotidiano. Si tratta bensì della naturale conseguenza della scelta che compì la chiesa anglicana nel 1992, quando aprì la possibilità alle donne di accedere al sacerdozio, in netto contrasto con la Chiesa cattolica all'epoca guidata da Giovanni Paolo II. Ci vollero altri vent'anni per aprire anche all'episcopato. Ecco perché non dovevamo di certo aspettare il 2025 per immaginare che prima o poi anche una donna avrebbe aspirato a diventare "papessa".<br />Questa frattura nella comunità anglicana - che, lo facciamo notare, in Nigeria non è marginale visto che sono stimati 20 milioni di anglicani di fronte ai 25 stimati in Gran Bretagna - continua a non sorprenderci se consideriamo anche il percorso di vita del prossimo dottore della Chiesa cattolica san John Henry Newman. Fu lui a concludere attraverso lo studio dei Padri della Chiesa che la verità non è una questione di compromesso o equilibri e che la progressiva deriva protestante della comunità anglicana era dietro l'angolo. Il predominio della libertà di spirito l'avrebbe condotta inesorabilmente a scelte mondane guidate dallo spirito del tempo. Speriamo che l'insegnamento del futuro dottore della Chiesa sia tenuto in buon conto anche in casa cattolica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68746273</guid><pubDate>Tue, 25 Nov 2025 20:51:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68746273/anglicani_a_pezzi.mp3" length="6409866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8357

ANGLICANI A PEZZI, IN NIGERIA RESPINTA LA ''PAPESSA'' DI CANTERBURY di Federica Di Vito
 
La Comunione anglicana di Nigeria ha criticato la nomina del vescovo Sarah Mullally come arcivescovo di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8357" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8357</a><br /><br />ANGLICANI A PEZZI, IN NIGERIA RESPINTA LA ''PAPESSA'' DI CANTERBURY di Federica Di Vito<br /> <br />La Comunione anglicana di Nigeria ha criticato la nomina del vescovo Sarah Mullally come arcivescovo di Canterbury. In una dichiarazione rilasciata lunedì e firmata dall'arcivescovo, metropolita e primate della chiesa della Nigeria, il reverendo Henry C. Ndukuba, l'elezione viene descritta come «devastante» e in contrasto con le convinzioni della maggioranza degli anglicani a livello globale.<br />L'annuncio è arrivato il 3 ottobre: per la prima volta una donna viene nominata arcivescovo di Canterbury, la massima autorità spirituale della Comunione anglicana e primate d'Inghilterra. Nella pratica, sarebbe la "papessa" anglicana, sebbene la sua figura non ha nulla a che fare con il ruolo del Successore di Pietro. Si tratta della 63enne Sarah Mullally, sposata e madre di due figli, ex infermiera (dal 2004 si è dedicata al ministero) con ruoli di un certo livello nel Sistema sanitario inglese come direttore non esecutivo del Consiglio inglese di infermeria, ostetricia e assistenza sanitaria domestica. È diventata "presbitero" della chiesa anglicana nel 2006 e poi "vescovo" di Londra nel 2019. È succeduta a Justin Welby, che si è dimesso all'inizio di quest'anno a causa di accuse di pedofilia. Considerata riformista, nel suo primo sermone da vescovo di Londra disse di se stessa in quanto donna: «Sono naturalmente sovversiva». Negli ultimi anni poi è stata promotrice del programma "Vivere nell'Amore e nella Fede" volto anche a «includere e sopportare maggiormente le persone Lgbtqi+».<br />«Si tratta di un doppio rischio», si legge nella dichiarazione della comunità anglicana nigeriana, «in primo luogo, per la sua insensibilità nei confronti della convinzione della maggioranza degli anglicani che non riescono ad accettare la leadership femminile nell'episcopato e, in secondo luogo, cosa ancora più preoccupante, perché il vescovo Sarah Mullally è una forte sostenitrice del matrimonio tra persone dello stesso sesso». La Comunione anglicana della Nigeria ha ricordato i commenti del vescovo Mullally dopo il voto del 2023 della Chiesa d'Inghilterra che andò ad approvare le benedizioni per le coppie dello stesso sesso: «Un momento di speranza», furono le sue parole.<br />«Resta da vedere come speri di ricomporre il tessuto già lacerato della Comunione anglicana a causa della controversa questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che ha causato un'enorme crisi in tutta la Comunione per oltre due decenni», prosegue ancora la dichiarazione dei nigeriani. Rifiutando ufficialmente la leadership dell'arcivescovo di Canterbury, la Comunione di Nigeria ha affermato il suo allineamento con la Global Anglican Future Conference (GAFCON): «La Chiesa della Nigeria afferma la posizione GAFCON senza riserve e ribadisce la nostra precedente posizione di difendere l'autorità delle Scritture, i nostri credi storici, l'evangelizzazione e la vita cristiana santa, indipendentemente dall'attuale agenda revisionista». La Nigeria, che vede i suoi cristiani letteralmente sotto attacco e provati dal martirio, difficilmente infatti si appiattisce su scelte mondane che al massimo possono attirare la nostra Europa secolarizzata.<br />La Comunione anglicana nigeriana ha inoltre invitato gli anglicani conservatori in Inghilterra e altrove a resistere a quelli che ha definito «insegnamenti empi» e a difendere la verità biblica: «Incoraggiamo tutti i fedeli fratelli e sorelle della Chiesa d'Inghilterra che hanno costantemente rifiutato l'aberrazione chiamata matrimonio omosessuale e altri insegnamenti empi, lottando per la fede che è stata trasmessa agli eletti».<br />In realtà, nonostante il rumor generale, la nomina di Sarah Mullally non è una sorpresa. Men che meno una «rivoluzione» che «bussa alle porte...]]></itunes:summary><itunes:duration>401</itunes:duration><itunes:keywords>anglicani,divisione,lgbt,nigeria,papessa,sarahmullally</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b052da1a1838ef27503fe9b9e802e867.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riparare i peccati, al via la preghiera alla Madonna di Fatima</title><link>https://www.spreaker.com/episode/riparare-i-peccati-al-via-la-preghiera-alla-madonna-di-fatima--68052053</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8323" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8323</a><br /><br />RIPARARE I PECCATI, AL VIA LA PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA di Ermes Dovico<br /> <br />Continuano a sorgere nuove iniziative nella Chiesa cattolica in vista dell'ormai imminente centenario dell'apparizione di Pontevedra (Spagna), avvenuta il 10 dicembre 1925. Quel giorno, Gesù Bambino e Maria Santissima apparvero alla venerabile Lucia dos Santos (1907-2005), la più grande dei tre veggenti di Fatima, per spiegarle per la prima volta in cosa consiste la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Una devozione a cui la Madonna aveva solo accennato otto anni prima alla Cova da Iria, nell'apparizione del 13 luglio 1917 (giorno della rivelazione delle tre parti del segreto di Fatima), quando promise che sarebbe tornata a chiedere sia la Comunione riparatrice sia la consacrazione della Russia al proprio Cuore Immacolato. Quella del 10 dicembre 1925 a Pontevedra, dove Lucia si trovava come postulante presso le Dorotee, fu appunto la prima tappa di un nuovo ciclo di apparizioni, per portare a compimento il disegno celeste.<br />In occasione della ricorrenza, il cardinale Raymond Leo Burke ha lanciato la proposta di una speciale preghiera alla Madonna di Fatima, da iniziare mercoledì 8 ottobre e proseguire fino al giorno del centenario - mercoledì 10 dicembre - per un totale dunque di nove settimane. Si tratta di recitare una preghiera giornaliera scritta dallo stesso porporato statunitense, con la quale ci si impegna a praticare la devozione dei primi sabati [La preghiera è alla fine dell'articolo, N.d.BB]. È stata creata anche una pagina Internet dove è possibile scaricare il testo della preghiera in più lingue e anche la lettera con cui il cardinale Burke presenta la sua proposta, ripercorrendo i passaggi principali di come si arrivò alla Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria.<br />Qui ci limitiamo a ricordare il culmine dell'apparizione di Pontevedra, dove la Madre celeste mostrò a Lucia il proprio Cuore addolorato e chiese di essere consolata, spiegando i tratti essenziali della devozione dei primi sabati: «Guarda, figlia mia, il mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento mi conficcano, con bestemmie e ingratitudini. Tu, almeno, cerca di consolarmi, e di' che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno ricevendo poi la santa Comunione, diranno un Rosario e mi faranno 15 minuti di compagnia meditando sui 15 misteri del Rosario, con l'intenzione di darmi sollievo, io prometto di assisterli, nell'ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza di queste anime».<br />In rivelazioni successive, venendo incontro alle necessità pratiche di molti fedeli, Gesù spiegò a suor Lucia che per l'adempimento della devozione avrebbe considerato valida anche la Confessione di otto giorni o più («purché, quando Mi ricevono, siano in grazia e abbiano l'intenzione di riparare il Cuore Immacolato di Maria»; 15 febbraio 1926); inoltre disse che la devozione può essere praticata, in via eccezionale, la domenica che segue il primo sabato del mese, ma solo «per giusti motivi, che sta ai sacerdoti giudicare» (29-30 maggio 1930).<br />Al netto di quest'ultima eccezione, ricapitoliamo le condizioni generali: <br />1) Confessarsi il primo sabato del mese o entro otto giorni (o più) prima o anche dopo, purché si riceva l'Eucaristia in grazia. Al confessore va comunicata l'intenzione di riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria: se ci si dimentica di esplicitare questa intenzione, si può recuperare alla Confessione seguente; <br />2) comunicarsi ogni primo sabato, per cinque mesi consecutivi; <br />3) recitare il Rosario; <br />4) dopo la preghiera, fare compagnia alla Madonna per un altro quarto d'ora, meditando su uno o più misteri del Rosario (suor Lucia era solita meditarne uno per volta. Ci si può aiutare leggendo un brano della Bibbia o uno scritto spirituale sul mistero che si intende contemplare).<br />Il fine della devozione dei primi sabati è evidentemente la salvezza delle anime, come detto dalla Madonna stessa. Al contempo, la Santa Vergine ha spiegato come questa devozione sia necessaria per la pace in terra: lo era nel 1917, al tempo della Prima Guerra Mondiale e della rivoluzione bolscevica, capace di spargere «i suoi errori per il mondo» (perciò Maria aveva anche chiesto la consacrazione della Russia, adempiuta con grave ritardo); continua ad esserlo oggi, quando rischiamo un conflitto nucleare; e continuerà ad esserlo fino alla seconda e definitiva venuta di Cristo.<br />Ieri come oggi, infatti, rimane necessario riparare i peccati, un concetto fondamentale ricordato più volte dal cardinale Burke nella sua lettera. I peccati che offendono i Sacri Cuori di Gesù e Maria richiedono riparazione sia ai fini dell'eternità (la nostra salvezza) che della nostra vita quaggiù. «Siamo profondamente consapevoli - scrive Burke - di come quegli stessi peccati sconvolgano l'ordine della vita nella società, risultando in conflitti civili all'interno delle nazioni e in guerre tra le nazioni, e in attacchi violenti contro la vita umana, il matrimonio e la famiglia, e contro la libertà di praticare la religione in molte nazioni. Gli agenti di quell'ideologia totalmente malvagia che è l'ateismo comunista continuano a diffondere le sue menzogne velenose assieme al loro frutto: la distruzione e la morte».<br />Contro questi frutti cattivi, c'è una sola risorsa: la nostra conversione a Dio. E un mezzo privilegiato per questa conversione è proprio la pratica dei primi sabati, preludio al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.<br />PREGHIERA QUOTIDIANA<br />Preghiera quotidiana in preparazione al Centenario dell'Apparizione di Gesù Bambino e della Sua Madre Vergine alla Venerabile Serva di Dio Lucia dos Santos 8 ottobre al 10 dicembre 2025 <br />O Vergine Madre di Dio e mia diletta Madre, Nostra Signora di Fatima e del Sacratissimo Rosario, io contemplo il Tuo Cuore Addolorato e Immacolato trafitto con così tante spine dall'ingratitudine e dai terribili peccati dei tuoi figli. Io sono profondamente e perennemente dispiaciuto di come i miei peccati hanno offeso il Tuo Divin Figlio e Te, Sua Madre Innocente. Con cuore umile e contrito, desidero riparare le offese - grandi e piccole - inferte al Tuo Cuore dai peccati dei Tuoi figli.<br />Nel Tuo amore materno, Tu mi hai insegnato, attraverso la Tua figlia, la Venerabile Serva di Dio Lucia dos Santos, il modo per riparare i peccati mediante la Devozione dei Primi Sabati. In occasione del 100° anniversario della Tua apparizione, assieme al Bambin Gesù, alla Venerabile Serva di Dio, il 10 dicembre del 1925, io mi impegno ad osservare il Primo Sabato del mese in sincera riparazione dei peccati attraverso la confessione sacramentale dei miei peccati, la degna ricezione della Santa Comunione, la preghiera di cinque decine del Santo Rosario e tenendoTi compagnia per quindici minuti meditando i misteri del Rosario. Ti prego, intercedi per me, affinché la mia pratica della Devozione dei Primi Sabati possa contribuire alla salvezza di tante anime e alla pace nel mondo.<br />Aiutami anche a portare ad altri il Tuo messaggio della Devozione dei Primi Sabati per la Riparazione. In obbedienza al Tuo consiglio materno, possa la Chiesa, in tutto il mondo, offrirTi questo atto d'amore di cuori umili e contriti in sincera riparazione per i peccati commessi.<br />Io dono totalmente il mio cuore al Tuo Cuore Addolorato e Immacolato e, con Te, faccio riposare per sempre il mio cuore nel Sacratissimo Cuore di Gesù. Con tutto il mio cuore, io offro questa preghiera a Lui che, solo, è la nostra salvezza. Amen.<br />Raymond Leo Cardinal BURKE<br />8 settembre 2025<br />Festa della Natività della Beata Vergine Maria<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68052053</guid><pubDate>Tue, 07 Oct 2025 19:35:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68052053/riparare_i_peccati_al_via_la_preghiera_alla_madonna_di_fatima.mp3" length="6113203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8323

RIPARARE I PECCATI, AL VIA LA PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA di Ermes Dovico
 
Continuano a sorgere nuove iniziative nella Chiesa cattolica in vista dell'ormai imminente centenario...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8323" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8323</a><br /><br />RIPARARE I PECCATI, AL VIA LA PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA di Ermes Dovico<br /> <br />Continuano a sorgere nuove iniziative nella Chiesa cattolica in vista dell'ormai imminente centenario dell'apparizione di Pontevedra (Spagna), avvenuta il 10 dicembre 1925. Quel giorno, Gesù Bambino e Maria Santissima apparvero alla venerabile Lucia dos Santos (1907-2005), la più grande dei tre veggenti di Fatima, per spiegarle per la prima volta in cosa consiste la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Una devozione a cui la Madonna aveva solo accennato otto anni prima alla Cova da Iria, nell'apparizione del 13 luglio 1917 (giorno della rivelazione delle tre parti del segreto di Fatima), quando promise che sarebbe tornata a chiedere sia la Comunione riparatrice sia la consacrazione della Russia al proprio Cuore Immacolato. Quella del 10 dicembre 1925 a Pontevedra, dove Lucia si trovava come postulante presso le Dorotee, fu appunto la prima tappa di un nuovo ciclo di apparizioni, per portare a compimento il disegno celeste.<br />In occasione della ricorrenza, il cardinale Raymond Leo Burke ha lanciato la proposta di una speciale preghiera alla Madonna di Fatima, da iniziare mercoledì 8 ottobre e proseguire fino al giorno del centenario - mercoledì 10 dicembre - per un totale dunque di nove settimane. Si tratta di recitare una preghiera giornaliera scritta dallo stesso porporato statunitense, con la quale ci si impegna a praticare la devozione dei primi sabati [La preghiera è alla fine dell'articolo, N.d.BB]. È stata creata anche una pagina Internet dove è possibile scaricare il testo della preghiera in più lingue e anche la lettera con cui il cardinale Burke presenta la sua proposta, ripercorrendo i passaggi principali di come si arrivò alla Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria.<br />Qui ci limitiamo a ricordare il culmine dell'apparizione di Pontevedra, dove la Madre celeste mostrò a Lucia il proprio Cuore addolorato e chiese di essere consolata, spiegando i tratti essenziali della devozione dei primi sabati: «Guarda, figlia mia, il mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento mi conficcano, con bestemmie e ingratitudini. Tu, almeno, cerca di consolarmi, e di' che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno ricevendo poi la santa Comunione, diranno un Rosario e mi faranno 15 minuti di compagnia meditando sui 15 misteri del Rosario, con l'intenzione di darmi sollievo, io prometto di assisterli, nell'ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza di queste anime».<br />In rivelazioni successive, venendo incontro alle necessità pratiche di molti fedeli, Gesù spiegò a suor Lucia che per l'adempimento della devozione avrebbe considerato valida anche la Confessione di otto giorni o più («purché, quando Mi ricevono, siano in grazia e abbiano l'intenzione di riparare il Cuore Immacolato di Maria»; 15 febbraio 1926); inoltre disse che la devozione può essere praticata, in via eccezionale, la domenica che segue il primo sabato del mese, ma solo «per giusti motivi, che sta ai sacerdoti giudicare» (29-30 maggio 1930).<br />Al netto di quest'ultima eccezione, ricapitoliamo le condizioni generali: <br />1) Confessarsi il primo sabato del mese o entro otto giorni (o più) prima o anche dopo, purché si riceva l'Eucaristia in grazia. Al confessore va comunicata l'intenzione di riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria: se ci si dimentica di esplicitare questa intenzione, si può recuperare alla Confessione seguente; <br />2) comunicarsi ogni primo sabato, per cinque mesi consecutivi; <br />3) recitare il Rosario; <br />4) dopo la preghiera, fare compagnia alla Madonna per un altro quarto d'ora, meditando su uno o più misteri del Rosario (suor Lucia era solita meditarne uno per volta. Ci si può aiutare leggendo un...]]></itunes:summary><itunes:duration>383</itunes:duration><itunes:keywords>apparizioni,centenario,madonnadifatima,preghiera,riparareipeccati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b9dea756e9a11a3970197d9bd334c773.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rivoluzione sessuale, il virus che ha infettato l'occidente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rivoluzione-sessuale-il-virus-che-ha-infettato-l-occidente--67874144</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/9828" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/9828</a><br /><br />RIVOLUZIONE SESSUALE, IL VIRUS CHE HA INFETTATO L'OCCIDENTE<br />L'Ungheria di Orbán prova a guarire, Bruxelles preferisce la malattia e grida al fascismo<br />di Francesca Romana Poleggi<br /> <br />L'immagine in evidenza mostra una croce disegnata in cielo dall'aeronautica sul Parlamento di Budapest, in occasione della festa nazionale del 20 agosto scorso, che esprime l'orgoglio dell'Ungheria di essere una nazione cristiana, grazie a Santo Stefano, dall'anno 1000.<br />Viktor Orbàn, Primo Ministro ungherese, è uno dei più odiati dai media e dalle élite globaliste e progressiste europee e internazionali: un recente articolo di Jonathon Van Maren (un giornalista canadese che scrive per europeanconservative.com) ci fa capire perché.<br />Da almeno dieci anni Orbàn - che è di religione Calvinista - promuove nel suo Paese la "democrazia cristiana" (niente a che vedere con il noto partito scudocrociato italiano). <br />Sa bene che nessun governo può rendere cristiano il popolo. La sua "democrazia cristiana" non si occupa di difendere gli articoli di fede o la religione. "Democrazia cristiana" significa proteggere lo stile di vita che scaturisce dalla cultura cristiana e in particolare la dignità umana, la famiglia e la nazione - perché il cristianesimo non cerca l'universalità attraverso l'abolizione delle nazioni, ma attraverso la loro conservazione.<br />Questi i cinque principi fondamentali della democrazia cristiana di Orbàn:<br />1) difendere la cultura cristiana e riservarsi il diritto di rifiutare le ideologie multiculturali,<br />2) difendere la famiglia naturale e il diritto di ogni bambino a una madre e un padre,<br />3) difendere i settori economici e i mercati strategici nazionali,<br />4) difendere i propri confini e riservarsi il diritto di respingere l'immigrazione,<br />5) insistere sul principio che a ogni nazione spetti un voto sulle questioni più importanti discusse in sede di Unione Europea.<br />La visione di Orbán è stata facilmente bollata come "nazionalista" (o "sovranista" e con altri epiteti considerati più o meno offensivi e dispregiativi) e molto criticata dall'élite di un'Europa che ha rinnegato le sue radici cristiane e promuove una "società aperta" senza confini, fluida in tutto e per tutto. Un'Europa che sta perdendo le identità, le tradizioni dei popoli a favore delle culture degli immigrati (islamici) che devono essere accolti senza se e senza ma, un'Europa in cui "famiglia" è ormai qualsiasi forma di convivenza facoltativa e fluida.<br /> <br />L'AGENDA CONSERVATRICE DI ORBÁN HA POSTO L'UNGHERIA SU UNA STRADA DIVERSA<br />La Costituzione ungherese del 2011 afferma che lo Stato "protegge l'istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna stabilita per decisione volontaria, e la famiglia come base della sopravvivenza della nazione". Inoltre, afferma che "I legami familiari si basano sul matrimonio o sul rapporto tra genitori e figli", e sottolinea che "l'Ungheria sostiene l'impegno ad avere figli", e che: "la dignità umana è inviolabile. Ogni essere umano ha diritto alla vita e alla dignità umana; la vita del feto è protetta fin dal momento del concepimento".<br />Una serie di politiche a favore del matrimonio e dell'infanzia ha implementato effettivamente questi principi costituzionali. Il tasso di matrimoni è raddoppiato tra il 2010 e il 2021; i divorzi si sono dimezzati. Sebbene l'aborto sia ancora legale in Ungheria fino a 12 settimane - il governo riconosce che un divieto, pur essendo costituzionalmente valido, non gode ancora di sufficiente sostegno pubblico - gli aborti si si sono dimezzati, e anche tra le adolescenti tasso di abortività è in diminuzione. <br />La politica di promozione della famiglia ha comportato logicamente e coerentemente una fiera battaglia alla rivoluzione sessuale. Una legge vieta la propaganda sessuale LGBT tra i minori dal 2021 e le manifestazioni oscene ai gaypride.<br />Un emendamento costituzionale approvato ad aprile ha affermato l'esistenza di solo due sessi. Il cambio di genere è stato dichiarato illegale nel 2020.<br />I critici insistono sul fatto che si tratti di un attacco alla democrazia, ma gli Ungheresi sostengono massicciamemte le politiche del governo.<br />Il progetto di Orbán appare illiberale alle élite globaliste perché, a partire dagli anni '60, le società occidentali sono state letteralmente sconvolte dalla rivoluzione sessuale. La secolarizzazione e la scristianizzazione dell'Europa dipendono certamente dalla filosofia illuminista, dallo scientismo darwiniano, dal consumismo e anche dagli orrori sanguinosi del XX secolo, spiega Van Maren. Ma non solo.<br />Come osserva Mary Eberstadt ("How the West Really Lost God: A New Theory of Secularization"), la Seconda Guerra Mondiale fu seguita da un boom religioso fino all'inizio degli anni '60 in tutto il mondo occidentale, anche in società che ora sono totalmente scristianizzate, come la Nuova Zelanda, l'Australia, il Canada.<br />La perdita della fede è stata successiva, collettiva e drammatica, accelerata senz'altro negli anni '60: la rivoluzione sessuale ha infettato le famiglie e queste hanno smesso di frequentare le chiese.<br />I DANNI DELLA RIVOLUZIONE SESSUALE<br />Ciò che si suppone comunemente è che le persone religiose abbiano maggiori probabilità di avere una famiglia (numerosa). Eberstadt, invece, sostiene che è la vita di famiglia con la condivisione di nascita, morte, sacrificio di sé che spinge le persone ad andare in chiesa. La vita familiare incoraggia la vita religiosa perché madri e padri cercano sostegno nella comunità e nella fede, e cercano un quadro trascendente che dia un senso alla stessa vita familiare con tutte le sue vicissitudini (e difficoltà).<br />Come ci si può aspettare che i giovani di oggi abbraccino il cristianesimo quando, a causa di famiglie sempre più assenti e insignificanti, non hanno mai tenuto in braccio un bambino, accudito un anziano, partecipato a un funerale?<br />Wilhelm Reich, che coniò l'espressione "rivoluzione sessuale", predisse tutto questo. Credeva che tutte le libertà derivassero dalla libertà sessuale e pronosticò che con la completa liberazione sessuale la famiglia e la religione sarebbero presto scomparse.<br />Allora, le politiche di Orbàn che incoraggiano, incentivano e proteggono la famiglia naturale costruiscono una nazione di famiglie con figli, una nazione che, umanamente parlando, è un terreno fertile per il ritorno del cristianesimo.<br />Nessun governo può tentare una "cristianizzazione" del proprio Paese, ma può onorare la propria eredità cristiana e orientare le proprie politiche in tal senso.<br />Negli ultimi quindici anni, l'Ungheria è stata impegnata in politiche pro-vita e pro-famiglia da un lato, e in una ferma resistenza alla colonizzazione della rivoluzione sessuale (anche quella con la bandiera arcobaleno) dall'altro. I risultati che questo esperimento ha prodotto finora sono incoraggianti.<br />Se questi risultati persistono, la visione di Orbán per una "democrazia cristiana" potrebbe essere un modello per i politici conservatori di tutto il continente, conclude Van Maren.<br />Può darsi che abbia ragione.<br />Ma noi cittadini abbiamo il sacrosanto dovere di far sentire i nostri politici, che finora si sono mostrati piuttosto esitanti e timorosi, sostenuti da una maggioranza solida e non più silenziosa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67874144</guid><pubDate>Wed, 24 Sep 2025 07:23:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67874144/rivoluzione_sessuale_il_virus_che_ha_infettato_l_occidente.mp3" length="8258081" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/9828

RIVOLUZIONE SESSUALE, IL VIRUS CHE HA INFETTATO L'OCCIDENTE
L'Ungheria di Orbán prova a guarire, Bruxelles preferisce la malattia e grida al fascismo
di Francesca Romana Poleggi
 
L'immagine in...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/9828" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/9828</a><br /><br />RIVOLUZIONE SESSUALE, IL VIRUS CHE HA INFETTATO L'OCCIDENTE<br />L'Ungheria di Orbán prova a guarire, Bruxelles preferisce la malattia e grida al fascismo<br />di Francesca Romana Poleggi<br /> <br />L'immagine in evidenza mostra una croce disegnata in cielo dall'aeronautica sul Parlamento di Budapest, in occasione della festa nazionale del 20 agosto scorso, che esprime l'orgoglio dell'Ungheria di essere una nazione cristiana, grazie a Santo Stefano, dall'anno 1000.<br />Viktor Orbàn, Primo Ministro ungherese, è uno dei più odiati dai media e dalle élite globaliste e progressiste europee e internazionali: un recente articolo di Jonathon Van Maren (un giornalista canadese che scrive per europeanconservative.com) ci fa capire perché.<br />Da almeno dieci anni Orbàn - che è di religione Calvinista - promuove nel suo Paese la "democrazia cristiana" (niente a che vedere con il noto partito scudocrociato italiano). <br />Sa bene che nessun governo può rendere cristiano il popolo. La sua "democrazia cristiana" non si occupa di difendere gli articoli di fede o la religione. "Democrazia cristiana" significa proteggere lo stile di vita che scaturisce dalla cultura cristiana e in particolare la dignità umana, la famiglia e la nazione - perché il cristianesimo non cerca l'universalità attraverso l'abolizione delle nazioni, ma attraverso la loro conservazione.<br />Questi i cinque principi fondamentali della democrazia cristiana di Orbàn:<br />1) difendere la cultura cristiana e riservarsi il diritto di rifiutare le ideologie multiculturali,<br />2) difendere la famiglia naturale e il diritto di ogni bambino a una madre e un padre,<br />3) difendere i settori economici e i mercati strategici nazionali,<br />4) difendere i propri confini e riservarsi il diritto di respingere l'immigrazione,<br />5) insistere sul principio che a ogni nazione spetti un voto sulle questioni più importanti discusse in sede di Unione Europea.<br />La visione di Orbán è stata facilmente bollata come "nazionalista" (o "sovranista" e con altri epiteti considerati più o meno offensivi e dispregiativi) e molto criticata dall'élite di un'Europa che ha rinnegato le sue radici cristiane e promuove una "società aperta" senza confini, fluida in tutto e per tutto. Un'Europa che sta perdendo le identità, le tradizioni dei popoli a favore delle culture degli immigrati (islamici) che devono essere accolti senza se e senza ma, un'Europa in cui "famiglia" è ormai qualsiasi forma di convivenza facoltativa e fluida.<br /> <br />L'AGENDA CONSERVATRICE DI ORBÁN HA POSTO L'UNGHERIA SU UNA STRADA DIVERSA<br />La Costituzione ungherese del 2011 afferma che lo Stato "protegge l'istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna stabilita per decisione volontaria, e la famiglia come base della sopravvivenza della nazione". Inoltre, afferma che "I legami familiari si basano sul matrimonio o sul rapporto tra genitori e figli", e sottolinea che "l'Ungheria sostiene l'impegno ad avere figli", e che: "la dignità umana è inviolabile. Ogni essere umano ha diritto alla vita e alla dignità umana; la vita del feto è protetta fin dal momento del concepimento".<br />Una serie di politiche a favore del matrimonio e dell'infanzia ha implementato effettivamente questi principi costituzionali. Il tasso di matrimoni è raddoppiato tra il 2010 e il 2021; i divorzi si sono dimezzati. Sebbene l'aborto sia ancora legale in Ungheria fino a 12 settimane - il governo riconosce che un divieto, pur essendo costituzionalmente valido, non gode ancora di sufficiente sostegno pubblico - gli aborti si si sono dimezzati, e anche tra le adolescenti tasso di abortività è in diminuzione. <br />La politica di promozione della famiglia ha comportato logicamente e coerentemente una fiera battaglia alla rivoluzione sessuale. Una legge vieta la propaganda sessuale...]]></itunes:summary><itunes:duration>517</itunes:duration><itunes:keywords>cittadini,politici,rivoluzionesessuale,sessantotto,virus</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22eaefaa2a52be6ef9b7f7511963ac33.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avvenire si allinea al coro dei negatori della Sindone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avvenire-si-allinea-al-coro-dei-negatori-della-sindone--67864554</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8300" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8300</a><br /><br />AVVENIRE SI ALLINEA AL CORO DEI NEGATORI DELLA SINDONE di Emanuela Marinelli<br /> <br />Da un po' di tempo stiamo assistendo a un attacco continuo contro la Sindone. Dopo il clamore mediatico del presunto bassorilievo che sarebbe all'origine della Sindone, è stata diffusa con grande enfasi la scoperta di un documento trecentesco che dichiara falsa la Sindone. Ne parla il ricercatore Nicolas Sarzeaud in un suo articolo apparso sul Journal of Medieval History che riporta una frase tratta dall'opera Problemata del vescovo Nicola d'Oresme, testo scritto probabilmente verso il 1370: «Non ho bisogno di credere a chi dice: "ll tale ha compiuto per me questo o quel miracolo", perché in questo modo molti ecclesiastici ingannano gli altri inducendoli a portare offerte alle loro chiese. Questo è chiaro dal senso della chiesa in Champagne, dove si diceva che fosse la Sindone del Signore Gesù Cristo, e dal numero apparentemente infinito di altri che hanno inventato questo o quello».<br />In base a questa frase si può affermare che la Sindone sia falsa? Ovviamente no. Si può solo dedurre che quel vescovo la riteneva falsa, come farà pochi anni dopo un altro vescovo, Pierre d'Arcis, in un testo del 1389 indirizzato all'antipapa Clemente VII. In questo memoriale, d'Arcis affermava che la prima ostensione della Sindone a Lirey, che egli diceva fosse avvenuta intorno al 1355, era stata fatta senza l'autorizzazione di Henri de Poitiers, suo predecessore come vescovo di Troyes. Questi aveva, perciò, provveduto a condurre un'indagine. Esperti teologi e uomini di fiducia gli avevano assicurato che la Sindone di Lirey non poteva essere autentica, perché se sul lenzuolo funebre di Cristo fosse stata visibile un'impronta, i Vangeli ne avrebbero senz'altro parlato. Inoltre, che essa fosse falsa lo aveva avvalorato la dichiarazione del pittore stesso che l'aveva dipinta. Ma d'Arcis non portava documenti e prove per le sue affermazioni.<br /><br />LA SINDONE HA CERTAMENTE AVVOLTO UN VERO CADAVERE<br />La pretesa che i Vangeli dovessero parlare dell'immagine presente sulla Sindone è priva di senso, in quanto Pietro e Giovanni osservarono il lenzuolo dal lato esterno, non dal lato che era verso il corpo, dove è visibile l'immagine. Nel XIV secolo, comunque, non c'erano gli strumenti di indagine che hanno permesso di escludere qualsiasi fabbricazione ad arte della Sindone. Solo con le ricerche condotte nel 1978 dallo Shroud of Turin Research Project sappiamo che la Sindone ha certamente avvolto un vero cadavere. I risultati di quelle analisi, condotte direttamente sulla reliquia, sono pubblicati su riviste scientifiche referenziate.<br />Ritenere falsa la Sindone perché così credevano due vescovi del XIV secolo sarebbe come affermare ancora oggi che il sole gira intorno alla terra perché allora si pensava fosse così. Eppure i negatori danno tanto risalto a quei testi medievali e i mass media amplificano le loro affermazioni, ignorando le ricerche condotte direttamente sulla reliquia. Se il lenzuolo non esistesse più e avessimo solo quei testi, sarebbe legittimo attribuire un valore a quelle affermazioni; ma l'oggetto c'è, è stato esaminato e non corrisponde a quanto sostenuto dai due vescovi, quindi quei documenti non hanno alcun valore ai fini dell'autenticità della Sindone.<br /><br />IL CORO DEI NEGATORI IN MALA FEDE<br />Eppure i negatori giungono perfino a sbizzarrirsi in ipotesi contrastanti: convinti della fabbricazione ad arte della Sindone, non c'è solo chi pensa all'inganno a fini di lucro, ma chi piuttosto vede un nobile scopo nella realizzazione dell'artefatto. Fra questi ultimi si distingue lo storico Antonio Musarra che propone questa idea sulle pagine di Avvenire.  Musarra è un negatore soft: sembra non prendere posizione sull'autenticità. Infatti dichiara: «Ovviamente, questo discorso presuppone che l'oggetto risalga al XIV secolo. Non prende in considerazione l'ipotesi dell'autenticità; e ciò, nonostante il dibattito contemporaneo si sia cristallizzato attorno a questa alternativa. Non entro nel merito».<br />Non entra nel merito, ma non spende una parola per ricordare che tutti gli studi scientifici escludono l'opera artistica. Al contrario, da quello che scrive si capisce che ritiene la Sindone un oggetto ottenuto manualmente: «Eppure, il fatto che la Sindone fosse mostrata come l'autentico sudario del Cristo (...) ci autorizza a ritenere che tale fosse l'intento di chi la commissionò? Credo che ciò sia limitativo, e che si possa valutare l'ipotesi - si badi: non suffragata, per il momento, da alcuna fonte - ch'essa sia stata fabbricata per altri scopi. Non tanto un "falso", dunque, ma un oggetto creato per commemorare - rendere presente - le sofferenze del Cristo».<br />Insomma, fabbricata per ingannare o per commuovere, sempre falsa la Sindone deve essere. E persino Avvenire si allinea con il coro dei negatori, che parlano con evidente malafede, non citando mai tutte le ragioni preponderanti a favore dell'autenticità. Una situazione davvero triste, non c'è che dire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67864554</guid><pubDate>Tue, 23 Sep 2025 19:48:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67864554/avvenire_si_allinea_al_coro_dei_negatori_della_sindone.mp3" length="5793395" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8300

AVVENIRE SI ALLINEA AL CORO DEI NEGATORI DELLA SINDONE di Emanuela Marinelli
 
Da un po' di tempo stiamo assistendo a un attacco continuo contro la Sindone. Dopo il clamore mediatico del presunto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8300" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8300</a><br /><br />AVVENIRE SI ALLINEA AL CORO DEI NEGATORI DELLA SINDONE di Emanuela Marinelli<br /> <br />Da un po' di tempo stiamo assistendo a un attacco continuo contro la Sindone. Dopo il clamore mediatico del presunto bassorilievo che sarebbe all'origine della Sindone, è stata diffusa con grande enfasi la scoperta di un documento trecentesco che dichiara falsa la Sindone. Ne parla il ricercatore Nicolas Sarzeaud in un suo articolo apparso sul Journal of Medieval History che riporta una frase tratta dall'opera Problemata del vescovo Nicola d'Oresme, testo scritto probabilmente verso il 1370: «Non ho bisogno di credere a chi dice: "ll tale ha compiuto per me questo o quel miracolo", perché in questo modo molti ecclesiastici ingannano gli altri inducendoli a portare offerte alle loro chiese. Questo è chiaro dal senso della chiesa in Champagne, dove si diceva che fosse la Sindone del Signore Gesù Cristo, e dal numero apparentemente infinito di altri che hanno inventato questo o quello».<br />In base a questa frase si può affermare che la Sindone sia falsa? Ovviamente no. Si può solo dedurre che quel vescovo la riteneva falsa, come farà pochi anni dopo un altro vescovo, Pierre d'Arcis, in un testo del 1389 indirizzato all'antipapa Clemente VII. In questo memoriale, d'Arcis affermava che la prima ostensione della Sindone a Lirey, che egli diceva fosse avvenuta intorno al 1355, era stata fatta senza l'autorizzazione di Henri de Poitiers, suo predecessore come vescovo di Troyes. Questi aveva, perciò, provveduto a condurre un'indagine. Esperti teologi e uomini di fiducia gli avevano assicurato che la Sindone di Lirey non poteva essere autentica, perché se sul lenzuolo funebre di Cristo fosse stata visibile un'impronta, i Vangeli ne avrebbero senz'altro parlato. Inoltre, che essa fosse falsa lo aveva avvalorato la dichiarazione del pittore stesso che l'aveva dipinta. Ma d'Arcis non portava documenti e prove per le sue affermazioni.<br /><br />LA SINDONE HA CERTAMENTE AVVOLTO UN VERO CADAVERE<br />La pretesa che i Vangeli dovessero parlare dell'immagine presente sulla Sindone è priva di senso, in quanto Pietro e Giovanni osservarono il lenzuolo dal lato esterno, non dal lato che era verso il corpo, dove è visibile l'immagine. Nel XIV secolo, comunque, non c'erano gli strumenti di indagine che hanno permesso di escludere qualsiasi fabbricazione ad arte della Sindone. Solo con le ricerche condotte nel 1978 dallo Shroud of Turin Research Project sappiamo che la Sindone ha certamente avvolto un vero cadavere. I risultati di quelle analisi, condotte direttamente sulla reliquia, sono pubblicati su riviste scientifiche referenziate.<br />Ritenere falsa la Sindone perché così credevano due vescovi del XIV secolo sarebbe come affermare ancora oggi che il sole gira intorno alla terra perché allora si pensava fosse così. Eppure i negatori danno tanto risalto a quei testi medievali e i mass media amplificano le loro affermazioni, ignorando le ricerche condotte direttamente sulla reliquia. Se il lenzuolo non esistesse più e avessimo solo quei testi, sarebbe legittimo attribuire un valore a quelle affermazioni; ma l'oggetto c'è, è stato esaminato e non corrisponde a quanto sostenuto dai due vescovi, quindi quei documenti non hanno alcun valore ai fini dell'autenticità della Sindone.<br /><br />IL CORO DEI NEGATORI IN MALA FEDE<br />Eppure i negatori giungono perfino a sbizzarrirsi in ipotesi contrastanti: convinti della fabbricazione ad arte della Sindone, non c'è solo chi pensa all'inganno a fini di lucro, ma chi piuttosto vede un nobile scopo nella realizzazione dell'artefatto. Fra questi ultimi si distingue lo storico Antonio Musarra che propone questa idea sulle pagine di Avvenire.  Musarra è un negatore soft: sembra non prendere posizione sull'autenticità. 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Il provvedimento, infatti, non può essere letto solo come reazione a un atto di insubordinazione circoscritto: è la conseguenza di una scelta più radicale, ossia la dichiarata non sottomissione alla gerarchia ecclesiastica e il rifiuto di celebrare secondo il rito promulgato dall'autorità della Chiesa, che equivale a un atto di rottura della comunione gerarchica e liturgica.<br />Sul piano teologico, è bene ricordarlo, l'obbedienza gerarchica non è un mero vincolo disciplinare, dal momento che si radica nella costituzione divina della Chiesa, la quale, secondo Lumen gentium (n. 20-21 e, prima ancora, secondo la Mystici Corporis Christi del 1943 di Pio XII), è governata dai Vescovi in comunione con il Romano Pontefice e richiede dai presbiteri una sincera subordinazione e cooperazione. Rifiutare tale comunione significa porre in discussione l'unità visibile della Chiesa, che si manifesta appunto nella sottomissione al Magistero e alla disciplina ecclesiastica. La sospensione, pertanto, si presenta come misura volta a tutelare non solo l'ordine giuridico interno, quanto, soprattutto, la comunione ecclesiale.<br />L'obiezione secondo cui non si dovrebbe obbedire alla gerarchia quando questa «deraglia» non regge né sul piano canonico, né su quello teologico e filosofico. È vero che l'obbedienza non è cieca, ma ordinata alla Verità; tuttavia, la Chiesa cattolica insegna che l'assistenza dello Spirito Santo preserva indefettibilmente il Magistero da errori nei dogmi e questo resta un fatto innegabile: nessun dogma di fede è stato mai messo in discussione, neppure oggi.<br />La crisi attuale tocca orientamenti pastorali, documenti (si veda, a titolo esemplificativo, Fiducia supplicans) e indicazioni catechetiche, ma non ha scalfito il deposito della fede. In questi ambiti, che appartengono al magistero autentico ordinario e non al magistero solenne, il fedele e il sacerdote devono prestare l'«ossequio religioso dell'intelletto e della volontà» (Pio XII, Humani generis del 1950), cioè rispetto e adesione interiore proporzionata al grado dell'insegnamento, ma senza rinunciare ad interrogativi critici. Il can. 212, paragrafi 1-3, del vigente Codex iuris canonici del 1983, che riconosce ai fedeli il diritto di manifestare le proprie perplessità, impone che ciò avvenga sempre con rispetto e riverenza, mai con atteggiamenti di rottura.<br />La posizione, pertanto, secondo cui si può obbedire solo quando si ritiene che l'autorità «stia nella verità» conduce inevitabilmente alla dissoluzione dell'unità ecclesiale e a un criterio soggettivo che trasforma la Chiesa in una somma di opinioni private (lo stesso mondo della tradizione, pur nella sua ricchezza, è attraversato da particolarismi e personalismi, quasi una sorta di affannosa rincorsa a chi è più «tradizionalista» degli altri ed ha il seguito maggiore).<br />SUBORDINARE L'AUTORITÀ ALL'ARBITRIO INDIVIDUALE<br />Filosoficamente, questo equivale a subordinare l'autorità all'arbitrio individuale, negando il principio che l'autorità è mediazione dell'ordine oggettivo voluto da Cristo. Teologicamente, significherebbe ridurre la promessa di Cristo sulla indefettibilità della sua Chiesa a una formula vuota.  Eppure, è proprio Cristo che, come scrive l'apostolo Paolo, «factus oboediens usque ad mortem» (Fil 2,8). Canonisticamente, infine, rifiutare l'obbedienza al legittimo Ordinario per le ragioni sopra indicate rischia, sebbene il decreto di sospensione a divinis di Mons. Crociata non lo affermi formalmente, di perfezionare il grave delitto di scisma di cui al canone 751 sul quale, eventualmente, interverranno le autorità ecclesiastiche davanti alle quali don Pompei ha il diritto-dovere di difendersi.<br />Detto in altri termini, l'obbedienza, pur sofferta e a volte «martiriale», non è un atto di debolezza, bensì di fede nel Cristo che non abbandona la sua Chiesa. Senza questo sguardo soprannaturale, l'istituzione ecclesiale apparirebbe solo come un corpo umano, fragile e fallibile; ma con esso, si coglie che dietro e dentro le vicende della storia, spesso contraddittorie e sofferte, rimane sempre presente il Signore che ha promesso: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).<br />Neppure il ricorso al cosiddetto «criterio dell'eccezione» regge come fondamento per giustificare la posizione di don Pompei. L'idea di fondo, presa in prestito da categorie giuridico-politiche moderne, sarebbe che, in situazioni straordinarie di crisi, la coscienza del singolo o del gruppo possa sospendere l'obbedienza dovuta all'autorità legittima per salvaguardare la verità. Tuttavia, questo criterio, che può avere una sua funzione nello Stato, non è applicabile all'ordine ecclesiale. Dal punto di vista canonico, infatti, lo ius publicum ecclesiasticum non contempla uno «stato d'eccezione» che autorizzi a negare la sottomissione alla gerarchia.<br />La Chiesa non si fonda sul consenso dei fedeli, né su dinamiche emergenziali, quanto sulla promessa indefettibile di Cristo, che ne garantisce la continuità. Pretendere di sospendere l'obbedienza in nome di un presunto «stato d'eccezione» (e chi lo proclamerebbe?) significa misconoscere che il Signore non abbandona la sua Chiesa e che il deposito della fede non è stato, né può essere intaccato, anche quando vi sono documenti pastorali controversi. Filosoficamente, inoltre, il criterio dell'eccezione implica un primato del soggettivo sull'oggettivo, della volontà individuale sul principio ordinante dell'autorità. Applicarlo alla Chiesa significherebbe dissolverne la natura soprannaturale e ridurla a società umana che si regge sull'eccezione e non sulla grazia. La Chiesa, però, non è un ordinamento umano che si salva «nonostante» la regola: è sacramento universale di salvezza, che permane nella sua verità proprio attraverso la fedeltà al principio gerarchico, anche nei tempi di confusione e smarrimento.<br />SAN GIOVANNI BOSCO E SAN PIO DA PIETRELCINA<br />Gli esempi di san Giovanni Bosco (1815-1888) e di san Pio da Pietrelcina (1887-1968) mostrano con chiarezza come l'obbedienza, anche quando imposta in circostanze dolorose o umanamente incomprensibili, non sia mai vana, ma diventi via di santità e di fecondità ecclesiale. Don Bosco visse nel cuore del XIX secolo, un'epoca tutt'altro che compatta dal punto di vista ecclesiale: al tempo di Pio IX, pontefice dal 1846 al 1878, la Chiesa era attraversata da gravi tensioni interne ed esterne, dal conflitto con lo Stato unitario italiano alla questione romana, dalle controversie sul ruolo del Sillabo e del Concilio Vaticano I (mai concluso) alle divisioni tra intransigenti e conciliatoristi.<br />Lo stesso nuovo slancio delle opere educative e caritative suscitava diffidenze e sospetti: al santo torinese vennero imposti controlli e limitazioni, gli si chiese di non intraprendere iniziative senza l'esplicita approvazione dei superiori e dovette affrontare accuse di imprudenza e di eccessiva autonomia. Egli avrebbe potuto interpretare tali misure come ingiuste o come un soffocamento del carisma ricevuto, eppure scelse l'obbedienza, confidando che la Provvidenza avrebbe comunque fatto fiorire l'opera. Il risultato fu che proprio attraverso quell'umiltà, i Salesiani divennero una delle realtà più vaste e feconde della Chiesa.<br />Padre Pio da Pietrelcina, a sua volta, sperimentò un'epoca segnata da tensioni non meno profonde. Nel primo Novecento e nel pontificato di Pio XI e Pio XII la Chiesa fu attraversata da conflitti interni legati al modernismo, alla nuova teologia, alle reazioni disciplinari spesso dure, alle divisioni tra clero progressista e clero intransigente. Egli stesso fu vittima di provvedimenti severissimi: interdizione dalle celebrazioni pubbliche, proibizione di confessare, isolamento dal popolo, controlli medici umilianti e accuse infamanti. Anche qui sarebbe stato facile denunciare la gerarchia come ingiusta o corrotta; eppure, Padre Pio non dichiarò mai di non riconoscere l'autorità dei suoi superiori, ma obbedì in silenzio, vivendo quel tempo come un martirio nascosto. La sua fedeltà, nonostante la durezza delle misure, fu la chiave stessa della sua santità e rese più limpida la sua testimonianza davanti alla Chiesa e al mondo.<br />Nei due casi, dunque, non si può liquidare l'obbedienza dei santi con la debole obiezione che «allora c'era Pio IX» o che allora non c'era modernismo e la crisi attuale». In realtà, tanto nel XIX quanto nel XX secolo, la Chiesa era attraversata da tensioni dottrinali, disciplinari e pastorali di grande portata: le controversie sul primato papale, le diffidenze verso nuovi apostolati, le fratture sul modernismo, le contrapposizioni tra correnti teologiche.<br />Nonostante questo, don Bosco e Padre Pio scelsero di non rompere la comunione, di non erigersi a giudici della Chiesa, ma di vivere l'obbedienza come partecipazione al mistero di Cristo obbediente. Ignorare il loro esempio significa svuotare la santità di un tratto decisivo e illudersi che la disobbedienza sia soluzione alle crisi. Essi mostrano che la vera forza non sta nel contrapporsi alla gerarchia, quanto nel rimanere fedeli nella prova, credendo che Cristo non abbandona la sua Chiesa e che, anche attraverso i limiti umani d]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67708051</guid><pubDate>Wed, 10 Sep 2025 21:10:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67708051/don_leonardo_maria_pompei.mp3" length="17779226" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8285

DON LEONARDO MARIA POMPEI, L'OBBEDIENZA CHE MANCA E L'ESEMPIO DEI SANTI di Daniele Trabucco
 
La sospensione a divinis comminata a don Leonardo Maria Pompei non è riconducibile a un singolo atto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8285" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8285</a><br /><br />DON LEONARDO MARIA POMPEI, L'OBBEDIENZA CHE MANCA E L'ESEMPIO DEI SANTI di Daniele Trabucco<br /> <br />La sospensione a divinis comminata a don Leonardo Maria Pompei non è riconducibile a un singolo atto materiale di disobbedienza, ossia la violazione del precetto penale del 2 settembre 2025, ma trova il suo fondamento canonico, teologico e filosofico in una pluralità di fattori convergenti. Il provvedimento, infatti, non può essere letto solo come reazione a un atto di insubordinazione circoscritto: è la conseguenza di una scelta più radicale, ossia la dichiarata non sottomissione alla gerarchia ecclesiastica e il rifiuto di celebrare secondo il rito promulgato dall'autorità della Chiesa, che equivale a un atto di rottura della comunione gerarchica e liturgica.<br />Sul piano teologico, è bene ricordarlo, l'obbedienza gerarchica non è un mero vincolo disciplinare, dal momento che si radica nella costituzione divina della Chiesa, la quale, secondo Lumen gentium (n. 20-21 e, prima ancora, secondo la Mystici Corporis Christi del 1943 di Pio XII), è governata dai Vescovi in comunione con il Romano Pontefice e richiede dai presbiteri una sincera subordinazione e cooperazione. Rifiutare tale comunione significa porre in discussione l'unità visibile della Chiesa, che si manifesta appunto nella sottomissione al Magistero e alla disciplina ecclesiastica. La sospensione, pertanto, si presenta come misura volta a tutelare non solo l'ordine giuridico interno, quanto, soprattutto, la comunione ecclesiale.<br />L'obiezione secondo cui non si dovrebbe obbedire alla gerarchia quando questa «deraglia» non regge né sul piano canonico, né su quello teologico e filosofico. È vero che l'obbedienza non è cieca, ma ordinata alla Verità; tuttavia, la Chiesa cattolica insegna che l'assistenza dello Spirito Santo preserva indefettibilmente il Magistero da errori nei dogmi e questo resta un fatto innegabile: nessun dogma di fede è stato mai messo in discussione, neppure oggi.<br />La crisi attuale tocca orientamenti pastorali, documenti (si veda, a titolo esemplificativo, Fiducia supplicans) e indicazioni catechetiche, ma non ha scalfito il deposito della fede. In questi ambiti, che appartengono al magistero autentico ordinario e non al magistero solenne, il fedele e il sacerdote devono prestare l'«ossequio religioso dell'intelletto e della volontà» (Pio XII, Humani generis del 1950), cioè rispetto e adesione interiore proporzionata al grado dell'insegnamento, ma senza rinunciare ad interrogativi critici. Il can. 212, paragrafi 1-3, del vigente Codex iuris canonici del 1983, che riconosce ai fedeli il diritto di manifestare le proprie perplessità, impone che ciò avvenga sempre con rispetto e riverenza, mai con atteggiamenti di rottura.<br />La posizione, pertanto, secondo cui si può obbedire solo quando si ritiene che l'autorità «stia nella verità» conduce inevitabilmente alla dissoluzione dell'unità ecclesiale e a un criterio soggettivo che trasforma la Chiesa in una somma di opinioni private (lo stesso mondo della tradizione, pur nella sua ricchezza, è attraversato da particolarismi e personalismi, quasi una sorta di affannosa rincorsa a chi è più «tradizionalista» degli altri ed ha il seguito maggiore).<br />SUBORDINARE L'AUTORITÀ ALL'ARBITRIO INDIVIDUALE<br />Filosoficamente, questo equivale a subordinare l'autorità all'arbitrio individuale, negando il principio che l'autorità è mediazione dell'ordine oggettivo voluto da Cristo. Teologicamente, significherebbe ridurre la promessa di Cristo sulla indefettibilità della sua Chiesa a una formula vuota.  Eppure, è proprio Cristo che, come scrive l'apostolo Paolo, «factus oboediens usque ad mortem» (Fil 2,8). Canonisticamente, infine, rifiutare l'obbedienza al legittimo Ordinario per le ragioni sopra indicate rischia, sebbene il decreto di sospensione...]]></itunes:summary><itunes:duration>1112</itunes:duration><itunes:keywords>conseguenza,donleonardomariapompei,nonsottomissione,obbedienza,santi,sospensioneadivinis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/642f82d7913d2f9e2e00db9c7f6a9b96.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Papa Leone debutta con i giovani: scelte radicali ed eucarestia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/papa-leone-debutta-con-i-giovani-scelte-radicali-ed-eucarestia--67260350</link><description><![CDATA[VIDEO: Omelia del Papa ai giovani ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-xtUif9lvoE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=-xtUif9lvoE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8254" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8254</a><br /><br />PAPA LEONE DEBUTTA CON I GIOVANI: SCELTE RADICALI ED EUCARESTIA di Nico Spuntoni<br /> <br />Alla faccia di chi storceva il naso per il «chiasso» dei pellegrini nelle strade e nelle stazioni di Roma, il Giubileo dei giovani è stato un successo. Le immagini dall'alto della spianata di Tor Vergata strapiena trasmettono al mondo il messaggio di una Chiesa viva e ancora attrattiva. Le giornate di sabato e domenica con la veglia di preghiera e la Messa hanno segnato la consacrazione della popolarità di Leone XIV.<br />Il Papa discreto e gentile è atterrato con l'elicottero nel tardo pomeriggio di sabato e dall'alto ha potuto osservare come la macchina organizzativa della Chiesa ce l'avesse fatta ancora una volta, nonostante il caldo di agosto, la diffusione dei conflitti e l'ostilità della maggior parte dei media. Se gli iscritti erano arrivati a mezzo milione, i due momenti clou del Giubileo dei giovani hanno visto salire la partecipazione ad un milione.<br />Numeri importanti, imparagonabili con i due milioni del 2000 per il quarto di secolo di distanza segnato dalla crisi demografica d'Europa e dalla galoppata inarrestabile della secolarizzazione. Prevost ha salutato i fedeli in papamobile e poi, a piedi, si è avviato verso il palco imbracciando la croce giubilare seguito da 200 ragazzi. Rispondendo - in spagnolo, italiano e inglese - alle tre domande che gli sono state poste sul palco, il Papa ha toccato l'argomento dei social («questi strumenti risultano ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze») ed ha detto che l'amicizia con Cristo deve essere la nostra stella polare. Se le amicizie «riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere», ha spiegato il Pontefice.<br />Nella seconda risposta sul tema del coraggio di scegliere, Leone ha detto che «viene dall'amore, che Dio ci manifesta in Cristo». «Per essere liberi - ha affermato Prevost - occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l'amore di Dio». Parlando del senso della vita il Pontefice ha chiesto di pregare per le due pellegrine, Maria e Pascale, morte in questi giorni a Roma e per un giovane spagnolo ricoverato per il morso di un cane.<br />SCELTE RADICALI<br />Leone ha invitato i giovani a fare «scelte radicali e piene di significato», come «il matrimonio, l'ordine sacro e la consacrazione religiosa» che esprimono «il dono di sè, libero e liberante, che ci rende davvero felici», scelte che «danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell'Amore perfetto, che l'ha creata e redenta da ogni male». Ai giovani Leone ha raccomandato di «cercare con passione la verità». E sull'ambito incontro con Cristo, il Papa ha pronunciato uno dei passaggi più belli:<br />«Carissimi giovani, l'amico che sempre accompagna la nostra coscienza è Gesù. Volete incontrare veramente il Signore Risorto? Ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza! Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Rimanete uniti con Gesù nell'Eucaristia. Adorate l'Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco».<br />Un appello, dunque, a non relegare la fede nella sola sfera privata come tanti vorrebbero, ma a lasciarsi contagiare dal messaggio evangelico nella quotidianità. Ma il momento più intenso della veglia è stato quello dell'adorazione eucaristica, nel silenzio assordante rispettato da un milione di persone.<br />Il Papa è tornato in Vaticano mentre i pellegrini hanno passato la notte a Tor Vergata e si sono risvegliati la mattina successiva con il giro in jeep del Pontefice tra sventolii di bandiere, cori e lanci di regali in sua direzione. Grande entusiasmo per Leone che sul palco ha prima scherzato dicendo «spero abbiate riposato un po'» e poi ha subito messo in chiaro quali erano le priorità dell'evento, ricordando: «Ora iniziamo la celebrazione che è il più grande dono che Cristo ci ha lasciato». Se sabato aveva citato Benedetto XVI, nell'omelia di ieri ha omaggiato il suo predecessore Francesco riprendendo un passaggio del discorso della Gmg di Lisbona ma non il discusso «Todos, todos, todos». «Non allarmiamoci se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro […]. Non siamo malati, siamo vivi!», ha detto Prevost citando Bergoglio.<br />GESU' AL CENTRO<br />Anche l'omelia è stata fortemente cristocentrica ed ha ricordato che «la nostra speranza è Gesù» con l'invito a rimanere uniti a Lui coltivando la Sua amicizia con «la preghiera, l'adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa» sull'esempio dei futuri santi Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati. Leone ha chiesto ai giovani partecipanti di aspirare alla santità e poi li ha affidati alla Vergine per il ritorno a casa nei 146 Paesi di provenienza. Al termine della messa il pensiero di Prevost è andato ai «giovani di Gaza, dell'Ucraina, delle terre bagnate dal sangue provocato dai conflitti».<br />Infine l'appuntamento con Seul fra due anni col tema «Abbiate coraggio!» per la prima Gmg da Papa.<br />Il Giubileo dei giovani è stata senz'altro una bella prova della macchina organizzativa ecclesiastica ed in particolare del Dicastero per l'evangelizzazione guidato da monsignor Rino Fisichella, ma si è trasformato anche in un successo personale di Leone ed ha giovato anche della spinta d'entusiasmo per questo inizio di pontificato. Prevost ci è riuscito mettendosi di lato per lasciare che l'attenzione di tutti si concentrasse su Gesù-Eucaristia. I numeri testimoniano un effetto Leone: dagli Stati Uniti, infatti, suo Paese d'origine, sono arrivati oltre 10mila pellegrini mentre 25 anni fa erano stati appena 3000.<br />Ma questo Giubileo dei giovani ci ha messo di fronte anche alla persistenza di un sentimento anticlericale da parte di una frangia minoritaria della società italiana a cui ha dato proprio tanto fastidio il rumore dei canti e delle preghiere delle comitive di giovani in giro per Roma, mentre perde la voce quando si tengono manifestazioni che talvolta sfociano in violenze e non tira fuori la «laicità dello Stato» per i cortei islamici con le donne separate dagli uomini. Una Chiesa debole e accondiscendente non fa paura ai suoi nemici, mentre le immagini della spianata stracolma di nuove generazioni di fedeli e un Papa che invita a fare «scelte radicali» come il matrimonio e l'ordinazione religiosa li terrorizzano. Bene così.<br />Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Sentinella, la notte è finita" ricorda le parole di Giovanni Paolo II riprese da Leone nel giubileo dei giovani.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 agosto 2025:<br />Quasi nessuno del milione di giovani che sabato e domenica si è dato appuntamento nella spianata di Tor Vergata per il Giubileo con Papa Leone XIV era ancora nato quando in quello stesso luogo, 25 anni prima, un altro Papa e altri giovani si ritrovarono per lo stesso motivo in occasione della Giornata mondiale della Gioventù e del Giubileo. Eppure, c'era nell'aria un filo invisibile capace di unire nel tempo e nello spazio quei due momenti.<br />Il Giubileo dei giovani appena concluso ha ricevuto in eredità il ricordo di quella straordinaria veglia, che Papa Leone con grande umiltà ha citato; quella veglia che all'inizio del nuovo millennio stava proiettando quei giovani di allora verso il progetto della loro vita. Quel filo che si è intrecciato nei ricordi di chi allora c'era e oggi si è definitivamente sciolto con commozione nel vedere i propri figli calcare gli stessi passi terrosi sotto l'assolata piana romana di Tor Vergata.<br />È una storia unica di genitori e figli, quella di Tor Vergata, una storia che solo la storia della Chiesa oggi può raccontare, unica istituzione rimasta nel putrido disfacimento attuale capace di trasmettere vita, parole, verità e ideali di generazione in generazione con la stessa forza e la medesima freschezza. Quei padri che allora appena ventenni hanno visto dopo 25 anni la realizzazione plastica di quelle parole di San Giovanni Paolo II riflesse negli occhi emozionati dei loro figli.<br />Oggi quel Papa è proclamato santo a furor di popolo e oggi, forse soltanto oggi, i 2 milioni di giovani di Tor Vergata di allora hanno capito la potenza di quelle parole e compreso quanto quel discorso nel corso degli anni si sia incarnato nella storia. Chi di loro ha scelto la via del matrimonio, chi invece ha seguito la vocazione alla vita consacrata: tutti hanno compreso, consegnando ai loro figli le atmosfere di quel luogo, che il quarto di secolo appena trascorso agli occhi di Dio non è altro, giusto per citare proprio il salmo di ieri, «un turno di veglia nella notte».<br />Perché la veglia si addice alle sentinelle e "sentinelle del mattino" è stata per tutti questi anni la definizione straordinariamente profetica che San Giovanni Paolo II, prendendo a prestito le parole di Isaia, affidò a quei ragazzi, usciti dal «secolo che muore dove i giovani venivano convocati per imparare a odiare» nell'accompagnarli per il futuro. «Non vi presterete ad essere strumenti di violenza, difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario, non vi rassegnerete, difenderete la vita, vi sforzerete con ogni vostra energ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67260350</guid><pubDate>Tue, 05 Aug 2025 17:21:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67260350/papa_leone_debutta_con_i_giovani.mp3" length="12041065" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Omelia del Papa ai giovani ➜ https://www.youtube.com/watch?v=-xtUif9lvoE

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8254

PAPA LEONE DEBUTTA CON I GIOVANI: SCELTE RADICALI ED EUCARESTIA di Nico Spuntoni
 
Alla faccia di chi storceva il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Omelia del Papa ai giovani ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-xtUif9lvoE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=-xtUif9lvoE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8254" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8254</a><br /><br />PAPA LEONE DEBUTTA CON I GIOVANI: SCELTE RADICALI ED EUCARESTIA di Nico Spuntoni<br /> <br />Alla faccia di chi storceva il naso per il «chiasso» dei pellegrini nelle strade e nelle stazioni di Roma, il Giubileo dei giovani è stato un successo. Le immagini dall'alto della spianata di Tor Vergata strapiena trasmettono al mondo il messaggio di una Chiesa viva e ancora attrattiva. Le giornate di sabato e domenica con la veglia di preghiera e la Messa hanno segnato la consacrazione della popolarità di Leone XIV.<br />Il Papa discreto e gentile è atterrato con l'elicottero nel tardo pomeriggio di sabato e dall'alto ha potuto osservare come la macchina organizzativa della Chiesa ce l'avesse fatta ancora una volta, nonostante il caldo di agosto, la diffusione dei conflitti e l'ostilità della maggior parte dei media. Se gli iscritti erano arrivati a mezzo milione, i due momenti clou del Giubileo dei giovani hanno visto salire la partecipazione ad un milione.<br />Numeri importanti, imparagonabili con i due milioni del 2000 per il quarto di secolo di distanza segnato dalla crisi demografica d'Europa e dalla galoppata inarrestabile della secolarizzazione. Prevost ha salutato i fedeli in papamobile e poi, a piedi, si è avviato verso il palco imbracciando la croce giubilare seguito da 200 ragazzi. Rispondendo - in spagnolo, italiano e inglese - alle tre domande che gli sono state poste sul palco, il Papa ha toccato l'argomento dei social («questi strumenti risultano ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze») ed ha detto che l'amicizia con Cristo deve essere la nostra stella polare. Se le amicizie «riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere», ha spiegato il Pontefice.<br />Nella seconda risposta sul tema del coraggio di scegliere, Leone ha detto che «viene dall'amore, che Dio ci manifesta in Cristo». «Per essere liberi - ha affermato Prevost - occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l'amore di Dio». Parlando del senso della vita il Pontefice ha chiesto di pregare per le due pellegrine, Maria e Pascale, morte in questi giorni a Roma e per un giovane spagnolo ricoverato per il morso di un cane.<br />SCELTE RADICALI<br />Leone ha invitato i giovani a fare «scelte radicali e piene di significato», come «il matrimonio, l'ordine sacro e la consacrazione religiosa» che esprimono «il dono di sè, libero e liberante, che ci rende davvero felici», scelte che «danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell'Amore perfetto, che l'ha creata e redenta da ogni male». Ai giovani Leone ha raccomandato di «cercare con passione la verità». E sull'ambito incontro con Cristo, il Papa ha pronunciato uno dei passaggi più belli:<br />«Carissimi giovani, l'amico che sempre accompagna la nostra coscienza è Gesù. Volete incontrare veramente il Signore Risorto? Ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza! Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Rimanete uniti con Gesù nell'Eucaristia. Adorate l'Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco».<br />Un appello, dunque, a non relegare la fede nella sola sfera privata come tanti vorrebbero, ma a lasciarsi contagiare dal messaggio evangelico nella quotidianità. 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Ci siamo ritagliati un momento di pausa nell'intensa giornata per una breve intervista a padre Dermine, che ha risposto con chiarezza cristallina - e un tocco di garbata ironia: «è la polvere, non è il demonio», commenta scherzosamente quando viene colto da uno starnuto. L'esorcista va dritto al punto: negare l'esistenza del diavolo significa negare anche il mistero della salvezza. E invita a non sottovalutare l'azione più ordinaria ma più pericolosa: la tentazione.<br /><br />PADRE DERMINE, MOLTI NOSTRI CONTEMPORANEI SI CHIEDEREBBERO PERCHÉ PARLARE ANCORA DEL DIAVOLO NEL XXI SECOLO... <br />Se non ne parliamo la vita cristiana e il mistero dell'Incarnazione, della Redenzione non hanno nessun senso, perché Gesù si è incarnato «per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8). Questo è il senso dell'Incarnazione. Se non esiste il demonio non si può parlare di mistero di salvezza, perché esso si riferisce alla salvezza da un essere più forte di noi, che si chiama appunto il demonio. Altrimenti Gesù Cristo che è venuto a fare? Non ha più senso. Noi dobbiamo essere salvati dalle opere del demonio. Ma se non esiste, non sappiamo da che cosa dovremmo più essere salvati: mistero di salvezza, da che cosa?<br />Se non si parla del demonio e degli angeli - quindi buoni e cattivi che siano - trascuriamo la fetta del creato più consistente in assoluto, cioè gli esseri angelici (buoni e cattivi). Mentre gli esseri umani per esistere hanno bisogno di uno spazio e quindi non possono essere creati in modo infinito da Dio, il problema non si pone per gli angeli che sono dei puri spiriti e quindi Dio ne può creare finché vuole. Lo scopo della creazione è creare il maggior numero possibile di persone che potranno diventare beate per l'eternità e Dio a questo ci tiene, per cui crea, crea, ma non può creare degli esseri umani come può creare degli angeli: non c'è posto qui sulla Terra. Se gli esseri umani fossero numerosi quanto lo sono gli angeli, noi saremmo stipati l'uno accanto all'altro.<br /><br />LEWIS CHE DICEVA CHE IL DIAVOLO HA DUE MODI PER INGANNARCI, UNO È DI FAR CREDERE CHE NON ESISTE E L'ALTRO È DI FARCI CREDERE TROPPO E DI FARNE PARLARE IN MANIERA MORBOSA. NON VALE FORSE ANCHE PER GLI ANGELI BUONI, QUANDO VENGONO FATTI OGGETTO DI UN APPROCCIO DEFORMATO, IN SENSO NEW AGE?<br />Sì, certo il New Age ha stravolto l'angelologia a suo favore e senz'altro questo rappresenta un pericolo, che però è abbastanza recente. Questa "prudenza" che si dovrebbe avere a causa dell'invasione di campo da parte del New Age è recente e non ci deve spingere a trascurare appunto un aspetto importante della cosmologia - perché, ripeto, se vengono a mancare gli angeli manca la fetta principale del creato - e tutt'altro che superfluo dal punto di vista della vita cristiana.<br /><br />E RIGUARDO AGLI ANGELI CATTIVI, PERCHÉ SI RISCONTRA UN INTERESSE MALATO VERSO DI LORO? PER ESEMPIO QUANDO SI SENTE PARLARE DI SEDUTE SPIRITICHE O DI FATTI DI CRONACA IN CUI C'ENTRA IL SATANISMO...<br />Senz'altro perché la figura del demonio attira e soprattutto i perversi hanno bisogno di un loro "santo patrono" - scusi l'espressione - quindi il più rappresentativo è Satana che si è ribellato contro Dio e che pur di fare di testa sua ha rifiutato la beatitudine eterna. Satana è il ribelle per eccellenza e allora fa comodo a chi ricerca figure del genere per dare consistenza alle proprie scelte.<br /><br />VENENDO AL SUO SPECIFICO MINISTERO DI ESORCISTA, QUALI SONO I DANNI PEGGIORI CHE INFLIGGE IL DEMONIO?<br />L'esorcista si occupa dell'azione straordinaria del demonio, che se la prende con l'essere umano in maniera violenta, cosa che non fa abitualmente, poiché di solito agisce in una maniera molto più pericolosa che si chiama tentazione. Non dobbiamo esagerare l'azione straordinaria rischiando di sottovalutare la tentazione: mentre una persona vessata duramente, anche addirittura posseduta può salvarsi - un posseduto può salvarsi -, invece un peccatore che asseconda la tentazione non può salvarsi e allora stiamo attenti a non dare troppa attenzione, troppo peso all'azione straordinaria del demonio, che proprio perché straordinaria rischia di abbagliarci e di farci trascurare l'azione ordinaria.<br /><br />E QUINDI CI FAREBBE ILLUDERE CHE INVECE SU DI NOI NON HA POTERE... QUALI SONO I MEZZI ORDINARI PER DIFENDERSI, APPUNTO, DA QUESTA AZIONE ORDINARIA?<br />Consistono nel tendere alla santità, nel tendere a Dio e al prossimo. E la confessione.<br /><br />UN'ULTIMA DOMANDA PENSANDO AL NOME SCELTO DAL NUOVO PONTEFICE. FU LEONE XIII A VOLERE LA PREGHIERA A SAN MICHELE DOPO UNA VISIONE DI ROMA INFESTATA DAI DIAVOLI CHE MINACCIAVANO LA CHIESA E IL MONDO. È ANCORA ATTUALE QUELLA PREGHIERA?<br />A me è dispiaciuto molto che sia stata soppressa. In passato la si recitava dopo ogni Messa. Ho conosciuto quel periodo lì, era una ottima forma di protezione e di affidamento a Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67078647</guid><pubDate>Wed, 23 Jul 2025 07:55:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67078647/dimenticando_il_diavolo_si_nega_anche_la_redenzione.mp3" length="6556603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Il diavolo esiste ➜ https://www.youtube.com/watch?v=djJW7SimUpM&amp;amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8220

DIMENTICANDO IL DIAVOLO SI NEGA ANCHE LA REDENZIONE di Stefano Chiappalone
 
Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Il diavolo esiste ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=djJW7SimUpM&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=djJW7SimUpM&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8220" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8220</a><br /><br />DIMENTICANDO IL DIAVOLO SI NEGA ANCHE LA REDENZIONE di Stefano Chiappalone<br /> <br />Il diavolo esiste, lo affermano la Scrittura e la tradizione della Chiesa, nonché l'esperienza di chi lo combatte sul campo, l'esorcista domenicano François Dermine, che ha concluso la Giornata della Bussola Toscana con un seguitissimo intervento sulla demonologia prolungato dalle numerose domande del pubblico, a ulteriore smentita di chi la vorrebbe "superata". Ci siamo ritagliati un momento di pausa nell'intensa giornata per una breve intervista a padre Dermine, che ha risposto con chiarezza cristallina - e un tocco di garbata ironia: «è la polvere, non è il demonio», commenta scherzosamente quando viene colto da uno starnuto. L'esorcista va dritto al punto: negare l'esistenza del diavolo significa negare anche il mistero della salvezza. E invita a non sottovalutare l'azione più ordinaria ma più pericolosa: la tentazione.<br /><br />PADRE DERMINE, MOLTI NOSTRI CONTEMPORANEI SI CHIEDEREBBERO PERCHÉ PARLARE ANCORA DEL DIAVOLO NEL XXI SECOLO... <br />Se non ne parliamo la vita cristiana e il mistero dell'Incarnazione, della Redenzione non hanno nessun senso, perché Gesù si è incarnato «per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8). Questo è il senso dell'Incarnazione. Se non esiste il demonio non si può parlare di mistero di salvezza, perché esso si riferisce alla salvezza da un essere più forte di noi, che si chiama appunto il demonio. Altrimenti Gesù Cristo che è venuto a fare? Non ha più senso. Noi dobbiamo essere salvati dalle opere del demonio. Ma se non esiste, non sappiamo da che cosa dovremmo più essere salvati: mistero di salvezza, da che cosa?<br />Se non si parla del demonio e degli angeli - quindi buoni e cattivi che siano - trascuriamo la fetta del creato più consistente in assoluto, cioè gli esseri angelici (buoni e cattivi). Mentre gli esseri umani per esistere hanno bisogno di uno spazio e quindi non possono essere creati in modo infinito da Dio, il problema non si pone per gli angeli che sono dei puri spiriti e quindi Dio ne può creare finché vuole. Lo scopo della creazione è creare il maggior numero possibile di persone che potranno diventare beate per l'eternità e Dio a questo ci tiene, per cui crea, crea, ma non può creare degli esseri umani come può creare degli angeli: non c'è posto qui sulla Terra. Se gli esseri umani fossero numerosi quanto lo sono gli angeli, noi saremmo stipati l'uno accanto all'altro.<br /><br />LEWIS CHE DICEVA CHE IL DIAVOLO HA DUE MODI PER INGANNARCI, UNO È DI FAR CREDERE CHE NON ESISTE E L'ALTRO È DI FARCI CREDERE TROPPO E DI FARNE PARLARE IN MANIERA MORBOSA. NON VALE FORSE ANCHE PER GLI ANGELI BUONI, QUANDO VENGONO FATTI OGGETTO DI UN APPROCCIO DEFORMATO, IN SENSO NEW AGE?<br />Sì, certo il New Age ha stravolto l'angelologia a suo favore e senz'altro questo rappresenta un pericolo, che però è abbastanza recente. Questa "prudenza" che si dovrebbe avere a causa dell'invasione di campo da parte del New Age è recente e non ci deve spingere a trascurare appunto un aspetto importante della cosmologia - perché, ripeto, se vengono a mancare gli angeli manca la fetta principale del creato - e tutt'altro che superfluo dal punto di vista della vita cristiana.<br /><br />E RIGUARDO AGLI ANGELI CATTIVI, PERCHÉ SI RISCONTRA UN INTERESSE MALATO VERSO DI LORO? PER ESEMPIO QUANDO SI SENTE PARLARE DI SEDUTE SPIRITICHE O DI FATTI DI CRONACA IN CUI C'ENTRA IL SATANISMO...<br />Senz'altro perché la figura del demonio attira e soprattutto i perversi hanno bisogno di un loro "santo patrono" -...]]></itunes:summary><itunes:duration>410</itunes:duration><itunes:keywords>dermine,diavolo,redenzione,salvezza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b3b8711efbc95df2a15c304e5d80c903.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Minutella si autoproclama "grande prelato" inviato da Dio come successore di Benedetto XVI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/minutella-si-autoproclama-grande-prelato-inviato-da-dio-come-successore-di-benedetto-xvi--66888120</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8221" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8221</a><br /><br />MINUTELLA SI AUTOPROCLAMA ''GRANDE PRELATO'' INVIATO DA DIO COME SUCCESSORE DI BENEDETTO XVI<br /><br />Il tempo è maturo: Alessandro Minutella è ufficialmente l'inviato dal Cielo che il mondo stava attendendo da secoli. O almeno così dice.<br />Erano mesi che l'ex prete palermitano annunciava il grande evento apocalittico di Monza, svoltosi ieri nel palazzetto dello sport "Opiquad Arena" (riempito per un terzo).<br />Un pomeriggio domenicale da usare come modello di quando il fanatismo prende il sopravvento sulla fede e l'irrazionalità travalica l'ambito della religione.<br />Questo è il motivo per cui ci interessano tali fenomeni e per cui ne parliamo, consapevoli di essere gli unici a farlo.<br />Un uomo palermitano di 52 anni ha inventato di sana pianta la figura biblica e profetica del Grande Prelato, parlandone per anni e gradualmente ammiccando con sempre più intensità la possibilità di essere lui stesso.<br />Così, quando il "Piccolo resto cattolico", il nome del gruppo creato da Minutella, ha iniziato a essere colpito dagli scismi interni, l'ex prete siciliano ha convinto altri preti scomunicati a proclamarlo come tale. Titolo che implica anche l'essere successore di Benedetto XVI.<br />CHI È ALESSANDRO MINUTELLA, NEO GRANDE PRELATO<br />Ma innanzitutto, chi è Alessandro Minutella?<br />Si tratta di un ex sacerdote palermitano, noto per essere diventato il volto più radicale e controverso del tradizionalismo cattolico italiano.<br />Ordinato nel 1999, Minutella ha esercitato per anni il ministero sacerdotale nella diocesi di Palermo assumendo gradualmente posizioni sempre più critiche nei confronti della Chiesa postconciliare, fino ad arrivare alla completa rottura con l'autorità ecclesiastica.<br />A partire dal pontificato di Papa Francesco, il sacerdote ha creduto alle castronerie del giornalista Andrea Cionci sulla falsa abdicazione di Ratzinger, cominciando a parlare apertamente di "falsa chiesa" e accusando Bergoglio di eresia e invalidità.<br />In parallelo, pur rivendicando di avanzare con la "sola forza del Vangelo e senza mezzi umani" ha sviluppato tramite un'ossessiva presenza sui social network un culto attorno alla sua persona, costituendo un gruppo di seguaci chiamato "Piccolo Resto cattolico".<br />Proclamandosi veggente e inventandosi locuzioni divine, ha promesso loro di custodire la vera fede in attesa del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.<br />Nel 2018 è stato ufficialmente scomunicato dalla Chiesa cattolica per scisma ed eresia. Nel 2022 è stato dimesso dallo stato clericale.<br />Nonostante ciò, continua a celebrare messe in rito tridentino, organizzare eventi in tutta Italia e mantenere una massiccia presenza mediatica attraverso Facebook e YouTube, dai quali la sua setta (come altro chiamarla?) dipende quasi totalmente.<br /> <br />CHI È IL GRANDE PRELATO E COSA SIGNIFICA<br />E ora veniamo al "Grande Prelato", chi è?<br />Si tratta di una figura inventata da Minutella sulla base di antiche visioni e apparizioni private, opportunamente manipolate.<br />Il Grande Prelato, sostiene in un video assieme a Cionci, è un personaggio divino che ricostruirà la gerarchia sacerdotale e la Chiesa intera nei tempi dell'apostasia. Lo stesso Minutella ha elencato alcune circostanze storiche in cui si parlerebbe di questo Salvatore (in particolare legate a Madre Mariana Francisca de Jesús Torres, Amadio da Firenze, Anna Katharina Emmerick e Dolindo Ruotolo).<br />La fonte principale? I suoi stessi libri, freneticamente sponsorizzati parallelamente al codice Iban.<br />Minutella ha cominciato a parlare del Grande Prelato circa tre anni fa, prevedendo già il corso degli eventi e preparando il terreno alla sua (auto)proclamazione avvenuta ieri.<br />Nelle sue strabordanti omelie ha sostenuto che il "Grande Prelato" «unirà i cristiani d'Oriente e d'Occidente», «spingerà gli ebrei a convertirsi», e, «immerso nel soprannaturale», il Grande Prelato «avrà tutte le caratteristiche: pastore, martire, teologo, predicatore, annunciatore evangelico, missionario».<br />Se prima diceva che il Grande Prelato «sarà eletto con un'elezione miracolosa», nel tempo ha alzato gradualmente il tiro, sparandola sempre più grossa: «Il Grande Prelato è inviato da Dio, non semplicemente eletto» e «potrebbe essere una figura ancora più clamorosa di Pietro e di tutti i Pietro messi assieme».<br />Nel 2022, già pensando a se stesso, precisò che «il Grande Prelato, col suo fascino, col suo carisma per il modo con cui parlerà di Cristo e delle verità della fede riuscirà a riacchiappare e ad accattivarsi l'attenzione delle masse cristiane».<br />Ha quindi sostenuto che addirittura Benedetto XVI si sarebbe rivolto al "Grande Prelato" nel saluto ai cardinali il 28/02/2013, quando giurò obbedienza al suo successore. Peccato che Minutella ometta di dire che in quell'occasione Ratzinger specificò che il futuro Papa a cui prestava obbedienza si trovava tra i presenti davanti a lui quel giorno.<br />«Il Grande Prelato», ha detto ancora Alessandro Minutella, «da quando è nato vive, non come tutti gli altri, ma inzuppato nel mistero di Dio, immerso nel soprannaturale con cose inaudite che solo lui racconterà quando la missione terminerà».<br /> <br />COME MINUTELLA SI È FATTO PROCLAMARE GRANDE PRELATO<br />Come già detto, il lento convincimento operato da Minutella nei confronti del "Piccolo resto" di essere il successore di Benedetto XVI è cominciato da tempo.<br />Già nel 2023, in un video intitolato "Don Minutella è il Grande Prelato?", metteva in bocca ai suoi seguaci il sospetto che lui fosse il Grande Prelato, fingendo di respingere con umiltà questo onore: «Mah non so, sarei il primo a fuggire se così fosse». Si è visto come è fuggito.<br />Successivamente ha ammiccato al fatto che «se per altro fossi io il Grande Prelato, è un ruolo che già svolgo tutto sommato». Aggiungendo, pochi mesi dopo: «Se non sono io il Grande Prelato l'ho anticipato nella migliore maniera».<br />Progressivamente Minutella è diventato sempre più esplicito: «Il Grande Prelato? E' probabile che sia io. Credo di essere io».<br />L'opera di convincimento è stata potenziata anche di fronte ai crescenti malumori interni sulla sua evidente auto-sponsorizzazione: «Vorrei porre una questione provocatoria», ha sbottato in un video del 2024, esasperato dalla polemiche e dagli abbandoni. «Ma perché non potrei esserlo? Non lo sono, state tutti tranquilli, va bene! Ma perché non potrei esserlo, a tutti i costi? Chi lo ha stabilito? Lo hanno stabilito quelli che se ne sono andati?».<br />Sempre nel 2024 ha fatto in modo che si presentasse la sua candidatura a Grande Prelato facendola passare come «volontà di Dio». Su tale candidatura si è ufficializzata la spaccatura con l'ex sodale Andrea Cionci, di cui abbiamo già parlato recentemente.<br />Le contraddizioni di Minutella sono infinite, ma mettersi ad elencarle sembra davvero come sparare sulla Croce Rossa.<br />Per pura curiosità ci soffermiamo solo sul fantomatico identikit del Grande Prelato emerso mettendo assieme alla rinfusa varie visioni private dei secoli scorsi. Chiunque capisce che tale figura non c'entra nulla con Minutella.<br />Se si presta fede a quanto lui stesso estrapola dagli ambigui scritti del poeta Clemens Brentano relativi alle estasi della beata Emmerick (i testi a lei attribuiti furono scartati nel 2004 come "non autentici" durante il processo di beatificazione), si parla di un personaggio proveniente "non lontano da Roma" e di "stirpe reale".<br />Minutella ha talmente compreso queste contraddizioni che più volte ha provato a "correggerle" per potersi auto-identificare ugualmente con la presunta visione della Emmerick.<br />In un video piuttosto comico del 2023 usa il noto effetto della preterizione, cioè finge di negare per affermare, e sostiene: «Penso di non essere il Grande Prelato, anche se sono vestito di rosso, questo lo devo dire, la talare ce l'ho custodita. Vengo da sotto Roma, ho 50 anni la settimana prossima, non sono nobile... ma insomma qualcosa può anche sfuggire eh!».<br />Da notare la manipolazione nella manipolazione: il provenire "non lontano da Roma", secondo quanto il poeta Brentano avrebbe trascritto relativamente alle visioni della Emmerick, viene da lui trasformato nel "provenire sotto Roma". Minutella evidentemente sa che la Sicilia si trova a oltre 900 km di distanza da Roma!<br />Questo è il vortice a cui sono sottoposti da anni gli ingenui membri del "Piccolo resto cattolico".<br />MINUTELLA E LA NOMINA A GRANDE PRELATO A MONZA<br />E finalmente arriviamo a ieri pomeriggio.<br />Il grande evento "divino, miracoloso e apocalittico", preannunciato da veggenti di ogni tipo nel corso dei secoli, si è svolto nel piccolo palazzetto sportivo di Monza. Capienza 4.500 posti, presenti poco più di 1.500 persone.<br />Minutella è riuscito a farsi eleggere dai preti scomunicati del "Sodalizio" come "Grande Prelato".<br />Presenti sul palco, a fianco di Minutella, si riconoscono Enrico Bernasconi, Pietro Follador, Ramon Guidetti, Johannes Lehrner più -per fare numero- un sedicente diacono (dopo l'elezione di Minutella gli si è inginocchiato di fronte in segno di adorazione). Una donna vestita da suora aveva il compito di registrare i video sul palco.<br />A prendere la parola è stato Bernasconi che, a nome del "Sodalizio", ha annunciato in modo solenne che «tutti coloro che non respingono il magistero pseudo-apostata di Bergoglio e Prevost sono allo stesso modo scomunicati, ovvero fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica».<br />Ha quindi aggiunto che «Alessandro Maria Minutella è la guida già annunci]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66888120</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 19:41:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66888120/minutella_si_autoproclama_grande_prelato.mp3" length="16190528" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8221

MINUTELLA SI AUTOPROCLAMA ''GRANDE PRELATO'' INVIATO DA DIO COME SUCCESSORE DI BENEDETTO XVI

Il tempo è maturo: Alessandro Minutella è ufficialmente l'inviato dal Cielo che il mondo stava...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8221" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8221</a><br /><br />MINUTELLA SI AUTOPROCLAMA ''GRANDE PRELATO'' INVIATO DA DIO COME SUCCESSORE DI BENEDETTO XVI<br /><br />Il tempo è maturo: Alessandro Minutella è ufficialmente l'inviato dal Cielo che il mondo stava attendendo da secoli. O almeno così dice.<br />Erano mesi che l'ex prete palermitano annunciava il grande evento apocalittico di Monza, svoltosi ieri nel palazzetto dello sport "Opiquad Arena" (riempito per un terzo).<br />Un pomeriggio domenicale da usare come modello di quando il fanatismo prende il sopravvento sulla fede e l'irrazionalità travalica l'ambito della religione.<br />Questo è il motivo per cui ci interessano tali fenomeni e per cui ne parliamo, consapevoli di essere gli unici a farlo.<br />Un uomo palermitano di 52 anni ha inventato di sana pianta la figura biblica e profetica del Grande Prelato, parlandone per anni e gradualmente ammiccando con sempre più intensità la possibilità di essere lui stesso.<br />Così, quando il "Piccolo resto cattolico", il nome del gruppo creato da Minutella, ha iniziato a essere colpito dagli scismi interni, l'ex prete siciliano ha convinto altri preti scomunicati a proclamarlo come tale. Titolo che implica anche l'essere successore di Benedetto XVI.<br />CHI È ALESSANDRO MINUTELLA, NEO GRANDE PRELATO<br />Ma innanzitutto, chi è Alessandro Minutella?<br />Si tratta di un ex sacerdote palermitano, noto per essere diventato il volto più radicale e controverso del tradizionalismo cattolico italiano.<br />Ordinato nel 1999, Minutella ha esercitato per anni il ministero sacerdotale nella diocesi di Palermo assumendo gradualmente posizioni sempre più critiche nei confronti della Chiesa postconciliare, fino ad arrivare alla completa rottura con l'autorità ecclesiastica.<br />A partire dal pontificato di Papa Francesco, il sacerdote ha creduto alle castronerie del giornalista Andrea Cionci sulla falsa abdicazione di Ratzinger, cominciando a parlare apertamente di "falsa chiesa" e accusando Bergoglio di eresia e invalidità.<br />In parallelo, pur rivendicando di avanzare con la "sola forza del Vangelo e senza mezzi umani" ha sviluppato tramite un'ossessiva presenza sui social network un culto attorno alla sua persona, costituendo un gruppo di seguaci chiamato "Piccolo Resto cattolico".<br />Proclamandosi veggente e inventandosi locuzioni divine, ha promesso loro di custodire la vera fede in attesa del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.<br />Nel 2018 è stato ufficialmente scomunicato dalla Chiesa cattolica per scisma ed eresia. Nel 2022 è stato dimesso dallo stato clericale.<br />Nonostante ciò, continua a celebrare messe in rito tridentino, organizzare eventi in tutta Italia e mantenere una massiccia presenza mediatica attraverso Facebook e YouTube, dai quali la sua setta (come altro chiamarla?) dipende quasi totalmente.<br /> <br />CHI È IL GRANDE PRELATO E COSA SIGNIFICA<br />E ora veniamo al "Grande Prelato", chi è?<br />Si tratta di una figura inventata da Minutella sulla base di antiche visioni e apparizioni private, opportunamente manipolate.<br />Il Grande Prelato, sostiene in un video assieme a Cionci, è un personaggio divino che ricostruirà la gerarchia sacerdotale e la Chiesa intera nei tempi dell'apostasia. Lo stesso Minutella ha elencato alcune circostanze storiche in cui si parlerebbe di questo Salvatore (in particolare legate a Madre Mariana Francisca de Jesús Torres, Amadio da Firenze, Anna Katharina Emmerick e Dolindo Ruotolo).<br />La fonte principale? I suoi stessi libri, freneticamente sponsorizzati parallelamente al codice Iban.<br />Minutella ha cominciato a parlare del Grande Prelato circa tre anni fa, prevedendo già il corso degli eventi e preparando il terreno alla sua (auto)proclamazione avvenuta ieri.<br />Nelle sue strabordanti omelie ha sostenuto che il "Grande Prelato" «unirà i cristiani d'Oriente e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1012</itunes:duration><itunes:keywords>cionci,grandeprelato,minutella,papa,successioneapostolica</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb1cc78034b88f06bf1c83c32e8d83df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I miracoli della Madonna a Hiroshima e Nagasaki</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-miracoli-della-madonna-a-hiroshima-e-nagasaki--66902272</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8216" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8216</a><br /><br />I MIRACOLI DELLA MADONNA A HIROSHIMA E NAGASAKI di Roberto de Mattei<br /> <br />Ottant'anni fa, si concludeva la Seconda guerra mondiale. Dopo la resa della Germania nazista, l'8 maggio 1945, gli Stati Uniti erano ancora in guerra con il Giappone. La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8.15, l'aeronautica americana sganciò una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto, un'altra bomba esplose su Nagasaki. Le due città furono ridotte a cumuli di macerie. Il numero totale delle vittime fu stimato attorno a 200.000 quasi esclusivamente civili. L'imperatore Hiro Hito, il 14 agosto, accettò la resa incondizionata del Giappone.<br />Le autorità politiche e militari degli Stati Uniti affermarono che questa strage era servita ad abbreviare il conflitto, risparmiando le vite di un gran numero di soldati americani e giapponesi, che sarebbero morti, se le operazioni militari si fossero prolungate. Eppure sarebbe bastato far esplodere la bomba esclusivamente su un obiettivo militare, per dimostrare in maniera spettacolare la potenza della bomba senza fare strage di tanti innocenti. La Convenzione dell'Aja del 1907 sulle leggi e gli usi della guerra, vigente all'epoca, recitava all'articolo 25: "È vietato attaccare o bombardare, con qualsiasi mezzo, città, villaggi, abitazioni o edifici che non siano difesi". Ma già queste regole erano state violate da una parte e dall'altra dei belligeranti, rendendo immorali molte azioni belliche del Secondo conflitto mondiale.<br />La bomba atomica era, e rimane, l'ordigno più devastante che mente umana possa concepire.<br />Le testate nucleari di Hiroshima e Nagasaki erano rispettivamente di 15 e 20 chilotoni. Quelle odierne (americane, russe e cinesi) sono da 5 a 10 volte più forti, se sono usate come armi tattiche, mentre le bombe strategiche possono essere decine o centinaia di volte più potenti.<br />LA BOMBA NUCLEARE È MENO GRAVE DI UN SINGOLO PECCATO GRAVE<br />Eppure, secondo la dottrina cattolica, per quanto terribile, la bomba nucleare è meno grave di un singolo peccato grave. La ragione, come spiega san Tommaso d'Aquino è che "il peccato mortale è un male immenso, secondo la sua specie; esso supera ogni danno corporale, persino la corruzione dell'intero universo materiale" (Summa Theologiae, I-II, q. 73, a. 8, ad 3). Il male fisico può anche avere un ruolo nella Provvidenza divina e servire a un bene più grande, ma un solo peccato mortale è peggiore di tutti i mali fisici dell'universo messi insieme, perché è un'offesa diretta e volontaria a Dio, che causa la perdita eterna dell'anima e il bene dell'anima è infinitamente superiore a quello del corpo (Summa Theologiae, II-II, q. 26, a. 3).<br />Ad Hiroshima, come a Nagasaki, accaddero tuttavia alcuni episodi che ci ricordano come l'amore di Dio è più forte della morte e può proteggerci da ogni male. <br />Ad Hiroshima nel 1945 esisteva una piccola comunità di padri gesuiti tedeschi, che viveva presso la casa parrocchiale della chiesa di Nostra Signora dell'Assunzione, distante solo otto isolati dall'epicentro dell'esplosione della bomba nucleare. <br />Uno di questi gesuiti, il padre Hubert Schiffer (1915-1982), racconta che era stata appena celebrata la Messa, e si erano recati a fare colazione, quando cadde la bomba: "Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l'aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l'aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d'autunno". Per un giorno intero i quattro gesuiti furono avvolti in un inferno di fuoco, di fumo e di nubi tossiche, ma nessuno di loro fu contaminato dalle radiazioni, e la loro parrocchia rimase in piedi, mentre tutte le altre case intorno furono distrutte e nessuno sopravvisse. Quando i religiosi furono soccorsi i medici notarono con stupore che i loro corpi sembravano immuni da radiazioni o da qualsiasi effetto dannoso dell'esplosione. Padre Schiffer, visse per altri 37 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti i membri della comunità di Hiroshima erano ancora in vita. Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati, senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la loro sopravvivenza all'esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.<br />LA MADONNA DI FATIMA<br />I gesuiti attribuirono la loro salvezza alla Madonna di Fatima, che veneravano, recitando il rosario ogni giorno. "Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario", attestò il padre Schiffer. <br />Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki. In questa città, vi era il convento francescano "Mugenzai no Sono" (Giardino dell'Immacolata), fondato da san Massimiliano Kolbe. Con lo scoppio della bomba atomica, anche questo convento rimase illeso come accadde a Hiroshima con la casa dei gesuiti. I francescani di Nagasaki veneravano l'Immacolata e diffondevano il messaggio di Fatima. Padre Kolbe, l'apostolo dell'Immacolata, era morto il 14 agosto 1941 ad Auschwitz.<br />Questi episodi ci confermano una grande verità: non bisogna avere paura della bomba nucleare, ma del disordine morale che affligge l'umanità. Il peccato è l'unica ragione dei mali fisici che ci inondano perché, come dice san Paolo è attraverso il peccato che la sofferenza e la morte è entrata nel mondo (Rm 5,12). Ma la preghiera vince il male e la Madonna a Fatima ha insegnato che l'arma per eccellenza del combattente cristiano è il Santo Rosario. In un'intervista del 26 dicembre 1957 al padre Agostino Fuentes, suor Lucia, una delle veggenti di Fatima, disse: «La punizione del Cielo è imminente. [...]. Dio ha deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Non ce ne saranno altri (...). Non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o specialmente spirituale, nella vita privata di ognuno di noi o nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario".<br />È vero dunque che la preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66902272</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 19:39:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66902272/i_miracoli_della_madonna_a_hiroshima.mp3" length="7389144" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8216

I MIRACOLI DELLA MADONNA A HIROSHIMA E NAGASAKI di Roberto de Mattei
 
Ottant'anni fa, si concludeva la Seconda guerra mondiale. Dopo la resa della Germania nazista, l'8 maggio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8216" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8216</a><br /><br />I MIRACOLI DELLA MADONNA A HIROSHIMA E NAGASAKI di Roberto de Mattei<br /> <br />Ottant'anni fa, si concludeva la Seconda guerra mondiale. Dopo la resa della Germania nazista, l'8 maggio 1945, gli Stati Uniti erano ancora in guerra con il Giappone. La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8.15, l'aeronautica americana sganciò una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto, un'altra bomba esplose su Nagasaki. Le due città furono ridotte a cumuli di macerie. Il numero totale delle vittime fu stimato attorno a 200.000 quasi esclusivamente civili. L'imperatore Hiro Hito, il 14 agosto, accettò la resa incondizionata del Giappone.<br />Le autorità politiche e militari degli Stati Uniti affermarono che questa strage era servita ad abbreviare il conflitto, risparmiando le vite di un gran numero di soldati americani e giapponesi, che sarebbero morti, se le operazioni militari si fossero prolungate. Eppure sarebbe bastato far esplodere la bomba esclusivamente su un obiettivo militare, per dimostrare in maniera spettacolare la potenza della bomba senza fare strage di tanti innocenti. La Convenzione dell'Aja del 1907 sulle leggi e gli usi della guerra, vigente all'epoca, recitava all'articolo 25: "È vietato attaccare o bombardare, con qualsiasi mezzo, città, villaggi, abitazioni o edifici che non siano difesi". Ma già queste regole erano state violate da una parte e dall'altra dei belligeranti, rendendo immorali molte azioni belliche del Secondo conflitto mondiale.<br />La bomba atomica era, e rimane, l'ordigno più devastante che mente umana possa concepire.<br />Le testate nucleari di Hiroshima e Nagasaki erano rispettivamente di 15 e 20 chilotoni. Quelle odierne (americane, russe e cinesi) sono da 5 a 10 volte più forti, se sono usate come armi tattiche, mentre le bombe strategiche possono essere decine o centinaia di volte più potenti.<br />LA BOMBA NUCLEARE È MENO GRAVE DI UN SINGOLO PECCATO GRAVE<br />Eppure, secondo la dottrina cattolica, per quanto terribile, la bomba nucleare è meno grave di un singolo peccato grave. La ragione, come spiega san Tommaso d'Aquino è che "il peccato mortale è un male immenso, secondo la sua specie; esso supera ogni danno corporale, persino la corruzione dell'intero universo materiale" (Summa Theologiae, I-II, q. 73, a. 8, ad 3). Il male fisico può anche avere un ruolo nella Provvidenza divina e servire a un bene più grande, ma un solo peccato mortale è peggiore di tutti i mali fisici dell'universo messi insieme, perché è un'offesa diretta e volontaria a Dio, che causa la perdita eterna dell'anima e il bene dell'anima è infinitamente superiore a quello del corpo (Summa Theologiae, II-II, q. 26, a. 3).<br />Ad Hiroshima, come a Nagasaki, accaddero tuttavia alcuni episodi che ci ricordano come l'amore di Dio è più forte della morte e può proteggerci da ogni male. <br />Ad Hiroshima nel 1945 esisteva una piccola comunità di padri gesuiti tedeschi, che viveva presso la casa parrocchiale della chiesa di Nostra Signora dell'Assunzione, distante solo otto isolati dall'epicentro dell'esplosione della bomba nucleare. <br />Uno di questi gesuiti, il padre Hubert Schiffer (1915-1982), racconta che era stata appena celebrata la Messa, e si erano recati a fare colazione, quando cadde la bomba: "Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l'aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l'aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d'autunno". Per un giorno intero i quattro gesuiti furono avvolti in un inferno di fuoco, di fumo e di nubi tossiche, ma nessuno di loro fu contaminato dalle radiazioni, e la loro parrocchia rimase in piedi, mentre tutte le altre case intorno furono distrutte e nessuno...]]></itunes:summary><itunes:duration>462</itunes:duration><itunes:keywords>bombaatomica,francescani,gesuiti,hiroshima,nagasaki,sopravvissuti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/712df9ea0faf6233a06ef71d8dca4d55.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cacciati via i sacerdoti non in linea con lo stile del vescovo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cacciati-via-i-sacerdoti-non-in-linea-con-lo-stile-del-vescovo--66733069</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8210" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8210</a><br /><br />CACCIATI VIA I SACERDOTI NON IN LINEA CON LO STILE DEL VESCOVO di Andrea Zambrano<br /> <br />«Non in linea con lo stile pastorale della diocesi». È con questa risibile motivazione che il vescovo di Torino Roberto Repole ha interrotto la convenzione che la Chiesa di Torino aveva da molti anni con i sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato (IVE). Non ha chiesto alla Congregazione, commissariata per motivi che esulano dal caso in questione, di avere altri sacerdoti, ma ha chiuso sic et simpliciter un'esperienza che a detta dei numerosi fedeli delle parrocchie di Maria Madre della Chiesa e del beato Piergiorgio Frassati, era fruttuosa in termini di vita spirituale. Anzi, più che fruttuosa.<br />«Da quando sono arrivati i Padri dell'IVE - ha spiegato alla Bussola uno dei parrocchiani, Piergiorgio Ferrero - ho visto la mia Parrocchia rinascere. Maggior afflusso alla Messa, asilo con bambini entusiasti, scuola parentale, oratorio, famiglie lontane si sono riavvicinate alla fede, aumento delle confessioni con disponibilità quotidiana, adorazione quotidiana e venerdì tutto il giorno, Rosario quotidiano, formazione alle famiglie, Chiesa sempre aperta, esercizi spirituali di S. Ignazio di Loyola, gruppo pensionati, centro di ascolto, visita settimanale agli ammalati gravi, formazione alla Consacrazione a Maria secondo S. Luigi Grignion de Montfort, formazione settimanale dei giovani adolescenti, universitari e lavoratori, 10 vocazioni più 60 nell'Ordine Terziario. Quante altre Parrocchie hanno dato gli stessi frutti?».<br />Effettivamente è una domanda che non ha nulla di retorico. Il caso di Torino ha dell'eclatante e mostra bene come in nome di una ideologia progressista non ci si faccia scrupolo a distruggere il bello che nasce. Da quanto risulta alla Bussola, infatti, un gruppo di laici iper-progressisti ha cominciato ad attaccare i sacerdoti e l'arcivescovo ha obbedito senza colpo ferire all'ordine di mandarli via impartitogli da qualche monsignore di curia stranamente zelante.<br />LA PROTESTA DEI FEDELI<br />Infatti, quando nei giorni scorsi si è svolta un'affollata e agguerrita assemblea parrocchiale nelle due chiese, i fedeli si sono sentiti rispondere da un emissario di curia queste testuali parole: «Perché non sono in sintonia con il Vescovo. Quando abbiamo chiesto perché non erano in sintonia non ci hanno risposto, facendoci infuriare, ovviamente», ha spiegato Ferrero.<br />La protesta dei fedeli non finisce qui, ma da qualche giorno è attiva su internet, dove è stata aperta una petizione on line volta proprio a chiedere al cardinale Repole di ripensarci. «Al momento siamo già ad un migliaio di firme di parrocchiani. Inoltre, abbiamo inviato molte testimonianze alla mail dell'Arcivescovado».<br />Nel sito c'è la possibilità di firmare a favore dei tre sacerdoti dell'IVE, i quali, hanno incassato obtorto collo la decisione di Repole e si prepareranno dunque a fare le valige. Anche pubblicamente non hanno intenzione di sollevare polveroni, fedeli alla consegna tipica di molte Congregazioni di andarsene in punta di piedi così come si era arrivati. Ma l'amarezza è palpabile, anche perché non ci sono delle accuse specifiche rivolte a loro, ma solo una generica presa di distanza dal loro stile.<br />Lo stile ecclesiale, appunto. Questo misterioso ircocervo capace di polarizzare le comunità e creare delle vere e proprie ferite tra i parrocchiani mentre tutto intorno deve per forza parlare di comunione e di unità. Di solito parla di "stile ecclesiale" chi non ha altri argomenti di fronte all'evidenza.<br />LA SANA DOTTRINA CATTOLICA<br />«I Padri IVE celebrano regolarmente la Messa in Novus Ordo. Mai una parola contro il Papa - conclude Ferrero -. Mai una parola contro Il Concilio Vaticano II. Catechesi senza mai una virgola al di fuori del Catechismo, quello ultimo di Ratzinger. Allora perché non in sintonia? Perché indossano la talare? Perché recitano la preghiera a S. Michele Arcangelo di Leone XIII alla fine della Messa e perché San Michele gli dà così fastidio? Perché predicano i Novissimi (morte, giudizio, inferno e Paradiso) ormai dimenticati nella predicazione? Perché i fedeli chiedono la Comunione nella bocca? Perché sono poco ecologici e si dimenticano di predicare la raccolta differenziata? Perché non mettono la bandiera arcobaleno davanti alla Chiesa? Perché sono poco aperti al dialogo interreligioso e non mandano i bambini a pregare in moschea come è successo a Treviso? Perché sono troppo concentrati nella salvezza eterna delle anime? Non ci è dato di saperlo».<br />Ma è evidente che tutti questi aspetti, che pure fanno parte della sana dottrina cattolica, oggi sono visti con fastidio da certi vescovi, e soprattutto se tutto questo non fa altro che attirare a sé famiglie, giovani e nuove vocazioni.<br />Del resto, non era stato Papa Francesco ad aver più volte espresso i suoi dubbi su tutte quelle realtà che crescevano troppo in devozione, adombrando che avessero qualcosa di sbagliato da nascondere? In fondo Repole non fa altro che adeguarsi a quelle che sono le linee guida del pontificato scorso. C'è solo da sperare che col nuovo pontificato di Leone XIV queste "linee guida ammazza parrocchie" siano presto cancellate.<br />Nota di BastaBugie: Francesco Agnoli nell'articolo seguente dal titolo "Via l'IVE da Torino? Il popolo di Dio non ci sta" racconta che i sacerdoti sono pronti all'obbedienza, ma i fedeli non si rassegnano a una scelta "divisiva" da parte della diocesi. La vicenda potrebbe concludersi ben diversamente, con un messaggio di pacificazione e unità, parole chiave del nuovo pontificato.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 giugno 2025:<br />La vicenda che riguarda le due comunità cattoliche di Torino affidate ai sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato (IVE) che dovranno lasciarle - raccontata su questo giornale da Andrea Zambrano - ha fatto giustamente il giro del web, sollevando scoramento, delusione ed anche rabbia. Conoscendo la storia da vicino, mi sento chiamato ad intervenire, non senza provare ad inquadrare questo specifico fatto nella vita generale della Chiesa di oggi.<br />Veniamo da un tempo di grandi tribolazioni e di forti lacerazioni. I signori cardinali, nelle congregazioni generali, hanno ripetuto quasi all'unisono di sentire un'esigenza che papa Leone XIV sta accogliendo con tutto il suo cuore: è il tempo della misericordia, è il momento di ricucire gli innumerevoli strappi che sono stati fatti in questi anni da chi ha applicato l'ideologia all'interno della chiesa: tu sei indietrista, tu sei troppo tradizionale, tu sei pelagiano, tu sei qui, tu sei lì... Anatemi e scomuniche, una dopo l'altra, in mezzo a discorsi sull'inclusione, l'apertura, la sinodalità. Una scissione totale tra realtà e parole, tra azioni e prediche.<br />Quanti sacerdoti, un tempo stimati, e persino quanti ordini religiosi, sono stati perseguitati in questo modo, senza accuse specifiche, senza aver commesso alcuna colpa, ma perché rei di non essere "in sintonia" con questa o quella opinione del loro superiore.<br />Se un tempo vigeva il detto in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas, oggi non si sa più cosa sia l'unità sull'essenziale, non si accettano dubbi di alcun genere, e la carità è calpestata come avviene nella vita politica, dove la contrapposizione e la guerra sono la norma, non solo tra partiti diversi, ma anche tra correnti di uno stesso partito. Ma la Chiesa non è un piccolo partito litigioso, non può essere questo! Parlando alla Curia, ai cardinali, al clero di Roma, Leone XIV invita proprio ad una vera fraternità in Cristo: il suo motto, «In Illo uno unum», significa che «nell'unico Cristo siamo uno». Solo così, come testimoni di una Verità salvifica, nell'amore fraterno, la Chiesa può davvero cambiare il mondo, ed essere "credibile".<br />Personalmente ho conosciuto piuttosto bene i padri che guidano le chiese Maria Madre della Chiesa e Beato Pier Giorgio Frassati e li ho visti in azione con le loro comunità: tanti giovani, tanto entusiasmo, preghiera, giochi, canti, amicizia... Ho visto dei Giovanni Bosco sorridenti e premurosi, attenti alle esigenze spirituali e materiali dei loro parrocchiani. Se l'albero si vede dai frutti, quelle due parrocchie torinesi sono vigne che hanno prodotto e producono frutti abbondanti, oasi di pace e di fraternità nella fede in Cristo, in un tempo di languore e solitudine.<br />«I padri sono pronti all'obbedienza, come sempre, ma siamo noi che non ci rassegniamo», mi ha confidato uno dei fedeli, «per il semplice fatto che si abbandona un gregge, numeroso e motivato, lasciandolo senza pastori. Perché scandalizzare così tanta gente che è tornata alla fede grazie a questi padri, o altri che si sono avvicinati da poco e stanno intraprendendo un percorso che, in questo modo, verrebbe brutalmente troncato? E perché fare una scelta così divisiva e dura, senza neppure ascoltarci, senza dare una sola motivazione vera, grave, oggettiva? Le pseudo-spiegazioni che ci sono state fornite, con imbarazzato, ci hanno indignato».<br />Nel suo racconto, come in quello di molti altri, c'è un senso di scoramento e l'impressione che dietro l'accusa generica (mancanza di sintonia con la diocesi), si celino anche divergenze di opinioni con questo o quel personaggio locale, ma anche, e forse soprattutto, gelosie ed invidie, non rare tra gli stessi pastori, di cui il cardinal Repole potrebbe non essere a conoscenza.<br />«Da quello che ho potuto capire», mi dice un altro fedele, che sta organizzandosi con un gruppo consistente di persone per farne sentire la voce, «il vescovo Repole non è il vero autore di q]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66733069</guid><pubDate>Tue, 24 Jun 2025 22:46:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66733069/cacciati_via_i_sacerdoti_non_in_linea_con_lo_stile_del_vescovo.mp3" length="10799308" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8210

CACCIATI VIA I SACERDOTI NON IN LINEA CON LO STILE DEL VESCOVO di Andrea Zambrano
 
«Non in linea con lo stile pastorale della diocesi». È con questa risibile motivazione che il vescovo di Torino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8210" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8210</a><br /><br />CACCIATI VIA I SACERDOTI NON IN LINEA CON LO STILE DEL VESCOVO di Andrea Zambrano<br /> <br />«Non in linea con lo stile pastorale della diocesi». È con questa risibile motivazione che il vescovo di Torino Roberto Repole ha interrotto la convenzione che la Chiesa di Torino aveva da molti anni con i sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato (IVE). Non ha chiesto alla Congregazione, commissariata per motivi che esulano dal caso in questione, di avere altri sacerdoti, ma ha chiuso sic et simpliciter un'esperienza che a detta dei numerosi fedeli delle parrocchie di Maria Madre della Chiesa e del beato Piergiorgio Frassati, era fruttuosa in termini di vita spirituale. Anzi, più che fruttuosa.<br />«Da quando sono arrivati i Padri dell'IVE - ha spiegato alla Bussola uno dei parrocchiani, Piergiorgio Ferrero - ho visto la mia Parrocchia rinascere. Maggior afflusso alla Messa, asilo con bambini entusiasti, scuola parentale, oratorio, famiglie lontane si sono riavvicinate alla fede, aumento delle confessioni con disponibilità quotidiana, adorazione quotidiana e venerdì tutto il giorno, Rosario quotidiano, formazione alle famiglie, Chiesa sempre aperta, esercizi spirituali di S. Ignazio di Loyola, gruppo pensionati, centro di ascolto, visita settimanale agli ammalati gravi, formazione alla Consacrazione a Maria secondo S. Luigi Grignion de Montfort, formazione settimanale dei giovani adolescenti, universitari e lavoratori, 10 vocazioni più 60 nell'Ordine Terziario. Quante altre Parrocchie hanno dato gli stessi frutti?».<br />Effettivamente è una domanda che non ha nulla di retorico. Il caso di Torino ha dell'eclatante e mostra bene come in nome di una ideologia progressista non ci si faccia scrupolo a distruggere il bello che nasce. Da quanto risulta alla Bussola, infatti, un gruppo di laici iper-progressisti ha cominciato ad attaccare i sacerdoti e l'arcivescovo ha obbedito senza colpo ferire all'ordine di mandarli via impartitogli da qualche monsignore di curia stranamente zelante.<br />LA PROTESTA DEI FEDELI<br />Infatti, quando nei giorni scorsi si è svolta un'affollata e agguerrita assemblea parrocchiale nelle due chiese, i fedeli si sono sentiti rispondere da un emissario di curia queste testuali parole: «Perché non sono in sintonia con il Vescovo. Quando abbiamo chiesto perché non erano in sintonia non ci hanno risposto, facendoci infuriare, ovviamente», ha spiegato Ferrero.<br />La protesta dei fedeli non finisce qui, ma da qualche giorno è attiva su internet, dove è stata aperta una petizione on line volta proprio a chiedere al cardinale Repole di ripensarci. «Al momento siamo già ad un migliaio di firme di parrocchiani. Inoltre, abbiamo inviato molte testimonianze alla mail dell'Arcivescovado».<br />Nel sito c'è la possibilità di firmare a favore dei tre sacerdoti dell'IVE, i quali, hanno incassato obtorto collo la decisione di Repole e si prepareranno dunque a fare le valige. Anche pubblicamente non hanno intenzione di sollevare polveroni, fedeli alla consegna tipica di molte Congregazioni di andarsene in punta di piedi così come si era arrivati. Ma l'amarezza è palpabile, anche perché non ci sono delle accuse specifiche rivolte a loro, ma solo una generica presa di distanza dal loro stile.<br />Lo stile ecclesiale, appunto. Questo misterioso ircocervo capace di polarizzare le comunità e creare delle vere e proprie ferite tra i parrocchiani mentre tutto intorno deve per forza parlare di comunione e di unità. Di solito parla di "stile ecclesiale" chi non ha altri argomenti di fronte all'evidenza.<br />LA SANA DOTTRINA CATTOLICA<br />«I Padri IVE celebrano regolarmente la Messa in Novus Ordo. Mai una parola contro il Papa - conclude Ferrero -. Mai una parola contro Il Concilio Vaticano II. Catechesi senza mai una virgola al di fuori del Catechismo, quello ultimo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>675</itunes:duration><itunes:keywords>cacciati,ive,sacerdoti,torino,vescovo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/04dcf89f9651c9fb6d643b09becba9d3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Leone XIV andra a Nicea per ricordare il concilio di 1700 anni fa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/leone-xiv-andra-a-nicea-per-ricordare-il-concilio-di-1700-anni-fa--66286216</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8167" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8167</a><br /><br />LEONE XIV ANDRA' A NICEA PER RICORDARE IL CONCILIO DI 1700 ANNI FA di Roberto de Mattei<br /> <br />Nella sua omelia per l'intronizzazione del 18 maggio, papa Leone XIV, ha fatto più volte appello all'unità della Chiesa. Il Papa è consapevole infatti dell'esistenza di forti contrasti interni, che si sono aggravati sotto il pontificato di Francesco e potrebbero esplodere in maniera lacerante.<br />La Chiesa ha conosciuto al suo interno, fin dalla sua nascita, divisioni che si sono trasformate in scismi ed eresie. Il 20 maggio 2025 è il 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea, dove l'Imperatore Costantino convocò un'assemblea dei vescovi cristiani di tutto il mondo, per far fronte ad un'eresia che minacciava l'unità della Chiesa e del nascente Impero cristiano. Questa eresia fu l'arianesimo, che prese il nome dal suo fondatore, il prete Ario, predicatore nella città patriarcale di Alessandria. Ario affermava che il Verbo, seconda Persona della Santissima Trinità, non è uguale al Padre, ma creato da lui, come termine medio tra Dio e l'uomo, e quindi di sostanza diversa da quella divina del Padre. Questa teoria colpiva al cuore il Mistero trinitario, scardinando le basi stesse della fede.<br /> Il concilio convocato da Costantino si svolse a Nicea, una città della Bitinia, oggi in Turchia, dove convennero i rappresentanti della Cristianità da tutto il mondo conosciuto, circa trecento.<br />Lo storico Eusebio scrive che "il fiore dei ministri di Dio arrivò da tutta Europa, dalla Libia e dall'Asia". Si vedevano uomini celebri: i taumaturghi Spiridione e Giacomo di Nisibe, i quali, si diceva, avessero risuscitato dei morti; i confessori della fede egiziani, Potamone d'Eraclea e Pafnuzio della Tebaide, i quali avevano ambedue perduto un occhio nella persecuzione di Massimo, ed anche Paolo di Neocesarea che aveva le mani bruciate dai ferri ardenti che l Licinio gli aveva fatto applicare. Papa Silvestro II, che non aveva potuto recarsi al concilio per la sua età avanzata, vi si fece rappresentare da due chierici romani, Vito e Vincenzo.<br />DUE TENDENZE INCONCILIABILI<br />Dieci anni prima per la maggior parte di essi, la vita era ancora impossibile, la minaccia era perpetua; ora il fasto dei palazzi, la maestà delle cerimonie, la guardia d'onore che presentava le armi ai dignitari cristiani, offriva uno spettacolo che nessuno avrebbe mai immaginato.<br />Cominciarono le discussioni, sotto la presidenza di Costantino. Nell'aula si scontravano due tendenze inconciliabili, rappresentate da due uomini che non erano vescovi, ma consiglieri dei padri conciliari: l'eretico Ario, che guidava dietro le quinte il gruppo dei suoi partigiani e Atanasio l'indomabile organizzatore della resistenza dei cattolici ortodossi.<br />I partigiani, più o meno dichiarati di Ario, ricorda lo storico francese Daniel Rops, usavano tutte le risorse della dialettica, ma il più profondo sentimento cristiano era contro di loro. Il diacono Atanasio presentava come pietra angolare del Cristianesimo il fatto irrecusabile della Redenzione. Ora la Redenzione ha senso solo se Dio stesso si fa uomo, se soffre, muore e risorge, se Cristo è vero Dio e vero uomo nello stesso tempo. Il Figlio non è una creatura; è sempre esistito; è sempre stato a lato del Padre, unito a Lui, distinto, ma inseparabile. Il Concilio, sotto l'influsso di Atanasio, adottò il termine homoousion che in latino fu tradotto con consubstantialem.<br />Una nuova "regola di fede" era fissata, non diversa del primo "Credo" degli Apostoli, ma più esplicita, redatta in modo che l'errore non vi si potesse più introdurre. Questo testo è il Simbolo di Nicea, che si pronuncia la domenica nella Messa, quando davanti al popolo fedele, risuonano, le sue antiche, ma sempre esatte affermazioni: genitum non factum consubstantialem Patri: generato non creato, della sostanza del Padre.<br />ARIO FU CONDANNATO<br />La schiacciante maggioranza dei Padri affermò che il Figlio è veramente Dio, consustanziale al Padre e Ario fu condannato. La questione ariana sembrava chiusa per sempre. Il Concilio di Nicea si chiuse dopo un mese, in un clima di trionfo il 25 agosto del 325. Ma i Padri si erano appena allontanati, quando tre di essi, fra cui Eusebio di Nicomedia, ritirarono la loro firma. La questione riesplose con violenza, nello spazio di circa mezzo secolo.<br />Il dogma dell'Incarnazione del Verbo fu attaccato in tutti i modi dai seguaci di Ario. Tra il "partito" intransigente di Atanasio e quello degli ariani si fece strada un "terzo partito", quello dei "semi-ariani", divisi a loro volta in varie sette, che riconoscevano una certa analogia tra il Padre e il Figlio, ma negavano che egli fosse "generato, non creato, della stessa sostanza del Padre", come affermava il Credo di Nicea. Il merito dei teologi del IV secolo, come sant'Atanasio e sant'Ilario fu di aver combattuto con intransigenza per salvaguardare la divinità di Cristo, nella quale consiste tutto il Cristianesimo.<br /> Se la Chiesa ha potuto sopravvivere attraverso una simile prova, uscendone non soltanto intatta, ma rinforzata, l'ha dovuto a una esigua legione di campioni della fede, che non si lasciarono scuotere né dagli intrighi, né dalle minacce, né dall'esilio, né dalla prigionia. Definiti fanatici dai loro avversari, essi testimoniarono con coraggio la fede cattolica.<br />Benedetto XVI ha paragonato la crisi della fede dell'epoca attuale a quella del IV secolo e, utilizzando una metafora applicata da san Basilio agli anni del post-Concilio di Nicea, ha paragonato il nostro tempo ad una battaglia navale notturna nel mare in tempesta. Quest'immagine è certamente presente a papa Leone XIV, che nei prossimi mesi ha programmato un viaggio a Nicea, per commemorare il Concilio che riaffermò la fede cattolica, consentendo alla navicella della Chiesa, di non essere travolta dalla bufera. L'aiuto di Dio non mancò allora e non mancherà ai nostri giorni.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66286216</guid><pubDate>Tue, 27 May 2025 18:15:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66286216/leone_xiv_andra_a_nicea.mp3" length="7043074" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8167

LEONE XIV ANDRA' A NICEA PER RICORDARE IL CONCILIO DI 1700 ANNI FA di Roberto de Mattei
 
Nella sua omelia per l'intronizzazione del 18 maggio, papa Leone XIV, ha fatto più volte appello all'unità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8167" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8167</a><br /><br />LEONE XIV ANDRA' A NICEA PER RICORDARE IL CONCILIO DI 1700 ANNI FA di Roberto de Mattei<br /> <br />Nella sua omelia per l'intronizzazione del 18 maggio, papa Leone XIV, ha fatto più volte appello all'unità della Chiesa. Il Papa è consapevole infatti dell'esistenza di forti contrasti interni, che si sono aggravati sotto il pontificato di Francesco e potrebbero esplodere in maniera lacerante.<br />La Chiesa ha conosciuto al suo interno, fin dalla sua nascita, divisioni che si sono trasformate in scismi ed eresie. Il 20 maggio 2025 è il 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea, dove l'Imperatore Costantino convocò un'assemblea dei vescovi cristiani di tutto il mondo, per far fronte ad un'eresia che minacciava l'unità della Chiesa e del nascente Impero cristiano. Questa eresia fu l'arianesimo, che prese il nome dal suo fondatore, il prete Ario, predicatore nella città patriarcale di Alessandria. Ario affermava che il Verbo, seconda Persona della Santissima Trinità, non è uguale al Padre, ma creato da lui, come termine medio tra Dio e l'uomo, e quindi di sostanza diversa da quella divina del Padre. Questa teoria colpiva al cuore il Mistero trinitario, scardinando le basi stesse della fede.<br /> Il concilio convocato da Costantino si svolse a Nicea, una città della Bitinia, oggi in Turchia, dove convennero i rappresentanti della Cristianità da tutto il mondo conosciuto, circa trecento.<br />Lo storico Eusebio scrive che "il fiore dei ministri di Dio arrivò da tutta Europa, dalla Libia e dall'Asia". Si vedevano uomini celebri: i taumaturghi Spiridione e Giacomo di Nisibe, i quali, si diceva, avessero risuscitato dei morti; i confessori della fede egiziani, Potamone d'Eraclea e Pafnuzio della Tebaide, i quali avevano ambedue perduto un occhio nella persecuzione di Massimo, ed anche Paolo di Neocesarea che aveva le mani bruciate dai ferri ardenti che l Licinio gli aveva fatto applicare. Papa Silvestro II, che non aveva potuto recarsi al concilio per la sua età avanzata, vi si fece rappresentare da due chierici romani, Vito e Vincenzo.<br />DUE TENDENZE INCONCILIABILI<br />Dieci anni prima per la maggior parte di essi, la vita era ancora impossibile, la minaccia era perpetua; ora il fasto dei palazzi, la maestà delle cerimonie, la guardia d'onore che presentava le armi ai dignitari cristiani, offriva uno spettacolo che nessuno avrebbe mai immaginato.<br />Cominciarono le discussioni, sotto la presidenza di Costantino. Nell'aula si scontravano due tendenze inconciliabili, rappresentate da due uomini che non erano vescovi, ma consiglieri dei padri conciliari: l'eretico Ario, che guidava dietro le quinte il gruppo dei suoi partigiani e Atanasio l'indomabile organizzatore della resistenza dei cattolici ortodossi.<br />I partigiani, più o meno dichiarati di Ario, ricorda lo storico francese Daniel Rops, usavano tutte le risorse della dialettica, ma il più profondo sentimento cristiano era contro di loro. Il diacono Atanasio presentava come pietra angolare del Cristianesimo il fatto irrecusabile della Redenzione. Ora la Redenzione ha senso solo se Dio stesso si fa uomo, se soffre, muore e risorge, se Cristo è vero Dio e vero uomo nello stesso tempo. Il Figlio non è una creatura; è sempre esistito; è sempre stato a lato del Padre, unito a Lui, distinto, ma inseparabile. Il Concilio, sotto l'influsso di Atanasio, adottò il termine homoousion che in latino fu tradotto con consubstantialem.<br />Una nuova "regola di fede" era fissata, non diversa del primo "Credo" degli Apostoli, ma più esplicita, redatta in modo che l'errore non vi si potesse più introdurre. Questo testo è il Simbolo di Nicea, che si pronuncia la domenica nella Messa, quando davanti al popolo fedele, risuonano, le sue antiche, ma sempre esatte affermazioni: genitum non factum consubstantialem Patri: generato non creato,...]]></itunes:summary><itunes:duration>441</itunes:duration><itunes:keywords>arianesimo,concilio,costantino,eresia,nicea</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a9fe45dc71f578d73bc744c7e9463085.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè Leone XIV ha visitato subito il santuario di Genazzano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-leone-xiv-ha-visitato-subito-il-santuario-di-genazzano--66070421</link><description><![CDATA[VIDEO: Leone XIV visita Genazzano ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=u93tDvapVDE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=u93tDvapVDE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8160" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8160</a><br /><br />PERCHE' LEONE XIV HA VISITATO SUBITO IL SANTUARIO DI GENAZZANO di Roberto de Mattei<br /> <br />Nella sua prima uscita fuori Roma papa Leone XIV si è recato in un luogo poco noto ai più, ma molto caro ad alcuni devoti della Madonna: il Santuario della Madre del Buon Consiglio di Genazzano.<br />Genazzano è un borgo medievale, che fu feudo della famiglia Colonna, arroccato alle pendici dei monti Prenestini, a circa 45 km da Roma. Nel cuore di questo paesino dalle viuzze strette sorge un santuario, retto dai religiosi dell'Ordine di Sant'Agostino, dove si venera un'immagine della Vergine, la cui storia merita di essere conosciuta.<br />Nel XV secolo il popolo albanese, guidato dalla leggendaria figura del principe Giorgio Castriota, detto Scanderberg (1405-1468), si difendeva con tutte le sue forze contro gli invasori musulmani. Ma dopo vent'anni di eroica resistenza contro Maometto II, il difensore della cristianità albanese, logorato dalle battaglie, morì il 17 gennaio 1468. Scanderberg era un grande devoto di un'antica icona della Madonna con il Bambino Gesù, conosciuta come "Santa Maria di Scutari". Scutari è una delle città più antiche dell'Albania, vicino al confine con il Montenegro. Il suo santuario era un centro di devozione a cui tutti ricorrevano e, grazie all'aiuto della Madonna di Scutari, Scanderberg era riuscito a trionfare su eserciti ben più forti del suo. Alla vigilia della sua morte, prima che Scutari e l'Albania cadessero nelle mani dei Turchi, accadde uno straordinario miracolo. La Madonna apparve in sogno a due suoi devoti soldati, a nome de Sclavis e Georgis, ai quali annunciò che la sua immagine avrebbe lasciato Scutari prima che il Paese perdesse la fede, chiedendo loro di seguirla. Mentre de Sclavis e Georgis pregavano davanti all'immagine, questa si staccò dal muro, e avvolta in una nuvola bianca si innalzò in aria e si diresse verso il mare. I due soldati, sorretti da mani angeliche, attraversarono con Lei il mare Adriatico.<br />I NUMEROSISSIMI MIRACOLI<br />Qualche tempo prima, la Madonna era apparsa a una pia signora di Genazzano, Petruccia di Nocera, terziaria dell'ordine agostiniano, e le aveva ordinato di edificare un tempio che avrebbe dovuto accogliere una sua immagine, al momento opportuno. Petruccia, che è oggi è venerata come beata, impiegò le sue modeste sostanze per restaurare una chiesetta, dedicata alla Madre del Buon Consiglio, che versava in condizioni precarie.<br />Il 25 aprile del 1467, durante la festa di san Marco, all'ora del Vespro, mentre le strade brulicavano di gente, la campana della chiesa in costruzione cominciò a suonare, senza apparente motivo. Tutti corsero sul posto e videro una nuvoletta bianca discendere dal Cielo e deporre lil dipinto della Madonna di Scutari su una parete della chiesa in costruzione. Poco dopo giunsero i due soldati albanesi, che dissero di aver seguito la Madonna fino a quel punto. La popolazione restò stupefatta, non solo per il prodigioso evento a cui assisté, ma anche per i numerosissimi miracoli realizzati dalla Beata Vergine Maria, che seguirono nello spazio di pochi anni. Tutti furono registrati da un notaio, e confermati da parte del Papa Paolo II, che inviò sul posto suoi legati ed ispettori. Negli atti notarili di Genazzano si conservano pure il nome di sei albanesi che, fra il 1468 e il 1500, si recarono nella cittadina laziale attestando che si trattava proprio della Madonna di Scutari, prodigiosamente scomparsa qualche anno prima.<br />L'antica cappella venne ampliata e fu edificato un Santuario, dedicato a quella che venne chiamata la Madre del Buon Consiglio. L'icona miracolosa si trova ancora oggi nella cappella laterale sinistra, protetta da una cancellata in ferro battuto del XVII secolo. Si tratta di un dipinto su di un sottile strato di intonaco, che misura 31 cm di larghezza e 42,5 cm di altezza. Oltre alla traslazione, un secondo miracolo, tuttora verificabile, lo caratterizza. Il dipinto è come sospeso a un dito dal muro, senza essere fissato su esso (Raffaele Buonanno, Memorie Storiche della Immagine de Maria, SS. Del Buon Consiglio Che si venera in Genezzano, Tipografia dell'Immacolata, Napoli 1880, 20 ed., p. 44).<br />LA CONSIGLIERA PER ECCELLENZA<br />Nel corso dei secoli i Papi, da san Pio V a Leone XIII - che incluse l'invocazione Madre del Buon Consiglio nelle Litanie Lauretane - fino a Giovanni XXIII e a Giovanni Paolo II, confermarono questa devozione, e con loro fu venerata da numerosi santi quali san Paolo della Croce, san Giovanni Bosco, sant'Alfonso Maria de' Liguori, san Luigi Orione. Uno dei più grandi devoti della Madonna del Buon Consiglio, nel XX secolo, è stato il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, che da Lei ricevette una specialissima grazia: l'intima certezza di compiere la sua missione contro-rivoluzionaria. La Madonna di Genazzano aiuta in modo speciale coloro che nei momenti critici della loro vita hanno bisogno di certezze e di orientamento. La Madre del Buon Consiglio è la Consigliera per eccellenza, per mezzo della quale noi possiamo ottenere aiuto nelle prove, nelle incertezze e nelle difficoltà della nostra vita. Pregandola, ci si sente avvolti dal suo sguardo e la concessione delle sue grazie ci è assicurata dai singolari mutamenti cromatici e di fisionomia del suo volto.<br />Papa Leone XIV che da cardinale, il 25 aprile 2024, ha celebrato nel Santuario la Messa in occasione della Festa della "Venuta" della Madre del Buon Consiglio, si è recato a Genazzano nel pomeriggio di sabato 10 maggio 2025 e ha ricordato di esservi stato diverse volte, da quasi 50 anni. La presenza della Madonna, ha aggiunto, è "un dono così grande" per il popolo della cittadina laziale, che da esso "deriva anche una grande responsabilità": "come la Madre mai abbandona i suoi figli, voi dovete essere anche fedeli alla Madre".<br />Il suo richiamo vale per ogni cattolico, che in questi difficili frangenti della storia del mondo e della vita della Chiesa, si rivolge con fiducia alla Beata Vergine Maria, venerandola come Madre del Buon Consiglio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66070421</guid><pubDate>Tue, 13 May 2025 20:00:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66070421/perche_leone_xiv_ha_subito_visitato_il_santuario_di_genazzano.mp3" length="6232233" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Leone XIV visita Genazzano ➜ https://www.youtube.com/watch?v=u93tDvapVDE

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8160

PERCHE' LEONE XIV HA VISITATO SUBITO IL SANTUARIO DI GENAZZANO di Roberto de Mattei
 
Nella sua prima uscita fuori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Leone XIV visita Genazzano ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=u93tDvapVDE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=u93tDvapVDE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8160" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8160</a><br /><br />PERCHE' LEONE XIV HA VISITATO SUBITO IL SANTUARIO DI GENAZZANO di Roberto de Mattei<br /> <br />Nella sua prima uscita fuori Roma papa Leone XIV si è recato in un luogo poco noto ai più, ma molto caro ad alcuni devoti della Madonna: il Santuario della Madre del Buon Consiglio di Genazzano.<br />Genazzano è un borgo medievale, che fu feudo della famiglia Colonna, arroccato alle pendici dei monti Prenestini, a circa 45 km da Roma. Nel cuore di questo paesino dalle viuzze strette sorge un santuario, retto dai religiosi dell'Ordine di Sant'Agostino, dove si venera un'immagine della Vergine, la cui storia merita di essere conosciuta.<br />Nel XV secolo il popolo albanese, guidato dalla leggendaria figura del principe Giorgio Castriota, detto Scanderberg (1405-1468), si difendeva con tutte le sue forze contro gli invasori musulmani. Ma dopo vent'anni di eroica resistenza contro Maometto II, il difensore della cristianità albanese, logorato dalle battaglie, morì il 17 gennaio 1468. Scanderberg era un grande devoto di un'antica icona della Madonna con il Bambino Gesù, conosciuta come "Santa Maria di Scutari". Scutari è una delle città più antiche dell'Albania, vicino al confine con il Montenegro. Il suo santuario era un centro di devozione a cui tutti ricorrevano e, grazie all'aiuto della Madonna di Scutari, Scanderberg era riuscito a trionfare su eserciti ben più forti del suo. Alla vigilia della sua morte, prima che Scutari e l'Albania cadessero nelle mani dei Turchi, accadde uno straordinario miracolo. La Madonna apparve in sogno a due suoi devoti soldati, a nome de Sclavis e Georgis, ai quali annunciò che la sua immagine avrebbe lasciato Scutari prima che il Paese perdesse la fede, chiedendo loro di seguirla. Mentre de Sclavis e Georgis pregavano davanti all'immagine, questa si staccò dal muro, e avvolta in una nuvola bianca si innalzò in aria e si diresse verso il mare. I due soldati, sorretti da mani angeliche, attraversarono con Lei il mare Adriatico.<br />I NUMEROSISSIMI MIRACOLI<br />Qualche tempo prima, la Madonna era apparsa a una pia signora di Genazzano, Petruccia di Nocera, terziaria dell'ordine agostiniano, e le aveva ordinato di edificare un tempio che avrebbe dovuto accogliere una sua immagine, al momento opportuno. Petruccia, che è oggi è venerata come beata, impiegò le sue modeste sostanze per restaurare una chiesetta, dedicata alla Madre del Buon Consiglio, che versava in condizioni precarie.<br />Il 25 aprile del 1467, durante la festa di san Marco, all'ora del Vespro, mentre le strade brulicavano di gente, la campana della chiesa in costruzione cominciò a suonare, senza apparente motivo. Tutti corsero sul posto e videro una nuvoletta bianca discendere dal Cielo e deporre lil dipinto della Madonna di Scutari su una parete della chiesa in costruzione. Poco dopo giunsero i due soldati albanesi, che dissero di aver seguito la Madonna fino a quel punto. La popolazione restò stupefatta, non solo per il prodigioso evento a cui assisté, ma anche per i numerosissimi miracoli realizzati dalla Beata Vergine Maria, che seguirono nello spazio di pochi anni. Tutti furono registrati da un notaio, e confermati da parte del Papa Paolo II, che inviò sul posto suoi legati ed ispettori. Negli atti notarili di Genazzano si conservano pure il nome di sei albanesi che, fra il 1468 e il 1500, si recarono nella cittadina laziale attestando che si trattava proprio della Madonna di Scutari, prodigiosamente scomparsa qualche anno prima.<br />L'antica cappella venne ampliata e fu edificato un Santuario, dedicato a quella che venne chiamata la Madre del Buon Consiglio. 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Questo per diversi motivi, uno dei quali vorrei evidenziare in questa nota.<br />Nella sua enciclica, Leone XIII affronta la "questione sociale" dell'epoca: la questione operaia. Si potrebbe dire, usando un'espressione corrente, che essa è una occasione per la formulazione di una globale proposta di ordine sociale secondo il diritto naturale e cristiano. Riguardo alla questione del lavoro, Papa Pecci esamina i fondamenti naturali di un sano ordine economico, che poi collega all'ordine politico. In questo senso, tenendo conto del rapporto reciproco tra datori di lavoro e lavoratori - potremmo dire, datori di lavoro e dipendenti - il Papa fa riferimento al ruolo che deve svolgere lo Stato. Qui possiamo vedere quello che sarebbe poi stato illustrato più esplicitamente come principio di sussidiarietà, magistralmente affermato nella lettera enciclica Quadragesimo anno (15 maggio 1931) di Pio XI.<br />Veniamo quindi al punto centrale della questione. Uno dei motivi per cui la Rerum Novarum è un modello di documento sociale è che propone la civiltà cristiana come rimedio alla questione sociale. Si tratta di una costante del Magistero della Chiesa fino a una certa data, che qui non è il caso di precisare. Leone XIII fa riferimento all'argomento almeno due volte.<br />GESÙ CRISTO È IL VERO PRINCIPIO<br />Dopo aver giustificato la necessità del Magistero o Dottrina Sociale della Chiesa, Leone XIII afferma: «Basterà qui richiamare brevemente gli esempi degli antichi. Ricordiamo cose e fatti che non lasciano adito a dubbi: che la società umana fu rinnovata fin dalle sue fondamenta dai costumi cristiani; che, in virtù di questo rinnovamento, il genere umano fu spinto a cose migliori; anzi, fu tratto dalla morte alla vita e riempito di una perfezione così sublime, che nessun altro eguale esisteva nei tempi antichi né può essercene uno maggiore in futuro. Infine, che Gesù Cristo è il vero principio e il fine di questi benefici e che, poiché sono proceduti da Lui, tutti devono essere riferiti a Lui. Avendo ricevuto la luce del Vangelo e avendo fatto conoscere al mondo intero il grande mistero dell'incarnazione del Verbo e della redenzione degli uomini, la vita di Gesù Cristo, Dio e uomo, penetrò tutte le genti e le permeò tutte con la sua fede, i suoi precetti e le sue leggi. Pertanto, se la società umana deve essere guarita, non può essere guarita che da un ritorno alla vita e ai costumi cristiani, poiché, quando si tratta di restaurare società decadenti, è necessario riportarle ai loro principi. Poiché la perfezione di ogni società risiede nel ricercare e realizzare ciò per cui è stata istituita, cosicché la stessa causa che ha dato origine alla società diventa la causa dei movimenti e delle azioni sociali. Quindi, allontanarsi da ciò che è stabilito è corruzione, ritornare ad esso è guarigione. E in tutta verità, come diciamo di tutta la società umana, lo diciamo anche di quella classe di cittadini che si guadagnano da vivere con il lavoro, i quali sono la stragrande maggioranza» (RN, 21).<br />Nel testo si possono osservare diversi aspetti. Uno di essi è di estrema attualità per i nostri tempi, caratterizzati dal naturalismo e dal pluralismo religioso: la centralità del Mistero di Cristo: «Gesù Cristo è il principio e il fine di questi benefici, e poiché da Lui procedono, tutti devono essere riferiti a Lui. Avendo ricevuto la luce del Vangelo e avendo fatto conoscere al mondo intero il grande mistero dell'incarnazione del Verbo e della redenzione dell'umanità, la vita di Gesù Cristo, Dio e uomo, ha penetrato tutte le nazioni e le ha permeate tutte con la sua fede, i suoi precetti e le sue leggi». Vale a dire che al centro della civiltà cristiana c'è Gesù Cristo stesso. Non si tratta di un mero ordine giuridico o culturale senza un principio vitale che lo anima. Al contrario: la sorgente della vita della civiltà cristiana è Gesù Cristo stesso, che ha detto di sé: «Io sono la vita» (cfr Gv 14,6).<br />I PROTAGONISTI DELLA CIVILTÀ CRISTIANA<br />Nel secondo testo, Leone XIII afferma: "Avete, venerabili fratelli, chi e come debba occuparsi di questa difficile questione. Ciascuno faccia la sua parte, e con la massima sollecitudine, affinché un male di sì grande entità non diventi incurabile per il ritardo nel rimedio. Coloro che governano le nazioni applichino la provvidenza delle leggi e delle istituzioni; i ricchi e i padroni ricordino i loro doveri; i proletari, la cui causa è in gioco, facciano ragionevoli sforzi; e, come abbiamo detto all'inizio, poiché la religione è l'unica che può sanare radicalmente il male, tutti devono adoperarsi per il ripristino dei costumi cristiani, senza i quali anche le stesse misure di prudenza che si ritengono adeguate servirebbero a ben poco alla soluzione. Quanto alla Chiesa, essa non lesinerà mai e in nessun caso i suoi sforzi, prestando tanto maggiore aiuto quanto maggiore è la sua libertà di azione; e coloro che sono incaricati di vegliare sulla salute pubblica ne tengano particolarmente conto. Su questo concentrino i sacri ministri tutte le forze dello spirito e la loro competenza e, preceduti da voi, venerabili fratelli, con la vostra autorità e il vostro esempio, non cessino di inculcare in tutti gli uomini di ogni classe sociale le massime di vita tratte dal Vangelo; combattano con tutte le forze a loro disposizione per la salvezza del popolo e, soprattutto, si sforzino di conservare in sé e di infondere negli altri, dai più grandi ai più piccoli, la carità, signora e regina di tutte le virtù. Poiché la soluzione desiderata si deve attendere anzitutto da una grande effusione di carità, intendiamo la carità cristiana, che riassume in sé tutta la legge del Vangelo e che, pronta in ogni momento a donarsi per il bene degli altri, è l'antidoto più sicuro contro l'egoismo del mondo, e i cui tratti e gradi divini sono stati espressi dall'apostolo san Paolo con queste parole: «La carità è paziente, è benigna, non si attacca al suo interesse; tutto soffre, tutto sopporta» (1 Cor 13,4-7)» (RN, 41).<br />Si potrebbe distinguere tra i protagonisti della civiltà cristiana con un obbligo comune: «tutti devono impegnarsi a restaurare i costumi cristiani». A seguito della questione sociale sollevata dalla Rerum novarum, si distinguono i datori di lavoro e i lavoratori. L'osservazione di Leone XIII è molto attuale perché fa riferimento a un'idea fondamentale: la vita economica è regolata dalla morale naturale, prima di tutto da quella cristiana. Non esiste alcuna autonomia dell'economia che la ponga "al di là del bene e del male".<br />L'esperienza di rileggere i documenti magisteriali in generale e, nel nostro caso, quelli sociali, è estremamente gratificante. Documenti fondamentali come la Rerum novarum di Leone XIII costituiscono una sorta di faro nella lettura e nell'interpretazione dei successivi pronunciamenti magisteriali. Benché affronti un tema specifico come quello del lavoro, la Rerum Novarum lo fa dall'alto del Magistero della Chiesa come depositaria della Rivelazione divina. E ci ricordano che uno degli insegnamenti costanti della Dottrina Sociale è quello della Civiltà Cristiana.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66076074</guid><pubDate>Tue, 13 May 2025 19:56:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66076074/il_papa_ha_scelto_il_nome_ispirandosi_a_leone_xiii.mp3" length="8862868" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Leone XIV spiega la scelta del nome ➜ https://www.youtube.com/watch?v=DVBKwYe5FOM

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8164

IL PAPA HA SCELTO IL NOME ISPIRANDOSI A LEONE XIII E LA SUA RERUM NOVARUM di Germán Masserdotti
 
Si può...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Leone XIV spiega la scelta del nome ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DVBKwYe5FOM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=DVBKwYe5FOM</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8164" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8164</a><br /><br />IL PAPA HA SCELTO IL NOME ISPIRANDOSI A LEONE XIII E LA SUA RERUM NOVARUM di Germán Masserdotti<br /> <br />Si può affermare che la Rerum novarum (5 maggio 1891) di Leone XIII sia un documento-modello, una dimostrazione di come dovrebbero essere redatti i documenti sociali della Chiesa. Questo per diversi motivi, uno dei quali vorrei evidenziare in questa nota.<br />Nella sua enciclica, Leone XIII affronta la "questione sociale" dell'epoca: la questione operaia. Si potrebbe dire, usando un'espressione corrente, che essa è una occasione per la formulazione di una globale proposta di ordine sociale secondo il diritto naturale e cristiano. Riguardo alla questione del lavoro, Papa Pecci esamina i fondamenti naturali di un sano ordine economico, che poi collega all'ordine politico. In questo senso, tenendo conto del rapporto reciproco tra datori di lavoro e lavoratori - potremmo dire, datori di lavoro e dipendenti - il Papa fa riferimento al ruolo che deve svolgere lo Stato. Qui possiamo vedere quello che sarebbe poi stato illustrato più esplicitamente come principio di sussidiarietà, magistralmente affermato nella lettera enciclica Quadragesimo anno (15 maggio 1931) di Pio XI.<br />Veniamo quindi al punto centrale della questione. Uno dei motivi per cui la Rerum Novarum è un modello di documento sociale è che propone la civiltà cristiana come rimedio alla questione sociale. Si tratta di una costante del Magistero della Chiesa fino a una certa data, che qui non è il caso di precisare. Leone XIII fa riferimento all'argomento almeno due volte.<br />GESÙ CRISTO È IL VERO PRINCIPIO<br />Dopo aver giustificato la necessità del Magistero o Dottrina Sociale della Chiesa, Leone XIII afferma: «Basterà qui richiamare brevemente gli esempi degli antichi. Ricordiamo cose e fatti che non lasciano adito a dubbi: che la società umana fu rinnovata fin dalle sue fondamenta dai costumi cristiani; che, in virtù di questo rinnovamento, il genere umano fu spinto a cose migliori; anzi, fu tratto dalla morte alla vita e riempito di una perfezione così sublime, che nessun altro eguale esisteva nei tempi antichi né può essercene uno maggiore in futuro. Infine, che Gesù Cristo è il vero principio e il fine di questi benefici e che, poiché sono proceduti da Lui, tutti devono essere riferiti a Lui. Avendo ricevuto la luce del Vangelo e avendo fatto conoscere al mondo intero il grande mistero dell'incarnazione del Verbo e della redenzione degli uomini, la vita di Gesù Cristo, Dio e uomo, penetrò tutte le genti e le permeò tutte con la sua fede, i suoi precetti e le sue leggi. Pertanto, se la società umana deve essere guarita, non può essere guarita che da un ritorno alla vita e ai costumi cristiani, poiché, quando si tratta di restaurare società decadenti, è necessario riportarle ai loro principi. Poiché la perfezione di ogni società risiede nel ricercare e realizzare ciò per cui è stata istituita, cosicché la stessa causa che ha dato origine alla società diventa la causa dei movimenti e delle azioni sociali. Quindi, allontanarsi da ciò che è stabilito è corruzione, ritornare ad esso è guarigione. E in tutta verità, come diciamo di tutta la società umana, lo diciamo anche di quella classe di cittadini che si guadagnano da vivere con il lavoro, i quali sono la stragrande maggioranza» (RN, 21).<br />Nel testo si possono osservare diversi aspetti. Uno di essi è di estrema attualità per i nostri tempi, caratterizzati dal naturalismo e dal pluralismo religioso: la centralità del Mistero di Cristo: «Gesù Cristo è il principio e il fine di questi benefici, e poiché da Lui procedono, tutti devono essere riferiti a Lui....]]></itunes:summary><itunes:duration>554</itunes:duration><itunes:keywords>dottrinasocialedellachiesa,enciclica,leonexiii,leonexiv,rerumnovarum</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41a43d82532c23a1d18bd1951e03b8c1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il fascino del conclave smentisce l'idea che la Chiesa non interessi più a nessuno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-fascino-del-conclave-smentisce-l-idea-che-la-chiesa-non-interessi-piu-a-nessuno--66076053</link><description><![CDATA[VIDEO: L'elezione di Papa Leone XIV ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Nvj6jdSqeDo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Nvj6jdSqeDo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8162</a><br /><br />IL FASCINO DEL CONCLAVE SMENTISCE L'IDEA CHE LA CHIESA NON INTERESSI PIU' A NESSUNO di Raffaella Frullone<br /> <br />L'emittente statunitense Abc lo scrive a caratteri cubitali «Gli occhi del mondo sono puntati sulla Città del Vaticano mentre si apre il conclave per eleggere il prossimo Papa». E sono veramente "gli occhi", le orecchie e le telecamere di tutto il mondo quelli che si stanno posizionando sul comignolo della Sistina che da domani inizierà a fumare.<br />Per misurare la globalità dell'interesse basta dare uno sguardo alle testate internazionali che segnano il conto alla rovescia: «133 cardinali arrivano in Vaticano... L'elezione papale sta per iniziare» titola il quotidiano coreano Hankyoreh, «I cardinali si isolano prima del Conclave segreto per eleggere il nuovo Papa» gli fa eco il quotidiano ugandese Monitor. Non è da meno l'interesse nella fredda Norvegia, dove il principale quotidiano mette on line un articolo dal titolo «Nove "curiosità" sul conclave: lo scrutinio segreto per eleggere il nuovo papa». Da giorni in sostanza, in media di tutto il mondo sembrano non parlare d'altro: dall'inglese Time al francese Figaro, dallo spagnolo El mundo fino al Jerusalem Post, passando per Al Jazeera.<br />Non fanno eccezione i media di casa nostra, nemmeno la Gazzetta dello Sport e Vanity Fair si sottraggono dal coro di articoli e interviste sul Conclave, per non parlare dei social, che nell'ultima settimana sono state un'esplosione di contenuti inerenti ai cardinali, al cosiddetto "toto Papa", analisi e controanalisi, pronostici, reel che spaziano dal serio al faceto, caroselli che spiegano, frammenti di interviste, interventi e parole dei protagonisti. Tutto merita sembra essere diventato estremamente affascinante di questo rito che, sulla carta, rappresenta quello che il mondo normalmente avversa. Almeno per tre motivi.<br />Il Conclave è medievale. Pensateci, cardinali chiusi in una stanza, lontani dal mondo reale, per eleggere un leader assoluto, un monarca in carica a vita, in una società che invece invoca partecipazione. In un'epoca di reality show, dove tutto è sotto i riflettori, non c'è niente di più anacronistico. Il mondo invece ha bisogno di confronti aperti, processi democratici, trasparenza.<br />Il conclave è un rito, e i riti sono da superare. Le cerimonie sono ripetitive, fondate su una tradizione che non parla più all'uomo contemporaneo, appaiono oggi come un vestito stretto per la generazione dei millenial, sono una proposta anacronistica. Le liturgie poi sono gabbie incapaci di accogliere le molteplici e variegate forme di spiritualità che il mondo può esprimere.<br />Il Conclave è sessista. E' l'emblema di un potere che esclude le donne. Solo uomini - cardinali - possono eleggere il papa - uomo naturalmente - perpetuando un modello gerarchico e maschile che ignora metà dell'umanità. In un mondo che avanza verso l'equità, e in cui la parità di genere è il nuovo dogma, è inaccettabile che le donne restino escluse non solo dal voto, ma persino dal dibattito. La fede non dovrebbe mai essere ostaggio del patriarcato.<br />Eppure. Il Conclave continua ad affascinare. Perché parla di verità. Al mondo frenetico e confuso, che corre a ritmo di social, il Conclave contrappone una realtà lenta, ordinata, solenne, radicata nella tradizione. Mentre tutto cambia, la Chiesa non cambia, perché ha ancora qualcosa da dire. Non è antica, non è moderna, è eterna. E per questo parla a ogni generazione. Il conclave non è uno spazio per qualunque opinione, ma un rito sacro che segna il legame tra terra e cielo. E non elegge un influencer o un leader politico, ma una guida chiamata all'audacia di ribadire cosa è bene e cosa è male alla luce della Rivelazione. Oggi si chiudono le porte. E sarà silenzio. Gli occhi di tutti saranno puntati su quel comignolo che rappresenta tutto quello che il mondo dice di detestare. Ma che in fondo, oggi come ieri, cerca.<br />Nota di BastaBugie: Federica Di Vito nell'articolo seguente dal titolo "L'irresistibile fascino del comignolo" spiega il paradosso di un mondo che nel misero tentativo di rifuggire Dio, sfugge a se stesso.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone l'8 maggio 2025:<br />Gli occhi del mondo sono puntati su un comignolo. Affascinante, attraente, a tratti irresistibile. Mera curiosità umana? Senz'altro c'è anche quella. Ma basta a spiegare piazza San Pietro gremita di circa 45 mila persone tra giornalisti attenti e turisti dall'andatura distratta? La copertura mondiale su tutti i media esistenti? Gli innumerevoli reportage su giuramenti, liturgie, inni, arte e storia del conclave e della Cappella Sistina? Il boom di streaming per "Conclave" su Netflix?<br />Certo, chi ha fede sta aspettando il vicario di Cristo in terra, «l'apostolo Pietro che ritorna», in questi termini si è espresso il cardinale Battista Re nell'omelia della Missa pro eligendo Papa. Ma tutti gli altri? Non credenti, atei, agnostici... perché rimangono magnetizzati dal comignolo nell'attesa della fumata bianca?<br />Innanzitutto, c'è una buona dose di fascino per riti secolari, un salto nelle radici della nostra civiltà. Sì, esattamente quella civiltà che la cancel culture cerca di sradicare. Quel latino che suscita grandi polemiche in chi non lo vorrebbe nelle scuole, soppiantato magari da ore di educazione sessuale. Quello stesso latino che poi affascina insieme a incensi e litanie. Insomma, nonostante la smania di "cancellare", rimane innegabile a chiunque che la Chiesa abbia regalato all'umanità duemila anni di bellezza, sacralità, solennità. E, è l'interesse universale di questi giorni a confermarcelo, continua a farlo.<br />In secondo luogo, risiede in tutti un'aspirazione primaria, quasi fisiologica. Ed è così che all'"Extra omnes" un brivido ci percorre la schiena. Di fronte al giuramento di segretezza e sacralità ci sentiamo tutti sorvegliati, quasi dovessimo votare anche noi al cospetto del Giudizio universale di Michelangelo. L'intonazione del Veni creator Spiritus risveglia nell'uomo l'anelito a Dio. Così rimaniamo per giorni a osservare un tempo sospeso, un luogo velato, l'incontro sottile tra Cielo e terra. Tutti lasciamo che quelle corde dell'anima troppo spesso inesplorate vengano toccate da un sacro atavico.<br />Tanti intuiscono le realtà velate della fede e ne assaporano la Presenza reale, saldi su quei dogmi che nutrono la vita dei fedeli di tutte le latitudini. E molti si ritrovano incerti sulla sostanza, ma attratti dalla forma. È il paradosso di un mondo che nel misero tentativo di rifuggire Dio, sfugge a se stesso. E che oggi pende letteralmente da un comignolo. Appeso al desiderio di conoscere il volto dell'uomo che si affaccerà dalla loggia centrale del Vaticano. Incuriosito da un conclave segreto. Sembra la convivenza di due mondi opposti, chi attende e prega e chi attende senza sapere cosa fare o pensare. Mondi che si ritrovano vicini, persi nell'istante in cui le porte si chiudono e da lì è mistero. Per tutti, per chi conosce il Mistero rivelato e chi ammira quasi inconsapevolmente un mistero fuori dal tempo e dallo spazio.<br />LEONE ABITERA' NELL'APPARTAMENTO PAPALE DEL PALAZZO APOSTOLICO?<br />Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "Rimossi i sigilli, Leone potrebbe traslocale in terza loggia" spiega che il nuovo pontefice ha riaperto l'appartamento papale del Palazzo Apostolico. E si fa sempre più probabile l'ipotesi che torni ad abitarvi.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il12 maggio 2025:<br />Leone XIV ieri è salito sulla terza loggia del Palazzo Apostolico per riaprire l'appartamento papale e rimuovere i sigilli apposti nel momento in cui è stata dichiarata la sede vacante il 21 aprile scorso. Il Papa era accompagnato dal camerlengo card. Farrell, dal segretario di Stato card. Parolin, dal sostituto per gli Affari Generali mons. Peña Parra, dal segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali mons. Gallagher, e dal reggente della Casa Pontificia, mons. Sapienza. È questo uno dei primi atti di ogni nuovo pontificato, compiuto a suo tempo anche da Francesco, che tuttavia ne utilizzò soltanto biblioteca e studio, preferendo risiedere a Santa Marta - e trasformando comunque in residenza papale un piano di quella che era ed è una struttura alberghiera.<br />Si fa sempre più verosimile l'ipotesi che Leone XIV torni ad abitare nel Palazzo Apostolico, nell'appartamento (tutt'altro che lussuoso, se non secondo certa narrativa) in cui hanno abitato i predecessori fino alla rinuncia di Benedetto XVI. La richiesta al pontefice ancora ignoto sarebbe emersa nel corso delle congregazioni generali che hanno preceduto il conclave, a sanare una delle varie anomalie degli ultimi anni. «Diversi cardinali, nella disamina sullo stato generale della Chiesa, a tal proposito, hanno tirato in ballo anche la questione della dimora papale», riferisce Franca Giansoldati su Il Messaggero, «facendo notare all'assemblea che occorre recuperare la tradizionale residenza pontificia nel Palazzo Apostolico come è sempre stato fino all'arrivo di Francesco, il quale, tra le varie anomalie, ha terremotato anche questo simbolo». Senza contare i problemi logistici, sia in termini di sicurezza che quelli legati inevitabilmente all'incuria di un appartamento non più abitato.<br />Se così fosse, ritornerebbe anche un segno molto significativo per i fedeli che fino al 2013, trovandosi a passare in piazza San Pietro nelle ore serali, alzando lo sguardo potevano vedere la finestra illuminata e sapere che "Pietro è lì".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66076053</guid><pubDate>Tue, 13 May 2025 19:45:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66076053/il_fascino_del_conclave.mp3" length="11552435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: L'elezione di Papa Leone XIV ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Nvj6jdSqeDo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8162

IL FASCINO DEL CONCLAVE SMENTISCE L'IDEA CHE LA CHIESA NON INTERESSI PIU' A NESSUNO di Raffaella Frullone
 ...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: L'elezione di Papa Leone XIV ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Nvj6jdSqeDo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Nvj6jdSqeDo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8162</a><br /><br />IL FASCINO DEL CONCLAVE SMENTISCE L'IDEA CHE LA CHIESA NON INTERESSI PIU' A NESSUNO di Raffaella Frullone<br /> <br />L'emittente statunitense Abc lo scrive a caratteri cubitali «Gli occhi del mondo sono puntati sulla Città del Vaticano mentre si apre il conclave per eleggere il prossimo Papa». E sono veramente "gli occhi", le orecchie e le telecamere di tutto il mondo quelli che si stanno posizionando sul comignolo della Sistina che da domani inizierà a fumare.<br />Per misurare la globalità dell'interesse basta dare uno sguardo alle testate internazionali che segnano il conto alla rovescia: «133 cardinali arrivano in Vaticano... L'elezione papale sta per iniziare» titola il quotidiano coreano Hankyoreh, «I cardinali si isolano prima del Conclave segreto per eleggere il nuovo Papa» gli fa eco il quotidiano ugandese Monitor. Non è da meno l'interesse nella fredda Norvegia, dove il principale quotidiano mette on line un articolo dal titolo «Nove "curiosità" sul conclave: lo scrutinio segreto per eleggere il nuovo papa». Da giorni in sostanza, in media di tutto il mondo sembrano non parlare d'altro: dall'inglese Time al francese Figaro, dallo spagnolo El mundo fino al Jerusalem Post, passando per Al Jazeera.<br />Non fanno eccezione i media di casa nostra, nemmeno la Gazzetta dello Sport e Vanity Fair si sottraggono dal coro di articoli e interviste sul Conclave, per non parlare dei social, che nell'ultima settimana sono state un'esplosione di contenuti inerenti ai cardinali, al cosiddetto "toto Papa", analisi e controanalisi, pronostici, reel che spaziano dal serio al faceto, caroselli che spiegano, frammenti di interviste, interventi e parole dei protagonisti. Tutto merita sembra essere diventato estremamente affascinante di questo rito che, sulla carta, rappresenta quello che il mondo normalmente avversa. Almeno per tre motivi.<br />Il Conclave è medievale. Pensateci, cardinali chiusi in una stanza, lontani dal mondo reale, per eleggere un leader assoluto, un monarca in carica a vita, in una società che invece invoca partecipazione. In un'epoca di reality show, dove tutto è sotto i riflettori, non c'è niente di più anacronistico. Il mondo invece ha bisogno di confronti aperti, processi democratici, trasparenza.<br />Il conclave è un rito, e i riti sono da superare. Le cerimonie sono ripetitive, fondate su una tradizione che non parla più all'uomo contemporaneo, appaiono oggi come un vestito stretto per la generazione dei millenial, sono una proposta anacronistica. Le liturgie poi sono gabbie incapaci di accogliere le molteplici e variegate forme di spiritualità che il mondo può esprimere.<br />Il Conclave è sessista. E' l'emblema di un potere che esclude le donne. Solo uomini - cardinali - possono eleggere il papa - uomo naturalmente - perpetuando un modello gerarchico e maschile che ignora metà dell'umanità. In un mondo che avanza verso l'equità, e in cui la parità di genere è il nuovo dogma, è inaccettabile che le donne restino escluse non solo dal voto, ma persino dal dibattito. La fede non dovrebbe mai essere ostaggio del patriarcato.<br />Eppure. Il Conclave continua ad affascinare. Perché parla di verità. Al mondo frenetico e confuso, che corre a ritmo di social, il Conclave contrappone una realtà lenta, ordinata, solenne, radicata nella tradizione. Mentre tutto cambia, la Chiesa non cambia, perché ha ancora qualcosa da dire. Non è antica, non è moderna, è eterna. E per questo parla a ogni generazione. Il conclave non è uno spazio per qualunque opinione, ma un rito sacro che segna il legame tra terra e cielo. E non elegge un influencer o un leader politico, ma una guida chiamata...]]></itunes:summary><itunes:duration>722</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,comignolo,conclave,gabbiano,sistina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4016ee1b798a0c2d6936906a3ba9b45c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il voto della maggioranza? Condannò a morte Gesù!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-voto-della-maggioranza-condanno-a-morte-gesu--65681765</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8141" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8141</a><br /><br />IL VOTO DELLA MAGGIORANZA? CONDANNO' A MORTE GESU'! di Fabrizio Porcella<br /> <br />La lettura della Passione ci ha presentato, anche quest'anno, la celebre offerta di Ponzio Pilato alla folla: Chi preferite, Gesù o Barabba? Confrontarsi con Cristo è sempre impegnativo per la mente umana; diciamo che è anche disturbante, perché ci obbliga a schierarci: o con Lui o contro.<br />Ma se scegliamo Lui, allora ci sono delle conseguenze: tutta la mia vita cambia, le mie decisioni, le mie preferenze. Anche le mie comodità rischiano di saltare, e a nessuno di noi piace farsi cambiare la vita da un altro, neppure se quest'Altro dice di essere Dio! "Se liberi costui, non sei amico di Cesare!", berciava la folla in faccia al magistrato romano.<br />Immaginiamo che cosa può essere passato nella mente di Pilato: una denuncia all'Imperatore contro di lui, una rimozione, un trasferimento o peggio... No, no, facciamo scegliere alla gente... del resto la maggioranza vince, è un principio di civiltà, no?<br />Ecco, possiamo definire Ponzio Pilato il fondatore del liberalismo (che tante sofferenze darà alla Chiesa nei secoli). Si lascia la Verità al gioco dei numeri, delle decisioni plebiscitarie; e Gesù ha perso quel voto, il primo di una lunga serie di sconfitte democratiche che il mondo "civilizzato" avrebbe inflitto alla cristianità.<br />Siamo sinceri: anche diversi cattolici contemporanei vorrebbero che fossero le maggioranze a decidere sulle grandi questioni che agitano il nostro oggi; vorrebbero che su Gesù Cristo e le Sue esigenze fossero i numeri a decidere. E se la Verità insegnata dalla Chiesa si trovasse in minoranza... pazienza, ci sarà sempre un Barabba pronto a prendere il suo posto.<br />L'importante è non dispiacere alla maggioranza, giusto? Signore, abbi pietà di noi ! Signore, liberaci dalla tirannia di piacere agli altri!<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "La politica alla Lavanda dei piedi" spiega che anche quest'anno la politica è entrata nella liturgia del Giovedì Santo, snaturando il senso spirituale ed ecclesiale della lavanda dei piedi. Il caso più eclatante a Napoli, dove il cardinale Battaglia ha lavato i piedi a un attivista Lgbt.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 aprile 2025:<br />L'arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, durante i riti del Giovedì Santo, ha lavato i piedi ad un attivista per i diritti LGBT, ossia per la parità di tutti i generi, ben oltre quelli naturali di maschio e femmina. Qualcosa di analogo anche al canto del Te Deum di fine anno 2024, quando il cardinale aveva invitato un gruppo di attivisti LGBT ad esporre le proprie iniziative. Quello di ieri l'altro è stato un nuovo atto politico, se non di politica partitica, senz'altro di politica ecclesiastica secondo il nuovo indirizzo "dentro tutti".<br />Che la politica entri ormai anche nella liturgia del Giovedì Santo disturba non poco. Tra l'altro, in questo caso si trattava di un attivista. Se il messaggio era di dire che la Chiesa è a servizio dei poveri, di tutti i poveri, anche di coloro che soffrono per la situazione difficile in cui si trovano, la presenza tra i "dodici apostoli" di un attivista che vuole cambiare cultura e leggi del nostro Paese in contrasto con quanto dice la ragione e la rivelazione è stato sicuramente fuori luogo. Inserendo un attivista, era evidente che si chiamava in causa la lotta politica per questi scopi. Qui la sfumatura politica esula perfino dall'ecclesialese e raggiunge il politichese vero e proprio.<br />Ammesso e non concesso che sia un bene inserire nella lavanda dei piedi, di volta in volta, categorie sociali "disagiate", perché non si mette mai qualcuno di coloro che sono stati incarcerati per aver pregato, perfino in silenzio, perché Dio ci salvi dalla piaga dell'aborto? Perché non lavare i piedi ad uno o una che ha deciso di rimanere fedele al coniuge nonostante la separazione da costui o costei voluta? Oppure a qualcuno che ha dato la vita per salvare altre vite dal suicidio? Quando si scende a lavare i piedi alle singole situazioni di vita, è logico che si deve selezionare, correndo il rischio di discriminare. Soprattutto oggi si corre il rischio di andare solo in un senso, quello del vento dominante e così il rito diventa propaganda ecclesiale.<br />Nel 2016 - allora il prefetto del Culto divino era il cardinale Robert Sarah - papa Francesco aveva cambiato il rito della Missa in Coena Domini, stabilendo che si potessero lavare i piedi anche di «uomini e donne, e convenientemente di giovani e anziani, sani e malati, chierici consacrati, laici». Anche il numero poteva non essere più il 12, ma sarebbe bastato "un gruppetto". Si trattava di una piccola variazione, ma significativa perché ci si allontanava dall'adesione a quanto era avvenuto secondo i Vangeli. Francesco stesso lavò i piedi ad alcuni richiedenti asilo, molti dei quali di altre religioni. La stampa non si lasciò scappare l'occasione di chiamare quella scelta una scelta politica. C'è poi quell'avverbio "convenientemente". Non chiunque, sembra di capire. Sia nel caso dei richiedenti asilo sia ora in questo caso dell'attivista LGBT, non sembra che il senso di quell'avverbio sia stato rispettato.<br />La lavanda dei piedi ai dodici apostoli assume un significato spirituale ed ecclesiale. La lavanda dei piedi a soggetti che rientrano in categorie politiche ne assume uno sociale e politico. Il tutto lascia pensare che il cristianesimo sia comunque ridotto a una forma di assistenza sociale e di lotta ai disagi.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65681765</guid><pubDate>Wed, 23 Apr 2025 15:40:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65681765/il_voto_della_maggioranza.mp3" length="6022835" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8141

IL VOTO DELLA MAGGIORANZA? CONDANNO' A MORTE GESU'! di Fabrizio Porcella
 
La lettura della Passione ci ha presentato, anche quest'anno, la celebre offerta di Ponzio Pilato alla folla: Chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8141" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8141</a><br /><br />IL VOTO DELLA MAGGIORANZA? CONDANNO' A MORTE GESU'! di Fabrizio Porcella<br /> <br />La lettura della Passione ci ha presentato, anche quest'anno, la celebre offerta di Ponzio Pilato alla folla: Chi preferite, Gesù o Barabba? Confrontarsi con Cristo è sempre impegnativo per la mente umana; diciamo che è anche disturbante, perché ci obbliga a schierarci: o con Lui o contro.<br />Ma se scegliamo Lui, allora ci sono delle conseguenze: tutta la mia vita cambia, le mie decisioni, le mie preferenze. Anche le mie comodità rischiano di saltare, e a nessuno di noi piace farsi cambiare la vita da un altro, neppure se quest'Altro dice di essere Dio! "Se liberi costui, non sei amico di Cesare!", berciava la folla in faccia al magistrato romano.<br />Immaginiamo che cosa può essere passato nella mente di Pilato: una denuncia all'Imperatore contro di lui, una rimozione, un trasferimento o peggio... No, no, facciamo scegliere alla gente... del resto la maggioranza vince, è un principio di civiltà, no?<br />Ecco, possiamo definire Ponzio Pilato il fondatore del liberalismo (che tante sofferenze darà alla Chiesa nei secoli). Si lascia la Verità al gioco dei numeri, delle decisioni plebiscitarie; e Gesù ha perso quel voto, il primo di una lunga serie di sconfitte democratiche che il mondo "civilizzato" avrebbe inflitto alla cristianità.<br />Siamo sinceri: anche diversi cattolici contemporanei vorrebbero che fossero le maggioranze a decidere sulle grandi questioni che agitano il nostro oggi; vorrebbero che su Gesù Cristo e le Sue esigenze fossero i numeri a decidere. E se la Verità insegnata dalla Chiesa si trovasse in minoranza... pazienza, ci sarà sempre un Barabba pronto a prendere il suo posto.<br />L'importante è non dispiacere alla maggioranza, giusto? Signore, abbi pietà di noi ! Signore, liberaci dalla tirannia di piacere agli altri!<br />Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "La politica alla Lavanda dei piedi" spiega che anche quest'anno la politica è entrata nella liturgia del Giovedì Santo, snaturando il senso spirituale ed ecclesiale della lavanda dei piedi. Il caso più eclatante a Napoli, dove il cardinale Battaglia ha lavato i piedi a un attivista Lgbt.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 aprile 2025:<br />L'arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, durante i riti del Giovedì Santo, ha lavato i piedi ad un attivista per i diritti LGBT, ossia per la parità di tutti i generi, ben oltre quelli naturali di maschio e femmina. Qualcosa di analogo anche al canto del Te Deum di fine anno 2024, quando il cardinale aveva invitato un gruppo di attivisti LGBT ad esporre le proprie iniziative. Quello di ieri l'altro è stato un nuovo atto politico, se non di politica partitica, senz'altro di politica ecclesiastica secondo il nuovo indirizzo "dentro tutti".<br />Che la politica entri ormai anche nella liturgia del Giovedì Santo disturba non poco. Tra l'altro, in questo caso si trattava di un attivista. Se il messaggio era di dire che la Chiesa è a servizio dei poveri, di tutti i poveri, anche di coloro che soffrono per la situazione difficile in cui si trovano, la presenza tra i "dodici apostoli" di un attivista che vuole cambiare cultura e leggi del nostro Paese in contrasto con quanto dice la ragione e la rivelazione è stato sicuramente fuori luogo. Inserendo un attivista, era evidente che si chiamava in causa la lotta politica per questi scopi. Qui la sfumatura politica esula perfino dall'ecclesialese e raggiunge il politichese vero e proprio.<br />Ammesso e non concesso che sia un bene inserire nella lavanda dei piedi, di volta in volta, categorie sociali "disagiate", perché non si mette mai qualcuno di coloro che sono stati incarcerati per aver pregato, perfino in silenzio, perché Dio ci salvi dalla...]]></itunes:summary><itunes:duration>377</itunes:duration><itunes:keywords>cristianità,democrazia,ecclesiastici,lgbt,maggioranza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b74a24b35f8329843ce5ab0add0e315b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I monaci benedettini di Norcia: custodi del gregoriano e della birra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-monaci-benedettini-di-norcia-custodi-del-gregoriano-e-della-birra--65446612</link><description><![CDATA[VIDEO: I monaci di Norcia ➜ <a href="https://youtu.be/vVT1yzNXGUY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/vVT1yzNXGUY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8125" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8125</a><br /><br />I MONACI BENEDETTINI DI NORCIA: CUSTODI DEL GREGORIANO E... DELLA BIRRA di Andrea Galli<br /> <br />Grande festa oggi sulle colline appena fuori Norcia, in via Case Sparse. La comunità dei benedettini che lì risiede rende grazie per tre traguardi raggiunti. In primis i 25 anni di vita: la comunità fu fondata nel 1999 a Roma, dove ebbe i suoi inizi avventurosi prima di approdare fra i monti Sibillini. Poi la fine del restauro del complesso monastico, un antico convento dei cappuccini, dove i monaci si sono trasferiti dopo il terremoto del 2016 che ha distrutto il loro precedente monastero, contiguo alla concattedrale di Norcia. «Avevamo già comprato l'edificio e il terreno dalla diocesi, nel 2007 - spiega dom Benedetto Nivakoff - perché cercavamo un posto più tranquillo e silenzioso rispetto al centro di Norcia, ma il sisma ci ha costretti ad accelerare i nostri progetti». Infine l'elevazione canonica di quello che era tecnicamente un priorato benedettino e dallo scorso 25 maggio è un'abbazia, l'Abbazia di San Benedetto in Monte. Tre traguardi che insieme significano il ritorno pieno, ufficiale e stabile dei figli di san Benedetto nel luogo dove nacque il loro padre e padre del monachesimo d'Occidente, ma da dove gli ultimi benedettini se n'erano andati nel lontano 1810, a causa delle leggi napoleoniche, lasciando un vuoto che è stato riempito solo due secoli dopo, poco meno. A dimostrazione che le radici cristiane dell'Europa e anche delle nostre terre quando sembrano sofferenti, o financo morte, con la giusta linfa si possono riprendere più prontamente di quanto si pensi.<br />La linfa in questo caso è arrivata tramite un religioso statunitense, Cassian Folsom. Nato nel 1955 a Lynn, nel Massachusetts, fattosi benedettino nell'abbazia di Saint Meinrad, nell'Indiana, padre Folsom venne in Italia per approfondire gli studi di liturgia e tra il 1997 e il 2000 ricoprì la carica di vice-rettore del Pontificio ateneo Sant'Anselmo (dove tuttora insegna). Nel 1995, mentre era su un treno diretto a Napoli, aveva avuto però l'ispirazione per un progetto extra accademico, ossia dar vita a una comunità che riprendesse il carisma e lo stile originario dell'ordine benedettino. La fondazione avvenne appunto a Roma nel 1999. Padre Folsom e tre benedettini americani si sistemarono in un piccolo appartamento nella capitale, con una stanza adibita a cappella. Nel 1999 la Santa Sede concesse loro l'approvazione canonica e nel 2000 si manifestò la possibilità di insediarsi a Norcia. Nel 2001 un estimatore di padre Folsom, il cardinale Joseph Ratzinger, si recò in Umbria per celebrare con lui e i suoi confratelli la festa di san Benedetto: per tutti una conferma speciale del cammino intrapreso.<br />«Oggi siamo venti monaci - spiega dom Nivakoff, originario di New York, eletto abate lo scorso 28 maggio - provenienti da dieci Paesi: Italia, Stati Uniti, Germania, Polonia, Portogallo, Gran Bretagna, Brasile, Indonesia, Slovenia e Canada. L'età media è di 30 anni». L'eterogeneità delle nazionalità si deve anche al fatto che all'abbazia arrivano pellegrini, turisti e curiosi da diverse parti del mondo, spesso approfittando di vacanze o viaggi di studio in Italia.<br />Il ritorno alle origini del carisma si riflette nella scelta liturgica fondativa - il rito benedettino antico - in una vita di preghiera particolarmente esigente - sveglia alle 3,30 ogni mattina - e nel recupero degli antichi digiuni dell'ordine - un solo pasto al giorno tra il 15 settembre e il tempo di Pasqua. Ora et labora. Per quanto riguardo il labora, tra l'altro i monaci di Norcia hanno elaborato da una decina d'anni la Birra Nursia, che porta come motto Ut laetificet cor, il prodotto con cui cercano di essere autosufficienti e che si inserisce in una tradizione gloriosa di birre monastiche. «Ora che abbiamo completato il restauro del monastero - chiosa dom Nivakoff - potremo dedicarci con più impegno alla nostra birra, cercando anche di farla conoscere meglio». [...]<br />Nota di BastaBugie: l'articolo dal titolo "Nursia, la birra dei monaci di Norcia vince tre volte" racconta come la birra dei monaci di Norcia sia diventata così apprezzata nel mondo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul Sito del Timone il 3 aprile 2025:<br />La prima sede di Birra Nursia, situata accanto alla Basilica di San Benedetto a Norcia, è stata resa inagibile dai terremoti del 2016. Ma i discepoli di San Benedetto che vivono nella sua città natale non hanno mollato il loro "pane liquido", come veniva chiamata la birra nei monasteri durante i periodi di digiuno.<br />Ed ora, che vivono nel ristrutturato monastero di San Benedetto in Monte, da poco elevato ad Abbazia, si godono i premi che la loro Birra Nursia ha raggiunto. Untappd, la più rilevante community al mondo nel settore delle birre artigianali, ha premiato Birra Nursia Tripel con la medaglia d'oro come migliore Belgian Tripel italiana, Birra Nursia Bionda con l'argento come seconda Belgian Blonde del Paese e Birra Nursia Extra, già considerata "imperdibile" da Slow Food, con il bronzo come terza Belgian Strong Dark Ale prodotta nello Stivale. Questi riconoscimenti arrivano in occasione degli Untappd Community Awards e si basano su migliaia di recensioni offerte da esperti e appassionati di birra.<br />Birra Nursia è prodotta dal 2012 dai monaci benedettini di Norcia e le sue tre ricette sono state sviluppate nel solco dell'antica tradizione birraria monastica belga. La sua lavorazione avviene con metodi artigianali, attraverso un processo lungo e attento e facendo uso di ingredienti selezionati tra cui il malto umbro. Dopo il terremoto del 2016 è iniziata un'amichevole collaborazione tra la comunità benedettina e Mastri Birrai Umbri. Affinché Birra Nursia potesse continuare a essere apprezzata in Umbria, in Italia e all'estero, il birrificio di Gualdo Cattaneo ha offerto ai monaci di utilizzare i suoi impianti, a una sola condizione: che fossero i monaci stessi a produrre la birra, per garantire l'autenticità del prodotto e il rispetto delle ricette originali.<br />«Birra Nursia», dice Dom Agostino Wilmeth, monaco dell'Abbazia di San Benedetto in Monte e mastro birraio di Birra Nursia, «è nata dall'idea che una buona bevanda potesse accompagnare le prelibatezze gastronomiche di Norcia, conosciute in tutto il mondo. La nostra birra sostiene la vita dell'Abbazia ma contribuisce anche all'economia della città, che ha tanto sofferto nell'ultimo decennio. Vorremmo condividere simbolicamente questi premi con tutti i nursini: la qualità e la tradizione sono valori forti nella Regola di San Benedetto e qui a Norcia, e Birra Nursia li ha ricevuti in eredità».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65446612</guid><pubDate>Tue, 08 Apr 2025 21:27:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65446612/i_monaci_benedettini_di_norcia.mp3" length="8243871" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: I monaci di Norcia ➜ https://youtu.be/vVT1yzNXGUY

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8125

I MONACI BENEDETTINI DI NORCIA: CUSTODI DEL GREGORIANO E... DELLA BIRRA di Andrea Galli
 
Grande festa oggi sulle colline appena fuori...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: I monaci di Norcia ➜ <a href="https://youtu.be/vVT1yzNXGUY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/vVT1yzNXGUY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8125" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8125</a><br /><br />I MONACI BENEDETTINI DI NORCIA: CUSTODI DEL GREGORIANO E... DELLA BIRRA di Andrea Galli<br /> <br />Grande festa oggi sulle colline appena fuori Norcia, in via Case Sparse. La comunità dei benedettini che lì risiede rende grazie per tre traguardi raggiunti. In primis i 25 anni di vita: la comunità fu fondata nel 1999 a Roma, dove ebbe i suoi inizi avventurosi prima di approdare fra i monti Sibillini. Poi la fine del restauro del complesso monastico, un antico convento dei cappuccini, dove i monaci si sono trasferiti dopo il terremoto del 2016 che ha distrutto il loro precedente monastero, contiguo alla concattedrale di Norcia. «Avevamo già comprato l'edificio e il terreno dalla diocesi, nel 2007 - spiega dom Benedetto Nivakoff - perché cercavamo un posto più tranquillo e silenzioso rispetto al centro di Norcia, ma il sisma ci ha costretti ad accelerare i nostri progetti». Infine l'elevazione canonica di quello che era tecnicamente un priorato benedettino e dallo scorso 25 maggio è un'abbazia, l'Abbazia di San Benedetto in Monte. Tre traguardi che insieme significano il ritorno pieno, ufficiale e stabile dei figli di san Benedetto nel luogo dove nacque il loro padre e padre del monachesimo d'Occidente, ma da dove gli ultimi benedettini se n'erano andati nel lontano 1810, a causa delle leggi napoleoniche, lasciando un vuoto che è stato riempito solo due secoli dopo, poco meno. A dimostrazione che le radici cristiane dell'Europa e anche delle nostre terre quando sembrano sofferenti, o financo morte, con la giusta linfa si possono riprendere più prontamente di quanto si pensi.<br />La linfa in questo caso è arrivata tramite un religioso statunitense, Cassian Folsom. Nato nel 1955 a Lynn, nel Massachusetts, fattosi benedettino nell'abbazia di Saint Meinrad, nell'Indiana, padre Folsom venne in Italia per approfondire gli studi di liturgia e tra il 1997 e il 2000 ricoprì la carica di vice-rettore del Pontificio ateneo Sant'Anselmo (dove tuttora insegna). Nel 1995, mentre era su un treno diretto a Napoli, aveva avuto però l'ispirazione per un progetto extra accademico, ossia dar vita a una comunità che riprendesse il carisma e lo stile originario dell'ordine benedettino. La fondazione avvenne appunto a Roma nel 1999. Padre Folsom e tre benedettini americani si sistemarono in un piccolo appartamento nella capitale, con una stanza adibita a cappella. Nel 1999 la Santa Sede concesse loro l'approvazione canonica e nel 2000 si manifestò la possibilità di insediarsi a Norcia. Nel 2001 un estimatore di padre Folsom, il cardinale Joseph Ratzinger, si recò in Umbria per celebrare con lui e i suoi confratelli la festa di san Benedetto: per tutti una conferma speciale del cammino intrapreso.<br />«Oggi siamo venti monaci - spiega dom Nivakoff, originario di New York, eletto abate lo scorso 28 maggio - provenienti da dieci Paesi: Italia, Stati Uniti, Germania, Polonia, Portogallo, Gran Bretagna, Brasile, Indonesia, Slovenia e Canada. L'età media è di 30 anni». L'eterogeneità delle nazionalità si deve anche al fatto che all'abbazia arrivano pellegrini, turisti e curiosi da diverse parti del mondo, spesso approfittando di vacanze o viaggi di studio in Italia.<br />Il ritorno alle origini del carisma si riflette nella scelta liturgica fondativa - il rito benedettino antico - in una vita di preghiera particolarmente esigente - sveglia alle 3,30 ogni mattina - e nel recupero degli antichi digiuni dell'ordine - un solo pasto al giorno tra il 15 settembre e il tempo di Pasqua. Ora et labora. Per quanto riguardo il labora, tra l'altro i monaci di Norcia hanno elaborato da una decina d'anni la Birra Nursia, che porta come motto Ut laetificet cor, il...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>benedettini,birra,gregoriano,monaci,norcia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2c64ff631dfdb471d7ffefb890d9b348.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Messico, barriere di donne per difendere le chiese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/messico-barriere-di-donne-per-difendere-le-chiese--65317014</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8121" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8121</a><br /><br />MESSICO, BARRIERE DI DONNE PER DIFENDERE LE CHIESE DAGLI ASSALTI FEMMINISTI<br />Un appuntamento drammaticamente abituale per attacchi vandalici e aggressioni a danno delle chiese cattoliche<br />di Paola Belletti<br /> <br />L'8 marzo in America latina era diventato un appuntamento drammaticamente abituale per attacchi vandalici e aggressioni a danno delle chiese cattoliche. Autori degli atti tanto gravi e per giunta non inediti? Delle donne. In un precipizio ideologico che ha fatto dell'aborto il simbolo, la vetta e la sintesi della liberazione delle donne secondo certo femminismo, si legge su Lifesitenews, «le femministe di tutta l'America Latina hanno ormai fatto della tradizione di scatenare rabbia e odio contro le chiese cattoliche in occasione della Giornata internazionale della donna, vandalizzandone i santuari e in alcuni casi attaccando violentemente le infrastrutture. Qualche anno fa, gli agenti di polizia che sorvegliavano una chiesa cattolica a Salta, in Argentina, sono stati picchiati da una folla femminista e uno è stato portato in una clinica sanitaria d'urgenza per le cure, secondo Radio Station Cadena 3».<br />Sabato scorso, però, in Messico altre donne hanno messo in atto una robusta e pacifica difesa delle chiese, per difenderle dagli assalti violenti delle femministe. A Guadalajara, come documentano alcuni video, si vede una catena di donne che, tenendosi per mano intorno al perimetro dell'edificio sacro, forma una barriera umana per impedire che le intenzioni degli aggressori, anzi visto che il femminile in questo caso esiste è il caso di specificare: delle aggreditrici, arrivassero al loro malevole fine.<br />«Sia la chiesa di Nostra Signora del Carmen che la cattedrale metropolitana erano protette da barriere umane, ha riportato il quotidiano messicano locale. (...) Le dimostranti femministe che hanno marciato sabato portavano cartelli con la scritta "Il mio corpo, la mia scelta", ma quest'anno El Occidental non ha segnalato episodi di violenza o vandalismo». Solo due anni fa, sempre alla stessa data che dovrebbe essere occasione condivisa di promozione per una vera emancipazione della donna, il Messico era stato il paese dell'America latina che aveva registrato il maggior numero degli episodi di violenza.<br />Come riporta un articolo di Nca all'epoca dei fatti «nella capitale del paese, Città del Messico, i manifestanti hanno attaccato la cattedrale metropolitana situata in Constitution Plaza. Di fronte alle recinzioni che proteggono la chiesa, hanno optato per abbattere un semaforo lì vicino. Nelle immagini condivise dai media locali, si vedono diverse donne colpire parte della recinzione nel tentativo di distruggerla, mentre la polizia cerca di disperderle sparando gas lacrimogeni». Fatti simili erano avvenuti anche a Puebla, città a sud est della capitale, dove le femministe hanno cercato di distruggere le statue degli angeli di fronte alla cattedrale. Stessa sorte per Mérida dove gli gruppi femministi hanno imbrattato i muri della cattedrale di sant'Ildefonso dello Yucatán: uno dei graffiti recitava a grandi caratteri il messaggio "Abort the Church", Abortire la Chiesa.<br />L'elenco non si esaurisce qui, altri assalti hanno colpito la polizia e i fedeli che proteggevano la chiesa di El Beaterio a Xalapa e tra gli slogan urlati e ripetuti c'erano "Togliete i vostri rosari dalle nostre ovaie" e "Morte ai pro-life". Tutti atti emblematici del pacifismo e della tolleranza che contraddistinguono il femminismo nella sua espressione più recente, così come la resistenza ferma ma pacifica delle donne che si sono messe a protezione delle chiese mostra un altro volto, un altro modo di essere donna e di promuovere la vita, la verità e la vera liberazione che è e resta, alla fine, solo quella dal peccato, di cui è perenne dispensatore solo Cristo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65317014</guid><pubDate>Wed, 02 Apr 2025 14:53:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65317014/messico_barriere_di_donne_per_difendere_le_chiese.mp3" length="4832488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8121

MESSICO, BARRIERE DI DONNE PER DIFENDERE LE CHIESE DAGLI ASSALTI FEMMINISTI
Un appuntamento drammaticamente abituale per attacchi vandalici e aggressioni a danno delle chiese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8121" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8121</a><br /><br />MESSICO, BARRIERE DI DONNE PER DIFENDERE LE CHIESE DAGLI ASSALTI FEMMINISTI<br />Un appuntamento drammaticamente abituale per attacchi vandalici e aggressioni a danno delle chiese cattoliche<br />di Paola Belletti<br /> <br />L'8 marzo in America latina era diventato un appuntamento drammaticamente abituale per attacchi vandalici e aggressioni a danno delle chiese cattoliche. Autori degli atti tanto gravi e per giunta non inediti? Delle donne. In un precipizio ideologico che ha fatto dell'aborto il simbolo, la vetta e la sintesi della liberazione delle donne secondo certo femminismo, si legge su Lifesitenews, «le femministe di tutta l'America Latina hanno ormai fatto della tradizione di scatenare rabbia e odio contro le chiese cattoliche in occasione della Giornata internazionale della donna, vandalizzandone i santuari e in alcuni casi attaccando violentemente le infrastrutture. Qualche anno fa, gli agenti di polizia che sorvegliavano una chiesa cattolica a Salta, in Argentina, sono stati picchiati da una folla femminista e uno è stato portato in una clinica sanitaria d'urgenza per le cure, secondo Radio Station Cadena 3».<br />Sabato scorso, però, in Messico altre donne hanno messo in atto una robusta e pacifica difesa delle chiese, per difenderle dagli assalti violenti delle femministe. A Guadalajara, come documentano alcuni video, si vede una catena di donne che, tenendosi per mano intorno al perimetro dell'edificio sacro, forma una barriera umana per impedire che le intenzioni degli aggressori, anzi visto che il femminile in questo caso esiste è il caso di specificare: delle aggreditrici, arrivassero al loro malevole fine.<br />«Sia la chiesa di Nostra Signora del Carmen che la cattedrale metropolitana erano protette da barriere umane, ha riportato il quotidiano messicano locale. (...) Le dimostranti femministe che hanno marciato sabato portavano cartelli con la scritta "Il mio corpo, la mia scelta", ma quest'anno El Occidental non ha segnalato episodi di violenza o vandalismo». Solo due anni fa, sempre alla stessa data che dovrebbe essere occasione condivisa di promozione per una vera emancipazione della donna, il Messico era stato il paese dell'America latina che aveva registrato il maggior numero degli episodi di violenza.<br />Come riporta un articolo di Nca all'epoca dei fatti «nella capitale del paese, Città del Messico, i manifestanti hanno attaccato la cattedrale metropolitana situata in Constitution Plaza. Di fronte alle recinzioni che proteggono la chiesa, hanno optato per abbattere un semaforo lì vicino. Nelle immagini condivise dai media locali, si vedono diverse donne colpire parte della recinzione nel tentativo di distruggerla, mentre la polizia cerca di disperderle sparando gas lacrimogeni». Fatti simili erano avvenuti anche a Puebla, città a sud est della capitale, dove le femministe hanno cercato di distruggere le statue degli angeli di fronte alla cattedrale. Stessa sorte per Mérida dove gli gruppi femministi hanno imbrattato i muri della cattedrale di sant'Ildefonso dello Yucatán: uno dei graffiti recitava a grandi caratteri il messaggio "Abort the Church", Abortire la Chiesa.<br />L'elenco non si esaurisce qui, altri assalti hanno colpito la polizia e i fedeli che proteggevano la chiesa di El Beaterio a Xalapa e tra gli slogan urlati e ripetuti c'erano "Togliete i vostri rosari dalle nostre ovaie" e "Morte ai pro-life". Tutti atti emblematici del pacifismo e della tolleranza che contraddistinguono il femminismo nella sua espressione più recente, così come la resistenza ferma ma pacifica delle donne che si sono messe a protezione delle chiese mostra un altro volto, un altro modo di essere donna e di promuovere la vita, la verità e la vera liberazione che è e resta, alla fine, solo quella dal peccato, di cui è perenne dispensatore...]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>assalti,barrieredidonne,difenderelechiese,femministe,messico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0bb9bd57e9cf7c8f185cecb3d289f2c5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La miracolosa storia dell'Unitalsi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-miracolosa-storia-dell-unitalsi--65135940</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜  <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8112" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8112</a><br /><br />LA MIRACOLOSA STORIA DELL'UNITALSI CHE PORTA A LOURDES 40MILA MALATI ALL'ANNO<br />Un giovane a Lourdes nel 1903 minacciò il suicidio se non fosse stato guarito dalla Madonna... ma accadde l'impensabile<br />di Francesco De Sanctis<br /> <br />C'è un treno bianco che, silenzioso, percorrendo le Alpi, porta i malati in pellegrinaggio a Lourdes. Tutti lo vedono, pochi però sanno che ogni passeggero ha una storia da raccontare. Una storia di sofferenza, di lacrime, di pianti, di fede perduta e poi ritrovata. Ogni storia ha però un "comun denominatore": la speranza di un miracolo, l'abbandono fiducioso nella Mamma celeste, Lei sola che può asciugare tutte le lacrime del mondo.<br />Ora il treno è partito, e decine e decine di malati andranno a pregare l'Immacolata nel bellissimo santuario di Lourdes. Tutti conoscono l'UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Malati a Lourdes), ma non molti sanno però che la sua genesi è dovuta ad un singolare miracolo della Madonna. Un giovane ammalato, esasperato dal dolore, aveva gridato, davanti alla grotta di santa Bernadette: «O la Madonna a Lourdes mi guarisce, oppure là, dinanzi al suo santuario mi uccido!».<br />Egli chiedeva un intervento dall'alto, supplicando la Madonna stessa di guarirlo. Cosa accadde in seguito?<br />Nel 1903 fu organizzato un pellegrinaggio nazionale a Lourdes, diretto da monsignor Radini Tedeschi, vescovo di Bergamo. Viaggiavano per proprio conto quattro ammalati, uno dei quali attirava l'attenzione per la sua figura. Era un giovane romano di circa 30 anni, dal viso pallido, dallo sguardo truce. Il suo comportamento, il suo fare sprezzante ed altero allontanavano da lui quella naturale e spontanea simpatia, che ogni anima cristiana sente verso un infelice. Solo a guardarlo negli occhi si capiva che quel poveretto doveva sostenere dentro di sé una lotta terribile, che poteva volgere al tragico. Ma la Vergine vegliava amorosamente su quel giovane. Avrebbe Essa permesso che ai suoi piedi, un suo figlio, in un momento di follia... di disperazione, mandasse ad effetto il suo triste disegno?<br />Il 2 settembre era il giorno stabilito per il ritorno in Italia. Una giornata triste. Dopo un ultimo commovente saluto alla grotta, i pellegrini si affrettarono alla stazione. Nell'attraversare i binari, dentro una carrozzella, giaceva il giovane pallido, sfinito dal male; ma il suo sguardo questa volta era lieto e sereno. Era così trasformato che quasi non sembrava lui. Invece era lui, proprio lui: il giovane malato che poco prima aveva minacciato il suicidio ora appariva trasfigurato e guarito nell'anima. Aveva gettato via la rivoltella con cui voleva togliersi la vita. Lasciamogli però la parola: «Sono venuto a Lourdes deciso a porre fine ai miei giorni con un colpo di rivoltella qualora non avessi ottenuto la guarigione. Iddio ha disposto altrimenti ed un sorriso della Vergine è bastato a mutarmi. Mi sento rassegnato, mi sento felice nella mia infelicità e voglio dedicare le mie deboli forze per onorare la Madonna».<br />Quel giovane, Giovanni Battista Tommasi, mantenne la parola. Tornato a Roma, manifesto a monsignor Radini Tedeschi l'idea di fondare "L'unione Nazionale Italiana Trasporto Malati a Lourdes". Monsignor Radini accettò l'idea, l'aiutò, l'assecondò ed in breve tempo sorse in Roma l'associazione. Il giovane ne fu non solo il fondatore, ma il primo presidente per parecchi anni.<br />Oggi l'UNITALSI porta ogni anno a Lourdes circa 40mila pellegrini in risposta all'appello della Vergine alla piccola Bernadette: «Si venga qui in processione». Così è stato e sempre sarà. Ogni anno migliaia di persone si mettono in cammino verso Lourdes, con il loro carico di dolore e di fede, di speranza e di carità. Tanti si convertono e cambiano vita. Tanti tornano a casa con il cuore trasformato dall'azione materna dell'Immacolata.<br />Cerchiamo anche noi un treno bianco e saliamoci su. Anche se solo con l'intenzione, andiamo pellegrini a Lourdes perché, in un certo senso, anche noi siamo malati, se non nel fisico nell'anima. Chiediamo all'Immacolata di sanare prima di tutto le nostre piaghe spirituali e alla grotta santa supplichiamola di trasformarci, di renderci nuove creature, di darci l'unica cosa veramente importante in questa vita: non la sanità del corpo, ma la santità.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65135940</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 15:23:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65135940/la_miracolosa_storia_dell_unitalsi.mp3" length="5441129" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜  https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8112

LA MIRACOLOSA STORIA DELL'UNITALSI CHE PORTA A LOURDES 40MILA MALATI ALL'ANNO
Un giovane a Lourdes nel 1903 minacciò il suicidio se non fosse stato guarito dalla Madonna... ma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜  <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8112" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8112</a><br /><br />LA MIRACOLOSA STORIA DELL'UNITALSI CHE PORTA A LOURDES 40MILA MALATI ALL'ANNO<br />Un giovane a Lourdes nel 1903 minacciò il suicidio se non fosse stato guarito dalla Madonna... ma accadde l'impensabile<br />di Francesco De Sanctis<br /> <br />C'è un treno bianco che, silenzioso, percorrendo le Alpi, porta i malati in pellegrinaggio a Lourdes. Tutti lo vedono, pochi però sanno che ogni passeggero ha una storia da raccontare. Una storia di sofferenza, di lacrime, di pianti, di fede perduta e poi ritrovata. Ogni storia ha però un "comun denominatore": la speranza di un miracolo, l'abbandono fiducioso nella Mamma celeste, Lei sola che può asciugare tutte le lacrime del mondo.<br />Ora il treno è partito, e decine e decine di malati andranno a pregare l'Immacolata nel bellissimo santuario di Lourdes. Tutti conoscono l'UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Malati a Lourdes), ma non molti sanno però che la sua genesi è dovuta ad un singolare miracolo della Madonna. Un giovane ammalato, esasperato dal dolore, aveva gridato, davanti alla grotta di santa Bernadette: «O la Madonna a Lourdes mi guarisce, oppure là, dinanzi al suo santuario mi uccido!».<br />Egli chiedeva un intervento dall'alto, supplicando la Madonna stessa di guarirlo. Cosa accadde in seguito?<br />Nel 1903 fu organizzato un pellegrinaggio nazionale a Lourdes, diretto da monsignor Radini Tedeschi, vescovo di Bergamo. Viaggiavano per proprio conto quattro ammalati, uno dei quali attirava l'attenzione per la sua figura. Era un giovane romano di circa 30 anni, dal viso pallido, dallo sguardo truce. Il suo comportamento, il suo fare sprezzante ed altero allontanavano da lui quella naturale e spontanea simpatia, che ogni anima cristiana sente verso un infelice. Solo a guardarlo negli occhi si capiva che quel poveretto doveva sostenere dentro di sé una lotta terribile, che poteva volgere al tragico. Ma la Vergine vegliava amorosamente su quel giovane. Avrebbe Essa permesso che ai suoi piedi, un suo figlio, in un momento di follia... di disperazione, mandasse ad effetto il suo triste disegno?<br />Il 2 settembre era il giorno stabilito per il ritorno in Italia. Una giornata triste. Dopo un ultimo commovente saluto alla grotta, i pellegrini si affrettarono alla stazione. Nell'attraversare i binari, dentro una carrozzella, giaceva il giovane pallido, sfinito dal male; ma il suo sguardo questa volta era lieto e sereno. Era così trasformato che quasi non sembrava lui. Invece era lui, proprio lui: il giovane malato che poco prima aveva minacciato il suicidio ora appariva trasfigurato e guarito nell'anima. Aveva gettato via la rivoltella con cui voleva togliersi la vita. Lasciamogli però la parola: «Sono venuto a Lourdes deciso a porre fine ai miei giorni con un colpo di rivoltella qualora non avessi ottenuto la guarigione. Iddio ha disposto altrimenti ed un sorriso della Vergine è bastato a mutarmi. Mi sento rassegnato, mi sento felice nella mia infelicità e voglio dedicare le mie deboli forze per onorare la Madonna».<br />Quel giovane, Giovanni Battista Tommasi, mantenne la parola. Tornato a Roma, manifesto a monsignor Radini Tedeschi l'idea di fondare "L'unione Nazionale Italiana Trasporto Malati a Lourdes". Monsignor Radini accettò l'idea, l'aiutò, l'assecondò ed in breve tempo sorse in Roma l'associazione. Il giovane ne fu non solo il fondatore, ma il primo presidente per parecchi anni.<br />Oggi l'UNITALSI porta ogni anno a Lourdes circa 40mila pellegrini in risposta all'appello della Vergine alla piccola Bernadette: «Si venga qui in processione». Così è stato e sempre sarà. Ogni anno migliaia di persone si mettono in cammino verso Lourdes, con il loro carico di dolore e di fede, di speranza e di carità. Tanti si convertono e cambiano vita. Tanti tornano a casa con il cuore trasformato...]]></itunes:summary><itunes:duration>341</itunes:duration><itunes:keywords>ammalati,lourdes,miracolo,unitalsi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1b60a25efa3159985deb43526d0461a9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'inutilità della evangelizzazione "di strada"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-inutilita-della-evangelizzazione-di-strada--64979803</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8104" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8104</a><br /><br />L'INUTILITA' DELLA EVANGELIZZAZIONE ''DI STRADA'' di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Quando si parla di evangelizzazione molti sono convinti che la Chiesa nel passato si sia arroccata troppo nelle sue posizioni e nelle sue strutture mostrando alle persone un volto freddo e distante. Di conseguenza bisognerebbe evangelizzare, ma senza mettersi in contrasto con il mondo. La gente smetterebbe così di considerare la Chiesa come un posto pieno di rigidi moralisti che vogliono insegnarle cosa fare, inizierebbero a vederla come una realtà più vicina alla loro mentalità e la seguirebbero.<br />Ma è così? Ovviamente no. Quando Gesù invia i settantadue discepoli dice riguardo a quelle case dove troveranno accoglienza: «Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra» (Lc 10,5-8).<br />Restate in quella casa, altro che girare per le strade distribuendo volantini e improvvisando prediche! Eppure oggi ci sono sacerdoti ed educatori che coinvolgono giovani per la cosiddetta evangelizzazione di strada. Tempo fa un gruppo cattolico ha organizzato giornate al mare dove i ragazzi e le ragazze invitavano le persone a ballare con loro per cercare in qualche modo di convertirle. Due anni fa è diventato famoso per qualche giorno un sacerdote milanese, don Mattia Bernasconi, che ha celebrato in costume la Santa Messa su un materassino nel mare di Crotone. Sì, è vero che poi il suddetto sacerdote ha chiesto scusa sul sito della parrocchia, ma ci ha tenuto a precisare che «una signora mi ha ringraziato dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia». Il bello è che lui ci crede davvero che sia così.<br />Dov'è dunque l'errore di queste esperienze? Il problema è che manca all'evangelizzazione un requisito fondamentale: la stabilità. «Restate in quella casa» ricordava Gesù. Facendo la cosiddetta "pastorale da strada", cioè andando in giro ad attaccare bottone con persone a caso per parlargli di fede al massimo si potrà ottenere qualche domanda di curiosità, forse qualcuno dirà una preghiera, visiterà una chiesa o si confesserà, ma è praticamente impossibile suscitare conversioni profonde e durature.<br />LE SANTE AMICIZIE<br />Lo stesso errore lo fanno quei cristiani che, dimenticando che la spiritualità cristiana consiglia caldamente le sante amicizie, continuano a frequentare ordinariamente amici non cristiani giustificandolo con il fatto che ogni tanto gli parlano di fede. Quando gli fai notare che tutto questo non ha mai portato a nulla, cioè che nessuno di quegli amici si è mai convertito realmente, questi cristiani non rispondono all'obiezione, ma affermano che è bene rimanere lo stesso in questi gruppi per "dare testimonianza". Se San Benedetto avesse ragionato così, oggi non avremmo l'Europa come la conosciamo. Invece preferì allontanarsi dalla città perché lì gli era difficile cercare Dio. Fu così che fondò i monasteri per coloro che accorrevano a lui. E qual era il voto che richiedeva ai suoi monaci? Il voto di stabilità, cioè restare in quel luogo, come chiedeva Gesù nel brano ricordato all'inizio.<br />Insomma quand'è che si ottengono conversioni, o almeno si ottengono molto più facilmente e in maniera più duratura e profonda? Questo accade quando c'è un gruppo di cristiani ferventi che attirano a sé nuovi membri in quello che è a tutti gli effetti una piccola società. Gesù ha scelto di fondare la Chiesa, cioè una società stabile di credenti. Gli apostoli compresero bene la lezione e infatti dovunque andavano ad annunciare il Vangelo fondavano comunità con a capo un presbitero perché si potesse vivere la fede comunitariamente. Queste comunità erano organizzate in tutti gli aspetti, un po' come dovrebbero essere oggi le parrocchie. Gli uomini hanno bisogno di essere inseriti in una comunità per raggiungere il bene, sia dal punto di vista naturale che soprannaturale. Il metodo della Chiesa per annunciare il Vangelo è sempre stato quello di stabilirsi in un posto raccogliendo tutte le persone di buona volontà e iniziando a fondare un nuovo tipo di società. Il resto è solo una conseguenza. Infatti all'interno delle comunità cristiane nascono amicizie, società lavorative, svaghi, cultura, matrimoni, ecc. Quando nascono i figli ci si pone il problema di come educarli e quindi i genitori, sotto la supervisione della Chiesa, daranno vita a scuole parentali.<br />NON PUÒ RESTARE NASCOSTA UNA CITTÀ COLLOCATA SOPRA UN MONTE<br />A questo punto non ci sarà più bisogno di andare in giro a dialogare con il mondo, ma saranno le stesse comunità cristiane che attireranno a sé tante persone. È il concetto che esprime Gesù quando paragona la Chiesa ad una città sopra un monte: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5,14-16). Sentendo dire che la Chiesa è una città sopra al monte si potrebbe pensare che è chiusa in sé stessa e che quindi non porti davvero il Vangelo a tutte le creature, ma non è così. La città sopra il monte è disposta ad accogliere tutti gli uomini del mondo, purché si sottomettano alle sue regole, abbandonino il mondo e si mettano umilmente fra le sue braccia. Ben venga il malvagio se si converte, altrimenti no perché non è giusto contaminare la comunità. Nemmeno il Padre misericordioso della famosa parabola va dal figlio prodigo, ma attende fino a quando questi non riconosce i suoi errori e solo allora lo riammette nella comunità.<br />Tutto questo non sminuisce l'eccellente dedizione con cui i missionari hanno evangelizzato i cinque continenti in duemila anni di storia cristiana. Ma questi avevano ben chiaro che dovevano fondare comunità stabili, come ad esempio le riduzioni gesuite sviluppate nel Paraguay. Oppure San Damiano De Veuster che andò alle Hawaii nell'isola di Molokai dove avevano ghettizzato i lebbrosi. Rischiava la vita e infatti morì di lebbra con loro. Ma cosa fece nell'isola? Fondò una comunità cristiana strutturandola in tutti i suoi aspetti.<br />In conclusione va detto che la Chiesa non potrà mai e poi mai scendere dal monte per fare un compromesso con la città degli uomini nel vano tentativo di accattivarsi più persone. E questo per un motivo semplice: la Chiesa non ha nessun bisogno del mondo perché il mondo non ha niente da offrire a chi ha Gesù Cristo. Piuttosto è il mondo ad avere un bisogno disperato della Chiesa e del suo divino Redentore. Le comunità cristiane, forti della rassicurazione di Gesù che ha detto «Non abbiate paura, io ho vinto il mondo» (Gv 16,33) non temeranno di testimoniare la loro Fede semplicemente vivendo il Vangelo e accogliendo tutti i figli prodighi che saranno alla ricerca di un po' di verità, di bontà e di bellezza. A chi dicesse che oggi non si trovano comunità cristiane come sono state descritte in questo articolo va ricordato che è tempo di tornare a fondarle. Altro che evangelizzazione di strada!<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64979803</guid><pubDate>Wed, 19 Mar 2025 18:36:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64979803/l_inutilita_della_evangelizzazione_di_strada.mp3" length="8509275" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8104

L'INUTILITA' DELLA EVANGELIZZAZIONE ''DI STRADA'' di Don Stefano Bimbi
 
Quando si parla di evangelizzazione molti sono convinti che la Chiesa nel passato si sia arroccata troppo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8104" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8104</a><br /><br />L'INUTILITA' DELLA EVANGELIZZAZIONE ''DI STRADA'' di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Quando si parla di evangelizzazione molti sono convinti che la Chiesa nel passato si sia arroccata troppo nelle sue posizioni e nelle sue strutture mostrando alle persone un volto freddo e distante. Di conseguenza bisognerebbe evangelizzare, ma senza mettersi in contrasto con il mondo. La gente smetterebbe così di considerare la Chiesa come un posto pieno di rigidi moralisti che vogliono insegnarle cosa fare, inizierebbero a vederla come una realtà più vicina alla loro mentalità e la seguirebbero.<br />Ma è così? Ovviamente no. Quando Gesù invia i settantadue discepoli dice riguardo a quelle case dove troveranno accoglienza: «Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra» (Lc 10,5-8).<br />Restate in quella casa, altro che girare per le strade distribuendo volantini e improvvisando prediche! Eppure oggi ci sono sacerdoti ed educatori che coinvolgono giovani per la cosiddetta evangelizzazione di strada. Tempo fa un gruppo cattolico ha organizzato giornate al mare dove i ragazzi e le ragazze invitavano le persone a ballare con loro per cercare in qualche modo di convertirle. Due anni fa è diventato famoso per qualche giorno un sacerdote milanese, don Mattia Bernasconi, che ha celebrato in costume la Santa Messa su un materassino nel mare di Crotone. Sì, è vero che poi il suddetto sacerdote ha chiesto scusa sul sito della parrocchia, ma ci ha tenuto a precisare che «una signora mi ha ringraziato dicendomi che si era sentita raggiunta dalla Chiesa anche in spiaggia». Il bello è che lui ci crede davvero che sia così.<br />Dov'è dunque l'errore di queste esperienze? Il problema è che manca all'evangelizzazione un requisito fondamentale: la stabilità. «Restate in quella casa» ricordava Gesù. Facendo la cosiddetta "pastorale da strada", cioè andando in giro ad attaccare bottone con persone a caso per parlargli di fede al massimo si potrà ottenere qualche domanda di curiosità, forse qualcuno dirà una preghiera, visiterà una chiesa o si confesserà, ma è praticamente impossibile suscitare conversioni profonde e durature.<br />LE SANTE AMICIZIE<br />Lo stesso errore lo fanno quei cristiani che, dimenticando che la spiritualità cristiana consiglia caldamente le sante amicizie, continuano a frequentare ordinariamente amici non cristiani giustificandolo con il fatto che ogni tanto gli parlano di fede. Quando gli fai notare che tutto questo non ha mai portato a nulla, cioè che nessuno di quegli amici si è mai convertito realmente, questi cristiani non rispondono all'obiezione, ma affermano che è bene rimanere lo stesso in questi gruppi per "dare testimonianza". Se San Benedetto avesse ragionato così, oggi non avremmo l'Europa come la conosciamo. Invece preferì allontanarsi dalla città perché lì gli era difficile cercare Dio. Fu così che fondò i monasteri per coloro che accorrevano a lui. E qual era il voto che richiedeva ai suoi monaci? Il voto di stabilità, cioè restare in quel luogo, come chiedeva Gesù nel brano ricordato all'inizio.<br />Insomma quand'è che si ottengono conversioni, o almeno si ottengono molto più facilmente e in maniera più duratura e profonda? Questo accade quando c'è un gruppo di cristiani ferventi che attirano a sé nuovi membri in quello che è a tutti gli effetti una piccola società. Gesù ha scelto di fondare la Chiesa, cioè una società stabile di credenti. Gli apostoli compresero bene la lezione e infatti dovunque andavano ad annunciare il Vangelo fondavano comunità con a capo un presbitero perché si potesse vivere la fede comunitariamente. 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Nuova, ogni anno. Allora vi lasciamo di seguito 25 cose di cui possiamo fare a meno - o consigli - per cominciare questo tempo con consapevolezza e crescere in intimità con Dio. Esistono infatti ambiti specifici in cui le tentazioni del Divisore sono più sottili e ci è richiesta qualche accortezza per stare all'erta.<br />1. DOLCI<br />Magari si trattasse di frequenza settimanale. Accompagnano oramai quasi quotidianamente le nostre tavole e spesso ne siamo dipendenti senza esserne consapevoli.<br />2. RIORDINA IL TUO GUARDAROBA<br />La Quaresima è senz'altro una buona occasione per selezionare il nostro armadio - di sicuro traboccante di capi superflui -, così da poter regalare qualcosa. Purché ben conservato. In fondo il decluttering va tanto di moda, diamogli un tocco che sia anche spirituale.<br />3. RINUNCIA ALLA CARNE<br />Osiamo, invece di rinunciare alla carne solo il venerdì proviamo a farne a meno per tutti i 40 giorni del tempo quaresimale.<br />4. LAMENTARSI<br />Potrebbe non sembrare così, ma questa è tra le più toste. Cibiamo la nostra anima - e il nostro cervello - di mormorazioni quotidiane. Per i più coraggiosi: mettete un euro in un salvadanaio ogni volta che vi lamentate e date la somma in beneficienza alla fine della Quaresima.<br />5. I RIFIUTI<br />Cibo, spazzatura, luci perennemente accese... tutti tendiamo a sprecare le risorse. Concentriamoci sul consumo di ciò che ci è davvero necessario. Proviamo anche a spostarci, quando possibile, in bicicletta o a piedi. Farà anche bene alla nostra salute.<br />6. MUSICA<br />Ovunque veniamo bombardati di canzoni alienanti e che ci allontanano dalla fede. Cerchiamo di ascoltare consapevolmente brani che ci aiutino a concentrarci su Gesù Cristo e diano armonia ai nostri pensieri.<br />7. TROPPO SONNO<br />Cercate di alzarvi ogni giorno alla stessa ora durante questo periodo.<br />8. SPESE INUTILI<br />Evitate gli acquisti compulsivi e riflettere sul reale bisogno di quel determinato oggetto.<br />9. PARLARE TROPPO<br />Cercate di non parlare troppo. Brevità e concisione. In questo modo daremo all'altra persona la possibilità di spiegare i propri pensieri e le proprie posizioni. Invece di intervenire sempre e dare la nostra opinione, ascoltiamo.<br />10. TROPPE COMODITÀ<br />Facciamo attenzione a quando desideriamo di ottenere qualcosa in più, anche cose semplici come un secondo caffè pomeridiano o una pausa sul divano di cui non abbiamo realmente bisogno.<br />11. NEGATIVITÀ<br />Spesso abbiamo l'abitudine di vedere tutto in modo negativo, senza neanche accorgercene più. Proviamo piuttosto ad allenare la gratitudine.<br />12. GUARDARSI MENO ALLO SPECCHIO<br />Questo ci aiuterà a pensare meno al nostro aspetto esteriore e più allo stato della nostra anima.<br />13. PAURE<br />Molte volte ci preoccupiamo di come ci percepiscono gli altri, di cosa pensano di noi e se possiamo disattendere le loro aspettative in qualche modo. Questa Quaresima potrebbe essere un'opportunità per prendere coraggio e cercare autostima e sicurezza nella forza che Cristo ha il potere di donarci.<br />14. PROCRASTINARE<br />Facciamo tutto il possibile immediatamente. Evitiamo di rimandare i compiti che possiamo fare subito.<br />15. GELOSIA<br />Distogliamo l'attenzione dalle cose o dalle capacità che hanno gli altri.<br />16. RINUNCE PER NOI STESSI<br />Invece di un sacrificio fisico - cibo, comodità - impegniamoci in ambiti che non ci diano alcun tipo di gratificazione personale. Doniamo qualcosa o facciamo volontariato in una casa di riposo.<br />17. MANIE DI CONTROLLO<br />Lasciamo andare le cose come stanno e lasciamo alle persone il tempo di cui hanno bisogno. Preghiamo nei momenti in cui ci rendiamo conto di voler controllare di nuovo i fatti della nostra vita o le persone inutilmente.<br />18. CONVENIENZA<br />Eliminiamo tutto ciò che ci semplifica la vita. Facciamo a meno delle consegne a domicilio o dei robot tuttofare.<br />19. PIGRIZIA<br />Cerchiamo di rifare il letto ogni mattina e non premere il tasto "rimanda" della sveglia, ma alziamoci subito. Siamo generosi e non prepariamo il pranzo solo per no, invitiamo gli altri. Usciamo dalla nostra zona di comfort.<br />20. PARLARE MALE E CRITICARE<br />Se ci stuzzica criticare gli altri o siamo sempre pronti a giudicare le loro azioni, la Quaresima è il momento ideale per interrompere questa abitudine.<br />21. ASSENTEISMO E DISATTENZIONE<br />Ogni volta che i nostri pensieri vagano e diventiamo poco concentrati, senza così riuscire a portare a termine i nostri compiti, ricordiamoci di fare del nostro meglio in quel momento.<br />22. DIO NEL PROSSIMO<br />Dedichiamo del tempo a sorridere alle persone che incontriamo ogni giorno. Iniziamo una conversazione con qualcuno con cui non abbiamo mai parlato prima. Facciamo particolare attenzione a chi abbiamo trascurato finora.<br />23. FACCIAMO UNA DOCCIA FREDDA<br />Il modo migliore per iniziare la giornata è una doccia fredda. È il superamento definitivo. Si è immediatamente svegli e si salta la fase di risveglio lento e improduttivo.<br />24. INDECENZA<br />Può manifestarsi nel modo di vestire, ma anche nel modo di parlare con gli altri. Cerchiamo di vestirvi in modo adeguato alla nostra dignità. Usiamo parole ed espressioni rispettose, educate e amichevoli.<br />25. NON PRENDIAMO LE COSE SUL PERSONALE<br />Se qualcuno si comporta in modo ostile o scortese con noi, non ha nulla di personale. Tratteniamo il giudizio e cerchiamo di capire l'altra persona.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64840516</guid><pubDate>Wed, 12 Mar 2025 15:51:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64840516/rinunce_quaresimali_ecco_25_esempi.mp3" length="7570956" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8098

RINUNCE QUARESIMALI, ECCO VENTICINQUE ESEMPI di Redazione del Timone
 
La Quaresima è iniziata e va colta come fosse la prima della nostra vita. Nuova, ogni anno. Allora vi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8098" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8098</a><br /><br />RINUNCE QUARESIMALI, ECCO VENTICINQUE ESEMPI di Redazione del Timone<br /> <br />La Quaresima è iniziata e va colta come fosse la prima della nostra vita. Nuova, ogni anno. Allora vi lasciamo di seguito 25 cose di cui possiamo fare a meno - o consigli - per cominciare questo tempo con consapevolezza e crescere in intimità con Dio. Esistono infatti ambiti specifici in cui le tentazioni del Divisore sono più sottili e ci è richiesta qualche accortezza per stare all'erta.<br />1. DOLCI<br />Magari si trattasse di frequenza settimanale. Accompagnano oramai quasi quotidianamente le nostre tavole e spesso ne siamo dipendenti senza esserne consapevoli.<br />2. RIORDINA IL TUO GUARDAROBA<br />La Quaresima è senz'altro una buona occasione per selezionare il nostro armadio - di sicuro traboccante di capi superflui -, così da poter regalare qualcosa. Purché ben conservato. In fondo il decluttering va tanto di moda, diamogli un tocco che sia anche spirituale.<br />3. RINUNCIA ALLA CARNE<br />Osiamo, invece di rinunciare alla carne solo il venerdì proviamo a farne a meno per tutti i 40 giorni del tempo quaresimale.<br />4. LAMENTARSI<br />Potrebbe non sembrare così, ma questa è tra le più toste. Cibiamo la nostra anima - e il nostro cervello - di mormorazioni quotidiane. Per i più coraggiosi: mettete un euro in un salvadanaio ogni volta che vi lamentate e date la somma in beneficienza alla fine della Quaresima.<br />5. I RIFIUTI<br />Cibo, spazzatura, luci perennemente accese... tutti tendiamo a sprecare le risorse. Concentriamoci sul consumo di ciò che ci è davvero necessario. Proviamo anche a spostarci, quando possibile, in bicicletta o a piedi. Farà anche bene alla nostra salute.<br />6. MUSICA<br />Ovunque veniamo bombardati di canzoni alienanti e che ci allontanano dalla fede. Cerchiamo di ascoltare consapevolmente brani che ci aiutino a concentrarci su Gesù Cristo e diano armonia ai nostri pensieri.<br />7. TROPPO SONNO<br />Cercate di alzarvi ogni giorno alla stessa ora durante questo periodo.<br />8. SPESE INUTILI<br />Evitate gli acquisti compulsivi e riflettere sul reale bisogno di quel determinato oggetto.<br />9. PARLARE TROPPO<br />Cercate di non parlare troppo. Brevità e concisione. In questo modo daremo all'altra persona la possibilità di spiegare i propri pensieri e le proprie posizioni. Invece di intervenire sempre e dare la nostra opinione, ascoltiamo.<br />10. TROPPE COMODITÀ<br />Facciamo attenzione a quando desideriamo di ottenere qualcosa in più, anche cose semplici come un secondo caffè pomeridiano o una pausa sul divano di cui non abbiamo realmente bisogno.<br />11. NEGATIVITÀ<br />Spesso abbiamo l'abitudine di vedere tutto in modo negativo, senza neanche accorgercene più. Proviamo piuttosto ad allenare la gratitudine.<br />12. GUARDARSI MENO ALLO SPECCHIO<br />Questo ci aiuterà a pensare meno al nostro aspetto esteriore e più allo stato della nostra anima.<br />13. PAURE<br />Molte volte ci preoccupiamo di come ci percepiscono gli altri, di cosa pensano di noi e se possiamo disattendere le loro aspettative in qualche modo. Questa Quaresima potrebbe essere un'opportunità per prendere coraggio e cercare autostima e sicurezza nella forza che Cristo ha il potere di donarci.<br />14. PROCRASTINARE<br />Facciamo tutto il possibile immediatamente. Evitiamo di rimandare i compiti che possiamo fare subito.<br />15. GELOSIA<br />Distogliamo l'attenzione dalle cose o dalle capacità che hanno gli altri.<br />16. RINUNCE PER NOI STESSI<br />Invece di un sacrificio fisico - cibo, comodità - impegniamoci in ambiti che non ci diano alcun tipo di gratificazione personale. Doniamo qualcosa o facciamo volontariato in una casa di riposo.<br />17. MANIE DI CONTROLLO<br />Lasciamo andare le cose come stanno e lasciamo alle persone il tempo di cui hanno bisogno....]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>accortezza,rinuncequaresimali,tentazioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e91de2b4bc7875b957d9af16e63dac5b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo sviluppo della dottrina cattolica secondo Newman</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-sviluppo-della-dottrina-cattolica-secondo-newman--64840464</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8100" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8100</a><br /><br />LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA CATTOLICA SECONDO NEWMAN di Cristina Siccardi<br /> <br />La figura di san John Henry Newman (1801-1890) spicca sullo sfondo della pesante e drammatica crisi in cui versa la fede da sessant'anni a questa parte, tanto da far pronunciare a Paolo VI (1897-1978) - un Papa che volle a tutti i costi modernizzare-mondanizzare la Chiesa per andare incontro ai "lontani" a scapito della tradizione - quella fatidica e realistica frase pronunciata durante l'omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo, nel 1972: «Da qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio».<br />Dopo un estenuante percorso, anzi, una dura lotta di carattere sia intellettuale che spirituale, approdò alla Chiesa cattolica il 9 ottobre 1845. Tutto ebbe inizio studiando i Padri della Chiesa e in particolare quelli che difesero l'integrità della fede ai tempi dell'Arianesimo (IV secolo), pronti a presidiare dogmi e dottrina contro le eresie. Proprio grazie a loro il futuro cardinale vide finalmente chiaro, come descrisse sé stesso in quel capolavoro che è la sua autobiografia, Apologia pro vita sua: «Vidi il mio volto in quello specchio: era il volto di un monofisita», il volto di un eretico anglicano e lo «scopersi quasi con terrore».<br />Profondamente preoccupato dal relativismo che aveva già minato il senso religioso degli inglesi, Newman combatté, sinceramente e lealmente, il liberalismo, tracciando, con metodo sistematico e analitico, uno dei profili più reali dell'Europa del XIX secolo in fase di corruzione, di abbandono della civiltà cristiana, di incalzante apostasia. Dal ponte della propria nave riuscì a identificare i connotati secolarizzanti e relativistici anche dei nostri giorni, richiamando il valore della sana tradizione in campo religioso, che non è immobilismo, bensì quella linea costituita dai principi della Rivelazione (da Gesù Cristo fino a san Giovanni evangelista con l'Apocalisse) e dunque dei principi eterni, che vengono declinati nella storia attraverso impreziosimenti e riforme (si pensi alle molteplici riforme di san Pio X).<br />Sul cardinale Newman, beatificato da Benedetto XVI nel 2010 e canonizzato da papa Francesco nel 2019, è uscito un interessante libro di padre Hermann Geissler, membro e formatore della Famiglia spirituale L'Opera (comunità di vita consacrata), direttore del Centro internazionale degli amici di Newman a Roma e docente di teologia in Italia e in Austria, dal titolo John Henry Newman. Un nuovo dottore della Chiesa? (Cantagalli).<br />LA TRAPPOLA MORTALE DELL'ETÀ CONTEMPORANEA<br />Leggendo l'agevole testo di padre Geissler, ci si avvede che il pensiero di Newman si dipana in maniera logica e lineare, con perfetta onestà intellettuale, avendo come unico obiettivo quello di giungere alla Verità portata da Gesù Cristo e trasmessa agli Apostoli e dagli Apostoli ai Padri della Chiesa e via di seguito nel tracciato della Chiesa fondata da Gesù Cristo, con i suoi dottori e santi, poi, facendo risaltare gli inganni delle teorie erronee, giunse a individuare nel liberalismo e, dunque, nel relativismo, dove ogni opinione differente, anche in materia di religione, ha lo stesso valore di tutte le altre, la «trappola mortale» dell'età contemporanea.<br />Di particolare rilievo e profondità risulta il capitolo inerente il saggio che Newman elaborò alla fine del 1844, alle porte della sua decisione definitiva di entrare nell'unico ovile, Lo sviluppo della dottrina cattolica, tema sul quale l'autore si soffermò molto, ma non con occhio liberale (come qualcuno potrebbe supporre con metro di giudizio soggettivo e relativista), lungi da lui, che fu paladino della coerenza della Chiesa attraverso la sua connaturata tradizione, bensì con occhio oggettivo. Domanda padre Hermann: «Perché intraprese questo studio? Allora aveva già compreso, da una parte, di non poter più rimanere nella Chiesa d'Inghilterra, ritenendo che questa, costituendo una Chiesa nazionale, non era realmente cattolica. D'altra parte, non era ancora in grado di associarsi alla Chiesa romano-cattolica, le cui dottrine sviluppatesi col tempo aveva rigettato per lungo tempo come non apostoliche. Molte domande lo assillarono: come valutare le "innovazioni" cattoliche, come, ad esempio, il culto mariano, la venerazione degli angeli e dei santi, la preghiera per i defunti, la dottrina circa il papato? Si chiese: queste dottrine e pratiche sono sintomi di infedeltà e di corruzione nei confronti della fede originaria? Sono aggiunte arbitrarie fatte per motivi puramente umani? O sono forse espressioni di uno sviluppo organico del deposito della fede, affidato alla Chiesa da Gesù Cristo e dai suoi apostoli? Un forte bisogno di coscienza spinse Newman nel chiarire tali questioni al fine di trovare luce per il proprio cammino» (pp. 42-43).<br />Ricerca appassionata, preghiera, riflessione intensa e un ritmo di vita profondamente monastica insieme ad alcuni amici nel College di Littlemore, lontano dal mondo universitario di Oxford che lo aveva estromesso e lontano da tutte quelle voci che dal mondo anglicano lo additavano già come traditore, egli era rimasto solo, solo davanti a Dio con la sua coscienza che ormai, però, si era formata alla scuola dei Padri della Chiesa e nelle chiese che aveva non solo visitato, ma vissuto in Italia con i suoi apparati iconografici e liturgici.<br />LA LUCE GENTILE<br />Lo sviluppo della dottrina cristiana fu il libro che lo condusse alla decisione ultima, ovvero abbracciare con slancio e amore, illuminato dalla «Luce gentile», la Chiesa cattolica, «ed è impossibile distaccarlo dalle circostanze in cui è nato, in quanto il saggio è lo studio di un anglicano che argomenta le ragioni per cui non può più continuare ad esserlo» (p. 44). Ecco perché Newman è provvidenziale per il nostro tempo, perché individua e chiarisce in maniera magistrale gli errori dai quali vuole liberarsi e per farlo offre sette criteri di discernimento per comprendere quali sono le differenze fra sviluppi veri-buoni e corruzioni-deformazioni.<br />1. PERMANENZA DEL TIPO<br />L'organismo Chiesa di esprime in diverse forme, ma la sua fisionomia generale permane, proprio come accade all'organismo umano: bambino, adolescente, adulto, anziano, ma è sempre lo stesso essere umano. Secondo Newman gli sviluppi genuini, a differenza di quelli falsi, si caratterizzano dal fatto che con essi il «tipo» Chiesa, con il suo carattere soprannaturale, cattolico e romano, rimane conservato.<br />2. LA CONTINUITÀ DEI PRINCIPI<br />Il «tipo» riguarda la fisionomia esteriore dell'organismo ecclesiastico, mentre i principi formano la sua vita e la sua dottrina dal di dentro, «se le dottrine sono avulse dai principi soggiacenti, possono essere interpretate in diverse maniere e condurre a conclusioni contrastanti. La continuità dei principi è quindi fondamentale» (p. 52). Newman individua quattro principi immutabili ed eterni: principio del dogma, principio della fede, principio della teologia (le verità accolte nella fede devono essere scrutate e approfondite dalla ragione), il principio sacramentale (vi sono segni visibili che esprimono e comunicano un dono invisibile e divino). Afferma Newman: «Mentre lo sviluppo della dottrina nella Chiesa è avvenuto in conformità ai principi immemorabili da cui tale dottrina discende, le varie eresie che sono nate in tempi diversi hanno in un modo o in un altro [...] violato questi principi [...]» (ibidem).<br />3. IL POTERE DI ASSIMILAZIONE<br />A causa del principio dogmatico il cristianesimo ha potuto incorporare nella sua dottrina vari ragionamenti teologici, pensieri filosofici ed espressioni linguistiche, respingendo però gli aspetti erronei e ciò, dichiara Newman, è avvenuto in complessi processi storici di scontro, di purificazione, di chiarificazione e di incorporazione.<br />4. LA COERENZA LOGICA<br />La Chiesa, nel corso della sua esistenza ha sempre operato e fatto le sue scelte dottrinali con la ragione e mai istintivamente o per emozioni, si pensi, per esempio, alla correlazione logica fra sacramento del battesimo, disciplina della penitenza e dottrina del Purgatorio.<br />5. ANTICIPAZIONE DEL FUTURO<br />Le diverse dottrine formano un corpo unitario e sono connesse fra loro in maniera coerente, perché si legano sempre e comunque alla forma originaria. Newman esemplifica questa affermazione attraverso l'anticipazione della dottrina della resurrezione dei morti: i cristiani hanno sempre trattato con rispetto, fin dall'inizio, i corpi dei defunti e la santità delle reliquie dei martiri in quanto tutto ciò nasce dalla glorificazione del corpo di Cristo nel mistero di Dio, che ha anticipato la resurrezione di coloro che saranno glorificati in Dio alla fine dei tempi.<br />6. AZIONE CONSERVATRICE DEL SUO PASSATO<br />Spiega padre Geissler: «Uno sviluppo è autentico quando conserva e tutela gli sviluppi precedenti. Se uno sviluppo contraddice l'idea centrale o le definizioni dogmatiche anteriori è una corruzione [...] le Comunità cristiane che venerano la santa Vergine continuano ad adorare Gesù Cristo, quelle invece che rifiutano tale devozione non di rado tendono ad abbandonare anche il culto del Signore» (p. 56).<br />7. IL VIGORE PERENNE<br />Tale criterio di discernimento è la cartina di tornasole: una corruzione è temporanea, inizia e finisce dopo un tot di tempo; ma se perdura conduce a un processo di decadenza e di disintegrazione; uno sviluppo fedele invece si distingue per la sua forza vitale che perdura, perciò  si spiega come la Chiesa ha «prevalso con la sua dottrina malgrado tanti]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64840464</guid><pubDate>Wed, 12 Mar 2025 15:45:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64840464/lo_sviluppo_della_dottrina_cattolica_secondo_newman.mp3" length="13965732" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8100

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA CATTOLICA SECONDO NEWMAN di Cristina Siccardi
 
La figura di san John Henry Newman (1801-1890) spicca sullo sfondo della pesante e drammatica crisi in cui versa la fede...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8100" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8100</a><br /><br />LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA CATTOLICA SECONDO NEWMAN di Cristina Siccardi<br /> <br />La figura di san John Henry Newman (1801-1890) spicca sullo sfondo della pesante e drammatica crisi in cui versa la fede da sessant'anni a questa parte, tanto da far pronunciare a Paolo VI (1897-1978) - un Papa che volle a tutti i costi modernizzare-mondanizzare la Chiesa per andare incontro ai "lontani" a scapito della tradizione - quella fatidica e realistica frase pronunciata durante l'omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo, nel 1972: «Da qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio».<br />Dopo un estenuante percorso, anzi, una dura lotta di carattere sia intellettuale che spirituale, approdò alla Chiesa cattolica il 9 ottobre 1845. Tutto ebbe inizio studiando i Padri della Chiesa e in particolare quelli che difesero l'integrità della fede ai tempi dell'Arianesimo (IV secolo), pronti a presidiare dogmi e dottrina contro le eresie. Proprio grazie a loro il futuro cardinale vide finalmente chiaro, come descrisse sé stesso in quel capolavoro che è la sua autobiografia, Apologia pro vita sua: «Vidi il mio volto in quello specchio: era il volto di un monofisita», il volto di un eretico anglicano e lo «scopersi quasi con terrore».<br />Profondamente preoccupato dal relativismo che aveva già minato il senso religioso degli inglesi, Newman combatté, sinceramente e lealmente, il liberalismo, tracciando, con metodo sistematico e analitico, uno dei profili più reali dell'Europa del XIX secolo in fase di corruzione, di abbandono della civiltà cristiana, di incalzante apostasia. Dal ponte della propria nave riuscì a identificare i connotati secolarizzanti e relativistici anche dei nostri giorni, richiamando il valore della sana tradizione in campo religioso, che non è immobilismo, bensì quella linea costituita dai principi della Rivelazione (da Gesù Cristo fino a san Giovanni evangelista con l'Apocalisse) e dunque dei principi eterni, che vengono declinati nella storia attraverso impreziosimenti e riforme (si pensi alle molteplici riforme di san Pio X).<br />Sul cardinale Newman, beatificato da Benedetto XVI nel 2010 e canonizzato da papa Francesco nel 2019, è uscito un interessante libro di padre Hermann Geissler, membro e formatore della Famiglia spirituale L'Opera (comunità di vita consacrata), direttore del Centro internazionale degli amici di Newman a Roma e docente di teologia in Italia e in Austria, dal titolo John Henry Newman. Un nuovo dottore della Chiesa? (Cantagalli).<br />LA TRAPPOLA MORTALE DELL'ETÀ CONTEMPORANEA<br />Leggendo l'agevole testo di padre Geissler, ci si avvede che il pensiero di Newman si dipana in maniera logica e lineare, con perfetta onestà intellettuale, avendo come unico obiettivo quello di giungere alla Verità portata da Gesù Cristo e trasmessa agli Apostoli e dagli Apostoli ai Padri della Chiesa e via di seguito nel tracciato della Chiesa fondata da Gesù Cristo, con i suoi dottori e santi, poi, facendo risaltare gli inganni delle teorie erronee, giunse a individuare nel liberalismo e, dunque, nel relativismo, dove ogni opinione differente, anche in materia di religione, ha lo stesso valore di tutte le altre, la «trappola mortale» dell'età contemporanea.<br />Di particolare rilievo e profondità risulta il capitolo inerente il saggio che Newman elaborò alla fine del 1844, alle porte della sua decisione definitiva di entrare nell'unico ovile, Lo sviluppo della dottrina cattolica, tema sul quale l'autore si soffermò molto, ma non con occhio liberale (come qualcuno potrebbe supporre con metro di giudizio soggettivo e relativista), lungi da lui, che fu paladino della coerenza della Chiesa...]]></itunes:summary><itunes:duration>873</itunes:duration><itunes:keywords>dottrinacattolica,newman,padridellachiesa,sviluppodottrinale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/30cce5153473b26ae669bc567543e02a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La malattia del Papa e la devozione al papato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-malattia-del-papa-e-la-devozione-al-papato--64840439</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8099" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8099</a><br /><br />LA MALATTIA DEL PAPA E LA DEVOZIONE AL PAPATO di Roberto de Mattei<br /> <br />Il 22 febbraio, dopo qualche giorno di degenza al Policlinico Gemelli, Papa Francesco ha avuto un aggravamento delle condizioni di salute. Era il giorno della festa della Cattedra di San Pietro una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata da Cristo all'apostolo Pietro e ai suoi successori di pascere, guidare e reggere il suo gregge universale.<br />Nell'abside della Basilica di San Pietro, Gian Lorenzo Bernini, ha realizzato un monumento alla Cattedra dell'Apostolo in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d'occidente, sant'Agostino e sant'Ambrogio, e due d'oriente, san Giovanni Crisostomo e sant'Atanasio.<br />Un altro grande Dottore della Chiesa, san Girolamo, scrive: "Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa" (Le Lettere I, 15, 1-2).<br />In questo passo, che risale alla fine del IV secolo, san Girolamo non solo proclama la dottrina del Primato di Pietro, che sarà definita come regola di fede dal Concilio di Firenze, dal Concilio di Trento e soprattutto dal Concilio Vaticano I, con la costituzione Pastor aternus, ma afferma anche la necessità della devozione al Papa, come elemento fondamentale della spiritualità cattolica. La devozione al Papa, come quella alla Madonna è un pilastro della spiritualità cattolica. Questa devozione non si rivolge a un principio astratto, ma a un uomo che incarna un principio e che, nella sua precarietà umana, è anche il Vicario di Cristo.<br />Il Papa come uomo è debole e fallibile. La sua fragilità è fisica, psicologica, morale. Come persona privata il Papa può essere immorale, ambizioso, perfino eretico o sacrilego. Come persona pubblica il Papa, pur non essendo infallibile nel governare la Chiesa, può essere infallibile nel suo insegnamento. Per esserlo, deve rispettare determinate condizioni, che sono state chiarite dalla costituzione Pastor aeternus del 18 luglio 1870. Il Papa deve parlare come persona pubblica, ex cathedra, con l'intenzione di definire una verità di fede e di morale e di imporla come obbligatoria a credere a tutti i fedeli. Ciò purtroppo è avvenuto ben raramente nell'ultimo secolo.<br />LA MORTE DEL PAPA<br />La malattia del Papa, la morte del Papa, di ogni Papa ci ricorda l'esistenza di questo contrasto tra la persona privata del Papa, che può essere debole e vacillante, e quella pubblica, che esprime l'infallibilità della Chiesa.<br />C'è una differenza tra la morte di un Papa e la morte di un sovrano temporale. Il Re deriva la sua legittimità, dal sangue, ovvero dal legame biologico che lo lega ai suoi antenati. Quando muore egli sopravvive nel suo erede, a cui lo lega lo stesso sangue. Il Papa invece è completamente estraneo a questa fisicità biologica. Il Papa non sopravvive in altri uomini, perché il Papa non ha eredi biologici. E' morto il Re, viva il Re, si dice nel momento in cui il monarca esala l'ultimo respiro. Ciò non avviene per il Papa, perché l'elezione del suo successore non avviene un attimo dopo la sua morte, ma solo dopo un conclave, che può anche essere lungo e contrastato. Si potrà dire semmai, è morto il Papa, viva la Chiesa, perché prima del Papa c'è la Chiesa, che lo precede e che gli sopravvive, sempre viva e sempre vittoriosa.<br />Le monarchie e gli imperi terreni, come gli organismi umani, nascono e muoiono. Le civiltà sono mortali. La Chiesa, nata dal sangue del Calvario è invece immortale e indefettibile: durerà fino alla fine del mondo.<br />Il contrasto tra la caducità fisica della persona e l'immortalità della istituzione. era espresso un tempo da un rito che è stato celebrato fino al 1963. Il Papa, dopo la sua elezione, appariva nella basilica di San Pietro, in tutta la sua maestà, sulla sedia gestatoria, circondato dalle guardie svizzere, e dalle guardie nobili, mentre due camerieri segreti, in cappa rossa con ermellino bianco, reggevano i flabelli. A un certo punto del percorso un cerimoniere, genuflettendosi tre volte dinnanzi al Pontefice, accendeva dei batuffoli di stoppa infilati su un'asta di argento, e mentre la fiamma ardeva, cantava lentamente: "Pater Sancte, sic transit gloria mundi!" "Padre Santo, così passa la gloria umana".<br />SIC TRANSIT GLORIA MUNDI<br />All'uomo che quel giorno riceveva la corona destinata all'autorità più alta sulla terra, le parole Sic transit gloria mundi ammonivano: non ti vantare per la gloria che oggi ti avvolge, ricordati di essere un uomo fragile, destinato ad ammalarti e a morire.<br />Questa cerimonia avvenne per l'ultima volta sul sagrato di San Pietro il 30 giugno 1963 in occasione dell'incoronazione di Paolo VI. Quando il Papa, dopo la Messa Pontificale, depose la mitra e assunse la tiara, risuonò, per l'ultima volta dopo molti secoli, la formula solenne: "Ricevi la tiara adorna di tre corone, e sappi di essere il padre dei principi e dei re, il reggitore del mondo, il Vicario in terra del Salvatore Nostro Gesù Cristo, al quale sia onore e gloria nei secoli dei secoli".<br />Tra le prime decisioni del nuovo Pontefice fu proprio quella di abolire la cerimonia dell'incoronazione Pontificia, che era anteriore al IX secolo, come risulta dall'Ordo Romanus IX dell'epoca di Leone III.<br />A partire dal gesto di Paolo VI iniziava quella confusione tra l'uomo e l'istituzione, che era destinata a dissolvere l'autentica devozione al Papato: una devozione che non è il culto dell'uomo che occupa la Cattedra di Pietro, ma è l'amore e la venerazione per la missione pubblica che Gesù Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori. Questa missione può essere svolta da un uomo debole, inadeguato al suo compito, che resta però il legittimo successore di Pietro e che va amato e seguito anche nella sua fragilità, nella sua sofferenza e nella sua morte.<br />Per questo il prof. Plinio Corrêa de Oliveira ha scritto, molti anni fa, con parole straordinariamente attuali: "Nella gloriosa catena costituita dalla Santissima Trinità, dalla Madonna e dal Papato, quest'ultimo costituisce l'anello meno forte: perché più terreno, più umano e, in un certo senso, avvolto da aspetti che lo possono screditare. Si usa dire che il valore di una catena si misura esattamente dal suo anello più fragile. Così, il modo più eccellente di amare questa straordinaria catena è baciare il suo anello meno forte: il Papato. È consacrare alla Cattedra di Pietro, verso la quale vengono meno tante fedeltà, la nostra fedeltà intera!".<br /><br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64840439</guid><pubDate>Wed, 12 Mar 2025 15:43:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64840439/la_malattia_del_papa_e_la_devozione_al_papato.mp3" length="8188282" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8099

LA MALATTIA DEL PAPA E LA DEVOZIONE AL PAPATO di Roberto de Mattei
 
Il 22 febbraio, dopo qualche giorno di degenza al Policlinico Gemelli, Papa Francesco ha avuto un aggravamento delle condizioni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8099" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8099</a><br /><br />LA MALATTIA DEL PAPA E LA DEVOZIONE AL PAPATO di Roberto de Mattei<br /> <br />Il 22 febbraio, dopo qualche giorno di degenza al Policlinico Gemelli, Papa Francesco ha avuto un aggravamento delle condizioni di salute. Era il giorno della festa della Cattedra di San Pietro una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata da Cristo all'apostolo Pietro e ai suoi successori di pascere, guidare e reggere il suo gregge universale.<br />Nell'abside della Basilica di San Pietro, Gian Lorenzo Bernini, ha realizzato un monumento alla Cattedra dell'Apostolo in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d'occidente, sant'Agostino e sant'Ambrogio, e due d'oriente, san Giovanni Crisostomo e sant'Atanasio.<br />Un altro grande Dottore della Chiesa, san Girolamo, scrive: "Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa" (Le Lettere I, 15, 1-2).<br />In questo passo, che risale alla fine del IV secolo, san Girolamo non solo proclama la dottrina del Primato di Pietro, che sarà definita come regola di fede dal Concilio di Firenze, dal Concilio di Trento e soprattutto dal Concilio Vaticano I, con la costituzione Pastor aternus, ma afferma anche la necessità della devozione al Papa, come elemento fondamentale della spiritualità cattolica. La devozione al Papa, come quella alla Madonna è un pilastro della spiritualità cattolica. Questa devozione non si rivolge a un principio astratto, ma a un uomo che incarna un principio e che, nella sua precarietà umana, è anche il Vicario di Cristo.<br />Il Papa come uomo è debole e fallibile. La sua fragilità è fisica, psicologica, morale. Come persona privata il Papa può essere immorale, ambizioso, perfino eretico o sacrilego. Come persona pubblica il Papa, pur non essendo infallibile nel governare la Chiesa, può essere infallibile nel suo insegnamento. Per esserlo, deve rispettare determinate condizioni, che sono state chiarite dalla costituzione Pastor aeternus del 18 luglio 1870. Il Papa deve parlare come persona pubblica, ex cathedra, con l'intenzione di definire una verità di fede e di morale e di imporla come obbligatoria a credere a tutti i fedeli. Ciò purtroppo è avvenuto ben raramente nell'ultimo secolo.<br />LA MORTE DEL PAPA<br />La malattia del Papa, la morte del Papa, di ogni Papa ci ricorda l'esistenza di questo contrasto tra la persona privata del Papa, che può essere debole e vacillante, e quella pubblica, che esprime l'infallibilità della Chiesa.<br />C'è una differenza tra la morte di un Papa e la morte di un sovrano temporale. Il Re deriva la sua legittimità, dal sangue, ovvero dal legame biologico che lo lega ai suoi antenati. Quando muore egli sopravvive nel suo erede, a cui lo lega lo stesso sangue. Il Papa invece è completamente estraneo a questa fisicità biologica. Il Papa non sopravvive in altri uomini, perché il Papa non ha eredi biologici. E' morto il Re, viva il Re, si dice nel momento in cui il monarca esala l'ultimo respiro. Ciò non avviene per il Papa, perché l'elezione del suo successore non avviene un attimo dopo la sua morte, ma solo dopo un conclave, che può anche essere lungo e contrastato. Si potrà dire semmai, è morto il Papa, viva la Chiesa, perché prima del Papa c'è la Chiesa, che lo precede e che gli sopravvive, sempre viva e sempre vittoriosa.<br />Le monarchie e gli imperi terreni, come gli organismi umani, nascono e muoiono. 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Oppure la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana potrebbe essere commentata mostrando genericamente la capacità di Gesù di trasformare le situazioni negative in positive, di portare gioia e speranza dove c'è tristezza e disperazione.<br />Così si rischia di ridurre la fede a buonismo. Ma Se si esclude o si minimizza l'elemento soprannaturale, si rischia di trasformare la fede in un insieme di valori umani, perdendo di vista la dimensione trascendente che caratterizza il cristianesimo.<br />Infatti è innegabile che Gesù abbia compiuto i miracoli. E l'ha fatto per un motivo preciso: per attestare la propria divinità. Infatti dice Lui stesso nel vangelo: «se non credete a me, credete alle opere» (Gv 10,38).<br />Certo i miracoli, oltre a fatti storici inoppugnabili, hanno anche un valore simbolico. Infatti San Giovanni nel suo Vangelo non li chiama miracoli, ma segni. Il miracolo alle nozze di Cana è il primo segno, mentre la risurrezione di Lazzaro, è l'ultimo. Ma nonostante questo valore simbolico, i miracoli sono fatti reali e verificati da molti presenti:, come ad esempio i servi a Cana e la folla davanti alla tomba di Lazzaro.<br />Persino gli avversari di Gesù sono costretti a riconoscere i miracoli da lui compiuti. Ad esempio la risurrezione di Lazzaro non viene contestata nemmeno dai nemici di Gesù i quali sono costretti ad ammettere: «quest'uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui» (Gv 11,47-48). Proprio per questo decidono di uccidere anche Lazzaro in modo da cancellare la prova vivente del miracolo effettivamente avvenuto.<br />Del resto, non è forse vero che la nostra fede cristiana si basa sul miracolo più importante di tutti, cioè la risurrezione di Gesù dalla morte? Come ricorda San Paolo, infatti, se Cristo non fosse risorto dai morti, vana sarebbe la nostra fede (Cf 1Cor 15,17). Chi minimizza i miracoli nel Vangelo dovrebbe coerentemente parlare di uova e coniglietti nell'omelia di Pasqua.<br />Il problema è che riducendo i miracoli alla dimensione umana e terrena, si rischia di cadere nel relativismo e considerare che tutte le religioni abbiano lo stesso valore e che non esista una verità assoluta. Ma allora perché dovrei credere a Gesù anziché ad altre divinità. Perché dovrei ubbidire ai comandamenti, ricorrere ai sacramenti ed andare perfino alla Messa?<br />In conclusione è bene ricordare che i miracoli veri e propri avvengono solo all'interno della Chiesa Cattolica, ma ciò nonostante essi non sono una cosa che riguarda solo i cristiani, i quali ci credono perché hanno la fede. I miracoli sono fatti, interrogano la ragione anche del non credente. Se invece egli non si lasciasse interrogare, dimostrerebbe di avere un pre-giudizio. Come ben riassumeva il grande Chesterton: «Chi crede ai miracoli lo fa in base a un fatto, chi non ci crede lo fa in base a un'idea».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64701004</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2025 20:47:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64701004/se_cristo_non_avesse_fatto_miracoli.mp3" length="4174620" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8077

SE CRISTO NON AVESSE FATTO MIRACOLI, PERCHE' CREDERGLI? di Don Stefano Bimbi
 
Può capitare di ascoltare un'omelia in cui il sacerdote riduca o ignori un miracolo di Gesù, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8077" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8077</a><br /><br />SE CRISTO NON AVESSE FATTO MIRACOLI, PERCHE' CREDERGLI? di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Può capitare di ascoltare un'omelia in cui il sacerdote riduca o ignori un miracolo di Gesù, che pure era descritto realisticamente nel vangelo appena letto.<br />Ad esempio, la moltiplicazione dei pani, anziché essere il primo annuncio del dono dell'eucaristia, il corpo di Cristo dato come vero cibo, può essere letta come un semplice invito a impegnarsi per un mondo più giusto, in cui tutti abbiano accesso al cibo e alle risorse necessarie per vivere, magari con il solito invito ai cristiani a lottare contro la fame nel mondo. Oppure la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana potrebbe essere commentata mostrando genericamente la capacità di Gesù di trasformare le situazioni negative in positive, di portare gioia e speranza dove c'è tristezza e disperazione.<br />Così si rischia di ridurre la fede a buonismo. Ma Se si esclude o si minimizza l'elemento soprannaturale, si rischia di trasformare la fede in un insieme di valori umani, perdendo di vista la dimensione trascendente che caratterizza il cristianesimo.<br />Infatti è innegabile che Gesù abbia compiuto i miracoli. E l'ha fatto per un motivo preciso: per attestare la propria divinità. Infatti dice Lui stesso nel vangelo: «se non credete a me, credete alle opere» (Gv 10,38).<br />Certo i miracoli, oltre a fatti storici inoppugnabili, hanno anche un valore simbolico. Infatti San Giovanni nel suo Vangelo non li chiama miracoli, ma segni. Il miracolo alle nozze di Cana è il primo segno, mentre la risurrezione di Lazzaro, è l'ultimo. Ma nonostante questo valore simbolico, i miracoli sono fatti reali e verificati da molti presenti:, come ad esempio i servi a Cana e la folla davanti alla tomba di Lazzaro.<br />Persino gli avversari di Gesù sono costretti a riconoscere i miracoli da lui compiuti. Ad esempio la risurrezione di Lazzaro non viene contestata nemmeno dai nemici di Gesù i quali sono costretti ad ammettere: «quest'uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui» (Gv 11,47-48). Proprio per questo decidono di uccidere anche Lazzaro in modo da cancellare la prova vivente del miracolo effettivamente avvenuto.<br />Del resto, non è forse vero che la nostra fede cristiana si basa sul miracolo più importante di tutti, cioè la risurrezione di Gesù dalla morte? Come ricorda San Paolo, infatti, se Cristo non fosse risorto dai morti, vana sarebbe la nostra fede (Cf 1Cor 15,17). Chi minimizza i miracoli nel Vangelo dovrebbe coerentemente parlare di uova e coniglietti nell'omelia di Pasqua.<br />Il problema è che riducendo i miracoli alla dimensione umana e terrena, si rischia di cadere nel relativismo e considerare che tutte le religioni abbiano lo stesso valore e che non esista una verità assoluta. Ma allora perché dovrei credere a Gesù anziché ad altre divinità. Perché dovrei ubbidire ai comandamenti, ricorrere ai sacramenti ed andare perfino alla Messa?<br />In conclusione è bene ricordare che i miracoli veri e propri avvengono solo all'interno della Chiesa Cattolica, ma ciò nonostante essi non sono una cosa che riguarda solo i cristiani, i quali ci credono perché hanno la fede. I miracoli sono fatti, interrogano la ragione anche del non credente. Se invece egli non si lasciasse interrogare, dimostrerebbe di avere un pre-giudizio. Come ben riassumeva il grande Chesterton: «Chi crede ai miracoli lo fa in base a un fatto, chi non ci crede lo fa in base a un'idea».]]></itunes:summary><itunes:duration>261</itunes:duration><itunes:keywords>cristo,fede,messaggiosociale,miracoli,omelia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d2d295c2048a51b1c658e7537fd3943a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ingiusto commissariamento dell'Istituto del Verbo Incarnato (IVE)</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ingiusto-commissariamento-dell-istituto-del-verbo-incarnato-ive--64440502</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8081" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8081</a><br /><br />L'INGIUSTO COMMISSARIAMENTO DELL'ISTITUTO DEL VERBO INCARNATO (IVE) di Giano Colli<br /> <br />La recente decisione di commissariare la Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato (IVE) ha suscitato non poche perplessità tra coloro che conoscono da vicino il lavoro e l'impegno di sacerdoti e suore di questa congregazione. Sebbene il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica abbia evidenziato difficoltà negli itinerari formativi e nella fase del discernimento vocazionale, la realtà vissuta da tanti fedeli laici e religiosi dell'IVE racconta una storia ben diversa.<br />Chi ha avuto l'opportunità di collaborare con l'IVE sa bene che i membri di questa famiglia religiosa si dedicano con passione alla formazione e all'educazione della gioventù, alla missione evangelizzatrice e a numerose opere di carità e assistenza sociale. Tra le iniziative più apprezzate ci sono i ritiri per famiglie e le attività culturali e spirituali che hanno contribuito alla crescita cristiana di molte persone.<br />Ridurre la storia e l'azione di questa comunità religiosa a mere problematiche interne significa ignorare un lavoro che da decenni porta frutti abbondanti.<br />UN PROVVEDIMENTO SPROPORZIONATO<br />La decisione di affidare entrambi i rami dell'IVE a delegati pontifici con pieni poteri di governo, inclusa la possibilità di modificare le Costituzioni e sospendere per tre anni le nuove vocazioni, appare eccessiva e penalizzante per una comunità che ha dimostrato un grande slancio missionario. Si rischia, infatti, di minare la fiducia di chi, con dedizione e spirito di sacrificio, ha abbracciato questa vocazione e opera quotidianamente per il bene delle anime.<br />Se è vero che ogni istituto religioso è chiamato a vigilare sulla qualità della formazione e sul discernimento vocazionale, è altrettanto vero che tale processo non può essere giudicato in modo generalizzato e sommario. Molti sacerdoti e suore dell'IVE sono esempi luminosi di dedizione e fedeltà alla Chiesa, e la loro formazione non può essere ridotta a una serie di "criticità" che giustifichino un commissariamento così drastico.<br />L'IMPORTANZA DEL DIALOGO CON LA CHIESA<br />La Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato ha sempre mostrato una profonda fedeltà alla Chiesa e al Papa. Il provvedimento di commissariamento dovrebbe essere accompagnato da un dialogo aperto e costruttivo che permetta alla congregazione di rispondere alle osservazioni mosse senza però azzerare la sua identità e il suo carisma. La Chiesa ha bisogno di comunità vive e dinamiche, capaci di affrontare le sfide del mondo contemporaneo con fede e speranza.<br />Sospendere le vocazioni e imporre una revisione drastica delle Costituzioni potrebbe avere conseguenze negative su un istituto che ha dato tanto alla Chiesa e ai fedeli. La speranza è che questa decisione non soffochi l'entusiasmo e l'opera evangelizzatrice dell'IVE, ma che invece si possa trovare una via di rinnovamento che valorizzi i suoi punti di forza senza penalizzarne l'identità.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "Commissariata la Famiglia religiosa del Verbo Incarnato" spiega cosa è successo all'IVE e perché.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 gennaio 2025:<br />Recano la data dell'8 dicembre 2024 i decreti del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica relativi rispettivamente al ramo maschile e a quello femminile della Famiglia del Verbo Incarnato. Mons. José Antonio Satué Huerto, vescovo di Teruel y Albarracín, sarà delegato ad nutum Sanctae Sedis dell'Istituto del Verbo Incarnato (ovvero i sacerdoti e fratelli coadiutori), mentre suor Clara Echarte, F.I., lo sarà per le Servidoras del Señor y de la Virgen de Matará (il ramo femminile). L'obiettivo, stando ai decreti, è quello di una «conversione ecclesiale».<br />All'Istituto e alle Suore vengono ora contestate «gravi difficoltà negli itinerari formativi (...) e, in modo speciale, nella fase del discernimento vocazionale» - le criticità e i relativi provvedimenti si ripetono nei due decreti - e pertanto «pur evidenziando il grande slancio missionario dell'Istituto e un lodevole impegno personale di molti dei suoi membri» si dispone la sospensione di nuove vocazioni per tre anni e una «una profonda revisione del diritto proprio, che comporterà anche una decisa riduzione dei vari manuali e regolamenti attualmente in vigore». Entrambi i delegati pontifici guideranno i rispettivi rami «ad nutum Sanctae Sedis, con tutti i poteri di governo, a norma del diritto universale e delle sue Costituzioni, con pieno potere di abrogare queste ultime, se ritenuto opportuno e necessario. Successivamente verranno conferiti altri eventuali poteri che si rendessero necessari».<br />Si sottolinea, inoltre, la necessità di «mantenere i contatti con i Vescovi delle Diocesi in cui è presente l'Istituto e svolgerà il proprio apostolato, in particolare con i Vescovi di Velletri-Segni (Italia) e San Rafael (Argentina)» (cioè dove la congregazione fu eretta canonicamente e dove nacque). Apostolato che si svolge anche in Medio Oriente: a loro è affidata la cura della nuova chiesa del Battesimo di Gesù, consacrata ieri in Giordania dal cardinale Parolin, in presenza del patriarca Pizzaballa che nel suo indirizzo di saluto ha pubblicamente ringraziato «la Congregazione del Verbo Incarnato, che, con i suoi sacerdoti e suore, ci offrirà un servizio spirituale in questo luogo».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64440502</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2025 21:47:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64440502/l_ingiusto_commissariamento_dell_ive.mp3" length="6647266" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8081

