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<rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0"><channel><title>FILM GARANTITI - Il meglio del cinema</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=10</link><description><![CDATA[Quando il grande schermo produce capolavori. Recensioni a cura del sito FilmGarantit.it]]></description><atom:link href="https://www.spreaker.com/show/3572837/episodes/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><language>it</language><category>Film Reviews</category><copyright>Copyright BastaBugie</copyright><image><url>https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c4795403c665e6aa59b49a98960820e2.jpg</url><title>FILM GARANTITI - Il meglio del cinema</title><link>http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=10</link></image><lastBuildDate>Wed, 29 Jul 2026 13:43:30 +0000</lastBuildDate><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:owner><itunes:name>BastaBugie</itunes:name><itunes:email>info@filmgarantiti.it</itunes:email></itunes:owner><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c4795403c665e6aa59b49a98960820e2.jpg"/><itunes:subtitle>Quando il grande schermo produce capolavori. Recensioni a cura del sito FilmGarantit.it</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[Quando il grande schermo produce capolavori. Recensioni a cura del sito FilmGarantit.it]]></itunes:summary><itunes:category text="TV &amp; Film"><itunes:category text="Film Reviews"/></itunes:category><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><item><title>Apocalypto***** (2006) - Uno schiaffo al relativismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/apocalypto-2006-uno-schiaffo-al-relativismo--71567571</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=40</a><br /><br />UNO SCHIAFFO AL RELATIVISMO<br />di Massimo Introvigne<br /> <br />L'uscita anche in Italia del film Apocalypto di Mel Gibson ha scatenato anche da noi orde di antropologi relativisti, di cui Gibson non è il vero obiettivo. Una certa corrente antropologica è soprattutto interessata a riaffermare, dopo gli attacchi di Benedetto XVI, il principio del relativismo culturale, secondo cui non esistono valori e giudizi universali, validi per tutte le culture, ma ogni azione, ogni gesto, ogni dottrina può essere giudicata soltanto all'interno della cultura in cui è nata, e solo un razzista considera una cultura come inferiore a un'altra.<br />Apocalypto non è un documentario, e ci si può divertire a trovare il pelo nell'uovo, ma la rappresentazione della cultura maya come fondata sul sacrificio umano - ritenuto necessario ad assicurare il potere dello Stato e la fertilità delle donne - è coerente con la ricerca storica più recente. Nel 2003 David Stuart, uno storico e antropologo dell'Università di Harvard, ha pubblicato sulla rivista Arqueología Mexicana un articolo su L'ideologia del sacrificio tra i Maya che ha fatto molto rumore. Riassumendo le ricerche di decine di antropologi forensi, Stuart mostra come la collaborazione fra le moderne tecniche di analisi dei siti archeologici e la storia smentisce definitivamente ogni teoria secondo cui i maya sarebbero stati più «pacifici» degli aztechi e il sacrificio umano tra di loro relativamente raro. Soprattutto, Stuart - che è co-autore di quattro fondamentali volumi sui maya - relega fra le anticaglie l'argomento, che sentiamo ripetere fino alla nausea in questi giorni in Italia, che vuole i «codici» spagnoli impegnati a diffamare i maya per giustificare le azioni dei conquistadores. Al contrario, al di là di qualche possibile esagerazione sul numero dei sacrificati - che gli spagnoli non potevano certo quantificare con gli argomenti della ricerca moderna -, le descrizioni di corpi sventrati, cuori estratti, bambini offerti in sacrificio agli dei e massacri di massa, che Gibson riprende, sono sostanzialmente fedeli. Un'altra sciocchezza, spiega Stuart, è che i maya si cibassero della carne umana dei sacrifici per rimediare a un deficit di proteine. No: quella del sacrificio umano per i maya era un'ideologia, ed era al centro di tutta la loro cultura.<br />Ma proprio qui sta il problema. Secondo il relativismo antropologico, ogni giudizio è chiuso nel cerchio della cultura di chi lo emette. Chi siamo noi per giudicare i maya? Né esistono valori universali in base ai quali si potrebbe sostenere che una cultura fondata sul sacrificio umano è - da questo punto di vista - inferiore, per esempio, a una cultura cristiana fondata sul perdono e la compassione. Ma, una volta accettato il presupposto, non ci si ferma ai maya. Così, diventa comprensibile (forse) escludere la poligamia nella nostra cultura, che da oltre duemila anni non la pratica. Ma sarebbe una forma di «imperialismo culturale» impedire di praticarla ai musulmani, anche quando vengono da noi. E così via.<br />Benedetto XVI ha invece ricordato nel suo messaggio per la Giornata della pace 2007 che esiste una legge naturale, una «grammatica scritta nel cuore dell'uomo», che vale per tutte le culture e sulla cui base le culture possono essere giudicate, contro ogni relativismo. Apocalypto e Mel Gibson possono anche non piacere, ma la vera posta in gioco della discussione è questa.<br /><br />CHI ESALTA LA CIVILTA' MAYA IN REALTA' RINNEGA L'OCCIDENTE<br />Chi considera il sacrificio umano una profonda esperienza spirituale (quindi pienamente legittima) sta ponenedo le basi per tornare al paganesimo con i suoi orrori e le sue crudeltà<br />La polemica avviata da Stefano Zecchi sul film Apocalypto è troppo importante per lasciarla cadere. Sono assolutamente d'accordo con Zecchi quando sostiene che chi lascia circolare la pornografia più cruda in televisione, al cinema e dai giornalai, a portata di ogni ragazzino, non ha poi titolo a lamentarsi della violenza al cinema. Anzi, la violenza può avere un valore pedagogico per mostrare che le guerre e le civiltà antiche erano fatte di crudeltà e di sangue - molto sangue - e non si riducono alle statue belle, lisce e pulite che ammiriamo nei musei.<br />C'è tuttavia un giudizio di Zecchi che mi lascia perplesso, ed è quando definisce il film di Mel Gibson «essenzialmente idiota» perché presenta i maya come «un'accozzaglia di maniaci assassini e violentatori», invitando a leggersi piuttosto i libri di William Prescott. Ora, i due classici di Prescott - La conquista del Messico e La conquista del Perù - sono stati scritti nel 1843 e nel 1847. Prescott era un avvocato di scarso successo che diventò un autore di successo di divulgazione storica. Ma ha compilato le sue opere a partire da una letteratura inglese nata con evidenti finalità di propaganda antispagnola. Puritano di Salem - la città del Massachusetts famosa per la caccia alle streghe - era anche un fanatico anticattolico. La sua tesi era che la Spagna e la Chiesa avessero distrutto civiltà ammirevoli per pura sete di conquista e di potere.<br />Oggi tutti riconoscono ai libri di Prescott l'eleganza letteraria, ma nessuno pensa più che si tratti di opere storiche. Del resto centosessanta anni fa, quando scriveva, lo studio scientifico dei maya e degli aztechi era appena agli inizi. Si pensava che le descrizioni che gli spagnoli avevano fatto di queste civiltà - in particolare l'insistenza sul sacrificio umano - fossero opere di propaganda. Oggi la ricerca archeologica e l'antropologia che si sporca le mani sul terreno - da non confondere con quella teorica, che è semplicemente un'arma impropria del relativismo e dell'anticolonialismo - hanno dimostrato che i resoconti spagnoli erano sostanzialmente fedeli.<br />Molti antropologi sono insorti contro Apocalypto non perché negano che il sacrificio umano fosse al centro della civiltà maya - sanno benissimo che era così - ma perché pensano, in nome del relativismo, che non abbiamo nessun diritto di giudicare altre culture. Così l'antropologa Traci Ardren chiama il film «razzista» e sostiene che «dal punto di vista dei maya, il sacrificio umano era una profonda esperienza spirituale». Ma forse non da quello delle vittime. Il problema è importante, perché i sacrifici umani ci sono ancora. Per chiunque legga L'ultima notte, il testo consegnato ai terroristi dell'11 settembre dal loro capo Mohammed Atta, è evidente che l'attentato per Al Qaida era «una profonda esperienza spirituale»: mentre per noi è un vero sacrificio umano, di vittime innocenti a un'ideologia criminale. Ricordate? Il problema lo pose allora Silvio Berlusconi, che si fece aggredire da mezza Europa dichiarando che la nostra civiltà occidentale era superiore al tipo di islam che si era manifestato in quei terroristi. Oggi Gibson sostiene, forse brutalmente, che una cultura che rifiuta il sacrificio umano è superiore a una che ne fa il centro della sua stessa esistenza. Vietando relativisticamente questo tipo di giudizi, e insistendo che tutte le culture sono di ugual valore [...] si scardinano le radici stesse dell'Occidente.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/71567571</guid><pubDate>Wed, 22 Apr 2026 19:18:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/71567571/apocalypto.mp3" length="8120991" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=40

UNO SCHIAFFO AL RELATIVISMO
di Massimo Introvigne
 
L'uscita anche in Italia del film Apocalypto di Mel Gibson ha scatenato anche da noi orde di antropologi relativisti, di cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=40</a><br /><br />UNO SCHIAFFO AL RELATIVISMO<br />di Massimo Introvigne<br /> <br />L'uscita anche in Italia del film Apocalypto di Mel Gibson ha scatenato anche da noi orde di antropologi relativisti, di cui Gibson non è il vero obiettivo. Una certa corrente antropologica è soprattutto interessata a riaffermare, dopo gli attacchi di Benedetto XVI, il principio del relativismo culturale, secondo cui non esistono valori e giudizi universali, validi per tutte le culture, ma ogni azione, ogni gesto, ogni dottrina può essere giudicata soltanto all'interno della cultura in cui è nata, e solo un razzista considera una cultura come inferiore a un'altra.<br />Apocalypto non è un documentario, e ci si può divertire a trovare il pelo nell'uovo, ma la rappresentazione della cultura maya come fondata sul sacrificio umano - ritenuto necessario ad assicurare il potere dello Stato e la fertilità delle donne - è coerente con la ricerca storica più recente. Nel 2003 David Stuart, uno storico e antropologo dell'Università di Harvard, ha pubblicato sulla rivista Arqueología Mexicana un articolo su L'ideologia del sacrificio tra i Maya che ha fatto molto rumore. Riassumendo le ricerche di decine di antropologi forensi, Stuart mostra come la collaborazione fra le moderne tecniche di analisi dei siti archeologici e la storia smentisce definitivamente ogni teoria secondo cui i maya sarebbero stati più «pacifici» degli aztechi e il sacrificio umano tra di loro relativamente raro. Soprattutto, Stuart - che è co-autore di quattro fondamentali volumi sui maya - relega fra le anticaglie l'argomento, che sentiamo ripetere fino alla nausea in questi giorni in Italia, che vuole i «codici» spagnoli impegnati a diffamare i maya per giustificare le azioni dei conquistadores. Al contrario, al di là di qualche possibile esagerazione sul numero dei sacrificati - che gli spagnoli non potevano certo quantificare con gli argomenti della ricerca moderna -, le descrizioni di corpi sventrati, cuori estratti, bambini offerti in sacrificio agli dei e massacri di massa, che Gibson riprende, sono sostanzialmente fedeli. Un'altra sciocchezza, spiega Stuart, è che i maya si cibassero della carne umana dei sacrifici per rimediare a un deficit di proteine. No: quella del sacrificio umano per i maya era un'ideologia, ed era al centro di tutta la loro cultura.<br />Ma proprio qui sta il problema. Secondo il relativismo antropologico, ogni giudizio è chiuso nel cerchio della cultura di chi lo emette. Chi siamo noi per giudicare i maya? Né esistono valori universali in base ai quali si potrebbe sostenere che una cultura fondata sul sacrificio umano è - da questo punto di vista - inferiore, per esempio, a una cultura cristiana fondata sul perdono e la compassione. Ma, una volta accettato il presupposto, non ci si ferma ai maya. Così, diventa comprensibile (forse) escludere la poligamia nella nostra cultura, che da oltre duemila anni non la pratica. Ma sarebbe una forma di «imperialismo culturale» impedire di praticarla ai musulmani, anche quando vengono da noi. E così via.<br />Benedetto XVI ha invece ricordato nel suo messaggio per la Giornata della pace 2007 che esiste una legge naturale, una «grammatica scritta nel cuore dell'uomo», che vale per tutte le culture e sulla cui base le culture possono essere giudicate, contro ogni relativismo. Apocalypto e Mel Gibson possono anche non piacere, ma la vera posta in gioco della discussione è questa.<br /><br />CHI ESALTA LA CIVILTA' MAYA IN REALTA' RINNEGA L'OCCIDENTE<br />Chi considera il sacrificio umano una profonda esperienza spirituale (quindi pienamente legittima) sta ponenedo le basi per tornare al paganesimo con i suoi orrori e le sue crudeltà<br />La polemica avviata da Stefano Zecchi sul film Apocalypto è troppo importante per lasciarla cadere. 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Vi sono diversi esempi al proposito come rileva un articolo pubblicato su Voyage comic &amp; publishing.<br />Il motivo? Perché le storie di supereroi, sia di carta che in video, sono un mezzo visivo, quindi la scelta di utilizzare simboli chiari, come appunto il colletto romano o la stola, facilita il compito dello storyteller che non ha bisogno di aggiungere nulla: è evidente a cosa si sta riferendo.<br />«I pastori che indossano giacca e cravatta o abbigliamento casual devono essere spiegati come clero», scrive Matthew Heffron, «ma qualcuno che indossa abiti chiaramente clericali può semplicemente essere lì e sappiamo qual è il suo ruolo. Allo stesso modo, molti americani adorano in edifici che non sembrano chiese tradizionali, ma la maggior parte delle chiese nei fumetti ha un'architettura e un'arte tradizionali che ti fanno sapere immediatamente dove ti trovi».<br />L'alfabetizzazione di massa e il fiume di parole scritte che viene oggi pubblicato non ha per nulla eliminato la potenza della comunicazione visiva dei simboli. Anche i supereroi indossano un abito che li rende tali nell'esercizio dei loro poteri: «Spiderman non ha bisogno del suo costume per usare i suoi poteri e potrebbe usare altre cose per nascondere la sua identità, ma indossa comunque il simbolismo del suo costume».<br />Così un sacerdote può non indossare la stola per concedere l'assoluzione al momento della confessione, ma indossarla, e indossare chiaramente abiti clericali, offre un duplice vantaggio sia per il sacerdote che per il penitente: il sacerdote che indossa una stola prima di ascoltare una confessione dovrebbe aiutare il penitente a ricordare che il prete agisce in persona Christi. «La sua "superpotenza" di assolvere i peccati non dipende dalla striscia di stoffa viola, ma fornisce un simbolo per comprendere ciò che accadrà».<br />Quindi, questo esempio che arriva dal mondo dei supereroi ci permette di considerare ancora una volta la potenza e il valore dei simboli e dovrebbe portarci a rispettarli e rivalutarli. Contro la sciatteria e la superficialità dovremmo ricordare che «gli edifici religiosi, l'arte o paramenti liturgici dignitosi e appropriati non sono superflui o frivoli. Come cristiani, la nostra fede è incarnata: la Parola si è fatta carne e dovremmo mirare a incarnare anche la verità e la bellezza della nostra fede».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/69535460</guid><pubDate>Wed, 21 Jan 2026 17:58:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/69535460/i_supereroi.mp3" length="3285203" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=338

I SUPEREROI QUANDO PARLANO DI RELIGIONE USANO SIMBOLI CATTOLICI
 
Nelle varie saghe di supereroi, sia nei fumetti che nelle loro trasposizioni cinematografiche o televisive, si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=338<br /><br />I SUPEREROI QUANDO PARLANO DI RELIGIONE USANO SIMBOLI CATTOLICI<br /> <br />Nelle varie saghe di supereroi, sia nei fumetti che nelle loro trasposizioni cinematografiche o televisive, si può rilevare che quando compare un riferimento religioso si tratta molto spesso di un sacerdote con il colletto romano, la stola, oppure edifici di chiese con riferimenti espliciti al culto liturgico cattolico o comunque con campanili, croci e simboli chiaramente cristiani. Vi sono diversi esempi al proposito come rileva un articolo pubblicato su Voyage comic &amp; publishing.<br />Il motivo? Perché le storie di supereroi, sia di carta che in video, sono un mezzo visivo, quindi la scelta di utilizzare simboli chiari, come appunto il colletto romano o la stola, facilita il compito dello storyteller che non ha bisogno di aggiungere nulla: è evidente a cosa si sta riferendo.<br />«I pastori che indossano giacca e cravatta o abbigliamento casual devono essere spiegati come clero», scrive Matthew Heffron, «ma qualcuno che indossa abiti chiaramente clericali può semplicemente essere lì e sappiamo qual è il suo ruolo. Allo stesso modo, molti americani adorano in edifici che non sembrano chiese tradizionali, ma la maggior parte delle chiese nei fumetti ha un'architettura e un'arte tradizionali che ti fanno sapere immediatamente dove ti trovi».<br />L'alfabetizzazione di massa e il fiume di parole scritte che viene oggi pubblicato non ha per nulla eliminato la potenza della comunicazione visiva dei simboli. Anche i supereroi indossano un abito che li rende tali nell'esercizio dei loro poteri: «Spiderman non ha bisogno del suo costume per usare i suoi poteri e potrebbe usare altre cose per nascondere la sua identità, ma indossa comunque il simbolismo del suo costume».<br />Così un sacerdote può non indossare la stola per concedere l'assoluzione al momento della confessione, ma indossarla, e indossare chiaramente abiti clericali, offre un duplice vantaggio sia per il sacerdote che per il penitente: il sacerdote che indossa una stola prima di ascoltare una confessione dovrebbe aiutare il penitente a ricordare che il prete agisce in persona Christi. «La sua "superpotenza" di assolvere i peccati non dipende dalla striscia di stoffa viola, ma fornisce un simbolo per comprendere ciò che accadrà».<br />Quindi, questo esempio che arriva dal mondo dei supereroi ci permette di considerare ancora una volta la potenza e il valore dei simboli e dovrebbe portarci a rispettarli e rivalutarli. Contro la sciatteria e la superficialità dovremmo ricordare che «gli edifici religiosi, l'arte o paramenti liturgici dignitosi e appropriati non sono superflui o frivoli. Come cristiani, la nostra fede è incarnata: la Parola si è fatta carne e dovremmo mirare a incarnare anche la verità e la bellezza della nostra fede».]]></itunes:summary><itunes:duration>206</itunes:duration><itunes:keywords>alfabetizzazione,batman,cultoliturgico,ilcavaliereoscuro,personachristi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f46e6cafa84591a274d195a2b411323d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I cinque film capolavoro di Mel Gibson regista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-cinque-film-capolavoro-di-mel-gibson-regista--68529490</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8345" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8345</a><br /><br />I CINQUE FILM CAPOLAVORO DI MEL GIBSON REGISTA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Mel Gibson è un attore celeberrimo di Hollywood, una delle figure viventi più durature della storia del cinema. Il 16 gennaio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Gibson sarebbe stato un "ambasciatore speciale" a Hollywood, assieme ai colleghi Sylvester Stallone e Jon Voight.<br />Nato nel 1956 nello stato di New York, è il sesto di undici figli in una famiglia cattolica di origine irlandese, il padre era ferroviere, la madre casalinga. <br />Il primo film di successo è del 1979: Mad Max, un film post-apocalittico che lo ha reso un'icona del cinema d'azione. La consacrazione definitiva a superstar arriva con la serie Arma letale dove interpreta un detective impulsivo e carismatico. L'equilibrio tra azione e umorismo hanno reso la saga un successo planetario. Degno di nota anche il film fantascientifico Signs del 2002, dove l'arrivo degli alieni ha causato dei cerchi nei campi di grano. Mel Gibson interpreta un pastore protestante che ha smarrito la fede in Dio a causa della morte della moglie in un incidente stradale. A prima vista è solo un film che tiene alta la tensione, ma in realtà si tratta di una profonda riflessione su come leggere i segni che Dio dissemina nella nostra vita.<br />Mel Gibson da cattolico non si è mai tirato indietro quando gli hanno chiesto cosa pensasse della dottrina della Chiesa: si è dichiarato contrario all'eutanasia, alla manipolazione degli embrioni umani, all'ordinazione delle donne al sacerdozio. Ha dichiarato che il numero dei figli lo decide il Signore e che gli sposi devono solo essere pronti ad accogliere i figli che Dio vuole donare loro. Sono note anche sue dichiarazioni non condivisibili e scelte morali scorrette, per cui sarebbe sbagliato considerarlo un modello per i cattolici, - del resto lui stesso si è definito un incallito peccatore.<br />Nella sua lunga e scintillante carriera, Gibson si è affermato non solo come attore, ma anche come regista. Comparati con i suoi 63 film da attore, potrebbero sembrare pochi i 5 che ha diretto come regista. Ma, come vedremo, alcuni sono degli autentici capolavori, insuperabili per la loro altissima qualità tecnica, morale e spirituale.<br />L'UOMO SENZA VOLTO (1993)<br />Il suo debutto alla regia avviene nel 1993 con L'uomo senza volto. Il racconto ruota attorno a due protagonisti: un ragazzo che sogna di diventare pilota militare, come il padre morto prematuramente, e un maestro solitario, segnato da un passato difficile, che ha il volto sfigurato, interpretato dallo stesso Mel Gibson. Il ragazzo vive in un contesto familiare instabile, senza sostegno né fiducia da parte dei suoi cari. Quando incontra il maestro, inizialmente visto con sospetto per il suo aspetto e il suo isolamento sociale, nasce tra loro un rapporto intenso.<br />L'uomo accetta con riluttanza di preparare il ragazzo agli esami per entrare nell'accademia. Le lezioni sono dure, ma col tempo il giovane scopre il piacere dell'apprendere e inizia a credere in se stesso. Nel corso della storia emergono anche le fragilità del mondo degli adulti che sono spesso incapaci di comprendere l'adolescenza. <br />BRAVEHEART - CUORE IMPAVIDO (1995)<br />Il secondo film come regista è del 1995 e segna una svolta nella sua carriera: Braveheart - Cuore impavido. Gibson interpreta il protagonista principale, William Wallace, eroe scozzese del XIII secolo. A quel tempo la Scozia è oppressa dal re inglese Edoardo I. William Wallace, tornato nel suo villaggio d'origine dopo anni di lontananza, sogna una vita semplice con la sua amata. Per sfuggire allo "jus primae noctis" imposto dagli inglesi i due si sposano in segreto, ma lei viene catturata e brutalmente uccisa. Wallace scatena allora una rivolta, unendo il popolo e sconfiggendo gli inglesi.<br />La sua fama cresce e conquista York. Il re manda la nuora Isabella di Francia a trattare con lui, ma lei, colpita dal suo carisma, finisce per sostenerlo. Wallace viene però tradito dai nobili scozzesi e, pur reagendo con vendette mirate e nuove reclute, viene infine catturato. Rifiuta di cedere e quindi affronta la tortura e la morte con coraggio, diventando un simbolo eterno della lotta per la libertà scozzese.<br />Da segnalare alcune imprecisioni storiche come il fatto che era Robert The Bruce, non Wallace, il vero "cuore impavido" che dà il titolo al film. Inoltre il re inglese Edoardo I non morì in contemporanea a Wallace, né Isabella di Francia rimase incinta di Wallace come si vede nel film. Ma il falso storico peggiore è aver creduto allo "jus primae noctis", il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui i feudatari avevano il diritto di passare con le spose dei loro sudditi la prima notte di matrimonio.<br />Ma nonostante queste imprecisioni, tutto sommato tollerabili il successo di Braveheart è tanto straordinario da vincere ben cinque premi Oscar, tra cui miglior film e migliore regia. Oggi tali premi sarebbero impensabili visto che il re inglese in una scena, stufo del compagno gay di suo figlio Edoardo II, lo getta dalla finestra facendolo morire all'istante. Braveheart vede un successo di pubblico per la sua intensità emotiva e le epiche scene di battaglia. Il discorso ai soldati prima della battaglia di Stirling Bridge è indimenticabile: «Certo, chi combatte può morire... chi fugge resta vivo, almeno per un po'... agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare, tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere un'occasione, solo un'altra occasione, di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici, che possono toglierci la vita; ma non ci toglieranno mai... la libertà!». Wikipedia riporta che «il film ha avuto un ruolo chiave nel risveglio della coscienza nazionale scozzese, che ha portato al referendum sulla devolution dell'11 settembre 1997 (74,3% sì) e alla conseguente ricostituzione del parlamento scozzese, nel 1998».<br />LA PASSIONE DI CRISTO (2004)<br />Nel 2004, Gibson dirige La Passione di Cristo, un film capolavoro che resterà per sempre scolpito nella storia del cinema. Questo terzo film da regista è stato finanziato interamente da lui stesso. Pur essendo di qualità eccelsa sotto tutti i punti di vista, all'inizio viene snobbato dalla grande distribuzione, ma l'enorme successo di pubblico costringe le sale a proiettarlo comunque. Girato nelle lingue originali dell'epoca, latino e aramaico (la lingua più parlata dagli ebrei al tempo di Gesù), immerge lo spettatore nelle drammatiche ore della Passione. Jim Cavieziel interpreta Gesù ed è stato scelto sia per l'aspetto fisico che per le iniziali del nome in quanto sono le stesse di Jesus Christ. Nessun cristiano può fare a meno di aver visto questo film almeno una volta nella vita e, magari - perché no - anche ogni anno durante la Settimana Santa.<br />APOCALYPTO (2006)<br />Nel 2006 Mel Gibson firma come regista il suo quarto film: Apocalypto. Stavolta ci si immerge nelle civiltà precolombiane che si basavano su migliaia di sacrifici umani. Il protagonista è Zampa di Giaguaro, un giovane cacciatore che vive in una pacifica tribù nella giungla. La sua vita cambia bruscamente quando il suo villaggio viene attaccato da guerrieri provenienti da una città-stato maya in cerca di prigionieri da sacrificare agli dèi per fermare la crisi del loro impero (carestie, malattie, e disordini sociali).<br />Zampa di Giaguaro viene catturato insieme ad altri membri della tribù, mentre riesce a nascondere la moglie incinta e il figlio in un pozzo naturale. Durante il viaggio verso la città, assiste a violenze, riti sanguinosi e sacrifici umani. Quando tocca a lui essere sacrificato, un'eclissi solare convince i sacerdoti che gli dèi sono sazi e i prigionieri rimanenti vengono destinati all'esecuzione in un crudele gioco. Zampa di Giaguaro riesce a fuggire e intraprende una corsa disperata e brutale per tornare a casa e salvare la sua famiglia.<br />Come nella Passione di Cristo, Gibson sceglie di far recitare gli attori nella lingua originale, in questo caso la lingua yucateca, parlata ancora oggi dai discendenti dei Maya. Questo particolare riesce a dare il maggior realismo possibile alle scene che, anche stavolta, sono di grande impatto emotivo per gli spettatori. Da questa pellicola si impara che una civiltà viene distrutta dall'esterno solo quando si è già corrotta al suo interno. Le culture inoltre non sono tutte uguali e vanno giudicate secondo la legge morale naturale scritta nel cuore di ogni uomo, altrimenti rischiamo di fare la fine dei Maya. I parallelismi con la situazione di oggi sono evidenti: il tramonto della civiltà cristiana distrutta dall'interno e il ritorno dei sacrifici umani sotto varie forme (aborto, manipolazione degli embrioni, fecondazione artificiale, eutanasia, ecc.). Nell'ultima scena di Apocalypto arrivano le caravelle. In una scialuppa si intravede un frate con la croce di Cristo... e inizia un'altra storia: quella degli spagnoli cattolici che evangelizzarono un intero continente liberando i popoli indigeni dall'incubo dei sacrifici umani.<br />LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE (2016)<br />L'ultimo film che Mel Gibson ha diretto come regista racconta la vera storia di Desmond Doss, un obiettore di coscienza che rifiuta di portare armi e che salva decine di vite nella Seconda Guerra Mondiale. All'epoca l'obiezione di coscienza non era prevista per cui rischia una condanna da parte del tribunale militare che però alla fine acconsente alla sua richiesta di andare sul campo di battaglia senza armi. Doss era un protestante, per la precisione avventista del settimo giorno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/68529490</guid><pubDate>Tue, 11 Nov 2025 23:23:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/68529490/i_cinque_film_capolavoro_di_mel_gibson.mp3" length="11787746" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8345

I CINQUE FILM CAPOLAVORO DI MEL GIBSON REGISTA di Don Stefano Bimbi
 
Mel Gibson è un attore celeberrimo di Hollywood, una delle figure viventi più durature della storia del cinema. Il 16 gennaio...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8345" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8345</a><br /><br />I CINQUE FILM CAPOLAVORO DI MEL GIBSON REGISTA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Mel Gibson è un attore celeberrimo di Hollywood, una delle figure viventi più durature della storia del cinema. Il 16 gennaio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Gibson sarebbe stato un "ambasciatore speciale" a Hollywood, assieme ai colleghi Sylvester Stallone e Jon Voight.<br />Nato nel 1956 nello stato di New York, è il sesto di undici figli in una famiglia cattolica di origine irlandese, il padre era ferroviere, la madre casalinga. <br />Il primo film di successo è del 1979: Mad Max, un film post-apocalittico che lo ha reso un'icona del cinema d'azione. La consacrazione definitiva a superstar arriva con la serie Arma letale dove interpreta un detective impulsivo e carismatico. L'equilibrio tra azione e umorismo hanno reso la saga un successo planetario. Degno di nota anche il film fantascientifico Signs del 2002, dove l'arrivo degli alieni ha causato dei cerchi nei campi di grano. Mel Gibson interpreta un pastore protestante che ha smarrito la fede in Dio a causa della morte della moglie in un incidente stradale. A prima vista è solo un film che tiene alta la tensione, ma in realtà si tratta di una profonda riflessione su come leggere i segni che Dio dissemina nella nostra vita.<br />Mel Gibson da cattolico non si è mai tirato indietro quando gli hanno chiesto cosa pensasse della dottrina della Chiesa: si è dichiarato contrario all'eutanasia, alla manipolazione degli embrioni umani, all'ordinazione delle donne al sacerdozio. Ha dichiarato che il numero dei figli lo decide il Signore e che gli sposi devono solo essere pronti ad accogliere i figli che Dio vuole donare loro. Sono note anche sue dichiarazioni non condivisibili e scelte morali scorrette, per cui sarebbe sbagliato considerarlo un modello per i cattolici, - del resto lui stesso si è definito un incallito peccatore.<br />Nella sua lunga e scintillante carriera, Gibson si è affermato non solo come attore, ma anche come regista. Comparati con i suoi 63 film da attore, potrebbero sembrare pochi i 5 che ha diretto come regista. Ma, come vedremo, alcuni sono degli autentici capolavori, insuperabili per la loro altissima qualità tecnica, morale e spirituale.<br />L'UOMO SENZA VOLTO (1993)<br />Il suo debutto alla regia avviene nel 1993 con L'uomo senza volto. Il racconto ruota attorno a due protagonisti: un ragazzo che sogna di diventare pilota militare, come il padre morto prematuramente, e un maestro solitario, segnato da un passato difficile, che ha il volto sfigurato, interpretato dallo stesso Mel Gibson. Il ragazzo vive in un contesto familiare instabile, senza sostegno né fiducia da parte dei suoi cari. Quando incontra il maestro, inizialmente visto con sospetto per il suo aspetto e il suo isolamento sociale, nasce tra loro un rapporto intenso.<br />L'uomo accetta con riluttanza di preparare il ragazzo agli esami per entrare nell'accademia. Le lezioni sono dure, ma col tempo il giovane scopre il piacere dell'apprendere e inizia a credere in se stesso. Nel corso della storia emergono anche le fragilità del mondo degli adulti che sono spesso incapaci di comprendere l'adolescenza. <br />BRAVEHEART - CUORE IMPAVIDO (1995)<br />Il secondo film come regista è del 1995 e segna una svolta nella sua carriera: Braveheart - Cuore impavido. Gibson interpreta il protagonista principale, William Wallace, eroe scozzese del XIII secolo. A quel tempo la Scozia è oppressa dal re inglese Edoardo I. William Wallace, tornato nel suo villaggio d'origine dopo anni di lontananza, sogna una vita semplice con la sua amata. Per sfuggire allo "jus primae noctis" imposto dagli inglesi i due si sposano in segreto, ma lei viene catturata e brutalmente uccisa. Wallace scatena allora una rivolta, unendo il popolo e sconfiggendo gli...]]></itunes:summary><itunes:duration>737</itunes:duration><itunes:keywords>capolavori,lapassionedicristo,melgibson,qualità,regia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8e69bb9b693dbafff0a4e00d5c80d43b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'incredibile storia dell isola delle Rose</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-incredibile-storia-dell-isola-delle-rose--67602547</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8281" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8281</a><br /><br />L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE di Stefano Magni<br /> <br />Benché si stia imponendo il principio della libera migrazione dei popoli, lo Stato contemporaneo difende sempre un tabù consolidato: puoi emigrare dove vuoi, ma non puoi costruirti un tuo Paese indipendente in cui vivere. Lo Stato ammette che si attraversino i suoi confini, ma non ammette la concorrenza di altri Stati, con i loro confini, neppure se sono pacifici e piccolissimi. A questo proposito è utile vedere un film italiano che spopola su Netflix: L'incredibile storia dell'Isola delle Rose. E' ambientato nel 1968, è divertente, ben recitato, con una regia brillante di Sydney Sibilia. Avvertimento dovuto: contiene un po' tutti i luoghi comuni di sinistra, quindi c'è la libertà vista innanzitutto come liberazione dei costumi, i democristiani sono i cattivi, il Vaticano è bacchettone (è un prodotto Netflix, d'altra parte...). Ma dentro questo involucro, che lo fa accettare da produttori, critici e grande pubblico, il messaggio che il film veicola è universale e potente.<br />Lo spessore che si vede al di sotto della patina di commedia è dato dal fatto che il film è tratto da una storia reale. Alla fine degli anni Cinquanta, un brillante ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, un uomo schivo e dalla parte sbagliata della storia (era soldato, di leva, nella Repubblica Sociale Italiana), vessato dalla burocrazia, deluso dalla classe politica, decise di mettersi in proprio. In senso pieno: costruire una sua attività commerciale su un'isola artificiale, nel mare, fuori dalle acque territoriali italiane, al largo di Rimini. "Sulla terraferma la burocrazia era soffocante - raccontava lo stesso Giorgio Rosa - L'idea era di sfruttare il turismo e vendere benzina senza le accise, aprire un bar e un ufficio postale, emettere francobolli. Sarebbero sorte altre iniziative, sull'esempio di altri micro-Paesi indipendenti, come San Marino. La cosa avrebbe retto: dove c'è libertà c'è ricchezza". Nel 1958, Giorgio Rosa brevettò il progetto di una piattaforma marittima, simile a quelle usate per l'estrazione del gas. Il 1° maggio 1968, inaugurò l'isola, piantata sul fondale, 500 metri oltre il limite delle acque territoriali italiane. E proclamò l'indipendenza. Nacque la micro-nazione chiamata Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose. Per distinguerla dalla terraferma, infatti, Giorgio Rosa adottò come lingua nazionale l'esperanto, pur non sapendolo, anche ispirato da un convengo internazionale di esperantisti che in quei giorni si teneva a Rimini.<br />UN SUCCESSO IMMEDIATO<br />L'Isola delle Rose fu un immediato successo turistico. Incuriositi dalla novità assoluta di un'isola artificiale indipendente, ondate di turisti, ogni giorno, presero la barca per andare a visitarla. Le uniche attività aperte erano un bar-ristorante e una tipografia in cui si stampavano i francobolli. Nel progetto si sarebbe dovuta stampare anche una valuta indipendente (il milo), costruire nuovi negozi, una pompa di benzina e in prospettiva anche un aeroporto, su ulteriori piattaforme. Ma quella piccola struttura, che allora era grande appena 400 metri quadrati, era considerata inaccettabile dal governo e anche dall'opposizione comunista. La campagna di diffamazione fu violenta: si disse che sull'isola si giocava d'azzardo, che vi fosse un night club clandestino e addirittura che i sovietici vi volessero costruire una base (sei anni dopo la crisi dei missili di Cuba, la tensione era alta). Fatto sta che l'indipendenza dell'Isola delle Rose durò appena 55 giorni. Già il 25 giugno, la capitaneria di porto e le forze dell'ordine italiane la circondarono e vi impedirono l'accesso, nonostante l'isola non fosse assolutamente entro la giurisdizione dell'Italia. Nel febbraio 1969, nonostante la battaglia legale di Giorgio Rosa, che si appellò all'Onu, all'Europa e infine anche ai Cavalieri dell'Ordine di Malta (sovrano, ma a-territoriale), l'isola venne demolita. Un francobollo emesso dal "governo in esilio" della repubblica raffigura l'esplosione della piattaforma con la scritta "Hostium rabies diruit opus non ideam": "La violenza del nemico distrusse l'opera, non l'idea".<br />L'idea, infatti, non è affatto morta, anche se la storia di questa piccolissima repubblica è una memoria di nicchia, tramandata dai protagonisti e dalla piccola minoranza libertaria-indipendentista italiana. Nel 2009 venne prodotto l'ottimo documentario L'Isola delle Rose, la libertà fa paura. Affascinato da questa realtà, l'ex segretario del Pd, Walter Veltroni ne ha tratto un romanzo nel 2012, L'isola e le rose, con personaggi e storie estranei al vero Giorgio Rosa. Veltroni, ricreando una repubblica come avrebbe voluto che fosse, ha immaginato: "una piattaforma appena oltre il limite delle acque territoriali, dove accogliere una comunità di artisti, poeti, musicisti, amanti della bellezza". Una realizzazione dell'utopia hippy, tipica del 1968 in cui è ambientata la vicenda, ma ben lontana dalla libertà di impresa sognata dal vero Giorgio Rosa. Però, il solo fatto che la storia sia stata sdoganata dalla sinistra italiana ne ha permesso la circolazione nel grande pubblico.<br />ME LO COSTRUISCO UN MONDO TUTTO MIO<br />Il film L'incredibile storia dell'Isola delle Rose non è il libro di Veltroni e neppure la vera storia dell'isola artificiale e del suo costruttore. Si parla del '68 e dei "ragazzi che lottano per un mondo nuovo". Però è essenzialmente un parto di Sydney Sibilia che porta sullo schermo le storie di reietti della società che si riscattano reinventandosi, grazie alla loro intraprendenza. Il Giorgio Rosa immaginato da Sibilia, interpretato da Elio Germano, è un inventore che viene arrestato a più riprese a causa delle sue creazioni "pericolose", come un biplano e un'auto artigianale (senza targa). L'ex fidanzata lo rimprovera di vivere in un mondo tutto suo. E allora lui afferma: "me lo costruisco: un mondo tutto mio". E così nasce la sua isola, che accoglie altri "reietti" in cerca di una nuova vita: un naufrago che viveva sulla sua barca, una donna incinta che non può trovare lavoro, un ex disertore tedesco diventato apolide, il suo amico vitellone che non vuole lavorare nel cantiere del padre. Non è un film storico, neppure ideologico, ma trasmette il messaggio più importante della reale vicenda dell'Isola delle Rose: la libertà è un diritto naturale, non una graziosa concessione dello Stato.<br />È il personaggio della fidanzata, Gabriella (Matilda De Angelis) che in una scena apparentemente secondaria, in una lezione universitaria, spiega ai suoi studenti la differenza fra la legge positiva (di Stato) e il diritto naturale. Al processo di Norimberga, i nazisti vennero condannati perché commisero crimini contro il diritto naturale, anche se avevano obbedito alla legge del loro Stato. Nel film di Sibilia non ci sono sconti per gli uomini di Stato: ricattano, corrompono, manipolano il mercato e, se respinti, distruggono. Lo scontro fra le due idee opposte di libertà si ha nell'immaginaria telefonata del ministro Franco Restivo (un Fabrizio Bentivoglio al massimo della forma) e Giorgio Rosa, l'uno padre costituente e l'altro determinato a rivendicare la sua proprietà e la sua libertà anche oltre la legge positiva. "La vostra è solo una libertà condizionata" sbotta infine Rosa. Poche scene dopo, l'isola viene fatta saltare in aria. Ma "La violenza del nemico distrusse l'opera, non l'idea". Idea forte, una boccata d'ossigeno in un periodo come questo che stiamo vivendo, in cui lo Stato è diventato completamente padrone delle nostre vite.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67602547</guid><pubDate>Tue, 02 Sep 2025 21:51:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67602547/l_incredibile_storia_dell_isola_delle_rose.mp3" length="9959593" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8281

L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE di Stefano Magni
 
Benché si stia imponendo il principio della libera migrazione dei popoli, lo Stato contemporaneo difende sempre un tabù consolidato:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8281" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8281</a><br /><br />L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE di Stefano Magni<br /> <br />Benché si stia imponendo il principio della libera migrazione dei popoli, lo Stato contemporaneo difende sempre un tabù consolidato: puoi emigrare dove vuoi, ma non puoi costruirti un tuo Paese indipendente in cui vivere. Lo Stato ammette che si attraversino i suoi confini, ma non ammette la concorrenza di altri Stati, con i loro confini, neppure se sono pacifici e piccolissimi. A questo proposito è utile vedere un film italiano che spopola su Netflix: L'incredibile storia dell'Isola delle Rose. E' ambientato nel 1968, è divertente, ben recitato, con una regia brillante di Sydney Sibilia. Avvertimento dovuto: contiene un po' tutti i luoghi comuni di sinistra, quindi c'è la libertà vista innanzitutto come liberazione dei costumi, i democristiani sono i cattivi, il Vaticano è bacchettone (è un prodotto Netflix, d'altra parte...). Ma dentro questo involucro, che lo fa accettare da produttori, critici e grande pubblico, il messaggio che il film veicola è universale e potente.<br />Lo spessore che si vede al di sotto della patina di commedia è dato dal fatto che il film è tratto da una storia reale. Alla fine degli anni Cinquanta, un brillante ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, un uomo schivo e dalla parte sbagliata della storia (era soldato, di leva, nella Repubblica Sociale Italiana), vessato dalla burocrazia, deluso dalla classe politica, decise di mettersi in proprio. In senso pieno: costruire una sua attività commerciale su un'isola artificiale, nel mare, fuori dalle acque territoriali italiane, al largo di Rimini. "Sulla terraferma la burocrazia era soffocante - raccontava lo stesso Giorgio Rosa - L'idea era di sfruttare il turismo e vendere benzina senza le accise, aprire un bar e un ufficio postale, emettere francobolli. Sarebbero sorte altre iniziative, sull'esempio di altri micro-Paesi indipendenti, come San Marino. La cosa avrebbe retto: dove c'è libertà c'è ricchezza". Nel 1958, Giorgio Rosa brevettò il progetto di una piattaforma marittima, simile a quelle usate per l'estrazione del gas. Il 1° maggio 1968, inaugurò l'isola, piantata sul fondale, 500 metri oltre il limite delle acque territoriali italiane. E proclamò l'indipendenza. Nacque la micro-nazione chiamata Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose. Per distinguerla dalla terraferma, infatti, Giorgio Rosa adottò come lingua nazionale l'esperanto, pur non sapendolo, anche ispirato da un convengo internazionale di esperantisti che in quei giorni si teneva a Rimini.<br />UN SUCCESSO IMMEDIATO<br />L'Isola delle Rose fu un immediato successo turistico. Incuriositi dalla novità assoluta di un'isola artificiale indipendente, ondate di turisti, ogni giorno, presero la barca per andare a visitarla. Le uniche attività aperte erano un bar-ristorante e una tipografia in cui si stampavano i francobolli. Nel progetto si sarebbe dovuta stampare anche una valuta indipendente (il milo), costruire nuovi negozi, una pompa di benzina e in prospettiva anche un aeroporto, su ulteriori piattaforme. Ma quella piccola struttura, che allora era grande appena 400 metri quadrati, era considerata inaccettabile dal governo e anche dall'opposizione comunista. La campagna di diffamazione fu violenta: si disse che sull'isola si giocava d'azzardo, che vi fosse un night club clandestino e addirittura che i sovietici vi volessero costruire una base (sei anni dopo la crisi dei missili di Cuba, la tensione era alta). Fatto sta che l'indipendenza dell'Isola delle Rose durò appena 55 giorni. Già il 25 giugno, la capitaneria di porto e le forze dell'ordine italiane la circondarono e vi impedirono l'accesso, nonostante l'isola non fosse assolutamente entro la giurisdizione dell'Italia. Nel febbraio 1969, nonostante la battaglia legale di Giorgio Rosa, che si appellò all'Onu,...]]></itunes:summary><itunes:duration>623</itunes:duration><itunes:keywords>autonomia,burocrazia,giorgiorosa,idea,indipendenza,isoladellerose</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3fc2de34dda43abcfbbcf3f97b53c411.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristiada***** (2012) - Le biografie dei protagonisti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristiada-2012-le-biografie-dei-protagonisti--67531266</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=157</a><br /><br />LE BIOGRAFIE DEI PROTAGONISTI<br /> <br />IL GENERALE ENRIQUE GOROSTIETA VELARDE (interpretato da Andy Garcia)<br />Nacque a Monterrey da una famiglia di origini basche, era figlio di Enrique Gorostieta González, un avvocato e politico, e di María Velarde Valdéz-Llano, che oltre a Enrique ebbero due figlie Eva María Valentina e Ana María, e un figlio Nicolás Gorostieta, che come il fratello intraprese la carriera militare, raggiungendo il grado di colonnello. Nel 1906 si arruolò, frequentando l'"Heroico Colegio Militar" di Chapultepec da cui uscì nel 1911 come ufficiale d'artiglieria. Prestò servizio dalla fine del governo di Porfirio Díaz fino alla salita al potere di Victoriano Huerta, e prese parte alla difesa di Veracruz del 1914, occupata dall'esercito degli Stati Uniti e prese parte alle battaglie della rivoluzione americana, durante le quali fu promosso generale di brigata, nello stesso 1914, divenendo il più giovane generale dell'esercito di Huerta. Con la caduta del regime di Huerta, fuggì dal Messico, andandosi a rifugiare a Cuba e poi negli Stati Uniti d'America.<br />Fece ritorno in Messico nel 1921, probabilmente a causa della morte del padre, e non continuò la carriera militare ma divenne un produttore di sapone, lavoro che tuttavia trovava noioso e cercò così di tornare alla vita militare. Il 22 febbraio 1922, sposò Gertrudis Lasaga Sepúlveda da cui ebbe quattro figli: Enrique, che morì dopo appena un anno di vita; Enrique che portava lo stesso nome del primogenito; Fernando; e Luz María; ma di essi si avrà testimonianza solo tramite alcune fotografie.<br />Nel 1927, la Lega Nazionale per la Difesa della Libertà Religiosa (Liga Nacional Defensora de la Libertad Religiosa – LNDLR), un'organizzazione nata nel 1925 in risposta alle politiche anticlericali del presidente Plutarco Elías Calles, propose al generale Gorostieta di porsi al comando dell'Esercito Cristero, un esercito di ribelli cattolici che fu creato per combattere i militari del presidente Calles. La Lega assoldò Gorostieta esclusivamente per le sue doti militari, dato che il generale essendo ateo non poteva condividere gli ideali della rivolta. Venne così assoldato con un contratto che prevedeva uno stipendio mensile di 3.000 pesos (che era più di quanto percepiva un generale dell'Esercito Federale) e l'assicurazione che la Lega avrebbe provveduto al sostentamento della famiglia del generale nel caso questi fosse morto.<br />L'importanza di Gorostieta risiedeva nel fatto che riuscì a portare organizzazione e disciplina militare, in un'insurrezione fino a quel momento disorganizzata. Da quando prese il comando dell'Esercito Cristero, gli insorti riuscirono a sconfiggere l'Esercito Federale in tutte le regioni in cui era presente: Jalisco, Michoacan, Colima e Zacatecas.<br />Gorostieta morì il 2 giugno 1929, a seguito di un'operazione di intelligence del governo messicano che fece infiltrare un agente nella cerchia di Gorostieta e che informò il governo della posizione del generale e quindi ordinò una rapida azione militare a Atotonilco el Alto nella quale Gorostieta fu ucciso. Il generale morì appena 19 giorni prima della fine delle ostilità, che fecero seguito agli accordi che la Chiesa stipulò con il nuovo presidente Emilio Portes Gil grazie alla mediazione dell'ambasciatore americano Dwight Morrow.<br />VICTORIANO RAMÍREZ LÓPEZ DETTO "EL CATORCE" (interpretato da Oscar Isaac)<br />Nato alla fine del 1880 a San Miguel el Alto, noto anche come El Catorce (Il Quattordici), era un generale messicano della guerra cristera.<br />La leggenda narra che fuggito da un carcere di San Miguel el Alto, Jalisco, dove era in attesa di un processo per omicidio in lite, un distaccamento di quattordici uomini armati sia andato a cercarlo su una collina. Costretto a combattere contro i suoi inseguitori, il fuggitivo nascosto tra le rocce di un canyon e dopo un lungo scontro a fuoco ha ucciso tutti i suoi avversari. Quando fu sicuro della sua vittoria, raccolse le quattordici sue vittime e le ha inviati al capo di San Miguel con un messaggio, raccomandando di non inviare così poche persone, guadagnandosi il nome di "El Catorce".<br />Victoriano Ramirez "El Catorce", è stato tra i primi ad aderire alla ribellione cristera. Ha comandato lo squadrone dei "Draghi del Catorce", che faceva parte del reggimento al comando del generale Miguel Hernandez. È noto anche per la mira eccellente. Si dice anche che fosse molto appassionato di donne.<br />Una canzone cristera riassume la sua morte: sarebbe stato colpito dai suoi stessi compagni. Le difficoltà sorte tra El Catorce e i suoi compagni cominciarono, a quanto pare, con le riforme organizzative che il generale Enrique Gorostieta Velarde riteneva necessarie per ordinare l'esercito cristero. El Catorce (forse sentendo minata la propria autorità), inserì una serie di ostacoli per l'organizzazione proposta. A causa del suo atteggiamento, venne sollevato dall'incarico, e gli venne vietato di avere uomini armati, a parte una piccola scorta. El Catorce non obbedì agli ordini. Padre Pedroza lo invitò a riorientarsi nella lotta cristera, ma Victoriano rifiutò e con 300 uomini si fortificò nella parte superiore di El Carretero. Infine, venne accusato di appropriazione indebita, insubordinazione e resistenza agli ordini superiori. Per queste accuse Padre Aristeo Pedroza ordinò la sua esecuzione e per evitare disordini tra i Cristeros, poiché El Catorce era molto stimato, venne immediatamente giustiziato. Al momento della sua esecuzione, si barricò nella sua cella, così dovettero sfondare la porta con un ariete per condurlo al luogo di esecuzione.<br />Le sue spoglie riposano nella grotte guadalupane, sotto il Tempio di Nostra Signora di Guadalupe, nella città di San Miguel el Alto.<br />SAN CRISTÓBAL MAGALLANES JARA (interpretato da Peter O'Toole)<br />Nacque a Totaltiche, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara) il 30 luglio 1869. Parroco nella sua terra natale, sacerdote dalla fede ardente, prudente direttore dei suoi fratelli sacerdoti e pastore pieno di zelo fu dedito al miglioramento umano e cristiano dei suoi fedeli.<br />Missionario tra gli indigeni "huichole" e fervente divulgatore del Rosario a Maria, Vergine Santissima. Le vocazioni sacerdotali erano ciò a cui maggiormente si dedicava nel lavoro della sua vigna. Quando i persecutori della Chiesa chiusero il Seminario di Guadalajara, si offrì di fondare nella sua parrocchia un Seminario per proteggere, orientare e formare i futuri sacerdoti, ed ottenne un abbondante raccolto. Il 25 maggio 1927 venne fucilato a Colotlàn, Jalisco (Diocesi de Zacatecas). Di fronte al carnefice ebbe la forza di confortare il suo ministro e compagno di martirio, san Agustín Caloca, dicendogli: «Stai tranquillo, figliolo, solo un momento e poi il cielo». Poi, rivolgendosi alla truppa, esclamò: «Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l'unione dei miei fratelli messicani».<br />SAN JOSÈ LUIS SANCHEZ DEL RIO (interpretato da Mauricio Kuri)<br />Nacque a Sahuayo, in Messico, il 28 marzo 1913 dai genitori Macario Sánchez e María del Río. Visitando la tomba del beato martire Anacleto González Flores, chiese a Dio di poter morire in difesa della fede. Appena quattordicenne, José fu assassinato il 10 febbraio 1928, durante la persecuzione religiosa messicana, in quanto appartenente ai Cristeros.<br />All'età di soli 13 anni, poco più di un bambino, era riuscito a farsi arruolare come aiutante da campo e, poco dopo, come portabandiera e clarinettista delle truppe del generale cristero Luis Guizar Morfin. Quando, nel corso della battaglia del 6 febbraio 1928, il cavallo di Morfin venne ucciso, Josè gli cedette il proprio per consentirgli di mettersi in salvo, perché, come disse al suo generale, "la vostra vita è più utile della mia". Poco dopo il ragazzino, ormai appiedato, venne sopraffatto dai soldati federali, che lo rinchiusero nella sua chiesa parrocchiale, ridotta a stalla ed a carcere per i "Cristeros". Gli chiesero sotto la minaccia della pena di morte di rinnegare la fede in cambio della libertà ma egli rispose: "Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe". Sua madre era straziata dalla pena e dall'angoscia, ma sosteneva suo figlio.<br />Gli spellarono allora le piante dei piedi e l'obbligarono a camminare per il paese senza scarpe sulla strada selciata verso il cimitero. Il piccolo piangeva e gemeva di dolore, ma non cedeva. Di tanto in tanto si fermavano e gli dicevano: «Se gridi, "Muoia Cristo Re" ti salviamo la vita. Di' "muoia Cristo Re"». Ma lui rispondeva: «Viva Cristo Re». Giunti al cimitero, prima di sparargli, gli chiesero un'ultima volta se voleva rinnegare la sua fede. Al suo ennesimo rifiuto, lo uccisero all'istante. Morì gridando, come molti altri martiri messicani: «Viva Cristo Re!». I resti mortali di San José Sanchez Del Rio riposano ancora oggi nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù nel suo paese natale, divenuta meta di pellegrinaggi.<br />Il martirio di questa giovane vittima della persecuzione religiosa innescata dalla costituzione messicana del 1917, fu riconosciuto il 22 giugno 2004 dal beato Giovanni Paolo II. È stato poi canonizzato il 16 ottobre 2016.<br />Per ulteriori informazioni su San José, clicca qui!<br />BEATO ANACLETO GONZALEZ FLORES (interpretato da Eduardo Verástegui)<br />Fondatore dell'Associazione Cattolica della Gioventù Messicana (ACJM) di Guadalajara, questo martire della persecuzione religiosa messicana fondò anche l'Unione Popolare, conosciuta come "U", movimento operaio, femminile, contadino e popolare, dedito alla promozione della catechesi ed oppositore attivo del governo locale e di quello federale a causa delle misure repressive in materia di libertà religiosa. Il]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/67531266</guid><pubDate>Wed, 27 Aug 2025 14:43:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/67531266/cristiada_le_biografie_dei_protagonisti.mp3" length="14581804" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=157

LE BIOGRAFIE DEI PROTAGONISTI
 
IL GENERALE ENRIQUE GOROSTIETA VELARDE (interpretato da Andy Garcia)
Nacque a Monterrey da una famiglia di origini basche, era figlio di Enrique...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=157</a><br /><br />LE BIOGRAFIE DEI PROTAGONISTI<br /> <br />IL GENERALE ENRIQUE GOROSTIETA VELARDE (interpretato da Andy Garcia)<br />Nacque a Monterrey da una famiglia di origini basche, era figlio di Enrique Gorostieta González, un avvocato e politico, e di María Velarde Valdéz-Llano, che oltre a Enrique ebbero due figlie Eva María Valentina e Ana María, e un figlio Nicolás Gorostieta, che come il fratello intraprese la carriera militare, raggiungendo il grado di colonnello. Nel 1906 si arruolò, frequentando l'"Heroico Colegio Militar" di Chapultepec da cui uscì nel 1911 come ufficiale d'artiglieria. Prestò servizio dalla fine del governo di Porfirio Díaz fino alla salita al potere di Victoriano Huerta, e prese parte alla difesa di Veracruz del 1914, occupata dall'esercito degli Stati Uniti e prese parte alle battaglie della rivoluzione americana, durante le quali fu promosso generale di brigata, nello stesso 1914, divenendo il più giovane generale dell'esercito di Huerta. Con la caduta del regime di Huerta, fuggì dal Messico, andandosi a rifugiare a Cuba e poi negli Stati Uniti d'America.<br />Fece ritorno in Messico nel 1921, probabilmente a causa della morte del padre, e non continuò la carriera militare ma divenne un produttore di sapone, lavoro che tuttavia trovava noioso e cercò così di tornare alla vita militare. Il 22 febbraio 1922, sposò Gertrudis Lasaga Sepúlveda da cui ebbe quattro figli: Enrique, che morì dopo appena un anno di vita; Enrique che portava lo stesso nome del primogenito; Fernando; e Luz María; ma di essi si avrà testimonianza solo tramite alcune fotografie.<br />Nel 1927, la Lega Nazionale per la Difesa della Libertà Religiosa (Liga Nacional Defensora de la Libertad Religiosa – LNDLR), un'organizzazione nata nel 1925 in risposta alle politiche anticlericali del presidente Plutarco Elías Calles, propose al generale Gorostieta di porsi al comando dell'Esercito Cristero, un esercito di ribelli cattolici che fu creato per combattere i militari del presidente Calles. La Lega assoldò Gorostieta esclusivamente per le sue doti militari, dato che il generale essendo ateo non poteva condividere gli ideali della rivolta. Venne così assoldato con un contratto che prevedeva uno stipendio mensile di 3.000 pesos (che era più di quanto percepiva un generale dell'Esercito Federale) e l'assicurazione che la Lega avrebbe provveduto al sostentamento della famiglia del generale nel caso questi fosse morto.<br />L'importanza di Gorostieta risiedeva nel fatto che riuscì a portare organizzazione e disciplina militare, in un'insurrezione fino a quel momento disorganizzata. Da quando prese il comando dell'Esercito Cristero, gli insorti riuscirono a sconfiggere l'Esercito Federale in tutte le regioni in cui era presente: Jalisco, Michoacan, Colima e Zacatecas.<br />Gorostieta morì il 2 giugno 1929, a seguito di un'operazione di intelligence del governo messicano che fece infiltrare un agente nella cerchia di Gorostieta e che informò il governo della posizione del generale e quindi ordinò una rapida azione militare a Atotonilco el Alto nella quale Gorostieta fu ucciso. Il generale morì appena 19 giorni prima della fine delle ostilità, che fecero seguito agli accordi che la Chiesa stipulò con il nuovo presidente Emilio Portes Gil grazie alla mediazione dell'ambasciatore americano Dwight Morrow.<br />VICTORIANO RAMÍREZ LÓPEZ DETTO "EL CATORCE" (interpretato da Oscar Isaac)<br />Nato alla fine del 1880 a San Miguel el Alto, noto anche come El Catorce (Il Quattordici), era un generale messicano della guerra cristera.<br />La leggenda narra che fuggito da un carcere di San Miguel el Alto, Jalisco, dove era in attesa di un processo per omicidio in lite, un distaccamento di quattordici uomini armati sia andato a cercarlo su una collina. Costretto a...]]></itunes:summary><itunes:duration>912</itunes:duration><itunes:keywords>andygarcia,cristeros,cristiada,epopea,messico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/94c17762b877bb9168766248f113bbb5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>God s not dead***** (2014) - Cinque film due capolavori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/god-s-not-dead-2014-cinque-film-due-capolavori--66488864</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8161" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8161</a><br /><br />GOD'S NOT DEAD: CINQUE FILM, DUE CAPOLAVORI di Don Stefano Bimbi<br /> <br />L'uscita negli Stati Uniti del quinto episodio della serie God's Not Dead, deve interrogare i cristiani anche in Italia su un fenomeno che ha sbancato al botteghino USA.<br />Il primo film è uscito nel 2014 ed ha avuto un successo straordinario. Costato due milioni di dollari ne ha incassati 64. L'enorme gradimento è dovuto al fatto che tratta di un argomento molto attuale nella società americana come nella nostra: la persecuzione della cultura cristiana in ambito scolastico. La vicenda narra di un professore di filosofia che all'università chiede ai suoi studenti di firmare un foglio con tre sole parole: "Dio è morto". Il protagonista si rifiuta di farlo e allora dovrà affrontare la sfida di difendere la sua fede di fronte al professore ateo militante. Benché quella del film sia una storia inventata, le scritte finali ricordano che essa prende spunto da decine di casi reali finiti in tribunale riguardanti la libertà di religione degli studenti. Altre storie secondarie si intrecciano nella trama come, ad esempio, una giornalista animalista e una ragazza musulmana le quali scoprono la bellezza della fede cristiana, (la prima grazie ad un tumore, la seconda per la predicazione di un pastore cristiano tramite il cellulare). Interessante anche la riflessione che scaturisce dal vedere infrante alcune storie d'amore a causa della mancanza di un terreno comune nelle convinzioni religiose. Completa il film una superlativa colonna sonora con la canzone di successo God's Not Dead firmata dai NewsBoys, una rock band di christian music, genere molto in voga negli Stati Uniti.<br />IL SUCCESSO DI GOD'S NOT DEAD<br />Sull'onda del successo è stato prodotto nel 2016 un secondo film. Questa volta a finire nei guai è un'insegnante di storia che viene processata per aver pronunciato a lezione il nome che non deve essere mai nominato: Gesù. Da notare che la professoressa aveva solo risposto a una domanda di uno studente e che aveva trattato l'argomento dal punto di vista storico, che era appunto la sua materia d'insegnamento. La vicenda si conclude con la splendida testimonianza della protagonista che preferisce "stare con Dio ed essere giudicata dal mondo, piuttosto che stare con il mondo ed essere giudicata da Dio" come lei stessa afferma.<br />Durante il processo testimonierà a favore dell'imputata il detective investigativo Warner Wallace. Non è un attore, ma una persona reale che recita la parte di se stesso. Quando era ateo ha applicato ai quattro vangeli le tecniche usate nei processi per verificare l'attendibilità dei testimoni e dimostrare che il Vangelo era inventato, ma si è dovuto ricredere. Nel film dichiara: «Non ero cristiano, ma lo sono diventato perché ho verificato che ciò che è scritto nei vangeli è evidentemente tutto vero!» La sua testimonianza impressiona molto la giuria. Anche al termine di questo secondo episodio scorre l'elenco delle decine di casi reali di insegnanti finiti in tribunale.<br />Occorre precisare che sebbene questi film siano realizzati da protestanti, sarebbe ingiusto bollarli come contrari ai principi cattolici. Infatti, per i temi di fondo, come la morale cristiana, il coraggio della testimonianza e la difesa della fede in un mondo sempre più scristianizzato che perseguita i credenti, questi film possono essere tranquillamente visti con profitto anche dai cattolici.<br />Nel 2018 esce il terzo episodio: God's Not Dead: A Light in Darkness. I nuovi sceneggiatori rinnegano clamorosamente lo spirito originale del film. Stavolta al pastore David l'Università vuole togliere l'uso della chiesa che si trova nella sua proprietà. Il pastore in un primo tempo si oppone, ma alla fine accetta in nome dell'inclusione, del quieto vivere e dell'equiparazione di tutte le religioni. Un inno al politicamente corretto.<br />IL QUARTO FILM: WE THE PEOPLE<br />Il quarto episodio esce in America nell'ottobre 2021. Tornano gli sceneggiatori dei primi due episodi, Cary Solomon e Chuck Konzelman, che nel frattempo hanno scritto e diretto lo straordinario film Unplanned che narra la vera storia di Abby Johnson, la più giovane e promettente direttrice di Planned Parenthood che si è licenziata dopo aver visto la cruda realtà dell'aborto.<br />Ebbene il quarto film della serie dal titolo God's Not Dead: We the People tratta il tema dell'insegnamento parentale per resistere all'indottrinamento del sistema pubblico. In America oltre un milione di ragazzi vengono educati tra le pareti domestiche con ottimi risultati. Ultimamente anche in Italia si stanno diffondendo le scuole parentali e sono sempre più i genitori che tengono i figli a casa provvedendo direttamente alla loro istruzione.<br />Venendo al film, la trama inizia con una scena d'archivio tratta dalla realtà. Il presidente Ronald Reagan avverte il paese che "la libertà non è mai a più di una generazione dall'estinzione". Subito dopo si vedono alcuni genitori che stanno educando i propri figli a casa quando, un rappresentante dei servizi sociali gli fa visita e li denuncia alle autorità perché, a suo dire, l'insegnamento dei genitori non è sufficiente secondo presunti standard statali. Il giudice del tribunale concede ai genitori una settimana per dimostrare che la loro istruzione è adeguata o gli studenti saranno costretti a frequentare la scuola pubblica. In difesa della libertà di insegnamento interviene Dave, il pastore della chiesa locale che finirà a Washington per testimoniare, davanti a una sottocommissione del Congresso americano, l'importanza e la necessità dell'istruzione domestica.<br />Che dire di questo film? Rispetto al precedente c'è, senz'altro, una ripresa dello stile originario in difesa della libertà dei credenti di vivere secondo la propria coscienza. Inoltre, il film ha il merito di portare all'attenzione un tema decisivo dei nostri giorni: chi ha il diritto di educare i figli? Lo Stato o i genitori? E qual è il ruolo della Chiesa?<br />Purtroppo, nonostante i buoni propositi, il film non chiarisce su cosa sia fondato il diritto di educare i propri figli. Infatti, viene costantemente richiamata la costituzione degli Stati Uniti come se ci si potesse sentire protetti dalle leggi umane, per loro natura fragili e soggette sia ai mutamenti culturali, sia a interpretazioni contrastanti. Un altro difetto è che il film si conclude troppo presto con un lieto fine tanto improbabile, quanto poco argomentato. Insomma un'altra occasione sprecata per un tema che avrebbe meritato ben altra profondità.<br />IL QUINTO FILM: IN GOD WE TRUST<br />Ed eccoci all'ultimo episodio God's Not Dead: In God We Trust uscito nelle sale americane il 12 settembre 2024 a meno di due mesi dalle decisive elezioni presidenziali che hanno visto trionfare per la seconda volta Donald Trump.<br />Nel film il reverendo David Hill, che compare in tutti e cinque gli episodi di God's Not Dead, si trova stavolta di fronte a un interrogativo cruciale: c'è ancora posto per Dio nella vita pubblica?<br />Quando il governo decide di interrompere i finanziamenti a un rifugio per donne perché al suo interno si tengono corsi sulla Bibbia, il reverendo si rende conto che la goccia ha fatto traboccare il vaso e che è necessario agire. Quindi si candida per un seggio al Congresso non solo per garantire che i fondi pubblici siano destinati in modo equo e rispettino anche le realtà legate alla fede, ma soprattutto per combattere la visione laicistica e politicamente corretta. Per questo il reverendo si ritrova ad affrontare il senatore Peter Kane, un politico determinato a escludere qualsiasi manifestazione religiosa dalla sfera pubblica, con la illuministica concezione della separazione tra Stato e Chiesa come garanzia di una presunta neutralità istituzionale.<br />Il film pone l'accento su un dato significativo: negli Stati Uniti, circa 40 milioni di cristiani non partecipano alle elezioni, nonostante il loro contributo elettorale possa essere decisivo. Viene sottolineata l'importanza di risvegliare questa forza elettorale dormiente, dimostrando come il voto cristiano possa influenzare profondamente il panorama politico. Questo fenomeno è stato evidente anche nella rielezione di Donald Trump nel 2024, dove l'impegno dei credenti ha giocato un ruolo decisivo. Ad esempio i cattolici, che rappresentano il 22% dell'elettorato, fino alle elezioni presidenziali del 2020 avevano votato in parti uguali tra repubblicani e democratici. Invece nel 2024 il 60% circa dell'elettorato cattolico ha votato per Trump, mentre solo il 40% per l'avversaria democratica. Una differenza di una ventina di punti percentuali che in numero di voti è una quantità che risulta determinante, soprattutto negli stati in bilico.<br />God's Not Dead: In God We Trust sprona quindi i credenti a non rimanere spettatori passivi, ma a partecipare attivamente alla vita politica, riconoscendo il valore del loro contributo per difendere la libertà non sganciata dalla verità.<br />I primi due episodi di God's Not Dead, i soli tradotti in italiano, sono stati portati nel nostro Paese dalla Dominus Production, così come Cristiada, Unplanned e Sound of Freedom. È assolutamente meritoria la realizzazione di film come questi, da vedere in famiglia, per non lasciare che i nostri figli vengano indottrinati dai colossi di Hollywood che portano ad accettare la cultura woke e ad abbandonare il cristianesimo senza che nemmeno se ne accorgano.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/66488864</guid><pubDate>Tue, 10 Jun 2025 17:12:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/66488864/god_s_not_dead_cinque_film_due_capolavori.mp3" length="10188068" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8161

GOD'S NOT DEAD: CINQUE FILM, DUE CAPOLAVORI di Don Stefano Bimbi
 
L'uscita negli Stati Uniti del quinto episodio della serie God's Not Dead, deve interrogare i cristiani anche in Italia su un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8161" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8161</a><br /><br />GOD'S NOT DEAD: CINQUE FILM, DUE CAPOLAVORI di Don Stefano Bimbi<br /> <br />L'uscita negli Stati Uniti del quinto episodio della serie God's Not Dead, deve interrogare i cristiani anche in Italia su un fenomeno che ha sbancato al botteghino USA.<br />Il primo film è uscito nel 2014 ed ha avuto un successo straordinario. Costato due milioni di dollari ne ha incassati 64. L'enorme gradimento è dovuto al fatto che tratta di un argomento molto attuale nella società americana come nella nostra: la persecuzione della cultura cristiana in ambito scolastico. La vicenda narra di un professore di filosofia che all'università chiede ai suoi studenti di firmare un foglio con tre sole parole: "Dio è morto". Il protagonista si rifiuta di farlo e allora dovrà affrontare la sfida di difendere la sua fede di fronte al professore ateo militante. Benché quella del film sia una storia inventata, le scritte finali ricordano che essa prende spunto da decine di casi reali finiti in tribunale riguardanti la libertà di religione degli studenti. Altre storie secondarie si intrecciano nella trama come, ad esempio, una giornalista animalista e una ragazza musulmana le quali scoprono la bellezza della fede cristiana, (la prima grazie ad un tumore, la seconda per la predicazione di un pastore cristiano tramite il cellulare). Interessante anche la riflessione che scaturisce dal vedere infrante alcune storie d'amore a causa della mancanza di un terreno comune nelle convinzioni religiose. Completa il film una superlativa colonna sonora con la canzone di successo God's Not Dead firmata dai NewsBoys, una rock band di christian music, genere molto in voga negli Stati Uniti.<br />IL SUCCESSO DI GOD'S NOT DEAD<br />Sull'onda del successo è stato prodotto nel 2016 un secondo film. Questa volta a finire nei guai è un'insegnante di storia che viene processata per aver pronunciato a lezione il nome che non deve essere mai nominato: Gesù. Da notare che la professoressa aveva solo risposto a una domanda di uno studente e che aveva trattato l'argomento dal punto di vista storico, che era appunto la sua materia d'insegnamento. La vicenda si conclude con la splendida testimonianza della protagonista che preferisce "stare con Dio ed essere giudicata dal mondo, piuttosto che stare con il mondo ed essere giudicata da Dio" come lei stessa afferma.<br />Durante il processo testimonierà a favore dell'imputata il detective investigativo Warner Wallace. Non è un attore, ma una persona reale che recita la parte di se stesso. Quando era ateo ha applicato ai quattro vangeli le tecniche usate nei processi per verificare l'attendibilità dei testimoni e dimostrare che il Vangelo era inventato, ma si è dovuto ricredere. Nel film dichiara: «Non ero cristiano, ma lo sono diventato perché ho verificato che ciò che è scritto nei vangeli è evidentemente tutto vero!» La sua testimonianza impressiona molto la giuria. Anche al termine di questo secondo episodio scorre l'elenco delle decine di casi reali di insegnanti finiti in tribunale.<br />Occorre precisare che sebbene questi film siano realizzati da protestanti, sarebbe ingiusto bollarli come contrari ai principi cattolici. Infatti, per i temi di fondo, come la morale cristiana, il coraggio della testimonianza e la difesa della fede in un mondo sempre più scristianizzato che perseguita i credenti, questi film possono essere tranquillamente visti con profitto anche dai cattolici.<br />Nel 2018 esce il terzo episodio: God's Not Dead: A Light in Darkness. I nuovi sceneggiatori rinnegano clamorosamente lo spirito originale del film. Stavolta al pastore David l'Università vuole togliere l'uso della chiesa che si trova nella sua proprietà. Il pastore in un primo tempo si oppone, ma alla fine accetta in nome dell'inclusione, del quieto vivere e dell'equiparazione di tutte le religioni. 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Dal tardo pomeriggio di quel 13 marzo 2013, quando Francesco si affacciò sulla piazza gremita salutando tutti con un semplice "buonasera", sono ormai passati oltre dodici anni. Anni in cui il "cambio di paradigma" partì con l'acceleratore al massimo, ma anche con il freno a mano tirato, data la presenza di un Benedetto XVI silenzioso, ma vigile.<br />Questo gioco di forze opposte lo si comprese molto bene durante il Sinodo sulla Famiglia, che partorì la nota esortazione post-sinodale Amoris Lætitia, nella quale quanti volevano introdurre evidenti elementi di rottura dovettero accontentarsi di dirottarli nelle note. Poi vennero i Dubia di quattro cardinali - Caffarra, Burke, Brandmüller, Meisner - che mai ottennero risposta, segno che il papa voleva andare avanti per la sua strada, senza rendere ragione del suo operato, nemmeno a quanti, in ragione della nomina cardinalizia, sono più strettamente uniti al papa nel governo della Chiesa universale. La linea iniziale fu comunque il tentativo disperato di mostrare una presunta "continuità" tra il papa tedesco e quello argentino, che portò alla figuraccia del caso di mons. Dario Edoardo Viganò, costretto a manipolare la risposta di Benedetto XVI alla richiesta di un testo di endorsement alla teologia di papa Francesco, presentata in una collezione di undici piccoli volumi editi dalla Libreria Editrice Vaticana.<br />Poi fu il turno del Sinodo sull'Amazzonia, con il tentativo chiarissimo di rendere facoltativo il celibato sacerdotale, naufragato per la tempestiva pubblicazione del libro Dal profondo del nostro cuore, da parte di Benedetto XVI e il cardinale Robert Sarah; quindi, le encicliche sociali Laudato si' e Fratelli tutti, un fardello che non sarà facile smaltire, divergenti su molti punti dall'insegnamento della dottrina sociale cattolica.<br />Un nuovo Sinodo sulla sinodalità andava a sigillare la "conversione sinodale" della Chiesa, con posizioni di apertura su temi caldi come le benedizioni di coppie dello stesso sesso, il diaconato femminile, l'esercizio dell'autorità nella Chiesa; aspetti che provocarono una nuova serie di Dubia da parte di cinque cardinali - Burke, Brandmüller, Sarah, Zen, Sandoval. Il 2021 fu l'anno di Traditionis custodes, che cancellava con un colpo di spugna l'altro motu proprio di papa Benedetto, Summorum Pontificum, e palesava una cecità piena di livore nei confronti di cellule vive della Chiesa e del rito più diffuso, fino ad una manciata di anni prima, e tra i più longevi della Chiesa latina. Fu un colpo al cuore per tanti cattolici, frequentanti o meno il Rito antico, ma anche per lo stesso Ratzinger, che a questa faticosa e indispensabile riconciliazione interna della Chiesa aveva dedicato la sua vita.<br />LA DISSOLUZIONE INTERNA DEL CATTOLICESIMO<br />Con la morte di Ratzinger si ebbe il tracollo: congedato il cardinale Ladaria, la nomina di Fernández al Dicastero per la Dottrina della Fede diede un'ulteriore accelerazione alla dissoluzione interna del cattolicesimo, che raggiunse una crisi con pochi precedenti nella pubblicazione della dichiarazione Fiducia supplicans. Questa e altre le nomine di uomini del tutto privi del senso della Chiesa, ampiamente ideologizzati e caratterizzati fin nelle midolla da quella che papa Benedetto aveva battezzato come «l'ermeneutica della rottura». E, in non pochi casi, anche da una condotta morale che si rivelerà tutt'altro che integra.<br />Come se non bastasse, ad uscire a pezzi, da questi anni di pontificato, è la figura stessa del papa. Dalla prima "timida" intervista a Eugenio Scalfari, prese avvio un pontificato che si è svolto sulla piazza mediatica, assecondandone i canoni e le aspettative, fino al mediatico sigillo di un pontificato, che si è chiuso con le ultime due apparizioni pubbliche di Francesco, se si eccettuano le fugaci e "mute" comparse in carrozzina di questi ultimi giorni, rispettivamente alla trasmissione di Fabio Fazio e al Festival di Sanremo. Intelligenti pauca.<br />Il successore dell'Apostolo Pietro, che esiste per confermare con la sua parola franca e ponderata la fede dei fratelli, è divenuto onnipresente sui mezzi di comunicazione: interviste "ufficiali" rilasciate in aereo al ritorno dai viaggi apostolici ed altre meno ufficiali, apparizioni abituali in programmi televisivi, docufilm e perfino messaggi su Tik Tok. La salvezza eterna, la vita morale e sacramentale, la persona di Gesù Cristo buttati sulla pubblica piazza con espressioni approssimative, insegnamenti incompleti, affermazioni fuorvianti. Come quando papa Francesco si inventò che «tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio», senza ulteriori precisazioni, vanificando con queste poche parole la verità che solo in Gesù Cristo c'è la salvezza.<br />IL PAPA NON DEVE PROCLAMARE LE PROPRIE IDEE<br />Questa "onnipresenza" mediatica ha comportato l'inevitabile conseguenza di ogni sovraesposizione: la parola del papa è divenuta una tra le tante, forse un po' più autorevole in ragione della sua anzianità e del suo prestigio morale, ma nulla più. Quello che il pubblico legge o ascolta non è più considerato come la parola del successore di Pietro, che fa risuonare ancora oggi la forza della parola del Signore, ma il parere di un uomo che si mescola alla cacofonia di tante altre voci.<br />Se il papa non parla più per insegnare la verità di Gesù Cristo, ma per esprimersi a braccio sui più svariati temi del momento, allora agli occhi degli uomini il senso dell'ufficio che Dio gli ha affidato al momento della sua accettazione si stempera fino a nascondersi dietro al semplice uomo che tale ufficio ricopre. Il papa «non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all'obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo». Così Benedetto XVI nell'omelia di insediamento sulla Cathedra romana: Francesco ha fatto esattamente il contrario. Il giusto cordoglio per la morte del papa non deve ipocritamente cancellare questa amara realtà. Per il bene della Chiesa.<br />La Chiesa, con questa sovraesposizione mediatica di Francesco, è ora forse percepita come più vicina all'uomo di oggi? La verità, drammatica, è un'altra e bisogna avere il coraggio di riconoscerla: ad aver raggiunto l'uomo moderno non è «la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità» (1Tm 3, 15), ma quella immagine della Chiesa che rimane dopo il "lifting" dei criteri massmediatici, più simile ad una modesta organizzazione spirituale ed umanitaria, utile al sistema di moda fintanto che essa gli sia docilmente funzionale. Il pontificato di Francesco, che ha fatto della denuncia della mondanità il suo cavallo di battaglia, ha di fatto impresso un'accelerazione senza precedenti all'autosecolarizzazione della Chiesa. Preghiamo che il nuovo pontefice abbia la forza della verità per un deciso cambio di rotta.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65670379</guid><pubDate>Tue, 22 Apr 2025 21:09:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65670379/the_chosen.mp3" length="8916383" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8143