L'INGIUSTO COMMISSARIAMENTO DELL'ISTITUTO DEL VERBO INCARNATO (IVE) di Giano Colli
 
La recente decisione di commissariare la Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato (IVE) ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8081" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8081</a><br /><br />L'INGIUSTO COMMISSARIAMENTO DELL'ISTITUTO DEL VERBO INCARNATO (IVE) di Giano Colli<br /> <br />La recente decisione di commissariare la Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato (IVE) ha suscitato non poche perplessità tra coloro che conoscono da vicino il lavoro e l'impegno di sacerdoti e suore di questa congregazione. Sebbene il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica abbia evidenziato difficoltà negli itinerari formativi e nella fase del discernimento vocazionale, la realtà vissuta da tanti fedeli laici e religiosi dell'IVE racconta una storia ben diversa.<br />Chi ha avuto l'opportunità di collaborare con l'IVE sa bene che i membri di questa famiglia religiosa si dedicano con passione alla formazione e all'educazione della gioventù, alla missione evangelizzatrice e a numerose opere di carità e assistenza sociale. Tra le iniziative più apprezzate ci sono i ritiri per famiglie e le attività culturali e spirituali che hanno contribuito alla crescita cristiana di molte persone.<br />Ridurre la storia e l'azione di questa comunità religiosa a mere problematiche interne significa ignorare un lavoro che da decenni porta frutti abbondanti.<br />UN PROVVEDIMENTO SPROPORZIONATO<br />La decisione di affidare entrambi i rami dell'IVE a delegati pontifici con pieni poteri di governo, inclusa la possibilità di modificare le Costituzioni e sospendere per tre anni le nuove vocazioni, appare eccessiva e penalizzante per una comunità che ha dimostrato un grande slancio missionario. Si rischia, infatti, di minare la fiducia di chi, con dedizione e spirito di sacrificio, ha abbracciato questa vocazione e opera quotidianamente per il bene delle anime.<br />Se è vero che ogni istituto religioso è chiamato a vigilare sulla qualità della formazione e sul discernimento vocazionale, è altrettanto vero che tale processo non può essere giudicato in modo generalizzato e sommario. Molti sacerdoti e suore dell'IVE sono esempi luminosi di dedizione e fedeltà alla Chiesa, e la loro formazione non può essere ridotta a una serie di "criticità" che giustifichino un commissariamento così drastico.<br />L'IMPORTANZA DEL DIALOGO CON LA CHIESA<br />La Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato ha sempre mostrato una profonda fedeltà alla Chiesa e al Papa. Il provvedimento di commissariamento dovrebbe essere accompagnato da un dialogo aperto e costruttivo che permetta alla congregazione di rispondere alle osservazioni mosse senza però azzerare la sua identità e il suo carisma. La Chiesa ha bisogno di comunità vive e dinamiche, capaci di affrontare le sfide del mondo contemporaneo con fede e speranza.<br />Sospendere le vocazioni e imporre una revisione drastica delle Costituzioni potrebbe avere conseguenze negative su un istituto che ha dato tanto alla Chiesa e ai fedeli. La speranza è che questa decisione non soffochi l'entusiasmo e l'opera evangelizzatrice dell'IVE, ma che invece si possa trovare una via di rinnovamento che valorizzi i suoi punti di forza senza penalizzarne l'identità.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "Commissariata la Famiglia religiosa del Verbo Incarnato" spiega cosa è successo all'IVE e perché.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 gennaio 2025:<br />Recano la data dell'8 dicembre 2024 i decreti del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica relativi rispettivamente al ramo maschile e a quello femminile della Famiglia del Verbo Incarnato. Mons. José Antonio Satué Huerto, vescovo di Teruel y Albarracín, sarà delegato ad nutum Sanctae Sedis dell'Istituto del Verbo Incarnato (ovvero i sacerdoti e fratelli coadiutori), mentre suor Clara Echarte, F.I., lo sarà per le Servidoras del Señor y de la Virgen de...]]></itunes:summary><itunes:duration>416</itunes:duration><itunes:keywords>commissariamento,costituzioni,delegatipontifici,ingiustizia,ive,vocazioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2cdee4a7fe88e783ccf25852e9bae19e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dante, Bonifacio VIII e il primo Giubileo del 1300</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dante-bonifacio-viii-e-il-primo-giubileo-del-1300--64208638</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8071" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8071</a><br /><br />DANTE, BONIFACIO VIII E IL PRIMO GIUBILEO DEL 1300 di Roberto de Mattei<br /> <br />Al tramonto e poi fino alla mezzanotte del 1° gennaio dell'anno 1300 folle di romani si accalcarono nella basilica costantiniana di San Pietro. Si era sparsa la voce che la visita alla tomba di Pietro avesse fatto guadagnare la remissione delle pene dovute ai propri peccati. Il Papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, che governava la Chiesa da cinque anni, ed era un grande esperto di diritto, fece cercare nell'Archivio e nella Biblioteca papale una conferma a questa credenza. Tra i più importanti atti di remissione delle pene da parte dei pontefici che lo avevano preceduto, trovò quello di Urbano II a Clermont (1095), che per eccitare i Cristiani alla prima Crociata, aveva dichiarato che la partecipazione ad essa equivaleva ad una completa remissione delle pene. Poi Bonifacio convocò il collegio dei cardinali in solenne Concistoro e decise di emanare una bolla denominata Antiquorum habet fida relatio ("Dagli anziani abbiamo notizie sicure") in cui confermò l'antica consuetudine, indicendo ufficialmente il primo Anno Santo dell'era cristiana. Alle copie dei documenti, spedite in tutti il mondo cattolico, furono aggiunti tre versi: «L'anno centenario a Roma è sempre giubilare/ Lue colpe sono cancellate, a chi si pente sono condonate. Questo dichiarò Bonifacio e confermò».<br />Perché ne rimanesse eterna memoria, Bonifacio volle che la bolla giubilare venisse incisa su una lastra di marmo che fu posta nell'atrio dell'antica basilica costantiniana. Con una successiva bolla Nuper per alias, il 22 febbraio 1300, giorno della festa della Cattedra di San Pietro, venne concessa ai pellegrini accorsi a Roma un'indulgenza plenissima, ovvero tanto ampia da estinguere ogni colpa e ogni pena dovuta ai peccati commessi. Poteva beneficiarne il pellegrino, pentito delle proprie colpe e confessato, che durante l'anno centenario si fosse recato a Roma per venerare i santi Pietro e Paolo facendo visita alle loro basiliche. Con questo atto il Papa affermava la sua plenitudo potestatis, il supremo potere di riversare sui fedeli i tesori della grazia di cui la Chiesa romana era detentrice.<br />TUTTI A ROMA PER LA TOMBA DI PIETRO<br />Conserviamo le dettagliate testimonianze sul primo Giubileo del Cardinale diacono di S. Giorgio in Velabro Jacopo Stefaneschi, autore di un'opera dal titolo De centesimo seu Jubileo anno liber, redatta all'inizio del XIV secolo, ma anche quelle del grande cronista fiorentino Giovanni Villani e di molti altri. Tutti riportano nei loro scritti che all'inizio dell'anno 1300 si riversarono per le strade di Roma vere e proprie folle, dapprima di provenienza cittadina e poi giunte da terre lontane d'Oriente e d'Occidente. Dante spiegò nel XVIII canto dell'Inferno (22-43) come sul ponte Sant'Angelo, che era il passaggio obbligato per recarsi a San Pietro, l'amministrazione cittadina avesse stabilito una sorte di senso unico alternato, per consentire un più ordinato flusso di viandanti, mentre gruppi di guardia vigilavano per far sì che il traffico si svolgesse senza incidenti o disordini. Secondo Villani, tolti i romani stabilmente residenti nell'Urbe, nel 1300 furono presenti quotidianamente in città duecentomila pellegrini, detti "Romei". La più parte di essi affrontava viaggi faticosi e spesso pericolosi.<br />Che cosa spingeva questi pellegrini che, arrivando in vista della Città eterna intonavano con entusiasmo l'inno O Roma nobilis? Il tribunale della penitenza aveva già perdonato i loro peccati, ma essi erano ben consapevoli di dovere espiare o in questa vita o nell'altra le pene che avevano meritato offendendo Dio. La Sacra Scrittura ricorda infatti che nulla d'impuro può entrare in Paradiso (Ap 21,27). Il luogo in cui avrebbero espiato le loro pene era il Purgatorio, che Dante, nella seconda cantica della Divina Commedia, descrive come la sommità di una montagna situata nell'emisfero australe, agli antipodi di Gerusalemme, ma che secondo l'opinione prevalente dei teologi, si trova nelle viscere della terra, vicino all'inferno. Il giubileo papale offriva loro la straordinaria occasione di abbreviare le pene temporali dovute a causa delle loro colpe. Da allora, con cadenza regolare, prima centenaria, infine venticinquennale, la Chiesa avrebbe esercitato il suo potere di rimettere i peccati, a beneficio dei fedeli.<br />DANTE E BONIFACIO VIII<br />Sappiamo che Dante detestava Bonifacio VIII, che considerava uno dei principali responsabili della decadenza morale e spirituale della Chiesa. Nel XIX canto dell'Inferno, riservato ai colpevoli di simonia, il poeta incontra il papa Niccolò III, Giovanni Gaetano Orsini, che profetizza il prossimo arrivo nella bolgia infernale di Bonifacio VIII, accusandolo di aver straziato con la sua corruzione la Chiesa di Cristo (Inferno, XIX, 52-57). Gli storici della Chiesa considerano ingiusto il giudizio di Dante, ma sottolineano che malgrado la radicale avversione a Bonifacio VIII, egli non contesta il suo potere di governare la Chiesa. Dante si pone così sulla scia di san Pier Damiani che, pur equiparandola simonia all'eresia, spiega che, malgrado la loro indegnità morale e le loro posizioni eretiche, i preti simoniaci esercitano però validamente i sacramenti e la giurisdizione (Liber qui dicitus gratissimus, PL, 145, 100-159).<br />Nel Purgatorio (II, 94-99), il musico Casella, famoso a Firenze ed amico di Dante, spiega che egli tardava a lasciare il purgatorio, a causa del numero delle anime ammassate alle porte del paradiso, grazie al giubileo di Bonifacio VIII. Il potere di accordare le indulgenze è infatti uno dei più alti che viene riservato al Vicario di Cristo, secondo le parole di Cristo a san Pietro: «Qualunque cosa avrai legata sopra la terra, sarà legata anche nei cieli; e qualunque cosa avrai sciolta sopra la terra, sarà sciolta anche nei cieli» (Mt XVI, 19). Queste parole così potenti, che designano l'autorità di governare la Chiesa, contengono il potere di rimettere i peccati non solo in quanto alla colpa, attraverso il sacramento della penitenza, ma anche in quanto alla pena temporale che è ad essi dovuta. Non possiamo dubitare del valore dei meriti di Gesù, di Maria SS.ma e dei santi, che ne formano il tesoro, né dell'autorità della Chiesa nel distribuirle. Perciò il Concilio di Trento, nel suo celebre decreto De indulgentiis, colpisce di anatema «quelli che definiscono inutile le indulgenze o negano alla Chiesa il potere di concederle». Però aggiunge che «bisogna accordarle con molta moderazione, per evitare che la troppa facilità nel concederle indebolisca la disciplina ecclesiastica» (Sess.XXV, cap. XXI).<br />LA PENITENZA<br />Non bisogna credere infatti che le indulgenze esimano i fedeli dalla penitenza. La Chiesa, accordando le indulgenze, ha in vista la remissione dei peccati in quanto ciò soddisfa la giustizia divina, ma non intende dispensarci dalle pene e dai patimenti che ci sono necessari per vincere le cattive abitudini e per condurre una vita cristiana. L'indulgenza, anche plenaria, non evita dunque quelle pene sulla terra che la Divina Provvidenza riserva agli uomini come una forma di correzione e di purificazione. Così il figlio di Davide morì quantunque il Re, dopo i peccati commessi, digiunasse e pregasse per la conservazione della vita del giovane (II Reg. XII, 16-18): Dio non volle accettare un'altra opera soddisfattoria invece della pena che, come dice sant'Agostino, era stata imposta a Davide come una prova e una correzione.<br />Le indulgenze, non ci assicurano dunque una vita senza croce, ma ci aiutano a portarla. D'altronde, per guadagnare integralmente l'indulgenza plenaria è necessario non avere la più piccola affezione al peccato ed essere dominati da un vero spirito di penitenza. Ciò non è facile, ma l'indulgenza plenaria del Giubileo è anche un potente incentivo per sviluppare quell'amore a Dio e quell'odio al peccato che è la condizione necessaria per ottenerla.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64208638</guid><pubDate>Wed, 05 Feb 2025 17:29:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64208638/dante_bonifacio_viii_e_il_primo_giubileo.mp3" length="9999299" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8071

DANTE, BONIFACIO VIII E IL PRIMO GIUBILEO DEL 1300 di Roberto de Mattei
 
Al tramonto e poi fino alla mezzanotte del 1° gennaio dell'anno 1300 folle di romani si accalcarono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8071" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8071</a><br /><br />DANTE, BONIFACIO VIII E IL PRIMO GIUBILEO DEL 1300 di Roberto de Mattei<br /> <br />Al tramonto e poi fino alla mezzanotte del 1° gennaio dell'anno 1300 folle di romani si accalcarono nella basilica costantiniana di San Pietro. Si era sparsa la voce che la visita alla tomba di Pietro avesse fatto guadagnare la remissione delle pene dovute ai propri peccati. Il Papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, che governava la Chiesa da cinque anni, ed era un grande esperto di diritto, fece cercare nell'Archivio e nella Biblioteca papale una conferma a questa credenza. Tra i più importanti atti di remissione delle pene da parte dei pontefici che lo avevano preceduto, trovò quello di Urbano II a Clermont (1095), che per eccitare i Cristiani alla prima Crociata, aveva dichiarato che la partecipazione ad essa equivaleva ad una completa remissione delle pene. Poi Bonifacio convocò il collegio dei cardinali in solenne Concistoro e decise di emanare una bolla denominata Antiquorum habet fida relatio ("Dagli anziani abbiamo notizie sicure") in cui confermò l'antica consuetudine, indicendo ufficialmente il primo Anno Santo dell'era cristiana. Alle copie dei documenti, spedite in tutti il mondo cattolico, furono aggiunti tre versi: «L'anno centenario a Roma è sempre giubilare/ Lue colpe sono cancellate, a chi si pente sono condonate. Questo dichiarò Bonifacio e confermò».<br />Perché ne rimanesse eterna memoria, Bonifacio volle che la bolla giubilare venisse incisa su una lastra di marmo che fu posta nell'atrio dell'antica basilica costantiniana. Con una successiva bolla Nuper per alias, il 22 febbraio 1300, giorno della festa della Cattedra di San Pietro, venne concessa ai pellegrini accorsi a Roma un'indulgenza plenissima, ovvero tanto ampia da estinguere ogni colpa e ogni pena dovuta ai peccati commessi. Poteva beneficiarne il pellegrino, pentito delle proprie colpe e confessato, che durante l'anno centenario si fosse recato a Roma per venerare i santi Pietro e Paolo facendo visita alle loro basiliche. Con questo atto il Papa affermava la sua plenitudo potestatis, il supremo potere di riversare sui fedeli i tesori della grazia di cui la Chiesa romana era detentrice.<br />TUTTI A ROMA PER LA TOMBA DI PIETRO<br />Conserviamo le dettagliate testimonianze sul primo Giubileo del Cardinale diacono di S. Giorgio in Velabro Jacopo Stefaneschi, autore di un'opera dal titolo De centesimo seu Jubileo anno liber, redatta all'inizio del XIV secolo, ma anche quelle del grande cronista fiorentino Giovanni Villani e di molti altri. Tutti riportano nei loro scritti che all'inizio dell'anno 1300 si riversarono per le strade di Roma vere e proprie folle, dapprima di provenienza cittadina e poi giunte da terre lontane d'Oriente e d'Occidente. Dante spiegò nel XVIII canto dell'Inferno (22-43) come sul ponte Sant'Angelo, che era il passaggio obbligato per recarsi a San Pietro, l'amministrazione cittadina avesse stabilito una sorte di senso unico alternato, per consentire un più ordinato flusso di viandanti, mentre gruppi di guardia vigilavano per far sì che il traffico si svolgesse senza incidenti o disordini. Secondo Villani, tolti i romani stabilmente residenti nell'Urbe, nel 1300 furono presenti quotidianamente in città duecentomila pellegrini, detti "Romei". La più parte di essi affrontava viaggi faticosi e spesso pericolosi.<br />Che cosa spingeva questi pellegrini che, arrivando in vista della Città eterna intonavano con entusiasmo l'inno O Roma nobilis? Il tribunale della penitenza aveva già perdonato i loro peccati, ma essi erano ben consapevoli di dovere espiare o in questa vita o nell'altra le pene che avevano meritato offendendo Dio. La Sacra Scrittura ricorda infatti che nulla d'impuro può entrare in Paradiso (Ap 21,27). Il luogo in cui avrebbero espiato le loro...]]></itunes:summary><itunes:duration>625</itunes:duration><itunes:keywords>1300,bonifacioviii,dante,giubileo,indulgenze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/738a1cc9e43f1fa19d052417a5c53d11.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Natale dei regali lo ha inventato Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-natale-dei-regali-lo-ha-inventato-dio--63358632</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8019" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8019</a><br /><br />IL NATALE DEI REGALI LO HA INVENTATO DIO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />L'arrivo del Natale è imminente e, come sempre, dobbiamo prepararci ad ascoltare le stesse critiche moralistiche contro il consumismo che inquinerebbe lo "spirito natalizio". È un cliché fastidioso che si può ascoltare nelle conversazioni tra amici come, purtroppo, anche nelle omelie dei sacerdoti. Sui giornali più diffusi si potranno leggere articoli che rimproverano l'aspetto "pagano" della frenesia dei regali a Natale, mentre paradossalmente questi stessi giornali dipendono dalla pubblicità e i loro editori traggono profitto dai consumi.<br />Per non parlare delle pressioni degli ecologisti e le loro periodiche campagne di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di energia con iniziative ridicole come "M'illumino di meno" che coinvolge amministrazioni pubbliche per spengere l'illuminazione di monumenti ed edifici pubblici. Spegnere la luce diventerà quindi uno stile di vita sostenibile da imporre al popolo per salvare il pianeta?<br />Almeno noi cristiani a Natale dovremmo invece concentrarci su Gesù, il nostro Salvatore e la gioia della nostra vita, non certo adeguarci alle chiacchiere sui doni scambiati in questo periodo. Chi si lamenta del consumismo natalizio, dei negozi sempre aperti, dello sfarzo delle luci nelle strade, dei pranzi interminabili in famiglia, probabilmente non ha niente di significativo da dire su Gesù e sul fascino della sua venuta nel mondo. Questo accade a chi ha perso lo stupore dei fanciulli di fronte alle luci, ai regali e a Gesù bambino nella mangiatoia di Betlemme.<br />Molti cristiani di oggi somigliano a quei farisei i quali, di fronte a Gesù che guarisce l’uomo dalla mano paralizzata (Mc 3,1-6; Lc 6,6-11), iniziano a polemizzare perché lo ha fatto di sabato. Passa così in secondo piano quanto compiuto dal falegname di Nazareth. Essi non si lasciano stupire o interrogare nemmeno da un miracolo straordinario compiuto da una persona così umile.<br />LA NOTIZIA PIÙ GRANDE DI TUTTI I TEMPI<br />Noi cristiani abbiamo la responsabilità di condividere con i familiari, i parenti, gli amici e tutti quelli che incontriamo la notizia più grande di tutti i tempi, la più emozionante e consolante: Dio si è fatto uomo ed è venuto a vivere tra noi per guarirci e per salvarci. In questo periodo abbiamo la speciale opportunità di proclamare che niente sarà più triste e disperato come prima. Invece di criticare il consumismo, abbiamo l'obbligo di proclamare la gioia e l'amore che questo evento porta con sé.<br />In effetti, il primo Natale dei regali fu quello di duemila anni fa, quando i Re Magi portarono a Gesù dei doni. Il Vangelo sottolinea con favore questa spontanea generosità, poiché perfino l'oro era una risposta modesta a un dono immenso come il Bambino nato per noi. A pensarci bene, Dio stesso ha inaugurato il "Natale dei regali" già all'inizio dei tempi quando ci donò l'intero universo con tutte le sue meraviglie. Nessuno ha mai dato così con tanta abbondanza e generosità come Dio. Egli infatti non si è limitato a creare la terra, la luna e il sole, ma l'intero sistema solare. Non solo, ma ha creato anche molti pianeti e stelle, anzi galassie intere, in tal numero che che possiamo alzare lo sguardo verso il cielo e dire: "Che Dio sprecone, bastava anche meno!". Non scherziamo. Proprio questo "spreco" di aver creato mondi lontanissimi, che sono per noi solo delle piccole luci nel cielo, indica quanto è grande l'amore di Dio nei nostri confronti. Avrebbe potuto creare solo mucche e capre, polli e maiali per sfamarci e invece ha fatto il colibrì, il delfino, l'ippopotamo e la coccinella, insieme a miriadi di animali, vegetali e minerali che compongono il giardino nel quale viviamo.<br />UN DIO "SPRECONE"<br />Insomma questo Dio "sprecone", che ci ama così tanto, a un certo punto della storia si è perfino fatto carne per abitare in mezzo a noi. Anziché lamentarci del consumismo, dobbiamo impegnarci a donare ancora di più, non solo a parenti e amici, ma anche a coloro che sono meno fortunati, ai poveri e ai sofferenti, affinché anche loro possano partecipare alla gioia del Natale. Anche donare il proprio tempo a chi è solo e abbandonato è un regalo prezioso. Insomma il Natale ci invita a non fermarci ai regali materiali, che pure contribuiscono a vivere con gioia questa grande solennità dell’anno liturgico, ma ad andare oltre, donando noi stessi e condividendo con gli altri l'amicizia di Cristo, il regalo più grande di tutti.<br />A questo punto potremmo chiederci: "Come possiamo rimanere in silenzio di fronte a coloro che pensano solo ai regali, ai dolci e alle luci, ma si vedono in chiesa solo il giorno di Natale?". Innanzitutto potremmo complimentarci con loro per aver scelto di venire in chiesa per una festa importantissima che ricorda l'incarnazione del Figlio di Dio. Un evento così importante che ha diviso la storia in un prima e un dopo, come ci ricorda il conteggio degli anni. Da qui può partire una riflessione sul vero senso dei regali, delle luci, dei dolci per poi arrivare a Gesù, il vero regalo, la vera luce del mondo, il vero sapore delle cose.<br />"E che dire di chi non viene alla Messa nemmeno a Natale e magari preferisce una vacanza esotica?". A coloro che si accontentano di piccole gioie terrene, come una settimana alle Maldive o a sciare sulle Dolomiti, diciamo che possono avere molto di più. A Natale ci viene donato il Figlio stesso di Dio che contiene tutte le bellezze del mondo, l'amore, l'amicizia, la gioia e il significato della vita.<br />In conclusione: anziché criticare il consumismo che esplode a Natale sarebbe bene che noi cristiani recuperassimo il vero senso di questa festa, approfittando di questo stupendo periodo per far percepire ad una umanità allo sbando un raggio di quella luce che è venuta per essere accolta, perché chi la accoglie ha il potere di diventare figlio di Dio, mica Greta Thunberg.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63358632</guid><pubDate>Tue, 17 Dec 2024 20:34:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63358632/il_natale_dei_regali_lo_ha_inventato_dio.mp3" length="7445151" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8019

IL NATALE DEI REGALI LO HA INVENTATO DIO di Don Stefano Bimbi
 
L'arrivo del Natale è imminente e, come sempre, dobbiamo prepararci ad ascoltare le stesse critiche moralistiche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8019" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8019</a><br /><br />IL NATALE DEI REGALI LO HA INVENTATO DIO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />L'arrivo del Natale è imminente e, come sempre, dobbiamo prepararci ad ascoltare le stesse critiche moralistiche contro il consumismo che inquinerebbe lo "spirito natalizio". È un cliché fastidioso che si può ascoltare nelle conversazioni tra amici come, purtroppo, anche nelle omelie dei sacerdoti. Sui giornali più diffusi si potranno leggere articoli che rimproverano l'aspetto "pagano" della frenesia dei regali a Natale, mentre paradossalmente questi stessi giornali dipendono dalla pubblicità e i loro editori traggono profitto dai consumi.<br />Per non parlare delle pressioni degli ecologisti e le loro periodiche campagne di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di energia con iniziative ridicole come "M'illumino di meno" che coinvolge amministrazioni pubbliche per spengere l'illuminazione di monumenti ed edifici pubblici. Spegnere la luce diventerà quindi uno stile di vita sostenibile da imporre al popolo per salvare il pianeta?<br />Almeno noi cristiani a Natale dovremmo invece concentrarci su Gesù, il nostro Salvatore e la gioia della nostra vita, non certo adeguarci alle chiacchiere sui doni scambiati in questo periodo. Chi si lamenta del consumismo natalizio, dei negozi sempre aperti, dello sfarzo delle luci nelle strade, dei pranzi interminabili in famiglia, probabilmente non ha niente di significativo da dire su Gesù e sul fascino della sua venuta nel mondo. Questo accade a chi ha perso lo stupore dei fanciulli di fronte alle luci, ai regali e a Gesù bambino nella mangiatoia di Betlemme.<br />Molti cristiani di oggi somigliano a quei farisei i quali, di fronte a Gesù che guarisce l’uomo dalla mano paralizzata (Mc 3,1-6; Lc 6,6-11), iniziano a polemizzare perché lo ha fatto di sabato. Passa così in secondo piano quanto compiuto dal falegname di Nazareth. Essi non si lasciano stupire o interrogare nemmeno da un miracolo straordinario compiuto da una persona così umile.<br />LA NOTIZIA PIÙ GRANDE DI TUTTI I TEMPI<br />Noi cristiani abbiamo la responsabilità di condividere con i familiari, i parenti, gli amici e tutti quelli che incontriamo la notizia più grande di tutti i tempi, la più emozionante e consolante: Dio si è fatto uomo ed è venuto a vivere tra noi per guarirci e per salvarci. In questo periodo abbiamo la speciale opportunità di proclamare che niente sarà più triste e disperato come prima. Invece di criticare il consumismo, abbiamo l'obbligo di proclamare la gioia e l'amore che questo evento porta con sé.<br />In effetti, il primo Natale dei regali fu quello di duemila anni fa, quando i Re Magi portarono a Gesù dei doni. Il Vangelo sottolinea con favore questa spontanea generosità, poiché perfino l'oro era una risposta modesta a un dono immenso come il Bambino nato per noi. A pensarci bene, Dio stesso ha inaugurato il "Natale dei regali" già all'inizio dei tempi quando ci donò l'intero universo con tutte le sue meraviglie. Nessuno ha mai dato così con tanta abbondanza e generosità come Dio. Egli infatti non si è limitato a creare la terra, la luna e il sole, ma l'intero sistema solare. Non solo, ma ha creato anche molti pianeti e stelle, anzi galassie intere, in tal numero che che possiamo alzare lo sguardo verso il cielo e dire: "Che Dio sprecone, bastava anche meno!". Non scherziamo. Proprio questo "spreco" di aver creato mondi lontanissimi, che sono per noi solo delle piccole luci nel cielo, indica quanto è grande l'amore di Dio nei nostri confronti. Avrebbe potuto creare solo mucche e capre, polli e maiali per sfamarci e invece ha fatto il colibrì, il delfino, l'ippopotamo e la coccinella, insieme a miriadi di animali, vegetali e minerali che compongono il giardino nel quale viviamo.<br />UN DIO "SPRECONE"<br />Insomma questo Dio...]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>consumismo,moralismo,natale,spiritonatalizio,sprechi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0dd22084d20d1bb02312f5f13a5eb5b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Riconosciuto il miracolo a Lourdes</title><link>https://www.spreaker.com/episode/riconosciuto-il-miracolo-a-lourdes--63259308</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8012" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8012</a><br /><br />RICONOSCIUTO IL 71° MIRACOLO A LOURDES di Paola Belletti<br /> <br />La Chiesa di solito non ha fretta. [...] Ce lo mostra [...] la storia di un soldato britannico, John Traynor, e del 71° miracolo riconosciuto a Lourdes. Nato a Liverpool da madre irlandese, nel 1883 si arruolò nella Royal Navy all'inizio della Grande guerra. Il primo conflitto mondiale è famigerato per la sanguinosità delle battaglie e il costo spropositano in termini di vite umane strappate e di quelle segnate da ferite gravi e mutilazioni, al punto che molte opere sorsero per dare sollievo proprio a chi si era salvato dalla morte immediata, ma se l'era in qualche modo portata a casa sotto forma di menomazioni, malattie e dolori indicibili. Dieci milioni i soldati caduti sul campo di battaglia, venti i feriti.<br />John è uno di quelli: rimase ferito per la prima volta l'8 ottobre del 1914 vicino ad Anversa, durante l'attacco tedesco al Belgio che contava sulla città fortificata come roccaforte inespugnabile. Negli scontri John Taylor venne ferito per la prima volta, l'8 ottobre del 1914; una seconda avvenne nella battaglia di Gallipoli (attuale Turchia) quando fu raggiunto da colpi di mitragliatrice, l'8 maggio dell'anno successivo, il secondo del conflitto. Da quel momento iniziò il calvario di sofferenze per il giovane soldato, come leggiamo sul sito del santuario mariano: «Numerosi interventi chirurgici fallirono. Perse l'uso del braccio destro, ma rifiutò l'amputazione e soffrì di gravi crisi epilettiche. Nel 1920, un chirurgo di Liverpool tentò di curare l'epilessia con la trapanazione, che causò una paralisi parziale di entrambe le gambe. Le sue condizioni erano tali che all'inizio dell'estate del 1923, "fu destinato all'hospice des incurables, dove sarebbe entrato il 24 luglio 1923" (procès verbal de guérison du Bureau des Constatations Médicales, firmato dal presidente, Docteur Auguste Vallet, 2 ottobre 1926)».<br />Quando le possibilità solo umane si avviavano all'esaurimento, seppure in un accompagnamento pietoso, John decise di bussare alla porta di Maria SS: nel luglio del 1923 partecipò al primo pellegrinaggio dell'arcidiocesi di Liverpool al santuario di Lourdes. Il 25 luglio, dopo essere stato immerso nelle piscine e aver partecipato alla processione eucaristica e alla benedizione degli ammalati, si trovò perfettamente guarito. «Lo stesso giorno, i medici che accompagnavano il pellegrinaggio confermarono le sue condizioni. Lasciò Lourdes il giorno seguente. Si recò al Bureau des Constatations Médicales il 7 luglio 1926 per dichiarare la sua guarigione. John Traynor tornò a Lourdes ogni anno come barelliere, fino al 1939. È membro della Liverpool Brancardier Association. Si dice nel Regno Unito che sia stato il primo cattolico britannico a essere guarito a Lourdes. Morì l'8 dicembre 1943 per una malattia completamente diversa».<br />RICONOSCIUTO IL MIRACOLO DEL 1923<br />Un secolo e un anno dopo il Santuario di Lourdes accoglie la proclamazione ufficiale post-mortem del 71° miracolo di Lourdes, da parte di Mons. Malcolm McMahon, arcivescovo di Liverpool. Ridotta a cronaca asciutta di uno degli innumerevoli miracoli avvenuti per intercessione di Maria nei pressi della grotta di Massabielle, la storia del corpulento, sano e vivace John, non emerge in tutta la sua bellezza. Chi lo ha conosciuto anni dopo la guarigione ce ne lascia un affresco vivido e consolante. Così ce lo tratteggia un testimone oculare: «Lo vidi per la prima volta mentre camminavo lungo la banchina con la mia valigia e lo vidi in attesa di salire sulla carrozza in cui speravo di viaggiare. Un uomo di corporatura robusta, alto circa cinque piedi e dieci, con un viso forte, sano e rubicondo, vestito con un abito grigio piuttosto sgualcito, che portava la sua borsa da viaggio, si distingueva dalla folla circostante. Con lui c'erano due dei suoi bambini piccoli e otto o dieci pellegrini irlandesi e inglesi che tornavano a casa da Lourdes. Ora, John Traynor era un miracolo perché, secondo tutte le leggi della natura, non avrebbe dovuto essere lì in piedi, robusto e sano. Avrebbe dovuto essere, se fosse stato vivo, paralizzato, epilettico, una massa di piaghe, rattrappito, con un braccio destro raggrinzito e inutile e un buco spalancato nel cranio. Questo era quello che era stato. Questo era il modo in cui l'abilità medica aveva dovuto lasciarlo, dopo aver fatto del suo meglio. Questo era il modo in cui la scienza medica aveva certificato che doveva rimanere». Di lui ricorda con gratitudine la fede virile, senza eccessi, la personalità naturale e modesta, un'intelligenza pulita arricchita proprio dalla fede senza aver potuto forgiarla con un'istruzione superiore.<br />LA FEDE CATTOLICA<br />Rimase orfano in giovane età ma della madre ricorda la grande devozione alla santa Messa e alla Comunione insieme alla solida fiducia nella Santa Madre di Dio. John ricorda che si accostava all'Eucarestia quotidianamente quando la pratica era assai poco diffusa. Quando venne ferito la prima volta stava svolgendo il suo dovere di soldato con coraggio e dedizione: la scheggia che gli arrivò nel cranio lo sorprese mentre stava portando in salvo uno dei suoi ufficiali. «Non riprese conoscenza fino a cinque settimane dopo, quando si svegliò dopo un'operazione in un ospedale marittimo in Inghilterra. Si riprese rapidamente e tornò in servizio». Anche nella spedizione in Egitto e sui Dardanelli continuò a distinguersi per abnegazione e forza in condizioni asperrime e disastrose per le forze alleate. La risposta dei Turchi fu così violenta che le operazioni furono sospese per diverse ore; tutti gli ufficiali erano stati uccisi e per questo Traynor si ritrovò a capo di 100 uomini. Anche il cappellano cattolico, padre Finn, venne ucciso e finì in acqua ma John e alcuni compagni recuperarono il corpo e lo seppellirono sulla riva. Continuava ad essere virtuoso, a perseguire il bene possibile in ogni circostanza. Resistette incolume fino all'8 maggio quando fu crivellato da una serie di colpi che segnarono l'inizio della sua dolorosa "carriera" di invalido e paziente sottoposto a numerose operazioni inefficaci e anzi portatrici di altra sofferenza.<br />Persino la storia del pellegrinaggio ha del miracoloso per tutti gli ostacoli che dovette superare, a causa della ferma e anche ragionevole opposizione di medici e sacerdoti e per tutti i fondati pronostici di morte che in molti gli fecero. John non desistette mai, l'obiezione che sarebbe potuto morire a Lourdes o già durante il viaggio la vinceva rispondendo che sarebbero stati un buon posto e una buona causa per cui morire. Nemmeno la guarigione arrivò al primo tentativo ma, racconta egli stesso, volle partecipare a tutte le devozioni e a tutte le immersioni nelle piscine che poteva.<br />Nel frattempo soffriva terribilmente perché gli standard di cura sia sui treni dei malati sia all'Asile dove sostavano gli infermi gravi al santuario non erano affatto come sono ora. Le ferite peggiorarono, le crisi epilettiche si acuirono, ma ogni volta, invitato con forza a desistere da quasi tutti, John ribadiva la sua ferma intenzione a restare. Dopo la decima immersione nelle piscine, uscì e non ebbe più crisi epilettiche. Nelle ore e i giorni successivi la sua guarigione divenne totale. Per non allarmare (o forse perché anche se non c'era Whatsapp gli uomini tendevano a comunicare così, con meno del minimo indispensabile), mandò un breve telegramma alla moglie: «Sto meglio, Jack».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63259308</guid><pubDate>Tue, 10 Dec 2024 22:54:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63259308/riconosciuto_il_miracolo_a_lourdes.mp3" length="8892394" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8012

RICONOSCIUTO IL 71° MIRACOLO A LOURDES di Paola Belletti
 
La Chiesa di solito non ha fretta. [...] Ce lo mostra [...] la storia di un soldato britannico, John Traynor, e del 71°...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8012" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8012</a><br /><br />RICONOSCIUTO IL 71° MIRACOLO A LOURDES di Paola Belletti<br /> <br />La Chiesa di solito non ha fretta. [...] Ce lo mostra [...] la storia di un soldato britannico, John Traynor, e del 71° miracolo riconosciuto a Lourdes. Nato a Liverpool da madre irlandese, nel 1883 si arruolò nella Royal Navy all'inizio della Grande guerra. Il primo conflitto mondiale è famigerato per la sanguinosità delle battaglie e il costo spropositano in termini di vite umane strappate e di quelle segnate da ferite gravi e mutilazioni, al punto che molte opere sorsero per dare sollievo proprio a chi si era salvato dalla morte immediata, ma se l'era in qualche modo portata a casa sotto forma di menomazioni, malattie e dolori indicibili. Dieci milioni i soldati caduti sul campo di battaglia, venti i feriti.<br />John è uno di quelli: rimase ferito per la prima volta l'8 ottobre del 1914 vicino ad Anversa, durante l'attacco tedesco al Belgio che contava sulla città fortificata come roccaforte inespugnabile. Negli scontri John Taylor venne ferito per la prima volta, l'8 ottobre del 1914; una seconda avvenne nella battaglia di Gallipoli (attuale Turchia) quando fu raggiunto da colpi di mitragliatrice, l'8 maggio dell'anno successivo, il secondo del conflitto. Da quel momento iniziò il calvario di sofferenze per il giovane soldato, come leggiamo sul sito del santuario mariano: «Numerosi interventi chirurgici fallirono. Perse l'uso del braccio destro, ma rifiutò l'amputazione e soffrì di gravi crisi epilettiche. Nel 1920, un chirurgo di Liverpool tentò di curare l'epilessia con la trapanazione, che causò una paralisi parziale di entrambe le gambe. Le sue condizioni erano tali che all'inizio dell'estate del 1923, "fu destinato all'hospice des incurables, dove sarebbe entrato il 24 luglio 1923" (procès verbal de guérison du Bureau des Constatations Médicales, firmato dal presidente, Docteur Auguste Vallet, 2 ottobre 1926)».<br />Quando le possibilità solo umane si avviavano all'esaurimento, seppure in un accompagnamento pietoso, John decise di bussare alla porta di Maria SS: nel luglio del 1923 partecipò al primo pellegrinaggio dell'arcidiocesi di Liverpool al santuario di Lourdes. Il 25 luglio, dopo essere stato immerso nelle piscine e aver partecipato alla processione eucaristica e alla benedizione degli ammalati, si trovò perfettamente guarito. «Lo stesso giorno, i medici che accompagnavano il pellegrinaggio confermarono le sue condizioni. Lasciò Lourdes il giorno seguente. Si recò al Bureau des Constatations Médicales il 7 luglio 1926 per dichiarare la sua guarigione. John Traynor tornò a Lourdes ogni anno come barelliere, fino al 1939. È membro della Liverpool Brancardier Association. Si dice nel Regno Unito che sia stato il primo cattolico britannico a essere guarito a Lourdes. Morì l'8 dicembre 1943 per una malattia completamente diversa».<br />RICONOSCIUTO IL MIRACOLO DEL 1923<br />Un secolo e un anno dopo il Santuario di Lourdes accoglie la proclamazione ufficiale post-mortem del 71° miracolo di Lourdes, da parte di Mons. Malcolm McMahon, arcivescovo di Liverpool. Ridotta a cronaca asciutta di uno degli innumerevoli miracoli avvenuti per intercessione di Maria nei pressi della grotta di Massabielle, la storia del corpulento, sano e vivace John, non emerge in tutta la sua bellezza. Chi lo ha conosciuto anni dopo la guarigione ce ne lascia un affresco vivido e consolante. Così ce lo tratteggia un testimone oculare: «Lo vidi per la prima volta mentre camminavo lungo la banchina con la mia valigia e lo vidi in attesa di salire sulla carrozza in cui speravo di viaggiare. 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Mantenuta la promessa quasi messianica di ricostruire il tempio - ma con l'accortezza di aver indicato «cinque anni» al posto degli evangelici «tre giorni» - il presidente Emmanuel Macron si è goduto un momento di indiscutibile grandeur proprio grazie a un simbolo di quell'Europa che fu cristiana, con buona pace della laicité.<br />Macron bagnato, Macron fortunato: la pioggia di sabato sera ha fatto sì che il suo discorso si tenesse all'interno del tempio invece che all'esterno, come inizialmente previsto. Così che a tratti gli officianti sembravano due, il presidente e l'arcivescovo Laurent Ulrich, sin dall'esterno della cattedrale dove Macron ha accolto la "processione" dei leader mondiali, tra cui - limitandoci solo a qualche nome - Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, il principe William del Galles, il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj, la first lady USA Jill Biden e il neoeletto Donald Trump, nonché un ritardatario Elon Musk. Calorosamente accolto da Macron e seduto tra lui e la première dame Brigitte, Trump è stato inoltre coinvolto in un mini-vertice all'Eliseo con Zelens'kyj. All'esterno, secondo il rituale, l'arcivescovo di Parigi ha battuto per tre volte alla porta chiusa della cattedrale e per tre volte il coro ha risposto intonando il salmo 121. La prima voce risuonata dalla cattedrale è stata quella di un altro "Emmanuel": la grande campana seicentesca che, ironia della sorte, ha lo stesso nome del presidente francese.<br />IL GRANDE ASSENTE<br />Grande assente il Papa, che ha inviato un messaggio letto dal nunzio apostolico mons. Celestino Migliore. All'Angelus di ieri neanche un cenno. Tra una settimana Francesco sarà in Corsica, ma per sabato invece di andare a Notre Dame aveva programmato il concistoro per la creazione di nuovi cardinali, passato in secondo piano, quasi un evento ecclesiale di routine. L'attenzione mediatica era tutta su Parigi, dove in fin dei conti l'assenza del Pontefice non ha tolto nulla all'impatto dello storico evento. Un altro segno di quanto fosse effimero quell'"effetto Bergoglio" di cui si favoleggiava agli albori del pontificato. «Il danno di immagine» semmai è per Francesco, commenta il vaticanista Luis Badilla: «Il Papa poteva almeno evitare di umiliare Parigi e i tanti francesi che non capiscono il Pontefice. In Francia, così si vive il "no" a Notre-Dame a prescindere di quale sia vero pensiero del Pontefice».<br />Ieri mattina la prima Messa con la consacrazione del discusso nuovo altare ciotoliforme. L'arcivescovo Ulrich vi ha deposto le reliquie di Santa Marie Eugénie Milleret, Santa Madeleine Sophie Barat, Santa Catherine Labouré, SanCharles de Foucauld e il beato Vladimir Ghika. Quindi ne ha unto la mensa, partendo dalle cinque croci agli angoli e al centro per poi cospargere l'intera superficie. Poco prima nell'omelia aveva elogiato il manufatto, opera (così come cattedra, battistero, tabernacolo e altri arredi) del designer Guillaume Bardet, a partire dal materiale: «il bronzo, entra in un dialogo franco con l'edificio in pietra, è la prima scossa che ci coglie». Esso «forma con l'ambone, in uno scambio senza confusione, la mensa della Parola e quella dell'Eucaristia. Per quanto riguarda le linee di entrambi i mobili, la loro purezza, la loro semplicità, sono estremamente accessibili».<br />E qui finisce la gloria della "rinnovata" Notre Dame. Perché la «scossa» evocata da mons. Ulrich effettivamente «ci coglie», ma per tutt'altre ragioni. Non che fosse tanto meglio il distrutto altare moderno di Jean Touret del 1989. Laddove il gotico funge da finestra proiettata al di là, il modernariato di ieri e l'ingombrante minimal di oggi finiscono per fare da schermo che ci rinchiude al di qua. E oscura anche il gruppo scultoreo dell'antico altar maggiore del 1723, la cui Pietà oggi appare quasi un compianto sugli arredi liturgici appena inaugurati. Paradossalmente c'è anche un altare di foggia classica: è incluso nel nuovo reliquiario della corona di spine realizzato da Sylvain Dubuisson, ma servirà solo per appoggiarvi le candele. Il Santissimo Sacramento dovrà invece accontentarsi del ciotolone e del tabernacolo di Bardet.<br />LE POLEMICHE<br />Il restauro di Notre Dame è stato accompagnato da polemiche sulla "pazza voglia" di dare un taglio al passato che ha unito il presidente Macron e l'arcivescovo Ulrich - e lanciata a suo tempo dal predecessore mons. Michel Aupetit, il primo a proporre arredi dal taglio moderno e nuove vetrate. A queste ultime si è opposta la Commission nationale du patrimoine et de l'architecture (facente capo al Ministero della Cultura), tanto più che quelle ottocentesche di Eugène Viollet-le-Duc sono scampate all'incendio. Un anno fa Didier Rynkner, fondatore de La Tribune de l'Art, ha lanciato una petizione sottoscritta ad oggi da oltre 242mila persone, per evitare che vengano destinate al museo e rimpiazzate. Ma Ulrich e Macron proseguono per la loro strada e il 21 novembre si è riunita la commissione incaricata di valutare i progetti per le nuove vetrate. [...]<br />In attesa di conoscere il vincitore "godiamoci" i paramenti realizzati per l'occasione, su cui spiccava il piviale multicolore indossato sabato sera da mons. Ulrich, che qualcuno ha già ribattezzato il piviale della Lidl. Più precisamente si tratta di paramenti in stile Benetton, e non per modo di dire: l'artefice è infatti lo stilista Jean-Charles de Castelbajac, già direttore artistico proprio del colosso dell'abbigliamento (e già arruolato dall'arcidiocesi per la Gmg parigina del 1997). Tra i segni distintivi di Castelbajac c'è «l'amore per il pop e per l'arcobaleno» nonché una predilezione per la street-art. Almeno i paramenti non si potevano affidare alle care "vecchie" suore? Si sono invece scomodati e a caro prezzo designer e stilisti, il che sa tanto di grandeur ecclesiastica più che della «nobile semplicità» rivendicata da mons. Ulrich.<br />Ma gli occhi di tutti erano giustamente concentrati su Notre Dame rinata dalle fiamme, non certo sui "capolavori" di Bardet e Castelbajac. Sono quelle sacre e imponenti vestigia di una civiltà che fu cristiana ad aver radunato i grandi della terra, che non avrebbero mai preso un aereo per vedere il nuovo altare-ciotolone e gli altri immancabili tributi al "culto" della contemporaneità.<br />Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La nuova Notre Dame celebra la Francia che rinnega sé stessa" parla della cattedrale di Parigi "reinventata" dopo l'incendio del 2019. L'altare è un'enorme ciotola che in perfetto stile woke soffoca il mistero cristiano e il gotico francese. Di sacro resta solo la laicité.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 6 dicembre 2024:<br />Cinque anni dopo l'incendio che rischiò di cancellarla durante la Settimana Santa del 2019, la cattedrale di Notre Dame riaprirà le sue porte. La struttura ricostruita e la guglia che ha ripreso il suo posto nel cielo di Parigi: chapeau!<br />Il 7 dicembre è previsto l'evento di riapertura. [...] E Dio in tutto questo? È  certamente il grande assente. Un accessorio. Ridotto a utile pretesto di uno spettacolo in cui, che si tratti di una cattedrale, nessuno più lo ricorda. Malgrado sia il principale luogo di culto cattolico di Parigi, chiesa madre dell'arcidiocesi, nel cuore della capitale della nazione che fu la "figlia primogenita della Chiesa". [...]<br />Sono 846 i milioni di euro raccolti e utilizzati per la ricostruzione in un atto mondiale di filantropia. Ed è già polemica per la cifra pazzesca se si pensa all'impoverimento gravissimo delle altre cattedrali e chiese francesi.  La corsa alle donazioni arrivò con la promessa che la cattedrale sarebbe stata ricreata esattamente com'era, il che non era affatto scontato. Infatti tutto è stato smentito.<br />Per un presidente ossessionato dalla questione della legittimità e dal rapporto tra la nazione e le sacralità che le ruotano attorno - laica e storica, meno spesso religiosa -, Notre Dame da ricostruire e reinventare è diventata materiale per essere ricordato dai posteri, come Mitterrand con la Piramide al Louvre, e Pompidou con il Centro che porta il suo nome.<br />Infatti, solo una manciata di giorni dopo, con la cenere ancora calda ed Édouard Philippe ancora primo ministro, si annunciò una cattedrale che sarebbe stata «porta del nostro tempo».  Macron e i suoi vennero presi in parola e fu un profluvio di pazze idee: un progetto proponeva di sostituire il tetto con un serra ariosa, un altro con una piscina, un altro ancora prevedeva il tetto sostituito con una serra, e poi la cappella ecologica e le pareti rivestite di canapa.<br />Una collezione di tentativi per trasformare la cattedrale in uno show-room sperimentale, una cosa che non s'è mai vista prima. Un po' come se Disney, i profeti wokisti, e i discepoli di Greta dovessero entrare tutti insieme a Notre Dame. Qualcuno è entrato. Qualcun altro è rimasto fuori.<br />E mentre la controversia sull'opportunità di installare vetrate moderne in sei grandi campate della cattedrale non è ancora finita, nel senso che no]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63259197</guid><pubDate>Tue, 10 Dec 2024 22:34:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63259197/tutto_il_mondo_a_notre_dame_malgrado_il_nuovo_look.mp3" length="14916219" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8015

TUTTO IL MONDO A NOTRE DAME, MALGRADO IL NUOVO LOOK di Stefano Chiappalone
 
1500 persone all'interno e 4mila all'esterno, 170 vescovi non solo francesi, due cardinali...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8015" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8015</a><br /><br />TUTTO IL MONDO A NOTRE DAME, MALGRADO IL NUOVO LOOK di Stefano Chiappalone<br /> <br />1500 persone all'interno e 4mila all'esterno, 170 vescovi non solo francesi, due cardinali dall'estero (il newyorkese Timothy Dolan e il libanese Béchara Raï) e 40 capi di Stato: l'attenzione mondiale per la riapertura di Notre Dame la sera di sabato 7 dicembre è stata pari all'universale sconcerto del 2019, quando nel rogo dell'edificio rischiava di sparire un simbolo caro non solo ai parigini. Mantenuta la promessa quasi messianica di ricostruire il tempio - ma con l'accortezza di aver indicato «cinque anni» al posto degli evangelici «tre giorni» - il presidente Emmanuel Macron si è goduto un momento di indiscutibile grandeur proprio grazie a un simbolo di quell'Europa che fu cristiana, con buona pace della laicité.<br />Macron bagnato, Macron fortunato: la pioggia di sabato sera ha fatto sì che il suo discorso si tenesse all'interno del tempio invece che all'esterno, come inizialmente previsto. Così che a tratti gli officianti sembravano due, il presidente e l'arcivescovo Laurent Ulrich, sin dall'esterno della cattedrale dove Macron ha accolto la "processione" dei leader mondiali, tra cui - limitandoci solo a qualche nome - Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, il principe William del Galles, il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj, la first lady USA Jill Biden e il neoeletto Donald Trump, nonché un ritardatario Elon Musk. Calorosamente accolto da Macron e seduto tra lui e la première dame Brigitte, Trump è stato inoltre coinvolto in un mini-vertice all'Eliseo con Zelens'kyj. All'esterno, secondo il rituale, l'arcivescovo di Parigi ha battuto per tre volte alla porta chiusa della cattedrale e per tre volte il coro ha risposto intonando il salmo 121. La prima voce risuonata dalla cattedrale è stata quella di un altro "Emmanuel": la grande campana seicentesca che, ironia della sorte, ha lo stesso nome del presidente francese.<br />IL GRANDE ASSENTE<br />Grande assente il Papa, che ha inviato un messaggio letto dal nunzio apostolico mons. Celestino Migliore. All'Angelus di ieri neanche un cenno. Tra una settimana Francesco sarà in Corsica, ma per sabato invece di andare a Notre Dame aveva programmato il concistoro per la creazione di nuovi cardinali, passato in secondo piano, quasi un evento ecclesiale di routine. L'attenzione mediatica era tutta su Parigi, dove in fin dei conti l'assenza del Pontefice non ha tolto nulla all'impatto dello storico evento. Un altro segno di quanto fosse effimero quell'"effetto Bergoglio" di cui si favoleggiava agli albori del pontificato. «Il danno di immagine» semmai è per Francesco, commenta il vaticanista Luis Badilla: «Il Papa poteva almeno evitare di umiliare Parigi e i tanti francesi che non capiscono il Pontefice. In Francia, così si vive il "no" a Notre-Dame a prescindere di quale sia vero pensiero del Pontefice».<br />Ieri mattina la prima Messa con la consacrazione del discusso nuovo altare ciotoliforme. L'arcivescovo Ulrich vi ha deposto le reliquie di Santa Marie Eugénie Milleret, Santa Madeleine Sophie Barat, Santa Catherine Labouré, SanCharles de Foucauld e il beato Vladimir Ghika. Quindi ne ha unto la mensa, partendo dalle cinque croci agli angoli e al centro per poi cospargere l'intera superficie. Poco prima nell'omelia aveva elogiato il manufatto, opera (così come cattedra, battistero, tabernacolo e altri arredi) del designer Guillaume Bardet, a partire dal materiale: «il bronzo, entra in un dialogo franco con l'edificio in pietra, è la prima scossa che ci coglie». Esso «forma con l'ambone, in uno scambio senza confusione, la mensa della Parola e quella dell'Eucaristia. Per quanto riguarda le linee di entrambi i mobili, la loro purezza, la loro semplicità, sono estremamente accessibili».<br />E qui...]]></itunes:summary><itunes:duration>933</itunes:duration><itunes:keywords>altare,gotico,macron,notredame,riapertura</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dbb04c186e3bcbd9d6a0596cdbac0dae.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il Vangelo non ammette neutralità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-vangelo-non-ammette-neutralita--62726830</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977</a><br /><br />IL VANGELO NON AMMETTE NEUTRALITA' O COMPROMESSId i Roberto Marchesini<br /><br />Per diversi anni ho riflettuto su un atteggiamento ecclesiastico che possiamo definire con due slogan: «Cercare ciò che unisce e non ciò che divide» e «costruire ponti e non muri». Traduco: si può dialogare con la modernità; il Mondo non è pregiudizialmente ostile ai cattolici; gran parte della cultura contemporanea è neutrale, rispetto al Vangelo. C'è quindi la possibilità, se non di evangelizzare il secolo, per lo meno di dialogarci.<br />Con il passare del tempo mi sono convinto che questo atteggiamento sia eccessivamente ottimista e, forse, un po' ingenuo. E mi sono accorto che la soluzione del problema era già data in una lapidaria affermazione evangelica: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30; Lc 11, 23).<br />Parlando con alcuni amici, scettici riguardo alla mia risoluzione, mi è stato fatto notare che nel Vangelo di Marco la frase era diversa: «Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9, 40). C'è, dunque, chi non è contro di noi, la neutralità nei confronti del Vangelo è possibile. Non solo: San Paolo afferma che possiamo trovare qualcosa di buono dappertutto: «Vagliate tutto e tenete ciò che è buono» (1Ts 5, 21). Purtroppo queste citazioni non permettono di sostenere la costruzione di ponti. Partiamo dalla prima. Essa è semplicemente una riproposizione della frase di Matteo e di Luca: non ammette una neutralità. Anche per Marco è necessario schierarsi: con Cristo o contro di Lui. Chi non è con Cristo non è neutro: è contro di lui; chi non è contro Cristo non è neutro, è con lui. Cristo divide, chiede di prendere posizione, non ammette neutralità.<br />La stessa cosa vale per san Paolo, il quale invita a vagliare tutto e a tenere ciò che è buono, integralmente buono; non ciò che ha una parte buona. Ricordiamo, infatti, che l'errore ha sempre una parte di verità; e che l'eresia non consiste nel rigetto totale della Verità, ma solo di una sua parte.<br />Ammettere una possibile neutralità nei confronti del Vangelo, inoltre, significa sminuirne l'importanza. L'incarnazione di Cristo ha diviso la storia in prima (a. C.) e un dopo (d. C.); allo stesso modo, ha diviso in due l'umanità e la cultura. È stato un avvenimento così importante che necessariamente richiede che si prenda posizione nei suoi confronti.<br />Sono confortato, nella mia posizione, da due importanti santi della Chiesa che hanno messo in evidenza il significato meta-storico dell'affermazione evangelica. In quella breve frase, infatti, è condensato un intero trattato di teologia della storia e la chiave di lettura per capire il rapporto tra Vangelo e modernità. Partiamo da san Giovanni Bosco, che ha scritto: «L'unica vera lotta nella storia è quella pro o contro la Chiesa di Cristo». È questa lotta che permette di capire tutta la storia dell'umanità, perlomeno degli ultimi cinquecento anni; ed è la storia del conflitto tra la Chiesa di Cristo e il Mondo.<br />Anche Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, ha dato una lettura meta-storica del conflitto tra la luce di Cristo e le tenebre. Nei brani che seguono, il papa polacco sottolinea le implicazioni per la difesa della vita di questo scontro; ma non manca uno sguardo più profondo: «Questo orizzonte di luci ed ombre deve renderci tutti pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita (§ 28). [...] Nelle prime ore del pomeriggio del venerdì santo, "il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra... Il velo del tempio si squarciò nel mezzo" (Lc 23, 44.45). È il simbolo di un grande sconvolgimento cosmico e di una immane lotta tra le forze del bene e le forze del male, tra la vita e la morte. Noi pure, oggi, ci troviamo nel mezzo di una lotta drammatica tra la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ma da questa oscurità lo splendore della Croce non viene sommerso; essa, anzi, si staglia ancora più nitida e luminosa e si rivela come il centro, il senso e il fine di tutta la storia e di ogni vita umana (§ 50). [...] Maria aiuta così la Chiesa a prendere coscienza che la vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre (§ 104)». Giovanni Paolo II scrive di una immane lotta tra le forze del bene e le forze del male, tra la luce e le tenebre; e della «l'ineludibile responsabilità» di schierarsi dalla parte del bene e della luce. Chi non prende posizione, semplicemente, permette che il male accada e si diffonda; quindi, nuovamente, chi non è per Cristo è inevitabilmente contro di Lui.<br />C'è poco da illudersi, siamo in guerra. È una guerra totale, senza quartiere, nella quale non ci sono neutrali o indifferenti. Abbandoniamo le ingenuità e le favole disneyane, accettiamo la realtà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62726830</guid><pubDate>Wed, 13 Nov 2024 21:03:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62726830/il_vangelo_non_ammette_neutralit.mp3" length="6745905" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977

IL VANGELO NON AMMETTE NEUTRALITA' O COMPROMESSId i Roberto Marchesini

Per diversi anni ho riflettuto su un atteggiamento ecclesiastico che possiamo definire con due slogan:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7977</a><br /><br />IL VANGELO NON AMMETTE NEUTRALITA' O COMPROMESSId i Roberto Marchesini<br /><br />Per diversi anni ho riflettuto su un atteggiamento ecclesiastico che possiamo definire con due slogan: «Cercare ciò che unisce e non ciò che divide» e «costruire ponti e non muri». Traduco: si può dialogare con la modernità; il Mondo non è pregiudizialmente ostile ai cattolici; gran parte della cultura contemporanea è neutrale, rispetto al Vangelo. C'è quindi la possibilità, se non di evangelizzare il secolo, per lo meno di dialogarci.<br />Con il passare del tempo mi sono convinto che questo atteggiamento sia eccessivamente ottimista e, forse, un po' ingenuo. E mi sono accorto che la soluzione del problema era già data in una lapidaria affermazione evangelica: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30; Lc 11, 23).<br />Parlando con alcuni amici, scettici riguardo alla mia risoluzione, mi è stato fatto notare che nel Vangelo di Marco la frase era diversa: «Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9, 40). C'è, dunque, chi non è contro di noi, la neutralità nei confronti del Vangelo è possibile. Non solo: San Paolo afferma che possiamo trovare qualcosa di buono dappertutto: «Vagliate tutto e tenete ciò che è buono» (1Ts 5, 21). Purtroppo queste citazioni non permettono di sostenere la costruzione di ponti. Partiamo dalla prima. Essa è semplicemente una riproposizione della frase di Matteo e di Luca: non ammette una neutralità. Anche per Marco è necessario schierarsi: con Cristo o contro di Lui. Chi non è con Cristo non è neutro: è contro di lui; chi non è contro Cristo non è neutro, è con lui. Cristo divide, chiede di prendere posizione, non ammette neutralità.<br />La stessa cosa vale per san Paolo, il quale invita a vagliare tutto e a tenere ciò che è buono, integralmente buono; non ciò che ha una parte buona. Ricordiamo, infatti, che l'errore ha sempre una parte di verità; e che l'eresia non consiste nel rigetto totale della Verità, ma solo di una sua parte.<br />Ammettere una possibile neutralità nei confronti del Vangelo, inoltre, significa sminuirne l'importanza. L'incarnazione di Cristo ha diviso la storia in prima (a. C.) e un dopo (d. C.); allo stesso modo, ha diviso in due l'umanità e la cultura. È stato un avvenimento così importante che necessariamente richiede che si prenda posizione nei suoi confronti.<br />Sono confortato, nella mia posizione, da due importanti santi della Chiesa che hanno messo in evidenza il significato meta-storico dell'affermazione evangelica. In quella breve frase, infatti, è condensato un intero trattato di teologia della storia e la chiave di lettura per capire il rapporto tra Vangelo e modernità. Partiamo da san Giovanni Bosco, che ha scritto: «L'unica vera lotta nella storia è quella pro o contro la Chiesa di Cristo». È questa lotta che permette di capire tutta la storia dell'umanità, perlomeno degli ultimi cinquecento anni; ed è la storia del conflitto tra la Chiesa di Cristo e il Mondo.<br />Anche Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, ha dato una lettura meta-storica del conflitto tra la luce di Cristo e le tenebre. Nei brani che seguono, il papa polacco sottolinea le implicazioni per la difesa della vita di questo scontro; ma non manca uno sguardo più profondo: «Questo orizzonte di luci ed ombre deve renderci tutti pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita (§ 28). [...] Nelle prime ore del pomeriggio del venerdì santo, "il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra... 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L'annuncio della creazione dei nuovi cardinali è stato dato il 6 ottobre da Papa Francesco, che il giorno dell'Immacolata imporrà loro la berretta color porpora, segno della disponibilità a versare il sangue, pronunciando la solenne formula: "A lode di Dio onnipotente e a decoro della Sede Apostolica ricevete la berretta rossa come segno della dignità del Cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa."<br />Questa solenne formula non è solo un modo di dire: indica la responsabilità dei cardinali, che sono i più diretti collaboratori e consiglieri del Papa e formano una sorta di Senato della Chiesa. Per comprendere questa altissima missione dei cardinali è illuminante un episodio che traggo dal bel libro di don Charles T. Murr, L'anima segreta del Vaticano. Il profondo legame tra Pio XII e suor Pascalina, pubblicato nel 2024 dalle Edizioni Fede e Cultura di Verona (pp. 84-88).<br />IL PRIMO CARDINALE CINESE<br />La storia dunque è questa. Nel 1946 il Papa Pio XII elevò alla dignità di cardinale l'arcivescovo di Pechino Thomas Tien Ken-Sin (1880-1967), dando alla Chiesa cattolica il primo porporato cinese.<br />Nel 1949 la Cina cadde sotto il controllo del rivoluzionario marxista-leninista Mao Zedong, uno dei più feroci dittatori comunisti, che tenne il potere fino alla sua morte, nel 1976. In coerenza con i princìpi del marx-leninismo, Mao intendeva eliminare ogni presenza religiosa dalla nuova Repubblica popolare cinese. Tra tutte le religioni non gradite in Cina, il cattolicesimo romano era particolarmente odiato da Mao, che non solo detestava la dottrina della Chiesa, ma aveva timore della sua organizzazione a livello nazionale e internazionale. Tutti i vescovi e i preti cinesi furono invitati a rinnegare la loro fede per contribuire all'edificazione dello Stato socialista. Morte, prigionia, rieducazione nei campi di lavoro attendevano coloro che avessero voluto rimanere fedeli alla Chiesa di Roma.<br />Quando il cardinale arcivescovo di Pechino Tien Ken-Sin apprese che il presidente Mao aveva intenzione di accusarlo di tradimento e di farlo arrestare, riuscì a fuggire nottetempo e a raggiungere la città di Roma.<br />Una mattina il cardinale si presentò al portone di bronzo della Città del Vaticano, con le insegne cardinalizie, vestito di rosso dalla testa ai piedi. Si aspettava forse una calorosa accoglienza da parte del Papa, ma non fu così.<br />È a questo punto che interviene la testimonianza di Suor Pascalina, che era una fedelissima collaboratrice di papa Pacelli e al giovane don Murr, che la frequentava negli anni Settanta, raccontò: "Il Santo Padre mi chiamò nel suo ufficio quella mattina e mi disse che alla porta c'era un visitatore di eccezione. Poiché monsignor Tardini aveva in precedenza informato Sua Santità che il cardinale Tien era fuggito dalla Cina per salvarsi la vita, l'arrivo del cardinale alla soglia del Santo Padre non era stata una completa sorpresa. "Ad ogni modo - continua suor Pascalina - il Santo Padre non ne era affatto contento" e diede alla suora precise istruzioni per trasmettere un messaggio all'illustre porporato cinese . "Riferito da una donna - aggiunse il Papa - sarà più chiaro e la nostra rabbia sarà meno evidente".<br />PERCHÉ I CARDINALI VESTONO DI ROSSO<br />Suor Pascalina, alquanto nervosa, si presentò al cardinale Tien, che attendeva notizie in segreteria di Stato e, vincendo la sua ritrosia, gli disse: "Vostra Eminenza, il Santo Padre non può riceverla oggi, né in nessun giorno nel prossimo futuro".<br />"Ma io devo parlare a Sua Santità personalmente", protestò il cardinale. "Temo che non sarà possibile", rispose la suora. "Qualunque cosa desidera dire al Santo Padre, può dirla a monsignor Tardini appena rientrerà. Il Santo Padre mi ha chiesto però di porle una questione che lo lascia perplesso. Il Santo Padre desidera sapere a che cosa ha pensato quando ha accettato la berretta rossa. Vorrebbe anche chiederle perché pensa che i cardinali di Santa Romana Chiesa vestano di rosso. Se pensava che significasse qualcosa di diverso dalla disponibilità a versare il proprio sangue per Cristo e la sua Chiesa, allora qual'era per lei il significato di quel colore?".<br />Il cardinale non rispose e chiuse gli occhi rimanendo in silenzio. Suor Pascalina, prima di allontanarsi dalla stanza, diede un ultimo consiglio al cardinale. Gli disse che il Santo Padre era estremamente rattristato che avesse abbandonato il suo gregge nel momento in cui il suo popolo aveva più bisogno di lui. Avrebbe dovuto restare al posto che gli era stato assegnato. Se questo avesse significato la prigione o la morte, allora sarebbe dovuto ritornare in Cina, correndo tali rischi, invece di starsene seduto nella Città del Vaticano vestito di rosso. "Se decide di non tornare in Cina - aggiunse - credo che dovrebbe rassegnare le dimissioni al Santo Padre e lasciare la tonaca a qualcuno che sappia perché è rossa".<br />Il cardinale non si dimise e si ritirò a Chicago. Si può immaginare quanto severo fu il giudizio di Pio XII nei suoi confronti. Ma che avrebbe detto Pio XII sapendo che oggi il Vaticano collabora apertamente con gli eredi dei persecutori comunisti di allora? Eredi che non rinnegano, ma anzi rivendicano con orgoglio, il lascito di Mao Zedong e l'ideologia comunista del loro paese.<br />Intanto consiglio vivamente di leggere il libro di don Charles Murr, un sacerdote americano che, tra il 1971 e il 1979, ha passato la sua vita a Roma. Don Murr ha già pubblicato nel 2023, sempre per le edizioni Fede e Cultura, un importante libro dedicato a Massoneria vaticana. Logge, denaro e poteri occulti nell'inchiesta Gagnon.<br />Il nuovo libro è ricco di molti altri episodi e aneddoti che ci aiutano a leggere la storia della Chiesa dall'interno. Il pregio delle due opere di don Murr è che sono scritte con stile brillante, serietà storica e soprattutto vero amore alla Chiesa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62467351</guid><pubDate>Tue, 22 Oct 2024 21:43:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62467351/il_papa_creer_21_nuovi_cardinali.mp3" length="8226316" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7958

IL PAPA CREERA' 21 NUOVI CARDINALI... MA COS'E UN CARDINALE? di Roberto de Mattei

L'8 dicembre la Chiesa Cattolica avrà 21 nuovi cardinali. Il Sacro Collegio conterà quindi 256...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7958" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7958</a><br /><br />IL PAPA CREERA' 21 NUOVI CARDINALI... MA COS'E UN CARDINALE? di Roberto de Mattei<br /><br />L'8 dicembre la Chiesa Cattolica avrà 21 nuovi cardinali. Il Sacro Collegio conterà quindi 256 membri, di cui 141 con diritto di voto nel prossimo conclave. L'annuncio della creazione dei nuovi cardinali è stato dato il 6 ottobre da Papa Francesco, che il giorno dell'Immacolata imporrà loro la berretta color porpora, segno della disponibilità a versare il sangue, pronunciando la solenne formula: "A lode di Dio onnipotente e a decoro della Sede Apostolica ricevete la berretta rossa come segno della dignità del Cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all'effusione del sangue, per l'incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa."<br />Questa solenne formula non è solo un modo di dire: indica la responsabilità dei cardinali, che sono i più diretti collaboratori e consiglieri del Papa e formano una sorta di Senato della Chiesa. Per comprendere questa altissima missione dei cardinali è illuminante un episodio che traggo dal bel libro di don Charles T. Murr, L'anima segreta del Vaticano. Il profondo legame tra Pio XII e suor Pascalina, pubblicato nel 2024 dalle Edizioni Fede e Cultura di Verona (pp. 84-88).<br />IL PRIMO CARDINALE CINESE<br />La storia dunque è questa. Nel 1946 il Papa Pio XII elevò alla dignità di cardinale l'arcivescovo di Pechino Thomas Tien Ken-Sin (1880-1967), dando alla Chiesa cattolica il primo porporato cinese.<br />Nel 1949 la Cina cadde sotto il controllo del rivoluzionario marxista-leninista Mao Zedong, uno dei più feroci dittatori comunisti, che tenne il potere fino alla sua morte, nel 1976. In coerenza con i princìpi del marx-leninismo, Mao intendeva eliminare ogni presenza religiosa dalla nuova Repubblica popolare cinese. Tra tutte le religioni non gradite in Cina, il cattolicesimo romano era particolarmente odiato da Mao, che non solo detestava la dottrina della Chiesa, ma aveva timore della sua organizzazione a livello nazionale e internazionale. Tutti i vescovi e i preti cinesi furono invitati a rinnegare la loro fede per contribuire all'edificazione dello Stato socialista. Morte, prigionia, rieducazione nei campi di lavoro attendevano coloro che avessero voluto rimanere fedeli alla Chiesa di Roma.<br />Quando il cardinale arcivescovo di Pechino Tien Ken-Sin apprese che il presidente Mao aveva intenzione di accusarlo di tradimento e di farlo arrestare, riuscì a fuggire nottetempo e a raggiungere la città di Roma.<br />Una mattina il cardinale si presentò al portone di bronzo della Città del Vaticano, con le insegne cardinalizie, vestito di rosso dalla testa ai piedi. Si aspettava forse una calorosa accoglienza da parte del Papa, ma non fu così.<br />È a questo punto che interviene la testimonianza di Suor Pascalina, che era una fedelissima collaboratrice di papa Pacelli e al giovane don Murr, che la frequentava negli anni Settanta, raccontò: "Il Santo Padre mi chiamò nel suo ufficio quella mattina e mi disse che alla porta c'era un visitatore di eccezione. Poiché monsignor Tardini aveva in precedenza informato Sua Santità che il cardinale Tien era fuggito dalla Cina per salvarsi la vita, l'arrivo del cardinale alla soglia del Santo Padre non era stata una completa sorpresa. "Ad ogni modo - continua suor Pascalina - il Santo Padre non ne era affatto contento" e diede alla suora precise istruzioni per trasmettere un messaggio all'illustre porporato cinese . "Riferito da una donna - aggiunse il Papa - sarà più chiaro e la nostra rabbia sarà meno evidente".<br />PERCHÉ I CARDINALI VESTONO DI ROSSO<br />Suor Pascalina, alquanto nervosa, si presentò al cardinale Tien, che attendeva notizie...]]></itunes:summary><itunes:duration>515</itunes:duration><itunes:keywords>cardinali,murr,pioxii,suorpascalina,tienkensin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/35596dc12779e7e78b24c87c6434f231.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La sindone, tra raggi X e intelligenza artificiale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-sindone-tra-raggi-x-e-intelligenza-artificiale--62289979</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7947" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7947</a><br /><br />LA SINDONE TRA RAGGI X E INTELLIGENZA ARTIFICIALE di Emanuela Marinelli<br />All'improvviso, in modo del tutto inaspettato, subito dopo Ferragosto è esplosa in Gran Bretagna una notizia sulla Sindone, subito ripresa dai mass media di altri Paesi, persino da Al Jazeera: il venerato lino è stato datato al I secolo d.C. con un nuovo metodo di analisi che utilizza i raggi X.<br />Tutto è partito da un articolo apparso su Mail Online Science del Daily Mail Online il 19 agosto a firma di Stacy Liberatore, che annunciava una ricerca resa nota... due anni fa. La giornalista non ha spiegato come mai solo ora è venuta a conoscenza di questo testo pubblicato nel 2022 su Heritage. Ma non importa: meglio tardi che mai!<br />Gli autori della ricerca, il fisico Liberato De Caro insieme ad altri, avevano già pubblicato su Heritage nel 2019 un precedente articolo riguardante questo nuovo metodo WAXS (Wide Angle X-ray Scattering) che utilizza i raggi X a grande angolo per valutare la degradazione strutturale che un antico tessuto di lino subisce nel tempo, in modo da attribuirgli un'età. Il metodo non è distruttivo e si può applicare anche a un piccolo campione di filo di mezzo millimetro.<br />La notizia contenuta nell'articolo di Heritage del 2022, rilanciata dal Daily Mail Online, è la datazione di un filo di Sindone con il metodo WAXS: il confronto con fili di epoche diverse ha permesso di collocare l'origine della Sindone all'epoca di Cristo, perché le misure ottenute sono paragonabili a quelle di un campione di lino, risalente al 55-74 d.C., che proviene dal sito archeolgico di Masada, in Israele.<br />Nei mass media che hanno ripreso la notizia c'è stato anche il parere del fisico Paolo Di Lazzaro, che ha avanzato qualche perplessità su questo nuovo metodo di indagine, come sempre accade nel dibattito scientifico. Ma il successo del primo articolo, che ha fatto balzare la Sindone fra i primi dieci argomenti più cercati su Google in inglese, ha incoraggiato il Daily Mail Online a pubblicarne altri nei giorni successivi: così il 20 agosto Stacy Liberatore ha parlato di David Rolfe, il regista ateo che si è convertito studiando la Sindone per un documentario che stava realizzando, il Silent Witness, mentre, sempre il 20 agosto, William Hunter ha trattato vari temi sindonologici interessanti, tra i quali la ricerca fatta dall'archeologo William Meacham su alcuni fili della Sindone presso lo Stable Isotopes Laboratory di Hong Kong. Secondo questo esame degli isotopi, il lino usato per confezionare la Sindone è cresciuto nel Medio Oriente. Fra gli argomenti presi in esame, Hunter però ripropone anche l'esperimento dell'antropologo forense Matteo Borrini e del chimico Luigi Garlaschelli, che volevano dimostrare come falsi i rivoli di sangue presenti sulla Sindone. Esperimento ampiamente smentito.<br />SMENTITA DEFINITIVAMENTE LA BUFALA DEL RADIOCARBONIO<br />Di nuovo Stacy Liberatore il 22 agosto ha scritto un articolo sulla Sindone, questa volta per parlare delle nuove ricerche dell'ingegnere Giulio Fanti, che fra l'altro afferma di aver riscontrato in alcune particelle di sangue la presenza di creatinina, prova dei traumi subiti dall'Uomo della Sindone.<br />Visto l'interesse via via crescente, Stacy Liberatore il 23 agosto ha fatto uscire un ulteriore articolo nel quale sono stata intervistata con il ricercatore francese Tristan Casabianca in merito alla ricerca che abbiamo pubblicato su Archaeometry insieme agli statistici Benedetto Torrisi e Giuseppe Pernagallo. Si tratta dell'analisi dei dati grezzi ottenuti dai laboratori che datarono la Sindone al Medioevo nel 1988. Questa analisi statistica ha permesso di smentire definitivamente la validità del test del 1988, perché fu condotto su un campione non rappresentativo dell'intero lenzuolo (clicca qui!). https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5643&amp;testo_ricerca=Tucson<br />Il 28 agosto il Daily Mail Online ritorna ancora sull'argomento con un articolo di Ellyn Lapointe, che presenta altre ricerche di Liberato De Caro e di nuovo torna a parlare dell'analisi statistica presentata su Archaeometry.<br />Anche il 30 agosto appare sul Daily Mail Online un nuovo articolo, questa volta di Rob Waugh, per presentare un libro di tre anni fa che ricostruisce l'ipotetica storia della Sindone nei primi secoli.<br />Le altre testate rincorrono le notizie man mano pubblicate dal Daily Mail. Il sito francese del CIELT (Centre International d'Études su le Linceul de Turin) nella sua rassegna stampa di agosto elenca 170 articoli - di cui fornisce il link - che in quel mese hanno parlato della Sindone in vari giornali del mondo. Ma ancora una volta è il Daily Mail ad essere trainante il 2 settembre con un nuovo pezzo a firma di Rob Waugh, che mette in campo altre reliquie relative alla Passione di Cristo: il Sudario di Oviedo, la Tunica di Argenteuil, la Veronica del Vaticano.<br />INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br />Questo susseguirsi di notizie, anche datate, fa riflettere sull'interesse che la Sindone suscita nella gente e sul conseguente coinvolgimento dei mass media che ne parlano anche per avere visualizzazioni sui propri siti internet. Gli articoli sono seguiti sotto da centinaia di commenti contrastanti, nel turbine dei like o not like, pollici su o pollici giù.<br />Tra le varie curiosità suscitate dalla Sindone, c'è pure quella sull'aspetto di Gesù, soprattutto sul suo volto. Ecco allora che il Daily Mail Online ha interrogato l'intelligenza artificiale Merlin chiedendo: “Puoi generare un'immagine realistica di Gesù Cristo basata sul volto che si trova sulla Sindone di Torino”? Il 22 agosto Jonathan Chadwick ha pubblicato il risultato (nell'immagine, a sinistra).<br />Il giorno prima, 21 agosto, anche il Daily Express si era rivolto all'intelligenza artificiale, ma usando un diverso programma: Midjourney. Il risultato (nell'immagine, a destra) è stato pubblicato da Michael Moran come “il vero volto di Gesù”. Ma se questo è il vero volto di Gesù, come mai è diverso dall'altro? Eppure sono entrambi generati dall'intelligenza artificiale! La risposta è semplice: sono due programmi diversi, che evidentemente usano informazioni diverse.<br />In definitiva l'intelligenza artificiale non fa altro che elaborare i dati che sono stati inseriti.<br />Una terza elaborazione del volto di Cristo ottenuta con l'intelligenza artificiale partendo dalla Sindone è quella che si trova nell'articolo di Stacy Liberatore del 23 agosto sul Daily Mail Online. È un lavoro del disegnatore grafico Otangelo Grasso.<br />Dunque, risultati diversi che possono piacere di più o di meno a seconda del proprio gusto estetico, ma nessuno paragonabile davvero all'inimitabile originale: il volto sindonico!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62289979</guid><pubDate>Wed, 09 Oct 2024 08:08:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62289979/la_sindone_tra_raggi_x_e_intelligenza_artificiale.mp3" length="7515402" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7947

LA SINDONE TRA RAGGI X E INTELLIGENZA ARTIFICIALE di Emanuela Marinelli
All'improvviso, in modo del tutto inaspettato, subito dopo Ferragosto è esplosa in Gran Bretagna una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7947" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7947</a><br /><br />LA SINDONE TRA RAGGI X E INTELLIGENZA ARTIFICIALE di Emanuela Marinelli<br />All'improvviso, in modo del tutto inaspettato, subito dopo Ferragosto è esplosa in Gran Bretagna una notizia sulla Sindone, subito ripresa dai mass media di altri Paesi, persino da Al Jazeera: il venerato lino è stato datato al I secolo d.C. con un nuovo metodo di analisi che utilizza i raggi X.<br />Tutto è partito da un articolo apparso su Mail Online Science del Daily Mail Online il 19 agosto a firma di Stacy Liberatore, che annunciava una ricerca resa nota... due anni fa. La giornalista non ha spiegato come mai solo ora è venuta a conoscenza di questo testo pubblicato nel 2022 su Heritage. Ma non importa: meglio tardi che mai!<br />Gli autori della ricerca, il fisico Liberato De Caro insieme ad altri, avevano già pubblicato su Heritage nel 2019 un precedente articolo riguardante questo nuovo metodo WAXS (Wide Angle X-ray Scattering) che utilizza i raggi X a grande angolo per valutare la degradazione strutturale che un antico tessuto di lino subisce nel tempo, in modo da attribuirgli un'età. Il metodo non è distruttivo e si può applicare anche a un piccolo campione di filo di mezzo millimetro.<br />La notizia contenuta nell'articolo di Heritage del 2022, rilanciata dal Daily Mail Online, è la datazione di un filo di Sindone con il metodo WAXS: il confronto con fili di epoche diverse ha permesso di collocare l'origine della Sindone all'epoca di Cristo, perché le misure ottenute sono paragonabili a quelle di un campione di lino, risalente al 55-74 d.C., che proviene dal sito archeolgico di Masada, in Israele.<br />Nei mass media che hanno ripreso la notizia c'è stato anche il parere del fisico Paolo Di Lazzaro, che ha avanzato qualche perplessità su questo nuovo metodo di indagine, come sempre accade nel dibattito scientifico. Ma il successo del primo articolo, che ha fatto balzare la Sindone fra i primi dieci argomenti più cercati su Google in inglese, ha incoraggiato il Daily Mail Online a pubblicarne altri nei giorni successivi: così il 20 agosto Stacy Liberatore ha parlato di David Rolfe, il regista ateo che si è convertito studiando la Sindone per un documentario che stava realizzando, il Silent Witness, mentre, sempre il 20 agosto, William Hunter ha trattato vari temi sindonologici interessanti, tra i quali la ricerca fatta dall'archeologo William Meacham su alcuni fili della Sindone presso lo Stable Isotopes Laboratory di Hong Kong. Secondo questo esame degli isotopi, il lino usato per confezionare la Sindone è cresciuto nel Medio Oriente. Fra gli argomenti presi in esame, Hunter però ripropone anche l'esperimento dell'antropologo forense Matteo Borrini e del chimico Luigi Garlaschelli, che volevano dimostrare come falsi i rivoli di sangue presenti sulla Sindone. Esperimento ampiamente smentito.<br />SMENTITA DEFINITIVAMENTE LA BUFALA DEL RADIOCARBONIO<br />Di nuovo Stacy Liberatore il 22 agosto ha scritto un articolo sulla Sindone, questa volta per parlare delle nuove ricerche dell'ingegnere Giulio Fanti, che fra l'altro afferma di aver riscontrato in alcune particelle di sangue la presenza di creatinina, prova dei traumi subiti dall'Uomo della Sindone.<br />Visto l'interesse via via crescente, Stacy Liberatore il 23 agosto ha fatto uscire un ulteriore articolo nel quale sono stata intervistata con il ricercatore francese Tristan Casabianca in merito alla ricerca che abbiamo pubblicato su Archaeometry insieme agli statistici Benedetto Torrisi e Giuseppe Pernagallo. Si tratta dell'analisi dei dati grezzi ottenuti dai laboratori che datarono la Sindone al Medioevo nel 1988. 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È proprio questa la parola vincente per la trasmissione della fede, e che rende l'oratorio una strategia ancora vincente: ambiente.<br />Ma si deve trattare di vero oratorio, perché purtroppo, con il passare degli anni, esso è divenuto una mera esperienza ludica, a volte sportiva, senza alcuna connessione con la vita sacramentale, spesso disattesa, né con il catechismo, incastrato da qualche parte nei giorni feriali. E per lo più facoltativo.<br />Non mi sono mai rassegnato a questa metamorfosi dell'oratorio: volevo a tutti i costi rivitalizzare l'oratorio domenicale che vedevo chiaramente come la condizione indispensabile perché i ragazzi facessero un'esperienza positiva della vita cristiana e continuassero quindi a frequentare anche dopo la cresima, divenuta ovunque il sacramento dell'addio.<br />L'educazione cristiana non può fare a meno di un'esperienza significativa e coinvolgente, ben più ampia della semplice ora di catechismo, e ben più cristiana di una partita di calcio.<br />Ho così riscoperto e riproposto con energia quel circolo virtuoso catechesi-liturgia-animazione, in cui il legame organico fra le tre componenti mi pare costituisca il nucleo, l'essenza della tradizione oratoriana ambrosiana. Se si pensa infatti la catechesi fuori dalla vita dell'oratorio, la Santa Messa staccata dalla catechesi, l'oratorio staccato da entrambe, non si realizza quell'ambiente in cui il ragazzo viene educato "per immersione".<br />LA MIA ESPERIENZA<br />I risultati di questa impostazione, che cerco di realizzare ormai da oltre quarant'anni? Positivi, sia per la frequenza alla Messa e la possibilità di educare ad una partecipazione corretta alla liturgia, sia per l'effettivo inserimento nella vita della parrocchia, sia per la percentuale di presenze nel dopo cresima, sia per l'alto coinvolgimento dei genitori che, dopo un primo momento di perplessità, scoprivano la bellezza di rimanere nel proprio paese, di partecipare a qualche momento comunitario con i figli, di stare insieme, senza essere imbottigliati in chilometri di coda per inseguire il mito del week-end.<br />Nella mia esperienza è stato ed è fondamentale stabilire alcuni punti fermi che si ispirano a questa tradizione e che - è bene dirlo - mantengono l'identità dell'oratorio, tenendolo lontano dall'essere uno strumento della "pastorale del muretto", ossia uno strumento di recupero: l'oratorio ha ben altra funzione, che, se correttamente attuata, saprà svolgere anche - indirettamente - questa funzione. Come scriveva ormai trent'anni fa l'indimenticabile don Gioacchino Barzaghi, salesiano, «l'oratorio, per sua natura, è prima di tutto preventivo, e poi di recupero. Se fosse quasi esclusivamente di recupero avrebbe in sé una pericolosa contraddizione in termini, cui lo stesso don Bosco ad un certo punto della sua azione si trovò costretto a porre dei correttivi. Questo per far tacere per un momento la troppa retorica spesa al riguardo. Sono tutte affermazioni che mi sentirei di provare puntualmente, se ne avessi lo spazio».<br />PUNTI FERMI<br />Dunque, veniamo a questi punti fermi.<br />1. La conservazione del valore sacro della domenica come giorno del Signore, e non giorno della privacy familiare o del week-end. Si tratta del terzo comandamento e non credo si possano facilmente trascurare i diritti di Dio in nome dei diritti dell'uomo. Non ribadirlo con forza mi sembra un cedimento alla mentalità materialistica del nostro tempo e una pessima testimonianza di fronte alla radicalità con cui altre religioni vivono il loro giorno sacro.<br />2. La convinzione che una catechesi che non realizzi un inserimento del ragazzo (e quindi della famiglia) nella vita della parrocchia è solo un'infarinatura superficiale, che non può aspirare alla realizzazione di una vera formazione cristiana. E come la farina, viene portata via da un semplice vento leggero.<br />3. Non si possono sostituire la catechesi e l'istruzione religiosa con altre attività di animazione. Non possiamo permetterci di creare confusioni con attività parascolastiche e di annacquare l'immagine dell'oratorio. Che deve essere diverso dalle altre attività: come si può esigere con rigore la presenza dei ragazzi per attività che possono benissimo essere vissute (forse meglio) anche in altri ambienti e istituzioni?<br />4. La vita cristiana è caratterizzata anche dalla gioia, dalla fraternità e dalla condivisione, che il ragazzo deve poter sperimentare concretamente. E dove, se non in un ambiente in cui può trovare concretamente la comunità cristiana (adulti, giovani, coetanei) e non solo un gruppetto o la classe di catechismo? E quando, se non la domenica, il giorno del Signore?<br />L'oratorio, in un tempo di profonda e diffusa crisi educativa, non ha semplicemente ancora qualcosa da dire: ha una soluzione. L'oratorio oggi non lascia: raddoppia. Perché è chiaro che di fronte all'offensiva anti-educativa, la Chiesa deve avere sul piano educativo una offerta altra, una proposta qualitativamente distintiva, forte e integrale. Se l'oratorio si limitasse ad essere un posto per evitare che i ragazzi frequentino cattive compagnie, e, per questa ragione, facesse proposte banali, oppure - che non è affatto meglio - aspirasse a diventare il luogo di divertimento "della concorrenza", avrà il suo triste destino segnato. Ma è possibile, realistico e necessario puntare più in alto, con un po' più di fiducia in una "formula" che non proviene da improvvisati gruppi di esperti, ma poggia sull'esperienza secolare della Chiesa ambrosiana.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62289883</guid><pubDate>Wed, 09 Oct 2024 08:05:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62289883/l_oratorio_come_dio_comanda.mp3" length="7356812" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7944

L'ORATORIO COME DIO COMANDA (IN 4 PUNTI) di don Armando Bosani
A partire dalla mia esperienza da ragazzo, ho imparato a vivere un'equazione: oratorio uguale a domenica, una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7944" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7944</a><br /><br />L'ORATORIO COME DIO COMANDA (IN 4 PUNTI) di don Armando Bosani<br />A partire dalla mia esperienza da ragazzo, ho imparato a vivere un'equazione: oratorio uguale a domenica, una domenica con tanti ragazzi alla Santa Messa del mattino, il catechismo, il gioco, la preghiera; e la presenza di adulti debitamente coinvolti in questo ambiente umano ed ecclesiale. È proprio questa la parola vincente per la trasmissione della fede, e che rende l'oratorio una strategia ancora vincente: ambiente.<br />Ma si deve trattare di vero oratorio, perché purtroppo, con il passare degli anni, esso è divenuto una mera esperienza ludica, a volte sportiva, senza alcuna connessione con la vita sacramentale, spesso disattesa, né con il catechismo, incastrato da qualche parte nei giorni feriali. E per lo più facoltativo.<br />Non mi sono mai rassegnato a questa metamorfosi dell'oratorio: volevo a tutti i costi rivitalizzare l'oratorio domenicale che vedevo chiaramente come la condizione indispensabile perché i ragazzi facessero un'esperienza positiva della vita cristiana e continuassero quindi a frequentare anche dopo la cresima, divenuta ovunque il sacramento dell'addio.<br />L'educazione cristiana non può fare a meno di un'esperienza significativa e coinvolgente, ben più ampia della semplice ora di catechismo, e ben più cristiana di una partita di calcio.<br />Ho così riscoperto e riproposto con energia quel circolo virtuoso catechesi-liturgia-animazione, in cui il legame organico fra le tre componenti mi pare costituisca il nucleo, l'essenza della tradizione oratoriana ambrosiana. Se si pensa infatti la catechesi fuori dalla vita dell'oratorio, la Santa Messa staccata dalla catechesi, l'oratorio staccato da entrambe, non si realizza quell'ambiente in cui il ragazzo viene educato "per immersione".<br />LA MIA ESPERIENZA<br />I risultati di questa impostazione, che cerco di realizzare ormai da oltre quarant'anni? Positivi, sia per la frequenza alla Messa e la possibilità di educare ad una partecipazione corretta alla liturgia, sia per l'effettivo inserimento nella vita della parrocchia, sia per la percentuale di presenze nel dopo cresima, sia per l'alto coinvolgimento dei genitori che, dopo un primo momento di perplessità, scoprivano la bellezza di rimanere nel proprio paese, di partecipare a qualche momento comunitario con i figli, di stare insieme, senza essere imbottigliati in chilometri di coda per inseguire il mito del week-end.<br />Nella mia esperienza è stato ed è fondamentale stabilire alcuni punti fermi che si ispirano a questa tradizione e che - è bene dirlo - mantengono l'identità dell'oratorio, tenendolo lontano dall'essere uno strumento della "pastorale del muretto", ossia uno strumento di recupero: l'oratorio ha ben altra funzione, che, se correttamente attuata, saprà svolgere anche - indirettamente - questa funzione. Come scriveva ormai trent'anni fa l'indimenticabile don Gioacchino Barzaghi, salesiano, «l'oratorio, per sua natura, è prima di tutto preventivo, e poi di recupero. Se fosse quasi esclusivamente di recupero avrebbe in sé una pericolosa contraddizione in termini, cui lo stesso don Bosco ad un certo punto della sua azione si trovò costretto a porre dei correttivi. Questo per far tacere per un momento la troppa retorica spesa al riguardo. Sono tutte affermazioni che mi sentirei di provare puntualmente, se ne avessi lo spazio».<br />PUNTI FERMI<br />Dunque, veniamo a questi punti fermi.<br />1. La conservazione del valore sacro della domenica come giorno del Signore, e non giorno della privacy familiare o del week-end. Si tratta del terzo comandamento e non credo si possano facilmente trascurare i diritti di Dio in nome dei diritti dell'uomo. Non ribadirlo con forza mi sembra un cedimento alla mentalità materialistica del nostro tempo e...]]></itunes:summary><itunes:duration>460</itunes:duration><itunes:keywords>banalità,gioco,oratorio,parcheggio,proposte,sport</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a21a8951d7ba3076cab2d72f66aadabb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le religioni non sono tutte uguali</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-religioni-non-sono-tutte-uguali--62095831</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7931" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7931</a><br /><br />LE RELIGIONI NON SONO TUTTE UGUALI, NEMMENO SE LO DICESSE IL PAPA di Roberto de Mattei<br /><br />Tra i più gravi errori oggi diffusi, anche negli ambienti cattolici, c'è quello secondo cui tutte le religioni si equivalgono perché adorano tutte un unico Dio. Quest'errore è gravissimo perché nega, alla radice, l'intrinseca verità della Chiesa cattolica. Purtroppo le dichiarazioni di papa Francesco al Catholic Junior College di Singapore, lo scorso 13 settembre 2024, sono su questa linea e, con tutto il rispetto che si deve al Papa, sono oggettivamente scandalose.<br />Il resoconto ufficiale del Vaticano riporta testualmente queste frasi di Francesco: "Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono - faccio un paragone - come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. "Ma il mio Dio è più importante del tuo!". È vero questo? C'è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini. Understood?" Capito?<br />La nostra risposta è immediata: no, Santo Padre, non abbiamo capito e non possiamo capire. La nostra religione e anche la storia della Compagnia di Gesù alla quale Lei appartiene, ci insegna tutt'altro.<br />La diocesi di Singapore, dove Lei ha fatto queste dichiarazioni, ha un illustre fondatore gesuita, san Francesco Saverio, che arrivò in Malacca, l'antico nome della zona, nel 1545. Nel 1558 il territorio venne elevato a diocesi, suffraganea di Goa, in India.<br />IL GESUITA SAN FRANCESCO SAVERIO<br />Francesco Saverio nato da nobili genitori nel 1506 in Navarra, studiò all'università di Parigi, dove ebbe come compagno di camera Ignazio di Loyola, che trasformò il giovane da studente modello a campione del Vangelo. Il 24 giugno 1537 fu ordinato sacerdote e nella primavera del 1539 fu tra i primi fondatori della Compagnia di Gesù. L'anno dopo, quando il re Giovanni III del Portogallo, chiese missionari per le colonie portoghesi, fu inviato in India dal Papa con il titolo di "Nunzio apostolico".<br />Giunto a Goa nel 1542, dopo un lungo e travagliato viaggio, passò per due anni di villaggio in villaggio, a piedi o su disagevoli imbarcazioni. esposto a mille pericoli, battezzando, fondando chiese e scuole, convertendo migliaia di abitanti, salutato ovunque quale santo e taumaturgo. Nel 1549 lasciò Goa per il Giappone, dove piantò i semi della fede cattolica. Il 17 aprile 1552, s'imbarcò per realizzare il suo ultimo progetto: portare il Vangelo in Cina. Nel corso dell'avventuroso viaggio approdò sull'isola di Sanciano, rifugio di pirati e contrabbandieri, dove si ammalò di polmonite, e privo com'era di ogni cura morì in una capanna il 3 dicembre dello stesso anno, dopo avere più volte ripetuto: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! O Vergine, Madre di Dio, ricordati di me!".<br />Il suo corpo, due anni dopo, fu trasportato integro, prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa del Buon Gesù. La Chiesa del Gesù a Roma ne conserva un braccio, amputato per essere venerato accanto alla tomba di sant'Ignazio. Fu beatificato nel 1619 da Paolo V e canonizzato nel 1622 da Gregorio XV. La Chiesa ne ha fissato la festa liturgica il 3 dicembre e lo ha proclamato patrono delle Missioni.<br />San Francesco Saverio tradusse in cristianesimo vissuto le parole rivolte da Gesù agli Apostoli: "Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo: chi invece non crederà, sarà condannato" (Mt. 16, 16). Le parole di Nostro Signore sono chiare: non c'è, ordinariamente salvezza, al di fuori del nome di Cristo. Si calcola che il Santo missionario abbia conferito il battesimo a circa 40.000 pagani, aprendo loro le porte del Paradiso.<br />LA LETTERA E L'ATTO DI FEDE<br />In una celebre lettera del 15 gennaio 1544, san Francesco Saverio scrive da Goa: "Da quando arrivai qua non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l'hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l'ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il Regno dei cieli (...) moltissimi in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: ahimé quale gran numero d'anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato nell'inferno! Oh! Se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: Signore eccomi; che cosa vuoi che io faccia? Mandami dove vuoi, magari anche in India".<br />San Francesco Saverio ci ha anche lasciato un "Atto di fede" che merita di essere recitato in ginocchio e profondamente meditato in questi tempi di confusione:<br />"Credo, con tutto il mio cuore, tutto ciò che la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, mi ordina di credere di Voi, o mio Dio! Dio unico in tre persone.<br />Credo tutto ciò che la Chiesa crede ed insegna del Figlio eterno del Padre, Dio come Lui, e che, per me, si è fatto uomo, ha sofferto, è morto, è risuscitato e regna nel cielo con il Padre e lo Spirito Santo.<br />Credo infine tutto ciò che la Chiesa santa, la nostra madre, mi ordina di credere. Ho la volontà ferma di perdere tutto, di soffrire tutto, di dare il mio sangue e la mia vita, piuttosto che di rinunciare a un solo punto della mia fede, nella quale voglio vivere e morire.<br />Quando verrà la mia ultima ora, la mia bocca fredda non potrà forse rinnovare l'espressione della mia fede; ma confesso, fin d'ora, per il momento della mia morte, che vi riconosco, o Gesù Salvatore! come Figlio di Dio. Credo in Voi, vi dedico il mio cuore, la mia anima, la mia vita, tutto me stesso. Amen".<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62095831</guid><pubDate>Tue, 24 Sep 2024 20:37:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62095831/le_religioni_non_sono_tutte_uguali.mp3" length="7838868" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7931

LE RELIGIONI NON SONO TUTTE UGUALI, NEMMENO SE LO DICESSE IL PAPA di Roberto de Mattei

Tra i più gravi errori oggi diffusi, anche negli ambienti cattolici, c'è quello secondo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7931" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7931</a><br /><br />LE RELIGIONI NON SONO TUTTE UGUALI, NEMMENO SE LO DICESSE IL PAPA di Roberto de Mattei<br /><br />Tra i più gravi errori oggi diffusi, anche negli ambienti cattolici, c'è quello secondo cui tutte le religioni si equivalgono perché adorano tutte un unico Dio. Quest'errore è gravissimo perché nega, alla radice, l'intrinseca verità della Chiesa cattolica. Purtroppo le dichiarazioni di papa Francesco al Catholic Junior College di Singapore, lo scorso 13 settembre 2024, sono su questa linea e, con tutto il rispetto che si deve al Papa, sono oggettivamente scandalose.<br />Il resoconto ufficiale del Vaticano riporta testualmente queste frasi di Francesco: "Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono - faccio un paragone - come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. "Ma il mio Dio è più importante del tuo!". È vero questo? C'è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini. Understood?" Capito?<br />La nostra risposta è immediata: no, Santo Padre, non abbiamo capito e non possiamo capire. La nostra religione e anche la storia della Compagnia di Gesù alla quale Lei appartiene, ci insegna tutt'altro.<br />La diocesi di Singapore, dove Lei ha fatto queste dichiarazioni, ha un illustre fondatore gesuita, san Francesco Saverio, che arrivò in Malacca, l'antico nome della zona, nel 1545. Nel 1558 il territorio venne elevato a diocesi, suffraganea di Goa, in India.<br />IL GESUITA SAN FRANCESCO SAVERIO<br />Francesco Saverio nato da nobili genitori nel 1506 in Navarra, studiò all'università di Parigi, dove ebbe come compagno di camera Ignazio di Loyola, che trasformò il giovane da studente modello a campione del Vangelo. Il 24 giugno 1537 fu ordinato sacerdote e nella primavera del 1539 fu tra i primi fondatori della Compagnia di Gesù. L'anno dopo, quando il re Giovanni III del Portogallo, chiese missionari per le colonie portoghesi, fu inviato in India dal Papa con il titolo di "Nunzio apostolico".<br />Giunto a Goa nel 1542, dopo un lungo e travagliato viaggio, passò per due anni di villaggio in villaggio, a piedi o su disagevoli imbarcazioni. esposto a mille pericoli, battezzando, fondando chiese e scuole, convertendo migliaia di abitanti, salutato ovunque quale santo e taumaturgo. Nel 1549 lasciò Goa per il Giappone, dove piantò i semi della fede cattolica. Il 17 aprile 1552, s'imbarcò per realizzare il suo ultimo progetto: portare il Vangelo in Cina. Nel corso dell'avventuroso viaggio approdò sull'isola di Sanciano, rifugio di pirati e contrabbandieri, dove si ammalò di polmonite, e privo com'era di ogni cura morì in una capanna il 3 dicembre dello stesso anno, dopo avere più volte ripetuto: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! O Vergine, Madre di Dio, ricordati di me!".<br />Il suo corpo, due anni dopo, fu trasportato integro, prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa del Buon Gesù. La Chiesa del Gesù a Roma ne conserva un braccio, amputato per essere venerato accanto alla tomba di sant'Ignazio. Fu beatificato nel 1619 da Paolo V e canonizzato nel 1622 da Gregorio XV. La Chiesa ne ha fissato la festa liturgica il 3 dicembre e lo ha proclamato patrono delle Missioni.<br />San Francesco Saverio tradusse in cristianesimo vissuto le parole rivolte da Gesù agli Apostoli: "Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo: chi invece non crederà, sarà condannato" (Mt. 16, 16). Le parole di Nostro Signore sono chiare: non c'è, ordinariamente salvezza, al di fuori del nome di Cristo. 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Tale sistema era infatti avvertito come espressione di un modello ecclesiale sorpassato, troppo simile a quello statuale e soprattutto antitetico al messaggio evangelico.<br />In quegli anni era in corso la revisione del Codice di diritto canonico: nel testo alla fine promulgato da san Giovanni Paolo II nel 1983, frutto della consultazione con l'episcopato mondiale, l'intero Libro VI era dedicato alla disciplina penale della Chiesa, che vide così confermata la compatibilità ed anzi l'intima connessione con la natura e la storia della comunità cristiana; nel nuovo Codice, peraltro, il ricorso all'inflizione di pene canoniche veniva presentato come extrema ratio, rimessa in sostanza alla valutazione dei singoli vescovi diocesani o dei superiori maggiori degli istituti di vita consacrata, quando avessero potuto constatare l'inutilità di altri strumenti suggeriti dalla sollecitudine pastorale per raggiungere quelli che nella Chiesa sono i fini propri della pena: la riparazione dello scandalo suscitato tra i fedeli dal comportamento delittuoso di un membro della comunità, il ristabilimento della giustizia violata, il ravvedimento del colpevole (cfr. can. 1341).<br />In realtà, nonostante la conferma teorica nel Codice del 1983, l'esercizio della funzione punitiva da parte dell'autorità ecclesiastica si fece sempre più raro nella pratica, almeno fino a quando, all'inizio degli anni 2000, la drammatica emersione del terribile fenomeno degli abusi del clero sui minori e l'incalzante attenzione ad esso riservata dall'opinione pubblica hanno suscitato un rinnovato interesse per il diritto penale canonico, facendo percepire quanto dannosi fossero stati per la Chiesa l'erronea e fuorviante contrapposizione tra giustizia e carità e il sostanziale abbandono del ricorso alle pene canoniche da parte dei pastori.<br />LA PENA DELLA SCOMUNICA<br />Fu così che san Giovanni Paolo II, nel 2001, riservò alla competenza esclusiva della Congregazione (ora Dicastero) per la Dottrina della Fede la trattazione di alcuni gravi delitti (tra cui l'abuso sessuale dei chierici sui minori); Benedetto XVI avviò poi nel 2007 una revisione della disciplina penale canonica, che è stata portata a termine da Francesco con la promulgazione del nuovo Libro VI del Codice, avvenuta il 23 maggio 2021 mediante la costituzione apostolica Pascite gregem Dei.<br />Nel nuovo testo normativo continua ad essere prevista per alcuni gravi delitti la scomunica, la pena canonica più grave e peculiare del diritto della Chiesa, che affonda le proprie radici nell'epoca apostolica. La scomunica consiste, come dice il termine stesso, nell'esclusione dell'autore di un delitto canonico dalla comunione ecclesiastica, cioè dalla partecipazione attiva alla vita della Chiesa: lo scomunicato non può celebrare né ricevere i sacramenti, né può celebrare i sacramentali o compiere altre cerimonie del culto liturgico; gli è inoltre proibito esercitare uffici, incarichi ministeri o altre funzioni ecclesiastiche (can. 1331 §1).<br />La pena della scomunica riguarda ovviamente solo i cattolici e non si applica quindi ai fedeli di altre confessioni cristiane; come per ogni delitto canonico, l'applicazione della scomunica presuppone che il colpevole abbia compiuto 16 anni e che il comportamento delittuoso sia a lui gravemente imputabile per dolo, che cioè egli lo abbia commesso con piena consapevolezza e libera volontà. Attualmente non è prevista la scomunica per delitti colposi, commessi cioè per negligenza o superficialità.<br />Una peculiarità del sistema penale canonico è che non sempre l'applicazione della scomunica richiede una previa pronuncia di condanna da parte della competente autorità (si parla in tal caso di scomunica ferendae sententiae), ma nelle ipotesi espressamente previste dalla legge ecclesiastica vi si può incorrere automaticamente (latae sententiae), per il semplice fatto di avere commesso il delitto. In tal caso, la pronuncia di condanna da parte dell'autorità competente è solo eventuale e semplicemente dichiarativa del fatto che un fedele è già incorso nella scomunica; agli effetti pratici, peraltro, in assenza di una pronuncia espressa dell'autorità ecclesiastica, chi è incorso nella scomunica latae sententiae è chiamato in coscienza ad "autoapplicarsi" la pena, specie nel caso in cui il delitto sia occulto, cioè non conosciuto dalla comunità.<br />Questo aspetto della scomunica ne evidenzia la peculiare natura di pena medicinale, volta cioè principalmente non tanto a punire, bensì a "curare" il colpevole, facendogli percepire - nel suo stesso interesse - l'estrema gravità del proprio comportamento ed indurlo in tal modo a desistere dallo stesso ed a convertirsi.<br />In ragione di tale finalità, la pena della scomunica non è per sua natura perpetua né è mai stabilita per un periodo predeterminato, ma a tempo indefinito, venendo meno una volta raggiunto lo scopo, cioè il pentimento ed il fattivo ravvedimento del colpevole.<br />SCOMUNICA E PENE ESPIATORIE<br />In questo la scomunica si distingue dalle cosiddette pene "espiatorie", nelle quali è più evidente la finalità di riparare lo scandalo provocato e ristabilire la giustizia violata, indipendentemente dal fatto che il colpevole si sia nel frattempo sinceramente pentito. Ad esempio, per il delitto di atti sessuali compiuti da un membro del clero con persone minori non è prevista la scomunica, ma - nei casi più gravi - la dimissione dallo stato clericale: è una pena espiatoria, che comporta la privazione in perpetuo dei diritti e doveri discendenti dall'ordine sacro; se anche il colpevole manifestasse un sincero pentimento, la sua esclusione definitiva dall'esercizio del ministero sacerdotale può infatti rivelarsi l'unico strumento adatto a riparare lo scandalo suscitato nella comunità cristiana e ristabilire la giustizia, soprattutto nei confronti delle vittime.<br />Il Codice di diritto canonico, pur lasciando spazio alla previsione di altri casi di scomunica da parte dei vescovi diocesani con proprie leggi, espressamente stabilisce la scomunica latae sententiae per i più gravi delitti contro la fede e l'unità della Chiesa (can. 1364 §1), che sono - sin dall'antichità - l'apostasia (cioè il ripudio totale della fede cristiana), l'eresia (l'ostinata negazione di una verità di fede), lo scisma (il deliberato rifiuto di riconoscere l'autorità del Romano Pontefice). Tra i delitti contro le autorità ecclesiastiche, l'unico per il quale si incorre nella scomunica latae sententiae è quello commesso da chi usa violenza fisica nei confronti della persona del Papa (can. 1370 §1).<br />Diversi sono invece i casi riguardanti i delitti contro i sacramenti: la profanazione delle specie eucaristiche (can. 1382 §1); l'assoluzione da parte del confessore di chi è stato suo complice in un peccato contro il sesto comandamento (can. 1384); la violazione diretta da parte del confessore del sigillo sacramentale (can. 1386 §1): la consacrazione di un vescovo senza mandato pontificio (can. 1387) nonché l'attentato conferimento dell'ordine sacro ad una donna (can. 1379 §3).<br />Tutti questi delitti sono riservati alla Sede Apostolica, per cui la remissione della scomunica spetta unicamente ad essa (normalmente al Dicastero per la Dottrina della Fede o alla Penitenzieria Apostolica, salvo che intervenga direttamente il Pontefice).<br />SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE<br />Tra i delitti contro la vita, il Codice prevede la scomunica latae sententiae per chi procura volontariamente l'aborto (can. 1397 §2); nel 2016 papa Francesco, a conclusione del Giubileo della Misericordia, ha concesso a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere quanti hanno commesso questo delitto, in precedenza attribuita solo al vescovo diocesano.<br />Mentre in articulo mortis ogni sacerdote può rimettere qualsiasi tipo di censura, compresa la scomunica, normalmente (salvo i casi riservati alla Santa Sede) la remissione spetta all'ordinario che ha promosso il giudizio penale o all'ordinario del luogo in cui si trova lo scomunicato, qualora la scomunica sia stata pronunciata con sentenza; se si tratta invece di scomunica latae sententiae non ancora dichiarata, essa può essere rimessa dall'ordinario ai propri sudditi (cioè dal vescovo diocesano oppure dal vicario generale ai fedeli della propria diocesi) o dall'ordinario del luogo in cui si trova lo scomunicato. Qualsiasi vescovo in sede di confessione sacramentale può rimettere una scomunica non ancora dichiarata, purché non riservata alla Santa Sede.<br />Ovviamente, la scomunica raggiunge il suo scopo se ad essa consegue il ravvedimento del colpevole, che è dunque la condizione imprescindibile affinché tale pena possa essere rimessa ed ogni pentimento, se è sincero, non può escludere la disponibilità effettiva a fare il possibile per riparare lo scandalo provocato ed a risarcire i danni causati.<br />In tali finalità intrinsecamente connesse trova ragione ultima l'intero sistema penale canonico, che, come incisivamente ha sottolineato papa Francesco nella già citata costituzione apostolica Pascite]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61017842</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2024 21:37:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61017842/la_scomunica_una_pena_medicinale.mp3" length="10868505" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7882

LA SCOMUNICA, UNA PENA MEDICINALE CHE AFFONDA LE RADICI NEL VANGELO
La scomunica consiste nell'esclusione dell'autore di un delitto canonico dalla comunione con la Chiesa (per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7882<br /><br />LA SCOMUNICA, UNA PENA MEDICINALE CHE AFFONDA LE RADICI NEL VANGELO<br />La scomunica consiste nell'esclusione dell'autore di un delitto canonico dalla comunione con la Chiesa (per stimolare il ravvedimento del colpevole)<br />di Giuseppe Comotti<br />Negli anni successivi al Concilio Vaticano II, in molti ambienti ecclesiali era stato messo in discussione il sistema penale canonico, vale a dire la previsione da parte della Chiesa di "pene" da infliggere ai fedeli colpevoli di comportamenti particolarmente gravi, non qualificabili solamente come peccati sul piano morale, bensì come delitti sul piano giuridico, per via della loro rilevanza per l'intera comunità cristiana, analogamente a quanto avviene nell'ambito del diritto penale degli Stati. Tale sistema era infatti avvertito come espressione di un modello ecclesiale sorpassato, troppo simile a quello statuale e soprattutto antitetico al messaggio evangelico.<br />In quegli anni era in corso la revisione del Codice di diritto canonico: nel testo alla fine promulgato da san Giovanni Paolo II nel 1983, frutto della consultazione con l'episcopato mondiale, l'intero Libro VI era dedicato alla disciplina penale della Chiesa, che vide così confermata la compatibilità ed anzi l'intima connessione con la natura e la storia della comunità cristiana; nel nuovo Codice, peraltro, il ricorso all'inflizione di pene canoniche veniva presentato come extrema ratio, rimessa in sostanza alla valutazione dei singoli vescovi diocesani o dei superiori maggiori degli istituti di vita consacrata, quando avessero potuto constatare l'inutilità di altri strumenti suggeriti dalla sollecitudine pastorale per raggiungere quelli che nella Chiesa sono i fini propri della pena: la riparazione dello scandalo suscitato tra i fedeli dal comportamento delittuoso di un membro della comunità, il ristabilimento della giustizia violata, il ravvedimento del colpevole (cfr. can. 1341).<br />In realtà, nonostante la conferma teorica nel Codice del 1983, l'esercizio della funzione punitiva da parte dell'autorità ecclesiastica si fece sempre più raro nella pratica, almeno fino a quando, all'inizio degli anni 2000, la drammatica emersione del terribile fenomeno degli abusi del clero sui minori e l'incalzante attenzione ad esso riservata dall'opinione pubblica hanno suscitato un rinnovato interesse per il diritto penale canonico, facendo percepire quanto dannosi fossero stati per la Chiesa l'erronea e fuorviante contrapposizione tra giustizia e carità e il sostanziale abbandono del ricorso alle pene canoniche da parte dei pastori.<br />LA PENA DELLA SCOMUNICA<br />Fu così che san Giovanni Paolo II, nel 2001, riservò alla competenza esclusiva della Congregazione (ora Dicastero) per la Dottrina della Fede la trattazione di alcuni gravi delitti (tra cui l'abuso sessuale dei chierici sui minori); Benedetto XVI avviò poi nel 2007 una revisione della disciplina penale canonica, che è stata portata a termine da Francesco con la promulgazione del nuovo Libro VI del Codice, avvenuta il 23 maggio 2021 mediante la costituzione apostolica Pascite gregem Dei.<br />Nel nuovo testo normativo continua ad essere prevista per alcuni gravi delitti la scomunica, la pena canonica più grave e peculiare del diritto della Chiesa, che affonda le proprie radici nell'epoca apostolica. La scomunica consiste, come dice il termine stesso, nell'esclusione dell'autore di un delitto canonico dalla comunione ecclesiastica, cioè dalla partecipazione attiva alla vita della Chiesa: lo scomunicato non può celebrare né ricevere i sacramenti, né può celebrare i sacramentali o compiere altre cerimonie del culto liturgico; gli è inoltre proibito esercitare uffici, incarichi ministeri o altre funzioni ecclesiastiche (can. 1331 §1).<br />La pena della scomunica riguarda ovviamente solo i cattolici e non si applica quindi ai fedeli di altre confessioni cristiane; come per ogni...]]></itunes:summary><itunes:duration>680</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/68baea6b0d86d77d091150fdc8d6468c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>In Germania 500mila persone in un anno hanno lasciato la Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/in-germania-500mila-persone-in-un-anno-hanno-lasciato-la-chiesa--60929456</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7869" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7869</a><br /><br />IN GERMANIA 500.000 PERSONE IN UN ANNO HANNO LASCIATO LA CHIESA di Federica di Vito<br /><br />Quasi mezzo milione di persone hanno lasciato la chiesa in Germania nell'ultimo anno. Non è certo questa la notizia, visto che è una tendenza in corso ormai da anni. Il dato di fatto da cui partire è che proprio laddove si è maggiormente annacquato il messaggio di Gesù Cristo perdendosi dietro a un annuncio indefinito e sempre più vicino al mainstream i fedeli scappano. E nessuno di quei "lontani" a cui sembrano indirizzarsi tutti gli sforzi di evangelizzazione si avvicina.<br />Lo scrittore tedesco Veit Etzold, CEO coach e consulente di strategia e storytelling per aziende con esperienza nel settore bancario, assicurativo, della consulenza strategica e della formazione dei dirigenti, professore presso l'Università di Aalen scrive: «Una volta Gesù Cristo disse a Pietro: "Pietro, qual è la tua professione?". E Pietro rispose: "Sono un pescatore". Gesù allora disse: "D'ora in poi sarai un pescatore di uomini. Su di te costruirò la mia Chiesa". Essere pescatori di uomini significa ispirare il maggior numero di persone possibile. Un chiaro compito di vendita per il direttore commerciale Pietro. Oggi, invece, "vendere" per le chiese significa "allontanare" il maggior numero possibile di persone. Non lo si fa se si perde meno di mezzo milione di "clienti" all'anno. Qualsiasi direttore delle vendite responsabile di cifre così disastrose sarebbe stato licenziato tre volte nel mondo degli affari».<br />La sua visione, seppur riferita soprattutto alla situazione della Chiesa in Germania, può tranquillamente essere allargata all'intera situazione della Chiesa in Occidente. «La gente non se ne va perché la Chiesa non è abbastanza contemporanea», spiega Etzold, «al contrario: la Chiesa sta cercando di ingraziarsi il mainstream verde-sinistro fino al punto di ottenere un auto-abbandono. I congressi della Chiesa si stanno trasformando in eventi politici e la Chiesa sta cercando di essere attraente per le persone che non hanno altro che disprezzo per la religione e non vanno mai in chiesa. In questo modo, la Chiesa si rivolge a un gruppo target che non esiste nemmeno, allontanando allo stesso tempo i suoi fedeli abituali».<br />Tanto più in un momento storico in cui l'uomo non sa che volto dare a Dio, è importante che sia la Chiesa ad annunciare che quel volto è lo stesso di Gesù Cristo morto e risorto per noi. Seppur va riconosciuta la buona fede, la tendenza di molti vescovi sembra essere quella di creare una rappresentazione indefinita e rispondente ad aspettative umane di misericordia a basso costo e garantita a priori. Vano sarà l'annuncio di salvezza di Gesù Cristo se teniamo solo i «molti chiamati» e tagliamo fuori la parte sui «pochi eletti». Che la Chiesa possa riscoprire «l'essenza del suo marchio», per usare le parole del professor Etzold, caratterizzato dalla provvidenziale missione di annunciare la verità evangelica con zelo e amore. Solo così fioriranno credenti che potranno essere a loro volta santi e martiri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60929456</guid><pubDate>Tue, 06 Aug 2024 20:16:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60929456/in_germania_500mila_persone.mp3" length="3901275" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7869

IN GERMANIA 500.000 PERSONE IN UN ANNO HANNO LASCIATO LA CHIESA di Federica di Vito

Quasi mezzo milione di persone hanno lasciato la chiesa in Germania nell'ultimo anno. Non è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7869" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7869</a><br /><br />IN GERMANIA 500.000 PERSONE IN UN ANNO HANNO LASCIATO LA CHIESA di Federica di Vito<br /><br />Quasi mezzo milione di persone hanno lasciato la chiesa in Germania nell'ultimo anno. Non è certo questa la notizia, visto che è una tendenza in corso ormai da anni. Il dato di fatto da cui partire è che proprio laddove si è maggiormente annacquato il messaggio di Gesù Cristo perdendosi dietro a un annuncio indefinito e sempre più vicino al mainstream i fedeli scappano. E nessuno di quei "lontani" a cui sembrano indirizzarsi tutti gli sforzi di evangelizzazione si avvicina.<br />Lo scrittore tedesco Veit Etzold, CEO coach e consulente di strategia e storytelling per aziende con esperienza nel settore bancario, assicurativo, della consulenza strategica e della formazione dei dirigenti, professore presso l'Università di Aalen scrive: «Una volta Gesù Cristo disse a Pietro: "Pietro, qual è la tua professione?". E Pietro rispose: "Sono un pescatore". Gesù allora disse: "D'ora in poi sarai un pescatore di uomini. Su di te costruirò la mia Chiesa". Essere pescatori di uomini significa ispirare il maggior numero di persone possibile. Un chiaro compito di vendita per il direttore commerciale Pietro. Oggi, invece, "vendere" per le chiese significa "allontanare" il maggior numero possibile di persone. Non lo si fa se si perde meno di mezzo milione di "clienti" all'anno. Qualsiasi direttore delle vendite responsabile di cifre così disastrose sarebbe stato licenziato tre volte nel mondo degli affari».<br />La sua visione, seppur riferita soprattutto alla situazione della Chiesa in Germania, può tranquillamente essere allargata all'intera situazione della Chiesa in Occidente. «La gente non se ne va perché la Chiesa non è abbastanza contemporanea», spiega Etzold, «al contrario: la Chiesa sta cercando di ingraziarsi il mainstream verde-sinistro fino al punto di ottenere un auto-abbandono. I congressi della Chiesa si stanno trasformando in eventi politici e la Chiesa sta cercando di essere attraente per le persone che non hanno altro che disprezzo per la religione e non vanno mai in chiesa. In questo modo, la Chiesa si rivolge a un gruppo target che non esiste nemmeno, allontanando allo stesso tempo i suoi fedeli abituali».<br />Tanto più in un momento storico in cui l'uomo non sa che volto dare a Dio, è importante che sia la Chiesa ad annunciare che quel volto è lo stesso di Gesù Cristo morto e risorto per noi. Seppur va riconosciuta la buona fede, la tendenza di molti vescovi sembra essere quella di creare una rappresentazione indefinita e rispondente ad aspettative umane di misericordia a basso costo e garantita a priori. Vano sarà l'annuncio di salvezza di Gesù Cristo se teniamo solo i «molti chiamati» e tagliamo fuori la parte sui «pochi eletti». Che la Chiesa possa riscoprire «l'essenza del suo marchio», per usare le parole del professor Etzold, caratterizzato dalla provvidenziale missione di annunciare la verità evangelica con zelo e amore. Solo così fioriranno credenti che potranno essere a loro volta santi e martiri.]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:keywords>affari,chiesa,disastro,licenziamento,pescatore,sanpietro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4fe1c724542330fe45d31a2b42caf5df.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il catechismo inizia a casa con i genitori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-catechismo-inizia-a-casa-con-i-genitori--60582130</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7843" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7843</a><br /><br />IL CATECHISMO INIZIA A CASA CON I GENITORI di Don Stefano Bimbi<br />Quando ero bambino mia nonna non mi chiedeva se fossi stato al catechismo, ma alla dottrina. All'epoca pensavo che fosse semplicemente una parola desueta e che mia nonna parlasse così perché era di un'altra generazione. Nel tempo ho dovuto però scoprire che dietro alla parola dottrina c'era un mondo: il mondo delle verità della fede cattolica. Forse oggi si preferisce la parola catechismo al posto di dottrina perché non si ha il coraggio di dire che vogliamo indottrinare. Anzi questa parola è scomparsa perché considerata negativamente come se indicasse la volontà di inculcare con la forza concetti astratti e calati dall'alto. Si dovrebbe invece, dicono i moderni catechisti, fare una esperienza di fede, comunicare la gioia del cristianesimo, camminare insieme a una comunità. Tutte cose molto belle, ma c'è da chiedersi se questi discorsi buonisti, omettendo di insegnare la dottrina, possano reggere agli urti della vita. Se torniamo a cento anni fa, quando nelle parrocchie si insegnava il catechismo di San Pio X con le sue domande semplici e le relative illuminanti risposte, in molte parrocchie si facevano delle gare tra i ragazzi per imparare a memoria le cose più importanti: i dieci comandamenti, i novissimi (morte, giudizio, paradiso, inferno), i precetti generali della Chiesa, le opere di misericordia corporale e spirituale, le virtù cardinali e teologali, i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, i vizi capitali, i peccati contro lo Spirito Santo. Ovviamente queste cose non venivano solo imparate a memoria, ma spiegate con esempi pratici tratti dall'imperdibile commento di padre Carlo Dragone (tuttora in commercio).<br />LA SITUAZIONE ODIERNA<br />Quale è oggi invece la situazione? Al catechismo si parla di tutto eccetto che di dottrina cristiana. Cartelloni e disegni, canti e balli, discussioni su argomenti di attualità o tratti dal telegiornale... tutto pur di non apparire scolastici, salvo poi scoprire che il Mondo non perde tempo e insegna ai bambini la sua dottrina, non solo con le scuole dello Stato, ma anche con la televisione e internet.<br />Purtroppo il genitore medio si affida alla parrocchia più vicina salvo poi scoprire che la dottrina cristiana non è stata insegnata, ma che addirittura i catechisti espongono argomenti che sono il contrario di quanto insegna la Chiesa o addirittura vivono situazioni in contrasto con tale insegnamento. Eppure il catechista non può parlare a nome proprio, ma deve insegnare a nome della Chiesa e infatti non può autonominarsi catechista, né dire diversamente da quanto insegna la Chiesa. La scelta dei catechisti e la loro formazione è un compito del parroco in quanto responsabile della corretta trasmissione della fede nella sua parrocchia. Ma a volte il problema è già il parroco che non insegna correttamente la dottrina cristiana.<br />COME COMPORTARSI CON I PROPRI FIGLI?<br />Come fare allora? Innanzitutto chiariamo che non c'è alcun obbligo di frequentare la parrocchia del proprio territorio. Ognuno è libero di scegliere dove compiere il proprio cammino spirituale (come abbiamo ricordato nel numero di marzo su La Bussola Mensile). Pertanto se uno è fortunato ad avere quello che cerca nella parrocchia a dieci minuti di distanza va benissimo, così come sarebbe accettabile se fossero ne necessari trenta o più. È uno sforzo che sempre più spesso dobbiamo essere disposti a fare se desideriamo garantire a noi stessi e ai nostri figli un'educazione cristiana e umana appropriata. Ovviamente ci si può chiedere se i ragazzi avranno problemi di socializzazione, ma lo scopo del catechismo è l’apprendimento della dottrina cristiana, mentre per socializzare si possono invitare gli amici dei figli a casa. Ma se nemmeno facendo un po' di chilometri si riesce a trovare una parrocchia adatta? Non si può certo andare tutte le settimane in un'altra regione, ma prima di far frequentare inutilmente un ambiente ostile alla dottrina cristiana si può fare la scelta di insegnarla direttamente ai propri figli. Non è una cosa strana, ma la realizzazione di un dovere molto importante. Ogni genitore deve ricordarsi delle promesse fatte il giorno del matrimonio, quando il sacerdote chiede: «Siete disposti ad accogliere con amore, i figli, che Dio vorrà donarvi e educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?» Ebbene, i genitori si sono impegnati a educarli non secondo la Costituzione italiana e l'agenda 2030, ma secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa. Di Cristo. E della sua Chiesa. Se si lascia frequentare ai figli una parrocchia che insegna secondo il Mondo, come si può avere la coscienza tranquilla?<br />I SACRAMENTI<br />E i sacramenti come si fa ad averli? Per la cresima basta trovare un parroco che comprenda il problema. Ne conosceremo almeno uno in tutta Italia! Poi occorre essere disposti a fare diversi chilometri per ricevere il sacramento che farà dei figli dei soldati di Cristo. Per quanto riguarda la prima comunione e la prima confessione è ancora più semplice. Si può cercare appunto una parrocchia disposta a celebrare con dignità questo sacramento, come per la cresima. Oppure si può anche far fare al figlio la prima comunione in maniera non solenne in una qualunque chiesa durante una normale Messa. Ovviamente in tal caso va preparato bene dal genitore soprattutto con il suo stesso esempio nel vivere la fede. Tornando poi nella parrocchia dove si frequenta normalmente la Messa il figlio può fare tranquillamente la comunione e la confessione. Nessun sacerdote può negare i sacramenti a chi non ha fatto la prima comunione o la prima confessione nella sua parrocchia.<br />Come si vede è finita la fede automatica o a chilometro zero. Chi si è impegnato il giorno del matrimonio ad educare i figli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa e poi non ha fatto la fatica di realizzare quanto promesso cosa risponderà al cospetto di Dio nel giorno del giudizio?<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60582130</guid><pubDate>Tue, 02 Jul 2024 21:01:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60582130/il_catechismo_inizia_a_casa_con_i_genitori.mp3" length="6782118" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7843

IL CATECHISMO INIZIA A CASA CON I GENITORI di Don Stefano Bimbi
Quando ero bambino mia nonna non mi chiedeva se fossi stato al catechismo, ma alla dottrina. All'epoca pensavo che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7843" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7843</a><br /><br />IL CATECHISMO INIZIA A CASA CON I GENITORI di Don Stefano Bimbi<br />Quando ero bambino mia nonna non mi chiedeva se fossi stato al catechismo, ma alla dottrina. All'epoca pensavo che fosse semplicemente una parola desueta e che mia nonna parlasse così perché era di un'altra generazione. Nel tempo ho dovuto però scoprire che dietro alla parola dottrina c'era un mondo: il mondo delle verità della fede cattolica. Forse oggi si preferisce la parola catechismo al posto di dottrina perché non si ha il coraggio di dire che vogliamo indottrinare. Anzi questa parola è scomparsa perché considerata negativamente come se indicasse la volontà di inculcare con la forza concetti astratti e calati dall'alto. Si dovrebbe invece, dicono i moderni catechisti, fare una esperienza di fede, comunicare la gioia del cristianesimo, camminare insieme a una comunità. Tutte cose molto belle, ma c'è da chiedersi se questi discorsi buonisti, omettendo di insegnare la dottrina, possano reggere agli urti della vita. Se torniamo a cento anni fa, quando nelle parrocchie si insegnava il catechismo di San Pio X con le sue domande semplici e le relative illuminanti risposte, in molte parrocchie si facevano delle gare tra i ragazzi per imparare a memoria le cose più importanti: i dieci comandamenti, i novissimi (morte, giudizio, paradiso, inferno), i precetti generali della Chiesa, le opere di misericordia corporale e spirituale, le virtù cardinali e teologali, i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, i vizi capitali, i peccati contro lo Spirito Santo. Ovviamente queste cose non venivano solo imparate a memoria, ma spiegate con esempi pratici tratti dall'imperdibile commento di padre Carlo Dragone (tuttora in commercio).<br />LA SITUAZIONE ODIERNA<br />Quale è oggi invece la situazione? Al catechismo si parla di tutto eccetto che di dottrina cristiana. Cartelloni e disegni, canti e balli, discussioni su argomenti di attualità o tratti dal telegiornale... tutto pur di non apparire scolastici, salvo poi scoprire che il Mondo non perde tempo e insegna ai bambini la sua dottrina, non solo con le scuole dello Stato, ma anche con la televisione e internet.<br />Purtroppo il genitore medio si affida alla parrocchia più vicina salvo poi scoprire che la dottrina cristiana non è stata insegnata, ma che addirittura i catechisti espongono argomenti che sono il contrario di quanto insegna la Chiesa o addirittura vivono situazioni in contrasto con tale insegnamento. Eppure il catechista non può parlare a nome proprio, ma deve insegnare a nome della Chiesa e infatti non può autonominarsi catechista, né dire diversamente da quanto insegna la Chiesa. La scelta dei catechisti e la loro formazione è un compito del parroco in quanto responsabile della corretta trasmissione della fede nella sua parrocchia. Ma a volte il problema è già il parroco che non insegna correttamente la dottrina cristiana.<br />COME COMPORTARSI CON I PROPRI FIGLI?<br />Come fare allora? Innanzitutto chiariamo che non c'è alcun obbligo di frequentare la parrocchia del proprio territorio. Ognuno è libero di scegliere dove compiere il proprio cammino spirituale (come abbiamo ricordato nel numero di marzo su La Bussola Mensile). Pertanto se uno è fortunato ad avere quello che cerca nella parrocchia a dieci minuti di distanza va benissimo, così come sarebbe accettabile se fossero ne necessari trenta o più. È uno sforzo che sempre più spesso dobbiamo essere disposti a fare se desideriamo garantire a noi stessi e ai nostri figli un'educazione cristiana e umana appropriata. Ovviamente ci si può chiedere se i ragazzi avranno problemi di socializzazione, ma lo scopo del catechismo è l’apprendimento della dottrina cristiana, mentre per socializzare si possono invitare gli amici dei figli a casa. 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Bisognava capirlo fin da subito che l'arredamento liturgico era una spia che qualcosa stava cambiando. E fu così che tante chiese, dopo la riforma liturgica, si adeguarono al nuovo corso: per pregare basta stare in piedi, via con queste anticaglie preconciliari! E fu così che, lentamente, lo stare in ginocchio come atto di adorazione di fronte a Dio è stato sostituito dal più comodo e pratico stare in piedi. "Da risorti", si tende a dire, perché questo è l'atteggiamento che si deve tenere a Messa: semmai è una comoda scusa.<br />Oggi sempre meno fedeli pregano stando in ginocchio durante i momenti salienti della Preghiera eucaristica e sempre meno, quasi nessuno, si inginocchia per ricevere la Santa Comunione. Fedeli tutti affetti da gonalgia? E che dire dei sacerdoti che non si inginocchiano durante la consacrazione? Anche per loro un improvviso dolore alle gambe, da curare stando in piedi? O forse non è piuttosto che nel tempo si è persa la funzione principale dell'inginocchiarsi di fronte a Dio: quella dell'adorazione, che gli antichi chiamavano "proskynesis" e che stava a simboleggiare l'atto di sottomissione di fronte a Dio e poi al sovrano. La parola deriva dal greco "proskyneo" che significa sì sottomettersi, ma anche adorare. Dunque, inginocchiarsi significa adorare. Non farlo suscita il terribile sospetto che non ci sia più la consapevolezza di questa adorazione dovuta a Dio.<br />Pigrizia? Perdita di conoscenza? O non è forse piuttosto un atto di totale rifiuto del sacro dell'Eucarestia come presenza reale di Dio?<br />Eppure, tanto la Scrittura quanto la vita dei santi raccomandano di stare in ginocchio quando si prega.<br />L'ESEMPIO DI GESÙ<br />A cominciare proprio da Gesù, sommo exemplum non solo con le sue parole, ma anche con i suoi gesti, che nell'Orto degli Ulivi, ossia nel momento della sua vita terrena in cui la preghiera al Padre si concretizzava nell'offerta del suo corpo e del suo sangue, pregava in ginocchio. «Ed egli (Gesù) si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava» (Lc 22,41). Il testo greco non lascia spazio ad ambiguità. «Thèis tà gònata», letteralmente «si poneva sulle ginocchia».<br />Nell'antica Grecia, soprattutto in Omero, i verbi di posizione associati agli dei e alle ginocchia esprimono il significato figurato di stare sulle ginocchia degli dei, ossia nel volere degli dei. Ne consegue che la preghiera in ginocchio non esprime soltanto il senso di adorazione, ma anche quello di mettersi sulle ginocchia di Dio, proprio come un bambino, che sulle ginocchia del babbo, è protetto e consolato.<br />Non che Gesù abbia inventato alcunché. La Scrittura è piena zeppa di personaggi che pregano in questo modo. Elia e Daniele servono Dio pregando in ginocchio: «...Gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia» (1 Re 18,42) e «...Daniele (...) tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio» (Dan 6,10). Uomini del tempo che furono, si dirà, che ancora avevano ben impresso nella memoria il comando che Dio stesso diede tramite Isaia: «Ogni ginocchio si piegherà davanti a me», da cui poi San Paolo dirà «affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra» (Fil 2,10). Infatti, quella di stare in ginocchio era una pratica che i primi cristiani adottarono subito senza grossi problemi, e con cotanti "maestri" non era difficile. A cominciare da Stefano che nel momento del martirio si mise in ginocchio (At 7,60). E come lui anche Pietro (At 9,40) e Paolo (At 20,36).<br />DA PAPA BENEDETTO XVI AL CARDINAL SARAH<br />Insomma, siamo arrivati a oggi rifiutando lo stare alla presenza di Dio? Eppure, di consigli ne abbiamo avuti. Da Benedetto XVI, ad esempio, che riprese a comunicare personalmente e pubblicamente i fedeli in ginocchio durante le Messe papali a partire dalla solennità del Corpus Domini del 2008, quando ricordò "quasi scandalosamente" che «inginocchiarsi davanti all'Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento». Basterebbe questo. Ma se non bastasse potrebbe venire in soccorso anche il magistero.<br />L'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis, al numero 65, ricorda che una manifestazione di riverenza verso l'Eucaristia è «l'inginocchiarsi durante i momenti salienti della preghiera eucaristica», mentre l'istruzione Redemptionis Sacramentum ricorda - e ribadisce, visti i tempi - che «i fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi» salvo poi che «quando però si comunicano in piedi, si raccomanda che facciano la debita riverenza». E, quasi precorrendo i tempi e certi plateali rifiuti che oggi umiliano molti fedeli «non è lecito negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione che egli vuole ricevere l'Eucaristia in ginocchio».<br />Del resto, pochi cardinali come Robert Sarah hanno insistito più volte nella loro predicazione pubblica proprio su questi aspetti. E lo hanno fatto ponendo come esempio grandi santi contemporanei, proprio per mostrare l'attualità necessaria di questa postura. «L'intera vita di Karol Wojtyła - dice Sarah nella prefazione al libro di don Federico Bortoli La distribuzione della Comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali (Cantagalli, Siena 2018) - è stata segnata da un profondo rispetto per la Santa Eucaristia. Malgrado fosse estenuato e senza forze si è sempre imposto di inginocchiarsi davanti al Santissimo».<br />E che dire di Santa Madre Teresa di Calcutta? «Si asteneva dal toccare il Corpo transustanziato del Cristo; piuttosto ella lo adorava e lo contemplava, rimaneva per lungo tempo in ginocchio, prostrata davanti a Gesù Eucaristia». E ancora: «Riceveva la Comunione nella sua bocca, come un piccolo bambino che si lasciava umilmente nutrire dal suo Dio».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60508027</guid><pubDate>Tue, 25 Jun 2024 20:20:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60508027/l_importanza_dell_inginocchiarsi_nella_preghiera.mp3" length="6591260" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7832

L'IMPORTANZA DELL'INGINOCCHIARSI NELLA PREGHIERA di Andrea Zambrano

Il primo segnale fu la sostituzione dei vecchi banchi con nuove panche sprovviste di inginocchiatoio....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7832" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7832</a><br /><br />L'IMPORTANZA DELL'INGINOCCHIARSI NELLA PREGHIERA di Andrea Zambrano<br /><br />Il primo segnale fu la sostituzione dei vecchi banchi con nuove panche sprovviste di inginocchiatoio. Bisognava capirlo fin da subito che l'arredamento liturgico era una spia che qualcosa stava cambiando. E fu così che tante chiese, dopo la riforma liturgica, si adeguarono al nuovo corso: per pregare basta stare in piedi, via con queste anticaglie preconciliari! E fu così che, lentamente, lo stare in ginocchio come atto di adorazione di fronte a Dio è stato sostituito dal più comodo e pratico stare in piedi. "Da risorti", si tende a dire, perché questo è l'atteggiamento che si deve tenere a Messa: semmai è una comoda scusa.<br />Oggi sempre meno fedeli pregano stando in ginocchio durante i momenti salienti della Preghiera eucaristica e sempre meno, quasi nessuno, si inginocchia per ricevere la Santa Comunione. Fedeli tutti affetti da gonalgia? E che dire dei sacerdoti che non si inginocchiano durante la consacrazione? Anche per loro un improvviso dolore alle gambe, da curare stando in piedi? O forse non è piuttosto che nel tempo si è persa la funzione principale dell'inginocchiarsi di fronte a Dio: quella dell'adorazione, che gli antichi chiamavano "proskynesis" e che stava a simboleggiare l'atto di sottomissione di fronte a Dio e poi al sovrano. La parola deriva dal greco "proskyneo" che significa sì sottomettersi, ma anche adorare. Dunque, inginocchiarsi significa adorare. Non farlo suscita il terribile sospetto che non ci sia più la consapevolezza di questa adorazione dovuta a Dio.<br />Pigrizia? Perdita di conoscenza? O non è forse piuttosto un atto di totale rifiuto del sacro dell'Eucarestia come presenza reale di Dio?<br />Eppure, tanto la Scrittura quanto la vita dei santi raccomandano di stare in ginocchio quando si prega.<br />L'ESEMPIO DI GESÙ<br />A cominciare proprio da Gesù, sommo exemplum non solo con le sue parole, ma anche con i suoi gesti, che nell'Orto degli Ulivi, ossia nel momento della sua vita terrena in cui la preghiera al Padre si concretizzava nell'offerta del suo corpo e del suo sangue, pregava in ginocchio. «Ed egli (Gesù) si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava» (Lc 22,41). Il testo greco non lascia spazio ad ambiguità. «Thèis tà gònata», letteralmente «si poneva sulle ginocchia».<br />Nell'antica Grecia, soprattutto in Omero, i verbi di posizione associati agli dei e alle ginocchia esprimono il significato figurato di stare sulle ginocchia degli dei, ossia nel volere degli dei. Ne consegue che la preghiera in ginocchio non esprime soltanto il senso di adorazione, ma anche quello di mettersi sulle ginocchia di Dio, proprio come un bambino, che sulle ginocchia del babbo, è protetto e consolato.<br />Non che Gesù abbia inventato alcunché. La Scrittura è piena zeppa di personaggi che pregano in questo modo. Elia e Daniele servono Dio pregando in ginocchio: «...Gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia» (1 Re 18,42) e «...Daniele (...) tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio» (Dan 6,10). Uomini del tempo che furono, si dirà, che ancora avevano ben impresso nella memoria il comando che Dio stesso diede tramite Isaia: «Ogni ginocchio si piegherà davanti a me», da cui poi San Paolo dirà «affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra» (Fil 2,10). Infatti, quella di stare in ginocchio era una pratica che i primi cristiani adottarono subito senza grossi problemi, e con cotanti "maestri" non era difficile. A cominciare da Stefano che nel momento del martirio si mise in ginocchio (At 7,60). 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Per questo Pio XI, rivolgendosi ai professori e agli studenti della Gregoriana, così si esprimeva: «La vostra presenza Ci dice che la vostra suprema aspirazione, come quella dei vostri Pastori che qui vi inviarono, è la vostra formazione romana. Che questa romanità che siete venuti a cercare in quella Roma eterna della quale il grande Poeta - non solo italiano, ma di tutto il mondo, perché poeta della filosofia e teologia cristiana (Dante, n.d.r.) - proclamava Cristo Romano, si faccia signora del vostro cuore, così come Cristo ne è Signore. Che questa romanità vi possieda, voi e l'opera vostra, così che tornando nei vostri paesi ne possiate essere maestri ed apostoli» (Discorso del 21 novembre 1922).<br />Lo "spirito romano" non si studia sui libri, ma si respira in quell'atmosfera impalpabile che il grande polemista cattolico Louis Veuillot (1813-1883) chiamava «le parfum de Rome»: un profumo naturale e soprannaturale che emana da ogni pietra e memoria raccolta nel lembo di terra in cui la Provvidenza ha posto la Cattedra di Pietro. Roma è allo stesso tempo uno spazio sacro e una sacra memoria, una "patria dell'anima" come la definiva un contemporaneo di Veuillot, lo scrittore ucraino Nikolaj Gogol, che visse a Roma, a via Sistina, tra il 1837 e il 1846.<br />LA CITTÀ CHE OSPITA LE TOMBE DEI SANTI DI DUE MILLENNI<br />Roma è la città che ospita le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, è la necropoli sotterranea che nelle sue viscere contiene migliaia di cristiani. Roma è il Colosseo, dove i martiri affrontarono le belve feroci; è San Giovanni in Laterano, ecclesiarum mater et caput, dove si venera il solo osso di sant'Ignazio risparmiato dai leoni. Roma è il Campidoglio, dove Augusto fece innalzare un altare al vero Dio che stava per nascere da una Vergine e dove fu elevata la basilica dell'Aracoeli, in cui riposa il corpo di sant'Elena, l'imperatrice che ritrovò le reliquie della Passione oggi custodite nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Roma sono le vie, le piazze, le case e i palazzi, dove vissero e morirono santa Caterina da Siena e santa Francesca Romana, sant'Ignazio e san Filippo Neri, san Paolo della Croce e san Leonardo da Porto Maurizio, san Gaspare del Bufalo e san Vincenzo Pallotti, san Pio V e san Pio X. A Roma puoi visitare le stanze di santa Brigida di Svezia a piazza Farnese, di san Giuseppe Benedetto Labre a via dei Serpenti, di san Stanislao Kotska a S. Andrea al Quirinale. Qui puoi venerare la culla di Gesù bambino a santa Maria Maggiore, il braccio di san Francesco Saverio nella Chiesa del Gesù, il piede di santa Maria Maddalena nella chiesa di san Giovanni dei Fiorentini.<br />Roma ha subito flagelli di ogni ordine nella sua lunga storia: fu messa a sacco dai Goti nel 410, dai Vandali nel 455, dagli Ostrogoti nel 546, dai Saraceni nell'846, dai Lanzichenecchi nel 1527. La invasero i giacobini nel 1799 e i piemontesi nel 1870, fu occupata dai nazisti nel 1943. Roma porta nel suo corpo le cicatrici di queste profonde ferite, e di altre ancora, come la Peste Antonina (180), la Peste Nera (1348), l'epidemia di colera del 1837 e l'influenza spagnola del 1917. Secondo lo storico americano Kyle Harper (Il destino di Roma, Einaudi, Torino 2019), il crollo dell'Impero romano non fu causato solo dalle invasioni barbariche ma anche dalle epidemie e dagli sconvolgimenti climatici che caratterizzarono il periodo che va dal secondo al sesto secolo dopo Cristo. Queste guerre ed epidemie, anche nei secoli successivi, furono sempre interpretate come castighi divini. Così Ludwig von Pastor scrive che universalmente, presso gli eretici e presso i cattolici, «si vide nel terribile Sacco di Roma un giusto castigo del Cielo sulla capitale della cristianità sprofondata nei vizi» (Storia dei Papi, Desclée, Roma 1942, vol. IV, 2, p. 582). Ma Roma sempre si rialzò, purificata e più forte, come nella medaglia che nel 1557 fece coniare Paolo IV, dedicata a Roma resurgens, dopo una terribile carestia. Di Roma si può dire quello che si dice della Chiesa: impugnari potest, expugnari non potest: sempre combattuta, mai abbattuta.<br />COSA FARE OGGI<br />Per questo, nei giorni inquieti che viviamo, e che ancor più ci aspettano, dobbiamo sollevare lo sguardo verso la Roma nobilis, la cui luce non tramonta: la nobile Roma, che un antico canto di pellegrini saluta come signora del mondo, rosseggiante per il sangue dei martiri, biancheggiante per i candidi gigli delle Vergini: «O Roma nobilis, orbi et domina, Cunctarum urbium excellentissima, Roseo martyrum sanguine rubea, Albi et virginum liliis candida».<br />La Roma cristiana raccoglie ed eleva sul piano soprannaturale le qualità naturali della Roma antica. Lo spirito del romano è quello dell'uomo giusto e forte, che affronta con calma e imperturbabilità le situazioni più avverse. Il romano è l'uomo che non si lascia scuotere dal furore che lo circonda, è l'uomo che rimane impavido, anche se l'universo cade in frantumi sopra di lui: «si fractu inlabatur orbis, impavidum feriant ruinae» (Orazio, Carme III, 3). Il cattolico che eredita questa tradizione, afferma Pio XII, non si limita a rimanere in piedi nelle rovine, ma si sforza di ricostruire l'edificio abbattuto, impiega tutte le sue forze nel seminare il campo devastato (Allocuzione alla Nobiltà romana del 18 gennaio 1947).<br />Lo spirito romano è uno spirito fermo, combattivo, ma prudente. La prudenza è il retto discernimento intorno al bene e al male e non riguarda il fine ultimo dell'uomo, che è oggetto della sapienza, bensì i mezzi per conseguirlo. La prudenza è dunque la sapienza pratica della vita e tra le virtù cardinali è quella che occupa il posto centrale e direttivo. Perciò san Tommaso la considera il coronamento di tutte le virtù morali (Summa Theologiae, II-II, q. 166, 2 ad 1).<br />La prudenza è la prima virtù richiesta ai governanti è tra tutti i governanti nessuno ha una responsabilità più alta di chi guida la Chiesa. Un Papa imprudente, incapace di governare la navicella di Pietro, sarebbe la più grave delle sciagure, perché Roma non può essere senza un Papa che la governi e un Papa non può essere privo dello spirito romano che lo aiuti a governare la Chiesa. Se ciò accade, la tragedia spirituale è maggiore di qualsiasi sciagura naturale.<br />Roma ha conosciuto disastri di ogni genere, ma li ha affrontati come fece san Gregorio Magno, nel 590, di fronte alla violenta epidemia di peste, che si era abbattuta sulla città. Per placare la collera divina, il Papa, appena eletto, ordinò una processione penitenziale del clero e del popolo romano. Quando il corteo giunse al ponte che unisce la città al Mausoleo di Adriano, Gregorio vide sulla sommità del Castello san Michele, che, in segno del cessato castigo, riponeva nel fodero la spada insanguinata, mentre un coro di angeli cantava: "Regina Coeli, laetare, Alleluja - Quia quem meruisti portare, Alleluja - Resurrexit sicut dixit, Alleluja!". San Gregorio rispose ad alta voce: « Ora pro nobis Deum, Alleluja!».<br />Nacque così l'armonia che ancora risuona da un capo all'altro dell'orbe cattolico. Possa questo canto celeste infondere nei cuori cattolici un'immensa fiducia in Maria, protettrice della Chiesa, ma anche di quello spirito romano, forte ed equilibrato, di cui più che mai abbiamo bisogno in questi giorni terribili.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60361167</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2024 11:53:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60361167/lo_spirito_romano_della_chiesa_cattolica.mp3" length="10081219" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7826

LO SPIRITO ROMANO DELLA CHIESA CATTOLICA di Roberto de Mattei
Lo spirito romano è quello che si respira solo a Roma, la città sacra per eccellenza, centro del Cristianesimo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7826" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7826</a><br /><br />LO SPIRITO ROMANO DELLA CHIESA CATTOLICA di Roberto de Mattei<br />Lo spirito romano è quello che si respira solo a Roma, la città sacra per eccellenza, centro del Cristianesimo, patria eterna di ogni cattolico, che può ripetere «civis romanus sum» (Cicerone, In Verrem, II, V, 162), rivendicando una cittadinanza spirituale che ha come confini geografici quelli non di una città, ma di un Impero: non l'Impero dei Cesari, ma quello della Chiesa cattolica, apostolica e romana.<br />Un tempo i vescovi delle diocesi più lontane mandavano i loro seminaristi e sacerdoti a Roma, non solo per studiare nelle migliori facoltà teologiche, ma per acquisire questa romanitas spirituale. Per questo Pio XI, rivolgendosi ai professori e agli studenti della Gregoriana, così si esprimeva: «La vostra presenza Ci dice che la vostra suprema aspirazione, come quella dei vostri Pastori che qui vi inviarono, è la vostra formazione romana. Che questa romanità che siete venuti a cercare in quella Roma eterna della quale il grande Poeta - non solo italiano, ma di tutto il mondo, perché poeta della filosofia e teologia cristiana (Dante, n.d.r.) - proclamava Cristo Romano, si faccia signora del vostro cuore, così come Cristo ne è Signore. Che questa romanità vi possieda, voi e l'opera vostra, così che tornando nei vostri paesi ne possiate essere maestri ed apostoli» (Discorso del 21 novembre 1922).<br />Lo "spirito romano" non si studia sui libri, ma si respira in quell'atmosfera impalpabile che il grande polemista cattolico Louis Veuillot (1813-1883) chiamava «le parfum de Rome»: un profumo naturale e soprannaturale che emana da ogni pietra e memoria raccolta nel lembo di terra in cui la Provvidenza ha posto la Cattedra di Pietro. Roma è allo stesso tempo uno spazio sacro e una sacra memoria, una "patria dell'anima" come la definiva un contemporaneo di Veuillot, lo scrittore ucraino Nikolaj Gogol, che visse a Roma, a via Sistina, tra il 1837 e il 1846.<br />LA CITTÀ CHE OSPITA LE TOMBE DEI SANTI DI DUE MILLENNI<br />Roma è la città che ospita le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, è la necropoli sotterranea che nelle sue viscere contiene migliaia di cristiani. Roma è il Colosseo, dove i martiri affrontarono le belve feroci; è San Giovanni in Laterano, ecclesiarum mater et caput, dove si venera il solo osso di sant'Ignazio risparmiato dai leoni. Roma è il Campidoglio, dove Augusto fece innalzare un altare al vero Dio che stava per nascere da una Vergine e dove fu elevata la basilica dell'Aracoeli, in cui riposa il corpo di sant'Elena, l'imperatrice che ritrovò le reliquie della Passione oggi custodite nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Roma sono le vie, le piazze, le case e i palazzi, dove vissero e morirono santa Caterina da Siena e santa Francesca Romana, sant'Ignazio e san Filippo Neri, san Paolo della Croce e san Leonardo da Porto Maurizio, san Gaspare del Bufalo e san Vincenzo Pallotti, san Pio V e san Pio X. A Roma puoi visitare le stanze di santa Brigida di Svezia a piazza Farnese, di san Giuseppe Benedetto Labre a via dei Serpenti, di san Stanislao Kotska a S. Andrea al Quirinale. Qui puoi venerare la culla di Gesù bambino a santa Maria Maggiore, il braccio di san Francesco Saverio nella Chiesa del Gesù, il piede di santa Maria Maddalena nella chiesa di san Giovanni dei Fiorentini.<br />Roma ha subito flagelli di ogni ordine nella sua lunga storia: fu messa a sacco dai Goti nel 410, dai Vandali nel 455, dagli Ostrogoti nel 546, dai Saraceni nell'846, dai Lanzichenecchi nel 1527. La invasero i giacobini nel 1799 e i piemontesi nel 1870, fu occupata dai nazisti nel 1943. Roma porta nel suo corpo le cicatrici di queste profonde ferite, e di altre ancora, come la Peste Antonina (180), la Peste Nera (1348), l'epidemia di colera del 1837 e l'influenza...]]></itunes:summary><itunes:duration>631</itunes:duration><itunes:keywords>cittadinoromano,cittàsacra,cristianesimo,roma,spiritoromano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6d1b079dc6fed7fd6555df865076aecb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tutti hanno bisogno di un padre spirituale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tutti-hanno-bisogno-di-un-padre-spirituale--60202377</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7805" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7805</a><br /><br />TUTTI HANNO BISOGNO DI UN PADRE SPIRITUALE di Don Stefano Bimbi<br />Per progredire nella vita cristiana è necessario un padre spirituale che possa guidarci nel cammino. Se dobbiamo andare per i sentieri di una montagna a noi ignota, sarà buona norma avere una guida esperta in modo da non perderci. Analogamente nella vita spirituale abbiamo bisogno di chi abbia percorso prima di noi i sentieri dello spirito. Non possiamo fare da soli perché siamo coinvolti emotivamente nelle nostre vicende. Non siamo obiettivi quando giudichiamo noi stessi poiché l'amor proprio ci annebbia la vista e siamo propensi a scegliere ciò che è più comodo o che ci piace di più. Insomma abbiamo bisogno di un punto di vista oggettivo al di fuori di noi.<br />Chi è dunque il padre spirituale? È un sacerdote a cui apriamo il nostro cuore affinché diventi il nostro maestro, il medico che ci cura, il riferimento per tutto ciò che riguarda Dio nella nostra vita. Egli ci mostrerà i vizi che ci impediscono di progredire, le mete che sono alla nostra portata e i mezzi per raggiungere tali traguardi. Potrà incoraggiarci quando siamo sfiduciati, sgridarci quando siamo tiepidi, consolarci quando siamo afflitti. È davvero una grazia speciale poter contare su di lui, ma non soltanto come uomo, bensì come strumento che ci porta a Cristo.<br />Nel Signore degli Anelli, quando si riuniscono i principali rappresentanti dei popoli per prendere l'importante decisione su cosa fare dell'anello del potere, Frodo afferma con coraggio che sarà lui a prenderlo, per compiere l'impresa di distruggerlo, però aggiunge umilmente: «ma non conosco la strada». Anche noi dobbiamo sinceramente riconoscere che non conosciamo la strada per progredire nella vita spirituale. Questo è confermato dal fatto che tutti i santi hanno avuto bisogno del padre spirituale. San Paolo ha avuto Anania a guidarlo nei primi passi della fede. Avrebbe potuto dire: «Non ho bisogno di una guida spirituale dal momento che Gesù Cristo in persona mi ha parlato sulla via di Damasco», eppure non l'ha detto. Santa Caterina da Siena ha avuto come padre spirituale il beato Raimondo da Capua. Avrebbe potuto dire: «Gesù mi parla direttamente, sono la sua sposa e non ho bisogno di intermediari», eppure non l'ha detto.<br />CHI SCEGLIERE COME PADRE SPIRITUALE<br />Chiarito quindi che abbiamo bisogno di un padre spirituale si pone adesso la domanda su chi scegliere. Innanzitutto è preferibile che sia un sacerdote. Nella storia ci sono state delle eccezioni come, ad esempio, San Francesco d'Assisi. In rari casi sono state perfino delle donne come Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d'Avila. Si tratta comunque di rarissime eccezioni. La regola è un sacerdote perché, in quanto tale, ha la grazia di stato, in virtù della sua ordinazione. Purtroppo oggi con il femminismo imperante e la parità di genere esaltata come un bene, capita di sentir dire: «Ho una madre spirituale». Ma visto che poiché scarseggiano le sante come Caterina e Teresa, bisogna ricordare che Santa Faustina Kowalska ha scritto che non trovava l'aiuto che poi avrebbe ricevuto dal suo padre spirituale, finché lo cercava nella superiora del convento. Costanza Miriano, autrice del libro Sposati e sii sottomessa, ha scritto: «mi conosco abbastanza da sapere che non mi devo sempre totalmente fidare di me stessa, delle mie emozioni, delle mie intuizioni, ed è per questo che ho una guida spirituale. Che non è solo una persona intelligente, è anche un sacerdote».<br />Occorre dunque chiedere nella preghiera il dono di un buon padre spirituale e bisogna aver chiaro che nella vita spirituale è il contrario di quello che succede quando si nasce. Infatti siccome la madre è sempre certa, o almeno lo era prima della fecondazione artificiale e dell'utero in affitto, il padre deve riconoscere il figlio registrandolo all'anagrafe e confermando la sua paternità il giorno del battesimo. Invece nella vita spirituale non è il padre che riconosce il figlio, ma il contrario. È il figlio che riconosce il padre. Lo stima, si sente capito, lo vede come un esempio di fede. Bisogna quindi diffidare di un sacerdote che dicesse che ci vuole guidare spiritualmente. È il fedele che deve chiedere al sacerdote di fargli da padre spirituale. E nessuno può essere costretto ad avere un padre spirituale che non ha scelto. Nemmeno un seminarista può essere costretto a prendere come padre spirituale il sacerdote che confessa i seminaristi, ma può mantenere quello che aveva prima di entrare in seminario. Un consiglio pratico per trovare il padre spirituale: dopo averlo chiesto nella preghiera, ci si confessa da più sacerdoti per poi scegliere quello che ci ispira più fiducia, che deve essere un uomo di preghiera e senza ombra di dubbio fedele alla Chiesa. Se invece ha opinioni contrarie all'insegnamento di sempre della Chiesa, se parla male della Chiesa come istituzione, se non riconosce il Papa come Papa o infine se nega l'importanza dei sacramenti o della preghiera, allora è certo che non può essere un buon padre spirituale, e nemmeno un buon sacerdote. Pertanto non si deve pensare che tutti i sacerdoti possano fare da padre spirituale e che è solo questione di trovare quello adatto alle proprie inclinazioni. Gesù avvertiva del rischio di avere delle guide cieche. «E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Mt 15,14). San Francesco di Sales scriveva che Santa Teresa d'Avila diceva di scegliere il padre spirituale tra mille sacerdoti, ma «io ti dico, uno tra diecimila, perché se ne trovano meno di quanto si dica capaci di tale compito» (Filotea, parte prima, cap. IV). Con questo faceva capire quanto è difficile trovare un sacerdote adatto al compito di padre spirituale. E noi che pensiamo di vivere solo oggi tempi difficili!<br />UN RISCHIO GRAVE<br />Sbagliando la scelta del padre spirituale si rischia molto. Santa Faustina Kowalska notava infatti nel suo Diario che «un confessore può essere di grande aiuto per un'anima, ma può anche procurarle molto danno». Ed è proprio così. Può capitare ad esempio che un sacerdote incoraggi alla vita religiosa ragazzi e ragazze, ma solo spinto dal desiderio di avere una vocazione tra le proprie pecorelle. Così è facile rovinare la loro vita. Oppure a una persona sposata che sia convinta di aver fatto ampiamente il suo dovere di genitore mettendo al mondo tre figli, il padre spirituale che rafforzasse tale convinzione farebbe un grave danno. Infatti il giorno del matrimonio gli sposi si impegnano solennemente con un sì alla domanda "Siete disposti ad accettare i figli che Dio vorrà donarvi?". Confermando l'erronea convinzione che siano gli sposi a decidere il numero dei figli e non piuttosto Dio, la direzione spirituale si trasformerebbe in una negazione dei doveri di stato dei coniugi e il dovere di stato del sacerdote di condurre le anime alla maggior perfezione spirituale possibile.<br />Ci si potrebbe chiedere se sia possibile avere più di un padre spirituale, ma bisogna rispondere negativamente. In tal caso si potrebbero avere più pareri discordanti ed allora anziché rasserenare e dare sicurezza, la direzione spirituale si rivelerebbe fonte di ansie e dubbi. Ovviamente può darsi che per questioni specifiche particolarmente difficili si possa ricorrere a pareri di altri sacerdoti competenti per quella materia e lo stesso padre spirituale potrebbe suggerire in tali casi eccezionali di sentire un altro consiglio. Ma a parte queste eccezioni la regola è che il padre spirituale sia uno e uno solo.<br />Non bisogna mai dimenticare che il padre spirituale aiuta il fedele a prendere le decisioni con consigli ed esortazioni, ma non si sostituisce a lui. Le decisioni le prende il fedele, non il padre spirituale, che non è un guru. Sebbene sia sostenuto dalla preghiera del padre spirituale, la fatica del cammino spirituale rimane a carico del diretto. È come nello sport, quando la fatica delle esercitazioni rimane a carico dello sportivo e non dell'allenatore. Se non ci sono progressi, prima di pensare di cambiare padre spirituale, ci si deve domandare se davvero ci stiamo impegnando al massimo. Inoltre cambiare padre spirituale quando dice cose diverse da quelle che ci si aspetta è segno che non si sta facendo direzione spirituale, ma che si cerca un sacerdote che dica quello che vogliamo noi al pari della strega di Biancaneve che, dallo specchio, voleva solo sentirsi dire che era la più bella del reame.<br />INCONTRO IN PRESENZA E REGOLARITÀ NEGLI INCONTRI<br />Sebbene esistano delle eccezioni, è chiaro che la direzione spirituale necessita di un incontro in presenza in quanto né i messaggi via mail o whatsapp, né i collegamenti via streaming, possono mai sostituire l'incontro di persona che permette di capire le sfumature che, a volte, sono determinanti.<br />Perché la direzione spirituale sia efficace occorre una certa regolarità negli incontri. Infatti la costanza viene sempre premiata. Lo studente e lo sportivo sanno che è la regolarità la ricetta per il successo, scolastico o sportivo che sia. Anche nelle difficoltà - per esempio: poco tempo libero per i tanti impegni, un esame scolastico vicino, un eccesso di carico lavorativo, un periodo di stanchezza fisica o mentale - è importante mantenere il ritmo dell'incontro con il padre spirituale. All'inizio del cammino sarà necessario una volta al mese, mentre in seguito sarà possibile diradare gli incontri.<br />Il padre spirituale non è un "prete per chiacchierar..." come cantava Celentano nella canzone Azzurro. Se si chiede un consiglio al padre spirituale su una determinata questione, poi si è obbligati in coscienza a tenere conto de]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60202377</guid><pubDate>Tue, 28 May 2024 21:49:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60202377/tutti_hanno_bisogno_di_un_padre_spiritualie.mp3" length="16789315" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7805

TUTTI HANNO BISOGNO DI UN PADRE SPIRITUALE di Don Stefano Bimbi
Per progredire nella vita cristiana è necessario un padre spirituale che possa guidarci nel cammino. Se dobbiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7805" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7805</a><br /><br />TUTTI HANNO BISOGNO DI UN PADRE SPIRITUALE di Don Stefano Bimbi<br />Per progredire nella vita cristiana è necessario un padre spirituale che possa guidarci nel cammino. Se dobbiamo andare per i sentieri di una montagna a noi ignota, sarà buona norma avere una guida esperta in modo da non perderci. Analogamente nella vita spirituale abbiamo bisogno di chi abbia percorso prima di noi i sentieri dello spirito. Non possiamo fare da soli perché siamo coinvolti emotivamente nelle nostre vicende. Non siamo obiettivi quando giudichiamo noi stessi poiché l'amor proprio ci annebbia la vista e siamo propensi a scegliere ciò che è più comodo o che ci piace di più. Insomma abbiamo bisogno di un punto di vista oggettivo al di fuori di noi.<br />Chi è dunque il padre spirituale? È un sacerdote a cui apriamo il nostro cuore affinché diventi il nostro maestro, il medico che ci cura, il riferimento per tutto ciò che riguarda Dio nella nostra vita. Egli ci mostrerà i vizi che ci impediscono di progredire, le mete che sono alla nostra portata e i mezzi per raggiungere tali traguardi. Potrà incoraggiarci quando siamo sfiduciati, sgridarci quando siamo tiepidi, consolarci quando siamo afflitti. È davvero una grazia speciale poter contare su di lui, ma non soltanto come uomo, bensì come strumento che ci porta a Cristo.<br />Nel Signore degli Anelli, quando si riuniscono i principali rappresentanti dei popoli per prendere l'importante decisione su cosa fare dell'anello del potere, Frodo afferma con coraggio che sarà lui a prenderlo, per compiere l'impresa di distruggerlo, però aggiunge umilmente: «ma non conosco la strada». Anche noi dobbiamo sinceramente riconoscere che non conosciamo la strada per progredire nella vita spirituale. Questo è confermato dal fatto che tutti i santi hanno avuto bisogno del padre spirituale. San Paolo ha avuto Anania a guidarlo nei primi passi della fede. Avrebbe potuto dire: «Non ho bisogno di una guida spirituale dal momento che Gesù Cristo in persona mi ha parlato sulla via di Damasco», eppure non l'ha detto. Santa Caterina da Siena ha avuto come padre spirituale il beato Raimondo da Capua. Avrebbe potuto dire: «Gesù mi parla direttamente, sono la sua sposa e non ho bisogno di intermediari», eppure non l'ha detto.<br />CHI SCEGLIERE COME PADRE SPIRITUALE<br />Chiarito quindi che abbiamo bisogno di un padre spirituale si pone adesso la domanda su chi scegliere. Innanzitutto è preferibile che sia un sacerdote. Nella storia ci sono state delle eccezioni come, ad esempio, San Francesco d'Assisi. In rari casi sono state perfino delle donne come Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d'Avila. Si tratta comunque di rarissime eccezioni. La regola è un sacerdote perché, in quanto tale, ha la grazia di stato, in virtù della sua ordinazione. Purtroppo oggi con il femminismo imperante e la parità di genere esaltata come un bene, capita di sentir dire: «Ho una madre spirituale». Ma visto che poiché scarseggiano le sante come Caterina e Teresa, bisogna ricordare che Santa Faustina Kowalska ha scritto che non trovava l'aiuto che poi avrebbe ricevuto dal suo padre spirituale, finché lo cercava nella superiora del convento. Costanza Miriano, autrice del libro Sposati e sii sottomessa, ha scritto: «mi conosco abbastanza da sapere che non mi devo sempre totalmente fidare di me stessa, delle mie emozioni, delle mie intuizioni, ed è per questo che ho una guida spirituale. Che non è solo una persona intelligente, è anche un sacerdote».<br />Occorre dunque chiedere nella preghiera il dono di un buon padre spirituale e bisogna aver chiaro che nella vita spirituale è il contrario di quello che succede quando si nasce. Infatti siccome la madre è sempre certa, o almeno lo era prima della fecondazione artificiale e dell'utero in affitto, il padre deve...]]></itunes:summary><itunes:duration>1050</itunes:duration><itunes:keywords>celentano,consigli,obbligo,padrespirituale,santafaustina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a8df1ddf1ec03e07851eb3993855827e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sei miracoli sorprendenti del santo Rosario</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sei-miracoli-sorprendenti-del-santo-rosario--59640545</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7772" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7772</a><br /><br />SEI MIRACOLI SORPRENDENTI DEL SANTO ROSARIO di Manuela Antonacci<br />Nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, san Giovanni Paolo II ha espresso in modo eloquente il suo pensiero riguardo la bella e santa devozione del Rosario. «Il Rosario, pur distinguendosi per il suo carattere mariano, è una preghiera cristocentrica», aggiungendo anche che «attraverso il Rosario il credente ottiene grazie abbondanti, come se le ricevesse dalle mani stesse della Madre del Redentore». Ovviamente si tratta di Grazie che hanno come fine quello di avvicinarci a Dio: benedizioni personali che cambiano la nostra vita e quella degli altri.<br />La straordinaria potenza del Rosario ha ottenuto anche molti grandi miracoli che hanno cambiato le sorti del mondo. Alcuni sono documentati. Christine Galeone, dal portale Beliefnet, presenta alcuni sei sorprendenti miracoli associati al Rosario. Il primo è quello che riguarda san Domenico e gli Albigesi. Siamo in Francia, tra il 1100 e il 1200, periodo in cui imperversava la setta eretica degli albigesi che convinsero molti cattolici a suicidarsi per poter essere liberati dai loro corpi, considerati fonte di male. Fu così che intorno al 1214, la Beata Vergine donò il rosario a San Domenico per sconfiggere quelle terribili menzogne. E così avvenne. San Domenico, inoltre, da quel momento, si prodigò nella diffusione della devozione mariana.<br />Ne Il segreto del Rosario, san Luigi Maria Grignion de Montfort racconta proprio la devozione mariana di san Domenico: «Come ricompensa ricevette da lei [la Madonna N.d.R.] innumerevoli grazie. Esercitando il suo grande potere di Regina del Cielo, coronò le sue fatiche con molti miracoli e prodigi. Dio Onnipotente gli ha sempre concesso ciò che chiedeva tramite la Madonna. L'onore più grande di tutti è stato quello di averlo aiutato a schiacciare l'eresia albigese e di averlo reso il fondatore di un grande ordine religioso».<br />IL MIRACOLO DEL SOLE A FATIMA<br />Ma facciamo un salto in avanti nella storia e veniamo al miracolo del sole a Fatima, nel 1917, quando la Madonna apparve ai tre pastorelli: Giacinta, Francesco e Lucia, nella Cova da Iría, a Fátima. Nell'arco di alcuni mesi, tra il 13 maggio e il 13 ottobre del 1917, la Beata Vergine apparve ai bambini sei volte. Non solo chiese loro di pregare il Rosario ogni giorno per portare la pace nel mondo e porre fine alla Prima Guerra Mondiale, ma si presentò come "Nostra Signora del Rosario" tenendo tra le mani un Rosario radioso.<br />Il 13 ottobre 1917, poi compì, poi, un grande miracolo, mantenendo la promessa che aveva fatto a Lucia, perché nessuno più dubitasse delle apparizioni: circa 70.000 persone osservarono il sole che girava in cielo, compiendo una specie di danza, andando poi quasi a lanciarsi tra la folla, asciugando loro tutto il fango e gli indumenti inzuppati di pioggia, prima di riprendere il suo volo. Alcune persone furono guarite dalle malattie, molti altri si convertirono. Il messaggio della Madonna di Fatima ha avuto un ruolo molto importante anche in un altro miracolo associato al Rosario, che si colloca agli inizi degli anni ‘60, in Brasile, quando il presidente Joao Goulart si preparava a diffondere il comunismo in tutto il paese.<br />Sembrava un destino ormai inesorabile, proprio come era successo a Cuba. Tuttavia non tutti erano disposti ad arrendersi: il cardinale de Barros Camara invitò il popolo brasiliano a fare penitenza, secondo le indicazioni date dalla Madonna a Fatima, per poter scongiurare il pericolo ormai all'orizzonte. Fu così che il presidente del Brasile e convinto comunista Joao Goulart venne rovesciato dopo la cosiddetta "Marcia della famiglia con Dio verso la libertà", formata da più di 600.000 donne che leggevano libri di preghiere e sgranavano rosari mentre marciavano con striscioni anticomunisti.<br />LA BOMBA ATOMICA<br />Dal rovesciamento di un potenziale regime dittatoriale, alla salvezza di un re, anche questo ha ottenuto la preghiera del rosario. Parliamo di Alfonso, re di León e della Galizia che portava costantemente un grande rosario legato alla cintura per ispirare gli altri a pregarlo e onorare la Madonna, anche se non lo pregava lui stesso. Un giorno, dopo essersi ammalato così tanto che si pensava non sarebbe vissuto a lungo, ebbe una visione in cui veniva giudicato e stava per essere gettato all'inferno, quando la Madonna intercedette per lui.<br />San Luigi Maria Grignion de Montfort descrisse ciò che accadde dopo. Ne Il segreto del Rosario scrive: «Lei chiese una scala e su una scala mise i suoi peccati, mentre sull'altra mise il rosario che lui aveva sempre usato, insieme a tutti i rosari che aveva detto. Si scoprì che i rosari superavano i suoi peccati». Così guardandolo con grande benevolenza, la Vergine gli disse che la sua vita era stata allungata di alcuni anni e preservata dall'inferno, per aver diffuso la devozione del rosario. Un'altra guarigione importante venne ottenuta, tramite la recita de rosario, dal sacerdote Patrick Peyton, a cui nel 1938 fu diagnosticata una tubercolosi avanzata, all'epoca incurabile<br />Dopo che la sorella gli suggerì di pregare la Beata Vergine, si consacrò a Maria e cominciò a pregare devotamente il Rosario. Con stupore dei suoi medici, guarì completamente e miracolosamente, e promise alla Beata Vergine che avrebbe passato la vita a promuovere il Rosario. La scamparono bella, invece, durante la grande tragedia di Hiroshima, dei sacerdoti gesuiti che vivevano in una casa parrocchiale ad un miglio e mezzo dalla città dove venne sganciata la bomba atomica.<br />Mentre la chiesa accanto alla canonica fu completamente distrutta e migliaia di persone morirono e altre migliaia soffrirono tremendamente per l'esposizione alle radiazioni, la casa dei gesuiti rimase in piedi e i religiosi devoti del rosario, non furono colpiti né dalla bomba e nemmeno dalle radiazioni Negli anni successivi all'esplosione furono visitati molte volte e vissero ancora per molti anni. E quando i religiosi sono stati intervistati, hanno ripetutamente spiegato il motivo per cui credevano di essere sopravvissuti: lo attribuivano al fatto di vivere fedelmente il messaggio di Fatima, dedicandosi alla recita quotidiana del santo rosario.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59640545</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 21:46:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59640545/sei_miracoli_sorprendenti_del_santo_rosario.mp3" length="6975215" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7772

SEI MIRACOLI SORPRENDENTI DEL SANTO ROSARIO di Manuela Antonacci
Nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, san Giovanni Paolo II ha espresso in modo eloquente il suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7772" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7772</a><br /><br />SEI MIRACOLI SORPRENDENTI DEL SANTO ROSARIO di Manuela Antonacci<br />Nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, san Giovanni Paolo II ha espresso in modo eloquente il suo pensiero riguardo la bella e santa devozione del Rosario. «Il Rosario, pur distinguendosi per il suo carattere mariano, è una preghiera cristocentrica», aggiungendo anche che «attraverso il Rosario il credente ottiene grazie abbondanti, come se le ricevesse dalle mani stesse della Madre del Redentore». Ovviamente si tratta di Grazie che hanno come fine quello di avvicinarci a Dio: benedizioni personali che cambiano la nostra vita e quella degli altri.<br />La straordinaria potenza del Rosario ha ottenuto anche molti grandi miracoli che hanno cambiato le sorti del mondo. Alcuni sono documentati. Christine Galeone, dal portale Beliefnet, presenta alcuni sei sorprendenti miracoli associati al Rosario. Il primo è quello che riguarda san Domenico e gli Albigesi. Siamo in Francia, tra il 1100 e il 1200, periodo in cui imperversava la setta eretica degli albigesi che convinsero molti cattolici a suicidarsi per poter essere liberati dai loro corpi, considerati fonte di male. Fu così che intorno al 1214, la Beata Vergine donò il rosario a San Domenico per sconfiggere quelle terribili menzogne. E così avvenne. San Domenico, inoltre, da quel momento, si prodigò nella diffusione della devozione mariana.<br />Ne Il segreto del Rosario, san Luigi Maria Grignion de Montfort racconta proprio la devozione mariana di san Domenico: «Come ricompensa ricevette da lei [la Madonna N.d.R.] innumerevoli grazie. Esercitando il suo grande potere di Regina del Cielo, coronò le sue fatiche con molti miracoli e prodigi. Dio Onnipotente gli ha sempre concesso ciò che chiedeva tramite la Madonna. L'onore più grande di tutti è stato quello di averlo aiutato a schiacciare l'eresia albigese e di averlo reso il fondatore di un grande ordine religioso».<br />IL MIRACOLO DEL SOLE A FATIMA<br />Ma facciamo un salto in avanti nella storia e veniamo al miracolo del sole a Fatima, nel 1917, quando la Madonna apparve ai tre pastorelli: Giacinta, Francesco e Lucia, nella Cova da Iría, a Fátima. Nell'arco di alcuni mesi, tra il 13 maggio e il 13 ottobre del 1917, la Beata Vergine apparve ai bambini sei volte. Non solo chiese loro di pregare il Rosario ogni giorno per portare la pace nel mondo e porre fine alla Prima Guerra Mondiale, ma si presentò come "Nostra Signora del Rosario" tenendo tra le mani un Rosario radioso.<br />Il 13 ottobre 1917, poi compì, poi, un grande miracolo, mantenendo la promessa che aveva fatto a Lucia, perché nessuno più dubitasse delle apparizioni: circa 70.000 persone osservarono il sole che girava in cielo, compiendo una specie di danza, andando poi quasi a lanciarsi tra la folla, asciugando loro tutto il fango e gli indumenti inzuppati di pioggia, prima di riprendere il suo volo. Alcune persone furono guarite dalle malattie, molti altri si convertirono. Il messaggio della Madonna di Fatima ha avuto un ruolo molto importante anche in un altro miracolo associato al Rosario, che si colloca agli inizi degli anni ‘60, in Brasile, quando il presidente Joao Goulart si preparava a diffondere il comunismo in tutto il paese.<br />Sembrava un destino ormai inesorabile, proprio come era successo a Cuba. Tuttavia non tutti erano disposti ad arrendersi: il cardinale de Barros Camara invitò il popolo brasiliano a fare penitenza, secondo le indicazioni date dalla Madonna a Fatima, per poter scongiurare il pericolo ormai all'orizzonte. Fu così che il presidente del Brasile e convinto comunista Joao Goulart venne rovesciato dopo la cosiddetta "Marcia della famiglia con Dio verso la libertà", formata da più di 600.000 donne che leggevano libri di preghiere e sgranavano rosari mentre marciavano...]]></itunes:summary><itunes:duration>436</itunes:duration><itunes:keywords>albigesi,bombaatomica,miracoli,reginadelcielo,rosario</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10d29e38cc107f9db091a7ccd4147f78.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non si può ridurre il papa a un ruolo puramente onorifico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-si-puo-ridurre-il-papa-a-un-ruolo-puramente-onorifico--59494264</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7759" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7759</a><br /><br />NON SI PUO' RIDURRE IL PAPA A UN RUOLO PURAMENTE ONORIFICO sdi Roberto de Mattei<br />Di fronte allo sfacelo della situazione ecclesiastica contemporanea non manca nel mondo tradizionalista chi arriva a mettere in dubbio le stesse istituzioni della Chiesa, a cominciare dal Papato. C'è chi sostiene, ad esempio, la necessità di rafforzare il potere dei vescovi, spogliando il Papa delle prerogative che ne farebbero un autocrate; una tesi non molto lontana da quella progressista della Chiesa sinodale, che vorrebbe ridurre il ruolo del Pontefice a un primato puramente onorifico. Altri sostengono l'abolizione dello Stato della Città del Vaticano, altri ancora vorrebbero abolire ogni forma di potere giuridico ed economico del Papato, ricordando le parole del Vangelo "non prendete borsa, né bisaccia, né denaro, né sandali, né due tuniche" (Lc 10,4). Così, il mito della Chiesa "primitiva" opposta a quella "costantiniana", un tempo cavallo di battaglia di protestanti e modernisti, si fa strada oggi tra i cattolici fedeli alla Tradizione. La frattura con la Tradizione della Chiesa, all'origine del disastro attuale, risalirebbe non al Concilio Vaticano II, ma all'Imperatore Costantino.<br />La confusione è grande e vorremo ricordare alcune verità tratte dal Magistero perenne della Chiesa. Dobbiamo conoscere e amare la Chiesa per come è stata voluta da Gesù Cristo e non per come noi vorremmo che fosse.<br />La Chiesa fondata da Gesù Cristo è una realtà che nasce e vive nella storia ed è allo stesso tempo umana e divina: umana per le membra di cui si compone, soprannaturale e divina per la sua origine, per il suo fine, per i suoi mezzi.<br />Come società umana, la Chiesa è un corpo visibile, composto da persone non necessariamente sante o in stato di grazia, ma unite dalla stessa fede sotto un medesimo governo. Questo governo, per volere del suo Fondatore è monarchico e gerarchico, ed è dotato di tutti i mezzi per esistere ed operare. Quali sono questi mezzi? Il primo è l'esistenza di leggi. La Chiesa è una società nel suo ambito perfetta, che non solo insegna, ma governa. Perciò ha anche il diritto di formulare delle leggi ed infliggere delle pene proporzionate alla gravità delle loro violazioni.<br />UN'ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE E GERARCHICA<br />Essendo la Chiesa governata da vescovi in unione con il Papa, è necessaria poi un'organizzazione territoriale. Per questo le sue diocesi sono configurate e distribuite secondo zone geografiche distinte.<br />La Chiesa può anche disporre di beni temporali, tratti dai liberi contributi sia dei fedeli che dello Stato, e di chiunque sia convinto dell'importanza della sua missione e sia desideroso di favorirla. E' questa l'origine del patrimonio della Chiesa, riconosciuto dagli imperatori Costantino e Licinio, fin dal 313 dopo Cristo.<br />Alla fine del V secolo, in un periodo in cui mancava un'amministrazione imperiale continuativa ed efficiente, il Papa san Gregorio Magno (590-604) volle assicurare una vigorosa amministrazione dei beni della Chiesa (patrimonium Petri), perché essa iniziava ad assumersi responsabilità pubbliche che esigevano ingenti mezzi materiali. Paolo Diacono, biografo di Gregorio, ci offre un resoconto dettagliato dei patrimoni di cui il Papa fu abile amministratore. I viaggi e il mantenimento dei missionari nei diversi paesi; le ambascerie presso l'imperatore e quelle dei legati straordinari, che dovevano spesso intraprendere lunghi viaggi per conto del Papa; le fondazioni o le visite dei monasteri; l'esercizio della giustizia sotto ogni forma; tutto questo comportava spese che venivano assunte dall'insieme dei beni della Chiesa denominato Patrimonio di San Pietro. Questo patrimonio non venne accumulato per esercitare un crescente potere politico, ma per garantire la piena libertà dell'azione evangelizzatrice della Chiesa e mantenere il Primato ecclesiastico di Roma in tutta la Cristianità.<br />Ancora oggi l'autonomia spirituale del Papa esige la sua indipendenza personale e territoriale da ogni potere civile. Un tempo questa indipendenza era realizzata dallo Stato Pontificio, oggi dallo Stato della Città del Vaticano.<br />Ma più in generale la missione della Chiesa esige una sua presenza, sostenuta economicamente, in tutti i campi: i suoi edifici sono costruiti da architetti e da maestranze in spazi pubblici: la sua liturgia è legata ad arredi, vesti, memorie storiche; la sua azione pastorale esige le condizioni create dalla tecnica e dal progresso. Oggi ad esempio rientrano in questa presenza pubblica anche le piattaforme web, usate da difensori e oppositori della Chiesa. Tutto questo presume il diritto di possedere della Chiesa.<br />LA CHIESA È UNA SOCIETÀ DI UOMINI E NON DI ANGELI<br />Nel discorso La vostra presenza del 4 aprile 1913 ai pellegrini della diocesi di Milano venuti a Roma per le feste del XVI centenario della Pace di Costantino, san Pio X diceva: "La Chiesa ha il diritto di possedere, perché è una società di uomini e non di angeli, ed ha bisogno dei beni materiali ad essa pervenuti dalla pietà dei fedeli, e ne conserva il legittimo possesso per l'adempimento dei suoi ministeri, per l'esercizio esteriore del culto, per la costruzione dei templi, per le opere di carità, che le sono affidate e per vivere e perpetuarsi fino alla consumazione dei secoli. E questi diritti sono così sacri che la Chiesa ha sentito sempre il dovere di sostenerli e difenderli, ben sapendo che, se cedesse per poco alle pretensioni dei suoi nemici, verrebbe meno al mandato ricevuto dal Cielo e cadrebbe nella apostasia. Perciò la storia ci segnala una serie di proteste e rivendicazioni fatte dalla Chiesa contro quanti volevano renderla schiava. La sua prima parola al Giudaismo, detta da Pietro e dagli altri Apostoli: Bisogna obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini (Act. V, 29), questa sublime parola fu ripetuta sempre dai loro successori e si ripeterà fino alla fine del mondo, fosse pure per confermarla con un battesimo di sangue".<br />Le pratiche del culto, l'organizzazione giuridica, la stessa propagazione della fede, predicata da uomini in carne ed ossa che vivono nel mondo, è soggetta a tutte le esigenze della condizione storica. Certamente questa dimensione visibile della Chiesa è quella umana, e quindi quella più soggetta a decadenza e corruzione. La soluzione però non sta in una Rivoluzione che sfiguri i connotati della Chiesa, ma in una sua riforma interna, che si richiami all'azione invisibile e misteriosa dello Spirito Santo, che sempre la assiste. La strada da seguire, in una parola, non è quella di Lutero o dei modernisti, ma quella dei grandi riformatori come san Pier Damiani, san Carlo Borromeo o lo stesso san Pio X.<br />Bisogna affermarlo con fiducia nel futuro malgrado il disfacimento attuale. La Chiesa, a differenza delle società umane, non si avvia verso il declino, ma verso una pienezza di vita capace di durare in eterno. Essa è stata fondata da Gesù Cristo, Uomo-Dio, e la sua dimensione è l'eternità.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59494264</guid><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 11:52:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59494264/non_si_pu_ridurre_il_papa_a_un_ruolo_puramente_onorifico.mp3" length="8032652" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7759

NON SI PUO' RIDURRE IL PAPA A UN RUOLO PURAMENTE ONORIFICO sdi Roberto de Mattei
Di fronte allo sfacelo della situazione ecclesiastica contemporanea non manca nel mondo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7759" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7759</a><br /><br />NON SI PUO' RIDURRE IL PAPA A UN RUOLO PURAMENTE ONORIFICO sdi Roberto de Mattei<br />Di fronte allo sfacelo della situazione ecclesiastica contemporanea non manca nel mondo tradizionalista chi arriva a mettere in dubbio le stesse istituzioni della Chiesa, a cominciare dal Papato. C'è chi sostiene, ad esempio, la necessità di rafforzare il potere dei vescovi, spogliando il Papa delle prerogative che ne farebbero un autocrate; una tesi non molto lontana da quella progressista della Chiesa sinodale, che vorrebbe ridurre il ruolo del Pontefice a un primato puramente onorifico. Altri sostengono l'abolizione dello Stato della Città del Vaticano, altri ancora vorrebbero abolire ogni forma di potere giuridico ed economico del Papato, ricordando le parole del Vangelo "non prendete borsa, né bisaccia, né denaro, né sandali, né due tuniche" (Lc 10,4). Così, il mito della Chiesa "primitiva" opposta a quella "costantiniana", un tempo cavallo di battaglia di protestanti e modernisti, si fa strada oggi tra i cattolici fedeli alla Tradizione. La frattura con la Tradizione della Chiesa, all'origine del disastro attuale, risalirebbe non al Concilio Vaticano II, ma all'Imperatore Costantino.<br />La confusione è grande e vorremo ricordare alcune verità tratte dal Magistero perenne della Chiesa. Dobbiamo conoscere e amare la Chiesa per come è stata voluta da Gesù Cristo e non per come noi vorremmo che fosse.<br />La Chiesa fondata da Gesù Cristo è una realtà che nasce e vive nella storia ed è allo stesso tempo umana e divina: umana per le membra di cui si compone, soprannaturale e divina per la sua origine, per il suo fine, per i suoi mezzi.<br />Come società umana, la Chiesa è un corpo visibile, composto da persone non necessariamente sante o in stato di grazia, ma unite dalla stessa fede sotto un medesimo governo. Questo governo, per volere del suo Fondatore è monarchico e gerarchico, ed è dotato di tutti i mezzi per esistere ed operare. Quali sono questi mezzi? Il primo è l'esistenza di leggi. La Chiesa è una società nel suo ambito perfetta, che non solo insegna, ma governa. Perciò ha anche il diritto di formulare delle leggi ed infliggere delle pene proporzionate alla gravità delle loro violazioni.<br />UN'ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE E GERARCHICA<br />Essendo la Chiesa governata da vescovi in unione con il Papa, è necessaria poi un'organizzazione territoriale. Per questo le sue diocesi sono configurate e distribuite secondo zone geografiche distinte.<br />La Chiesa può anche disporre di beni temporali, tratti dai liberi contributi sia dei fedeli che dello Stato, e di chiunque sia convinto dell'importanza della sua missione e sia desideroso di favorirla. E' questa l'origine del patrimonio della Chiesa, riconosciuto dagli imperatori Costantino e Licinio, fin dal 313 dopo Cristo.<br />Alla fine del V secolo, in un periodo in cui mancava un'amministrazione imperiale continuativa ed efficiente, il Papa san Gregorio Magno (590-604) volle assicurare una vigorosa amministrazione dei beni della Chiesa (patrimonium Petri), perché essa iniziava ad assumersi responsabilità pubbliche che esigevano ingenti mezzi materiali. Paolo Diacono, biografo di Gregorio, ci offre un resoconto dettagliato dei patrimoni di cui il Papa fu abile amministratore. I viaggi e il mantenimento dei missionari nei diversi paesi; le ambascerie presso l'imperatore e quelle dei legati straordinari, che dovevano spesso intraprendere lunghi viaggi per conto del Papa; le fondazioni o le visite dei monasteri; l'esercizio della giustizia sotto ogni forma; tutto questo comportava spese che venivano assunte dall'insieme dei beni della Chiesa denominato Patrimonio di San Pietro. 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In realtà, però, questa dottrina è incompatibile con quella cristiana, per vari motivi.<br />Per il reincarnazionismo:<br />1) l'anima (da intendersi come io consapevole e volontario) preesiste al corpo e discende successivamente in un corpo;<br />2) il soggetto coincide con la sua sola anima ed il corpo è solo un contenitore dell'anima (dualismo antropologico;<br />3) alla morte del corpo l'anima sopravvive e si reincarna varie volte in altri corpi;<br />4) solo dopo alcune reincarnazioni l'anima riceve definitivamente un premio o una punizione per come si è comportata, si libera finalmente dell'ultimo corpo e non ne assume più nessuno.<br />Per il cristianesimo:<br />1) l'anima non preesiste al corpo: nello stesso momento in cui avviene il concepimento di un nuovo corpo essa viene da Dio creata ed infusa in esso;<br />2) il soggetto è un'unione di anima e corpo;<br />3) alla morte del corpo l'anima sopravvive, ma non si reincarna in nessun corpo, bensì vive in uno stato di separazione dal corpo; solo alla fine del mondo l'anima si riunisce per sempre all'unico corpo (glorioso nel caso del beato) a cui era stata unita (resurrezione della carne;<br />4) alla morte del corpo l'anima riceve subito e definitivamente da Dio un premio (il Paradiso, preceduto o no dal Purgatorio) o una punizione (l'Inferno).<br />ALCUNE CRITICHE ALLA REINCARNAZIONE<br />Chiarite queste differenze, vediamo adesso alcune critiche filosofiche alla reincarnazione (altre si possono trovare nei testi citati in bibliografia).<br />Nel reincarnazionismo il soggetto coincide con la sua sola anima ed il corpo è solo un contenitore dell'anima. Tuttavia, se rifletto su me stesso, percepisco che il mio corpo e la mia anima sono profondamente compenetrati, interagiscono intimamente, percepisco che io sono una sintesi di anima e corpo. Vediamolo.<br />La mia anima agisce sul mio corpo, l'interiorità determina l'esteriorità. Ad esempio, pensiamo all'effetto placebo: se sono malato e un medico mi dà dell'acqua zuccherata, facendomi credere che mi sta somministrando una medicina, a volte io guarisco, o comunque miglioro, perché l'aspettativa e la fiducia di guarire, nutrite dalla mia anima, si riproducono sul mio corpo. Similmente, alcune malattie corporee sono una somatizzazione di fenomeni psichico-spirituali.<br />Il dualista antropologico può ribattere che anche un contenitore viene modificato dalle condizioni del contenuto: per esempio una bottiglia di vetro viene scaldata/ raffreddata se l'acqua che contiene è calda/fredda. Sennonché, l'anima non solo agisce sul corpo, ma altresì traspare attraverso il corpo: se sono interiormente triste, allegro, ecc., l'espressione corporea del mio viso lo manifesta, a meno che io non dissimuli. Anzi, perfino quando cerchiamo di dissimulare le nostre emozioni, alcune microespressioni facciali (che pochi sanno notare) trapelano lo stesso (cfr. K. Oatley, Breve storia delle emozioni, il Mulino 2007, p. 176). Ancora, spesso, almeno ad una certa età, i lineamenti del viso e lo sguardo manifestano se una persona è particolarmente buona/ malvagia. Ora, è vero che anche un contenitore fa trasparire le condizioni del contenuto, per esempio una bottiglia di vetro fa trasparire le condizioni dell'acqua che essa contiene, ma può farlo solo se essa è trasparente, mentre il corpo non è trasparente, bensì opaco, è un po' come una bottiglia di vetro nero.<br />Inoltre, il mio corpo agisce sulla mia anima: le sue condizioni si riverberano su di essa. Ad esempio, se il mio corpo è ferito o è accarezzato la mia anima ne risente. Più in generale, il corpo, che è sessuato, determina non solo l'aspetto fisico, ma anche la personalità, il carattere, l'emotività, il modo di reagire, il modo di ragionare, ecc., che negli uomini sono generalmente diversi da quelli delle donne.<br />Il dualista antropologico anche qui può ribattere che anche le condizioni di un contenitore incidono sul contenuto: se una bottiglia di vetro riceve calore dall'esterno lo trasmette all'acqua che c'è dentro di essa e la scalda. Ma se una bottiglia viene rigata/accarezzata l'acqua non ne risente, mentre se il mio corpo viene rigato-ferito/accarezzato la mia anima ne risente.<br />VARIANTI DEL REINCARNAZIONISMO<br />In alcune varianti del reincarnazionismo anima e corpo sono come prigione (corpo) e prigioniero (anima).<br />Ora, questa variante comporta di nuovo i problemi già segnalati, ed inoltre ne comporta un altro. Infatti, l'anima è capace, almeno in certi casi, di dirigere- governare il corpo: decido di alzare un braccio e lo alzo, decido di alzarmi e mi alzo, ecc. Ma, allora, come può il prigioniero dirigere e governare la prigione?<br />Nel reincarnazionismo l'anima perde la conoscenza delle esistenze precedenti quando scende nel corpo; ma, poi, è proprio il corpo che, attraverso l'esperienza, le fa acquisire le nuove conoscenze. In tal modo, il corpo è ciò che fa perdere la conoscenza e ciò che la fa acquisire, il che è problematico quanto l'esistenza di una matita che lascia dei segni sulla carta e che inoltre li cancella (una matita non può cancellarli in quanto matita, bensì solo se ad essa è attaccata una gomma).<br />In alcune versioni del reincarnazionismo l'anima umana si reincarna anche in corpi animali o vegetali o inorganici per espiare una colpa commessa nelle esistenze precedenti.<br />Se scendendo in tali esseri non umani l'anima perde consapevolezza, insorge un nuovo problema. Infatti, l'espiazione richiede afflizione, ma non ci può essere afflizione se non c'è consapevolezza: io non espio alcunché se qualcuno mi commina una punizione che non mi accorgo affatto di scontare.<br />Se invece scendendo nei corpi l'anima conserva la consapevolezza, il problema non c'è, ma se ne aggiunge un altro, perché è già problematico affermare che animali, vegetali e corpi inorganici hanno consapevolezza.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59499559</guid><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 11:48:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59499559/la_reincarnazione_incompatibile_con_il_cristianesimo_e_con_la_retta_ragione.mp3" length="7137951" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Budda in fila indiana ➜ https://www.youtube.com/watch?v=f_wwWewF6Yw

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7761

LA REINCARNAZIONE E' INCOMPATIBILE CON IL CRISTIANESIMO (E CON LA RETTA RAGIONE) di Giacomo Samek...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Budda in fila indiana ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=f_wwWewF6Yw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=f_wwWewF6Yw</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7761" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7761</a><br /><br />LA REINCARNAZIONE E' INCOMPATIBILE CON IL CRISTIANESIMO (E CON LA RETTA RAGIONE) di Giacomo Samek Lodovici<br />Uno dei pilastri del buddismo e dell'induismo è costituito dalla dottrina della reincarnazione o metempsicosi, una concezione antichissima (sostenuta anche da molti filosofi, per esempio da Platone), professata anche da diversi occidentali, persino cristiani o cattolici. In realtà, però, questa dottrina è incompatibile con quella cristiana, per vari motivi.<br />Per il reincarnazionismo:<br />1) l'anima (da intendersi come io consapevole e volontario) preesiste al corpo e discende successivamente in un corpo;<br />2) il soggetto coincide con la sua sola anima ed il corpo è solo un contenitore dell'anima (dualismo antropologico;<br />3) alla morte del corpo l'anima sopravvive e si reincarna varie volte in altri corpi;<br />4) solo dopo alcune reincarnazioni l'anima riceve definitivamente un premio o una punizione per come si è comportata, si libera finalmente dell'ultimo corpo e non ne assume più nessuno.<br />Per il cristianesimo:<br />1) l'anima non preesiste al corpo: nello stesso momento in cui avviene il concepimento di un nuovo corpo essa viene da Dio creata ed infusa in esso;<br />2) il soggetto è un'unione di anima e corpo;<br />3) alla morte del corpo l'anima sopravvive, ma non si reincarna in nessun corpo, bensì vive in uno stato di separazione dal corpo; solo alla fine del mondo l'anima si riunisce per sempre all'unico corpo (glorioso nel caso del beato) a cui era stata unita (resurrezione della carne;<br />4) alla morte del corpo l'anima riceve subito e definitivamente da Dio un premio (il Paradiso, preceduto o no dal Purgatorio) o una punizione (l'Inferno).<br />ALCUNE CRITICHE ALLA REINCARNAZIONE<br />Chiarite queste differenze, vediamo adesso alcune critiche filosofiche alla reincarnazione (altre si possono trovare nei testi citati in bibliografia).<br />Nel reincarnazionismo il soggetto coincide con la sua sola anima ed il corpo è solo un contenitore dell'anima. Tuttavia, se rifletto su me stesso, percepisco che il mio corpo e la mia anima sono profondamente compenetrati, interagiscono intimamente, percepisco che io sono una sintesi di anima e corpo. Vediamolo.<br />La mia anima agisce sul mio corpo, l'interiorità determina l'esteriorità. Ad esempio, pensiamo all'effetto placebo: se sono malato e un medico mi dà dell'acqua zuccherata, facendomi credere che mi sta somministrando una medicina, a volte io guarisco, o comunque miglioro, perché l'aspettativa e la fiducia di guarire, nutrite dalla mia anima, si riproducono sul mio corpo. Similmente, alcune malattie corporee sono una somatizzazione di fenomeni psichico-spirituali.<br />Il dualista antropologico può ribattere che anche un contenitore viene modificato dalle condizioni del contenuto: per esempio una bottiglia di vetro viene scaldata/ raffreddata se l'acqua che contiene è calda/fredda. Sennonché, l'anima non solo agisce sul corpo, ma altresì traspare attraverso il corpo: se sono interiormente triste, allegro, ecc., l'espressione corporea del mio viso lo manifesta, a meno che io non dissimuli. Anzi, perfino quando cerchiamo di dissimulare le nostre emozioni, alcune microespressioni facciali (che pochi sanno notare) trapelano lo stesso (cfr. K. Oatley, Breve storia delle emozioni, il Mulino 2007, p. 176). Ancora, spesso, almeno ad una certa età, i lineamenti del viso e lo sguardo manifestano se una persona è particolarmente buona/ malvagia. Ora, è vero che anche un contenitore fa trasparire le condizioni del contenuto, per esempio una bottiglia di vetro fa trasparire le...]]></itunes:summary><itunes:duration>447</itunes:duration><itunes:keywords>anima,corpo,esteriorità,interiorità,metempsicosi,reincarnazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/21cb0ac1d58e9b1af79a4769dd6c3384.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La compunzione, il dolore che avvicina a Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-compunzione-il-dolore-che-avvicina-a-dio--59187433</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7735" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7735</a><br /><br />LA COMPUNZIONE, IL DOLORE CHE AVVICINA A DIO<br />«Come c'è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da Dio e porta all'inferno, così ce n'è uno buono, che allontana dal peccato e conduce a Dio e alla vita eterna» (Regola di San Benedetto, 72). Con queste parole San Benedetto introduce il penultimo capitolo della Regola (RB). Nel nostro sforzo di comprendere cosa sia la compunzione, potremmo semplicemente sostituire la parola "zelo" con "tristezza": proprio come c'è una cattiva tristezza, piena d'amarezza, che separa da Dio e conduce all'inferno - e la chiamiamo malinconia -, così c'è una buona tristezza che separa dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna: la compunzione. Parlando di questi due tipi di tristezza, San Paolo dice che «la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte» (2 Cor 7,10).<br />Come si fa a capire la differenza tra le due? Per cominciare, dovremmo riconoscere che tutta la tristezza deriva da una perdita, reale o percepita: di qualche oggetto importante, di un lavoro, di una casa o di un'auto, di un animale domestico, dell'affetto e del rispetto degli altri, di una relazione importante, dell'amore, di una persona cara. Nelle sue fasi iniziali, tutta la tristezza è moralmente neutra, ma siamo noi a guidarla verso la compunzione o la malinconia.<br />Ora, se la nostra disposizione fondamentale è quella della fede in Gesù Cristo, allora saremo in grado di considerare ragionevolmente se possiamo fare qualcosa per riguadagnare ciò che abbiamo perso e, in tal caso, pregheremo per avere la saggezza e la fortezza per farlo. Se, tuttavia, l'oggetto perduto non è recuperabile, vedremo che ciò che è stato perso non era così importante, come inizialmente pensavamo; oppure saremo in grado di accettare la nuova realtà con fede nell'amore provvidenziale di Dio e nella sottomissione alla sua santa volontà. Inoltre, lasceremo che Dio stesso si sostituisca a ciò che era perduto, così che si realizzino in noi le parole della Madonna: «ha ricolmato di beni gli affamati» (Lc 1,53).<br /><br />LE LACRIME BUONE E QUELLE CATTIVE<br />«Vanno bene le lacrime, dice Sant'Ambrogio, se tu riconosci Cristo» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, X, 161), cioè se ti addolori nella verità e nell'amore di Dio. Tale dolore si trasforma felicemente in una santa compunzione. Se, invece, non si piange nella fede, ma si cerca di fare da soli, senza Dio, ne deriva la confusione mentale e si è incapaci di trovare il sentiero che conduce fuori dalla selva oscura. Al posto della rassegnazione alla volontà di Dio che dona pace, c'è una rabbia costante che rifiuta di accettare qualsiasi perdita, un'amarezza che tratta tutti come fossero una qualche sorta di nemico. Tale dolore è purtroppo diventato malinconia. La malinconia di questo tipo rifiuta di accettare la realtà e quindi non ha fine; nasce dall'orgoglio e spesso porta a un'autocommiserazione paralizzante che incolpa gli altri per le perdite subite.<br />La malinconia può derivare dall'orgoglio anche sotto forma di odio verso se stessi. In questo stato vediamo noi stessi come un fallimento secondo gli standard del mondo (non di Dio) e di conseguenza ci disprezziamo. Questa malinconia frutto dell'odio di sé può apparire una forma di umiltà, un santo disprezzo di sé; ma quanto sia lontano dall'umiltà è dimostrato dalla freddezza, anzi, dal disprezzo, che questa persona prova per Dio. La genuina umiltà, al contrario, è sempre legata a un profondo amore per Dio e alla sottomissione alla sua volontà: «Ci sono alcuni che piangono, ma non sono umili; piangono perché sono afflitti, tuttavia pur fra le lacrime si levano contro il prossimo e contestano le disposizioni del Creatore» (Gregorio Magno, Moralia, IX, 56).<br />C'è un altro tipo di malinconia, quella che desidera i beni terreni, ed è rattristata dalla loro assenza o perdita. Le persone afflitte da questa malinconia si sottomettono devotamente ai gioghi più duri della schiavitù per ottenere queste cose e, quando riescono nel loro scopo, sono ancora più infelici, poiché ogni bene mondano deve essere affannosamente protetto dalla perdita e vi si deve infine comunque rinunciare quando si muore.<br /><br />COMPUNZIONE VS MALINCONIA<br />Il dolore della compunzione, tuttavia, è lontano dalla malinconia come l'Oriente lo è dall'Occidente. Chi è pervaso da compunzione non è rattristato dalla perdita delle cose temporali, ma dalla perdita di Dio. Come il Salmista, questa persona trova consolazione in Dio solo e merita la beatitudine da Lui pronunciata: «Beati coloro che piangono, perché saranno consolati» (Mt 5,5). Tali anime si considerano semplici viandanti e vedono questa vita per quello che è: un luogo di pellegrinaggio e una valle di lacrime, e sono quindi piene di quel dolore che, secondo San Gregorio Magno, è l'amarezza dei saggi (amaritudo sapientium) e il dolore del cuore degli eletti (luctus cordis electorum) (cfr. Moralia, XVIII, 66; XV, 68).<br />San Gregorio distingue due tipi fondamentali di compunzione: una di paura e una di amore. La prima è una purificazione dal peccato e una protezione contro di esso; l'altra è una forza del desiderio spirituale che ci trascina verso il Cielo. Due tipi e quattro motivi: «Quando ricorda le proprie colpe, considerando dov'era (ubi fuit); quando teme la sentenza del giudizio di Dio e interrogandosi pensa dove sarà (ubi erit); quando esamina seriamente i mali della vita presente, con tristezza considera dov'è (ubi est); quando contempla i beni della patria eterna che ancora non ha raggiunto, piangendo si rende conto dove non è (ubi non est)» (Moralia, XXIII, 41).<br />I primi due nascono dal timore di Dio, che è il primo e fondamentale dono dello Spirito Santo. Ma è soprattutto attraverso il dono della scienza che la compunzione della paura matura e cresce in noi, perché ci permette di vedere noi stessi come siamo, con i peccati che ci allontanano da Dio, ma anche creati a sua immagine e somiglianza, redenti dal sangue di suo Figlio e chiamati nell'amore ad essere santi come Lui. Vedendo la nostra peccaminosità e ingratitudine verso Dio, siamo pieni di disgusto verso noi stessi e arriviamo a odiare i nostri peccati; ma vedendo il prezzo che il Figlio di Dio ha pagato per la nostra salvezza, ci viene data la speranza di cambiare le nostre vite e diventare santi come Lui è santo.<br /><br />IL TIMORE DEL SIGNORE<br />Così il dono del timore del Signore ci ispira a «essere sempre consapevoli di tutto ciò che Dio ha comandato» e porta i nostri pensieri a «meditare costantemente sul fuoco dell'Inferno che brucerà per i loro peccati coloro che disprezzano Dio»; e così ci protegge ogni momento «dai peccati e dai vizi». Questa santa paura ci dà la certezza che «Dio ci guarda sempre dal cielo e che le nostre azioni sono ovunque visibili agli occhi divini e vengono costantemente segnalate a Dio dagli Angeli» ; ci fa sentire «in ogni momento la colpa dei nostri peccati in modo tale che ci consideriamo già difronte al tremendo Giudizio e diciamo costantemente nel nostro cuore ciò che il pubblicano del Vangelo ha detto con gli occhi fissi sulla terra: Signore, sono un peccatore e non sono degno di alzare gli occhi al cielo» (Regola di San Benedetto, 7)<br />Le anime pervase da questa duplice compunzione di paura provano una profonda contrizione per i loro peccati e temono di finire con i dannati alla sinistra di Cristo. Fanno proprie le richieste del Miserere, insuperabile preghiera di pentimento e contrizione; e chiedono misericordia come se fossero già di fronte al Giudizio Universale, in sentimenti che sono perfettamente espressi nel Dies Irae, quel capolavoro poetico della Messa da Requiem. In queste preghiere, vediamo da un lato un timore servile che ha paura della punizione, dall'altro un timore filiale che rabbrividisce al pensiero di offendere Dio. Il primo diminuisce man mano che il secondo aumenta, poiché il timore filiale è espressione della carità, di «quell'amore perfetto di Dio che scaccia il timore servile» (RB 7; 1 Gv 4,18).<br />Con la crescita del timore filiale, entriamo nella terza compunzione: il nostro amore per Dio e il nostro desiderio di essere con Lui danno origine a una disponibilità a soffrire in questa vita per meritare la beatitudine eterna nella prossima. Una grande fonte di consolazione per chi si trova in questo stato è la bella preghiera della Salve Regina, nella quale ci rivolgiamo alla Madonna perché ci consoli tra le inevitabili afflizioni di questa vita. I nostri occhi, dal suo volto materno, ritornano di nuovo su questo mondo. E lo vedono per quello che è: un luogo di esilio e tentazione, di fatica e sofferenza, giusta penitenza per il peccato originale e per i nostri molti peccati personali. Ma Dio nella sua misericordia ci permette di considerare queste sofferenze come benedette, perché con esse «condividiamo le sofferenze di Cristo e meritiamo di avere una parte anche nel suo regno» (RB, Prologo). E così si comprende la "legge" dei santi: «quanto più in questo mondo l'anima del giusto è afflitta dalle avversità, tanto più acuta diventa la sua sete di contemplare il volto del proprio Creatore» (Moralia, XVI, 32).<br />Divenuti così cari a Dio per le fatiche, possiamo stabilirci nella quarta compunzione, in cui non c'è più dolore, ma solo gioia penetrante, perché sente Dio vicino e disponibile ogni volta che si prega. San Benedetto ci dice che questo può accadere anche a noi, perché «quando avrai fatto queste cose, gli occhi del n]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59187433</guid><pubDate>Tue, 26 Mar 2024 21:51:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59187433/la_compunzione_il_dolore_che_avvicina_a_dio.mp3" length="11900595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7735

LA COMPUNZIONE, IL DOLORE CHE AVVICINA A DIO
«Come c'è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da Dio e porta all'inferno, così ce n'è uno buono, che allontana dal peccato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7735" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7735</a><br /><br />LA COMPUNZIONE, IL DOLORE CHE AVVICINA A DIO<br />«Come c'è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da Dio e porta all'inferno, così ce n'è uno buono, che allontana dal peccato e conduce a Dio e alla vita eterna» (Regola di San Benedetto, 72). Con queste parole San Benedetto introduce il penultimo capitolo della Regola (RB). Nel nostro sforzo di comprendere cosa sia la compunzione, potremmo semplicemente sostituire la parola "zelo" con "tristezza": proprio come c'è una cattiva tristezza, piena d'amarezza, che separa da Dio e conduce all'inferno - e la chiamiamo malinconia -, così c'è una buona tristezza che separa dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna: la compunzione. Parlando di questi due tipi di tristezza, San Paolo dice che «la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte» (2 Cor 7,10).<br />Come si fa a capire la differenza tra le due? Per cominciare, dovremmo riconoscere che tutta la tristezza deriva da una perdita, reale o percepita: di qualche oggetto importante, di un lavoro, di una casa o di un'auto, di un animale domestico, dell'affetto e del rispetto degli altri, di una relazione importante, dell'amore, di una persona cara. Nelle sue fasi iniziali, tutta la tristezza è moralmente neutra, ma siamo noi a guidarla verso la compunzione o la malinconia.<br />Ora, se la nostra disposizione fondamentale è quella della fede in Gesù Cristo, allora saremo in grado di considerare ragionevolmente se possiamo fare qualcosa per riguadagnare ciò che abbiamo perso e, in tal caso, pregheremo per avere la saggezza e la fortezza per farlo. Se, tuttavia, l'oggetto perduto non è recuperabile, vedremo che ciò che è stato perso non era così importante, come inizialmente pensavamo; oppure saremo in grado di accettare la nuova realtà con fede nell'amore provvidenziale di Dio e nella sottomissione alla sua santa volontà. Inoltre, lasceremo che Dio stesso si sostituisca a ciò che era perduto, così che si realizzino in noi le parole della Madonna: «ha ricolmato di beni gli affamati» (Lc 1,53).<br /><br />LE LACRIME BUONE E QUELLE CATTIVE<br />«Vanno bene le lacrime, dice Sant'Ambrogio, se tu riconosci Cristo» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, X, 161), cioè se ti addolori nella verità e nell'amore di Dio. Tale dolore si trasforma felicemente in una santa compunzione. Se, invece, non si piange nella fede, ma si cerca di fare da soli, senza Dio, ne deriva la confusione mentale e si è incapaci di trovare il sentiero che conduce fuori dalla selva oscura. Al posto della rassegnazione alla volontà di Dio che dona pace, c'è una rabbia costante che rifiuta di accettare qualsiasi perdita, un'amarezza che tratta tutti come fossero una qualche sorta di nemico. Tale dolore è purtroppo diventato malinconia. La malinconia di questo tipo rifiuta di accettare la realtà e quindi non ha fine; nasce dall'orgoglio e spesso porta a un'autocommiserazione paralizzante che incolpa gli altri per le perdite subite.<br />La malinconia può derivare dall'orgoglio anche sotto forma di odio verso se stessi. In questo stato vediamo noi stessi come un fallimento secondo gli standard del mondo (non di Dio) e di conseguenza ci disprezziamo. Questa malinconia frutto dell'odio di sé può apparire una forma di umiltà, un santo disprezzo di sé; ma quanto sia lontano dall'umiltà è dimostrato dalla freddezza, anzi, dal disprezzo, che questa persona prova per Dio. La genuina umiltà, al contrario, è sempre legata a un profondo amore per Dio e alla sottomissione alla sua volontà: «Ci sono alcuni che piangono, ma non sono umili; piangono perché sono afflitti, tuttavia pur fra le lacrime si levano contro il prossimo e contestano le disposizioni del Creatore» (Gregorio Magno,...]]></itunes:summary><itunes:duration>744</itunes:duration><itunes:keywords>affamati,amarezza,compunzione,saggezza,zelo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b528c8b9e516214478b13ebdc48be1ec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Madonna del conforto: luce in tempi di attacco alla fede</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-madonna-del-conforto-luce-in-tempi-di-attacco-alla-fede--58754924</link><description><![CDATA[VIDEO: Premio Viva Maria alla Bussola Quotidiana ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zT2AyJ4aBnA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=zT2AyJ4aBnA</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7704" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7704</a><br /><br />LA MADONNA DEL CONFORTO: LUCE IN TEMPI DI ATTACCO ALLA FEDE di Stefano Chiappalone<br />Durante la preghiera del Rosario che unisce ogni giorno la redazione e i lettori della Bussola, viene inquadrata una particolare immagine mariana: è la Madonna del Conforto venerata nel duomo di Arezzo in seguito a un evento miracoloso accaduto il 15 febbraio 1796. Quella presente nella nostra cappella è, naturalmente, una fedele riproduzione, ricevuta dal Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese, che nel 2014, in occasione del 6° Giorno del Timone della Toscana, volle conferire a La Nuova Bussola Quotidiana il premio "Viva Maria".<br />Torniamo al febbraio del 1796 ad Arezzo, nella cantina annessa all'Ospizio della Grancia, dove i camaldolesi vendevano il vino e mettevano a disposizione dei più poveri un fornello per cucinare e scaldarsi, accanto al quale si trovava proprio la nostra immagine, annerita e impolverata. Questa riproduceva a sua volta la Madonna di Provenzano, venerata a Siena (originariamente una Pietà di cui però era rimasto soltanto il busto della Vergine), accompagnata dalla scritta: «Sancta Maria ora pro nobis»). Quel mese di febbraio era iniziato male e il Carnevale era stato offuscato da decine di forti scosse di terremoto, accompagnate da bagliori e altri fenomeni inquietanti, che spinsero ben presto a volgere la baldoria carnevalesca in processioni penitenziali, anticipando la Quaresima che sarebbe iniziata ufficialmente il 10.<br />SI RINFRANCHI IL TUO CUORE: ECCO TUA MADRE<br />Il 15 febbraio nuova scossa e nuovi timori: nella notte si ritrovarono in cantina alcuni artigiani, Antonio Tanti, Giuseppe Brandini e Antonio Scarpini, confidandosi i rispettivi timori per il terremoto insieme alla cantiniera Domitilla Bianchini. Il pensiero andò ben presto ai castighi divini e alla protezione di Maria. Accesero un lume alla malconcia immagine mariana che vegliava su di loro e cominciarono a pregare, quando d'un tratto quel bassorilievo - ormai giallo e nero, che non c'era più verso di ripulire - si fece candido, emanando una luce ben diversa dagli inquietanti bagliori del terremoto, che da allora cessò. La paura del sisma lasciò spazio alla meraviglia per il prodigio in sé e anche per alcune grazie e guarigioni attribuite all'immagine mariana, che nel giro di pochi giorni fu portata in duomo, dove gli aretini realizzarono poi un'apposita cappella dedicata alla Madonna del Conforto, cui si accede attraverso una cancellata sovrastata dalla scritta: «Confortetur cor tuum: ecce Mater tua» («Si rinfranchi il tuo cuore: ecco tua Madre»).<br />Di lì a poco la Madonna del Conforto dovette prestare conforto agli aretini e a tutte le popolazioni toscane. In quello stesso 1796 Napoleone Bonaparte dava inizio alla Campagna d'Italia, volta ad esportare forzatamente i principi rivoluzionari nella penisola, laicizzandone le istituzioni: iniziava il cosiddetto "triennio giacobino" (1796-1799). L'invasione delle truppe napoleoniche fu accompagnata da una serie di prodigi ben ricostruiti da Vittorio Messori e Rino Cammilleri nel volume Gli occhi di Maria. Roma 1796: prodigi nell'Italia invasa da Napoleone (nuova ed. aggiornata, Edizioni Ares, Milano 2023). Da Ancona, dove si verificò il primo fenomeno il 25 giugno, a Todi, a Frosinone, passando per la Città Eterna, innumerevoli immagini mossero gli occhi o cambiarono espressione, quasi a lanciare un "allarme" celeste sulla persecuzione scatenata in nome dei "Lumi". Allarme di cui il fenomeno aretino costituisce non solo un preludio.<br />IL PREMIO VIVA MARIA<br />In Toscana i principi rivoluzionari erano già nell'aria sotto il granducato di Pietro Leopoldo (asceso poi al trono imperiale nel 1790) e il "conciliabolo" tenuto dal vescovo giansenista di Pistoia, Scipione de' Ricci. Inizialmente il Granducato si era salvato dai francesi, che nel 1796 avevano preso la sola Livorno. Nel resto della penisola avevano già avviato il forzato "cambio di paradigma": via la croce, su l'albero della libertà, proclamando repubbliche ispirate ai nuovi ideali, non senza scatenare l'insurrezione - o meglio, l'insorgenza - delle popolazioni legate alle tradizioni e alla fede dei padri. Come avvenne anche in Toscana, quando il 25 marzo 1799 Firenze fu occupata dai francesi, che il 6 aprile giunsero ad Arezzo. E la popolazione insorse, al grido di "Viva Maria!", liberando il Granducato dagli occcupanti con la guida del diplomatico inglese William Frederic Wyndham, dell'ufficiale dei dragoni Lorenzo Mari... e della Madonna del Conforto, effigiata sui loro stendardi.<br />Una storia e un'immagine che, pur nelle mutate circostanze, ci riguardano ancora da vicino: «Il premio», come scriveva nel 2014 don Stefano Bimbi, «è simbolicamente rappresentato da una perfetta riproduzione della Vergine del Conforto. Il motivo per cui è stato chiamato "Viva Maria!" questo premio è evidente: come ai tempi di Napoleone, è in atto un attacco alla fede cattolica. Ora come allora c'è bisogno che ci sia un forte movimento di popolo che difenda la Chiesa da questi attacchi». Quale che sia la buona battaglia (di ieri o di oggi), la Madonna del Conforto continua ad essere una luce per attraversare tempi oscuri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58754924</guid><pubDate>Tue, 20 Feb 2024 22:17:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58754924/la_madonna_del_conforto_luce_in_tempi_di_attacco_alla_fede.mp3" length="5541346" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Premio Viva Maria alla Bussola Quotidiana ➜ https://www.youtube.com/watch?v=zT2AyJ4aBnA

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7704

LA MADONNA DEL CONFORTO: LUCE IN TEMPI DI ATTACCO ALLA FEDE di Stefano Chiappalone...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Premio Viva Maria alla Bussola Quotidiana ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zT2AyJ4aBnA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=zT2AyJ4aBnA</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7704" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7704</a><br /><br />LA MADONNA DEL CONFORTO: LUCE IN TEMPI DI ATTACCO ALLA FEDE di Stefano Chiappalone<br />Durante la preghiera del Rosario che unisce ogni giorno la redazione e i lettori della Bussola, viene inquadrata una particolare immagine mariana: è la Madonna del Conforto venerata nel duomo di Arezzo in seguito a un evento miracoloso accaduto il 15 febbraio 1796. Quella presente nella nostra cappella è, naturalmente, una fedele riproduzione, ricevuta dal Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese, che nel 2014, in occasione del 6° Giorno del Timone della Toscana, volle conferire a La Nuova Bussola Quotidiana il premio "Viva Maria".<br />Torniamo al febbraio del 1796 ad Arezzo, nella cantina annessa all'Ospizio della Grancia, dove i camaldolesi vendevano il vino e mettevano a disposizione dei più poveri un fornello per cucinare e scaldarsi, accanto al quale si trovava proprio la nostra immagine, annerita e impolverata. Questa riproduceva a sua volta la Madonna di Provenzano, venerata a Siena (originariamente una Pietà di cui però era rimasto soltanto il busto della Vergine), accompagnata dalla scritta: «Sancta Maria ora pro nobis»). Quel mese di febbraio era iniziato male e il Carnevale era stato offuscato da decine di forti scosse di terremoto, accompagnate da bagliori e altri fenomeni inquietanti, che spinsero ben presto a volgere la baldoria carnevalesca in processioni penitenziali, anticipando la Quaresima che sarebbe iniziata ufficialmente il 10.<br />SI RINFRANCHI IL TUO CUORE: ECCO TUA MADRE<br />Il 15 febbraio nuova scossa e nuovi timori: nella notte si ritrovarono in cantina alcuni artigiani, Antonio Tanti, Giuseppe Brandini e Antonio Scarpini, confidandosi i rispettivi timori per il terremoto insieme alla cantiniera Domitilla Bianchini. Il pensiero andò ben presto ai castighi divini e alla protezione di Maria. Accesero un lume alla malconcia immagine mariana che vegliava su di loro e cominciarono a pregare, quando d'un tratto quel bassorilievo - ormai giallo e nero, che non c'era più verso di ripulire - si fece candido, emanando una luce ben diversa dagli inquietanti bagliori del terremoto, che da allora cessò. La paura del sisma lasciò spazio alla meraviglia per il prodigio in sé e anche per alcune grazie e guarigioni attribuite all'immagine mariana, che nel giro di pochi giorni fu portata in duomo, dove gli aretini realizzarono poi un'apposita cappella dedicata alla Madonna del Conforto, cui si accede attraverso una cancellata sovrastata dalla scritta: «Confortetur cor tuum: ecce Mater tua» («Si rinfranchi il tuo cuore: ecco tua Madre»).<br />Di lì a poco la Madonna del Conforto dovette prestare conforto agli aretini e a tutte le popolazioni toscane. In quello stesso 1796 Napoleone Bonaparte dava inizio alla Campagna d'Italia, volta ad esportare forzatamente i principi rivoluzionari nella penisola, laicizzandone le istituzioni: iniziava il cosiddetto "triennio giacobino" (1796-1799). L'invasione delle truppe napoleoniche fu accompagnata da una serie di prodigi ben ricostruiti da Vittorio Messori e Rino Cammilleri nel volume Gli occhi di Maria. Roma 1796: prodigi nell'Italia invasa da Napoleone (nuova ed. aggiornata, Edizioni Ares, Milano 2023). Da Ancona, dove si verificò il primo fenomeno il 25 giugno, a Todi, a Frosinone, passando per la Città Eterna, innumerevoli immagini mossero gli occhi o cambiarono espressione, quasi a lanciare un "allarme" celeste sulla persecuzione scatenata in nome dei "Lumi". Allarme di cui il fenomeno aretino costituisce non solo un preludio.<br />IL PREMIO VIVA MARIA<br />In Toscana i principi...]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>arezzo,centroculturaleamicideltimone,lanuovabussolaquotidiana,madonnadelconforto,vivamaria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8d727066a000b5d35924bcd9118cef5b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristo e la Chiesa: un matrimonio riuscito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristo-e-la-chiesa-un-matrimonio-riuscito--58601446</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3133" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3133</a><br /><br />CRISTO E LA CHIESA: UN MATRIMONIO RIUSCITO di Giacomo Biffi<br />Quello tra il Signore Gesù e la sua Chiesa non è solo un matrimonio incontestabilmente celebrato: è altresì, per così dire, un matrimonio "riuscito". Potrà meravigliare questo insolito punto di riflessione ecclesiologica; ma va ritenuto opportuno e benefico. Anche perché è abbastanza diffuso un modo di pensare e di parlare, che non disconosce questo coniugio come atto originario costitutivo della Chiesa (diversamente si uscirebbe dalla verità cattolica), ma poi pare quasi supporre che siano intervenuti dei malintesi tra i coniugi e ormai non ci sia tra loro una grande armonia.<br />Non si spiegherebbe altrimenti come mai molti credenti si esprimano senza simpatia nei confronti della Sposa di Cristo, e talvolta quasi col desiderio di "metterla a posto", come si sarebbe tentati di fare con la moglie troppo invadente di un amico che ci è caro.<br />LA "CHIESA" O LA "CHIESA"?<br />Ci limitiamo a segnalare, come indizio abbastanza eloquente della diffusa volontà di "ridimensionare" la Chiesa, l'abitudine (sorretta da un tenace proposito) di scriverne il nome con l'iniziale minuscola. La cosa colpisce particolarmente quando nelle stesse edizioni, nell'identica pubblicazione e addirittura nella medesima pagina si ritrovano scritte invece con la maiuscola, per esempio, Consiglio Presbiterale, Azione Cattolica, Codice di Diritto Canonico, Camera del Lavoro, Settimane Sociali, ecc. Si arriva persino a discostarsi arbitrariamente su questo punto nelle traduzioni che vengono offerte dall'uso cui si sono costantemente attenuti i documenti ufficiali del Concilio Vaticano II.<br />ASSOLUTA O TOTALMENTE RELATIVA?<br />Ma non c'è forse anche il pericolo opposto, cioè quello di un'esaltazione indebita? Chi ha capito bene che cosa significhi nella sostanza che quello tra Cristo e la Chiesa sia un "matrimonio riuscito", tenuto in essere dall'amore, questo pericolo non lo corre. Egli sa che tutto nella Sposa è relativo allo Sposo; e perciò ogni entusiasmo e ogni glorificazione per la sua bellezza e per il suo valore non può che allietare il cuore del Signore crocifisso e risorto. Il pericolo caso mai è un altro; è quello di non tenere abbastanza viva e pungente la consapevolezza di quella totale relatività. «La Chiesa rifulge non della propria luce ma di quella di Cristo, e prende il proprio splendore dal Sole di giustizia» (s. Ambrogio, Exameron IV,32).<br />Il pericolo eventuale è soltanto quello di assolutizzare, magari inconsciamente, la Chiesa come se ci fosse in essa qualcosa di apprezzabile che non sia frutto della sua affettuosa connessione con lo Sposo.<br />L'"ECCLESIOCENTRISMO"<br />Possiamo arrivare a parlare addirittura di "ecclesiocentrismo"? La parola non gode di buona fama: chi la usa, di solito, lo fa coll'intento di mettere in guardia da ogni rilevanza eccessiva assegnata alla Chiesa in epoca "preconciliare": si prendono così le distanze da una "forma" di cristianesimo tipica di alcuni ambienti cattolici del passato, che oggi è ritenuta del tutto improponibile.<br />Ma si tratta di un malinteso. Chi ha compreso che la "consistenza reale" della Chiesa sta nell'essere il "Cristo totale" (asserto che è il "cuore", il senso e anzi il compendio onnicomprensivo dell'intero disegno salvifico del Padre) non vede la ragione di questa allergia: è ovvio che qui non c'è nessuna insidia al primato e alla centralità di Cristo, «capo del Corpo» e Sposo dell'umanità rinnovata. Piuttosto, inteso così, l'ecclesiocentrismo è la logica integrazione e l'ultimo chiarimento del Cristo-centrismo.<br />Ancora una volta però va detto che una visione trascendente come quella del "Christus totus" è più accessibile ai "piccoli" che non ai "sapienti" e agli "intelligenti". Santa Giovanna d'Arco, una ragazza analfabeta non ancora ventenne, in virtù dell'acutezza della sua semplice fede, ai suoi giudici che le chiedono che idea abbia della Chiesa, dà subito una risposta sublime e ineccepibile: «Della Chiesa e di Gesù Cristo io penso che siano la stessa cosa, e che su questo punto non si debbano fare difficoltà».<br />RIFIUTO DELLA "ECCLESIOLATRÌA"<br />Ben diverso è il discorso a proposito di "ecclesiolatrìa". La Chiesa non va "adorata", neppure nei molti modi subdoli nei quali ci riesce talvolta di defraudare il Creatore del culto che compete solo a lui. Il che vuol dire tra l'altro: la Chiesa non può essere nemmeno lontanamente pensata come la sede indipendente e assoluta della verità; né come la causa prima o comunque prevalente della nostra salvezza; né come l'oggetto incondizionato della nostra dedizione e del nostro amore.<br />Curiosamente c'è un caso di "ecclesiolatrìa" che affligge talvolta i più severi censori dell'ecclesiocentrismo; ed è la "sinodolatrìa". In questa aberrazione incappano coloro che – tra i "sapienti" e gli "intelligenti" – tanto enfatizzano il Concilio Vaticano II da ritenerlo in pratica un'espressione inedita e originale della Rivelazione divina: parlano e agiscono come se fossero persuasi che unicamente da questa recente esperienza di Chiesa ci sarebbe stato finalmente restituito il cristianesimo nella sua autenticità.<br />I PALADINI DEL "CONCILIO VIRTUALE"<br />Già all'indomani dell'assise conciliare prese a serpeggiare una stravagante ermeneutica del grande avvenimento e del suo magistero. Si tratta di una specie di "distillazione ideologica", che possiamo tentare di delineare schematicamente così:<br />a) La prima fase sta in una lettura discriminatoria dei testi, che distingue tra quelli da accogliere e da citare e quelli da passare sotto silenzio.<br />b) Nella seconda fase si riconosce come provvido insegnamento sinodale non tanto quello che di fatto è stato enunciato, ma quello che la santa assemblea avrebbe potuto dire se non fosse stata intrigata dalla presenza di molti vescovi retrogradi e insensibili al soffio dello Spirito.<br />c) Con la terza fase si insinua che la vera dottrina del Concilio Vaticano II non è quella effettivamente votata e approvata, ma quella che avrebbe dovuto essere approvata, se i padri fossero stati più coraggiosi e più illuminati.<br />Con una siffatta esegesi – certo non teorizzata in modo esplicito, ma ampiamente applicata – quello che viene continuamente addotto ed esaltato non è il Concilio che è stato celebrato, ma un "Concilio virtuale" che ha un posto non nella storia della Chiesa, bensì nella storia dell'immaginazione ecclesiastica.<br />"CONCILIO" E "POSTCONCILIO"<br />Quando oggi nelle discussioni della cristianità ci si riferisce al "Concilio", bisogna appurare bene che il riferimento sia in effetti ai decreti canonicamente approvati nell'assemblea sinodale.<br />Bisogna in pratica saper distinguere accuratamente tra il "Concilio" e il postconcilio: il primo va accolto con fede e cordialità; il secondo chiede di essere valutato alla luce del primo; anzi, alla luce dell'insegnamento rivelato come è proposto da tutto il magistero infallibile della Chiesa lungo l'intera sua storia, perché non si presenti come autentica e vincolante anche un'ideologia postconciliare che non ha alcuna garanzia da parte dello "Spirito di verità".<br />UN'ANTICA ECCLESIOLOGIA<br />Ascoltiamo infine come si esprimeva un autore del secolo XII che ai giorni nostri non sembra molto citato (è però ricordato in una nota della Lumen gentium 64), Isacco della Stella († 1169), monaco cistercense di origine inglese ma vissuto in Francia, vicino a Poitiers: «Come tutte le cose del Padre sono del Figlio e tutte le cose del Figlio sono del Padre, essendo una cosa sola per natura, così lo Sposo ha dato tutte le cose sue alla Sposa, e lo Sposo ha condiviso tutto quello che era della Sposa, che ha reso anch'essa una cosa sola con se stesso e con il Padre…<br />«Lo Sposo pertanto è una cosa sola con il Padre e una cosa sola con la Sposa: quello che ha trovato di estraneo nella Sposa l'ha tolto via, configgendolo alla croce, dove ha portato i peccati di lei sul legno e li ha eliminati per mezzo del legno.<br />«Quanto appartiene per natura alla Sposa ed è sua dotazione, lo ha assunto e se ne è rivestito; invece ciò che gli appartiene in proprio ed è divino l'ha regalato alla Sposa. Insomma, egli ha annullato ciò che era del diavolo, ha assunto ciò che era dell'uomo, ha donato ciò che era di Dio. Per questo, quanto è della Sposa è anche dello Sposo» (Sermo 11 PL 194, 1728).<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58601446</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 19:09:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58601446/cristo_e_la_chiesa_un_matrimonio_riuscito.mp3" length="10091668" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3133

CRISTO E LA CHIESA: UN MATRIMONIO RIUSCITO di Giacomo Biffi
Quello tra il Signore Gesù e la sua Chiesa non è solo un matrimonio incontestabilmente celebrato: è altresì, per così...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3133" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3133</a><br /><br />CRISTO E LA CHIESA: UN MATRIMONIO RIUSCITO di Giacomo Biffi<br />Quello tra il Signore Gesù e la sua Chiesa non è solo un matrimonio incontestabilmente celebrato: è altresì, per così dire, un matrimonio "riuscito". Potrà meravigliare questo insolito punto di riflessione ecclesiologica; ma va ritenuto opportuno e benefico. Anche perché è abbastanza diffuso un modo di pensare e di parlare, che non disconosce questo coniugio come atto originario costitutivo della Chiesa (diversamente si uscirebbe dalla verità cattolica), ma poi pare quasi supporre che siano intervenuti dei malintesi tra i coniugi e ormai non ci sia tra loro una grande armonia.<br />Non si spiegherebbe altrimenti come mai molti credenti si esprimano senza simpatia nei confronti della Sposa di Cristo, e talvolta quasi col desiderio di "metterla a posto", come si sarebbe tentati di fare con la moglie troppo invadente di un amico che ci è caro.<br />LA "CHIESA" O LA "CHIESA"?<br />Ci limitiamo a segnalare, come indizio abbastanza eloquente della diffusa volontà di "ridimensionare" la Chiesa, l'abitudine (sorretta da un tenace proposito) di scriverne il nome con l'iniziale minuscola. La cosa colpisce particolarmente quando nelle stesse edizioni, nell'identica pubblicazione e addirittura nella medesima pagina si ritrovano scritte invece con la maiuscola, per esempio, Consiglio Presbiterale, Azione Cattolica, Codice di Diritto Canonico, Camera del Lavoro, Settimane Sociali, ecc. Si arriva persino a discostarsi arbitrariamente su questo punto nelle traduzioni che vengono offerte dall'uso cui si sono costantemente attenuti i documenti ufficiali del Concilio Vaticano II.<br />ASSOLUTA O TOTALMENTE RELATIVA?<br />Ma non c'è forse anche il pericolo opposto, cioè quello di un'esaltazione indebita? Chi ha capito bene che cosa significhi nella sostanza che quello tra Cristo e la Chiesa sia un "matrimonio riuscito", tenuto in essere dall'amore, questo pericolo non lo corre. Egli sa che tutto nella Sposa è relativo allo Sposo; e perciò ogni entusiasmo e ogni glorificazione per la sua bellezza e per il suo valore non può che allietare il cuore del Signore crocifisso e risorto. Il pericolo caso mai è un altro; è quello di non tenere abbastanza viva e pungente la consapevolezza di quella totale relatività. «La Chiesa rifulge non della propria luce ma di quella di Cristo, e prende il proprio splendore dal Sole di giustizia» (s. Ambrogio, Exameron IV,32).<br />Il pericolo eventuale è soltanto quello di assolutizzare, magari inconsciamente, la Chiesa come se ci fosse in essa qualcosa di apprezzabile che non sia frutto della sua affettuosa connessione con lo Sposo.<br />L'"ECCLESIOCENTRISMO"<br />Possiamo arrivare a parlare addirittura di "ecclesiocentrismo"? La parola non gode di buona fama: chi la usa, di solito, lo fa coll'intento di mettere in guardia da ogni rilevanza eccessiva assegnata alla Chiesa in epoca "preconciliare": si prendono così le distanze da una "forma" di cristianesimo tipica di alcuni ambienti cattolici del passato, che oggi è ritenuta del tutto improponibile.<br />Ma si tratta di un malinteso. Chi ha compreso che la "consistenza reale" della Chiesa sta nell'essere il "Cristo totale" (asserto che è il "cuore", il senso e anzi il compendio onnicomprensivo dell'intero disegno salvifico del Padre) non vede la ragione di questa allergia: è ovvio che qui non c'è nessuna insidia al primato e alla centralità di Cristo, «capo del Corpo» e Sposo dell'umanità rinnovata. Piuttosto, inteso così, l'ecclesiocentrismo è la logica integrazione e l'ultimo chiarimento del Cristo-centrismo.<br />Ancora una volta però va detto che una visione trascendente come quella del "Christus totus" è più accessibile ai "piccoli" che non ai "sapienti" e agli "intelligenti". 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L'INFERNO ESISTE E NON E' VUOTO di Roberto De Mattei<br />"Quello che dirò non è un dogma di fede ma una cosa mia personale: a me piace pensare l'inferno vuoto, spero sia realtà!". Lo ha detto il 14 gennaio 2024 Papa Francesco in un'intervista al conduttore televisivo Fabio Fazio su Canale Nove.<br />Però ci domandiamo: è lecito sperare una realtà che non solo non è contenuta nella fede cattolica, ma la contraddice?<br />E' infatti verità di fede che l'inferno esiste, e se esiste non è vuoto e non sarà svuotato, come pensavano gli origenisti, secondo cui tutti i dannati, angeli e demoni, alla fine si convertiranno L'inferno è un luogo riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di convertirsi. La pena consiste in un fuoco inestinguibile: un fuoco reale, non metaforico, che si accompagna a quello spirituale della perdita di Dio. E poiché l'anima è immortale, la pena dovuta al peccato mortale senza pentimento, dura quanto dura la vita dell'anima, cioè per sempre, per l'eternità. Questa dottrina è definita dai Concili Lateranense IV, II di Lione, di Firenze e di Trento.<br />L'inferno non indica solo lo stato dei dannati, demoni e uomini morti in peccato mortale, che sono eternamente puniti. Esso indica anche il luogo in cui i dannati si trovano. E sant'Ignazio di Loyola, così spesso citato da papa Francesco, come il suo maestro spirituale, nel quinto dei suoi Esercizi ci invita a fare una cosiddetta "composizione di luogo" sulla realtà dell'inferno.<br />SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, IL FONDATORE DEI GESUITI<br />Questi i punti che, dopo due preludi, sant'Ignazio propone alla nostra meditazione nei suoi Esercizi spirituali: "Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con l'immaginazione l'inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità. Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere un'intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie colpe dovessi dimenticarmi dell'amore dell'eterno Signore, almeno il timore delle pene mi aiuti a non cadere in peccato. Seguono poi i punti da meditare. Primo punto: vedo con l'immaginazione le grandi fiamme dell'inferno e le anime come in corpi incandescenti. Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida, le bestemmie contro nostro Signore e contro tutti i santi. Terzo punto: odoro con l'olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il putridume. Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la tristezza e il rimorso della coscienza. Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono e bruciano le anime. Infine il colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore, richiamerò alla memoria le anime che sono all'inferno: alcune perché non credettero alla sua venuta; altre perché, pur credendoci, non agirono secondo i suoi comandamenti. Distinguerò tre categorie: La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita. La terza, dopo la sua vita in questo mondo. Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna delle tre categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora ha sempre avuto per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre nostro."<br />FATIMA DIXIT<br />Il segreto di Fatima, comunicato dalla Madonna ai tre pastorelli il 13 luglio 1917, si apre con una visione terrificante dell'inferno, che sembra una composizione di luogo ignaziana. Un inferno che viene mostrato come un luogo, non vuoto, ma pieno di anime di dannati: "un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell'incendio [ ]".<br />Se non fosse stato per la promessa della Madonna di portarli in cielo, scrive suor Lucia, i veggenti sarebbero morti per l'emozione e la paura. Le parole della Madonna erano tristi e severe: "Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato". Un anno prima, l'Angelo di Fatima aveva insegnato ai tre pastorelli questa preghiera: "Gesù mio perdonateci le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell'inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia".<br />E' celebre il miracolo del padre gesuita Antonio Baldinucci (1665-1717), ricordato nel suo decreto di beatificazione. Il 12 aprile 1706 padre Baldinucci tenne una predica nel paese di Giulianello vicino a Cori. Rivolgendosi ai suoi ascoltatori disse "Sapete mio popolo, come le anime cadono all'inferno? Come da quest'albero cadono le foglie". Appena ebbe pronunciato queste parole, dall'albero sotto cui predicò e che indicò con le sue mani, un olmo, cominciarono a cadere le foglie in tala massa come se nevicasse. La caduta delle foglie, dicono i testimoni, durava così a lungo che nel frattempo si sarebbe potuto pregare quattro volte il Credo. Non era autunno, ma primavera, e nessuna foglia cadde dagli altri olmi, vicini a quello sotto cui predicava. La scena fu talmente impressionante che provocò molte conversioni e cambiamenti di vita.<br />"Tremare al pensiero della dannazione è una grande grazia che si riceve da parte di Dio" afferma il beato Columba Marmion (1858-1923). Il timore dell'inferno ha salvato infatti molte anime. La sua negazione offrirebbe una visione deforme di Dio, misericordioso, ma non giusto. La venerabile Luisa Margherita Claret de la Touche (1868-1915) così si esprime, rivolgendosi al Signore: "No, se non ci fosse l'inferno, mancherebbero tre gemme splendide alla corona delle tue perfezioni, mancherebbero la giustizia, la potenza e la dignità".<br />Suor Josefa Menendez (1890-1923), religiosa del Sacro Cuore, vide molte anime di sacerdoti all'inferno e la Beata Suor Faustina Kowalska (1905-1938), che ebbe la straordinaria esperienza mistica di scendere, guidata da un angelo, negli abissi orridi dell'inferno, racconta di essere stata colpita dal fatto che la maggior parte delle anime che soffrivano all'inferno, erano anime che non credevano all'esistenza dell'inferno o forse, aggiungiamo noi, pensavano che fosse vuoto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58506812</guid><pubDate>Wed, 31 Jan 2024 19:13:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58506812/spiace_ma_l_inferno_esiste_e_non_vuoto.mp3" length="8605823" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: L'inferno non è vuoto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=uYZkEHurfjU&amp;amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7684

SPIACE, MA... L'INFERNO ESISTE E NON E' VUOTO di Roberto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: L'inferno non è vuoto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uYZkEHurfjU&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=uYZkEHurfjU&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7684" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7684</a><br /><br />SPIACE, MA... L'INFERNO ESISTE E NON E' VUOTO di Roberto De Mattei<br />"Quello che dirò non è un dogma di fede ma una cosa mia personale: a me piace pensare l'inferno vuoto, spero sia realtà!". Lo ha detto il 14 gennaio 2024 Papa Francesco in un'intervista al conduttore televisivo Fabio Fazio su Canale Nove.<br />Però ci domandiamo: è lecito sperare una realtà che non solo non è contenuta nella fede cattolica, ma la contraddice?<br />E' infatti verità di fede che l'inferno esiste, e se esiste non è vuoto e non sarà svuotato, come pensavano gli origenisti, secondo cui tutti i dannati, angeli e demoni, alla fine si convertiranno L'inferno è un luogo riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di convertirsi. La pena consiste in un fuoco inestinguibile: un fuoco reale, non metaforico, che si accompagna a quello spirituale della perdita di Dio. E poiché l'anima è immortale, la pena dovuta al peccato mortale senza pentimento, dura quanto dura la vita dell'anima, cioè per sempre, per l'eternità. Questa dottrina è definita dai Concili Lateranense IV, II di Lione, di Firenze e di Trento.<br />L'inferno non indica solo lo stato dei dannati, demoni e uomini morti in peccato mortale, che sono eternamente puniti. Esso indica anche il luogo in cui i dannati si trovano. E sant'Ignazio di Loyola, così spesso citato da papa Francesco, come il suo maestro spirituale, nel quinto dei suoi Esercizi ci invita a fare una cosiddetta "composizione di luogo" sulla realtà dell'inferno.<br />SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, IL FONDATORE DEI GESUITI<br />Questi i punti che, dopo due preludi, sant'Ignazio propone alla nostra meditazione nei suoi Esercizi spirituali: "Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con l'immaginazione l'inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità. Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere un'intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie colpe dovessi dimenticarmi dell'amore dell'eterno Signore, almeno il timore delle pene mi aiuti a non cadere in peccato. Seguono poi i punti da meditare. Primo punto: vedo con l'immaginazione le grandi fiamme dell'inferno e le anime come in corpi incandescenti. Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida, le bestemmie contro nostro Signore e contro tutti i santi. Terzo punto: odoro con l'olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il putridume. Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la tristezza e il rimorso della coscienza. Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono e bruciano le anime. Infine il colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore, richiamerò alla memoria le anime che sono all'inferno: alcune perché non credettero alla sua venuta; altre perché, pur credendoci, non agirono secondo i suoi comandamenti. Distinguerò tre categorie: La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita. La terza, dopo la sua vita in questo mondo. Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna delle tre categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora ha sempre avuto per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre nostro."<br />FATIMA DIXIT<br />Il segreto di Fatima, comunicato dalla Madonna ai tre pastorelli il 13 luglio 1917, si apre con una visione terrificante dell'inferno, che sembra una composizione di luogo ignaziana. Un inferno che viene mostrato come un luogo, non vuoto, ma pieno di...]]></itunes:summary><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:keywords>coseamare,eternità,fazio,inferno,rimorso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22f8afb5b59b3190bcc51b8dbfd7e3bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un natale da perseguitati per milioni di cristiani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-natale-da-perseguitati-per-milioni-di-cristiani--58252500</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7666" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7666</a><br /><br />UN NATALE DA PERSEGUITATI PER MILIONI DI CRISTIANI di Gian Micalessin<br />Assieme alle guerre di Ucraina e di Gaza si è combattuto, negli ultimi due anni, un terzo conflitto alle cui vicende si è prestata, però, molta meno attenzione. Parlo del Nagorno Karabakh un territorio dove santuari e monasteri risalenti al primo secolo sono il simbolo dell'essenza cristiana della regione. In questi due anni i 130mila abitanti di quell'enclave cristiana sono stati costretti a un drammatico esodo di massa. Eppure la loro tragedia è rimasta sorda e inascoltata. In loro difesa non si è levata una sola voce. Questo sciagurato silenzio ci ricorda come il conflitto del Nagorno Karabakh rientri nell'immensa tragedia delle comunità cristiane perseguitate. Una dimensione di cui spesso non si ricorda né il perdurare, né il numero delle le vittime». Alessandro Monteduro direttore di Acs «Aiuto alla Chiesa che soffre» - la Fondazione della Santa Sede, deputata alla salvaguardi della libertà religiosa - affronta così, in vista del Natale, il tema della persecuzione dei cristiani. Un tema spesso dimenticato ignorato o sottovalutato, ma le cui cifre non sono meno tragiche di quelle della guerra in Ucraina o a Gaza. Secondo Acs almeno 360 milioni di cristiani nel mondo sperimentano «alti livelli di persecuzione e discriminazione a motivo della loro fede». E le vittime aumentano di anno in anno. Nel 2022 oltre 5.200 cristiani hanno pagato con la vita la loro fede, almeno altrettanti sono stati rapiti e più di 4.500 sono stati arrestato o detenuti. Mentre oltre duemila fra chiese ed edifici religiosi sono stati rasi al suolo. MORIRE PER NON RINNEGARE CRISTO Alla dimensione tragica si aggiunge quella demografica. Tra le nazioni più restie a rispettare la libertà religiosa vi sono quelle più popolose del mondo. Dalla Cina all'India, dal Pakistan al Bangladesh per arrivare in Nigeria e Pakistan le violazioni della libertà di fede riguardano, direttamente o indirettamente, quasi 5 miliardi di persone. L'eccezionale dimensione quantitativa di queste violazioni, fa notare il direttore di Acs «non è accompagnata da una commisurata presa di coscienza dell'Europa e del cosiddetto mondo libero». Parole gentili per spiegare che in sintesi il mondo occidentale se ne frega delle libertà religiose. Anche, o soprattutto, quando sono in ballo quelle dei nostri fratelli cristiani. «Accettare l'idea che si possa morire per non abiurare alla propria fede - spiega Monteduro - è qualcosa che stride con il relativismo politico e ideale dilagante nella nostre società. Accettare l'idea che 120mila cristiani della piana di Ninive in Iraq abbiano abbandonato tutto pur di non rinunciare alla propria identità e alla fede in Cristo significa misurarsi con un'idea di libertà religiosa che l'Occidente non comprende più. Anche perché l'ha relegata a un livello inferiore rispetto alle libertà più di moda come le libertà sessuale o la libertà di genere. E questa è la beffa più clamorosa per i nostri fratelli cristiani spesso perseguitati perché considerati vicini all'Occidente. Mentre, in realtà, noi Occidentali scegliamo di ignorarli o dimenticarli». L'evidenza di questo patologico disinteresse per il dramma dei nostri fratelli nella fede si nasconde anche tra le cifre dei flussi migratori provenienti dalle coste del Nord Africa. Guardando alle prime dieci nazionalità dei migranti sbarcati in Italia quest'anno scopriamo che quelli provenienti dal Burkina Faso sono letteralmente decuplicati passando dai circa 300 del 2022 agli 8.410 di quest'anno. Con un paradossale incremento del 2.512%. «Il Sahel - sbotta Monteduro - è la miopia delle miopie. E riguarda anche le chiese d'Europa. Quando l'Isis si impose in Siria e Iraq ci fu una reazione che unì l'Occidente e le nostre chiese. E questo consentì, in prospettiva, la disarticolazione militare del Califfato. Oggi il dramma nel Burkina Faso non è diverso. Il 50% del suo territorio è in mano a micro-califfati e i cristiani sono costretti alla fuga per timore di quest'avanzata jihadista. In Mali e Ciad non va molto diversamente. Eppure in Europa tutti sembrano ignorarlo. Questa miopia e questa indifferenza sono paradossali. Perché se anche avessimo deciso di fregarcene dei cristiani in fuga come possiamo ignorare che chi abbandona quelle terre finisce poi con l'approdare sulle nostre coste?». L'ESODO CRISTIANO DAL MEDIORIENTE Ma a far tremare i polsi sono anche i numeri dell'esodo cristiano dal Medioriente. I cristiani d'Iraq che nel duemila superavano il milione e mezzo sono oggi poco più di 150mila. In Siria le cifre sono simili. Del milione e mezzo di cristiani censiti nel 2010 ne sono rimasti, dopo 12 anni di guerra civile e religiosa, poco meno più di cinquecentomila. Ad Aleppo, cuore della comunità, i numeri sono scesi da oltre 150mila a meno di 25mila. «Ma la scomparsa dei cristiani - sottolinea Monteduro - è anche la cartina di tornasole dello spostamento geopolitico della Siria. Il paese colpito dalle sanzioni di Europa e Stati Uniti è tornato a sedere nella Lega Araba e si è rivolto alla Cina per i suoi beni essenziali. In pratica non solo si è svuotato dei cristiani, ma non ha neppure più bisogno dell'Italia e dell'Europa. L'assenza cristiana diventa insomma il simbolo della nostra irrilevanza». In Oriente non va meglio. In India - paese da un miliardo e 450 milioni di abitanti - 12 dei 36 Stati prevedono leggi anti conversione che puniscono con galera e durissime sanzioni economiche gli induisti pronti a convertirsi al cristianesimo. Senza contare le rappresaglie sociali e le violenze che spesso le accompagnano. In Cina i tentativi di dialogo avviati dalla Santa Sede dopo gli accordi sulla nomina dei vescovi non hanno alleviato la situazione di reale oppressione. «Parliamo - spiega Monteduro - di controlli sulla vita dei fedeli e sulla loro partecipazione alle cerimonie, di arresti dei vescovi non riconosciuti dal Partito e, persino della richiesta di sostituire crocefissi o immagini della Madonna con i ritratti del presidente di Xi Jinping. Controlli resi ancor più oppressivi grazie all'uso dei sistemi digitali di sorveglianza che si avvalgono dell'intelligenza artificiale e possono controllare i contenuti dei cellulari e la partecipazione alle comunità dei fedeli». Insomma per molti milioni di cristiani il prossimo Natale non sarà una festa, ma la triste celebrazione di un'era di paura e persecuzione. In questo clima sostanzialmente mesto il direttore di Acs sottolinea però i segnali incoraggianti lanciati dal governo italiano. «Dopo la Festa della donna celebrata da Giorgia Meloni con due ragazze nigeriane vittime della ferocia di Boko Haram il Fondo per le minoranze cristiane è stato rifinanziato con circa 10 milioni di euro ed è stato nominato un inviato speciale per i cristiani perseguitati. Piccoli segnali, ma fonte per noi di concreta speranza».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58252500</guid><pubDate>Wed, 10 Jan 2024 14:44:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58252500/un_natale_da_perseguitati_per_milioni_di_cristiani.mp3" length="8238437" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7666

UN NATALE DA PERSEGUITATI PER MILIONI DI CRISTIANI di Gian Micalessin
Assieme alle guerre di Ucraina e di Gaza si è combattuto, negli ultimi due anni, un terzo conflitto alle cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7666" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7666</a><br /><br />UN NATALE DA PERSEGUITATI PER MILIONI DI CRISTIANI di Gian Micalessin<br />Assieme alle guerre di Ucraina e di Gaza si è combattuto, negli ultimi due anni, un terzo conflitto alle cui vicende si è prestata, però, molta meno attenzione. Parlo del Nagorno Karabakh un territorio dove santuari e monasteri risalenti al primo secolo sono il simbolo dell'essenza cristiana della regione. In questi due anni i 130mila abitanti di quell'enclave cristiana sono stati costretti a un drammatico esodo di massa. Eppure la loro tragedia è rimasta sorda e inascoltata. In loro difesa non si è levata una sola voce. Questo sciagurato silenzio ci ricorda come il conflitto del Nagorno Karabakh rientri nell'immensa tragedia delle comunità cristiane perseguitate. Una dimensione di cui spesso non si ricorda né il perdurare, né il numero delle le vittime». Alessandro Monteduro direttore di Acs «Aiuto alla Chiesa che soffre» - la Fondazione della Santa Sede, deputata alla salvaguardi della libertà religiosa - affronta così, in vista del Natale, il tema della persecuzione dei cristiani. Un tema spesso dimenticato ignorato o sottovalutato, ma le cui cifre non sono meno tragiche di quelle della guerra in Ucraina o a Gaza. Secondo Acs almeno 360 milioni di cristiani nel mondo sperimentano «alti livelli di persecuzione e discriminazione a motivo della loro fede». E le vittime aumentano di anno in anno. Nel 2022 oltre 5.200 cristiani hanno pagato con la vita la loro fede, almeno altrettanti sono stati rapiti e più di 4.500 sono stati arrestato o detenuti. Mentre oltre duemila fra chiese ed edifici religiosi sono stati rasi al suolo. MORIRE PER NON RINNEGARE CRISTO Alla dimensione tragica si aggiunge quella demografica. Tra le nazioni più restie a rispettare la libertà religiosa vi sono quelle più popolose del mondo. Dalla Cina all'India, dal Pakistan al Bangladesh per arrivare in Nigeria e Pakistan le violazioni della libertà di fede riguardano, direttamente o indirettamente, quasi 5 miliardi di persone. L'eccezionale dimensione quantitativa di queste violazioni, fa notare il direttore di Acs «non è accompagnata da una commisurata presa di coscienza dell'Europa e del cosiddetto mondo libero». Parole gentili per spiegare che in sintesi il mondo occidentale se ne frega delle libertà religiose. Anche, o soprattutto, quando sono in ballo quelle dei nostri fratelli cristiani. «Accettare l'idea che si possa morire per non abiurare alla propria fede - spiega Monteduro - è qualcosa che stride con il relativismo politico e ideale dilagante nella nostre società. Accettare l'idea che 120mila cristiani della piana di Ninive in Iraq abbiano abbandonato tutto pur di non rinunciare alla propria identità e alla fede in Cristo significa misurarsi con un'idea di libertà religiosa che l'Occidente non comprende più. Anche perché l'ha relegata a un livello inferiore rispetto alle libertà più di moda come le libertà sessuale o la libertà di genere. E questa è la beffa più clamorosa per i nostri fratelli cristiani spesso perseguitati perché considerati vicini all'Occidente. Mentre, in realtà, noi Occidentali scegliamo di ignorarli o dimenticarli». L'evidenza di questo patologico disinteresse per il dramma dei nostri fratelli nella fede si nasconde anche tra le cifre dei flussi migratori provenienti dalle coste del Nord Africa. Guardando alle prime dieci nazionalità dei migranti sbarcati in Italia quest'anno scopriamo che quelli provenienti dal Burkina Faso sono letteralmente decuplicati passando dai circa 300 del 2022 agli 8.410 di quest'anno. Con un paradossale incremento del 2.512%. «Il Sahel - sbotta Monteduro - è la miopia delle miopie. E riguarda anche le chiese d'Europa. Quando l'Isis si impose in Siria e Iraq ci fu una reazione che unì l'Occidente e le nostre chiese. 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Prima vennero le maestre di Agna, nel padovano, preoccupate del nome "Gesù" nelle canzoncine per i bimbi, che hanno sostituito ad un più melodico "cucù". D'altra parte perché questa smania di citare Gesù? Manco fosse il protagonista della festa. Travolte dalle polemiche si sono scusate: «Non era assolutamente nostra intenzione mancare di rispetto ai bambini e alla comunità intera - hanno detto-. Tutto ciò che viene fatto nella scuola è sempre stato a favore della crescita, per una formazione umana, culturale e civile dei bambini». Ci sarebbe da chiedersi come il "cucù" potesse contribuire alla crescita umana, culturale e civile, ma teniamo buone almeno le scuse.<br />Che pare non siano invece arrivate da don Vitaliano Della Sala, parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Capocastello, frazione di Mercogliano, nell'avellinese, che per questo Natale ha allestito un presepe "con due mamme", "due Madonne" per la precisione, e senza san Giuseppe. «La logica dell'inclusività è l'avvenire della Chiesa» aveva spiegato, intanto ed essere escluso era stato il padre putativo di Gesù, espunto da quella grotta di Betlemme in cui sono arrivati proprio perché ce li ha portati Giuseppe per il censimento. Immediatamente ha reagito un altro parroco campano, don Maurizio Patriciello, che ha chiesto a don Vitaliano di rimettere San Giuseppe al proprio posto. Detto fatto, San Giuseppe è stato rimesso nel presepe, ma accanto alle due Madonne, che lì sono rimaste perché secondo don Vitaliano «bisogna accogliere queste famiglie».<br />Se il quadro è questo dunque, perché stupirsi se "Più Europa" propone ben quattro versioni alternative della natività? Sulle sue pagine social infatti il partito europeista nato dai Radicali ha ben pensato di augurare "buone feste" con un collage di quattro varianti di altrettante natività arcobaleno, c'è quella "con due Madonne", quella "con due San Giuseppe", quella con il Bambino Gesù nero, quella con la Madonna e Gesù neri, ma senza San Giuseppe. Il testo è eloquente: «Il bello delle tradizioni è che possono cambiare. Buone feste da +Europa ».<br />E così quella formazione che alle ultime politiche non è riuscita a sforare la soglia di sbarramento del 3% è tornata a far parlar di sé. Per una campagna che non è stata apprezzata nemmeno dai suoi. Tra chi ha detto addio al partito c'è stata Anita Likmeta, imprenditrice italo albanese, che ha postato su Facebook il suo dissenso: «Se +Europa pensa di difendere la diversità con ammiccamenti ipocriti alla tradizione, io per il ruolo della Madonna lesbica non sono disponibile. Addio a Più Europa e buon suicidio politico (non assistito)!»<br />Niente di nuovo sotto il sole. Oggi come ieri il cristianesimo è un facile bersaglio di chi cerca di espungere l'origine della vita dall'orizzonte comune, ma è una battaglia persa. Se sopravvive al peccato dei fedeli, a certi sacerdoti persi nelle loro miserie ed eresie, perché la Chiesa dovrebbe soccombere per un partito che molti nemmeno ricordano più?<br />Nota di BastaBugie: siccome a Natale siamo più buoni, forniamo noi le indicazioni per il prossimo anno che possono essere utili alle scuole e alle parrocchie che vogliono mantenersi al passo con i tempi.<br />Auguri con il nuovo presepe più inclusivo, laico e green.<br />Non contiene animali per evitare accuse di maltrattamenti. Non contiene Maria, perché propone l'immagine di una donna prona al patriarcato. Quella del falegname Giuseppe non c'è perché il sindacato non ne autorizza l'uso. Gesù Bambino è stato rimosso perché non ha ancora scelto il suo sesso, se sarà maschio, femmina o qualcos'altro.<br />Non contiene più i Magi, perché potrebbero essere migranti e uno di loro è nero (discriminazione razziale, xenofoba). Non contiene la stella cometa per ridurre l'impatto ambientale e l'inquinamento luminoso. Inoltre, non contiene più gli angeli per non offendere gli atei, i musulmani e le altre credenze religiose.<br />Infine, abbiamo eliminato la paglia, a causa del rischio di incendio, perché non conforme alla norma europea 69/2023/CZ. È rimasta solo la capanna, realizzata in legno riciclato proveniente da foreste conformi agli standard ambientali ISO, alta esattamente 2.70 m, il minimo per ottenere l'abitabilità.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58133836</guid><pubDate>Wed, 27 Dec 2023 21:33:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58133836/il_nuovo_presepe_piu_inclusivo_laico_e_green.mp3" length="5356876" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7644

IL NUOVO PRESEPE PIU' INCLUSIVO, LAICO E GREEN di Raffaella Frullone
Cosa non si fa in nome dell'inclusione. Anche a Natale. Prima vennero le maestre di Agna, nel padovano,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7644" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7644</a><br /><br />IL NUOVO PRESEPE PIU' INCLUSIVO, LAICO E GREEN di Raffaella Frullone<br />Cosa non si fa in nome dell'inclusione. Anche a Natale. Prima vennero le maestre di Agna, nel padovano, preoccupate del nome "Gesù" nelle canzoncine per i bimbi, che hanno sostituito ad un più melodico "cucù". D'altra parte perché questa smania di citare Gesù? Manco fosse il protagonista della festa. Travolte dalle polemiche si sono scusate: «Non era assolutamente nostra intenzione mancare di rispetto ai bambini e alla comunità intera - hanno detto-. Tutto ciò che viene fatto nella scuola è sempre stato a favore della crescita, per una formazione umana, culturale e civile dei bambini». Ci sarebbe da chiedersi come il "cucù" potesse contribuire alla crescita umana, culturale e civile, ma teniamo buone almeno le scuse.<br />Che pare non siano invece arrivate da don Vitaliano Della Sala, parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Capocastello, frazione di Mercogliano, nell'avellinese, che per questo Natale ha allestito un presepe "con due mamme", "due Madonne" per la precisione, e senza san Giuseppe. «La logica dell'inclusività è l'avvenire della Chiesa» aveva spiegato, intanto ed essere escluso era stato il padre putativo di Gesù, espunto da quella grotta di Betlemme in cui sono arrivati proprio perché ce li ha portati Giuseppe per il censimento. Immediatamente ha reagito un altro parroco campano, don Maurizio Patriciello, che ha chiesto a don Vitaliano di rimettere San Giuseppe al proprio posto. Detto fatto, San Giuseppe è stato rimesso nel presepe, ma accanto alle due Madonne, che lì sono rimaste perché secondo don Vitaliano «bisogna accogliere queste famiglie».<br />Se il quadro è questo dunque, perché stupirsi se "Più Europa" propone ben quattro versioni alternative della natività? Sulle sue pagine social infatti il partito europeista nato dai Radicali ha ben pensato di augurare "buone feste" con un collage di quattro varianti di altrettante natività arcobaleno, c'è quella "con due Madonne", quella "con due San Giuseppe", quella con il Bambino Gesù nero, quella con la Madonna e Gesù neri, ma senza San Giuseppe. Il testo è eloquente: «Il bello delle tradizioni è che possono cambiare. Buone feste da +Europa ».<br />E così quella formazione che alle ultime politiche non è riuscita a sforare la soglia di sbarramento del 3% è tornata a far parlar di sé. Per una campagna che non è stata apprezzata nemmeno dai suoi. Tra chi ha detto addio al partito c'è stata Anita Likmeta, imprenditrice italo albanese, che ha postato su Facebook il suo dissenso: «Se +Europa pensa di difendere la diversità con ammiccamenti ipocriti alla tradizione, io per il ruolo della Madonna lesbica non sono disponibile. Addio a Più Europa e buon suicidio politico (non assistito)!»<br />Niente di nuovo sotto il sole. Oggi come ieri il cristianesimo è un facile bersaglio di chi cerca di espungere l'origine della vita dall'orizzonte comune, ma è una battaglia persa. Se sopravvive al peccato dei fedeli, a certi sacerdoti persi nelle loro miserie ed eresie, perché la Chiesa dovrebbe soccombere per un partito che molti nemmeno ricordano più?<br />Nota di BastaBugie: siccome a Natale siamo più buoni, forniamo noi le indicazioni per il prossimo anno che possono essere utili alle scuole e alle parrocchie che vogliono mantenersi al passo con i tempi.<br />Auguri con il nuovo presepe più inclusivo, laico e green.<br />Non contiene animali per evitare accuse di maltrattamenti. Non contiene Maria, perché propone l'immagine di una donna prona al patriarcato. Quella del falegname Giuseppe non c'è perché il sindacato non ne autorizza l'uso. 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SI, LA SANTA CASA di Roberto De Mattei<br />La miracolosa traslazione della Santa Casa di Maria da Nazareth a Loreto è forse il maggior onore riservato dalla Provvidenza all'Italia, dopo la scelta di Roma come sede della Cattedra di Pietro. «Può mai venire qualcosa di buono da Nazareth?» (Gv. 1, 46) dicevano con sprezzante sufficienza i giudei. Ebbene, l'umile casa di Nazareth, in cui la Madonna vide la luce fu il luogo scelto da Dio per l'ora suprema della storia. Tra le sue povere mura l'Angelo rivelò a Maria i misteri immensi della Santissima Trinità, dell'Incarnazione e della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, chiedendole l'assenso per realizzare il grande piano divino. Maria, scrive san Tommaso d'Aquino nella Somma Teologica, rispose a nome di tutta l'umanità, pronunciando la parola attesa da tutti i secoli e da tutte le generazioni: Fiat!<br />Questa risposta compendiò tutto in maniera eccelsa, la terra e il cielo, il passato e l'avvenire, il tempo e l'eternità. Nella Santa Casa risuonò la stessa parola detta da Dio nella creazione, ripetuta in modo talmente perfetto da una creatura, che da essa, affermano i teologi, scaturì quasi un'altra creazione. Una nuova epoca per l'umanità si apriva. L'Eterna Sapienza assumeva carne mortale, il Figlio Unigenito di Dio si faceva uomo, il seno di Maria diveniva il tabernacolo del Verbo Incarnato.<br />La storia della Santa Casa di Nazareth rivela tutto l'amore riservato dalla Provvidenza al luogo sacro dell'Incarnazione. Per oltre mille anni in Palestina essa fu il santuario più venerato dai pellegrini dopo il Santo Sepolcro. Ma ciò che Dio permise per il Santo Sepolcro, non tollerò per la Casa di Sua Madre. Quando, nella seconda metà del secolo XIII, i musulmani invasero la Galilea e si impadronirono dei luoghi santi, gli Angeli, secondo la tradizione, trasportarono la Santa Casa sulle rive dell'Adriatico, in Dalmazia, e poi a Loreto, presso Recanati, dove essa giunse, nel 1294, sotto il pontificato di Celestino V. La notizia dello straordinario prodigio si diffuse rapidamente in tutta Europa e Loreto divenne ben presto il primo santuario dell'Occidente, presso cui nel corso dei secoli accorsero, in devoto pellegrinaggio, santi, pontefici, sovrani e gente di ogni condizione.<br />L'AUTENTICITÀ DELLA SANTA CASA<br />I Papi, in oltre sei secoli, hanno approvato l'autenticità della Santa Casa con documenti e atti solenni di ogni genere, arricchendo il Santuario di visite, doni, privilegi e indulgenze. In particolare, nel secolo XX, Benedetto XV ha solennemente riconfermato, nella liturgia, il solenne cerimoniale della miracolosa Traslazione (10 dicembre) e Pio XI, col Breve Apostolico del 15 giugno 1923 ha concesso a Loreto l'indulgenza plenaria «toties quoties», uguale a quella della Porziuncola di Assisi.<br />C'è chi ha messo in discussione l'autenticità della Santa Casa. Ma le prove storiche sono innumerevoli. Ne basti una. La Santa Casa è priva di fondamenta, letteralmente «posata» sul terreno. La perfetta costruzione delle mura a strati orizzontali congiunti da malta di ottima qualità, esigerebbe una fondazione che ne assicuri il solido appoggio. Al contrario mancano non solo le fondamenta, ma anche una qualsiasi preparazione del terreno sottostante, che si presenta invece come disciolto e polveroso. Le mura posano sopra lo strato superficiale del suolo e in parte sopra un fondo stradale. In alcune parti, addirittura, la Santa Casa non tocca terra. Com'è possibile che un edificio si possa mantenere nella sua integrità per sette secoli senza fondamenta e senza sostegni? Gli architetti che hanno lavorato a Loreto affermano che, tra i tanti, questo è il miracolo più impressionante. A ciò si aggiunga che le dimensioni della Santa Casa coincidono perfettamente con quelle delle fondamenta rimaste a Nazareth e che l'analisi chimica delle pietre ha dimostrato che i muri sono formati con pietre della Palestina, cementate con un impasto di calce unita a cenere, paglia e bitume, secondo l'antichissimo uso ebraico.<br />I Papi, i santi e i pellegrini accorsi a Loreto nel corso dei secoli, non hanno voluto venerarvi un qualsiasi santuario mariano, ma la Santa Casa di Nazareth, prodigiosamente traslata dagli angeli. È famosa la visione di san Giuseppe da Copertino il quale, il 10 luglio del 1657, mentre si trovava nel convento di Osimo, vide moltitudini di angeli andare e venire dal Cielo sulla cupola della Santa Casa: rapito in estasi, il santo volò sopra un mandorlo del giardino.<br />UN PROFONDO SIGNIFICATO<br />La devozione verso la Santa Casa di Loreto assume nella nostra epoca di crisi un profondo significato. La Domus Mariae per molte ragioni è intimamente legata alla nascita della Chiesa cattolica. Infatti:<br />1) Essa fu il tempio dell'Incarnazione. Tra queste sacre mura fu concepito e crebbe Gesù Cristo, fondatore e capo della Chiesa.<br />2) Essa fu la Casa di Maria, cioè della creatura che, secondo i teologi, è l'esemplare che realizza in sé nel modo più perfetto la Chiesa e alla quale perciò la Chiesa stessa è configurata.<br />3) Essa fu la culla della Chiesa nascente, perché Maria, dopo avervi custodito nel suo Seno lo stesso Verbo, e averne conservato gelosamente nel Cuore tutti i detti e i fatti, in questo luogo, dopo la Resurrezione, trasmise agli Apostoli la dottrina del Divino Maestro, sostenendo e confermando la loro fede.<br />Tra queste mura, infine, secondo la tradizione, fu celebrato per la prima volta il Divino Sacrificio. Ancor oggi è conservato, nella Santa Casa, l'Altare degli Apostoli, miracolosamente traslato con essa; nel luogo stesso in cui la SS. Vergine aveva fatto discendere per la prima volta sulla terra Gesù Cristo, san Pietro vi pronunciò le parole della Consacrazione, che ancora oggi si ripetono in ogni Messa.<br />La Santa Casa non ci offre solo l'immagine di un tempio prezioso, ma anche quella di una splendida reggia. Essa fu infatti la dimora, oscura ma regale, di Maria Regina del Cielo e della Terra. Le sue mura benedette riflettono lo splendore del regno di umiltà e di nascondimento della Beatissima Vergine nella sua vita terrena, ma prefigurano anche il regno splendente di Maria sulle anime e sulle nazioni da Lei stessa profetizzato a Fatima nel 1917.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58133809</guid><pubDate>Wed, 27 Dec 2023 21:29:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58133809/puo_venire_qualcosa_di_buono_da_nazareth_si_la_santa_casa.mp3" length="7673773" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7642

PUO' VENIRE QUALCOSA DI BUONO DA NAZARETH? SI, LA SANTA CASA di Roberto De Mattei
La miracolosa traslazione della Santa Casa di Maria da Nazareth a Loreto è forse il maggior...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7642" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7642</a><br /><br />PUO' VENIRE QUALCOSA DI BUONO DA NAZARETH? SI, LA SANTA CASA di Roberto De Mattei<br />La miracolosa traslazione della Santa Casa di Maria da Nazareth a Loreto è forse il maggior onore riservato dalla Provvidenza all'Italia, dopo la scelta di Roma come sede della Cattedra di Pietro. «Può mai venire qualcosa di buono da Nazareth?» (Gv. 1, 46) dicevano con sprezzante sufficienza i giudei. Ebbene, l'umile casa di Nazareth, in cui la Madonna vide la luce fu il luogo scelto da Dio per l'ora suprema della storia. Tra le sue povere mura l'Angelo rivelò a Maria i misteri immensi della Santissima Trinità, dell'Incarnazione e della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, chiedendole l'assenso per realizzare il grande piano divino. Maria, scrive san Tommaso d'Aquino nella Somma Teologica, rispose a nome di tutta l'umanità, pronunciando la parola attesa da tutti i secoli e da tutte le generazioni: Fiat!<br />Questa risposta compendiò tutto in maniera eccelsa, la terra e il cielo, il passato e l'avvenire, il tempo e l'eternità. Nella Santa Casa risuonò la stessa parola detta da Dio nella creazione, ripetuta in modo talmente perfetto da una creatura, che da essa, affermano i teologi, scaturì quasi un'altra creazione. Una nuova epoca per l'umanità si apriva. L'Eterna Sapienza assumeva carne mortale, il Figlio Unigenito di Dio si faceva uomo, il seno di Maria diveniva il tabernacolo del Verbo Incarnato.<br />La storia della Santa Casa di Nazareth rivela tutto l'amore riservato dalla Provvidenza al luogo sacro dell'Incarnazione. Per oltre mille anni in Palestina essa fu il santuario più venerato dai pellegrini dopo il Santo Sepolcro. Ma ciò che Dio permise per il Santo Sepolcro, non tollerò per la Casa di Sua Madre. Quando, nella seconda metà del secolo XIII, i musulmani invasero la Galilea e si impadronirono dei luoghi santi, gli Angeli, secondo la tradizione, trasportarono la Santa Casa sulle rive dell'Adriatico, in Dalmazia, e poi a Loreto, presso Recanati, dove essa giunse, nel 1294, sotto il pontificato di Celestino V. La notizia dello straordinario prodigio si diffuse rapidamente in tutta Europa e Loreto divenne ben presto il primo santuario dell'Occidente, presso cui nel corso dei secoli accorsero, in devoto pellegrinaggio, santi, pontefici, sovrani e gente di ogni condizione.<br />L'AUTENTICITÀ DELLA SANTA CASA<br />I Papi, in oltre sei secoli, hanno approvato l'autenticità della Santa Casa con documenti e atti solenni di ogni genere, arricchendo il Santuario di visite, doni, privilegi e indulgenze. In particolare, nel secolo XX, Benedetto XV ha solennemente riconfermato, nella liturgia, il solenne cerimoniale della miracolosa Traslazione (10 dicembre) e Pio XI, col Breve Apostolico del 15 giugno 1923 ha concesso a Loreto l'indulgenza plenaria «toties quoties», uguale a quella della Porziuncola di Assisi.<br />C'è chi ha messo in discussione l'autenticità della Santa Casa. Ma le prove storiche sono innumerevoli. Ne basti una. La Santa Casa è priva di fondamenta, letteralmente «posata» sul terreno. La perfetta costruzione delle mura a strati orizzontali congiunti da malta di ottima qualità, esigerebbe una fondazione che ne assicuri il solido appoggio. Al contrario mancano non solo le fondamenta, ma anche una qualsiasi preparazione del terreno sottostante, che si presenta invece come disciolto e polveroso. Le mura posano sopra lo strato superficiale del suolo e in parte sopra un fondo stradale. In alcune parti, addirittura, la Santa Casa non tocca terra. Com'è possibile che un edificio si possa mantenere nella sua integrità per sette secoli senza fondamenta e senza sostegni? Gli architetti che hanno lavorato a Loreto affermano che, tra i tanti, questo è il miracolo più impressionante. A ciò si aggiunga che le dimensioni della Santa Casa coincidono...]]></itunes:summary><itunes:duration>480</itunes:duration><itunes:keywords>domusmariae,loreto,nazareth,santacasa,traslazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4507057051a4a0d7d8333b6e7040e0fa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'albero di Natale sostituisce la quercia di Thor abbattuta da San Bonifacio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-albero-di-natale-sostituisce-la-quercia-di-thor-abbattuta-da-san-bonifacio--58076925</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7633" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7633</a><br /><br />L'ALBERO DI NATALE SOSTITUISCE LA QUERCIA DI THOR ABBATTUTA DA SAN BONIFACIO di Paola Belletti<br />L'Avvento è un tempo di attesa e preparazione e si può spendere bene anche raccontando e ascoltando storie. Quella sulla vera origine dell'albero di Natale fa al caso nostro. Intanto non c'è vera opposizione tra presepe e albero, non siamo la versione cattolica e secolare di Coca Cola vs Pepsi. Nemmeno la velata (di zucchero) ostilità tra i supporter del Panettone e quelli del Pandoro. Siamo una civiltà piena di storie avvincenti, santi eroi, simboli potenti, i soli ancora a poter dire che Qualcosa da festeggiare c'è eccome. Il primo albero di Natale come lo intendiamo noi, prima ancora che le lucine le accendesse Alexa ad un nostro comando (al terzo, quarto tentativo di sicuro), lo ha inventato e realizzato un vescovo e martire nel 724: si tratta di San Bonifacio 680-754), inglese di nascita e ricordato con gratitudine dalla Chiesa universale come l'Apostolo della Germania.<br />La sua storia, la sua indole e l'opera di evangelizzazione che ha compiuto sono la cosa più lontana dalla svenevolezza che molti detrattori attribuiscono allo stereotipo del santo cattolico. (Ecco una battaglia contro gli stereotipi che ha senso fare, grazie San Bonifacio et alii). In un bel contributo riproposto su Churchpop, originale di Mountain Catholic, troviamo una gradevole e sintetica versione delle vicende che diedero origine all'abete addobbato che ora scalda tante case nel mondo. Nato intorno al 680 in Inghilterra, Bonifacio entrò in un monastero benedettino prima di essere incaricato dal papa di evangelizzare la Germania moderna, prima come sacerdote e infine come vescovo.<br />Sotto la protezione di Carlo Martello (quello che fermò i musulmani nella famosa battaglia di Poitiers del 732, per intendersi), Bonifacio viaggiò attraverso tutta la Germania, irrobustendo la fede di quelli che avevano già incontrato l'annuncio cristiano e annunciando la vera salvezza a quelli che ancora erano nell'oscurità della fede pagana, detta così papale papale, come si può fare almeno parlando di Medioevo, quando non si era obbligati a rispettare glossari di parole consentite e galatei impossibili per non rischiare di offendere qualcuno.<br />IL PRIMO ALBERO DI NATALE<br />Lo stesso Benedetto XVI, che era in debito con lui per aver incontrato la fede cattolica maturata per secoli nella sua terra, ci ricordava in un'udienza generale del 2009 i grandi risultati della sua opera di evangelizzazione, grazie alla «sua instancabile attività, il suo dono per l'organizzazione e il suo carattere adattabile, amichevole, ma fermo». Ecco come viene descritto in un racconto di fine ‘800, "Il primo albero di Natale" (1897) di Henry Van Dyke: «Che uomo era! Bello e leggero, ma dritto come una lancia e forte come un bastone di quercia. Il suo viso era ancora giovane; la pelle liscia era abbronzata dal vento e dal sole. I suoi occhi grigi, puliti e gentili, lampeggiavano come il fuoco quando parlava delle sue avventure e delle cattive azioni dei falsi sacerdoti con cui litigava».<br />Ora immaginiamoci un uomo giovane, bello, forte, incurante delle intemperie, virtuoso e tutto teso alla propagazione del Regno di Dio che attraversa foreste, accende fuochi, veglia in preghiera (e a noi invece è toccata l'epoca dei reels con l'hashtag #Jesus su TikTok): eccolo durante uno dei suoi viaggi insieme ad un piccolo gruppo; si trova nella regione della Bassa Assia e siamo intorno al 723. Sapeva di una comunità di pagani vicino a Geismar che, in pieno inverno, avrebbe fatto un sacrificio umano (un bambino, in genere) al dio del tuono Thor (quel Thor!) alla base della loro sacra quercia, la "quercia del tuono".<br />Un vescovo amico gli aveva consigliato di distruggere la quercia sia per salvare la vita al bambino, sia per mostrare che di Dio ce n'è uno solo: era certo che nessun fulmine lo avrebbe colpito e Thor se ne sarebbe andato con le ossa e il suo famoso martello rotti. Così avvenne: impugnando il pastorale Bonifacio si avvicinò alla folla pagana che aveva circondato la base della Quercia del Tuono, dicendo al suo gruppo: «Ecco la Quercia del Tuono, e qui la croce di Cristo spezzerà il martello del falso dio, Thor». Il carnefice era vicino al bambino destinato al sacrificio e stava alzando il martello per abbatterlo su di lui, ma mentre stava per sferrare il colpo mortale Bonifacio stese il suo pastorale, lo bloccò e miracolosamente ruppe il grande martello di pietra. Ciò che si narra disse dopo è una meravigliosa sintesi della novità di Cristo: il Figlio di Dio è venuto a salvare tutto, persino il sacrificio, cambiandolo definitivamente, rivelando l'inutilità di ogni sanguinoso sacrificio compiuto dagli uomini: «Hearken, figli della foresta! Nessun sangue scorrerà questa notte se non quello che la pietà ha tratto dal seno di una madre. Perché questa è la notte della nascita di Cristo, il figlio dell'Onnipotente, il Salvatore dell'umanità. Più bello è di Baldur il Bello, più grande di Odino il Saggio, più gentile di Freya il Buono. Da quando è venuto il sacrificio è finito. L'oscurità, Thor, che hai vanamente chiamato, è morto. Nell'orlo della Niffelheim si perde per sempre. E ora in questa notte di Cristo comincerai a vivere. Questo albero di sangue non scurirà più la tua terra. Nel nome del Signore, lo distruggerò.» Bonifacio prese un'ascia e non solo abbatté la quercia ma, secondo il racconto, con l'aiuto del vento la sradicò del tutto.<br />LA QUERCIA DI THOR ABBATTUTA DA SAN BONIFACIO<br />Senza perdere altro tempo, consapevole della vastità della messe da raccogliere, Bonifacio riprende il suo viaggio di apostolo e continua a portare l'annuncio di Cristo, unico salvatore, ai popoli germanici. Sui quali da quel momento poteva esercitare un ascendente più forte di prima: erano decisamente persuasi o almeno disposti a sentire cosa avesse da dire uno che, pur avendo abbattuto la quercia di Thor, non era stato annientato dalla rabbiosa potenza del suo tuono. E fu così che, al posto della quercia, Bonifacio scelse un albero che continua ad avere più fortuna di quella: Bonifacio guardò oltre dove si trovava la quercia, indicando un piccolo, modesto abete, dicendo:<br />«Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il tuo albero santo stasera. È il legno della pace... È il segno di una vita infinita, perché le sue foglie sono sempre verdi. Guarda come punta verso l'alto verso il cielo. Che questo sia chiamato l'albero del Cristo-bambino; raccogliti, non nel bosco selvaggio, ma nelle tue case; lì non riparerà azioni di sangue, ma doni amorevoli e riti di gentilezza.» Abbiamo dunque un altro stereotipo da abbattere, magari chiedendo l'intercessione di quel gran santo di Bonifacio: è proprio ai nostri fratelli tedeschi, ingiustamente ritenuti tutto rigore e niente fantasia, che dobbiamo la bellezza e la dolcezza, la magia e il calore di uno dei simboli più belli del Natale. A loro dobbiamo gli addobbi, le lucine, i piccoli assembramenti di pacchi colorati, le caramelle e alcuni canti tra i più belli della tradizione. A Dio e alla sua infinita bontà l'impensabile trovata di regalarci Suo Figlio e in Lui la vita eterna.<br />Un'ultima nota storica, più recente ma altrettanto gradevole da ricordare intorno alla vasta fortuna dell'Albero di Natale. Fu San Giovanni Paolo II, nel 1982, a dare il via alla tradizione di collocare un abete addobbato in Piazza San Pietro, vicino al presepe.<br />Quell'abete era un dono di un contadino polacco, che lo trasportò fino a Roma sul suo camion. Da allora in poi, per espresso volere del Santo Padre, puntualmente si ripete la tradizione a ricordo della Natività di Gesù: un presepe viene allestito ai piedi dell'obelisco e alla sua destra viene eretto l'albero di Natale, donato ogni anno da una regione montana diversa dell'Europa.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58076925</guid><pubDate>Wed, 20 Dec 2023 22:10:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58076925/l_albero_di_natale_sostituisce_la_quercia_di_thor_abbattuta_da_san_bonifacio.mp3" length="9426963" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7633

L'ALBERO DI NATALE SOSTITUISCE LA QUERCIA DI THOR ABBATTUTA DA SAN BONIFACIO di Paola Belletti
L'Avvento è un tempo di attesa e preparazione e si può spendere bene anche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7633" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7633</a><br /><br />L'ALBERO DI NATALE SOSTITUISCE LA QUERCIA DI THOR ABBATTUTA DA SAN BONIFACIO di Paola Belletti<br />L'Avvento è un tempo di attesa e preparazione e si può spendere bene anche raccontando e ascoltando storie. Quella sulla vera origine dell'albero di Natale fa al caso nostro. Intanto non c'è vera opposizione tra presepe e albero, non siamo la versione cattolica e secolare di Coca Cola vs Pepsi. Nemmeno la velata (di zucchero) ostilità tra i supporter del Panettone e quelli del Pandoro. Siamo una civiltà piena di storie avvincenti, santi eroi, simboli potenti, i soli ancora a poter dire che Qualcosa da festeggiare c'è eccome. Il primo albero di Natale come lo intendiamo noi, prima ancora che le lucine le accendesse Alexa ad un nostro comando (al terzo, quarto tentativo di sicuro), lo ha inventato e realizzato un vescovo e martire nel 724: si tratta di San Bonifacio 680-754), inglese di nascita e ricordato con gratitudine dalla Chiesa universale come l'Apostolo della Germania.<br />La sua storia, la sua indole e l'opera di evangelizzazione che ha compiuto sono la cosa più lontana dalla svenevolezza che molti detrattori attribuiscono allo stereotipo del santo cattolico. (Ecco una battaglia contro gli stereotipi che ha senso fare, grazie San Bonifacio et alii). In un bel contributo riproposto su Churchpop, originale di Mountain Catholic, troviamo una gradevole e sintetica versione delle vicende che diedero origine all'abete addobbato che ora scalda tante case nel mondo. Nato intorno al 680 in Inghilterra, Bonifacio entrò in un monastero benedettino prima di essere incaricato dal papa di evangelizzare la Germania moderna, prima come sacerdote e infine come vescovo.<br />Sotto la protezione di Carlo Martello (quello che fermò i musulmani nella famosa battaglia di Poitiers del 732, per intendersi), Bonifacio viaggiò attraverso tutta la Germania, irrobustendo la fede di quelli che avevano già incontrato l'annuncio cristiano e annunciando la vera salvezza a quelli che ancora erano nell'oscurità della fede pagana, detta così papale papale, come si può fare almeno parlando di Medioevo, quando non si era obbligati a rispettare glossari di parole consentite e galatei impossibili per non rischiare di offendere qualcuno.<br />IL PRIMO ALBERO DI NATALE<br />Lo stesso Benedetto XVI, che era in debito con lui per aver incontrato la fede cattolica maturata per secoli nella sua terra, ci ricordava in un'udienza generale del 2009 i grandi risultati della sua opera di evangelizzazione, grazie alla «sua instancabile attività, il suo dono per l'organizzazione e il suo carattere adattabile, amichevole, ma fermo». Ecco come viene descritto in un racconto di fine ‘800, "Il primo albero di Natale" (1897) di Henry Van Dyke: «Che uomo era! Bello e leggero, ma dritto come una lancia e forte come un bastone di quercia. Il suo viso era ancora giovane; la pelle liscia era abbronzata dal vento e dal sole. I suoi occhi grigi, puliti e gentili, lampeggiavano come il fuoco quando parlava delle sue avventure e delle cattive azioni dei falsi sacerdoti con cui litigava».<br />Ora immaginiamoci un uomo giovane, bello, forte, incurante delle intemperie, virtuoso e tutto teso alla propagazione del Regno di Dio che attraversa foreste, accende fuochi, veglia in preghiera (e a noi invece è toccata l'epoca dei reels con l'hashtag #Jesus su TikTok): eccolo durante uno dei suoi viaggi insieme ad un piccolo gruppo; si trova nella regione della Bassa Assia e siamo intorno al 723. Sapeva di una comunità di pagani vicino a Geismar che, in pieno inverno, avrebbe fatto un sacrificio umano (un bambino, in genere) al dio del tuono Thor (quel Thor!) alla base della loro sacra quercia, la "quercia del tuono".<br />Un vescovo amico gli aveva consigliato di distruggere la quercia sia per salvare la...]]></itunes:summary><itunes:duration>590</itunes:duration><itunes:keywords>alberodinatale,carlomartello,quercia,sanbonifacio,thor</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a80631a2d3f587a3238485cc14cea6e6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bisogna baciare ogni croce che il Signore permette nella nostra vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bisogna-baciare-ogni-croce-che-il-signore-permette-nella-nostra-vita--57461120</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7563" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7563</a><br /><br />BISOGNA BACIARE OGNI CROCE CHE IL SIGNORE PERMETTE NELLA NOSTRA VITA<br />I santi hanno un legame profondo con la Croce, da San Francesco a Santa Veronica Giuliani, da Santa Brigida a Padre Pio<br />da I Tre Sentieri<br />Nel film The Passion di Mel Gibson c'è questa scena: consegnano a Gesù, ormai già una maschera di dolore e di sangue per le flagellazioni subite, la Croce; ed Egli s'inginocchia dinanzi ad essa e la bacia.<br />Dunque, Gesù bacia il proprio patibolo. Il Cristianesimo esige - anzi possiamo dire: pretende - anche questo paradosso: baciare lo strumento del propria sofferenza.<br />Ciò si spiega con la scelta che Dio ha fatto: salvare attraverso la sofferenza. Una scelta certamente misteriosa, ma vera, indiscutibile, che non si può negare. E se lo si volesse negare, si nullificherebbe il Cristianesimo stesso.<br />Scrive san Luigi Grignon de Monfort nella sua Lettera agli amici della Croce: "Non accogliete mai una croce senza baciarla con umile gratitudine, e se poi la bontà di Dio vi favorisse di una croce un po' pesante, ringraziatelo in modo speciale e invitate altri a ringraziarlo. Fate come quella povera donna che, dopo aver perso tutti i suoi beni in un processo a lei ingiustamente intentato, fece subito celebrare una Messa con l'offerta dei dieci soldi che le erano rimasti, per ringraziare il Signore della buona sorte che le era capitata".<br />Amare dunque la Croce, baciarla, ringraziare perché c'è... sembrano cose del tutto innaturali. Se si ragionassimo solo attraverso la carne (come direbbe san Paolo) saremmo nell'assurdo; ma se si ragionasse secondo lo spirito, allora si capirebbe tutto. Si capirebbe che è proprio la Croce di Cristo a rendere tutto intellegibile, tutto ordinato, tutto consolante, nell'opprimente caos del non senso che ci sarebbe se la Croce non ci fosse. Infatti, senza la Croce non si capirebbe come non disperarsi dinanzi al male.<br />Nota di BastaBugie: Antonio Tarallo nell'articolo seguente dal titolo "La Croce, i crocifissi e i santi, un legame profondo" parla dei santi che hanno avuto un legame profondo con la Croce e, di conseguenza, con i crocifissi.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 settembre 2023:<br />«Ti saluto, o Croce santa,/ che portasti il Redentor;/ gloria, lode, onor ti canta/ ogni lingua ed ogni cuor»: queste, le parole dell'inno che accompagnano la liturgia dei venerdì di Quaresima che precedono la Pasqua. Sono parole di un inno alla Croce - «vessillo glorioso di Cristo» e «salvezza del popol fedel» - che tutti conosciamo. Ed è proprio la Croce, signum fondamentale per il cristianesimo, ad essere esaltata nella festività che viene celebrata oggi dalla Chiesa cattolica. Contemplandola, le immagini si rincorrono.<br />Fra questi fotogrammi ce n'è uno particolare: nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo, vi è un affresco dal titolo L'Esaltazione della Croce (nella foto), opera di Piero della Francesca, uno dei capolavori della pittura rinascimentale. I colori e le forme creati dall'artista raccontano il rientro della Santa Croce a Gerusalemme per poter essere issata per la devozione. L'imperatore Eraclio I (la sua figura è andata perduta nell'affresco), dopo aver ripreso la Croce sconfiggendo Cosroe II, si appresta a riportarla in città, ma un angelo lo interrompe sulla via e ferma la sua parata trionfale. Il vescovo Zaccaria lo esorta, allora, a un atteggiamento d'umiltà: solo entrando scalzo, l'imperatore potrà riportare la Croce a Gerusalemme. È questa l'umiltà che si deve portare al Sacro Legno che ha visto Cristo sofferente e morente. Ed è questa l'umiltà che i santi hanno sempre dimostrato davanti all'inesplicabile mistero che è racchiuso in quel simbolo di morte divenuto per ogni cristiano simbolo di luce e risurrezione.<br />Inevitabile, dunque, che tutti i santi abbiano avuto un legame profondo con la Croce e, di conseguenza, con i crocifissi, riproduzioni lignee o di altra fattura che iconograficamente ci presentano il momento del Cristo sul Golgota.<br />San Francesco d'Assisi ha avuto con la Croce sempre un dialogo particolare, a cominciare dal Crocifisso di San Damiano, la famosa opera lignea davanti alla quale il Padre Serafico ha ricevuto la chiamata a servire la Chiesa di Dio, a "ripararla". Il crocifisso fu trasferito, nel 1257, nel protomonastero di Santa Chiara in Assisi dove si trova tutt'oggi: si tratta di un'icona di dimensioni 210×130 centimetri, databile intorno al 1100, di autore sconosciuto. L'opera lignea rappresenta il "Christus triumphans", cioè il "Cristo trionfante" sulla morte. La figura di Gesù è rappresentata non solitaria perché contornata da alcune figure: la Vergine Maria; san Giovanni; Maria Maddalena e Maria di Cleofa; Longino, il soldato romano che ferì il costato di Gesù. Poi, in basso a destra, vi sono: Stephaton, identificato come il soldato che offrì a Gesù la spugna imbevuta nell'aceto; e, in ultimo, poco sopra la spalla sinistra del centurione, si nota un piccolo volto che - secondo la convenzione del tempo - potrebbe essere attribuibile allo stesso volto dell'artista che ha dipinto l'icona. A chiudere tutta questa esplosione di figure, vi sono sei angeli, disposti alle due estremità del braccio orizzontale del crocifisso.<br />«E anche adesso amo così caritatevolmente l'anima tua, che prima di privarmene, mi farei di nuovo mettere in croce, se fosse possibile. Imita l'umiltà mia; io, Re della gloria e degli Angeli, indossai vili panni e udii con le mie orecchie ogni insulto e disprezzo» (Rivelazioni). Sono parole d'amore cristiano quelle che Gesù rivolge a santa Brigida di Svezia. Tra la santa e il Cristo crocifisso vi è, infatti, un rapporto davvero unico: la dedizione per la Passione pone Brigida fra quelle aureole che hanno trovato in Cristo crocifisso non solo un'ideale di vita religiosa ma una vera e propria compenetrazione esistenziale. Come san Francesco rivive la Croce divenendo lui stesso alter Christus, così Brigida riesce a entrare nel Mistero del Golgota con una forza strepitosa, avvincente. Un segno visibile di questo dialogo è il crocifisso custodito, a Roma, nella basilica di San Paolo fuori le mura. Era il 1349 quando la santa partì alla volta della Città Eterna per partecipare al Giubileo che si sarebbe tenuto nel 1350, anno in cui verrà raggiunta dalla figlia Caterina. Assieme a lei, deciderà di fare visita in pellegrinaggio alle basiliche romane. E fu proprio durante uno di questi pellegrinaggi che avvenne l'incontro tra santa Brigida e il crocifisso ligneo della basilica romana. In questo luogo, Brigida, mentre contemplava il Sacro Legno, vide il volto di Cristo volgersi verso di lei. Cominciò, così, il dialogo fra i due: quello scambio di parole darà vita al libro delle Rivelazioni e alle Quindici Orazioni sopra la Passione di N.S. Gesù Cristo. Ancora oggi, quel crocifisso è lì, nella basilica, nella Cappella del SS. Sacramento fatta costruire in occasione del giubileo del 1725, a 375 anni dal prodigioso evento.<br />Altra figura femminile, santa Veronica Giuliani, conosciuta come "la sposa di Cristo". Nel monastero delle Cappuccine a Città di Castello, vicino Perugia, è conservato il crocifisso che parlò a santa Veronica. Ai tempi della santa, si trovava nell'infermeria della struttura religiosa. Nel suo Diario mistico troviamo la descrizione prodigiosa dell'evento: «Schiodando un braccio dalla croce, mi fece cenno di avvicinarmi al suo costato. E mi trovai tra le braccia di Cristo crocifisso. Quello che ho provato allora non riesco a raccontarlo: sarei voluta rimanere per sempre sul suo santissimo costato».<br />E davanti a un crocifisso in legno san Pio da Pietrelcina ricevette il 20 settembre del 1918, sei giorni dopo la festa dell'Esaltazione della Croce, le stimmate. Era mattina, il frate cappuccino aveva appena celebrato la Santa Messa e al momento del ringraziamento per il sacrificio eucaristico appena celebrato viene sorpreso da una sorta di riposo, «simile ad un dolce sonno», così lo descriverà anni avanti. Intorno a lui, il silenzio e solamente il volto gemente di Cristo sulla Croce del Golgota. Ed è in quel silenzio che dopo la comparsa di un «misterioso personaggio (...) che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue», san Pio si ritroverà con «mani, piedi e costato» traforati e grondanti di sangue.<br />Altro grande importante crocifisso è quello di san Camillo de Lellis, il fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che - assieme ai suoi primi compagni d'avventura - era solito riunirsi a pregare in una saletta dell'ospedale romano di San Giacomo: in questo luogo vi era custodito un crocifisso in legno che oggi si trova in una cappellina della chiesa della Maddalena (sempre a Roma), meta di molti pellegrini. Le braccia di Gesù si presentano staccate dal Sacro Legno poiché - come viene narrato nella prima biografia ufficiale del santo, Vita del Padre Camillo de Lellis di padre Sanzio Cicatelli (1615) - Cristo gli venne in sogno in un momento di sconforto spirituale, esortandolo a continuare la sua missione: «Non temere pusillanime, continua, perché questa non è opera tua, ma opera mia!». Detto ciò, staccò le sue braccia dalla Croce,]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57461120</guid><pubDate>Tue, 31 Oct 2023 22:47:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57461120/bisogna_baciare_ogni_croce_che_il_signore_permette_nella_nostra_vita.mp3" length="10845247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7563

BISOGNA BACIARE OGNI CROCE CHE IL SIGNORE PERMETTE NELLA NOSTRA VITA
I santi hanno un legame profondo con la Croce, da San Francesco a Santa Veronica Giuliani, da Santa Brigida a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7563" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7563</a><br /><br />BISOGNA BACIARE OGNI CROCE CHE IL SIGNORE PERMETTE NELLA NOSTRA VITA<br />I santi hanno un legame profondo con la Croce, da San Francesco a Santa Veronica Giuliani, da Santa Brigida a Padre Pio<br />da I Tre Sentieri<br />Nel film The Passion di Mel Gibson c'è questa scena: consegnano a Gesù, ormai già una maschera di dolore e di sangue per le flagellazioni subite, la Croce; ed Egli s'inginocchia dinanzi ad essa e la bacia.<br />Dunque, Gesù bacia il proprio patibolo. Il Cristianesimo esige - anzi possiamo dire: pretende - anche questo paradosso: baciare lo strumento del propria sofferenza.<br />Ciò si spiega con la scelta che Dio ha fatto: salvare attraverso la sofferenza. Una scelta certamente misteriosa, ma vera, indiscutibile, che non si può negare. E se lo si volesse negare, si nullificherebbe il Cristianesimo stesso.<br />Scrive san Luigi Grignon de Monfort nella sua Lettera agli amici della Croce: "Non accogliete mai una croce senza baciarla con umile gratitudine, e se poi la bontà di Dio vi favorisse di una croce un po' pesante, ringraziatelo in modo speciale e invitate altri a ringraziarlo. Fate come quella povera donna che, dopo aver perso tutti i suoi beni in un processo a lei ingiustamente intentato, fece subito celebrare una Messa con l'offerta dei dieci soldi che le erano rimasti, per ringraziare il Signore della buona sorte che le era capitata".<br />Amare dunque la Croce, baciarla, ringraziare perché c'è... sembrano cose del tutto innaturali. Se si ragionassimo solo attraverso la carne (come direbbe san Paolo) saremmo nell'assurdo; ma se si ragionasse secondo lo spirito, allora si capirebbe tutto. Si capirebbe che è proprio la Croce di Cristo a rendere tutto intellegibile, tutto ordinato, tutto consolante, nell'opprimente caos del non senso che ci sarebbe se la Croce non ci fosse. Infatti, senza la Croce non si capirebbe come non disperarsi dinanzi al male.<br />Nota di BastaBugie: Antonio Tarallo nell'articolo seguente dal titolo "La Croce, i crocifissi e i santi, un legame profondo" parla dei santi che hanno avuto un legame profondo con la Croce e, di conseguenza, con i crocifissi.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 settembre 2023:<br />«Ti saluto, o Croce santa,/ che portasti il Redentor;/ gloria, lode, onor ti canta/ ogni lingua ed ogni cuor»: queste, le parole dell'inno che accompagnano la liturgia dei venerdì di Quaresima che precedono la Pasqua. Sono parole di un inno alla Croce - «vessillo glorioso di Cristo» e «salvezza del popol fedel» - che tutti conosciamo. Ed è proprio la Croce, signum fondamentale per il cristianesimo, ad essere esaltata nella festività che viene celebrata oggi dalla Chiesa cattolica. Contemplandola, le immagini si rincorrono.<br />Fra questi fotogrammi ce n'è uno particolare: nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo, vi è un affresco dal titolo L'Esaltazione della Croce (nella foto), opera di Piero della Francesca, uno dei capolavori della pittura rinascimentale. I colori e le forme creati dall'artista raccontano il rientro della Santa Croce a Gerusalemme per poter essere issata per la devozione. L'imperatore Eraclio I (la sua figura è andata perduta nell'affresco), dopo aver ripreso la Croce sconfiggendo Cosroe II, si appresta a riportarla in città, ma un angelo lo interrompe sulla via e ferma la sua parata trionfale. Il vescovo Zaccaria lo esorta, allora, a un atteggiamento d'umiltà: solo entrando scalzo, l'imperatore potrà riportare la Croce a Gerusalemme. È questa l'umiltà che si deve portare al Sacro Legno che ha visto Cristo sofferente e morente. Ed è questa l'umiltà che i santi hanno sempre dimostrato davanti all'inesplicabile mistero che è racchiuso in quel simbolo di morte divenuto per ogni cristiano simbolo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>678</itunes:duration><itunes:keywords>croce,monfort,quindiciorazioni,ringraziare,sandamiano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9c32b17c1ec9f55c855203c3ada3dec3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo splendore della concezione gerarchica contro gli egualitarismi moderni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-splendore-della-concezione-gerarchica-contro-gli-egualitarismi-moderni--57372768</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7583" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7583</a><br /><br />LO SPLENDORE DELLA CONCEZIONE GERARCHICA CONTRO GLI EGUALITARISMI MODERNI di Plinio Corrêa de Oliveira<br />L'ondata satanica dell'egualitarismo, che dalla rivoluzione protestante del XVI secolo alla rivoluzione comunista dei nostri giorni ha attaccato, calunniato, sovrastato e fatto appassire tutto ciò che è o simboleggia la gerarchia, presenta ogni disuguaglianza come un'ingiustizia. È nella natura umana, dicono gli egualitari, che l'uomo si senta sminuito e umiliato quando si inchina a un superiore. Se lo fa, è perché certi preconcetti, o la regola delle circostanze economiche, lo costringono a farlo. Ma questa violenza contro l'ordine naturale delle cose non rimane impunita. Il superiore deforma la sua anima per l'arroganza e la vanità che lo portano a pretendere che qualcuno si pieghi davanti a lui. L'inferiore perde con il suo gesto alienante qualcosa dell'elevazione della personalità propria dell'uomo libero e indipendente. In altre parole, ogni volta che una persona si inchina a un'altra, c'è un vincitore e un perdente, un despota e uno schiavo.<br />LA DOTTRINA CATTOLICA RIGUARDO L'ORDINE GERARCHICO DELL'UNIVERSO<br />La dottrina cattolica ci dice esattamente il contrario. Dio ha creato l'universo secondo un ordine gerarchico. E ha fatto della gerarchia l'essenza di ogni ordine veramente umano e cattolico.<br />A contatto con il superiore, l'inferiore può e deve portargli ogni rispetto, senza il minimo timore di abbassarsi o degradarsi. Il superiore, a sua volta, non deve essere presuntuoso o arrogante. La sua superiorità non deriva dalla forza, ma da un ordine di cose santissimo e voluto dal Creatore.<br />Nella Chiesa cattolica, le usanze esprimono questa dottrina con ammirevole fedeltà. In nessun altro ambiente i riti e le formule di cortesia sanciscono così fortemente il principio della gerarchia. E in nessun altro luogo è così chiaro quanta nobiltà possa esserci nell'obbedienza, quanta elevazione dell'anima e quanta bontà possano esserci nell'esercizio dell'autorità e della preminenza.<br />In una certosa spagnola un monaco inginocchiato bacia lo scapolare del suo superiore. È l'espressione della più completa sottomissione.<br />Tuttavia, considerate attentamente la scena e vedrete quanta virilità, quanta forza di personalità, quanta sincerità di convinzione, quanta elevatezza di motivazioni l'umile monaco inginocchiato mette nel suo gesto. C'è qualcosa di santo e di cavalleresco, di grandioso e di semplice, che fa venire in mente allo stesso tempo la "Legende Dorée", la "Chanson de Roland" e i "Fioretti" di San Francesco d'Assisi.<br />Inginocchiato e sconosciuto, questo umile religioso è più grande dell'uomo moderno, una molecola vana, impersonale, anonima e inespressiva della grande massa amorfa in cui si è trasformata la società contemporanea.<br />L'AMBASCIATORE DI FRANCIA INGINOCCHIATO DAVANTI AL SANTO PADRE<br />Dopo l'umiltà del monaco, consideriamo quella del gentiluomo. Il conte Wladimir d'Ormesson è stato ambasciatore di Francia presso la Santa Sede fino alla metà del 1956. Nella nostra fotografia, è vestito con la solenne uniforme di un diplomatico, inginocchiato davanti al Santo Padre Pio XII durante un'udienza. È difficile immaginare un atteggiamento che esprima, in modo così completo e al tempo stesso, un'alta consapevolezza della propria dignità e un vivo rispetto per l'autorità eccelsa e suprema davanti alla quale l'ambasciatore ha l'onore di trovarsi. Il ginocchio a terra, ma il tronco e il collo eretti, la nobiltà e la riverenza del saluto, tutto, insomma, dimostra quanto rispetto e quanta dignità siano contenuti negli stili diplomatici tradizionali, di cui il Conte si mostra qui fedele interprete, e che si sono sviluppati nei secoli d'oro della civiltà cristiana.<br />D'altra parte, consideriamo il priore. C'è una sorta di contrasto tra la sua figura grande, bianca, eretta, robusta, stabile, che esprime autorità, sicurezza e protezione paterna, e l'espressione fisionomica che sembra neutra, impassibile, serena, un po' distante. La figura esprime l'atteggiamento ufficiale del priore. La fisionomia esprime il distacco, la semplicità dell'uomo. Perché non è l'uomo in quanto tale, ma la carica, a cui è rivolto l'omaggio.<br />E, con tutto il rispetto, consideriamo la posizione del Pontefice. Seduto su un piccolo trono, non si alza per ricevere l'omaggio dell'ambasciatore. Tuttavia, inclina leggermente il busto per avvicinarsi al conte. Tiene la mano nella sua. Dà all'intero ricevimento una nota di cordialità molto marcata. E pur mantenendosi, tuttavia, interamente come Papa, dà ogni segno della più calda benevolenza e della più alta stima per l'ambasciatore.<br />Quattro atteggiamenti ispirati da una visione molto gerarchica delle cose, tutti loro nobili, dignitosi, onorevoli, anche se ognuno a modo suo. In una parola, lo splendore dell'umiltà cristiana e la bellezza di una vita gerarchica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57372768</guid><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 22:10:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57372768/lo_splendore_della_concezione_gerarchica_contro_gli_egualitarismi_moderni.mp3" length="5922106" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7583

LO SPLENDORE DELLA CONCEZIONE GERARCHICA CONTRO GLI EGUALITARISMI MODERNI di Plinio Corrêa de Oliveira
L'ondata satanica dell'egualitarismo, che dalla rivoluzione protestante del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7583" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7583</a><br /><br />LO SPLENDORE DELLA CONCEZIONE GERARCHICA CONTRO GLI EGUALITARISMI MODERNI di Plinio Corrêa de Oliveira<br />L'ondata satanica dell'egualitarismo, che dalla rivoluzione protestante del XVI secolo alla rivoluzione comunista dei nostri giorni ha attaccato, calunniato, sovrastato e fatto appassire tutto ciò che è o simboleggia la gerarchia, presenta ogni disuguaglianza come un'ingiustizia. È nella natura umana, dicono gli egualitari, che l'uomo si senta sminuito e umiliato quando si inchina a un superiore. Se lo fa, è perché certi preconcetti, o la regola delle circostanze economiche, lo costringono a farlo. Ma questa violenza contro l'ordine naturale delle cose non rimane impunita. Il superiore deforma la sua anima per l'arroganza e la vanità che lo portano a pretendere che qualcuno si pieghi davanti a lui. L'inferiore perde con il suo gesto alienante qualcosa dell'elevazione della personalità propria dell'uomo libero e indipendente. In altre parole, ogni volta che una persona si inchina a un'altra, c'è un vincitore e un perdente, un despota e uno schiavo.<br />LA DOTTRINA CATTOLICA RIGUARDO L'ORDINE GERARCHICO DELL'UNIVERSO<br />La dottrina cattolica ci dice esattamente il contrario. Dio ha creato l'universo secondo un ordine gerarchico. E ha fatto della gerarchia l'essenza di ogni ordine veramente umano e cattolico.<br />A contatto con il superiore, l'inferiore può e deve portargli ogni rispetto, senza il minimo timore di abbassarsi o degradarsi. Il superiore, a sua volta, non deve essere presuntuoso o arrogante. La sua superiorità non deriva dalla forza, ma da un ordine di cose santissimo e voluto dal Creatore.<br />Nella Chiesa cattolica, le usanze esprimono questa dottrina con ammirevole fedeltà. In nessun altro ambiente i riti e le formule di cortesia sanciscono così fortemente il principio della gerarchia. E in nessun altro luogo è così chiaro quanta nobiltà possa esserci nell'obbedienza, quanta elevazione dell'anima e quanta bontà possano esserci nell'esercizio dell'autorità e della preminenza.<br />In una certosa spagnola un monaco inginocchiato bacia lo scapolare del suo superiore. È l'espressione della più completa sottomissione.<br />Tuttavia, considerate attentamente la scena e vedrete quanta virilità, quanta forza di personalità, quanta sincerità di convinzione, quanta elevatezza di motivazioni l'umile monaco inginocchiato mette nel suo gesto. C'è qualcosa di santo e di cavalleresco, di grandioso e di semplice, che fa venire in mente allo stesso tempo la "Legende Dorée", la "Chanson de Roland" e i "Fioretti" di San Francesco d'Assisi.<br />Inginocchiato e sconosciuto, questo umile religioso è più grande dell'uomo moderno, una molecola vana, impersonale, anonima e inespressiva della grande massa amorfa in cui si è trasformata la società contemporanea.<br />L'AMBASCIATORE DI FRANCIA INGINOCCHIATO DAVANTI AL SANTO PADRE<br />Dopo l'umiltà del monaco, consideriamo quella del gentiluomo. Il conte Wladimir d'Ormesson è stato ambasciatore di Francia presso la Santa Sede fino alla metà del 1956. Nella nostra fotografia, è vestito con la solenne uniforme di un diplomatico, inginocchiato davanti al Santo Padre Pio XII durante un'udienza. È difficile immaginare un atteggiamento che esprima, in modo così completo e al tempo stesso, un'alta consapevolezza della propria dignità e un vivo rispetto per l'autorità eccelsa e suprema davanti alla quale l'ambasciatore ha l'onore di trovarsi. Il ginocchio a terra, ma il tronco e il collo eretti, la nobiltà e la riverenza del saluto, tutto, insomma, dimostra quanto rispetto e quanta dignità siano contenuti negli stili diplomatici tradizionali, di cui il Conte si mostra qui fedele interprete, e che si sono sviluppati nei secoli d'oro della civiltà cristiana.<br />D'altra parte, consideriamo il...]]></itunes:summary><itunes:duration>371</itunes:duration><itunes:keywords>cavalleresco,chansonderoland,egualitarismo,gerarchia,nobiltà,sottomissione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/32e2a15b693722899321014ebbdcc33c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La dispersione delle ceneri è un rito pagano, non cattolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-dispersione-delle-ceneri-e-un-rito-pagano-non-cattolico--57372210</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7580" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7580</a><br /><br />LA DISPERSIONE DELLE CENERI E' UN RITO PAGANO, NON CATTOLICO di Padre Angelo Bellon<br /><br />Buongiorno p. Angelo,<br />ho letto sul sito tutte le risposte in merito alla cremazione e dispersione in natura. Mia madre ha chiesto entrambe le cose.<br />Ora vorrei chiederLe se a parte una preghiera al momento della dispersione ci sono altre pie pratiche o preghiere fa fare.<br />Grazie.<br />Cordiali saluti.<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Carissima,<br />la Chiesa preferisce la sepoltura dei corpi, sebbene acconsenta alla loro cremazione.<br />E questo per quattro motivi menzionati dall'Istruzione "Ad resurgendum cum Christo" della Congregazione per la dottrina della fede, che porta la data del 15 agosto 2016: "Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne". "Intende mettere in rilievo l'alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia". "Inoltre, la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, come di strumenti e di vasi, si è santamente servito lo Spirito per compiere tante opere buone". "Infine la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi".<br />In questa Istruzione viene ricordato che proprio attraverso la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese o nelle aree ad esse adibite, è stata tenuta desta la comunione tra i vivi e i defunti.<br />Nello stesso tempo si è ovviato al pericolo di nascondere un evento al quale tutti dobbiamo prepararci.<br />Ugualmente si rimedia ad un altro pericolo qual è quello di privatizzare la morte di una persona cara, dimenticando la dimensione sociale ed ecclesiale di ogni persona per la cui nascita ci si è rallegrati, con la quale si è vissuti insieme, che è stata partecipe della gioia e del dolore degli altri, della quale si è fruito del suo apporto e alla quale ci si è donati.<br />Privilegiando dunque la sepoltura o l'inumazione, tuttavia "laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l'anima e non impedisce all'onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l'oggettiva negazione della dottrina cristiana sull'immortalità dell'anima e la risurrezione dei corpi".<br />La cremazione è vietata solo nel caso in cui venga "scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana".<br />Fatta la cremazione per ragioni legittime, "le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un'area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica.<br />La conservazione delle ceneri in un luogo sacro può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana.<br />In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose.<br />Conseguentemente l'Istruzione dichiara: "Per i motivi sopra elencati, la conservazione delle ceneri nell'abitazione domestica non è consentita".<br />Vi si legge inoltre: "Non sia permessa la dispersione delle ceneri nell'aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione".<br />Questo per evitare di pensare che con la morte finisca tutto e venga troncato il rapporto con i vivi.<br />Sarebbe stato bello se l'Istruzione avesse ricordato l'importanza del sepolcro e della preziosità di essere sepolti in un luogo sacro. A questa lacuna supplisce San Tommaso ricordando l'importanza del monumento funebre, anche se la parola monumento dà l'impressione di qualcosa di grandioso, mentre è sufficiente un sepolcro, un loculo.<br />Dice testualmente: "Tale pratica giova ai morti perché chi guarda i sepolcri ricorda i defunti e prega per loro" (Somma teologica, Supplemento, 71,11).<br />"La sepoltura in luogo sacro giova al defunto: poiché si deve credere che il morto stesso, o un altro, nello scegliere la sepoltura del corpo in un luogo sacro affidi l'anima alla protezione e alle preghiere di qualche santo; e anche al patrocinio di quanti sono addetti a quella chiesa, in quanto pregano spesso per i morti tumulati presso di loro".<br />In passato i cimiteri venivano legati al nome di qualche santo, soprattutto martire. Con questo si intendeva affidare le anime dei defunti all'intercessione del santo patrono del cimitero. Oggi vi supplisce l'intercessione del santo patrono di quel territorio o di quella parrocchia. Ora disperderli per l'aria o nell'acqua del mare significa sottrarli alla speciale intercessione dei santi protettori di quel luogo sacro.<br />Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57372210</guid><pubDate>Tue, 24 Oct 2023 22:08:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57372210/la_dispersione_delle_ceneri_un_rito_pagano_non_cattolico.mp3" length="6861530" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7580

LA DISPERSIONE DELLE CENERI E' UN RITO PAGANO, NON CATTOLICO di Padre Angelo Bellon

Buongiorno p. Angelo,
ho letto sul sito tutte le risposte in merito alla cremazione e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7580" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7580</a><br /><br />LA DISPERSIONE DELLE CENERI E' UN RITO PAGANO, NON CATTOLICO di Padre Angelo Bellon<br /><br />Buongiorno p. Angelo,<br />ho letto sul sito tutte le risposte in merito alla cremazione e dispersione in natura. Mia madre ha chiesto entrambe le cose.<br />Ora vorrei chiederLe se a parte una preghiera al momento della dispersione ci sono altre pie pratiche o preghiere fa fare.<br />Grazie.<br />Cordiali saluti.<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Carissima,<br />la Chiesa preferisce la sepoltura dei corpi, sebbene acconsenta alla loro cremazione.<br />E questo per quattro motivi menzionati dall'Istruzione "Ad resurgendum cum Christo" della Congregazione per la dottrina della fede, che porta la data del 15 agosto 2016: "Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne". "Intende mettere in rilievo l'alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia". "Inoltre, la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, come di strumenti e di vasi, si è santamente servito lo Spirito per compiere tante opere buone". "Infine la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi".<br />In questa Istruzione viene ricordato che proprio attraverso la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese o nelle aree ad esse adibite, è stata tenuta desta la comunione tra i vivi e i defunti.<br />Nello stesso tempo si è ovviato al pericolo di nascondere un evento al quale tutti dobbiamo prepararci.<br />Ugualmente si rimedia ad un altro pericolo qual è quello di privatizzare la morte di una persona cara, dimenticando la dimensione sociale ed ecclesiale di ogni persona per la cui nascita ci si è rallegrati, con la quale si è vissuti insieme, che è stata partecipe della gioia e del dolore degli altri, della quale si è fruito del suo apporto e alla quale ci si è donati.<br />Privilegiando dunque la sepoltura o l'inumazione, tuttavia "laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l'anima e non impedisce all'onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l'oggettiva negazione della dottrina cristiana sull'immortalità dell'anima e la risurrezione dei corpi".<br />La cremazione è vietata solo nel caso in cui venga "scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana".<br />Fatta la cremazione per ragioni legittime, "le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un'area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica.<br />La conservazione delle ceneri in un luogo sacro può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana.<br />In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose.<br />Conseguentemente l'Istruzione dichiara: "Per i motivi sopra elencati, la conservazione delle ceneri nell'abitazione domestica non è consentita".<br />Vi si legge inoltre: "Non sia permessa la dispersione delle ceneri nell'aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure...]]></itunes:summary><itunes:duration>429</itunes:duration><itunes:keywords>ceneri,intercessione,monumentofunebre,ritopagano,santiprotettori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3f80612dcaf39953b61427c0e9ae2726.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sacerdoti fedeli alla Chiesa ci sono ancora</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sacerdoti-fedeli-alla-chiesa-ci-sono-ancora--57276841</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ h<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7519" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ttps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7519</a><br /><br />SACERDOTI FEDELI ALLA CHIESA CI SONO ANCORA di Lorenzo Bertocchi<br />C'è ancora. Sì, potete perfino incontrarlo anche in Germania. Così attesta il Die Tagespost, ma la categoria può andare benissimo anche per l'Italia che è sempre più secolarizzata e con fede liquida.<br />Ma non lo si incontra solo in campagna, c'è anche in città, qua e là. È il prete incurante di tutte le mode ecclesiali e sociali, che non frequenta i dibattiti e perfino, udite udite, non ha un social network nemmeno per sbaglio. Si limita a fare il suo: prega, dice messa, confessa, si preoccupa di stare in mezzo alla sua gente (tutta, anche quella che non ha la patente del cattolico Docg), ride con chi sorride e piange con chi piange. Non disdegna le tradizioni della sua parrocchia/santuario, sta con i giovani e con i vecchi, cura la scuola e il ricovero. Non si fa mancare le benedizioni alle famiglie. Cioè, in poche parole, esistono ancora i veri pastori d'anime e gli uomini di Dio.<br />In questa temperie ecclesiale e sociale, dove sembra vedersi solo la crisi, dove tutti sono preoccupati di difendere i "buoni", auto nominandosi spesso a salvatori non solo della patria, ma anche della patria celeste (altrui), ecco che a guardar bene i preti veri ci sono ancora. Sono pochi, forse, ma sicuramente ci sono.<br />Li accomuna il fatto di non farsi troppo vedere e di saper obbedire (senza troppi sofismi), virtù rarissima: conoscono le loro radici e sanno come tenerle fresche. Inflessibili contro lo zeitgeist, che conoscono seppur non lo frequentino, ma nello stesso tempo non si sognano nemmeno lontanamente di lasciare la Chiesa cattolica o di spargere al vento (del web e non) giudizi temerari su di essa (semmai pregano per essa e la sua gerarchia). Resistono alla duplice tentazione di minimizzare e condannare, restano cattolici con uno sguardo che supera le contingenze del tempo. Si preoccupano di salvare anime con i canali di grazia che la Chiesa Cattolica offre.<br />Questo prete baluardo sa che ciò che conta è santificarsi per santificare, e su questo lavora giorno per giorno, nelle cose di tutti i giorni, prestando innanzitutto fede al compito che gli è stato assegnato dalla Provvidenza. Sa essere fraterno e paterno. Socievole e prudente, apprezza la franchezza di linguaggio e la chiarezza dei ragionamenti, non ama le chiacchiere e le dicerie (preferisce il silenzio, magari sofferto).<br />È questa la vera deep church, fatta di uomini che non arretrano di un millimetro dalla loro postazione. Non desiderano essere altrove, vogliono proprio essere lì dove sono e di solito restano anche dopo il pensionamento, conoscendo le diverse generazioni dopo averli catechizzati, accompagnati all'altare, confessati...<br />Quando leggiamo di crisi non dobbiamo eludere i problemi, ma nemmeno dimenticare questi preti di "campagna" (o di città), questa vera deep church che non si erge in articolesse, libri pensosi, video di denuncia, ideologie o partiti. Non dimentichiamolo, quando sentiamo «Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l'uno contro l'altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti (...) falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede...» (San Basilio, De Spiritu Sancto). Perché è in questo nascondimento di questi servi del Signore che è radicato il futuro, anche se ancora non lo vediamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57276841</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 19:32:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57276841/sacerdoti_fedeli_alla_chiesaci_sono_ancora.mp3" length="4605535" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ hhttps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7519

SACERDOTI FEDELI ALLA CHIESA CI SONO ANCORA di Lorenzo Bertocchi
C'è ancora. Sì, potete perfino incontrarlo anche in Germania. Così attesta il Die Tagespost, ma la categoria può...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ h<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7519" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ttps://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7519</a><br /><br />SACERDOTI FEDELI ALLA CHIESA CI SONO ANCORA di Lorenzo Bertocchi<br />C'è ancora. Sì, potete perfino incontrarlo anche in Germania. Così attesta il Die Tagespost, ma la categoria può andare benissimo anche per l'Italia che è sempre più secolarizzata e con fede liquida.<br />Ma non lo si incontra solo in campagna, c'è anche in città, qua e là. È il prete incurante di tutte le mode ecclesiali e sociali, che non frequenta i dibattiti e perfino, udite udite, non ha un social network nemmeno per sbaglio. Si limita a fare il suo: prega, dice messa, confessa, si preoccupa di stare in mezzo alla sua gente (tutta, anche quella che non ha la patente del cattolico Docg), ride con chi sorride e piange con chi piange. Non disdegna le tradizioni della sua parrocchia/santuario, sta con i giovani e con i vecchi, cura la scuola e il ricovero. Non si fa mancare le benedizioni alle famiglie. Cioè, in poche parole, esistono ancora i veri pastori d'anime e gli uomini di Dio.<br />In questa temperie ecclesiale e sociale, dove sembra vedersi solo la crisi, dove tutti sono preoccupati di difendere i "buoni", auto nominandosi spesso a salvatori non solo della patria, ma anche della patria celeste (altrui), ecco che a guardar bene i preti veri ci sono ancora. Sono pochi, forse, ma sicuramente ci sono.<br />Li accomuna il fatto di non farsi troppo vedere e di saper obbedire (senza troppi sofismi), virtù rarissima: conoscono le loro radici e sanno come tenerle fresche. Inflessibili contro lo zeitgeist, che conoscono seppur non lo frequentino, ma nello stesso tempo non si sognano nemmeno lontanamente di lasciare la Chiesa cattolica o di spargere al vento (del web e non) giudizi temerari su di essa (semmai pregano per essa e la sua gerarchia). Resistono alla duplice tentazione di minimizzare e condannare, restano cattolici con uno sguardo che supera le contingenze del tempo. Si preoccupano di salvare anime con i canali di grazia che la Chiesa Cattolica offre.<br />Questo prete baluardo sa che ciò che conta è santificarsi per santificare, e su questo lavora giorno per giorno, nelle cose di tutti i giorni, prestando innanzitutto fede al compito che gli è stato assegnato dalla Provvidenza. Sa essere fraterno e paterno. Socievole e prudente, apprezza la franchezza di linguaggio e la chiarezza dei ragionamenti, non ama le chiacchiere e le dicerie (preferisce il silenzio, magari sofferto).<br />È questa la vera deep church, fatta di uomini che non arretrano di un millimetro dalla loro postazione. Non desiderano essere altrove, vogliono proprio essere lì dove sono e di solito restano anche dopo il pensionamento, conoscendo le diverse generazioni dopo averli catechizzati, accompagnati all'altare, confessati...<br />Quando leggiamo di crisi non dobbiamo eludere i problemi, ma nemmeno dimenticare questi preti di "campagna" (o di città), questa vera deep church che non si erge in articolesse, libri pensosi, video di denuncia, ideologie o partiti. Non dimentichiamolo, quando sentiamo «Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l'uno contro l'altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti (...) falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede...» (San Basilio, De Spiritu Sancto). Perché è in questo nascondimento di questi servi del Signore che è radicato il futuro, anche se ancora non lo vediamo.]]></itunes:summary><itunes:duration>288</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,deepchurch,fedeltà,pretidicampagna,sacerdoti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f4cbf0fa107c22abd6de938a1c05d8b4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dubia spiegati a chi avesse ancora dubia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dubia-spiegati-a-chi-avesse-ancora-dubia--57276330</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7575" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7575</a><br /><br />I DUBIA SPIEGATI A CHI AVESSE ANCORA DUBIA di Alfredo Maria Morselli<br />I dubia sono delle domande che qualsiasi fedele può rivolgere al Santo Padre, analogamente a quanto uno scolaro può fare con la maestra. La Maestra è la Chiesa, e lo scolaro è un qualsiasi fedele.<br />Il Catechismo, infatti, ci insegna che "La Legge di Dio, affidata alla Chiesa, è insegnata ai fedeli come cammino di vita e di verità. I fedeli hanno, quindi, il diritto [CIC, can. 213.] di essere istruiti intorno ai precetti divini salvifici, i quali purificano il giudizio e, mediante la grazia, guariscono la ragione umana ferita. Hanno il dovere di osservare le costituzioni e i decreti emanati dalla legittima autorità della Chiesa. Anche se sono disciplinari, tali deliberazioni richiedono la docilità nella carità" (Catechismo della Chiesa Cattolica, § 2037).<br />Il Magistero ordinario è infallibile globalmente preso, ma può contenere errori in pronunciamenti particolari<br />Mentre l'ispirazione del testo biblico è tale che l'agiografo gode di una tale assistenza per cui egli certamente scrive, come vero autore, senza alcun errore, tutto e solo quello che Dio muove a scrivere, questo tipo di aiuto divino non si estende in modo così perfetto al Magistero.<br />Infatti, i pronunciamenti magisteriali possono in qualche modo, e in base al tenore con cui sono pronunciati, essere redatti in modo più o meno perfetto e talvolta possono contenere o favorire l'eresia o altre forme di errore.<br />Neppure le definizioni infallibili, che certamente non contengono errori e richiedono necessariamente da parte del fedele l'assenso interno della fede, godono dell'assistenza propria dell'ispirazione biblica.<br />Nella storia della Chiesa si sono verificati rari casi in cui i Pontefici si sono pronunciati in modo erroneo. Il caso più eclatante è stato quello di Onorio I (585-638), che favorì l'eresia monotelita asserendo che in Gesù Cristo ci sarebbe una sola volontà: per questo fu condannato da quattro Concilî, dopo la sua morte, senza che nessuno mettesse in dubbio che fosse vero Papa o che fosse decaduto dal Pontificato, o ipotizzasse la sede vacante dopo l'affermazione contraria alla vera fede.<br />IL MAGISTERO ORDINARIO DEL PAPA È LA NORMA PROSSIMA DELLA FEDE<br />Immaginiamo una libreria con dieci scaffali, su cui ogni credente e ogni teologo va a prendere gli argomenti per credere e per argomentare: Melchior Cano ha chiamato questi scaffali "luoghi teologici": sette luoghi teologici propri - Scrittura, Tradizione, Magistero della Chiesa, Concili, decisioni dei Papi, SS. Padri, Teologi - , e tre impropri e annessi - la ragione umana, la filosofia e la storia.<br />Ebbene, il Papa ha l'ultimissima parola su tutti questi luoghi; è lui stesso che interpreta il suo Magistero e quello dei suoi predecessori, che convalida le opinioni dei Padri, che interpreta la S. Scrittura, che dice se un sistema filosofico può svolgere una funzione ancillare nei confronti della fede etc. Ovviamente la sua è una funzione di interpretazione, di esplicitazione e di trasmissione, non di creazione del deposito rivelato.<br />Questa funzione è un servizio indispensabile perché altrimenti ci troveremmo davanti non a una rivelazione certa, ma a una interpretazione o a un cerchio gnostico di interpretazioni che rimandano ad altre interpretazioni. Contro questo pericolo, ci metteva in guardia San Giovanni Paolo II: «L'interpretazione di questa Parola [e, aggiungo io, analogamente, di una testimonianza autentica della Tradizione, la quale, insieme alla Parola, costituisce la Rivelazione] non può rimandarci soltanto da interpretazione a interpretazione, senza mai portarci ad attingere un'affermazione semplicemente vera; altrimenti non vi sarebbe rivelazione di Dio, ma soltanto l'espressione di concezioni umane su di Lui e su ciò che presumibilmente Egli pensa di noi» (Fides et Ratio, § 84).<br />È NECESSARIO UN PRIMUM MOVENS INGIUDICABILE NELLA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE<br />Possiamo applicare alla catena della trasmissione della Rivelazione il principio comune alle cinque vie di San Tommaso d'Aquino, cioè delle sue dimostrazioni dell'esistenza di Dio: si deve risalire a un primo principio, che è Dio, perché non si può andare all'infinito - Hic autem non est procedere in infinitum (S. Th. Iª q. 2 a. 3 co.) - nella serie di moti, di causa-effetto-fine, e nell'ordine delle perfezioni.<br />Cerco di semplificare: un treno che parte dall'infinito non arriverà mai; se parte da molto lontano, ci metterà molto tempo, ma prima o poi arriva. Noi ci siamo e siamo arrivati, quindi è necessario che ci sia un punto di partenza: e questo è ciò che gli uomini chiamano Dio.<br />Analogamente, per una fede certa e convinta, ci vuole anche il punto di partenza certo e sicuro della proposizione a credere: questo principio è Dio che si rivela, non senza la mediazione del Romano Pontefice.<br />Non si può procedere all'infinito, in un loop testo-obiezione privata: «...è cosa impossibile valicare l'infinito. Se dunque la ricerca del consiglio fosse infinita, nessuno inizierebbe mai una deliberazione, contro ogni evidenza».<br />E se ci troviamo di fronte a quei pochi casi in cui è per noi evidente che il Papa sbaglia?<br />A questo punto sorgono le difficoltà e possibili obiezioni. Siccome il Papa non è sempre infallibile, e non tutto quello che dice richiede il grado massimo dell'assenso (assenso interno di fede), non potrò forse mettere in dubbio o contestare il Papa quando sbaglia, oppure quando non definisce o non si esprime in forme particolarmente solenni nel suo magistero ordinario?<br />DUE SOLUZIONI SBAGLIATE<br />Di fronte a questo problema, ci sono due soluzioni entrambe sbagliate: attribuire al Papa infallibilità in tutte le Sue affermazioni (un'intervista sull'aereo avrebbe lo stesso valore di una definizione dogmatica e un'esortazione post-sinodale varrebbe come una dottrina da tenersi in modo definitivo), oppure nell'attribuire al Papa un'infallibilità estremamente limitata - e quindi prestare l'assenso solo alle definizioni ex cathedra: in questo caso, ci troveremmo, nell'ultimo secolo, a dover credere incondizionatamente solo all'Assunzione in Cielo della Madonna (recentemente alcuni teologi hanno messo in dubbio persino l'infallibilità delle canonizzazioni).<br />Quest'ultima ultima posizione trova alleati per diametrum, da un lato, teologi progressisti ed episcopati che, ad esempio, hanno accolto e valutato Humane vitae contestandola come un incidente di percorso non infallibile, e, dall'altro, pseudo-tradizionalisti, frammentati in varie forme di contestazione: un ventaglio che abbraccia sedevacantisti (vari gruppi), resistenti, Fraternità Sacerdotale San Pio X, Mons. Viganò, altri gruppi minori. Sono tutti concordi nel dire che il Papa (vero o presunto) sbaglia, ma pure sono un contro l'altro armati, per decidere quanto e come si può accettare o rifiutare Papa e Magistero. La tragicità di questa frantumazione mostra la debolezza delle premesse: di fatto, se non sono sedevacantisti, sono magistero-vacantisti, cioè scelgono che cosa va bene o no del Magistero, subordinandolo alla loro analisi, a cui attribuiscono un valore maggiore di quello del Magistero stesso.<br />Si vede chiaramente l'errore comune delle due posizioni solo apparentemente contrapposte: rifiutare il primato e l'ingiudicabilità definitiva del punto di partenza.<br />Come uscire dalle due false soluzioni? Appurato che non è contro la fede ritenere che un Papa non è sempre infallibile, come collocarsi, rimanendo cattolici, di fronte a un Papa di cui si potrebbe avere la certezza morale che sbaglia (ammesso e non concesso che sbagli realmente)?<br />Premettendo la valutazione qualitativa del valore di una certa affermazione (se si tratta di verità definite o proposte a credere in modo definitivo ogni difetto di assenso è illecito), una via d'uscita potrebbe essere costituita dal metodo dei dubia, cioè porre al Papa una domanda analoga a quella di uno scolaro (Chiesa discente) alla propria insegnante (Chiesa docente): "Signora Maestra, non ho capito; mi sembra che Lei stamattina abbia spiegato diversamente da quello che Lei stessa ci ha detto ieri e che hanno dettole maestre degli anni scorsi. Mi può spiegare come non c'è contraddizione?"<br />Questo atteggiamento interlocutorio non si pone né al posto, né al di sopra del primum movens della trasmissione della rivelazione. Ci si pone come figli che attendono una risposta dal Padre. E, se il Padre non risponde, è responsabilità e inadempienza del Padre, non disobbedienza dei figli.<br />IL MAGISTERO AFFERMA LA LICEITÀ DEI DUBIA<br />Il Magistero stesso afferma la liceità di questo criterio: riporto uno stralcio della Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede Donum veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo, del 24 maggio 1990, §§ 24 e 29-30 (grassetto e corsivo redazionale):<br />«Il Magistero, allo scopo di servire nel miglior modo possibile il Popolo di Dio, e in particolare per metterlo in guardia nei confronti di opinioni pericolose che possono portare all'errore, può interv]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57276330</guid><pubDate>Tue, 17 Oct 2023 19:14:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57276330/i_dubia_spiegati_a_chi_avesse_ancora_dubia.mp3" length="12590252" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7575

I DUBIA SPIEGATI A CHI AVESSE ANCORA DUBIA di Alfredo Maria Morselli
I dubia sono delle domande che qualsiasi fedele può rivolgere al Santo Padre, analogamente a quanto uno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7575" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7575</a><br /><br />I DUBIA SPIEGATI A CHI AVESSE ANCORA DUBIA di Alfredo Maria Morselli<br />I dubia sono delle domande che qualsiasi fedele può rivolgere al Santo Padre, analogamente a quanto uno scolaro può fare con la maestra. La Maestra è la Chiesa, e lo scolaro è un qualsiasi fedele.<br />Il Catechismo, infatti, ci insegna che "La Legge di Dio, affidata alla Chiesa, è insegnata ai fedeli come cammino di vita e di verità. I fedeli hanno, quindi, il diritto [CIC, can. 213.] di essere istruiti intorno ai precetti divini salvifici, i quali purificano il giudizio e, mediante la grazia, guariscono la ragione umana ferita. Hanno il dovere di osservare le costituzioni e i decreti emanati dalla legittima autorità della Chiesa. Anche se sono disciplinari, tali deliberazioni richiedono la docilità nella carità" (Catechismo della Chiesa Cattolica, § 2037).<br />Il Magistero ordinario è infallibile globalmente preso, ma può contenere errori in pronunciamenti particolari<br />Mentre l'ispirazione del testo biblico è tale che l'agiografo gode di una tale assistenza per cui egli certamente scrive, come vero autore, senza alcun errore, tutto e solo quello che Dio muove a scrivere, questo tipo di aiuto divino non si estende in modo così perfetto al Magistero.<br />Infatti, i pronunciamenti magisteriali possono in qualche modo, e in base al tenore con cui sono pronunciati, essere redatti in modo più o meno perfetto e talvolta possono contenere o favorire l'eresia o altre forme di errore.<br />Neppure le definizioni infallibili, che certamente non contengono errori e richiedono necessariamente da parte del fedele l'assenso interno della fede, godono dell'assistenza propria dell'ispirazione biblica.<br />Nella storia della Chiesa si sono verificati rari casi in cui i Pontefici si sono pronunciati in modo erroneo. Il caso più eclatante è stato quello di Onorio I (585-638), che favorì l'eresia monotelita asserendo che in Gesù Cristo ci sarebbe una sola volontà: per questo fu condannato da quattro Concilî, dopo la sua morte, senza che nessuno mettesse in dubbio che fosse vero Papa o che fosse decaduto dal Pontificato, o ipotizzasse la sede vacante dopo l'affermazione contraria alla vera fede.<br />IL MAGISTERO ORDINARIO DEL PAPA È LA NORMA PROSSIMA DELLA FEDE<br />Immaginiamo una libreria con dieci scaffali, su cui ogni credente e ogni teologo va a prendere gli argomenti per credere e per argomentare: Melchior Cano ha chiamato questi scaffali "luoghi teologici": sette luoghi teologici propri - Scrittura, Tradizione, Magistero della Chiesa, Concili, decisioni dei Papi, SS. Padri, Teologi - , e tre impropri e annessi - la ragione umana, la filosofia e la storia.<br />Ebbene, il Papa ha l'ultimissima parola su tutti questi luoghi; è lui stesso che interpreta il suo Magistero e quello dei suoi predecessori, che convalida le opinioni dei Padri, che interpreta la S. Scrittura, che dice se un sistema filosofico può svolgere una funzione ancillare nei confronti della fede etc. Ovviamente la sua è una funzione di interpretazione, di esplicitazione e di trasmissione, non di creazione del deposito rivelato.<br />Questa funzione è un servizio indispensabile perché altrimenti ci troveremmo davanti non a una rivelazione certa, ma a una interpretazione o a un cerchio gnostico di interpretazioni che rimandano ad altre interpretazioni. Contro questo pericolo, ci metteva in guardia San Giovanni Paolo II: «L'interpretazione di questa Parola [e, aggiungo io, analogamente, di una testimonianza autentica della Tradizione, la quale, insieme alla Parola, costituisce la Rivelazione] non può rimandarci soltanto da interpretazione a interpretazione, senza mai portarci ad attingere un'affermazione semplicemente vera; altrimenti non vi sarebbe rivelazione di Dio, ma soltanto l'espressione di concezioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>787</itunes:duration><itunes:keywords>dubia,luoghiteologici,magistero,santommaso,veritàdifede</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dd0bc16b112e8f037fafbf64121238ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Se hanno ragione i lefebvriani, le porte degli inferi hanno prevalso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/se-hanno-ragione-i-lefebvriani-le-porte-degli-inferi-hanno-prevalso--57184534</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7573" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7573</a><br /><br />SE HANNO RAGIONE I LEFEBVRIANI, LE PORTE DEGLI INFERI HANNO PREVALSO di Alfredo Maria Morselli<br />Vorrei esprimere la mia solidarietà alla dott.ssa Luisella Scrosati, che coraggiosamente ha spiegato come, nella devastante crisi che oggi colpisce gli uomini di Chiesa, pur con tanti pastori che remano contro la Verità, ebbene, pur in questa situazione, non è lecito schiodarsi dalla Croce e rifugiarsi presso i priorati della Fraternità Sacerdotale San Pio X.<br />La vostra cara collaboratrice è stata oggetto, nei giorni successivi alla pubblicazione dei suoi articoli, di un impietoso tiro al bersaglio, maleducato nei modi ed errato nella sostanza. Se forse c'è un appunto (di natura strategica) da fare ai suoi ultimi scritti, è quello di essersi dilungata su questioni particolari, piuttosto che concentrarsi sui problemi dottrinali. Non che Ella non l'abbia fatto, ma, un dibattito punto a punto rischia di impantanarsi e di dividersi in tante sotto-questioni.<br />Conviene concentrarsi dunque sulla questione essenziale, che, come ha scritto Benedetto XVI, è di natura dottrinale: «La remissione della scomunica era un provvedimento nell'ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall'ambito dottrinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. [...] Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l'istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa» (Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 Vescovi consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre, 10 Marzo 2009).<br />E quali sono le questioni dottrinali? Sono soprattutto due principali (con altre minori, derivate dalle prime, ad esempio, l'allontanamento dalla dottrina tradizionale circa l'infallibilità delle canonizzazioni): il rifiuto della Nuova Messa e il rifiuto dell'autorità del Magistero dopo il 1962. Prendiamo in esame in dettaglio questi due punti.<br />1) LA NUOVA MESSA VIENE RIFIUTATA IN SÉ<br />La nuova Messa viene rifiutata in sé, ed è presentata come un rito che fa perdere la fede, tanto da vietarne ai fedeli la partecipazione. In pratica la partecipazione alla nuova Messa e la sua celebrazione (pur ritenuta sacramentalmente valida) sono diventati un assoluto morale, una cosa sempre da evitare, che né intenzioni né circostanze possono rendere buona, e quindi lecita. Nel 1976 Mons. Lefebvre così si pronunciava nei confronti del Novus Ordo Missae: «Ah! E questo proprio perché questa unione voluta dai cattolici liberali fra la Chiesa e la Rivoluzione è un'unione adultera! E da questa unione adultera non possono venire che dei bastardi. E chi sono questi bastardi? Sono i riti. Il rito della nuova messa è un rito bastardo. I sacramenti sono dei sacramenti bastardi. Noi non sappiamo più se sono dei sacramenti che danno la grazia o se non la danno più. Noi non sappiamo più se questa messa ci dà il Corpo e il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo o se non ce lo dà. I preti che escono dai seminarii, essi stessi non sanno più chi sono. [...] I preti che escono dai seminarii sono dei preti bastardi. Essi non sanno più chi sono» (Omelia di S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre nella S. Messa celebrata a Lille, in Francia 29 agosto 1976).<br />E queste sono le posizioni attuali immutate: don Philippe Toulza, in un articolo pubblicato sul sito italiano della Fraternità San Pio X, riassume in questi termini la soluzione del problema: «Non si può celebrare la messa con un rito non cattolico, né assistervi. Ora, la messa di Paolo VI è un rito non cattolico. Dunque non si può celebrare la messa di Paolo VI né assistervi». E nella presentazione di detto articolo, viene anche esposta la strategia pastorale per dissuadere i fedeli: «Benché nelle nostre cappelle si accolgano i nuovi fedeli così come sono, con le loro motivazioni, i loro dubbi, alcune ritrosie etc., il nostro compito è comunque quello di farli crescere nella fede, nelle nozioni, ammonendoli dei pericoli, sino ad approfondire la questione della messa, per giungere a questa consapevolezza: "Non possiamo assistere attivamente al novus ordo"».<br />Che risposta dà le fede autenticamente cattolica a questa ostinazione? Se quanto asserito dalla Fraternità San Pio X fosse vero, sarebbero rese vane le promesse di Nostro Signore, il quale ci ha assicurato che le porte dell'inferno mai prevarranno contro la Chiesa: ora, visto che nel mondo ci sono oltre quattrocentomila sacerdoti, e che (se celebrano tutti i giorni) abbiamo circa 4,5 S. Messe ogni secondo (ammettiamo pure anche una riduzione a una sola S. Messa al secondo, contando gli orientali e le concelebrazioni)... ebbene, se da oltre 50 anni ogni secondo, la Chiesa, nel suo massimo atto di culto, compiuto dalla totalità morale dei Vescovi e dei Sacerdoti, compisse qualcosa di cattivo, come possono essere ritenute vere le promesse del Salvatore?<br />2) IL MAGISTERO VALE SOLO FINO AL 1960<br />Il secondo problema è il giudizio sul Magistero, una sorta di ortodossia ferma al 1960 piuttosto che ai primi sette concílî, un vero libero esame del Magistero, ovvero la trasformazione del cattolicesimo in una "religione del libro", piuttosto che fondata sull'assenso alla Rivelazione proposta continuamente a credere dal Magistero vivo, regola prossima della fede e ultimo e definitivo giudice della corretta ermeneutica. Naturalmente non ogni pronunciamento richiede il medesimo grado di assenso, ma nessuno "privatamente" può decidere che cosa, nel Magistero, vada bene o no a partire dal 1960.<br />La prova di questo neo-protestantesimo è la frammentazione del mondo pseudo-tradizionalista, dove le varie componenti hanno le loro sacrosante ed evidenti ragioni: Fraternità San Pio X, resistenti, Viganò, sedevacantisti (a loro volta divisi in vari gruppi), senza contare alcuni liberi battitori che potremmo definire folcloristici, se non ammaliassero migliaia di persone distogliendole dalla pratica sacramentale. Ora, questa frammentazione, fondata sul Magistero post-conciliare portato innanzi all'esame tribunale della sola [loro] ragione, come non rassomiglia fin troppo a quella divisione in luterani, calvinisti, zwingliani e via via fino alle migliaia di denominazioni protestanti di oggi, ciascuna della quali è certa evidentemente delle sue ragioni?<br />Sia che il punto di partenza sia la Bibbia ("Sola Scriptura"), sia il Denzinger ("Solo Denzinger"), sempre si tratta di libero esame di un libro, di una lettera che uccide in quanto priva dello Spirito vivificante che solo il Magistero vivo, accolto nella sua "autoritatività", può immettere nei cuori (Cf 2 Cor 3,6).<br />PROVA DELLE MIE AFFERMAZIONI<br />1) Chiedete a un sacerdote della Fraternità San Pio X se è lecito partecipare a una S. Messa, celebrata secondo il Novus Ordo, nel migliore dei modi (es.: come celebrava Benedetto XVI).<br />2) Chiedete a un sacerdote della Fraternità San Pio X se accetta il nuovo Codice di diritto canonico, il Catechismo della Chiesa Cattolica, e se ritiene vincolanti i documenti del Magistero dopo il 1960, in base alla lor oggettiva nota teologica.<br />Se vi risponde "No", purtroppo ho ragione io; se vi risponde "Sì", allora è fatto l'accordo dottrinale, e ciò significherebbe la fine alla divisione. E sarebbe accettare finalmente le condizioni che lo stesso Mons. Lefebvre accettò il 5 maggio 1988, ma che poi, disgraziatamente per tutta la Chiesa, ritrattò; ne riporto il nucleo essenziale:<br />Protocollo fissato nel corso della riunione tenutasi a Roma il 4 maggio 1988 tra S. Em. il Cardinale Joseph Ratzinger e S. Ecc. Mons. Marcel Lefèbvre, e firmato dai due prelati il 5 maggio 1988.<br />I - Testo della dichiarazione dottrinale<br />Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata:<br />1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi.<br />2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta.<br />3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica.<br />4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Ch]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57184534</guid><pubDate>Tue, 10 Oct 2023 21:01:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57184534/se_hanno_ragione_i_lefebvriani_le_porte_degli_inferi_hanno_prevalso.mp3" length="12593591" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7573

SE HANNO RAGIONE I LEFEBVRIANI, LE PORTE DEGLI INFERI HANNO PREVALSO di Alfredo Maria Morselli
Vorrei esprimere la mia solidarietà alla dott.ssa Luisella Scrosati, che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7573" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7573</a><br /><br />SE HANNO RAGIONE I LEFEBVRIANI, LE PORTE DEGLI INFERI HANNO PREVALSO di Alfredo Maria Morselli<br />Vorrei esprimere la mia solidarietà alla dott.ssa Luisella Scrosati, che coraggiosamente ha spiegato come, nella devastante crisi che oggi colpisce gli uomini di Chiesa, pur con tanti pastori che remano contro la Verità, ebbene, pur in questa situazione, non è lecito schiodarsi dalla Croce e rifugiarsi presso i priorati della Fraternità Sacerdotale San Pio X.<br />La vostra cara collaboratrice è stata oggetto, nei giorni successivi alla pubblicazione dei suoi articoli, di un impietoso tiro al bersaglio, maleducato nei modi ed errato nella sostanza. Se forse c'è un appunto (di natura strategica) da fare ai suoi ultimi scritti, è quello di essersi dilungata su questioni particolari, piuttosto che concentrarsi sui problemi dottrinali. Non che Ella non l'abbia fatto, ma, un dibattito punto a punto rischia di impantanarsi e di dividersi in tante sotto-questioni.<br />Conviene concentrarsi dunque sulla questione essenziale, che, come ha scritto Benedetto XVI, è di natura dottrinale: «La remissione della scomunica era un provvedimento nell'ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall'ambito dottrinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. [...] Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l'istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa» (Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 Vescovi consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre, 10 Marzo 2009).<br />E quali sono le questioni dottrinali? Sono soprattutto due principali (con altre minori, derivate dalle prime, ad esempio, l'allontanamento dalla dottrina tradizionale circa l'infallibilità delle canonizzazioni): il rifiuto della Nuova Messa e il rifiuto dell'autorità del Magistero dopo il 1962. Prendiamo in esame in dettaglio questi due punti.<br />1) LA NUOVA MESSA VIENE RIFIUTATA IN SÉ<br />La nuova Messa viene rifiutata in sé, ed è presentata come un rito che fa perdere la fede, tanto da vietarne ai fedeli la partecipazione. In pratica la partecipazione alla nuova Messa e la sua celebrazione (pur ritenuta sacramentalmente valida) sono diventati un assoluto morale, una cosa sempre da evitare, che né intenzioni né circostanze possono rendere buona, e quindi lecita. Nel 1976 Mons. Lefebvre così si pronunciava nei confronti del Novus Ordo Missae: «Ah! E questo proprio perché questa unione voluta dai cattolici liberali fra la Chiesa e la Rivoluzione è un'unione adultera! E da questa unione adultera non possono venire che dei bastardi. E chi sono questi bastardi? Sono i riti. Il rito della nuova messa è un rito bastardo. I sacramenti sono dei sacramenti bastardi. Noi non sappiamo più se sono dei sacramenti che danno la grazia o se non la danno più. Noi non sappiamo più se questa messa ci dà il Corpo e il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo o se non ce lo dà. I preti che escono dai seminarii, essi stessi non sanno più chi sono. [...] I preti che escono dai seminarii sono dei preti bastardi. Essi non sanno più chi sono» (Omelia di S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre nella S. Messa celebrata a Lille, in Francia 29 agosto 1976).<br />E queste sono le posizioni attuali immutate: don Philippe Toulza, in un articolo pubblicato sul sito italiano della...]]></itunes:summary><itunes:duration>788</itunes:duration><itunes:keywords>accordodottrinale,denzinger,fsspx,lefebvre,nuovamessa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/38c3e91a8cb67560a7254cd03a231eb8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La crisi della Chiesa esige chiarezza anche con i lefebvriani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-crisi-della-chiesa-esige-chiarezza-anche-con-i-lefebvriani--56853700</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7544" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7544</a><br /><br />LA CRISI NELLA CHIESA ESIGE CHIAREZZA ANCHE CON I LEFEBVRIANI<br />La risposta alla crisi di fede non può essere una posizione ideologica, ma un desiderio di verità e di conversione<br />di Riccardo Cascioli<br />Quando abbiamo deciso di affrontare il tema della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), in linea con un discorso sulla crisi della Chiesa iniziato già da tempo, avevamo messo in preventivo delle reazioni dure. Ma la violenza verbale, gli insulti, le insinuazioni e anche le minacce di tanti leoni da tastiera che ci sono piovute sui social in questi giorni vanno anche oltre le previsioni. E sono significative, perché dicono della "spiritualità" e della sensibilità cattolica di questo mondo molto più della serie di articoli di Luisella Scrosati, serie che termina oggi.<br />In ogni caso queste reazioni scomposte ci rafforzano nella convinzione che era ed è necessario un lavoro per fare chiarezza su quanto stiamo vivendo. Che la Chiesa stia attraversando una profonda crisi che ha portato disorientamento e confusione in tantissimi fedeli è un dato di fatto. Lo documentiamo sistematicamente fin dalla nascita della Bussola: c'è una fortissima spinta alla protestantizzazione che purtroppo arriva anche dall'alto e ora si sta concentrando sul prossimo Sinodo di ottobre.<br />RIFUGI IN CUI SENTIRSI GIUSTI<br />Ma la risposta non può essere reattiva, sentimentale o anche brandendo parti della dottrina cattolica cercandovi giustificazioni alla propria condotta. Abbiamo già scritto nei mesi scorsi sulle tentazioni di una fuga verso realtà che si autoproclamano depositarie della verità ma che si collocano fuori dalla Chiesa. Sempre più fedeli sono attratti da queste realtà pensando così di mantenersi "cattolici". Ma alla fine, anche se tanti sono in buona fede, si tratta spesso di rifugi in cui sentirsi "giusti" e in cui si può essere esentati dalla propria conversione. Perché se un problema esiste è sempre colpa degli altri: i modernisti, i conservatori, i seguaci di questo o quel Papa, il Concilio, la messa Novus Ordo, e così via.<br />In fondo è una visione ideologica e politica della Chiesa, trattata come fosse un partito o un governo, in cui tutto dipende dalla "linea" impressa da chi li guida. Ma la Chiesa è ben altro, non dipende dal Papa e dai vescovi, è Cristo che la guida. Ciò non toglie che ognuno di noi abbia il dovere di fare il possibile perché la Chiesa rifletta nel modo più trasparente possibile la Verità, ma anzitutto desiderando la propria santità. Si dice tante volte che sono i santi i veri riformatori della Chiesa, ma bisogna essere consapevoli che costoro pensano anzitutto alla propria conversione, mendicandola da Cristo, sopportando per Lui - anche dentro la Chiesa - ogni persecuzione ed umiliazione. Solo per fare un esempio recente, possiamo pensare a San Pio da Pietrelcina.<br />Non è la prima volta che la Chiesa vive una grave crisi e sempre ne è uscita solo grazie ai santi, a coloro che hanno vissuto nella propria carne la sofferenza di appartenere a Cristo, rifuggendo la tentazione di farsi una Chiesa "giusta", "povera", "non corrotta". Pensiamo alle vicende parallele di san Francesco e Valdo, come hanno vissuto la povertà nella Chiesa e gli opposti esiti a cui hanno dato origine. Né possiamo negare che lo stesso Lutero dichiarasse di voler salvare la verità della Chiesa: sappiamo come è andata a finire e come invece la Chiesa sia rinata grazie ai santi della Controriforma.<br />LA STRADA CORRETTA<br />Allora, davanti a una crisi così importante è decisivo imboccare la strada corretta, seguire chi - pur tra mille difficoltà - permane nella Verità dentro la Chiesa cattolica, seguire chi più testimonia la santità e l'appartenenza piuttosto che chi fa i bei discorsi o chi si autoproclama "illuminato".<br />Per questo riteniamo importante fare chiarezza, fare emergere le reali situazioni di persone e comunità, indicare ciò che è nel solco dell'insegnamento perenne della Chiesa e cosa no, smascherare chi sfrutta le situazioni di chiaroscuro per guadagnare proseliti e potere. Poi ognuno scelga la strada che preferisce, ma almeno nella consapevolezza e nella trasparenza.<br />Qualcuno potrebbe chiedersi perché dedicare comunque così tanti articoli alla FSSPX. È presto detto: la situazione è delicata e complessa, negli anni ci sono stati diversi sviluppi che hanno creato ancor più confusione, per cui è necessario spiegare bene i diversi punti in questione. Tanto più che c'è un numero crescente di simpatizzanti, ignari di come stiano veramente le cose e convinti che partecipare alle messe della Fraternità sia pienamente legittimo per un cattolico.<br />Quindi nessun attacco, soltanto una necessità di chiarezza.<br />Ma c'è anche un altro punto che vale la pena sottolineare. A lefebvriani e simpatizzanti piace presentarsi come alternativi a Roma. Eppure oggi, volenti o nolenti, si trovano ad essere i migliori alleati di papa Francesco che, a sua volta, spinge verso la FSSPX numerosi fedeli. L'attacco costante del Papa alla Messa in rito antico e agli istituti ex Ecclesia Dei, che ha avuto il suo culmine con il Motu Proprio Traditionis Custodes (16 luglio 2021), è oggettivamente un regalo alla Fraternità, che osteggia il Summorum Pontificum quanto papa Francesco. Il nemico comune è la visione di Benedetto XVI che vedeva Vetus e Novus Ordo come due forme dello stesso rito, e che vedeva la continuità della Chiesa tra prima e dopo Concilio Vaticano II. Altro che alternativi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56853700</guid><pubDate>Tue, 19 Sep 2023 20:44:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56853700/la_crisi_della_chiesa_esige_chiarezza_anche_con_i_lefebvriani.mp3" length="5574406" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7544

LA CRISI NELLA CHIESA ESIGE CHIAREZZA ANCHE CON I LEFEBVRIANI
La risposta alla crisi di fede non può essere una posizione ideologica, ma un desiderio di verità e di conversione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7544" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7544</a><br /><br />LA CRISI NELLA CHIESA ESIGE CHIAREZZA ANCHE CON I LEFEBVRIANI<br />La risposta alla crisi di fede non può essere una posizione ideologica, ma un desiderio di verità e di conversione<br />di Riccardo Cascioli<br />Quando abbiamo deciso di affrontare il tema della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), in linea con un discorso sulla crisi della Chiesa iniziato già da tempo, avevamo messo in preventivo delle reazioni dure. Ma la violenza verbale, gli insulti, le insinuazioni e anche le minacce di tanti leoni da tastiera che ci sono piovute sui social in questi giorni vanno anche oltre le previsioni. E sono significative, perché dicono della "spiritualità" e della sensibilità cattolica di questo mondo molto più della serie di articoli di Luisella Scrosati, serie che termina oggi.<br />In ogni caso queste reazioni scomposte ci rafforzano nella convinzione che era ed è necessario un lavoro per fare chiarezza su quanto stiamo vivendo. Che la Chiesa stia attraversando una profonda crisi che ha portato disorientamento e confusione in tantissimi fedeli è un dato di fatto. Lo documentiamo sistematicamente fin dalla nascita della Bussola: c'è una fortissima spinta alla protestantizzazione che purtroppo arriva anche dall'alto e ora si sta concentrando sul prossimo Sinodo di ottobre.<br />RIFUGI IN CUI SENTIRSI GIUSTI<br />Ma la risposta non può essere reattiva, sentimentale o anche brandendo parti della dottrina cattolica cercandovi giustificazioni alla propria condotta. Abbiamo già scritto nei mesi scorsi sulle tentazioni di una fuga verso realtà che si autoproclamano depositarie della verità ma che si collocano fuori dalla Chiesa. Sempre più fedeli sono attratti da queste realtà pensando così di mantenersi "cattolici". Ma alla fine, anche se tanti sono in buona fede, si tratta spesso di rifugi in cui sentirsi "giusti" e in cui si può essere esentati dalla propria conversione. Perché se un problema esiste è sempre colpa degli altri: i modernisti, i conservatori, i seguaci di questo o quel Papa, il Concilio, la messa Novus Ordo, e così via.<br />In fondo è una visione ideologica e politica della Chiesa, trattata come fosse un partito o un governo, in cui tutto dipende dalla "linea" impressa da chi li guida. Ma la Chiesa è ben altro, non dipende dal Papa e dai vescovi, è Cristo che la guida. Ciò non toglie che ognuno di noi abbia il dovere di fare il possibile perché la Chiesa rifletta nel modo più trasparente possibile la Verità, ma anzitutto desiderando la propria santità. Si dice tante volte che sono i santi i veri riformatori della Chiesa, ma bisogna essere consapevoli che costoro pensano anzitutto alla propria conversione, mendicandola da Cristo, sopportando per Lui - anche dentro la Chiesa - ogni persecuzione ed umiliazione. Solo per fare un esempio recente, possiamo pensare a San Pio da Pietrelcina.<br />Non è la prima volta che la Chiesa vive una grave crisi e sempre ne è uscita solo grazie ai santi, a coloro che hanno vissuto nella propria carne la sofferenza di appartenere a Cristo, rifuggendo la tentazione di farsi una Chiesa "giusta", "povera", "non corrotta". Pensiamo alle vicende parallele di san Francesco e Valdo, come hanno vissuto la povertà nella Chiesa e gli opposti esiti a cui hanno dato origine. Né possiamo negare che lo stesso Lutero dichiarasse di voler salvare la verità della Chiesa: sappiamo come è andata a finire e come invece la Chiesa sia rinata grazie ai santi della Controriforma.<br />LA STRADA CORRETTA<br />Allora, davanti a una crisi così importante è decisivo imboccare la strada corretta, seguire chi - pur tra mille difficoltà - permane nella Verità dentro la Chiesa cattolica, seguire chi più testimonia la santità e l'appartenenza piuttosto che chi fa i bei discorsi o chi si autoproclama "illuminato".<br />Per...]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,illuminato,lefevbriani,novusordo,protestantizzazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a447e84074681c2357422428a1da9afe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nasce la Bussola Mensile, rivista di formazione apologetica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nasce-la-bussola-mensile-rivista-di-formazione-apologetica--56703134</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7522" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7522</a><br /><br />NASCE LA BUSSOLA MENSILE, RIVISTA DI FORMAZIONE APOLOGETICA di Riccardo Cascioli<br />La mancanza di una seria formazione nella fede ha indebolito e diviso la Chiesa. È il concetto espresso lo scorso 14 agosto dall'arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, in una intervista a Fox News Digital. «Purtroppo - ha detto - ci sono molti cattolici che non seguono l'insegnamento della Chiesa perché non è mai stato insegnato loro. (...) Così le loro vite non sono informate dalla fede, e anche se si identificano come cattolici, la loro vita, le loro priorità, e a volte anche i loro valori sono determinati più dal mondo secolare che non dalla fede cattolica».<br />È un giudizio molto chiaro e netto quello del vescovo Cordileone che alla Bussola condividiamo completamente. È per questo che oltre un anno fa abbiamo deciso di proporre l'Ora di dottrina ogni domenica. E ora siamo pronti per un passo successivo: la Bussola mensile, una rivista cartacea tutta dedicata alla formazione apologetica, che uscirà con il primo numero a ottobre.<br />Perché un nuovo mensile?<br />In un momento di grave confusione nella Chiesa, in cui agli attacchi esterni si sommano quelli ancora più insidiosi che vengono dall'interno, e dove la reazione è spesso emotiva se non irrazionale, vogliamo riproporre in modo semplice ma rigoroso l'insegnamento perenne della Chiesa e le ragioni che fondano la nostra fede.<br />UN MENSILE CHE PERMETTE DI PERSEVERARE NELLA VERITÀ<br />Potrebbe sembrare una scommessa azzardata: mentre tutti i giornali e periodici nati sulla carta si buttano sul web, la Bussola fa il percorso inverso: pur avendo rafforzato la presenza quotidiana sul web (vedi il recente restyling), crea un prodotto cartaceo. Ma lo facciamo proprio per la consapevolezza di quell'esigenza di formazione di cui parla il vescovo Cordileone e perché la rivista cartacea ha ancora un valore per articoli e approfondimenti che vogliono essere punti fermi per la vita dei credenti e non sono quindi destinati a passare di moda davanti all'incalzare dell'attualità.<br />Teologia, liturgia, filosofia, storia, arte e cultura, dottrina sociale, spiritualità e preghiera, e altro ancora: ogni mese 32 pagine per abbeverarsi alla fonte che permette di perseverare nella Verità.<br />È un mensile per tutti, è la possibilità di comprendere il significato profondo e le implicazioni di tanti fenomeni e dibattiti di attualità nella Chiesa e nella società.<br />Non a caso, nel primo numero di ottobre, l'approfondimento di Primo piano e la copertina sono dedicati al Sinodo sulla sinodalità che si svolgerà in Vaticano dal 4 al 29 ottobre prossimi.<br />E la presentazione ufficiale de La Bussola mensile avverrà a Roma il 3 ottobre proprio con un Convegno intitolato "La Babele sinodale", con gli interventi del cardinale Raymond Burke, di padre Gerald Murray e Stefano Fontana. L'evento si svolgerà al Teatro Ghione, in via delle Fornaci 37 (a due passi da Piazza San Pietro) alle ore 16.<br />COME ABBONARSI A LA BUSSOLA MENSILE<br />È possibile acquistare La Bussola mensile abbonandosi (il costo annuo per 11 numeri è di 30 euro) o acquistando le singole copie nelle parrocchie che la esporranno.<br />Per l'abbonamento si può pagare con:<br />- Paypal e carta di credito, clicca qui;<br />- bonifico bancario sul conto intestato a Omni Die srl<br />IBAN: IT26S0200820405000102360730<br />causale: Abbonamento mensile<br />- bonifico postale intestato a Omni Die srl<br />IBAN: IT33E0760101600001067133064<br />- Conto corrente postale no. 1067133064, intestato a Omni Die srl<br />Per prenotare già da ora una copia saggio o per ulteriori informazioni scrivere a distribuzione@lanuovabq.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56703134</guid><pubDate>Wed, 06 Sep 2023 11:50:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56703134/nasce_la_bussola_mensile_rivista_di_formazione_apologetica.mp3" length="3711562" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7522

NASCE LA BUSSOLA MENSILE, RIVISTA DI FORMAZIONE APOLOGETICA di Riccardo Cascioli
La mancanza di una seria formazione nella fede ha indebolito e diviso la Chiesa. È il concetto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7522" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7522</a><br /><br />NASCE LA BUSSOLA MENSILE, RIVISTA DI FORMAZIONE APOLOGETICA di Riccardo Cascioli<br />La mancanza di una seria formazione nella fede ha indebolito e diviso la Chiesa. È il concetto espresso lo scorso 14 agosto dall'arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, in una intervista a Fox News Digital. «Purtroppo - ha detto - ci sono molti cattolici che non seguono l'insegnamento della Chiesa perché non è mai stato insegnato loro. (...) Così le loro vite non sono informate dalla fede, e anche se si identificano come cattolici, la loro vita, le loro priorità, e a volte anche i loro valori sono determinati più dal mondo secolare che non dalla fede cattolica».<br />È un giudizio molto chiaro e netto quello del vescovo Cordileone che alla Bussola condividiamo completamente. È per questo che oltre un anno fa abbiamo deciso di proporre l'Ora di dottrina ogni domenica. E ora siamo pronti per un passo successivo: la Bussola mensile, una rivista cartacea tutta dedicata alla formazione apologetica, che uscirà con il primo numero a ottobre.<br />Perché un nuovo mensile?<br />In un momento di grave confusione nella Chiesa, in cui agli attacchi esterni si sommano quelli ancora più insidiosi che vengono dall'interno, e dove la reazione è spesso emotiva se non irrazionale, vogliamo riproporre in modo semplice ma rigoroso l'insegnamento perenne della Chiesa e le ragioni che fondano la nostra fede.<br />UN MENSILE CHE PERMETTE DI PERSEVERARE NELLA VERITÀ<br />Potrebbe sembrare una scommessa azzardata: mentre tutti i giornali e periodici nati sulla carta si buttano sul web, la Bussola fa il percorso inverso: pur avendo rafforzato la presenza quotidiana sul web (vedi il recente restyling), crea un prodotto cartaceo. Ma lo facciamo proprio per la consapevolezza di quell'esigenza di formazione di cui parla il vescovo Cordileone e perché la rivista cartacea ha ancora un valore per articoli e approfondimenti che vogliono essere punti fermi per la vita dei credenti e non sono quindi destinati a passare di moda davanti all'incalzare dell'attualità.<br />Teologia, liturgia, filosofia, storia, arte e cultura, dottrina sociale, spiritualità e preghiera, e altro ancora: ogni mese 32 pagine per abbeverarsi alla fonte che permette di perseverare nella Verità.<br />È un mensile per tutti, è la possibilità di comprendere il significato profondo e le implicazioni di tanti fenomeni e dibattiti di attualità nella Chiesa e nella società.<br />Non a caso, nel primo numero di ottobre, l'approfondimento di Primo piano e la copertina sono dedicati al Sinodo sulla sinodalità che si svolgerà in Vaticano dal 4 al 29 ottobre prossimi.<br />E la presentazione ufficiale de La Bussola mensile avverrà a Roma il 3 ottobre proprio con un Convegno intitolato "La Babele sinodale", con gli interventi del cardinale Raymond Burke, di padre Gerald Murray e Stefano Fontana. L'evento si svolgerà al Teatro Ghione, in via delle Fornaci 37 (a due passi da Piazza San Pietro) alle ore 16.<br />COME ABBONARSI A LA BUSSOLA MENSILE<br />È possibile acquistare La Bussola mensile abbonandosi (il costo annuo per 11 numeri è di 30 euro) o acquistando le singole copie nelle parrocchie che la esporranno.<br />Per l'abbonamento si può pagare con:<br />- Paypal e carta di credito, clicca qui;<br />- bonifico bancario sul conto intestato a Omni Die srl<br />IBAN: IT26S0200820405000102360730<br />causale: Abbonamento mensile<br />- bonifico postale intestato a Omni Die srl<br />IBAN: IT33E0760101600001067133064<br />- Conto corrente postale no. 1067133064, intestato a Omni Die srl<br />Per prenotare già da ora una copia saggio o per ulteriori informazioni scrivere a distribuzione@lanuovabq.it]]></itunes:summary><itunes:duration>232</itunes:duration><itunes:keywords>apologetica,bussolamensile,rivistacartacea,salvatorecordileone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7df2cfd0a802baa29b9cb336f7b8ab5e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un vaso di Pandora che potrebbe danneggiare la Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-vaso-di-pandora-che-potrebbe-danneggiare-la-chiesa--56629868</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7520</a><br /><br />UN VASO DI PANDORA CHE POTREBBE DANNEGGIARE LA CHIESA<br />Pubblichiamo l'introduzione al libro della TFP per aprire gli occhi sul sinodo sulla sinodalità (è possibile richiedere una copia cartacea oppure scaricare gratuitamente la versione digitale)<br />di José Antonio Ureta e Julio Loredo<br />Con il titolo "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione", Papa Francesco ha convocato a Roma un "Sinodo sulla sinodalità". Si tratta della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.<br />Nonostante la sua incidenza potenzialmente rivoluzionaria, il dibattito attorno a questo Sinodo è rimasto perlopiù ristretto agli "addetti ai lavori". Il grande pubblico ne sa poco. Il presente libro vorrebbe colmare questa lacuna, spiegando in modo semplice la posta in gioco. C'è in atto un piano per riformare Santa Madre Chiesa che, se portato alle ultime conseguenze, potrebbe sovvertirla sin dalle sue fondamenta.<br />Per quanto si presenti come un'Assemblea Ordinaria, diversi fattori fanno di questo Sinodo un evento fuori dal comune, che taluni vorrebbero fungesse persino da spartiacque nella storia della Chiesa, una sorta di Concilio Vaticano III de facto.<br />UN'ASSEMBLEA PER NULLA "ORDINARIA"<br />Un primo fattore è la sua stessa struttura. Dopo un'ampia consultazione internazionale, sono previste ben due sessioni plenarie a Roma, nel 2023 e 2024, precedute da un ritiro spirituale per i partecipanti.<br />Un secondo fattore è il suo contenuto. Mentre le Assemblee generali ordinarie solitamente trattano temi specifici (i Giovani nel 2018, la Famiglia nel 2015 e via dicendo), questa volta si vuole mettere in discussione la struttura stessa della Chiesa. Si propone di ripensare la Chiesa, trasformandola in una nuova «Chiesa costitutivamente sinodale», modificando elementi basilari della sua costituzione organica. Questo cambiamento potrebbe essere potenzialmente radicale, poiché alcuni documenti sinodali parlano di una "conversione", come se la Chiesa avesse finora percorso un cammino sbagliato e dovesse fare un'inversione a "U".<br />Un terzo fattore che fa di quest'assemblea un evento fuori dal comune è il suo carattere di processo. Questo Sinodo non intende discutere di questioni dottrinali o pastorali, per poi giungere a certe conclusioni, bensì intraprendere un "processo ecclesiale" per riformare la Chiesa. Non pochi temono che si apra un vaso di Pandora.<br />In questo modo, la "sinodalità" rischia di diventare una di quelle "parole talismaniche" di cui parlava il pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira: una parola che comporta una grande elasticità, suscettibile di essere fortemente radicalizzata, della quale si abusa per scopi propagandistici. Manipolata dalla propaganda, «la parola-talismano viene usata tendenziosamente, e comincia a rifulgere di un brillìo che affascina il paziente e lo conduce molto più lontano di quanto avrebbe potuto immaginare».<br />Questa riforma sinodale - dice la Commissione Teologica Internazionale - andrebbe a recuperare vecchie strutture di partecipazione comunitaria della Chiesa del primo millennio, troppo a lungo trascurate a causa dell'egemonia di un'ecclesiologia di carattere gerarchico che si tratterebbe di superare.<br />Il Sinodo sulla sinodalità si presenta così come uno spartiacque nella storia della Chiesa e, in concreto, dell'attuale Pontificato. Secondo il vaticanista Jean-Marie Guénois, Francesco «sta preparando la sua riforma capitale: quella della sinodalità. Egli spera di convertire la Chiesa, piramidale, centralizzata e clericalizzata, in una comunità più democratica e decentralizzata, dove il potere sarà maggiormente condiviso con i laici».<br />IL SYNODALER WEG TEDESCO<br />Fra i più radicali sostenitori della "conversione sinodale" della Chiesa vi è la Conferenza episcopale tedesca, che ha promosso un "cammino" tutto suo: il Synodaler Weg. Questo Weg concentra e rilancia le rivendicazioni decennali più estreme del progressismo tedesco.<br />Nelle intenzioni dei suoi promotori, il Weg non si dovrebbe limitare alla Germania, bensì servire da modello e da traino per il Sinodo universale. Nel vasto universo dei promotori della "sinodalità", i tedeschi appaiono così come una fazione estrema, sebbene articolata e influente. Fra noti vaticanisti c'è il timore che, un po' com'era successo ai tempi del Concilio Vaticano II, quando "il Reno si gettò nel Tevere", l'influenza dei progressisti tedeschi possa essere determinante nei lavori sinodali.<br />Portato alle ultime conseguenze, il Weg implicherebbe una profonda sovversione di Santa Romana Chiesa. A dirlo è il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: «Stanno sognando un'altra chiesa che non ha nulla a che fare con la fede cattolica e vogliono abusare di questo processo, per spostare la Chiesa cattolica, non solo in un'altra direzione, ma verso la (sua) distruzione».<br />Se anche una sola parte del Weg tedesco dovesse essere accettata dal Sinodo universale, potrebbe sfigurare la Chiesa così come la conosciamo. Ovviamente, non si tratta della fine della Chiesa Cattolica. Confortata dalla promessa divina, essa ha la certezza dell'indefettibilità, cioè quella prerogativa in virtù della quale durerà sino alla fine dei tempi (Mt 28, 20), e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa (Mt 16, 18).<br />UN CAMMINO FALLIMENTARE<br />Prima di applicare il "Cammino sinodale" alla Chiesa cattolica, i suoi promotori forse farebbero meglio a studiare simili esperienze, rivelatesi fallimentari, in altre confessioni. Prendiamo l'esempio della Chiesa d'Inghilterra, che intraprese il suo particolare "cammino sinodale" negli anni Cinquanta del secolo scorso.<br />La testimonianza di Gavin Ashenden, ex vescovo anglicano e già cappellano di S.M. la Regina Elisabetta, convertitosi al cattolicesimo, è degna di nota: «Credo che gli ex anglicani possono essere di qualche aiuto, perché hanno già visto lo stratagemma della sinodalità applicato alla Chiesa d'Inghilterra, con effetti divisivi e distruttivi. Da ex anglicani, noi abbiamo già visto questo trucco. Fa parte della spiritualità dei progressisti. In poche parole, avvolgono contenuti quasi marxisti in un linguaggio spirituale e poi parlano dello Spirito Santo».<br />Un simile ammonimento viene rivolto anche da P. Michael Nazir-Ali, già vescovo anglicano di Rochester e oggi sacerdote cattolico. A suo parere, «dobbiamo imparare dalla confusione e caos derivanti da quanto è successo nella Chiesa d'Inghilterra e in alcune chiese protestanti liberali».<br />Ma non bisogna nemmeno andare troppo lontano per constatare il fallimento di questo approccio. Basti guardare al disastro della Chiesa in Germania. È paradossale che proprio il Synodaler Weg debba servire da modello per la riforma della Chiesa universale. A nessuno sfugge che la Chiesa in Germania stia quasi scomparendo e si trovi nella peggiore crisi della sua storia, proprio in conseguenza dell'applicazione di idee e di pratiche simili a quelle che ispirano il Weg.<br />Perché si vuole imporre alla Chiesa un "cammino" che in altri luoghi ha portato al disastro?<br />D'altronde, come questo libro dimostrerà, il Cammino sinodale - sia quello universale sia quello tedesco - non entusiasma quasi nessuno. Il numero delle persone coinvolte nei vari processi consultivi è irrisorio. C'è un'indifferenza generalizzata. Sapranno i promotori del Cammino sinodale interpretare questa indifferenza? Si renderanno conto che stanno giocando una partita con gli spalti vuoti? Fosse una partita di calcio... ma è in gioco nientemeno che la Sposa di Cristo!<br />DAL CONCILIARISMO ALLA SINODALITÀ PERMANENTE<br />Per quanto si presenti come "moderno" e "aggiornato", lo spirito sinodale attinge a vecchi errori ed eresie.<br />Già all'inizio del secolo XV, col pretesto di adattare la Chiesa alla nuova mentalità nata con l'Umanesimo, sorse la corrente detta "conciliarista", che intendeva ridurre il potere gerarchico del Papa in favore di un'assemblea conciliare. La Chiesa avrebbe dovuto strutturarsi, come espressione della volontà dei fedeli, in "sinodi" locali e regionali, largamente autonomi, ognuno con la sua lingua e i suoi costumi. Questi sinodi si sarebbero dovuti poi riunire periodicamente in un "Concilio generale" o "Santo Sinodo", detentore della massima autorità nella Chiesa. Il Papa, ridotto a un primus inter pares, avrebbe dovuto a sua volta sottomettersi alle decisioni dei concili, mediante il voto paritario dei partecipanti.<br />Nelle sue manifestazioni più autentiche, lo spirito che anima il Synodaler Weg tedesco, e anche il cammino sinodale universale, non fa altro che assumere e rilanciare questi vecchi errori, già condannati da diversi Papi e Concili. Vecchi errori denunciati dal teologo Joseph Ratzinger: «L'idea del sinodo misto quale suprema autorità permanente di governo delle chiese nazionali è, alla luce della Tradizione della Chiesa, così come alla luce della struttura sacramentale e del fine specifico della Chiesa, una chimera. A un sinodo del genere mancherebbe ogni legittimità e ad esso bisognerebbe decisamente e chiaramente rifiutare l'obbedienza».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56629868</guid><pubDate>Tue, 29 Aug 2023 20:49:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56629868/un_vaso_di_pandora_che_potrebbe_danneggiare_la_chiesa.mp3" length="13578135" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7520

UN VASO DI PANDORA CHE POTREBBE DANNEGGIARE LA CHIESA
Pubblichiamo l'introduzione al libro della TFP per aprire gli occhi sul sinodo sulla sinodalità (è possibile richiedere una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7520</a><br /><br />UN VASO DI PANDORA CHE POTREBBE DANNEGGIARE LA CHIESA<br />Pubblichiamo l'introduzione al libro della TFP per aprire gli occhi sul sinodo sulla sinodalità (è possibile richiedere una copia cartacea oppure scaricare gratuitamente la versione digitale)<br />di José Antonio Ureta e Julio Loredo<br />Con il titolo "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione", Papa Francesco ha convocato a Roma un "Sinodo sulla sinodalità". Si tratta della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.<br />Nonostante la sua incidenza potenzialmente rivoluzionaria, il dibattito attorno a questo Sinodo è rimasto perlopiù ristretto agli "addetti ai lavori". Il grande pubblico ne sa poco. Il presente libro vorrebbe colmare questa lacuna, spiegando in modo semplice la posta in gioco. C'è in atto un piano per riformare Santa Madre Chiesa che, se portato alle ultime conseguenze, potrebbe sovvertirla sin dalle sue fondamenta.<br />Per quanto si presenti come un'Assemblea Ordinaria, diversi fattori fanno di questo Sinodo un evento fuori dal comune, che taluni vorrebbero fungesse persino da spartiacque nella storia della Chiesa, una sorta di Concilio Vaticano III de facto.<br />UN'ASSEMBLEA PER NULLA "ORDINARIA"<br />Un primo fattore è la sua stessa struttura. Dopo un'ampia consultazione internazionale, sono previste ben due sessioni plenarie a Roma, nel 2023 e 2024, precedute da un ritiro spirituale per i partecipanti.<br />Un secondo fattore è il suo contenuto. Mentre le Assemblee generali ordinarie solitamente trattano temi specifici (i Giovani nel 2018, la Famiglia nel 2015 e via dicendo), questa volta si vuole mettere in discussione la struttura stessa della Chiesa. Si propone di ripensare la Chiesa, trasformandola in una nuova «Chiesa costitutivamente sinodale», modificando elementi basilari della sua costituzione organica. Questo cambiamento potrebbe essere potenzialmente radicale, poiché alcuni documenti sinodali parlano di una "conversione", come se la Chiesa avesse finora percorso un cammino sbagliato e dovesse fare un'inversione a "U".<br />Un terzo fattore che fa di quest'assemblea un evento fuori dal comune è il suo carattere di processo. Questo Sinodo non intende discutere di questioni dottrinali o pastorali, per poi giungere a certe conclusioni, bensì intraprendere un "processo ecclesiale" per riformare la Chiesa. Non pochi temono che si apra un vaso di Pandora.<br />In questo modo, la "sinodalità" rischia di diventare una di quelle "parole talismaniche" di cui parlava il pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira: una parola che comporta una grande elasticità, suscettibile di essere fortemente radicalizzata, della quale si abusa per scopi propagandistici. Manipolata dalla propaganda, «la parola-talismano viene usata tendenziosamente, e comincia a rifulgere di un brillìo che affascina il paziente e lo conduce molto più lontano di quanto avrebbe potuto immaginare».<br />Questa riforma sinodale - dice la Commissione Teologica Internazionale - andrebbe a recuperare vecchie strutture di partecipazione comunitaria della Chiesa del primo millennio, troppo a lungo trascurate a causa dell'egemonia di un'ecclesiologia di carattere gerarchico che si tratterebbe di superare.<br />Il Sinodo sulla sinodalità si presenta così come uno spartiacque nella storia della Chiesa e, in concreto, dell'attuale Pontificato. Secondo il vaticanista Jean-Marie Guénois, Francesco «sta preparando la sua riforma capitale: quella della sinodalità. Egli spera di convertire la Chiesa, piramidale, centralizzata e clericalizzata, in una comunità più democratica e decentralizzata, dove il potere sarà maggiormente condiviso con i laici».<br />IL SYNODALER WEG TEDESCO<br />Fra i più radicali sostenitori della "conversione sinodale" della Chiesa vi è la...]]></itunes:summary><itunes:duration>849</itunes:duration><itunes:keywords>altrachiesa,riformarelachiesa,sinodalità,synodalerweg,vasodipandora</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22a4e6a264526e8e4d1d536a5ff1ca3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa resta della GMG? Un presunto miracolo e una quasi certa ignoranza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-resta-della-gmg-un-presunto-miracolo-e-una-quasi-certa-ignoranza--56626711</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7518" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7518</a><br /><br />COSA RESTA DELLA GMG? UN PRESUNTO MIRACOLO E UNA QUASI CERTA IGNORANZA<br />Se c'era una storia veramente speciale che questa Gmg di Lisbona poteva lasciarci, questa lo è senza dubbio. Secondo quello che ha riportato la radio spagnola COPE, Jimena, una ragazza di 16 anni di Madrid, presente a Lisbona insieme a un gruppo dell'Opus Dei, ha recuperato la vista a Fatima quando ha ricevuto la Comunione, proprio nel giorno della festa della Vergine della Neve, alla quale stava facendo una novena di preghiera per chiedere il miracolo della sua guarigione.<br />«Ho aperto gli occhi e vedevo perfettamente», così ha testimoniato la ragazza che da due anni e mezzo è praticamente cieca a causa di una progressiva perdita della vista. Il fatto sarebbe accaduto la mattina del 5 agosto, mentre anche il Santo Padre recitava il Rosario nel Santuario di Fatima.<br />Nell'audio della radio spagnola COPE (potete ascoltarlo nel video qui sopra) la ragazza spiega che quella mattina si è svegliata come al solito da due anni e mezzo a questa parte, e cioè «vedendo super sfocato». Quindi ha raccontato di essere «andata a messa con i miei amici perché siamo alla GMG» e «dopo aver ricevuto la Comunione sono andata alla mia panca e ho iniziato a piangere molto perché era l'ultimo giorno della novena e volevo guarire e ho chiesto molto favore a Dio e quando ho aperto gli occhi ci vedevo perfettamente».<br />«Era troppo», racconta concitata, e «dobbiamo ringraziare molto per il miracolo, perché ho visto l'altare, il Tabernacolo, c'erano i miei amici e ho potuto vederli perfettamente. Mi sono accorta che avevano due anni e mezzo in più di quanto li ricordassi, sono un po' cambiati, ma sono sempre loro. E poi mi sono guardata allo specchio più tardi, sono un po' cambiata anch'io...».<br />La giovane si dice «super felice» e ringrazia tutti coloro che hanno fatto parte del gruppo di preghiera per la novena. «Questa è stata una prova di fede, la Vergine mi ha fatto un grande dono che non dimenticherò», rimarca.<br />Il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona e presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), ha detto ad Aci prensa che questo possibile miracolo è «una grazia di Dio», rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa al termine della GMG dal parco Eduardo VII di Lisbona.<br />Il cardinale poi ha detto che è stato in grado di parlare con Jimena attraverso una videochiamata e che lei ha spiegato cosa è successo. «La ragazza era estremamente emozionata», ha aggiunto il cardinale, «era cieca da tempo e da due o tre anni imparava il metodo braille».<br />Inoltre, il porporato ha sottolineato che Jimena «ha dovuto leggere la preghiera di ringraziamento quel giorno alla Messa con il gruppo di Madrid» e che, dopo aver ricevuto la Comunione, ha potuto leggerla senza alcun problema. La giovane ha anche raccontato al Cardinale che era «da nove giorni che chiedevano alla Vergine la sua guarigione».<br />Infine, Omella ha precisato che il miracolo «poi dovranno valutarlo i medici, com'era, se lo era, se si poteva curare o meno. Ma finora per la ragazza è stato un grande evento. Diciamo un miracolo. Non vedeva e ora vede. Adesso i dottori potranno dire il resto, ma lei torna a casa e ci vede».<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "I giovani di Lisbona e la DSC" Stefano Fontana esprime delle riserve sul fatto che si invitano i giovani ad agire, ma senza dargli i riferimenti dottrinali per impegnarsi nelle cause giuste alla luce del vangelo e non del mondo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 agosto 2023:<br />I giovani a Lisbona erano tanti. Chi si interessa di Dottrina sociale della Chiesa si chiede se e quanti di loro, tornati a casa, si daranno da fare in questo campo. So bene che la GMG non era dedicata a questo, però ai giovani è stato dato un forte invito a "sporcarsi le mani" nell'aiuto agli altri e ad interessarsi attivamente dei problemi che soffocano oggi la società. Molte di queste minacce sociali sono state anche chiamate per nome durante gli incontri di Lisbona.<br />Allora, la domanda è lecita e pertinente: questi giovani andranno a sporcarsi le mani a seguito dei gruppi dell'ecologismo radicale? Si mobiliteranno per l'integrazione delle persone LGBT? Oppure si aggregheranno a movimenti pro-life e pro-family? Probabilmente a nessuno verrà in mente di leggersi qualche enciclica sociale di Leone XIII o di Giovanni Paolo II, non arrivo nemmeno a pensarlo, ma torneranno a casa con una disponibilità, ancora generica e da precisare ma presente, di agire nella società e nella politica "da cattolici"? Pensando che la propria fede ha molto da dire al riguardo, in raccordo con la ragione? Avranno percepito l'esistenza di questo orizzonte di riferimento, quello che si chiama Dottrina sociale della Chiesa anche se loro non la conoscono? Secondo me no. Sicché anche se fosse vero che la presenza di tutti quei giovani ha dimostrato che un mondo nuovo è possibile - come ha detto Francesco - per quale mondo nuovo quei giovani si impegneranno non ci è dato di sapere. La probabilità, anzi, che essi possano impegnarsi per un mondo anticristiano, senza saperlo e pensando di fare il contrario, è molto alta. A Lisbona le indicazioni su come debba essere il mondo che i giovani sono invitati a costruire erano confuse, generiche e in molti casi retoriche. Se si impegneranno per il clima, per esempio, lo faranno collocandosi dalla parte sbagliata, a partire da quanto sentito a Lisbona. Se dovessero decidere di entrare in qualche partito ne sceglieranno uno ecologista anche se favorevole all'aborto, a partire da quanto sentito a Lisbona.<br />Un test interessante a questo proposito è vedere cosa abbia detto Francesco ai giovani nella veglia passata assieme a loro il 5 agosto scorso. Il papa li ha invitati ad "allenarsi a camminare". Cioè abituarsi a guardare gli altri dall'alto in basso per sollevarli quando per la stanchezza si lasciano cadere, quindi ha detto che la gioia di fare questo l'abbiamo ricevuta da altri che dobbiamo ringraziare, poi ha detto che scopo della vita è vivere quello che abbiamo dentro, ossia la nostra vocazione e questo si impara non in una biblioteca, ma nella vita, ossia camminando. Poi ha così concluso "Vi lascio questi spunti. Camminare e, se si cade, rialzarsi; camminare con una meta; allenarsi tutti i giorni nella vita. Nella vita, nulla è gratis, tutto si paga. Solo una cosa è gratis: l'amore di Gesù! Quindi, con questo gratis che abbiamo - l'amore di Gesù - e con la voglia di camminare, camminiamo nella speranza, guardiamo alle nostre radici e andiamo avanti, senza paura. Non abbiate paura. Grazie! Ciao!". In questo discorso non riesco a trovare nessun elemento di contenuto, tale da fornire ai giovani qualche criterio per valutare cosa differenzi un mondo giusto da un mondo ingiusto e che li preservi dall'essere ingannati dalle ideologie di oggi, che stanno investendo ampiamente anche la fede, quando ritorneranno alle loro case.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56626711</guid><pubDate>Tue, 29 Aug 2023 20:48:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56626711/cosa_resta_della_gmg_un_presunto_miracolo_e_una_quasi_certa_ignoranza.mp3" length="8903435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7518

COSA RESTA DELLA GMG? UN PRESUNTO MIRACOLO E UNA QUASI CERTA IGNORANZA
Se c'era una storia veramente speciale che questa Gmg di Lisbona poteva lasciarci, questa lo è senza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7518" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7518</a><br /><br />COSA RESTA DELLA GMG? UN PRESUNTO MIRACOLO E UNA QUASI CERTA IGNORANZA<br />Se c'era una storia veramente speciale che questa Gmg di Lisbona poteva lasciarci, questa lo è senza dubbio. Secondo quello che ha riportato la radio spagnola COPE, Jimena, una ragazza di 16 anni di Madrid, presente a Lisbona insieme a un gruppo dell'Opus Dei, ha recuperato la vista a Fatima quando ha ricevuto la Comunione, proprio nel giorno della festa della Vergine della Neve, alla quale stava facendo una novena di preghiera per chiedere il miracolo della sua guarigione.<br />«Ho aperto gli occhi e vedevo perfettamente», così ha testimoniato la ragazza che da due anni e mezzo è praticamente cieca a causa di una progressiva perdita della vista. Il fatto sarebbe accaduto la mattina del 5 agosto, mentre anche il Santo Padre recitava il Rosario nel Santuario di Fatima.<br />Nell'audio della radio spagnola COPE (potete ascoltarlo nel video qui sopra) la ragazza spiega che quella mattina si è svegliata come al solito da due anni e mezzo a questa parte, e cioè «vedendo super sfocato». Quindi ha raccontato di essere «andata a messa con i miei amici perché siamo alla GMG» e «dopo aver ricevuto la Comunione sono andata alla mia panca e ho iniziato a piangere molto perché era l'ultimo giorno della novena e volevo guarire e ho chiesto molto favore a Dio e quando ho aperto gli occhi ci vedevo perfettamente».<br />«Era troppo», racconta concitata, e «dobbiamo ringraziare molto per il miracolo, perché ho visto l'altare, il Tabernacolo, c'erano i miei amici e ho potuto vederli perfettamente. Mi sono accorta che avevano due anni e mezzo in più di quanto li ricordassi, sono un po' cambiati, ma sono sempre loro. E poi mi sono guardata allo specchio più tardi, sono un po' cambiata anch'io...».<br />La giovane si dice «super felice» e ringrazia tutti coloro che hanno fatto parte del gruppo di preghiera per la novena. «Questa è stata una prova di fede, la Vergine mi ha fatto un grande dono che non dimenticherò», rimarca.<br />Il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona e presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), ha detto ad Aci prensa che questo possibile miracolo è «una grazia di Dio», rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa al termine della GMG dal parco Eduardo VII di Lisbona.<br />Il cardinale poi ha detto che è stato in grado di parlare con Jimena attraverso una videochiamata e che lei ha spiegato cosa è successo. «La ragazza era estremamente emozionata», ha aggiunto il cardinale, «era cieca da tempo e da due o tre anni imparava il metodo braille».<br />Inoltre, il porporato ha sottolineato che Jimena «ha dovuto leggere la preghiera di ringraziamento quel giorno alla Messa con il gruppo di Madrid» e che, dopo aver ricevuto la Comunione, ha potuto leggerla senza alcun problema. La giovane ha anche raccontato al Cardinale che era «da nove giorni che chiedevano alla Vergine la sua guarigione».<br />Infine, Omella ha precisato che il miracolo «poi dovranno valutarlo i medici, com'era, se lo era, se si poteva curare o meno. Ma finora per la ragazza è stato un grande evento. Diciamo un miracolo. Non vedeva e ora vede. Adesso i dottori potranno dire il resto, ma lei torna a casa e ci vede».<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "I giovani di Lisbona e la DSC" Stefano Fontana esprime delle riserve sul fatto che si invitano i giovani ad agire, ma senza dargli i riferimenti dottrinali per impegnarsi nelle cause giuste alla luce del vangelo e non del mondo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 agosto 2023:<br />I giovani a Lisbona erano tanti. Chi si interessa di Dottrina sociale della Chiesa si chiede se e quanti di loro, tornati a casa, si daranno da fare in questo campo. 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Oggi, 2 agosto, tra le varie iniziative, c'è la prima Rise Up (Alzati), ossia, così come presentata dagli organizzatori, una nuova forma di catechesi, così nuova che non sembra proprio una catechesi. Nella giornata odierna infatti si parlerà di Ecologia integrale: la cura per l'altro e per l'intero creato (le altre due Rise Up - nome che ricorda tanto una bevanda gassata e zuccherina - riguarderanno l'Amicizia Sociale e la Misericordia).<br />Il sito ufficiale della Gmg presenta la catechesi odierna tramite un video in cui un giovane così ci istruisce: «Riflettiamo sulle risorse del pianeta e su cosa lasciamo alle generazioni future. Prendersi cura della casa comune implica riflettere sulla dimensione umana e sociale. L'ecologia integrale è inseparabile dalla nozione di bene comune. […] Nella Laudato si', papa Francesco ci presenta san Francesco d'Assisi come principale esempio in quanto vive in meravigliosa armonia con Dio, gli altri, la natura e sé stesso. Questa ambizione dobbiamo farla nostra! […] Un'ecologia integrale richiede tempo per ritrovare una serena armonia con il Creato, riflettere sul nostro stile di vita e sui nostri ideali, contemplare il Creatore. Tutto è collegato. L'esistenza umana riposa su tre pilastri fondamentali: la relazione con Dio, con gli altri e con la Terra. […] Prenditi cura della nostra casa comune! Ora!».<br />Nei mesi precedenti i giovani di tutte le diocesi del mondo erano stati invitati a prepararsi a discutere su questa tematica per mezzo di alcuni incontri. Nel manualetto esplicativo per organizzare questi incontri si spiegava che, in relazione alla tematica ecologica, «questo incontro preparatorio mira a fornire ai giovani un tempo di ascolto reciproco sulle varie dimensioni dell'ecologia integrale». A seguire venivano indicate tali dimensioni: «inquinamento e cambiamenti climatici; la questione dell'acqua; perdita di biodiversità; deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale; iniquità planetaria».<br />Fedeli al comando di monsignor Américo Aguiar, responsabile della Gmg di Lisbona, che ha ordinato di non far cenno all'evangelizzazione durante la Gmg, ecco che i giovani parleranno, ascolteranno e discuteranno di riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai e condizionatori. Alla desertificazione della fede hanno sostituito la desertificazione climatico-ambientale; all'inquinamento delle anime l'inquinamento di fiumi, laghi e mari; all'integrità morale l'ecologia integrale; alla salvezza eterna quella breve legata alla lotta contro il riscaldamento globale; alla conversione a Dio la conversione ambientale; ai sacramenti la raccolta differenziata e le auto elettriche; alla diversità di carismi la biodiversità; all'esame di coscienza l'autoaccusa del riscaldamento globale antropico; alle processioni le marce ambientaliste; ai venerdì di magro i Fridays for Future; al timor Dei l'ecoansia; alla Madonna Greta Thunberg. Al culto a Dio il culto della dea Terra.<br />La Gioventù del Littorio Ambientalista, di verde vestita, è pronta dunque a farsi convertire, anzi a farsi pervertire. Infatti l'ambientalismo c'entra con il cattolicesimo come Al-Qāʿida c'entra con la pace nel mondo. Il corretto rapporto tra credente e creato s'incardina su questi aspetti. Primo: ogni ente naturale è in sé buono perché trova in Dio la sua causa prima. In esso quindi riluce una qualche perfezione del Creatore, sebbene anche la natura abbia subìto il riverbero negativo del peccato originale («maledetto sia il suolo per causa tua!»: ecco in Genesi 3,17 la spiegazione ultima di inondazioni, tsunami, incendi, terremoti, tifoni e altro ancora). Secondo: la bontà della creazione che in noi si appalesa nella sua bellezza e nella sua intima razionalità provoca o deve provocare un inno di lode a Dio. Questo fece san Francesco. Terzo: il creato può e deve essere usato dall'uomo per l'uomo, ossia per la sua santificazione, e non deve essere abusato non perché la coccinella o il ghiacciaio abbiano dei diritti (non possono averli perché non sono persone), ma perché il valore intrinseco dei beni creati - tra loro armonicamente diseguali - e il rispetto della dignità personale implicano condotte consone a questi due aspetti. Ciò per dire che, se torturo un gatto, non mi comporto in modo adeguato al valore del quadrupede e soprattutto alla dignità mia personale.<br />L'ambientalismo, anche in salsa cattolica, invece assegna una dignità personale ad animali, vegetali e cose; e così una tematica oggettivamente marginale diventa necessariamente centrale, anche per riempire un vuoto di contenuti palese nella pastorale della Chiesa dato che il proprium dottrinale cattolico è stato pressoché cancellato. Assegnando dunque alle creature non umane un valore che non hanno, l'ambientalismo ribalta l'ordine gerarchico che vede l'uomo superiore per dignità alle altre creature corporee, spingendolo in basso e accusandolo di sfruttare il pianeta. Una dinamica schiettamente satanica, dato che il diavolo può solo creare disordine, ossia invertire specularmente il valore intrinseco dei beni. Il vitello d'oro sta ora pascolando in quel di Lisbona.<br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "A Lisbona una GMG senza Cristo. E lo fanno cardinale" denuncia le gravissime parole di mons. Américo Aguiar, responsabile della GMG di Lisbona e appena nominato cardinale, che non vuole assolutamente convertire i giovani a Cristo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 luglio 2023:<br />«Non vogliamo convertire i giovani a Cristo o alla Chiesa cattolica. Niente di tutto questo, assolutamente». Queste parole, pronunciate nel corso di un'intervista alla Radio Televisione Portoghese (RTP) lo scorso 6 luglio dal vescovo ausiliare di Lisbona, Américo Aguiar, per spiegare il senso della prossima Giornata Mondiale dei Giovani (GMG) che si svolgerà a Lisbona dall'1 al 6 agosto, hanno fatto molto scalpore e provocato giustamente reazioni attonite e indignate. Si dà il caso infatti che monsignor Aguiar non solo è il responsabile della GMG di Lisbona ma figura tra i 21 nuovi cardinali annunciati il 9 luglio da papa Francesco e che riceveranno la berretta rossa nel Concistoro del prossimo 30 settembre.<br />Come spesso accade in queste situazioni, davanti alla reazione dell'opinione pubblica cattolica e visto che nel frattempo è stato nominato cardinale, monsignor Aguiar ha cercato di riparare con un'altra intervista - questa volta ad ACI Digital - per precisare meglio, lamentandosi della strumentalizzazione delle sue parole, estrapolate dal contesto: «La GMG - ha detto - è un invito a tutti i giovani del mondo per fare esperienza di Dio», sulla strada tracciata dall'enciclica Fratelli tutti.<br />Onestamente poteva anche fare a meno di precisare, perché il contesto delle sue parole era chiarissimo, così come il concetto di fondo, e le parole aggiunte, se possibile, hanno anche peggiorato l'effetto.<br />Dunque, qual è il succo del suo discorso? Che con Fratelli tutti è cambiata la missione della Chiesa: non più annunciare Cristo, ma fare una bella esperienza di tante persone diverse per apprezzare la ricchezza della diversità; e questo sarebbe fare esperienza di Dio. «La GMG è un grido di questa Fraternità universale - aveva detto a RTP -, vuole essere una scuola pedagogica per vedere il gusto e la gioia di conoscere il diverso. Il diverso deve essere inteso come una ricchezza. Cattolici, non cattolici, religiosi, con la fede, senza la fede: la prima cosa è capire che la diversità è una ricchezza».<br />E ancora, dopo la ferma risoluzione di non voler convertire nessuno: «Vogliamo che sia normale che un giovane musulmano, un ebreo o di un'altra religione non abbia problema a decidere chi sei, e che tutti comprendiamo che la diversità è una ricchezza. Così il mondo sarà oggettivamente migliore».<br />C'è ben poco da fraintendere: il neo-cardinale portoghese semplicemente non crede che Gesù Cristo sia la risposta vera e definitiva alle domande più profonde di ogni uomo che, in modo particolare, sono vive tra i giovani. Altrimenti vivrebbe casomai la febbre della missione, creerebbe le occasioni per comunicare al mondo di aver trovato la risposta a quelle domande che tutti hanno. Esattamente quello che ha spinto san Giovanni Paolo II a istituire la GMG, un evento che fin dall'origine è stato assolutamente Cristocentrico. Ricordiamo, per capire, le parole che Giovanni Paolo II pronunciò in una memorabile omelia durante la veglia di preghiera alla GMG del Duemila a Roma, davanti a due milioni di giovani: «In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae;]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56344190</guid><pubDate>Wed, 02 Aug 2023 09:52:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56344190/gmg_il_vitello_d_oro_dell_ambientalismo_al_posto_di_dio.mp3" length="12301054" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=315

GMG, IL VITELLO D'ORO DELL'AMBIENTALISMO (AL POSTO DI DIO) di Tommaso Scandroglio
Ieri è iniziata la Giornata mondiale della gioventù (Gmg) a Lisbona. Oggi, 2 agosto, tra le varie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=315" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=315</a><br /><br />GMG, IL VITELLO D'ORO DELL'AMBIENTALISMO (AL POSTO DI DIO) di Tommaso Scandroglio<br />Ieri è iniziata la Giornata mondiale della gioventù (Gmg) a Lisbona. Oggi, 2 agosto, tra le varie iniziative, c'è la prima Rise Up (Alzati), ossia, così come presentata dagli organizzatori, una nuova forma di catechesi, così nuova che non sembra proprio una catechesi. Nella giornata odierna infatti si parlerà di Ecologia integrale: la cura per l'altro e per l'intero creato (le altre due Rise Up - nome che ricorda tanto una bevanda gassata e zuccherina - riguarderanno l'Amicizia Sociale e la Misericordia).<br />Il sito ufficiale della Gmg presenta la catechesi odierna tramite un video in cui un giovane così ci istruisce: «Riflettiamo sulle risorse del pianeta e su cosa lasciamo alle generazioni future. Prendersi cura della casa comune implica riflettere sulla dimensione umana e sociale. L'ecologia integrale è inseparabile dalla nozione di bene comune. […] Nella Laudato si', papa Francesco ci presenta san Francesco d'Assisi come principale esempio in quanto vive in meravigliosa armonia con Dio, gli altri, la natura e sé stesso. Questa ambizione dobbiamo farla nostra! […] Un'ecologia integrale richiede tempo per ritrovare una serena armonia con il Creato, riflettere sul nostro stile di vita e sui nostri ideali, contemplare il Creatore. Tutto è collegato. L'esistenza umana riposa su tre pilastri fondamentali: la relazione con Dio, con gli altri e con la Terra. […] Prenditi cura della nostra casa comune! Ora!».<br />Nei mesi precedenti i giovani di tutte le diocesi del mondo erano stati invitati a prepararsi a discutere su questa tematica per mezzo di alcuni incontri. Nel manualetto esplicativo per organizzare questi incontri si spiegava che, in relazione alla tematica ecologica, «questo incontro preparatorio mira a fornire ai giovani un tempo di ascolto reciproco sulle varie dimensioni dell'ecologia integrale». A seguire venivano indicate tali dimensioni: «inquinamento e cambiamenti climatici; la questione dell'acqua; perdita di biodiversità; deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale; iniquità planetaria».<br />Fedeli al comando di monsignor Américo Aguiar, responsabile della Gmg di Lisbona, che ha ordinato di non far cenno all'evangelizzazione durante la Gmg, ecco che i giovani parleranno, ascolteranno e discuteranno di riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai e condizionatori. Alla desertificazione della fede hanno sostituito la desertificazione climatico-ambientale; all'inquinamento delle anime l'inquinamento di fiumi, laghi e mari; all'integrità morale l'ecologia integrale; alla salvezza eterna quella breve legata alla lotta contro il riscaldamento globale; alla conversione a Dio la conversione ambientale; ai sacramenti la raccolta differenziata e le auto elettriche; alla diversità di carismi la biodiversità; all'esame di coscienza l'autoaccusa del riscaldamento globale antropico; alle processioni le marce ambientaliste; ai venerdì di magro i Fridays for Future; al timor Dei l'ecoansia; alla Madonna Greta Thunberg. Al culto a Dio il culto della dea Terra.<br />La Gioventù del Littorio Ambientalista, di verde vestita, è pronta dunque a farsi convertire, anzi a farsi pervertire. Infatti l'ambientalismo c'entra con il cattolicesimo come Al-Qāʿida c'entra con la pace nel mondo. Il corretto rapporto tra credente e creato s'incardina su questi aspetti. Primo: ogni ente naturale è in sé buono perché trova in Dio la sua causa prima. In esso quindi riluce una qualche perfezione del Creatore, sebbene anche la natura abbia subìto il riverbero negativo del peccato originale («maledetto sia il suolo per causa tua!»: ecco in Genesi 3,17 la spiegazione ultima di inondazioni, tsunami, incendi, terremoti, tifoni e altro ancora)....]]></itunes:summary><itunes:duration>769</itunes:duration><itunes:keywords>aguiar,ambientalismo,carriera,gmg,lisbona</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f4dbc0b399b04c8687a55a07cc18ef8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don Camillo difende le croci in cima alle montagne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-camillo-difende-le-croci-in-cima-alle-montagne--55301811</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7468" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7468</a><br /><br />DON CAMILLO DIFENDE LE CROCI IN CIMA ALLE MONTAGNE di Lorenzo Bertocchi<br />Dalle finestre del tinello don Camillo aveva un meraviglioso panorama sulle cime, ma quella mattina all'orizzonte mancava qualcosa. Non aveva ancora finito di raccapezzarsi sulla faccenda paesaggistica che arrivò come un fulmine lo Sparalesto, in compagnia del presidente della Pro Loco.<br />In nome dell'ambiente, il gruppo "Spirito libero in libera natura" aveva ottenuto dal comune il permesso di abbattere la Croce di vetta che era lì da duecento anni.<br />Don Camillo fece irruzione nell'ufficio della nota assessora alla cultura e, mani sui fianchi, la guardò come si guarda un abusivo che scaccia di casa il padrone. Ma l'assessora era un osso duro.<br />«Si calmi e non ne faccia una questione integralista», disse, «noi pensiamo che i frequentatori della nostra vetta più alta debbano avere la possibilità di attribuire liberamente alle loro esperienze in montagna i valori che sentono più affini. Senza alcun inquinamento prevaricatore. Lo diciamo anche per una questione di libera lode alla natura, senza preconfezionamenti».<br />Il povero parroco, di fronte a un tale sfoggio di cultura, rimase per un momento al tappeto. E pensò che l'assessora colpiva molto più duro del vecchio Peppone.<br />Uscito dal palazzo comunale don Camillo ebbe un'altra notizia da knock-out, i talebani dell'ambiente libero non si erano limitati a togliere la vecchia Croce di vetta, ma al suo posto avevano posizionato un monumento al libero pensatore che, pensoso, avrebbe atteso lo scalatore per dargli un vago senso di conquista della cima. Il vaso era colmo e al nostro parroco di crinale non rimase che andare dal Crocifisso dell'altar maggiore.<br />«Signore, qui la vogliono sfrattare da casa sua».<br />«Non preoccuparti don Camillo, ci sono abituato, sono salito sulla Croce per questo. Tu continua a salire la tua strada e non perdere di vista la meta».<br />E fu sera, e fu mattina. Il giorno dopo verso mezzogiorno in piazza non si parlava d'altro, tutti a guardare la vetta. Nottetempo qualcuno, di fianco al libero pensatore, aveva piantato tre metri di Croce con su scritto In hoc signo vinces. Qualcuno gridava al miracolo. Quelli dello "spirito libero" erano già pronti a salire in vetta con l'assessora che voleva vedere con i suoi occhi. Don Camillo si rese subito disponibile per accompagnarli.<br />Durante la salita raggiunsero il vecchio Paolino, che ogni anno in quaresima saliva alla Croce di vetta per lasciare un fiore. Era solo da anni, aveva perso in un colpo la moglie e il giovane figliolo, assassinati all'epoca della linea gotica.<br />«Buongiorno reverendo, venite anche voi alla Croce?», domandò Paolino.<br />«Andiamo a vedere chi ha rimesso la Croce in vetta, visto che questi signori l'avevano tolta per far posto ai pensatori».<br />«Ma la Croce è sempre rimasta al suo posto», rispose Paolino, «da casa mia non ho mai smesso di vederla».<br />Tutti conoscevano il vecchio Paolino e a qualcuno la storia del miracolo cominciava a far sudare freddo. A togliere tutti dall'impaccio pensò don Camillo: «Cari liberi pensatori, spesso solo un cammino molto accidentato può condurre a Dio, un cammino che solo nella Croce trova significato. Allora si sale per la strada giusta. Chi nel proprio cammino non vede più la Croce, allora è segno che è fuori strada. Ma si può sempre tornare sulla retta via e vedere così riapparire all'orizzonte il Segno della vera libertà». La comitiva girò i tacchi e scese a valle. Dal tinello di don Camillo il panorama era tornato a posto.<br />Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "Il Cai, le croci e le montagne (che ci parlano di Dio)" commenta la vicenda del portale il Club Alpino Italiano che prima disapprova l'installazione di nuove croci sulle vette, poi fa un parziale dietrofront, ma la toppa è peggiore del buco. All'origine, il mancato riconoscimento della meta eterna a cui la Croce e le stesse montagne ci richiamano.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il maggio giugno 2023:<br />«Prima che nascessero i monti / e la terra e il mondo fossero generati / da sempre e per sempre tu sei, Dio» (Sal 89,2). Le lodi mattutine di ieri, 26 giugno, ci ricordano che l'intera creazione - dai monti a tutta la realtà di cui noi stessi facciamo parte - è opera dell'Eterno, cioè di Dio. Esse ci parlano dello stesso Dio che si è incarnato nella pienezza dei tempi, condividendo tutto della condizione umana (tranne il peccato) fino a lasciarsi crocifiggere per la nostra salvezza. È quindi curioso, sebbene non originale, che oggi, A. D. 2023, si possa definire «anacronistico» quel simbolo, la croce, che ricorda l'evento centrale nella storia dell'uomo, richiamando evidentemente Colui - Gesù Cristo - che ha voluto amare i suoi figli fino al dono della sua stessa vita.<br />Il caso è già ben noto alle cronache: tutto nasce dalla posizione espressa da esponenti di spicco del Cai, il Club Alpino Italiano, a proposito delle croci innalzate sulle cime delle montagne. Ricostruiamo i fatti.<br />Giovedì 22 giugno, all'Università Cattolica di Milano, si è tenuto un convegno con relatori di diversa estrazione che si sono confrontati sui temi presenti nel libro Croci di vetta in Appennino, di Ines Millesimi. Il convegno era stato annunciato il 13 giugno attraverso un articolo sulla testata online del Cai, Lo Scarpone, in cui Pietro Lacasella, curatore del portale, a proposito delle croci di vetta, scriveva che è sbagliato rimuoverle ma è «anacronistico» innalzarne altre, perché «la croce non rappresenta più una prospettiva comune, bensì una visione parziale», mentre le vette dovrebbero essere considerate «come un territorio neutro».<br />La stessa posizione - né rimuovere le croci esistenti né innalzarne di nuove - veniva espressa al convegno alla Cattolica dal direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Cai, l'ateo dichiarato Marco Albino Ferrari. In un solco simile anche la linea dell'autrice del libro presentato all'evento, Ines Millesimi, secondo cui «la croce non può essere un segno divisivo». Lo Scarpone ritornava quindi sul tema con un articolo - Croci di vetta: qual è la posizione del CAI? - sempre a firma di Lacasella, per ribadire, a sintesi del convegno, il concetto che il Cai rispetta le croci esistenti e si occupa anche della loro manutenzione, ma il presente impone di «disapprovare la collocazione di nuove croci e simboli», per via del «dialogo interculturale» e delle «nuove esigenze paesaggistico-ambientali». Anche questo è un paradossale segno dei tempi: accantonare Dio in nome dell'ambiente e delle religioni (e pazienza che quella rivelata sia una sola).<br />La posizione del Cai ha suscitato malcontento tra diversi soci. E ha portato vari leader di centrodestra a intervenire, forse anche per un malinteso sulla rimozione: malinteso che comunque - stando a quanto riportava il sito del TgCom il 24 giugno - avrebbe coinvolto anche alcune guide di Alagna (provincia di Vercelli) che avevano già cominciato a rimuovere le croci «per ammassarle in un memoriale».<br />A seguito dell'intervento della maggioranza al Governo - incluso il Ministero del Turismo, che vigila per competenza sul Club Alpino Italiano - il presidente dello stesso Cai, Antonio Montani, ha diffuso una nota per dire che non c'è «una posizione ufficiale» sulle croci di vetta e quanto pubblicato in precedenza «è frutto di dichiarazioni personali espresse dal direttore editoriale Marco Albino Ferrari […]. Personalmente, come credo tutti quelli che hanno salito il Cervino, non riesco ad immaginare la cima di questa nostra montagna senza la sua famosa croce». La nota, a ben vedere, è solo un parziale dietrofront, perché toglie l'aura di ufficialità alla posizione espressa da Ferrari-Lacasella, ma nulla dice su eventuali nuove installazioni di croci.<br />E questo non è un punto secondario. Le croci di vetta di cui si parla - come riporta il portale del Cai - risalgono per la maggior parte al periodo compreso tra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo. Dunque, innanzitutto, oggi non c'è questa presunta "emergenza" di evitare chissà quale proliferazione di nuove croci. D'altra parte, presentare la croce come anacronistica e divisiva pone come minimo un problema di prudenza, perché il discorso investe evidentemente non solo le croci sulle vette - il che è già problematico - ma tutte le croci e i simboli cristiani negli spazi e luoghi pubblici. Le assurdità da politicamente corretto della nostra epoca - quelle sì divisive, nel senso negativo del termine - stanno lì a ricordarcelo. E la storia ci dice che quando serpeggia un clima culturale così, basta nulla perché dalla persecuzione ai simboli si passi a quella alle persone che in quei simboli si riconoscono.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/55301811</guid><pubDate>Tue, 27 Jun 2023 21:57:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/55301811/don_camillo_difende_le_croci_in_cima_alle_montagne.mp3" length="12821359" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7468

DON CAMILLO DIFENDE LE CROCI IN CIMA ALLE MONTAGNE di Lorenzo Bertocchi
Dalle finestre del tinello don Camillo aveva un meraviglioso panorama sulle cime, ma quella mattina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7468" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7468</a><br /><br />DON CAMILLO DIFENDE LE CROCI IN CIMA ALLE MONTAGNE di Lorenzo Bertocchi<br />Dalle finestre del tinello don Camillo aveva un meraviglioso panorama sulle cime, ma quella mattina all'orizzonte mancava qualcosa. Non aveva ancora finito di raccapezzarsi sulla faccenda paesaggistica che arrivò come un fulmine lo Sparalesto, in compagnia del presidente della Pro Loco.<br />In nome dell'ambiente, il gruppo "Spirito libero in libera natura" aveva ottenuto dal comune il permesso di abbattere la Croce di vetta che era lì da duecento anni.<br />Don Camillo fece irruzione nell'ufficio della nota assessora alla cultura e, mani sui fianchi, la guardò come si guarda un abusivo che scaccia di casa il padrone. Ma l'assessora era un osso duro.<br />«Si calmi e non ne faccia una questione integralista», disse, «noi pensiamo che i frequentatori della nostra vetta più alta debbano avere la possibilità di attribuire liberamente alle loro esperienze in montagna i valori che sentono più affini. Senza alcun inquinamento prevaricatore. Lo diciamo anche per una questione di libera lode alla natura, senza preconfezionamenti».<br />Il povero parroco, di fronte a un tale sfoggio di cultura, rimase per un momento al tappeto. E pensò che l'assessora colpiva molto più duro del vecchio Peppone.<br />Uscito dal palazzo comunale don Camillo ebbe un'altra notizia da knock-out, i talebani dell'ambiente libero non si erano limitati a togliere la vecchia Croce di vetta, ma al suo posto avevano posizionato un monumento al libero pensatore che, pensoso, avrebbe atteso lo scalatore per dargli un vago senso di conquista della cima. Il vaso era colmo e al nostro parroco di crinale non rimase che andare dal Crocifisso dell'altar maggiore.<br />«Signore, qui la vogliono sfrattare da casa sua».<br />«Non preoccuparti don Camillo, ci sono abituato, sono salito sulla Croce per questo. Tu continua a salire la tua strada e non perdere di vista la meta».<br />E fu sera, e fu mattina. Il giorno dopo verso mezzogiorno in piazza non si parlava d'altro, tutti a guardare la vetta. Nottetempo qualcuno, di fianco al libero pensatore, aveva piantato tre metri di Croce con su scritto In hoc signo vinces. Qualcuno gridava al miracolo. Quelli dello "spirito libero" erano già pronti a salire in vetta con l'assessora che voleva vedere con i suoi occhi. Don Camillo si rese subito disponibile per accompagnarli.<br />Durante la salita raggiunsero il vecchio Paolino, che ogni anno in quaresima saliva alla Croce di vetta per lasciare un fiore. Era solo da anni, aveva perso in un colpo la moglie e il giovane figliolo, assassinati all'epoca della linea gotica.<br />«Buongiorno reverendo, venite anche voi alla Croce?», domandò Paolino.<br />«Andiamo a vedere chi ha rimesso la Croce in vetta, visto che questi signori l'avevano tolta per far posto ai pensatori».<br />«Ma la Croce è sempre rimasta al suo posto», rispose Paolino, «da casa mia non ho mai smesso di vederla».<br />Tutti conoscevano il vecchio Paolino e a qualcuno la storia del miracolo cominciava a far sudare freddo. A togliere tutti dall'impaccio pensò don Camillo: «Cari liberi pensatori, spesso solo un cammino molto accidentato può condurre a Dio, un cammino che solo nella Croce trova significato. Allora si sale per la strada giusta. Chi nel proprio cammino non vede più la Croce, allora è segno che è fuori strada. Ma si può sempre tornare sulla retta via e vedere così riapparire all'orizzonte il Segno della vera libertà». La comitiva girò i tacchi e scese a valle. Dal tinello di don Camillo il panorama era tornato a posto.<br />Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "Il Cai, le croci e le montagne (che ci parlano di Dio)" commenta la vicenda del portale il Club Alpino Italiano che prima disapprova l'installazione di...]]></itunes:summary><itunes:duration>802</itunes:duration><itunes:keywords>assessora,cai,croci,doncamillo,peppone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56c9321fc1f9d46b1c5f2536cf0ea52a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Avvenire pubblicizza il 5x1000 all'Arci</title><link>https://www.spreaker.com/episode/avvenire-pubblicizza-il-5x1000-all-arci--53896257</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7408" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7408</a><br /><br />AVVENIRE PUBBLICIZZA IL 5 PER MILLE A FAVORE DELL'ARCI di Mauro Faverzani<br />Di nuovo. È successo di nuovo. Non a caso, non per una svista, né per un errore. Bensì deliberatamente, consapevolmente, pervicacemente. Il quotidiano della Cei, Avvenire, che ama definirsi genericamente «di ispirazione cattolica», quasi la sua non fosse sequela, apostolato, testimonianza, missione, bensì un tenue sentimento, un timido stato d'animo, un'intuizione senza impegno, dallo scorso 3 maggio ha ripreso a pubblicare in prima pagina, come manchette, accanto alla testata, a destra ed a sinistra, quindi con la massima evidenza possibile, la pubblicità del 5 per mille a favore dell'Arci.<br />Era già capitato l'anno scorso e già qui, con un articolo, evidenziammo l'anomalia: con tutte le associazioni e le realtà cattoliche benemerite, cui invitare i lettori a destinare il 5 per mille, sponsorizzare proprio l'Arci ha dell'incredibile. E proprio in quell'articolo ne sintetizzammo i motivi, ripercorrendo la storia di quest'organizzazione impregnata ancora oggi di Sinistra col pugno chiuso, di immigrazionismo spinto, di ideologia Lgbtqa+, di genderismo fatto di schwa e asterischi per Statuto e poi ancora di aborto, di suicidio assistito, di eutanasia, stracciando così pagine e pagine di Catechismo della Chiesa cattolica, infischiandosene della sua Dottrina con una foga che non fa certo rima con "accoglienza" dei valori altrui, con "ascolto" di chi solo la pensi diversamente, con un autentico "rispetto" di tutte le posizioni.<br />L'Arci ne ha per tutti coloro che non cantino col (suo) coro: sul suo sito, bolla senza mezzi termini e senza appello il governo Meloni d'esser «a trazione post-fascista», «pericoloso per la nostra Costituzione e per la nostra democrazia», si scaglia contro il decreto «anti-rave», monopolizza il 25 aprile, promuove la «Giornata internazionale della visibilità transgender» con tanto di «Carriera Alias» nelle scuole e via elencando.<br />L'ARCIGAY<br />Del passato l'Arci non rinnega nulla, anzi: anche nell'ultima redazione dello Statuto, approvata al XVIII Congresso nazionale del dicembre 2022, ribadisce di rappresentare «la continuità storica e politica» dell'«Associazione Ricreativa Culturale Italiana delle origini, fondata a Firenze il 26 maggio 1957», quella che affondava le proprie radici nel Pci, nel Psi e nella Cgil, come evidenziato da Vincenzo Santangelo, ricercatore presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, nel suo libro Le Muse del popolo.<br />Nell'alveo dell'Arci sorse il 9 dicembre 1980 l'Arcigay, voluto da un sacerdote omosessuale, un teologo della liberazione sospeso a divinis, don Marco Bisceglia (riammesso nella Chiesa solo poco prima di morire, malato di Aids, dopo la supplica da lui inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede, supplica in cui si pentì di quelli che chiamò «i miei errori e traviamenti»). Con lui collaborò a quest'avventura anche un allora giovane obiettore di coscienza in servizio civile, Nicola Vendola detto Nichi, che poi divenne suo convivente. Con la sua adesione al World Social Forum, l'Arci ha fatto sue le bandiere dell'antagonismo e della «globalizzazione alternativa» terzomondista, ribadendo la propria natura «antiliberista» ed «antimperialista».<br />Insomma, ce n'è abbastanza per indurre chi si dichiari cattolico a prender le distanze da posizioni tanto estremizzate e tanto lontane dal proprio credo. Anche quando si tratti di contratti pubblicitari, specie quando i messaggi contrastino con i propri ideali (ammesso che contrastino davvero)...Perché a Vespasiano, che sentenzia «pecunia non olet» («il denaro non puzza»), risponde Orazio, che argomenta «Est modus in rebus» («v'è una misura nelle cose») ed aggiunge: «Sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum» («Vi sono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi ciò ch'è giusto»). Allora, perché insistere, un anno dopo, riproponendo la medesima pubblicità a scapito delle realtà cattoliche, che più e meglio l'avrebbero meritata? Allora è un vizio, verrebbe da commentare...Esattamente. Come conferma il Catechismo.<br />AVERSIO A DEO, CONVERSIO AD CREATURAS<br />Secondo San Tommaso d'Aquino, infatti, il peccato è «aversio a Deo» ovvero allontanamento cosciente e volontario da Dio, da Colui che infonde l'essere e la vita, aderendo viceversa alle creature, al mondo («conversio ad creaturas»). Coincide con quanto recepito nel Catechismo della Chiesa cattolica, che, al n. 1849, definisce il «peccato» come «una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e verso il prossimo». Richiamando Sant'Agostino - e lo stesso San Tommaso, non a caso citato - bolla il peccato come «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna».<br />Ora, promuovere pubblicamente chi sostenga aborto, eutanasia e tutto quanto sopra richiamato allontana indubbiamente da Dio sé stessi ed, ahimè, anche il prossimo, essendo manifestamente contrario alla Legge eterna.<br />Il peccato inizia come seduzione e, specie quando ripetuto, diviene schiavitù. Come scrive ancora il Catechismo al n. 1876, «la ripetizione dei peccati, anche veniali, genera i vizi». Ed ecco, dunque, per quale motivo non appaia né sbagliato, né esagerato ritenere un «vizio» la promozione di ideologie contrarie alla fede, alimentando la confusione tra credenti e non. Nelle sue parole di commiato, Marco Tarquinio, che ha recentemente lasciato la direzione di Avvenire al collega Marco Girardo, ha scritto d'aver voluto «offrire a tutti un'informazione sempre limpida e libera, ancorata ai grandi valori cristiani e civili del nostro umanesimo». Certamente la scelta degli inserzionisti non è stata oculata, né coerente: lascia anzi una brutta eredità ed una pesante ipoteca sulla linea editoriale del giornale della Cei, linea che sarebbe bene a questo punto chiarire: infatti, «nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Lc 16, 13).<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53896257</guid><pubDate>Wed, 17 May 2023 12:59:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53896257/avvenire_pubblicizza_il_5x1000_all_arci.mp3" length="9063488" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7408

AVVENIRE PUBBLICIZZA IL 5 PER MILLE A FAVORE DELL'ARCI di Mauro Faverzani
Di nuovo. È successo di nuovo. Non a caso, non per una svista, né per un errore. Bensì deliberatamente,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7408" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7408</a><br /><br />AVVENIRE PUBBLICIZZA IL 5 PER MILLE A FAVORE DELL'ARCI di Mauro Faverzani<br />Di nuovo. È successo di nuovo. Non a caso, non per una svista, né per un errore. Bensì deliberatamente, consapevolmente, pervicacemente. Il quotidiano della Cei, Avvenire, che ama definirsi genericamente «di ispirazione cattolica», quasi la sua non fosse sequela, apostolato, testimonianza, missione, bensì un tenue sentimento, un timido stato d'animo, un'intuizione senza impegno, dallo scorso 3 maggio ha ripreso a pubblicare in prima pagina, come manchette, accanto alla testata, a destra ed a sinistra, quindi con la massima evidenza possibile, la pubblicità del 5 per mille a favore dell'Arci.<br />Era già capitato l'anno scorso e già qui, con un articolo, evidenziammo l'anomalia: con tutte le associazioni e le realtà cattoliche benemerite, cui invitare i lettori a destinare il 5 per mille, sponsorizzare proprio l'Arci ha dell'incredibile. E proprio in quell'articolo ne sintetizzammo i motivi, ripercorrendo la storia di quest'organizzazione impregnata ancora oggi di Sinistra col pugno chiuso, di immigrazionismo spinto, di ideologia Lgbtqa+, di genderismo fatto di schwa e asterischi per Statuto e poi ancora di aborto, di suicidio assistito, di eutanasia, stracciando così pagine e pagine di Catechismo della Chiesa cattolica, infischiandosene della sua Dottrina con una foga che non fa certo rima con "accoglienza" dei valori altrui, con "ascolto" di chi solo la pensi diversamente, con un autentico "rispetto" di tutte le posizioni.<br />L'Arci ne ha per tutti coloro che non cantino col (suo) coro: sul suo sito, bolla senza mezzi termini e senza appello il governo Meloni d'esser «a trazione post-fascista», «pericoloso per la nostra Costituzione e per la nostra democrazia», si scaglia contro il decreto «anti-rave», monopolizza il 25 aprile, promuove la «Giornata internazionale della visibilità transgender» con tanto di «Carriera Alias» nelle scuole e via elencando.<br />L'ARCIGAY<br />Del passato l'Arci non rinnega nulla, anzi: anche nell'ultima redazione dello Statuto, approvata al XVIII Congresso nazionale del dicembre 2022, ribadisce di rappresentare «la continuità storica e politica» dell'«Associazione Ricreativa Culturale Italiana delle origini, fondata a Firenze il 26 maggio 1957», quella che affondava le proprie radici nel Pci, nel Psi e nella Cgil, come evidenziato da Vincenzo Santangelo, ricercatore presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, nel suo libro Le Muse del popolo.<br />Nell'alveo dell'Arci sorse il 9 dicembre 1980 l'Arcigay, voluto da un sacerdote omosessuale, un teologo della liberazione sospeso a divinis, don Marco Bisceglia (riammesso nella Chiesa solo poco prima di morire, malato di Aids, dopo la supplica da lui inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede, supplica in cui si pentì di quelli che chiamò «i miei errori e traviamenti»). Con lui collaborò a quest'avventura anche un allora giovane obiettore di coscienza in servizio civile, Nicola Vendola detto Nichi, che poi divenne suo convivente. Con la sua adesione al World Social Forum, l'Arci ha fatto sue le bandiere dell'antagonismo e della «globalizzazione alternativa» terzomondista, ribadendo la propria natura «antiliberista» ed «antimperialista».<br />Insomma, ce n'è abbastanza per indurre chi si dichiari cattolico a prender le distanze da posizioni tanto estremizzate e tanto lontane dal proprio credo. Anche quando si tratti di contratti pubblicitari, specie quando i messaggi contrastino con i propri ideali (ammesso che contrastino davvero)...Perché a Vespasiano, che sentenzia «pecunia non olet» («il denaro non puzza»), risponde Orazio, che argomenta «Est modus in rebus» («v'è una misura nelle cose») ed aggiunge: «Sunt certi denique...]]></itunes:summary><itunes:duration>567</itunes:duration><itunes:keywords>5x1000,arci,avvenire,cgil,postfascista</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c6cd7c1e4a4d31594b3e74f0fb3bcedc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il re Carlo III approva la modifica nella corona canadese: un fiocco di neve al posto della croce</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-re-carlo-iii-approva-la-modifica-nella-corona-canadese-un-fiocco-di-neve-al-posto-della-croce--53896458</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7412" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7412</a><br /><br />IL RE CARLO III APPROVA LA MODIFICA NELLA CORONA CANADESE: UN FIOCCO DI NEVE AL POSTO DELLA CROCE di Federica Di Vito<br />Croce, stoltezza per i pagani. Ebbene sì. La riprogettazione della Corona reale canadese è stata raccomandata dal Primo ministro canadese Justin Trudeau. Croci e fleurs-de-lis sono ora rimpiazzati con «elementi che enfatizzano l'identità canadese della monarchia», afferma il sito web del governatore generale del Canada. Re Carlo ha approvato il "nuovo look" su consiglio del governo canadese. La designer è Cathy Bursey-Sabourin, che funge da Fraser Herald of Arms, ovvero artista principale dell'Autorità araldica canadese.<br />L'emblema della Corona reale canadese è «un importante simbolo dell'autorità del sovrano, della monarchia canadese e del potere dello Stato che agisce in nome del sovrano», secondo l'ufficio del governatore generale del Canada, che rappresenta il re Carlo III nel suo ruolo di re del Canada. «Al posto della sfera e della croce in cima alla corona c'è un fiocco di neve stilizzato, un riferimento al fatto che il Canada è un regno settentrionale», continua. Il disegno canadese, a differenza dell'emblema ufficiale di re Carlo che utilizza la corona Tudor, sostituisce croci e fleurs-de-lis con foglie d'acero - un po' come le confezioni di sciroppo per pancakes. Il sito web del governatore generale ha descritto la foglia d'acero come «un simbolo canadese per eccellenza ampiamente utilizzato dal XIX secolo per rappresentare il Canada e tutti i suoi cittadini».<br />La sfera e la croce in cima alla corona di re Carlo sono state a lungo utilizzate dai reali cristiani come promemoria che il mondo è soggetto al dominio di Gesù Cristo. Il simbolo fa parte delle insegne di incoronazione della monarchia britannica. Nella liturgia dell'incoronazione della Chiesa d'Inghilterra, l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby ha dato in mano a re Carlo una sfera e una croce dichiarando: «Ricevi questa sfera, posta sotto la croce, e ricorda sempre che i regni di questo mondo sono diventati i regni di Nostro Signore e del suo Cristo». L'iconografia cristiana a volte mostra Gesù Cristo che tiene in mano la sfera e la croce.<br />Ora, i gusti sono gusti. Ma senza girarci troppo intorno è evidente che in un Paese che è teatro di aggressioni sempre crescenti verso i cristiani, far fuori la croce non è di certo un gesto casuale. Ennesima prova di cancel culture? Probabile. Tra i commenti su Twitter si trova di tutto, c'è chi la prende sul comico «questo nuovo design sembra un cartone», chi si sente offeso «si sta scherzando con i nostri simboli e la nostra tradizione in modo così impertinente». E poi qualcuno centra il punto scrivendo: «Perché i canadesi ora odiano Dio? No, lo fa solo il governo che è senza Dio». Proprio così. Che questo continuo andare contro Dio passerà di moda? Perché qui di stile ce n'è ben poco.<br />Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "Dall'Abbazia di Westminster alla piazza Rossa: due spettacoli simbolici" parla della cerimonia di incoronazione di Re Carlo d'Inghilterra che è stata ancora in larga parte medioevale. Questo rito non riflette l'Inghilterra decadente di oggi, ma appare come l'eco lontana di una nazione cattolica che, fino al XVI secolo, esprimeva nell'incoronazione dei propri Re una visione del mondo monarchica, cattolica e sacrale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 10 maggio 2023:<br />Viviamo nella "società dello spettacolo", ma non dobbiamo pensare che ogni rappresentazione simbolica della realtà sia finzione e mercificazione, come riteneva Guy Debord, un autore neo-marxista che a questo tema dedicò molti anni fa un noto saggio (La Société du spectacle, Buchet/Chastel 1967). Attraverso i simboli l'uomo può ascendere infatti da una dimensione puramente sensibile a una dimensione invisibile e più alta della realtà.<br />Per questo nel corso della storia gli uomini sono sempre ricorsi a spettacoli, rappresentazioni, liturgie, per esprimere la loro concezione del mondo. Ed è anche in questa prospettiva che bisogna giudicare la cerimonia di incoronazione di Carlo III, re del Regno Unito, avvenuta nell'abbazia di Westminster a Londra il 6 maggio 2023. Una cerimonia ancora in larga parte medioevale, che non riflette l'Inghilterra decadente di oggi, ma appare come l'eco lontana di una nazione cattolica che, fino al XVI secolo, esprimeva nell'incoronazione dei propri Re una visione del mondo monarchica, cattolica e sacrale.<br />Molte critiche si possono fare oggi alla Casa Reale Inglese, non solo per gli scandali di cui negli ultimi anni ha riempito le cronache. Un cattolico non può dimenticare che, sotto l'aspetto religioso, il sovrano inglese è il capo della chiesa anglicana, figlia di uno scisma avvenuto nel XVI secolo in seguito alle pretese matrimoniali del re Enrico VIII (1491-1547). L'Atto di Supremazia del 1534 fece di Enrico il «capo supremo sulla Terra della Chiesa d'Inghilterra», separando il suo regno dalla Chiesa di Roma, e da ogni uso, costume, legge o autorità che provenissero non solo dall'esterno, ma dalla sua stessa storia. Da allora si è aperta una lunga storia di persecuzione contro i cattolici, esauritasi con l'inizio del processo di dissoluzione dell'anglicanesimo. L'ultima fase di questo processo auto-distruttivo, purtroppo considerato come un modello da molti vescovi cattolici, è stata, nel febbraio del 2023, l'introduzione della benedizione delle coppie omosessuali, unite civilmente dalla legge britannica.<br />Su questo e su altri punti le idee di Carlo III non sono chiare. Il nuovo sovrano sembra mischiare un certo amore alla tradizione, soprattutto in campo artistico, con una forma di sincretismo espresso dal suo desiderio, di essere difensore di tutte le fedi, non solo di quella protestante. Non è però la sua persona che ha spinto quattro miliardi di persone nel mondo ad assistere, per televisione o via Internet, alla cerimonia di incoronazione, ma il fascino di uno spettacolo che, nel suo rituale risale all'alba dell'anno Mille.<br />Sant'Edoardo il Confessore (1043-1066), il santo più celebre a portare tale nome, insieme con il suo avo, sant'Edoardo II, fu incoronato il 3 aprile 1043 in un'epoca in cui regnavano sant'Enrico imperatore in Germania, san Canuto re di Danimarca, santo Stefano re di Ungheria, ed altri sovrani che, pur non essendo canonizzati, brillavano per la loro fede, dimostrando con il loro esempio la profondità dell'influsso cristiano nella società.<br />La corona che essi portavano erano il simbolo dell'autorità del corpus mysticum del regno, dal Re agli ultimi vassalli, consapevoli di essere una nazione e di avere una patria. In Inghilterra, già dalla fine del XIII secolo, il Parlamento definiva la corona come esclusivo titolare dell'autorità suprema, affermando che il Re e il Parlamento erano entrambi al suo servizio. L'imposizione della corona sul capo del sovrano, la consegna delle spade e dello scettro, l'unzione del crisma, le risposte alle domande del vescovo, gli atti di obbedienza, facevano parte del rituale medioevale e si sono ripetuti il 6 maggio, dopo quasi mille anni, nell'abbazia di Westminster.<br />Il rito religioso dell'unzione, che si è svolta in maniera privata è stato il punto culminante della cerimonia, dando luogo all'investitura regia vera e propria. Questo atto esprime una concezione della regalità antitetica a quella democratica, nata dalla Rivoluzione francese. Le moderne costituzioni sono fondate infatti sul potere che viene dal popolo. Nella cerimonia della consacrazione regia si esprime invece il principio secondo cui il potere proviene da Dio, secondo la massima evangelica "Non c'è autorità se non da Dio" (Rom. 13, 1). L'autorità regia è come una partecipazione della regalità sovrana di Cristo di cui, mediante l'unzione e l'incoronazione, il monarca diventa rappresentante nello Stato. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53896458</guid><pubDate>Wed, 17 May 2023 12:59:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53896458/il_re_carlo_iii_approva_la_modifica_nella_corona_canadese_un_fiocco_di_neve_al_posto_della_croce.mp3" length="9254496" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7412

IL RE CARLO III APPROVA LA MODIFICA NELLA CORONA CANADESE: UN FIOCCO DI NEVE AL POSTO DELLA CROCE di Federica Di Vito
Croce, stoltezza per i pagani. Ebbene sì. La riprogettazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7412" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7412</a><br /><br />IL RE CARLO III APPROVA LA MODIFICA NELLA CORONA CANADESE: UN FIOCCO DI NEVE AL POSTO DELLA CROCE di Federica Di Vito<br />Croce, stoltezza per i pagani. Ebbene sì. La riprogettazione della Corona reale canadese è stata raccomandata dal Primo ministro canadese Justin Trudeau. Croci e fleurs-de-lis sono ora rimpiazzati con «elementi che enfatizzano l'identità canadese della monarchia», afferma il sito web del governatore generale del Canada. Re Carlo ha approvato il "nuovo look" su consiglio del governo canadese. La designer è Cathy Bursey-Sabourin, che funge da Fraser Herald of Arms, ovvero artista principale dell'Autorità araldica canadese.<br />L'emblema della Corona reale canadese è «un importante simbolo dell'autorità del sovrano, della monarchia canadese e del potere dello Stato che agisce in nome del sovrano», secondo l'ufficio del governatore generale del Canada, che rappresenta il re Carlo III nel suo ruolo di re del Canada. «Al posto della sfera e della croce in cima alla corona c'è un fiocco di neve stilizzato, un riferimento al fatto che il Canada è un regno settentrionale», continua. Il disegno canadese, a differenza dell'emblema ufficiale di re Carlo che utilizza la corona Tudor, sostituisce croci e fleurs-de-lis con foglie d'acero - un po' come le confezioni di sciroppo per pancakes. Il sito web del governatore generale ha descritto la foglia d'acero come «un simbolo canadese per eccellenza ampiamente utilizzato dal XIX secolo per rappresentare il Canada e tutti i suoi cittadini».<br />La sfera e la croce in cima alla corona di re Carlo sono state a lungo utilizzate dai reali cristiani come promemoria che il mondo è soggetto al dominio di Gesù Cristo. Il simbolo fa parte delle insegne di incoronazione della monarchia britannica. Nella liturgia dell'incoronazione della Chiesa d'Inghilterra, l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby ha dato in mano a re Carlo una sfera e una croce dichiarando: «Ricevi questa sfera, posta sotto la croce, e ricorda sempre che i regni di questo mondo sono diventati i regni di Nostro Signore e del suo Cristo». L'iconografia cristiana a volte mostra Gesù Cristo che tiene in mano la sfera e la croce.<br />Ora, i gusti sono gusti. Ma senza girarci troppo intorno è evidente che in un Paese che è teatro di aggressioni sempre crescenti verso i cristiani, far fuori la croce non è di certo un gesto casuale. Ennesima prova di cancel culture? Probabile. Tra i commenti su Twitter si trova di tutto, c'è chi la prende sul comico «questo nuovo design sembra un cartone», chi si sente offeso «si sta scherzando con i nostri simboli e la nostra tradizione in modo così impertinente». E poi qualcuno centra il punto scrivendo: «Perché i canadesi ora odiano Dio? No, lo fa solo il governo che è senza Dio». Proprio così. Che questo continuo andare contro Dio passerà di moda? Perché qui di stile ce n'è ben poco.<br />Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "Dall'Abbazia di Westminster alla piazza Rossa: due spettacoli simbolici" parla della cerimonia di incoronazione di Re Carlo d'Inghilterra che è stata ancora in larga parte medioevale. Questo rito non riflette l'Inghilterra decadente di oggi, ma appare come l'eco lontana di una nazione cattolica che, fino al XVI secolo, esprimeva nell'incoronazione dei propri Re una visione del mondo monarchica, cattolica e sacrale.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 10 maggio 2023:<br />Viviamo nella "società dello spettacolo", ma non dobbiamo pensare che ogni rappresentazione simbolica della realtà sia finzione e mercificazione, come riteneva Guy Debord, un autore neo-marxista che a questo tema dedicò molti anni fa un noto saggio (La Société du spectacle, Buchet/Chastel 1967). Attraverso i simboli l'uomo può ascendere...]]></itunes:summary><itunes:duration>579</itunes:duration><itunes:keywords>coronacanadese,fioccodineve,incoronazione,recarloiii,westminster</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/80cfbef8cf342b7331f3712dc6d03009.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le tre interviste esplosive di Ganswein, segretario di Benedetto XVI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-tre-interviste-esplosive-di-ganswein-segretario-di-benedetto-xvi--53807138</link><description><![CDATA[VIDEO: Intervista di Gänswein a Verissimo ➜ <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/verissimo/don-georg-ganswein-lintervista-integrale_F312058301058C58" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/verissimo/don-georg-ganswein-lintervista-integrale_F312058301058C58</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7407" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7407</a><br /><br />LE TRE INTERVISTE ESPLOSIVE DI GANSWEIN di Manuela Antonacci<br />Pochi conoscono la Chiesa come lui, lui che ne è stato fedele servitore ai massimi vertici. Parliamo dell'arcivescovo Georg Gänswein segretario particolare di Benedetto XVI, cui è stato accanto per quasi 30 anni. Al giornale tedesco Bunte ha raccontato come la sua vita abbia subito una svolta decisiva a partire dalla lettura del libro Introduzione al cristianesimo che lo avrebbe ispirato a studiare teologia e a diventare sacerdote, fino ad essere consacrato vescovo in Vaticano. Ma soprattutto, al giornale tedesco, avrebbe fornito delle risposte importanti sull'evoluzione attuale del sinodo tedesco che l'arcivescovo avrebbe commentato con una certa franchezza.<br />In particolare ha sgombrato il campo dall'equivoco che sta generando l'espressione "chiesa tedesca": «Non c'è nessuna chiesa tedesca, c'è la Chiesa cattolica in Germania, e le cose al momento non sembrano rosee, anzi. In tutto il Paese sembra esserci un solo tema ed è il "cammino sinodale". La risposta alle sfide attuali non sono le dispute e dibattiti su questioni strutturali o di potere. Ciò che colpisce è che là dove si proclama autenticamente la fede, dove si celebra la liturgia con riverenza e coscienza e si vive l'amore fraterno cristiano, lì vive la Chiesa».<br />E a proposito di questioni di potere, Bunde, non gli ha risparmiato la domanda su una delle questioni affrontate dal sinodo, quella del sacerdozio femminile, sottolineando come tra le obiezioni mosse alla chiesa cattolica dall'assemblea sinodale, sia quella di essere scarsamente al passo coi tempi, perciò in essa le donne "moderne" non si riconoscerebbero più. Obiezione a cui Gänswein ha risposto sostenendo che non esiste una "chiesa per gli uomini" e che l'affermazione che le donne di oggi non si sentano rappresentate nella chiesa sarebbe un «luogo comune, che viene ripetuto regolarmente ma non rappresenta l'opinione della maggior parte delle donne».<br />Gänswein ha poi affondato il colpo denunciando la tendenza, che emerge in modo particolarmente eclatante dal sinodo in Germania, ma che è piuttosto diffusa, a creare non solo una fede personale, basata sul fai da te, ma persino una Chiesa a propria immagine e somiglianza: «La fede non è creta da modellare che può essere plasmata in un modo o in un altro, a seconda dello spirito dei tempi e delle circostanze del momento» -ha sottolineato- «Una fede ridotta, annacquata non ha efficacia. La misura della predicazione è il vangelo, è Gesù Cristo stesso».<br />E non si tratta solo di belle parole, perché come sottolinea nella sua intervista, si tratta di convinzioni, di cui avrebbe pagato personalmente il prezzo. Infatti l'arcivescovo, ricorda di essere stato per lungo tempo stigmatizzato col marchio di "intransigente" e "fondamentalista". Ma si difende: «Qual è il mio reato? Credo e annuncio ciò a cui ho promesso di credere e ciò che ho promesso di annunciare durante la mia ordinazione sacerdotale prima e nell'ordinazione episcopale, dopo: la fede cattolica, opportuna o inopportuna che sia. Nient'altro».<br />Chiunque lo definisca "fondamentalista" deve chiedersi se ha un problema con la propria fede.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "Gänswein: nient'altro che la verità sul sinodo tedesco" racconta di come il segretario di Benedetto XVI parli con schiettezza cammino sinodale tedesco e degli altri problemi nella Chiesa.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 aprile 2023:<br />Da mons. Georg Gänswein arriva una stoccata al controverso "cammino sinodale tedesco": un percorso che ha aggravato la crisi di fede e non ha nemmeno forza giuridica. E lo dice da canonista: pochi ricordano infatti che il segretario di Benedetto XVI (e almeno formalmente Prefetto della Casa Pontificia) si è laureato alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco proprio in Diritto canonico, materia che ha poi insegnato a Roma presso la Pontificia Università della Santa Croce.<br />Sembra ormai un ricordo il lungo silenzio seguito al "caso mediatico" esploso dopo la pubblicazione di Nient'altro che la verità. L'arcivescovo tedesco si è pian piano riaffacciato sulla scena pubblica, dalle occasioni liturgiche in suffragio e ricordo del Papa emerito al salotto di Bruno Vespa, all'inizio di marzo. Ma questa volta lo fa con ben tre interviste in tre giorni consecutivi (da far invidia a Papa Francesco che pure di interviste ne concede senza numero e a stretto giro). Domenica 16 aprile, 96° anniversario della nascita di Benedetto XVI, è stato ospite di Verissimo, condotto da Silvia Toffanin. Lunedì 17 aprile è stata la volta del programma austriaco Zib 2. Infine, nella sua Germania, martedi 18 aprile è comparsa un'ampia intervista al Passauer Neue Presse (alcuni stralci di queste ultime due sono stati rilanciati in Italia da Silere non possum).<br />Roma ha mostrato chiaramente i limiti (Rom hat ganz klar die Grenzen aufgezeigt): titola così la testata di Passau e i «limiti» sono quelli che il sinodo tedesco non può travalicare. Al tema è dedicata tutta la seconda metà dell'intervista, mentre nella prima parte si parla del presente e del futuro dell'arcivescovo. Niente di nuovo sulla ventilata nomina in Costa Rica che sembrava imminente dopo l'udienza con Papa Francesco a marzo («No, non so più nulla»). Lasciato il monastero Mater Ecclesiae, dove fino al 31 dicembre scorso ha vissuto accanto a Benedetto XVI, «ora vivo in una casa accanto a Santa Marta, dove vive Papa Francesco» e «svolgo i miei doveri di esecutore testamentario». Gänswein ha ereditato «una bellissima croce di legno bavarese che lui stesso [Ratzinger] aveva nella sua casa da cardinale». E il compito di distruggere la corrispondenza privata («lettere che i genitori di Ratzinger scrivevano ai figli e poi anche loro, tra fratelli»): un «momento doloroso», «ma ovviamente ho eseguito il suo ultimo desiderio senza scuse».<br />La conversazione si sposta poi sull'«11 settembre della Chiesa», cioè la piaga degli abusi, casus belli che ha innescato il Synodaler Weg con tutte le sue derive, ancora in corso. «Dubito che il percorso sinodale, così come si è sviluppato, sia stata la risposta giusta alla crisi degli abusi», afferma Gänswein, anche perché i «temi» del sinodo «vanno ben oltre la necessaria risposta alla crisi degli abusi», spostandosi «su obiettivi completamente diversi», che presentano piuttosto il rischio di condurre «fuori dall'unità della Chiesa universale». Più che risposte, il sinodo tedesco ha innescato «tensioni all'interno della Chiesa cattolica in Germania e con la Santa Sede», che in occasione della visita ad limina dei vescovi tedeschi nel novembre 2022 e poi con la lettera dei cardinali Parolin, Ouellet e Ladaria, «ha mostrato in modo chiaro e inequivocabile dei limiti che vanno presi sul serio».<br />E anche Gänswein è chiaro e inequivocabile: «Non considero il cammino sinodale una risposta utile ai reali bisogni dei fedeli», aggiungendo «da canonista» (come abbiamo detto in apertura), che esso «non ha forza giuridica vincolante ai sensi del diritto canonico». Del resto, l'immediata risposta vaticana alla lettera dei vescovi di Colonia, Eichstätt, Augusta, Passau e Ratisbona (le poche voci controcorrente nell'episcopato tedesco) «dimostra l'urgenza con cui il Vaticano sta affrontando la questione». Una situazione così grave che l'arcivescovo confida: «Prego e spero che si possa evitare una scissione».<br />In breve, la "via" tedesca si sta rivelando un rimedio peggiore del male. «Il declino della fede di fatto è aumentato in seguito al cammino sinodale», afferma Gänswein, smentendo l'altro "tormentone" (ricordato dall'intervistatore) che bisogna pur fare qualcosa per ravvivare la fede. Bisogna farlo, ma la vera risposta viene «dall'approfondimento della fede e non da questioni strutturali. La fede, se la prendo sul serio, si risveglia a nuova vita solo attraverso una vera conversione personale e un approfondimento», il che «presuppone impegno personale e determinazione. È una lotta e lo sarà sempre».<br />Insomma, non è una Chiesa alla moda quella auspicata da Gänswein, che conclude rievocando le parole profetiche, risalenti al 1958, di «un giovane professore di teologia di nome Joseph Ratzinger», secondo il quale «la Chiesa del futuro» sarà «una Chiesa di piccole minoranze che vivono di fede e la testimoniano e la trasmettono in questo mondo. Non siamo forse oggi i testimoni di questa profezia?». Infatti, se a prima vista i "venti" sinodali possono riscuotere un illusorio consenso (ma a cosa: a un involucro svuotato dall'interno?), la Chiesa non deve tem]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53807138</guid><pubDate>Wed, 10 May 2023 15:24:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53807138/le_tre_interviste_esplosive_di_ganswein_segretario_di_benedetto_xvi.mp3" length="10626656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Intervista di Gänswein a Verissimo ➜ https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/verissimo/don-georg-ganswein-lintervista-integrale_F312058301058C58

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LE TRE INTERVISTE...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Intervista di Gänswein a Verissimo ➜ <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/verissimo/don-georg-ganswein-lintervista-integrale_F312058301058C58" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/verissimo/don-georg-ganswein-lintervista-integrale_F312058301058C58</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7407" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7407</a><br /><br />LE TRE INTERVISTE ESPLOSIVE DI GANSWEIN di Manuela Antonacci<br />Pochi conoscono la Chiesa come lui, lui che ne è stato fedele servitore ai massimi vertici. Parliamo dell'arcivescovo Georg Gänswein segretario particolare di Benedetto XVI, cui è stato accanto per quasi 30 anni. Al giornale tedesco Bunte ha raccontato come la sua vita abbia subito una svolta decisiva a partire dalla lettura del libro Introduzione al cristianesimo che lo avrebbe ispirato a studiare teologia e a diventare sacerdote, fino ad essere consacrato vescovo in Vaticano. Ma soprattutto, al giornale tedesco, avrebbe fornito delle risposte importanti sull'evoluzione attuale del sinodo tedesco che l'arcivescovo avrebbe commentato con una certa franchezza.<br />In particolare ha sgombrato il campo dall'equivoco che sta generando l'espressione "chiesa tedesca": «Non c'è nessuna chiesa tedesca, c'è la Chiesa cattolica in Germania, e le cose al momento non sembrano rosee, anzi. In tutto il Paese sembra esserci un solo tema ed è il "cammino sinodale". La risposta alle sfide attuali non sono le dispute e dibattiti su questioni strutturali o di potere. Ciò che colpisce è che là dove si proclama autenticamente la fede, dove si celebra la liturgia con riverenza e coscienza e si vive l'amore fraterno cristiano, lì vive la Chiesa».<br />E a proposito di questioni di potere, Bunde, non gli ha risparmiato la domanda su una delle questioni affrontate dal sinodo, quella del sacerdozio femminile, sottolineando come tra le obiezioni mosse alla chiesa cattolica dall'assemblea sinodale, sia quella di essere scarsamente al passo coi tempi, perciò in essa le donne "moderne" non si riconoscerebbero più. Obiezione a cui Gänswein ha risposto sostenendo che non esiste una "chiesa per gli uomini" e che l'affermazione che le donne di oggi non si sentano rappresentate nella chiesa sarebbe un «luogo comune, che viene ripetuto regolarmente ma non rappresenta l'opinione della maggior parte delle donne».<br />Gänswein ha poi affondato il colpo denunciando la tendenza, che emerge in modo particolarmente eclatante dal sinodo in Germania, ma che è piuttosto diffusa, a creare non solo una fede personale, basata sul fai da te, ma persino una Chiesa a propria immagine e somiglianza: «La fede non è creta da modellare che può essere plasmata in un modo o in un altro, a seconda dello spirito dei tempi e delle circostanze del momento» -ha sottolineato- «Una fede ridotta, annacquata non ha efficacia. La misura della predicazione è il vangelo, è Gesù Cristo stesso».<br />E non si tratta solo di belle parole, perché come sottolinea nella sua intervista, si tratta di convinzioni, di cui avrebbe pagato personalmente il prezzo. Infatti l'arcivescovo, ricorda di essere stato per lungo tempo stigmatizzato col marchio di "intransigente" e "fondamentalista". Ma si difende: «Qual è il mio reato? Credo e annuncio ciò a cui ho promesso di credere e ciò che ho promesso di annunciare durante la mia ordinazione sacerdotale prima e nell'ordinazione episcopale, dopo: la fede cattolica, opportuna o inopportuna che sia. Nient'altro».<br />Chiunque lo definisca "fondamentalista" deve chiedersi se ha un problema con la propria fede.<br />Nota di BastaBugie: Stefano Chiappalone nell'articolo seguente dal titolo "Gänswein: nient'altro che la verità sul sinodo tedesco" racconta di come il segretario di Benedetto XVI parli con schiettezza cammino sinodale tedesco e degli altri problemi nella Chiesa.<br />Ecco...]]></itunes:summary><itunes:duration>665</itunes:duration><itunes:keywords>benedettoxvi,chiesatedesca,ganswein,profezia,sinodo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5580c23510638151e6d94a5ca4375d1c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'umanità merita i castighi di Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-umanita-merita-i-castighi-di-dio--53806178</link><description><![CDATA[VIDEO: I castighi di Dio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=G80izC_66Ss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7404" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7404</a><br /><br />L'UMANITA' MERITA I CASTIGHI DI DIO di Roberto De Mattei<br />Il padre Francescano Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, in una intervista pubblicata il 30 aprile da "Alfa&amp;Omega" ha fatto una sconsiderata affermazione, che non può essere tenuta sotto silenzio.<br />Dopo aver rivendicato l'autorità e la competenza dell'organismo che presiede, padre Cecchin ha testualmente dichiarato che un criterio per discernere la autenticità delle apparizioni mariane è questo: "le apparizioni che parlano di castighi di Dio sono assolutamente false".<br />C'è da augurarsi che padre Cecchin corregga al più presto questa dichiarazione, perché se c'è qualcosa di assolutamente falso, e in contraddizione con l'insegnamento e la pratica della Chiesa cattolica sono proprio le sue parole.<br />Non c'è bisogno di ricorrere alla Sacra Scrittura, e all'insegnamento dei Padri della Chiesa, di San Tommaso e dei Santi. [...] Mi limito a citare il Magistero di un Papa contemporaneo, Benedetto XVI.<br />Nell'omelia tenuta il 5 ottobre 2008 per l'apertura del XII Sinodo dei Vescovi, papa Benedetto non esita a pronunciare la parola castigo, riferendola alle nazioni e alla Chiesa stessa. "Se guardiamo la storia, siamo costretti a registrare non di rado la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti. In conseguenza di ciò, Dio, pur non venendo mai meno alla sua promessa di salvezza, ha dovuto spesso ricorrere al castigo. E' spontaneo pensare, in questo contesto, al primo annuncio del Vangelo, da cui scaturirono comunità cristiane inizialmente fiorenti, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia. Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca? Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna".<br />Queste nazioni, dice il Papa, potrebbero essere castigate, come accadde alle comunità cristiane un tempo fiorenti e oggi dimenticate. Accadde a Cartagine, devastata dai Vandali e poi sommersa dall'Islam. Il Cristianesimo fu cancellato da quella terra. E cosa attende le nazioni europee che iscrivono i vizi di Cartagine, come la sodomia, nelle loro leggi? "Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca"? Questa domanda drammatica di Benedetto XVI interpella ognuno di noi.<br />In un altro discorso, l'udienza generale del 18 maggio 2011, Benedetto XVI ha parlato della preghiera di intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra, le due città bibliche punite da Dio a causa dei loro peccati, perché Abramo non poté trovare in esse neppure dieci giusti, che ne meritassero la salvezza.<br />Il Signore voleva questo: un numero anche minimo di giusti per salvare la città. "Ma - afferma il Papa - neppure dieci giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente testimoniata come necessaria proprio dalla preghiera d'intercessione di Abramo. Perché proprio quella preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le città erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell'amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: «La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio» (Ger 2,19)".<br />Il Papa ricorda dunque che "non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell'amore che porta già in sé il castigo". Il peccato porta con sé, come conseguenza, il castigo, sia sul piano individuale che su quello collettivo.<br />La prospettiva di un grande castigo per l'umanità, se non si fosse convertita, costituisce il nucleo del "segreto" di Fatima del 1917. Nelle parole di Benedetto XVI risuona l'eco di quel messaggio che proprio l'allora cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Fede, presentò e commentò il 26 giugno del 2000.<br />A Fatima la Madonna avvertì i tre pastorelli che "Dio sta per castigare il mondo per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre (...) i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Infine il mio Cuore Immacolato trionferà".<br />Il Messaggio di Fatima, ufficialmente divulgato dalla Santa Sede, ci ricorda come la spada di Damocle di un terribile castigo incombe sull'umanità. La Pontificia Accademia Mariana, presieduta dal padre Stefano Cecchin, oggi avrebbe il dovere di ricordare ai fedeli la scelta radicale davanti a cui il messaggio di Fatima pone la società intera e ognuno di noi, tra la conversione e il castigo, individuale e collettivo.<br />Se il mondo non si pente, e soprattutto se gli uomini di Chiesa tacciono, i castighi sono destinati ad aggravarsi sempre di più, fino ad arrivare all'annientamento di nazioni intere, come la Madonna ha annunciato a Fatima. E Fatima non è una rivelazione dubbia o discutibile, ma un annuncio divino, riconosciuto da ben sette Papi che si sono succeduti nell'ultimo secolo.<br />Chi afferma che Dio non castiga, nel tempo e nell'eternità, è uno stolto e un insipiente, perché è privo di quel timore di Dio che è l'inizio della Sapienza ed è la prima condizione per la nostra salvezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53806178</guid><pubDate>Wed, 10 May 2023 15:12:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53806178/l_umanit_merita_i_castighi_di_dio.mp3" length="8647619" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: I castighi di Dio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=G80izC_66Ss

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7404

L'UMANITA' MERITA I CASTIGHI DI DIO di Roberto De Mattei
Il padre Francescano Stefano Cecchin, presidente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: I castighi di Dio ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=G80izC_66Ss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ehyTtby2rAI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7404" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7404</a><br /><br />L'UMANITA' MERITA I CASTIGHI DI DIO di Roberto De Mattei<br />Il padre Francescano Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, in una intervista pubblicata il 30 aprile da "Alfa&amp;Omega" ha fatto una sconsiderata affermazione, che non può essere tenuta sotto silenzio.<br />Dopo aver rivendicato l'autorità e la competenza dell'organismo che presiede, padre Cecchin ha testualmente dichiarato che un criterio per discernere la autenticità delle apparizioni mariane è questo: "le apparizioni che parlano di castighi di Dio sono assolutamente false".<br />C'è da augurarsi che padre Cecchin corregga al più presto questa dichiarazione, perché se c'è qualcosa di assolutamente falso, e in contraddizione con l'insegnamento e la pratica della Chiesa cattolica sono proprio le sue parole.<br />Non c'è bisogno di ricorrere alla Sacra Scrittura, e all'insegnamento dei Padri della Chiesa, di San Tommaso e dei Santi. [...] Mi limito a citare il Magistero di un Papa contemporaneo, Benedetto XVI.<br />Nell'omelia tenuta il 5 ottobre 2008 per l'apertura del XII Sinodo dei Vescovi, papa Benedetto non esita a pronunciare la parola castigo, riferendola alle nazioni e alla Chiesa stessa. "Se guardiamo la storia, siamo costretti a registrare non di rado la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti. In conseguenza di ciò, Dio, pur non venendo mai meno alla sua promessa di salvezza, ha dovuto spesso ricorrere al castigo. E' spontaneo pensare, in questo contesto, al primo annuncio del Vangelo, da cui scaturirono comunità cristiane inizialmente fiorenti, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia. Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca? Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna".<br />Queste nazioni, dice il Papa, potrebbero essere castigate, come accadde alle comunità cristiane un tempo fiorenti e oggi dimenticate. Accadde a Cartagine, devastata dai Vandali e poi sommersa dall'Islam. Il Cristianesimo fu cancellato da quella terra. E cosa attende le nazioni europee che iscrivono i vizi di Cartagine, come la sodomia, nelle loro leggi? "Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca"? Questa domanda drammatica di Benedetto XVI interpella ognuno di noi.<br />In un altro discorso, l'udienza generale del 18 maggio 2011, Benedetto XVI ha parlato della preghiera di intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra, le due città bibliche punite da Dio a causa dei loro peccati, perché Abramo non poté trovare in esse neppure dieci giusti, che ne meritassero la salvezza.<br />Il Signore voleva questo: un numero anche minimo di giusti per salvare la città. "Ma - afferma il Papa - neppure dieci giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente testimoniata come necessaria proprio dalla preghiera d'intercessione di Abramo. Perché proprio quella preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le città erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell'amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle:...]]></itunes:summary><itunes:duration>541</itunes:duration><itunes:keywords>castighi,fatima,sacrascrittura,sodomaegomorra,trepastorelli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3014d7f2dc2175390df58997f2395efd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo scandalo della funzione anglicana in Laterano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-scandalo-della-funzione-anglicana-in-laterano--53720770</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7397" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7397</a><br /><br />LO SCANDALO DELLA FUNZIONE ANGLICANA IN LATERANO di Roberto De Mattei<br />Vorrei commentare un episodio che mi è sembrato grave e significativo. Lo abbiamo appreso da un comunicato ufficiale del venerando Capitolo di S. Giovanni in Laterano, rilasciato lo scorso 20 aprile 2023.<br />Il comunicato dice questo: "Il Capitolo Lateranense, nella persona di Sua Ecc.za Mons. Guerino Di Tora, Vicario Capitolare, esprime profondo rammarico per quanto avvenuto martedì scorso, 18 aprile, all'interno della Basilica di S. Giovanni a Roma. Infatti, un gruppo di circa 50 sacerdoti, accompagnati dal loro vescovo, tutti appartenenti alla comunione anglicana, hanno celebrato sull'altare maggiore della cattedrale di Roma, contravvenendo alle norme canoniche. Mons. Di Tora ha anche spiegato che l'increscioso episodio è stato causato da un difetto di comunicazione."<br />Mons. Di Tora è il Vicario dell'Arciprete della Basilica Lateranense, che è il cardinale Angelo De Donatis, a sua volta Vicario Generale di papa Francesco per la Diocesi di Roma. Mons. Di Tora ha attribuito l'accaduto a un "difetto di comunicazione" Secondo quanto ricostruito dal quotidiano "Messaggero", il gruppo di anglicani era di passaggio a Roma e uno di questi avrebbe chiesto a un religioso romano di trasmettere al Laterano la richiesta di celebrare la Messa. Ambasciata che sarebbe stata fatta senza specificare che si trattava di un gruppo di protestanti.<br />LA GRAVISSIMA PORTATA DELL'EVENTO<br />Sembra strano però che un gruppo di cinquanta sacerdoti ottenga di concelebrare all'altar maggiore della Basilica Laterana, senza esibire il celebret, cioè il documento che le autorità ecclesiastiche rilasciano per consentire ai sacerdoti di amministrare lecitamente la Messa e i sacramenti. Se si fosse trattato solo di un malinteso, bisognerebbe dire che la superficialità delle autorità lateranensi è stata somma, tanto da coprire di ridicolo i responsabili. Ammesso pure che così sia stato, non si può ammettere però la buona fede degli anglicani, che non potevano ignorare come la funzione religiosa da essi svolta fosse in aperto contrasto con le leggi canoniche della Chiesa di Roma. Il loro gesto ha comunque un sapore provocatorio, che vi sia stata complicità o meno delle autorità del Laterano. Ma al di là dell'attribuzione delle responsabilità, ciò che rimane è la gravissima portata dell'evento.<br />La cattedrale di Roma non è San Pietro, come molti credono, ma la Basilica di San Giovanni in Laterano, che è detta "Arcibasilica" perché è la più importante delle quattro basiliche papali maggiori. L'iscrizione latina scolpita sul marmo della facciata della Arcibasilica Lateranense recita «Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput»: Madre e Capo della Chiesa universale.<br />Il Laterano è il luogo in cui si trova la cattedra papale, simbolo dell'autorità e del magistero del Vescovo di Roma. Ed è proprio l'altare del Vescovo di Roma, cioè l'altare papale, quello dove si sarebbe svolta la cerimonia anglicana. Sullo scranno riservato al Papa si sarebbe seduto il vescovo che ha presieduto la funzione, Jonathan Baker, che ha avuto una lunga militanza massonica, ed è divorziato e risposato, secondo quanto permette la Church of England, ma soprattutto, per la Chiesa cattolica, non è nemmeno un vescovo.<br />LO SCISMA ANGLICANO<br />Lo scisma anglicano risale al Re d'Inghilterra Enrico VIII (1534-1547). Durante il suo regno tutte le ordinazioni dei sacerdoti si fecero secondo il Rituale romano e furono considerate valide. Ma nel 1550 entrò in vigore il Book of Common Prayer di Edoardo VI, nel quale il Pontificale romano fu sostituito da un nuovo Ordinale, che manifestava, secondo la teologia cattolica, difetti di forma e di intenzione. In questo Ordinale, non solo si negava il Sacramento dell'Ordine, ma si eliminava dalla celebrazione della Cena, sostituita alla Messa, ogni idea di sacrificio e di consacrazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Gesù Cristo.<br />La regina Elisabetta (1558-1603) scelse come arcivescovo di Canterbury Matteo Parker, ordinato sacerdote secondo l'ordinale edoardiano, e quindi invalidamente. Da Parker vennero poi consacrati altri vescovi anglicani, tutti secondo l'ordinale di Edoardo VI, e dunque invalidi. Da essi, per successive consacrazioni, derivò l'episcopato anglicano di cui la Chiesa non ha mai riconosciuto la validità.<br />Leone XIII, con la Lettera Apostolicae curae del 13 settembre 1896, confermò e rinnovò i decreti dei suoi predecessori, proclamando solennemente che, per difetto di forma e per difetto di intenzione, "le ordinazioni compiute con il rito anglicano sono state del tutto invalide e sono assolutamente nulle". La presente lettera, aggiungeva Leone XIII, "sarà ed è sempre valida e in vigore e deve essere osservata infallibilmente da tutti, di qualsiasi grado e onore nel giudizio e fuori". Benedetto XVI ha confermato questo decreto nella costituzione apostolica Anglicanorum coetibus del 4 novembre 2009.<br />Ciò significa che i vescovi anglicani non sono vescovi, i preti non sono preti e le messe da loro celebrate non sono vere Messe. Sull'altare papale dell'Arcibasilica di San Giovanni in Laterano è stata messa in scena una pantomima, offensiva per l'autorità della Santa Sede e per la fede cattolica. Un comunicato come quello che è stato rilasciato dal Capitolo dell'Arcibasilica, al di là delle buone intenzioni, è del tutto inadeguato, perché ciò che è avvenuto è un oltraggio, che meriterebbe una solenne riparazione. E se non c'è stato dolo da parte di nessuno, la cosa appare ancora più grave, perché vuol dire che è stata permessa dalla Divina Provvidenza per mostrare l'abisso di confusione in cui oggi è immersa la Chiesa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53720770</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 14:54:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53720770/lo_scandalo_della_funzione_anglicana_in_laterano.mp3" length="7471064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7397

LO SCANDALO DELLA FUNZIONE ANGLICANA IN LATERANO di Roberto De Mattei
Vorrei commentare un episodio che mi è sembrato grave e significativo. Lo abbiamo appreso da un comunicato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7397" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7397</a><br /><br />LO SCANDALO DELLA FUNZIONE ANGLICANA IN LATERANO di Roberto De Mattei<br />Vorrei commentare un episodio che mi è sembrato grave e significativo. Lo abbiamo appreso da un comunicato ufficiale del venerando Capitolo di S. Giovanni in Laterano, rilasciato lo scorso 20 aprile 2023.<br />Il comunicato dice questo: "Il Capitolo Lateranense, nella persona di Sua Ecc.za Mons. Guerino Di Tora, Vicario Capitolare, esprime profondo rammarico per quanto avvenuto martedì scorso, 18 aprile, all'interno della Basilica di S. Giovanni a Roma. Infatti, un gruppo di circa 50 sacerdoti, accompagnati dal loro vescovo, tutti appartenenti alla comunione anglicana, hanno celebrato sull'altare maggiore della cattedrale di Roma, contravvenendo alle norme canoniche. Mons. Di Tora ha anche spiegato che l'increscioso episodio è stato causato da un difetto di comunicazione."<br />Mons. Di Tora è il Vicario dell'Arciprete della Basilica Lateranense, che è il cardinale Angelo De Donatis, a sua volta Vicario Generale di papa Francesco per la Diocesi di Roma. Mons. Di Tora ha attribuito l'accaduto a un "difetto di comunicazione" Secondo quanto ricostruito dal quotidiano "Messaggero", il gruppo di anglicani era di passaggio a Roma e uno di questi avrebbe chiesto a un religioso romano di trasmettere al Laterano la richiesta di celebrare la Messa. Ambasciata che sarebbe stata fatta senza specificare che si trattava di un gruppo di protestanti.<br />LA GRAVISSIMA PORTATA DELL'EVENTO<br />Sembra strano però che un gruppo di cinquanta sacerdoti ottenga di concelebrare all'altar maggiore della Basilica Laterana, senza esibire il celebret, cioè il documento che le autorità ecclesiastiche rilasciano per consentire ai sacerdoti di amministrare lecitamente la Messa e i sacramenti. Se si fosse trattato solo di un malinteso, bisognerebbe dire che la superficialità delle autorità lateranensi è stata somma, tanto da coprire di ridicolo i responsabili. Ammesso pure che così sia stato, non si può ammettere però la buona fede degli anglicani, che non potevano ignorare come la funzione religiosa da essi svolta fosse in aperto contrasto con le leggi canoniche della Chiesa di Roma. Il loro gesto ha comunque un sapore provocatorio, che vi sia stata complicità o meno delle autorità del Laterano. Ma al di là dell'attribuzione delle responsabilità, ciò che rimane è la gravissima portata dell'evento.<br />La cattedrale di Roma non è San Pietro, come molti credono, ma la Basilica di San Giovanni in Laterano, che è detta "Arcibasilica" perché è la più importante delle quattro basiliche papali maggiori. L'iscrizione latina scolpita sul marmo della facciata della Arcibasilica Lateranense recita «Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput»: Madre e Capo della Chiesa universale.<br />Il Laterano è il luogo in cui si trova la cattedra papale, simbolo dell'autorità e del magistero del Vescovo di Roma. Ed è proprio l'altare del Vescovo di Roma, cioè l'altare papale, quello dove si sarebbe svolta la cerimonia anglicana. Sullo scranno riservato al Papa si sarebbe seduto il vescovo che ha presieduto la funzione, Jonathan Baker, che ha avuto una lunga militanza massonica, ed è divorziato e risposato, secondo quanto permette la Church of England, ma soprattutto, per la Chiesa cattolica, non è nemmeno un vescovo.<br />LO SCISMA ANGLICANO<br />Lo scisma anglicano risale al Re d'Inghilterra Enrico VIII (1534-1547). Durante il suo regno tutte le ordinazioni dei sacerdoti si fecero secondo il Rituale romano e furono considerate valide. Ma nel 1550 entrò in vigore il Book of Common Prayer di Edoardo VI, nel quale il Pontificale romano fu sostituito da un nuovo Ordinale, che manifestava, secondo la teologia cattolica, difetti di forma e di intenzione. In questo Ordinale, non solo si negava il Sacramento...]]></itunes:summary><itunes:duration>467</itunes:duration><itunes:keywords>difettodicomunicazione,funzioneluterana,pantomima,regolecanoniche,sangiovanniinlaterano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc93bdfb64da4d40099b0376fa39e68c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nessun esempio di virtù è assente dalla croce</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nessun-esempio-di-virtu-e-assente-dalla-croce--53442452</link><description><![CDATA[VIDEO: Le migliori scene della passione di Cristo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=W6NvfJUMpyw&amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>7363<br /><br />NESSUNA VIRTU' E' ASSENTE DALLA CROCE<br />Il Dottore Angelico ci spiega come e perché fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi nella sua passione<br /><br />di San Tommaso d'Aquino<br />Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell'agire.<br />Fu anzitutto un rimedio, perché è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati.<br />Ma non minore è l'utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti è sufficiente per orientare tutta la nostra vita.<br />Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce.<br />Se cerchi un esempio di carità, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).<br />Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.<br />Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano.<br />Ora Cristo ci ha dato sulla croce l'esempio dell'una e dell'altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2,23) e come un agnello fu condotto alla morte e non aprì la sua bocca (cfr. At 8,32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia» (Eb 12,2).<br />Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.<br />Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19).<br />Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il re dei re ed il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.<br />Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si son divise tra loro le mie vesti» (Gv 19,24); non agli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53,4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. Mc 15,17) non ai piaceri, perché «quando avevo sete, mi han dato da bere aceto» (Sal 68,22).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53442452</guid><pubDate>Wed, 05 Apr 2023 17:45:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53442452/nessun_esempio_di_virt_assente_dalla_croce.mp3" length="4478476" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Le migliori scene della passione di Cristo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=W6NvfJUMpyw&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=65347363

NESSUNA VIRTU' E' ASSENTE DALLA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Le migliori scene della passione di Cristo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=W6NvfJUMpyw&amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=</a>7363<br /><br />NESSUNA VIRTU' E' ASSENTE DALLA CROCE<br />Il Dottore Angelico ci spiega come e perché fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi nella sua passione<br /><br />di San Tommaso d'Aquino<br />Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell'agire.<br />Fu anzitutto un rimedio, perché è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati.<br />Ma non minore è l'utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti è sufficiente per orientare tutta la nostra vita.<br />Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce.<br />Se cerchi un esempio di carità, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).<br />Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.<br />Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano.<br />Ora Cristo ci ha dato sulla croce l'esempio dell'una e dell'altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2,23) e come un agnello fu condotto alla morte e non aprì la sua bocca (cfr. At 8,32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia» (Eb 12,2).<br />Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.<br />Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19).<br />Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il re dei re ed il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.<br />Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si son divise tra loro le mie vesti» (Gv 19,24); non agli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53,4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. 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Ma c'è chi sta mettendo alcuni paletti. Dopo il decreto di un anno fa di monsignor Suetta vescovo di Ventimiglia-Sanremo, che prevedeva la sospensione di padrini e madrine per battesimi e cresime, poiché «nel contesto odierno la loro presenza risulta spesso una sorta di adempimento formale o di consuetudine sociale», anche la diocesi di Genova mette un freno alla scelta dei genitori.<br />«A coloro che sono chiamati a svolgere il servizio di padrino e di madrina è chiesto di far parte della Comunità cristiana, attraverso un cammino di Fede condiviso con altri fratelli», spiega il decreto firmato da Monsignor Tasca, «e che comprenda anche in modo graduale la santa messa domenicale, un momento di riscoperta o approfondimento della fede, di nutrimento spirituale, di condivisione con i fratelli e di servizio nella carità». Il decreto arcivescovile entrerà in vigore con l'inizio del prossimo anno pastorale, il 3 dicembre 2023, prima domenica di Avvento. La nuova procedura sarà prevista inizialmente per una fase sperimentale della durata di un triennio. La Diocesi ha poi spiegato che «ogni comunità e ogni pastore saprà offrire occasioni per realizzare tutto ciò secondo la possibilità della parrocchia e quanto potrà essere suggerito dalla creatività pastorale. Tra i possibili cammini da proporre, si suggeriscono momenti di ascolto e condivisione della parola di Dio secondo modalità indicate attraverso appositi strumenti forniti dall'ufficio catechistico diocesano».<br />REQUISITI DEL PADRINO O MADRINA<br />Inoltre, il decreto specifica che a quelle persone «indicate dalla famiglia che, pur non avendo i requisiti prescritti, esprimono pur sempre una positiva vicinanza parentale, affettiva ed educativa, si può, eventualmente, offrire l'opportunità di prendere parte alla Celebrazione solo come testimoni del Rito sacramentale» e che «in tal caso, sul Registro dei Battesimi e delle Cresime si indichi come "testimone" la persona scelta».<br />Se ci appelliamo al diritto canonico, risaliamo all'origine della scelta del padrino. San Tommaso d'Aquino ricorderà che la rigenerazione spirituale operata dal battesimo assomiglia a quella carnale e, come in questa il bambino ha bisogno di una nutrice e di un pedagogo, così in quella spirituale c'è bisogno di qualcuno che lo istruisca nella fede e nella vita cristiana (Summa Th. III, q. 67, a. 7). Pertanto, codice di diritto canonico alla mano, ecco i requisiti del padrino o madrina: «Ogni cattolico che abbia ricevuto la Confermazione e l'Eucaristia, che abbia compiuto i 16 anni e che conduca, per quanto possibile, una vita conforme alla fede, può fare da padrino/madrina nel rito del Battesimo. [...] Non possono fare perciò da padrini quelle persone che: sono sposate solo civilmente, sono conviventi, sono divorziate, sono separate ma convivono con un altro partner» (Cf Codice di diritto canonico, 874).<br />I BAMBINI APPRENDONO PER IMITAZIONE<br />Secondo la tradizione della Chiesa i padrini sono membri della comunità cristiana che presentano colui che deve essere battezzato o cresimato, li accompagnano nel loro itinerario di formazione e ne garantiscono la preparazione con serietà e sincerità. Il rischio è quello di pensare che qui si voglia far rispettare semplicemente uno sterile elenco di requisiti, ma, come ogni norma canonica, la verità è molto più profonda. Se quindi è palese che i bambini apprendano per imitazione e che la loro fonte di ispirazione primaria è l'esempio dell'adulto di riferimento, ecco che il cuore di questo elenco risulta più chiaro. I padrini si affiancano al genitore per rendere manifesta la presenza della Chiesa come madre che presenta e accoglie i nuovi figli, la loro vicinanza non può così concludersi con il Rito del Battesimo e non può limitarsi alle foto di rito e ai regali infiocchettati, ma è necessaria una presenza duratura chiamata a dare una decisa e costante testimonianza di fede.<br />Allora se nell'elenco delle necessità da soddisfare dei nostri figli trovano spazio una scuola di alto livello, almeno una lingua straniera e un'alimentazione quanto più varia ed equilibrata, non si capisce perché la scelta del padrino e della madrina non debba ricevere la stessa attenzione. O ben superiore, mi verrebbe da dire. Perché qui è della crescita spirituale che si parla, della Vita eterna. E se perfetto qui non lo è nessuno, è anche vero che a monte della Grazia ricevuta per ogni nostro impegno, c'è sempre un'apertura, una disposizione, un sì che spetta solo a noi e senza il quale non possiamo portare nessun carico.<br />Nota di BastaBugie: anche l'Arcidiocesi di Palermo ha sospeso "ad experimentum" il ruolo di padrino e madrina nel Battesimo e nella Cresima a partire dal 1° luglio 2023.<br />Ecco il testo completo del decreto dell'Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice:<br />Il ruolo del Padrino e della Madrina, in occasione della celebrazione dei Sacramenti del Battesimo e della Cresima, è un vero e proprio munus che la Chiesa affida ai fedeli che abbiano "l'attitudine e l'intenzione di esercitare questo incarico" (can. 874 §1,10) e che conducano una vita conforme alla fede e al compito che si assumono (cfr. can. 874 §1,30).<br />Nel corso del tempo convenzioni sociali e abitudini consolidatesi hanno compromesso l'autentico significato di questo ufficio esercitato a nome e per mandato della Chiesa. Confuso spesso con relazioni di parentela - se non addirittura con legami ambigui - e relegato, il più delle volte, al solo momento rituale, ha perso l'originario significato di accompagnamento nella vita cristiana del battezzato e del cresimato, riducendosi a semplice "orpello coreografico" in una cerimonia religiosa.<br />Da tempo, ormai, si discute sull'opportunità o meno di sospendere o abolire l'istituto del "padrinato", ritenuto, di fatto, non obbligatorio dallo stesso Codice di Diritto Canonico, che a tal proposito rimanda a una valutazione discrezionale significata dalla clausola "per quanto possibile" (cfr. cann. 872 e 892).<br />Il superamento della cognatio spiritualis che, fondata su un'antica tradizione recepita dal Codice di Diritto Canonico del 1917, si instaurava tra padrini e figliocci, così come le mutate esigenze pastorali delle nostre comunità parrocchiali e la necessità di dare nuovo impulso alla prassi sacramentale, inducono a ripensare il ruolo del Padrino e della Madrina anche nella nostra Arcidiocesi.<br />Pertanto, alla luce di tali considerazioni:<br />VISTA la normativa liturgica vigente riguardo l'ufficio dei Padrini, come definita nelle Premesse al Rito del Battesimo dei Bambini (1970) al n. 6; nelle Premesse al Rito della Confermazione (1972) ai nn. 5-6 e nelle Premesse al Rito dell'lniziazione Cristiana degli Adulti (1978) ai nn. 8-10;<br />TENUTE PRESENTI le disposizioni del Codice di Diritto Canonico riguardanti l'ufficio dei padrini nella celebrazione del Battesimo (cfr. cann. 872 - 874) e della Confermazione (cfr. cann. 892 - 893);<br />CONSIDERATO che la normativa codiciale recepisce e precisa, ampliandole, le disposizioni dei libri liturgici, appena richiamate;<br />ALLA LUCE di esperienze analoghe avviate in diverse diocesi italiane;<br />SENTITO il parere del Consiglio Presbiterale nella sessione dell' 1/03/2022 e del Consiglio Pastorale Diocesano in quella dell' 11/03/2022;<br />CONSIDERATO che, ai sensi dei richiamati cann. 872 e 892, l'ufficio dei padrini nella celebrazione del Battesimo e della Confermazione, come detto in premessa, non ha carattere di essenzialità;<br />DISPONGO<br />1. È sospeso «ad experimentum», dal 1° luglio 2023 e per la durata di un triennio, l'ufficio di Padrino e di Madrina nel Battesimo dei bambini, nella Confermazione degli adolescenti e degli adulti, nonché nell'lniziazione Cristiana degli adulti.<br />2. Nei riti rispettivi si ometta tutto quanto riguarda i Padrini.<br />3. I ministri ordinati, soprattutto i parroci, hanno la responsabilità di ottemperare alle presenti disposizioni e di illustrare adeguatamente ai fedeli le ragioni pastorali che hanno indotto a questa decisione.<br />4. Gli Uffici Liturgico e Catechistico, insieme al Servizio Catecumenale, hanno mandato di monitorare e verificare, durante questo triennio, l'andamento della nuova prassi e, contemporaneamente, di studiare possibili nuove forme di accompagnamento che richiamino e recuperino il vero senso ecclesiale dell'ufficio del padrino e della madrina.<br />Palermo, dalla Sede Arcivescovile, 31 gennaio 2023]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53221500</guid><pubDate>Thu, 16 Mar 2023 09:52:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53221500/basta_padrini_e_madrine_solo_per_le_foto.mp3" length="6014894" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7344

BASTA PADRINI E MADRINE SOLO PER LE FOTO di Federica Di Vito
È frequente che nell'immaginario comune la scelta dei padrini sia legata unicamente alla relazione affettiva con i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7344" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7344</a><br /><br />BASTA PADRINI E MADRINE SOLO PER LE FOTO di Federica Di Vito<br />È frequente che nell'immaginario comune la scelta dei padrini sia legata unicamente alla relazione affettiva con i genitori del battezzando, con il risultato che questi durino il tempo della cerimonia. Ma c'è chi sta mettendo alcuni paletti. Dopo il decreto di un anno fa di monsignor Suetta vescovo di Ventimiglia-Sanremo, che prevedeva la sospensione di padrini e madrine per battesimi e cresime, poiché «nel contesto odierno la loro presenza risulta spesso una sorta di adempimento formale o di consuetudine sociale», anche la diocesi di Genova mette un freno alla scelta dei genitori.<br />«A coloro che sono chiamati a svolgere il servizio di padrino e di madrina è chiesto di far parte della Comunità cristiana, attraverso un cammino di Fede condiviso con altri fratelli», spiega il decreto firmato da Monsignor Tasca, «e che comprenda anche in modo graduale la santa messa domenicale, un momento di riscoperta o approfondimento della fede, di nutrimento spirituale, di condivisione con i fratelli e di servizio nella carità». Il decreto arcivescovile entrerà in vigore con l'inizio del prossimo anno pastorale, il 3 dicembre 2023, prima domenica di Avvento. La nuova procedura sarà prevista inizialmente per una fase sperimentale della durata di un triennio. La Diocesi ha poi spiegato che «ogni comunità e ogni pastore saprà offrire occasioni per realizzare tutto ciò secondo la possibilità della parrocchia e quanto potrà essere suggerito dalla creatività pastorale. Tra i possibili cammini da proporre, si suggeriscono momenti di ascolto e condivisione della parola di Dio secondo modalità indicate attraverso appositi strumenti forniti dall'ufficio catechistico diocesano».<br />REQUISITI DEL PADRINO O MADRINA<br />Inoltre, il decreto specifica che a quelle persone «indicate dalla famiglia che, pur non avendo i requisiti prescritti, esprimono pur sempre una positiva vicinanza parentale, affettiva ed educativa, si può, eventualmente, offrire l'opportunità di prendere parte alla Celebrazione solo come testimoni del Rito sacramentale» e che «in tal caso, sul Registro dei Battesimi e delle Cresime si indichi come "testimone" la persona scelta».<br />Se ci appelliamo al diritto canonico, risaliamo all'origine della scelta del padrino. San Tommaso d'Aquino ricorderà che la rigenerazione spirituale operata dal battesimo assomiglia a quella carnale e, come in questa il bambino ha bisogno di una nutrice e di un pedagogo, così in quella spirituale c'è bisogno di qualcuno che lo istruisca nella fede e nella vita cristiana (Summa Th. III, q. 67, a. 7). Pertanto, codice di diritto canonico alla mano, ecco i requisiti del padrino o madrina: «Ogni cattolico che abbia ricevuto la Confermazione e l'Eucaristia, che abbia compiuto i 16 anni e che conduca, per quanto possibile, una vita conforme alla fede, può fare da padrino/madrina nel rito del Battesimo. [...] Non possono fare perciò da padrini quelle persone che: sono sposate solo civilmente, sono conviventi, sono divorziate, sono separate ma convivono con un altro partner» (Cf Codice di diritto canonico, 874).<br />I BAMBINI APPRENDONO PER IMITAZIONE<br />Secondo la tradizione della Chiesa i padrini sono membri della comunità cristiana che presentano colui che deve essere battezzato o cresimato, li accompagnano nel loro itinerario di formazione e ne garantiscono la preparazione con serietà e sincerità. Il rischio è quello di pensare che qui si voglia far rispettare semplicemente uno sterile elenco di requisiti, ma, come ogni norma canonica, la verità è molto più profonda. 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Rolando Álvarez Lagos, vittima della dittatura comunista imposta in Nicaragua da Daniel Ortega sin dal suo ritorno al potere, nel 2007, dopo aver fatto imprigionare la maggior parte dei suoi rivali in corsa per la presidenza.<br />Mons. Álvarez è stato condannato a 26 anni e 4 mesi di carcere effettivo (già tenendo conto degli sconti previsti in successione), ad una sanzione equivalente a circa 1.550 dollari, nonché all'interdizione a vita dalle cariche pubbliche, alla perdita perpetua dei diritti di cittadinanza, con una sentenza-lampo, emessa con largo anticipo rispetto ai tempi previsti per il processo, in un primo tempo fissato in realtà per questo 15 febbraio. L'inverosimile accusa, servita come pretesto per la condanna al giudice Héctor Ernesto Ochoa Andino, presidente della Camera Penale 1 della Corte d'Appello di Managua, è addirittura quella di «tradimento della Patria, compromissione dell'integrità nazionale, propagazione di notizie false attraverso la tecnologia dell'informazione, ostruzione delle funzioni, disobbedienza aggravata o disprezzo per l'autorità, tutti commessi in reale concorrenza e a danno della società e dello Stato della Repubblica». Perché? Semplicemente perché mons. Álvarez si è rifiutato di lasciare il Paese e di salire sull'aereo con cui, il giorno prima della sentenza, il regime aveva deportato negli Stati Uniti ben 222 prigionieri politici.<br />Sempre con l'insostenibile accusa di «tradimento» e di diffusione di notizie false il mese scorso sono stati condannati a dieci anni di carcere anche quanti si trovavano col vescovo al momento dell'arresto, avvenuto lo scorso agosto, e quindi quattro sacerdoti, due seminaristi ed un cameraman. Ma in carcere sono finiti anche altri sette sacerdoti e due collaboratori della Diocesi di mons. Álvarez.<br />Stando a questa sentenza, il vescovo Álvarez dovrà restare in galera fino al 13 aprile 2049. A nulla è valso il sostegno giunto nei giorni scorsi al clero ed ai prelati nicaraguensi, a nome dei vescovi europei, dal card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione europea. Il card. Hollerich, in una lettera indirizzata al vescovo di Jinotega, mons. Carlos Enrique Herrera Gutiérrez, presidente della Conferenza episcopale nicaraguense, ha chiesto l'immediato rilascio dei molti, troppi sacerdoti rinchiusi dietro le sbarre solo per la loro opposizione ad un governo comunista sempre più autoritario, citando espressamente, tra questi, mons. Álvarez. Nella missiva, il card. Hollerich ha dichiarato che i recenti eventi, «tra cui la chiusura delle stazioni radio cattoliche, il blocco dell'accesso alle chiese da parte della Polizia ed altri gravi atti, che turbano la libertà religiosa ed il giusto ordine sociale, mostrano l'aggravarsi di una situazione iniziata anni fa. In mezzo a circostanze così avverse, le testimonianze di impegno nella fede nel Vangelo e nel bene sociale comune della nostra amata Chiesa in Nicaragua sono ammirevoli e non passano inosservate», costituendo anzi «un esempio vivo e un modello da seguire in tante altre situazioni di persecuzione, che purtroppo si stanno moltiplicando in varie parti del mondo». Il card. Hollerich ha infine promesso che la Comece farà tutto quanto in suo potere «con le istituzioni europee per il rilascio» di mons. Álvarez e «per promuovere la libertà, lo stato di diritto, la giustizia e la democrazia» nel Paese.<br />Va ricordato che l'anno scorso il governo comunista ha espulso dal Nicaragua l'ambasciatore del Vaticano, l'arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag, e 18 Suore Missionarie della Carità. Sono stati bloccati anche i pellegrinaggi e le processioni in tutto il Paese. Stando all'avvocato e ricercatrice nicaraguense Martha Patricia Molina, dal novembre 2018 ad oggi la Chiesa cattolica in Nicaragua ha subìto circa 400 attacchi da parte del regime tra pestaggi, arresti, diffamazioni, esilio e minacce. Dura la condanna dell'accaduto, pubblicata anche dall'agenzia InfoCatólica, secondo cui, con questo nuovo atto, la dittatura di Ortega si starebbe «spingendo sempre più in là nella sua follia e nel suo totalitarismo» con una condanna, che rappresenterebbe solo «una delle sue ultime azioni contro il popolo nicaraguense e contro il Cristianesimo».<br />Nota di BastaBugie: Nicola Scopelliti nell'articolo seguente dal titolo "Il vescovo ucciso a Los Angeles aveva un'arma segreta: Maria" parla di Mons. David O'Connell che è stato trovato morto con un colpo d'arma da fuoco a Los Angeles, città dove il presule irlandese era vescovo ausiliare. Affidava alla protezione della Madonna di Guadalupe il suo impegno per evangelizzare e strappare i giovani alla violenza e alle bande criminali.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 febbraio 2023:<br />«Non ho parole per esprimere il mio dolore. Che la misericordia di Dio scenda su chi ha ucciso mons. O'Connell». È quanto ha dichiarato José Horacio Gomez, arcivescovo metropolita di Los Angeles, dopo aver appreso la notizia della morte violenta del suo ausiliare, il vescovo David O'Connell, avvenuta a Hacienda Heights, poco dopo le tredici di sabato scorso.<br />L'arcivescovo è stato contattato dall'Ufficio dello Sceriffo della contea di Los Angeles, dopo che il corpo di mons. O' Connell era stato rinvenuto in un'abitazione, al civico 1500 di Janlu Avenue. Agli agenti era pervenuta una telefonata anonima, che indicava il luogo con "il cadavere di un sacerdote cattolico". «Come prete prima e come vescovo poi, David è stato un uomo di profonda fede, un uomo che portava la pace, che aveva a cuore i poveri e gli immigrati e una grande passione per la comunità», ha commentato l'arcivescovo Gomez.<br />Mons. David O'Connell era il vicario episcopale per la regione pastorale di San Gabriele, una delle cinque dell'arcidiocesi di Los Angeles. Era stato papa Francesco, nel 2015, a chiamarlo all'episcopato e a nominarlo vescovo titolare di Cell Ausaille e ausiliare di Los Angeles. «Non me lo aspettavo, non credevo di avere il profilo per una simile posizione - aveva dichiarato appena gli era stata comunicata la notizia della sua nomina a vescovo -. Ma poi ho ricordato che Papa Francesco sceglie i "pastori" che siano parte attiva delle loro comunità, e allora ho pensato che forse mi avesse scelto proprio per questo».<br />O'Connell era nato nel 1953 in Irlanda, aveva studiato a Dublino e dal 1979 faceva parte dell'arcidiocesi di Los Angeles, dove era stato sacerdote in varie parrocchie e dove era diventato membro del gruppo interdiocesano per l'assistenza all'immigrazione della California del Sud, dove garantiva il coordinamento dell'azione della Chiesa a favore delle famiglie provenienti dal Centro-America.<br />A Los Angeles ci sono cinque milioni di cattolici e trecento parrocchie. La domenica, le chiese sono affollate ovunque, sia quelle delle zone meno abbienti, che nei quartieri più ricchi. Il vescovo O'Connell era noto e molto amato per il suo infaticabile lavoro a favore dei migranti, e in particolare dei bambini, ne favoriva l'iscrizione a scuola e molti lo ripagavano, non solo diplomandosi, ma continuando gli studi fino alla laurea. «Esistono comunque dei problemi - aveva detto nel corso di un'intervista rilasciata al periodico KeKaKo, rivista della Koinonia Giovanni Battista, nel marzo del 2020 - l'età media dei parrocchiani sta aumentando. Ci sono tante persone che hanno ormai superato i 50 anni. Abbiamo oltre cinquantamila bambini che hanno ricevuto la comunione, dopo due anni di catechismo, ma 25mila di quelli che hanno ricevuto la cresima, si sono allontanati dalla Chiesa, crescendo in famiglie che non coltivano la fede».<br />L'impegno pastorale prevalente di mons. O'Connell era tra la gente. Tra i giovani, in particolare. Aveva deciso di annunciare il Vangelo utilizzando, come la definiva lui, un'arma segreta: fare evangelizzazione sotto la protezione di Nostra Signora di Guadalupe. Voleva allontanare i ragazzi dalle bande giovanili violente, incontrando, però, tanti ostacoli, ma ottenendo anche dei risultati. «Tanti ragazzi ora frequentano le scuole e anche le parrocchie. È un cammino lungo e tortuoso», sottolineava. Ed è proprio in questi ambienti di Los Angeles che gli agenti dell'Ufficio dello sceriffo hanno concentrato le loro indagini. Gli investigatori non hanno fornito dettagli, né spiegato se il vescovo fosse il bersaglio dell'assassino. «Non possiamo lasciare che i giovani vengano "catturati" dalle bande - diceva - è compito dei pastori aiutarli con tutti i mezzi, affinché intraprendano strade alternative che li riconducano sulla retta via. È questa la nostra sfida».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52807590</guid><pubDate>Wed, 22 Feb 2023 00:05:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52807590/vescovo_condannato_a_26_anni_di_carcere_dalla_dittatura_comunista_di_ortega_in_nicaragua.mp3" length="13533980" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7327

VESCOVO CONDANNATO A 26 ANNI DI CARCERE DALLA DITTATURA COMUNISTA DI ORTEGA IN NICARAGUA di Mauro Faverzani
Drammatici sviluppi nella vicenda, che vede come involontario...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7327" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7327</a><br /><br />VESCOVO CONDANNATO A 26 ANNI DI CARCERE DALLA DITTATURA COMUNISTA DI ORTEGA IN NICARAGUA di Mauro Faverzani<br />Drammatici sviluppi nella vicenda, che vede come involontario protagonista il vescovo di Matagalpa, mons. Rolando Álvarez Lagos, vittima della dittatura comunista imposta in Nicaragua da Daniel Ortega sin dal suo ritorno al potere, nel 2007, dopo aver fatto imprigionare la maggior parte dei suoi rivali in corsa per la presidenza.<br />Mons. Álvarez è stato condannato a 26 anni e 4 mesi di carcere effettivo (già tenendo conto degli sconti previsti in successione), ad una sanzione equivalente a circa 1.550 dollari, nonché all'interdizione a vita dalle cariche pubbliche, alla perdita perpetua dei diritti di cittadinanza, con una sentenza-lampo, emessa con largo anticipo rispetto ai tempi previsti per il processo, in un primo tempo fissato in realtà per questo 15 febbraio. L'inverosimile accusa, servita come pretesto per la condanna al giudice Héctor Ernesto Ochoa Andino, presidente della Camera Penale 1 della Corte d'Appello di Managua, è addirittura quella di «tradimento della Patria, compromissione dell'integrità nazionale, propagazione di notizie false attraverso la tecnologia dell'informazione, ostruzione delle funzioni, disobbedienza aggravata o disprezzo per l'autorità, tutti commessi in reale concorrenza e a danno della società e dello Stato della Repubblica». Perché? Semplicemente perché mons. Álvarez si è rifiutato di lasciare il Paese e di salire sull'aereo con cui, il giorno prima della sentenza, il regime aveva deportato negli Stati Uniti ben 222 prigionieri politici.<br />Sempre con l'insostenibile accusa di «tradimento» e di diffusione di notizie false il mese scorso sono stati condannati a dieci anni di carcere anche quanti si trovavano col vescovo al momento dell'arresto, avvenuto lo scorso agosto, e quindi quattro sacerdoti, due seminaristi ed un cameraman. Ma in carcere sono finiti anche altri sette sacerdoti e due collaboratori della Diocesi di mons. Álvarez.<br />Stando a questa sentenza, il vescovo Álvarez dovrà restare in galera fino al 13 aprile 2049. A nulla è valso il sostegno giunto nei giorni scorsi al clero ed ai prelati nicaraguensi, a nome dei vescovi europei, dal card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione europea. Il card. Hollerich, in una lettera indirizzata al vescovo di Jinotega, mons. Carlos Enrique Herrera Gutiérrez, presidente della Conferenza episcopale nicaraguense, ha chiesto l'immediato rilascio dei molti, troppi sacerdoti rinchiusi dietro le sbarre solo per la loro opposizione ad un governo comunista sempre più autoritario, citando espressamente, tra questi, mons. Álvarez. Nella missiva, il card. Hollerich ha dichiarato che i recenti eventi, «tra cui la chiusura delle stazioni radio cattoliche, il blocco dell'accesso alle chiese da parte della Polizia ed altri gravi atti, che turbano la libertà religiosa ed il giusto ordine sociale, mostrano l'aggravarsi di una situazione iniziata anni fa. In mezzo a circostanze così avverse, le testimonianze di impegno nella fede nel Vangelo e nel bene sociale comune della nostra amata Chiesa in Nicaragua sono ammirevoli e non passano inosservate», costituendo anzi «un esempio vivo e un modello da seguire in tante altre situazioni di persecuzione, che purtroppo si stanno moltiplicando in varie parti del mondo». Il card. Hollerich ha infine promesso che la Comece farà tutto quanto in suo potere «con le istituzioni europee per il rilascio» di mons. Álvarez e «per promuovere la libertà, lo stato di diritto, la giustizia e la democrazia» nel Paese.<br />Va ricordato che l'anno scorso il governo comunista ha espulso dal Nicaragua l'ambasciatore del Vaticano, l'arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag,...]]></itunes:summary><itunes:duration>846</itunes:duration><itunes:keywords>alvarez,kekako,nicaragua,nostrasignoradiguadalupe,oconnell</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5327a95a54daf29ffd14efb0f07ab3b0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sempre meno cristiani resistono in Terra Santa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sempre-meno-cristiani-resistono-in-terra-santa--52598574</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7306" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7306</a><br /><br />SEMPRE MENO CRISTIANI RESISTONO IN TERRA SANTA di Giulia Tanel<br />La situazione in Terra Santa, per i fedeli cristiani, è sempre più complicata. Tanto che i rappresentanti in loco delle varie confessioni - nelle figure del patriarca greco-ortodosso Teofilo III, del Custode di Terra Santa, Francesco Patton, dell'ex vescovo luterano di Gerusalemme, Munib Younan e del Patriarca latino, cardinale Pierbattista Pizzaballa - hanno voluto accendere sulla questione i riflettori del mondo mediatico, nella speranza che la diffusa conoscenza della situazione possa avere ricadute concrete nella quotidianità di tante persone.<br />Nell'affrontare l'argomento è necessario innanzitutto partire da un dato numerico, che nella sua precisione è assai utile per inquadrare la questione: qualche decennio fa i cristiani di Gerusalemme rappresentavano circa l'11% della popolazione; oggi, invece, a portare avanti il vessillo della Fede in Gesù Cristo in quella che è la città santa per ben tre confessioni - cristianesimo, ebraismo e islam - è rimasto uno sparuto gruppo di appena 10.000 persone, ossia meno del 2% del totale della popolazione, delle quali - riporta Infocatolica - «la stragrande maggioranza sono arabi palestinesi, sebbene vi sia anche una piccola e consistente comunità armena». E, se è pur vero che la storia ci insegna che sono bastati i Dodici per diffondere il cristianesimo nel mondo, il dato è significativo nella sua drammaticità.<br />UNA QUOTIDIANITÀ MOLTO DIFFICILE<br />Ad ogni modo, il nodo dolente non è solamente questo: vi è anche il fatto, di certo in parte conseguente, per via del loro "scarso peso", che i fedeli che ancora resistono a Gerusalemme vivono una quotidianità molto difficile, sotto diversi aspetti. Scrive Melanie McDonagh del Catholic Herald, che si è recata di persona in Terra Santa e ha potuto ascoltare le parole dei leader delle diverse confessioni, che le chiese di Gerusalemme «affrontano particolari difficoltà a causa delle attività di un certo numero di gruppi di coloni ebrei radicali (spesso finanziati dagli Stati Uniti) i cui obiettivi sono in contrasto con la cultura tripartita di ebrei, musulmani e cristiani che ha dato a Gerusalemme un aspetto unico carattere di città santa per tre confessioni».<br />In particolare, registra la giornalista irlandese ma operante principalmente in Inghilterra, un problema importante è l'abuso, sia verbale sia fisico, nei confronti dei rappresentanti del clero, che alimentano un clima di ostilità.<br />Accanto a questo, vi è il problema inerente «la proposta di istituire un'estensione del Parco Nazionale attorno al Monte degli Ulivi, un'area strettamente legata alla vita di Cristo: sarebbero interessati 20 siti cristiani».<br />La questione, a prima vista, potrebbe non sembrare così preoccupante, tuttavia nella sua realizzazione pratica comporterebbe che l'area diventerebbe pericolosa per i palestinesi, in quanto «il parco rientrerebbe sotto l'autorità della Israel Nature and Parks Authority e non delle autorità municipali» e, conseguentemente, «le chiese e i residenti palestinesi perderebbero il controllo delle loro proprietà». Il già citato Francesco Patton, in merito alla questione, ha scritto quanto segue alle autorità governative, richiamando l'attenzione sul nocciolo della questione: «Questi luoghi sono sacri. [...] E per questo, per noi, è importante che i luoghi santi possano essere e continuare ad essere luoghi di preghiera, luoghi di culto, e non semplicemente luoghi aperti al pubblico».<br />I CRISTIANI SONO SCHIACCIATI TRA EBREI E ISLAMICI<br />Un altro punto di difficoltà per i cristiani a Gerusalemme è quindi quello che «anche le autorità municipali di Gerusalemme ignorano la sensibilità delle chiese»: permettono l'organizzazione di feste in aree appartenenti alle chiese, transennano intere parti della Città Vecchia, danno luogo a iniziative culturali senza confrontarsi con le autorità religiose sul posto... il tutto creando diversi disagi per quanti vivono, o vorrebbero vivere, la città precipuamente nella dimensione di fede.<br />Un'altra questione spinosa, e non del tutto trasparente, è poi quella dell'acquisto di immobili strategici nella Città Vecchia da parte dei militanti di Ateret Cohanim: un disegno che va avanti da anni, che vede anche un ruolo da parte degli Stati Uniti, e che secondo Daniel Seidemann, avvocato israeliano specializzato in questioni geopolitiche, «si inserisce nella trama di una politica generale, che è quella di circondare e penetrare la Città Vecchia con insediamenti e attività legate ai coloni. E questa non è solo una minaccia per gli hotel, ma una minaccia per il carattere di Gerusalemme e, più specificamente, una minaccia per la vitalità della presenza cristiana a Gerusalemme, ed è così che le Chiese la percepiscono».<br />Ad ogni modo, pur dentro questo quadro complicato e del quale è bene parlare, e pur nella consapevolezza che - come nota il cardinale Pizzaballa - «purtroppo a Gerusalemme tutto è politico», la chiosa dei leader religiosi è di speranza, nelle parole di Teofilo III: «Siamo qui da quasi 2000 anni. Le cose sacre e profane sono andate e venute, e la Chiesa è ancora qui. Questo, almeno, è qualcosa a cui aggrapparsi».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52598574</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 21:37:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52598574/sempre_meno_cristiani_resistono_in_terra_santa.mp3" length="6010715" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7306

SEMPRE MENO CRISTIANI RESISTONO IN TERRA SANTA di Giulia Tanel
La situazione in Terra Santa, per i fedeli cristiani, è sempre più complicata. Tanto che i rappresentanti in loco...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7306" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7306</a><br /><br />SEMPRE MENO CRISTIANI RESISTONO IN TERRA SANTA di Giulia Tanel<br />La situazione in Terra Santa, per i fedeli cristiani, è sempre più complicata. Tanto che i rappresentanti in loco delle varie confessioni - nelle figure del patriarca greco-ortodosso Teofilo III, del Custode di Terra Santa, Francesco Patton, dell'ex vescovo luterano di Gerusalemme, Munib Younan e del Patriarca latino, cardinale Pierbattista Pizzaballa - hanno voluto accendere sulla questione i riflettori del mondo mediatico, nella speranza che la diffusa conoscenza della situazione possa avere ricadute concrete nella quotidianità di tante persone.<br />Nell'affrontare l'argomento è necessario innanzitutto partire da un dato numerico, che nella sua precisione è assai utile per inquadrare la questione: qualche decennio fa i cristiani di Gerusalemme rappresentavano circa l'11% della popolazione; oggi, invece, a portare avanti il vessillo della Fede in Gesù Cristo in quella che è la città santa per ben tre confessioni - cristianesimo, ebraismo e islam - è rimasto uno sparuto gruppo di appena 10.000 persone, ossia meno del 2% del totale della popolazione, delle quali - riporta Infocatolica - «la stragrande maggioranza sono arabi palestinesi, sebbene vi sia anche una piccola e consistente comunità armena». E, se è pur vero che la storia ci insegna che sono bastati i Dodici per diffondere il cristianesimo nel mondo, il dato è significativo nella sua drammaticità.<br />UNA QUOTIDIANITÀ MOLTO DIFFICILE<br />Ad ogni modo, il nodo dolente non è solamente questo: vi è anche il fatto, di certo in parte conseguente, per via del loro "scarso peso", che i fedeli che ancora resistono a Gerusalemme vivono una quotidianità molto difficile, sotto diversi aspetti. Scrive Melanie McDonagh del Catholic Herald, che si è recata di persona in Terra Santa e ha potuto ascoltare le parole dei leader delle diverse confessioni, che le chiese di Gerusalemme «affrontano particolari difficoltà a causa delle attività di un certo numero di gruppi di coloni ebrei radicali (spesso finanziati dagli Stati Uniti) i cui obiettivi sono in contrasto con la cultura tripartita di ebrei, musulmani e cristiani che ha dato a Gerusalemme un aspetto unico carattere di città santa per tre confessioni».<br />In particolare, registra la giornalista irlandese ma operante principalmente in Inghilterra, un problema importante è l'abuso, sia verbale sia fisico, nei confronti dei rappresentanti del clero, che alimentano un clima di ostilità.<br />Accanto a questo, vi è il problema inerente «la proposta di istituire un'estensione del Parco Nazionale attorno al Monte degli Ulivi, un'area strettamente legata alla vita di Cristo: sarebbero interessati 20 siti cristiani».<br />La questione, a prima vista, potrebbe non sembrare così preoccupante, tuttavia nella sua realizzazione pratica comporterebbe che l'area diventerebbe pericolosa per i palestinesi, in quanto «il parco rientrerebbe sotto l'autorità della Israel Nature and Parks Authority e non delle autorità municipali» e, conseguentemente, «le chiese e i residenti palestinesi perderebbero il controllo delle loro proprietà». Il già citato Francesco Patton, in merito alla questione, ha scritto quanto segue alle autorità governative, richiamando l'attenzione sul nocciolo della questione: «Questi luoghi sono sacri. [...] E per questo, per noi, è importante che i luoghi santi possano essere e continuare ad essere luoghi di preghiera, luoghi di culto, e non semplicemente luoghi aperti al pubblico».<br />I CRISTIANI SONO SCHIACCIATI TRA EBREI E ISLAMICI<br />Un altro punto di difficoltà per i cristiani a Gerusalemme è quindi quello che «anche le autorità municipali di Gerusalemme ignorano la sensibilità delle chiese»: permettono l'organizzazione di feste in aree appartenenti alle chiese,...]]></itunes:summary><itunes:duration>376</itunes:duration><itunes:keywords>gerusalemme,pizzaballa,scarsopeso,teofiloiii,terrasanta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f42c235c20bef36943f3f0934774c45d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi erano e dove sono finiti i Re Magi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-erano-e-dove-sono-finiti-i-re-magi--52467448</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217</a><br /><br />CHI ERANO E DOVE SONO FINITI I RE MAGI<br />Melchiorre rappresentava la razza di Sem, Gaspare la razza di Cam, Baldassarre quella di Jafet (i tre figli di Noè saliti sull'arca con lui e le proprie mogli)<br />di Roberto De Mattei<br />Nella festa dell'Epifania e nei giorni successivi, la liturgia della Chiesa ci ricorda la presenza dei Re Magi nella Grotta di Betlemme. I Re Magi non erano "Maghi", ma principi che vivevano in Oriente, dove studiavano i moti celesti per comprendere, attraverso i loro movimenti, le divine profezie. Questi re furono docili alla voce della grazia, che mormorava loro: "Orietur stella", si leverà una stella. Per seguire la stella che apparve loro, lasciarono la loro patria, le loro ricchezze, il loro riposo. Dio, che li aveva chiamati da terre diverse, li riunì in uno stesso viaggio come in una stessa fede. Malgrado le difficoltà materiali e morali di un viaggio di cui ignoravano la fine, non persero mai la fiducia nella stella che li guidava. I Magi, dice il padre Faber, seguivano la stella come si segue una vocazione, senza sapere chiaramente di seguire un impulso divino. Giunsero finalmente a Gerusalemme. "Ed ecco la stella, che avevano veduta in Oriente, andar loro innanzi, finché venne a fermarsi sopra il luogo dove era il bambino" (Mt, 2, 9).<br />Entrarono nella misera Grotta di Betlemme e videro un bambino su una mangiatoia, vegliato da una giovane madre e da un uomo un poco più anziano, ma altrettanto attento e premuroso. Non ebbero un attimo di dubbio. Compresero immediatamente di trovarsi di fronte al Messia promesso, il Re dei Re, il Salvatore dell'umanità. Il carattere distintivo dei Magi fu la fede che li animava. Dopo la fede di san Pietro e di Abramo, secondo il padre Faber, mai vi fu al mondo una fede come quella dei Magi. "La fede è quella che risaltò in essi a ogni istante; è una fede che fu eroica fin dai primordi".<br />IL PRIMO ATTO DI CULTO SOLENNE E UFFICIALE AL BAMBINO DIVINO<br />Adorarono l'Uomo-Dio.e si prostrarono davanti alla Madre Divina. Ebbero la grazia di essere i primi, dopo Maria e Giuseppe, ad offrire sulla terra un atto di adorazione esterna al Bambino di Betlemme. Il Corpo Mistico della Chiesa, è rappresentato in questo momento dalla Sacra Famiglia, dai Magi e dai Pastori. È i Magi offrono il primo atto di culto solenne e ufficiale al Bambino Divino, che è il Capo di questo Corpo Mistico. Betlemme, dice dom Guéranger, non è soltanto il luogo della nascita del Redentore, ma è anche la culla della Chiesa. Betlemme, aggiungiamo, è anche l'atto di nascita della Civiltà cristiana, rappresentata da questi Re che rappresentano il potere secolare che si sottomette a Cristo, riconoscendolo come Signore del Cielo e della terra. Il principio della Regalità sociale di Cristo, ha la sua origine nell'adorazione dei Re Magi a Betlemme.<br />I nomi dei Magi, secondo la tradizione della Chiesa, erano Gaspare, Baldassarre e Melchiorre. Melchiorre rappresentava la razza di Sem, Gaspare la razza di Cam, Baldassarre quella di Jafet. Sono i tre rami della famiglia umana discendente da Noè. Le nazioni, scrive Ernest Hello, sono presentate nella persona dei loro rappresentanti: tutte sono chiamate dalla medesima stella. "La stessa attrazione, in ugual modo celeste e maestosa, le riunisce e le inchina nella stessa adorazione".<br />I Magi offrirono all'Uomo-Dio l'oro, l'incenso e la mirra, che simboleggiano, secondo i Padri della Chiesa, la regalità, la divinità e l'umanità del Salvatore. A Lui erano dovuti, con l'oro, gli onori di Re; con l'incenso, il culto divino; con la mirra, la fede nella sua umanità. La lunga attesa del Messia si dissolve in quest'istante, che ha in sé tutta la fecondità dei secoli futuri.<br />IL RITORNO A CASA<br />Ritornati a casa, i Magi conservarono fedelmente la memoria di Betlemme. Vivevano ancora quando l'apostolo san Tommaso arrivò nei loro paesi. San Tommaso aveva visto Gesù risuscitato, i Magi lo avevano visto bambino nella capanna di Betlemme. Il loro incontro fu certo emozionante. I Magi dedicarono tutto il resto della loro vita alla predicazione del Vangelo. Poi tornarono a Gerusalemme per contemplare i luoghi della Passione, morte e Resurrezione di Gesù Cristo e qui morirono. Sant'Elena fece trasferire le loro spoglie a Costantinopoli, nella basilica di Santa Sofia. In seguito l'imperatore ne fece dono al vescovo Eustorgio che le portò a Milano, dove fece erigere una basilica in loro onore. Quando Federico Barbarossa prese e saccheggiò questa città, i loro resti, nel 1164, furono trasferiti a Colonia, in Germania. Reinoldo, arcivescovo di Colonia, fece fabbricare per loro il reliquiario più prezioso dell'intero mondo cristiano e su di esso fu elevato un reliquiario ancora più grande: il Duomo di Colonia. Con Gerusalemme la "Città Santa", con Roma la "Città Eterna", con Santiago di Compostela in Spagna, Colonia, grazie ai Magi, è divenuta nel corso dei secoli uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell'Occidente cristiano. Lo ha ricordato Benedetto XVI nel 2005, quando, visitò la cattedrale di Colonia, e si raccolse in preghiera davanti al reliquiario che raccoglie i resti dei Magi. Benedetto, che parlava spesso dei Re Magi disse: "I Magi provenienti dall'Oriente sono soltanto i primi di una lunga processione di uomini e donne che nella loro vita hanno costantemente cercato con lo sguardo la stella di Dio, che hanno cercato quel Dio che a noi, esseri umani, è vicino e ci indica la strada. È la grande schiera dei santi - noti o sconosciuti - mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, Egli sta facendo tuttora." (Discorso del 20 agosto 2005).<br />Ai quei Re Magi, che venivano da Oriente, affidiamo oggi le sorti dell'Occidente, affidiamo le sorti della Cristianità, affidiamo in particolare le sorti della chiesa di Germania che sembra voler propagare un incendio alla Chiesa intera. E che Maria stella matutina, Maris stella, guidi la nostra strada, come la stella di Betlemme guidò la loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52467448</guid><pubDate>Tue, 17 Jan 2023 22:34:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52467448/chi_erano_e_dove_sono_finiti_i_re_magi.mp3" length="8059402" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217