FINE DI UN PONTIFICATO ALL'INSEGNA DEL CAMBIO DI PARADIGMA
In dodici anni Papa Francesco ha spinto la Chiesa alla secolarizzazione e ha ridotto la figura papale a una voce fra le tante nel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8143" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8143</a><br /><br />FINE DI UN PONTIFICATO ALL'INSEGNA DEL CAMBIO DI PARADIGMA<br />In dodici anni Papa Francesco ha spinto la Chiesa alla secolarizzazione e ha ridotto la figura papale a una voce fra le tante nel dibattito sull'attualità<br />di Luisella Scrosati<br /> <br />Il pontificato del primo papa gesuita della storia è giunto al tramonto: la preghiera di tutto il popolo cristiano offrirà il suffragio per l'anima del pontefice defunto durante i tradizionali novendiali. Dal tardo pomeriggio di quel 13 marzo 2013, quando Francesco si affacciò sulla piazza gremita salutando tutti con un semplice "buonasera", sono ormai passati oltre dodici anni. Anni in cui il "cambio di paradigma" partì con l'acceleratore al massimo, ma anche con il freno a mano tirato, data la presenza di un Benedetto XVI silenzioso, ma vigile.<br />Questo gioco di forze opposte lo si comprese molto bene durante il Sinodo sulla Famiglia, che partorì la nota esortazione post-sinodale Amoris Lætitia, nella quale quanti volevano introdurre evidenti elementi di rottura dovettero accontentarsi di dirottarli nelle note. Poi vennero i Dubia di quattro cardinali - Caffarra, Burke, Brandmüller, Meisner - che mai ottennero risposta, segno che il papa voleva andare avanti per la sua strada, senza rendere ragione del suo operato, nemmeno a quanti, in ragione della nomina cardinalizia, sono più strettamente uniti al papa nel governo della Chiesa universale. La linea iniziale fu comunque il tentativo disperato di mostrare una presunta "continuità" tra il papa tedesco e quello argentino, che portò alla figuraccia del caso di mons. Dario Edoardo Viganò, costretto a manipolare la risposta di Benedetto XVI alla richiesta di un testo di endorsement alla teologia di papa Francesco, presentata in una collezione di undici piccoli volumi editi dalla Libreria Editrice Vaticana.<br />Poi fu il turno del Sinodo sull'Amazzonia, con il tentativo chiarissimo di rendere facoltativo il celibato sacerdotale, naufragato per la tempestiva pubblicazione del libro Dal profondo del nostro cuore, da parte di Benedetto XVI e il cardinale Robert Sarah; quindi, le encicliche sociali Laudato si' e Fratelli tutti, un fardello che non sarà facile smaltire, divergenti su molti punti dall'insegnamento della dottrina sociale cattolica.<br />Un nuovo Sinodo sulla sinodalità andava a sigillare la "conversione sinodale" della Chiesa, con posizioni di apertura su temi caldi come le benedizioni di coppie dello stesso sesso, il diaconato femminile, l'esercizio dell'autorità nella Chiesa; aspetti che provocarono una nuova serie di Dubia da parte di cinque cardinali - Burke, Brandmüller, Sarah, Zen, Sandoval. Il 2021 fu l'anno di Traditionis custodes, che cancellava con un colpo di spugna l'altro motu proprio di papa Benedetto, Summorum Pontificum, e palesava una cecità piena di livore nei confronti di cellule vive della Chiesa e del rito più diffuso, fino ad una manciata di anni prima, e tra i più longevi della Chiesa latina. Fu un colpo al cuore per tanti cattolici, frequentanti o meno il Rito antico, ma anche per lo stesso Ratzinger, che a questa faticosa e indispensabile riconciliazione interna della Chiesa aveva dedicato la sua vita.<br />LA DISSOLUZIONE INTERNA DEL CATTOLICESIMO<br />Con la morte di Ratzinger si ebbe il tracollo: congedato il cardinale Ladaria, la nomina di Fernández al Dicastero per la Dottrina della Fede diede un'ulteriore accelerazione alla dissoluzione interna del cattolicesimo, che raggiunse una crisi con pochi precedenti nella pubblicazione della dichiarazione Fiducia supplicans. Questa e altre le nomine di uomini del tutto privi del senso della Chiesa, ampiamente ideologizzati e caratterizzati fin nelle midolla da quella che papa Benedetto aveva battezzato come «l'ermeneutica della rottura». E, in non pochi casi, anche da una condotta morale che...]]></itunes:summary><itunes:duration>558</itunes:duration><itunes:keywords>fede,thechosen,ultimacena,vangelo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aea388d00a2f6a97f555e75b4fc2d764.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La passione di Cristo***** (2004) - L'incontro con Cristo uno sguardo fulminante</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-passione-di-cristo-2004-l-incontro-con-cristo-uno-sguardo-fulminante--65446538</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8114" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8114</a><br /><br />L'INCONTRO CON CRISTO, UNO SGUARDO FULMINANTE di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La giornata della Bussola della Toscana del 2024 ha avuto il suo momento più emozionante nella testimonianza dell'attore Pietro Sarubbi. Il suo intervento ha saputo intrecciare risate, scatenate dalle sue battute, e momenti di commozione, con frasi spezzate da un nodo alla gola.<br />L'attore ha iniziato il suo percorso artistico lavorando in teatro. Nel 1980 arrivano i primi contratti Rai per Portobello, Fantastico e numerosi film tv. Debutta nel cabaret con Zelig e dal 1985 partecipa a film-tv, fiction e sit-com di successo tra cui Casa Vianello e Camera Cafè. La presenza fissa al Maurizio Costanzo Show gli dà una certa notorietà. Poi la svolta grazie alla sua interpretazione di Barabba nel film di Mel Gibson "La Passione di Cristo". Sarubbi ha raccontato il suo incontro con il regista, durante il quale scoprì che il suo personaggio non pronunciava nessuna battuta. Egli, che fino ad allora aveva pensato solo alla gloria e al profitto, non voleva accettare quella parte, perché avrebbe significato un basso guadagno, infatti più un personaggio parla, maggiore è il guadagno dell'attore. Sarubbi quindi continuava a ripetere a Gibson di fargli dire qualche battuta o, in alternativa, di interpretare un altro personaggio, magari San Pietro. Gibson tentò di convincerlo spiegandogli l'importanza di Barabba, che in aramaico significa "figlio del padre", una traccia del suo essere figura messianica, una sorta di alter ego di Gesù, Figlio del Padre del cielo. Sarubbi non capiva perché Mel Gibson stava lì ad insistere per convincerlo. A lui, che era un attore secondario, il regista disse che aveva bisogno della sua vera rabbia per il "suo" Barabba. Questo personaggio era discendente del capo degli zeloti e si era ormai abbruttito a causa del male fatto e della prigionia: in pratica era diventato come una bestia. E come tale non parlava più, ma esprimeva tutto con grida ed espressioni facciali minacciose. Alla fine Sarubbi si convinse ad interpretare Barabba.<br />Iniziarono le riprese, durante le quali Mel Gibson non permetteva a nessun attore di incontrare Jim Cavizel che interpretava Gesù. Mel Gibson voleva infatti che il primo incontro che gli attori avevano con Gesù fosse autentico. Questo per catturare il primo sguardo e la reazione che suscitava il vedere concretamente Gesù. Il regista infatti ha realizzato il film ponendo molta attenzione agli sguardi, come del resto il vangelo racconta usando molte volte il verbo "vedere", "guardare". Peniamo a tutti gli sguardi che si vedono nel film: quelli tra Gesù e sua Madre, lo sguardo di Gesù che si posa su San Pietro, ecc. Sarubbi ha quindi fatto vedere una scena della flagellazione in cui Gesù, stremato dalle frustate dei romani, incontra lo sguardo di sua Madre. Questo gli da la forza di rialzarsi e sopportare una fustigazione ancora più crudele.<br />Dopo diverse riprese arriva il momento fatidico dell'incontro tra Barabba e Gesù. La scena della liberazione di Barabba, provata più volte da solo, adesso si svolge alla presenza degli altri attori. Mentre Barabba scende le scale che lo porteranno verso la libertà si volta a guardare per un attimo Gesù. In quell'attimo, l'attore ha una fulminazione. In quello sguardo di Gesù, Sarubbi si perde e rimane a fissarlo per un lungo interminabile minuto e tutto il set si ferma. Nessuno se la sente di dire niente.<br />Sconvolto, quella sera non esce con gli altri attori come sempre alla fine delle riprese ma se ne va a casa, in uno stato febbrile. Non riesce a dormire e ha paura di restare al buio perché sente ancora quegli occhi addosso e sono occhi pieni di amore. Non capisce cosa gli stia succedendo, non capisce come possa un solo sguardo, tra l'altro nel contesto di finzione del set cinematografico, essere così sconvolgente, così vero. Dopo mesi con questa domanda e con lo sguardo di Gesù fisso nella mente, incontra un sacerdote che gli regala l'enciclica "Deus Caritas Est". Sfogliandola in treno incontra la frase "il Signore sempre di nuovo ci viene incontro attraverso lo sguardo di uomini, con cui egli traspare" e capisce improvvisamente tutto: quella frase è la risposta alla sua domanda di senso. Inizia un cammino di conversione che lo porterà a sposarsi con la donna con la quale conviveva e dalla quale stava per avere il quarto figlio. Perché decide di sposarsi? Perché ormai è diventato fondamentale per lui il rapporto con l'Eucarestia a cui però non può accedere perché in situazione irregolare di matrimonio. Ma lui vuole essere degno di ricevere Gesù e per questo inizia a mettere a posto la sua vita. A questo punto sente il desiderio di raccontare quello che gli è successo a quelli che incontra, ma questo gli costerà la carriera cinematografica.Al termine dell'intervento il direttore della Bussola, Riccardo Cascioli, ha consegnato all'attore il premio "Viva Maria" non solo per il suo talento artistico, ma soprattutto per il coraggio di testimoniare la fede nonostante le difficoltà che questo ha significato.<br />La Giornata della Bussola si è rivelata un evento di grande spessore culturale e spirituale, capace di unire riflessione scientifica, analisi economica e testimonianze di fede, confermando ancora una volta l'importanza di conferenze in presenza del pubblico. Infatti internet offre la possibilità di accedere a qualunque ora e gratuitamente a un numero quasi infinito di conferenze su tutto lo scibile umano da parte di relatori per tutti i gusti. Potrebbe quindi sembrare superata l'esigenza di ritrovarsi in un luogo per fruire di esperienze che possono essere fatte tranquillamente on line senza lo sforzo del viaggio. Giornate come quella vissuta a Staggia Senese dimostrano esattamente il contrario, e cioè che nulla può sostituire il vivere una esperienza in presenza, poiché così si possono cogliere le sfumature che non si vedono nel video, il prima e il dopo della conferenza, il parlare direttamente con il conferenziere una volta sceso dal palco, visitare gli stand dei libri, e per finire, instaurare nuove amicizie con gli altri partecipanti all'evento o magari salutare chi già si conosce e non si aveva altra occasione di incontrare. Anche il momento del pranzo ha aiutato i partecipanti a vivere un'esperienza di convivialità e conoscenza degna dello sforzo fatto per essere presenti.<br />I partecipanti hanno espresso grande soddisfazione sia perché arricchiti da nuove conoscenze, sia per essere stati ricaricati da una forte motivazione di fede. Allo stand della Bussola molti hanno testimoniato di leggere da anni il sito e grazie a questo di avere un punto sicuro a cui appoggiarsi per una corretta informazione. Per alcuni è stata poi l'occasione per abbonarsi alla Bussola Mensile, la rivista cartacea che da un anno ha affiancato il sito della Bussola Quotidiana. Diversi sono stati i lettori della rivista che hanno espresso la gratitudine per questo evento che ha permesso loro di incontrare di persona il direttore e alcuni membri della redazione. L'appuntamento con la Giornata della Bussola della Toscana è per il primo sabato di giugno del 2025.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65446538</guid><pubDate>Tue, 08 Apr 2025 21:19:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65446538/l_incontro_con_cristo_uno_sguardo_fulminante.mp3" length="8047848" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8114

L'INCONTRO CON CRISTO, UNO SGUARDO FULMINANTE di Don Stefano Bimbi
 
La giornata della Bussola della Toscana del 2024 ha avuto il suo momento più emozionante nella testimonianza dell'attore Pietro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/8114" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8114</a><br /><br />L'INCONTRO CON CRISTO, UNO SGUARDO FULMINANTE di Don Stefano Bimbi<br /> <br />La giornata della Bussola della Toscana del 2024 ha avuto il suo momento più emozionante nella testimonianza dell'attore Pietro Sarubbi. Il suo intervento ha saputo intrecciare risate, scatenate dalle sue battute, e momenti di commozione, con frasi spezzate da un nodo alla gola.<br />L'attore ha iniziato il suo percorso artistico lavorando in teatro. Nel 1980 arrivano i primi contratti Rai per Portobello, Fantastico e numerosi film tv. Debutta nel cabaret con Zelig e dal 1985 partecipa a film-tv, fiction e sit-com di successo tra cui Casa Vianello e Camera Cafè. La presenza fissa al Maurizio Costanzo Show gli dà una certa notorietà. Poi la svolta grazie alla sua interpretazione di Barabba nel film di Mel Gibson "La Passione di Cristo". Sarubbi ha raccontato il suo incontro con il regista, durante il quale scoprì che il suo personaggio non pronunciava nessuna battuta. Egli, che fino ad allora aveva pensato solo alla gloria e al profitto, non voleva accettare quella parte, perché avrebbe significato un basso guadagno, infatti più un personaggio parla, maggiore è il guadagno dell'attore. Sarubbi quindi continuava a ripetere a Gibson di fargli dire qualche battuta o, in alternativa, di interpretare un altro personaggio, magari San Pietro. Gibson tentò di convincerlo spiegandogli l'importanza di Barabba, che in aramaico significa "figlio del padre", una traccia del suo essere figura messianica, una sorta di alter ego di Gesù, Figlio del Padre del cielo. Sarubbi non capiva perché Mel Gibson stava lì ad insistere per convincerlo. A lui, che era un attore secondario, il regista disse che aveva bisogno della sua vera rabbia per il "suo" Barabba. Questo personaggio era discendente del capo degli zeloti e si era ormai abbruttito a causa del male fatto e della prigionia: in pratica era diventato come una bestia. E come tale non parlava più, ma esprimeva tutto con grida ed espressioni facciali minacciose. Alla fine Sarubbi si convinse ad interpretare Barabba.<br />Iniziarono le riprese, durante le quali Mel Gibson non permetteva a nessun attore di incontrare Jim Cavizel che interpretava Gesù. Mel Gibson voleva infatti che il primo incontro che gli attori avevano con Gesù fosse autentico. Questo per catturare il primo sguardo e la reazione che suscitava il vedere concretamente Gesù. Il regista infatti ha realizzato il film ponendo molta attenzione agli sguardi, come del resto il vangelo racconta usando molte volte il verbo "vedere", "guardare". Peniamo a tutti gli sguardi che si vedono nel film: quelli tra Gesù e sua Madre, lo sguardo di Gesù che si posa su San Pietro, ecc. Sarubbi ha quindi fatto vedere una scena della flagellazione in cui Gesù, stremato dalle frustate dei romani, incontra lo sguardo di sua Madre. Questo gli da la forza di rialzarsi e sopportare una fustigazione ancora più crudele.<br />Dopo diverse riprese arriva il momento fatidico dell'incontro tra Barabba e Gesù. La scena della liberazione di Barabba, provata più volte da solo, adesso si svolge alla presenza degli altri attori. Mentre Barabba scende le scale che lo porteranno verso la libertà si volta a guardare per un attimo Gesù. In quell'attimo, l'attore ha una fulminazione. In quello sguardo di Gesù, Sarubbi si perde e rimane a fissarlo per un lungo interminabile minuto e tutto il set si ferma. Nessuno se la sente di dire niente.<br />Sconvolto, quella sera non esce con gli altri attori come sempre alla fine delle riprese ma se ne va a casa, in uno stato febbrile. Non riesce a dormire e ha paura di restare al buio perché sente ancora quegli occhi addosso e sono occhi pieni di amore. 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Il primo presidente nero! (anche se solo mulatto). E per giunta di sinistra! (fosse stato di destra l'avrebbero subissato come traditore della razza eletta). I giurati del Premio Nobel, giusto per esibire il loro orientamento, non esitarono a insignirlo per la Pace, sulla fiducia, prima ancora che avesse mosso un passo come presidente. Né glielo revocarono quando, in tema bellico, agì come tutti gli altri presidenti americani di sinistra. Uscì subito anche un film (o era una fiction? boh, non ricordo, perché, naturalmente, non l'ho guardato/a) su di lui e la consorte Michelle, opera subito premiata. Applausi a scena aperta quando scendeva dalle scale dell'aereo con moglie e figlie, laddove il vice di Trump, JD Vance, è stato velenosamente criticato per aver fatto lo stesso a Monaco ("...al lavoro non ci si porta dietro la famiglia!").<br />Per gli americani la First Lady e i First Sons sono altrettanto importanti del Presidente. I capi di stato - e di governo - italiani, invece, devono quasi nascondere i loro per non subire attacchi per presunto "nepotismo". Biden, che ha graziato i guai giudiziari di suo figlio e di tutti i suoi parenti, ha incassato tutt'al più qualche mugugno dal suo popolo. Pensate se una cosa del genere fosse avvenuta da noi.<br />Ebbene, c'è un film, uscito da non molto, Reagan, un presidente sotto i riflettori, che sotto i riflettori italiani non c'è mai stato quantunque debitamente doppiato. E temo che all'estero sia avvenuto lo stesso. Malgrado un cast stellare (Dennis Quaid, John Voight, Penelope-Ann Miller) e che non è stato ancora più stellare per lo sforzo del regista di cercare attori quanto più possibile somiglianti ai personaggi storici narrati, solo chi ama sfruculiare i meandri del web ha saputo della sua esistenza.<br />Il perché è ovvio ed è icasticamente riassunto nella definizione che John Voight diede di Robert DeNiro ("A woke worm") quando quest'ultimo si presentò al pubblico con questo saluto: "Fuck Trump!". Lanciatosi con Midnight cowboy in coppia con Dustin Hoffman e da allora protagonista di innumerevoli capolavori, Voight, padre di Angelina Jolie, è cattolico convinto e dichiarato. Molto bello, nel film, il suo ruolo di ex agente del Kgb che, nel raccontare la parabola di Reagan a un novizio astioso che non digerisce la colpa di Reagan nel crollo della sua "patria", gli fa notare che per la Russia la "patria" non è il comunismo, e gli mostra i ritratti dei grandi artisti che hanno forgiato l'anima russa.<br />Nel film si parla apertamente dell'Urss come "impero del male", e del comunismo come di un cancro da sradicare. Reagan è presentato come uno dei più grandi presidenti americani, l'uomo che è stato capace di far crollare l'impero sovietico dopo settant'anni di oppressione. È un film di propaganda? Se sì, non si vede perché la propaganda debba essere appannaggio solo di una parte, sennò arrivano i centri sociali a sfasciare i cinema.<br />L'ho scritto più volte: la democrazia di massa e la propaganda politica (e con Gramsci anche culturale) sono un tutt'uno, se c'è l'una non ci può non essere l'altra, ed entrambe sono nate con la Rivoluzione Francese. Per questo Marat, Marx, Mazzini, Lenin di mestiere facevano tutti i giornalisti. Per questo tutti quelli che campano di parole, scrittori, gazzettieri, cantanti, attori, sono tutti - tranne rarissime eccezioni - tesserati a sinistra. Come disse Lenin parafrasando San Paolo (i cui metodi di proselitismo studiava attentamente), "Chi non sta con noi non mangia". Consiglio di cercare e vedere "Reagan, un presidente sotto i riflettori" per rinfrancarsi lo spirito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65135886</guid><pubDate>Wed, 26 Mar 2025 15:20:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65135886/reagan_un_presidente_sotto_i_riflettori.mp3" length="3922591" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer del film ➜https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=570

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8108

REAGAN, UN PRESIDENTE SOTTO I RIFLETTORI di Rino Cammilleri
 Quando al trono americano salì Obama,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer del film ➜<a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=570" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=570</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8108" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/8108</a><br /><br />REAGAN, UN PRESIDENTE SOTTO I RIFLETTORI di Rino Cammilleri<br /> Quando al trono americano salì Obama, il giubilo mediatico mondiale fu assordante. Il primo presidente nero! (anche se solo mulatto). E per giunta di sinistra! (fosse stato di destra l'avrebbero subissato come traditore della razza eletta). I giurati del Premio Nobel, giusto per esibire il loro orientamento, non esitarono a insignirlo per la Pace, sulla fiducia, prima ancora che avesse mosso un passo come presidente. Né glielo revocarono quando, in tema bellico, agì come tutti gli altri presidenti americani di sinistra. Uscì subito anche un film (o era una fiction? boh, non ricordo, perché, naturalmente, non l'ho guardato/a) su di lui e la consorte Michelle, opera subito premiata. Applausi a scena aperta quando scendeva dalle scale dell'aereo con moglie e figlie, laddove il vice di Trump, JD Vance, è stato velenosamente criticato per aver fatto lo stesso a Monaco ("...al lavoro non ci si porta dietro la famiglia!").<br />Per gli americani la First Lady e i First Sons sono altrettanto importanti del Presidente. I capi di stato - e di governo - italiani, invece, devono quasi nascondere i loro per non subire attacchi per presunto "nepotismo". Biden, che ha graziato i guai giudiziari di suo figlio e di tutti i suoi parenti, ha incassato tutt'al più qualche mugugno dal suo popolo. Pensate se una cosa del genere fosse avvenuta da noi.<br />Ebbene, c'è un film, uscito da non molto, Reagan, un presidente sotto i riflettori, che sotto i riflettori italiani non c'è mai stato quantunque debitamente doppiato. E temo che all'estero sia avvenuto lo stesso. Malgrado un cast stellare (Dennis Quaid, John Voight, Penelope-Ann Miller) e che non è stato ancora più stellare per lo sforzo del regista di cercare attori quanto più possibile somiglianti ai personaggi storici narrati, solo chi ama sfruculiare i meandri del web ha saputo della sua esistenza.<br />Il perché è ovvio ed è icasticamente riassunto nella definizione che John Voight diede di Robert DeNiro ("A woke worm") quando quest'ultimo si presentò al pubblico con questo saluto: "Fuck Trump!". Lanciatosi con Midnight cowboy in coppia con Dustin Hoffman e da allora protagonista di innumerevoli capolavori, Voight, padre di Angelina Jolie, è cattolico convinto e dichiarato. Molto bello, nel film, il suo ruolo di ex agente del Kgb che, nel raccontare la parabola di Reagan a un novizio astioso che non digerisce la colpa di Reagan nel crollo della sua "patria", gli fa notare che per la Russia la "patria" non è il comunismo, e gli mostra i ritratti dei grandi artisti che hanno forgiato l'anima russa.<br />Nel film si parla apertamente dell'Urss come "impero del male", e del comunismo come di un cancro da sradicare. Reagan è presentato come uno dei più grandi presidenti americani, l'uomo che è stato capace di far crollare l'impero sovietico dopo settant'anni di oppressione. È un film di propaganda? Se sì, non si vede perché la propaganda debba essere appannaggio solo di una parte, sennò arrivano i centri sociali a sfasciare i cinema.<br />L'ho scritto più volte: la democrazia di massa e la propaganda politica (e con Gramsci anche culturale) sono un tutt'uno, se c'è l'una non ci può non essere l'altra, ed entrambe sono nate con la Rivoluzione Francese. Per questo Marat, Marx, Mazzini, Lenin di mestiere facevano tutti i giornalisti. Per questo tutti quelli che campano di parole, scrittori, gazzettieri, cantanti, attori, sono tutti - tranne rarissime eccezioni - tesserati a sinistra. 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Gli eventi narrati commuovono fino alle lacrime e invitano a guardare al di là delle inevitabili difficoltà della vita con fiducia e speranza, rimboccandosi le maniche nelle difficoltà, ma confidando in Dio quando le forze vengono meno.<br />Il capofamiglia David Smallbone è un manager discografico specializzato nella promozione di artisti di musica cristiana. Gestisce tour e concerti per vari artisti, tra cui la cantautrice Amy Grant. Tuttavia, a causa di difficoltà finanziarie e della recessione economica in Australia, la sua attività subisce un tracollo e perde molti soldi trovandosi costretto a vendere la casa per pagare i debiti.<br />A questo punto David decide di trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti in cerca di nuove opportunità. La moglie Helen non è d'accordo in quanto si tratta di sradicare i figli dal tessuto sociale in cui sono ben inseriti ed inoltre è in attesa del settimo figlio, ma decide di ubbidire al marito seguendo il suo progetto di ripartenza.<br />Avendo con sé soltanto i loro figli, le sedici valigie (in aereo se ne potevano portare due a persona) e l'amore per la musica, gli Smallbone affrontano la sfida di ricostruire la loro vita a Nashville, nello Stato del Tennessee.<br />Un eroe sconosciuto offre una riflessione autentica sull'importanza della famiglia, del sostegno reciproco e della fiducia in Dio. I coniugi si sono sposati a venti anni ed hanno accettato con generosità e riconoscenza i figli che Dio voleva donare loro, come promettono gli sposi nel giorno del matrimonio.<br />Uno degli elementi centrali è il ruolo della famiglia nel sostegno reciproco dei suoi membri e nella crescita e nella formazione dei figli. Per questo il padre del protagonista dice al figlio che «la famiglia non ti ostacolerà, ma sarà il tuo sostegno». Inoltre attraverso le sfide che affrontano, i genitori dimostrano che l'unità familiare educa i figli con l'esempio concreto di fede in Dio. Negli Stati Uniti i genitori passano all'istruzione parentale per educare alla luce dei principi cristiani i loro figli.<br />LA MIA VITA È UN'AVVENTURA<br />All'arrivo nella nuova casa gli Smallbone scoprono che non ci sono mobili: niente tavoli, sedie, armadi, letti. I figli chiedono: «Mamma, che cosa facciamo? dove dormiamo?». Invece di disperare, Helen affronta la situazione con ottimismo e con il sorriso. Presto sono pronti i giacigli per la notte, costituiti dalle lenzuola riempite dai vestiti a mo' di materassi. Poco prima di addormentarsi un figlio chiede: «Ehi mamma, quando potremo dormire su letti veri?». Lei risponde prontamente: «Beh, avete tutta la vita per dormire su letti veri... ma è così noioso. Pensateci... cowboy, astronauti, cavalieri in armature luccicanti, non hanno bisogno di letti veri perché loro dormono su quello che capita e si ripetono: "Non so che cosa succederà domani perché la mia vita è un'avventura". Per noi è lo stesso... è un'emozionante avventura... insieme!». Il giorno dopo il padre, dopo l'ennesimo tentativo di trovare lavoro andato a vuoto, rientra a casa sfiduciato e trova il resto della famiglia, mamma inclusa, a giocare in soggiorno. Un figlio esclama: «Papà è fantastico, si può giocare a cricket in casa!».<br />Come si vede il personaggio di Helen, moglie e madre, emerge con particolare intensità. La sua dedizione nel seguire il marito, sostenendolo nei momenti di fallimento e difficoltà, non è solo una dimostrazione d'amore, ma anche un esempio di sacrificio e forza. Helen incarna il ruolo di una moglie che crede nel coniuge, pur sapendo che le sfide richiederanno sforzo e coraggio. Non rivendica parità di diritti, ma si sottomette volontariamente alla decisione del marito di cambiare casa, amici e nazione. Seguire il marito risulterà vincente per mantenere unita la famiglia. Si può fare a questo proposito un confronto con il bellissimo film The Song. In questa trasposizione in chiave moderna della storia di Salomone, il protagonista è un cantante famoso, ma sua moglie decide di non seguirlo nei suoi tour e resta a casa con il loro figlio. Questo però è all'origine dei tradimenti del protagonista il quale si sente abbandonato dalla moglie e non ha la forza di resistere alla tentazione. In Un eroe sconosciuto invece la moglie segue il marito e soffre con lui delusioni, fatiche e privazioni, sostenendolo nel momento più basso della vita quando resta a letto senza motivazioni.<br />LA PRESENZA DI DIO NELLA QUOTIDIANITÀ<br />Il film ruota attorno a una fede incrollabile in Dio, che non è mai dipinta come astratta o lontana, ma come una presenza viva e concreta nella quotidianità. I genitori invitano i figli a scrivere su dei foglietti le loro richieste a Dio e ad attaccarli alla parete sotto la scritta "Per favore". Quando poi le richieste sono state esaudite, il foglietto va staccato e posizionato sotto il cartello "Grazie". Divertente quando un figlio piccolo chiede a Dio che i prodotti da acquistare siano più economici. Grande è lo stupore quando dei buoni sconto trovati dal fratello maggiore consentono di ridurre i prezzi alla cassa. Tornato a casa il bambino che aveva scritto il biglietto lo sposta tra i ringraziamenti a Dio. L'insegnamento che se ne ricava è che a Dio si può chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, ma vanno anche riconosciuti i suoi doni nelle piccole cose della quotidianità. Questo invita lo spettatore a riflettere sul valore della gratitudine a Dio e sull'importanza di affidarsi a Colui che rende tutto bello al tempo opportuno ben evidenziata dalla colonna sonora del film con l'inizio della canzone You make everything beautiful (Tu rendi bella ogni cosa): «Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di conoscerne la differenza».<br />Come abbiamo detto, il film racconta una storia vera. La figlia più grande diventa famosa con il nome d'arte Rebecca St. James, cantante e attrice cristiana evangelica. Nella sua carriera canora di christian music ha espresso apertamente la sua fede in Cristo, attraverso la sua musica e i suoi libri. Ad esempio ha sostenuto l'importanza della castità prematrimoniale ben espressa nella canzone del 2007 Wait for me. I due fratellini che fanno da coro a Rebecca diventeranno il duo canoro For King &amp; Country. Inoltre nel film Joel, uno dei figli del capofamiglia, interpreta suo padre David firmando anche la regia del film. In una toccante scena l'ultimogenita viene consegnata alla madre subito dopo il parto da una infermiera interpretata proprio dalla bambina appena nata ormai adulta. Rebecca, la figlia cantante, compare in una scena dell'aereo come assistente di volo. Come in tutta la loro vita, gli Smallbone hanno collaborato ciascuno a vario titolo alla realizzazione di questo film che solo nel finale rivela chi sia l'eroe sconosciuto a cui allude il titolo.<br />Nel doppiaggio italiano i protagonisti dichiarano alla dogana di essere cattolici, ma nella realtà la famiglia è protestante. Questo non toglie che un cattolico possa trarre buoni insegnamenti da questo film visto che parla della fede in Gesù, della bellezza della famiglia numerosa, dell'affidamento alla Provvidenza, della sottomissione della moglie al marito: tutti principi tratti dalla Parola di Dio e quindi validi per tutti i cristiani. Il film si conclude con un appello urgente: «Se volete cambiare il mondo, andate a casa e amate la vostra famiglia».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64424015</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2025 21:50:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64424015/un_eroe_sconosciuto_best.mp3" length="9072266" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: VIDEO: trailer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=7EjtwKFTsW0

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8085

UN EROE SCONOSCIUTO, UN FILM SU FEDE, FIDUCIA E FAMIGLIA di Don Stefano Bimbi
 
Un eroe sconosciuto (titolo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: VIDEO: trailer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7EjtwKFTsW0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=7EjtwKFTsW0</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8085" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8085</a><br /><br />UN EROE SCONOSCIUTO, UN FILM SU FEDE, FIDUCIA E FAMIGLIA di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Un eroe sconosciuto (titolo originale Unsung Hero) è un film del 2024 che racconta la vera storia della famiglia australiana Smallbone. Gli eventi narrati commuovono fino alle lacrime e invitano a guardare al di là delle inevitabili difficoltà della vita con fiducia e speranza, rimboccandosi le maniche nelle difficoltà, ma confidando in Dio quando le forze vengono meno.<br />Il capofamiglia David Smallbone è un manager discografico specializzato nella promozione di artisti di musica cristiana. Gestisce tour e concerti per vari artisti, tra cui la cantautrice Amy Grant. Tuttavia, a causa di difficoltà finanziarie e della recessione economica in Australia, la sua attività subisce un tracollo e perde molti soldi trovandosi costretto a vendere la casa per pagare i debiti.<br />A questo punto David decide di trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti in cerca di nuove opportunità. La moglie Helen non è d'accordo in quanto si tratta di sradicare i figli dal tessuto sociale in cui sono ben inseriti ed inoltre è in attesa del settimo figlio, ma decide di ubbidire al marito seguendo il suo progetto di ripartenza.<br />Avendo con sé soltanto i loro figli, le sedici valigie (in aereo se ne potevano portare due a persona) e l'amore per la musica, gli Smallbone affrontano la sfida di ricostruire la loro vita a Nashville, nello Stato del Tennessee.<br />Un eroe sconosciuto offre una riflessione autentica sull'importanza della famiglia, del sostegno reciproco e della fiducia in Dio. I coniugi si sono sposati a venti anni ed hanno accettato con generosità e riconoscenza i figli che Dio voleva donare loro, come promettono gli sposi nel giorno del matrimonio.<br />Uno degli elementi centrali è il ruolo della famiglia nel sostegno reciproco dei suoi membri e nella crescita e nella formazione dei figli. Per questo il padre del protagonista dice al figlio che «la famiglia non ti ostacolerà, ma sarà il tuo sostegno». Inoltre attraverso le sfide che affrontano, i genitori dimostrano che l'unità familiare educa i figli con l'esempio concreto di fede in Dio. Negli Stati Uniti i genitori passano all'istruzione parentale per educare alla luce dei principi cristiani i loro figli.<br />LA MIA VITA È UN'AVVENTURA<br />All'arrivo nella nuova casa gli Smallbone scoprono che non ci sono mobili: niente tavoli, sedie, armadi, letti. I figli chiedono: «Mamma, che cosa facciamo? dove dormiamo?». Invece di disperare, Helen affronta la situazione con ottimismo e con il sorriso. Presto sono pronti i giacigli per la notte, costituiti dalle lenzuola riempite dai vestiti a mo' di materassi. Poco prima di addormentarsi un figlio chiede: «Ehi mamma, quando potremo dormire su letti veri?». Lei risponde prontamente: «Beh, avete tutta la vita per dormire su letti veri... ma è così noioso. Pensateci... cowboy, astronauti, cavalieri in armature luccicanti, non hanno bisogno di letti veri perché loro dormono su quello che capita e si ripetono: "Non so che cosa succederà domani perché la mia vita è un'avventura". Per noi è lo stesso... è un'emozionante avventura... insieme!». Il giorno dopo il padre, dopo l'ennesimo tentativo di trovare lavoro andato a vuoto, rientra a casa sfiduciato e trova il resto della famiglia, mamma inclusa, a giocare in soggiorno. Un figlio esclama: «Papà è fantastico, si può giocare a cricket in casa!».<br />Come si vede il personaggio di Helen, moglie e madre, emerge con particolare intensità. La sua dedizione nel seguire il marito, sostenendolo nei momenti di fallimento e difficoltà, non è solo...]]></itunes:summary><itunes:duration>567</itunes:duration><itunes:keywords>famiglia,fede,fiducia,film,storiavera,uneroesconosciuto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e3a7bae03a53b500394b906cb2c57c95.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Chosen* (2022) - La serie imperfetta ma potente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-chosen-2022-la-serie-imperfetta-ma-potente--64005758</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer della 4° serie ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC<br /><br />VIDEO: Colonna sonora ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Cy480M8H9i0&amp;list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8053<br /><br />THE CHOSEN, LA SERIE IMPERFETTA MA POTENTE di Don Stefano Bimbi <br />Fin dalle origini del cinema, la vita di Gesù ha ispirato molti film, di cui il capolavoro assoluto resterà sempre La Passione di Cristo di Mel Gibson. Ma cinque anni fa è accaduto qualcosa di nuovo. Nel vasto panorama delle serie televisive poche hanno suscitato l'entusiasmo e la devozione del pubblico come The Chosen. Questa serie, creata, scritta e diretta da Dallas Jenkins, ha rapidamente catturato l'attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando un fenomeno globale. La prima stagione è uscita in America nel 2019, mentre in Italia è arrivata nel 2021.<br />The Chosen esplora non solo la vita di Cristo, ma anche quella dei suoi discepoli, portando in primo piano le sfumature e le emozioni di chi ha vissuto da vicino la straordinaria vicenda del Figlio di Dio.<br />Un elemento distintivo di questa serie è quella di essere stata finanziata direttamente dal pubblico. Per questo The Chosen è visibile gratuitamente tramite un'app del cellulare oppure sul computer o in altre piattaforme. Da ottobre-novembre 2024 è disponibile la quarta stagione doppiata in italiano. Il progetto prevede un totale di sette stagioni.<br />The Chosen ha ricevuto sia critiche spietate che elogi sperticati. Alcuni dichiarano di aver visto solo alcune puntate e di non aver intenzione di guardarne altre. Ci sono invece spettatori che non si perdono nessuna puntata, incluse quelle speciali e i video di approfondimento. Cosa pensare di fronte a interpretazioni e giudizi così opposti? Diciamo subito che The Chosen è un buon prodotto, ma non è esente da difetti, a volte anche importanti. Non bisogna dimenticare che questa serie, nonostante l'attore che interpreta Gesù sia cattolico, è fatta principalmente da protestanti. La casa di produzione Angel Studios, la stessa che ha distribuito il film Sound of Freedom, ha legami con la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (mormoni). Non ci si può attendere un prodotto interamente cattolico come è stato per La Passione di Cristo prodotta dal cattolico Mel Gibson.<br />C'è chi si lamenta del fatto che Gesù sia rappresentato come stupidotto, sempre pronto a scherzare e giocare, ma questa critica è ingiusta. Sebbene ci siano scene in cui appare con i suoi apostoli a scherzare nel mare o a fare un gioco in cerchio, questo non è in contrasto con la serietà con cui affronta le sfide vere della vita. A volte scherza o fa battute, ma sempre al momento giusto e mai fuori contesto. Del resto, non rideva e faceva scherzi, addirittura a sua madre, anche il Gesù di Mel Gibson? Prima della missione pubblica, mentre lavorava alla costruzione di un tavolo per clienti facoltosi, non è forse vero che rideva della sua mamma, la Madonna, che non riusciva a stare a sedere su una sedia immaginaria? E non l'ha schizzata con l'acqua con cui lei gli aveva fatto lavare le mani? Se permettiamo di ridere e scherzare al Gesù del capolavoro di Mel Gibson, perché non accettarlo per The Chosen?<br />SCENE INVENTATE<br />Altro punto difficile da digerire per alcuni è l'inserimento di scene inventate di sana pianta dal regista. Questa è una questione molto delicata in quanto va valutato se questi inserimenti arricchiscono o impoveriscono la trama, se sono coerenti con i personaggi e la storia oppure tendono a distorcerla.<br />Anche nella Passione di Mel Gibson ci sono diverse scene ispirate agli scritti della beata Anna Katharina Emmerick. E di nuovo, se abbiamo concesso a Mel Gibson di inserire scene aggiuntive rispetto al vangelo perché non potrebbe farlo il regista di The Chosen?<br />Per quanto riguarda i singoli personaggi, le aggiunte alla trama servono per caratterizzare quella persona o per spiegarne l'origine e il modo di pensare. Ad esempio, Simone, lo zelota, entra in scena con la preparazione di un attacco terroristico a dei romani. Così lo spettatore fa la conoscenza della setta degli zeloti che difendeva ferocemente i precetti della legge mosaica, così come anche lo stile di vita ebraico e il nazionalismo israelita. Quando Simone incontra Gesù, capisce che deve gettare il pugnale e cambiare vita. Di Maria Maddalena si sa dal vangelo che era stata posseduta da sette demoni e The Chosen mostra la liberazione dovuta a un intervento in incognito di Gesù. Questa aggiunta può piacere o non piacere, ma serve a Nicodemo per avvicinarsi al Signore e a interrogarlo di notte in un dialogo molto interessante. Meno indovinata appare la storia inventata della moglie di Pietro che attende un bambino da suo marito. La gravidanza finirà con la perdita del figlio, i litigi nella coppia e la momentanea perdita di fede di Pietro che sarà di fronte allo "scandalo" di un Gesù che fa miracoli a tanti, inclusa la suocera di Pietro, ma non ha salvato suo figlio.<br />Altre invenzioni permettono di calarsi nella vita e nella mentalità dei personaggi minori. Ad esempio l'emorroissa che conduce una vita difficile, fatta di esclusione dalla vita sociale, ripudiata perfino dai genitori, e che sopravvive lavando i panni agli altri. Avendo perso ogni speranza, fa vivere allo spettatore tutta la sua disperazione. Ma quando riesce a toccare il lembo del mantello a Gesù, nonostante la grande folla, sperimenta l'intervento potente del Figlio di Dio che gli rivela che non è stato il mantello, ma la fede in Lui a salvarla. Gesù la chiama "figlia", proprio lei che non era più chiamata così nemmeno dai suoi genitori. Ancora una volta assistiamo a una scena di grande impatto emotivo che non si può dimenticare e a cui si penserà ogni volta che ascolteremo quel brano del vangelo.<br />Detto questo va anche riconosciuto a The Chosen che, a parte le storie inventate, negli episodi in cui invece i fatti sono narrati secondo il vangelo i dialoghi sono letterali, cioè vengono pronunciate le frasi esatte del testo biblico. Questo è molto bello e rimarrà impresso nella memoria degli spettatori.<br />THE CHOSEN MIGLIORA DI STAGIONE IN STAGIONE<br />La serie The Chosen ha inoltre una caratteristica particolare e sorprendente, per certi versi invertita rispetto alle normali serie che andando avanti diventano ripetitive e noiose o scendono di livello. Invece The Chosen migliora di stagione in stagione. I primi otto episodi non sono i migliori, con alcune scene che potevano benissimo essere omesse come quella di Gesù che parla in campagna con dei bambini. La seconda stagione è già migliore con scene molto belle come la chiamata di Matteo il pubblicano, ma con cadute di stile, tipo Gesù che con lo stesso Matteo prepara il discorso della montagna, come se dovesse trovare le frasi ad effetto per fare colpo sul pubblico che verrà a sentirlo. Tra l'altro gli apostoli diffondono volantini nelle strade del paese, come se fosse già stata inventata la stampa. La terza stagione già raggiunge un buon livello, ma la migliore è senz'altro la quarta dove alcuni episodi saranno ricordati a lungo. Ad esempio la storia dell'amicizia tra Gesù e i tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro. Marta tutta presa dalle faccende, mentre Maria è ai piedi di Gesù per non perdere nemmeno una parola: questo episodio è reso molto bene. Anche la risurrezione di Lazzaro fa entrare nell'episodio con grande impatto emotivo, ma quando Maria arriva a cospargere i piedi di Gesù con il prezioso nardo si raggiunge un apice narrativo. Visto il grande miracolo di aver risuscitato il loro fratello, alla sera Marta e Maria si interrogano sul modo di dimostrare la loro riconoscenza a Gesù. Maria dice: "Vorrei che ci fosse un modo per ripagarlo". La sorella risponde: "Cosa si può donare a una persona che risuscita i morti? Di che mai potrebbe aver bisogno?". "Di sicuro non ha bisogno di niente... Forse è proprio questo il punto" conclude Maria. Il giorno dopo va a prendere dei sacchetti di denaro dal tesoro di famiglia e si reca in un negozio di profumi dove una ragazza orientale le mostra la merce in vendita. Maria chiede se c'è un profumo più prezioso di quelli in vendita e, per farselo mostrare, deve tirare fuori un sacchetto con trenta denari in modo da dimostrare di poterselo permettere. Dopo qualche titubanza, la titolare del negozio le porta un prezioso vaso di alabastro che contiene il costosissimo profumo. Alla fine Maria vuole comprare l'intero contenitore e dopo la resistenza della commerciante riesce a farselo dare per l'enorme cifra riportata dal vangelo: trecento denari, la paga di un anno. All'esterrefatta ragazza Maria conclude sarcastica che adesso può tenere chiuso il negozio per un anno avendo fatto il guadagno di una stagione intera. Prima di vedere questa scena quante persone leggendo il vangelo avevano riflettuto sul grande valore del profumo di nardo e quindi del grande amore espresso da Maria con quel gesto?<br />CONCLUSIONI: VA VISTA, MA CON CAUTELA<br />In conclusione possiamo chiederci che uso fare di questa serie su Gesù. Innanzitutto si può vederla senza problemi anche se, ovviamente, bisogna integrare la visione degli episodi con la lettura, l'approfondimento e la meditazione del vangelo. Si può far vedere ai figli? I sacerdoti e i catechisti possono promuoverne la visione in parrocchia? In entrambi i casi c'è necessità di un accompagnamento dei genitori in casa e dei catechisti e dei sacerdoti in pa]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/64005758</guid><pubDate>Wed, 29 Jan 2025 18:03:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/64005758/the_cosen_la_serie_imperfetta_ma_potente.mp3" length="14034695" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer della 4° serie ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

VIDEO: Colonna sonora ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Cy480M8H9i0&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T

TESTO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer della 4° serie ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC<br /><br />VIDEO: Colonna sonora ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Cy480M8H9i0&amp;list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1T<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8053<br /><br />THE CHOSEN, LA SERIE IMPERFETTA MA POTENTE di Don Stefano Bimbi <br />Fin dalle origini del cinema, la vita di Gesù ha ispirato molti film, di cui il capolavoro assoluto resterà sempre La Passione di Cristo di Mel Gibson. Ma cinque anni fa è accaduto qualcosa di nuovo. Nel vasto panorama delle serie televisive poche hanno suscitato l'entusiasmo e la devozione del pubblico come The Chosen. Questa serie, creata, scritta e diretta da Dallas Jenkins, ha rapidamente catturato l'attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando un fenomeno globale. La prima stagione è uscita in America nel 2019, mentre in Italia è arrivata nel 2021.<br />The Chosen esplora non solo la vita di Cristo, ma anche quella dei suoi discepoli, portando in primo piano le sfumature e le emozioni di chi ha vissuto da vicino la straordinaria vicenda del Figlio di Dio.<br />Un elemento distintivo di questa serie è quella di essere stata finanziata direttamente dal pubblico. Per questo The Chosen è visibile gratuitamente tramite un'app del cellulare oppure sul computer o in altre piattaforme. Da ottobre-novembre 2024 è disponibile la quarta stagione doppiata in italiano. Il progetto prevede un totale di sette stagioni.<br />The Chosen ha ricevuto sia critiche spietate che elogi sperticati. Alcuni dichiarano di aver visto solo alcune puntate e di non aver intenzione di guardarne altre. Ci sono invece spettatori che non si perdono nessuna puntata, incluse quelle speciali e i video di approfondimento. Cosa pensare di fronte a interpretazioni e giudizi così opposti? Diciamo subito che The Chosen è un buon prodotto, ma non è esente da difetti, a volte anche importanti. Non bisogna dimenticare che questa serie, nonostante l'attore che interpreta Gesù sia cattolico, è fatta principalmente da protestanti. La casa di produzione Angel Studios, la stessa che ha distribuito il film Sound of Freedom, ha legami con la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (mormoni). Non ci si può attendere un prodotto interamente cattolico come è stato per La Passione di Cristo prodotta dal cattolico Mel Gibson.<br />C'è chi si lamenta del fatto che Gesù sia rappresentato come stupidotto, sempre pronto a scherzare e giocare, ma questa critica è ingiusta. Sebbene ci siano scene in cui appare con i suoi apostoli a scherzare nel mare o a fare un gioco in cerchio, questo non è in contrasto con la serietà con cui affronta le sfide vere della vita. A volte scherza o fa battute, ma sempre al momento giusto e mai fuori contesto. Del resto, non rideva e faceva scherzi, addirittura a sua madre, anche il Gesù di Mel Gibson? Prima della missione pubblica, mentre lavorava alla costruzione di un tavolo per clienti facoltosi, non è forse vero che rideva della sua mamma, la Madonna, che non riusciva a stare a sedere su una sedia immaginaria? E non l'ha schizzata con l'acqua con cui lei gli aveva fatto lavare le mani? Se permettiamo di ridere e scherzare al Gesù del capolavoro di Mel Gibson, perché non accettarlo per The Chosen?<br />SCENE INVENTATE<br />Altro punto difficile da digerire per alcuni è l'inserimento di scene inventate di sana pianta dal regista. Questa è una questione molto delicata in quanto va valutato se questi inserimenti arricchiscono o impoveriscono la trama, se sono coerenti con i personaggi e la storia oppure tendono a distorcerla.<br />Anche nella Passione di Mel Gibson ci sono diverse scene ispirate agli scritti della beata Anna Katharina Emmerick. E di nuovo, se abbiamo concesso a Mel Gibson di inserire scene aggiuntive rispetto al vangelo perché non potrebbe farlo il regista di The Chosen?<br />Per quanto riguarda i...]]></itunes:summary><itunes:duration>878</itunes:duration><itunes:keywords>colonnasonora,pecche,spettatori,thechosen,trailer</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8df49efa481e1427fc7abbc25ef2ca5b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nefarius** (2023) - Recensione dell'associazione italiana esorcisti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nefarius-2023-recensione-dell-associazione-italiana-esorcisti--63698374</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=556" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=556</a><br /><br />RECENSIONE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI<br />A differenza di altri film del genere, basati su aspetti spettacolari, qui si pone l'accento sulla mente demoniaca che ha come fine ultimo il soffocamento della speranza e della verità<br />Per conoscere i cinema dove poter vedere il film Nefarius (21 e 22 gennaio 2025), clicca qui!<br />Il film Nefarious, diretto da Cary Solomon e Chuck Konzelman, è ispirato al libro A Nefarious Plot dell'autore Steve Deace, cristiano evangelico, nel quale vengono affrontati temi come la corruzione politica, la manipolazione dei media, la perdita dei valori morali e l'erosione delle libertà individuali. Entrambi i registi, noti per un altro famoso titolo Unplanned (2019), considerano questo il loro miglior lavoro fino a oggi. [...] Da notare la presenza, come attore, di un vero sacerdote, padre Darren Merlino, che ha anche provveduto alla guida "teologica" della narrazione.<br />A un criminale, in attesa di esecuzione capitale, viene concessa una sospensione all'ultimo secondo per effetto di una decisione giudiziaria, che si concretizza nella visita, da parte di uno psichiatra, per esaminare ulteriormente il suo status. Il dottore scopre che si tratta di una possessione demoniaca alla quale egli inizialmente non crede, poiché ateo. Il demonio racconta, dal suo punto di vista, le modalità con cui opera per la devastazione della creazione. Attraverso la visione della pellicola si induce il pubblico a riflettere circa realtà preternaturali, i demoni, e la loro nefasta azione sull'intero genere umano: oltre a una battaglia culturale siamo realmente coinvolti in uno scontro spirituale.<br />L'obiettivo del film è informare della realtà nella quale il bene e il male si combattono e che in questa lotta è veramente operante il demonio come essere personale. Non si tratta di una storia dai contenuti provocatori, osceni o con volgarità. Vengono addirittura utilizzate le visioni della mistica tedesca Anna Katharina Emmerick (1774-1824). Gesù utilizzava il linguaggio parabolico perché attraverso la narrazione di "storie" era più facile e immediato veicolare le informazioni relative al suo messaggio. Analogamente in questa produzione il fine è quello di presentare, in un modo molto intelligente e cinematografico alcune verità di fede: l'esistenza del demonio e le sue tattiche.<br />Drammaticamente, attraverso le affermazioni dello psichiatra, la società si presenta emancipata riguardo alla possibile e terribile realtà della dimensione demoniaca, alla luce di un falso progresso, che viene stigmatizzato dalle battute ironiche del demonio che parla attraverso il posseduto.<br />A differenza di altri film di questo genere, dove vengono sottolineati gli aspetti più spettacolari, come la levitazione, il tono gutturale, la forza straordinaria, in questo film si pone l'accento sulla mente demoniaca, sul suo intelletto, che ha come ultimo fine il soffocamento della speranza e della verità: è interessante notare che la quasi totalità del film ruota attorno al dialogo tra i due principali protagonisti (il condannato-indemoniato e il medico) e nonostante, quindi, le scene siano ridotte (nella quasi totalità del film) al solo parlatorio del carcere, i dialoghi riescono, nella loro originalità, a tenere alta l'attenzione dello spettatore.<br />In questo modo, seppur caratterizzato dal limite del linguaggio cinematografico, risulta essere un film che pone seri interrogavi allo spettatore e offre spunti di riflessione sul tema del mondo demoniaco e sulla sua azione nel mondo umano.<br />Va fatto un grande plauso all'attore che interpreta il criminale in attesa di esecuzione perché riesce a rappresentare molto realisticamente i momenti in cui il carcerato parla liberamente e i momenti in cui il demonio si sostituisce a lui, proprio come gli esorcisti hanno modo di assistere durante i momenti in cui il demonio si manifesta nei veri posseduti.<br />In conclusione, il film offre, considerato nel suo insieme, contenuti accettabili e condivisibili. Non è un trattato di teologia e nemmeno un catechismo sulla demonologia, tuttavia, la sua visione può essere molto utile per una seria iniziale riflessione sull'argomento che, certamente, andrebbe poi approfondita nelle sedi opportune.<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63698374</guid><pubDate>Wed, 15 Jan 2025 10:44:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63698374/nefarius_recensione_associazione_italiana_esorcisti.mp3" length="5643328" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=556

RECENSIONE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI
A differenza di altri film del genere, basati su aspetti spettacolari, qui si pone l'accento sulla mente demoniaca che ha...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=556" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=556</a><br /><br />RECENSIONE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE ESORCISTI<br />A differenza di altri film del genere, basati su aspetti spettacolari, qui si pone l'accento sulla mente demoniaca che ha come fine ultimo il soffocamento della speranza e della verità<br />Per conoscere i cinema dove poter vedere il film Nefarius (21 e 22 gennaio 2025), clicca qui!<br />Il film Nefarious, diretto da Cary Solomon e Chuck Konzelman, è ispirato al libro A Nefarious Plot dell'autore Steve Deace, cristiano evangelico, nel quale vengono affrontati temi come la corruzione politica, la manipolazione dei media, la perdita dei valori morali e l'erosione delle libertà individuali. Entrambi i registi, noti per un altro famoso titolo Unplanned (2019), considerano questo il loro miglior lavoro fino a oggi. [...] Da notare la presenza, come attore, di un vero sacerdote, padre Darren Merlino, che ha anche provveduto alla guida "teologica" della narrazione.<br />A un criminale, in attesa di esecuzione capitale, viene concessa una sospensione all'ultimo secondo per effetto di una decisione giudiziaria, che si concretizza nella visita, da parte di uno psichiatra, per esaminare ulteriormente il suo status. Il dottore scopre che si tratta di una possessione demoniaca alla quale egli inizialmente non crede, poiché ateo. Il demonio racconta, dal suo punto di vista, le modalità con cui opera per la devastazione della creazione. Attraverso la visione della pellicola si induce il pubblico a riflettere circa realtà preternaturali, i demoni, e la loro nefasta azione sull'intero genere umano: oltre a una battaglia culturale siamo realmente coinvolti in uno scontro spirituale.<br />L'obiettivo del film è informare della realtà nella quale il bene e il male si combattono e che in questa lotta è veramente operante il demonio come essere personale. Non si tratta di una storia dai contenuti provocatori, osceni o con volgarità. Vengono addirittura utilizzate le visioni della mistica tedesca Anna Katharina Emmerick (1774-1824). Gesù utilizzava il linguaggio parabolico perché attraverso la narrazione di "storie" era più facile e immediato veicolare le informazioni relative al suo messaggio. Analogamente in questa produzione il fine è quello di presentare, in un modo molto intelligente e cinematografico alcune verità di fede: l'esistenza del demonio e le sue tattiche.<br />Drammaticamente, attraverso le affermazioni dello psichiatra, la società si presenta emancipata riguardo alla possibile e terribile realtà della dimensione demoniaca, alla luce di un falso progresso, che viene stigmatizzato dalle battute ironiche del demonio che parla attraverso il posseduto.<br />A differenza di altri film di questo genere, dove vengono sottolineati gli aspetti più spettacolari, come la levitazione, il tono gutturale, la forza straordinaria, in questo film si pone l'accento sulla mente demoniaca, sul suo intelletto, che ha come ultimo fine il soffocamento della speranza e della verità: è interessante notare che la quasi totalità del film ruota attorno al dialogo tra i due principali protagonisti (il condannato-indemoniato e il medico) e nonostante, quindi, le scene siano ridotte (nella quasi totalità del film) al solo parlatorio del carcere, i dialoghi riescono, nella loro originalità, a tenere alta l'attenzione dello spettatore.<br />In questo modo, seppur caratterizzato dal limite del linguaggio cinematografico, risulta essere un film che pone seri interrogavi allo spettatore e offre spunti di riflessione sul tema del mondo demoniaco e sulla sua azione nel mondo umano.<br />Va fatto un grande plauso all'attore che interpreta il criminale in attesa di esecuzione perché riesce a rappresentare molto realisticamente i momenti in cui il carcerato parla liberamente e i momenti in cui il demonio si sostituisce a...]]></itunes:summary><itunes:duration>353</itunes:duration><itunes:keywords>demonio,esorcisti,film,nefarius,posseduti,unplanned</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7e21cd4e627c568be4cbf2e6d903ca10.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il re leone**** (1994) - Molto più di un cartone animato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-re-leone-1994-molto-piu-di-un-cartone-animato--63524998</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer del film e ''Sarò Re'' ➜ https://www.youtube.com/watch?v=btc1U16MEQ8  https://www.youtube.com/watch?v=u6ynFldkfn4<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8036<br /><br />IL RE LEONE, MOLTO PIU' DI UN CARTONE ANIMATO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Il Re Leone è un classico dell'animazione Disney che racconta la storia di Simba, un giovane leone destinato a diventare re della savana. A trent'anni dalla sua uscita, nel 1994, merita essere rivisto con tutta la famiglia e meditato nei suoi significati più profondi.<br />Tutto inizia con la celebrazione della nascita di Simba, figlio del saggio re Mufasa e della regina Sarabi. Il piccolo leone viene presentato alla savana come il futuro sovrano. Simba cresce curioso e pieno di vita, ma viene spesso rimproverato dal padre per la sua avventurosità. Lo zio di Simba, Scar, un leone invidioso e manipolatore, sfrutta la curiosità del nipote per condurlo in un luogo pericoloso, il "cimitero degli elefanti". Durante questa avventura, Mufasa viene ucciso da Scar, ma questi fa credere a Simba di essere responsabile della morte del padre. Per questo il cucciolo fugge illudendosi di non sentire i rimorsi.<br />Simba viene trovato e allevato da Timon e Pumbaa, due strani animali della savana (un suricato e un facocero) che gli insegnano a vivere senza preoccupazioni, secondo la filosofia "Hakuna Matata". E siccome al puzzo ci si abitua, anche il pessimo cibo costituito da vermi e insetti con il tempo sembra buono. Cresciuto, Simba incontra Nala, la sua amica d'infanzia, che lo convince a tornare nella savana per riconquistare il suo regno e vendicare suo padre.<br />Simba affronta Scar in un'epica battaglia, svelando la verità agli altri animali e ripristinando l'ordine nella savana. Così Simba diventa il nuovo re, guidando i sudditi verso un futuro prospero.<br />Il tema fondamentale del Re Leone è la libertà. Simba dopo la tragedia della morte del padre fugge dalla sua responsabilità e si perde nella ricerca di se stesso. Inizialmente, la sua idea di libertà è legata all'assenza di regole, al fare ciò che si vuole, senza pensare alle conseguenze. Ma nel corso della storia comprende che la vera libertà non è anarchia, ma consapevolezza di quello che si è e responsabilità di diventare ciò per cui siamo nati.<br />Il cartone animato insegna che la libertà è una scelta, non è semplicemente fare ciò che si desidera, ma scegliere consapevolmente il percorso da seguire, anche se inizialmente meno piacevole e più faticoso. Essere liberi infatti significa essere responsabili delle proprie azioni e delle loro conseguenze. Significa essere se stessi, ma per un bene superiore, non per l'egoismo di pensare solo a godere e divertirsi. Simba scopre, grazie alla nostalgia del padre, che la missione di ognuno è unica, ognuno di noi ha un ruolo da svolgere nel mondo, un dono da offrire. E se uno rinuncia a offrire al mondo il suo talento, il mondo sarà più povero perché nessuno potrà sostituirlo.<br />Buona è la rappresentazione della monarchia, vista correttamente non come una dittatura che prevede un uomo solo al comando, ma come una famiglia che guida altre famiglie. Il ruolo di guida infatti è affidato a una famiglia che avrà nel capofamiglia il provvisorio comandante, che cederà il posto al figlio. Per questo chi assumerà il potere viene preparato ad esercitarlo al momento opportuno. Un implicito discredito verso l'improvvisazione con cui i politici moderni guidano le sorti delle nazioni.<br />Inoltre, in questa storia si possono leggere in filigrana alcuni insegnamenti del Vangelo. La vera libertà non dimentica la verità, come ricorda Gesù quando dice "La verità vi farà liberi" (Gv 8,32). Non il contrario come si pensa oggi: l'importante è essere liberi e poi ognuno si costruisce la sua verità. La libertà sganciata dalla verità su se stessi e sul mondo conduce Simba al fallimento. Solo recuperando la sua dignità regale e la conseguente responsabilità di essere ciò per cui è nato, cioè guidare il popolo della savana a lui affidato, permettono al protagonista di essere veramente libero, realizzato e sereno, nonostante le difficoltà. Anche il riconoscere di essere figlio di re, come accade a Simba al termine del suo percorso interiore, ricorda al cristiano la sua altissima dignità dovuta non all'autorealizzazione secondo i propri gusti, bensì al riconoscere di essere figli del re dei re, cioè Cristo re dell'universo. Il battesimo ci rende figli di Dio, un Dio onnipotente e sovrano di ogni cosa creata.<br />Molto bella anche la figura di Nala, la leonessa amica d'infanzia di Simba che diventerà la sua sposa e di conseguenza regina. È una leonessa coraggiosa e determinata, e insieme a Simba condividono un forte legame fin da cuccioli. Nala è un personaggio importante nella storia, in quanto è colei che, nel momento cruciale, spinge Simba a tornare alla sua responsabilità di sovrano delle Terre del Branco e ad affrontare lo zio Scar che ha usurpato il trono. In pratica Nala ricorda a Simba cosa vuol dire essere maschio e la conseguente responsabilità. Solo così Nala ritrova finalmente in Simba un compagno forte e protettivo. Viene quindi esaltata la vera femminilità che vede la donna non come avversaria paritetica dell'uomo, ma come aiuto all'uomo perché emerga la sua mascolinità e possa così diventare coraggioso e determinato nel difendere la sua donna e i suoi figli.<br />Anche l'amicizia vera ha un suo ruolo nella trama. Il trio Simba, Pumbaa e Timon parte con idee sbagliate di libertà, ma il sincero affetto che li lega porterà ognuno a migliorarsi ed a essere più coraggioso. Inoltre l'arrivo di Nala, nonostante la tristezza inevitabile del distacco (espresso nella canzone con la comica e malinconica frase "il nostro trio diventerà un duo"), non impedisce di provare una sincera gioia per l'amico che ha trovato l'amore della sua vita: l'amicizia non si perde, semplicemente si trasforma.<br />Molti spunti interessanti sono anche l'elogio del sacrificio e dell'importanza dell'educazione dei figli alla dignità e responsabilità personale. Anche la sua colonna sonora indimenticabile, i personaggi iconici e la trama avvincente lo rendono una pellicola intramontabile.<br />In definitiva il Re Leone del 1994, molto meglio del remake del 2019, è ben più di un semplice cartone animato. È un'opera d'arte, un classico senza tempo che ci invita a riflettere sulla nostra vita, sui nostri princìpi e sul nostro posto nel mondo. Ci ricorda che la vera libertà non è egoismo, ma servizio. È la scelta di vivere una vita autentica, in vista di un bene più grande di noi stessi.<br />Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Don Stefano Bimbi, ha commentato "Sarò Re", una delle canzoni della colonna sonora de Il Re Leone nella quale Scar, lo zio di Simba, espone il suo piano per usurpare il trono al legittimo erede (Simba, figlio del re). Nella versione italiana è cantata da Tullio Solenghi del trio Solenghi - Marchesini - Lopez.<br />SARÒ RE<br />Scar: Alle iene ho sempre dato poca confidenza, sono così rozze, così volgari (1), ma tutte insieme saranno una potenza (2) al servizio del mio genio, senza pari (3). Da ciò che vi leggo negli occhi io so già che il terrore vi squaglia (4), non siate però così sciocchi, trovate l'orgoglio marmaglia. Son vaghe le vostre espressioni, riflesso di stupidità, parliamo di re e successioni, ritrovate la lucidità. Il mio sogno si sta realizzando, è la cosa che bramo di più. E' giunto il momento del mio insediamento.<br />Le iene: Ma noi che faremo?<br />Seguite il maestro e voi, smidollati verrete premiati, l'ingiustizia è una mia gran virtù (5), avrà gli occhi di Scar, sai perché? Sarò re!<br />Sì, siamo pronti. Saremo pronti: ma per cosa?<br />Per la morte del re.<br />Perché è malato?<br />Idiota! Lo uccideremo noi! E Simba con lui.<br />Sì, buona idea: a che serve un re? Niente re, niente re... la, la, la, la... (6)<br />Idioti! Un re ci sarà...<br />Ehi, ma tu hai detto...<br />Io sarò il re: seguitemi e non soffrirete più la fame.<br />Evviva! Sì! Lunga vita al re! Lunga vita al re! Lunga vita al re!<br />Coro delle iene: Avremo la sua compiacenza, sarà un re adorato da noi (7).<br />Ma in cambio di questa indulgenza qualcosa mi aspetto da voi (8). La strada è cosparsa di omaggi, per me e anche per voi lacchè, ma è chiaro che questi vantaggi li avrete soltanto con me.<br />E sarà un gran colpo di stato, la savana per me tremerà.<br />(Cibo a noi, sempre a noi, non dovrà finir mai)<br />Il piano è preciso, perfetto e conciso, decenni di attesa, vedrai che sorpresa! Sarò un re stimato, temuto ed amato, nessuno è meglio di me. Affiliamo le zanne perché sarò re! Affiliamo le zanne perché sarò re!<br />(1) Il superbo, avendo una disordinata stima di sé, nutre disprezzo degli altri uomini che ai suoi occhi appaiono solo come mezzi per raggiungere il suo fine.<br />(2) Unico criterio per valutare la realtà (e la propria e altrui potenza) diventa la consistenza numerica. Le persone sono quindi ridotte a massa di cui il potere del momento può servirsi a piacimento. Gli uomini sono solo dei numeri (o dei codici fiscali) e così perdono la dignità di persona.<br />(3) Il tiranno pensa di dover comandare sugli altri perché è il migliore. Solo gli altri sono chiamati all'ubbidienza, lui al comando. In realtà solo chi sa ubbidire, sarà in grado di comandare con giustizia. E comunque dovrà sempre ubbidire a Dio come ricordava l'incoronazione nel Medioevo che era come dire: "Ricevi la corona da Dio, non te la sei data tu stesso, quindi ubbidisci sempre a Dio e alle sue leggi (e alla Chiesa).<br />(4) Il terrore viene usato come mezzo per imporre alle mass]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63524998</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2024 11:20:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63524998/il_re_leone.mp3" length="8636752" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer del film e ''Sarò Re'' ➜ https://www.youtube.com/watch?v=btc1U16MEQ8  https://www.youtube.com/watch?v=u6ynFldkfn4

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IL RE LEONE, MOLTO PIU' DI UN CARTONE ANIMATO di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer del film e ''Sarò Re'' ➜ https://www.youtube.com/watch?v=btc1U16MEQ8  https://www.youtube.com/watch?v=u6ynFldkfn4<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8036<br /><br />IL RE LEONE, MOLTO PIU' DI UN CARTONE ANIMATO di Don Stefano Bimbi<br /> <br />Il Re Leone è un classico dell'animazione Disney che racconta la storia di Simba, un giovane leone destinato a diventare re della savana. A trent'anni dalla sua uscita, nel 1994, merita essere rivisto con tutta la famiglia e meditato nei suoi significati più profondi.<br />Tutto inizia con la celebrazione della nascita di Simba, figlio del saggio re Mufasa e della regina Sarabi. Il piccolo leone viene presentato alla savana come il futuro sovrano. Simba cresce curioso e pieno di vita, ma viene spesso rimproverato dal padre per la sua avventurosità. Lo zio di Simba, Scar, un leone invidioso e manipolatore, sfrutta la curiosità del nipote per condurlo in un luogo pericoloso, il "cimitero degli elefanti". Durante questa avventura, Mufasa viene ucciso da Scar, ma questi fa credere a Simba di essere responsabile della morte del padre. Per questo il cucciolo fugge illudendosi di non sentire i rimorsi.<br />Simba viene trovato e allevato da Timon e Pumbaa, due strani animali della savana (un suricato e un facocero) che gli insegnano a vivere senza preoccupazioni, secondo la filosofia "Hakuna Matata". E siccome al puzzo ci si abitua, anche il pessimo cibo costituito da vermi e insetti con il tempo sembra buono. Cresciuto, Simba incontra Nala, la sua amica d'infanzia, che lo convince a tornare nella savana per riconquistare il suo regno e vendicare suo padre.<br />Simba affronta Scar in un'epica battaglia, svelando la verità agli altri animali e ripristinando l'ordine nella savana. Così Simba diventa il nuovo re, guidando i sudditi verso un futuro prospero.<br />Il tema fondamentale del Re Leone è la libertà. Simba dopo la tragedia della morte del padre fugge dalla sua responsabilità e si perde nella ricerca di se stesso. Inizialmente, la sua idea di libertà è legata all'assenza di regole, al fare ciò che si vuole, senza pensare alle conseguenze. Ma nel corso della storia comprende che la vera libertà non è anarchia, ma consapevolezza di quello che si è e responsabilità di diventare ciò per cui siamo nati.<br />Il cartone animato insegna che la libertà è una scelta, non è semplicemente fare ciò che si desidera, ma scegliere consapevolmente il percorso da seguire, anche se inizialmente meno piacevole e più faticoso. Essere liberi infatti significa essere responsabili delle proprie azioni e delle loro conseguenze. Significa essere se stessi, ma per un bene superiore, non per l'egoismo di pensare solo a godere e divertirsi. Simba scopre, grazie alla nostalgia del padre, che la missione di ognuno è unica, ognuno di noi ha un ruolo da svolgere nel mondo, un dono da offrire. E se uno rinuncia a offrire al mondo il suo talento, il mondo sarà più povero perché nessuno potrà sostituirlo.<br />Buona è la rappresentazione della monarchia, vista correttamente non come una dittatura che prevede un uomo solo al comando, ma come una famiglia che guida altre famiglie. Il ruolo di guida infatti è affidato a una famiglia che avrà nel capofamiglia il provvisorio comandante, che cederà il posto al figlio. Per questo chi assumerà il potere viene preparato ad esercitarlo al momento opportuno. Un implicito discredito verso l'improvvisazione con cui i politici moderni guidano le sorti delle nazioni.<br />Inoltre, in questa storia si possono leggere in filigrana alcuni insegnamenti del Vangelo. La vera libertà non dimentica la verità, come ricorda Gesù quando dice "La verità vi farà liberi" (Gv 8,32). Non il contrario come si pensa oggi: l'importante è essere liberi e poi ognuno si costruisce la sua verità. La libertà sganciata dalla verità su se stessi e sul mondo conduce Simba al fallimento. 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So benissimo che quella da B-movie, da film di «serie B», è una estetica voluta e persino divertente. Capisco persino che il cinema horror abbia un valore simbolico tutt'altro che trascurabile: chi sono gli zombie, i «morti viventi»? Perché il loro luogo «preferito» è il centro commerciale? A cosa rimandano i lupi mannari? E i vampiri? Tuttavia, potendo, evito di guardarli perché... mi spaventano. Eppure vorrei raccomandare la visione di un film horror che mi è piaciuto e mi ha persino divertito. Si tratta di Nefarius (Nefarious, nell'originale), pellicola del 2023 firmata da Cary Solomon e Chuck Konzelman; esatto, gli stessi autori dell'importatissimo Unplanned (2019).<br />Mentre scorre la pellicola, assistiamo al serrato dialogo tra un brillante psichiatra, il dottor James Martin; e un condannato a morte per plurimi omicidi, Edward Wayne Brady. Si tratta di stabilire se il carcerato sia in possesso o meno delle sue facoltà mentali; se sia quindi destinato alla sedia elettrica o al carcere psichiatrico. Il dottor Martin ha preso il posto di un collega, il dottor Alan Fischer, convinto che Brady fosse un abilissimo manipolatore.<br />TRE OMICIDI<br />Brady si dichiara innocente dei crimini imputatigli e dichiara che «qualcuno» lo ha costretto a fare quelle cose orribili; questo qualcuno è un diavolo, Nefarius, che si manifesta e si mostra molto interessato a dialogare con il dottor Martin. Lo psichiatra, ateo e progressista, non crede nell'esistenza dei demoni e conclude che Brady soffra di uno sdoppiamento di personalità. Nefarius profetizza anche a Martin che, prima che la sua giornata sarà finita, avrà ucciso altre tre persone; un pensiero che lo psichiatra trova assolutamente ridicolo: lui non ha nessuna intenzione di uccidere nessuno. Così comincia una schermaglia verbale tra i due, che disquisiscono sull'esistenza di Dio e sulla società moderna.<br />Ad un certo punto, per convincerlo della sua reale identità, il diavolo afferma che Martin ha ucciso la propria madre. Il che è vero ma - si difende Martin - è avvenuto in modo assolutamente legale, tramite una civilissima eutanasia. Già, ma come fa Brady/Nefarius a saperlo? Il dialogo serrato è interrotto da due piccoli eventi. Il primo è l'intervento di un sacerdote progressista, psicologizzante, il quale - con grande soddisfazione da parte di Nefarius - professa di non credere nell'esistenza del diavolo e dell'Inferno. Il secondo è una telefonata di Martin, mediante la quale scopriamo che lo psichiatra ha istigato la sua fidanzata ad abortire, proprio durante il colloquio con il diavolo. Ecco il secondo omicidio. L'ateismo dello psichiatra comincia a vacillare.<br />Martin è, sostiene Nefarius, un prescelto. Il diavolo lo segue da anni perché si è stabilito che tocchi proprio a lui scrivere un anti-Vangelo in grado di cancellare nell'umanità il ricordo del primo, scritto dal «figlio del falegname» (il diavolo non pronuncia mai il nome santo). Lo psichiatra accetterà o meno la proposta? E commetterà anche il terzo omicidio? Ovviamente, non vi racconto come finisce.<br />UN FORTISSIMO MESSAGGIO RELIGIOSO<br />Si tratta di un film evidentemente girato con scarsissimi mezzi e che avrebbe potuto benissimo essere più elaborato; tuttavia è ben recitato ed è interessante, a tratti persino divertente. Il suo punto di forza consiste, tuttavia, nel fortissimo messaggio religioso, che potremmo riassumere con le parole che san Giovanni Paolo II ha scritto nell'enciclica Evangelium Vitae (1995): «[...] ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita» (§ 28). Possiamo, in sostanza, scegliere se siamo il prete incredulo o lo psichiatra che, di fronte all'evidenza del male, diventa credente.<br />La scelta di questa evangelizzazione che utilizza, come strumento, l'esistenza del diavolo (come ente spirituale realmente esistente, come «maligno», insomma, non come generico «male») può far storcere il naso. Ma non c'è dubbio che sia efficace. Molti credenti, ad esempio, sono molto confusi sulle verità di fede, ma il 26% (secondo un recente sondaggio del Timone) crede nell'esistenza del diavolo; ed è difficile negare l'impatto religioso di film come L'avvocato del diavolo (1997) o L'esorcismo di Emily Rose (2005). Non siamo, tecnicamente, a quei livelli, ma si tratta comunque di un film che può fare del bene a chi lo guarda.<br />Nota di BastaBugie: il regista di Nefarius ha scritto: «Quando eravamo bambini, ci dicevano che i mostri non esistono. Ebbene, questa era una bugia. I mostri esistono eccome e sono assolutamente reali. Non hanno l'aspetto di quelli che si vedono in TV o nei film... perché di solito non si vedono. Almeno non completamente. Quello che si vede è ciò che fanno. Questi mostri tentano e corrompono. Controllano e distruggono. Chi è il loro nemico e la loro preda? Siamo noi. Sono gli angeli caduti, le schiere demoniache, gli abitanti dell'Inferno. Coloro che sono stati cacciati dal Paradiso e che, nella loro amarezza e rabbia, cercano di distruggere per sempre tutto ciò che è buono. Ispirandoci al personaggio demoniaco creato da Steve Deace "Lord Nefarius", abbiamo iniziato a chiederci come sarebbe stata una conversazione con un demone del genere. E se quel demone, per motivi suoi, avesse deciso di dire la verità assoluta, dal suo punto di vista, come sarebbe stata questa conversazione? Questo è il senso del film. Se abbiamo fatto bene il nostro lavoro, nel vedere questo film, sarete convinti che esiste una forza del malevola personale e soprannaturale che causa i mali di questo mondo. Dopo aver capito questo, quello che deciderete di fare in seguito, dipenderà da voi».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/63359493</guid><pubDate>Tue, 17 Dec 2024 21:07:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/63359493/nefarius_quando_si_evangelizza_ricordando.mp3" length="5174796" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=ouQNoaDGL4A&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

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NEFARIUS, QUANDO SI EVANGELIZZA RICORDANDO CHE IL DIAVOLO ESISTE di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ouQNoaDGL4A&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ouQNoaDGL4A&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8016" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8016</a><br /><br />NEFARIUS, QUANDO SI EVANGELIZZA RICORDANDO CHE IL DIAVOLO ESISTE di Roberto Marchesini<br /> <br />Faccio coming out: non sono un appassionato di cinema horror. So benissimo che quella da B-movie, da film di «serie B», è una estetica voluta e persino divertente. Capisco persino che il cinema horror abbia un valore simbolico tutt'altro che trascurabile: chi sono gli zombie, i «morti viventi»? Perché il loro luogo «preferito» è il centro commerciale? A cosa rimandano i lupi mannari? E i vampiri? Tuttavia, potendo, evito di guardarli perché... mi spaventano. Eppure vorrei raccomandare la visione di un film horror che mi è piaciuto e mi ha persino divertito. Si tratta di Nefarius (Nefarious, nell'originale), pellicola del 2023 firmata da Cary Solomon e Chuck Konzelman; esatto, gli stessi autori dell'importatissimo Unplanned (2019).<br />Mentre scorre la pellicola, assistiamo al serrato dialogo tra un brillante psichiatra, il dottor James Martin; e un condannato a morte per plurimi omicidi, Edward Wayne Brady. Si tratta di stabilire se il carcerato sia in possesso o meno delle sue facoltà mentali; se sia quindi destinato alla sedia elettrica o al carcere psichiatrico. Il dottor Martin ha preso il posto di un collega, il dottor Alan Fischer, convinto che Brady fosse un abilissimo manipolatore.<br />TRE OMICIDI<br />Brady si dichiara innocente dei crimini imputatigli e dichiara che «qualcuno» lo ha costretto a fare quelle cose orribili; questo qualcuno è un diavolo, Nefarius, che si manifesta e si mostra molto interessato a dialogare con il dottor Martin. Lo psichiatra, ateo e progressista, non crede nell'esistenza dei demoni e conclude che Brady soffra di uno sdoppiamento di personalità. Nefarius profetizza anche a Martin che, prima che la sua giornata sarà finita, avrà ucciso altre tre persone; un pensiero che lo psichiatra trova assolutamente ridicolo: lui non ha nessuna intenzione di uccidere nessuno. Così comincia una schermaglia verbale tra i due, che disquisiscono sull'esistenza di Dio e sulla società moderna.<br />Ad un certo punto, per convincerlo della sua reale identità, il diavolo afferma che Martin ha ucciso la propria madre. Il che è vero ma - si difende Martin - è avvenuto in modo assolutamente legale, tramite una civilissima eutanasia. Già, ma come fa Brady/Nefarius a saperlo? Il dialogo serrato è interrotto da due piccoli eventi. Il primo è l'intervento di un sacerdote progressista, psicologizzante, il quale - con grande soddisfazione da parte di Nefarius - professa di non credere nell'esistenza del diavolo e dell'Inferno. Il secondo è una telefonata di Martin, mediante la quale scopriamo che lo psichiatra ha istigato la sua fidanzata ad abortire, proprio durante il colloquio con il diavolo. Ecco il secondo omicidio. L'ateismo dello psichiatra comincia a vacillare.<br />Martin è, sostiene Nefarius, un prescelto. Il diavolo lo segue da anni perché si è stabilito che tocchi proprio a lui scrivere un anti-Vangelo in grado di cancellare nell'umanità il ricordo del primo, scritto dal «figlio del falegname» (il diavolo non pronuncia mai il nome santo). Lo psichiatra accetterà o meno la proposta? E commetterà anche il terzo omicidio? Ovviamente, non vi racconto come finisce.<br />UN FORTISSIMO MESSAGGIO RELIGIOSO<br />Si tratta di un film evidentemente girato con scarsissimi mezzi e che avrebbe potuto benissimo essere più elaborato; tuttavia è ben recitato ed è interessante, a tratti persino divertente. Il suo punto di forza consiste, tuttavia, nel fortissimo messaggio religioso,...]]></itunes:summary><itunes:duration>324</itunes:duration><itunes:keywords>condannatoamorte,godsnotdead,nefarius,psichiatra,unplanned</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9f828fb5c0b538859358508c00e41336.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Impossible' (2012) - Una storia vera di sopravvivenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-impossible-2012-una-storia-vera-di-sopravvivenza--62464624</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7952" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7952</a><br /><br />THE IMPOSSIBLE, LA STORIA VERA DI UNA FAMIGLIA ALLE PRESE CON LA SOPRAVVIVENZA da Film Garantiti<br /><br />The Impossible è un film che si distingue per la sua capacità di trasportare lo spettatore nel cuore di una tragedia. La storia narra di una calamità naturale avvenuta realmente il 26 dicembre 2004, quando uno tsunami, provocato da un terremoto di magnitudo 9,1 della scala Richter, si è abbattuto sulle spiagge della Thailandia causando migliaia di vittime. La pellicola, diretta da Juan Antonio Bayona, non si limita a rappresentare la violenza della natura, ma scava a fondo nell'animo umano, esplorando temi come la famiglia, la sopravvivenza e la speranza. La trama prende il via quando due coniugi europei residenti in Giappone, si recano a trascorrere le vacanze natalizie in un resort a Khao Lak insieme ai loro 3 figli: Lucas, il figlio maggiore, Thomas, il figlio di mezzo, e Simon, il più piccolo. La mattina di Santo Stefano, il 26 dicembre, la loro vacanza viene interrotta da uno tsunami che travolge l'intero villaggio, distruggendo tutto ciò che incontra sul proprio cammino. Henry viene travolto insieme ai due figli più piccoli, mentre Lucas riesce a sopravvivere insieme a Maria, che riporta ferite molto gravi al torace e alla gamba. I due, arrampicati su un albero con un bambino superstite di nome Daniel, vengono soccorsi da alcuni abitanti del posto e portati all'ospedale più vicino, nel quale Maria viene curata, nonostante sia in condizioni critiche. Nel frattempo perdono di vista il piccolo Daniel. La madre, ritenendosi ormai morente, spinge Lucas ad aiutare altre persone. Il bambino inizia quindi a cercare di mettere in contatto i pazienti con i loro familiari. La sequenza iniziale dello tsunami è un capolavoro di effetti speciali e regia, capace di trasmettere al pubblico un senso di terrore e impotenza palpabile. Tuttavia, il film va oltre il mero spettacolo visivo, offrendo una rappresentazione cruda e realistica delle conseguenze di un evento catastrofico. Le ferite, la paura, la disperazione sono ritratte con una sincerità che lascia il segno. Al centro della narrazione c'è la famiglia separata dalla furia delle onde. La loro lotta per ritrovarsi e sopravvivere diventa una metafora della vita umana. The Impossible è un'esperienza cinematografica intensa e coinvolgente. La colonna sonora, la fotografia e la regia si combinano per creare un'atmosfera emotivamente potente. Il film ci ricorda la fragilità della vita e la forza dell'amore familiare. The Impossible è molto più di un semplice disaster movie. È un film che tocca le corde più profonde del nostro essere, suscitando una gamma di emozioni che va dalla paura alla speranza, dalla disperazione alla gioia. È un film che ci invita a riflettere sul senso della vita e sulla nostra capacità di affrontare le avversità. Da gustare genitori e figli insieme per ricordare quello che emerge con ancor più chiarezza quando la situazione è drammatica: il legame più forte a cui attaccarsi quando tutto crolla è la famiglia come l'ha voluta Dio. Per vedere il trailer di THE IMPOSSIBLE e per leggere le schede dei migliori capolavori del cinema, visita il sito FilmGarantiti.it<br /><br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62464624</guid><pubDate>Tue, 05 Nov 2024 21:23:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62464624/the_impossible_una_storia_vera_di_sopravvivenza.mp3" length="3412680" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7952

THE IMPOSSIBLE, LA STORIA VERA DI UNA FAMIGLIA ALLE PRESE CON LA SOPRAVVIVENZA da Film Garantiti

The Impossible è un film che si distingue per la sua capacità di trasportare lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7952" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7952</a><br /><br />THE IMPOSSIBLE, LA STORIA VERA DI UNA FAMIGLIA ALLE PRESE CON LA SOPRAVVIVENZA da Film Garantiti<br /><br />The Impossible è un film che si distingue per la sua capacità di trasportare lo spettatore nel cuore di una tragedia. La storia narra di una calamità naturale avvenuta realmente il 26 dicembre 2004, quando uno tsunami, provocato da un terremoto di magnitudo 9,1 della scala Richter, si è abbattuto sulle spiagge della Thailandia causando migliaia di vittime. La pellicola, diretta da Juan Antonio Bayona, non si limita a rappresentare la violenza della natura, ma scava a fondo nell'animo umano, esplorando temi come la famiglia, la sopravvivenza e la speranza. La trama prende il via quando due coniugi europei residenti in Giappone, si recano a trascorrere le vacanze natalizie in un resort a Khao Lak insieme ai loro 3 figli: Lucas, il figlio maggiore, Thomas, il figlio di mezzo, e Simon, il più piccolo. La mattina di Santo Stefano, il 26 dicembre, la loro vacanza viene interrotta da uno tsunami che travolge l'intero villaggio, distruggendo tutto ciò che incontra sul proprio cammino. Henry viene travolto insieme ai due figli più piccoli, mentre Lucas riesce a sopravvivere insieme a Maria, che riporta ferite molto gravi al torace e alla gamba. I due, arrampicati su un albero con un bambino superstite di nome Daniel, vengono soccorsi da alcuni abitanti del posto e portati all'ospedale più vicino, nel quale Maria viene curata, nonostante sia in condizioni critiche. Nel frattempo perdono di vista il piccolo Daniel. La madre, ritenendosi ormai morente, spinge Lucas ad aiutare altre persone. Il bambino inizia quindi a cercare di mettere in contatto i pazienti con i loro familiari. La sequenza iniziale dello tsunami è un capolavoro di effetti speciali e regia, capace di trasmettere al pubblico un senso di terrore e impotenza palpabile. Tuttavia, il film va oltre il mero spettacolo visivo, offrendo una rappresentazione cruda e realistica delle conseguenze di un evento catastrofico. Le ferite, la paura, la disperazione sono ritratte con una sincerità che lascia il segno. Al centro della narrazione c'è la famiglia separata dalla furia delle onde. La loro lotta per ritrovarsi e sopravvivere diventa una metafora della vita umana. The Impossible è un'esperienza cinematografica intensa e coinvolgente. La colonna sonora, la fotografia e la regia si combinano per creare un'atmosfera emotivamente potente. Il film ci ricorda la fragilità della vita e la forza dell'amore familiare. The Impossible è molto più di un semplice disaster movie. È un film che tocca le corde più profonde del nostro essere, suscitando una gamma di emozioni che va dalla paura alla speranza, dalla disperazione alla gioia. È un film che ci invita a riflettere sul senso della vita e sulla nostra capacità di affrontare le avversità. Da gustare genitori e figli insieme per ricordare quello che emerge con ancor più chiarezza quando la situazione è drammatica: il legame più forte a cui attaccarsi quando tutto crolla è la famiglia come l'ha voluta Dio. Per vedere il trailer di THE IMPOSSIBLE e per leggere le schede dei migliori capolavori del cinema, visita il sito FilmGarantiti.it<br /><br />]]></itunes:summary><itunes:duration>214</itunes:duration><itunes:keywords>impotenza,thailandia,theimpossible,tsunami,vacanzenatalizie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/af19d4954e4c70aecf661a882f4f3134.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Chosen* (2022) - Ha carenze e difetti ma fa bene allo spirito</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-chosen-2022-ha-carenze-e-difetti-ma-fa-bene-allo-spirito--62466911</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer 4° stagione ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7954" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7954</a><br /><br />THE CHOSEN: HA CARENZE E DIFETTI MA FA BENE ALLO SPIRITO di Don Stefano Bimbi<br />La serie televisiva The Chosen prevista in sette stagioni, scritta e diretta dal protestante Dallas Jenkins, sta ricevendo in tutto il mondo un'accoglienza entusiasta da parte del pubblico, ma anche pesanti critiche da parte di qualcuno. Dopo che la prima stagione è stata rilanciata su Netflix ed è stata trasmessa anche su TV2000, le altre sono disponibili gratuitamente sull'app dedicata che dal 6 ottobre sta rendendo disponibile ogni domenica una nuova puntata della quarta stagione doppiata in italiano.<br />Non è certo la prima volta che il cinema si interessa di Gesù, anzi si può dire che fin dalle origini film sulle vicende narrate nel Vangelo ci sono sempre stati. Alcuni sono stati abbastanza fedeli al Vangelo, altri lontani o molto lontani dal racconto biblico.<br />Il Vangelo secondo Matteo del 1964 di Pier Paolo Pasolini, regista di sinistra, fu girato in bianco e nero e metteva in scena tutta la vita di Gesù a partire dall'Annunciazione con i dialoghi letterali del Vangelo. Nessuna enfasi e nessuna emozione suscitata, il film può essere senz'altro dimenticato.<br />Il musical Jesus Christ Superstar del 1973, girato in Israele, narra la Settimana Santa fino alla crocifissione. Nonostante la colonna sonora di alta qualità tecnica, purtroppo l'opera è dissacrante per cui va dimenticata anche questa.<br />Sciatto e umanistico, Il Messia di Roberto Rossellini del 1975 fu girato in Tunisia. Dimenticare al più presto.<br />Esplicitamente eretico e blasfemo fu L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese del 1988. Un pugno nello stomaco avrebbe fatto meno male.<br />ZEFFIRELLI E MEL GIBSON<br />Per avere un prodotto decente bisogna tornare al 1977 quando Rai Uno trasmise in cinque puntate la serie televisiva, che allora si chiamava sceneggiato, Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. Un totale di più di sei ore, ma ridotte a quattro per la versione proiettata nelle sale cinematografiche. Fu un grande successo. Un Cristo solenne, interpretato da Robert Powell, e una Maria giovanissima e bellissima, Olivia Hussey, non saranno più dimenticati dagli spettatori. Tra l'altro, l'attore che impersona Gesù è molto somigliante all'uomo della Sindone, permettendo agli spettatori di familiarizzare subito con la sua figura. Il prodotto ebbe un grande successo in Italia e all'estero, anche grazie alle scenografie che si rifacevano alla tradizione pittorica rinascimentale. Nelle parrocchie fu abbondantemente utilizzato per la catechesi, spezzettato in video brevi di singoli racconti del Vangelo. Purtroppo i dialoghi non erano molto fedeli al testo biblico e l'inserimento di personaggi come Zerah, un membro del sinedrio di pura fantasia del regista, lascia alquanto perplessi sulla loro utilità ai fini della trama. Comunque l'opera di Zeffirelli è rimasta la migliore per decenni, almeno per tutto il ventesimo secolo.<br />Nel 2004 accade qualcosa che era impossibile prevedere. L'attore pluripremiato di Hollywood Mel Gibson firma alla regia il film capolavoro sulle ultime ore della vita di Gesù. La Passione di Cristo ricostruisce perfettamente l'atmosfera dei Vangeli con la recitazione in latino ed ebraico. Ad elementi del Vangelo unisce i fatti narrati nella tradizionale Via crucis. Con effetti di luce caravaggeschi ed episodi tratti dalle visioni della mistica Anna Katharina Emmerick, proclamata beata proprio l'anno dell'uscita del film al cinema. Pur ignorato dalla grande distribuzione, la pellicola riscuote un successo planetario diventando il kolossal per eccellenza della vicenda terrena di Gesù. Nessuna opera potrà mai superare la qualità tecnica, spirituale ed estetica de La Passione di Cristo. E a distanza di venti anni dall'uscita del film non possiamo far altro che confermare questo giudizio.<br />THE CHOSEN<br />Cosa dire invece per la nuova serie televisiva The Chosen? Diciamo che ci sono elementi positivi di forte impatto emotivo, ma anche scelte meno condivisibili come la figura di Pietro che non viene valorizzata, anche se bisogna riconoscere che il prendere coscienza del ruolo di guida della Chiesa è graduale ed alla fine accettabile. Anche aver tolto il Magnificat dalla scena della visitazione di Maria ad Elisabetta fa perdere il tono solenne di tale incontro, ridotto ad un semplice ritrovo tra due donne in stato interessante, una anziana e una giovane.<br />Qualcuno critica il fatto che alcune scene siano totalmente inventate, però si può far notare che, almeno quando vengono riportate le parole del Vangelo, queste sono fedelmente riprodotte alla lettera. Facendo un confronto con il film di Mel Gibson si può notare che anche qui sono state aggiunte delle scene ispirate agli scritti della beata Anna Katharina Emmerick. Ad esempio Gesù che viene picchiato dai soldati la sera stessa dell'arresto, Gesù che è incatenato ed attende in una stanza sotterranea, la moglie di Pilato che regala dei teli alla Madonna che lei adopera subito per raccogliere dal pavimento il sangue della flagellazione, ecc. Nulla si trova nel Vangelo, ma l'aggiunta di queste scene non era di disturbo, ma anzi serviva per aumentare la drammaticità della situazione.<br />Anche The Chosen aggiunge episodi che non si trovano nel Vangelo. Ad esempio nella seconda serie si vede Natanaele che aveva progettato un tempio, ma a causa di un incidente vede sfumare la possibilità di costruire qualcosa di memorabile con i suoi disegni. Risulta sfiduciato e fortemente in crisi, si ferma sotto un fico ed invoca l'aiuto del Signore sentendosi abbandonato, ma quando incontra Gesù che gli rivela di essere stato con lui proprio in quei momenti bui, prova una forte emozione e fa un atto di fede straordinario. Con lui anche lo spettatore partecipa a questa emozionante scena.<br />LA QUARTA SERIE<br />Nella quarta serie c'è la scena in cui Gesù si trova nella casa di Betania a discutere con un membro del sinedrio. Questi era venuto con intenzioni benevole, ma quando nella scena irrompe Maria che unge i piedi di Gesù con il prezioso profumo precedentemente acquistato, si arrabbia per motivi "religiosi" e lascia la stanza. Anche Giuda interviene ricordando che il profumo poteva essere venduto per darlo ai poveri, ma Gesù protegge Maria e il suo gesto dicendo che questo fatto sarebbe stato ricordato in tutto il mondo. Il fatto che l'unzione abbia avuto luogo durante la discussione con il membro del sinedrio sul modo migliore per rendere gloria a Dio, fa capire cosa pensa Gesù del vero culto gradito a Dio. L'unzione di Maria è un culto dimostrato con gesti d'amore e vale molto di più delle sole pratiche esterne, che però restano fredde e non scaldano il cuore. Probabilmente quando si ascolterà questo brano alla Messa della domenica delle Palme il pensiero andrà alle immagini di questa potente scena di The Chosen e grazie a questa si comprenderà meglio il valore di quei trecento denari.<br />Dopo questa scena la quarta serie si conclude con la preparazione all'entrata a Gerusalemme cavalcando un'asina. In un flashback precedente Gesù da piccolo, mentre imparava a dare martellate, aveva ricevuto da San Giuseppe un morso di mulo racchiuso in una scatola, usato dai loro antenati durante la fuga dall’ Egitto. Era stato conservato da quaranta generazioni in ricordo della schiavitù. Proprio quel morso Gesù lo fa mettere all'asina che lo porterà a Gerusalemme. Gesù chiede ai discepoli se vogliono seguirlo. Pietro prende la parola e dice: "Da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna". Aver tolto questa frase dal contesto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, potrebbe spiacere a qualcuno, ma anche qui occorre fare il raffronto con il film di Mel Gibson che prende la frase dell'Apocalisse "Io faccio nuove tutte le cose" e la fa dire a Gesù quando risponde alla madre che, durante una caduta della Via crucis, gli aveva detto: "Sono qua io" dopo il flashback strappalacrime di lei che lo accudiva dopo le cadute da bambino. Una scena e una frase di grande impatto nonostante sia stata presa da un altro contesto.<br />In conclusione, il confronto con la Passione di Mel Gibson ci ha permesso di non scartare a priori una serie che, nonostante non possa essere definita un capolavoro, è però degna di attenzione e, seppur con la precauzione di confrontare gli episodi con il Vangelo e quanto insegna la Chiesa, può essere guardata con profitto spirituale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/62466911</guid><pubDate>Tue, 22 Oct 2024 21:22:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/62466911/the_chosen_gia_sistemata_per_bene.mp3" length="9729297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer 4° stagione ➜ https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7954