CHI ERANO E DOVE SONO FINITI I RE MAGI
Melchiorre rappresentava la razza di Sem, Gaspare la razza di Cam, Baldassarre quella di Jafet (i tre figli di Noè saliti sull'arca con lui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7217</a><br /><br />CHI ERANO E DOVE SONO FINITI I RE MAGI<br />Melchiorre rappresentava la razza di Sem, Gaspare la razza di Cam, Baldassarre quella di Jafet (i tre figli di Noè saliti sull'arca con lui e le proprie mogli)<br />di Roberto De Mattei<br />Nella festa dell'Epifania e nei giorni successivi, la liturgia della Chiesa ci ricorda la presenza dei Re Magi nella Grotta di Betlemme. I Re Magi non erano "Maghi", ma principi che vivevano in Oriente, dove studiavano i moti celesti per comprendere, attraverso i loro movimenti, le divine profezie. Questi re furono docili alla voce della grazia, che mormorava loro: "Orietur stella", si leverà una stella. Per seguire la stella che apparve loro, lasciarono la loro patria, le loro ricchezze, il loro riposo. Dio, che li aveva chiamati da terre diverse, li riunì in uno stesso viaggio come in una stessa fede. Malgrado le difficoltà materiali e morali di un viaggio di cui ignoravano la fine, non persero mai la fiducia nella stella che li guidava. I Magi, dice il padre Faber, seguivano la stella come si segue una vocazione, senza sapere chiaramente di seguire un impulso divino. Giunsero finalmente a Gerusalemme. "Ed ecco la stella, che avevano veduta in Oriente, andar loro innanzi, finché venne a fermarsi sopra il luogo dove era il bambino" (Mt, 2, 9).<br />Entrarono nella misera Grotta di Betlemme e videro un bambino su una mangiatoia, vegliato da una giovane madre e da un uomo un poco più anziano, ma altrettanto attento e premuroso. Non ebbero un attimo di dubbio. Compresero immediatamente di trovarsi di fronte al Messia promesso, il Re dei Re, il Salvatore dell'umanità. Il carattere distintivo dei Magi fu la fede che li animava. Dopo la fede di san Pietro e di Abramo, secondo il padre Faber, mai vi fu al mondo una fede come quella dei Magi. "La fede è quella che risaltò in essi a ogni istante; è una fede che fu eroica fin dai primordi".<br />IL PRIMO ATTO DI CULTO SOLENNE E UFFICIALE AL BAMBINO DIVINO<br />Adorarono l'Uomo-Dio.e si prostrarono davanti alla Madre Divina. Ebbero la grazia di essere i primi, dopo Maria e Giuseppe, ad offrire sulla terra un atto di adorazione esterna al Bambino di Betlemme. Il Corpo Mistico della Chiesa, è rappresentato in questo momento dalla Sacra Famiglia, dai Magi e dai Pastori. È i Magi offrono il primo atto di culto solenne e ufficiale al Bambino Divino, che è il Capo di questo Corpo Mistico. Betlemme, dice dom Guéranger, non è soltanto il luogo della nascita del Redentore, ma è anche la culla della Chiesa. Betlemme, aggiungiamo, è anche l'atto di nascita della Civiltà cristiana, rappresentata da questi Re che rappresentano il potere secolare che si sottomette a Cristo, riconoscendolo come Signore del Cielo e della terra. Il principio della Regalità sociale di Cristo, ha la sua origine nell'adorazione dei Re Magi a Betlemme.<br />I nomi dei Magi, secondo la tradizione della Chiesa, erano Gaspare, Baldassarre e Melchiorre. Melchiorre rappresentava la razza di Sem, Gaspare la razza di Cam, Baldassarre quella di Jafet. Sono i tre rami della famiglia umana discendente da Noè. Le nazioni, scrive Ernest Hello, sono presentate nella persona dei loro rappresentanti: tutte sono chiamate dalla medesima stella. "La stessa attrazione, in ugual modo celeste e maestosa, le riunisce e le inchina nella stessa adorazione".<br />I Magi offrirono all'Uomo-Dio l'oro, l'incenso e la mirra, che simboleggiano, secondo i Padri della Chiesa, la regalità, la divinità e l'umanità del Salvatore. A Lui erano dovuti, con l'oro, gli onori di Re; con l'incenso, il culto divino; con la mirra, la fede nella sua umanità. La lunga attesa del Messia si dissolve in quest'istante, che ha in sé tutta la fecondità dei secoli futuri.<br />IL RITORNO A CASA<br />Ritornati a casa, i Magi conservarono fedelmente la memoria di...]]></itunes:summary><itunes:duration>504</itunes:duration><itunes:keywords>baldassarre,gaspare,melchiorre,noè,remagi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/80538d708a7224137e1a9a9b7b1f025d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La morte di Benedetto XVI: cari progressisti basta ipocrisie, voi non lo avete mai amato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-morte-di-benedetto-xvi-cari-progressisti-basta-ipocrisie-voi-non-lo-avete-mai-amato--52340225</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7262" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7262</a><br /><br />LA MORTE DI BENEDETTO XVI: CARI PROGRESSISTI BASTA IPOCRISIE, VOI NON LO AVETE MAI AMATO di Giuseppe De Lorenzo<br />Le prime pagine dei siti di tutto il mondo sono dedicate alla morte di Benedetto XVI. L'Italia non fa eccezione. Racconti accorati. Foto emozionali. Il ricordo di un papa conservatore "che ha rivoluzionato la Chiesa". Per lui, molti elogi e dichiarazioni di ringraziamento. Balle. Non nel senso che Joseph Ratzinger non sia stato davvero un gigante nella storia della Chiesa. Ma perché sono riti di circostanza, spesso e volentieri ipocriti.<br />Diciamolo: Papa Ratzinger non lo avete mai amato. Non trasmetteva l'empatia che vi sareste aspettati. Era molto teologo e poco star. Portava le scarpe rosse e la catena d'oro al collo. Viveva in Vaticano. Ha delineato una Chiesa ancorata ai principi che non piacevano a un certo cattolicesimo "adulto", "progressista", aperto al mondo e alla modernità.<br />Non lo avete mai amato. E forse non lo avete mai capito. Lo dimostrano le dichiarazioni che si leggono nei lanci di agenzia, più concentrate sulla scelta di dimettersi che su quanto fatto in otto anni di pontificato. Nei messaggi dedicati a Benedetto, nessuno - se non poche eccezioni - tra alti prelati, vescovi, presidenti della Cei, teologi e via dicendo ha mai citato la difesa dei "principi non negoziabili" e la lotta alla dittatura del "relativismo", quel cancro sociale che "non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie". Nessuno lo ha enfatizzato. Eppure era questo il fondamento del suo ministero.<br />IL DIRITTO A NON EMIGRARE<br />Nessuno ha sottolineato la forza con cui difese "la tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale" (no all'aborto e all'eutanasia). Nessuno ha ricordato il suo sforzo per promuovere la "struttura naturale della famiglia", senza tentennamenti, "quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio" (no alle unioni gay). Nessuno ha citato la frase di Ratzinger in cui sosteneva "il diritto dei genitori di educare i propri figli", contro qualsiasi forma di indottrinamento statale, parastatale, gender e fluidità affini. Nessuno, infine, ha enfatizzato la lotta in difesa della famiglia "dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione" (no alle unioni civili). La Chiesa la modernità deve cercare di guidarla, non subirla. "Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il matrimonio di prova, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell'uomo".<br />Sarà un caso. Ma nel messaggio diffuso da Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, tutto si cita tranne che l'invito di Ratzinger a riaffermare "il diritto a non emigrare", cioè "a essere in condizione di rimanere nella propria terra". "Il cammino di integrazione - diceva Benedetto XVI - comprende diritti e doveri, attenzione e cura verso i migranti perché abbiano una vita decorosa, ma anche attenzione da parte dei migranti verso i valori che offre la società in cui si inseriscono". Era così difficile includere questa parte?<br />LE DIMISSIONI<br />Sarebbe bastato un poco di coraggio per dire che quando nel 2013 Benedetto XVI rassegnò le dimissioni, molti dei commentatori tirarono un mezzo sospiro di sollievo. Lo dimostrano i fatti. Quando pronunciò la storica lectio magistralis di Ratisbona sul rapporto tra fede e ragione, su religione e violenza, in pochi si presero la briga di difenderlo (salvo dargli ragione in seguito con la nascita dell'Isis). Nello scandalo pedofilia non ebbe la stessa benevolenza della stampa, e della curia, oggi assicurata a Bergoglio. La sua scelta di reintrodurre la Messa in latino venne vista come una mossa reazionaria. Lo stesso dicasi per il tentativo di giungere ad una riconciliazione con i Lefebvriani. In Germania lo chiamarono "il Grande Inquisitore". In Italia aprirono i quotidiani col titolo "il Pastore tedesco". Nel 2008 Ratzinger, già Papa, venne invitato dalla Sapienza di Roma per l'inaugurazione dell'anno accademico: 67 tra professori e docenti diedero vita ad una protesta contro la "sconcertante iniziativa" di far parlare un pontefice all'Università. Alla fine Benedetto XVI annullò la visita, in quello che è uno dei più grandi atti censori mai avvenuti in un Ateneo.<br />Tutto sommato, alla fine, a tanta ipocrisia è preferibile l'onestà intellettuale di Vladimir Luxuria. L'attivista, dispiaciuto per "la perdita della persona", ha deciso di non "tacere i grandi contrasti" che "Benedetto ha avuto con la comunità Lgbtq+" e che "si sono affievoliti" solo "con Papa Francesco". [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52340225</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 22:03:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52340225/la_morte_di_benedetto_xvi_cari_progressisti_basta_ipocrisie_voi_non_lo_avete_mai_amato.mp3" length="15589503" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7262

LA MORTE DI BENEDETTO XVI: CARI PROGRESSISTI BASTA IPOCRISIE, VOI NON LO AVETE MAI AMATO di Giuseppe De Lorenzo
Le prime pagine dei siti di tutto il mondo sono dedicate alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7262" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7262</a><br /><br />LA MORTE DI BENEDETTO XVI: CARI PROGRESSISTI BASTA IPOCRISIE, VOI NON LO AVETE MAI AMATO di Giuseppe De Lorenzo<br />Le prime pagine dei siti di tutto il mondo sono dedicate alla morte di Benedetto XVI. L'Italia non fa eccezione. Racconti accorati. Foto emozionali. Il ricordo di un papa conservatore "che ha rivoluzionato la Chiesa". Per lui, molti elogi e dichiarazioni di ringraziamento. Balle. Non nel senso che Joseph Ratzinger non sia stato davvero un gigante nella storia della Chiesa. Ma perché sono riti di circostanza, spesso e volentieri ipocriti.<br />Diciamolo: Papa Ratzinger non lo avete mai amato. Non trasmetteva l'empatia che vi sareste aspettati. Era molto teologo e poco star. Portava le scarpe rosse e la catena d'oro al collo. Viveva in Vaticano. Ha delineato una Chiesa ancorata ai principi che non piacevano a un certo cattolicesimo "adulto", "progressista", aperto al mondo e alla modernità.<br />Non lo avete mai amato. E forse non lo avete mai capito. Lo dimostrano le dichiarazioni che si leggono nei lanci di agenzia, più concentrate sulla scelta di dimettersi che su quanto fatto in otto anni di pontificato. Nei messaggi dedicati a Benedetto, nessuno - se non poche eccezioni - tra alti prelati, vescovi, presidenti della Cei, teologi e via dicendo ha mai citato la difesa dei "principi non negoziabili" e la lotta alla dittatura del "relativismo", quel cancro sociale che "non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie". Nessuno lo ha enfatizzato. Eppure era questo il fondamento del suo ministero.<br />IL DIRITTO A NON EMIGRARE<br />Nessuno ha sottolineato la forza con cui difese "la tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale" (no all'aborto e all'eutanasia). Nessuno ha ricordato il suo sforzo per promuovere la "struttura naturale della famiglia", senza tentennamenti, "quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio" (no alle unioni gay). Nessuno ha citato la frase di Ratzinger in cui sosteneva "il diritto dei genitori di educare i propri figli", contro qualsiasi forma di indottrinamento statale, parastatale, gender e fluidità affini. Nessuno, infine, ha enfatizzato la lotta in difesa della famiglia "dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione" (no alle unioni civili). La Chiesa la modernità deve cercare di guidarla, non subirla. "Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il matrimonio di prova, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell'uomo".<br />Sarà un caso. Ma nel messaggio diffuso da Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, tutto si cita tranne che l'invito di Ratzinger a riaffermare "il diritto a non emigrare", cioè "a essere in condizione di rimanere nella propria terra". "Il cammino di integrazione - diceva Benedetto XVI - comprende diritti e doveri, attenzione e cura verso i migranti perché abbiano una vita decorosa, ma anche attenzione da parte dei migranti verso i valori che offre la società in cui si inseriscono". Era così difficile includere questa parte?<br />LE DIMISSIONI<br />Sarebbe bastato un poco di coraggio per dire che quando nel 2013 Benedetto XVI rassegnò le dimissioni, molti dei commentatori tirarono un mezzo sospiro di sollievo. Lo dimostrano i fatti. Quando pronunciò la storica lectio magistralis di Ratisbona sul rapporto tra fede e ragione, su religione e violenza, in pochi si presero la briga di difenderlo (salvo dargli ragione in seguito con la nascita dell'Isis). 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E dom Guéranger ci invita a cercare in questi giorni con il nostro pensiero soprattutto tre luoghi.<br />Il primo è Betlemme, la grotta della Natività, l'umile asilo che il figlio dell'Eterno, disceso dal Cielo, ha scelto per la sua prima residenza. Tuttavia cercheremmo invano oggi a Betlemme la beata mangiatoia che accolse il Bambino Gesù. Da tredici secoli essa ha lasciato quei luoghi ed ha trovato accoglienza nel centro della Cattolicità, a Roma. La città sacra di Roma è dunque il secondo luogo del mondo che il nostro cuore deve cercare, e in questa città, il luogo che in questi giorni chiede tutta la nostra venerazione e tutto il nostro amore è la basilica di Santa Maria Maggiore che ospita la mangiatoia del Divino Infante, una delle più preziose reliquie della Cristianità.<br />IL NOSTRO CUORE<br />Ma c'è un terzo luogo, un terzo santuario, che a Natale deve ospitare il divino figlio di Maria. Questo terzo santuario è in noi: è il nostro cuore. E questa la Betlemme che Gesù vuole visitare, nella quale vuole nascere e stabilirsi. Noi veneriamo Gesù nel santo presepio, ma egli viene a noi in quella mangiatoia che deve diventare il nostro cuore. Però, avverte dom Guéranger, "O soldato di Cristo, impara che bisogna combattere per meritare di avvicinarsi al divino bambino: combattere per conservare in sé la sua presenza piena di amore; combattere per arrivare al giorno beato che ti farà tutt'uno con lui nell'eternità".<br />Combattere significa ricordare, anche nel giorno di Natale e in quelli successivi, che la vita cristiana è milizia sulla terra e che non c'è gioia, neppure quella sublime del Santo Natale, che sia inseparabile dalla sofferenza. Per questo Maria, che fu inondata di gioia nel dare alla luce il Redentore, fu anche inondata dal dolore, conoscendo le sofferenze che avrebbero accompagnato il suo Divin Figlio da Betlemme al Calvario, come prezzo da pagare per la salvezza degli uomini.<br />I MARTIRI DI NICOMEDIA<br />È per questo che ogni cristiano deve essere pronto a dare la vita per Nostro Signore, come fecero quei cristiani di Nicomedia che il giorno di Natale dell'anno 303, sotto l'Imperatore Diocleziano, subirono il martirio ed ascesero al Cielo, mentre Gesù scendeva sulla terra.<br />Diocleziano e i suoi colleghi nell'impero avevano appena pubblicato il famoso editto di persecuzione che dichiarava alla Chiesa la più sanguinosa guerra che essa abbia mai subita. L'editto affisso a Nicomedia, residenza dell'imperatore, era stato strappato da un cristiano che pagò tale atto di santa audacia con un glorioso martirio. I fedeli pronti alla lotta osarono sfidare la potenza imperiale, continuando a frequentare la loro chiesa condannata alla demolizione. Si era giunti al giorno di Natale. Essi si raccolsero in numero di parecchie migliaia nel sacro tempio per celebrarvi un'ultima volta la Nascita del Redentore. A quella notizia, Diocleziano inviò uno dei suoi ufficiali con l'ordine di chiudere le porte della chiesa, e di appiccare ai quattro angoli dell'edificio il fuoco che doveva distruggerla. Quando tutto fu disposto, squilli di tromba si udirono sotto le finestre della basilica, e i fedeli intesero la voce del banditore che annunciava, da parte dell'imperatore, che quelli i quali volevano aver salva la vita potevano uscire, a condizione di offrire l'incenso sull'altare di Giove eretto davanti alla porta della chiesa; diversamente, sarebbero stati tutti preda delle fiamme.<br />Un cristiano rispose a nome della pia assemblea: "Siamo tutti cristiani; onoriamo Cristo come unico Dio e unico Re, e siamo pronti a sacrificargli la nostra vita in questo giorno". A tale risposta i soldati ricevettero l'ordine di appiccare il fuoco. In pochi istanti la chiesa fu un immenso rogo, le cui fiamme salivano verso il cielo, inviando in olocausto al Figlio di Dio, che si era degnato in quel giorno di iniziare una vita umana, l'offerta generosa di quelle migliaia di vite che rendevano testimonianza alla sua venuta in questo mondo.<br />Dom Guéranger conclude: "Così fu glorificato, nell'anno 303, a Nicomedia, l'Emmanuele disceso dal cielo per abitare fra gli uomini. Uniamo, con la santa Chiesa l'omaggio dei nostri voti a quello di questi coraggiosi cristiani la cui memoria si conserverà, attraverso la sacra Liturgia, sino alla fine dei secoli".<br />Facciamo nostre le parole di dom Guéranger, aggiungendo alla memoria che ci trasmette un'altra da conservare nel nostro cuore. Erano passati 10 anni esatti dalla terribile persecuzione di Diocleziano, che sembrava dover estirpare il Cristianesimo dalla faccia della terra, quando, nell'anno 313 dopo Cristo, l'Imperatore d'Occidente Costantino da Milano e quello di Oriente Licinio da Nicomedia proclamavano l'Editto che concedeva ai Cristiani la piena libertà di professare la loro religione. Una nuova Civiltà, la Civiltà cristiana nasceva.<br />Di questa Civiltà siamo eredi e nel giorno di Natale alziamo le sue bandiere, pronti alla lotta.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Roberto de Mattei, nell'articolo seguente dal titolo "La nostra preghiera nella notte di San Silvestro" parla si san Silvestro I che fu papa al tempo della conversione di Costantino.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il giugno luglio 2022:<br />Il 31 dicembre la Chiesa iscrive nella sua liturgia il nome di un santo che non è un martire, ma un Confessore, il primo confessore della Chiesa: san Silvestro I, Papa per 22 anni dal 314 al 336.<br />Il suo regno iniziò all'indomani della grande vittoria di Costantino a Saxa Rubra e dell'Editto di Milano del 313, con cui il nuovo sovrano, dopo aver pacificato l'Impero, concedeva libertà alla Chiesa. Scrive Louis Veuillot: "La storia dei successori di Pietro, per duecentocinquant'anni, è terminata sempre con le stesse parole: "Coronato dal martirio". Dove si arriva così? A Costantino. San Marcello da poco era morto, schiavo, condannato ad bestias; le acclamazioni del circo avevano da poco salutato Massenzio; la croce appare nel cielo, Costantino la pianta sul Laterano: ab aevo vinces!. Cesare battezzato affida il governo di Roma al Papa Silvestro e ai suoi successori, non ritenendo che l'imperatore della terra debba serbare il potere, là dove l'Imperatore del cielo ha posto il principato del sacerdozio e la capitale della religione"<br />Ma il pontificato di Silvestro conobbe una tempesta più terribile delle persecuzioni di Diocleziano: la nascita e la diffusione, ad opera del prete Ario, di un'eresia che negava la divinità di Gesù Cristo. Papa Silvestro, d'accordo con l'imperatore Costantino, nella primavera dell'anno 325 convocò un Concilio a Nicea. In questo Concilio, il primo Concilio ecumenico della Chiesa, l'eresia ariana fu condannata e fu formulato il famoso simbolo niceno, che trasmise ai secoli la prima grande formula di fede cattolica i canoni del Concilio. Le sue reliquie riposano nella Chiesa di San Silvestro, detta in Capite, perché conserva anche il capo di san Giovanni Battista.<br />A Roma, accanto alla Basilica di san Giovanni in Laterano, si conserva un mosaico, detto del Triclinio Leoniano, in cui a sinistra è raffigurato Gesù Cristo che consegna le chiavi pontificie a papa san Silvestro e il vessillo della Chiesa all'imperatore Costantino; a destra san Pietro che conferisce il pallio a papa Leone III e il vessillo a Carlo Magno. Il vessillo di Costantino e di Carlo Magno è quello che sventolò sui campi delle crociate e nelle acque di Lepanto. È la bandiera della Chiesa, mai ammainata. [...]<br />Nella notte di San Silvestro un anno scompare nel vortice del passato e un altro anno si apre in un abisso di incertezza. Ma per noi quello che conta è solo il tempo presente, l'unico momento in cui incontriamo l'eternità. E in questo momento, chiediamo a Dio che sia fatta, ora e sempre, in noi la Sua volontà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52345068</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 22:00:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52345068/natale_giorno_di_gioia_di_lotta_e_di_vittoria.mp3" length="10329094" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7264

NATALE: GIORNO DI GIOIA, DI LOTTA E DI VITTORIA di Roberto de Mattei
Dom Prosper Guéranger, il grande abate di Solesmes e autore del celebre Anno Liturgico è l'autore a cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7264" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7264</a><br /><br />NATALE: GIORNO DI GIOIA, DI LOTTA E DI VITTORIA di Roberto de Mattei<br />Dom Prosper Guéranger, il grande abate di Solesmes e autore del celebre Anno Liturgico è l'autore a cui attingiamo per meditare nei giorni del Santo Natale. E dom Guéranger ci invita a cercare in questi giorni con il nostro pensiero soprattutto tre luoghi.<br />Il primo è Betlemme, la grotta della Natività, l'umile asilo che il figlio dell'Eterno, disceso dal Cielo, ha scelto per la sua prima residenza. Tuttavia cercheremmo invano oggi a Betlemme la beata mangiatoia che accolse il Bambino Gesù. Da tredici secoli essa ha lasciato quei luoghi ed ha trovato accoglienza nel centro della Cattolicità, a Roma. La città sacra di Roma è dunque il secondo luogo del mondo che il nostro cuore deve cercare, e in questa città, il luogo che in questi giorni chiede tutta la nostra venerazione e tutto il nostro amore è la basilica di Santa Maria Maggiore che ospita la mangiatoia del Divino Infante, una delle più preziose reliquie della Cristianità.<br />IL NOSTRO CUORE<br />Ma c'è un terzo luogo, un terzo santuario, che a Natale deve ospitare il divino figlio di Maria. Questo terzo santuario è in noi: è il nostro cuore. E questa la Betlemme che Gesù vuole visitare, nella quale vuole nascere e stabilirsi. Noi veneriamo Gesù nel santo presepio, ma egli viene a noi in quella mangiatoia che deve diventare il nostro cuore. Però, avverte dom Guéranger, "O soldato di Cristo, impara che bisogna combattere per meritare di avvicinarsi al divino bambino: combattere per conservare in sé la sua presenza piena di amore; combattere per arrivare al giorno beato che ti farà tutt'uno con lui nell'eternità".<br />Combattere significa ricordare, anche nel giorno di Natale e in quelli successivi, che la vita cristiana è milizia sulla terra e che non c'è gioia, neppure quella sublime del Santo Natale, che sia inseparabile dalla sofferenza. Per questo Maria, che fu inondata di gioia nel dare alla luce il Redentore, fu anche inondata dal dolore, conoscendo le sofferenze che avrebbero accompagnato il suo Divin Figlio da Betlemme al Calvario, come prezzo da pagare per la salvezza degli uomini.<br />I MARTIRI DI NICOMEDIA<br />È per questo che ogni cristiano deve essere pronto a dare la vita per Nostro Signore, come fecero quei cristiani di Nicomedia che il giorno di Natale dell'anno 303, sotto l'Imperatore Diocleziano, subirono il martirio ed ascesero al Cielo, mentre Gesù scendeva sulla terra.<br />Diocleziano e i suoi colleghi nell'impero avevano appena pubblicato il famoso editto di persecuzione che dichiarava alla Chiesa la più sanguinosa guerra che essa abbia mai subita. L'editto affisso a Nicomedia, residenza dell'imperatore, era stato strappato da un cristiano che pagò tale atto di santa audacia con un glorioso martirio. I fedeli pronti alla lotta osarono sfidare la potenza imperiale, continuando a frequentare la loro chiesa condannata alla demolizione. Si era giunti al giorno di Natale. Essi si raccolsero in numero di parecchie migliaia nel sacro tempio per celebrarvi un'ultima volta la Nascita del Redentore. A quella notizia, Diocleziano inviò uno dei suoi ufficiali con l'ordine di chiudere le porte della chiesa, e di appiccare ai quattro angoli dell'edificio il fuoco che doveva distruggerla. Quando tutto fu disposto, squilli di tromba si udirono sotto le finestre della basilica, e i fedeli intesero la voce del banditore che annunciava, da parte dell'imperatore, che quelli i quali volevano aver salva la vita potevano uscire, a condizione di offrire l'incenso sull'altare di Giove eretto davanti alla porta della chiesa; diversamente, sarebbero stati tutti preda delle fiamme.<br />Un cristiano rispose a nome della pia assemblea: "Siamo tutti cristiani; onoriamo Cristo come unico Dio e unico Re, e siamo pronti...]]></itunes:summary><itunes:duration>646</itunes:duration><itunes:keywords>bandiera,domprospergueranger,edittodinicomedia,sansilvestro,soldatodicristo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9fd664e3d5043108ed2aeb5690d5a9ef.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La traslazione della Santa Casa a Loreto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-traslazione-della-santa-casa-a-loreto--52188440</link><description><![CDATA[VIDEO: La Santa Casa di Loreto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=pb-_uPDejWw&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=pb-_uPDejWw&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7236" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7236</a><br /><br />LA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA A LORETO di Ermes Dovico<br />Ogni 10 dicembre si ricorda la traslazione della Santa Casa di Nazaret che il 10 dicembre 1294 fu trasportata in volo dagli angeli nel territorio delle Marche, allora parte dello Stato Pontificio. Non era la prima traslazione miracolosa né sarebbe stata l'ultima, per cui vale la pena accennare al quadro storico in cui ciò avvenne.<br />Nel maggio 1291 la città di Nazaret e l'intera Palestina si trovavano sotto il dominio dei Turchi Selgiuchidi, che erano una minaccia tanto per i pellegrini quanto per i luoghi santi in cui Cristo aveva vissuto, insegnato e sofferto la Passione per la nostra salvezza. Fu allora che per preservare la Santa Casa, dove era nata Maria e dove il Verbo di Dio si era incarnato in seguito al fiat pronunciato dalla Vergine davanti all'Arcangelo Gabriele (Lc 1, 26-38), gli angeli la staccarono dalle fondamenta e la traslarono a Tersatto, in Dalmazia. Vi rimase per tre anni e sette mesi («ma lì non fu affatto onorata come si conveniva alla Vergine», si legge in una cronaca del 1465 di Pier Giorgio Tolomei, che aveva tratto la notizia da una vecchia 'tabula' risalente all'inizio del XIV secolo), fino appunto al 10 dicembre 1294 quando la Santa Casa venne posta per la prima volta sulla terra del Vicario di Cristo.<br /><br />LA TRASLAZIONE MIRACOLOSA<br />Nell'anno successivo la sacra dimora fu spostata altre tre volte in luoghi vicini, prima a causa dei briganti che derubavano i fedeli e poi perché due fratelli (i conti Stefano e Simone Rinaldi) avevano cercato di ottenere il titolo di proprietà sulla Santa Casa, che alla fine gli angeli posero al centro della strada che da Recanati va al suo porto: e ciò, si badi bene, costrinse i magistrati dell'epoca a ordinare una deviazione del percorso. In quel luogo, poi chiamato Loreto, la Santa Casa si trova ancora oggi dopo oltre sette secoli, custodita da un rivestimento marmoreo all'interno dell'omonima basilica, eretta a partire dal XV secolo e divenuta uno dei santuari mariani più visitati al mondo, meta di pellegrinaggio di pontefici, cardinali, re, regine e milioni di altri fedeli che vi hanno lasciato doni ed ex voto per le innumerevoli grazie ricevute.<br />Dal XIII secolo ai giorni nostri, sia a Loreto che a Nazaret, sono stati condotti numerosi studi archeologici e storici sulla Santa Casa che sostengono la soprannaturalità della traslazione. Sono del tutto inventate, invece, le storie moderne (e moderniste), accompagnatesi perfino alla produzione - dal XIX secolo in poi - di atti falsi, che vorrebbero la traslazione operata per mano dei crociati o di una presunta famiglia "Angeli" o "De Angelis". Accenniamo brevemente ai fatti che avvalorano la traslazione miracolosa.<br />Tra le ricerche più recenti si ricordano quelle di padre Bellarmino Bagatti, uno degli archeologi più importanti del XX secolo, di Nereo Alfieri, anche lui famoso archeologo, e di Nanni Monelli (La Santa Casa a Loreto. La Santa Casa a Nazareth), architetto e ingegnere. Innanzitutto, nel suo nucleo originario, la casa è costituita da sole tre pareti perché era appoggiata a una grotta con la quale costituiva un unico blocco abitativo. Le misure della casa di Loreto e lo spessore dei suoi muri corrispondono perfettamente alle fondamenta che si trovano a Nazaret, nel luogo che per 13 secoli è stato venerato dai fedeli come casa di Maria. Le pietre della Santa Casa sono tipiche della Palestina e lavorate con una tecnica specifica di quei luoghi; a ciò va aggiunto che nelle Marche non vi erano cave di pietra e tutte le costruzioni erano fatte in laterizi, senza contare che la collocazione della porta sulla parete lunga e l'orientamento dell'intera casa sono anomalie per gli usi edilizi dell'epoca in terra marchigiana.<br /><br />PROVE CERTE<br />Le pietre della Santa Casa risultano saldate da una malta anch'essa tipica della Palestina, costituita da gesso impastato con polvere di carbone di legna grazie a una tecnica mai usata in Italia, e uniforme in tutti i punti: altro fatto che, come ha spiegato il docente di elettrochimica Emanuele Mor, esclude l'ipotesi di una rimozione e traslazione della casa per mano umana, perché «qualora fosse avvenuta una nuova rimessa in opera dei singoli blocchi di pietra, si sarebbe dovuta evidenziare per la differenza della composizione chimica della malta in questione». Sulle pietre sono presenti numerosi graffiti che recano segni cristologici (compresa la scritta in ebraico «O Gesù Cristo, Figlio di Dio») del tutto simili a quelli ritrovati a Nazaret nei primissimi secoli della cristianità.<br />Questi e diversi altri particolari convergono verso l'unica conclusione plausibile, figlia della ragione illuminata dalla fede: la Santa Casa di Loreto, traslata dagli angeli, è la stessa di Nazaret dove avvenne il mistero al centro della storia della salvezza, l'Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo. E per la presenza di questo segno tangibile in mezzo a noi dovremmo versare lacrime di gratitudine: perché - come ha detto Giovanni Paolo II - è «la casa universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52188440</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2022 10:09:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52188440/la_traslazione_della_santa_casa_a_loreto.mp3" length="6851648" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La Santa Casa di Loreto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=pb-_uPDejWw&amp;amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7236

LA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA A LORETO di Ermes Dovico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La Santa Casa di Loreto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=pb-_uPDejWw&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=pb-_uPDejWw&amp;list=PLpFpqNiJy93vpo09XwkVtUp8W-0qcHklo</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7236" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7236</a><br /><br />LA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA A LORETO di Ermes Dovico<br />Ogni 10 dicembre si ricorda la traslazione della Santa Casa di Nazaret che il 10 dicembre 1294 fu trasportata in volo dagli angeli nel territorio delle Marche, allora parte dello Stato Pontificio. Non era la prima traslazione miracolosa né sarebbe stata l'ultima, per cui vale la pena accennare al quadro storico in cui ciò avvenne.<br />Nel maggio 1291 la città di Nazaret e l'intera Palestina si trovavano sotto il dominio dei Turchi Selgiuchidi, che erano una minaccia tanto per i pellegrini quanto per i luoghi santi in cui Cristo aveva vissuto, insegnato e sofferto la Passione per la nostra salvezza. Fu allora che per preservare la Santa Casa, dove era nata Maria e dove il Verbo di Dio si era incarnato in seguito al fiat pronunciato dalla Vergine davanti all'Arcangelo Gabriele (Lc 1, 26-38), gli angeli la staccarono dalle fondamenta e la traslarono a Tersatto, in Dalmazia. Vi rimase per tre anni e sette mesi («ma lì non fu affatto onorata come si conveniva alla Vergine», si legge in una cronaca del 1465 di Pier Giorgio Tolomei, che aveva tratto la notizia da una vecchia 'tabula' risalente all'inizio del XIV secolo), fino appunto al 10 dicembre 1294 quando la Santa Casa venne posta per la prima volta sulla terra del Vicario di Cristo.<br /><br />LA TRASLAZIONE MIRACOLOSA<br />Nell'anno successivo la sacra dimora fu spostata altre tre volte in luoghi vicini, prima a causa dei briganti che derubavano i fedeli e poi perché due fratelli (i conti Stefano e Simone Rinaldi) avevano cercato di ottenere il titolo di proprietà sulla Santa Casa, che alla fine gli angeli posero al centro della strada che da Recanati va al suo porto: e ciò, si badi bene, costrinse i magistrati dell'epoca a ordinare una deviazione del percorso. In quel luogo, poi chiamato Loreto, la Santa Casa si trova ancora oggi dopo oltre sette secoli, custodita da un rivestimento marmoreo all'interno dell'omonima basilica, eretta a partire dal XV secolo e divenuta uno dei santuari mariani più visitati al mondo, meta di pellegrinaggio di pontefici, cardinali, re, regine e milioni di altri fedeli che vi hanno lasciato doni ed ex voto per le innumerevoli grazie ricevute.<br />Dal XIII secolo ai giorni nostri, sia a Loreto che a Nazaret, sono stati condotti numerosi studi archeologici e storici sulla Santa Casa che sostengono la soprannaturalità della traslazione. Sono del tutto inventate, invece, le storie moderne (e moderniste), accompagnatesi perfino alla produzione - dal XIX secolo in poi - di atti falsi, che vorrebbero la traslazione operata per mano dei crociati o di una presunta famiglia "Angeli" o "De Angelis". Accenniamo brevemente ai fatti che avvalorano la traslazione miracolosa.<br />Tra le ricerche più recenti si ricordano quelle di padre Bellarmino Bagatti, uno degli archeologi più importanti del XX secolo, di Nereo Alfieri, anche lui famoso archeologo, e di Nanni Monelli (La Santa Casa a Loreto. La Santa Casa a Nazareth), architetto e ingegnere. Innanzitutto, nel suo nucleo originario, la casa è costituita da sole tre pareti perché era appoggiata a una grotta con la quale costituiva un unico blocco abitativo. Le misure della casa di Loreto e lo spessore dei suoi muri corrispondono perfettamente alle fondamenta che si trovano a Nazaret, nel luogo che per 13 secoli è stato venerato dai fedeli come casa di Maria. Le pietre della Santa Casa sono tipiche della Palestina e lavorate con una tecnica specifica di quei luoghi; a ciò va aggiunto che nelle Marche non...]]></itunes:summary><itunes:duration>429</itunes:duration><itunes:keywords>fiat,gratitudine,loreto,santacasa,segnicristologici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4507057051a4a0d7d8333b6e7040e0fa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Papa Francesco può piacere o no, ma è il legittimo papa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/papa-francesco-puo-piacere-o-no-ma-e-il-legittimo-papa--52241501</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7249" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7249</a><br /><br />PAPA FRANCESCO PUO' PIACERE O NO, MA E' IL LEGITTIMO PAPA di Emmanuele Barbieri<br />L'articolo del prof. Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana del 20 novembre 2022 (clicca qui http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=798) ha provocato tra i nostri lettori alcuni quesiti, che possiamo così riassumere: "Benedetto XVI, annunciando l'11 febbraio 2013 le sue dimissioni, ha dichiarato di rinunziare al ministero del Pontificato, ma non al 'munus' petrino. Benedetto inoltre si è auto-definito 'Papa emerito', continua a indossare la veste bianca, che caratterizza lo status di Papa, e impartisce la benedizione apostolica. Ma poiché nella Chiesa cattolica ci può essere un solo Papa, e non due, non avrà ragione chi sostiene che il legittimo Pontefice è ancora Benedetto e non Francesco?"<br />La questione nasce dall'anomalia della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, su cui più volte Corrispondenza Romana ha espresso la sua opinione. Il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, già rettore della Pontificia Università Gregoriana, e oggi Commissario dei Francescani dell'Immacolata, il 2 marzo 2013, dieci giorni prima l'elezione di papa Francesco, confutò la figura ratzingeriana del "Papa emerito" in un lungo e argomentato saggio su La Civiltà Cattolica, spiegando che «colui che cessa dal ministero pontificio non a causa di morte, pur evidentemente rimanendo vescovo, non è più papa, in quanto perde tutta la potestà primaziale, perché essa non gli era venuta dalla consacrazione episcopale, ma direttamente da Cristo tramite l'accettazione della legittima elezione». Infatti, la dottrina comune della Chiesa ha sempre distinto tra potere di ordine e potere di giurisdizione. Il primo è ricevuto attraverso i sacramenti, il secondo per missione divina, nel caso del Papa, o per missione canonica nel caso dei vescovi e dei sacerdoti. Il Papato non è un "supersacramento", ma il governo supremo della Chiesa, fondato sul potere di giurisdizione.<br />PAPA BENEDETTO HA RINUNCIATO AL PAPATO IN MANIERA VALIDA, ANCHE SE AMBIGUA<br />Sul blog di Sandro Magister il 15 settembre 2014, il prof. de Mattei notando che tra i cattolici di orientamento conservatore, alcuni già cominciavano a contrapporre il "Papa emerito" Benedetto XVI al "Papa in esercizio" Francesco, osservava che questa posizione, diversa da quella sedevacantista, era però caratterizzata dalla stessa debolezza teologica. Infatti, «se il papa è, per definizione, colui che governa la Chiesa, rinunciando al governo egli rinuncia al papato. Il papato non è una condizione spirituale, o sacramentale, ma un "ufficio", ovvero un'istituzione. (...) Il Papa è colui che ha il supremo potere di giurisdizione, la "plenitudo potestatis", perché governa la Chiesa. È per questo che il successore di Pietro è prima Papa e poi vescovo di Roma. È vescovo di Roma in quanto Papa e non Papa in quanto vescovo di Roma».<br />Benedetto XVI, quali che siano state le ragioni per dimettersi, lo ha fatto in maniera valida, ma ambigua, creando una profonda confusione tra i fedeli. Il 15 gennaio 2020, Corrispondenza Romana scriveva che Benedetto XVI: «conservando il titolo di Papa emerito, come avviene per i vescovi, sembra ritenere che l'ascesa al Pontificato imprima sull'eletto un carattere indelebile analogo a quello sacerdotale. In realtà i gradi sacramentali del sacerdozio sono solo tre: diaconato, presbiterato ed episcopato. Il pontificato appartiene ad un'altra gerarchia della Chiesa, quella di giurisdizione, o di governo, di cui costituisce l'apice. Quando viene eletto, il Papa riceve l'ufficio della suprema giurisdizione, non un sacramento dal carattere indelebile. Il sacerdozio non si perde neanche con la morte, perché sussiste "in aternum". Si può invece "perdere" il pontificato, non solo con la morte, ma anche in caso di volontaria rinuncia o di manifesta e notoria eresia. Se rinuncia ad essere pontefice, il Papa cessa di essere tale: non ha diritto a indossare la veste bianca né ad impartire la benedizione apostolica. Egli, dal punto di vista canonico, non è neanche più un cardinale, ma torna ad essere un semplice vescovo».<br />In un suo importante saggio, dal titolo Renuntiatio Papae. Alcune riflessioni storico-canonistiche (in Archivio Giuridico, 3-4 (2016), pp. 655-674), il cardinale Walter Brandmüller ha ribadito che uno e solo uno è il Papa, e inscindibile nella sua unità è il suo potere. «La sostanza del Papato è così chiaramente definita dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione autentica, cosicché nessun Papa può essere autorizzato a ridefinire il suo ufficio».<br />ANCHE BENEDETTO XVI RICONOSCE PAPA FRANCESCO<br />Se Benedetto XVI ritenesse di essere davvero Papa, simultaneamente a Francesco, negherebbe la verità di fede per cui esiste un solo Vicario di Cristo e dovrebbe essere considerato eretico o sospetto di eresia. Il prof. Enrico Maria Radaelli, che è persona più preparata e conseguenziale di Andrea Cionci, nel suo libro Al cuore di Ratzinger, sostiene che l'abdicazione di papa Benedetto è invalida e nulla, proprio perché è stata elaborata sulle basi di una dottrina eretica, di stampo hegeliano. Ma a questa tesi il prof. de Mattei già rispondeva il 1° luglio 2020 su Corrispondenza Romana: «Se fosse provato che Benedetto XVI aveva l'intenzione di scindere il pontificato, modificando la costituzione della Chiesa, sarebbe caduto in eresia; e poiché questa concezione eretica del Papato sarebbe certamente anteriore alla sua elezione, l'elezione di Benedetto dovrebbe essere ritenuta invalida per lo stesso motivo per cui si ritiene invalida l'abdicazione. Egli non sarebbe in nessun caso Papa. Ma questi sono discorsi astratti, perché solo Dio giudica le intenzioni, mentre il diritto canonico si limita a valutare il comportamento esterno dei battezzati. Una sentenza celebre del diritto romano, ricordata sia dal cardinale Walter Brandmüller che dal cardinale Raymond Leo Burke, afferma che «De internis non iudicat praetor»; un giudice non giudica le cose interne. D'altra parte il canone 1526, § 1 del nuovo Codice di Diritto Canonico ricorda che "Onus probandi incumbit ei qui asserit" (L'onere di fornire le prove tocca a chi asserisce)». Inoltre, "se il legittimo Papa è Benedetto XVI, che cosa accadrebbe se egli da un giorno all'altro morisse, o se invece, prima della sua morte, venisse a mancare papa Francesco? Dal momento che molti degli attuali porporati sono stati creati da papa Francesco e nessuno dei cardinali elettori lo considera un antipapa, la successione apostolica sarebbe interrotta, pregiudicando la visibilità della Chiesa. Il paradosso è che per provare l'invalidità della rinuncia di Benedetto si utilizzano sofismi giuridici, ma poi per risolvere il problema della successione di Benedetto o di Francesco, si dovrebbe ricorrere a soluzioni extra-canoniche. La tesi del visionario francescano Jean de Roquetaillade (Giovanni di Rupescissa: 1310-1365), secondo cui, nell'imminenza della fine dei tempi, apparirebbe un "Papa angelico" alla testa di una Chiesa invisibile, è un mito diffuso da molti pseudo-profeti, ma mai accolto dalla Chiesa. E' questa la strada che imboccherebbe una parte del mondo conservatore? Sembra più logico ritenere che i cardinali riuniti in conclave per eleggere un nuovo Papa, dopo la morte o la rinunzia al pontificato di papa Francesco, sarebbero assistiti dallo Spirito Santo. E, se è vero che i cardinali potrebbero rifiutare l'influsso divino, eleggendo un Pontefice peggiore di papa Francesco, è anche vero che la Provvidenza potrebbe riservare sorprese».<br />CONCLUSIONE<br />In conclusione: l'essenza del Papato non è nel munus, come nei vescovi, ma è nell'esercizio del governo, ovvero nel ministerium, che non è un sacramento indelebile, ma un potere di giurisdizione, che si può perdere o a cui si può rinunciare. Il Papato non è una condizione spirituale o sacramentale, ma un "ufficio", o più precisamente un'istituzione. Chi rinuncia al ministerium, cioè al governo, perde il Papato. E questo era ben chiaro a Benedetto XVI, che nella sua Declaratio del 13 febbraio 2013 afferma con chiarezza: «[Declaro] Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem (...) convocandum esse» ("dichiaro che va convocato un conclave per eleggere un nuovo Sommo Pontefice"). Benedetto XVI non ha inteso conservare per sé la condizione papale, affidando il governo a un facente funzione, ma ha formalmente aperto la sede vacante (e non impedita), ordinando l'elezione di un nuovo Papa. Questo Papa è stato eletto con il nome di Francesco ed è stato riconosciuto come tale dalla Chiesa universale. Potrà piacere o no, ma è il legittimo Papa. Se Benedetto XVI continua ad atteggiarsi a Pontefice, vestendo di bianco e impartendo la benedizione apostolica, commette un errore, creando confusione tra i fedeli, ma non rivendica certo una legittimità pontificia alla quale ha rinunciato il 13 febbraio 2013. Nessuna sua parola o gesto apparentemente contrario è stato finora più forte di quella solenne Declaratio con cui ha concluso il suo pontificato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52241501</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2022 23:25:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52241501/papa_francesco_pu_piacere_o_no_ma_il_legittimo_papa.mp3" length="11628086" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7249

PAPA FRANCESCO PUO' PIACERE O NO, MA E' IL LEGITTIMO PAPA di Emmanuele Barbieri
L'articolo del prof. Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana del 20 novembre 2022 (clicca qui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7249" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7249</a><br /><br />PAPA FRANCESCO PUO' PIACERE O NO, MA E' IL LEGITTIMO PAPA di Emmanuele Barbieri<br />L'articolo del prof. Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana del 20 novembre 2022 (clicca qui http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=798) ha provocato tra i nostri lettori alcuni quesiti, che possiamo così riassumere: "Benedetto XVI, annunciando l'11 febbraio 2013 le sue dimissioni, ha dichiarato di rinunziare al ministero del Pontificato, ma non al 'munus' petrino. Benedetto inoltre si è auto-definito 'Papa emerito', continua a indossare la veste bianca, che caratterizza lo status di Papa, e impartisce la benedizione apostolica. Ma poiché nella Chiesa cattolica ci può essere un solo Papa, e non due, non avrà ragione chi sostiene che il legittimo Pontefice è ancora Benedetto e non Francesco?"<br />La questione nasce dall'anomalia della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, su cui più volte Corrispondenza Romana ha espresso la sua opinione. Il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, già rettore della Pontificia Università Gregoriana, e oggi Commissario dei Francescani dell'Immacolata, il 2 marzo 2013, dieci giorni prima l'elezione di papa Francesco, confutò la figura ratzingeriana del "Papa emerito" in un lungo e argomentato saggio su La Civiltà Cattolica, spiegando che «colui che cessa dal ministero pontificio non a causa di morte, pur evidentemente rimanendo vescovo, non è più papa, in quanto perde tutta la potestà primaziale, perché essa non gli era venuta dalla consacrazione episcopale, ma direttamente da Cristo tramite l'accettazione della legittima elezione». Infatti, la dottrina comune della Chiesa ha sempre distinto tra potere di ordine e potere di giurisdizione. Il primo è ricevuto attraverso i sacramenti, il secondo per missione divina, nel caso del Papa, o per missione canonica nel caso dei vescovi e dei sacerdoti. Il Papato non è un "supersacramento", ma il governo supremo della Chiesa, fondato sul potere di giurisdizione.<br />PAPA BENEDETTO HA RINUNCIATO AL PAPATO IN MANIERA VALIDA, ANCHE SE AMBIGUA<br />Sul blog di Sandro Magister il 15 settembre 2014, il prof. de Mattei notando che tra i cattolici di orientamento conservatore, alcuni già cominciavano a contrapporre il "Papa emerito" Benedetto XVI al "Papa in esercizio" Francesco, osservava che questa posizione, diversa da quella sedevacantista, era però caratterizzata dalla stessa debolezza teologica. Infatti, «se il papa è, per definizione, colui che governa la Chiesa, rinunciando al governo egli rinuncia al papato. Il papato non è una condizione spirituale, o sacramentale, ma un "ufficio", ovvero un'istituzione. (...) Il Papa è colui che ha il supremo potere di giurisdizione, la "plenitudo potestatis", perché governa la Chiesa. È per questo che il successore di Pietro è prima Papa e poi vescovo di Roma. È vescovo di Roma in quanto Papa e non Papa in quanto vescovo di Roma».<br />Benedetto XVI, quali che siano state le ragioni per dimettersi, lo ha fatto in maniera valida, ma ambigua, creando una profonda confusione tra i fedeli. Il 15 gennaio 2020, Corrispondenza Romana scriveva che Benedetto XVI: «conservando il titolo di Papa emerito, come avviene per i vescovi, sembra ritenere che l'ascesa al Pontificato imprima sull'eletto un carattere indelebile analogo a quello sacerdotale. In realtà i gradi sacramentali del sacerdozio sono solo tre: diaconato, presbiterato ed episcopato. Il pontificato appartiene ad un'altra gerarchia della Chiesa, quella di giurisdizione, o di governo, di cui costituisce l'apice. Quando viene eletto, il Papa riceve l'ufficio della suprema giurisdizione, non un sacramento dal carattere indelebile. Il sacerdozio non si perde neanche con la morte, perché sussiste "in aternum". Si può invece "perdere" il pontificato, non solo con la morte, ma anche in caso di...]]></itunes:summary><itunes:duration>727</itunes:duration><itunes:keywords>codiceratzinger,munus,papafrancesco,plenitudopotestatis,renuntiatiopapae</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a4bf85965f882923e081bb1dc420d1c4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sacerdozio al femminile? No, grazie... Lo dico da donna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sacerdozio-al-femminile-no-grazie-lo-dico-da-donna--52119057</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7228" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7228</a><br /><br />SACERDOZIO AL FEMMINILE? NO, GRAZIE... LO DICO DA DONNA di Raffaella Frullone<br />Ci sono cose che non passano mai di moda: il tubino nero nell'armadio, la Ferrarelle nei ristoranti di Roma, i richiami alla responsabilità di Mattarella e dire che la Chiesa è maschilista, anzi misogina. «Ma avrà anche dei difetti», mi viene spesso da commentare, ma poi devo aggiungere che è una battuta prima che scatti la pubblica gogna. Ovviamente la maxima culpa è una: la prerogativa maschile del sacerdozio, oltraggio supremo alla parità di genere che ormai è il vangelo dei tempi contemporanei. Qualunque cosa significhi poiché, dato che vorrebbero farci credere che i generi sono 57, un'ipotetica parità sarebbe difficile da calcolare. Comunque le capisco, le femministe dico, o le nonunadimenoquandiste, ma anche le donne che in buona fede sposano questa causa senza comprenderla a pieno, le capisco dicevo, se manca la dimensione verticale e si legge tutto nell'ottica del potere è chiaro che il no al sacerdozio femminile venga visto come un'inspiegabile ingiustizia. Io invece, a San Pietro per il capitolo nazionale del monastero Wi-Fi, mi sono ritrovata a pensare agli scenari apocalittici che si presenterebbero se le donne dovessero, ad esempio, confessare. Non confessarsi, ma confessare, ovvero sedersi in confessionale dalla parte del confessore, cioè colui che ascolta in silenzio. Già qui siamo all'ossimoro, ma proviamo a giocare al "what if".<br />Intanto partiamo dalla durata media di una confessione: si passerebbe dai cinque minuti circa attuali, a una forbice che va tra i venticinque minuti e le due ore e cinquanta, qualora dall'altra parte ci fosse un'altra donna. Ogni informazione uscita dalla bocca della eventuale penitente si trasformerebbe in oggetto di analisi approfondita: «Sì, ma come mai non hai invitato tua suocera a Natale? Ah, lei non ti ha invitato a Pasqua. Come? Viene a pranzo tutte le domeniche? Beh, allora ci sono delle attenuanti al peccato, non è così grave, parliamone». Più che una confessione scatterebbe una sorta di ibrido tra un the con le amiche e una seduta di psicanalisi in cui però vengono dati dei consiglio tutt'altro che spirituali: «Secondo me devi invitarla a Santo Stefano e solo per il caffè.» E poi, mi immagino il marito e padre che ha tradito la moglie che si inginocchia e la confessora lo apostrofa con: «Sì, ma con chi l'hai tradita?», «Quanti anni ha lei?», «Ma non ti vergogni?» e via proseguendo in un crescendo che si fa sempre più somigliante a un interrogatorio di Criminal in onda su Neftlix.<br />Ma poi, osiamo credere, come la metteremmo con il famigerato segreto confessionale? La confessora è tenuta all'obbligo di non rivelare ad alcuno quello che ha ascoltato. A nessuno. Non "solo alla migliore amica che non lo dice a nessuno" (che però lo dice alla sua migliore amica che non lo dice a nessuno), sarebbe chiamata a custodire tutto nel silenzio, anche i fardelli più pesanti, quelli che lacerano il cuore anche di chi li ascolta, che soffrirebbe per giorni con l'anima in pena. Non solo, il confessore, la confessora in questo caso, dovrebbe comportarsi come se non sapesse nulla, dovrebbe far finta di niente insomma, anche di fronte alle menzogne più terribili, ai peccati più indicibili, alle miserie più atroci.<br />Riassumendo: ascoltare in silenzio, custodire nel silenzio, non tentare di risolvere situazioni intricate con consigli pratici non richiesti, comportarsi come se non si sapesse nulla. Non so voi, ma io passo la mano, grazie, non è per me. Tenetevi la parità, a ciascuno la sua parte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52119057</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2022 15:04:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52119057/sacerdozio_al_femminile_no_grazie_lo_dico_da_donna.mp3" length="4488925" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7228

SACERDOZIO AL FEMMINILE? NO, GRAZIE... LO DICO DA DONNA di Raffaella Frullone
Ci sono cose che non passano mai di moda: il tubino nero nell'armadio, la Ferrarelle nei ristoranti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7228" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7228</a><br /><br />SACERDOZIO AL FEMMINILE? NO, GRAZIE... LO DICO DA DONNA di Raffaella Frullone<br />Ci sono cose che non passano mai di moda: il tubino nero nell'armadio, la Ferrarelle nei ristoranti di Roma, i richiami alla responsabilità di Mattarella e dire che la Chiesa è maschilista, anzi misogina. «Ma avrà anche dei difetti», mi viene spesso da commentare, ma poi devo aggiungere che è una battuta prima che scatti la pubblica gogna. Ovviamente la maxima culpa è una: la prerogativa maschile del sacerdozio, oltraggio supremo alla parità di genere che ormai è il vangelo dei tempi contemporanei. Qualunque cosa significhi poiché, dato che vorrebbero farci credere che i generi sono 57, un'ipotetica parità sarebbe difficile da calcolare. Comunque le capisco, le femministe dico, o le nonunadimenoquandiste, ma anche le donne che in buona fede sposano questa causa senza comprenderla a pieno, le capisco dicevo, se manca la dimensione verticale e si legge tutto nell'ottica del potere è chiaro che il no al sacerdozio femminile venga visto come un'inspiegabile ingiustizia. Io invece, a San Pietro per il capitolo nazionale del monastero Wi-Fi, mi sono ritrovata a pensare agli scenari apocalittici che si presenterebbero se le donne dovessero, ad esempio, confessare. Non confessarsi, ma confessare, ovvero sedersi in confessionale dalla parte del confessore, cioè colui che ascolta in silenzio. Già qui siamo all'ossimoro, ma proviamo a giocare al "what if".<br />Intanto partiamo dalla durata media di una confessione: si passerebbe dai cinque minuti circa attuali, a una forbice che va tra i venticinque minuti e le due ore e cinquanta, qualora dall'altra parte ci fosse un'altra donna. Ogni informazione uscita dalla bocca della eventuale penitente si trasformerebbe in oggetto di analisi approfondita: «Sì, ma come mai non hai invitato tua suocera a Natale? Ah, lei non ti ha invitato a Pasqua. Come? Viene a pranzo tutte le domeniche? Beh, allora ci sono delle attenuanti al peccato, non è così grave, parliamone». Più che una confessione scatterebbe una sorta di ibrido tra un the con le amiche e una seduta di psicanalisi in cui però vengono dati dei consiglio tutt'altro che spirituali: «Secondo me devi invitarla a Santo Stefano e solo per il caffè.» E poi, mi immagino il marito e padre che ha tradito la moglie che si inginocchia e la confessora lo apostrofa con: «Sì, ma con chi l'hai tradita?», «Quanti anni ha lei?», «Ma non ti vergogni?» e via proseguendo in un crescendo che si fa sempre più somigliante a un interrogatorio di Criminal in onda su Neftlix.<br />Ma poi, osiamo credere, come la metteremmo con il famigerato segreto confessionale? La confessora è tenuta all'obbligo di non rivelare ad alcuno quello che ha ascoltato. A nessuno. Non "solo alla migliore amica che non lo dice a nessuno" (che però lo dice alla sua migliore amica che non lo dice a nessuno), sarebbe chiamata a custodire tutto nel silenzio, anche i fardelli più pesanti, quelli che lacerano il cuore anche di chi li ascolta, che soffrirebbe per giorni con l'anima in pena. Non solo, il confessore, la confessora in questo caso, dovrebbe comportarsi come se non sapesse nulla, dovrebbe far finta di niente insomma, anche di fronte alle menzogne più terribili, ai peccati più indicibili, alle miserie più atroci.<br />Riassumendo: ascoltare in silenzio, custodire nel silenzio, non tentare di risolvere situazioni intricate con consigli pratici non richiesti, comportarsi come se non si sapesse nulla. Non so voi, ma io passo la mano, grazie, non è per me. Tenetevi la parità, a ciascuno la sua parte.]]></itunes:summary><itunes:duration>281</itunes:duration><itunes:keywords>confessione,monasterowifi,psicanalisi,sacerdozio,silenzio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4f18a5ff53201becea722d3d94564cde.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I presunti messaggi segreti di Benedetto XVI</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-presunti-messaggi-segreti-di-benedetto-xvi--52119067</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7233" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7233</a><br /><br />I PRESUNTI MESSAGGI SEGRETI DI BENEDETTO XVI di Roberto De Mattei<br />C'è in Italia un giornalista che scrive di cose della Chiesa e si lamenta essere ignorato da una serie di intellettuali e di testate cattoliche di orientamento tradizionale, di cui riporta un puntiglioso elenco, accusandole di sottrarsi a un confronto che il giornalista giudica doveroso data l'importanza del tema: i presunti messaggi in codice che l'unico papa legittimo, Benedetto XVI, trasmetterebbe per denunciare l'impostura dell'antipapa, Jorge Maria Bergoglio. Il giornalista non si duole delle numerose critiche che ha già ricevuto, ma di quelle che non sono ancora arrivate, impedendo, con questo silenzio, che la sua ricostruzione delle vicende della Chiesa venga presa nell'«attenta, serissima e approfondita considerazione» che, a suo avviso, merita.<br />Poiché tra le testate che egli accusa di non avere ancora espresso un giudizio su di lui e sulla sua opera, c'è anche Corrispondenza Romana, non abbiamo difficoltà a soddisfare il suo desiderio: si chiama Andrea Cionci, un giornalista di cui abbiamo apprezzato gli articoli fino ai primi mesi del 2020 quando, con la pandemia, sembra aver completamente perso la bussola, come altri promettenti ingegni.<br />Cionci si vanta di aver pubblicato centinaia di articoli e un libro che ha venduto 12.000 copie ed è stato tradotto in due lingue, ma si illude se pensa che questi numeri corrispondano a un ampio consenso di pubblico. La ragione del suo successo sta nella "curiosità" che le sue cervellotiche tesi suscitano tra lettori amanti del sensazionalismo. La vana curiositas che, come spiega san Tommaso, è l'aspetto vizioso del desiderio di conoscere (Somma Teologica, II-II, q. 167), è una malattia della mente da cui ogni cattolico deve guardarsi. Questa è la ragione per cui non riteniamo necessario pubblicizzare il suo libro e i suoi articoli, senza che di ciò ci si debba far rimprovero.<br /><br />SCRIVERE SENZA NESSUNA COMPETENZA<br />La ragione per la quale il silenzio ha accompagnato la sua "inchiesta" sul conclave del 2013 sta anche nel fatto che egli pretende di parlare di una questione non solo seria, ma drammatica, riguardante la vita della Chiesa, senza avere la pur minima competenza per farlo. Cionci infatti non ha alcuna conoscenza teologica o canonica, ma soprattutto sembra privo di quel buon senso, prima ancora che di quello spirito cattolico, che è condizione necessaria per affrontare problemi delicati e complessi che toccano la vita delle anime. Gli "esperti" a cui si richiama per giustificare le sue tesi sono citati a sproposito, perché nessuno di essi le condivide. E l'unica arte di cui egli si dimostra padrone è purtroppo quella del sofisma.<br />L'abdicazione di Benedetto XVI e il modo con cui essa è avvenuta sono considerati da molti studiosi e anche da eminenti membri del Sacro Collegio come un grave errore, mentre per Cionci è un'astutissima manovra del "Papa emerito" per mettere con le spalle al muro il suo rivale Francesco. Cionci ha coniato l'espressione di "auto-impedimento" per descrivere un'inedita situazione in cui Benedetto XVI, unico vero Papa, combatte in maniera occulta contro l'usurpatore Bergoglio. Papa Benedetto, a suo parere, si esprime in maniera criptica, attraverso una comunicazione in codice che solo Cionci è in grado di decifrare. Ma se il linguaggio di Benedetto è volutamente segreto, non si capisce perché Cionci, che è un suo ammiratore, lo riveli al mondo intero. Benedetto, direttamente o attraverso il suo segretario mons. Georg Gänswein, ha più volte smentito la tesi che lo vuole ancora Papa regnante, ma ogni smentita è per Cionci una conferma, perché, a suo avviso, se Benedetto confermasse pubblicamente il suo piano, svelerebbe il gioco che conduce. E se Benedetto dicesse che Cionci è matto, il nostro sarebbe pronto a dichiarare che, in senso spirituale, la follia può rappresentare il passaggio ad un alto livello di conoscenza. Non a caso nelle carte dei Tarocchi il "matto" cambia il suo significato a seconda di come esce nel giuoco, positivo se è diritto, negativo se è a rovescio.<br /><br />UNA TESI INCONSISTENTE<br />Cionci afferma che il prof. Roberto de Mattei, direttore di Corrispondenza Romana, «non ha colto che la questione della legittimità di Bergoglio è canonica, anni luce prima di essere teologica». In realtà è proprio il Diritto canonico, prima ancora della dottrina teologica, a rendere inconsistente la tesi di Cionci, per cui la Chiesa cattolica sarebbe prossima alla sua fine, a causa di un'illegittima successione al pontificato. Cionci sembra ignorare che la Chiesa è necessariamente, e per sua natura, una società visibile. Pio XII lo esprime in questi termini: «La Chiesa cattolica è il gran mistero visibile, perché visibile è il suo capo sulla terra, il Vicario di Cristo, visibili sono i suoi ministri, visibile la sua vita, visibile il suo culto, visibile l'opera e l'azione sua per la salvezza e la perfezione degli uomini" (Discorso del 4 dicembre 1943).<br />Se la Chiesa cattolica non fosse visibile, non potrebbe essere riconosciuta ed essa può e deve essere riconosciuta da ogni uomo sulla terra proprio per le proprietà visibili che la caratterizzano. Questa visibilità è data innanzitutto dalla successione apostolica, un carattere che si trova solo nella Chiesa cattolica romana. Chi proclama l'interruzione della successione apostolica si situa nel solco delle innumerevoli conventicole eretiche di cui sant'Alfonso Maria de' Liguori ha fatto un esauriente e sempre attuale compendio (Storia delle eresie colle loro confutazioni, Phronesis, Palermo 2022). Nell'orgoglio, nota sant'Agostino, hanno la loro radice tutte le eresie e le apostasie della fede (Sermo 46, n. 18). Solo un uomo pieno di presunzione può anteporre l'opinione propria al giudizio della Chiesa universale fondata da Dio. Per mortificare quella forma di orgoglio della mente che è la vana curiositas, potrebbe essere utile sostituire alle letture mattutine o serali di tanti blog pseudo-cattolici, le meditazioni illuminanti sull'Avvento del grande abate di Solesmes, dom Prosper Guéranger (1805-1875). Le parole della Liturgia spiegate da don Guéranger parlano di tenebre che Dio solo può dissipare e di piaghe che solo la sua bontà può risanare: sono le piaghe della Chiesa e sono le tenebre in cui è immerso chiunque rifiuta di accettarne il Mistero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52119067</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2022 15:04:09 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52119067/i_presunti_messaggi_segreti_di_benedetto_xvi.mp3" length="8616272" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7233

I PRESUNTI MESSAGGI SEGRETI DI BENEDETTO XVI di Roberto De Mattei
C'è in Italia un giornalista che scrive di cose della Chiesa e si lamenta essere ignorato da una serie di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7233" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7233</a><br /><br />I PRESUNTI MESSAGGI SEGRETI DI BENEDETTO XVI di Roberto De Mattei<br />C'è in Italia un giornalista che scrive di cose della Chiesa e si lamenta essere ignorato da una serie di intellettuali e di testate cattoliche di orientamento tradizionale, di cui riporta un puntiglioso elenco, accusandole di sottrarsi a un confronto che il giornalista giudica doveroso data l'importanza del tema: i presunti messaggi in codice che l'unico papa legittimo, Benedetto XVI, trasmetterebbe per denunciare l'impostura dell'antipapa, Jorge Maria Bergoglio. Il giornalista non si duole delle numerose critiche che ha già ricevuto, ma di quelle che non sono ancora arrivate, impedendo, con questo silenzio, che la sua ricostruzione delle vicende della Chiesa venga presa nell'«attenta, serissima e approfondita considerazione» che, a suo avviso, merita.<br />Poiché tra le testate che egli accusa di non avere ancora espresso un giudizio su di lui e sulla sua opera, c'è anche Corrispondenza Romana, non abbiamo difficoltà a soddisfare il suo desiderio: si chiama Andrea Cionci, un giornalista di cui abbiamo apprezzato gli articoli fino ai primi mesi del 2020 quando, con la pandemia, sembra aver completamente perso la bussola, come altri promettenti ingegni.<br />Cionci si vanta di aver pubblicato centinaia di articoli e un libro che ha venduto 12.000 copie ed è stato tradotto in due lingue, ma si illude se pensa che questi numeri corrispondano a un ampio consenso di pubblico. La ragione del suo successo sta nella "curiosità" che le sue cervellotiche tesi suscitano tra lettori amanti del sensazionalismo. La vana curiositas che, come spiega san Tommaso, è l'aspetto vizioso del desiderio di conoscere (Somma Teologica, II-II, q. 167), è una malattia della mente da cui ogni cattolico deve guardarsi. Questa è la ragione per cui non riteniamo necessario pubblicizzare il suo libro e i suoi articoli, senza che di ciò ci si debba far rimprovero.<br /><br />SCRIVERE SENZA NESSUNA COMPETENZA<br />La ragione per la quale il silenzio ha accompagnato la sua "inchiesta" sul conclave del 2013 sta anche nel fatto che egli pretende di parlare di una questione non solo seria, ma drammatica, riguardante la vita della Chiesa, senza avere la pur minima competenza per farlo. Cionci infatti non ha alcuna conoscenza teologica o canonica, ma soprattutto sembra privo di quel buon senso, prima ancora che di quello spirito cattolico, che è condizione necessaria per affrontare problemi delicati e complessi che toccano la vita delle anime. Gli "esperti" a cui si richiama per giustificare le sue tesi sono citati a sproposito, perché nessuno di essi le condivide. E l'unica arte di cui egli si dimostra padrone è purtroppo quella del sofisma.<br />L'abdicazione di Benedetto XVI e il modo con cui essa è avvenuta sono considerati da molti studiosi e anche da eminenti membri del Sacro Collegio come un grave errore, mentre per Cionci è un'astutissima manovra del "Papa emerito" per mettere con le spalle al muro il suo rivale Francesco. Cionci ha coniato l'espressione di "auto-impedimento" per descrivere un'inedita situazione in cui Benedetto XVI, unico vero Papa, combatte in maniera occulta contro l'usurpatore Bergoglio. Papa Benedetto, a suo parere, si esprime in maniera criptica, attraverso una comunicazione in codice che solo Cionci è in grado di decifrare. Ma se il linguaggio di Benedetto è volutamente segreto, non si capisce perché Cionci, che è un suo ammiratore, lo riveli al mondo intero. Benedetto, direttamente o attraverso il suo segretario mons. Georg Gänswein, ha più volte smentito la tesi che lo vuole ancora Papa regnante, ma ogni smentita è per Cionci una conferma, perché, a suo avviso, se Benedetto confermasse pubblicamente il suo piano, svelerebbe il gioco che conduce. 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[...] Giovanni Paolo II, infatti, potrebbe essere un avversario ostico anche sulla scacchiera.<br />Wojtyla dispone i pezzi da lunga data, pratica gli arrocchi con disinvoltura fin dai tempi del liceo, sposta pedoni e alfieri secondo le regole del giocatore scaltrito. Lo rivela la rivista L'Italia scacchista, [...] proprio con un articolo sul Papa, pubblicando tre problemi (di cui uno inedito) che Wojtyla avrebbe composto negli anni anteguerra per una rivista polacca. Il futuro Papa, infatti, allora diciottenne, si dilettava (come peraltro molti connazionali) di scacchi ed era diventato persino compilatore della colonna di settore sulla rivista degli universitari cattolici di Cracovia; in quella sede avrebbe pubblicato, come usa nelle rubriche di genere, dei "problemi" scacchisti anonimi, che sono stati conservati negli archivi della Federazione polacca e ora tornano alla luce a lui attribuiti con una sicurezza del 90% in particolare uno, del 1938, appare persino in un manuale inglese del 1984 per principianti. L'autore della "scoperta" è Adolivio Capece, direttore de L'Italia scacchistica, che ha ripreso la notizia da riviste di settore e l'ha rilanciata in Italia. Ma Capece è anche "maestro nazionale" ed ha quindi titolo per commentare il livello tecnico di Giovanni Paolo II: "Non si tratta di problemi trascendentali, le sue sono composizioni semplici e lineari da giocatore medio. Sono temi che si basano su quello definito in gergo "scacco di scoperta", ovvero il pezzo che muove e ne "scopre" un altro che dà scacco: un approccio abbastanza comune, ma sempre simpatico. Soprattutto è importante che non siano presenti le cosiddette "demolizioni", ovvero la possibilità di più soluzioni". [...]<br /><br />UNA PARTITA PAPALE PAPALE<br />Non solo: di Giovanni Paolo II, allora neppure prete, si sarebbe conservata un'intera partita, giocata con una signora dell'aristocrazia di Cracovia; ma qui l'attribuzione è molto più incerta. Mentre due altri, problemi del Papa, pubblicati nel 1987 in Inghilterra e spacciati addirittura come composti nei primi anni di pontificato, si sono presto rivelati apocrifi; anzi, in quell'occasione la Segretaria di stato chiese (e ottenne) la pubblicazione di una smentita e le scuse del falsario. I falsi scacchistici non sono del resto materia nuova per i Pontefici. Già di Giovanni Paolo I, conosciuto per discreto giocatore, era stata tramandata una partita giocata da Vescovo di Vittorio Veneto contro il suo medico personale; ma si tratta di un'attribuzione molto dubbia. E anche Leone XIII, appassionato giocatore (da cardinale sfidava spesso un prete di Perugia), è stato vittima di un falso, in quanto gli venne assegnata un match disputato invece da altri. Tra i Papi scacchisti si segnalano poi il cinquecentesco Leone X, che fin da quando era solo Giovanni de' Medici risultava gran giocatore e continuò anche dopo (tanto da meritarsi una citazione in tal senso persino nell'austera Storia dei Papi del von Pastor), e in misura minore Pio V (1566-1572), mecenate di alcuni noti scacchisti dell'epoca.<br />Prima di loro, tuttavia, non è che gli scacchisti godessero di una buona fama in casa cattolica, come documenta l'articolo di Capece. San Pier Daminani, per esempio, nel 1061 scrisse una filippica contro torri e cavalli, "disonesti, assurdi e libidinosi" perché distoglievano i sacerdoti dai doveri pastorali e perché erano troppo simili a un gioco d'azzardo: in quel periodo, infatti, per quanto assurdo possa sembrare la mossa dei pezzi era decisa dal lancio dei dadi, così da vivacizzare le partite e non far vincere sempre i più bravi, e la cosa si prestava alle scommesse. Ancora nel 1128 Bernardo di Chiaravalle interdisse la scacchiera ai Templari e una serie di concili locali del XIII secolo (particolarmente severo il Bitterrense del 1255) ribadirono la proibizione. [...] Pure San Luigi IX di Francia vietò gli scacchi nel 1254, mentre San Bernardino da Siena in una predica del 1425 riuscì a far bruciare in piazza un numero imprecisato di scacchiere. Medesimi roghi innalzò, e per due volte, il Savonarola (che pure sapeva giocare) sul finire del secolo XV. Invece un concilio messicano nel 1585 minacciò di scomunica i chierici che giocavano in pubblico. La "svolta" era però già in atto, soprattutto per opera di quattro grandi santi: Francesco Saverio, che convertì un marinaio battendolo a scacchi durante uno dei suoi viaggi missionari; Teresa d'Avila, che nel cammino di perfezione cita in dettaglio e in più punti gli scacchi (e per questo verrà proclamata nel 1944 "patrona degli scacchisti"); Francesco di Sales, che ufficialmente dichiara lecito il gioco, purché non si ecceda al punto da stancarsi troppo psichicamente; e infine il grande Carlo Borromeo, che - sorpresa! - una volta vinse in una memorabile partita notturna la dote di una monaca. [...]<br /><br />APERTURE DA PRETE: LA SPAGNOLA, LA SICILIANA, LA PONZIANI<br />Fu così che primo "campione del mondo" degli scacchi divenne un vescovo, lo spagnolo Ruy Lopez de Segura, il quale nel 1560 - venuto in Italia per un conclave - sfidò e vinse tutti i più forti giocatori nazionali; al ritorno scrisse un manuale in 5 volumi, ideò la "spagnola" (una delle aperture oggi più in voga) ed ebbe da Filippo II un vitalizio come "miglior scacchista del secolo".<br />Un exploit solo parzialmente ripetuto da altri ecclesiastici, come il siciliano Pietro Carrera che nel 1617 compose prima un poemetto latino e poi un trattato sugli scacchi sostenendo la "difesa siciliana", l'apertura tuttora e di gran lunga più giocata. Oppure don Domenico Ponziani, canonico a Modena, autore de Il giuoco incomparabile degli scacchi (1769). O ancora il cappellano inglese Henry Loveday, che a Delhi intorno al 1850 elaborò la composizione scacchistica nota come "problema indiano".<br />Per finire [...] tuttora si contano parecchi preti giocatori: qualcuno nei tornei, qualcuno per posta; il migliore, monsignor Pierluigi Sartorelli, prima categoria nazionale, era addirittura arcivescovo e nunzio apostolico. [...]<br /><br />Nota di BastaBugie: il problema di scacchi attribuito a Carol Wojtyla (vedi immagine: la casella in alto a sinistra è a8) ha la seguente soluzione: 1. c8=C Ra3 2. Cb6 axb6 3. axb6#]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756253</guid><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 12:19:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756253/gli_scacchi_e_la_chiesa_un_matrimonio_realizzato.mp3" length="7744827" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7197&#13;
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Il Bianco muove e matta in tre mosse. Se è difficile dare scacco al Re, figuriamoci al Papa. [...] Giovanni Paolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7197" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7197</a><br /><br />GLI SCACCHI E LA CHIESA: UN MATRIMONIO REALIZZATO di Roberto Beretta<br />Il Bianco muove e matta in tre mosse. Se è difficile dare scacco al Re, figuriamoci al Papa. [...] Giovanni Paolo II, infatti, potrebbe essere un avversario ostico anche sulla scacchiera.<br />Wojtyla dispone i pezzi da lunga data, pratica gli arrocchi con disinvoltura fin dai tempi del liceo, sposta pedoni e alfieri secondo le regole del giocatore scaltrito. Lo rivela la rivista L'Italia scacchista, [...] proprio con un articolo sul Papa, pubblicando tre problemi (di cui uno inedito) che Wojtyla avrebbe composto negli anni anteguerra per una rivista polacca. Il futuro Papa, infatti, allora diciottenne, si dilettava (come peraltro molti connazionali) di scacchi ed era diventato persino compilatore della colonna di settore sulla rivista degli universitari cattolici di Cracovia; in quella sede avrebbe pubblicato, come usa nelle rubriche di genere, dei "problemi" scacchisti anonimi, che sono stati conservati negli archivi della Federazione polacca e ora tornano alla luce a lui attribuiti con una sicurezza del 90% in particolare uno, del 1938, appare persino in un manuale inglese del 1984 per principianti. L'autore della "scoperta" è Adolivio Capece, direttore de L'Italia scacchistica, che ha ripreso la notizia da riviste di settore e l'ha rilanciata in Italia. Ma Capece è anche "maestro nazionale" ed ha quindi titolo per commentare il livello tecnico di Giovanni Paolo II: "Non si tratta di problemi trascendentali, le sue sono composizioni semplici e lineari da giocatore medio. Sono temi che si basano su quello definito in gergo "scacco di scoperta", ovvero il pezzo che muove e ne "scopre" un altro che dà scacco: un approccio abbastanza comune, ma sempre simpatico. Soprattutto è importante che non siano presenti le cosiddette "demolizioni", ovvero la possibilità di più soluzioni". [...]<br /><br />UNA PARTITA PAPALE PAPALE<br />Non solo: di Giovanni Paolo II, allora neppure prete, si sarebbe conservata un'intera partita, giocata con una signora dell'aristocrazia di Cracovia; ma qui l'attribuzione è molto più incerta. Mentre due altri, problemi del Papa, pubblicati nel 1987 in Inghilterra e spacciati addirittura come composti nei primi anni di pontificato, si sono presto rivelati apocrifi; anzi, in quell'occasione la Segretaria di stato chiese (e ottenne) la pubblicazione di una smentita e le scuse del falsario. I falsi scacchistici non sono del resto materia nuova per i Pontefici. Già di Giovanni Paolo I, conosciuto per discreto giocatore, era stata tramandata una partita giocata da Vescovo di Vittorio Veneto contro il suo medico personale; ma si tratta di un'attribuzione molto dubbia. E anche Leone XIII, appassionato giocatore (da cardinale sfidava spesso un prete di Perugia), è stato vittima di un falso, in quanto gli venne assegnata un match disputato invece da altri. Tra i Papi scacchisti si segnalano poi il cinquecentesco Leone X, che fin da quando era solo Giovanni de' Medici risultava gran giocatore e continuò anche dopo (tanto da meritarsi una citazione in tal senso persino nell'austera Storia dei Papi del von Pastor), e in misura minore Pio V (1566-1572), mecenate di alcuni noti scacchisti dell'epoca.<br />Prima di loro, tuttavia, non è che gli scacchisti godessero di una buona fama in casa cattolica, come documenta l'articolo di Capece. San Pier Daminani, per esempio, nel 1061 scrisse una filippica contro torri e cavalli, "disonesti, assurdi e libidinosi" perché distoglievano i sacerdoti dai doveri pastorali e perché erano troppo simili a un gioco d'azzardo: in quel periodo, infatti, per quanto assurdo possa sembrare la mossa dei pezzi era decisa dal lancio dei dadi, così da vivacizzare le partite e non far vincere sempre i più bravi, e la cosa si prestava alle scommesse. 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Quando Gesù sceglie gli apostoli, li sceglie per farne pescatori d'uomini; perché producano in sé e negli altri copiosi frutti di salute: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". A questo fine devono predicare il Vangelo, amministrare i sacramenti, dar buon esempio e pregar con fervore.<br />Ora è di fede che ciò che converte e santifica le anime è la grazia di Dio; noi non siamo che strumenti di cui Dio si degna servirsi, ma che non producono frutto se non in proporzione della loro unione con la causa principale, instrumentum Deo conjunctum. Tal è la dottrina di S. Paolo: "Io piantai, Apollo irrigò, ma Dio fece crescere. Quindi né chi pianta è qualchecosa, né chi irriga, ma chi fa crescere, Dio". D'altra parte è certo che questa grazia s'ottiene principalmente con due mezzi, con la preghiera e col merito. Nell'uno e nell'altro caso noi otteniamo tanto maggiori grazie quanto più siamo santi, più ferventi, più uniti a Nostro Signore [...]. Se dunque il dovere del nostro stato è di santificar le anime, vuol dire che dobbiamo prima santificar noi stessi: "Per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità".<br />Arriviamo del resto alla stessa conclusione, facendo passare i principali mezzi di zelo, cioè la parola, l'azione, l'esempio e la preghiera.<br />La parola non produce salutari effetti se non quando parliamo in nome e nella virtù di Dio. Così fa il sacerdote fervoroso: prima di parlare, prega affinché la grazia avvivi la sua parola; parlando, non mira a piacere ma a istruire, a far del bene, a convincere, a persuadere; e perché il suo cuore è intimamente unito a quello di Gesù, fa vibrar nella voce un'emozione, una forza di persuasione, che scuote gli uditori; e perché, dimenticando sé stesso, attira lo Spirito Santo, le anime restano tocche dalla grazia e convertite o santificate. Un sacerdote mediocre invece non prega che a fior di labbra, e perché cerca sé stesso, per quanto si venga sbracciando, non è spesso che un bronzo sonoro o un cembalo fragoroso.<br />Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. Allora può con tutta fiducia invitare, come S. Paolo, i fedeli a imitar lui come egli si studia d'imitar Cristo: "Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo". Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt; la parola muove, l'esempio attrae. Un sacerdote mediocre potrà essere stimato come un brav'uomo; ma si dirà: fa il suo mestiere come noi facciamo il nostro; e il ministero ne sarà poco o punto fruttuoso.<br />Quanto alla preghiera, che è e sarà sempre il più efficace mezzo dello zelo, qual differenza tra il sacerdote santo e il sacerdote ordinario? Il primo prega abitualmente, costantemente, perché le sue azioni, fatte per Dio, sono in sostanza una preghiera; non fa nulla, é dà consiglio, senza riconoscere la propria incapacità e pregar Dio di supplirvi con la sua grazia. Dio copiosamente gliela concede "dà grazia agli umili", e il suo ministero è fruttuoso. Il sacerdote ordinario prega poco e prega male; quindi anche il ministero ne è sterile.<br />Chi dunque vuol efficacemente lavorare alla salute delle anime, deve sforzarsi di quotidianamente progredire: la santità è l'anima dell'apostolato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51763643</guid><pubDate>Wed, 02 Nov 2022 12:18:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51763643/se_il_sacerdote_vuole_salvare_le_anime_deve_mirare_alla_santit_la_sua.mp3" length="5190679" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7198&#13;
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SE IL SACERDOTE VUOLE SALVARE LE ANIME, DEVE MIRARE ALLA SANTITA'... LA SUA! di Padre Adolphe Tanquerey&#13;
Santificare e salvare le anime, tal è il dovere del proprio stato per un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7198" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7198</a><br /><br />SE IL SACERDOTE VUOLE SALVARE LE ANIME, DEVE MIRARE ALLA SANTITA'... LA SUA! di Padre Adolphe Tanquerey<br />Santificare e salvare le anime, tal è il dovere del proprio stato per un sacerdote. Quando Gesù sceglie gli apostoli, li sceglie per farne pescatori d'uomini; perché producano in sé e negli altri copiosi frutti di salute: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". A questo fine devono predicare il Vangelo, amministrare i sacramenti, dar buon esempio e pregar con fervore.<br />Ora è di fede che ciò che converte e santifica le anime è la grazia di Dio; noi non siamo che strumenti di cui Dio si degna servirsi, ma che non producono frutto se non in proporzione della loro unione con la causa principale, instrumentum Deo conjunctum. Tal è la dottrina di S. Paolo: "Io piantai, Apollo irrigò, ma Dio fece crescere. Quindi né chi pianta è qualchecosa, né chi irriga, ma chi fa crescere, Dio". D'altra parte è certo che questa grazia s'ottiene principalmente con due mezzi, con la preghiera e col merito. Nell'uno e nell'altro caso noi otteniamo tanto maggiori grazie quanto più siamo santi, più ferventi, più uniti a Nostro Signore [...]. Se dunque il dovere del nostro stato è di santificar le anime, vuol dire che dobbiamo prima santificar noi stessi: "Per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità".<br />Arriviamo del resto alla stessa conclusione, facendo passare i principali mezzi di zelo, cioè la parola, l'azione, l'esempio e la preghiera.<br />La parola non produce salutari effetti se non quando parliamo in nome e nella virtù di Dio. Così fa il sacerdote fervoroso: prima di parlare, prega affinché la grazia avvivi la sua parola; parlando, non mira a piacere ma a istruire, a far del bene, a convincere, a persuadere; e perché il suo cuore è intimamente unito a quello di Gesù, fa vibrar nella voce un'emozione, una forza di persuasione, che scuote gli uditori; e perché, dimenticando sé stesso, attira lo Spirito Santo, le anime restano tocche dalla grazia e convertite o santificate. Un sacerdote mediocre invece non prega che a fior di labbra, e perché cerca sé stesso, per quanto si venga sbracciando, non è spesso che un bronzo sonoro o un cembalo fragoroso.<br />Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. Allora può con tutta fiducia invitare, come S. Paolo, i fedeli a imitar lui come egli si studia d'imitar Cristo: "Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo". Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt; la parola muove, l'esempio attrae. Un sacerdote mediocre potrà essere stimato come un brav'uomo; ma si dirà: fa il suo mestiere come noi facciamo il nostro; e il ministero ne sarà poco o punto fruttuoso.<br />Quanto alla preghiera, che è e sarà sempre il più efficace mezzo dello zelo, qual differenza tra il sacerdote santo e il sacerdote ordinario? Il primo prega abitualmente, costantemente, perché le sue azioni, fatte per Dio, sono in sostanza una preghiera; non fa nulla, é dà consiglio, senza riconoscere la propria incapacità e pregar Dio di supplirvi con la sua grazia. Dio copiosamente gliela concede "dà grazia agli umili", e il suo ministero è fruttuoso. Il sacerdote ordinario prega poco e prega male; quindi anche il ministero ne è sterile.<br />Chi dunque vuol efficacemente lavorare alla salute delle anime, deve sforzarsi di quotidianamente progredire: la santità è l'anima dell'apostolato.]]></itunes:summary><itunes:duration>325</itunes:duration><itunes:keywords>esempio,fervore,sacerdote,santità,siatemieiimitatori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a447e84074681c2357422428a1da9afe.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il legame inscindibile tra credere e pregare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-legame-inscindibile-tra-credere-e-pregare--51687526</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7193" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7193</a><br /><br />IL LEGAME INSCINDIBILE TRA CREDERE E PREGARE<br />Se si prega bene, si crede bene e se si crede bene, si prega bene<br />di Corrado Gnerre<br />C'è un rapporto tra la preghiera e il nostro credere e, viceversa, tra il nostro credere e la preghiera? E inoltre: che rapporto c'è tra la preghiera per eccellenza, la Messa, e il vivere in un determinato modo la propria fede?<br />Per rispondere a questi interrogativi bisogna dire qualcosa in merito al rapporto tra lex orandi (regola della preghiera) e lex credendi (regola del credere). Diciamo subito che nel Cattolicesimo c'è un rapporto strettissimo tra Credo e Preghiera, ma anche tra Preghiera e Credo.<br />Insomma, se si prega bene, si crede bene. Se si crede bene, si prega bene.<br /><br />1) TRA CREDO E PREGHIERA<br />La successione tra Credo e Preghiera è una successione logica. Infatti, c'è un legame propedeutico tra conoscenza e amore. Non si può amare ciò che non si conosce. Bisogna prima conoscere e poi si può amare.<br />Indubbiamente la conoscenza da sola non basta, ma è altrettanto indubbiamente necessaria, pena la riduzione della fede a fatto puramente intimistico ed emozionale. Cosa che accade molto spesso oggi, dove c'è una deriva sentimentalista della fede. Tutto viene ridotto ad "esperienza", senza sapere che è sempre la verità a garantire la correttezza di un esperienza, non il contrario: l'esperienza a garantire la verità.<br />Succede che molti non sanno perché sono cristiani e si limitano a dire: sono cristiano perché sono felice di esserlo. Ma anche il musulmano potrebbe dire la stessa cosa: sono musulmano perché sono felice di esserlo. E come risolviamo il problema? Felicità per felicità chi ha ragione? Ecco dunque che è importante la Verità che giudica e deve giudicare tutto.<br /><br />2) TRA PREGHIERA E CREDO<br />Ma non c'è solo la successione logica Credo-Preghiera, vi è anche quella ontologica Preghiera-Credo.<br />Infatti, c'è un primato ontologico, nella sostanza, cioè nel valore, dell'amore sulla conoscenza. D'altronde Gesù dice nel Vangelo che noi saremo giudicati sull'amore.<br />Il demonio conosce benissimo la teologia, ma non si è salvato. La conosce molto meglio di tanti qui sono su questa terra, ma a nulla gli è valso, anzi... non gli è valso nulla proprio perché non ha amato.<br />L'amore è la conformazione alla volontà di Dio. Nel Pater non diciamo sia pensato il tuo pensiero, ma sia fatta la tua volontà.<br /><br />CONCLUSIONE<br />Questo rapporto Credo-Preghiera e Preghiera-Credo è presente solo nel Cristianesimo. In un certo qual modo possiamo dire che costituisce una peculiarità cristiana. E ciò per due motivi.<br />Prima di tutto perché solo il Cristianesimo ha un Dio che è Verità e Amore, cioè un Dio che è Padre.<br />Secondo, perché solo il Cristianesimo si basa sul concetto di "vita interiore". In merito a questo ci sarebbe tanto da dire. [...]<br />Ci basti solo dire che il Cristianesimo è fondamentale la Teologia della Grazia. Senza la Grazia, nessun atto è meritevole della vita eterna, come ben afferma l'immagine giovannea della vite e dei tralci. Possiamo fare anche le cose più grandi, ma senza la Grazia a nulla ci varranno: "Io sono la vite e voi i tralci, se i tralci non sono innestati nella vite, si seccano e devono essere buttati nel fuoco." (Giovanni 15). In queste parole non compare la parola "linfa", ma è proprio essa ad essere la protagonista. È la linfa ciò che i tralci attingono dalla vite per portare frutto, altrimenti si seccano e servono solo per alimentare il fuoco.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51687526</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 21:36:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51687526/il_legame_inscindibile_tra_credere_e_pregare.mp3" length="4543285" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7193&#13;
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IL LEGAME INSCINDIBILE TRA CREDERE E PREGARE&#13;
Se si prega bene, si crede bene e se si crede bene, si prega bene&#13;
di Corrado Gnerre&#13;
C'è un rapporto tra la preghiera e il nostro credere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7193" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7193</a><br /><br />IL LEGAME INSCINDIBILE TRA CREDERE E PREGARE<br />Se si prega bene, si crede bene e se si crede bene, si prega bene<br />di Corrado Gnerre<br />C'è un rapporto tra la preghiera e il nostro credere e, viceversa, tra il nostro credere e la preghiera? E inoltre: che rapporto c'è tra la preghiera per eccellenza, la Messa, e il vivere in un determinato modo la propria fede?<br />Per rispondere a questi interrogativi bisogna dire qualcosa in merito al rapporto tra lex orandi (regola della preghiera) e lex credendi (regola del credere). Diciamo subito che nel Cattolicesimo c'è un rapporto strettissimo tra Credo e Preghiera, ma anche tra Preghiera e Credo.<br />Insomma, se si prega bene, si crede bene. Se si crede bene, si prega bene.<br /><br />1) TRA CREDO E PREGHIERA<br />La successione tra Credo e Preghiera è una successione logica. Infatti, c'è un legame propedeutico tra conoscenza e amore. Non si può amare ciò che non si conosce. Bisogna prima conoscere e poi si può amare.<br />Indubbiamente la conoscenza da sola non basta, ma è altrettanto indubbiamente necessaria, pena la riduzione della fede a fatto puramente intimistico ed emozionale. Cosa che accade molto spesso oggi, dove c'è una deriva sentimentalista della fede. Tutto viene ridotto ad "esperienza", senza sapere che è sempre la verità a garantire la correttezza di un esperienza, non il contrario: l'esperienza a garantire la verità.<br />Succede che molti non sanno perché sono cristiani e si limitano a dire: sono cristiano perché sono felice di esserlo. Ma anche il musulmano potrebbe dire la stessa cosa: sono musulmano perché sono felice di esserlo. E come risolviamo il problema? Felicità per felicità chi ha ragione? Ecco dunque che è importante la Verità che giudica e deve giudicare tutto.<br /><br />2) TRA PREGHIERA E CREDO<br />Ma non c'è solo la successione logica Credo-Preghiera, vi è anche quella ontologica Preghiera-Credo.<br />Infatti, c'è un primato ontologico, nella sostanza, cioè nel valore, dell'amore sulla conoscenza. D'altronde Gesù dice nel Vangelo che noi saremo giudicati sull'amore.<br />Il demonio conosce benissimo la teologia, ma non si è salvato. La conosce molto meglio di tanti qui sono su questa terra, ma a nulla gli è valso, anzi... non gli è valso nulla proprio perché non ha amato.<br />L'amore è la conformazione alla volontà di Dio. Nel Pater non diciamo sia pensato il tuo pensiero, ma sia fatta la tua volontà.<br /><br />CONCLUSIONE<br />Questo rapporto Credo-Preghiera e Preghiera-Credo è presente solo nel Cristianesimo. In un certo qual modo possiamo dire che costituisce una peculiarità cristiana. E ciò per due motivi.<br />Prima di tutto perché solo il Cristianesimo ha un Dio che è Verità e Amore, cioè un Dio che è Padre.<br />Secondo, perché solo il Cristianesimo si basa sul concetto di "vita interiore". In merito a questo ci sarebbe tanto da dire. [...]<br />Ci basti solo dire che il Cristianesimo è fondamentale la Teologia della Grazia. Senza la Grazia, nessun atto è meritevole della vita eterna, come ben afferma l'immagine giovannea della vite e dei tralci. Possiamo fare anche le cose più grandi, ma senza la Grazia a nulla ci varranno: "Io sono la vite e voi i tralci, se i tralci non sono innestati nella vite, si seccano e devono essere buttati nel fuoco." (Giovanni 15). In queste parole non compare la parola "linfa", ma è proprio essa ad essere la protagonista. 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Un evento, comunica il Grande Oriente, al quale hanno partecipato istituzioni e autorità oltre ai "liberi muratori" delle logge cittadine. Il Gran Maestro della Massoneria Stefano Bisi, è stato accolto da Luca Nicola Castiglione, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili dell'Umbria, da Gabriele Cardona, presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Terni e da numerosi affiliati. Dopo la cerimonia ha avuto luogo la visita alla Casa Massonica che conta al proprio interno due templi. Alla visita quale hanno preso parte il sindaco Leonardo Latini, il prefetto Giovanni Bruno, e il vescovo Terni-Narni-Amelia Francesco Antonio Soddu, che "nei loro messaggi di saluto hanno ringraziato per l'invito ed espresso l'auspicio che iniziative come questa possano alimentare il dialogo e il confronto tra realtá diverse sconfiggendo i pregiudizi".<br />Uno dei primi atti di mons. Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni dal 29 ottobre 2021, è stato dunque quello della visita a una sede della Massoneria, un'associazione segreta, condannata da innumerevoli documenti della Chiesa, che propone una visione del mondo direttamente antitetica a quella cattolica.<br />La condanna della Massoneria non è mai stata abolita. La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, in un suo documento del 26 novembre 1983, stabilisce che "rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione ad esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione".<br />E questo vale per ogni tipo di Massoneria, latina o anglosassone. Non ci sono due o più massonerie, alcune buone, altre cattive. La Massoneria, fin dal suo documento fondativo, le "Costituzioni di Anderson" del 1717, presenta un'ideologia, che mette da parte ogni verità religiosa e morale, riducendo le religioni tradizionali a opinioni soggettive. Il relativismo costituisce in questo senso l'anima della Massoneria, anche se non ne racchiude tutta l'essenza. La Massoneria, infatti, presume di essere una "religione universale", depositaria di un segreto di cui il massone prende gradualmente coscienza attraverso i riti, i simboli, i testi che assimila, ma anche attraverso l'atmosfera coinvolgente che respira nelle logge in cui è inserito. Il tempio della Massoneria di Terni, appena inaugurato, sarà un luogo in cui l'incauto aspirante massone abbandonerà la Chiesa cattolica per essere immesso in una setta anticristiana in cui perderà la sua anima e smarrirà la strada al destino di eterna felicità a cui la fedeltà al Vangelo lo chiama.<br />Il vescovo di Terni è un successore degli Apostoli. C'è un aureo libretto di sant'Alfonso Maria de' Liguori, dal titolo Riflessioni utili ai vescovi per la pratica di ben governare le loro chiese, ripubblicato qualche anno fa proprio in Umbria (a cura di Mario Colavita, Edizioni Tau, Todi 2015), di cui consigliamo la lettura a mons. Soddu e a tutti i vescovi italiani.<br />Il compito dei Pastori è quello di salvare le anime del loro gregge, non di portarle all'apostasia e alla perdizione. Perciò, spiega sant'Alfonso, se il vescovo è negligente circa la salute delle sue pecorelle, "sarà reprobo nel tribunale di Gesù Cristo". Questa è purtroppo la strada su cui si è messo mons. Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia, partecipando all'inaugurazione del Grande Oriente di Terni, fianco a fianco con il Gran Maestro della Massoneria italiana.<br />Che cosa si può fare di fronte a un evento così grave, se non denunciarlo apertamente e pregare per un intervento della Divina Provvidenza che ponga fine a questi scandali che si moltiplicano in Italia e nel mondo?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51550669</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2022 11:37:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51550669/il_vescovo_di_terni_inaugura_la_sede_della_massoneria.mp3" length="4697905" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7165&#13;
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IL VESCOVO DI TERNI INAUGURA LA SEDE DELLA MASSONERIA di Roberto De Mattei&#13;
Il 27 settembre la Casa Massonica del Grande Oriente d'Italia, in via Roma a Terni, ha aperto le proprie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7165" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7165</a><br /><br />IL VESCOVO DI TERNI INAUGURA LA SEDE DELLA MASSONERIA di Roberto De Mattei<br />Il 27 settembre la Casa Massonica del Grande Oriente d'Italia, in via Roma a Terni, ha aperto le proprie porte al pubblico, in occasione dell'inaugurazione della nuova sede. Un evento, comunica il Grande Oriente, al quale hanno partecipato istituzioni e autorità oltre ai "liberi muratori" delle logge cittadine. Il Gran Maestro della Massoneria Stefano Bisi, è stato accolto da Luca Nicola Castiglione, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili dell'Umbria, da Gabriele Cardona, presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Terni e da numerosi affiliati. Dopo la cerimonia ha avuto luogo la visita alla Casa Massonica che conta al proprio interno due templi. Alla visita quale hanno preso parte il sindaco Leonardo Latini, il prefetto Giovanni Bruno, e il vescovo Terni-Narni-Amelia Francesco Antonio Soddu, che "nei loro messaggi di saluto hanno ringraziato per l'invito ed espresso l'auspicio che iniziative come questa possano alimentare il dialogo e il confronto tra realtá diverse sconfiggendo i pregiudizi".<br />Uno dei primi atti di mons. Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni dal 29 ottobre 2021, è stato dunque quello della visita a una sede della Massoneria, un'associazione segreta, condannata da innumerevoli documenti della Chiesa, che propone una visione del mondo direttamente antitetica a quella cattolica.<br />La condanna della Massoneria non è mai stata abolita. La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, in un suo documento del 26 novembre 1983, stabilisce che "rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione ad esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione".<br />E questo vale per ogni tipo di Massoneria, latina o anglosassone. Non ci sono due o più massonerie, alcune buone, altre cattive. La Massoneria, fin dal suo documento fondativo, le "Costituzioni di Anderson" del 1717, presenta un'ideologia, che mette da parte ogni verità religiosa e morale, riducendo le religioni tradizionali a opinioni soggettive. Il relativismo costituisce in questo senso l'anima della Massoneria, anche se non ne racchiude tutta l'essenza. La Massoneria, infatti, presume di essere una "religione universale", depositaria di un segreto di cui il massone prende gradualmente coscienza attraverso i riti, i simboli, i testi che assimila, ma anche attraverso l'atmosfera coinvolgente che respira nelle logge in cui è inserito. Il tempio della Massoneria di Terni, appena inaugurato, sarà un luogo in cui l'incauto aspirante massone abbandonerà la Chiesa cattolica per essere immesso in una setta anticristiana in cui perderà la sua anima e smarrirà la strada al destino di eterna felicità a cui la fedeltà al Vangelo lo chiama.<br />Il vescovo di Terni è un successore degli Apostoli. C'è un aureo libretto di sant'Alfonso Maria de' Liguori, dal titolo Riflessioni utili ai vescovi per la pratica di ben governare le loro chiese, ripubblicato qualche anno fa proprio in Umbria (a cura di Mario Colavita, Edizioni Tau, Todi 2015), di cui consigliamo la lettura a mons. Soddu e a tutti i vescovi italiani.<br />Il compito dei Pastori è quello di salvare le anime del loro gregge, non di portarle all'apostasia e alla perdizione. Perciò, spiega sant'Alfonso, se il vescovo è negligente circa la salute delle sue pecorelle, "sarà reprobo nel tribunale di Gesù Cristo". Questa è purtroppo la strada su cui si è messo mons. Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia, partecipando all'inaugurazione del Grande Oriente di Terni, fianco a fianco con il Gran...]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>grandeorienteditalia,massoneria,peccatograve,soddu,terni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6663121738ec896e7036436508b2df1c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nuova moda il compostaggio dei defunti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nuova-moda-il-compostaggio-dei-defunti--51469895</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7156" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7156</a><br /><br />NUOVA MODA: IL COMPOSTAGGIO DEI DEFUNTI di Mauro Faverzani<br />La nuova frontiera dell'orrore si chiama «compostaggio umano» ed è già realtà in diverse regioni degli Stati Uniti: si tratta di un nuovo metodo di smaltimento dei corpi dei defunti, metodo che consiste appunto nel compostaggio dei loro resti e nell'utilizzo del ricavato per fertilizzare gli alberi. Aberrante.<br />Ciò accade già negli Stati di Washington per primo, poi New York, in Oregon ed in Colorado: dal 2027 accadrà anche in California, dove lo scorso 18 settembre il governatore, Gavin Newsom, democratico, ha firmato la legge Assembly Bill 351, che autorizza tale pratica, caldeggiata dal deputato Cristina Garcia, pure democratica, convinta che tale metodo sia più economico e più ecologico della sepoltura tradizionale. Ma la modalità è lontana anni luce dal concetto di corpo come «tempio dello Spirito», contenuto nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 364, concetto che implica la pia usanza di seppellire i defunti con riverenza e grande dignità, non certo di trattarli come humus.<br />Come si svolge la pratica del «compostaggio umano»? Il cadavere viene posto in un contenitore d'acciaio riutilizzabile e coperto di trucioli di legno, erba medica ed altri materiali biodegradabili, assieme a microbi e batteri, per consentirne la decomposizione entro un mese, un mese e mezzo, fino a trasformarsi in una sorta di terreno ricco di sostanze nutritive.<br /><br />COSA DICE LA CHIESA<br />Prevedibilmente i vescovi statunitensi si sono già opposti con vigore alla nuova normativa. La resurrezione di Cristo ha indicato con chiarezza il futuro eterno tanto per il nostro corpo quanto per la nostra anima, come si legge nel Catechismo: «Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella Sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi, riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù» (n. 997). Il «compostaggio umano» ne rappresenta l'antitesi. Secondo Environmental Advocates of New York si tratterebbe di un'alternativa ecologica, in linea coi programmi di riduzione delle emissioni di carbonio e di contrasto al cambiamento climatico. In realtà, si pone in contrasto con la fede della Chiesa, poiché ricade nel divieto previsto dall'Istruzione Ad resurgendum cum Christo, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell'agosto 2016, la stessa che proibisce di disperdere le ceneri dei defunti o di tenerle in casa. In essa si legge: «La Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro», ritenendo essere l'inumazione «la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale». Spiega: «Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne e intende mettere in rilievo l'alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia. Non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti, che coinvolgano concezioni errate della morte, ritenuta sia come l'annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l'universo», esattamente ciò invece in cui cade in pieno il concetto e la pratica del «compostaggio umano».<br /><br />LA PRATICA DELLA SEPOLTURA È DA PREFERIRE<br />Aggiunge ancora la Congregazione per la Dottrina della Fede: «La sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, "come di strumenti e di vasi, si è santamente servito lo Spirito per compiere tante opere buone"». La pratica della sepoltura, inoltre, «favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi», custodendo così «la comunione tra i vivi e i defunti», evitando di «privatizzare l'evento della morte ed il significato che esso ha per i cristiani».<br />Anche il fatto che negli Stati Uniti il "compost umano" ottenuto venga restituito alla famiglia, affinché scelga se spargerlo nel proprio giardino o donarlo ad una struttura di conservazione, non va bene. Si specifica opportunamente nell'Istruzione Ad resurgendum cum Christo: «La conservazione delle ceneri nell'abitazione domestica non è consentita», né è possibile la loro spartizione «tra i vari nuclei familiari». Non solo: «Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell'aria, in terra o in acqua o in altro modo». In una parola, la pratica del «compostaggio umano» è assolutamente e totalmente anticristiana, oltre che disumana. E non a caso è stata subito fatta propria, accolta e normata da Stati a guida democratica, quali Washington, New York, Oregon, Colorado e California. A riprova, caso mai ve ne fosse bisogno, di quanto immanente, materialista e positivista, quindi errata, sia una concezione progressista della persona e del mondo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51469895</guid><pubDate>Wed, 05 Oct 2022 03:06:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51469895/nuova_moda_il_compostaggio_dei_defunti.mp3" length="7751515" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7156&#13;
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NUOVA MODA: IL COMPOSTAGGIO DEI DEFUNTI di Mauro Faverzani&#13;
La nuova frontiera dell'orrore si chiama «compostaggio umano» ed è già realtà in diverse regioni degli Stati Uniti: si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7156" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7156</a><br /><br />NUOVA MODA: IL COMPOSTAGGIO DEI DEFUNTI di Mauro Faverzani<br />La nuova frontiera dell'orrore si chiama «compostaggio umano» ed è già realtà in diverse regioni degli Stati Uniti: si tratta di un nuovo metodo di smaltimento dei corpi dei defunti, metodo che consiste appunto nel compostaggio dei loro resti e nell'utilizzo del ricavato per fertilizzare gli alberi. Aberrante.<br />Ciò accade già negli Stati di Washington per primo, poi New York, in Oregon ed in Colorado: dal 2027 accadrà anche in California, dove lo scorso 18 settembre il governatore, Gavin Newsom, democratico, ha firmato la legge Assembly Bill 351, che autorizza tale pratica, caldeggiata dal deputato Cristina Garcia, pure democratica, convinta che tale metodo sia più economico e più ecologico della sepoltura tradizionale. Ma la modalità è lontana anni luce dal concetto di corpo come «tempio dello Spirito», contenuto nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 364, concetto che implica la pia usanza di seppellire i defunti con riverenza e grande dignità, non certo di trattarli come humus.<br />Come si svolge la pratica del «compostaggio umano»? Il cadavere viene posto in un contenitore d'acciaio riutilizzabile e coperto di trucioli di legno, erba medica ed altri materiali biodegradabili, assieme a microbi e batteri, per consentirne la decomposizione entro un mese, un mese e mezzo, fino a trasformarsi in una sorta di terreno ricco di sostanze nutritive.<br /><br />COSA DICE LA CHIESA<br />Prevedibilmente i vescovi statunitensi si sono già opposti con vigore alla nuova normativa. La resurrezione di Cristo ha indicato con chiarezza il futuro eterno tanto per il nostro corpo quanto per la nostra anima, come si legge nel Catechismo: «Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella Sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi, riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù» (n. 997). Il «compostaggio umano» ne rappresenta l'antitesi. Secondo Environmental Advocates of New York si tratterebbe di un'alternativa ecologica, in linea coi programmi di riduzione delle emissioni di carbonio e di contrasto al cambiamento climatico. In realtà, si pone in contrasto con la fede della Chiesa, poiché ricade nel divieto previsto dall'Istruzione Ad resurgendum cum Christo, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell'agosto 2016, la stessa che proibisce di disperdere le ceneri dei defunti o di tenerle in casa. In essa si legge: «La Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro», ritenendo essere l'inumazione «la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale». Spiega: «Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne e intende mettere in rilievo l'alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia. Non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti, che coinvolgano concezioni errate della morte, ritenuta sia come l'annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l'universo», esattamente ciò invece in cui cade in pieno il concetto e la pratica del «compostaggio umano».<br /><br />LA PRATICA DELLA SEPOLTURA È DA PREFERIRE<br />Aggiunge ancora la Congregazione per la Dottrina della Fede: «La sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, "come di strumenti e di vasi, si è santamente servito...]]></itunes:summary><itunes:duration>485</itunes:duration><itunes:keywords>compostaggio,gavinnewsom,inumazione,oregon,paganesimo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7d19533c3a5e2fb092c360f31f38a4e8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>COSA FARE SE NON SI TROVA LA PARROCCHIA ADATTA</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-fare-se-non-si-trova-la-parrocchia-adatta--51469862</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7115<br /><br />COSA FARE SE NON SI TROVA LA PARROCCHIA ADATTA di Miria Ciucci<br />Ormai da diversi anni ci definiamo cattolici erranti, come pecore senza pastore in cerca di scampoli di Chiesa viva e vera. E dobbiamo essere grati al Signore che, in questa landa spesso desolata, non ci ha lasciati mai troppo tempo senza incontrare qualche luce e qualche piccola oasi che rinfranchi il cuore. Occorre tener desto il desiderio e investire tempo e spesso macinare parecchi chilometri. E così quattro anni fa, si direbbe quasi per caso, ma piuttosto direi per una di quelle che una nostra amica monaca chiama "Dio-incidenze", siamo approdati a un corso di esercizi spirituali guidati da un sacerdote mai sentito nominare. Ma il tema degli esercizi, "I Novissimi", ormai completamente sparito da omelie, catechesi e meditazioni, faceva sperare di poter trovare un pastore ancora degno di tale nome. Nello spazio di condivisione finale mio marito disse: "Faccio volentieri trecento chilometri per incontrare un prete normale". Già, un prete normale, ed è lui stesso a dire, a chi lo definisce speciale, che non fa altro che proporre quello che la Chiesa ha sempre indicato, ma che purtroppo non propone più, se non in qualche oasi sperduta, come appunto Staggia Senese. Mai sentita nominare prima di questa circostanza questa località che non è neanche un comune, ma una frazione di poco più di duemila abitanti. Ma questo è il metodo del Signore, che sceglie sempre ciò che non è degno di nota, anche in luoghi come Betlemme e Nazaret, per manifestare la Sua gloria.<br />E cosa è mai accaduto in questo luogo? È arrivato un sacerdote che, iniziando col riunire un gruppo di quattro giovani, si ritrova oggi a guidare una comunità viva dove sono presenti anche giovani famiglie che non hanno paura di mettere al mondo dei figli e, udite udite, nascono anche vocazioni alla vita consacrata. Il segreto di tutto questo non sembra essere qualche sbalorditiva trovata pastorale, ma sano nutrimento con la Parola di Dio ed il Catechismo della Chiesa cattolica, con conferenze per conoscere le nostri radici cristiane e mettere in guardia dalle derive che oggi infestano la nostra realtà, con una scuola parentale per proteggere i più piccoli dall'azione di indottrinamento che ormai è lo scopo principale della scuola di Stato. Aria da respirare a pieni polmoni, per cui da tutta Italia molti partecipano agli esercizi spirituali proposti e accompagnano i loro figli al campo-scuola estivo.<br /><br />UN SACERDOTE CHE CREDE VERAMENTE<br />Finalmente quest'anno siamo riusciti anche noi a far partecipare nostra figlia al campo-scuola guidato da don Stefano, anche forzando un po' la mano perché a tredici anni ormai le proposte dei genitori si accolgono con reticenza, per non parlare della fede che si cerca di trasmettere e che a quell'età viene messa in discussione. Ormai da tempo la nostra piccola, che a cinque-sei anni, con entusiasmo, partecipava al rosario in parrocchia, guidando anche la recita di una posta, andava a messa malvolentieri e rifiutava la proposta di approfondire il catechismo con me per supplire a quello piuttosto banale proposto dalla parrocchia, incentrato sui temi più disparati come amicizia, adolescenza, solidarietà e molto poco su Gesù Cristo e la Sua Chiesa, e ci giudicava strani, quando non pazzi e comunque sempre esagerati. L'abbiamo accompagnata in questo luogo meraviglioso in mezzo al bosco, lasciandola, imbronciata e diffidente, tra una quarantina di ragazzini e ragazzine che non conosceva, con la promessa che se non le fosse piaciuto non ci sarebbe tornata più. In una chiesa di un paesino poco distante ho acceso una candela davanti alla statua della Madonna affidando a Lei questa esperienza. Da una parte eravamo certi che il suo cuore potesse essere raggiunto, ma dall'altra la sua resistenza sembrava così forte da non lasciare spazio a troppe certezze sull'esito.<br />L'esito, devo dire, è stato migliore di ogni più rosea aspettativa. D'altronde come in tutte le cose che fa il Signore. Se all'andata non vedeva l'ora di venir via, quando è arrivato il momento di ripartire non è stato facile convincerla a salutare e andare. Come non ricordare le parole del salmo 125? "Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni". Se le opere si giudicano dai frutti, come giustamente ci indica Gesù, questa è inequivocabilmente opera Sua. Don Stefano è uno strumento, come tutti gli animatori ed aiutanti che mettono a disposizione il loro tempo per supportarlo. L'impressione che ho avuto riprendendo mia figlia e sentendola raccontare questa esperienza è quella di uno sconvolgimento, un mutamento soprattutto di giudizio, dato dall'incontro con qualcosa di nuovo e affascinante che non aveva messo in conto. Il sentimento più evidente che ha manifestato è la meraviglia. "Mamma, tutta un'altra cosa". Che cosa? "Praticamente tutto". "Don Stefano è un sacerdote che crede veramente": evidentemente quelli incontrati sulla sua strada finora non le avevano trasmesso questa certezza della fede. "Quanto è bello stare tra cristiani": evidentemente non aveva fatto mai esperienza di comunità cristiana. E a noi genitori, prima scartati come pazzi, si è aperta la possibilità di una revisione del giudizio, perché forse l'esperienza che più l'ha toccata è stata quella di sentirsi a casa, di non sentirsi strana.<br /><br />DOVE FIORISCE LA CHIESA SI INCONTRA GESÙ<br />La nostra società ormai è talmente scristianizzata che chi prova a proporre davvero la fede si sente un extraterrestre. Normale, visto che Gesù stesso ci ha detto "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia" (Gv 15,18-19). Il problema è che questo accade anche dentro le realtà ecclesiali, spesso pervase e corrotte dal pensiero del mondo, in nome dell'inclusione e della misericordia che si traduce nel non distinguere più il bene dal male per non offendere la sensibilità di qualcuno. È la Chiesa liquida, figlia della società liquida dalla quale non vuole sentirsi odiata. Questo processo però mi fa ricordare un passo della Scrittura: "Come pecore sono avviate agli Inferi, sarà loro pastore la morte" (Salmo 49). Se non si distingue il bene dal male, l'uomo, naturalmente inclinato al male, si farà trascinare inevitabilmente verso il basso.<br />Il campo-scuola, una full immersion di soli cinque giorni, ma evidentemente intensi, ha aiutato nostra figlia a maturare un giudizio sulla sostanza delle cose, o meglio, a distinguere ciò che ha sostanza da ciò che non ne ha, ciò che ha sapore da ciò che non ne ha. Inaspettatamente al ritorno è stata disponibile a riprendere l'approfondimento del catechismo, non come un peso, come gli appariva le poche volte che ero riuscita a proporglielo, ma con interesse e partecipazione. E non è stata l'esperienza giocosa che molti possono immaginare ad entusiasmarla. Ci ha raccontato la giornata: due ore di gruppo studio la mattina e due ore il pomeriggio. Ragazzini dagli undici ai tredici anni. Se quanto proposto non fosse stato ricco di sostanza sarebbero fuggiti a gambe levate. E poi mi ha colpito un'altra cosa del suo racconto: "Nel tempo libero Don Stefano era spesso presente e potevamo fargli delle domande o parlare", per cui anche il tempo libero che poteva essere dedicato al gioco veniva magari impiegato ad approfondire qualcosa. E, meraviglia delle meraviglie, il momento più bello? Quello del silenzio. Mezz'ora di silenzio per la riflessione personale ogni giorno. Ce li vedete i ragazzini undici-tredici anni? No, perché nessuno li prende sul serio e nessuno gli propone qualcosa di interessante. È il segno della vittoria sul mondo della nostra fede.<br />Allora io ho un suggerimento per le alte cariche della Chiesa: smettete di inventare strategie pastorali (ho visto addirittura che sono proposti dei master di pastorale!) e di rincorrere il mondo per allargare le fila dei fedeli che puntualmente invece si riducono. Dice sempre mio marito che qualunque azienda con un minimo di spirito di sopravvivenza di fronte agli evidenti risultati fallimentari di questo metodo avrebbe cambiato strategia. Guardate dove crescono i frutti e proponete Gesù, la Sua Parola e la dottrina di sempre della Sua Chiesa e la vedrete fiorire come a Staggia, dove non è stato seminato altro che questo, e da tutta Italia ce ne andiamo a nutrire. E dove fiorisce la Chiesa si incontra Gesù e il nostro cuore e quello di ogni uomo della terra, che ricerca Lui, in Lui trova pace.<br /><br />PERNINA, UN ANNO DOPO<br />di Miria Ciucci<br />Vorrei ringraziare per questa nuova esperienza vissuta da nostra figlia Maria a Pernina quest'anno. Maria in questo anno che ha separato le due esperienze è molto cambiata, lasciando molto del suo essere bambina per affacciarsi a quella fase intermedia di passaggio al mondo degli adulti. In questa fase non vuole tanto intorno i suoi genitori e rivendica la sua autonomia. In questo contesto mio marito temeva che il campo estivo non riscuotesse lo stesso interesse dell'anno scorso, mentre io ero fiduciosa perchè da ciò che ti ha toccato il cuore puoi allontanarti se manca una frequ]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51469862</guid><pubDate>Wed, 05 Oct 2022 02:56:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51469862/un_anno_dopo_lettera_agli_animatori_di_pernina.mp3" length="13088016" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7115

COSA FARE SE NON SI TROVA LA PARROCCHIA ADATTA di Miria Ciucci
Ormai da diversi anni ci definiamo cattolici erranti, come pecore senza pastore in cerca di scampoli di Chiesa viva...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7115<br /><br />COSA FARE SE NON SI TROVA LA PARROCCHIA ADATTA di Miria Ciucci<br />Ormai da diversi anni ci definiamo cattolici erranti, come pecore senza pastore in cerca di scampoli di Chiesa viva e vera. E dobbiamo essere grati al Signore che, in questa landa spesso desolata, non ci ha lasciati mai troppo tempo senza incontrare qualche luce e qualche piccola oasi che rinfranchi il cuore. Occorre tener desto il desiderio e investire tempo e spesso macinare parecchi chilometri. E così quattro anni fa, si direbbe quasi per caso, ma piuttosto direi per una di quelle che una nostra amica monaca chiama "Dio-incidenze", siamo approdati a un corso di esercizi spirituali guidati da un sacerdote mai sentito nominare. Ma il tema degli esercizi, "I Novissimi", ormai completamente sparito da omelie, catechesi e meditazioni, faceva sperare di poter trovare un pastore ancora degno di tale nome. Nello spazio di condivisione finale mio marito disse: "Faccio volentieri trecento chilometri per incontrare un prete normale". Già, un prete normale, ed è lui stesso a dire, a chi lo definisce speciale, che non fa altro che proporre quello che la Chiesa ha sempre indicato, ma che purtroppo non propone più, se non in qualche oasi sperduta, come appunto Staggia Senese. Mai sentita nominare prima di questa circostanza questa località che non è neanche un comune, ma una frazione di poco più di duemila abitanti. Ma questo è il metodo del Signore, che sceglie sempre ciò che non è degno di nota, anche in luoghi come Betlemme e Nazaret, per manifestare la Sua gloria.<br />E cosa è mai accaduto in questo luogo? È arrivato un sacerdote che, iniziando col riunire un gruppo di quattro giovani, si ritrova oggi a guidare una comunità viva dove sono presenti anche giovani famiglie che non hanno paura di mettere al mondo dei figli e, udite udite, nascono anche vocazioni alla vita consacrata. Il segreto di tutto questo non sembra essere qualche sbalorditiva trovata pastorale, ma sano nutrimento con la Parola di Dio ed il Catechismo della Chiesa cattolica, con conferenze per conoscere le nostri radici cristiane e mettere in guardia dalle derive che oggi infestano la nostra realtà, con una scuola parentale per proteggere i più piccoli dall'azione di indottrinamento che ormai è lo scopo principale della scuola di Stato. Aria da respirare a pieni polmoni, per cui da tutta Italia molti partecipano agli esercizi spirituali proposti e accompagnano i loro figli al campo-scuola estivo.<br /><br />UN SACERDOTE CHE CREDE VERAMENTE<br />Finalmente quest'anno siamo riusciti anche noi a far partecipare nostra figlia al campo-scuola guidato da don Stefano, anche forzando un po' la mano perché a tredici anni ormai le proposte dei genitori si accolgono con reticenza, per non parlare della fede che si cerca di trasmettere e che a quell'età viene messa in discussione. Ormai da tempo la nostra piccola, che a cinque-sei anni, con entusiasmo, partecipava al rosario in parrocchia, guidando anche la recita di una posta, andava a messa malvolentieri e rifiutava la proposta di approfondire il catechismo con me per supplire a quello piuttosto banale proposto dalla parrocchia, incentrato sui temi più disparati come amicizia, adolescenza, solidarietà e molto poco su Gesù Cristo e la Sua Chiesa, e ci giudicava strani, quando non pazzi e comunque sempre esagerati. L'abbiamo accompagnata in questo luogo meraviglioso in mezzo al bosco, lasciandola, imbronciata e diffidente, tra una quarantina di ragazzini e ragazzine che non conosceva, con la promessa che se non le fosse piaciuto non ci sarebbe tornata più. In una chiesa di un paesino poco distante ho acceso una candela davanti alla statua della Madonna affidando a Lei questa esperienza. Da una parte eravamo certi che il suo cuore potesse essere raggiunto, ma dall'altra la sua resistenza sembrava così forte da non lasciare spazio a troppe certezze sull'esito.<br />L'esito,...]]></itunes:summary><itunes:duration>818</itunes:duration><itunes:keywords>adolescenti,cristiani,donstefanobimbi,extraterrestre,master</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/348160027e19c45d5cc373a7cd2f160f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La festa del Nome di Maria fu istituita per ricordare la vittoria nella battaglia di Vienna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-festa-del-nome-di-maria-fu-istituita-per-ricordare-la-vittoria-nella-battaglia-di-vienna--51247985</link><description><![CDATA[VIDEO: Undici settembre 1683 ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vSfTiegRDWI" rel="noopener">www.youtube.com/watch?v=vSfTiegRDWI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7140" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7140</a><br /><br />LA FESTA DEL NOME DI MARIA FU ISTITUITA PER RICORDARE LA VITTORIA NELLA BATTAGLIA DI VIENNA di Roberto de Mattei<br />Il 12 settembre, dopo la festa della Natività della Santissima Vergine, la Chiesa onora il santo Nome di Maria per insegnarci, attraverso la Liturgia, ad avere sempre sulle labbra e nel cuore, il Nome di Maria, accanto a quello di Gesù. I suoi santi genitori Gioacchino ed Anna, le posero questo nome, nomen Virginis Mariae (Lc, I, 27) per speciale rivelazione del Signore, che in quel nome volle racchiudere tutte le grandezze spirituali di Colei che era destinata ad essere la Madre di Dio.<br />Tra i tanti significati che sono stati attribuiti al nome di Maria, i santi e i teologi ne ricordano soprattutto quattro: stella del mare, mare amaro, signora o padrona e illuminatrice. Stella del mare, perché Maria è consolazione e guida di coloro che navigano nel mare di questo mondo, combattuti dalle onde e dalle tempeste delle tentazioni; mare amaro per l'immensità delle grazie celesti comunicatele da Dio, ma anche per l'immensità delle amarezze che Ella subì, durante tutta la vita, soprattutto nella Passione del Figlio; Signora e padrona, perché Maria è Regina del Cielo e della terra, a cui tutto è sottomesso; illuminatrice perché ha dato al mondo la Luce eterna e illumina di celeste sapienza le anime di tutti coloro che a Lei si affidano.<br />Il Nome benedetto di Maria è anche un'arma infallibile contro i nemici, interni ed esterni, delle anime e della Chiesa. Il solo Nome di Maria atterrisce infatti i demoni e gli uomini che combattono Gesù Cristo e la Chiesa da lui fondata.<br />L'11 settembre del 1683 l'armata cristiana, guidata dal re polacco Giovanni Sobieskì e animata dal beato Marco d'Aviano liberò la città imperiale di Vienna assediata dai Turchi. Il Beato Innocenzo XI, che aveva promosso e accompagnato con le sue preghiere quell'impresa militare, era convinto che la vittoria cristiana fosse dovuta alla Madonna e fosse stata ottenuta nel suo Nome. "Il riconoscimento generale della parte grande, decisiva, avuta da Innocenzo XI alla liberazione di Vienna - scrive lo storico Ludwig von Pastor -, riusciva penoso alla profonda umiltà di lui. Quando gli altri parlavano dei suoi meriti, egli portava il discorso su quelli altrui, e ascriveva al Signore Iddio tutto l'onore. Per sottolineare questo motivo fece coniare delle medaglie commemorative che recavano la scritta: 'La tua destra o Signore, ha colpito il nemico'. E per ringraziare la Madonna, stabilì per tutta la Chiesa la festa del Nome di Maria per la domenica dopo la natività della Santissima Vergine".<br />Il Papa, per ricordare la vittoria di Vienna, fece costruire a Roma, al Foro Traiano, una chiesa dedicata al Santissimo Nome di Maria, istituendo per tutta la Chiesa la festa liturgica dedicata al suo Nome. Oggi i devoti della Madonna onorano il suo nome e combattono contro la Rivoluzione anticristiana per estendere la gloria di Maria e della Chiesa a tutta la terra<br />Al Nome di Maria è legata anche una bella pratica, che consiste nel recitare cinque salmi le cui lettere iniziali corrispondono alle cinque di cui si compone il Nome di Maria:<br />M, Magnificat (Luc. 46-55);<br />A, Ad Dominum cum tribularer clamavi (Sal. 119);<br />R, Retribue servo tuo (Sal. 118, 17-32);<br />I, In convertendo (Sal. 125);<br />A, Ad te levavi animam meam (Sal. 122). [...]<br />San Bernardino da Siena (1380-1444) fu, nel XV secolo, il grande diffusore della devozione al Santissimo Nome di Gesù. Chiediamo al Signore che nuovi santi diffondano nel Ventunesimo secolo la devozione al Santissimo Nome di Maria, legandola al Trionfo del suo Cuore Immacolato.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51247985</guid><pubDate>Tue, 13 Sep 2022 21:43:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51247985/la_festa_del_nome_di_maria_fu_istituita_per_ricordare_la_vittoria_nella_battaglia_di_vienna.mp3" length="5522956" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Undici settembre 1683 ➜ www.youtube.com/watch?v=vSfTiegRDWI&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7140&#13;
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LA FESTA DEL NOME DI MARIA FU ISTITUITA PER RICORDARE LA VITTORIA NELLA BATTAGLIA DI VIENNA di Roberto de Mattei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Undici settembre 1683 ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vSfTiegRDWI" rel="noopener">www.youtube.com/watch?v=vSfTiegRDWI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7140" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7140</a><br /><br />LA FESTA DEL NOME DI MARIA FU ISTITUITA PER RICORDARE LA VITTORIA NELLA BATTAGLIA DI VIENNA di Roberto de Mattei<br />Il 12 settembre, dopo la festa della Natività della Santissima Vergine, la Chiesa onora il santo Nome di Maria per insegnarci, attraverso la Liturgia, ad avere sempre sulle labbra e nel cuore, il Nome di Maria, accanto a quello di Gesù. I suoi santi genitori Gioacchino ed Anna, le posero questo nome, nomen Virginis Mariae (Lc, I, 27) per speciale rivelazione del Signore, che in quel nome volle racchiudere tutte le grandezze spirituali di Colei che era destinata ad essere la Madre di Dio.<br />Tra i tanti significati che sono stati attribuiti al nome di Maria, i santi e i teologi ne ricordano soprattutto quattro: stella del mare, mare amaro, signora o padrona e illuminatrice. Stella del mare, perché Maria è consolazione e guida di coloro che navigano nel mare di questo mondo, combattuti dalle onde e dalle tempeste delle tentazioni; mare amaro per l'immensità delle grazie celesti comunicatele da Dio, ma anche per l'immensità delle amarezze che Ella subì, durante tutta la vita, soprattutto nella Passione del Figlio; Signora e padrona, perché Maria è Regina del Cielo e della terra, a cui tutto è sottomesso; illuminatrice perché ha dato al mondo la Luce eterna e illumina di celeste sapienza le anime di tutti coloro che a Lei si affidano.<br />Il Nome benedetto di Maria è anche un'arma infallibile contro i nemici, interni ed esterni, delle anime e della Chiesa. Il solo Nome di Maria atterrisce infatti i demoni e gli uomini che combattono Gesù Cristo e la Chiesa da lui fondata.<br />L'11 settembre del 1683 l'armata cristiana, guidata dal re polacco Giovanni Sobieskì e animata dal beato Marco d'Aviano liberò la città imperiale di Vienna assediata dai Turchi. Il Beato Innocenzo XI, che aveva promosso e accompagnato con le sue preghiere quell'impresa militare, era convinto che la vittoria cristiana fosse dovuta alla Madonna e fosse stata ottenuta nel suo Nome. "Il riconoscimento generale della parte grande, decisiva, avuta da Innocenzo XI alla liberazione di Vienna - scrive lo storico Ludwig von Pastor -, riusciva penoso alla profonda umiltà di lui. Quando gli altri parlavano dei suoi meriti, egli portava il discorso su quelli altrui, e ascriveva al Signore Iddio tutto l'onore. Per sottolineare questo motivo fece coniare delle medaglie commemorative che recavano la scritta: 'La tua destra o Signore, ha colpito il nemico'. E per ringraziare la Madonna, stabilì per tutta la Chiesa la festa del Nome di Maria per la domenica dopo la natività della Santissima Vergine".<br />Il Papa, per ricordare la vittoria di Vienna, fece costruire a Roma, al Foro Traiano, una chiesa dedicata al Santissimo Nome di Maria, istituendo per tutta la Chiesa la festa liturgica dedicata al suo Nome. Oggi i devoti della Madonna onorano il suo nome e combattono contro la Rivoluzione anticristiana per estendere la gloria di Maria e della Chiesa a tutta la terra<br />Al Nome di Maria è legata anche una bella pratica, che consiste nel recitare cinque salmi le cui lettere iniziali corrispondono alle cinque di cui si compone il Nome di Maria:<br />M, Magnificat (Luc. 46-55);<br />A, Ad Dominum cum tribularer clamavi (Sal. 119);<br />R, Retribue servo tuo (Sal. 118, 17-32);<br />I, In convertendo (Sal. 125);<br />A, Ad te levavi animam meam (Sal. 122). [...]<br />San Bernardino da Siena (1380-1444) fu, nel XV secolo, il grande diffusore della devozione al Santissimo Nome di Gesù. Chiediamo al Signore che nuovi santi diffondano nel Ventunesimo secolo la devozione al Santissimo Nome di Maria, legandola al Trionfo del suo Cuore Immacolato.]]></itunes:summary><itunes:duration>346</itunes:duration><itunes:keywords>11settembre1683,battagliadivienna,cornetto,nativitàdimaria,nomedimaria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a5b279e6a77b17f26de10796f458260e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perchè Lucifero rifiutò di obbedire a Dio?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-lucifero-rifiuto-di-obbedire-a-dio--51166149</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7132" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7132</a><br /><br />PERCHE' LUCIFERO RIFIUTO' DI OBBEDIRE A DIO? di padre Angelo Maria Lozzer<br />La Scrittura ci dice soltanto che il diavolo cadde a motivo della superbia e dell'orgoglio e che fu roso dall'invidia nei confronti del genere umano. Tuttavia c'è una tradizione corroborata da diversi Padri che sostiene la tesi secondo cui l'origine della caduta di Lucifero fu proprio il rifiuto del piano divino dell'Incarnazione. L'origine di questa tesi risale ai giudeo-cristiani, che credevano vi fossero tre specie di angeli precipitati nel fuoco: Lucifero, la "stella mattutina" con i suoi seguaci, che si rifiutò di accogliere il piano dell'Incarnazione; i benê ‘Elohim, che sarebbero quelli che trascinarono l'umanità nei peccati della carne causando il diluvio; e infine Beliar con le sue armate, che combattendo alla fine dei tempi contro il Messia e i suoi discepoli verranno infine precipitati nell'inferno. Riguardo il secondo gruppo si tratta evidentemente di una cattiva interpretazione letterale di alcuni passi della Genesi ed è quindi da rigettarsi. L'ultimo gruppo, invece, va ricondotto al primo. Infatti, sono gli stessi angeli ribellatisi agli arbori della creazione a continuare la loro opposizione a Dio fino al loro definitivo scacco alla fine dei tempi.<br />Ma perché Lucifero si sarebbe dovuto ribellare al piano dell'Incarnazione?<br />Sembra di dover affermare con la scuola francescana che ciò che diede principio al suo decadimento fu l'eccessivo amor di sé, accompagnato dal desiderio disordinato di possedere per se stesso l'unione ipostatica del Verbo. Come se si fosse chiesto internamente: "Perché il Verbo deve assumere la natura umana invece di quella angelica che è più sublime ed alta? Anzi perché non proprio la mia?".<br />San Bernardo afferma: «Quel Lucifero che si levava al mattino, per aver tentato di usurpare la somiglianza dell'Altissimo, ed essersi attribuito ingiustamente l'uguaglianza con Dio, che è proprietà esclusiva del Figlio, rovinò precipitando all'istante, perché il Padre rivendicò la causa del Figlio, come se avesse messo in atto questa parola: "A me la vendetta. Sono io che ricambierò" (Rm 12,19)».<br /><br />UN ENORME DRAGO<br />Tuttavia se dinanzi all'uomo Gesù, Lucifero si poteva ancora inchinare a motivo della Persona Divina del Verbo, come avrebbe potuto farlo nei confronti della sua Madre che si presentava come una semplice creatura umana? Come riconoscerla propria Signora e Regina e addirittura Mediatrice nell'ordine della Grazia? Questo per Lucifero fu troppo e non accettò quella che ritenne un'umiliazione troppo grande. Così fu questa la ragione determinante della caduta di Lucifero e degli altri angeli.<br />Così scrive san Massimiliano M. Kolbe: «Allorché Dio creò gli angeli, li mise alla prova, affinché potessero scegliere liberamente di sottomettersi in tutto alla sua volontà oppure no, e svelò ad essi il futuro, ossia l'intenzione di dare vita ad una creatura senza macchia di peccato, immacolata, che però sarebbe stata una creatura umana, la quale sarebbe diventata la loro Regina ed essi, secondo la sua Volontà, avrebbero dovuto renderle onore. E ci fu una parte di angeli i quali considerarono tal cosa una umiliazione della loro perfezione. Si ribellarono alla Volontà di Dio e, con Lucifero a capo, vennero precipitati nell'inferno». Sebbene quest'ultima tesi non sembra trovare sostenitori antichi presso i Padri, è stata definita dal Padre Hophan, come una "fondata opinione". La stessa Sacra Scrittura sembra suffragarla nel libro dell'Apocalisse. Infatti, dopo aver parlato della Donna vestita di sole, aggiunge: «Vidi un altro segno nel cielo, un enorme drago [...]. che con la sua coda trascinava giù sulla terra un terzo delle stelle del cielo. E il drago si stabilì di fronte alla donna per divorare il suo figlio maschio [...]. E la donna fuggì nel deserto [...]. E ci fu una grande battaglia in cielo» (Ap 12). «Da tutto ciò è lecito dedurre: il Cristo futuro e Maria futura sono proposti agli angeli in visione, come re e regina del mondo, anche degli angeli, e così essi dovettero sottomettersi a loro. Ma essi rifiutarono di fare ciò, perché diventarono superbi» (Padre Minges, Quaderni scotisti). Perciò il diavolo tentò in seguito di distruggere questo disegno facendo precipitare Adamo ed Eva e cercando di trascinare insieme a loro in questo vortice di fango che è il peccato tutto il genere umano.<br /><br />DEFINITIVAMENTE CHIUSO IN SE STESSO<br />La venerabile Maria D'Agreda, nel suo libro La mistica Città di Dio, spiegando i suddetti passi dell'Apocalisse, afferma che gli Angeli dopo la creazione furono messi alla prova con tre precetti: riconoscere Dio come loro fine, riconoscere il Verbo Incarnato e infine sottomettersi umilmente alla regalità della sua Madre. Se al primo precetto si assoggettarono tutti, sebbene non con lo stesso slancio e amore, al secondo Lucifero con i suoi angeli, opposero resistenza, ed infine al terzo «si levarono in superbia e in vanità anche maggiori, a tal punto che, disordinatamente furibondo, egli bramò per se stesso il privilegio di essere capo di tutta la stirpe umana e di tutti gli ordini angelici» attraverso l'Unione Ipostatica. D'altra parte se Venanzio Fortunato († c. 600) scrive che anche «l'ardente Lucifero cede» di fronte alla bellezza della Madonna, quale deve essere stata la sua invidia nello svelare loro tale creatura, adorna di tale Grazia e Gloria! Anzi, seguendo il beato Giovanni Duns Scoto, potremmo avanzare la modesta ipotesi che sia stato questo l'ultimo e determinante peccato, che l'ha definitivamente chiuso in se stesso, impedendogli il ritorno a Dio. Infatti, se come afferma Gregorio Palamas (m. 1359), famoso teologo ortodosso, «nessuno arriva a Dio se non per mezzo di Lei e per il Mediatore nato da Lei; nessuna forza da Dio arriva agli angeli e agli uomini se non per Lei», di conseguenza è proprio rifiutando Lei, che il diavolo si è precluso da se stesso la via del pentimento, e quindi della Misericordia e della Grazia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51166149</guid><pubDate>Tue, 06 Sep 2022 21:26:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51166149/perch_lucifero_rifiut_di_obbedire_a_dio.mp3" length="9037157" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7132&#13;
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PERCHE' LUCIFERO RIFIUTO' DI OBBEDIRE A DIO? di padre Angelo Maria Lozzer&#13;
La Scrittura ci dice soltanto che il diavolo cadde a motivo della superbia e dell'orgoglio e che fu roso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7132" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7132</a><br /><br />PERCHE' LUCIFERO RIFIUTO' DI OBBEDIRE A DIO? di padre Angelo Maria Lozzer<br />La Scrittura ci dice soltanto che il diavolo cadde a motivo della superbia e dell'orgoglio e che fu roso dall'invidia nei confronti del genere umano. Tuttavia c'è una tradizione corroborata da diversi Padri che sostiene la tesi secondo cui l'origine della caduta di Lucifero fu proprio il rifiuto del piano divino dell'Incarnazione. L'origine di questa tesi risale ai giudeo-cristiani, che credevano vi fossero tre specie di angeli precipitati nel fuoco: Lucifero, la "stella mattutina" con i suoi seguaci, che si rifiutò di accogliere il piano dell'Incarnazione; i benê ‘Elohim, che sarebbero quelli che trascinarono l'umanità nei peccati della carne causando il diluvio; e infine Beliar con le sue armate, che combattendo alla fine dei tempi contro il Messia e i suoi discepoli verranno infine precipitati nell'inferno. Riguardo il secondo gruppo si tratta evidentemente di una cattiva interpretazione letterale di alcuni passi della Genesi ed è quindi da rigettarsi. L'ultimo gruppo, invece, va ricondotto al primo. Infatti, sono gli stessi angeli ribellatisi agli arbori della creazione a continuare la loro opposizione a Dio fino al loro definitivo scacco alla fine dei tempi.<br />Ma perché Lucifero si sarebbe dovuto ribellare al piano dell'Incarnazione?<br />Sembra di dover affermare con la scuola francescana che ciò che diede principio al suo decadimento fu l'eccessivo amor di sé, accompagnato dal desiderio disordinato di possedere per se stesso l'unione ipostatica del Verbo. Come se si fosse chiesto internamente: "Perché il Verbo deve assumere la natura umana invece di quella angelica che è più sublime ed alta? Anzi perché non proprio la mia?".<br />San Bernardo afferma: «Quel Lucifero che si levava al mattino, per aver tentato di usurpare la somiglianza dell'Altissimo, ed essersi attribuito ingiustamente l'uguaglianza con Dio, che è proprietà esclusiva del Figlio, rovinò precipitando all'istante, perché il Padre rivendicò la causa del Figlio, come se avesse messo in atto questa parola: "A me la vendetta. Sono io che ricambierò" (Rm 12,19)».<br /><br />UN ENORME DRAGO<br />Tuttavia se dinanzi all'uomo Gesù, Lucifero si poteva ancora inchinare a motivo della Persona Divina del Verbo, come avrebbe potuto farlo nei confronti della sua Madre che si presentava come una semplice creatura umana? Come riconoscerla propria Signora e Regina e addirittura Mediatrice nell'ordine della Grazia? Questo per Lucifero fu troppo e non accettò quella che ritenne un'umiliazione troppo grande. Così fu questa la ragione determinante della caduta di Lucifero e degli altri angeli.<br />Così scrive san Massimiliano M. Kolbe: «Allorché Dio creò gli angeli, li mise alla prova, affinché potessero scegliere liberamente di sottomettersi in tutto alla sua volontà oppure no, e svelò ad essi il futuro, ossia l'intenzione di dare vita ad una creatura senza macchia di peccato, immacolata, che però sarebbe stata una creatura umana, la quale sarebbe diventata la loro Regina ed essi, secondo la sua Volontà, avrebbero dovuto renderle onore. E ci fu una parte di angeli i quali considerarono tal cosa una umiliazione della loro perfezione. Si ribellarono alla Volontà di Dio e, con Lucifero a capo, vennero precipitati nell'inferno». Sebbene quest'ultima tesi non sembra trovare sostenitori antichi presso i Padri, è stata definita dal Padre Hophan, come una "fondata opinione". La stessa Sacra Scrittura sembra suffragarla nel libro dell'Apocalisse. Infatti, dopo aver parlato della Donna vestita di sole, aggiunge: «Vidi un altro segno nel cielo, un enorme drago [...]. che con la sua coda trascinava giù sulla terra un terzo delle stelle del cielo. E il drago si stabilì di fronte alla donna per divorare il suo figlio maschio [...]. 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Se l'ipotesi fosse valida, la scienza confermerebbe i racconti biblici in cui si narra che "il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco".<br />Il 20 settembre scorso su Nature è stato pubblicato un articolo dal titolo "Un'esplosione che ha coinvolto un'area delle dimensioni di Tunguska distrusse Tall el-Hammam, una città dell'età mediana del bronzo sita nella Valle del Giordano vicino al Mar Morto". Tunguska è una regione della Siberia dove nel 1908 si schiantò o un meteorite o una cometa. Molti studiosi identifcano Tall el-Hammam con Sodoma, altri invece no. Ma anche se fosse vera quest'ultima ipotesi l'impatto del meteorite in quella zona del Mar Morto fu così esteso che, come vedremo, interessò moltissime altre città limitrofe, tra cui è probabile Sodoma e Gomorra.<br />Tall el-Hammam è diventato ormai da anni un sito archeologico che sorge tra il lago di Tiberiade e il Mar Morto. Questa città era la più fiorente nell'età del bronzo finchè nel 1.650 a.c. fu distrutta. Nello stesso periodo anche 15 città e 100 paesi limitrofi furono abbandonati e rimasero abbandonati per 300-600 anni. Cosa capitò a questi insediamenti?<br /><br />CHE FINE HANNO FATTO I MATTONI?<br />Tall el-Hammam era una città fortificata, con case e palazzi: ogni costruzione era fatta di mattoni di fango. La cosa curiosa sta nel fatto che nel sito mancano all'appello milioni di mattoni. Che fine hanno fatto? I pochi mattoni rimasti appaiono fusi con tegole, processo che si può verificare solo con temperature superiori ai 1.400 gradi, poi gli archeologi hanno trovato grani di quarzo shockati che possono prodursi solo a pressioni elevatissime, ceramiche con vescicole interne che si possono formare solo intorno ai 1.500 gradi, materiali in carbonio anch'essi formati ad alte temperature ed ad alte pressioni e poi fuliggine, carbone e cenere, sferule ricche di ferro e silicio, alcune delle quali si formano a 1.590 gradi. Infine nelle fondamenta della città si è trovato iridio, metallo raro sul nostro pianeta, ma assai presente negli asteroidi.<br />Archeologi, geologi, geochimici, geomorfologi, mineralogi, paleobotanici, sedimentologi hanno concluso che questi effetti possono essere spiegati non certo con incendi, eruzioni vulcaniche o terremoti, bensì con l'impatto in atmosfera di un asteroide o cometa. L'ipotesi più probabile è dunque che un piccolo asteroide o una cometa abbia impattato a 61mila chilometri all'ora con l'atmosfera, ad un'altezza di circa 4 chilometri di distanza dal suolo, provocando una esplosione che, a sua volta, ha generato una palla di fuoco che ha fuso tetti, qualsiasi struttura portante e suppellettili in ceramica. Alla palla di fuoco è seguita un'onda d'urto, iperveloce (circa 1.200 chilometri all'ora) ed ad altissima temperatura (circa 2mila gradi), che, con una pressione di 50 tonnellate al centimetro quadrato, ha polverizzato ogni cosa (le mura della città erano spesse 4 metri) e ovviamente tutta la popolazione di quei centri abitati, tra cui anche Gerico.<br /><br />DISTRUTTI PER SEMPRE<br />Si calcola che la popolazione dell'area passò da 40-60.000 abitanti a solo qualche centinaia dopo l'impatto. Per capire l'energia provocata da quell'impatto, i ricercatori fanno presente che questa esplosione è stata maggiore di quella avvenuta nel 1908 in Siberia che riguardava un bolide di 50 metri il quale ha generato un'energia mille volte superiore di quella di Hiroshima. La regione interessata da questo cataclisma cosmico, circa 25 chilometri di estensione, fu così sconvolta da questo evento - impossibile coltivare alcunché per centinaia di anni perché probabilmente i sali nebulizzati del vicino Mar Morto resero sterile il terreno - che fu ripopolata solo dopo 300-600 anni.<br />La testimonianza orale di questa catastrofe naturale di eccezionali proporzioni si è sicuramente tramandata nei secoli fino a giungere all'autore o agli autori della Genesi che vissero nel VI-V sec. a.c. che così la riportarono: "Il sole spuntava sulla terra [...] quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Abramo [...] contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace" (Gn 19, 23-28). Gli scettici hanno facile gioco ad obiettare che a posteriori si è qualificato un evento naturale come intervento divino e che, poi, un simile dio sarebbe il primo tra gli omofobi. I credenti invece sanno sia che la Bibbia non erra, sia che Dio può usare degli eventi naturali per punire.<br />A leggere questa notizia si accostano mentalmente, da una parte, i vari Galantino, secondo i quali Sodoma fu risparmiata dalla bontà di Dio, quelli che non vogliono giudicare le condotte omosessuali (bene invece astenersi dal giudizio sulla responsabilità individuale), quelli che considerano giusto legittimare la unioni civili e, su altro versante, l'ira di Dio, feroce e rovente fino ai 2mila gradi, che polverizza, nel senso letterale della parola, tutto ad una velocità di 1.200 Km/h e con una pressione pari a cinque camion per centimetro quadrato, per rendere inospitale un territorio di 25 km per centinaia di anni. Incenerito in un lampo e grazie alla scienza anche il ritratto svenevole di un dio arrendevole e pacioccone che la propaganda clericale continua a propinarci da decenni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50397371</guid><pubDate>Tue, 28 Jun 2022 22:09:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50397371/sodoma_e_gomorra_vennero_incenerite_per_davvero.mp3" length="8467061" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=68004&#13;
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SODOMA E GOMORRA VENNERO INCENERITE PER DAVVERO di Tommaso Scandroglio&#13;
Forse Sodoma e Gomorra furono distrutte da un meteorite. Se l'ipotesi fosse valida, la scienza confermerebbe i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=68004" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=68004</a><br /><br />SODOMA E GOMORRA VENNERO INCENERITE PER DAVVERO di Tommaso Scandroglio<br />Forse Sodoma e Gomorra furono distrutte da un meteorite. Se l'ipotesi fosse valida, la scienza confermerebbe i racconti biblici in cui si narra che "il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco".<br />Il 20 settembre scorso su Nature è stato pubblicato un articolo dal titolo "Un'esplosione che ha coinvolto un'area delle dimensioni di Tunguska distrusse Tall el-Hammam, una città dell'età mediana del bronzo sita nella Valle del Giordano vicino al Mar Morto". Tunguska è una regione della Siberia dove nel 1908 si schiantò o un meteorite o una cometa. Molti studiosi identifcano Tall el-Hammam con Sodoma, altri invece no. Ma anche se fosse vera quest'ultima ipotesi l'impatto del meteorite in quella zona del Mar Morto fu così esteso che, come vedremo, interessò moltissime altre città limitrofe, tra cui è probabile Sodoma e Gomorra.<br />Tall el-Hammam è diventato ormai da anni un sito archeologico che sorge tra il lago di Tiberiade e il Mar Morto. Questa città era la più fiorente nell'età del bronzo finchè nel 1.650 a.c. fu distrutta. Nello stesso periodo anche 15 città e 100 paesi limitrofi furono abbandonati e rimasero abbandonati per 300-600 anni. Cosa capitò a questi insediamenti?<br /><br />CHE FINE HANNO FATTO I MATTONI?<br />Tall el-Hammam era una città fortificata, con case e palazzi: ogni costruzione era fatta di mattoni di fango. La cosa curiosa sta nel fatto che nel sito mancano all'appello milioni di mattoni. Che fine hanno fatto? I pochi mattoni rimasti appaiono fusi con tegole, processo che si può verificare solo con temperature superiori ai 1.400 gradi, poi gli archeologi hanno trovato grani di quarzo shockati che possono prodursi solo a pressioni elevatissime, ceramiche con vescicole interne che si possono formare solo intorno ai 1.500 gradi, materiali in carbonio anch'essi formati ad alte temperature ed ad alte pressioni e poi fuliggine, carbone e cenere, sferule ricche di ferro e silicio, alcune delle quali si formano a 1.590 gradi. Infine nelle fondamenta della città si è trovato iridio, metallo raro sul nostro pianeta, ma assai presente negli asteroidi.<br />Archeologi, geologi, geochimici, geomorfologi, mineralogi, paleobotanici, sedimentologi hanno concluso che questi effetti possono essere spiegati non certo con incendi, eruzioni vulcaniche o terremoti, bensì con l'impatto in atmosfera di un asteroide o cometa. L'ipotesi più probabile è dunque che un piccolo asteroide o una cometa abbia impattato a 61mila chilometri all'ora con l'atmosfera, ad un'altezza di circa 4 chilometri di distanza dal suolo, provocando una esplosione che, a sua volta, ha generato una palla di fuoco che ha fuso tetti, qualsiasi struttura portante e suppellettili in ceramica. Alla palla di fuoco è seguita un'onda d'urto, iperveloce (circa 1.200 chilometri all'ora) ed ad altissima temperatura (circa 2mila gradi), che, con una pressione di 50 tonnellate al centimetro quadrato, ha polverizzato ogni cosa (le mura della città erano spesse 4 metri) e ovviamente tutta la popolazione di quei centri abitati, tra cui anche Gerico.<br /><br />DISTRUTTI PER SEMPRE<br />Si calcola che la popolazione dell'area passò da 40-60.000 abitanti a solo qualche centinaia dopo l'impatto. Per capire l'energia provocata da quell'impatto, i ricercatori fanno presente che questa esplosione è stata maggiore di quella avvenuta nel 1908 in Siberia che riguardava un bolide di 50 metri il quale ha generato un'energia mille volte superiore di quella di Hiroshima. La regione interessata da questo cataclisma cosmico, circa 25 chilometri di estensione, fu così sconvolta da questo evento - impossibile coltivare alcunché per centinaia di anni perché probabilmente i sali nebulizzati del vicino Mar Morto resero...]]></itunes:summary><itunes:duration>530</itunes:duration><itunes:keywords>fuocoezolfo,galantino,mattoni,sodoma,tallelhammam</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/82af83c10ae59c4615242472a1fdedfb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cattolico contraddittorio, una religione personalizzabile a proprio uso e consumo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cattolico-contraddittorio-una-religione-personalizzabile-a-proprio-uso-e-consumo--50269173</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7039" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7039</a><br /><br />IL CATTOLICO CONTRADDITTORIO, UNA RELIGIONE PERSONALIZZABILE A PROPRIO USO E CONSUMO di Piefrancesco Nardini<br />Una delle più diffuse problematiche degli ultimi anni è la convinzione di moltissimi che si possa aderire solo a quel che piace della fede cattolica.<br />Il Cristianesimo è sempre più visto come qualcosa di personalizzabile, di modificabile nei modi che più piacciono. Il divorzio? "Non devo decidere per gli altri". Non mi sta bene la Confessione? Non è necessaria, "parlo direttamente con Dio".<br />In molte di queste situazioni c'è spesso di mezzo la comodità e/o la necessità di giustificare qualcosa della propria vita: chi ha divorziato, per orgoglio o per altro, dirà che non è peccato; chi non ha voglia di andare in chiesa a confessarsi o non vuole "umiliarsi" di fronte a un confessore, dirà che basta pentirsi internamente.<br />Di solito, a sostegno di questo, mettono spesso di mezzo Cristo: "dove sta scritto che Gesù ha condannato il divorzio?", "non è vero che Gesù ha voluto la Confessione".<br />Ovviamente sono affermazioni senza reali appigli scritturali. Il problema vero semmai è che trovano la sponda in molti documenti e dichiarazioni della Chiesa postconciliare che lasciano la possibilità di equivocare.<br /><br />LA SINDROME DA CONTRADDITTORIO<br />Per sintetizzare, chi scrive chiama questo fenomeno "sindrome da contraddittorio".<br />Il contraddittorio è una «discussione pubblica fra due persone che sostengono e difendono opinioni contrarie» (Treccano online). In parole semplici è un dire la propria su qualcosa in un dialogo.<br />La "sindrome da contraddittorio" è dunque la libertà, di un numero sempre più grande di persone, di mettersi a tavolino con Dio come fosse la discussione e la trattativa che precede la stesura di un contratto. Ci si immagina la scena: Nostro Signore e il contraddittore di turno ai capi di un tavolo, con il secondo a dire "perché la Confessione così e non cosà?", "il divorzio è meglio facoltativo o caso per caso"... Sembra un'esagerazione o una immagine da fantareligione, ma alla fine dei conti chi ha l'atteggiamento suddetto questo fa...<br />Quando chi scrive si trova a parlare con qualcuno che ha questa "sindrome", molto spesso cita San Paolo: «O uomo, chi sei tu, da entrare in discussione con Dio? Dirà forse il caso di terra al vasaio: perché mi hai fatto così? Non è dunque il vasaio padrone della creta, per far della medesima pasta un vaso per uso onorevole, un altro per uso vile?» (Romani 9, 20-21).<br />L'Apostolo delle genti con 11 parole mette queste persone di fronte al paradosso in cui si sono messe.<br />«O uomo, chi sei tu, da entrare in discussione con Dio?». Tu che sei solo una creatura, invece di ringraziare Chi ti ha creato gratuitamente, per puro amore, senza necessità di doverlo fare, ti metti a contestare quel che Lui ha fatto? Allora ... potrebbe esser criticato anche l'aver creato l'uomo, quindi anche te che critichi!<br />Il Sales nel suo commento (versione italiana Martini) a questo passo così interpreta: «O uomo, pieno di ignoranza, di miseria e di peccato, che quanto di bene possiedi tutto hai ricevuto da Dio, chi credi tu di essere da voler misurare con la tua mente la sapienza di Dio?».<br /><br />L'UOMO AL LIVELLO DI DIO<br />Con la "sindrome del contraddittorio" l'uomo si mette al livello di Dio, si ritiene tale da poter contrattare con Lui. È sempre il solito motivo: l'uomo si fa Dio.<br />Con le due domande successive San Paolo approfondisce ancora meglio con una comparazione tipica della Sacra Scrittura. Evidenzia come il rapporto Dio-uomo, Creatore-creatura, non sia paritetico. E non potrebbe essere diversamente.<br />Se un vaso non ha facoltà di dire al vasaio "perché mi hai fatto così o per questi usi?", men che meno può l'uomo (creatura, vaso) decidere a tavolino con Dio (Creatore, vasaio) se e cosa accettare di quel che Lui gli ha dato e che Lui ha voluto. L'unica facoltà che l'uomo ha è quella di ringraziare tutti i giorni di esser stato creato e di tutto quel che di buono, bello e santo ha nella sua vita.<br />Siamo sempre lì.<br />Quel che gli uomini ritengono normale nei rapporti con gli altri, non lo ritengono necessario nel rapporto con Dio. In questo modo non si mette Dio addirittura al di sotto dell'uomo nella scala dei valori? Se quel che ritengo importante e necessario con un altro uomo non lo ritengo importante e necessario con Dio, non ho messo Dio non al livello dell'uomo, ma addirittura sotto?<br />Quando si riceve un dono da qualcuno, ci si sente in dovere di ringraziarlo e non certo in diritto di criticarlo o di storcere il naso. Anche se il dono non piace, ci si sente in dovere di mostrare comunque gratitudine e gioia per quanto regalato. Questo avviene per la gratuità della cosa, per il gesto di affetto che il dono manifesta. E anche per convenzione, direi.<br />Non ci si sente però in dovere di ringraziare Dio per il dono più importante di tutti, la vita, e le cose belle che in questa abbiamo, anzi ci si sente in diritto di criticare e decidere di storcere il naso, non credendo o non accettando qualche verità da Lui rivelata o qualche Comandamento da Lui dato.<br />Ci si preoccupa più degli uomini che di Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50269173</guid><pubDate>Tue, 21 Jun 2022 21:48:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50269173/il_cattolico_contraddittorio_una_religione_personalizzabile_a_proprio_uso_e_consumo.mp3" length="6771048" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7039&#13;
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IL CATTOLICO CONTRADDITTORIO, UNA RELIGIONE PERSONALIZZABILE A PROPRIO USO E CONSUMO di Piefrancesco Nardini&#13;
Una delle più diffuse problematiche degli ultimi anni è la convinzione di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7039" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7039</a><br /><br />IL CATTOLICO CONTRADDITTORIO, UNA RELIGIONE PERSONALIZZABILE A PROPRIO USO E CONSUMO di Piefrancesco Nardini<br />Una delle più diffuse problematiche degli ultimi anni è la convinzione di moltissimi che si possa aderire solo a quel che piace della fede cattolica.<br />Il Cristianesimo è sempre più visto come qualcosa di personalizzabile, di modificabile nei modi che più piacciono. Il divorzio? "Non devo decidere per gli altri". Non mi sta bene la Confessione? Non è necessaria, "parlo direttamente con Dio".<br />In molte di queste situazioni c'è spesso di mezzo la comodità e/o la necessità di giustificare qualcosa della propria vita: chi ha divorziato, per orgoglio o per altro, dirà che non è peccato; chi non ha voglia di andare in chiesa a confessarsi o non vuole "umiliarsi" di fronte a un confessore, dirà che basta pentirsi internamente.<br />Di solito, a sostegno di questo, mettono spesso di mezzo Cristo: "dove sta scritto che Gesù ha condannato il divorzio?", "non è vero che Gesù ha voluto la Confessione".<br />Ovviamente sono affermazioni senza reali appigli scritturali. Il problema vero semmai è che trovano la sponda in molti documenti e dichiarazioni della Chiesa postconciliare che lasciano la possibilità di equivocare.<br /><br />LA SINDROME DA CONTRADDITTORIO<br />Per sintetizzare, chi scrive chiama questo fenomeno "sindrome da contraddittorio".<br />Il contraddittorio è una «discussione pubblica fra due persone che sostengono e difendono opinioni contrarie» (Treccano online). In parole semplici è un dire la propria su qualcosa in un dialogo.<br />La "sindrome da contraddittorio" è dunque la libertà, di un numero sempre più grande di persone, di mettersi a tavolino con Dio come fosse la discussione e la trattativa che precede la stesura di un contratto. Ci si immagina la scena: Nostro Signore e il contraddittore di turno ai capi di un tavolo, con il secondo a dire "perché la Confessione così e non cosà?", "il divorzio è meglio facoltativo o caso per caso"... Sembra un'esagerazione o una immagine da fantareligione, ma alla fine dei conti chi ha l'atteggiamento suddetto questo fa...<br />Quando chi scrive si trova a parlare con qualcuno che ha questa "sindrome", molto spesso cita San Paolo: «O uomo, chi sei tu, da entrare in discussione con Dio? Dirà forse il caso di terra al vasaio: perché mi hai fatto così? Non è dunque il vasaio padrone della creta, per far della medesima pasta un vaso per uso onorevole, un altro per uso vile?» (Romani 9, 20-21).<br />L'Apostolo delle genti con 11 parole mette queste persone di fronte al paradosso in cui si sono messe.<br />«O uomo, chi sei tu, da entrare in discussione con Dio?». Tu che sei solo una creatura, invece di ringraziare Chi ti ha creato gratuitamente, per puro amore, senza necessità di doverlo fare, ti metti a contestare quel che Lui ha fatto? Allora ... potrebbe esser criticato anche l'aver creato l'uomo, quindi anche te che critichi!<br />Il Sales nel suo commento (versione italiana Martini) a questo passo così interpreta: «O uomo, pieno di ignoranza, di miseria e di peccato, che quanto di bene possiedi tutto hai ricevuto da Dio, chi credi tu di essere da voler misurare con la tua mente la sapienza di Dio?».<br /><br />L'UOMO AL LIVELLO DI DIO<br />Con la "sindrome del contraddittorio" l'uomo si mette al livello di Dio, si ritiene tale da poter contrattare con Lui. È sempre il solito motivo: l'uomo si fa Dio.<br />Con le due domande successive San Paolo approfondisce ancora meglio con una comparazione tipica della Sacra Scrittura. Evidenzia come il rapporto Dio-uomo, Creatore-creatura, non sia paritetico. E non potrebbe essere diversamente.<br />Se un vaso non ha facoltà di dire al vasaio "perché mi hai fatto così o per questi usi?", men che meno può l'uomo (creatura, vaso) decidere a tavolino con Dio (Creatore,...]]></itunes:summary><itunes:duration>424</itunes:duration><itunes:keywords>creatore,sacrascrittura,sales,uomodio,vasaio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8f5bda4b5db505f4f908d9bbbcfdf40c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il valore del silenzio secondo San Benedetto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-valore-del-silenzio-secondo-san-benedetto--49928395</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7014" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7014</a><br /><br />IL VALORE DEL SILENZIO SECONDO SAN BENEDETTO di Madre Ildegarde Cabitza<br /><br />Uno tra i più singolari contrasti, e insieme uno dei più facili a verificarsi, è dato senza meno dal fascino che da un lato esercita sull'anima umana, quasi suo malgrado, il silenzio, e d'altra parte dal prepotente bisogno che tutti sentiamo di effonderci in parole, di raccontare noi stessi, di entrare in comunicazione, intrecciando discorsi con quel misterioso mondo che rappresenta ognuno dei nostri fratelli.<br />Eppure, se appena riflettiamo, giungiamo senza difficoltà a renderci conto che il più delle volte, parlando, sfuggiamo a noi stessi, perdiamo il controllo delle parole, e molto spesso non riusciamo a tradurre il nostro vero volto interiore, così che ci sentiamo poi come svuotati, delusi, scontenti.<br />Non che la parola sia cattiva in sé: no davvero, ma è uno dei preziosi doni di Dio dei quali è più difficile fare buon uso, e mentre ci è stata data per essere traduzione sensibile del pensiero, aderendo perfettamente ad esso, in realtà non di rado noi ne abusiamo, servendocene a tradire il pensiero stesso, piegandola a indugiare nella vana compiacenza di sé medesima, quasi ammaliata dalla propria risonanza. Deve per questo essere controllata da una assidua disciplina, se non vuol divenire vano "flatus vocis" che impoverisce chi la pronuncia, senza arricchire chi la riceve.<br />Non ci sono creature più vuote e stucchevoli dei chiacchieroni, mentre niente è più benefico all'anima del contatto con altre anime capaci di maturare nel silenzio un'idea e di svelarne l'essenziale con sobrietà di termini gravidi di concetto, che divengano veicolo del pensiero e non banale alternarsi di suoni.<br /><br />IL VALORE DEL SILENZIO<br />In ogni epoca della storia, dai filosofi pagani così come dagli asceti cristiani, è stato universalmente riconosciuto e affermato il valore del silenzio, in cui si forgia la parola interiore che sola merita di essere comunicata ad altri attraverso il veicolo del linguaggio.<br />E sempre le anime più profonde hanno sentito e continuano a sentire l'esigenza della solitudine, quasi rifugio in quel silenzio dal quale invece rifuggono gli spiriti superficiali nell'istintivo timore di trovarsi faccia a faccia con se stessi.<br />La Sacra Scrittura ha un'affermazione categorica: "Nel silenzio e nella speranza sarà la tua forza" (Is 30,15), e ogni spiritualità degna di questo nome, ha sempre trovato lontano dal frastuono, da ogni verbosità vana, il clima più adatto per la preghiera, per il contatto intimo con Dio.<br />Uno dei padri del monachesimo vede l'anima portata dalla terra verso il cielo su una quadriga alla quale può affidarsi sicura: il silenzio, la carità, l'umiltà, la castità.<br />In San Benedetto questa sete di silenzio si manifesta irresistibile, spingendolo alla montagna solitaria, ai tre lunghi anni dello speco, durante i quali il Santo si interdice ogni contatto con gli uomini; è la stessa sete che lo induce, a Montecassino, a vegliare nella profondità della notte, mentre tutti dormono, ed egli affonda lo sguardo nell'abisso del cielo da cui sembra affiorare la celebre visione del mondo, tutto raccolto in un raggio di luce.<br />E in un'atmosfera tutta pregna di silenzio, San Benedetto ha voluto si svolgesse la vita dei suoi monasteri, di ognuno dei suoi figli, raccolti in Dio così da non sentirsi oppressi da una rigida legge disciplinare, intenta a sopprimere la parola, ma piuttosto custoditi a tutela amorosa di un loro colloquio interiore in cui ogni parola vana risuona come una dissonanza.<br />Tutto ciò spiega la preoccupazione assidua della Regola che non vieta assolutamente di parlare, ma piuttosto insegna l'uso religioso della parola e chiede al monaco lo "studio" amoroso della "taciturnità", ed esige lunghe pause di silenzio profondo, come soste ristoratrici dell'anima che inevitabilmente risente il logorio della pur necessaria attività esteriore.<br /><br />UN BENE CUSTODITO E DIFESO<br />Perché il silenzio per avere la sua efficacia piena come mezzo ed elemento di vita spirituale feconda, non può limitarsi a essere onesto assenso a una legge passivamente accettata, o un coscienzioso atto di obbedienza alla Regola, ma deve con essa combaciare in quanto esigenza dell'anima che scaturisce dal profondo, deve essere percepito come un bene, e come tale custodito e difeso.<br />Le voci delle creature, ogni volta che un motivo di dovere o di carità non ci determini ad accoglierle, se pure non hanno in se stesse niente di male, vengono però sempre a frapporsi fra l'anima nostra e Dio, sia come elemento di dissipazione, attirando il nostro interesse nelle direzioni più diverse, e in tal modo disperdendoci nella molteplicità, sia per il piacere che esse provocano, captando la nostra sensibilità, e imprigionandoci nella loro limitatezza di realtà finite.<br />Costituiscono sempre un intoppo, un impedimento al libero volo dello spirito teso alla ricerca di Dio, a quella ricerca esclusiva che dovrebbe unicamente impegnare ogni attività spirituale del monaco.<br />Ciò che in qualsivoglia altra vocazione può riuscire non solamente innocuo, ma consigliabile, e in taluni casi doveroso, per noi è un non senso, perché la ragione ultima della vocazione monastica, nella sua essenza genuina, è proprio da ricercarsi in questa fuga dal mondo, nell'estraniarsi dalle sue abitudini di vita, per stabilirsi nella solitudine, "desiderando di piacere solo a Dio" (Gregorio Magno). Ne deriva che il monaco, il quale non solo non avverta il disagio, ma anzi si compiaccia di discorsi vani, e ne lasci invadere la sua solitudine, è un controsenso, in quanto vive in opposizione abituale proprio con quelle tendenze profonde che dovrebbero averlo determinato all'elezione della vita monastica.<br /><br />NON AMARE DI PARLAR MOLTO<br />Può darsi il caso che le circostanze impongano la necessità di dover parlare, e anche molto parlare, ma l'anima, in situazioni del genere, dovrebbe sperimentare un penoso senso di costrizione, dal quale sente il bisogno di evadere, non appena si allenti la stretta del dovere.<br />San Benedetto, con profonda sapienza, non ha detto: "Non parlar molto", ma: "non amare di parlar molto" (RB4,52). La cosa è ben diversa.<br />Del resto, in qualunque condizione di vita, perché la voce di Dio raggiunga l'anima, e l'anima stessa possa percepirla con chiarezza, ordinariamente è necessaria questa atmosfera di silenzio, poiché Egli non si comunica con strepito di parole, ma in modo misterioso, quasi inafferrabile...<br />Il silenzio è lo scrigno che custodisce le nostre ricchezze più intime e le sottrae a ogni sguardo profano, dandoci coscienza delle risorse di forza, di sopportazione, di carità, che la grazia ha deposto in noi: non si esaurisce in un atto, o in una successione di atti, ma è un abito interiore che S. Benedetto traduce col nome di "taciturnità" e fiorisce in un clima risultante da un complesso di fattori esteriori, nei quali ci troviamo a nostro agio.<br />È diventato ormai un luogo comune parlare di silenzio benedettino e non sapremmo pensare un monastero senza unirvi istintivamente l'idea del classico "silentium", al quale concorrono gli ampi spazi dei chiostri, l'ordine della vita, il contegno intonato alla stessa struttura architettonica dell'ambiente. Ma questo non è tutto. Rimane anzi un semplice, puro elemento coreografico, se non riesce a essere espressione sensibile di quanto del silenzio monastico costituisce l'anima e la ragione d'essere: il bisogno di "abitare solo con se stesso sotto gli occhi del supremo spettatore" (Gregorio Magno) di far tacere le voci troppo forti delle cose per ascoltare il Creatore.<br />Perché l'anima benedettina è, essenzialmente, un'anima in ascolto, ma il Verbo, Parola eterna di Dio, non si comunica se non in un luminoso abisso di silenzio; "Mentre tutti tacevano... la tua parola onnipotente, Signore, venne dal tuo trono regale, alleluia!" (Lit. natalizia).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49928395</guid><pubDate>Tue, 24 May 2022 22:04:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49928395/il_valore_del_silenzio_secondo_san_benedetto.mp3" length="9942113" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7014&#13;
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IL VALORE DEL SILENZIO SECONDO SAN BENEDETTO di Madre Ildegarde Cabitza&#13;
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Uno tra i più singolari contrasti, e insieme uno dei più facili a verificarsi, è dato senza meno dal fascino...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7014" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7014</a><br /><br />IL VALORE DEL SILENZIO SECONDO SAN BENEDETTO di Madre Ildegarde Cabitza<br /><br />Uno tra i più singolari contrasti, e insieme uno dei più facili a verificarsi, è dato senza meno dal fascino che da un lato esercita sull'anima umana, quasi suo malgrado, il silenzio, e d'altra parte dal prepotente bisogno che tutti sentiamo di effonderci in parole, di raccontare noi stessi, di entrare in comunicazione, intrecciando discorsi con quel misterioso mondo che rappresenta ognuno dei nostri fratelli.<br />Eppure, se appena riflettiamo, giungiamo senza difficoltà a renderci conto che il più delle volte, parlando, sfuggiamo a noi stessi, perdiamo il controllo delle parole, e molto spesso non riusciamo a tradurre il nostro vero volto interiore, così che ci sentiamo poi come svuotati, delusi, scontenti.<br />Non che la parola sia cattiva in sé: no davvero, ma è uno dei preziosi doni di Dio dei quali è più difficile fare buon uso, e mentre ci è stata data per essere traduzione sensibile del pensiero, aderendo perfettamente ad esso, in realtà non di rado noi ne abusiamo, servendocene a tradire il pensiero stesso, piegandola a indugiare nella vana compiacenza di sé medesima, quasi ammaliata dalla propria risonanza. Deve per questo essere controllata da una assidua disciplina, se non vuol divenire vano "flatus vocis" che impoverisce chi la pronuncia, senza arricchire chi la riceve.<br />Non ci sono creature più vuote e stucchevoli dei chiacchieroni, mentre niente è più benefico all'anima del contatto con altre anime capaci di maturare nel silenzio un'idea e di svelarne l'essenziale con sobrietà di termini gravidi di concetto, che divengano veicolo del pensiero e non banale alternarsi di suoni.<br /><br />IL VALORE DEL SILENZIO<br />In ogni epoca della storia, dai filosofi pagani così come dagli asceti cristiani, è stato universalmente riconosciuto e affermato il valore del silenzio, in cui si forgia la parola interiore che sola merita di essere comunicata ad altri attraverso il veicolo del linguaggio.<br />E sempre le anime più profonde hanno sentito e continuano a sentire l'esigenza della solitudine, quasi rifugio in quel silenzio dal quale invece rifuggono gli spiriti superficiali nell'istintivo timore di trovarsi faccia a faccia con se stessi.<br />La Sacra Scrittura ha un'affermazione categorica: "Nel silenzio e nella speranza sarà la tua forza" (Is 30,15), e ogni spiritualità degna di questo nome, ha sempre trovato lontano dal frastuono, da ogni verbosità vana, il clima più adatto per la preghiera, per il contatto intimo con Dio.<br />Uno dei padri del monachesimo vede l'anima portata dalla terra verso il cielo su una quadriga alla quale può affidarsi sicura: il silenzio, la carità, l'umiltà, la castità.<br />In San Benedetto questa sete di silenzio si manifesta irresistibile, spingendolo alla montagna solitaria, ai tre lunghi anni dello speco, durante i quali il Santo si interdice ogni contatto con gli uomini; è la stessa sete che lo induce, a Montecassino, a vegliare nella profondità della notte, mentre tutti dormono, ed egli affonda lo sguardo nell'abisso del cielo da cui sembra affiorare la celebre visione del mondo, tutto raccolto in un raggio di luce.<br />E in un'atmosfera tutta pregna di silenzio, San Benedetto ha voluto si svolgesse la vita dei suoi monasteri, di ognuno dei suoi figli, raccolti in Dio così da non sentirsi oppressi da una rigida legge disciplinare, intenta a sopprimere la parola, ma piuttosto custoditi a tutela amorosa di un loro colloquio interiore in cui ogni parola vana risuona come una dissonanza.<br />Tutto ciò spiega la preoccupazione assidua della Regola che non vieta assolutamente di parlare, ma piuttosto insegna l'uso religioso della parola e chiede al monaco lo "studio" amoroso della "taciturnità", ed esige lunghe pause di silenzio profondo, come...]]></itunes:summary><itunes:duration>622</itunes:duration><itunes:keywords>chiacchieroni,filosofi,montecassino,sanbenedetto,silentium</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/62aeacb59fbf3d10eb15ed7012caf5cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Annullato il secondo incontro tra papa Francesco e Kirill</title><link>https://www.spreaker.com/episode/annullato-il-secondo-incontro-tra-papa-francesco-e-kirill--49835917</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7009" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7009</a><br /><br />ANNULLATO IL SECONDO INCONTRO TRA PAPA FRANCESCO E KIRILL di Roberto de Mattei<br />Tra i tanti successi attribuiti dai mass media a papa Francesco c'è stato lo "storico incontro", avvenuto il 12 febbraio 2016 a L'Avana, con il patriarca di Mosca Kirill. Un avvenimento, fu scritto allora, che avrebbe visto cadere il muro religioso che da mille anni divideva la Chiesa di Roma da quella di Oriente (la Repubblica, 5 febbraio 2016).<br />Il progetto ecumenico di papa Francesco è però naufragato nella tempesta della guerra in Ucraina, benedetta dallo stesso patriarca Kiril che il 9 maggio è stato uno degli ospiti d'onore alla parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca.<br />Kiril, al secolo Vladimir Michajlovic Gundjaev, sedicesimo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, è il capo della Chiesa ortodossa russa, che conta 165 milioni di fedeli sparsi per il mondo. Nato nel 1946 a Leningrado (l'attuale San Pietroburgo), è stato consacrato vescovo nel 1976 ed eletto Patriarca nel 2009. Secondo i documenti desecretati dagli archivi di Mosca, in particolare dall'Archivio Mitrokhin, è stato fin dai primi anni Settanta un agente del KGB. Anche per questa comune esperienza al servizio della Russia sovietica, Kirill è stato definito «il soft power dell'hard power di Putin» (Hufftingon Post, 14 aprile 2022).<br />In realtà le origini dello stretto rapporto che lega l'altare di Kiril al trono di Putin risalgono all'ideologia stessa dell'Impero bizantino, di cui la Russia si proclama erede. Mentre nella Cristianità occidentale si affermava la distinzione tra l'autorità religiosa e il potere politico, a Costantinopoli nasceva il cosiddetto "cesaropapismo", in cui la Chiesa viene di fatto subordinata all'Imperatore che se ne ritiene il capo, sia nel campo ecclesiastico che in quello secolare. I patriarchi di Costantinopoli erano di fatto ridotti a funzionari dell'Impero bizantino proprio come oggi in Russia è Kiril, non a torto definito da papa Francesco, nella sua intervista al Corriere della Sera del 3 maggio, «il chierichetto di Putin». L'espressione ha suscitato l'ira di Kiril e ha provocato un comunicato del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, secondo cui «è improbabile che tali dichiarazioni possano contribuire all'instaurazione di un dialogo costruttivo tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa, che è particolarmente necessario in questo momento».<br /><br />ANNULLATO IL SECONDO INCONTRO TRA PAPA FRANCESCO E KIRILL<br />L'unica possibilità per il Patriarcato di Mosca di uscire dall' isolamento in cui oggi si trova in seguito alla guerra in Ucraina, era proprio quella di rilanciare il dialogo con il Vaticano, ma il secondo incontro tra Papa Francesco e Kirill che avrebbe dovuto svolgersi a a Gerusalemme il prossimo 14 giugno è stato annullato dalla Santa Sede.<br />Il patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo, da parte sua, in un'intervista rilasciata il 2 maggio 2022 al giornale Kathimerini of Cyprus, ha apertamente condannato Kiril con queste parole: «non puoi pretendere di essere fratello di un altro popolo e benedire la guerra condotta dal tuo Stato. (...) Non puoi insistere sul fatto che l'Ucraina ti appartenga ecclesiasticamente, ma lasciare che i fedeli della struttura ecclesiastica sotto Mosca vengano uccisi e le loro chiese distrutte dai bombardamenti russi». Queste critiche sono condivise tra gli stessi fedeli della chiesa ortodossa ucraina dipendente dalla giurisdizione di Mosca. Quattrocento sacerdoti di questa chiesa si sono appellati al Consiglio dei Primati delle Chiese Antiche Orientali per denunciare la dottrina del «mondo russo del patriarca del Kiril, perché essa si discosta dall'insegnamento ortodosso e andrebbe condannata come eresia. Essi chiedono perciò di privare Kiril del diritto del trono patriarcale».<br />Kiril, peraltro, non era ancora patriarca quando, nel 2002, Vladimir Putin, presidente da due anni della Federazione Russa, iniziava l'espulsione dei missionari cattolici dalla Russia in nome del "mondo russo". Un profondo conoscitore della Russia, padre Stefano Caprio ricorda che l'Ortodossia era già stata elevata al di sopra di tutte le altre confessioni, come "religione di Stato", nella legge sulla libertà religiosa riformata nel 1997, ispirata dal patriarcato di Mosca. «Nel prologo di quella legge - scrive padre Caprio - si proclamava che la religione storica della Russia era appunto l'Ortodossia, mentre si riconoscevano come "tradizionali secondarie" altre quattro religioni: l'islam, l'ebraismo, il buddismo e... il cristianesimo, intendendo evidentemente i cattolici e i protestanti, presenti in Russia da secoli, ma distinti dagli ortodossi come un'altra religione. Non si trattava di un lapsus, e infatti quella dizione non è mai stata corretta: l'Ortodossia russa è in effetti una dimensione spirituale distinta, in cui i dogmi cristiani si mescolano ai residui pagani, molto più che negli altri rami del cristianesimo, e soprattutto si riformulano in ideali nazionali universalistici, che indicano la Russia come "popolo salvifico" per l'umanità intera».<br /><br />LA PERSECUZIONE DEI CATTOLICI IN RUSSIA<br />I primi a fare le spese di questa concezione politico-religiosa in Russia sono i cattolici che rimangono per il Patriarcato di Mosca "nemici", di cui si teme il "proselitismo" malgrado essi siano un'infima minoranza all'interno della popolazione. Essi sono accusati di minare l'unità religiosa e politica della Russia, a cui continuamente Putin si richiama. Perciò, osserva padre Caprio, «quando vi fu la rivolta anti-russa del Maidan nel 2014, dagli ambienti patriarcali si puntò il dito sugli uniati (n.d.r.: i greco-cattolici) come i veri ispiratori delle sommosse, addirittura attribuendo loro la paternità spirituale dei gruppi più accesi dell'estrema destra ucraina, i "neo-nazisti" che sono stati indicati da Putin come i nemici del "mondo russo", contro i quali si è resa necessaria l'"operazione speciale militare" difensiva per liberare russi e ucraini dall'influsso occidentale».<br />L'invasione russa dell'Ucraina ha portato alla luce le contraddizioni della Chiesa ortodossa russa che Kiril oggi rappresenta. L'importanza dell'incontro ecumenico del 2016, secondo papa Francesco, stava nella possibilità di creare un ponte religioso tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, in nome del principio della sinodalità. Però proprio questo principio giustifica la posizione di Kiril, il cui nazionalismo nasce dal carattere autocefalo del patriarcato di Mosca e dalla sua simbiosi con il potere politico. La differenza fondamentale è questa. La Chiesa di Mosca è nazionale, mentre quella di Roma è universale e si chiama "cattolica", proprio perché non si identifica con alcun popolo e cultura, e annunzia il Vangelo a tutte le nazioni fino agli ultimi confini della terra (Atti 1, 8). La Chiesa cattolica romana non conosce limiti di tempo e di spazio ed è destinata a riunire in una sola famiglia tutti i popoli della terra. È l'unico che può rivolgere un appello a una pace che trascenda gli interessi, le ambizioni delle singole nazioni. Il suo centro di unità è il Romano Pontefice, che esercita un pieno potere sulla Chiesa universale. La Chiesa cattolica può tollerare un cattivo Papa, come tanti ce ne sono stati nella storia, ma senza la roccia di Pietro il mondo sprofonderebbe nel caos. E oggi il patriarca Kiril sta malauguratamente appoggiando il caos provocato da Vladimir Putin nel cuore dell'Europa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49835917</guid><pubDate>Tue, 17 May 2022 22:08:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49835917/annullato_il_secondo_incontro_tra_papa_francesco_e_kirill.mp3" length="9121294" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7009&#13;
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ANNULLATO IL SECONDO INCONTRO TRA PAPA FRANCESCO E KIRILL di Roberto de Mattei&#13;
Tra i tanti successi attribuiti dai mass media a papa Francesco c'è stato lo "storico incontro",...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7009" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7009</a><br /><br />ANNULLATO IL SECONDO INCONTRO TRA PAPA FRANCESCO E KIRILL di Roberto de Mattei<br />Tra i tanti successi attribuiti dai mass media a papa Francesco c'è stato lo "storico incontro", avvenuto il 12 febbraio 2016 a L'Avana, con il patriarca di Mosca Kirill. Un avvenimento, fu scritto allora, che avrebbe visto cadere il muro religioso che da mille anni divideva la Chiesa di Roma da quella di Oriente (la Repubblica, 5 febbraio 2016).<br />Il progetto ecumenico di papa Francesco è però naufragato nella tempesta della guerra in Ucraina, benedetta dallo stesso patriarca Kiril che il 9 maggio è stato uno degli ospiti d'onore alla parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca.<br />Kiril, al secolo Vladimir Michajlovic Gundjaev, sedicesimo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, è il capo della Chiesa ortodossa russa, che conta 165 milioni di fedeli sparsi per il mondo. Nato nel 1946 a Leningrado (l'attuale San Pietroburgo), è stato consacrato vescovo nel 1976 ed eletto Patriarca nel 2009. Secondo i documenti desecretati dagli archivi di Mosca, in particolare dall'Archivio Mitrokhin, è stato fin dai primi anni Settanta un agente del KGB. Anche per questa comune esperienza al servizio della Russia sovietica, Kirill è stato definito «il soft power dell'hard power di Putin» (Hufftingon Post, 14 aprile 2022).<br />In realtà le origini dello stretto rapporto che lega l'altare di Kiril al trono di Putin risalgono all'ideologia stessa dell'Impero bizantino, di cui la Russia si proclama erede. Mentre nella Cristianità occidentale si affermava la distinzione tra l'autorità religiosa e il potere politico, a Costantinopoli nasceva il cosiddetto "cesaropapismo", in cui la Chiesa viene di fatto subordinata all'Imperatore che se ne ritiene il capo, sia nel campo ecclesiastico che in quello secolare. I patriarchi di Costantinopoli erano di fatto ridotti a funzionari dell'Impero bizantino proprio come oggi in Russia è Kiril, non a torto definito da papa Francesco, nella sua intervista al Corriere della Sera del 3 maggio, «il chierichetto di Putin». L'espressione ha suscitato l'ira di Kiril e ha provocato un comunicato del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, secondo cui «è improbabile che tali dichiarazioni possano contribuire all'instaurazione di un dialogo costruttivo tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa, che è particolarmente necessario in questo momento».<br /><br />ANNULLATO IL SECONDO INCONTRO TRA PAPA FRANCESCO E KIRILL<br />L'unica possibilità per il Patriarcato di Mosca di uscire dall' isolamento in cui oggi si trova in seguito alla guerra in Ucraina, era proprio quella di rilanciare il dialogo con il Vaticano, ma il secondo incontro tra Papa Francesco e Kirill che avrebbe dovuto svolgersi a a Gerusalemme il prossimo 14 giugno è stato annullato dalla Santa Sede.<br />Il patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo, da parte sua, in un'intervista rilasciata il 2 maggio 2022 al giornale Kathimerini of Cyprus, ha apertamente condannato Kiril con queste parole: «non puoi pretendere di essere fratello di un altro popolo e benedire la guerra condotta dal tuo Stato. (...) Non puoi insistere sul fatto che l'Ucraina ti appartenga ecclesiasticamente, ma lasciare che i fedeli della struttura ecclesiastica sotto Mosca vengano uccisi e le loro chiese distrutte dai bombardamenti russi». Queste critiche sono condivise tra gli stessi fedeli della chiesa ortodossa ucraina dipendente dalla giurisdizione di Mosca. Quattrocento sacerdoti di questa chiesa si sono appellati al Consiglio dei Primati delle Chiese Antiche Orientali per denunciare la dottrina del «mondo russo del patriarca del Kiril, perché essa si discosta dall'insegnamento ortodosso e andrebbe condannata come eresia. Essi chiedono perciò di privare Kiril del diritto del trono patriarcale».<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>571</itunes:duration><itunes:keywords>kgb,kirill,papafrancesco,patriarcatodimosca,popolosalvifico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/89d234005f8387c8fe8c87695c261a12.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Stanchi di Gardaland e Disneyland? Ecco il parco dei divertimenti che rivive la storia cristiana d'Europa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/stanchi-di-gardaland-e-disneyland-ecco-il-parco-dei-divertimenti-che-rivive-la-storia-cristiana-d-europa--49608266</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2414" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2414</a><br /><br />STANCHI DI GARDALAND E DISNEYLAND? ECCO IL PARCO DEI DIVERTIMENTI CHE RIVIVE LA STORIA CRISTIANA D'EUROPA di Marco Berchi<br />Tre giovani sbucano dal nulla e con grossi bastoni tracciano sulla sabbia dello stadio il simbolo cristiano del pesce. Fulminei i soldati romani li inseguono e li catturano. È il caos: la folla rumoreggia, gli ufficiali della Legione lanciano secchi comandi, il governatore, dalla sua tribuna, esige che si riporti l'ordine dopo l'inaudito sacrilegio. I tre, legati, vengono in pochi istanti condotti di fronte all'uomo forte del potere di Roma: vanno messi a morte. Un brivido percorre gli spalti gremiti dello stadio. Ma ecco il colpo di scena. Il centurione romano comandante della legione alza la spada e, guardando verso il governatore, grida il suo basta. Basta con la violenza, basta con questi giochi sanguinari, basta con i sacrifici ai falsi dei. «Sì, sono diventato cristiano e l'alba di un nuovo mondo sta sorgendo». Non è un film, non è un videogioco. È l'inizio, drammatico, sorprendente, emozionante di uno spettacolo che ogni giorno d'estate si replica per tre volte in una località della Francia a due passi dai castelli della Loira; un luogo in cui è stata ricostruita un'arena romana da seimila posti (con il primo velarium dai tempi del Colosseo); un luogo in cui potete anche rivivere la razzia dei pirati vichinghi sventata dal miracolo delle reliquie di un santo, seguire le gesta dei cavalieri, entusiasmarvi di fronte alle evoluzioni di centinaia di rapaci addestrati dai falconieri.<br />Segnatevi questo nome: Grand Parc du Puy du Fou. È in Vandea, a 80 km da Nantes e da La Rochelle. È un parco a tema dai grandi numeri: un milione e mezzo di visitatori ogni anno tra aprile e settembre (quarto in Francia dopo Disney, Asterix e Futuroscope), fresco vincitore dell'Oscar mondiale dei parchi tematici, 40 milioni di euro di giro d'affari, tre alberghi, cinque spettacoli permanenti visibili con l'unico biglietto d'ingresso. Ma i numeri non dicono la cosa più importante: il Puy du Fou è un luogo in cui la gente scopre che si gode molto di più ammirando lo spettacolo della bellezza e dell'armonia e lasciandosi coinvolgere nell'avventura umana che di-vertendosi (nel senso etimologico) con lo stordimento ubriacante delle montagne russe. Non è un luogo di evasione, ma un luogo in cui 'andare dentro'. Dentro la storia di Francia, anzitutto, e quindi dentro la storia dell'Europa. Per vedere – dai tempi della fine dell'Impero romano – il ruolo civilizzatore del cristianesimo.<br />E che un parco a tema riesca a far 'passare' in modo così nitido, non ideologico, legato all'oggettività del dato storico, assolutamente non pedante e barboso (12mila ingressi in un sabato estivo medio non si fanno con le prediche...) questo elemento culturale e popolare ignorato dalle costituzioni e snobbato dal dibattito intellettuale – non solo in Francia – è, per dirla alla francese, formidable. Ci deve essere sotto qualcosa. E infatti sotto, anzi, all'origine del Puy du Fou c'è una cosa ancora più grossa, culturalmente e fisicamente: si chiama Cinéscénie e di fronte alla sua storia, unica al mondo, anche il Grand Parc impallidisce. È il 1977, un giovane laureando dell'Ena, Philippe de Villiers, ha un'idea fissa e un talento nascosto. L'idea è quella di portare alla luce l'identità della Vandea, forgiata suo malgrado dal ferro e dal fuoco delle colonne infernali e del genocidio rivoluzionario e denegata dagli storici ufficiali. Il talento è quello di autore e sceneggiatore. Il «sogno di bambino» – come lo chiama oggi de Villiers – inizia con un testo buttato giù in pochi giorni (il protagonista è un giovane contadino, la storia della cui famiglia attraverserà le vicende europee sino all'ultima guerra mondiale) e con un castello diroccato tra vipere e sterpaglie; continua con il pellegrinare tra sindaci di paesini e presidenti di Pro Loco; balbetta tra incompetenze tecniche, colpi di scena tragicomici, incontri miracolosi.<br />Fatto sta che il 16 giugno 1978 la Cinéscénie (inedito mix tra spazio e movimento) va in scena con 600 attori. Il primo anno la vedranno 80mila persone, sedute sull'erba attorno al castello. Oggi, 35 anni dopo, Cinéscénie significa il più grande spettacolo notturno del mondo su un'area di 23 ettari, una tribuna fissa da 14mila spettatori, 3200 persone in azione (2500 attori di cui 1200 in scena per ogni rappresentazione e 700 addetti ai servizi), 120 cavalieri, 150 getti d'acqua, 800 fuochi d'artificio. Quasi due ore di spettacolo con tecnologia e professionalità non solo di avanguardia, ma di ricerca. Non è tutto, perché il più bello lo abbiamo lasciato alla fine: tutti (tutti) i 3200 coinvolti sono volontari, anzi bénévoles, secondo la bella espressione francese. Si sono autobattezzati «puyfolais», hanno tra i tre mesi e gli 86 anni, sono entrati nell'associazione che realizza la Cinéscénie e che è al vertice di tutta l'impresa solo se presentati da due padrini che garantiscono del loro impegno morale. Impegno che si concretizza anche nell'essere disponibili per almeno 15 delle 28 rappresentazioni annuali. E anche i dipendenti stipendiati del Grand Parc – dall'89 'figlio' della Cinéscénie per offrire attività diurne al pubblico crescente degli spettacoli serali – alla sera sono attori bénévoles . Bisogna vederli, come è capitato a noi, nei villages in cui indossano i costumi e si preparano a entrare in scena con una regia delicata e complessa. Gente del popolo, e proprio per questo non qualsiasi. Amici, anzitutto, trascinati da de Villiers e dai primi suoi compagni di avventura (sono ancora tutti là, con ruoli diversi). Gente che nel '98 ha dato vita all'Accademia Junior, che forma artisti e tecnici specializzati nelle attività dei parchi a tema. Che ha aperto tre alberghi interni al Parco. Che genera un indotto di 3500 posti di lavoro nella regione.<br />Che – attenzione! – non ha mai ricevuto né richiesto «un solo centesimo di denaro pubblico» e che quindi ha totalmente autofinanziato i 260 milioni di euro investiti dal 1977, di cui 9 solo quest'anno. L'associazione, inoltre, da sempre sostiene iniziative umanitarie e ambientali: oggi progetti contro l'esclusione sociale in Madagascar. Un monumento vivente alla sussidiarietà.<br />De Villiers infatti è convinto che «la cultura ha bisogno di libertà più che di sovvenzioni» e non ha dubbi: «Lo stupefacente della nostra avventura consiste nel fatto che non sappiamo fin dove ci condurrà». E, in fondo, è questo il vero spettacolo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49608266</guid><pubDate>Sat, 30 Apr 2022 20:27:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49608266/stanchi_di_gardaland_e_disneyland_ecco_il_parco_dei_divertimenti_che_rivive_la_storia_cristiana_d_europa.mp3" length="8887946" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2414&#13;
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STANCHI DI GARDALAND E DISNEYLAND? ECCO IL PARCO DEI DIVERTIMENTI CHE RIVIVE LA STORIA CRISTIANA D'EUROPA di Marco Berchi&#13;
Tre giovani sbucano dal nulla e con grossi bastoni tracciano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2414" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2414</a><br /><br />STANCHI DI GARDALAND E DISNEYLAND? ECCO IL PARCO DEI DIVERTIMENTI CHE RIVIVE LA STORIA CRISTIANA D'EUROPA di Marco Berchi<br />Tre giovani sbucano dal nulla e con grossi bastoni tracciano sulla sabbia dello stadio il simbolo cristiano del pesce. Fulminei i soldati romani li inseguono e li catturano. È il caos: la folla rumoreggia, gli ufficiali della Legione lanciano secchi comandi, il governatore, dalla sua tribuna, esige che si riporti l'ordine dopo l'inaudito sacrilegio. I tre, legati, vengono in pochi istanti condotti di fronte all'uomo forte del potere di Roma: vanno messi a morte. Un brivido percorre gli spalti gremiti dello stadio. Ma ecco il colpo di scena. Il centurione romano comandante della legione alza la spada e, guardando verso il governatore, grida il suo basta. Basta con la violenza, basta con questi giochi sanguinari, basta con i sacrifici ai falsi dei. «Sì, sono diventato cristiano e l'alba di un nuovo mondo sta sorgendo». Non è un film, non è un videogioco. È l'inizio, drammatico, sorprendente, emozionante di uno spettacolo che ogni giorno d'estate si replica per tre volte in una località della Francia a due passi dai castelli della Loira; un luogo in cui è stata ricostruita un'arena romana da seimila posti (con il primo velarium dai tempi del Colosseo); un luogo in cui potete anche rivivere la razzia dei pirati vichinghi sventata dal miracolo delle reliquie di un santo, seguire le gesta dei cavalieri, entusiasmarvi di fronte alle evoluzioni di centinaia di rapaci addestrati dai falconieri.<br />Segnatevi questo nome: Grand Parc du Puy du Fou. È in Vandea, a 80 km da Nantes e da La Rochelle. È un parco a tema dai grandi numeri: un milione e mezzo di visitatori ogni anno tra aprile e settembre (quarto in Francia dopo Disney, Asterix e Futuroscope), fresco vincitore dell'Oscar mondiale dei parchi tematici, 40 milioni di euro di giro d'affari, tre alberghi, cinque spettacoli permanenti visibili con l'unico biglietto d'ingresso. Ma i numeri non dicono la cosa più importante: il Puy du Fou è un luogo in cui la gente scopre che si gode molto di più ammirando lo spettacolo della bellezza e dell'armonia e lasciandosi coinvolgere nell'avventura umana che di-vertendosi (nel senso etimologico) con lo stordimento ubriacante delle montagne russe. Non è un luogo di evasione, ma un luogo in cui 'andare dentro'. Dentro la storia di Francia, anzitutto, e quindi dentro la storia dell'Europa. Per vedere – dai tempi della fine dell'Impero romano – il ruolo civilizzatore del cristianesimo.<br />E che un parco a tema riesca a far 'passare' in modo così nitido, non ideologico, legato all'oggettività del dato storico, assolutamente non pedante e barboso (12mila ingressi in un sabato estivo medio non si fanno con le prediche...) questo elemento culturale e popolare ignorato dalle costituzioni e snobbato dal dibattito intellettuale – non solo in Francia – è, per dirla alla francese, formidable. Ci deve essere sotto qualcosa. E infatti sotto, anzi, all'origine del Puy du Fou c'è una cosa ancora più grossa, culturalmente e fisicamente: si chiama Cinéscénie e di fronte alla sua storia, unica al mondo, anche il Grand Parc impallidisce. È il 1977, un giovane laureando dell'Ena, Philippe de Villiers, ha un'idea fissa e un talento nascosto. L'idea è quella di portare alla luce l'identità della Vandea, forgiata suo malgrado dal ferro e dal fuoco delle colonne infernali e del genocidio rivoluzionario e denegata dagli storici ufficiali. Il talento è quello di autore e sceneggiatore. Il «sogno di bambino» – come lo chiama oggi de Villiers – inizia con un testo buttato giù in pochi giorni (il protagonista è un giovane contadino, la storia della cui famiglia attraverserà le vicende europee sino all'ultima guerra mondiale) e con un castello diroccato tra vipere e sterpaglie; continua con il...]]></itunes:summary><itunes:duration>556</itunes:duration><itunes:keywords>disneyland,gardaland,grandparc,parcodidivertimenti,puidufou,storiadeuropa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0b7713e610f91967a10767ab599e80ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le regole del marketing applicate al Vangelo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-regole-del-marketing-applicate-al-vangelo--49479730</link><description><![CDATA[VIDEO: La Maddalena incontra Gesù risorto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IAElkvCsan0&list=PLgMdR9w-900kJACstaBTxtpCHnHN-w3tP" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=IAElkvCsan0&list=PLgMdR9w-900kJACstaBTxtpCHnHN-w3tP</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6981" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6981</a><br /><br />LE REGOLE DEL MARKETING APPLICATE AL VANGELO di Don Stefano Bimbi<br />Ogni anno la Pasqua ci ricorda la notizia più strepitosa di tutte: Gesù Cristo è risorto dai morti! Eppure questa notizia così straordinaria per ogni vero cristiano, potrebbe non interessare agli altri. In che modo possiamo portare l'annuncio pasquale a chi ci sta a cuore? Analizziamo come agisce la pubblicità in modo da capire i suoi segreti per poi utilizzarli per annunciare Gesù efficacemente.<br />In che modo la pubblicità ci convince all'acquisto di prodotti che magari neppure ci sono necessari? Proviamo a fare una piccola analisi. In genere in uno spot pubblicitario non ci viene indicato il valore del prodotto in sé stesso, né le sue caratteristiche tecniche come ad esempio le dimensioni, la durata, i materiali di fabbricazione, ecc. Il marketing in generale si avvale di un espediente, un trucchetto per così dire, che gli esperti chiamano "tecnica dello sviamento".<br />Tale tecnica consiste nel far focalizzare l'attenzione dello spettatore su un aspetto che faccia da leva emotiva e lo spinga all'acquisto. Ad esempio, per reclamizzare dei biscotti, si mette in scena una famiglia dove tutti si alzano e sono felici, amorevoli, servizievoli l'un l'altro. Così una donna che vede questo spot è inconsciamente portata a pensare: "Affinché la mattina nella mia famiglia ci sia tranquillità e serenità devo comprare tali biscotti, ed otterrò come risultato la famiglia felice!".<br />Facciamo un altro esempio: per pubblicizzare delle scarpe sportive si sceglie come testimonial un campione (un calciatore famoso o un vincitore olimpico o comunque un detentore di un qualche record mondiale) e si mostra che con quelle ai piedi vince le gare. Di conseguenza lo sportivo amatoriale che vede lo spot inconsciamente si dice: "Grazie a quelle scarpe il campione ha vinto, se le compro anch'io le mie prestazioni saranno migliori". La realtà però è che, ovviamente, anche indossando quelle scarpe, non diventerà mai un campione.<br />Quindi vediamo che con la tecnica dello sviamento, la pubblicità promette ciò che non è possibile: promette di realizzare un desiderio irrealizzabile.<br /><br />LA FESTA DELLA PASQUA<br />In che modo questo discorso può farci capire meglio la festa della Pasqua? Perché il Vangelo ci presenta Gesù Cristo crocifisso, la massima antitesi della suddetta tecnica pubblicitaria! Quanti nuovi "clienti" si potrebbero acquisire, infatti, dicendo che l'obiettivo del cristiano è prendere su di sé la croce e abbandonare i propri desideri?<br />Gesù dice chiaramente: "Rinnega te stesso" e non: "Realizza te stesso", come suggerisce invece il Mondo. Il Signore, a chi vuol seguirlo, propone una via che non prevede le comodità della vita, la realizzazione dei desideri e nemmeno di poter fare la propria volontà se contrastante con quella di Dio.<br />Sul piano del marketing i pubblicitari direbbero che il cristianesimo è destinato al fallimento sicuro! E senza essere esperti di marketing lo dicevano anche i discepoli: "Questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?".<br />Ma Gesù è stato sincero fino in fondo: "Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" e infatti chi segue davvero Cristo è perseguitato. Vuoi essere cristiano? Allora prendi la tua croce, accetta la sofferenza, rinnega i tuoi desideri.<br />Una barzelletta dice che ad un uomo, prima di andare nell'aldilà, viene data la possibilità eccezionale di andare a vedere com'è, così può rendersi conto prima di morire come stanno le cose e scegliere di conseguenza. Può visitare sia il paradiso che l'inferno. Quindi va in cielo e un angelo gli fa da guida e gli spiega che lì tutti si vogliono bene, si amano, e sono felici. Poi va all'inferno dove un diavolo lo accompagna e gli dice che lì tutti si vogliono bene, si amano, e sono felici. L'uomo gli chiede se ha capito bene perché gli sembra strano che l'inferno sia come il paradiso, ma il diavolo gli risponde che anzi l'inferno è meglio perché puoi fare quello che ti pare nella vita, tanto poi starai comunque bene anche nell'aldilà. L'uomo torna sulla terra e di conseguenza comincia a vivere nel peccato appagando tutti i suoi desideri fin quando ne ha la possibilità. Passano gli anni, muore e si presenta al cospetto di Dio che lo spedisce all'inferno, ma lui non si preoccupa. Arrivato dal diavolo che lo aveva accompagnato nella visita che aveva fatto lo saluta affettuosamente, ma lui, anziché ricambiare cortesemente il saluto come aveva fatto allora, gli dà una pedata, lo butta tra le fiamme, ed inizia per lui un'eternità fatta di tormenti, sofferenze e solitudine. Allora l'uomo va a lamentarsi dal diavolo: "Scusi, ma mi era sembrato che l'inferno era diverso da come lo vedo adesso", ma il diavolo gli risponde: "Certo! Noi siamo campioni in pubblicità".<br /><br />UN OTTIMO PUBBLICITARIO<br />È proprio così, il diavolo è un ottimo pubblicitario. Egli promette di soddisfare il desiderio più profondo dell'uomo che consiste nella beatitudine eterna: un'esistenza di realizzazione vera senza sofferenza, né morte. Ma quello è il paradiso! Eppure il diavolo ci vuol convincere del contrario. Così fu nel paradiso terrestre: il tentatore non disse che con la disobbedienza i progenitori avrebbero conosciuto il dolore, la malattia e la morte, bensì convinse Eva dicendole che non solo sarebbe rimasta nel paradiso terrestre, ma che sarebbe diventata come Dio potendo quindi realizzare ogni suo desiderio. Tutti proviamo la tentazione di vivere a nostro piacimento, stabilire le nostre leggi e dimenticarci di Dio.<br />Il diavolo, da abile pubblicitario, continua a promettere un desiderio che non è realizzabile: vivere senza Dio e fare quello che ci pare e piace. Ma senza Dio la vita non trascorre meglio, anzi, diventa un incubo!<br />Noi non seguiamo Gesù perché ci piace la croce, o perché ci piace soffrire; non perché desideriamo rinnegare noi stessi ed obbedire ai comandamenti, ma perché quello che ci dà Gesù nessun pubblicitario ce lo può dare!<br />Solo Gesù Cristo realizza esattamente quello che promette: salva, dona vita nuova, purifica totalmente dai peccati, dà senso alla malattia e alla morte perché ci fa risorgere per la vita eterna. Il Vangelo quindi non è una pubblicità, non è una realtà piacevole da sentire o ascoltare e non è nemmeno uno stile di vita leggero e senza problemi. La vita cristiana è un fatto serio: siamo su questa terra per conoscere, amare e servire Dio e goderlo per tutta l'eternità, come ci ricorda sapientemente il catechismo di San Pio X. Avendo chiara questa verità si possono affrontare bene anche la malattia e la morte perché sappiamo che Gesù Cristo, morendo sulla croce e risorgendo, ci ha salvato dal male, dal Maligno, da una vita senza senso e dalle pene infernali, come possiamo fare a meno di Lui?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49479730</guid><pubDate>Tue, 26 Apr 2022 21:31:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49479730/le_regole_del_marketing_applicate_al_vangelo.mp3" length="8255669" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La Maddalena incontra Gesù risorto ➜ https://www.youtube.com/watch?v=IAElkvCsan0&amp;list=PLgMdR9w-900kJACstaBTxtpCHnHN-w3tP&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6981&#13;
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LE REGOLE DEL MARKETING APPLICATE AL VANGELO di Don...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La Maddalena incontra Gesù risorto ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IAElkvCsan0&list=PLgMdR9w-900kJACstaBTxtpCHnHN-w3tP" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=IAElkvCsan0&list=PLgMdR9w-900kJACstaBTxtpCHnHN-w3tP</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6981" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6981</a><br /><br />LE REGOLE DEL MARKETING APPLICATE AL VANGELO di Don Stefano Bimbi<br />Ogni anno la Pasqua ci ricorda la notizia più strepitosa di tutte: Gesù Cristo è risorto dai morti! Eppure questa notizia così straordinaria per ogni vero cristiano, potrebbe non interessare agli altri. In che modo possiamo portare l'annuncio pasquale a chi ci sta a cuore? Analizziamo come agisce la pubblicità in modo da capire i suoi segreti per poi utilizzarli per annunciare Gesù efficacemente.<br />In che modo la pubblicità ci convince all'acquisto di prodotti che magari neppure ci sono necessari? Proviamo a fare una piccola analisi. In genere in uno spot pubblicitario non ci viene indicato il valore del prodotto in sé stesso, né le sue caratteristiche tecniche come ad esempio le dimensioni, la durata, i materiali di fabbricazione, ecc. Il marketing in generale si avvale di un espediente, un trucchetto per così dire, che gli esperti chiamano "tecnica dello sviamento".<br />Tale tecnica consiste nel far focalizzare l'attenzione dello spettatore su un aspetto che faccia da leva emotiva e lo spinga all'acquisto. Ad esempio, per reclamizzare dei biscotti, si mette in scena una famiglia dove tutti si alzano e sono felici, amorevoli, servizievoli l'un l'altro. Così una donna che vede questo spot è inconsciamente portata a pensare: "Affinché la mattina nella mia famiglia ci sia tranquillità e serenità devo comprare tali biscotti, ed otterrò come risultato la famiglia felice!".<br />Facciamo un altro esempio: per pubblicizzare delle scarpe sportive si sceglie come testimonial un campione (un calciatore famoso o un vincitore olimpico o comunque un detentore di un qualche record mondiale) e si mostra che con quelle ai piedi vince le gare. Di conseguenza lo sportivo amatoriale che vede lo spot inconsciamente si dice: "Grazie a quelle scarpe il campione ha vinto, se le compro anch'io le mie prestazioni saranno migliori". La realtà però è che, ovviamente, anche indossando quelle scarpe, non diventerà mai un campione.<br />Quindi vediamo che con la tecnica dello sviamento, la pubblicità promette ciò che non è possibile: promette di realizzare un desiderio irrealizzabile.<br /><br />LA FESTA DELLA PASQUA<br />In che modo questo discorso può farci capire meglio la festa della Pasqua? Perché il Vangelo ci presenta Gesù Cristo crocifisso, la massima antitesi della suddetta tecnica pubblicitaria! Quanti nuovi "clienti" si potrebbero acquisire, infatti, dicendo che l'obiettivo del cristiano è prendere su di sé la croce e abbandonare i propri desideri?<br />Gesù dice chiaramente: "Rinnega te stesso" e non: "Realizza te stesso", come suggerisce invece il Mondo. Il Signore, a chi vuol seguirlo, propone una via che non prevede le comodità della vita, la realizzazione dei desideri e nemmeno di poter fare la propria volontà se contrastante con quella di Dio.<br />Sul piano del marketing i pubblicitari direbbero che il cristianesimo è destinato al fallimento sicuro! E senza essere esperti di marketing lo dicevano anche i discepoli: "Questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?".<br />Ma Gesù è stato sincero fino in fondo: "Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" e infatti chi segue davvero Cristo è perseguitato. Vuoi essere cristiano? Allora prendi la tua croce, accetta la sofferenza, rinnega i tuoi desideri.<br />Una barzelletta dice che ad un uomo, prima di andare nell'aldilà, viene data la possibilità eccezionale di andare a vedere com'è, così può rendersi conto prima di morire come stanno le cose e scegliere di conseguenza. Può visitare sia il paradiso che...]]></itunes:summary><itunes:duration>516</itunes:duration><itunes:keywords>cristianesimo,croce,marketing,sportivo,sviamento,vitasenzasenso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a9f66b57f0a7d52f2660f44f176c303.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La via crucis della Cei esalta Carola Rackete, Greta Thumberg, Gino Strada, un attivista LGBT, ecc</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-via-crucis-della-cei-esalta-carola-rackete-greta-thumberg-gino-strada-un-attivista-lgbt-ecc--49415688</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6976" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6976</a><br /><br />LA VIA CRUCIS DELLA CEI ESALTA CAROLA RACKETE, GRETA THUNBERG, GINO STRADA, UN'ATTIVISTA LGBT, ECC. di Andrea Zambrano<br />"Santa Greta Thunberg, prega per noi"; "Beato Gino Strada, ora pro nobis"; "...e per intercessione del martire Mimmo Lucano, andate in pace...". Per la CEI sono questi i testimoni del nostro tempo, ma se anche non sono battezzati non è un problema, anzi, è quasi meglio. L'importante è che abbiano speso la vita per gli altri. Gli altri, cioè tutti tranne Cristo.<br />E di esempi, l'ufficio che redige sussidi pastorali chiamato Missio, ne ha individuati 15. Tanti quante sono le stazioni della via Crucis, che è stata proposta alle diocesi e alle parrocchie italiane per la Quaresima 2022.<br />15 testimoni scelti da - nientepopodimenoche - la Consulta Nazionale Missio Giovani, uno degli inutili organismi pastorali della Cei che si occupa di redigere sussidi e "sostenere e promuovere la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana". Missio ha prodotto un sussidio chiamato Voce dei Martiri, Eco del Verbo, dedicato ai missionari martiri. Ma di cristiani che muoiono per dare la vita a Gesù non c'è traccia. Però, ci sono loro: attivisti, premi Nobel, giornalisti e politici di poche, ma selezionate cause, i quali, come filo conduttore non sembrano avere nulla che li accomuni, ad eccezione del fatto, a parte due, forse tre, di non essere nemmeno cristiani.<br />La cosa ha fatto indignare i fedeli di una delle poche parrocchie che per la Quaresima '22 ha deciso di utilizzare lo schema della via Crucis di Missio, quella della Chiesa di madre di Castellamare del Golfo, diocesi di Trapani. Alcuni parrocchiani si sono indispettiti per i "contenuti antropocentrici e politicizzati" dei testi e dei testimoni scelti.<br /><br />LE STAZIONI DELLA VIA CRUCIS<br />Vediamo, dunque. Alla prima stazione la condanna a morte di Gesù viene rappresentata da Marielle Franco Da Silva, definita "un'attivista brasiliana". Di Marielle, che è stata uccisa per la "causa della giustizia in Brasile", si scopre pure che era un'attivista Lgbt, che viveva con una "compagna" di lotta, pur non disdegnando di presentarsi come bisessuale.<br />Seconda stazione: i Nobel per la Pace Maria Ressa e Dmitry Muratov, giornalisti premiati per le loro denunce e che qui, poco ci manca, sono additati come santi patroni dei giornalisti. Terza stazione, Andrea Caschetto, chiamato "Ambasciatore del sorriso". Con la quarta stazione è il turno di Lorenza Fornasir e Gian Andrea Franchi. È poi il minuto di celebrità di Alessia Bonari, l'infermiera di Grosseto divenuta celebre durante la pandemia perché ha mostrato i segni della mascherina sul volto. Dalla foto al palco di Sanremo il passo è stato velocissimo e dall'Ariston agli altari, ancora più rapido: la quinta stazione, quella del Cireneo, è la sua.<br />Per trovare una suora cattolica bisogna aspettare la sesta stazione: è suor Gabriella Bottani, "missionaria comboniana impegnata nella lotta contro la tratta degli esseri umani" mentre la seconda caduta è affidata a Nasrin Sotoudeh, avvocatessa per i diritti umani in Iran attualmente in prigione per il suo impegno.<br />La speronatrice di motovedette della Marina Carola Rackete è all'ottava stazione in compagnia delle pie donne. Molto pia non deve essere, ma il sussidio la chiama comunque "attivista della solidarietà". Eccoci arrivati alla terza caduta di Gesù con Mimmo Lucano che viene lodato per l'"audacia nell'accoglienza". Il tribunale di Locri che l'ha condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi di reclusione non parlerebbe proprio di audacia, dato che nelle motivazioni della sentenza parla di un "illegale approvvigionamento di risorse pubbliche per garantirsi una tranquillità economica".<br />È invece una vera e propria apostola della "Cura della casa comune" Greta Thunberg, che viene così equiparata a una "Madonna" che desidera un futuro più sostenibile. Il "calvario" prosegue con Malala Yousafzai, anch'essa Premio Nobel alla voce "diritti", che compare alla dodicesima stazione subito dopo il sacerdote cattolico Alejandro Solalinde. Chiudono la via crucis Nicolò Govoni, l'artista Afghana Samsia Hassani e appunto, in resurrexione Domini, Gino Strada.<br /><br />NESSUN MARTIRE DELLA CHIESA<br />Che cosa hanno in comune questi personaggi? Che nessuno di loro è martire della Chiesa e nemmeno fulgido esempio di fede. Ad essere preso ad esempio, qui, è il loro impegno civile, solidaristico, per cause se vogliamo lodevoli, ma comunque mondane come le migrazioni clandestine e il clima.<br />I nuovi testimoni che i vescovi vogliono proporre ai giovani non sono più i santi, sono gli attivisti. O i premi Nobel, protagonisti mondani di battaglie sempre di altri, mai nate dentro la Chiesa. Alcuni di loro fanno azioni meritorie e lodevoli (della Rackete non potremmo dire nemmeno quello), ma in quanti lo fanno perché animati da una fede e quanti invece da ideali generici di solidarietà? Se ad essere d'esempio è solo l'attivismo senza caratterizzazioni di fede, quale è il valore aggiunto dato dalla fede cattolica per il bene della società? Perché, ad esempio, visto che si parla di diritti, non c'è nessuno che si occupi di aborto e di diritti dei nascituri? In Spagna hanno appena messo fuorilegge le preghiere davanti agli abortifici, non sono forse questi dei martiri delle fede più adeguati di quelli scelti?<br />C'è poi un altro aspetto che deve fare riflettere: [...] tra i 15 "testimoni" scelti, soltanto due sono religiosi cattolici e nessuno si muove esplicitamente per una chiamata missionaria o evangelica. Alcuni, addirittura, sono stati uccisi o stanno subendo torture in carcere, ma mai per la causa di Gesù. Ebbene, non avrebbe forse trovato meritoriamente posto un'Asia Bibi, che di persecuzione religiosa se ne intende, tra di loro? Invece, sembra proprio che il messaggio che si vuole lanciare sia: non importa che tu sia cristiano o no, l'importante è che tu faccia del bene. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49415688</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2022 22:58:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49415688/la_via_crucis_della_cei_esalta_carola_rackete_greta_thumberg_gino_strada_un_attivista_lgbt_ecc.mp3" length="7578137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6976&#13;
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LA VIA CRUCIS DELLA CEI ESALTA CAROLA RACKETE, GRETA THUNBERG, GINO STRADA, UN'ATTIVISTA LGBT, ECC. di Andrea Zambrano&#13;
"Santa Greta Thunberg, prega per noi"; "Beato Gino Strada, ora...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6976" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6976</a><br /><br />LA VIA CRUCIS DELLA CEI ESALTA CAROLA RACKETE, GRETA THUNBERG, GINO STRADA, UN'ATTIVISTA LGBT, ECC. di Andrea Zambrano<br />"Santa Greta Thunberg, prega per noi"; "Beato Gino Strada, ora pro nobis"; "...e per intercessione del martire Mimmo Lucano, andate in pace...". Per la CEI sono questi i testimoni del nostro tempo, ma se anche non sono battezzati non è un problema, anzi, è quasi meglio. L'importante è che abbiano speso la vita per gli altri. Gli altri, cioè tutti tranne Cristo.<br />E di esempi, l'ufficio che redige sussidi pastorali chiamato Missio, ne ha individuati 15. Tanti quante sono le stazioni della via Crucis, che è stata proposta alle diocesi e alle parrocchie italiane per la Quaresima 2022.<br />15 testimoni scelti da - nientepopodimenoche - la Consulta Nazionale Missio Giovani, uno degli inutili organismi pastorali della Cei che si occupa di redigere sussidi e "sostenere e promuovere la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana". Missio ha prodotto un sussidio chiamato Voce dei Martiri, Eco del Verbo, dedicato ai missionari martiri. Ma di cristiani che muoiono per dare la vita a Gesù non c'è traccia. Però, ci sono loro: attivisti, premi Nobel, giornalisti e politici di poche, ma selezionate cause, i quali, come filo conduttore non sembrano avere nulla che li accomuni, ad eccezione del fatto, a parte due, forse tre, di non essere nemmeno cristiani.<br />La cosa ha fatto indignare i fedeli di una delle poche parrocchie che per la Quaresima '22 ha deciso di utilizzare lo schema della via Crucis di Missio, quella della Chiesa di madre di Castellamare del Golfo, diocesi di Trapani. Alcuni parrocchiani si sono indispettiti per i "contenuti antropocentrici e politicizzati" dei testi e dei testimoni scelti.<br /><br />LE STAZIONI DELLA VIA CRUCIS<br />Vediamo, dunque. Alla prima stazione la condanna a morte di Gesù viene rappresentata da Marielle Franco Da Silva, definita "un'attivista brasiliana". Di Marielle, che è stata uccisa per la "causa della giustizia in Brasile", si scopre pure che era un'attivista Lgbt, che viveva con una "compagna" di lotta, pur non disdegnando di presentarsi come bisessuale.<br />Seconda stazione: i Nobel per la Pace Maria Ressa e Dmitry Muratov, giornalisti premiati per le loro denunce e che qui, poco ci manca, sono additati come santi patroni dei giornalisti. Terza stazione, Andrea Caschetto, chiamato "Ambasciatore del sorriso". Con la quarta stazione è il turno di Lorenza Fornasir e Gian Andrea Franchi. È poi il minuto di celebrità di Alessia Bonari, l'infermiera di Grosseto divenuta celebre durante la pandemia perché ha mostrato i segni della mascherina sul volto. Dalla foto al palco di Sanremo il passo è stato velocissimo e dall'Ariston agli altari, ancora più rapido: la quinta stazione, quella del Cireneo, è la sua.<br />Per trovare una suora cattolica bisogna aspettare la sesta stazione: è suor Gabriella Bottani, "missionaria comboniana impegnata nella lotta contro la tratta degli esseri umani" mentre la seconda caduta è affidata a Nasrin Sotoudeh, avvocatessa per i diritti umani in Iran attualmente in prigione per il suo impegno.<br />La speronatrice di motovedette della Marina Carola Rackete è all'ottava stazione in compagnia delle pie donne. Molto pia non deve essere, ma il sussidio la chiama comunque "attivista della solidarietà". Eccoci arrivati alla terza caduta di Gesù con Mimmo Lucano che viene lodato per l'"audacia nell'accoglienza". Il tribunale di Locri che l'ha condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi di reclusione non parlerebbe proprio di audacia, dato che nelle motivazioni della sentenza parla di un "illegale approvvigionamento di risorse pubbliche per garantirsi una tranquillità economica".<br />È invece una vera e propria apostola della "Cura della casa comune" Greta Thunberg, che viene così...]]></itunes:summary><itunes:duration>474</itunes:duration><itunes:keywords>cei,fede,missio,thumberg,viacrucis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bdbaeb39cb1ed32c28223180e3c2648c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Russia è in guerra contro l'Occidente?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-russia-e-in-guerra-contro-l-occidente--49156872</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6937" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6937</a><br /><br />LA RUSSIA E' IN GUERRA CONTRO L'OCCIDENTE? di Stefano Fontana<br />Prendo spunto dalla crisi ucraina non per parlare della guerra, ma per chiedermi cosa si intenda per Occidente, dato che nelle cronache e nei commenti viene spesso adoperata questa espressione. Non parlo della guerra, ma forse chiarire questo punto può essere utile per considerare anche quanto sta avvenendo e, soprattutto, le prospettive future.<br />L'Occidente non è un punto geografico, perché allora anche la Cina sarebbe Occidente, come lo è per gli americani di Seattle. L'Occidente non è nemmeno una alleanza militare. L'Occidente non è nemmeno quello-che-capita-in-occidente, perché vi capitano cose che contrastano con la natura vera dell'Occidente. L'Occidente con la O maiuscola non è l'occidente con la o minuscola. Bisogna distinguere tra l'Occidente e questo occidente, ossia come l'Occidente si sia malamente ridotto, degradandosi rispetto alla sua origine e natura. L'occidente di oggi ha poco a che fare con l'Occidente.<br /><br />L'OCCIDENTE È UNA CIVILTÀ<br />Cosa è allora l'Occidente? Esso è una civiltà, nella quale il cristianesimo ha sintetizzato, purificandole, la filosofia greca e il diritto romano. Ci sono stati anche altri elementi, che però o sono stati di disturbo, prendendo percorsi eterodossi e degenerativi, oppure sono stati assunti e chiariti dal cristianesimo. La crisi dell'Occidente è cominciata secoli fa, quando quella sintesi di civiltà è stata dapprima messa in dubbio, poi corrosa e infine pressoché demolita. Come tanti insigni cervelli hanno detto - da K. Löwith a C. Schmitt, da M. de Corte a G. K. Chesterton - ciò che c'è nell'occidente di oggi deriva dall'Occidente cristiano per via di un lungo processo di secolarizzazione. Secondo Löwith "la degenerazione del sistema europeo ha un'unica causa, cioè la degradazione politica del potere spirituale". Questo processo degenerativo ha fatto dire a Joseph Ratzinger: "C'è qui un odio di sé dell'Occidente... che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente... della sua storia vede soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro".<br />L'Occidente è l'Europa, unitamente alla Magna-Europa, ma "L'Europa... sembra svuotata dall'interno, come paralizzata da una crisi circolatoria, una crisi che mette a rischio la sua vita affidandola a trapianti che ne cancellano l'identità", eppure il cristianesimo "proprio in Europa ha ricevuto la sua impronta culturale e intellettuale storicamente più efficace e resta pertanto intrecciato in modo speciale all'Europa" (Ratzinger). Questo processo degenerativo dell'Occidente ha spesso trovato tragica espressione in "guerre civili europee". Questa nozione, che dobbiamo al grande storico tedesco Ernst Nolte, sembra trovare applicazione anche oggi. Ogni guerra civile è un suicidio e infatti Benedetto XV aveva detto che la guerra - in questo caso la prima guerra mondiale - sarebbe stata il suicidio dell'Europa.<br /><br />RISULTA IMPOSSIBILE CONTRAPPORRE OCCIDENTE E RUSSIA<br />Ora, se questo è l'Occidente e se questa è l'Europa, dell'Occidente e dell'Europa fa parte anche la Russia. Risulta impossibile contrapporre Occidente e Russia. Giovanni Paolo II si era impegnato a fondo sia nel segnalare la degenerazione dell'Occidente, sia nel sognare un Occidente ricomposto in tutte le sue anime, "la vocazione dell'Europa alla fraternità e alla solidarietà di tutti i popoli che la compongono dall'Atlantico agli Urali" (5 ottobre 1982). Non si deve limitare questo progetto di Giovanni Paolo II ad alcune situazioni storiche particolari, come per esempio l'allora esistente sistema dei due blocchi, oppure, in seguito, la guerra nei Balcani. Esso vale in quanto tale ed è valido sempre perché radicato sull'essenza dell'Occidente. Da questo ultimo punto di vista egli propose la "nuova evangelizzazione", che non è da intendersi come una evangelizzazione di tipo nuovo, ma come una ri-evangelizzazione dell'Occidente, a cominciare dall'Europa. Impegnò inoltre tutta la sua funzione apostolica nella proposta di tornare ad un'unica Europa, che respira con due polmoni (nel 1983 e poi svariate volte). Per lui la Russia faceva parte dell'Occidente e faceva parte dell'Europa.<br />L'Occidente e la Russia non sono allora modelli di civiltà contrastanti. Certo, questo occidente e questa Russia sono stati ambedue colpiti dalla degenerazione cui accennavo. Il secolarismo, il relativismo, l'irreligiosità, il rifiuto della morale naturale interessano ambedue, ma come unica degenerazione dell'Occidente che ha assunto due forme, non come due mondi separati e contrastanti. Il comunismo, che ha potentemente influito sul degrado della società russa, è stato un virus occidentale anzi, per pensatori come Del Noce, è stato l'esito più coerente e devastante della degenerazione moderna della cristianità. Esso, infatti, ha agito e continua ad agire non solo in Russia ma anche più a ovest.<br />Non ho parlato della guerra, ma forse assumere la visione che ho proposto può aiutare a sollevare lo sguardo e gli intenti e a prendere le distanze da ogni collocazione riduttiva, che senz'altro non giova alla pace.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49156872</guid><pubDate>Tue, 22 Mar 2022 22:24:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49156872/chi_fa_la_guerra_contro_l_occidente.mp3" length="6814950" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6937&#13;
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LA RUSSIA E' IN GUERRA CONTRO L'OCCIDENTE? di Stefano Fontana&#13;
Prendo spunto dalla crisi ucraina non per parlare della guerra, ma per chiedermi cosa si intenda per Occidente, dato che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6937" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6937</a><br /><br />LA RUSSIA E' IN GUERRA CONTRO L'OCCIDENTE? di Stefano Fontana<br />Prendo spunto dalla crisi ucraina non per parlare della guerra, ma per chiedermi cosa si intenda per Occidente, dato che nelle cronache e nei commenti viene spesso adoperata questa espressione. Non parlo della guerra, ma forse chiarire questo punto può essere utile per considerare anche quanto sta avvenendo e, soprattutto, le prospettive future.<br />L'Occidente non è un punto geografico, perché allora anche la Cina sarebbe Occidente, come lo è per gli americani di Seattle. L'Occidente non è nemmeno una alleanza militare. L'Occidente non è nemmeno quello-che-capita-in-occidente, perché vi capitano cose che contrastano con la natura vera dell'Occidente. L'Occidente con la O maiuscola non è l'occidente con la o minuscola. Bisogna distinguere tra l'Occidente e questo occidente, ossia come l'Occidente si sia malamente ridotto, degradandosi rispetto alla sua origine e natura. L'occidente di oggi ha poco a che fare con l'Occidente.<br /><br />L'OCCIDENTE È UNA CIVILTÀ<br />Cosa è allora l'Occidente? Esso è una civiltà, nella quale il cristianesimo ha sintetizzato, purificandole, la filosofia greca e il diritto romano. Ci sono stati anche altri elementi, che però o sono stati di disturbo, prendendo percorsi eterodossi e degenerativi, oppure sono stati assunti e chiariti dal cristianesimo. La crisi dell'Occidente è cominciata secoli fa, quando quella sintesi di civiltà è stata dapprima messa in dubbio, poi corrosa e infine pressoché demolita. Come tanti insigni cervelli hanno detto - da K. Löwith a C. Schmitt, da M. de Corte a G. K. Chesterton - ciò che c'è nell'occidente di oggi deriva dall'Occidente cristiano per via di un lungo processo di secolarizzazione. Secondo Löwith "la degenerazione del sistema europeo ha un'unica causa, cioè la degradazione politica del potere spirituale". Questo processo degenerativo ha fatto dire a Joseph Ratzinger: "C'è qui un odio di sé dell'Occidente... che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente... della sua storia vede soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro".<br />L'Occidente è l'Europa, unitamente alla Magna-Europa, ma "L'Europa... sembra svuotata dall'interno, come paralizzata da una crisi circolatoria, una crisi che mette a rischio la sua vita affidandola a trapianti che ne cancellano l'identità", eppure il cristianesimo "proprio in Europa ha ricevuto la sua impronta culturale e intellettuale storicamente più efficace e resta pertanto intrecciato in modo speciale all'Europa" (Ratzinger). Questo processo degenerativo dell'Occidente ha spesso trovato tragica espressione in "guerre civili europee". Questa nozione, che dobbiamo al grande storico tedesco Ernst Nolte, sembra trovare applicazione anche oggi. Ogni guerra civile è un suicidio e infatti Benedetto XV aveva detto che la guerra - in questo caso la prima guerra mondiale - sarebbe stata il suicidio dell'Europa.<br /><br />RISULTA IMPOSSIBILE CONTRAPPORRE OCCIDENTE E RUSSIA<br />Ora, se questo è l'Occidente e se questa è l'Europa, dell'Occidente e dell'Europa fa parte anche la Russia. Risulta impossibile contrapporre Occidente e Russia. Giovanni Paolo II si era impegnato a fondo sia nel segnalare la degenerazione dell'Occidente, sia nel sognare un Occidente ricomposto in tutte le sue anime, "la vocazione dell'Europa alla fraternità e alla solidarietà di tutti i popoli che la compongono dall'Atlantico agli Urali" (5 ottobre 1982). Non si deve limitare questo progetto di Giovanni Paolo II ad alcune situazioni storiche particolari, come per esempio l'allora esistente sistema dei due blocchi, oppure, in seguito, la guerra nei Balcani. Esso vale in quanto tale ed è valido sempre perché radicato sull'essenza dell'Occidente. 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Lo stesso farà, in contemporanea, il cardinale Krajewski a Fatima.<br />Da diversi anni nel mondo cattolico c'è chi ritiene che la Russia sia già stata consacrata nel 1984 da papa Giovanni Paolo II e si sia convertita, perché l'URSS è collassata e oggi la Federazione Russa è guidata dal presidente Vladimir Putin, che sarebbe difensore dei valori della cristianità. Dietro questo modo di pensare v'è l'idea che la conversione preannunciata dalla Madonna a Fatima riguardasse solo il crollo del sistema sovietico.<br /> <br />GIÀ CONSACRATA?<br />Eppure, ci sono valide ragioni per credere che quella del 1984 non fu la consacrazione compiuta nei termini e modi chiesti dalla Madonna. Tralasciamo in questa sede le opinioni di suor Lucia, che, sebbene in un primo momento abbia negato che si fosse adempiuto quanto esattamente chiesto dalla Madre di Dio, solo a partire dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino e per via di pressioni vaticane, cambiò idea e dichiarò che la consacrazione della Russia era avvenuta.<br />Basiamoci solo sui fatti. La Madonna a Fatima spiegò che a seguito della consacrazione della Russia, questa si sarebbe convertita e sarebbe stato concesso al mondo un periodo di pace: "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà".<br />Ebbene, è vero che uno è il tempo della semina e altro quello del raccolto. Ed è altrettanto vero che l'atto compiuto da Giovanni Paolo II ha probabilmente avuto, assieme ad altri fattori, i suoi benefici effetti, ovvero l'implosione, senza grande spargimento di sangue, del mostro sovietico. Del resto, anche la consacrazione del mondo fatta da Pio XII nel 1942 era servita, secondo suor Lucia, ad abbreviare la durata della guerra mondiale in corso.<br />Però guardiamoci intorno. Questi ultimi decenni sono stati forse decenni di pace? Gli errori del comunismo sono scomparsi? Dov'è il trionfo del Cuore Immacolato promesso dalla Madonna? E soprattutto, si può affermare che la Russia si sia convertita?<br />Prima di tutto occorre riflettere sul fatto che il comunismo non è affatto morto né ha smesso di diffondere i suoi errori: si dimentica infatti che l'ideologia marxista ha una natura evoluzionistico-trasformista e il suo nucleo centrale non riguarda solo un certo tipo di economia, ma l'ideologia ateo-materialistica. E oggi gli errori del comunismo si manifestano con altri tipi di lotte di classe: femmine contro maschi, figli contro genitori, omosessuali contro eterosessuali, animali e ambiente contro genere umano, neri contro bianchi, tribalismo indigeno contro civilizzazione cristiana e così via.<br /> <br />IL RITORNO ALLA CHIESA CATTOLICA<br />E poi è necessario tenere a mente quanto scritto da Padre Joaquín María Alonso, che intervistò molte volte l'ultima veggente di Fatima: «Potremmo affermare che Lucia ha sempre pensato che la "conversione" della Russia non va intesa soltanto come un ritorno del popolo russo alla religione cristiano-ortodossa, rigettando l'ateismo marxista dei Soviet, ma piuttosto si riferisce semplicemente e chiaramente alla conversione totale e integrale del ritorno all'unica e vera Chiesa, la cattolica romana».<br />Come si può pensare infatti che la Madonna accetti che il popolo russo resti nell'errore dello scisma ortodosso? La Beata Vergine Maria, debellatrice di tutte le eresie, approverebbe quindi la separazione da Roma e dal Romano Pontefice? E perché avrebbe chiesto proprio al Papa e a tutti vescovi del mondo in comunione con lui la consacrazione? Non è forse questo un riconoscimento fatto dalla Madonna del potere immenso del Papato? Non è forse un'implicita apologia del primato pontificio?<br />La Madonna non ha promesso una conversione alla liberaldemocrazia o ai diritti dell'uomo. La Madre di Dio infatti non è antropocentrica né tantomeno ecumenica, ma vuole la conversione ai diritti di Dio: solo così anche la dignità umana sarà realmente rispettata e difesa.<br />Ecco allora che l'effetto primario della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria è il suo ritorno alla fede cattolica. Sì, perché è la Chiesa cattolica, nonostante la sua crisi spaventosa, a possedere la verità tutta intera. Rifugiarsi nell'ortodossia per scappare dal modernismo cattolico non è la soluzione, ma un tradimento. Piuttosto bisognerebbe lottare per restaurare e valorizzare la dottrina e la liturgia tradizionali della Chiesa di Roma, anziché illudersi di trovare nell'ortodossia russa un baluardo contro la deriva morale dell'Occidente.<br /><br />LA RUSSIA DEVE ANCORA CONVERTIRSI<br />Ora, dopo quasi quarant'anni dall'atto di Giovanni Paolo II, non si vede neanche l'ombra della fine dello scisma di Mosca. Anzi. Le conversioni al cattolicesimo in Russia sono pochissime e la legislazione ammette come religioni tradizionali del paese - e quindi protette - ovviamente l'Ortodossia, e poi il Buddismo, il Giudaismo e l'Islam. Per la religione cattolica vi è un regime non di libertà, bensì di tolleranza, i cui confini con l'intolleranza sono sempre aleatori. Si consideri, in proposito, la normativa sui veti amministrativi posti nei confronti dei ministri del culto stranieri e quella sui visti di ingresso in Russia al fine di evitare l'espansione spirituale e di garantire la sicurezza spirituale del paese.<br />Non è ad esempio un caso che nessun Papa finora sia mai riuscito a mettere piede sul territorio della Federazione. Quanto alla società russa, inoltre, non vi è molta differenza con quella dei Paesi occidentali. La pratica religiosa è molto bassa, mentre il degrado morale dilaga. Il tasso di aborti e divorzi è altissimo, la pratica dell'utero in affitto è permessa e gli omosessuali, benché non possano manifestare pubblicamente il loro "orgoglio", hanno comunque i propri locali dove trovarsi, almeno nei grandi centri urbani.<br />Tutto ciò permette di comprendere meglio quanto sia necessaria una consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria oggi, anno del Signore 2022. Ma per produrre i suoi frutti, è necessario che si uniscano al Papa tutti i vescovi cattolici del mondo, ciascuno nella propria diocesi, così come espressamente richiesto dalla Madonna.<br />Data la gravità del momento, con il mondo sull'orlo di una possibile terza guerra mondiale a seguito del conflitto russo-ucraino, l'auspicio è che il Santo Padre esorti tutti i suoi fratelli nell'episcopato a recitare insieme a lui la consacrazione il prossimo 25 marzo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49157670</guid><pubDate>Tue, 22 Mar 2022 22:24:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49157670/il_papa_consacrer_la_russia_al_cuore_immacolato_di_maria_comer_richiesto_a_fatima.mp3" length="8413144" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6936&#13;
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IL PAPA CONSACRERA' LA RUSSIA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA COME RICHIESTO A FATIMA di Federico Catani&#13;
Papa Francesco consacrerà la Russia e l'Ucraina al Cuore Immacolato di Maria il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6936" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6936</a><br /><br />IL PAPA CONSACRERA' LA RUSSIA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA COME RICHIESTO A FATIMA di Federico Catani<br />Papa Francesco consacrerà la Russia e l'Ucraina al Cuore Immacolato di Maria il prossimo 25 marzo. Lo stesso farà, in contemporanea, il cardinale Krajewski a Fatima.<br />Da diversi anni nel mondo cattolico c'è chi ritiene che la Russia sia già stata consacrata nel 1984 da papa Giovanni Paolo II e si sia convertita, perché l'URSS è collassata e oggi la Federazione Russa è guidata dal presidente Vladimir Putin, che sarebbe difensore dei valori della cristianità. Dietro questo modo di pensare v'è l'idea che la conversione preannunciata dalla Madonna a Fatima riguardasse solo il crollo del sistema sovietico.<br /> <br />GIÀ CONSACRATA?<br />Eppure, ci sono valide ragioni per credere che quella del 1984 non fu la consacrazione compiuta nei termini e modi chiesti dalla Madonna. Tralasciamo in questa sede le opinioni di suor Lucia, che, sebbene in un primo momento abbia negato che si fosse adempiuto quanto esattamente chiesto dalla Madre di Dio, solo a partire dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino e per via di pressioni vaticane, cambiò idea e dichiarò che la consacrazione della Russia era avvenuta.<br />Basiamoci solo sui fatti. La Madonna a Fatima spiegò che a seguito della consacrazione della Russia, questa si sarebbe convertita e sarebbe stato concesso al mondo un periodo di pace: "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà".<br />Ebbene, è vero che uno è il tempo della semina e altro quello del raccolto. Ed è altrettanto vero che l'atto compiuto da Giovanni Paolo II ha probabilmente avuto, assieme ad altri fattori, i suoi benefici effetti, ovvero l'implosione, senza grande spargimento di sangue, del mostro sovietico. Del resto, anche la consacrazione del mondo fatta da Pio XII nel 1942 era servita, secondo suor Lucia, ad abbreviare la durata della guerra mondiale in corso.<br />Però guardiamoci intorno. Questi ultimi decenni sono stati forse decenni di pace? Gli errori del comunismo sono scomparsi? Dov'è il trionfo del Cuore Immacolato promesso dalla Madonna? E soprattutto, si può affermare che la Russia si sia convertita?<br />Prima di tutto occorre riflettere sul fatto che il comunismo non è affatto morto né ha smesso di diffondere i suoi errori: si dimentica infatti che l'ideologia marxista ha una natura evoluzionistico-trasformista e il suo nucleo centrale non riguarda solo un certo tipo di economia, ma l'ideologia ateo-materialistica. E oggi gli errori del comunismo si manifestano con altri tipi di lotte di classe: femmine contro maschi, figli contro genitori, omosessuali contro eterosessuali, animali e ambiente contro genere umano, neri contro bianchi, tribalismo indigeno contro civilizzazione cristiana e così via.<br /> <br />IL RITORNO ALLA CHIESA CATTOLICA<br />E poi è necessario tenere a mente quanto scritto da Padre Joaquín María Alonso, che intervistò molte volte l'ultima veggente di Fatima: «Potremmo affermare che Lucia ha sempre pensato che la "conversione" della Russia non va intesa soltanto come un ritorno del popolo russo alla religione cristiano-ortodossa, rigettando l'ateismo marxista dei Soviet, ma piuttosto si riferisce semplicemente e chiaramente alla conversione totale e integrale del ritorno all'unica e vera Chiesa, la cattolica romana».<br />Come si può pensare infatti che la Madonna accetti che il popolo russo resti nell'errore dello scisma ortodosso? La Beata Vergine Maria, debellatrice di tutte le eresie, approverebbe quindi la separazione da Roma e dal Romano Pontefice? E perché avrebbe chiesto proprio al Papa e a tutti vescovi del mondo in comunione con lui la consacrazione? Non è forse questo un riconoscimento fatto dalla Madonna del potere immenso del Papato? Non è forse un'implicita apologia del primato pontificio?<br />La...]]></itunes:summary><itunes:duration>526</itunes:duration><itunes:keywords>consacrazione,fatima,federazione,gpii,ortodossia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3bd2a9f63a8620dc5ef73ae1575bbe2a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un cristiano può criticare sacerdoti e vescovi?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-cristiano-puo-criticare-sacerdoti-e-vescovi--49071533</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6931" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6931</a><br /><br />UN CRISTIANO PUO' CRITICARE SACERDOTI E VESCOVI? di Pierfrancesco Nardini<br />La critica, costruttiva e determinata, verso ogni errore sulla dottrina cattolica da parte di ogni singolo membro della Chiesa (sacerdote o laico), quindi anche della gerarchia fino al grado più alto, è necessaria ed inevitabile. Si mancherebbe ad un preciso dovere.<br />Le modalità, le forme di questa critica però non possono che essere basate sul rispetto.<br />Se questo (il rispetto) vale per ogni persona con cui si discute, a maggior ragione deve valere se l'interlocutore ha una carica, più o meno importante.<br />Una spiegazione molto chiara la fa dire De Wohl a Santa Caterina da Siena: "Un sacerdote può essere inadeguato, può essere un uomo votato al male, tuttavia è attraverso le sue mani che riceviamo il Corpo e il Sangue di Gesù, quindi dobbiamo rispettarlo" (La mia natura è il fuoco).<br />L'aggressività esasperata e/o l'uso di un linguaggio troppo forte in queste situazioni, purtroppo molto frequente, comporta più problematiche che vantaggi. Diventa controproducente.<br />Quando si discute, si deve sempre pensare all'efficacia che hanno le nostre parole sull'interlocutore. Un tono forte a volte può essere utile, anche più efficace. Non deve però diventare eccessivo, rabbioso, addirittura offensivo. Sia che si parli con un sacerdote sia con un fedele (laico).<br />Si sentono molto spesso invece toni e parole irrispettose, oltraggiose rivolte alla gerarchia della Chiesa. Ci si chiede: quale effetto possono avere? Quale efficacia?<br />Il rischio di far allontanare l'interlocutore invece di avvicinarlo è grande. Se questo è confuso o pensa in modo errato sulle verità della fede, se aggredito o preso in giro o se sente parole forti o addirittura insulti contro il Papa o un sacerdote, non si avrà di certo l'effetto di fargli capire ciò che anche di giusto si vuole dire e denunciare.<br />Se, invece, con modalità ferme (sui principi) ma rispettose (della persona ma, soprattutto, della carica che ha), proviamo a spiegare, spostiamo l'attenzione sull'oggetto (errori, problematiche, crisi) e non sul soggetto.<br />È quel che si dice con: fortiter in re, suaviter in modo. [...]<br />Non si cada allora nell'equivoco di pensarci bravi apologeti, ottimi disquisitori sulla crisi, solo se si alzano i toni, se si controbatte in modo scomposto o troppo forte. Teniamo a mente che noi stessi non saremmo attratti da un linguaggio aggressivo, ma da uno assertivo, non dall'attacco alla persona ma dalla confutazione motivata di quel che dice, non dallo sbilanciarsi sul foro interno, ma sul foro esterno.<br />Infine, non si deve pensare che suaviter significhi una mielosa, blanda e quindi insensata contrapposizione, né una forma di complicità: è solo il tono, la forma del fortiter, della ferma e precisa confutazione degli errori.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49071533</guid><pubDate>Tue, 15 Mar 2022 22:59:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49071533/un_cristiano_pu_criticare_sacerdoti_e_vescovi.mp3" length="3869510" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6931&#13;
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UN CRISTIANO PUO' CRITICARE SACERDOTI E VESCOVI? di Pierfrancesco Nardini&#13;
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Si mancherebbe ad un preciso dovere.<br />Le modalità, le forme di questa critica però non possono che essere basate sul rispetto.<br />Se questo (il rispetto) vale per ogni persona con cui si discute, a maggior ragione deve valere se l'interlocutore ha una carica, più o meno importante.<br />Una spiegazione molto chiara la fa dire De Wohl a Santa Caterina da Siena: "Un sacerdote può essere inadeguato, può essere un uomo votato al male, tuttavia è attraverso le sue mani che riceviamo il Corpo e il Sangue di Gesù, quindi dobbiamo rispettarlo" (La mia natura è il fuoco).<br />L'aggressività esasperata e/o l'uso di un linguaggio troppo forte in queste situazioni, purtroppo molto frequente, comporta più problematiche che vantaggi. Diventa controproducente.<br />Quando si discute, si deve sempre pensare all'efficacia che hanno le nostre parole sull'interlocutore. Un tono forte a volte può essere utile, anche più efficace. Non deve però diventare eccessivo, rabbioso, addirittura offensivo. Sia che si parli con un sacerdote sia con un fedele (laico).<br />Si sentono molto spesso invece toni e parole irrispettose, oltraggiose rivolte alla gerarchia della Chiesa. Ci si chiede: quale effetto possono avere? Quale efficacia?<br />Il rischio di far allontanare l'interlocutore invece di avvicinarlo è grande. Se questo è confuso o pensa in modo errato sulle verità della fede, se aggredito o preso in giro o se sente parole forti o addirittura insulti contro il Papa o un sacerdote, non si avrà di certo l'effetto di fargli capire ciò che anche di giusto si vuole dire e denunciare.<br />Se, invece, con modalità ferme (sui principi) ma rispettose (della persona ma, soprattutto, della carica che ha), proviamo a spiegare, spostiamo l'attenzione sull'oggetto (errori, problematiche, crisi) e non sul soggetto.<br />È quel che si dice con: fortiter in re, suaviter in modo. [...]<br />Non si cada allora nell'equivoco di pensarci bravi apologeti, ottimi disquisitori sulla crisi, solo se si alzano i toni, se si controbatte in modo scomposto o troppo forte. Teniamo a mente che noi stessi non saremmo attratti da un linguaggio aggressivo, ma da uno assertivo, non dall'attacco alla persona ma dalla confutazione motivata di quel che dice, non dallo sbilanciarsi sul foro interno, ma sul foro esterno.<br />Infine, non si deve pensare che suaviter significhi una mielosa, blanda e quindi insensata contrapposizione, né una forma di complicità: è solo il tono, la forma del fortiter, della ferma e precisa confutazione degli errori.]]></itunes:summary><itunes:duration>242</itunes:duration><itunes:keywords>criticacostruttiva,efficacia,fortiter,principi,santacaterina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73adcf13faa291942032cc1e6fd351f9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lutero è all'inferno a causa del suo orgoglio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lutero-e-all-inferno-a-causa-del-suo-orgoglio--48914839</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6916" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6916</a><br /><br />LUTERO E' ALL'INFERNO PER IL SUO ORGOGLIO di don Marcello Stanzione<br />Nel 1883 Suor Maria Serafina Micheli (1849-1911) (...), fondatrice dell'Istituto delle Suore degli Angeli, si trovava a passare per Eisleben, nella Sassonia, città natale di Lutero.<br />Si festeggiava, in quel giorno, il quarto centenario della nascita del grande eretico (10 novembre 1483) che spaccò l'Europa e la Chiesa in due, perciò le strade erano affollate, i balconi imbandierati.<br />Tra le numerose autorità presenti si aspettava, da un momento all'altro, anche l'arrivo dell'imperatore Guglielmo I, che avrebbe presieduto alle solenni celebrazioni.<br />La futura beata, pur notando il grande trambusto non era interessata a sapere il perché di quell'insolita animazione, l'unico suo desiderio era quello di cercare una chiesa e pregare per poter fare una visita a Gesù Sacramentato.<br />Dopo aver camminato per diverso tempo, finalmente, ne trovò una, ma le porte erano chiuse.<br />Si inginocchiò ugualmente sui gradini d'accesso, per fare le sue orazioni.<br />Essendo di sera, non s'era accorta che non era una chiesa cattolica, ma protestante.<br /><br />LA VISIONE DELL'INFERNO<br />Mentre pregava le comparve l'angelo custode, che le disse: " Alzati, perché questo è un tempio protestante". Poi le soggiunse: "Ma io voglio farti vedere il luogo dove Martin Lutero è condannato e la pena che subisce in castigo del suo orgoglio".<br />Dopo queste parole vide un'orribile voragine di fuoco, in cui venivano crudelmente tormentate un incalcolabile numero di anime.<br />Nel fondo di questa voragine v'era un uomo, Martin Lutero, che si distingueva dagli altri: era circondato da demoni che lo costringevano a stare in ginocchio e tutti, muniti di martelli, si sforzavano, ma invano, di conficcargli nella testa un grosso chiodo.<br />La suora pensava: se il popolo in festa vedesse questa scena drammatica, certamente non tributerebbe onori, ricordi, commemorazioni e festeggiamenti per un tale personaggio.<br />In seguito, quando le si presentava l'occasione ricordava alle sue consorelle di vivere nell'umiltà e nel nascondimento. Era convinta che Martin Lutero fosse punito nell'Inferno soprattutto per il primo peccato capitale, la superbia. L'orgoglio lo fece cadere nel peccato capitale, lo condusse all'aperta ribellione contro la Chiesa Cattolica Romana.<br />La sua condotta, il suo atteggiamento nei riguardi della Chiesa e la sua predicazione furono determinanti per traviare e portare tante anime superficiali ed incaute all'eterna rovina.<br /><br />VIVERE NELL'UMILTÀ<br />Se vogliamo evitare l'Inferno viviamo nell'umiltà. Accettiamo di non essere considerati, valutati e stimati da quelli che ci conoscono.<br />Non lamentiamoci, quando veniamo trascurati o siamo posposti ad altri che pensiamo siano meno degni di noi.<br />Non critichiamo mai, per nessun motivo, l'operato di coloro che ci circondano.<br />Se giudicheremo gli altri, non siamo neppure cristiani.<br />Se giudichiamo gli altri, non siamo neppure noi stessi.<br />Confidiamo sempre nella grazia di Dio e non in noi stessi.<br />Non preoccupiamoci eccessivamente della nostra fragilità, ma del nostro orgoglio e presunzione.<br />Diciamo spesso col salmista: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze" (Salm. 130). Offriamo a Dio il nostro "nulla": le incapacità, le difficoltà, gli scoraggiamenti, le delusioni, le incomprensioni, le tentazioni, le cadute e le amarezze di ogni giorno. Riconosciamoci peccatori, bisognosi della sua misericordia. Gesù, proprio perché siamo peccatori ci chiede solo di aprire il nostro cuore e di lasciarsi amare da Lui. E' questa l'esperienza di San paolo: "La mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò, quindi, ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo" (2 Cor. 12,9).<br />Non ostacoliamo l'amore di Dio nei nostri riguardi col peccato o con l'indifferenza. Diamogli sempre più spazio nella nostra vita, a vivere in piena comunione con Lui nel tempo e nell'eternità.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48914839</guid><pubDate>Tue, 01 Mar 2022 21:02:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48914839/lutero_all_inferno_a_causa_del_suo_orgoglio.mp3" length="5920435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6916&#13;
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LUTERO E' ALL'INFERNO PER IL SUO ORGOGLIO di don Marcello Stanzione&#13;
Nel 1883 Suor Maria Serafina Micheli (1849-1911) (...), fondatrice dell'Istituto delle Suore degli Angeli, si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6916" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6916</a><br /><br />LUTERO E' ALL'INFERNO PER IL SUO ORGOGLIO di don Marcello Stanzione<br />Nel 1883 Suor Maria Serafina Micheli (1849-1911) (...), fondatrice dell'Istituto delle Suore degli Angeli, si trovava a passare per Eisleben, nella Sassonia, città natale di Lutero.<br />Si festeggiava, in quel giorno, il quarto centenario della nascita del grande eretico (10 novembre 1483) che spaccò l'Europa e la Chiesa in due, perciò le strade erano affollate, i balconi imbandierati.<br />Tra le numerose autorità presenti si aspettava, da un momento all'altro, anche l'arrivo dell'imperatore Guglielmo I, che avrebbe presieduto alle solenni celebrazioni.<br />La futura beata, pur notando il grande trambusto non era interessata a sapere il perché di quell'insolita animazione, l'unico suo desiderio era quello di cercare una chiesa e pregare per poter fare una visita a Gesù Sacramentato.<br />Dopo aver camminato per diverso tempo, finalmente, ne trovò una, ma le porte erano chiuse.<br />Si inginocchiò ugualmente sui gradini d'accesso, per fare le sue orazioni.<br />Essendo di sera, non s'era accorta che non era una chiesa cattolica, ma protestante.<br /><br />LA VISIONE DELL'INFERNO<br />Mentre pregava le comparve l'angelo custode, che le disse: " Alzati, perché questo è un tempio protestante". Poi le soggiunse: "Ma io voglio farti vedere il luogo dove Martin Lutero è condannato e la pena che subisce in castigo del suo orgoglio".<br />Dopo queste parole vide un'orribile voragine di fuoco, in cui venivano crudelmente tormentate un incalcolabile numero di anime.<br />Nel fondo di questa voragine v'era un uomo, Martin Lutero, che si distingueva dagli altri: era circondato da demoni che lo costringevano a stare in ginocchio e tutti, muniti di martelli, si sforzavano, ma invano, di conficcargli nella testa un grosso chiodo.<br />La suora pensava: se il popolo in festa vedesse questa scena drammatica, certamente non tributerebbe onori, ricordi, commemorazioni e festeggiamenti per un tale personaggio.<br />In seguito, quando le si presentava l'occasione ricordava alle sue consorelle di vivere nell'umiltà e nel nascondimento. Era convinta che Martin Lutero fosse punito nell'Inferno soprattutto per il primo peccato capitale, la superbia. L'orgoglio lo fece cadere nel peccato capitale, lo condusse all'aperta ribellione contro la Chiesa Cattolica Romana.<br />La sua condotta, il suo atteggiamento nei riguardi della Chiesa e la sua predicazione furono determinanti per traviare e portare tante anime superficiali ed incaute all'eterna rovina.<br /><br />VIVERE NELL'UMILTÀ<br />Se vogliamo evitare l'Inferno viviamo nell'umiltà. Accettiamo di non essere considerati, valutati e stimati da quelli che ci conoscono.<br />Non lamentiamoci, quando veniamo trascurati o siamo posposti ad altri che pensiamo siano meno degni di noi.<br />Non critichiamo mai, per nessun motivo, l'operato di coloro che ci circondano.<br />Se giudicheremo gli altri, non siamo neppure cristiani.<br />Se giudichiamo gli altri, non siamo neppure noi stessi.<br />Confidiamo sempre nella grazia di Dio e non in noi stessi.<br />Non preoccupiamoci eccessivamente della nostra fragilità, ma del nostro orgoglio e presunzione.<br />Diciamo spesso col salmista: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze" (Salm. 130). Offriamo a Dio il nostro "nulla": le incapacità, le difficoltà, gli scoraggiamenti, le delusioni, le incomprensioni, le tentazioni, le cadute e le amarezze di ogni giorno. Riconosciamoci peccatori, bisognosi della sua misericordia. 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Paul Bourget, vissuto tra il 1852 e il 1935, è stato uno scrittore francese, autore di molti romanzi. Il demone meridiano - Le Démon de midi , - apparso nel 1914, e ripubblicato recentemente in italiano dall’editore Marco Solfanelli, è a mio parere il più bello. Il racconto è ambientato negli anni della crisi modernista e segue le vicende di due personaggi, un intellettuale tradizionalista e un sacerdote modernista, che, per vie diverse, cedono alle tentazioni del "demone meridiano", che è quello di cui parla il Salmo 90 della Sacra Scrittura: il demonio tentatore di chi ha superato la soglia dei quarant’anni e si trova al meriggio della vita. Il filo conduttore del romanzo è il rapporto che sempre esiste tra le idee e i comportamenti. Le idee influenzano i comportamenti e i comportamenti le idee. Da qui la celebre frase di Paul Bourget, che chiude il libro: "Chi non vive come pensa, finisce con il pensare come vive". E’ per questo che nel Cristianesimo Verità e vita sono inscindibili. Il Cristianesimo è dottrina vissuta. Tra le molte cose che colpiscono nel libro di Bourget c’è il programma religioso di don Fauchon, il sacerdote che, nel romanzo, abbandona l’ortodossia per inabissarsi nell’apostasia. Per don Fauchon il futuro della Chiesa prevedeva: "la revisione dei Testi sacri da parte di una commissione composta da rappresentanti delle diverse confessioni cristiane; l’unificazione dei riti con l’uso della lingua nazionale di ogni paese nelle cerimonie; il matrimonio dei sacerdoti. La Chiesa così riformata avrebbe dovuto iniziare un’immensa rifondazione della società al fine di realizzare l’Ideale evangelico di una Democrazia universale" (p. 148). Si tratta del credo del modernismo, che un discepolo di don Fauchon esplicita a sua volta con queste parole: "Abbiamo, sotto la direzione del nostro maestro (Fauchon), inaugurato un culto cattolico - perché restiamo cattolici - ma un culto semplificato, o piuttosto, permettetemi di dirlo, purificato, ricondotto ai riti della Chiesa primitiva. Perciò la nostra piccola comunione si chiama "Catacomba", (...) Crediamo che Cristo è innanzitutto una Vita. Cristo non si dimostra, si sente. Questa frase ammirevole di don Fauchon è il nostro motto. Ma se Egli vive si evolve: e il suo campo di evoluzione è la Chiesa, crediamo che questa evoluzione continuerà fino alla salvezza universale. Non ammettiamo dunque l’Inferno. Come all’epoca delle catacombe, i sacerdoti vengono eletti dai fedeli, dei quali non sono che i delegati, perché ciascun fedele è un membro vivente del Sacerdote eterno, che è Nostro Signore, Vogliamo che i nostri preti possano prendere mogli., Vedete che siamo veramente nella Catacomba. Vogliamo la Messa come era detta nei primi tempi, in lingua volgare" (pp. 195-196). Queste parole furono scritte più di un secolo fa e non erano fantasie dell’autore: descrivevano il progetto modernista. Il modernismo fu condannato da san Pio X e si inabissò per riaffiorare in maniera aggressiva nella seconda metà del XX secolo, gli anni del Concilio Vaticano II. Quel progetto è divenuto negli ultimi cinquant’anni la realtà della Chiesa. E se il nuovo rito della Messa, celebrata nelle lingue nazionali, è in vigore dal 1969, oggi apprendiamo che l’assemblea dei vescovi tedeschi, riunita a Francoforte dal 3 al 5 febbraio, ha approvato a maggioranza un documento in cui si chiede al Papa la revisione della disciplina del celibato e l’ordinazione di uomini coniugati, inclusa l’autorizzazione agli attuali sacerdoti di prendere regolarmente moglie. Contemporaneamente un altro voto ha sancito la non esclusione delle donne dai ministeri ordinati, cioè il loro accesso al diaconato e al sacerdozio. L’assemblea di Francoforte ha deciso inoltre che ci dovrebbe essere una maggiore co-decisione nell’elezione dei vescovi cattolici in Germania, in modo che i vescovi possano realmente rappresentare la loro base. La sinodalità significa la democrazia nella Chiesa. L’assemblea si è pronunciata poi, a larga maggioranza, a favore di una "modernizzazione sessuale" della Chiesa. In concreto si tratterebbe di modificare la posizione della Chiesa sulla contraccezione e sulla " sessualità omosessuale vissuta", che "non è un peccato e non deve essere giudicata come intrinsecamente cattiva". Per questa ragione i partecipanti al "percorso sinodale" hanno rivendicato la possibilità di benedizioni per tutte le coppie, anche quelle omosessuali e di divorziati risposati. I vescovi tedeschi non professano nuove idee, ma vecchi errori, anche se le loro richieste superano, in alcuni campi, le rivendicazioni del modernismo di primo Novecento. La differenza di fondo sta nel fatto che coloro che un secolo fa costituivano una chiesa catacombale, oggi sono usciti allo scoperto e governano la Chiesa. Chi invece è fedele alla dottrina che per duemila anni è stata impartita dalla Chiesa viene ridotto al silenzio delle catacombe. Ma quanto potrà durare questa situazione? La gloria di Dio e il bene delle anime esigono quanto prima un intervento della Divina Provvidenza. E noi dobbiamo pregare: "non tardare, Signore, non tardare..." (Salmi, 69. 6)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48747137</guid><pubDate>Tue, 15 Feb 2022 23:49:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48747137/la_deriva_tedesca_del_sinodo_sul_sinodo.mp3" length="7299308" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6904&#13;
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LA DERIVA TEDESCA DEL SINODO SUL SINODO&#13;
L'assemblea dei vescovi tedeschi chiede al Papa la revisione della disciplina del celibato (per dare la moglie ai sacerdoti e per ammettere le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6904" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6904</a><br /><br />LA DERIVA TEDESCA DEL SINODO SUL SINODO<br />L'assemblea dei vescovi tedeschi chiede al Papa la revisione della disciplina del celibato (per dare la moglie ai sacerdoti e per ammettere le donne al diaconato), l'apertura alla contraccezione e la normalizzazione dell'omosessualità (insomma sempre la solita solfa)<br />di Roberto de Mattei<br />Sto rileggendo in questi giorni un bel romanzo di Paul Bourget, Il demone meridiano. Paul Bourget, vissuto tra il 1852 e il 1935, è stato uno scrittore francese, autore di molti romanzi. Il demone meridiano - Le Démon de midi , - apparso nel 1914, e ripubblicato recentemente in italiano dall’editore Marco Solfanelli, è a mio parere il più bello. Il racconto è ambientato negli anni della crisi modernista e segue le vicende di due personaggi, un intellettuale tradizionalista e un sacerdote modernista, che, per vie diverse, cedono alle tentazioni del "demone meridiano", che è quello di cui parla il Salmo 90 della Sacra Scrittura: il demonio tentatore di chi ha superato la soglia dei quarant’anni e si trova al meriggio della vita. Il filo conduttore del romanzo è il rapporto che sempre esiste tra le idee e i comportamenti. Le idee influenzano i comportamenti e i comportamenti le idee. Da qui la celebre frase di Paul Bourget, che chiude il libro: "Chi non vive come pensa, finisce con il pensare come vive". E’ per questo che nel Cristianesimo Verità e vita sono inscindibili. Il Cristianesimo è dottrina vissuta. Tra le molte cose che colpiscono nel libro di Bourget c’è il programma religioso di don Fauchon, il sacerdote che, nel romanzo, abbandona l’ortodossia per inabissarsi nell’apostasia. Per don Fauchon il futuro della Chiesa prevedeva: "la revisione dei Testi sacri da parte di una commissione composta da rappresentanti delle diverse confessioni cristiane; l’unificazione dei riti con l’uso della lingua nazionale di ogni paese nelle cerimonie; il matrimonio dei sacerdoti. La Chiesa così riformata avrebbe dovuto iniziare un’immensa rifondazione della società al fine di realizzare l’Ideale evangelico di una Democrazia universale" (p. 148). Si tratta del credo del modernismo, che un discepolo di don Fauchon esplicita a sua volta con queste parole: "Abbiamo, sotto la direzione del nostro maestro (Fauchon), inaugurato un culto cattolico - perché restiamo cattolici - ma un culto semplificato, o piuttosto, permettetemi di dirlo, purificato, ricondotto ai riti della Chiesa primitiva. Perciò la nostra piccola comunione si chiama "Catacomba", (...) Crediamo che Cristo è innanzitutto una Vita. Cristo non si dimostra, si sente. Questa frase ammirevole di don Fauchon è il nostro motto. Ma se Egli vive si evolve: e il suo campo di evoluzione è la Chiesa, crediamo che questa evoluzione continuerà fino alla salvezza universale. Non ammettiamo dunque l’Inferno. Come all’epoca delle catacombe, i sacerdoti vengono eletti dai fedeli, dei quali non sono che i delegati, perché ciascun fedele è un membro vivente del Sacerdote eterno, che è Nostro Signore, Vogliamo che i nostri preti possano prendere mogli., Vedete che siamo veramente nella Catacomba. Vogliamo la Messa come era detta nei primi tempi, in lingua volgare" (pp. 195-196). Queste parole furono scritte più di un secolo fa e non erano fantasie dell’autore: descrivevano il progetto modernista. Il modernismo fu condannato da san Pio X e si inabissò per riaffiorare in maniera aggressiva nella seconda metà del XX secolo, gli anni del Concilio Vaticano II. Quel progetto è divenuto negli ultimi cinquant’anni la realtà della Chiesa. E se il nuovo rito della Messa, celebrata nelle lingue nazionali, è in vigore dal 1969, oggi apprendiamo che l’assemblea dei vescovi tedeschi, riunita a Francoforte dal 3 al 5 febbraio, ha approvato a maggioranza un documento in cui si chiede al Papa la revisione della disciplina...]]></itunes:summary><itunes:duration>457</itunes:duration><itunes:keywords>catacombe,divinaprovvidenza,dottrinavissuta,modernizzazionesessuale,nontardaresignore,ortodossia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f8c8af87fcd8aaeba49d6157edef33c3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I cinque motivi per cui la stella cometa non era un astro comune</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cinque-motivi-per-cui-la-stella-cometa-non-era-un-astro-comune--48352551</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6877" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6877</a><br /><br />I CINQUE MOTIVI PER CUI LA STELLA COMETA NON ERA UN ASTRO COMUNE di Corrado Gnerre<br />Spesso si sente questa obiezione: è possibile credere alla Stella Cometa? Forse non fu altro che una delle tante comete che ciclicamente si rendevano e si rendono visibili.<br />In realtà un'obiezione di questo tipo non regge se si parte da un dato di fede. Infatti, se Dio si è fatto uomo, perché non potrebbe essere stato possibile una stella straordinaria? È più straordinario una Stella che accompagnava prodigiosamente chi si recava a Betlemme oppure un Dio che diventa veramente uomo?<br />Inoltre chiediamoci: Dio è Dio o no? Se Dio è Dio, allora Dio ha potenza su tutto, anche sul firmamento. San Tommaso d'Aquino lo afferma chiaramente nella Summa (I, questione XXV).<br />Sempre san Tommaso afferma che la nascita di Gesù era conveniente che si manifestasse con prodigi (Summa, I, questione XXXVI). Il Prodigio di tutti i prodigi, infatti, doveva essere accompagnato da altri fenomeni prodigiosi. Certo, non è una certezza, ma è una "convenienza" teologica, ovvero un qualcosa che trova fondamento nella logica e nella coerenza del dato rivelato.<br />Sempre san Tommaso nella Summa (III, q.XXXVI a.7), dopo aver esposto le opinioni positive e le obiezioni, conclude affermando l'eccezionalità della natura dell'Astro e la sua non classificabilità tra le stelle create.<br />Scrive: "Rispondo: che quella stella, secondo l'autorità del Crisostomo, non fosse un astro del firmamento, è chiaro per diversi motivi.<br />Primo, perché nessun'altra stella segue quella stessa direzione. Quella infatti andava da nord a sud: è questa la posizione della Giudea nei confronti della Persia, da cui provenivano i Magi.<br />Secondo, ciò è evidente dal tempo dell'apparizione. Poiché non appariva soltanto di notte, ma in pieno giorno. Il che non succede alle stelle, e neppure alla luna.<br />Terzo, perché a momenti spariva. Quando infatti i Magi entrarono a Gerusalemme la stella sparì; e riapparve quando essi si allontanarono da Erode.<br />Quarto, perché non aveva un movimento continuo, ma si muoveva quando i Magi dovevano camminare e quando invece dovevano fermarsi, si fermava; proprio come avveniva della colonna di nubi nel deserto.<br />Quinto, perché indicò il parto della Vergine, non stando in alto, ma scendendo in basso. Infatti nel Vangelo si legge che "la stella vista da essi in oriente, li precedeva, finché giunta sul luogo dove era il fanciullo, si fermò." Da ciò risulta che le parole dei Magi 'Vedemmo la sua stella in oriente' non vanno intese nel senso che dall'oriente avessero visto la stella che si trovava in Giudea; ma che la videro in oriente e che li accompagnò fino alla Giudea."<br />Sant'Agostino d'Ippona scrive nel suo Contra Faustum (lib.II, cap.5) a proposito della Stella: "Non era una di quelle stelle che dall'inizio della creazione seguono il loro corso secondo la legge del Creatore, ma con il nuovo parto della Vergine apparve una nuova stella."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48352551</guid><pubDate>Tue, 18 Jan 2022 22:36:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48352551/i_cinque_motivi_per_cui_la_stella_cometa_non_era_un_astro_comune.mp3" length="4253686" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6877&#13;
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I CINQUE MOTIVI PER CUI LA STELLA COMETA NON ERA UN ASTRO COMUNE di Corrado Gnerre&#13;
Spesso si sente questa obiezione: è possibile credere alla Stella Cometa? Forse non fu altro che una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6877" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6877</a><br /><br />I CINQUE MOTIVI PER CUI LA STELLA COMETA NON ERA UN ASTRO COMUNE di Corrado Gnerre<br />Spesso si sente questa obiezione: è possibile credere alla Stella Cometa? Forse non fu altro che una delle tante comete che ciclicamente si rendevano e si rendono visibili.<br />In realtà un'obiezione di questo tipo non regge se si parte da un dato di fede. Infatti, se Dio si è fatto uomo, perché non potrebbe essere stato possibile una stella straordinaria? È più straordinario una Stella che accompagnava prodigiosamente chi si recava a Betlemme oppure un Dio che diventa veramente uomo?<br />Inoltre chiediamoci: Dio è Dio o no? Se Dio è Dio, allora Dio ha potenza su tutto, anche sul firmamento. San Tommaso d'Aquino lo afferma chiaramente nella Summa (I, questione XXV).<br />Sempre san Tommaso afferma che la nascita di Gesù era conveniente che si manifestasse con prodigi (Summa, I, questione XXXVI). Il Prodigio di tutti i prodigi, infatti, doveva essere accompagnato da altri fenomeni prodigiosi. Certo, non è una certezza, ma è una "convenienza" teologica, ovvero un qualcosa che trova fondamento nella logica e nella coerenza del dato rivelato.<br />Sempre san Tommaso nella Summa (III, q.XXXVI a.7), dopo aver esposto le opinioni positive e le obiezioni, conclude affermando l'eccezionalità della natura dell'Astro e la sua non classificabilità tra le stelle create.<br />Scrive: "Rispondo: che quella stella, secondo l'autorità del Crisostomo, non fosse un astro del firmamento, è chiaro per diversi motivi.<br />Primo, perché nessun'altra stella segue quella stessa direzione. Quella infatti andava da nord a sud: è questa la posizione della Giudea nei confronti della Persia, da cui provenivano i Magi.<br />Secondo, ciò è evidente dal tempo dell'apparizione. Poiché non appariva soltanto di notte, ma in pieno giorno. Il che non succede alle stelle, e neppure alla luna.<br />Terzo, perché a momenti spariva. Quando infatti i Magi entrarono a Gerusalemme la stella sparì; e riapparve quando essi si allontanarono da Erode.<br />Quarto, perché non aveva un movimento continuo, ma si muoveva quando i Magi dovevano camminare e quando invece dovevano fermarsi, si fermava; proprio come avveniva della colonna di nubi nel deserto.<br />Quinto, perché indicò il parto della Vergine, non stando in alto, ma scendendo in basso. Infatti nel Vangelo si legge che "la stella vista da essi in oriente, li precedeva, finché giunta sul luogo dove era il fanciullo, si fermò." Da ciò risulta che le parole dei Magi 'Vedemmo la sua stella in oriente' non vanno intese nel senso che dall'oriente avessero visto la stella che si trovava in Giudea; ma che la videro in oriente e che li accompagnò fino alla Giudea."<br />Sant'Agostino d'Ippona scrive nel suo Contra Faustum (lib.II, cap.5) a proposito della Stella: "Non era una di quelle stelle che dall'inizio della creazione seguono il loro corso secondo la legge del Creatore, ma con il nuovo parto della Vergine apparve una nuova stella."]]></itunes:summary><itunes:duration>266</itunes:duration><itunes:keywords>betlemme,cometa,fanciullo,giudea,santommaso,stella</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/03ff3d84fb29b3404066662d9241bfc7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Addio Monsignor Negri</title><link>https://www.spreaker.com/episode/addio-monsignor-negri--48165085</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6859" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6859</a><br /><br />ADDIO MONSIGNOR NEGRI di Maurizio Crippa<br />"Il tempo passa, ma non ci lascia. Il tempo passa, ma si ripropone ogni giorno di più come una cosa nuova, piena di senso e di significato. Il tempo che passa è perché il tempo passi, scusate il giro di frase, ma è proprio così". Lo aveva detto poco tempo fa, in un ultimo messaggio agli amici, perché non aveva mai perso il gusto delle parole usate bene, per andare in profondità delle cose, sfidando sempre l'intelligenza dei suoi interlocutori. "Il tempo che passa è perché il tempo di Dio passi e si affermi potente in noi la grazia di Cristo", aveva concluso, ed era il riassunto di una vita spesa per un solo ideale - "la vita divina in noi e nel mondo", per usare ancora alcune sue parole -, anche da prima di essere ordinato sacerdote: il 28 giugno 1972, dal cardinale Giovanni Colombo arcivescovo di Milano. Da prima, significa da quando a quattordici anni, nel 1955, anche lui aveva salito per la prima volta i tre gradini d'ingresso del liceo Berchet di Milano e vi aveva incontrato don Luigi Giussani, che lì era arrivato l'anno prima, incaricato della "scuola di religione" da cui sarebbe nata l'esperienza di Gioventù studentesca. Come tanti altri, Luigi Negri fu "travolto da giovane" da quell'incontro, dalle ragioni e dalla sfida alla ragione che quel brillante giovane sacerdote proponeva ai rampolli della borghesia milanese degli anni Cinquanta. Quegli interrogativi non lo abbandoneranno più: alla Cattolica studiò filosofia, la sua tesi fu sul problema della fede e della ragione in Tommaso Campanella. Nel frattempo era diventato uno degli esponenti più in vista di Gs e due anni dopo, nel 1967, varcò un altro ingresso decisivo: quello del seminario di ambrosiano di Venegono.<br />Per molti ciellini della generazione appena successiva alla sua don Negri fu il primo impatto con un modo pugnace, caloroso come la sua voce a tratti un po' roca, di proporre il cristianesimo: quando fu, per molti anni, responsabile di Gioventù studentesca, la sigla che ora raggruppava gli studenti medi di Comunione e liberazione. Erano gli anni Settanta della violenza nelle strade e nelle scuole, ma già si intravvedeva il vuoto che le ideologie stavano lasciando nella vita di un'intera generazione. Negri non smetteva mai di indicare nella cultura laicista di matrice illuminista l'origine di quel disastro, e di offrire l'esperienza cristiana come la risposta a quelle domande che la politica e la storia lasciavano inevase. Vennero gli anni dell'insegnamento in Cattolica, e gli anni di Giovanni Paolo II che così spesso insisteva sul rapporto necessario tra fede e cultura: "Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta", era una frase di Papa Wojtyla che Negri aveva particolarmente cara e che ha sempre orientato anche il suo impegno episcopale: nel 2005 fu nominato vescovo di San Marino-Montefeltro, una delle ultime nomine di Giovanni Paolo II, e poi nel 2013 arcivescovo di Ferrara-Comacchio, di cui era emerito dal 2017.<br />Una visione combattiva del ruolo del cristianesimo nel mondo, nella crisi dell'occidente e negli anni della "guerra di civiltà" islamista, che lo aveva spesso portato a polemizzare dentro e fuori la chiesa, nell'agone politico. Negli ultimi anni, favorite dal venir meno di ruoli ufficiali, erano arrivate anche le prese di posizione in dissenso da alcuni aspetti del pontificato di Francesco (parlò di situazioni "scismatiche") che avevano lasciato perplesso qualche vecchio compagno di strada.<br />Monsignor Luigi Negri è morto l'ultimo giorno del 2021, mercoledì 5 gennaio avrà l'onore di esequie doppie: in mattinata nella Basilica di San Francesco a Ferrara, presiedute dal cardinale Matteo Zuppi, e nel pomeriggio, alle 15, nel duomo della sua Milano, dove a celebrare il rito sarà l'arcivescovo Mario Delpini.<br /><br />Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "A Dio, monsignor Negri" ricorda l'arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, grande amico e sostenitore della Bussola.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° gennaio 2022:<br />Se la si vede con gli occhi del mondo, può sembrare paradossale essere raggiunti dalla notizia della morte di un amico proprio mentre si sta per entrare in chiesa per cantare il Te Deum. Ma nella prospettiva della fede il momento si rivela provvidenziale per rendere grazie a Dio con più consapevolezza per il dono dell'amicizia di monsignor Luigi Negri. Amico: mi sembra la parola che meglio definisce questa figura straordinaria di vescovo che nell'amicizia con Cristo, imparata nella lunga frequentazione di don Luigi Giussani, traeva la capacità di accompagnare con paternità verso Cristo chiunque incontrasse sulla sua strada.<br />Ha fatto così anche con la Bussola, un'opera che ha sempre sostenuto e accompagnato fin dall'origine e fino a quando la salute glielo ha permesso. Le sue riflessioni sulla Chiesa e sulla società hanno segnato il cammino del nostro giornale, ha guidato tutti noi a riconoscere la Provvidenza all'opera nella storia, a leggere la cronaca nella prospettiva della vita eterna, a ricentrare il compito della Chiesa nel momento della massima confusione dei pastori e disorientamento dei fedeli. Non a caso il suo modello come vescovo era il "Leone di Münster", il vescovo tedesco Clemens August Graf von Galen, che con forza e a rischio della propria vita denunciava l'imbarbarimento dei costumi portato dal nazismo e richiamava alla Legge di Dio.<br />Basta scorrere gli articoli scritti in questi anni per la Bussola per ritrovare la stessa chiarezza di giudizio, la testimonianza della Presenza di Cristo in una società «impoverita e immeschinita» dalla Sua assenza. Vale davvero la pena rileggere i suoi articoli, perché i giudizi che vi sono contenuti sono più che mai attuali, un faro in questa nebbia che è calata sulla Chiesa e sulla società. Sono uno strumento che ci aiuta a permanere saldi nella Verità in un momento in cui sembra ovunque trionfare la menzogna. Anche perché monsignor Negri ha sempre dimostrato un grande amore alla Chiesa e a quel particolare pezzo di Chiesa che lo aveva generato alla fede - il movimento di Comunione e Liberazione - anche quando, negli ultimi anni, gli è costato umiliazioni e incomprensioni, a volte anche da quelli che erano stati suoi amici.<br />«Noi vogliamo essere fedeli amici di Cristo perché fedeli seguaci della Chiesa, e in essa desideriamo che il nostro cammino sia un andare sempre più vicino a quel Signore che ci guida, attendendo il giorno beato e benedetto in cui potremo vederlo "come Egli è", secondo l'intuizione insuperabile dell'apostolo Paolo», scriveva in uno dei suoi ultimi articoli per la Bussola, due anni fa. Quel «giorno beato e benedetto» è dunque arrivato, e a noi è dato di proseguire la sua testimonianza secondo il compito che il Signore ci affida.<br />La capacità di essere amico nel senso più profondo del termine, dicevo all'inizio. E non posso non testimoniarlo anche nella vita personale. Pur non entrando nei dettagli di questioni private, basti dire che se sono rimasto a Milano e ho potuto iniziare a fare questo mestiere, molto lo devo proprio a lui, alla sua generosità e alla sua paternità, che pure mi conosceva da poco. E più volte nel corso della mia vita la presenza e la parola di don Negri sono arrivate in modo provvidenziale. A dispetto dell'apparenza a volte burbera, e di modi a volte sopra le righe, don Luigi Negri era capace di una grande tenerezza e capacità di accoglienza che chiunque l'abbia conosciuto - e sono davvero tanti - può testimoniare.<br />L'unico suo interesse era portarci a Cristo, facendocelo riconoscere nelle vicende a volte intricate della nostra vita personale. Per questo gli saremo sempre grati e ringraziamo ancora una volta Dio per averlo messo come sentinella sulla nostra strada. A Dio, monsignor Negri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48165085</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2022 20:38:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48165085/addio_monsignor_negri.mp3" length="10316948" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6859