THE CHOSEN: HA CARENZE E DIFETTI MA FA BENE ALLO SPIRITO di Don Stefano Bimbi
La serie televisiva The...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer 4° stagione ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5AymiygL740</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7954" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7954</a><br /><br />THE CHOSEN: HA CARENZE E DIFETTI MA FA BENE ALLO SPIRITO di Don Stefano Bimbi<br />La serie televisiva The Chosen prevista in sette stagioni, scritta e diretta dal protestante Dallas Jenkins, sta ricevendo in tutto il mondo un'accoglienza entusiasta da parte del pubblico, ma anche pesanti critiche da parte di qualcuno. Dopo che la prima stagione è stata rilanciata su Netflix ed è stata trasmessa anche su TV2000, le altre sono disponibili gratuitamente sull'app dedicata che dal 6 ottobre sta rendendo disponibile ogni domenica una nuova puntata della quarta stagione doppiata in italiano.<br />Non è certo la prima volta che il cinema si interessa di Gesù, anzi si può dire che fin dalle origini film sulle vicende narrate nel Vangelo ci sono sempre stati. Alcuni sono stati abbastanza fedeli al Vangelo, altri lontani o molto lontani dal racconto biblico.<br />Il Vangelo secondo Matteo del 1964 di Pier Paolo Pasolini, regista di sinistra, fu girato in bianco e nero e metteva in scena tutta la vita di Gesù a partire dall'Annunciazione con i dialoghi letterali del Vangelo. Nessuna enfasi e nessuna emozione suscitata, il film può essere senz'altro dimenticato.<br />Il musical Jesus Christ Superstar del 1973, girato in Israele, narra la Settimana Santa fino alla crocifissione. Nonostante la colonna sonora di alta qualità tecnica, purtroppo l'opera è dissacrante per cui va dimenticata anche questa.<br />Sciatto e umanistico, Il Messia di Roberto Rossellini del 1975 fu girato in Tunisia. Dimenticare al più presto.<br />Esplicitamente eretico e blasfemo fu L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese del 1988. Un pugno nello stomaco avrebbe fatto meno male.<br />ZEFFIRELLI E MEL GIBSON<br />Per avere un prodotto decente bisogna tornare al 1977 quando Rai Uno trasmise in cinque puntate la serie televisiva, che allora si chiamava sceneggiato, Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. Un totale di più di sei ore, ma ridotte a quattro per la versione proiettata nelle sale cinematografiche. Fu un grande successo. Un Cristo solenne, interpretato da Robert Powell, e una Maria giovanissima e bellissima, Olivia Hussey, non saranno più dimenticati dagli spettatori. Tra l'altro, l'attore che impersona Gesù è molto somigliante all'uomo della Sindone, permettendo agli spettatori di familiarizzare subito con la sua figura. Il prodotto ebbe un grande successo in Italia e all'estero, anche grazie alle scenografie che si rifacevano alla tradizione pittorica rinascimentale. Nelle parrocchie fu abbondantemente utilizzato per la catechesi, spezzettato in video brevi di singoli racconti del Vangelo. Purtroppo i dialoghi non erano molto fedeli al testo biblico e l'inserimento di personaggi come Zerah, un membro del sinedrio di pura fantasia del regista, lascia alquanto perplessi sulla loro utilità ai fini della trama. Comunque l'opera di Zeffirelli è rimasta la migliore per decenni, almeno per tutto il ventesimo secolo.<br />Nel 2004 accade qualcosa che era impossibile prevedere. L'attore pluripremiato di Hollywood Mel Gibson firma alla regia il film capolavoro sulle ultime ore della vita di Gesù. La Passione di Cristo ricostruisce perfettamente l'atmosfera dei Vangeli con la recitazione in latino ed ebraico. Ad elementi del Vangelo unisce i fatti narrati nella tradizionale Via crucis. Con effetti di luce caravaggeschi ed episodi tratti dalle visioni della mistica Anna Katharina Emmerick, proclamata beata proprio l'anno dell'uscita del film al cinema. Pur ignorato dalla grande distribuzione, la pellicola riscuote un successo planetario diventando il kolossal per eccellenza della vicenda...]]></itunes:summary><itunes:duration>609</itunes:duration><itunes:keywords>emmerick,melgibson,pasolini,serietv,thechosen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/043ec7e463a0027fc2261e7e3d0e4a60.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Elegia americana' (2020) - Una storia vera che ricorda cos'è la famiglia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/elegia-americana-2020-una-storia-vera-che-ricorda-cos-e-la-famiglia--61063205</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer di Elegia americana ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=AA1JH2_xONY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=AA1JH2_xONY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7881" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7881</a><br /><br />ELEGIA AMERICANA, UNA STORIA VERA CHE RICORDA COS'E' LA FAMIGLIA di Don Stefano Bimbi<br />Elegia americana, titolo originale Hillbilly Elegy, dove per "Hillbilly" s'intende la comunità dell'America rurale, è un adattamento cinematografico del 2020 dell'omonimo libro autobiografico del 2016 di James David (JD) Vance, oggi quarantenne, balzato in questi giorni all'attenzione mondiale grazie alla nomina di vice di Donald Trump per la corsa alle elezioni presidenziali americane di novembre.<br />Il regista del film è Ron Howard, che negli anni Settanta interpretò Richie Cunningham, il miglior amico di Fonzie, nella celebre serie televisiva Happy Days. Il film è stato prodotto da Netflix. Come sia possibile che un personaggio così vicino a Trump goda di questo trattamento di favore su canali ideologicamente ostili è presto detto: negli anni in cui usciva l'autobiografia, pur essendo repubblicano, JD Vance era contrario al neoeletto presidente Trump. Solo così si spiega come mai i grandi media americani se lo contendevano per le interviste e per averlo ospite nelle trasmissioni.<br />Il film ripercorre l'infanzia di JD Vance nell'Ohio, dove è stato cresciuto dalla madre Beverly che lottava senza successo contro la tossicodipendenza. Il suo comportamento instabile era fonte di sofferenza per i figli, JD e la sorella più grande di lui di cinque anni. Dopo una discussione alla guida, la madre minaccia di schiantarsi contro un'auto e poi aggredisce JD, costringendolo a fuggire in una casa vicina. All'arrivo dei poliziotti, JD nega che la madre lo abbia aggredito e per questo la donna non viene arrestata. Il film è sfumato perché nella realtà, proprio per la denuncia di JD, la madre fu arrestata per davvero.<br />JD trascorre spesso del tempo con la nonna materna che lotta per tenere in riga la figlia. In una scena memorabile le dice: «Hai sempre un motivo per giustificarti, è sempre colpa di qualcun altro, ma adesso devi assumerti le tue responsabilità o qualcuno dovrà farlo al tuo posto». Piano piano, rinfacciando alla mamma i suoi errori, JD inizia a considerare la nonna un punto di riferimento. Ad esempio, una volta lei riesce a convincere JD a dare alla madre la sua urina per un test antidroga in modo che la madre possa mantenere il suo lavoro. Dopo un iniziale rifiuto, JD acconsente. Tuttavia, per la pesante situazione familiare, JD inizia ad andar male a scuola e si unisce a una cattiva compagnia di amici che lo trascina nel bere, drogarsi e vandalizzare un magazzino, fino a fare un incidente con l'auto della nonna a cui aveva sottratto di nascosto le chiavi. La nonna scaccia in malo modo gli amici di JD e lo accoglie a vivere con sé.<br />LA SVOLTA<br />Severa ma ben intenzionata, la nonna educa JD alle fatiche e alle responsabilità della vita. Il ragazzo trova quindi un lavoro e inizia ad eccellere a scuola, arruolandosi in seguito nei Marines. Ritorna a casa quando la nonna muore, prima di prestare servizio in Iraq. Dopo il college, JD fa diversi lavori per pagarsi l'università. Nel frattempo si fidanza con Usha, una ragazza indiana molto carina. Ma proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto, la sorella lo chiama per comunicargli che la madre rischia di morire per un'overdose di eroina. JD fatica a trovare una struttura di riabilitazione per sua madre e proprio mentre tutto precipita viene raggiunto da una telefonata dove gli viene proposto un colloquio di lavoro per uno studio importante. È la grande occasione tanto attesa, ma sembra scontrarsi con la possibilità di aiutare sua madre nel periodo più difficile della sua vita. La madre infatti si rifiuta di tornare nel centro per la riabilitazione e allora JD la porta in un motel, ma la scopre mentre usa eroina in bagno. A questo punto JD si trova davanti a un dilemma: lasciare la madre in queste condizioni per potersi presentare il giorno dopo all'importante colloquio di lavoro oppure rinunciare al colloquio per dedicarsi a sua madre. Provvidenzialmente la sorella lo convince a vivere la sua vita e lasciare a lei la responsabilità di aiutare la madre.<br />Il film si conclude con l'assunzione di JD e l'inizio di una carriera strepitosa. Alla fine si vedono le foto delle persone reali che sono state interpretate nel film. Le scritte informano che JD e Usha si sono sposati e hanno avuto figli, mentre la madre si è disintossicata e ha cessato totalmente di far ricorso a droghe da 6 anni.<br />UN FILM DA VEDERE<br />Per le scene dei tentativi di suicidio e quelle con gli effetti delle droghe assunte, nonché per il linguaggio scurrile, il film è ovviamente destinato a un pubblico adulto. Ciononostante merita di essere visto per il messaggio positivo, ricordato esplicitamente dalla nonna, che «la famiglia è l'unica cosa che conta in questo dannato mondo». Sia JD che la sorella si sposano e formano buone famiglie. Temi secondari che emergono sono il desiderio di riscatto, l'importanza delle origini e il peso del passato.<br />Un’interpretazione scorretta del film potrebbe essere quella che il messaggio principale sia la necessità di studiare per salvarsi e lavorare duro per sfondare nella vita con una brillante carriera... ma in realtà niente di tutto questo si può fare se non c'è una famiglia alle spalle, oppure, nei casi di famiglie distrutte, se non c'è almeno qualcuno della famiglia che si prenda cura di te, in questo caso la nonna. Anche la sorella maggiore gioca un ruolo importante soprattutto quando lo spinge a imitarla nel cercare di staccarsi dalla situazione familiare per provare a vivere una vita il più possibile normale. Inoltre, anche la madre ha un ruolo importante in quanto, nei rari momenti di lucidità, permette al figlio di sentire che la mamma gli vuole bene davvero e che è la droga ad averla distrutta.<br />Un altro pregio di questo film, che accenna appena a ciò che è ben più esplicito nel libro, è di far conoscere la cruda realtà di alcune delle zone più povere degli Stati Uniti, come quelle della Rust Belt, dove si trovano non i neri di cui certi politici e giornalisti parlano strumentalmente, ma americani dalla pelle bianca che subiscono gli effetti devastanti delle politiche dei burocrati di Washington.<br />Guardando il film Elegia americana o, meglio, leggendo l'omonimo libro autobiografico si scopre chi è JD Vance, l'uomo venuto dal nulla e che potrebbe diventare vicepresidente degli Stati Uniti in caso di vittoria di Donald Trump nelle elezioni di novembre. Alla convention che ha incoronato Trump candidato ufficiale per il Partito repubblicano e Vance suo vice, JD ha presentato sua moglie e alla madre presente ha detto che potranno festeggiare i suoi dieci anni di astinenza dalle droghe alla Casa Bianca, nel caso di vittoria alle elezioni.<br />Considerando l'interessante storia delle origini di JD, il fatto che abbia ricevuto il battesimo nella Chiesa cattolica nel 2019 e che abbia sostenuto posizioni antiabortiste dopo la sua elezione a senatore nel 2022, spiace dover constatare che oggi Trump e i repubblicani abbiano ridimensionato la lotta all'aborto che caratterizzò i quattro anni del tycoon alla Casa Bianca. Oggi infatti Trump, ma anche il suo vice Vance e tutto il partito, è favorevole alla pillola abortiva e non più contrario per principio all'aborto e al "matrimonio" omosessuale... ma questa è un'altra storia.<br />Nota di BastaBugie: JD Vance è un neo convertito avendo ricevuto il battesimo nella Chiesa cattolica nel 2019 e viene descritto da alcuni siti cattolici come un prolife avendo sostenuto posizioni antiabortiste dopo la sua elezione a senatore nel 2022. Però la sua posizione è cambiata da quando Donald Trump si è dichiarato favorevole all'aborto in alcuni casi come lo stupro e anche alle tecniche di fecondazione artificiale. Addirittura il senatore Vance, come Trump, si è dichiarato favorevole alla decisione della Corte Suprema di non restringere l'accesso alla pillola abortiva. La liberalizzazione totale di questo tipo di "farmaco", che considera il bambino una malattia da estirpare, era stata promossa da Biden in risposta alla sentenza Roe vs Wade che aveva dichiarato inesistente il diritto di aborto. Nessun prolife e tantomeno nessun cattolico può essere a favore di fecondazione artificiale e pillole abortive. E non si può essere a favore dell'aborto, nemmeno in casi estremi come lo stupro. Spiace che il Partito Repubblicano alla convention prima menzionata abbia eliminato il suo programma contro l'aborto che veniva rinnovato di volta in volta sin dal 1984. Ed è stata eliminata anche l'avversione per la sentenza Obergefell della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2015 che obbliga tutti i cinquanta stati a riconoscere il "matrimonio" omosessuale.<br />Insomma sembrano lontani i tempi in cui, da presidente degli Stati Uniti, Donald Trump nominava ben tre giudici della Corte Suprema, di cui due cattolici, che erano contrari al diritto di aborto della Roe vs Wade che infatti è stato da loro cancellato. E viene da piangere a pensare che per la chiusura della campagna elettorale del 2020 Trump volle Abby Johnson, la più giovane direttrice di una clinica abortista di Planned Parenthood, da loro premiata come dipendente dell'anno, ma che si era convertita alla causa prolife. La sua storia veniva raccontata nel film Unplanned che svelava la crudeltà dell'aborto chirurgico, ma anche quello ottenuto con le pillole. Insomma la paladina prolife Abby Johnson nel 2020 a caldeggiare la rielezione di Trump. Quest'anno alla convention del partito repubblicano c'era invece... Hulk Hogan.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/61063205</guid><pubDate>Sat, 17 Aug 2024 14:56:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/61063205/elegia_americana_una_storia_vera.mp3" length="11104022" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer di Elegia americana ➜ https://www.youtube.com/watch?v=AA1JH2_xONY

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7881

ELEGIA AMERICANA, UNA STORIA VERA CHE RICORDA COS'E' LA FAMIGLIA di Don Stefano Bimbi
Elegia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer di Elegia americana ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=AA1JH2_xONY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=AA1JH2_xONY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7881" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7881</a><br /><br />ELEGIA AMERICANA, UNA STORIA VERA CHE RICORDA COS'E' LA FAMIGLIA di Don Stefano Bimbi<br />Elegia americana, titolo originale Hillbilly Elegy, dove per "Hillbilly" s'intende la comunità dell'America rurale, è un adattamento cinematografico del 2020 dell'omonimo libro autobiografico del 2016 di James David (JD) Vance, oggi quarantenne, balzato in questi giorni all'attenzione mondiale grazie alla nomina di vice di Donald Trump per la corsa alle elezioni presidenziali americane di novembre.<br />Il regista del film è Ron Howard, che negli anni Settanta interpretò Richie Cunningham, il miglior amico di Fonzie, nella celebre serie televisiva Happy Days. Il film è stato prodotto da Netflix. Come sia possibile che un personaggio così vicino a Trump goda di questo trattamento di favore su canali ideologicamente ostili è presto detto: negli anni in cui usciva l'autobiografia, pur essendo repubblicano, JD Vance era contrario al neoeletto presidente Trump. Solo così si spiega come mai i grandi media americani se lo contendevano per le interviste e per averlo ospite nelle trasmissioni.<br />Il film ripercorre l'infanzia di JD Vance nell'Ohio, dove è stato cresciuto dalla madre Beverly che lottava senza successo contro la tossicodipendenza. Il suo comportamento instabile era fonte di sofferenza per i figli, JD e la sorella più grande di lui di cinque anni. Dopo una discussione alla guida, la madre minaccia di schiantarsi contro un'auto e poi aggredisce JD, costringendolo a fuggire in una casa vicina. All'arrivo dei poliziotti, JD nega che la madre lo abbia aggredito e per questo la donna non viene arrestata. Il film è sfumato perché nella realtà, proprio per la denuncia di JD, la madre fu arrestata per davvero.<br />JD trascorre spesso del tempo con la nonna materna che lotta per tenere in riga la figlia. In una scena memorabile le dice: «Hai sempre un motivo per giustificarti, è sempre colpa di qualcun altro, ma adesso devi assumerti le tue responsabilità o qualcuno dovrà farlo al tuo posto». Piano piano, rinfacciando alla mamma i suoi errori, JD inizia a considerare la nonna un punto di riferimento. Ad esempio, una volta lei riesce a convincere JD a dare alla madre la sua urina per un test antidroga in modo che la madre possa mantenere il suo lavoro. Dopo un iniziale rifiuto, JD acconsente. Tuttavia, per la pesante situazione familiare, JD inizia ad andar male a scuola e si unisce a una cattiva compagnia di amici che lo trascina nel bere, drogarsi e vandalizzare un magazzino, fino a fare un incidente con l'auto della nonna a cui aveva sottratto di nascosto le chiavi. La nonna scaccia in malo modo gli amici di JD e lo accoglie a vivere con sé.<br />LA SVOLTA<br />Severa ma ben intenzionata, la nonna educa JD alle fatiche e alle responsabilità della vita. Il ragazzo trova quindi un lavoro e inizia ad eccellere a scuola, arruolandosi in seguito nei Marines. Ritorna a casa quando la nonna muore, prima di prestare servizio in Iraq. Dopo il college, JD fa diversi lavori per pagarsi l'università. Nel frattempo si fidanza con Usha, una ragazza indiana molto carina. Ma proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto, la sorella lo chiama per comunicargli che la madre rischia di morire per un'overdose di eroina. JD fatica a trovare una struttura di riabilitazione per sua madre e proprio mentre tutto precipita viene raggiunto da una telefonata dove gli viene proposto un colloquio di lavoro per uno studio importante. È la grande occasione tanto attesa, ma sembra scontrarsi con la possibilità di aiutare sua madre nel periodo più difficile della sua vita. La madre...]]></itunes:summary><itunes:duration>694</itunes:duration><itunes:keywords>elegiaamericana,jdvance,plannedparenthood,repubblicani,trump</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b03fd264c984979a3ec5e0a16b7bc0d4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La conversione al cattolicesimo della mamma di Tolkien</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-conversione-al-cattolicesimo-della-mamma-di-tolkien--60359884</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7820" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7820</a><br /><br />LA CONVERSIONE AL CATTOLICESIMO DELLA MAMMA DI TOLKIEN di Paola Belletti<br />Tolkien, il grande scrittore inglese cattolico, ci ha già abituati a rivelazioni stupefacenti per la bellezza e la profondità affidate alle lettere che si scambiava con il figlio. Ricordate quello che disse sull’Eucarestia e la necessità di nutrire costantemente il nostro personale rapporto con Cristo per mezzo della fin troppo evidente miseria della chiesa visibile? Un vademecum quanto mai attuale [...]: «L’unico rimedio contro il vacillare e l’indebolirsi della fede è la Comunione. [...]. La frequenza garantisce il massimo effetto. Sette volte alla settimana è più efficace che sette volte dopo lunghi intervalli. Inoltre ti raccomando questo esercizio (ahimè! è fin troppo facile trovare il modo di praticarlo): fai la tua Comunione in un ambiente che urti i tuoi sentimenti. Scegli un sacerdote che borbotta e tira su col naso oppure un frate orgoglioso e volgare; e una chiesa piena della solita folla borghese, bambini maleducati... giovani sporchi e con le camicie sbottonate, donne in pantaloni e spesso coi capelli arruffati e senza velo. Vai a fare la Comunione insieme a loro (e prega per loro)».<br />Chissà che proprio dalla madre non abbia rubato con gli occhi e il cuore questa tenacia, questa dolcezza penetrante che si tuffa direttamente in Dio e, pur sentendo il dolore per la durezza e la miseria degli uomini, confida solo in Lui. Sempre in una lettera al figlio, leggiamo sul National Catholic Register, che sua madre era una «donna dotata di grande bellezza e intelligenza, molto colpita da Dio con dolore e sofferenza che morì in gioventù a causa di una malattia accelerata dalla persecuzione della sua fede». Quando morì, nel 1904, furono in pochi a piangerla, ma siamo in tanti ad essere in debito con lei. Mabel Tolkien era allora una giovane, già vedova e con due figli. La sua pur breve vita, segnata da non pochi dolori e rivoluzionata dalla conversione alla fede cattolica, ha infatti avuto un impatto enorme sui figli e su tutto il mondo, se pensiamo a quante persone hanno letto e sono stati cambiate, ispirate e confortate dalle opere di uno dei suoi figli.<br />MABEL TOLKIEN<br />«Suo padre, John Suffield, era un commerciante sposato con Emily Sparrow. Insieme ebbero sette figli e gestirono un negozio a Birmingham. Quando Mabel aveva solo 18 anni iniziò a vedere un banchiere di 31 anni di nome Arthur Tolkien. I due si scambiarono numerose lettere mentre Arthur partiva per il Sud Africa in cerca di una redditizia carriera nel settore bancario.» Dopo due anni lontana dall’amato, decise di raggiungerlo e affrontò da sola il lungo viaggio in nave per coprire la distanza che li separava. Era il 1891, una volta ritrovatisi i due si sposano, secondo il rito anglicano perché entrambi appartenevano a quella confessione. In fondo essere britannici tendeva a coincidere con l’appartenenza alla chiesa anglicana. «Seguirono due bambini. I due ragazzi di Tolkien si chiamavano John Ronald Reuel e Hilary Arthur Reuel. Dopo alcuni anni, divenne sempre più preoccupata per i ragni giganti, per l’effetto del caldo intenso e per il pericolo degli animali selvatici intorno ai bambini, così lasciò il Sud Africa per l’Inghilterra con i bambini e con la promessa di tornare nel prossimo futuro».<br />Poco dopo, però, il marito si ammala e muore; la giovane sposa e madre di due figli, rimasta vedova, decide di trasferirsi in campagna, per educare e crescere i bambini in un ambiente bello e armonioso. Molti sostengono che sia stato proprio quello ad ispirare l’immaginazione di JRR Tolkien quando descrive la Contea e la struggente e semplice bellezza che la rende tanto desiderabile. Ma l’influenza della madre sui due ragazzi non si limitò a questo:  «È stata Mabel a insegnare ai suoi figli ad amare la lingua, la letteratura e l’arte. Mabel ha trasmesso anche il suo amore per Cristo. Nel 1900 Mabel e i suoi due figli entrarono nella Chiesa cattolica. Questa non avrebbe potuto essere una decisione facile poiché a quel tempo in Inghilterra il virulento anticattolicesimo era prevalente. Essere cattolico significava non essere britannico.»<br />NEMO PROPHETA IN PATRIA<br />La persecuzione, con le sue stilettate crudeli fatte di disapprovazione ed esclusione, la raggiunse in modo particolarmente doloroso proprio per mano dei suoi familiari. Non tutti, dal momento che anche la sorella May si convertì ed entrò con lei nella Chiesa cattolica, purtroppo però cedendo poco dopo alle dure pressioni del marito che la convinse a rinnegare la fede appena abbracciata, finendo per darsi allo spiritismo: «ma Mabel non ha mai rinunciato alla sua nuova fede, nemmeno di fronte all’ostracismo, sia a livello personale che economico. Le famiglie sostanzialmente tagliarono fuori la giovane vedova la cui salute stava peggiorando ma lei persistette con l’aiuto di un prete, padre Francis Xavier Morgan, che divenne una figura paterna per i ragazzi».<br />Ha solo 34 anni quando muore a causa del diabete. Il figlio John Ronald Reuel, allora dodicenne, ricorda con gratitudine la vita della madre che tanto significò per la sua crescita umana e spirituale e che senza dubbio impresse una traiettoria altrimenti impensabile alla sua opera letteraria. Lo riferisce lui stesso, con commozione, rivolgendosi al figlio Micheal in una lettera: «donna dotata di grande bellezza e intelligenza, molto colpita da Dio con dolore e sofferenza che morì in gioventù (a 34 anni) di un malattia accelerata dalla persecuzione della sua fede».<br />Una fede talmente centrale nella sua esistenza da dominare i suoi pensieri e le sue preoccupazioni negli ultimi momenti di vita terrena: «Mentre giaceva morente, non era tanto preoccupata per la propria morte ma per i suoi figli e la loro fede. Così preoccupata che i ragazzi sarebbero stati costretti a rinunciare alla loro fede cattolica dalla sua stessa famiglia o dai Tolkien, nominò padre Francis Xavier Morgan tutore legale dei ragazzi». Se tante generazioni possono godere della bellezza corroborante e piena di speranza delle geniali opere di Tolkien, lo dobbiamo soprattutto a lei, Mabel: ciò che ha testimoniato con la sua fede coraggiosa e ha trasmesso ai figli tesse la stupefacente trama delle sue storie più famose, dallo Hobbit al Signore degli anelli e per mezzo di quelle ha nutrito di coraggio e ispirazione la fede di molti.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/60359884</guid><pubDate>Wed, 12 Jun 2024 10:10:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/60359884/la_conversione_al_cattolicesimo_della_mamma_di_tolkien.mp3" length="7828001" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7820

LA CONVERSIONE AL CATTOLICESIMO DELLA MAMMA DI TOLKIEN di Paola Belletti
Tolkien, il grande scrittore inglese cattolico, ci ha già abituati a rivelazioni stupefacenti per la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7820" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7820</a><br /><br />LA CONVERSIONE AL CATTOLICESIMO DELLA MAMMA DI TOLKIEN di Paola Belletti<br />Tolkien, il grande scrittore inglese cattolico, ci ha già abituati a rivelazioni stupefacenti per la bellezza e la profondità affidate alle lettere che si scambiava con il figlio. Ricordate quello che disse sull’Eucarestia e la necessità di nutrire costantemente il nostro personale rapporto con Cristo per mezzo della fin troppo evidente miseria della chiesa visibile? Un vademecum quanto mai attuale [...]: «L’unico rimedio contro il vacillare e l’indebolirsi della fede è la Comunione. [...]. La frequenza garantisce il massimo effetto. Sette volte alla settimana è più efficace che sette volte dopo lunghi intervalli. Inoltre ti raccomando questo esercizio (ahimè! è fin troppo facile trovare il modo di praticarlo): fai la tua Comunione in un ambiente che urti i tuoi sentimenti. Scegli un sacerdote che borbotta e tira su col naso oppure un frate orgoglioso e volgare; e una chiesa piena della solita folla borghese, bambini maleducati... giovani sporchi e con le camicie sbottonate, donne in pantaloni e spesso coi capelli arruffati e senza velo. Vai a fare la Comunione insieme a loro (e prega per loro)».<br />Chissà che proprio dalla madre non abbia rubato con gli occhi e il cuore questa tenacia, questa dolcezza penetrante che si tuffa direttamente in Dio e, pur sentendo il dolore per la durezza e la miseria degli uomini, confida solo in Lui. Sempre in una lettera al figlio, leggiamo sul National Catholic Register, che sua madre era una «donna dotata di grande bellezza e intelligenza, molto colpita da Dio con dolore e sofferenza che morì in gioventù a causa di una malattia accelerata dalla persecuzione della sua fede». Quando morì, nel 1904, furono in pochi a piangerla, ma siamo in tanti ad essere in debito con lei. Mabel Tolkien era allora una giovane, già vedova e con due figli. La sua pur breve vita, segnata da non pochi dolori e rivoluzionata dalla conversione alla fede cattolica, ha infatti avuto un impatto enorme sui figli e su tutto il mondo, se pensiamo a quante persone hanno letto e sono stati cambiate, ispirate e confortate dalle opere di uno dei suoi figli.<br />MABEL TOLKIEN<br />«Suo padre, John Suffield, era un commerciante sposato con Emily Sparrow. Insieme ebbero sette figli e gestirono un negozio a Birmingham. Quando Mabel aveva solo 18 anni iniziò a vedere un banchiere di 31 anni di nome Arthur Tolkien. I due si scambiarono numerose lettere mentre Arthur partiva per il Sud Africa in cerca di una redditizia carriera nel settore bancario.» Dopo due anni lontana dall’amato, decise di raggiungerlo e affrontò da sola il lungo viaggio in nave per coprire la distanza che li separava. Era il 1891, una volta ritrovatisi i due si sposano, secondo il rito anglicano perché entrambi appartenevano a quella confessione. In fondo essere britannici tendeva a coincidere con l’appartenenza alla chiesa anglicana. «Seguirono due bambini. I due ragazzi di Tolkien si chiamavano John Ronald Reuel e Hilary Arthur Reuel. Dopo alcuni anni, divenne sempre più preoccupata per i ragni giganti, per l’effetto del caldo intenso e per il pericolo degli animali selvatici intorno ai bambini, così lasciò il Sud Africa per l’Inghilterra con i bambini e con la promessa di tornare nel prossimo futuro».<br />Poco dopo, però, il marito si ammala e muore; la giovane sposa e madre di due figli, rimasta vedova, decide di trasferirsi in campagna, per educare e crescere i bambini in un ambiente bello e armonioso. Molti sostengono che sia stato proprio quello ad ispirare l’immaginazione di JRR Tolkien quando descrive la Contea e la struggente e semplice bellezza che la rende tanto desiderabile. 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Personalmente non conoscevo questa serie sino all'anno scorso. Durante l'insegnamento del mio consueto corso di Cristologia e Soteriologia, alcuni studenti mi hanno chiesto cosa pensassi del Cristo riprodotto in The Chosen. Allora decisi di guardarne l'intera prima stagione (nella versione originale statunitense). Dopo la visione, riferii il mio parere agli studenti, che sintetizzai con le parole «luci e ombre».<br />Non c'è dubbio che si tratta di una produzione di ottimo livello, ben curata a livello tecnico. Alcune scene sono davvero ben girate e fanno emergere la personalità di Gesù in modo affascinante, addirittura accattivante. È uno dei motivi per cui la serie ha avuto un enorme successo. Essa è guardata attualmente da centinaia di migliaia di persone. Si calcola che più di cento milioni di persone ne abbiano visto almeno una parte e al momento è in corso la traduzione in moltissime lingue. Alcuni tra i miei studenti mi hanno riferito di far ricorso a The Chosen nelle loro attività di apostolato, soprattutto con i giovani.<br />LE OMBRE<br />Il ricorso ai canali di comunicazione digitale, tra cui il cinema e la TV, è una caratteristica dell'azione di evangelizzazione del nostro tempo; caratteristica che, in sé, non comporta aspetti negativi e possiede al contrario grande potenziale. The Chosen, quanto agli elementi sin qui rilevati, è un fenomeno positivo. Dove sono allora le «ombre»? Esse risiedono nel modo di caratterizzare determinati personaggi, come pure nell'elaborazione di scene di fantasia, non presenti nella narrazione evangelica. Per quanto gli autori garantiscano di non aver mai inserito elementi che vadano contro ciò che si legge nei Vangeli, resta vero che essi hanno creato scene e dettagli che non sono nei Vangeli.<br />Propongo solo qualche esempio. Il personaggio di Cristo è ambivalente: in alcune scene Gesù appare come il Verbo incarnato, manifestando la potenza della divinità e la concretezza della sua natura umana. In altre scene, tuttavia, troviamo un Gesù che sembra "solo umano". Ora, è vero che il Figlio di Dio si è fatto - eccetto il peccato - simile a noi in tutto. Questo, però, non implica che Egli si comporti in tutto e per tutto come facciamo noi, che siamo solo uomini, e inoltre peccatori. È una scelta giusta rappresentare l'umanità di Gesù mostrandolo come un uomo qualunque, che si comporta come noi? Se il metro di paragone per essere riconosciuti come veri uomini fosse l'uomo decaduto, la scelta sarebbe azzeccata (in questo caso, però, il modello perfetto di umanità saremmo noi, non Lui).<br />Ma Cristo non è solo uomo e inoltre la sua umanità è priva delle ferite del peccato. Come detto, gli autori sostengono di non contraddire il testo dei Vangeli; eppure, nel modo di rappresentare Gesù, non sembrano uniformarsi in ogni caso alla prospettiva narrativa neotestamentaria. Ad esempio, mostrare Gesù che balla con gli Apostoli, o che ride un po' sguaiatamente non è direttamente contrario ad alcuna affermazione evangelica, dato che i Vangeli in nessun luogo attestano che Gesù si rifiutasse di ballare o che non ridesse mai. Tuttavia, i Vangeli mostrano Gesù che piange, si commuove, si adira, esulta nello Spirito, soffre; ma mai Gesù che ride, fa battute o danza.<br />TENERE CIÒ CHE È BUONO<br />Non poche volte, gli attori scelti, o il modo in cui recitano la propria parte, non trasmettono il dovuto senso di importanza che hanno i personaggi della storia sacra. Si guardi, ad esempio, l'attore scelto per rappresentare Gesù dodicenne, che trasmette una sensazione di totale ordinarietà. Un ragazzo qualunque, non certo il Salvatore del mondo. Anche il modo in cui viene ricoperto il ruolo di Maria non appare sempre all'altezza della Madre di Dio. Sarei poi curioso di sapere cosa pensano i miei concittadini di Salerno (nella cui cattedrale sono custodite le spoglie di san Matteo, molto venerato in diocesi) del modo in cui viene rappresentato l'Apostolo nella serie.<br />In questo breve commento ho volutamente sottolineato più le ombre che le luci. Queste ultime, comunque, non mancano. Il senso di queste osservazioni non è di condannare o censurare The Chosen. Il punto è che gli elementi positivi saranno probabilmente colti dai telespettatori più facilmente di quelli negativi, ragion per cui questi riferimenti potrebbero servire come un aiuto a guardare The Chosen non solo liberando i propri sentimenti ed emozioni durante la visione, ma anche riflettendo sui contenuti veicolati dalla serie, molti dei quali sono arricchenti, mentre altri devono essere sottoposti ad attenta valutazione.<br />I genitori che volessero far vedere questa serie televisiva ai propri figli, come pure gli operatori pastorali che volessero utilizzarla, dovrebbero comunque accompagnare i più giovani e inesperti nel discernimento necessario a distinguere gli aspetti positivi da quelli negativi. Bisogna ricordare che un film è un film: nulla di meno, ma anche nulla di più. La fonte per la nostra conoscenza del vero volto di Cristo resta la Parola di Dio, proclamata dall'insegnamento bimillenario della Chiesa. Certe rappresentazioni possono più o meno cogliere nel segno, mentre la verità è nella Rivelazione divina. Conoscendo e accogliendo quest'ultima nella fede, possederemo anche il metro di giudizio per valutare ogni cosa, tenendo ciò che è buono.<br /><br />Nota di BastaBugie: tramite l'app gratuita di The Chosen si possono vedere le prime tre serie doppiate in italiano (basta andare su impostazioni audio e mettere "italiano").<br />Per l'app, clicca qui! Per il sito internet, clicca qui!<br />Franco Olearo commenta la prima serie di The Chosen che sta andando in onda su TV 2000. Ecco l'articolo pubblicato su Family Cinema Tv:<br />Simone, dopo il miracolo della pesca miracolosa operata da Gesù, ha ricevuto l'invito del Maestro a seguirlo. Simone è felicissimo della proposta, ma va dalla moglie a chiedere la sua approvazione. I discepoli che sono stati da poco scelti da Gesù, approfittano di trovarsi tutti assieme alle nozze di Cana per conoscersi meglio: ognuno racconta che mestiere faceva e da dove proviene; nel loro viaggio verso Gerusalemme, incontrano una donna egiziana e Gesù la interpella direttamente nella sua lingua, che ha imparato quando da bambino è andato in quel paese in esilio con Giuseppe e Maria. La samaritana si reca da sua marito: gli chiede di firmare l'atto di divorzio (lei ormai l'ha abbandonato da tempo) ma lui rifiuta; si reca quindi a mezzogiorno, in pieno sole, a prendere l'acqua dal pozzo perché se andasse di mattina, come tutte le altre donne del paese, non sarebbe gradita.<br />Sono rapidi esempi di come questo serial multistagione (la prima si ferma a quando Gesù toglie il riserbo e dichiara apertamente di essere il messia) sviluppi in dettaglio la vita delle persone che vengono invitate da Gesù a seguirlo. [...]<br />Se la vita dei discepoli, di Nicodemo, di Maria di Magdala è liberamente ricostruita, quando interviene Gesù, le sue parole sono quelle del Vangelo (più qualche aggiunta, per meglio contestualizzarlo). Ma al di là della soluzione adottata, è importante chiedersi: la figura di Gesù, vero Dio e vero uomo e il suo messaggio, emergono con forza e chiarezza? La risposta è si. Proprio perché veniamo a conoscere in dettaglio la vita dei vari personaggi, appare più chiaramente la rivoluzione apportata dal Messia: si avvicina di più proprio ai malati che hanno bisogno di esser curati, a quelli che la società considera come irrimediabilmente condannati e oggetto di disprezzo. [...]<br />Molto ben delineata, non collegata a nessun miracolo ma al puro convincimento della parola, è la figura di Nicodemo: un fariseo onesto, che cerca la verità, che non interpreta il mondo partendo dal contesto chiuso di ciò che prescrive la Legge ma è pronto a farsi stupire dal nuovo e il suo incontro notturno con Gesù, la sua commozione, il loro colloquio, sono uno dei punti più alti di questa stagione.<br />Ovviamente bisogna chiudere un occhio su certe ricostruzioni dell'epoca: due giovani si prendono a pugni mentre gli altri intorno scommettono su chi vincerà e sembra proprio di assistere a una scena ricavata da un film western; i soldati romani remano su di una barca, con tanto di elmo e di mantello rosso da parata; Gesù si sposta da un paese e l'altro con uno zaino che sembra preso in prestito da liceale. Occorre però riconoscere che la realtà ebraica del tempo è ben disegnata: è curata nei dettagli la preparazione per il giorno dello Shabbat e i personaggi ebrei esprimono una sentita fede nel Dio dei loro padri.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/59023495</guid><pubDate>Tue, 12 Mar 2024 23:11:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/59023495/la_serie_the_chosen_un_ges_troppo_umano.mp3" length="9597701" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Le migliori scene di The Chosen ➜ https://www.youtube.com/watch?v=x6vxvzEVA2Q

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7721

LA SERIE ''THE CHOSEN'': UN GESU' TROPPO UMANO
di Mauro Gagliardi

A partire da lunedì 4...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Le migliori scene di The Chosen ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=x6vxvzEVA2Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=x6vxvzEVA2Q</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7721" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7721</a><br /><br />LA SERIE ''THE CHOSEN'': UN GESU' TROPPO UMANO<br />di Mauro Gagliardi<br /><br />A partire da lunedì 4 marzo, TV2000 ha inserito nel proprio palinsesto la trasmissione della fortunata serie nordamericana The Chosen, dedicata alla vita di Cristo. Personalmente non conoscevo questa serie sino all'anno scorso. Durante l'insegnamento del mio consueto corso di Cristologia e Soteriologia, alcuni studenti mi hanno chiesto cosa pensassi del Cristo riprodotto in The Chosen. Allora decisi di guardarne l'intera prima stagione (nella versione originale statunitense). Dopo la visione, riferii il mio parere agli studenti, che sintetizzai con le parole «luci e ombre».<br />Non c'è dubbio che si tratta di una produzione di ottimo livello, ben curata a livello tecnico. Alcune scene sono davvero ben girate e fanno emergere la personalità di Gesù in modo affascinante, addirittura accattivante. È uno dei motivi per cui la serie ha avuto un enorme successo. Essa è guardata attualmente da centinaia di migliaia di persone. Si calcola che più di cento milioni di persone ne abbiano visto almeno una parte e al momento è in corso la traduzione in moltissime lingue. Alcuni tra i miei studenti mi hanno riferito di far ricorso a The Chosen nelle loro attività di apostolato, soprattutto con i giovani.<br />LE OMBRE<br />Il ricorso ai canali di comunicazione digitale, tra cui il cinema e la TV, è una caratteristica dell'azione di evangelizzazione del nostro tempo; caratteristica che, in sé, non comporta aspetti negativi e possiede al contrario grande potenziale. The Chosen, quanto agli elementi sin qui rilevati, è un fenomeno positivo. Dove sono allora le «ombre»? Esse risiedono nel modo di caratterizzare determinati personaggi, come pure nell'elaborazione di scene di fantasia, non presenti nella narrazione evangelica. Per quanto gli autori garantiscano di non aver mai inserito elementi che vadano contro ciò che si legge nei Vangeli, resta vero che essi hanno creato scene e dettagli che non sono nei Vangeli.<br />Propongo solo qualche esempio. Il personaggio di Cristo è ambivalente: in alcune scene Gesù appare come il Verbo incarnato, manifestando la potenza della divinità e la concretezza della sua natura umana. In altre scene, tuttavia, troviamo un Gesù che sembra "solo umano". Ora, è vero che il Figlio di Dio si è fatto - eccetto il peccato - simile a noi in tutto. Questo, però, non implica che Egli si comporti in tutto e per tutto come facciamo noi, che siamo solo uomini, e inoltre peccatori. È una scelta giusta rappresentare l'umanità di Gesù mostrandolo come un uomo qualunque, che si comporta come noi? Se il metro di paragone per essere riconosciuti come veri uomini fosse l'uomo decaduto, la scelta sarebbe azzeccata (in questo caso, però, il modello perfetto di umanità saremmo noi, non Lui).<br />Ma Cristo non è solo uomo e inoltre la sua umanità è priva delle ferite del peccato. Come detto, gli autori sostengono di non contraddire il testo dei Vangeli; eppure, nel modo di rappresentare Gesù, non sembrano uniformarsi in ogni caso alla prospettiva narrativa neotestamentaria. Ad esempio, mostrare Gesù che balla con gli Apostoli, o che ride un po' sguaiatamente non è direttamente contrario ad alcuna affermazione evangelica, dato che i Vangeli in nessun luogo attestano che Gesù si rifiutasse di ballare o che non ridesse mai. Tuttavia, i Vangeli mostrano Gesù che piange, si commuove, si adira, esulta nello Spirito, soffre; ma mai Gesù che ride, fa battute o danza.<br />TENERE CIÒ CHE È BUONO<br />Non poche volte, gli attori scelti, o il modo in cui recitano la propria parte,...]]></itunes:summary><itunes:duration>600</itunes:duration><itunes:keywords>controverso,melgibson,razzismo,standupcomedy,thechosen</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1f82e345134805c417a03310635a6759.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sound of Freedom*** (2023) - Sound of Freedom svela lo sfruttamento sessuale dei minori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sound-of-freedom-2023-sound-of-freedom-svela-lo-sfruttamento-sessuale-dei-minori--58589720</link><description><![CDATA[VIDEO: Intervista a Federica Picchi su TGCOM24 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=THQgRp3tMI8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=THQgRp3tMI8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7689</a><br /><br />SOUND OF FREEDOM SVELA LO SFRUTTAMENTO SESSUALE DEI MINORI di Marco Begato<br />Lo riconoscono persino sullANSA: "negli USA è stato uno dei casi cinematografici dell’anno e tra pochi giorni arriverà anche in Italia". Stiamo parlando di "Sound of Freedom - il Canto della Libertà", il film che appunto in questi giorni esordisce in anteprima sui grandi schermi italiani di alcune città, in attesa della proiezione ufficiale prevista per il 19 e 20 febbraio per la distribuzione di Dominus Production (la realtà distributiva fondata da Federica Picchi Roncali).<br />Ma quali sono gli ingredienti che rendono speciale questa pellicola? Partiamo dal primo e più accattivante: si tratta di un prodotto di ottima qualità. Musiche, fotografie, attori e trama garantiscono due ore abbondanti di intrattenimento che non delude. Il genere è quello di un film d’azione, con qualche tocco di poliziesco, un’ambientazione molto sudamericana, sigari, modelle e una missione di salvataggio non proprio impossibile, ma di grandissima suspense e tensione (anche perché tratta di una storia vera!).<br />Il secondo aspetto concerne la tematica, scottante a dir poco. Protagonisti dello sceneggiato sono i bambini, rapiti nelle strade e nelle piazze, adescati nelle scuole, sottratti con l’inganno a genitori sprovveduti, per poi essere destinati ai più squallidi traffici di questo pianeta. "Sound of Freedom" in particolare si sofferma sul mercato sessuale e sul commercio pedofilo, specialmente quello di alto rango.<br />E qui si raccoglie la scommessa dei produttori, che riescono a toccare un tema di assoluta delicatezza, ma con un’astuzia narrativa di rara genialità. Il film infatti mostra molto chiaramente che il più devastante giro di pedofilia sulla terra non è legato a pornomani solitari incollati al proprio computer in qualche soffitta, bensì a vere e proprie compravendite di giovani schiavi che i ricchi possidenti dei vari ambienti bene della società organizzano su isole viziose e ripugnanti. Ora, il main carachter incarna un personaggio reale, l’agente Timothy Ballard che sta a capo di un’associazione internazionale di lotta al traffico sessuale minorile. Ma l’utente medio non può non ritrovare, dietro questa quasi commerciale pellicola d’azione, la denuncia e la descrizione di quel mondo mostruoso che negli ultimi mesi si sta affacciando sulla scena pubblica attraverso le denunce e le rivelazioni correlate a Jeffrey Epstein, alla compagna Ghislaine Maxwell, al Mossad e all’abominio pedofilo cucito intorno a nomi internazionali della politica (Andrea di Windsor l’unico a essere caduto in pubblica disgrazia finora. E per ora), dell’industria e dello spettacolo.<br />Chissà che proprio questo spieghi la freddezza della critica, di contro al successo smaccato ai botteghini. La critica deve in qualche modo ridicolizzare Sound of Freedom, al fine di arginare la diffusione del messaggio pericolosissimo che esso diffonde a danno dei padroni della comunicazione. Il pubblico applaude invece un girato di grande piacevolezza, mentre solidarizza con le avventure di Ballard e con la sua missione, acquisendo man mano consapevolezza dell’enormità delle oscenità che insozzano molti gabinetti della globalizzazione e molti schermi di successo.<br />La minaccia che questo film rappresenta non sta nel dirci che la pedofilia esiste e che tante categorie ne sono afflitte, ma sta in quel che non ci dice, sta nell’accendere i fari della denuncia pedofila in una stagione giuridica estremamente rischiosa per i 200 clienti di Epstein ancora a piede libero e in una stagione culturale che vorrebbe sdoganare la dignità delle PAM (persone attratte dai minori), magari passando attraverso l’edulcorazione dei Pride e del transgenderismo.<br />In attesa di gustarci Il Canto della Libertà nelle nostre sale, non possiamo non augurarci che il destino del film si intrecci con quello dei corsi storici prossimi venturi: che un popolo sempre più grande prenda coscienza del marcio in essere e si attivi per sgominarlo, nonostante la resistenza di eserciti del conformismo pagati all’uopo, e confidando nella guida coraggiosa di qualche eroe sconosciuto ma determinato. Se poi l’eroe ha il volto cinematografico di Gesù (Ballard è impersonato da Jim Caviezel - cfr. The Passion of Chirst) allora l’augurio si fa preghiera.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58589720</guid><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 13:48:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58589720/sound_of_freedom_svela_lo_sfruttamento_sessuale_dei_minori.mp3" length="5748654" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Intervista a Federica Picchi su TGCOM24 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=THQgRp3tMI8

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7689

SOUND OF FREEDOM SVELA LO SFRUTTAMENTO SESSUALE DEI MINORI di Marco Begato
Lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Intervista a Federica Picchi su TGCOM24 ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=THQgRp3tMI8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=THQgRp3tMI8</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7689</a><br /><br />SOUND OF FREEDOM SVELA LO SFRUTTAMENTO SESSUALE DEI MINORI di Marco Begato<br />Lo riconoscono persino sullANSA: "negli USA è stato uno dei casi cinematografici dell’anno e tra pochi giorni arriverà anche in Italia". Stiamo parlando di "Sound of Freedom - il Canto della Libertà", il film che appunto in questi giorni esordisce in anteprima sui grandi schermi italiani di alcune città, in attesa della proiezione ufficiale prevista per il 19 e 20 febbraio per la distribuzione di Dominus Production (la realtà distributiva fondata da Federica Picchi Roncali).<br />Ma quali sono gli ingredienti che rendono speciale questa pellicola? Partiamo dal primo e più accattivante: si tratta di un prodotto di ottima qualità. Musiche, fotografie, attori e trama garantiscono due ore abbondanti di intrattenimento che non delude. Il genere è quello di un film d’azione, con qualche tocco di poliziesco, un’ambientazione molto sudamericana, sigari, modelle e una missione di salvataggio non proprio impossibile, ma di grandissima suspense e tensione (anche perché tratta di una storia vera!).<br />Il secondo aspetto concerne la tematica, scottante a dir poco. Protagonisti dello sceneggiato sono i bambini, rapiti nelle strade e nelle piazze, adescati nelle scuole, sottratti con l’inganno a genitori sprovveduti, per poi essere destinati ai più squallidi traffici di questo pianeta. "Sound of Freedom" in particolare si sofferma sul mercato sessuale e sul commercio pedofilo, specialmente quello di alto rango.<br />E qui si raccoglie la scommessa dei produttori, che riescono a toccare un tema di assoluta delicatezza, ma con un’astuzia narrativa di rara genialità. Il film infatti mostra molto chiaramente che il più devastante giro di pedofilia sulla terra non è legato a pornomani solitari incollati al proprio computer in qualche soffitta, bensì a vere e proprie compravendite di giovani schiavi che i ricchi possidenti dei vari ambienti bene della società organizzano su isole viziose e ripugnanti. Ora, il main carachter incarna un personaggio reale, l’agente Timothy Ballard che sta a capo di un’associazione internazionale di lotta al traffico sessuale minorile. Ma l’utente medio non può non ritrovare, dietro questa quasi commerciale pellicola d’azione, la denuncia e la descrizione di quel mondo mostruoso che negli ultimi mesi si sta affacciando sulla scena pubblica attraverso le denunce e le rivelazioni correlate a Jeffrey Epstein, alla compagna Ghislaine Maxwell, al Mossad e all’abominio pedofilo cucito intorno a nomi internazionali della politica (Andrea di Windsor l’unico a essere caduto in pubblica disgrazia finora. E per ora), dell’industria e dello spettacolo.<br />Chissà che proprio questo spieghi la freddezza della critica, di contro al successo smaccato ai botteghini. La critica deve in qualche modo ridicolizzare Sound of Freedom, al fine di arginare la diffusione del messaggio pericolosissimo che esso diffonde a danno dei padroni della comunicazione. Il pubblico applaude invece un girato di grande piacevolezza, mentre solidarizza con le avventure di Ballard e con la sua missione, acquisendo man mano consapevolezza dell’enormità delle oscenità che insozzano molti gabinetti della globalizzazione e molti schermi di successo.<br />La minaccia che questo film rappresenta non sta nel dirci che la pedofilia esiste e che tante categorie ne sono afflitte, ma sta in quel che non ci dice, sta nell’accendere i fari della denuncia pedofila in una stagione giuridica estremamente rischiosa per i 200 clienti di Epstein ancora a piede libero e in una stagione culturale che...]]></itunes:summary><itunes:duration>360</itunes:duration><itunes:keywords>epstein,jimcaviezel,maxwell,pedofilia,soundoffreedom,timballard</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/96efae579827b501e58c78fb5d9e981e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Family Plan* (2023) - Un avvincente mix tra azione, commedia e dramma familiare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-family-plan-2023-un-avvincente-mix-tra-azione-commedia-e-dramma-familiare--58165591</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer del film ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=BUANdC8xRTA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=BUANdC8xRTA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7654</a><br /><br />THE FAMILY PLAN, UN AVVINCENTE MIX TRA AZIONE, COMMEDIA E DRAMMA FAMILIARE di Don Stefano Bimbi<br />The Family Plan è un avvincente mix tra azione, commedia e dramma familiare che narra la vicenda del protagonista in bilico tra due mondi opposti. Il film, uscito il 15 dicembre in esclusiva su Apple TV+, riesce a divertire, ma anche a far riflettere sull'importanza della famiglia, quella naturale: marito, moglie, figli. Di questi tempi disastrati è un lusso che raramente ci possiamo permettere.<br />Il protagonista è interpretato magistralmente da Mark Wahlberg che ricordiamo in Father Stu, un bel film del 2022, basato sulla storia vera di un alcolista, famiglia sfasciata, niente studi, che si innamora di una ragazza messicana. Lei è cattolicissima e lui, ateo, per amor suo, accetta il battesimo nella Chiesa Cattolica. Poi si converte davvero al punto che sente la vocazione al sacerdozio. In Father Stu Mark Wahlberg aveva recitato con Mel Gibson e sempre con lui, che sarà regista e produttore, vestirà i panni di un pilota incaricato di trasportare un prigioniero in attesa del processo nel film tutta adrenalina di prossima uscita Flight Risk (sesto film diretto da Mel Gibson dopo i capolavori L'uomo senza volto, Braveheart, La passione di Cristo, Apocalypto e La battaglia di Hacksaw Ridge).<br />In The Family Plan Mark Wahlberg interpreta Dan Morgan, un uomo apparentemente normale con una famiglia amorevole, ma con un oscuro passato di assassino d'élite. La narrazione prende una svolta intensa quando i nemici del passato di Dan lo rintracciano, costringendolo a intraprendere un viaggio improvvisato attraverso gli Stati Uniti fino a Las Vegas con la sua ignara famiglia al seguito. La moglie, interpretata dalla splendida Michelle Monaghan, la figlia adolescente arrabbiata, il figlio gamer professionista - che, tale padre tale figlio, compie le sue mirabolanti imprese in segreto - e l'adorabile bambino di dieci mesi. Quest'ultimo è l'unico che vede subito chi è in realtà il padre e questo è all'origine delle scene più esilaranti come quando per respingere l'attacco di una moto che si è affiancata all'auto del protagonista, il bebè gli passa il biberon come fosse un'arma pericolosissima.<br />Mark Wahlberg offre una performance convincente, passando agilmente da momenti di intensità e azione a scene più intime con la sua famiglia. I due adolescenti con i loro problemi legati all'adolescenza mettono in luce le difficoltà dei genitori di oggi. Bellissima la scena di quando il padre butta dal finestrino tutti i cellulari per poter vivere la vacanza che è appena iniziata in santa pace con la famiglia. Quale genitore non si sente provocato da questa radicale soluzione? Oppure almeno da una forte restrizione per questi aggeggi tecnologici che anziché darci più amici e più socialità spesso sono di ostacolo alle famiglie e agli amici per vivere relazioni sane o almeno normali.<br />La sceneggiatura ben scritta di The Family Plan gioca con successo con la dualità del personaggio di Dan, svelando gradualmente il suo passato mentre cerca di proteggere il suo nucleo familiare. Il tema di sottofondo è la bellezza della famiglia e l'importanza dei legami familiari rendendo la storia avvincente. Interessante anche la sottolineatura nel finale che in ogni famiglia esiste una mela marcia da cui prendere le distanze per non farsi trascinare nella depravazione.<br />The Family Plan permette ai figli di pensare in quali occasioni il loro padre è, anche lui, un eroe. E fa interrogare i genitori sul corretto modo di rapportarsi con i figli. Insomma la visione del film garantisce una serata piacevole per tutta la famiglia appassionando gli spettatori dall'inizio alla fine.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/58165591</guid><pubDate>Mon, 01 Jan 2024 14:08:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/58165591/the_family_plan_un_avvincente_mix_tra_azione_commedia_e_dramma_familiare.mp3" length="4032117" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer del film ➜ https://www.youtube.com/watch?v=BUANdC8xRTA&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7654

THE FAMILY PLAN, UN AVVINCENTE MIX TRA AZIONE, COMMEDIA E...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer del film ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=BUANdC8xRTA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=BUANdC8xRTA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7654</a><br /><br />THE FAMILY PLAN, UN AVVINCENTE MIX TRA AZIONE, COMMEDIA E DRAMMA FAMILIARE di Don Stefano Bimbi<br />The Family Plan è un avvincente mix tra azione, commedia e dramma familiare che narra la vicenda del protagonista in bilico tra due mondi opposti. Il film, uscito il 15 dicembre in esclusiva su Apple TV+, riesce a divertire, ma anche a far riflettere sull'importanza della famiglia, quella naturale: marito, moglie, figli. Di questi tempi disastrati è un lusso che raramente ci possiamo permettere.<br />Il protagonista è interpretato magistralmente da Mark Wahlberg che ricordiamo in Father Stu, un bel film del 2022, basato sulla storia vera di un alcolista, famiglia sfasciata, niente studi, che si innamora di una ragazza messicana. Lei è cattolicissima e lui, ateo, per amor suo, accetta il battesimo nella Chiesa Cattolica. Poi si converte davvero al punto che sente la vocazione al sacerdozio. In Father Stu Mark Wahlberg aveva recitato con Mel Gibson e sempre con lui, che sarà regista e produttore, vestirà i panni di un pilota incaricato di trasportare un prigioniero in attesa del processo nel film tutta adrenalina di prossima uscita Flight Risk (sesto film diretto da Mel Gibson dopo i capolavori L'uomo senza volto, Braveheart, La passione di Cristo, Apocalypto e La battaglia di Hacksaw Ridge).<br />In The Family Plan Mark Wahlberg interpreta Dan Morgan, un uomo apparentemente normale con una famiglia amorevole, ma con un oscuro passato di assassino d'élite. La narrazione prende una svolta intensa quando i nemici del passato di Dan lo rintracciano, costringendolo a intraprendere un viaggio improvvisato attraverso gli Stati Uniti fino a Las Vegas con la sua ignara famiglia al seguito. La moglie, interpretata dalla splendida Michelle Monaghan, la figlia adolescente arrabbiata, il figlio gamer professionista - che, tale padre tale figlio, compie le sue mirabolanti imprese in segreto - e l'adorabile bambino di dieci mesi. Quest'ultimo è l'unico che vede subito chi è in realtà il padre e questo è all'origine delle scene più esilaranti come quando per respingere l'attacco di una moto che si è affiancata all'auto del protagonista, il bebè gli passa il biberon come fosse un'arma pericolosissima.<br />Mark Wahlberg offre una performance convincente, passando agilmente da momenti di intensità e azione a scene più intime con la sua famiglia. I due adolescenti con i loro problemi legati all'adolescenza mettono in luce le difficoltà dei genitori di oggi. Bellissima la scena di quando il padre butta dal finestrino tutti i cellulari per poter vivere la vacanza che è appena iniziata in santa pace con la famiglia. Quale genitore non si sente provocato da questa radicale soluzione? Oppure almeno da una forte restrizione per questi aggeggi tecnologici che anziché darci più amici e più socialità spesso sono di ostacolo alle famiglie e agli amici per vivere relazioni sane o almeno normali.<br />La sceneggiatura ben scritta di The Family Plan gioca con successo con la dualità del personaggio di Dan, svelando gradualmente il suo passato mentre cerca di proteggere il suo nucleo familiare. Il tema di sottofondo è la bellezza della famiglia e l'importanza dei legami familiari rendendo la storia avvincente. Interessante anche la sottolineatura nel finale che in ogni famiglia esiste una mela marcia da cui prendere le distanze per non farsi trascinare nella depravazione.<br />The Family Plan permette ai figli di pensare in quali occasioni il loro padre è, anche lui, un eroe. 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È tedesca - originaria di Klingenberg, piccola cittadina della Franconia - e il suo caso è unico nella storia degli esorcismi. Infatti Anneliese è morta in un periodo in cui riceveva gli esorcismi. È morta il 1° luglio 1976 all'età di 23 anni. Pesava poco più di 30 chili. Era in cura da un neurologo per attacchi notturni. Soffriva di epilessia. Durante questi spasmi affermava di vedere spaventose figure diaboliche e sentiva odori puzzolenti.<br />I suoi genitori e i due sacerdoti esorcisti - fatto mai accaduto nella storiografia degli esorcismi - per la sua morte sono stati incriminati, sottoposti a processo penale e condannati. Tutta la stampa tedesca se ne è occupata, e questa storia è stata subito ribattezzata con il "caso Klingenberg".<br />La vicenda di questa ragazza lascia a bocca aperta ed è uno dei casi di esorcismo più discussi al mondo.<br />Ma il fatto particolare è che sono riuscito a ritrovare una scatola in cui avevo riposto delle cose che mi aveva lasciato Padre Amorth, il noto esorcista scomparso il 16 settembre 2016. Ero andato a trovarlo a Roma qualche settimana prima che morisse e mi aveva dato tre nastri - cassette audio - e una busta con i fogli dentro. Non avevo aperto subito la busta. Mi ricordo però che mi aveva detto: "la madre di Anneliese me le ha inviate e non occorre comprendere il tedesco per poter riconoscere, in modo chiarissimo, che le reazioni sono quelle tipiche delle possessioni diaboliche." Non avevo compreso di cosa Padre Armorth stesse parlando avevo riposto tutto in una scatola. E qualche tempo dopo l'ho ritrovata non ci posso credere. Padre Amorth mi aveva lasciato un suo studio e gli audio originali degli esorcismi su Anneliese Micheal. Quello studio lo aveva preparato per la riunione con gli iscritti all'associazione internazionale esorcisti da lui fondata. Nella relazione, il noto esorcista, riferendosi alla situazione drammatica della Germania, scriveva che non aveva mai conosciuto né esorcisti tedeschi, né vescovi tedeschi sensibili al problema. "ci sono motivi", si legge nella relazione, "di carattere storico: la lotta alle streghe nel mondo protestante è stata assai più dura che nel mondo cattolico, per cui anche la relazione a quella pazzia è stata più forte. Ci sono motivi dottrinali: i vescovi temono di essere stimati retrogradi se dimostrano apertura a queste tematiche, per cui o sono decisamente contrari o rifiutano di affrontare l'argomento.<br />Ad aggravare la situazione si è aggiunto il caso di Anneliese Micheal, che ha avuto e ha tutt'ora vastissima ripercussione".<br />UNA STORIA DA CINEMA<br />Si, perché la vicenda di questa ragazza sembra veramente un film (a lei è ispirato il film L'esorcismo di Emily Rose, diretto da Scott Darryckson) Anneliese nel 1973 iniziò gli studi di pedagogia e teologia. Ma cominciarono a verificarsi dei fenomeni strani per la gente e inspiegabile per i medici. La famiglia di Anneliese, molto cattolica si rivolse al proprio parroco, che dopo essersi consultato con un sacerdote, padre Ernst Alt, decise di scrivere al vescovo di Wurzburg, monsignor Joseph Stangl. Dopo aver costatato altri fenomeni strani padre Alt si consultò con un noto esperto di possessioni diaboliche, il gesuita padre Rodewyk di Francoforte; poi scrisse di nuovo al vescovo la sua convinzione che Anneliese fosse veramente posseduta dal demoni. Il vescovo decise di incaricare come esorcista padre Renz, stimatissimo superiore dei salvatoriani, aiutato da padre Alt.<br />Il 24 settembre 1975 fecero il primo esorcismo a Anneliese, nella casa dei suoi genitori, a Klingenberg; il 1° ottobre incominciarono anche a registrare gli esorcismi, che furono in tutto 67. Durante gli esorcismi Anneliese affermava di essere posseduta dall'anima dannata di Lucifero in persona, di Giuda Iscariota, di Nerone, del ladrone crocifisso alla sinistra di Gesù e di Adolf Hitler [vedi nota alla fine dell'articolo].<br />Negli ultimi mesi di vita la ragazza rifiutò ogni aiuto da parte dei medici, avendone sperimentato per anni la totale inutilità. Inoltre - questa era l'opinione principale di padre Amorth - il caso di Anneliese può essere qualificato come "caso mistico". "Ne ho seguiti vari", scriveva Amorth, "nella mia esperienza di esorcista. Quando la persona si offre al Signore come vittima, o accetta di donare la vita in espiazione dei peccati del mondo, può essere colpita da possessioni o malattie inguaribili. Perciò non faccio colpa ai medici di non aver ottenuto nulla e non faccio colpa agli esorcisti se i loro sforzi non hanno ottenuto il successo sperato".<br />Ecco cosa appunta nel suo diario la ragazza ( il 20 ottobre 1975): " il Salvatore vuole da me obbedienza, per questo io scrivo: "ogni dolore, anche se piccolo, porta molto frutto, se unito alla mia passione" ". E forse è anche per questo che, ancora oggi, 43 anni dopo la sua morte, la tomba di Anneliese è meta di pellegrinaggi. Se vi capita di passare da lì, lasciatele un fiore. Alla morte della ragazza furono indicate queste cause: enorme dimagrimento ( pesava 31 chili), sforzo fisico straordinario e infiammazione polmonare.<br />LA CONDANNA E IL GIUDIZIO DI PADRE AMORTH<br />Il tribunale Aschaffenburg, in data 21 aprile 1978, dopo un processo farsa e viziato dai mass media, condannò i genitori di Anneliese, padre Alt e padre Renz a sei mesi, con il beneficio della condizionale. La sentenza, è incredibile, dice testualmente: "Come attenuante a favore degli imputati, che credono irrevocabilmente del diavolo, non si deve escludere che al momento del fatto, come conseguenza del loro credo, in particolare anche della possessione di Anneliese, essi fossero notevolmente limitati nella loro capacità di intendere e di volere". "Un pronunciamento assurdo: un tribunale", si legge nello studio di Padre Amorth, "che ci permette di condannare chi condannare chi crede nell'esistenza del diavolo e nella possessione diabolica, affermando che, chi ha chi ha queste convinzioni è un semidemente, pronuncia un giudizio su questioni religiose che esulano completamente dalla sua competenza e va contro ogni norma giuridica".<br />Ovviamente la sentenza venne esaltata da tutta la stampa tedesca come un trionfo del progresso moderno, un superamento delle superstizioni del medioevo. E il clero germanico, già da lungo tempo contrario a credere all'esistenza del demonio e alle possessioni, tirò un sospiro di sollievo. Fatto sta che per fortuna non mancarono le polemiche alla decisione del tribunale di Aschaffenburg: il giudice Harald Grochtmann, che ha studiato la sentenza di condanna, ne ha fatto una stroncatura radicale, mentre un altro giurista, noto avvocato penalista di Francoforte, Schidt - Leichner, è arrivato ad affermare che quella sentenza non condanna quattro imputati, ma la Chiesa Cattolica. La famiglia di Anneliese - nonostante un'altissima probabilità di vittoria - rinunziò ad appellare la sentenza di primo grado per motivi economici. Non aveva i soldi necessari per affrontare il processo. Fortemente condizionata da questa vicenda, la Commissione episcopale tedesca in seguito dichiarò che il caso di Anneliese Micheal non era una vera possessione e fece forte pressione alla Santa Sede (scrivendo all'allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio, cardinale Joseph Ratzinger) perché il rituale degli esorcismi fosse modificato.<br />Ecco la conclusione dello studio di padre Amorth su questa vicenda: "il caso Klingenberg ha avuto, e continua ad avere grande influenza. In risposta a tante lettere che mi arrivano dalla Germania, con la richiesta di un appuntamento a Roma per ricevere esorcismi, indirizzo ai gruppi di Rinnovamento carismatico, dove almeno si fanno preghiere di liberazione. Mi comporto allo stesso modo con le lettere che mi arrivano da altre nazioni. Ho anche la speranza che i gruppi del Rinnovamento, se per miracolo esiste qualche esorcista, ne siano informati, e possano indirizzarvi chi ne ha bisogno". "Resto convinto", conclude, "che quella di Anneliese fu una vera e propria possessione diabolica".<br />Nota di BastaBugie: solo i demòni possono possedere il corpo di un altro, quindi non Giuda, Hitler, ecc. probabilmente quindi questi erano demòni che si erano dati il nome di esseri umani.<br />Quando si riporta che la povera Anneliese fu posseduta contemporaneamente da Lucifero (capo degli angeli caduti), da Giuda Iscariota (primo traditore di Cristo), da Nerone (potente terreno e persecutore della Chiesa nascente), da Caino (primo fratricida), da Hitler (genocida e nemico della Chiesa moderna), da Fleischmann (sacerdote indegno del 16° secolo) e da altri dannati, ricordiamo che i fenomeni di possessione sono eventi molto delicati ed accompagnati da aspetti misteriosi che sembrano, perfino, contraddire la retta filosofia. Nel caso di Anneliese suscita interrogativi, ad esempio, il fatto che, oltre ai demòni, fossero attivamente impegnate a tormentare la povera ragazza, diverse anime dannate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57511882</guid><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 21:27:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57511882/il_caso_di_emily_rose_secondo_padre_amorth.mp3" length="14004183" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer del film ➜ https://www.youtube.com/watch?v=plEKtU1wQyc

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7560

IL CASO DI EMILY ROSE SECONDO PADRE AMORTH di David Murgia
Questa ragazza sorridente si chiama Anneliese...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer del film ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=plEKtU1wQyc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=plEKtU1wQyc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7560" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7560</a><br /><br />IL CASO DI EMILY ROSE SECONDO PADRE AMORTH di David Murgia<br />Questa ragazza sorridente si chiama Anneliese Micheal. È tedesca - originaria di Klingenberg, piccola cittadina della Franconia - e il suo caso è unico nella storia degli esorcismi. Infatti Anneliese è morta in un periodo in cui riceveva gli esorcismi. È morta il 1° luglio 1976 all'età di 23 anni. Pesava poco più di 30 chili. Era in cura da un neurologo per attacchi notturni. Soffriva di epilessia. Durante questi spasmi affermava di vedere spaventose figure diaboliche e sentiva odori puzzolenti.<br />I suoi genitori e i due sacerdoti esorcisti - fatto mai accaduto nella storiografia degli esorcismi - per la sua morte sono stati incriminati, sottoposti a processo penale e condannati. Tutta la stampa tedesca se ne è occupata, e questa storia è stata subito ribattezzata con il "caso Klingenberg".<br />La vicenda di questa ragazza lascia a bocca aperta ed è uno dei casi di esorcismo più discussi al mondo.<br />Ma il fatto particolare è che sono riuscito a ritrovare una scatola in cui avevo riposto delle cose che mi aveva lasciato Padre Amorth, il noto esorcista scomparso il 16 settembre 2016. Ero andato a trovarlo a Roma qualche settimana prima che morisse e mi aveva dato tre nastri - cassette audio - e una busta con i fogli dentro. Non avevo aperto subito la busta. Mi ricordo però che mi aveva detto: "la madre di Anneliese me le ha inviate e non occorre comprendere il tedesco per poter riconoscere, in modo chiarissimo, che le reazioni sono quelle tipiche delle possessioni diaboliche." Non avevo compreso di cosa Padre Armorth stesse parlando avevo riposto tutto in una scatola. E qualche tempo dopo l'ho ritrovata non ci posso credere. Padre Amorth mi aveva lasciato un suo studio e gli audio originali degli esorcismi su Anneliese Micheal. Quello studio lo aveva preparato per la riunione con gli iscritti all'associazione internazionale esorcisti da lui fondata. Nella relazione, il noto esorcista, riferendosi alla situazione drammatica della Germania, scriveva che non aveva mai conosciuto né esorcisti tedeschi, né vescovi tedeschi sensibili al problema. "ci sono motivi", si legge nella relazione, "di carattere storico: la lotta alle streghe nel mondo protestante è stata assai più dura che nel mondo cattolico, per cui anche la relazione a quella pazzia è stata più forte. Ci sono motivi dottrinali: i vescovi temono di essere stimati retrogradi se dimostrano apertura a queste tematiche, per cui o sono decisamente contrari o rifiutano di affrontare l'argomento.<br />Ad aggravare la situazione si è aggiunto il caso di Anneliese Micheal, che ha avuto e ha tutt'ora vastissima ripercussione".<br />UNA STORIA DA CINEMA<br />Si, perché la vicenda di questa ragazza sembra veramente un film (a lei è ispirato il film L'esorcismo di Emily Rose, diretto da Scott Darryckson) Anneliese nel 1973 iniziò gli studi di pedagogia e teologia. Ma cominciarono a verificarsi dei fenomeni strani per la gente e inspiegabile per i medici. La famiglia di Anneliese, molto cattolica si rivolse al proprio parroco, che dopo essersi consultato con un sacerdote, padre Ernst Alt, decise di scrivere al vescovo di Wurzburg, monsignor Joseph Stangl. Dopo aver costatato altri fenomeni strani padre Alt si consultò con un noto esperto di possessioni diaboliche, il gesuita padre Rodewyk di Francoforte; poi scrisse di nuovo al vescovo la sua convinzione che Anneliese fosse veramente posseduta dal demoni. Il vescovo decise di incaricare come esorcista padre Renz, stimatissimo superiore dei salvatoriani, aiutato da padre Alt.<br />Il 24 settembre 1975...]]></itunes:summary><itunes:duration>876</itunes:duration><itunes:keywords>anneliesemicheal,apuleio,emilyrose,esorcismo,padreamorth</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1ea19eea87f069ac121dcd0ff3aa8619.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sound of Freedom*** (2023) - La storia vera di Tim Ballard</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sound-of-freedom-2023-la-storia-vera-di-tim-ballard--57461145</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7586" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7586</a><br /><br />SOUND OF FREEDOM, BOOM AL BOTTEGHINO PER IL FILM CON JIM CAVIEZEL di Rino Cammilleri<br />C'è un intero - e unico - film incentrato sulla piaga della pedofilia. Che, come spiegano i titoli finali, è aumentata nel mondo del 5mila percento negli ultimissimi anni. Sarà per questo - a pensar male... - che le majors americane non hanno voluto distribuirlo? E ora si mangiano le mani, perché, affidato a un'etichetta indipendente, sta sbancando nei cinema statunitensi. Si tratta di Sound of freedom, «il suono della libertà», che è, diciamolo subito, quello prodotto dai giochi dei bimbi appena liberati dai trafficanti di carne umana.<br />Un film così non poteva che essere pensato dal trio dei kattoliconi di Hollywood: Mel Gibson, Jim Caviezel ed Everardo Verástegui. Caviezel ne è protagonista e la moglie è interpretata da Mira Sorvino, già Premio Oscar. Basato sulla storia, vera, di Tim Robard, agente speciale Usa che, presa a cuore la causa di due fratellini messicani, un maschietto e una femminuccia rapiti con la scusa di un provino cinematografico e portati in Colombia, si dimette pur a un passo dalla pensione (che per i mestieri particolarmente usuranti come il suo è fortemente anticipata) per mettersi da solo in caccia. Scene autentiche, prese da telecamere pubbliche, inframmezzano il film, mostrando come sia facile portar via bambini a centinaia e smistarli in vari luoghi del mondo per avviarli alla prostituzione.<br />Non manca il riferimento a un'«isola del piacere» che sinistramente ricorda lo scandalo sollevato pochi anni fa in America e che si concluse con il misterioso "suicidio" in carcere - carcere di massima sicurezza - del patron, isola frequentata da vip e vippissimi del jet-set e pure della politica internazionale, nella quale campeggiava il ritratto a olio di un ex presidente americano in tacchi a spillo. Il film ha un happy end, perché Robard riesce a riportare a casa i due bambini, anche se già abusati. Nella realtà, Robard, spinto dalla moglie (una bellissima donna madre di sette figli), mise insieme di sua iniziativa una squadra che in Colombia riuscì a liberare centoventi bambini, facendo arrestare una dozzina di trafficanti.<br />Come testimoniò, poi al Congresso, era solo una goccia nel mare. Il traffico pedofilo muove 150miliardi di dollari l'anno, e i principali consumatori di tale merce sono proprio negli Usa. In numeri assoluti ci sono al mondo più schiavi oggi di quanti ce ne fossero nei tempi in cui la schiavitù era legale. Permane la domanda: perché questo film ha dovuto ricorrere al fai-da-te per essere distribuito? Nemmeno la Disney, il cui target tradizionale è proprio l'infanzia, ha voluto saperne. La giustificazione ufficiale è stata: un tema così delicato avrebbe urtato la sensibilità del pubblico. Già, ma i temi arcobaleno e woke no? O a pensar male...? Be', vedremo se Sound of freedom approderà in Italia debitamente doppiato (io l'ho visto coi sottotitoli amatoriali). Notevole, a mio avviso, la frase chiave del film: quando al protagonista viene domandato, in pratica, ma-chi-te-lo-fa-fare, risponde che «i figli di Dio non si toccano».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57461145</guid><pubDate>Tue, 31 Oct 2023 22:46:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57461145/sound_of_freedom_boom_al_botteghino_per_il_film_con_jim_caviezel.mp3" length="3892103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7586

SOUND OF FREEDOM, BOOM AL BOTTEGHINO PER IL FILM CON JIM CAVIEZEL di Rino Cammilleri
C'è un intero - e unico - film incentrato sulla piaga della pedofilia. Che, come spiegano i...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7586" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7586</a><br /><br />SOUND OF FREEDOM, BOOM AL BOTTEGHINO PER IL FILM CON JIM CAVIEZEL di Rino Cammilleri<br />C'è un intero - e unico - film incentrato sulla piaga della pedofilia. Che, come spiegano i titoli finali, è aumentata nel mondo del 5mila percento negli ultimissimi anni. Sarà per questo - a pensar male... - che le majors americane non hanno voluto distribuirlo? E ora si mangiano le mani, perché, affidato a un'etichetta indipendente, sta sbancando nei cinema statunitensi. Si tratta di Sound of freedom, «il suono della libertà», che è, diciamolo subito, quello prodotto dai giochi dei bimbi appena liberati dai trafficanti di carne umana.<br />Un film così non poteva che essere pensato dal trio dei kattoliconi di Hollywood: Mel Gibson, Jim Caviezel ed Everardo Verástegui. Caviezel ne è protagonista e la moglie è interpretata da Mira Sorvino, già Premio Oscar. Basato sulla storia, vera, di Tim Robard, agente speciale Usa che, presa a cuore la causa di due fratellini messicani, un maschietto e una femminuccia rapiti con la scusa di un provino cinematografico e portati in Colombia, si dimette pur a un passo dalla pensione (che per i mestieri particolarmente usuranti come il suo è fortemente anticipata) per mettersi da solo in caccia. Scene autentiche, prese da telecamere pubbliche, inframmezzano il film, mostrando come sia facile portar via bambini a centinaia e smistarli in vari luoghi del mondo per avviarli alla prostituzione.<br />Non manca il riferimento a un'«isola del piacere» che sinistramente ricorda lo scandalo sollevato pochi anni fa in America e che si concluse con il misterioso "suicidio" in carcere - carcere di massima sicurezza - del patron, isola frequentata da vip e vippissimi del jet-set e pure della politica internazionale, nella quale campeggiava il ritratto a olio di un ex presidente americano in tacchi a spillo. Il film ha un happy end, perché Robard riesce a riportare a casa i due bambini, anche se già abusati. Nella realtà, Robard, spinto dalla moglie (una bellissima donna madre di sette figli), mise insieme di sua iniziativa una squadra che in Colombia riuscì a liberare centoventi bambini, facendo arrestare una dozzina di trafficanti.<br />Come testimoniò, poi al Congresso, era solo una goccia nel mare. Il traffico pedofilo muove 150miliardi di dollari l'anno, e i principali consumatori di tale merce sono proprio negli Usa. In numeri assoluti ci sono al mondo più schiavi oggi di quanti ce ne fossero nei tempi in cui la schiavitù era legale. Permane la domanda: perché questo film ha dovuto ricorrere al fai-da-te per essere distribuito? Nemmeno la Disney, il cui target tradizionale è proprio l'infanzia, ha voluto saperne. La giustificazione ufficiale è stata: un tema così delicato avrebbe urtato la sensibilità del pubblico. Già, ma i temi arcobaleno e woke no? O a pensar male...? Be', vedremo se Sound of freedom approderà in Italia debitamente doppiato (io l'ho visto coi sottotitoli amatoriali). Notevole, a mio avviso, la frase chiave del film: quando al protagonista viene domandato, in pratica, ma-chi-te-lo-fa-fare, risponde che «i figli di Dio non si toccano».]]></itunes:summary><itunes:duration>244</itunes:duration><itunes:keywords>caviezel,disney,distribuzione,soundoffreedom,verastegui</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/41c31acac19ca17aafc4275b6cc18056.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sound of Freedom*** (2023) - Il film anti-pedofilia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sound-of-freedom-2023-il-film-anti-pedofilia--56359818</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer di Sound of Freedom ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Rt0kp4VW1cI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Rt0kp4VW1cI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=520</a><br /><br />SOUND OF FREEDOM, IL FILM ANTI-PEDOFILIA di Luca Volontè<br />Il film Sound of Freedom, che è stato proposto nei cinema degli Stati Uniti d'America il 4 luglio, a differenza dell'ultimo film di Indiana Jones, ha continuato a crescere in popolarità e, al momento, ha incassato circa 85 milioni di dollari al botteghino a fronte di un budget di 14,6 milioni, con la previsione di superare i 100 milioni alla fine di questa terza settimana di luglio. Dopo i primi giorni di diffidenza e silenzio, il successo che sta mietendo ha indotto sempre più sale a programmare la pellicola e moltiplicarne le proiezioni.<br />Sound of Freedom è un thriller basato sulle gesta del vero Tim Ballard, interpretato da Jim Caviezel, un agente della Sicurezza Nazionale che, dopo aver salvato un ragazzino dai trafficanti, scopre che la sorella del ragazzo è ancora prigioniera. Si licenzia e mette a rischio la sua vita, intraprendendo un pericoloso viaggio attraverso la giungla colombiana per salvare la bambina. Nel 2013, Ballard e alcuni ex agenti governativi avevano lasciato il loro lavoro per fondare "Operation Underground Railroad" (O.U.R.), che lavora in tutto il mondo e in collaborazione con le forze dell'ordine per salvare i bambini dalla schiavitù e dallo sfruttamento.<br />GUARDARE IN FACCIA UN PROBLEMA GRAVE<br />Vale la pena vederlo, speriamo presto in Italia, ben distribuito, ben doppiato e magari anche in prima visione in Rai, perché getta una luce necessaria sul problema mondiale del traffico sessuale di bambini, su quanto sia diffuso e su come gli Stati Uniti sia il primo mercato dove si compiono questi criminali commerci umani.<br />Negli Usa, i media tradizionali e i vari siti di sinistra e liberal americani, ma anche da noi, hanno evitato di raccomandare la visione del film, altri si sono detti sconcertati e molti non ne hanno nemmeno parlato sino alla scorsa settimana, quando il successo che stava mietendo la pellicola era impossibile da nascondere. Non sono mancati gli attacchi all'attore principale Jim Caviezel, di chi lo voleva legato agli estremisti, razzisti e cospirazionisti di "QAnon", altri hanno polemizzato sul fatto che il lancio del film era coinciso con l'annuncio dell'impegno politico, forse in vista delle elezioni presidenziali in Messico, del produttore e attore di successo Eduardo Verástegui.<br />L'acrimonia nei confronti della pellicola, oltre all'invidia delle grandi case produttrici, dalla Disney alla Sony, e alla vendetta che, dopo il rifiuto di Netflix e Amazon prime, i giganti dell'intrattenimento stanno consumando, è certamente dovuta la sua trama. Non che Hollywood sia contraria a fare film che mostrano rappresentazioni ben peggiori della schiavitù (sessuale o di altro tipo), come in film come Schindler's List o Dodici anni schiavo. Si tratta di film storici in cui gli spettatori e i critici potevano guardare o analizzare il film con la sicurezza di vivere in un mondo probabilmente più civilizzato, molto distante da quello delle piantagioni coloniali o dagli avvenimenti della Seconda guerra mondiale.<br />La pellicola Sound of Freedom invece costringe a guardare in faccia ad un problema grave e reale che sta accadendo nelle città occidentali ed in quelle del terzo mondo e strattona la coscienza dello spettatore, mettendo ciascuno di noi di fronte alla realtà: la considerazione diffusa di valutare l'infanzia come oggetto di piacere, di abusi, di schiavitù e lavoro a basso costo e, in ultima analisi, come un bene di consumo degli adulti.<br />IL TRAFFICO SESSUALE DI BAMBINI È DA CONDANNARE<br />Oltre all'avversione morale di coloro che non vogliono farsi provocare dalla realtà e giudicarla per quel che è, un nuovo schiavismo incivile, un altro motivo per cui Sound of Freedom è criticato e censurato, è per i tanti espliciti riferimenti evangelici e biblici presenti nelle parti dei protagonisti, a partire dalla scena in cui Caviezel ricorda al pedofilo "Ohinsky" della «macina da mulino» che potrebbe venirgli appesa al collo. Certamente lo snobismo e l'indifferenza con cui molti media liberal socialisti guardano alla pellicola, nasce anche dalla volontà granitica di voler dimenticare le putride vicende che hanno interessato il produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, quelle del finanziere Jeffrey Epstein e della sua rete di politici, banchieri, industriali, nobili e magnati globalisti, il volgare diffondersi dell'indottrinamento LGBTI e le sbandierate perversioni e abusi infantili compiuti durante i gay pride, celebratisi nelle scorse settimane.<br />Ammettere che il traffico sessuale di bambini è oggettivamente sbagliato e da condannare senza mezzi termini, significherebbe che certe preferenze e attività sessuali sono ingiuste o illecite. Una volta iniziato questo discorso, si dovrebbe mettere in discussione tutte le libertà sessuali e sociali acquisite nel corso degli anni. In breve, se si inizia a parlare degli orrori del traffico sessuale di bambini e della necessità di fare qualcosa al riguardo, si costruisce inavvertitamente una solida argomentazione a favore del ripristino dei costumi sessuali tradizionali e della costruzione di famiglie stabili e più forti.<br />Sia chiaro, in Sound of Freedom, apprendiamo che il titolo deriva dal suono della gioia e dell'allegria dei bambini quando la loro innocenza è protetta e sono liberi di essere bambini. Invece è una triste testimonianza dei nostri tempi il fatto che ci siano persone che sono disposte a permettere che un bambino venga venduto, privato dei suoi genitori naturali, violato nel suo pudore e abusato con immagini ed insegnamenti perversi, perché può significare rispettare l'identità altrui o la libertà di seguire desideri degradati.<br />Questo film e le imprese reali delle forze dell'ordine e di gruppi come "Operation Underground Railroad" che in tutto il mondo e non solo negli Usa combattono il traffico di esseri umani, la schiavitù, gli abusi e la pedofilia, ci ricordano che un patto con il diavolo, anche sancito con il pavido silenzio e la malintesa tolleranza, non vale mai la pena esser sottoscritto.<br />Nota di BastaBugie: Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Jim Caviezel: I bambini sono sotto attacco" parla dell'ultimo film prodotto da Edoardo Verastegui.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 16 giugno 2023:<br />«È il mio miglior film dopo La Passione di Cristo». Non ha dubbi Jim Caviezel protagonista di Sound of Freedom, distribuito da Angel Studios nelle sale cinematografiche dal 4 luglio. Pellicola in cui Caviezel interpreta Tim Ballard, agente della Homeland Security che, dopo aver salvato un ragazzino da una banda di trafficanti di droga, scopre che la sorella del bambino è ancora prigioniera. Così arriva a lasciare il lavoro e a mettere a rischio la sua vita per intraprendere un viaggio rischioso attraverso la giungla colombiana pur di salvare la bambina.<br />In realtà il film è ispirato ad una storia vera: nel 2013, il vero Ballard e un certo numero di ex agenti del governo hanno lasciato il lavoro per fondare Operation Underground Railroad (O.U.R.), che lavora in tutto il mondo e in collaborazione con le forze dell'ordine per salvare i bambini dalla schiavitù e dallo sfruttamento. Alla CNA Caviezel ha parlato del film in uscita, dell'effetto che spera possa avere sugli altri e di quanto sia stato attratto dalla figura di Baillard con cui, per calarsi perfettamente nel ruolo, ha passato parecchio tempo ad allenarsi nel combattimento ravvicinato, arrivando persino a seguirlo in missione per osservarlo da vicino e in modo "metodico", come sottolinea Caviezel.<br />L'attore, cattolico devoto, spera che la gente lasci il cinema con "un cuore nuovo", precisamente "un cuore che non ha paura", ha aggiunto. Un film che l'ha spinto a riflettere sulla necessità di combattere il male, proprio in quanto credente: «Stavo pregando l'altro giorno e ho detto: "Possiamo amare i figli di Dio più di quanto temiamo il male? Possiamo amare Gesù più di quanto temiamo la croce?" E questo è il problema dei cristiani di oggi: che vogliono seguire la strada più facile, ma in un mondo che cambia, ad un certo punto sei costretto a prendere una decisione».<br />Caviezel sottolinea, inoltre, come a compiere il male siano anche coloro che rimangono indifferenti di fronte ad esso. Un male grande come, sottolinea l'attore, il traffico clandestino di circa 2 milioni di bambini in tutto il mondo. Mentre i "civilissimi" Usa sarebbero la meta principale della tratta dei minori, in tutti i 50 stati. California, Texas, Florida, Ohio e New York detengono questo sconvolgente primato. Secondo un rapporto del 2019 della Human Trafficking Hotline, ci sono più di 350.000 bambini che scompaiono negli Stati Uniti ogni anno. Di questi si stima che ben 100.000 siano oggetto di tratta.<br />«I figli di Dio non sono più in vendita», è la frase che letteralmente "buca" la pellicola e Caveziel, alla CNA, ne ha spiegato il senso: i bambini, sottolinea Caviezel sono sotto attacco, in tant]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/56359818</guid><pubDate>Thu, 03 Aug 2023 20:04:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/56359818/sound_of_freedom_il_film_anti_pedofilia.mp3" length="10422722" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer di Sound of Freedom ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Rt0kp4VW1cI

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=520

SOUND OF FREEDOM, IL FILM ANTI-PEDOFILIA di Luca Volontè
Il film Sound of Freedom, che è stato...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer di Sound of Freedom ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Rt0kp4VW1cI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Rt0kp4VW1cI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=520</a><br /><br />SOUND OF FREEDOM, IL FILM ANTI-PEDOFILIA di Luca Volontè<br />Il film Sound of Freedom, che è stato proposto nei cinema degli Stati Uniti d'America il 4 luglio, a differenza dell'ultimo film di Indiana Jones, ha continuato a crescere in popolarità e, al momento, ha incassato circa 85 milioni di dollari al botteghino a fronte di un budget di 14,6 milioni, con la previsione di superare i 100 milioni alla fine di questa terza settimana di luglio. Dopo i primi giorni di diffidenza e silenzio, il successo che sta mietendo ha indotto sempre più sale a programmare la pellicola e moltiplicarne le proiezioni.<br />Sound of Freedom è un thriller basato sulle gesta del vero Tim Ballard, interpretato da Jim Caviezel, un agente della Sicurezza Nazionale che, dopo aver salvato un ragazzino dai trafficanti, scopre che la sorella del ragazzo è ancora prigioniera. Si licenzia e mette a rischio la sua vita, intraprendendo un pericoloso viaggio attraverso la giungla colombiana per salvare la bambina. Nel 2013, Ballard e alcuni ex agenti governativi avevano lasciato il loro lavoro per fondare "Operation Underground Railroad" (O.U.R.), che lavora in tutto il mondo e in collaborazione con le forze dell'ordine per salvare i bambini dalla schiavitù e dallo sfruttamento.<br />GUARDARE IN FACCIA UN PROBLEMA GRAVE<br />Vale la pena vederlo, speriamo presto in Italia, ben distribuito, ben doppiato e magari anche in prima visione in Rai, perché getta una luce necessaria sul problema mondiale del traffico sessuale di bambini, su quanto sia diffuso e su come gli Stati Uniti sia il primo mercato dove si compiono questi criminali commerci umani.<br />Negli Usa, i media tradizionali e i vari siti di sinistra e liberal americani, ma anche da noi, hanno evitato di raccomandare la visione del film, altri si sono detti sconcertati e molti non ne hanno nemmeno parlato sino alla scorsa settimana, quando il successo che stava mietendo la pellicola era impossibile da nascondere. Non sono mancati gli attacchi all'attore principale Jim Caviezel, di chi lo voleva legato agli estremisti, razzisti e cospirazionisti di "QAnon", altri hanno polemizzato sul fatto che il lancio del film era coinciso con l'annuncio dell'impegno politico, forse in vista delle elezioni presidenziali in Messico, del produttore e attore di successo Eduardo Verástegui.<br />L'acrimonia nei confronti della pellicola, oltre all'invidia delle grandi case produttrici, dalla Disney alla Sony, e alla vendetta che, dopo il rifiuto di Netflix e Amazon prime, i giganti dell'intrattenimento stanno consumando, è certamente dovuta la sua trama. Non che Hollywood sia contraria a fare film che mostrano rappresentazioni ben peggiori della schiavitù (sessuale o di altro tipo), come in film come Schindler's List o Dodici anni schiavo. Si tratta di film storici in cui gli spettatori e i critici potevano guardare o analizzare il film con la sicurezza di vivere in un mondo probabilmente più civilizzato, molto distante da quello delle piantagioni coloniali o dagli avvenimenti della Seconda guerra mondiale.<br />La pellicola Sound of Freedom invece costringe a guardare in faccia ad un problema grave e reale che sta accadendo nelle città occidentali ed in quelle del terzo mondo e strattona la coscienza dello spettatore, mettendo ciascuno di noi di fronte alla realtà: la considerazione diffusa di valutare l'infanzia come oggetto di piacere, di abusi, di schiavitù e lavoro a basso costo e, in ultima analisi, come un bene di consumo degli adulti.<br />IL TRAFFICO SESSUALE DI BAMBINI È DA CONDANNARE<br />Oltre all'avversione morale di coloro...]]></itunes:summary><itunes:duration>652</itunes:duration><itunes:keywords>impegnopolitico,jimcaviezel,male,schiavitù,soundoffreedom</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/55d87b05eba520c7c2d3bacb359b31e5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Molokai, l'isola maledetta* (1959) - San Damiano de Veuster non ebbe paura di portare Cristo ai lebbrosi di Molokai</title><link>https://www.spreaker.com/episode/molokai-l-isola-maledetta-1959-san-damiano-de-veuster-non-ebbe-paura-di-portare-cristo-ai-lebbrosi-di-molokai--53507424</link><description><![CDATA[VIDEO: Molokai l'isola maledetta ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Mxd1-KjrK30&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7369</a><br /><br /><br />SAN DAMIANO DE VEUSTER NON EBBE PAURA DI PORTARE CRISTO AI LEBBROSI DI MOLOKAI<br /><br />Figlio di contadini fiamminghi, dopo la scuola primaria nel suo paese, Damiano fu inviato a Braine-le-Comte per imparare la lingua francese. Seguendo le orme di uno dei suoi fratelli, entrò nel noviziato della Congregazione dei Sacri Cuori a Lovanio assumendo il nome di Damiano: dopo gli studi teologici e filosofici a Parigi, emise i voti perpetui il 7 ottobre 1860: suo fratello non poté realizzare il desiderio di viaggiare attivamente come missionario all'estero e Damiano fece suo il sogno del fratello.<br />Il 19 marzo 1864, padre Damiano sbarcò nel porto di Honolulu, dove rimase a svolgere la sua missione: fu ordinato sacerdote il 24 maggio 1864 presso la Cathedral Basilica of Our Lady of Peace (Nostra Signora della Pace, a Honolulu), una chiesa fondata dal suo ordine religioso.<br />Prestò servizio pastorale presso diverse parrocchie sull'isola di Oahu proprio mentre il regno delle Hawaii stava affrontando un periodo particolarmente difficile dal punto di vista sanitario: i commercianti stranieri ed i marinai avevano introdotto nell'arcipelago numerose nuove malattie che la popolazione locale non era in grado di affrontare. Migliaia di persone morirono a causa di mali come l'influenza e la sifilide, ma anche a causa di una grave epidemia di lebbra. Re Kamehameha IV relegò i lebbrosi del regno in alcune colonie situate nel nord dell'isola di Molokai.<br />Padre Damiano nel 1865 fu assegnato alla Missione cattolica del nord Kohala, ma chiese al vicario apostolico, monsignor Luigi Maigret, il permesso per andare a Molokai.<br />MOLOKAI, COLONIA DI MORTE<br />Nel 1870 padre Damiano assunse il suo ruolo di sacerdote e medico dei lebbrosi nelle colonie: il 10 maggio 1873 arrivò presso la colonia di Kalaupapa.<br />Il primo impatto con la realtà di Molokai fu terrificante: non esisteva nessuna legge, donne e bambini erano costretti alla prostituzione, i malati venivano abbandonati senza cure in una specie di ospedale dove i medici erano lebbrosi a loro volta, i morti erano lasciati insepolti.<br />Il vescovo Maigret presentò Damiano ai coloni come un padre, e aggiunse, che li avrebbe amati a tal punto che non avrebbe esitato a divenire uno di loro: "vivere e morire con loro". I lebbrosi che vivevano nella colonia di Kalaupapa erano oltre 600. La prima cosa che fece Damiano fu di costruire una chiesa e di stabilire la parrocchia di Santa Filomena. Passava per i villaggi battezzando e promuovendo il culto al SS.mo Sacramento, del quale diceva: "Senza la presenza costante del nostro Divino Maestro nella mia povera cappella, io non avrei mai potuto perseverare, condividendo la mia sorte con quella dei lebbrosi di Molokai".<br />Non fu solo un sacerdote; svolse bene anche il ruolo di dottore: curò ulcere, costruì case e letti, costruì bare e scavò tombe. Quella di Kalaupapa è stata definita una "colonia di morte", dove molte persone furono costrette a lottare per sopravvivere, dimenticate dal governo: l'arrivo di Damiano fu considerato una svolta per la comunità.<br />Sotto la sua direzione, la comunità si dotò di leggi che regolassero la vita comune, costruì capanne e case decorose anche esteticamente, eresse scuole e creò fattorie, costruì cappelle, un orfanotrofio, refettori e dormitori.<br />CAVALIERE DELL'ORDINE DI KALĀKAUA<br />Re Kalākaua delle Hawaii insignì padre Damiano del grado di Commendatore dell'Ordine reale di Kalākaua I e, quando la principessa Lili'uokalani visitò la colonia per consegnargli le insegne dell'onorificenza, rimase profondamente turbata nel vedere lo stato in cui vivevano i lebbrosi, tanto che non riuscì a completare il discorso ufficiale.<br />Fu proprio la principessa a far conoscere al mondo i meriti del religioso: la sua fama si diffuse in Europa e negli Stati Uniti ed anche i protestanti americani e la Chiesa d'Inghilterra elargirono grandi somme di denaro per il missionario.<br />Nel dicembre del 1884 Damiano, mettendo a bagno i suoi piedi nell'acqua calda, non poté sentirne il calore: si accorse così di aver contratto la lebbra.<br />Nonostante la scoperta continuò a lavorare attivamente per portare a fine i suoi progetti fino alla morte: fu raggiunto comunque da quattro collaboratori: il sacerdote Luigi Lambert Conrardy, madre Marianna Cope, superiora delle suore francescane di Syracuse, Joseph Dutton, soldato americano in congedo, ritiratosi a causa di un matrimonio fallito per alcolismo e James Sinnett, infermiera di Chicago.<br />Padre Damiano morì di lebbra nel 1889, all'età di 49 anni: fu prima seppellito a Molokai. Fu riportato in patria soltanto nel 1936 dalla goletta Mercator e il suo corpo fu trasferito a Lovanio (Belgio) vicino al villaggio in cui nacque.<br />Padre Damiano è stato beatificato a Bruxelles da papa Giovanni Paolo II il 3 giugno 1995 e canonizzato da papa Benedetto XVI l'11 ottobre 2009.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53507424</guid><pubDate>Wed, 12 Apr 2023 08:57:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53507424/san_damiano_de_veuster_non_ebbe_paura_di_portare_cristo_ai_lebbrosi_di_molokai.mp3" length="8161951" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Molokai l'isola maledetta ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Mxd1-KjrK30&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU

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SAN DAMIANO DE VEUSTER NON EBBE PAURA DI PORTARE...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Molokai l'isola maledetta ➜ https://www.youtube.com/watch?v=Mxd1-KjrK30&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7369</a><br /><br /><br />SAN DAMIANO DE VEUSTER NON EBBE PAURA DI PORTARE CRISTO AI LEBBROSI DI MOLOKAI<br /><br />Figlio di contadini fiamminghi, dopo la scuola primaria nel suo paese, Damiano fu inviato a Braine-le-Comte per imparare la lingua francese. Seguendo le orme di uno dei suoi fratelli, entrò nel noviziato della Congregazione dei Sacri Cuori a Lovanio assumendo il nome di Damiano: dopo gli studi teologici e filosofici a Parigi, emise i voti perpetui il 7 ottobre 1860: suo fratello non poté realizzare il desiderio di viaggiare attivamente come missionario all'estero e Damiano fece suo il sogno del fratello.<br />Il 19 marzo 1864, padre Damiano sbarcò nel porto di Honolulu, dove rimase a svolgere la sua missione: fu ordinato sacerdote il 24 maggio 1864 presso la Cathedral Basilica of Our Lady of Peace (Nostra Signora della Pace, a Honolulu), una chiesa fondata dal suo ordine religioso.<br />Prestò servizio pastorale presso diverse parrocchie sull'isola di Oahu proprio mentre il regno delle Hawaii stava affrontando un periodo particolarmente difficile dal punto di vista sanitario: i commercianti stranieri ed i marinai avevano introdotto nell'arcipelago numerose nuove malattie che la popolazione locale non era in grado di affrontare. Migliaia di persone morirono a causa di mali come l'influenza e la sifilide, ma anche a causa di una grave epidemia di lebbra. Re Kamehameha IV relegò i lebbrosi del regno in alcune colonie situate nel nord dell'isola di Molokai.<br />Padre Damiano nel 1865 fu assegnato alla Missione cattolica del nord Kohala, ma chiese al vicario apostolico, monsignor Luigi Maigret, il permesso per andare a Molokai.<br />MOLOKAI, COLONIA DI MORTE<br />Nel 1870 padre Damiano assunse il suo ruolo di sacerdote e medico dei lebbrosi nelle colonie: il 10 maggio 1873 arrivò presso la colonia di Kalaupapa.<br />Il primo impatto con la realtà di Molokai fu terrificante: non esisteva nessuna legge, donne e bambini erano costretti alla prostituzione, i malati venivano abbandonati senza cure in una specie di ospedale dove i medici erano lebbrosi a loro volta, i morti erano lasciati insepolti.<br />Il vescovo Maigret presentò Damiano ai coloni come un padre, e aggiunse, che li avrebbe amati a tal punto che non avrebbe esitato a divenire uno di loro: "vivere e morire con loro". I lebbrosi che vivevano nella colonia di Kalaupapa erano oltre 600. La prima cosa che fece Damiano fu di costruire una chiesa e di stabilire la parrocchia di Santa Filomena. Passava per i villaggi battezzando e promuovendo il culto al SS.mo Sacramento, del quale diceva: "Senza la presenza costante del nostro Divino Maestro nella mia povera cappella, io non avrei mai potuto perseverare, condividendo la mia sorte con quella dei lebbrosi di Molokai".<br />Non fu solo un sacerdote; svolse bene anche il ruolo di dottore: curò ulcere, costruì case e letti, costruì bare e scavò tombe. Quella di Kalaupapa è stata definita una "colonia di morte", dove molte persone furono costrette a lottare per sopravvivere, dimenticate dal governo: l'arrivo di Damiano fu considerato una svolta per la comunità.<br />Sotto la sua direzione, la comunità si dotò di leggi che regolassero la vita comune, costruì capanne e case decorose anche esteticamente, eresse scuole e creò fattorie, costruì cappelle, un orfanotrofio, refettori e dormitori.<br />CAVALIERE DELL'ORDINE DI KALĀKAUA<br />Re Kalākaua delle Hawaii insignì padre Damiano del grado di Commendatore dell'Ordine reale di Kalākaua I e, quando la principessa Lili'uokalani visitò la colonia per consegnargli le insegne dell'onorificenza, rimase profondamente turbata nel vedere lo stato in cui vivevano i lebbrosi, tanto...]]></itunes:summary><itunes:duration>511</itunes:duration><itunes:keywords>colonie,hawaii,molokai,padredamiano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2224f379b0079d04eeada5192cab1f94.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cinderella man** (2005) - Una ragione per lottare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cinderella-man-2005-una-ragione-per-lottare--52815341</link><description><![CDATA[VIDEO: Cinderella man - Trailer italiano ➜ www.youtube.com/watch?v=2sAMwFRK6o8&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272</a><br /><br />UNA RAGIONE PER LOTTARE di Laura Cotta Ramosino<br />Nel 1928 Jim Braddock è un pugile di successo, con una bella famiglia e qualche soldo da parte, ma la crisi del '29 e una serie di sconfitte lo riducono alla miseria. Jim, che si è fratturato una mano e ha perso la licenza di boxeur, tira avanti a stento come scaricatore di porto. Ma un'imprevedibile seconda possibilità lo rimette in pista e dà inizio alla favola della "Cenerentola del ring".<br />"In tutta la storia della boxe non troverete mai un'altra storia che, dal punto di vista umano, sia comparabile a quella di James J. Braddock". In queste parole di Damon Runyon, poste a esergo del film di Ron Howard, sta il senso di un film che è molto di più di una storia di boxe.<br />Cinderella man è uno di quei solidi classici che la Hollywood di una volta sembrava saper sfornare con una certa frequenza e di cui oggigiorno c'è davvero penuria, una celebrazione enfatica, forse, ma mai smaccatamente retorica, del sogno americano e di un uomo che lo ha reso veroper se stesso e per milioni di diseredati in uno dei periodi più difficili della storia americana, la Grande Depressione. […]<br />Il Jim Braddock di Russel Crow (forse l'unico, tra gli interpreti di oggi, capace di fondere con tanta naturalezza la violenza del ring e la tenerezza familiare del personaggio) è davvero un eroe a tutto tondo, per cui certo la boxe è una vocazione (ma lui più correttamente lo chiama mestiere), ma soprattutto il mezzo con cui sostenere la sua famiglia, che rimane chiaramente al centro del suo cuore.<br />Così, se si costringe a combattere con una mano rotta non è tanto per il bisogno di vincere a tutti i costi, ma perché ha negli occhi la miseria (mai gridata, ma non per questo meno drammatica) dei suoi, per cui anche una sconfitta onorevole può significare una cena, l'affitto o il riscaldamento.<br />La povertà della Meggie Fitzgerald di Eastwood era aggravata dalla solitudine e da un ambiente familiare freddo e ostinale, e dunque per lei la boxe diventava, oltre che via di riscatto e di affermazione di sé, anche la fonte di uno straordinario (e unico) rapporto personale per una perdente solitaria. Per Jim Braddock, la moglie Mae e i figli sono una presenza costante negli occhi e nel cuore (anche se lei non viene mai ad assistere ai suoi incontri e durante il match decisivo preferisce andare in chiesa a pregare) e la fonte più autentica del suo straordinario coraggio.<br />Un coraggio che si esprime in tutti i colpi dati e incassati sul ring, ma con una limpidezza ancora più cristallina quando, di fronte alla necessità di allontanare i suoi bambini per non farli morire di fame, Jim si umilia, prima andando a richiedere il sussidio statale, e poi mendicando letteralmente nella sede dell'Associazione pugilistica davanti a coloro che lo avevano rovinato togliendogli la licenza di boxeur.<br />Howard, in un film di ampio respiro, si prende il tempo di parlarci, oltre che di boxe (ma gli incontri che ritmano l'ascesa di Braddock al titolo mondiale sono filmati benissimo, coinvolgenti e a tratti impressionanti per la loro fisicità), anche del tessuto sociale profondamente ferito dell'epoca della Depressione; delle baracche costruite nel Central Park, dove vivono persone fino a poco tempo prima benestanti, degli uomini che lottano per un lavoro a giornata, di quelli che, come il manager di Jim, Joe Gould, tentano di mantenere l'apparenza del benessere perché quello è l'unico modo per farcela, mentre pochi gaudenti a Manhattan continuano a bere champagne e a ballare.<br />Se l'avventura di Jim Braddock è la realizzazione quasi perfetta del sogno americano dell'eroe che cade e poi risorge, il film non si fa sconti mostrando, attraverso la parabola opposta di un compagno di lavoro e amico di Jim, anche le tante vittime di quel sogno e di un sistema in cui, come è data la possibilità di realizzarsi con le proprie forze, altrettanto facile è perdersi ed essere dimenticati.<br />Tuttavia, ancor più che l'esaltante parabola sportiva che culmina in uno scontro di Davide e Golia, a lasciare incantati in questa pellicola è la semplicità con cui viene descritto l'ambiente familiare dei Braddock.<br />Il momento della crisi più profonda di Jim, quando vede impotente i suoi bambini consumarsi per il freddo e la fame, coincide anche con una crisi religiosa. I Braddock sono iralndesi e la presenza della Chiesa, nei panni di un prete così appassionato di boxe da organizzare una preghiera comunitaria in occasione dell'incontro più importante, con tanto di radio per la cronaca in diretta, è discreta ma reale. Il rifiuto di Jim di unirsi alla preghiera serale cui lo invita sua moglie Mae ci fa capire più di ogni altra cosa quanto poco manchi perché anche lui si arrenda a un destino spietato che non riesce più ad affrontare. Eppure anche in questi momenti Jim non perde lo sguardo pieno d'amore sui suoi, che si tratti di cedere la sua colazione alla bambina più piccola o di far restituire un salame rubato al macellaio. Pochi film come questo hanno saputo descrivere la bellezza di un rapporto educativo e di quanto può significare lo sguardo di un padre e di una madre sui propri figli.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52815341</guid><pubDate>Wed, 22 Feb 2023 21:02:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52815341/cinderella_man_una_ragione_per_lottare.mp3" length="6675779" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: https://Cinderella%20man%20-%20Trailer%20italiano%20➜%20www.youtube.com/watch?v=2sAMwFRK6o8&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272

UNA RAGIONE PER LOTTARE di Laura...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Cinderella man - Trailer italiano ➜ www.youtube.com/watch?v=2sAMwFRK6o8&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC<br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=272</a><br /><br />UNA RAGIONE PER LOTTARE di Laura Cotta Ramosino<br />Nel 1928 Jim Braddock è un pugile di successo, con una bella famiglia e qualche soldo da parte, ma la crisi del '29 e una serie di sconfitte lo riducono alla miseria. Jim, che si è fratturato una mano e ha perso la licenza di boxeur, tira avanti a stento come scaricatore di porto. Ma un'imprevedibile seconda possibilità lo rimette in pista e dà inizio alla favola della "Cenerentola del ring".<br />"In tutta la storia della boxe non troverete mai un'altra storia che, dal punto di vista umano, sia comparabile a quella di James J. Braddock". In queste parole di Damon Runyon, poste a esergo del film di Ron Howard, sta il senso di un film che è molto di più di una storia di boxe.<br />Cinderella man è uno di quei solidi classici che la Hollywood di una volta sembrava saper sfornare con una certa frequenza e di cui oggigiorno c'è davvero penuria, una celebrazione enfatica, forse, ma mai smaccatamente retorica, del sogno americano e di un uomo che lo ha reso veroper se stesso e per milioni di diseredati in uno dei periodi più difficili della storia americana, la Grande Depressione. […]<br />Il Jim Braddock di Russel Crow (forse l'unico, tra gli interpreti di oggi, capace di fondere con tanta naturalezza la violenza del ring e la tenerezza familiare del personaggio) è davvero un eroe a tutto tondo, per cui certo la boxe è una vocazione (ma lui più correttamente lo chiama mestiere), ma soprattutto il mezzo con cui sostenere la sua famiglia, che rimane chiaramente al centro del suo cuore.<br />Così, se si costringe a combattere con una mano rotta non è tanto per il bisogno di vincere a tutti i costi, ma perché ha negli occhi la miseria (mai gridata, ma non per questo meno drammatica) dei suoi, per cui anche una sconfitta onorevole può significare una cena, l'affitto o il riscaldamento.<br />La povertà della Meggie Fitzgerald di Eastwood era aggravata dalla solitudine e da un ambiente familiare freddo e ostinale, e dunque per lei la boxe diventava, oltre che via di riscatto e di affermazione di sé, anche la fonte di uno straordinario (e unico) rapporto personale per una perdente solitaria. Per Jim Braddock, la moglie Mae e i figli sono una presenza costante negli occhi e nel cuore (anche se lei non viene mai ad assistere ai suoi incontri e durante il match decisivo preferisce andare in chiesa a pregare) e la fonte più autentica del suo straordinario coraggio.<br />Un coraggio che si esprime in tutti i colpi dati e incassati sul ring, ma con una limpidezza ancora più cristallina quando, di fronte alla necessità di allontanare i suoi bambini per non farli morire di fame, Jim si umilia, prima andando a richiedere il sussidio statale, e poi mendicando letteralmente nella sede dell'Associazione pugilistica davanti a coloro che lo avevano rovinato togliendogli la licenza di boxeur.<br />Howard, in un film di ampio respiro, si prende il tempo di parlarci, oltre che di boxe (ma gli incontri che ritmano l'ascesa di Braddock al titolo mondiale sono filmati benissimo, coinvolgenti e a tratti impressionanti per la loro fisicità), anche del tessuto sociale profondamente ferito dell'epoca della Depressione; delle baracche costruite nel Central Park, dove vivono persone fino a poco tempo prima benestanti, degli uomini che lottano per un lavoro a giornata, di quelli che, come il manager di Jim, Joe Gould, tentano di mantenere l'apparenza del benessere perché quello è l'unico modo per farcela, mentre pochi gaudenti a Manhattan continuano a bere champagne e a ballare.<br />Se l'avventura di Jim Braddock è la realizzazione quasi perfetta del sogno americano dell'eroe che cade e poi...]]></itunes:summary><itunes:duration>418</itunes:duration><itunes:keywords>boxeur,cinderellaman,davideegolia,jimbraddock,russelcrowe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0adc5a5087cd8ce5b4bd1a14359a652d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le cronache di Narnia** (2005) - Le lettere di Berlicche il manuale per smascherare il diavolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-cronache-di-narnia-2005-le-lettere-di-berlicche-il-manuale-per-smascherare-il-diavolo--52640996</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=475<br /><br />LE LETTERE DI BERLICCHE: IL MANUALE PER SMASCHERARE IL DIAVOLO di Giovanni Fighera<br />Nato a Belfast nel 1898 e morto ad Oxford nel 1963, professore universitario e scrittore, Clive Staples Lewis è noto al grande pubblico principalmente per le Cronache di Narnia, una delle saghe per l'infanzia più venduta di sempre, pubblicata tra il 1950 e il 1956 in sette tomi. La notorietà di Lewis assume, però, dimensioni internazionali già una decina di anni prima, grazie alla pubblicazione de Le lettere di Berlicche, opera davvero geniale.<br />Lewis inventa l'espediente di un colloquio epistolare tra demoni, lo zio Berlicche e il nipote Malacoda. Lo zio vuole educare il nipote a tentare gli umani, gli insegna i trucchi e l'arte segreta del mestiere, le vie subdole per indirizzare l'uomo sulla via del male, distogliendolo lentamente dalla strada della verità. Oltre che apprezzabile per arguzia e ironia, l'opera appare come un'utilissima palestra per allenarsi a riconoscere la tentazione. Nella quotidianità facciamo costantemente esperienza di come spesso ci si presentino scelte non buone e maliziose sotto l'apparenza del bene e dell'innocenza. Il male che si nasconde sotto le parvenze del bene si chiama tentazione.<br />DUE ERRORI UGUALI E OPPOSTI<br />Nel Padre nostro noi chiediamo a Dio di tenerci lontano dalla tentazione ovvero di farcela riconoscere come tale e, quindi, di togliere la patina mendace che ricopre il male e ci impedisce di riconoscerlo come tale. Lewis evidenzia già fin dall'inizio che «vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei diavoli. Uno è il non credere alla loro esistenza. L'altro di credervi e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I diavoli sono contenti d'ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago»..<br />Percorrendo le pagine in cui lo zio tenta di educare il nipote a corrompere l'uomo, scopriamo che il diavolo vuole allontanare gli esseri umani dal gusto di vivere portandolo a denigrare la dimensione allegra della vita e il riso. Anche trascurare i piaceri veri, quelli che davvero hanno a che fare con la persona in nome dei piaceri che vanno più di moda, è un espediente adottato dal diavolo perché l'uomo non vada verso Dio, dal momento che l'uomo è portato verso Dio proprio dalle sue vere passioni e dai suoi talenti. Scrive lo zio diavolo Berlicche al nipote Malacoda: «Come non sei riuscito a capire che un piacere vero era l'ultima cosa che non avresti dovuto lasciargli incontrare? Come non hai previsto che avrebbe proprio annientato tutto l'inganno che tanto laboriosamente gli hai insegnato a valutare? E che quel genere di piacere che il libro e la passeggiata gli davano era il più pericoloso di tutti? Che gli avrebbe tolto tutta quella specie di crosta che eri riuscito a formargli sulla sua sensibilità, e fatto sentire che stava tornando a casa, che stava guarendo?».<br />SPRONATO DALLO ZIO<br />Quest'uomo, che è chiamato dal diavolo con l'espressione "verme" o "piccolo bruto", non deve pensare a se stesso, deve essere distratto da ciò che ha più a cuore, dai suoi interessi in una sorta di divertissement o distrazione che lo allontana da sé, dalla realtà e da Dio. Malgrado i suggerimenti dell'esperto zio, il paziente di Malacoda diventa cristiano. Anche allora lo si può tentare utilmente facendogli pensare di avere la grazia per sempre e che essa non vada, invece, chiesta giorno per giorno, istante per istante, facendogli desiderare un'umiltà intesa non come dipendenza da Dio e dal Mistero, bensì come sottovalutazione e disprezzo dei propri talenti e delle proprie capacità.<br />Malacoda sarà di volta in volta spronato dallo zio a tentare il paziente con il desiderio di vivere nella prospettiva del futuro, slegato dal presente e dall'eternità, con la dimenticanza della propria precarietà e della propria miseria. Scrive Berlicche: «Gli esseri umani vivono nel tempo, ma il nostro Nemico (Dio) li destina all'eternità. Perciò, credo, Egli desidera che essi si occupino principalmente di due cose: della eternità stessa, e di quel punto del tempo che essi chiamano il presente. Il presente è infatti il punto nel quale il tempo tocca l'eternità. Del momento presente, e soltanto di esso, gli esseri umani hanno un'esperienza analoga all'esperienza che il nostro nemico ha della realtà intera; soltanto in esso viene loro offerta la libertà e la realtà».<br />A questo punto si potrà tentare il nuovo convertito inducendolo a non voler essere «unicamente cristiano», ma a perseguire «il cristianesimo e la crisi, il cristianesimo e la nuova psicologia, il cristianesimo e l'ordine nuovo, il cristianesimo e la ricerca psichica, il cristianesimo e il vegetarianesimo». Al proposito lo zio scrive ancora a Malacoda: «Se devono essere cristiani siano almeno cristiani con una differenza. Sostituisci alla fede qualche moda con una tinta cristiana». Questa è una riduzione del cristianesimo che lo stempera e, al contempo, ne annienta la potente forza rivoluzionaria in nome delle buone, accettabili e comprensibili mode del momento. Nell'ottica mondana e nella prospettiva dei due demoni del romanzo ciò che è incomprensibile è che si possa seguire un Altro per guadagnare completamente se stessi, che si possa davvero amare un altro in maniera disinteressata (ci deve pur essere un secondo fine nell'amore di Dio, nel cosiddetto amore disinteressato).<br />MANUALE TASCABILE PER RICONOSCERE LA TENTAZIONE<br />Il lettore trova piacere nel leggere quello che io definirei come un "manuale tascabile per riconoscere il pensiero del mondo e la tentazione". Qual è la fine del paziente e dell'inesperto diavolo Malacoda? Riesce lo zio Berlicche ad istruire il nipote sulle modalità migliori per tentare gli umani? Dall'ultima lettera scopriamo che il paziente, morto durante un bombardamento, viene salvato e va in Paradiso. Il povero Malacoda andrà incontro a un destino terribile che si coglie nelle parole che lo zio gli indirizza nell'ultima lettera: «Mio caro, mio carissimo Malacoda, mio pupattolo, mio gattino, ti sbagli di grosso venendo piagnucoloso, ora che tutto è perduto, a chiedermi se i termini affettuosi che io ti indirizzavo non significavano nulla fin dall'inizio. Tutt'altro! Sta' sicuro che il mio amore per te e il tuo amore per me sono simili come due piselli. Io ho sempre sentito un grande desiderio di te, come tu (sciocco, degno di compassione) hai desiderato me. La differenza consiste nel fatto che io sono il più forte. Penso che ora ti daranno a me; o mi daranno un pezzettino di te. Amarti? Ma sì! Non mi sono mai cibato di un bocconcino più squisito. Ti sei lasciato sfuggire dalle dita un'anima. L'urlo della fame resa più acuta per quella perdita riecheggia in questo momento per tutti i gironi nel regno del rumore giù giù fino al trono».<br />Berlicche riconosce che alla fine, una volta entrato in Paradiso, il paziente ha visto tutto chiaramente,senza alcuna incrostazione e dubbio: «Questo animale, questa cosa generata in un letto, poté posare il suo sguardo su di Lui. Ciò che per noi è fuoco accecante, soffocante, è per lui luce rinfrescante, è la stessa chiarità, e porta le forme d'un Uomo».<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52640996</guid><pubDate>Sun, 05 Feb 2023 11:34:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52640996/le_lettere_di_berlicche_il_manuale_per_smascherare_il_diavolo.mp3" length="9147080" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=475

LE LETTERE DI BERLICCHE: IL MANUALE PER SMASCHERARE IL DIAVOLO di Giovanni Fighera
Nato a Belfast nel 1898 e morto ad Oxford nel 1963, professore universitario e scrittore, Clive...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=475<br /><br />LE LETTERE DI BERLICCHE: IL MANUALE PER SMASCHERARE IL DIAVOLO di Giovanni Fighera<br />Nato a Belfast nel 1898 e morto ad Oxford nel 1963, professore universitario e scrittore, Clive Staples Lewis è noto al grande pubblico principalmente per le Cronache di Narnia, una delle saghe per l'infanzia più venduta di sempre, pubblicata tra il 1950 e il 1956 in sette tomi. La notorietà di Lewis assume, però, dimensioni internazionali già una decina di anni prima, grazie alla pubblicazione de Le lettere di Berlicche, opera davvero geniale.<br />Lewis inventa l'espediente di un colloquio epistolare tra demoni, lo zio Berlicche e il nipote Malacoda. Lo zio vuole educare il nipote a tentare gli umani, gli insegna i trucchi e l'arte segreta del mestiere, le vie subdole per indirizzare l'uomo sulla via del male, distogliendolo lentamente dalla strada della verità. Oltre che apprezzabile per arguzia e ironia, l'opera appare come un'utilissima palestra per allenarsi a riconoscere la tentazione. Nella quotidianità facciamo costantemente esperienza di come spesso ci si presentino scelte non buone e maliziose sotto l'apparenza del bene e dell'innocenza. Il male che si nasconde sotto le parvenze del bene si chiama tentazione.<br />DUE ERRORI UGUALI E OPPOSTI<br />Nel Padre nostro noi chiediamo a Dio di tenerci lontano dalla tentazione ovvero di farcela riconoscere come tale e, quindi, di togliere la patina mendace che ricopre il male e ci impedisce di riconoscerlo come tale. Lewis evidenzia già fin dall'inizio che «vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei diavoli. Uno è il non credere alla loro esistenza. L'altro di credervi e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I diavoli sono contenti d'ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago»..<br />Percorrendo le pagine in cui lo zio tenta di educare il nipote a corrompere l'uomo, scopriamo che il diavolo vuole allontanare gli esseri umani dal gusto di vivere portandolo a denigrare la dimensione allegra della vita e il riso. Anche trascurare i piaceri veri, quelli che davvero hanno a che fare con la persona in nome dei piaceri che vanno più di moda, è un espediente adottato dal diavolo perché l'uomo non vada verso Dio, dal momento che l'uomo è portato verso Dio proprio dalle sue vere passioni e dai suoi talenti. Scrive lo zio diavolo Berlicche al nipote Malacoda: «Come non sei riuscito a capire che un piacere vero era l'ultima cosa che non avresti dovuto lasciargli incontrare? Come non hai previsto che avrebbe proprio annientato tutto l'inganno che tanto laboriosamente gli hai insegnato a valutare? E che quel genere di piacere che il libro e la passeggiata gli davano era il più pericoloso di tutti? Che gli avrebbe tolto tutta quella specie di crosta che eri riuscito a formargli sulla sua sensibilità, e fatto sentire che stava tornando a casa, che stava guarendo?».<br />SPRONATO DALLO ZIO<br />Quest'uomo, che è chiamato dal diavolo con l'espressione "verme" o "piccolo bruto", non deve pensare a se stesso, deve essere distratto da ciò che ha più a cuore, dai suoi interessi in una sorta di divertissement o distrazione che lo allontana da sé, dalla realtà e da Dio. Malgrado i suggerimenti dell'esperto zio, il paziente di Malacoda diventa cristiano. Anche allora lo si può tentare utilmente facendogli pensare di avere la grazia per sempre e che essa non vada, invece, chiesta giorno per giorno, istante per istante, facendogli desiderare un'umiltà intesa non come dipendenza da Dio e dal Mistero, bensì come sottovalutazione e disprezzo dei propri talenti e delle proprie capacità.<br />Malacoda sarà di volta in volta spronato dallo zio a tentare il paziente con il desiderio di vivere nella prospettiva del futuro, slegato dal presente e dall'eternità, con la dimenticanza della propria precarietà e della propria miseria. Scrive Berlicche:...]]></itunes:summary><itunes:duration>572</itunes:duration><itunes:keywords>berlicche,lewis,malacoda,narnia,tentazioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a170b73a9393c558dc8473f1b2756109.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Signs*** (2002) - Progetto divino o caso cieco?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/signs-2002-progetto-divino-o-caso-cieco--52467565</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=nDai7g80r_o&amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=nDai7g80r_o&amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=93" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=93</a><br /><br />SIGNS, PROGETTO DIVINO O CASO CIECO? di Pietro Guidi<br />Graham Hess, interpretato da Mel Gibson, è un pastore protestante la cui moglie è rimasta uccisa in un violento incidente stradale. Mentre lei stava camminando al bordo della strada il conducente di un pick up si era addormentato e l'aveva schiacciata contro un albero. Lei non era morta sul colpo, rimanendo intrappolata fra la macchina e la pianta. L'agente di polizia aveva detto non era possibile toglierla di lì perché se avessero spostato il pick up il suo corpo si sarebbe diviso in due. La macchina stava tenendo unito il suo corpo e lei non poteva fare altro che aspettare la morte in quella posizione. Graham riuscendo ad arrivare sul posto prima che lei muoia, ha avuto la possibilità di parlarle un'ultima volta. Morirà con suo marito accanto dopo avergli detto, forse in preda ad un delirio: "Dì a Merrill di colpire forte". Merrill era il fratello di Graham ed era da molto tempo che non giocava più a baseball.<br />Questo episodio ha segnato così tanto la vita di Graham che, a causa di esso, ha smesso di esercitare il suo ufficio di pastore ed ha perso persino la fede. Si ritira con i suoi due figli e il fratello Merrill nella sua casa di campagna, nella contea di Bucks, in Pennysylvania. I suoi due figli si chiamano Morgan e Bo. Morgan è un bambino molto timido e riservato, che soffre di asma. Bo invece è una bambina piccola con la strana paura di bere acqua contaminata. Per questo lascia in giro per la casa bicchieri d'acqua appena iniziati, convinta che ci sia entrato un granello di polvere o un capello. A parte questo, Bo è una bambina normale.<br />Nel frattempo Morgan trova un libro che parla di alieni e leggendolo trova scritto che i cerchi nel grano, come quello che è stato trovato vicino casa sua, sono davvero dei segnali di coordinamento per dirigere l'attacco degli alieni. Scoprirà inoltre che il loro assalto non sarà armato perché hanno paura che gli uomini inizino ad usare le armi nucleari, che renderebbero inutilizzabile il pianeta terra, ma avranno come unica arma un gas tossico. Dopo questo attimo di tregua la tensione comincia a salire, perché Graham si accorge che se non scapperà con la sua famiglia gli alieni potrebbero invadere casa sua. Tuttavia nessuno, oltre a Graham aveva intenzione di lasciare la casa, quindi rimangono lì e si barricano dentro alla casa, sigillando porte e finestre con delle assi di legno.<br />Da questo momento in poi il film sarà un susseguirsi di scene adrenaliniche e colpi di scena che cambieranno le carte in tavola dando un senso a tutti i segni di cui il film è sapientemente costellato. Il clamoroso finale svelerà il vero senso di tutto il film per cui emerge che la fantascienza è stata solo la cornice.<br />ALTRO CHE ALIENI, SONO SEGNI DI DIO<br />Il tema fondamentale di Signs è quello dei segni che Dio ci dà per dimostrarci la sua presenza. Prima di analizzare il dialogo centrale del film bisogna ben comprendere che se siamo in grado di leggere i segni di Dio con intelligenza, cioè non guardando solo all'apparenza delle cose, ma anche a quello che ci sta dietro, possiamo scorgere in essi il dito di Dio. Il segno più evidente è tutto il mondo che senza dire una parola ci parla dell'esistenza di un Creatore che lo ha fatto. Nella Bibbia troviamo il salmo 18 che afferma: "I cieli narrano la gloria di Dio". Da sempre la Chiesa ha insegnato che, tramite le creature, possiamo arrivare a conoscere il Creatore che le ha fatte, cioè Dio.<br />Altri segni dell'esistenza di Dio sono i numerosi miracoli avvenuti all'interno della Chiesa Cattolica che sono risultati inspiegabili alla scienza. Per esempio a Lourdes sono avvenute centinaia, se non migliaia di guarigioni miracolose. Fra tutte queste guarigioni, vista la grandissima cautela della Chiesa, ad oggi ne sono state riconosciute come miracolose 70. Un altro segno fu quando la Madonna a Fatima promise ai pastorelli, il 13 ottobre 1917, che avrebbe compiuto un segno prodigioso visibile da tutti i presenti. Accorsero circa sessantamila persone, fra cui molti scettici venuti apposta per sbugiardare le apparizioni. Ma, come la Madonna aveva promesso, avvenne un grande miracolo: il sole cominciò a danzare nel cielo, davanti a tutta quella folla. Erano presenti alcuni giornalisti, tra i quali Avelino de Almeida, redattore capo di O Século, un quotidiano anticlericale di Lisbona. Anche lui dovette ammettere in un articolo del 15 ottobre la veridicità del fatto. Questo articolo si può trovare ancora oggi su internet.<br />Un altro segno eclatante riguarda i miracoli eucaristici e le reliquie attribuite alla passione di Gesù che sono stati sottoposti all'analisi del gruppo sanguigno hanno dato come risultato sangue umano maschile di tipo AB. Siccome quando sono avvenuti questi miracoli nessuno conosceva l'esistenza dei gruppi sanguigni come possiamo spiegare questa concordanza? Le reliquie e i miracoli eucaristici appartengono a epoche e luoghi diversi e sarebbe assurdo dire che gli eventuali falsari abbiano casualmente usato sempre sangue di gruppo AB, che tra l'altro è il gruppo sanguigno più raro (solo il 5% della popolazione ce l'ha). O si inizia a credere all'assurdità che sia tutto finto oppure alla vista di questi segni bisogna ammettere che Dio esiste e che si è fatto uomo in Gesù Cristo.<br />DIALOGO CENTRALE DEL FILM<br />Questi sono segni inequivocabili, verificabili da chiunque. E allora perché c'è ancora chi non crede? La risposta a questa domanda ce la dà un importante dialogo fra Graham e suo fratello Merrill, dove l'ex pastore dice: "Gli uomini si dividono in due grandi gruppi: quando gli capita un colpo di fortuna i primi ci vedono di più che mera fortuna, che mera coincidenza, lo vedono come un segno, come la prova che esiste davvero qualcuno lassù che veglia su di loro; per i secondi è solo un caso, un fausto, concorso di circostanza. Sono sicuro che quelli del secondo gruppo guardano quelle quattordici luci con molto sospetto. Per loro questa situazione è metà e metà: può essere brutta e può essere bella. Ma nel profondo sono convinti che qualunque cosa accada essi sono soli... e questo li riempie di paura. Sì, ci sono uomini così. Ma sono molto più numerosi quelli del primo gruppo. In quelle quattordici luci essi scorgono il miracolo e nel profondo sono convinti che qualunque cosa avvenga, c'è sempre qualcuno lassù che li protegge... e questo li riempie di speranza. Ecco, quello che devi chiederti è che tipo di persona sei. Sei di quelli che vedono segni o miracoli o pensi che sia solo il caso a governare il mondo? Insomma, in altri termini: è possibile che le coincidenze non esistano?".<br />Graham divide il mondo in due gruppi: quelli che credono che tutto quello che accade è frutto del caso e chi vi scorge l'azione di Dio. Graham in quel momento ha perso la fede, ma la sua analisi dimostra che è comunque rimasto una persona intelligente e ragionevole. Per questo è in grado di trovare la verità, nonostante in questo momento sia lontano da essa.<br />Grazie al corretto modo di ragionare sarà in grado di leggere l'azione di Dio negli avvenimenti che gli capiteranno. Al contrario Merrill, considerando miracolo un banale fatto che gli era capitato con una ragazza a una festa, dimostra di non aver capito niente di quello che sono i miracoli. Chi come lui vede il soprannaturale dove non c'è in realtà non ha fede, ma è un fideista. Ed è molto più lontano dal cattolicesimo di chi non crede, ma almeno usa la ragione. Perché chi usa la ragione, partendo dalle cose che vede, può riuscire a risalire alla causa prima, cioè Dio. Chi non usa la ragione invece, anche se all'apparenza potrebbe sembrare un credente, non è in grado di fare questo e la sua presunta fede non sarà altro che un vago sentimentalismo. Infatti chi non usa la ragione non può arrivare alla fede, ma se ne costruisce una su misura, ben lontana dalla vera fede. Insomma il mondo non si divide in credenti e non credenti, ma in credenti e creduloni. Infatti chi non crede in Dio finisce per credere a tutto il resto: ai titoli dei giornali, alle promesse elettorali, a ciò che dice la televisione, fino ad arrivare a credere in tutto ciò che gli è comodo credere. Insomma alla fin fine i non credenti non si comportano in modo molto intelligente.<br />CREDENTI E CREDULONI<br />A questo punto potrebbe obiettare che lui invece conosce tante persone intelligenti che non credono in Dio. È vero, ma questa obiezione si può superare pensando che tanti corridori in questo momento sono seduti e quindi non stanno usando le gambe. Il fatto che non stiano usando le gambe non vuol dire che non abbiano in futuro la possibilità di usarle. Similmente se uno ha la ragione, non vuol dire che la userà sempre. A volte non la usa e quindi può arrivare a negare Dio, ma se la userà e saprà leggere i segni che ha davanti, può arrivare a quella fede che prima aveva negato. Quando una persona dice che Dio non esiste, in quel momento non sta rag]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52467565</guid><pubDate>Tue, 17 Jan 2023 22:36:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52467565/signs_progetto_divino_o_caso_cieco.mp3" length="13106408" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=nDai7g80r_o&amp;amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=93

SIGNS, PROGETTO DIVINO O CASO CIECO? di Pietro Guidi
Graham Hess,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=nDai7g80r_o&amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=nDai7g80r_o&amp;list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=93" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=93</a><br /><br />SIGNS, PROGETTO DIVINO O CASO CIECO? di Pietro Guidi<br />Graham Hess, interpretato da Mel Gibson, è un pastore protestante la cui moglie è rimasta uccisa in un violento incidente stradale. Mentre lei stava camminando al bordo della strada il conducente di un pick up si era addormentato e l'aveva schiacciata contro un albero. Lei non era morta sul colpo, rimanendo intrappolata fra la macchina e la pianta. L'agente di polizia aveva detto non era possibile toglierla di lì perché se avessero spostato il pick up il suo corpo si sarebbe diviso in due. La macchina stava tenendo unito il suo corpo e lei non poteva fare altro che aspettare la morte in quella posizione. Graham riuscendo ad arrivare sul posto prima che lei muoia, ha avuto la possibilità di parlarle un'ultima volta. Morirà con suo marito accanto dopo avergli detto, forse in preda ad un delirio: "Dì a Merrill di colpire forte". Merrill era il fratello di Graham ed era da molto tempo che non giocava più a baseball.<br />Questo episodio ha segnato così tanto la vita di Graham che, a causa di esso, ha smesso di esercitare il suo ufficio di pastore ed ha perso persino la fede. Si ritira con i suoi due figli e il fratello Merrill nella sua casa di campagna, nella contea di Bucks, in Pennysylvania. I suoi due figli si chiamano Morgan e Bo. Morgan è un bambino molto timido e riservato, che soffre di asma. Bo invece è una bambina piccola con la strana paura di bere acqua contaminata. Per questo lascia in giro per la casa bicchieri d'acqua appena iniziati, convinta che ci sia entrato un granello di polvere o un capello. A parte questo, Bo è una bambina normale.<br />Nel frattempo Morgan trova un libro che parla di alieni e leggendolo trova scritto che i cerchi nel grano, come quello che è stato trovato vicino casa sua, sono davvero dei segnali di coordinamento per dirigere l'attacco degli alieni. Scoprirà inoltre che il loro assalto non sarà armato perché hanno paura che gli uomini inizino ad usare le armi nucleari, che renderebbero inutilizzabile il pianeta terra, ma avranno come unica arma un gas tossico. Dopo questo attimo di tregua la tensione comincia a salire, perché Graham si accorge che se non scapperà con la sua famiglia gli alieni potrebbero invadere casa sua. Tuttavia nessuno, oltre a Graham aveva intenzione di lasciare la casa, quindi rimangono lì e si barricano dentro alla casa, sigillando porte e finestre con delle assi di legno.<br />Da questo momento in poi il film sarà un susseguirsi di scene adrenaliniche e colpi di scena che cambieranno le carte in tavola dando un senso a tutti i segni di cui il film è sapientemente costellato. Il clamoroso finale svelerà il vero senso di tutto il film per cui emerge che la fantascienza è stata solo la cornice.<br />ALTRO CHE ALIENI, SONO SEGNI DI DIO<br />Il tema fondamentale di Signs è quello dei segni che Dio ci dà per dimostrarci la sua presenza. Prima di analizzare il dialogo centrale del film bisogna ben comprendere che se siamo in grado di leggere i segni di Dio con intelligenza, cioè non guardando solo all'apparenza delle cose, ma anche a quello che ci sta dietro, possiamo scorgere in essi il dito di Dio. Il segno più evidente è tutto il mondo che senza dire una parola ci parla dell'esistenza di un Creatore che lo ha fatto. Nella Bibbia troviamo il salmo 18 che afferma: "I cieli narrano la gloria di Dio". Da sempre la Chiesa ha insegnato che, tramite le creature, possiamo arrivare a conoscere il Creatore che le ha fatte, cioè Dio.<br />Altri segni dell'esistenza di Dio sono i numerosi...]]></itunes:summary><itunes:duration>820</itunes:duration><itunes:keywords>alieni,creatore,melgibson,salmo18,signs</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da49cfb3b249b85b85a4e8a513245862.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gifted hands** (2009) - La vera storia di Ben Carson</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gifted-hands-2009-la-vera-storia-di-ben-carson--52467807</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=460<br /><br />LA VERA STORIA DI BEN CARSON<br />Sua madre gli diede il coraggio, la sua fede lo aiutò a crederci, il suo talento gli fece trovare la forza per cambiare la vita di molte persone<br />Ben Carson è entrato nella storia come primario di neurochirurgia infantile per aver salvato due gemelli siamesi durante un intervento di separazione.<br />Carson mette a punto alcune tecniche innovative di intervento sul cervello tra cui, appunto, l'emisferectomia: la possibilità, per bambini senza nessuna aspettativa di vita, di vivere un'esistenza normale. Il film inizia con il neurochirurgo che non sa decidersi se fare o no una divisione tra due gemelli siamesi. Inizia quindi un lungo flashback che ripercorre le fasi della sua vita.<br />Ben ha un fratello, Curtis, entrambi vivono a Detroit, negli Stati Uniti, con la madre Sonya, una giovane donna abbandonata dal marito che svolgeva pulizie nelle case dei bianchi. La famiglia Carson viveva un'esistenza molto difficile e fatta di stenti, aggravata ulteriormente dalla degradata situazione della città. La vita a Detroit, infatti, era molto difficile in quel periodo. Ben Carson visse gli anni della sua adolescenza nel pieno di questa situazione demografica e politica, durante la quale, tra le altre cose, era anche difficile garantire un'istruzione alle famiglie più povere. Quando aveva undici anni e andava in prima media, Ben era il peggiore della classe; prendeva sempre F a tutti i compiti e aveva degli scatti d'ira che gli provocavano continui rientri e uscite dalla presidenza. Anche il fratello dava alla madre gli stessi problemi relativi alla scuola; quest'ultima, infatti, ormai frustrata dall'idea di avere figli che non studiano, decide di intervenire e fargli studiare a casa tutte le materie; li aiuta lei stessa in tutte le discipline, lettura e scrittura comprese.<br />Passano i mesi e si notano i cambiamenti: da peggiore della classe Ben diventa il migliore. Prende sempre voti alti a tutti i compiti e vince persino nelle gare di spelling. Più tardi Ben va al liceo e qui trova alcuni ragazzi che lo fanno diventare loro amico, giocano insieme durante i pomeriggi e comprano dei coltellini in caso di pericolo. Ben in questi ultimi tempi è diventato esigente e si arrabbia esageratamente anche per piccole cose, tutti in famiglia sono spaventati dal suo carattere. Un giorno Ben rischia anche di trafiggere con il coltellino uno dei suoi amici per uno di questi scatti d'ira.<br />Anni dopo arriva all'università e qui si fidanza, decide quindi di studiare medicina per specializzarsi successivamente in neurochirurgia, perché il cervello lo affascina molto. Dopo la laurea partecipa al concorso di ammissione alla scuola di specializzazione in neurochirurgia di uno degli ospedali più prestigiosi del mondo: ovvero il Johns Hopkins Hospital, un ospedale molto famoso negli Stati Uniti, considerato addirittura il primo per ventuno anni consecutivi. Ben viene accettato; all'inizio tutti sono contro di lui per via del colore della sua pelle, ma quattro anni più tardi è diventato primario di neurochirurgia, segno evidente che il razzismo non era poi così diffuso.<br />LA SEPARAZIONE RIUSCITA DI DUE GEMELLI<br />Il film riprende quindi da dove si era interrotto. Ben ora ha due figli più due gemelli in arrivo da sua moglie; durante la sua decisione se intervenire o no sulla divisione, Ben va a dormire con sua moglie incinta, ma presto questa lo sveglia perché sta perdendo molto sangue; i due corrono all'ospedale e dopo alcune ore di attesa si scopre che sua moglie ha perso i gemelli. Questo è un duro colpo per il medico e, a seguito di ciò, Ben decide di compiere l'intervento ai gemelli siamesi. Arriva il giorno dell'intervento e ci sono ventidue chirurghi in sala; l'intervento dopo ventidue ore si conclude con la separazione riuscita dei due gemelli. Carson descrive con grande cura tutta la procedura, permettendoci quindi di comprendere al massimo tanto l'importanza quanto la tensione di quel momento.<br />Il film finisce con alcune scritte che spiegano che Ben Carson, all'uscita del libro, lavorava ancora al Johns Hopkins Hospital. Carson, oggi in pensione come medico, ha espresso anche un forte interesse verso la politica. Quando gli era stato chiesto, anni fa, da che cosa si fosse sviluppato il suo interesse, ha spiegato che era un derivato della sua professione: fare diagnosi sui pazienti per trovare soluzioni - disse - mi ha spinto a pensare di poter applicare lo stesso approccio alla società. Il libro e così anche l'omonimo film nel raccontare la sua biografia, affrontano alcune tematiche fondamentali. Una di queste è l'importanza dell'istruzione, vista come forma di emancipazione da un futuro pieno di ignoranza e povertà. Simbolo di questa tematica è la madre di Ben, Sonya, la quale per tutta la vita si batte per garantire ai figli non solo l'educazione, ma anche la possibilità di studiare in un ambiente adatto. La cultura, infatti, costituisce l'unica possibilità di riscatto da una vita tanto tragica quanto povera. L'amore che Ben prova per quello che studia, l'amore per la madre e l'amore per la moglie, il cui dolore per la perdita dei figli lo spinge a portare a termine l'intervento per cui sarebbe poi passato alla storia.<br />Ciò che distingue questa storia da un comune film sul sogno americano è il fatto che la volontà del singolo, pur essendo fondamentale, da sola non basta: deve agire in accordo con una volontà superiore, si devono riconoscere i doni ricevuti da Dio e svilupparli. A volte questi dono sono nascosti, ma la Grazia che ce li ha dati, li svela al momento opportuno. A Ben succede durante una predica in chiesa, ascoltando il racconto del pastore della sua comunità, si accorge improvvisamente di saper fare quello che prima non gli riusciva: immaginare, vedere con gli occhi della mente, guardare al di là di ciò che vede. Questa fu la scoperta che lo condusse verso la neurochirurgia, un miracolo che lo ha portato a diventare la mano miracolosa in grado di restituire la speranza a chi di speranza di vivere non ne aveva.<br />CARRIERA POLITICA<br />Il 4 maggio 2015 annunciò la sua candidatura alle primarie repubblicane come Presidente degli Stati Uniti.<br />La sua candidatura fu inizialmente ritenuta marginale, perché era privo di qualsiasi esperienza pubblica. Tuttavia, in una elezione caratterizzata dall'estrema imprevedibilità, Carson ottenne dai sondaggi nazionali un inaspettato terzo posto col 9.5%.<br />Questo successo iniziale era dovuto probabilmente alle sue posizioni ultraconservatrici e anti-establishment in tema di immigrazione e sui temi più cari all'elettorato repubblicano, a suo tempo deluso e arrabbiato.<br />Con la discesa in campo di Donald Trump, che diventerà presto il vincente fra i candidati repubblicani grazie alle sue posizioni radicali in contrasto con l'apparato repubblicano, Carson resterà secondo nei sondaggi con il 22% a un'incollatura proprio da Trump col 29% (per alcuni sondaggi addirittura primo) restringendo la lotta per la nomination a uno scontro a due (l'ex favorito Bush era terzo con solo il 6.5%).<br />Il 12 marzo 2016 diede il suo appoggio ufficiale a Donald Trump, poi eletto presidente degli Stati Uniti, con cui condivise per tutta la campagna l'ortodossia ultraconservatrice e anti-establishment. Trump lo nominò Segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano e come tale era quindi un membro del gabinetto del presidente.<br />Il Dottor Carson politicamente ha le seguenti posizioni.<br />- Contrario all'aborto, anche nei casi di incesto, stupro o pericolo di vita della madre.<br />- Contrario a qualsiasi limitazione in tema di cambiamenti climatici asserendo che non è scientificamente provato che siano causati dall'attività umana.<br />- Favorevole all'istruzione privata rispetto a quella pubblica che, secondo la sua opinione, a volte era troppo politicizzata e ideologica: secondo lui, in certi casi, coloro che sono usciti da quel tipo di formazione "... potrebbero aderire all'ISIS".<br />- Contrario a qualsiasi limitazione del controllo delle armi.<br />- Ha affermato che lo Stato americano odierno ha affinità con la Germania nazista perché, secondo lui, si "ha paura anche ad esprimersi" inserendosi, con questa provocazione, nella critica al "politically correct", molto usata durante le primarie del 2016 in campo repubblicano.<br />- Ha definito la riforma sanitaria Obamacare peggiore della schiavitù perché asservisce il personale medico al governo.<br />- Considera l'Islam radicale in contrasto con i principi costituzionali americani ammettendo che potrebbe essere un problema avere un presidente con questa fede.<br />]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52467807</guid><pubDate>Tue, 17 Jan 2023 22:32:45 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52467807/gifted_hands.mp3" length="11574169" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=460

LA VERA STORIA DI BEN CARSON
Sua madre gli diede il coraggio, la sua fede lo aiutò a crederci, il suo talento gli fece trovare la forza per cambiare la vita di molte persone
Ben Carson...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=460<br /><br />LA VERA STORIA DI BEN CARSON<br />Sua madre gli diede il coraggio, la sua fede lo aiutò a crederci, il suo talento gli fece trovare la forza per cambiare la vita di molte persone<br />Ben Carson è entrato nella storia come primario di neurochirurgia infantile per aver salvato due gemelli siamesi durante un intervento di separazione.<br />Carson mette a punto alcune tecniche innovative di intervento sul cervello tra cui, appunto, l'emisferectomia: la possibilità, per bambini senza nessuna aspettativa di vita, di vivere un'esistenza normale. Il film inizia con il neurochirurgo che non sa decidersi se fare o no una divisione tra due gemelli siamesi. Inizia quindi un lungo flashback che ripercorre le fasi della sua vita.<br />Ben ha un fratello, Curtis, entrambi vivono a Detroit, negli Stati Uniti, con la madre Sonya, una giovane donna abbandonata dal marito che svolgeva pulizie nelle case dei bianchi. La famiglia Carson viveva un'esistenza molto difficile e fatta di stenti, aggravata ulteriormente dalla degradata situazione della città. La vita a Detroit, infatti, era molto difficile in quel periodo. Ben Carson visse gli anni della sua adolescenza nel pieno di questa situazione demografica e politica, durante la quale, tra le altre cose, era anche difficile garantire un'istruzione alle famiglie più povere. Quando aveva undici anni e andava in prima media, Ben era il peggiore della classe; prendeva sempre F a tutti i compiti e aveva degli scatti d'ira che gli provocavano continui rientri e uscite dalla presidenza. Anche il fratello dava alla madre gli stessi problemi relativi alla scuola; quest'ultima, infatti, ormai frustrata dall'idea di avere figli che non studiano, decide di intervenire e fargli studiare a casa tutte le materie; li aiuta lei stessa in tutte le discipline, lettura e scrittura comprese.<br />Passano i mesi e si notano i cambiamenti: da peggiore della classe Ben diventa il migliore. Prende sempre voti alti a tutti i compiti e vince persino nelle gare di spelling. Più tardi Ben va al liceo e qui trova alcuni ragazzi che lo fanno diventare loro amico, giocano insieme durante i pomeriggi e comprano dei coltellini in caso di pericolo. Ben in questi ultimi tempi è diventato esigente e si arrabbia esageratamente anche per piccole cose, tutti in famiglia sono spaventati dal suo carattere. Un giorno Ben rischia anche di trafiggere con il coltellino uno dei suoi amici per uno di questi scatti d'ira.<br />Anni dopo arriva all'università e qui si fidanza, decide quindi di studiare medicina per specializzarsi successivamente in neurochirurgia, perché il cervello lo affascina molto. Dopo la laurea partecipa al concorso di ammissione alla scuola di specializzazione in neurochirurgia di uno degli ospedali più prestigiosi del mondo: ovvero il Johns Hopkins Hospital, un ospedale molto famoso negli Stati Uniti, considerato addirittura il primo per ventuno anni consecutivi. Ben viene accettato; all'inizio tutti sono contro di lui per via del colore della sua pelle, ma quattro anni più tardi è diventato primario di neurochirurgia, segno evidente che il razzismo non era poi così diffuso.<br />LA SEPARAZIONE RIUSCITA DI DUE GEMELLI<br />Il film riprende quindi da dove si era interrotto. Ben ora ha due figli più due gemelli in arrivo da sua moglie; durante la sua decisione se intervenire o no sulla divisione, Ben va a dormire con sua moglie incinta, ma presto questa lo sveglia perché sta perdendo molto sangue; i due corrono all'ospedale e dopo alcune ore di attesa si scopre che sua moglie ha perso i gemelli. Questo è un duro colpo per il medico e, a seguito di ciò, Ben decide di compiere l'intervento ai gemelli siamesi. Arriva il giorno dell'intervento e ci sono ventidue chirurghi in sala; l'intervento dopo ventidue ore si conclude con la separazione riuscita dei due gemelli. Carson descrive con grande cura tutta la procedura, permettendoci quindi di...]]></itunes:summary><itunes:duration>724</itunes:duration><itunes:keywords>bencarson,coraggio,cubagooding,gemellisiamesi,giftedhands</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ab2e0b529b6eccc413827e938430d1f1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>We were soldiers*** (2002) - L'inutile carneficina della guerra del Vietnam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/we-were-soldiers-2002-l-inutile-carneficina-della-guerra-del-vietnam--52406650</link><description><![CDATA[VIDEO: We Were Soldiers (2002) - HD Trailer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HnLHmGzByPA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&amp;index=73&amp;t=16s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=HnLHmGzByPA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&amp;index=73&amp;t=16s</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7268</a><br /><br />WE WERE SOLDIERS: L'INUTILE CARNEFICINA DELLA GUERRA DEL VIETNAM di Pietro Guidi<br />We were soldiers racconta la storia del colonnello Hal Moore, interpretato da Mel Gibson, che viene mandato dal generale dell'esercito americano a comandare il settimo battaglione in quella carneficina inutile che è stata la guerra del Vietnam, nella vallata Ia-Drang, ribattezzata valle della morte. Il fatto che questa guerra sia stata un inutile massacro viene fatto capire bene in tutto l'arco del film quando fa vedere scene dove i soldati, di entrambi le fazioni, pensano alle proprie famiglie, magari guardando le loro fotografie. Nessuno dei due eserciti vorrebbe combattere quella battaglia, ma sono lì per ordini superiori, costretti ad ammazzarsi a vicenda. Questo film infatti mostra il dramma della guerra visto anche dalla parte di chi resta a casa, delle mogli e dei figli che temono ogni momento la lettera che gli riferisca che il loro capofamiglia è morto.<br />Inoltre il film fa riflettere su come in ogni contesto di grave difficoltà, come in una guerra, viene fuori chi sono realmente le persone. Le difficoltà infatti non cambiano le persone, così come i soldi e il successo non hanno il potere di farlo, nonostante si senta dire spesso il contrario. Queste cose mostrano soltanto chi sei davvero.<br />Nel mezzo dei drammi di questa guerra il film ci mostra l'eroismo di un capo che non abbandona mai i suoi sottoposti. Il colonnello Moore era un vero uomo nella vita e lo è stato anche nella guerra. In lui possiamo vedere le caratteristiche della figura del leader.<br />Innanzitutto bisogna dire che l'autorità di Hal Moore è indiscussa. Nessuno mette mai in dubbio i suoi ordini. Noi ormai ci siamo abituati ad una società dove l'autorità è stata abbattuta, al grido sessantottino di "niente padri né padroni". Per noi è diventato normale mettere in discussione l'autorità. Ma per i soldati non è così. Fra i militari c'è una rigida gerarchia e nessuno può disobbedire agli ordini dei superiori. L'ambiente militare è forse rimasto l'unico ai giorni nostri dove l'autorità sia presa ancora seriamente. Non si può giocare allo stupido gioco della democrazia lì dove è in ballo la vita delle persone!<br />L'AUTORITÀ VA RISPETTATA, A MENO CHE NON VADA CONTRO LE LEGGI DI DIO<br />Se in ambito militare non ci fosse questo tipo di obbedienza non sarebbe possibile mantenere l'ordine all'interno di una guerra, dove le emozioni e la paura prendono il sopravvento sui singoli e si verrebbe inevitabilmente sconfitti. Per mantenere questo ordine nei codici penali militari sono previste le pene più severe, compresa quella di morte (che è stata abolita nel 1994 in Italia). Se disertare da una guerra dove c'è un alto rischio di morire fosse punito solo con il carcere molti preferirebbero quello alla guerra. Invece la pena di morte è un ottimo deterrente per evitare che qualcuno disobbedisca.<br />Nel Vangelo stesso sono confermati questi principi. Una volta un centurione che aveva un servo malato chiede a Gesù di guarirlo e nel farlo fa una professione di fede un po' strana: "Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa". Gli stava dicendo che, come lui è signore dei soldati che ha sotto di lui e loro obbediscono ai suoi comandi, così Gesù è Signore del mondo e ha il potere di ordinare alla malattia di andarsene dal suo servo e questa gli avrebbe obbedito. Gesù, sentite queste parole, non gli dice di mettere dei fiori nei suoi cannoni o di essere più democratico con i suoi sudditi, ma esclama: "Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!". Un altro episodio molto significativo avviene poco prima della crocifissione. Infatti quando Gesù viene processato, Pilato, il procuratore romano, vedendo che non rispondeva alle accuse si arrabbia con lui dicendogli: "Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?". Gesù gli risponde: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto". Il potere quindi deriva dall'alto, cioè da Dio e chi lo esercita fa le sue veci su questa terra. È per questo che l'autorità va rispettata, a meno che non vada contro alle leggi di Dio. Ed è per questo che comandare è un compito di grandissima responsabilità.<br />Se quindi l'autorità va ubbidita, chi esercita il potere non deve spadroneggiare sui sottoposti, anzi, al contrario, deve servire tutti. Poco prima della partenza il colonnello Moore fa un discorso davanti ai suoi soldati e alle loro mogli dove giura che lui sarà il primo a scendere sul campo di battaglia e l'ultimo ad andarsene. E così farà con eroismo durante tutto il corso della battaglia al punto che un suo soldato gli dirà di ripararsi un po' perché se lui che è il capo fosse morto il battaglione intero sarebbe spacciato.<br />L'AUTORITÀ VA RISPETTATA (SE NON VA CONTRO LE LEGGI DI DIO)<br />Il colonnello continuerà a guidarli, anche quando la situazione sembra perduta a causa dell'inferiorità numerica, sempre stando in prima linea fino all'ultimo assalto, con le munizioni quasi finite e le baionette già montate. Al contrario il generale dei vietnamiti se ne sta al sicuro nel bunker sotterraneo mentre manda i suoi uomini a centinaia al massacro. Quanto sono diverse queste due concezioni di potere! Entrambi, sia il generale vietnamita che Moore, credono nell'autorità, ma soltanto uno dei due la vede come un servizio e non come un tornaconto personale. Anzi lui è quello che ha il dovere di impegnarsi più di tutti, di essere padrone di sé anche quando la paura invade i cuori degli altri. È davvero il primo a scendere sul campo di battaglia e l'ultimo ad andarsene, come aveva detto.<br />Questa era la concezione di potere che avevano i medievali, quando erano i nobili a fare le guerre e non ci si stupiva di vedere il re di Francia, Luigi IX, combattere e morire nella crociata per liberare la Terra Santa dall'invasore musulmano. È la concezione di potere che ha Gesù. Nessuno infatti dubitava della sua autorità fra gli apostoli, tanto che dirà: "Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono", tuttavia laverà i piedi ai dodici apostoli per insegnargli che lui non esercita questo potere per il suo vantaggio, ma per servirli. E non lo dirà solo a parole, ma lo dimostrerà con i fatti quando verranno le guardie a catturarlo e si farà avanti dicendo: "Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano", proteggendo così i suoi apostoli.<br />Autorità e servizio non sono dunque in opposizione, ma sono due aspetti complementari che deve avere il superiore per essere giusto. Senza autorità non c'è più ordine, ma caos perché ognuno fa ciò che gli pare e non ci si può dirigere tutti verso un unico fine. Ma se il potere non è inteso come servizio diventa lo strumento per dominare sulle altre persone e quindi non fa il loro bene. La storia del colonnello Hal Moore ci fa vedere la figura di un vero uomo e di un vero capo che si spende totalmente per i suoi sottoposti tanto da arrivare a dire con commozione alla fine della battaglia: "Non me lo perdonerò mai... Che i miei uomini sono morti e io no".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52406650</guid><pubDate>Wed, 11 Jan 2023 20:52:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52406650/we_were_soldiers_l_inutile_carneficina_della_guerra_del_vietnam.mp3" length="10095848" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: We Were Soldiers (2002) - HD Trailer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=HnLHmGzByPA&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&amp;amp;index=73&amp;amp;t=16s

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7268

WE WERE SOLDIERS:...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: We Were Soldiers (2002) - HD Trailer ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HnLHmGzByPA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&amp;index=73&amp;t=16s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=HnLHmGzByPA&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&amp;index=73&amp;t=16s</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7268</a><br /><br />WE WERE SOLDIERS: L'INUTILE CARNEFICINA DELLA GUERRA DEL VIETNAM di Pietro Guidi<br />We were soldiers racconta la storia del colonnello Hal Moore, interpretato da Mel Gibson, che viene mandato dal generale dell'esercito americano a comandare il settimo battaglione in quella carneficina inutile che è stata la guerra del Vietnam, nella vallata Ia-Drang, ribattezzata valle della morte. Il fatto che questa guerra sia stata un inutile massacro viene fatto capire bene in tutto l'arco del film quando fa vedere scene dove i soldati, di entrambi le fazioni, pensano alle proprie famiglie, magari guardando le loro fotografie. Nessuno dei due eserciti vorrebbe combattere quella battaglia, ma sono lì per ordini superiori, costretti ad ammazzarsi a vicenda. Questo film infatti mostra il dramma della guerra visto anche dalla parte di chi resta a casa, delle mogli e dei figli che temono ogni momento la lettera che gli riferisca che il loro capofamiglia è morto.<br />Inoltre il film fa riflettere su come in ogni contesto di grave difficoltà, come in una guerra, viene fuori chi sono realmente le persone. Le difficoltà infatti non cambiano le persone, così come i soldi e il successo non hanno il potere di farlo, nonostante si senta dire spesso il contrario. Queste cose mostrano soltanto chi sei davvero.<br />Nel mezzo dei drammi di questa guerra il film ci mostra l'eroismo di un capo che non abbandona mai i suoi sottoposti. Il colonnello Moore era un vero uomo nella vita e lo è stato anche nella guerra. In lui possiamo vedere le caratteristiche della figura del leader.<br />Innanzitutto bisogna dire che l'autorità di Hal Moore è indiscussa. Nessuno mette mai in dubbio i suoi ordini. Noi ormai ci siamo abituati ad una società dove l'autorità è stata abbattuta, al grido sessantottino di "niente padri né padroni". Per noi è diventato normale mettere in discussione l'autorità. Ma per i soldati non è così. Fra i militari c'è una rigida gerarchia e nessuno può disobbedire agli ordini dei superiori. L'ambiente militare è forse rimasto l'unico ai giorni nostri dove l'autorità sia presa ancora seriamente. Non si può giocare allo stupido gioco della democrazia lì dove è in ballo la vita delle persone!<br />L'AUTORITÀ VA RISPETTATA, A MENO CHE NON VADA CONTRO LE LEGGI DI DIO<br />Se in ambito militare non ci fosse questo tipo di obbedienza non sarebbe possibile mantenere l'ordine all'interno di una guerra, dove le emozioni e la paura prendono il sopravvento sui singoli e si verrebbe inevitabilmente sconfitti. Per mantenere questo ordine nei codici penali militari sono previste le pene più severe, compresa quella di morte (che è stata abolita nel 1994 in Italia). Se disertare da una guerra dove c'è un alto rischio di morire fosse punito solo con il carcere molti preferirebbero quello alla guerra. Invece la pena di morte è un ottimo deterrente per evitare che qualcuno disobbedisca.<br />Nel Vangelo stesso sono confermati questi principi. Una volta un centurione che aveva un servo malato chiede a Gesù di guarirlo e nel farlo fa una professione di fede un po' strana: "Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa". Gli stava dicendo che, come lui è signore dei soldati che ha sotto di lui e loro obbediscono ai suoi comandi, così Gesù è Signore del mondo e ha il potere di ordinare alla malattia di...]]></itunes:summary><itunes:duration>631</itunes:duration><itunes:keywords>centurione,melgibson,penadimorte,vietnam,weweresoldiers</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0ba713160f6485ceb39e3ecc12e8ea5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The 33*** (2015) - Il commovente film sulla storia vera dei 33 minatori intrappolati in una miniera del Cile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-33-2015-il-commovente-film-sulla-storia-vera-dei-33-minatori-intrappolati-in-una-miniera-del-cile--52345093</link><description><![CDATA[VIDEO: The 33 - Trailer italiano ufficiale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=XFVjpa6AF2g&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=XFVjpa6AF2g&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=493</a><br /><br />IL COMMOVENTE FILM SULLA STORIA VERA DEI 33 MINATORI INTRAPPOLATI IN UNA MINIERA DEL CILE di Francesco Marini<br />Un gruppo di minatori, salutati i familiari, sale sul pulmino che li porterà in fondo alla miniera. La luce del sole scompare ben presto. Il pulmino scende lungo uno stretto sentiero che si avvita a spirale e sembra non terminare mai. Ogni tanto, ai bordi, si vedono degli altarini improvvisati che ricordano, con una fotografia, coloro che non sono più tornati a casa. Uno dei minatori sul pulmino, alla sua prima esperienza, ha il respiro affannoso, si sente soffocare. Con questa sequenza, molto coinvolgente, inizia la storia dei 33 minatori di San Josè e del loro incidente. Nel 2015 il premio Pulitzer Hector Tobar l'aveva raccontata nel suo libro Deep Down Dark (tradotto nella versione italiana: La montagna del tuono e del dolore). Nello stesso anno il libro viene sceneggiato e diventa questo film diretto dalla regista messicana Patricia Riggen.<br />L'IMPORTANZA DEL LEADER<br />Il racconto è fedele alle testimonianze dei superstiti. Il montaggio, alternando quanto sta succedendo sottoterra a quanto accade in superficie, riesce a far percepire al pubblico i risvolti e le dinamiche di quella vicenda: da una parte i lavoratori che si trovano sepolti vivi a 700 metri di profondità con circa 40°C di temperatura e cibo sufficiente solo per alcuni giorni; sulla superficie le donne dei minatori che tentano di discutere con i gestori della miniera per tentare di salvare i loro mariti, figli, padri. Di fronte a una vicenda così dolorosa che cresce giorno per giorno nell'evidenza dell'opinione pubblica e all'incapacità della società mineraria di affrontare la situazione, è il governo che si trova a dover decidere il da farsi: che soluzione tecnica adottare, di quali collaborazioni internazionali avvalersi per tentare l'impossibile e quale immagine del Cile proporre sulla scena internazionale.<br />Su entrambi i livelli nei quali si svolge la storia, c'è un protagonista a fungere da leader: Mario Sepulveda (interpretato da Antonio Banderas) che mantiene viva la speranza lì dove non sembra esserci nessuna possibilità di sopravvivenza e Maria Segovia (interpretata da Juliette Binoche) che "guida" le mogli dei lavoratori nel richiedere all'azienda di tentare il salvataggio. Determinante è anche il giovane Ministro delle Miniere Laurence Golborne (interpretato da Rodrigo Santoro) che si prende a cuore il dramma di questi minatori che non conosce, ma che fa tutto quello che è in suo potere per estrarli vivi dal sottosuolo. [...]<br />VALORI UMANI E CRISTIANI<br />La pellicola riesce ad esprimere importanti valori umani e religiosi. La povertà esteriore dei minatori, che contrasta con la loro ricchezza interiore; la capacità di condividere e di sacrificarsi per il benessere di tutto il gruppo. Il battersi per la giustizia, incarnato dalle mogli dei minatori. Ma forse, la grande verità che, da un punto di vista umano, il film riesce a esprimere, è la dimostrazione che si ottengono veramente dei risultati solo quando si mette in gioco tutto se stessi: il team di superficie, capeggiato dal texano Greg Hall, titolare della Drillers Supply Internazional e dal giovane ministro delle Miniere, riesce con tenacia e intelligenza nell'intento prodigioso di individuare il punto dove si erano rifugiati i minatori, anche se le trivelle si rompono continuamente e le mappe a disposizione sono imprecise.<br />La fede cristiana che ha sempre alimentato la speranza dei minatori e ha dato loro la forza di resistere per due lunghissimi mesi viene sottolineata nel film: si veda come all'interno dei tunnel i lavoratori abbiano sempre pregato insieme. Ma quello che accadde in realtà fu ancora più intenso. Greg Hall, diacono della comunità cattolica di Cypress (Houston), ha sempre pregato per l'esito dell'operazione e tutti i minatori, di fede cattolica, ricevettero, attraverso quella fessura nella roccia che ha costituito per lungo tempo l'unica via di comunicazione con la superfice, trentatré rosari inviati personalmente dal Papa.<br />L'esito finale della vicenda non fu dei migliori: i titoli di coda rivelano come l'azienda sia stata assolta dall'accusa di negligenza colpevole e agli operai e alle loro famiglie non venne riconosciuto alcun indennizzo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52345093</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2023 21:59:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52345093/il_commovente_film_sulla_storia_vera_dei_33_minatori_intrappolati_in_una_miniera_del_cile.mp3" length="5715217" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: The 33 - Trailer italiano ufficiale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=XFVjpa6AF2g&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=493