ADDIO MONSIGNOR NEGRI di Maurizio Crippa
"Il tempo passa, ma non ci lascia. Il tempo passa, ma si ripropone ogni giorno di più come una cosa nuova, piena di senso e di significato. Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6859" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6859</a><br /><br />ADDIO MONSIGNOR NEGRI di Maurizio Crippa<br />"Il tempo passa, ma non ci lascia. Il tempo passa, ma si ripropone ogni giorno di più come una cosa nuova, piena di senso e di significato. Il tempo che passa è perché il tempo passi, scusate il giro di frase, ma è proprio così". Lo aveva detto poco tempo fa, in un ultimo messaggio agli amici, perché non aveva mai perso il gusto delle parole usate bene, per andare in profondità delle cose, sfidando sempre l'intelligenza dei suoi interlocutori. "Il tempo che passa è perché il tempo di Dio passi e si affermi potente in noi la grazia di Cristo", aveva concluso, ed era il riassunto di una vita spesa per un solo ideale - "la vita divina in noi e nel mondo", per usare ancora alcune sue parole -, anche da prima di essere ordinato sacerdote: il 28 giugno 1972, dal cardinale Giovanni Colombo arcivescovo di Milano. Da prima, significa da quando a quattordici anni, nel 1955, anche lui aveva salito per la prima volta i tre gradini d'ingresso del liceo Berchet di Milano e vi aveva incontrato don Luigi Giussani, che lì era arrivato l'anno prima, incaricato della "scuola di religione" da cui sarebbe nata l'esperienza di Gioventù studentesca. Come tanti altri, Luigi Negri fu "travolto da giovane" da quell'incontro, dalle ragioni e dalla sfida alla ragione che quel brillante giovane sacerdote proponeva ai rampolli della borghesia milanese degli anni Cinquanta. Quegli interrogativi non lo abbandoneranno più: alla Cattolica studiò filosofia, la sua tesi fu sul problema della fede e della ragione in Tommaso Campanella. Nel frattempo era diventato uno degli esponenti più in vista di Gs e due anni dopo, nel 1967, varcò un altro ingresso decisivo: quello del seminario di ambrosiano di Venegono.<br />Per molti ciellini della generazione appena successiva alla sua don Negri fu il primo impatto con un modo pugnace, caloroso come la sua voce a tratti un po' roca, di proporre il cristianesimo: quando fu, per molti anni, responsabile di Gioventù studentesca, la sigla che ora raggruppava gli studenti medi di Comunione e liberazione. Erano gli anni Settanta della violenza nelle strade e nelle scuole, ma già si intravvedeva il vuoto che le ideologie stavano lasciando nella vita di un'intera generazione. Negri non smetteva mai di indicare nella cultura laicista di matrice illuminista l'origine di quel disastro, e di offrire l'esperienza cristiana come la risposta a quelle domande che la politica e la storia lasciavano inevase. Vennero gli anni dell'insegnamento in Cattolica, e gli anni di Giovanni Paolo II che così spesso insisteva sul rapporto necessario tra fede e cultura: "Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta", era una frase di Papa Wojtyla che Negri aveva particolarmente cara e che ha sempre orientato anche il suo impegno episcopale: nel 2005 fu nominato vescovo di San Marino-Montefeltro, una delle ultime nomine di Giovanni Paolo II, e poi nel 2013 arcivescovo di Ferrara-Comacchio, di cui era emerito dal 2017.<br />Una visione combattiva del ruolo del cristianesimo nel mondo, nella crisi dell'occidente e negli anni della "guerra di civiltà" islamista, che lo aveva spesso portato a polemizzare dentro e fuori la chiesa, nell'agone politico. Negli ultimi anni, favorite dal venir meno di ruoli ufficiali, erano arrivate anche le prese di posizione in dissenso da alcuni aspetti del pontificato di Francesco (parlò di situazioni "scismatiche") che avevano lasciato perplesso qualche vecchio compagno di strada.<br />Monsignor Luigi Negri è morto l'ultimo giorno del 2021, mercoledì 5 gennaio avrà l'onore di esequie doppie: in mattinata nella Basilica di San Francesco a Ferrara, presiedute dal cardinale Matteo Zuppi, e nel pomeriggio, alle 15, nel duomo della sua Milano, dove a celebrare il...]]></itunes:summary><itunes:duration>645</itunes:duration><itunes:keywords>cl,giussani,guerradiciviltà,negri,wojtyla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f001f398fdfe5d7c0d259b83a90e2958.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Questione di marketing la Chiesa ha la strategia migliore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/questione-di-marketing-la-chiesa-ha-la-strategia-migliore--48162015</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3709" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3709</a><br /><br />QUESTIONE DI MARKETING: LA CHIESA HA LA STRATEGIA MIGLIORE<br />Pochi paesi hanno sofferto tanto le conseguenze della crisi post-conciliare come il Brasile, dove il numero di cattolici è calato del 35% negli ultimi trent'anni. Qualche anno fa, preoccupati con l'emorragia di fedeli, i vescovi brasiliani hanno arruolato un'importante azienda di marketing, l'ALMAP, il cui presidente, Alex Periscinoto, era stato nominato "miglior marketing manager" del Brasile.<br />I membri della Commissione esecutiva della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile si aspettavano da Periscinoto un consiglio su come impostare la pastorale della Chiesa, offrendo una migliore immagine dell'istituzione, al fine di fermare l'emorragia di fedeli che, per lo più, stanno passando alle comunità evangeliche.<br /><br />IL RISULTATO È STATO SORPRENDENTE<br />Periscinoto ha presentato i risultati del suo studio davanti a duecento tra vescovi e sacerdoti legati alla pastorale. Dire che siano rimasti scioccati dal discorso dell'esperto in marketing, è poco. Forse si aspettavano che egli consigliasse di dipingere le chiese in colori vivaci, di introdurre più musica pop, liturgie aggiornate e via dicendo. Invece...<br />«Il primo strumento di marketing della storia del mondo è stato la campana – ha esordito Periscinoto – ed era il migliore. Quando suonava, non solo raggiungeva il 90% degli abitanti, ma ne modificava il comportamento personale. Voi avete poi inventato uno strumento che è ancora utilizzato nel marketing commerciale. Si chiama "display". Il display è qualcosa che utilizziamo per enfatizzare, per proporre con forza qualcosa al pubblico. Quando tutte le case erano basse, voi costruivate chiese con torri e con campanili sei volte più alti. Questo permetteva l'immediato riconoscimento della chiesa: eccola! »<br /><br />IL PRIMO LOGO DELLA STORIA<br />«Voi avete poi inventato il primo logotipo della storia. Il logo è un simbolo utilizzato per far sì che il marchio sia facilmente riconoscibile. Il vostro era il migliore: la Croce. Questo logotipo era collocato sempre sopra il punto più alto e visibile del display. Nessuno poteva sbagliarsi: quella era la chiesa cattolica! Questo logotipo inventato da voi era così efficace che perfino Hitler lo utilizzò, con alcune piccole modifiche, per mobilitare le masse. E quasi vinse la guerra».<br />«Voi avete inventato anche la campagna promozionale. Cos'è una processione religiosa? Per un paese di campagna, oppure per un quartiere di una grande città, niente è più promozionale di una processione, per esempio, in onore della Madonna. Quando noi, esperti in marketing, organizziamo un evento promozionale, utilizziamo molto di ciò che la Chiesa ha inventato. Noi sfoggiamo bandiere e stendardi, noi abbigliamo i nostri rappresentanti con costumi particolari per far sì che siano facilmente riconoscibili. Noi cerchiamo di creare una mistica commerciale. Ma la nostra mistica non sarà mai così ricca come la vostra».<br /><br />BUTTARE A MARE LA TRADIZIONE È STATO UN GRAVE ERRORE<br />«Purtroppo, voi avete cambiato il modo in cui è celebrata la Messa. Oggi la Messa non è più in latino e non si volgono più le spalle ai fedeli. Pensavate forse di far qualcosa gradita. Invece, ho una brutta notizia da darvi. Mia mamma mai pensò che il sacerdote le volgeva le spalle. Lei pensava invece che tutti, fedeli e celebrante, guardassero Dio. A lei piaceva il latino, anche quando non ci capiva un granché. Per lei, il latino era un linguaggio mistico col quale i ministri della Chiesa parlavano con Dio. Lei si riteneva privilegiata e ricompensata per aver assistito, in ginocchio, a una cerimonia così importante. Secondo me, il cambiamento che voi avete fatto nella liturgia della Messa, è stato un tremendo errore. Posso sbagliare. Io non sono un teologo. Io analizzo il problema dal punto di vista del marketing. E da questo punto di vista, è stato un disastro».<br />«Voi avete tolto il costume particolare, la talare, che contraddistingueva i vostri rappresentati commerciali, i preti. Avete così buttato via un marchio».<br />«Voi avete snaturato i vostri display, facendo le chiese sempre più simili ai palazzi civili».<br />«Tutto ciò che voi avete inventato contiene un'offerta, qualcosa che voi volete vendere. Il vostro prodotto si chiama Fede. Ma ho anche una buona notizia da darvi. Questo prodotto, oggi, trova una domanda sempre crescente. Il mercato, forse, non è mai stato tanto propizio per la Fede. Voi, però, parlate più di politica che di Fede. Potete, dunque, lamentarvi se le vostre chiese sono sempre più vuote, mentre i saloni dei gruppi evangelici sono sempre più pieni?»]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48162015</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2022 11:48:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48162015/questione_di_marketing_la_chiesa_ha_la_strategia_migliore.mp3" length="5861085" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3709

QUESTIONE DI MARKETING: LA CHIESA HA LA STRATEGIA MIGLIORE
Pochi paesi hanno sofferto tanto le conseguenze della crisi post-conciliare come il Brasile, dove il numero di cattolici è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3709" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3709</a><br /><br />QUESTIONE DI MARKETING: LA CHIESA HA LA STRATEGIA MIGLIORE<br />Pochi paesi hanno sofferto tanto le conseguenze della crisi post-conciliare come il Brasile, dove il numero di cattolici è calato del 35% negli ultimi trent'anni. Qualche anno fa, preoccupati con l'emorragia di fedeli, i vescovi brasiliani hanno arruolato un'importante azienda di marketing, l'ALMAP, il cui presidente, Alex Periscinoto, era stato nominato "miglior marketing manager" del Brasile.<br />I membri della Commissione esecutiva della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile si aspettavano da Periscinoto un consiglio su come impostare la pastorale della Chiesa, offrendo una migliore immagine dell'istituzione, al fine di fermare l'emorragia di fedeli che, per lo più, stanno passando alle comunità evangeliche.<br /><br />IL RISULTATO È STATO SORPRENDENTE<br />Periscinoto ha presentato i risultati del suo studio davanti a duecento tra vescovi e sacerdoti legati alla pastorale. Dire che siano rimasti scioccati dal discorso dell'esperto in marketing, è poco. Forse si aspettavano che egli consigliasse di dipingere le chiese in colori vivaci, di introdurre più musica pop, liturgie aggiornate e via dicendo. Invece...<br />«Il primo strumento di marketing della storia del mondo è stato la campana – ha esordito Periscinoto – ed era il migliore. Quando suonava, non solo raggiungeva il 90% degli abitanti, ma ne modificava il comportamento personale. Voi avete poi inventato uno strumento che è ancora utilizzato nel marketing commerciale. Si chiama "display". Il display è qualcosa che utilizziamo per enfatizzare, per proporre con forza qualcosa al pubblico. Quando tutte le case erano basse, voi costruivate chiese con torri e con campanili sei volte più alti. Questo permetteva l'immediato riconoscimento della chiesa: eccola! »<br /><br />IL PRIMO LOGO DELLA STORIA<br />«Voi avete poi inventato il primo logotipo della storia. Il logo è un simbolo utilizzato per far sì che il marchio sia facilmente riconoscibile. Il vostro era il migliore: la Croce. Questo logotipo era collocato sempre sopra il punto più alto e visibile del display. Nessuno poteva sbagliarsi: quella era la chiesa cattolica! Questo logotipo inventato da voi era così efficace che perfino Hitler lo utilizzò, con alcune piccole modifiche, per mobilitare le masse. E quasi vinse la guerra».<br />«Voi avete inventato anche la campagna promozionale. Cos'è una processione religiosa? Per un paese di campagna, oppure per un quartiere di una grande città, niente è più promozionale di una processione, per esempio, in onore della Madonna. Quando noi, esperti in marketing, organizziamo un evento promozionale, utilizziamo molto di ciò che la Chiesa ha inventato. Noi sfoggiamo bandiere e stendardi, noi abbigliamo i nostri rappresentanti con costumi particolari per far sì che siano facilmente riconoscibili. Noi cerchiamo di creare una mistica commerciale. Ma la nostra mistica non sarà mai così ricca come la vostra».<br /><br />BUTTARE A MARE LA TRADIZIONE È STATO UN GRAVE ERRORE<br />«Purtroppo, voi avete cambiato il modo in cui è celebrata la Messa. Oggi la Messa non è più in latino e non si volgono più le spalle ai fedeli. Pensavate forse di far qualcosa gradita. Invece, ho una brutta notizia da darvi. Mia mamma mai pensò che il sacerdote le volgeva le spalle. Lei pensava invece che tutti, fedeli e celebrante, guardassero Dio. A lei piaceva il latino, anche quando non ci capiva un granché. Per lei, il latino era un linguaggio mistico col quale i ministri della Chiesa parlavano con Dio. Lei si riteneva privilegiata e ricompensata per aver assistito, in ginocchio, a una cerimonia così importante. Secondo me, il cambiamento che voi avete fatto nella liturgia della Messa, è stato un tremendo errore. Posso sbagliare. Io non sono un teologo. 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Era rientrato dalla Terra Santa nel 1220 con ancora nel cuore le immagini del luogo di nascita di Gesù: Betlemme. Vi pensava spesso, perso nei ricordi di quelle emozioni così uniche che aveva sentito camminando sui Suoi passi.<br />E un giorno, durante le sue peregrinazioni nei villaggi, ebbe la sorpresa di scoprire un luogo così simile a Betleeme: era il borgo di Greccio, un piccolo villaggio inerpicato sulla montagna a 750 metri d'altezza, alle pendici del Monte Lacerone (attualmente nella provincia di Rieti, ai confini con l'Umbria). Un luogo incantato, attorniato da boschi ricchi di felci e querce, le cui origini affondano le radici nel mito. Francesco vi identificò perfino una grotta, simile a quella della Terra Santa. Quindi decise di rievocare la Natività lì.<br />La leggenda vuole che Greccio venne fondata da una colonia greca, esiliata dalla propria patria. Il luogo venne scelto per il proprio splendore, così come per la posizione geografica in termini strategici. I 750 metri d'altezza sul livello del mare infatti rappresentavano un'ottima difesa naturale. Il nome d'origine fu Grecia, si racconta, per poi divenire Grece, Grecce e infine Greccio. E lì, il "poverello di Assisi", dopo aver ottenuto l'autorizzazione da papa Onorio III, pensò di far rivivere la nascita di Gesù.<br /><br />IL PRIMO PRESEPE DELLA STORIA FU OPERA DI SAN FRANCESCO<br />Nella rappresentazione preparata da San Francesco, al contrario di quelle successive, non erano presenti la Vergine Maria, San Giuseppe e Gesù Bambino; nella grotta fu celebrata la Messa con un altare portatile posto sopra una mangiatoia presso la quale erano i due animali ricordati dalla tradizione, ossia l'asino e il bue. Dobbiamo la prima descrizione del presepe vivente allestito da San Francesco a Tommaso da Celano (1190-1265), frate francescano, scrittore e poeta, nonché autore di due Vitae di san Francesco. Nella prima Vita ci dà una descrizione più dettagliata della notte in cui fu allestito il primo presepio a Greccio, racconto che è poi ripreso da Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda maggiore.<br />"I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L'uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli [...] chiama 'il bimbo di Betlemme'. Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno". (Bonaventura, Legenda maior, XX.)<br />La descrizione di Bonaventura è la fonte che ha usato Giotto per comporre l'affresco Presepe di Greccio, nella Basilica superiore di Assisi. La visione apparsa all'"uomo virtuoso", messer Giovanni, fu un primo miracolo legato al presepe vivente di Greccio. Il secondo avvenimento straordinario è rappresentato dai miracoli avvenuti per mezzo del fieno che la sera di Natale è stato posto sulla mangiatoia. Nella regione circostante molti animali colpiti da diverse malattie furono liberati dopo aver mangiato questo fieno e donne che soffrivano per un parto lungo e doloroso mettendosi addosso il fieno partorirono felicemente. Anche uomini e donne accorsi nel luogo della rievocazione, sofferenti di diversi mali, guarirono quella notte.<br />Sicuramente vale la pena visitare Greccio e capirne il fascino, che ha tanto ispirato San Francesco, creatore del primo presepe animato.<br /><br />IL PRIMO PRESEPE CON LE STATUE FU OPERA DI ARNOLFO DI CAMBIO<br />Invece, il primo presepe inanimato della storia fu commissionato da Papa Niccolò IV nel 1288 al geniale scultore toscano Arnolfo di Cambio, perfezionatosi alla Bottega di Nicola Pisano. Arnolfo di Cambio, noto anche come Arnolfo di Lapo (Colle di Val d'Elsa, 1245 circa - Firenze, 8 marzo tra il 1302 e il 1310 circa), è stato uno scultore, architetto e urbanista italiano attivo in particolare a Roma e a Firenze alla fine del Duecento e ai primi del secolo successivo.<br />Nel suo presepe vi sono rappresentati i tre Re Magi che adorano il Bambin Gesù assieme a San Giuseppe. La statua di Maria, che porta in braccio il bambino, è in realtà una statua del XVI secolo sebbene a seguito di un recente restauro, è stato possibile ipotizzare che l'opera sia la statua originale parzialmente riscolpita nel Cinquecento. È inoltre interessante il fatto che Arnolfo rifinì nei minimi dettagli solo le parti visibili allo spettatore; le parti più nascoste sono invece solo abbozzate. Arnolfo realizzò probabilmente la prima rappresentazione plastica del Presepe, scolpendo nel 1291 otto statuette che rappresentano i personaggi della Natività ed i Magi; le sculture superstiti del primo presepe della storia, inizialmente inserite in una cappella dedicata alla Natività nella navata destra della Basilica di Santa Maria Maggiore, sono oggi collocate nella cripta della Cappella Sistina dal nome di papa Sisto V, sempre nella Basilica di Santa Maria Maggiore.<br />Niccolò IV, al secolo Girolamo Masci (Lisciano, 30 settembre 1227 - Roma, 4 aprile 1292) fu uno dei protagonisti della cultura medioevale. Al suo nome infatti si associano le Università degli Studi di Montpellier, di Gray, di Ascoli e di Macerata, ma anche l'avvio dell'erezione del Duomo di Orvieto e gli interventi di restauro delle basiliche di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore nel quadro di un progetto volto ad adeguare la liturgia e l'iconografia mariana occidentale a quella d'Oriente, nella indomita speranza della riunificazione delle due Chiese. A lui va inoltre ricondotta nel 1289 la rifondazione della città di Cagli che si ritiene sia stata realizzata su disegno di Arnolfo di Cambio. Al suo pontificato è legata, secondo vari studiosi (quali Bellosi, Brandi, Nicholson), la committenza a Cimabue e pittori romani della decorazione della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, testimonianza del favore goduto da quel luogo presso di lui. Il primo papa francescano commissionò nel 1292 il primo presepe in marmo sempre ad Arnolfo di Cambio per la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma e all'orafo Guccio di Mannaia lo splendido calice in oro, argento dorato e smalti traslucidi, vero capolavoro dell'oreficeria italiana, quale omaggio alla basilica assisiate.<br />Per Niccolò IV lavorarono artisti quali Arnolfo di Cambio, Pietro Cavallini e Iacopo Torriti. Da quel momento l'usanza dei presepi inanimai si diffuse in tutto il mondo cristiano. Per tradizione, il presepe si mantiene fino al giorno dell'Epifania, quando si mettono le statuine dei Re Magi di fronte alla Sacra Famiglia, o anche sino al giorno della Candelora, sia in Italia che in altri Paesi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48012759</guid><pubDate>Tue, 21 Dec 2021 20:57:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48012759/il_primo_presepe_fu_opera_di_san_francesco.mp3" length="10237536" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6842

IL PRIMO PRESEPE FU OPERA DI SAN FRANCESCO di Liana Marabini
Siamo alle soglie del Natale e l'omaggio più sentito alla Natività è il presepe. Tradizionalmente i presepi erano animati....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6842" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6842</a><br /><br />IL PRIMO PRESEPE FU OPERA DI SAN FRANCESCO di Liana Marabini<br />Siamo alle soglie del Natale e l'omaggio più sentito alla Natività è il presepe. Tradizionalmente i presepi erano animati. Hanno un "inventore", San Francesco d'Assisi, nientemeno. Era rientrato dalla Terra Santa nel 1220 con ancora nel cuore le immagini del luogo di nascita di Gesù: Betlemme. Vi pensava spesso, perso nei ricordi di quelle emozioni così uniche che aveva sentito camminando sui Suoi passi.<br />E un giorno, durante le sue peregrinazioni nei villaggi, ebbe la sorpresa di scoprire un luogo così simile a Betleeme: era il borgo di Greccio, un piccolo villaggio inerpicato sulla montagna a 750 metri d'altezza, alle pendici del Monte Lacerone (attualmente nella provincia di Rieti, ai confini con l'Umbria). Un luogo incantato, attorniato da boschi ricchi di felci e querce, le cui origini affondano le radici nel mito. Francesco vi identificò perfino una grotta, simile a quella della Terra Santa. Quindi decise di rievocare la Natività lì.<br />La leggenda vuole che Greccio venne fondata da una colonia greca, esiliata dalla propria patria. Il luogo venne scelto per il proprio splendore, così come per la posizione geografica in termini strategici. I 750 metri d'altezza sul livello del mare infatti rappresentavano un'ottima difesa naturale. Il nome d'origine fu Grecia, si racconta, per poi divenire Grece, Grecce e infine Greccio. E lì, il "poverello di Assisi", dopo aver ottenuto l'autorizzazione da papa Onorio III, pensò di far rivivere la nascita di Gesù.<br /><br />IL PRIMO PRESEPE DELLA STORIA FU OPERA DI SAN FRANCESCO<br />Nella rappresentazione preparata da San Francesco, al contrario di quelle successive, non erano presenti la Vergine Maria, San Giuseppe e Gesù Bambino; nella grotta fu celebrata la Messa con un altare portatile posto sopra una mangiatoia presso la quale erano i due animali ricordati dalla tradizione, ossia l'asino e il bue. Dobbiamo la prima descrizione del presepe vivente allestito da San Francesco a Tommaso da Celano (1190-1265), frate francescano, scrittore e poeta, nonché autore di due Vitae di san Francesco. Nella prima Vita ci dà una descrizione più dettagliata della notte in cui fu allestito il primo presepio a Greccio, racconto che è poi ripreso da Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda maggiore.<br />"I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L'uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli [...] chiama 'il bimbo di Betlemme'. Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno". (Bonaventura, Legenda maior, XX.)<br />La descrizione di Bonaventura è la fonte che ha usato Giotto per comporre l'affresco Presepe di Greccio, nella Basilica superiore di Assisi. La visione apparsa all'"uomo virtuoso", messer Giovanni, fu un primo miracolo legato al presepe vivente di Greccio. Il secondo avvenimento straordinario è rappresentato dai miracoli avvenuti per mezzo del fieno che la sera di Natale è stato posto sulla mangiatoia. Nella regione circostante molti animali colpiti da diverse malattie furono liberati dopo aver mangiato questo fieno e donne che soffrivano per un parto lungo e doloroso mettendosi addosso il fieno partorirono felicemente. 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Essa afferma il primato dello spirito sul corpo, ma non disconosce la dignità della materia, come fanno invece molte religioni orientali. È l'unica religione che giunge addirittura a "consacrare" la materia e quindi ad elevarla ad una dignità inconcepibile perfino per il mondo pagano.<br />Il corpo è considerato un segno e diventa un' "espressione", un "simbolo" dello spirito, qualcosa che per sua natura lega il mondo ideale con il mondo materiale (d'altronde lo stesso termine "simbolo" derivava dal verbo greco che significa "legare").<br />Non è un caso che il Cattolicesimo sia la religione dell'Incarnazione. Con la Rivelazione, il segno è necessario per la salvezza: Dio ha voluto che giungessimo a lui tramite il Corpo e il Sangue di Cristo, non unicamente tramite una speculazione logica, che pure ha una necessità propedeutica.<br /><br />UNA SAPIENZA PROFONDA<br />Per questo motivo tante tradizioni natalizie, di cui oggi non si comprende bene lo spirito, celano in realtà una sapienza maggiore di tante teologie contemporanee che cercano di "comprendere" in maniera intellettualistica (e non intelligente) il Mistero.<br />È il segno, è il rito, è la tradizione ciò che mantiene vivo il Mistero e permette davvero all'uomo di immergersi in esso, di coglierlo con tutto il proprio essere, anche con la mente, senza avere, però, la pretesa gnostica di esaurirlo.<br />D'altronde l'atto più grande di Gesù Cristo non fu il predicare (che pure fu necessario in quanto Gesù è Maestro), ma il donarsi in un vero e proprio atto d'amore sacrificale, che Egli volle perpetuare nella Santa Messa.<br />Negare il segno significa negare la propria dimensione carnale e così anche la propria condizione di creatura, con i suoi limiti. Gli stessi limiti, che, se accettati, spalancano l'orizzonte del divino: non c'è maggior slancio mistico che sentirsi piccoli di fronte a Dio!<br />Anche dei segni così semplici come i canti natalizi possono diventare, alle orecchie di chi sa coglierne lo spirito che si cela in essi, dei veri e propri "echi" del vagito che nella stalla di Betlemme ha rinnovato il mondo.<br />Tra i numerosi articoli dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton, ce n'è uno proprio sui canti di Natale, che vale la pena leggere e di cui noi vi offriamo una riduzione.<br /><br />I CANTI DI NATALE SECONDO CHESTERTON<br />"È proprio nei vecchi canti tradizionali di Natale che si ritrova non solo ciò che rende il Natale poetico, rassicurante e grandioso, ma, innanzi e soprattutto, ciò che lo rende emozionante. L'aspetto emozionante del Natale risiede in un paradosso antico e comunemente accettato: che si possano ritrovare il nocciolo e la potenza dell'intero universo in cose apparentemente di poco conto, che gli astri possano muoversi lungo la loro traiettoria proprio come una ruota alla rimessa abbandonata di un'osteria. È straordinario quanto questa percezione del paradosso della mangiatoia fu completamente smarrita da teologi brillanti e ingegnosi, e conservata, invece, nei canti di Natale. Per lo meno, questi ultimi mai dimenticano il cuore dell'intera faccenda che bisogna raccontare: che c'è stato un momento, cioè, in cui l'Assoluto ha retto l'universo da una stalla per animali. Una moda miope e volgare porta a disprezzare i canti tradizionali di Natale e a scoraggiarne l'esecuzione. Le stesse persone che chiacchierano allegramente in mezzo a tutti i rumori infernali della metropolitana, o che sopportano lo sferragliare di migliaia di veicoli su una strada sassosa, dicono di detestare il suono dei canti di Natale. Far finta che qualcosa ti piaccia forse è peccato, ma far finta che qualcosa non ti piaccia si avvicina molto a un peccato contro lo Spirito Santo. È ancora lecito tuttavia sperare che qualcuno, in questo periodo, senta quei canti: essi rappresentano gli ultimi echi di quel vagito che ha rinnovato il mondo".<br />In queste parole c'è una verità straordinaria che oggi più che mai è necessario ricordare: la più grande teologia vive nel cuore delle tradizioni, nel cuore di quella pietas cristiana che le nostre nonne non hanno mai perso e che è l'unica cosa capace di dare all'uomo moderno il palpito del vivere, ossia un'accettazione serena del Mistero nel tempo, senza perdersi e aggrovigliarsi nei meandri che la modernità, con le sue ansie e le sue paure, offre all'uomo come unica soluzione del proprio esistere.<br />Lo stupore che si cela in un rito, in una tradizione, in un canto è davvero un'incantevole eco della Bellezza a cui tutti noi aneliamo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48012594</guid><pubDate>Tue, 21 Dec 2021 20:57:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48012594/la_bellezza_dei_canti_tradizionali_di_natale.mp3" length="6423314" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6841

LA BELLEZZA DEI CANTI TRADIZIONALI DI NATALE
di Pasqualina Nives Gnerre

Il Cattolicesimo è una religione unica nel mondo. Essa afferma il primato dello spirito sul corpo, ma non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6841" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6841</a><br /><br />LA BELLEZZA DEI CANTI TRADIZIONALI DI NATALE<br />di Pasqualina Nives Gnerre<br /><br />Il Cattolicesimo è una religione unica nel mondo. Essa afferma il primato dello spirito sul corpo, ma non disconosce la dignità della materia, come fanno invece molte religioni orientali. È l'unica religione che giunge addirittura a "consacrare" la materia e quindi ad elevarla ad una dignità inconcepibile perfino per il mondo pagano.<br />Il corpo è considerato un segno e diventa un' "espressione", un "simbolo" dello spirito, qualcosa che per sua natura lega il mondo ideale con il mondo materiale (d'altronde lo stesso termine "simbolo" derivava dal verbo greco che significa "legare").<br />Non è un caso che il Cattolicesimo sia la religione dell'Incarnazione. Con la Rivelazione, il segno è necessario per la salvezza: Dio ha voluto che giungessimo a lui tramite il Corpo e il Sangue di Cristo, non unicamente tramite una speculazione logica, che pure ha una necessità propedeutica.<br /><br />UNA SAPIENZA PROFONDA<br />Per questo motivo tante tradizioni natalizie, di cui oggi non si comprende bene lo spirito, celano in realtà una sapienza maggiore di tante teologie contemporanee che cercano di "comprendere" in maniera intellettualistica (e non intelligente) il Mistero.<br />È il segno, è il rito, è la tradizione ciò che mantiene vivo il Mistero e permette davvero all'uomo di immergersi in esso, di coglierlo con tutto il proprio essere, anche con la mente, senza avere, però, la pretesa gnostica di esaurirlo.<br />D'altronde l'atto più grande di Gesù Cristo non fu il predicare (che pure fu necessario in quanto Gesù è Maestro), ma il donarsi in un vero e proprio atto d'amore sacrificale, che Egli volle perpetuare nella Santa Messa.<br />Negare il segno significa negare la propria dimensione carnale e così anche la propria condizione di creatura, con i suoi limiti. Gli stessi limiti, che, se accettati, spalancano l'orizzonte del divino: non c'è maggior slancio mistico che sentirsi piccoli di fronte a Dio!<br />Anche dei segni così semplici come i canti natalizi possono diventare, alle orecchie di chi sa coglierne lo spirito che si cela in essi, dei veri e propri "echi" del vagito che nella stalla di Betlemme ha rinnovato il mondo.<br />Tra i numerosi articoli dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton, ce n'è uno proprio sui canti di Natale, che vale la pena leggere e di cui noi vi offriamo una riduzione.<br /><br />I CANTI DI NATALE SECONDO CHESTERTON<br />"È proprio nei vecchi canti tradizionali di Natale che si ritrova non solo ciò che rende il Natale poetico, rassicurante e grandioso, ma, innanzi e soprattutto, ciò che lo rende emozionante. L'aspetto emozionante del Natale risiede in un paradosso antico e comunemente accettato: che si possano ritrovare il nocciolo e la potenza dell'intero universo in cose apparentemente di poco conto, che gli astri possano muoversi lungo la loro traiettoria proprio come una ruota alla rimessa abbandonata di un'osteria. È straordinario quanto questa percezione del paradosso della mangiatoia fu completamente smarrita da teologi brillanti e ingegnosi, e conservata, invece, nei canti di Natale. Per lo meno, questi ultimi mai dimenticano il cuore dell'intera faccenda che bisogna raccontare: che c'è stato un momento, cioè, in cui l'Assoluto ha retto l'universo da una stalla per animali. Una moda miope e volgare porta a disprezzare i canti tradizionali di Natale e a scoraggiarne l'esecuzione. Le stesse persone che chiacchierano allegramente in mezzo a tutti i rumori infernali della metropolitana, o che sopportano lo sferragliare di migliaia di veicoli su una strada sassosa, dicono di detestare il suono dei canti di Natale. Far finta che qualcosa ti piaccia forse è peccato, ma far finta che qualcosa non ti piaccia si avvicina molto a un peccato contro lo...]]></itunes:summary><itunes:duration>402</itunes:duration><itunes:keywords>cantidinatale,chesterton,gesùmaestro,nocciolo,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7c1d711809de4feb80ec6ec75ebae135.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I significati di ogni statuina del presepe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-significati-di-ogni-statuina-del-presepe--48013622</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6844" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6844</a><br /><br />I SIGNIFICATI DI OGNI STATUINA DEL PRESEPE di Fabio Piemonte<br />«La grotta, la caverna, 'porte' d'accesso nel cuore della terra, da sempre sono simbolo dell'utero materno, in un rinvio significativo tra la fecondità della terra e la fecondità umana. La grotta, nel presepe, indica la più grande fecondità che la nostra terra abbia mai avuto: Gesù Cristo». Prende le mosse dall'importanza di custodire tale ambientazione Il vero presepe. Tutte le statuine raccontate una per una (Il Timone 2021, pp. 132) di Luisella Scrosati e con le illustrazioni di Marina Lonati Colombo. Nel volume viene esplicitata la ragione storica, spirituale e teologica sottesa alla presenza di ogni personaggio, elemento naturale e artefatto che popola il presepe, dall'acqua al fuoco, dai diversi animali alle figure degli attori e spettatori del Natale del Signore, allo scopo di apprendere l'arte presepiale attraverso l'unico sguardo possibile, quello di chi riconosce che Dio si è fatto Bambino.<br />Di qui, se l'acqua è figura della salvezza cui attingere e della sorgente che sgorga da sotto la soglia del Tempio, secondo la visione di Ezechiele (cf. Ez 47,1-12), allora «porre un ruscello nel presepe, meglio se sgorga dalla 'roccia' della grotta, è un gesto semplice, che vale però tutta una professione di fede e indirizza il nostro desiderio verso quella Sorgente che sola è in grado di dare vita». Allo stesso modo il fuoco posto vicino al Bambinello richiama il roveto che arde senza consumarsi, così come «la natura divina (il fuoco) arde nella natura umana, senza però distruggerla»; è il fuoco della Misericordia divina che purifica e scongiura il fuoco divoratore dell'Inferno.<br />C'è poi un pozzo, «un canale di comunicazione tra le viscere della terra e il cielo, una realtà che congiunge il basso e l'alto e unisce tre elementi della creazione: l'acqua, la terra, l'aria», presso il quale nella Bibbia si stringono amicizie e si sugellano fidanzamenti e matrimoni. Dunque «il pozzo indica innanzitutto Gesù stesso, che nella natura umana e divina unifica e collega in Sé Cielo, terra e inferi: disceso dal Cielo, venuto sulla terra, sprofondato negli inferi e di nuovo asceso alla destra del Padre». Allo stesso modo il ponticello allude a Cristo quale 'pontefice' tra Dio e gli uomini.<br /><br />IL CASTELLO DI ERODE, LE PECORELLE, IL FALEGNAME E LA LAVANDAIA<br />Segno invece di potere e prepotenza è il castello di Erode che però «non è in grado di sconvolgere l'armonia del presepe», in quanto «il male ha sempre la pretesa di fare e brigare, perturbare e distruggere; eppure non riesce in nessun modo a stravolgere i piani di Dio».<br />Relativamente agli animali che non possono mancare nel presepe, le pecorelle sono il segno degli uomini vicini e lontani che il Buon Pastore desidera radunare in un unico gregge. La capra come l'agnello alludono al sacrificio di Cristo; il cane rimanda ai sacerdoti e a quanti hanno il compito di custodire il gregge dei fedeli dai predatori; il gallo preannuncia con il suo canto lo spuntare della Luce vera; la chioccia coi suoi pulcini «manifesta la premura materna di Dio, la sua disponibilità a dare la vita per i suoi figli».<br />Per quanto concerne i mestieri rappresentati, «il falegname intento a spaccare un ceppo, il panettiere che sforna una pagnotta fragrante, il ciambellaio che mostra a tutti le sue delizie, il maniscalco che ferra il suo cavallo, la massaia che porta in grembo un cesto di uova o la lavandaia che pulisce con la lisciva gli indumenti formano come un coro di fatica e realizzazione intorno al Dio fatto uomo. È da Lui che essi traggono forza e maestria; è per Lui che si affaccendano; ed è ancora da Lui che il loro lavoro viene benedetto». Infatti, come osserva ancora in proposito acutamente la Scrosati, «ogni colpo d'accetta o di martello, ogni panno lavato, ogni pane sfornato proclamano la benevolenza di Dio verso le sue creature e riconoscono in Lui, nella sua gloria, il fine di ogni cosa».<br />Nel presepe c'è spazio ancora per Meraviglia, il pastore che nel Bambino di Betlemme contempla il mistero del Dio fatto uomo al quale offre in dono nient'altro che sé stesso; per Benino, il pastore che è figura dei grandi 'sognatori' biblici, il quale accoglie nel sonno la rivelazione divina, «abbandonando la dimensione della vigilanza, del calcolo, del ragionamento logico e della previsione». Ma nel presepe si ritrovano anche figure potenzialmente ingannevoli, quali l'oste che, attraverso «la promessa di una falsa consolazione ed una ingannevole felicità», rischia di far perdere la strada a chi sta andando ad adorare il Bambino. Allo stesso modo agisce la prostituta, simbolo di tutto ciò che seduce il cuore dell'uomo fino all'idolatria, allontanandolo dall'amore per Dio.<br /><br />LA MANGIATOIA, LA CORONA D'AVVENTO E L'ALBERO DI NATALE<br />La mangiatoia nella quale è adagiato il piccolo Gesù a Betlemme ("città del pane" in ebraico e "città della carne" in arabo) aiuta a far memoria del fatto che «il pane non diventa tale se prima i chicchi di grano non vengono frantumati, impastati e cotti nel forno. C'è dunque un processo di morte che dà la vita. Il Bambino nella mangiatoia di Betlemme richiama così l'offerta sacrificale della propria carne». Il bue e l'asinello alludono rispettivamente ai giudei e ai pagani, ossia all'universalismo della salvezza per tutti i popoli, laddove gli angeli rimandano alla riconciliazione operata da Cristo che rende nuovamente gli uomini concittadini degli spiriti celesti.<br />E nella grotta, rigorosamente a mezzanotte durante la vigilia di Natale, viene adagiato il Bambino tra Maria e Giuseppe, in un silenzio che rievoca quello della notte dei primogeniti d'Egitto. Nell'evento che divide la storia umana in prima e dopo la nascita di Cristo, il segno di contraddizione che si fa carne invita ciascuno a decidere se «riconoscere e amare Dio in questo Bambino per la vita, o ignorarlo e rifiutarlo per la morte».<br />Il volume della Scrosati riporta infine le benedizioni dell'Epifania e si sofferma anche sul significato spirituale profondo della corona d'Avvento e dell'albero di Natale, la cui tradizione affonda le radici nell'opera di evangelizzazione di san Bonifacio. Nel 724 l'apostolo della Germania riesce infatti a soppiantare il culto pagano, sostituendo «all'idolatria della superba grandezza della quercia l'umile maestà del giovane abete» e ai sacrifici umani offerte di amore e di bontà significate dalle candele poste sui suoi rami dal capo del villaggio di Geismar. Così «il nostro albero è pieno di luci, frutti e decorazioni perché ha riconosciuto la venuta del Re che è anche il Signore della vita».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48013622</guid><pubDate>Tue, 21 Dec 2021 20:57:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48013622/i_significati_di_ogni_statuina_del_presepe.mp3" length="8928095" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6844

I SIGNIFICATI DI OGNI STATUINA DEL PRESEPE di Fabio Piemonte
«La grotta, la caverna, 'porte' d'accesso nel cuore della terra, da sempre sono simbolo dell'utero materno, in un rinvio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6844" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6844</a><br /><br />I SIGNIFICATI DI OGNI STATUINA DEL PRESEPE di Fabio Piemonte<br />«La grotta, la caverna, 'porte' d'accesso nel cuore della terra, da sempre sono simbolo dell'utero materno, in un rinvio significativo tra la fecondità della terra e la fecondità umana. La grotta, nel presepe, indica la più grande fecondità che la nostra terra abbia mai avuto: Gesù Cristo». Prende le mosse dall'importanza di custodire tale ambientazione Il vero presepe. Tutte le statuine raccontate una per una (Il Timone 2021, pp. 132) di Luisella Scrosati e con le illustrazioni di Marina Lonati Colombo. Nel volume viene esplicitata la ragione storica, spirituale e teologica sottesa alla presenza di ogni personaggio, elemento naturale e artefatto che popola il presepe, dall'acqua al fuoco, dai diversi animali alle figure degli attori e spettatori del Natale del Signore, allo scopo di apprendere l'arte presepiale attraverso l'unico sguardo possibile, quello di chi riconosce che Dio si è fatto Bambino.<br />Di qui, se l'acqua è figura della salvezza cui attingere e della sorgente che sgorga da sotto la soglia del Tempio, secondo la visione di Ezechiele (cf. Ez 47,1-12), allora «porre un ruscello nel presepe, meglio se sgorga dalla 'roccia' della grotta, è un gesto semplice, che vale però tutta una professione di fede e indirizza il nostro desiderio verso quella Sorgente che sola è in grado di dare vita». Allo stesso modo il fuoco posto vicino al Bambinello richiama il roveto che arde senza consumarsi, così come «la natura divina (il fuoco) arde nella natura umana, senza però distruggerla»; è il fuoco della Misericordia divina che purifica e scongiura il fuoco divoratore dell'Inferno.<br />C'è poi un pozzo, «un canale di comunicazione tra le viscere della terra e il cielo, una realtà che congiunge il basso e l'alto e unisce tre elementi della creazione: l'acqua, la terra, l'aria», presso il quale nella Bibbia si stringono amicizie e si sugellano fidanzamenti e matrimoni. Dunque «il pozzo indica innanzitutto Gesù stesso, che nella natura umana e divina unifica e collega in Sé Cielo, terra e inferi: disceso dal Cielo, venuto sulla terra, sprofondato negli inferi e di nuovo asceso alla destra del Padre». Allo stesso modo il ponticello allude a Cristo quale 'pontefice' tra Dio e gli uomini.<br /><br />IL CASTELLO DI ERODE, LE PECORELLE, IL FALEGNAME E LA LAVANDAIA<br />Segno invece di potere e prepotenza è il castello di Erode che però «non è in grado di sconvolgere l'armonia del presepe», in quanto «il male ha sempre la pretesa di fare e brigare, perturbare e distruggere; eppure non riesce in nessun modo a stravolgere i piani di Dio».<br />Relativamente agli animali che non possono mancare nel presepe, le pecorelle sono il segno degli uomini vicini e lontani che il Buon Pastore desidera radunare in un unico gregge. La capra come l'agnello alludono al sacrificio di Cristo; il cane rimanda ai sacerdoti e a quanti hanno il compito di custodire il gregge dei fedeli dai predatori; il gallo preannuncia con il suo canto lo spuntare della Luce vera; la chioccia coi suoi pulcini «manifesta la premura materna di Dio, la sua disponibilità a dare la vita per i suoi figli».<br />Per quanto concerne i mestieri rappresentati, «il falegname intento a spaccare un ceppo, il panettiere che sforna una pagnotta fragrante, il ciambellaio che mostra a tutti le sue delizie, il maniscalco che ferra il suo cavallo, la massaia che porta in grembo un cesto di uova o la lavandaia che pulisce con la lisciva gli indumenti formano come un coro di fatica e realizzazione intorno al Dio fatto uomo. È da Lui che essi traggono forza e maestria; è per Lui che si affaccendano; ed è ancora da Lui che il loro lavoro viene benedetto». 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Questa scelta (nel caso di un'Eresia formale, vide infra) si distingue inoltre per la sua superbia, perché è un rifiuto di sottomettersi all'autorità di Dio e della Chiesa e di umiliare l'intelletto davanti alla Fede.<br />Nell'epoca contemporanea l'eresia si insinua nella Chiesa tipicamente in modo implicito: tramite l'Oscurantismo. Questo oscurantismo fa parte del fenomeno che si chiama 'il Modernismo'.<br />Cos'è esattamente l'eresia? Il codice di Diritto Canonico constata: 'Vien detta Eresia l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per Fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa'.<br />Ora, il termine tecnico per la verità di cui si tratta qui è 'dogma'. Il dogma è una verità divinamente rivelata, che viene proposta dal magistero della Chiesa da credere come tale. Ricordiamo che il Concilio Vaticano I dichiara: 'Si deve credere per Fede divina e cattolica tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio, scritta o tramandata, e che dalla Chiesa viene proposto da credere come divinamente rivelata, sia con un giudizio solenne sia nel magistero ordinario e universale'.<br />Questo giudizio solenne può essere dato o dal Papa o da un Concilio ecumenico e costituisce la definizione del dogma. Il magistero ordinario e universale, invece, consiste nell'insegnamento costante della Chiesa, ad esempio nei catechismi promulgati dall'episcopato (prima del fenomeno del Modernismo).<br /><br />LA NEGAZIONE DI UNA VERITÀ RIVELATA DELLA FEDE<br />Il criterio per sapere se una determinata dottrina appartenga al Magistero ordinario e universale della Chiesa (come alla Tradizione orale in genere,) è che la dottrina sia trasmessa 'ovunque, in ogni tempo, e da tutti', secondo la formula di san Vicenzo Lerino.<br />Bisogna precisare che l'eresia, anche riferita ad una verità sola della Fede, comporta con sé la perdita totale della Fede, perché rigettare o dubitare in modo ostinato di una sola verità, è rigettare l'autorità di Dio su cui si basa la Fede intera.<br />L'Eresia si distingue in eresia formale ed eresia materiale.<br />L'Eresia formale viene definita nel Codice con il termine 'ostinato' ('pertinax' in latino): negazione ostinata, dubbio ostinato. L'eresia materiale, invece, è la negazione o dubbio non ostinato di una verità di Fede. In altre parole un'Eresia formale comprende non solo un errore dell'intelletto, ma anche un atto deliberato della volontà, mentre un'Eresia materiale comprende solo un errore dell'intelletto.<br />Un esempio di un'eresia formale è negare che la santa Messa sia un sacrificio, come ha fatto Martin Lutero; un esempio di eresia materiale è la negazione del primato del Papa da parte di un protestante cresciuto nell'ignoranza, pronto a correggere questo errore se ne fosse adeguatamente istruito.<br />L'eresia è la negazione di una verità rivelata della Fede, di un dogma. Tipicamente la Chiesa condannava l'eresia con l'anathema dichiarando, per esempio: 'Se qualcuno dicesse che i Sacramenti della nuova legge siano più o meno di sette, anathema sit' (Concilio di Trento s.7, can.1). L'infallibilità della Chiesa si estende sia ai dogmi che agli 'anatemi', dichiarando la Fede nel primo caso in modo positivo e nel secondo caso in modo negativo.<br /><br />L'ERETICO È ESCLUSO DALLA CHIESA CATTOLICA<br />Ora 'Anathema sit' significa 'sia escluso' e dichiara che un eretico formale è escluso dalla Chiesa cattolica: che non appartiene ad essa. Se muore nell'eresia senza esserne pentito, viene condannato all'Inferno.<br />Oggigiorno l'eresia e l'anathema vengono considerate come fantasie crudeli e vuote della Chiesa cattolica o, nelle parole di Dietrich von Hildebrandt in La vigna devastata, come 'fanatismi medioevali'. Il Concilio Vaticano II ha evitato l'anathema e ha proposto di 'usare la medicina della misericordia, invece di imbracciare le armi del rigore' e la Gerarchia e il Clero hanno mantenuto questo atteggiamento negli anni successivi.<br />Bisogna dire a questo punto, però, che quel genere di misericordia non è autentico, bensì costituisce un tipo di amore falso caratteristico del Modernismo e più particolarmente dell'Ecumenismo. Bisogna ricordare che le prime tre opere di misericordia (spirituali) sono: consigliare i dubbiosi; insegnare agli ignoranti; ed ammonire i peccatori; e come scrive Romano Amerio in Iota Unum: 'nella mente della Chiesa la condanna stessa dell'errore è opera di misericordia'. Questo è chiaro, perché la verità, la verità della Fede, è la luce che ci conduce al cielo. Se qualcuno spegne questa luce, non vede più la strada che deve seguire e dunque si perde.<br />E' un'opera di misericordia da parte della Chiesa; anzi un dovere grave dire a questa persona che sta nell'errore e punirla, affinché lei si penta e torni alla vera strada. Questo ammonimento e questa punizione devono essere pubblici, affinché altri ne sappiano la gravità e non vengano anche loro contaminati dallo stesso errore. 'Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo taglialo e gettalo via da te: è meglio per te entrare nella Vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno' (Mt.18,1-20). Questa parola del Signore si applica bene all'esclusione di un eretico dal corpo sano della Chiesa.<br />In breve, chi non ha capito il significato dell'eresia e dell'anatema non ha capito il significato della Fede.<br />'Bisogna assalire il Cielo con la preghiera', scrive Dietrich von Hildebrandt, '...che la grande parola 'Anathema sit' risuoni di nuovo contro tutti gli eretici e soprattutto contro coloro che formano la quinta colonna della Chiesa', perché le dichiarazioni dell'eresia e dell'anatema sono opere di misericordia e di amore, che mirano al bene eterno dei fedeli: dichiarazioni che separano la luce dalle tenebre, il vero dal falso e ci mostrano la strada stretta che sola conduce al Cielo: che con la Grazia di Dio, l'aiuto della Santissima Madre Sua e con una buona vita, raggiungeremo sicuramente alla Gloria del Suo Santo Nome.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48013369</guid><pubDate>Tue, 21 Dec 2021 20:56:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48013369/sai_dire_di_preciso_cosa_sia_l_eresia.mp3" length="7956315" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6840

SAI DIRE DI PRECISO COSA SIA L'ERESIA?

La parola 'eresia' viene dal verbo greco haireisthai che significa 'scegliere' o 'prendere per sé stessi' e consiste nello scegliere o prendere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6840" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6840</a><br /><br />SAI DIRE DI PRECISO COSA SIA L'ERESIA?<br /><br />La parola 'eresia' viene dal verbo greco haireisthai che significa 'scegliere' o 'prendere per sé stessi' e consiste nello scegliere o prendere per sé stessi, ciò che si vuole credere, piuttosto che accettare tutto ciò che Dio rivela tramite la Chiesa.<br />Questa scelta si distingue per la sua falsità: è una scelta falsa, un esercizio falso del libero arbitrio, in quanto è una scelta della falsità piuttosto che della verità: ossia della verità che è l'oggetto della Fede. Questa scelta (nel caso di un'Eresia formale, vide infra) si distingue inoltre per la sua superbia, perché è un rifiuto di sottomettersi all'autorità di Dio e della Chiesa e di umiliare l'intelletto davanti alla Fede.<br />Nell'epoca contemporanea l'eresia si insinua nella Chiesa tipicamente in modo implicito: tramite l'Oscurantismo. Questo oscurantismo fa parte del fenomeno che si chiama 'il Modernismo'.<br />Cos'è esattamente l'eresia? Il codice di Diritto Canonico constata: 'Vien detta Eresia l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per Fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa'.<br />Ora, il termine tecnico per la verità di cui si tratta qui è 'dogma'. Il dogma è una verità divinamente rivelata, che viene proposta dal magistero della Chiesa da credere come tale. Ricordiamo che il Concilio Vaticano I dichiara: 'Si deve credere per Fede divina e cattolica tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio, scritta o tramandata, e che dalla Chiesa viene proposto da credere come divinamente rivelata, sia con un giudizio solenne sia nel magistero ordinario e universale'.<br />Questo giudizio solenne può essere dato o dal Papa o da un Concilio ecumenico e costituisce la definizione del dogma. Il magistero ordinario e universale, invece, consiste nell'insegnamento costante della Chiesa, ad esempio nei catechismi promulgati dall'episcopato (prima del fenomeno del Modernismo).<br /><br />LA NEGAZIONE DI UNA VERITÀ RIVELATA DELLA FEDE<br />Il criterio per sapere se una determinata dottrina appartenga al Magistero ordinario e universale della Chiesa (come alla Tradizione orale in genere,) è che la dottrina sia trasmessa 'ovunque, in ogni tempo, e da tutti', secondo la formula di san Vicenzo Lerino.<br />Bisogna precisare che l'eresia, anche riferita ad una verità sola della Fede, comporta con sé la perdita totale della Fede, perché rigettare o dubitare in modo ostinato di una sola verità, è rigettare l'autorità di Dio su cui si basa la Fede intera.<br />L'Eresia si distingue in eresia formale ed eresia materiale.<br />L'Eresia formale viene definita nel Codice con il termine 'ostinato' ('pertinax' in latino): negazione ostinata, dubbio ostinato. L'eresia materiale, invece, è la negazione o dubbio non ostinato di una verità di Fede. In altre parole un'Eresia formale comprende non solo un errore dell'intelletto, ma anche un atto deliberato della volontà, mentre un'Eresia materiale comprende solo un errore dell'intelletto.<br />Un esempio di un'eresia formale è negare che la santa Messa sia un sacrificio, come ha fatto Martin Lutero; un esempio di eresia materiale è la negazione del primato del Papa da parte di un protestante cresciuto nell'ignoranza, pronto a correggere questo errore se ne fosse adeguatamente istruito.<br />L'eresia è la negazione di una verità rivelata della Fede, di un dogma. Tipicamente la Chiesa condannava l'eresia con l'anathema dichiarando, per esempio: 'Se qualcuno dicesse che i Sacramenti della nuova legge siano più o meno di sette, anathema sit' (Concilio di Trento s.7, can.1). L'infallibilità della Chiesa si estende sia ai dogmi che agli 'anatemi', dichiarando la Fede nel primo caso in modo positivo e nel secondo caso in modo negativo.<br /><br />L'ERETICO È ESCLUSO DALLA...]]></itunes:summary><itunes:duration>498</itunes:duration><itunes:keywords>anathema,dirittocanonico,eresia,errore,intelletto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1bdce607eae54b1522f4379eeb86e716.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cristiano non può fare sconti sulla verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cristiano-non-puo-fare-sconti-sulla-verita--47920815</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6815" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6815</a><br /><br />IL CRISTIANO NON PUO' FARE SCONTI SULLA VERITA' di Don Stefano Bimbi<br />La seconda lettera di San Paolo ai Corinzi ci dice che l'Apostolo fu già due volte a Corinto prima delle stesura della lettera e si apprestava a una terza visita.<br />La lettera fu scritta a Filippi nell'anno 57 ed è ricca di comunicazione palpitante, con cambi di tono: dal dolce allo sferzante, dalla pacata esposizione dottrinale alla energica difesa della sua azione apostolica, dall'esortazione a non lasciarsi prendere dagli allettamenti del mondo pagano alla difesa della comunità dall'influsso degli eretici, dall'umile narrazione di sé al rendimento di grazie in Cristo a Dio. Tutta la comunicazione di San Paolo è mossa dalla carità, ma da una carità viva, profonda, che guarda alla forza di Cristo, ma anche alla dolcezza e mansuetudine di Lui.<br />L'atteggiamento dell'Apostolo, quando deve esporre la dottrina di Gesù, ricorda la necessità di farlo sempre con chiarezza e coraggio, con rispetto e venerazione, come depositari, eredi e servitori di un tesoro ricevuto da Dio, che deve essere trasmesso con assoluta fedeltà.<br />Per questo San Paolo si dimostra radicale nel seguire Cristo, radicale nel rinnegare se stesso, radicale nell'amare gli altri. Anche noi, siamo invitati a questa radicalità che è alla base del vero cristianesimo. Infatti oggi va di moda il cristiano tiepidino che non alza mai la voce, che sta in un angolo e che, se dice qualcosa con convinzione, questo qualcosa non è molto diverso da ciò che dice il Mondo con i suoi potenti mezzi di propaganda.<br /><br />ABBIAMO QUESTO TESORO IN VASI DI CRETA<br />Al contrario la franchezza e sincerità degli apostoli è ribadita con forza all'inizio del capitolo 4 della seconda lettera ai Corinzi dove San Paolo afferma perentoriamente: "Non ci perdiamo d'animo". La consapevolezza di essere inviati da Dio "secondo la sua misericordia", e sostenuti dalla sua grazia, fa sì che gli apostoli non si abbattano nelle difficoltà, non ricorrendo a "dissimulazioni vergognose", per presentare un'immagine edulcorata di sé corrispondente a ciò che la gente si attende, ma che non corrisponde alla verità.<br />L'Apostolo ribadisce che il vero seguace di Cristo non ricorre mai ad "astuzie" per risultare più accettabile alle masse, né modifica ciò che deve dire "falsificando la parola di Dio", adattandola abilmente a giustificare i comportamenti propri e degli altri. Gli apostoli si comportano, al contrario, secondo la grandezza del loro ministero "annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio".<br />Gli apostoli non cercano il loro prestigio annunciando le loro idee, ma quelle di Cristo ponendosi così come veri servitori degli uomini. Dice San Paolo: "Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore".<br />"Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta". Subito viene specificato che la forza degli apostoli viene da Dio, poiché il tesoro del loro ministero si trova "in vasi di creta". Tutto nella loro vita apostolica richiama alla loro fragilità di fronte alle prove che si abbattono sopra di loro, ma in tutto sono sostenuti dalla "straordinaria potenza di Dio". Il loro essere esposti sempre al pericolo, anzi "consegnati alla morte a causa di Gesù", manifesta la forza che viene da Dio. "In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi". Per chi segue davvero Cristo la persecuzione è la regola, non l'eccezione. Ma tutto quello che il cristiano subisce per aver seguito il suo Maestro e Signore verrà ricompensato nell'aldilà come è chiaro nella vita dei martiri.<br /><br />NOI CREDIAMO E PERCIÒ PARLIAMO<br />"Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo". La fede di San Paolo lo porta a perseverare nell'annuncio del Vangelo, nonostante tutte le tribolazioni che questo gli provoca. Non può essere altrimenti: il discepolo di Gesù è convinto che la sua fede costituisca la salvezza del mondo e non può fare a meno di diffondere la verità. Se crediamo in Gesù, parlare è un dovere. "Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne".<br />Ovviamente parlare per annunciare la verità non è solo un dovere, ma anche un piacere. Un diverso comportamento sarebbe indice di una fede tiepida e di mancanza di fiducia in Dio e vero amore per gli altri.<br />Come discepoli di Cristo non possiamo aver paura di nulla perché siamo "convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui". "Per questo non ci scoraggiamo" dice San Paolo e noi con lui. Fede in Gesù e paura sono in contrasto tra loro. Se c'è paura è perché non c'è la fede. Se c'è la fede, la paura scompare.<br />Concludiamo ricordando cosa scrisse San Paolo VI nella Evangelii nuntiandi al n. 78: "Da ogni evangelizzatore ci si attende che abbia il culto della verità, tanto più che la verità da lui approfondita e comunicata è la verità rivelata e quindi, più d'ogni altra, parte dalla verità primordiale, che è Dio stesso. Il predicatore del vangelo sarà dunque colui che, anche a prezzo della rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve trasmettere agli altri. Egli non tradisce né dissimula mai la verità per piacere agli uomini, per stupire o sbalordire, né per originalità o per desiderio di mettersi in mostra. Egli non rifiuta la verità, non offusca la verità rivelata per pigrizia nel cercarla, per comodità o per paura. Non trascura di studiarla, ma la serve generosamente senza asservirla".<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco la lettera del direttore Riccardo Cascioli per la campagna per la raccolta fondi per La Nuova Bussola Quotidiana.<br />Cari amici, care amiche della Bussola,<br />iniziamo oggi, come ogni anno di questi tempi, la campagna per la raccolta fondi de La Nuova Bussola Quotidiana. Ormai lo sapete ogni campagna ha un titolo che nello stesso tempo rappresenta un giudizio e segna il nostro cammino.<br /> "Crediamo, perciò parliamo" è il titolo di questa campagna. È una affermazione di San Paolo che troviamo nella seconda lettera ai Corinti, al capitolo 4. Per una comprensione migliore di questa frase nel suo contesto biblico vi rimando all'articolo di don Stefano Bimbi [...] che spiega esaurientemente il perché di questa scelta.<br />Ad ogni modo, calato nella realtà attuale, ha anche un doppio significato: da una parte indica l'origine della nostra presenza tra i media - la fede è l'unica ragione del nostro lavoro -; dall'altra spiega la determinazione a parlare malgrado tutto ci spinga a tacere.<br />Vediamo tutti cosa sta accadendo nella nostra società e anche nella Chiesa, e anche noi stiamo subendo forti pressioni per tacere o rendere più accomodante la nostra posizione. Sono molti, fuori e dentro la Chiesa, che vorrebbero chiudere la bocca alla Bussola, che stanno cercando in molti modi di danneggiarci economicamente.<br />Per questo, oggi più che mai è importante il vostro sostegno perché La Nuova Bussola Quotidiana possa continuare a far sentire la sua voce, la vostra voce.<br />Come ben sapete, due volte l'anno proponiamo una campagna di raccolta fondi perché voi lettori siete l'unica forza, l'unico sostegno della Bussola. Non riceviamo fondi da istituzioni né civili né ecclesiastiche. Voi siete l'unica ricchezza della Bussola. La possibilità di pubblicare e diffondere un giudizio sulla realtà che nasce dalla fede dipende soltanto da voi che leggete in questo momento.<br />Potete aiutarci cliccando sui banner della campagna o sulla pagina sostienici dove troverete tutti i riferimenti per fare una donazione: carta di credito, paypal, bollettino postale, bonifico bancario o postale. È il vostro modo di dire "Crediamo, perciò parliamo".<br />Per fare la tua donazione alla Bussola, clicca qui! <a href="https://sostienici.lanuovabq.it/" rel="noopener">https://sostienici.lanuovabq.it/</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47920815</guid><pubDate>Tue, 14 Dec 2021 21:08:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47920815/il_cristiano_non_pu_fare_sconti_sulla_verit.mp3" length="10069934" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6815

IL CRISTIANO NON PUO' FARE SCONTI SULLA VERITA' di Don Stefano Bimbi
La seconda lettera di San Paolo ai Corinzi ci dice che l'Apostolo fu già due volte a Corinto prima delle stesura...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6815" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6815</a><br /><br />IL CRISTIANO NON PUO' FARE SCONTI SULLA VERITA' di Don Stefano Bimbi<br />La seconda lettera di San Paolo ai Corinzi ci dice che l'Apostolo fu già due volte a Corinto prima delle stesura della lettera e si apprestava a una terza visita.<br />La lettera fu scritta a Filippi nell'anno 57 ed è ricca di comunicazione palpitante, con cambi di tono: dal dolce allo sferzante, dalla pacata esposizione dottrinale alla energica difesa della sua azione apostolica, dall'esortazione a non lasciarsi prendere dagli allettamenti del mondo pagano alla difesa della comunità dall'influsso degli eretici, dall'umile narrazione di sé al rendimento di grazie in Cristo a Dio. Tutta la comunicazione di San Paolo è mossa dalla carità, ma da una carità viva, profonda, che guarda alla forza di Cristo, ma anche alla dolcezza e mansuetudine di Lui.<br />L'atteggiamento dell'Apostolo, quando deve esporre la dottrina di Gesù, ricorda la necessità di farlo sempre con chiarezza e coraggio, con rispetto e venerazione, come depositari, eredi e servitori di un tesoro ricevuto da Dio, che deve essere trasmesso con assoluta fedeltà.<br />Per questo San Paolo si dimostra radicale nel seguire Cristo, radicale nel rinnegare se stesso, radicale nell'amare gli altri. Anche noi, siamo invitati a questa radicalità che è alla base del vero cristianesimo. Infatti oggi va di moda il cristiano tiepidino che non alza mai la voce, che sta in un angolo e che, se dice qualcosa con convinzione, questo qualcosa non è molto diverso da ciò che dice il Mondo con i suoi potenti mezzi di propaganda.<br /><br />ABBIAMO QUESTO TESORO IN VASI DI CRETA<br />Al contrario la franchezza e sincerità degli apostoli è ribadita con forza all'inizio del capitolo 4 della seconda lettera ai Corinzi dove San Paolo afferma perentoriamente: "Non ci perdiamo d'animo". La consapevolezza di essere inviati da Dio "secondo la sua misericordia", e sostenuti dalla sua grazia, fa sì che gli apostoli non si abbattano nelle difficoltà, non ricorrendo a "dissimulazioni vergognose", per presentare un'immagine edulcorata di sé corrispondente a ciò che la gente si attende, ma che non corrisponde alla verità.<br />L'Apostolo ribadisce che il vero seguace di Cristo non ricorre mai ad "astuzie" per risultare più accettabile alle masse, né modifica ciò che deve dire "falsificando la parola di Dio", adattandola abilmente a giustificare i comportamenti propri e degli altri. Gli apostoli si comportano, al contrario, secondo la grandezza del loro ministero "annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio".<br />Gli apostoli non cercano il loro prestigio annunciando le loro idee, ma quelle di Cristo ponendosi così come veri servitori degli uomini. Dice San Paolo: "Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore".<br />"Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta". Subito viene specificato che la forza degli apostoli viene da Dio, poiché il tesoro del loro ministero si trova "in vasi di creta". Tutto nella loro vita apostolica richiama alla loro fragilità di fronte alle prove che si abbattono sopra di loro, ma in tutto sono sostenuti dalla "straordinaria potenza di Dio". Il loro essere esposti sempre al pericolo, anzi "consegnati alla morte a causa di Gesù", manifesta la forza che viene da Dio. "In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi". Per chi segue davvero Cristo la persecuzione è la regola, non l'eccezione. Ma tutto quello che il cristiano subisce per aver seguito il suo Maestro e Signore verrà ricompensato nell'aldilà come è chiaro nella vita dei martiri.<br /><br />NOI CREDIAMO E PERCIÒ PARLIAMO<br />"Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato,...]]></itunes:summary><itunes:duration>630</itunes:duration><itunes:keywords>consapevolezza,crediamoperciòparliamo,evangeliinuntiandi,persecuzioni,sanpaolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1d9afbb0d92c6ef191ed342eb83881f6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sarà Santo don Tonino Bello, il vescovo che dissacrava la fede?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sara-santo-don-tonino-bello-il-vescovo-che-dissacrava-la-fede--47834414</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6808" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6808</a><br /><br />SARA' SANTO DON TONINO BELLO, IL VESCOVO CHE DISSACRAVA LA FEDE? di Cristina Siccardi<br />Lo scorso 25 novembre, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante le virtù eroiche di monsignor Antonio Bello (1935-1993), per tutti Tonino, il discusso vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, divenuto per il magistero bergogliano un modello di pastore. È sufficiente leggere alcuni stralci di sue considerazioni per capire che stiamo parlando di un sacerdote di una religione diversa da quella cattolica. La «Chiesa del futuro», disse a Loreto nel 1985, «deve essere "debole", deve condividere il travaglio della perplessità, dev'essere compagna del mondo, deve servire il mondo senza pretendere che il mondo creda in Dio o che vada a Messa la domenica o che viva maggiormente in linea col Vangelo...».<br />Il 27 febbraio 2013 avevamo dedicato un articolo su Corrispondenza Romana (n. 1282) dal titolo Don Tonino Bello sarà beato? È utile ritornare sul tema perché risulta indispensabile non rassegnarsi agli insegnamenti lesivi della Chiesa tutta, resistere a questi errori è un dovere di ogni buon cattolico. Padre Paolo Maria Siano, nel 2012, aveva dedicato un approfondito e perfetto studio sulla rivista teologica Fides Catholica dal titolo Alcune note sul "Magistero" episcopale del Servo di Dio Mons. Antonio ("Don Tonino") Bello (1935-1993). Un contributo critico, che continua ad essere molto istruttivo per comprendere chi sia stato veramente questo prete della strada, ma non delle chiese. Il valore che egli dava alla politica, all'idolatria per l'uomo, alla banalizzazione della Messa e delle sacre cose, alle idee secolarizzatrici e progressiste ha dato luogo da parte sua ad un modo di vivere completamente slegato alla Chiesa di sempre e all'identità sacerdotale: «Più che attaccare singoli Dogmi, don Tonino manifesta una mentalità "nuova" per una chiesa "nuova" dove i Dogmi sono praticamente superflui... Il suo linguaggio "moderno" [...] affossa il Mistero e il Soprannaturale nell'umano e nel mondano...» (cfr T. Bello, Servi inutili a tempo pieno, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, pp. 99-100).<br /><br />PUNTI DI RIFERIMENTO<br />I suoi punti di riferimento sono stati Helder Câmara, Karl Rahner, Bruno Forte, Teilhard de Chardin, Giacomo Lercaro, Luigi Bettazzi, Michele Pellegrino, Ernesto Balducci, Carlo Maria Martini, David Maria Turoldo, con tali maestri non poteva che sorgere un discepolo rivoluzionario della stoffa di monsignor Bello, amante della Chiesa "in uscita" e in autodistruzione, con chiese ogni giorno più deserte. È stato l'uomo della rivoluzione sessantottina in seno alla Chiesa, un grande iperconciliarista: «Sono stati gli anni in cui, ad uno ad uno, abbiamo appreso a demolire certi idoli che già il Concilio ci aveva fortemente invitati ad abbattere: la fierezza della carne e del sangue, il prestigio delle apparenze, la sicurezza del linguaggio, il fascino rassicurante del passato, l'estraneità alle tribolazioni della ricerca umana...», parole molto appetibili ai radical chic e al pauperismo. è...]<br />La parrocchia, a parer suo, «deve essere luogo pericoloso dove si fa "memoria eversiva" della Parola di Dio» (ibidem, p. 10) e il missionario è chiamato ad adattare il proprio linguaggio catechetico «al vocabolario del mondo» per attuare «la fedeltà all'uomo» (T. Bello, Stola e grembiule. Il diritto e il rovescio dell'unico panno di servizio sacerdotale, Ed. Insieme, Terlizzi-Bari 2008, p. 15). Non digeriva la teologia classica e prorompeva con le sue espressioni "profetiche" che esprimevano la sua voglia di ribellione contro la Chiesa di sempre, simpatizzando invece con il relativismo del mondo contemporaneo, lontano da Dio e dalla ragione.<br />Superficiale e a volte banale, egli cadeva anche nella blasfemia e nell'errore conclamato, come quando sosteneva: «Dio è dappertutto: è nei luoghi sacri e positivi (santuari, monasteri, Caritas...) ma è anche nei luoghi dove si praticano "le orge della dissolutezza", i loschi affari finanziari, gli spettacoli osceni, la "stregoneria", le "bestemmie", la "violenza"...» (cfr. T. Bello, Articoli, corrispondenze, lettere, notificazioni, vol. V, pp. 138-139). Don Tonino, come sostiene padre Siano, offre una «sorta di "panteismo" sui generis, affine a certe credenze esoteriche che predicano l'unione di tutti gli opposti».<br /><br />UN PASTORE PROTESTANTE<br />Era originale e amante dell'innovazione, ponendo al centro di tutto l'uomo egli ha dimenticato che cos'è la Verità portata da Gesù Cristo. Desiderava rimodellare in termini umani tutte le preghiere: gli atti di fede, di dolore, di speranza, di carità e quindi traslarli in atti di fede, di amore, di speranza nell'uomo. Lui era per la «santità laica», «urbana», «democratizzata», assolutamente priva dei connotati soprannaturali, avrebbe tranquillamente potuto essere un pastore protestante piuttosto che stare in Santa Romana Chiesa. D'altra parte era indignato contro la stessa Chiesa, responsabile delle «ecatombe delle culture», violentando «le grandi tradizioni religiose degli Incas o degli Aztechi o dei Maya». Secondo questo suo surreale e farneticante pensiero gli Apostoli e i loro successori, dunque, avrebbero commesso un tragico svarione: non si dovevano affatto evangelizzare le genti su mandato di Cristo... è stato il Cristianesimo, infatti, a porre termine ai riti dei sacrifici umani perpetrati in Sud America.<br />Si permetteva poi licenze indecenti e dissacranti nel descrivere Maria Santissima, donna feriale. La tratteggiava declassandola e snobilitandola della sua totale Immacolatezza, insinuando sui suoi atteggiamenti e favoleggiando una mariologia sensualista, riferendo di possibili sguardi lanciati a san Giuseppe, della felicità provata nell'indossare un abito nuovo, di essere protagonista dell'ebrezza nella danza. Arrivava ad invocarla in questi termini: «Aiutaci perché in quegli attimi veloci di innamoramento con l'universo possiamo intuire che le salmodie delle claustrali e i balletti delle danzatrici del Bolscioi hanno la medesima sorgente di carità. E che la fonte ispiratrice della melodia che al mattino risuona in una cattedrale è la stessa che si sente giungere la sera... da una rotonda sul mare: "Parlami d'amore, Mariù» (Cfr. T. Bello, Maria donna dei nostri giorni, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1993, pp. 11-13).<br />Intollerante della santità tradizionalmente conosciuta e della devozione ai santi alla stregua del protestantesimo, il profeta socialista e laicista del Salento, il «prete del grembiule» al servizio solo dei poveri (non di spirito, ma economici), era un grande propugnatore della liturgia secolare e della santità laicale, non certo dell'onore degli altari dove lo innalza oggi la Santa Sede. Tuttavia, come ottimamente scrive padre Paolo Maria Siano: «È nostra opinione che Beatificare o Canonizzare mons. Antonio Bello equivale, praticamente [...] a "canonizzare" un modello assai discutibile, labile ed eterodosso di Pastore e di pastorale» ed anche una dottrina politica e sociologica da cui esso discende direttamente, distante anni luce dal Vangelo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47834414</guid><pubDate>Wed, 08 Dec 2021 10:00:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47834414/sar_santo_don_tonino_bello_il_vescovo_che_dissacrava_la_fede.mp3" length="8456194" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6808

SARA' SANTO DON TONINO BELLO, IL VESCOVO CHE DISSACRAVA LA FEDE? di Cristina Siccardi
Lo scorso 25 novembre, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6808" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6808</a><br /><br />SARA' SANTO DON TONINO BELLO, IL VESCOVO CHE DISSACRAVA LA FEDE? di Cristina Siccardi<br />Lo scorso 25 novembre, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante le virtù eroiche di monsignor Antonio Bello (1935-1993), per tutti Tonino, il discusso vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, divenuto per il magistero bergogliano un modello di pastore. È sufficiente leggere alcuni stralci di sue considerazioni per capire che stiamo parlando di un sacerdote di una religione diversa da quella cattolica. La «Chiesa del futuro», disse a Loreto nel 1985, «deve essere "debole", deve condividere il travaglio della perplessità, dev'essere compagna del mondo, deve servire il mondo senza pretendere che il mondo creda in Dio o che vada a Messa la domenica o che viva maggiormente in linea col Vangelo...».<br />Il 27 febbraio 2013 avevamo dedicato un articolo su Corrispondenza Romana (n. 1282) dal titolo Don Tonino Bello sarà beato? È utile ritornare sul tema perché risulta indispensabile non rassegnarsi agli insegnamenti lesivi della Chiesa tutta, resistere a questi errori è un dovere di ogni buon cattolico. Padre Paolo Maria Siano, nel 2012, aveva dedicato un approfondito e perfetto studio sulla rivista teologica Fides Catholica dal titolo Alcune note sul "Magistero" episcopale del Servo di Dio Mons. Antonio ("Don Tonino") Bello (1935-1993). Un contributo critico, che continua ad essere molto istruttivo per comprendere chi sia stato veramente questo prete della strada, ma non delle chiese. Il valore che egli dava alla politica, all'idolatria per l'uomo, alla banalizzazione della Messa e delle sacre cose, alle idee secolarizzatrici e progressiste ha dato luogo da parte sua ad un modo di vivere completamente slegato alla Chiesa di sempre e all'identità sacerdotale: «Più che attaccare singoli Dogmi, don Tonino manifesta una mentalità "nuova" per una chiesa "nuova" dove i Dogmi sono praticamente superflui... Il suo linguaggio "moderno" [...] affossa il Mistero e il Soprannaturale nell'umano e nel mondano...» (cfr T. Bello, Servi inutili a tempo pieno, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, pp. 99-100).<br /><br />PUNTI DI RIFERIMENTO<br />I suoi punti di riferimento sono stati Helder Câmara, Karl Rahner, Bruno Forte, Teilhard de Chardin, Giacomo Lercaro, Luigi Bettazzi, Michele Pellegrino, Ernesto Balducci, Carlo Maria Martini, David Maria Turoldo, con tali maestri non poteva che sorgere un discepolo rivoluzionario della stoffa di monsignor Bello, amante della Chiesa "in uscita" e in autodistruzione, con chiese ogni giorno più deserte. È stato l'uomo della rivoluzione sessantottina in seno alla Chiesa, un grande iperconciliarista: «Sono stati gli anni in cui, ad uno ad uno, abbiamo appreso a demolire certi idoli che già il Concilio ci aveva fortemente invitati ad abbattere: la fierezza della carne e del sangue, il prestigio delle apparenze, la sicurezza del linguaggio, il fascino rassicurante del passato, l'estraneità alle tribolazioni della ricerca umana...», parole molto appetibili ai radical chic e al pauperismo. è...]<br />La parrocchia, a parer suo, «deve essere luogo pericoloso dove si fa "memoria eversiva" della Parola di Dio» (ibidem, p. 10) e il missionario è chiamato ad adattare il proprio linguaggio catechetico «al vocabolario del mondo» per attuare «la fedeltà all'uomo» (T. Bello, Stola e grembiule. Il diritto e il rovescio dell'unico panno di servizio sacerdotale, Ed. Insieme, Terlizzi-Bari 2008, p. 15). Non digeriva la teologia classica e prorompeva con le sue espressioni "profetiche" che esprimevano la sua voglia di ribellione contro la Chiesa di sempre, simpatizzando invece con il relativismo del mondo contemporaneo, lontano da Dio e dalla ragione.<br />Superficiale e a volte banale, egli cadeva anche nella blasfemia e nell'errore...]]></itunes:summary><itunes:duration>529</itunes:duration><itunes:keywords>blasfemia,chiesadelfuturo,dontoninobello,panteismo,unarotondasulmare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/29f9cdb94c3fbf258345c90369856948.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'errore di depositare i figli all'asilo nido</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-errore-di-depositare-i-figli-all-asilo-nido--47828142</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6812" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6812</a><br /><br />L'ERRORE DI DEPOSITARE I FIGLI ALL'ASILO NIDO di Cristina Siccardi<br />Come è possibile consegnare il proprio neonato, se non è orfano, ad un asilo nido? Come non è concepibile abortire, non è neppure concepibile lasciare la propria creaturina distante dalla propria mamma. È una crudeltà, anche questa, indicibile, perpetrata ai danni della carne della propria carne.<br />In questi giorni, caso davvero straordinario in un'epoca in cui la ragione sembra perlopiù non avere diritto di cittadinanza, è emersa una domanda politico-culturale dalla senatrice di Fratelli d'Italia Tiziana Drago durante una riunione in Commissione Infanzia: «Nutro dei seri dubbi sulle scelte politiche che si stanno operando in merito agli stanziamenti di fondo per gli asili nido. Ma qual è il messaggio che mandiamo al Paese? La nostra prospettiva qual è? Quella di mettere al mondo dei bambini e dargli come unica destinazione un asilo nido?». Le "scandalose" domande fanno il giro dei palazzi del potere... e la voce della Drago resta (per il momento) isolata, da derubricare immediatamente: la sua esternazione è stata considerata una ridicola boutade, anche dalla stessa FdI, che da tempo auspica «asili nido per tutti, gratuito e aperto fino all'orario di chiusura dei negozi, una proposta accompagnata dal potenziamento dell'offerta pubblico-privata degli asili nido».<br />Nella legge di natura non è così, i cuccioli stanno con le loro madri fintanto che sono idonei all'autonomia. Come è possibile che fra gli umani, i loro piccolini siano abbandonati a mani estranee e mercenarie (la mansione è svolta a pagamento) per tutto l'arco della giornata, fino all'orario di chiusura dei negozi (19:30 - 20:00)?<br />«Ogni bambino deve poter godere degli stessi diritti, senza eccezione alcuna», ha dichiarato il 20 novembre u.s. il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata Mondiale dell'Infanzia, rifacendosi allo sfruttamento minorile. Ma fra i diritti essenziali c'è il diritto alla vita e di avere famiglie degne di questo nome.<br />La scorsa settimana ci eravamo ripromessi di richiamare all'attenzione coloro che nella Chiesa sono eletti a proteggere i bambini e, dunque, in tempi così vessatori e disumani nei confronti degli innocenti, a cui viene tolta la vita, la famiglia normale (padre e madre), la casa "tana" (non una dimora di concubini, con amanti dei rispettivi genitori, oppure di compagni e compagne omosessuali o lesbiche), l'educazione secondo criteri di una corretta ed armonica pedagogia e la stessa innocenza (travolta dagli usi e costumi di una società eticamente corrotta nei principi e nei valori), non può che essere sempre più urgente ricorrere all'aiuto del Cielo.<br /><br />I SANTI INNOCENTI MARTIRI DI IERI E DI OGGI<br />Il patrocinio per eccellenza è quello della Beata Vergine Maria, la Mamma più credibile e autorevole, in grado di ottenere grazie e miracoli prodigiosi per i bambini, che sono stati i prescelti delle sue apparizioni nell'età moderna.<br />Vengono poi gli Angeli custodi, i quali, come insegnava un tempo la Chiesa, sono messi fin dal principio della loro esistenza, quindi fin dal loro concepimento, a fianco dei loro assistiti.<br />I Santi innocenti sono, invece, quei bambini martiri che sono stati uccisi nel momento in cui il Figlio di Dio s'incarnò: «Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: "Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più"» (Mt 2, 15-18).<br />Afferma don Marino Neri: «Ieri come oggi Erode continua, attraverso molti suoi satelliti, a uccidere tanti innocenti, se non fisicamente, quanto meno moralmente. [...] Per imitare dunque i santi Innocenti, che per primi, a loro volta, hanno imitato Cristo, preannunciandone la Morte, noi, che così innocenti non siamo, necessitiamo di rinnovata infusione di Grazia che rinnovi, "ri-crei" le nostre anime nell'unione costante al Signore Gesù: siano i Sacramenti le medicine contro le nostre malattie spirituali; sia la preghiera il farmaco contro la fiacchezza interiore; sia quindi la carità ardente l'arma con cui combattere lo spirito del mondo e rendere così testimonianza a Cristo, Re dei re».<br />Il mondo degli adulti s'impossessa della genuinità e incolpevolezza dei piccoli e se ne fa beffe con tutto il materiale dell'informazione, dello spettacolo, della pubblicità, delle tecnologie... che produce giorno e notte. I Santi innocenti possono, se pregati, difendere figli e nipoti dalla barbarica orda che si serve dell'aborto, della pedofilia, della corruzione morale e psicologica per annientare corpicini e anime innocenti.<br />C'è poi la schiera dei Santi che, già in vita hanno soccorso i piccoli con miracoli ottenuti da Dio grazie alla loro intercessione. Esisteva la tradizione, per esempio, di fare benedire i piccoli facendo loro indossare gli abitini di sant'Antonio da Padova (piccolo saio francescano) e quello della Madonna del Carmelo per le bambine, in particolare quando avevano beneficiato di grazie.<br /><br />I SANTI HANNO PROTETTO I BAMBINI<br />San Gerardo Maiella, come san Domenico Savio sono protettori delle gestanti e dei bambini in quanto hanno compiuto diversi miracoli a beneficio delle partorienti e dei loro nascituri, mentre la beata Laura Vicuña è la protettrice delle vittime di incesti e abusi sessuali. Ella riuscì a gestire i propositi violenti del compagno della madre che voleva abusare di lei. Laura prese i voti di povertà, castità e obbedienza in forma privata, in quanto non era stata ammessa ufficialmente come postulante delle Figlie di Maria Ausiliatrice a causa della condotta della madre, considerata dalla Chiesa cattolica in condizione di «peccato mortale», poi convertita dal sacrificio della vita della figlia per le sue colpe.<br />Il vescovo san Nicola di Bari, vescovo di Myra del IV secolo, che ha dato origine alla figura di Babbo Natale, resuscitò, come racconta la tradizione, tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne, carne che oggi viene mercificata dai pedofili, in maniera reale o virtuale.<br />San Giacomo della Marca è noto per una risurrezione: a Brescia si era affezionato ad un bimbo chiamato Corrado e a cui aveva insegnato le preghiere. Corrado a sua volta le insegnò ad un suo amico, ma il genitore di quest'ultimo, non credente, in un raptus di violenza colpì Corrado e lo uccise. Per paura, nascose il corpo murandolo dentro il camino di casa. Il padre di Corrado dopo tre giorni si raccomandò al santo per trovare suo figlio. Il frate minore osservante si recò allora a casa dell'assassino seguito da due frati: subito indicò il punto preciso per abbattere il muro e la meraviglia fu immensa quando ne uscì Corrado vivo.<br />Santa Gianna Beretta Molla, che ha sacrificato la sua vita per dare alla luce la figlia, è invocata per i parti difficili e per scongiurare aborti propri o altrui; mentre il beato Carlo Acutis, considerato il patrono di Internet (visto l'utilizzo che ne fece per l'apostolato attraverso le sue mostre dedicate ai Miracoli eucaristici, alle Apparizioni mariane, all'Inferno/Purgatorio/Paradiso, agli Angeli e demoni) è stato innalzato all'onore degli altari, oltre che per l'eroicità delle sue virtù, anche per un miracolo risalente al 12 ottobre 2010, ossia la guarigione scientificamente inspiegabile di un bambino brasiliano di sei anni, Matheus, affetto da una grave malformazione al pancreas. Il piccolo, su invito del nonno, toccò una reliquia del beato Carlo nella chiesa brasiliana di San Sebastiano, di cui era parroco padre Marcelo Tenorio, infatti era in corso la benedizione con un pezzo del suo pigiama macchiato di sangue con cui dormì poco prima di morire di leucemia fulminante. Nel febbraio 2011 risultò che la malattia di Matheus era sparita e il pancreas aveva dimensioni e parametri assolutamente normali.<br />Come non ricorrere anche a san Giovanni Bosco, lui che è Padre e Maestro dei giovani?<br />Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò tale e il 24 gennaio 1989 scrisse una lettera a don Egidio Viganò, l'allora rettore maggiore dei Salesiani, dove si legge: «I problemi della gioventù di oggi confermano [...] la perdurante attualità dei principi del metodo pedagogico [preventivo, ndr], ideato da san Giovanni Bosco e incentrato sull'importanza di prevenire nei giovani il sorgere di esperienze negative, di educare in positivo con valide proposte ed esempi, di far leva sulla libertà interiore di cui sono dotati, di stabilire con essi rapporti di autentica familiarità, di stimolarne le native capacità, basandosi su: la ragione, la religione, l'amorevolezza» e in quell'occasione lo dichiarò «padre e maestro dei giovani».<br />Da allora sono trascorsi 32 anni e la situazione per i bambini e gli adolescenti si è aggravata terribilmente. Se la Chiesa prestasse maggiore attenzione al loro grido solitario e disperato, riscoprirebbe la gioia di tornare ad essere vera educatrice, secondo i principi della sua lunghissima tradizione pedagogica, ricca di un patrimonio di eccellenza che non può competere con nessun altro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47828142</guid><pubDate>Wed, 08 Dec 2021 09:56:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47828142/l_errore_di_depositare_i_figli_all_asilo_nido.mp3" length="12935462" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6812

L'ERRORE DI DEPOSITARE I FIGLI ALL'ASILO NIDO di Cristina Siccardi
Come è possibile consegnare il proprio neonato, se non è orfano, ad un asilo nido? Come non è concepibile...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6812" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6812</a><br /><br />L'ERRORE DI DEPOSITARE I FIGLI ALL'ASILO NIDO di Cristina Siccardi<br />Come è possibile consegnare il proprio neonato, se non è orfano, ad un asilo nido? Come non è concepibile abortire, non è neppure concepibile lasciare la propria creaturina distante dalla propria mamma. È una crudeltà, anche questa, indicibile, perpetrata ai danni della carne della propria carne.<br />In questi giorni, caso davvero straordinario in un'epoca in cui la ragione sembra perlopiù non avere diritto di cittadinanza, è emersa una domanda politico-culturale dalla senatrice di Fratelli d'Italia Tiziana Drago durante una riunione in Commissione Infanzia: «Nutro dei seri dubbi sulle scelte politiche che si stanno operando in merito agli stanziamenti di fondo per gli asili nido. Ma qual è il messaggio che mandiamo al Paese? La nostra prospettiva qual è? Quella di mettere al mondo dei bambini e dargli come unica destinazione un asilo nido?». Le "scandalose" domande fanno il giro dei palazzi del potere... e la voce della Drago resta (per il momento) isolata, da derubricare immediatamente: la sua esternazione è stata considerata una ridicola boutade, anche dalla stessa FdI, che da tempo auspica «asili nido per tutti, gratuito e aperto fino all'orario di chiusura dei negozi, una proposta accompagnata dal potenziamento dell'offerta pubblico-privata degli asili nido».<br />Nella legge di natura non è così, i cuccioli stanno con le loro madri fintanto che sono idonei all'autonomia. Come è possibile che fra gli umani, i loro piccolini siano abbandonati a mani estranee e mercenarie (la mansione è svolta a pagamento) per tutto l'arco della giornata, fino all'orario di chiusura dei negozi (19:30 - 20:00)?<br />«Ogni bambino deve poter godere degli stessi diritti, senza eccezione alcuna», ha dichiarato il 20 novembre u.s. il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata Mondiale dell'Infanzia, rifacendosi allo sfruttamento minorile. Ma fra i diritti essenziali c'è il diritto alla vita e di avere famiglie degne di questo nome.<br />La scorsa settimana ci eravamo ripromessi di richiamare all'attenzione coloro che nella Chiesa sono eletti a proteggere i bambini e, dunque, in tempi così vessatori e disumani nei confronti degli innocenti, a cui viene tolta la vita, la famiglia normale (padre e madre), la casa "tana" (non una dimora di concubini, con amanti dei rispettivi genitori, oppure di compagni e compagne omosessuali o lesbiche), l'educazione secondo criteri di una corretta ed armonica pedagogia e la stessa innocenza (travolta dagli usi e costumi di una società eticamente corrotta nei principi e nei valori), non può che essere sempre più urgente ricorrere all'aiuto del Cielo.<br /><br />I SANTI INNOCENTI MARTIRI DI IERI E DI OGGI<br />Il patrocinio per eccellenza è quello della Beata Vergine Maria, la Mamma più credibile e autorevole, in grado di ottenere grazie e miracoli prodigiosi per i bambini, che sono stati i prescelti delle sue apparizioni nell'età moderna.<br />Vengono poi gli Angeli custodi, i quali, come insegnava un tempo la Chiesa, sono messi fin dal principio della loro esistenza, quindi fin dal loro concepimento, a fianco dei loro assistiti.<br />I Santi innocenti sono, invece, quei bambini martiri che sono stati uccisi nel momento in cui il Figlio di Dio s'incarnò: «Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: "Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più"» (Mt 2, 15-18).<br />Afferma don...]]></itunes:summary><itunes:duration>809</itunes:duration><itunes:keywords>asilonido,carloacutis,infanzia,innocenti,mamma,sannicola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7962be202bd26e829d4fc201bd7172c1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La confessione generale abbraccia tutta la vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-confessione-generale-abbraccia-tutta-la-vita--47828242</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6807" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6807</a><br /><br />LA CONFESSIONE GENERALE ABBRACCIA TUTTA LA VITA di Padre Angelo Bellon<br />La confessione generale è quella che abbraccia tutta la propria vita.<br />La Chiesa richiede per la valida celebrazione del sacramento della Penitenza l'accusa di tutti i peccati gravi commessi dopo il Battesimo e non ancora confessati in una confessione individuale.<br />Ma alcune persone, per la loro devozione personale, desiderano fare di quando in quando una confessione generale.<br />In passato, e anche oggi, alcuni desiderano farla prima di compiere un passo molto importante: ad esempio la professione religiosa, l'ordinazione sacerdotale, il matrimonio. Alcuni la fanno quando iniziano con il confessore un cammino di direzione spirituale.<br />Ma perché confessare di nuovo i propri peccati? Non certo per mettere in discussione il perdono ricevuto, ma esclusivamente per ravvivare il pentimento per il male commesso.<br />Infatti accusare di nuovo i propri peccati, soprattutto se non è richiesto, può costare una certa fatica. E qui sta appunto il merito.<br />Don Bosco la consigliava tra i vari fioretti che assegnava giorno per giorno durante il mese di maggio.<br />Alcuni, soprattutto all'interno degli Ordini religiosi, fanno la confessione generale dal periodo decorso dagli ultimi esercizi spirituali (in genere un anno).<br />Papa Giovanni, quando compì 80 anni, fece la confessione generale di tutta la sua vita e la trascrisse nel Giornale dell'Anima. E da lì si evince che il Santo papa aveva conservato sempre la grazia ricevuta nel giorno del Battesimo.<br />San Domenico morente fece la Confessione generale davanti a 12 frati.<br />A questa confessione ci si prepara passando i rassegna i dieci comandamenti.<br />Inoltre si deve chiedere al Confessore se è disposto ad ascoltare la confessione generale.<br />Può darsi che il Confessore dica che non ce n'è bisogno oppure che non è opportuna, magari a motivo dell'inclinazione allo scrupolo da parte del penitente. In questo caso si obbedisce, e davanti al Signore si acquista il merito dell'obbedienza. [...]<br />Ecco uno schema di esame di coscienza per la confessione sacramentale di adulti.<br /><br />PRIMO COMANDAMENTO: NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME<br />Com'è la mia vita di preghiera?<br />Ho cercato di evitare distrazioni?<br />Ho curato la mia formazione cristiana partecipando alle catechesi proposte e ascoltando la sacra predicazione?<br />Ho atteso all'obiettivo che Dio ha dato alla mia vita, quello della santificazione?<br />L'ho amato con tutto il cuore?<br />Sono stato alla sua presenza?<br />Al contrario ho partecipato a sedute spiritiche? Sono ricorso a maghi, sono stato superstizioso? Ho praticato il maleficio?<br /><br />SECONDO COMANDAMENTO: NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO<br />Ho fatto dei voti o promesse a Dio che non ho mantenuto?<br />Ho bestemmiato? Ho pronunciato il nome di Dio o della Vergine invano?<br />Ho giurato il falso usando il nome di Dio?<br /><br />TERZO COMANDAMENTO: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE<br />Ho trascurato di partecipare alla S. Messa domenicale o nelle altre feste di precetto?<br />Ho ricevuto l'Eucaristia senza aver confessato prima i peccati gravi?<br />Ho taciuto peccati gravi in confessione?<br /><br />QUARTO COMANDAMENTO: ONORA IL PADRE E LA MADRE<br />Sono stato motivo di sofferenza per i genitori, per il marito, per la moglie, per gli altri famigliari?<br />Ho compiuto i miei doveri di lavoro?<br />Sono caritatevole in casa e con il prossimo? Ho compiuto mancanze gravi di carità?<br />Ho perdonato le offese?<br />Mi sono vendicato?<br />Ho parlato male degli altri?<br />Ho seminato discordie?<br />Ho dato il mio contributo e il mio impegno alla società?<br />Ho contribuito alle necessità della Chiesa?<br /><br />QUINTO COMANDAMENTO: NON UCCIDERE<br />Ho commesso o consigliato aborto?<br />Ho ucciso?<br />Ho fatto uso di sostanze stupefacenti?<br />Sono schiavo della gola o dell'alcool?<br /><br />SESTO COMANDAMENTO: NON COMMETTERE ATTI IMPURI<br />Ho commesso atti impuri da solo o con altre persone?<br />Nell'ambito matrimoniale ho fatto contraccezione o profanato in altro modo il mio corpo e quello della sposa o dello sposo?<br />Prima del matrimonio ho compiuto fornicazione (rapporti sessuali tra persone libere) oppure ho compiuto impurità varie con altre persone sia dello stesso sesso che di sesso diverso?<br />Ho conservato la fedeltà matrimoniale oppure ho compiuto azioni o intrattenuto relazioni di adulterio?<br /><br />SETTIMO COMANDAMENTO: NON RUBARE<br />Ho rubato?<br />Ho danneggiato i beni altrui?<br />Ho riparato quanto ho rubato o danneggiato?<br />Ho cercato guadagni disonesti?<br />Ho sfruttato il mio prossimo non rimunerandolo come si doveva?<br /><br />OTTAVO COMANDAMENTO: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA<br />Sono stato bugiardo? Le bugie hanno danneggiato il prossimo?<br />Ho calunniato?<br />Ho espresso sospetti o giudizi temerari?<br />Ho riparato le maldicenze, le calunnie e le bugie che hanno recato danno?<br /><br />NONO COMANDAMENTO: NON DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI<br />Ho fatto uso di pornografia?<br />Ho partecipato a spettacoli immorali, a discorsi osceni?<br />Ho custodito il pudore?<br />Ho combattuto pensieri e fantasie impure?<br />Il mio linguaggio è puro?<br />Ho guardato altre persone con concupiscenza?<br /><br />DECIMO COMANDAMENTO: NON DESIDERARE LA ROBA D'ALTRI<br />Sono invidioso dei beni altrui, desiderando che gli altri non li avessero?<br />Ho goduto del male o delle disgrazie altrui?<br />Ho organizzato truffe nei confronti del prossimo, anche se poi non le ho realizzate?<br /><br />A questo puoi aggiungere altri eventuali peccati non facilmente riconducibili allo schema dei comandamenti:<br />Ho osservato il carattere penitenziale del venerdì?<br />Ho digiunato secondo le leggi della Chiesa il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo?<br />Ho osservato il digiuno eucaristico?<br />Mi sono recato a Messa con ritardo colpevole?<br />Ho accolto il Signore nella Santa Comunione col dovuto raccoglimento?<br />Sono stato imprudente nelle mie decisioni?<br />Sono stato superbo, arrogante, vanitoso, invidioso?<br />Sono stato pigro nel compimento dei miei doveri?<br />Ho mancato di umiltà?<br />Ho coltivato la virtù della penitenza?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47828242</guid><pubDate>Tue, 07 Dec 2021 23:06:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47828242/la_confessione_generale_abbraccia_tutta_la_vita.mp3" length="6576631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6807

LA CONFESSIONE GENERALE ABBRACCIA TUTTA LA VITA di Padre Angelo Bellon
La confessione generale è quella che abbraccia tutta la propria vita.
La Chiesa richiede per la valida...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6807" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6807</a><br /><br />LA CONFESSIONE GENERALE ABBRACCIA TUTTA LA VITA di Padre Angelo Bellon<br />La confessione generale è quella che abbraccia tutta la propria vita.<br />La Chiesa richiede per la valida celebrazione del sacramento della Penitenza l'accusa di tutti i peccati gravi commessi dopo il Battesimo e non ancora confessati in una confessione individuale.<br />Ma alcune persone, per la loro devozione personale, desiderano fare di quando in quando una confessione generale.<br />In passato, e anche oggi, alcuni desiderano farla prima di compiere un passo molto importante: ad esempio la professione religiosa, l'ordinazione sacerdotale, il matrimonio. Alcuni la fanno quando iniziano con il confessore un cammino di direzione spirituale.<br />Ma perché confessare di nuovo i propri peccati? Non certo per mettere in discussione il perdono ricevuto, ma esclusivamente per ravvivare il pentimento per il male commesso.<br />Infatti accusare di nuovo i propri peccati, soprattutto se non è richiesto, può costare una certa fatica. E qui sta appunto il merito.<br />Don Bosco la consigliava tra i vari fioretti che assegnava giorno per giorno durante il mese di maggio.<br />Alcuni, soprattutto all'interno degli Ordini religiosi, fanno la confessione generale dal periodo decorso dagli ultimi esercizi spirituali (in genere un anno).<br />Papa Giovanni, quando compì 80 anni, fece la confessione generale di tutta la sua vita e la trascrisse nel Giornale dell'Anima. E da lì si evince che il Santo papa aveva conservato sempre la grazia ricevuta nel giorno del Battesimo.<br />San Domenico morente fece la Confessione generale davanti a 12 frati.<br />A questa confessione ci si prepara passando i rassegna i dieci comandamenti.<br />Inoltre si deve chiedere al Confessore se è disposto ad ascoltare la confessione generale.<br />Può darsi che il Confessore dica che non ce n'è bisogno oppure che non è opportuna, magari a motivo dell'inclinazione allo scrupolo da parte del penitente. In questo caso si obbedisce, e davanti al Signore si acquista il merito dell'obbedienza. [...]<br />Ecco uno schema di esame di coscienza per la confessione sacramentale di adulti.<br /><br />PRIMO COMANDAMENTO: NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME<br />Com'è la mia vita di preghiera?<br />Ho cercato di evitare distrazioni?<br />Ho curato la mia formazione cristiana partecipando alle catechesi proposte e ascoltando la sacra predicazione?<br />Ho atteso all'obiettivo che Dio ha dato alla mia vita, quello della santificazione?<br />L'ho amato con tutto il cuore?<br />Sono stato alla sua presenza?<br />Al contrario ho partecipato a sedute spiritiche? Sono ricorso a maghi, sono stato superstizioso? Ho praticato il maleficio?<br /><br />SECONDO COMANDAMENTO: NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO<br />Ho fatto dei voti o promesse a Dio che non ho mantenuto?<br />Ho bestemmiato? Ho pronunciato il nome di Dio o della Vergine invano?<br />Ho giurato il falso usando il nome di Dio?<br /><br />TERZO COMANDAMENTO: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE<br />Ho trascurato di partecipare alla S. Messa domenicale o nelle altre feste di precetto?<br />Ho ricevuto l'Eucaristia senza aver confessato prima i peccati gravi?<br />Ho taciuto peccati gravi in confessione?<br /><br />QUARTO COMANDAMENTO: ONORA IL PADRE E LA MADRE<br />Sono stato motivo di sofferenza per i genitori, per il marito, per la moglie, per gli altri famigliari?<br />Ho compiuto i miei doveri di lavoro?<br />Sono caritatevole in casa e con il prossimo? Ho compiuto mancanze gravi di carità?<br />Ho perdonato le offese?<br />Mi sono vendicato?<br />Ho parlato male degli altri?<br />Ho seminato discordie?<br />Ho dato il mio contributo e il mio impegno alla società?<br />Ho contribuito alle necessità della Chiesa?<br /><br />QUINTO COMANDAMENTO: NON UCCIDERE<br />Ho commesso o consigliato...]]></itunes:summary><itunes:duration>412</itunes:duration><itunes:keywords>comandamenti,confessionegenerale,esamedicoscienza,virtù,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/dd8ae433625975942451b3e77472d30c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Madonna apparve in Rwanda a tre ragazze avvertendo del genocidio imminente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-madonna-apparve-in-rwanda-a-tre-ragazze-avvertendo-del-genocidio-imminente--47726985</link><description><![CDATA[VIDEO: Kibeho: Listen, My Children ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GV_qyomQWzU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GV_qyomQWzU</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6803" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6803</a><br /><br />LA MADONNA APPARVE IN RUANDA A TRE RAGAZZE AVVERTENDO DEL GENOCIDIO IMMINENTE<br />L'abbattimento dell'aereo del presidente ruandese Habyarimana il 6 aprile 1994 sopra la capitale ruandese Kigali ha scatenato un bagno di sangue su una scala mai vista prima in Ruanda. Nel giro di un centinaio di giorni circa 800.000 persone, principalmente tutsi, furono uccise dalla milizia hutu. Sebbene la comunità internazionale, compresi gli Stati membri dell'Ue, avesse a lungo negato la dimensione genocida di questa violenza, la brutalità e i pericoli erano evidenti fin dall'inizio.<br />Il genocidio ruandese avvenne tra il 7 aprile e il 15 luglio 1994 durante la guerra civile ruandese. Le stime per il totale delle vittime (comprese le vittime hutu e twa) arrivano a 1.100.000 di persone. La menzione del genocidio ruandese del 1994 accende i ricordi di uno delle peggiori tragedie di violenza nel mondo. Non molti, però, sanno che la Vergine Maria ha avvertito del disastro attraverso una serie di apparizioni.<br />Nel nuovo docufilm di EWTN, Kibeho: Listen My Children, si dice che la Madre di Dio abbia avvertito il Ruanda del disastro attraverso tre studentesse circa 12 anni prima che accadesse. Il docudrama è una produzione originale di EWTN, che debutterà il prossimo 24 novembre. Il film porta in vita testimonianze delle apparizioni di Maria di decenni fa, mostrando filmati delle vere studentesse ruandesi che ricevettero i messaggi della Madonna, purtroppo inascoltati. Un rapporto condiviso con ACI Africa prima della presentazione del nuovo film EWTN indica che l'autrice pluripremiata, Immaculée IIlibagiza, sopravvissuta al genocidio, appare in primo piano nel docudrama.<br />«Immaculée è la donna che ha raccontato al mondo il genocidio nel libro best-seller del 2017, Left to Tell, che è stato successivamente trasformato in un noto docudrama con lo stesso nome», afferma Michelle Johnson, direttore delle comunicazioni presso l'EWTN Global Catholic Network. La signora Johnson aggiunge: «Oltre alle osservazioni di Immaculée, il docudrama include filmati delle vere veggenti, studentesse ruandesi, la tortura mentale che hanno subito da parte di coloro che non hanno creduto loro, i medici che sono stati incaricati di determinare se fossero malate di mente e i funzionari della chiesa che hanno preso la decisione finale».<br /><br />NOSTRA SIGNORA DI KIBEHO<br />Il docudrama EWTN esplora le visioni di distruzione, tortura e carneficina umana, nonché un fiume di sangue che è stato visto da una delle studentesse nelle apparizioni con Maria, a cui è stato anche dato il titolo di "Nostra Signora di Kibeho". Kibeho è una città nella parte meridionale del Ruanda che ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo a causa delle apparizioni della Beata Vergine Maria avvenute dal 28 novembre 1981. The Guardian riferisce che tutto è iniziato quando la studentessa di 16 anni, Alphonsine Mumureke, che si trovava nella mensa del collegio cattolico Kibeho College, in Ruanda, ha detto di aver sentito una voce «morbida come l'aria e più dolce della musica».<br />Alphonsine ha detto di aver visto una bella donna «né bianca né nera" fluttuare sopra il pavimento in un abito fluente senza cuciture, con un velo che le copriva i capelli. La donna non indossava scarpe. "Chi sei?"» Alphonsine ha chiesto. La donna che in seguito si identificò come la Beata Vergine Maria rispose: «Sono la madre della parola», prima di emettere un terribile avvertimento: il Ruanda stava per diventare un inferno sulla Terra in un conflitto che avrebbe visto i fiumi del villaggio di Kibeho diventare rossi di sangue. Quando Alphonsine riferì ciò che aveva visto i suoi amici la presero in gito; i suoi insegnanti la rimproverarono e i membri del suo villaggio iniziarono ad evitarla. Immaculée dice che Alphonsine era una ragazza "normale", non conosciuta per la sua pietà, quindi nessuno le credeva. «Sfortunatamente, la loro incredulità si è trasformata in persecuzione fisica. La ragazza ha quindi pregato la Madonna di apparire anche ad un'altra ragazza in modo che fosse creduta», scrive la signora Johnson di EWTN.<br />Il 12 gennaio 1982, la Madonna rispose alla preghiera di Alphonsine apparendo a Nathalie Mukamazimpaka, una compagna di studi con una reputazione eccellente che era nota per la sua pietà. EWTN riferisce che le cose iniziarono a migliorare un po', ma che c'erano ancora molti che non credevano alle ragazze. Un'altra ragazza di nome Marie Claire Mukangango fu la terza a ricevere un'apparizione il 2 marzo 1982. Durante un'apparizione con Marie Claire la Madonna ha trascorso molto tempo a piangere e «ha detto che era triste perché così tanti non credevano ai suoi avvertimenti». Fu Marie Claire a cui la Madonna diede le visioni di «distruzione, tortura e selvaggia carneficina umana».<br /><br />12 ANNI PRIMA<br />«Quelle visioni erano, naturalmente, un'anteprima del genocidio che avrebbe fatto a pezzi il paese una dozzina di anni dopo», sostiene EWTN, aggiungendo: «In effetti, i resoconti online della storia di questo conflitto sono stranamente preveggenti dei problemi che persistono nel mondo di oggi». Il rapporto EWTN indica inoltre che la visione di uno dei veggenti è stata così terrificante che la ragazza ha detto alla Madonna che per la paura non sarebbe mai più stata in grado di dormire.<br />Nostra Signora di Kibeho ha chiesto al popolo del Ruanda di pregare il Rosario dei Sette Dolori, una devozione data a Santa Brigida secoli prima, che era stata in gran parte dimenticata. «Durante il genocidio, le suore della scuola conventuale frequentata dalle veggenti pregavano questo rosario dalla mattina alla sera. Sono tutti sopravvissuti al bagno di sangue», riporta EWTN.<br />«Marie Claire è stata portata anche in un viaggio nei tre luoghi di cui i cattolici sentono così spesso parlare», dice la signora John nel rapporto, aggiungendo che il primo era un luogo in cui le persone erano in terribile dolore ed estremamente arrabbiate. Si dice che la Madonna abbia detto a Marie Claire che il posto era «per coloro che soffriranno eternamente, che non saranno mai perdonati». Marie Claire è stata poi portata in un luogo dove c'era poca luce, e dove c'era sofferenza, ma meno che nel primo luogo, e «dove la gente sembrava aspettarsi che qualcuno venisse ad aiutarli». Alla fine, fu portata in un luogo con una bella luce, più luminosa del sole, dove poteva sentire belle voci. Le è stato detto che era per «coloro che hanno la luce nel cuore, il posto di coloro che rispettano Dio».<br />Il direttore delle comunicazioni dell'EWTN riferisce che quando Marie Claire ha chiesto alla Madonna perché le aveva mostrato questi luoghi, la Madonna ha detto: «Ti ho mostrato questo in modo che tu sappia che la vita che conta di più è ciò che verrà dopo questa vita sulla terra. Vai e dillo a tutti. Incoraggiali a vivere nel modo giusto. Avvisa loro che vivere senza rispettare Dio è una perdita di tempo. Se ne pentiranno amaramente». La Madonna ha aggiunto: «Dovete dire alla gente che questi luoghi esistono davvero. Rifiutare Gesù è rifiutare il paradiso».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47726985</guid><pubDate>Tue, 30 Nov 2021 22:12:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47726985/la_madonna_apparve_in_rwanda_a_tre_ragazze_avvertendo_del_genocidio_imminente.mp3" length="9390333" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Kibeho: Listen, My Children ➜ https://www.youtube.com/watch?v=GV_qyomQWzU

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6803

LA MADONNA APPARVE IN RUANDA A TRE RAGAZZE AVVERTENDO DEL GENOCIDIO IMMINENTE
L'abbattimento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Kibeho: Listen, My Children ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GV_qyomQWzU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GV_qyomQWzU</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6803" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6803</a><br /><br />LA MADONNA APPARVE IN RUANDA A TRE RAGAZZE AVVERTENDO DEL GENOCIDIO IMMINENTE<br />L'abbattimento dell'aereo del presidente ruandese Habyarimana il 6 aprile 1994 sopra la capitale ruandese Kigali ha scatenato un bagno di sangue su una scala mai vista prima in Ruanda. Nel giro di un centinaio di giorni circa 800.000 persone, principalmente tutsi, furono uccise dalla milizia hutu. Sebbene la comunità internazionale, compresi gli Stati membri dell'Ue, avesse a lungo negato la dimensione genocida di questa violenza, la brutalità e i pericoli erano evidenti fin dall'inizio.<br />Il genocidio ruandese avvenne tra il 7 aprile e il 15 luglio 1994 durante la guerra civile ruandese. Le stime per il totale delle vittime (comprese le vittime hutu e twa) arrivano a 1.100.000 di persone. La menzione del genocidio ruandese del 1994 accende i ricordi di uno delle peggiori tragedie di violenza nel mondo. Non molti, però, sanno che la Vergine Maria ha avvertito del disastro attraverso una serie di apparizioni.<br />Nel nuovo docufilm di EWTN, Kibeho: Listen My Children, si dice che la Madre di Dio abbia avvertito il Ruanda del disastro attraverso tre studentesse circa 12 anni prima che accadesse. Il docudrama è una produzione originale di EWTN, che debutterà il prossimo 24 novembre. Il film porta in vita testimonianze delle apparizioni di Maria di decenni fa, mostrando filmati delle vere studentesse ruandesi che ricevettero i messaggi della Madonna, purtroppo inascoltati. Un rapporto condiviso con ACI Africa prima della presentazione del nuovo film EWTN indica che l'autrice pluripremiata, Immaculée IIlibagiza, sopravvissuta al genocidio, appare in primo piano nel docudrama.<br />«Immaculée è la donna che ha raccontato al mondo il genocidio nel libro best-seller del 2017, Left to Tell, che è stato successivamente trasformato in un noto docudrama con lo stesso nome», afferma Michelle Johnson, direttore delle comunicazioni presso l'EWTN Global Catholic Network. La signora Johnson aggiunge: «Oltre alle osservazioni di Immaculée, il docudrama include filmati delle vere veggenti, studentesse ruandesi, la tortura mentale che hanno subito da parte di coloro che non hanno creduto loro, i medici che sono stati incaricati di determinare se fossero malate di mente e i funzionari della chiesa che hanno preso la decisione finale».<br /><br />NOSTRA SIGNORA DI KIBEHO<br />Il docudrama EWTN esplora le visioni di distruzione, tortura e carneficina umana, nonché un fiume di sangue che è stato visto da una delle studentesse nelle apparizioni con Maria, a cui è stato anche dato il titolo di "Nostra Signora di Kibeho". Kibeho è una città nella parte meridionale del Ruanda che ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo a causa delle apparizioni della Beata Vergine Maria avvenute dal 28 novembre 1981. The Guardian riferisce che tutto è iniziato quando la studentessa di 16 anni, Alphonsine Mumureke, che si trovava nella mensa del collegio cattolico Kibeho College, in Ruanda, ha detto di aver sentito una voce «morbida come l'aria e più dolce della musica».<br />Alphonsine ha detto di aver visto una bella donna «né bianca né nera" fluttuare sopra il pavimento in un abito fluente senza cuciture, con un velo che le copriva i capelli. La donna non indossava scarpe. "Chi sei?"» Alphonsine ha chiesto. La donna che in seguito si identificò come la Beata Vergine Maria rispose: «Sono la madre della parola», prima di emettere un terribile avvertimento: il Ruanda stava per diventare un inferno sulla Terra in un conflitto che avrebbe visto i fiumi del villaggio di Kibeho diventare rossi di sangue. Quando Alphonsine riferì ciò che aveva visto i suoi amici...]]></itunes:summary><itunes:duration>587</itunes:duration><itunes:keywords>ewtn,genocidio,lefttotell,nostrasignoradikibeho,rwanda</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a04c8e8fef78982f92843ec699d34847.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'esistenza del purgatorio e l'importanza delle preghiere per i defunti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-esistenza-del-purgatorio-e-l-importanza-delle-preghiere-per-i-defunti--47280799</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6771" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6771</a><br /><br />L'ESISTENZA DEL PURGATORIO E L'IMPORTANZA DELLE PREGHIERE PER I DEFUNTI<br />E' molto bello ed utile lucrare per i nostri cari defunti l'indulgenza plenaria (anche quest'anno le indulgenze sono prorogate per tutto il mese di novembre)<br />di Don Stefano Bimbi<br />Il 2 novembre è la commemorazione di tutti i fedeli defunti. La Chiesa ci ricorda di pregare per i morti che, in attesa di andare in Paradiso, devono scontare la pena in Purgatorio. Questa loro condizione è dovuta al fatto che i peccati mortali che la persona ha confessato durante la sua vita terrena sono già stati rimessi in quanto alla colpa, e questo gli ha evitato l'inferno, mentre la pena derivante dal peccato va ancora espiata. Certamente si possono limitare le pene del Purgatorio se durante la vita si fanno opere riparatorie: preghiere, sante Messe, sacrifici volontari offerti in riparazione dei propri peccati e le indulgenze applicate a sé stessi. Tutto ciò che però non siamo riusciti ad espiare su questa terra resta da farlo nell'altra vita, appunto in Purgatorio.<br />Ma cos'è il Purgatorio? Una favola per far star buoni i bambini? Un'invenzione del medioevo come dice qualcuno? Niente affatto, la verità del Purgatorio risulta dalla Bibbia, addirittura già dal Vecchio Testamento. Da sempre la Chiesa ne afferma l'esistenza mettendo in guardia dalle pene tutt'altro che leggere che esso comporta.<br />Facciamo un breve excursus iniziando dalla morte di Aronne. In tale occasione vennero offerti sacrifici per un mese intero. Quindi se è possibile offrire sacrifici per un defunto, vuol dire che il defunto può espiare le conseguenze dei suoi peccati, grazie ai sacrifici dei vivi, anche dopo la morte.<br />Nel capitolo 12 del Secondo Libro dei Maccabei si narra che Giuda Maccabeo, dopo un'importante battaglia, si accorse che sotto la tunica di ciascun caduto vi erano oggetti idolatrici, fu così che decise di pregare affinché Dio perdonasse il peccato di quei soldati. Inoltre Giuda Maccabeo fece fare una colletta e la inviò a Gerusalemme affinché fosse offerto un sacrificio espiatorio. Questo vuol dire che vi era la convinzione che si potesse pregare per i defunti, il che vuol dire anche che si era convinti che nell'aldilà ci fosse un "luogo" di espiazione. Anche nel Nuovo Testamento si trovano testimonianze preziose dell'esistenza del Purgatorio.<br /><br />SANTA PERPETUA E LE VISIONI DI SUO FRATELLO IN PURGATORIO<br />Mi piace qui ricordare un episodio tratto dal diario di santa Perpetua che fu martirizzata a Cartagine nel 203. Mentre si trovava in prigione, Perpetua ebbe una duplice visione. Nella prima vide suo fratello Dinocrate che era morto a sette anni. Perpetua vide il suo fratellino uscire "da un luogo tenebroso dove vi era molta altra gente; era accaldato e assetato, sudicio e pallido. Il volto era sfigurato dalla piaga che l'aveva ucciso". Perpetua vide suo fratello che cercava, senza riuscirci, di bere ad una piscina e con ciò capì che Dinocrate stava soffrendo. Impietosita da questa visione, pregò per l'anima del suo fratellino. Il Signore ascoltò le sue preghiere e in una seconda visione vide Dinocrate perfettamente guarito, in grado di bere, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione, Perpetua scrisse: "Mi svegliai e compresi che la pena gli era stata rimessa". Come si vede, già nei primi secoli, i santi erano certi della realtà del Purgatorio.<br />Anche da altri episodi possiamo essere certi di cosa insegnava da subito la Chiesa. Un vescovo dell'Asia Minore nel secondo secolo di nome Abercio compose prima di morire, il suo epitaffio, che dice: "Queste cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole, preghi per Abercio". Anche un antico autore cristiano, Tertulliano, scrisse: "Nel giorno anniversario facciamo preghiere per i defunti". E Sant'Agostino: "Non si può negare che le anime dei defunti possono essere aiutate dalla pietà dei loro cari ancora in vita, quando è offerto per loro il sacrificio del Mediatore [cioè la S. Messa], oppure mediante elemosine".<br />È evidente che se si prega e si fanno dire Messe per i defunti è perché li si considerano in Purgatorio perché se fossero in Paradiso non avrebbero bisogno di nulla, avendo la gioia eterna della visione beatifica. Mentre se fossero all'inferno nulla potrebbe dargli sollievo a causa della pena eterna.<br /><br />UNA CERTEZZA DI FEDE<br />L'esistenza del Purgatorio è quindi una certezza della nostra bella Fede cattolica. Ma adesso ci si potrebbe chiedere: ma quanto sono gravi le pene del Purgatorio? Certamente queste pene non sono cosa da poco. Potrebbe innescarsi questa tentazione soprattutto tra i pigri: "Beh forse per la mia vita mediocre non andrò subito in Paradiso, mi accontento di fare un po' di Purgatorio". Questo mirare al ribasso si traduce però in catastrofe. Se si mira al Paradiso, c'è speranza di andare in Purgatorio, ma se si mira al Purgatorio si rischia seriamente di scivolare piano piano all'inferno. Come avviene per gli scolari: se si mira all'otto, c'è la speranza di arrivare alla sufficienza, ma se si mira direttamente alla sufficienza, il rischio bocciatura è tutt'altro che ipotetico.<br />E le pene del Purgatorio sono tutt'altro che leggere. Sono due: del danno, alle anime viene ritardata la visione di Dio; e del senso, le anime sono punite con il "fuoco" corporeo.<br />Scrisse sant'Agostino: "Colui che invecchiò nel peccato, impiegherà maggior tempo ad attraversare quel fiume di fuoco e, nella misura della sua colpa, la fiamma accrescerà il castigo". E sant'Alfonso Maria de Liguori ha affermato che il fuoco che brucia i dannati all'inferno è lo stesso che purifica gli eletti nel Purgatorio: l'unica differenza è che il primo dura in eterno, mentre il secondo è temporaneo.<br />Ovviamente bisogna anche considerare che nel Purgatorio ci sono anche delle gioie. Innanzi tutto la certezza della salvezza eterna che nella vita terrena neanche i buoni hanno, come ci testimonia la vita di molti santi che, nonostante l'evidente santità, non si ritenevano degni del Paradiso. Poi il fatto che è impossibile peccare, mentre finché siamo in vita, non si sa se si cadrà in peccato. In Purgatorio invece abbiamo la certezza di poter amare per sempre il Signore, senza più offenderlo. Inoltre le anime sante del Purgatorio hanno la consolazione delle nostre preghiere, sofferenze offerte e le indulgenze lucrate per loro, che alleviano, abbreviano o addirittura eliminano totalmente le pene.<br /><br />LE INDULGENZE PER I DEFUNTI<br />Per questo non possiamo "abbandonare" i nostri cari che potrebbero essere nel Purgatorio ed è molto bello lucrare per loro l'indulgenza plenaria. Questo è possibile ogni anno dalle 12.00 del 1° novembre alle 24.00 del 2 novembre per coloro che visiteranno una qualunque chiesa oppure il camposanto dal 1° all'8 novembre ovviamente rinunciando totalmente al peccato anche veniale e poi con le solite condizioni che sono fare la comunione, pregare secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (ad es. un Padre nostro e un'Ave Maria) e confessarsi anche non nel giorno stesso, ma un po' di tempo prima o dopo. L'anno scorso la Penitenzieria Apostolica, a causa delle difficoltà di spostamento poste dalle autorità pubbliche con la scusa della pandemia da Covid, la possibilità di lucrare le indulgenze per i defunti furono prorogate per tutto il mese di novembre. Anche quest'anno tale possibilità è stata confermata. Approfittiamone abbondantemente, i nostri cari ce ne saranno grati e una volta in Paradiso si ricorderanno di noi e ci renderanno il favore che gli abbiamo fatto abbreviando le loro sofferenze attuali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47280799</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2021 23:03:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47280799/l_esistenza_del_purgatorio_e_l_importanza_delle_preghiere_per_i_defunti.mp3" length="9348119" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6771

L'ESISTENZA DEL PURGATORIO E L'IMPORTANZA DELLE PREGHIERE PER I DEFUNTI
E' molto bello ed utile lucrare per i nostri cari defunti l'indulgenza plenaria (anche quest'anno le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6771" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6771</a><br /><br />L'ESISTENZA DEL PURGATORIO E L'IMPORTANZA DELLE PREGHIERE PER I DEFUNTI<br />E' molto bello ed utile lucrare per i nostri cari defunti l'indulgenza plenaria (anche quest'anno le indulgenze sono prorogate per tutto il mese di novembre)<br />di Don Stefano Bimbi<br />Il 2 novembre è la commemorazione di tutti i fedeli defunti. La Chiesa ci ricorda di pregare per i morti che, in attesa di andare in Paradiso, devono scontare la pena in Purgatorio. Questa loro condizione è dovuta al fatto che i peccati mortali che la persona ha confessato durante la sua vita terrena sono già stati rimessi in quanto alla colpa, e questo gli ha evitato l'inferno, mentre la pena derivante dal peccato va ancora espiata. Certamente si possono limitare le pene del Purgatorio se durante la vita si fanno opere riparatorie: preghiere, sante Messe, sacrifici volontari offerti in riparazione dei propri peccati e le indulgenze applicate a sé stessi. Tutto ciò che però non siamo riusciti ad espiare su questa terra resta da farlo nell'altra vita, appunto in Purgatorio.<br />Ma cos'è il Purgatorio? Una favola per far star buoni i bambini? Un'invenzione del medioevo come dice qualcuno? Niente affatto, la verità del Purgatorio risulta dalla Bibbia, addirittura già dal Vecchio Testamento. Da sempre la Chiesa ne afferma l'esistenza mettendo in guardia dalle pene tutt'altro che leggere che esso comporta.<br />Facciamo un breve excursus iniziando dalla morte di Aronne. In tale occasione vennero offerti sacrifici per un mese intero. Quindi se è possibile offrire sacrifici per un defunto, vuol dire che il defunto può espiare le conseguenze dei suoi peccati, grazie ai sacrifici dei vivi, anche dopo la morte.<br />Nel capitolo 12 del Secondo Libro dei Maccabei si narra che Giuda Maccabeo, dopo un'importante battaglia, si accorse che sotto la tunica di ciascun caduto vi erano oggetti idolatrici, fu così che decise di pregare affinché Dio perdonasse il peccato di quei soldati. Inoltre Giuda Maccabeo fece fare una colletta e la inviò a Gerusalemme affinché fosse offerto un sacrificio espiatorio. Questo vuol dire che vi era la convinzione che si potesse pregare per i defunti, il che vuol dire anche che si era convinti che nell'aldilà ci fosse un "luogo" di espiazione. Anche nel Nuovo Testamento si trovano testimonianze preziose dell'esistenza del Purgatorio.<br /><br />SANTA PERPETUA E LE VISIONI DI SUO FRATELLO IN PURGATORIO<br />Mi piace qui ricordare un episodio tratto dal diario di santa Perpetua che fu martirizzata a Cartagine nel 203. Mentre si trovava in prigione, Perpetua ebbe una duplice visione. Nella prima vide suo fratello Dinocrate che era morto a sette anni. Perpetua vide il suo fratellino uscire "da un luogo tenebroso dove vi era molta altra gente; era accaldato e assetato, sudicio e pallido. Il volto era sfigurato dalla piaga che l'aveva ucciso". Perpetua vide suo fratello che cercava, senza riuscirci, di bere ad una piscina e con ciò capì che Dinocrate stava soffrendo. Impietosita da questa visione, pregò per l'anima del suo fratellino. Il Signore ascoltò le sue preghiere e in una seconda visione vide Dinocrate perfettamente guarito, in grado di bere, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione, Perpetua scrisse: "Mi svegliai e compresi che la pena gli era stata rimessa". Come si vede, già nei primi secoli, i santi erano certi della realtà del Purgatorio.<br />Anche da altri episodi possiamo essere certi di cosa insegnava da subito la Chiesa. Un vescovo dell'Asia Minore nel secondo secolo di nome Abercio compose prima di morire, il suo epitaffio, che dice: "Queste cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole, preghi per Abercio". Anche un antico autore cristiano, Tertulliano, scrisse: "Nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>585</itunes:duration><itunes:keywords>defunti,dinocrate,espiazione,indulgenza,maccabei,peccati,purgatorio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/10231ff5c56d215a8deaf00684e5a837.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La conversione che dimostra la fine dell'anglicanesimo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-conversione-che-dimostra-la-fine-dell-anglicanesimo--47167144</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6764" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6764</a><br /><br />LA CONVERSIONE CHE DIMOSTRA LA FINE DELL'ANGLICANESIMO di Lorenzo Bertocchi<br />La notizia della conversione al cattolicesimo di un eminente vescovo anglicano, Michael Nazir-Ali, 72 anni, doppia cittadinanza britannica e pakistana, è di qualche giorno fa e ora, un altro convertito dall'anglicanesimo al cattolicesimo, Gavin Ashenden, ne sottolinea la portata.<br />«Si tratta, senza dubbio», dichiara Ashenden, ex cappellano anglicano della regina Elisabetta, divenuto cattolico nel dicembre 2019, «di uno dei cambiamenti di appartenenza più significativi dal punto di vista politico e teologico nel mondo cristiano da lungo tempo». Michael Nazir-Ali, infatti, è stato un esponente di spicco nell'episcopato anglicano guidando per 15 anni la loro diocesi di Rochester e assumendo ruolo di guida teologica su temi spinosissimi come il rapporto con l'Islam e la tenuta contro la deriva secolarizzante. Nel 2008, un anno prima di lasciare Rochester, ha ricevuto minacce di morte per aver detto a un giornale che gli estremisti islamici stavano creando "zone vietate" per i non musulmani in Gran Bretagna.<br /><br />UNA CONVERSIONE CHE DIMOSTRA LA FINE DELL'ANGLICANESIMO<br />«Ha costituito il centro di un nucleo di resistenza evangelica allo scivolamento nella progressiva secolarizzazione della chiesa anglicana», ha scritto Ashendon in un articolo su cristhiantoday.com. «È stato particolarmente esplicito sulle gravi conseguenze dell'ignorare le implicazioni di crescita dell'Islam e sull'importanza di limitare la definizione cristiana del matrimonio a quella di un uomo e una donna che intendono avere figli».<br />Le precedenti conversioni episcopali di alto profilo, sottolinea ancora Ashendon, erano quasi scontate. «Ce le si aspettava in un certo senso. (...) Ma Nazir-Ali è diverso». Lui era il centro del movimento di resistenza all'interno dell'anglicanesimo, «la sua voce teologica articolata e ben informata ha agito da collante per tenere insieme disparate azioni ortodosse in tutto il mondo anglicano (...) contro la rivoluzione progressista guidata dalla Chiesa episcopale americana e seguita dall'arcivescovo Justin Welby di Lambeth Palace».<br />La sua conversione al cattolicesimo secondo Ashenden segna due punti importanti:<br />1) «Nazir-Ali ha giudicato, come altri che si sono recentemente convertiti al cattolicesimo, che lo scisma nella Chiesa causato dalla Riforma è esaurito. La Chiesa non è più realisticamente divisa dagli argomenti usati dai Riformatori cinquecento anni fa. Questi conflitti sono stati sostituiti da un nuovo ma non meno significativo riassetto culturale e filosofico»;<br />2) «secondo Nazir-Ali, l'anglicanesimo è stato così compromesso dalle forze del secolarismo progressista che non può più essere salvato».<br /><br />COSA MANCA AGLI ANGLICANI<br />Inoltre, «ciò che questa crisi ha rivelato è che all'anglicanesimo mancava uno strumento essenziale per la lotta al relativismo, il Magistero». Perché, secondo l'ex cappellano di Sua Maestà, «Michael Nazir-Ali ha scoperto che i suoi tentativi di tenere insieme l'alleanza di compromesso conservatrice sono falliti senza questo meccanismo cattolico essenziale per definire la verità e l'autorità».<br />Nella sua e-mail inviata ad un amico in cui spiegava la sua decisione, Nazir-Ali ha scritto: «Credo che il desiderio anglicano di aderire agli insegnamenti apostolici, patristici e conciliari possa essere mantenuto al meglio nell'Ordinariato (cattolico)».<br />Accolto nella Chiesa cattolica lo scorso 29 settembre, secondo quanto riporta il National catholic register, Nazir-Ali sarà ordinato diacono nell'Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham il 28 ottobre e ordinato sacerdote dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, il 30 ottobre nella chiesa principale dell'Ordinariato di Nostra Signora dell'Assunzione e San Gregorio a Londra.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente articolo dal titolo "Da Canterbury a Roma: l'ex cappellano della regina è diventato cattolico" viene intervistato Gavin Ashenden, divenuto cattolico nel dicembre 2019.<br />Ecco l'intervista completa pubblicata sul Sito del Timone il 12 marzo 2020:<br />Poco prima di Natale 2019, si è diffusa la notizia che l'ex cappellano anglicano della regina Elisabetta, Gavin Ashenden, si era convertito al cattolicesimo.<br />Per nove anni, dal 2008 al 2017, Ashenden è stato uno dei cappellani anglicani assegnati alla regina. Il 22 dicembre 2019, la quarta domenica di Avvento, nella cattedrale di Shrewsbury, il vescovo Mark Davies ha accolto Ashenden nella Chiesa cattolica.<br />Come ha deciso di diventare cattolico?<br />«Lentamente, ma con sicurezza. Negli ultimi 10 anni è diventato più chiaro, sia nella mia mente che nelle mie preghiere, che ciò che la Chiesa cattolica ha insegnato, in particolare riguardo alla Messa, non solo era vero, ma lo era sempre stato, dai Padri Apostolici in poi. Ho iniziato anche a esplorare il ruolo che la Madonna ha avuto nella Chiesa, in particolare attraverso la ricca e diversificata storia delle apparizioni, mentre la Chiesa le discerneva. E insieme a Lei cresceva anche la mia percezione dell'importanza della Comunione dei Santi. È diventato sempre più importante per me appartenere alla stessa Chiesa dei santi ai quali mi ero avvicinato in preghiera».<br />Dopo tanti anni, non solo come parte della Chiesa d'Inghilterra, ma come qualcuno nel cuore dell'establishment anglicano, come ha capito che quello era il momento di cambiare, di lasciare definitivamente Canterbury per Roma?<br />«Avevo iniziato a rendermi conto, con crescente urgenza, che avevo una responsabilità personale nel curare lo scisma nel corpo di Cristo che i miei antenati spirituali avevano creato. E questo poteva essere veramente fatto solo ritornando, in tutta umiltà, alla Chiesa Madre, in penitenza per lo scisma e ricevendo penitenzialmente la piena Comunione».<br />Quali pensa siano le prospettive per la Chiesa anglicana?<br />«Ogni chiesa che si addentra in uno scisma con la sola, santa, cattolica e apostolica Chiesa deve avere una buona ragione, sia per averlo fatto in primo luogo, sia per continuare lo scisma. Il problema che la Chiesa anglicana deve affrontare è che le sue origini erano tanto - forse anche più - politiche di quanto fossero teologiche. L'anglicanesimo è, come il mio ex vescovo diocesano anglicano ha spiegato con tristezza più di un decennio fa, "un esperimento ecumenico di 500 anni che è appena fallito".<br />Ora che ha ceduto il suo pensiero teologico alle mode e alle correnti del secolarismo e, in particolare, al femminismo, e si è resa accettabile dalla cultura progressista per cercare di evitare la critica popolare, ha perso le sue credenziali come chiesa. E presto scoprirà che non è riuscita a comprare il favore di una cultura popolare sempre più secolare...».<br />Quali le sfide future per il cristianesimo in Inghilterra?<br />«Di fronte a una cultura più determinata e aggressivamente progressista da una parte, e un futuro demografico che vedrà oltre la metà della popolazione seguire l'Islam entro il 2050, voglio fortemente suggerire alla mia ex comunità che solo la Chiesa cattolica ha la chiarezza della comprensione di sé, della storia e delle risorse spirituali, per affrontare entrambe queste enormi sfide per le anime.<br />L'Inghilterra e l'Europa hanno urgente bisogno di riconversione, e solo la Chiesa cattolica può farlo e portare le persone nella pienezza della fede cristiana e nelle profondità della santità ha il potenziale da offrire».<br />Dopo tutto ciò che le è successo nell'ultimo periodo, cosa pensa le riservi il futuro?<br />«Solo Dio lo sa. Ma sono molto grato che la Chiesa abbia accettato di guardare il mio viaggio e di discernere se io abbia o meno una vocazione come sacerdote cattolico, per consentirmi di sostenere il più pienamente possibile il mio vescovo e la sua diocesi nella missione di costruire qui la Chiesa; e così facendo reclamiamo l'Inghilterra per la Chiesa che ha portato il Vangelo su quest'isola in primo luogo».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47167144</guid><pubDate>Tue, 26 Oct 2021 21:22:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47167144/la_conversione_che_dimostra_la_fine_dell_anglicanesimo.mp3" length="10182783" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6764

LA CONVERSIONE CHE DIMOSTRA LA FINE DELL'ANGLICANESIMO di Lorenzo Bertocchi
La notizia della conversione al cattolicesimo di un eminente vescovo anglicano, Michael Nazir-Ali, 72...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6764" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6764</a><br /><br />LA CONVERSIONE CHE DIMOSTRA LA FINE DELL'ANGLICANESIMO di Lorenzo Bertocchi<br />La notizia della conversione al cattolicesimo di un eminente vescovo anglicano, Michael Nazir-Ali, 72 anni, doppia cittadinanza britannica e pakistana, è di qualche giorno fa e ora, un altro convertito dall'anglicanesimo al cattolicesimo, Gavin Ashenden, ne sottolinea la portata.<br />«Si tratta, senza dubbio», dichiara Ashenden, ex cappellano anglicano della regina Elisabetta, divenuto cattolico nel dicembre 2019, «di uno dei cambiamenti di appartenenza più significativi dal punto di vista politico e teologico nel mondo cristiano da lungo tempo». Michael Nazir-Ali, infatti, è stato un esponente di spicco nell'episcopato anglicano guidando per 15 anni la loro diocesi di Rochester e assumendo ruolo di guida teologica su temi spinosissimi come il rapporto con l'Islam e la tenuta contro la deriva secolarizzante. Nel 2008, un anno prima di lasciare Rochester, ha ricevuto minacce di morte per aver detto a un giornale che gli estremisti islamici stavano creando "zone vietate" per i non musulmani in Gran Bretagna.<br /><br />UNA CONVERSIONE CHE DIMOSTRA LA FINE DELL'ANGLICANESIMO<br />«Ha costituito il centro di un nucleo di resistenza evangelica allo scivolamento nella progressiva secolarizzazione della chiesa anglicana», ha scritto Ashendon in un articolo su cristhiantoday.com. «È stato particolarmente esplicito sulle gravi conseguenze dell'ignorare le implicazioni di crescita dell'Islam e sull'importanza di limitare la definizione cristiana del matrimonio a quella di un uomo e una donna che intendono avere figli».<br />Le precedenti conversioni episcopali di alto profilo, sottolinea ancora Ashendon, erano quasi scontate. «Ce le si aspettava in un certo senso. (...) Ma Nazir-Ali è diverso». Lui era il centro del movimento di resistenza all'interno dell'anglicanesimo, «la sua voce teologica articolata e ben informata ha agito da collante per tenere insieme disparate azioni ortodosse in tutto il mondo anglicano (...) contro la rivoluzione progressista guidata dalla Chiesa episcopale americana e seguita dall'arcivescovo Justin Welby di Lambeth Palace».<br />La sua conversione al cattolicesimo secondo Ashenden segna due punti importanti:<br />1) «Nazir-Ali ha giudicato, come altri che si sono recentemente convertiti al cattolicesimo, che lo scisma nella Chiesa causato dalla Riforma è esaurito. La Chiesa non è più realisticamente divisa dagli argomenti usati dai Riformatori cinquecento anni fa. Questi conflitti sono stati sostituiti da un nuovo ma non meno significativo riassetto culturale e filosofico»;<br />2) «secondo Nazir-Ali, l'anglicanesimo è stato così compromesso dalle forze del secolarismo progressista che non può più essere salvato».<br /><br />COSA MANCA AGLI ANGLICANI<br />Inoltre, «ciò che questa crisi ha rivelato è che all'anglicanesimo mancava uno strumento essenziale per la lotta al relativismo, il Magistero». Perché, secondo l'ex cappellano di Sua Maestà, «Michael Nazir-Ali ha scoperto che i suoi tentativi di tenere insieme l'alleanza di compromesso conservatrice sono falliti senza questo meccanismo cattolico essenziale per definire la verità e l'autorità».<br />Nella sua e-mail inviata ad un amico in cui spiegava la sua decisione, Nazir-Ali ha scritto: «Credo che il desiderio anglicano di aderire agli insegnamenti apostolici, patristici e conciliari possa essere mantenuto al meglio nell'Ordinariato (cattolico)».<br />Accolto nella Chiesa cattolica lo scorso 29 settembre, secondo quanto riporta il National catholic register, Nazir-Ali sarà ordinato diacono nell'Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham il 28 ottobre e ordinato sacerdote dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, il 30 ottobre nella chiesa principale dell'Ordinariato di Nostra Signora...]]></itunes:summary><itunes:duration>637</itunes:duration><itunes:keywords>canterbury,comunione,conversione,establishment,nazirali,reginaelisabetta</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/221736f18a2981e688b149a7c0f59046.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio è buono perchè punisce e manda all'inferno altrimenti sarebbe cattivo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-e-buono-perche-punisce-e-manda-all-inferno-altrimenti-sarebbe-cattivo--46836908</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6748" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6748</a><br /><br />DIO E' BUONO PERCHE' PUNISCE E MANDA ALL'INFERNO... ALTRIMENTI SAREBBE CATTIVO di Pierfrancesco Nardini<br />In un precedente articolo abbiamo parlato di un atteggiamento sempre più diffuso: quello di prendersela con Dio per le cose negative della vita e mai ringraziarlo per quelle belle [leggi: A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA, clicca qui, N.d.BB].<br />A questo si collega un altro pensiero, molto spesso come critica che viene rivolta al mondo della Tradizione: Dio non è cattivo, quindi non punisce, non manda all'Inferno. Questo sottintende (ma a volte lo dicono proprio) che chi parla di peccato mortale, Inferno e cose affini è il solito retrogrado duro di cuore con i paraocchi, che non ha capito nulla di Dio.<br />Perché si collega al prendersela con Dio?<br />Sono due lati della stessa medaglia. Da un lato si bestemmia Dio, attribuendoGli cattiveria, dall'altro Gli si attribuisce una sdolcinata accondiscendenza ad ogni disobbedienza alla sua Legge. In ambedue i casi si nega a Dio una sua qualità: la Bontà infinita da un lato, la Giustizia perfetta dall'altro.<br />Torniamo all'argomento attuale. Dov'è il problema in questo ragionamento (Dio non punisce, Dio non manda all'Inferno, ecc...)? In primis sta in quel che sottintende.<br />Nei casi di cui parliamo infatti è chiaro che non si dice solo "Dio è buono", letteralmente (fosse solo questo, sarebbe corretto). Si sottintende invece contrapposizione a una cattiveria erroneamente collegata al giudicare i peccatori. In parole povere si dice che Dio non giudica e non manda all'inferno perché non è cattivo. Lui ama e basta...<br />Si nota come questo sia una deriva di quel buonismo che ha oramai invaso la Chiesa con evidenti conseguenze sul modo di intendere la dottrina e non solo.<br /><br />DIO NON È CATTIVO<br />"Ma Dio non è Bontà infinita?" mi potrebbe eccepire qualcuno. "Che c'è di male nel dire che non è cattivo?".<br />Nulla di male, ovviamente, a dire che Dio non è cattivo. Ribadiamo che dirlo sarebbe una contraddizione in termini. C'è però differenza tra l'essere buono e l'essere buonista (leggi nota in fondo all'articolo).<br />Quel "mica Dio è cattivo", poi, non è solo e semplicemente un ribadire l'ovvio, ma, detto con un certo senso, diventa una riduzione di Dio alla sola Bontà, intesa come un restringimento dell'azione divina ad una stucchevole salvezza per tutti che renderebbe inutile il Sacrificio di Cristo... (a proposito, fa pensare qualcosa il "per tutti" della Messa Novus Ordo rispetto al "pro multis" di quella Vetus Ordo?).<br />In effetti non è Dio che manda all'Inferno, non è Cristo che si diverte nel giudizio particolare a decidere della nostra gioia o dannazione eterna.<br />I versetti del Siracide ci ricordano che siamo noi a decidere quel che ci toccherà dopo la morte, che «a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».<br />È l'uomo che, peccando gravemente, si mette da solo nella condizione di finire all'Inferno. Non è Cristo a deciderlo nel giudizio particolare.<br />Le suddette eccezioni fanno anche a volte perdere la pazienza perché, neanche troppo sottilmente, accusano di pensare che Cristo, nel giudizio particolare, a priori (ossia senza valutare la vita di chi subisce quel giudizio), decida arbitrariamente chi va dove...<br />L'errore invece è esattamente il contrario ed è di chi queste eccezioni le solleva.<br />Come abbiamo detto, proprio perché Dio è Bontà infinita, Amore perfetto, non è Lui che manda all'Inferno, nel senso letterale, ma è l'uomo a "mandarcisi" con il suo peccato.<br /><br />DIO NON È SOLAMENTE BUONO, È ANCHE GIUSTO<br />Nel giudizio particolare la sentenza sarà semplicemente "dichiarativa" e non "costitutiva", come si dice nel gergo del diritto. In sostanza, Gesù non costituirà una situazione nuova (stato di dannazione eterna dal nulla), ma si limiterà ad accertare lo status dell'anima (esistenza o meno del peccato grave) e a dichiarare la conseguenza di quello stato.<br />«Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».<br />Dio non è solamente buono, è anche giusto!<br />Dire che Dio è giusto non significa in alcun modo che Dio è cattivo. L'essere giusto è l'esatto opposto dell'essere cattivo. L'essere giusto non è alternativo o in contrapposizione con l'essere buono.<br />Se ci si dice invece che Dio è buono e che non è cattivo, ponendo in essere quella contrapposizione, si cade nel gravissimo errore di non riconoscerGli una qualità: la Giustizia.<br />Provate a chiedere: «ma quindi secondo te Dio non è giusto?», la risposta sarà sicuramente «certo che lo è!». Allora si cala il carico e si risponde «e ti sembra giusto Dio che è solo buono e non manda nessuno all'Inferno, così da dare il premio del Paradiso sia a chi è in stato di grazia sia a chi è in peccato mortale?». O, per essere ancora più chiari: «riterresti giusto il Signore se andassi in Paradiso e vicino a te trovassi chi sai per certo essere in peccato mortale e non aver fatto nulla per uscirne?».<br />Proprio questo è il problema di questo modo di pensare.<br />Dire che Dio è (solo) buono nel senso evidenziato non significa dire che non è anche giusto?<br />Rileggiamo il Catechismo di San Pio X e ricordiamo che «Dio è l'essere perfettissimo» (n. 2), ossia che in Lui «è ogni perfezione, senza difetti e senza limiti» (n. 3). "Ogni perfezione": quindi anche la Giustizia perfetta.<br /><br />Nota di BastaBugie: Corrado Gnerre nell'articolo seguente dal titolo "Ti spieghiamo perché il buonismo è il contrario della bontà" spiega la differenza tra il perdono e la pena.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 21 settembre 2021:<br />Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di punire.<br />Si sa però che le deformazioni estremizzate della realtà si traducono sempre in una negazione della realtà stessa; così come l'estremizzazione di una cosa buona si traduce sempre nel suo contrario, cioè in una cosa cattiva.<br />Lo stesso vale per la bontà; infatti il buonismo è il maggior nemico della bontà. Essere buoni a tutti i costi, dimenticando la punizione e la pena, significa diventare cattivi e ingiusti.<br />Quando succede qualcosa di tragico, per esempio un pirata della strada che uccide investendo un bambino, oppure un rapinatore che uccide un padre di famiglia, ecc... i giornalisti spesso chiedono ai familiari delle vittime: siete pronti a perdonare? Domanda che nelle intenzioni di chi intervista ha un significato ben preciso: confondere il perdono con la volontà di non infierire, di non pretendere che il colpevole paghi, per la serie: non pretenderai mica che chi è colpevole sconti chissà che cosa...<br />La dottrina cattolica, invece, ci presenta una differenza importante, quella tra perdono e pena.<br />Il perdono è il perdono; ma questo non esclude la pena, anzi. Il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione) assolve il peccatore, ma non toglie totalmente la pena che deve essere scontata in questa vita o, se non basta questa vita, in Purgatorio.<br />Dunque, Dio stesso, che è amore e giusto giudice, quando perdona e assolve non elimina la pena. Non è cristiano, quindi, confondere perdono con il fatto che il colpevole non debba "pagare"; né tantomeno può essere accusato di essere vendicativo chi pretende che il colpevole sconti la sua pena.<br />Ma qual è l'origine del buonismo? La risposta non è facile. Se ne può però individuare un'origine filosofica. Basterebbe fare riferimento al pensiero di Jean Jacques Rousseau. Questi disse che l'uomo nascerebbe buono e che ciò che lo renderebbe cattivo sarebbero le condizioni sociali, quali un certo tipo di progresso. Pertanto, le cause della cattiveria umana non sarebbero da ricercare nell'uomo e nella sua libertà, quanto in ciò che è al di fuori di lui: società, ambiente, educazione, ecc. Insomma, una vera e propria immacolata concezione dell'uomo. Tra parentesi: questa antropologia è stata fatta propria da tutte le dottrine progressiste e materialiste e quindi anche dal positivismo filosofico. Fu così che nella seconda metà dell'Ottocento (anno 1858) la Vergine apparve a Lourdes (dunque in Francia, patria del positivismo) confermando la solenne definizione della sua Immacolata Concezione, proprio per ricordare che, tranne Lei, ogni uomo nasce con il peccato di origine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46836908</guid><pubDate>Tue, 05 Oct 2021 20:41:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46836908/dio_buono_perch_punisce_e_manda_all_inferno_altrimenti_sarebbe_cattivo.mp3" length="9631077" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6748

DIO E' BUONO PERCHE' PUNISCE E MANDA ALL'INFERNO... ALTRIMENTI SAREBBE CATTIVO di Pierfrancesco Nardini
In un precedente articolo abbiamo parlato di un atteggiamento sempre più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6748" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6748</a><br /><br />DIO E' BUONO PERCHE' PUNISCE E MANDA ALL'INFERNO... ALTRIMENTI SAREBBE CATTIVO di Pierfrancesco Nardini<br />In un precedente articolo abbiamo parlato di un atteggiamento sempre più diffuso: quello di prendersela con Dio per le cose negative della vita e mai ringraziarlo per quelle belle [leggi: A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA, clicca qui, N.d.BB].<br />A questo si collega un altro pensiero, molto spesso come critica che viene rivolta al mondo della Tradizione: Dio non è cattivo, quindi non punisce, non manda all'Inferno. Questo sottintende (ma a volte lo dicono proprio) che chi parla di peccato mortale, Inferno e cose affini è il solito retrogrado duro di cuore con i paraocchi, che non ha capito nulla di Dio.<br />Perché si collega al prendersela con Dio?<br />Sono due lati della stessa medaglia. Da un lato si bestemmia Dio, attribuendoGli cattiveria, dall'altro Gli si attribuisce una sdolcinata accondiscendenza ad ogni disobbedienza alla sua Legge. In ambedue i casi si nega a Dio una sua qualità: la Bontà infinita da un lato, la Giustizia perfetta dall'altro.<br />Torniamo all'argomento attuale. Dov'è il problema in questo ragionamento (Dio non punisce, Dio non manda all'Inferno, ecc...)? In primis sta in quel che sottintende.<br />Nei casi di cui parliamo infatti è chiaro che non si dice solo "Dio è buono", letteralmente (fosse solo questo, sarebbe corretto). Si sottintende invece contrapposizione a una cattiveria erroneamente collegata al giudicare i peccatori. In parole povere si dice che Dio non giudica e non manda all'inferno perché non è cattivo. Lui ama e basta...<br />Si nota come questo sia una deriva di quel buonismo che ha oramai invaso la Chiesa con evidenti conseguenze sul modo di intendere la dottrina e non solo.<br /><br />DIO NON È CATTIVO<br />"Ma Dio non è Bontà infinita?" mi potrebbe eccepire qualcuno. "Che c'è di male nel dire che non è cattivo?".<br />Nulla di male, ovviamente, a dire che Dio non è cattivo. Ribadiamo che dirlo sarebbe una contraddizione in termini. C'è però differenza tra l'essere buono e l'essere buonista (leggi nota in fondo all'articolo).<br />Quel "mica Dio è cattivo", poi, non è solo e semplicemente un ribadire l'ovvio, ma, detto con un certo senso, diventa una riduzione di Dio alla sola Bontà, intesa come un restringimento dell'azione divina ad una stucchevole salvezza per tutti che renderebbe inutile il Sacrificio di Cristo... (a proposito, fa pensare qualcosa il "per tutti" della Messa Novus Ordo rispetto al "pro multis" di quella Vetus Ordo?).<br />In effetti non è Dio che manda all'Inferno, non è Cristo che si diverte nel giudizio particolare a decidere della nostra gioia o dannazione eterna.<br />I versetti del Siracide ci ricordano che siamo noi a decidere quel che ci toccherà dopo la morte, che «a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».<br />È l'uomo che, peccando gravemente, si mette da solo nella condizione di finire all'Inferno. Non è Cristo a deciderlo nel giudizio particolare.<br />Le suddette eccezioni fanno anche a volte perdere la pazienza perché, neanche troppo sottilmente, accusano di pensare che Cristo, nel giudizio particolare, a priori (ossia senza valutare la vita di chi subisce quel giudizio), decida arbitrariamente chi va dove...<br />L'errore invece è esattamente il contrario ed è di chi queste eccezioni le solleva.<br />Come abbiamo detto, proprio perché Dio è Bontà infinita, Amore perfetto, non è Lui che manda all'Inferno, nel senso letterale, ma è l'uomo a "mandarcisi" con il suo peccato.<br /><br />DIO NON È SOLAMENTE BUONO, È ANCHE GIUSTO<br />Nel giudizio particolare la sentenza sarà semplicemente "dichiarativa" e non "costitutiva", come si dice nel gergo del diritto. In sostanza, Gesù non costituirà una situazione nuova (stato di dannazione eterna dal nulla), ma si...]]></itunes:summary><itunes:duration>602</itunes:duration><itunes:keywords>bontàinfinita,confessione,giustizia,lourdes,peccatooriginale,promultis</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/22f8afb5b59b3190bcc51b8dbfd7e3bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Rod Dreher, la resistenza dei cristiani e l'Ungheria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/rod-dreher-la-resistenza-dei-cristiani-e-l-ungheria--46737093</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6745" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6745</a><br /><br />ROD DREHER, LA RESISTENZA DEI CRISTIANI E L'UNGHERIA di Giuliano Guzzo<br />Prima di iniziare il suo tour europeo - che, come noto, ha visto tappe anche in Italia - di presentazione del suo ultimo libro, La resistenza dei cristiani (Giubilei Regnani, 2021), lo scrittore americano Rod Dreher si trovava in Ungheria. Questo soggiorno ha attirato la curiosità del The New Yorker, che gli ha chiesto conto della visita al Paese di Viktor Orbán. Che, manco a dirlo, l'autore del bestseller L'Opzione Benedetto ha descritto in toni molto meno cupi, anzi, rispetto a quelli soliti dei mass media. Aveva sentito l'Ungheria descritta come uno stato autoritario, sottolinea The New Yorker, ma a Budapest ha trovato tutti liberi di dire ciò che pensavano.<br />L'attenzione riservata al suo soggiorno ungherese ha dato modo a Dreher, su quell'American Conservative di cui è una colonna, di illustrare - riportando una lunga mail inviata proprio al New Yorker, ad integrazione dell'intervista fattagli - aspetti significativi del suo pensiero. Non solo, va da sé, riguardo all'Ungheria su cui pure rivela aspetti di rilievo («l'attuale partito razzista in Ungheria, Jobbik, è alleato con la sinistra anti- Orbán, ma i media occidentali non ne danno conto»), ma pure su questioni politiche e, più precisamente, su quale sia la forma di governo ideale. Ecco, rispetto a questo, come suo solito, Dreher sviluppa un ragionamento interessante e per nulla male.<br />Infatti, non si limita a dire quale sarebbe, appunto, la forma di governo ideale - che pure indica senza troppi giri di parole («preferirei una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani») -, ma va oltre, indicando che per la libertà dei cristiani e non solo, al momento, esiste una duplice minaccia.<br />Prima di vedere si tratta, è bene evidenziare come l'autore de La resistenza dei cristiani non si limiti ad agitare lo spettro della minacciata libertà di pensiero. Indica anche perché c'è questo pericolo. «Il liberalismo, al di fuori dei confini fissati dalla tradizione giudaico-cristiana», scrive infatti Dreher, «degenera in illiberalismo, un illiberalismo che rende le persone come me nemici del popolo, per usare la vecchia frase comunista». Il richiamo al comunismo non è evidentemente causale dato che, ne La resistenza dei cristiani, proprio i dissidenti cristiani della tirannia sovietica sono indicati come coloro da prendere a modello per sopravvivere nel contesto attuale, che Dreher chiama «la democrazia illiberale laica che sta nascendo».<br />Si tratta di una forma di governo, per tornare a noi, che vede due problemi per i cristiani. Che lasciamo svelare a Dreher quando, lanciandosi in una previsione, scrive: «Sembriamo tutti essere proiettati verso un futuro che non è liberale e democratico, ma sarà o illiberalismo di sinistra o illiberalismo di destra». Sono parole di peso anche perché, giova ricordarlo, son quelle di un autore conservatore. Che quindi saremmo istintivamente portati ad immaginare vicino alla destra, area politica che tuttavia - e qui l'onestà intellettuale di Dreher è notevole - in quanto tale non offre garanzia alcuna.<br />Quindi? Posto che sfortunatamente «una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani» non si intravede all'orizzonte, che fare? Il bestellerista americano è consapevole di questa domanda, meglio di questo dilemma. Al quale dà una risposta molto brillante: «So da che parte stare: dalla parte che non perseguiterà me e la mia gente». Come dire: il migliore dei governi possibili non è, ahinoi, a portata di mano. Ma, piccola consolazione, almeno abbiamo una bussola per evitarci il peggiore.<br />Ultima curiosità. Dreher conclude la mail al New Yorker dando un'applicazione pratica del principio appena enunciato. Eccola: «A pensarci bene, due eminenti ungheresi - George Soros e Viktor Orbán - offrono visioni contrastanti, oggi, di cosa significhi essere occidentali nel 21° secolo. Uno di loro deve prevalere. Bisogna quindi scegliere. Orban non è un santo, ma so da che parte sto. So da che parte devo stare». Una chiusura, ancora una volta, brillante. E convincente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46737093</guid><pubDate>Wed, 29 Sep 2021 07:03:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46737093/rod_dreher_la_resistenza_dei_cristiani_e_l_ungheria.mp3" length="4738865" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6745

ROD DREHER, LA RESISTENZA DEI CRISTIANI E L'UNGHERIA di Giuliano Guzzo
Prima di iniziare il suo tour europeo - che, come noto, ha visto tappe anche in Italia - di presentazione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6745" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6745</a><br /><br />ROD DREHER, LA RESISTENZA DEI CRISTIANI E L'UNGHERIA di Giuliano Guzzo<br />Prima di iniziare il suo tour europeo - che, come noto, ha visto tappe anche in Italia - di presentazione del suo ultimo libro, La resistenza dei cristiani (Giubilei Regnani, 2021), lo scrittore americano Rod Dreher si trovava in Ungheria. Questo soggiorno ha attirato la curiosità del The New Yorker, che gli ha chiesto conto della visita al Paese di Viktor Orbán. Che, manco a dirlo, l'autore del bestseller L'Opzione Benedetto ha descritto in toni molto meno cupi, anzi, rispetto a quelli soliti dei mass media. Aveva sentito l'Ungheria descritta come uno stato autoritario, sottolinea The New Yorker, ma a Budapest ha trovato tutti liberi di dire ciò che pensavano.<br />L'attenzione riservata al suo soggiorno ungherese ha dato modo a Dreher, su quell'American Conservative di cui è una colonna, di illustrare - riportando una lunga mail inviata proprio al New Yorker, ad integrazione dell'intervista fattagli - aspetti significativi del suo pensiero. Non solo, va da sé, riguardo all'Ungheria su cui pure rivela aspetti di rilievo («l'attuale partito razzista in Ungheria, Jobbik, è alleato con la sinistra anti- Orbán, ma i media occidentali non ne danno conto»), ma pure su questioni politiche e, più precisamente, su quale sia la forma di governo ideale. Ecco, rispetto a questo, come suo solito, Dreher sviluppa un ragionamento interessante e per nulla male.<br />Infatti, non si limita a dire quale sarebbe, appunto, la forma di governo ideale - che pure indica senza troppi giri di parole («preferirei una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani») -, ma va oltre, indicando che per la libertà dei cristiani e non solo, al momento, esiste una duplice minaccia.<br />Prima di vedere si tratta, è bene evidenziare come l'autore de La resistenza dei cristiani non si limiti ad agitare lo spettro della minacciata libertà di pensiero. Indica anche perché c'è questo pericolo. «Il liberalismo, al di fuori dei confini fissati dalla tradizione giudaico-cristiana», scrive infatti Dreher, «degenera in illiberalismo, un illiberalismo che rende le persone come me nemici del popolo, per usare la vecchia frase comunista». Il richiamo al comunismo non è evidentemente causale dato che, ne La resistenza dei cristiani, proprio i dissidenti cristiani della tirannia sovietica sono indicati come coloro da prendere a modello per sopravvivere nel contesto attuale, che Dreher chiama «la democrazia illiberale laica che sta nascendo».<br />Si tratta di una forma di governo, per tornare a noi, che vede due problemi per i cristiani. Che lasciamo svelare a Dreher quando, lanciandosi in una previsione, scrive: «Sembriamo tutti essere proiettati verso un futuro che non è liberale e democratico, ma sarà o illiberalismo di sinistra o illiberalismo di destra». Sono parole di peso anche perché, giova ricordarlo, son quelle di un autore conservatore. Che quindi saremmo istintivamente portati ad immaginare vicino alla destra, area politica che tuttavia - e qui l'onestà intellettuale di Dreher è notevole - in quanto tale non offre garanzia alcuna.<br />Quindi? Posto che sfortunatamente «una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani» non si intravede all'orizzonte, che fare? Il bestellerista americano è consapevole di questa domanda, meglio di questo dilemma. Al quale dà una risposta molto brillante: «So da che parte stare: dalla parte che non perseguiterà me e la mia gente». Come dire: il migliore dei governi possibili non è, ahinoi, a portata di mano. Ma, piccola consolazione, almeno abbiamo una bussola per evitarci il peggiore.<br />Ultima curiosità. Dreher conclude la mail al New Yorker dando un'applicazione pratica del principio appena enunciato. Eccola: «A pensarci bene, due eminenti ungheresi - George...]]></itunes:summary><itunes:duration>297</itunes:duration><itunes:keywords>bestseller,dreher,opzionebenedetto,orban,soros</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d9902178663cbc4f03073cb4d1aef96e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La benedizione dei trattori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-benedizione-dei-trattori--46503620</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6728" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6728</a><br /><br />LA BENEDIZIONE DEI TRATTORI del Card. Joseph Ratzinger<br /><br />La benedizione dei trattori è una bella tradizione di questo Paese. Però uno potrebbe obiettare: che cosa vuol dire la benedizione di una macchina? Per il funzionamento di una macchina non serve una benedizione; il trattore è un prodotto tecnico, le condizioni del suo funzionamento sono le regole della costruzione tecnica, niente altro. Chi parla così ha ragione ma solo in parte. Naturalmente una benedizione non sostituisce una costruzione tecnica (...) corretta e neppure un'applicazione sicura della macchina.<br />Ma la macchina non è un mondo chiuso in sé stesso; la macchina ha la sua origine in un' idea e in una volontà umana e serve a uno scopo determinato; il trattore per esempio, serve per il lavoro del contadino, serve per il suo impegno della dominazione della terra secondo la parola del Creatore: "Soggiogatela e dominate [...] su ogni essere vivente (Gen 1,28). La macchina fa parte del lavoro umano, è uno strumento del nostro lavoro. Benedire la macchina significa quindi: benedire il nostro lavoro, mettere nelle mani di Dio il nostro lavoro.<br />La macchina rappresenta il vostro lavoro e la benedizione è una preghiera, nel nome e nella forza della Chiesa, che Dio sia con voi giorno per giorno nel vostro impegno per il nostro pane quotidiano, per il frutto della terra che è sempre dono della bontà di Dio e prodotto della nostra fatica.<br /><br />LA MACCHINA DIPENDE DALL'UOMO, MA L'UOMO DIPENDE DA DIO<br />Così possiamo dire: la macchina dipende dall'uomo e dal suo ingegno ma l'uomo dipende da Dio. Le macchine, tutte le invenzioni tecniche, possono essere o benedizione o maledizione per l'umanità e oggi vediamo sempre più quest'ambiguità della tecnologia moderna. La tecnica è, così, buona o cattiva come è buono o cattivo l'uomo stesso. Dove l'uomo perde sé stesso, la dominazione della terra diventa distruzione della terra. Dove l'uomo perde sé stesso, la sua capacità tecnica diventa una minaccia diretta contro la sopravvivenza del genere umano. L'uomo perde sé stesso quando dimentica il suo Creatore, Dio. Dimenticando Dio non sa più decifrare il messaggio della sua natura, dimentica la sua misura e diventa per sé stesso un enigma senza risposta.<br />Quando dimentichiamo Dio le cose diventano mute, sono solo materiale per fare qualcosa ma senza un perché, vuote di ogni significato più profondo. Se ritorniamo a Dio le cose cominciano a parlare. La Scrittura ci da due immagini di una vera dominazione della terra: il giardino e la città santa. Il giardino esprime un'amicizia reciproca tra terra e uomo, l'armonia della creatura. Dove l'uomo è retto, la terra da il suo frutto, la terra diventa giardino e patria.<br />La benedizioni dei trattori è una preghiera perché il nostro lavoro stia nelle mani di Dio, nella misura di Dio e nella sua bontà; una preghiera affinché, tramite il nostro lavoro, la terra diventi sempre più giardino e patria; una preghiera affinché il nostro lavoro e il nostro uso delle macchine non diventi distruzione ma costruzione della terra, costruzione di un mondo umano e preparazione della città futura, del giardino futuro, del Regno di Dio.<br />La benedizione dei trattori è inoltre un riconoscimento del fatto che anche oggi la vita dell'uomo non dipende ultimamente dalle macchine, ma dalla bontà di Dio. Il frutto della terra viene anche oggi da Lui; noi stessi dipendiamo da Lui e dove Lui non è, il nostro potere diventa maledizione; dove Dio non è, niente rimane buono. Così la benedizione diventa anche un esame di coscienza, un'ammonizione a vivere in armonia con Dio, a lavorare in unione con la sua volontà.<br /><br />IL LAVORO PER IL PANE NATURALE PREPARA ANCHE IL PANE SOPRANNATURALE<br />Il nostro lavoro umano, rappresentato in queste macchine, serve innanzitutto per la nostra vita terrena: ci prepara il nostro pane quotidiano. Ma come l'uomo eccede tutto il mondo materiale, così anche il nostro lavoro ha una dimensione più alta che non la pura assicurazione della vita corporale. Il nostro lavoro è sempre necessariamente collaborazione; uno ha bisogno dell'altro e la macchina rappresenta anche questa interdipendenza: non cominciamo da zero, altri hanno pensato e lavorato per noi e lavorano così con noi, il nostro lavoro prepara al nostro nutrimento.<br />Lavorando viviamo l'uno grazie all'altro, il lavoro crea comunità, crea il giardino e la città. Lavorare è umanizzare.<br />Ma questo non è ancora tutto. Il lavoro per il pane naturale prepara anche il pane soprannaturale e si estende così anche alla preparazione della vita eterna. La liturgia della Chiesa, nella sua preghiera delle offerte, ci indica questo mistero, questa destinazione più alta del nostro lavoro: "Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell'uomo: lo presentiamo a Te perché diventi per noi cibo di vita eterna". Il nostro lavoro e la bontà di Dio s'incontrano nel dono della terra, nel pane e nel vino. Il nostro lavoro diventa Eucaristia. La bontà di Dio crea pane dal nostro lavoro; la stessa bontà trasforma - rispondendo alla nostra preghiera - il pane terrestre in nutrimento di vita eterna, lo converte in Corpo di Cristo. Così vediamo il valore del lavoro e della preghiera. Andando insieme creiamo una nuova terra. Il nostro lavoro prepara la presenza di Cristo, diventa nutrimento della vita eterna. Anche la macchina, strumento del nostro lavoro, non rimane estranea alla vita cristiana. Abbracciata alla preghiera può diventare strumento di benedizione, può aiutare alla preparazione della città futura. Preghiamo che Dio con la sua bontà benedica il nostro lavoro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46503620</guid><pubDate>Tue, 14 Sep 2021 22:31:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46503620/la_benedizione_dei_trattori.mp3" length="6294927" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6728

LA BENEDIZIONE DEI TRATTORI del Card. Joseph Ratzinger

La benedizione dei trattori è una bella tradizione di questo Paese. Però uno potrebbe obiettare: che cosa vuol dire la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6728" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6728</a><br /><br />LA BENEDIZIONE DEI TRATTORI del Card. Joseph Ratzinger<br /><br />La benedizione dei trattori è una bella tradizione di questo Paese. Però uno potrebbe obiettare: che cosa vuol dire la benedizione di una macchina? Per il funzionamento di una macchina non serve una benedizione; il trattore è un prodotto tecnico, le condizioni del suo funzionamento sono le regole della costruzione tecnica, niente altro. Chi parla così ha ragione ma solo in parte. Naturalmente una benedizione non sostituisce una costruzione tecnica (...) corretta e neppure un'applicazione sicura della macchina.<br />Ma la macchina non è un mondo chiuso in sé stesso; la macchina ha la sua origine in un' idea e in una volontà umana e serve a uno scopo determinato; il trattore per esempio, serve per il lavoro del contadino, serve per il suo impegno della dominazione della terra secondo la parola del Creatore: "Soggiogatela e dominate [...] su ogni essere vivente (Gen 1,28). La macchina fa parte del lavoro umano, è uno strumento del nostro lavoro. Benedire la macchina significa quindi: benedire il nostro lavoro, mettere nelle mani di Dio il nostro lavoro.<br />La macchina rappresenta il vostro lavoro e la benedizione è una preghiera, nel nome e nella forza della Chiesa, che Dio sia con voi giorno per giorno nel vostro impegno per il nostro pane quotidiano, per il frutto della terra che è sempre dono della bontà di Dio e prodotto della nostra fatica.<br /><br />LA MACCHINA DIPENDE DALL'UOMO, MA L'UOMO DIPENDE DA DIO<br />Così possiamo dire: la macchina dipende dall'uomo e dal suo ingegno ma l'uomo dipende da Dio. Le macchine, tutte le invenzioni tecniche, possono essere o benedizione o maledizione per l'umanità e oggi vediamo sempre più quest'ambiguità della tecnologia moderna. La tecnica è, così, buona o cattiva come è buono o cattivo l'uomo stesso. Dove l'uomo perde sé stesso, la dominazione della terra diventa distruzione della terra. Dove l'uomo perde sé stesso, la sua capacità tecnica diventa una minaccia diretta contro la sopravvivenza del genere umano. L'uomo perde sé stesso quando dimentica il suo Creatore, Dio. Dimenticando Dio non sa più decifrare il messaggio della sua natura, dimentica la sua misura e diventa per sé stesso un enigma senza risposta.<br />Quando dimentichiamo Dio le cose diventano mute, sono solo materiale per fare qualcosa ma senza un perché, vuote di ogni significato più profondo. Se ritorniamo a Dio le cose cominciano a parlare. La Scrittura ci da due immagini di una vera dominazione della terra: il giardino e la città santa. Il giardino esprime un'amicizia reciproca tra terra e uomo, l'armonia della creatura. Dove l'uomo è retto, la terra da il suo frutto, la terra diventa giardino e patria.<br />La benedizioni dei trattori è una preghiera perché il nostro lavoro stia nelle mani di Dio, nella misura di Dio e nella sua bontà; una preghiera affinché, tramite il nostro lavoro, la terra diventi sempre più giardino e patria; una preghiera affinché il nostro lavoro e il nostro uso delle macchine non diventi distruzione ma costruzione della terra, costruzione di un mondo umano e preparazione della città futura, del giardino futuro, del Regno di Dio.<br />La benedizione dei trattori è inoltre un riconoscimento del fatto che anche oggi la vita dell'uomo non dipende ultimamente dalle macchine, ma dalla bontà di Dio. Il frutto della terra viene anche oggi da Lui; noi stessi dipendiamo da Lui e dove Lui non è, il nostro potere diventa maledizione; dove Dio non è, niente rimane buono. Così la benedizione diventa anche un esame di coscienza, un'ammonizione a vivere in armonia con Dio, a lavorare in unione con la sua volontà.<br /><br />IL LAVORO PER IL PANE NATURALE PREPARA ANCHE IL PANE SOPRANNATURALE<br />Il nostro lavoro umano, rappresentato in queste macchine, serve innanzitutto per la...]]></itunes:summary><itunes:duration>394</itunes:duration><itunes:keywords>benedizione,macchine,pane,regnodidio,terra,trattori</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5175bc56a28839536579dc2a9b10fed9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'eretico Giovanni Calvino, seguace di Lutero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-eretico-giovanni-calvino-seguace-di-lutero--46516493</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6731" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6731</a><br /><br />L'ERETICO GIOVANNI CALVINO, SEGUACE DI LUTERO di Corrado Gnerre<br />Il Calvinismo si chiama così perché fa riferimento alla dottrina di Giovanni Calvino (1509-1564), seguace di Lutero, ma anche sostenitore di tesi del tutto personali. [...]<br />In Gran Bretagna il Calvinismo si divide in due grandi comunità: il Presbiterianesimo (fondato da John Knox-1505/1572) e il Congregazionalismo (fondato da Robert Browne-morto nel 1556). Quest'ultimo in Inghilterra e nel Nuovo Mondo diventò il movimento dei Puritani.<br />Il nome Presbiterianesimo deriva dal fatto che alla base dell'organizzazione vi sono gli anziani o presbiteri, che sono i veri responsabili delle comunità e che vengono eletti dai fedeli. Il Presbiterianesimo è tipico delle comunità protestanti della Scozia.<br />Il Congregazionalismo è un principio ecclesiologico protestante secondo il quale la comunità locale (congregazione) ha un'importanza più grande della Chiesa come istituzione universale; il principio è applicato in modo più o meno rigoroso dalle diverse "chiese", in particolare dalle "chiese" battiste. Un'evoluzione recente ha ravvicinato le "chiese" di tipo congregazionalista alle "chiese" riformate; e il Congresso Congregazionalista Mondiale si è fuso con l'Alleanza Riformata Mondiale. In Inghilterra i congregazionalisti vennero chiamati puritani; infatti, propugnavano una chiesa sempre più "purificata" dai residui cattolici. Perché perseguitati in patria, i puritani emigrarono in massa nelle colonie americane, iniziando dai famosi "Padri pellegrini" che nel 1620 partirono a bordo della famosa "Mayflower". [...]<br />CALVINO, UN PERSECUTORE VIOLENTO<br />Calvino fu un uomo duro ed intollerante. [...] Nel 1536 Calvino, in visita a Ginevra, accetta di sostenere i riformatori locali e viene nominato professore di teologia e predicatore. Due anni dopo, però, è espulso dalla città per le sue posizioni estremiste. Viene richiamato nel 1541 e vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1564. Il regime teocratico che instaura governa la città attraverso una serie di ordinanze che prevedevano severe punizioni non solo per deviazioni dottrinali, ma anche per atti quali: la danza, il gioco, la vendita e il consumo di birra. Il governo viene affidato alla responsabilità ministeriale dei quattro ordini introdotti da Calvino: pastori, dottori, anziani e diaconi. Il Concistoro, composto dai pastori e da dodici anziani eletti dalle autorità civili, diventa una sorta di suprema corte, giudicante finanche la vita privata dei cittadini. Una cappa, plumbea e asfissiante, cala su Ginevra. Molte sono le vittime del sistema calvinista. A scopo di controllo si compiono più volte all'anno visite a domicilio e all'occorrenza si ricorre anche alle denunce e allo spionaggio prezzolato. I trasgressori vengono colpiti da ammonizioni, deplorazioni e scomuniche - esclusione cioè dalla sacra cena - e obbligati a far pubblica penitenza. I grandi peccatori, come i sacrileghi, gli adulteri e gli avversari ostinati della nuova fede, sono consegnati al consiglio cittadino per la punizione. Vengono eseguite molte condanne a morte - cinquantotto fino al 1546 - e più ancora all'esilio. La tortura è usata nel modo più rigoroso. La città deve sottomettersi, seppure di malavoglia, alla disciplina ferrea di Calvino. Tutte le feste religiose scompaiono, eccettuate le domeniche [...]. La vita della società ginevrina acquistò l'impronta di una tetra serietà: le vesti di lusso, i balli, il gioco delle carte, il teatro e simili divertimenti erano severamente condannati. La lista delle vittime è tristemente lunga: il predicatore Sébastien Châtillon (1515-1563), biblista che proponeva un'interpretazione del Cantico dei Cantici sgradita a Calvino, è costretto all'esilio; il medico Girolamo Bolsec (m. 1584), un ex-monaco carmelitano apostata che aveva osato contestare la dottrina della predestinazione insegnata da Calvino, viene espulso dalla città nel 1551. Non si tratta solo di questioni squisitamente teologiche. Essendo stato bandito il gioco delle carte, perché ritenuto frivolo e immorale, Pierre Ameaux (m. 1552), che aveva anche richiesto al Concistoro il divorzio dalla moglie, viene ridotto in stato d'indigenza: suo mestiere era appunto la vendita delle carte da gioco. Spinto dalla disperazione, pronunzia parole offensive contro il regime puritano di Calvino. Viene incarcerato e, nonostante avesse responsabilità all'interno della comunità riformata ginevrina, per disposizione del Concistoro è sottoposto a una punizione umiliante la sua dignità. In data 8 aprile 1546, il Consiglio pronunciò la seguente sentenza: "Avendo visto il contenuto delle risposte, dalle quali ci sembra che egli [Ameaux] abbia malvagiamente parlato contro Dio, il Magistrale e il ministro Calvino ecc. [...] si ordina che sia condannato a fare il giro della città in camicia, a capo scoperto, con una torcia accesa in mano e che poi venga innanzi al tribunale a invocare misericordia da Dio e dalla giustizia, in ginocchio, confessando di avere mal parlato, condannandolo inoltre a tutte le spese, e che la sentenza sia resa pubblica."<br />PROIBIZIONE DELLE GIOIE UMANE<br />L'affaire Perrin è sintomatico della situazione imposta a Ginevra da Calvino e dei metodi adoperati per reprimere ogni forma di dissenso. In questo episodio, infatti, si ritrovano tutti gli elementi che concorrono a mostrare il volto del «riformatore»: proibizione dell'espressione delle gioie più umane, come la danza in occasione di un matrimonio, carcere, esilio e anche spargimento di sangue. Protagonista ne è Ami Perrin (m. 1561), che pure inizialmente era stato un sostenitore di Calvino. Questi i fatti: in occasione di un matrimonio fra giovani di distinte famiglie borghesi, si festeggia con un ballo. Il Concistoro convoca tutti i partecipanti che, per paura, respingono l'accusa, eccetto due di essi, fra cui Perrin, che è costretto a fare ammenda del «crimine» commesso. Sua moglie, però, Franchequine Perrin, figlia di François Faivre, personaggio altolocato a Ginevra, continua a protestare pubblicamente e, provocatoriamente, a danzare. Poiché gode dell'appoggio di molti cittadini, stanchi delle vessazioni del Concistoro, compaiono anche scritti anonimi contro Calvino e i suoi partigiani. Infuriato, questi ordina una perquisizione in casa di uno degli amici delle famiglie Perrin e Faivre, Jacques Gruet (m. 1547). All'interno vengono trovati materiali compromettenti, cioè quaderni e annotazioni polemiche verso il regime teocratico di Calvino. La punizione è implacabile: condanna a morte per decapitazione.<br />Il caso più noto è quello di Michele Serveto (1511-1553), il medico spagnolo che negava il dogma della Trinità. In territorio francese, a Vienne, egli è sottoposto a un processo da parte dell'Inquisizione cattolica che adopera materiale fornito, segretamente, da Guillaume de Trie (1521 ca.-1561), un amico di Calvino, che già nel 1546, in una lettera al riformatore francese Guillaume Farel (1489-1565), aveva scritto: "Se verrà qui, posto che la mia autorità abbia un peso, non tollererò che se ne vada vivo.". Benché condannato in Francia, Serveto, probabilmente con la dissimulata accondiscendenza del blando tribunale inquisitorio cattolico, fugge e si rifugia proprio a Ginevra, ove, riconosciuto, viene immediatamente condannato a morte e arso vivo, nel 1553.<br />Il ruolo giocato da Calvino in questa vicenda mostra lati umani veramente riprovevoli: non solo fanatica intolleranza, ma anche ricorso allo spionaggio, spirito vendicativo e, a vicenda conclusa, menzogneri tentativi di ritrattazione delle sue responsabilità. "La cosa più triste in tutto ciò - conclude lo storico protestante Auguste Lang [1867-1945] - è che nella sua Difesa contro Serveto, apparsa nel febbraio 1554, Calvino non ebbe il coraggio di confessare il ruolo che aveva avuto nell'imprigionamento di Serveto a Vienne. Afferma seccamente, in questo scritto, che è una frivola calunnia accusarlo di aver consegnato l'infelice ai nemici mortali della fede."<br />CATTOLICI TORTURATI E GIUSTIZIATI DAI CALVINISTI<br />Il governo teocratico di Calvino non sopravvive a lungo, anche se a esso s'ispirano le comunità riformate che si diffondono stabilmente in molti paesi d'Europa. Al di là dei successivi sviluppi, quanto avviene a Ginevra negli anni 1541-1564 mostra tratti della personalità di Calvino che confermano l'inopportunità di ricordare la nascita di un uomo orgoglioso e ambizioso.<br />Secondo gli storici Pierre Jourda (1898-1978) ed Edouard de Moreau S.J. (1879-1952): "c'è qualcosa di duro nel suo carattere [...]. Di qui l'orgogliosa certezza che egli ebbe, fin dal 1536, di essere in possesso della verità, ed anche le sue collere, i suoi rifiuti di scendere a discussioni, il disprezzo per i suoi avversari, la facilità a coprirli di ingiurie spesso grossolane, quando poi non si trattava di odio e dei rigori ch'esso trae seco".<br />I martiri cattolici torturati e giustiziati durante le persecuzioni perpetrate dai calvinisti costituiscono una pagina cospicua e inducono a una silenziosa riflessione. I calvinisti olandesi e gli «ugonotti» francesi si macchiano di crimini efferati contro quanti desiderano conservare la fede dei loro padri. Le cronache riportano episodi raccapriccianti: preti crocifissi, sventrati per poi riempire il cadavere di avena data in pasto agli animali, esecrabili mutilazioni del corpo. Orrori, questi, associati alla dissacrazione di chiese, d'immagini venerate e persino delle realtà più sante: si diede pure il caso dell'Eucaristia data in pasto a una bestia.<br />I germi infettivi di questo anticattolicesimo animato da tanto odio e poi espresso in efferata violenza sono radicati nel pensiero e nell'esperienza religiosa di Calvino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46516493</guid><pubDate>Tue, 14 Sep 2021 22:30:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46516493/l_eretico_giovanni_calvino_seguace_di_lutero.mp3" length="15915093" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6731

L'ERETICO GIOVANNI CALVINO, SEGUACE DI LUTERO di Corrado Gnerre
Il Calvinismo si chiama così perché fa riferimento alla dottrina di Giovanni Calvino (1509-1564), seguace di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6731" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6731</a><br /><br />L'ERETICO GIOVANNI CALVINO, SEGUACE DI LUTERO di Corrado Gnerre<br />Il Calvinismo si chiama così perché fa riferimento alla dottrina di Giovanni Calvino (1509-1564), seguace di Lutero, ma anche sostenitore di tesi del tutto personali. [...]<br />In Gran Bretagna il Calvinismo si divide in due grandi comunità: il Presbiterianesimo (fondato da John Knox-1505/1572) e il Congregazionalismo (fondato da Robert Browne-morto nel 1556). Quest'ultimo in Inghilterra e nel Nuovo Mondo diventò il movimento dei Puritani.<br />Il nome Presbiterianesimo deriva dal fatto che alla base dell'organizzazione vi sono gli anziani o presbiteri, che sono i veri responsabili delle comunità e che vengono eletti dai fedeli. Il Presbiterianesimo è tipico delle comunità protestanti della Scozia.<br />Il Congregazionalismo è un principio ecclesiologico protestante secondo il quale la comunità locale (congregazione) ha un'importanza più grande della Chiesa come istituzione universale; il principio è applicato in modo più o meno rigoroso dalle diverse "chiese", in particolare dalle "chiese" battiste. Un'evoluzione recente ha ravvicinato le "chiese" di tipo congregazionalista alle "chiese" riformate; e il Congresso Congregazionalista Mondiale si è fuso con l'Alleanza Riformata Mondiale. In Inghilterra i congregazionalisti vennero chiamati puritani; infatti, propugnavano una chiesa sempre più "purificata" dai residui cattolici. Perché perseguitati in patria, i puritani emigrarono in massa nelle colonie americane, iniziando dai famosi "Padri pellegrini" che nel 1620 partirono a bordo della famosa "Mayflower". [...]<br />CALVINO, UN PERSECUTORE VIOLENTO<br />Calvino fu un uomo duro ed intollerante. [...] Nel 1536 Calvino, in visita a Ginevra, accetta di sostenere i riformatori locali e viene nominato professore di teologia e predicatore. Due anni dopo, però, è espulso dalla città per le sue posizioni estremiste. Viene richiamato nel 1541 e vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1564. Il regime teocratico che instaura governa la città attraverso una serie di ordinanze che prevedevano severe punizioni non solo per deviazioni dottrinali, ma anche per atti quali: la danza, il gioco, la vendita e il consumo di birra. Il governo viene affidato alla responsabilità ministeriale dei quattro ordini introdotti da Calvino: pastori, dottori, anziani e diaconi. Il Concistoro, composto dai pastori e da dodici anziani eletti dalle autorità civili, diventa una sorta di suprema corte, giudicante finanche la vita privata dei cittadini. Una cappa, plumbea e asfissiante, cala su Ginevra. Molte sono le vittime del sistema calvinista. A scopo di controllo si compiono più volte all'anno visite a domicilio e all'occorrenza si ricorre anche alle denunce e allo spionaggio prezzolato. I trasgressori vengono colpiti da ammonizioni, deplorazioni e scomuniche - esclusione cioè dalla sacra cena - e obbligati a far pubblica penitenza. I grandi peccatori, come i sacrileghi, gli adulteri e gli avversari ostinati della nuova fede, sono consegnati al consiglio cittadino per la punizione. Vengono eseguite molte condanne a morte - cinquantotto fino al 1546 - e più ancora all'esilio. La tortura è usata nel modo più rigoroso. La città deve sottomettersi, seppure di malavoglia, alla disciplina ferrea di Calvino. Tutte le feste religiose scompaiono, eccettuate le domeniche [...]. La vita della società ginevrina acquistò l'impronta di una tetra serietà: le vesti di lusso, i balli, il gioco delle carte, il teatro e simili divertimenti erano severamente condannati. La lista delle vittime è tristemente lunga: il predicatore Sébastien Châtillon (1515-1563), biblista che proponeva un'interpretazione del Cantico dei Cantici sgradita a Calvino, è costretto all'esilio; il medico Girolamo Bolsec (m. 1584), un ex-monaco carmelitano apostata che aveva...]]></itunes:summary><itunes:duration>995</itunes:duration><itunes:keywords>calvino,lutero,puritani,riforma,transustanziazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/51153462f9bdda24a6c1f752fcadfe0a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Messa in televisione non adempie il precetto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-messa-in-televisione-non-adempie-il-precetto--46126713</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6690" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6690</a><br /><br />LA MESSA IN TELEVISIONE NON ADEMPIE IL PRECETTO di Pierfrancesco Nardini<br />È capitato di parlare con una persona che sosteneva di adempiere al precetto domenicale perché guarda la Messa in televisione ogni Domenica.<br />Senza entrare nel foro interno, se si può cercare una buona volontà nel voler comunque seguire la Messa, si deve altresì, però, constatare che purtroppo la buona volontà manca nel voler approfondire la correttezza della propria posizione.<br />Si parla di una persona che non ha apparenti particolari problemi che possano impedirne o rendere più che complicato il viaggio fino alla chiesa. Il punto è, quindi, la ferrea convinzione che basti guardarla in tv.<br />Il tentativo di spiegare che non è così, infatti, si è scontrato con una posizione più che ferma sulla questione. Il sospetto è che si tratti di pura pigrizia.<br />La posizione della dottrina cattolica sulla questione è ben riportata dallo Jone, il quale chiarisce che per poter assistere validamente alla Messa il fedele deve "essere presente corporalmente, cioè deve essere presente nel luogo" (Compendio di teologia morale, n. 199, I) e, in particolare, che "non soddisfa chi ascolta la Messa trasmessa per radio o per televisione, pur essendo ciò un'opera buona" (ibid.).<br />Se si pensa, d'altronde, che non si soddisfa il precetto in questione se si è distanti più di trenta passi dalla chiesa (salvo folla continua fino a oltre quella misura e nonostante si senta bene la voce del sacerdote tramite gli altoparlanti), come potrebbe essere ritenuto soddisfatto, guardando la Messa a casa propria o altrove alla tv?<br />Se si pensa poi che unica causa scusante della non partecipazione alla Messa è "ogni motivo mediamente grave, quale esiste in caso di incomodo notevole, di danno corporale o spirituale, che dovesse derivare a noi o ad altri" (E. Jone, op. cit., n. 200), si comprende ancor di più come purtroppo la convinzione della suddetta persona è fondata su argomentazioni non solide.<br />Alla luce di quanto scritto, si deve tornare ad evidenziare come un forte "analfabetismo cattolico" è sempre più diffuso, non solo tra chi non crede o è tiepido, ma anche tra chi, come la persona in questione, comunque manifesta in qualche modo una volontà di seguire la Messa, quindi dimostrando di tenerci.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46126713</guid><pubDate>Tue, 17 Aug 2021 20:34:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46126713/la_messa_in_televisione_non_adempie_il_precetto.mp3" length="3161069" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6690

LA MESSA IN TELEVISIONE NON ADEMPIE IL PRECETTO di Pierfrancesco Nardini
È capitato di parlare con una persona che sosteneva di adempiere al precetto domenicale perché guarda la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6690" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6690</a><br /><br />LA MESSA IN TELEVISIONE NON ADEMPIE IL PRECETTO di Pierfrancesco Nardini<br />È capitato di parlare con una persona che sosteneva di adempiere al precetto domenicale perché guarda la Messa in televisione ogni Domenica.<br />Senza entrare nel foro interno, se si può cercare una buona volontà nel voler comunque seguire la Messa, si deve altresì, però, constatare che purtroppo la buona volontà manca nel voler approfondire la correttezza della propria posizione.<br />Si parla di una persona che non ha apparenti particolari problemi che possano impedirne o rendere più che complicato il viaggio fino alla chiesa. Il punto è, quindi, la ferrea convinzione che basti guardarla in tv.<br />Il tentativo di spiegare che non è così, infatti, si è scontrato con una posizione più che ferma sulla questione. Il sospetto è che si tratti di pura pigrizia.<br />La posizione della dottrina cattolica sulla questione è ben riportata dallo Jone, il quale chiarisce che per poter assistere validamente alla Messa il fedele deve "essere presente corporalmente, cioè deve essere presente nel luogo" (Compendio di teologia morale, n. 199, I) e, in particolare, che "non soddisfa chi ascolta la Messa trasmessa per radio o per televisione, pur essendo ciò un'opera buona" (ibid.).<br />Se si pensa, d'altronde, che non si soddisfa il precetto in questione se si è distanti più di trenta passi dalla chiesa (salvo folla continua fino a oltre quella misura e nonostante si senta bene la voce del sacerdote tramite gli altoparlanti), come potrebbe essere ritenuto soddisfatto, guardando la Messa a casa propria o altrove alla tv?<br />Se si pensa poi che unica causa scusante della non partecipazione alla Messa è "ogni motivo mediamente grave, quale esiste in caso di incomodo notevole, di danno corporale o spirituale, che dovesse derivare a noi o ad altri" (E. Jone, op. cit., n. 200), si comprende ancor di più come purtroppo la convinzione della suddetta persona è fondata su argomentazioni non solide.<br />Alla luce di quanto scritto, si deve tornare ad evidenziare come un forte "analfabetismo cattolico" è sempre più diffuso, non solo tra chi non crede o è tiepido, ma anche tra chi, come la persona in questione, comunque manifesta in qualche modo una volontà di seguire la Messa, quindi dimostrando di tenerci.]]></itunes:summary><itunes:duration>198</itunes:duration><itunes:keywords>lattanti,messa,precetto,teologiamorale,tv</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bcfd8287bee68ec3efe1ac46329951a8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I cristiani sono ormai perseguitati ovunque</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cristiani-sono-ormai-perseguitati-ovunque--45955550</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6668" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6668</a><br /><br />I CRISTIANI SONO ORMAI PERSEGUITATI OVUNQUE di Mauro Faverzani<br /><br />I cristiani sono ormai perseguitati ovunque. Non più solo nelle enclave islamiche e sotto le dittature comuniste sopravvissute alla Storia, no. Ovunque. Anche dove meno lo si potrebbe immaginare. Lo dimostrano i recenti, drammatici fatti di cronaca. Partiamo dall'Africa, dalla Nigeria, in particolare, dove si è consumato un autentico genocidio: solo negli ultimi sei mesi sono stati uccisi più di 3.462 cristiani dai terroristi islamici. L'anno scorso furono in tutto 3.530 le vittime. Non solo. Quest'anno sono state bruciate, sempre ad opera di gruppi musulmani, circa 300 chiese. E più di una decina di sacerdoti è stata rapita o uccisa da sigle jihadiste. Nelle Americhe la situazione non è migliore. In Canada, ad esempio, almeno 45 chiese sono state devastate dagli incendi e 17 completamente rase al suolo, dopo lo scorso 21 giugno, dunque in poco più di un mese. È accaduto in Alberta, Colombia britannica, a Calgary, Manitoba, Nuova Scozia. L'evidenza, il fatto cioè che si colpiscano simboli cristiani in odio a questa fede, non basta però, incredibilmente, a convincere le autorità federali ad avviare indagini serrate per punire i colpevoli. Li considerano episodi isolati e senza alcun nesso tra loro. Secondo l'emittente Cbn, gli attacchi sarebbero, in realtà, opera di «attivisti di estrema sinistra» ed avrebbero uno scopo intimidatorio, dissimulato con pretesti solidali nei confronti degli autoctoni. Come riferito dall'agenzia LifeSiteNews, in un'intervista, rilasciata a Tucker Carlson di Fox News, il capo di Rebel News, Ezra Levant, ha definito gli attacchi incendiari alle chiese in Canada come l'equivalente delle violenze e degli scontri inscenati da Black Lives Matter negli Stati Uniti ed ha denunciato il silenzio pressoché totale delle autorità in merito. «All'improvviso il Canada è divenuto molto somigliante all'Unione Sovietica - ha aggiunto Carlson - I gruppi di sinistra stanno esagerando. Ma i leader canadesi non condannano l'incendio delle chiese. Anzi, lo approvano». Anche negli Stati Uniti, del resto, si è verificato un caso analogo, per la precisione nella contea di Parker, a nord del Texas: la chiesa del posto è diventata un rogo e, dell'edificio sacro, non è rimasta traccia. In questo caso, però, le autorità si sono mosse ed è partita la caccia a due adolescenti, visti sul posto da alcuni testimoni poco prima che le fiamme divorassero l'edificio sacro, andato completamente distrutto. Anche in Europa non mancano gli attacchi alla Chiesa: nella (un tempo) cattolicissima Spagna, il Psoe, Partito socialista operaio - che, per inciso, è al governo coi comunisti -, ha deciso di impugnare gli accordi stretti tra il suo Paese e la Santa Sede, per rinegoziarli in modo che siano «vantaggiosi per entrambi». Ritiene che «sia il momento». Il proposito entrerà a far parte del documento-quadro del 40° Congresso del partito, in agenda dal 15 al 17 ottobre prossimi. E non promette granché di buono. Dovrebbe trasformare la Spagna in un Paese laico, laicissimo e non soltanto «non confessionale», come recita la Costituzione. Ad esempio, dovrebbe porre fine ai funerali di Stato celebrati con Messe cattoliche. Staremo a vedere. Ma la Cristianità è in grado di far del male anche a sé stessa. Sta cadendo sotto i colpi del modernismo, implodendo su sé stessa; si tratta di una sorta di cancel culture ecclesiale, come dimostra, in Belgio, la demolizione di due delle cinque chiese di Beyne-Heusay, resasi necessaria, non potendo più le parrocchie far fronte agli alti costi richiesti per la manutenzione. Così dicono... Non si tratta di un caso isolato, però. Secondo il quotidiano belga Le Soir, nel 2018 ben 31 chiese sono state sconsacrate in vista di una loro riconversione edilizia. Nel 2020 è stato venduto il convento dei Carmelitani Scalzi di Chévremont, benché ancora occupato da tre religiosi, con la prospettiva di trasformarlo in una settantina di alloggi entro il 2024. Stessa sorte per il convento delle clarisse di Malonne e per la cappella delle Recollettine di Herve. La chiesa di San Vincenzo de' Paoli, ad Anderlecht, è diventata una scuola. Come dire... A fronte di tutto ciò la Chiesa, più che "in uscita", sembra "in dismissione"...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45955550</guid><pubDate>Wed, 04 Aug 2021 13:06:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45955550/i_cristiani_sono_ormai_perseguitati_ovunque.mp3" length="4911064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6668

I CRISTIANI SONO ORMAI PERSEGUITATI OVUNQUE di Mauro Faverzani

I cristiani sono ormai perseguitati ovunque. Non più solo nelle enclave islamiche e sotto le dittature comuniste...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6668" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6668</a><br /><br />I CRISTIANI SONO ORMAI PERSEGUITATI OVUNQUE di Mauro Faverzani<br /><br />I cristiani sono ormai perseguitati ovunque. Non più solo nelle enclave islamiche e sotto le dittature comuniste sopravvissute alla Storia, no. Ovunque. Anche dove meno lo si potrebbe immaginare. Lo dimostrano i recenti, drammatici fatti di cronaca. Partiamo dall'Africa, dalla Nigeria, in particolare, dove si è consumato un autentico genocidio: solo negli ultimi sei mesi sono stati uccisi più di 3.462 cristiani dai terroristi islamici. L'anno scorso furono in tutto 3.530 le vittime. Non solo. Quest'anno sono state bruciate, sempre ad opera di gruppi musulmani, circa 300 chiese. E più di una decina di sacerdoti è stata rapita o uccisa da sigle jihadiste. Nelle Americhe la situazione non è migliore. In Canada, ad esempio, almeno 45 chiese sono state devastate dagli incendi e 17 completamente rase al suolo, dopo lo scorso 21 giugno, dunque in poco più di un mese. È accaduto in Alberta, Colombia britannica, a Calgary, Manitoba, Nuova Scozia. L'evidenza, il fatto cioè che si colpiscano simboli cristiani in odio a questa fede, non basta però, incredibilmente, a convincere le autorità federali ad avviare indagini serrate per punire i colpevoli. Li considerano episodi isolati e senza alcun nesso tra loro. Secondo l'emittente Cbn, gli attacchi sarebbero, in realtà, opera di «attivisti di estrema sinistra» ed avrebbero uno scopo intimidatorio, dissimulato con pretesti solidali nei confronti degli autoctoni. Come riferito dall'agenzia LifeSiteNews, in un'intervista, rilasciata a Tucker Carlson di Fox News, il capo di Rebel News, Ezra Levant, ha definito gli attacchi incendiari alle chiese in Canada come l'equivalente delle violenze e degli scontri inscenati da Black Lives Matter negli Stati Uniti ed ha denunciato il silenzio pressoché totale delle autorità in merito. «All'improvviso il Canada è divenuto molto somigliante all'Unione Sovietica - ha aggiunto Carlson - I gruppi di sinistra stanno esagerando. Ma i leader canadesi non condannano l'incendio delle chiese. Anzi, lo approvano». Anche negli Stati Uniti, del resto, si è verificato un caso analogo, per la precisione nella contea di Parker, a nord del Texas: la chiesa del posto è diventata un rogo e, dell'edificio sacro, non è rimasta traccia. In questo caso, però, le autorità si sono mosse ed è partita la caccia a due adolescenti, visti sul posto da alcuni testimoni poco prima che le fiamme divorassero l'edificio sacro, andato completamente distrutto. Anche in Europa non mancano gli attacchi alla Chiesa: nella (un tempo) cattolicissima Spagna, il Psoe, Partito socialista operaio - che, per inciso, è al governo coi comunisti -, ha deciso di impugnare gli accordi stretti tra il suo Paese e la Santa Sede, per rinegoziarli in modo che siano «vantaggiosi per entrambi». Ritiene che «sia il momento». Il proposito entrerà a far parte del documento-quadro del 40° Congresso del partito, in agenda dal 15 al 17 ottobre prossimi. E non promette granché di buono. Dovrebbe trasformare la Spagna in un Paese laico, laicissimo e non soltanto «non confessionale», come recita la Costituzione. Ad esempio, dovrebbe porre fine ai funerali di Stato celebrati con Messe cattoliche. Staremo a vedere. Ma la Cristianità è in grado di far del male anche a sé stessa. Sta cadendo sotto i colpi del modernismo, implodendo su sé stessa; si tratta di una sorta di cancel culture ecclesiale, come dimostra, in Belgio, la demolizione di due delle cinque chiese di Beyne-Heusay, resasi necessaria, non potendo più le parrocchie far fronte agli alti costi richiesti per la manutenzione. Così dicono... Non si tratta di un caso isolato, però. Secondo il quotidiano belga Le Soir, nel 2018 ben 31 chiese sono state sconsacrate in vista di una loro riconversione edilizia. Nel 2020 è stato venduto il...]]></itunes:summary><itunes:duration>307</itunes:duration><itunes:keywords>blm,carmelitaniscalzi,costituzione,cristianiperseguitati,psoe,simboli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/69879c88b1340c5f079003d9bd42cab7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia di dieci atleti cattolici alle olimpiadi di Tokyo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-di-dieci-atleti-cattolici-alle-olimpiadi-di-tokyo--45857562</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6662" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6662</a><br /><br />LA STORIA DI DIECI ATLETI CATTOLICI ALLE OLIMPIADI DI TOKIO<br />Ad esempio la regina del nuoto, Katie Ledecky (detiene tre record mondiali di nuoto stile libero) non ha mai esitato ad affermare la sua fede cattolica e di pregare sempre prima di ogni gara<br />da Sito del Timone<br />Tra il 23 luglio e l'8 agosto 2021, si svolgono i Giochi Olimpici a Tokyo, tra tutti coloro che parteciperanno all'evento, 627 atleti americani rappresentano il Paese che guida il record olimpico mondiale con 2.521 medaglie. Ma non è questo l'unico fattore che fa la differenza. Almeno dieci di loro si sono dichiarati pubblicamente cattolici e debitori della loro fede anche in campo sportivo.<br /><br />1) SYDNEY MCLAUGHLIN<br />È diventata famosa nella sua qualificazione olimpica il 27 giugno scorso. Nei 400 metri ostacoli, l'atleta e studentessa dell'Union Catholic ha spodestato la leader mondiale di questa disciplina, Dalilah Muhammad, chiudendo la gara in 51,90 secondi. Dopo aver stabilito il nuovo record mondiale, McLaughlin non ha esitato ad ammettere che la fede è stata il principale propulsore durante tutta la competizione. «Penso che la più grande differenza quest'anno sia la mia fede, la mia fiducia in Dio e sapere che è Lui che controlla tutto. Finché mi dedicherò al duro lavoro, Lui mi aiuterà a superare ogni ostacolo. E a questo punto non posso davvero fare altro che dargli gloria». In precedenza, ha dichiarato che aggrapparsi a tutto ciò che sapeva e credere che tutto ciò che ha ricevuto provenga da Dio «ha giocato un ruolo importante» nella sua carriera.<br /><br />2) MOLLY SEIDEL<br />Per Molly Seidel del Wisconsin, i Giochi di Tokyo saranno il suo debutto alla maratona olimpica. All'età di 18 anni, si diplomò al liceo, dove eccelleva in discipline diverse come il canto e il coro, l'hockey e persino lo sci. Il suo allenatore Brian Borkowski ha evidenziato al Catholic Herald le virtù morali della giovane, in particolare la sua fede e umiltà. «Ho sempre voluto essere come Molly. Non si vergognava affatto [della sua fede]». Ha sottolineato che alle gare fa sempre «il segno della croce, ci mette qualche secondo e so che quello è il momento di lasciarla sola, è il suo momento con Dio». Con un'infanzia e un'educazione religiosa trasmessa dalla nonna, è da lei che imparò a segnarsi prima di ogni gara e a pregare San Giuda per ottenere i risultati. La sua fede segnò anche il suo soggiorno all'Università di Notre Dame. «È stato bello andare a messa, il fatto che le altre ragazze mi chiedessero se volevo andare a messa con loro mi è rimasto impresso». Dopo aver fatto la storia della squadra di football del college di Notre Dame, i Fighting Irish, ha iniziato a lavorare in una caffetteria a Boston e a fare da babysitter. Intanto si stava preparando per la sua prima maratona ad Atlanta, dove ha ottenuto un secondo posto che gli ha permesso di accedere alla squadra olimpica. La sua seconda maratona sarà a Tokyo.<br /><br />3) SKYLAR DIGGINS-SMITH<br />Skylar Diggins-Smith è un'altra delle atlete cattoliche che parteciperanno ai Giochi Olimpici, in questo caso, nella squadra di basket femminile. Giocatrice dei Phoenix Mercury, quelle di Tokyo saranno le sue prime Olimpiadi, dopo una carriera di successo in cui ha fatto la storia con la sua squadra di basket universitaria, sempre i Fighting Irish, ed è arrivata ad essere descritta come «forse la migliore giocatrice nella storia del il basket femminile di Notre Dame». La sua carriera nella squadra universitaria le ha aperto le porte delll'NBA femminile e poi alle prossime Olimpiadi. Ricorda con apprezzamento l'educazione cattolica ricevuta all'Università, dove frequentava costantemente la messa.<br /> <br />4) GALEN RUPP<br />Il compagno di disciplina di Seidel è Galen Rupp, un fondista di 35 anni di Portland, Oregon. Nel 2004 si è diplomato alla Central Catholic High School di Portland e, come riferito da Catholic News, è un cattolico devoto che prega mentre corre. Queste saranno le quarte Olimpiadi di Rupp. Nel 2008 a Pechino si è classificato tredicesimo nei 10.000 metri e quattro anni dopo a Londra ha conquistato l'argento nella stessa gara.<br /><br />5) GRACE MCCALLUM<br />Un'altra atleta marcatamente cattolica in questi giochi è la ginnasta Grace McCallum. Come pubblicato su Religión en Libertad , la diciottenne ha iniziato a fare ginnastica all'età di 5 anni e a 13 già partecipava a gare di ginnastica artistica di alto livello. Da allora, affida sempre i risultati delle sue gare alla preghiera. Nata nel 2002, McCallum ha preso Santa Filomena come sua patrona alla sua cresima. L'11 agosto, festa del santo, si sono svolti i campionati americani 2019 e Grace, dopo aver pregato il suo patrono, ha ottenuto un'inaspettata medaglia di bronzo. «È stato incredibile quante persone sono venute da noi e hanno detto che stavano pregando per lei», ha osservato sua madre nel 2019. «Non credo che Grace potesse chiedere di più. Probabilmente niente significa più per lei che far pregare tutti i suoi cari». «Ogni volta che ho una giornata difficile, in palestra o alle gare, so che Dio mi ha dato questo talento. Ho bisogno di usare questo talento e non sprecarlo», ha detto la giovane atleta del The Central Minnesota Catholic, che porta ad ogni gara un rosario nello zaino e una croce che le ha regalato la nonna.<br /><br />6) SIMONE BILES<br />La compagna di disciplina di McCallum è Simone Biles, una leggenda alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 dove ha conquistato quattro ori e un bronzo. È considerata da molti l'erede della mitica Nadia Comaneci. Ai Mondiali 2019 di Stoccarda, a soli 22 anni, è diventata la ginnasta più premiata della storia vincendo 25 medaglie, 19 delle quali d'oro. In più occasioni Simone ha parlato del rosario che porta sempre nella borsa, dono della nonna, e del fatto che prega spesso. Frequenta anche la messa domenicale con i suoi genitori, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua vita, sostenendola fin da piccola.<br /><br />7) KATIE LEDECKY<br />Soprannominata la regina del nuoto, Katie Ledecky è un'altra cattolica che promette ottimi risultati alle gare di nuoto nella capitale giapponese. Detiene il record mondiale di nuoto stile libero femminile 1500 metri e ha battuto il proprio record mondiale nei 400 e 800 metri. La nuotatrice, che non ha mai esitato ad affermare la sua fede, ha ammesso di pregare sempre prima di ogni gara. «L'Ave Maria è una bella preghiera e mi aiuta a rilassarmi», ha riconosciuto la nuotatrice. È stata la più giovane partecipante degli Stati Uniti alle Olimpiadi di Londra e ha vinto la sua prima medaglia d'oro a soli 15 anni. Riferendosi alle sue molteplici gare, ha detto: «Sono a un grande evento di nuoto con migliaia di persone che guardano, è importante per me prendere tempo per fare spazio a Dio e pensare a Lui. La mia fede cattolica è molto importante per me. Lo è sempre stata e sempre lo sarà. Fa parte di ciò che sono e mi sento a mio agio nel praticarla. Mi aiuta a mettere le cose in prospettiva». [al termine dell'articolo il video del suo record del mondo, N.d.BB]<br /><br />8, 9, 10) LE SORELLE OGWUMIKE<br />Un altro caso rappresentativo è quello delle tre sorelle Ogwumike: Nneka, Chiney ed Erica, di 31, 29 e 23 anni. Cresciute in una famiglia cattolica, non è strano vedere queste giocatrici NBA nigeriane-americane (hanno entrambe le nazionalità) scambiare tweet con il loro pastore, Sean P. Horrigan. In un'occasione, in un thread su Twitter in merito all'espulsione di Chiney dopo una discussione con l'arbitro nel bel mezzo di una partita, il parroco ha scherzato: «Ricordagli che le sue confessioni sono il mercoledì e il sabato alle 18:00». A causa di un conflitto sportivo che rasenta il diplomatico, la sorella maggiore, Nneka, 31 anni, non potrà partecipare ai Giochi di Tokyo. Il motivo è il regolamento della Federazione Internazionale di Basket, che vieta ai giocatori che hanno gareggiato con un Paese di partecipare a campionati internazionali in un'altra squadra. Qualcosa che colpisce in prima persona la maggiore delle sorelle, che ha gareggiato a fianco degli Stati Uniti ai Mondiali 2018.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45857562</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2021 17:22:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45857562/la_storia_di_dieci_atleti_cattolici_alle_olimpiadi_di_tokyo.mp3" length="10608756" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6662

LA STORIA DI DIECI ATLETI CATTOLICI ALLE OLIMPIADI DI TOKIO
Ad esempio la regina del nuoto, Katie Ledecky (detiene tre record mondiali di nuoto stile libero) non ha mai esitato ad...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6662" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6662</a><br /><br />LA STORIA DI DIECI ATLETI CATTOLICI ALLE OLIMPIADI DI TOKIO<br />Ad esempio la regina del nuoto, Katie Ledecky (detiene tre record mondiali di nuoto stile libero) non ha mai esitato ad affermare la sua fede cattolica e di pregare sempre prima di ogni gara<br />da Sito del Timone<br />Tra il 23 luglio e l'8 agosto 2021, si svolgono i Giochi Olimpici a Tokyo, tra tutti coloro che parteciperanno all'evento, 627 atleti americani rappresentano il Paese che guida il record olimpico mondiale con 2.521 medaglie. Ma non è questo l'unico fattore che fa la differenza. Almeno dieci di loro si sono dichiarati pubblicamente cattolici e debitori della loro fede anche in campo sportivo.<br /><br />1) SYDNEY MCLAUGHLIN<br />È diventata famosa nella sua qualificazione olimpica il 27 giugno scorso. Nei 400 metri ostacoli, l'atleta e studentessa dell'Union Catholic ha spodestato la leader mondiale di questa disciplina, Dalilah Muhammad, chiudendo la gara in 51,90 secondi. Dopo aver stabilito il nuovo record mondiale, McLaughlin non ha esitato ad ammettere che la fede è stata il principale propulsore durante tutta la competizione. «Penso che la più grande differenza quest'anno sia la mia fede, la mia fiducia in Dio e sapere che è Lui che controlla tutto. Finché mi dedicherò al duro lavoro, Lui mi aiuterà a superare ogni ostacolo. E a questo punto non posso davvero fare altro che dargli gloria». In precedenza, ha dichiarato che aggrapparsi a tutto ciò che sapeva e credere che tutto ciò che ha ricevuto provenga da Dio «ha giocato un ruolo importante» nella sua carriera.<br /><br />2) MOLLY SEIDEL<br />Per Molly Seidel del Wisconsin, i Giochi di Tokyo saranno il suo debutto alla maratona olimpica. All'età di 18 anni, si diplomò al liceo, dove eccelleva in discipline diverse come il canto e il coro, l'hockey e persino lo sci. Il suo allenatore Brian Borkowski ha evidenziato al Catholic Herald le virtù morali della giovane, in particolare la sua fede e umiltà. «Ho sempre voluto essere come Molly. Non si vergognava affatto [della sua fede]». Ha sottolineato che alle gare fa sempre «il segno della croce, ci mette qualche secondo e so che quello è il momento di lasciarla sola, è il suo momento con Dio». Con un'infanzia e un'educazione religiosa trasmessa dalla nonna, è da lei che imparò a segnarsi prima di ogni gara e a pregare San Giuda per ottenere i risultati. La sua fede segnò anche il suo soggiorno all'Università di Notre Dame. «È stato bello andare a messa, il fatto che le altre ragazze mi chiedessero se volevo andare a messa con loro mi è rimasto impresso». Dopo aver fatto la storia della squadra di football del college di Notre Dame, i Fighting Irish, ha iniziato a lavorare in una caffetteria a Boston e a fare da babysitter. Intanto si stava preparando per la sua prima maratona ad Atlanta, dove ha ottenuto un secondo posto che gli ha permesso di accedere alla squadra olimpica. La sua seconda maratona sarà a Tokyo.<br /><br />3) SKYLAR DIGGINS-SMITH<br />Skylar Diggins-Smith è un'altra delle atlete cattoliche che parteciperanno ai Giochi Olimpici, in questo caso, nella squadra di basket femminile. Giocatrice dei Phoenix Mercury, quelle di Tokyo saranno le sue prime Olimpiadi, dopo una carriera di successo in cui ha fatto la storia con la sua squadra di basket universitaria, sempre i Fighting Irish, ed è arrivata ad essere descritta come «forse la migliore giocatrice nella storia del il basket femminile di Notre Dame». La sua carriera nella squadra universitaria le ha aperto le porte delll'NBA femminile e poi alle prossime Olimpiadi. Ricorda con apprezzamento l'educazione cattolica ricevuta all'Università, dove frequentava costantemente la messa.<br /> <br />4) GALEN RUPP<br />Il compagno di disciplina di Seidel è Galen Rupp, un fondista di 35 anni di Portland, Oregon. Nel 2004 si è...]]></itunes:summary><itunes:duration>663</itunes:duration><itunes:keywords>avemaria,competizione,ledecky,olimpiadi,tokyo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3eccda2f0d8d498bdf1814bbf5da8a00.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il miracolo di Lanciano e le dodici promesse del Sacro Cuore per la pratica dei primi venerdì del mese</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-miracolo-di-lanciano-e-le-dodici-promesse-del-sacro-cuore-per-la-pratica-dei-primi-venerdi-del-mese--45857694</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3626" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3626</a><br /><br />IL MIRACOLO DI LANCIANO E LE DODICI PROMESSE DEL SACRO CUORE PER LA PRATICA DEI PRIMI VENERDI DEL MESE<br /><br />Il Cristianesimo afferma che la salvezza è nell'adesione del cuore. Per il Cristianesimo la conoscenza è importante ma non determinante, nel senso che essa (la conoscenza) svolge una funzione ausiliare per l'esercizio della virtù ma non costituisce il criterio della salvezza. Il Cristianesimo non è una religione gnostica, ovvero una religione che fa della conoscenza l'unico criterio della salvezza: chi conosce si salva, chi non conosce non si salva.<br />Che il criterio cristiano della salvezza non sia nella conoscenza ma nell'adesione del cuore, è esito del fatto che il Dio cristiano ha creato per amore e che per amore ha deciso d'incarnarsi, di fare esperienza della sofferenza e della morte.<br />Nel XVII secolo nacque e iniziò a diffondersi l'eresia giansenista, che si basava prevalentemente su due punti.<br />Primo: il peccato originale ha talmente rovinato l'uomo che questi, senza la Grazia, non può fare il bene, neanche occasionalmente.<br />Secondo: Dio ha già deciso chi deve essere salvato e chi dannato indipendentemente dai meriti e dai demeriti; insomma, una predestinazione in senso calvinista.<br />Dunque quella del giansenismo era una concezione antropologica dichiaratamente pessimistica e, nello stesso tempo, una concezione di Dio rigoristica ed angosciante. Il Sacro Cuore appare a santa Margherita Maria Alacoque affermando, invece, che bisogna abbandonarsi al Suo Amore, indicando cioè il Suo Cuore come criterio di vincolo a Lui ed anche come criterio di comprensione (per quanto possibile) della Sua tenerezza per l'uomo stesso. In una delle rivelazioni a santa Margherita il Sacro Cuore disse: "Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore."<br /><br />Dunque, con la devozione al Sacro Cuore, Gesù ricorda il suo immenso amore e la sua immensa misericordia per l'uomo. Un ricordo non astratto ma volto a far capire concretamente quanto la vita dell'uomo stesso possa cambiare abbandonandosi all'amore di Gesù. Egli rivelò a santa Margherita ben dodici promesse di una indiscutibile concretezza. Leggiamole.<br />1) Ai devoti del mio Sacro Cuore darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro stato.<br />2) Stabilirò e manterrò la pace in tutte le loro famiglie.<br />3) Li consolerò in tutte le loro afflizioni.<br />4) Sarò per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell'ora della morte.<br />5) Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.<br />6) I peccatori troveranno nel mio Cuore un'inesauribile fonte di misericordia.<br />7) Le anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione.<br />8) Le anime ferventi saliranno rapidamente ad un'alta perfezione.<br />9) La mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata l'immagine del Sacro Cuore.<br />10) A tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò grazie per poter convertire i cuori più induriti.<br />11) Le persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per sempre nel mio Cuore.<br />12) A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna.<br />A proposito della devozione al Sacro Cuore di Gesù, Pio XI al paragrafo 4 della Miserentissimus Redemptor, dell'8.5.1928, dice che "essa è non soltanto il simbolo, ma anche, per così dire, la sintesi di tutto il mistero della Redenzione (…) la più completa professione della Religione cristiana."<br /><br />Se teologicamente la devozione al Sacro Cuore è una risposta al giansenismo, socialmente è una risposta prima di tutto all'assolutismo politico, uno dei tratti tipici della modernità.<br />Il XVII è proprio il secolo dell'assolutismo politico che affonda le sue radici nella concezione, tipicamente umanistico-rinasacimentale, di un potere non organicamente legato al Vero e al Giudizio morale (e quindi a Dio) ma che avrebbe dovuto trovare il proprio fondamento in se stesso, cioè nel puro esercizio del potere. Insomma, un'autorità politica non più come manifestazione di servizio, ma, per l'appunto, come pura manifestazione di potere. Una concezione pertanto machiavellica e post-machiavellica.<br />Il Sacro Cuore, attraverso santa Margherita, rivolse delle precise richieste al Re di Francia Luigi XIV.<br />Eccole:<br />1. Il Re deve consacrarsi con la sua famiglia al Sacro Cuore e offrirgli pubblici omaggi.<br />2. Egli deve chiedere ufficialmente alla Santa Sede di autorizzare la Messa del Sacro Cuore e di concedere privilegi per l'universale diffusione di questa devozione.<br />3. Egli deve far costruire una basilica dedicata al culto del Sacro Cuore.<br />4. Egli deve porre la Francia sotto la protezione del Sacro Cuore, raffigurandolo sugli stendardi e sulle armi del Regno.<br />5. Egli deve promuovere nell'intera Europa i diritti di Gesù Cristo come Re dei re e Sovrano dei sovrani.<br />Le richieste non furono esaudite e la Francia, da baluardo del Cattolicesimo che doveva essere, divenne la culla dei più gravi errori. Luigi XVI ne pagò le conseguenze. Nel 1792, mentre era prigioniero dei rivoluzionari, si ricordò delle promesse del Sacro Cuore alla Corona di Francia e promise che, se fosse scampato alla morte e tornato sul trono, avrebbe consacrato se stesso e la Francia al Sacro Cuore. Ma Gesù stesso (più di un secolo dopo) dirà a suor Lucia di Fatima che fu troppo tardi.<br /><br />Dunque, la devozione al Sacro Cuore è anche un richiamo di carattere sociale, un richiamo cioè a concepire l'autorità politica come modello di servizio e di sacrificio in cui gli elementi della donazione, dell'oblazione e dell'amore diventino fondamentali nell'esercizio di tale autorità. Insomma, il modello di ogni autorità politica deve essere la regalità di Cristo e del suo amore immenso per ogni uomo. L'enciclica Annum sacrum di Leone XIII, del 25.5.1899, afferma che la devozione al Sacro Cuore ha la sua ragione teologica proprio nella regalità sociale di Cristo. E infatti il coronamento del culto pubblico al Sacro Cuore fu l'istituzione della festa liturgica di Cristo Re. Nel 1925, Pio XI stabilì che questa festa venisse celebrata l'ultima domenica di ottobre. E in tale giorno bisognava anche rinnovare la consacrazione dell'umanità intera al Cuore di Gesù. Leggiamo alcune parole tratte dalla Quas primas, l'enciclica di Pio XI, dell'11.12.1925, che istituisce la Festa di Cristo Re: "Chi non vede che, fin dagli ultimi anni del secolo precedente, in modo ammirevole andava preparandosi il cammino per l'istituzione di questa festa? Tutti sanno che l'autorità e la regalità di Cristo sono stati già riconosciuti dalla pia pratica delle consacrazioni e omaggi al Sacro Cuore di Gesù rivoltigli da innumerevoli famiglie, e non solo da famiglie, ma anche da Stati e Regni, che hanno compiuto lo stesso atto. (…) Il diluvio di mali sull'universo proviene dal fatto che la maggior parte degli uomini ha respinto Gesù Cristo e la sua sacrosanta Legge, sia dalla vita privata che da quella pubblica. Non vi sarà certa speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni si ostineranno a negare e rifiutare l'imperio del Salvatore."<br />C'è sicuramente una speranza, quella che la devozione al Sacro Cuore costituisca l'"occasione" per far ritornare questo mondo alla "giovinezza" della Verità. Un episodio alimenta questa speranza. Santa Gertrude (1256-1302) ebbe una visione in cui chiese a san Giovanni evangelista perché, nel suo Vangelo e nelle sue Lettere, aveva fatto solo intravedere quei misteri pieni di amore che aveva ricevuto dal Sacro Cuore. L'Aposotolo le rispose: "Il mio ministero doveva limitarsi a rivelare sul Verbo increato, eterno Figlio del Padre, alcune parole feconde, sulle quali l'intelligenza degli uomini meditasse continuamente, senza poter mai esaurirne le ricchezze. Ma agli ultimi tempi è riservata la grazia di udire l'eloquente voce delle pulsazioni del Cuore di Gesù. Nell'udire questa voce, l'invecchiato mondo ringiovanirà dal suo torpore e il calore del divino amore lo infiammerà un'ultima volta."<br /><br />Per rendersi degni della grande promessa è necessario:<br />1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.<br />2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.<br />3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.<br />Se, dopo fatti i nove primi venerdì con le debite disposizioni, uno cadesse in peccato mortale, e poi morisse all'improvviso, come potrebbe salvarsi? Gesù ha promesso, senza eccezione alcuna, la grazia della penitenza finale a tutti coloro che avranno fatto bene la Santa Comunione nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi; quindi si deve credere che, nell'eccesso della sua misericordia, Gesù dia a quel peccatore moribondo, la grazia di emettere un atto di contrizione perfetta, prima di morire.<br />Chi facesse le nove comunioni con l'intenzione di proseguire poi più tranquillamente a peccare, potrebbe sperare in questa grande promessa del Sacro Cuore di Gesù? No di certo, anzi commetterebbe tanti sacrilegi, perché accostandosi ai Santi Sacramenti, è necessario avere la ferma risoluzione di lasciare il peccato. Un conto è il timore di tornare ad offendere Dio, e altro la malizia e l'intenzione di seguitare a peccare.<br /><br />Per vedere il video "Il miracolo di Lanciano: il Sacro Cuore si rivela" e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45857694</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2021 13:48:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45857694/il_miracolo_di_lanciano_e_le_dodici_promesse_del_sacro_cuore_per_la_pratica_dei_primi_venerd_del_mese.mp3" length="13193343" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3626

IL MIRACOLO DI LANCIANO E LE DODICI PROMESSE DEL SACRO CUORE PER LA PRATICA DEI PRIMI VENERDI DEL MESE

Il Cristianesimo afferma che la salvezza è nell'adesione del cuore. Per il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3626" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3626</a><br /><br />IL MIRACOLO DI LANCIANO E LE DODICI PROMESSE DEL SACRO CUORE PER LA PRATICA DEI PRIMI VENERDI DEL MESE<br /><br />Il Cristianesimo afferma che la salvezza è nell'adesione del cuore. Per il Cristianesimo la conoscenza è importante ma non determinante, nel senso che essa (la conoscenza) svolge una funzione ausiliare per l'esercizio della virtù ma non costituisce il criterio della salvezza. Il Cristianesimo non è una religione gnostica, ovvero una religione che fa della conoscenza l'unico criterio della salvezza: chi conosce si salva, chi non conosce non si salva.<br />Che il criterio cristiano della salvezza non sia nella conoscenza ma nell'adesione del cuore, è esito del fatto che il Dio cristiano ha creato per amore e che per amore ha deciso d'incarnarsi, di fare esperienza della sofferenza e della morte.<br />Nel XVII secolo nacque e iniziò a diffondersi l'eresia giansenista, che si basava prevalentemente su due punti.<br />Primo: il peccato originale ha talmente rovinato l'uomo che questi, senza la Grazia, non può fare il bene, neanche occasionalmente.<br />Secondo: Dio ha già deciso chi deve essere salvato e chi dannato indipendentemente dai meriti e dai demeriti; insomma, una predestinazione in senso calvinista.<br />Dunque quella del giansenismo era una concezione antropologica dichiaratamente pessimistica e, nello stesso tempo, una concezione di Dio rigoristica ed angosciante. Il Sacro Cuore appare a santa Margherita Maria Alacoque affermando, invece, che bisogna abbandonarsi al Suo Amore, indicando cioè il Suo Cuore come criterio di vincolo a Lui ed anche come criterio di comprensione (per quanto possibile) della Sua tenerezza per l'uomo stesso. In una delle rivelazioni a santa Margherita il Sacro Cuore disse: "Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore."<br /><br />Dunque, con la devozione al Sacro Cuore, Gesù ricorda il suo immenso amore e la sua immensa misericordia per l'uomo. Un ricordo non astratto ma volto a far capire concretamente quanto la vita dell'uomo stesso possa cambiare abbandonandosi all'amore di Gesù. Egli rivelò a santa Margherita ben dodici promesse di una indiscutibile concretezza. Leggiamole.<br />1) Ai devoti del mio Sacro Cuore darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro stato.<br />2) Stabilirò e manterrò la pace in tutte le loro famiglie.<br />3) Li consolerò in tutte le loro afflizioni.<br />4) Sarò per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell'ora della morte.<br />5) Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.<br />6) I peccatori troveranno nel mio Cuore un'inesauribile fonte di misericordia.<br />7) Le anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione.<br />8) Le anime ferventi saliranno rapidamente ad un'alta perfezione.<br />9) La mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata l'immagine del Sacro Cuore.<br />10) A tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò grazie per poter convertire i cuori più induriti.<br />11) Le persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per sempre nel mio Cuore.<br />12) A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna.<br />A proposito della devozione al Sacro Cuore di Gesù, Pio XI al paragrafo 4 della Miserentissimus Redemptor, dell'8.5.1928, dice che "essa è non soltanto il simbolo, ma anche, per così dire, la sintesi di tutto il mistero della Redenzione (…) la più completa professione della Religione cristiana."<br /><br />Se teologicamente la devozione al Sacro Cuore è una risposta al giansenismo, socialmente è una risposta prima di tutto all'assolutismo politico, uno dei...]]></itunes:summary><itunes:duration>825</itunes:duration><itunes:keywords>cristore,dodicipromesse,luigixiv,sacrocuore,santamargheritamariaalacoque</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/997d88909a1b782fbe28c675a2ceb026.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nella fede meglio pochi, ma buoni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nella-fede-meglio-pochi-ma-buoni--45389981</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6603" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6603</a><br /><br />NELLA FEDE MEGLIO POCHI, MA BUONI di Corrado Gnerre<br />Molti credono che il valore dei movimenti ecclesiali debba giudicarsi con parametri necessariamente quantitativi; che pure - ovviamente - hanno la loro importanza, ma solo se accompagnati dalla qualità. E così si pensa che molti di questi movimenti, che contano tanti adepti, diano necessariamente buoni frutti perché hanno tanto, perché traboccano di seguaci, perché riempiono le piazze e i palazzetti dello sport... anche se poi -si sa- i palazzetti dello sport li riempiono pure i Testimoni di Geova.<br />Nella sua famosa Teologia della perfezione cristiana, padre Antonio Royo Marin, citando la Scolastica spagnola della Scuola di Salamanca, dice che rende molta più gloria a Dio una sola vera conversione alla santità che non mille tiepide, o addirittura false, conversioni. Ecco le parole che riporta il Marin: "Piace di più a Dio e lo glorifica di più il predicatore e il maestro di vita spirituale che converte un solo peccatore e lo porta fino allo stato di perfezione, che colui il quale converte molti, ma li lascia nella tiepidezza." (Salmanticemses, De veritate, 5, 76, cit. A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, p.612.)<br />È proprio vero questo? Leggiamo qualche citazione importante e capiremo.<br />Il Vangelo di Matteo al capitolo 7, versetti 15-20, racconta: "In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere'." Gesù, dunque, parla non di molti frutti, bensì di frutti buoni, saporiti, gustosi, ottimi da mangiare, nutrienti. Non dice che bisogna giudicare gli alberi dalla ricchezza numerica dei frutti, bensì dalla loro bontà.<br />Certamente - come dicevamo prima - il dato quantitativo è importante, soprattutto relativamente agli ordini religiosi e alle vocazioni, ma va anche ricordato che il parametro quantitativo non va assolutizzato. Anzi, potrebbe anche essere fuorviante. I "frutti" di cui parla Gesù non sono la quantità, bensì la qualità della vita cristiana e della vita religiosa; e tale qualità si misura solo con la Vita di Grazia (dunque l'odio verso il peccato) e con la conformità piena alla Verità Cattolica nella sua integrità.<br />San Vincenzo de' Paoli (1581-1660) così commenta le parole di Gesù: "Amiamo Dio, fratelli miei, amiamo Dio, che sia però a spese delle nostre braccia, che sia con il sudore dei nostri visi. Perché spessissimo, tanti atti di amore di Dio, di compiacenza, di benevolenza e altri simili affetti e pratiche di un cuore tenero, anche se buonissimi e molto desiderabili sono per lo meno molto sospetti se non si viene alla pratica dell'amore effettivo. «In questo, dice nostro Signore, è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). E a questo dobbiamo stare molto attenti; perché sono parecchi, per quanto ben composto sia il loro esteriore, e riempito di grandi sentimenti per Dio il loro interiore, a fermarsi qui. E quando vengono ai fatti e si trovano in occasioni di agire, vengono meno. Vanno fieri della loro immaginazione infervorata; si accontentano dei dolci colloqui che hanno con Dio nell'orazione; anzi ne parlano come angeli. Però, alla fine, se si tratta di lavorare per Dio, di soffrire, di mortificarsi, d'istruire i poveri, di andare a cercare la pecora smarrita, d'amare che manchi loro qualche cosa, di consentire alle malattie o a qualunque altra disgrazia -purtroppo!- non c'è più nessuno, il loro coraggio vien meno. No, non ci inganniamo. Tutto il nostro compito consiste nel passare dalle parole ai fatti." (Vincenzo de' Paoli, Colloqui spirituali ai Missionari, ed.1960, pp.905-907).<br />Sant'Agostino (354-430) tiene a sottolineare che l'ascolto senza il mettere in pratica non vale a nulla. Egli scrive: "Non ingannate voi stessi, fratelli miei, che pure siete venuti con desiderio ad ascoltare la parola; se non mettete in pratica ciò che avete ascoltato, smentite voi stessi. Considerate che, se è attraente l'ascoltare, quanto più il realizzare. Se non ascolti, se trascuri di ascoltare, non edifichi nulla. Se ascolti e non metti in pratica, metti mano ad una rovina... (Agostino di Ippona, Discorso 179, 8-9, PL 38, 970-971).<br />E allora rileggiamo ciò che dice la Scuola di Salamanca: "Piace di più a Dio e lo glorifica di più il predicatore e il maestro di vita spirituale che converte un solo peccatore e lo porta fino allo stato di perfezione, che colui il quale converte molti, ma li lascia nella tiepidezza."<br />Lo sapete perché? Perché - come dice san Tommaso - glorifica più Dio una sola anima in Grazia che non l'universo intero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45389981</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2021 19:59:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45389981/nella_fede_meglio_pochi_ma_buoni.mp3" length="5991071" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6603

NELLA FEDE MEGLIO POCHI, MA BUONI di Corrado Gnerre
Molti credono che il valore dei movimenti ecclesiali debba giudicarsi con parametri necessariamente quantitativi; che pure -...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6603" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6603</a><br /><br />NELLA FEDE MEGLIO POCHI, MA BUONI di Corrado Gnerre<br />Molti credono che il valore dei movimenti ecclesiali debba giudicarsi con parametri necessariamente quantitativi; che pure - ovviamente - hanno la loro importanza, ma solo se accompagnati dalla qualità. E così si pensa che molti di questi movimenti, che contano tanti adepti, diano necessariamente buoni frutti perché hanno tanto, perché traboccano di seguaci, perché riempiono le piazze e i palazzetti dello sport... anche se poi -si sa- i palazzetti dello sport li riempiono pure i Testimoni di Geova.<br />Nella sua famosa Teologia della perfezione cristiana, padre Antonio Royo Marin, citando la Scolastica spagnola della Scuola di Salamanca, dice che rende molta più gloria a Dio una sola vera conversione alla santità che non mille tiepide, o addirittura false, conversioni. Ecco le parole che riporta il Marin: "Piace di più a Dio e lo glorifica di più il predicatore e il maestro di vita spirituale che converte un solo peccatore e lo porta fino allo stato di perfezione, che colui il quale converte molti, ma li lascia nella tiepidezza." (Salmanticemses, De veritate, 5, 76, cit. A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, p.612.)<br />È proprio vero questo? Leggiamo qualche citazione importante e capiremo.<br />Il Vangelo di Matteo al capitolo 7, versetti 15-20, racconta: "In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere'." Gesù, dunque, parla non di molti frutti, bensì di frutti buoni, saporiti, gustosi, ottimi da mangiare, nutrienti. Non dice che bisogna giudicare gli alberi dalla ricchezza numerica dei frutti, bensì dalla loro bontà.<br />Certamente - come dicevamo prima - il dato quantitativo è importante, soprattutto relativamente agli ordini religiosi e alle vocazioni, ma va anche ricordato che il parametro quantitativo non va assolutizzato. Anzi, potrebbe anche essere fuorviante. I "frutti" di cui parla Gesù non sono la quantità, bensì la qualità della vita cristiana e della vita religiosa; e tale qualità si misura solo con la Vita di Grazia (dunque l'odio verso il peccato) e con la conformità piena alla Verità Cattolica nella sua integrità.<br />San Vincenzo de' Paoli (1581-1660) così commenta le parole di Gesù: "Amiamo Dio, fratelli miei, amiamo Dio, che sia però a spese delle nostre braccia, che sia con il sudore dei nostri visi. Perché spessissimo, tanti atti di amore di Dio, di compiacenza, di benevolenza e altri simili affetti e pratiche di un cuore tenero, anche se buonissimi e molto desiderabili sono per lo meno molto sospetti se non si viene alla pratica dell'amore effettivo. «In questo, dice nostro Signore, è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). E a questo dobbiamo stare molto attenti; perché sono parecchi, per quanto ben composto sia il loro esteriore, e riempito di grandi sentimenti per Dio il loro interiore, a fermarsi qui. E quando vengono ai fatti e si trovano in occasioni di agire, vengono meno. Vanno fieri della loro immaginazione infervorata; si accontentano dei dolci colloqui che hanno con Dio nell'orazione; anzi ne parlano come angeli. Però, alla fine, se si tratta di lavorare per Dio, di soffrire, di mortificarsi, d'istruire i poveri, di andare a cercare la pecora smarrita, d'amare che manchi loro qualche cosa, di consentire alle malattie o a qualunque altra disgrazia...]]></itunes:summary><itunes:duration>375</itunes:duration><itunes:keywords>falsiprofeti,fede,lupi,pecore,royomarin,testimonidigeova</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/efda1965635b74496bb65d530dcf0ebf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fede non è un sentimento</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fede-non-e-un-sentimento--45313454</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6602" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6602</a><br /><br />LA FEDE NON E' UN SENTIMENTO di Corrado Gnerre<br />Oggi è molto diffusa, per cause che trovano la loro spiegazione nel modernismo teologico, una "sentimentalizzazione" della fede. Non è più la verità che garantisce l'esperienza, bensì il contrario: è l'esperienza che deve garantire la verità. Si cercano, nella fede, consolazioni e stati di entusiasmo. Dimenticando che non vanno amate le consolazioni di Dio, quanto il Dio delle consolazioni. Indipendentemente da quello che si "sente", bisogna amare Dio con tutto se stessi. Questa è la vera fede.<br />Leggiamo cosa scrive in proposito padre Gabriele di Santa Maria Maddalena (1893-1953) nel suo "Intimità Divina".<br />«O Signore, fa' che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa' che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia. [...]<br />Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l'essenza dell'amore sta nell'atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest'atto vada facilmente congiunto con l'affetto sensibile e allora l'amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell'emozione del sentimento, ma nell'atto della volontà.<br />La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell'atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l'anima, ma anche con tutto il cuore.<br />Tutte le nostre forze - intellettuali, volitive, affettive - vengono impegnate nell'atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non «senti» nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore - perché sentire di amare è assai più dolce - ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l'appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all'atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d'amore.<br />Appunto perché la sostanza dell'amore sta nell'atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso lo priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena, ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose.<br />Del resto, sentire l'amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d'amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45313454</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2021 21:33:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45313454/la_fede_non_un_sentimento.mp3" length="3234630" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6602