IL COMMOVENTE FILM SULLA STORIA VERA DEI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: The 33 - Trailer italiano ufficiale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=XFVjpa6AF2g&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=XFVjpa6AF2g&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=493" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=493</a><br /><br />IL COMMOVENTE FILM SULLA STORIA VERA DEI 33 MINATORI INTRAPPOLATI IN UNA MINIERA DEL CILE di Francesco Marini<br />Un gruppo di minatori, salutati i familiari, sale sul pulmino che li porterà in fondo alla miniera. La luce del sole scompare ben presto. Il pulmino scende lungo uno stretto sentiero che si avvita a spirale e sembra non terminare mai. Ogni tanto, ai bordi, si vedono degli altarini improvvisati che ricordano, con una fotografia, coloro che non sono più tornati a casa. Uno dei minatori sul pulmino, alla sua prima esperienza, ha il respiro affannoso, si sente soffocare. Con questa sequenza, molto coinvolgente, inizia la storia dei 33 minatori di San Josè e del loro incidente. Nel 2015 il premio Pulitzer Hector Tobar l'aveva raccontata nel suo libro Deep Down Dark (tradotto nella versione italiana: La montagna del tuono e del dolore). Nello stesso anno il libro viene sceneggiato e diventa questo film diretto dalla regista messicana Patricia Riggen.<br />L'IMPORTANZA DEL LEADER<br />Il racconto è fedele alle testimonianze dei superstiti. Il montaggio, alternando quanto sta succedendo sottoterra a quanto accade in superficie, riesce a far percepire al pubblico i risvolti e le dinamiche di quella vicenda: da una parte i lavoratori che si trovano sepolti vivi a 700 metri di profondità con circa 40°C di temperatura e cibo sufficiente solo per alcuni giorni; sulla superficie le donne dei minatori che tentano di discutere con i gestori della miniera per tentare di salvare i loro mariti, figli, padri. Di fronte a una vicenda così dolorosa che cresce giorno per giorno nell'evidenza dell'opinione pubblica e all'incapacità della società mineraria di affrontare la situazione, è il governo che si trova a dover decidere il da farsi: che soluzione tecnica adottare, di quali collaborazioni internazionali avvalersi per tentare l'impossibile e quale immagine del Cile proporre sulla scena internazionale.<br />Su entrambi i livelli nei quali si svolge la storia, c'è un protagonista a fungere da leader: Mario Sepulveda (interpretato da Antonio Banderas) che mantiene viva la speranza lì dove non sembra esserci nessuna possibilità di sopravvivenza e Maria Segovia (interpretata da Juliette Binoche) che "guida" le mogli dei lavoratori nel richiedere all'azienda di tentare il salvataggio. Determinante è anche il giovane Ministro delle Miniere Laurence Golborne (interpretato da Rodrigo Santoro) che si prende a cuore il dramma di questi minatori che non conosce, ma che fa tutto quello che è in suo potere per estrarli vivi dal sottosuolo. [...]<br />VALORI UMANI E CRISTIANI<br />La pellicola riesce ad esprimere importanti valori umani e religiosi. La povertà esteriore dei minatori, che contrasta con la loro ricchezza interiore; la capacità di condividere e di sacrificarsi per il benessere di tutto il gruppo. Il battersi per la giustizia, incarnato dalle mogli dei minatori. Ma forse, la grande verità che, da un punto di vista umano, il film riesce a esprimere, è la dimostrazione che si ottengono veramente dei risultati solo quando si mette in gioco tutto se stessi: il team di superficie, capeggiato dal texano Greg Hall, titolare della Drillers Supply Internazional e dal giovane ministro delle Miniere, riesce con tenacia e intelligenza nell'intento prodigioso di individuare il punto dove si erano rifugiati i minatori, anche se le trivelle si rompono continuamente e le mappe a disposizione sono imprecise.<br />La fede cristiana che ha sempre alimentato la speranza dei...]]></itunes:summary><itunes:duration>358</itunes:duration><itunes:keywords>antoniobanderas,deepdowndark,drillerssupplyinternazional,juliettebinoche,the33</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4201ce360902bc46a52af96efe9c5922.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'assedio dell'Alcazar* (1940) - La guerra di Spagna e l'assedio dell'Alcazar</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-assedio-dell-alcazar-1940-la-guerra-di-spagna-e-l-assedio-dell-alcazar--52178381</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=175" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=175</a><br /><br />LA GUERRA DI SPAGNA E L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR<br />La guerra si svolge dal 1936 al 1939 ed è uno scontro fra due visioni del mondo: quella materialista, atea e rivoluzionaria e quella cattolica, tradizionale e patriottica<br />da FilmGarantiti<br />La guerra di Spagna si è svolta dal 1936 al 1939. La causa è stata la caduta della monarchia a cui segue il 14 aprile 1931 l'instaurazione della Repubblica Democratica dei Lavoratori.<br />Fin dai primi giorni il governo del massone Manuel Azaña, permette manifestazioni anticlericali, cioè contro la Chiesa Cattolica, causa della distruzione di un gran numero di chiese in tutta la Spagna.<br /><br />Nel corso di cinque anni:<br />1) vengono soppressi i gesuiti,<br />2) le scuole cattoliche sono trasformate in cooperative,<br />3) sono vietate le manifestazioni religiose pubbliche (ad esempio le processioni),<br />4) viene approvata la legge che permette il divorzio,<br />5) lo Stato ruba i beni alla Chiesa "concedendoli" in uso alla stessa,<br />6) sono pensionati anticipatamente molti ufficiali reduci dalle guerre coloniali,<br />7) viene cambiata la bandiera e l'inno nazionale.<br /><br />Per questi provvedimenti cresce il malcontento di strati sempre più vasti della popolazione.<br />Si assiste a un'accelerazione del processo rivoluzionario: la sanguinosa rivolta delle Asturie nel 1934, guidata dalle "milizie rosse", costituisce un esempio reale di gestione comunista del potere; gli assalti alle chiese e ai conventi, che in soli sei mesi (dal febbraio al luglio del 1936) sono ben 160; 269 assassinii, 1287 aggressioni politiche, 69 sedi di partiti distrutte, 10 sedi di giornali devastate, 113 scioperi generali e 228 parziali, sono il bilancio dell'ordine pubblico in questi anni.<br />In tale drammatica situazione i movimenti d'opposizione, quali i monarchici carlisti e la Falange Spagnola, con una parte dell'esercito iniziano a organizzarsi per ristabilire l'ordine; gli uni tramando un'insurrezione, gli altri un pronunciamiento, pratica che consiste nella proclamazione pubblica, da parte dei militari, dell'assunzione dei pieni poteri anche civili.<br /><br />L'ALZAMIENTO (ALZARSI IN PIEDI)<br />I disordini nelle strade culminano, il 13 luglio 1936, nell'assassinio da parte dei comunisti del capo dell'opposizione parlamentare, il monarchico José Calvo Sotelo. Tale delitto costituisce la causa simbolica della ribellione.<br />Il 17 luglio 1936 si ribellano i soldati nei territori spagnoli d'Africa e delle Isole Canarie mentre il giorno successivo insorgono quelli nella Spagna continentale e, con l'aiuto delle formazioni carliste e falangiste che prima della mobilitazione generale costituiscono il 30% della forza insurrezionale, prendono il controllo di buona parte della Spagna. Il centro e la costa mediterranea restano in mano repubblicana. La Spagna è così divisa in due zone: quella "rossa" di sinistra e quella "nazionale" controrivoluzionaria. È uno scontro fra due visioni del mondo: quella materialista, atea e rivoluzionaria da una parte e quella cattolica, tradizionale e patriottica dall'altra.<br />La guerra civile va oltre uno scontro fra spagnoli quando, nell'agosto del 1936, si aggiungono volontari antifascisti provenienti da tutto il mondo supportati con soldati e armamenti dall'Unione Sovietica. Anche intellettuali comunisti italiani partecipano come i Pietro Nenni e Palmiro Togliatti.<br />La Francia e l'Inghilterra pur dichiarando ufficialmente la propria neutralità, aiutano con denaro e con mezzi il governo repubblicano. Il Messico, che dieci anni prima aveva combattuto i cristeros, si schiera apertamente con la Repubblica e sarà l'unico Stato a riconoscere fino al 1975 il Governo repubblicano in esilio.<br />Ma ci sono anche volontari che raggiungono la Spagna per combattere contro i "rossi" entrando a far parte delle file "nazionali". Il Regno d'Italia invia il Corpo Truppe Volontarie che, affiancando le forze armate "nazionali", dà un grande apporto militare nella fase centrale della guerra. Hitler manda la Legione Condor per sperimentare l'impiego di nuove tattiche e di nuovi armamenti.<br /><br />LA CRUZADA (LA CROCIATA)<br />La Santa Sede sospende in un primo tempo il giudizio sulla rivolta, poi, quando iniziano a giungere notizie dei massacri compiuti dai rossi in odium fidei (in odio della fede) e dopo che la Lettera collettiva dei Vescovi spagnoli, del 1° luglio 1937, fa chiarezza su quanto è accaduto e sta accadendo, prende nettamente posizione e afferma risolutamente il diritto-dovere alla rivolta anche militare contro il governo che perseguita i cristiani.<br />La guerra di Spagna infatti è caratterizzata dalle atrocità dei miliziani rossi, che massacrano oppositori o presunti tali con ferocia inaudita. La morte di 6.832 sacerdoti e religiosi (tra cui 12 vescovi) nel corso della guerra, dà la misura di quanto l'attacco al cattolicesimo e l'odio nei confronti dei cattolici sia parte integrante della linea politico-ideologica del governo repubblicano.<br />Da questa situazione nasce, da parte dei vescovi spagnoli, la definizione della guerra come Cruzada, ovvero "crociata", in quanto guerra condotta in difesa della fede e caratterizzata da innumerevoli episodi di martirio da parte dei cattolici.<br />I combattenti nazionali danno prova della loro religiosità attraverso segni come gli scapolari con la scritta "Fermati pallottola, il Cuore di Gesù è con me". Quando venivano catturati dai nemici e torturati prima di morire gridavano "Viva Cristo Re" come facevano dieci anni prima i cristeros in Messico.<br />Nel 1937 Papa Pio XI, nell'enciclica Divini Redemptoris contro il comunismo ateo, dedica ampio spazio alla guerra di Spagna sottolineando il carattere nettamente anticattolico della Repubblica. Nel 1987 Papa Giovanni Paolo II proclamerà alcuni santi martiri spagnoli che saranno i primi di una lunga serie proseguita con i papi successivi.<br /><br />L'ASSEDIO DELL'ALCÁZAR DI TOLEDO<br />Un episodio simbolico della Guerra di Spagna è l'assedio dell'Alcázar di Toledo, l'accademia militare comandata dal colonnello José Moscardó che rifiuta d'arrendersi e resiste persino quando minacciano di uccidere suo figlio (che quindi sarà ucciso dai comunisti). Circondati da forze repubblicane superiori, privi di cibo, di luce e di aiuti, 147 soldati, 903 civili combattenti e Guardie Civili, 538 fra donne e bambini, resistono per 70 giorni all'assedio fino alla liberazione, avvenuta il 28 settembre 1936, grazie all'arrivo delle truppe del Generalissimo Franco.<br /><br />FRANCISCO FRANCO, IL CAUDILLO (LA GUIDA)<br />Il 28 marzo 1939 l'esercito "nazionale" conquista Madrid e pone vittoriosamente fine alla Cruzada. Francisco Franco, il principale generale della rivolta, viene ufficialmente proclamato capo dello Stato e assume i pieni poteri e il titolo di Caudillo, cioè di "Guida". Tuttavia Franco ha sempre sostenuto di essere "provvisoriamente" al comando della Spagna e che alla sua morte non avrebbe avuto come successore un suo parente, ma sarebbe tornata la monarchia al potere in Spagna.<br />Franco ha permesso alla Spagna di rimanere neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale garantendo un periodo di pacificazione delle due fazioni che si erano combattute e soprattutto ha fatto approvare leggi secondo la morale cristiana. Purtroppo il re, tornato al potere alla morte di Franco, ha concesso quasi subito parte della sovranità al parlamento.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere alcune clip de L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/52178381</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2022 21:06:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/52178381/la_guerra_di_spagna_e_l_assedio_dell_alcazar.mp3" length="9595551" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=175

LA GUERRA DI SPAGNA E L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR
La guerra si svolge dal 1936 al 1939 ed è uno scontro fra due visioni del mondo: quella materialista, atea e rivoluzionaria e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=175" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=175</a><br /><br />LA GUERRA DI SPAGNA E L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR<br />La guerra si svolge dal 1936 al 1939 ed è uno scontro fra due visioni del mondo: quella materialista, atea e rivoluzionaria e quella cattolica, tradizionale e patriottica<br />da FilmGarantiti<br />La guerra di Spagna si è svolta dal 1936 al 1939. La causa è stata la caduta della monarchia a cui segue il 14 aprile 1931 l'instaurazione della Repubblica Democratica dei Lavoratori.<br />Fin dai primi giorni il governo del massone Manuel Azaña, permette manifestazioni anticlericali, cioè contro la Chiesa Cattolica, causa della distruzione di un gran numero di chiese in tutta la Spagna.<br /><br />Nel corso di cinque anni:<br />1) vengono soppressi i gesuiti,<br />2) le scuole cattoliche sono trasformate in cooperative,<br />3) sono vietate le manifestazioni religiose pubbliche (ad esempio le processioni),<br />4) viene approvata la legge che permette il divorzio,<br />5) lo Stato ruba i beni alla Chiesa "concedendoli" in uso alla stessa,<br />6) sono pensionati anticipatamente molti ufficiali reduci dalle guerre coloniali,<br />7) viene cambiata la bandiera e l'inno nazionale.<br /><br />Per questi provvedimenti cresce il malcontento di strati sempre più vasti della popolazione.<br />Si assiste a un'accelerazione del processo rivoluzionario: la sanguinosa rivolta delle Asturie nel 1934, guidata dalle "milizie rosse", costituisce un esempio reale di gestione comunista del potere; gli assalti alle chiese e ai conventi, che in soli sei mesi (dal febbraio al luglio del 1936) sono ben 160; 269 assassinii, 1287 aggressioni politiche, 69 sedi di partiti distrutte, 10 sedi di giornali devastate, 113 scioperi generali e 228 parziali, sono il bilancio dell'ordine pubblico in questi anni.<br />In tale drammatica situazione i movimenti d'opposizione, quali i monarchici carlisti e la Falange Spagnola, con una parte dell'esercito iniziano a organizzarsi per ristabilire l'ordine; gli uni tramando un'insurrezione, gli altri un pronunciamiento, pratica che consiste nella proclamazione pubblica, da parte dei militari, dell'assunzione dei pieni poteri anche civili.<br /><br />L'ALZAMIENTO (ALZARSI IN PIEDI)<br />I disordini nelle strade culminano, il 13 luglio 1936, nell'assassinio da parte dei comunisti del capo dell'opposizione parlamentare, il monarchico José Calvo Sotelo. Tale delitto costituisce la causa simbolica della ribellione.<br />Il 17 luglio 1936 si ribellano i soldati nei territori spagnoli d'Africa e delle Isole Canarie mentre il giorno successivo insorgono quelli nella Spagna continentale e, con l'aiuto delle formazioni carliste e falangiste che prima della mobilitazione generale costituiscono il 30% della forza insurrezionale, prendono il controllo di buona parte della Spagna. Il centro e la costa mediterranea restano in mano repubblicana. La Spagna è così divisa in due zone: quella "rossa" di sinistra e quella "nazionale" controrivoluzionaria. È uno scontro fra due visioni del mondo: quella materialista, atea e rivoluzionaria da una parte e quella cattolica, tradizionale e patriottica dall'altra.<br />La guerra civile va oltre uno scontro fra spagnoli quando, nell'agosto del 1936, si aggiungono volontari antifascisti provenienti da tutto il mondo supportati con soldati e armamenti dall'Unione Sovietica. Anche intellettuali comunisti italiani partecipano come i Pietro Nenni e Palmiro Togliatti.<br />La Francia e l'Inghilterra pur dichiarando ufficialmente la propria neutralità, aiutano con denaro e con mezzi il governo repubblicano. Il Messico, che dieci anni prima aveva combattuto i cristeros, si schiera apertamente con la Repubblica e sarà l'unico Stato a riconoscere fino al 1975 il Governo repubblicano in esilio.<br />Ma ci sono anche volontari che raggiungono la Spagna per combattere contro i...]]></itunes:summary><itunes:duration>600</itunes:duration><itunes:keywords>alcazar,cristeros,franciscofranco,moscardo,vivacristore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/827e876ae53b90d46f28541242c195dc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Braveheart**** (1995) - Le guerre di indipendenza scozzesi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/braveheart-1995-le-guerre-di-indipendenza-scozzesi--51756602</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=484</a><br /><br />LE GUERRE DI INDIPENDENZA SCOZZESI<br />La cornice storica del film Braveheart<br />Le guerre di indipendenza scozzesi furono una serie di campagne militari combattute tra il Regno di Scozia e il Regno d'Inghilterra a cavallo tra XIII secolo e XIV secolo.<br />La Prima Guerra (1296-1328) iniziò con l'invasione inglese della Scozia nel 1296, e terminò con la firma del Trattato di Edimburgo-Northampton del 1328.<br />La Seconda Guerra (1332-1357) iniziò con l'invasione di Edoardo Balliol, sostenuta dall'Inghilterra e i "Diseredati" nel 1332, e terminò nel 1357 con la firma del Trattato di Berwick.<br />Le guerre furono parte di una grande crisi nazionale della Scozia e il periodo divenne uno dei momenti più determinanti della storia della nazione. Al termine di entrambe le guerre, la Scozia mantenne il proprio status di nazione indipendente.<br />Le guerre furono importanti per altre ragioni, come la nascita dell'arco lungo, arma fondamentale nella guerra medievale.<br /><br />LA BATTAGLIA DI STIRLING BRIDGE<br />La battaglia di Stirling Bridge fu una battaglia della prima Guerra di indipendenza scozzese combattuta l'11 settembre 1297. Le forze di Andrew de Moray e William Wallace sconfissero l'esercito inglese condotto da John de Warenne e Hugh de Cressingham (morto in battaglia).<br />Questa battaglia fu una tremenda sconfitta per gli inglesi e dimostrò che in determinate circostanze la fanteria poteva dimostrarsi superiore alla cavalleria. Ci volle tuttavia del tempo prima che la lezione venisse completamente compresa.<br />L'11 settembre 1297 vide una decisiva vittoria per Wallace e gli scozzesi a Stirling Bridge. Nonostante fossero in ampia inferiorità numerica, le forze scozzesi guidate da Andrew de Moray (un importante nobile, in quanto primogenito), e con Wallace come capitano, misero in rotta l'esercito inglese. L'esercito di professionisti del Conte del Surrey, forte di tremila cavalieri e 10.000 fanti, andò incontro al disastro quando attraversò il fiume da nord. Il ponte era troppo stretto perché molti soldati potessero attraversarlo assieme (probabilmente non più di tre uomini affiancati), così mentre gli inglesi attraversavano, gli scozzesi li attesero e li uccisero man mano che passavano.<br />I soldati inglesi iniziarono a ritirarsi mentre i loro compagni dalle retrovie spingevano in avanti, e sotto un peso eccessivo, il ponte crollò, facendone affogare molti. All'insaputa dell'esercito inglese caduto nel panico, parte delle forze scozzesi aveva guadato il fiume più a monte. Con l'esercito inglese diviso sulle due rive del fiume, le due forze scozzesi pressarono le due metà dell'esercito inglese verso il fiume. Fu una vittoria schiacciante e un'enorme iniezione di fiducia per l'esercito scozzese. Hugh Cressingham, il tesoriere di Edoardo in Scozia, venne ucciso nel corso della battaglia. Successivamente alla vittoria, Wallace venne nominato cavaliere e Guardiano di Scozia il 13 marzo 1298.<br />Questa battaglia rappresentò il punto più alto della carriera di Wallace, ed essa venne sempre ricordata nelle rappresentazioni che lo riguardavano. Nel film Braveheart è chiamata semplicemente "la battaglia di Stirling" ed è stata girata omettendo il ponte.<br /><br />LA BATTAGLIA DI FALKIRK<br />Un anno dopo, comunque, la situazione si rovesciò. Il 15 giugno 1298 gli inglesi avevano invaso la Scozia a Roxburgh. Saccheggiarono il Lothian e riconquistarono alcuni castelli, ma non riuscirono a far scendere in campo Wallace. Gli scozzesi avevano adottato una strategia di terra bruciata e gli errori commessi dagli addetti ai rifornimenti lasciarono gli inglesi con scarso cibo e morale basso, ma la ricerca di Wallace da parte di Edoardo si sarebbe conclusa a Falkirk.<br />Wallace aveva posizionato i suoi lancieri in quattro schiltron - formazioni circolari a riccio, circondate da un muro difensivo di pali di legno. Gli inglesi ottennero un vantaggio attaccando per primi con la cavalleria, e seminando la morte tra gli arcieri scozzesi disposti fuori delle formazioni difensive. I cavalieri scozzesi fuggirono e gli uomini di Edoardo iniziarono ad attaccare gli schiltron. Non è chiaro se il fattore decisivo fu il lancio di frecce e pietre da parte della fanteria, o un attacco portato dalla cavalleria.<br />Ad ogni modo, si aprirono presto dei varchi negli schiltron e gli inglesi li sfruttarono per annientare le ultime resistenze. Gli scozzesi persero molti uomini, ma Wallace riuscì a sfuggire, anche se il suo orgoglio e la reputazione militare ne vennero gravemente danneggiati. Alla fine di settembre del 1298 Wallace aveva deciso di cedere il titolo di Guardiano a Robert Bruce, conte di Carrick, e a John Comyn di Badenoch, il fratellastro dell'ex sovrano John Balliol. Bruce si riconciliò con Edoardo nel 1302, mentre Wallace respinse questa decisione di fare la pace. Egli trascorse un po' di tempo in Francia, in una presunta missione diplomatica.<br />William Wallace riuscì a sfuggire agli inglesi fino al maggio 1305, quando Sir John de Menteith, un cavaliere scozzese leale a Edoardo I d'Inghilterra, lo catturò nei pressi di Glasgow. Dopo un processo sommario, le autorità inglesi lo giustiziarono atrocemente il 23 agosto 1305, a Smithfield (Londra), nella maniera tradizionale riservata ai traditori: egli venne impiccato e quindi squartato. La sua testa venne infilzata su un palo e posta sul London Bridge. Il governo inglese espose le sue membra, come si usava allora per i condannati a morte, nelle città principali: Londra, Newcastle, Berwick, Edimburgo e Perth.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756602</guid><pubDate>Tue, 01 Nov 2022 21:29:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756602/le_guerre_di_indipendenza_scozzesi.mp3" length="7504520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=484

LE GUERRE DI INDIPENDENZA SCOZZESI
La cornice storica del film Braveheart
Le guerre di indipendenza scozzesi furono una serie di campagne militari combattute tra il Regno di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=484" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=484</a><br /><br />LE GUERRE DI INDIPENDENZA SCOZZESI<br />La cornice storica del film Braveheart<br />Le guerre di indipendenza scozzesi furono una serie di campagne militari combattute tra il Regno di Scozia e il Regno d'Inghilterra a cavallo tra XIII secolo e XIV secolo.<br />La Prima Guerra (1296-1328) iniziò con l'invasione inglese della Scozia nel 1296, e terminò con la firma del Trattato di Edimburgo-Northampton del 1328.<br />La Seconda Guerra (1332-1357) iniziò con l'invasione di Edoardo Balliol, sostenuta dall'Inghilterra e i "Diseredati" nel 1332, e terminò nel 1357 con la firma del Trattato di Berwick.<br />Le guerre furono parte di una grande crisi nazionale della Scozia e il periodo divenne uno dei momenti più determinanti della storia della nazione. Al termine di entrambe le guerre, la Scozia mantenne il proprio status di nazione indipendente.<br />Le guerre furono importanti per altre ragioni, come la nascita dell'arco lungo, arma fondamentale nella guerra medievale.<br /><br />LA BATTAGLIA DI STIRLING BRIDGE<br />La battaglia di Stirling Bridge fu una battaglia della prima Guerra di indipendenza scozzese combattuta l'11 settembre 1297. Le forze di Andrew de Moray e William Wallace sconfissero l'esercito inglese condotto da John de Warenne e Hugh de Cressingham (morto in battaglia).<br />Questa battaglia fu una tremenda sconfitta per gli inglesi e dimostrò che in determinate circostanze la fanteria poteva dimostrarsi superiore alla cavalleria. Ci volle tuttavia del tempo prima che la lezione venisse completamente compresa.<br />L'11 settembre 1297 vide una decisiva vittoria per Wallace e gli scozzesi a Stirling Bridge. Nonostante fossero in ampia inferiorità numerica, le forze scozzesi guidate da Andrew de Moray (un importante nobile, in quanto primogenito), e con Wallace come capitano, misero in rotta l'esercito inglese. L'esercito di professionisti del Conte del Surrey, forte di tremila cavalieri e 10.000 fanti, andò incontro al disastro quando attraversò il fiume da nord. Il ponte era troppo stretto perché molti soldati potessero attraversarlo assieme (probabilmente non più di tre uomini affiancati), così mentre gli inglesi attraversavano, gli scozzesi li attesero e li uccisero man mano che passavano.<br />I soldati inglesi iniziarono a ritirarsi mentre i loro compagni dalle retrovie spingevano in avanti, e sotto un peso eccessivo, il ponte crollò, facendone affogare molti. All'insaputa dell'esercito inglese caduto nel panico, parte delle forze scozzesi aveva guadato il fiume più a monte. Con l'esercito inglese diviso sulle due rive del fiume, le due forze scozzesi pressarono le due metà dell'esercito inglese verso il fiume. Fu una vittoria schiacciante e un'enorme iniezione di fiducia per l'esercito scozzese. Hugh Cressingham, il tesoriere di Edoardo in Scozia, venne ucciso nel corso della battaglia. Successivamente alla vittoria, Wallace venne nominato cavaliere e Guardiano di Scozia il 13 marzo 1298.<br />Questa battaglia rappresentò il punto più alto della carriera di Wallace, ed essa venne sempre ricordata nelle rappresentazioni che lo riguardavano. Nel film Braveheart è chiamata semplicemente "la battaglia di Stirling" ed è stata girata omettendo il ponte.<br /><br />LA BATTAGLIA DI FALKIRK<br />Un anno dopo, comunque, la situazione si rovesciò. Il 15 giugno 1298 gli inglesi avevano invaso la Scozia a Roxburgh. Saccheggiarono il Lothian e riconquistarono alcuni castelli, ma non riuscirono a far scendere in campo Wallace. 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Ce lo presentano come insicuro, sottomesso al padre e come un uomo che non ha abbastanza coraggio per sostenere Wallace, che alla fine tradisce. È pur vero, però, che alla fine del film si riscatta, diventando il leader delle truppe scozzesi nell’ultima scena. Si presenta all’ultima battaglia per prestare giuramento di vassallaggio al re inglese ma alla fine decide di riprendere la lotta di Wallace combattendo contro gli inglesi e vincendo.<br />Nonostante l’immagine di pusillanime che ci trasmette il film, Robert the Bruce è considerato uno dei più grandi eroi della storia della Scozia, se non proprio il maggiore. Essendo discendente di una famiglia di sangue reale legata a quella di Davide I di Scozia, risultava essere uno dei candidati al trono scozzese.<br />Sebbene avesse giurato fedeltà ad Edoardo I di Inghilterra insieme a suo padre, rapidamente si unì alla rivolta scozzese. Dopo la sconfitta di Falkirk, accettò il titolo di Guardiano di Scozia a cui Wallace aveva dovuto rinunciare.<br />In seguito uccise John Comyn, altro candidato alla corona. [...] Fu incoronato a Scone, antica capitale di Scozia e proseguì la sua lotta per difenderla dal re inglese. Sconfitto e catturato, riuscì a scappare su un’isola irlandese. Tornò in Scozia dopo la morte di Edoardo I, per approfittare della debolezza del suo successore Edoardo II. Riuscì a recuperare il tempo perso e sconfisse definitivamente gli inglesi nella battaglia di Bannockburn, assicurandosi così la corona. Nel film ci fanno credere che questa battaglia venne combattuta poco dopo la morte di William Wallace, ma in realtà si verificò ben 9 anni dopo.<br />Una piccola curiosità: Robert the Bruce dispose che, dopo la sua morte il suo cuore fosse portato in Terra Santa. Durante il viaggio, i cavalieri scozzesi che lo custodivano furono catturati in Spagna dopo una battaglia contro i musulmani. Muhammed IV, re nazareno di Granada, quando seppe a chi apparteneva il cuore reale, lo inviò ad Alfonso XI, che a sua volta lo spedì in Scozia. Ora riposa nell’abbazia di Melrose. Questo è il cuore che può essere considerato il vero cuore impavido o Braveheart del quale parla la storia scozzese e che fu usato per il titolo del film. [...]<br /><br />2) EDOARDO I NON MORÌ IN CONTEMPORANEA A WALLACE<br />Edoardo I, chiamato “gamba lunga” era probabilmente tanto cattivo come vediamo nel film. [...] Sebbene nel film vediamo che Edoardo muore nello stesso momento in cui muore Wallace, al grido “Libertà!” dello scozzese, in realtà il re inglese morì 3 anni più tardi. Lasciò il trono a suo figlio Edoardo II, che forse è il personaggio nel film che più si avvicina a quello reale. Con carattere debole e poco portato per comandare, il suo regno fu disastroso per l’Inghilterra. La sua omosessualità, che ci viene raccontata nel film, è documentata da testimonianze storiche.<br /><br />3) ISABELLA DI FRANCIA NON RIMASE INCINTA DI WALLACE<br />Sua moglie, Isabella di Francia, viene rappresentata come una giovane bella e onesta e che subito si innamora di Wallace e dei suoi ideali romantici. Nel film, i due hanno una relazione e Isabella rimane incinta, pertanto, secondo il film il successivo re d’Inghilterra sarebbe stato l’ipotetico figlio di Wallace. In realtà, la vera Isabella aveva 3 anni a quell’epoca e non aveva ancora viaggiato fuori dalla Francia, quindi non conobbe mai Wallace.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51756560</guid><pubDate>Tue, 01 Nov 2022 21:25:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51756560/braveheart_precisazioni_sui_personaggi.mp3" length="5075341" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=485&#13;
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PRECISAZIONI SUI PERSONAGGI&#13;
1) Robert The Bruce fu il vero cuore impavido&#13;
2) Edoardo I non morì in contemporanea a Wallace&#13;
3) Isabella di Francia non rimase incinta di Wallace&#13;
1)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=485" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=485</a><br /><br />PRECISAZIONI SUI PERSONAGGI<br />1) Robert The Bruce fu il vero cuore impavido<br />2) Edoardo I non morì in contemporanea a Wallace<br />3) Isabella di Francia non rimase incinta di Wallace<br />1) ROBERT THE BRUCE FU IL VERO CUORE IMPAVIDO<br />Robert the Bruce forse è il personaggio rappresentato in maniera peggiore. Ce lo presentano come insicuro, sottomesso al padre e come un uomo che non ha abbastanza coraggio per sostenere Wallace, che alla fine tradisce. È pur vero, però, che alla fine del film si riscatta, diventando il leader delle truppe scozzesi nell’ultima scena. Si presenta all’ultima battaglia per prestare giuramento di vassallaggio al re inglese ma alla fine decide di riprendere la lotta di Wallace combattendo contro gli inglesi e vincendo.<br />Nonostante l’immagine di pusillanime che ci trasmette il film, Robert the Bruce è considerato uno dei più grandi eroi della storia della Scozia, se non proprio il maggiore. Essendo discendente di una famiglia di sangue reale legata a quella di Davide I di Scozia, risultava essere uno dei candidati al trono scozzese.<br />Sebbene avesse giurato fedeltà ad Edoardo I di Inghilterra insieme a suo padre, rapidamente si unì alla rivolta scozzese. Dopo la sconfitta di Falkirk, accettò il titolo di Guardiano di Scozia a cui Wallace aveva dovuto rinunciare.<br />In seguito uccise John Comyn, altro candidato alla corona. [...] Fu incoronato a Scone, antica capitale di Scozia e proseguì la sua lotta per difenderla dal re inglese. Sconfitto e catturato, riuscì a scappare su un’isola irlandese. Tornò in Scozia dopo la morte di Edoardo I, per approfittare della debolezza del suo successore Edoardo II. Riuscì a recuperare il tempo perso e sconfisse definitivamente gli inglesi nella battaglia di Bannockburn, assicurandosi così la corona. Nel film ci fanno credere che questa battaglia venne combattuta poco dopo la morte di William Wallace, ma in realtà si verificò ben 9 anni dopo.<br />Una piccola curiosità: Robert the Bruce dispose che, dopo la sua morte il suo cuore fosse portato in Terra Santa. Durante il viaggio, i cavalieri scozzesi che lo custodivano furono catturati in Spagna dopo una battaglia contro i musulmani. Muhammed IV, re nazareno di Granada, quando seppe a chi apparteneva il cuore reale, lo inviò ad Alfonso XI, che a sua volta lo spedì in Scozia. Ora riposa nell’abbazia di Melrose. Questo è il cuore che può essere considerato il vero cuore impavido o Braveheart del quale parla la storia scozzese e che fu usato per il titolo del film. [...]<br /><br />2) EDOARDO I NON MORÌ IN CONTEMPORANEA A WALLACE<br />Edoardo I, chiamato “gamba lunga” era probabilmente tanto cattivo come vediamo nel film. [...] Sebbene nel film vediamo che Edoardo muore nello stesso momento in cui muore Wallace, al grido “Libertà!” dello scozzese, in realtà il re inglese morì 3 anni più tardi. Lasciò il trono a suo figlio Edoardo II, che forse è il personaggio nel film che più si avvicina a quello reale. Con carattere debole e poco portato per comandare, il suo regno fu disastroso per l’Inghilterra. La sua omosessualità, che ci viene raccontata nel film, è documentata da testimonianze storiche.<br /><br />3) ISABELLA DI FRANCIA NON RIMASE INCINTA DI WALLACE<br />Sua moglie, Isabella di Francia, viene rappresentata come una giovane bella e onesta e che subito si innamora di Wallace e dei suoi ideali romantici. Nel film, i due hanno una relazione e Isabella rimane incinta, pertanto, secondo il film il successivo re d’Inghilterra sarebbe stato l’ipotetico figlio di Wallace. In realtà, la vera Isabella aveva 3 anni a quell’epoca e non aveva ancora viaggiato fuori dalla Francia, quindi non conobbe mai Wallace.]]></itunes:summary><itunes:duration>318</itunes:duration><itunes:keywords>braveheart,isabelladifrancia,robertthebruce,scozia,wallace</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d28aca2f207fd60a6f125cb3fc0a5b66.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Snowden (2016) - Siamo tutti spiati!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/snowden-2016-siamo-tutti-spiati--51687937</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=486" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=486</a><br /><br />SIAMO TUTTI SPIATI! di Rino Cammilleri<br />Edward Snowden, autodidatta, è il genio informatico che ha svelato al mondo il sistema di spionaggio degli Stati Uniti<br />Due premesse. La prima. Sono nato alla fine del 1950 e c'era Stalin, la guerra di Corea, l'Urss occupava ancora perfino l'Austria. Ho passato la vita sotto la paura del plumbeo regime dell'Est, guardando all'America come baluardo e sponda di tutte le libertà. C'era un sacco di gente che moriva ammazzata cercando di scappare dalla Cortina di Ferro col sogno di andare negli Usa. Poi vennero anche i boat people vietnamiti che affrontavano l'oceano e i pirati pur di fare lo stesso.<br />Chi l'avrebbe mai detto che il sogno si sarebbe letteralmente capovolto? Ora c'è chi scappa in Russia: Depardieu, Snowden, io (se non fossi ormai troppo vecchio). Scappare dall'asfissia del politicamente corretto, dalla minaccia islamica, dalla cristofobia, dalla dittatura omosessuale, dalla criminalità impunita, dalle tasse. «Abbiamo fatto rientrare la tirannia dalla porta di servizio», dice il protagonista del film che dà luogo alla seconda premessa.<br /><br />OLIVER STONE<br />Eccola. Non mi è mai stato simpatico Oliver Stone, regista-soggettista di sinistra grande fan del duo Obama-Hillary. Ma questa volta ha ragione, e la delusione per Obama non la manda a dire. Il film di cui parlo è Snowden, la biografia del giovane genio informatico che nel 2013 rivelò al mondo che il governo americano era in grado di spiare i sette miliardi di abitanti del pianeta e lo faceva tranquillamente. E non come gendarme dell'umanità e guardiano del mondo libero. No, al contrario. Per pura volontà di potenza, per mantenere la leadership incontrastata sul mondo e tenersela per altri cento anni (per i cento successivi si sarebbe visto a suo tempo e luogo).<br />Edward J. Snowden, autodidatta, aveva fatto parte delle forze speciali, era un sincero patriota, un conservatore (nel film si mostrano i suoi contrasti con la fidanzata liberal) e sognava di lavorare per la Cia. Divenne prima impiegato e poi consulente dell'intelligence americana e fu lui stesso l'autore dei programmi informatici che il governo-ombra usò per tutt'altri scopi. Quando si rese conto di avere messo a punto un sistema che permetteva di controllare praticamente tutti e neutralizzare gli sgraditi, ovunque nel mondo si trovassero (sia con bombe mirate che con ricatti e "montaggi") disse basta e rivelò tutto al giornale inglese The Guardian.<br /><br />OBAMA FA MARCIA INDIETRO<br />A rischio della pelle, dovette lasciare tutto, anche la famiglia, e scappare, dove? A Mosca. E' ancora là, il «traditore» ricercato dall'Fbi. Il calderone da lui scoperchiato è pari, se non superiore, per importanza a quello di Wikileaks, tanto che Obama è stato costretto a fare pubblicamente marcia indietro sul monitoraggio universale. Solo che proprio la storia di Snowden insegna che non c'è da fidarsi. Ormai, non si può più sapere se davvero gli Usa hanno smesso di spiare tutti (anche questo articolo) o se si sono fatti semplicemente più furbi. La lotta al terrorismo globale era un comodo paravento, tant'è che dopo vent'anni non è ancora finita e certe misure di politica estera sembrano, anzi, tese a renderla permanente. Il film si gusta come un thriller di spionaggio e, alla fine, compare il vero Snowden, un nerd con una coscienza. Da vedere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51687937</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 21:50:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51687937/snowden_siamo_tutti_spiati.mp3" length="4710463" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=486&#13;
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Edward Snowden, autodidatta, è il genio informatico che ha svelato al mondo il sistema di spionaggio degli Stati Uniti&#13;
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Ora c'è chi scappa in Russia: Depardieu, Snowden, io (se non fossi ormai troppo vecchio). Scappare dall'asfissia del politicamente corretto, dalla minaccia islamica, dalla cristofobia, dalla dittatura omosessuale, dalla criminalità impunita, dalle tasse. «Abbiamo fatto rientrare la tirannia dalla porta di servizio», dice il protagonista del film che dà luogo alla seconda premessa.<br /><br />OLIVER STONE<br />Eccola. Non mi è mai stato simpatico Oliver Stone, regista-soggettista di sinistra grande fan del duo Obama-Hillary. Ma questa volta ha ragione, e la delusione per Obama non la manda a dire. Il film di cui parlo è Snowden, la biografia del giovane genio informatico che nel 2013 rivelò al mondo che il governo americano era in grado di spiare i sette miliardi di abitanti del pianeta e lo faceva tranquillamente. E non come gendarme dell'umanità e guardiano del mondo libero. No, al contrario. Per pura volontà di potenza, per mantenere la leadership incontrastata sul mondo e tenersela per altri cento anni (per i cento successivi si sarebbe visto a suo tempo e luogo).<br />Edward J. Snowden, autodidatta, aveva fatto parte delle forze speciali, era un sincero patriota, un conservatore (nel film si mostrano i suoi contrasti con la fidanzata liberal) e sognava di lavorare per la Cia. Divenne prima impiegato e poi consulente dell'intelligence americana e fu lui stesso l'autore dei programmi informatici che il governo-ombra usò per tutt'altri scopi. Quando si rese conto di avere messo a punto un sistema che permetteva di controllare praticamente tutti e neutralizzare gli sgraditi, ovunque nel mondo si trovassero (sia con bombe mirate che con ricatti e "montaggi") disse basta e rivelò tutto al giornale inglese The Guardian.<br /><br />OBAMA FA MARCIA INDIETRO<br />A rischio della pelle, dovette lasciare tutto, anche la famiglia, e scappare, dove? A Mosca. E' ancora là, il «traditore» ricercato dall'Fbi. Il calderone da lui scoperchiato è pari, se non superiore, per importanza a quello di Wikileaks, tanto che Obama è stato costretto a fare pubblicamente marcia indietro sul monitoraggio universale. Solo che proprio la storia di Snowden insegna che non c'è da fidarsi. Ormai, non si può più sapere se davvero gli Usa hanno smesso di spiare tutti (anche questo articolo) o se si sono fatti semplicemente più furbi. La lotta al terrorismo globale era un comodo paravento, tant'è che dopo vent'anni non è ancora finita e certe misure di politica estera sembrano, anzi, tese a renderla permanente. Il film si gusta come un thriller di spionaggio e, alla fine, compare il vero Snowden, un nerd con una coscienza. Da vedere.]]></itunes:summary><itunes:duration>295</itunes:duration><itunes:keywords>marciaindietro,obama,oliverstone,snowden,spiati</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bc8f961033858a033ca9edb1378857da.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sotto il cielo di Roma (2010) - Pio XII: il papa amico degli ebrei che si oppose a Hitler</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sotto-il-cielo-di-roma-2010-pio-xii-il-papa-amico-degli-ebrei-che-si-oppose-a-hitler--51682108</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1065" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1065</a><br /><br />PIO XII: IL PAPA AMICO DEGLI EBREI CHE SI OPPOSE AD HITLER<br />Il suo motto fu: ''Opus iustitiae pax'' (la pace è l'opera della giustizia)<br />di Giano Colli<br />Eugenio Pacelli nacque a Roma nel 1876: qui studiò all’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1899, entrò al servizio del Papa nel 1901 e fu il principale assistente del cardinale Gasparri nel lavoro di codificazione del diritto canonico.<br />Nel 1917 il Papa Benedetto XV lo nominò nunzio a Monaco di Baviera e nel 1920 nunzio della nuova repubblica tedesca. Furono anni laboriosi, di grande lavoro diplomatico. Nominato cardinale nel 1929, nel 1930 divenne Segretario di Stato vaticano. In quegli anni fu ampiamente diffamato dalla stampa nazista che lo definiva il cardinale "amico degli ebrei", a causa delle oltre cinquanta lettere di protesta inviate ai tedeschi. Mentre la seconda guerra mondiale era alle porte, fu eletto Papa in un conclave durato soltanto un giorno. Avendo scelto il motto Opus iustitiae pax (la pace è l’opera della giustizia), Pio XII si considerava il Papa della pace, e fino al 1 settembre 1939 lottò per impedire lo scoppio della guerra con azioni diplomatiche, fino a lanciare un appello dalla Radio Vaticana: "Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra!".<br />Nei quasi venti anni di pontificato, Pio XII pubblicò molte encicliche tra cui la Mystici corporis (1943), dove spiegava la natura della Chiesa come Corpo mistico di Cristo, e la Divino afflante Spiritu (1943), con la quale permetteva l’uso dei moderni metodi storici di analisi nell’esegesi della Sacra Scrittura. Nel 1951 e negli anni seguenti riformò l’intera liturgia della Settimana Santa. Sempre fedele devoto della Madonna, nel 1950 definì il dogma dell’Assunzione al cielo della Vergine in corpo ed anima. Canonizzò trentatré santi, tra i quali il Papa Pio X. Creò un numero senza precedenti di cardinali provenienti da varie nazioni, riducendo così il numero degli italiani ad un terzo del Sacro Collegio. Fu il primo Papa che divenne molto noto usando frequentemente la radio e la televisione.<br />Durante tutta la guerra diresse, attraverso la Pontificia Commissione Assistenza, un vasto programma per l’aiuto alle vittime del conflitto. Quando poi Hitler nel 1943 occupò Roma, Pio XII fece del Vaticano un rifugio per innumerevoli profughi, tra cui molti ebrei.<br />Eppure oggi alcuni ebrei accusano la Chiesa e Pio XII di ambiguità nei confronti del regime nazista: sono accuse infondate! Infatti, ci sono numerosissime testimonianze di ebrei, di rabbini e di ogni sorta di organizzazione ebraica, che ha elogiato e ringraziato in ogni modo Papa Pacelli. Tra questi, il futuro premier israeliano Golda Meir che definì Pio XII "un grande servitore della pace". Israël Zolli, grande rabbino di Roma, che si convertì al cattolicesimo e chiese udienza al santo Padre per "esprimere in forma ufficiale al Santo Padre il ringraziamento degli ebrei di Roma per quanto è stato fatto in loro favore". Nel dicembre 1940, in un articolo del Time magazine, il grande scienziato ebreo Albert Einstein scrisse: "Solo la Chiesa si è schierata apertamente contro la campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto un particolare amore per la Chiesa prima d’ora, ma sono costretto a confessare che ora apprezzo senza riserve quello che un tempo disprezzavo". Si tratta di persone che avevano vissuto il periodo storico incriminato, mentre molti di coloro che oggi attaccano Pio XII o erano molto giovani o addirittura non erano ancora nati quando il nazismo commetteva i suoi crimini.<br />Durante l’occupazione tedesca di Roma, Pio XII diede segretamente istruzione al clero cattolico di salvare quante più vite umane possibili, con ogni mezzo. Così salvò migliaia di ebrei italiani dalla deportazione. Mentre circa l’80% degli ebrei europei morirono in quegli anni, l’80% degli ebrei italiani furono salvati. Non a caso a Roma si trova oggi la più numerosa comunità ebraica d’Europa. Solo in Roma, 155 conventi e monasteri diedero rifugio a circa 5 mila ebrei. A un certo punto, non meno di tremila trovarono scampo nella residenza papale di Castel Gandolfo, sfuggendo così alla deportazione nei campi di sterminio tedeschi. Seguendo le dirette istruzioni di Pio XII, molti preti e monaci favorirono il salvataggio di centinaia di vite ebraiche mettendo a repentaglio la loro.  E’ vero che il Papa non denunciò mai in pubblico le leggi antisemite e la persecuzione degli ebrei, ma il suo silenzio fu un efficace approccio strategico volto a proteggere più ebrei dalla deportazione. Del resto a convincere il Papa furono anche moltissimi ebrei. Ci si può chiedere, naturalmente, cosa poteva essere peggio dello sterminio di sei milioni di ebrei. La risposta è semplice e terribilmente onesta: l’assassinio di centinaia di migliaia di ebrei in più. La protesta pubblica avrebbe inoltre impedito alla Chiesa di svolgere il lavoro nascosto di assistenza.<br />Del resto due episodi ci danno la riprova. Nel 1937 Pio XI pubblicò l’unica enciclica scritta in tedesco Mit Brennender Sorge (Con gravissima preoccupazione), una denuncia feroce del nazionalsocialismo e del razzismo. La bozza dell’enciclica fu scritta proprio da Pio XII, allora Segretario di Stato. Si può dire che è il più duro documento che la Santa Sede abbia mai promulgato contro un potere politico in tutta la sua storia. Venne letta da tutti i pulpiti in Germania. Quale fu il risultato? Fu rallentata la persecuzione degli ebrei? Assolutamente no. Hitler montò su tutte le furie, e le misure contro gli ebrei furono aggravate. Il secondo episodio significativo è del 1942: l’Olanda era occupata dai nazisti che cominciarono la deportazione degli ebrei. In tutte le chiese cattoliche in Olanda venne letta una lettera di protesta pubblica. Come conseguenza la deportazione degli ebrei venne accelerata, e vennero deportati ed uccisi anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo, tra questi c’erano Edith Stein e sua sorella.<br />Comunque, al di là di considerazioni di carattere "politico", le virtù di Papa Pacelli sono così note che è in corso la causa di beatificazione! Innanzitutto le virtù teologali: fede, speranza e carità. Pio XII era un uomo di grandissima fede, pregava molto. Non mancava mai di infondere speranza. Anche nei momenti più brutti, lui invitava ad avere fiducia nell’opera dello Spirito Santo. É stato inoltre un uomo di grandissima carità: si è prodigato non solo per gli ebrei ma per tutti i perseguitati, ha cercato di aiutare la gente vittima del nazismo e del fascismo anche dopo la fine della guerra. Quanti treni carichi di cibo, abiti, scarpe e medicinali sono partiti per aiutare le vittime della guerra. Coerente con le virtù che praticava, Pio XII era un uomo estremamente sobrio, mangiava pochissimo, dormiva solo poche ore, spesse volte lavorava fino alle due di notte si alzava alla sei dopo una breve siesta. Per solidarietà con le misere condizioni delle popolazione rinunciò a bere una sola tazza di caffè, sapendo che la gente non aveva il caffè. Sapeva che mancava il riscaldamento e lui non si è più riscaldato neanche durante l’inverno. Suor Pascalina, sua assistente, ha raccontato che la biancheria del Santo Padre era tutta rattoppata. Papa Pacelli disponeva all’inizio del suo pontificato di un significativo patrimonio familiare: lo ha speso tutto in opere di carità!<br />Pio XII ci fa essere grati al Signore per averci dato, ancora una volta, un grande Papa, come suo vicario, in un momento storico così difficile per l’umanità come fu quello da lui vissuto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51682108</guid><pubDate>Tue, 25 Oct 2022 13:00:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51682108/pio_xii_il_papa_amico_degli_ebrei_che_si_oppose_a_hitler.mp3" length="9547485" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1065&#13;
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PIO XII: IL PAPA AMICO DEGLI EBREI CHE SI OPPOSE AD HITLER&#13;
Il suo motto fu: ''Opus iustitiae pax'' (la pace è l'opera della giustizia)&#13;
di Giano Colli&#13;
Eugenio Pacelli nacque a Roma...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1065" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1065</a><br /><br />PIO XII: IL PAPA AMICO DEGLI EBREI CHE SI OPPOSE AD HITLER<br />Il suo motto fu: ''Opus iustitiae pax'' (la pace è l'opera della giustizia)<br />di Giano Colli<br />Eugenio Pacelli nacque a Roma nel 1876: qui studiò all’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1899, entrò al servizio del Papa nel 1901 e fu il principale assistente del cardinale Gasparri nel lavoro di codificazione del diritto canonico.<br />Nel 1917 il Papa Benedetto XV lo nominò nunzio a Monaco di Baviera e nel 1920 nunzio della nuova repubblica tedesca. Furono anni laboriosi, di grande lavoro diplomatico. Nominato cardinale nel 1929, nel 1930 divenne Segretario di Stato vaticano. In quegli anni fu ampiamente diffamato dalla stampa nazista che lo definiva il cardinale "amico degli ebrei", a causa delle oltre cinquanta lettere di protesta inviate ai tedeschi. Mentre la seconda guerra mondiale era alle porte, fu eletto Papa in un conclave durato soltanto un giorno. Avendo scelto il motto Opus iustitiae pax (la pace è l’opera della giustizia), Pio XII si considerava il Papa della pace, e fino al 1 settembre 1939 lottò per impedire lo scoppio della guerra con azioni diplomatiche, fino a lanciare un appello dalla Radio Vaticana: "Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra!".<br />Nei quasi venti anni di pontificato, Pio XII pubblicò molte encicliche tra cui la Mystici corporis (1943), dove spiegava la natura della Chiesa come Corpo mistico di Cristo, e la Divino afflante Spiritu (1943), con la quale permetteva l’uso dei moderni metodi storici di analisi nell’esegesi della Sacra Scrittura. Nel 1951 e negli anni seguenti riformò l’intera liturgia della Settimana Santa. Sempre fedele devoto della Madonna, nel 1950 definì il dogma dell’Assunzione al cielo della Vergine in corpo ed anima. Canonizzò trentatré santi, tra i quali il Papa Pio X. Creò un numero senza precedenti di cardinali provenienti da varie nazioni, riducendo così il numero degli italiani ad un terzo del Sacro Collegio. Fu il primo Papa che divenne molto noto usando frequentemente la radio e la televisione.<br />Durante tutta la guerra diresse, attraverso la Pontificia Commissione Assistenza, un vasto programma per l’aiuto alle vittime del conflitto. Quando poi Hitler nel 1943 occupò Roma, Pio XII fece del Vaticano un rifugio per innumerevoli profughi, tra cui molti ebrei.<br />Eppure oggi alcuni ebrei accusano la Chiesa e Pio XII di ambiguità nei confronti del regime nazista: sono accuse infondate! Infatti, ci sono numerosissime testimonianze di ebrei, di rabbini e di ogni sorta di organizzazione ebraica, che ha elogiato e ringraziato in ogni modo Papa Pacelli. Tra questi, il futuro premier israeliano Golda Meir che definì Pio XII "un grande servitore della pace". Israël Zolli, grande rabbino di Roma, che si convertì al cattolicesimo e chiese udienza al santo Padre per "esprimere in forma ufficiale al Santo Padre il ringraziamento degli ebrei di Roma per quanto è stato fatto in loro favore". Nel dicembre 1940, in un articolo del Time magazine, il grande scienziato ebreo Albert Einstein scrisse: "Solo la Chiesa si è schierata apertamente contro la campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto un particolare amore per la Chiesa prima d’ora, ma sono costretto a confessare che ora apprezzo senza riserve quello che un tempo disprezzavo". Si tratta di persone che avevano vissuto il periodo storico incriminato, mentre molti di coloro che oggi attaccano Pio XII o erano molto giovani o addirittura non erano ancora nati quando il nazismo commetteva i suoi crimini.<br />Durante l’occupazione tedesca di Roma, Pio XII diede segretamente istruzione al clero cattolico di salvare quante più vite umane possibili, con ogni mezzo. Così salvò migliaia di ebrei italiani dalla deportazione. Mentre circa l’80% degli ebrei...]]></itunes:summary><itunes:duration>597</itunes:duration><itunes:keywords>divinoafflantespiritu,ebrei,pacelli,pioxii,segretariodistatovaticano</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/231ba3c6ee16ffe95a99a4295b44e908.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dialoghi delle carmelitane*** (1960) - L'eroico martirio delle suore carmelitane scalze di Compiègne barbaramente ghigliottinate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dialoghi-delle-carmelitane-1960-l-eroico-martirio-delle-suore-carmelitane-scalze-di-compiegne-barbaramente-ghigliottinate--51543634</link><description><![CDATA[VIDEO: I dialoghi delle Carmelitane - Film completo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WRkxW68uDyk&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=WRkxW68uDyk&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7162</a><br /><br />I DIALOGHI DELLE CARMELITANE di Bernadette Mary Reis<br />Scorrendo gli annali della storia, vediamo che ci sono momenti in cui le religiose hanno avuto un ruolo importante nel corso degli eventi umani. È il caso, ad esempio, delle martiri carmelitane scalze di Compiègne. Molti ne hanno sentito parlare, ma forse non sanno che il loro sacrificio ha contribuito a mettere fine al Regime del Terrore.<br />Tutto inizia con un sogno. Nel 1693, una donna disabile di 29 anni che vive nel Carmelo di Compiègne sogna Gesù in compagnia di sua Madre, di santa Teresa d'Avila e di altre due carmelitane che erano vissute nello stesso monastero. Dopo avere ricevuto istruzioni sulla sua propria vocazione, ha una visione nella quale vede un certo numero di carmelitane scelte per "seguire l'Agnello".<br />Un salto in avanti, al 1786: madre Teresa di Sant'Agostino, neo-eletta priora dello stesso monastero, trova un racconto della visione che suor Elisabeth Baptiste ha avuto prima di prendere i voti come suora carmelitana. Madre Teresa ha il presentimento che questo sogno sia una profezia che riguarda la sua comunità.<br /><br />LA RIVOLUZIONE MALEDETTA<br />Qualche anno dopo, in Francia scoppia la rivoluzione che poi scatena il Regime del Terrore. Nel febbraio 1790 viene ratificata la sospensione provvisoria dei voti religiosi. Il 4 agosto sono inventariati i beni della comunità carmelitana; il giorno dopo, tutte le suore vengono interrogate e viene offerta loro la possibilità di rinunciare ai voti. Con grande rammarico dei dirigenti rivoluzionari, tutte le suore esprimono la loro ferma determinazione a rimanere fedeli ai loro voti fino alla morte.<br />Pasqua 1792: il 6 aprile diventa illegale indossare l'abito religioso; due giorni dopo, il sogno di suor Elisabeth Baptiste è stato raccontato alle suore della comunità. Gli eventi precipitano: ad agosto, i monasteri femminili sono chiusi ed evacuati e i beni delle suore sequestrati.<br />Le 20 carmelitane di Compiègne lasciano il loro monastero il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Croce. Con l'aiuto di amici trovano rifugio in quattro località diverse e riescono a comprare un abito civile per ciascuna: non hanno denaro a sufficienza per comprare anche un cambio e la richiesta di sostentamento al governo rimane inascoltata.<br />Non molto tempo dopo, madre Teresa di Sant'Agostino si consulta con le quattro suore del coro, le più anziane, in merito alla proposta da fare all'intera comunità di offrire la propria vita per la salvezza della Francia: la sua proposta si radica nel desiderio della stessa santa Teresa d'Avila di riformare il Carmelo. Comprensibilmente, incontra resistenza: chi, in realtà, si sottoporrebbe volontariamente alla decapitazione per mezzo della ghigliottina, appena inventata?<br />Stranamente, però, nel giro di poche ore le due suore più anziane chiedono perdono alla priora per la loro mancanza di coraggio: questo spiana la strada a madre Teresa, che propone un atto di donazione della vita agli altri membri della comunità. A partire dal 27 novembre, tutte le suore recitano un "atto di dono di sé" per la salvezza della Francia, scritto dalla priora. In seguito si aggiunge un'intenzione perché sempre meno persone siano giustiziate con la ghigliottina, e per la liberazione delle persone arrestate.<br /><br />IL SACRIFICIO PORTA FRUTTO<br />Il 21 giugno 1794 i soldati perquisiscono gli alloggi delle suore. Il giorno dopo sono arrestate sulla base di una prova che sarebbe emersa durante la perquisizione, usata a dimostrazione che esse abbiano continuato a vivere una vita consacrata e che simpatizzino per la monarchia. La comunità carmelitana, che a questo punto conta 16 suore, si ritrova agli arresti nell'ex convento della Visitazione insieme a 17 suore benedettine inglesi. Il 12 luglio, il sindaco di Compiègne irrompe nel convento con i soldati, sorpreso di trovare le donne vestite con i loro abiti religiosi: l'unico abito civile che possedevano era completamente zuppo. A questo punto, la partenza per Parigi, dove le attende il processo, è inevitabile.<br />Il 17 luglio, le 16 suore carmelitane insieme ad altri 24 prigionieri sono riconosciute colpevoli di essere "nemici del popolo" - tra le altre accuse - e condannate a morte. Le suore si preparano al compimento del sogno profetico: presto seguiranno l'Agnello.<br />Quella stessa sera, Parigi è percorsa dalla voce delle suore che cantano l'Ufficio divino mentre attraversano le vie della città; il boia consente loro di terminare le preghiere per i moribondi, compreso il canto del Te Deum, seguito dal Veni Creator e dal rinnovamento dei loro voti. Salite al patibolo, ricevono l'ultima benedizione dalla priora, baciano la statuetta di Nostra Signora e seguono l'Agnello sacrificale.<br />Robespierre viene arrestato dieci giorni dopo e giustiziato il giorno seguente. Finisce il Regime del Terrore, lasciando così poco spazio al dubbio che il Signore abbia accettato il sacrificio della vita delle religiose. Le martiri di Compiègne sono state beatificate da Pio x nel 1909, e attualmente è in corso il processo per la canonizzazione equipollente.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il film I DIALOGHI DELLE CARMELITANE e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51543634</guid><pubDate>Wed, 12 Oct 2022 11:39:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51543634/i_dialoghi_delle_carmelitane.mp3" length="7006791" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: I dialoghi delle Carmelitane - Film completo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=WRkxW68uDyk&amp;amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7162

I DIALOGHI DELLE CARMELITANE di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: I dialoghi delle Carmelitane - Film completo ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WRkxW68uDyk&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/watch?v=WRkxW68uDyk&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7162</a><br /><br />I DIALOGHI DELLE CARMELITANE di Bernadette Mary Reis<br />Scorrendo gli annali della storia, vediamo che ci sono momenti in cui le religiose hanno avuto un ruolo importante nel corso degli eventi umani. È il caso, ad esempio, delle martiri carmelitane scalze di Compiègne. Molti ne hanno sentito parlare, ma forse non sanno che il loro sacrificio ha contribuito a mettere fine al Regime del Terrore.<br />Tutto inizia con un sogno. Nel 1693, una donna disabile di 29 anni che vive nel Carmelo di Compiègne sogna Gesù in compagnia di sua Madre, di santa Teresa d'Avila e di altre due carmelitane che erano vissute nello stesso monastero. Dopo avere ricevuto istruzioni sulla sua propria vocazione, ha una visione nella quale vede un certo numero di carmelitane scelte per "seguire l'Agnello".<br />Un salto in avanti, al 1786: madre Teresa di Sant'Agostino, neo-eletta priora dello stesso monastero, trova un racconto della visione che suor Elisabeth Baptiste ha avuto prima di prendere i voti come suora carmelitana. Madre Teresa ha il presentimento che questo sogno sia una profezia che riguarda la sua comunità.<br /><br />LA RIVOLUZIONE MALEDETTA<br />Qualche anno dopo, in Francia scoppia la rivoluzione che poi scatena il Regime del Terrore. Nel febbraio 1790 viene ratificata la sospensione provvisoria dei voti religiosi. Il 4 agosto sono inventariati i beni della comunità carmelitana; il giorno dopo, tutte le suore vengono interrogate e viene offerta loro la possibilità di rinunciare ai voti. Con grande rammarico dei dirigenti rivoluzionari, tutte le suore esprimono la loro ferma determinazione a rimanere fedeli ai loro voti fino alla morte.<br />Pasqua 1792: il 6 aprile diventa illegale indossare l'abito religioso; due giorni dopo, il sogno di suor Elisabeth Baptiste è stato raccontato alle suore della comunità. Gli eventi precipitano: ad agosto, i monasteri femminili sono chiusi ed evacuati e i beni delle suore sequestrati.<br />Le 20 carmelitane di Compiègne lasciano il loro monastero il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Croce. Con l'aiuto di amici trovano rifugio in quattro località diverse e riescono a comprare un abito civile per ciascuna: non hanno denaro a sufficienza per comprare anche un cambio e la richiesta di sostentamento al governo rimane inascoltata.<br />Non molto tempo dopo, madre Teresa di Sant'Agostino si consulta con le quattro suore del coro, le più anziane, in merito alla proposta da fare all'intera comunità di offrire la propria vita per la salvezza della Francia: la sua proposta si radica nel desiderio della stessa santa Teresa d'Avila di riformare il Carmelo. Comprensibilmente, incontra resistenza: chi, in realtà, si sottoporrebbe volontariamente alla decapitazione per mezzo della ghigliottina, appena inventata?<br />Stranamente, però, nel giro di poche ore le due suore più anziane chiedono perdono alla priora per la loro mancanza di coraggio: questo spiana la strada a madre Teresa, che propone un atto di donazione della vita agli altri membri della comunità. A partire dal 27 novembre, tutte le suore recitano un "atto di dono di sé" per la salvezza della Francia, scritto dalla priora. In seguito si aggiunge un'intenzione perché sempre meno persone siano giustiziate con la ghigliottina, e per la liberazione delle persone arrestate.<br /><br />IL SACRIFICIO PORTA FRUTTO<br />Il 21 giugno 1794 i soldati perquisiscono gli alloggi delle suore. Il giorno dopo sono arrestate sulla base di una prova che sarebbe emersa durante la perquisizione, usata...]]></itunes:summary><itunes:duration>438</itunes:duration><itunes:keywords>agnellosacrificale,carmelitane,ghigliottina,martiri,rivoluzionefrancese</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7332096f37d28688f6e24990a520f4c9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Giovanna d'Arco* (1948) - La guerra dei cent'anni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/giovanna-d-arco-1948-la-guerra-dei-cent-anni--51544665</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=480" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=480</a><br /><br />LA GUERRA DEI CENT'ANNI<br />La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al 1453; le cause che lo scatenarono furono diverse, ma il pretesto ufficiale fu la questione dinastica sulla corona francese rivendicata nel 1336 da Edoardo III d'Inghilterra e duca d'Aquitania in quanto nipote, per linea materna, di Filippo IV di Francia.<br />La guerra iniziò favorevolmente per gli inglesi che, sotto la guida del Edoardo il Principe Nero, inflissero pesanti sconfitte ai francesi a Crécy (1346) e a Poitiers (1356), dove arrivarono perfino a catturare il re Giovanni II di Francia. Con il trattato di Brétigny del 1360 Edoardo III rinunciò alla sua pretesa ereditaria sulla Francia garantendosi, tuttavia, il dominio di tutta l'Aquitania e di Calais. Otto anni più tardi la tregua fu rotta da Carlo V di Francia, che riuscì a riconquistare gran parte del territorio ceduto agli inglesi.<br />Tra il 1407 e il 1435 la Francia fu dilaniata da una guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni che, in seguito all'alleanza di Giovanni di Borgogna con Enrico V d'Inghilterra, fece riprendere il conflitto. La battaglia di Azincourt (1415) segnò una delle più gravi sconfitte francesi: gli inglesi occuparono tutto il nord-ovest e nel 1420 entrarono persino a Parigi; due anni dopo Enrico VI d'Inghilterra si nominò re di Francia.<br />Mentre gli inglesi assediavano Orléans, nel 1429 iniziò la riscossa francese guidata da Giovanna d'Arco, che aveva ricevuto dal delfino Carlo VII, nel frattempo rifugiatosi a sud della Loira, il comando di un esercito. Giovanna riuscì a rompere l'assedio di Orléans, invertendo definitivamente le sorti della guerra, e a entrare a Reims, dove Carlo fu incoronato re di Francia. Successivamente i francesi furono in grado di espellere gli inglesi da tutti i territori continentali, fatta eccezione per la cittadina di Calais che rimase inglese fino al 1559. Alla conclusione delle ostilità la Francia aveva sostanzialmente raggiunto l'assetto geopolitico moderno.<br />Nel corso del secolo furono introdotte nuove armi e nuove tattiche che segnarono la fine degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi di battaglia dell'Europa occidentale rividero la luce gli eserciti professionali, scomparsi dai tempi dell'Impero romano. Si trattò inoltre del primo conflitto sul continente nel quale si impiegarono armi da fuoco in campo aperto (in particolare le bombarde, utilizzate per la prima volta dagli inglesi nel corso della battaglia di Crécy). Nonostante la notevole durata del conflitto esso fu caratterizzato da un numero relativamente contenuto di battaglie; ciononostante il territorio francese subì ingenti devastazioni da numerose incursioni di armati (dette chevauchées, celebre quella del Principe Nero del 1355), spesso accadute in periodi di apparente tregua, che contribuirono all'impoverimento della popolazione e alla diffusione della peste nera.<br />La straordinaria importanza della guerra dei cent'anni, nella storia dell'Europa nel suo complesso, è evidenziata dal fatto che la sua fine nel 1453 è una delle date convenzionalmente poste dalla storiografia moderna a conclusione del Medioevo europeo, vista anche la concomitante caduta di Costantinopoli (altre date sono tradizionalmente il 1492, scoperta dell'America, e il 1517, affissione delle tesi di Martin Lutero).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51544665</guid><pubDate>Tue, 11 Oct 2022 21:45:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51544665/la_guerra_dei_cent_anni.mp3" length="4923712" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=480&#13;
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LA GUERRA DEI CENT'ANNI&#13;
La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=480" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=480</a><br /><br />LA GUERRA DEI CENT'ANNI<br />La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al 1453; le cause che lo scatenarono furono diverse, ma il pretesto ufficiale fu la questione dinastica sulla corona francese rivendicata nel 1336 da Edoardo III d'Inghilterra e duca d'Aquitania in quanto nipote, per linea materna, di Filippo IV di Francia.<br />La guerra iniziò favorevolmente per gli inglesi che, sotto la guida del Edoardo il Principe Nero, inflissero pesanti sconfitte ai francesi a Crécy (1346) e a Poitiers (1356), dove arrivarono perfino a catturare il re Giovanni II di Francia. Con il trattato di Brétigny del 1360 Edoardo III rinunciò alla sua pretesa ereditaria sulla Francia garantendosi, tuttavia, il dominio di tutta l'Aquitania e di Calais. Otto anni più tardi la tregua fu rotta da Carlo V di Francia, che riuscì a riconquistare gran parte del territorio ceduto agli inglesi.<br />Tra il 1407 e il 1435 la Francia fu dilaniata da una guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni che, in seguito all'alleanza di Giovanni di Borgogna con Enrico V d'Inghilterra, fece riprendere il conflitto. La battaglia di Azincourt (1415) segnò una delle più gravi sconfitte francesi: gli inglesi occuparono tutto il nord-ovest e nel 1420 entrarono persino a Parigi; due anni dopo Enrico VI d'Inghilterra si nominò re di Francia.<br />Mentre gli inglesi assediavano Orléans, nel 1429 iniziò la riscossa francese guidata da Giovanna d'Arco, che aveva ricevuto dal delfino Carlo VII, nel frattempo rifugiatosi a sud della Loira, il comando di un esercito. Giovanna riuscì a rompere l'assedio di Orléans, invertendo definitivamente le sorti della guerra, e a entrare a Reims, dove Carlo fu incoronato re di Francia. Successivamente i francesi furono in grado di espellere gli inglesi da tutti i territori continentali, fatta eccezione per la cittadina di Calais che rimase inglese fino al 1559. Alla conclusione delle ostilità la Francia aveva sostanzialmente raggiunto l'assetto geopolitico moderno.<br />Nel corso del secolo furono introdotte nuove armi e nuove tattiche che segnarono la fine degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi di battaglia dell'Europa occidentale rividero la luce gli eserciti professionali, scomparsi dai tempi dell'Impero romano. Si trattò inoltre del primo conflitto sul continente nel quale si impiegarono armi da fuoco in campo aperto (in particolare le bombarde, utilizzate per la prima volta dagli inglesi nel corso della battaglia di Crécy). Nonostante la notevole durata del conflitto esso fu caratterizzato da un numero relativamente contenuto di battaglie; ciononostante il territorio francese subì ingenti devastazioni da numerose incursioni di armati (dette chevauchées, celebre quella del Principe Nero del 1355), spesso accadute in periodi di apparente tregua, che contribuirono all'impoverimento della popolazione e alla diffusione della peste nera.<br />La straordinaria importanza della guerra dei cent'anni, nella storia dell'Europa nel suo complesso, è evidenziata dal fatto che la sua fine nel 1453 è una delle date convenzionalmente poste dalla storiografia moderna a conclusione del Medioevo europeo, vista anche la concomitante caduta di Costantinopoli (altre date sono tradizionalmente il 1492, scoperta dell'America, e il 1517, affissione delle tesi di Martin Lutero).]]></itunes:summary><itunes:duration>308</itunes:duration><itunes:keywords>battaglie,carlov,costantinopoli,guerradeicentoanni,pulzelladiorleans</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/75e38efdb81c99597a93b4c7413b91d6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La battaglia di Hacksaw Ridge** (2016) - Il talento artistico di Mel Gibson</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-battaglia-di-hacksaw-ridge-2016-il-talento-artistico-di-mel-gibson--51359802</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=478" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=478</a><br /><br />IL TALENTO ARTISTICO DI MEL GIBSON di Roberto Marchesini<br />Gran bel film, La Battaglia di Hacksaw Ridge: splendido dal punto di vista tecnico, commuove, appassiona ed eleva lo spirito.<br />Prima di parlarne, ripercorriamo la carriera dell'autore, il famoso Mel Gibson. Che, forse, dà uno spaccato dell'evoluzione del pensiero di un cattolico negli Stati Uniti... Diventa una star di Hollywood negli anni '70 e '80 grazie alle serie Mad Max e Arma letale. Sembra destinato al genere avventuroso-fracassone quando, nel 1990, Zeffirelli lo chiama per vestire i panni di Amleto. Gibson coglie l'occasione, e sfodera una prova da grande attore. Nel 1993 esce il suo primo film da regista: L'uomo senza volto. Un grande, commovente e drammatico film sulla figura paterna, oggetto di diffidenza e anche odio, ma necessaria.<br /><br />BRAVEHEART (1996), IL PATRIOTA (2000) & WE WERE SOLDIERS (2002)<br />Tre anni dopo ecco l'epico e monumentale Braveheart Cuore impavido. Di questo film ricordiamo il realismo, la violenza ed uno dei più grandi discorsi della storia del cinema («Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso...»), probabilmente ispirato all'Enrico V di Shakespeare. Emerge anche il tema politico: l'indipendenza della Scozia dalla tirannia inglese. Il film regala a Gibson, oltre ad un importante incasso, 5 premi Oscar. [leggi: UN CUORE IMPAVIDO PER LA LIBERTA', clicca qui, N.d.BB]<br />Nel 2000 Gibson interpreta Il patriota. Apparentemente un film sull'indipendenza degli Stati Uniti che nasconde però ben altro. Innanzitutto, il patriota del titolo non combatte per la patria, anzi: al momento dell'arruolamento, si rifiuta, anteponendo i suoi doveri di padre a quelli nei confronti della «nazione americana» («Perché dovrei scambiare un tiranno a tremila miglia di distanza con tremila tiranni lontani solo un miglio?»). Feroce guerriero, Benjamin Martin si schiera risolutamente dalla parte della pace («Vi sono alternative alla guerra»). Più che un film patriottico, Il patriota è piuttosto un film libertario; la sua bandiera non è quella a stelle e strisce, ma quella che verrà usata anni dopo dal Tea Party. [...]<br />Nel 2002 Mel Gibson è impegnato in un film alla Berretti verdi: We were soldiers - Fino all'ultimo uomo. Interpreta un ufficiale - cattolico ed oltremodo eroico - impegnato nella guerra del Vietnam. Siamo all'esordio alla presidenza di Bush Jr: Gibson sembra concedere un minimo di fiducia alle istituzioni statunitensi dopo due mandati Clinton. [leggi: WE WERE SOLDIERS - FINO ALL'ULTIMO UOMO, clicca qui, N.d.BB]<br /><br />LA PASSIONE DI CRISTO (2004) & APOCALYPTO (2006)<br />Nel 2004 esce La passione di Cristo: un film brutale e realistico su passione, morte e risurrezione di Gesù, con luci caravaggesche e recitato in aramaico, ebraico, latino. Prima dell'uscita nelle sale si diffonde la notizia secondo la quale il padre di Mel Gibson sarebbe un cattolico sedevacantista antisemita. Appena il film esce nelle sale fioccano le stroncature: si schierano Natalia Aspesi («Un'orgia di sangue...») e Vittorio Zucconi («Sangue, torture e integralismo»); persino eminenti prelati criticano il realismo del film, rimpiangendo la passione proletaria di Pasolini. Ma l'accusa più grave (anche se non ben circostanziata) è quella di antisemitismo: Jim Caviezel, interprete di Cristo, dirà di essersi giocato la carriera con questo film. Nonostante questo, il film incassa più di seicento milioni di dollari. Alle accuse di antisemitismo si accompagnano altri giudizi: Mel Gibson è padre di otto figli ed è sempre stato sposato con la stessa donna, un unicum, ad Hollywood. [leggi: UNA PASSIONE DI VIOLENZA E DI AMORE, clicca qui, N.d.BB]<br />Due anni dopo Gibson sforna un altro capolavoro: Apocalypto. Ambientato nella brutale e feroce America precolombiana, narra la vicenda di Zampa di Giaguaro, che sfugge alla morte per salvare la famiglia. Alla fine del film, quando il protagonista sta per essere ucciso, ecco sbarcare dall'oceano una nave: trasporta soldati, religiosi e la croce di Cristo. [...] Oltre al tema della lotta per la famiglia, ne emerge prepotentemente un altro: quello dell'aborto. Cos'altro è il sacrificio umano praticato incessantemente dai capi del popolo Maya, se non l'uccisione di milioni e milioni di bambini? La società americana pre-cristiana è dunque quella statunitense? [...] [leggi: UNA CIVILTA' VIENE DISTRUTTA DALL'ESTERNO SOLO QUANDO SI E' GIA' CORROTTA AL SUO INTERNO, clicca qui, N.d.BB]<br />Dall'uscita di Apocalypto, la carriera di Gibson va a rotoli. La sua immagine di padre di famiglia irreprensibile è deturpata: al suo fianco compare una giovane musicista russa ebrea Oksana Grigorieva (ma Gibson non era antisemita?), divorzia dalla moglie e va a vivere con lei. Viene fermato illegalmente da un poliziotto (alla presenza di telecamere) mentre è alla guida in stato di ebbrezza: si lascia scappare frasi antisemite («Gli ebrei sono responsabili di tutte le guerre del mondo»). Ha altri progetti cinematografici (un film su Giuda Maccabeo - ma Gibson non era antisemita? - ed un altro sugli insorgenti italiani), ma rinuncia: erano film - dirà - che interessavano solo a me. Solo pochi amici gli restano vicino (Robert Downey Junior e l'attivista lesbica Jody Foster - ma Gibson non era intollerante?). Nel 2010, a carriera ormai distrutta, viene lasciato dalla musicista russa, che lo denuncia per averle detto al telefono frasi razziste (registrate su nastro). Da quel momento Gibson recita in alcuni (anche ottimi) film d'azione: Fuori controllo, Viaggio in paradiso, Machete Kills, Blood father; come autore sembra finito. [leggi: DEBOLEZZE UMANE NELLA VITA DI MEL GIBSON, clicca qui, N.d.BB]<br /><br />LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE (2017)<br />Ed eccoci arrivati al febbraio 2017 con la sua nuova prova da regista: La Battaglia di Hacksaw Ridge. È la storia vera di Desmond Doss, un obiettore di coscienza che si arruola volontario durante la Seconda Guerra Mondiale. Non vuole toccare le armi per motivi religiosi (è avventista del settimo giorno); ma non si sente da meno rispetto agli altri giovani che decidono di servire il loro paese in guerra. La sua posizione non viene compresa e, considerato un vigliacco, durante l'addestramento è fatto oggetto di insulti, punizioni e violenze. Viene addirittura incriminato per aver disobbedito agli ordini, rischia il carcere, ma non rinuncia ai suoi principi. Alla fine, grazie all'intervento del padre, alcolizzato e violento, traumatizzato dalla Prima Guerra Mondiale, viene riconosciuto il suo status di soldato obiettore di coscienza ed assegnato alla sanità militare. I compagni e gli ufficiali continuano a considerarlo un vigliacco, ma Doss riuscirà a dimostrare il contrario. Viene inviato nel Pacifico e partecipa alla battaglia di Okinawa; viene assegnato a Hawksaw Ridge, una impervia montagna controllata dai giapponesi. Il primo giorno di battaglia è cruento, ma vede la vittoria degli statunitensi; il giorno seguente, però, i giapponesi riconquistano la posizione. É il momento della ritirata, ma non per tutti: Doss resterà in cima, recupererà uno ad uno i suoi compagni calandoli con delle corde, sarà l'ultimo a calarsi dopo aver salvato commilitoni e giapponesi feriti. Una cinquantina, disse Doss; un centinaio, lo corressero i suoi compagni (alla fine gli vennero attribuiti 75 salvataggi, una via di mezzo).<br />Del film notiamo l'eccellente tecnica e l'ottima recitazione, soprattutto del protagonista Andrew Garfield (al quale era stato «sconsigliato» di lavorare con Gibson). Colpiscono anche la castità del fidanzamento di Doss (quando mai, nei film hollywoodiani?) e i dialoghi, che rimandano ai valori più nobili. Il film gronda eroismo e fede religiosa: ogni volta che Doss cala un compagno dalla montagna, si ferma a pregare: «Fammene trovare ancora uno». Gibson chiarisce che la vera forza non è quella dei muscoli (la recluta culturista «Hollywood» - sottile ironia - non si distingue, in battaglia, per il coraggio), ma quella interiore: la virtù della fortezza.<br />E torna, nuovamente, il tema della guerra. Il realismo è terribile e spettacolare: la guerra è morte, dolore e sofferenza. [...] Gibson, pur avendo firmato film di guerra, non è mai stato un guerrafondaio; ma con questo film sembra compiere un passo ulteriore. «Non mi sembra una brutta cosa rimettere insieme qualche pezzo del mondo, mentre sono tutti così intenti a farlo a pezzi», dice Desmond Doss. Lo pensa anche Gibson. [...]<br />Il suo messaggio è chiaro: la guerra non è di per sé eroismo. L'eroismo è quello di chi - anche in guerra - è disposto a donare la vita per i propri fratelli, anche se di un'altra nazione. L'eroismo è quello di Doss, che salva uno ad uno i propri compagni e i propri nemici, e che prega «Fammene trovare ancora uno». Non per ucciderlo: per salvarlo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/51359802</guid><pubDate>Fri, 23 Sep 2022 13:49:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/51359802/il_talento_artistico_di_mel_gibson.mp3" length="9051786" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=478&#13;
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IL TALENTO ARTISTICO DI MEL GIBSON di Roberto Marchesini&#13;
Gran bel film, La Battaglia di Hacksaw Ridge: splendido dal punto di vista tecnico, commuove, appassiona ed eleva lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=478" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=478</a><br /><br />IL TALENTO ARTISTICO DI MEL GIBSON di Roberto Marchesini<br />Gran bel film, La Battaglia di Hacksaw Ridge: splendido dal punto di vista tecnico, commuove, appassiona ed eleva lo spirito.<br />Prima di parlarne, ripercorriamo la carriera dell'autore, il famoso Mel Gibson. Che, forse, dà uno spaccato dell'evoluzione del pensiero di un cattolico negli Stati Uniti... Diventa una star di Hollywood negli anni '70 e '80 grazie alle serie Mad Max e Arma letale. Sembra destinato al genere avventuroso-fracassone quando, nel 1990, Zeffirelli lo chiama per vestire i panni di Amleto. Gibson coglie l'occasione, e sfodera una prova da grande attore. Nel 1993 esce il suo primo film da regista: L'uomo senza volto. Un grande, commovente e drammatico film sulla figura paterna, oggetto di diffidenza e anche odio, ma necessaria.<br /><br />BRAVEHEART (1996), IL PATRIOTA (2000) & WE WERE SOLDIERS (2002)<br />Tre anni dopo ecco l'epico e monumentale Braveheart Cuore impavido. Di questo film ricordiamo il realismo, la violenza ed uno dei più grandi discorsi della storia del cinema («Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso...»), probabilmente ispirato all'Enrico V di Shakespeare. Emerge anche il tema politico: l'indipendenza della Scozia dalla tirannia inglese. Il film regala a Gibson, oltre ad un importante incasso, 5 premi Oscar. [leggi: UN CUORE IMPAVIDO PER LA LIBERTA', clicca qui, N.d.BB]<br />Nel 2000 Gibson interpreta Il patriota. Apparentemente un film sull'indipendenza degli Stati Uniti che nasconde però ben altro. Innanzitutto, il patriota del titolo non combatte per la patria, anzi: al momento dell'arruolamento, si rifiuta, anteponendo i suoi doveri di padre a quelli nei confronti della «nazione americana» («Perché dovrei scambiare un tiranno a tremila miglia di distanza con tremila tiranni lontani solo un miglio?»). Feroce guerriero, Benjamin Martin si schiera risolutamente dalla parte della pace («Vi sono alternative alla guerra»). Più che un film patriottico, Il patriota è piuttosto un film libertario; la sua bandiera non è quella a stelle e strisce, ma quella che verrà usata anni dopo dal Tea Party. [...]<br />Nel 2002 Mel Gibson è impegnato in un film alla Berretti verdi: We were soldiers - Fino all'ultimo uomo. Interpreta un ufficiale - cattolico ed oltremodo eroico - impegnato nella guerra del Vietnam. Siamo all'esordio alla presidenza di Bush Jr: Gibson sembra concedere un minimo di fiducia alle istituzioni statunitensi dopo due mandati Clinton. [leggi: WE WERE SOLDIERS - FINO ALL'ULTIMO UOMO, clicca qui, N.d.BB]<br /><br />LA PASSIONE DI CRISTO (2004) & APOCALYPTO (2006)<br />Nel 2004 esce La passione di Cristo: un film brutale e realistico su passione, morte e risurrezione di Gesù, con luci caravaggesche e recitato in aramaico, ebraico, latino. Prima dell'uscita nelle sale si diffonde la notizia secondo la quale il padre di Mel Gibson sarebbe un cattolico sedevacantista antisemita. Appena il film esce nelle sale fioccano le stroncature: si schierano Natalia Aspesi («Un'orgia di sangue...») e Vittorio Zucconi («Sangue, torture e integralismo»); persino eminenti prelati criticano il realismo del film, rimpiangendo la passione proletaria di Pasolini. Ma l'accusa più grave (anche se non ben circostanziata) è quella di antisemitismo: Jim Caviezel, interprete di Cristo, dirà di essersi giocato la carriera con questo film. Nonostante questo, il film incassa più di seicento milioni di dollari. Alle accuse di antisemitismo si accompagnano altri giudizi: Mel Gibson è padre di otto figli ed è sempre stato sposato con la stessa donna, un unicum, ad Hollywood. [leggi: UNA PASSIONE DI VIOLENZA E DI AMORE, clicca qui, N.d.BB]<br />Due anni dopo Gibson sforna un altro capolavoro: Apocalypto. Ambientato nella brutale e feroce America precolombiana, narra la vicenda di Zampa di...]]></itunes:summary><itunes:duration>566</itunes:duration><itunes:keywords>armaletale,braveheart,melgibson,oscar,shackespeare</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0825a64049807e3a4ba404c5dd4e281b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Santa Casa di Loreto** (2008) - La verità sulla casa di Maria</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-santa-casa-di-loreto-2008-la-verita-sulla-casa-di-maria--50922882</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=473" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=473</a><br /><br />LA VERITA' SULLA CASA DI MARIA<br />Furono gli angeli a trasportare la Santa Casa da Nazaret a Loreto: abbiamo la conferma sia da prove storiche, documentali e archeologiche, sia da Papi e mistici<br />A Loreto, nelle Marche, si trova da secoli la Santa Casa, cioè la casa dove Maria è nata, ha vissuto e dove ha ricevuto la visita dell'Arcangelo Gabriele che le ha annunciato il concepimento verginale di Gesù.<br />Come disse San Giovanni Paolo lI: "La Santa Casa di Loreto è il primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e vero cuore mariano della cristianità".<br />La Santa Casa si trova a Loreto da quando poco prima del 1300 fu trasportata in volo dagli angeli. Questa traslazione angelica - confermata sia da prove storiche, documentali e archeologiche, sia da Papi e mistici -, è stata da sempre tramandata.<br /><br />DA NAZARET A LORETO<br />Esistono molti documenti e perfino testimoni oculari delle traslazioni miracolose compiute dalla Santa Casa. Fino al 9 maggio 1291 essa si trovava a Nazareth. Durante la notte fra il 9 e il 10 maggio 1291 essa percorse circa 3000 km e arrivò a Tersatto, in Dalmazia, nell'odierna città di Fiume. Le fonti raccontano che Nicolò Frangipane, l'allora signore di Tersatto, mandò personalmente una delegazione a Nazareth, per constatare se davvero la Casa fosse scomparsa dal luogo originario. Recatisi là, trovarono non solo che era davvero scomparsa ma che vi erano ancora presenti le fondamenta dalle quali le pareti erano state sradicate. Esse, infatti, appaiono tutt'oggi - a Loreto - prive di fondamenta, semplicemente appoggiate in terra. Le misure del perimetro, inoltre, combaciano perfettamente con quelle delle fondamenta rimaste in Palestina.<br /><br />POSATORA DI ANCONA<br />Nella notte tra il 9-10 dicembre 1294, la Santa Casa scomparve anche da Tersatto e apparendo in Italia, "in vari luoghi", si posò innanzitutto sopra una collina prospiciente il Porto di Ancona, nelle Marche, dove rimase per nove mesi. A quella collina di Ancona fu perciò dato il nome di "Posatora", dal latino "posat et ora", e vi fu edificata una chiesa, per ricordare che là la Santa Casa aveva pregato per la città ed era stata pregata dalla città. Di tale traslazione a Posatora di Ancona esiste lo scritto di un certo don Matteo, contemporaneo dei fatti accaduti e quindi probabilmente testimone oculare. La sosta della Casa a Posatora è comprovata anche da due lapidi commemorative, una antichissima, coeva ai fatti e scritta in latino volgare antico e una risalente al XVI secolo che ne è probabilmente una copia tradotta nella lingua corrente. Dell'esistenza della lapide più antica, smarrita durante dei lavori di ristrutturazione della chiesa di Posatora, se ne ricordano molto bene vari testimoni, sacerdoti e fedeli, alcuni ancor oggi viventi, i quali l'avevano letta prima che venisse smarrita.<br /><br />LA SELVA DI LORETA<br />Nella lapide più antica di Posatora si trovava la definizione di "Madona de Loreta"; questo perché la Santa Casa, dopo la sosta dei nove mesi a Posatora nell'anno 1295, si era nuovamente spostata presso la città di Recanati, e si era posata all'interno di una selva appartenente ad una signora di nome Loreta. In tale selva rimase per otto mesi, tra la fine del 1295 e il 1296. Dal nome della signora Loreta nascerà in seguito il nome al maschile della città di Loreto, venutasi a formare proprio intorno a questa reliquia, via via che la gente vi si stanziava nei decenni successivi.<br />Dalla selva della signora Loreto, ancora la Santa Casa fu trasportata miracolosamente dagli angeli sul campo di due fratelli, sul Monte Prodo, ove rimase solo quattro mesi, perché questi due fratelli, di cognome Antici, iniziarono a litigare violentemente tra loro, per rivendicare l'appropriazione delle offerte dei pellegrini.<br />La Santa Casa, perciò, andò a posarsi infine sulla pubblica strada adiacente al campo dei due fratelli e che conduceva da Recanati ad Ancona, situata in cima al Monte Prodo, dove tutt'oggi la Santa Casa si trova.<br /><br />LE ATTESTAZIONI STORICHE E ARCHEOLOGICHE<br />Moltissimi altri fatti attestano la veridicità storica delle traslazioni miracolose della Santa Casa. Innanzitutto la costruzione di tre chiese ad Ancona, di cui due ancora esistenti, in onore e a ricordo dell'avvistamento da parte di testimoni oculari dell'arrivo della Santa Casa "in volo" presso Ancona e della sosta a Posatora. Addirittura esiste una Basilica intitolata a "Santa Maria di Loreto" in onore delle miracolose traslazioni, anche a Forìo, nell'Isola di Ischia. I pescatori di quell'isola commerciavano con Ancona e riportarono nel 1295, quindi in epoca contemporanea ai fatti, la notizia di ciò che accadeva nelle Marche, edificando subito questo Santuario. Essi avevano certamente visto con i propri occhi la Santa Casa.<br />Sono elementi di credibilità storica anche l'approvazione del culto delle miracolose traslazioni da parte dei Vescovi anconitani e le approvazioni ufficiali della veridicità storica e della miracolosa traslazione rinnovate per secoli e secoli dai Sommi Pontefici. Ad esempio, in proposito, scriveva il Beato Pio IX nella Bolla Inter Omnia del 26 agosto 1852: "Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l'Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall'affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome, e forma ben giustamente l'oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (...) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l'ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l'opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio".<br />Molto importante poi ricordare la consacrazione liturgica della Festa della Traslazione, al 10 dicembre di ogni anno, che mette in rilievo ed esalta il carattere miracoloso.<br />Infine tutto ciò è confermato dalle rivelazioni mistiche di molti santi, la maggior parte dei quali descriveva nel dettaglio la Santa Casa e ciò che avveniva di essa senza essersi mai recati a Loreto.<br /><br />L'IMPOSSIBILITA' DEL TRASPORTO UMANO<br />Purtroppo, recentemente, per venire incontro alla mentalità materialista e con l'obiettivo di apparire più moderni, alcuni studiosi hanno dato credito a un documento che farebbe apparire sorpassato l'intervento angelico. Secondo questa nuova falsa interpretazione la Santa Casa, al tempo della conquista musulmana della Terra Santa, su commissione della famiglia principesca dell'Epiro di nome "Angeli", sarebbe stata trasportata dai Crociati, i quali l'avrebbero smontata, trasportata per mare e poi ricomposta a Loreto. Ma anche un bambino può capire che tale trasporto e conseguente rimontaggio, sarebbe ancora più miracoloso del trasporto aereo.<br />Infatti, anche da un punto di vista architettonico, la Santa Casa risulta essere stata trasportata tutta intera in quanto le pietre che la costituiscono sono murate con una malta della Palestina, dei dintorni di Nazareth, inesistente nelle Marche e in tutta Italia. Inoltre, se fosse stata smontata e rimontata più volte, avendo precedentemente appurato che la Santa Casa è stata presente in più luoghi, non è comprensibile come sia stato possibile non alterare in alcun modo la sua perfetta geometria, perfettamente combaciante con le dimensioni delle fondamenta rimaste a Nazareth e con la grotta antistante.<br />Inoltre, sarebbe stato impossibile a degli uomini smontarla e rimontarla in poche ore, senza che nessuno se ne accorgesse e dicesse nulla, dato che fino al giorno prima era in un luogo e il giorno dopo era in un altro.<br />Ulteriore stranezza è che essa nella sua collocazione finale sul Monte Prodo sia stata posta senza fare fondamenta e con parte delle mura sul vuoto di un fosso, in più nel mezzo della pubblica strada, nonostante sia storicamente accertato che a quell'epoca il Comune di Recanati aveva proibito di costruire edifici su strade pubbliche, ordinando anche di abbattere qualsiasi costruzione avesse occupato strade pubbliche.<br />Infine, è anche molto difficile capire con quali mezzi degli uomini abbiano potuto trasportare la Santa Casa. Un trasporto via nave, attraverso il Mediterraneo, sarebbe dovuto durare diverso tempo e sarebbe dovuto riuscire a conservare integre le pareti anche in mezzo alle tempeste.<br /><br />UN FALSO STORICO<br />Oltre a tutti i problemi già citati, che mostrano l'impossibilità di un trasporto umano, in un approfondito recente studio del Prof. Andrea Nicolotti, dell'Università degli Studi Storici di Torino, ha dimostrato che il "Chartularium Culisanense" da cui è stata tratta l'interpretazione del trasporto umano è addirittura un "falso storico". Inoltre, nell'unica riga di quel documento in cui si parla della Santa Casa è scritto testualmente: "Le Sante Pietre portate via dalla Santa Casa della Nostra Signora Vergine Madre di Dio". Appare evidente che non si parla di tutta la Casa, ma solo di alcune pietre di essa. Avendo poi la Madonna abitato anche in altre case (a casa di Giovanni subito dopo la crocifissione di Gesù e infine ad Efeso), è ragionevole pensare che tale documento - se pur fosse vero - non si riferisca neppure alla casa di Nazareth.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50922882</guid><pubDate>Mon, 15 Aug 2022 21:04:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50922882/la_santa_casa_di_loreto.mp3" length="13435573" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=473&#13;
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LA VERITA' SULLA CASA DI MARIA&#13;
Furono gli angeli a trasportare la Santa Casa da Nazaret a Loreto: abbiamo la conferma sia da prove storiche, documentali e archeologiche, sia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=473" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=473</a><br /><br />LA VERITA' SULLA CASA DI MARIA<br />Furono gli angeli a trasportare la Santa Casa da Nazaret a Loreto: abbiamo la conferma sia da prove storiche, documentali e archeologiche, sia da Papi e mistici<br />A Loreto, nelle Marche, si trova da secoli la Santa Casa, cioè la casa dove Maria è nata, ha vissuto e dove ha ricevuto la visita dell'Arcangelo Gabriele che le ha annunciato il concepimento verginale di Gesù.<br />Come disse San Giovanni Paolo lI: "La Santa Casa di Loreto è il primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e vero cuore mariano della cristianità".<br />La Santa Casa si trova a Loreto da quando poco prima del 1300 fu trasportata in volo dagli angeli. Questa traslazione angelica - confermata sia da prove storiche, documentali e archeologiche, sia da Papi e mistici -, è stata da sempre tramandata.<br /><br />DA NAZARET A LORETO<br />Esistono molti documenti e perfino testimoni oculari delle traslazioni miracolose compiute dalla Santa Casa. Fino al 9 maggio 1291 essa si trovava a Nazareth. Durante la notte fra il 9 e il 10 maggio 1291 essa percorse circa 3000 km e arrivò a Tersatto, in Dalmazia, nell'odierna città di Fiume. Le fonti raccontano che Nicolò Frangipane, l'allora signore di Tersatto, mandò personalmente una delegazione a Nazareth, per constatare se davvero la Casa fosse scomparsa dal luogo originario. Recatisi là, trovarono non solo che era davvero scomparsa ma che vi erano ancora presenti le fondamenta dalle quali le pareti erano state sradicate. Esse, infatti, appaiono tutt'oggi - a Loreto - prive di fondamenta, semplicemente appoggiate in terra. Le misure del perimetro, inoltre, combaciano perfettamente con quelle delle fondamenta rimaste in Palestina.<br /><br />POSATORA DI ANCONA<br />Nella notte tra il 9-10 dicembre 1294, la Santa Casa scomparve anche da Tersatto e apparendo in Italia, "in vari luoghi", si posò innanzitutto sopra una collina prospiciente il Porto di Ancona, nelle Marche, dove rimase per nove mesi. A quella collina di Ancona fu perciò dato il nome di "Posatora", dal latino "posat et ora", e vi fu edificata una chiesa, per ricordare che là la Santa Casa aveva pregato per la città ed era stata pregata dalla città. Di tale traslazione a Posatora di Ancona esiste lo scritto di un certo don Matteo, contemporaneo dei fatti accaduti e quindi probabilmente testimone oculare. La sosta della Casa a Posatora è comprovata anche da due lapidi commemorative, una antichissima, coeva ai fatti e scritta in latino volgare antico e una risalente al XVI secolo che ne è probabilmente una copia tradotta nella lingua corrente. Dell'esistenza della lapide più antica, smarrita durante dei lavori di ristrutturazione della chiesa di Posatora, se ne ricordano molto bene vari testimoni, sacerdoti e fedeli, alcuni ancor oggi viventi, i quali l'avevano letta prima che venisse smarrita.<br /><br />LA SELVA DI LORETA<br />Nella lapide più antica di Posatora si trovava la definizione di "Madona de Loreta"; questo perché la Santa Casa, dopo la sosta dei nove mesi a Posatora nell'anno 1295, si era nuovamente spostata presso la città di Recanati, e si era posata all'interno di una selva appartenente ad una signora di nome Loreta. In tale selva rimase per otto mesi, tra la fine del 1295 e il 1296. Dal nome della signora Loreta nascerà in seguito il nome al maschile della città di Loreto, venutasi a formare proprio intorno a questa reliquia, via via che la gente vi si stanziava nei decenni successivi.<br />Dalla selva della signora Loreto, ancora la Santa Casa fu trasportata miracolosamente dagli angeli sul campo di due fratelli, sul Monte Prodo, ove rimase solo quattro mesi, perché questi due fratelli, di cognome Antici, iniziarono a litigare violentemente tra loro, per rivendicare l'appropriazione delle offerte dei pellegrini.<br />La...]]></itunes:summary><itunes:duration>840</itunes:duration><itunes:keywords>angeli,loreto,nicolini,santacasa,traslazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d9ffb0423aeb5794a6bd69242d9166eb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ester*** (1999) - La regina che salvò il suo popolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ester-1999-la-regina-che-salvo-il-suo-popolo--50719802</link><description><![CDATA[VIDEO: Regina Ester - Storia vera biblica - Film intero ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QgY4obNfqAk&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=QgY4obNfqAk&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7089" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7089</a><br /><br />ESTER, IL FILM SULLA REGINA CHE SALVO' IL SUO POPOLO<br />La vicenda di Ester è la spiegazione dell'origine dell'importante festa ebraica dei Purim.<br />I fatti si svolgono "nell'anno secondo del regno di Assuero, il Gran Re", identificato dai commentatori con Serse I, benché siano state proposte da alcuni anche altre ipotesi: accettando questa identificazione, sarebbe nel 485 a.C.<br />Mardocheo, giudeo della tribù di Beniamino che vive a Susa, capitale dell'impero persiano e residenza invernale dei Re dei Re a partire dal regno di Dario I, sogna due draghi che con il loro sibilo inducono i popoli a combattere contro il "popolo dei giusti". Questo sogno premonitore lascia intendere come sui Giudei stia per abbattersi una grave sciagura.<br />Allora il re Assuero manda a chiamare la sua sposa, la regina Vasti, interpretata da Ornella Muti, ma questa è intenta a festeggiare nel gineceo e non obbedisce. Allora Assuero la ripudia e si cerca una nuova sposa. La scelta cade sulla giudea Adassa (in ebraico mirto), di cui Mardocheo è tutore, essendo figlia di un suo zio. Ma Assuero ignora che ella appartiene al popolo di Giuda, e la conosce come Ester.<br />Per i Giudei si avvicina uno dei momenti peggiori della loro storia, giacché Aman, il perfido consigliere del re, di stirpe Agaghita, odia Mardocheo per il fatto che non vuole prostrarsi a lui né rendergli omaggio, e così concepisce un piano mostruoso: adoperando il sigillo imperiale che il sovrano gli ha affidato, firma un editto che ordina lo sterminio totale di tutti i Giudei che si trovino all'interno del regno di Assuero, anticipando di millenni la soluzione finale di Adolf Hitler.<br /><br />IL CORAGGIO DI ESTER PER SALVARE IL SUO POPOLO<br />Mardocheo viene a sapere del complotto, si straccia le vesti e si lamenta con alte grida. Passato il momento della disperazione, tuttavia, chiede ad Ester di intercedere presso il sovrano affinché ritiri l'editto. Ma nessuno, pena la morte, può presentarsi al re senza prima essere convocato. Allora Ester, dopo aver chiesto a Mardocheo che tutti i Giudei digiunino per lei per tre giorni, si veste a lutto e prega Dio di venirle in soccorso.<br />Alla fine Ester si presenta ad Assuero in tutta la sua bellezza. Il re, abbagliato, la tocca con lo scettro d'oro e le salva la vita; ella così può presentare la sua richiesta, che consiste in un invito a cena nei suoi appartamenti con il ministro Aman. Egli nel frattempo, con l'appoggio di amici e della moglie Zeres fa già innalzare il patibolo sui cui spera di far impiccare Mardocheo il giorno successivo. Ma a sorpresa Aman è costretto dal re ad onorare pubblicamente l'odiato Mardocheo, dopo aver creduto di essere colui cui era destinato il pubblico trionfo.<br />Gli eventi precipitano quando Ester, nel corso del banchetto, accusa Aman di aver condannato a morte tutti i Giudei, e quindi anche lei. Il sovrano monta su tutte le furie ed ordina di appendere Aman a quello stesso patibolo che aveva fatto innalzare per Mardocheo.<br />Così descrive la scena Dante Alighieri nella Divina Commedia (Purgatorio XVII, 25-30):<br />«Poi piovve dentro a l'alta fantasia<br />un crucifisso, dispettoso e fero<br />ne la sua vista, e cotal si moria;<br />intorno ad esso era il grande Assüero,<br />Estèr sua sposa e 'l giusto Mardocheo,<br />che fu al dire e al far così intero».<br />Il tutore di Ester giunge al culmine degli onori poiché viene fatto ministro al posto di Aman e gli viene consegnato il sigillo reale. Allora Mardocheo promulga un nuovo editto secondo cui ai Giudei è concesso difendersi contro coloro che li attaccheranno e spinge i Giudei a celebrare con banchetti lo scampato pericolo.<br />In questo modo può avvenire l'eccidio dei persecutori dei Giudei, perpetrato, con l'aiuto dei funzionari del re, in quello stesso giorno che era stato decretato per la loro rovina: il 13 di Adar. Da allora, secondo i dettami di Mardocheo, questo giorno viene ricordato dagli Ebrei come la festa di Purim, da una parola non ebraica ma accadica parlata dagli antichi babilonesi: Pur, cioè "oggetto per tirare a sorte", perché Aman aveva scelto tramite il lancio di questi oggetti il giorno in cui si sarebbe dovuto portare a termine il suo piano.<br />Al giorno d'oggi la festa di Purim è celebrata con feste in maschera e corrisponde al carnevale.<br /><br />HA ROVESCIATO I POTENTI DAI TRONI, HA INNALZATO GLI UMILI<br />La vicenda di Ester esalta la tesi, assai cara alla Bibbia, del ribaltamento del destino deciso da uomini empi: l'ingiusto, che sembra destinato al successo, viene invece rovesciato e subisce la stessa punizione che aveva preparato per il giusto; quest'ultimo invece viene glorificato. Si noti che anche nell'Esodo era accaduta la stessa cosa: gli egiziani mettono a morte i figli maschi degli Ebrei, e Dio mette a morte i primogeniti maschi degli egiziani. Tutto ciò rivela l'azione decisiva del Signore nella storia umana e si trasforma in un appello alla speranza, proprio quando la morte appare l'unico destino possibile, così come accadeva durante la persecuzione di Antioco IV Epifane, l'epoca durante la quale è stato composto il racconto di Ester.<br />Il libro di Ester, le cui vicende vengono raccontate nel film in maniera molto fedele al testo biblico, viene ancor oggi riletto nella festa di Purim. Così viene ricostruita la fiducia nel Signore che protegge il suo popolo e porta al ringraziamento per i risultati raggiunti, anche con il contributo intelligente e diverso dei personaggi che vi partecipano.<br />Se un nemico giurato di Mardocheo, Aman, ottiene l'autorizzazione per attuare una strage contro il popolo ebraico, Ester, che vuole difendere il suo popolo, invita il re e Aman a un banchetto e intercede per il proprio popolo. Il re, finalmente, si ricorda della onestà di Mardocheo, che lo aveva in precedenza liberato da una congiura, e condanna a morte Aman. Importante notare che il re garantisce che accoglierà qualunque richiesta di Ester dicendo "Fosse pure metà del mio regno, l'avrai". Questa promessa ci ricorda la morte di Giovanni Battista, causata da un altrettanto esigente giuramento fatto in un banchetto a Salomé, la figlia di Erodiade. In quel caso viene usata per il male, la morte del giusto Giovanni Battista. In questo caso per il bene: Ester che salva il popolo di Dio dallo sterminio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50719802</guid><pubDate>Sun, 31 Jul 2022 11:27:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50719802/ester_il_film_sulla_regina_che_salvo_il_suo_popolo.mp3" length="8195073" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Regina Ester - Storia vera biblica - Film intero ➜ https://www.youtube.com/watch?v=QgY4obNfqAk&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7089&#13;
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ESTER, IL FILM SULLA REGINA CHE SALVO'...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Regina Ester - Storia vera biblica - Film intero ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QgY4obNfqAk&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=QgY4obNfqAk&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7089" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7089</a><br /><br />ESTER, IL FILM SULLA REGINA CHE SALVO' IL SUO POPOLO<br />La vicenda di Ester è la spiegazione dell'origine dell'importante festa ebraica dei Purim.<br />I fatti si svolgono "nell'anno secondo del regno di Assuero, il Gran Re", identificato dai commentatori con Serse I, benché siano state proposte da alcuni anche altre ipotesi: accettando questa identificazione, sarebbe nel 485 a.C.<br />Mardocheo, giudeo della tribù di Beniamino che vive a Susa, capitale dell'impero persiano e residenza invernale dei Re dei Re a partire dal regno di Dario I, sogna due draghi che con il loro sibilo inducono i popoli a combattere contro il "popolo dei giusti". Questo sogno premonitore lascia intendere come sui Giudei stia per abbattersi una grave sciagura.<br />Allora il re Assuero manda a chiamare la sua sposa, la regina Vasti, interpretata da Ornella Muti, ma questa è intenta a festeggiare nel gineceo e non obbedisce. Allora Assuero la ripudia e si cerca una nuova sposa. La scelta cade sulla giudea Adassa (in ebraico mirto), di cui Mardocheo è tutore, essendo figlia di un suo zio. Ma Assuero ignora che ella appartiene al popolo di Giuda, e la conosce come Ester.<br />Per i Giudei si avvicina uno dei momenti peggiori della loro storia, giacché Aman, il perfido consigliere del re, di stirpe Agaghita, odia Mardocheo per il fatto che non vuole prostrarsi a lui né rendergli omaggio, e così concepisce un piano mostruoso: adoperando il sigillo imperiale che il sovrano gli ha affidato, firma un editto che ordina lo sterminio totale di tutti i Giudei che si trovino all'interno del regno di Assuero, anticipando di millenni la soluzione finale di Adolf Hitler.<br /><br />IL CORAGGIO DI ESTER PER SALVARE IL SUO POPOLO<br />Mardocheo viene a sapere del complotto, si straccia le vesti e si lamenta con alte grida. Passato il momento della disperazione, tuttavia, chiede ad Ester di intercedere presso il sovrano affinché ritiri l'editto. Ma nessuno, pena la morte, può presentarsi al re senza prima essere convocato. Allora Ester, dopo aver chiesto a Mardocheo che tutti i Giudei digiunino per lei per tre giorni, si veste a lutto e prega Dio di venirle in soccorso.<br />Alla fine Ester si presenta ad Assuero in tutta la sua bellezza. Il re, abbagliato, la tocca con lo scettro d'oro e le salva la vita; ella così può presentare la sua richiesta, che consiste in un invito a cena nei suoi appartamenti con il ministro Aman. Egli nel frattempo, con l'appoggio di amici e della moglie Zeres fa già innalzare il patibolo sui cui spera di far impiccare Mardocheo il giorno successivo. Ma a sorpresa Aman è costretto dal re ad onorare pubblicamente l'odiato Mardocheo, dopo aver creduto di essere colui cui era destinato il pubblico trionfo.<br />Gli eventi precipitano quando Ester, nel corso del banchetto, accusa Aman di aver condannato a morte tutti i Giudei, e quindi anche lei. Il sovrano monta su tutte le furie ed ordina di appendere Aman a quello stesso patibolo che aveva fatto innalzare per Mardocheo.<br />Così descrive la scena Dante Alighieri nella Divina Commedia (Purgatorio XVII, 25-30):<br />«Poi piovve dentro a l'alta fantasia<br />un crucifisso, dispettoso e fero<br />ne la sua vista, e cotal si moria;<br />intorno ad esso era il grande Assüero,<br />Estèr sua sposa e 'l giusto Mardocheo,<br />che fu al dire e al far così intero».<br />Il tutore di Ester giunge al culmine degli onori poiché viene fatto ministro al posto di Aman e gli viene consegnato il sigillo reale. Allora Mardocheo promulga un nuovo editto secondo cui ai Giudei è concesso...]]></itunes:summary><itunes:duration>513</itunes:duration><itunes:keywords>bibbia,ester,popolo,regina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e08e16913f43ccb5c3e526cd6bb2cf88.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Matrix* (1999) - La ricerca della verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/matrix-1999-la-ricerca-della-verita--50490108</link><description><![CDATA[VIDEO: The Matrix 1999 Trailer Ita HD ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=VdZwkM_HWzw&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=VdZwkM_HWzw&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=113" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=113</a><br /><br />LA RICERCA DELLA VERITA' di don Stefano Bimbi<br />Il 1° gennaio del 2022 è uscito nei cinema italiani, adesso disponibile anche in dvd, Matrix Resurrections il quarto film della serie con il ritorno di Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss da protagonisti come nella trilogia originale. Questo nuovo capitolo della saga ci permette di ripercorrere i motivi che hanno portato al successo i primi tre film per comprendere come mai continuano ad esercitare un così grande fascino.<br />Era il 1999 quando uscì il primo film di Matrix che ebbe un notevole impatto sul grande pubblico. Il successo di questa pellicola non era dovuto soltanto agli effetti speciali, straordinari anche a distanza di oltre un ventennio, o al ritmo incalzante dato dalle numerose scene di azione, ma dal fatto che metteva di fronte al problema della realtà e al problema della scelta. Queste sono domande filosofiche a cui l'uomo si è sempre interessato e a cui si interesserà sempre: per questo Matrix piacque e continua a piacere così tanto da arrivare adesso a produrre un quarto capitolo sulla scia del successo della trilogia conclusa nel 2003.<br />Richiamiamo alla mente i passaggi principali e i dialoghi più importanti prima di addentrarci nei significati più profondi di questa straordinaria opera cinematografica.<br />Thomas Anderson vive una doppia vita: di giorno lavora per una grossa azienda di software, mentre di notte è un hacker esperto che ha commesso ogni sorta di crimine digitale. È conosciuto nell'ambiente con il nome di Neo. Questo personaggio, che è il protagonista del film, sente che c'è qualcosa che non quadra nel mondo che lo circonda. Lo percepisce come estraneo. È pieno di domande a cui non riesce a dare risposta. Un giorno viene contattato da Morpheus, considerato il più grande pirata virtuale vivente, che gli dice di avere la risposta a tutte le sue domande. Morpheus sostiene che Neo sia l'eletto, destinato a salvare l'umanità dal grave problema che la affligge. Ma di che problema si tratta? Sentiamolo direttamente dalla bocca di Morpheus in uno dei dialoghi più interessanti di tutto il film e che ce ne da la chiave di lettura.<br />Morpheus dice a Neo: "Immagino che in questo momento ti sentirai un po' come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio. [...] Lo leggo nei tuoi occhi: hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?". Neo risponde di non crederci perché non gli piace l'idea di non poter gestire la sua vita. Allora Morpheus inizia a svelargli cos'è Matrix: "Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello, da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando... [...] Ti interessa sapere di che si tratta, che cos'è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità. [...] E la verità è che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è. È la tua ultima occasione: se rinunci, non ne avrai altre".<br /><br />RASSICURANTE BUGIA O DURA VERITÀ?<br />Morpheus, invece di rivelargli direttamente la verità, lo pone dinanzi ad una scelta. Nella scena che personalmente considero la più significativa di tutto il film, il protagonista viene posto davanti ad un bivio. Dovrà scegliere tra una rassicurante bugia e la dura verità. Infatti Morpheus offrendo a Neo una pillola azzurra e una rossa dice: "Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più". A questo punto Neo prende la pillola rossa e la manda giù.<br />Qual è quindi questa verità che Morpheus mostra a Neo? Molto tempo prima le macchine che l'uomo aveva costruito erano diventate così intelligenti da ribellarsi. C'era quindi stata una guerra fra uomini e macchine nella quale gli uomini avevano oscurato il sole con una coltre di nubi artificiali visto che le macchine funzionavano ad energia solare. Queste ultime avevano fatto una cosa inaspettata: siccome ogni uomo produce con il suo corpo l'energia elettrica di una batteria da 120 volt le macchine avevano iniziato ad usarli come batterie. Avevano poi creato questa realtà virtuale, Matrix appunto, a cui collegare le menti di tutti gli uomini per fargli credere che quella fosse la realtà, mentre i loro corpi erano attaccati alle macchine che li usavano come batterie e avevano bisogno della loro attività cerebrale per fargli produrre energia elettrica. Gli uomini quindi vivevano in un mondo virtuale, convinti che fosse la realtà perché non avevano visto nient'altro che questo. Morpheus libera Neo da Matrix e lo fa rientrare nel mondo reale nell'ultima comunità di uomini liberi, sopravvissuti rifugiandosi sotto terra, vicini al nucleo terrestre.<br />È a questo punto che Morpheus, descrivendo il modo in cui le macchine usano gli esseri umani per produrre elettricità, afferma riguardo al mondo vero nel quale adesso si trovano: "Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l'evidenza della verità. Che cosa è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo creato al computer per tenerci sotto controllo al fine di convertire l'essere umano in una pila". Al che Neo replica con sdegno: "No! non è possibile! Io non ci credo!". C'è da notare come chi viene messo di fronte ad una dura verità, non potendola controbattere con degli argomenti, dica "Ma non è possibile!". È importante superare questo iniziale momento di rigetto e adeguare le nostre idee alla realtà e non il contrario, come fanno le ideologie. Queste infatti vorrebbero piegare la realtà alle loro idee. Questa è la via facile ed infatti Morpheus dice a Neo: "Non ho detto che sarebbe stato facile: ho detto che ti offrivo la verità."<br /><br />LA VERITÀ E L'APPARENZA<br />Neo quindi accetta di combattere al fianco di Morpheus, insieme agli altri uomini, per la liberazione del genere umano. Sarà un'avventura emozionante, ma piena di difficoltà: infatti, per compiere tale missione dovrà rientrare in Matrix, nel programma di realtà virtuale che gli uomini credono essere il mondo vero. Per loro Matrix sarà un posto ostile, pieno di nemici, cioè di intelligenze artificiali sotto le spoglie di esseri umani.<br />Oltre alla storia veramente appassionante, la bellezza di questo film sta nelle concezioni filosofiche che vi si possono leggere al suo interno. Il tema principale è l'opposizione fra un mondo vero e un mondo falso, tra la verità e l'apparenza. In altre parole è quello che viene chiamato in filosofia il problema gnoseologico, ovvero: quello che vediamo e sentiamo è davvero la realtà oppure è il prodotto della nostra immaginazione? I nostri sensi ci ingannano oppure ci permettono di percepire la realtà?<br />Da questo punto di vista Matrix non è altro che la riproposizione, in chiave fantascientifica, del mito della caverna scritto da Platone, uno dei testi universalmente riconosciuti come fondamentali per la storia del pensiero e della cultura occidentale.<br />Come lo schiavo del mito della caverna, Neo è vissuto in un mondo finto che aveva creduto essere quello vero. Anche lui, ad un certo punto si è liberato e ha potuto osservare la vera realtà venendo abbagliato dal mondo vero. Infatti dirà a Morpheus "mi fanno male gli occhi" e si sentirà rispondere:" Perché non li hai mai usati". Infine anche Neo ritornerà in Matrix per salvare gli altri uomini, tenuti schiavi dalle macchine.<br />La filosofia soggiacente al film Matrix può essere interpretata a sostegno di entrambe le risposte al problema della verità. Da un lato gli scettici diranno che Matrix è la dimostrazione che i nostri sensi ci possono ingannare e che quindi non siamo sicuri che quello che vediamo sia effettivamente la realtà. Dall’altro lato ci sono i realisti, i quali sostengono che i sensi ci mostrano la verità e che il mondo finto di Matrix, così come la caverna di Platone, è un&amp;]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50490108</guid><pubDate>Wed, 06 Jul 2022 22:50:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50490108/matrix_definitivissimo.mp3" length="24111691" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: The Matrix 1999 Trailer Ita HD ➜ https://www.youtube.com/watch?v=VdZwkM_HWzw&amp;amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=113