LA FEDE NON E' UN SENTIMENTO di Corrado Gnerre
Oggi è molto diffusa, per cause che trovano la loro spiegazione nel modernismo teologico, una "sentimentalizzazione" della fede. Non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6602" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6602</a><br /><br />LA FEDE NON E' UN SENTIMENTO di Corrado Gnerre<br />Oggi è molto diffusa, per cause che trovano la loro spiegazione nel modernismo teologico, una "sentimentalizzazione" della fede. Non è più la verità che garantisce l'esperienza, bensì il contrario: è l'esperienza che deve garantire la verità. Si cercano, nella fede, consolazioni e stati di entusiasmo. Dimenticando che non vanno amate le consolazioni di Dio, quanto il Dio delle consolazioni. Indipendentemente da quello che si "sente", bisogna amare Dio con tutto se stessi. Questa è la vera fede.<br />Leggiamo cosa scrive in proposito padre Gabriele di Santa Maria Maddalena (1893-1953) nel suo "Intimità Divina".<br />«O Signore, fa' che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa' che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia. [...]<br />Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l'essenza dell'amore sta nell'atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest'atto vada facilmente congiunto con l'affetto sensibile e allora l'amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell'emozione del sentimento, ma nell'atto della volontà.<br />La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell'atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l'anima, ma anche con tutto il cuore.<br />Tutte le nostre forze - intellettuali, volitive, affettive - vengono impegnate nell'atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non «senti» nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore - perché sentire di amare è assai più dolce - ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l'appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all'atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d'amore.<br />Appunto perché la sostanza dell'amore sta nell'atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso lo priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena, ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose.<br />Del resto, sentire l'amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d'amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere».]]></itunes:summary><itunes:duration>203</itunes:duration><itunes:keywords>amore,appoggio,consolazioni,fede,sentimento,volontà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b156526fba42aecdd1698bcef7c1c9e5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cattolici presi a sassate e pugni durante una processione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cattolici-presi-a-sassate-e-pugni-durante-una-processione--45220367</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6598" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6598</a><br /><br />CATTOLICI PRESI A SASSATE E PUGNI DURANTE UNA PROCESSIONE PER RICORDARE I MARTIRI DELLA COMUNE DI PARIGI di Leone Grotti<br />Non si erano riuniti «per manifestare o rivendicare diritti particolari», ma solo per «compiere il loro dovere, e cioè rendere omaggio ai loro martiri e chiedere la loro intercessione». Così in una tribuna sul Figaro, l'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, spiega perché sabato 300 cattolici sono sfilati in pellegrinaggio per le vie di Parigi verso la chiesa di Nostra Signora degli ostaggi. Lo scopo della processione, regolarmente comunicata alle autorità, era commemorare i martiri della Comune di Parigi, i cinquanta ostaggi fucilati in rue Haxo il 26 maggio 1871. Mentre sfilavano, però i cattolici sono stati aggrediti fisicamente e verbalmente da un gruppo di antagonisti incappucciati, senza che i due gendarmi inviati dalla prefettura riuscissero a impedire lo scontro.<br />La processione era partita da piazza della Roquette, dove il 24 maggio 1871 fu giustiziato l'arcivescovo di Parigi, monsignor Georges Darboy. Appena partiti, alcune persone hanno cominciato a insultarli, a gridare insulti e bestemmie al loro passaggio. Arrivati davanti al cimitero di Père Lachaise, la tensione è aumentata: qui un corteo di «manifestanti communards», partigiani della Comune rossa, ha cominciato a inveire al grido di «Morte ai fascisti!».<br />«Sembrava di essere tornati indietro di 150 anni», racconta un testimone in riferimento all'esperienza anti-cattolica e persecutoria della Comune. Poco più avanti, gli antagonisti hanno aggredito i cattolici, arrivando perfino a prendere a pugni alcuni fedeli e lanciando sassi e bottiglie contro la processione. Due sessantenni sono stati spinti a terra, mentre un fedele è stato portato in ospedale con gravi ferite alla testa.<br />I cattolici si rifugiano in una chiesa<br />I fedeli sono stati quindi costretti a fuggire le violenze rifugiandosi nella chiesa più vicina, Nostra Signora della Croce. «Abbiamo atteso pregando che la polizia ci permettesse di uscire», racconta al Figaro l'organizzatore della processione, raccontando di «bambini e madri sotto choc». Il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha impiegato più di un giorno per condannare la «violazione della libertà di culto che deve poter essere esercitata in tutta serenità in Francia».<br />È per protestare contro questa inaccettabile violenza e l'incapacità delle forze dell'ordine di garantire la libertà religiosa dei cattolici che monsignor Aupetit ha protestato sul Figaro: «La violenza cieca che questi pellegrini hanno subito da parte degli "antifascisti" è assolutamente inaccettabile in uno Stato di diritto. Non c'erano che due poliziotti a garantire la sicurezza della marcia. Li ringrazio per il coraggio che hanno dimostrato. La sicurezza di questa marcia non era evidentemente una priorità per la prefettura».<br />«Noi non rivendichiamo diritti particolari», ha aggiunto l'arcivescovo di Parigi, «ma chiediamo uguaglianza di trattamento rispetto alle altre religioni e comunità. Abbiamo il diritto di esprimere la nostra fede in pubblico», ha affermato ricordando ai cattolici di assumere lo stesso atteggiamento di Gesù, che è stato capace di perdonare i suoi persecutori. Monsignor Aupetit ha infine concluso:<br />«Vogliamo testimoniare l'amore di Cristo che ha vinto sul male. Chiediamo solo di poterlo fare in pace nel rispetto delle nostre istituzioni e dello Stato di diritto che garantisce piena libertà di culto e protegge tutti i suoi cittadini».<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Odio rosso, cattolici aggrediti alla Marcia dei Martiri" racconta la vicenda del 1870-71 dei cattolici uccisi in nome dell'egualitarismo socialista della Comune di Parigi.<br />Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 giugno 2021:<br />Tra il settembre 1870 e il marzo 1871 a Parigi furono proclamati la Repubblica e l'autogoverno che proseguirono sino a quando Governo e Assemblea Nazionale (con sede a Versailles) spedirono l'esercito guidato dal generale Mac Mahon in città per riprendere il controllo della situazione. La Comune di Parigi (la bandiera rossa ne era il simbolo) impose la separazione tra Stato e Chiesa, abolì il precedente Concordato, riaffermò ovviamente i principi di libertà, quella di coscienza in particolare, e replicò le violente espropriazioni e i processi sommari contro il clero e i fedeli, complici a priori dei crimini della monarchia contro la libertà comunista. Nella loro riconquista della città di inizio aprile, le truppe nazionali fucilarono diversi prigionieri; ciò provocò la decisione della Comune di emanare il Decreto sugli Ostaggi del 5 aprile 1871. Testo base del totalitarismo giustizialista di ogni tempo: chiunque fosse sospettato di complicità veniva messo in galera; il tribunale in 48 ore decideva se confermare arresto e prigione. Ad ogni esecuzione di un membro della Comune da parte dell'esercito nazionale, i comunardi avrebbero risposto fucilando il triplo di prigionieri reclusi, chiamati ostaggi. Trecento tra ecclesiastici e suore vennero ammassati nelle prigioni parigine. Le accuse e le iniziative diffamatorie e blasfeme? Identiche a quelle della Rivoluzione del 1789-93 e alle attuali campagne contro la Chiesa.<br />Il 12 aprile 1871 l'arcivescovo di Parigi, Georges Darboy, scrisse al Governo nazionale per chiedere la fine delle esecuzioni, la richiesta venne rifiutata e il 24 maggio lo stesso arcivescovo e altri cinque sacerdoti ostaggi furono fucilati nel carcere della Roquette. Monsignor Darboy, poco prima di morire, diede un'ampia benedizione ai carnefici e venne poi freddato con un colpo di pistola alla testa. Gli ostaggi (sacerdoti e suore) non rappresentavano assolutamente nulla agli occhi delle autorità nazionali di Versailles, che erano tanto anticlericali quanto i comunardi. Tra i supposti 200.000 morti caduti nei mesi della reconquista di Parigi, non è per nulla chiaro quanti siano stati i sacerdoti, suore e laici cattolici fucilati dai plotoni ‘democratici' della Comune.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45220367</guid><pubDate>Tue, 08 Jun 2021 20:33:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45220367/cattolici_presi_a_sassate_e_pugni_durante_una_processione.mp3" length="7412550" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6598

CATTOLICI PRESI A SASSATE E PUGNI DURANTE UNA PROCESSIONE PER RICORDARE I MARTIRI DELLA COMUNE DI PARIGI di Leone Grotti
Non si erano riuniti «per manifestare o rivendicare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6598" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6598</a><br /><br />CATTOLICI PRESI A SASSATE E PUGNI DURANTE UNA PROCESSIONE PER RICORDARE I MARTIRI DELLA COMUNE DI PARIGI di Leone Grotti<br />Non si erano riuniti «per manifestare o rivendicare diritti particolari», ma solo per «compiere il loro dovere, e cioè rendere omaggio ai loro martiri e chiedere la loro intercessione». Così in una tribuna sul Figaro, l'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, spiega perché sabato 300 cattolici sono sfilati in pellegrinaggio per le vie di Parigi verso la chiesa di Nostra Signora degli ostaggi. Lo scopo della processione, regolarmente comunicata alle autorità, era commemorare i martiri della Comune di Parigi, i cinquanta ostaggi fucilati in rue Haxo il 26 maggio 1871. Mentre sfilavano, però i cattolici sono stati aggrediti fisicamente e verbalmente da un gruppo di antagonisti incappucciati, senza che i due gendarmi inviati dalla prefettura riuscissero a impedire lo scontro.<br />La processione era partita da piazza della Roquette, dove il 24 maggio 1871 fu giustiziato l'arcivescovo di Parigi, monsignor Georges Darboy. Appena partiti, alcune persone hanno cominciato a insultarli, a gridare insulti e bestemmie al loro passaggio. Arrivati davanti al cimitero di Père Lachaise, la tensione è aumentata: qui un corteo di «manifestanti communards», partigiani della Comune rossa, ha cominciato a inveire al grido di «Morte ai fascisti!».<br />«Sembrava di essere tornati indietro di 150 anni», racconta un testimone in riferimento all'esperienza anti-cattolica e persecutoria della Comune. Poco più avanti, gli antagonisti hanno aggredito i cattolici, arrivando perfino a prendere a pugni alcuni fedeli e lanciando sassi e bottiglie contro la processione. Due sessantenni sono stati spinti a terra, mentre un fedele è stato portato in ospedale con gravi ferite alla testa.<br />I cattolici si rifugiano in una chiesa<br />I fedeli sono stati quindi costretti a fuggire le violenze rifugiandosi nella chiesa più vicina, Nostra Signora della Croce. «Abbiamo atteso pregando che la polizia ci permettesse di uscire», racconta al Figaro l'organizzatore della processione, raccontando di «bambini e madri sotto choc». Il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha impiegato più di un giorno per condannare la «violazione della libertà di culto che deve poter essere esercitata in tutta serenità in Francia».<br />È per protestare contro questa inaccettabile violenza e l'incapacità delle forze dell'ordine di garantire la libertà religiosa dei cattolici che monsignor Aupetit ha protestato sul Figaro: «La violenza cieca che questi pellegrini hanno subito da parte degli "antifascisti" è assolutamente inaccettabile in uno Stato di diritto. Non c'erano che due poliziotti a garantire la sicurezza della marcia. Li ringrazio per il coraggio che hanno dimostrato. La sicurezza di questa marcia non era evidentemente una priorità per la prefettura».<br />«Noi non rivendichiamo diritti particolari», ha aggiunto l'arcivescovo di Parigi, «ma chiediamo uguaglianza di trattamento rispetto alle altre religioni e comunità. Abbiamo il diritto di esprimere la nostra fede in pubblico», ha affermato ricordando ai cattolici di assumere lo stesso atteggiamento di Gesù, che è stato capace di perdonare i suoi persecutori. Monsignor Aupetit ha infine concluso:<br />«Vogliamo testimoniare l'amore di Cristo che ha vinto sul male. Chiediamo solo di poterlo fare in pace nel rispetto delle nostre istituzioni e dello Stato di diritto che garantisce piena libertà di culto e protegge tutti i suoi cittadini».<br /><br />Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Odio rosso, cattolici aggrediti alla Marcia dei Martiri" racconta la vicenda del 1870-71 dei cattolici uccisi in nome dell'egualitarismo socialista della Comune di Parigi.<br />Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su La...]]></itunes:summary><itunes:duration>464</itunes:duration><itunes:keywords>communards,figaro,francia,lacomune,odiorosso,processione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cc4af5bc906366f0ece3b8df66f5a836.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi nega l'elezione di Papa Francesco non è più cattolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-nega-l-elezione-di-papa-francesco-non-e-piu-cattolico--44897946</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6581" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6581</a><br /><br />CHI NEGA L'ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO NON E' PIU' CATTOLICO: PAROLA DEL CARDINAL RATZINGER di Robert Siscoe e John Salza<br />Nel 1998, il cardinale Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI), in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicò una Nota Illustrativa alla Professio fidei (Professione di fede) del 1989. In questo commento, proprio l'uomo che secondo fra'Bugnolo [e Cionci, NdT] è ancora il vero Papa spiega che la legittimità di un'elezione papale (che la Chiesa accetta come legittima, come nel caso di Papa Francesco), deve essere ritenuta de fide, sulla base del infallibilità del Magistero della Chiesa. L'argomentazione teologica di Ratzinger è coerente, ovviamente, con quella del Berry, del Tanquery, del Van Noort, di Giovanni di San Tommaso e di ogni altro teologo che ha affrontato l'argomento.<br />La Professio fidei del 1989 comprende tre categorie di verità:<br />a) dogmi;<br />b) dottrine insegnate definitivamente dalla Chiesa (ma non definite come formalmente rivelate);<br />c) dottrine insegnate in modo autorevole, ma non definitivo, dal Magistero.<br />Nella Nota, il cardinale Ratzinger spiega la natura dell'assenso dovuto alle verità contenute in ciascuna delle rispettive categorie, e descrive le conseguenze del non prestarvi l'assenso richiesto. La legittimità di un'elezione papale rientra nella seconda categoria, come fatto dogmatico. Ecco come il cardinale Ratzinger descrive la seconda categoria di verità:<br />"La seconda proposizione della Professio fidei afferma: . L'oggetto che viene insegnato con questa formula comprende tutte quelle dottrine attinenti al campo dogmatico o morale, che sono necessarie per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede, sebbene non siano state proposte dal magistero della Chiesa come formalmente rivelate. Tali dottrine possono essere definite in forma solenne dal Romano Pontefice quando parla «ex cathedra» o dal Collegio dei Vescovi radunato in concilio, oppure possono essere infallibilmente insegnate dal magistero ordinario e universale della Chiesa come "sententia definitive tenenda". Ogni credente, pertanto, è tenuto a prestare a queste verità il suo assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell'assistenza dello Spirito Santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell'infallibilità del magistero in queste materie".<br /><br />LA LEGITTIMITÀ DELL'ELEZIONE DEL SOMMO PONTEFICE<br />La nota prosegue spiegando precisamente quali verità sono contenute nella seconda categoria e, avete indovinato, vi include la legittimità dell'elezione di un Papa: "Le verità relative a questo secondo comma possono essere di natura diversa e rivestono quindi un carattere differente per il loro rapportarsi alla rivelazione. Esistono, infatti, verità che sono necessariamente connesse con la rivelazione in forza di un rapporto storico [c.d. "fatti dogmatici"] [...] Con riferimento alle verità connesse con la rivelazione per necessità storica, che sono da tenersi in modo definitivo, ma che non potranno essere dichiarate come divinamente rivelate, si possono indicare come esempi la legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice [...]".<br />E qual è la conseguenza del negare una verità di questa seconda categoria? Spiega il cardinale Ratzinger:<br />"Chi le negasse, assumerebbe una posizione di rifiuto di verità della dottrina cattolica e pertanto non sarebbe più in piena comunione con la Chiesa cattolica".<br />Quindi, secondo il commento ufficiale alla Professione di Fede del 1989, emesso dal Cardinale Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chi rifiuta di dare un assenso definitivo alla legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice è colpevole della negazione di una dottrina cattolica, e quindi non è più "in piena comunione con la Chiesa cattolica" o, detto diversamente, si è da sé tagliato fuori dalla Chiesa.<br />Inutile dire che non viene fatta eccezione alcuna per coloro che rifiutano un'elezione che la Chiesa ha accettato come legittima sulla base delle loro speculazioni personali circa dimissioni forzate, conclavi irregolari, interpretazioni private del diritto canonico e simili. Questo perché l'accettazione da parte della Chiesa della legittimità di un'elezione è un atto infallibile. Se il Magistero accetta l'elezione come legittima, questa deve essere definitivamente ritenuta legittima sulla base dell'infallibilità della Chiesa.<br /><br />INTERPRETAZIONI STRAMPALATE<br />Così, la teoria sponsorizzata da fra' Bugnolo secondo cui l'abdicazione di Benedetto non è stata accettata da Cristo perché ha usato una parola sbagliata ("ministerium" invece di "munus"), e il suo conseguente rifiuto della legittimità dell'elezione di Francesco, è un rifiuto di quanto la Chiesa ha definitivamente proposto come materia di fede, e che è necessario "per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede".<br />Fra' Bugnolo sembra non capire che così come Cristo è la causa efficiente che rende un uomo il Papa, unendo la forma (Papa) alla materia (uomo), così pure è Lui la causa efficiente che rende il Papa non più tale, se questi abdica, separando la forma (Papa) dalla materia (uomo). Cristo non è vincolato da leggi ecclesiastiche umane. Nessun tecnicismo legale può impedire a Cristo di separare un uomo dal papato, specialmente se il Papa ha convinto l'intero mondo cattolico delle sue dimissioni, e poi se ne è stato a guardare in tutta tranquillità la convocazione di un nuovo conclave e l'elezione di un nuovo papa. Tutti gli argomenti canonistici del Bugnolo presuppongono che Cristo sia vincolato dalla legge ecclesiastica umana, e ognuno di essi, teso a provare che l'abdicazione di Benedetto non fu accettata da Cristo, sono smentiti dal "fatto" (fatto dogmatico) che l'elezione di Francesco è stata accettata dall'intera Chiesa, nei giorni, settimane e mesi successivi.<br />Francesco è il Papa che la Chiesa si meritava ed è il Papa di cui la Chiesa aveva bisogno per svegliare i fedeli addormentati. E ora sono svegli. Basta guardare alla reazione al recente e vile scandalo della Pachamama e confrontarla con la sostanziale "non-reazione" all'incontro di preghiera di Assisi del 1986 promosso da Giovanni Paolo II (incontro nel quale, tra le altre cose, una statua di Budda fu posta su un altare Cattolico) che fu uno scandalo e un sacrilegio ancora più grave.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44897946</guid><pubDate>Tue, 18 May 2021 21:01:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44897946/chi_nega_l_elezione_di_papa_francesco_non_pi_cattolico.mp3" length="8619989" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6581

CHI NEGA L'ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO NON E' PIU' CATTOLICO: PAROLA DEL CARDINAL RATZINGER di Robert Siscoe e John Salza
Nel 1998, il cardinale Ratzinger (futuro Papa Benedetto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6581" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6581</a><br /><br />CHI NEGA L'ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO NON E' PIU' CATTOLICO: PAROLA DEL CARDINAL RATZINGER di Robert Siscoe e John Salza<br />Nel 1998, il cardinale Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI), in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicò una Nota Illustrativa alla Professio fidei (Professione di fede) del 1989. In questo commento, proprio l'uomo che secondo fra'Bugnolo [e Cionci, NdT] è ancora il vero Papa spiega che la legittimità di un'elezione papale (che la Chiesa accetta come legittima, come nel caso di Papa Francesco), deve essere ritenuta de fide, sulla base del infallibilità del Magistero della Chiesa. L'argomentazione teologica di Ratzinger è coerente, ovviamente, con quella del Berry, del Tanquery, del Van Noort, di Giovanni di San Tommaso e di ogni altro teologo che ha affrontato l'argomento.<br />La Professio fidei del 1989 comprende tre categorie di verità:<br />a) dogmi;<br />b) dottrine insegnate definitivamente dalla Chiesa (ma non definite come formalmente rivelate);<br />c) dottrine insegnate in modo autorevole, ma non definitivo, dal Magistero.<br />Nella Nota, il cardinale Ratzinger spiega la natura dell'assenso dovuto alle verità contenute in ciascuna delle rispettive categorie, e descrive le conseguenze del non prestarvi l'assenso richiesto. La legittimità di un'elezione papale rientra nella seconda categoria, come fatto dogmatico. Ecco come il cardinale Ratzinger descrive la seconda categoria di verità:<br />"La seconda proposizione della Professio fidei afferma: . L'oggetto che viene insegnato con questa formula comprende tutte quelle dottrine attinenti al campo dogmatico o morale, che sono necessarie per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede, sebbene non siano state proposte dal magistero della Chiesa come formalmente rivelate. Tali dottrine possono essere definite in forma solenne dal Romano Pontefice quando parla «ex cathedra» o dal Collegio dei Vescovi radunato in concilio, oppure possono essere infallibilmente insegnate dal magistero ordinario e universale della Chiesa come "sententia definitive tenenda". Ogni credente, pertanto, è tenuto a prestare a queste verità il suo assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell'assistenza dello Spirito Santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell'infallibilità del magistero in queste materie".<br /><br />LA LEGITTIMITÀ DELL'ELEZIONE DEL SOMMO PONTEFICE<br />La nota prosegue spiegando precisamente quali verità sono contenute nella seconda categoria e, avete indovinato, vi include la legittimità dell'elezione di un Papa: "Le verità relative a questo secondo comma possono essere di natura diversa e rivestono quindi un carattere differente per il loro rapportarsi alla rivelazione. Esistono, infatti, verità che sono necessariamente connesse con la rivelazione in forza di un rapporto storico [c.d. "fatti dogmatici"] [...] Con riferimento alle verità connesse con la rivelazione per necessità storica, che sono da tenersi in modo definitivo, ma che non potranno essere dichiarate come divinamente rivelate, si possono indicare come esempi la legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice [...]".<br />E qual è la conseguenza del negare una verità di questa seconda categoria? Spiega il cardinale Ratzinger:<br />"Chi le negasse, assumerebbe una posizione di rifiuto di verità della dottrina cattolica e pertanto non sarebbe più in piena comunione con la Chiesa cattolica".<br />Quindi, secondo il commento ufficiale alla Professione di Fede del 1989, emesso dal Cardinale Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chi rifiuta di dare un assenso definitivo alla legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice è colpevole della negazione di una dottrina cattolica, e quindi non è più "in piena comunione con la Chiesa...]]></itunes:summary><itunes:duration>539</itunes:duration><itunes:keywords>benedetto,bugnolo,congregazione,dottrina,francesco,papa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ea3e64c0fe511f67f27e0a732d34d645.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa c'è di sbagliato nella Torre di Babele</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-c-e-di-sbagliato-nella-torre-di-babele--44898519</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜   <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6577" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6577</a><br /><br />BABELE: E' SBAGLIATO COSTRUIRE TORRI? di Corrado Gnerre<br />Quando gli abitanti di Babilonia vollero costruire la famosa Torre, Dio intervenne, distrusse quell'opera e confuse le lingue di quegli uomini.<br />Cosa Dio non volle accettare di quell'opera?<br />Non certo il desiderio di costruire qualcosa d'importante. D'altronde se l'uomo è capace di modificare la natura e di costruire, è perché Dio lo ha fatto intelligente e possessore di abilità che sono uniche.<br />Fu altro ciò che Dio non accettava.<br />La chiave per capire è nel verbo "toccare". Il racconto biblico non dice che quella torre doveva servire per "osservare" meglio il cielo, bensì per "toccare" il cielo.<br />Osservare meglio il cielo è il desiderio di aumentare le proprie conoscenze, è il desiderio di poter scrutare un po' oltre l'orizzonte. Tutte cose più che legittime, in quanto rispondenti alla costitutiva curiosità umana. La curiositas che Dante identifica nell'animo di Ulisse: fatte non fosti a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza.<br />"Toccare" il cielo, invece, significa altro. Significa pretendere di eguagliare Dio. Significa modificare la propria condizione naturale: trasformarsi da "creatura" in "creatore". "Toccare" il cielo vuol dire pretendere che la propria conoscenza possa essere illimitata. Possa esaurire tutto, dissolvendo completamente il mistero.<br />L'episodio della Torre di Babele può spiegare molte cose e può essere utilizzato come chiave di lettura per capire tanto.<br />Soffermiamoci però su ciò a cui abbiamo fatto riferimento poco prima: "toccare" il cielo vuol dire pretendere che la propria conoscenza possa essere illimitata, esaurire tutto, dissolvere completamente il mistero.<br /><br />L'ERRORE DELLA MODERNITÀ<br />Da questo punto di vista non è esagerato dire che l'episodio della Torre di Babele è l'essenza della categoria filosofica della modernità.<br />Modernità che non va confusa con il legittimo progresso scientifico-tecnologico, che con la categoria filosofica della modernità ha poco a che fare, essendo principalmente l'esito della cultura giudaico-cristiana.<br />La Torre di Babele è l'essenza della categoria della modernità, perché tale categoria si fonda sulla pretesa di rendere l'uomo fondamento immanente di tutto, si fonda sull'antropocentrismo radicale.<br />Abbiamo detto non semplicemente "antropocentrismo", ma "antropocentrismo radicale". L'aggettivo "radicale" occorre.<br />Di per sé potrebbe esserci anche un modo corretto di concepire l'antropocentrismo. Se infatti ci convinciamo che l'uomo è la creatura più nobile che esiste sulla faccia della terra, che è l'unica ad essere stata creata "ad immagine e somiglianza" di Dio, che per questo tutto è posto al suo servizio: "che l'uomo domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo"... allora questo è un modo di concepire correttamente l'antropocentrismo.<br />Ma se, invece, ci convinciamo che l'uomo possa essere completamente autosufficiente, che il suo pensiero possa divenire il criterio di giudizio della verità, allora siamo dinanzi ad un modo di concepire non correttamente l'antropocentrismo.<br />Soffermiamoci sulla questione del pensiero. Nel XVIII secolo, secolo che costituisce l'apice della modernità, avviene filosoficamente qualcosa di significativo. Chi mastica filosofia sa bene che in questo secolo convivono due correnti: il razionalismo e l'empirismo. Due correnti che di fatto si pongono su due prospettive diverse. Il razionalismo afferma l'innatismo, ovvero la ragione possiederebbe dalla nascita le idee che rendono possibile la conoscenza. L'empirismo afferma una cosa totalmente diversa: la mente, prima dell'esperienza, sarebbe una tabula rasa, priva cioè di qualsiasi nozione.<br />Dunque, due posizioni diverse, totalmente diverse... eppure non è così. Certo, le affermazioni sono distanti, ma esse sono gli effetti di un'unica causa. Un po' come succede ai rami degli alberi. Questi prendono direzioni diverse - a destra, a sinistra - ma fuoriescono da un unico tronco, che a sua volta scaturisce dalle stesse radici.<br />Razionalismo ed empirismo sono esito dell'antropocentrismo radicale che è l'essenza della categoria filosofica della modernità.<br /><br />RAZIONALISMO ED EMPIRISMO: DUE ERRORI OPPOSTI<br />Il razionalismo infatti dice: esiste solo la realtà che può essere "pensata" dall'uomo. L'empirismo invece afferma: esiste solo la realtà che può essere sperimentata dall'uomo. Affermazioni sì diverse, ma che di fatto hanno la pretesa di dire che esiste solo ciò che può essere conosciuto dall'uomo, solo ciò che può essere totalmente esaurito dalla conoscenza umana, solo ciò che può essere totalmente compreso (da cum-prehendere, cioè da "contenere") dalla mente umana. Tutto ciò che invece sfugge a questa "comprensione" non può esistere; in un certo qual modo: non deve esistere.<br />Ecco dunque come tanto il razionalismo quanto l'empirismo innalzano l'uomo e la sua attività conoscitiva ad unici criteri per l'esistenza del vero. E' l'uomo che deve decidere cosa è vero e cosa è falso. E' l'uomo che deve decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E' l'uomo che deve decidere ciò che è bene e ciò che è male.<br />Ma - come dicevamo all'inizio - avvenne la babele. Dio distrusse la Torre e confuse le lingue. L'uomo credeva di poter eguagliare Dio conquistando l'infinito, si ritrovò col dover constatare una maggiore e mortificante piccolezza, gli spazi si restrinsero, non poté più parlare con il suo vicino. L'incomunicabilità come segno dello smarrimento del vero e dell'uomo.<br />La confusione genera il caos, ma a sua volta è generata dal caos. Da un caos metafisicamente inteso. Cioè da un caos che viene posto come criterio di tutto, dal disordine che deve sostituire l'ordine. Nella convinzione che la natura non abbia una sua logica ma che sia fatta per instaurare in essa il disordine, cioè il capriccio di riplasmare tutto a proprio piacimento e a proprio uso e consumo.<br />In realtà cosa vollero fare quei Babilonesi costruendo una torre la cui cima doveva toccare il cielo? Niente altro che tradurre i propri desideri in diritti. Senza badare se questi potessero essere conformi o meno all'ordine naturale delle cose, a quella logica costitutiva ed intrinseca della natura che non può permettere che il bene si trasformi in male e il male in bene, che il vero si trasformi in falso e il falso e in vero, che il Creatore si trasformi in creatura e la creatura in Creatore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44898519</guid><pubDate>Tue, 18 May 2021 20:55:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44898519/cosa_c_di_sbagliato_nella_torre_di_babele.mp3" length="8279352" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜   http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6577

BABELE: E' SBAGLIATO COSTRUIRE TORRI? di Corrado Gnerre
Quando gli abitanti di Babilonia vollero costruire la famosa Torre, Dio intervenne, distrusse quell'opera e confuse le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜   <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6577" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6577</a><br /><br />BABELE: E' SBAGLIATO COSTRUIRE TORRI? di Corrado Gnerre<br />Quando gli abitanti di Babilonia vollero costruire la famosa Torre, Dio intervenne, distrusse quell'opera e confuse le lingue di quegli uomini.<br />Cosa Dio non volle accettare di quell'opera?<br />Non certo il desiderio di costruire qualcosa d'importante. D'altronde se l'uomo è capace di modificare la natura e di costruire, è perché Dio lo ha fatto intelligente e possessore di abilità che sono uniche.<br />Fu altro ciò che Dio non accettava.<br />La chiave per capire è nel verbo "toccare". Il racconto biblico non dice che quella torre doveva servire per "osservare" meglio il cielo, bensì per "toccare" il cielo.<br />Osservare meglio il cielo è il desiderio di aumentare le proprie conoscenze, è il desiderio di poter scrutare un po' oltre l'orizzonte. Tutte cose più che legittime, in quanto rispondenti alla costitutiva curiosità umana. La curiositas che Dante identifica nell'animo di Ulisse: fatte non fosti a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza.<br />"Toccare" il cielo, invece, significa altro. Significa pretendere di eguagliare Dio. Significa modificare la propria condizione naturale: trasformarsi da "creatura" in "creatore". "Toccare" il cielo vuol dire pretendere che la propria conoscenza possa essere illimitata. Possa esaurire tutto, dissolvendo completamente il mistero.<br />L'episodio della Torre di Babele può spiegare molte cose e può essere utilizzato come chiave di lettura per capire tanto.<br />Soffermiamoci però su ciò a cui abbiamo fatto riferimento poco prima: "toccare" il cielo vuol dire pretendere che la propria conoscenza possa essere illimitata, esaurire tutto, dissolvere completamente il mistero.<br /><br />L'ERRORE DELLA MODERNITÀ<br />Da questo punto di vista non è esagerato dire che l'episodio della Torre di Babele è l'essenza della categoria filosofica della modernità.<br />Modernità che non va confusa con il legittimo progresso scientifico-tecnologico, che con la categoria filosofica della modernità ha poco a che fare, essendo principalmente l'esito della cultura giudaico-cristiana.<br />La Torre di Babele è l'essenza della categoria della modernità, perché tale categoria si fonda sulla pretesa di rendere l'uomo fondamento immanente di tutto, si fonda sull'antropocentrismo radicale.<br />Abbiamo detto non semplicemente "antropocentrismo", ma "antropocentrismo radicale". L'aggettivo "radicale" occorre.<br />Di per sé potrebbe esserci anche un modo corretto di concepire l'antropocentrismo. Se infatti ci convinciamo che l'uomo è la creatura più nobile che esiste sulla faccia della terra, che è l'unica ad essere stata creata "ad immagine e somiglianza" di Dio, che per questo tutto è posto al suo servizio: "che l'uomo domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo"... allora questo è un modo di concepire correttamente l'antropocentrismo.<br />Ma se, invece, ci convinciamo che l'uomo possa essere completamente autosufficiente, che il suo pensiero possa divenire il criterio di giudizio della verità, allora siamo dinanzi ad un modo di concepire non correttamente l'antropocentrismo.<br />Soffermiamoci sulla questione del pensiero. Nel XVIII secolo, secolo che costituisce l'apice della modernità, avviene filosoficamente qualcosa di significativo. Chi mastica filosofia sa bene che in questo secolo convivono due correnti: il razionalismo e l'empirismo. Due correnti che di fatto si pongono su due prospettive diverse. Il razionalismo afferma l'innatismo, ovvero la ragione possiederebbe dalla nascita le idee che rendono possibile la conoscenza. L'empirismo afferma una cosa totalmente diversa: la mente, prima dell'esperienza, sarebbe una tabula rasa, priva cioè di qualsiasi nozione.<br />Dunque, due posizioni diverse, totalmente diverse... eppure non è così. 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Quando ormai la situazione sembrava disperata, uno dei gemelli riuscì a gridare per chiedere aiuto, attirando l'attenzione della polizia, che li soccorse.<br />Data l'ottima fama di cui godeva la famiglia, l'incidente sollevò uno scandalo notevole, e la famiglia tentò di giustificarsi affermando che i ragazzi erano stati circuiti e plagiati dal prete che li aveva battezzati, in realtà desideroso, a loro dire, di mettere le mani sulla cospicua eredità.<br />Per difendere il buon nome del prete, i ragazzi scrissero una lettera che indirizzarono alla stampa locale.<br /><br />LETTERA AI GIORNALI<br />Domenica, 17 settembre 1854<br />Gentile Direttore,<br />Ci vediamo costretti a rompere un silenzio che ci eravamo imposti di mantenere. I giornali hanno parlato fin troppo dell'incidente che ci ha portati all'attenzione pubblica. Ora, se l'accusa riguardasse noi soli, la condanna per la nostra conversione ci importerebbe poco; la nostra coscienza appartiene a noi soltanto, e nessuno può rivendicare diritti su di essa. Ma dal momento che c'è chi sta mettendo in giro maliziose insinuazioni sul conto di esponenti del clero cattolico, diventa nostro dovere rivelare la verità e fornire a tutte le persone ragionevoli gli strumenti per giudicare.<br />Tutto, nella nostra conversione, è stata opera di Dio. Fin da bambini, rimanevamo molto impressionati dalla vista delle funzioni religiose cattoliche, al punto di rammaricarci del non essere cristiani. Iniziata la scuola, questo rammarico si è fatto vieppiù acuto; da un lato, vedevamo pochi Ebrei; dall'altro lato, una gran quantità di bambini cristiani. Questa differenza ci colpiva. Quando i nostri compagni andavano a Messa e sentivamo i loro canti accompagnati dall'organo, arrossivamo delle nostre riunioni, svolte in una stanza normalissima e scandite da un rituale senza senso.<br />Ma quello che ci scosse ancor di più furono l'amore e la devozione di preti e religiosi che si votavano al servizio degli ammalati e bisognosi, una devozione che comparavamo alla freddezza e indifferenza di chi ci circondava.<br />Proprio allora, uno di noi si ammalò gravemente. Fummo sempre più attratti verso il Cattolicesimo, anche se non osavamo affrontare apertamente l'argomento; desideravamo studiarlo più attentamente. E più studiavamo, più vedevamo con nitidezza l'errore in cui versavamo. Esaminammo la storia, e non potemmo fare a meno di acquisire consapevolezza dello stato presente dei Giudei, paragonato a quello del passato.<br />Sempre maggiori dubbi si accumulavano nelle nostre teste, senza che il nostro rabbino fosse in grado di scioglierli. Lo studio dei classici, di Bossuet, di Fenelon, di Massillon, preparò i nostri cuori a ricevere la Grazia dal Dio della misericordia.<br />Ricercammo poi nelle Sacre Scritture. Comprendemmo da subito che non potevamo farlo senza una guida; dovevamo trovare un santo sacerdote. Ogni giorno egli ci catechizzava, dissipava i nostri dubbi, ci spiegava le profezie, e ci consentiva di cogliere il nesso tra l'antica e la nuova Alleanza.<br />A quel punto, ci dicemmo "se il Messia è già venuto, dev'essere Gesù Cristo, e noi dobbiamo farci cristiani. Se invece non è ancora arrivato, non possiamo comunque rimanere Ebrei, in quanto il tempo della promessa è oramai scaduto, e i nostri libri si sono rivelati menzogneri".<br />Il prete ci fece attendere un anno. Un mese dopo il diploma, insistemmo per ricevere il Battesimo; non poté rifiutarcelo, diventammo cristiani e finalmente felici. Nessuno può farci rinunciare alla nostra fede; piuttosto, la morte!<br />Ci sembra che diciotto anni sia un'età sufficiente per discernere il vero dal falso. Peraltro, i Giudei hanno chiesto la libertà religiosa per sé e per i protestanti, difficilmente potranno negarcela.<br /><br />GEMELLI SACERDOTI<br />I gemelli divennero poi sacerdoti, teologi, canonici onorari di diverse basiliche e cattedrali, Monsignori per volontà di S. Pio X, e fecondi autori - a quattro mani o singolarmente - di circa 150 pubblicazioni; nel 1892 fondarono ad Haifa il convento di Nostra Signora del Monte Carmelo.<br />Furono in ottimi rapporti con Papa Pio IX e giocarono un ruolo di primo piano al Concilio Vaticano I, ove fecero circolare un Postulatum che fu firmato da quasi tutti i Padri conciliari, con l'appoggio di Pio IX. Solo lo scoppio della guerra franco-prussiana, che concluse prematuramente il Concilio, impedì che il Postulatum fosse adottato e promulgato ufficialmente; si trattava in un accorato invito agli Ebrei ad abbracciare la Chiesa Cattolica, del seguente tenore.<br /><br />POSTULATUM<br />"I Padri conciliari pregano umilmente ma urgentemente che questo sacro Concilio ecumenico si degni di venire in aiuto della sventurata nazione di Israele, con un invito paterno; esprimendo l'auspicio che, fiaccati ormai da un'attesa tanto lunga quanto futile, gli Israeliti s'affrettino a riconoscere il Messia, il nostro Salvatore Gesù Cristo, promesso ad Abramo e annunciato da Mosé, a completamento e coronamento, non a rovesciamento, della religione mosaica.<br />Da un lato, i Padri hanno la ferma fiducia che il sacro Concilio avrà compassione degli Israeliti, che per le promesse fatte ai loro padri sono sempre rimasti cari a Dio, oltre che per aver dato i natali al Cristo secondo la carne. Dall'altro lato, i Padri condividono l'intima, dolce speranza che questo ardente desiderio, con l'ausilio dello Spirito Santo, sarà fatto proprio da molti figli di Abramo, dal momento che gli ostacoli che finora li hanno trattenuti dalla vera fede sembrano via via svanire, e l'antico muro di separazione è crollato.<br />Voglia dunque il Cielo che essi acclamino presto il Cristo: "Osanna al Figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!". Voglia il Cielo che essi si gettino tra le braccia dell'Immacolata Vergine Maria, anch'Ella loro sorella secondo la carne, e desiderosa di esser loro anche madre secondo la Grazia, com'è madre nostra".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44755337</guid><pubDate>Tue, 11 May 2021 20:28:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44755337/i_gemelli_ebrei_che_divennero_cattolici.mp3" length="8982135" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6571

I GEMELLI EBREI CHE DIVENNERO CATTOLICI
I fratelli Augustin e Joseph Lehmann (Lémann secondo la grafia francese) erano due gemelli monozigoti ebrei ashkenaziti (1836 - 1909/1915),...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6571" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6571</a><br /><br />I GEMELLI EBREI CHE DIVENNERO CATTOLICI<br />I fratelli Augustin e Joseph Lehmann (Lémann secondo la grafia francese) erano due gemelli monozigoti ebrei ashkenaziti (1836 - 1909/1915), rimasti presto orfani e pertanto cresciuti da zii e zie in una ricca famiglia ebraica di Lione.<br />Di loro spontanea iniziativa e all'oscuro dei familiari, furono battezzati entrando a far parte del gregge cattolico a diciotto anni; quando la famiglia lo scoprì, cercò di convincere i ragazzi a tornare sui propri passi, e, fallito con le buone, alcuni zii passarono alle vie di fatto attentando alla loro vita. Quando ormai la situazione sembrava disperata, uno dei gemelli riuscì a gridare per chiedere aiuto, attirando l'attenzione della polizia, che li soccorse.<br />Data l'ottima fama di cui godeva la famiglia, l'incidente sollevò uno scandalo notevole, e la famiglia tentò di giustificarsi affermando che i ragazzi erano stati circuiti e plagiati dal prete che li aveva battezzati, in realtà desideroso, a loro dire, di mettere le mani sulla cospicua eredità.<br />Per difendere il buon nome del prete, i ragazzi scrissero una lettera che indirizzarono alla stampa locale.<br /><br />LETTERA AI GIORNALI<br />Domenica, 17 settembre 1854<br />Gentile Direttore,<br />Ci vediamo costretti a rompere un silenzio che ci eravamo imposti di mantenere. I giornali hanno parlato fin troppo dell'incidente che ci ha portati all'attenzione pubblica. Ora, se l'accusa riguardasse noi soli, la condanna per la nostra conversione ci importerebbe poco; la nostra coscienza appartiene a noi soltanto, e nessuno può rivendicare diritti su di essa. Ma dal momento che c'è chi sta mettendo in giro maliziose insinuazioni sul conto di esponenti del clero cattolico, diventa nostro dovere rivelare la verità e fornire a tutte le persone ragionevoli gli strumenti per giudicare.<br />Tutto, nella nostra conversione, è stata opera di Dio. Fin da bambini, rimanevamo molto impressionati dalla vista delle funzioni religiose cattoliche, al punto di rammaricarci del non essere cristiani. Iniziata la scuola, questo rammarico si è fatto vieppiù acuto; da un lato, vedevamo pochi Ebrei; dall'altro lato, una gran quantità di bambini cristiani. Questa differenza ci colpiva. Quando i nostri compagni andavano a Messa e sentivamo i loro canti accompagnati dall'organo, arrossivamo delle nostre riunioni, svolte in una stanza normalissima e scandite da un rituale senza senso.<br />Ma quello che ci scosse ancor di più furono l'amore e la devozione di preti e religiosi che si votavano al servizio degli ammalati e bisognosi, una devozione che comparavamo alla freddezza e indifferenza di chi ci circondava.<br />Proprio allora, uno di noi si ammalò gravemente. Fummo sempre più attratti verso il Cattolicesimo, anche se non osavamo affrontare apertamente l'argomento; desideravamo studiarlo più attentamente. E più studiavamo, più vedevamo con nitidezza l'errore in cui versavamo. Esaminammo la storia, e non potemmo fare a meno di acquisire consapevolezza dello stato presente dei Giudei, paragonato a quello del passato.<br />Sempre maggiori dubbi si accumulavano nelle nostre teste, senza che il nostro rabbino fosse in grado di scioglierli. Lo studio dei classici, di Bossuet, di Fenelon, di Massillon, preparò i nostri cuori a ricevere la Grazia dal Dio della misericordia.<br />Ricercammo poi nelle Sacre Scritture. Comprendemmo da subito che non potevamo farlo senza una guida; dovevamo trovare un santo sacerdote. Ogni giorno egli ci catechizzava, dissipava i nostri dubbi, ci spiegava le profezie, e ci consentiva di cogliere il nesso tra l'antica e la nuova Alleanza.<br />A quel punto, ci dicemmo "se il Messia è già venuto, dev'essere Gesù Cristo, e noi dobbiamo farci cristiani. 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Questa è la perdita della speranza, il non credere più di potersi salvare. Nell'accezione terrena anche un generico senso di mancanza di vie d'uscita.<br />La disperazione della salvezza è uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo e consiste in pratica nel non credere alla Misericordia divina o non lasciarsi abbracciare da questa Misericordia per orgoglio. Cade in questo peccato chi non crede che Dio possa perdonare un determinato peccato.<br />Che sia un peccato gravissimo lo ha detto lo stesso Gesù a Santa Caterina: "Questo è il peccato che non può essere perdonato, né in vita né dopo la morte, perché con esso l'uomo ha rifiutato, spregiandola, la mia misericordia. Perciò ai miei occhi è più grave questo che tutti gli altri peccati che egli possa aver commesso" (Dialogo della Divina Provvidenza, n. 37). È chiaro che quando Nostro Signore dice "non può essere perdonato" intende dare idea della gravità del peccato, non l'inefficacia del Sacramento della Confessione per questo.<br />Chi si dispera quindi "si oppone ai doni spirituali della verità e della grazia, e perciò, anche potendolo, difficilmente si converte" (Catechismo di San Pio X, n. 153).<br />La mancanza di fede o una fede debole può portare a questo, a credere che Dio non sia onnipotente.<br />La mancanza di formazione, ossia di conoscenza della propria fede, poi porta anche a non sapere che "dove il peccato abbondava, sovrabbondò la grazia" (Rom 5, 20).<br />Dio è talmente Buono che aumenta, se possibile, il Suo aiuto a chi si allontana da Lui, a partire dalla possibilità continua che il peccatore ha di confessarsi.<br />La crisi della fede ha portato poi ad un ulteriore stadio: quello che dà oramai alla parola "disperazione" un significato solamente umano.<br />Si sarebbe disperati sempre e solo per qualcosa di materiale, di terreno, di immanente, mai per qualcosa di spirituale.<br /><br />Nota di BastaBugie: "Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro" (Matteo 12,31-32).<br />Nell'articolo seguente dal titolo "Quali sono i 6 peccati contro lo Spirito Santo?" si spiegano i peccati a cui si riferisce Gesù nel Vangelo di Matteo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Luce di Maria il 27/04/2015:<br />1) DISPERAZIONE DELLA SALVEZZA<br />Disperare di salvarsi l'anima: la disperazione deriva da sfiducia nella divina misericordia o da sfiducia in sé stessi, nella propria capacità di mantenere il proponimento di non ricadere nel peccato; nella propria capacità di rinnegare sé stesso, di prendere la propria croce e di seguire Cristo anche sulla strada che porta al calvario. Chi dispera, ragiona più o meno così: Cristo richiede una tempra eroica, io non sono un eroe, dunque la sua morale non è per me. In ultima analisi, chi dispera, come chi presume, confida solo in sé stesso. Però, mentre il primo conclude di non potercela fare, il presuntuoso ritiene di potercela fare senza la necessaria arma della grazia divina.<br />2) PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITO<br />Chi dispera, si configura un Dio giusto, ma non anche misericordioso. Chi presume, si configura un Dio misericordioso, ma non anche giusto. Pecca chi si espone alle occasioni di peccato, presumendo di avere la forza morale sufficiente per superare la tentazione. La presunzione si allea alla superbia e alla mancanza del timor di Dio. Il presuntuoso infatti, crede di poter fare a meno di Dio.<br />3) IMPUGNARE LA VERITÀ CONOSCIUTA<br />Rifiutare la verità, pur riconoscendola come tale. Chi è disponibile alla fede, accetta anche quello che non riesce a comprendere in virtù di quello che comprende. Chi non è disponibile alla fede respinge anche quello che capisce a causa di quello che non riesce a capire. Rifiutare la verità morale e religiosa non è la stessa cosa che ignorare o rifiutare la verità scientifica o filosofica, perché queste ultime non incidono, in linea di massima, sulla nostra vita quotidiana come fanno o dovrebbero fare le verità morali e religiose. Ma soprattutto per un cristiano la verità è lo stesso Cristo. Rifiutare la verità è rifiutare Cristo.<br />4) INVIDIA DELLA GRAZIA ALTRUI<br />Invidiare il cristiano che compie il proprio dovere. L'invidia diviene peccato contro lo Spirito Santo quando raggiunge livelli diabolici, quando cioè l'invidioso non solo desidera il male fisico ma anche il male morale dell'altro, non solo spera che l'altro cada in peccato, ma addirittura cerca di pervertirlo.<br />5) OSTINAZIONE NEI PECCATI<br />Scrive Marlowe: "Sebbene tu abbia peccato come un uomo, non perseverare nel male come un demonio" (Faust). Nei primi secoli del Cristianesimo era diffusa la consuetudine di fare quasi coincidere il battesimo con l'unzione degl'infermi per essere liberati non solo dal peccato originale, ma anche da tutti i peccati attuali commessi nel corso della vita. Ma questo significa abusare della paziente misericordia di Dio.<br />6) IMPENITENZA FINALE<br />Finché c'è vita, c'è speranza di salvarsi l'anima. Dio ci attende sino all'ultimo istante. Dio ci parla sempre, l'impenitente non ascolta mai la sua parola. Dio ci tende sempre una mano. L'impenitente la respinge sempre. Non può incolpare altri che sé stesso del suo destino di perdizione. Il cristiano, invece, ogni giorno chiede a Dio la grazia di morire in grazia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44420777</guid><pubDate>Wed, 21 Apr 2021 13:08:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44420777/il_cattolico_non_deve_cadere_nella_disperazione.mp3" length="7791176" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6552

IL CATTOLICO NON DEVE CADERE NELLA DISPERAZIONE di Pierfrancesco Nardini
Un cattolico non deve mai cadere nella disperazione. Questa è la perdita della speranza, il non credere...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6552" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6552</a><br /><br />IL CATTOLICO NON DEVE CADERE NELLA DISPERAZIONE di Pierfrancesco Nardini<br />Un cattolico non deve mai cadere nella disperazione. Questa è la perdita della speranza, il non credere più di potersi salvare. Nell'accezione terrena anche un generico senso di mancanza di vie d'uscita.<br />La disperazione della salvezza è uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo e consiste in pratica nel non credere alla Misericordia divina o non lasciarsi abbracciare da questa Misericordia per orgoglio. Cade in questo peccato chi non crede che Dio possa perdonare un determinato peccato.<br />Che sia un peccato gravissimo lo ha detto lo stesso Gesù a Santa Caterina: "Questo è il peccato che non può essere perdonato, né in vita né dopo la morte, perché con esso l'uomo ha rifiutato, spregiandola, la mia misericordia. Perciò ai miei occhi è più grave questo che tutti gli altri peccati che egli possa aver commesso" (Dialogo della Divina Provvidenza, n. 37). È chiaro che quando Nostro Signore dice "non può essere perdonato" intende dare idea della gravità del peccato, non l'inefficacia del Sacramento della Confessione per questo.<br />Chi si dispera quindi "si oppone ai doni spirituali della verità e della grazia, e perciò, anche potendolo, difficilmente si converte" (Catechismo di San Pio X, n. 153).<br />La mancanza di fede o una fede debole può portare a questo, a credere che Dio non sia onnipotente.<br />La mancanza di formazione, ossia di conoscenza della propria fede, poi porta anche a non sapere che "dove il peccato abbondava, sovrabbondò la grazia" (Rom 5, 20).<br />Dio è talmente Buono che aumenta, se possibile, il Suo aiuto a chi si allontana da Lui, a partire dalla possibilità continua che il peccatore ha di confessarsi.<br />La crisi della fede ha portato poi ad un ulteriore stadio: quello che dà oramai alla parola "disperazione" un significato solamente umano.<br />Si sarebbe disperati sempre e solo per qualcosa di materiale, di terreno, di immanente, mai per qualcosa di spirituale.<br /><br />Nota di BastaBugie: "Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro" (Matteo 12,31-32).<br />Nell'articolo seguente dal titolo "Quali sono i 6 peccati contro lo Spirito Santo?" si spiegano i peccati a cui si riferisce Gesù nel Vangelo di Matteo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Luce di Maria il 27/04/2015:<br />1) DISPERAZIONE DELLA SALVEZZA<br />Disperare di salvarsi l'anima: la disperazione deriva da sfiducia nella divina misericordia o da sfiducia in sé stessi, nella propria capacità di mantenere il proponimento di non ricadere nel peccato; nella propria capacità di rinnegare sé stesso, di prendere la propria croce e di seguire Cristo anche sulla strada che porta al calvario. Chi dispera, ragiona più o meno così: Cristo richiede una tempra eroica, io non sono un eroe, dunque la sua morale non è per me. In ultima analisi, chi dispera, come chi presume, confida solo in sé stesso. Però, mentre il primo conclude di non potercela fare, il presuntuoso ritiene di potercela fare senza la necessaria arma della grazia divina.<br />2) PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITO<br />Chi dispera, si configura un Dio giusto, ma non anche misericordioso. Chi presume, si configura un Dio misericordioso, ma non anche giusto. Pecca chi si espone alle occasioni di peccato, presumendo di avere la forza morale sufficiente per superare la tentazione. La presunzione si allea alla superbia e alla mancanza del timor di Dio. Il presuntuoso infatti, crede di poter fare a meno di Dio.<br />3) IMPUGNARE LA VERITÀ CONOSCIUTA<br />Rifiutare la verità, pur riconoscendola come tale. 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Il suo è un insegnamento orale. La Rivelazione di Cristo è comunicata verbalmente e i primi a goderne come suoi testimoni furono i Dodici, che dopo la sua Morte e Risurrezione si erano ridotti ad undici.<br />Ad essi Cristo comunicò la sua Rivelazione perché ad altri la comunicassero. E' un "altri" illimitato, come nota mons. Gherardini, che non si limita ai vicini, agli immediati interlocutori, ma si estende a tutte le genti, a tutte le generazioni, in ogni angolo della terra: "Andate e predicate il Vangelo a tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo".<br />Gesù cioè istituisce la Tradizione come predicazione e ammaestramento per ogni popolo, in ogni dove e in ogni tempo, mediante la trasmissione orale della sua Rivelazione.<br /><br />GERARCHIA, DOTTRINA, SACRAMENTI<br />Gesù però non trasmette solo una dottrina. La Chiesa infatti non è una scuola di pensiero, ma è una società visibile, e il Signore dà ai suoi apostoli tutte le indicazioni per organizzare l'istituzione che avrebbe garantito, nel corso dei secoli, la trasmissione di questo insegnamento.<br />Gesù inoltre, dopo aver spiegato agli Apostoli il significato profondo del Divin Sacrificio che essi avrebbero dovuto perpetuare, ne indica loro anche le modalità dell'esecuzione. La prima Messa, celebrata da san Pietro, seguì meticolosamente le indicazioni di Cristo.<br />Dom Guéranger ricorda che tre cose sono necessarie alla Chiesa per l'esercizio della sua missione:<br />1) la gerarchia, cioè una costituzione preparata dalla stessa mano del Figlio di Dio, e per mezzo della quale diventerà una società visibile e permanente;<br />2) la dottrina, cioè il deposito lasciato nelle sue mani di tutte quelle verità che il suo celeste Sposo è venuto a rivelare o confermare quaggiù, ciò che comprende il diritto di insegnare e di farlo con infallibilità;<br />3) finalmente, i sacramenti, mezzi efficaci per i quali i fedeli di Cristo saranno ammessi a partecipare alle grazie di salvezza e di santificazione che sono il frutto del Sacrificio offerto sulla croce.<br /><br />LA SUCCESSIONE APOSTOLICA E LA VALIDITÀ DEI SACRAMENTI<br />"Gerarchia, dottrina, sacramenti: tali sono i punti essenziali e gravi, sui quali Gesù, durante quaranta giorni, dà le sue ultime e solenni istruzioni".<br />La dottrina che Gesù Cristo insegnò ai suoi Apostoli per trasmetterla non si può separare dalla gerarchia che la trasmette. La successione apostolica è infatti la garanzia della retta trasmissione della dottrina. Ma la successione apostolica è a sua volta garantita dalla validità dei sacramenti, che sono i canali attraverso cui si trasmette la grazia santificante nella Chiesa e la Chiesa è santa per i suoi princìpi, per la sua costituzione gerarchica e per i suoi sacramenti.<br />La fedeltà alla Chiesa, alla sua fede, alla sua gerarchia, ai suoi sacramenti. Ecco quello che il Signore chiede ancora ad ognuno di noi. Nessuno di questi elementi si può separare dall'altro. Non ci può essere la fede della Chiesa senza la sua autorità, né la sua autorità senza la sua fede. E per essere fedeli alla autorità e alla fede della Chiesa occorre l'aiuto soprannaturale che si ottiene attraverso i suoi sacramenti.<br />Il Signore non abbandona chi si sforza di essergli integralmente fedele. Fu proprio nei giorni che intercorrono tra la Resurrezione e l'Ascensione che Gesù apparendo agli Apostoli sul lago di Tiberiade, promise di assistere i suoi discepoli ogni giorno, fino alla fine del mondo. Sono le parole con cui si conclude il Vangelo di san Matteo: "Ecco, Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt, 28, 20).<br />Queste parole consolanti devono risuonare ogni giorno nel nostro cuore.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 53 minuti) dal titolo "Sacra Tradizione e Sacra Scrittura" Don Stefano Bimbi, parroco a Staggia Senese, leggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica, spiega il rapporto che c'è tra la Parola di Dio trasmessa oralmente e la Parola di Dio scritta. Il video è tratto dal corso "Il Credo parola per parola" con decine di interessanti lezioni.<br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_U" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_U</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44327961</guid><pubDate>Wed, 14 Apr 2021 07:16:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44327961/l_insegnamento_di_ges_dopo_la_risurrezione.mp3" length="5579336" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Tradizione e Sacra Scrittura ➜ https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_U

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6542

L'INSEGNAMENTO DI GESU' DOPO LA RISURREZIONE di Roberto de Mattei
Nella seconda settimana dopo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Tradizione e Sacra Scrittura ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_U" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_U</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6542" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6542</a><br /><br />L'INSEGNAMENTO DI GESU' DOPO LA RISURREZIONE di Roberto de Mattei<br />Nella seconda settimana dopo Pasqua contempliamo Gesù che, dopo essere apparso agli Apostoli, rimane ancora visibilmente con loro, prima di ascendere al Cielo, non solo per confortarli e incoraggiarli ad affrontare le prove future, ma per spiegare loro quell'insegnamento di cui essi non avevano ancora compreso il significato profondo.<br />Nei quaranta giorni che intercorrono tra la Risurrezione e l'Ascensione, Gesù non scrive, ma comunica a voce agli Apostoli la sua parola. Il suo è un insegnamento orale. La Rivelazione di Cristo è comunicata verbalmente e i primi a goderne come suoi testimoni furono i Dodici, che dopo la sua Morte e Risurrezione si erano ridotti ad undici.<br />Ad essi Cristo comunicò la sua Rivelazione perché ad altri la comunicassero. E' un "altri" illimitato, come nota mons. Gherardini, che non si limita ai vicini, agli immediati interlocutori, ma si estende a tutte le genti, a tutte le generazioni, in ogni angolo della terra: "Andate e predicate il Vangelo a tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo".<br />Gesù cioè istituisce la Tradizione come predicazione e ammaestramento per ogni popolo, in ogni dove e in ogni tempo, mediante la trasmissione orale della sua Rivelazione.<br /><br />GERARCHIA, DOTTRINA, SACRAMENTI<br />Gesù però non trasmette solo una dottrina. La Chiesa infatti non è una scuola di pensiero, ma è una società visibile, e il Signore dà ai suoi apostoli tutte le indicazioni per organizzare l'istituzione che avrebbe garantito, nel corso dei secoli, la trasmissione di questo insegnamento.<br />Gesù inoltre, dopo aver spiegato agli Apostoli il significato profondo del Divin Sacrificio che essi avrebbero dovuto perpetuare, ne indica loro anche le modalità dell'esecuzione. La prima Messa, celebrata da san Pietro, seguì meticolosamente le indicazioni di Cristo.<br />Dom Guéranger ricorda che tre cose sono necessarie alla Chiesa per l'esercizio della sua missione:<br />1) la gerarchia, cioè una costituzione preparata dalla stessa mano del Figlio di Dio, e per mezzo della quale diventerà una società visibile e permanente;<br />2) la dottrina, cioè il deposito lasciato nelle sue mani di tutte quelle verità che il suo celeste Sposo è venuto a rivelare o confermare quaggiù, ciò che comprende il diritto di insegnare e di farlo con infallibilità;<br />3) finalmente, i sacramenti, mezzi efficaci per i quali i fedeli di Cristo saranno ammessi a partecipare alle grazie di salvezza e di santificazione che sono il frutto del Sacrificio offerto sulla croce.<br /><br />LA SUCCESSIONE APOSTOLICA E LA VALIDITÀ DEI SACRAMENTI<br />"Gerarchia, dottrina, sacramenti: tali sono i punti essenziali e gravi, sui quali Gesù, durante quaranta giorni, dà le sue ultime e solenni istruzioni".<br />La dottrina che Gesù Cristo insegnò ai suoi Apostoli per trasmetterla non si può separare dalla gerarchia che la trasmette. La successione apostolica è infatti la garanzia della retta trasmissione della dottrina. Ma la successione apostolica è a sua volta garantita dalla validità dei sacramenti, che sono i canali attraverso cui si trasmette la grazia santificante nella Chiesa e la Chiesa è santa per i suoi princìpi, per la sua costituzione gerarchica e per i suoi sacramenti.<br />La fedeltà alla Chiesa, alla sua fede, alla sua gerarchia, ai suoi sacramenti. Ecco quello che il Signore chiede ancora ad ognuno di noi. Nessuno di questi elementi si può separare dall'altro. Non ci può essere la fede della Chiesa senza la sua autorità, né la sua autorità senza la sua fede. 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Nuove prove e nuove testimonianze hanno portato a rivalutare le conclusioni di una vicenda che portò, sul finire degli anni Novanta, a sconvolgere la vita di intere famiglie di questa provincia italiana. Negli anni le varie sentenze avevano portato a 15 condanne e 24 assoluzioni.<br />La Corte di appello di Ancona ha accolto la richiesta di Federico Scotta che, tramite l'istanza presentata dall'avvocato Patrizia Micai, aveva chiesto la revisione affinché fosse finalmente resa giustizia a tutte quelle persone (compreso lo stesso Scotta, condannato a fine anni Novanta a undici anni di carcere per abusi sessuali sui propri figli) che da quell'indagine furono devastate nella vita e negli affetti.<br />La vicenda era tornata a far parlare di sé grazie all'ottima inchiesta di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli che su repubblica.it aveva pubblicato a puntate una serie di podcast che ricostruivano quanto accaduto in quegli anni e rivelato nuovi particolari, ripensamenti, prove che hanno messo di nuovo in luce l'abbaglio preso da assistenti sociali, magistrati e giornalisti che, allora, dipinsero un'intera comunità come una setta di satanisti e pedofili. Tempi si occupò dell'inchiesta per la prima volta già il 21 aprile 1999, grazie a Gian Micalessin e poi di nuovo nel dicembre 2014. [...]<br />Famiglie distrutte, persone finite in carcere, persino suicidi. La scia di sangue lasciata da questo processo è impressionante. Così come impressionante è la coincidenza che vuole la data della prima udienza quasi coincidere con l'anniversario della morte di don Giorgio Govoni, parroco di San Biagio, [...] morto di crepacuore nello studio del suo avvocato il 19 maggio di vent'anni fa.<br />MARTIRE DELLA CARITÀ<br />Don Giorgio è una delle figure chiave di tutta questa terribile storia. In un certo senso, tutto nacque da lui e dal suo sacrificio. Il primo a battersi perché la sua figura fosse riabilitata fu don Ettore Rovatti, parroco di Finale Emilia, il cui anniversario del decesso cade anch'esso in questo periodo (11 maggio 2015). Era stato proprio don Rovatti a instradare Tempi verso una lettura non meramente giustizialista della vicenda, facendoci dono del suo libro Giorgio Govoni, martire della carità, vittima della giustizia umana, un volume edito nel 2003 in cui si raccoglievano i documenti del processo e che era stato fatto ritirare, appena stampato, dagli avvocati di parte civile. Ma il libro, come ci raccontò lo stesso parroco, «dopo attento esame del testo», non subì alcun procedimento. Solo che la richiesta di archiviazione fu depositata nel novembre 2007, quando ormai se ne era persa memoria e pochissime copie erano state distribuite. «Un'altra ingiustizia», ci aveva detto don Rovatti.<br />In quel volume si ricostruiva, tra le altre, la storia di don Govoni, il "prete camionista", come lo chiamavano tutti perché conducente di camion lo era stato veramente. Persona umile, di buon cuore, amatissimo dai suoi parrocchiani, don Giorgio in quegli anni si occupava per conto della diocesi della famiglie più disagiate della zona. Questa sua opera di carità fu, paradossalmente, la sua unica "colpa" perché fu uno dei bambini di queste famiglie a "identificarlo" (le virgolette sono d'obbligo, il piccolo parlò solo di un "medico" o un "sindaco" che «portava le scarpe coi tacchi»). Don Govoni, in base a questi fantasiosi indizi, fu accusato di essere il capo della setta di satanisti pedofili dedita a riti orgiastici nei cimiteri dove sarebbe avvenuto di tutto: decapitazioni, violenze, occultamento di cadaveri. Il 13 settembre 1997 i giornali locali diedero la notizia del suo coinvolgimento: "Pedofilia, nella banda anche un sacerdote".<br />L'uomo di Dio visse questa prova con gravosa angoscia. Al termine della Messa del 14 settembre lesse ai parrocchiani questo messaggio: «È l'ora delle tenebre per me e per tutti voi. Mentre mi preparo con fede a ricevere i sassi e gli sputi di tanti, sono preoccupato per voi affinché non vi sentiate traditi e disorientati. (...) Continuerò a fare ciò che ho sempre fatto, conscio che nel fare un po' di bene per il Cristo, esistono rischi reali. State uniti e attenti a come Dio opera attraverso gli avvenimenti: prima le tenebre e poi la luce, prima la croce e poi la resurrezione. Pregate per me che non abbia a vacillare nella mia fede».<br />Sebbene contro di lui non vi fossero prove al di là delle parole del bambino, il sacerdote dovette percorrere una vera e propria via Crucis. La sua canonica fu perquisita, il suo computer esaminato. Prove? Nessuna. Il povero prete per difendersi dovette umiliarsi al punto di rendere nota la sua impotenza sessuale causata dal diabete e di non portare mai scarpe coi tacchi.<br />LA MORTE DI CREPACUORE<br />Per fortuna, ci fu chi non lo abbandonò in quest'ora dolorosa. I suoi parrocchiani gli dimostrarono sempre affetto, anche quando nel processo denominato "pedofili bis", senza lo straccio di un riscontro, don Govoni fu rinviato a giudizio il primo aprile 1999. Fu in quell'occasione che il vescovo di Modena, monsignor Benito Cocchi, celebrò con lui una Messa. [...]<br />Più la gente si stringeva attorno a lui, più, con altri intenti, lo faceva la Procura che chiese una condanna a 14 anni di carcere. Il 16 maggio 2000 nella sua requisitoria finale il pm Claudiani indicò in don Govoni la figura di riferimento della rete dei pedofili. Il 19 maggio, don Govoni morì nello studio del suo avvocato Pierfrancesco Rossi. Nella sua ultima (e unica) intervista pubblicata il 20 maggio sul Resto del Carlino, ribadì la sua innocenza: «La vita è piena di prove. Ci vuole pazienza e fede. Guai se non avessi il buon Dio che mi sostiene».<br />Il suo funerale fu celebrato in quattro località differenti e anche nel Duomo di Modena dallo stesso Cocchi, con la partecipazione di migliaia di fedeli. A causa del decesso, don Govoni non fu condannato, ma nella sentenza fu comunque indicato come il capo della setta. Quel giorno le campane di tutte le chiese della Bassa suonarono a lutto. Nella chiesa di San Biagio fu posta una lapide con la scritta: «Vittima innocente delle calunnie e della faziosità umana, ha aiutato assiduamente i bisognosi. Non si può negare che egli, accusato di crimine non commesso, sia stato vinto dal dolore». Sono passati vent'anni. È ora di porre rimedio a quell'accusa infamante.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44204414</guid><pubDate>Mon, 05 Apr 2021 14:14:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44204414/si_riapre_il_processo_ai_presunti_pedofili_satanisti_della_bassa_modenese_di_emanuele_boffi.mp3" length="8487914" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5635

DOPO 20 ANNI RIAPRE IL PROCESSO AI PRESUNTI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE di Emanuele Boffi
Il 20 maggio si terrà la prima udienza per la revisione del processo sui pedofili...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5635<br /><br />DOPO 20 ANNI RIAPRE IL PROCESSO AI PRESUNTI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE di Emanuele Boffi<br />Il 20 maggio si terrà la prima udienza per la revisione del processo sui pedofili satanisti della Bassa Modenese. Nuove prove e nuove testimonianze hanno portato a rivalutare le conclusioni di una vicenda che portò, sul finire degli anni Novanta, a sconvolgere la vita di intere famiglie di questa provincia italiana. Negli anni le varie sentenze avevano portato a 15 condanne e 24 assoluzioni.<br />La Corte di appello di Ancona ha accolto la richiesta di Federico Scotta che, tramite l'istanza presentata dall'avvocato Patrizia Micai, aveva chiesto la revisione affinché fosse finalmente resa giustizia a tutte quelle persone (compreso lo stesso Scotta, condannato a fine anni Novanta a undici anni di carcere per abusi sessuali sui propri figli) che da quell'indagine furono devastate nella vita e negli affetti.<br />La vicenda era tornata a far parlare di sé grazie all'ottima inchiesta di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli che su repubblica.it aveva pubblicato a puntate una serie di podcast che ricostruivano quanto accaduto in quegli anni e rivelato nuovi particolari, ripensamenti, prove che hanno messo di nuovo in luce l'abbaglio preso da assistenti sociali, magistrati e giornalisti che, allora, dipinsero un'intera comunità come una setta di satanisti e pedofili. Tempi si occupò dell'inchiesta per la prima volta già il 21 aprile 1999, grazie a Gian Micalessin e poi di nuovo nel dicembre 2014. [...]<br />Famiglie distrutte, persone finite in carcere, persino suicidi. La scia di sangue lasciata da questo processo è impressionante. Così come impressionante è la coincidenza che vuole la data della prima udienza quasi coincidere con l'anniversario della morte di don Giorgio Govoni, parroco di San Biagio, [...] morto di crepacuore nello studio del suo avvocato il 19 maggio di vent'anni fa.<br />MARTIRE DELLA CARITÀ<br />Don Giorgio è una delle figure chiave di tutta questa terribile storia. In un certo senso, tutto nacque da lui e dal suo sacrificio. Il primo a battersi perché la sua figura fosse riabilitata fu don Ettore Rovatti, parroco di Finale Emilia, il cui anniversario del decesso cade anch'esso in questo periodo (11 maggio 2015). Era stato proprio don Rovatti a instradare Tempi verso una lettura non meramente giustizialista della vicenda, facendoci dono del suo libro Giorgio Govoni, martire della carità, vittima della giustizia umana, un volume edito nel 2003 in cui si raccoglievano i documenti del processo e che era stato fatto ritirare, appena stampato, dagli avvocati di parte civile. Ma il libro, come ci raccontò lo stesso parroco, «dopo attento esame del testo», non subì alcun procedimento. Solo che la richiesta di archiviazione fu depositata nel novembre 2007, quando ormai se ne era persa memoria e pochissime copie erano state distribuite. «Un'altra ingiustizia», ci aveva detto don Rovatti.<br />In quel volume si ricostruiva, tra le altre, la storia di don Govoni, il "prete camionista", come lo chiamavano tutti perché conducente di camion lo era stato veramente. Persona umile, di buon cuore, amatissimo dai suoi parrocchiani, don Giorgio in quegli anni si occupava per conto della diocesi della famiglie più disagiate della zona. Questa sua opera di carità fu, paradossalmente, la sua unica "colpa" perché fu uno dei bambini di queste famiglie a "identificarlo" (le virgolette sono d'obbligo, il piccolo parlò solo di un "medico" o un "sindaco" che «portava le scarpe coi tacchi»). Don Govoni, in base a questi fantasiosi indizi, fu accusato di essere il capo della setta di satanisti pedofili dedita a riti orgiastici nei cimiteri dove sarebbe avvenuto di tutto: decapitazioni, violenze, occultamento di cadaveri. Il 13 settembre 1997 i giornali locali diedero la notizia del suo coinvolgimento: "Pedofilia, nella banda anche un sacerdote".<br />L'uomo di...]]></itunes:summary><itunes:duration>531</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9293c8ec4f5052f96299db8ec8869868.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Enzo Bianchi è costretto a lasciare Bose e va in esilio forzato a Torino</title><link>https://www.spreaker.com/episode/enzo-bianchi-e-costretto-a-lasciare-bose-e-va-in-esilio-forzato-a-torino--44134962</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6527" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6527</a><br /><br />ENZO BIANCHI E' COSTRETTO A LASCIARE BOSE E VA IN ESILIO FORZATO A TORINO di Niccolò Magnani<br />Alla fine il fondatore lascia la sua "creatura": Enzo Bianchi ha deciso di lasciare definitivamente la Comunità di Bose e si trasferirà in un alloggio a Torino assieme a due fratelli monaci che hanno chiesto di vivere "extra domum" per poterlo assistere. 78 anni lo scorso 3 marzo, molto provato fisicamente da una salute precaria e dagli ultimi mesi di fortissime polemiche anche sulle cronache nazionali per il Decreto inappellabile del 13 maggio 2020 siglato da Papa Francesco che invitava l'allontanamento del fondatore di Bose dalla "sua" Comunità.<br />Come scrive Repubblica annunciando la decisione del "monaco laico" Enzo Bianchi avrebbe accettato di allontanarsi dopo le polemiche sorte all'interno del "nuovo" gruppo dirigente in Bose perché vi sarebbe stato un canale continuo di comunicazione con il Papa «Tant'è che Bianchi ha frenato tanti amici dall'intraprendere iniziative pubbliche d'impatto a suo favore». L'esilio accordato anche da Bianchi ora potrebbe dare quella serenità all'ambiente mancato per molti mesi dopo lo scontro con il delegato del Vaticano Padre Amedeo Cencini e l'allontanamento-cacciata di alcuni confratelli (gli ultimi tre negli scorsi giorni, Lino Breda, Antonella Casiraghi e Goffredo Boselli).<br />All'origine del caos in Bose vi sarebbero però non degli scandali economici o sessuali, ma delle "mere" beghe interne e gelosie tra i monaci più giovani e il gruppo storico fedele a padre Enzo Bianchi. Secondo La Stampa, il vero punto di svolta e di scontro è giunto negli scorsi giorni in merito allo Statuto della Comunità di Bose, contestato mentre vi era il braccio di ferro continuo tra Cencini e Bianchi sul mancato trasferimento del fondatore a Cellole in Toscana: «Il testo era stato approvato a Bose nel novembre del 2016, quando fratel Enzo decise di passare il testimone al nuovo priore Luciano Manicardi. Trentadue articoli e una norma transitoria, quella nella versione circolata, che attribuisce a Bianchi il ruolo di "priore emerito" con poteri di rappresentanza», scrive ancora Rep, ma è proprio il 17 marzo scorso che dalla Comunità arriva un netto "no" a quello Statuto, accusando di esserci delle versioni "contraffatte" che non aiutano a districare l'intera matassa. Dalle ricostruzioni fatte dal quotidiano in mano al gruppo GEDI, la norma transitoria sarebbe stata messa all'insaputa del fondatore da alcuni monaci di Bose per provare a "sanare" i dissidi interni, creando però di fatto un problema ancora più grande in quanto causando un autentico "falso in atto pubblico". Nessuno però ha confermato né smentito questa ricostruzione e oggi, nel giorno della Domenica delle Palme, l'unico annuncio fatto è l'allontanamento a Torino di Enzo Bianchi. Probabilmente dopo Pasqua qualcosa in più si saprà nell'intricato e caotico "mistero-Bose".<br /><br />Nota di BastaBugie: negli anni abbiamo pubblicato vari articoli su Enzo Bianchi e su Bose. Ecco il link ad alcuni di essi.<br /><br />ENZO BIANCHI CONTESTA BENEDETTO XVI, SAN TOMMASO D'AQUINO E I MARTIRI DI TUTTI I TEMPI<br />E' solo laureato in economia e commercio, ma predica esercizi spirituali ai vescovi, è onnipresente in radio e televisione ed è lodato da Eugenio Scalfari, direttore de La Repubblica<br />di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1438" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1438</a><br /><br />PERDONI IL DISTURBO SANTITA', MA ENZO BIANCHI E' CATTOLICO?<br />Come tutti i novatores, il priore della Comunità di Bose attende la Chiesa del futuro (che però non viene mai)<br />di Luigi Amicone<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3912" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3912</a><br /><br />IL FAMIGERATO ENZO BIANCHI CONTINUA A IMPERVERSARE<br />Per lui il peccato originale, la caduta degli angeli e l'autorità dogmatica della Chiesa sono sorpassati... roba da medioevo<br />di Amerigo Augustani<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2823" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2823</a><br /><br /> <br />Titolo originale: Enzo Bianchi lascia la Comunità di Bose e va a Torino dopo esilio del Vaticano<br />Fonte: Il Sussidiario, 28-03-2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 710]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44134962</guid><pubDate>Wed, 31 Mar 2021 19:42:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44134962/enzo_bianchi_costretto_a_lasciare_bose_e_va_in_esilio_forzato_a_torino.mp3" length="3669262" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6527

ENZO BIANCHI E' COSTRETTO A LASCIARE BOSE E VA IN ESILIO FORZATO A TORINO di Niccolò Magnani
Alla fine il fondatore lascia la sua "creatura": Enzo Bianchi ha deciso di lasciare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6527" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6527</a><br /><br />ENZO BIANCHI E' COSTRETTO A LASCIARE BOSE E VA IN ESILIO FORZATO A TORINO di Niccolò Magnani<br />Alla fine il fondatore lascia la sua "creatura": Enzo Bianchi ha deciso di lasciare definitivamente la Comunità di Bose e si trasferirà in un alloggio a Torino assieme a due fratelli monaci che hanno chiesto di vivere "extra domum" per poterlo assistere. 78 anni lo scorso 3 marzo, molto provato fisicamente da una salute precaria e dagli ultimi mesi di fortissime polemiche anche sulle cronache nazionali per il Decreto inappellabile del 13 maggio 2020 siglato da Papa Francesco che invitava l'allontanamento del fondatore di Bose dalla "sua" Comunità.<br />Come scrive Repubblica annunciando la decisione del "monaco laico" Enzo Bianchi avrebbe accettato di allontanarsi dopo le polemiche sorte all'interno del "nuovo" gruppo dirigente in Bose perché vi sarebbe stato un canale continuo di comunicazione con il Papa «Tant'è che Bianchi ha frenato tanti amici dall'intraprendere iniziative pubbliche d'impatto a suo favore». L'esilio accordato anche da Bianchi ora potrebbe dare quella serenità all'ambiente mancato per molti mesi dopo lo scontro con il delegato del Vaticano Padre Amedeo Cencini e l'allontanamento-cacciata di alcuni confratelli (gli ultimi tre negli scorsi giorni, Lino Breda, Antonella Casiraghi e Goffredo Boselli).<br />All'origine del caos in Bose vi sarebbero però non degli scandali economici o sessuali, ma delle "mere" beghe interne e gelosie tra i monaci più giovani e il gruppo storico fedele a padre Enzo Bianchi. Secondo La Stampa, il vero punto di svolta e di scontro è giunto negli scorsi giorni in merito allo Statuto della Comunità di Bose, contestato mentre vi era il braccio di ferro continuo tra Cencini e Bianchi sul mancato trasferimento del fondatore a Cellole in Toscana: «Il testo era stato approvato a Bose nel novembre del 2016, quando fratel Enzo decise di passare il testimone al nuovo priore Luciano Manicardi. Trentadue articoli e una norma transitoria, quella nella versione circolata, che attribuisce a Bianchi il ruolo di "priore emerito" con poteri di rappresentanza», scrive ancora Rep, ma è proprio il 17 marzo scorso che dalla Comunità arriva un netto "no" a quello Statuto, accusando di esserci delle versioni "contraffatte" che non aiutano a districare l'intera matassa. Dalle ricostruzioni fatte dal quotidiano in mano al gruppo GEDI, la norma transitoria sarebbe stata messa all'insaputa del fondatore da alcuni monaci di Bose per provare a "sanare" i dissidi interni, creando però di fatto un problema ancora più grande in quanto causando un autentico "falso in atto pubblico". Nessuno però ha confermato né smentito questa ricostruzione e oggi, nel giorno della Domenica delle Palme, l'unico annuncio fatto è l'allontanamento a Torino di Enzo Bianchi. Probabilmente dopo Pasqua qualcosa in più si saprà nell'intricato e caotico "mistero-Bose".<br /><br />Nota di BastaBugie: negli anni abbiamo pubblicato vari articoli su Enzo Bianchi e su Bose. Ecco il link ad alcuni di essi.<br /><br />ENZO BIANCHI CONTESTA BENEDETTO XVI, SAN TOMMASO D'AQUINO E I MARTIRI DI TUTTI I TEMPI<br />E' solo laureato in economia e commercio, ma predica esercizi spirituali ai vescovi, è onnipresente in radio e televisione ed è lodato da Eugenio Scalfari, direttore de La Repubblica<br />di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1438" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1438</a><br /><br />PERDONI IL DISTURBO SANTITA', MA ENZO BIANCHI E' CATTOLICO?<br />Come tutti i novatores, il priore della Comunità di Bose attende la Chiesa del futuro (che però non viene mai)<br />di Luigi Amicone<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3912"...]]></itunes:summary><itunes:duration>230</itunes:duration><itunes:keywords>bianchi,bose,esilio,fondatore,papa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3d8bdc28af622fd4f3dd9fe39bb53cca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Consigli per progredire verso la perfezione Cristiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/consigli-per-progredire-verso-la-perfezione-cristiana--44046029</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6518" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6518</a><br /><br />CONSIGLI PER PROGREDIRE VERSO LA PERFEZIONE CRISTIANA<br />Evitare discorsi inutili, non lamentarsi per la sfortuna, non mangiare fuori pasto, non dormire troppo, ritirarsi ogni tanto in solitudine, non parlare di se stessi senza motivo, non contraddire nessuno per quanto possibile<br />da Radio Roma Libera<br />Un vecchio catechismo ci dà dei consigli diversi per progredire verso la perfezione: "non guardarsi intorno camminando per strada, evitare discorsi inutili, non urlare, non ridere in modo chiassoso, non lamentarsi subito per la sfortuna, possibilmente non mangiare fuori pasto, non dormire troppo a lungo, ritirarsi ogni tanto in solitudine, non parlare di se stessi senza motivo, e non contraddire nessuno, per quanto possibile."<br />Se siamo disordinati, aggiungiamo, negligenti, trascuranti, trascurati, perfezioniamoci anche là. Utili sono anche i piccoli atti di mortificazione: rinunciare ai nostri capricci, a piccoli piaceri a tavola (non prendendo sempre tutto ciò che ci piace) a regolare la temperatura di casa così che divenga sempre assolutamente perfetta per i nostri gusti.<br />Padre di Caussade nei suoi scritti sull'abbandono alla divina Provvidenza esprime la santità in termini della 'docilità all'ordine di Dio': "In realtà lui scrive 'la santità si reduce ad un'unica cosa: la fedeltà all'ordine di Dio. Questa fedeltà è altrettanto accessibile a tutti, sia nel suo esercizio pratico sia nel suo esercizio passivo".<br />"La pratica attiva della fedeltà consiste nel compimento dei doveri che ci sono imposti sia dalle leggi generali di Dio e della Chiesa; sia dallo stato particolare che abbiamo abbracciato. Il suo esercizio passivo consiste nell'accettare amorevolmente tutto ciò che Dio ci invia ad ogni istante."<br /><br />LA PRATICA DI AMARE GESÙ CRISTO<br />Sant'Alfonso Maria de' Liguori, invece, nel suo piccolo libro La pratica di amare Gesù Cristo che lui descrive come 'la più devota ed utile di tutte le altre opere', riassume i tratti principali della via della perfezione e della santificazione nei seguenti tre appunti:<br />1) Nelle tribolazioni della vita: malattie, dolori, povertà, perdita di parenti o beni, persecuzione di ogni tipo, desolazione dello spirito: sopportazione con pazienza, rassegnazione, uniformità alla volontà di Dio;<br />2) Dolcezza con tutti: con superiori, suddetti e qualsiasi persona, anche quando un altro ci ingiuria, o quando occorre richiamare qualcuno;<br />3) Mai arrabbiarsi, mai invidiare, cercare il gusto di Dio in tutto, e mai noi stessi, umiltà, distacco di tutto il creato per attaccarsi solo a Dio<br />In una parola, tutta la santità, secondo sant' Alfonso, consiste nell'amore di Dio.<br /><br />UN'ULTIMA PAROLA SULLA SOFFERENZA<br />Abbiamo visto che la vita spirituale che conduce alla santità esige una lotta ed il sacrificio. E questo è davvero nostro compito come battezzati. San Pietro scrive (1.2.5): "Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo."<br />Il sacrificio di cui parliamo coinvolge il distacco da se stessi e l'aderenza a Dio. Questo processo viene espresso da Nostro Signore con le parole seguenti: "Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua" (Mt 16.24). Ma allo stesso tempo che questa via della sequela di Cristo è una via di sacrificio e di morte, è una via che conduce alla Risurrezione ed alla vita; e allo stesso tempo che ci svuotiamo di noi stessi ci riempiamo di Lui Stesso che ci dà la vera vita e la vera felicità. E se seguiamo Cristo in questa vita, Lo seguiremo alla vita eterna, alla nostra Beatitudine ad alla gloria del Suo Santissimo Nome.<br /> <br />Titolo originale: Consigli per santificarci<br />Fonte: Radio Roma Libera, 20 febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 709]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44046029</guid><pubDate>Thu, 25 Mar 2021 11:01:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44046029/consigli_per_progredire_verso_la_perfezione_cristiana.mp3" length="4770585" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6518&#13;
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CONSIGLI PER PROGREDIRE VERSO LA PERFEZIONE CRISTIANA&#13;
Evitare discorsi inutili, non lamentarsi per la sfortuna, non mangiare fuori pasto, non dormire troppo, ritirarsi ogni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6518" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6518</a><br /><br />CONSIGLI PER PROGREDIRE VERSO LA PERFEZIONE CRISTIANA<br />Evitare discorsi inutili, non lamentarsi per la sfortuna, non mangiare fuori pasto, non dormire troppo, ritirarsi ogni tanto in solitudine, non parlare di se stessi senza motivo, non contraddire nessuno per quanto possibile<br />da Radio Roma Libera<br />Un vecchio catechismo ci dà dei consigli diversi per progredire verso la perfezione: "non guardarsi intorno camminando per strada, evitare discorsi inutili, non urlare, non ridere in modo chiassoso, non lamentarsi subito per la sfortuna, possibilmente non mangiare fuori pasto, non dormire troppo a lungo, ritirarsi ogni tanto in solitudine, non parlare di se stessi senza motivo, e non contraddire nessuno, per quanto possibile."<br />Se siamo disordinati, aggiungiamo, negligenti, trascuranti, trascurati, perfezioniamoci anche là. Utili sono anche i piccoli atti di mortificazione: rinunciare ai nostri capricci, a piccoli piaceri a tavola (non prendendo sempre tutto ciò che ci piace) a regolare la temperatura di casa così che divenga sempre assolutamente perfetta per i nostri gusti.<br />Padre di Caussade nei suoi scritti sull'abbandono alla divina Provvidenza esprime la santità in termini della 'docilità all'ordine di Dio': "In realtà lui scrive 'la santità si reduce ad un'unica cosa: la fedeltà all'ordine di Dio. Questa fedeltà è altrettanto accessibile a tutti, sia nel suo esercizio pratico sia nel suo esercizio passivo".<br />"La pratica attiva della fedeltà consiste nel compimento dei doveri che ci sono imposti sia dalle leggi generali di Dio e della Chiesa; sia dallo stato particolare che abbiamo abbracciato. Il suo esercizio passivo consiste nell'accettare amorevolmente tutto ciò che Dio ci invia ad ogni istante."<br /><br />LA PRATICA DI AMARE GESÙ CRISTO<br />Sant'Alfonso Maria de' Liguori, invece, nel suo piccolo libro La pratica di amare Gesù Cristo che lui descrive come 'la più devota ed utile di tutte le altre opere', riassume i tratti principali della via della perfezione e della santificazione nei seguenti tre appunti:<br />1) Nelle tribolazioni della vita: malattie, dolori, povertà, perdita di parenti o beni, persecuzione di ogni tipo, desolazione dello spirito: sopportazione con pazienza, rassegnazione, uniformità alla volontà di Dio;<br />2) Dolcezza con tutti: con superiori, suddetti e qualsiasi persona, anche quando un altro ci ingiuria, o quando occorre richiamare qualcuno;<br />3) Mai arrabbiarsi, mai invidiare, cercare il gusto di Dio in tutto, e mai noi stessi, umiltà, distacco di tutto il creato per attaccarsi solo a Dio<br />In una parola, tutta la santità, secondo sant' Alfonso, consiste nell'amore di Dio.<br /><br />UN'ULTIMA PAROLA SULLA SOFFERENZA<br />Abbiamo visto che la vita spirituale che conduce alla santità esige una lotta ed il sacrificio. E questo è davvero nostro compito come battezzati. San Pietro scrive (1.2.5): "Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo."<br />Il sacrificio di cui parliamo coinvolge il distacco da se stessi e l'aderenza a Dio. Questo processo viene espresso da Nostro Signore con le parole seguenti: "Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua" (Mt 16.24). Ma allo stesso tempo che questa via della sequela di Cristo è una via di sacrificio e di morte, è una via che conduce alla Risurrezione ed alla vita; e allo stesso tempo che ci svuotiamo di noi stessi ci riempiamo di Lui Stesso che ci dà la vera vita e la vera felicità. 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Si tratta del testo più celebre di questa religione, il Tao-teh-ching, detto anche la "Bibbia del Taoismo". Ad un certo punto dice: "Porta il vuoto all'estremo". Immaginate, cari lettori, se tornando a casa diceste una cosa simile, trovereste vostra moglie - o chi per lei - pronta a darvi qualche bottiglia vuota da restituire al salumiere.<br />A parte le battute... una frase di questo tipo dice tutto, pur essendo breve e, da un certo punto di vista, anche enigmatica. Dice tutto, perché nel Taoismo - ma non solo nel Taoismo - c'è una vera fissazione per il concetto di "vuoto". Il vuoto è ciò che contraddittoriamente dovrebbe "riempire" la vita, il vuoto è ciò che dovrebbe dare senso a tutto. Ma perché? Perché, paradossalmente, il vuoto è nulla, è non-senso. Illogicità! qualcuno potrebbe pensare e affermare. In realtà non è così, anzi è tutto spaventosamente logico. Vi spiego perché.<br /><br />IL DISSOLVIMENTO DEL SÉ<br />In certe religioni (e il Taoismo è fra queste) l'uomo, come individualità, dà fastidio. Dà fastidio la singolarità, dà fastidio il concetto di persona come qualcosa di "altro" rispetto al tutto. L'uomo, per queste religioni, ha senso solo se riferito al tutto. Ma non solo. L'uomo deve essere considerato anche come espressione del tutto; una sorta di onda sulla superficie del mare, che ad un certo punto compare, è visibile, ma poi si dissolve nel mare stesso, cioè nella realtà da cui è momentaneamente scaturita. Partendo da questi presupposti, è del tutto logico che la vera aspirazione non può che essere la negazione dell'io, il dissolvimento del sé, la spersonalizzazione e la disindividualizzazione. Se l'uomo non esiste come singolo, ma sarebbe solo espressione di un tutto più grande, allora ogni pensiero umano, ogni creazione umana, devono indirizzarsi verso la nullificazione di se stessi. Se è nulla chi ha pensato, sarà nulla anche il suo pensiero; se è nulla chi ha desiderato, sarà nulla anche il suo desiderio.<br />Da qui si capisce perché nel Taoismo il concetto di vuoto è il concetto dominante e il criterio di tutto. Il fine è il vuoto, perché il fine è il dissolvimento di tutto. L'uomo non esiste e non esistono i suoi pensieri, i suoi progetti e i suoi affetti. Dunque, che cosa può restare se non il vuoto?<br /><br />NESSUNO VI TOGLIERÀ IL VUOTO<br />In un altro punto, sempre il Tao-teh-ching dice: "La via (cioè il Tao) è vuota ma, usandola, non si riempie". Il che vuol dire: non vi preoccupate, perché, se saprete bene orientarvi a seguire il Tao, nessuno vi toglierà questa bella cosa che è il vuoto!<br />Ma - e qui sta il nocciolo della questione - una proposta di questo tipo non riesce ad offrirsi come qualcosa di gratificante. Da qui vien fuori anche un'evidente contraddizione. All'uomo si chiede qualcosa (indirizzarsi verso il vuoto, aspirare al vuoto, vivere il vuoto), pur sapendo che l'uomo, di fatto, non esiste come entità singola. Si chiede una sforzo di volontà, ma colui che deve fare questo sforzo non esiste. Questa mancanza di logica, però, non deve meravigliare; anzi, anche in questo il Taoismo cerca di essere coerente, e ci riesce facendo saltare il principio di non contraddizione e affermando che il Tao è essere ma anche non-essere. Il che vuol dire che si può dire tutto e il contrario di tutto. A questo poi si aggiunge il fatto che il Tao-teh-ching dice: "Il vero saggio esercita un insegnamento senza parole"...<br />Torniamo alla proposta taoista. All'uomo istintivamente il vuoto ripugna. Oltre al fatto che quando si ha fame, trovare un piatto vuoto non è certo simpatico; oppure quando si ha sete, trovare un bicchiere vuoto; o ancora quando si è soli, non trovare nessuno con cui scambiare una parola... ma - dicevamo - il vuoto ripugna perché l'uomo è fatto per la pienezza, per il senso, per assaporare lo "spessore" della vita. Quanto sono belle quelle parole di Gesù allorquando dice che chi segue Lui non solo avrà la vita eterna (vita per l'eternità! non vuoto per l'eternità!), ma il centuplo (altro che il nulla!) già su questa terra.<br />Se ci vogliamo veramente bene, dovremmo seriamente riflettere su questa bella promessa di Gesù. Dovremmo riflettere sulla sua "convenienza". Il Cristianesimo è la religione della vita e della pienezza e aborrisce qualsiasi ipotesi di nullificazione dell'esistente (il creato) e dell'esistenza (la vita).<br /> <br />Titolo originale: È proprio bello il vuoto taoista?<br />Fonte: I Tre Sentieri, 2 febbraio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 707]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43846550</guid><pubDate>Thu, 11 Mar 2021 19:58:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43846550/le_contraddizioni_del_taoismo.mp3" length="6225083" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6507&#13;
&#13;
LE CONTRADDIZIONI DEL TAOISMO&#13;
Per Lao-Tzu ogni uomo deve ricercare il vuoto (da cui consegue la nullificazione di se stessi)&#13;
di Corrado Gnerre&#13;
C'è un testo taoista che si fa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6507" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6507</a><br /><br />LE CONTRADDIZIONI DEL TAOISMO<br />Per Lao-Tzu ogni uomo deve ricercare il vuoto (da cui consegue la nullificazione di se stessi)<br />di Corrado Gnerre<br />C'è un testo taoista che si fa risalire a Lao-Tzu, il fondatore del Taoismo. Si tratta del testo più celebre di questa religione, il Tao-teh-ching, detto anche la "Bibbia del Taoismo". Ad un certo punto dice: "Porta il vuoto all'estremo". Immaginate, cari lettori, se tornando a casa diceste una cosa simile, trovereste vostra moglie - o chi per lei - pronta a darvi qualche bottiglia vuota da restituire al salumiere.<br />A parte le battute... una frase di questo tipo dice tutto, pur essendo breve e, da un certo punto di vista, anche enigmatica. Dice tutto, perché nel Taoismo - ma non solo nel Taoismo - c'è una vera fissazione per il concetto di "vuoto". Il vuoto è ciò che contraddittoriamente dovrebbe "riempire" la vita, il vuoto è ciò che dovrebbe dare senso a tutto. Ma perché? Perché, paradossalmente, il vuoto è nulla, è non-senso. Illogicità! qualcuno potrebbe pensare e affermare. In realtà non è così, anzi è tutto spaventosamente logico. Vi spiego perché.<br /><br />IL DISSOLVIMENTO DEL SÉ<br />In certe religioni (e il Taoismo è fra queste) l'uomo, come individualità, dà fastidio. Dà fastidio la singolarità, dà fastidio il concetto di persona come qualcosa di "altro" rispetto al tutto. L'uomo, per queste religioni, ha senso solo se riferito al tutto. Ma non solo. L'uomo deve essere considerato anche come espressione del tutto; una sorta di onda sulla superficie del mare, che ad un certo punto compare, è visibile, ma poi si dissolve nel mare stesso, cioè nella realtà da cui è momentaneamente scaturita. Partendo da questi presupposti, è del tutto logico che la vera aspirazione non può che essere la negazione dell'io, il dissolvimento del sé, la spersonalizzazione e la disindividualizzazione. Se l'uomo non esiste come singolo, ma sarebbe solo espressione di un tutto più grande, allora ogni pensiero umano, ogni creazione umana, devono indirizzarsi verso la nullificazione di se stessi. Se è nulla chi ha pensato, sarà nulla anche il suo pensiero; se è nulla chi ha desiderato, sarà nulla anche il suo desiderio.<br />Da qui si capisce perché nel Taoismo il concetto di vuoto è il concetto dominante e il criterio di tutto. Il fine è il vuoto, perché il fine è il dissolvimento di tutto. L'uomo non esiste e non esistono i suoi pensieri, i suoi progetti e i suoi affetti. Dunque, che cosa può restare se non il vuoto?<br /><br />NESSUNO VI TOGLIERÀ IL VUOTO<br />In un altro punto, sempre il Tao-teh-ching dice: "La via (cioè il Tao) è vuota ma, usandola, non si riempie". Il che vuol dire: non vi preoccupate, perché, se saprete bene orientarvi a seguire il Tao, nessuno vi toglierà questa bella cosa che è il vuoto!<br />Ma - e qui sta il nocciolo della questione - una proposta di questo tipo non riesce ad offrirsi come qualcosa di gratificante. Da qui vien fuori anche un'evidente contraddizione. All'uomo si chiede qualcosa (indirizzarsi verso il vuoto, aspirare al vuoto, vivere il vuoto), pur sapendo che l'uomo, di fatto, non esiste come entità singola. Si chiede una sforzo di volontà, ma colui che deve fare questo sforzo non esiste. Questa mancanza di logica, però, non deve meravigliare; anzi, anche in questo il Taoismo cerca di essere coerente, e ci riesce facendo saltare il principio di non contraddizione e affermando che il Tao è essere ma anche non-essere. Il che vuol dire che si può dire tutto e il contrario di tutto. A questo poi si aggiunge il fatto che il Tao-teh-ching dice: "Il vero saggio esercita un insegnamento senza parole"...<br />Torniamo alla proposta taoista. All'uomo istintivamente il vuoto ripugna. Oltre al fatto che quando si ha fame, trovare un piatto vuoto non è certo simpatico; oppure quando si ha sete,...]]></itunes:summary><itunes:duration>390</itunes:duration><itunes:keywords>contraddizioni,ricerca,taoismo,vuoto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2309b58343305350a0ab9ade4885ec32.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dio esiste: non serve la fede per saperlo, basta la ragione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dio-esiste-non-serve-la-fede-per-saperlo-basta-la-ragione--43846539</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6503" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6503</a><br /><br />DIO ESISTE: NON SERVE LA FEDE PER SAPERLO, BASTA LA RAGIONE<br />È un dogma di fede, dichiarato dal Concilio Vaticano I, quindi chi dice il contrario è scomunicato (VIDEO: L'esistenza di Dio secondo ragione)<br />di Padre Angelo Bellon<br />Buongiorno Padre Angelo,<br />mi scusi se la disturbo avrei bisogno di sapere una cosa.<br />Cosa dice la Chiesa a coloro che negano che con la sola ragione si possa conoscere l'esistenza di Dio?<br />È possibile dire che Dio esiste senza scomodare la fede?<br />Possiamo dire che l'esistenza di Dio a prescindere dalla fede può essere dimostrato razionalmente? Per "razionalmente" intendo dire che è chiaro perché è ovvio.<br />Che c'è un progetto nella creazione lo si vede chiaramente dal movimento di tutte le cose. Noi chiamiamo Dio la causa di questo progetto.<br />Grazie Padre Angelo mi scusi per la banalità ma a scuola e anche un teologo fuori dalla scuola mi dicono che non si può dire che esiste Dio se non con la fede. Secondo loro al massimo lo puoi intuire però allora non ho capito cosa vuol dire "intuire".<br />Buona giornata. La saluto affettuosamente.<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Carissimo,<br />la conoscenza dell'esistenza di Dio con le sole risorse della ragione è fondamentale per chi crede.<br />Per aderire alla Divina Rivelazione è necessario essere certi dell'esistenza di Dio perché diversamente tale Rivelazione rimarrebbe sempre campata per aria, senza fondamento sicuro. Come qualcuno ha detto sarebbe un salto nel buio o nel vuoto.<br />Inoltre anche da un punto di vista sociale come potrebbe uno stato dare legittimità a richieste che non hanno fondamento reale se non nel sentimento di alcuni?<br />Tanti filosofi non cristiani, e di primo calibro come Platone e Aristotele, sono giunti alla certezza razionale dell'esistenza di Dio.<br />Come non rimanere stupiti dinanzi alla grande affermazione di Aristotele che definiva Dio come Motore immobile, che muove ma senza muoversi, senza passare dalla potenza all'atto?<br />E che Dio è atto puro, senza potenzialità alcuna perché è pienezza di essere?<br />Per i cristiani poi Dio stesso nella sua Rivelazione divina e soprannaturale ha garantito che l'uomo con le sole risorse della sua ragione può conoscere la sua esistenza.<br />Questo già nell'Antico Testamento quando nel libro della Sapienza vien detto: "Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l'artefice. Ma o il fuoco o il vento o l'aria veloce, la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore" (Sap 13,1-5).<br />Pertanto Dio stesso ha detto che per analogia dalla grandezza e bellezza delle creature si contempla il loro autore.<br />Ugualmente un'altra grande affermazione si trova nel Nuovo Testamento quando nella lettera ai Romani si legge: "Infatti l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa" (Rm 1,18-20).<br />Per questo il Concilio Vaticano I ha dichiarato: "La Santa Madre Chiesa ritiene e insegna che Dio, principio e fine di ogni cosa, può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create; «infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute» (Rm 1,20)" (DS 3004).<br />E poi sentenzia: "Se qualcuno dice che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, non può essere conosciuto con certezza, grazie al lume naturale dell'umana ragione, attraverso le cose create: sia anatema" (DS 3026), e cioè scomunicato.<br />L'energia con cui si pronuncia il Magistero della Chiesa è dovuta al fatto che questa dottrina è contenuta esplicitamente nella Divina Rivelazione.<br />Prosegue il Concilio Vaticano I: "La Chiesa Cattolica ha sempre unanimemente creduto e ancora crede che esistono due ordini di conoscenza, distinti non solo per il loro principio, ma anche per il loro oggetto: per il loro principio, perché nell'uno conosciamo con la ragione naturale, nell'altro con la fede divina; per l'oggetto, perché oltre la verità che la ragione naturale può capire, ci è proposto di vedere i misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono rivelati dall'alto. È questo il motivo per cui l'apostolo, che pure testimonia che Dio è stato conosciuto dai pagani «attraverso le cose create» (Rm 1,20), quando parla della grazia e della verità venuteci da Cristo (cf. Gv 1,17), dichiara: «Parliamo di una sapienza divina misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (l Cor 2,7s.10). E lo stesso Unigenito benedice il Padre perché ha nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli (cf. Mt 11,25)" (DS 3015).<br />Va detto anche che il Concilio Vaticano I afferma che con certezza che con la sola ragione si può giungere alla conclusione dell'esistenza di Dio. Si astiene però dal dire attraverso quali vie. Qui lascia campo libero ai teologi. Tuttavia ricorda che San Paolo dice che dalle creature si risale al Creatore.<br />Mi chiedi infine che cosa intenda quel teologo quando dice che di Dio ne possiamo avere l'intuizione. Forse vuol riferirsi al sentimento religioso che esiste naturalmente nel cuore degli uomini secondo cui Dio non si conosce, ma si sente.<br />A questo concludono erroneamente alcuni protestanti, partendo dal presupposto che dopo il peccato originale l'uomo si è totalmente corrotto e avrebbe perso anche la capacità di conoscere la verità. Per cui solo per fede si conoscerebbe l'esistenza di Dio.<br />Tuttavia va detto che l'uomo col peccato originale ha perso i doni soprannaturali della grazia, ma non ha perso l'uso della ragione, come dimostra ampiamente lo sviluppo tecnico e scientifico.<br />Ti ringrazio per la fiducia, ti ricordo al Signore e ti benedico.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 53 minuti) dal titolo "L'esistenza di Dio secondo ragione" Don Stefano Bimbi, parroco a Staggia Senese, leggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica, spiega come non sia necessaria la fede per arrivare alla certezza dell'esistenza di Dio. Il video è tratto dal corso "Il Credo parola per parola" con decine di interessanti lezioni.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=GF0OkxpEMVM" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GF0OkxpEMVM</a><br /><br /><br />Per vedere il video di Don Stefano Bimbi vai sul canale YouTube di BastaBugie.<br /> <br />Titolo originale: È dogma di fede che l'uomo possa conoscere l'esistenza di Dio con le sole risorse della ragione<br />Fonte: Amici Domenicani, 27 luglio 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 707]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43846539</guid><pubDate>Thu, 11 Mar 2021 19:56:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43846539/dio_esiste_non_serve_la_fede_per_saperlo_basta_la_ragione.mp3" length="8097122" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6503&#13;
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DIO ESISTE: NON SERVE LA FEDE PER SAPERLO, BASTA LA RAGIONE&#13;
È un dogma di fede, dichiarato dal Concilio Vaticano I, quindi chi dice il contrario è scomunicato (VIDEO:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6503" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6503</a><br /><br />DIO ESISTE: NON SERVE LA FEDE PER SAPERLO, BASTA LA RAGIONE<br />È un dogma di fede, dichiarato dal Concilio Vaticano I, quindi chi dice il contrario è scomunicato (VIDEO: L'esistenza di Dio secondo ragione)<br />di Padre Angelo Bellon<br />Buongiorno Padre Angelo,<br />mi scusi se la disturbo avrei bisogno di sapere una cosa.<br />Cosa dice la Chiesa a coloro che negano che con la sola ragione si possa conoscere l'esistenza di Dio?<br />È possibile dire che Dio esiste senza scomodare la fede?<br />Possiamo dire che l'esistenza di Dio a prescindere dalla fede può essere dimostrato razionalmente? Per "razionalmente" intendo dire che è chiaro perché è ovvio.<br />Che c'è un progetto nella creazione lo si vede chiaramente dal movimento di tutte le cose. Noi chiamiamo Dio la causa di questo progetto.<br />Grazie Padre Angelo mi scusi per la banalità ma a scuola e anche un teologo fuori dalla scuola mi dicono che non si può dire che esiste Dio se non con la fede. Secondo loro al massimo lo puoi intuire però allora non ho capito cosa vuol dire "intuire".<br />Buona giornata. La saluto affettuosamente.<br /><br />RISPOSTA DEL SACERDOTE<br /><br />Carissimo,<br />la conoscenza dell'esistenza di Dio con le sole risorse della ragione è fondamentale per chi crede.<br />Per aderire alla Divina Rivelazione è necessario essere certi dell'esistenza di Dio perché diversamente tale Rivelazione rimarrebbe sempre campata per aria, senza fondamento sicuro. Come qualcuno ha detto sarebbe un salto nel buio o nel vuoto.<br />Inoltre anche da un punto di vista sociale come potrebbe uno stato dare legittimità a richieste che non hanno fondamento reale se non nel sentimento di alcuni?<br />Tanti filosofi non cristiani, e di primo calibro come Platone e Aristotele, sono giunti alla certezza razionale dell'esistenza di Dio.<br />Come non rimanere stupiti dinanzi alla grande affermazione di Aristotele che definiva Dio come Motore immobile, che muove ma senza muoversi, senza passare dalla potenza all'atto?<br />E che Dio è atto puro, senza potenzialità alcuna perché è pienezza di essere?<br />Per i cristiani poi Dio stesso nella sua Rivelazione divina e soprannaturale ha garantito che l'uomo con le sole risorse della sua ragione può conoscere la sua esistenza.<br />Questo già nell'Antico Testamento quando nel libro della Sapienza vien detto: "Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l'artefice. Ma o il fuoco o il vento o l'aria veloce, la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore" (Sap 13,1-5).<br />Pertanto Dio stesso ha detto che per analogia dalla grandezza e bellezza delle creature si contempla il loro autore.<br />Ugualmente un'altra grande affermazione si trova nel Nuovo Testamento quando nella lettera ai Romani si legge: "Infatti l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. 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Questa la domanda posta da Eric Sammons in un articolo per crisismagazine nel quale, prendendo in considerazione i dati sull'afflusso dei cattolici americani alle sante Messe, mette in luce quella che si può ormai definire una vera e propria fuga.<br />Se nel 1970 negli Stati Uniti i cattolici che andavano a Messa erano circa il 55% di tutti i cattolici, nel 2019 la quota è diventata del 20%. È dunque chiaro che la maggior parte di coloro che si auto-identificano come cattolici non pensa che sia obbligatorio andare a Messa e che ricevere l'Eucaristia, fons et culmen, fonte e culmine della vita cristiana, non sia in realtà indispensabile. <br />Ma anche quel 20% sembra ormai superato. In base ai dati più recenti, risulta infatti che, in seguito ai lockdown anti-Covid, la quota di cattolici che ancora vanno a Messa si sia ridotta al cinque per cento. <br />Tutto ciò, commenta Sammons, non è sorprendente se si pensa che ogni diocesi americana ha proibito le Messe a partire da marzo. Tuttavia, anche dopo la riapertura, la percentuale di frequentanti è salita di poco, fino a un massimo del dieci per cento. E le Messe di Natale, che normalmente in America vedono affluire nelle chiese il 64 per cento di coloro che si professano cattolici, hanno radunato nello scorso dicembre solo il 20 per cento dei cattolici. <br />La domanda è: i livelli di partecipazione alla Messa torneranno come prima oppure il tracollo è irreversibile? Ci sarà un ritorno ai livelli pre-Covid, che erano già abbastanza drammatici, oppure la presenza alla Messa continuerà a riguardare una minima parte di coloro che si professano cattolici?<br /><br />LA RICETTA PERFETTA PER AVERE CHIESE VUOTE<br />Nessuno può saperlo, ma gli indizi portano a una risposta pessimistica. Già prima del Covid la Chiesa cattolica negli Usa stava affrontando le conseguenze di un autentico collasso demografico, tanto che il numero dei battesimi infantili, uno dei migliori indicatori dello stato di salute della Chiesa, dopo essere rimasto relativamente stabile dal 1975 al 2000, nel nuovo millennio è crollato di oltre il 40%.<br />Ora, con il Covid, il quadro è segnato da alcuni elementi incontestabili.<br />Prima di tutto i vescovi, intenzionalmente o involontariamente, hanno segnalato al mondo che partecipare alla Messa è non essenziale.<br />In secondo luogo, certe abitudini che per la vita di tante persone erano sacre sono state infrante.<br />Terzo, molte parrocchie sono così puntigliose nelle loro restrizioni anti-Covid da essere diventate, scrive Sammons, meno accoglienti di una sede della Stasi nella vecchia Germania Est. Se si mettono insieme tutti questi dati, ecco la ricetta perfetta per avere chiese vuote.<br />Ma allora, come dovrebbe reagire la Chiesa? Innanzitutto, bisognerebbe riconoscere che il problema va al di là delle restrizioni imposte l'anno scorso. Le restrizioni non hanno causato, bensì hanno rivelato una realtà che molti volevano ignorare: per la maggior parte dei cattolici la fede è poco più di un generico attaccamento di tipo culturale. Gli inviti a partecipare alla Messa e a ispirare la propria vita alla fede cadono per lo più nel vuoto. Mentre fino a una cinquantina d'anni fa ogni dichiarazione e presa di posizione della Chiesa contava qualcosa, oggi anche i comandamenti più forti sono accolti dalla maggior parte dei cattolici come un sussurro che si può tranquillamente ignorare.<br /><br /><br />La Chiesa, commenta Sammons, anziché fare come se nulla fosse, dovrebbe rendersi conto della nuova realtà, e prima di tutto i pastori dovrebbero assumere un atteggiamento più combattivo contro la cultura prevalente.<br />Per decenni la gerarchia in generale ha dato la sua benedizione (o almeno ha strizzato l'occhio) a ogni tendenza culturale distruttiva per l'uomo, e ciò include il rifiuto di combattere contro l'idea sempre più diffusa che le persone siano principalmente vettori di contagio piuttosto che immagini di Dio. Nella Chiesa antica, uno dei modi principali in cui la fede crebbe fu la testimonianza dei cristiani in tempi di epidemie. Quando i pagani fuggivano, i cristiani entravano nelle città per prendersi cura dei malati e dei morenti, e fu proprio questa testimonianza a indurre molti a pensare che la nuova religione fosse molto diversa dai culti pagani. Era una fede piena di coraggio e vigore. Cosa che del cattolicesimo attuale non si può proprio dire.<br />Sammons ricorda la previsione del cardinale Ratzinger, quando, alcuni decenni fa, disse che dalla crisi di oggi emergerà una Chiesa più piccola, che dovrà ricominciare più o meno dall'inizio, perderà molti dei suoi privilegi e sarà vista non più come un'istituzione ma come una società su base volontaria, per pochi.<br />Questo è appunto ciò che oggi abbiamo davanti agli occhi, ma i vertici della Chiesa ancora non sembrano rendersene conto. E "più a lungo cercheremo di mantenere lo status quo - conclude Sammons - più difficile sarà iniziare l'opera di rievangelizzazione". <br /> <br />Titolo originale: Negli Usa la Messa è finita, ma la Chiesa non se n'è accorta<br />Fonte: Radio Roma Libera, 23 gennaio 2021<br />Pubblicato su BastaBugie n. 702]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43255556</guid><pubDate>Tue, 02 Feb 2021 23:17:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43255556/finito_il_lockdown_molti_cattolici_non_torneranno_pi_alla_messa.mp3" length="7053060" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6449&#13;
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FINITO IL LOCKDOWN MOLTI CATTOLICI NON TORNERANNO PIU' ALLA MESSA&#13;
Ad esempio negli Stati Uniti le Messe di Natale avevano una partecipazione del 64%, mentre il 25 dicembre 2020...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6449" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6449</a><br /><br />FINITO IL LOCKDOWN MOLTI CATTOLICI NON TORNERANNO PIU' ALLA MESSA<br />Ad esempio negli Stati Uniti le Messe di Natale avevano una partecipazione del 64%, mentre il 25 dicembre 2020 hanno visto solo il 20% dei cattolici<br />di Aldo Maria Valli<br />I cattolici torneranno mai alla Messa? Questa la domanda posta da Eric Sammons in un articolo per crisismagazine nel quale, prendendo in considerazione i dati sull'afflusso dei cattolici americani alle sante Messe, mette in luce quella che si può ormai definire una vera e propria fuga.<br />Se nel 1970 negli Stati Uniti i cattolici che andavano a Messa erano circa il 55% di tutti i cattolici, nel 2019 la quota è diventata del 20%. È dunque chiaro che la maggior parte di coloro che si auto-identificano come cattolici non pensa che sia obbligatorio andare a Messa e che ricevere l'Eucaristia, fons et culmen, fonte e culmine della vita cristiana, non sia in realtà indispensabile. <br />Ma anche quel 20% sembra ormai superato. In base ai dati più recenti, risulta infatti che, in seguito ai lockdown anti-Covid, la quota di cattolici che ancora vanno a Messa si sia ridotta al cinque per cento. <br />Tutto ciò, commenta Sammons, non è sorprendente se si pensa che ogni diocesi americana ha proibito le Messe a partire da marzo. Tuttavia, anche dopo la riapertura, la percentuale di frequentanti è salita di poco, fino a un massimo del dieci per cento. E le Messe di Natale, che normalmente in America vedono affluire nelle chiese il 64 per cento di coloro che si professano cattolici, hanno radunato nello scorso dicembre solo il 20 per cento dei cattolici. <br />La domanda è: i livelli di partecipazione alla Messa torneranno come prima oppure il tracollo è irreversibile? Ci sarà un ritorno ai livelli pre-Covid, che erano già abbastanza drammatici, oppure la presenza alla Messa continuerà a riguardare una minima parte di coloro che si professano cattolici?<br /><br />LA RICETTA PERFETTA PER AVERE CHIESE VUOTE<br />Nessuno può saperlo, ma gli indizi portano a una risposta pessimistica. Già prima del Covid la Chiesa cattolica negli Usa stava affrontando le conseguenze di un autentico collasso demografico, tanto che il numero dei battesimi infantili, uno dei migliori indicatori dello stato di salute della Chiesa, dopo essere rimasto relativamente stabile dal 1975 al 2000, nel nuovo millennio è crollato di oltre il 40%.<br />Ora, con il Covid, il quadro è segnato da alcuni elementi incontestabili.<br />Prima di tutto i vescovi, intenzionalmente o involontariamente, hanno segnalato al mondo che partecipare alla Messa è non essenziale.<br />In secondo luogo, certe abitudini che per la vita di tante persone erano sacre sono state infrante.<br />Terzo, molte parrocchie sono così puntigliose nelle loro restrizioni anti-Covid da essere diventate, scrive Sammons, meno accoglienti di una sede della Stasi nella vecchia Germania Est. Se si mettono insieme tutti questi dati, ecco la ricetta perfetta per avere chiese vuote.<br />Ma allora, come dovrebbe reagire la Chiesa? Innanzitutto, bisognerebbe riconoscere che il problema va al di là delle restrizioni imposte l'anno scorso. Le restrizioni non hanno causato, bensì hanno rivelato una realtà che molti volevano ignorare: per la maggior parte dei cattolici la fede è poco più di un generico attaccamento di tipo culturale. Gli inviti a partecipare alla Messa e a ispirare la propria vita alla fede cadono per lo più nel vuoto. Mentre fino a una cinquantina d'anni fa ogni dichiarazione e presa di posizione della Chiesa contava qualcosa, oggi anche i comandamenti più forti sono accolti dalla maggior parte dei cattolici come un sussurro che si può tranquillamente ignorare.<br /><br /><br />La Chiesa, commenta Sammons, anziché fare come se nulla fosse, dovrebbe rendersi conto della nuova realtà, e prima di tutto...]]></itunes:summary><itunes:duration>441</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,finita,lockdown,messa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/153c31fafe9535d366e164625b9c4f2c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il racconto dei Magi, una storia reale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-racconto-dei-magi-una-storia-reale--42835863</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=510" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=510</a><br /><br />IL RACCONTO DEI MAGI: UNA STORIA REALE<br />Erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, Baldassare, che dominava sugli indiani, e Gaspare, che comandava sul paese degli arabi<br />di Vitaliano Mattioli<br /><br />La festa che si occupa di questo episodio viene chiamata "Epifania", vocabolo che significa "manifestazione del Signore". In oriente viene chiamata con il vocabolo più appropriato "Teofania", manifestazione della divinità del Signore.<br />E' in rapporto a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana.<br />Di queste tre manifestazioni l'episodio dell'adorazione dei magi ha finito col prevalere diventando in occidente l'unico tema della festa, come si deduce dalle omelie del papa S. Leone Magno.<br />Per divina ispirazione i magi hanno visto in quel bambino, presentato a loro dalla madre Maria, l'atteso delle Genti ed il figlio di Dio.<br />Con il tempo tale festa ha assunto anche una connotazione missionaria: manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la 'primitia gentium', i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto fortunato, diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo.<br />Il tema dell' "Adorazione" è diventato uno dei classici nell'arte. Solo due riferimenti tra i tanti. Il primo è il già ricordato sarcofago di Adelfia, dove la scena dei magi si riscontra due volte: sul coperchio e sotto il clipeo. Qui la Madonna appare seduta in cattedra e tiene in braccio il Bambino, che si protende nell'atto di ricevere la corona d'oro gemmata offerta dal primo dei tre Magi. L'altro è il meraviglioso mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna.<br />Anche in questo caso la data è probabilmente presa da una festività egiziana. Ci narra infatti Epifanio di Salamina (+ 403) che in Egitto nella notte tra il 5/6 gennaio si celebrava la nascita del dio Sole Aion dalla vergine Kore e contemporaneamente si celebrava la il culto del Nilo.<br /><br />MITO O REALTÀ<br />Diverse volte in quel giorno la gente mi domanda: "Padre, i re magi sono veramente esistiti o si tratta di una leggenda?".<br />Vediamo prima il racconto evangelico:<br />"Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:<br />E tu, Betlemme, terra di Giuda,<br />non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:<br />da te uscirà infatti un capo<br />che pascerà il mio popolo, Israele.<br />Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese" (Mt., 2, 1-12).<br />Oltre ai Vangeli 'canonici' (riconosciuti dalla Chiesa come ispirati), ne parlano anche i vangeli apocrifi.<br />Il Protovangelo di Giacomo, probabilmente anteriore al IV secolo, (cap. 21-23); il Libro dell'infanzia del Salvatore, circa IX secolo, (cap. 89-91); il Vangelo dello Pseudo Matteo, verso il VI secolo, (cap. 16-17); il Vangelo Arabo dell'infanzia del Salvatore, circa la metà del VI secolo, (cap. 7-9); il Vangelo Armeno dell'Infanzia, fine VI secolo, (cap. V, 10) che ci riferisce anche i nomi, accettati poi normalmente nella tradizione. Riporto solo la citazione di quest'ultimo: "Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E' da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell'Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi".<br />E' anche interessante che il "Libro della Caverna dei Tesori", scritto nel V secolo d.C., ma riferentesi ad un testo siriaco più antico, descrive i Magi come Caldei, re e figli di re, in numero di tre.<br /><br />COMINCIAMO DAL TERMINE<br />La parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.<br />Nell'antica tradizione persiana i Magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina. Rivestivano anche un ruolo di primo piano nella religione e vita politica.<br />L'idea del tempo che ciclicamente si rinnova conduceva il mazdeismo (religione della Persia preislamica) alla costante attesa messianica di un 'Soccorritore divino", il ruolo del quale sarebbe stato quello di aprire ciascuna era di rinnovamento e di rigenerazione dopo la fase di decadenza che l'aveva preceduta. In tal senso il mazdeismo si collega all'attesa messianica. In questa religione si attendevano tre successive, arcane figure di salvatori e rigeneratori del tempo futuro: l'ultimo di essi, il 'Soccorritore', sarebbe nato da una vergine discendente da Zarathustra e avrebbe condotto con sé la resurrezione universale e l'immortalità degli esseri umani. Molte leggende accompagnavano il mito del 'Soccorritore', tra le quali: una stella lo avrebbe annunciato.<br />Tenendo conto di questo contesto culturale, non fa meraviglia il comportamento dei magi nella descrizione di Matteo.<br />Il nome generico di provenienza, Oriente, può indicare diverse regioni.<br />La Babilonia, Mesopotamia, dove si studiava specialmente l'astronomia. Si deve tener conto infatti che in seguito alla terribile distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 586, gli ebrei sopravissuti furono deportati in Babilonia, dove rimasero fino alla liberazione da parte di Ciro nel 539. L'influsso ebraico si fece sentire in quella regione, dove tra l'altro anche dopo la liberazione rimasero a vivere diverse famiglie ebraiche, e dove fu compilato il Talmud Babilonese. Sicuramente a Babilonia le attese messianico giudaiche erano conosciute.<br />Sotto questo aspetto potrebbe trattarsi anche della Siria. Seleuco I tra il 305-280 vi aveva fondato la città di Antiochia e vi aveva concentrato numerosi giudei deportati dalla Palestina<br />Una terza possibilità è che i magi provenivano dalla Media. Questa si basa sullo storico greco Erodoto secondo il quale i magi appartenevano ad una delle sei tribù della Media ed esercitavano molta importanza a corte. Erano sacerdoti e venivano chiamati astrologi, indovini, filosofi.<br />Niente di strano quindi che un gruppo di questi studiosi fosse guidato verso la Giudea da una singolare posizione delle stelle, da far presagire qualcosa di 'strano'.<br />L'episodio dettagliato di Matteo, la domanda di Erode sul 'tempo' del sorgere della stella permettono di interpretare in forma storica e non allegorica l'esistenza dei magi e l'episodio della stella.<br />Ancora lo Stramare ci permette una meditazione, oltre la curiosità: "Perché Matteo avrebbe usato il termine 'ab oriente', evidentemente molto generico? Senza scartare come risposta la possibilità che Matteo ignorasse effettivamente la località precisa di provenienza, rimane sempre da considerare la sua chiara intenzione di privilegiare in questo racconto l'universalità, contro il particolarismo nel quale era rinchiusa l'attesa ebraica. L'esattezza geografica, infatti, non avrebbe servito in questo caso allo scopo: la chiamata alla fede sarebbe stata estesa semplicemente ad un altro popolo ben determinato, ma non a tutti" (continua...)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42835863</guid><pubDate>Thu, 07 Jan 2021 23:44:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42835863/re_magi.mp3" length="16049631" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=510&#13;
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IL RACCONTO DEI MAGI: UNA STORIA REALE&#13;
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In oriente viene chiamata con il vocabolo più appropriato "Teofania", manifestazione della divinità del Signore.<br />E' in rapporto a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana.<br />Di queste tre manifestazioni l'episodio dell'adorazione dei magi ha finito col prevalere diventando in occidente l'unico tema della festa, come si deduce dalle omelie del papa S. Leone Magno.<br />Per divina ispirazione i magi hanno visto in quel bambino, presentato a loro dalla madre Maria, l'atteso delle Genti ed il figlio di Dio.<br />Con il tempo tale festa ha assunto anche una connotazione missionaria: manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la 'primitia gentium', i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto fortunato, diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo.<br />Il tema dell' "Adorazione" è diventato uno dei classici nell'arte. Solo due riferimenti tra i tanti. Il primo è il già ricordato sarcofago di Adelfia, dove la scena dei magi si riscontra due volte: sul coperchio e sotto il clipeo. Qui la Madonna appare seduta in cattedra e tiene in braccio il Bambino, che si protende nell'atto di ricevere la corona d'oro gemmata offerta dal primo dei tre Magi. L'altro è il meraviglioso mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna.<br />Anche in questo caso la data è probabilmente presa da una festività egiziana. Ci narra infatti Epifanio di Salamina (+ 403) che in Egitto nella notte tra il 5/6 gennaio si celebrava la nascita del dio Sole Aion dalla vergine Kore e contemporaneamente si celebrava la il culto del Nilo.<br /><br />MITO O REALTÀ<br />Diverse volte in quel giorno la gente mi domanda: "Padre, i re magi sono veramente esistiti o si tratta di una leggenda?".<br />Vediamo prima il racconto evangelico:<br />"Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:<br />E tu, Betlemme, terra di Giuda,<br />non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:<br />da te uscirà infatti un capo<br />che pascerà il mio popolo, Israele.<br />Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 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Alcune volte si sente dire: quel brav'uomo è morto ed è andato a festeggiare il Natale in Paradiso... Che pensare a riguardo? Sono ingenuità? O c'è qualcosa di vero?<br />Prima di tutto dobbiamo dire che il Paradiso cristiano non né una semplice prosecuzione di ciò che si vive su questa terra (questa concezione è degli islamici), né tanto meno qualcosa di totalmente separato e diverso rispetto a ciò che si vive su questa terra, come se fosse un azzeramento totale del vissuto terreno (questa concezione è tipica della religiosità orientale). No, il paradiso cristiano è da concepire come qualcosa che oltre la vita terrena, ma non totalmente distaccata da essa.<br />Detto questo, vediamo come si deve porre teologicamente la questione.<br />Nel paradiso il "tempo" (non a caso lo virgolettiamo perché se ne deve parlare solo in senso analogico), va inteso come una realtà non scandita dal movimento degli astri (come sulla Terra), ma unicamente dall'illuminazione di Dio.<br />La liturgia terrestre è ovviamente legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare.<br />La liturgia celeste invece non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio. Più semplicemente possiamo dire che per le anime beate (che sono faccia a faccia con Dio) è sempre Natale, Pasqua, ecc... ma esse (le anime), proprio nella luce di Dio, colgono l'unione con il tempo della vita terrena e quindi la successione dell'anno liturgico terrestre, che segue, appunto, il movimento dei corpi celesti.<br />Insomma, i beati sanno bene che in quel momento nella vita terrena si sta celebrando il Natale o qualche altra festa. Si tratta di una conseguenza della beatitudine essenziale, precisamente dell'oggetto secondario di tale beatitudine (l'oggetto primario è Dio stesso).<br />Molti teologi affermano che i beati in Dio vedono tutte le cose. San Tommaso nella Summa (2, q. 10, a. 2) scrive che ciascun beato vede tutto ciò che lo riguarda. Giuseppe Casali nella sua Somma di Teologia Dogmatica scrive testualmente: "[Ogni] persona pubblica o privata vedrà tutte quelle cose che lo riguardavano in quello stato: quindi un Papa, un Capo di Stato, un capo di famiglia conosceranno in particolare tutte quelle persone o cose che erano loro affidate. Perciò i Beati in cielo vedranno i parenti, gli amici ancora in terra, li aiuteranno con la loro intercessione e ascolteranno le loro preghiere".<br />Ora, tutti questi elementi ci fanno capire quanto il Paradiso cristiano non vada poi concepito "lontano" dal sentire comune.<br />Lo ripetiamo: qui non si tratta di concepire il Paradiso in maniera banale, così come fanno i musulmani. Per l'Islam la gioia del beato è ciò che Dio dona; e Dio donerebbe i piaceri di questa terra portati all'estremo. Per il Cristianesimo, invece, la gioia del beato non è tanto ciò che Dio dona, ma soprattutto Dio stesso. E questo già basta per capire la differenza. Ciò però non toglie che il Paradiso cristiano non sia un annullamento, bensì una sublimazione di ciò che l'uomo sperimenta già nella sua vita terrena.<br /> <br />Titolo originale: Vi spieghiamo perché il Natale si festeggia anche in Paradiso<br />Fonte: I Tre Sentieri, 25 dicembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 697]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42710198</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 20:00:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42710198/il_natale_si_festeggia_anche_in_paradiso.mp3" length="4122330" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6416&#13;
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IL NATALE SI FESTEGGIA ANCHE IN PARADISO?&#13;
La liturgia terrestre è legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare, (invece la liturgia celeste non è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6416" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6416</a><br /><br />IL NATALE SI FESTEGGIA ANCHE IN PARADISO?<br />La liturgia terrestre è legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare, (invece la liturgia celeste non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio)<br />di Corrado Gnerre<br />Quando si pensa al paradiso, tra i tanti interrogativi ci si chiede anche se le anime beate festeggino le nostre stesse feste: il Natale, la Pasqua, ecc... Alcune volte si sente dire: quel brav'uomo è morto ed è andato a festeggiare il Natale in Paradiso... Che pensare a riguardo? Sono ingenuità? O c'è qualcosa di vero?<br />Prima di tutto dobbiamo dire che il Paradiso cristiano non né una semplice prosecuzione di ciò che si vive su questa terra (questa concezione è degli islamici), né tanto meno qualcosa di totalmente separato e diverso rispetto a ciò che si vive su questa terra, come se fosse un azzeramento totale del vissuto terreno (questa concezione è tipica della religiosità orientale). No, il paradiso cristiano è da concepire come qualcosa che oltre la vita terrena, ma non totalmente distaccata da essa.<br />Detto questo, vediamo come si deve porre teologicamente la questione.<br />Nel paradiso il "tempo" (non a caso lo virgolettiamo perché se ne deve parlare solo in senso analogico), va inteso come una realtà non scandita dal movimento degli astri (come sulla Terra), ma unicamente dall'illuminazione di Dio.<br />La liturgia terrestre è ovviamente legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare.<br />La liturgia celeste invece non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio. Più semplicemente possiamo dire che per le anime beate (che sono faccia a faccia con Dio) è sempre Natale, Pasqua, ecc... ma esse (le anime), proprio nella luce di Dio, colgono l'unione con il tempo della vita terrena e quindi la successione dell'anno liturgico terrestre, che segue, appunto, il movimento dei corpi celesti.<br />Insomma, i beati sanno bene che in quel momento nella vita terrena si sta celebrando il Natale o qualche altra festa. Si tratta di una conseguenza della beatitudine essenziale, precisamente dell'oggetto secondario di tale beatitudine (l'oggetto primario è Dio stesso).<br />Molti teologi affermano che i beati in Dio vedono tutte le cose. San Tommaso nella Summa (2, q. 10, a. 2) scrive che ciascun beato vede tutto ciò che lo riguarda. Giuseppe Casali nella sua Somma di Teologia Dogmatica scrive testualmente: "[Ogni] persona pubblica o privata vedrà tutte quelle cose che lo riguardavano in quello stato: quindi un Papa, un Capo di Stato, un capo di famiglia conosceranno in particolare tutte quelle persone o cose che erano loro affidate. Perciò i Beati in cielo vedranno i parenti, gli amici ancora in terra, li aiuteranno con la loro intercessione e ascolteranno le loro preghiere".<br />Ora, tutti questi elementi ci fanno capire quanto il Paradiso cristiano non vada poi concepito "lontano" dal sentire comune.<br />Lo ripetiamo: qui non si tratta di concepire il Paradiso in maniera banale, così come fanno i musulmani. Per l'Islam la gioia del beato è ciò che Dio dona; e Dio donerebbe i piaceri di questa terra portati all'estremo. Per il Cristianesimo, invece, la gioia del beato non è tanto ciò che Dio dona, ma soprattutto Dio stesso. E questo già basta per capire la differenza. Ciò però non toglie che il Paradiso cristiano non sia un annullamento, bensì una sublimazione di ciò che l'uomo sperimenta già nella sua vita terrena.<br /> <br />Titolo originale: Vi spieghiamo perché il Natale si festeggia anche in Paradiso<br />Fonte: I Tre Sentieri, 25 dicembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 697]]></itunes:summary><itunes:duration>258</itunes:duration><itunes:keywords>gesù,nascita,natale,paradiso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/59a2fea8c5ebc5efb62a090589628bb2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ci vogliono togliere babbo natale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ci-vogliono-togliere-babbo-natale--42636515</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6407" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6407</a><br /><br />CI VOGLIONO TOGLIERE BABBO NATALE<br />Giù le mani da Babbo Natale, la cui figura ha origini profondamente cristiane<br />di Luca Del Pozzo<br />Non bastando una situazione già di suo pesante e gravosa sotto tutti i profili, complici le (vessatorie, per quanto mi riguarda) misure restrittive decise dal governo per le festività natalizie, sono giorni che ci tocca pure essere afflitti da una stucchevole e melensa retorica politicamente corretta che ha preso di mira - oltre al Natale in sé in quanto insopportabile epifania del consumismo e che grazie al Covid-19 almeno quest'anno vivremo in maniera più sobria, più essenziale, più solidale, più intima e, naturalmente, (solo) con i tuoi - che ha preso di mira, dicevamo, anche Babbo Natale.<br />E qui la faccenda si complica. Non perché non sia importante il Natale, intendiamoci; solo che essendoci abituati, la lagna anti-natalizia non fa più notizia e anzi ci fa sorridere. Ma se ve la pigliate pure con Babbo Natale, beh allora guardate che stavolta finisce male.<br />Per cui lorsignori sono avvisati: giù le mani da Babbo Natale. Che non solo non si è suicidato, come ha troppo frettolosamente scritto un'ex insegnante nella rubrica "Invece Concita" su Repubblica, ma è vivo e vegeto e lotta insieme a noi. E, anzi, se c'è qualcosa o meglio qualcuno da riscoprire in questo pandemico Natale 2020, questi è proprio il dolcissimo Babbo Natale (ah, dimenticavo: pregasi i gender-mi sempre ben appostati di prendere nota che Babbo Natale è personaggio di sesso maschile e si chiama "Babbo", ok?).<br /><br />UNA CORBELLERIA SU BABBO NATALE<br />Stando alle stravaganti tesi espresse della succitata ex insegnante, Santa Klaus si sarebbe suicidato, udite udite, «per non dover partecipare alle sceneggiate natalizie odierne (per info citofonare Palazzo Chigi), per non "poterne più" di rappresentare un mondo falsamente felice (un pelo autobiografico?) e pieno di contraddizioni (benvenuta tra noi) dove i valori sono spesso riferibili solo alla quantità di denaro di cui disporre (aridaje). Perché non vuole soddisfare la prepotenza natalizia del dono a tutti i costi (tranquilla, per lei farà un'eccezione). Perché non vuole più portare il vestito rosso in un paese in cui il rosso simboleggia pericolo e anche diffusione del virus (il rosso simboleggia anche il sangue di Gesù di Nazareth, ha presente?). O forse perché la slitta trainata da renne non è stata modificata in una vettura elettrica (urca... e mo' chi glielo dice a Greta?)». Fin qui, comiche. Ora arriva la chicca: «I bambini fino a pochi decenni fa non conoscevano Babbo Natale piombato sull'Italia dal Nord Europa e dagli Usa».<br />Ormai dovrei averci fatto il callo. Eppure ogni volta non mi capacito. Non riesco a capacitarmi del fatto che, puntualmente, tutte le volte che c'è di mezzo una consuetudine o una tradizione cristiana, si assiste al trionfo di un luogocomunismo tanto saccente quanto ignorante. Ma cara signora, ma come si fa a dire una corbelleria simile?<br /><br />BREVE PARENTESI PERSONALE<br />Quando nostra figlia, la primogenita, compì nove anni, vuoi per l'età vuoi perché a scuola la prendevano scherzosamente in giro perché ancora credeva alla "favola" di Babbo Natale, con mia moglie capimmo che era giunto il momento di dire a nostra figlia la verità. La qual cosa ha scatenato una grandissima delusione in nostra figlia, con annessi lacrimoni e sconforto. Però alla fine la prese meno peggio di quel che temessimo, e se ciò accaduto è stato anche grazie al fatto che abbiamo raccontato a nostra figlia tutta la verità, ossia che se è vero che non esiste oggi un Babbo Natale in carne e ossa, è altrettanto vero che è esistito, eccome, il personaggio che da poi ha preso il nome.<br />Approfitto allora per ricordare, alla cara ex insegnante come a tutti coloro che la considerano una leggenda, che la figura di Babbo Natale intanto ha origini e significati profondamente cristiani e niente affatto pagani. Inoltre, e soprattutto, che trattasi di una figura che affonda le sue radici in un personaggio storico realmente esistito. Parliamo di san Nicola di Myra, antica città dell'odierna Turchia, più noto come san Nicola di Bari per il fatto che le reliquie del santo furono traslate a Bari da alcuni pescatori.<br />Anche il nome Santa Klaus, il più diffuso a livello planetario, deriva dall'olandese Sinterklaas che a sua volta altro non è se non la deformazione di Sankt Nikolaus, cioè il nome sassone del santo. Non solo. Anche l'usanza di portare doni ai bambini deriva dalle gesta di san Nicola, ed ha quindi origini cristiane. La tradizione secondo cui il canuto vegliardo, guidando le sue renne, gira per le case recando regali, è rintracciabile già nella Divina Commedia. Il canto XX del Purgatorio narra dell'incontro tra l'Alighieri e Ugo Capeto, capostipite della dinastia francese dei Capetingi. Il sovrano evoca un esempio di generosità citando la «larghezza / che fece Niccolao a le pulzelle / per condurre ad onor la giovinezza». Il riferimento è all'episodio in cui san Nicola dona a tre fanciulle, figlie di un padre caduto in miseria, tre borse ripiene di monete d'oro, introducendosi nottetempo nella loro fatiscente dimora. In questo modo, salva le ragazze dalla prostituzione, carriera cui il padre intendeva avviarle per riscattarle dalla povertà.<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco i link ad alcuni articoli pubblicati negli anni scorsi relativi al Natale.<br /><br />SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE<br />Gesù non era un arabo, Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati, non erano profughi, non erano clandestini, non erano senza fissa dimora, non erano poveri e non disprezzavano i soldi e l'oro dei magi<br />di Matteo Carletti<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981</a><br /><br />W I REGALI E LO ''SPRECO'' DEI PRANZI NATALIZI<br />Il Natale cristiano è da sempre legato all'idea del dono e all'abbondanza, della festa insieme, anche a tavola... come voleva San Francesco<br />di Antonio Socci<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4976" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4976</a><br /><br />CHI HA PAURA DEL BAMBIN GESU'?<br />Le tre tentazioni del Natale: l'orgoglio, la vanità, la routine<br />di Tom Hoopes<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490</a><br /><br />MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO<br />Dobbiamo togliere tutti i riferimenti al cristianesimo? Allora smettiamo di dire ''Grazie'' (che significa ''Che il Signore ti riempia di grazie'') e ''Prego'' (che significa ''Prego per te'')<br />di Tommaso Scandroglio<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4010" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4010</a><br /><br />CHESTERTON DIFENDE I REGALI DI NATALE E CHI LI DONA<br />Anche da adulto credo in Babbo Natale... ho semplicemente esteso l'idea<br />di Giuliano Guzzo<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3563" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3563</a><br /> <br />Titolo originale: Giù le mani da Babbo Natale<br />Fonte: Tempi, 17 dicembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 696]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42636515</guid><pubDate>Wed, 23 Dec 2020 20:07:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42636515/ci_vogliono_togliere_babbo_natale.mp3" length="4698696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6407&#13;
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CI VOGLIONO TOGLIERE BABBO NATALE&#13;
Giù le mani da Babbo Natale, la cui figura ha origini profondamente cristiane&#13;
di Luca Del Pozzo&#13;
Non bastando una situazione già di suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6407" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6407</a><br /><br />CI VOGLIONO TOGLIERE BABBO NATALE<br />Giù le mani da Babbo Natale, la cui figura ha origini profondamente cristiane<br />di Luca Del Pozzo<br />Non bastando una situazione già di suo pesante e gravosa sotto tutti i profili, complici le (vessatorie, per quanto mi riguarda) misure restrittive decise dal governo per le festività natalizie, sono giorni che ci tocca pure essere afflitti da una stucchevole e melensa retorica politicamente corretta che ha preso di mira - oltre al Natale in sé in quanto insopportabile epifania del consumismo e che grazie al Covid-19 almeno quest'anno vivremo in maniera più sobria, più essenziale, più solidale, più intima e, naturalmente, (solo) con i tuoi - che ha preso di mira, dicevamo, anche Babbo Natale.<br />E qui la faccenda si complica. Non perché non sia importante il Natale, intendiamoci; solo che essendoci abituati, la lagna anti-natalizia non fa più notizia e anzi ci fa sorridere. Ma se ve la pigliate pure con Babbo Natale, beh allora guardate che stavolta finisce male.<br />Per cui lorsignori sono avvisati: giù le mani da Babbo Natale. Che non solo non si è suicidato, come ha troppo frettolosamente scritto un'ex insegnante nella rubrica "Invece Concita" su Repubblica, ma è vivo e vegeto e lotta insieme a noi. E, anzi, se c'è qualcosa o meglio qualcuno da riscoprire in questo pandemico Natale 2020, questi è proprio il dolcissimo Babbo Natale (ah, dimenticavo: pregasi i gender-mi sempre ben appostati di prendere nota che Babbo Natale è personaggio di sesso maschile e si chiama "Babbo", ok?).<br /><br />UNA CORBELLERIA SU BABBO NATALE<br />Stando alle stravaganti tesi espresse della succitata ex insegnante, Santa Klaus si sarebbe suicidato, udite udite, «per non dover partecipare alle sceneggiate natalizie odierne (per info citofonare Palazzo Chigi), per non "poterne più" di rappresentare un mondo falsamente felice (un pelo autobiografico?) e pieno di contraddizioni (benvenuta tra noi) dove i valori sono spesso riferibili solo alla quantità di denaro di cui disporre (aridaje). Perché non vuole soddisfare la prepotenza natalizia del dono a tutti i costi (tranquilla, per lei farà un'eccezione). Perché non vuole più portare il vestito rosso in un paese in cui il rosso simboleggia pericolo e anche diffusione del virus (il rosso simboleggia anche il sangue di Gesù di Nazareth, ha presente?). O forse perché la slitta trainata da renne non è stata modificata in una vettura elettrica (urca... e mo' chi glielo dice a Greta?)». Fin qui, comiche. Ora arriva la chicca: «I bambini fino a pochi decenni fa non conoscevano Babbo Natale piombato sull'Italia dal Nord Europa e dagli Usa».<br />Ormai dovrei averci fatto il callo. Eppure ogni volta non mi capacito. Non riesco a capacitarmi del fatto che, puntualmente, tutte le volte che c'è di mezzo una consuetudine o una tradizione cristiana, si assiste al trionfo di un luogocomunismo tanto saccente quanto ignorante. Ma cara signora, ma come si fa a dire una corbelleria simile?<br /><br />BREVE PARENTESI PERSONALE<br />Quando nostra figlia, la primogenita, compì nove anni, vuoi per l'età vuoi perché a scuola la prendevano scherzosamente in giro perché ancora credeva alla "favola" di Babbo Natale, con mia moglie capimmo che era giunto il momento di dire a nostra figlia la verità. La qual cosa ha scatenato una grandissima delusione in nostra figlia, con annessi lacrimoni e sconforto. Però alla fine la prese meno peggio di quel che temessimo, e se ciò accaduto è stato anche grazie al fatto che abbiamo raccontato a nostra figlia tutta la verità, ossia che se è vero che non esiste oggi un Babbo Natale in carne e ossa, è altrettanto vero che è esistito, eccome, il personaggio che da poi ha preso il nome.<br />Approfitto allora per ricordare, alla cara ex insegnante come a tutti coloro che la considerano una...]]></itunes:summary><itunes:duration>294</itunes:duration><itunes:keywords>babbo,natale,togliere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1985acbf3a5f6466f37117a6204bd0f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sopra la croce di Gesù la scritta in ebraico rivela che egli è Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sopra-la-croce-di-gesu-la-scritta-in-ebraico-rivela-che-egli-e-dio--42391798</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6392" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6392</a><br /><br />SOPRA LA CROCE DI GESU' LA SCRITTA IN EBRAICO RIVELA CHE EGLI E' DIO di Daniele Di Luciano<br />In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto". La parola tradotta con "il Signore" è il famoso Tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare: "YHWH", vocalizzato in diversi modi tra i quali "Yahweh". Le quattro lettere ebraiche che lo compongono sono queste: "יהוה", yod-he-waw-he. Ricordiamo che l'ebraico si legge da destra verso sinistra.<br />Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 versetti 16-22, leggiamo:<br />"Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto»."<br /><br />IL TITULUS CRUCIS<br />Nonostante il brano in questione sia famosissimo, la scena che si è svolta davanti a Gesù crocifisso dev'essere stata un po' diversa da come ce la siamo sempre immaginata. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo, ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere.<br />L'iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla "INRI", raffigurata ancora oggi sopra Gesù crocifisso. L'acronimo, che sta per il latino "Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum", significa appunto "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei".<br />Ma Giovanni specifica che l'iscrizione era anche in ebraico. Non solo: in un momento così importante l'evangelista sembra soffermarsi su dei particolari apparentemente di poco conto:<br />1) il fatto che molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città<br />2) i capi dei sacerdoti che si rivolgono a Pilato per far modificare l'iscrizione<br />3) Pilato che si rifiuta di cambiarla.<br />Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po' d'imbarazzo - se vogliamo definirlo così - agli ebrei che osservavano Gesù crocifisso con quell'iscrizione sopra la testa.<br /><br />LA CLAMOROSA SCOPERTA<br />Henri Tisot, esperto di ebraico, si è rivolto a diversi rabbini per chiedere quale fosse l'esatta traduzione ebraica dell'iscrizione fatta compilare da Pilato. Ne parla nel suo libro "Eva, la donna" nelle pagine da 216 a 220.<br />Ha scoperto che è grammaticalmente obbligatorio, in ebraico, scrivere "Gesù il Nazareno e re dei Giudei". Con le lettere ebraiche otteniamo "ישוע הנוצרי ומלך היהודים". Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra.<br />Queste lettere equivalgono alle nostre "Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim" vocalizzate "Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim".<br />Quindi, come per il latino si ottiene l'acronimo "INRI", per l'ebraico si ottiene "יהוה", "YHWH".<br />Ecco spiegata l'attenzione che Giovanni riserva per la situazione che si svolge sotto Gesù crocifisso. In quel momento gli ebrei vedevano l'uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.<br />Non poteva andar bene che YHWH fosse scritto lì, visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l'incisione. Ecco che la frase del procuratore romano "Quel che ho scritto, ho scritto" acquista un senso molto più profondo.<br />Sembra incredibile? Pensate che Gesù aveva profetizzato esattamente questo momento. In Giovanni 8,28 troviamo scritto: "Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono"<br />Per "innalzare" Gesù intende la crocifissione. "Io Sono" allude proprio al nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14:<br />"Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42391798</guid><pubDate>Wed, 09 Dec 2020 05:58:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42391798/sopra_la_croce_di_ges_la_scritta_in_ebraico_rivela_che_egli_dio.mp3" length="5861040" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6392&#13;
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SOPRA LA CROCE DI GESU' LA SCRITTA IN EBRAICO RIVELA CHE EGLI E' DIO di Daniele Di Luciano&#13;
In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6392" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6392</a><br /><br />SOPRA LA CROCE DI GESU' LA SCRITTA IN EBRAICO RIVELA CHE EGLI E' DIO di Daniele Di Luciano<br />In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto". La parola tradotta con "il Signore" è il famoso Tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare: "YHWH", vocalizzato in diversi modi tra i quali "Yahweh". Le quattro lettere ebraiche che lo compongono sono queste: "יהוה", yod-he-waw-he. Ricordiamo che l'ebraico si legge da destra verso sinistra.<br />Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 versetti 16-22, leggiamo:<br />"Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto»."<br /><br />IL TITULUS CRUCIS<br />Nonostante il brano in questione sia famosissimo, la scena che si è svolta davanti a Gesù crocifisso dev'essere stata un po' diversa da come ce la siamo sempre immaginata. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo, ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere.<br />L'iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla "INRI", raffigurata ancora oggi sopra Gesù crocifisso. L'acronimo, che sta per il latino "Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum", significa appunto "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei".<br />Ma Giovanni specifica che l'iscrizione era anche in ebraico. Non solo: in un momento così importante l'evangelista sembra soffermarsi su dei particolari apparentemente di poco conto:<br />1) il fatto che molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città<br />2) i capi dei sacerdoti che si rivolgono a Pilato per far modificare l'iscrizione<br />3) Pilato che si rifiuta di cambiarla.<br />Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po' d'imbarazzo - se vogliamo definirlo così - agli ebrei che osservavano Gesù crocifisso con quell'iscrizione sopra la testa.<br /><br />LA CLAMOROSA SCOPERTA<br />Henri Tisot, esperto di ebraico, si è rivolto a diversi rabbini per chiedere quale fosse l'esatta traduzione ebraica dell'iscrizione fatta compilare da Pilato. Ne parla nel suo libro "Eva, la donna" nelle pagine da 216 a 220.<br />Ha scoperto che è grammaticalmente obbligatorio, in ebraico, scrivere "Gesù il Nazareno e re dei Giudei". Con le lettere ebraiche otteniamo "ישוע הנוצרי ומלך היהודים". Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra.<br />Queste lettere equivalgono alle nostre "Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim" vocalizzate "Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim".<br />Quindi, come per il latino si ottiene l'acronimo "INRI", per l'ebraico si ottiene "יהוה", "YHWH".<br />Ecco spiegata l'attenzione che Giovanni riserva per la situazione che si svolge sotto Gesù crocifisso. In quel momento gli ebrei vedevano l'uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.<br />Non poteva andar bene che YHWH fosse scritto lì, visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l'incisione. Ecco che la frase del procuratore romano "Quel che ho scritto, ho scritto" acquista un senso molto più profondo.<br />Sembra incredibile? Pensate che Gesù aveva profetizzato esattamente questo momento. 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Caterina era una giovane novizia di ventiquattro anni, di umili natali, che aveva coronato da pochi mesi il suo ardente desiderio di entrare nelle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli.<br /><br />LE APPARIZIONI<br />La prima apparizione della Madonna avvenne il 18 luglio 1830, quando ella fu invitata da un angelo a seguirla nella cappella e vide la Santissima Vergine sedersi sui gradini dell'altare, dal lato del Vangelo, in una seggiola, che ancor oggi è esposta alla venerazione dei fedeli. La giovane si gettò ai piedi della Madonna, poggiando le mani sulle sue ginocchia. «Quello - ricorda la santa - fu il momento più dolce della mia vita. Mi è impossibile esprimere tutto ciò che provai». «Figlia mia - le disse la Madonna - il buon Dio vuole affidarti una missione. I tempi sono molto tristi, sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato, il mondo intero sarà sconvolto da disgrazie di ogni specie... La S. Vergine aveva l'aria molto afflitta dicendo questo, ma (continuò): Venite ai piedi di quest'altare; qui le grazie saranno sparse su tutte le persone che le domanderanno con fiducia e fervore, saranno sparse sui grandi e sui piccoli».<br />La grande missione fu rivelata a Caterina nella seconda apparizione, il 27 novembre 1830. La giovane vide formarsi attorno alla Santa Vergine «un quadro un poco ovale in cui stavano in alto queste parole: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi, scritte in lettere d'oro. Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fate, fate coniare una medaglia secondo questo modello. Tutte le persone che la useranno riceveranno grandi grazie, portandola al collo. Le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". Immediatamente il quadro mi è sembrato voltarsi e ho veduto il rovescio della medaglia».<br />Sul retro del quadro la suora scorse «il monogramma della Santa Vergine, composto dalla lettera M sormontata da una croce, con una sbarra alla sua base, e, al di sotto della suddetta lettera M, i due cuori di Gesù e di Maria, che distinse perché uno era circondato da una corona di spine, e l'altro era trafitto da una spada».<br />Nei mesi e negli anni seguenti le sciagure previste dalla Madonna cominciarono a realizzarsi con la caduta della monarchia di Carlo X, sostituita da quella "liberale" di Luigi Filippo. I primi esemplari della medaglia furono coniati e diffusi con l'approvazione dell'arcivescovo di Parigi. Le grazie e i miracoli moltiplicarono le richieste e la parrocchia di Notre-Dame des Victoires, divenne un centro di straordinaria propagazione della devozione.<br />Il mondo e le stesse consorelle di Rue du Bac ignoravano però il nome della suora che aveva ricevuto le apparizioni: 46 anni di silenzio, di nascondimento, di preghiera attendevano Caterina, che morì a Parigi il 31 dicembre 1876. Lei che aveva visto almeno sei volte la Vergine, che aveva assistito alla prodigiosa diffusione della Medaglia in tutto il mondo, ed ai miracoli di cui era stata strumento; lei che tante volte aveva sentito parlare dagli altri delle rivelazioni della Madonna a una sconosciuta novizia, restò sempre impassibile e mai tradì il suo segreto, né con le compagne, né con le superiore, né con la sua famiglia.<br /><br />I FRUTTI DELLA NUOVA DEVOZIONE<br />Il frutto più strepitoso della nuova devozione fu la conversione dell'ebreo Alfonso Ratisbonne, a cui la Madonna della Medaglia miracolosa apparve il 20 gennaio 1842, nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma. Una lapide posta in uno dei pilastri della cappella dell'apparizione, dove ancora oggi si venera la «Madonna del Miracolo», così ricorda l'avvenimento: «Il 20 gennaio 1842, Alfonso Ratisbonne venne qui ebreo indurito. La Vergine gli apparve come tu la vedi. Cadde ebreo si rialzò cristiano. Straniero: porta con te questo prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della SS. Vergine».<br />La notizia dello straordinario miracolo infiammò la devozione popolare verso la Medaglia miracolosa e contribuì ad affrettare la proclamazione del dogma dell'Immacolata da parte di Pio IX, l'8 dicembre 1854. Leone XIII, fatta esaminare ogni circostanza sui fatti di rue du Bac, nel 1880, in occasione del cinquantenario delle apparizioni, dichiarò autentica la miracolosa conversione del Ratisbonne e concesse la festa della Medaglia, al 27 novembre di ogni anno, con rito di seconda classe.<br />Caterina Labouré fu beatificata da Pio XI il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio XII il 27 luglio 1947; le sue reliquie riposano nella cappella in cui ebbe le apparizioni. Pio XI, il 19 luglio 1931, in occasione del processo di beatificazione di Caterina Labouré, accennando ai mali che affliggevano la Chiesa, disse: «In questi giorni risplende la Medaglia miracolosa, come per richiamarci in modo visibile e tangibile che alla preghiera tutto è permesso, anche i miracoli, e soprattutto i miracoli. In ciò sta la specialità magnifica della Medaglia miracolosa, e noi abbiamo bisogno di miracoli. è già un gran miracolo che i ciechi vedano... ma vi è un altro miracolo che dobbiamo domandare a Maria Regina della Medaglia, ed è che vedano quelli che non vogliono vedere...».<br />Tra i tanti santi devoti della Medaglia miracolosa, fu il giovane Massimiliano Kolbe, che il 20 gennaio 1917, settantacinquesimo anniversario dell'apparizione, nell'ascoltare la rievocazione della conversione del Ratisbonne, nella Chiesa di sant'Andrea delle Fratte, concepì l'istituzione della sua Milizia dell'Immacolata, col fine di «cercare la conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei ecc., e specialmente dei massoni; e la santificazione di tutti sotto il patrocinio e mediante la B.V.M. Immacolata».<br /><br />UNA RICCA SIMBOLOGIA<br />La Medaglia miracolosa ci propone una ricca simbologia. Da una parte è raffigurata la Vergine Maria, dalle cui mani piovono raggi sul mondo, ricordandoci il ruolo che Ella ha di Mediatrice di tutte le grazie; sul retro c'è il monogramma mariano, intrecciato con una Croce e circondato da 12 stelle. La Croce che sovrasta la M di Maria ricorda la Croce che nel labaro di Costantino era sostenuta dai vessilli delle legioni romane e, come in quel caso, è simbolo di battaglia e di vittoria. Davanti al nome di Maria, come di fronte a quello di Gesù, piegano le ginocchia i cieli, la terra e gli abissi.<br />I due Cuori di Gesù e di Maria alla base della lettera M ricordano a sua volta l'indissolubile legame che lega i due Cuori, che ne formano uno solo, al quale è legata la salvezza e la rigenerazione del mondo. Le 12 stelle sono quello che circondano la fronte della donna dell'Apocalisse, figura della Chiesa, ma anche figura di Maria, che della Chiesa è Madre e Regina. La Medaglia miracolosa, portata con fiducia da tanti cattolici in tutto il mondo, continua ancora oggi la sua silenziosa ma portentosa missione.<br />Essa va disseminata ovunque, nei fondamenti delle case, sulle vette dei monti, nelle profondità dei mari e soprattutto va portata al collo, affinché tutto e tutti siano sotto la protezione continua e infallibile di Maria Santissima. L'ultimo grande miracolo che i fedeli le chiedono insistentemente è la dissipazione degli errori e delle tenebre morali in cui è immerso il mondo moderno. La potenza e la misericordia della Madonna non ha limiti, come ci dimostra la miracolosa conversione di Alfonso Ratisbonne, che ai suoi piedi «cadde ebreo e si rialzò cristiano».<br /><br />Nota di BastaBugie: nella seconda apparizione santa Caterina ricevette dalla Vergine la missione di far coniare la celebre Medaglia che sarà poi definita "miracolosa". La Madonna stessa le indicò il modello facendoglielo vedere. Leggiamo il racconto di santa Caterina:<br />Il 27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di Avvento, alle cinque e trenta di sera, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all'altezza del quadro di San Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si si dice 'alla vergine', cioè accollata e con maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato ai capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (più tardi la Santa confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color verdastro chiazzato di giallo). Le sue mani, elevate all'altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l'universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io no]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42391591</guid><pubDate>Wed, 09 Dec 2020 05:35:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42391591/le_meraviglie_della_medaglia_miracolosa.mp3" length="16705409" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3533&#13;
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LE MERAVIGLIE DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA di Roberto De Mattei&#13;
Chiunque si rechi a Parigi ha la possibilità di visitare la cappella della Medaglia miracolosa, al numero 140 rue du...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3533" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3533</a><br /><br />LE MERAVIGLIE DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA di Roberto De Mattei<br />Chiunque si rechi a Parigi ha la possibilità di visitare la cappella della Medaglia miracolosa, al numero 140 rue du Bac, dove nel 1830 la Beata Vergine Maria apparve più volte ad una umile suora, poi elevata agli altari, Caterina Labouré.<br />Da queste apparizioni ha origine la Medaglia miracolosa, così detta non solo per la sua origine celeste, ma per i suoi straordinari effetti sulle anime e sulla società. Caterina era una giovane novizia di ventiquattro anni, di umili natali, che aveva coronato da pochi mesi il suo ardente desiderio di entrare nelle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli.<br /><br />LE APPARIZIONI<br />La prima apparizione della Madonna avvenne il 18 luglio 1830, quando ella fu invitata da un angelo a seguirla nella cappella e vide la Santissima Vergine sedersi sui gradini dell'altare, dal lato del Vangelo, in una seggiola, che ancor oggi è esposta alla venerazione dei fedeli. La giovane si gettò ai piedi della Madonna, poggiando le mani sulle sue ginocchia. «Quello - ricorda la santa - fu il momento più dolce della mia vita. Mi è impossibile esprimere tutto ciò che provai». «Figlia mia - le disse la Madonna - il buon Dio vuole affidarti una missione. I tempi sono molto tristi, sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato, il mondo intero sarà sconvolto da disgrazie di ogni specie... La S. Vergine aveva l'aria molto afflitta dicendo questo, ma (continuò): Venite ai piedi di quest'altare; qui le grazie saranno sparse su tutte le persone che le domanderanno con fiducia e fervore, saranno sparse sui grandi e sui piccoli».<br />La grande missione fu rivelata a Caterina nella seconda apparizione, il 27 novembre 1830. La giovane vide formarsi attorno alla Santa Vergine «un quadro un poco ovale in cui stavano in alto queste parole: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi, scritte in lettere d'oro. Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fate, fate coniare una medaglia secondo questo modello. Tutte le persone che la useranno riceveranno grandi grazie, portandola al collo. Le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". Immediatamente il quadro mi è sembrato voltarsi e ho veduto il rovescio della medaglia».<br />Sul retro del quadro la suora scorse «il monogramma della Santa Vergine, composto dalla lettera M sormontata da una croce, con una sbarra alla sua base, e, al di sotto della suddetta lettera M, i due cuori di Gesù e di Maria, che distinse perché uno era circondato da una corona di spine, e l'altro era trafitto da una spada».<br />Nei mesi e negli anni seguenti le sciagure previste dalla Madonna cominciarono a realizzarsi con la caduta della monarchia di Carlo X, sostituita da quella "liberale" di Luigi Filippo. I primi esemplari della medaglia furono coniati e diffusi con l'approvazione dell'arcivescovo di Parigi. Le grazie e i miracoli moltiplicarono le richieste e la parrocchia di Notre-Dame des Victoires, divenne un centro di straordinaria propagazione della devozione.<br />Il mondo e le stesse consorelle di Rue du Bac ignoravano però il nome della suora che aveva ricevuto le apparizioni: 46 anni di silenzio, di nascondimento, di preghiera attendevano Caterina, che morì a Parigi il 31 dicembre 1876. Lei che aveva visto almeno sei volte la Vergine, che aveva assistito alla prodigiosa diffusione della Medaglia in tutto il mondo, ed ai miracoli di cui era stata strumento; lei che tante volte aveva sentito parlare dagli altri delle rivelazioni della Madonna a una sconosciuta novizia, restò sempre impassibile e mai tradì il suo segreto, né con le compagne, né con le superiore, né con la sua famiglia.<br /><br />I FRUTTI DELLA NUOVA DEVOZIONE<br />Il frutto più strepitoso della nuova devozione...]]></itunes:summary><itunes:duration>1045</itunes:duration><itunes:keywords>apparizioni,medaglia,parigi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fc93bdfb64da4d40099b0376fa39e68c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non esiste fratellanza al di fuori di Cristo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-esiste-fratellanza-al-di-fuori-di-cristo--41933348</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6348" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6348</a><br /><br />NON ESISTE FRATELLANZA AL DI FUORI DI CRISTO da Radio Roma Libera<br />Molti sanno che san Pio X è l'autore della Pascendi, l'enciclica dell'8 settembre 1907 che condanna il modernismo, ma non tutti sanno che il grande Pio X è autore di un documento, che non è un'enciclica, ma è una Lettera apostolica, che per importanza si affianca alla Pascendi, di cui costituisce, potremmo dire, un complemento, perché del modernismo affronta non l'aspetto teologico e filosofico, ma quello politico e sociale.<br />La Lettera a cui mi riferisco è appunto la Notre charge apostolique che condanna il movimento del Sillon («Solco»), fondato in Francia nel 1902 da Marc Sangnier (1873-1950), un movimento di cattolici-democratici, precursore di quelli che oggi sono definiti i movimenti "popolari" o "sociali".<br />Notre Charge apostolique, il titolo della Lettera di san Pio X, significa "la nostra carica apostolica", potremmo anche dire la nostra missione apostolica, il nostro dovere apostolico: il dovere del Supremo Pastore di guidare e illuminare il suo gregge. Questa Lettera, diretta ai vescovi francesi, fu pubblicata il 25 agosto 1910, dunque centodieci anni fa e merita di essere ricordata per la sua stringente attualità. Io invito tutti a leggerla con attenzione. Da parte mia vi propongo la lettura di un passo che mi sembra illuminante, dedicato appunto al concetto di "fraternità".<br />Dopo aver criticato i concetti di giustizia e di uguaglianza propugnati dal Sillon, papa san Pio X afferma: "Lo stesso accade per la nozione di fraternità, di cui stabiliscono la base nell'amore degli interessi comuni, oppure, al di la di tutte le filosofie e di tutte le religioni, nella semplice nozione di umanità, comprendendo così nello stesso amore e in un'eguale tolleranza tutti gli uomini con tutte le loro miserie, tanto intellettuali e morali quanto fisiche e temporali.<br />Orbene, la dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nella indifferenza teorica o pratica per l'errore o per il vizio in cui vediamo immersi i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, non meno che per il loro benessere materiale.<br />Questa stessa dottrina cattolica ci insegna pure che la sorgente dell'amore per il prossimo si trova nell'amore di Dio, padre comune e comune fine di tutta l'umana famiglia, e nell'amore di Gesù Cristo, di cui siamo le membra al punto che consolare un infelice equivale a far bene a Gesù Cristo stesso. Ogni altro amore è illusione o sentimento sterile e passeggero.<br />Certamente, l'esperienza umana sta a provare, nelle società pagane o laiche di tutti i tempi, che in certi momenti la considerazione dei comuni interessi o della naturale somiglianza è di scarsissimo peso di fronte alle passioni e agli affetti disordinati del cuore.<br />No, Venerabili Fratelli, non vi è vera fraternità al di fuori della carità cristiana, che per amore di Dio e del suo Figlio Gesù Cristo, nostro Salvatore, abbraccia tutti gli uomini per confortarli tutti e tutti condurre alla stessa fede e alla stessa felicità celeste. Separando la fraternità dalla carità cristiana intesa in tal modo, la Democrazia, lungi dall'essere un progresso, costituirebbe un disastroso regresso per la civiltà. Infatti, se si vuol arrivare, e noi lo desideriamo con tutta l'anima nostra, alla maggior quantità di benessere possibile per la società e per ciascuno dei suoi membri, per mezzo della fraternità, oppure, come ancora si dice, per mezzo della solidarietà universale, sono necessarie l'unione degli spiriti nella verità, l'unione delle volontà nella morale, l'unione dei cuori nell'amore di Dio e di suo Figlio, Gesù Cristo. Orbene, questa unione è realizzabile soltanto per mezzo della carità cattolica, la quale solamente, di conseguenza, può condurre i popoli sul cammino del progresso, verso l'ideale della civiltà."<br />In tempi di Covid, ricordiamo ancora queste parole della Lettera che san Pio X sembra profeticamente indirizzare ai cattolici disorientati del nostro tempo: Gesù Cristo "non ha annunciato per la società futura il regno di una felicità ideale, da cui sarebbe bandita la sofferenza; ma, con le sue lezioni e i suoi esempi, ha tracciato il cammino della felicità possibile sulla terra e della felicità perfetta in Cielo: la via regale della Croce. Sono insegnamenti che si avrebbe torto ad applicare soltanto alla vita individuale in vista della salvezza eterna; sono insegnamenti eminentemente sociali e ci mostrano in Nostro Signore Gesù Cristo una realtà ben diversa da un umanitarismo senza consistenza e senz'autorità."<br />La via della Croce: non qualsiasi Croce, ma quella di Cristo, seconda persona della Santissima Trinità, Verbo Incarnato, fondatore della Chiesa cattolica, l'unica che, grazie ai suoi Sacramenti e al suo immutabile Magistero, trasmesso dai Romani pontefici, ci permette di raggiungere la salvezza eterna, che è l'obiettivo di ogni uomo che voglia dare senso e significato alla sua vita.<br /> <br />Titolo originale: La fraternità di papa Francesco e quella di san Pio X<br />Fonte: Radio Roma Libera, 27 ottobre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 690]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41933348</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2020 05:55:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41933348/non_esiste_fratellanza_al_di_fuori_di_cristo.mp3" length="6157373" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6348&#13;
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NON ESISTE FRATELLANZA AL DI FUORI DI CRISTO da Radio Roma Libera&#13;
Molti sanno che san Pio X è l'autore della Pascendi, l'enciclica dell'8 settembre 1907 che condanna il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6348" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6348</a><br /><br />NON ESISTE FRATELLANZA AL DI FUORI DI CRISTO da Radio Roma Libera<br />Molti sanno che san Pio X è l'autore della Pascendi, l'enciclica dell'8 settembre 1907 che condanna il modernismo, ma non tutti sanno che il grande Pio X è autore di un documento, che non è un'enciclica, ma è una Lettera apostolica, che per importanza si affianca alla Pascendi, di cui costituisce, potremmo dire, un complemento, perché del modernismo affronta non l'aspetto teologico e filosofico, ma quello politico e sociale.<br />La Lettera a cui mi riferisco è appunto la Notre charge apostolique che condanna il movimento del Sillon («Solco»), fondato in Francia nel 1902 da Marc Sangnier (1873-1950), un movimento di cattolici-democratici, precursore di quelli che oggi sono definiti i movimenti "popolari" o "sociali".<br />Notre Charge apostolique, il titolo della Lettera di san Pio X, significa "la nostra carica apostolica", potremmo anche dire la nostra missione apostolica, il nostro dovere apostolico: il dovere del Supremo Pastore di guidare e illuminare il suo gregge. Questa Lettera, diretta ai vescovi francesi, fu pubblicata il 25 agosto 1910, dunque centodieci anni fa e merita di essere ricordata per la sua stringente attualità. Io invito tutti a leggerla con attenzione. Da parte mia vi propongo la lettura di un passo che mi sembra illuminante, dedicato appunto al concetto di "fraternità".<br />Dopo aver criticato i concetti di giustizia e di uguaglianza propugnati dal Sillon, papa san Pio X afferma: "Lo stesso accade per la nozione di fraternità, di cui stabiliscono la base nell'amore degli interessi comuni, oppure, al di la di tutte le filosofie e di tutte le religioni, nella semplice nozione di umanità, comprendendo così nello stesso amore e in un'eguale tolleranza tutti gli uomini con tutte le loro miserie, tanto intellettuali e morali quanto fisiche e temporali.<br />Orbene, la dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nella indifferenza teorica o pratica per l'errore o per il vizio in cui vediamo immersi i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, non meno che per il loro benessere materiale.<br />Questa stessa dottrina cattolica ci insegna pure che la sorgente dell'amore per il prossimo si trova nell'amore di Dio, padre comune e comune fine di tutta l'umana famiglia, e nell'amore di Gesù Cristo, di cui siamo le membra al punto che consolare un infelice equivale a far bene a Gesù Cristo stesso. Ogni altro amore è illusione o sentimento sterile e passeggero.<br />Certamente, l'esperienza umana sta a provare, nelle società pagane o laiche di tutti i tempi, che in certi momenti la considerazione dei comuni interessi o della naturale somiglianza è di scarsissimo peso di fronte alle passioni e agli affetti disordinati del cuore.<br />No, Venerabili Fratelli, non vi è vera fraternità al di fuori della carità cristiana, che per amore di Dio e del suo Figlio Gesù Cristo, nostro Salvatore, abbraccia tutti gli uomini per confortarli tutti e tutti condurre alla stessa fede e alla stessa felicità celeste. Separando la fraternità dalla carità cristiana intesa in tal modo, la Democrazia, lungi dall'essere un progresso, costituirebbe un disastroso regresso per la civiltà. Infatti, se si vuol arrivare, e noi lo desideriamo con tutta l'anima nostra, alla maggior quantità di benessere possibile per la società e per ciascuno dei suoi membri, per mezzo della fraternità, oppure, come ancora si dice, per mezzo della solidarietà universale, sono necessarie l'unione degli spiriti nella verità, l'unione delle volontà nella morale, l'unione dei cuori nell'amore di Dio e di suo Figlio, Gesù Cristo. 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Scriveva commosso sant’Agostino nelle sue Confessioni: «...Tu hai steso la tua mano dall’alto e hai tratto la mia anima da queste dense tenebre, poiché mia madre, tua fedele, piangeva su di me più che non piangano le madri la morte fisica dei figli... La mia santa madre, tua serva, non mi ha mai abbandonato. Ella mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna. Ciò che sono divenuto e in che modo, lo devo a mia madre». Dietro la conversione, il Sacerdozio, l’Episcopato del Santo di Ippona ci sono le lagrime incessanti di santa Monica, che mai ha abbandonato il figlio, mai ha desistito dall’implorare da Dio la sua salvezza e, alla fine, ha trionfato: lo ha partorito non solo alla vita temporale ma alla Vita eterna, raggiunta attraverso il compimento della sua vocazione sacerdotale a servizio della Chiesa.<br />Di quante madri si potrebbe dire la stessa cosa! Madri note come la mamma di san Giovanni Bosco, e mamme sconosciute che con la loro fede e la loro esemplarità hanno deposto nel cuore dei propri figli il germe della vocazione sacerdotale, e hanno poi sostenuto e accompagnato i propri figli nella loro missione di Sacerdoti!<br />Anche le mamme, dunque, oltre che le consacrate, sono chiamate a riscoprire la loro maternità spirituale nei confronti dei propri figli, in modo da "partorirli", come santa Monica per sant’Agostino, anche alla vita soprannaturale ed eventualmente alla vocazione sacerdotale.<br /><br />PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE PERCHÉ MANDI OPERAI<br />Bellissimo e molto edificante, a tal proposito, è quello che è successo in un paesino dell’Italia settentrionale: Lu Monferrato, a 90 km da Torino. Questo piccolo paese sarebbe rimasto sconosciuto se nel 1881 alcune madri di famiglia non avessero preso una decisione che avrebbe avuto delle "grandi ripercussioni". Molte di queste mamme avevano nel cuore il desiderio di vedere uno dei loro figli diventare Sacerdote o una delle loro figlie impegnarsi totalmente al servizio del Signore. Presero dunque a riunirsi tutti i martedì per l’adorazione del Santissimo Sacramento sotto la guida del loro parroco, Monsignor Alessandro Canora, e a pregare per le vocazioni. Tutte le prime domeniche del mese ricevevano la Comunione con questa intenzione. Dopo la Messa tutte le mamme pregavano insieme per chiedere delle vocazioni sacerdotali.<br />Grazie alla preghiera piena di fiducia di queste madri e all’apertura di cuore di questi genitori, le famiglie vivevano in un clima di pace, di serenità e di devozione gioiosa che permise ai loro figli di discernere molto più facilmente la loro chiamata... Da questo piccolo paese che conta poche migliaia di abitanti, sono uscite 323 vocazioni alla vita consacrata: 152 sacerdoti e 171 religiose appartenenti a 41 diverse Congregazioni... Ogni 10 anni, tutti i Sacerdoti e le Religiose ancora in vita si radunavano nel loro paese di origine giungendo da tutto il mondo.<br />La preghiera che le madri di famiglia recitavano a Lu era breve, semplice e profonda: «Signore, fa che uno dei miei figli diventi Sacerdote! Io stessa voglio vivere da buona cristiana e voglio portare i miei figli al bene per ottenere la grazia di poterti offrire, Signore, un Sacerdote santo. Amen».<br />Davvero significativo questo episodio che ci mostra la potenza della preghiera materna per la vocazione dei propri figli.<br /><br />TANTI FIGLI, TANTE VOCAZIONI ALLA VITA CONSACRATA<br />Gli episodi potrebbero moltiplicarsi, ma forse oggi ancor prima di questo, bisogna ricordare alle mamme la necessità dell’accoglienza della vita perché se le vocazioni sacerdotali sono così scarse ciò è dovuto anche al numero limitatissimo di figli che si è disposti ad accogliere nella propria famiglia. Questo è un preoccupante frutto della mentalità moderna, che ha avuto una ripercussione drastica sulle vocazioni sacerdotali le quali, per questo oltre che per altri motivi, sono diminuite paurosamente. Dove il Signore deve cogliere i "fiori" per la vita sacerdotale e consacrata se in ogni famiglia non ci sono più di due figli? E quante sono quelle anime già presenti nell’eterno disegno divino e chiamate al Sacerdozio, le quali non hanno mai visto la luce a causa del rifiuto della vita da parte dei genitori? Quanti Sacerdoti in meno sulla terra anche per questo motivo: è una grave responsabilità di cui si risponderà dinanzi a Dio!<br />Il Vescovo di Munster Mons. Clemens von Galen nel 1946 fu nominato Cardinale dal Papa Pio XII. Al suo ingresso come Cardinale egli fece stampare un’immagine con la seguente scritta: «Sono il tredicesimo figlio della nostra famiglia e ringrazierò eternamente mia madre per aver avuto il coraggio di dire di sì a Dio anche per questo tredicesimo bambino. Senza questo sì di mia madre, adesso non sarei sacerdote e vescovo».<br />Dio continua a chiamare alla vita, Dio continua a chiamare al Sacerdozio; prima della risposta del chiamato ci deve essere la risposta della mamma, il suo "sì" alla vita. L’appello ad ogni mamma non può non divenire pressante: «Mamma accogli nel tuo grembo il dono inestimabile della vita, e da questa vita, deponendo nel cuore dei tuoi figli il germe della vocazione, fai scaturire la Vita per l’umanità intera!».<br /> <br />Titolo originale: Lo devo a mia madre<br />Fonte: Il settimanale di Padre Pio, 26 marzo 2017<br />Pubblicato su BastaBugie n. 683]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41071589</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2020 22:06:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41071589/il_segreto_della_vocazione_sacerdotale.mp3" length="6515564" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6286&#13;
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IL SEGRETO DELLA VOCAZIONE SACERDOTALE di Suor M. Gabriella Iannelli&#13;
Dietro ogni Sacerdote, c’è sempre una madre che, non di rado, è stata anche la matrice spirituale della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6286" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6286</a><br /><br />IL SEGRETO DELLA VOCAZIONE SACERDOTALE di Suor M. Gabriella Iannelli<br />Dietro ogni Sacerdote, c’è sempre una madre che, non di rado, è stata anche la matrice spirituale della vocazione sacerdotale del proprio figlio. Scriveva commosso sant’Agostino nelle sue Confessioni: «...Tu hai steso la tua mano dall’alto e hai tratto la mia anima da queste dense tenebre, poiché mia madre, tua fedele, piangeva su di me più che non piangano le madri la morte fisica dei figli... La mia santa madre, tua serva, non mi ha mai abbandonato. Ella mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna. Ciò che sono divenuto e in che modo, lo devo a mia madre». Dietro la conversione, il Sacerdozio, l’Episcopato del Santo di Ippona ci sono le lagrime incessanti di santa Monica, che mai ha abbandonato il figlio, mai ha desistito dall’implorare da Dio la sua salvezza e, alla fine, ha trionfato: lo ha partorito non solo alla vita temporale ma alla Vita eterna, raggiunta attraverso il compimento della sua vocazione sacerdotale a servizio della Chiesa.<br />Di quante madri si potrebbe dire la stessa cosa! Madri note come la mamma di san Giovanni Bosco, e mamme sconosciute che con la loro fede e la loro esemplarità hanno deposto nel cuore dei propri figli il germe della vocazione sacerdotale, e hanno poi sostenuto e accompagnato i propri figli nella loro missione di Sacerdoti!<br />Anche le mamme, dunque, oltre che le consacrate, sono chiamate a riscoprire la loro maternità spirituale nei confronti dei propri figli, in modo da "partorirli", come santa Monica per sant’Agostino, anche alla vita soprannaturale ed eventualmente alla vocazione sacerdotale.<br /><br />PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE PERCHÉ MANDI OPERAI<br />Bellissimo e molto edificante, a tal proposito, è quello che è successo in un paesino dell’Italia settentrionale: Lu Monferrato, a 90 km da Torino. Questo piccolo paese sarebbe rimasto sconosciuto se nel 1881 alcune madri di famiglia non avessero preso una decisione che avrebbe avuto delle "grandi ripercussioni". Molte di queste mamme avevano nel cuore il desiderio di vedere uno dei loro figli diventare Sacerdote o una delle loro figlie impegnarsi totalmente al servizio del Signore. Presero dunque a riunirsi tutti i martedì per l’adorazione del Santissimo Sacramento sotto la guida del loro parroco, Monsignor Alessandro Canora, e a pregare per le vocazioni. Tutte le prime domeniche del mese ricevevano la Comunione con questa intenzione. Dopo la Messa tutte le mamme pregavano insieme per chiedere delle vocazioni sacerdotali.<br />Grazie alla preghiera piena di fiducia di queste madri e all’apertura di cuore di questi genitori, le famiglie vivevano in un clima di pace, di serenità e di devozione gioiosa che permise ai loro figli di discernere molto più facilmente la loro chiamata... Da questo piccolo paese che conta poche migliaia di abitanti, sono uscite 323 vocazioni alla vita consacrata: 152 sacerdoti e 171 religiose appartenenti a 41 diverse Congregazioni... Ogni 10 anni, tutti i Sacerdoti e le Religiose ancora in vita si radunavano nel loro paese di origine giungendo da tutto il mondo.<br />La preghiera che le madri di famiglia recitavano a Lu era breve, semplice e profonda: «Signore, fa che uno dei miei figli diventi Sacerdote! Io stessa voglio vivere da buona cristiana e voglio portare i miei figli al bene per ottenere la grazia di poterti offrire, Signore, un Sacerdote santo. 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Ma come viene vista la questione dall'esterno e soprattutto da quei Paesi dell'Est che, dopo il lungo dominio sovietico, si sono messi decisamente in marcia verso uno "sviluppo" di tipo occidentale?<br />Una valutazione interessante arriva dalla Chiesa ortodossa ucraina, che è sotto la giurisdizione del patriarcato di Mosca. <br />Nell'articolo, intitolato Il "loro" e il "nostro" cristianesimo: cosa accadrà domani?, l'autore, Kirill Aleksandrov, parte da quanto sta succedendo in Occidente, dove il cristianesimo, scrive, sempre di più "è spinto alla periferia: le chiese si chiudono, il numero dei credenti sta diminuendo". Di qui la domanda: dato che "l'Ucraina è decollata verso l'Europa", ne seguirà il corso anche per quanto riguarda la vita religiosa?<br />"L'Occidente - osserva Aleksandrov - almeno negli ultimi secoli è considerato molto più progressista, di successo, ricco e così via. È consuetudine prenderne spunto; è consuetudine ammirarlo, mentre l'unione con l'Occidente è generalmente nei sogni della maggior parte dei nostri cittadini". Ma per noi credenti è davvero così? <br />Pur considerando che il concetto di religiosità è assai ampio e può essere letto e interpretato da diversi punti di vista, una cosa sembra chiara: l'Occidente si sta allontanando dal Dio del cristianesimo e dai comportamenti dettati dalla legge divina. <br />Sebbene vi siano eccezioni come la Polonia e l'Italia, dove un'ampia maggioranza si dice ancora, almeno sulla carta, religiosa, le statistiche affermano che altrove la situazione è ben diversa: in Germania le persone che si considerano religiose ammontano al 34%, in Francia al 40%, in Svezia al 19%, negli Stati Uniti al 56% (dati Gallup).<br />L'Ucraina e la Russia (rispettivamente con il 73% e il 70%) sembrano ancora paesi a maggioranza religiosa, ma la tendenza è quella occidentale. <br /><br />LA DRAMMATICA SITUAZIONE TEDESCA<br />"Nel 2009 - scrive Aleksandrov - lo psicologo statunitense Gregory Paul pubblicò i risultati di uno studio che mostrava come il livello di religiosità sia correlato a indicatori quali criminalità, benessere materiale, consumo di alcol e così via". Ne risulta che "maggiore è il tenore di vita e di sicurezza sociale, minore è la religiosità, e il miglioramento della situazione economica porta sempre più persone ad allontanarsi dalla fede in Dio". <br />In Germania circa 220 mila persone, tra protestanti e cattolici, lasciano ogni anno la Chiesa. Decine di chiese (centinaia nel caso di quelle luterane) vengono chiuse o abbattute.<br />La rivista Spiegel ha scritto che nei prossimi anni gli evangelici tedeschi dovranno abbandonare circa mille edifici ecclesiastici. Il motivo è semplice: il numero dei parrocchiani sta diminuendo e non è possibile sostenere i costi per il mantenimento delle chiese. Alcuni anni fa la Chiesa evangelica tedesca ha iniziato a parlare dell'ipotesi di rinunciare del tutto alle funzioni domenicali regolari, e di tenere le funzioni solo quando si riunisce un certo numero di persone. <br />I cattolici tedeschi non stanno molto meglio. Nell'ultimo decennio sono state chiuse 515 chiese cattoliche, mentre altre settecento potrebbero seguire la stessa sorte.<br />Davanti alla crisi, le soluzioni proposte vanno tutte nel senso di un maggior coinvolgimento sociale e di un adeguamento della Chiesa al pensiero dominante. "Significa - scrive Aleksandrov - che i cattolici non dovrebbero intensificare il digiuno e la preghiera, tornare a leggere la letteratura patristica, prestare più attenzione alla lotta contro le passioni dell'anima. No! Devono elaborare 'progetti originali e creativi' per soddisfare le esigenze dei consumatori della società. E poi, forse, i consumatori si rivolgeranno alle chiese per l'assistenza sociale".<br />Dato che nella società tedesca aumenta la pressione non solo nel senso dell'assistenza sociale, ma anche per il riconoscimento dei "diritti" delle persone Lgbt, la "liberalizzazione" della morale sessuale, l'introduzione del sacerdozio femminile e così via, ecco che l'episcopato tedesco ha intrapreso un percorso per soddisfare queste richieste. Tutto per andare verso il mondo.<br /><br />LA PROGRESSIVA SCRISTIANIZZAZIONE<br />In generale, il quadro è all'insegna della progressiva scristianizzazione. La menzione delle radici cristiane della civiltà europea è vietata. Croci e altri simboli cristiani vengono rimossi da strade, scuole, edifici pubblici. Il tradizionale mercatino di Natale di Bruxelles ha cambiato nome in "Gioia invernale". I biglietti d'auguri che non dicono "Buon Natale" ma "Buone vacanze invernali" sono considerati più corretti. Il governo slovacco ha deciso di rimuovere le aureole dalle immagini dei santi Cirillo e Metodio sulle monete in euro.<br />Spesso, osserva Aleksandrov, "per compiacere i migranti dai paesi musulmani gli europei non solo abbandonano le tradizioni e le usanze cristiane, ma anche le norme di comportamento generalmente accettate. In Germania in molte mense scolastiche è vietato servire salsicce e paté di maiale, o addirittura portarsi da casa panini con questi ingredienti, per non offendere i sentimenti religiosi dei musulmani. Molte aziende tedesche durante il Ramadan esortano i dipendenti a non mangiare e bere nulla fino al tramonto, per non mettere in imbarazzo i colleghi musulmani. L'apogeo di questo atteggiamento può essere considerato il caso della Svezia, dove la prima vescova lesbica della Chiesa luterana, Eva Brunne, ha chiesto la rimozione di croci e altri simboli dalle chiese per accontentare i migranti musulmani".<br />In Ucraina, scrive Aleksandrov, per ora "il quadro è completamente diverso". "Se prendiamo come punto di partenza il 1988, quando lo Stato revocò tutte le restrizioni all'attività religiosa nel millesimo anniversario della cristianizzazione della Rus', le statistiche mostrano che in trentadue anni sono state restaurate e costruite più di 8.500 chiese. Si tratta di circa 280 chiese all'anno, due chiese ogni tre giorni". Solo nel 2019 il numero di comunità ecclesiastiche nella Chiesa ortodossa ucraina è aumentato di 246 unità.<br />"Sorge spontanea una domanda: perché nella ricca Europa non ci sono soldi per il mantenimento delle chiese, mentre nella povera Ucraina la gente li trova non solo per la manutenzione, ma anche per la costruzione, nonostante il fatto che in Ucraina, salvo rare eccezioni, lo Stato non finanzia i progetti di costruzione di chiese?". Da considerare anche che in Ucraina non c'è una tassa religiosa come in Germania e le chiese sono costruite e sostenute dalle donazioni dei parrocchiani.<br /><br />IL COSTO DELL'INTEGRAZIONE EUROPEA<br />"Certo, la religiosità non si limita alla costruzione di edifici di culto, ma questo è un indicatore che distingue in modo sorprendente lo stato delle cose nel nostro paese e in Europa, dove le chiese sono abbattute piuttosto che erette. Anche il numero di coloro che desiderano diventare preti e monaci è un indicatore abbastanza significativo. Mentre in Europa e negli Stati Uniti i cattolici lanciano l'allarme per la mancanza di vocazioni, il cui numero sta diminuendo ancora più rapidamente di quello dei parrocchiani, in Ucraina aumentano le persone che desiderano entrare nelle istituzioni educative teologiche piuttosto che in altri percorsi educativi. In totale, alla fine del 2019, nella Chiesa ortodossa ucraina c'erano 4609 monaci e 1372 studenti di istituzioni educative teologiche a tempo pieno".<br />Nello stesso tempo, i circoli politici occidentali che da circa dieci anni stanno cercando di far passare il riconoscimento dei "diritti" Lgbt trovano in Ucraina ancora un netto rifiuto. <br />"La questione di quale società sia più religiosa - osserva l'autore - non si risolve in una competizione. Riguarda le nostre prospettive future. È vero, il mondo occidentale ha materialmente più successo, lì il tenore di vita è più alto, la scienza, la medicina e l'istruzione vi si stanno sviluppando meglio. Ma allo stesso tempo possiamo vedere che il mondo occidentale ha rinunciato ufficialmente al cristianesimo in quanto tale. Al posto di Cristo, sono state messe altre divinità: tolleranza, liberalismo, diritti umani, servilismo verso i migranti. Per il bene di queste divinità le croci sono rimosse dalle chiese, non c'è più il suono delle campane, le chiese sono distrutte, e i credenti hanno paura di citare il Vangelo perché politicamente scorretto".<br />"L'Ucraina ha adottato l'integrazione in Europa e l'adesione a varie strutture sovranazionali europee come obiettivo strategico del suo sviluppo. Tuttavia, il costo di tale integrazione potrebbe essere il rifiuto del cristianesimo. Certo, tutto avverrà gradualmente, in modo che la nostra coscienza potrà abituarsi e il processo non risulterà spaventoso. Potremmo essere in grado di mantenere la nostra religiosità, ma molto probabilmente dovremo scegliere. Quelle su cui meditare sono sempre le parole del Vangelo: 'Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza' (Mt 6, 24)". <br />Per chi ha a cuore il vero progresso ciò che conta non è chi è più ricco, ma dove stiamo andando. "E se c'è un abisso davanti, probabilmente è meglio restare indietro. Per i credenti, l'indicatore del benessere di una società non è il livello della vita materiale, ma il modo in cui la società si avvicina a Dio e alla Chiesa".<br /> <br />Titolo originale: Il loro e il nostro cristianesimo<br />Fonte: Radio Roma Libera, 21 Settembre 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 683]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41067257</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2020 18:22:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41067257/a_m_valli.mp3" length="11869621" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6291&#13;
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CONFRONTO TRA LA SOCIETA' IN OCCIDENTE E QUELLA IN ORIENTE di Aldo Maria Valli&#13;
Nelle nostre analisi ci occupiamo spesso della situazione della Chiesa cattolica in Italia e, più...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6291" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6291</a><br /><br />CONFRONTO TRA LA SOCIETA' IN OCCIDENTE E QUELLA IN ORIENTE di Aldo Maria Valli<br />Nelle nostre analisi ci occupiamo spesso della situazione della Chiesa cattolica in Italia e, più in generale, in Occidente. Ma come viene vista la questione dall'esterno e soprattutto da quei Paesi dell'Est che, dopo il lungo dominio sovietico, si sono messi decisamente in marcia verso uno "sviluppo" di tipo occidentale?<br />Una valutazione interessante arriva dalla Chiesa ortodossa ucraina, che è sotto la giurisdizione del patriarcato di Mosca. <br />Nell'articolo, intitolato Il "loro" e il "nostro" cristianesimo: cosa accadrà domani?, l'autore, Kirill Aleksandrov, parte da quanto sta succedendo in Occidente, dove il cristianesimo, scrive, sempre di più "è spinto alla periferia: le chiese si chiudono, il numero dei credenti sta diminuendo". Di qui la domanda: dato che "l'Ucraina è decollata verso l'Europa", ne seguirà il corso anche per quanto riguarda la vita religiosa?<br />"L'Occidente - osserva Aleksandrov - almeno negli ultimi secoli è considerato molto più progressista, di successo, ricco e così via. È consuetudine prenderne spunto; è consuetudine ammirarlo, mentre l'unione con l'Occidente è generalmente nei sogni della maggior parte dei nostri cittadini". Ma per noi credenti è davvero così? <br />Pur considerando che il concetto di religiosità è assai ampio e può essere letto e interpretato da diversi punti di vista, una cosa sembra chiara: l'Occidente si sta allontanando dal Dio del cristianesimo e dai comportamenti dettati dalla legge divina. <br />Sebbene vi siano eccezioni come la Polonia e l'Italia, dove un'ampia maggioranza si dice ancora, almeno sulla carta, religiosa, le statistiche affermano che altrove la situazione è ben diversa: in Germania le persone che si considerano religiose ammontano al 34%, in Francia al 40%, in Svezia al 19%, negli Stati Uniti al 56% (dati Gallup).<br />L'Ucraina e la Russia (rispettivamente con il 73% e il 70%) sembrano ancora paesi a maggioranza religiosa, ma la tendenza è quella occidentale. <br /><br />LA DRAMMATICA SITUAZIONE TEDESCA<br />"Nel 2009 - scrive Aleksandrov - lo psicologo statunitense Gregory Paul pubblicò i risultati di uno studio che mostrava come il livello di religiosità sia correlato a indicatori quali criminalità, benessere materiale, consumo di alcol e così via". Ne risulta che "maggiore è il tenore di vita e di sicurezza sociale, minore è la religiosità, e il miglioramento della situazione economica porta sempre più persone ad allontanarsi dalla fede in Dio". <br />In Germania circa 220 mila persone, tra protestanti e cattolici, lasciano ogni anno la Chiesa. Decine di chiese (centinaia nel caso di quelle luterane) vengono chiuse o abbattute.<br />La rivista Spiegel ha scritto che nei prossimi anni gli evangelici tedeschi dovranno abbandonare circa mille edifici ecclesiastici. Il motivo è semplice: il numero dei parrocchiani sta diminuendo e non è possibile sostenere i costi per il mantenimento delle chiese. Alcuni anni fa la Chiesa evangelica tedesca ha iniziato a parlare dell'ipotesi di rinunciare del tutto alle funzioni domenicali regolari, e di tenere le funzioni solo quando si riunisce un certo numero di persone. <br />I cattolici tedeschi non stanno molto meglio. Nell'ultimo decennio sono state chiuse 515 chiese cattoliche, mentre altre settecento potrebbero seguire la stessa sorte.<br />Davanti alla crisi, le soluzioni proposte vanno tutte nel senso di un maggior coinvolgimento sociale e di un adeguamento della Chiesa al pensiero dominante. "Significa - scrive Aleksandrov - che i cattolici non dovrebbero intensificare il digiuno e la preghiera, tornare a leggere la letteratura patristica, prestare più attenzione alla lotta contro le passioni dell'anima. No! Devono elaborare 'progetti originali e creativi'...]]></itunes:summary><itunes:duration>742</itunes:duration><itunes:keywords>occidente,oriente,scristianizzazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5c6da2b66ee6318b35afe32e8215d027.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La chiesa non ha mai dubitato che la donna abbia l'anima</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-chiesa-non-ha-mai-dubitato-che-la-donna-abbia-l-anima--40776042</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=681" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=681</a><br /><br />LA CHIESA NON HA MAI DUBITATO CHE LA DONNA ABBIA L'ANIMA di Marco Di Matteo<br />C'è chi dice che nel 585 fu convocato a Mâcon, in Borgogna, un concilio per discutere una questione spinosa: la donna ha un'anima? In realtà nel 585 a Mâcon non si svolse alcun concilio ecumenico, ma, per iniziativa del re dei Franchi san Gontrano e del vescovo Prisco di Lione, venne convocato soltanto un sinodo provinciale, dai cui atti (ripubblicati recentemente) risulta con chiarezza che in nessuna sessione si discusse del problema dell'anima della donna. Il sinodo si occupò di definire i rispettivi doveri dei fedeli e del clero.<br />Qual è dunque l'origine di una leggenda così diffusa? Essa deriva da un semplice aneddoto riportato da Gregorio di Tours nella Historia Francorum, dove si racconta che durante il sinodo un vescovo pose la seguente questione: il termine latino homo può essere applicato sia alla donna che all'uomo? Si trattava quindi di una questione puramente linguistica, non teologica. Gli altri Padri sinodali, citando passi della traduzione latina delle Scritture che, conformemente al latino classico, utilizzava homo come termine riferibile all'essere umano di sesso sia maschile che femminile, conclusero che il termine designava la creatura umana, senza distinzione di sesso.<br />Il primo a deformare i dati storici relativi al Sinodo di Mâcon è stato il pastore protestante Johannes Leyser, che nel 1676 nella Polygamia triumphatrix (Poligamia trionfatrice) affermò che durante i lavori dell'assise sinodale si discusse scandalosamente del problema dell'anima delle donne. L'accusa fu ripresa dal ben più famoso filosofo francese Pierre Bayle nel Dizionario storico-critico (1697), opera che, per l'impronta fortemente razionalistica e antireligiosa, influenzerà notevolmente i 'liberi pensatori' del XVIII secolo. L'accusa alla Chiesa fu rilanciata in Francia durante la Rivoluzione Francese e poi nel 1848, allorché si discusse del diritto di voto alle donne. Così le poche righe di Gregorio di Tours, completamente deformate, erano entrate definitivamente nel patrimonio della credulità popolare e non solo (persino storici qualificati come J. Le Goff e P. Brezzi diedero credito a tale menzogna).<br /><br />LA DONNA NEL MEDIOEVO<br />Sull'infondatezza di tale notizia, avrebbe dovuto far riflettere, come rileva la storica francese Régine Pernoud, il fatto che nei secoli delle persecuzioni anticristiane «i primi martiri che sono onorati come santi, siano delle donne e non degli uomini: sant'Agnese, santa Cecilia, sant'Agata e tante altre». Nel Medioevo in Francia le regine venivano incoronate con lo stesso rituale dei re, segno della stessa dignità regale (si pensi al prestigio di Bianca di Castiglia, madre di san Luigi IX). Quanto alle donne laiche non aristocratiche, esse sono state sia umili lavoratrici (spesso riunite in corporazioni femminili), sia protagoniste della vita civile e persino militare (si pensi alla straordinaria figura di santa Giovanna d'Arco, che nel XIV secolo condusse la Francia alla vittoria sugli Inglesi). L'elemento femminile era rappresentato anche nelle assemblee municipali e nei movimenti che diedero impulso all'istituzione delle "tregue di Dio" per limitare le guerre. In ambito monastico, è significativo che alcune badesse agissero come autentici signori feudali, indossassero la croce come i vescovi e spesso amministrassero vasti territori: basti pensare alle badesse di Las Huelgas in Spagna e di Fontevrault in Francia, che governavano le comunità miste (maschili e femminili) fondate da Roberto d'Arbrissel (m. 1117). In età carolingia il primo trattato sull'educazione fu scritto nel IX secolo da una madre di famiglia, Dhouoda. Una donna, Rosvita di Gandersheim (935-967), compose commedie ispirate al poeta latino Terenzio. La prima enciclopedia non fu compilata degli illuministi, ma nel XII secolo dalla badessa Herrada di Landsberg, (è una summa dei progressi tecnici del XII secolo, comprendente persino informazioni economiche). Diverse religiose frequentavano le università per conseguire il grado di teologhe, come ad esempio Gertrude di Helfta nel XIII secolo.<br />Tutto questo rende comprensibile quanto scrisse san Bernardino da Siena (1380-1444): «È una grande grazia essere donna: le donne si salvano più degli uomini».<br /><br />CONSIDERAZIONI FILOSOFICO-TEOLOGICHE<br />Oltre alle suddette precisazioni storico-filologiche, è facile smontare l'accusa anche ricorrendo a considerazioni filosofico-teologiche.<br />Dal punto di vista filosofico, porre una questione di questo tipo non avrebbe avuto alcun senso: infatti il termine latino anima indica semplicemente il principio primo (animatore, appunto) dell'attività di tutti gli esseri viventi, tant'è che anche gli animali (animalia in latino) posseggono un'anima, sebbene solo vegetativa e sensitiva. L'essere umano, rispetto agli altri animali, possiede anche l'anima razionale. Quindi, si sarebbe mai potuto mettere in dubbio ragionevolmente che la donna, la cui appartenenza alla specie umana risultava incontrovertibile, avesse un'anima? È vero che nel Medioevo la tesi di una qualche inferiorità di natura della donna rispetto all'uomo fu sostenuta da diversi teologi (condizionati dai filosofi antichi), ma nessuno avrebbe potuto negarle la natura di essere animato.<br />Da un punto di vista teologico, risulta chiaro dal racconto della Genesi che l'uomo e la donna sono entrambi a immagine e somiglianza di Dio e quindi dotati della stessa dignità. Unica è anche la radice dei loro nomi (ish e isshah sono chiamati l'uomo e la donna in aramaico antico), e ciò sta ad indicare il possesso di un'unica natura. Eva, nonostante la caduta, diventa la progenitrice del popolo eletto e madre della stirpe da cui uscirà il Redentore. La storia della salvezza si compie attraverso una donna, Maria, Sposa dello Spirito Santo e Madre del Figlio di Dio, Regina del Cielo e della Terra, nonché Mediatrice di tutte le grazie. Le donne, inoltre, appaiono accanto a Cristo nella sua vita pubblica, partecipando alla sua missione, e sono le prime testimoni della Risurrezione. Anche san Paolo, polemizzando con la cultura pagana, che spesso considerava schiavi e donne esseri inferiori, ribadisce la pari dignità della donna rispetto all'uomo:«non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna» (Gal 3,28). <br />Un manoscritto medievale anonimo della Cambridge University Library [...] individua cinque motivi di superiorità della donna rispetto all'uomo nella Rivelazione: «La donna è stata preferita all'uomo, quanto al materiale: Adamo tratto dal fango, Eva dalla costola di Adamo; quanto al luogo: Adamo fuori dal paradiso ed Eva al suo interno; nella concezione: una donna e non un uomo ha concepito Dio; nell'apparizione: dopo la resurrezione Cristo è apparso a una donna, a Maria Maddalena; nell'esaltazione: Maria è stata esaltata sopra i cori degli angeli».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40776042</guid><pubDate>Tue, 08 Sep 2020 23:25:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40776042/la_chiesa_non_ha_mai_dubitato_che_la_donna_abbia_lanima.mp3" length="7322226" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=681&#13;
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LA CHIESA NON HA MAI DUBITATO CHE LA DONNA ABBIA L'ANIMA di Marco Di Matteo&#13;
C'è chi dice che nel 585 fu convocato a Mâcon, in Borgogna, un concilio per discutere una questione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=681" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=681</a><br /><br />LA CHIESA NON HA MAI DUBITATO CHE LA DONNA ABBIA L'ANIMA di Marco Di Matteo<br />C'è chi dice che nel 585 fu convocato a Mâcon, in Borgogna, un concilio per discutere una questione spinosa: la donna ha un'anima? In realtà nel 585 a Mâcon non si svolse alcun concilio ecumenico, ma, per iniziativa del re dei Franchi san Gontrano e del vescovo Prisco di Lione, venne convocato soltanto un sinodo provinciale, dai cui atti (ripubblicati recentemente) risulta con chiarezza che in nessuna sessione si discusse del problema dell'anima della donna. Il sinodo si occupò di definire i rispettivi doveri dei fedeli e del clero.<br />Qual è dunque l'origine di una leggenda così diffusa? Essa deriva da un semplice aneddoto riportato da Gregorio di Tours nella Historia Francorum, dove si racconta che durante il sinodo un vescovo pose la seguente questione: il termine latino homo può essere applicato sia alla donna che all'uomo? Si trattava quindi di una questione puramente linguistica, non teologica. Gli altri Padri sinodali, citando passi della traduzione latina delle Scritture che, conformemente al latino classico, utilizzava homo come termine riferibile all'essere umano di sesso sia maschile che femminile, conclusero che il termine designava la creatura umana, senza distinzione di sesso.<br />Il primo a deformare i dati storici relativi al Sinodo di Mâcon è stato il pastore protestante Johannes Leyser, che nel 1676 nella Polygamia triumphatrix (Poligamia trionfatrice) affermò che durante i lavori dell'assise sinodale si discusse scandalosamente del problema dell'anima delle donne. L'accusa fu ripresa dal ben più famoso filosofo francese Pierre Bayle nel Dizionario storico-critico (1697), opera che, per l'impronta fortemente razionalistica e antireligiosa, influenzerà notevolmente i 'liberi pensatori' del XVIII secolo. L'accusa alla Chiesa fu rilanciata in Francia durante la Rivoluzione Francese e poi nel 1848, allorché si discusse del diritto di voto alle donne. Così le poche righe di Gregorio di Tours, completamente deformate, erano entrate definitivamente nel patrimonio della credulità popolare e non solo (persino storici qualificati come J. Le Goff e P. Brezzi diedero credito a tale menzogna).<br /><br />LA DONNA NEL MEDIOEVO<br />Sull'infondatezza di tale notizia, avrebbe dovuto far riflettere, come rileva la storica francese Régine Pernoud, il fatto che nei secoli delle persecuzioni anticristiane «i primi martiri che sono onorati come santi, siano delle donne e non degli uomini: sant'Agnese, santa Cecilia, sant'Agata e tante altre». Nel Medioevo in Francia le regine venivano incoronate con lo stesso rituale dei re, segno della stessa dignità regale (si pensi al prestigio di Bianca di Castiglia, madre di san Luigi IX). Quanto alle donne laiche non aristocratiche, esse sono state sia umili lavoratrici (spesso riunite in corporazioni femminili), sia protagoniste della vita civile e persino militare (si pensi alla straordinaria figura di santa Giovanna d'Arco, che nel XIV secolo condusse la Francia alla vittoria sugli Inglesi). L'elemento femminile era rappresentato anche nelle assemblee municipali e nei movimenti che diedero impulso all'istituzione delle "tregue di Dio" per limitare le guerre. In ambito monastico, è significativo che alcune badesse agissero come autentici signori feudali, indossassero la croce come i vescovi e spesso amministrassero vasti territori: basti pensare alle badesse di Las Huelgas in Spagna e di Fontevrault in Francia, che governavano le comunità miste (maschili e femminili) fondate da Roberto d'Arbrissel (m. 1117). In età carolingia il primo trattato sull'educazione fu scritto nel IX secolo da una madre di famiglia, Dhouoda. Una donna, Rosvita di Gandersheim (935-967), compose commedie ispirate al poeta latino Terenzio. 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Il sentimento religioso nell'Italia incerta di Dio (Il Mulino 2020, pp. 264). Un titolo che a ben vedere contiene un paradosso - come può esservi «sentimento religioso» laddove c'è incertezza «di Dio»? -, che tuttavia torna utile per descrivere la condizione religiosa del nostro Paese.<br />Assistiamo infatti da un lato alla forte crescita di quanti pensano che Dio non esista (il 30%: 25 anni fa erano il 10%) e che credere sia da ingenui e illusi (23%, contro il 5% di un tempo) e, dall'altro, declinano pure i praticanti (oggi fermi al 22%); ciò nonostante - ecco il paradosso - il «sentimento religioso» permane e forse persino cresce.<br />Lo prova il fatto che il 67% degli italiani siano favorevoli all'esibizione del crocifisso nei luoghi pubblici e che i «cattolici culturali» - ossia coloro che aderiscono al «cattolicesimo come deposito di tradizione e valori» - siano negli ultimi anni cresciuti dal 27 al 43%; allo stesso modo, si è registrato un incremento di chi crede che vi sia una potenza maligna in «campo» contro l'umanità: un quarto di secolo fa quelli con queste convinzioni erano il 15%, oggi sono il 40%.<br /><br />SCRISTIANIZZAZIONE NON FA PER FORZA RIMA CON LAICIZZAZIONE<br />Quest'interessante indagine nazionale di Garelli, finanziata dalla Conferenza episcopale italiana, traccia insomma un quadro che vede il sentimento religioso «in grande movimento», ad evidenziare che scristianizzazione non fa per forza rima con laicizzazione. Da questo punto di vista, pur senza negare il declino anche italiano del cattolicesimo - che viene anzi confermato -, si approda alla conclusione che tuttavia occorre andarci piano, quando si parla di secolarizzazione.<br />Perché se anche la religione organizzata perde terreno e i valori religiosi sembrano scomparire dai radar della discussione pubblica, ecco, questo non significa necessariamente che stia avanzano l'ateismo.  A tal proposito, anche la ricordata crescita di quanti pensano che Dio non esista - che oggi si aggirano, come detto, sul 30% - andrebbe presa con le pinze dato che non è da escludere che chi, da un lato, si riconosce in questa posizione, dall'altro poi possa considerare l'esistenza comunque di «forze soprannaturali», angeli, fantasmi o spiriti. Ciò non toglie, per tornare a leggere questi dati da un'angolazione cattolica, che di fatto la fede cristiana sia in arretramento.<br /><br />DA DOVE DOVREBBE RIPARTIRE, ALLORA, L'EVANGELIZZAZIONE?<br />Pur essendo quello di Garelli un testo sociologico e non ecclesiale, un'indicazione emerge dal fatto, osservato appunto nell'indagine, secondo cui ancora oggi maggioranza degli italiani dichiara di avvertire la presenza e la protezione di Dio nella propria vita, con circa la metà di essi che - nonostante tutto - ancora tende a «leggere» in chiave religiosa alcune vicende dell'esistenza. Significa che, per quanto affievolito, confuso e segnato da un certo anticlericalismo (a questo riguardo si segnala la crescita dei contrari all'8×1000, oggi pari al 46%), davvero il sentimento religioso resta «in grande movimento». Ne consegue come per evangelizzare occorra intercettarlo, stanarlo e incanalarlo, questo sentimento.<br />D'accordo, ma come? Bella domanda. La grande sfida odierna, dopotutto, sta proprio nella risposta che si dà a tale domanda. Quel che è certo - e che altre indagini sociologiche internazionali confermano - è che all'uomo di oggi il «prodotto religioso» interessa ancora, eccome se interessa. Bisogna fare attenzione quindi quando, a livello pastorale e di comunicazione, si preferisce camuffare un certo tipo di messaggio dottrinale, teologico o morale allo scopo di apparire più in sintonia con il mondo - o meno lontano da esso: perché forse è proprio quel messaggio dottrinale, teologico o morale, apparentemente superato e fuori moda, che invece interessa.<br /> <br />Titolo originale: Italiani gente di poca fede<br />Fonte: Sito del Timone, 21 agosto 2020<br />Pubblicato su BastaBugie n. 679]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40491281</guid><pubDate>Tue, 25 Aug 2020 21:08:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40491281/sondaggio_cei_italiani_gente_di_poca_fede.mp3" length="4830353" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6259&#13;
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SONDAGGIO CEI: ITALIANI GENTE DI POCA FEDE di Giuliano Guzzo&#13;
Ha un titolo evangelico e statisticamente molto attuale, l'ultimo libro del sociologo Franco Garelli, intitolato,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6259" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6259</a><br /><br />SONDAGGIO CEI: ITALIANI GENTE DI POCA FEDE di Giuliano Guzzo<br />Ha un titolo evangelico e statisticamente molto attuale, l'ultimo libro del sociologo Franco Garelli, intitolato, appunto, Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell'Italia incerta di Dio (Il Mulino 2020, pp. 264). Un titolo che a ben vedere contiene un paradosso - come può esservi «sentimento religioso» laddove c'è incertezza «di Dio»? -, che tuttavia torna utile per descrivere la condizione religiosa del nostro Paese.<br />Assistiamo infatti da un lato alla forte crescita di quanti pensano che Dio non esista (il 30%: 25 anni fa erano il 10%) e che credere sia da ingenui e illusi (23%, contro il 5% di un tempo) e, dall'altro, declinano pure i praticanti (oggi fermi al 22%); ciò nonostante - ecco il paradosso - il «sentimento religioso» permane e forse persino cresce.<br />Lo prova il fatto che il 67% degli italiani siano favorevoli all'esibizione del crocifisso nei luoghi pubblici e che i «cattolici culturali» - ossia coloro che aderiscono al «cattolicesimo come deposito di tradizione e valori» - siano negli ultimi anni cresciuti dal 27 al 43%; allo stesso modo, si è registrato un incremento di chi crede che vi sia una potenza maligna in «campo» contro l'umanità: un quarto di secolo fa quelli con queste convinzioni erano il 15%, oggi sono il 40%.<br /><br />SCRISTIANIZZAZIONE NON FA PER FORZA RIMA CON LAICIZZAZIONE<br />Quest'interessante indagine nazionale di Garelli, finanziata dalla Conferenza episcopale italiana, traccia insomma un quadro che vede il sentimento religioso «in grande movimento», ad evidenziare che scristianizzazione non fa per forza rima con laicizzazione. Da questo punto di vista, pur senza negare il declino anche italiano del cattolicesimo - che viene anzi confermato -, si approda alla conclusione che tuttavia occorre andarci piano, quando si parla di secolarizzazione.<br />Perché se anche la religione organizzata perde terreno e i valori religiosi sembrano scomparire dai radar della discussione pubblica, ecco, questo non significa necessariamente che stia avanzano l'ateismo.  A tal proposito, anche la ricordata crescita di quanti pensano che Dio non esista - che oggi si aggirano, come detto, sul 30% - andrebbe presa con le pinze dato che non è da escludere che chi, da un lato, si riconosce in questa posizione, dall'altro poi possa considerare l'esistenza comunque di «forze soprannaturali», angeli, fantasmi o spiriti. Ciò non toglie, per tornare a leggere questi dati da un'angolazione cattolica, che di fatto la fede cristiana sia in arretramento.<br /><br />DA DOVE DOVREBBE RIPARTIRE, ALLORA, L'EVANGELIZZAZIONE?<br />Pur essendo quello di Garelli un testo sociologico e non ecclesiale, un'indicazione emerge dal fatto, osservato appunto nell'indagine, secondo cui ancora oggi maggioranza degli italiani dichiara di avvertire la presenza e la protezione di Dio nella propria vita, con circa la metà di essi che - nonostante tutto - ancora tende a «leggere» in chiave religiosa alcune vicende dell'esistenza. Significa che, per quanto affievolito, confuso e segnato da un certo anticlericalismo (a questo riguardo si segnala la crescita dei contrari all'8×1000, oggi pari al 46%), davvero il sentimento religioso resta «in grande movimento». Ne consegue come per evangelizzare occorra intercettarlo, stanarlo e incanalarlo, questo sentimento.<br />D'accordo, ma come? Bella domanda. La grande sfida odierna, dopotutto, sta proprio nella risposta che si dà a tale domanda. Quel che è certo - e che altre indagini sociologiche internazionali confermano - è che all'uomo di oggi il «prodotto religioso» interessa ancora, eccome se interessa. Bisogna fare attenzione quindi quando, a livello pastorale e di comunicazione, si preferisce camuffare un certo tipo di messaggio dottrinale, teologico o morale...]]></itunes:summary><itunes:duration>302</itunes:duration><itunes:keywords>cei,fede,sondaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/82749c87b356c1c816f8850633cfb975.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La morte di Maria e l'assunzione in cielo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-morte-di-maria-e-l-assunzione-in-cielo--40401154</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6246" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6246</a><br /><br />LA MORTE DI MARIA E L'ASSUNZIONE IN CIELO di San Giovanni Paolo II<br />Circa la conclusione della vita terrena di Maria, il Concilio riprende i termini della Bolla di definizione del dogma dell'Assunzione ed afferma: "L'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in corpo e anima" (Lumen Gentium, 59). Con questa formula la Costituzione dogmatica Lumen gentium, seguendo il mio Venerato Predecessore Pio XII, non si pronuncia sulla questione della morte di Maria. Pio XII tuttavia non intese negare il fatto della morte, ma soltanto non giudicò opportuno affermare solennemente, come verità che doveva essere ammessa da tutti i credenti, la morte della Madre di Dio.<br />Alcuni teologi, in verità, hanno sostenuto l'esenzione della Vergine dalla morte e il suo passaggio diretto dalla vita terrena alla gloria celeste. Tuttavia questa opinione è sconosciuta fino al XVII secolo, mentre in realtà esiste una tradizione comune che vede nella morte di Maria la sua introduzione alla gloria celeste.<br />È possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre. <br /><br />I PADRI DELLA CHIESA NON HANNO AVUTO DUBBI<br />In questo senso hanno ragionato i Padri della Chiesa, che non hanno avuto dubbi al riguardo. Basti citare san Giacomo di Sarug (+ 521), secondo il quale "il coro dei dodici Apostoli" quando per Maria giunse "il tempo di camminare sulla via di tutte le generazioni", la via cioè della morte, si raccolse per seppellire "il corpo virgineo della Benedetta". San Modesto di Gerusalemme (+ 634), dopo aver ampiamente parlato della "beatissima dormizione della gloriosissima Genitrice di Dio", conclude il suo "encomio" esaltando l'intervento prodigioso di Cristo che "la risuscitò dal sepolcro" per assumerla con sé nella gloria. San Giovanni Damasceno (+ 704), per parte sua, si chiede: "Come mai colei che nel parto passò sopra tutti i limiti della natura, ora si piega alle sue leggi e il suo corpo immacolato viene sottoposto alla morte?". E risponde: "Bisognava certo che la parte mortale venisse deposta per rivestirsi di immortalità, poiché anche il padrone della natura non ha rifiutato l'esperienza della morte. Egli, infatti, muore secondo la carne e con la morte distrugge la morte, alla corruzione elargisce l'incorruttibilità e il morire lo fa sorgente di risurrezione".<br />È vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l'immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza. <br />Coinvolta nell'opera redentrice e associata all'offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell'umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d'Antiochia afferma a proposito di Cristo: "Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?". Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte.<br /><br />LA MORTE DI MARIA COME UN TRASPORTO D'AMORE<br />Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta normalmente, senza alcun particolare degno di menzione. Se così non fosse stato, come avrebbe potuto la notizia restare nascosta ai contemporanei e non giungere, in qualche modo, fino a noi?<br />Quanto alle cause della morte di Maria, non sembrano fondate le opinioni che vorrebbero escludere per Lei cause naturali. Più importante è la ricerca dell'atteggiamento spirituale della Vergine al momento della sua dipartita da questo mondo. A tale proposito, san Francesco di Sales ritiene che la morte di Maria sia avvenuta come effetto di un trasporto d'amore. Egli parla di un morire "nell'amore, a causa dell'amore e per amore", giungendo perciò ad affermare che la Madre di Dio morì d'amore per suo figlio Gesù.<br />Qualunque sia stato il fatto organico e biologico che causò, sotto l'aspetto fisico, la cessazione della vita del corpo, si può dire che il passaggio da questa all'altra vita fu per Maria una maturazione della grazia nella gloria, così che mai come in quel caso la morte poté essere concepita come una "dormizione". <br />In alcuni Padri della Chiesa troviamo la descrizione di Gesù stesso che viene a prendere sua madre nel momento della morte, per introdurla nella gloria celeste. Essi presentano, così, la morte di Maria come un evento d'amore che l'ha condotta a raggiungere il suo divin Figlio per condividerne la vita immortale. Alla fine della sua esistenza terrena, Ella avrà sperimentato, come Paolo e più di lui, il desiderio di essere sciolta dal corpo per essere con Cristo per sempre (cfr Fil 1, 23).<br />L'esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all'ora suprema della vita.<br /><br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "La Dormizione della Beatissima Vergine Maria" si ricorda l'insegnamento di sant'Alfonso che spiega che Maria morì nella dolcezza e felicità in quanto non aveva nessuna delle tre cose rendono amara la morte a noi poveri peccatori.<br />Ecco l'articolo pubblicato su Radio Roma Libera il 8 e 15 Agosto 2020:<br />In questa meditazione vogliamo considerare il carattere della morte della Beatissima Vergine Maria. In virtù dell'eccellenza e dell'eccelsa santità della Beatissima Vergine Maria ella è morta come uno che si addormenta. Perciò la sua morte viene descritta più precisamente come 'dormizione'. Se si chiedesse perché non avrebbe potuto evitare completamente la morte, la risposta deve essere perché Iddio voleva la Madonna tutta simile a Gesù, essendo morto il Figlio, conveniva che ancor morisse la Madre. Ora questa morte fu caratterizzata da due tratti: dalla sua dolcezza e dalla sua felicità.<br />A questo riguardo insegna sant'Alfonso che ci sono tre cose rendono amara la morte: "l'attaccamento alla terra, il rimorso dei peccati, l'incertezza della salute". Mentre la Beatissima Vergine "morì tutta distaccata, come sempre visse, dai beni mondani; morì con somma pace di coscienza; morì con certezza della gloria eterna".<br />1. IL DISTACCO DALLE COSE DI QUESTA TERRA [...]<br />La Madonna fu l'esemplare il più insigne di tutti di questo spirito di distacco. Sant'Alfonso scrive: "Sin dall'età di 3 anni lasciò i suoi parenti ed andò a rinserrarsi nel Tempio per attendere solamente a Dio, distaccato dalle robe, contentandosi di vivere sempre povera, sostentandosi colle fatiche delle mani, distaccata dagli onori, ed amando la vita umile ed abietta - benché le toccasse l'onor di regina per ragione della discendenza che traeva dai re d'Israele. Rivelò la stessa Vergine a sant' Elisabetta benedettina, che quando fu lasciata nel Tempio dai suoi parenti stabilì nel cuore di non aver altro padre, e non amar altro bene, che Dio". [...]<br />In breve, la Madonna era distaccata dalle cose di questo mondo e quindi la sua morte era dolce.<br />2. LA PACE DI COSCIENZA<br />Per citare ancora sant'Alfonso: 'I peccati fatti nella vita sono quei vermi che maggiormente affligono e rodono il cuore dei poveri peccatori moribondi, i quali, dovendo allora tra breve presentarsi al divino tribunale, si vedono circondati in quel punto dai loro peccati che lo spaventano e lor gridano intorno al dir di san Bernardo: 'Siamo opera tua. Non ti abbandoniamo.' Si può aggiungere che questo vale soprattutto per i peccati non perdonati, ma anche per quelli perdonati, perché anche questi affliggono la coscienza col rimorso, col rimorso per tempo perso o persino per tutta una vita sprecata, per occasioni mancate per amare Dio e progredire nella santità. Tutti questi peccati divengono vermi, come anche la coscienza stessa diviene verme all'ora della morte, e per i dannati diviene il verme che non muore mai.<br />La Santissima Vergine Maria invece non poteva essere afflitta da alcun rimorso di coscienza perché era completamente libera dal peccato: sia originale che attuale. [...]<br />3. LA CERTEZZA DI ANDARE IN PARADISO<br />I peccatori che muoiono con dubbio della loro salute temono con un grande spavento di passare ad una morte eterna, mentre i santi si rallegrano nella loro grande speranza di andare a possedere Iddio nel cielo. "San Lorenzo Giustiniani, stando vicino alla morte e sentendo i suoi famigliari che piangevano intorno disse: 'Andate altrove a piangere: se volete stare qui con me, avete da godere come godo io in vedermi aprire la porta del paradiso ed unirmi col mio Dio". Similmente san Luigi Gonzaga, quando ricevette le notizie della morte, esclamò: "Mi sono rallegrato quando mi hanno detto: andremo nella casa del Signore".<br />Eppure gli altri santi non avevano la certezza della divina grazia, né della propria santità, come ne era la Madonna, che già dalla parola dell'Arcangelo Gabriele aveva somma certezza di essere l'oggetto del sommo favore di Dio. Quanta era la sua certezza della propria salvezza, tanta era la sua allegria alle notizie della morte, del suo transito imminente al possesso pieno e definitivo di Dio. [...]<br /> <br />Titolo originale: La dormizione di Maria (San Giovanni Paolo II)<br />Fonte: Sito del Vaticano, 25 giugno 1997<br />Pubblicato su BastaBugie n. 678]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40401154</guid><pubDate>Wed, 19 Aug 2020 08:01:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40401154/la_morte_di_maria_e_lassunzione_in_cielo.mp3" length="10214503" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6246&#13;
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LA MORTE DI MARIA E L'ASSUNZIONE IN CIELO di San Giovanni Paolo II&#13;
Circa la conclusione della vita terrena di Maria, il Concilio riprende i termini della Bolla di definizione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6246" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6246</a><br /><br />LA MORTE DI MARIA E L'ASSUNZIONE IN CIELO di San Giovanni Paolo II<br />Circa la conclusione della vita terrena di Maria, il Concilio riprende i termini della Bolla di definizione del dogma dell'Assunzione ed afferma: "L'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in corpo e anima" (Lumen Gentium, 59). Con questa formula la Costituzione dogmatica Lumen gentium, seguendo il mio Venerato Predecessore Pio XII, non si pronuncia sulla questione della morte di Maria. Pio XII tuttavia non intese negare il fatto della morte, ma soltanto non giudicò opportuno affermare solennemente, come verità che doveva essere ammessa da tutti i credenti, la morte della Madre di Dio.<br />Alcuni teologi, in verità, hanno sostenuto l'esenzione della Vergine dalla morte e il suo passaggio diretto dalla vita terrena alla gloria celeste. Tuttavia questa opinione è sconosciuta fino al XVII secolo, mentre in realtà esiste una tradizione comune che vede nella morte di Maria la sua introduzione alla gloria celeste.<br />È possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre. <br /><br />I PADRI DELLA CHIESA NON HANNO AVUTO DUBBI<br />In questo senso hanno ragionato i Padri della Chiesa, che non hanno avuto dubbi al riguardo. Basti citare san Giacomo di Sarug (+ 521), secondo il quale "il coro dei dodici Apostoli" quando per Maria giunse "il tempo di camminare sulla via di tutte le generazioni", la via cioè della morte, si raccolse per seppellire "il corpo virgineo della Benedetta". San Modesto di Gerusalemme (+ 634), dopo aver ampiamente parlato della "beatissima dormizione della gloriosissima Genitrice di Dio", conclude il suo "encomio" esaltando l'intervento prodigioso di Cristo che "la risuscitò dal sepolcro" per assumerla con sé nella gloria. San Giovanni Damasceno (+ 704), per parte sua, si chiede: "Come mai colei che nel parto passò sopra tutti i limiti della natura, ora si piega alle sue leggi e il suo corpo immacolato viene sottoposto alla morte?". E risponde: "Bisognava certo che la parte mortale venisse deposta per rivestirsi di immortalità, poiché anche il padrone della natura non ha rifiutato l'esperienza della morte. Egli, infatti, muore secondo la carne e con la morte distrugge la morte, alla corruzione elargisce l'incorruttibilità e il morire lo fa sorgente di risurrezione".<br />È vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l'immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza. <br />Coinvolta nell'opera redentrice e associata all'offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell'umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d'Antiochia afferma a proposito di Cristo: "Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?". Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte.<br /><br />LA MORTE DI MARIA COME UN TRASPORTO D'AMORE<br />Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta normalmente, senza alcun particolare degno di menzione. Se così non fosse stato, come avrebbe potuto la notizia restare nascosta ai contemporanei e non giungere, in...]]></itunes:summary><itunes:duration>639</itunes:duration><itunes:keywords>assunzione,maria,morte</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ffe7a789275c355a51735ffc24273dd3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Profanata la tomba di Franco: il Vaticano smentisce il governo anticristiano spagnolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/profanata-la-tomba-di-franco-il-vaticano-smentisce-il-governo-anticristiano-spagnolo--40012003</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225</a><br /><br />PROFANATA LA TOMBA DI FRANCO: IL VATICANO SMENTISCE IL GOVERNO ANTICRISTIANO SPAGNOLO di Andrea Zambrano<br />Il Vaticano ha smentito il premier spagnolo che aveva attribuito alla Santa Sede un ruolo nell'esumazione della salma di Francisco Franco dal Valle de los Caidos. Ufficialmente si tratta di una smentita ad un capo di Stato e come tale va considerata. Però, i retroscena e gli interrogativi sul destino del Santuario presso il Valle de los caidos di Madrid sono ancora tutti aperti. Ecco perché il comunicato di ieri della Santa Sede non contribuisce a chiare tutto, ma di fatto alimenta il giallo.<br />Una cosa è certa, ed è arrivata con l'ufficialità vaticana ieri, quando il portavoce della Sala Stampa d'oltretevere ha smentito il premier spagnolo Pedro Sanchez, negando così un ruolo della Chiesa nella polemica vicenda dell'esumazione del corpo di Francisco Franco come invece affermato da Sanchez in un'intervista al Corsera l'8 luglio. «Nella vicenda del corpo di Franco (Papa Francesco ndr.) mi ha aiutato. Nel Valle de los Caídos c'era una comunità di benedettini contrarissima all'esumazione. Ho chiesto l'intervento del Vaticano. E tutto si è risolto».<br /><br />LA REPLICA DELLA SANTA SEDE<br />Questa la replica della Santa Sede arrivata 15 giorni dopo: «Riguardo alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Governo spagnolo, il Signor Pedro Sánchez, si precisa che la Santa Sede, sulla questione dell'esumazione di Francisco Franco, ha ribadito in varie occasioni il suo rispetto per la legalità e le decisioni delle autorità governative e giudiziarie competenti, ha sollecitato il dialogo tra la famiglia e il Governo e non si è mai pronunciata sull'opportunità dell'esumazione né sul luogo della sepoltura, perché non rientra nelle sue competenze».<br />Valle de los caidos è il nome che comunemente si dà alla Basílica de la Santa Cruz del Valle de los caidos, dunque, prima di addentrarsi in vicende politico-ideologiche è sempre bene tenere presente che si tratta di un luogo sacro. Luogo sacro dove, per volere del dittatore Francisco Franco vennero sepolti tutti i morti della terribile guerra civile, i vincitori e i vinti, che ha insanguinato la Spagna e che Franco ha di fatto pacificato sconfiggendo le forze comuniste che - giova sempre ricordarlo - stavano massacrando i civili e i religiosi con un odio e una sistematicità che poche altre volte si è visto nel '900.<br />Vincitori e vinti, dunque: tutti accomunati nella sepoltura come - direbbe Totò - una livella. E tra questi anche il caudillio, il quale non previde né decise lui di essere sepolto lì, dato che fu portato al Valle soltanto dopo una decisione politica del governo che succedette al dittatore e che era presieduto dal Re Juan Carlos.<br /><br />ANTICATTOLICESIMO<br />Sul Valle del los caidos si sono accesi i riflettori negli ultimi anni quando dopo il governo Zapatero sono tornati a farsi vive spinte antifranchiste che però celano un anticattolicesimo di fondo.<br />Ora arrivano le parole dal Vaticano a prendere le distanze da quell'esumazione che nei fatti è stata una profanazione. Ma il vero obiettivo del governo non è propriamente Franco, la cui presenza in quel luogo assumeva per molti nostalgici di destra una bandierina politica. Profanando la tomba di Franco, che volle il Valle de los caidos proprio per pacificare una Spagna dilaniata, cosa che il Governo anticristiano Podemos-Socialisti non accetta, si è dato il primo colpo di accetta alla presenza cristiana nel luogo. Prova ne è che subito dopo l'esumazione di Franco, sono uscite subito due notizie che sanno di lavoro da finire: la prima è che i benedettini, i soli ad opporsi alla profanazione del corpo di Franco e come ammesso da Sanchez i suoi nemici numero uno, sarebbero in procinto di lasciare la custodia della Basilica. La seconda sono le proposte di legge depositate in Parlamento e sposate dal governo, di trasformare il Santuario in un mausoleo generico, privo soprattutto della Basilica e della Grande croce che oggi svetta sul valle.<br />Se il Vaticano non ha avuto alcun ruolo nella vicenda dell'esumazione di Franco, per la cacciata dei benedettini e la riduzione del santuario a mausoleo, qualche parola sarebbe bene che arrivasse.<br /><br />Nota di BastaBugie: per approfondire il profondo significato anticattolico della riesumazione del caudillio, leggi un nostro precedente articolo cliccando sul seguente link<br /><br />AL DITTATORE BUONO (E CATTOLICO) FRANCISCO FRANCO RIESUMATO IL CORPO PER SPREGIO<br />Il governo socialista fa una macabra mossa elettorale... e i vescovi spagnoli tacciono dimenticando che fu lui a salvarli (eppure il papa San Giovanni XXIII disse: ''Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?'')<br />di Gabriel Ariza<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5863" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5863</a><br /><br />Sui martiri e più in generale sulla Guerra di Spagna consigliamo l'approfondimento dei seguenti film:<br /><br />L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)<br />La gloriosa resistenza del comandante Moscardò e del presidio militare di Toledo<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40</a><br /><br />UN DIOS PROHIBIDO (2013)<br />La gloriosa testimonianza di fede dei 51 frati barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40012003</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2020 19:24:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40012003/profanata_la_tomba_di_franco.mp3" length="5387910" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225

PROFANATA LA TOMBA DI FRANCO: IL VATICANO SMENTISCE IL GOVERNO ANTICRISTIANO SPAGNOLO di Andrea Zambrano
Il Vaticano ha smentito il premier spagnolo che aveva attribuito alla Santa...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225</a><br /><br />PROFANATA LA TOMBA DI FRANCO: IL VATICANO SMENTISCE IL GOVERNO ANTICRISTIANO SPAGNOLO di Andrea Zambrano<br />Il Vaticano ha smentito il premier spagnolo che aveva attribuito alla Santa Sede un ruolo nell'esumazione della salma di Francisco Franco dal Valle de los Caidos. Ufficialmente si tratta di una smentita ad un capo di Stato e come tale va considerata. Però, i retroscena e gli interrogativi sul destino del Santuario presso il Valle de los caidos di Madrid sono ancora tutti aperti. Ecco perché il comunicato di ieri della Santa Sede non contribuisce a chiare tutto, ma di fatto alimenta il giallo.<br />Una cosa è certa, ed è arrivata con l'ufficialità vaticana ieri, quando il portavoce della Sala Stampa d'oltretevere ha smentito il premier spagnolo Pedro Sanchez, negando così un ruolo della Chiesa nella polemica vicenda dell'esumazione del corpo di Francisco Franco come invece affermato da Sanchez in un'intervista al Corsera l'8 luglio. «Nella vicenda del corpo di Franco (Papa Francesco ndr.) mi ha aiutato. Nel Valle de los Caídos c'era una comunità di benedettini contrarissima all'esumazione. Ho chiesto l'intervento del Vaticano. E tutto si è risolto».<br /><br />LA REPLICA DELLA SANTA SEDE<br />Questa la replica della Santa Sede arrivata 15 giorni dopo: «Riguardo alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Governo spagnolo, il Signor Pedro Sánchez, si precisa che la Santa Sede, sulla questione dell'esumazione di Francisco Franco, ha ribadito in varie occasioni il suo rispetto per la legalità e le decisioni delle autorità governative e giudiziarie competenti, ha sollecitato il dialogo tra la famiglia e il Governo e non si è mai pronunciata sull'opportunità dell'esumazione né sul luogo della sepoltura, perché non rientra nelle sue competenze».<br />Valle de los caidos è il nome che comunemente si dà alla Basílica de la Santa Cruz del Valle de los caidos, dunque, prima di addentrarsi in vicende politico-ideologiche è sempre bene tenere presente che si tratta di un luogo sacro. Luogo sacro dove, per volere del dittatore Francisco Franco vennero sepolti tutti i morti della terribile guerra civile, i vincitori e i vinti, che ha insanguinato la Spagna e che Franco ha di fatto pacificato sconfiggendo le forze comuniste che - giova sempre ricordarlo - stavano massacrando i civili e i religiosi con un odio e una sistematicità che poche altre volte si è visto nel '900.<br />Vincitori e vinti, dunque: tutti accomunati nella sepoltura come - direbbe Totò - una livella. E tra questi anche il caudillio, il quale non previde né decise lui di essere sepolto lì, dato che fu portato al Valle soltanto dopo una decisione politica del governo che succedette al dittatore e che era presieduto dal Re Juan Carlos.<br /><br />ANTICATTOLICESIMO<br />Sul Valle del los caidos si sono accesi i riflettori negli ultimi anni quando dopo il governo Zapatero sono tornati a farsi vive spinte antifranchiste che però celano un anticattolicesimo di fondo.<br />Ora arrivano le parole dal Vaticano a prendere le distanze da quell'esumazione che nei fatti è stata una profanazione. Ma il vero obiettivo del governo non è propriamente Franco, la cui presenza in quel luogo assumeva per molti nostalgici di destra una bandierina politica. Profanando la tomba di Franco, che volle il Valle de los caidos proprio per pacificare una Spagna dilaniata, cosa che il Governo anticristiano Podemos-Socialisti non accetta, si è dato il primo colpo di accetta alla presenza cristiana nel luogo. Prova ne è che subito dopo l'esumazione di Franco, sono uscite subito due notizie che sanno di lavoro da finire: la prima è che i benedettini, i soli ad opporsi alla profanazione del corpo di Franco e come ammesso da Sanchez i suoi nemici numero uno, sarebbero in procinto di lasciare la custodia della Basilica. La seconda sono le...]]></itunes:summary><itunes:duration>337</itunes:duration><itunes:keywords>francisco,franco,spagna,tomba,vaticano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aaa62b11a5228c78bb338c8ac6a83f44.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La mancanza di fede e il benessere psicofisico di una persona</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-mancanza-di-fede-e-il-benessere-psicofisico-di-una-persona--37337055</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6205" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6205</a><br /><br />LA MANCANZA DI FEDE E IL BENESSERE PSICOFISICO DELLA PERSONA di Aldo Maria Valli<br />Ritengo sia il caso di tornare sulla bella intervista che Giulio Meiattini, monaco dell'Abbazia Madonna della Scala a Noci (Bari) e docente alla Facoltà teologica pugliese e al Pontificio ateneo Sant'Anselmo di Roma, ha concesso al Die Tagespost e durante la quale il teologo ha detto fra l'altro: «Sembra, ormai, che l'annuncio del Vangelo si riduca a una terapia che serve a far star bene l'uomo nel suo mondo, invece che trasformare l'umano dall'interno sospingendolo verso il Deus semper maior, nel movimento della glorificazione».<br />Da tempo numerosi fedeli cattolici si sono accorti che la Chiesa ormai si occupa quasi esclusivamente del benessere psicofisico della persona, entro un orizzonte tutto terreno, e ha smesso di parlare della legge divina e dei Novissimi. Il tentativo è quello, non certo nuovo, di mettere l'uomo al posto di Dio e di delineare un dio a propria immagine e somiglianza.<br />Nell'intervista dom Meiattini parla dei monaci che san Benedetto definisce «sarabaiti» (i quali «chiamano santo tutto ciò che torna loro comodo e respingono come illecito quello che non gradiscono») e dei monaci «girovaghi», che vagano di luogo in luogo, «mai stabili», e finiscono vittime dei loro mutevoli desideri. Ebbene, spiega il teologo benedettino, «direi che qui vengono descritte non solo alcune deviazioni della vita monastica, ma delle tentazioni costanti dell'animo umano. Esse potrebbero essere comprese, in generale, come la tendenza a riportare tutto alla propria misura soggettiva e al bisogno del momento, giustificando e razionalizzando, se necessario, anche l'errore o la ricerca esclusiva del proprio tornaconto, pur di non mettere in discussione se stessi».<br />Secondo Meiattini, «anche una buona parte della teologia odierna soffre di questa tendenza a ridurre il mistero di Dio e di Gesù Cristo alla misura umana». Certo, la fede va sempre tradotta nel linguaggio del tempo, così da consentirle di diventare cultura, «tuttavia - rileva il monaco - mi sembra che questo necessario tentativo abbia preso spesso una cattiva piega. La cosiddetta "svolta antropologica", che ha segnato profondamente gli ultimi cinquant'anni di riflessione teologica, all'origine è affetta proprio da questo limite di fondo: riportare Dio all'interno di ciò che è umanamente comprensibile. Concretamente questo si è tradotto in una prevalenza del criterio "pastorale", che funziona sempre più spesso come letto di Procuste entro cui ricondurre l'eccedenza e la trascendenza del mistero divino. Si è così sbilanciato il rapporto fra antropologia e teologia. Sembra, ormai, che l'annuncio del Vangelo si riduca a una terapia che serve a far star bene l'uomo nel suo mondo, invece che trasformare l'umano dall'interno» innalzandolo verso Dio.<br /><br />DEMITIZZARE LA FEDE<br />Significativo, dice Meiattini, è che dopo il Vaticano II sia il diavolo sia gli angeli siano scomparsi rapidamente dalla teologia e dalla predicazione. «Tutto ciò era sentito come un retaggio ingombrante del passato, davanti alle esigenze del dialogo con le scienze naturali e con il pensiero di ispirazione marxista, che metteva al centro la dimensione sociale. Il cielo impallidiva davanti ai vivaci colori della terra.  Il cristianesimo si è sentito improvvisamente quasi in colpa per aver trascurato il mondo e i suoi bisogni, e tutta la dimensione dell'invisibile (non solo l'inferno, ma anche il paradiso) è apparsa anacronistica. Il male, da questione metafisica, è stato ridotto a problema sociologico o psicologico».<br />La scelta di «demitizzare» la fede è avvenuta, fra l'altro, proprio mentre dal mondo saliva una richiesta opposta. «La figura dell'angelo, infatti, è ritornata prepotentemente dopo poco tempo con le nuove religiosità e con la New Age (sotto il nome di "spiriti guida"). A ciò si è aggiunta una produzione letteraria, cinematografica e poi musicale, che ha riportato il diavolo e il satanico all'attenzione delle folle, con straordinario successo. La Chiesa, che era stata custode per secoli di questo aspetto della religiosità, è rimasta completamente tagliata fuori e le persone si sono trovate a fronteggiare da sole il fascino di una realtà ambigua e insidiosa, che il Nuovo Testamento indica con l'espressione "le potenze di questo mondo". Il mondo cattolico si è risvegliato con ritardo».<br />A questo punto all'intervistatore, che chiede come parlare del diavolo senza mettere paura alle persone, Meiattini risponde: «Ma siamo proprio sicuri che eliminare il linguaggio della paura sia una scelta saggia, anche dal punto di vista antropologico? Provi a pensare al grande proliferare del genere horror, popolato da spiriti malefici di tutti i tipi. Perché milioni di persone guardano questi film spaventosi? Perché hanno bisogno di riti sostitutivi in cui sperimentare una paura "controllata" per pervenire al suo superamento, magari con un finale in qualche modo liberatorio. Al silenzio della Chiesa sulle forze diaboliche, e sulla paura che esse inevitabilmente ispirano, corrisponde il riaffiorare di queste realtà in altri ambiti. Se la Chiesa elimina le simboliche del male e della paura, di cui il diavolo è il rappresentante per eccellenza, dimostra di non conoscere l'uomo e dimentica che per aderire a Cristo c'è da sostenere una battaglia con le forze del male, non solo con i loro epifenomeni sociali e psicologici. Alla fine queste simboliche verranno ricercate altrove, ma in modo distorto, con gravi pericoli e con effetti spesso dannosi. Le riflessioni di un grande studioso come Walter Burckert sul posto dell'ansia nella vita umana e sul ruolo della religione nel controllo di quest'ansia, attraverso i miti e i riti che la intensificano proprio per controllarla meglio, dovrebbero insegnarci qualcosa».<br /><br />LA PERDITA DEL SENSO DEL PECCATO (E DELLE VIRTÙ OPPOSTE)<br />Il discorso si sposta sui peccati e sulla loro percezione, profondamente cambiata rispetto al passato, e dom Meiattini spiega: «I peccati, come le virtù, sono in fondo sempre gli stessi. E poiché ciascuno di essi è la negazione della virtù corrispettiva, quando non si parla più di certi peccati, significa che si è smesso anche di apprezzare e amare certe virtù che ad essi si oppongono. Detto questo, la mia impressione è che il peccato principale, che oggi non viene più considerato davvero tale e che non viene più chiamato per nome, è l'incredulità, la mancanza di fede, che il Nuovo Testamento chiama apistia. Essa oggi si presenta nella forma dell'ateismo, dell'indifferenza religiosa o anche del sincretismo religioso. Quando al posto della fede cristiana si affermano altre divinità o credenze, o ancor di più il semplice vuoto religioso, è Gesù Cristo che viene estromesso, posto "fuori della città", come dice la lettera agli Ebrei. E edificare la propria esistenza o la città degli uomini escludendo la Parola di Dio è il vero "peccato del mondo", di cui parla il vangelo di Giovanni. Nel vangelo giovanneo il peccato vero continuamente richiamato è la resistenza a credere in Gesù come il Figlio di Dio».<br />«Ora io ritengo - afferma Meiattini - che la progressiva scomparsa della fede cristiana e la sua sostituzione con l'ateismo, l'indifferenza religiosa o vaghe forme di religiosità sincretistiche, sia ormai una componente strutturale nella nostra cultura occidentale, soprattutto europea, che si pensa e si edifica sistematicamente a prescindere da Gesù Cristo e resistendo profondamente al Vangelo. A me sembra che anche i cristiani si siano assuefatti a questo fenomeno dilagante, accettando in pratica di considerare Gesù Cristo una "opzione" fra le tante. La crisi dello slancio missionario della Chiesa è un segno preoccupante di questa relativizzazione di Gesù, che dimostra come il peccato contro la fede sia anche penetrato in profondità fra i cristiani, senza che se ne sia effettivamente consapevoli».<br />Anche il tentativo di legittimare l'omosessualità, afferma il monaco benedettino, fa parte di questo quadro. «La Chiesa, anche se in misura diversa, è sempre tentata di piegarsi allo Zeitgeist [lo Spirito del tempo, ndr]. Questa non è una novità. Questa tentazione è riconducibile alla mancanza di fede di cui già dicevo. È un segno di debolezza e di raffreddamento della fede». Nel capitolo primo della lettera ai Romani la legittimazione della pratica omosessuale viene considerata in stretta relazione col rifiuto di credere in Dio. «Poiché gli uomini non hanno riconosciuto Dio e non hanno creduto in lui, scrive san Paolo, Dio li ha abbandonati alle loro passioni, fino a cambiare i rapporti naturali in rapporti contro natura. La questione, dunque, non riguarda solo o immediatamente la morale o la morale sessuale: si tratta, alla radice, di una mancanza di vita teologale, di fede nell'unico Dio».<br /><br />DARE LA VITA PER CRISTO È LA GRAZIA PIÙ GRANDE<br />«Di fatto, il tentativo di legittimare l'omosessualità fa parte di un movimento molto più ampio, che tende a considerare l'essere umano svincolato da ogni "natura", pura costruzione culturale, plasmabile in ogni direzione. Dal punto di vista cristiano, questo significa in sostanza sostituirsi a Dio, considerarsi artefici di sé stessi, creatori invece che creature. L'ideologia omosessualista è solo uno dei volti dell'incredulità o dell'ateismo idolatra. Se vogliamo una corretta antropologia, è dal primo comandamento che bisogna ricominciare: "Non avrai altro Dio al di fuori di me". E a Dio si giunge attraverso Gesù. Dunque, il silenzio complice o pauroso dei vertici ecclesiastici sull'omosessualità è l'altro volto di una crisi della fede che è penetrata anche nel clero».<br />La questione più urgente, ma anche più dimenticata oggi, è "formare cristiani che comprendano che dare la vita per Cristo è la grazia più grande. E che a questo sia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37337055</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 19:49:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37337055/la_mancanza_di_fede_e_il_benessere_psicofisico_di_una_persona.mp3" length="13669354" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6205&#13;
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LA MANCANZA DI FEDE E IL BENESSERE PSICOFISICO DELLA PERSONA di Aldo Maria Valli&#13;
Ritengo sia il caso di tornare sulla bella intervista che Giulio Meiattini, monaco dell'Abbazia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6205" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6205</a><br /><br />LA MANCANZA DI FEDE E IL BENESSERE PSICOFISICO DELLA PERSONA di Aldo Maria Valli<br />Ritengo sia il caso di tornare sulla bella intervista che Giulio Meiattini, monaco dell'Abbazia Madonna della Scala a Noci (Bari) e docente alla Facoltà teologica pugliese e al Pontificio ateneo Sant'Anselmo di Roma, ha concesso al Die Tagespost e durante la quale il teologo ha detto fra l'altro: «Sembra, ormai, che l'annuncio del Vangelo si riduca a una terapia che serve a far star bene l'uomo nel suo mondo, invece che trasformare l'umano dall'interno sospingendolo verso il Deus semper maior, nel movimento della glorificazione».<br />Da tempo numerosi fedeli cattolici si sono accorti che la Chiesa ormai si occupa quasi esclusivamente del benessere psicofisico della persona, entro un orizzonte tutto terreno, e ha smesso di parlare della legge divina e dei Novissimi. Il tentativo è quello, non certo nuovo, di mettere l'uomo al posto di Dio e di delineare un dio a propria immagine e somiglianza.<br />Nell'intervista dom Meiattini parla dei monaci che san Benedetto definisce «sarabaiti» (i quali «chiamano santo tutto ciò che torna loro comodo e respingono come illecito quello che non gradiscono») e dei monaci «girovaghi», che vagano di luogo in luogo, «mai stabili», e finiscono vittime dei loro mutevoli desideri. Ebbene, spiega il teologo benedettino, «direi che qui vengono descritte non solo alcune deviazioni della vita monastica, ma delle tentazioni costanti dell'animo umano. Esse potrebbero essere comprese, in generale, come la tendenza a riportare tutto alla propria misura soggettiva e al bisogno del momento, giustificando e razionalizzando, se necessario, anche l'errore o la ricerca esclusiva del proprio tornaconto, pur di non mettere in discussione se stessi».<br />Secondo Meiattini, «anche una buona parte della teologia odierna soffre di questa tendenza a ridurre il mistero di Dio e di Gesù Cristo alla misura umana». Certo, la fede va sempre tradotta nel linguaggio del tempo, così da consentirle di diventare cultura, «tuttavia - rileva il monaco - mi sembra che questo necessario tentativo abbia preso spesso una cattiva piega. La cosiddetta "svolta antropologica", che ha segnato profondamente gli ultimi cinquant'anni di riflessione teologica, all'origine è affetta proprio da questo limite di fondo: riportare Dio all'interno di ciò che è umanamente comprensibile. Concretamente questo si è tradotto in una prevalenza del criterio "pastorale", che funziona sempre più spesso come letto di Procuste entro cui ricondurre l'eccedenza e la trascendenza del mistero divino. Si è così sbilanciato il rapporto fra antropologia e teologia. Sembra, ormai, che l'annuncio del Vangelo si riduca a una terapia che serve a far star bene l'uomo nel suo mondo, invece che trasformare l'umano dall'interno» innalzandolo verso Dio.<br /><br />DEMITIZZARE LA FEDE<br />Significativo, dice Meiattini, è che dopo il Vaticano II sia il diavolo sia gli angeli siano scomparsi rapidamente dalla teologia e dalla predicazione. «Tutto ciò era sentito come un retaggio ingombrante del passato, davanti alle esigenze del dialogo con le scienze naturali e con il pensiero di ispirazione marxista, che metteva al centro la dimensione sociale. Il cielo impallidiva davanti ai vivaci colori della terra.  Il cristianesimo si è sentito improvvisamente quasi in colpa per aver trascurato il mondo e i suoi bisogni, e tutta la dimensione dell'invisibile (non solo l'inferno, ma anche il paradiso) è apparsa anacronistica. Il male, da questione metafisica, è stato ridotto a problema sociologico o psicologico».<br />La scelta di «demitizzare» la fede è avvenuta, fra l'altro, proprio mentre dal mondo saliva una richiesta opposta. «La figura dell'angelo, infatti, è ritornata prepotentemente dopo poco tempo con le nuove religiosità e con la...]]></itunes:summary><itunes:duration>855</itunes:duration><itunes:keywords>benessere,fede,psicofisico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ebb00066368f1aab17f9e7f79e021653.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Tre rimedi contro il demonio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/tre-rimedi-contro-il-demonio--32632327</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6188" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6188</a><br /><br />TRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO da I Tre Sentieri<br />Padre Adolphe Tanquerey nel ''Compendio di Teologia Ascetica e Mistica'' elenca i consigli di Santa Teresa d'Avila per opporsi al Nemico.<br /><br />PRIMO RIMEDIO: LA PREGHIERA UMILE E FIDUCIOSA<br />Il primo è una preghiera umile e fiduciosa, per trarre dalla nostra parte Dio e gli angeli suoi. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Chi infatti può essere paragonato con Dio? "Quis ut Deus?"<br />Questa preghiera dev'essere umile; perché nulla v'è che metta più rapidamente in fuga l'Angelo ribelle, il quale, ribellatosi per orgoglio, non seppe mai praticare questa virtù: l'umiliarsi dinanzi a Dio, il riconoscersi impotenti a trionfare senza il suo aiuto, sconcerta i disegni dell'Angelo superbo. Dev'essere pure fiduciosa; perché, premendo alla gloria di Dio il nostro trionfo, possiamo avere piena fiducia nell'efficacia della sua grazia.<br />È bene pure invocare San Michele Arcangelo, che, avendo inflitto al demonio una splendida sconfitta, sarà lieto di coronare la sua vittoria in noi e per mezzo di noi. E volentieri lo asseconderà il nostro Angelo custode se confidiamo in lui. Ma non dimenticheremo di pregare specialmente la Vergine immacolata, che col piede verginale non cessa di schiacciare il capo al serpente ed è per il demonio più terribile di un esercito schierato in battaglia.<br /><br />SECONDO RIMEDIO: I SACRAMENTI E I SACRAMENTALI<br />Il secondo mezzo è l'uso confidente dei sacramenti e dei sacramentali. La confessione, essendo un atto d'umiltà, mette in fuga il demonio; l'assoluzione che dona ci applica i meriti di Gesù Cristo e ci rende invulnerabili ai suoi dardi; la Santa Comunione, mettendo nel nostro cuore Colui che ha vinto Satana, ispira al demonio un vero terrore.<br />Gli stessi sacramenti, il segno della croce o le preghiere liturgiche fatte con spirito di fede in unione con la Chiesa, sono pure di prezioso aiuto. Santa Teresa raccomanda in particolare l'acqua benedetta, forse perché è molto umiliante per il demonio vedersi sbaragliato con un mezzo così semplice.<br /><br />TERZO RIMEDIO: IL DISPREZZO DEL DEMONIO<br />Ultimo mezzo è un sommo disprezzo del demonio. Ce lo dice pure Santa Teresa: "Frequentissimamente mi tormentano questi maledetti; ma mi fanno proprio poca paura; perché essi, e io lo vedo benissimo, non possono muovere un passo senza il permesso di Dio.... Vorrei che si sapesse bene, tutte le volte che noi li disprezziamo, essi perdono di loro forze, e l'anima acquista su loro un sempre maggior impero... Sono forti solo contro le anime codarde, che cedono loro le armi; contro di costoro fanno mostra del loro potere". Vedersi disprezzati da esseri più deboli è infatti una dura umiliazione per questi spiriti superbi. Ora noi, come abbiamo detto, appoggiati umilmente su Dio, abbiamo il diritto e il dovere di disprezzarli: "Si Deus pro nobis, quis contra nos?" Possono abbaiare ma non possono mordere, se, per imprudenza o per orgoglio, noi non ci mettiamo in loro potere: "latrare potest, mordere non potest nisi volentem".<br />A questo modo pertanto la lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio, come pure contro il mondo e la concupiscenza, ci rassoda nella vita soprannaturale, anzi vi ci fa anche progredire.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32632327</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2020 19:45:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32632327/tre_rimedi_contro_il_demonio.mp3" length="4396093" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6188&#13;
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TRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO da I Tre Sentieri&#13;
Padre Adolphe Tanquerey nel ''Compendio di Teologia Ascetica e Mistica'' elenca i consigli di Santa Teresa d'Avila per opporsi al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6188" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6188</a><br /><br />TRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO da I Tre Sentieri<br />Padre Adolphe Tanquerey nel ''Compendio di Teologia Ascetica e Mistica'' elenca i consigli di Santa Teresa d'Avila per opporsi al Nemico.<br /><br />PRIMO RIMEDIO: LA PREGHIERA UMILE E FIDUCIOSA<br />Il primo è una preghiera umile e fiduciosa, per trarre dalla nostra parte Dio e gli angeli suoi. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Chi infatti può essere paragonato con Dio? "Quis ut Deus?"<br />Questa preghiera dev'essere umile; perché nulla v'è che metta più rapidamente in fuga l'Angelo ribelle, il quale, ribellatosi per orgoglio, non seppe mai praticare questa virtù: l'umiliarsi dinanzi a Dio, il riconoscersi impotenti a trionfare senza il suo aiuto, sconcerta i disegni dell'Angelo superbo. Dev'essere pure fiduciosa; perché, premendo alla gloria di Dio il nostro trionfo, possiamo avere piena fiducia nell'efficacia della sua grazia.<br />È bene pure invocare San Michele Arcangelo, che, avendo inflitto al demonio una splendida sconfitta, sarà lieto di coronare la sua vittoria in noi e per mezzo di noi. E volentieri lo asseconderà il nostro Angelo custode se confidiamo in lui. Ma non dimenticheremo di pregare specialmente la Vergine immacolata, che col piede verginale non cessa di schiacciare il capo al serpente ed è per il demonio più terribile di un esercito schierato in battaglia.<br /><br />SECONDO RIMEDIO: I SACRAMENTI E I SACRAMENTALI<br />Il secondo mezzo è l'uso confidente dei sacramenti e dei sacramentali. La confessione, essendo un atto d'umiltà, mette in fuga il demonio; l'assoluzione che dona ci applica i meriti di Gesù Cristo e ci rende invulnerabili ai suoi dardi; la Santa Comunione, mettendo nel nostro cuore Colui che ha vinto Satana, ispira al demonio un vero terrore.<br />Gli stessi sacramenti, il segno della croce o le preghiere liturgiche fatte con spirito di fede in unione con la Chiesa, sono pure di prezioso aiuto. Santa Teresa raccomanda in particolare l'acqua benedetta, forse perché è molto umiliante per il demonio vedersi sbaragliato con un mezzo così semplice.<br /><br />TERZO RIMEDIO: IL DISPREZZO DEL DEMONIO<br />Ultimo mezzo è un sommo disprezzo del demonio. Ce lo dice pure Santa Teresa: "Frequentissimamente mi tormentano questi maledetti; ma mi fanno proprio poca paura; perché essi, e io lo vedo benissimo, non possono muovere un passo senza il permesso di Dio.... Vorrei che si sapesse bene, tutte le volte che noi li disprezziamo, essi perdono di loro forze, e l'anima acquista su loro un sempre maggior impero... Sono forti solo contro le anime codarde, che cedono loro le armi; contro di costoro fanno mostra del loro potere". Vedersi disprezzati da esseri più deboli è infatti una dura umiliazione per questi spiriti superbi. Ora noi, come abbiamo detto, appoggiati umilmente su Dio, abbiamo il diritto e il dovere di disprezzarli: "Si Deus pro nobis, quis contra nos?" Possono abbaiare ma non possono mordere, se, per imprudenza o per orgoglio, noi non ci mettiamo in loro potere: "latrare potest, mordere non potest nisi volentem".<br />A questo modo pertanto la lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio, come pure contro il mondo e la concupiscenza, ci rassoda nella vita soprannaturale, anzi vi ci fa anche progredire.]]></itunes:summary><itunes:duration>275</itunes:duration><itunes:keywords>demonio,disprezzo,preghiera,sacramenti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6bbb64e5154c68d905f49ea9732ad8ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sai chi ha inventato il cucchiaio?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sai-chi-ha-inventato-il-cucchiaio--32634961</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6190" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6190</a><br /><br />SAI CHI HA INVENTATO IL CUCCHIAIO?<br />Se provaste a dire a qualcuno che l'invenzione del cucchiaio avvenne il 20 giugno del 1976, vi prenderebbero per matto consigliandovi di fare una visitina dal medico per evitare complicazioni. Il cucchiaio nel 1976? E prima? Come si mangiava prima?<br />Evidentemente non è del cucchiaio come posata che qui si allude, ma ad un altro cucchiaio, quello calcistico.<br />Volete conoscerne l'inventore? Un illustre sconosciuto: un certo Antonyn Panenka, classe 1948.<br />Facciamo mente locale. Il 20 giugno 1976 l'Europeo di Calcio si concluse con la finale tra la Germania (c'è sempre lei!) ed una sorpresa: la Cecoslovacchia. Nazionale che oggi non c'è più per ovvi motivi di mutata geografia politica. Il risultato dei tempi regolamentari finì in parità: i tedeschi ancora una volta avevano recuperato uno svantaggio significativo, dal 2-0 al 2-2. Si andò ai tempi supplementari, ma il risultò non si schiodò. Furono necessari i rigori. La svolta avvenne con il tedesco Hoeness che sparò alto. Beckenbauer disse ironicamente che quel pallone lo avrebbero cercato per molti anni ancora per le vie di Belgrado, città dove si giocò la finale. Fu la volta dello sconosciuto centrocampista boemo, Panenka, che mostrò al mondo intero un tipo di rigore che già aveva più volte utilizzato in patria, ma ch'era sconosciuto oltre confine per via dell'allora situazione legata alla chiusura dei Paesi del blocco sovietico.<br />Il cucchiaio è uno strano rigore. Si attende che il portiere si tuffi da una parte e poi, invece di far andare il pallone dalla parte opposta, lo si colpisce di sotto e lo si fa andare lentamente in porta facendogli fare anche un piccolo pallonetto. In quel caso il portierone tedesco Maier volò alla sinistra e Panenka fece entrare, dolcemente e lentamente, il pallone al centro della porta.<br />L'operazione è ovviamente rischiosissima e anche molto difficile. Se lo possono permettere solo i calciatori con i cosiddetti "piedi buoni" (secondo la nota espressione bernardiniana, cioè di Fulvio Bernardini); chi dà del "lei" al pallone è meglio che si astenga per evitare tristi figuracce.<br />Il famoso giornale francese l'Equipe definì Panenka un "poeta del gol". Pelé commentò in questo modo: "Solo un genio o un pazzo potrebbe battere un rigore in quel modo"<br />Ma Panenka in  patria utilizzava quella tecnica da almeno due anni. Ogni giorno a Praga, alla fine degli allenamenti, sfidava il portiere della sua squadra, Ruske, e chi vinceva si portava a casa birra e cioccolata. Ruske era troppo forte e Panenka non vinceva mai. Fin  quando il baffuto centrocampista non s'inventò il cucchiaio e così Panenka iniziò a tornare a casa con birra e cioccolata.<br />Ma torniamo alla finale dell'Europeo. Panenka aveva la possibilità di scegliere la via più facile: tirare quel rigore come solitamente tirano in molti, angolando il tiro; oppure, ancora più semplicemente, con una bella staffilata di potenza, una di quelle che mettono a dura la prova la resistenza delle reti. No, Panenka pensò di scegliere la strada più difficile e rischiosa... ma più calma e serena.<br />C'è un simbolismo che possiamo trarre. Quante volte nella vita ci si trova dinanzi a situazioni difficili. In questi frangenti la tentazione è quella di risolvere subito, d'impeto, di adottare le soluzioni più immediate. Pensiamo a situazioni potenzialmente litigiose. La voglia di rispondere subito, di alzare la voce, di perdere la calma c'è eccome. Eppure ciò non sarebbe sintomo di forza, ma di debolezza. San Francesco di Sales, che aveva un temperamento irascibile, riuscì, con la forza delle grazia e mortificandosi continuamente, a cambiare il suo carattere e passare alla storia addirittura come il santo della dolcezza. Egli giustamente insegnava: "Quando il cuore è caldo, bisogna tenere la bocca chiusa". E' infatti così: bisogna prima attendere il sereno e poi, se si deve parlare e rimproverare, lo si faccia pure, ma solo quando il cuore è calmo.<br />La calma nei momenti difficili è proprio... il cucchiaio di Panenka.<br />Questi era dinanzi ad una situazione difficile: la finale di un Europeo, dare alla propria nazione la possibilità di vincere per la prima volta un titolo importante. Mica si trattava di portare a casa birra e cioccolata! E invece, proprio perché la situazione era difficile, occorreva ancor di più mantenere la calma... e, con calma, serenità e lentezza, il baffuto centrocampista fece andare il pallone in porta... e i "panzer" tedeschi rimasero a bocca asciutta.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/32634961</guid><pubDate>Tue, 23 Jun 2020 19:30:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/32634961/sai_chi_ha_inventato_il_cucchiaio.mp3" length="6066258" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6190&#13;
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SAI CHI HA INVENTATO IL CUCCHIAIO?&#13;
Se provaste a dire a qualcuno che l'invenzione del cucchiaio avvenne il 20 giugno del 1976, vi prenderebbero per matto consigliandovi di fare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6190" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6190</a><br /><br />SAI CHI HA INVENTATO IL CUCCHIAIO?<br />Se provaste a dire a qualcuno che l'invenzione del cucchiaio avvenne il 20 giugno del 1976, vi prenderebbero per matto consigliandovi di fare una visitina dal medico per evitare complicazioni. Il cucchiaio nel 1976? E prima? Come si mangiava prima?<br />Evidentemente non è del cucchiaio come posata che qui si allude, ma ad un altro cucchiaio, quello calcistico.<br />Volete conoscerne l'inventore? Un illustre sconosciuto: un certo Antonyn Panenka, classe 1948.<br />Facciamo mente locale. Il 20 giugno 1976 l'Europeo di Calcio si concluse con la finale tra la Germania (c'è sempre lei!) ed una sorpresa: la Cecoslovacchia. Nazionale che oggi non c'è più per ovvi motivi di mutata geografia politica. Il risultato dei tempi regolamentari finì in parità: i tedeschi ancora una volta avevano recuperato uno svantaggio significativo, dal 2-0 al 2-2. Si andò ai tempi supplementari, ma il risultò non si schiodò. Furono necessari i rigori. La svolta avvenne con il tedesco Hoeness che sparò alto. Beckenbauer disse ironicamente che quel pallone lo avrebbero cercato per molti anni ancora per le vie di Belgrado, città dove si giocò la finale. Fu la volta dello sconosciuto centrocampista boemo, Panenka, che mostrò al mondo intero un tipo di rigore che già aveva più volte utilizzato in patria, ma ch'era sconosciuto oltre confine per via dell'allora situazione legata alla chiusura dei Paesi del blocco sovietico.<br />Il cucchiaio è uno strano rigore. Si attende che il portiere si tuffi da una parte e poi, invece di far andare il pallone dalla parte opposta, lo si colpisce di sotto e lo si fa andare lentamente in porta facendogli fare anche un piccolo pallonetto. In quel caso il portierone tedesco Maier volò alla sinistra e Panenka fece entrare, dolcemente e lentamente, il pallone al centro della porta.<br />L'operazione è ovviamente rischiosissima e anche molto difficile. Se lo possono permettere solo i calciatori con i cosiddetti "piedi buoni" (secondo la nota espressione bernardiniana, cioè di Fulvio Bernardini); chi dà del "lei" al pallone è meglio che si astenga per evitare tristi figuracce.<br />Il famoso giornale francese l'Equipe definì Panenka un "poeta del gol". Pelé commentò in questo modo: "Solo un genio o un pazzo potrebbe battere un rigore in quel modo"<br />Ma Panenka in  patria utilizzava quella tecnica da almeno due anni. Ogni giorno a Praga, alla fine degli allenamenti, sfidava il portiere della sua squadra, Ruske, e chi vinceva si portava a casa birra e cioccolata. Ruske era troppo forte e Panenka non vinceva mai. Fin  quando il baffuto centrocampista non s'inventò il cucchiaio e così Panenka iniziò a tornare a casa con birra e cioccolata.<br />Ma torniamo alla finale dell'Europeo. Panenka aveva la possibilità di scegliere la via più facile: tirare quel rigore come solitamente tirano in molti, angolando il tiro; oppure, ancora più semplicemente, con una bella staffilata di potenza, una di quelle che mettono a dura la prova la resistenza delle reti. No, Panenka pensò di scegliere la strada più difficile e rischiosa... ma più calma e serena.<br />C'è un simbolismo che possiamo trarre. Quante volte nella vita ci si trova dinanzi a situazioni difficili. In questi frangenti la tentazione è quella di risolvere subito, d'impeto, di adottare le soluzioni più immediate. Pensiamo a situazioni potenzialmente litigiose. La voglia di rispondere subito, di alzare la voce, di perdere la calma c'è eccome. Eppure ciò non sarebbe sintomo di forza, ma di debolezza. San Francesco di Sales, che aveva un temperamento irascibile, riuscì, con la forza delle grazia e mortificandosi continuamente, a cambiare il suo carattere e passare alla storia addirittura come il santo della dolcezza. Egli giustamente insegnava: "Quando il cuore è caldo, bisogna tenere la...]]></itunes:summary><itunes:duration>380</itunes:duration><itunes:keywords>calcio,cucchiaio,inventato,rigore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/be45cebf62a0c53fff1a5fb23d6f765e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bose nella bufera: il Papa obbliga Enzo Bianchi ad andarsene</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bose-nella-bufera-il-papa-obbliga-enzo-bianchi-ad-andarsene--28901330</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6148" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6148</a><br /><br />BOSE NELLA BUFERA: IL PAPA OBBLIGA ENZO BIANCHI AD ANDARSENE di Nico Spuntoni<br />"Fr. Enzo Bianchi, Fr. Goffredo Boselli, Fr. Lino Breda e Sr. Antonella Casiraghi dovranno separarsi dalla Comunità Monastica di Bose e trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti". Con queste parole, un comunicato ufficiale pubblicato sul sito web ha confermato la notizia dell'allontanamento dello storico fondatore dalla nota realtà monastica interconfessionale. A disporlo, un decreto firmato lo scorso 13 maggio dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin ed approvato specificamente da papa Francesco.<br />La decisione arriva a conclusione dell'indagine portata avanti per quasi sei mesi dal benedettino Guillermo León Arboleda Tamayo, dall'abadessa cistercense Anne-Emmanuelle Devéche e dal padre canossiano Amedeo Cencini. Quest'ultimo, peraltro, è stato nominato Delegato Pontificio "ad nutum Sanctae Sedis" e sarà affiancato nell'esercizio dell'incarico da monsignor Marco Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli, e da monsignor José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.<br />Proprio a questo dicastero è stata consegnata la relazione finale preparata dai tre religiosi spediti dal papa in Piemonte il 6 dicembre del 2019. Il Delegato Pontificio dovrà, ora, cercare di ricucire lo strappo e mettere Luciano Manicardi, priore dal gennaio del 2017, nelle condizioni di governare la Comunità senza più l'ombra ingombrante del suo fondatore.<br /><br />IL CLAMOROSO ALLONTANAMENTO<br />Le tensioni che hanno portato al clamoroso allontanamento confermato in questi giorni, infatti, hanno origine con le dimissioni di Bianchi arrivate tre anni fa a più di mezzo secolo dall'inizio dell'esperienza solitaria partita in una frazione abbandonata di Magnano. L'ex priore lo aveva detto al momento del passo indietro: "La trasmissione dell'eredità tra generazioni è uno dei grandi problemi della nostra società".<br />Nel suo caso, il problema è diventato grande a tal punto da spingere papa Francesco - di cui è stato un entusiasta supporter fino ad oggi - prima a disporre la visita apostolica e poi il provvedimento più estremo di fronte al quale - a quanto pare di capire dal comunicato già soprammenzionato - alcuni destinatari avrebbero fatto resistenza, determinando così "una situazione di confusione e disagio ulteriori" che ha convinto i vertici di Bose a rompere il silenzio e confermare la notizia.<br />Alla base della cacciata dalla 'sua' creatura ci sarebbe l'incapacità ad accettare il pensionamento e l'affidamento del governo al successore: non a caso, nell'annuncio della visita apostolica fatto sei mesi fa dalla Comunità, si era parlato di "un passaggio che non può non essere delicato e per certi aspetti problematico per quanto riguarda l'esercizio dell'autorità, la gestione del governo e il clima fraterno". Clima fraterno che, per via delle presunte ingerenze del fondatore sull'esercizio dell'autorità di Manicardi, si sarebbe guastato al punto da far sì che l'apertura di un'indagine venisse richiesta al Vaticano dagli stessi membri della Comunità.<br />Le difficoltà a passare il testimone, d'altra parte, si potevano leggere tra le righe di un'intervista concessa da Bianchi a Repubblica - quotidiano di cui è anche editorialista ascoltato - il 27 gennaio del 2017: "gli anziani - disse al giornalista Paolo Griseri - non si fidano di passare la mano perché spesso loro stessi non hanno un indirizzo preciso da indicare ai successori. E così temono, forse a ragione, che i giovani finiscano per dissipare quest'eredità".<br /><br />FONDATORE AUTORITARIO E INGOMBRANTE<br />Ma la situazione non doveva essere idilliaca nemmeno prima di quella data se è vero che la prima visita apostolica risale al 2014, quando fu lo stesso Bianchi a chiedere l'invio di due visitatori da lui scelti, padre Michel Van Parys e suor Anne-Emmanuelle Devêche - presente anche nell'ultima ispezione - e che al termine dei cinque mesi d'ispezione incoraggiarono l'allora priore a mantenere l'incarico per almeno altri due anni ma non nascosero nella relazione finale una sottolineatura piuttosto esplicita: "L'esercizio delle diverse autorità in comunità - scrissero - non sia autoritario ma trasparente e sinodale".<br />Canonicamente, Bose non è un ordine monastico dal momento che costituisce una comunità interconfessionale formata da uomini e donne e lo stesso fondatore è sempre voluto rimanere un laico, avendo frequentato un seminario soltanto per cinque giorni all'età di undici anni. Tuttavia la realtà piemontese è stata riconosciuta come associazione privata di fedeli nel 2001 dall'allora vescovo di Biella, monsignor Massimo Giustetti e questo status permette, quindi, l'esecuzione del provvedimento vaticano.<br />La Comunità nata nel 1965 è lungamente vissuta in una sorta di limbo canonico per via del suo carattere interconfessionale e della presenza mista di uomini e donne: nel 1967 l'allora vescovo di Ivrea, per via della presenza di un non cattolico, vietò le celebrazioni pubbliche. Un divieto, però, che fu vanificato de facto dal cardinale Pellegrino, all'epoca arcivescovo di Torino e grande protettore dell'esperienza fiorita in una cascina abbandonata, che si recò lui stesso a celebrarvi Messa e nel 1973 approvò la regola monastica nel giorno della professione dei primi sette fratelli membri.<br />La Santa Sede, avendo concesso lo status di "associazione privata di fedeli" dovrebbe riconoscere i soli membri cattolici della Comunità che sarebbero, quindi, i soli vincolati ai provvedimenti canonici, al contrario di quelli appartenenti alle altre confessioni. L'ex priore, oggi 77enne, con "grande amarezza" dovrà lasciare quel "sogno" che fece diventare realtà più di mezzo secolo fa e che gli ha fatto conquistare nel tempo l'apprezzamento di una parte importante del mondo culturale cosiddetto progressista e le critiche dei tanti che hanno giudicato pericoloso il modello interconfessionale da lui proposto. Cosa ne sarà, ora, di Bose senza il carisma del suo ingombrante fondatore?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28901330</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2020 14:40:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28901330/bose_enzo_bianchi.mp3" length="7441344" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6148