LA RICERCA DELLA VERITA' di don Stefano Bimbi
Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: The Matrix 1999 Trailer Ita HD ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=VdZwkM_HWzw&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=VdZwkM_HWzw&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=113" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=113</a><br /><br />LA RICERCA DELLA VERITA' di don Stefano Bimbi<br />Il 1° gennaio del 2022 è uscito nei cinema italiani, adesso disponibile anche in dvd, Matrix Resurrections il quarto film della serie con il ritorno di Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss da protagonisti come nella trilogia originale. Questo nuovo capitolo della saga ci permette di ripercorrere i motivi che hanno portato al successo i primi tre film per comprendere come mai continuano ad esercitare un così grande fascino.<br />Era il 1999 quando uscì il primo film di Matrix che ebbe un notevole impatto sul grande pubblico. Il successo di questa pellicola non era dovuto soltanto agli effetti speciali, straordinari anche a distanza di oltre un ventennio, o al ritmo incalzante dato dalle numerose scene di azione, ma dal fatto che metteva di fronte al problema della realtà e al problema della scelta. Queste sono domande filosofiche a cui l'uomo si è sempre interessato e a cui si interesserà sempre: per questo Matrix piacque e continua a piacere così tanto da arrivare adesso a produrre un quarto capitolo sulla scia del successo della trilogia conclusa nel 2003.<br />Richiamiamo alla mente i passaggi principali e i dialoghi più importanti prima di addentrarci nei significati più profondi di questa straordinaria opera cinematografica.<br />Thomas Anderson vive una doppia vita: di giorno lavora per una grossa azienda di software, mentre di notte è un hacker esperto che ha commesso ogni sorta di crimine digitale. È conosciuto nell'ambiente con il nome di Neo. Questo personaggio, che è il protagonista del film, sente che c'è qualcosa che non quadra nel mondo che lo circonda. Lo percepisce come estraneo. È pieno di domande a cui non riesce a dare risposta. Un giorno viene contattato da Morpheus, considerato il più grande pirata virtuale vivente, che gli dice di avere la risposta a tutte le sue domande. Morpheus sostiene che Neo sia l'eletto, destinato a salvare l'umanità dal grave problema che la affligge. Ma di che problema si tratta? Sentiamolo direttamente dalla bocca di Morpheus in uno dei dialoghi più interessanti di tutto il film e che ce ne da la chiave di lettura.<br />Morpheus dice a Neo: "Immagino che in questo momento ti sentirai un po' come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio. [...] Lo leggo nei tuoi occhi: hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?". Neo risponde di non crederci perché non gli piace l'idea di non poter gestire la sua vita. Allora Morpheus inizia a svelargli cos'è Matrix: "Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello, da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando... [...] Ti interessa sapere di che si tratta, che cos'è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità. [...] E la verità è che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che...]]></itunes:summary><itunes:duration>1507</itunes:duration><itunes:keywords>destino,keanureeves,matrix,neo,realtà,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1a6b43a85dbca4bb1a667f623f239f9a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lourdes*** (2000) - Quando la scienza riconosce la fede</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lourdes-2000-quando-la-scienza-riconosce-la-fede--50298992</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=33" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=33</a><br /><br />QUANDO LA SCIENZA RICONOSCE LA FEDE<br />«Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (...) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall'anima candida».<br />Questa bella preghiera è stata composta da un grande scienziato, il medico francese Alexis Carrel, premio Nobel nel 1912 grazie alla scoperta di un particolare punto di sutura che poi ha permesso la pratica della trasfusione di sangue, pratica che ha salvato e che salva tante vite umane. Il dottor Carrell era agnostico, ma fu convertito grazie a un viaggio a Lourdes dove poté constatare ciò che egli riteneva inconstatabile.<br /><br />ASSORBITO DAGLI STUDI SCIENTIFICI<br />Alexis Carrel nacque a Lione nel 1873. La sua famiglia era di commercianti benestanti. Rimasto orfano di padre, a cinque anni lasciò Lione per andare a vivere in campagna con la mamma. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina.<br />Furono propri gli studi universitari a spingerlo ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dall'educazione familiare per abbracciare la filosofia positivista e materialista. Conservò però sempre una forte nostalgia verso le certezze della sua fanciullezza, soprattutto avvertiva l'inquietudine che gli procuravano quelle nuove convinzioni positiviste, incapaci di dare una persuasiva risposta al senso della vita e della morte.<br />Lui stesso, dopo la conversione, scrisse di quel periodo parlando di sé in terza persona: «Assorbito dagli studi scientifici, affascinato dallo spirito della critica tedesca, [Carrel] s'era convinto a poco a poco che al di fuori del metodo positivo, non esisteva certezza alcuna. E le sue idee religiose, distrutte dall'analisi sistematica, l'avevano abbandonato, lasciandogli il ricordo dolcissimo di un sogno delicato e bello. S'era allora rifugiato in un indulgente scetticismo (...) La ricerca delle essenze e delle cause gli sembrava vana, solo lo studio dei fenomeni, interessante. Il razionalismo soddisfaceva interamente il suo spirito; ma nel fondo del suo cuore si celava una segreta sofferenza, la sensazione di soffocare in un cerchio troppo ristretto, il bisogno insaziabile di una certezza».<br /><br />LA DECISIONE DI ANDARE A LOURDES<br />In quegli anni, negli ambienti medici, si discuteva molto di Lourdes e dei miracoli che vi avvenivano. C'era chi ci credeva e c'era chi era profondamente scettico. Nel 1894, il famoso scrittore Emile Zola, dopo esser stato a Lourdes e pur essendo stato testimone di fatti inspiegabili, aveva scritto un libro in cui negava decisamente la veridicità delle apparizioni.<br />Anche Carrel, nel suo positivismo, era convinto che quelli di Lourdes fossero solo sedicenti "miracoli", in realtà guarigioni frutto di autosuggestione. Volle però andare a constatare di persona e, nel 1902, partecipò come medico a un pellegrinaggio, occasione che gli fu offerta da un collega che aveva dovuto rinunciare all'ultimo momento. Da questo viaggio venne fuori un libro che ebbe il titolo di Viaggio a Lourdes.<br /><br />L'INCONTRO CON MARIE FERRAND<br />Alexis Carrel era in incognito. Solo pochi conoscevano la sua identità. Voleva solo constatare e aiutare qualche malato. Nel suo scompartimento giaceva una giovane donna, Marie Ferrand (chiamata così nel libro, ma in realtà si chiamava Marie Bailly). Era gravissima: ventre gonfio, pelle lucida, costole sporgenti, addome teso da materia solide, sacca di liquido che occupava la regione ombelicale, febbre alta, gambe gonfie, cuore veloce. Si trattava di peritonite tubercolare.<br />Dolori tremendi! Il dottor Carrel le praticò un'iniezione di morfina. «Avete ancora i genitori?», le domandò gentile il medico. «No, sono morti di tubercolosi da alcuni anni», rispose la donna.<br />Dall'età di quindici anni, ella era tubercolotica. I medici che la tenevano in cura dicevano che ormai era all'ultimo stadio. Ella però, pur sentendosi alla fine, era convinta che la Vergine, a Lourdes, le avrebbe concesso qualcosa d'importante: se non la guarigione, almeno la forza per morire in pace.<br /><br />IL DIALOGO CON UN AMICO CREDENTE<br />Arrivato a Lourdes, incontrò un suo vecchio compagno di collegio, nel suo libro-diario ne riporta solo le iniziali: A.B. Gli chiese: «"Sai se qualche malato è guarito, stamane, nelle piscine?" "No, nessuno. Però vidi un miracolo davanti alla grotta. Una suora che camminava con le stampelle arrivò, si fece una gran segno di croce, bevve l'acqua della fonte miracolosa... Subito il suo viso s'illuminò, buttò via le stampelle, corse agile alla Grotta, gettandosi in ginocchio davanti alla Vergine... Era guarita". "La sua guarigione - fece Carrel - è un caso interessante di autosuggestione!".<br />"Quali sono - ribatté l'amico - le guarigioni che, se le constatassi, ti farebbero riconoscere l'esistenza del miracolo?". "La guarigione improvvisa di una malattia organica - rispose Carrel - Una gamba tagliata che rinasce. Un cancro scomparso, una lussazione congenita che improvvisamente guarisce. Allora sì che crederei! Se mi fosse concesso di vedere un fenomeno tanto interessante, tanto nuovo, sacrificherei tutte le teorie e le ipotesi del mondo. Ma non il minimo timore di arrivare a questo...<br />C'è una ragazza, Marie Ferrand, presso la quale mi hanno chiamato dieci volte ed è in pericolo di vita. È tisica, ha una peritonite tubercolare all'ultimo stadio. È in uno stato pietoso. Temo che mi muoia tra le mani. Se questa ammalata guarisce, sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate"».<br /><br />AVVIENE L'INSPIEGABILE<br />Nella Sala dell'Immacolata (riservata ai malati più gravi) tutto era pronto per la funzione presso le piscine. Il dottor Carrel si avvicinò al lettino della "sua" ammalata, Marie Ferrand. La visitò rapidamente: il cuore stava per cedere, era alla fine. Il medico le praticò un'iniezione di caffeina, poi disse ai presenti senza farsi sentire dall'ammalata: «È una peritonite polmonare all'ultimo stadio. Figlia di genitori morti di tubercolosi in giovane età, è tisica dall'età di 15 anni. Può darsi che viva ancora per qualche giorno, ma è finita». Anche un altro medico confermò la diagnosi nefasta di Carrel.<br />Alla piscina non fu possibile immergere Marie Ferrand. Le fecero alcuni lavaggi al ventre. La portarono davanti alla Grotta. L'aspetto della donna era sempre cadaverico. Erano circa le 14.30.<br />Carrel osservava il volto dell'ammalata: gli parve più normale, meno livido. Gli sembrava avere un'allucinazione, continuò ad osservarla. Le contò le pulsazioni e i respiri al polso. La respirazione sembrava rallentata. Il volto di Marie Ferrand continuava a cambiare. I suoi occhi sembravano catalizzati verso la Grotta.<br />C'era in lei un sensibile miglioramento, non lo si poteva negare. Lo stupefacente, però, avveniva adesso: Carrel vide a poco a poco la coperta abbassarsi al livello del ventre. Il gonfiore spariva. Si sentì impallidire. Alle 15 la tumefazione era ormai scomparsa. Carrel credeva d'impazzire.<br />Si avvicinò alla donna, ne osservò la respirazione, guardò il collo. Il cuore batteva regolarmente. Le domandò: «Come vi sentite?». Marie rispose sottovoce: «Benissimo. Non sono molto in forze, ma sento che sono guarita».<br />Carrel così ha scritto, sempre parlando di se stesso in terza persona: «Il medico non parlava più; non pensava più. Il fatto inatteso era totalmente contrario a tutte le previsioni, che egli credeva di sognare... Si alzò, traversò le file serrate dei pellegrini, i quali gridavano invocazioni che egli a stento sentiva, e se ne andò. Erano circa le 16. Quel ch'era accaduto era la cosa impossibile, la cosa inattesa, il miracolo».<br /><br />L'INIZIO DI UNA NUOVA VITA<br />Marie Ferrand, guarita, fu portata all'ospedale diretto dal dottor Boissaire, lo scienziato che difendeva la veridicità di Lourdes. Carrel tornò a visitarla e dovette constatarne la inspiegabile guarigione. Lo stesso fecero altri medici.<br />Marie era felice e diceva: «Andrò dalle suore di San Vincenzo, loro mi accoglieranno e io assisterò i malati». Carrel era commosso. Uscì dall'ospedale. Era ormai notte. Si recò alla Basilica e vi entrò. Scorse il suo amico A.B. e cominciarono a parlare. Mentre il medico fissava la statua dell'Immacolata, l'amico gli chiese: «Sei convinto, ora, filosofo incredulo?». Carrel si limitò a rispondere: «Una giovane moribonda è stata guarita sotto i miei occhi in pochi istanti. È una cosa meravigliosa, è un miracolo». A.B. concluse a mo' di battuta: «Ma non è meno vero che ora sei obbligato a vestire il saio! Addio».<br />Carrel rimase solo e fu allora che pronunziò quelle parole che abbiamo posto all'inizio: «Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te...».<br />Il medico positivista, diventato credente, dedicò poi l'intera sua vita alla scienza (come abbiamo già detto, fu insignito del Nobel nel 1912) e a propagare la devozione alla Vergine di Lourdes. In tarda età fu ingiustamente accusato di collaborazionismo con il governo filonazista di Vichy. Fu un'accusa che lo prostrò molto e lo condusse, il 5 novembre 1944, ad un infarto che gli fu fatale.<br />A lui si deve una famosa frase che esprime bene il realismo cristiano e l'umiltà che dovrebbe contrassegnare ogni ricerca scientifica: «Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50298992</guid><pubDate>Wed, 22 Jun 2022 20:41:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50298992/lourdes_quando_la_scienza_riconosce_la_fede.mp3" length="12874858" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=33&#13;
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QUANDO LA SCIENZA RICONOSCE LA FEDE&#13;
«Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (...) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=33" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=33</a><br /><br />QUANDO LA SCIENZA RICONOSCE LA FEDE<br />«Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (...) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall'anima candida».<br />Questa bella preghiera è stata composta da un grande scienziato, il medico francese Alexis Carrel, premio Nobel nel 1912 grazie alla scoperta di un particolare punto di sutura che poi ha permesso la pratica della trasfusione di sangue, pratica che ha salvato e che salva tante vite umane. Il dottor Carrell era agnostico, ma fu convertito grazie a un viaggio a Lourdes dove poté constatare ciò che egli riteneva inconstatabile.<br /><br />ASSORBITO DAGLI STUDI SCIENTIFICI<br />Alexis Carrel nacque a Lione nel 1873. La sua famiglia era di commercianti benestanti. Rimasto orfano di padre, a cinque anni lasciò Lione per andare a vivere in campagna con la mamma. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina.<br />Furono propri gli studi universitari a spingerlo ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dall'educazione familiare per abbracciare la filosofia positivista e materialista. Conservò però sempre una forte nostalgia verso le certezze della sua fanciullezza, soprattutto avvertiva l'inquietudine che gli procuravano quelle nuove convinzioni positiviste, incapaci di dare una persuasiva risposta al senso della vita e della morte.<br />Lui stesso, dopo la conversione, scrisse di quel periodo parlando di sé in terza persona: «Assorbito dagli studi scientifici, affascinato dallo spirito della critica tedesca, [Carrel] s'era convinto a poco a poco che al di fuori del metodo positivo, non esisteva certezza alcuna. E le sue idee religiose, distrutte dall'analisi sistematica, l'avevano abbandonato, lasciandogli il ricordo dolcissimo di un sogno delicato e bello. S'era allora rifugiato in un indulgente scetticismo (...) La ricerca delle essenze e delle cause gli sembrava vana, solo lo studio dei fenomeni, interessante. Il razionalismo soddisfaceva interamente il suo spirito; ma nel fondo del suo cuore si celava una segreta sofferenza, la sensazione di soffocare in un cerchio troppo ristretto, il bisogno insaziabile di una certezza».<br /><br />LA DECISIONE DI ANDARE A LOURDES<br />In quegli anni, negli ambienti medici, si discuteva molto di Lourdes e dei miracoli che vi avvenivano. C'era chi ci credeva e c'era chi era profondamente scettico. Nel 1894, il famoso scrittore Emile Zola, dopo esser stato a Lourdes e pur essendo stato testimone di fatti inspiegabili, aveva scritto un libro in cui negava decisamente la veridicità delle apparizioni.<br />Anche Carrel, nel suo positivismo, era convinto che quelli di Lourdes fossero solo sedicenti "miracoli", in realtà guarigioni frutto di autosuggestione. Volle però andare a constatare di persona e, nel 1902, partecipò come medico a un pellegrinaggio, occasione che gli fu offerta da un collega che aveva dovuto rinunciare all'ultimo momento. Da questo viaggio venne fuori un libro che ebbe il titolo di Viaggio a Lourdes.<br /><br />L'INCONTRO CON MARIE FERRAND<br />Alexis Carrel era in incognito. Solo pochi conoscevano la sua identità. Voleva solo constatare e aiutare qualche malato. Nel suo scompartimento giaceva una giovane donna, Marie Ferrand (chiamata così nel libro, ma in realtà si chiamava Marie Bailly). Era gravissima: ventre gonfio, pelle lucida, costole sporgenti, addome teso da materia solide, sacca di liquido che occupava la regione ombelicale, febbre alta, gambe gonfie, cuore veloce. Si trattava di peritonite tubercolare.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>805</itunes:duration><itunes:keywords>agnostico,alexiscarrel,conversione,ferrand,lourdes</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8b067dd02d5d9c0342daf1c3037529e3.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il film capolavoro sul silenzio di Dio e la sofferenza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-film-capolavoro-sul-silenzio-di-dio-e-la-sofferenza--50206360</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7035" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7035</a><br /><br />IL FILM CAPOLAVORO SUL SILENZIO DI DIO E LA SOFFERENZA di Rino Cammilleri<br />Si può essere laici o laicisti quanto si vuole, detestare la religione in cui si è stati battezzati o semplicemente ignorarla. Si può essere perfino anticlericali, ideologici o per rigetto. Ma non c’è nessuno, nessuno, che, almeno una volta nella vita, non si sia trovato a chiedersi se Dio esiste e, se sì, che cosa vuole. Non ce n’è uno che, almeno una volta nella vita, non si sia trovato alle prese con un problema che da solo non riusciva a risolvere e che, non abbia fatto come cantava Ornella Vanoni: «Proviamo anche con Dio, non si sa mai».<br />I più ne hanno cavato solo silenzio in risposta, quel famoso «silenzio di Dio» che ossessionava il regista Ingmar Bergman. Da quel silenzio hanno dedotto che pregare con la più antica preghiera che si conosca - «Aiutami!» - era tempo perso. E, fatte spallucce, hanno risolto che non valeva la pena. Altri, non riuscendo a conciliare un Dio che si pretende Padre Buono con l’esistenza del male nel mondo, soprattutto la sofferenza dei bambini e l’ingiustizia, hanno sentenziato che sono tutte chiacchiere inventate dai preti per tenere la gente in ginocchio.<br />Nino Manfredi era uno degli scettici da male-nel-mondo: gli fu fatto osservare che proprio quel che lamentava dimostrava il c.d. Peccato Originale secondo la narrazione cattolica; o la si spiegava così o non la si spiegava affatto; siamo stati creati per la gioia, per questo il dolore ci fa schifo. Ma era una vecchissima storia: nel Medioevo i Catari risolvevano il problema dicendo che di Dio ce n’erano due, uno buono e uno cattivo; quello cattivo aveva imprigionato le anime nella materia, perciò queste andavano liberate tramite suicidio. Ma le motivazioni sono sette miliardi, tanti quanti siamo.<br />Per questo consiglio un film che attualmente gira nelle sale, Father Stu, con un cast di tutto rispetto: Mark Wahlberg, Mel Gibson e Malcom McDowell. È basato sulla storia vera di uno sbandato del proletariato americano: padre alcolista, famiglia sfasciata, niente studi, né arte né parte, insomma il vero volto del sogno americano. Come tanti come lui prova con la boxe, ma deve lasciare perché la salute non glielo consente. Va a fare, naturalmente, il commesso e si innamora di una ragazza messicana. Ma lei è cattolicissima e lui, per amor suo, accetta il battesimo. Potenza del sacramento (o suggestione? boh; in ogni caso lui non è certo il tipo), Stuart, Stu per gli amici, prende la cosa sul serio. Talmente sul serio da voler fare il prete, spezzando il cuore a lei. Non solo: deve lottare, perché, dati i suoi trascorsi, il vescovo non lo vuole. Ma tanto fa e tanto dice che alla fine la curia cede al suo genuino entusiasmo.<br />Ed ecco lo scherzo atroce: una rara malattia simile alla Sla. Ha poco da vivere e quel poco in carrozzina. La scena in cui, disperato, si butta ai piedi del Crocifisso insultandolo meriterebbe l’Oscar a Mark Wahlberg, se non fosse che a Hollywood, com’è noto, sono di tutt’altra parrocchia. Stu si sente, giustamente, beffato. Ma come, Ti ho dato tutto e mi fai questo? Perché? Già, la domanda della domande: perché? perché io? Quest’ultima è la vera domanda, giacché solo quando la sorte piomba sul nostro capo diventa essenziale avere risposta. Per il resto, guardatevi il film. Una volta tanto, un film importante.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50206360</guid><pubDate>Tue, 14 Jun 2022 21:59:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50206360/il_film_capolavoro_sul_silenzio_di_dio_bis.mp3" length="3826182" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7035&#13;
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IL FILM CAPOLAVORO SUL SILENZIO DI DIO E LA SOFFERENZA di Rino Cammilleri&#13;
Si può essere laici o laicisti quanto si vuole, detestare la religione in cui si è stati battezzati o...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7035" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7035</a><br /><br />IL FILM CAPOLAVORO SUL SILENZIO DI DIO E LA SOFFERENZA di Rino Cammilleri<br />Si può essere laici o laicisti quanto si vuole, detestare la religione in cui si è stati battezzati o semplicemente ignorarla. Si può essere perfino anticlericali, ideologici o per rigetto. Ma non c’è nessuno, nessuno, che, almeno una volta nella vita, non si sia trovato a chiedersi se Dio esiste e, se sì, che cosa vuole. Non ce n’è uno che, almeno una volta nella vita, non si sia trovato alle prese con un problema che da solo non riusciva a risolvere e che, non abbia fatto come cantava Ornella Vanoni: «Proviamo anche con Dio, non si sa mai».<br />I più ne hanno cavato solo silenzio in risposta, quel famoso «silenzio di Dio» che ossessionava il regista Ingmar Bergman. Da quel silenzio hanno dedotto che pregare con la più antica preghiera che si conosca - «Aiutami!» - era tempo perso. E, fatte spallucce, hanno risolto che non valeva la pena. Altri, non riuscendo a conciliare un Dio che si pretende Padre Buono con l’esistenza del male nel mondo, soprattutto la sofferenza dei bambini e l’ingiustizia, hanno sentenziato che sono tutte chiacchiere inventate dai preti per tenere la gente in ginocchio.<br />Nino Manfredi era uno degli scettici da male-nel-mondo: gli fu fatto osservare che proprio quel che lamentava dimostrava il c.d. Peccato Originale secondo la narrazione cattolica; o la si spiegava così o non la si spiegava affatto; siamo stati creati per la gioia, per questo il dolore ci fa schifo. Ma era una vecchissima storia: nel Medioevo i Catari risolvevano il problema dicendo che di Dio ce n’erano due, uno buono e uno cattivo; quello cattivo aveva imprigionato le anime nella materia, perciò queste andavano liberate tramite suicidio. Ma le motivazioni sono sette miliardi, tanti quanti siamo.<br />Per questo consiglio un film che attualmente gira nelle sale, Father Stu, con un cast di tutto rispetto: Mark Wahlberg, Mel Gibson e Malcom McDowell. È basato sulla storia vera di uno sbandato del proletariato americano: padre alcolista, famiglia sfasciata, niente studi, né arte né parte, insomma il vero volto del sogno americano. Come tanti come lui prova con la boxe, ma deve lasciare perché la salute non glielo consente. Va a fare, naturalmente, il commesso e si innamora di una ragazza messicana. Ma lei è cattolicissima e lui, per amor suo, accetta il battesimo. Potenza del sacramento (o suggestione? boh; in ogni caso lui non è certo il tipo), Stuart, Stu per gli amici, prende la cosa sul serio. Talmente sul serio da voler fare il prete, spezzando il cuore a lei. Non solo: deve lottare, perché, dati i suoi trascorsi, il vescovo non lo vuole. Ma tanto fa e tanto dice che alla fine la curia cede al suo genuino entusiasmo.<br />Ed ecco lo scherzo atroce: una rara malattia simile alla Sla. Ha poco da vivere e quel poco in carrozzina. La scena in cui, disperato, si butta ai piedi del Crocifisso insultandolo meriterebbe l’Oscar a Mark Wahlberg, se non fosse che a Hollywood, com’è noto, sono di tutt’altra parrocchia. Stu si sente, giustamente, beffato. Ma come, Ti ho dato tutto e mi fai questo? Perché? Già, la domanda della domande: perché? perché io? Quest’ultima è la vera domanda, giacché solo quando la sorte piomba sul nostro capo diventa essenziale avere risposta. Per il resto, guardatevi il film. Una volta tanto, un film importante.]]></itunes:summary><itunes:duration>240</itunes:duration><itunes:keywords>americandream,bergman,crocifisso,fatherstu,melgibson,oscar</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3bd6033507c731d619c8fe7e421a33ad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>A beautiful mind** (2001) - La vera storia di John Nash, premio Nobel per l'economia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/a-beautiful-mind-2001-la-vera-storia-di-john-nash-premio-nobel-per-l-economia--50176322</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=14" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=14</a><br /><br />LA VERA STORIA DI JOHN NASH, PREMIO NOBEL PER L'ECONOMIA<br />Credere in se stessi, mettere l'intelligenza al servizio e alla difesa della propria Nazione, non cedere all'incalzare della malattia, riconoscere l'importanza della famiglia per uscire da situazioni difficilissime<br />Anno 1947. Benché non sia rampollo di famiglia prestigiosa, il giovane John Forbes Nash jr. viene ammesso a Princeton per la specializzazione post lauream in matematica. Del resto i convenevoli sociali non hanno alcun significato per Nash, ed anche alle lezioni non si presenta. John é ossessionato da un solo pensiero: trovare un'idea veramente originale. Per lui questa é l'unica cosa che possa avere un valore. Una sera, mentre é in un bar con alcuni compagni, assiste al loro comportamento nei confronti di una bellissima bionda presente. Osserva gesti e modalità, e all'improvviso sente delinearsi nella mente quell'idea che inseguiva da tempo. La sua conseguente relazione sulla teoria dei giochi, la disciplina matematica che analizza il comportamento ottimale di individui, o coalizioni, in situazioni di interazione strategica, contraddice apertamente con le teorie di Adam Smith, il padre dell'economia moderna. Il pensiero di Smith dopo 150 anni appare improvvisamente superato. In seguito a questa scoperta, Nash riceve un posto di professore alla MIT, ma soddisfazione ancora maggiore ricava quando un certo William Parcher, agente segreto, lo contatta per un incarico rischioso: siamo in piena guerra fredda, e a Nash viene chiesto di decodificare i codici segreti del nemico. Intanto alla MIT Alicia, studentessa di fisica, riesce ad aprirgli anche la strada del cuore e dei sentimenti. I due si sposano in breve, ma Nash non dice alla moglie alcunché dei suoi lavori segreti. La vita di Nash viene a questo punto sconvolta da una terribile scoperta...<br />Il film prende spunto da una storia vera. John e Alicia Nash vivono ancora oggi a Princeton, e lui va regolarmente ogni giorno nel suo studio al Dipartimento di Matematica. Personaggi autentici e storia sostanzialmente vera, dunque, solo opportunamente ritoccata ad uso di un racconto da grande schermo. La vita di Nash diventa la testimonianza della perenne attualità di valori che non hanno data né età. Credere in se stessi, mettere l'intelligenza al servizio e alla difesa della propria Nazione, non cedere all'incalzare della malattia, riconoscere l'importanza della famiglia per uscire da situazioni difficilissime. E' una storia che respira ottimismo e infonde fiducia. Il finale poi confonde e spiazza fino alla commozione. 136 minuti di un racconto robusto, che non annoia, e si fa seguire grazie alla inattesa, aderente interpretazione di Russel Crowe.<br />Il film ha vinto 4 Premi Oscar nel 2002: miglior film, miglior regista, miglior attrice non protagonista (Jennifer Connelly), miglior sceneggiatura non originale. Nello stesso anno era uscito "La compagnia dell'anello" primo episodio del celeberrimo capolavoro di Tolkien. Solo la manifesta cattolicità dello scrittore inglese ha permesso al, pur bello, "A beautiful mind" di conquistare le più ambite statuette come miglior film dell'anno e migliore regia lasciando al Signore degli Anelli 4 Premi Oscar minori (miglior fotografia, miglior trucco, miglior colonna sonora originale, migliori effetti speciali).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/50176322</guid><pubDate>Sun, 12 Jun 2022 22:01:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/50176322/a_beautiful_mind_la_vera_storia_di_john_nash_premio_nobel_per_l_economia.mp3" length="4320196" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=14&#13;
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LA VERA STORIA DI JOHN NASH, PREMIO NOBEL PER L'ECONOMIA&#13;
Credere in se stessi, mettere l'intelligenza al servizio e alla difesa della propria Nazione, non cedere all'incalzare...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=14" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=14</a><br /><br />LA VERA STORIA DI JOHN NASH, PREMIO NOBEL PER L'ECONOMIA<br />Credere in se stessi, mettere l'intelligenza al servizio e alla difesa della propria Nazione, non cedere all'incalzare della malattia, riconoscere l'importanza della famiglia per uscire da situazioni difficilissime<br />Anno 1947. Benché non sia rampollo di famiglia prestigiosa, il giovane John Forbes Nash jr. viene ammesso a Princeton per la specializzazione post lauream in matematica. Del resto i convenevoli sociali non hanno alcun significato per Nash, ed anche alle lezioni non si presenta. John é ossessionato da un solo pensiero: trovare un'idea veramente originale. Per lui questa é l'unica cosa che possa avere un valore. Una sera, mentre é in un bar con alcuni compagni, assiste al loro comportamento nei confronti di una bellissima bionda presente. Osserva gesti e modalità, e all'improvviso sente delinearsi nella mente quell'idea che inseguiva da tempo. La sua conseguente relazione sulla teoria dei giochi, la disciplina matematica che analizza il comportamento ottimale di individui, o coalizioni, in situazioni di interazione strategica, contraddice apertamente con le teorie di Adam Smith, il padre dell'economia moderna. Il pensiero di Smith dopo 150 anni appare improvvisamente superato. In seguito a questa scoperta, Nash riceve un posto di professore alla MIT, ma soddisfazione ancora maggiore ricava quando un certo William Parcher, agente segreto, lo contatta per un incarico rischioso: siamo in piena guerra fredda, e a Nash viene chiesto di decodificare i codici segreti del nemico. Intanto alla MIT Alicia, studentessa di fisica, riesce ad aprirgli anche la strada del cuore e dei sentimenti. I due si sposano in breve, ma Nash non dice alla moglie alcunché dei suoi lavori segreti. La vita di Nash viene a questo punto sconvolta da una terribile scoperta...<br />Il film prende spunto da una storia vera. John e Alicia Nash vivono ancora oggi a Princeton, e lui va regolarmente ogni giorno nel suo studio al Dipartimento di Matematica. Personaggi autentici e storia sostanzialmente vera, dunque, solo opportunamente ritoccata ad uso di un racconto da grande schermo. La vita di Nash diventa la testimonianza della perenne attualità di valori che non hanno data né età. Credere in se stessi, mettere l'intelligenza al servizio e alla difesa della propria Nazione, non cedere all'incalzare della malattia, riconoscere l'importanza della famiglia per uscire da situazioni difficilissime. E' una storia che respira ottimismo e infonde fiducia. Il finale poi confonde e spiazza fino alla commozione. 136 minuti di un racconto robusto, che non annoia, e si fa seguire grazie alla inattesa, aderente interpretazione di Russel Crowe.<br />Il film ha vinto 4 Premi Oscar nel 2002: miglior film, miglior regista, miglior attrice non protagonista (Jennifer Connelly), miglior sceneggiatura non originale. Nello stesso anno era uscito "La compagnia dell'anello" primo episodio del celeberrimo capolavoro di Tolkien. Solo la manifesta cattolicità dello scrittore inglese ha permesso al, pur bello, "A beautiful mind" di conquistare le più ambite statuette come miglior film dell'anno e migliore regia lasciando al Signore degli Anelli 4 Premi Oscar minori (miglior fotografia, miglior trucco, miglior colonna sonora originale, migliori effetti speciali).]]></itunes:summary><itunes:duration>270</itunes:duration><itunes:keywords>johnnash,mit,nobel,oscar,russelcrowe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06bf5a6e2abeed505e972cd21403fdcd.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amore senza rimorso** (2003) - Sette consigli per educare i giovani al rispetto del corpo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amore-senza-rimorso-2003-sette-consigli-per-educare-i-giovani-al-rispetto-del-corpo--49914404</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=266" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=266</a><br /><br />SETTE CONSIGLI PER EDUCARE I GIOVANI AL RISPETTO DEL CORPO<br />Il coraggio di un giudizio controcorrente su tatuaggi, piercing, parolacce, moda, maleducazione, ecc.<br />Tatuaggi, capelli alla "moicana", parolacce, moda trasandata, stravaganze variopinte. Perché? un cattolico non è indifferente di fronte a questi fenomeni giovanili. Il coraggio di un giudizio cristiano controcorrente.<br />Salire su un autobus urbano di buon mattino può essere un'esperienza molto istruttiva: anche lo sguardo più distratto non può ignorare le stravaganze che affliggono la varia umanità giovanile che si accalca per raggiungere le scuole di ogni ordine e grado. Capelli rossi e tagli alla moicana; orecchini multipli alle orecchie, sul naso, sulle labbra; tatuaggi stile vecchio lupo di mare; abbigliamento trasandato, sciatto, ma spesso "firmato"; linguaggio pieno zeppo di volgarità che farebbero impallidire uno scaricatore di porto. Ciò che più colpisce in questo scenario sono due aspetti inquietanti: da un lato, l'omologazione verso il basso dei due sessi. Le ragazze vestono, si muovono, parlano, dicono parolacce né più né meno dei loro coetanei. Si direbbe si siano lasciate convincere che quello è l'unico "passaporto" per entrare nel gruppo, per essere notate dal ragazzino verso il quale nutrono segrete simpatie adolescenziali. L'altro elemento allarmante di questo "ritratto" della gioventù è che, salvo eccezioni sempre più rare e isolate, l'armamentario negativo che abbiamo descritto è diventato una vera e propria divisa dei ragazzi di questo nuovo millennio. L'aspetto più desolante e meno "giovanile" di questa situazione è che stiamo coltivando una generazione di conformisti: portano tutti le stesse scarpe (rigorosamente di ginnastica, poveri piedi), gli stessi pantaloni (rigorosamente jeans), vestono il taglio d'abito all'ultima moda che si restringe e si allarga ciclicamente, si acconciano i cappelli all'unisono, usano il medesimo linguaggio sboccato. Qualche decennio fa, certi modi di vestire e certi atteggiamenti pur deprecabili avevano almeno qualche significato di rottura, di sincera contestazione dell'esistente; adesso questi poveri ragazzi si sono lasciati ritagliare addosso una divisa, un po' come i tristissimi "pigiami" della Rivoluzione culturale comunista cinese. Hanno dato in affitto, poveretti, i loro corpi, lasciando che altri scelgano per loro che cosa mettersi, come pettinarsi, dove e quanto bucarsi il corpo con pezzettini di metallo, come parlare, dove divertirsi, quando impasticcarsi. L'importante è che pensino poco, male, e tutti uguale.<br />Di fronte a questa realtà, i cattolici che cosa hanno da dire? Vediamo di mettere insieme qualche buona idea da tradurre in pratica.<br /><br />1. EVITARE IL MODELLO STRUZZO<br />Innanzitutto, evitiamo di ascoltare i "cattolici modello struzzo", quelli che preferiscono non affrontare la realtà. Per costoro "i giovani non sono tutti come quelli che abbiamo descritto, anzi la maggioranza sono bravi, i nostri figli saranno diversi". Un settimanale di ispirazione cristiana riportava il mese scorso un'indagine condotta su un campione di 150 giovani tra i 20 e i 24 anni, per conoscere le loro idee in materia di sessualità: ne è venuto fuori che il 50% non considera essenziale la fedeltà di coppia, che il 65% ritiene il sesso sia disgiunto dall'affettività, che il 70% giudica l'omosessualità "eticamente e socialmente ammissibile", e che la stragrande maggioranza predica e pratica i rapporti prematrimoniali. Il settimanale in questione concludeva che "converrà in ogni caso evitare di porsi di fronte a questo quadro utilizzando giudizi di valore". Che è, appunto, la "legge dello struzzo".<br /><br />2. FORMULARE GIUDIZI DI VALORE<br />Il Timone, invece, crede che il nostro compito di cristiani pensanti sia proprio quello di formulare "giudizi di valore" alla luce del Vangelo e del Magistero ecclesiale. Facile comprendere che in questo scenario sarà sempre più difficile educare i nostri ragazzi a uno stile di vita sano, se tutte le loro principali compagnie dalla scuola, all'oratorio, alla squadra di calcio hanno stili diametralmente opposti: "Se loro lo fanno, papà, perché io no?".<br /><br />3. NON DIRE "NON C'È NULLA DI MALE"<br />Un altro pericolo da evitare è concludere come farebbe il "cattolico modello struzzo", che "comunque, non c'è nulla di male a tingersi i capelli di rosso e a mettersi l'orecchino al naso, anzi...". Il problema vero, è che invece c'è molto di male a "maltrattare" il proprio corpo, perché questo è il sintomo di una malattia mortale per la fede: il disprezzo verso se stessi. Come sempre, la verità cristiana è una verità paradossale, che si presenta ribaltata rispetto all'immagine che ne fornisce il mondo. Una di queste leggende sostiene e riesce a far credere che la Chiesa di Cristo nega valore e significato al corpo dell'uomo, riducendone il valore alla dimensione spirituale. Nulla di più falso. Anzi: chi afferma che il cristianesimo detesta e disprezza il corpo dell'uomo, dice un'eresia.<br /><br />4. TUTTA LA VITA SI MANIFESTA ATTRAVERSO IL CORPO<br />Basterebbe a sciogliere ogni dubbio in proposito il modo con cui Gesù si presenta ai suoi discepoli dopo la resurrezione: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!" (Lc 24.39). La fede dei cristiani è la fede dell'incarnazione, di Dio che si fa uomo non semplicemente rivestendosi di un involucro antropomorfo come vorrebbe il manicheismo ma diventando autenticamente e pienamente uomo, fuorché nel peccato. Soffermiamoci a pensare per qualche istante: Gesù ebbe fame e sete nel deserto, gustò i cibi prelibati delle nozze di Cana, pianse lacrime calde sulla tomba di Lazzaro, ebbe paura e sudò sangue nel Getsemani, soffrì l'atroce umiliazione dei soldati romani e la terribile agonia della croce. Certo, la Chiesa ci insegna che non esiste un materialismo sano: l'uomo è il suo corpo e la sua anima. Ma si potrebbe dire che il cristiano è portatore sano di un materialismo, cioè della consapevolezza che tutta la sua vita, compresa quella eterna, si gioca e si manifesta attraverso il corpo.<br /><br />5. L'AMORE SI MANIFESTA ATTRAVERSO IL CORPO<br />Pensiamo, se ancora non bastasse, alla "materialità" che caratterizza i sacramenti: senza un po' di pane e un po' di vino, fatti da mani d'uomo, non vi può essere Eucaristia. Gesù fatto pane viene ad abitare dentro il nostro cuore, il nostro corpo. E ancora: pensiamo al Gesù-medico dei Vangeli che si curva a curare e guarire migliaia di malati. Certo, senza mai dimenticare che il vero grande male è il peccato, ma rivelando che l'amore si manifesta attraverso un gesto, una carezza, un abbraccio, un bacio. Attraverso il nostro corpo.<br /><br />6. LO SPIRITUALISMO È IL NEMICO<br />Dunque, oggi il nemico più agguerrito del cristianesimo sembra non essere più il materialismo, ma lo spiritualismo: il separare fittiziamente l'anima dal corpo, per cui posso tenere comportamenti immorali e contrari alla dignità della mia persona, ma ritenere l'anima preservata dal male compiuto dal corpo. Ciò è impossibile. Come insegna Gesù, dal nostro cuore escono i peccati, cioè la volontà al male; ma è con le nostre azioni sia della mente che del corpo che il male prende forma corrodendo il nostro corpo, che è tempio dello Spirito Santo.<br /><br />7. DOMANI POTREBBE ESSERE TROPPO TARDI<br />Tutte queste considerazioni sembrano averci portato lontano. E invece siamo stati ricondotti all'interno del nostro autobus delle 7 e 20, pieno zeppo di ragazzi mal vestiti e mal consigliati. Il modo con cui maltrattano il loro corpo rivela che non hanno capito il tesoro che hanno a disposizione, anzi, il tesoro che sono. Normale poi che svendano se stessi sulla strada del sesso facile, della contraccezione, del matrimonio a termine, di qualche droga che faccia evadere verso la felicità. La felicità: sarebbe in realtà nelle loro mani, nei loro sguardi, nella pulizia delle loro facce, nei loro corpi vestiti con tanta semplicità e conformemente agli impegni della giornata. Mostriamo loro il volto incarnato di Gesù, sveliamo loro che la fede è vita, che Cristo è vicinissimo e non un dio lontano e inafferrabile. Questa nuova evangelizzazione essi si attendono da noi; questa franchezza gli educatori cristiani devono ai loro ragazzi. Oggi, subito. Perché domani potrebbe essere troppo tardi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49914404</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 23:21:34 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49914404/amore_senza_rimorso_sette_consigli_per_educare_i_giovani_al_rispetto_del_corpo.mp3" length="11478875" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=266&#13;
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SETTE CONSIGLI PER EDUCARE I GIOVANI AL RISPETTO DEL CORPO&#13;
Il coraggio di un giudizio controcorrente su tatuaggi, piercing, parolacce, moda, maleducazione, ecc.&#13;
Tatuaggi,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=266" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=266</a><br /><br />SETTE CONSIGLI PER EDUCARE I GIOVANI AL RISPETTO DEL CORPO<br />Il coraggio di un giudizio controcorrente su tatuaggi, piercing, parolacce, moda, maleducazione, ecc.<br />Tatuaggi, capelli alla "moicana", parolacce, moda trasandata, stravaganze variopinte. Perché? un cattolico non è indifferente di fronte a questi fenomeni giovanili. Il coraggio di un giudizio cristiano controcorrente.<br />Salire su un autobus urbano di buon mattino può essere un'esperienza molto istruttiva: anche lo sguardo più distratto non può ignorare le stravaganze che affliggono la varia umanità giovanile che si accalca per raggiungere le scuole di ogni ordine e grado. Capelli rossi e tagli alla moicana; orecchini multipli alle orecchie, sul naso, sulle labbra; tatuaggi stile vecchio lupo di mare; abbigliamento trasandato, sciatto, ma spesso "firmato"; linguaggio pieno zeppo di volgarità che farebbero impallidire uno scaricatore di porto. Ciò che più colpisce in questo scenario sono due aspetti inquietanti: da un lato, l'omologazione verso il basso dei due sessi. Le ragazze vestono, si muovono, parlano, dicono parolacce né più né meno dei loro coetanei. Si direbbe si siano lasciate convincere che quello è l'unico "passaporto" per entrare nel gruppo, per essere notate dal ragazzino verso il quale nutrono segrete simpatie adolescenziali. L'altro elemento allarmante di questo "ritratto" della gioventù è che, salvo eccezioni sempre più rare e isolate, l'armamentario negativo che abbiamo descritto è diventato una vera e propria divisa dei ragazzi di questo nuovo millennio. L'aspetto più desolante e meno "giovanile" di questa situazione è che stiamo coltivando una generazione di conformisti: portano tutti le stesse scarpe (rigorosamente di ginnastica, poveri piedi), gli stessi pantaloni (rigorosamente jeans), vestono il taglio d'abito all'ultima moda che si restringe e si allarga ciclicamente, si acconciano i cappelli all'unisono, usano il medesimo linguaggio sboccato. Qualche decennio fa, certi modi di vestire e certi atteggiamenti pur deprecabili avevano almeno qualche significato di rottura, di sincera contestazione dell'esistente; adesso questi poveri ragazzi si sono lasciati ritagliare addosso una divisa, un po' come i tristissimi "pigiami" della Rivoluzione culturale comunista cinese. Hanno dato in affitto, poveretti, i loro corpi, lasciando che altri scelgano per loro che cosa mettersi, come pettinarsi, dove e quanto bucarsi il corpo con pezzettini di metallo, come parlare, dove divertirsi, quando impasticcarsi. L'importante è che pensino poco, male, e tutti uguale.<br />Di fronte a questa realtà, i cattolici che cosa hanno da dire? Vediamo di mettere insieme qualche buona idea da tradurre in pratica.<br /><br />1. EVITARE IL MODELLO STRUZZO<br />Innanzitutto, evitiamo di ascoltare i "cattolici modello struzzo", quelli che preferiscono non affrontare la realtà. Per costoro "i giovani non sono tutti come quelli che abbiamo descritto, anzi la maggioranza sono bravi, i nostri figli saranno diversi". Un settimanale di ispirazione cristiana riportava il mese scorso un'indagine condotta su un campione di 150 giovani tra i 20 e i 24 anni, per conoscere le loro idee in materia di sessualità: ne è venuto fuori che il 50% non considera essenziale la fedeltà di coppia, che il 65% ritiene il sesso sia disgiunto dall'affettività, che il 70% giudica l'omosessualità "eticamente e socialmente ammissibile", e che la stragrande maggioranza predica e pratica i rapporti prematrimoniali. Il settimanale in questione concludeva che "converrà in ogni caso evitare di porsi di fronte a questo quadro utilizzando giudizi di valore". Che è, appunto, la "legge dello struzzo".<br /><br />2. FORMULARE GIUDIZI DI VALORE<br />Il Timone, invece, crede che il nostro compito di cristiani pensanti sia proprio quello di...]]></itunes:summary><itunes:duration>718</itunes:duration><itunes:keywords>autobus,franchezza,inafferrabile,piercing,tatuaggi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/357cadadc5594834a3cb99797ac33472.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amore senza rimorso** (2003) - Non siamo fatti per il nomadismo affettivo, ma per la stabilità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amore-senza-rimorso-2003-non-siamo-fatti-per-il-nomadismo-affettivo-ma-per-la-stabilita--49914370</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=265" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=265</a><br /><br />NON SIAMO FATTI PER IL NOMADISMO AFFETTIVO, MA PER LA STABILITA'<br />Le coppie più soddisfatte? Sono quelle che si sono astenute dall'avere rapporti prima del matrimonio<br />Non sperimentare subito il piacere sessuale non penalizza, ma rafforza la coppia. La rende più solida, appagata, comunicativa e quindi in grado di superare meglio le difficoltà di tutti i giorni. Ad affermarlo non è qualche attempato moralista ma l'esito di una recente ricerca pubblicata sul «Journal of Sex Research», condotta su un campione di 10.932 persone e ripresa anche da diversi portali italiani, che ha messo in luce come le coppie che si sono astenute dall'avere rapporti (alcune anche dopo un anno) si siano rivelate più soddisfatte di quelle i cui partner, al contrario, si sono concessi subito o comunque nel corso dei primi appuntamenti.<br />Ricerca bizzarra o poco attendibile? Non si direbbe. Anche perché risulta suffragata, nei suoi contenuti, da altri studi pubblicati sempre quest'anno. Pensiamo ad un lavoro effettuato monitorando ben 600 coppie dal quale è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale (Cfr. «Journal of Marriage and Family» 2012; 74(4): 708-725); oppure ad una ricerca, pubblicata su una rivista decisamente quotata, che - considerando un campione di 1.659 di fratelli dello stesso sesso seguiti dall'adolescenza all'età adulta - ha rilevato come le coppie che hanno atteso a fare sesso abbiano evidenziato minore insoddisfazione nella vita relazionale (Cfr. «Psychological Science» 2012; 23(11):1324-36).<br />In aggiunta a quanto sin qui esposto, possiamo ricordare le risultanze di un altro studio, curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, i quali, esaminando un campione di 2.035 soggetti sposati, hanno riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più stabile, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei partner (Cfr. «Journal of Family Psychology» 2010; 24(6):766-74). Questo grazie ad un elemento fondamentale, la comunicazione all'interno della coppia, che è risultata positivamente correlata all'astinenza sessuale. Le coppie che hanno atteso il matrimonio per esplorare il piacere, infatti, sono risultate più concentrate delle altre nella dimensione del dialogo.<br />A questo punto potremmo procedere ulteriormente con la rassegna di letteratura e di ricerche se una domanda, a ben vedere, non sorgesse già spontanea: come mai tutto questo? Come si spiega? Com'è possibile che fior di ricerche internazionali, fra l'altro molto recenti, vadano in questa direzione, che non è solo imprevista ma esattamente opposta rispetto a quella della mentalità dominante che, com'è noto, vede nella raggiunta intesa sessuale la premessa alla costruzione di qualsivoglia rapporto che aspiri a dirsi appagante? Si tratta di domande che vale francamente la pena di porsi perché interessano da vicino la prospettiva educativa, dunque i giovani e i modelli che meritano di essere loro offerti in alternativa a quelli - oggettivamente deludenti - propagandati dai mass media.<br />Un'ipotesi che spieghi la sorprendente convergenza degli studi citati poc'anzi può derivare da considerazioni circa la natura dell'uomo e, in definitiva, di ciascuno di noi: non siamo fatti per il nomadismo affettivo, ma per la stabilità; la collezione di esperienze sentimentali non ci aiuta dal momento che è di una soltanto, in fondo, che abbisogniamo per realizzare le nostre comuni aspirazioni di paternità e maternità. E in tutto questo la castità prematrimoniale - così irrisa nel corso degli ultimi decenni - oltre che un valore ed un principio rappresenta una straordinaria opportunità per conoscere il proprio compagno o la propria compagnia. Nel rimandare l'esperienza del piacere sessuale non c'è quindi alcuna paura ma, al contrario, una precisa volontà di costruire dalle fondamenta un rapporto; di vivere il fidanzamento come conoscenza lucida, reale ed approfondita.<br />Certo, questo può essere la causa di critiche e comporta inevitabili sacrifici. Ma se sono finalizzati alla costruzione di qualcosa di grande, di una vita matrimoniale appagante e matura, sono senz'altro sforzi che vale la pena di affrontare. Senza dimenticare come la castità, oggi più che mai, rappresenti la più alta trasgressione perché ci mette nelle condizioni di testimoniare il pudore, che - come si spiega negli Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia ad opera della Commissione Episcopale per la famiglia e per la vita - non è una prigione ma un mezzo, una via che «custodisce e tutela i valori intimi e profondi della persona; non limita la sessualità, ma la protegge e l'accompagna verso un amore integrale e autenticamente umano» (p. 8).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49914370</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 23:20:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49914370/amore_senza_rimorso_non_siamo_fatti_per_il_nomadismo_affettivo.mp3" length="6187929" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=265&#13;
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NON SIAMO FATTI PER IL NOMADISMO AFFETTIVO, MA PER LA STABILITA'&#13;
Le coppie più soddisfatte? Sono quelle che si sono astenute dall'avere rapporti prima del matrimonio&#13;
Non...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=265" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=265</a><br /><br />NON SIAMO FATTI PER IL NOMADISMO AFFETTIVO, MA PER LA STABILITA'<br />Le coppie più soddisfatte? Sono quelle che si sono astenute dall'avere rapporti prima del matrimonio<br />Non sperimentare subito il piacere sessuale non penalizza, ma rafforza la coppia. La rende più solida, appagata, comunicativa e quindi in grado di superare meglio le difficoltà di tutti i giorni. Ad affermarlo non è qualche attempato moralista ma l'esito di una recente ricerca pubblicata sul «Journal of Sex Research», condotta su un campione di 10.932 persone e ripresa anche da diversi portali italiani, che ha messo in luce come le coppie che si sono astenute dall'avere rapporti (alcune anche dopo un anno) si siano rivelate più soddisfatte di quelle i cui partner, al contrario, si sono concessi subito o comunque nel corso dei primi appuntamenti.<br />Ricerca bizzarra o poco attendibile? Non si direbbe. Anche perché risulta suffragata, nei suoi contenuti, da altri studi pubblicati sempre quest'anno. Pensiamo ad un lavoro effettuato monitorando ben 600 coppie dal quale è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale (Cfr. «Journal of Marriage and Family» 2012; 74(4): 708-725); oppure ad una ricerca, pubblicata su una rivista decisamente quotata, che - considerando un campione di 1.659 di fratelli dello stesso sesso seguiti dall'adolescenza all'età adulta - ha rilevato come le coppie che hanno atteso a fare sesso abbiano evidenziato minore insoddisfazione nella vita relazionale (Cfr. «Psychological Science» 2012; 23(11):1324-36).<br />In aggiunta a quanto sin qui esposto, possiamo ricordare le risultanze di un altro studio, curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, i quali, esaminando un campione di 2.035 soggetti sposati, hanno riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più stabile, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei partner (Cfr. «Journal of Family Psychology» 2010; 24(6):766-74). Questo grazie ad un elemento fondamentale, la comunicazione all'interno della coppia, che è risultata positivamente correlata all'astinenza sessuale. Le coppie che hanno atteso il matrimonio per esplorare il piacere, infatti, sono risultate più concentrate delle altre nella dimensione del dialogo.<br />A questo punto potremmo procedere ulteriormente con la rassegna di letteratura e di ricerche se una domanda, a ben vedere, non sorgesse già spontanea: come mai tutto questo? Come si spiega? Com'è possibile che fior di ricerche internazionali, fra l'altro molto recenti, vadano in questa direzione, che non è solo imprevista ma esattamente opposta rispetto a quella della mentalità dominante che, com'è noto, vede nella raggiunta intesa sessuale la premessa alla costruzione di qualsivoglia rapporto che aspiri a dirsi appagante? Si tratta di domande che vale francamente la pena di porsi perché interessano da vicino la prospettiva educativa, dunque i giovani e i modelli che meritano di essere loro offerti in alternativa a quelli - oggettivamente deludenti - propagandati dai mass media.<br />Un'ipotesi che spieghi la sorprendente convergenza degli studi citati poc'anzi può derivare da considerazioni circa la natura dell'uomo e, in definitiva, di ciascuno di noi: non siamo fatti per il nomadismo affettivo, ma per la stabilità; la collezione di esperienze sentimentali non ci aiuta dal momento che è di una soltanto, in fondo, che abbisogniamo per realizzare le nostre comuni aspirazioni di paternità e maternità. E in tutto questo la castità prematrimoniale - così irrisa nel corso degli ultimi decenni - oltre che un valore ed un principio rappresenta una straordinaria opportunità per conoscere il proprio compagno o la propria compagnia. 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Reclamano un'istruzione migliore, una maggiore giustizia sociale ed una politica attenta alla loro vita piuttosto che alle questioni "di Palazzo".<br />All'interno di questa gioventù, tuttavia, vive un nucleo ancora più rivoluzionario, perché ha iniziato la rivoluzione a partire dalla propria vita, dalla propria esperienza più intima: quella dell'amore. Mi riferisco a quei giovani ed, in particolare, a quelle silenziose, ma sempre più numerose, coppie di giovani fidanzati che hanno fatto una scelta decisiva per la loro vita affettiva: vivere la castità prematrimoniale. Questi giovani non sono extraterrestri catapultati nella nostra società ma esseri umani; anzi, hanno deciso di vivere la loro umanità fino in fondo e vogliono viverla proprio laddove questa si esprime alla massima potenza: nell'amore.<br />Sono ragazzi che hanno deciso di opporsi fermamente a quella strisciante ideologia che sta insidiando la nostra cultura e che vuole brutalmente banalizzare l'affettività: l'equazione amore = sesso. Quando loro parlano di amore si riferiscono all'Amore vero, quello con la "A" maiuscola. Vi è un conflitto acutissimo tra il sentore comune, quello che i media quotidianamente ci propinano, il frutto marcio di rivoluzioni sessuali più che discutibili, e questa loro scelta; la vera rivoluzione, tuttavia, la stanno facendo loro. Tale conflitto valoriale lo si avverte ancora di più allorché si ascolta parlare di castità invocando lo spauracchio del "divieto dei rapporti prematrimoniali", come se la castità fosse un sinonimo di tale divieto e niente più.<br />Il nocciolo della questione risiede proprio in questo fraintendimento, perché la castità è molto di più: la castità è una virtù. La castità ha un valore propedeutico necessario per la comprensione dell'amore vero. Proprio per questo ci viene prontamente suggerita dal Magistero della Chiesa. La castità è quell'energia spirituale che libera l'amore dall'egoismo. Il sesso svincolato da un contesto di donazione totale e completa di sé all'altro diviene un animalesco esercizio fisico, mosso da pulsioni egoistiche, che conduce ad una reificazione del proprio partner. La castità prematrimoniale, che implica per i fidanzati la continenza fino al matrimonio, è una virtù che eleva l'uomo; viene suggerita, non per mortificare la coppia, ma perché fa bene e promuove la comprensione dell'immenso valore del matrimonio.<br />L'esperienza ci dice che il sesso prematrimoniale è, in verità, "antimatrimoniale". Il sesso unisce, crea un legame molto intimo col partner e, poiché ciò accade più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno, più il legame con ognuno si indebolisce: aumentano drasticamente, al contrario, le chance di un futuro fallimento della coppia. L'attesa, invece, fortifica il legame tra i fidanzati perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo. Questa attesa, questa "fatica", viene sacrificata (etimologicamente sacrum facere: "rendere sacro") per amore, facendo comprendere che ci si vuole bene in modo autentico ed affascinante: nella coppia ci si stima molto di più quando si è sciolti dai lacci delle pulsioni egoistiche del mero piacere. Il sesso prematrimoniale, inoltre, è intrinsecamente deleterio per quella stagione della vita che è il fidanzamento. Questo periodo è un tempo di verifica della scelta della persona da amare.<br />Ebbene, il rapporto prematrimoniale rischia spesso di annebbiare tale scelta perché, se lascia insoddisfatti, porta a concludere che si è incompatibili, quando magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario; se, invece, il rapporto intimo soddisfa, può celare alcune incompatibilità pronte ad emergere dopo il matrimonio. I fidanzati ancora non si appartengono. A tal proposito, è bellissima una considerazione di don Giussani che afferma: "Per amare veramente una donna occorre un distacco: adora di più la sua donna un uomo che la guarda ad un metro di distanza, meravigliato dell'essere che ha davanti, quasi inginocchiato davanti ad essa, o quando la prende? No! No, quando la prende, finisce". Solo il matrimonio suggella la completa e definitiva donazione di sé all'altro e, quindi, solo allora si giustifica quella più intima e profonda donazione di sé che si concreta, soprattutto, nella potenzialità procreativa dell'atto sessuale.<br />Ciò che più ha stimolato questi giovani a tale scelta d'amore risiede tuttavia nei frutti che la castità procura. La castità richiede, anzitutto, ai fidanzati che acquisiscano e mantengano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che vivano una perfetta padronanza di sé: l'autodominio. La castità esige un continuo sforzo ma, grazie al suo benefico influsso, i fidanzati sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita di coppia i beni della serenità e della pace ed agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l'attenzione verso l'altro, aiuta gli amanti a bandire l'egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei doveri reciproci. La castità è, in definitiva, la chiave di volta di un amore vero; e poiché l'amore vero risponde intimamente alle esigenze del cuore umano, la castità stessa è un bisogno intimo ed insopprimibile dell'uomo. Molti giovani ne hanno compreso la preziosità e l'hanno sperimentata. Questi giovani vogliono essere uomini veri, uomini vibranti d'umanità!]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49914393</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 23:18:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49914393/amore_senza_rimorso_sesso_perch_aspettare.mp3" length="7984318" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: La castità - cos'è e come si vive ➜ https://www.youtube.com/watch?v=zMFeMq643xY&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=257&#13;
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SESSO, PERCHE' ASPETTARE&#13;
I rapporti pre-matrimoniali in realtà sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: La castità - cos'è e come si vive ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zMFeMq643xY" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=zMFeMq643xY</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=257" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=257</a><br /><br />SESSO, PERCHE' ASPETTARE<br />I rapporti pre-matrimoniali in realtà sono anti-matrimoniali (ecco perché sempre più fidanzati scelgono la via della castità)<br />Da una seria osservazione degli ultimi accadimenti nella realtà odierna e nella storia, limitandoci anche soltanto alle vicissitudini del secolo appena trascorso, un dato emerge con chiarezza: i giovani, nel bene o nel male, sono mossi da ideali grandi. Reclamano un'istruzione migliore, una maggiore giustizia sociale ed una politica attenta alla loro vita piuttosto che alle questioni "di Palazzo".<br />All'interno di questa gioventù, tuttavia, vive un nucleo ancora più rivoluzionario, perché ha iniziato la rivoluzione a partire dalla propria vita, dalla propria esperienza più intima: quella dell'amore. Mi riferisco a quei giovani ed, in particolare, a quelle silenziose, ma sempre più numerose, coppie di giovani fidanzati che hanno fatto una scelta decisiva per la loro vita affettiva: vivere la castità prematrimoniale. Questi giovani non sono extraterrestri catapultati nella nostra società ma esseri umani; anzi, hanno deciso di vivere la loro umanità fino in fondo e vogliono viverla proprio laddove questa si esprime alla massima potenza: nell'amore.<br />Sono ragazzi che hanno deciso di opporsi fermamente a quella strisciante ideologia che sta insidiando la nostra cultura e che vuole brutalmente banalizzare l'affettività: l'equazione amore = sesso. Quando loro parlano di amore si riferiscono all'Amore vero, quello con la "A" maiuscola. Vi è un conflitto acutissimo tra il sentore comune, quello che i media quotidianamente ci propinano, il frutto marcio di rivoluzioni sessuali più che discutibili, e questa loro scelta; la vera rivoluzione, tuttavia, la stanno facendo loro. Tale conflitto valoriale lo si avverte ancora di più allorché si ascolta parlare di castità invocando lo spauracchio del "divieto dei rapporti prematrimoniali", come se la castità fosse un sinonimo di tale divieto e niente più.<br />Il nocciolo della questione risiede proprio in questo fraintendimento, perché la castità è molto di più: la castità è una virtù. La castità ha un valore propedeutico necessario per la comprensione dell'amore vero. Proprio per questo ci viene prontamente suggerita dal Magistero della Chiesa. La castità è quell'energia spirituale che libera l'amore dall'egoismo. Il sesso svincolato da un contesto di donazione totale e completa di sé all'altro diviene un animalesco esercizio fisico, mosso da pulsioni egoistiche, che conduce ad una reificazione del proprio partner. La castità prematrimoniale, che implica per i fidanzati la continenza fino al matrimonio, è una virtù che eleva l'uomo; viene suggerita, non per mortificare la coppia, ma perché fa bene e promuove la comprensione dell'immenso valore del matrimonio.<br />L'esperienza ci dice che il sesso prematrimoniale è, in verità, "antimatrimoniale". Il sesso unisce, crea un legame molto intimo col partner e, poiché ciò accade più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno, più il legame con ognuno si indebolisce: aumentano drasticamente, al contrario, le chance di un futuro fallimento della coppia. L'attesa, invece, fortifica il legame tra i fidanzati perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo. Questa attesa, questa "fatica", viene sacrificata (etimologicamente sacrum facere: "rendere sacro") per amore, facendo comprendere che ci si vuole bene in modo autentico ed affascinante: nella coppia ci si stima molto di più quando si è sciolti dai lacci delle pulsioni...]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>castità,fidanzati,giovani,rapportiprematrimoniali,rivoluzionesessuale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e578c24be8ebcda60366bf33393a5f17.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amore senza rimorso** (2003) -  I rapporti prematrimoniali sono deleteri per il matrimonio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amore-senza-rimorso-2003-i-rapporti-prematrimoniali-sono-deleteri-per-il-matrimonio--49914310</link><description><![CDATA[VIDEO: L'amore è il motivo della castità ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7zugQyJpIPE" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=7zugQyJpIPE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=264" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=264</a><br /><br />I RAPPORTI PREMATRIMONIALI SONO DELETERI PER IL MATRIMONIO<br />Non basta mettersi d'accordo per rendere giusto un saccheggio reciproco<br />C'è chi dice: «Cosa c'è di male? Come mai non ne abbiamo diritto? Perché deve esserci negato oggi ciò che domani, compiuta la cerimonia nuziale, diviene un fatto grande e santo? Come si può congelare un'esperienza d'amore così vitale e profonda?». Questa richiesta, che ad una prima considerazione può sembrare legittima, non comprende appieno la portata dell'atto coniugale e non riconosce l'autentico valore del matrimonio. L'ambiente erotizzato che ci circonda non incoraggia certo a cercare vie diverse da quella, molto comoda, del «lasciarsi andare», né a considerare le nostre azioni secondo criteri diversi dal principio del piacere.<br /><br />UNA QUESTIONE DI AMORE VERO<br />La risposta al perché i due non ne abbiano ancora il diritto, anche se si amano e sono decisi a sposarsi, è in fondo molto semplice: fin tanto che non sono sposati non si appartengono ancora del tutto e l'atto coniugale è donare e ricevere mutuamente ciò che uno ha di più intimo del proprio corpo. Volerlo o darlo senza essere sposati è quindi ingiusto, è una specie di furto, è qualcosa di falso. Si può dire, con il filosofo Étienne Gilson, che «non basta mettersi d'accordo per rendere lecito un saccheggio reciproco».<br />Particolarmente attento alla grandezza del matrimonio e della famiglia è stato Giovanni Paolo II che, fra l'altro, ha osservato: «La comunione fisica e sessuale è qualche cosa di grande e di bello. Ma è soltanto degna dell'uomo, se è integrata in una unione personale, riconosciuta dalla comunità civile ed ecclesiastica. La piena comunione sessuale tra l'uomo e la donna ha perciò il luogo legittimo soltanto nell'ambito dell'esclusivo e definitivo personale vincolo di fedeltà nel matrimonio».<br />La differenza tra due fidanzati e due coniugi sta proprio qui: solo questi ultimi si sono donati pienamente l'un l'altro per sempre; una donazione piena non può infatti che essere per tutta la vita. Che donazione sarebbe quella di chi si impegnasse solo finché gli farà comodo?<br />Ciò denoterebbe che non è la persona dell'altro a interessargli, ma solo ciò che, per un certo tempo, potrà ottenere da lei: la persona viene quindi trasformata in oggetto. Come reagiremmo se qualcuno ci dicesse: «Ecco, ti faccio un regalo, ma se poi cambio idea me lo riprendo». Si dovrebbe quantomeno dire che non si tratta di una vera donazione.<br />Queste considerazioni aiutano anche a capire l'indissolubilità del matrimonio. La Chiesa non fa quindi altro che proporre la legge naturale quando afferma che l'atto coniugale è autentico solo fra coloro che si sono reciprocamente donati in un modo «totale e definitivo». Rifacendosi allo stesso principio, ricorda che «la donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente». L'atto coniugale va considerato come il coronamento della piena unione della coppia. L'unità affettiva, dei cuori, della mente e della vita deve quindi precedere l'unione dei corpi.<br />Chi, cedendo alla sensualità, altera quest'ordine provoca l'illusione di una fusione già realizzata, quando invece c'è ancora solo una confusione, Il partner resterà facilmente con l'impressione di essere stato «usato», ridotto cioè a strumento di piacere. C'è un «amore per prova» dopo il quale ci si sente particolarmente soli, con la triste consapevolezza di non avere costruito nulla e di aver solo consumato qualcosa di sé. L'unione sessuale nel matrimonio è invece piena di bellezza, di verità e di gioia quando conferma e manifesta l'unione della vita di entrambi i coniugi.<br /><br />PROVE D'AMORE O PRETESTI?<br />Quanto detto fino ad ora dimostra anche l'inconsistenza, l'infondatezza della richiesta di rapporti prematrimoniali come «prova d'amore» o come mezzo per verificare l'affinità di coppia. A chi dice: «Se mi ami, dimostralo», intendendo i rapporti prematrimoniali come «prova d'amore», si potrebbe rispondere che tali rapporti non provano proprio niente. L'amore non si prova, dal momento che le persone coinvolte non si provano, ma si scelgono e si accettano. Provare una persona è ridurla a oggetto di sperimentazione circa un certo rendimento, mentre le realtà più significative e fondamentali (nascere, morire, amare fino a dare la vita) sono tanto importanti da essere uniche, irripetibili.<br />Il matrimonio non si prova: lo si vive responsabilmente. Alla domanda: «Non mi ami abbastanza per venire a letto con me?» bisogna perciò avere il coraggio di rispondere: «Certamente, anzi ti amo di più, tanto da sposarmi con te». E sposarsi vuoi dire non solo condividere il letto, ma lavorare insieme per un progetto comune, fondare una famiglia. A chi dice: «Ma io non compro a scatola chiusa», si può far notare che se un matrimonio non «funziona» non è per l'inesperienza sessuale, ma per ben altri motivi come la debolezza di carattere e l'egoismo, e il volere subito rapporti sessuali non è certamente prova di fermezza di carattere, né di generosità e grandezza d'animo.<br />Il matrimonio esige qualcosa di più del possesso sempre godibile; esige anche sacrifici e rinunce, fra l'altro anche il saper aspettare fino alle nozze per godere dell'atto coniugale.<br />Si potrebbe anche obiettare dicendo che l'atto sessuale è un modo di conoscersi e capire se si è fatti l'uno per l'altro.<br />Ma l'atto sessuale non è affatto il modo adeguato per conoscersi. Il piacere intenso che si prova può infatti indurre a idealizzare l'altra persona in modo entusiastico e a minimizzare le differenze esistenti, nell'illusione che le differenze (di carattere, interessi e visione della vita) si possano facilmente superare. Di conseguenza, se le intimità sessuali divengono l'aspetto dominante del rapporto, la necessaria reciproca conoscenza tra due persone che desiderano sposarsi viene facilmente relegata in secondo piano. Le divergenze e le eventuali incompatibilità di carattere emergeranno poi, una volta sposati, quando l'iniziale entusiasmo viene meno. Perciò l'atto sessuale prematrimoniale non è affatto il miglior modo per una vera e profonda conoscenza. Si potrebbe dire che l'atto sessuale cementa un rapporto, ma solo quale coronamento di un percorso di conoscenza reciproca, condivisione e donazione, altrimenti è come fare una colata di cemento sulle strutture di una capanna distruggendola.<br />Alcuni estendono il discorso, parlando dell'opportunità di una convivenza prematrimoniale quale test molto significativo per sapere se sono fatti l'uno per l'altro. Ma la convivenza non è un buon test per provare l'affinità di due soggetti. Ciò è ormai confermato da varie ricerche sociologiche e dal numero dei divorzi che è nettamente superiore fra coloro che hanno convissuto prima delle nozze. Al fidanzato o alla fidanzata che non volesse accettare le riflessioni e gli argomenti esposti, si può dire: «Anche se non riesci a capirlo fino in fondo, mi ami tu abbastanza per rispettare la mia coscienza, e aspettare?». E poi, se nonostante tutte le «precauzioni» nascesse un figlio? Un bambino ha il diritto sacrosanto alla famiglia. E allora? O si ha un matrimonio «riparatore», che precipitosamente deve risolvere una quantità di problemi, oppure si ha una madre senza marito e un figlio senza padre. Fine davvero triste di tanto «lieto e spensierato» inizio...<br /><br />UN'ESIGENZA PER IL BENE E LA FELICITÀ DELLE PERSONE<br />In conclusione: se la Chiesa insegna - sulla base di riflessioni antropologiche e alla luce della Rivelazione - che l'intimità sessuale non è lecita prima o al di fuori del matrimonio, non lo fa certamente per rendere la vita difficile, ma per il bene delle persone, per la loro felicità. Viene in mente una frase di Simone Weil: «I beni più preziosi non devono essere cercati, ma attesi». Ogni cosa a suo tempo. Per gustarla come dono. Perciò il comportamento di oggi decide il matrimonio di domani. Se lui o lei diventerà un coniuge solo avido di piacere, un egoista pronto soltanto a esigere o addirittura a farla da tiranno; o un fedele compagno per la vita, pronto sia al comune piacere sia al comune sacrificio, tutto questo viene deciso quasi al cento per cento prima, non durante il matrimonio. Chi con disinvoltura chiede anticipi all'amore, dovrà poi pagarne le ipoteche mettendo a dura prova il suo equilibrio emotivo ed affettivo e a danno, non di rado, di se stesso e della propria felicità. Chi invece prende sul serio l'amore, vi troverà la gioia. Per tutta la vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49914310</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 23:16:32 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49914310/amore_senza_rimorso_i_rapporti_prematrimoniali_sono_deleteri_per_il_matrimonio.mp3" length="11121102" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: L'amore è il motivo della castità ➜ https://www.youtube.com/watch?v=7zugQyJpIPE&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=264&#13;
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I RAPPORTI PREMATRIMONIALI SONO DELETERI PER IL MATRIMONIO&#13;
Non basta mettersi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: L'amore è il motivo della castità ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7zugQyJpIPE" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=7zugQyJpIPE</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=264" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=264</a><br /><br />I RAPPORTI PREMATRIMONIALI SONO DELETERI PER IL MATRIMONIO<br />Non basta mettersi d'accordo per rendere giusto un saccheggio reciproco<br />C'è chi dice: «Cosa c'è di male? Come mai non ne abbiamo diritto? Perché deve esserci negato oggi ciò che domani, compiuta la cerimonia nuziale, diviene un fatto grande e santo? Come si può congelare un'esperienza d'amore così vitale e profonda?». Questa richiesta, che ad una prima considerazione può sembrare legittima, non comprende appieno la portata dell'atto coniugale e non riconosce l'autentico valore del matrimonio. L'ambiente erotizzato che ci circonda non incoraggia certo a cercare vie diverse da quella, molto comoda, del «lasciarsi andare», né a considerare le nostre azioni secondo criteri diversi dal principio del piacere.<br /><br />UNA QUESTIONE DI AMORE VERO<br />La risposta al perché i due non ne abbiano ancora il diritto, anche se si amano e sono decisi a sposarsi, è in fondo molto semplice: fin tanto che non sono sposati non si appartengono ancora del tutto e l'atto coniugale è donare e ricevere mutuamente ciò che uno ha di più intimo del proprio corpo. Volerlo o darlo senza essere sposati è quindi ingiusto, è una specie di furto, è qualcosa di falso. Si può dire, con il filosofo Étienne Gilson, che «non basta mettersi d'accordo per rendere lecito un saccheggio reciproco».<br />Particolarmente attento alla grandezza del matrimonio e della famiglia è stato Giovanni Paolo II che, fra l'altro, ha osservato: «La comunione fisica e sessuale è qualche cosa di grande e di bello. Ma è soltanto degna dell'uomo, se è integrata in una unione personale, riconosciuta dalla comunità civile ed ecclesiastica. La piena comunione sessuale tra l'uomo e la donna ha perciò il luogo legittimo soltanto nell'ambito dell'esclusivo e definitivo personale vincolo di fedeltà nel matrimonio».<br />La differenza tra due fidanzati e due coniugi sta proprio qui: solo questi ultimi si sono donati pienamente l'un l'altro per sempre; una donazione piena non può infatti che essere per tutta la vita. Che donazione sarebbe quella di chi si impegnasse solo finché gli farà comodo?<br />Ciò denoterebbe che non è la persona dell'altro a interessargli, ma solo ciò che, per un certo tempo, potrà ottenere da lei: la persona viene quindi trasformata in oggetto. Come reagiremmo se qualcuno ci dicesse: «Ecco, ti faccio un regalo, ma se poi cambio idea me lo riprendo». Si dovrebbe quantomeno dire che non si tratta di una vera donazione.<br />Queste considerazioni aiutano anche a capire l'indissolubilità del matrimonio. La Chiesa non fa quindi altro che proporre la legge naturale quando afferma che l'atto coniugale è autentico solo fra coloro che si sono reciprocamente donati in un modo «totale e definitivo». Rifacendosi allo stesso principio, ricorda che «la donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente». L'atto coniugale va considerato come il coronamento della piena unione della coppia. L'unità affettiva, dei cuori, della mente e della vita deve quindi precedere l'unione dei corpi.<br />Chi, cedendo alla sensualità, altera quest'ordine provoca l'illusione di una fusione già realizzata, quando invece c'è ancora solo una confusione, Il partner resterà facilmente con l'impressione di essere stato «usato», ridotto cioè a strumento di piacere. C'è un «amore per prova» dopo il quale ci si sente particolarmente soli, con la triste consapevolezza di non avere costruito nulla e di aver solo consumato qualcosa di sé. L'unione sessuale nel matrimonio è invece...]]></itunes:summary><itunes:duration>696</itunes:duration><itunes:keywords>equilibrio,ipoteche,rapportiprematrimoniali,simoneweil,tempo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5ebe1028004d3516811f74a725ea716e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Amore senza rimorso** (2003) - Un no che prepara un grande si</title><link>https://www.spreaker.com/episode/amore-senza-rimorso-2003-un-no-che-prepara-un-grande-si--49914412</link><description><![CDATA[VIDEO: Crystalina Evert - La riscoperta di essere donna e sposa ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rP1ifAqZKPI" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=rP1ifAqZKPI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=263" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=263</a><br /><br />UN NO CHE PREPARA UN GRANDE SI<br />Le ragioni ed i vantaggi della castità prematrimoniale<br />Un giovane e una giovane si conoscono, si frequentano, si vogliono bene. Scoprono di desiderare una vita insieme e, magari, stabiliscono che un giorno diventeranno solennemente e pubblicamente marito e moglie. Un periodo di tempo - più o meno lungo - li separa dal momento in cui, salvo ripensamenti, si uniranno in matrimonio. Come vivere questa particolarissima stagione della vita che è il fidanzamento? Secondo la mentalità corrente, nulla di più normale che quei giovani si comportino come se fossero già sposati.<br />Nell'insegnamento della Chiesa, invece, soltanto il matrimonio rende lecito il rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Si tratta di un conflitto acutissimo tra il senso comune dei contemporanei e il Magistero petrino; il divieto dei cosiddetti "rapporti prematrimoniali" rischia di risuonare sempre meno ascoltato e compreso, al punto da suscitare perfino nei pastori la tentazione alto scoraggiamento. Non è raro ascoltare il "lamento" di qualche parroco: "Dissuadere i fidanzati dai rapporti prematrimoniali? Figuriamoci, inutile perfino parlarne, non ci capiscono".<br /><br />CHE FARE, DUNQUE?<br />C'è un significato profondamente umano di questo insegnamento che, ininterrottamente e ostinatamente, la Chiesa affida agli uomini di ogni tempo. Bisogna aiutare le persone a riscoprire che non si tratta di un'impuntatura moralistica - "devi fare così perché devi, perché te lo dico io" - né di un sacrificio imposto ai fidanzati per il gusto di mortificarli, né di una prescrizione formalistica. priva di qualsiasi giustificazione razionale.<br />Come sempre quando la Chiesa insegna una verità morale, la castità al di fuori del matrimonio ha un profondo significato antropologico: è proposta perché "fa bene" all'uomo, rispetta e promuove la sua più intima natura, lo aiuta a comprendere in profondità l'essenza del matrimonio.<br />Proveremo dunque a offrire alcuni argomenti "umani" che possano aiutare a riaprire gli occhi sulla bellezza di questa "fatica" richiesta ai fidanzati e a chiunque viva al di fuori del matrimonio. Un piccolo prontuario per ragionare sul fatto che il "bene" insegnato dal "Papa e dai preti"' alla fine, conviene. E che il sesso prematrimoniale è, in verità, "anti-matrimoniale".<br /><br />1) SIGNIFICATO UNITIVO<br />Una prima constatazione di buon senso: il sesso unisce Crea cioè subito tra gli amanti un'unione affettiva, psichica, emotiva, intima e speciale che nessun'altra relazione è in grado di eguagliare. lì sesso produce un legame, poiché il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno più il legame con ognuno si fa più debole. Il sesso prematrimoniale aumenta drammaticamente le chance di divorzio.<br /><br />2) ATTESA CHE RAFFORZA<br />Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo. Un tempo che li ha visti cimentarsi (e cementarsi) in un impegno che implica aiuto reciproco, buona volontà "incrociata", crescita nella stima l'un per l'altro.<br /><br />3) UNA SCELTA VAGLIATA<br />Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante "effetto valanga", poiché è così affettivamente forte da annebbiare la scelta della persona. Il fidanzamento è tempo di verifica della scelta, tant'è vero che si può ancora ripensarci. Ebbene, se il rapporto lascia insoddisfatti, porta a concludere che i due sono "incompatibili", mentre magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario; se, viceversa, risulta soddisfacente, maschera effettive incompatibilità pronte ad esplodere dopo il matrimonio.<br /><br />4) UNIONE INFRANGIBILE<br />Esiste un nesso intrinseco fra il sesso e il rapporto stabile tra uomo e donna. Dunque è innaturale creare, attraverso il rapporto sessuale, un'intimità così forte per poi romperla. Ciò avverrà a prescindere dalle intenzioni delle persone: il significato oggettivo del sesso è intatti più importante - prevale - sul significato soggettivo. Il don Giovanni impenitente può credere soggettivamente che nessun rapporto è per lui realmente importante, ma non può evitare che ciascuno di quei rapporti lasci segni profondi nella struttura più intima della sua persona. C'è un fatto inequivocabile: l'effetto unitivo automatico del sesso.<br /><br />5) MANCA POCO ALLE NOZZE...<br />A questo punto, un'obiezione classica consiste nell'ipotizzare che due ragazzi abbiano già deciso di sposarsi, e che solo un lasso temporale "organizzativo" (la casa, il lavoro, gli studi...) li separi dal matrimonio. Perché "rifiutarsi" quegli atti che, compiuti dopo le nozze, la Chiesa considera pienamente legittimi? L'errore del ragionamento sta nella premessa: anche in casi simili, il sesso avverrebbe al di fuori di una decisione di esclusività e permanenza. Soltanto il matrimonio è un punto dì non ritorno che cambia la vita. Soltanto il patto matrimoniale è così forte e inclusivo - come scrive il filosofo Fulvio Di Blasi - da giustificare, cioè rendere giusta di fronte a Dio e agli uomini anche l'unione corporea. La castità prematrimoniale è il percorso propedeutico alla comprensione della vera essenza del matrimonio. Non si può capire l'indissolubilità matrimoniale se si rifiuta ottusamente il valore della continenza prima delle nozze.<br /><br />6) PROVA D'AMORE?<br />I fidanzati non hanno "il diritto" a possedersi carnalmente per la semplice ragione che ancora non si appartengono. Il sesso fuori dal matrimonio è quindi una specie di furto. Né vale a dissipare la colpa la tesi del sesso come "prova d'amore". L'amore non si prova. Ci si crede e lo si vive, responsabilmente. Provare una persona è ridurla a oggetto.<br /><br />7) CONVIVENZA "DI FATTO"<br />La convivenza "di fatto" è, in tal senso, l'abbaglio più clamoroso per le coppie moderne: infatti, esse pensano in questo modo di "provare" il matrimonio, mentre la convivenza è tutto fuorché una prova di matrimonio, poiché manca della responsabilità di una vita altrui per tutta la vita, che è tipica solo della promessa matrimoniale. Come scrivono Aduro Cattaneo, Paolo Pugni e Franca Malagò, c'è una bella differenza tra coniuge e compagno: l'uno - da cum e iugum è colui con il quale divido il giogo; l'altro - da cum e panis - colui con il quale divido il pane. Un conto è condividere il pranzo - esperienza aperta ai più svariati incontri - e un conto è mettere in comune la sorte e tutto se stesso. L'amore dei conviventi è tutto tranne che libero; perché un amore libero da impegni è un controsenso. lì motto implicito di ogni convivenza è: "fin che dura".<br /><br />8) LA VERITA' ALLA FINE VINCE<br />Nonostante queste argomentazioni, resta oggi molto difficile convincere le persone che è meglio sforzarsi di aspettare la prima notte di nozze. Da un lato, gioca in senso contrario la pulsione degli istinti, che la modernità ha pensato di liquidare secondo le parole di Oscar Wilde: "L'unico modo di vincere le tentazioni è assecondarle". Ma c'è poi un motivo più profondo: i fatti della legge morale sono molto più evidenti nel lungo periodo. Può darsi che ad alcune generazioni possa sfuggire una verità morale. Ma di fronte al lungo cammino della storia, la verità si impone: una società non casta è ricca di divorzi e povera di figli.<br /><br />9) IMPOSSIBILE AGLI UOMINI, MA NON A DIO<br />Che cosa dire ai giovani che abbiano fatto esperienza della caduta nel cammino verso il matrimonio? Di solito c'è una tacita convinzione - magari avallata dall'arrendevolezza degli educatori - secondo la quale non è possibile "invertire la rotta" una volta che due fidanzati vivano, sessualmente parlando, more uxorio: "oramai...", quasi che esistessero persone sottratte alla potenza della grazia santificante per colpa di una scelta o di uno stile di vita sbagliato. È dovere di ogni cattolico invece proporre la verità tutta intera anche a questi fratelli, trasmettendo loro la certezza della misericordia e del perdono di Dio, insieme alla robusta convinzione dell'efficacia degli strumenti che la Chiesa mette a disposizione per "fare nuova" la vita di ognuno. Di fronte alla vertigine che oggi un giovane prova nel sentirsi proporre la castità matrimoniale, valgano sempre le parole così umane degli Apostoli di fronte alla "intransigenza" del loro Maestro: "Dunque, chi potrà salvarsi?". E la risposta di Gesù: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile" (Mt 19,25-26).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49914412</guid><pubDate>Mon, 23 May 2022 23:14:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49914412/amore_senza_rimorso_un_no_che_prepara_a_un_grande_si.mp3" length="11829195" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Crystalina Evert - La riscoperta di essere donna e sposa ➜ https://www.youtube.com/watch?v=rP1ifAqZKPI&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=263&#13;
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UN NO CHE PREPARA UN GRANDE SI&#13;
Le ragioni ed i vantaggi della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Crystalina Evert - La riscoperta di essere donna e sposa ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rP1ifAqZKPI" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=rP1ifAqZKPI</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=263" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=263</a><br /><br />UN NO CHE PREPARA UN GRANDE SI<br />Le ragioni ed i vantaggi della castità prematrimoniale<br />Un giovane e una giovane si conoscono, si frequentano, si vogliono bene. Scoprono di desiderare una vita insieme e, magari, stabiliscono che un giorno diventeranno solennemente e pubblicamente marito e moglie. Un periodo di tempo - più o meno lungo - li separa dal momento in cui, salvo ripensamenti, si uniranno in matrimonio. Come vivere questa particolarissima stagione della vita che è il fidanzamento? Secondo la mentalità corrente, nulla di più normale che quei giovani si comportino come se fossero già sposati.<br />Nell'insegnamento della Chiesa, invece, soltanto il matrimonio rende lecito il rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Si tratta di un conflitto acutissimo tra il senso comune dei contemporanei e il Magistero petrino; il divieto dei cosiddetti "rapporti prematrimoniali" rischia di risuonare sempre meno ascoltato e compreso, al punto da suscitare perfino nei pastori la tentazione alto scoraggiamento. Non è raro ascoltare il "lamento" di qualche parroco: "Dissuadere i fidanzati dai rapporti prematrimoniali? Figuriamoci, inutile perfino parlarne, non ci capiscono".<br /><br />CHE FARE, DUNQUE?<br />C'è un significato profondamente umano di questo insegnamento che, ininterrottamente e ostinatamente, la Chiesa affida agli uomini di ogni tempo. Bisogna aiutare le persone a riscoprire che non si tratta di un'impuntatura moralistica - "devi fare così perché devi, perché te lo dico io" - né di un sacrificio imposto ai fidanzati per il gusto di mortificarli, né di una prescrizione formalistica. priva di qualsiasi giustificazione razionale.<br />Come sempre quando la Chiesa insegna una verità morale, la castità al di fuori del matrimonio ha un profondo significato antropologico: è proposta perché "fa bene" all'uomo, rispetta e promuove la sua più intima natura, lo aiuta a comprendere in profondità l'essenza del matrimonio.<br />Proveremo dunque a offrire alcuni argomenti "umani" che possano aiutare a riaprire gli occhi sulla bellezza di questa "fatica" richiesta ai fidanzati e a chiunque viva al di fuori del matrimonio. Un piccolo prontuario per ragionare sul fatto che il "bene" insegnato dal "Papa e dai preti"' alla fine, conviene. E che il sesso prematrimoniale è, in verità, "anti-matrimoniale".<br /><br />1) SIGNIFICATO UNITIVO<br />Una prima constatazione di buon senso: il sesso unisce Crea cioè subito tra gli amanti un'unione affettiva, psichica, emotiva, intima e speciale che nessun'altra relazione è in grado di eguagliare. lì sesso produce un legame, poiché il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno più il legame con ognuno si fa più debole. Il sesso prematrimoniale aumenta drammaticamente le chance di divorzio.<br /><br />2) ATTESA CHE RAFFORZA<br />Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo. Un tempo che li ha visti cimentarsi (e cementarsi) in un impegno che implica aiuto reciproco, buona volontà "incrociata", crescita nella stima l'un per l'altro.<br /><br />3) UNA SCELTA VAGLIATA<br />Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante "effetto valanga", poiché è così affettivamente forte da annebbiare la scelta della persona. Il fidanzamento è tempo di verifica della scelta, tant'è vero che si può ancora ripensarci. Ebbene, se il rapporto...]]></itunes:summary><itunes:duration>740</itunes:duration><itunes:keywords>attesa,nozze,scelta,sesso,unitivo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/434a783503de14caf24f49dc9222293b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Flywheel** (2003) - Essere onesti è un buon affare</title><link>https://www.spreaker.com/episode/flywheel-2003-essere-onesti-e-un-buon-affare--49742418</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=183" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=183</a><br /><br />ESSERE ONESTI E' UN BUON AFFARE<br /><br />Flywheel è il volano: senza di esso il motore non può collegarsi all'albero di trasmissione e consentire alla macchina di muoversi. Quindi a camminare lungo le vie del Signore, secondo la metafora del film: la fede è proprio l'elemento mancante che ci consente di procedere sulla retta via.<br />Il film racconta un caso di conversione da una angolatura interessante: narra la storia di un piccolo imprenditore, rivenditore di auto usate, sposato con un figlio, che decide di diventare un buon cristiano comportandosi in modo onesto ed offrendo a Dio l'apparente banalità della sua vita quotidiana, familiare e lavorativa.<br />Jay Austin è un abile venditore ma utilizza questa dote per ricavare il massimo profitto dalle sue vendite, non denunciando i problemi che la macchina ha avuto in passato. È stato temerario nei suoi investimenti ed ora si trova con un debito bancario che non riesce a onorare.<br />Sappiamo anche che è in rotta di collisione con i suoi genitori perché è stato un ragazzo ribelle che ha sempre voluto fare a modo suo. Questa sua continua preoccupazione per il guadagno non lo rende felice e finisce per trascurare la famiglia. La moglie, cristiana devota, lo pungola continuamente. Jay non è una persona cattiva ma ritiene logico che il suo impegno predominante sia fare il massimo dei profitti possibile; si reca a messa la domenica (probabilmente una chiesa battista) ma lo fa più per accondiscendere a sua moglie che per reale convinzione.<br />Alla fine, confidando la sua insoddisfazione a un amico, il vecchio meccanico dell'officina, Jay comprende qual è la via da seguire: riconciliarsi con Dio e comportarsi onestamente.<br />Nel salotto di casa, in un momento in cui è solo, si inginocchia a pregare e da quel momento inizia a rendere manifesta la sua conversione: chiede perdono a sua moglie e a suo padre, passa più tempo con il figlio, decide di praticare prezzi onesti, offre la sua azienda al Signore. Non tutti i problemi si risolvono e resta il grosso debito da pagare.<br />È questo il momento in cui il film si avvicina di più al classico La vita è meravigliosa d Frank Capra ma poi recupera la sua originalità quando Jay decide di bussare alla porta di coloro che in passato ritiene di aver trattato in modo disonesto restituendo il guadagno indebito.<br />Chi è cattolico e non americano non potrà fare a meno di notare alcune particolarità: marito e moglie leggono in casa la Bibbia e traggono ispirazione da essa (un atteggiamento che comunque non farebbe male a nessuno); l'importanza dei pastori che predicano alla televisione e una conversione basata su molta preghiera ma senza il sostegno dei sacramenti.<br />Colpisce in particolare la fiducia in una retribuzione divina immediata, a seguito di un conversione sincera, che si concretizza nel successo negli affari. Un successo comunque non causato da abilità tecnica ma dalla risposta generosa di chi è stato beneficiato dal comportamento onesto di Jay.<br />Il film è della casa di produzione Sherwood Pictures, (abbiamo già recensito Courageous), fondata dai fratelli Alex e Stephen Kendrick, entrambi pastori alla chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia.<br />Tutti i loro film (Fireproof e Facing the Giants sono stati entrambi un grosso successo di botteghino) hanno un solo scopo: raccontare storie di persone che commettono degli errori ma che poi riescono a trovare la giusta strada grazie alla fede in Cristo.<br />Flywheel è del 2003, ed è il primo della loro fortunata serie: si intravede una certa povertà di mezzi (la qualità delle immagini non è eccezionale), gli attori sono volontari, [...] ma la sceneggiatura è impeccabile e la regia è buona]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49742418</guid><pubDate>Tue, 10 May 2022 14:03:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49742418/flywheel_2003_essere_onesti_un_buon_affare.mp3" length="4727998" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=183&#13;
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ESSERE ONESTI E' UN BUON AFFARE&#13;
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Flywheel è il volano: senza di esso il motore non può collegarsi all'albero di trasmissione e consentire alla macchina di muoversi. Quindi a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=183" rel="noopener">www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=183</a><br /><br />ESSERE ONESTI E' UN BUON AFFARE<br /><br />Flywheel è il volano: senza di esso il motore non può collegarsi all'albero di trasmissione e consentire alla macchina di muoversi. Quindi a camminare lungo le vie del Signore, secondo la metafora del film: la fede è proprio l'elemento mancante che ci consente di procedere sulla retta via.<br />Il film racconta un caso di conversione da una angolatura interessante: narra la storia di un piccolo imprenditore, rivenditore di auto usate, sposato con un figlio, che decide di diventare un buon cristiano comportandosi in modo onesto ed offrendo a Dio l'apparente banalità della sua vita quotidiana, familiare e lavorativa.<br />Jay Austin è un abile venditore ma utilizza questa dote per ricavare il massimo profitto dalle sue vendite, non denunciando i problemi che la macchina ha avuto in passato. È stato temerario nei suoi investimenti ed ora si trova con un debito bancario che non riesce a onorare.<br />Sappiamo anche che è in rotta di collisione con i suoi genitori perché è stato un ragazzo ribelle che ha sempre voluto fare a modo suo. Questa sua continua preoccupazione per il guadagno non lo rende felice e finisce per trascurare la famiglia. La moglie, cristiana devota, lo pungola continuamente. Jay non è una persona cattiva ma ritiene logico che il suo impegno predominante sia fare il massimo dei profitti possibile; si reca a messa la domenica (probabilmente una chiesa battista) ma lo fa più per accondiscendere a sua moglie che per reale convinzione.<br />Alla fine, confidando la sua insoddisfazione a un amico, il vecchio meccanico dell'officina, Jay comprende qual è la via da seguire: riconciliarsi con Dio e comportarsi onestamente.<br />Nel salotto di casa, in un momento in cui è solo, si inginocchia a pregare e da quel momento inizia a rendere manifesta la sua conversione: chiede perdono a sua moglie e a suo padre, passa più tempo con il figlio, decide di praticare prezzi onesti, offre la sua azienda al Signore. Non tutti i problemi si risolvono e resta il grosso debito da pagare.<br />È questo il momento in cui il film si avvicina di più al classico La vita è meravigliosa d Frank Capra ma poi recupera la sua originalità quando Jay decide di bussare alla porta di coloro che in passato ritiene di aver trattato in modo disonesto restituendo il guadagno indebito.<br />Chi è cattolico e non americano non potrà fare a meno di notare alcune particolarità: marito e moglie leggono in casa la Bibbia e traggono ispirazione da essa (un atteggiamento che comunque non farebbe male a nessuno); l'importanza dei pastori che predicano alla televisione e una conversione basata su molta preghiera ma senza il sostegno dei sacramenti.<br />Colpisce in particolare la fiducia in una retribuzione divina immediata, a seguito di un conversione sincera, che si concretizza nel successo negli affari. Un successo comunque non causato da abilità tecnica ma dalla risposta generosa di chi è stato beneficiato dal comportamento onesto di Jay.<br />Il film è della casa di produzione Sherwood Pictures, (abbiamo già recensito Courageous), fondata dai fratelli Alex e Stephen Kendrick, entrambi pastori alla chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia.<br />Tutti i loro film (Fireproof e Facing the Giants sono stati entrambi un grosso successo di botteghino) hanno un solo scopo: raccontare storie di persone che commettono degli errori ma che poi riescono a trovare la giusta strada grazie alla fede in Cristo.<br />Flywheel è del 2003, ed è il primo della loro fortunata serie: si intravede una certa povertà di mezzi (la qualità delle immagini non è eccezionale), gli attori sono volontari, [...] ma la sceneggiatura è impeccabile e la regia è buona]]></itunes:summary><itunes:duration>296</itunes:duration><itunes:keywords>courageous,fireproof,flywheel,kendrick,onestamente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/517831cb6f5345e0f5c14394a814b04d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Ulisse* (2010) - La guerra di Troia e il genio di Ulisse</title><link>https://www.spreaker.com/episode/ulisse-2010-la-guerra-di-troia-e-il-genio-di-ulisse--49562215</link><description><![CDATA[VIDEO: Cartone animato Ulisse ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DWBmVRkIEjU&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=DWBmVRkIEjU&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU</a><br /><br />PER ACQUISTARE il dvd ➜ <a href="https://amzn.to/3kioDYv" rel="noopener">https://amzn.to/3kioDYv</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6988" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6988</a><br /><br />LA GUERRA DI TROIA E IL GENIO DI ULISSE di Corrado Gnerre<br />La tradizione dice che i Greci sarebbero entrati nella città di Troia con il famoso cavallo di legno il 24 aprile del 1184 a.C. Ovviamente non ne possiamo essere certi. Non solo perché ciò sarebbe accaduto tanto tempo fa, ma anche perché non possiamo nemmeno essere certi dell'esistenza storica del tranello del cavallo.<br />Ma è proprio su questa incertezza che è bene fare qualche riflessione.<br />Gli storici dicono che la guerra tra Troiani e Achei ci sia stata realmente. La causa sarebbe stata economica: le navi greche, che trasportavano grano proveniente dall'attuale Romania, passando dinanzi alle coste dell'Asia Minore, dovevano pagare ingenti tributi alla potente Troia che controllava quella zona di mare. Da qui il contenzioso e da qui la guerra.<br />Il mito, invece, da cui attingerà Omero - o chi per lui, in considerazione della cosiddetta "questione omerica" - dice che tale guerra sarebbe scoppiata per il rapimento della bella Elena, moglie del re greco Menelao, da parte di Paride, figlio del re di Troia Priamo. Da questo atto si sarebbero scatenate anche le invidie e le simpatie degli dei che avrebbero ulteriormente soffiato sul fuoco per far scoppiare la guerra.<br /><br />LA FUNZIONE DEL MITO<br />Dunque, due letture. Da una parte quella concreta, credibile e verosimile della questione economica; dall'altra quella invece mitica, leggendaria, fantastica, che storicamente si ritiene non possa reggere.<br />Ma è davvero così? Siamo proprio sicuri che una lettura mitica di questo evento non regga sul piano storico? E se invece queste due letture, concreta e mitica, potessero combinarsi?<br />Certo, detto così, fa specie: come è possibile credere in una lettura mitica di certi eventi dove tutto è inverosimile e che si presenta chiaramente come fantasia?<br />La risposta sta nel capire qual è la funzione del mito.<br />Il mito in un certo qual modo è una "bugia che dice la verità". Contraddizione? Niente affatto. Il mito è sì una bugia, perché racconta fatti non realmente accaduti, ma una bugia che dice la verità perché mette in evidenza un dato incontestabile, e cioè che la storia umana non si spiega solo con fattori economici, materiali, concreti, misurabili statisticamente.<br />L'uomo è sì rivolto verso la soddisfazione di bisogni puramente materiali, da qui -ahinoi!- la sua sete di denaro, di comodità, di agi, di potere, ecc. Ma siamo proprio sicuri che la sete di tutto questo sia davvero solo per il denaro, per le comodità, per gli agi e per il potere? Oppure desidera tutto questo perché "spiritualmente" ha bisogno di altro, cioè vuole imporre se stesso nella sua integrità.<br /><br />L'ESEMPIO DELL'AVARO<br />Per capire ciò che stiamo dicendo, l'esempio più calzante è quello dell'avaro. Questi desidera avere, possedere denaro e accumularlo sempre più. Ma perché ne vuol veramente godere? No, l'avaro, pur di non spendere, vive come un misero. Il suo desiderio del denaro è perché questo (il denaro) lo rassicura in una posizione "spirituale", cioè lo fa sentire importante, superiore.<br />Insomma, ciò ci fa capire una cosa su cui forse non riflettiamo. Mentre l'animale desidera la materia per la materia, l'uomo desidera la materia sempre per lo spirito. Cioè desidera la materia perché vuole soddisfarsi nelle sue emozioni, nei suoi sentimenti (che purtroppo possono essere buoni o cattivi), cioè nel suo stato interiore.<br />Ed ecco perché i miti sono bugie che dicono la verità. Il rapimento di Elena che fa scoppiare la guerra di Troia non nega le cause vere, quelle economiche legate ai traffici navali, dice solo che quelle cause da sole non bastano a spiegare. Che esistono anche questioni di principio. Buone o cattive, ovviamente, ma che orientano ancor più i comportamenti umani.<br />I miti insegnano che l'uomo non vive di "solo pane" (Matteo 4).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49562215</guid><pubDate>Tue, 26 Apr 2022 21:32:10 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49562215/la_guerra_di_troia_e_il_genio_di_ulisse.mp3" length="6361382" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Cartone animato Ulisse ➜ https://www.youtube.com/watch?v=DWBmVRkIEjU&amp;list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6988&#13;
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LA GUERRA DI...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Cartone animato Ulisse ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DWBmVRkIEjU&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=DWBmVRkIEjU&list=PLolpIV2TSebVM7CoAHtiTvbPX4t2opTUU</a><br /><br />PER ACQUISTARE il dvd ➜ <a href="https://amzn.to/3kioDYv" rel="noopener">https://amzn.to/3kioDYv</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6988" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6988</a><br /><br />LA GUERRA DI TROIA E IL GENIO DI ULISSE di Corrado Gnerre<br />La tradizione dice che i Greci sarebbero entrati nella città di Troia con il famoso cavallo di legno il 24 aprile del 1184 a.C. Ovviamente non ne possiamo essere certi. Non solo perché ciò sarebbe accaduto tanto tempo fa, ma anche perché non possiamo nemmeno essere certi dell'esistenza storica del tranello del cavallo.<br />Ma è proprio su questa incertezza che è bene fare qualche riflessione.<br />Gli storici dicono che la guerra tra Troiani e Achei ci sia stata realmente. La causa sarebbe stata economica: le navi greche, che trasportavano grano proveniente dall'attuale Romania, passando dinanzi alle coste dell'Asia Minore, dovevano pagare ingenti tributi alla potente Troia che controllava quella zona di mare. Da qui il contenzioso e da qui la guerra.<br />Il mito, invece, da cui attingerà Omero - o chi per lui, in considerazione della cosiddetta "questione omerica" - dice che tale guerra sarebbe scoppiata per il rapimento della bella Elena, moglie del re greco Menelao, da parte di Paride, figlio del re di Troia Priamo. Da questo atto si sarebbero scatenate anche le invidie e le simpatie degli dei che avrebbero ulteriormente soffiato sul fuoco per far scoppiare la guerra.<br /><br />LA FUNZIONE DEL MITO<br />Dunque, due letture. Da una parte quella concreta, credibile e verosimile della questione economica; dall'altra quella invece mitica, leggendaria, fantastica, che storicamente si ritiene non possa reggere.<br />Ma è davvero così? Siamo proprio sicuri che una lettura mitica di questo evento non regga sul piano storico? E se invece queste due letture, concreta e mitica, potessero combinarsi?<br />Certo, detto così, fa specie: come è possibile credere in una lettura mitica di certi eventi dove tutto è inverosimile e che si presenta chiaramente come fantasia?<br />La risposta sta nel capire qual è la funzione del mito.<br />Il mito in un certo qual modo è una "bugia che dice la verità". Contraddizione? Niente affatto. Il mito è sì una bugia, perché racconta fatti non realmente accaduti, ma una bugia che dice la verità perché mette in evidenza un dato incontestabile, e cioè che la storia umana non si spiega solo con fattori economici, materiali, concreti, misurabili statisticamente.<br />L'uomo è sì rivolto verso la soddisfazione di bisogni puramente materiali, da qui -ahinoi!- la sua sete di denaro, di comodità, di agi, di potere, ecc. Ma siamo proprio sicuri che la sete di tutto questo sia davvero solo per il denaro, per le comodità, per gli agi e per il potere? Oppure desidera tutto questo perché "spiritualmente" ha bisogno di altro, cioè vuole imporre se stesso nella sua integrità.<br /><br />L'ESEMPIO DELL'AVARO<br />Per capire ciò che stiamo dicendo, l'esempio più calzante è quello dell'avaro. Questi desidera avere, possedere denaro e accumularlo sempre più. Ma perché ne vuol veramente godere? No, l'avaro, pur di non spendere, vive come un misero. Il suo desiderio del denaro è perché questo (il denaro) lo rassicura in una posizione "spirituale", cioè lo fa sentire importante, superiore.<br />Insomma, ciò ci fa capire una cosa su cui forse non riflettiamo. Mentre l'animale desidera la materia per la materia, l'uomo desidera la materia sempre per lo spirito. 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Discendente del fratello del celebre pittore Vincent van Gogh, fu assassinato da Mohammed Bouyeri, estremista islamico esponente del Gruppo Hofstad, come ritorsione contro alcune immagini mostrate nel suo film Submission.<br />Van Gogh nacque a L'Aia nel 1957, da genitori militanti del Partito Laburista Olandese; il suo bisnonno era il fratello di Vincent van Gogh. Uno zio, anche lui di nome Theo, era un partigiano caduto nella lotta contro il nazismo.<br />Theo van Gogh era ateo, ritenuto persona tollerante nei rapporti individuali, nei suoi articoli attaccava duramente politici, giornalisti e tutti coloro che facessero "parte del sistema". In conseguenza di ciò, fu licenziato più volte dai vari giornali per i quali lavorava.<br />Politicamente era vicino alla sinistra moderata, come nella tradizione della sua famiglia. Amico del politico olandese Pim Fortuyn, anche lui impegnato contro l'islamismo e assassinato da un estremista di sinistra nel 2002, era infatti schierato con il Republikeins Genootschap, associazione di idee repubblicane che propugna l'abolizione della monarchia nei Paesi Bassi. In seguito alla morte di Fortuyn divenne sostenitore di Ayaan Hirsi Ali, una olandese di origini somale paladina dell'emancipazione femminile nell'Islam, che scrisse la sceneggiatura del cortometraggio Submission.<br />Van Gogh fu assassinato il 2 novembre 2004 alle ore 8:45, nella parte est di Amsterdam. Il suo assassino, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, vestito con una djellaba, un indumento tradizionale arabo, per rimarcare la sua appartenenza culturale, gli sparò otto colpi di pistola e successivamente gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio Submission ("Sottomissione", uno dei possibili modi di tradurre il termine arabo "Islam").<br />Nel film, tra l'altro, si vedono dei versi di una sura del Corano scritti sulla schiena della protagonista. L'assassino sparò a Van Gogh dapprima due volte e poi, dopo che il regista gli aveva detto "ma non ne possiamo parlare?" altre quattro volte.<br />Nella pancia di van Gogh, dopo l'assassinio vennero piantati due coltelli, uno dei quali tratteneva un documento di cinque pagine con minacce ai governi occidentali, agli ebrei, a Geert Wilders (leader del movimento antislamista Partito per la Libertà) e ad Ayaan Hirsi Ali: quest'ultima da allora iniziò a vivere sotto stretta protezione.<br />Da allora, il film è stato ritirato dalla proiezione dal suo produttore, Gijs van Vesterlaken, anche lui minacciato ripetutamente di morte. Al processo, l'assassino Mohammed Bouyeri ha confessato di non essere affatto pentito. Rivolgendosi alla madre di Van Gogh disse: "Non odiavo suo figlio, non era un ipocrita e non mi sono sentito offeso da lui" ma aggiunse sprezzante: "Non sento il suo dolore in quanto lei è un’infedele". Bouyeri è stato successivamente condannato all'ergastolo.<br />All'assassinio di Theo van Gogh l'artista Chris Ripke ha reagito dipingendo un murale sul muro esterno del suo studio: un angelo, la data di morte e la scritta "Gij zult niet doden" (non uccidere, uno dei dieci comandamenti). I musulmani di una moschea vicina hanno denunciato il fatto al sindaco come offensivo e questi ha subito inviato la polizia a cancellarlo. Il reporter Wim Nottroth che ne ha documentato la distruzione e tentato di ostacolare l'esecuzione dell'ordinanza è stato poi arrestato.<br />Anche Oriana Fallaci cita van Gogh nel suo articolo del 2005, Il nemico che trattiamo da amico.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49551954</guid><pubDate>Mon, 25 Apr 2022 22:42:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49551954/theo_van_gogh_il_regista_che_fu_ucciso_per_aver_fatto_submission.mp3" length="5278868" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=192&#13;