BOSE NELLA BUFERA: IL PAPA OBBLIGA ENZO BIANCHI AD ANDARSENE di Nico Spuntoni
"Fr. Enzo Bianchi, Fr. Goffredo Boselli, Fr. Lino Breda e Sr. Antonella Casiraghi dovranno separarsi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6148" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6148</a><br /><br />BOSE NELLA BUFERA: IL PAPA OBBLIGA ENZO BIANCHI AD ANDARSENE di Nico Spuntoni<br />"Fr. Enzo Bianchi, Fr. Goffredo Boselli, Fr. Lino Breda e Sr. Antonella Casiraghi dovranno separarsi dalla Comunità Monastica di Bose e trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti". Con queste parole, un comunicato ufficiale pubblicato sul sito web ha confermato la notizia dell'allontanamento dello storico fondatore dalla nota realtà monastica interconfessionale. A disporlo, un decreto firmato lo scorso 13 maggio dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin ed approvato specificamente da papa Francesco.<br />La decisione arriva a conclusione dell'indagine portata avanti per quasi sei mesi dal benedettino Guillermo León Arboleda Tamayo, dall'abadessa cistercense Anne-Emmanuelle Devéche e dal padre canossiano Amedeo Cencini. Quest'ultimo, peraltro, è stato nominato Delegato Pontificio "ad nutum Sanctae Sedis" e sarà affiancato nell'esercizio dell'incarico da monsignor Marco Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli, e da monsignor José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.<br />Proprio a questo dicastero è stata consegnata la relazione finale preparata dai tre religiosi spediti dal papa in Piemonte il 6 dicembre del 2019. Il Delegato Pontificio dovrà, ora, cercare di ricucire lo strappo e mettere Luciano Manicardi, priore dal gennaio del 2017, nelle condizioni di governare la Comunità senza più l'ombra ingombrante del suo fondatore.<br /><br />IL CLAMOROSO ALLONTANAMENTO<br />Le tensioni che hanno portato al clamoroso allontanamento confermato in questi giorni, infatti, hanno origine con le dimissioni di Bianchi arrivate tre anni fa a più di mezzo secolo dall'inizio dell'esperienza solitaria partita in una frazione abbandonata di Magnano. L'ex priore lo aveva detto al momento del passo indietro: "La trasmissione dell'eredità tra generazioni è uno dei grandi problemi della nostra società".<br />Nel suo caso, il problema è diventato grande a tal punto da spingere papa Francesco - di cui è stato un entusiasta supporter fino ad oggi - prima a disporre la visita apostolica e poi il provvedimento più estremo di fronte al quale - a quanto pare di capire dal comunicato già soprammenzionato - alcuni destinatari avrebbero fatto resistenza, determinando così "una situazione di confusione e disagio ulteriori" che ha convinto i vertici di Bose a rompere il silenzio e confermare la notizia.<br />Alla base della cacciata dalla 'sua' creatura ci sarebbe l'incapacità ad accettare il pensionamento e l'affidamento del governo al successore: non a caso, nell'annuncio della visita apostolica fatto sei mesi fa dalla Comunità, si era parlato di "un passaggio che non può non essere delicato e per certi aspetti problematico per quanto riguarda l'esercizio dell'autorità, la gestione del governo e il clima fraterno". Clima fraterno che, per via delle presunte ingerenze del fondatore sull'esercizio dell'autorità di Manicardi, si sarebbe guastato al punto da far sì che l'apertura di un'indagine venisse richiesta al Vaticano dagli stessi membri della Comunità.<br />Le difficoltà a passare il testimone, d'altra parte, si potevano leggere tra le righe di un'intervista concessa da Bianchi a Repubblica - quotidiano di cui è anche editorialista ascoltato - il 27 gennaio del 2017: "gli anziani - disse al giornalista Paolo Griseri - non si fidano di passare la mano perché spesso loro stessi non hanno un indirizzo preciso da indicare ai successori. E così temono, forse a ragione, che i giovani finiscano per dissipare quest'eredità".<br /><br />FONDATORE AUTORITARIO E INGOMBRANTE<br />Ma la situazione non doveva essere idilliaca nemmeno prima di quella data se è vero che la prima visita apostolica...]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>allontare,bianchi,bose,enzo,fondatore,papa,scandalo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a5ab4e4cb931998f8e0455c9fadc7adb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dici ''per fortuna'' o ''grazie a Dio''?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dici-per-fortuna-o-grazie-a-dio--28358678</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6145" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6145</a><br /><br />DICI ''PER FORTUNA'' O ''GRAZIE A DIO''?<br />Nelle Lettere a Lucilio Seneca scrive: "Uomo buono, senza Dio, non è nessuno: nessuno può senza l'aiuto di Dio innalzarsi sopra la fortuna".<br />Dunque, il famoso scrittore latino dice che senza Dio non ci si può innalzare sopra la fortuna. Cosa significa "innalzarsi sopra la fortuna"?<br />Significa poter vincere la sorte. Quella sorte che sovrasta irrazionalmente, senza un perché, senza un significato, senza una ragione che la renda credibile e quindi accettabile.<br />È la fortuna come fattore imponderabile o come decisione già precostituita, cioè già decisa, che inevitabilmente costringe in tutto ciò che accade o che accadrà.<br />Chi invece si rimette a Dio - dice Seneca - ha la possibilità di oltrepassare la fortuna, di mettersi in un certo qual modo al di sopra dell'ineluttabilità degli eventi, di poter addirittura dominare gli eventi.<br />Tutto questo per dire cosa? Per dire quanto siamo caduti in basso ...e tutto a discapito della nostra intelligenza. Oggi si sente continuamente l'espressione per fortuna! Mi è andata bene... per fortuna! Sono guarito... per fortuna! Ho risolto questo problema... per fortuna!<br />Invece le nostre nonne non si sognavano affatto di dire per fortuna! Piuttosto dicevano: ringraziando Dio! Ringraziando Dio, mi è andata bene. Ringraziando Dio, sono guarita. Ringraziando Dio, ho risolto questo problema.<br />L'alternativa fortuna-Dio non è un'alternativa di poco conto. E' piuttosto un'alternativa tra due modi d'intendere il reale. Da una parte, appellandosi alla fortuna,  si legge la realtà come puro non-senso, come caos, come - appunto - fortuità. Dall'altra, appellandosi a Dio, si legge la realtà come logos, come razionalità, come qualcosa che rientra in un progetto più grande, anche se non immediatamente comprensibile.<br />Da una parte, con la fortuna, vi è la resa dell'intelligenza; dall'altra, con Dio, vi è il desiderio di intelleggere (cioè leggere dentro) il reale, di renderlo cioè ragionevole, comprensibile, appunto: intellegibile.<br />I fatti del mondo, i fatti della vita, tutto ciò che esiste e accade e si pone dinanzi, non sono tessere che fortuitamente e caoticamente si legano fra loro senza che ne venga fuori un mosaico comprensibile. No, sono piuttosto come le singole note che, messe insieme con ordine, danno l'armonia della musica.<br />E, proprio a proposito della musica, il grande Johan Sebastian Bach soleva dire: "Io suono le note come sono scritte, ma è Dio che fa la musica". Appunto: Dio fa la musica, non la fortuna.<br />Ma Bach non era stupido... era intelligente.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28358678</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 14:32:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28358678/per_fortuna_o_grazie_a_dio.mp3" length="3803009" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6145

DICI ''PER FORTUNA'' O ''GRAZIE A DIO''?
Nelle Lettere a Lucilio Seneca scrive: "Uomo buono, senza Dio, non è nessuno: nessuno può senza l'aiuto di Dio innalzarsi sopra la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6145" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6145</a><br /><br />DICI ''PER FORTUNA'' O ''GRAZIE A DIO''?<br />Nelle Lettere a Lucilio Seneca scrive: "Uomo buono, senza Dio, non è nessuno: nessuno può senza l'aiuto di Dio innalzarsi sopra la fortuna".<br />Dunque, il famoso scrittore latino dice che senza Dio non ci si può innalzare sopra la fortuna. Cosa significa "innalzarsi sopra la fortuna"?<br />Significa poter vincere la sorte. Quella sorte che sovrasta irrazionalmente, senza un perché, senza un significato, senza una ragione che la renda credibile e quindi accettabile.<br />È la fortuna come fattore imponderabile o come decisione già precostituita, cioè già decisa, che inevitabilmente costringe in tutto ciò che accade o che accadrà.<br />Chi invece si rimette a Dio - dice Seneca - ha la possibilità di oltrepassare la fortuna, di mettersi in un certo qual modo al di sopra dell'ineluttabilità degli eventi, di poter addirittura dominare gli eventi.<br />Tutto questo per dire cosa? Per dire quanto siamo caduti in basso ...e tutto a discapito della nostra intelligenza. Oggi si sente continuamente l'espressione per fortuna! Mi è andata bene... per fortuna! Sono guarito... per fortuna! Ho risolto questo problema... per fortuna!<br />Invece le nostre nonne non si sognavano affatto di dire per fortuna! Piuttosto dicevano: ringraziando Dio! Ringraziando Dio, mi è andata bene. Ringraziando Dio, sono guarita. Ringraziando Dio, ho risolto questo problema.<br />L'alternativa fortuna-Dio non è un'alternativa di poco conto. E' piuttosto un'alternativa tra due modi d'intendere il reale. Da una parte, appellandosi alla fortuna,  si legge la realtà come puro non-senso, come caos, come - appunto - fortuità. Dall'altra, appellandosi a Dio, si legge la realtà come logos, come razionalità, come qualcosa che rientra in un progetto più grande, anche se non immediatamente comprensibile.<br />Da una parte, con la fortuna, vi è la resa dell'intelligenza; dall'altra, con Dio, vi è il desiderio di intelleggere (cioè leggere dentro) il reale, di renderlo cioè ragionevole, comprensibile, appunto: intellegibile.<br />I fatti del mondo, i fatti della vita, tutto ciò che esiste e accade e si pone dinanzi, non sono tessere che fortuitamente e caoticamente si legano fra loro senza che ne venga fuori un mosaico comprensibile. No, sono piuttosto come le singole note che, messe insieme con ordine, danno l'armonia della musica.<br />E, proprio a proposito della musica, il grande Johan Sebastian Bach soleva dire: "Io suono le note come sono scritte, ma è Dio che fa la musica". Appunto: Dio fa la musica, non la fortuna.<br />Ma Bach non era stupido... era intelligente.]]></itunes:summary><itunes:duration>238</itunes:duration><itunes:keywords>dio,fede,fortuna,grazie,linguaggio,perfortuna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/14e7d00b8ddfaa7af6974f1fa87c9acc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia di Don Minutella, il sacerdote scomunicato nel 2018 per scisma ed eresia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-di-don-minutella-il-sacerdote-scomunicato-nel-2018-per-scisma-ed-eresia--27762067</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6132" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6132</a><br /><br />LA STORIA DI DON MINUTELLA, IL SACERDOTE SCOMUNICATO NEL 2018 PER SCISMA ED ERESIA di Simone Ortolani<br />Il «piccolo resto cattolico» guidato da don Alessandro Maria Minutella è realmente cattolico o è semplicemente diventato, in breve tempo, una delle tante sette di ispirazione cristiana? Cosa sta accedendo al movimento di fedelissimi del prete siciliano, che assicura i suoi oltre 43 mila follower della pagina Facebook Radio Domina Nostra di essere spronato da battagliere locuzioni interiori nell'opporsi alla «falsa Chiesa bergogliana», giudicata «eretica ed apostata»?<br />Il protagonista della vicenda è nato a Palermo il 13 settembre 1973 ed è entrato nel seminario del capoluogo dell'isola nell'ottobre del 1992. Dopo essere stato ordinato sacerdote il 27 dicembre 1999 dal cardinale Salvatore De Giorgi, è stato nominato parroco di San Giovanni Bosco nella zona di Romagnolo nella stessa città. Si è laureato in Teologia sistematica presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia con una tesi sulla mistica del Purgatorio in Santa Caterina da Genova nel 2002 e ha conseguito il dottorato in Storia del dogma cristiano presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2007 con una tesi sull'Escatologia cristologico-trinitaria di Hans Urs von Balthasar, diventata un corposo volume presentato a Roma e a Palermo nel marzo 2014. Oratore brillante e facondo, autore di alcune pubblicazioni - fra cui una su San Gregorio Magno -, uomo di forte temperamento, appassionato ed ironico, don Minutella afferma di avere avuto come guide spirituali don Pino Puglisi e don Gabriele Amorth. Grazie ai social network assurge ad ampia notorietà con infuocate catechesi trasmesse online: parla con trasporto di spiritualità, devozioni e mariofanie sia riconosciute sia non riconosciute; si presenta come paladino della sana Dottrina cristiana, si richiama incessantemente al Catechismo e, facendo leva sulle sue qualifiche accademiche, combatte eresie e polemizza con i «modernisti».<br />I Sinodi sulla Famiglia del 2014-2015 e, nel 2016, la promulgazione dell'esortazione apostolica Amoris Laetitia sono lo spartiacque nei rapporti fra don Minutella e la gerarchia: papa Francesco è accusato pubblicamente ed esplicitamente da lui di avere autorizzato la Comunione ai divorziati risposati, di avere profanato sia il sacramento del Matrimonio che quello dell'Eucaristia e di avere tradito il Magistero. Nel 2017, il sacerdote inizia un tour per l'Italia per la presentazione del libro I tempi di Maria. [...]<br />Pur avendo celebrato l'Eucaristia per alcuni anni in comunione con papa Francesco seguendo le rubriche del Messale di Paolo VI, don Minutella arriva gradualmente a sostenere che il pontefice «venuto dalla fine del mondo» non è mai stato nemmeno legittimamente eletto, a causa del complotto della «mafia di San Gallo» e della rinuncia di Benedetto XVI, pretesa come del tutto invalida. In seguito, opta per l'uso esclusivo della liturgia ante-conciliare trasmettendo da Radio Domina Nostra le funzioni da lui stesso officiate secondo il Rito romano antico.<br /><br />PRESUNTO MEDIUM PER CONTO DELLA SANTA VERGINE<br />L'esibizione costante delle pretese comunicazioni celesti lo aiuta ad accreditarsi presso piccole fasce di sacerdoti e gruppi di laici maggiormente propensi a lasciarsi suggestionare dal racconto di apparizioni, rivelazioni private e profezie.<br />«Eravamo in parte delusi e scandalizzati da una certa deriva modernista e il passo successivo è stato quello di vedere in don Minutella un profeta dei nostri giorni. Ci diceva di essere stato scelto dalla Madonna come Suo inviato dal Cielo e di riceverne locuzioni», spiega un ex attivista del «piccolo resto». «Molti di noi eravamo realmente ispirati dal desiderio di servire il Vangelo, ma altri erano soltanto anticlericali guidati dall'odio verso la gerarchia, pontefice compreso, e vedevano in don Minutella un "liberatore dai cattivi", il capo di una rivoluzione per liberare Roma dagli apostati».<br />Il parroco assicura di ricevere queste locuzioni interiori da parte del Cielo e ne fa uno dei suoi principali argomenti di persuasione. In un'occasione, documentata, egli cerca grottescamente, di fronte ad alcuni fedelissimi, di imitare la voce di Padre Pio - che ne starebbe possedendo il corpo - intimando agli stessi la più stretta fedeltà alla sua persona. In un'altra, egli parla in falsetto, cercando di presentare se stesso come medium per conto della «Santa Vergine».<br />Era stato proprio il ricorso al presunto elemento soprannaturale che aveva contribuito a turbare i rapporti fra questo vivace quanto indocile curato, in precedenza stimato come brillante studioso, e l'arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo. Il porporato, ricevendolo nel settembre del 2015 in episcopio gli aveva ordinato il silenzio sulle propagandate rivelazioni a causa del turbamento dei fedeli. Questo precetto era coerente con le disposizioni dell'arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, nell'ambito della cui giurisdizione territoriale, a Carini, sorge, su un terreno di proprietà privata, il centro Piccola Nazareth, gestito da don Minutella: «Le locuzioni sono ingannevoli». Commentando anche la distribuzione a Piccola Nazareth di acqua nemmeno potabile ma spacciata come «prodigiosa», il presule protestava che era «quanto meno strumentale l'invenzione dell'acqua miracolosa, che avrebbe poteri soprannaturali e terapeutici, perché gioca con la sacra sensibilità dei semplici che vivono seri momenti di prova. Corre l'obbligo di avvertire tutti i fedeli che tali pratiche oltre ad essere contrarie al volere della Chiesa, sono fortemente sospette di manipolazione delle coscienze». L'arcivescovo di Monreale si diceva certo della «sicura falsità delle sue affermazioni quando si dichiara "profeta" di messaggi soprannaturali, la cui diffusione mette seriamente a rischio la genuina devozione popolare verso la Madonna, gli Angeli e i Santi».<br /><br />SACRE DEVOZIONI E PROFANO MARKETING ONLINE<br />Questo esibizionismo che mescola con disinvoltura sacre devozioni e profano marketing online irrita alcuni fra i simpatizzanti della prima ora. Per i meno ingenui, sono le stesse catechesi di don Minutella ad apparire ambigue e confuse: egli inizia a citare, senza un vero e proprio criterio, come maestri di ortodossia autori del tutto diversi fra di loro, da Hans Urs von Balthasar a monsignor Marcel Lefebvre, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino ad esprimere apprezzamento per i sedevacantisti di varie correnti, ricercando recentemente contatti con i loro rappresentanti, forse per ottenere una certa legittimazione dal confronto pubblico con i sacerdoti di questo ambiente. Ed è proprio dalle pubblicazioni dell'Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia, appartenente a questa costellazione, che don Minutella ricava l'espressione «Una cum», tanto da farne una propria bandiera. L'espressione latina è parte del Canone della Messa in cui è commemorato il nome del Papa regnante: «Una cum famulo tuo Papa nostro Francisco», cioè, «Insieme col Tuo servo nostro Papa Francesco». Per i sedevacantisti non è lecito celebrare i sacramenti in comunione con gli occupanti della Sede apostolica dai tempi di Giovanni XXIII; don Minutella sceglie invece di celebrare «una cum Papa Benedicto».<br />«Don Minutella ha iniziato a celebrare in comunione con papa Benedetto XVI dichiarando che fosse ancora lui in carica. Ci disse che fu la Madonna a rivelargli che Francesco non fosse il vero papa e che non bisognava assolutamente menzionarlo perché, partecipando alle celebrazioni eucaristiche in unione con Francesco, si rischiava la dannazione eterna delle nostre anime, di tradire Gesù Cristo, di contaminarsi con le eresie», sostiene un gregario ormai deluso. Ma nemmeno la fiducia nei confronti di Joseph Ratzinger è piena. Quando il vescovo bavarese sceso dalla Cattedra di San Pietro ribadisce «ancora una volta», nel contesto dell'intervista contenuta nel libro di Peter Seewald Benedetto XVI. Una vita, la sua «amicizia» con il suo successore, don Minutella appare smarrito ed esclama incredulo che «è in gioco la fede stessa», come in occasione nella catechesi trasmessa da Radio Domina Nostra la sera del 5 maggio 2020. «Dov'è Pietro, chi è Pietro, che fine ha fatto Pietro?», si chiede in diretta su Facebook. Ormai è innegabile una «crepa profonda nei confronti del Romano Pontefice che rimane Benedetto XVI ma che però ci disorienta, ci smarrisce e ci mette alla dura prova. Quest'uomo - denuncia don Minutella - che ha continuato a vestirsi di bianco dopo aver detto che non sarebbe più intervenuto, lì, a 93 anni, scrive questi libri dove dice e non dice, parla e non parla, rendendoci ancora più confusi di quanto fa Bergoglio».<br /><br />SCOMUNICA PER ERESIA E SCISMA<br />Il preteso campione della «Resistenza cattolica» - affermano alcuni testimoni - «avalla le sue dottrine con autori come San Tommaso d'Aquino stravolgendone i contenuti. Ha esortato tutti a non confessarsi più con altri sacerdoti che non appartengano al suo "piccolo resto". Ha chiesto di non ricevere la santa Eucaristia da costoro, che se celebrata in comunione con papa Francesco non sarebbe il Corpo del Signore, ma quello di satana; ha ordinato di non far battezzare i propri bambini da costoro, a non farsi nemmeno benedire dai pastori della Chiesa "ufficiale" per non riceverne maledizioni».<br />Sono diverse le registrazioni audio e video che confermano queste parole, diffuse fra i seguaci su WhatsApp e su Telegram.<br />«Ha detto in modo imperativo di non entrare nemmeno nei Santuari. Molte persone, credendo alle sue tesi, hanno iniziato a nutrire dubbi sulla validità dei propri matrimoni, dei battesimi, delle comunioni ricevute, precipitando nella desolazione più nera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27762067</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 18:40:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27762067/storia_di_don_minutella.mp3" length="16662359" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6132

LA STORIA DI DON MINUTELLA, IL SACERDOTE SCOMUNICATO NEL 2018 PER SCISMA ED ERESIA di Simone Ortolani
Il «piccolo resto cattolico» guidato da don Alessandro Maria Minutella è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6132" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6132</a><br /><br />LA STORIA DI DON MINUTELLA, IL SACERDOTE SCOMUNICATO NEL 2018 PER SCISMA ED ERESIA di Simone Ortolani<br />Il «piccolo resto cattolico» guidato da don Alessandro Maria Minutella è realmente cattolico o è semplicemente diventato, in breve tempo, una delle tante sette di ispirazione cristiana? Cosa sta accedendo al movimento di fedelissimi del prete siciliano, che assicura i suoi oltre 43 mila follower della pagina Facebook Radio Domina Nostra di essere spronato da battagliere locuzioni interiori nell'opporsi alla «falsa Chiesa bergogliana», giudicata «eretica ed apostata»?<br />Il protagonista della vicenda è nato a Palermo il 13 settembre 1973 ed è entrato nel seminario del capoluogo dell'isola nell'ottobre del 1992. Dopo essere stato ordinato sacerdote il 27 dicembre 1999 dal cardinale Salvatore De Giorgi, è stato nominato parroco di San Giovanni Bosco nella zona di Romagnolo nella stessa città. Si è laureato in Teologia sistematica presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia con una tesi sulla mistica del Purgatorio in Santa Caterina da Genova nel 2002 e ha conseguito il dottorato in Storia del dogma cristiano presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2007 con una tesi sull'Escatologia cristologico-trinitaria di Hans Urs von Balthasar, diventata un corposo volume presentato a Roma e a Palermo nel marzo 2014. Oratore brillante e facondo, autore di alcune pubblicazioni - fra cui una su San Gregorio Magno -, uomo di forte temperamento, appassionato ed ironico, don Minutella afferma di avere avuto come guide spirituali don Pino Puglisi e don Gabriele Amorth. Grazie ai social network assurge ad ampia notorietà con infuocate catechesi trasmesse online: parla con trasporto di spiritualità, devozioni e mariofanie sia riconosciute sia non riconosciute; si presenta come paladino della sana Dottrina cristiana, si richiama incessantemente al Catechismo e, facendo leva sulle sue qualifiche accademiche, combatte eresie e polemizza con i «modernisti».<br />I Sinodi sulla Famiglia del 2014-2015 e, nel 2016, la promulgazione dell'esortazione apostolica Amoris Laetitia sono lo spartiacque nei rapporti fra don Minutella e la gerarchia: papa Francesco è accusato pubblicamente ed esplicitamente da lui di avere autorizzato la Comunione ai divorziati risposati, di avere profanato sia il sacramento del Matrimonio che quello dell'Eucaristia e di avere tradito il Magistero. Nel 2017, il sacerdote inizia un tour per l'Italia per la presentazione del libro I tempi di Maria. [...]<br />Pur avendo celebrato l'Eucaristia per alcuni anni in comunione con papa Francesco seguendo le rubriche del Messale di Paolo VI, don Minutella arriva gradualmente a sostenere che il pontefice «venuto dalla fine del mondo» non è mai stato nemmeno legittimamente eletto, a causa del complotto della «mafia di San Gallo» e della rinuncia di Benedetto XVI, pretesa come del tutto invalida. In seguito, opta per l'uso esclusivo della liturgia ante-conciliare trasmettendo da Radio Domina Nostra le funzioni da lui stesso officiate secondo il Rito romano antico.<br /><br />PRESUNTO MEDIUM PER CONTO DELLA SANTA VERGINE<br />L'esibizione costante delle pretese comunicazioni celesti lo aiuta ad accreditarsi presso piccole fasce di sacerdoti e gruppi di laici maggiormente propensi a lasciarsi suggestionare dal racconto di apparizioni, rivelazioni private e profezie.<br />«Eravamo in parte delusi e scandalizzati da una certa deriva modernista e il passo successivo è stato quello di vedere in don Minutella un profeta dei nostri giorni. Ci diceva di essere stato scelto dalla Madonna come Suo inviato dal Cielo e di riceverne locuzioni», spiega un ex attivista del «piccolo resto». «Molti di noi eravamo realmente ispirati dal desiderio di servire il Vangelo, ma altri erano soltanto anticlericali guidati dall'odio verso la...]]></itunes:summary><itunes:duration>1042</itunes:duration><itunes:keywords>eresia,minutella,prete,sacerdote,scomunicato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/05ffbe1929ac7e6d5c97aa00764ccb3b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mistici apparizioni miracoli come distinguere i veri dai falsi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mistici-apparizioni-miracoli-come-distinguere-i-veri-dai-falsi--25848396</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6105" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6105</a><br /><br />MISTICI, APPARIZIONI, MIRACOLI: COME DISTINGUERE I VERI DAI FALSI<br />Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio può venire da Dio ma anche dal mondo angelico, e quindi dagli angeli cattivi essendo, quelli buoni, completamente vincolati alla volontà di Dio stesso.<br />Spesso si crede che quando avvengono fenomeni straordinari l'unico problema da parte della Chiesa sia quello d'indagare se c'è l'imbroglio umano. In realtà questa indagine è relativamente semplice. Il difficile viene proprio quando si capisce che l'imbroglio umano non c'è. È allora che si deve stabilire se ciò che si è verificato è venuto dal "piano di sopra" o dal "piano di sotto", da Dio o dal diavolo.<br />Qualcuno potrebbe obiettare: ma quando ci sono visioni buone che interesse può avere il diavolo a procurarle? La risposta non è difficile. Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. A lui interessa solo allontanare da Gesù e dalla sua Chiesa, il resto è relativo. Se qualcuno ha tendenza all'ateismo e al materialismo, è evidente che il diavolo cercherà in tutti i modi di radicarlo in questa tendenza; ma se altri hanno la tendenza al relativismo religioso (tutte le religioni sono buone), a vedere Dio in ogni spiritualità, il diavolo alimenterà ugualmente queste tendenze, l'importante, per lui, è solo che ci si allontani dalla Verità.<br />Oggi - diciamolo francamente - è difficile trovare qualcuno (sarebbe stato molto diverso negli anni '70) che si professa ateo, è piuttosto molto più facile trovare persone che dicano: sì, io credo in Dio, ma credo che ogni religione sia vera... o sia falsa, il che è lo stesso!<br />Ebbene, a dimostrazione di quello che sto dicendo, ricordo che sono accaduti (e possono accadere ancora adesso) fatti emblematici che insegnano come il demonio possa agire nei modi più ambigui e imprevedibili. Per motivi di spazio ne citerò solo due: il caso di Nicole Tavernier e quello di suor Maddalena della Croce.<br /><br />1) NICOLE TAVERNIER<br />Partiamo da Nicole Tavernier. Tutta Parigi (siamo nel XVI secolo) si entusiasmò ad una domestica, per l'appunto Nicole Tavernier, che faceva "miracoli" (attenzione alle virgolette!). Riusciva a spostarsi quasi istantaneamente da un posto all'altro della Francia: da Parigi a Tours e poi nuovamente a Parigi. Annunciava avvenimenti che accadevano molto lontano. Divenne tanto famosa ed importante che riuscì a convincere finanche l'Arcivescovo ad organizzare una processione pubblica, a cui partecipò finanche il Parlamento francese. Ma proprio in quegli anni, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell'Incarnazione, carmelitana) andava dicendo: "Attenzione! Dio non c'entra in queste cose...". E infatti c'indovinò, e sapete come? Perché aveva colto la Tavernier in palese menzogna e in comportamento di autocompiacimento. E questo poteva bastare. La Tavernier finì con lasciare la Chiesa cattolica e divenne calvinista.<br /><br />2) SUOR MADDALENA DELLA CROCE<br />Il secondo caso è molto più clamoroso. Accadde qualche anno prima (gli inizi del XVI secolo), in Spagna. Una suora, Maddalena della Croce, riuscì ad ingannare tutta la Spagna. Faceva cose portentose: si alzava da terra, l'ostia partiva dalle mani del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in alcuni giorni dell'anno le comparivano le stimmate... fece poi una cosa che la resa famosissima: annunciò che il re di Francia, Francesco I, era stato sconfitto a Pavia ed era stato fatto prigioniero dall'esercito spagnolo. Verissimo. D'altronde se il demonio non può conoscere il futuro, può certamente spostarsi con molta rapidità da un posto all'altro, potendo così dire cosa è accaduto molto lontano.<br />Dopo di questo fu un continuo trionfo per suor Maddalena: popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore e imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano. Ma (ecco la svolta!) un giorno arrivò da Roma un visitatore apostolico. Entrò nella clausura del convento dove dimorava suor Maddalena e fu colpito da molte ambiguità. Interrogò tutte le suore e anche la Madre badessa. Poi interrogò la stessa suor Maddalena che finì col cedere e confessare che da piccolina, nella sua ingenuità (faceva la pastorella), aveva dato la sua anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi. Oggi le bambine chiederebbero di diventare veline o miss Italia, allora la santità costituiva un modello importante (anche questo è segno dei tempi!). La cosa durò per ben trent'anni.<br />Ma attenzione! Suor Maddalena non "compiva" miracoli ma solo prodigi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25848396</guid><pubDate>Tue, 21 Apr 2020 18:40:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25848396/mistici_apparizioni_miracoli_come_distinguere_i_veri_dai_falsi.mp3" length="6736665" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6105&#13;
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MISTICI, APPARIZIONI, MIRACOLI: COME DISTINGUERE I VERI DAI FALSI&#13;
Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio può venire da Dio ma anche dal mondo angelico, e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6105" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6105</a><br /><br />MISTICI, APPARIZIONI, MIRACOLI: COME DISTINGUERE I VERI DAI FALSI<br />Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio può venire da Dio ma anche dal mondo angelico, e quindi dagli angeli cattivi essendo, quelli buoni, completamente vincolati alla volontà di Dio stesso.<br />Spesso si crede che quando avvengono fenomeni straordinari l'unico problema da parte della Chiesa sia quello d'indagare se c'è l'imbroglio umano. In realtà questa indagine è relativamente semplice. Il difficile viene proprio quando si capisce che l'imbroglio umano non c'è. È allora che si deve stabilire se ciò che si è verificato è venuto dal "piano di sopra" o dal "piano di sotto", da Dio o dal diavolo.<br />Qualcuno potrebbe obiettare: ma quando ci sono visioni buone che interesse può avere il diavolo a procurarle? La risposta non è difficile. Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. A lui interessa solo allontanare da Gesù e dalla sua Chiesa, il resto è relativo. Se qualcuno ha tendenza all'ateismo e al materialismo, è evidente che il diavolo cercherà in tutti i modi di radicarlo in questa tendenza; ma se altri hanno la tendenza al relativismo religioso (tutte le religioni sono buone), a vedere Dio in ogni spiritualità, il diavolo alimenterà ugualmente queste tendenze, l'importante, per lui, è solo che ci si allontani dalla Verità.<br />Oggi - diciamolo francamente - è difficile trovare qualcuno (sarebbe stato molto diverso negli anni '70) che si professa ateo, è piuttosto molto più facile trovare persone che dicano: sì, io credo in Dio, ma credo che ogni religione sia vera... o sia falsa, il che è lo stesso!<br />Ebbene, a dimostrazione di quello che sto dicendo, ricordo che sono accaduti (e possono accadere ancora adesso) fatti emblematici che insegnano come il demonio possa agire nei modi più ambigui e imprevedibili. Per motivi di spazio ne citerò solo due: il caso di Nicole Tavernier e quello di suor Maddalena della Croce.<br /><br />1) NICOLE TAVERNIER<br />Partiamo da Nicole Tavernier. Tutta Parigi (siamo nel XVI secolo) si entusiasmò ad una domestica, per l'appunto Nicole Tavernier, che faceva "miracoli" (attenzione alle virgolette!). Riusciva a spostarsi quasi istantaneamente da un posto all'altro della Francia: da Parigi a Tours e poi nuovamente a Parigi. Annunciava avvenimenti che accadevano molto lontano. Divenne tanto famosa ed importante che riuscì a convincere finanche l'Arcivescovo ad organizzare una processione pubblica, a cui partecipò finanche il Parlamento francese. Ma proprio in quegli anni, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell'Incarnazione, carmelitana) andava dicendo: "Attenzione! Dio non c'entra in queste cose...". E infatti c'indovinò, e sapete come? Perché aveva colto la Tavernier in palese menzogna e in comportamento di autocompiacimento. E questo poteva bastare. La Tavernier finì con lasciare la Chiesa cattolica e divenne calvinista.<br /><br />2) SUOR MADDALENA DELLA CROCE<br />Il secondo caso è molto più clamoroso. Accadde qualche anno prima (gli inizi del XVI secolo), in Spagna. Una suora, Maddalena della Croce, riuscì ad ingannare tutta la Spagna. Faceva cose portentose: si alzava da terra, l'ostia partiva dalle mani del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in alcuni giorni dell'anno le comparivano le stimmate... fece poi una cosa che la resa famosissima: annunciò che il re di Francia, Francesco I, era stato sconfitto a Pavia ed era stato fatto prigioniero dall'esercito spagnolo. Verissimo. D'altronde se il demonio non può conoscere il futuro, può certamente spostarsi con molta rapidità da un posto all'altro, potendo così dire cosa è accaduto molto lontano.<br />Dopo di questo fu un continuo trionfo per suor Maddalena: popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore e imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano. 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Un attimo dopo don Camillo era sul posto.<br />"Questo è il sagrato," disse "e non si tocca." <br />"Il sindaco ci ha ordinato..." tentò il capo della squadra. <br />"Dite al sindaco che, se vuol cavare le colonne, venga lui" lo interruppe don Camillo. <br />In altri tempi Peppone non avrebbe esitato un minuto e sarebbe piombato in piazza armato di piccone, vanga e mazza. Ma gli anni passano anche per i sindaci comunisti: così prese le cose con calma e arrivò in piazza soltanto dopo un'ora, al volante di una delle enormi macchine escavatrici impegnate nei lavori del Ponte Nuovo.<br />Arrestò il bestione a qualche metro da uno dei colonnotti e abbassò il braccio della macchina. Scese, imbrigliò il colonnotto con la fune d'acciaio penzolante dalla cima del braccio e don Camillo lo lasciò fare. Poi, quando Peppone stava per risalire sul macchinone e azionare il braccio, don Camillo tranquillamente si sedette sul colonnotto. <br />Anche se il Concilio ha esautorato i parroci a favore dei vescovi e dei laici, non è consentito sradicare un colonnotto sul quale sta tranquillamente seduto un parroco, e la piazza in un attimo si riempì di gente. <br />"Lei non può ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune!" urlò Peppone a don Camillo.<br />"Lei non può asportare queste colonne piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco don Antonio Bruschini nel 1785" replicò don Camillo accedendosi un mezzo toscano. <br />Ma anche Peppone si era preparato.<br />"Reverendo," urlò Peppone "lei dimentica che nel 1796 questo territorio entrò a far parte della Repubblica Cispadana e quindi..." <br />"Quindi," gli saltò sulla voce don Camillo "se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone".<br />La cosa era arrivata in curia e la curia aveva mandato il segretario del vescovo per convincere quel vecchio e ottuso parroco...<br />Due giorni dopo, piombava in canonica il segretario del vescovo. Il giovane sacerdote, come tutti i preti progressisti della nouvelle vague, disprezzava e detestava i vecchi parroci...<br />"Reverendo!" gridò. "È mai possibile che lei non perda occasione per dimostrare la sua insensibilità politica e sociale? Che cosa significa questa sua nuova pagliacciata? Giustamente il signor sindaco, per incrementare il turismo e adeguare il paese alle nuove esigenze della motorizzazione, vuol creare nella piazza un ampio posteggio e lei si oppone?"<br />"No: noi semplicemente non permettiamo che si tolga alla chiesa il sagrato."<br />"Ma che sagrato! Lei non può occupare col sagrato mezza piazza. Non capisce che, oltre al resto, è un vantaggio anche per lei? Non si rende conto che molta gente non va alla Messa perché le chiese non hanno spazio per posteggiare le macchine?"<br />"Sì, lo so, purtroppo" rispose calmo don Camillo. "Però non ritengo che la missione di un pastore d'anime possa essere quella di organizzare dei posteggi e delle messe yé-yé per offrire ai fedeli una religione fornita di tutti i comfort moderni. La religione di Cristo non è e non può essere né comoda né divertente."<br />Era un banale ragionamento da prete e il segretario esplose:<br />"Reverendo, lei dimostra di non aver capito che la Chiesa deve aggiornarsi e deve aiutare il progresso, non ostacolarlo!"<br />"Lei, invece, non ha capito che il suo 'progresso' ha preso il posto di Dio nell'anima di troppa gente e il demonio, quando passa nelle strade degli uomini, non lascia più puzza di zolfo, ma di benzina. E che il Pater Noster non dovrebbe più dire 'liberaci dal male' ma 'liberaci dal benessere'." [...]<br />"Don Camillo, lei dunque si rifiuta di obbedire."<br />"No. Sua eccellenza il vescovo ci ordini di trasformare il sagrato in un parcheggio e noi obbediremo anche se il Concilio ha stabilito che la Chiesa di Cristo deve essere la Chiesa dei poveri e, di conseguenza, non dovrebbe preoccuparsi delle automobili dei fedeli." [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25848370</guid><pubDate>Tue, 21 Apr 2020 18:35:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25848370/don_camillo_ed_il_rifiuto_della_comodit.mp3" length="5081546" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6084&#13;
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DON CAMILLO E IL RIFIUTO DELLE COMODITA'&#13;
Una mattina arrivarono in piazza alcuni uomini del comune e presero a scalzare coi picconi uno dei colonnotti. Un attimo dopo don...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6084" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6084</a><br /><br />DON CAMILLO E IL RIFIUTO DELLE COMODITA'<br />Una mattina arrivarono in piazza alcuni uomini del comune e presero a scalzare coi picconi uno dei colonnotti. Un attimo dopo don Camillo era sul posto.<br />"Questo è il sagrato," disse "e non si tocca." <br />"Il sindaco ci ha ordinato..." tentò il capo della squadra. <br />"Dite al sindaco che, se vuol cavare le colonne, venga lui" lo interruppe don Camillo. <br />In altri tempi Peppone non avrebbe esitato un minuto e sarebbe piombato in piazza armato di piccone, vanga e mazza. Ma gli anni passano anche per i sindaci comunisti: così prese le cose con calma e arrivò in piazza soltanto dopo un'ora, al volante di una delle enormi macchine escavatrici impegnate nei lavori del Ponte Nuovo.<br />Arrestò il bestione a qualche metro da uno dei colonnotti e abbassò il braccio della macchina. Scese, imbrigliò il colonnotto con la fune d'acciaio penzolante dalla cima del braccio e don Camillo lo lasciò fare. Poi, quando Peppone stava per risalire sul macchinone e azionare il braccio, don Camillo tranquillamente si sedette sul colonnotto. <br />Anche se il Concilio ha esautorato i parroci a favore dei vescovi e dei laici, non è consentito sradicare un colonnotto sul quale sta tranquillamente seduto un parroco, e la piazza in un attimo si riempì di gente. <br />"Lei non può ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune!" urlò Peppone a don Camillo.<br />"Lei non può asportare queste colonne piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco don Antonio Bruschini nel 1785" replicò don Camillo accedendosi un mezzo toscano. <br />Ma anche Peppone si era preparato.<br />"Reverendo," urlò Peppone "lei dimentica che nel 1796 questo territorio entrò a far parte della Repubblica Cispadana e quindi..." <br />"Quindi," gli saltò sulla voce don Camillo "se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone".<br />La cosa era arrivata in curia e la curia aveva mandato il segretario del vescovo per convincere quel vecchio e ottuso parroco...<br />Due giorni dopo, piombava in canonica il segretario del vescovo. Il giovane sacerdote, come tutti i preti progressisti della nouvelle vague, disprezzava e detestava i vecchi parroci...<br />"Reverendo!" gridò. "È mai possibile che lei non perda occasione per dimostrare la sua insensibilità politica e sociale? Che cosa significa questa sua nuova pagliacciata? Giustamente il signor sindaco, per incrementare il turismo e adeguare il paese alle nuove esigenze della motorizzazione, vuol creare nella piazza un ampio posteggio e lei si oppone?"<br />"No: noi semplicemente non permettiamo che si tolga alla chiesa il sagrato."<br />"Ma che sagrato! Lei non può occupare col sagrato mezza piazza. Non capisce che, oltre al resto, è un vantaggio anche per lei? Non si rende conto che molta gente non va alla Messa perché le chiese non hanno spazio per posteggiare le macchine?"<br />"Sì, lo so, purtroppo" rispose calmo don Camillo. "Però non ritengo che la missione di un pastore d'anime possa essere quella di organizzare dei posteggi e delle messe yé-yé per offrire ai fedeli una religione fornita di tutti i comfort moderni. La religione di Cristo non è e non può essere né comoda né divertente."<br />Era un banale ragionamento da prete e il segretario esplose:<br />"Reverendo, lei dimostra di non aver capito che la Chiesa deve aggiornarsi e deve aiutare il progresso, non ostacolarlo!"<br />"Lei, invece, non ha capito che il suo 'progresso' ha preso il posto di Dio nell'anima di troppa gente e il demonio, quando passa nelle strade degli uomini, non lascia più puzza di zolfo, ma di benzina. E che il Pater Noster non dovrebbe più dire 'liberaci dal male' ma 'liberaci dal benessere'." [...]<br />"Don Camillo, lei dunque si...]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:keywords>camillo,comodità,don</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/83b4594734794eba63a1428c8132c24c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Coronavirus: Ostensione straordinaria della Sacra Sindone</title><link>https://www.spreaker.com/episode/coronavirus-ostensione-straordinaria-della-sacra-sindone--24926819</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6083" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6083</a><br /><br />CORONAVIRUS: OSTENSIONE STRAORDINARIA DELLA SACRA SINDONE di EMANUELA MARINELLI<br />Una notizia inattesa ha riempito di gioia tutti gli appassionati della Sindone: Sabato Santo, 11 aprile, l'Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, alle 17 guiderà davanti alla venerata reliquia una liturgia di preghiera, trasmessa in diretta. Nel dare l'annuncio, Mons. Nosiglia ha detto che "questo tempo di contemplazione renderà disponibile a tutti, nel mondo intero, l'immagine del Sacro Telo, che ci ricorda la passione e morte del Signore, ma che apre anche il nostro cuore alla fede nella sua risurrezione".<br />In questo periodo di sofferenza e di solitudine, tutti abbiamo bisogno di sentirci raggiungere dalla luce della risurrezione che guarisca le nostre piaghe, fisiche e spirituali. Tutti stiamo sperimentando una condizione nuova di totale disorientamento, che non prevedevamo. Abbiamo perso le nostre certezze, i nostri punti di riferimento. Siamo tutti malati, chi nel corpo, chi nello spirito, chi in entrambi. La Sindone ci aiuta a trovare qualcosa di solido a cui aggrapparci, come una vela nel mare in tempesta. Come il mantello di Gesù, che la donna malata voleva toccare per essere risanata.<br />Nella Sindone vediamo in un'unica immagine tutte le stazioni della Via Crucis: le tracce della flagellazione, della coronazione di spine e delle percosse che preludono alla condanna a morte; il terriccio rimasto nelle ferite delle ginocchia, provocate dalle cadute; le tracce sulle spalle del patibulum, la traversa della croce. Possiamo immaginare lo strazio della Madre e la commozione delle pie donne nel vedere i tormenti atroci ai quali era sottoposto Gesù. Possiamo capire la tradizione che tramanda il gesto delicato di una donna, la Veronica, che asciuga il volto di Gesù: proprio la Sindone, immagine inspiegabile su un panno, ha ispirato questo episodio. E ancora vediamo la riapertura delle ferite della flagellazione, quando a Gesù viene tolta la tunica; i fori dei chiodi, ai polsi e ai piedi, traccia evidente della crocifissione; il segno della morte avvenuta, nella grande ferita al fianco da cui fuoriescono sangue e siero. Infine la deposizione e la sepoltura nel candido lenzuolo procurato da Giuseppe d'Arimatea.<br />Abbiamo bisogno della fisicità di quelle piaghe, che rendono Gesù così vicino a noi e accendono la speranza - che diventa certezza - che non finisce tutto con la morte. "Più forte è l'amore", ha sottolineato Mons. Nosiglia. E ha proseguito: "Questo è l'annuncio pasquale che la Sindone ci porta a rivivere e ci riempie il cuore di riconoscenza e di fede". "Fede nella sua risurrezione", queste le parole confortanti dell'Arcivescovo di Torino.<br />Sulla Sindone non vediamo solo le piaghe del Signore. Vediamo l'immagine del suo corpo, composto e solenne nella morte, ma impresso in modo misterioso da un fenomeno che ha ingiallito il lino come fa la luce. Le croste di sangue rimaste, parzialmente ridisciolte, ci testimoniano un tempo di contatto di circa 36-40 ore. Le ore della sera del Venerdì Santo, del Sabato Santo, dell'alba di Pasqua. Non di più. Quel corpo non è rimasto nel sepolcro, non ci sono segni di putrefazione.<br />In un tempo in cui sentiamo più forte la paura della morte, che aleggia nel rischio del contagio, che temiamo nella malattia di chi sta lottando in ospedale, che strappa al nostro affetto tante persone care, la Sindone ci avvolge con il calore dell'amore di Colui che ha dato la sua vita per noi.<br />Mons. Nosiglia ce lo ricorda con forza: "Sì, l'amore con cui Gesù ci ha donato la sua vita e che celebriamo durante la Settimana Santa è più forte di ogni sofferenza, di ogni malattia, di ogni contagio, di ogni prova e scoraggiamento. Niente e nessuno potrà mai separarci da questo amore, perché esso è fedele per sempre e ci unisce a lui con un vincolo indissolubile. Sì, la Sindone lo ripete al nostro cuore sempre: più forte è l'amore".<br />La visione della Sindone nel Sabato Santo conforterà i nostri cuori che stanno vivendo il digiuno dall'Eucaristia. Quando potremo tornare a riceverla, sarà con nuova consapevolezza, dopo la sofferenza della lontananza dal Corpo del Signore. Quel Corpo che i nostri occhi vedono impresso sulla Sindone, grondante del sangue delle sue ferite, delle quali tutti siamo responsabili. Ma gli occhi chiusi del Volto, sereno fra tanti tormenti, ci parlano della misericordia di Dio, che non vuole guardare i nostri peccati.<br />"L'amore che ci manifesta la Sindone ci sostiene nel credere che alla fine la luce vincerà le tenebre dello scoraggiamento e delle paure", ha affermato Mons. Nosiglia, "e la vita vincerà la morte e ogni altro male che assilla l'umanità".<br />Davanti alla Sindone, dunque, contemplando quel corpo, quel sangue, quel Volto, possiamo sentire il conforto grande di questa certezza: più forte è l'amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24926819</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2020 18:45:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24926819/coronavirus_ostensione_straordinaria_della_sacra_sindone.mp3" length="7445941" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6083&#13;
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CORONAVIRUS: OSTENSIONE STRAORDINARIA DELLA SACRA SINDONE di EMANUELA MARINELLI&#13;
Una notizia inattesa ha riempito di gioia tutti gli appassionati della Sindone: Sabato Santo, 11...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6083" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6083</a><br /><br />CORONAVIRUS: OSTENSIONE STRAORDINARIA DELLA SACRA SINDONE di EMANUELA MARINELLI<br />Una notizia inattesa ha riempito di gioia tutti gli appassionati della Sindone: Sabato Santo, 11 aprile, l'Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, alle 17 guiderà davanti alla venerata reliquia una liturgia di preghiera, trasmessa in diretta. Nel dare l'annuncio, Mons. Nosiglia ha detto che "questo tempo di contemplazione renderà disponibile a tutti, nel mondo intero, l'immagine del Sacro Telo, che ci ricorda la passione e morte del Signore, ma che apre anche il nostro cuore alla fede nella sua risurrezione".<br />In questo periodo di sofferenza e di solitudine, tutti abbiamo bisogno di sentirci raggiungere dalla luce della risurrezione che guarisca le nostre piaghe, fisiche e spirituali. Tutti stiamo sperimentando una condizione nuova di totale disorientamento, che non prevedevamo. Abbiamo perso le nostre certezze, i nostri punti di riferimento. Siamo tutti malati, chi nel corpo, chi nello spirito, chi in entrambi. La Sindone ci aiuta a trovare qualcosa di solido a cui aggrapparci, come una vela nel mare in tempesta. Come il mantello di Gesù, che la donna malata voleva toccare per essere risanata.<br />Nella Sindone vediamo in un'unica immagine tutte le stazioni della Via Crucis: le tracce della flagellazione, della coronazione di spine e delle percosse che preludono alla condanna a morte; il terriccio rimasto nelle ferite delle ginocchia, provocate dalle cadute; le tracce sulle spalle del patibulum, la traversa della croce. Possiamo immaginare lo strazio della Madre e la commozione delle pie donne nel vedere i tormenti atroci ai quali era sottoposto Gesù. Possiamo capire la tradizione che tramanda il gesto delicato di una donna, la Veronica, che asciuga il volto di Gesù: proprio la Sindone, immagine inspiegabile su un panno, ha ispirato questo episodio. E ancora vediamo la riapertura delle ferite della flagellazione, quando a Gesù viene tolta la tunica; i fori dei chiodi, ai polsi e ai piedi, traccia evidente della crocifissione; il segno della morte avvenuta, nella grande ferita al fianco da cui fuoriescono sangue e siero. Infine la deposizione e la sepoltura nel candido lenzuolo procurato da Giuseppe d'Arimatea.<br />Abbiamo bisogno della fisicità di quelle piaghe, che rendono Gesù così vicino a noi e accendono la speranza - che diventa certezza - che non finisce tutto con la morte. "Più forte è l'amore", ha sottolineato Mons. Nosiglia. E ha proseguito: "Questo è l'annuncio pasquale che la Sindone ci porta a rivivere e ci riempie il cuore di riconoscenza e di fede". "Fede nella sua risurrezione", queste le parole confortanti dell'Arcivescovo di Torino.<br />Sulla Sindone non vediamo solo le piaghe del Signore. Vediamo l'immagine del suo corpo, composto e solenne nella morte, ma impresso in modo misterioso da un fenomeno che ha ingiallito il lino come fa la luce. Le croste di sangue rimaste, parzialmente ridisciolte, ci testimoniano un tempo di contatto di circa 36-40 ore. Le ore della sera del Venerdì Santo, del Sabato Santo, dell'alba di Pasqua. Non di più. Quel corpo non è rimasto nel sepolcro, non ci sono segni di putrefazione.<br />In un tempo in cui sentiamo più forte la paura della morte, che aleggia nel rischio del contagio, che temiamo nella malattia di chi sta lottando in ospedale, che strappa al nostro affetto tante persone care, la Sindone ci avvolge con il calore dell'amore di Colui che ha dato la sua vita per noi.<br />Mons. Nosiglia ce lo ricorda con forza: "Sì, l'amore con cui Gesù ci ha donato la sua vita e che celebriamo durante la Settimana Santa è più forte di ogni sofferenza, di ogni malattia, di ogni contagio, di ogni prova e scoraggiamento. 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Questa data non è convenzionale, ma al pari di quella del Natale, è una data storica. Infatti, recenti studi hanno accertato i turni al tempio di Gerusalemme da parte delle classi sacerdotali. Ebbene, la classe a cui apparteneva Zaccaria, il marito di Elisabetta, aveva il turno a fine settembre. Sapendo che, come ci narra il Vangelo, proprio in quel periodo l'angelo Gabriele annuncia a Zaccaria il concepimento di suo figlio Giovanni, risulta chiaro che il sesto mese di gravidanza per Elisabetta è fine marzo. Ecco quindi che sia la data dell'Annunciazione - e di conseguenza anche quella del Natale - risultano confermate storicamente.<br />L'Annunciazione ricorda, appunto, l'annuncio che l'arcangelo Gabriele porta a Maria: Dio l'aveva scelta per diventare la madre del Salvatore. Il sì della Vergine cambia tutto. Non solo cambia la Storia, ma per così dire "restaura" la Storia che era stata compromessa con il peccato originale di Adamo ed Eva.<br /><br />IL PARALLELISMO TRA EVA E MARIA<br />È interessante notare il parallelismo tra le due donne, Eva e Maria. Ad entrambe appare un angelo: Gabriele a Maria e l'angelo decaduto (il diavolo) a Eva. In entrambi i casi è la creatura angelica a prendere l'iniziativa iniziando il discorso. "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?" chiede Lucifero sotto forma di serpente. Lo scopo è quello di confondere le idee a Eva facendo sembrare che Dio voglia privare di qualcosa l'umanità, mentre il divieto divino voleva preservare l'uomo dalla superbia. L'arcangelo Gabriele invece con dolcezza si rivolge a Maria dicendole "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". Il messo celeste vuole infondere pace e serenità a Colei che sarà chiamata a diventare la madre di Dio.<br />Dimenticandosi cosa sia la prudenza, Eva ascolta la voce del seduttore e con curiosità prolunga rovinosamente la conversazione con lui. Avrebbe dovuto diffidare chi cercava di allontanarla da Dio! Maria invece, vergine prudentissima, ascolta le parole di Gabriele e si lascia interrogare dal progetto di Dio: "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato figlio dell'Altissimo". Nonostante l'altezza delle promesse divine, Maria non si inorgoglisce, ma restando umile si chiede come possa avvenire questo nonostante il voto di verginità che insieme a Giuseppe aveva fatto. L'arcangelo la rassicura che "nulla è impossibile a Dio".<br />Eva non mostra la stessa umiltà, ma appena l'angelo decaduto le assicura che può violare senza problemi il comandamento divino, si lascia affascinare dall'idea di diventare come Dio. L'amor proprio le fa dimenticare la riconoscenza che doveva al Creatore e con superbia afferra il frutto proibito. Al contrario di Eva, così concentrata su se stessa, Maria umilmente riconosce i diritti che Dio ha su di lei proclamandosi la serva del Signore, pronta ad eseguire la Sua Parola.<br />La conclusione dei due racconti la sappiamo. La disobbedienza di Eva (e Adamo) porta ad una doppia morte: la "morte" dell'anima per il peccato che cancella la somiglianza con Dio e la morte del corpo che separato da Dio, principio di immortalità, ritornerà nella polvere da dove era stato tratto. Al contrario l'obbedienza di Maria manifesta la potenza di Dio che facendo partorire la Vergine darà al mondo il Suo Figlio per ristabilire l'ordine violato dal peccato originale.<br /><br />COSA PROVAVA MARIA<br />A questo punto ci piacerebbe sapere cosa provava Maria quando sentiva "in diretta" le parole dell'arcangelo Gabriele. Possiamo a tal proposito ricordare cosa disse Maria stessa apparendo a Santa Veronica Giuliani: "Figlia mia, sappi che, quando venne l'angelo Gabriele a darmi questo annunzio da parte di Dio onnipotente, io stavo nella cognizione della mia bassezza e viltà; ed è questo l'esercizio che consegno a te. Sta sempre avvilita e annichilita sotto tutti, come vile fango e polvere".<br />Quale esempio di umiltà ci dà Maria! Consigliandoci l'umiltà ci fa il più bel dono che una madre può fare ai suoi figli. Infatti, come lei stessa ricordò alla cugina Elisabetta, Dio "ha guardato all'umiltà della Sua serva, d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata". Infatti il Signore "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili". L'umile Maria è diventata infatti, come ricordiamo nelle litanie lauretane, addirittura "Regina degli angeli". Quindi sovrana anche di quell'arcangelo Gabriele che le portò un così bel messaggio.<br />A questo punto comprendiamo come mai l'Annunciazione sia un fatto così importante tanto che è uno dei due momenti dell'anno liturgico, in cui nella S. Messa, durante la recita del Credo, anziché chinare soltanto il capo, come accade normalmente, ci dobbiamo inginocchiare alle parole "e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo". La seconda volta che è prevista tale genuflessione è per la Messa di Natale. Entrambe queste feste ricordano infatti il Mistero dell'Incarnazione nei suoi due momenti determinanti (concepimento, nell'Annunciazione, e nascita, nel Natale).<br />In molti luoghi, ad esempio in Toscana fino al XVIII secolo, l'anno civile iniziava proprio il 25 marzo a sottolineare l'importanza di questo evento. Solo per un'esigenza di uniformità fu poi abbandonato in favore del 1° gennaio che comunque era anch'essa una festa liturgica: la circoncisione di Gesù (ad otto giorni dalla nascita).<br />In conclusione non possiamo non ricordare che l'evento dell'Annunciazione possiamo ricordarlo ogni giorno con l'Angelus. Recitandolo all'alba, a mezzogiorno e al tramonto, nella sua semplicità e brevità, questa preghiera ha una grande efficacia nel sintonizzare i nostri pensieri con quelli di Dio mettendoci al fianco di Maria per guardare meravigliati la grandezza del progetto del Signore che si svela ogni giorno dinnanzi ai nostri occhi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24677473</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2020 18:40:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24677473/annunciazione_due_donne_a_confronto.mp3" length="7005412" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6071&#13;
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ANNUNCIAZIONE: DUE DONNE A CONFRONTO di don Stefano Bimbi&#13;
Ogni 25 marzo ricorre la bella solennità dell'Annunciazione. Questa data non è convenzionale, ma al pari di quella del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6071" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6071</a><br /><br />ANNUNCIAZIONE: DUE DONNE A CONFRONTO di don Stefano Bimbi<br />Ogni 25 marzo ricorre la bella solennità dell'Annunciazione. Questa data non è convenzionale, ma al pari di quella del Natale, è una data storica. Infatti, recenti studi hanno accertato i turni al tempio di Gerusalemme da parte delle classi sacerdotali. Ebbene, la classe a cui apparteneva Zaccaria, il marito di Elisabetta, aveva il turno a fine settembre. Sapendo che, come ci narra il Vangelo, proprio in quel periodo l'angelo Gabriele annuncia a Zaccaria il concepimento di suo figlio Giovanni, risulta chiaro che il sesto mese di gravidanza per Elisabetta è fine marzo. Ecco quindi che sia la data dell'Annunciazione - e di conseguenza anche quella del Natale - risultano confermate storicamente.<br />L'Annunciazione ricorda, appunto, l'annuncio che l'arcangelo Gabriele porta a Maria: Dio l'aveva scelta per diventare la madre del Salvatore. Il sì della Vergine cambia tutto. Non solo cambia la Storia, ma per così dire "restaura" la Storia che era stata compromessa con il peccato originale di Adamo ed Eva.<br /><br />IL PARALLELISMO TRA EVA E MARIA<br />È interessante notare il parallelismo tra le due donne, Eva e Maria. Ad entrambe appare un angelo: Gabriele a Maria e l'angelo decaduto (il diavolo) a Eva. In entrambi i casi è la creatura angelica a prendere l'iniziativa iniziando il discorso. "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?" chiede Lucifero sotto forma di serpente. Lo scopo è quello di confondere le idee a Eva facendo sembrare che Dio voglia privare di qualcosa l'umanità, mentre il divieto divino voleva preservare l'uomo dalla superbia. L'arcangelo Gabriele invece con dolcezza si rivolge a Maria dicendole "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". Il messo celeste vuole infondere pace e serenità a Colei che sarà chiamata a diventare la madre di Dio.<br />Dimenticandosi cosa sia la prudenza, Eva ascolta la voce del seduttore e con curiosità prolunga rovinosamente la conversazione con lui. Avrebbe dovuto diffidare chi cercava di allontanarla da Dio! Maria invece, vergine prudentissima, ascolta le parole di Gabriele e si lascia interrogare dal progetto di Dio: "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato figlio dell'Altissimo". Nonostante l'altezza delle promesse divine, Maria non si inorgoglisce, ma restando umile si chiede come possa avvenire questo nonostante il voto di verginità che insieme a Giuseppe aveva fatto. L'arcangelo la rassicura che "nulla è impossibile a Dio".<br />Eva non mostra la stessa umiltà, ma appena l'angelo decaduto le assicura che può violare senza problemi il comandamento divino, si lascia affascinare dall'idea di diventare come Dio. L'amor proprio le fa dimenticare la riconoscenza che doveva al Creatore e con superbia afferra il frutto proibito. Al contrario di Eva, così concentrata su se stessa, Maria umilmente riconosce i diritti che Dio ha su di lei proclamandosi la serva del Signore, pronta ad eseguire la Sua Parola.<br />La conclusione dei due racconti la sappiamo. La disobbedienza di Eva (e Adamo) porta ad una doppia morte: la "morte" dell'anima per il peccato che cancella la somiglianza con Dio e la morte del corpo che separato da Dio, principio di immortalità, ritornerà nella polvere da dove era stato tratto. Al contrario l'obbedienza di Maria manifesta la potenza di Dio che facendo partorire la Vergine darà al mondo il Suo Figlio per ristabilire l'ordine violato dal peccato originale.<br /><br />COSA PROVAVA MARIA<br />A questo punto ci piacerebbe sapere cosa provava Maria quando sentiva "in diretta" le parole dell'arcangelo Gabriele. 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Ovviamente sono importanti entrambi, ma... c'è un "ma" che va precisato in questi tempi di estrema confusione. E lo facciamo molto brevemente.<br />Ciò che è decisivo per un cattolico non è la Bibbia, ma la conoscenza del Catechismo, ovviamente secondo le possibilità e i talenti che ognuno possiede.<br />Non a caso nelle parrocchie ai bambini che devono accedere alla Prima Comunione si è sempre insegnato il Catechismo, non si sono mica fatti corsi di Sacra Scrittura? Che poi nell'ambito del Catechismo s'insegnano anche i fatti più importanti della Storia Sacra, questo è un altro discorso. D'altronde quel grande ed insostituibile catechismo che è il Catechismo di San Pio X ha proprio un'appendice con la narrazione dei fatti più importanti della Bibbia.<br />Che poi i corsi catechistici nelle nostre parrocchie lascino molto a desiderare, questo è un altro discorso ancora. Corsi lunghi (per non dire: lunghissimi) dove - ci si permetta la battuta - s'insegna tutto, anche come cambiare i pneumatici dell'auto, ma non l'essenziale: la Dottrina Cattolica!<br />Già!.. la parola "Dottrina"... questa dimenticata. Una volta si diceva così: "mio figlio questo pomeriggio è andato a Dottrina", per dire, appunto, "mio figlio questo pomeriggio è andato al catechismo".<br />La Dottrina non è un optional. È il fondamento di tutto. Senza Dottrina, non c'è fede e non c'è nemmeno pastorale.<br />Ovviamente, se la Dottrina si ferma a se stessa non serve a nulla. Il demonio conosce benissimo la dottrina cattolica (tant'è che la combatte perché sa bene quanto è pericolosa), ma non gli è servito e non gli serve né gli servirà a nulla. Occorre, infatti, che la conoscenza si completi nell'amore. È però indubbio che la conoscenza, logicamente (anche se non sempre cronologicamente) viene prima dell'amore: non si può amare ciò che non si conosce. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23457651</guid><pubDate>Wed, 04 Mar 2020 08:20:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23457651/bibbia_o_catechismo.mp3" length="2513187" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6041

BIBBIA O CATECHISMO: PER UN CRISTIANO COSA E' PIU' IMPORTANTE?
Per un cattolico è più importante la Bibbia o il Catechismo? Ovviamente sono importanti entrambi, ma... c'è un "ma"...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6041" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6041</a><br /><br />BIBBIA O CATECHISMO: PER UN CRISTIANO COSA E' PIU' IMPORTANTE?<br />Per un cattolico è più importante la Bibbia o il Catechismo? Ovviamente sono importanti entrambi, ma... c'è un "ma" che va precisato in questi tempi di estrema confusione. E lo facciamo molto brevemente.<br />Ciò che è decisivo per un cattolico non è la Bibbia, ma la conoscenza del Catechismo, ovviamente secondo le possibilità e i talenti che ognuno possiede.<br />Non a caso nelle parrocchie ai bambini che devono accedere alla Prima Comunione si è sempre insegnato il Catechismo, non si sono mica fatti corsi di Sacra Scrittura? Che poi nell'ambito del Catechismo s'insegnano anche i fatti più importanti della Storia Sacra, questo è un altro discorso. D'altronde quel grande ed insostituibile catechismo che è il Catechismo di San Pio X ha proprio un'appendice con la narrazione dei fatti più importanti della Bibbia.<br />Che poi i corsi catechistici nelle nostre parrocchie lascino molto a desiderare, questo è un altro discorso ancora. Corsi lunghi (per non dire: lunghissimi) dove - ci si permetta la battuta - s'insegna tutto, anche come cambiare i pneumatici dell'auto, ma non l'essenziale: la Dottrina Cattolica!<br />Già!.. la parola "Dottrina"... questa dimenticata. Una volta si diceva così: "mio figlio questo pomeriggio è andato a Dottrina", per dire, appunto, "mio figlio questo pomeriggio è andato al catechismo".<br />La Dottrina non è un optional. È il fondamento di tutto. Senza Dottrina, non c'è fede e non c'è nemmeno pastorale.<br />Ovviamente, se la Dottrina si ferma a se stessa non serve a nulla. Il demonio conosce benissimo la dottrina cattolica (tant'è che la combatte perché sa bene quanto è pericolosa), ma non gli è servito e non gli serve né gli servirà a nulla. Occorre, infatti, che la conoscenza si completi nell'amore. È però indubbio che la conoscenza, logicamente (anche se non sempre cronologicamente) viene prima dell'amore: non si può amare ciò che non si conosce. [...]]]></itunes:summary><itunes:duration>158</itunes:duration><itunes:keywords>bibbia,catechismo,chiesa,cristiani,dottrina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a22e5648296fe4544511ac805b2a464d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I bambini vanno costretti a venire alla Messa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-bambini-vanno-costretti-a-venire-alla-messa--22947542</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6019" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6019</a><br /><br />I BAMBINI VANNO COSTRETTI A VENIRE ALLA MESSA di don Sabino Decorato<br /><br />Che la partecipazione alla Messa dominicale e alle altre feste comandate sia precipitata in questi ultime decenni è un dato incontestabile. Le motivazioni che hanno prodotto l'odierna situazione sono molteplici. Vi sono degli atteggiamenti che evidenziano il male diffuso dell'abbandono della pratica religiosa, che vengono solitamente espressi con degli slogan collaudati del tipo: "Io sono dell'idea che per essere cristiani non sia necessario andare a Messa!" oppure : "Sono cristiano ma non praticante, ma penso di essere più corretto io di tanti cristiani che vanno a Messa!"<br /><br />MI PERMETTO DI FARE QUALCHE OBIEZIONE<br />La prima giustificazione, afferma qualcosa di inverosimile, assurdo e irrazionale. Come può esserci un cristiano che non vive la cosa più preziosa che ci ha lasciato il Signore e che ci ha comandato di celebrare fedelmente in sua memoria? Se accettassimo questa definizione sarebbe come dire: "Io sono dell'idea che per essere un buon chirurgo non sia necessario studiare medicina". Chiunque, sano di mente, contesterebbe questa affermazione. Ma allora perché la si accetta comunemente quando ci si riferisce alla vita cristiana e alla Messa? Senza l'Eucaristia la nostra fede ne esce impoverita e menomata rischiando di perdere il suo centro e di svuotarsi di significato, di diventare qualcosa di puramente personale e individualistico e, alla fine, di accettare il compromesso con il mondo e le sue leggi.<br />In merito alla seconda affermazione si potrebbe obiettare che, a Messa, non ci si va perché si è perfetti ma perché ci riconosciamo bisognosi di Dio e della sua Grazia per vincere il peccato e perché l'unione profonda con Cristo ci sostiene nel nostro personale cammino di santificazione, senza dimenticare che l'Eucaristia è il pane di vita eterna.<br />Il concetto di cristiano non praticante è un assurdo, sarebbe come dire: "Io sono un calciatore non praticante cioè, faccio parte di una squadra, ho ricevuto la mia maglietta, ho fatto gli allenamenti, ma la domenica non mi presento allo stadio perché ho altro di più importante da fare!"<br />Inoltre, chiamare in causa la presunta manchevolezza degli altri cristiani per giustificare la propria infedeltà alla pratica cristiana è una scusa banale e intellettualmente disonesta.<br />Se già sentire cristiani ragionare in questo modo crea l'orticaria, diventa ancora più ostico sentire ragionamenti similari dalla bocca di qualche consacrato.<br /><br />NUOVA PAROLA TABÙ: "DEVI"<br />Durante un incontro di formazione di Vicariato, ascoltammo con ossequioso silenzio, i due "esperti" mandati dalla Diocesi a tenere l'incontro. La sala, gremita di fedeli, in modo particolare catechisti, ascoltava l'alternarsi degli interventi del sacerdote e della religiosa. Dopo un piccolo intervallo ci fu permesso di fare domande. Ad un tratto un anziano parroco si alzò e disse: "Nella mia parrocchia è calata la partecipazione dei bambini a Messa. Come possiamo far capire loro che devono venire in chiesa la domenica?"<br />I due relatori si guardarono in faccia quasi infastiditi da quella domanda. Poi uno dei due rispose: "Caro don, lei sbaglia l'approccio! Non bisogna dire "devi" a un bambino. Andare a Messa non deve essere sentito come un dovere ma devono andarci di loro iniziativa. Noi dobbiamo interrogarci su come stimolare il loro desiderio di venire a Messa. Questo vale anche per i loro genitori. Se non lo comprendono allora non dobbiamo forzarli".<br />L'anziano sacerdote, formato con altri valori e criteri, rimase perplesso e rincarò: "Allora se non posso più dirgli che bisogna andare a Messa, cosa devo fare? Lasciar correre e magari dar loro ugualmente i Sacramenti a fine anno? A me questa cosa non sembra giusta!". I due relatori si guardarono con un espressione di compatimento perché, quel sacerdote formato alla vecchia maniera, proprio non voleva capire che il "devi" ormai era stato sostituito dal "se te la senti".<br /><br />SI DEVE<br />Siamo d'accordo che l'ideale sarebbe avere a Messa tutti cristiani ben motivati e convinti ma non possiamo accettare l'dea che non si possa richiamare il senso del dovere che, ancora una volta, è accettato in ogni ambito della vita tranne se di mezzo c'è il Signore. Provate ogni mattina a chiedere a un bambino se preferisca andare a scuola o stare a casa a dormire o a giocare. Oppure chiedete se preferisca andare dal dentista o al luna park. È chiaro che un bambino abbia anche bisogno di essere educato nelle scelte e nel capire che non è sempre la cosa migliore fare solo ciò che piace e non è sempre la cosa peggiore fare ciò che sul momento mi sembra inutile o imposto.<br />Quand'ero bambino, mia madre, ogni domenica mattina, svegliava me e mio fratello perché si doveva andare a Messa. Io certo non facevo i salti di gioia e spesso protestavo perché volevo dormire ancora un po'. Lei rispondeva che si doveva andare in chiesa e quel "si deve" mi ha educato, poco alla volta a comprendere l'importanza della Messa, come delle altre cose fondamentali della vita.<br /><br />Nota di BastaBugie: questo articolo è un estratto dal libro di don Sabino Decorato dal titolo "Chiesa in libera uscita: Breve guida per sopravvivere a un cristianesimo ospedale da campo" ed. Fede e Cultura (con prefazione di Aldo Maria Valli).<br />Per acquistare il libro, clicca qui sotto:<br /><a href="https://www.fedecultura.com/Chiesa-in-libera-uscita-p140561198" rel="noopener">https://www.fedecultura.com/Chiesa-in-libera-uscita-p140561198</a><br /><br />Per leggere il precedente articolo di don Sabino Decorato che abbiamo pubblicato, basta cliccare sul seguente link:<br />COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA<br />Una ordinaria storia di vita parrocchiale ci aiuta a riflettere sull'importanza della Santa Messa e su come trasmettere ai più piccoli la devozione eucaristica<br />di don Sabino Decorato<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5988</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22947542</guid><pubDate>Wed, 19 Feb 2020 15:15:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22947542/bambini_alla_messa.mp3" length="6826944" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6019

I BAMBINI VANNO COSTRETTI A VENIRE ALLA MESSA di don Sabino Decorato

Che la partecipazione alla Messa dominicale e alle altre feste comandate sia precipitata in questi ultime...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6019" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6019</a><br /><br />I BAMBINI VANNO COSTRETTI A VENIRE ALLA MESSA di don Sabino Decorato<br /><br />Che la partecipazione alla Messa dominicale e alle altre feste comandate sia precipitata in questi ultime decenni è un dato incontestabile. Le motivazioni che hanno prodotto l'odierna situazione sono molteplici. Vi sono degli atteggiamenti che evidenziano il male diffuso dell'abbandono della pratica religiosa, che vengono solitamente espressi con degli slogan collaudati del tipo: "Io sono dell'idea che per essere cristiani non sia necessario andare a Messa!" oppure : "Sono cristiano ma non praticante, ma penso di essere più corretto io di tanti cristiani che vanno a Messa!"<br /><br />MI PERMETTO DI FARE QUALCHE OBIEZIONE<br />La prima giustificazione, afferma qualcosa di inverosimile, assurdo e irrazionale. Come può esserci un cristiano che non vive la cosa più preziosa che ci ha lasciato il Signore e che ci ha comandato di celebrare fedelmente in sua memoria? Se accettassimo questa definizione sarebbe come dire: "Io sono dell'idea che per essere un buon chirurgo non sia necessario studiare medicina". Chiunque, sano di mente, contesterebbe questa affermazione. Ma allora perché la si accetta comunemente quando ci si riferisce alla vita cristiana e alla Messa? Senza l'Eucaristia la nostra fede ne esce impoverita e menomata rischiando di perdere il suo centro e di svuotarsi di significato, di diventare qualcosa di puramente personale e individualistico e, alla fine, di accettare il compromesso con il mondo e le sue leggi.<br />In merito alla seconda affermazione si potrebbe obiettare che, a Messa, non ci si va perché si è perfetti ma perché ci riconosciamo bisognosi di Dio e della sua Grazia per vincere il peccato e perché l'unione profonda con Cristo ci sostiene nel nostro personale cammino di santificazione, senza dimenticare che l'Eucaristia è il pane di vita eterna.<br />Il concetto di cristiano non praticante è un assurdo, sarebbe come dire: "Io sono un calciatore non praticante cioè, faccio parte di una squadra, ho ricevuto la mia maglietta, ho fatto gli allenamenti, ma la domenica non mi presento allo stadio perché ho altro di più importante da fare!"<br />Inoltre, chiamare in causa la presunta manchevolezza degli altri cristiani per giustificare la propria infedeltà alla pratica cristiana è una scusa banale e intellettualmente disonesta.<br />Se già sentire cristiani ragionare in questo modo crea l'orticaria, diventa ancora più ostico sentire ragionamenti similari dalla bocca di qualche consacrato.<br /><br />NUOVA PAROLA TABÙ: "DEVI"<br />Durante un incontro di formazione di Vicariato, ascoltammo con ossequioso silenzio, i due "esperti" mandati dalla Diocesi a tenere l'incontro. La sala, gremita di fedeli, in modo particolare catechisti, ascoltava l'alternarsi degli interventi del sacerdote e della religiosa. Dopo un piccolo intervallo ci fu permesso di fare domande. Ad un tratto un anziano parroco si alzò e disse: "Nella mia parrocchia è calata la partecipazione dei bambini a Messa. Come possiamo far capire loro che devono venire in chiesa la domenica?"<br />I due relatori si guardarono in faccia quasi infastiditi da quella domanda. Poi uno dei due rispose: "Caro don, lei sbaglia l'approccio! Non bisogna dire "devi" a un bambino. Andare a Messa non deve essere sentito come un dovere ma devono andarci di loro iniziativa. Noi dobbiamo interrogarci su come stimolare il loro desiderio di venire a Messa. Questo vale anche per i loro genitori. Se non lo comprendono allora non dobbiamo forzarli".<br />L'anziano sacerdote, formato con altri valori e criteri, rimase perplesso e rincarò: "Allora se non posso più dirgli che bisogna andare a Messa, cosa devo fare? 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Quella di giovani che non riescono a dare un senso vero alle loro giornate, magari feriti, magari superficiali, magari accecati. A volte la via d'uscita è in un piccolo segno, come il crocifisso di Alexandra, un segno a cui occorre dire un piccolo "sì" per poi veder cambiare tutto.<br />«Non ho mai conosciuto mio padre e ho perso mia madre molto presto. Ha ceduto alla sua dipendenza da alcol e droghe. Cercavo risposte e ho trovato rifugio nelle serate con musica elettronica. Uscivo molto e mi sono anche drogata. Per molto tempo ho cercato una via di fuga, per capire le ragioni di tutto ciò senza riuscirci.<br />Ho incontrato il padre di mio figlio durante una di queste serate. Dopo la nascita del nostro bambino, ha iniziato a picchiarmi. Ho letto negli occhi di mio figlio: "Mamma, salvaci, salvaci!". Da quel momento sono fuggita e ho sentito un bisogno molto forte, più forte di ogni altra cosa, un bisogno inspiegabile, di comprare la piccola croce che ancora oggi indosso al collo. Credevo fermamente che questa croce mi avrebbe protetto.<br />Sono andata a rifugiarmi nelle chiese, in molte chiese. In una di queste in particolare, nella mia parrocchia, la chiesa più vicina a casa mia: Sainte-Marie des Batignolles, ho sentito molto, molto amore. Tanta comprensione. Ho sentito tutto l'amore che c'era dentro questa chiesa. Mi sembrava di essere abbracciata da qualcuno. Sono crollata, ho pianto tutte le lacrime che avevo in corpo, tutte le lacrime che potevo e mi sono sentita consolata.<br />Tutto il peso che avevo sulle spalle lo affidai a Gesù, perché solo lui poteva capirlo, accompagnarmi e calmarmi. Quando mi sono rifugiata tra le sue braccia ho finalmente capito e mi sono sentita capita. Alla fine avevo trovato qualcuno che mi aiutasse ad andare avanti, avevo trovato Dio. Finalmente sarei stato in grado di andare avanti. Mi ha completamente trasformato questa esperienza, mi ha liberata, ha fatto emergere la persona che era dentro di me. Una persona che non ha ricevuto l'amore che le era dovuto, l'amore che sperava dai suoi genitori.<br />Ho trovato pace e serenità, mi sento riconciliata con me stessa. Questo amore ha portato via molta amarezza e tutto l'odio che avevo dentro di me. Ora, ogni mattina, quando prego e quando ascolto e partecipo alle lodi, ricevo un'energia folle. Posso iniziare la giornata con tanto amore, sole nella mia vita, gioia, compassione, e mi dico che la mia giornata trascorrerà sotto il segno di questo immenso amore».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21501978</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2020 19:46:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21501978/la_salvezza_in_un_crocifisso.mp3" length="3061550" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5954

LA SALVEZZA IN UN CROCIFISSO
La storia di Alexandra ci parla di una realtà forse più comune di quanto si pensi. Quella di giovani che non riescono a dare un senso vero alle loro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5954" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5954</a><br /><br />LA SALVEZZA IN UN CROCIFISSO<br />La storia di Alexandra ci parla di una realtà forse più comune di quanto si pensi. Quella di giovani che non riescono a dare un senso vero alle loro giornate, magari feriti, magari superficiali, magari accecati. A volte la via d'uscita è in un piccolo segno, come il crocifisso di Alexandra, un segno a cui occorre dire un piccolo "sì" per poi veder cambiare tutto.<br />«Non ho mai conosciuto mio padre e ho perso mia madre molto presto. Ha ceduto alla sua dipendenza da alcol e droghe. Cercavo risposte e ho trovato rifugio nelle serate con musica elettronica. Uscivo molto e mi sono anche drogata. Per molto tempo ho cercato una via di fuga, per capire le ragioni di tutto ciò senza riuscirci.<br />Ho incontrato il padre di mio figlio durante una di queste serate. Dopo la nascita del nostro bambino, ha iniziato a picchiarmi. Ho letto negli occhi di mio figlio: "Mamma, salvaci, salvaci!". Da quel momento sono fuggita e ho sentito un bisogno molto forte, più forte di ogni altra cosa, un bisogno inspiegabile, di comprare la piccola croce che ancora oggi indosso al collo. Credevo fermamente che questa croce mi avrebbe protetto.<br />Sono andata a rifugiarmi nelle chiese, in molte chiese. In una di queste in particolare, nella mia parrocchia, la chiesa più vicina a casa mia: Sainte-Marie des Batignolles, ho sentito molto, molto amore. Tanta comprensione. Ho sentito tutto l'amore che c'era dentro questa chiesa. Mi sembrava di essere abbracciata da qualcuno. Sono crollata, ho pianto tutte le lacrime che avevo in corpo, tutte le lacrime che potevo e mi sono sentita consolata.<br />Tutto il peso che avevo sulle spalle lo affidai a Gesù, perché solo lui poteva capirlo, accompagnarmi e calmarmi. Quando mi sono rifugiata tra le sue braccia ho finalmente capito e mi sono sentita capita. Alla fine avevo trovato qualcuno che mi aiutasse ad andare avanti, avevo trovato Dio. Finalmente sarei stato in grado di andare avanti. Mi ha completamente trasformato questa esperienza, mi ha liberata, ha fatto emergere la persona che era dentro di me. Una persona che non ha ricevuto l'amore che le era dovuto, l'amore che sperava dai suoi genitori.<br />Ho trovato pace e serenità, mi sento riconciliata con me stessa. Questo amore ha portato via molta amarezza e tutto l'odio che avevo dentro di me. Ora, ogni mattina, quando prego e quando ascolto e partecipo alle lodi, ricevo un'energia folle. 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Questa ricchezza deriva dalla Kirchensteuer, una tassa che lo Stato devolve alla Chiesa, trattenendo dal reddito dei cattolici tedeschi, una cifra che ammonta all'8-9% del loro carico fiscale complessivo. Il prelievo fiscale però è obbligatorio, a differenza di altri paesi, dove le chiese sono finanziate dalla generosità dei fedeli che scelgono liberamente di versare ad esse una parte del loro reddito.<br />In Germania, chi vuole essere esentato dalla Kirchensteuer deve firmare una dichiarazione di abbandono della Chiesa (Kirchenaustritt) che, come conseguenza, lo priva dei sacramenti. Il 20 settembre 2012, i vescovi tedeschi hanno decretato che quanti hanno chiesto di non essere più registrati per evitare di pagare la tassa ecclesiastica, non potranno più confessarsi, fare la comunione o la cresima e, al momento della morte, non potranno ricevere un funerale cattolico; non potranno nemmeno fare volontariato in un'associazione cattolica, né tanto meno lavorare in un'istituzione della Chiesa come una scuola o un ospedale. In un'intervista sulla Schwäbische Zeitung del 17 luglio 2016, l'arcivescovo Georg Gänswein, ha denunciato in questi termini tale clamorosa contraddizione: «Come reagisce la Chiesa cattolica in Germania con chi non paga la tassa per la Chiesa? Con l'automatica esclusione dalla comunità ecclesiale, il che significa: scomunica. Ciò è eccessivo, incomprensibile. Si possono mettere in dubbio i dogmi e nessuno viene cacciato fuori. Forse che il non pagamento della Kirchensteuer è un'infrazione più grave che non le trasgressioni contro le verità di fede? L'impressione è che, finché c'è in gioco la fede, non sia così tragico, quando però entra in gioco il denaro, allora non si scherza più». Se lo slogan dei coloni americani nel XVIII secolo era: «No taxation without representation», lo slogan dei vescovi tedeschi oggi è «No Sacraments without taxation». Se paghi ricevi i sacramenti, se non paghi ne sei privato. La ricchezza della chiesa tedesca è fondata, in una parola, sulla simonia.<br /><br />LA SIMONIA E IL NICOLAISMO<br />La simonia è un peccato che ha accompagnato la storia della Chiesa nel corso dei secoli, associandosi spesso al cosiddetto "nicolaismo", il concubinato dei preti. I primi sinodi di san Gregorio VII (1073-1085), il grande papa riformatore del Medioevo, furono proprio dedicati alla lotta contro i vescovi tedeschi simoniaci e trasgressori del celibato ecclesiastico. Una piaga molto più grave della vendita delle indulgenze che offrì il pretesto alla Rivoluzione di Lutero.<br />Il termine simonia deriva da Simon Mago del quale si legge che «offrì denaro agli apostoli» (Atti, 8, 18) per acquistare un potere spirituale. San Tommaso d'Aquino, che dedica un'intera questione della Summa Theologica alla simonia (q.100, II-II), spiega che simoniaci sono sia quelli che comprano, sia quelli che vendono le cose spirituali: «Quelli che vendono le cose spirituali assomigliano a Simon Mago nelle intenzioni, mentre quelli che le comprano gli assomigliano nelle azioni» (q. 100, a. 1). Secondo san Tommaso «ricevere il denaro per la grazia spirituale dei sacramenti è un peccato di simonia che non può essere giustificato da alcuna consuetudine: poiché "la consuetudine non può mai pregiudicare la legge naturale o divina"» (q. 100, art. 2, resp.). «Se quindi per consuetudine si esigesse qualcosa come compenso di un bene spirituale, con l'intenzione di comprare o di vendere, si commetterebbe simonia; specialmente poi se lo si esigesse contro la volontà del contribuente» (art. 2, ad 4). Essendo la Kirchensteuer estorta contro la volontà del contribuente, la dichiarazione di uscita dalla chiesa tedesca (Kirchenaustritt) sottoscritta da chi vuole evitare il pagamento, è priva di valore di fronte alla Chiesa.<br /><br />CONDIZIONI PER L'ABBANDONO DELLA CHIESA CATTOLICA<br />Il Pontificio Consiglio per i testi legislativi della Santa Sede, in un documento del 13 marzo 2006, ha spiegato che l'abbandono della Chiesa cattolica, perché possa essere validamente configurato come un vero actusformalisdefectionis ab Ecclesia deve concretizzarsi nei seguenti elementi:<br />a) decisione interna di uscire dalla Chiesa cattolica;<br />b) l'attuazione e manifestazione esterna di questa decisione;<br />c) recezione diretta da parte dell'autorità ecclesiastica competente di tale decisione.<br />Ogni atto che non nasca da una motivazione interna, ma sia obbligato, non può essere considerato come una libera decisione interna di uscire dalla Chiesa cattolica ed è invalido. Inoltre, il parroco dovrebbe constatare se c'è veramente la volontà di abbandonare la Chiesa, il che mai avviene in Germania. Il cattolico tedesco che firma la Kirchenaustritt non deve dunque temere di essere scismatico, se non ha la reale intenzione di abbandonare la Chiesa, ma vuole solo separarsi dal perverso sistema finanziario che lo lega alla Conferenza Episcopale. [...]<br />Molti cattolici tedeschi criticano la Kirchensteuer, ma affermano di non potere fare a meno di pagarla per non essere privati dei sacramenti. [...]<br />Ma sarà veramente impossibile in Germania e fuori di essa trovare sacerdoti e vescovi disposti ad amministrare i sacramenti agli obiettori di coscienza della Kirchensteueur? Non lo crediamo, anche perché nulla è impossibile a chi cerca prima di tutto il Regno di Dio e la sua Giustizia (Mt 6,33). [...]<br />Ciò che io oggi temo di più sono i cattolici rassegnati e rinunciatari. Chi sono i cattolici rinunciatari? Quelli che sono convinti che c'è una sproporzione di forze tra noi e i nostri avversari (il che è vero) e che non possiamo far altro che accettare la situazione de facto (il che non è vero). I cattolici rinunciatari criticano in privato la Kirchensteuer, ma pensano che sia inutile criticarla pubblicamente, perché tanto nulla cambierà. [...] L'Europa secolarizzata ha bisogno di eroismo, non di rassegnazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22664842</guid><pubDate>Tue, 11 Feb 2020 19:43:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22664842/simonia.mp3" length="7038431" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6014

SAI DIRE ESATTAMENTE COS'E' LA SIMONIA? di Roberto de Mattei
La Conferenza Episcopale tedesca [...] è l'azienda più ricca e privilegiata di tutta la Germania. Questa ricchezza...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6014" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6014</a><br /><br />SAI DIRE ESATTAMENTE COS'E' LA SIMONIA? di Roberto de Mattei<br />La Conferenza Episcopale tedesca [...] è l'azienda più ricca e privilegiata di tutta la Germania. Questa ricchezza deriva dalla Kirchensteuer, una tassa che lo Stato devolve alla Chiesa, trattenendo dal reddito dei cattolici tedeschi, una cifra che ammonta all'8-9% del loro carico fiscale complessivo. Il prelievo fiscale però è obbligatorio, a differenza di altri paesi, dove le chiese sono finanziate dalla generosità dei fedeli che scelgono liberamente di versare ad esse una parte del loro reddito.<br />In Germania, chi vuole essere esentato dalla Kirchensteuer deve firmare una dichiarazione di abbandono della Chiesa (Kirchenaustritt) che, come conseguenza, lo priva dei sacramenti. Il 20 settembre 2012, i vescovi tedeschi hanno decretato che quanti hanno chiesto di non essere più registrati per evitare di pagare la tassa ecclesiastica, non potranno più confessarsi, fare la comunione o la cresima e, al momento della morte, non potranno ricevere un funerale cattolico; non potranno nemmeno fare volontariato in un'associazione cattolica, né tanto meno lavorare in un'istituzione della Chiesa come una scuola o un ospedale. In un'intervista sulla Schwäbische Zeitung del 17 luglio 2016, l'arcivescovo Georg Gänswein, ha denunciato in questi termini tale clamorosa contraddizione: «Come reagisce la Chiesa cattolica in Germania con chi non paga la tassa per la Chiesa? Con l'automatica esclusione dalla comunità ecclesiale, il che significa: scomunica. Ciò è eccessivo, incomprensibile. Si possono mettere in dubbio i dogmi e nessuno viene cacciato fuori. Forse che il non pagamento della Kirchensteuer è un'infrazione più grave che non le trasgressioni contro le verità di fede? L'impressione è che, finché c'è in gioco la fede, non sia così tragico, quando però entra in gioco il denaro, allora non si scherza più». Se lo slogan dei coloni americani nel XVIII secolo era: «No taxation without representation», lo slogan dei vescovi tedeschi oggi è «No Sacraments without taxation». Se paghi ricevi i sacramenti, se non paghi ne sei privato. La ricchezza della chiesa tedesca è fondata, in una parola, sulla simonia.<br /><br />LA SIMONIA E IL NICOLAISMO<br />La simonia è un peccato che ha accompagnato la storia della Chiesa nel corso dei secoli, associandosi spesso al cosiddetto "nicolaismo", il concubinato dei preti. I primi sinodi di san Gregorio VII (1073-1085), il grande papa riformatore del Medioevo, furono proprio dedicati alla lotta contro i vescovi tedeschi simoniaci e trasgressori del celibato ecclesiastico. Una piaga molto più grave della vendita delle indulgenze che offrì il pretesto alla Rivoluzione di Lutero.<br />Il termine simonia deriva da Simon Mago del quale si legge che «offrì denaro agli apostoli» (Atti, 8, 18) per acquistare un potere spirituale. San Tommaso d'Aquino, che dedica un'intera questione della Summa Theologica alla simonia (q.100, II-II), spiega che simoniaci sono sia quelli che comprano, sia quelli che vendono le cose spirituali: «Quelli che vendono le cose spirituali assomigliano a Simon Mago nelle intenzioni, mentre quelli che le comprano gli assomigliano nelle azioni» (q. 100, a. 1). Secondo san Tommaso «ricevere il denaro per la grazia spirituale dei sacramenti è un peccato di simonia che non può essere giustificato da alcuna consuetudine: poiché "la consuetudine non può mai pregiudicare la legge naturale o divina"» (q. 100, art. 2, resp.). «Se quindi per consuetudine si esigesse qualcosa come compenso di un bene spirituale, con l'intenzione di comprare o di vendere, si commetterebbe simonia; specialmente poi se lo si esigesse contro la volontà del contribuente» (art. 2, ad 4). Essendo la Kirchensteuer estorta contro la volontà del contribuente, la dichiarazione di uscita dalla chiesa...]]></itunes:summary><itunes:duration>440</itunes:duration><itunes:keywords>conferenza,denaro,germania,simonia,vescovi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/56513294560224b3461297c4f2dabd8d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non è vero che la fede non ha bisogno di ''toccare con mano''</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-e-vero-che-la-fede-non-ha-bisogno-di-toccare-con-mano--21514127</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5957" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5957</a><br /><br />NON E' VERO CHE LA FEDE NON HA BISOGNO DI ''TOCCARE CON MANO''<br />Spesso si sente dire che i miracoli non sarebbero necessari. Infatti, Gesù loderebbe (attenzione al condizionale) chi non ne sente il bisogno. C'è l'episodio che toccò all'apostolo Tommaso che racconta: "Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse:'Pace a voi!'. Poi disse a Tommaso: 'Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente!' Rispose Tommaso: 'Mio Signore e mio Dio!. Gesù gli disse: 'Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno'!" (Giovanni 20,29).<br />Si tratta di un episodio che viene solitamente utilizzato per affermare che la vera fede sia quella che prescinda totalmente dai segni, cioè dal vedere e constatare. E invece le cose non stanno così. Il biblista Ignace de la Potterie  afferma che nell'originale greco il verbo è all'aoristo (pisteusantes) e che anche nella versione latina era messo al passato (crediderunt). Per cui la frase non è: "Beati coloro che senza aver visto, crederanno", ma deve essere così tradotta: "Beati coloro che senza aver visto (senza aver visto me direttamente), hanno creduto."<br />Dunque, Gesù rimprovera Tommaso non perché vuol vedere, ma perché non si è fidato di coloro che già avevano visto. Gesù non rimprovera il "verificare", che è insito nel credere, ma l'incapacità di Tommaso di affidarsi ai suoi amici i quali tutti ormai affermavano che il Signore era risorto; e lo affermavano non perché si basassero su una fede nell'astratto, ma perché avevano visto.<br />Insomma, è come se oggi Gesù oggi ci dicesse: devi credere nella mia resurrezione non perché essa è assurda e inverificabile, bensì perché essa è stata oggettiva e verificata da molti... e a questi molti ti devi affidare.<br />Altro che fede che debba fare a meno del vedere e del toccare!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21514127</guid><pubDate>Tue, 14 Jan 2020 22:10:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21514127/toccare_con_mano.mp3" length="3040401" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5957

NON E' VERO CHE LA FEDE NON HA BISOGNO DI ''TOCCARE CON MANO''
Spesso si sente dire che i miracoli non sarebbero necessari. Infatti, Gesù loderebbe (attenzione al condizionale) chi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5957" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5957</a><br /><br />NON E' VERO CHE LA FEDE NON HA BISOGNO DI ''TOCCARE CON MANO''<br />Spesso si sente dire che i miracoli non sarebbero necessari. Infatti, Gesù loderebbe (attenzione al condizionale) chi non ne sente il bisogno. C'è l'episodio che toccò all'apostolo Tommaso che racconta: "Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse:'Pace a voi!'. Poi disse a Tommaso: 'Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente!' Rispose Tommaso: 'Mio Signore e mio Dio!. Gesù gli disse: 'Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno'!" (Giovanni 20,29).<br />Si tratta di un episodio che viene solitamente utilizzato per affermare che la vera fede sia quella che prescinda totalmente dai segni, cioè dal vedere e constatare. E invece le cose non stanno così. Il biblista Ignace de la Potterie  afferma che nell'originale greco il verbo è all'aoristo (pisteusantes) e che anche nella versione latina era messo al passato (crediderunt). Per cui la frase non è: "Beati coloro che senza aver visto, crederanno", ma deve essere così tradotta: "Beati coloro che senza aver visto (senza aver visto me direttamente), hanno creduto."<br />Dunque, Gesù rimprovera Tommaso non perché vuol vedere, ma perché non si è fidato di coloro che già avevano visto. Gesù non rimprovera il "verificare", che è insito nel credere, ma l'incapacità di Tommaso di affidarsi ai suoi amici i quali tutti ormai affermavano che il Signore era risorto; e lo affermavano non perché si basassero su una fede nell'astratto, ma perché avevano visto.<br />Insomma, è come se oggi Gesù oggi ci dicesse: devi credere nella mia resurrezione non perché essa è assurda e inverificabile, bensì perché essa è stata oggettiva e verificata da molti... e a questi molti ti devi affidare.<br />Altro che fede che debba fare a meno del vedere e del toccare!]]></itunes:summary><itunes:duration>190</itunes:duration><itunes:keywords>fede,fiducia,rivelazione,toccare,tommaso,tradizione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8a5114f7b07318960c7212f85f184048.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il significato pubblico del presepe</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-significato-pubblico-del-presepe--21509487</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5960" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5960</a><br /><br />IL SIGNIFICATO PUBBLICO DEL PRESEPE di Giampaolo Crepaldi<br />Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. [...]<br />Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c'è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L'attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.<br /><br />LA FEDE DEVE POTER ESSERE MANIFESTATA PUBBLICAMENTE<br />In secondo luogo va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la fede può essere al massimo tollerata come fatto privato. Il presepe va fatto in casa e non in piazza. È la privatizzazione della fede religiosa, che la laicità occidentale vanta come unica propria fede. Ciò dovrebbe valere per tutte le religioni. Tutte dovrebbero abbandonare la pubblica piazza e trasferirsi tra le mura domestiche. La società che ne deriverebbe sarebbe una società senza Dio e questa viene spacciata per neutralità rispetto a tutte le fedi, ossia per presunta laicità. Ma come può essere neutro chi vuol fare piazza pulita? Come può essere neutro chi discrimina le fedi religiose privandole della loro presenza pubblica? Certamente lo Stato ha, in certi casi, il dovere di vietare la manifestazione pubblica della religione. Il diritto alla libertà religiosa, per quanto riguarda il cosiddetto foro esterno, non è assoluto, ma sottoposto all'ordine pubblico e al bene comune. Lo Stato, per il bene comune, può limitare o anche vietare completamente la presenza pubblica di una religione. Ma nel caso in questione, il divieto non avviene per la salvaguardia di un bene comune, che lo Stato non è più nemmeno capace di immaginare, ma per un atto di imperio che tradisce una assolutezza politica molto pericolosa. Tradisce una politica che si fa religione e che gareggia con le religioni sul loro stesso piano assoluto. Si ha così uno scontro tra due religioni, e la laicità, che avrebbe dovuto essere uno spazio neutro e quindi pacifico, diventa un luogo pericoloso perché conflittuale.<br /><br />PER FARE IL PRESEPE IL MOTIVO CULTURALE NON È IL PRINCIPALE<br />La terza osservazione da farsi riguarda la qualità dell'opposizione che solitamente viene messa in atto contro simili misure. In genere essa fa riferimento alla civiltà cristiana, alla nostra storia e a come la nostra vita sociale, i nostri criteri morali, le nostre abitudini, senza parlare delle opere d'arte che hanno formato le nostre menti, affondi le proprie radici nel cristianesimo. Difficile avere dubbi su questo tipo di argomentazioni.<br />L'Italia - e con essa tutto l'Occidente - non sarebbe se stesso senza le proprie radici cristiane che sono ben visibili ovunque attorno a noi. È legittimo e doveroso far valere questo argomento storico e di identità contro quanti sostengono che, invece, per convivere con gli altri, ci si dovrebbe spogliare delle proprie tradizioni e di quanto  esse ancora oggi ci danno. L'accoglienza e l'integrazione non si fanno nel vuoto e a volto coperto. È ben evidente che questi argomenti possono prestarsi anche ad un uso politico e che chi li sostiene non sempre lo fa per amore del cristianesimo, ma per altri motivi. Bisogna però anche accettare che gli argomenti siano vissuti da ognuno al proprio livello di comprensione e di assimilazione, mettendo anche in bilancio possibili elementi di strumentalizzazione. Non è corretto negare valore a questi argomenti circa l'identità di un popolo, con l'idea che si prestano ad operazioni politiche di corto respiro.<br />Detto questo, va anche però osservato che queste argomentazioni sono insufficienti. Se le radici cristiane vengono difese - come è pur giusto fare, lo ripetiamo - solo per motivi storici o culturali, può venire il momento che le nuove generazioni non siano più sensibili alla propria storia passata, alle proprie origini culturali o che, addirittura, diventino incapaci di leggere i segni della presenza cristiana attorno a noi. E' proprio tra le bellissime basiliche gotiche della Francia che alligna il nuovo ateismo e, in genere, un giovane oggi non possiede le più elementari nozioni teologiche per poter leggere una pala d'altare, un affresco o un fregio. La nostra storia cristiana può diventare muta. Non può essere solo il "come eravamo" o il "è da lì che noi proveniamo" a salvarci dalla secolarizzazione che secolarizza anche il senso del passato come il senso in genere e non solo il senso religioso.<br /><br />IL PRESEPE VA FATTO NON SOLO PER LE RADICI CRISTIANE, MA PERCHÉ È VERO<br />Il presepe, come ogni altra manifestazione pubblica delle fede cristiana, ha diritto ad essere mantenuto non solo perché lì ci sono le nostre origini, ma perché è vero. È solo la verità della religione cristiana a valere come titolo ultimo del suo diritto ad una presenza nella pubblica piazza ed è solo perché questa religione, più di ogni altra, contribuisce al bene comune che il potere pubblico dovrebbe esso stesso difendere il presepe o qualsiasi altro simbolo di quella fede. Senza il Bambinello siamo tutti più poveri, anche i potenti di questa terra, che gestiscono la cosa pubblica senza sapere perché né come e che non sono in grado di valutare la verità delle diverse religioni preoccupandosi invece, con un gesto falsamente liberatorio, di eliminarle in blocco dalla pubblica piazza: fuori tutti da qui! Ma il senso di quel "qui", di cosa significhi la comunità politica, a quel potere sfugge. Altrimenti utilizzerebbe quei criteri per valutare le religioni e per vedere che la fede cristiana è "dal volto umano".<br />Le tradizioni muoiono se non sono continuamente rivissute. Cristo non è una tradizione anche se la Chiesa ha una tradizione, una tradizione viva che si fonda sulla reale presenza di Cristo nella sua storia, proprio ciò che il presepe vuole rappresentare. Le autorità politiche non riusciranno a impedire il presepe, anche se ciò non toglie che si debba lottare perché non lo facciano. Non riusciranno nemmeno a difenderlo dalla secolarizzazione, anche se non possiamo esimerci dal richiederglielo. Ciò che conterà, alla fine, è che Cristo sia vissuto come Vero e come Vivo dai cristiani. Non solo come Vivo, ma anche come Vero, perché su questo si fonda la sua pretesa di essere presente nella pubblica piazza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21509487</guid><pubDate>Thu, 09 Jan 2020 22:09:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21509487/significato_presepe.mp3" length="8393037" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5960

IL SIGNIFICATO PUBBLICO DEL PRESEPE di Giampaolo Crepaldi
Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5960" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5960</a><br /><br />IL SIGNIFICATO PUBBLICO DEL PRESEPE di Giampaolo Crepaldi<br />Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. [...]<br />Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c'è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L'attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.<br /><br />LA FEDE DEVE POTER ESSERE MANIFESTATA PUBBLICAMENTE<br />In secondo luogo va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la fede può essere al massimo tollerata come fatto privato. Il presepe va fatto in casa e non in piazza. È la privatizzazione della fede religiosa, che la laicità occidentale vanta come unica propria fede. Ciò dovrebbe valere per tutte le religioni. Tutte dovrebbero abbandonare la pubblica piazza e trasferirsi tra le mura domestiche. La società che ne deriverebbe sarebbe una società senza Dio e questa viene spacciata per neutralità rispetto a tutte le fedi, ossia per presunta laicità. Ma come può essere neutro chi vuol fare piazza pulita? Come può essere neutro chi discrimina le fedi religiose privandole della loro presenza pubblica? Certamente lo Stato ha, in certi casi, il dovere di vietare la manifestazione pubblica della religione. Il diritto alla libertà religiosa, per quanto riguarda il cosiddetto foro esterno, non è assoluto, ma sottoposto all'ordine pubblico e al bene comune. Lo Stato, per il bene comune, può limitare o anche vietare completamente la presenza pubblica di una religione. Ma nel caso in questione, il divieto non avviene per la salvaguardia di un bene comune, che lo Stato non è più nemmeno capace di immaginare, ma per un atto di imperio che tradisce una assolutezza politica molto pericolosa. Tradisce una politica che si fa religione e che gareggia con le religioni sul loro stesso piano assoluto. Si ha così uno scontro tra due religioni, e la laicità, che avrebbe dovuto essere uno spazio neutro e quindi pacifico, diventa un luogo pericoloso perché conflittuale.<br /><br />PER FARE IL PRESEPE IL MOTIVO CULTURALE NON È IL PRINCIPALE<br />La terza osservazione da farsi riguarda la qualità dell'opposizione che solitamente viene messa in atto contro simili misure. In genere essa fa riferimento alla civiltà cristiana, alla nostra storia e a come la nostra vita sociale, i nostri criteri morali, le nostre abitudini, senza parlare delle opere d'arte che hanno formato le nostre menti, affondi le proprie radici nel cristianesimo. Difficile avere dubbi su questo tipo di argomentazioni.<br />L'Italia - e con essa tutto l'Occidente - non sarebbe se stesso senza le proprie radici cristiane che sono ben visibili ovunque attorno a noi. È legittimo e doveroso far valere questo argomento storico e di identità contro quanti sostengono che, invece, per convivere con gli altri, ci si dovrebbe...]]></itunes:summary><itunes:duration>525</itunes:duration><itunes:keywords>natale,presepe,radici,trieste,vescovo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bcb283b6ed388ac2e17a59be95cc11a6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Come mai Dio chiese ad Abramo di uccidere il figlio?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/come-mai-dio-chiese-ad-abramo-di-uccidere-il-figlio--21509526</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5961" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5961</a><br /><br />COME MAI DIO CHIESE AD ABRAMO DI UCCIDERE IL FIGLIO?<br />La prova che subì Abramo presenta almeno due apparenti assurdità.<br />La prima relativa al fatto che Dio chieda di uccidere una vita umana, ovvero chieda di compiere un sacrificio umano. Ora, si sa che la religione ebraica si distingueva da quelle pagane per tante cose, tra queste anche il rifiuto di qualsiasi sacrificio umano.<br />La seconda assurdità riguarda il fatto che Dio chieda ad Abramo di uccidere quel figlio tanto sperato e inatteso, attraverso la cui nascita Abramo aveva capito che la promessa di Dio si sarebbe realizzata. Era stato difficile per lui credere in ciò che Dio gli aveva promesso, poi quella nascita impossibile... e quindi - incomprensibile! - la richiesta di far morire quel figlio. Assurdo.<br />Ma è proprio su questa impossibilità di accettare l'assurdo che si manifesta chiaramente la spiegazione di questa prova. In realtà, Dio fa sperimentare ad Abramo l'esperienza dell'abbandono e del non-senso, ma solo nell'ambito della suggestione, non su quello della ragione. Chiariamo: quando Abramo ricevette da Dio una simile richiesta, egli era certo sul piano della ragione (e rimase sempre di questa convinzione) che Dio non avrebbe mai potuto permettere che si realizzasse ciò che aveva richiesto. La questione si poneva però sul piano della suggestione, ove tutto sembrava terribilmente e drammaticamente vero. È questa la caratteristica della prova.<br /><br />LA NOTTE DELLO SPIRITO<br />In teologia spirituale si parla della cosiddetta notte dello spirito, dove Dio permette che l'anima venga assalita da mille tentazioni, scrupoli e suggestioni. Dove tutto sembra vero, anche se nel fondo della propria ragione si capisce che così non è. Dove sembra di essere stati abbandonati da Dio, anche se sul piano della ragione si sa che questo non può essere. Nell'Epistolario di Padre Pio è descritta più volte una prova di questo tipo. In alcuni momenti della sua vita, il Santo Cappuccino, sul piano della suggestione, era certo di non potersi salvare, si vedeva già all'inferno, il demonio gli faceva credere (e in un certo senso vedere) che Dio lo avesse totalmente abbandonato. Ma sul piano razionale sapeva che ciò non poteva essere e che doveva conservare la pace nel profondo del proprio cuore. È un'esperienza terribile. Ed è proprio questa esperienza che è prefigurata nella prova che subì Abramo.<br />Questa è la spiegazione di ciò che gli accadde. Se così non fosse, se cioè dovessimo convincerci che Abramo credesse effettivamente che Dio avrebbe potuto permettere ciò che gli aveva chiesto, dovremmo ipotizzare che colui che è il padre della nostra fede (Abramo appunto) si sarebbe potuto convincere della possibile contraddizione nella natura di Dio, il che è impossibile. È vero, si dice che Abramo "sperò contro ogni speranza" (Romani 4, 18), ma ciò non significa che egli credesse che sarebbe accaduto davvero ciò che Dio gli aveva chiesto, bensì significa che la prova che stava subendo era talmente dura sul piano della suggestione che la sua convinzione razionale sembrava andare contro l'evidenza delle cose.<br /><br />ABBANDONARSI CIECAMENTE O AFFIDARSI TOTALMENTE?<br />Il modello di un Abramo che ammette la possibilità che Dio possa avallare l'assurdo, e quindi che in Dio stesso possa esserci anche la contraddizione, è un modello non a caso presente nel mondo protestante. Il filosofo Kierkegaard (1813-1855), che pure ha tanti meriti, indica da questo punto di vista un modello sbagliato di Abramo. Per lui Abramo è colui che si abbandona ciecamente non che si affida totalmente. Kierkegaard scrive nel suo Timore e tremore: "La fede è il paradosso secondo il quale l'individuo, come tale, è al di sopra del generale, è in regola di fronte a questo, non come subordinato, ma come superiore; e nondimeno in modo tale che l'individuo, dopo essere stato come tale subordinato al generale, diventa allora, per mezzo del generale, l'individuo come tale, superiore a quello; in modo che l'individuo è in rapporto assoluto con l'assoluto. Questa posizione sfugge alla mediazione, che si effettua sempre in virtù del generale. Essa è resta eternamente un paradosso inaccessibile al pensiero. La fede è questo paradosso, altrimenti la fede non è mai esistita perché c'è sempre stata; in altre parole, Abramo è perduto."<br />Dunque, l'Abramo del filosofo danese si abbandona ciecamente non si affida totalmente.<br />Attenzione, la differenza è importante. Un conto è abbandonarsi ciecamente, altro è affidarsi totalmente. Abbandonarsi ciecamente vuol dire non coinvolgere l'intelligenza in questo abbandono. È il credo quia absurdum che partirà, di fatto, dal nominalismo filosofico per canalizzarsi nel principio della doppia-verità (un conto è la verità della fede, altro quella della ragione) di certo pensiero umanistico-rinascimentale per sfociare poi nel fideismo protestante. Insomma, la fede non avrebbe bisogno dell'intelligenza. Anzi, più si allontana dall'intelligenza e più diventerebbe fede vera e meritevole.  Affidarsi totalmente è il contrario. Si tratta di coinvolgere l'intelligenza per aprirsi poi all'affidamento. È ciò che si può anche chiamare "intelligenza della fede". Si capisce con la ragione ciò che è vero, si capisce che Dio è tutto ed è padre e, proprio perché tutto e padre, si coglie la necessità e la logica di abbandonarsi totalmente a Lui.<br />Abramo è il nostro padre nella fede, ma non di una qualsiasi fede, di un ben preciso modello di fede. È il modello dell'intelligenza della fede, della fede non come abbandono cieco bensì come affidamento totale... e la prova che egli subì deve essere letta e compresa all'interno di questo modello.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21509526</guid><pubDate>Thu, 09 Jan 2020 22:06:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21509526/abramo.mp3" length="7744782" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5961

COME MAI DIO CHIESE AD ABRAMO DI UCCIDERE IL FIGLIO?
La prova che subì Abramo presenta almeno due apparenti assurdità.
La prima relativa al fatto che Dio chieda di uccidere una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5961" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5961</a><br /><br />COME MAI DIO CHIESE AD ABRAMO DI UCCIDERE IL FIGLIO?<br />La prova che subì Abramo presenta almeno due apparenti assurdità.<br />La prima relativa al fatto che Dio chieda di uccidere una vita umana, ovvero chieda di compiere un sacrificio umano. Ora, si sa che la religione ebraica si distingueva da quelle pagane per tante cose, tra queste anche il rifiuto di qualsiasi sacrificio umano.<br />La seconda assurdità riguarda il fatto che Dio chieda ad Abramo di uccidere quel figlio tanto sperato e inatteso, attraverso la cui nascita Abramo aveva capito che la promessa di Dio si sarebbe realizzata. Era stato difficile per lui credere in ciò che Dio gli aveva promesso, poi quella nascita impossibile... e quindi - incomprensibile! - la richiesta di far morire quel figlio. Assurdo.<br />Ma è proprio su questa impossibilità di accettare l'assurdo che si manifesta chiaramente la spiegazione di questa prova. In realtà, Dio fa sperimentare ad Abramo l'esperienza dell'abbandono e del non-senso, ma solo nell'ambito della suggestione, non su quello della ragione. Chiariamo: quando Abramo ricevette da Dio una simile richiesta, egli era certo sul piano della ragione (e rimase sempre di questa convinzione) che Dio non avrebbe mai potuto permettere che si realizzasse ciò che aveva richiesto. La questione si poneva però sul piano della suggestione, ove tutto sembrava terribilmente e drammaticamente vero. È questa la caratteristica della prova.<br /><br />LA NOTTE DELLO SPIRITO<br />In teologia spirituale si parla della cosiddetta notte dello spirito, dove Dio permette che l'anima venga assalita da mille tentazioni, scrupoli e suggestioni. Dove tutto sembra vero, anche se nel fondo della propria ragione si capisce che così non è. Dove sembra di essere stati abbandonati da Dio, anche se sul piano della ragione si sa che questo non può essere. Nell'Epistolario di Padre Pio è descritta più volte una prova di questo tipo. In alcuni momenti della sua vita, il Santo Cappuccino, sul piano della suggestione, era certo di non potersi salvare, si vedeva già all'inferno, il demonio gli faceva credere (e in un certo senso vedere) che Dio lo avesse totalmente abbandonato. Ma sul piano razionale sapeva che ciò non poteva essere e che doveva conservare la pace nel profondo del proprio cuore. È un'esperienza terribile. Ed è proprio questa esperienza che è prefigurata nella prova che subì Abramo.<br />Questa è la spiegazione di ciò che gli accadde. Se così non fosse, se cioè dovessimo convincerci che Abramo credesse effettivamente che Dio avrebbe potuto permettere ciò che gli aveva chiesto, dovremmo ipotizzare che colui che è il padre della nostra fede (Abramo appunto) si sarebbe potuto convincere della possibile contraddizione nella natura di Dio, il che è impossibile. È vero, si dice che Abramo "sperò contro ogni speranza" (Romani 4, 18), ma ciò non significa che egli credesse che sarebbe accaduto davvero ciò che Dio gli aveva chiesto, bensì significa che la prova che stava subendo era talmente dura sul piano della suggestione che la sua convinzione razionale sembrava andare contro l'evidenza delle cose.<br /><br />ABBANDONARSI CIECAMENTE O AFFIDARSI TOTALMENTE?<br />Il modello di un Abramo che ammette la possibilità che Dio possa avallare l'assurdo, e quindi che in Dio stesso possa esserci anche la contraddizione, è un modello non a caso presente nel mondo protestante. Il filosofo Kierkegaard (1813-1855), che pure ha tanti meriti, indica da questo punto di vista un modello sbagliato di Abramo. Per lui Abramo è colui che si abbandona ciecamente non che si affida totalmente. Kierkegaard scrive nel suo Timore e tremore: "La fede è il paradosso secondo il quale l'individuo, come tale, è al di sopra del generale, è in regola di fronte a questo, non come subordinato, ma come superiore; e nondimeno in modo...]]></itunes:summary><itunes:duration>485</itunes:duration><itunes:keywords>abbandono,abramo,fede,figlio,sacrificio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4bb74fb40af898b233ece3d1f4a8c782.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sai dire esattamente cos'è il modernismo?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sai-dire-esattamente-cos-e-il-modernismo--21217565</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5951" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5951</a><br /><br />SAI DIRE ESATTAMENTE COS'E' IL MODERNISMO? di Mario lannaccone<br />Quante volte abbiamo sentito sostenere da giornalisti e ideologi che la teoria del gender non esiste? Che è un'invenzione? Spesso. Eppure, abbiamo prove abbondanti che esista e sia sostenuta da un apparato teorico, mediatico, scientifico e persino legislativo. Ebbene la stessa tattica, vale a dire sostenere che non esista qualcosa che esiste, viene applicata da tempo riguardo alla vicenda secolare del Modernismo, che fu definito da san Pio X la «sintesi di tutte le eresie», in quanto movimento ereticale multiforme che mirava al cuore del cattolicesimo.<br />Recentemente lo storico Alberto Melloni durante il convegno L'ostinazione della carità (Bologna, 23 ottobre 2019) dedicato alla figura di don Olinto Marella (1882-1969) ha affermato che una generazione di sacerdoti fu perseguitata dalla Chiesa per un abbaglio. L'antimodernismo è «una vicenda molto singolare», ha detto, «perché è la persecuzione di una cosa che non esiste». Non basta: «Il modernismo è un'invenzione di chi lo perseguita, che vede in una serie di fermenti un grande nemico». Fu insomma un'isterica teoria del complotto, sostiene Melloni, creata dai persecutori i quali avrebbero visto nei novatori più disparati un unico movimento, colpendo per errore - tra i più noti - Alfred Loisy, George Tyrrell, Romolo Murri, Antonio Fogazzaro o Ernesto Buonaiuti, figure che si proponevano semplicemente di svecchiare la Chiesa. Eppure per ciascuno di questi personaggi citati da Melloni come vittime innocenti del sospetto antimodernista, si possono elencare esempi lampanti della critica radicale a cui sottoposero la fede cattolica, proponendo cambiamenti dottrinali e tesi palesemente eretiche.<br />Il Modernismo fu censurato come un'eresia unica nell'enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907) promulgata da san Pio X, enciclica opportuna perché i modernisti, che avevano posizioni più o meno radicali, mostravano un atteggiamento bellicoso nella prassi, agendo anche all'interno dei seminari. Molti di loro erano professori in contatto con giovani in formazione e giovani preti; scrivevano, dirigevano riviste e associazioni.<br />Alcuni erano collegati al mondo teosofico, massonico, socialista o agnostico del tempo. Fu perciò opportuno e giusto introdurre nel 1910 anche il Giuramento antimodernista, per insegnare religione e teologia. Fu un errore eliminarlo nel 1966?<br />Probabilmente.<br /><br />LE VICENDE DI ALFRED LOISY E ROMOLO MURRI<br />Prendiamo Alfred Loisy (1857-1940), citato da Melloni come un innocuo prete francese. Sin dal seminario fu critico su quasi ogni aspetto della dottrina cattolica; nel momento in cui venne ordinato diacono con obbligo del celibato scrisse che con quell'ordinazione si era «consumato il grande errore della mia vita». E allora la domanda è: perché non divenne pastore protestante? Perché si fece prete, lui ammiratore di Ernest Renan? Perché il suo desiderio, come quello di molti modernisti, non era di migliorare se stesso in funzione della dottrina ma di cambiare la dottrina in funzione di sé. Il resto della vita di Loisy fu un tentativo di conciliare scienza, scienza storica e dogmatica nella logica dell'aggiornamento e dell'evoluzione, anche dell'evoluzione dei dogmi. E di operare non dall'esterno, ma in incognito dentro la Chiesa, Dunque, la sua condanna fu davvero un abbaglio?<br />Ancora più evidente è la vicenda di don Romolo Murri (1870-1944), sospeso a divinis nel 1907 e poi scomunicato per essere stato eletto nel partito della Lega democratica, poi vicino al fascismo, collaboratore di un ministero fascista dal 1941 al 1944 su interessamento del gerarca Dino Grandi. Le sue critiche al celibato sacerdotale lo portarono a sposare la danese Ragnhild Lund, dalla quale ebbe un figlio. Anche Murri si fece prete maturando presto l'intenzione di cambiare la missione del sacerdozio, della Chiesa, di cambiare i dogmi. Molti dei modernisti negavano la divinità e la resurrezione di Cristo, i dogmi riguardanti la Madonna, oltre a rigettare il celibato sacerdotale e molto altro.<br /><br />PIÙ CHE UN ABBAGLIO ALLORA, UNA MISTIFICAZIONE OGGI<br />È falso che questa «grande eresia della modernità» fosse «un abbaglio», come sostiene Melloni. Chi si oppose al Modernismo tentò di arginare un potente fenomeno di gnosticismo e di protestantizzazione (non del tutto slegato dalla Massoneria) che colpì la Chiesa a fine '800. Lo fece, anche, attraverso una «commissione antimodernista» che chiedeva informazioni sui simpatizzanti modernisti che insegnavano nei seminari, nelle università cattoliche, nelle scuole dei religiosi, poté fare errori e li fece -talvolta furono sospettate persone innocenti - ma, nella sua essenza, era giusta e opportuna. Melloni, deridendolo, definisce l'antimodernista come<br />colui che si sentiva minacciato dal «grande mostro che andava all'assalto della Chiesa». Eppure basterebbe rileggere il Programma dei modernisti, documento che uscì in risposta alla Pascendi Dominici Gregis, tra i cui estensori figurava probabilmente un modernista di punta come il sacerdote scomunicato Ernesto Buonaiuti (1881-1946), per constatare come il Modernismo scardinasse l'ecclesiologia, la dogmatica, arrivando a introdurre forme di sincretismo religioso. Esisteva anche un fenomeno di modernismo cosiddetto sociale, forse il meno pericoloso: l'attenzione ai problemi sociali, nella Chiesa, non arrivò infatti dai modernisti ma dalla Rerum Novarum di Leone XIII.<br /><br />CHI VINSE LA PARTITA?<br />In definitiva, chi vinse? La sicurezza di Melloni ci mostra che i modernisti a loro modo vinsero e che molte delle 65 tesi (incluse nel decreto Lamentabili, [vedi nota in fondo all'articolo, N.d.BB]) giudicate caratteristiche di questa «sintesi delle eresie», non sono morte.<br />Molti personaggi vicini al modernismo soffrirono, ma i più, nel tempo, fecero carriera e s'infiltrarono, letteralmente, nelle strutture direttive della Chiesa, nei seminari, nelle università. Ciò accadde dopo l'eliminazione del giuramento antimodernista e lo smantellamento dell'apparato che intendeva reprimere l'eresia.<br />«Come si può credere che Piccolo mondo antico andasse a detrimento della Chiesa?», chiede a un certo punto Melloni nel corso della conferenza di Bologna, citando lo scrittore modernista Antonio Fogazzaro (1842-1911). Se si sono letti i suoi romanzi, da Malombra a Il Santo, lo si può pensare, eccome. Egli credeva alla reincarnazione e in una Chiesa apocalittica, senza struttura e dogmi. Per Melloni, Fogazzaro finì nella lista dei modernisti per errore: non costituiva un pericolo. Impossibile, però, credere che non influenzasse il pubblico visto che i suoi libri intrisi di modernismo, spiritualismo, spirito filo massonico incontrarono un enorme successo. Messo all'Indice Fogazzaro si sottomise alla Chiesa ma solo formalmente, non nel cuore, arrivando ad affermare che per cambiare la Chiesa non bisognava combatterla apertamente, era necessario farlo segretamente, infiltrando appunto seminari, scuole, riviste e gerarchie. In fondo, è quello che da allora continua ad essere fatto...<br /><br />Nota di BastaBugie: il Modernismo è un complesso fenomeno di critica alla Chiesa nato nel seno della Chiesa stessa. Fu sintetizzato in 65 tesi giudicate eretiche e comprese nel decreto del Sant'Uffizio Lamentabili Sane Exitu (1907) e nell'enciclica Pascendi Dominici Gregis (1910) di papa san Pio X. Per combatterlo fu istituito il giuramento antimodernista (motu proprio Sacrorum Antistitum, 1910) richiesto a preti e insegnanti di scuole e seminari. Nonostante decenni di lotta, i modernisti rimasero in gran parte ai loro posti e influenzarono tutta la cosiddetta teologia progressista - e non solo - nell'accezione che diede al termine padre Cornelio Fabro nel suo studio L'avventura della teologia progressista (1974). [Timone n. 190 dicembre 2019]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21217565</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2019 14:35:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21217565/modernismo.mp3" length="10604041" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5951

SAI DIRE ESATTAMENTE COS'E' IL MODERNISMO? di Mario lannaccone
Quante volte abbiamo sentito sostenere da giornalisti e ideologi che la teoria del gender non esiste? Che è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5951" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5951</a><br /><br />SAI DIRE ESATTAMENTE COS'E' IL MODERNISMO? di Mario lannaccone<br />Quante volte abbiamo sentito sostenere da giornalisti e ideologi che la teoria del gender non esiste? Che è un'invenzione? Spesso. Eppure, abbiamo prove abbondanti che esista e sia sostenuta da un apparato teorico, mediatico, scientifico e persino legislativo. Ebbene la stessa tattica, vale a dire sostenere che non esista qualcosa che esiste, viene applicata da tempo riguardo alla vicenda secolare del Modernismo, che fu definito da san Pio X la «sintesi di tutte le eresie», in quanto movimento ereticale multiforme che mirava al cuore del cattolicesimo.<br />Recentemente lo storico Alberto Melloni durante il convegno L'ostinazione della carità (Bologna, 23 ottobre 2019) dedicato alla figura di don Olinto Marella (1882-1969) ha affermato che una generazione di sacerdoti fu perseguitata dalla Chiesa per un abbaglio. L'antimodernismo è «una vicenda molto singolare», ha detto, «perché è la persecuzione di una cosa che non esiste». Non basta: «Il modernismo è un'invenzione di chi lo perseguita, che vede in una serie di fermenti un grande nemico». Fu insomma un'isterica teoria del complotto, sostiene Melloni, creata dai persecutori i quali avrebbero visto nei novatori più disparati un unico movimento, colpendo per errore - tra i più noti - Alfred Loisy, George Tyrrell, Romolo Murri, Antonio Fogazzaro o Ernesto Buonaiuti, figure che si proponevano semplicemente di svecchiare la Chiesa. Eppure per ciascuno di questi personaggi citati da Melloni come vittime innocenti del sospetto antimodernista, si possono elencare esempi lampanti della critica radicale a cui sottoposero la fede cattolica, proponendo cambiamenti dottrinali e tesi palesemente eretiche.<br />Il Modernismo fu censurato come un'eresia unica nell'enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907) promulgata da san Pio X, enciclica opportuna perché i modernisti, che avevano posizioni più o meno radicali, mostravano un atteggiamento bellicoso nella prassi, agendo anche all'interno dei seminari. Molti di loro erano professori in contatto con giovani in formazione e giovani preti; scrivevano, dirigevano riviste e associazioni.<br />Alcuni erano collegati al mondo teosofico, massonico, socialista o agnostico del tempo. Fu perciò opportuno e giusto introdurre nel 1910 anche il Giuramento antimodernista, per insegnare religione e teologia. Fu un errore eliminarlo nel 1966?<br />Probabilmente.<br /><br />LE VICENDE DI ALFRED LOISY E ROMOLO MURRI<br />Prendiamo Alfred Loisy (1857-1940), citato da Melloni come un innocuo prete francese. Sin dal seminario fu critico su quasi ogni aspetto della dottrina cattolica; nel momento in cui venne ordinato diacono con obbligo del celibato scrisse che con quell'ordinazione si era «consumato il grande errore della mia vita». E allora la domanda è: perché non divenne pastore protestante? Perché si fece prete, lui ammiratore di Ernest Renan? Perché il suo desiderio, come quello di molti modernisti, non era di migliorare se stesso in funzione della dottrina ma di cambiare la dottrina in funzione di sé. Il resto della vita di Loisy fu un tentativo di conciliare scienza, scienza storica e dogmatica nella logica dell'aggiornamento e dell'evoluzione, anche dell'evoluzione dei dogmi. E di operare non dall'esterno, ma in incognito dentro la Chiesa, Dunque, la sua condanna fu davvero un abbaglio?<br />Ancora più evidente è la vicenda di don Romolo Murri (1870-1944), sospeso a divinis nel 1907 e poi scomunicato per essere stato eletto nel partito della Lega democratica, poi vicino al fascismo, collaboratore di un ministero fascista dal 1941 al 1944 su interessamento del gerarca Dino Grandi. Le sue critiche al celibato sacerdotale lo portarono a sposare la danese Ragnhild Lund, dalla quale ebbe un figlio. Anche Murri si fece prete maturando...]]></itunes:summary><itunes:duration>663</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,eresia,modernismo,papa,piox</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cb26e37895a9f8bfb68546dd689f60c8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cosa vedono i bambini di così bello in Babbo Natale?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cosa-vedono-i-bambini-di-cosi-bello-in-babbo-natale--21026911</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5942" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5942</a><br /><br />COSA VEDONO I BAMBINI DI COSI' BELLO IN BABBO NATALE?<br />Un ultimo desiderio prima che i suoi piccoli occhi, che ancora avrebbero dovuto vedere tanto del mondo, si chiudessero per sempre. Un ultimo sogno, un ultimo ricordo di questa vita: incontrare Babbo Natale, parlarci con l'ultimo filo di voce rimasto, abbracciarlo e scartare il primo e l'ultimo regalo sotto l'albero di quest'anno. Quel sogno, il bimbo, malato terminale di appena cinque anni, di Knoxville, nel Tennessee, lo ha realizzato. Si è avvinghiato stretto al suo Santa Claus (impersonato da Eric Schmitt-Matzen, 60 anni) e ha esalato l'ultimo respiro, addormentandosi per sempre tra le sue braccia.<br /><br />LA MAGIA DEL DONO<br />Una notizia commovente, che ci spinge ad una domanda: cosa i bambini vedono di straordinariamente bello in Babbo Natale? Verrebbe da rispondere: i regali. No, sarebbe troppo banale, e poi non è questo.<br />Ciò che i bambini vedono di straordinariamente bello in Babbo Natale è la Magia del Dono. È questo che li attira. Tant'è - ne siamo sicuri - non sono pochi quei bambini che, da grandi, vorrebbero essere come lui, come Babbo Natale.<br />Cosa significa "Magia del Dono"?<br />Iniziamo con "Dono". Se ci si riflette, non c'è cosa più scontata del dono, perché non si può negare l'evidenza che nella vita tutto è dono. Nessuno può dire con sicurezza che il prossimo minuto ci sarà, nessuno può garantire in maniera assoluta il proprio futuro.<br />E poi l'esistere, l'essere venuto al mondo... chi può vantare di essersi sentito chiedere prima di nascere: "Vuoi vivere?" Siamo venuti al mondo senza che nessuno ci chiedesse il permesso, né poteva essere altrimenti.<br /><br />STRAORDINARIO E ORDINARIO<br />Il dono è dunque ciò che di più straordinario possa esistere, ma è anche ciò che vi è di più ordinario, di più naturale.<br />Ed è proprio in questo la sua "magia": uno straordinario-ordinario e un ordinario-straordinario.<br />Vita e Dono sono inseparabili: non c'è Vita senza Dono e non c'è Dono senza Vita.<br />Ed ecco spiegato perché un personaggio come Babbo Natale sintetizza magnificamente il mistero dell'esistere: vivere per donare e non fare altro che questo.<br />Perciò quel bambino del  Tennessee ha voluto "addormentarsi" tra le sue braccia, non solo per ricevere doni, ma per continuare a donare.<br />E adesso, per l'eternità, sta tra le braccia di Colui che è il vero Padre e che è il vero Babbo Natale!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21026911</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:04:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21026911/cosa_vedono_i_bambini.mp3" length="3406366" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5942

COSA VEDONO I BAMBINI DI COSI' BELLO IN BABBO NATALE?
Un ultimo desiderio prima che i suoi piccoli occhi, che ancora avrebbero dovuto vedere tanto del mondo, si chiudessero per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5942" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5942</a><br /><br />COSA VEDONO I BAMBINI DI COSI' BELLO IN BABBO NATALE?<br />Un ultimo desiderio prima che i suoi piccoli occhi, che ancora avrebbero dovuto vedere tanto del mondo, si chiudessero per sempre. Un ultimo sogno, un ultimo ricordo di questa vita: incontrare Babbo Natale, parlarci con l'ultimo filo di voce rimasto, abbracciarlo e scartare il primo e l'ultimo regalo sotto l'albero di quest'anno. Quel sogno, il bimbo, malato terminale di appena cinque anni, di Knoxville, nel Tennessee, lo ha realizzato. Si è avvinghiato stretto al suo Santa Claus (impersonato da Eric Schmitt-Matzen, 60 anni) e ha esalato l'ultimo respiro, addormentandosi per sempre tra le sue braccia.<br /><br />LA MAGIA DEL DONO<br />Una notizia commovente, che ci spinge ad una domanda: cosa i bambini vedono di straordinariamente bello in Babbo Natale? Verrebbe da rispondere: i regali. No, sarebbe troppo banale, e poi non è questo.<br />Ciò che i bambini vedono di straordinariamente bello in Babbo Natale è la Magia del Dono. È questo che li attira. Tant'è - ne siamo sicuri - non sono pochi quei bambini che, da grandi, vorrebbero essere come lui, come Babbo Natale.<br />Cosa significa "Magia del Dono"?<br />Iniziamo con "Dono". Se ci si riflette, non c'è cosa più scontata del dono, perché non si può negare l'evidenza che nella vita tutto è dono. Nessuno può dire con sicurezza che il prossimo minuto ci sarà, nessuno può garantire in maniera assoluta il proprio futuro.<br />E poi l'esistere, l'essere venuto al mondo... chi può vantare di essersi sentito chiedere prima di nascere: "Vuoi vivere?" Siamo venuti al mondo senza che nessuno ci chiedesse il permesso, né poteva essere altrimenti.<br /><br />STRAORDINARIO E ORDINARIO<br />Il dono è dunque ciò che di più straordinario possa esistere, ma è anche ciò che vi è di più ordinario, di più naturale.<br />Ed è proprio in questo la sua "magia": uno straordinario-ordinario e un ordinario-straordinario.<br />Vita e Dono sono inseparabili: non c'è Vita senza Dono e non c'è Dono senza Vita.<br />Ed ecco spiegato perché un personaggio come Babbo Natale sintetizza magnificamente il mistero dell'esistere: vivere per donare e non fare altro che questo.<br />Perciò quel bambino del  Tennessee ha voluto "addormentarsi" tra le sue braccia, non solo per ricevere doni, ma per continuare a donare.<br />E adesso, per l'eternità, sta tra le braccia di Colui che è il vero Padre e che è il vero Babbo Natale!]]></itunes:summary><itunes:duration>213</itunes:duration><itunes:keywords>babbonatale,bambini,dono,natale,regali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1d8648371411e1c86c03c6e2de4aa638.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ovunque alberi di natale, luci, fiocchi di neve... ma Gesù dov'è?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ovunque-alberi-di-natale-luci-fiocchi-di-neve-ma-gesu-dov-e--21026912</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5944" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5944</a><br /><br />OVUNQUE ALBERI DI NATALE, LUCI, FIOCCHI DI NEVE... MA GESU' DOV'E'? di Piefrancesco Nardini<br />Periodo di Avvento, periodo di magia per i bambini e di atmosfere serene per i grandi, periodo di avvicinamento al Natale, una delle due feste più importanti per i cattolici.<br />Camminando per le strade si notano bancarelle, vetrine di negozi, bar e ogni cosa addobbata con colori sfavillanti, disegni e immagini, festoni e luminarie in vendita ogni dove.<br />Obiettivamente, all'occhio, questi colori, suoni, atmosfera portano gioia e senso di serenità.<br />Poi ci si guarda bene intorno e sorge spontanea la domanda: "Ma Gesù dov'è?".<br />Ci sono ovunque immagini di Babbo Natale (in qualunque posa, sulla slitta, che canta e balla, col sacco dei regali, ecc...), di renne, di pupazzi di neve, di alberi di Natale, di fiocchi di neve, e chi più ne ha più ne metta.<br />Raramente si intravede qualche bancarella che vende i personaggi del presepe.<br />La sensazione è quella di andare ad una festa dove però manca il festeggiato. E non è solo una sensazione...<br /><br />LA NASCITA DI GESÙ<br />Il Natale è la festa in cui si celebra la Nascita di Cristo a Betlemme, la manifestazione dell'Incarnazione avvenuta con il Fiat di Maria, Dio che si fa uomo per noi.<br />Senza questo evento, fondamentale per la storia, non ci sarebbe il Natale.<br />È lo stesso significato della parola a ricordarci che stiamo festeggiando la nascita di Qualcuno (natale, dal latino natalis che significa "che riguarda la nascita"; «detto del luogo dove uno è nato» Treccani online).<br />Come non si festeggerebbe il suo compleanno se chi scrive non esistesse, così tutte queste feste, tutti questi giorni di ferie e di scuole chiuse non ci sarebbero senza la Nascita di Cristo. Non avrebbe senso, non se ne avrebbe l'occasione.<br />Ai nostri giorni però, in un crescendo sempre più veloce dagli anni passati, in moltissime situazioni, la Figura principale di questa Festa è sempre più messa da parte.<br />Gesù non c'è!<br />Cosa si sta festeggiando allora? Per cosa facciamo tutti questi regali? Per cosa ci riuniamo con le famiglie per pranzi e cene così piene di cibi e di dolci? Così, senza un motivo vero?<br />Se si toglie dalla festa il Protagonista, Colui per il quale questa Festa esiste, che senso ha festeggiare?<br />Questa contraddizione non sembra però minimamente toccare un numero sempre più alto di persone, almeno molte di quelle con cui capita di parlare.<br />A precisa domanda  su cosa si festeggia a Natale si è avuta come risposta "lo stare in famiglia" o "la bontà".<br /><br />UNA CONTRADDIZIONE GRANDISSIMA<br />Non sembra anche a chi legge una contraddizione grandissima questo festeggiare così, tanto per festeggiare, senza minimamente ringraziare Chi ha dato modo di festeggiare? Senza festeggiare il Festeggiato?<br />Contraddizione che, però, è logica. Occhio, non è un'altra contraddizione...<br />Quale poteva essere l'effetto di decenni e decenni di crisi nella Chiesa se non quello di arrivare a moltissime persone che non sanno più perché in questo periodo dell'anno si festeggia? E, cosa più grave, non sanno nemmeno cosa si festeggia. O, ancora, lo sanno, ma non gli danno peso, non gliene importa.<br />Cristo è Re del mondo, la Sua Regalità sociale, pur se dimenticata, è comunque sempre esistente.<br />La sempre più crescente indifferenza del mondo per il suo Creatore è indice di quanto la crisi della fede sia avanzata negli ultimi tempi.<br />Abbiamo un solo modo per poter dare il nostro contributo: sensibilizzare quante più persone possiamo, ricordando a tutti cos'è il Natale e Chi si festeggia.<br />Preghiamo Maria, affinché non manchi mai nei nostri cuori il Festeggiato, in questo Natale e in tutti i nostri giorni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21026912</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:03:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21026912/alberi_natale_neve_ecc.mp3" length="4809455" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5944

OVUNQUE ALBERI DI NATALE, LUCI, FIOCCHI DI NEVE... MA GESU' DOV'E'? di Piefrancesco Nardini
Periodo di Avvento, periodo di magia per i bambini e di atmosfere serene per i grandi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5944" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5944</a><br /><br />OVUNQUE ALBERI DI NATALE, LUCI, FIOCCHI DI NEVE... MA GESU' DOV'E'? di Piefrancesco Nardini<br />Periodo di Avvento, periodo di magia per i bambini e di atmosfere serene per i grandi, periodo di avvicinamento al Natale, una delle due feste più importanti per i cattolici.<br />Camminando per le strade si notano bancarelle, vetrine di negozi, bar e ogni cosa addobbata con colori sfavillanti, disegni e immagini, festoni e luminarie in vendita ogni dove.<br />Obiettivamente, all'occhio, questi colori, suoni, atmosfera portano gioia e senso di serenità.<br />Poi ci si guarda bene intorno e sorge spontanea la domanda: "Ma Gesù dov'è?".<br />Ci sono ovunque immagini di Babbo Natale (in qualunque posa, sulla slitta, che canta e balla, col sacco dei regali, ecc...), di renne, di pupazzi di neve, di alberi di Natale, di fiocchi di neve, e chi più ne ha più ne metta.<br />Raramente si intravede qualche bancarella che vende i personaggi del presepe.<br />La sensazione è quella di andare ad una festa dove però manca il festeggiato. E non è solo una sensazione...<br /><br />LA NASCITA DI GESÙ<br />Il Natale è la festa in cui si celebra la Nascita di Cristo a Betlemme, la manifestazione dell'Incarnazione avvenuta con il Fiat di Maria, Dio che si fa uomo per noi.<br />Senza questo evento, fondamentale per la storia, non ci sarebbe il Natale.<br />È lo stesso significato della parola a ricordarci che stiamo festeggiando la nascita di Qualcuno (natale, dal latino natalis che significa "che riguarda la nascita"; «detto del luogo dove uno è nato» Treccani online).<br />Come non si festeggerebbe il suo compleanno se chi scrive non esistesse, così tutte queste feste, tutti questi giorni di ferie e di scuole chiuse non ci sarebbero senza la Nascita di Cristo. Non avrebbe senso, non se ne avrebbe l'occasione.<br />Ai nostri giorni però, in un crescendo sempre più veloce dagli anni passati, in moltissime situazioni, la Figura principale di questa Festa è sempre più messa da parte.<br />Gesù non c'è!<br />Cosa si sta festeggiando allora? Per cosa facciamo tutti questi regali? Per cosa ci riuniamo con le famiglie per pranzi e cene così piene di cibi e di dolci? Così, senza un motivo vero?<br />Se si toglie dalla festa il Protagonista, Colui per il quale questa Festa esiste, che senso ha festeggiare?<br />Questa contraddizione non sembra però minimamente toccare un numero sempre più alto di persone, almeno molte di quelle con cui capita di parlare.<br />A precisa domanda  su cosa si festeggia a Natale si è avuta come risposta "lo stare in famiglia" o "la bontà".<br /><br />UNA CONTRADDIZIONE GRANDISSIMA<br />Non sembra anche a chi legge una contraddizione grandissima questo festeggiare così, tanto per festeggiare, senza minimamente ringraziare Chi ha dato modo di festeggiare? Senza festeggiare il Festeggiato?<br />Contraddizione che, però, è logica. Occhio, non è un'altra contraddizione...<br />Quale poteva essere l'effetto di decenni e decenni di crisi nella Chiesa se non quello di arrivare a moltissime persone che non sanno più perché in questo periodo dell'anno si festeggia? E, cosa più grave, non sanno nemmeno cosa si festeggia. O, ancora, lo sanno, ma non gli danno peso, non gliene importa.<br />Cristo è Re del mondo, la Sua Regalità sociale, pur se dimenticata, è comunque sempre esistente.<br />La sempre più crescente indifferenza del mondo per il suo Creatore è indice di quanto la crisi della fede sia avanzata negli ultimi tempi.<br />Abbiamo un solo modo per poter dare il nostro contributo: sensibilizzare quante più persone possiamo, ricordando a tutti cos'è il Natale e Chi si festeggia.<br />Preghiamo Maria, affinché non manchi mai nei nostri cuori il Festeggiato, in questo Natale e in tutti i nostri giorni.]]></itunes:summary><itunes:duration>301</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,festa,gesù,natale,neve,regale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ba1918f05f94244e0dc4d4b1f80f8ab.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Hai mai visto cosa accade davvero alla messa?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/hai-mai-visto-cosa-accade-davvero-alla-messa--20947387</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5937" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5937</a><br /><br />HAI MAI VISTO COSA ACCADE DAVVERO ALLA MESSA? di Andrea Zambrano<br />Com'è la Messa vista dal Cielo? Che cosa accadrebbe se fossimo in grado di abbattere le volte delle chiese, bucare lo strato di azzurro che sta sopra di noi e potessimo arrivare proprio lassù, dove nell'empireo Dio sta assiso in trono col suo Figlio e gli angeli cantano in coro la sua gloria? Accadrebbe che vedremmo quella che è la vita eterna e i nostri occhi sarebbero finalmente spalancati sulla nostra vera vita.<br />Un video che sta diventando virale negli Stati Uniti prova a spiegare questo concetto e soprattutto a far comprendere il significato della Santa Messa con un linguaggio plastico e d'effetto. Si chiama "Il velo rimosso" (The veil removed) ed è un'emozionante esperienza di una Messa molto speciale, nella quale ad un certo punto fanno capolino gli angeli e il crocifisso diventa il centro di tutta l'azione che si sta svolgendo.<br /><br />LA BELLEZZA DEL CATTOLICESIMO<br />Frutto di un lavoro certosino di un gruppo di cattolici dell'Iowa, "The veil removed" è un progetto di sacerdoti e semplici fedeli di West Des Moines che sono partiti da un bisogno e un'ambizione: il bisogno di vivere la Santa Messa in maniera perfetta e l'ambizione di poter trasmettere a tutti il vero significato di essa. Purtroppo, oggi, vuoi per il minimalismo teologico che viviamo che ci fa abbassare la testa di fronte al mistero allontanando Dio, vuoi per la crisi della liturgia, che ha allontanato dalla nostra mente lo stupore del sacro, viviamo le Messe come un appuntamento mondano e terreno, dimenticandoci che invece sono il punto di incontro tra la terra e il Cielo. A questo si aggiunga la sciatteria del celebrante e la distrazione del fedele che fanno precipitare la Messa nell'anonimato più completo.<br />Ebbene: nel video, appena sette minuti, che meritano di essere visti in religioso raccoglimento, questo concetto è descritto in maniera efficace, anche se un po' enfatizzato come è costume degli entusiastici americani, che dovendo lottare con le sette protestanti, che fanno del miracolistico la loro cifra, devono per certi versi attrezzarsi.<br />Comunque. Lo short film inizia con una Messa feriale alla quale partecipano poche persone. Ognuna delle quali porta dentro di sé i piccoli drammi, le solitudini e gli affetti della propria esistenza. Dopo la proclamazione del Vangelo e l'omelia, ecco che dal fondo del tempio fanno capolino due angeli che accompagnano una coppia intenta alla processione offertoriale. I presenti se ne accorgono pian piano e aguzzano la vista.<br />Poco dopo, al Sanctus, gli angeli accanto al sacerdote diventano una decina, tutti schierati dietro di lui. E quando arriva il momento della consacrazione, i fedeli sono tutti in lacrime, mentre l'ostia si eleva dalle braccia del prete (diventato un Gesù un po' superstar, momento pacchiano made Usa) fino a toccare i piedi del crocifisso sui quali scorrono rivoli di sangue che vanno a depositarsi nel calice.<br /><br />IL VIDEO CATECHIZZA E AMMONISCE<br />Sopra l'altare, si apre il Cielo e si vedono schiere di angeli e santi che vanno e vengono verso un cielo che si fa dorato. Sembra di risentire il passaggio del Canone in cui si prega l'angelo santo perché porti questa offerta di fronte al trono di Dio. Ma il video è un concentrato di teologia della Messa davvero impeccabile. A cominciare dal crocifisso che pende sulla testa del prete e diventa il vero punto d'orientamento della scena, per continuare con la netta sensazione di sentirsi di fronte a quel preludio della vita futura dove tutto è un donare. Tutto il bello della messa è rispettato: a cominciare dal suo aspetto sacrificale, con l'unione del passato che rivive (la crocefissione) e il futuro (un Cielo dove Cristo è già assiso e ci viene a prendere da dove saremo).<br />Il video catechizza, certo, ma ammonisce anche. E' la riprova che la liturgia non è il luogo di battaglia di chi con saccenza pensa di poter disporre del sacro a piacimento, cambiando e modificando arbitrariamente la Messa secondo i propri desiderata. Ma anche la riprova semmai ce ne fosse bisogno che la Messa è esperienza reale e non un qualche cosa da capire o peggio ancora di cui appropriarsi con pretese terrene sociologiche o, peggio ancora, vedi certe preghiere dei fedeli o certe omelie, politiche.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 7 minuti) si può vedere il bellissimo cortometraggio dal titolo "Il velo rimosso" (The veil removed) di cui ha parlato l'articolo qui sopra.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20947387</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:03:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20947387/hai_mai_visto_cosa_accade.mp3" length="5034317" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5937

HAI MAI VISTO COSA ACCADE DAVVERO ALLA MESSA? di Andrea Zambrano
Com'è la Messa vista dal Cielo? Che cosa accadrebbe se fossimo in grado di abbattere le volte delle chiese, bucare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5937" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5937</a><br /><br />HAI MAI VISTO COSA ACCADE DAVVERO ALLA MESSA? di Andrea Zambrano<br />Com'è la Messa vista dal Cielo? Che cosa accadrebbe se fossimo in grado di abbattere le volte delle chiese, bucare lo strato di azzurro che sta sopra di noi e potessimo arrivare proprio lassù, dove nell'empireo Dio sta assiso in trono col suo Figlio e gli angeli cantano in coro la sua gloria? Accadrebbe che vedremmo quella che è la vita eterna e i nostri occhi sarebbero finalmente spalancati sulla nostra vera vita.<br />Un video che sta diventando virale negli Stati Uniti prova a spiegare questo concetto e soprattutto a far comprendere il significato della Santa Messa con un linguaggio plastico e d'effetto. Si chiama "Il velo rimosso" (The veil removed) ed è un'emozionante esperienza di una Messa molto speciale, nella quale ad un certo punto fanno capolino gli angeli e il crocifisso diventa il centro di tutta l'azione che si sta svolgendo.<br /><br />LA BELLEZZA DEL CATTOLICESIMO<br />Frutto di un lavoro certosino di un gruppo di cattolici dell'Iowa, "The veil removed" è un progetto di sacerdoti e semplici fedeli di West Des Moines che sono partiti da un bisogno e un'ambizione: il bisogno di vivere la Santa Messa in maniera perfetta e l'ambizione di poter trasmettere a tutti il vero significato di essa. Purtroppo, oggi, vuoi per il minimalismo teologico che viviamo che ci fa abbassare la testa di fronte al mistero allontanando Dio, vuoi per la crisi della liturgia, che ha allontanato dalla nostra mente lo stupore del sacro, viviamo le Messe come un appuntamento mondano e terreno, dimenticandoci che invece sono il punto di incontro tra la terra e il Cielo. A questo si aggiunga la sciatteria del celebrante e la distrazione del fedele che fanno precipitare la Messa nell'anonimato più completo.<br />Ebbene: nel video, appena sette minuti, che meritano di essere visti in religioso raccoglimento, questo concetto è descritto in maniera efficace, anche se un po' enfatizzato come è costume degli entusiastici americani, che dovendo lottare con le sette protestanti, che fanno del miracolistico la loro cifra, devono per certi versi attrezzarsi.<br />Comunque. Lo short film inizia con una Messa feriale alla quale partecipano poche persone. Ognuna delle quali porta dentro di sé i piccoli drammi, le solitudini e gli affetti della propria esistenza. Dopo la proclamazione del Vangelo e l'omelia, ecco che dal fondo del tempio fanno capolino due angeli che accompagnano una coppia intenta alla processione offertoriale. I presenti se ne accorgono pian piano e aguzzano la vista.<br />Poco dopo, al Sanctus, gli angeli accanto al sacerdote diventano una decina, tutti schierati dietro di lui. E quando arriva il momento della consacrazione, i fedeli sono tutti in lacrime, mentre l'ostia si eleva dalle braccia del prete (diventato un Gesù un po' superstar, momento pacchiano made Usa) fino a toccare i piedi del crocifisso sui quali scorrono rivoli di sangue che vanno a depositarsi nel calice.<br /><br />IL VIDEO CATECHIZZA E AMMONISCE<br />Sopra l'altare, si apre il Cielo e si vedono schiere di angeli e santi che vanno e vengono verso un cielo che si fa dorato. Sembra di risentire il passaggio del Canone in cui si prega l'angelo santo perché porti questa offerta di fronte al trono di Dio. Ma il video è un concentrato di teologia della Messa davvero impeccabile. A cominciare dal crocifisso che pende sulla testa del prete e diventa il vero punto d'orientamento della scena, per continuare con la netta sensazione di sentirsi di fronte a quel preludio della vita futura dove tutto è un donare. Tutto il bello della messa è rispettato: a cominciare dal suo aspetto sacrificale, con l'unione del passato che rivive (la crocefissione) e il futuro (un Cielo dove Cristo è già assiso e ci viene a prendere da dove saremo).<br />Il video...]]></itunes:summary><itunes:duration>315</itunes:duration><itunes:keywords>angeli,messa,pane,sacrificio,santi,vero,vino</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e620f60fb146c09c058c0acf34ff464b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le bugie dei protestanti sulla Madonna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-bugie-dei-protestanti-sulla-madonna--20857879</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5932" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5932</a><br /><br />LE BUGIE DEI PROTESTANTI SULLA MADONNA<br />In un congresso cattolico svoltosi nella città di Lille, un sacerdote inglese narrò questa storia: Lontano da questa città viveva una famiglia protestante composta da molti figli, uno dei quali (aveva sei anni) sentì un giorno recitare da alcuni cattolici la bellissima preghiera dell'Ave Maria, che risuonò alle sue orecchie come una dolce melodia.<br />Tornato a casa, il fanciullo, con il candore e la semplicità propria della sua età, recitò ad alta voce, perché la madre la sentisse, la bellissima preghiera dei cattolici.<br />Ma la madre lo sgridò: "Non ripetere mai più in vita tua queste parole! Sono parole superstiziose dei cattolici, che fanno di Maria una divinità. Maria è una semplice creatura, una donna come un'altra qualsiasi, e niente di più!".<br />Il fanciullo tacque. Ma gli restava il piacere di avere sentito per la prima volta l'Ave Maria. Al solo ricordo di questa preghiera, sentiva la sua anima inondata di gioia.<br />Cresciuto negli anni, leggendo da sé i Vangeli, lo colpì il passo di San Luca: "E l'Angelo disse a Maria: Ave, piena di grazia, il Signore è con te." Saltando di gioia il ragazzo corse dalla mamma col Vangelo aperto tra le mani, e le disse: "Mamma, leggi qui quello che è scritto nella Bibbia: 'Ave, piena di grazia.' Perciò, perché dici che è superstizione pronunziare queste parole?"<br />La madre, arrabbiandosi, gli strappò il libro tra le mani e gli proibì severamente di tornare a ripetere la frase. Il ragazzo però rimase assai contento di aver recitato un'altra volta l'Ave Maria. Obbedì all'ordine severo della madre, ma non dimenticò mai più la bella preghiera. La recitava da solo con immensa gioia.<br /><br />O È FALSO IL VANGELO O LO È IL PROTESTANTESIMO<br />Il fanciullo crebbe ancora negli anni e nell'intelligenza. A tredici anni poté capire da solo il passo evangelico e proporsi questo argomento convincente: "O è falso il Vangelo o lo è il protestantesimo. I protestanti lo tengono come una regola di fede. E allora come possono negare che la Vergine è la più eccellente delle creature e qualcosa di più di una semplice donna, quando lo Vangelo lo attesta tanto chiaramente?".<br />Aiutato dalla Grazia, si sentiva irresistibilmente portato a credere quello che insegnava il Vangelo. Continuando a leggere il testo sacro, trovò le altre non meno sublimi parole del Magnificat: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata!". Questo passo fece brillare nella sua anima la luce definitiva. La grazia e la fede lo guidarono fin d'allora, persuadendolo fermamente della dignità di Maria.<br />Un giorno, in casa, la conversazione ricadde sul tema protestante che Maria sarebbe una donna come le altre. Allora il figlio, non potendo contenere più la sua indignazione nel sentire simili espressioni, si alzò in piedi e con voce e accento vibranti, protestò così: "No, non è vero! La Santissima Vergine è più che una semplice creatura. L'Angelo, mandato da Dio, La saluta 'piena di grazia'. È la Madre di Gesù, è Madre di Dio. Ma notate la vostra contraddizione. Dite che la Bibbia è l'unico fondamento della fede: se è così perché non le date credito quando dice che tutte le generazioni La chiameranno beata?".<br />"Che vedo, che sento! - Gridò inferocita la madre - mio figlio finirà per farsi cattolico!".<br />E lo era già senza dubbio, in cuor suo, ma dovette lottare strenuamente contro tutti i suoi familiari. Studiava e si confermava sempre più nella fede, e in ultimo, quando raggiunse la maggiore età, ricevette il Battesimo.<br />Il ragazzo, ormai in possesso della verità cattolica, sostenne le più dure prove da parte di coloro che, dopo Dio, egli amava con maggiore affetto.<br /><br />UN FATTO IMPREVISTO<br />Intanto un fratello cadde gravemente ammalato. In breve si ridusse in fin di vita. Tutti i rimedi della scienza e le premure di coloro che l'amavano parevano insufficienti a scongiurare la morte. Ma Dio ispirò al nostro bravo giovane una felice idea.<br />"Mamma" - e disse - "Dio è onnipotente, e può, se vuole, ridarci il caro malato, che noi stiamo per perdere. Recitate assieme a me l'Ave Maria, e promettetemi, se il malato riacquisterà la salute, di studiare attentamente la religione cattolica e, se la troverete l'unica vera, giuratemi d'abbracciarla".<br />Si può immaginare come fosse accolta tale proposta! La mamma ruggì e fremette come una belva. In preda alla disperazione urlava come una fiera ferita. Intanto il moribondo stava per esalare l'ultimo respiro.<br />Poco dopo la donna si calmò alquanto e cominciò a pensare tra sé: "Può darsi che si salvi!".<br />Vinta dall'amore materno, piegò il capo dinanzi alla necessità del momento e, inginocchiatasi, recitò, assieme al figlio, l'Ave Maria.<br />Il giorno dopo il malato entrava in convalescenza. L'intercessione di Maria l'aveva salvato! Colei che prima bestemmiava dovette riconoscere la potente intercessione della Vergine Santissima e, come aveva promesso, dopo uno studio serio, abbracciò con tutti i figli la Religione cattolica.<br />Questo ragazzo - concluse il conferenziere, che era stato ascoltato da tutti con commossa attenzione - questo ragazzo devoto di Maria, è oggi sacerdote, e questo sacerdote, o signori, è colui che ha l'onore di rivolgervi la parola.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20857879</guid><pubDate>Wed, 18 Dec 2019 16:30:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20857879/bugie_protestanti.mp3" length="7554611" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5932

LE BUGIE DEI PROTESTANTI SULLA MADONNA
In un congresso cattolico svoltosi nella città di Lille, un sacerdote inglese narrò questa storia: Lontano da questa città viveva una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5932" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5932</a><br /><br />LE BUGIE DEI PROTESTANTI SULLA MADONNA<br />In un congresso cattolico svoltosi nella città di Lille, un sacerdote inglese narrò questa storia: Lontano da questa città viveva una famiglia protestante composta da molti figli, uno dei quali (aveva sei anni) sentì un giorno recitare da alcuni cattolici la bellissima preghiera dell'Ave Maria, che risuonò alle sue orecchie come una dolce melodia.<br />Tornato a casa, il fanciullo, con il candore e la semplicità propria della sua età, recitò ad alta voce, perché la madre la sentisse, la bellissima preghiera dei cattolici.<br />Ma la madre lo sgridò: "Non ripetere mai più in vita tua queste parole! Sono parole superstiziose dei cattolici, che fanno di Maria una divinità. Maria è una semplice creatura, una donna come un'altra qualsiasi, e niente di più!".<br />Il fanciullo tacque. Ma gli restava il piacere di avere sentito per la prima volta l'Ave Maria. Al solo ricordo di questa preghiera, sentiva la sua anima inondata di gioia.<br />Cresciuto negli anni, leggendo da sé i Vangeli, lo colpì il passo di San Luca: "E l'Angelo disse a Maria: Ave, piena di grazia, il Signore è con te." Saltando di gioia il ragazzo corse dalla mamma col Vangelo aperto tra le mani, e le disse: "Mamma, leggi qui quello che è scritto nella Bibbia: 'Ave, piena di grazia.' Perciò, perché dici che è superstizione pronunziare queste parole?"<br />La madre, arrabbiandosi, gli strappò il libro tra le mani e gli proibì severamente di tornare a ripetere la frase. Il ragazzo però rimase assai contento di aver recitato un'altra volta l'Ave Maria. Obbedì all'ordine severo della madre, ma non dimenticò mai più la bella preghiera. La recitava da solo con immensa gioia.<br /><br />O È FALSO IL VANGELO O LO È IL PROTESTANTESIMO<br />Il fanciullo crebbe ancora negli anni e nell'intelligenza. A tredici anni poté capire da solo il passo evangelico e proporsi questo argomento convincente: "O è falso il Vangelo o lo è il protestantesimo. I protestanti lo tengono come una regola di fede. E allora come possono negare che la Vergine è la più eccellente delle creature e qualcosa di più di una semplice donna, quando lo Vangelo lo attesta tanto chiaramente?".<br />Aiutato dalla Grazia, si sentiva irresistibilmente portato a credere quello che insegnava il Vangelo. Continuando a leggere il testo sacro, trovò le altre non meno sublimi parole del Magnificat: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata!". Questo passo fece brillare nella sua anima la luce definitiva. La grazia e la fede lo guidarono fin d'allora, persuadendolo fermamente della dignità di Maria.<br />Un giorno, in casa, la conversazione ricadde sul tema protestante che Maria sarebbe una donna come le altre. Allora il figlio, non potendo contenere più la sua indignazione nel sentire simili espressioni, si alzò in piedi e con voce e accento vibranti, protestò così: "No, non è vero! La Santissima Vergine è più che una semplice creatura. L'Angelo, mandato da Dio, La saluta 'piena di grazia'. È la Madre di Gesù, è Madre di Dio. Ma notate la vostra contraddizione. Dite che la Bibbia è l'unico fondamento della fede: se è così perché non le date credito quando dice che tutte le generazioni La chiameranno beata?".<br />"Che vedo, che sento! - Gridò inferocita la madre - mio figlio finirà per farsi cattolico!".<br />E lo era già senza dubbio, in cuor suo, ma dovette lottare strenuamente contro tutti i suoi familiari. Studiava e si confermava sempre più nella fede, e in ultimo, quando raggiunse la maggiore età, ricevette il Battesimo.<br />Il ragazzo, ormai in possesso della verità cattolica, sostenne le più dure prove da parte di coloro che, dopo Dio, egli amava con maggiore affetto.<br /><br />UN FATTO IMPREVISTO<br />Intanto un fratello cadde gravemente ammalato. In breve si ridusse in fin di vita. 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Son tutte cose comunque da cercare, sempre in riferimento a Dio e con mezzi leciti.<br />Sono però scopi accidentali. Quel che non si deve fare è farle diventare l'unico scopo della vita, l'idolo a cui assoggettarsi.<br />Il Dragone nel suo commento porta un esempio che rende bene l'idea: «un missionario domandò a un povero pagano cinese perché era sulla terra. "Per magiare riso", rispose». Poi commenta: «quanti, anche tra i cristiani, a una simile domanda risponderebbero che sono sulla terra per mangiare, bere, godere!».<br />Cristo spiega chiaramente quale deve essere il fine principale di ogni uomo, quello per cui Dio lo ha creato, quando risponde allo scriba che il primo e più importante comandamento è quello di amare Dio con tutto noi stessi (Mc 12, 28-32).<br />IL CATECHISMO DI SAN PIO X<br />San Pio X in questo numero scrive "conoscerLo, amarLo e servirLo" non a caso, ma secondo un ordine preciso. In sostanza, non mette prima il conoscere senza un motivo particolare. Il marito sposa la moglie dopo averla conosciuta nel fidanzamento, dopo averne apprezzato il suo modo di essere, di pensare, di fare. L'amore che ha per lei nasce, cresce e si mantiene perché la conosce.<br />Il Dragone scrive che «per amare bisogna prima conoscere. L'amore nasce dalla conoscenza dell'oggetto amato e porta a servire la persona amata» (commento al n. 13). Così, se non conosciamo bene Dio, non riusciremo mai ad amarLo veramente, con tutto noi stessi.<br />La normale propedeuticità è quella della conoscenza seguita dall'amore. È infatti difficile amare qualcuno o qualcosa se non si conosce. È chiaro che a volte ci sono situazioni personali che anticipano l'amore a Dio, in un modo per così dire istintivo, prima di conoscerLo. Questo però dovrà comunque - sempre - essere poi approfondito e mantenuto saldo con la conoscenza.<br />Preme chiarire che qui non si tratta di intellettualismo, di una fede intellettuale, dove la ragione, l'intelletto è unico padrone della scena lasciando da parte la volontà e l'amore. In questo caso diventerebbe infatti una fede sterile. Ma Royo Marin spiega che «la volontà in se stessa è senza dubbio inferiore all'intelletto, perché la volontà è potenza cieca» (Teologia della perfezione cristiana, n. 254). Senza la ragione, l'amore potrebbe essere indirizzato anche in modo errato o, meglio, verso l'errore. L'intelletto permette, con la conoscenza, di comprendere cosa è giusto amare.<br />COSA VUOL DIRE CONOSCERE DIO?<br />Questa è una domanda più importante di quel che molti pensano, perché dalla risposta scaturiscono atteggiamenti diversi verso Nostro Signore.<br />Conoscere Dio significa imparare tutti i suoi aspetti (non solo quelli che fanno comodo) come la carità, l'amore.<br />E, soprattutto, comprenderne il vero significato. La carità ai nostri giorni viene intesa come amore simile a compassione umana, ma è invece amore a Dio e, per amore a Dio, amore anche al prossimo (la cosa cambia radicalmente).<br />Oggi invece son molti quelli che non conoscono appieno Nostro Signore, ma lo guardano solo parzialmente, dimenticando gli aspetti che non piacciono. Quante volte abbiamo sentito dire "credo in Dio, ma..."?<br />Anche da questo scaturiscono i modi diversi di intendere la fede cattolica che oggi ci troviamo ad affrontare.<br />Una volta che si conosce interamente Dio, non si può non amarlo e, se non lo si ama, si contravviene ad uno degli obblighi principali che l'uomo ha per la sua vita terrena.<br />Lo si ama, tra le altre cose, perché è Colui che ci ha creati dal nulla e gratuitamente, per puro amore; che ci sostiene e ci dà il necessario per vivere, che ci attende paziente fino alla fine dei nostri giorni, che ci ama in modo perfetto.<br />Così come è spontaneo o, almeno, dovrebbe esserlo, per i figli servire i genitori per l'amore che hanno per loro, a maggior ragione dovrebbe esserlo verso Dio, per tutti i motivi appena ricordati.<br />Servire Dio significa soprattutto rendergli gloria in terra e restare in stato di grazia, rispettando tutta la sua Legge, tutti i suoi Comandamenti. Significa quindi rispettarLo e onorarLo, mettendoLo in primo piano nella nostra vita e non relegandoLo all'angolo del nostro tempo residuo. Significa pregare e avere fiducia in Lui, affidarsi a Lui. Significa difendere la nostra fede.<br />Anche questo, però, come è evidente, si può fare bene solo conoscendo in modo chiaro e integrale tutta la sua Legge, tutto quel che Lui vuole.<br />Una conoscenza parziale o volutamente settaria porta a non riuscire a servirLo come dovremmo. [...] Se Dio è anche Giustizia perfetta, ma noi sappiamo, consciamente o meno, che invece sia solo Misericordia perfetta, riusciremo a servirLo bene?<br />In conclusione, rifacciamoci alla riflessione del Dragone, per cui «il buon cristiano agisce sempre conforme al fine per il quale è stato creato», e impegniamoci a conoscere Dio meglio possibile per poterLo amare e servire bene su questa terra e ottenere il premio conseguente: goderLo nella vita eterna in Paradiso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20650735</guid><pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:21:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20650735/per_quale_scopo.mp3" length="7200181" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5926

PER QUALE SCOPO DIO CI HA CREATI? di Pierfrancesco Nardini
Qual è il fine principale della vita dell'uomo, di ogni uomo sulla terra?
Molti a questa domanda rispondono la felicità,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5926" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5926</a><br /><br />PER QUALE SCOPO DIO CI HA CREATI? di Pierfrancesco Nardini<br />Qual è il fine principale della vita dell'uomo, di ogni uomo sulla terra?<br />Molti a questa domanda rispondono la felicità, la soddisfazione, la famiglia, altro. Son tutte cose comunque da cercare, sempre in riferimento a Dio e con mezzi leciti.<br />Sono però scopi accidentali. Quel che non si deve fare è farle diventare l'unico scopo della vita, l'idolo a cui assoggettarsi.<br />Il Dragone nel suo commento porta un esempio che rende bene l'idea: «un missionario domandò a un povero pagano cinese perché era sulla terra. "Per magiare riso", rispose». Poi commenta: «quanti, anche tra i cristiani, a una simile domanda risponderebbero che sono sulla terra per mangiare, bere, godere!».<br />Cristo spiega chiaramente quale deve essere il fine principale di ogni uomo, quello per cui Dio lo ha creato, quando risponde allo scriba che il primo e più importante comandamento è quello di amare Dio con tutto noi stessi (Mc 12, 28-32).<br />IL CATECHISMO DI SAN PIO X<br />San Pio X in questo numero scrive "conoscerLo, amarLo e servirLo" non a caso, ma secondo un ordine preciso. In sostanza, non mette prima il conoscere senza un motivo particolare. Il marito sposa la moglie dopo averla conosciuta nel fidanzamento, dopo averne apprezzato il suo modo di essere, di pensare, di fare. L'amore che ha per lei nasce, cresce e si mantiene perché la conosce.<br />Il Dragone scrive che «per amare bisogna prima conoscere. L'amore nasce dalla conoscenza dell'oggetto amato e porta a servire la persona amata» (commento al n. 13). Così, se non conosciamo bene Dio, non riusciremo mai ad amarLo veramente, con tutto noi stessi.<br />La normale propedeuticità è quella della conoscenza seguita dall'amore. È infatti difficile amare qualcuno o qualcosa se non si conosce. È chiaro che a volte ci sono situazioni personali che anticipano l'amore a Dio, in un modo per così dire istintivo, prima di conoscerLo. Questo però dovrà comunque - sempre - essere poi approfondito e mantenuto saldo con la conoscenza.<br />Preme chiarire che qui non si tratta di intellettualismo, di una fede intellettuale, dove la ragione, l'intelletto è unico padrone della scena lasciando da parte la volontà e l'amore. In questo caso diventerebbe infatti una fede sterile. Ma Royo Marin spiega che «la volontà in se stessa è senza dubbio inferiore all'intelletto, perché la volontà è potenza cieca» (Teologia della perfezione cristiana, n. 254). Senza la ragione, l'amore potrebbe essere indirizzato anche in modo errato o, meglio, verso l'errore. L'intelletto permette, con la conoscenza, di comprendere cosa è giusto amare.<br />COSA VUOL DIRE CONOSCERE DIO?<br />Questa è una domanda più importante di quel che molti pensano, perché dalla risposta scaturiscono atteggiamenti diversi verso Nostro Signore.<br />Conoscere Dio significa imparare tutti i suoi aspetti (non solo quelli che fanno comodo) come la carità, l'amore.<br />E, soprattutto, comprenderne il vero significato. La carità ai nostri giorni viene intesa come amore simile a compassione umana, ma è invece amore a Dio e, per amore a Dio, amore anche al prossimo (la cosa cambia radicalmente).<br />Oggi invece son molti quelli che non conoscono appieno Nostro Signore, ma lo guardano solo parzialmente, dimenticando gli aspetti che non piacciono. Quante volte abbiamo sentito dire "credo in Dio, ma..."?<br />Anche da questo scaturiscono i modi diversi di intendere la fede cattolica che oggi ci troviamo ad affrontare.<br />Una volta che si conosce interamente Dio, non si può non amarlo e, se non lo si ama, si contravviene ad uno degli obblighi principali che l'uomo ha per la sua vita terrena.<br />Lo si ama, tra le altre cose, perché è Colui che ci ha creati dal nulla e gratuitamente, per puro amore; che ci sostiene e ci dà il...]]></itunes:summary><itunes:duration>450</itunes:duration><itunes:keywords>creazione,paradiso,scopo,uomo,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95d4f7a404da209ef5c37bd60c9cb5bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il piano pastorale di San Carlo Borromeo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-piano-pastorale-di-san-carlo-borromeo--20314223</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5913" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5913</a><br /><br />IL PIANO PASTORALE DI SAN CARLO BORROMEO di Dino Focenti<br />Il convegno pastorale diocesano era terminato. Gran bella conferenza quella di monsignor ****. Bella, avvincente, erudita e piena di speranza. Il piano pastorale era chiaro: era stato nominato "Dalla sfida alla proposta" e questo titolo era tutto... un programma. Bisognava, cioè, superare lo scontro per accettare e adottare solo un metodo di proposta.<br />Don Aldo era stato lì presente. Il vescovo si era raccomandato che ci fossero tutti i parroci della diocesi, e lui, che era solito ubbidire e non fare storie, non aveva voluto mancare. C'era rimasto un po' male, questo sì. Aveva comunicato al segretario del vescovo che la sua presenza avrebbe significato il non poter celebrare la Messa serale nella sua parrocchia di campagna. Ma il segretario aveva risposto: il vescovo desidera che si sia presenti al convegno, costi quel che costi.<br />L'ESERCITO DELLE VECCHIETTE<br />Non per lui c'era rimasto male (la Messa l'aveva celebrata il mattino presto nella sua canonica) ma per quelle poche vecchiette che erano sempre lì, ogni sera, come fedelissime sentinelle, alla Messa serale. Don Aldo le ammirava. Certo, avevano i loro difetti, non raramente bisticciavano fra loro, erano piene di scrupoli e pronte ad importunarlo per un non nulla, ma erano lì, sempre presenti: non mancavano mai. Recitavano il Rosario e si ricordavano di tutti. Pregavano per il Papa, per la parrocchia, per le famiglie della parrocchia... e anche per il loro parroco. E don Aldo era convinto che quelle Ave andassero dritte-dritte al Cuore della Vergine, perché conosceva le singole storie di quelle povere donne: nelle frequenti confessioni le ripetevano per filo e per segno credendo di raccontarle per la prima volta. Chi aveva il marito alcolizzato, chi il figlio lontano e divorziato, chi il nipote con problemi di droga, chi una figlia a combattere una brutta malattia.<br />Don Aldo pensava queste cose, quando, rientrato a sera nella sua canonica, si mise a rileggere gli appunti che aveva diligentemente preso durante il convegno e anche la fotocopia che era stata distribuita a tutti i presenti: sacerdoti, religiosi, religiose, operatori pastorali, diaconi permanenti, ministri straordinari, ecc...  Si soffermò su queste parole: "... gli operatori pastorali agiranno conformemente alle direttive che sul piano metodologico l'Ufficio Pastorale Diocesano stilerà per l'anno ****. Si raccomanda la conoscenza del piano pastorale, di evitare qualsiasi improvvisazione, di curare il coordinamento con chi è chiamato a svolgere la stessa missione. Si raccomanda inoltre un'adeguata conoscenza sociologica del territorio in cui si dovrà agire e di fornirsi degli strumenti più moderni e creativi".<br />CUI PRODEST?<br />Don Aldo continuava a leggere, e mentre leggeva gli venivano spontaneamente delle riflessioni: "Ma a cosa sta servendo tutto questo? Nella mia parrocchia sono rimasto solo io e le mie vecchiette. I giovani sono andati via. Per chi frequenta la Messa domenicale il rispetto della Legge di Dio è ormai solo un dettaglio..." Don Aldo si rammaricava e leggendo sentiva dentro di sé che quelle parole erano vuote, che non centravano la questione, che continuando così - forse - si sarebbe perso molto... poi si rimproverò: non poteva mettere in discussione tutto, che in fin dei conti la Chiesa si reggeva su Qualcun altro. S'impose di non pensarci più.<br />Quel giorno era il 4 novembre, la festa di san Carlo Borromeo, don Aldo si diresse verso la sua piccola e sgangherata libreria, prese un vecchio libro, era una vita del grande Vescovo di Milano. Aprì a caso, uscì tanta polvere, era da tempo che non sfogliava quel libricino. Risaltò una frase di san Carlo sottolineata a matita, forse l'aveva evidenziata quand'era giovane, chissà: forse quando era ancora seminarista: "Le anime si conquistano con le ginocchia".<br />Don Aldo chiuse il vecchio libro. Sorrise, ma era un sorriso serio e concluse: "questo era il piano pastorale di san Carlo!"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20314223</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2019 15:52:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20314223/piano_pastorale.mp3" length="4675708" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5913

IL PIANO PASTORALE DI SAN CARLO BORROMEO di Dino Focenti
Il convegno pastorale diocesano era terminato. Gran bella conferenza quella di monsignor ****. Bella, avvincente, erudita...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5913" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5913</a><br /><br />IL PIANO PASTORALE DI SAN CARLO BORROMEO di Dino Focenti<br />Il convegno pastorale diocesano era terminato. Gran bella conferenza quella di monsignor ****. Bella, avvincente, erudita e piena di speranza. Il piano pastorale era chiaro: era stato nominato "Dalla sfida alla proposta" e questo titolo era tutto... un programma. Bisognava, cioè, superare lo scontro per accettare e adottare solo un metodo di proposta.<br />Don Aldo era stato lì presente. Il vescovo si era raccomandato che ci fossero tutti i parroci della diocesi, e lui, che era solito ubbidire e non fare storie, non aveva voluto mancare. C'era rimasto un po' male, questo sì. Aveva comunicato al segretario del vescovo che la sua presenza avrebbe significato il non poter celebrare la Messa serale nella sua parrocchia di campagna. Ma il segretario aveva risposto: il vescovo desidera che si sia presenti al convegno, costi quel che costi.<br />L'ESERCITO DELLE VECCHIETTE<br />Non per lui c'era rimasto male (la Messa l'aveva celebrata il mattino presto nella sua canonica) ma per quelle poche vecchiette che erano sempre lì, ogni sera, come fedelissime sentinelle, alla Messa serale. Don Aldo le ammirava. Certo, avevano i loro difetti, non raramente bisticciavano fra loro, erano piene di scrupoli e pronte ad importunarlo per un non nulla, ma erano lì, sempre presenti: non mancavano mai. Recitavano il Rosario e si ricordavano di tutti. Pregavano per il Papa, per la parrocchia, per le famiglie della parrocchia... e anche per il loro parroco. E don Aldo era convinto che quelle Ave andassero dritte-dritte al Cuore della Vergine, perché conosceva le singole storie di quelle povere donne: nelle frequenti confessioni le ripetevano per filo e per segno credendo di raccontarle per la prima volta. Chi aveva il marito alcolizzato, chi il figlio lontano e divorziato, chi il nipote con problemi di droga, chi una figlia a combattere una brutta malattia.<br />Don Aldo pensava queste cose, quando, rientrato a sera nella sua canonica, si mise a rileggere gli appunti che aveva diligentemente preso durante il convegno e anche la fotocopia che era stata distribuita a tutti i presenti: sacerdoti, religiosi, religiose, operatori pastorali, diaconi permanenti, ministri straordinari, ecc...  Si soffermò su queste parole: "... gli operatori pastorali agiranno conformemente alle direttive che sul piano metodologico l'Ufficio Pastorale Diocesano stilerà per l'anno ****. Si raccomanda la conoscenza del piano pastorale, di evitare qualsiasi improvvisazione, di curare il coordinamento con chi è chiamato a svolgere la stessa missione. Si raccomanda inoltre un'adeguata conoscenza sociologica del territorio in cui si dovrà agire e di fornirsi degli strumenti più moderni e creativi".<br />CUI PRODEST?<br />Don Aldo continuava a leggere, e mentre leggeva gli venivano spontaneamente delle riflessioni: "Ma a cosa sta servendo tutto questo? Nella mia parrocchia sono rimasto solo io e le mie vecchiette. I giovani sono andati via. Per chi frequenta la Messa domenicale il rispetto della Legge di Dio è ormai solo un dettaglio..." Don Aldo si rammaricava e leggendo sentiva dentro di sé che quelle parole erano vuote, che non centravano la questione, che continuando così - forse - si sarebbe perso molto... poi si rimproverò: non poteva mettere in discussione tutto, che in fin dei conti la Chiesa si reggeva su Qualcun altro. S'impose di non pensarci più.<br />Quel giorno era il 4 novembre, la festa di san Carlo Borromeo, don Aldo si diresse verso la sua piccola e sgangherata libreria, prese un vecchio libro, era una vita del grande Vescovo di Milano. Aprì a caso, uscì tanta polvere, era da tempo che non sfogliava quel libricino. Risaltò una frase di san Carlo sottolineata a matita, forse l'aveva evidenziata quand'era giovane, chissà: forse quando era ancora...]]></itunes:summary><itunes:duration>293</itunes:duration><itunes:keywords>borromeo,chiesa,pastore,vecchiette,vescovo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d0317b1bb91c4efad06b7479503be2ba.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Non si può dire che ''Gesù non è Dio, ma è stato un grande uomo''</title><link>https://www.spreaker.com/episode/non-si-puo-dire-che-gesu-non-e-dio-ma-e-stato-un-grande-uomo--20305416</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5911" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5911</a><br /><br />NON SI PUO' DIRE CHE ''GESU' NON E' DIO, MA E' STATO UN GRANDE UOMO''<br />In Luca 11 leggiamo: "Chi non raccoglie con me, disperde." Gesù fa un'affermazione umanamente inimmaginabile: pone la sua persona come criterio di realizzazione e di salvezza. A tal riguardo non indica le sue idee ma se stesso: è Lui, la sua identità a salvare. Questo ci fa capire almeno due cose: primo, che Gesù afferma chiaramente di essere Dio per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità; secondo, che la verità di Cristo non può essere relativizzata.<br />GESÙ AFFERMA CHIARAMENTE DI ESSERE DIO, PER CUI NON È POSSIBILE ACCETTARE GESÙ NEGANDO LA SUA DIVINITÀ<br />Argomento questo molto importante per rispondere a tante sciocchezze diffuse.<br />Per esempio, si sente spesso dire che è difficile considerare Gesù come Dio, ma ciò non impedirebbe di considerarlo un grande uomo, un grande pensatore, un grande rivoluzionario. Quante volte, infatti, abbiamo sentito frasi di questo tipo: io non credo in Gesù, ma lo stimo perché è stato comunque un grande uomo, un uomo che ha cambiato il corso della storia... e altre cose di questo genere.<br />Eppure convinzioni di questo tipo sono fortemente contraddittorie. O Gesù è Dio, e allora si può facilmente credere nell'esattezza delle sue parole; oppure non lo è. Ma se non lo è, come è possibile che egli ponga la sua persona come criterio di salvezza? Che faccia fareste, se in questo momento arrivasse qualcuno e dicesse: chi non raccoglie con me disperde...oppure: io sono la via, la verità e la vita? Qualche problema di modestia lo avrebbe.<br />I vari Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot... hanno posto le proprie idee, mai le loro persone, come criterio di salvezza universale e dei problemi del mondo. Nessuno è arrivato dove è arrivato Gesù di Nazareth.<br />Dunque, o Gesù è Dio (e lo è!), per cui si può capire il significato delle sue parole; oppure non è Dio; ma se non è Dio, si può stimare qualcuno che arriva a porre se stesso come criterio di salvezza per tutto?<br />LA VERITÀ DI CRISTO NON PUÒ ESSERE RELATIVIZZATA<br />Come abbiamo detto, Gesù indica la sua persona, non le sue idee, come criterio di giudizio.<br />Attenzione, ciò non significa che la verità di Cristo non sia importante, per cui si potrebbe ridurre tutto l'essere cristiano ad un rapporto di tipo interpersonale come fosse da uomo ad uomo. No: Cristo e la Verità s'identificano. Cristo è il Logos e il Logos è il principio logico di tutto, per cui Cristo e la Verità s'identificano nella sua persona.<br />Dire che Cristo ha posto se stesso e non le sue idee come criterio salvifico, non significa che basterebbe un atto di scelta d'amore verso Cristo prescindendo dall'adesione alla Sua Verità. Significa piuttosto dire che non c'è uno scarto tra Cristo e la Verità, Cristo non viene prima della Verità, Cristo è la Verità, e dunque Cristo e la Verità s'identificano.<br />Senza Cristo non c'è verità possibile per l'uomo, per il mondo e per la storia.<br />Tutto questo ci dimostra quanto sia impossibile costruire un cristianesimo senza l'unicità di Cristo. Un cristianesimo, cioè, dove tutto sia ridotto a dimensione intellettuale (aderire a qualche valore) e così cercare e realizzare improbabili e inopportuni collegamenti tra il Cristianesimo stesso e altre religioni.<br />Se il Cristianesimo è la Persona di Cristo, se Persona di Cristo e Verità s'identificano, nulla è possibile senza Cristo e dal momento che le religioni non cristiane sono denominate così proprio perché non hanno Cristo, dunque...<br />Un'impostazione di questo tipo (il Cristianesimo senza Cristo) è stato fatto proprio da una certa gnosticizzazione del Cristianesimo (la salvezza si realizzerebbe solo con la conoscenza di alcuni misteri fondamentali) che ha proposto la differenza tra un Cristo-storico (Gesù di Nazareth) e un Cristo-principio, una sorta di essenza ideale e divina che sarebbe presente in molte identità religiose.<br />Una convinzione di questo tipo è presente nelle varie tradizioni esoteriche e massoniche che pongono l'unità trascendentale di tutte le religioni come realizzazione del relativismo religioso. Convinzioni che - si sa - hanno influenzato molto il modernismo teologico e certa teologia contemporanea.<br />Ma Gesù, come abbiamo visto, ha parlato chiaro. Molto chiaro!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20305416</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2019 15:51:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20305416/non_si_puo_dire_che_gesu.mp3" length="5584351" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5911

NON SI PUO' DIRE CHE ''GESU' NON E' DIO, MA E' STATO UN GRANDE UOMO''
In Luca 11 leggiamo: "Chi non raccoglie con me, disperde." Gesù fa un'affermazione umanamente inimmaginabile:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5911" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5911</a><br /><br />NON SI PUO' DIRE CHE ''GESU' NON E' DIO, MA E' STATO UN GRANDE UOMO''<br />In Luca 11 leggiamo: "Chi non raccoglie con me, disperde." Gesù fa un'affermazione umanamente inimmaginabile: pone la sua persona come criterio di realizzazione e di salvezza. A tal riguardo non indica le sue idee ma se stesso: è Lui, la sua identità a salvare. Questo ci fa capire almeno due cose: primo, che Gesù afferma chiaramente di essere Dio per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità; secondo, che la verità di Cristo non può essere relativizzata.<br />GESÙ AFFERMA CHIARAMENTE DI ESSERE DIO, PER CUI NON È POSSIBILE ACCETTARE GESÙ NEGANDO LA SUA DIVINITÀ<br />Argomento questo molto importante per rispondere a tante sciocchezze diffuse.<br />Per esempio, si sente spesso dire che è difficile considerare Gesù come Dio, ma ciò non impedirebbe di considerarlo un grande uomo, un grande pensatore, un grande rivoluzionario. Quante volte, infatti, abbiamo sentito frasi di questo tipo: io non credo in Gesù, ma lo stimo perché è stato comunque un grande uomo, un uomo che ha cambiato il corso della storia... e altre cose di questo genere.<br />Eppure convinzioni di questo tipo sono fortemente contraddittorie. O Gesù è Dio, e allora si può facilmente credere nell'esattezza delle sue parole; oppure non lo è. Ma se non lo è, come è possibile che egli ponga la sua persona come criterio di salvezza? Che faccia fareste, se in questo momento arrivasse qualcuno e dicesse: chi non raccoglie con me disperde...oppure: io sono la via, la verità e la vita? Qualche problema di modestia lo avrebbe.<br />I vari Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot... hanno posto le proprie idee, mai le loro persone, come criterio di salvezza universale e dei problemi del mondo. Nessuno è arrivato dove è arrivato Gesù di Nazareth.<br />Dunque, o Gesù è Dio (e lo è!), per cui si può capire il significato delle sue parole; oppure non è Dio; ma se non è Dio, si può stimare qualcuno che arriva a porre se stesso come criterio di salvezza per tutto?<br />LA VERITÀ DI CRISTO NON PUÒ ESSERE RELATIVIZZATA<br />Come abbiamo detto, Gesù indica la sua persona, non le sue idee, come criterio di giudizio.<br />Attenzione, ciò non significa che la verità di Cristo non sia importante, per cui si potrebbe ridurre tutto l'essere cristiano ad un rapporto di tipo interpersonale come fosse da uomo ad uomo. No: Cristo e la Verità s'identificano. Cristo è il Logos e il Logos è il principio logico di tutto, per cui Cristo e la Verità s'identificano nella sua persona.<br />Dire che Cristo ha posto se stesso e non le sue idee come criterio salvifico, non significa che basterebbe un atto di scelta d'amore verso Cristo prescindendo dall'adesione alla Sua Verità. Significa piuttosto dire che non c'è uno scarto tra Cristo e la Verità, Cristo non viene prima della Verità, Cristo è la Verità, e dunque Cristo e la Verità s'identificano.<br />Senza Cristo non c'è verità possibile per l'uomo, per il mondo e per la storia.<br />Tutto questo ci dimostra quanto sia impossibile costruire un cristianesimo senza l'unicità di Cristo. Un cristianesimo, cioè, dove tutto sia ridotto a dimensione intellettuale (aderire a qualche valore) e così cercare e realizzare improbabili e inopportuni collegamenti tra il Cristianesimo stesso e altre religioni.<br />Se il Cristianesimo è la Persona di Cristo, se Persona di Cristo e Verità s'identificano, nulla è possibile senza Cristo e dal momento che le religioni non cristiane sono denominate così proprio perché non hanno Cristo, dunque...<br />Un'impostazione di questo tipo (il Cristianesimo senza Cristo) è stato fatto proprio da una certa gnosticizzazione del Cristianesimo (la salvezza si realizzerebbe solo con la conoscenza di alcuni misteri fondamentali) che ha proposto la differenza tra un Cristo-storico (Gesù di Nazareth)...]]></itunes:summary><itunes:duration>349</itunes:duration><itunes:keywords>cristo,dio,fede,gesù,ragione,vero</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/87911fa312f1c2a14d75f0f520f728e8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sceglieresti di morire tra un anno (e andare in Paradiso) oppure oggi stesso (e fare un giorno di Purgatorio)?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sceglieresti-di-morire-tra-un-anno-e-andare-in-paradiso-oppure-oggi-stesso-e-fare-un-giorno-di-purgatorio--20159933</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5901" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5901</a><br /><br />SCEGLIERESTI DI MORIRE TRA UN ANNO (E ANDARE IN PARADISO) OPPURE OGGI STESSO (E FARE UN GIORNO DI PURGATORIO)?<br />In merito al rapporto tra Purgatorio e dimensione temporale, è bene offrire alcune precisazioni. Un esempio, ma ce ne sono tantissimi: papa Leone XIII conferì 200 giorni di indulgenza per tutti coloro che avessero ricevuto l'immagine itinerante della Sacra Famiglia con la recita delle preghiere di rito. Dunque finanche i Papi conferivano indulgenze in anni, mesi e giorni per quanto riguarda la permanenza nel Purgatorio e la relativa purificazione. Dire che sbagliassero ci sembra un assurdo.<br /><br />SCORRE IL TEMPO ANCHE NELL'ALDILÀ?<br />Piuttosto partiamo da una domanda: nel Purgatorio c'è il tempo così come esiste nella vita terrena? La risposta non può che essere affermativa. Ovviamente va fatta una precisazione: si tratta di un tempo che permane nella dimensione ultraterrena per particolare permissione divina.<br />Va detto però che le anime del Purgatorio percepiscono questo tempo in maniera diversa da come lo si può percepire nella vita terrena. Anche se già nella vita terrena può cambiare questa percezione. Infatti, per uno studente di scuola le vacanze passano presto, viceversa l'anno scolastico non passa mai. Oppure se siamo in piacevole compagnia il tempo passa presto, l'attesa in uno studio medico non passa mai.<br />Ebbene, nel Purgatorio questa percezione diventa ancora più sensibile per un motivo molto semplice. Se sulla terra la sofferenza e i disagi sono quelli che sono, nel Purgatorio tale sofferenza e tali disagi sono enormemente superiori. E inoltre a rammaricare è soprattutto la lontananza da Dio, cioè il fatto che ancora non si può essere nella sua gloria. Da qui, dunque, una percezione che abbiamo definito "più sensibile".<br /><br />QUANTO DURA IL PURGATORIO?<br />A riguardo c'è un famoso aneddoto che narra di una sacerdote che si trovava nel letto, ammalato e con sofferenze atroci; talmente atroci che si vedeva tentato dalla disperazione. Temendo questo gravissimo peccato, iniziò a pregare di poter morire quanto prima. Apparve il suo angelo custode e gli chiese: "Vuoi morire tra un anno e andare direttamente in Paradiso, oppure oggi stesso e farti un giorno di Purgatorio?" Il povero sacerdote rispose subito: "Voglio morire subito!" E allora l'angelo gli disse: "Bene. Preparati e oggi stesso morrai." Il sacerdote si confessò, si comunicò e quello stesso giorno morì.<br />Ovviamente - come aveva detto l'angelo - andò in Purgatorio. Ma qui passò un giorno, passarono due giorni, tre, quattro... un mese, un anno... e niente... l'ascesa in Paradiso tardava. Allora l'anima del sacerdote invocò il suo vecchio angelo custode. E quando questi si presentò, il sacerdote lo rimproverò: "Ma come? Tu mi dicesti che se fossi morto subito, sarei stato un solo giorno in Purgatorio e invece è passato un anno dalla mia morte..." A che l'angelo esclamò: "Un anno? Ma se sei morto solo da un'ora?" Insomma, talmente forti erano le sofferenze del Purgatorio che l'anima del sacerdote pensava che si trovasse lì da chissà quanto tempo. Ecco la percezione diversa del tempo che contraddistingue il Purgatorio.<br />E allora il problema dov'è? È che si confonde la dimensione dell'eternità con quella dell'ultraterreneità. È di fede che quando ci sarà la fine dei tempi (seconda venuta di Gesù, resurrezione dei morti e giudizio universale) il Purgatorio finirà di esistere (dunque non è eterno), mentre rimarranno per l'eternità l'Inferno e il Paradiso.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel video (durata: 1 ora) si può gustare una bellissima conferenza di Don Claudio Crescimanno sul tema "Paradiso, Purgatorio, Inferno: cosa sono?".<br />Piccola precisazione: a un certo punto del video don Claudio afferma che "noi che siamo qui andremo tutti in Paradiso". Da noi contattato don Claudio ha rettificato affermando che nessuno può essere sicuro di andare in Paradiso. Nemmeno i santi durante la loro vita erano sicuri di andare in Paradiso. Finché siamo sulla terra abbiamo la possibilità di salvarci affidandoci alla Divina Misericordia, ma anche la tremenda possibilità di andare all'Inferno per un solo peccato mortale non confessato.<br /><br />I NOVISSIMI (MORTE, GIUDIZIO, INFERNO, PARADISO)<br />Quaderno del Timone di don Claudio Crescimanno<br />Cosa ci attende dopo la morte? Che cosa è il giudizio particolare, cui l'anima va incontro appena lascia le nostre spoglie mortali? E in cosa consiste il giudizio universale, nel quale Dio giudicherà tutti gli esseri umani alla fine del mondo? Le realtà del Purgatorio, del Paradiso e dell'Inferno, delle quali oggi quasi nessuno più parla, sono esaminate in queste pagine di facilissima lettura attraverso la dottrina della Chiesa cattolica.<br />Un Quaderno di straordinaria utilità, per ricordare che siamo già incamminati verso la vita eterna e che siamo stati creati da Dio con l'imprescindibile dovere di fare di tutto per guadagnare la felicità senza fine del Cielo ed evitare la disperazione della dannazione eterna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20159933</guid><pubDate>Thu, 21 Nov 2019 14:39:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20159933/morire_purgatorio.mp3" length="3696430" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5901

SCEGLIERESTI DI MORIRE TRA UN ANNO (E ANDARE IN PARADISO) OPPURE OGGI STESSO (E FARE UN GIORNO DI PURGATORIO)?
In merito al rapporto tra Purgatorio e dimensione temporale, è bene...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5901" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5901</a><br /><br />SCEGLIERESTI DI MORIRE TRA UN ANNO (E ANDARE IN PARADISO) OPPURE OGGI STESSO (E FARE UN GIORNO DI PURGATORIO)?<br />In merito al rapporto tra Purgatorio e dimensione temporale, è bene offrire alcune precisazioni. Un esempio, ma ce ne sono tantissimi: papa Leone XIII conferì 200 giorni di indulgenza per tutti coloro che avessero ricevuto l'immagine itinerante della Sacra Famiglia con la recita delle preghiere di rito. Dunque finanche i Papi conferivano indulgenze in anni, mesi e giorni per quanto riguarda la permanenza nel Purgatorio e la relativa purificazione. Dire che sbagliassero ci sembra un assurdo.<br /><br />SCORRE IL TEMPO ANCHE NELL'ALDILÀ?<br />Piuttosto partiamo da una domanda: nel Purgatorio c'è il tempo così come esiste nella vita terrena? La risposta non può che essere affermativa. Ovviamente va fatta una precisazione: si tratta di un tempo che permane nella dimensione ultraterrena per particolare permissione divina.<br />Va detto però che le anime del Purgatorio percepiscono questo tempo in maniera diversa da come lo si può percepire nella vita terrena. Anche se già nella vita terrena può cambiare questa percezione. Infatti, per uno studente di scuola le vacanze passano presto, viceversa l'anno scolastico non passa mai. Oppure se siamo in piacevole compagnia il tempo passa presto, l'attesa in uno studio medico non passa mai.<br />Ebbene, nel Purgatorio questa percezione diventa ancora più sensibile per un motivo molto semplice. Se sulla terra la sofferenza e i disagi sono quelli che sono, nel Purgatorio tale sofferenza e tali disagi sono enormemente superiori. E inoltre a rammaricare è soprattutto la lontananza da Dio, cioè il fatto che ancora non si può essere nella sua gloria. Da qui, dunque, una percezione che abbiamo definito "più sensibile".<br /><br />QUANTO DURA IL PURGATORIO?<br />A riguardo c'è un famoso aneddoto che narra di una sacerdote che si trovava nel letto, ammalato e con sofferenze atroci; talmente atroci che si vedeva tentato dalla disperazione. Temendo questo gravissimo peccato, iniziò a pregare di poter morire quanto prima. Apparve il suo angelo custode e gli chiese: "Vuoi morire tra un anno e andare direttamente in Paradiso, oppure oggi stesso e farti un giorno di Purgatorio?" Il povero sacerdote rispose subito: "Voglio morire subito!" E allora l'angelo gli disse: "Bene. Preparati e oggi stesso morrai." Il sacerdote si confessò, si comunicò e quello stesso giorno morì.<br />Ovviamente - come aveva detto l'angelo - andò in Purgatorio. Ma qui passò un giorno, passarono due giorni, tre, quattro... un mese, un anno... e niente... l'ascesa in Paradiso tardava. Allora l'anima del sacerdote invocò il suo vecchio angelo custode. E quando questi si presentò, il sacerdote lo rimproverò: "Ma come? Tu mi dicesti che se fossi morto subito, sarei stato un solo giorno in Purgatorio e invece è passato un anno dalla mia morte..." A che l'angelo esclamò: "Un anno? Ma se sei morto solo da un'ora?" Insomma, talmente forti erano le sofferenze del Purgatorio che l'anima del sacerdote pensava che si trovasse lì da chissà quanto tempo. Ecco la percezione diversa del tempo che contraddistingue il Purgatorio.<br />E allora il problema dov'è? È che si confonde la dimensione dell'eternità con quella dell'ultraterreneità. È di fede che quando ci sarà la fine dei tempi (seconda venuta di Gesù, resurrezione dei morti e giudizio universale) il Purgatorio finirà di esistere (dunque non è eterno), mentre rimarranno per l'eternità l'Inferno e il Paradiso.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel video (durata: 1 ora) si può gustare una bellissima conferenza di Don Claudio Crescimanno sul tema "Paradiso, Purgatorio, Inferno: cosa sono?".<br />Piccola precisazione: a un certo punto del video don Claudio afferma che "noi che siamo qui andremo tutti in Paradiso". Da noi...]]></itunes:summary><itunes:duration>231</itunes:duration><itunes:keywords>morte,novissimi,paradiso,purgatorio,sofferenze</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5d9d25692af9d806e2a23a2f2458d0e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Santa Casa di Loreto: aggiunta la festa nel calendario romano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/santa-casa-di-loreto-aggiunta-la-festa-nel-calendario-romano--20159934</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5903" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5903</a><br /><br />SANTA CASA DI LORETO: AGGIUNTA LA FESTA NEL CALENDARIO ROMANO<br />Per volontà di Papa Francesco e con un decreto firmato dal prefetto al Culto divino cardinale Robert Sarah è stato decretato che «la memoria facoltativa della Beata Maria Vergine di Loreto sia iscritta nel Calendario Romano il 10 dicembre, giorno in cui vi è la festa a Loreto, e celebrata ogni anno». Così con la memoria facoltativa la festa della Madonna di Loreto comparirà in tutti i calendari e libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle ore.<br />«Tale celebrazione», si legge ancora nel decreto, «aiuterà tutti, specialmente le famiglie, i giovani, i religiosi, a imitare le virtù della perfetta discepola del Vangelo, la Vergine Madre che concependo il Capo della Chiesa accolse anche noi con sé».<br />Sono milioni i pellegrini che ogni anno si recano a Loreto per visitare e sostare nella Santa Casa all'interno della Basilica, quelle tre mura che sono state la casa dove la Vergine Maria ha ricevuto la visita dell'arcangelo Gabriele che le ha annunciato l'incarnazione del Verbo. Tre pareti che originariamente si trovavano, come molte case popolari di Nazareth, addossate a una grotta e che miracolosamente sono arrivate sulle colline marchigiane per posarsi nel luogo dove attualmente si trova nel 1296.<br />Sono più di 200 i santi che in questi secoli sono passati a Loreto per venerare queste mura, tra cui Ignazio di Loyola, Louis-Marie Grignion de Montfort, Paolo della Croce, Giovanni Bosco, Pietro Canisio, Francesco di Sales, Roberto Bellarmino, Lorenzo da Brindisi, Alfonso Maria de' Liguori, Teresa di Gesù Bambino, Camillo de Lellis, Francesco Saverio, Pietro di Alcantara, Bernardino da Siena, etc. Molti anche i pellegrinaggi dei Papi alla Santa Casa, tra cui Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.<br />«Nella Santa Casa», continua il decreto firmato da Sarah, «davanti all'effige della Madre del Redentore e della Chiesa, Santi e Beati hanno risposto alla propria vocazione, i malati hanno invocato consolazione nella sofferenza, il popolo di Dio ha iniziato a lodare e a supplicare Santa Maria con le Litanie lauretane, note in tutto il mondo. In modo particolare quanti viaggiano in aereo hanno trovato in lei la celeste patrona».<br />Nella solennità di Tutti i Santi vi è stata anche l'ufficiale indizione del Giubileo lauretano "Maria Regina et Janua Coeli", un anno speciale di grazia concesso dal Papa e che inizierà il prossimo 8 dicembre fino al 10 dicembre del 2020 - con l'apertura della Porta Santa a 100 anni dalla proclamazione della Vergine Lauretana patrona degli aeronauti.<br />«Quel santuario ricorda il mistero dell'Incarnazione», continua il decreto, «e spinge tutti coloro che lo visitano a considerare la pienezza del tempo, quando Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, e a meditare sia le parole dell'Angelo nunziante l'Evangelo, sia le parole della Vergine che rispose alla divina chiamata».<br /><br />Nota di BastaBugie: Giorgio Nicolini nell'articolo seguente pubblicato su Corrispondenza Romana il 6 Novembre 2019 racconta la storia della festa liturgica della Traslazione miracolosa della Santa Casa di Loreto. Purtroppo nel 1984 padre Giuseppe Santarelli (direttore della "Congregazione Universale della Santa Casa", recentemente rimosso dal nuovo Vescovo mons. Fabio Dal Cin) aveva ipotizzato «un trasporto umano» di solo «alcune pietre» della Santa Casa di Nazareth, negando quindi sia l'integralità della stessa reliquia come i miracoli delle traslazioni. Il documento su cui appoggiava questa strana tesi si è rivelato un falso storico... eppure anche oggi ha un certo seguito tra i più superficiali che non hanno approfondito le prove storiche del trasporto angelico (tra l'altro confermato dalla plurisecolare tradizione e da tutti i pronunciamenti magisteriali dei papi).<br />Ecco dunque l'articolo di Giorgio Nicolini. Al termine dell'articolo il video (durata: 13 minuti) di una sua intervista sulla Santa Casa nella trasmissione televisiva "Punti di Vista" e il link ad altre due conferenze su Loreto.<br />Voglio esprimere innanzitutto la mia solidarietà al Vescovo di Loreto, mons. Fabio Dal Cin, che, pur da soli due anni nominato delegato pontificio presso il Santuario di Loreto, aveva chiesto ed ottenuto l'indizione del Giubileo Lauretano, per celebrare il centenario della proclamazione della Madonna di Loreto a "Patrona dell'Aviazione", in ragione del riconoscimento plurisecolare del magistero pontificio dei "voli miracolosi" della stessa Santa Casa. In tal modo si offriva l'opportunità di rivalorizzare non solo l'autenticità della reliquia nazaretana, ma anche e propriamente "la miracolosità" con cui la Santa Casa era pervenuta a Loreto, appunto con "voli miracolosi", per il cui motivo Benedetto XV nel 1920 emanò il decreto del "patronato" della Madonna di Loreto a riguardo dell'Aviazione. [...]<br />Il 1° novembre u.s. è stato proclamato pubblicamente l'indizione dell'Anno Giubilare Lauretano per commemorare il centenario della proclamazione della Madonna di Loreto a Patrona dell'Aviazione, in riconoscimento della verità storica dei "voli miracolosi" della Santa Casa. Tale Patronato decretato il 24 marzo 1920 da Benedetto XV era parallelo ad altri assai più importanti decreti pontifici, con i quali da secoli veniva autorizzata e celebrata la memoria liturgica della traslazione miracolosa della Santa Casa.<br />Tale festa liturgica è documentato che a livello locale (Loreto e le Marche) era celebrata sin dal XIV secolo, da quando cioè la Santa Casa era "venuta" nelle Marche. La Chiesa, poi, autorizzò la celebrazione di tale festa come proprio di "un miracolo", quello della Traslazione della Santa Casa per il "ministero angelico", inserendola ufficialmente nel Martirologio Romano già dal 1669, con un decreto di Clemente IX. Nel 1699 Innocenzo XII approvò espressamente anche la lettura del "trasporto miracoloso" della Santa Casa, con relativa Messa.<br />Nei primi anni del Novecento, dopo l'attacco del canonico francese Ulisse Chévalier contro la Santa Casa, che fece molto scandalo, prudentemente la Chiesa sospese dal Calendario Romano la citazione della memoria di tale "traslazione miracolosa", in attesa che il "Collegio di Difesa della Santa Casa" promosso da San Pio X (con circa 50 studiosi di tutto il mondo) confutasse e smascherasse tutte le menzogne dissacratorie propagate da Ulisse Chévalier (e da un altro autore, il barnabita Leopoldo De Feis). La festa tuttavia continuava ad essere autorizzata e celebrata regolarmente a Loreto e nelle Marche, di cui la Madonna di Loreto è Patrona.<br />Sconfessato lo Chévalier dall'opera degli studiosi del "Collegio di Difesa", Benedetto XV - prima della proclamazione della Madonna di Loreto a "Patrona dell'Aviazione" - fece ripristinare dalla Sacra Congregazione dei Riti, il 16 aprile 1916, la memoria facoltativa nel martirologio romano della "Traslazione Miracolosa" della Santa Casa. Quindi localmente, ma anche a livello universale (anche se facoltativamente) tutti potevano chiedere di celebrare il 10 dicembre non "la festa della Beata Vergine di Loreto", bensì la memoria del "Miracolo della Traslazione della Santa Casa", come tante volte ho spiegato nei miei scritti ed esposto in conferenze [vedi video alla fine dell'articolo, N.d.BB]: come, cioè, la Chiesa aveva disposto per il 10 dicembre la celebrazione di quello che era l'unico miracolo ufficialmente riconosciuto in una celebrazione liturgica dalla Chiesa; e non si trattava quindi di una semplice memoria o festa della "Beata Vergine di Loreto". [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20159934</guid><pubDate>Thu, 21 Nov 2019 14:38:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20159934/loreto.mp3" length="10768881" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5903

SANTA CASA DI LORETO: AGGIUNTA LA FESTA NEL CALENDARIO ROMANO
Per volontà di Papa Francesco e con un decreto firmato dal prefetto al Culto divino cardinale Robert Sarah è stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5903" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5903</a><br /><br />SANTA CASA DI LORETO: AGGIUNTA LA FESTA NEL CALENDARIO ROMANO<br />Per volontà di Papa Francesco e con un decreto firmato dal prefetto al Culto divino cardinale Robert Sarah è stato decretato che «la memoria facoltativa della Beata Maria Vergine di Loreto sia iscritta nel Calendario Romano il 10 dicembre, giorno in cui vi è la festa a Loreto, e celebrata ogni anno». Così con la memoria facoltativa la festa della Madonna di Loreto comparirà in tutti i calendari e libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle ore.<br />«Tale celebrazione», si legge ancora nel decreto, «aiuterà tutti, specialmente le famiglie, i giovani, i religiosi, a imitare le virtù della perfetta discepola del Vangelo, la Vergine Madre che concependo il Capo della Chiesa accolse anche noi con sé».<br />Sono milioni i pellegrini che ogni anno si recano a Loreto per visitare e sostare nella Santa Casa all'interno della Basilica, quelle tre mura che sono state la casa dove la Vergine Maria ha ricevuto la visita dell'arcangelo Gabriele che le ha annunciato l'incarnazione del Verbo. Tre pareti che originariamente si trovavano, come molte case popolari di Nazareth, addossate a una grotta e che miracolosamente sono arrivate sulle colline marchigiane per posarsi nel luogo dove attualmente si trova nel 1296.<br />Sono più di 200 i santi che in questi secoli sono passati a Loreto per venerare queste mura, tra cui Ignazio di Loyola, Louis-Marie Grignion de Montfort, Paolo della Croce, Giovanni Bosco, Pietro Canisio, Francesco di Sales, Roberto Bellarmino, Lorenzo da Brindisi, Alfonso Maria de' Liguori, Teresa di Gesù Bambino, Camillo de Lellis, Francesco Saverio, Pietro di Alcantara, Bernardino da Siena, etc. Molti anche i pellegrinaggi dei Papi alla Santa Casa, tra cui Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.<br />«Nella Santa Casa», continua il decreto firmato da Sarah, «davanti all'effige della Madre del Redentore e della Chiesa, Santi e Beati hanno risposto alla propria vocazione, i malati hanno invocato consolazione nella sofferenza, il popolo di Dio ha iniziato a lodare e a supplicare Santa Maria con le Litanie lauretane, note in tutto il mondo. In modo particolare quanti viaggiano in aereo hanno trovato in lei la celeste patrona».<br />Nella solennità di Tutti i Santi vi è stata anche l'ufficiale indizione del Giubileo lauretano "Maria Regina et Janua Coeli", un anno speciale di grazia concesso dal Papa e che inizierà il prossimo 8 dicembre fino al 10 dicembre del 2020 - con l'apertura della Porta Santa a 100 anni dalla proclamazione della Vergine Lauretana patrona degli aeronauti.<br />«Quel santuario ricorda il mistero dell'Incarnazione», continua il decreto, «e spinge tutti coloro che lo visitano a considerare la pienezza del tempo, quando Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, e a meditare sia le parole dell'Angelo nunziante l'Evangelo, sia le parole della Vergine che rispose alla divina chiamata».<br /><br />Nota di BastaBugie: Giorgio Nicolini nell'articolo seguente pubblicato su Corrispondenza Romana il 6 Novembre 2019 racconta la storia della festa liturgica della Traslazione miracolosa della Santa Casa di Loreto. Purtroppo nel 1984 padre Giuseppe Santarelli (direttore della "Congregazione Universale della Santa Casa", recentemente rimosso dal nuovo Vescovo mons. Fabio Dal Cin) aveva ipotizzato «un trasporto umano» di solo «alcune pietre» della Santa Casa di Nazareth, negando quindi sia l'integralità della stessa reliquia come i miracoli delle traslazioni. Il documento su cui appoggiava questa strana tesi si è rivelato un falso storico... eppure anche oggi ha un certo seguito tra i più superficiali che non hanno approfondito le prove storiche del trasporto angelico (tra l'altro confermato dalla plurisecolare tradizione e da tutti i pronunciamenti...]]></itunes:summary><itunes:duration>674</itunes:duration><itunes:keywords>calendario,festa,loreto,madonna,santacasa</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a23b12cbba11c3318d8157dea7357c85.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Perché non c'è stato sesso tra Maria e Giuseppe?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/perche-non-c-e-stato-sesso-tra-maria-e-giuseppe--19648905</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5860" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5860</a><br /><br />PERCHE' NON C'E' STATO SESSO TRA MARIA E GIUSEPPE? di Fulton Sheen<br />Vorrei parlarvi di una coppia che ha formato una famiglia: quella costituita dalla Vergine Maria e da San Giuseppe.<br />Per spiegare la singolarità delle loro nozze, bisogna tener presente una verità: può esserci stato matrimonio anche senza unione fisica. Questo caso può verificarsi per tre motivi: perché i sensi, già soddisfatti, sono diventati insensibili; perché gli sposi, dopo essersi uniti, hanno fatto voto a Dio di rinunciare al piacere per dedicarsi alle più sublimi estasi dello spirito, e infine perché gli sposi, nonostante il matrimonio, hanno fatto voto di verginità, rinunciando ai propri diritti reciproci. E la verginità è risultata essere il centro di attrazione di questa unione.<br />Una cosa è rinunciare ai piaceri della vita coniugale perché ormai stanchi, e un'altra molto diversa è rinunciarvi prima di averli provati per formare solo un'unione di cuori, com'è avvenuto nel matrimonio tra Maria e Giuseppe. Si sono uniti come due stelle che non si toccano mai mentre i loro raggi luminosi si incrociano nello spazio.<br />È stato un matrimonio simile a quello che accade in primavera tra i fiori che uniscono i loro profumi o a due strumenti che uniscono le proprie melodie all'unisono formandone una sola. Gli sposi, rinunciando ai loro diritti reciproci per un motivo più elevato, non distruggono l'essenza del matrimonio, perché come dice Sant'Agostino "la base di un matrimonio d'amore è l'unione dei cuori".<br /><br />PERCHÉ ERA NECESSARIO IL MATRIMONIO VISTO IL VOTO DI VERGINITÀ?<br />Questo ci porta a una domanda: perché è stato necessario il matrimonio visto che la Vergine e San Giuseppe avevano fatto voto di verginità? Il matrimonio era necessario nonostante il voto di verginità per preservare la Vergine da qualsiasi sospetto finché non fosse arrivato il momento di svelare il mistero della nascita di Gesù.<br />È stato infatti considerato che Nostro Signore fosse figlio di San Giuseppe. In questo modo, la nascita di Cristo non è stata esposta al pubblico ludibrio e non è stata motivo di scandalo per i deboli nella fede. In questo modo, inoltre, la purezza di Maria ha potuto avere un testimone in Giuseppe.<br />Ogni privilegio della grazia deve però avere il suo corrispettivo, e Maria e Giuseppe hanno dovuto pagarlo con il loro dolore più grande.<br />L'Angelo non aveva detto alla Vergine di rivelare l'opera dello Spirito Santo che si era compiuta in lei, e per questo Maria ha taciuto. San Giuseppe, non riuscendo a spiegarsi il fenomeno, ha pensato di ripudiarla.<br />Una volta, la Vergine ha fatto questa rivelazione a un santo: "Non ho mai sperimentato un'angoscia tanto intensa, ad eccezione di quella del Golgota, come quella che ho provato dovendo dare involontariamente un dispiacere a Giuseppe, che era un uomo giusto".<br />San Giuseppe soffriva non riuscendo a comprendere l'accaduto: sapeva che Maria, come lui, aveva fatto voto di verginità, e per questo la considerava al di sopra di ogni sospetto e non si azzardava neanche a pensare che potesse avere qualche colpa. Come avrebbe dovuto spiegarselo, allora?<br />La sorpresa del casto Giuseppe era paragonabile a quella della Vergine Maria quando al momento dell'Annunciazione ha chiesto: "Come può accadere se non conosco uomo?" Maria voleva sapere come avrebbe potuto essere vergine e madre allo stesso tempo, e San Giuseppe non sapeva come poter essere vergine e padre.<br />L'Angelo del Signore ha spiegato a entrambi che solo Dio aveva il potere di fare una cosa simile, non la scienza umana. Possono penetrare questi misteri solo coloro che comprendono la voce degli angeli.<br />Visto che San Giuseppe voleva ripudiare in segreto Maria, l'Angelo è intervenuto: non appena questo pensiero si è affacciato alla mente del santo, un angelo gli è apparso in sogno e gli ha detto: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Matteo 1, 20-21).<br />In questo modo, conoscendo le ragioni della nascita di Gesù, San Giuseppe ha potuto ritrovare la pace. La sua anima si è riempita di felicità per la notizia che sarebbe stato il padre putativo del Salvatore del mondo e guardiano protettore della Madre di Colui che i cieli non riescono a contenere.<br /><br />SAN GIUSEPPE ERA GIOVANE O ANZIANO?<br />Passiamo ora alla seconda domanda: San Giuseppe era giovane o anziano?<br />La maggior parte delle sculture e dei quadri ci presenta un San Giuseppe anziano, con una lunga barba bianca, ma non esistono dati storici che indichino la sua età.<br />Se cerchiamo i motivi per i quali l'arte lo rappresenta anziano, scopriamo che la ragione risiede nel fatto che questa caratteristica si addice di più al suo ruolo di custode della verginità di Maria. Notiamo tuttavia che l'arte ha fatto di San Giuseppe uno sposo puro e casto più per età che per virtù. Questo assomiglia al fatto di credere che il modo migliore di rappresentare un uomo onesto, incapace di rubare, sia dipingerlo senza mani.<br />In primo luogo si dimentica che negli anziani possono ardere gli stessi desideri negativi che ardono nei giovani. Abbiamo un esempio nel caso di Susanna, perché coloro che la tentarono nel giardino erano anziani.<br />Rappresentando San Giuseppe tanto anziano, si dà un merito all'età di un uomo e non alla sua virtù. Giudicare San Giuseppe puro perché anziano è come voler lodare un torrente di montagna che manca di acqua. Sembra anche logico pensare che Nostro Signore preferisse scegliere come padre putativo un uomo che sapeva e voleva sacrificarsi e non uno che si vedeva costretto a farlo.<br />È poi presumibile che Dio volesse dare un anziano come compagno a una ragazza giovane? Se il Signore ha affidato dalla Croce sua madre a un giovane come San Giovanni, perché doveva legarla a un anziano fin dagli albori della vita?<br />L'amore della donna determina quello dell'uomo. La donna è educatrice silenziosa della virilità del suo sposo. Essendo Maria il simbolo della verginità e la sublime ispiratrice della purezza per tutti, perché non avrebbe dovuto impiegare questa sua caratteristica con il suo Giuseppe, il giusto? La Vergine conquistò il cuore del suo giovane sposo non con la diminuzione dell'amore, ma sublimandolo.<br />A mio avviso, quindi, quando si è sposato con la Vergine, Giuseppe era un uomo giovane, forte, virile, atletico e casto; un prototipo dell'uomo che si può vedere oggi mentre pasce un gregge in un prato o mentre pilota un aereo, o nel laboratorio di un falegname. Non un impotente, ma al contrario traboccante di virilità maschile; non un frutto secco, ma un fiore pieno di promesse; non al tramonto della vita, ma all'alba, effondendo energia, forza e passione.<br />Come si ingigantiscono le figure della Madonna e di San Giuseppe quando, soffermandosi a esaminare la loro vita, scopriamo in essa il Primo Poema d'Amore!<br />Il cuore umano non si commuove davanti all'amore di un anziano per una ragazza giovane, ma come non ammirare profondamente l'amore di due giovani uniti da un vincolo divino? Maria e Giuseppe erano entrambi giovani, belli e pieni di promesse.<br />Dio predilige le cataratte impetuose e le cascate turbolente, ma sono certo che le preferisce quando con l'energia che sprigionano si illuminano le città e con le loro acque si placa la sete di un bambino a quando con il loro impeto travolgono i fiori sbocciati sulla riva.<br />In Maria e Giuseppe non troviamo una cascata di acque pure e incanalate né un lago secco, ma due giovani che prima di conoscere la bellezza di una e la potente forza dell'altro rinunciano a goderne per donarsi interamente alla "passione senza passione" e all' "impetuosa calma" di Gesù.<br />Maria e Giuseppe portarono nel loro matrimonio non solo il voto di verginità, ma anche due cuori pieni di un grande amore, più grande di qualsiasi altro amore che un cuore umano abbia mai potuto contenere. Nessuna coppia di persone sposate si è mai amata tanto.<br />Posso chiedere alle persone sposate: "A cosa aspirate dopo esservi amati?" All'Infinito, a un'estasi eterna, senza fine. Ma non si può provare nella sua pienezza, perché l'Infinito a cui aspira la loro anima è imprigionato dal corpo.<br />Questo ostacola il progresso verso Dio al quale si tende. In cielo, però, non sarà necessaria l'unione dei corpi, perché l'amore sarà infinito. Ecco perché Dio ha detto che in cielo non esisteranno matrimoni. Non saranno necessarie le apparenze, perché avremo la sostanza.<br />Ci affanneremmo per un raggio di sole riflesso in uno specchio potendo goderne direttamente? Maria e Giuseppe hanno già provato la gioia senza pari che è il possesso dell'amore eterno del cielo, senza ansie, a cui tende il vostro matrimonio in Cristo. Voi sposati avete ora bisogno dell'unione materiale perché non possedete la realtà di Dio. Visto che la Madonna e San Giuseppe avevano Gesù, non desideravano nient'altro.<br />Si ha bisogno della comunione fisica per comprendere l'unione di Cristo con la sua Chiesa. Loro non avevano questa necessità perché possedevano la Divinità. Come ha detto mirabilmente Leone XIII, "il loro matrimonio è stato consumato con Gesù". Voi vi unite con i corpi, Maria e Giuseppe si sono uniti con Gesù.<br />Perché avrebbero voluto affannarsi dietro alle gioie effimere della carne quando nel loro amore c'era la Luce del Mondo? In realtà, Gesù è la voluttuosità dei cuori, per cui se Lui è presente tutto il resto è superfluo.<br />Come marito e moglie dimenticano se stessi contemplando il figlio appena nato nella sua culla, così anche Maria e Giuseppe non pensavano ad altro che a Gesù.<br />Non c'è mai stato né ci sarà mai amore più profondo su questa terra.<br />La Madonna e San Giuseppe non sono arrivati a Dio attraverso il loro amore reciproco, ma hanno goduto dell'amore grande e puro dell'una per l'altro dopo essersi rivolti prima a Gesù.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19648905</guid><pubDate>Wed, 23 Oct 2019 14:37:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19648905/maria_e_giuseppe.mp3" length="15296469" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5860

PERCHE' NON C'E' STATO SESSO TRA MARIA E GIUSEPPE? di Fulton Sheen
Vorrei parlarvi di una coppia che ha formato una famiglia: quella costituita dalla Vergine Maria e da San...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5860" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5860</a><br /><br />PERCHE' NON C'E' STATO SESSO TRA MARIA E GIUSEPPE? di Fulton Sheen<br />Vorrei parlarvi di una coppia che ha formato una famiglia: quella costituita dalla Vergine Maria e da San Giuseppe.<br />Per spiegare la singolarità delle loro nozze, bisogna tener presente una verità: può esserci stato matrimonio anche senza unione fisica. Questo caso può verificarsi per tre motivi: perché i sensi, già soddisfatti, sono diventati insensibili; perché gli sposi, dopo essersi uniti, hanno fatto voto a Dio di rinunciare al piacere per dedicarsi alle più sublimi estasi dello spirito, e infine perché gli sposi, nonostante il matrimonio, hanno fatto voto di verginità, rinunciando ai propri diritti reciproci. E la verginità è risultata essere il centro di attrazione di questa unione.<br />Una cosa è rinunciare ai piaceri della vita coniugale perché ormai stanchi, e un'altra molto diversa è rinunciarvi prima di averli provati per formare solo un'unione di cuori, com'è avvenuto nel matrimonio tra Maria e Giuseppe. Si sono uniti come due stelle che non si toccano mai mentre i loro raggi luminosi si incrociano nello spazio.<br />È stato un matrimonio simile a quello che accade in primavera tra i fiori che uniscono i loro profumi o a due strumenti che uniscono le proprie melodie all'unisono formandone una sola. Gli sposi, rinunciando ai loro diritti reciproci per un motivo più elevato, non distruggono l'essenza del matrimonio, perché come dice Sant'Agostino "la base di un matrimonio d'amore è l'unione dei cuori".<br /><br />PERCHÉ ERA NECESSARIO IL MATRIMONIO VISTO IL VOTO DI VERGINITÀ?<br />Questo ci porta a una domanda: perché è stato necessario il matrimonio visto che la Vergine e San Giuseppe avevano fatto voto di verginità? Il matrimonio era necessario nonostante il voto di verginità per preservare la Vergine da qualsiasi sospetto finché non fosse arrivato il momento di svelare il mistero della nascita di Gesù.<br />È stato infatti considerato che Nostro Signore fosse figlio di San Giuseppe. In questo modo, la nascita di Cristo non è stata esposta al pubblico ludibrio e non è stata motivo di scandalo per i deboli nella fede. In questo modo, inoltre, la purezza di Maria ha potuto avere un testimone in Giuseppe.<br />Ogni privilegio della grazia deve però avere il suo corrispettivo, e Maria e Giuseppe hanno dovuto pagarlo con il loro dolore più grande.<br />L'Angelo non aveva detto alla Vergine di rivelare l'opera dello Spirito Santo che si era compiuta in lei, e per questo Maria ha taciuto. San Giuseppe, non riuscendo a spiegarsi il fenomeno, ha pensato di ripudiarla.<br />Una volta, la Vergine ha fatto questa rivelazione a un santo: "Non ho mai sperimentato un'angoscia tanto intensa, ad eccezione di quella del Golgota, come quella che ho provato dovendo dare involontariamente un dispiacere a Giuseppe, che era un uomo giusto".<br />San Giuseppe soffriva non riuscendo a comprendere l'accaduto: sapeva che Maria, come lui, aveva fatto voto di verginità, e per questo la considerava al di sopra di ogni sospetto e non si azzardava neanche a pensare che potesse avere qualche colpa. Come avrebbe dovuto spiegarselo, allora?<br />La sorpresa del casto Giuseppe era paragonabile a quella della Vergine Maria quando al momento dell'Annunciazione ha chiesto: "Come può accadere se non conosco uomo?" Maria voleva sapere come avrebbe potuto essere vergine e madre allo stesso tempo, e San Giuseppe non sapeva come poter essere vergine e padre.<br />L'Angelo del Signore ha spiegato a entrambi che solo Dio aveva il potere di fare una cosa simile, non la scienza umana. Possono penetrare questi misteri solo coloro che comprendono la voce degli angeli.<br />Visto che San Giuseppe voleva ripudiare in segreto Maria, l'Angelo è intervenuto: non appena questo pensiero si è affacciato alla mente del santo, un angelo...]]></itunes:summary><itunes:duration>956</itunes:duration><itunes:keywords>amore,famiglia,giuseppe,maria,sesso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/73a231f92959fcbefaab9c82d52542bd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dal mito (di Rousseau) del buon selvaggio deriva l'immacolata concezione dell'uomo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dal-mito-di-rousseau-del-buon-selvaggio-deriva-l-immacolata-concezione-dell-uomo--19646889</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5858" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5858</a><br /><br />DAL MITO (DI ROUSSEAU) DEL BUON SELVAGGIO DERIVA L'IMMACOLATA CONCEZIONE DELL'UOMO<br />Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di punire.<br />Si sa però che le deformazioni estremizzate della realtà si traducono sempre in una negazione della realtà stessa; così come l'estremizzazione di una cosa buona si traduce sempre nel suo contrario, cioè in una cosa cattiva.<br />Lo stesso vale per la bontà; infatti il buonismo è il maggior nemico della bontà. Essere buoni a tutti i costi, dimenticando la punizione e la pena, significa diventare cattivi e ingiusti.<br /><br />IL PERDONO NON ESCLUDE LA PENA<br />Quando succede qualcosa di tragico, per esempio un pirata della strada che uccide investendo un bambino, oppure un rapinatore che uccide un padre di famiglia, ecc... i giornalisti spesso chiedono ai familiari delle vittime: siete pronti a perdonare? Domanda che nelle intenzioni di chi intervista ha un significato ben preciso: confondere il perdono con la volontà di non infierire, di non pretendere che il colpevole paghi, per la serie: non pretenderai mica che chi è colpevole sconti chissà che cosa...<br />La dottrina cattolica, invece, ci presenta una differenza importante, la differenza tra perdono e pena.<br />Il perdono è il perdono; ma questo non esclude la pena, anzi. Il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione) assolve il peccatore, ma non toglie totalmente la pena che deve essere scontata in questa vita o, se non basta questa vita, in Purgatorio.<br />Dunque, Dio stesso, che è amore e giusto giudice, quando perdona e assolve non elimina la pena. Non è cristiano, quindi, confondere perdono con il fatto che il colpevole non debba "pagare"; né tantomeno può essere accusato di essere vendicativo chi pretende che il colpevole sconti la sua pena.<br /><br />CHIEDIAMOCI: QUAL È L'ORIGINE DEL BUONISMO?<br />La risposta non è facile. Se ne può però individuare un'origine filosofica. Basterebbe fare riferimento al pensiero di Jean Jacques Rousseau. Questi disse che l'uomo nascerebbe buono e che ciò che lo renderebbe cattivo sarebbero le condizioni sociali, quali un certo tipo di progresso. Pertanto, le cause della cattiveria umana non sarebbero da ricercare nell'uomo e nella sua libertà, quanto in ciò che è al di fuori di lui: società, ambiente, educazione, ecc. Insomma, una vera e propria immacolata concezione dell'uomo. Tra parentesi: questa antropologia è stata fatta propria da tutte le dottrine progressiste e materialiste e quindi anche dal positivismo filosofico. Fu così che nella seconda metà dell'Ottocento (anno 1858) la Vergine apparve a Lourdes (dunque in Francia, patria del positivismo) confermando la solenne definizione della sua Immacolata Concezione, proprio per ricordare che, tranne Lei, ogni uomo nasce con il peccato di origine.<br />Concezioni come quella di Rousseau e del progressismo danno credito al buonismo, cioè all'illegittimità di condannare, punire e castigare.<br />Come tutti gli errori anche il buonismo è però destinato a contraddirsi. Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma in questa sede facciamo una sola riflessione. Si dice: se l'uomo delinque è a causa della società che lo ha spinto a delinquere, perché è la società ad essere malata, non l'uomo; ma allora - dovremmo chiederci - perché cacciare dalle carceri e rimettere il delinquente nella società se la società è malata?<br /><br />Nota di BastaBugie: uno dei frutti del buonismo è l'abolizione totale della pena di morte. Da notare che abolita la pena di morte per i delinquenti, resta quella per gli innocenti (ad esempio: aborto dei bambini ed eutanasia degli anziani).<br />Per approfondimenti sulla pena di morte puoi leggere il nostro dossier con gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento. Clicca sul link qui sotto:<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_pena_di_morte" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_pena_di_morte</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19646889</guid><pubDate>Wed, 23 Oct 2019 14:36:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19646889/buon_selvaggio.mp3" length="5511372" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5858

DAL MITO (DI ROUSSEAU) DEL BUON SELVAGGIO DERIVA L'IMMACOLATA CONCEZIONE DELL'UOMO
Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5858" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5858</a><br /><br />DAL MITO (DI ROUSSEAU) DEL BUON SELVAGGIO DERIVA L'IMMACOLATA CONCEZIONE DELL'UOMO<br />Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di punire.<br />Si sa però che le deformazioni estremizzate della realtà si traducono sempre in una negazione della realtà stessa; così come l'estremizzazione di una cosa buona si traduce sempre nel suo contrario, cioè in una cosa cattiva.<br />Lo stesso vale per la bontà; infatti il buonismo è il maggior nemico della bontà. Essere buoni a tutti i costi, dimenticando la punizione e la pena, significa diventare cattivi e ingiusti.<br /><br />IL PERDONO NON ESCLUDE LA PENA<br />Quando succede qualcosa di tragico, per esempio un pirata della strada che uccide investendo un bambino, oppure un rapinatore che uccide un padre di famiglia, ecc... i giornalisti spesso chiedono ai familiari delle vittime: siete pronti a perdonare? Domanda che nelle intenzioni di chi intervista ha un significato ben preciso: confondere il perdono con la volontà di non infierire, di non pretendere che il colpevole paghi, per la serie: non pretenderai mica che chi è colpevole sconti chissà che cosa...<br />La dottrina cattolica, invece, ci presenta una differenza importante, la differenza tra perdono e pena.<br />Il perdono è il perdono; ma questo non esclude la pena, anzi. Il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione) assolve il peccatore, ma non toglie totalmente la pena che deve essere scontata in questa vita o, se non basta questa vita, in Purgatorio.<br />Dunque, Dio stesso, che è amore e giusto giudice, quando perdona e assolve non elimina la pena. Non è cristiano, quindi, confondere perdono con il fatto che il colpevole non debba "pagare"; né tantomeno può essere accusato di essere vendicativo chi pretende che il colpevole sconti la sua pena.<br /><br />CHIEDIAMOCI: QUAL È L'ORIGINE DEL BUONISMO?<br />La risposta non è facile. Se ne può però individuare un'origine filosofica. Basterebbe fare riferimento al pensiero di Jean Jacques Rousseau. Questi disse che l'uomo nascerebbe buono e che ciò che lo renderebbe cattivo sarebbero le condizioni sociali, quali un certo tipo di progresso. Pertanto, le cause della cattiveria umana non sarebbero da ricercare nell'uomo e nella sua libertà, quanto in ciò che è al di fuori di lui: società, ambiente, educazione, ecc. Insomma, una vera e propria immacolata concezione dell'uomo. Tra parentesi: questa antropologia è stata fatta propria da tutte le dottrine progressiste e materialiste e quindi anche dal positivismo filosofico. Fu così che nella seconda metà dell'Ottocento (anno 1858) la Vergine apparve a Lourdes (dunque in Francia, patria del positivismo) confermando la solenne definizione della sua Immacolata Concezione, proprio per ricordare che, tranne Lei, ogni uomo nasce con il peccato di origine.<br />Concezioni come quella di Rousseau e del progressismo danno credito al buonismo, cioè all'illegittimità di condannare, punire e castigare.<br />Come tutti gli errori anche il buonismo è però destinato a contraddirsi. Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma in questa sede facciamo una sola riflessione. Si dice: se l'uomo delinque è a causa della società che lo ha spinto a delinquere, perché è la società ad essere malata, non l'uomo; ma allora - dovremmo chiederci - perché cacciare dalle carceri e rimettere il delinquente nella società se la società è malata?<br /><br />Nota di BastaBugie: uno dei frutti del buonismo è l'abolizione totale della pena di morte. Da notare che abolita la pena di morte per i delinquenti, resta quella per gli innocenti (ad esempio: aborto dei bambini ed eutanasia degli anziani).<br />Per approfondimenti sulla pena di morte puoi leggere il nostro dossier con gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento. 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I vescovi spagnoli hanno diramato una corposa nota che analizza la problematica relativa a quelle forme di nuova spiritualità orientale che in alcuni ambienti ha preso ad essere definito "zen cristiano". Ebbene, cominciamo col dire che non esiste uno "zen cristiano" e che tutte le forme di meditazione, oggi si chiama mindfulness, volte a ricercare benessere personale, corporeo e spirituale, non sono altro che pericolose deviazioni dall'oggetto principale dell'attività di orazione che è Dio.<br />Nel documento "La mia anima ha sete, ha sete del Dio vivente" (30 pagine) i vescovi responsabili della Dottrina della Fede in Spagna spiegano sostanzialmente che è inutile cercare pace, relazione interiore e equilibrio perché niente riempirà i nostri vuoti se non la pace autentica che dona Dio.<br />«È Gesù infatti il nostro maestro che ci va vivere in equilibrio e che ci insegna come pregare», spiegano i prelati cercando di utilizzare quel linguaggio usato da una moltitudine di persone che cerca - per stare bene - rifugio in pratiche orientali che alla fine portano al rischio dell'escapismo, cioè della fuga dalla realtà<br />La commissione ha infatti analizzato le tecniche di meditazione più in voga e che generano un indotto economico notevole, ma non sono le tecniche a salvarci, bensì l'attitudine a sentirsi in pace con Dio. Per fare questo ci possono essere anche tecniche specifiche, ma non intese come metodo o itinerario. Si tratta però di tecniche che predispongono il corpo e lo spirito al silenzio necessario per pregare, non sono il fine della preghiera.<br />In questo senso invece i vescovi sono molti chiari nell'individuare il grande inganno che può dare la serenità interiore di certe tecniche con «la vera pace che solo Dio può dare».<br />Ma come si fa a capire se si è di fronte ad una vera preghiera cristiana? Il giornale Religion en liberdad ha individuato dal testo dei vescovi 8 punti:<br />- La preghiera è un incontro con Dio o con se stessi?<br />- È un aprirsi alla volontà di Dio o una tecnica per affrontare le difficoltà della vita mediante l'autocontrollo?<br />- È Dio il più importante o se stessi?<br />- Nel caso in cui si ammetta una apertura a un essere trascendente, questi ha un volto concreto o siamo davanti a un essere indeterminato?<br />- Il cammino di avvicinamento a Dio che ci ha aperto Gesù Cristo è uno dei tanti o è il solo che ci conduce al Dio vero?<br />- Che valore ha per un cristiano gli insegnamenti di Gesù sulla preghiera?<br />- Che elementi della tradizione secolare della Chiesa si devono mantenere?<br />- Che aspetti proprio delle altre regioni posso essere incorporati per un cristiano nella sua vita spirituale?<br />Il problema principale che si apre è quello di un'intera generazione che non sa più pregare. Ma niente paura: a soccorrerci vengono incontro gli insegnamenti di Gesù sulla preghiera (ad esempio, pregare sempre senza stancarsi Lc 11, 5-13), i Sacramenti, il Rosario e la vita dei santi, dal trattare con amicizia Dio come Santa Teresa d'Avila alle parole di gratitudine di Santa Teresa di Lisieux. Sono queste quattro delle principali vie consigliate dai vescovi. Insomma, la cara e vecchia tradizione della Chiesa, dispensatrice di tutte le risposte alla nostra sete spirituale.<br />Noi ci permettiamo di aggiungere le parole di un altro santo spagnolo, San Josemaria Escrivà de Balaguer che in Cammino ha scritto tantissimo sulle modalità di preghiera. E scegliamo questa: «Non sai pregare? - Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: "Signore,... non so fare orazione!...", sii certo che avrai cominciato a farla». (Cammino, 90)]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19224557</guid><pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:35:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19224557/preghiera_8_punti.mp3" length="5267538" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5824

OTTO DOMANDE PER VEDERE SE PREGHI IN MANIERA CATTOLICA di Andrea Zambrano
Niente zen, siamo cattolici. I vescovi spagnoli hanno diramato una corposa nota che analizza la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5824" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5824</a><br /><br />OTTO DOMANDE PER VEDERE SE PREGHI IN MANIERA CATTOLICA di Andrea Zambrano<br />Niente zen, siamo cattolici. I vescovi spagnoli hanno diramato una corposa nota che analizza la problematica relativa a quelle forme di nuova spiritualità orientale che in alcuni ambienti ha preso ad essere definito "zen cristiano". Ebbene, cominciamo col dire che non esiste uno "zen cristiano" e che tutte le forme di meditazione, oggi si chiama mindfulness, volte a ricercare benessere personale, corporeo e spirituale, non sono altro che pericolose deviazioni dall'oggetto principale dell'attività di orazione che è Dio.<br />Nel documento "La mia anima ha sete, ha sete del Dio vivente" (30 pagine) i vescovi responsabili della Dottrina della Fede in Spagna spiegano sostanzialmente che è inutile cercare pace, relazione interiore e equilibrio perché niente riempirà i nostri vuoti se non la pace autentica che dona Dio.<br />«È Gesù infatti il nostro maestro che ci va vivere in equilibrio e che ci insegna come pregare», spiegano i prelati cercando di utilizzare quel linguaggio usato da una moltitudine di persone che cerca - per stare bene - rifugio in pratiche orientali che alla fine portano al rischio dell'escapismo, cioè della fuga dalla realtà<br />La commissione ha infatti analizzato le tecniche di meditazione più in voga e che generano un indotto economico notevole, ma non sono le tecniche a salvarci, bensì l'attitudine a sentirsi in pace con Dio. Per fare questo ci possono essere anche tecniche specifiche, ma non intese come metodo o itinerario. Si tratta però di tecniche che predispongono il corpo e lo spirito al silenzio necessario per pregare, non sono il fine della preghiera.<br />In questo senso invece i vescovi sono molti chiari nell'individuare il grande inganno che può dare la serenità interiore di certe tecniche con «la vera pace che solo Dio può dare».<br />Ma come si fa a capire se si è di fronte ad una vera preghiera cristiana? Il giornale Religion en liberdad ha individuato dal testo dei vescovi 8 punti:<br />- La preghiera è un incontro con Dio o con se stessi?<br />- È un aprirsi alla volontà di Dio o una tecnica per affrontare le difficoltà della vita mediante l'autocontrollo?<br />- È Dio il più importante o se stessi?<br />- Nel caso in cui si ammetta una apertura a un essere trascendente, questi ha un volto concreto o siamo davanti a un essere indeterminato?<br />- Il cammino di avvicinamento a Dio che ci ha aperto Gesù Cristo è uno dei tanti o è il solo che ci conduce al Dio vero?<br />- Che valore ha per un cristiano gli insegnamenti di Gesù sulla preghiera?<br />- Che elementi della tradizione secolare della Chiesa si devono mantenere?<br />- Che aspetti proprio delle altre regioni posso essere incorporati per un cristiano nella sua vita spirituale?<br />Il problema principale che si apre è quello di un'intera generazione che non sa più pregare. Ma niente paura: a soccorrerci vengono incontro gli insegnamenti di Gesù sulla preghiera (ad esempio, pregare sempre senza stancarsi Lc 11, 5-13), i Sacramenti, il Rosario e la vita dei santi, dal trattare con amicizia Dio come Santa Teresa d'Avila alle parole di gratitudine di Santa Teresa di Lisieux. Sono queste quattro delle principali vie consigliate dai vescovi. Insomma, la cara e vecchia tradizione della Chiesa, dispensatrice di tutte le risposte alla nostra sete spirituale.<br />Noi ci permettiamo di aggiungere le parole di un altro santo spagnolo, San Josemaria Escrivà de Balaguer che in Cammino ha scritto tantissimo sulle modalità di preghiera. E scegliamo questa: «Non sai pregare? - Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: "Signore,... non so fare orazione!...", sii certo che avrai cominciato a farla». 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Un cattolico, ma anche uno scrittore tutto di un pezzo, nel senso che non solo sapeva scrivere francamente, senza "peli sulla lingua" come si suol dire, ma anche con quella capacità di "parlare al cuore" che fa di uno scrittore un grande scrittore.<br />Guareschi è stato anche un "profeta", uno che ha saputo capire prima di tanti altri i nostri tempi e soprattutto quali sarebbero state le terribili conseguenze di certi nefasti errori. Ovviamente tutto questo non gli derivava da chissà quali carismi, ma solamente dalla sua straordinaria capacità di saper "guardare le cose", di vederli con quello stupore infantile e contadino che gli davano la possibilità di leggere la realtà attraverso il buon senso, che filosoficamente possiamo anche definire (anche se non c'è una perfetta coincidenza) "senso comune".<br />Guareschi ha parlato di tante cose e c'invita a capire tante cose. Per esempio ci dice molto su quella che è oggi una moda molto consolidata tra tanti - troppi - cattolici: l'irenismo. Per la serie: mai litigare, mai far polemica, bisogna sorvolare sulla verità... l'importante è conservare il dialogo e l'armonia. Non è di molto tempo fa l'affermazione di un noto vescovo italiano, monsignor Galantino [...] che alla domanda rivoltagli da un giornalista su cosa eventualmente dire a un credente omosessuale, ha risposto affermando che in questi casi bisogna mettersi in ascolto piuttosto che parlare, come se Nostro Signore Gesù Cristo non avesse parlato, denunciato, condannato chiaramente e duramente il peccato, e come se le opere di misericordia spirituale non fossero, appunto, di "misericordia".<br /><br />TORNIAMO A GUARESCHI<br />Nel suo Don Camillo e i giovani d'oggi c'è un significativo dialogo. Il pretino progressista, don Chichì, sentenzia rivolgendosi al rude parroco della Bassa: "Don Camillo, la Chiesa è una grande nave che, da secoli, era alla fonda. Ora bisogna salpare le ancore e riprendere il mare! E bisogna rinnovare l'equipaggio: liberarsi senza pietà dei cattivi marinai e puntare la prua verso l'altra sponda. E' là che la nave troverà le nuove forze per ringiovanire l'equipaggio. Questa è l'ora del dialogo, reverendo!" Ma don Camillo risponde: "Litigare è l'unico dialogo possibile coi comunisti. Dopo vent'anni di litigi, qui siamo ancora tutti vivi: non vedo migliore coesistenza di questa. I comunisti mi portano i loro figli da battezzare e si sposano davanti all'altare, mentre io concedo ad essi, come a tutti gli altri, il solo diritto di obbedire alle leggi di Dio. La mia chiesa non è la grande nave che dice lei, ma una povera piccola barca: però ha sempre navigato dall'una all'altra sponda. (...) Lei allontana molti uomini del vecchio equipaggio per imbarcarne di nuovi sull'altra sponda: badi che non le succeda di perdere i vecchi senza trovare i nuovi. Ricorda la storia di quei fraticelli che fecero pipì sulle mele piccole e brutte perché erano sicuri che ne sarebbero arrivate di grosse e bellissime, poi queste non arrivarono e i poveretti dovettero mangiare le piccole e brutte?"<br /><br />DUE PUNTI IMPORTANTI SU CUI RIFLETTERE<br />Il primo. Don Camillo dice: "Litigare è l'unico dialogo possibile coi comunisti. Dopo vent'anni di litigi, qui siamo ancora tutti vivi...". Qui Guareschi, ovviamente, non fa riferimento al litigio in quanto litigio, ma al fatto che la scelta di rimanere se stessi, di continuare a testimoniare la verità sempre e comunque, siano le uniche possibilità per rimanere "vivi". Vivi come uomini che ancora riconoscono un ordine naturale. Il contrario di ciò che sta avvenendo oggi. Chi è chiamato a proclamare la verità, ha paura di farlo; e diviene una sorta di zombi: non si capisce perché esiste. Oggi verrebbe da chiedersi a proposito di tanti sacerdoti che hanno paura di proclamare la verità: ma perché sono sacerdoti? perché esistono? Chi non avverte l'entusiasmo della verità, di difenderla, di annunciarla, di amarla è come uno zombi, nel senso che la sua vita finisce con l'essere organizzata sul disconoscimento dell'ordine naturale delle cose. Don Camillo lo dice: il fatto che io litigo con i comunisti non solo mi ha conservato "vivo", ma ha fatto sì che i comunisti si conservassero "vivi". Infatti, quelli del paese del Prete della Bassa erano comunisti molto spesso a parole, ma assai poco nei fatti: "I comunisti mi portano i loro figli da battezzare e si sposano davanti all'altare, mentre io concedo ad essi, come a tutti gli altri, il solo diritto di obbedire alle leggi di Dio."<br />Veniamo al secondo punto. Don Camillo fa capire quanto sciocca sia la pretesa di "annacquare" la verità per cercare di attirare: si finisce in questo caso non solo di non attirare nessuno, ma anche di perdere chi in precedenza aveva aderito. I dati sono quelli che sono. L'apertura al "mondo" degli ambienti ecclesiali, voluta dalla teologia postconciliare, non ha "convertito" il mondo, ha piuttosto "mondanizzato" la Chiesa. Notizia di qualche mese fa. Secondo dati diffusi dalla Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata sono oltre 2600 i religiosi e le religiose che abbandonano ogni anno i loro Ordini. Per la precisione, tra il 2008 e il 2012 sono state complessivamente decise 12.123 dispense formali dalla vita religiosa, premessa per la successiva riduzione allo stato laicale con una media annua di 2.624,6 casi. Se gli alberi si devono giudicare dai frutti...<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 5 minuti) vediamo una immortale scena tratta dai film di don Camillo. Peppone vuole strumentalizzare per fini politici la tradizionale processione al Po, ma di fronte all'opposizione di don Camillo deve rinunciare. Allora passa alle maniere forti... Del resto tutti i totalitarismi hanno impedito le manifestazioni pubbliche del cattolicesimo. Ma Gesù è più potente e Peppone è "costretto" a scansarsi.<br />Alla fine don Camillo fa una preghiera politicamente scorretta e perciò assai franca e ruvida, ma dove alla fine la misericordia di Cristo prevale. Un vero modello per i sacerdoti di tutti i tempi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19336231</guid><pubDate>Thu, 03 Oct 2019 14:12:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19336231/don_camillo.mp3" length="7455137" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5835

DON CAMILLO: ''LITIGARE E' L'UNICO DIALOGO POSSIBILE CON I NEMICI DELLA CHIESA''
Abbiamo già avuto più volte modo di intrattenerci su quel grande scrittore cattolico del '900...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5835" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5835</a><br /><br />DON CAMILLO: ''LITIGARE E' L'UNICO DIALOGO POSSIBILE CON I NEMICI DELLA CHIESA''<br />Abbiamo già avuto più volte modo di intrattenerci su quel grande scrittore cattolico del '900 italiano qual è stato Giovannino Guareschi. Un cattolico, ma anche uno scrittore tutto di un pezzo, nel senso che non solo sapeva scrivere francamente, senza "peli sulla lingua" come si suol dire, ma anche con quella capacità di "parlare al cuore" che fa di uno scrittore un grande scrittore.<br />Guareschi è stato anche un "profeta", uno che ha saputo capire prima di tanti altri i nostri tempi e soprattutto quali sarebbero state le terribili conseguenze di certi nefasti errori. Ovviamente tutto questo non gli derivava da chissà quali carismi, ma solamente dalla sua straordinaria capacità di saper "guardare le cose", di vederli con quello stupore infantile e contadino che gli davano la possibilità di leggere la realtà attraverso il buon senso, che filosoficamente possiamo anche definire (anche se non c'è una perfetta coincidenza) "senso comune".<br />Guareschi ha parlato di tante cose e c'invita a capire tante cose. Per esempio ci dice molto su quella che è oggi una moda molto consolidata tra tanti - troppi - cattolici: l'irenismo. Per la serie: mai litigare, mai far polemica, bisogna sorvolare sulla verità... l'importante è conservare il dialogo e l'armonia. Non è di molto tempo fa l'affermazione di un noto vescovo italiano, monsignor Galantino [...] che alla domanda rivoltagli da un giornalista su cosa eventualmente dire a un credente omosessuale, ha risposto affermando che in questi casi bisogna mettersi in ascolto piuttosto che parlare, come se Nostro Signore Gesù Cristo non avesse parlato, denunciato, condannato chiaramente e duramente il peccato, e come se le opere di misericordia spirituale non fossero, appunto, di "misericordia".<br /><br />TORNIAMO A GUARESCHI<br />Nel suo Don Camillo e i giovani d'oggi c'è un significativo dialogo. Il pretino progressista, don Chichì, sentenzia rivolgendosi al rude parroco della Bassa: "Don Camillo, la Chiesa è una grande nave che, da secoli, era alla fonda. Ora bisogna salpare le ancore e riprendere il mare! E bisogna rinnovare l'equipaggio: liberarsi senza pietà dei cattivi marinai e puntare la prua verso l'altra sponda. E' là che la nave troverà le nuove forze per ringiovanire l'equipaggio. Questa è l'ora del dialogo, reverendo!" Ma don Camillo risponde: "Litigare è l'unico dialogo possibile coi comunisti. Dopo vent'anni di litigi, qui siamo ancora tutti vivi: non vedo migliore coesistenza di questa. I comunisti mi portano i loro figli da battezzare e si sposano davanti all'altare, mentre io concedo ad essi, come a tutti gli altri, il solo diritto di obbedire alle leggi di Dio. La mia chiesa non è la grande nave che dice lei, ma una povera piccola barca: però ha sempre navigato dall'una all'altra sponda. (...) Lei allontana molti uomini del vecchio equipaggio per imbarcarne di nuovi sull'altra sponda: badi che non le succeda di perdere i vecchi senza trovare i nuovi. Ricorda la storia di quei fraticelli che fecero pipì sulle mele piccole e brutte perché erano sicuri che ne sarebbero arrivate di grosse e bellissime, poi queste non arrivarono e i poveretti dovettero mangiare le piccole e brutte?"<br /><br />DUE PUNTI IMPORTANTI SU CUI RIFLETTERE<br />Il primo. Don Camillo dice: "Litigare è l'unico dialogo possibile coi comunisti. Dopo vent'anni di litigi, qui siamo ancora tutti vivi...". Qui Guareschi, ovviamente, non fa riferimento al litigio in quanto litigio, ma al fatto che la scelta di rimanere se stessi, di continuare a testimoniare la verità sempre e comunque, siano le uniche possibilità per rimanere "vivi". Vivi come uomini che ancora riconoscono un ordine naturale. Il contrario di ciò che sta avvenendo oggi. Chi è chiamato a proclamare...]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,cristiani,difesa,doncamillo,litigare,nemici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d35f61c78ce01c6069048e874ca2ab0d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il cristiano non è buono, ma furbo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-cristiano-non-e-buono-ma-furbo--19136037</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5816" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5816</a><br /><br />IL CRISTIANO NON E' BUONO, MA FURBO di don Stefano Bimbi<br />La famosa parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso rischia di non essere neanche ascoltata in quanto "la sappiamo già". E invece la Parola di Dio stupisce sempre in quanto ricca di insegnamenti e soprattutto parla a ciascuno di noi proprio nel momento in cui la leggiamo.<br />Tanto più questa parabola che ci ricorda che non si diventa cristiani perché più bravi degli altri. Questo sarebbe un comportamento farisaico. Invece il figlio prodigo che torna a casa ci spiega bene chi è il cristiano.<br />Basta chiedersi: perché il figlio torna a casa? Perché è diventato più bravo e diligente? Perché ama il babbo? No, il figlio prodigo non torna a casa perché è diventato magicamente bravo e buono e nemmeno perché finalmente ama il babbo. Semplicemente torna a casa perché ha fame e facendo due conti dice: "Chi me lo fa fare di morire di fame, mentre se torno a casa un piatto di minestra me lo danno di sicuro?".<br />Se invece di ragionare così fosse rimasto con i porci a morire di fame non sarebbe stato cattivo. Sarebbe stato semplicemente stupido. In pratica il figlio torna a casa perché è furbo. Capisce che ha perso molto andando via di casa e, quindi, torna sui suoi passi.<br />Essere cristiano, andare alla Messa, pregare ogni giorno, sforzarsi di ubbidire ai dieci comandamenti, ecc. non è sinonimo di bravo o santo, ma semplicemente furbo. Per chi ha scoperto che Gesù è via, verità e vita, sarebbe stupido stargli lontano visto che con Lui c'è gioia, pace e, alla fine, il Paradiso.<br />Il giovane ricco che se ne va via triste senza seguire Gesù non è più cattivo del figlio prodigo, semplicemente ha buttato via l'occasione della sua vita. Come il mercante di pietre preziose che trovando una perla di tanto valore non la comprasse, sarebbe semplicemente poco intelligente.<br />Il cristiano si trova nella stessa condizione ed è chiamato a cogliere al volo l'occasione di seguire Gesù. Infatti chi crede non è più buono di chi non crede... semplicemente è più furbo perché ha capito che stare con Dio è la sua salvezza. Il cristianesimo in definitiva non è questione di bontà (infatti solo Dio è buono), ma è questione di furbizia e convenienza.<br /><br />Nota di BastaBugie: questo commento al vangelo, pubblicato nella rubrica quotidiana "Schegge di Vangelo", si riferisce alla parabola del Figliol prodigo tratta dal capitolo 15 del vangelo di San Luca. Ecco il link alla rubrica "Schegge di Vangelo" che quotidianamente commenta il vangelo del giorno:<br /><a href="http://lanuovabq.it/it/schegge-di-vangelo" rel="noopener">http://lanuovabq.it/it/schegge-di-vangelo</a><br /><br />BASTA UN PECCATO MORTALE PER DANNARSI PER L'ETERNITÀ<br />Il seguente articolo dal titolo "Un aneddoto per capire perché Dio non è ingiusto quando perdona all'ultimo momento della vita" è stato pubblicato su I Tre Sentieri il 20 agosto 2019 e narra un breve episodio che fa capire la grandezza della misericordia di Dio, ma anche la reale possibilità di dannazione dell'uomo perfino per un solo peccato mortale non confessato. Ecco l'articolo nella sua interezza:<br />Il re pagano Milinda disse ad un vecchio sacerdote cattolico che lo istruiva nella Fede: "Tu dici che l'uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent'anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in Cielo. Se invece uno compie un solo peccato e non si pente, finirà all'inferno. E' giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?" Il vecchio sacerdote rispose al re: "Se prendo un sassolino grosso così (e indicò una piccola misura) e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?". "Andrà a fondo." Rispose il re. "E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?". "Galleggeranno". "Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?" Il re non sapeva come rispondere. Il vecchio sacerdote spiegò: "Così avviene degli uomini. Un uomo, anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non andrà all'inferno. Invece l'uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto."]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19136037</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2019 15:14:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19136037/cristiano_furbo.mp3" length="5075277" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5816

IL CRISTIANO NON E' BUONO, MA FURBO di don Stefano Bimbi
La famosa parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso rischia di non essere neanche ascoltata in quanto "la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5816" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5816</a><br /><br />IL CRISTIANO NON E' BUONO, MA FURBO di don Stefano Bimbi<br />La famosa parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso rischia di non essere neanche ascoltata in quanto "la sappiamo già". E invece la Parola di Dio stupisce sempre in quanto ricca di insegnamenti e soprattutto parla a ciascuno di noi proprio nel momento in cui la leggiamo.<br />Tanto più questa parabola che ci ricorda che non si diventa cristiani perché più bravi degli altri. Questo sarebbe un comportamento farisaico. Invece il figlio prodigo che torna a casa ci spiega bene chi è il cristiano.<br />Basta chiedersi: perché il figlio torna a casa? Perché è diventato più bravo e diligente? Perché ama il babbo? No, il figlio prodigo non torna a casa perché è diventato magicamente bravo e buono e nemmeno perché finalmente ama il babbo. Semplicemente torna a casa perché ha fame e facendo due conti dice: "Chi me lo fa fare di morire di fame, mentre se torno a casa un piatto di minestra me lo danno di sicuro?".<br />Se invece di ragionare così fosse rimasto con i porci a morire di fame non sarebbe stato cattivo. Sarebbe stato semplicemente stupido. In pratica il figlio torna a casa perché è furbo. Capisce che ha perso molto andando via di casa e, quindi, torna sui suoi passi.<br />Essere cristiano, andare alla Messa, pregare ogni giorno, sforzarsi di ubbidire ai dieci comandamenti, ecc. non è sinonimo di bravo o santo, ma semplicemente furbo. Per chi ha scoperto che Gesù è via, verità e vita, sarebbe stupido stargli lontano visto che con Lui c'è gioia, pace e, alla fine, il Paradiso.<br />Il giovane ricco che se ne va via triste senza seguire Gesù non è più cattivo del figlio prodigo, semplicemente ha buttato via l'occasione della sua vita. Come il mercante di pietre preziose che trovando una perla di tanto valore non la comprasse, sarebbe semplicemente poco intelligente.<br />Il cristiano si trova nella stessa condizione ed è chiamato a cogliere al volo l'occasione di seguire Gesù. Infatti chi crede non è più buono di chi non crede... semplicemente è più furbo perché ha capito che stare con Dio è la sua salvezza. Il cristianesimo in definitiva non è questione di bontà (infatti solo Dio è buono), ma è questione di furbizia e convenienza.<br /><br />Nota di BastaBugie: questo commento al vangelo, pubblicato nella rubrica quotidiana "Schegge di Vangelo", si riferisce alla parabola del Figliol prodigo tratta dal capitolo 15 del vangelo di San Luca. Ecco il link alla rubrica "Schegge di Vangelo" che quotidianamente commenta il vangelo del giorno:<br /><a href="http://lanuovabq.it/it/schegge-di-vangelo" rel="noopener">http://lanuovabq.it/it/schegge-di-vangelo</a><br /><br />BASTA UN PECCATO MORTALE PER DANNARSI PER L'ETERNITÀ<br />Il seguente articolo dal titolo "Un aneddoto per capire perché Dio non è ingiusto quando perdona all'ultimo momento della vita" è stato pubblicato su I Tre Sentieri il 20 agosto 2019 e narra un breve episodio che fa capire la grandezza della misericordia di Dio, ma anche la reale possibilità di dannazione dell'uomo perfino per un solo peccato mortale non confessato. Ecco l'articolo nella sua interezza:<br />Il re pagano Milinda disse ad un vecchio sacerdote cattolico che lo istruiva nella Fede: "Tu dici che l'uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent'anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in Cielo. Se invece uno compie un solo peccato e non si pente, finirà all'inferno. E' giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?" Il vecchio sacerdote rispose al re: "Se prendo un sassolino grosso così (e indicò una piccola misura) e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?". "Andrà a fondo." Rispose il re. "E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o...]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:keywords>buono,cristiano,figliolprodigo,furbo,intelligente,parabola</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1e27d624874973838950dfca210796f4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I miracoli ci sono solo nella Chiesa Cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-miracoli-ci-sono-solo-nella-chiesa-cattolica--19135962</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5818" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5818</a><br /><br />I MIRACOLI CI SONO SOLO NELLA CHIESA CATTOLICA<br />Dinanzi al dirompente sincretismo religioso (ogni religione vale l'altra) è bene sapere che non tutto ciò che è naturalmente inspiegabile viene da Dio. C'è  chi vuol confondere le anime: il diavolo!<br />Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. E il fine è Gesù Cristo e il "luogo" in cui solo poterlo incontrare che è la Chiesa Cattolica.<br />Spesso si dice che il diavolo spinga all'irreligiosità. Sciocchezze. Certo, a chi ha una certa predisposizione per l'ateismo il diavolo cercherà di convincerlo ancora di più sull'inesistenza di Dio; ma a chi non ha queste predisposizioni il diavolo farà tutt'altro.<br />Oggi trovare delle persone che si dicono atee non è facile. Meno male! Verrebbe da dire. Fino ad un certo punto. Perché così com'è difficile trovare delle persone che si dicono atee è purtroppo altrettanto facile trovare persone che vedono Dio dappertutto; nel senso che credono che Dio sia in ogni religiosità e che ogni religiosità sia di per sé buona. Ancor meglio se si prende il frullatore e si mettono ingredienti presi un po' dal cristianesimo, un po' dall'Islam, un po' dal Buddismo, dall'Induismo e... chi  più ne ha più ne metta; e ognuno si fa il "frullato" religioso che vuole.<br />Per raggiungere questo scopo - che è la confusione - il diavolo cerca di far apparire lo straordinario dappertutto. E molti ci cascano. Ma ci cascano anche per colpa nostra, perché non vogliamo più dire le cose come stanno realmente, forse per un malinteso spirito di dialogo interreligioso.<br /><br />VEDIAMO DI ESSERE CHIARI<br />Prima di tutto per quanto riguarda lo straordinario bisogna tener presente una differenza molto importante, ovvero quella tra miracolo e prodigio.<br />Per miracolo s'intende un evento sensibile, straordinario e meraviglioso che trascende le leggi della natura e che, pertanto, può fare solo Dio, padrone e signore di queste leggi e di tutto l'universo.<br />Per prodigio, invece, s'intende un evento sensibile, straordinario e meraviglioso ma che non trascende (se non apparentemente) le leggi della natura. Il prodigio lo può compiere anche il demonio.<br />Va detto che il miracolo può sì avvenire anche in altre religioni, ma mai Dio ne  può permettere la conoscenza, se non privatamente. Pensiamo ad una povera mamma non cattolica, che nella sua semplicità non può capire dove sta la verità e dove l'errore, ebbene se chiede a Dio una grazia per un suo figlio, Dio può aver compassione e venirle in aiuto. Ma per un miracolo del genere Dio non può permetterne la conoscenza pubblica. Altra cosa è il miracolo cosiddetto apologetico, cioè il miracolo in difesa della dottrina. Ebbene, questo tipo di miracolo (anche se può far dispiacere a qualcuno) esiste solo nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana.<br />Il prodigio invece, che può venire da Dio, ma che può essere operato anche dal diavolo, lo possiamo trovare anche in altre religioni.<br /><br />COSA PUÒ E COSA NON PUÒ FARE IL DIAVOLO<br />Ma vediamo più precisamente cosa il diavolo non può fare e cosa può fare.<br />Il demonio non può fare:<br />- Creare una sostanza.<br />- Resuscitare veramente un morto. Potrebbe, però, far sembrare resurrezione un semplice risveglio da uno stato di letargo da lui provocato.<br />- Guarire istantaneamente ferite.<br />- Conoscenza perfetta del futuro. Anche se il demonio, con la sua intelligenza, può ipotizzare con una certa esattezza il futuro.<br />- Conoscere i cosiddetti "futuri liberi", cioè le scelte libere di ogni uomo.<br />Il demonio, invece, può fare:<br />- Produrre visioni.<br />- Falsificare estasi.<br />- Produrre soavità sensibili.<br />- Guarire, anche istantaneamente, certe strane malattie prodotte dalla sua azione (pensiamo alla sedicente efficacia di maghi e guaritori da strapazzo).<br />- Produrre stimmate e altri fenomeni corporali e sensibili della mistica.<br />- Può sollevare oggetti e persone (levitazioni).<br />- Può sottrarre i corpi alla nostra vista, interponendo tra essi e la nostra retina un ostacolo che devia la rifrazione della luce.<br />- Può produrre l'incombustione di un corpo interponendo un ostacolo invisibile tra esso e il fuoco.<br />C'è ne da riflettere!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19135962</guid><pubDate>Wed, 18 Sep 2019 15:13:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19135962/miracoli.mp3" length="4668603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5818

I MIRACOLI CI SONO SOLO NELLA CHIESA CATTOLICA
Dinanzi al dirompente sincretismo religioso (ogni religione vale l'altra) è bene sapere che non tutto ciò che è naturalmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5818" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5818</a><br /><br />I MIRACOLI CI SONO SOLO NELLA CHIESA CATTOLICA<br />Dinanzi al dirompente sincretismo religioso (ogni religione vale l'altra) è bene sapere che non tutto ciò che è naturalmente inspiegabile viene da Dio. C'è  chi vuol confondere le anime: il diavolo!<br />Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. E il fine è Gesù Cristo e il "luogo" in cui solo poterlo incontrare che è la Chiesa Cattolica.<br />Spesso si dice che il diavolo spinga all'irreligiosità. Sciocchezze. Certo, a chi ha una certa predisposizione per l'ateismo il diavolo cercherà di convincerlo ancora di più sull'inesistenza di Dio; ma a chi non ha queste predisposizioni il diavolo farà tutt'altro.<br />Oggi trovare delle persone che si dicono atee non è facile. Meno male! Verrebbe da dire. Fino ad un certo punto. Perché così com'è difficile trovare delle persone che si dicono atee è purtroppo altrettanto facile trovare persone che vedono Dio dappertutto; nel senso che credono che Dio sia in ogni religiosità e che ogni religiosità sia di per sé buona. Ancor meglio se si prende il frullatore e si mettono ingredienti presi un po' dal cristianesimo, un po' dall'Islam, un po' dal Buddismo, dall'Induismo e... chi  più ne ha più ne metta; e ognuno si fa il "frullato" religioso che vuole.<br />Per raggiungere questo scopo - che è la confusione - il diavolo cerca di far apparire lo straordinario dappertutto. E molti ci cascano. Ma ci cascano anche per colpa nostra, perché non vogliamo più dire le cose come stanno realmente, forse per un malinteso spirito di dialogo interreligioso.<br /><br />VEDIAMO DI ESSERE CHIARI<br />Prima di tutto per quanto riguarda lo straordinario bisogna tener presente una differenza molto importante, ovvero quella tra miracolo e prodigio.<br />Per miracolo s'intende un evento sensibile, straordinario e meraviglioso che trascende le leggi della natura e che, pertanto, può fare solo Dio, padrone e signore di queste leggi e di tutto l'universo.<br />Per prodigio, invece, s'intende un evento sensibile, straordinario e meraviglioso ma che non trascende (se non apparentemente) le leggi della natura. Il prodigio lo può compiere anche il demonio.<br />Va detto che il miracolo può sì avvenire anche in altre religioni, ma mai Dio ne  può permettere la conoscenza, se non privatamente. Pensiamo ad una povera mamma non cattolica, che nella sua semplicità non può capire dove sta la verità e dove l'errore, ebbene se chiede a Dio una grazia per un suo figlio, Dio può aver compassione e venirle in aiuto. Ma per un miracolo del genere Dio non può permetterne la conoscenza pubblica. Altra cosa è il miracolo cosiddetto apologetico, cioè il miracolo in difesa della dottrina. Ebbene, questo tipo di miracolo (anche se può far dispiacere a qualcuno) esiste solo nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana.<br />Il prodigio invece, che può venire da Dio, ma che può essere operato anche dal diavolo, lo possiamo trovare anche in altre religioni.<br /><br />COSA PUÒ E COSA NON PUÒ FARE IL DIAVOLO<br />Ma vediamo più precisamente cosa il diavolo non può fare e cosa può fare.<br />Il demonio non può fare:<br />- Creare una sostanza.<br />- Resuscitare veramente un morto. Potrebbe, però, far sembrare resurrezione un semplice risveglio da uno stato di letargo da lui provocato.<br />- Guarire istantaneamente ferite.<br />- Conoscenza perfetta del futuro. Anche se il demonio, con la sua intelligenza, può ipotizzare con una certa esattezza il futuro.<br />- Conoscere i cosiddetti "futuri liberi", cioè le scelte libere di ogni uomo.<br />Il demonio, invece, può fare:<br />- Produrre visioni.<br />- Falsificare estasi.<br />- Produrre soavità sensibili.<br />- Guarire, anche istantaneamente, certe strane malattie prodotte dalla sua azione (pensiamo alla sedicente efficacia di maghi e guaritori da strapazzo).<br />- Produrre...]]></itunes:summary><itunes:duration>292</itunes:duration><itunes:keywords>cattolica,chiesa,cristo,miracoli,prodigi,vera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9d9461d5bd0cc781f70c59bea05851a5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Solo con Dio ci sono allegria e gioia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/solo-con-dio-ci-sono-allegria-e-gioia--19045760</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5782" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5782</a><br /><br />SOLO CON DIO CI SONO ALLEGRIA E GIOIA<br />Senza Dio (il vero Dio!) non solo non si va da nessuna parte, ma non si hanno nemmeno le carte in regola per ridere. Se per ridere intendiamo un'espressione di gioia. Infatti, senza Dio non c'è nemmeno la gioia, perché senza Dio c'è il non-senso, e con il non-senso vi è solo angoscia, inquietudine e disperazione.<br />È talmente vero questo che il Cristianesimo Cattolico (che è l'unica vera religione: perché Dio è cattolico!) afferma che l'esperienza della gioia è importante, addirittura necessaria. Non testimoniare la gioia vuol dire non testimoniare l'avvenimento salvifico di un Dio che incontra l'uomo nella propria natura. Vuol dire non rendere il Cristianesimo per quello che vuole essere.<br />Insomma, il Cristianesimo afferma una sorta di "obbligo" ad essere felici. Se il cristiano non mostra gioia, vuol dire che la sua esperienza non è vera. La gioia del cristiano deve essere nota a tutti gli uomini, deve essere un segno per tutti. "Un santo triste - diceva San Francesco di Sales - è un triste santo."<br />Già nell'Antico Testamento, la gioia si presenta come realtà costitutiva del fedele: "Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento" (Salmo 4, 8). Così anche nel Nuovo Testamento: "Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore é vicino" (Filippesi 4, 4-5).<br /><br />1) SAN FRANCESCO D'ASSISI<br />San Francesco d'Assisi, il giullare della letizia, è convinto che il cristiano non possa essere triste. Per lui la tristezza viene dal demonio. Ciò che è segno di Dio è il sorriso. L'allegria è dono di carità, è servizio di amore. "Sicurissimo rimedio - racconta fra Tommaso da Celano - contro le mille insidie e astuzie del nemico il nostro Santo affermava essere la letizia spirituale. Infatti diceva: 'Il diavolo fa grande tripudio quando può togliere la gioia dello spirito ad un servo di Dio. Egli porta una polvere con la quale, appena può gettarla per qualche spiraglio nella coscienza, insudicia il candore della mente e la purezza della vita. Ma quando invece i cuori sono pieni di spirituale letizia invano il serpente schizza fuori il suo mortale veleno. I demoni non possono offendere il servo di Cristo, quando lo vedono pieno di santa gioia; invece quando l'animo é disposto al pianto, desolato e afflitto, o si lascia facilmente vincere dalla tristezza, o si lascia trasportare a vani piaceri.' Si studiava perciò egli stesso di essere sempre lieto, e conservare l'unzione di spirito e l'olio della letizia. Evitava con somma cura la pessima malattia della malinconia, così che quando la sentiva infiltrarsi pur di poco nel suo spirito, subito si metteva a pregare" (Vita Seconda, II, LXXXVIII).<br /><br />2) SANT'IGNAZIO DI LOYOLA<br />Un giorno, sant'Ignazio di Loyola comunicò ad un novizio (non sicuro della propria vocazione), che ormai era convinto che il giovane fosse realmente chiamato alla vita religiosa. Il motivo della sua convinzione era che negli ultimi tempi lo aveva visto spesso ridere ed essere allegro. Il santo spagnolo, infatti, riteneva il sorriso una spia sicura della chiamata di Dio.<br />L'austera riformatrice del Carmelo, la mistica santa Teresa d'Avila, soleva chiedere nella preghiera di evitare le espressioni "acide". Le sue monache desideravano sempre che ella partecipasse alle ricreazioni, perché il suo parlare era pieno di allegria, di battute e frequentemente affibbiava loro nomi giocosi.<br />Celebre il caso del beato Crispino da Viterbo, al secolo Pietro Fioretti, nato nella seconda metà del XVII secolo. È passato alla storia per la sua giovialità e per il suo gusto di cantare e fischiettare. Si dedicò dapprima al mestiere di calzolaio e lavorava cantando e fischiettando. Poi si fece frate cappuccino e prese il nome di Crispino. Anche in convento soleva cantare e fischiettare. Cucinando, facendo l'ortolano, il portinaio, assistendo i poveri, i carcerati, i bambini abbandonati, sempre cantava e fischiettava. Molti si convertivano affascinati dalla sua allegria. E molti, non solo semplici, ma anche nobili, dotti, e perfino alti prelati, si facevano spiritualmente dirigere da lui. Con sapienza e con allegria il frate risolveva anche i casi più difficili.<br /><br />3) IL CURATO D'ARS E DON BOSCO<br />San Giovanni Maria Vianney, il celebre Curato d'Ars, continuamente invitava i suoi parrocchiani ad avvisarlo qualora lo avessero visto triste. Altrimenti avrebbe provveduto a confessarsi. Egli era convinto che la tristezza venisse dal peccato e dal demonio.<br />San Giovanni Bosco non si stancava di dire ai suoi ragazzi che il Signore si dovesse servire sempre nella letizia. Già da adolescente, utilizzava il gioco e lo scherzo per attrarre al Signore i suoi coetanei ed evitar loro il peccato. Scrive di lui il salesiano Luigi Chiavarino, che trascorse molto tempo della sua vita con il Santo: "Ogni volta che vedeva crocchi di compagni amici o conoscenti e poteva temere che uscissero in qualche discorso poco onesto, bellamente vi si introduceva e cominciava a distrarli con parole cortesi, poi intraprendeva qualche gioco gustoso. Ora li sfidava a prendere un soldo da terra col dito mignolo e coll'indice della stessa mano; ora a far arco della persona, rivoltandosi totalmente indietro così da toccare il suolo con il capo; ora a congiungere bene i piedi ed a chinarsi a baciare la terra senza toccarla con le mani. Altre volte li sfidava a prendere con la bocca un pomo galleggiante in un mastello ripieno di acqua, o una moneta nascosta in un recipiente pieno di farina, oppure a correre e saltare coi piedi legati insieme da una funicella. Altre volte prendeva a declamare versi, parlare in latino e in greco, improvvisava sermoni, dialoghi, commedie. Così occupati, più nessuno pensava a discorsi pericolosi; e partivano sempre con qualche salutare pensiero; nei quali Bosco era maestro perfetto. 'Sempre ridere e scherzare, ma senza mai peccare!'"<br /><br />4) SAN TOMMASO D'AQUINO<br />Per concludere, [...] ricordiamo ciò che dice a riguardo san Tommaso d'Aquino, il più grande teologo. Egli arriva ad affermare che la mancanza di allegria può nascondere un peccato. L'allegria, il gioco - certo non quelli maliziosi - sono per lui una manifestazione della razionalità umana che può essere perfino virtuosa. "L'uomo - egli scrive -, come ha bisogno del riposo fisico per ritemprare il corpo, il quale non può lavorare di continuo per la limitazione delle sue energie, così ne ha bisogno per l'anima, (...). Ora, il riposo dell'anima è il piacere (...). Perciò per lenire la fatica dell'anima bisogna ricorrere a un piacere, interrompendo la fatica delle occupazioni di ordine razionale. Nelle 'Collationes Patrum' si narra che San Giovanni Evangelista, poiché alcuni si scandalizzavano per averlo trovato mentre giocava con i suoi discepoli, comandasse a uno di loro, armato di arco di lanciare una freccia. E avendo costui fatto questo più volte, gli domandò se poteva ripetere di continuo quel gesto. L'arciere rispose che in tal caso l'arco si sarebbe spezzato. E allora San Giovanni replicò che anche l'animo si spezzerebbe, se mai gli fosse concesso un po' di riposo. Ora, le parole e gli esercizi in cui si cerca soltanto la distensione dell'animo, si denominano appunto scherzosi, o giocosi. Quindi è necessario ricorrere ad essi a ristoro dell'anima. (...) il gioco può essere oggetto di una virtù. (...). Nelle cose umane tutto quello che va contro la ragione è peccaminoso. Ora, è contro la ragione essere di peso agli altri col non mostrarsi mai piacevoli, o con l'impedire il divertimento altrui. (...) quelli che, rispetto al gioco, peccano per difetto e non dicono mai niente da ridere e non tollerano che altri lo facciano'(...), sono in difetto (...)" (Secunda Secundae, q.168).<br /><br />Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "È l'allegria la causa dello star bene... o è lo star bene la causa dell'allegria?" riassume e concretizza i concetti espressi nel precedente articolo.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 10 agosto 2019:<br />Spesso si dice che l'allegria sia il vero e unico mezzo per stare bene.<br />Che l'allegria sia indispensabile è verissimo. [...] Ma l'allegria non è la causa dello star bene. E' il contrario: è lo star bene la causa dell'allegria.<br />Non si tratta di essere pignoli, tutt'altro, si tratta di essere realisti e uomini di buon senso.<br />La vita è piena di difficoltà e molte di queste purtroppo non sono risolvibili. Per non soccombere, si deve essere capaci di dare un senso a ciò che accade, bello o brutto che sia. Se tutto risponde ad un senso, allora tutto può essere sopportato e vissuto, senza che opprima impietosamente.<br />Ma perché questo senso ci sia, occorre inserire Dio nella propria vita. Sì, avete capito, "inserire", cioè mettere Dio dentro le proprie faccende, le proprie azioni, le proprie fatiche, le proprie angosce. Dentro tutto.<br />Solo così, rimettendosi ad un Progetto di Amore che permette ciò che ci accade solo per il nostro bene, il dolore diventa sempre compatibile con la speranza.<br />E così l'allegria, non solo diventa possibile, ma viene fuori spontaneamente.<br />Altrimenti siamo dinanzi ad un'allegria beota o, al limite, forzata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19045760</guid><pubDate>Thu, 12 Sep 2019 11:49:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19045760/con_dio_pace_e_gioia.mp3" length="14063071" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5782

SOLO CON DIO CI SONO ALLEGRIA E GIOIA
Senza Dio (il vero Dio!) non solo non si va da nessuna parte, ma non si hanno nemmeno le carte in regola per ridere. Se per ridere intendiamo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5782" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5782</a><br /><br />SOLO CON DIO CI SONO ALLEGRIA E GIOIA<br />Senza Dio (il vero Dio!) non solo non si va da nessuna parte, ma non si hanno nemmeno le carte in regola per ridere. Se per ridere intendiamo un'espressione di gioia. Infatti, senza Dio non c'è nemmeno la gioia, perché senza Dio c'è il non-senso, e con il non-senso vi è solo angoscia, inquietudine e disperazione.<br />È talmente vero questo che il Cristianesimo Cattolico (che è l'unica vera religione: perché Dio è cattolico!) afferma che l'esperienza della gioia è importante, addirittura necessaria. Non testimoniare la gioia vuol dire non testimoniare l'avvenimento salvifico di un Dio che incontra l'uomo nella propria natura. Vuol dire non rendere il Cristianesimo per quello che vuole essere.<br />Insomma, il Cristianesimo afferma una sorta di "obbligo" ad essere felici. Se il cristiano non mostra gioia, vuol dire che la sua esperienza non è vera. La gioia del cristiano deve essere nota a tutti gli uomini, deve essere un segno per tutti. "Un santo triste - diceva San Francesco di Sales - è un triste santo."<br />Già nell'Antico Testamento, la gioia si presenta come realtà costitutiva del fedele: "Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento" (Salmo 4, 8). Così anche nel Nuovo Testamento: "Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore é vicino" (Filippesi 4, 4-5).<br /><br />1) SAN FRANCESCO D'ASSISI<br />San Francesco d'Assisi, il giullare della letizia, è convinto che il cristiano non possa essere triste. Per lui la tristezza viene dal demonio. Ciò che è segno di Dio è il sorriso. L'allegria è dono di carità, è servizio di amore. "Sicurissimo rimedio - racconta fra Tommaso da Celano - contro le mille insidie e astuzie del nemico il nostro Santo affermava essere la letizia spirituale. Infatti diceva: 'Il diavolo fa grande tripudio quando può togliere la gioia dello spirito ad un servo di Dio. Egli porta una polvere con la quale, appena può gettarla per qualche spiraglio nella coscienza, insudicia il candore della mente e la purezza della vita. Ma quando invece i cuori sono pieni di spirituale letizia invano il serpente schizza fuori il suo mortale veleno. I demoni non possono offendere il servo di Cristo, quando lo vedono pieno di santa gioia; invece quando l'animo é disposto al pianto, desolato e afflitto, o si lascia facilmente vincere dalla tristezza, o si lascia trasportare a vani piaceri.' Si studiava perciò egli stesso di essere sempre lieto, e conservare l'unzione di spirito e l'olio della letizia. Evitava con somma cura la pessima malattia della malinconia, così che quando la sentiva infiltrarsi pur di poco nel suo spirito, subito si metteva a pregare" (Vita Seconda, II, LXXXVIII).<br /><br />2) SANT'IGNAZIO DI LOYOLA<br />Un giorno, sant'Ignazio di Loyola comunicò ad un novizio (non sicuro della propria vocazione), che ormai era convinto che il giovane fosse realmente chiamato alla vita religiosa. Il motivo della sua convinzione era che negli ultimi tempi lo aveva visto spesso ridere ed essere allegro. Il santo spagnolo, infatti, riteneva il sorriso una spia sicura della chiamata di Dio.<br />L'austera riformatrice del Carmelo, la mistica santa Teresa d'Avila, soleva chiedere nella preghiera di evitare le espressioni "acide". Le sue monache desideravano sempre che ella partecipasse alle ricreazioni, perché il suo parlare era pieno di allegria, di battute e frequentemente affibbiava loro nomi giocosi.<br />Celebre il caso del beato Crispino da Viterbo, al secolo Pietro Fioretti, nato nella seconda metà del XVII secolo. È passato alla storia per la sua giovialità e per il suo gusto di cantare e fischiettare. Si dedicò dapprima al mestiere di calzolaio e lavorava cantando e fischiettando. Poi si fece frate...]]></itunes:summary><itunes:duration>879</itunes:duration><itunes:keywords>dio,effimero,felicità,gioia,inganno,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/332a6412c0a4c4f8a2bdede608337979.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il discernimento nella vita spirituale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-discernimento-nella-vita-spirituale--18760438</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5771" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5771</a><br /><br />IL DISCERNIMENTO NELLA VITA SPIRITUALE<br />Da tempo ormai ci fanno credere che la nostra vita sia tutta qui, che ogni cosa che accade è per puro caso, che ognuno di noi è solo nell'avventura della propria esistenza. E invece non è così.<br />La nostra vita terrena è nella dimensione dell'eternità ed è collegata alla realtà soprannaturale (Dio) e a quella preternaturale (angeli).<br />Ciò che accade può dipendere da noi, ma può dipendere anche da altre forze. Può dipendere anche dal diavolo che avversa ogni uomo per invidia e per odio nei confronti di Dio. San Paolo, nell'ultimo capitolo della Lettera agli Efesini, scrive: "Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo: perché non dobbiamo combattere contro forze puramente umane, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria. Rivestitevi dunque dell'armatura di Dio per poter resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove." (6, 11-13)<br />L'ASTUZIA DEL DIAVOLO<br />C'è chi ha detto che il diavolo è il più grande psicologo. Ci conosce come nessuno. Ci osserva continuamente e coglie tutti i nostri punti deboli. Sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) giustamente lo paragona ad un condottiero che deve conquistare un castello. Il bravo condottiero non dirà mai ai suoi soldati: attacchiamo a testa bassa! Perché un attacco di questo tipo finirebbe con l'essere facilmente respinto. Il bravo condottiero farà un'altra cosa: di nascosto, con pochi uomini girerà intorno al castello per visionarlo bene e cercherà di scorgere i punti dove l'edificio si presenta più debole. Lì poi deciderà di sferrare l'attacco. Allo stesso modo, il diavolo fa con noi: non ci attaccherà mai dove siamo più forti, ma sempre dove siamo più deboli.<br />Questo non significa vedere il diavolo dappertutto, che sarebbe sbagliato. Ma non si deve nemmeno fare il contrario, ovvero non "vederlo" mai, che sarebbe sbagliato ugualmente. Piuttosto bisogna fare una distinzione tra causa prossima e remota. Se abbiamo il mal di testa, non significa necessariamente che è il diavolo a causarcelo (potrebbe anche essere, ma è raro), però il diavolo ne potrà approfittare per tentarci con più successo. Ci farà più facilmente innervosire, perdere la pazienza, ecc...  <br />MAI INDIETREGGIARE, MA SEMPRE CONTRATTACCARE<br />Tutto ciò significa che dobbiamo puntare prima di tutto a lavorare sui nostri punti deboli (poi vedremo come), ma anche saper agire durante gli attacchi del diavolo.<br />Sarà capitato a molti passeggiare in campagna e vedersi all'improvviso un cane abbaiare e minacciare. Ebbene, in questi casi, se si fugge, si possono correre seri rischi; ma, se si ha il coraggio di fermarsi ed eventualmente fare un gesto di aggressione o lanciare una pietra, le cose cambiano: si vedrà il cane scappare. Allo stesso modo per il demonio. Se gli mostriamo debolezza, è finita; ma se resistiamo, finirà col lasciarci.<br />Facciamo un esempio. Abbiamo deciso di pregare per dieci minuti la mattina. La giornata è bella, ci siamo svegliati contenti, sappiamo che in quel giorno ci capiterà qualcosa di bello, quei dieci minuti diventano bellissimi. Ma se un giorno ci svegliamo tristi, stanchi, quei dieci minuti ci sembreranno pesantissimi. Ebbene, in questo caso guai se si cede e si decide: beh! invece di dieci minuti ne farò cinque... Se cediamo il diavolo diventerà ancora più feroce. Piuttosto si deve fare un'altra cosa. Proprio perché non se ne ha voglia, non solo deve essere rispettato l'impegno dei dieci minuti, ma invece di dieci se ne deve fare uno in più: undici!<br />Bisogna reagire e passare al contrattacco, anche se costa...e costa moltissimo. In questo caso il diavolo si arrenderà perché capirà che non solo non riesce nel suo intento, ma addirittura fa aumentare i meriti di chi sta subendo la tentazione.<br />AD OGNUNO LE SUE TENTAZIONI<br />Quando sant'Ignazio di Loyola si trovava nella grotta di Manresa, la Madonna gli ispirò (c'è chi dice che glieli dettò) gli Esercizi spirituali e, con questi, le regole per il discernimento degli spiriti.<br />Come si può sapere se un movimento interiore viene da Dio o dal diavolo?<br />Ci sono appunto delle regole, che però non sono uguali, secondo che si tratti di anime che vivono in peccato o di anime che progrediscono nella virtù.<br />Scrive sant'Ignazio: "Nelle persone che vanno di peccato mortale in peccato mortale, il nemico suole comunemente proporre loro piaceri apparenti, occupando la loro immaginazione con diletti e piaceri sensuali, per meglio ritenerle e immergerle nei loro vizi e peccati; in tali persone lo spirito buono usa un modo contrario, pungendole e rimordendo loro la coscienza con i rimproveri della ragione."<br />Dunque, con chi vive in peccato mortale, il cattivo spirito rassicura e spinge il peccatore sempre più nel suo peccato: Ma no! Non t'inquietare, Dio è buono! Fanno tutti così. Goditi la vita, ti pentirai in punto di morte...<br />L'angelo buono, invece, in questi casi procura rimorsi di coscienza e dice al peccatore come stanno davvero le cose. Scrive sant'Ignazio: "Nelle persone che lavorano coraggiosamente a purificarsi dei loro peccati, e crescono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore, avviene il contrario di quello che s'è detto nella prima regola; perché allora è proprio del cattivo spirito di causare in loro della tristezza e dei tormenti di coscienza, di alzare ostacoli, di inquietare con false ragioni, al fine di arrestare i loro progressi nel cammino della virtù..."<br />Ci sono alcune caratteristiche, quasi degli "odori" che tradiscono lo spirito cattivo:<br />1) LA TRISTEZZA. Un santo triste è un triste santo, diceva san Francesco di Sales. Il demonio è l'eternamente triste. Non può sbarazzarsi della sua tristezza. Dal momento in cui si avvicina, comunica la sua tristezza.<br />2) I TORMENTI DI COSCIENZA. Un celebre gesuita, padre Louis Lallemant, amava dire: Ogni proposizione condizionale che turba, viene dal demonio. Chissà se...chissà se...e tutte le paure che conseguono a queste incertezze. Il buon angelo no, lui parla chiaro!<br />Gli ostacoli. Il diavolo è molto bravo nel presentare difficilissimo, se non impossibile, il rispetto della Legge di Dio: Chi può davvero rispettare i Comandamenti? I preti dicono così, ma sono i primi a non farlo...Avere un altro figlio? Ma no! E come si fa a crescerlo? E che penseranno i parenti, gli amici?..<br />3) IL TURBAMENTO. San Giovanni Berchmans diceva: Ogni turbamento viene dal demonio. I vari tipi di panico, di paura del futuro, le agitazioni, le ansie...<br />4) LO SCORAGGIAMENTO. Ogni scoraggiamento viene dal demonio. Avete cominciato bene ...poi improvvisamente manca il coraggio e la voglia, siate sicuri: il demonio si è fatto vivo! E il buon angelo? Il buon angelo dà coraggio, pace, gioia, rende tutto facile. Infatti la seconda regola continua così: "...al contrario è proprio dello spirito buono dare loro del coraggio e delle forze, consolazioni e lacrime, buone ispirazioni e pace, facilitando e allontanando ogni ostacolo, affinché esse procedano sempre più nel bene."<br />CONSOLAZIONE E DESOLAZIONE<br />Il demonio spesso vince le anime generose grazie ad una falsa definizione della consolazione o della desolazione dello spirito.<br />Molti cristiani confondono consolazione con progresso nella santità, e desolazione con regresso; ma non sono la stessa cosa.<br />Non bisogna credere di essere più santi perché si provano consolazioni spirituali, né si deve mollare quando si crede di regredire perché si subiscono delle tentazioni, anche brutte.<br />Dice sant'Ignazio: "Chiamo consolazione quando nell'anima si produce qualche movimento interiore, con il quale l'anima viene ad infiammarsi nell'amore del suo Creatore e Signore, e ne segue che nessuna cosa creata sopra la faccia della terra può amare in sé, ma solo nel Creatore di tutte. E' ancora la consolazione che fa versare lacrime che muovono l'anima all'amore del suo Signore, sia che avvenga per dolore dei suoi peccati, o della passione di Cristo nostro Signore, o per altre cose direttamente ordinate al suo servizio e lode; infine chiamo consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità e ogni letizia interna che chiama a attrae l'anima alle cose celesti e alla cura della sua salvezza, quietandola e pacificandola nel suo Creatore e Signore. Chiamo, invece, desolazione tutto il contrario della consolazione; come le tenebre dell'anima, il suo turbamento, l'inclinazione verso cose basse e terrene, l'inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, che portano l'anima a sfiducia, lasciandola senza speranza, senza amore, tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Perché come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che nascono dalla consolazione sono necessariamente contrari ai pensieri che nascono dalla desolazione."<br />Il Signore può toglierci la consolazione per vedere se amiamo davvero Lui o le sue consolazioni. La desolazione è una grande occasione per crescere nella santità. Tutti i santi sono passati attraverso prove e desolazioni durissime. Gesù disse a san Pio da Pietrelcina: "Quante volte mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la Croce s'impara ad amare ed io la Croce non la do a tutti ma solo a quelle anime che mi sono più care." E un giorno san Francesco d'Assisi confidò ad un amico intimo: "Se sapessero quante e gravi tribolazioni e afflizioni mi danno i demoni, non ci sarebbe alcuno che non si muoverebbe a compassione e pietà di me." La Sacra Scrittura sentenzia: "Il paziente vale più di un eroe." (Proverbi 16,32)<br />COSA FARE NELLA DESOLAZIONE?<br />Dice sant'Ignazio: "Ne segue che nel tempo della desolazione non si deve mai fare alcun mutamento, ma rimanere fermi e costanti nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel tempo precedente a quella desolazione o nella determinazione in cui si stava nella precedente consolazione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18760438</guid><pubDate>Tue, 13 Aug 2019 22:35:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18760438/s_ignazio.mp3" length="15695620" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5771

IL DISCERNIMENTO NELLA VITA SPIRITUALE
Da tempo ormai ci fanno credere che la nostra vita sia tutta qui, che ogni cosa che accade è per puro caso, che ognuno di noi è solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5771" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5771</a><br /><br />IL DISCERNIMENTO NELLA VITA SPIRITUALE<br />Da tempo ormai ci fanno credere che la nostra vita sia tutta qui, che ogni cosa che accade è per puro caso, che ognuno di noi è solo nell'avventura della propria esistenza. E invece non è così.<br />La nostra vita terrena è nella dimensione dell'eternità ed è collegata alla realtà soprannaturale (Dio) e a quella preternaturale (angeli).<br />Ciò che accade può dipendere da noi, ma può dipendere anche da altre forze. Può dipendere anche dal diavolo che avversa ogni uomo per invidia e per odio nei confronti di Dio. San Paolo, nell'ultimo capitolo della Lettera agli Efesini, scrive: "Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo: perché non dobbiamo combattere contro forze puramente umane, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria. Rivestitevi dunque dell'armatura di Dio per poter resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove." (6, 11-13)<br />L'ASTUZIA DEL DIAVOLO<br />C'è chi ha detto che il diavolo è il più grande psicologo. Ci conosce come nessuno. Ci osserva continuamente e coglie tutti i nostri punti deboli. Sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) giustamente lo paragona ad un condottiero che deve conquistare un castello. Il bravo condottiero non dirà mai ai suoi soldati: attacchiamo a testa bassa! Perché un attacco di questo tipo finirebbe con l'essere facilmente respinto. Il bravo condottiero farà un'altra cosa: di nascosto, con pochi uomini girerà intorno al castello per visionarlo bene e cercherà di scorgere i punti dove l'edificio si presenta più debole. Lì poi deciderà di sferrare l'attacco. Allo stesso modo, il diavolo fa con noi: non ci attaccherà mai dove siamo più forti, ma sempre dove siamo più deboli.<br />Questo non significa vedere il diavolo dappertutto, che sarebbe sbagliato. Ma non si deve nemmeno fare il contrario, ovvero non "vederlo" mai, che sarebbe sbagliato ugualmente. Piuttosto bisogna fare una distinzione tra causa prossima e remota. Se abbiamo il mal di testa, non significa necessariamente che è il diavolo a causarcelo (potrebbe anche essere, ma è raro), però il diavolo ne potrà approfittare per tentarci con più successo. Ci farà più facilmente innervosire, perdere la pazienza, ecc...  <br />MAI INDIETREGGIARE, MA SEMPRE CONTRATTACCARE<br />Tutto ciò significa che dobbiamo puntare prima di tutto a lavorare sui nostri punti deboli (poi vedremo come), ma anche saper agire durante gli attacchi del diavolo.<br />Sarà capitato a molti passeggiare in campagna e vedersi all'improvviso un cane abbaiare e minacciare. Ebbene, in questi casi, se si fugge, si possono correre seri rischi; ma, se si ha il coraggio di fermarsi ed eventualmente fare un gesto di aggressione o lanciare una pietra, le cose cambiano: si vedrà il cane scappare. Allo stesso modo per il demonio. Se gli mostriamo debolezza, è finita; ma se resistiamo, finirà col lasciarci.<br />Facciamo un esempio. Abbiamo deciso di pregare per dieci minuti la mattina. La giornata è bella, ci siamo svegliati contenti, sappiamo che in quel giorno ci capiterà qualcosa di bello, quei dieci minuti diventano bellissimi. Ma se un giorno ci svegliamo tristi, stanchi, quei dieci minuti ci sembreranno pesantissimi. Ebbene, in questo caso guai se si cede e si decide: beh! invece di dieci minuti ne farò cinque... Se cediamo il diavolo diventerà ancora più feroce. Piuttosto si deve fare un'altra cosa. Proprio perché non se ne ha voglia, non solo deve essere rispettato l'impegno dei dieci minuti, ma invece di dieci se ne deve fare uno in più: undici!<br />Bisogna reagire e passare al contrattacco, anche se costa...e costa moltissimo. In questo caso il diavolo si arrenderà perché capirà che non solo non riesce nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>981</itunes:duration><itunes:keywords>discernimento,esercizi,ignazio,spirituali,vita,vocazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/95d4f7a404da209ef5c37bd60c9cb5bf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I disastri del peccato originale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-disastri-del-peccato-originale--18511272</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5732" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5732</a><br /><br />I DISASTRI DEL PECCATO ORIGINALE<br />'Ora il serpente era astuto più di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: 'Davvero Dio vi ha detto di non mangiare di alcun albero di questo giardino?' Rispose la donna al serpente: 'Noi possiamo mangiare i frutti degli alberi che stanno in questo giardino, ma in quanto al frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ci ha detto - Non mangiatene, anzi neppure toccatelo, altrimenti morirete'. Allora il serpente disse alla donna: 'No, voi non morirete, anzi Dio sa che il giorno in cui voi mangerete, vi si apriranno li occhi e sarete come Dio, conoscitori del bene e del male': La donna vide che l'albero era buono a mangiarsi, piacevole agli occhi e desiderabile per avere la conoscenza. Colse perciò del suo frutto e ne diede all'uomo, che era con lei, il quale pure ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di ambedue e conobbero di essere nudi, intrecciarono delle foglie di fico e ne fecero delle cinture' (Genesi 3,1-7).<br />LA DOTTRINA DEL PECCATO ORIGINALE<br />L'avvenimento sopra descritto, quello del Peccato Originale, è oggetto del Magistero ordinario ed universale della Santa Madre Chiesa. In quanto tale, ed in quanto fondamento dei dogmi sulle conseguenze di questo peccato per il genere umano, come il battesimo, la Redenzione, l'Immacolata Concezione, la dottrina del Peccato Originale è da intendersi altrettanto come dogma, cioè de Fide.<br />Il Peccato Originale di fatti è stato sempre inteso ed insegnato dalla Santa Madre Chiesa come avvenimento reale da parte della prima coppia di uomini, Adamo e Eva. Fu un peccato di superbia e di disobbedienza a Dio, cagionato dalla seduzione del demonio in forma di serpente: un'azione che li ha esclusi dallo stato di Innocenza, e che, in quanto compiuta dai rappresentanti dell'umanità intera, ha recato danni non solo a loro ma anche a tutti gli uomini.<br />Il Peccato Originale viene anche chiamato 'La Caduta'. Paragonandola con la Caduta degli angeli osserviamo i seguenti tratti comuni:<br />a) La prova;<br />b) Il fallimento tramite il peccato di superbia;<br />c) Il cambiamento susseguente di natura (da angeli in demòni, oppure da natura elevata a natura lapsa);<br />d) La cacciata dal Paradiso (celeste oppure terrestre);<br />e) La sofferenza.<br />LO STATO DI INNOCENZA<br />Per capire il cambiamento della natura umana in particolare, bisogna innanzitutto considerare i doni che Dio aveva elargiti su Adamo ed Eva nello stato di Innocenza, che erano al di sopra delle capacità della loro semplice natura umana.<br />Prima c'era il dono sovrannaturale della Grazia; poi i doni preternaturali della scienza infusa, dell'impassibilità (la possibilità di non soffrire), dell'immortalità (la possibilità di non morire), e dell'integrità (il dominio perfetto della Ragione sulle facoltà inferiori dell'anima).<br />Tutti questi doni sarebbero stati trasmessi assieme alla natura umana a tutti i discendenti di Adamo ed Eva, se loro non avessero peccato. L'effetto del Peccato Originale era, invece, che i doni furono persi per loro, e poi per il genere umano intero. Ci sono, però, tre eccezioni: La scienza infusa che fu persa solo per i nostri primi parenti, il dono della Grazia ed il dono dell'integrità, che furono persi per tutti gli uomini tranne la Madonna ed il suo Figlio Divino, nostro Signore Gesù Cristo.<br />Ciò che ci interessa nella nostra ricerca presente sui nemici spirituali dell'uomo, è proprio la perdita del dono dell'integrità.<br />Come fu perso? Il Peccato Originale costituì una ribellione delle facoltà inferiori dell'anima (le facoltà sensitive) nei confronti delle facoltà superiori (l'intelletto e la volontà). Fu un atto così violento che scosse la natura umana fino ai suoi fondamenti: indebolì l'intelletto e la volontà, e distolse al loro dominio le facoltà inferiori dell'anima, dando ad esse una certa indipendenza ed autonomia nella ricerca della propria soddisfazione.<br />L'indebolimento dell'intelletto ha condotto l'uomo ad assorbirsi nelle cose create invece di elevarsi al loro Creatore che è Dio: questo è la concupiscenza degli occhi.<br />L'indebolimento della volontà l'ha condotto a sottrarsi da Dio e dai suoi rappresentanti sulla terra: questa è la concupiscenza spirituale, o superbia.<br />La ricerca dei sensi della propria soddisfazione, invece, è la concupiscenza della carne.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18511272</guid><pubDate>Wed, 10 Jul 2019 14:44:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18511272/peccato_originale.mp3" length="5051035" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5732

I DISASTRI DEL PECCATO ORIGINALE
'Ora il serpente era astuto più di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: 'Davvero Dio vi ha detto di non mangiare di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5732" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5732</a><br /><br />I DISASTRI DEL PECCATO ORIGINALE<br />'Ora il serpente era astuto più di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: 'Davvero Dio vi ha detto di non mangiare di alcun albero di questo giardino?' Rispose la donna al serpente: 'Noi possiamo mangiare i frutti degli alberi che stanno in questo giardino, ma in quanto al frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ci ha detto - Non mangiatene, anzi neppure toccatelo, altrimenti morirete'. Allora il serpente disse alla donna: 'No, voi non morirete, anzi Dio sa che il giorno in cui voi mangerete, vi si apriranno li occhi e sarete come Dio, conoscitori del bene e del male': La donna vide che l'albero era buono a mangiarsi, piacevole agli occhi e desiderabile per avere la conoscenza. Colse perciò del suo frutto e ne diede all'uomo, che era con lei, il quale pure ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di ambedue e conobbero di essere nudi, intrecciarono delle foglie di fico e ne fecero delle cinture' (Genesi 3,1-7).<br />LA DOTTRINA DEL PECCATO ORIGINALE<br />L'avvenimento sopra descritto, quello del Peccato Originale, è oggetto del Magistero ordinario ed universale della Santa Madre Chiesa. In quanto tale, ed in quanto fondamento dei dogmi sulle conseguenze di questo peccato per il genere umano, come il battesimo, la Redenzione, l'Immacolata Concezione, la dottrina del Peccato Originale è da intendersi altrettanto come dogma, cioè de Fide.<br />Il Peccato Originale di fatti è stato sempre inteso ed insegnato dalla Santa Madre Chiesa come avvenimento reale da parte della prima coppia di uomini, Adamo e Eva. Fu un peccato di superbia e di disobbedienza a Dio, cagionato dalla seduzione del demonio in forma di serpente: un'azione che li ha esclusi dallo stato di Innocenza, e che, in quanto compiuta dai rappresentanti dell'umanità intera, ha recato danni non solo a loro ma anche a tutti gli uomini.<br />Il Peccato Originale viene anche chiamato 'La Caduta'. Paragonandola con la Caduta degli angeli osserviamo i seguenti tratti comuni:<br />a) La prova;<br />b) Il fallimento tramite il peccato di superbia;<br />c) Il cambiamento susseguente di natura (da angeli in demòni, oppure da natura elevata a natura lapsa);<br />d) La cacciata dal Paradiso (celeste oppure terrestre);<br />e) La sofferenza.<br />LO STATO DI INNOCENZA<br />Per capire il cambiamento della natura umana in particolare, bisogna innanzitutto considerare i doni che Dio aveva elargiti su Adamo ed Eva nello stato di Innocenza, che erano al di sopra delle capacità della loro semplice natura umana.<br />Prima c'era il dono sovrannaturale della Grazia; poi i doni preternaturali della scienza infusa, dell'impassibilità (la possibilità di non soffrire), dell'immortalità (la possibilità di non morire), e dell'integrità (il dominio perfetto della Ragione sulle facoltà inferiori dell'anima).<br />Tutti questi doni sarebbero stati trasmessi assieme alla natura umana a tutti i discendenti di Adamo ed Eva, se loro non avessero peccato. L'effetto del Peccato Originale era, invece, che i doni furono persi per loro, e poi per il genere umano intero. Ci sono, però, tre eccezioni: La scienza infusa che fu persa solo per i nostri primi parenti, il dono della Grazia ed il dono dell'integrità, che furono persi per tutti gli uomini tranne la Madonna ed il suo Figlio Divino, nostro Signore Gesù Cristo.<br />Ciò che ci interessa nella nostra ricerca presente sui nemici spirituali dell'uomo, è proprio la perdita del dono dell'integrità.<br />Come fu perso? Il Peccato Originale costituì una ribellione delle facoltà inferiori dell'anima (le facoltà sensitive) nei confronti delle facoltà superiori (l'intelletto e la volontà). Fu un atto così violento che scosse la natura umana fino ai suoi fondamenti: indebolì l'intelletto e la volontà, e distolse al loro dominio...]]></itunes:summary><itunes:duration>316</itunes:duration><itunes:keywords>concupiscenza,convivenza,originale,paradiso,peccato</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b249f5eee848e7c6d8b182531e4be127.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le contraddizioni dell'8 per mille alla Chiesa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-contraddizioni-dell-8-per-mille-alla-chiesa--18497825</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5728" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5728</a><br /><br />LE CONTRADDIZIONI DELL'8 PER MILLE ALLA CHIESA di Corrado Gnerre<br />Anche quest'anno si sta concludendo la campagna pubblicitaria per l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Pubblicità commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana.<br />Nulla da dire sul fatto che un organismo della portata di una Conferenza Episcopale possa decidere di utilizzare i mezzi d'informazione per sensibilizzare su un aiuto "materiale" alla Chiesa. Nulla da dire, perché, da che mondo e mondo, è bene utilizzare tutto ciò che è moralmente lecito per invitare i cristiani a far del bene e per aiutare chi si consacra nel far del bene.<br />Ciò che però rende perplessi è altro. Ci riferiamo al tipo di messaggio che si utilizza per la realizzazione della pubblicità. Un messaggio esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale. Bisogna aiutare la Chiesa Cattolica perché nella Chiesa Cattolica vi è don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che dà da mangiare ai barboni, fratel Caio che coordina il collocamento degli immigrati nei campi di raccolta dei pomodori, ecc... e non don Tizio che dona soprattutto la grazia santificante nel confessionale, suor Sempronia che dinanzi al Tabernacolo prega per la conversione dei peccatori, fratel Caio che annuncia il Vangelo agli immigrati.<br />APPARENTEMENTE NIENTE DI MALE<br />Intendiamoci, il don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che aiuta i barboni e fratel Caio che aiuta gli immigrati sono tutte cose bellissime. Tutte cose che da sempre hanno fatto grande la Chiesa. Tutte cose che costituiscono un dovere per ogni cristiano, tanto è vero che le opere di misericordia corporale sono un dovere non certo un optional per il seguace di Cristo. Cose che però, prese da sole, esclusivizzate, non unite alle opere di misericordia spirituale, finiscono per ridurre il Cristianesimo ad una sorta di manuale di educazione civica e la Chiesa ad una sorta di "ente morale"; dimenticando che la ragion d'essere della Chiesa è prima di tutto quella di salvare le anime donandole Cristo, unica Verità e unico Salvatore della Storia.<br />Ovviamente il motivo di una scelta di questo genere è facile a capirsi: se si vuole avere successo, e quindi ottenere un maggiore risultato dalla campagna pubblicitaria, bisogna giocoforza utilizzare la tipologia di messaggi più gradita al pubblico. Da questo punto di vista, è facile intuire che si sia portati a pensare che la maggioranza delle persone gradisca un linguaggio che sia quanto più "politicamente corretto". Non si deve parlare della Verità ma solo dell'amore. Non si deve parlare della lotta all'errore ma solo di quella contro la povertà.<br />SI TRATTA PERÒ DI UN PARADOSSO E DI UN'EVIDENTE CONTRADDIZIONE<br />Si decide di utilizzare un messaggio solo incentrato sulle opere di misericordia corporale per servirsi di un linguaggio "politicamente corretto" perché non si deve dire che c'è una religione più vera delle altre; e poi, paradossalmente, si finisce col proporre una strana ed ambigua gerarchia.<br />Ci spieghiamo. Un conto è dire al contribuente di donare l'8 per mille per avere la possibilità di offrire al prossimo una verità non personale ma di Dio; altro è invece dire al contribuente di donare l'8 per mille perché si sa fare del bene. Ora, oltre all'implicito messaggio di presunzione che vien fuori (mai gloriarsi del bene che si fa!), è evidente che se si dice al contribuente di donare l'8 per mille per ciò che si fa e non per ciò che fanno altri è perché deve passare il messaggio che "come so aiutare io il prossimo, non lo sanno fare gli altri". E questo, diciamolo francamente, è quanto meno sorprendente. Insomma, per non rapportarsi alla Verità e quindi per evitare classificazioni sul piano dottrinale, si finisce col fare una classificazione inaccettabile, presuntuosa e, diciamola francamente, poco cristiana.<br />Sono i paradossi del politicamente corretto e della dimenticanza del fine primario della Chiesa: che è quello di salvare le anime!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18497825</guid><pubDate>Wed, 10 Jul 2019 14:44:25 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18497825/8x1000.mp3" length="4523989" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5728

LE CONTRADDIZIONI DELL'8 PER MILLE ALLA CHIESA di Corrado Gnerre
Anche quest'anno si sta concludendo la campagna pubblicitaria per l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Pubblicità...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5728" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5728</a><br /><br />LE CONTRADDIZIONI DELL'8 PER MILLE ALLA CHIESA di Corrado Gnerre<br />Anche quest'anno si sta concludendo la campagna pubblicitaria per l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Pubblicità commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana.<br />Nulla da dire sul fatto che un organismo della portata di una Conferenza Episcopale possa decidere di utilizzare i mezzi d'informazione per sensibilizzare su un aiuto "materiale" alla Chiesa. Nulla da dire, perché, da che mondo e mondo, è bene utilizzare tutto ciò che è moralmente lecito per invitare i cristiani a far del bene e per aiutare chi si consacra nel far del bene.<br />Ciò che però rende perplessi è altro. Ci riferiamo al tipo di messaggio che si utilizza per la realizzazione della pubblicità. Un messaggio esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale. Bisogna aiutare la Chiesa Cattolica perché nella Chiesa Cattolica vi è don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che dà da mangiare ai barboni, fratel Caio che coordina il collocamento degli immigrati nei campi di raccolta dei pomodori, ecc... e non don Tizio che dona soprattutto la grazia santificante nel confessionale, suor Sempronia che dinanzi al Tabernacolo prega per la conversione dei peccatori, fratel Caio che annuncia il Vangelo agli immigrati.<br />APPARENTEMENTE NIENTE DI MALE<br />Intendiamoci, il don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che aiuta i barboni e fratel Caio che aiuta gli immigrati sono tutte cose bellissime. Tutte cose che da sempre hanno fatto grande la Chiesa. Tutte cose che costituiscono un dovere per ogni cristiano, tanto è vero che le opere di misericordia corporale sono un dovere non certo un optional per il seguace di Cristo. Cose che però, prese da sole, esclusivizzate, non unite alle opere di misericordia spirituale, finiscono per ridurre il Cristianesimo ad una sorta di manuale di educazione civica e la Chiesa ad una sorta di "ente morale"; dimenticando che la ragion d'essere della Chiesa è prima di tutto quella di salvare le anime donandole Cristo, unica Verità e unico Salvatore della Storia.<br />Ovviamente il motivo di una scelta di questo genere è facile a capirsi: se si vuole avere successo, e quindi ottenere un maggiore risultato dalla campagna pubblicitaria, bisogna giocoforza utilizzare la tipologia di messaggi più gradita al pubblico. Da questo punto di vista, è facile intuire che si sia portati a pensare che la maggioranza delle persone gradisca un linguaggio che sia quanto più "politicamente corretto". Non si deve parlare della Verità ma solo dell'amore. Non si deve parlare della lotta all'errore ma solo di quella contro la povertà.<br />SI TRATTA PERÒ DI UN PARADOSSO E DI UN'EVIDENTE CONTRADDIZIONE<br />Si decide di utilizzare un messaggio solo incentrato sulle opere di misericordia corporale per servirsi di un linguaggio "politicamente corretto" perché non si deve dire che c'è una religione più vera delle altre; e poi, paradossalmente, si finisce col proporre una strana ed ambigua gerarchia.<br />Ci spieghiamo. Un conto è dire al contribuente di donare l'8 per mille per avere la possibilità di offrire al prossimo una verità non personale ma di Dio; altro è invece dire al contribuente di donare l'8 per mille perché si sa fare del bene. Ora, oltre all'implicito messaggio di presunzione che vien fuori (mai gloriarsi del bene che si fa!), è evidente che se si dice al contribuente di donare l'8 per mille per ciò che si fa e non per ciò che fanno altri è perché deve passare il messaggio che "come so aiutare io il prossimo, non lo sanno fare gli altri". E questo, diciamolo francamente, è quanto meno sorprendente. 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L'ultima questione esaminata - in un recente documento - è lo stato dell'arte della libertà religiosa nel nostro tempo, alla luce della Dignitatis humanae.<br />Il lettore trova ora le medesime difficoltà che aveva leggendo la Dignitatis humanae: non è quasi mai possibile distinguere se il discorso è da applicarsi a tutte le religioni o alla sola religione cristiana cattolica. S'intuisce, nella lettura, che il redattore chieda il rispetto della libertà religiosa da parte degli stati, in forza di un certo numero di elementi in comune tra le religioni, nella simultanea esposizione delle peculiarità del cattolicesimo. La redazione, tuttavia, è posta in modo che non si possa mettere a fuoco quali siano esattamente le analogie e le differenze tra il cattolicesimo e le altre credenze, generando in chi legge l'idea dell'equivalenza sostanziale di ogni religione. Non solo, ma si è portati a pensare che ci sia qualcosa al di sopra delle religioni - la libertà, appunto - che le trascende e le supera, come se la religione (in generale, ma la cattolica in particolare) fosse solo il penultimo orizzonte di senso per l'uomo.<br /> <br />IL MAGISTERO NON EVOLVE<br />Il documento si fonda su di un presupposto teologico errato: la «più approfondita intelligenza della fede» - della quale è espressione sia la Dignitatis humanae che il pronunciamento attuale - implicherebbe «una novità di prospettiva e un diverso atteggiamento a riguardo di alcune deduzioni e applicazioni del magistero antecedente». In altre parole, in questo come in altri casi, si avrebbe «una maturazione del pensiero del magistero». Il magistero della Chiesa, al contrario, non è il risultato di «deduzioni» o di un «pensiero», come se si trattasse di costruire una filosofia in continuo sviluppo verso la verità. Il magistero è l'insegnamento attraverso cui la Chiesa trasmette inalterato il deposito della fede, qualunque sia il livello storico dell'intelligenza della fede raggiunto da una data civiltà.<br />Certamente il cristianesimo ha sviluppato una teologia, che si basa pure su pensieri e deduzioni, ma il magistero non è teologia. Il magistero, inoltre, ha a che fare con l'unica e corretta interpretazione delle Sacre Scritture: una tale interpretazione proviene esclusivamente dalle parole e dalle opere dei santi (anche dottori della Chiesa) e dei martiri, non da un concilio, da un pontefice o da una commissione che si occupa di un aspetto della Rivelazione. I concili e i pontefici ratificano e confermano infallibilmente l'autorità dei santi e dei martiri, ma non la creano e, soprattutto, non la deducono da elucubrazioni umane. La stessa teologia non piega il dato della fede alla ragione ma, viceversa, piega la ragione al dato della fede, fermo restando che la ragione umile (guidata alla fede) non viene piegata, ma rafforzata.<br />È fuorviante, per questi motivi, scrivere di «evoluzione omogenea della dottrina», perché si presta all'equivoco: il termine «evoluzione» porta istintivamente a pensare ad una trasformazione, ad un cambiamento della verità rivelata e del dogma.<br /> <br />FORO INTERNO E FORO ESTERNO<br />E proprio nel nome dell'evoluzione, il documento è critico nei confronti del magistero precedente in tema di libertà religiosa. È critico soprattutto con la Mirari Vos di Gregorio XVI e con la Quanta Cura di Pio IX: le encicliche avrebbero espresso il magistero circa la libertà di coscienza non in quanto verità rivelata, ma viziate da contingenze storiche. Sorprende l'affermazione della CTI secondo cui i due pontefici si sarebbero pronunciati condannando la libertà di coscienza per via di «una certa configurazione ideologica dello Stato, che aveva interpretato la modernità della sfera pubblica come emancipazione dalla sfera religiosa». Non sono, però, le contingenze storiche che condizionano il magistero ordinario dei pontefici ma, al contrario, le contingenze storiche sono lette alla luce della Rivelazione.<br />In realtà il problema è un altro. Proprio a partire sulla dottrina circa la libertà di coscienza, la Mirari Vos e la Quanta Cura riespongono l'insegnamento della Chiesa secondo cui in foro interno - ovvero all'interno della coscienza di ognuno - l'uomo non può essere forzato a scegliere cosa credere, mentre in foro esterno - nella società - non si ha alcun diritto di professare l'errore. L'errore, infatti, provoca non solo peccati personali, ma incide sull'ordinamento stesso del consorzio umano: per questo, tra l'altro, si tratta di un insegnamento che fa parte della Dottrina sociale della Chiesa.<br />Pio IX, citando Gregorio XVI, in particolare, definisce un «delirio» il pensiero secondo il quale «la libertà di coscienza e dei culti» è un «diritto proprio di ciascun uomo, che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società», così che i cittadini abbiano «diritto ad una totale libertà». Non solo, ma nel Sillabo allegato alla Quanta Cura è riconosciuto come falso il principio che concede a tutti «qualsivoglia culto», in modo che si possa «manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico»: si tratta dell'errore riconducibile all'«indifferentismo religioso».<br /> <br />SOVRASTRUTTURE A MONTE DELLA RELIGIONE<br />Nel pronunciamento della CTI non solo non è presente l'insegnamento summenzionato dei pontefici, ma è persino criticato, in vista del fatto che la dottrina dev'essere rivista alla luce del presente, in modo che possa subire l'evoluzione auspicata. Vengono, in tal modo, riproposti i quattro argomenti cardine della Dignitatis Humanae, tra cui quello dell'«integrità della persona umana», ossia «l'impossibilità di separare la sua libertà interiore dalla sua manifestazione pubblica». Se è certo che esista una tale impossibilità - poiché l'uomo opera quello che crede - è altrettanto certo (secondo il magistero) che lo Stato ha il dovere di reprimere le opere conseguenti a convincimenti errati. Non si può non prendere in considerazione che una cosa è il libero convincimento interiore e un'altra è la conseguenza pubblica che segue alla convinzione.<br />Si giunge così ad affermare il «principio di libertà religiosa ormai chiaramente definito in quanto diritto civile del cittadino» e non già come espressione del magistero. Il tutto è rivisto, insomma, «in una prospettiva aperta alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo». Ritorna così di continuo il problema della sovrastruttura: a monte della religione - e a maggior ragione la cattolica - ci sarebbe, per i redattori del documento, un principio ultimo a cui dover rendere conto, che supera la legge di Dio e che corrisponde alle prospettive moderne dello stato liberale. Parrebbe, ci sarebbe, sembrerebbe: non si può fare a meno di usare il condizionale, perché il documento è ambiguo circa molti aspetti del magistero. Ritorna spesso il riferimento al «bene comune», senza tuttavia definirlo con precisione e senza relazionarlo chiaramente con la verità o con la necessità di aderire alla religione vera.<br /> <br />RELIGIONE IN SENSO ORIZZONTALE<br />La CTI alle volte si esprime apoditticamente: c'è un «dovere morale di non agire mai contro il giudizio della propria coscienza - persino quando questa sia invincibilmente erronea», per cui esiste un «diritto della persona di non essere mai costretta da nessuno ad agire contro la propria coscienza, specialmente in materia religiosa». Non è esattamente così: il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che «l'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza». La CTI, quindi, omette di dire che c'è sì il dovere morale di non agire contro la propria coscienza, ma solo se il giudizio è «certo». Proprio perché anche la CTI insiste sulla necessità della formazione di una coscienza retta, è strano che non insista con altrettanta forza sul dovere dello stato di contrastare i frutti di una scelta fondata sul giudizio di una coscienza (ancorché certa) vincibilmente o invincibilmente erronea.<br />C'è solo un riferimento - peraltro presente anche nella Dignitatis Humanae - al fatto che «le autorità civili hanno il dovere correlativo di rispettare e di far rispettare» il diritto alla libertà religiosa «nei giusti limiti del bene comune». Tutto qui. Non si ammette che le religioni acattoliche e l'eresia in genere sono fonti storiche di grandi ingiustizie e sconvolgimenti sociali, di cui il potere politico non ha mai potuto prescindere. È taciuta la regalità sociale di Cristo, è taciuto il fatto che «l'obbedienza della fede» paolina è sì una libera adesione della coscienza, ma viene realizzata anche con l'educazione cristiana, che i genitori impartiscono obbligatoriamente ai propri figli.<br />C'è il riferimento alla «priorità della suprema signoria di Dio», a cui bisogna obbedire, immediatamente contrastata però dal noto "ma" avversativo, proprio della teologia moderna. Questa obbedienza - continua la CTI - non è «tuttavia in alternativa al costituirsi di un legittimo potere di governo del popolo, che risponde a regole intrinseche [...]». Al di là del gioco retorico, il ragionamento è chiaro: la suprema signoria di Dio viene prima di tutto, «tuttavia» ("ma" avversativo) lo stato ha regole intrinseche che possono avere la priorità sulla signoria di Dio.<br />Lo stato dunque, secondo il documento, deve solo prendere atto che vi è un diritto alla libertà religiosa, di qualunque religione si tratti. Le religioni - qualunque religione - sono tenute alla ricerca del dialogo e della pace, nel rifiuto della violenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18325948</guid><pubDate>Wed, 22 May 2019 09:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18325948/cristianesimo_1.mp3" length="12702196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5657&#13;
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LIBERTA' DI RELIGIONE NON VUOL DIRE CHE LE RELIGIONI SONO TUTTE UGUALI ED HANNO GLI STESSI DIRITTI di Silvio Brachetta&#13;
Dal 1969 è attiva la Commissione teologica internazionale...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5657" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5657</a><br /><br />LIBERTA' DI RELIGIONE NON VUOL DIRE CHE LE RELIGIONI SONO TUTTE UGUALI ED HANNO GLI STESSI DIRITTI di Silvio Brachetta<br />Dal 1969 è attiva la Commissione teologica internazionale (CTI), istituita da Paolo VI per «aiutare la Santa Sede e precipuamente la Congregazione per la Dottrina della Fede nell'esaminare delle questioni dottrinali di maggior importanza». L'ultima questione esaminata - in un recente documento - è lo stato dell'arte della libertà religiosa nel nostro tempo, alla luce della Dignitatis humanae.<br />Il lettore trova ora le medesime difficoltà che aveva leggendo la Dignitatis humanae: non è quasi mai possibile distinguere se il discorso è da applicarsi a tutte le religioni o alla sola religione cristiana cattolica. S'intuisce, nella lettura, che il redattore chieda il rispetto della libertà religiosa da parte degli stati, in forza di un certo numero di elementi in comune tra le religioni, nella simultanea esposizione delle peculiarità del cattolicesimo. La redazione, tuttavia, è posta in modo che non si possa mettere a fuoco quali siano esattamente le analogie e le differenze tra il cattolicesimo e le altre credenze, generando in chi legge l'idea dell'equivalenza sostanziale di ogni religione. Non solo, ma si è portati a pensare che ci sia qualcosa al di sopra delle religioni - la libertà, appunto - che le trascende e le supera, come se la religione (in generale, ma la cattolica in particolare) fosse solo il penultimo orizzonte di senso per l'uomo.<br /> <br />IL MAGISTERO NON EVOLVE<br />Il documento si fonda su di un presupposto teologico errato: la «più approfondita intelligenza della fede» - della quale è espressione sia la Dignitatis humanae che il pronunciamento attuale - implicherebbe «una novità di prospettiva e un diverso atteggiamento a riguardo di alcune deduzioni e applicazioni del magistero antecedente». In altre parole, in questo come in altri casi, si avrebbe «una maturazione del pensiero del magistero». Il magistero della Chiesa, al contrario, non è il risultato di «deduzioni» o di un «pensiero», come se si trattasse di costruire una filosofia in continuo sviluppo verso la verità. Il magistero è l'insegnamento attraverso cui la Chiesa trasmette inalterato il deposito della fede, qualunque sia il livello storico dell'intelligenza della fede raggiunto da una data civiltà.<br />Certamente il cristianesimo ha sviluppato una teologia, che si basa pure su pensieri e deduzioni, ma il magistero non è teologia. Il magistero, inoltre, ha a che fare con l'unica e corretta interpretazione delle Sacre Scritture: una tale interpretazione proviene esclusivamente dalle parole e dalle opere dei santi (anche dottori della Chiesa) e dei martiri, non da un concilio, da un pontefice o da una commissione che si occupa di un aspetto della Rivelazione. I concili e i pontefici ratificano e confermano infallibilmente l'autorità dei santi e dei martiri, ma non la creano e, soprattutto, non la deducono da elucubrazioni umane. La stessa teologia non piega il dato della fede alla ragione ma, viceversa, piega la ragione al dato della fede, fermo restando che la ragione umile (guidata alla fede) non viene piegata, ma rafforzata.<br />È fuorviante, per questi motivi, scrivere di «evoluzione omogenea della dottrina», perché si presta all'equivoco: il termine «evoluzione» porta istintivamente a pensare ad una trasformazione, ad un cambiamento della verità rivelata e del dogma.<br /> <br />FORO INTERNO E FORO ESTERNO<br />E proprio nel nome dell'evoluzione, il documento è critico nei confronti del magistero precedente in tema di libertà religiosa. È critico soprattutto con la Mirari Vos di Gregorio XVI e con la Quanta Cura di Pio IX: le encicliche avrebbero espresso il magistero circa la libertà di coscienza non in quanto verità rivelata, ma viziate da contingenze...]]></itunes:summary><itunes:duration>794</itunes:duration><itunes:keywords>cristiani,libertà,religione,teologica,uguali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ba2f6690ca606e9700c14c84108334b5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo stupore del cardinale Giacomo Biffi al compimento degli 80 anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-stupore-del-cardinale-giacomo-biffi-al-compimento-degli-80-anni--18326018</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5644" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5644</a><br /><br />LO STUPORE DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI AL COMPIMENTO DEGLI 80 ANNI di Giacomo Biffi<br />È la prima volta che mi càpita di prendere la parola in una circostanza come questa, e trovo qualche difficoltà. Forse la cosa più semplice è che tenti di esprimere con semplicità i sentimenti che oggi sono più vivi nel mio animo.<br />Penso di poter contare sulla comprensione dei miei ascoltatori e sull'atteggiamento misericordioso di quanti hanno voluto amichevolmente essermi accanto per questa celebrazione, tanto più che siamo nella casa della Madonna di San Luca, dove la nostra madre carissima ci mette tutti a nostro agio come sempre.<br /><br />NIENTE ARRIVA PIÙ INASPETTATO DELLA VECCHIAIA<br />Il primo sentimento che avverto è la sorpresa. Mi pare sia stato Trotzkj a dire che niente arriva più inaspettato della vecchiaia. È proprio vero: anche da giovani si sa che al mondo ci sono i vecchi; ma a quell'età si guarda ai vecchi come a una popolazione lontana e inconfrontabile, press'a poco come quando si pensa agli eschimesi o ai watussi. Nessuno si rende davvero conto che si diventerà come loro e si entrerà nel loro numero.<br />Naturalmente a poco a poco ci si persuade; e allora subentra un secondo stato d'animo, tutto signoreggiato dai ricordi. Non avendo più davanti a noi un avvenire prevedibile da colmare mentalmente con le nostre attese e i nostri progetti, si è sospinti a guardare indietro, a ripercorrere il tempo andato, e si comincia ad abbandonarsi alle rievocazioni.<br />Passano e ripassano davanti alla nostra memoria tutti gli anni che si sono succeduti. E qui si fa un'altra scoperta: la catena degli avvenimenti, dai quali siamo stati condizionati e plasmati, appare ai nostri occhi determinata quasi interamente dalla casualità.<br />Troppe combinazioni, troppe esperienze fatte, troppi incontri che hanno colmato la mia vicenda mi si rivelano oggi in tutta la loro occasionalità. Se fossi nato altrove, o anche solo in un altro angolo della mia città; se mi fossi imbattuto in frequentazioni differenti; se avessi avuto altri insegnamenti e altri esempi di vita; se fossi stato coinvolto in altri accadimenti, è indubbio che non avrei pensato, giudicato, agito come poi mi è avvenuto di agire, di giudicare, di pensare; e adesso sarei diverso da quello che sono.<br />È un pensiero che per un momento m'inquieta. Ma solo per un momento, perché è sùbito vinto e superato dalla verità di un Dio che - se esiste, come esiste - non può che essere il Signore dell'universo, della storia e dei cuori, cui niente sfugge di mano: tutto obbedisce al suo disegno di salvezza e di amore.<br />Alla luce di questa persuasione ogni pagina di qualsivoglia biografia riceve un'altra lettura, anche della mia (come è ovvio). Tutto ciò che sulle prime mi era sembrato contingente e fortuito mi si manifesta perciò come frutto di un progetto mirato: un progetto eccedente ogni mia immaginazione e del tutto gratuito, liberamente formulato da colui che è l'Eterno.<br /><br />IL CASO? UNO PSEUDONIMO DI DIO<br />Il caso, come si vede, non esiste. Ma allora (mi domando) come mai il Signore consente che gli occhi dell'uomo, quando non sono superiormente illuminati, lo vedano così dominante e quasi onnipresente nella creazione di Dio?<br />C'è, credo, una risposta plausibile: la casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuol passeggiare in incognito per le strade del mondo; un Dio che si studia di non abbagliarci con la sua onnipotenza e col suo splendore.<br /><br />GRATITUDINE<br />Quando si arriva qui, ogni pensiero e ogni esame lasciano il posto alla contemplazione stupita dell'incredibile e arcana benevolenza del "Padre della luce", dal quale "discende ogni buon regalo e ogni dono perfetto" (cfr. Gc 1,17).<br />Ogni sentimento è allora naturalmente trasceso e più radicalmente inverato in quello onnicomprensivo ed esauriente della riconoscenza.<br />Questa di stasera è per me davvero una "eucaristia", nel significato più intenso del termine, che tocca e fa vibrare il mio essere in tutte le sue fibre. Oggi, "grazie" diventa per me la parola che riassume tutte le altre; la parola cui (se è compresa bene) non c'è più niente da aggiungere. E sono lieto di poterla pronunciare ed elevare al cielo in questo santuario, così caro al nostro popolo bolognese che qui da secoli viene ad aprire il suo cuore, a chiedere, a implorare e alla fine a ringraziare, appunto.<br />Certo il mio canto di gratitudine e di lode è difettoso e inadeguato. Ma siete venuti in molti ad aiutare il mio povero "grazie". Il Signore vi benedica: voi, miei fratelli nell'episcopato che anche in quest'ora non mi avete lasciato solo, voi presbiteri che per tanti anni avete generosamente collaborato con me, voi carissimi diaconi, voi tutti che oggi m'incoraggiate con la vostra presenza e il vostro affetto. Il Signore vi benedica tutti e vi ricompensi come sa fare lui.<br /><br />AVE MARIA<br />Possiamo raccogliere un ultimo conforto dai versetti del quarto vangelo che abbiamo ascoltato.<br />Gesù morente sulla croce dice prima: "Ecco il tuo figlio", e poi: "Ecco la tua madre" (cfr. Gv 19,26-27). E la cosa mi ha sempre colpito. Prima di preoccuparsi di affidare Maria (che resta sola) a Giovanni, si preoccupa di affidare Giovanni (che non resta solo) a Maria. Il suo primo pensiero non è per la madre sua, è per l'apostolo; e non tanto per la persona di Giovanni, che ha già una madre; una madre che è anzi lì anche lei tra le donne che sono sotto la croce (cfr. Mt 27,56), quanto per l'umanità che egli rappresenta e più specificamente per tutti coloro che, come lui, saranno nei secoli rivestiti del carisma apostolico.<br />Il Figlio di Dio, Redentore e Signore di tutti, ce lo ha garantito: il sacerdozio ministeriale è posto sotto la singolare protezione materna della Regina del cielo e della terra. Per questo a noi non possono mancare mai, fino all'ultimo giorno, la serenità e la speranza.<br />A questo proposito devo dire che, arrivato a questa età, ho imparato a dire meglio, con più senso, l'ultima parte dell'Ave Maria (superando la mia anteriore superficialità e spensieratezza): "Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen".<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti e mezzo) ci sono i passaggi più salienti dell'omelia del cardinale Giacomo Biffi, nella Messa per l'80mo compleanno, al Santuario della Madonna di San Luca a Bologna.<br /><br /><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=KRiyGYYTxUY" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=KRiyGYYTxUY</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18326018</guid><pubDate>Wed, 08 May 2019 09:37:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18326018/cristianesimo_2.mp3" length="4355133" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5644&#13;
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LO STUPORE DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI AL COMPIMENTO DEGLI 80 ANNI di Giacomo Biffi&#13;
È la prima volta che mi càpita di prendere la parola in una circostanza come questa, e trovo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5644" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5644</a><br /><br />LO STUPORE DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI AL COMPIMENTO DEGLI 80 ANNI di Giacomo Biffi<br />È la prima volta che mi càpita di prendere la parola in una circostanza come questa, e trovo qualche difficoltà. Forse la cosa più semplice è che tenti di esprimere con semplicità i sentimenti che oggi sono più vivi nel mio animo.<br />Penso di poter contare sulla comprensione dei miei ascoltatori e sull'atteggiamento misericordioso di quanti hanno voluto amichevolmente essermi accanto per questa celebrazione, tanto più che siamo nella casa della Madonna di San Luca, dove la nostra madre carissima ci mette tutti a nostro agio come sempre.<br /><br />NIENTE ARRIVA PIÙ INASPETTATO DELLA VECCHIAIA<br />Il primo sentimento che avverto è la sorpresa. Mi pare sia stato Trotzkj a dire che niente arriva più inaspettato della vecchiaia. È proprio vero: anche da giovani si sa che al mondo ci sono i vecchi; ma a quell'età si guarda ai vecchi come a una popolazione lontana e inconfrontabile, press'a poco come quando si pensa agli eschimesi o ai watussi. Nessuno si rende davvero conto che si diventerà come loro e si entrerà nel loro numero.<br />Naturalmente a poco a poco ci si persuade; e allora subentra un secondo stato d'animo, tutto signoreggiato dai ricordi. Non avendo più davanti a noi un avvenire prevedibile da colmare mentalmente con le nostre attese e i nostri progetti, si è sospinti a guardare indietro, a ripercorrere il tempo andato, e si comincia ad abbandonarsi alle rievocazioni.<br />Passano e ripassano davanti alla nostra memoria tutti gli anni che si sono succeduti. E qui si fa un'altra scoperta: la catena degli avvenimenti, dai quali siamo stati condizionati e plasmati, appare ai nostri occhi determinata quasi interamente dalla casualità.<br />Troppe combinazioni, troppe esperienze fatte, troppi incontri che hanno colmato la mia vicenda mi si rivelano oggi in tutta la loro occasionalità. Se fossi nato altrove, o anche solo in un altro angolo della mia città; se mi fossi imbattuto in frequentazioni differenti; se avessi avuto altri insegnamenti e altri esempi di vita; se fossi stato coinvolto in altri accadimenti, è indubbio che non avrei pensato, giudicato, agito come poi mi è avvenuto di agire, di giudicare, di pensare; e adesso sarei diverso da quello che sono.<br />È un pensiero che per un momento m'inquieta. Ma solo per un momento, perché è sùbito vinto e superato dalla verità di un Dio che - se esiste, come esiste - non può che essere il Signore dell'universo, della storia e dei cuori, cui niente sfugge di mano: tutto obbedisce al suo disegno di salvezza e di amore.<br />Alla luce di questa persuasione ogni pagina di qualsivoglia biografia riceve un'altra lettura, anche della mia (come è ovvio). Tutto ciò che sulle prime mi era sembrato contingente e fortuito mi si manifesta perciò come frutto di un progetto mirato: un progetto eccedente ogni mia immaginazione e del tutto gratuito, liberamente formulato da colui che è l'Eterno.<br /><br />IL CASO? UNO PSEUDONIMO DI DIO<br />Il caso, come si vede, non esiste. Ma allora (mi domando) come mai il Signore consente che gli occhi dell'uomo, quando non sono superiormente illuminati, lo vedano così dominante e quasi onnipresente nella creazione di Dio?<br />C'è, credo, una risposta plausibile: la casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuol passeggiare in incognito per le strade del mondo; un Dio che si studia di non abbagliarci con la sua onnipotenza e col suo splendore.<br /><br />GRATITUDINE<br />Quando si arriva qui, ogni pensiero e ogni esame lasciano il posto alla contemplazione stupita dell'incredibile e arcana benevolenza del "Padre della luce", dal quale "discende ogni buon regalo e ogni dono perfetto" (cfr. Gc 1,17).<br />Ogni sentimento è allora naturalmente trasceso e più radicalmente inverato in...]]></itunes:summary><itunes:duration>273</itunes:duration><itunes:keywords>biffi,cardinale,ottanta,sorpresa,vecchiaia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2ba29c2d9abef0b98271f60b56d4be4c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi ha paura della dottrina sociale della Chiesa?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-ha-paura-della-dottrina-sociale-della-chiesa--18326057</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5610" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5610</a><br /><br />CHI HA PAURA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA? di Silvio Brachetta<br />C'è una cosa orrenda nella Dottrina sociale della Chiesa. La parola "dottrina". L'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, sabato scorso avrebbe voluto fare quello che fa di solito: una scuola per trasmettere una "dottrina", che corrisponde ai contenuti della fede nell'ambito sociale. Oggi, però, non è quasi più possibile fare questo - oppure è possibile farlo con grande difficoltà. Non si deve più insegnare alla gente cosa fare, sotto la luce del Vangelo. Viceversa, la Chiesa deve ora imparare cosa insegnare da quello che fa la gente. Qualunque cosa la gente faccia. Non c'è più la luce del Vangelo, c'è la luce della gente che illumina il Vangelo. Questa è la convinzione che ha imposto l'immotivato privilegio della prassi sulla dottrina.<br />L'Osservatorio, fin dall'inizio, si è sempre opposto a questa forma di pastoralismo dogmatico, che si è imposto sempre più granitico, e del quale la pubblicistica ha dato ampio ragguaglio nel corso degli ultimi decenni. Il presidente dell'Osservatorio mons. Giampaolo Crepaldi e il direttore Stefano Fontana hanno scritto e detto molto su questo tema. E, tuttavia, gli argomenti di ragione oggi servono poco. Si può certamente avviare una scuola di Dottrina sociale con facilità ma, per non incontrare opposizione istituzionale, si deve fondare esplicitamente sui luoghi comuni e ben collaudati del pastoralismo odierno: «creare ponti e non muri», «ascoltare», «uscire», «vie nuove per abitare il sociale», «abitare i social network», «discernimento comunitario», «servire la vita», «umanizzare», «avviare percorsi di riconciliazione», «porsi come lievito», «incrocio tra Vangelo e storia». Si tratta di un modo di esprimersi vuoto, generico, astratto, nonostante sia tutto focalizzato sulla prassi. In mancanza di questo tipo di referenze, però, il percorso si fa tutto in salita.<br />Non c'è modo di venirne a capo con argomenti. L'argomentare stesso è visto da molti - chierici compresi - come ostacolo al Vangelo: è come se si fosse aperto un interruttore e la corrente elettrica non fluisse più. Ogni principio generale è sentito, nella Chiesa, come ostacolo al caso particolare, nonostante il Vangelo (e dunque Gesù Cristo) si rapporti spesso all'universale: «Chiunque sposa una ripudiata...», «Chi [chiunque] avrà creduto sarà salvato», «Beati quelli [coloro, chiunque]...», «Chiunque invocherà il nome del Signore...», «Chi [chiunque] allora trasgredirà uno solo di questi precetti...», «Chi [chiunque] mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». Gli esempi sono numerosi.<br />E non a caso, Gesù è percepito e indicato spesso come Maestro, cioè come colui che insegna una dottrina. Solo nel Vangelo secondo Marco, sono diciassette le ricorrenze del verbo greco "didasko" (insegnare), riferito al Cristo. Gesù è il Didàskalos, il Rabbì, il Maestro. Il Maestro prevede una scuola, dei contenuti, dei discepoli - a prescindere dall'«avvenimento» messianico. Anzi, l'«avvenimento», la «presenza» del Cristo si realizza solo con l'apporto di contenuti e di dottrina - dottrina unica e deposito della salvezza.<br />Tutto questo sembra oggi rimosso, nonostante coloro che hanno frequentato le Scuole dell'Osservatorio si siano dimostrati entusiasti di quanto ricevuto. Spesso la reazione è unanime: dicono di avere appreso qualcosa di "inaudito". Questo per tre motivi: perché la parola di Dio e la sua dottrina è davvero "inaudita"; poi perché chi trasmette tale dottrina non parla per sé; e infine perché l'Osservatorio è stato in grado di trasmettere quello stesso entusiasmo che ha ricevuto nell'accostarsi alla Parola e al magistero.<br /><br />Nota di BastaBugie: sulla chiusura della Scuola di Dottrina Sociale ecco il link ad un nostro precedente articolo.<br /><br />VERGOGNOSO STOP ALLA SCUOLA DI DOTTRINA SOCIALE<br />Il diktat del vescovo di Udine blocca la lodevole iniziativa dell'Osservatorio Van Thuan in Friuli Venezia Giulia<br />di Giano Colli<br /><a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5592" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5592</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18326057</guid><pubDate>Wed, 17 Apr 2019 09:51:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18326057/cristianesimo_3.mp3" length="5718098" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5610&#13;
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CHI HA PAURA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA? di Silvio Brachetta&#13;
C'è una cosa orrenda nella Dottrina sociale della Chiesa. La parola "dottrina". L'Osservatorio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5610" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5610</a><br /><br />CHI HA PAURA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA? di Silvio Brachetta<br />C'è una cosa orrenda nella Dottrina sociale della Chiesa. La parola "dottrina". L'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, sabato scorso avrebbe voluto fare quello che fa di solito: una scuola per trasmettere una "dottrina", che corrisponde ai contenuti della fede nell'ambito sociale. Oggi, però, non è quasi più possibile fare questo - oppure è possibile farlo con grande difficoltà. Non si deve più insegnare alla gente cosa fare, sotto la luce del Vangelo. Viceversa, la Chiesa deve ora imparare cosa insegnare da quello che fa la gente. Qualunque cosa la gente faccia. Non c'è più la luce del Vangelo, c'è la luce della gente che illumina il Vangelo. Questa è la convinzione che ha imposto l'immotivato privilegio della prassi sulla dottrina.<br />L'Osservatorio, fin dall'inizio, si è sempre opposto a questa forma di pastoralismo dogmatico, che si è imposto sempre più granitico, e del quale la pubblicistica ha dato ampio ragguaglio nel corso degli ultimi decenni. Il presidente dell'Osservatorio mons. Giampaolo Crepaldi e il direttore Stefano Fontana hanno scritto e detto molto su questo tema. E, tuttavia, gli argomenti di ragione oggi servono poco. Si può certamente avviare una scuola di Dottrina sociale con facilità ma, per non incontrare opposizione istituzionale, si deve fondare esplicitamente sui luoghi comuni e ben collaudati del pastoralismo odierno: «creare ponti e non muri», «ascoltare», «uscire», «vie nuove per abitare il sociale», «abitare i social network», «discernimento comunitario», «servire la vita», «umanizzare», «avviare percorsi di riconciliazione», «porsi come lievito», «incrocio tra Vangelo e storia». Si tratta di un modo di esprimersi vuoto, generico, astratto, nonostante sia tutto focalizzato sulla prassi. In mancanza di questo tipo di referenze, però, il percorso si fa tutto in salita.<br />Non c'è modo di venirne a capo con argomenti. L'argomentare stesso è visto da molti - chierici compresi - come ostacolo al Vangelo: è come se si fosse aperto un interruttore e la corrente elettrica non fluisse più. Ogni principio generale è sentito, nella Chiesa, come ostacolo al caso particolare, nonostante il Vangelo (e dunque Gesù Cristo) si rapporti spesso all'universale: «Chiunque sposa una ripudiata...», «Chi [chiunque] avrà creduto sarà salvato», «Beati quelli [coloro, chiunque]...», «Chiunque invocherà il nome del Signore...», «Chi [chiunque] allora trasgredirà uno solo di questi precetti...», «Chi [chiunque] mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». Gli esempi sono numerosi.<br />E non a caso, Gesù è percepito e indicato spesso come Maestro, cioè come colui che insegna una dottrina. Solo nel Vangelo secondo Marco, sono diciassette le ricorrenze del verbo greco "didasko" (insegnare), riferito al Cristo. Gesù è il Didàskalos, il Rabbì, il Maestro. Il Maestro prevede una scuola, dei contenuti, dei discepoli - a prescindere dall'«avvenimento» messianico. Anzi, l'«avvenimento», la «presenza» del Cristo si realizza solo con l'apporto di contenuti e di dottrina - dottrina unica e deposito della salvezza.<br />Tutto questo sembra oggi rimosso, nonostante coloro che hanno frequentato le Scuole dell'Osservatorio si siano dimostrati entusiasti di quanto ricevuto. Spesso la reazione è unanime: dicono di avere appreso qualcosa di "inaudito". Questo per tre motivi: perché la parola di Dio e la sua dottrina è davvero "inaudita"; poi perché chi trasmette tale dottrina non parla per sé; e infine perché l'Osservatorio è stato in grado di trasmettere quello stesso entusiasmo che ha ricevuto nell'accostarsi alla Parola e al magistero.<br /><br />Nota di BastaBugie: sulla chiusura della Scuola di Dottrina Sociale ecco il link ad un nostro precedente articolo.<br /><br...]]></itunes:summary><itunes:duration>358</itunes:duration><itunes:keywords>blocca,dottrina,osservatorio,sociale,udine</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3fe378c2bce73f95ca2f8f22f85d2025.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lettere alla redazione: vergognoso stop alla Scuola di Dottrina Sociale</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lettere-alla-redazione-vergognoso-stop-alla-scuola-di-dottrina-sociale--52828925</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5592<br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: VERGOGNOSO STOP ALLA SCUOLA DI DOTTRINA SOCIALE di Giano Colli<br />Spettabile redazione di BastaBugie,<br />sono un vostro affezionato lettore e vi scrivo in merito alla sospensione e rinvio della Scuola di Dottrina sociale della Chiesa del Friuli Venezia Giulia che doveva iniziare il 23 marzo.<br />L'Osservatorio che ha organizzato l'evento ha diramato un comunicato con il quale afferma che: "Prendiamo questa decisione, nonostante il nostro Osservatorio sia una associazione di diritto civile non canonicamente né pastoralmente dipendente da alcuna diocesi (...) nonostante non condividiamo le motivazioni trasmesseci dal vescovo di Udine per indurci a sospendere la nostra iniziativa. Lo facciamo per evitare contrapposizioni, in spirito di umiltà e servizio alla Chiesa."<br />Quando si ragiona in questo modo si ha già perso in partenza!<br />I cristiani che hanno fatto la storia, come per fare un nome Sant'Atanasio, non si sarebbero comportati così: i modernisti hanno su di noi soltanto il potere che concediamo loro!<br />E come si può sperare che abbondino i buoni sacerdoti coraggiosi che fanno sentire la loro voce se anche i semplici fedeli si comportano da pecore di fronte ad un prelato, dimostrando essi stessi di essere a tal punto ricolmi di clericalismo da sacrificare ad esso un evento meritorio ed organizzato da tempo? La priorità non è più il Regno sociale di Cristo ma "evitare le contrapposizioni"?<br />Chi pecora si fa il lupo se la mangia!<br />Uno dei membri dell'Osservatorio, Silvio Brachetta, ha commentato: "Questi sono i nostri tempi. Tanta fatica calpestata. Come dice Shakespeare: chi sopporterebbe il merito paziente calpestato dal mediocre?".<br />Direi che ha proprio ragione.<br />Inoltre faccio notare che l'arcidiocesi di Udine, di cui Mazzocato è arcivescovo, è una Chiesa tra le più luteranizzate e secolarizzate d'Italia e questo certamente non da oggi ma da alcuni decenni a questa parte. In quella realtà, visto che oramai gran parte delle espressioni tradizionali sono state demonizzate, ci si "scandalizza" se un seminarista indossa una cotta con il pizzo e si fa guerra ad un diacono se, in Cattedrale per la sua ordinazione, vuole un camice preconciliare. Già da decenni non pochi suoi chierici hanno simpatie verso la teologia della liberazione e le chiese sudamericane più originali e antitradizionali. Oramai non è rimasto quasi più nulla di un tempo e quindi qualsiasi lontano ricordo che possa riportare al detestato passato viene aborrito. L'arcivescovo Mazzocato, non essendo friulano, non avrebbe questi orientamenti ma, tant'è, si adatta all'andazzo prevalente della Chiesa di cui è pastore. E con queste premesse perché meravigliarsi di quanto è accaduto?<br />Alberto<br /><br />Caro Alberto,<br />la situazione che si è venuta a creare è veramente spiacevole ed esprimiamo solidarietà all'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân di cui siamo amici e di cui condividiamo idee e soprattutto l'azione che fin qui l'ha caratterizzato per la promozione e riscoperta della Dottrina Sociale della Chiesa. Quella vera, non quella annacquata di cui si sente parlare in ambiente ecclesialmente corretto.<br />Le scuole di Dottrina Sociale promosse dall'Osservatorio hanno avuto il merito di rimettere al centro l'insegnamento dei papi e delle encicliche. Chi fosse interessato può ancora iscriversi a quella organizzata un paio di anni fa dalla Bussola Quotidiana per vedere i video di mons. Crepaldi. Ecco il link per iscriversi:<br /><a href="http://lanuovabq.it/it/catalogo-online/videocorsi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://lanuovabq.it/it/catalogo-online/videocorsi</a><br />Per completezza di informazione per i nostri lettori riporto integralmente qui di seguito il comunicato ufficiale dell'Osservatorio Van Thuan in merito alla spiacevole vicenda della cancellazione della scuola del Friuli Venezia Giulia.<br /><br />COMUNICATO UFFICIALE DELL'OSSERVATORIO VAN THUAN<br />Domani 23 marzo, alle ore 15,30, avrebbe dovuto iniziare la Scuola di Dottrina sociale della Chiesa del Friuli Venezia Giulia, organizzata dall'Osservatorio Cardinale Van Thuân insieme a sei associazioni e centri culturali operanti in Regione. Era stata fatta un'ampia promozione attraverso vari canali mediatici, erano state già raccolte le iscrizioni e preparati tutti gli strumenti tecnici e organizzativi. La Regione Friuli Venezia Giulia aveva dato il patrocinio e alla prima lezione il Presidente del Consiglio Regionale, dott. Piero Mauro Zanin, avrebbe portato il suo saluto.<br />Per l'opposizione del vescovo di Udine, Mons. Andrea Bruno Mazzocato, siamo ora costretti a sospendere l'iniziativa e a rimandarla al prossimo autunno, in un luogo diverso e secondo un calendario che verrà comunicato a suo tempo. Siamo convinti che sarà ancora più partecipata.<br />Prendiamo questa decisone, nonostante il nostro Osservatorio sia una associazione di diritto civile non canonicamente né pastoralmente dipendente da alcuna diocesi, nonostante la nostra legittima autonomia di fedeli laici battezzati ci autorizzi e ci stimoli ad agire sotto la nostra responsabilità per "ordinare a Dio le cose temporali", nonostante non condividiamo le motivazioni trasmesseci dal vescovo di Udine per indurci a sospendere la nostra iniziativa. Lo facciamo per evitare contrapposizioni, in spirito di umiltà e servizio alla Chiesa.<br />Ringraziamo tutti coloro che si sono dati da fare per l'organizzazione e la buona riuscita della Scuola. Un grazie particolarmente sentito al Presidente del Consiglio Regionale dott. Zanin che avrebbe dovuto portare il suo saluto in occasione della prima lezione sabato 23 marzo, con il quale ci scusiamo per l'inconveniente.<br />Diamo appuntamento alla riedizione della stessa Scuola nel prossimo autunno.<br />Trieste, 22 marzo 2019]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52828925</guid><pubDate>Wed, 27 Mar 2019 18:50:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52828925/lettere_alla_redazione_vergognoso_stop_alla_scuola_di_dottrina_sociale.mp3" length="7163446" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5592

LETTERE ALLA REDAZIONE: VERGOGNOSO STOP ALLA SCUOLA DI DOTTRINA SOCIALE di Giano Colli
Spettabile redazione di BastaBugie,
sono un vostro affezionato lettore e vi scrivo in merito alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5592<br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: VERGOGNOSO STOP ALLA SCUOLA DI DOTTRINA SOCIALE di Giano Colli<br />Spettabile redazione di BastaBugie,<br />sono un vostro affezionato lettore e vi scrivo in merito alla sospensione e rinvio della Scuola di Dottrina sociale della Chiesa del Friuli Venezia Giulia che doveva iniziare il 23 marzo.<br />L'Osservatorio che ha organizzato l'evento ha diramato un comunicato con il quale afferma che: "Prendiamo questa decisione, nonostante il nostro Osservatorio sia una associazione di diritto civile non canonicamente né pastoralmente dipendente da alcuna diocesi (...) nonostante non condividiamo le motivazioni trasmesseci dal vescovo di Udine per indurci a sospendere la nostra iniziativa. Lo facciamo per evitare contrapposizioni, in spirito di umiltà e servizio alla Chiesa."<br />Quando si ragiona in questo modo si ha già perso in partenza!<br />I cristiani che hanno fatto la storia, come per fare un nome Sant'Atanasio, non si sarebbero comportati così: i modernisti hanno su di noi soltanto il potere che concediamo loro!<br />E come si può sperare che abbondino i buoni sacerdoti coraggiosi che fanno sentire la loro voce se anche i semplici fedeli si comportano da pecore di fronte ad un prelato, dimostrando essi stessi di essere a tal punto ricolmi di clericalismo da sacrificare ad esso un evento meritorio ed organizzato da tempo? La priorità non è più il Regno sociale di Cristo ma "evitare le contrapposizioni"?<br />Chi pecora si fa il lupo se la mangia!<br />Uno dei membri dell'Osservatorio, Silvio Brachetta, ha commentato: "Questi sono i nostri tempi. Tanta fatica calpestata. Come dice Shakespeare: chi sopporterebbe il merito paziente calpestato dal mediocre?".<br />Direi che ha proprio ragione.<br />Inoltre faccio notare che l'arcidiocesi di Udine, di cui Mazzocato è arcivescovo, è una Chiesa tra le più luteranizzate e secolarizzate d'Italia e questo certamente non da oggi ma da alcuni decenni a questa parte. In quella realtà, visto che oramai gran parte delle espressioni tradizionali sono state demonizzate, ci si "scandalizza" se un seminarista indossa una cotta con il pizzo e si fa guerra ad un diacono se, in Cattedrale per la sua ordinazione, vuole un camice preconciliare. Già da decenni non pochi suoi chierici hanno simpatie verso la teologia della liberazione e le chiese sudamericane più originali e antitradizionali. Oramai non è rimasto quasi più nulla di un tempo e quindi qualsiasi lontano ricordo che possa riportare al detestato passato viene aborrito. L'arcivescovo Mazzocato, non essendo friulano, non avrebbe questi orientamenti ma, tant'è, si adatta all'andazzo prevalente della Chiesa di cui è pastore. E con queste premesse perché meravigliarsi di quanto è accaduto?<br />Alberto<br /><br />Caro Alberto,<br />la situazione che si è venuta a creare è veramente spiacevole ed esprimiamo solidarietà all'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân di cui siamo amici e di cui condividiamo idee e soprattutto l'azione che fin qui l'ha caratterizzato per la promozione e riscoperta della Dottrina Sociale della Chiesa. Quella vera, non quella annacquata di cui si sente parlare in ambiente ecclesialmente corretto.<br />Le scuole di Dottrina Sociale promosse dall'Osservatorio hanno avuto il merito di rimettere al centro l'insegnamento dei papi e delle encicliche. Chi fosse interessato può ancora iscriversi a quella organizzata un paio di anni fa dalla Bussola Quotidiana per vedere i video di mons. Crepaldi. Ecco il link per iscriversi:<br /><a href="http://lanuovabq.it/it/catalogo-online/videocorsi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://lanuovabq.it/it/catalogo-online/videocorsi</a><br />Per completezza di informazione per i nostri lettori riporto integralmente qui di seguito il comunicato ufficiale dell'Osservatorio Van Thuan in merito alla spiacevole vicenda della cancellazione della scuola del Friuli Venezia...]]></itunes:summary><itunes:duration>448</itunes:duration><itunes:keywords>cardinalvanthuan,dottrinasociale,mazzocato,osservatoriointernazionale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d98f46e01a5085ca8200ab2a1e87e4bb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nel nome di Dio, non mi spoglierò</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nel-nome-di-dio-non-mi-spogliero--60225167</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5445" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5445</a><br /><br />NEL NOME DI DIO, NON MI SPOGLIERO' di Benedetta Frigerio<br /><br />Pochi giorni prima che si celebrasse la giornata contro la violenza sulle donne, Jamie Schmidt, 53 anni, mamma di tre figli, residente a St. Louis (Missouri), è stata uccisa per essersi rifiutata di fornire prestazioni sessuali al suo aguzzino, entrato in un negozio costringendo con la pistola alcune clienti a "soddisfarlo". Ma perché, allora, nessuno di quel movimento che ha invaso l'Occidente e il web di luci e scarpe rosse, ha speso una parola per questa vittima?<br />Bisogna constatare che l'ondata femminista, oggi più che mai rappresentata dalla retorica del #MeToo tende a colpevolizzare il maschio in quanto maschio, mentre la natura femminile sarebbe di per sé innocente, denunciando i cosiddetti femminicidi senza mai citare le statistiche delle violenze sugli uomini che dimostrano che il problema non è il sesso di nascita ma le relazioni malate. Il suo interesse non è quindi la denuncia di una società che ha ridotto la donna e la sessualità a merce, ma più che altro la riaffermazione vecchia sessant'anni del "corpo e mio e lo gestisco io". In poche parole, di me stessa posso fare ciò che voglio, persino andare con le bestie, basta che sia io a deciderlo.<br />NEL NOME DI DIO, NON MI SPOGLIERÒ<br />Jamie invece ricorda al femminismo chi è una vera donna, tramite il sacrificio della sua vita, per amore a se stessa e persino alla sua famiglia. Inoltre, guardare alla sequenza dei fatti, fa spiccare l'eroismo di questa donna a tal punto da sconfessare in pochi attimi l'ideologia femminista: il 19 novembre, mentre comprava alcuni oggetti per finire i rosari che stava creando per i membri di un ritiro spirituale della sua parrocchia, un uomo entra nel negozio e fingendo di aver dimenticato la carta di credito in macchina torna munito di pistola. Mette in ginocchio lei e altre due clienti donne. Chiede loro di spogliarsi e di sottomettersi alle sue richieste sessuali. Dopo aver visto le prime due donne obbedire, Jamie guarda in faccia l'uomo che le tiene la pistola puntata e grida: «Nel nome di Dio, non mi spoglierò», rifiutandosi di assecondare il delinquente. Dopodiché l'assassino le spara uccidendola.<br />Si può solo immaginare quanto questa donna, dalla voce angelica (hanno testimoniato i parrocchiani) e dalla vita normalissima, che sognava, come è stato ricordato dalla famiglia, di invecchiare con il marito e di assistere al cammino di crescita dei figli, in quegli ultimi attimi avrà pensato che ribellandosi poteva perdere non solo la sua vita, ma lasciare al mondo un vedovo e tre orfani. Eppure ha deciso di non piegarsi, mentre il piagnisteo del #MeToo si giustifica per aver assecondato i produttori che chiedevano alle attrici prestazioni sessuali in cambio non della vita, ma di un posto di lavoro. Si capisce quindi la vergogna che proverebbero le varie Asie Argento, se una vicenda come questa divenisse planetaria come la loro.<br />MA C'È UN ALTRO FATTO CHE INTERROGA<br />Perché Jamie ha ritenuto che la sua purezza valesse più della sua vita e di adempiere al compito di madre e di moglie? Mentre, probabilmente, se l'uomo le avesse chiesto di aprire la cassa di una banca piena di denaro altrui avrebbe obbedito. E cosa c'entra questo omicidio con la fede, l'unico bene (insieme alla vita altrui) per cui un credente può accettare di sacrificarsi? San Paolo nella prima lettera ai Corinzi spiega loro: «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!…chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!».<br />In effetti, l'ambito sessuale ha qualcosa di sacro per ogni uomo, a maggior ragione per il cristiano. A spiegarlo è un saggio di Dietrich von Hildebrand, filosofo e teologo tedesco, ripubblicato nell'ottobre del 2017 dal National Catholic Register: «L'uomo puro percepisce il mistero del sesso. Percepisce la sua profondità, la sua serietà, la sua intimità… Comprende implicitamente la proposta sublime e il significato fondamentale della sessualità e comprende la spaventosa profanazione di ogni abuso del sesso, il veleno mortale, capace di inquinare l'anima e separarla da Dio, che il piacere sessuale genera quando trattato come il suo fine».<br />FEDELTÀ A DIO E AL MATRIMONIO<br />In sintesi la sessualità al di fuori del fine per cui Dio l'ha creata, la donazione esclusiva e aperta alla vita, lo può allontanare più che mai da Lui. Il motivo è che l'atto sessuale è l'unico in cui all'uomo viene permesso di partecipare a due delle prerogative esclusive di Dio: la comunione e la creazione. Compiendolo l'uomo si avvicina più che mai al Creatore, come non avviene in nessun altro caso, se non nel miracolo della transustanziazione a cui partecipa il sacerdote (non a caso il letto nuziale è definito l'altare degli sposi). Perciò, continua il teologo, «il sesso appartiene in un modo speciale a Dio, e quindi [l'uomo puro] può farne uso nel modo in cui Dio lo ha esplicitamente regolato». Così, «diversamente dall'innocua sfera del mangiare, del bere o dell'attività intellettuale, il dominio della sessualità appartiene in un modo unico a Dio».<br />Si capisce quindi il martirio riconosciuta dalla Chiesa di Maria Goretti, che morì piuttosto che profanare il tempio di Dio. E si comprende il sacrificio di una fedele cattolica come Jamie che imbarazza un mondo che pur dicendo di amare il sesso (mentre i cattolici ne avrebbero timore), in realtà lo svilisce ad un punto tale da compiere ormai milioni di sacrilegi ogni giorno.<br />E a dimostrare la gravità della profanazione non è solo la fede, tanto che se si fosse piegata, avrebbe subìto per tutta la vita il trauma dell'abuso oltre che sulla sua anima anche sul suo corpo, come rileva questo grosso studio sulle vittime adulte di abusi sessuali. E persino i suoi figli avrebbero pagato con «problematiche psicologiche, in conseguenza dell'abuso subito dalla madre». Mentre morendo così Jamie si è guadagnata il paradiso, lasciato in dono al marito e ai figli, non solo l'esempio di una fedeltà fino al sangue a Dio ma anche al matrimonio.<br />Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Usa: madre di tre figli assassinata per non cedere ad un bruto" si raccontano ulteriori particolari interessanti sulla vicenda e sul carnefice di Jamie Schmidt.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 12 dicembre 2018:<br />Si chiamava Jamie Schmidt, era una 53enne di St.Louis, Missouri, Stati Uniti. Sposata, era madre di tre figli. Cattolica, era una parrocchiana piena di zelo, di fede, estremamente affabile ed alquanto discreta.<br />Il 19 novembre scorso, a metà pomeriggio, si era recata in un negozio cattolico sulla Manchester Road, per acquistare tutto il necessario per costruire rosari: questa era la sua forma di apostolato. Sul posto, due impiegate, una ventenne, l'altra cinquantenne. In quel momento non c'erano altri clienti. Sinché non è entrato nel locale un uomo robusto, tarchiato, di mezza età. Ha dato un'occhiata attorno, poi ha annunciato di voler fare acquisti, ma di dover tornare in auto a prendere la carta di credito, che aveva lasciato lì. Questione di un istante, poi è rientrato: in mano, però, non aveva una carta di credito, ma una pistola.<br />Con l'arma ha costretto le tre donne, terrorizzate, a riunirsi nel retrobottega. Qui ha ordinato alle due impiegate di spogliarsi, brutalizzandole. Ma, quando è giunta la volta di Jamie, questa, nonostante la paura e l'arma puntata alla testa, ha opposto un rifiuto netto, sereno ma deciso, sicuro ed inappellabile, guardando l'aggressore dritto negli occhi. Come testimoniato dalle altre due vittime, ha detto al criminale: «Nel nome di Dio, non mi toglierò i vestiti». Poche parole, tali però da provocare la sua collera furibonda: è partito uno sparo, a distanza ravvicinata. Ha colpito Jamie alla testa, lasciandola a terra, gravemente ferita. Agonizzante, la donna ha trovato comunque la forza di pronunciare la preghiera del Padre Nostro, come attestato da una delle due superstiti.<br />Il criminale a quel punto è fuggito. Subito sono stati chiamati i soccorsi, la vittima è stata trasferita all'ospedale più vicino, ma non c'è stato nulla da fare. Qualche ora dopo Jamie ha esalato il suo ultimo respiro. Ancora col Padre Nostro, sussurrato, sulle labbra, appena percettibile.<br />Ha preferito la resistenza eroica al compromesso, la purezza alla vita, il sacrificio alla sottomissione, benché sotto costrizione. Il colpevole è stato trovato ed arrestato già due giorni dopo, il 21 novembre, grazie alla descrizione fornita dalle due impiegate del negozio. Si è trattato di Thomas Bruce, un ex-pastore cristiano: sposato, viveva in un caravan in un parco, con sua moglie, fermo ad una trentina di chilometri da St. Louis. Non conosceva le sue vittime, non vi sono stati motivi personali alla base del suo gesto. E perché abbia deciso di uccidere proprio all'interno di un negozio cattolico, è difficile a dirsi. Cosa lo abbia spinto a macchiarsi di un simile, terribile reato potrà forse spiegarlo il processo, istruito contro di lui con le accuse di omicidio, sequestro e sodomia.<br />Quel che è certo è che il gesto eroico di Jamie è stato dettato dalla fede. È morta assassinata, si è sacrificata per conservare la sua modestia, la castità e la fede]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60225167</guid><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 20:35:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60225167/nel_nome_di_dio_non_mi_spoglier.mp3" length="11724635" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5445

NEL NOME DI DIO, NON MI SPOGLIERO' di Benedetta Frigerio

Pochi giorni prima che si celebrasse la giornata contro la violenza sulle donne, Jamie Schmidt, 53 anni, mamma di tre...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5445" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5445</a><br /><br />NEL NOME DI DIO, NON MI SPOGLIERO' di Benedetta Frigerio<br /><br />Pochi giorni prima che si celebrasse la giornata contro la violenza sulle donne, Jamie Schmidt, 53 anni, mamma di tre figli, residente a St. Louis (Missouri), è stata uccisa per essersi rifiutata di fornire prestazioni sessuali al suo aguzzino, entrato in un negozio costringendo con la pistola alcune clienti a "soddisfarlo". Ma perché, allora, nessuno di quel movimento che ha invaso l'Occidente e il web di luci e scarpe rosse, ha speso una parola per questa vittima?<br />Bisogna constatare che l'ondata femminista, oggi più che mai rappresentata dalla retorica del #MeToo tende a colpevolizzare il maschio in quanto maschio, mentre la natura femminile sarebbe di per sé innocente, denunciando i cosiddetti femminicidi senza mai citare le statistiche delle violenze sugli uomini che dimostrano che il problema non è il sesso di nascita ma le relazioni malate. Il suo interesse non è quindi la denuncia di una società che ha ridotto la donna e la sessualità a merce, ma più che altro la riaffermazione vecchia sessant'anni del "corpo e mio e lo gestisco io". In poche parole, di me stessa posso fare ciò che voglio, persino andare con le bestie, basta che sia io a deciderlo.<br />NEL NOME DI DIO, NON MI SPOGLIERÒ<br />Jamie invece ricorda al femminismo chi è una vera donna, tramite il sacrificio della sua vita, per amore a se stessa e persino alla sua famiglia. Inoltre, guardare alla sequenza dei fatti, fa spiccare l'eroismo di questa donna a tal punto da sconfessare in pochi attimi l'ideologia femminista: il 19 novembre, mentre comprava alcuni oggetti per finire i rosari che stava creando per i membri di un ritiro spirituale della sua parrocchia, un uomo entra nel negozio e fingendo di aver dimenticato la carta di credito in macchina torna munito di pistola. Mette in ginocchio lei e altre due clienti donne. Chiede loro di spogliarsi e di sottomettersi alle sue richieste sessuali. Dopo aver visto le prime due donne obbedire, Jamie guarda in faccia l'uomo che le tiene la pistola puntata e grida: «Nel nome di Dio, non mi spoglierò», rifiutandosi di assecondare il delinquente. Dopodiché l'assassino le spara uccidendola.<br />Si può solo immaginare quanto questa donna, dalla voce angelica (hanno testimoniato i parrocchiani) e dalla vita normalissima, che sognava, come è stato ricordato dalla famiglia, di invecchiare con il marito e di assistere al cammino di crescita dei figli, in quegli ultimi attimi avrà pensato che ribellandosi poteva perdere non solo la sua vita, ma lasciare al mondo un vedovo e tre orfani. Eppure ha deciso di non piegarsi, mentre il piagnisteo del #MeToo si giustifica per aver assecondato i produttori che chiedevano alle attrici prestazioni sessuali in cambio non della vita, ma di un posto di lavoro. Si capisce quindi la vergogna che proverebbero le varie Asie Argento, se una vicenda come questa divenisse planetaria come la loro.<br />MA C'È UN ALTRO FATTO CHE INTERROGA<br />Perché Jamie ha ritenuto che la sua purezza valesse più della sua vita e di adempiere al compito di madre e di moglie? Mentre, probabilmente, se l'uomo le avesse chiesto di aprire la cassa di una banca piena di denaro altrui avrebbe obbedito. E cosa c'entra questo omicidio con la fede, l'unico bene (insieme alla vita altrui) per cui un credente può accettare di sacrificarsi? San Paolo nella prima lettera ai Corinzi spiega loro: «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!…chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo....]]></itunes:summary><itunes:duration>733</itunes:duration><itunes:keywords>asiaargento,jamieschmidt,martire,metoo,prestazionisessuali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/18b242989a381d72701788c82ef81fc6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>E' morto il cardinale Carlo Caffarra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/e-morto-il-cardinale-carlo-caffarra--58504361</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4840" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4840</a><br /><br />E' MORTO IL CARD. CARLO CAFFARRA di Costanza Miriano<br />Prima di conoscerlo l'ho citato tante volte, il cardinal Carlo Caffarra. Ripetevo quello che raccontava lui, di quando il Papa, Giovanni Paolo II, che lo teneva come suo più fidato consigliere sui temi della famiglia e dell'antropologia, lo interrogò e gli chiese quante volte al giorno leggesse il racconto della Genesi, il passaggio in cui si dice che Dio crea l'uomo a sua immagine, maschio e femmina. Diceva il Papa che proprio lì si nascondeva il segreto dell'uomo. Mi faceva un sacco ridere che il Papa interrogasse Caffarra, e che lui dovesse ammettere che non è che proprio lo stesse a leggere dalla mattina alla sera, quel passo. La cosa me lo faceva sentire più vicino. Poi ho avuto il privilegio di incontrarlo, e ho scoperto che, nonostante una cultura sterminata e una sapienza praticamente omnicomprensiva, vicino lo era davvero, uno di quegli uomini pieni di umanità e dotati di sofisticati strumenti radar, quelli che permettono a qualcuno di farti i raggi a vista (di solito ce li hanno alcune suore molto mistiche, alcune mamme, raramente gli uomini, e solo quelli che pregano molto). Infine qualche giorno fa ho avuto il privilegio di trascorrere un'ora con lui, e sebbene mi sia dimenticata i tre quarti delle cose che avrei voluto chiedergli sul tema maschio femmina, la domanda più importante sono riuscita a fargliela.<br />Qual è il disegno che sta dietro questa offensiva planetaria contro i principi del maschile e del femminile? Era a questo che si riferiva suor Lucia di Fatima quando gli diceva che la battaglia finale sarebbe stata sulla famiglia? E, perché si sappia subito, non abbiamo parlato di dubia (solo, sul tema il Cardinale mi ha ricordato che negli stati monarchici l'opposizione si chiama "leale opposizione a sua maestà").<br />IL RIFIUTO DI ESSERE FIGLI DEL PADRE<br />Il fatto che venga messa in discussione con tanta insistenza e pervicacia la creazione dell'uomo maschio e femmina, creatura che riceve un'identità donata, vuole sovvertire i fondamenti stessi della creazione. È un rifiuto di essere figli del Padre: è come se Satana tentasse una nuova creazione, nella quale l'uomo è sempre più simile a un animale. Siamo animali quando non abbiamo più il senso religioso, cioè non ci facciamo la domanda su Dio e sulla morte, siamo animali quando rifiutiamo la somiglianza con Dio.<br />Quando gli ho chiesto perché l'omoeresia abbia tanti appoggi anche dentro la Chiesa - lo ha detto Benedetto XVI - il caro padre mi ha invitata a non avere paura, perché Dio ama combattere con un piccolo esercito. Mi ha citato due episodi della Bibbia che, confesso, non saprei citare a mia volta, perché, tutta intenta come ero ad ascoltare, ho dimenticato di tirare fuori il quaderno degli appunti che porto sempre con me. Inoltre, ha detto, Dio le cose importanti le fa nel segreto, e nel silenzio, infatti anche al concepimento di Gesù non fu presente neppure l'angelo, che "si partì da lei".<br />LA MANCATA OPPOSIZIONE ALLE UNIONI CIVILI<br />Va bene, che parte del mondo usi la leva omosessualista per rifiutare dio mi è molto chiaro, e non mi scandalizza (anche se non deve essere permessa la propaganda sui bambini). Ma quello che mi chiedo, e qui la riflessione diventa la mia, è perché parte della Chiesa, che non dovrebbe aderire alla lobby omosessualista, si affretti a seguirne i diktat. Gli episodi sono infiniti. Il più macroscopico da noi è stata la mancata opposizione da gran parte delle gerarchie ecclesiastiche alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ma la fila è lunghissima. Amici che hanno figli in scuole cattoliche inglesi mi raccontano di presidi che fanno discorsi ai ragazzi, invitandoli a esplorare il proprio orientamento sessuale, e a non esitare a esprimere dubbi sulla corrispondenza tra il loro sesso biologico e il loro orientamento. Sempre in scuole cattoliche dai bagni scompaiono i simboli maschio e femmina, compare il cartello gender free. Spiegano i presidi "cattolici" - le virgolette sono d'obbligo - che hanno ricevuto direttive precise dalla conferenza episcopale inglese: tutti vanno accolti, nessuno va discriminato. Ribadisco la mia proposta di tassare la parola accoglienza. Accoglienza vuol dire volere il vero bene di una persona, non assecondare le sue ferite, se ci sono. Tanto meno provocarle (dire a dei dodicenni che possono decidere se essere maschio e femmina può creare un problema di confusione in un'età tanto delicata, quando è normale non essere né carne né pesce, e magari finisce che la ragazzina piena di ammirazione per la compagna più elegante e carina di tutte si convince di esserne innamorata). Accoglienza vuol dire amare nella verità, non obbedire alle bugie di mondi interiori sballati, né alle bugie del maligno.<br />ALBERTO MELLONI E IL SUO DELIRANTE ARTICOLO SU REPUBBLICA<br />Se è per questo ci sono anche teologi o storici di cui avevo sentito dire che si professassero cattolici, come Alberto Melloni, che in un delirante pezzo su Repubblica a proposito della bambina cristiana affidata a una coppia di musulmani, non solo depreca "il ghetto delle culture" (e qui ci sarebbe da aprire un altro lungo capitolo) ma parla di "orientamenti sessuali che hanno tutti bisogno di essere accolti". Punto primo: non esistono tutti gli orientamenti sessuali, per chi accoglie l'antropologia cattolica (se invece si è melloniani o appartenenti a qualche altra fede di nuova fondazione, uno la può pensare come vuole). Si può essere o maschio o femmina. Punto secondo: in questo caso l'orientamento sessuale non c'entrava niente, ma proprio niente. Perché tirarlo fuori a sproposito? Perché questa fretta, la stessa per esempio dai colleghi di Avvenire che si chiedono se lo scout che si civilunisce con un maschio è in linea con la proposta cristiana sulla famiglia, di adeguarsi a un'antropologia che non ha nessun fondamento nella Verità annunciata da Cristo e dalla sua tanto infedele sposa, la Chiesa?<br />C'È UN PROGETTO, DIETRO?<br />Questa lobby omosessualista ha esteso così tanto e così sfacciatamente la sua longa manus? O c'è semplicemente il solito complesso di inferiorità della Chiesa che per sembrare moderna, per paura di essere considerata ottusa e oscurantista arriva come sempre a saldi finiti, e pur di essere alla moda rinuncia alla Verità? Rinuncia a dire che l'omosessualità non è il vero bene della persona? Nel 1997 il cardinal Ratzinger scriveva "La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua posizione al riguardo - la pratica dell'omosessualità sta minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone - posizione che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento".<br />Il rapporto col mondo, alla fine, è il problema di fondo anche nella questione famiglia (gender, indissolubilità, e tutte le questioni connesse). Il mondo ha bisogno di Cristo per essere salvato, sennò la croce a cosa sarebbe servita? Non è certo il benessere delle persone il criterio ultimo, come sembrano suggerire tutti i cattolici che si affrettano a stare simpatici al mondo, perché loro no, non costruiscono muri. Se non fosse necessaria la croce Cristo sarebbe uno a cui effettivamente è andata un po' male. Se non ci fosse questa necessità anche per noi la morte sarebbe un'enorme contraddizione, e la fine di tutto. La sofferenza sarebbe una sfiga, e a questo punto allora meglio evitarla con tutte le forze. Allora va bene uccidere i bambini malati, logico ammazzarsi in Svizzera quando le cose si mettono male. Invece il cristianesimo è la storia di Dio che si è fatto uomo ed è venuto a offrirci la salvezza per mezzo della croce. La croce è necessaria perché l'uomo ha bisogno di redenzione. Nessuna visione pacificatrice che prescinda dalla salvezza di Cristo, dal mistero della sofferenza e della morte, dal mistero oscuro del peccato, quello originale e quello che compiamo con la nostra iniziativa, quello che è presente dentro e fuori di noi, è cristiana. I cristiani possono vantarsi solo della croce. Non sarà certo la nostra bellezza a convincere nessuno, perché noi non siamo affatto belli, solo Cristo è bello, e i santi, quelli che lo lasciano agire in loro, ne possono acchiappare qualche molecola di bellezza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58504361</guid><pubDate>Wed, 06 Sep 2017 17:20:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58504361/e_morto_il_cardinale_carlo_caffarra.mp3" length="9962937" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4840

E' MORTO IL CARD. CARLO CAFFARRA di Costanza Miriano
Prima di conoscerlo l'ho citato tante volte, il cardinal Carlo Caffarra. Ripetevo quello che raccontava lui, di quando il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4840" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4840</a><br /><br />E' MORTO IL CARD. CARLO CAFFARRA di Costanza Miriano<br />Prima di conoscerlo l'ho citato tante volte, il cardinal Carlo Caffarra. Ripetevo quello che raccontava lui, di quando il Papa, Giovanni Paolo II, che lo teneva come suo più fidato consigliere sui temi della famiglia e dell'antropologia, lo interrogò e gli chiese quante volte al giorno leggesse il racconto della Genesi, il passaggio in cui si dice che Dio crea l'uomo a sua immagine, maschio e femmina. Diceva il Papa che proprio lì si nascondeva il segreto dell'uomo. Mi faceva un sacco ridere che il Papa interrogasse Caffarra, e che lui dovesse ammettere che non è che proprio lo stesse a leggere dalla mattina alla sera, quel passo. La cosa me lo faceva sentire più vicino. Poi ho avuto il privilegio di incontrarlo, e ho scoperto che, nonostante una cultura sterminata e una sapienza praticamente omnicomprensiva, vicino lo era davvero, uno di quegli uomini pieni di umanità e dotati di sofisticati strumenti radar, quelli che permettono a qualcuno di farti i raggi a vista (di solito ce li hanno alcune suore molto mistiche, alcune mamme, raramente gli uomini, e solo quelli che pregano molto). Infine qualche giorno fa ho avuto il privilegio di trascorrere un'ora con lui, e sebbene mi sia dimenticata i tre quarti delle cose che avrei voluto chiedergli sul tema maschio femmina, la domanda più importante sono riuscita a fargliela.<br />Qual è il disegno che sta dietro questa offensiva planetaria contro i principi del maschile e del femminile? Era a questo che si riferiva suor Lucia di Fatima quando gli diceva che la battaglia finale sarebbe stata sulla famiglia? E, perché si sappia subito, non abbiamo parlato di dubia (solo, sul tema il Cardinale mi ha ricordato che negli stati monarchici l'opposizione si chiama "leale opposizione a sua maestà").<br />IL RIFIUTO DI ESSERE FIGLI DEL PADRE<br />Il fatto che venga messa in discussione con tanta insistenza e pervicacia la creazione dell'uomo maschio e femmina, creatura che riceve un'identità donata, vuole sovvertire i fondamenti stessi della creazione. È un rifiuto di essere figli del Padre: è come se Satana tentasse una nuova creazione, nella quale l'uomo è sempre più simile a un animale. Siamo animali quando non abbiamo più il senso religioso, cioè non ci facciamo la domanda su Dio e sulla morte, siamo animali quando rifiutiamo la somiglianza con Dio.<br />Quando gli ho chiesto perché l'omoeresia abbia tanti appoggi anche dentro la Chiesa - lo ha detto Benedetto XVI - il caro padre mi ha invitata a non avere paura, perché Dio ama combattere con un piccolo esercito. Mi ha citato due episodi della Bibbia che, confesso, non saprei citare a mia volta, perché, tutta intenta come ero ad ascoltare, ho dimenticato di tirare fuori il quaderno degli appunti che porto sempre con me. Inoltre, ha detto, Dio le cose importanti le fa nel segreto, e nel silenzio, infatti anche al concepimento di Gesù non fu presente neppure l'angelo, che "si partì da lei".<br />LA MANCATA OPPOSIZIONE ALLE UNIONI CIVILI<br />Va bene, che parte del mondo usi la leva omosessualista per rifiutare dio mi è molto chiaro, e non mi scandalizza (anche se non deve essere permessa la propaganda sui bambini). Ma quello che mi chiedo, e qui la riflessione diventa la mia, è perché parte della Chiesa, che non dovrebbe aderire alla lobby omosessualista, si affretti a seguirne i diktat. Gli episodi sono infiniti. Il più macroscopico da noi è stata la mancata opposizione da gran parte delle gerarchie ecclesiastiche alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ma la fila è lunghissima. Amici che hanno figli in scuole cattoliche inglesi mi raccontano di presidi che fanno discorsi ai ragazzi, invitandoli a esplorare il proprio orientamento sessuale, e a non esitare a esprimere dubbi sulla...]]></itunes:summary><itunes:duration>623</itunes:duration><itunes:keywords>caffarra,direttive,dubia,salvezza,unionicivili</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1fad02b21a840b3d8a567bae435f808b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Chi ha paura del bambin Gesù?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/chi-ha-paura-del-bambin-gesu--54360579</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490</a><br /><br />CHI HA PAURA DEL BAMBIN GESU'? di Tom Hoopes<br />L'Avvento inizia con una resa dei conti mentre Satana cerca di tentare Gesù con l'orgoglio, la vanità e il comfort. Man mano che si avvicina il Natale, affrontiamo le stesse tre tentazioni.<br />LA PRIMA TENTAZIONE DEL NATALE È L'ORGOGLIO: SENTIRSI MINACCIATI DA GESÙ<br />È la tentazione a cui Erode ha dato libero sfogo, massacrando gli innocenti in una folle campagna volta a uccidere il bambino Gesù. I nostri Governi federali, statali e locali fanno lo stesso: non bandiscono il pupazzo di neve o la renna perché non sono reali, non fanno paura. Ma il Bambin Gesù è reale - e spaventa.<br />Lo sappiamo perché spaventa anche noi. Spesso rispondiamo sentimentalizzando il Natale, per tenerlo a bada.<br />Diciamo che in questo Natale vogliamo accogliere Gesù nel nostro cuore, ma non nella parte del nostro cuore incaricata delle nostre routine mattutine, o del nostro divertimento notturno, e non lo vogliamo accogliere neanche nella parte del nostro cuore che controlla il nostro tempo online, o in quella che parla - o rimane in silenzio - sul posto di lavoro, o ancora in quella che spende il nostro denaro.<br />Accogliamo il pupazzo di neve nel nostro cuore, ma non Gesù.<br />Una famosa citazione di papa Benedetto è importante in questa sede: "Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui - paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita?", ha chiesto, e poi ha risposto. "No! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla - assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest'amicizia si spalancano le porte della vita".<br />LA SECONDA TENTAZIONE DEL NATALE È LA VANITÀ: SENTIRSI DELUSI DA GESÙ.<br />Satana è l'esempio principale di questo. Il libro dell'Apocalisse racconta come obietti - violentemente - all'incarnazione. Perché? Rifiuta di adorare una persona che può essere pienamente Dio ma è anche pienamente umano, una natura inferiore alla loro.<br />Nella nostra epoca accade lo stesso. Non tutti hanno paura di Gesù. Alcuni di noi sentono come se l'avessero trovato carente. A volte succede perché abbiamo avuto un'esperienza emotiva di Gesù che tragicamente lo fraintende.<br />L'attore shakespeareano Derek Jacobi ricorda di essere andato a un incontro di Billy Graham in Inghilterra quando era adolescente. "Alla fine sono sceso sul palco per donarmi a Gesù", ha detto, ma poi "mi sono sentito completamente truffato e imbarazzato".<br />E non è il solo. Altri hanno vissuto la stessa esperienza in un evento, ma ugualmente comune è una sua versione più "soft": quella di chi di noi si è riversato con tutto il cuore nella religione per un certo periodo e poi ha fatto marcia indietro, disilluso e dubbioso. [...]<br />LA TERZA TENTAZIONE DEL NATALE È PREFERIRE LA NOSTRA ROUTINE CONFORTEVOLE A GESÙ.<br />Gli osti ne sono un esempio - sono così presi dai loro affari che mettono da parte Gesù quando Maria e Giuseppe cercano un alloggio.<br />Mi piace pensare, però, agli esempi positivi che abbiamo a Natale. Pensate a quanto sarebbe stato facile per i personaggi principali della storia della Natività cadere in preda a questa tentazione - o anche a tutte e tre!<br />I pastori avrebbero potuto concentrarsi sui pascoli anziché andare a cercare Gesù, o avrebbero potuto sentirsi minacciati dagli angeli o delusi dal bambino in una mangiatoia.<br />Anche i Magi avrebbero potuto facilmente evitare il loro viaggio dietro la stella, o avrebbero potuto essere minacciati o delusi dal sistema di credenze ebraico rivale a cui questa li portava.<br />Tra i buoni esempi spiccano ovviamente Maria e Giuseppe. Pensate a come sarebbe potuta andare male la loro vicenda: Maria avrebbe potuto ribellarsi contro il viaggio stressante e il fallimento di Giuseppe nel trovare un alloggio, e Giuseppe avrebbe potuto rifiutare tutte le difficoltà provocate da quel figlio che non era suo.<br />Ma nessuno dei due ha fatto niente di tutto ciò. Si sono riuniti intorno al bambino Gesù e lo hanno adorato.<br />E se lottiamo contro le tentazioni dell'orgoglio, della vanità e della routine in questo Natale, possiamo unirci a loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/54360579</guid><pubDate>Wed, 14 Dec 2016 21:55:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/54360579/chi_ha_paura_del_bambin_ges.mp3" length="5229967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490

CHI HA PAURA DEL BAMBIN GESU'? di Tom Hoopes
L'Avvento inizia con una resa dei conti mentre Satana cerca di tentare Gesù con l'orgoglio, la vanità e il comfort. Man mano che si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490</a><br /><br />CHI HA PAURA DEL BAMBIN GESU'? di Tom Hoopes<br />L'Avvento inizia con una resa dei conti mentre Satana cerca di tentare Gesù con l'orgoglio, la vanità e il comfort. Man mano che si avvicina il Natale, affrontiamo le stesse tre tentazioni.<br />LA PRIMA TENTAZIONE DEL NATALE È L'ORGOGLIO: SENTIRSI MINACCIATI DA GESÙ<br />È la tentazione a cui Erode ha dato libero sfogo, massacrando gli innocenti in una folle campagna volta a uccidere il bambino Gesù. I nostri Governi federali, statali e locali fanno lo stesso: non bandiscono il pupazzo di neve o la renna perché non sono reali, non fanno paura. Ma il Bambin Gesù è reale - e spaventa.<br />Lo sappiamo perché spaventa anche noi. Spesso rispondiamo sentimentalizzando il Natale, per tenerlo a bada.<br />Diciamo che in questo Natale vogliamo accogliere Gesù nel nostro cuore, ma non nella parte del nostro cuore incaricata delle nostre routine mattutine, o del nostro divertimento notturno, e non lo vogliamo accogliere neanche nella parte del nostro cuore che controlla il nostro tempo online, o in quella che parla - o rimane in silenzio - sul posto di lavoro, o ancora in quella che spende il nostro denaro.<br />Accogliamo il pupazzo di neve nel nostro cuore, ma non Gesù.<br />Una famosa citazione di papa Benedetto è importante in questa sede: "Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui - paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita?", ha chiesto, e poi ha risposto. "No! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla - assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest'amicizia si spalancano le porte della vita".<br />LA SECONDA TENTAZIONE DEL NATALE È LA VANITÀ: SENTIRSI DELUSI DA GESÙ.<br />Satana è l'esempio principale di questo. Il libro dell'Apocalisse racconta come obietti - violentemente - all'incarnazione. Perché? Rifiuta di adorare una persona che può essere pienamente Dio ma è anche pienamente umano, una natura inferiore alla loro.<br />Nella nostra epoca accade lo stesso. Non tutti hanno paura di Gesù. Alcuni di noi sentono come se l'avessero trovato carente. A volte succede perché abbiamo avuto un'esperienza emotiva di Gesù che tragicamente lo fraintende.<br />L'attore shakespeareano Derek Jacobi ricorda di essere andato a un incontro di Billy Graham in Inghilterra quando era adolescente. "Alla fine sono sceso sul palco per donarmi a Gesù", ha detto, ma poi "mi sono sentito completamente truffato e imbarazzato".<br />E non è il solo. Altri hanno vissuto la stessa esperienza in un evento, ma ugualmente comune è una sua versione più "soft": quella di chi di noi si è riversato con tutto il cuore nella religione per un certo periodo e poi ha fatto marcia indietro, disilluso e dubbioso. [...]<br />LA TERZA TENTAZIONE DEL NATALE È PREFERIRE LA NOSTRA ROUTINE CONFORTEVOLE A GESÙ.<br />Gli osti ne sono un esempio - sono così presi dai loro affari che mettono da parte Gesù quando Maria e Giuseppe cercano un alloggio.<br />Mi piace pensare, però, agli esempi positivi che abbiamo a Natale. Pensate a quanto sarebbe stato facile per i personaggi principali della storia della Natività cadere in preda a questa tentazione - o anche a tutte e tre!<br />I pastori avrebbero potuto concentrarsi sui pascoli anziché andare a cercare Gesù, o avrebbero potuto sentirsi minacciati dagli angeli o delusi dal bambino in una mangiatoia.<br />Anche i Magi avrebbero potuto facilmente evitare il loro viaggio dietro la stella, o avrebbero potuto essere minacciati o delusi dal sistema di credenze ebraico rivale a cui questa li portava.<br />Tra i buoni esempi spiccano ovviamente Maria e Giuseppe. 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Fra il 731 e il 741, un papa (Gregorio III) decise che ogni 1 novembre si festeggiasse l'anniversario della dedicazione della cappella di San Pietro alle reliquie "dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo". Era nata la festa di Ognissanti, che un secolo dopo divenne festa ufficiale in tutti i territori dell'impero carolingio. Alle soglie del secondo millennio, precisamente nel 998, S. Odilo, abate del potente monastero di Cluny, decise che ogni 2 novembre i fedeli che abitavano nei dintorni del monastero pregassero per i fedeli defunti. Era nata la festa dei morti, che si diffuse rapidamente in tutta Europa.<br />DUE NUOVE FESTE<br />E così due nuove feste si aggiungevano a quelle del calendario liturgico, che nel Medioevo erano molto più numerose di quelle che, a stento, sopravvivono oggi. Infatti, i cristiani amavano fare festa, perché la fede li rendeva ottimisti. Inoltre, non distinguevano fra feste "sacre" e feste "profane": tutte le feste erano infatti allo stesso tempo "sacre" e "profane" in senso buono, in quanto nei giorni di festa non ci si limitava ad andare a messa e fare gesti devozionali ma letteralmente si "faceva festa", ossia si mangiava in compagnia, si ballava, si scherzava e si rideva. Tutt'oggi a Natale e Pasqua non ci limitiamo ad andare a messa. Il fatto che ancora oggi si usi preparare dolci speciali per il giorno dei morti (ad esempio le "ossa dei morti") indica chiaramente che in passato si "faceva festa" anche il 2 novembre.<br />Si sa che in Francia, a partire dal XIV secolo, si usava inscenare la "danza macabra" ogni 2 novembre: figuranti mascherati da contadini, cavalieri, re, mendicanti, preti, artigiani, dame eccetera (i principali tipi umani della società di quei tempi) venivano condotti alla tomba da un figurante mascherato da morte oppure da diavolo. (Fra parentesi, troviamo una messinscena della danza macabra, che ricorda da vicino quelle tardo-medievali, nella parte finale di un famosissimo film: Il settimo sigillo di Ingmar Bergman). Nella maggior parte degli affreschi e delle miniature sul tema della "danza macabra", molto caro agli artisti del cosiddetto "autunno del Medioevo" (secoli XIV e XV), non mancano, appunto, i particolari macabri: non solo teschi e scheletri ma anche corpi feriti, cadaveri infestati dai vermi, eccetera. D'altra parte, teschi, scheletri e ogni genere di riferimenti alla morte e alle realtà preternaturali abbondano nell'arte di tutto il Medioevo e anche nell'arte barocca. Sulle pareti di certe chiese di epoca barocca troviamo perfino pile di teschi e ossa umane (si veda ad esempio San Bernardino alle ossa a Milano). Nei capitelli e nei bassorilievi delle cattedrali medievali proliferavano diavoli, anime supplizianti e bestie mostruose (simboli, queste ultime, dei vizi capitali). Lungo i canali di scolo che circondano i muri esterni delle cattedrali proliferavano invece i misteriosi gargoyles: creature fantastiche, ibride, polimorfe, spaventose, uscite direttamente fuori dalle profondità dell'inconscio popolare. Esagerando un poco, si potrebbero trovare dunque delle somiglianze fra molta arte cristiana, medievale e barocca, e il moderno cinema horror. D'altra parte, l'Inferno di Dante contiene dettagli che potremmo addirittura definire "splatter": dannati ustionati, squarciati, congelati... Non mancano neppure riferimenti al cannibalismo: il "fiero pasto" del conte Ugolino è degno di Non aprite quella porta.<br />UNA FUNZIONE SOMMAMENTE EDUCATIVA<br />A questo punto, una domanda sorge spontanea: ma tutte queste immagini macabre non saranno forse diseducative, non accarezzeranno forse i bassi istinti sadici del pubblico, non desacralizzeranno e non banalizzeranno il tema della morte? La risposta è no. Queste immagini hanno una funzione sommamente educativa: ricordano a grandi e piccini che prima o poi tutti, sia mendicanti che imperatori, dovranno fare i conti con la morte ("memento mori"), insegnano a temere le insidie del tentatore e ammoniscono che, a causa del "principe di questo mondo", il mondo è un posto pericoloso, pieno di "mostri" in forma umana pronti a farti del male. Bisogna sottolineare che i cristiani possono guardare con serenità alla morte e al male perché sono certi che Cristo ha vinto entrambi. E così si capisce perché l'arte cristiana contiene molti riferimenti al male e alla morte, mentre l'arte classica ne contiene ben pochi. Privi del dono della speranza, i pagani antichi si inebriavano con immagini marmoree di corpi splendenti di bellezza e giovinezza proprio per non pensare al triste destino dei corpi.<br />Ogni festa terrena era per i cristiani immagine della grande festa del paradiso. E poiché di feste non ce ne erano mai troppe, i cristiani festeggiavano regolarmente anche le vigilie delle feste. Di tutte le feste di vigilia, oggi da noi ne sopravvivono solo due: la vigilia di Natale (24 dicembre) e la vigilia del mercoledì delle ceneri (martedì grasso). Gli storici hanno ragione di credere che in Europa nel Medioevo si facesse regolarmente festa anche nella notte del 31 ottobre. Lo prova il fatto che in alcune parti d'Italia e d'Europa sopravvivono ancora oggi feste della vigilia d'Ognissanti che somigliano in maniera singolare alla festa americana di Halloween, ma che hanno origini molto più antiche. E' noto in Irlanda, già in epoca carolingia, durante la vigilia d'Ognissanti i contadini esponessero fuori dalle case rape intagliate e illuminate dall'interno e sfilassero per le strade sbattendo rumorosamente pentole e padelle. Se le rape illuminate servivano ad onorare le anime bloccate nel Purgatorio, invece le pentole e le padelle servivano a "tenere alla larga" le anime dannate.<br />LA CULTURA DELLA CIVILTÀ CRISTIANA-EUROPEA<br />Riepilogando, la festa di Ognissanti nacque a Roma, la festa dei morti nacque in Francia ed entrambe si diffusero in tutta Europa. D'altra parte, nel Medioevo persone, merci, opere d'arte e idee circolavano da una parte all'altra d'Europa lungo le rotte dei commerci e dei pellegrinaggi. La cultura di una zona (paese, regione o città) influenzava e si faceva influenzare dalle culture delle altre zone, senza mai perdere la sua identità. Ad esempio, le cattedrali romaniche e gotiche sparse per l'Europa si somigliano fra loro, in quanto si basano su elementi comuni, ma poi ognuna è fortemente impregnata degli umori del luogo. Per citarne solo due a caso, la cattedrale di Chartres e la cattedrale di Monreale sono allo stesso tempo molto simili fra loro (entrambe contengono archi a sesto acuto eccetera) e profondamente diverse fra loro. Insomma, i cristiani dell'era più cristiana non avevano fissazioni nazionaliste: non si preoccupavano di conservare intatte e immutabili, proteggendole dagli influssi stranieri, delle presunte "tradizioni" locali basate su presunte radici etniche. La cultura della civiltà cristiana-europea, che è senza dubbio la civiltà più grande del mondo, è la sintesi originalissima, favorita dalla fede, di tante culture diverse. Da una costola della civiltà europea è nata la civiltà americana, la cui cultura appare come una straordinaria sintesi di molteplici culture europee. Anche gli immigrati italiani, nel loro piccolo, hanno dato qualche contributo alla cultura americana, di cui la festa di Halloween è una delle espressioni più famose.<br />Si è detto che con ogni probabilità nel Medioevo in Europa, non solo in Irlanda, si celebrava la festa della vigilia d'Ognissanti. Dopo la fine del Medioevo, questa festa cominciava ad estinguersi in Europa mentre rinasceva nel Nuovo Mondo. Nel dettaglio, la festa americana di Halloween (che letteralmente significa "festa della vigilia di Ognissanti") fu elaborata nel secolo XVIII dagli immigrati cattolici irlandesi e dagli immigrati cattolici francesi: i primi ci misero le rape illuminate (presto sostituite con le ben più capienti zucche americane) mentre i secondi ci misero le sfilate in costume sul tema della "danza macabra". Poco tempo dopo, gli immigrati cattolici inglesi ci misero la domanda: "Dolcetto o scherzetto?" Le origini della richiesta scherzosa di dolci in cambio di benevolenza devono essere cercate nella tradizione del Guy Fawkes Day, che tuttora si festeggia in Gran Bretagna ogni 5 novembre, e nell'usanza medievale inglese, ancora viva ai tempi di Shakespeare, di dare ai poveri cibo in cambio di preghiere per i cari defunti proprio nei giorni dei santi e dei morti.<br />UNA FESTA CATTOLICA INVENTATA DA CATTOLICI IN UNA TERRA DI PURITANI (NON CATTOLICI)<br />Dunque, la festa di Halloween è una festa cattolica inventata da cattolici in una terra non cattolica. Le colonie del nord America erano in mano ai puritani, i quali, come i luterani e i calvinisti, detestavano la Chiesa di Roma e tutte le sue tradizioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57548237</guid><pubDate>Wed, 26 Oct 2016 21:09:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57548237/halloween_festa_cattolica_inventata_da_cattolici.mp3" length="25315412" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Vescovo di Macerata difende le radici cristiane di Halloween, la vigilia di Ognissanti ➜ https://www.youtube.com/watch?v=pCA-I5vCJgk

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4428

HALLOWEEN, FESTA CATTOLICA INVENTATA...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Vescovo di Macerata difende le radici cristiane di Halloween, la vigilia di Ognissanti ➜ https://www.youtube.com/watch?v=pCA-I5vCJgk<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4428" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4428</a><br /><br />HALLOWEEN, FESTA CATTOLICA INVENTATA DA CATTOLICI di Giovanna Jacob<br />Questa storia inizia a Roma nell'ottavo secolo dopo Cristo. Fra il 731 e il 741, un papa (Gregorio III) decise che ogni 1 novembre si festeggiasse l'anniversario della dedicazione della cappella di San Pietro alle reliquie "dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo". Era nata la festa di Ognissanti, che un secolo dopo divenne festa ufficiale in tutti i territori dell'impero carolingio. Alle soglie del secondo millennio, precisamente nel 998, S. Odilo, abate del potente monastero di Cluny, decise che ogni 2 novembre i fedeli che abitavano nei dintorni del monastero pregassero per i fedeli defunti. Era nata la festa dei morti, che si diffuse rapidamente in tutta Europa.<br />DUE NUOVE FESTE<br />E così due nuove feste si aggiungevano a quelle del calendario liturgico, che nel Medioevo erano molto più numerose di quelle che, a stento, sopravvivono oggi. Infatti, i cristiani amavano fare festa, perché la fede li rendeva ottimisti. Inoltre, non distinguevano fra feste "sacre" e feste "profane": tutte le feste erano infatti allo stesso tempo "sacre" e "profane" in senso buono, in quanto nei giorni di festa non ci si limitava ad andare a messa e fare gesti devozionali ma letteralmente si "faceva festa", ossia si mangiava in compagnia, si ballava, si scherzava e si rideva. Tutt'oggi a Natale e Pasqua non ci limitiamo ad andare a messa. Il fatto che ancora oggi si usi preparare dolci speciali per il giorno dei morti (ad esempio le "ossa dei morti") indica chiaramente che in passato si "faceva festa" anche il 2 novembre.<br />Si sa che in Francia, a partire dal XIV secolo, si usava inscenare la "danza macabra" ogni 2 novembre: figuranti mascherati da contadini, cavalieri, re, mendicanti, preti, artigiani, dame eccetera (i principali tipi umani della società di quei tempi) venivano condotti alla tomba da un figurante mascherato da morte oppure da diavolo. (Fra parentesi, troviamo una messinscena della danza macabra, che ricorda da vicino quelle tardo-medievali, nella parte finale di un famosissimo film: Il settimo sigillo di Ingmar Bergman). Nella maggior parte degli affreschi e delle miniature sul tema della "danza macabra", molto caro agli artisti del cosiddetto "autunno del Medioevo" (secoli XIV e XV), non mancano, appunto, i particolari macabri: non solo teschi e scheletri ma anche corpi feriti, cadaveri infestati dai vermi, eccetera. D'altra parte, teschi, scheletri e ogni genere di riferimenti alla morte e alle realtà preternaturali abbondano nell'arte di tutto il Medioevo e anche nell'arte barocca. Sulle pareti di certe chiese di epoca barocca troviamo perfino pile di teschi e ossa umane (si veda ad esempio San Bernardino alle ossa a Milano). Nei capitelli e nei bassorilievi delle cattedrali medievali proliferavano diavoli, anime supplizianti e bestie mostruose (simboli, queste ultime, dei vizi capitali). Lungo i canali di scolo che circondano i muri esterni delle cattedrali proliferavano invece i misteriosi gargoyles: creature fantastiche, ibride, polimorfe, spaventose, uscite direttamente fuori dalle profondità dell'inconscio popolare. Esagerando un poco, si potrebbero trovare dunque delle somiglianze fra molta arte cristiana, medievale e barocca, e il moderno cinema horror. D'altra parte, l'Inferno di Dante contiene dettagli che potremmo addirittura definire "splatter": dannati ustionati, squarciati, congelati... Non mancano neppure riferimenti al cannibalismo: il "fiero pasto" del conte Ugolino è degno di Non aprite quella...]]></itunes:summary><itunes:duration>1583</itunes:duration><itunes:keywords>dolcettooscherzetto,halloween,neopagani,streghe,tuttiisanti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/446b61e2c150059395d8c048d20ffb14.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il ruolo delle diaconesse nella Chiesa primitiva</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-ruolo-delle-diaconesse-nella-chiesa-primitiva--71864577</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4223" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4223</a><br /><br />IL RUOLO DELLE DIACONESSE NELLA CHIESA PRIMITIVA<br />di Matteo Carletti<br /> <br />A leggere i principali quotidiani di oggi sembra proprio che il Papa abbia aperto alla possibilità delle donne-preti. In realtà, Papa Bergoglio, nell'udienza tenuta ieri in Vaticano con le superiore religiose ha semplicemente posto la possibilità di riaprire lo studio sul diaconato femminile.<br />Non può certamente sfuggire che il diaconato sia, per gli uomini, il passo immediatamente precedente il sacerdozio e che esso rappresenti il primo grado dell'Ordine Sacro.<br />LA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE (2003)<br />La proposta del Santo Padre si basa sulla fondata conoscenza della presenza di diaconesse nella Chiesa primitiva. Nel 2003 la Commissione Teologica Internazionale, dopo anni di studi sul caso, emanò un documento in cui si lasciavano aperte alcune esegesi circa il diaconato delle donne, ma si affermava anche molto chiaramente che tale ruolo era differente sia dall'attuale che da quello propriamente maschile. Nel documento si ricorda che le diaconesse erano delle laiche incaricate in modo permanente all'istruzione delle catecumene, alle opere di carità, e a aiutare le donne adulte a svestirsi e rivestirsi in occasione del loro battesimo.<br />Nelle Costituzioni Apostoliche, apparse intorno il 380 in Siria, le loro funzioni erano così riassunte: «La diaconessa non benedice e non compie nulla di ciò che fanno i presbiteri e i diaconi, ma vigila le porte e assiste i presbiteri in occasione del battesimo delle donne, per ragioni di decenza». Tra le altre fonti antiche troviamo quella Epifanio di Salamina che nel Panarion (verso il 375) così si esprime: «Esiste nella Chiesa l'ordine delle diaconesse, ma non serve per esercitare le funzioni sacerdotali, né per affidargli qualche compito, ma per la decenza del sesso femminile, al momento del battesimo».<br />Il documento della Commissione Teologica ricorda che lo stile di vita delle diaconesse si avvicinerà a quello delle claustrali già alla fine del IV secolo. È detta allora diaconessa la responsabile di una comunità monastica di donne, come attesta, tra gli altri, Gregorio di Nissa. "Ordinate badesse dei monasteri femminili, le diaconesse portano il maforion, o velo di perfezione. Sino al VI secolo, assistono ancora le donne nella piscina battesimale e per l'unzione. Benché non servano all'altare, possono distribuire la comunione alle ammalate. [...] Le diaconesse sono semplicemente vergini consacrate che hanno emesso il voto di castità. Risiedono sia nei monasteri, sia in casa propria. La condizione di ammissione è la verginità o la vedovanza, e la loro attività consiste nell' assistenza caritativa e sanitaria alle donne".<br />GIOVANNI PAOLO II: QUESTIONE CHIUSA<br />Anche l'imposizione delle mani da parte dei vescovi aveva per esse la funzione di benedizione, ma non di ordinazione, vietandole qualsiasi accesso all'altare e al ministero liturgico. in Occidente non si trovano tracce di diaconesse nei primi cinque secoli, mentre alcuni Concili del IV e V secolo respingono ogni ministerium feminae e vietano ogni ordinazione di diaconesse. Il documento ci informa, in sintesi, che un ministero delle diaconesse è realmente esistito anche se in modo diseguale nelle diverse parti della Chiesa. Ciò che invece è comune è «che tale ministero non era inteso come il semplice equivalente femminile del diaconato maschile». Sulla questione dell'eventuale ordinazione femminile si era espresso recentemente in modo contrario Paolo VI e la questione è stata chiusa definitivamente da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994). Quindi uno studio sul ruolo della donna nella Chiesa primitiva potrà certamente mettere in luce alcuni aspetti rimasti a tutt'oggi in ombra, ma non aprirà in alcun modo la strada al sacerdozio femminile. E questo Papa Francesco lo sa bene, a differenza della maggior parte dei giornalisti che insistono nello scrivere su questioni di cui hanno poca (o per nulla) conoscenza.<br />Nota di BastaBugie: Enrico Cattaneo nell'articolo sottostante dal titolo "Le donne? Troppo importanti per fare il sacerdote" parla del fatto che il dibattito sulle donne diacono o sacerdote e il divieto della Chiesa cattolica a tale ordinazione non è di oggi. Già nella Chiesa primitiva, alle donne erano preclusi la guida delle comunità locali e il sacerdozio e ciò non sotto la pressione della cultura del tempo: tale divieto era invece una scelta consapevole. Che va cercata nello stesso Vangelo e nella natura e nella tradizione delle comunità cristiane.<br />Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 20-07-2014:<br />Non vi è dubbio che fin dalle origini le donne hanno avuto un ruolo importante nella diffusione del Vangelo. Alcuni esegeti, tuttavia, si spingono oltre, e sostengono che al tempo della prima evangelizzazione le donne hanno partecipato non solo alla missione, ma anche alla direzione delle Chiese domestiche. Questo primo periodo sarebbe stato per loro come una specie di "primavera", che però non sarebbe durato a lungo, perché prontamente riassorbita dal modello patriarcale di origine giudaica.<br />Indizio di tale regressione sarebbe il passo di 1 Cor 14, 33b-35, dove si ordina che le donne tacciano nelle assemblee. Alcuni studiosi lo ritengono un'interpolazione, la cui portata restrittiva sarebbe rafforzata da 1 Tm 2, 11-12, che vieta alle donne di insegnare. Saremmo qui lontani da Gal 3, 28, con la sua affermazione che in Cristo, con il Battesimo, «non c'è più né maschio né femmina». Sarebbe questo il manifesto della mentalità egualitaria delle origini cristiane. Tale tendenza a escludere le donne dai posti direttivi si sarebbe poi rafforzata dal II secolo, con quella che è stata chiamata «la durissima e insofferente reazione cattolica». Di conseguenza, alcuni studiosi guardano con sempre maggiore simpatia ai gruppi gnostici ed eterodossi, nei quali si sarebbe meglio conservata «la prassi libera e liberante di Gesù».<br />Certamente la Chiesa antica ha riconosciuto alle donne il dono dei carismi, in particolare quello profetico, e ha pure attribuito alle donne una qualche forma di ministero, come quello delle diaconesse, ma ha sempre escluso le donne dal ministero ordinato (episcopato, presbiterato, diaconato). Questo rifiuto appare motivato da un forte senso di fedeltà alla tradizione ricevuta da Cristo e dagli apostoli. Non fu però una presa di posizione irriflessa, sotto la pressione dalla cultura del tempo, ma una scelta consapevole. Infatti, il problema dell'accesso delle donne al ministero sacerdotale non è solo di oggi, ma era già presente nel loro tempo.<br />I Canoni Ecclesiastici degli Apostoli - opera fittizia del III secolo -, immaginano una discussione tra gli stessi apostoli proprio sul ministero delle donne: la risposta che danno è negativa per quanto riguarda il ministero liturgico (l'offerta eucaristica), mentre è positiva rispetto al servizio di assistenza. La Tradizione Apostolica - opera anch'essa del III secolo -, riconosce che c'è l'ordine delle vedove, ma nega che ci sia una "ordinazione" per le vedove, dato che esse non hanno un ufficio sacerdotale e liturgico direttamente correlato all'eucaristia, il che equivale a una esplicita esclusione delle donne dal ministero ordinato.<br />Spesso si invoca il fattore culturale: nel mondo antico, si dice, le donne erano relegate nella sfera privata, all'interno della famiglia, e la Chiesa non ha fatto altro che adeguarsi a tale mentalità. Sarebbe stato impensabile che ci fosse stata una donna a capo di una comunità a presiedere l'Eucaristia, perché ciò sarebbe stato in contrasto con la cultura del tempo, segnata dalla dominazione maschile e patriarcale. C'è qualcosa di vero in queste affermazioni: l'inferiorità della donna rispetto all'uomo nella sfera pubblica era così radicata da essere considerata un dato naturale e non culturale. Tuttavia, ci sono altri aspetti che vanno presi in considerazione e che mostrano la complessità della questione.<br />In primo luogo, quando si è in presenza di un divieto, come quello che impone alle donne di tacere nelle assemblee (1 Cor 14,33-35), o il divieto di insegnamento (1 Tm 2,11-12), va rilevato che tali divieti sono significativi solo se vanno contro una tendenza opposta. Il che significa che già al tempo di Paolo c'erano esponenti del sesso femminile che aspiravano ad avere libertà di parola nelle pubbliche assemblee. Tertulliano, più di un secolo dopo, dice che alcune donne rivendicavano il diritto di battezzare e insegnare adducendo l'esempio di Tecla, l'eroina del romanzo religioso che andava sotto il nome di Atti di Paolo.<br />Presumibilmente, anche allora, da alcune donne, le restrizioni imposte dalla Chiesa nei loro confronti erano percepite come un ostacolo o come una discriminazione da superare. La prova ne è che al di fuori della Chiesa cattolica, come ad esempio nelle sette montaniste, gnostiche e marcionite, le donne occupavano subito senza problemi lo spazio che questi gruppi, liberi dai vincoli della tradizione, offrivano loro. Così non è raro trovare in questi gruppi donne in posizioni di responsabilità e di leadership, compresa la presidenza nel culto liturgico.<br />Lo gnostico Marco, come riporta Ireneo di Lione alla fine del II secolo, incitava le donne a profetizzare e le chiamava accanto a sé perché consacrassero anch'esse il calice del vino, in una parvenza di Eucaristia. Ed erano in molte a seguirlo. Nelle comunità gnostiche, a dispetto del dogma paolino, le donne potevano non solo profetare, ma anche insegnare e celebrare riti sacramentali in qualità di sacerdotesse. In sostanza, il ministero femminile era una bandiera]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71864577</guid><pubDate>Wed, 18 May 2016 21:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71864577/il_ruolo_delle_diaconesse_nella_chiesa_primitiva.mp3" length="13799802" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4223

IL RUOLO DELLE DIACONESSE NELLA CHIESA PRIMITIVA
di Matteo Carletti
 
A leggere i principali quotidiani di oggi sembra proprio che il Papa abbia aperto alla possibilità delle donne-preti. In...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4223" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4223</a><br /><br />IL RUOLO DELLE DIACONESSE NELLA CHIESA PRIMITIVA<br />di Matteo Carletti<br /> <br />A leggere i principali quotidiani di oggi sembra proprio che il Papa abbia aperto alla possibilità delle donne-preti. In realtà, Papa Bergoglio, nell'udienza tenuta ieri in Vaticano con le superiore religiose ha semplicemente posto la possibilità di riaprire lo studio sul diaconato femminile.<br />Non può certamente sfuggire che il diaconato sia, per gli uomini, il passo immediatamente precedente il sacerdozio e che esso rappresenti il primo grado dell'Ordine Sacro.<br />LA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE (2003)<br />La proposta del Santo Padre si basa sulla fondata conoscenza della presenza di diaconesse nella Chiesa primitiva. Nel 2003 la Commissione Teologica Internazionale, dopo anni di studi sul caso, emanò un documento in cui si lasciavano aperte alcune esegesi circa il diaconato delle donne, ma si affermava anche molto chiaramente che tale ruolo era differente sia dall'attuale che da quello propriamente maschile. Nel documento si ricorda che le diaconesse erano delle laiche incaricate in modo permanente all'istruzione delle catecumene, alle opere di carità, e a aiutare le donne adulte a svestirsi e rivestirsi in occasione del loro battesimo.<br />Nelle Costituzioni Apostoliche, apparse intorno il 380 in Siria, le loro funzioni erano così riassunte: «La diaconessa non benedice e non compie nulla di ciò che fanno i presbiteri e i diaconi, ma vigila le porte e assiste i presbiteri in occasione del battesimo delle donne, per ragioni di decenza». Tra le altre fonti antiche troviamo quella Epifanio di Salamina che nel Panarion (verso il 375) così si esprime: «Esiste nella Chiesa l'ordine delle diaconesse, ma non serve per esercitare le funzioni sacerdotali, né per affidargli qualche compito, ma per la decenza del sesso femminile, al momento del battesimo».<br />Il documento della Commissione Teologica ricorda che lo stile di vita delle diaconesse si avvicinerà a quello delle claustrali già alla fine del IV secolo. È detta allora diaconessa la responsabile di una comunità monastica di donne, come attesta, tra gli altri, Gregorio di Nissa. "Ordinate badesse dei monasteri femminili, le diaconesse portano il maforion, o velo di perfezione. Sino al VI secolo, assistono ancora le donne nella piscina battesimale e per l'unzione. Benché non servano all'altare, possono distribuire la comunione alle ammalate. [...] Le diaconesse sono semplicemente vergini consacrate che hanno emesso il voto di castità. Risiedono sia nei monasteri, sia in casa propria. La condizione di ammissione è la verginità o la vedovanza, e la loro attività consiste nell' assistenza caritativa e sanitaria alle donne".<br />GIOVANNI PAOLO II: QUESTIONE CHIUSA<br />Anche l'imposizione delle mani da parte dei vescovi aveva per esse la funzione di benedizione, ma non di ordinazione, vietandole qualsiasi accesso all'altare e al ministero liturgico. in Occidente non si trovano tracce di diaconesse nei primi cinque secoli, mentre alcuni Concili del IV e V secolo respingono ogni ministerium feminae e vietano ogni ordinazione di diaconesse. Il documento ci informa, in sintesi, che un ministero delle diaconesse è realmente esistito anche se in modo diseguale nelle diverse parti della Chiesa. Ciò che invece è comune è «che tale ministero non era inteso come il semplice equivalente femminile del diaconato maschile». Sulla questione dell'eventuale ordinazione femminile si era espresso recentemente in modo contrario Paolo VI e la questione è stata chiusa definitivamente da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994). 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Il Cristianesimo è l'unica religione che afferma che nella singolarità vi è la spiegazione di tutto.<br />San Bonaventura insegnava a Parigi; era molto famoso: le sue lezioni erano seguitissime e molto apprezzate. Un giorno si recò a fargli visita un suo collega, san Tommaso d'Aquino. Questi lo pregò di mostrargli i libri di cui si serviva per i suoi studi. San Bonaventura lo introdusse nella sua celletta e gli mostrò dei libri ordinatissimi che stavano sul suo tavolino. San Tommaso non si accontentò e domandò di vedere altri libri, dai quali sicuramente attingeva la sapienza per i suoi insegnamenti. Il Santo francescano gli mostrò allora un piccolo oratorio nel quale vi era solo l'immagine del Crocifisso: tutto annerito per i tanti baci che gli dava. "Ecco, padre, il mio miglior libro - disse san Bonaventura indicando il Crocifisso - da qui attingo tutto quello che insegno e scrivo; gettandomi ai piedi di questo Crocifisso, domandando a Lui la luce dei miei dubbi, faccio nelle scienze maggior progresso che leggendo qualsiasi libro". Poi san Bonaventura concluse: "Vi sono uomini che studiano molto nei libri e concludono poco; mentre i santi diventano grandi sapienti soprattutto perché studiano il Crocifisso".<br />Si racconta anche di una giovane aristocratica che chiese di entrare in una comunità religiosa. Per provarne la vocazione, la Superiora le fece un quadro assai duro ed esigente della vita in quella comunità. Le fece vedere il monastero insistendo particolarmente sui luoghi più austeri. La giovane sembrava scoraggiarsi, poi, improvvisamente, domandò alla Superiora: "Troverò un Crocifisso in quella cella in cui dovrò stare molto ristretta e in cui dovrò dormire sopra un pagliericcio? Troverò un Crocifisso in quel refettorio, in cui il cibo sarà molto grossolano? Lo troverò in quel Capitolo, in cui dovrò ricevere tante correzioni?". La Superiora rispose: "Oh! sì, figlia, il Crocifisso è dappertutto". "Ebbene, madre - rispose decisa la giovane - io penso che niente mi sarà difficile quando avrò con me un Crocifisso in tutti quei luoghi in cui dovrò sacrificarmi".<br />NELLA TEOLOGIA CRISTIANA LA SOFFERENZA DI CRISTO HA UN RUOLO CENTRALE<br />Certamente la Passione e la Morte di Gesù non sono la conclusione; la conclusione è la Resurrezione, ma indubbiamente costituiscono il momento apicale del Cristianesimo, il momento più rappresentativo in quanto è la massima espressione dell'amore di Dio verso l'uomo. Non a caso il segno distintivo dei cristiani è, appunto, il segno della Croce.<br />Tutto questo ci permette di fare delle considerazione su un'unicità del Cristianesimo. Nella teologia salvifica cristiana si afferma che la sofferenza di Cristo ha redento l'universo intero. Tutto è ricapitolato in Cristo.<br />Quando ci poniamo dinanzi a un oggetto, per osservarlo nella sua interezza, dobbiamo indirizzare lo sguardo verso il centro e poi, eventualmente, ruotare lo sguardo per completarne la visione. È una legge dell'ottica. Ugualmente quando si vuole sintetizzare un discorso o un fatto bisogna enuclearne l'essenza. Ebbene, il Cristianesimo afferma che il centro non solo di una vita, non solo della storia di alcuni uomini, non solo di quella di una nazione o di un continente, ma dell'universo intero è nella singola, e circoscritta temporalmente («sotto Ponzio Pilato» recitiamo nel Credo), sofferenza di Gesù.<br />Se nel centro s'include la visione di tutto l'oggetto, se nella sintesi si riassume un fatto, allora possiamo dire che nella sofferenza di Cristo vi è l'universo intero. Ma - è noto - tutto ciò che Gesù ha singolarmente fatto ha avuto un valore infinito, perché vissuto e voluto da un soggetto divino. Dunque possiamo dire che già in una sola sofferenza di Cristo vi è l'universo intero. Già in una sola sua piaga.<br />Dunque, il Cristianesimo ha la pretesa di dirci che nella singolarità c'è la spiegazione per il tutto. Una simile, affascinante, pretesa è presente anche nelle altre religioni? Assolutamente no. Non è presente nell'Islam e nell'Ebraismo, perché in queste religioni non vi è l'idea di redenzione e quindi di necessaria "riconduzione" dell'esistente a Dio. È vero che tanto l'Ebraismo quanto l'Islam enfatizzano le scelte individuali (i singoli profeti, Maometto, ecc...), ma non affermano l'assoluta necessità di questi uomini.<br />TORNIAMO ALLE PIAGHE DI GESÙ<br />Una famosa preghiera per il ringraziamento eucaristico (tanto amata da sant'Ignazio di Loyola) dice: "...dentro le tue piaghe nascondimi". Ovvero l'uomo può trovare la sua dimora nelle piaghe di Gesù. Una simile verità - lo ripetiamo - è indiscutibilmente unica nel panorama delle varie dottrine religiose.<br />Ma attenzione, c'è da dire qualcos'altro. Affermare che la salvezza dell'universo intero è già in una sola piaga di Gesù, vuol dire affermare qualcosa che è umanamente inimmaginabile. Vuol dire, in sostanza, che nella singola sofferenza può esserci la soluzione del tempo e l'apertura verso l'eterno. Chiariamo. Il Cristianesimo già si presenta come una religione che sconfigge il tempo, trasformandolo in un "eterno presente" (come afferma sant'Agostino). Questo perché solo nel Cristianesimo ogni azione è risolutiva essendo la giustizia di Dio "puntuale", ovvero una giustizia che giudica l'anima così come la trova in punto di morte, per cui è anche dalla singola azione che scaturisce il destino eterno. Ma il Cristianesimo riesce addirittura ad andare oltre, affermando che l'Infinito, incarnandosi, ha reso possibile che l'Infinito stesso fosse contenuto nel finito... e che addirittura la salvezza dell'universo intero si realizzasse in una sola sofferenza del Verbo incarnato.<br />Tutto l'universo in una sola piaga di Gesù flagellato e crocifisso... provate a trovare se c'è qualcosa di altrettanto umanamente interessante nelle altre religioni.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/70580832</guid><pubDate>Wed, 23 Mar 2016 22:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/70580832/tutta_la_bellezza_del_cristianesimo.mp3" length="9555426" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4158

TUTTA LA BELLEZZA DEL CRISTIANESIMO STA ANCHE IN UNA SOLA PIAGA DI GESU'
di Corrado Gnerre
 
L'universo intero è in una sola piaga di Gesù, perché una sola sofferenza di Cristo ha ontologicamente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4158" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4158</a><br /><br />TUTTA LA BELLEZZA DEL CRISTIANESIMO STA ANCHE IN UNA SOLA PIAGA DI GESU'<br />di Corrado Gnerre<br /> <br />L'universo intero è in una sola piaga di Gesù, perché una sola sofferenza di Cristo ha ontologicamente la capacità di salvare tutto. Il Cristianesimo è l'unica religione che afferma che nella singolarità vi è la spiegazione di tutto.<br />San Bonaventura insegnava a Parigi; era molto famoso: le sue lezioni erano seguitissime e molto apprezzate. Un giorno si recò a fargli visita un suo collega, san Tommaso d'Aquino. Questi lo pregò di mostrargli i libri di cui si serviva per i suoi studi. San Bonaventura lo introdusse nella sua celletta e gli mostrò dei libri ordinatissimi che stavano sul suo tavolino. San Tommaso non si accontentò e domandò di vedere altri libri, dai quali sicuramente attingeva la sapienza per i suoi insegnamenti. Il Santo francescano gli mostrò allora un piccolo oratorio nel quale vi era solo l'immagine del Crocifisso: tutto annerito per i tanti baci che gli dava. "Ecco, padre, il mio miglior libro - disse san Bonaventura indicando il Crocifisso - da qui attingo tutto quello che insegno e scrivo; gettandomi ai piedi di questo Crocifisso, domandando a Lui la luce dei miei dubbi, faccio nelle scienze maggior progresso che leggendo qualsiasi libro". Poi san Bonaventura concluse: "Vi sono uomini che studiano molto nei libri e concludono poco; mentre i santi diventano grandi sapienti soprattutto perché studiano il Crocifisso".<br />Si racconta anche di una giovane aristocratica che chiese di entrare in una comunità religiosa. Per provarne la vocazione, la Superiora le fece un quadro assai duro ed esigente della vita in quella comunità. Le fece vedere il monastero insistendo particolarmente sui luoghi più austeri. La giovane sembrava scoraggiarsi, poi, improvvisamente, domandò alla Superiora: "Troverò un Crocifisso in quella cella in cui dovrò stare molto ristretta e in cui dovrò dormire sopra un pagliericcio? Troverò un Crocifisso in quel refettorio, in cui il cibo sarà molto grossolano? Lo troverò in quel Capitolo, in cui dovrò ricevere tante correzioni?". La Superiora rispose: "Oh! sì, figlia, il Crocifisso è dappertutto". "Ebbene, madre - rispose decisa la giovane - io penso che niente mi sarà difficile quando avrò con me un Crocifisso in tutti quei luoghi in cui dovrò sacrificarmi".<br />NELLA TEOLOGIA CRISTIANA LA SOFFERENZA DI CRISTO HA UN RUOLO CENTRALE<br />Certamente la Passione e la Morte di Gesù non sono la conclusione; la conclusione è la Resurrezione, ma indubbiamente costituiscono il momento apicale del Cristianesimo, il momento più rappresentativo in quanto è la massima espressione dell'amore di Dio verso l'uomo. Non a caso il segno distintivo dei cristiani è, appunto, il segno della Croce.<br />Tutto questo ci permette di fare delle considerazione su un'unicità del Cristianesimo. Nella teologia salvifica cristiana si afferma che la sofferenza di Cristo ha redento l'universo intero. Tutto è ricapitolato in Cristo.<br />Quando ci poniamo dinanzi a un oggetto, per osservarlo nella sua interezza, dobbiamo indirizzare lo sguardo verso il centro e poi, eventualmente, ruotare lo sguardo per completarne la visione. È una legge dell'ottica. Ugualmente quando si vuole sintetizzare un discorso o un fatto bisogna enuclearne l'essenza. Ebbene, il Cristianesimo afferma che il centro non solo di una vita, non solo della storia di alcuni uomini, non solo di quella di una nazione o di un continente, ma dell'universo intero è nella singola, e circoscritta temporalmente («sotto Ponzio Pilato» recitiamo nel Credo), sofferenza di Gesù.<br />Se nel centro s'include la visione di tutto l'oggetto, se nella sintesi si riassume un fatto, allora possiamo dire che nella sofferenza di Cristo vi è l'universo intero. Ma - è noto - tutto ciò che Gesù ha singolarmente...]]></itunes:summary><itunes:duration>598</itunes:duration><itunes:keywords>amore,giustiziadidio,massimaespressione,piaghedigesù,sanbonaventura,santommaso</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/66b93a6a8a7c7f3ff13379653580c5ec.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nove differenze tra Chiesa Cattolica e ortodossi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nove-differenze-tra-chiesa-cattolica-e-ortodossi--69964453</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4104" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4104</a><br /><br />NOVE DIFFERENZE TRA CHIESA CATTOLICA E ORTODOSSI<br />di Corrado Gnerre<br /> <br />Il Cristianesimo ortodosso ("ortodossia" significa "corretta opinione") si chiama così perché convinto di applicare la vera volontà di Gesù Cristo. Esso si esprime in comunità autocefale (cioè aventi in sé il proprio capo), che solitamente vengono erette al rango di patriarcato. Queste comunità sono in comunione fra loro, ma agiscono indipendentemente le une dalle altre. Vi sono poi alcune comunità autonome e semiautonome che hanno un notevole grado di autogoverno, ma non possono definirsi di governo proprio nel vero senso della parola, perché l'elezione del loro primate viene formalmente approvata dal sinodo della "chiesa" autocefala da cui dipendono.<br />All'interno dell'Ortodossia vi sono varie controversie giurisdizionali, e ciò per diversi motivi. In alcuni casi le questioni si legano all'autodeterminazione nazionale di un popolo, come nel caso delle "chiese" ucraina, montenegrina e macedone, le quali non sono in comunione con le principali chiese ortodosse.<br />Le comunità ortodosse più importanti sono quelle russa, greca, serba, bulgara e rumena. Complessivamente l'Ortodossia è per dimensioni la terza maggiore confessione cristiana, contando circa 250 milioni di fedeli, sia in Oriente che in Occidente. [...]<br /> <br />LA DOTTRINA<br />La versione ufficiale vuole che il Cristianesimo ortodosso sia classificato come scismatico e non eretico. Ricordiamo la differenza tra eresia e scisma. L'eresia è un errore che si pone sul piano della dottrina, lo scisma invece è un errore che si pone sul piano della disciplina. Dal momento che il Cristianesimo ortodosso viene ricordato soprattutto per il suo rifiuto alla sottomissione al Papa, in quanto Vescovo di Roma avente un potere di giurisdizione su tutti gli altri vescovi, esso viene considerato come una comunità scismatica. E' un giudizio che convince poco e diciamo subito il perché. Prima di tutto: già il rifiuto del primato petrino ha implicazioni non solo sul piano disciplinare ma anche su quello dottrinale. Secondo: è riduttivo ritenere che il Cristianesimo ortodosso si differenzi da quello cattolico solamente per la non accettazione del primato del Vescovo di Roma. Infatti, vi sono diverse differenze. Parliamone.<br /> <br />1) CHIESA E PRIMATO PETRINO<br />Gli ortodossi ritengono - a proposito della costituzione della Chiesa - che san Paolo sia stato del tutto pari a san Pietro (tesi del "duplice capo della Chiesa", già condannata da Innocenzo X). Ovviamente questo comporta anche il rifiuto del dogma dell'infallibilità pontificia.<br />Gli ortodossi ritengono che nei primi secoli la Chiesa Cattolica non fosse "monarchica" e ritengono che il Primato della Chiesa Romana non poggi su validi argomenti.<br /> <br />2) DIO<br />Gli ortodossi, ovviamente, concepiscono Dio in maniera molto simile a come viene concepita dai cattolici, ma attenzione: non identica. Gli ortodossi credono sì in un solo Dio in tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), ma per quanto riguarda il rapporto tra Dio e la creazione i loro teologi distinguono fra essenza eterna di Dio ed energie divine. L'essenza divina sarebbe inconoscibile, mentre possono essere conosciute le energie o atti divini. Ora, un conto è dire che il mistero di Dio non potrà mai essere completamente compreso dall'intelligenza delle creature (angelo o uomo che sia), altro è affermare una completa inconoscibilità dell'essenza divina. Ciò infatti può comportare la convinzione secondo cui Dio non sarebbe costitutivamente logos, bensì potrebbe essere concepito volontà pura indipendente da qualsiasi logica. Si tratterebbe, ovviamente, di un effetto del rifiuto del metodo analogico.<br />Dunque, una tale convinzione (la completa non conoscibilità dell'essenza divina) può portare a delle conseguenze ben precise. Prima fra tutte quella di "separare" (e non solamente "distinguere") il piano naturale da quello soprannaturale. Ovvero di ritenere il piano naturale giudicato da leggi completamente diverse rispetto all'essenza della realtà soprannaturale. Tanto è vero questo che l'Ortodossia pone poca attenzione al rapporto tra fede e ragione, rapporto che è invece è sempre stato ed è tuttora importante per il Cattolicesimo. Altra conseguenza è il fenomeno del cesaropapismo, ovvero la sottomissione del potere religioso rispetto a quello politico. E' vero che questo fenomeno è legato primariamente alla rinuncia da parte dell'Ortodossia del potere temporale. Ma non ne è estranea anche la singolare concezione di Dio di cui abbiamo appena parlato.<br />Gli ortodossi ritengono che il dogma della processione dello Spirito Santo anche dal Figlio ("Filioque") non sia contenuto nelle parole del Vangelo o non sia stato accettato dalla fede degli antichi Padri. Al limite, dichiarano di essere disposti ad affermare l'espressione secondo cui lo Spirito Santo procederebbe dal Padre attraverso il Figlio, ma non dal Figlio. [...]<br /> <br />3) LA VERGINE MARIA<br />Per quanto riguarda la Vergine Maria, gli ortodossi negano il dogma dell'Immacolata Concezione, affermando che la Vergine sarebbe stata concepita con il peccato originale, ma che poi sarebbe stata purificata al momento del concepimento del Verbo Incarnato.<br />Si insiste molto, invece, sul fatto che Maria non commise mai peccato, che rimase sempre vergine e che, ovviamente, è vera Madre di Dio. Si afferma anche che Maria fu assunta in Cielo, ma non se ne fa una verità vincolante.<br /> <br />4) BATTESIMO E CRESIMA<br />Per quanto riguarda i sacramenti, il Cristianesimo ortodosso non ne ha mai definito dogmaticamente il numero. In tempi recenti ha riconosciuto di fatto i sette sacramenti della Chiesa Cattolica ai quali ha aggiunto altri come: la tonsura monastica, la benedizione delle acque, la consacrazione delle icone... Insomma, l'Ortodossia non riconosce una vera differenza tra sacramenti e sacramentali.<br />Per quanto riguarda il Battesimo, a differenza della Chiesa Cattolica dove questo può essere amministrato anche per infusione, nelle comunità ortodosse esso deve invece essere amministrato per immersione.<br />Per quanto riguarda la Cresima, il rito ortodosso è esteso a tutto il corpo con una serie di unzioni col crisma benedetto dal vescovo. A differenza del Cattolicesimo, il ministro può anche essere il sacerdote, anche se il crisma deve essere comunque consacrato da un vescovo.<br />5) COMUNIONE<br />Per quanto riguarda l'Eucaristia, nell'Ortodossia non si utilizza il termine transustanziazione ma trasmutazione. Teologicamente non cambia nulla. L'Eucaristia è celebrata con pane di frumento fermentato e non azimo (questa è una differenza) e vino rosso mescolato con acqua tiepida all'interno del calice. La Comunione è distribuita sempre sotto le due specie. Per riceverla non si esige la capacità di distinguere il pane comune da quello "trasmutato", infatti la Comunione può essere amministrata anche ai bambini molto piccoli dopo il Battesimo. Altra differenza: mentre i cattolici identificano la transustanziazione con le parole di Cristo all'Ultima Cena, gli ortodossi identificano la trasmutazione con la conclusione del canone eucaristico, ovvero con l'epiclesi o invocazione allo Spirito Santo.<br />6) CONFESSIONE, UNZIONE INFERMI<br />Per quanto riguarda il sacramento della Penitenza, esso è molto simile a quello cattolico. Però nell'Ortodossia ognuno deve confessarsi col proprio "padre spirituale" e senza il confessionale a grata. Alcuni affermano che nell'Ortodossia la Confessione verrebbe vista soprattutto come una sorta di "terapia dell'anima". Infatti, a differenza di ciò che accade nel Cattolicesimo, il confessore non "assolve" il penitente dai peccati bensì recita una preghiera invocando il perdono divino.<br />Per quanto riguarda l'Unzione degli infermi, nell'Ortodossia questo sacramento può essere amministrato anche a coloro che soffrono solo spiritualmente e non è stato mai unicamente riservato agli ultimi momenti della vita.<br />7) ORDINE SACRO E MATRIMONIO<br />Per quanto riguarda l'Ordine, anche nell'Ortodossia esso permette la creazione dei ministri della Chiesa, nei tre gradi di: vescovo, presbitero e diacono. Solo il vescovo è eletto fra i celibi (specificamente fra i monaci), mentre sacerdoti e diaconi possono essere scelti tanto fra celibi quanto tra sposati, per quest'ultimi però è necessario che non siano in seconde nozze e non si sposino dopo l'ordinazione. I ministri sono eletti solo fra i maschi.<br />E infine il Matrimonio. Per l'Ortodossia neppure la morte di uno dei due coniugi può sciogliere il vincolo. Solo il vescovo può decidere se ammettere i suoi diocesani a seconde o terze nozze. A questo però si aggiunge qualcosa che va completamente a discapito di questo sacramento: si afferma che, ove sia assolutamente venuto meno l'amore coniugale per adulterio, può ammettersi il divorzio. Si tratta di un permesso causato da una errata interpretazione di Matteo 19, 9: "Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra, commette adulterio." In realtà, Gesù vuol dire che in caso di concubinato la propria moglie si può ripudiare perché non è davvero moglie, mentre gli ortodossi interpretano, sbagliando, "concubinato" come "adulterio" e quindi come una possibile eccezione all'indissolubilità del matrimonio.<br /> <br />8) LA NEGAZIONE DEL PURGATORIO<br />Gli ortodossi non credono nel Purgatorio, anche se invitano a pregare per i defunti. In realtà, si afferma che dopo la morte nel suo avvicinamento verso Dio l'anima dovrebbe superare dei punti di blocco, definiti "stazioni di pedaggio". In questo avvicinamento l'anima incontrerebbe i cosiddetti "demoni dell'aria" e sarebbe d]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69964453</guid><pubDate>Tue, 16 Feb 2016 23:25:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69964453/nove_differenze_tra_chiesa_cattolica_e_ortodossi.mp3" length="15850310" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4104

NOVE DIFFERENZE TRA CHIESA CATTOLICA E ORTODOSSI
di Corrado Gnerre
 
Il Cristianesimo ortodosso ("ortodossia" significa "corretta opinione") si chiama così perché convinto di applicare la vera...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4104" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4104</a><br /><br />NOVE DIFFERENZE TRA CHIESA CATTOLICA E ORTODOSSI<br />di Corrado Gnerre<br /> <br />Il Cristianesimo ortodosso ("ortodossia" significa "corretta opinione") si chiama così perché convinto di applicare la vera volontà di Gesù Cristo. Esso si esprime in comunità autocefale (cioè aventi in sé il proprio capo), che solitamente vengono erette al rango di patriarcato. Queste comunità sono in comunione fra loro, ma agiscono indipendentemente le une dalle altre. Vi sono poi alcune comunità autonome e semiautonome che hanno un notevole grado di autogoverno, ma non possono definirsi di governo proprio nel vero senso della parola, perché l'elezione del loro primate viene formalmente approvata dal sinodo della "chiesa" autocefala da cui dipendono.<br />All'interno dell'Ortodossia vi sono varie controversie giurisdizionali, e ciò per diversi motivi. In alcuni casi le questioni si legano all'autodeterminazione nazionale di un popolo, come nel caso delle "chiese" ucraina, montenegrina e macedone, le quali non sono in comunione con le principali chiese ortodosse.<br />Le comunità ortodosse più importanti sono quelle russa, greca, serba, bulgara e rumena. Complessivamente l'Ortodossia è per dimensioni la terza maggiore confessione cristiana, contando circa 250 milioni di fedeli, sia in Oriente che in Occidente. [...]<br /> <br />LA DOTTRINA<br />La versione ufficiale vuole che il Cristianesimo ortodosso sia classificato come scismatico e non eretico. Ricordiamo la differenza tra eresia e scisma. L'eresia è un errore che si pone sul piano della dottrina, lo scisma invece è un errore che si pone sul piano della disciplina. Dal momento che il Cristianesimo ortodosso viene ricordato soprattutto per il suo rifiuto alla sottomissione al Papa, in quanto Vescovo di Roma avente un potere di giurisdizione su tutti gli altri vescovi, esso viene considerato come una comunità scismatica. E' un giudizio che convince poco e diciamo subito il perché. Prima di tutto: già il rifiuto del primato petrino ha implicazioni non solo sul piano disciplinare ma anche su quello dottrinale. Secondo: è riduttivo ritenere che il Cristianesimo ortodosso si differenzi da quello cattolico solamente per la non accettazione del primato del Vescovo di Roma. Infatti, vi sono diverse differenze. Parliamone.<br /> <br />1) CHIESA E PRIMATO PETRINO<br />Gli ortodossi ritengono - a proposito della costituzione della Chiesa - che san Paolo sia stato del tutto pari a san Pietro (tesi del "duplice capo della Chiesa", già condannata da Innocenzo X). Ovviamente questo comporta anche il rifiuto del dogma dell'infallibilità pontificia.<br />Gli ortodossi ritengono che nei primi secoli la Chiesa Cattolica non fosse "monarchica" e ritengono che il Primato della Chiesa Romana non poggi su validi argomenti.<br /> <br />2) DIO<br />Gli ortodossi, ovviamente, concepiscono Dio in maniera molto simile a come viene concepita dai cattolici, ma attenzione: non identica. Gli ortodossi credono sì in un solo Dio in tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), ma per quanto riguarda il rapporto tra Dio e la creazione i loro teologi distinguono fra essenza eterna di Dio ed energie divine. L'essenza divina sarebbe inconoscibile, mentre possono essere conosciute le energie o atti divini. Ora, un conto è dire che il mistero di Dio non potrà mai essere completamente compreso dall'intelligenza delle creature (angelo o uomo che sia), altro è affermare una completa inconoscibilità dell'essenza divina. Ciò infatti può comportare la convinzione secondo cui Dio non sarebbe costitutivamente logos, bensì potrebbe essere concepito volontà pura indipendente da qualsiasi logica. 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[...]<br />L'Arcivescovo emerito di Bologna aveva compiuto da poco 87 anni (era nato a Milano il 13 giugno 1928) e, dopo aver subito un difficile intervento chirurgico che gli aveva che aveva comportato l'asportazione di una gamba, aveva ricevuto una lettera di Papa Francesco che, «informato delle Sue condizioni di salute», gli esprimeva la sua «profonda vicinanza in questo momento di sofferenza». In effetti il card. Biffi è morto sabato mattina nella Casa di cura Toniolo di Bologna dopo una tremenda agonia, della quale non ha mai voluto trapelasse alcuna notizia o pubblicità all'esterno.<br />LUNGIMIRANZA POLITICA, SOCIALE E... TEOLOGICA<br />Personaggio eclettico e ironico, ne è stata ricordata nei giorni scorsi soprattutto la lungimiranza politica e sociale. Degno del suo maestro S. Ambrogio, infatti, da pastore a Bologna Biffi non si era chiuso nelle sacrestie e, sfidando benpensanti e mangiapreti, aveva capito e avvertito prima di tutti la sfida e i pericoli dell'islam e dell'immigrazione senza controllo in Europa [vedi L'EUROPA O RIDIVENTERA' CRISTIANA O DIVENTERA' MUSULMANA https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1980], della sicura degenerazione totalitaria di una laicità senza Dio [vedi IL CRISTIANESIMO E' IN DECLINO?  https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1736], del totale disarmo spirituale e ateismo pratico di un cattolicesimo senza Croce ed alla moda e, insomma, la deriva di quella che chiamava la "disperazione da benessere". Da Arcivescovo le suo omelie hanno risuonato persino nel rock underground. Come non ricordare, ad esempio, la famosa canzone dell'indimenticabile punk band CCCP - Fedeli alla linea "Emilia paranoica", nella quale si riprendeva letteralmente la citazione di una regione definita dal cardinale di Bologna «sazia e disperata».<br />IMMIGRAZIONE: PREFERIRE I POPOLI CRISTIANI<br />Anche dopo l'11 Settembre 2001, Biffi si fece sentire ribadendo le sue idee sulla «questione islamica», che non poteva assolutamente essere elusa tenendola separata  alla questione del terrorismo, «quasi esso fosse senza radici e senza precise matrici culturali». Per questo ancora validi sono i suoi suggerimenti di una "immigrazione mirata" nel nostro Paese, che coinvolga soprattutto i popoli di tradizione cattolica.<br />Nei vent'anni a Bologna, con il suo tratto gioviale e sempre amichevole, è stato però il più deciso di tutti nel denunciare la crisi della fede e il tradimento dei cristiani. Nelle sue conferenze, omelie e articoli brillava come eccezionale uomo di cultura, anticonformista anche in questo.<br />COLLABORAZIONE CON IL TIMONE<br />Come non ricordare ad esempio la sua collaborazione fissa alla rivista di apologetica cattolica "Il Timone", nella quale ha consigliato e riproposto autori "maledetti" dal pensiero politicamente corretto come ad esempio Giovannino Guareschi, Bacchelli, Solov'ev e Chesterton. [vedi LE SETTE VERITA' FONDAMENTALI DI PINOCCHIO http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99]<br />Alla vigilia del Giubileo della Misericordia ci piace rievocare una riflessione sul tema pubblicata su un vecchio (ma sempre attuale) numero della rivista fondata da Gianpaolo Barra (cfr. "Il Timone", n.119, gennaio 2013), nella quale il Card. Biffi raccomandava ad ogni cristiano, a imitazione del suo Signore, di usare misericordia con il suo prossimo.  Solo lì, infatti, passa la via della sua salvezza. [vedi LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3166]<br />Carità e Verità, insomma. "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1 Cor 9,16). Questo è l'ammonimento che, con l'apostolo Paolo, continua ad accompagnarci con i libri, i filmati ed i grandi insegnamenti del Cardinale Biffi. Speriamo, e operiamo concretamente "contro i falsi miti del Progresso", affinché l'Italiano-Cardinale non ci continui a vedere dal Cielo "sazi e disperati", anche in questo XXI secolo...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60366415</guid><pubDate>Wed, 15 Jul 2015 21:22:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60366415/e_morto_giacomo_biffi_italiano_e_cardinale.mp3" length="5233728" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3831&amp;amp;doss=63

E' MORTO GIACOMO BIFFI, ITALIANO E CARDINALE
Per vent'anni arcivescovo di Bologna è stato un intrepido defensor fidei e un osservatore mai banale del '900 (link ai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3831&amp;doss=63" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3831&amp;doss=63</a><br /><br />E' MORTO GIACOMO BIFFI, ITALIANO E CARDINALE<br />Per vent'anni arcivescovo di Bologna è stato un intrepido defensor fidei e un osservatore mai banale del '900 (link ai dieci migliori articoli di Biffi)<br />di Giuseppe Brienza<br />Sabato scorso è morto a Bologna il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo della città emiliana per quasi vent'anni (dal 1984 al 2003) e indimenticabile protagonista della Chiesa e della società italiana della seconda metà del Novecento. [...]<br />L'Arcivescovo emerito di Bologna aveva compiuto da poco 87 anni (era nato a Milano il 13 giugno 1928) e, dopo aver subito un difficile intervento chirurgico che gli aveva che aveva comportato l'asportazione di una gamba, aveva ricevuto una lettera di Papa Francesco che, «informato delle Sue condizioni di salute», gli esprimeva la sua «profonda vicinanza in questo momento di sofferenza». In effetti il card. Biffi è morto sabato mattina nella Casa di cura Toniolo di Bologna dopo una tremenda agonia, della quale non ha mai voluto trapelasse alcuna notizia o pubblicità all'esterno.<br />LUNGIMIRANZA POLITICA, SOCIALE E... TEOLOGICA<br />Personaggio eclettico e ironico, ne è stata ricordata nei giorni scorsi soprattutto la lungimiranza politica e sociale. Degno del suo maestro S. Ambrogio, infatti, da pastore a Bologna Biffi non si era chiuso nelle sacrestie e, sfidando benpensanti e mangiapreti, aveva capito e avvertito prima di tutti la sfida e i pericoli dell'islam e dell'immigrazione senza controllo in Europa [vedi L'EUROPA O RIDIVENTERA' CRISTIANA O DIVENTERA' MUSULMANA https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1980], della sicura degenerazione totalitaria di una laicità senza Dio [vedi IL CRISTIANESIMO E' IN DECLINO?  https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1736], del totale disarmo spirituale e ateismo pratico di un cattolicesimo senza Croce ed alla moda e, insomma, la deriva di quella che chiamava la "disperazione da benessere". Da Arcivescovo le suo omelie hanno risuonato persino nel rock underground. Come non ricordare, ad esempio, la famosa canzone dell'indimenticabile punk band CCCP - Fedeli alla linea "Emilia paranoica", nella quale si riprendeva letteralmente la citazione di una regione definita dal cardinale di Bologna «sazia e disperata».<br />IMMIGRAZIONE: PREFERIRE I POPOLI CRISTIANI<br />Anche dopo l'11 Settembre 2001, Biffi si fece sentire ribadendo le sue idee sulla «questione islamica», che non poteva assolutamente essere elusa tenendola separata  alla questione del terrorismo, «quasi esso fosse senza radici e senza precise matrici culturali». Per questo ancora validi sono i suoi suggerimenti di una "immigrazione mirata" nel nostro Paese, che coinvolga soprattutto i popoli di tradizione cattolica.<br />Nei vent'anni a Bologna, con il suo tratto gioviale e sempre amichevole, è stato però il più deciso di tutti nel denunciare la crisi della fede e il tradimento dei cristiani. Nelle sue conferenze, omelie e articoli brillava come eccezionale uomo di cultura, anticonformista anche in questo.<br />COLLABORAZIONE CON IL TIMONE<br />Come non ricordare ad esempio la sua collaborazione fissa alla rivista di apologetica cattolica "Il Timone", nella quale ha consigliato e riproposto autori "maledetti" dal pensiero politicamente corretto come ad esempio Giovannino Guareschi, Bacchelli, Solov'ev e Chesterton. [vedi LE SETTE VERITA' FONDAMENTALI DI PINOCCHIO http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99]<br />Alla vigilia del Giubileo della Misericordia ci piace rievocare una riflessione sul tema pubblicata su un vecchio (ma sempre attuale) numero della rivista fondata da Gianpaolo Barra (cfr. "Il Timone", n.119, gennaio 2013), nella quale il Card. Biffi raccomandava ad ogni cristiano, a imitazione del suo Signore, di usare...]]></itunes:summary><itunes:duration>328</itunes:duration><itunes:keywords>arcivescovoemerito,biffi,comunesentire,lungimiranza,timone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2956367b17ba60f8d861df9ebc017247.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le assurde pretese nei confronti dei sacerdoti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-assurde-pretese-nei-confronti-dei-sacerdoti--66595356</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3802" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3802</a><br /><br />LE ASSURDE PRETESE NEI CONFRONTI DEI SACERDOTI di don Aldo Buonaiuto<br /> <br />Sono passati diversi giorni da quando nella diocesi di Livorno un sacerdote si è suicidato. E non è il primo prete a uccidersi. Drammi che non verranno mai compresi se non si entra nel loro vissuto.<br />Di fatto c'è una grande scollatura tra la vita di un ecclesiastico e la società civile. I preti, per la maggior parte, vivono completamente soli senza avere nessuno accanto e molto spesso abbandonati a se stessi. La gente, il popolo difficilmente comprende il proprio pastore, il suo stato d'animo; anzi usualmente lo vedi celere a criticare, senza risparmiargli nulla. Nei confronti dei religiosi si è diventati iper intransigenti, a volte spietati.<br />La crisi di valori della società poi, ha capovolto anche il modello sacerdotale, riducendolo da punto di riferimento che era, a un odierno facchino della fede, utile a sbrigare i compiti necessari per definirsi un cristiano.<br />Le legittime aspettative che si devono avere verso un consacrato si sono trasformate in intolleranti e assurde pretese sul suo modo di essere, quasi come se dovesse forzatamente risultare un supereroe. Di fatto la categoria del prete è sconosciuta ai molti, a iniziare dai cattolici. La gente ignora l'enorme difficoltà che può avere un sacerdote nel condurre una vita affettivamente serena mantenendosi in "grazia di Dio", cercando sempre di mediare con grande zelo e amorevolezza pur dovendo rispettare quelle giuste distanze affinché esso sia per tutti e non di qualcuno.<br />E quando dovesse cadere, sbagliare ecco tutti pronti a metterlo alla gogna; senza pietà, a partire dai propri fedeli e magari anche dai colleghi. Esempi tristi e disdicevoli per cui mentre si dice di credere nel Vangelo, poi la realtà continua a essere un'altra cosa.<br />Per i sacerdoti non si prega più e non c'è più stima, tanto meno rispetto. Molte realtà ecclesiali utilizzano il prete solo per le liturgie, stile "usa e getta", e quando ha terminato di svolgere quelle funzioni che può solo lui amministrare, ecco che non serve più.<br />Ci sono anche Vescovi che hanno dimenticato le difficoltà del vivere da sacerdoti diventando intransigenti, e non sono pochi coloro che "non sentono l'odore delle proprie pecore", espressione più volte ripetuta da Papa Francesco. Ma il presbitero è una persona come le altre, che ha bisogno di sentirsi amata e apprezzata specialmente dai propri punti di riferimento. Quando ciò non avviene ecco che potrà diventare facile preda del maligno e dei suoi seguaci. La più grande vittoria di satana infatti è distruggere un'anima consacrata e sacerdotale, perché un singolo discepolo di Gesù può recuperare tante pecorelle smarrite e collaborare per la salvezza di tanta umanità.<br />I fedeli, almeno coloro che si dichiarano cattolici, dovrebbero pregare e sostenere i propri pastori al di là dei loro umani difetti. È necessario ricordare la presenza sacramentale che c'è nel sacerdote alter Christus. In un mondo desacralizzato la presenza del prete è patrimonio prezioso in quanto custode di Dio, della storia sacra e indicatore dell'infinito. Ormai sembra un discorso da sognatori... Dicono che le grandi lobby di potere vogliano annullare tutte le religioni a partire da quelle monoteiste. Il primo passo è allontanare il popolo dai suoi ministri.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66595356</guid><pubDate>Wed, 24 Jun 2015 21:24:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66595356/le_assurde_pretese_nei_confronti_dei_sacerdoti.mp3" length="3886079" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3802

LE ASSURDE PRETESE NEI CONFRONTI DEI SACERDOTI di don Aldo Buonaiuto
 
Sono passati diversi giorni da quando nella diocesi di Livorno un sacerdote si è suicidato. E non è il primo prete a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3802" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3802</a><br /><br />LE ASSURDE PRETESE NEI CONFRONTI DEI SACERDOTI di don Aldo Buonaiuto<br /> <br />Sono passati diversi giorni da quando nella diocesi di Livorno un sacerdote si è suicidato. E non è il primo prete a uccidersi. Drammi che non verranno mai compresi se non si entra nel loro vissuto.<br />Di fatto c'è una grande scollatura tra la vita di un ecclesiastico e la società civile. I preti, per la maggior parte, vivono completamente soli senza avere nessuno accanto e molto spesso abbandonati a se stessi. La gente, il popolo difficilmente comprende il proprio pastore, il suo stato d'animo; anzi usualmente lo vedi celere a criticare, senza risparmiargli nulla. Nei confronti dei religiosi si è diventati iper intransigenti, a volte spietati.<br />La crisi di valori della società poi, ha capovolto anche il modello sacerdotale, riducendolo da punto di riferimento che era, a un odierno facchino della fede, utile a sbrigare i compiti necessari per definirsi un cristiano.<br />Le legittime aspettative che si devono avere verso un consacrato si sono trasformate in intolleranti e assurde pretese sul suo modo di essere, quasi come se dovesse forzatamente risultare un supereroe. Di fatto la categoria del prete è sconosciuta ai molti, a iniziare dai cattolici. La gente ignora l'enorme difficoltà che può avere un sacerdote nel condurre una vita affettivamente serena mantenendosi in "grazia di Dio", cercando sempre di mediare con grande zelo e amorevolezza pur dovendo rispettare quelle giuste distanze affinché esso sia per tutti e non di qualcuno.<br />E quando dovesse cadere, sbagliare ecco tutti pronti a metterlo alla gogna; senza pietà, a partire dai propri fedeli e magari anche dai colleghi. Esempi tristi e disdicevoli per cui mentre si dice di credere nel Vangelo, poi la realtà continua a essere un'altra cosa.<br />Per i sacerdoti non si prega più e non c'è più stima, tanto meno rispetto. Molte realtà ecclesiali utilizzano il prete solo per le liturgie, stile "usa e getta", e quando ha terminato di svolgere quelle funzioni che può solo lui amministrare, ecco che non serve più.<br />Ci sono anche Vescovi che hanno dimenticato le difficoltà del vivere da sacerdoti diventando intransigenti, e non sono pochi coloro che "non sentono l'odore delle proprie pecore", espressione più volte ripetuta da Papa Francesco. Ma il presbitero è una persona come le altre, che ha bisogno di sentirsi amata e apprezzata specialmente dai propri punti di riferimento. Quando ciò non avviene ecco che potrà diventare facile preda del maligno e dei suoi seguaci. La più grande vittoria di satana infatti è distruggere un'anima consacrata e sacerdotale, perché un singolo discepolo di Gesù può recuperare tante pecorelle smarrite e collaborare per la salvezza di tanta umanità.<br />I fedeli, almeno coloro che si dichiarano cattolici, dovrebbero pregare e sostenere i propri pastori al di là dei loro umani difetti. È necessario ricordare la presenza sacramentale che c'è nel sacerdote alter Christus. In un mondo desacralizzato la presenza del prete è patrimonio prezioso in quanto custode di Dio, della storia sacra e indicatore dell'infinito. Ormai sembra un discorso da sognatori... Dicono che le grandi lobby di potere vogliano annullare tutte le religioni a partire da quelle monoteiste. Il primo passo è allontanare il popolo dai suoi ministri.]]></itunes:summary><itunes:duration>243</itunes:duration><itunes:keywords>fedeli,pretese,sacerdoti,valori,vescovi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/37c3667a7eb0f5945a4231a7e2cdbdb3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Settimana Santa non può esssere soltanto una parentesi sacra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-settimana-santa-non-puo-esssere-soltanto-una-parentesi-sacra--64980108</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3687" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3687</a><br /><br />LA SETTIMANA SANTA NON PUO' ESSERE SOLTANTO UNA PARENTESI SACRA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La Settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme e finisce con il Sabato Santo alle soglie della Pasqua di Risurrezione.<br />Il Figlio di Dio, dopo essersi fatto uomo in obbedienza al Padre, ha accettato di compiere fino in fondo la sua volontà, affrontando per amore nostro la passione e la croce, per farci partecipi della sua risurrezione. È bene capire che Gesù ha scelto liberamente di vivere la passione, non è stato costretto dalle guardie che l'hanno arrestato o dai tribunali umani che l'hanno condannato. Più volte nel Vangelo si legge che la folla voleva uccidere Gesù perché pur essendo uomo, si proclamava Dio. Una volta volevano buttarlo giù dal precipizio, un'altra volevano lapidarlo e per questo avevano raccolto le pietre, ma in tutti questi casi Gesù si dileguava e non riuscivano ad ucciderlo. È quindi per una sua precisa volontà che è stato crocifisso quando è venuta l'Ora che aveva più volte annunciato. Questo ci permette di capire che Gesù è morto in croce per i nostri peccati, non perché è stato costretto dagli eventi. Ciascuno di noi vivendo la Settimana Santa può quindi dire: "Gesù è morto per i miei peccati, per salvarmi dalla morte e quindi io devo partecipare con il cuore vedendo il giusto (Gesù) che muore per l'ingiusto (che sono io)!". Ecco perché, in vista di una fruttuosa partecipazione alla Settimana Santa, ogni cristiano è invitato a confessarsi per poter partecipare con maggiore frutto alla Santa Pasqua.<br />DOMENICA DELLE PALME<br />Nella Domenica delle Palme si ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme quando fu salutato dalla folla festante; ma, a quell'ingresso trionfale, seguì ben presto la condanna e la morte di Gesù. Dall'"osanna" al "crucifige": è questo il mistero del cuore umano. Certamente, in mezzo a quella folla che gridò "crocifiggilo" vi furono molti che poco prima accolsero trionfalmente Gesù e che, forse, furono stati anche miracolati da Lui.<br />Non si può ascoltare la parola di Cristo per quanto riguarda i nostri rapporti in chiesa, e poi ascoltare i criteri del mondo per quanto riguarda la vita pratica. Gesù e il suo Vangelo devono essere la direttiva costante della nostra vita.<br />GIOVEDÌ SANTO<br />Con il Triduo Pasquale, "centro di tutto l'anno liturgico" come recita l'annuncio della Pasqua che si legge nella Santa Messa dell'Epifania, la Chiesa fa memoria del grande mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù.<br />Il Giovedì Santo è il giorno in cui si fa memoria dell'istituzione del sacramento della Comunione e del Sacerdozio ministeriale. In mattinata (o, in alcune città, il mercoledì sera), ciascuna diocesi, radunata nella Chiesa Cattedrale attorno al Vescovo, celebra la Messa crismale, nella quale vengono benedetti il sacro Crisma, l'Olio dei catecumeni e l'Olio degli infermi. Durante la Messa crismale, avviene anche il rinnovo delle promesse sacerdotali. Ogni sacerdote rinnova gli impegni che si è assunto nel giorno dell'Ordinazione. È bene che i fedeli accompagnino i sacerdoti con la preghiera personale.<br />Nel pomeriggio del Giovedì Santo inizia effettivamente il Triduo pasquale, con la memoria dell'Ultima Cena, nella quale Gesù istituì il Memoriale della sua Pasqua, dando compimento al rito pasquale ebraico. Qui è bene chiarire che la Santa Messa, ogni Santa Messa, non è rivivere l'Ultima Cena. Memoriale non vuol dire semplicemente ricordare, ma attualizzare il sacrificio sulla croce di Gesù. Infatti senza la morte e risurrezione di Nostro Signore, l'ultima cena perderebbe qualunque significato di nuova ed eterna alleanza. Infatti le parole di Gesù che vengono utilizzate nella consacrazione ebbero durante l'Ultima Cena il verbo al futuro, sottintendendo che il pane spezzato e il vino versato erano il corpo spezzato e il sangue versato sulla croce. Noi utilizziamo i verbi al passato per intendere un fatto già compiuto, la passione, morte e risurrezione di Gesù, ma non dobbiamo dimenticare questo importante particolare e cioè che alla Santa Messa noi attualizziamo, cioè rendiamo nuovamente presente, l'unico sacrificio di Cristo: la sua morte in croce e la risurrezione. Tanti cristiani purtroppo dimenticano questo fatto e pensano che la Santa Messa sia un banchetto, una festa, un ritrovo della comunità, ecc. Solo se si comprende che la Santa Messa è invece la partecipazione ad un sacrificio, la si vive appieno in un clima di raccoglimento e di preghiera. Come Maria sotto la croce parteciperemo con il cuore agli eventi drammatici che Cristo vive per noi. Bando quindi a canti sguaiati, battimani e tutto ciò che distrae da un clima di raccoglimento necessario alla preghiera. Di recente anche Papa Francesco ha approvato un documento [vedi https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3401] che vieta sia il "canto della pace", definito un "abuso liturgico" in quanto inesistente nel Rito romano, sia lo scambio della pace dato tra celebrante e fedeli o tra fedeli che si spostino dalla propria panca: questi accorgimenti mirano appunto a mantenere un clima di raccoglimento proprio prima dell'Agnello di Dio. Questo momento, che rischia di essere adombrato appunto dallo scambio della pace, è in realtà uno dei più importanti della Santa Messa perché, nello spezzare il pane, ricorda il corpo di Cristo offerto sulla croce e invita quindi al riconoscimento dei propri peccati (non certo a un festoso scambio di auguri, come talvolta si ottiene durante lo scambio della pace).<br />Il Giovedì Santo, si chiude infine con l'Adorazione eucaristica, nel ricordo dell'agonia del Signore nell'orto del Getsemani. Nella consapevolezza della sua imminente morte in croce, Egli sente una grande angoscia per la vicinanza della morte.<br />VENERDÌ SANTO<br />Durante il Venerdì Santo la Chiesa ricorda la passione, la morte e la sepoltura di Gesù. Contempleremo quindi Cristo Crocifisso, parteciperemo alle sue sofferenze con la penitenza e il digiuno. È bene partecipare non solo alle varie Via Crucis o Processioni di Gesù morto che sono tradizionali nelle vie dei nostri paesi, ma anche alla Celebrazione della Passione che è un rito molto particolare e si svolge in chiesa. Visto che né il Venerdì Santo, né il Sabato Santo si celebrano Messe in nessuna parte del mondo, coloro che stanno facendo la pratica dei primi nove venerdì è bene che sappiano che non è richiesta la partecipazione alla Messa, bensì la sola Comunione. Quindi partecipando alla Celebrazione della Passione, pur non essendo una Messa, si può fare la Comunione e quindi la pratica dei primi venerdì non viene interrotta.<br />SABATO SANTO<br />Il Sabato Santo si può, facoltativamente, prolungare il digiuno del venerdì. È un giorno in cui la Chiesa ci invita ad aspettare, assieme alla Madonna, in religioso silenzio, il grande avvenimento della Resurrezione in attesa di poter recitare con gioia nella Veglia pasquale: "O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto".<br />Concludendo, la Settimana Santa merita davvero di essere vissuta bene. Così potremo riflettere sul criterio che ha guidato ogni scelta di Gesù durante tutta la sua vita: la ferma volontà di amare il Padre. Questa decisione di corrispondere al suo amore lo ha spinto ad abbracciare, in ogni singola circostanza, il progetto del Padre, anche quando questo ha comportato sacrificio e sofferenza.<br />Nel rivivere la Settimana Santa, disponiamoci ad accogliere anche noi nella nostra vita la volontà di Dio, consapevoli che nella volontà di Dio, anche se appare dura, in contrasto con i nostri desideri, si trova il nostro vero bene, la via della vita.<br />Come ha scritto san Josemaria Escrivá, "meditare sulla morte di Cristo diventa un invito ad affrontare con assoluta sincerità i nostri impegni quotidiani, un invito a prendere sul serio la fede che professiamo. Per cui la Settimana Santa non può essere soltanto una parentesi sacra nel contesto di una vita guidata da interessi umani: è invece un'occasione per introdurci con maggiore profondità nel mistero dell'Amore di Dio e poterlo poi mostrare agli uomini con la parola e con l'esempio".<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64980108</guid><pubDate>Wed, 01 Apr 2015 17:53:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64980108/la_settimana_santa_non_puo_esssere_soltanto_una_parentesi_sacra.mp3" length="10083309" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3687

LA SETTIMANA SANTA NON PUO' ESSERE SOLTANTO UNA PARENTESI SACRA di Don Stefano Bimbi
 
La Settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme e finisce con il Sabato Santo alle...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3687" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3687</a><br /><br />LA SETTIMANA SANTA NON PUO' ESSERE SOLTANTO UNA PARENTESI SACRA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La Settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme e finisce con il Sabato Santo alle soglie della Pasqua di Risurrezione.<br />Il Figlio di Dio, dopo essersi fatto uomo in obbedienza al Padre, ha accettato di compiere fino in fondo la sua volontà, affrontando per amore nostro la passione e la croce, per farci partecipi della sua risurrezione. È bene capire che Gesù ha scelto liberamente di vivere la passione, non è stato costretto dalle guardie che l'hanno arrestato o dai tribunali umani che l'hanno condannato. Più volte nel Vangelo si legge che la folla voleva uccidere Gesù perché pur essendo uomo, si proclamava Dio. Una volta volevano buttarlo giù dal precipizio, un'altra volevano lapidarlo e per questo avevano raccolto le pietre, ma in tutti questi casi Gesù si dileguava e non riuscivano ad ucciderlo. È quindi per una sua precisa volontà che è stato crocifisso quando è venuta l'Ora che aveva più volte annunciato. Questo ci permette di capire che Gesù è morto in croce per i nostri peccati, non perché è stato costretto dagli eventi. Ciascuno di noi vivendo la Settimana Santa può quindi dire: "Gesù è morto per i miei peccati, per salvarmi dalla morte e quindi io devo partecipare con il cuore vedendo il giusto (Gesù) che muore per l'ingiusto (che sono io)!". Ecco perché, in vista di una fruttuosa partecipazione alla Settimana Santa, ogni cristiano è invitato a confessarsi per poter partecipare con maggiore frutto alla Santa Pasqua.<br />DOMENICA DELLE PALME<br />Nella Domenica delle Palme si ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme quando fu salutato dalla folla festante; ma, a quell'ingresso trionfale, seguì ben presto la condanna e la morte di Gesù. Dall'"osanna" al "crucifige": è questo il mistero del cuore umano. Certamente, in mezzo a quella folla che gridò "crocifiggilo" vi furono molti che poco prima accolsero trionfalmente Gesù e che, forse, furono stati anche miracolati da Lui.<br />Non si può ascoltare la parola di Cristo per quanto riguarda i nostri rapporti in chiesa, e poi ascoltare i criteri del mondo per quanto riguarda la vita pratica. Gesù e il suo Vangelo devono essere la direttiva costante della nostra vita.<br />GIOVEDÌ SANTO<br />Con il Triduo Pasquale, "centro di tutto l'anno liturgico" come recita l'annuncio della Pasqua che si legge nella Santa Messa dell'Epifania, la Chiesa fa memoria del grande mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù.<br />Il Giovedì Santo è il giorno in cui si fa memoria dell'istituzione del sacramento della Comunione e del Sacerdozio ministeriale. In mattinata (o, in alcune città, il mercoledì sera), ciascuna diocesi, radunata nella Chiesa Cattedrale attorno al Vescovo, celebra la Messa crismale, nella quale vengono benedetti il sacro Crisma, l'Olio dei catecumeni e l'Olio degli infermi. Durante la Messa crismale, avviene anche il rinnovo delle promesse sacerdotali. Ogni sacerdote rinnova gli impegni che si è assunto nel giorno dell'Ordinazione. È bene che i fedeli accompagnino i sacerdoti con la preghiera personale.<br />Nel pomeriggio del Giovedì Santo inizia effettivamente il Triduo pasquale, con la memoria dell'Ultima Cena, nella quale Gesù istituì il Memoriale della sua Pasqua, dando compimento al rito pasquale ebraico. Qui è bene chiarire che la Santa Messa, ogni Santa Messa, non è rivivere l'Ultima Cena. Memoriale non vuol dire semplicemente ricordare, ma attualizzare il sacrificio sulla croce di Gesù. Infatti senza la morte e risurrezione di Nostro Signore, l'ultima cena perderebbe qualunque significato di nuova ed eterna alleanza. Infatti le parole di Gesù che vengono utilizzate nella consacrazione ebbero durante l'Ultima Cena il verbo al futuro, sottintendendo che il pane...]]></itunes:summary><itunes:duration>631</itunes:duration><itunes:keywords>aipiedidellacroce,attesa,attualizzazione,sacrificio,settimanasanta,ultimacena</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/88674ecaaafe120ebcb838c45c18a94e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>William Shakespeare era cattolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/william-shakespeare-era-cattolico--62876579</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3509" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3509</a><br /><br />WILLIAM SHAKESPEARE ERA CATTOLICO di Elisabetta Sala<br /> <br />Indizi soltanto, ma significativi, sulla presunta appartenenza segreta alla Chiesa cattolica del grande scrittore inglese<br />E' da poco iniziato un importante biennio shakespeariano, compreso tra il 450° anniversario della nascita (il 23 aprile 2014) e il 400° della morte (lo stesso giorno nel 2016). Lassù in Inghilterra l'industria commerciale ne sta approfittando alla grande, lanciando iniziative, culturali ma non solo, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Il grande drammaturgo, ridotto per secoli a iconcina del politically correct, rischia però di diventare un po' scomodo per la laicissima Gran Bretagna; giacché, con ogni probabilità, egli apparteneva al vasto e ramificato sottosuolo della dissidenza cattolica, nell'Inghilterra anglicana, e dell'opposizione al suo spietato regime.<br />PAPISTI E "COMPLOTTI CATTOLICI"<br />Né la fede individuale era, allora, un fatto privato o secondario: il ritenerla tale è, oltre che un anacronismo, una novità del nostro tempo malato di privacy. La fede di ognuno era un fatto squisitamente, e spesso tragicamente, pubblico; soprattutto dal momento in cui il governo aveva deciso di separare il tralcio inglese dalla vite romana, di considerare il Papa un nemico politico e di etichettare dunque tutti i cattolici come quinta colonna al servizio dell'avversario. In Inghilterra i "papisti" più "pericolosi" erano automaticamente colpevoli di alto tradimento, non di eresia, e venivano pertanto giustiziati con la pena più dolorosa e infamante che si riuscisse a concepire: squartati vivi sul patibolo, tra le ovazioni della folla, con il cuore ancora pulsante strappato dal petto.<br />Peccato che, tra gli inglesi, i cattolici fossero allora la maggioranza e che non ci tenessero affatto a conformarsi alla Chiesa di Stato. Molti, i cosiddetti "papisti di chiesa", fingevano di adeguarsi e si presentavano al servizio domenicale anglicano solo per non pagare le salatissime multe. I più coraggiosi, che a volte erano anche molto ricchi, accettavano invece l'amarissima persecuzione e in chiesa non ci andavano, cercando intanto di far celebrare Messa in casa propria da qualche sacerdote cattolico clandestino. Erano costoro i famosi "ricusanti", che pagavano multe stratosferiche e rischiavano la morte ogni giorno pur senza immischiarsi di politica; molti di essi avevano anzi giurato che, se le potenze cattoliche avessero attaccato (com'era accaduto con l'Armada spagnola nel 1588), non avrebbero esitato a difendere la Patria. Altri ancora preferirono l'esilio alla persecuzione; alcuni di costoro, dall'estero, davvero si unirono ai nemici dell'Inghilterra per spodestare la tirannia.<br />Ai sacerdoti inglesi toccava intanto formarsi all'estero e poi rientrare in patria clandestinamente come missionari. Erano braccati a guisa di spie nemiche dai servizi segreti più efficienti d'Europa e, se catturati, trattati di conseguenza: torturati, processati per lesa maestà, sventrati e squartati, colpevoli solamente di essere approdati sullo coste inglesi. Le loro teste finivano per lo più impalate sulla porta Sud del ponte di Londra, mentre lo altre parti del corpo erano esposte in catene in vari altri punti strategici. Ciò nonostante, continuavano a sbarcare.<br />Il governo, che non ebbe mai il sostegno della maggioranza, divenne maestro nell'organizzare falsi "complotti cattolici" per poi sventarli "miracolosamente". I sacerdoti, d'altra parte, impararono presto a nascondersi e mimetizzarsi alla perfezione per tentare di svolgere il loro ministero almeno per qualche anno, prima di essere catturati o costretti alla fuga. In questa lotta del gatto col topo era in gioco l'anima dell'Inghilterra.<br />SHAKESPEARE CATTOLICO?<br />Ora, per dirla con Clare Asquith, «lo scrittore più brillante d'Inghilterra visse e lavorò nell'epoca più turbolenta del Paese. È impossibile credere che non avesse nulla da dire riguardo al dramma dei suoi giorni», come invece vorrebbero i sostenitori di un suo fantomatico disimpegno sia politico che religioso. Perché, paradossalmente, è proprio il rapporto di Shakespeare con il suo tempo a renderlo veramente un uomo «per tutti i tempi», come scrisse nel suo elogio funebre l'amico Ben Jonson (1572-1637). Chi si ferma al livello estetico non fa che considerare la sola punta dell'iceberg, utilizzando soltanto una piccola parte del pacchetto; ma, come ogni altro classico, anche Shakespeare va preso tutto intero e non come una confezione di spinaci da supermercato, a porzioni singole surgelate una per una.<br />L'ultimo secolo ha visto esperti di diverse nazionalità e specializzazioni scavare sia nel retroterra storico del grande drammaturgo, sia nel canone delle sue opere; i loro studi hanno portato a scoperte estremamente interessanti. Gli storici hanno evidenziato come Stratford, il paesello natio, si trovasse in realtà al centro di una regione che Antonia Fraser definì «una specie di santuario per i ricusanti». Si è scoperto anche che il suo contesto familiare era ricusante; che ricusanti furono il padre, la famiglia della madre, la figlia e i padrini che la tennero a battesimo, persino diversi dei maestri di scuola assunti dalla municipalità quando Shakespeare era bambino. Che da ragazzo egli fu forse ospitato da una grande famiglia ricusante, attraverso cui entrò per la prima volta in contatto con gli ambienti teatrali. Che uno dei suoi parenti fu squartato sul patibolo per la sua fede e che un suo carissimo amico finì "suicidato" in carcere, accusato di aver ordito una trama cattolica contro Elisabetta I. Che, quando lasciò il paesello (forse in fuga) per recarsi a Londra, si mosse e operò nell'ambito di potenti famiglie cattoliche. Che, ritiratosi infine dalle scene e rientrato a Stratford, acquistò un misterioso palazzo londinese e lo diede in affitto a un ricusante per un prezzo simbolico; solo in seguito si scoprì che si trattava di un centro cattolico clandestino. Che, sempre dopo la sua morte, anche in campagna girava voce che fosse morto "papista".<br />Quanto alle opere, la corrente critica che potremmo definire "cattolicista" vi ha individuato un filo rosso che le percorre tutte; un filo non facile da scorgere, a quel tempo, per il governo, giacché solo la metà dei drammi era stata data alle stampe (in edizioni sparse lungo gli anni e presto esaurite), mentre l'opera omnia vide la luce soltanto sette anni dopo la sua morte. Si tratta di un livello allegorico profondo, mai troppo scoperto ma neppure invisibile, in cui emerge una sorprendente, audace dissidenza politica e religiosa. Così la "Danimarca" di Amleto, in cui, notoriamente, c'è del marcio, è l'Inghilterra elisabettiana; il padre del principe, trucidato a tradimento e ora proveniente dal (proibito) Purgatorio, è l'antica fede; l'assassino usurpatore, nel cui regno i riti sono "mutilati", è il nuovo ordine imposto dall'alto, mentre i due falsi amici inviati dal nuovo re a spiare Amleto e a cercare di strappargli il "cuore" del suo "mistero" sono gli agenti segreti governativi, attraverso le cui delazioni i malcapitati dissidenti si ritrovavano veramente con il cuore strappato, sul patibolo, esposto al pubblico ludibrio.<br />Stupiscono alcuni temi ricorrenti che, se riscontrati in opere isolate, possono non destare particolari sospetti, ma che diventano messaggi chiarissimi proprio per la loro ricorrenza lungo tutto il canone; come l'esilio dei buoni, il diritto al tirannicidio e persino l'invasione straniera (spesso guidata da quegli stessi esuli «rinnegati») come unico rimedio per salvare un Paese ferito e oppresso dai suoi stessi governanti. Tutti temi scottanti e proibiti, politicamente e religiosamente scorrettissimi, attraverso i quali il drammaturgo parlava a chi, tra il pubblico, aveva orecchie per intendere. Perché il teatro, pur sotto censura, era l'unico mezzo di comunicazione di massa non direttamente controllato dal governo.<br />L'opera shakespeariana è tutta intrisa delle sofferenze del suo Paese: in mezzo a tanto dolore, mentre il sangue dei martiri ancora grondava dal patibolo, la passione di un intero popolo si faceva passione letteraria, reticente e nascosta, e si incarnava in drammi senza tempo. Giacché, per dirla con Peter Milward (l'illustre caposcuola della corrente "cattolicista"), il cuore del suo mistero sta proprio qui.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62876579</guid><pubDate>Fri, 21 Nov 2014 15:10:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62876579/william_shakespeare_era_cattolico.mp3" length="10785480" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3509

WILLIAM SHAKESPEARE ERA CATTOLICO di Elisabetta Sala
 
Indizi soltanto, ma significativi, sulla presunta appartenenza segreta alla Chiesa cattolica del grande scrittore inglese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3509" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3509</a><br /><br />WILLIAM SHAKESPEARE ERA CATTOLICO di Elisabetta Sala<br /> <br />Indizi soltanto, ma significativi, sulla presunta appartenenza segreta alla Chiesa cattolica del grande scrittore inglese<br />E' da poco iniziato un importante biennio shakespeariano, compreso tra il 450° anniversario della nascita (il 23 aprile 2014) e il 400° della morte (lo stesso giorno nel 2016). Lassù in Inghilterra l'industria commerciale ne sta approfittando alla grande, lanciando iniziative, culturali ma non solo, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Il grande drammaturgo, ridotto per secoli a iconcina del politically correct, rischia però di diventare un po' scomodo per la laicissima Gran Bretagna; giacché, con ogni probabilità, egli apparteneva al vasto e ramificato sottosuolo della dissidenza cattolica, nell'Inghilterra anglicana, e dell'opposizione al suo spietato regime.<br />PAPISTI E "COMPLOTTI CATTOLICI"<br />Né la fede individuale era, allora, un fatto privato o secondario: il ritenerla tale è, oltre che un anacronismo, una novità del nostro tempo malato di privacy. La fede di ognuno era un fatto squisitamente, e spesso tragicamente, pubblico; soprattutto dal momento in cui il governo aveva deciso di separare il tralcio inglese dalla vite romana, di considerare il Papa un nemico politico e di etichettare dunque tutti i cattolici come quinta colonna al servizio dell'avversario. In Inghilterra i "papisti" più "pericolosi" erano automaticamente colpevoli di alto tradimento, non di eresia, e venivano pertanto giustiziati con la pena più dolorosa e infamante che si riuscisse a concepire: squartati vivi sul patibolo, tra le ovazioni della folla, con il cuore ancora pulsante strappato dal petto.<br />Peccato che, tra gli inglesi, i cattolici fossero allora la maggioranza e che non ci tenessero affatto a conformarsi alla Chiesa di Stato. Molti, i cosiddetti "papisti di chiesa", fingevano di adeguarsi e si presentavano al servizio domenicale anglicano solo per non pagare le salatissime multe. I più coraggiosi, che a volte erano anche molto ricchi, accettavano invece l'amarissima persecuzione e in chiesa non ci andavano, cercando intanto di far celebrare Messa in casa propria da qualche sacerdote cattolico clandestino. Erano costoro i famosi "ricusanti", che pagavano multe stratosferiche e rischiavano la morte ogni giorno pur senza immischiarsi di politica; molti di essi avevano anzi giurato che, se le potenze cattoliche avessero attaccato (com'era accaduto con l'Armada spagnola nel 1588), non avrebbero esitato a difendere la Patria. Altri ancora preferirono l'esilio alla persecuzione; alcuni di costoro, dall'estero, davvero si unirono ai nemici dell'Inghilterra per spodestare la tirannia.<br />Ai sacerdoti inglesi toccava intanto formarsi all'estero e poi rientrare in patria clandestinamente come missionari. Erano braccati a guisa di spie nemiche dai servizi segreti più efficienti d'Europa e, se catturati, trattati di conseguenza: torturati, processati per lesa maestà, sventrati e squartati, colpevoli solamente di essere approdati sullo coste inglesi. Le loro teste finivano per lo più impalate sulla porta Sud del ponte di Londra, mentre lo altre parti del corpo erano esposte in catene in vari altri punti strategici. Ciò nonostante, continuavano a sbarcare.<br />Il governo, che non ebbe mai il sostegno della maggioranza, divenne maestro nell'organizzare falsi "complotti cattolici" per poi sventarli "miracolosamente". I sacerdoti, d'altra parte, impararono presto a nascondersi e mimetizzarsi alla perfezione per tentare di svolgere il loro ministero almeno per qualche anno, prima di essere catturati o costretti alla fuga. In questa lotta del gatto col topo era in gioco l'anima dell'Inghilterra.<br />SHAKESPEARE CATTOLICO?<br />Ora, per dirla con Clare Asquith,...]]></itunes:summary><itunes:duration>675</itunes:duration><itunes:keywords>amleto,anglicanesimo,cattolico,papisti,shakespeare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e1d295e508a506661f05e3b1007f07fd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Libertà religiosa e libertà di coscienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/liberta-religiosa-e-liberta-di-coscienza--62095851</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3435" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3435</a><br /><br />LIBERTA' RELIGIOSA E LIBERTA' DI COSCIENZA di Christian De Benedetto<br /><br />Negli ambienti cattolici, a cominciare, è triste a dirlo, dalle stesse gerarchie ecclesiastiche, regna una grande incapacità di cogliere il duplice attacco in corso contro l'Occidente, fatto oggetto di mire di conquista da parte dell'Islam e roso interiormente dal cancro relativista.<br />Anche in questi giorni di tremende persecuzioni a danno dei cristiani ad opera del neo-costituito Califfato siro-irakeno, i Pastori della Chiesa, salvo rare eccezioni, si sono purtroppo segnalati per debolezza, inadeguatezza, timidezza. E quando hanno parlato, non hanno saputo uscire da un equivoco concetto di libertà, intesa secondo la dottrina liberale.<br />LA LIBERTÀ RELIGIOSA PERMETTE L'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA<br />Hanno invocato il diritto alla libertà religiosa, lo stesso che consente ai musulmani di impiantare moschee in tutta Europa e di procedere indisturbati alla islamizzazione delle antiche nazioni cristiane. Si è completamente perso il riferimento ad un orizzonte oggettivo di valori, per il quale si possa affermare una sola religione come vera e i diritti dei cristiani e della Chiesa si debbano fondare su questa verità e non sull'istanza relativista e soggettivista dell'ideologia liberale. Se neppure i Pastori rivendicano più la verità esclusiva della religione cattolica e la libertas Ecclesiae quale diritto divino denunciando la violenza islamica come espressione di una falsa religione, si deve amaramente constatare il trionfo dell'ideologia relativista sin dentro i Sacri Palazzi.<br />Si deve cioè riconoscere che la stessa Chiesa cattolica, nel suo aspetto umano e contingente, è attrice e vittima al medesimo tempo di quel circolo vizioso di cui sopra. E qui si aprirebbe il campo vastissimo di studi sul Concilio Vaticano II, la sua ricezione, la sua ermeneutica. È il tema della libertà religiosa del decreto Dignitatis humanae, se sia la liberale libertà di religione accolta nelle legislazioni occidentali contemporanee ed elevata a diritto umano dalle Carte internazionali, oppure la razionale e cattolica libertà della religione. Si dovrebbe poi precisare cosa si intenda per religione, se una soggettiva credenza oppure la virtù omonima.<br />Se l'esercizio della religione sia un diritto in virtù della libertà liberale dell'autodeterminazione soggettiva, oppure perché prima di tutto dovere di giustizia verso Dio. Quasi sempre l'impressione che si ricava dalle dichiarazioni dei Pastori è la loro adesione al paradigma liberale e tutto ciò non fa che imprigionare ancor più la Chiesa e, con essa, quella che fu la Cristianità, nel mortifero circolo vizioso tra totalitarismo islamico e relativismo liberale.<br />L'OBIEZIONE DI COSCIENZA NON OSTACOLA LE LEGISLAZIONI ABORTISTE, EUTANASICHE, OMOSESSUALISTE<br />Analoga è la risposta cattolica alla dissoluzione interna dell'Occidente visibile nell'imporsi dell'ideologia gender, nella teorizzazione del transumano, nelle legislazioni abortiste, eutanasiche, omosessualiste. Si invoca il «diritto all'obiezione di coscienza» ovvero si fonda la propria risposta, la propria opposizione sul principio liberale di «libertà di coscienza». Così la risposta del mondo cattolico alla dissoluzione è essa stessa interna alla ideologia della dissoluzione: ci si oppone all'esito radicale (coerente) dell'ideologia liberale in nome di quei principi liberali (es. libertà di coscienza, libertà di religione, etc.) che sono alla radice della dissoluzione stessa. Il concetto di «libertà di coscienza», da cui deriva quello di «obiezione di coscienza», appare strutturale tanto nel linguaggio dei Pastori quanto nella così detta cultura cattolica. Potremmo anche dire che è principio cardine! Ciò ai più, cattolici compresi, apparirà a-problematico, anzi scontato.<br />IL "DOGMA" DELLA LIBERTÀ DI COSCIENZA<br />Tuttavia ci permettiamo, con il massimo rispetto per le nobili intenzioni di tutti, di dubitare, di vagliare criticamente ciò che sembra, ormai, indubitabile e incontestabile: il dogma della libertà di coscienza! È ben vero che la coscienza nel caso concreto è per l'agente morale norma ultima benché non suprema, e che è doveroso seguire la propria coscienza anche quando invincibilmente erronea (e solo quando lo è invincibilmente), ma tutto ciò è ben lontano dal fondare il moderno principio della libertà di coscienza. Ciò per almeno tre ragioni che oppongono per contraddizione la verità classico-cristiana all'idea moderna in tema di coscienza:<br />1) La coscienza come giudizio della ragione pratica sulla bontà o colpevolezza di un'azione, giudizio come applicazione della legge morale al caso concreto, e non come facoltà o autocoscienza;<br />2) La funzione conoscitivo-applicativa e non creativa della coscienza;<br />3) La coscienza come norma prossima della moralità personale e non come norma oggettiva e universale della moralità che deve, invece, informare di sé l'ordinamento giuridico.<br />INDEBITO PASSAGGIO DAL PIANO SOGGETTIVO A QUELLO OGGETTIVO<br />Quando si invoca «il diritto alla libertà di coscienza» si compie un indebito passaggio dal piano soggettivo a quello oggettivo, dal foro interno al foro esterno o pubblico. La coscienza ha la capacità di errare contrapponendosi oggettivamente alla giustizia, ma non ne ha il diritto, tutt'al più, se invincibilmente erronea, l'agente morale non sarà moralmente imputabile (lo sarà però eventualmente giuridicamente) per il male scelto. Ancor meno il giudizio di coscienza può pretendere di porsi come norma superiore, in sede di foro pubblico, alla norma giuridica. E vero, piuttosto, il contrario: è la coscienza a dover giudicare conformemente alla norma giuridica la quale deve essere, per essere veramente norma giuridica, conforme alla norma universale e oggettiva della moralità data dalla legge divina, naturale e positiva.<br />È la legge positiva, ogni singola legge positiva, a dover essere conforme alla legge divina, al diritto naturale e quando ciò non è, il cittadino non è tenuto all'obbedienza per il semplice fatto che quel testo normativo non è né può essere legge ed è propriamente un comando illegittimo e tirannico. Qui non si tratta di obiezione di coscienza ma, piuttosto, obiezione della coscienza ad un comando ingiusto. Non sarà invocato il «diritto all'obiezione di coscienza» fondato sulla «libertà di coscienza», piuttosto sarà denunciata l'ingiustizia della norma e il suo non essere legge, ne sarà pretesa la cancellazione e si riconoscerà come doverosa la resistenza (anche occulta) ad essa. Se la modernità suggerisce un diritto del singolo a non applicare una norma positiva quando giudicata soggettivamente in contrasto con i convincimenti personali in nome della «libertà di coscienza», il pensiero classico-cristiano insegna la necessaria conformità del diritto positivo al diritto naturale, il dovere per il singolo di conformarsi alla legge e il non essere legge di quegli ordini emanati dall'autorità politica in contrasto col diritto naturale.<br />IL DIRITTO NATURALE, QUESTO SCONOSCIUTO<br />La cultura cattolica odierna opta decisamente per la suggestione moderna tanto che è sempre più raro un riferimento al diritto naturale, così come è assente il tema dei criteri di legittimità delle leggi positive. Il richiamo ai "diritti umani" e alla "norma internazionale" non ovvia alla mancanza, anzi conferma l'opzione, visto che i diritti umani sanciti dalle Dichiarazioni e Convenzioni internazionali poco o nulla hanno a che fare con i diritti naturali dell'uomo e sono piuttosto espressione coerente (nell'errore) del razionalismo giuridico. Ciò significa accettare acriticamente il giuspositivismo dominante e il relativo indifferentismo etico finendo per sostenere proprio ciò che rende possibile quanto si dice di voler combattere.<br />Non è, infatti, senza gravi conseguenze una simile opzione, aggravata dalla rivendicata «libertà di coscienza» che "bilancia" l'assoluta arbitrarietà etica del diritto con una altrettanto arbitraria volontà soggettiva dei singoli. Oggi, in campo cattolico, si discute del diritto all'obiezione di coscienza di fronte ad insegnamenti ideologici impartiti a scuola e si fa così della libertà di coscienza il principio su cui fondare la lotta contro l'indottrinamento LGBT. Si invoca, ad es., il diritto dei genitori ad educare secondo le proprie convinzioni magari, facendo obiezione di coscienza quando queste non siano rispecchiate nell'insegnamento scolastico. Facciamo ora un esempio: ipotizziamo una scuola dove l'insegnamento sia conforme al buon senso e alla retta ragione, dove la morale sia insegnata avendo la legge naturale per bussola e una coppia di genitori seguaci dell'ideologia gender.<br />IL DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE PORTA AL DISASTRO<br />Coerentemente i sostenitori della libertà di coscienza dovrebbero riconoscere ai genitori il diritto di fare obiezione di coscienza contro la verità e il complementare diritto di indottrinare il figlio secondo l'ideologia LGBT. Il problema, come si vede, è la conformità a verità e bene della legge come dell'insegnamento, non la libertà di coscienza! Porre a cardine il principio della libertà di coscienza porta, ad esempio, a legittimare quel preteso «diritto all'autodeterminazione» che regge tutto il processo di dissoluzione. Come infatti giustificare un ordinamento che proibisca il suicidio o l'eutanasia volontaria quando si deve rispettare e promuovere, per principio, la libertà di agire secondo la propria coscienza? Quando un cittadino riterrà in coscienza di non voler più vivere rivendicherà tale diritto in nome della libertà di coscienza. E coerentemente non glielo si potrà negare! La libertà di coscienza, rispetto alle credenze più varie e soggettive, si dà quale lib]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62095851</guid><pubDate>Fri, 19 Sep 2014 20:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62095851/libert_religiosa_e_libert_di_coscienza.mp3" length="16492295" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3435

LIBERTA' RELIGIOSA E LIBERTA' DI COSCIENZA di Christian De Benedetto

Negli ambienti cattolici, a cominciare, è triste a dirlo, dalle stesse gerarchie ecclesiastiche, regna una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3435" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3435</a><br /><br />LIBERTA' RELIGIOSA E LIBERTA' DI COSCIENZA di Christian De Benedetto<br /><br />Negli ambienti cattolici, a cominciare, è triste a dirlo, dalle stesse gerarchie ecclesiastiche, regna una grande incapacità di cogliere il duplice attacco in corso contro l'Occidente, fatto oggetto di mire di conquista da parte dell'Islam e roso interiormente dal cancro relativista.<br />Anche in questi giorni di tremende persecuzioni a danno dei cristiani ad opera del neo-costituito Califfato siro-irakeno, i Pastori della Chiesa, salvo rare eccezioni, si sono purtroppo segnalati per debolezza, inadeguatezza, timidezza. E quando hanno parlato, non hanno saputo uscire da un equivoco concetto di libertà, intesa secondo la dottrina liberale.<br />LA LIBERTÀ RELIGIOSA PERMETTE L'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA<br />Hanno invocato il diritto alla libertà religiosa, lo stesso che consente ai musulmani di impiantare moschee in tutta Europa e di procedere indisturbati alla islamizzazione delle antiche nazioni cristiane. Si è completamente perso il riferimento ad un orizzonte oggettivo di valori, per il quale si possa affermare una sola religione come vera e i diritti dei cristiani e della Chiesa si debbano fondare su questa verità e non sull'istanza relativista e soggettivista dell'ideologia liberale. Se neppure i Pastori rivendicano più la verità esclusiva della religione cattolica e la libertas Ecclesiae quale diritto divino denunciando la violenza islamica come espressione di una falsa religione, si deve amaramente constatare il trionfo dell'ideologia relativista sin dentro i Sacri Palazzi.<br />Si deve cioè riconoscere che la stessa Chiesa cattolica, nel suo aspetto umano e contingente, è attrice e vittima al medesimo tempo di quel circolo vizioso di cui sopra. E qui si aprirebbe il campo vastissimo di studi sul Concilio Vaticano II, la sua ricezione, la sua ermeneutica. È il tema della libertà religiosa del decreto Dignitatis humanae, se sia la liberale libertà di religione accolta nelle legislazioni occidentali contemporanee ed elevata a diritto umano dalle Carte internazionali, oppure la razionale e cattolica libertà della religione. Si dovrebbe poi precisare cosa si intenda per religione, se una soggettiva credenza oppure la virtù omonima.<br />Se l'esercizio della religione sia un diritto in virtù della libertà liberale dell'autodeterminazione soggettiva, oppure perché prima di tutto dovere di giustizia verso Dio. Quasi sempre l'impressione che si ricava dalle dichiarazioni dei Pastori è la loro adesione al paradigma liberale e tutto ciò non fa che imprigionare ancor più la Chiesa e, con essa, quella che fu la Cristianità, nel mortifero circolo vizioso tra totalitarismo islamico e relativismo liberale.<br />L'OBIEZIONE DI COSCIENZA NON OSTACOLA LE LEGISLAZIONI ABORTISTE, EUTANASICHE, OMOSESSUALISTE<br />Analoga è la risposta cattolica alla dissoluzione interna dell'Occidente visibile nell'imporsi dell'ideologia gender, nella teorizzazione del transumano, nelle legislazioni abortiste, eutanasiche, omosessualiste. Si invoca il «diritto all'obiezione di coscienza» ovvero si fonda la propria risposta, la propria opposizione sul principio liberale di «libertà di coscienza». Così la risposta del mondo cattolico alla dissoluzione è essa stessa interna alla ideologia della dissoluzione: ci si oppone all'esito radicale (coerente) dell'ideologia liberale in nome di quei principi liberali (es. libertà di coscienza, libertà di religione, etc.) che sono alla radice della dissoluzione stessa. Il concetto di «libertà di coscienza», da cui deriva quello di «obiezione di coscienza», appare strutturale tanto nel linguaggio dei Pastori quanto nella così detta cultura cattolica. Potremmo anche dire che è principio cardine! 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La questione merita un'analisi più accurata.<br />Certo, la Chiesa ha istituito questo collegamento tra sacerdozio ministeriale e celibato con una decisione sua; una decisione di indole "storica", libera, positiva, che però è legittima e motivata.<br />DECISIONE LEGITTIMA E MOTIVATA<br />È una decisione legittima, perché è posta nell'ambito della sua potestà di regolare i fatti ecclesiali, e non lede i diritti di alcuno. Non bisogna dimenticare che l'essere costituiti in un ministero non è configurabile in un diritto per nessuno: ogni ministero è un compito liberamente assegnato dall'autorità competente secondo criteri che nessuno può sindacare; e non per favorire le inclinazioni delle singole persone, bensì in vista del miglior bene della comunità.<br />È una decisione motivata, se non altro dalla convenienza di assicurare mediante un dispositivo canonico che la "preferenza di Cristo" per lo stato celibatario continui ad avere una rispondenza e una vitalità nella storia e nella coscienza ecclesiale.<br />GUARDARE AL SIGNORE GESÙ<br />Queste considerazioni sono giuste, ma restano un po' in superficie e non ci fanno cogliere tutta la verità delle cose, l'intima coerenza del disegno di Dio, la consonanza con questo disegno dell'ordinamento ecclesiale. Per approfondire la questione, dobbiamo rifarci al Signore Gesù, sacerdote unico e pienamente sufficiente della Nuova Alleanza: ogni autentica comprensione del sacerdozio ministeriale e dei suoi problemi deve partire da lui.<br />CELIBATO DI CRISTO<br />Una prima domanda: perché Gesù è rimasto celibe? Perché non si è mai sposato, pur essendo arrivato all'età matura ed essendo vissuto in una società che non aveva la consuetudine celibataria tra i valori riconosciuti?<br />Non è possibile considerare questo fatto come del tutto occasionale e privo di significazione, perché nella vita di Cristo niente è fortuito e insignificante. Egli - con tutti gli atti e gli avvenimenti della sua esistenza umana - è interamente un "segno": è doveroso leggere fino in fondo questo "segno" che è Cristo.<br />Il celibato di Cristo, come quello del profeta Geremia, ha senza dubbio un'indole manifestativa. Mentre però in Geremia il celibato è simbolo della desolazione d'Israele (cf Ger 16,1ss.), in Gesù è la prova che l'umanità non è rimasta preda dell'abbandono e della solitudine, ma al contrario è chiamata a entrare in una comunione sponsale col suo Signore.<br />CRISTO SPOSO<br />Gesù è apparentemente celibe, in realtà è in senso assoluto lo "Sposo": non si sposa perché è già sposato. È bene qui richiamare la grande insistenza con la quale il Nuovo Testamento ci presenta il tema del "Cristo Sposo".<br />La catechesi sinottica ce lo offre nelle sue parabole: quella del banchetto nuziale del figlio del re (cf Mt 22,2), quella delle damigelle d'onore del matrimonio (cf Mt 25,1), quella del padrone che torna dallo sposalizio nel cuore della notte (cf Lc 12,38). Ed è da ricordare anche il "Loghion", riferito da tutti e tre i Sinottici in cui Gesù è presentato come lo «Sposo» e i suoi discepoli come gli «invitati alle nozze» (cf Mt 9,15; Mc 19; Lc 5,34).<br />Il quarto vangelo attribuisce a Giovanni il Battezzatore l'identificazione di Gesù come lo sposo che «possiede la sposa» (cf Gv 3,29). L'Apocalisse raffigura l'instaurazione del Regno di Dio nelle «nozze dell'Agnello», alle quali la sposa è stata preparata: «Le hanno dato una veste di lino puro splendente» (cf Ap 19,7-8). E anche qui si parla, come nei Sinottici, degli «invitati»: «Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello» (Ap 19,9). San Paolo, usando l'immagine sponsale, stabilisce l'equivalenza tra la «sposa» e la comunità cristiana (cf 2 Cor 11,2), e alla luce di questa figura approfondisce l'intelligenza del vincolo sostanziale che unisce Cristo alla Chiesa (cf Ef 5,25-32).<br />Come si vede, la Chiesa delle origini riteneva fondamentale l'argomento della "sponsalità" di Cristo per una conoscenza compiuta del mistero della salvezza, tanto che noi lo ritroviamo nei più diversi filoni catechetici della comunità primitiva.<br />IL SENSO DELLA SPONSALITÀ DI CRISTO<br />Una seconda domanda: che cosa comporta per Cristo il suo essere sposo nei confronti della Chiesa. O, che è lo stesso, come si attua in concreto la sua sponsalità? San Paolo, nella lettera agli Efesini può guidarci e aiutarci ad arrivare a una risposta adeguata.<br />Sposo vuol dire che Cristo è «capo» della Chiesa, la quale perciò è il «corpo» ed è sottomessa a lui (cf Ef 5,23.24). Vuol dire che l'ha presa dalla corruzione del mondo, le ha dato il suo nome, e così l'ha salvata: egli è «il salvatore del corpo» (cf Ef 5,23). Vuol dire che l'ha amata e la ama, al punto da dare se stesso per lei (cf Ef 5,25). Vuol dire che la rigenera e la purifica continuamente per mezzo dei sacramenti e della parola di Dio (cf Ef 5,26). Vuol dire che attende senza stanchezza all'opera della sua santificazione, in modo che sia senza macchia e senza ruga, ma santa e immacolata (cf Ef 5,27). Vuol dire che «la nutre e la cura» (cf Ef 5,29), come fa il pastore con il suo gregge.<br />Come si vede, l'indole sponsale di Cristo evoca tutte le funzioni di "guida", di "maestro", di "santificatore", di "pastore", alle quali il Risorto - presentandosi come il "mandato" dal Padre e l'apostolo per eccellenza - associa gli apostoli, cioè coloro che sono "mandati" da lui: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20,21).<br />Sono i compiti che, secondo la testimonianza del vangelo di Matteo, Gesù lascia ai suoi «mandati» come l'estrema consegna: «Andate... fate discepoli... battezzate... insegnate a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (cf Mt 28,19.20). Sono gli stessi compiti che sono affidati ai presbiteri nel rito dell'ordinazione.<br />IL SACERDOTE «SACRAMENTO» DEL CRISTO SPOSO<br />II sacerdozio ministeriale, che rende presente e percepibile in mezzo al popolo di Dio il Signore Gesù nelle sue funzioni regali, magisteriali e profetiche, è dunque sostanzialmente una partecipazione - mediante il sacramento dell'ordine che ci immette nella trama delle missioni che si diparte dal Risorto - alla prerogativa nuziale di Cristo.<br />Il sacerdote è quindi una specie di sacramento del Cristo Sposo nell'atto della sua multiforme donazione alla Chiesa, ed è chiamato a condividere il medesimo amore sponsale - o, che è lo stesso, la medesima carità pastorale - che colma il cuore del Signore Gesù e dal cuore di Gesù si riverbera sulla «nazione santa».<br />Per la sua diretta comunione con la natura sponsale del Redentore, anche il sacerdote ministeriale, come lui, con lui e in lui, possiede già quel "mistero sponsale", di cui il matrimonio tra l'uomo e la donna è solo figura; per ripetere e cogliere in tutte le sue implicazioni la parola giovannea, anche lui «possiede la sposa» (cf Gv 3,29).<br />Sotto questo profilo, il sacerdote che volesse contrarre matrimonio darebbe luogo a un non-senso teologico: aspirerebbe a possedere "in figura" ciò che è già suo nella verità.<br />IL CELIBATO ECCLESIASTICO<br />Questa conclusione trova conferma nella disciplina canonica che, dopo qualche incertezza, alla fine è prevalsa tanto nella Chiesa orientale quanto in quella occidentale: tutte le Chiese, che hanno conservato un'effettiva dimensione sacramentale, convengono nel non riconoscere la facoltà di contrarre matrimonio ai sacri ministri (diaconi, presbiteri, vescovi).<br />La norma universale manifesta prima di tutto la volontà di assicurare con una disposizione giuridica il permanere nella cristianità della "preferenza di Cristo"; più profondamente essa contiene un principio di "logica sacramentale" almeno confusamente intuito: e cioè che, mentre è ammissibile un passaggio dall'essere solo "segno" all'essere "realtà", non ha plausibilità l'ipotesi di un passaggio dall'essere già "realtà" all'essere "segno". Questo principio ci aiuta a comprendere la prassi, vigente per qualche situazione della Chiesa, di chiamare ai sacri ministeri anche dei coniugati. Nella Chiesa orientale tale possibilità è normalmente assicurata per il diaconato e per il presbiterato (non però per l'episcopato); nella Chiesa latina è data per il diaconato (per il presbiterato solo in casi del tutto eccezionali).<br />È però importante che si colga, indipendentemente dalle pratiche applicazioni, la radicale diversità e la non confrontabilità dei due fenomeni: quello dello sposo che riceve un ordine sacro e quello del sacerdote che si sposa.<br />Autorizzando l'ordinazione sacerdotale dei coniugati, la Chiesa orientale è mossa dal desiderio di venire incontro alle necessità pastorali delle comunità cristiane (e non è prevedibile - né auspicabile - che tale disciplina si estenda all'Occidente). Invece, un'eventuale autorizzazione al matrimonio dei preti (contro la prassi di tutte le vere Chiese) sarebbe motivato dal desiderio di venire incontro alle richieste delle singole persone, alle quali si può provvedere anche in altro modo (ad esempio, concedendo il ritorno alla condizione laicale): nessuna Chiesa, che sia veramente e pienamente tale, né in Oriente né in Occidente, prende in considerazione ipotesi come questa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60711474</guid><pubDate>Fri, 25 Jul 2014 19:42:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60711474/perch_i_sacerdoti_non_si_sposano.mp3" length="11725888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3334

PERCHE' I SACERDOTI NON SI SPOSANO? di Giacomo Biffi

Il carisma della vocazione sacerdotale, rivolta al culto divino e al servizio religioso e pastorale del popolo di Dio, è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3334" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3334</a><br /><br />PERCHE' I SACERDOTI NON SI SPOSANO? di Giacomo Biffi<br /><br />Il carisma della vocazione sacerdotale, rivolta al culto divino e al servizio religioso e pastorale del popolo di Dio, è distinto dal carisma che induce alla scelta del celibato come stato di vita consacrata» (Sacerdotalis celibatus 15).<br />La connessione tra l'uno e l'altro carisma - stabilita dalla legge canonica del celibato dei sacri ministri - non è subito evidente. La questione merita un'analisi più accurata.<br />Certo, la Chiesa ha istituito questo collegamento tra sacerdozio ministeriale e celibato con una decisione sua; una decisione di indole "storica", libera, positiva, che però è legittima e motivata.<br />DECISIONE LEGITTIMA E MOTIVATA<br />È una decisione legittima, perché è posta nell'ambito della sua potestà di regolare i fatti ecclesiali, e non lede i diritti di alcuno. Non bisogna dimenticare che l'essere costituiti in un ministero non è configurabile in un diritto per nessuno: ogni ministero è un compito liberamente assegnato dall'autorità competente secondo criteri che nessuno può sindacare; e non per favorire le inclinazioni delle singole persone, bensì in vista del miglior bene della comunità.<br />È una decisione motivata, se non altro dalla convenienza di assicurare mediante un dispositivo canonico che la "preferenza di Cristo" per lo stato celibatario continui ad avere una rispondenza e una vitalità nella storia e nella coscienza ecclesiale.<br />GUARDARE AL SIGNORE GESÙ<br />Queste considerazioni sono giuste, ma restano un po' in superficie e non ci fanno cogliere tutta la verità delle cose, l'intima coerenza del disegno di Dio, la consonanza con questo disegno dell'ordinamento ecclesiale. Per approfondire la questione, dobbiamo rifarci al Signore Gesù, sacerdote unico e pienamente sufficiente della Nuova Alleanza: ogni autentica comprensione del sacerdozio ministeriale e dei suoi problemi deve partire da lui.<br />CELIBATO DI CRISTO<br />Una prima domanda: perché Gesù è rimasto celibe? Perché non si è mai sposato, pur essendo arrivato all'età matura ed essendo vissuto in una società che non aveva la consuetudine celibataria tra i valori riconosciuti?<br />Non è possibile considerare questo fatto come del tutto occasionale e privo di significazione, perché nella vita di Cristo niente è fortuito e insignificante. Egli - con tutti gli atti e gli avvenimenti della sua esistenza umana - è interamente un "segno": è doveroso leggere fino in fondo questo "segno" che è Cristo.<br />Il celibato di Cristo, come quello del profeta Geremia, ha senza dubbio un'indole manifestativa. Mentre però in Geremia il celibato è simbolo della desolazione d'Israele (cf Ger 16,1ss.), in Gesù è la prova che l'umanità non è rimasta preda dell'abbandono e della solitudine, ma al contrario è chiamata a entrare in una comunione sponsale col suo Signore.<br />CRISTO SPOSO<br />Gesù è apparentemente celibe, in realtà è in senso assoluto lo "Sposo": non si sposa perché è già sposato. È bene qui richiamare la grande insistenza con la quale il Nuovo Testamento ci presenta il tema del "Cristo Sposo".<br />La catechesi sinottica ce lo offre nelle sue parabole: quella del banchetto nuziale del figlio del re (cf Mt 22,2), quella delle damigelle d'onore del matrimonio (cf Mt 25,1), quella del padrone che torna dallo sposalizio nel cuore della notte (cf Lc 12,38). Ed è da ricordare anche il "Loghion", riferito da tutti e tre i Sinottici in cui Gesù è presentato come lo «Sposo» e i suoi discepoli come gli «invitati alle nozze» (cf Mt 9,15; Mc 19; Lc 5,34).<br />Il quarto vangelo attribuisce a Giovanni il Battezzatore l'identificazione di Gesù come lo sposo che «possiede la sposa» (cf Gv 3,29). L'Apocalisse raffigura l'instaurazione del Regno di Dio nelle «nozze dell'Agnello», alle quali...]]></itunes:summary><itunes:duration>733</itunes:duration><itunes:keywords>chiesa,ipotesi,matrimonio,necessitàpastorali,sacerdozio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/408e6136708bbbf23a9083bf7dc821bb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