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THEO VAN GOGH, IL REGISTA CHE FU UCCISO PER AVER FATTO SUBMISSION&#13;
Theodoor "Theo" van Gogh è stato un regista, attore e produttore televisivo. Discendente del fratello del...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=192" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=192</a><br /><br />THEO VAN GOGH, IL REGISTA CHE FU UCCISO PER AVER FATTO SUBMISSION<br />Theodoor "Theo" van Gogh è stato un regista, attore e produttore televisivo. Discendente del fratello del celebre pittore Vincent van Gogh, fu assassinato da Mohammed Bouyeri, estremista islamico esponente del Gruppo Hofstad, come ritorsione contro alcune immagini mostrate nel suo film Submission.<br />Van Gogh nacque a L'Aia nel 1957, da genitori militanti del Partito Laburista Olandese; il suo bisnonno era il fratello di Vincent van Gogh. Uno zio, anche lui di nome Theo, era un partigiano caduto nella lotta contro il nazismo.<br />Theo van Gogh era ateo, ritenuto persona tollerante nei rapporti individuali, nei suoi articoli attaccava duramente politici, giornalisti e tutti coloro che facessero "parte del sistema". In conseguenza di ciò, fu licenziato più volte dai vari giornali per i quali lavorava.<br />Politicamente era vicino alla sinistra moderata, come nella tradizione della sua famiglia. Amico del politico olandese Pim Fortuyn, anche lui impegnato contro l'islamismo e assassinato da un estremista di sinistra nel 2002, era infatti schierato con il Republikeins Genootschap, associazione di idee repubblicane che propugna l'abolizione della monarchia nei Paesi Bassi. In seguito alla morte di Fortuyn divenne sostenitore di Ayaan Hirsi Ali, una olandese di origini somale paladina dell'emancipazione femminile nell'Islam, che scrisse la sceneggiatura del cortometraggio Submission.<br />Van Gogh fu assassinato il 2 novembre 2004 alle ore 8:45, nella parte est di Amsterdam. Il suo assassino, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, vestito con una djellaba, un indumento tradizionale arabo, per rimarcare la sua appartenenza culturale, gli sparò otto colpi di pistola e successivamente gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio Submission ("Sottomissione", uno dei possibili modi di tradurre il termine arabo "Islam").<br />Nel film, tra l'altro, si vedono dei versi di una sura del Corano scritti sulla schiena della protagonista. L'assassino sparò a Van Gogh dapprima due volte e poi, dopo che il regista gli aveva detto "ma non ne possiamo parlare?" altre quattro volte.<br />Nella pancia di van Gogh, dopo l'assassinio vennero piantati due coltelli, uno dei quali tratteneva un documento di cinque pagine con minacce ai governi occidentali, agli ebrei, a Geert Wilders (leader del movimento antislamista Partito per la Libertà) e ad Ayaan Hirsi Ali: quest'ultima da allora iniziò a vivere sotto stretta protezione.<br />Da allora, il film è stato ritirato dalla proiezione dal suo produttore, Gijs van Vesterlaken, anche lui minacciato ripetutamente di morte. Al processo, l'assassino Mohammed Bouyeri ha confessato di non essere affatto pentito. Rivolgendosi alla madre di Van Gogh disse: "Non odiavo suo figlio, non era un ipocrita e non mi sono sentito offeso da lui" ma aggiunse sprezzante: "Non sento il suo dolore in quanto lei è un’infedele". Bouyeri è stato successivamente condannato all'ergastolo.<br />All'assassinio di Theo van Gogh l'artista Chris Ripke ha reagito dipingendo un murale sul muro esterno del suo studio: un angelo, la data di morte e la scritta "Gij zult niet doden" (non uccidere, uno dei dieci comandamenti). I musulmani di una moschea vicina hanno denunciato il fatto al sindaco come offensivo e questi ha subito inviato la polizia a cancellarlo. Il reporter Wim Nottroth che ne ha documentato la distruzione e tentato di ostacolare l'esecuzione dell'ordinanza è stato poi arrestato.<br />Anche Oriana Fallaci cita van Gogh nel suo articolo del 2005, Il nemico che trattiamo da amico.]]></itunes:summary><itunes:duration>330</itunes:duration><itunes:keywords>ergastolo,fallaci,murale,nemico,submission,theovangogh</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c324fd7c055253c08dedd97b28d5ca3f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Submission* (2004) -  Il coraggio della verità sull'Islam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/submission-2004-il-coraggio-della-verita-sull-islam--49551884</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=191" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=191</a><br /><br />IL CORAGGIO DELLA VERITA' SULL'ISLAM<br />"Voi meritate ricordi migliori dell'11 settembre e dell'attentato alla maratona di Boston": avrebbe detto Ayaan Hirsi Ali agli studenti della Brandeis University di Boston nel ricevere la laurea honoris causa, a pochi giorni dallo svolgimento dell'edizione 2014 della competizione. Nel 2013, come si ricorderà, due bombe sono esplose in prossimità del traguardo della maratona uccidendo diverse persone e ferendone più di 100.<br />Ayaan Hirsi Ali è la donna somala, musulmana, che nel 2004 ha osato scrivere il testo di un cortometraggio intitolato Submission, realizzato dal regista olandese Theo Van Gogh, in cui si racconta la storia di cinque donne islamiche vittime di abusi e maltrattamenti inflitti nel nome di Allah e nel rispetto della legge coranica. Fu un'offesa intollerabile per gli integralisti islamici. Due mesi dopo l'uscita di Submission Theo Van Gogh pagava il suo ardire con la vita: un immigrato marocchino gli tese un agguato per strada, in pieno giorno, ad Amsterdam, lo uccise con quattro colpi di pistola, lo sgozzò e gli affondò nel corpo un coltello con infilata nella lama una lettera di cinque pagine destinata ad Ayaan e contenente una fatwa, una sentenza islamica che la condannava a morte.<br />L'edizione 2014 della maratona di Boston si è svolta il 21 aprile senza incidenti. Ma Ayaan Hirsi Ali non ha mai pronunciato il suo discorso alla Brandeis University perchè, su pressione di docenti e studenti indignati per la sua "islamofobia", le autorità accademiche hanno deciso di non conferirle il titolo. «Noi occidentali – si riprometteva di dire agli studenti Hirsi Ali a proposito delle rivendicazioni delle donne nei paesi islamici – dobbiamo offrire la giusta dose di aiuto (...) dobbiamo ritornare alle nostre radici diventando ancora una volta il faro del libero pensiero e della libertà del Ventunesimo secolo. Davanti a un'ingiustizia dobbiamo reagire, non soltanto con la condanna, ma con azioni concrete. Uno dei posti migliori per farlo è nei nostri istituti di istruzione superiore. Dobbiamo rendere le nostre università dei templi non dell'ortodossia dogmatica, ma del vero pensiero critico, dove tutte le idee sono le benvenute e dove il dibattito civile è incoraggiato. Sono abituata a essere fischiata nelle università per cui sono grata dell'opportunità di potervi parlare oggi. Non mi aspetto che tutti voi siate d'accordo con me, ma apprezzo tantissimo la vostra apertura all'ascolto. Sono qui davanti a voi come qualcuno che sta combattendo per i diritti delle donne e delle ragazze in tutto il mondo. E sono davanti a voi come qualcuno che non è spaventato di fare domande scomode sul ruolo della religione in questa battaglia. La connessione tra la violenza, soprattutto la violenza contro le donne, e l'islam è troppo chiara per essere ignorata. Non aiutiamo gli studenti, le università, gli atei e i credenti quando chiudiamo gli occhi davanti a questa connessione, quando cerchiamo scuse anziché riflettere. Per questo domando: il concetto di guerra santa è compatibile con il nostro ideale di tolleranza religiosa? È blasfemia – punibile con la morte – mettere in discussione l'applicazione alla nostra era di certe dottrine risalenti al Settimo secolo? Sia il cristianesimo sia l'ebraismo hanno avuto le loro riforme. È arrivato il tempo anche per una riforma dell'islam. Queste argomentazioni sono inammissibili? Di certo non dovrebbero esserlo in un'università che è stata fondata dopo lo scandalo dell'Olocausto in un tempo in cui molte università americane ancora imponevano restrizioni agli studenti ebrei. Il motto della Brandeis University è "La verità, anche quella più inaccessibile". È anche il mio motto».<br />Nel 2004 tutto il mondo occidentale è insorto contro l'uccisione di Theo Van Gogh e la condanna a morte di Ayaan. A lei che, immigrata nel 1992 in Olanda, all'epoca era cittadina olandese e deputato per il Partito Socialdemocratico fu data una scorta e il conforto di innumerevoli manifestazioni di solidarietà. Submission fu proiettato in tutto il mondo occidentale. Ma due anni dopo, nel 2006, il ministero dell'Immigrazione olandese, con il pretesto di dati errati contenuti nella sua richiesta di cittadinanza presentata nel 1997, decise di considerare nullo l'atto di naturalizzazione di Ayaan Hirsi Ali. Le furono concesse sei settimane per presentare ricorso. Contemporaneamente un giudice emetteva una sentenza favorevole ai suoi vicini di casa che ne avevano sollecitato lo sfratto sostenendo di subire violazioni della loro privacy a causa delle misure di sicurezza adottate per proteggerla e di temere che la sua presenza mettesse a rischio la loro incolumità. La sentenza le ingiungeva di lasciare entro quattro mesi l'abitazione-rifugio messa a sua disposizione dallo stato per difenderla. Così Hirsi Ali decise di accettare un'offerta di lavoro dell'American Enterprise Institute di Washington e si trasferì negli Stati Uniti.<br />Quanto è successo alla Brandeis University, con l'aggravante da parte delle autorità accademiche di aver tentato di presentare la rinuncia all'onorificenza come una decisione concordata con Hirsi Ali, il che non è vero, è un segno dei tempi: e questa volta il mondo occidentale non si è levato in difesa di Ayaan, e dei propri ideali.<br />I due splendidi libri autobiografici scritti da Ayaan Hirsi Ali sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli: Infedele, nel 2007, e Nomade, nel 2010. In essi Ayaan racconta la propria vita, dall'infanzia in Somalia – segnata dall'evento straziante dell'infibulazione impostale dalla nonna all'insaputa dei suoi genitori e dalle traversie della sua famiglia colpita dalla persecuzione del dittatore Siad Barre contro cui il padre di Ayaan combatteva – alle vicende che l'hanno portata in Arabia Saudita, Etiopia e Kenya, fino matrimonio impostole dal padre, all'atto liberatorio di sottrarsi al destino riservato alle donne come lei e ai successivi anni trascorsi in Europa e negli Stati Uniti: "Sapevo che era possibile una vita diversa – scrive Hirsi Ali in Infedele, ricordando l'inizio della sua nuova vita in Occidente – l'avevo letto sui libri e ora potevo vederla, annusarla nell'aria: il genere d'esistenza che avevo sempre voluto, con una vera istruzione, un vero lavoro, un vero matrimonio. Volevo diventare una persona, un individuo, con una vita propria".<br />Il prezzo che ha pagato è elevatissimo. Il padre e la sua intera famiglia l'hanno rinnegata e ha perso la fede. Se adesso anche l'Occidente la rinnega, che cosa le resta? Forse il sostegno della comunità cristiana alla quale si appellava nell'introduzione a Nomade? "Ho avuto il piacere di incontrare cristiani il cui concetto di Dio è ben lontano da Allah – si legge nella sua introduzione al libro – questo Dio cristiano moderno è sinonimo di amore: i preti non predicano odio, intolleranza e discordia; questo Dio è misericordioso, non cerca il potere temporale e non è in competizione con la scienza; i suoi seguaci considerano la Bibbia un libro fatto di parabole, non di ordini tassativi a cui attenersi scrupolosamente. Il cristianesimo di amore e tolleranza resta uno dei più potenti antidoti dell'Occidente all'islam di odio e intolleranza".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49551884</guid><pubDate>Mon, 25 Apr 2022 22:39:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49551884/submission_il_coraggio_della_verit_sull_islam.mp3" length="9777781" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=191&#13;
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IL CORAGGIO DELLA VERITA' SULL'ISLAM&#13;
"Voi meritate ricordi migliori dell'11 settembre e dell'attentato alla maratona di Boston": avrebbe detto Ayaan Hirsi Ali agli studenti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=191" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=191</a><br /><br />IL CORAGGIO DELLA VERITA' SULL'ISLAM<br />"Voi meritate ricordi migliori dell'11 settembre e dell'attentato alla maratona di Boston": avrebbe detto Ayaan Hirsi Ali agli studenti della Brandeis University di Boston nel ricevere la laurea honoris causa, a pochi giorni dallo svolgimento dell'edizione 2014 della competizione. Nel 2013, come si ricorderà, due bombe sono esplose in prossimità del traguardo della maratona uccidendo diverse persone e ferendone più di 100.<br />Ayaan Hirsi Ali è la donna somala, musulmana, che nel 2004 ha osato scrivere il testo di un cortometraggio intitolato Submission, realizzato dal regista olandese Theo Van Gogh, in cui si racconta la storia di cinque donne islamiche vittime di abusi e maltrattamenti inflitti nel nome di Allah e nel rispetto della legge coranica. Fu un'offesa intollerabile per gli integralisti islamici. Due mesi dopo l'uscita di Submission Theo Van Gogh pagava il suo ardire con la vita: un immigrato marocchino gli tese un agguato per strada, in pieno giorno, ad Amsterdam, lo uccise con quattro colpi di pistola, lo sgozzò e gli affondò nel corpo un coltello con infilata nella lama una lettera di cinque pagine destinata ad Ayaan e contenente una fatwa, una sentenza islamica che la condannava a morte.<br />L'edizione 2014 della maratona di Boston si è svolta il 21 aprile senza incidenti. Ma Ayaan Hirsi Ali non ha mai pronunciato il suo discorso alla Brandeis University perchè, su pressione di docenti e studenti indignati per la sua "islamofobia", le autorità accademiche hanno deciso di non conferirle il titolo. «Noi occidentali – si riprometteva di dire agli studenti Hirsi Ali a proposito delle rivendicazioni delle donne nei paesi islamici – dobbiamo offrire la giusta dose di aiuto (...) dobbiamo ritornare alle nostre radici diventando ancora una volta il faro del libero pensiero e della libertà del Ventunesimo secolo. Davanti a un'ingiustizia dobbiamo reagire, non soltanto con la condanna, ma con azioni concrete. Uno dei posti migliori per farlo è nei nostri istituti di istruzione superiore. Dobbiamo rendere le nostre università dei templi non dell'ortodossia dogmatica, ma del vero pensiero critico, dove tutte le idee sono le benvenute e dove il dibattito civile è incoraggiato. Sono abituata a essere fischiata nelle università per cui sono grata dell'opportunità di potervi parlare oggi. Non mi aspetto che tutti voi siate d'accordo con me, ma apprezzo tantissimo la vostra apertura all'ascolto. Sono qui davanti a voi come qualcuno che sta combattendo per i diritti delle donne e delle ragazze in tutto il mondo. E sono davanti a voi come qualcuno che non è spaventato di fare domande scomode sul ruolo della religione in questa battaglia. La connessione tra la violenza, soprattutto la violenza contro le donne, e l'islam è troppo chiara per essere ignorata. Non aiutiamo gli studenti, le università, gli atei e i credenti quando chiudiamo gli occhi davanti a questa connessione, quando cerchiamo scuse anziché riflettere. Per questo domando: il concetto di guerra santa è compatibile con il nostro ideale di tolleranza religiosa? È blasfemia – punibile con la morte – mettere in discussione l'applicazione alla nostra era di certe dottrine risalenti al Settimo secolo? Sia il cristianesimo sia l'ebraismo hanno avuto le loro riforme. È arrivato il tempo anche per una riforma dell'islam. Queste argomentazioni sono inammissibili? Di certo non dovrebbero esserlo in un'università che è stata fondata dopo lo scandalo dell'Olocausto in un tempo in cui molte università americane ancora imponevano restrizioni agli studenti ebrei. Il motto della Brandeis University è "La verità, anche quella più inaccessibile". 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Viene accolto dal direttore Rachin, che gli parla dei ragazzi che frequentano l'istituto, del loro comportamento non corretto e gli presenta la sua regola azione-reazione. Suggerisce a Mathieu di non dare alcuna giustificazione agli alunni, nella convinzione che i ragazzi capiscono solo se puniti. Mathieu crede, invece, che per educarli sia possibile usare punizioni meno severe, instaurando con loro un dialogo e una maggiore comprensione. Dopo un paio di scherzi, sentendo i ragazzi cantare, decide anche di formare un coro diviso in tre gruppi, nonostante la contrarietà del direttore.<br />Una sera Mathieu sente Pierre Morhange, uno degli alunni più indisciplinati della classe, cantare un pezzo della canzone Vois sur ton chemin. Il ragazzo, grazie al suo talento, viene nominato solista del coro.<br />Mathieu è comprensivo con i ragazzi, ma così facendo si attira le antipatie del direttore. Quest'ultimo, infatti, in realtà è un arrampicatore sociale insoddisfatto della sua condizione, che sfoga la propria rabbia sui ragazzi a cui, inoltre, ruba parte dei sussidi, e vede nella formazione del coro una critica alla sua autorità.<br />Un giorno arriva all'istituto un nuovo ragazzo: Mondain, un delinquente trasferito dal carcere minorile, verso cui Rachin dimostra ancora meno comprensione, picchiandolo e punendolo più volte, finché scappa. Poiché nel frattempo vengono persi anche i soldi per i sussidi, Rachin incolpa immediatamente Mondain che, quando viene trovato e riportato all'istituto, viene brutalmente picchiato e poi mandato in prigione. Mondain, però, continua a dichiararsi innocente.<br />Vedendo come il coro abbia portato molta più felicità, gli altri insegnanti dell'istituto cominciano ad appoggiare Mathieu dimostrando, in realtà, di tenere ai ragazzi; ma, dati i recenti sviluppi, Rachin proibisce la continuazione del coro. La cosa ha poca importanza: il coro diventa clandestino e, poco tempo dopo, zio Maxence, magazziniere dell'istituto che già da prima vedeva la disumanità del direttore, ne rivela l'esistenza alle benefattrici e alla contessa locale, che viene ad ascoltare i ragazzi. Il coro ha molto successo e Rachin lascia che i ragazzi continuino a cantare in classe (ma solo per attribuirsi il merito dell'ideazione del coro) e ora il signor Langlois, insegnante di matematica, accompagna il coro con il pianoforte. Ad un certo punto, zio Maxence trova i soldi scomparsi vicino all'armonica di uno dei ragazzi: questa è la prova che Mondain era davvero innocente, ma comunque Rachin si rifiuta di farlo scarcerare, poiché "se non è stato colpevole oggi, lo sarà stato ieri".<br />Nel frattempo Mathieu aveva dedicato parte del suo tempo ad "addomesticare" Morhange, nel tentativo di renderlo più educato. La cosa aveva avuto successo e, nel frattempo, Mathieu si era avvicinato alla madre del ragazzo, Violette, raccontandole del talento del figlio ed incitandola un giorno a farlo sviluppare...<br /><br />Fonte: Wikipedia<br /><br />SPUNTI DI RIFLESSIONE<br />- il rispetto va dato oltre che preteso<br />- i piccoli gesti possono avere enormi conseguenze<br />- le punizioni servono alla correzione, non all'umiliazione<br />- l'educazione passa attraverso l'amore e l'esempio<br />- l'unione fa la forza<br />- chiunque ha qualcosa di bello da dare<br />- bisogna cogliere il bello che c'è in ogni persona<br />- nessuno è solo<br />- quando l'autorità sfocia nell'autoritarismo è lecita la clandestinità<br />- l'umiltà è forza<br />- bisogna educare i giovani alla bellezza e alla musica<br />- dobbiamo essere riconoscenti verso chi ci ha bene educato<br /><br />FRASE DEL FILM<br />"Prendili per mano e portali verso un altro domani. Nel buio della disperazione un raggio di speranza. L'amore per la vita aprirà sentieri di gioia"]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49446465</guid><pubDate>Fri, 15 Apr 2022 17:12:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49446465/les_choristes_i_ragazzi_del_coro.mp3" length="5628282" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=89&#13;
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Dopo un paio di scherzi, sentendo i ragazzi cantare, decide anche di formare un coro diviso in tre gruppi, nonostante la contrarietà del direttore.<br />Una sera Mathieu sente Pierre Morhange, uno degli alunni più indisciplinati della classe, cantare un pezzo della canzone Vois sur ton chemin. Il ragazzo, grazie al suo talento, viene nominato solista del coro.<br />Mathieu è comprensivo con i ragazzi, ma così facendo si attira le antipatie del direttore. Quest'ultimo, infatti, in realtà è un arrampicatore sociale insoddisfatto della sua condizione, che sfoga la propria rabbia sui ragazzi a cui, inoltre, ruba parte dei sussidi, e vede nella formazione del coro una critica alla sua autorità.<br />Un giorno arriva all'istituto un nuovo ragazzo: Mondain, un delinquente trasferito dal carcere minorile, verso cui Rachin dimostra ancora meno comprensione, picchiandolo e punendolo più volte, finché scappa. Poiché nel frattempo vengono persi anche i soldi per i sussidi, Rachin incolpa immediatamente Mondain che, quando viene trovato e riportato all'istituto, viene brutalmente picchiato e poi mandato in prigione. Mondain, però, continua a dichiararsi innocente.<br />Vedendo come il coro abbia portato molta più felicità, gli altri insegnanti dell'istituto cominciano ad appoggiare Mathieu dimostrando, in realtà, di tenere ai ragazzi; ma, dati i recenti sviluppi, Rachin proibisce la continuazione del coro. La cosa ha poca importanza: il coro diventa clandestino e, poco tempo dopo, zio Maxence, magazziniere dell'istituto che già da prima vedeva la disumanità del direttore, ne rivela l'esistenza alle benefattrici e alla contessa locale, che viene ad ascoltare i ragazzi. Il coro ha molto successo e Rachin lascia che i ragazzi continuino a cantare in classe (ma solo per attribuirsi il merito dell'ideazione del coro) e ora il signor Langlois, insegnante di matematica, accompagna il coro con il pianoforte. Ad un certo punto, zio Maxence trova i soldi scomparsi vicino all'armonica di uno dei ragazzi: questa è la prova che Mondain era davvero innocente, ma comunque Rachin si rifiuta di farlo scarcerare, poiché "se non è stato colpevole oggi, lo sarà stato ieri".<br />Nel frattempo Mathieu aveva dedicato parte del suo tempo ad "addomesticare" Morhange, nel tentativo di renderlo più educato. La cosa aveva avuto successo e, nel frattempo, Mathieu si era avvicinato alla madre del ragazzo, Violette, raccontandole del talento del figlio ed incitandola un giorno a farlo sviluppare...<br /><br />Fonte: Wikipedia<br /><br />SPUNTI DI RIFLESSIONE<br />- il rispetto va dato oltre che preteso<br />- i piccoli gesti possono avere enormi conseguenze<br />- le punizioni servono alla correzione, non all'umiliazione<br />- l'educazione passa attraverso l'amore e l'esempio<br />- l'unione fa la forza<br />- chiunque ha qualcosa di bello da dare<br />- bisogna cogliere il bello che c'è in ogni persona<br />- nessuno è solo<br />- quando l'autorità sfocia nell'autoritarismo è lecita la clandestinità<br />- l'umiltà è forza<br />- bisogna educare i giovani alla bellezza e alla musica<br />- dobbiamo essere riconoscenti verso chi ci ha bene educato<br /><br />FRASE DEL FILM<br />"Prendili per mano e...]]></itunes:summary><itunes:duration>352</itunes:duration><itunes:keywords>addomesticare,educare,leschoristes,prigione,sussidi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c7c6011abee8427ff97de77d571eea54.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Passione di Cristo***** (2004) - Grazie al film di Mel Gibson sulla Passione di Cristo, mi sono convertita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-passione-di-cristo-2004-grazie-al-film-di-mel-gibson-sulla-passione-di-cristo-mi-sono-convertita--49417699</link><description><![CDATA[VIDEO: Trailer della Passione ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RRowOL1LEuM&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=RRowOL1LEuM&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6978" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6978</a><br /><br />GRAZIE AL FILM DI MEL GIBSON SULLA PASSIONE DI CRISTO MI SONO CONVERTITA<br />Gabriela è un classico esempio di ciò che è accaduto in Spagna negli ultimi decenni con milioni di cattolici. È cresciuta in una famiglia cristiana, si è persino sposata in Chiesa ed ha iscritto le sue figlie in una scuola cattolica. Tuttavia, la sua vita scorreva come se Dio non esistesse. Era una "cristiana culturale" che credeva in Dio come idea, ma viveva completamente lontana dai sacramenti e da una vita di fede.<br />In una testimonianza video questa madre parla dell'impressionante conversione che ha vissuto e che è stata propiziata dalla preparazione alla comunione della sua prima figlia che la mise di fronte a uno specchio in cui vedeva riflessa la propria incoerenza. E in quel momento Dio è entrato nella sua vita con una potenza impressionante. «All'età di 13 anni ho rinunciato a tutto ciò che mi era stato insegnato a casa e a scuola. Ho "parcheggiato" Dio in una posizione di puro conforto. Ho fatto la strada più semplice, che per me era fare quello che volevo e divertirmi. Ho deciso di tenere Dio come idea e nel frattempo vivere la mia vita», dice Gabriela. All'età di 23 anni si era sposata in Chiesa, ma lei stessa confessa che, tra i 13 e i 30 anni. ha messo piede in Chiesa solo per sposarsi e per battezzare le sue figlie. Ma è a 30 anni che si verifica un evento che ha portato a un cambiamento totale nella sua vita. Sua figlia Cloe, la più grande delle sue tre figlie, stava iniziando a prepararsi per la Comunione. «Per la prima volta ho iniziato a vedere la mia incoerenza», riconosce Gabriela.<br /><br />LA PASSIONE DI CRISTO DI MEL GIBSON MI HA APERTO GLI OCCHI<br />In quel momento dice di aver pensato: «Gabriela, sei stata sposata dalla Chiesa, hai battezzato le tue figlie, hai scelto una scuola cristiana, vuoi che facciano la Comunione se davvero non vai a Messa, non pratichi?». Aveva ancora una sua idea sull'esistenza di un Dio, ma lo considerava distante, astratto e completamente estraneo alla sua vita. Poco prima di Pasqua 2010, ricorda d'essersi trovata sola a casa e di essersi seduta sul suo divano a non fare nulla per rilassarsi. E Dio è intervenuto nel modo più facile per lei, attraverso la televisione.<br />«Dio ha preparato quel momento per me. Ero sola, ho acceso la TV e c'era La Passione di Cristo di Mel Gibson. Alzai gli occhi al cielo e pensai: «Devo vederla. Ho quindi visto il film e per la prima volta nella mia vita Cristo mi ha aperto gli occhi e ha parlato al mio cuore». Quando vide il Signore sulla via del Calvario, sentì un gemito dentro. «Ho sempre creduto in Dio, Cristo ha attraversato tutto questo per me e mi ha detto "Ti amo, ti do la vita eterna"...», pensò. Quell'incontro con Cristo attraverso questo film «cominciò ad esplodere nel mio cuore. Improvvisamente, la mia vita è cambiata. Tre giorni dopo, la Domenica delle Palme, mi confessai, fu un'esplosione di gioia nel mio cuore e non riuscivo a smettere di piangere, sentendo che tutti questi anni che avevo passato senza di Lui non avevano importanza, Lui mi stava aspettando».<br />Ma era stata lontana dalla Chiesa per così tanti anni che non sapeva davvero cosa fare per mantenere acceso quel fuoco. La logica ha portato Gabriela a iniziare ad andare a Messa la domenica. E con il passare delle settimane, ha corso il rischio di considerarsi «una cristiana a tutti gli effetti». Si diceva: «Sono sposata, vado già a Messa, non rubo, non uccido...». [...]<br /><br />PICCOLI DETTAGLI<br />Poi si ricordò che sua madre non aveva mai perso la speranza del suo ritorno alla Chiesa e gli aveva sempre regalato vangeli, santini, libri... oggetti che riponeva semplicemente in una scatola nell'armadio senza mai guardarli. Cercò quei ricordi, depositati lì per anni, e improvvisamente notò un Vangelo. Invece di iniziare dall'inizio, lo aprì verso la fine, trovando le preghiere e i consigli per la vita cristiana. E fu lì che la sua preoccupazione fu risolta, perché trovò il "Giorno del Buon Cristiano". Gabriela assicura che «era felice come non mai di rendere grazie al Signore che è buono e ci risponde».<br />Aveva quindi un piano da seguire: offrire la giornata al mattino, recitare l'Angelus, benedire la mensa... Erano «piccoli dettagli», aggiunge, «ma mi hanno riempita di molta gioia. Poi ho iniziato a leggere il Vangelo fin dall'inizio. Lì ti rendi conto di come parla il Signore, di come si comporta e ti innamori di Lui, perché è impossibile non innamorarsi», dice emozionata. Già con le armi della Messa domenicale, del Vangelo e del suo cammino quotidiano, Gabriela fu invitata dalla madre ad andare in pellegrinaggio al santuario mariano di Torreciudad. Lì si innamorò della Vergine e Dio gli diede di nuovo un nuovo dono sempre attraverso lo schermo. Sull'autobus di ritorno dal pellegrinaggio è stato trasmesso un filmato di Eduardo Verástegui (famoso attore messicano, convertito al cattolicesimo e noto prolife, tra i protagonisti dei film: Bella, Cristiada, Il circo della farfalla). È così che Gabriela ha scoperto anche il Santo Rosario, promosso dalla testimonianza dell'attore. Il passo successivo nel suo cammino di fede la condusse all'Adorazione Perpetua.<br />É così passata da un regalo all'altro. «Siamo in un tempo con molta oscurità, dolore, tristezza... Ma abbiamo la fortuna e la grazia di avere la vergine che ci conforta. Quello che voglio dire è che non abbiamo bisogno dello straordinario, abbiamo una cappella dell'Adorazione, un qualsiasi Santissimo Sacramento... sono il paradiso in terra», esorta Gabriela.<br />Dopo anni di amore con Dio e la Chiesa, Gabriela assicura che «Nostro Signore e la Vergine contano su di noi per iniziare una rivoluzione d'amore». E continua: «tra tanta guerra, sofferenza, e odio dobbiamo essere testimoni e portatori della Sua luce, del Suo amore. Dobbiamo riempire il cuore, smettere di vivere una fede di appagamento, esterna, vuota, una fede sociale, e vivere una fede dal cuore». «Come se il cuore non batte non c'è vita», conclude, «se la fede non è vissuta dal cuore è una fede morta».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49417699</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2022 23:00:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49417699/grazie_al_film_di_mel_gibson_sulla_passione_di_cristo_mi_sono_convertita.mp3" length="8169474" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Trailer della Passione ➜ https://www.youtube.com/watch?v=RRowOL1LEuM&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6978&#13;
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GRAZIE AL FILM DI MEL GIBSON SULLA PASSIONE DI CRISTO MI SONO...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Trailer della Passione ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RRowOL1LEuM&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=RRowOL1LEuM&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6978" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6978</a><br /><br />GRAZIE AL FILM DI MEL GIBSON SULLA PASSIONE DI CRISTO MI SONO CONVERTITA<br />Gabriela è un classico esempio di ciò che è accaduto in Spagna negli ultimi decenni con milioni di cattolici. È cresciuta in una famiglia cristiana, si è persino sposata in Chiesa ed ha iscritto le sue figlie in una scuola cattolica. Tuttavia, la sua vita scorreva come se Dio non esistesse. Era una "cristiana culturale" che credeva in Dio come idea, ma viveva completamente lontana dai sacramenti e da una vita di fede.<br />In una testimonianza video questa madre parla dell'impressionante conversione che ha vissuto e che è stata propiziata dalla preparazione alla comunione della sua prima figlia che la mise di fronte a uno specchio in cui vedeva riflessa la propria incoerenza. E in quel momento Dio è entrato nella sua vita con una potenza impressionante. «All'età di 13 anni ho rinunciato a tutto ciò che mi era stato insegnato a casa e a scuola. Ho "parcheggiato" Dio in una posizione di puro conforto. Ho fatto la strada più semplice, che per me era fare quello che volevo e divertirmi. Ho deciso di tenere Dio come idea e nel frattempo vivere la mia vita», dice Gabriela. All'età di 23 anni si era sposata in Chiesa, ma lei stessa confessa che, tra i 13 e i 30 anni. ha messo piede in Chiesa solo per sposarsi e per battezzare le sue figlie. Ma è a 30 anni che si verifica un evento che ha portato a un cambiamento totale nella sua vita. Sua figlia Cloe, la più grande delle sue tre figlie, stava iniziando a prepararsi per la Comunione. «Per la prima volta ho iniziato a vedere la mia incoerenza», riconosce Gabriela.<br /><br />LA PASSIONE DI CRISTO DI MEL GIBSON MI HA APERTO GLI OCCHI<br />In quel momento dice di aver pensato: «Gabriela, sei stata sposata dalla Chiesa, hai battezzato le tue figlie, hai scelto una scuola cristiana, vuoi che facciano la Comunione se davvero non vai a Messa, non pratichi?». Aveva ancora una sua idea sull'esistenza di un Dio, ma lo considerava distante, astratto e completamente estraneo alla sua vita. Poco prima di Pasqua 2010, ricorda d'essersi trovata sola a casa e di essersi seduta sul suo divano a non fare nulla per rilassarsi. E Dio è intervenuto nel modo più facile per lei, attraverso la televisione.<br />«Dio ha preparato quel momento per me. Ero sola, ho acceso la TV e c'era La Passione di Cristo di Mel Gibson. Alzai gli occhi al cielo e pensai: «Devo vederla. Ho quindi visto il film e per la prima volta nella mia vita Cristo mi ha aperto gli occhi e ha parlato al mio cuore». Quando vide il Signore sulla via del Calvario, sentì un gemito dentro. «Ho sempre creduto in Dio, Cristo ha attraversato tutto questo per me e mi ha detto "Ti amo, ti do la vita eterna"...», pensò. Quell'incontro con Cristo attraverso questo film «cominciò ad esplodere nel mio cuore. Improvvisamente, la mia vita è cambiata. Tre giorni dopo, la Domenica delle Palme, mi confessai, fu un'esplosione di gioia nel mio cuore e non riuscivo a smettere di piangere, sentendo che tutti questi anni che avevo passato senza di Lui non avevano importanza, Lui mi stava aspettando».<br />Ma era stata lontana dalla Chiesa per così tanti anni che non sapeva davvero cosa fare per mantenere acceso quel fuoco. La logica ha portato Gabriela a iniziare ad andare a Messa la domenica. E con il passare delle settimane, ha corso il rischio di considerarsi «una cristiana a tutti gli effetti». Si diceva: «Sono sposata, vado già a Messa, non rubo, non uccido...». [...]<br /><br />PICCOLI DETTAGLI<br />Poi si ricordò che sua madre non aveva mai perso la speranza del suo ritorno alla Chiesa e...]]></itunes:summary><itunes:duration>511</itunes:duration><itunes:keywords>confessione,cristianaculturale,lapassionedicristo,melgibson,rosario,verastegui</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1001ead04a576dd1527afbbebc68b426.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Passione di Cristo***** (2004) - Intervista a Mel Gibson</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-passione-di-cristo-2004-intervista-a-mel-gibson--49383028</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=27" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=27</a> <br /><br />INTERVISTA A MEL GIBSON<br />Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta<br />Cosa l'ha spinta a realizzare questo progetto?<br />L'idea si è delineata gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 12 anni da quando, verso i 35 anni, ho cominciato ad indagare sulle radici della mia fede. Ho sempre creduto in Dio, alla sua esistenza, e sono stato educato a credere in un certo modo. Ma verso i 30 anni stavo andando alla deriva e altre cose avevano preso il primo posto. A quel punto mi sono reso conto che avevo bisogno di qualcosa di più se volevo salvarmi. Sentii l'esigenza di fare una ricerca più approfondita del Vangelo, di ricostruire l'intera storia… È stato lì che l'idea ha cominciato a sfiorare la mia mente. Ho cominciato a vederla realisticamente, a ricrearla nella mia mente in modo che avesse un senso per me, così da esserne coinvolto. Questo è ciò che voglio portare sullo schermo.<br /><br />Sono stati fatti già tanti film sulla vita di Cristo. Perché farne un altro?<br />Non credo che gli altri film abbiano colto la forza reale di questa storia. Voglio dire, ne avete mai visto qualcuno? O sono approssimativi nella storia, o hanno pessime colonne sonore... Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta. È come viaggiare indietro nel tempo e vedere gli eventi svolgersi esattamente come si sono svolti.<br /><br />Come fa ad essere sicuro che la sua versione sia così precisa?<br />Abbiamo fatto una ricerca. Racconto la storia così come la racconta la Bibbia. Credo che la storia, così come è realmente avvenuta, parli da sola. Il Vangelo è una sceneggiatura completa e questo è ciò che filmeremo.<br /><br />Sembra una svolta rispetto alle solite produzioni di Mel Gibson. La sua specialità è l'azione, l'avventura, la storia d'amore. Perché ha deciso di fare un film religioso?<br />Faccio quello che ho sempre fatto: raccontare storie. Credo che siano importanti nel linguaggio che parlo meglio: il cinema. Sono convinto che le storie più grandi siano storie di eroi. Le persone aspirano a qualcosa di superiore e indirettamente, attraverso l'eroismo, elevano in questo modo il loro spirito.<br />Non esiste storia di eroismo più grande di questa, sull'amore più grande che si possa avere, cioè donare la propria vita per qualcuno. La Passione è la più grande storia di avventure di tutti i tempi. Credo che sia la storia d'amore più grande di tutti i tempi; Dio che si fa uomo e gli uomini che lo uccidono, se non è azione questa, niente lo è.<br /><br />Chi vorrà vedere un film come questo?<br />Credo che interessi tutti. La vicenda ha ispirato l'arte, la cultura, il comportamento, i governi, i regni, i paesi... ha influenzato il mondo più di quanto si possa immaginare. È un evento cardine nella storia che ci ha resi ciò che oggi siamo. Credenti e non credenti, tutti ne siamo stati influenzati.<br />Così tante persone sono alla ricerca del significato della vita e si fanno molte domande. Verranno cercando delle risposte, qualcuno le troverà, qualcun'altro no.<br /><br />Allora questo film non è solo per i cristiani?<br />"Ghandi" è stato in cima alle classifiche dei film più noleggiati, ma non era un film solo per gli induisti. Questo film è per tutti, per credenti e non credenti, Gesù Cristo è senza dubbio una delle figure storiche più importanti di tutti i tempi. Provi a citare una persona che ha avuto un impatto più grande sul corso della storia...<br /><br />Ma se questo film mira a far rivivere il Vangelo, non risulterà offensivo per i non cristiani?<br />Per esempio, il ruolo avuto dalle autorità ebraiche nella morte di Gesù. Se lei descrive questo non rischia di essere offensivo?<br />Questa non è una storia di ebrei contro cristiani. Gesù stesso era un ebreo, sua madre era un'ebrea e così lo erano i 12 apostoli. È la verità che, come dice la Bibbia, "È venuto tra i suoi e i suoi non l'hanno accolto"; non posso nasconderlo.<br />Ma questo non significa che i peccati del passato fossero peggiori dei peccati del presente. Cristo ha pagato il prezzo per tutti i nostri peccati. La lotta tra bene e male e l'immenso potere dell'amore vengono prima della razza e della cultura. Questo film è sulla fede, sulla speranza, sull'amore e il perdono. Queste sono cose di cui il mondo potrebbe fare maggior uso, specialmente di questi tempi. Questo film vuole infondere speranza, non offendere.<br /><br />Alcune persone penseranno comunque che lei vuole imporre il suo credo agli altri. Non è così?<br />Non ho inventato questa storia. L'unica cosa che io ho fatto è stata quella di crederci. È qualcosa che succede dentro di te e poi necessariamente si manifesta all'esterno. Io sto solo cercando di raccontarlo nel miglior modo possibile, meglio di quanto sia stato fatto finora. Quando hai a che fare con una storia realmente accaduta, è responsabilità del regista renderla il più accurata possibile. Chi ha una mentalità aperta la apprezzerà per quello che è.<br /><br />E le scene di violenza? Il pubblico non considererà inopportune quelle più realistiche?<br />Per qualcuno sarà così, ma, dico io, questo è il modo in cui si sono verificati i fatti. Non c'è violenza gratuita in questo film. Non credo comunque che sia adatto ai minori di 12 anni a meno che non si tratti di un bambino molto maturo. È un film abbastanza forte.<br />Penso che siamo stati abituati a vedere delle crocifissioni all'acqua di rose e ci siamo dimenticati di quello che realmente avveniva. Sappiamo che Gesù è stato flagellato, che ha portato la sua croce, che gli sono stati messi dei chiodi alle mani e ai piedi, ma raramente ci soffermiamo a pensare cosa questo realmente significhi.<br />Crescendo non mi sono reso conto di ciò che questo ha comportato per Cristo. Non mi sono reso conto di quanto deve essere stato duro. L'orrore di ciò che Gesù ha sofferto per la nostra redenzione non mi coinvolgeva realmente. Comprendere quello per cui è dovuto passare, anche solo ad un livello umano, mi fa sentire non solo compassione, ma anche in debito: desidero ripagarlo per l'immensità del suo sacrificio.<br /><br />Che dire della barriera linguistica? Lei sta girando in due lingue ormai morte: latino e aramaico. Non sarà un impedimento?<br />Sono convinto che l'immagine supererà la barriera linguistica. È ciò che spero. Ciò che mi interessa è di rendere la storia più realistica possibile. C'è qualcosa di sorprendente nel vedere un film nel linguaggio originale. La realtà esce allo scoperto e ti prende, c'è un coinvolgimento completo. So che stiamo solo ricreando, ma facciamo del nostro meglio affinché lo spettatore abbia la sensazione come di essere realmente presente.<br />E credo che sia piuttosto controproducente dire alcune di queste cose usando una lingua moderna.<br />Succede come quando tu senti dire "essere o non essere" e ti viene istintivo rispondere fra te e te "questo è il problema". Ma se tu senti pronunciare le parole come sono state pronunciate all'epoca, rimani sorpreso. Vedo che questo succede quando lavoriamo. Vedi le cose più chiaramente durante la recitazione, nelle sfumature dei personaggi, nel movimento della cinepresa - è il movimento, è la scelta dei tempi, è tutto questo. All'improvviso tutto mi appare molto chiaro. È in quel momento che comincio a girare.<br /><br />Quando avrà concluso questo progetto sarà una delusione per lei tornare a soggetti meno sublimi?<br />No, sarà un sollievo fare qualcosa di più leggero considerato che in questo progetto sento un forte carico di responsabilità. Spero solo di poter rendere giustizia alla storia. Non si può piacere a tutti, ma, lo ripeto, non è questo il mio scopo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49383028</guid><pubDate>Sun, 10 Apr 2022 09:44:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49383028/intervista_a_mel_gibson.mp3" length="9618956" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=27 &#13;
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INTERVISTA A MEL GIBSON&#13;
Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta&#13;
Cosa l'ha spinta a realizzare questo progetto?&#13;
L'idea si è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=27" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=27</a> <br /><br />INTERVISTA A MEL GIBSON<br />Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta<br />Cosa l'ha spinta a realizzare questo progetto?<br />L'idea si è delineata gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 12 anni da quando, verso i 35 anni, ho cominciato ad indagare sulle radici della mia fede. Ho sempre creduto in Dio, alla sua esistenza, e sono stato educato a credere in un certo modo. Ma verso i 30 anni stavo andando alla deriva e altre cose avevano preso il primo posto. A quel punto mi sono reso conto che avevo bisogno di qualcosa di più se volevo salvarmi. Sentii l'esigenza di fare una ricerca più approfondita del Vangelo, di ricostruire l'intera storia… È stato lì che l'idea ha cominciato a sfiorare la mia mente. Ho cominciato a vederla realisticamente, a ricrearla nella mia mente in modo che avesse un senso per me, così da esserne coinvolto. Questo è ciò che voglio portare sullo schermo.<br /><br />Sono stati fatti già tanti film sulla vita di Cristo. Perché farne un altro?<br />Non credo che gli altri film abbiano colto la forza reale di questa storia. Voglio dire, ne avete mai visto qualcuno? O sono approssimativi nella storia, o hanno pessime colonne sonore... Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta. È come viaggiare indietro nel tempo e vedere gli eventi svolgersi esattamente come si sono svolti.<br /><br />Come fa ad essere sicuro che la sua versione sia così precisa?<br />Abbiamo fatto una ricerca. Racconto la storia così come la racconta la Bibbia. Credo che la storia, così come è realmente avvenuta, parli da sola. Il Vangelo è una sceneggiatura completa e questo è ciò che filmeremo.<br /><br />Sembra una svolta rispetto alle solite produzioni di Mel Gibson. La sua specialità è l'azione, l'avventura, la storia d'amore. Perché ha deciso di fare un film religioso?<br />Faccio quello che ho sempre fatto: raccontare storie. Credo che siano importanti nel linguaggio che parlo meglio: il cinema. Sono convinto che le storie più grandi siano storie di eroi. Le persone aspirano a qualcosa di superiore e indirettamente, attraverso l'eroismo, elevano in questo modo il loro spirito.<br />Non esiste storia di eroismo più grande di questa, sull'amore più grande che si possa avere, cioè donare la propria vita per qualcuno. La Passione è la più grande storia di avventure di tutti i tempi. Credo che sia la storia d'amore più grande di tutti i tempi; Dio che si fa uomo e gli uomini che lo uccidono, se non è azione questa, niente lo è.<br /><br />Chi vorrà vedere un film come questo?<br />Credo che interessi tutti. La vicenda ha ispirato l'arte, la cultura, il comportamento, i governi, i regni, i paesi... ha influenzato il mondo più di quanto si possa immaginare. È un evento cardine nella storia che ci ha resi ciò che oggi siamo. Credenti e non credenti, tutti ne siamo stati influenzati.<br />Così tante persone sono alla ricerca del significato della vita e si fanno molte domande. Verranno cercando delle risposte, qualcuno le troverà, qualcun'altro no.<br /><br />Allora questo film non è solo per i cristiani?<br />"Ghandi" è stato in cima alle classifiche dei film più noleggiati, ma non era un film solo per gli induisti. Questo film è per tutti, per credenti e non credenti, Gesù Cristo è senza dubbio una delle figure storiche più importanti di tutti i tempi. Provi a citare una persona che ha avuto un impatto più grande sul corso della storia...<br /><br />Ma se questo film mira a far rivivere il Vangelo, non risulterà offensivo per i non cristiani?<br />Per esempio, il ruolo avuto dalle autorità ebraiche nella morte di Gesù. Se lei descrive questo non rischia di essere offensivo?<br />Questa non è una storia di ebrei contro cristiani. Gesù stesso era un ebreo, sua madre era un'ebrea e...]]></itunes:summary><itunes:duration>602</itunes:duration><itunes:keywords>aramaico,crocifissione,eroismo,essereononessere,lapassionedicristo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/7807b513facdec6f0e649ba63ccb461f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Passione di Cristo***** (2004) - Il film di Mel Gibson è pienamente cattolico</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-passione-di-cristo-2004-il-film-di-mel-gibson-e-pienamente-cattolico--49378636</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=24" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=24</a><br /><br />IL FILM DI MEL GIBSON E' PIENAMENTE CATTOLICO di Padre Di Noia<br />Diversi alti ufficiali del Vaticano hanno assistito ad una proiezione privata del film 'La Passione' di Mel Gibson e ne sono rimasti entusiasti. Componenti della Segreteria di Stato del Vaticano, del Pontificio Concilio delle Comunicazioni Sociali, e della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gruppo che supervisiona le questioni dottrinali cattoliche, hanno espresso unanime approvazione e apprezzamento del film. Quella che segue è un’intervista esclusiva di ZENIT ad uno<br />degli spettatori, il Padre Domenicano Augustine Di Noia, sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.<br />Padre Di Noia ha insegnato teologia a Washington D.C., per 20 anni e ha prestato servizio come teologo per la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti prima di venire a lavorare per il cardinale Joseph Ratzinger presso la Congregazione dottrinale, poco più di un anno fa. Il film dovrebbe uscire nelle sale nel 2004.<br /><br />'LA PASSIONE DEL CRISTO' DI MEL GIBSON HA FATTO NOTIZIA DA MESI, MOLTO PRIMA DEL PERIODO PREVISTO PER L’USCITA NELLE SALE. IN QUALITÀ DI SPETTATORE, QUAL È LA SUA IMPRESSIONE GLOBALE SUL FILM?<br />Guardare questo film, costituirà un’esperienza profondamente religiosa per molti. Per me lo è stata. Una cinematografia eccezionale e una recitazione altrettanto brillante, combinate con la profonda introspezione spirituale del regista sul significato teologico della passione e morte di Cristo: tutto ha contribuito ad una produzione di squisita sensibilità artistica e religiosa.<br />Chiunque veda questo film, credente o non credente, sarà costretto a confrontarsi con il mistero centrale della passione di Cristo e in definitiva con il Cristianesimo stesso: se questo è il rimedio, quale dovrà essere stato il male?<br />Il Curato d’Ars sostiene che nessuno possa avere cognizione di cosa Nostro Signore abbia sofferto per noi; per capirlo, dovremmo conoscere tutto il male causato dal peccato, e questo non lo potremo sapere fino al momento della nostra morte.<br />Solo come una grande opera d’arte può fare, il film di Mel Gibson ci aiuta a cogliere qualcosa che è quasi al di là della nostra comprensione.<br />All’inizio, nell’Orto del Getsemani, il diavolo tenta Cristo con la domanda inevitabile: come può qualcuno sopportare i peccati del mondo intero?<br />È troppo. Cristo quasi soccombe all’idea, ma poi prosegue con convinzione per portare avanti esattamente questo: per accogliere su di sé, secondo la volontà del Padre, i peccati del mondo intero. È davvero impressionante. Vi è un forte senso, presente per tutto il film, del dramma cosmico del quale siamo tutti parte. Non c’è possibilità di rimanere neutrali, e nessuno può semplicemente restare spettatore di questi eventi.<br />La posta in gioco è davvero molto alta: qualcosa che, a parte Cristo stesso, è intuita chiaramente solo da Maria sua madre e dal demonio sempre presente.<br />Gradualmente lo spettatore si unisce ai personaggi in una progressiva comprensione di questo, mentre che l’azione si sposta inesorabilmente dal Monte degli Ulivi verso il Monte Calvario.<br /><br />IL FILM È FEDELE ALLA NARRAZIONE DELLA PASSIONE DI CRISTO DEL NUOVO TESTAMENTO?<br />Bisogna tener presente che vi sono quattro racconti della passione di Cristo nel Nuovo Testamento, che si concentrano soprattutto sul significato religioso degli eventi.<br />Nel 'La morte del Messia' (probabilmente il più completo ed equilibrato racconto della Passione) Padre Raymond Brown ha dimostrato che, pur essendovi alcune differenze tra i Vangeli, essi sono in generale sostanzialmente univoci.<br />Il film di Mel Gibson non è un documentario ma un’opera di artistica immaginazione.<br />Il regista ha incorporato elementi dalla Passione raccontata da Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ma rimane fedele alla struttura fondamentale comune ai quattro Vangeli.<br />Entro i limiti possibili in una ricostruzione immaginifica della passione di Cristo, il film di Gibson e pienamente fedele al Nuovo Testamento.<br /><br />CHE COSA L’HA COLPITA DI PIÙ RIGUARDO A QUESTO FILM?<br />Vuole una risposta semplice? Jim Caviezel e Maia Morgenstern. Il ruolo di Cristo deve essere uno dei più difficili ruoli da interpretare. Sono stato molto colpito dall’intensità con cui Caviezel ha rappresentato Cristo. Non è facile da ottenere senza manifestare una sorta di autocoscienza intrusiva. Caviezel, e sicuramente anche Gibson, comprendono che Gesù è il Figlio di Dio incarnato, ed è al contempo pienamente umano. Ripensando al film, mi pare che Caviezel ottiene questo principalmente mediante il suo sguardo, anche quando guarda direttamente noi e quelli che lo circondano con il suo occhio sano.<br />Caviezel rende, in modo pienamente convincente ed efficace, il Cristo che sopporta la passione e la morte volontariamente, in obbedienza al Padre suo, in riparazione della disobbedienza del peccato. Assistiamo a ciò che la Chiesa chiamerebbe la 'sofferenza volontaria' di Cristo.<br />Richiama le parole di San Paolo: 'Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti' (Romani 5,19).<br />E non è solo questione di obbedienza, ma è principalmente questione di amore. Cristo compie tutto per amore al Padre - e a noi. Questo emerge tecnicamente in maniera lampante nell’eccezionale interpretazione di Cristo da parte di Jim Caviezel.<br />Ma la Maria di Maia Morgenstern è egualmente efficace. Mi ha ricordato qualcosa che Sant’Anselmo aveva detto in un’omelia sulla Madre Benedetta: Senza il Figlio di Dio, nulla potrebbe esistere; senza il Figlio di Maria, nulla potrebbe essere redento.<br />Ammirando l’interpretazione della Mrogenstern, si sente fortemente che Maria 'lascia andare' il suo Figlio affinché lui possa operare la salvezza, e unendosi alle sue sofferenze diventa la Madre di ogni redento.<br /><br />ALCUNI HANNO SOSTENUTO CHE IL FILM È ECCESSIVAMENTE VIOLENTO. LEI CHE NE PENSA?<br />Più che violento direi che è brutale. Cristo è trattato in modo brutale dai soldati romani. Ma non vi è violenza gratuita. La sensibilità artistica all'opera è chiaramente più quella del Grünwald e del Caravaggio, piuttosto che quella del Beato Angelico o del Pinturrichio.<br />Stiamo parlando di un film, certamente, ma Gibson ha chiaramente subito l'influenza della raffigurazione delle sofferenze di Cristo della pittura Occidentale. Il corpo di Cristo estremamente malridotto (graficamente ritratto in questo film eccezionale) deve essere posto in questo contesto di artistica rappresentazione. Ciò che molti artisti meramente suggeriscono, Gibson ce lo vuole mostrare. Pienamente in linea con la Tradizione teologica cristiana, Gibson ci rappresenta il Figlio incarnato che è capace di sopportare ciò che una persona ordinaria non può: sia in termini fisici che di tormento mentale. Il corpo rovinato di Cristo deve essere contemplato con gli occhi del profeta Isaia che descrive il Servo sofferente sfigurato e irriconoscibile.<br />La bellezza fisica di Jim Caviezel serve ad accentuare l'impatto generale della progressiva deturpazione che Cristo subisce sotto i nostri occhi: con il terribile risultato che, come il Servo sofferente, 'Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto' (Isaia 53,2).<br />Richiede gli occhi della fede per vedere che lo sfiguramento del corpo di Cristo rappresenta lo sfiguramento spirituale e il disordine causato dal peccato.<br />La raffigurazione di Gibson del Cristo flagellato, dal quale molti spettatori potrebbero essere tentati di volgere via lo sguardo, presenta graficamente ciò che San Paolo disse nella seconda lettera ai Corinzi: 'Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio' (5,21).<br />Quando guardiamo il corpo rovinato di Cristo in questo film capiamo cosa significa 'lo trattò da peccato'.<br /><br />NEL CORSO DEGLI ANNI, MOLTI REGISTI SI SONO CIMENTATI CON FILM SU GESÙ O SULLA PASSIONE. RITIENE CHE IL FILM DI MEL GIBSON SIA PARTICOLARMENTE ORIGINALE?<br />Non sono un critico cinematografico. Saranno i critici a giudicare il film di Gibson e a confrontarlo con ad altre grandi descrizioni della vita e della passione di Cristo, quali quelle di Pasolini e di Zeffirelli. Come gli altri registi, Mel Gibson apporta la propria sensibilità artistica all'argomento, e in questo senso il film è assolutamente originale. Certamente, 'La passione del Cristo' è più intensamente incentrata sulla sofferenza e la morte di Cristo che la maggior parte di altri film del genere. Ma, come reazione iniziale, tre cose del film di Gibson mi colpiscono per essere alquanto particolari.<br />Una è la rappresentazione del diavolo, che libra sullo sfondo, e a volte in primo piano, come una costante e sinistra presenza minacciosa. Non mi viene in mente un altro film che abbia ottenuto questo effetto con tale drammatica efficacia.<br />Un altro elemento è la solitudine di Cristo: In qualche modo, anche se circondato dalle folle, il film mostra Gesù realmente da solo nel sostenere la terribile sofferenza.<br />Infine, la rappresentazione dell'Ultima cena con una serie di flashback inseriti nell'azione del film. Quando giace sul pavimento insanguinato dopo la flagellazione, Cristo guarda i piedi cosparsi di sangue di uno dei soldati e i film torna in modo significativo alla lavanda dei piedi durante l'Ultima cena.<br />Simili flashback nel corso della passione e crocifissione ci riportano allo spezzare del pane e al bere dal calice. Gli spettatori, attraverso gli occhi di Cristo, assistono alle parole: 'questo è il mio corpo' e 'questo è il mio sangue'. Il significato sacrificale e quindi eucaristico del Calvario è raffigurato mediante questi persistenti flashback.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49378636</guid><pubDate>Sat, 09 Apr 2022 18:01:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49378636/il_film_di_mel_gibson_pienamente_cattolico.mp3" length="21503626" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=24&#13;
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IL FILM DI MEL GIBSON E' PIENAMENTE CATTOLICO di Padre Di Noia&#13;
Diversi alti ufficiali del Vaticano hanno assistito ad una proiezione privata del film 'La Passione' di Mel...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=24" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=24</a><br /><br />IL FILM DI MEL GIBSON E' PIENAMENTE CATTOLICO di Padre Di Noia<br />Diversi alti ufficiali del Vaticano hanno assistito ad una proiezione privata del film 'La Passione' di Mel Gibson e ne sono rimasti entusiasti. Componenti della Segreteria di Stato del Vaticano, del Pontificio Concilio delle Comunicazioni Sociali, e della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gruppo che supervisiona le questioni dottrinali cattoliche, hanno espresso unanime approvazione e apprezzamento del film. Quella che segue è un’intervista esclusiva di ZENIT ad uno<br />degli spettatori, il Padre Domenicano Augustine Di Noia, sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.<br />Padre Di Noia ha insegnato teologia a Washington D.C., per 20 anni e ha prestato servizio come teologo per la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti prima di venire a lavorare per il cardinale Joseph Ratzinger presso la Congregazione dottrinale, poco più di un anno fa. Il film dovrebbe uscire nelle sale nel 2004.<br /><br />'LA PASSIONE DEL CRISTO' DI MEL GIBSON HA FATTO NOTIZIA DA MESI, MOLTO PRIMA DEL PERIODO PREVISTO PER L’USCITA NELLE SALE. IN QUALITÀ DI SPETTATORE, QUAL È LA SUA IMPRESSIONE GLOBALE SUL FILM?<br />Guardare questo film, costituirà un’esperienza profondamente religiosa per molti. Per me lo è stata. Una cinematografia eccezionale e una recitazione altrettanto brillante, combinate con la profonda introspezione spirituale del regista sul significato teologico della passione e morte di Cristo: tutto ha contribuito ad una produzione di squisita sensibilità artistica e religiosa.<br />Chiunque veda questo film, credente o non credente, sarà costretto a confrontarsi con il mistero centrale della passione di Cristo e in definitiva con il Cristianesimo stesso: se questo è il rimedio, quale dovrà essere stato il male?<br />Il Curato d’Ars sostiene che nessuno possa avere cognizione di cosa Nostro Signore abbia sofferto per noi; per capirlo, dovremmo conoscere tutto il male causato dal peccato, e questo non lo potremo sapere fino al momento della nostra morte.<br />Solo come una grande opera d’arte può fare, il film di Mel Gibson ci aiuta a cogliere qualcosa che è quasi al di là della nostra comprensione.<br />All’inizio, nell’Orto del Getsemani, il diavolo tenta Cristo con la domanda inevitabile: come può qualcuno sopportare i peccati del mondo intero?<br />È troppo. Cristo quasi soccombe all’idea, ma poi prosegue con convinzione per portare avanti esattamente questo: per accogliere su di sé, secondo la volontà del Padre, i peccati del mondo intero. È davvero impressionante. Vi è un forte senso, presente per tutto il film, del dramma cosmico del quale siamo tutti parte. Non c’è possibilità di rimanere neutrali, e nessuno può semplicemente restare spettatore di questi eventi.<br />La posta in gioco è davvero molto alta: qualcosa che, a parte Cristo stesso, è intuita chiaramente solo da Maria sua madre e dal demonio sempre presente.<br />Gradualmente lo spettatore si unisce ai personaggi in una progressiva comprensione di questo, mentre che l’azione si sposta inesorabilmente dal Monte degli Ulivi verso il Monte Calvario.<br /><br />IL FILM È FEDELE ALLA NARRAZIONE DELLA PASSIONE DI CRISTO DEL NUOVO TESTAMENTO?<br />Bisogna tener presente che vi sono quattro racconti della passione di Cristo nel Nuovo Testamento, che si concentrano soprattutto sul significato religioso degli eventi.<br />Nel 'La morte del Messia' (probabilmente il più completo ed equilibrato racconto della Passione) Padre Raymond Brown ha dimostrato che, pur essendovi alcune differenze tra i Vangeli, essi sono in generale sostanzialmente univoci.<br />Il film di Mel Gibson non è un documentario ma un’opera di artistica immaginazione.<br />Il regista ha incorporato elementi dalla Passione raccontata da Matteo, Marco, Luca...]]></itunes:summary><itunes:duration>1344</itunes:duration><itunes:keywords>cristianesimo,disobbedienza,getsemani,jimcaviezel,lapassionedicristo,maiamorgenstern,melgibson,sanpaolo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e0d138eade10a293d356b2f43086249f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Passione di Cristo***** (2004) - Chi ha ucciso Gesù?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-passione-di-cristo-2004-chi-ha-ucciso-gesu--49378630</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=26" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=26</a><br /><br />CHI HA UCCISO GESU'? di Antonio Socci<br /><br />1° ERRORE: LEGGERE LE SCRITTURE COME SE FOSSERO UN RACCONTO STORICO E FATTUALE DI QUANTO È SUCCESSO AL TEMPO È UN ERRORE: LA CHIESA RICONOSCE IL SUCCO DI QUANTO C'È SCRITTO NELLE PAGINE CHE RACCONTANO LA PASSIONE, CIOÈ CHE GESÙ È STATO UCCISO.<br />RISPOSTA: Riconosce "il succo cioè che Gesù è stato ucciso"? Sembra quasi che la Chiesa non sappia e non dica come è stato ucciso Gesù. Sarà stato investito da una biga? Sarà stato avvelenato da un oste disonesto? Il Concilio Vaticano II (Dei Verbum n. 19) afferma: "La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo".<br /><br />2° ERRORE: CRISTO È MORTO PER I NOSTRI PECCATI, MA LO SPETTATORE NON HA COLPA PER QUELLO CHE GLI VIENE FATTO VEDERE NEL FILM. COME PUÒ LA MEDIOCRITÀ DEI MIEI PECCATI AVER AVUTO UNA RESPONSABILITÀ NELLE COSE ORRIBILI CHE CI FA VEDERE IL FILM?<br />RISPOSTA: Mi rallegro per l'autoassoluzione di chi dichiara di avere solo peccati da nulla. Buon per lui. Ma a tutti noi, massa di peccatori incalliti, noi povera umanità "cattiva", come dice Gesù stesso nei Vangeli, capaci di malignità oltre ogni immaginazione, lasci dire che noi sì, noi abbiamo crocifisso Gesù, il Figlio di Dio.<br />Chi ha veramente ucciso Gesù? Personalmente ho una risposta pronta e certissima: sono stato io. Io ho piantato accanitamente quei chiodi sulla Sua carne divina (com'è commovente che Gibson abbia voluto interpretare nel film proprio la parte di colui che martella quei chiodi.), io ho crudelmente arato profondi solchi col flagello sulla Sua schiena, colpi su colpi, ossessivamente ho torturato il corpo (e l'anima) dell'Uomo-Dio, fino a che non gli è rimasto - come dimostra la Sindone - neanche un centimetro quadrato di pelle integra addosso. Io Gli ho conficcato in testa quel derisorio casco di spine che gli è penetrato fino al cranio provocandoGli dolori lancinanti, io l'ho deriso, io Gli ho sputato in faccia. Questo insegna la Chiesa, da sempre. Questo confessano tutti i cristiani da sempre. Io, non "gli ebrei" o "i romani" o "gli italiani". Io e tutto il popolo di poveri peccatori che da secoli mendica nelle chiese il Suo perdono. E ci tengo a riconoscermi responsabile perché a me - come a Giuda - nel momento del più infame tradimento è rivolto quel Suo sguardo e quella Sua parola accorata: "amico mio". È quello sguardo e quella parola che non si può più dimenticare e che ti fa struggere il cuore. E a me è rivolto il Suo perdono, pronunciato dalla croce. Da dove regna sui nostri cuori per sempre, fino alla fine della storia, vero e unico Re del Cielo e della Terra, unico senso della nostra barcollante esistenza, perno attorno al quale ruota tutta la storia umana che infatti non riesce più a dimenticarlo, non riesce a distogliere lo sguardo da Lui. Così nelle Sue sofferenze diventano visibili e vengono redente dalla compassione di Dio tutte le sofferenze umane, tutti gli strazi, di tutti i popoli, di tutte le madri, di tutti i figli, di tutti i padri, di tutti gli abbandonati e i tormentati. Di tutti noi. Gibson esagera con le atrocità? Obiezione assurda. Le atrocità subite da Gesù e le atrocità del mondo, nel corso dei secoli, sono ben maggiori di quelle rappresentate nel film.   <br />Ha scritto Bernanos: "verrà un tempo in cui, quando parleranno di Gesù, gli uomini non potranno trattenere le lacrime". Che sia questo? Spero che il film di Gibson elargisca a milioni di persone quello che i mistici chiamano "il dono delle lacrime". La più alta e sublime delle preghiere (il pianto di Pietro). Fissando lo sguardo sulla Sua macellazione - di silenzioso agnello sacrificale - è impossibile non commuoversi.<br />Solo il Figlio di Dio, che "annichilì se stesso facendosi uomo", poteva essere capace di sopportare tutto questo dolore per me, capace di tutto questo amore per me, di questo inaudito perdono, infine capace di risorgere dalla morte.<br />Lui, il Verbo di Dio attraverso cui tutto è stato fatto, il Logos che è la consistenza di tutte le cose, che si è fatto uomo e ha preso su di sé tutto il dolore del mondo e il dolore di Dio. Per me, perché al mio nome, al mio volto, alla mia storia pensava in quelle lunghe ore di tortura e di strazi, che accettò per riscattarmi dal mio male e abbracciare la mia sofferenza. Per divinizzare noi poveri mortali, dalla vita bestiale. Per donarci la felicità per sempre.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49378630</guid><pubDate>Sat, 09 Apr 2022 17:56:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49378630/la_passione_di_cristo_chi_ha_ucciso_ges.mp3" length="6430452" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=26&#13;
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Il Concilio Vaticano II (Dei Verbum n. 19) afferma: "La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo".<br /><br />2° ERRORE: CRISTO È MORTO PER I NOSTRI PECCATI, MA LO SPETTATORE NON HA COLPA PER QUELLO CHE GLI VIENE FATTO VEDERE NEL FILM. COME PUÒ LA MEDIOCRITÀ DEI MIEI PECCATI AVER AVUTO UNA RESPONSABILITÀ NELLE COSE ORRIBILI CHE CI FA VEDERE IL FILM?<br />RISPOSTA: Mi rallegro per l'autoassoluzione di chi dichiara di avere solo peccati da nulla. Buon per lui. Ma a tutti noi, massa di peccatori incalliti, noi povera umanità "cattiva", come dice Gesù stesso nei Vangeli, capaci di malignità oltre ogni immaginazione, lasci dire che noi sì, noi abbiamo crocifisso Gesù, il Figlio di Dio.<br />Chi ha veramente ucciso Gesù? Personalmente ho una risposta pronta e certissima: sono stato io. Io ho piantato accanitamente quei chiodi sulla Sua carne divina (com'è commovente che Gibson abbia voluto interpretare nel film proprio la parte di colui che martella quei chiodi.), io ho crudelmente arato profondi solchi col flagello sulla Sua schiena, colpi su colpi, ossessivamente ho torturato il corpo (e l'anima) dell'Uomo-Dio, fino a che non gli è rimasto - come dimostra la Sindone - neanche un centimetro quadrato di pelle integra addosso. Io Gli ho conficcato in testa quel derisorio casco di spine che gli è penetrato fino al cranio provocandoGli dolori lancinanti, io l'ho deriso, io Gli ho sputato in faccia. Questo insegna la Chiesa, da sempre. Questo confessano tutti i cristiani da sempre. Io, non "gli ebrei" o "i romani" o "gli italiani". Io e tutto il popolo di poveri peccatori che da secoli mendica nelle chiese il Suo perdono. E ci tengo a riconoscermi responsabile perché a me - come a Giuda - nel momento del più infame tradimento è rivolto quel Suo sguardo e quella Sua parola accorata: "amico mio". È quello sguardo e quella parola che non si può più dimenticare e che ti fa struggere il cuore. E a me è rivolto il Suo perdono, pronunciato dalla croce. Da dove regna sui nostri cuori per sempre, fino alla fine della storia, vero e unico Re del Cielo e della Terra, unico senso della nostra barcollante esistenza, perno attorno al quale ruota tutta la storia umana che infatti non riesce più a dimenticarlo, non riesce a distogliere lo sguardo da Lui. Così nelle Sue sofferenze diventano visibili e vengono redente dalla compassione di Dio tutte le sofferenze umane, tutti gli strazi, di tutti i popoli, di tutte le madri, di tutti i figli, di tutti i padri, di tutti gli abbandonati e i tormentati. Di tutti noi. Gibson esagera con le atrocità? Obiezione assurda. Le atrocità subite da Gesù e le atrocità del mondo, nel corso dei secoli, sono ben maggiori di quelle rappresentate nel film.   <br />Ha scritto Bernanos: "verrà un tempo in cui, quando parleranno di Gesù, gli uomini non potranno trattenere le lacrime". Che sia questo? Spero che il film di Gibson elargisca a milioni di persone quello che i mistici chiamano "il dono delle lacrime". 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Non tanto per le reazioni del mondo ebraico, né per le opposizioni dei non credenti o dei fedeli di altre religioni. Il vero pericolo per Mel Gibson e per il suo film sarà rappresentato (sembra un paradosso) dal mondo cattolico.<br />Perché c'è una porzione di teologi autorevoli e influenti, d'élite ma tutt'altro che marginali, che non potranno perdonare all'attore-regista australiano di credere così fermamente alla storicità dei Vangeli. Quando i dotti teologi di cui sopra vedranno sullo schermo Pietro che taglia un orecchio a Malco nel tentativo di impedire l'arresto di Gesù, e poi vedranno che Cristo compie un miracolo riattaccando l'orecchio e guarendo completamente lo sconcertato servitore, e quando quegli stessi teologi demitizzanti vedranno la terra tremare dopo la morte di Cristo in croce; beh, la loro sorpresa e il loro sconcerto sarà grande e rumoroso.<br />Per farsi un'idea basta leggere come in questi giorni una delle agenzie di stampa cattoliche italiane stia trattando il film di Gibson: una pagina intera di giudizi negativi, di critiche dal sapore surreale e un po' fantasioso. Si obietta a Gibson, nell'ordine, di aver dato troppa importanza al Calvario nella vita di Cristo (sic), di aver ridotto la sua resurrezione a un fatto egoistico e privato (ma nel sepolcro non risulta che ci fosse una platea ad assistere all'evento come in un moderno reality show), e ancora, testuale, che Gesù "ha donato la sua vita e nessuno gliel'ha tolta".<br />Perché tanto accanimento? Dove è finito quel mondo cattolico dialogante e pronto a trovare semi preziosi di fede anche in pellicole che offrono un'immagine caricaturale e negativa della Chiesa e della sua fede? Possibile che Pasolini o Fellini siano sdoganati, e il povero Mel Gibson (che fa del suo meglio per far rivivere a milioni di persone le ore più decisive della storia) sia sommerso di critiche senza appello? Purtroppo, il nostro uomo è vittima di un pregiudizio: poiché frequenta ambienti tradizionalisti, è scattato nei suoi confronti un fuoco di sbarramento a prescindere. La sensazione è che non si giudichi tanto la pellicola, ma il suo autore. Alla base di tutto vi è una concezione teologica che ha messo per anni l'accento sul "messaggio", sulla "parola", sul "libro", quasi che "il Verbo si fosse fatto carta".<br />Mel Gibson ci strappa, a questa beata tiepidezza intellettualistica e ci costringe a vedere un Dio fatto carne, una carne dilacerata e sanguinante, senza sconti e senza omissioni. È un realismo, una crudezza per intenderci, che ritroviamo in certe pellicole che hanno efficacemente descritto la Shoah, e in quel caso nessuno fra i cattolici gridò allo scandalo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49378605</guid><pubDate>Sat, 09 Apr 2022 17:49:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49378605/la_passione_di_cristo_un_dio_fatto_carne_senza_sconti_e_omissioni.mp3" length="3785635" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=25&#13;
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UN DIO FATTO CARNE, SENZA SCONTI E SENZA OMISSIONI di Mario Palmaro&#13;
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Il vero pericolo per Mel Gibson e per il suo film sarà rappresentato (sembra un paradosso) dal mondo cattolico.<br />Perché c'è una porzione di teologi autorevoli e influenti, d'élite ma tutt'altro che marginali, che non potranno perdonare all'attore-regista australiano di credere così fermamente alla storicità dei Vangeli. Quando i dotti teologi di cui sopra vedranno sullo schermo Pietro che taglia un orecchio a Malco nel tentativo di impedire l'arresto di Gesù, e poi vedranno che Cristo compie un miracolo riattaccando l'orecchio e guarendo completamente lo sconcertato servitore, e quando quegli stessi teologi demitizzanti vedranno la terra tremare dopo la morte di Cristo in croce; beh, la loro sorpresa e il loro sconcerto sarà grande e rumoroso.<br />Per farsi un'idea basta leggere come in questi giorni una delle agenzie di stampa cattoliche italiane stia trattando il film di Gibson: una pagina intera di giudizi negativi, di critiche dal sapore surreale e un po' fantasioso. Si obietta a Gibson, nell'ordine, di aver dato troppa importanza al Calvario nella vita di Cristo (sic), di aver ridotto la sua resurrezione a un fatto egoistico e privato (ma nel sepolcro non risulta che ci fosse una platea ad assistere all'evento come in un moderno reality show), e ancora, testuale, che Gesù "ha donato la sua vita e nessuno gliel'ha tolta".<br />Perché tanto accanimento? Dove è finito quel mondo cattolico dialogante e pronto a trovare semi preziosi di fede anche in pellicole che offrono un'immagine caricaturale e negativa della Chiesa e della sua fede? Possibile che Pasolini o Fellini siano sdoganati, e il povero Mel Gibson (che fa del suo meglio per far rivivere a milioni di persone le ore più decisive della storia) sia sommerso di critiche senza appello? Purtroppo, il nostro uomo è vittima di un pregiudizio: poiché frequenta ambienti tradizionalisti, è scattato nei suoi confronti un fuoco di sbarramento a prescindere. La sensazione è che non si giudichi tanto la pellicola, ma il suo autore. Alla base di tutto vi è una concezione teologica che ha messo per anni l'accento sul "messaggio", sulla "parola", sul "libro", quasi che "il Verbo si fosse fatto carta".<br />Mel Gibson ci strappa, a questa beata tiepidezza intellettualistica e ci costringe a vedere un Dio fatto carne, una carne dilacerata e sanguinante, senza sconti e senza omissioni. 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LA FORZA DELLA PASSIONE SPORTIVA<br />Amadeo è preoccupato perché suo figlio Matías gioca spesso con il suo tablet, allontanandosi da lui. Una sera decide quindi di raccontargli una storia prima di dormire, nella speranza di rinsaldare il loro legame. <br />Nel racconto si vede Amadeo da ragazzino, il quale lavora in un bar di un paese dove eccelle nel gioco del calcio balilla lì presente. Vi ha giocato così tante volte da aver personalizzato i componenti della sua squadra preferita. Una sera, dopo aver mostrato il proprio talento a Laura, ragazza di cui è innamorato, viene sfidato da un coetaneo molto arrogante. Amadeo lo batte facilmente, scatenando la sua ira. <br />Molti anni dopo Amadeo continua a lavorare nel bar. Laura un giorno gli dice che sta per andare in Europa a studiare. Proprio in quel momento ritorna nel paesino il ragazzo che Amadeo aveva sconfitto molti anni prima. Il ragazzo è diventato un calciatore professionista, molto ricco e molto famoso, noto come "Grosso", un giocatore che non ha mai perso una partita, eccetto quella partita a calcio balilla molti anni prima. Grosso è tornato nel paesino per vendicarsi, ha comprato il paese per far distruggere il bar e costruire al suo posto uno stadio di calcio, come a voler cancellare quell'unica macchia nella sua carriera. Amadeo cerca di salvare il calcio balilla dalle macerie del bar, ma riesce a salvare solo un piccolo giocatore di piombo: il capitano della squadra con cui aveva giocato e vinto tante partite. Amadeo, triste per la distruzione del bar e del suo calcio balilla inizia a piangere e lascia cadere una lacrima sul volto del capitano della squadra di calcio balilla. Il piccolo calciatore di piombo prende vita e insieme ad Amadeo inizia a cercare i propri compagni, che nel frattempo sono finiti nella discarica insieme alle macerie del bar.<br />Amadeo e il piccolo capitano della squadra riescono a salvare altri due giocatori della squadra nella discarica e anche il capitano della squadra avversaria. Nel frattempo scoprono che gli altri giocatori sono stati portati in un luna park. Riescono dopo tante avventure ad arrivare al luna park, dove salvano altri piccoli giocatori di piombo. Nel frattempo gli altri vengono portati nella dimora di Grosso, che intende trasformarli in tacchetti per le sue scarpe da calcio. <br />Amadeo riesce a salvare anche questi ultimi giocatori e sfida il professionista ad una rivincita della partita di calcio balilla. Grosso accetta la rivincita, ma sapendo di non poter vincere sfida Amadeo ad una partita a calcio, in un campo vero. Grosso giocherà con la squadra di professionisti con cui ha giocato e vinto tante partite, gli "Assoluti". Amadeo invece con una squadra dilettante, costituita da alcuni abitanti del paese. Laura alza la posta: se Amadeo dovesse vincere il professionista dovrà cedere la proprietà del paese che ha comprato.<br />Incorniciato in una storia raccontata da un padre a un figlio, il film d'animazione "Goool!" è semplice, divertente e appassionante. La morale dell'unione che fa la forza, della passione e della lealtà che bisogna mettere in ogni cosa (gioco e vita vera) e dell'amicizia che sostiene le imprese, passano con efficacia. Insomma un film per bambini, ma che diverte anche gli adulti: meglio se, gli uni e gli altri, appassionati di calcio. E anche di calcetto, o meglio calcio balilla o biliardino che dir si voglia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49273399</guid><pubDate>Fri, 01 Apr 2022 01:34:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49273399/goool_la_forza_della_passione_sportiva.mp3" length="4616403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6964&#13;
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GOOOL! LA FORZA DELLA PASSIONE SPORTIVA&#13;
Amadeo è preoccupato perché suo figlio Matías gioca spesso con il suo tablet, allontanandosi da lui. Una sera decide quindi di raccontargli una storia prima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6964" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6964</a><br /><br />GOOOL! LA FORZA DELLA PASSIONE SPORTIVA<br />Amadeo è preoccupato perché suo figlio Matías gioca spesso con il suo tablet, allontanandosi da lui. Una sera decide quindi di raccontargli una storia prima di dormire, nella speranza di rinsaldare il loro legame. <br />Nel racconto si vede Amadeo da ragazzino, il quale lavora in un bar di un paese dove eccelle nel gioco del calcio balilla lì presente. Vi ha giocato così tante volte da aver personalizzato i componenti della sua squadra preferita. Una sera, dopo aver mostrato il proprio talento a Laura, ragazza di cui è innamorato, viene sfidato da un coetaneo molto arrogante. Amadeo lo batte facilmente, scatenando la sua ira. <br />Molti anni dopo Amadeo continua a lavorare nel bar. Laura un giorno gli dice che sta per andare in Europa a studiare. Proprio in quel momento ritorna nel paesino il ragazzo che Amadeo aveva sconfitto molti anni prima. Il ragazzo è diventato un calciatore professionista, molto ricco e molto famoso, noto come "Grosso", un giocatore che non ha mai perso una partita, eccetto quella partita a calcio balilla molti anni prima. Grosso è tornato nel paesino per vendicarsi, ha comprato il paese per far distruggere il bar e costruire al suo posto uno stadio di calcio, come a voler cancellare quell'unica macchia nella sua carriera. Amadeo cerca di salvare il calcio balilla dalle macerie del bar, ma riesce a salvare solo un piccolo giocatore di piombo: il capitano della squadra con cui aveva giocato e vinto tante partite. Amadeo, triste per la distruzione del bar e del suo calcio balilla inizia a piangere e lascia cadere una lacrima sul volto del capitano della squadra di calcio balilla. Il piccolo calciatore di piombo prende vita e insieme ad Amadeo inizia a cercare i propri compagni, che nel frattempo sono finiti nella discarica insieme alle macerie del bar.<br />Amadeo e il piccolo capitano della squadra riescono a salvare altri due giocatori della squadra nella discarica e anche il capitano della squadra avversaria. Nel frattempo scoprono che gli altri giocatori sono stati portati in un luna park. Riescono dopo tante avventure ad arrivare al luna park, dove salvano altri piccoli giocatori di piombo. Nel frattempo gli altri vengono portati nella dimora di Grosso, che intende trasformarli in tacchetti per le sue scarpe da calcio. <br />Amadeo riesce a salvare anche questi ultimi giocatori e sfida il professionista ad una rivincita della partita di calcio balilla. Grosso accetta la rivincita, ma sapendo di non poter vincere sfida Amadeo ad una partita a calcio, in un campo vero. Grosso giocherà con la squadra di professionisti con cui ha giocato e vinto tante partite, gli "Assoluti". Amadeo invece con una squadra dilettante, costituita da alcuni abitanti del paese. Laura alza la posta: se Amadeo dovesse vincere il professionista dovrà cedere la proprietà del paese che ha comprato.<br />Incorniciato in una storia raccontata da un padre a un figlio, il film d'animazione "Goool!" è semplice, divertente e appassionante. La morale dell'unione che fa la forza, della passione e della lealtà che bisogna mettere in ogni cosa (gioco e vita vera) e dell'amicizia che sostiene le imprese, passano con efficacia. Insomma un film per bambini, ma che diverte anche gli adulti: meglio se, gli uni e gli altri, appassionati di calcio. 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(VIDEO: trailer)<br />di Cesare Balbo<br />Nella vita come nello sport ci sono tanti modi per risultare vincenti sulle avversità. A ricordarcelo ci pensa un film di ispirazione cristiana Overcomer (il vincitore). È la storia di un allenatore di basket che, dopo aver dovuto «giocoforza» lasciare il college, viene spinto ad aiutare un'adolescente nella specialità di corsa crosscountry (fuoristrada) di lunga distanza. Tutto sembrava perduto per l'allenatore John Harrison quando il suo sogno di vincere il campionato con la sua squadra di basket liceale andava a infrangersi con la dura realtà della crisi lavorativa: il grande impianto di produzione della città del profondo Sud viene chiuso e centinaia di famiglie iniziano a trasferirsi altrove. Ciò porta John a dover fare i conti con nuove sfide sia a livello personale sia a livello sportivo.<br /><br />I RIFERIMENTI<br />Spinto dal preside della scuola verso uno sport che non conosce e non gli piace, John si sente frustrato e rimette in discussione il suo valore fino a quando non incrocia una studentessa, Hannah Scott, alle prese con i propri problemi di salute. Il film (come nei precedenti Fireproof, Courageous e War Room, diretti sempre da Alex Kendricks) trova la svolta dei protagonisti nella fede. [...] Peraltro si avvale per la sceneggiatura del Nuovo Testamento da cui trae il messaggio a «Non tirarsi indietro» ("perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio" Atti 20,27) come pure viene richiamato «il combattimento del cristiano» contro le forze negative che lo contrastano. Ed anche della seconda lettera di San Paolo agli Efesini segnatamente all'inizio la trama del film trae spunto ("Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli" 2Efesini 2,1-2). Infatti è una vicenda di caduta e di riscatto a unire i due protagonisti, come quello cercato da Hannah alle prese con le sue crisi di asma che la condizionano ("Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?" 1Giovanni 5,4-5).<br /><br />ATLETI E LETTERATURA<br />Le crisi asmatiche non sono rare nei campioni podistici, ne sa qualcosa Salvatore Antibo, tuttora primatista italiano dei 5000 metri dopo essere stato detronizzato del record italiano sui 10000 metri di recente da Crippa ai mondiali di Doha, il cui nome Yeman in aramaico significa «braccio destro di Dio». La storia di Hannah come promessa dell'atletica è quindi molto credibile anche se si tratta di fiction. [...] Pur partendo dal respiro corto, appunto l'asma della protagonista, il film dimostra al contrario di avere un ampio respiro in quanto riporta l'atletica a un livello letterario: oltre a San Paolo viene citato Omero, il primo a usare il termine asmatico per Ettore, il campione dei Troiani, anch'egli afflitto dall'atroce soffocamento che fa svenire e sputare sangue sul campo di battaglia come pure di atletica.<br />Il film Overcomer mira a lasciarti pieno di speranza, ispirato a sognare, e ti pone questa domanda: cosa permetti che ti definisca?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/49156785</guid><pubDate>Tue, 22 Mar 2022 22:23:12 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/49156785/overcomer_il_film_dove_si_impara_a_correre_per_ricominciare.mp3" length="4464684" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=337&#13;
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OVERCOMER, IL FILM DOVE SI IMPARA A CORRERE PER RICOMINCIARE&#13;
Dopo Fireproof, Courageous e War Room, l'ultimo film di Alex Kendricks mira a lasciarti pieno di speranza,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=337" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=337</a><br /><br />OVERCOMER, IL FILM DOVE SI IMPARA A CORRERE PER RICOMINCIARE<br />Dopo Fireproof, Courageous e War Room, l'ultimo film di Alex Kendricks mira a lasciarti pieno di speranza, ispirato a sognare e ti pone questa domanda: cosa permetti che ti definisca? (VIDEO: trailer)<br />di Cesare Balbo<br />Nella vita come nello sport ci sono tanti modi per risultare vincenti sulle avversità. A ricordarcelo ci pensa un film di ispirazione cristiana Overcomer (il vincitore). È la storia di un allenatore di basket che, dopo aver dovuto «giocoforza» lasciare il college, viene spinto ad aiutare un'adolescente nella specialità di corsa crosscountry (fuoristrada) di lunga distanza. Tutto sembrava perduto per l'allenatore John Harrison quando il suo sogno di vincere il campionato con la sua squadra di basket liceale andava a infrangersi con la dura realtà della crisi lavorativa: il grande impianto di produzione della città del profondo Sud viene chiuso e centinaia di famiglie iniziano a trasferirsi altrove. Ciò porta John a dover fare i conti con nuove sfide sia a livello personale sia a livello sportivo.<br /><br />I RIFERIMENTI<br />Spinto dal preside della scuola verso uno sport che non conosce e non gli piace, John si sente frustrato e rimette in discussione il suo valore fino a quando non incrocia una studentessa, Hannah Scott, alle prese con i propri problemi di salute. Il film (come nei precedenti Fireproof, Courageous e War Room, diretti sempre da Alex Kendricks) trova la svolta dei protagonisti nella fede. [...] Peraltro si avvale per la sceneggiatura del Nuovo Testamento da cui trae il messaggio a «Non tirarsi indietro» ("perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio" Atti 20,27) come pure viene richiamato «il combattimento del cristiano» contro le forze negative che lo contrastano. Ed anche della seconda lettera di San Paolo agli Efesini segnatamente all'inizio la trama del film trae spunto ("Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli" 2Efesini 2,1-2). Infatti è una vicenda di caduta e di riscatto a unire i due protagonisti, come quello cercato da Hannah alle prese con le sue crisi di asma che la condizionano ("Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?" 1Giovanni 5,4-5).<br /><br />ATLETI E LETTERATURA<br />Le crisi asmatiche non sono rare nei campioni podistici, ne sa qualcosa Salvatore Antibo, tuttora primatista italiano dei 5000 metri dopo essere stato detronizzato del record italiano sui 10000 metri di recente da Crippa ai mondiali di Doha, il cui nome Yeman in aramaico significa «braccio destro di Dio». La storia di Hannah come promessa dell'atletica è quindi molto credibile anche se si tratta di fiction. [...] Pur partendo dal respiro corto, appunto l'asma della protagonista, il film dimostra al contrario di avere un ampio respiro in quanto riporta l'atletica a un livello letterario: oltre a San Paolo viene citato Omero, il primo a usare il termine asmatico per Ettore, il campione dei Troiani, anch'egli afflitto dall'atroce soffocamento che fa svenire e sputare sangue sul campo di battaglia come pure di atletica.<br />Il film Overcomer mira a lasciarti pieno di speranza, ispirato a sognare, e ti pone questa domanda: cosa permetti che ti definisca?]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>asmatico,correre,crosscountry,fireproof,kendricks,overcomer</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b4a786166c50b92ae543b272cb5a6133.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le cronache di Narnia** (2005) - Il viaggio del veliero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-cronache-di-narnia-2005-il-viaggio-del-veliero--48816912</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=31" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=31</a><br /><br />LE CRONACHE DI NARNIA: IL VIAGGIO DEL VELIERO<br />Le cronache della conversione<br /><br />Esce oggi sugli schermi il film "Il viaggio del veliero", terzo episodio della saga cinematografica de "Le Cronache di Narnia", tratta dall'omonimo capolavoro dello scrittore anglo-irlandese C.S. Lewis. [...]<br />È innegabile che l'opera di Lewis, al pari del Signore degli Anelli del suo grande amico Tolkien, è una grande epica religiosa e cristiana. Il Ciclo di Narnia prese il via con il romanzo Il leone, la strega e l'armadio, seguito da Il Principe Caspian, e quindi - tra il 1950 e il 1956 - furono in tutto sette i libri che uscirono, e che ebbero uno straordinario successo in tutto il mondo. Da allora generazioni di lettori, giovani e non solo, hanno attinto a tutta la bellezza e il fascino delle imprese dei quattro fratelli, del leone Aslan, e di altri indimenticabili personaggi, come quell'Eustachio Scrubb protagonista del Viaggio del veliero la cui vicenda rappresenta, con un simbolismo in realtà molto intuibile, il cammino della conversione e la salvezza rispetto alla triste sorte - diventare draghi, ovvero mostri - che ci riserverebbe l'essere schiavi del peccato.<br />Un tema che era molto caro al suo autore: C.S. Lewis, irlandese protestante di Belfast, nel nord dell'Irlanda, ferocemente anti-cattolico, poi ateo militante, infine convertito al Cristianesimo, nella Chiesa Alta Anglicana, grazie al suo migliore amico, il fervente cattolico J.R.R. Tolkien. Il suo itinerario spirituale fu complesso e tormentato, e quando infine giunse all'ammissione dell'esistenza di Dio, si definì il «convertito più riluttante di tutta l'Inghilterra». Ben presto tuttavia divenne uno degli scrittori cristiani più apprezzati della sua generazione, un'apologeta acuto quanto appassionato, autore di testi famosissimi come Le Lettere di Berlicche.<br />Lewis divenne un appassionato apologeta del Cristianesimo, e il modo che scelse per raccontare la propria conversione non si limitò alla saggistica, ma trovò il luogo più appropriato nell'allegoria, nel racconto fantastico. Questo tipo di narrativa offrì a Lewis la possibilità di descrivere, con il linguaggio del mito, lo scenario complesso, contraddittorio ma affascinante, della condizione umana, così come andava facendo il suo amico Tolkien. Entrambi avevano intrapreso il cammino della Mitopoiesi, ovvero della costruzione di miti, descrivendo mondi che, all'interno del romanzo, hanno una loro piena coerenza.<br />Lewis si affidò alla ragionevolezza delle fiabe in un mondo apparentemente razionale ma in realtà solo razionalistico, e più folle e intriso di male e di ingiustizia di qualsiasi racconto di orchi e draghi o streghe. Quella contenuta nelle favole è d'altra parte una ragionevolezza e una saggezza antica: queste storie meravigliose collocate nel magico reame del «c'era una volta» e della narrativa per l'infanzia hanno le loro radici nei racconti popolari. Dietro l'apparenza del racconto per ragazzi si cela un ciclo epico in cui si fondono grandi temi: un mosaico di miti e di simboli, che correttamente decifrati svelano al lettore più accorto come ogni elemento narrativo sia funzionale alla rappresentazione grandiosa e terribile dell'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra Dio e il Nemico. Nell'opera di Lewis l'intento non è affatto equivocabile: prendere profondamente sul serio questa evidenza, prendere cioè sul serio il Cristianesimo stesso.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer de IL VIAGGIO DEL VELIERO e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48816912</guid><pubDate>Mon, 21 Feb 2022 13:14:50 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48816912/le_cronache_di_narnia_il_viaggio_del_veliero.mp3" length="4665304" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=31&#13;
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LE CRONACHE DI NARNIA: IL VIAGGIO DEL VELIERO&#13;
Le cronache della conversione&#13;
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Esce oggi sugli schermi il film "Il viaggio del veliero", terzo episodio della saga...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=31" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=31</a><br /><br />LE CRONACHE DI NARNIA: IL VIAGGIO DEL VELIERO<br />Le cronache della conversione<br /><br />Esce oggi sugli schermi il film "Il viaggio del veliero", terzo episodio della saga cinematografica de "Le Cronache di Narnia", tratta dall'omonimo capolavoro dello scrittore anglo-irlandese C.S. Lewis. [...]<br />È innegabile che l'opera di Lewis, al pari del Signore degli Anelli del suo grande amico Tolkien, è una grande epica religiosa e cristiana. Il Ciclo di Narnia prese il via con il romanzo Il leone, la strega e l'armadio, seguito da Il Principe Caspian, e quindi - tra il 1950 e il 1956 - furono in tutto sette i libri che uscirono, e che ebbero uno straordinario successo in tutto il mondo. Da allora generazioni di lettori, giovani e non solo, hanno attinto a tutta la bellezza e il fascino delle imprese dei quattro fratelli, del leone Aslan, e di altri indimenticabili personaggi, come quell'Eustachio Scrubb protagonista del Viaggio del veliero la cui vicenda rappresenta, con un simbolismo in realtà molto intuibile, il cammino della conversione e la salvezza rispetto alla triste sorte - diventare draghi, ovvero mostri - che ci riserverebbe l'essere schiavi del peccato.<br />Un tema che era molto caro al suo autore: C.S. Lewis, irlandese protestante di Belfast, nel nord dell'Irlanda, ferocemente anti-cattolico, poi ateo militante, infine convertito al Cristianesimo, nella Chiesa Alta Anglicana, grazie al suo migliore amico, il fervente cattolico J.R.R. Tolkien. Il suo itinerario spirituale fu complesso e tormentato, e quando infine giunse all'ammissione dell'esistenza di Dio, si definì il «convertito più riluttante di tutta l'Inghilterra». Ben presto tuttavia divenne uno degli scrittori cristiani più apprezzati della sua generazione, un'apologeta acuto quanto appassionato, autore di testi famosissimi come Le Lettere di Berlicche.<br />Lewis divenne un appassionato apologeta del Cristianesimo, e il modo che scelse per raccontare la propria conversione non si limitò alla saggistica, ma trovò il luogo più appropriato nell'allegoria, nel racconto fantastico. Questo tipo di narrativa offrì a Lewis la possibilità di descrivere, con il linguaggio del mito, lo scenario complesso, contraddittorio ma affascinante, della condizione umana, così come andava facendo il suo amico Tolkien. Entrambi avevano intrapreso il cammino della Mitopoiesi, ovvero della costruzione di miti, descrivendo mondi che, all'interno del romanzo, hanno una loro piena coerenza.<br />Lewis si affidò alla ragionevolezza delle fiabe in un mondo apparentemente razionale ma in realtà solo razionalistico, e più folle e intriso di male e di ingiustizia di qualsiasi racconto di orchi e draghi o streghe. Quella contenuta nelle favole è d'altra parte una ragionevolezza e una saggezza antica: queste storie meravigliose collocate nel magico reame del «c'era una volta» e della narrativa per l'infanzia hanno le loro radici nei racconti popolari. Dietro l'apparenza del racconto per ragazzi si cela un ciclo epico in cui si fondono grandi temi: un mosaico di miti e di simboli, che correttamente decifrati svelano al lettore più accorto come ogni elemento narrativo sia funzionale alla rappresentazione grandiosa e terribile dell'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra Dio e il Nemico. Nell'opera di Lewis l'intento non è affatto equivocabile: prendere profondamente sul serio questa evidenza, prendere cioè sul serio il Cristianesimo stesso.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer de IL VIAGGIO DEL VELIERO e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></itunes:summary><itunes:duration>292</itunes:duration><itunes:keywords>aslan,caspian,eustachioscrubb,ilviaggiodelveliero,lewis,narnia,ripicì</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/3f926bce140b29fb02820928a31fcee2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le cronache di Narnia** (2005) - Il leone la strega e l'armadio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-cronache-di-narnia-2005-il-leone-la-strega-e-l-armadio--48816888</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=29" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=29</a><br /><br />LE CRONACHE DI NARNIA: IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO<br />Un valido aiuto per parlare del cristianesimo<br /><br />"Il leone, la strega e l'armadio", il primo film della serie "Le cronache di Narnia" può offrire un'ottima opportunità di parlare della fede. I bambini potranno gustarselo anche se non coglieranno subito i temi cristiani contenuti nella pellicola.<br />La storia racconta le avventure di Peter, Susan, Edmund e Lucy, quattro fratelli che durante la seconda guerra mondiale scoprono il mondo di Narnia, al quale accedono attraverso un armadio magico mentre giocano a nascondino nella casa di campagna di un vecchio professore.<br />A Narnia scopriranno un mondo incredibile abitato da animali che parlano, folletti, fauni, centauri e giganti che Jadis, la Strega Bianca, ha condannato all'inverno eterno dove, come nei regimi anti-cristiani come l'Arabia Saudita, è proibito festeggiare il Natale. Con l'aiuto del leone Aslan, il nobile e vero sovrano, i bambini lotteranno in una spettacolare battaglia per vincere il potere che la Strega Bianca, usurpatrice, esercita su Narnia e per riuscire a liberarlo dalla maledizione del freddo.<br />L'autore delle "Cronache di Narnia" è C.S. Lewis nato a Belfast, nell'Irlanda del Nord. Convertito al cristianesimo grazie all'amico J.R.R. Tolkien (il cattolico autore del Signore degli Anelli) è stato capace di comunicare il messaggio del Vangelo in modo accessibile.<br />Ci sono molti parallelismi in questo libro:<br />- il leone Aslan che rappresenta Gesù;<br />- la rottura della lapide e la distruzione della legge antica;<br />- è inverno ma mai Natale e il Natale non arriva finché non arriva Aslan;<br />- Aslan muore per un peccatore, un bambino che rappresenta qualsiasi persona, e prende su di sé i suoi peccati.<br />Nella scena precedente al sacrificio di Aslan per il bambino Edmund, la Strega Bianca dice: "Perché ha peccato, è mio" e intende uccidere Edmund. E Aslan dice: "Ma io mi posso offrire al suo posto". Interessante anche che il capo-gruppo dei fratelli è Peter con riferimento a S. Pietro, capo degli Apostoli.<br />Penso che la pellicola sia un valido aiuto per parlare del cristianesimo. La gente leggerà Lewis di cui io consiglio l'ottimo libro "Le lettere di Berlicche" dove un diavolo esperto consiglia suo nipote diavolo su come fregare gli uomini per farli andare all'inferno.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer de IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48816888</guid><pubDate>Mon, 21 Feb 2022 13:11:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48816888/le_cronache_di_narnia_il_leone_la_strega_e_l_armadio.mp3" length="3269860" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=29&#13;
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LE CRONACHE DI NARNIA: IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO&#13;
Un valido aiuto per parlare del cristianesimo&#13;
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"Il leone, la strega e l'armadio", il primo film della serie "Le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=29" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=29</a><br /><br />LE CRONACHE DI NARNIA: IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO<br />Un valido aiuto per parlare del cristianesimo<br /><br />"Il leone, la strega e l'armadio", il primo film della serie "Le cronache di Narnia" può offrire un'ottima opportunità di parlare della fede. I bambini potranno gustarselo anche se non coglieranno subito i temi cristiani contenuti nella pellicola.<br />La storia racconta le avventure di Peter, Susan, Edmund e Lucy, quattro fratelli che durante la seconda guerra mondiale scoprono il mondo di Narnia, al quale accedono attraverso un armadio magico mentre giocano a nascondino nella casa di campagna di un vecchio professore.<br />A Narnia scopriranno un mondo incredibile abitato da animali che parlano, folletti, fauni, centauri e giganti che Jadis, la Strega Bianca, ha condannato all'inverno eterno dove, come nei regimi anti-cristiani come l'Arabia Saudita, è proibito festeggiare il Natale. Con l'aiuto del leone Aslan, il nobile e vero sovrano, i bambini lotteranno in una spettacolare battaglia per vincere il potere che la Strega Bianca, usurpatrice, esercita su Narnia e per riuscire a liberarlo dalla maledizione del freddo.<br />L'autore delle "Cronache di Narnia" è C.S. Lewis nato a Belfast, nell'Irlanda del Nord. Convertito al cristianesimo grazie all'amico J.R.R. Tolkien (il cattolico autore del Signore degli Anelli) è stato capace di comunicare il messaggio del Vangelo in modo accessibile.<br />Ci sono molti parallelismi in questo libro:<br />- il leone Aslan che rappresenta Gesù;<br />- la rottura della lapide e la distruzione della legge antica;<br />- è inverno ma mai Natale e il Natale non arriva finché non arriva Aslan;<br />- Aslan muore per un peccatore, un bambino che rappresenta qualsiasi persona, e prende su di sé i suoi peccati.<br />Nella scena precedente al sacrificio di Aslan per il bambino Edmund, la Strega Bianca dice: "Perché ha peccato, è mio" e intende uccidere Edmund. E Aslan dice: "Ma io mi posso offrire al suo posto". Interessante anche che il capo-gruppo dei fratelli è Peter con riferimento a S. Pietro, capo degli Apostoli.<br />Penso che la pellicola sia un valido aiuto per parlare del cristianesimo. La gente leggerà Lewis di cui io consiglio l'ottimo libro "Le lettere di Berlicche" dove un diavolo esperto consiglia suo nipote diavolo su come fregare gli uomini per farli andare all'inferno.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer de IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></itunes:summary><itunes:duration>205</itunes:duration><itunes:keywords>apostoli,aslan,jadis,leletterediberlicche,lewis,narnia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b5a1f86294133cfc150a3ef4625249af.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le cronache di Narnia** (2005) - Il principe Caspian</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-cronache-di-narnia-2005-il-principe-caspian--48816794</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1033" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1033</a><br /><br />IL PRINCIPE CASPIAN: ECCO IL PRIMO FILM DEL 2008 DEGNO DI ESSERE VISTO SECONDO L'OSSERVATORE ROMANO di Gaetano Vallini<br />Non delude le attese la seconda puntata cinematografica de Le cronache di Narnia, la saga fantasy scaturita dalla penna di Clive Staples Lewis e portata sul grande schermo dalla Disney. L'episodio Il principe Caspian - che uscirà nelle sale italiane il 14 agosto e che sarà presentato in anteprima al Fiuggi family festival il 28 luglio - ripropone, ampliandole in una dimensione decisamente più epica, le caratteristiche narrative che hanno fatto apprezzare il precedente Il leone, la strega e l'armadio, vincitore di un Oscar. Insomma, un kolossal in piena regola, che regala un po' di verve a una stagione avara di titoli di rilievo.<br />Grazie a un ritmo più serrato e soprattutto a un più accentuato ricorso ai sofisticati effetti di animazione digitale, il regista Andrew Adamson - lo stesso del primo episodio - confeziona un prodotto che sarà apprezzato dai fan di Narnia. Tuttavia non saremo sui numeri di analoghe produzioni, perché il richiamo dei maghetti ha più presa su un pubblico di giovanissimi e alcune saghe, come Il signore degli anelli, possono contare su una comunità di lettori e appassionati ben più ampia e radicata. E proprio tra gli appassionati lettori di Lewis forse alcuni storceranno un po' il naso, visto che le libertà rispetto al testo sono numerose e a volte significative. Ma è il prezzo che si è costretti a pagare nelle trasposizioni cinematografiche, anche se in questo caso il risultato di compromesso appare comunque accettabile.<br /> Negli Stati Uniti l'uscita del film non ha riproposto gli stessi commenti che hanno accompagnato il primo capitolo, quando Lewis venne di fatto assoldato tra le file dei cosiddetti neocon, divenendo l'alfiere di una campagna religiosa per teen-ager. Ma al di là di disquisizioni ideologizzate condite con letture semplicistiche e fuorvianti, anche questo lavoro ripropone, seppure in maniera meno forte, i temi cari a Lewis, che definiva se stesso il "convertito più riluttante di tutta l'Inghilterra". Lo scrittore - vissuto in gran parte in Inghilterra, ma irlandese di Belfast e di famiglia protestante visceralmente anticattolica - lasciò il protestantesimo per abbandonarsi all'ateismo prima di abbracciare la religione cristiana, optando per l'anglicanesimo.<br />Una scelta chiara e definitiva:  "Viviamo in un territorio occupato dal nemico:  ecco cos'è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio". Nel mondo di Narnia - abitato da centauri, fauni, minotauri, giganti, nani, animali parlanti e alberi semoventi, le cui caratterizzazioni spesso sono lo specchio di virtù e vizi fin troppo umani - questo concetto è esplicitato da un marcato simbolismo cristiano, in un racconto ricco di allegorie e metafore evangeliche.<br />Al pari di Tolkien - inglese dalla profonda fede cattolica, la cui amicizia influì molto sulla sua conversione - Lewis attinse dagli antichi miti e dai grandi classici della narrativa fantastica per esaltare i temi della trascendenza. Egli era convinto dell'esistenza di un legame tra il linguaggio simbolico caratteristico della letteratura di genere e lo sguardo concreto della fede sulla storia. Nei suoi lavori emerge la nostalgia del paradiso perduto, la molla che spinge l'uomo a riconquistarlo e a ricercare nuovamente, con coraggio e fiducia, la Verità. Questa ricerca è un'intrigante chiave di lettura de Le cronache di Narnia, un mondo in cui il bene è bene e il male è male, senza possibilità di compromessi. Una distinzione forse fin troppo manichea, ma che deriva da una visione del cristianesimo che non ammette sconti:  "Cristo non ha mai fatto discorsi vaghi, idealistici. Quando dice "siate perfetti" dice sul serio". Allo stesso modo anche i suoi personaggi devono fare una scelta definitiva. La stessa che è chiamato a compiere il giovane principe Caspian, legittimo erede al trono di Narnia, del quale anche nel film si apprezza, sia pure in modo meno marcato che nell'opera letteraria, il tormentato itinerario interiore:  per questo la sua è una storia che parla anche della perdita dell'innocenza.<br /> La trama del film è incentrata sulla sua figura. Ma insieme con lui riprendono vita i quattro fratelli Pevensie, Peter, Edmund, Susan e Lucy, che nel precedente capitolo erano stati proiettati a Narnia, divenendone i sovrani. Ancora una volta sono magicamente trasportati in quel mondo. Non c'è più l'armadio, la strega bianca è morta, Aslan - il re leone - è scomparso da milletrecento anni, anche se per loro sono trascorsi appena dodici mesi. A Narnia l'età dell'oro è finita:  scoprono un mondo completamente diverso, che riserva loro una nuova avventura, in cui la loro fiducia e il loro coraggio vengono messi duramente alla prova. C'è un altro nemico da affrontare, gli uomini di Telmar, guidati dal perfido Miraz, zio di Caspian, che occupa illegittimamente il trono che appartiene a quest'ultimo. A Caspian si affidano gli abitanti di Narnia, costretti da secoli all'oblio, affinché ritornino pace e serenità e si costruiscano rapporti fraterni con i figli di Adamo e di Eva. I quattro sovrani giunti dal passato gli daranno una mano e lo stesso Aslan, nel primo episodio raggiante metafora di Cristo, tornerà a schierarsi con le forze del bene (con una voce più appropriata dopo quella insostenibile del pur bravo Omar Sharif).<br />Più matura - del resto sono cresciuti - la prova dei quattro giovani attori che impersonano i fratelli Pevensie:  Skandar Keynes (Edmund), William Moseley (Peter), Anna Popplewell (Susan) e Georgie Henley (Lucy), sicuramente la più efficace nel rendere l'indole del personaggio, chiamata a incarnare la bambina costretta ad affrontare lo scetticismo degli altri, ma alla quale si svelano per primi i misteri di Narnia. Tuttavia la vera star del film è Ben Barnes, nei panni di un principe Caspian piuttosto impacciato, colpa di una sceneggiatura che non gli rende del tutto giustizia. Infine Sergio Castellitto, che dà vita a un Miraz sufficientemente odioso e credibile.<br />Contro di lui, personificazione del male che travolge quel mondo, il sovrano Peter incita alla battaglia:  una battaglia che va combattuta senza paura, con la speranza di riconquistare quella sorta di giardino dell'Eden, dove ristabilire un regno di amore e di fratellanza. Il metatesto cristiano in questa pellicola appare meno evidente, lasciando spazio alla fascinazione di un mondo medievaleggiante, con il suo codice cavalleresco. La stessa figura di Aslan, centrale nel primo episodio, appare meno significativa pur mantenendo il suo alone di sacralità. Così con un'ambientazione che non disdegna stavolta tonalità più cupe e in un rincorrersi di misurate citazioni cinematografiche - da Guerre stellari per i personaggi a Il signore degli anelli per gli scontri armati che tuttavia non riescono a raggiungere lo stesso coinvolgimento nonostante le intenzioni - i centoquarantacinque minuti di proiezione scorrono via piacevolmente, lasciando comunque significativi messaggi:  il valore del sacrificio e della lealtà, il senso dell'amicizia, la potenza del perdono, il significato della misericordia.<br />Ma la parola fine chiude solo un capitolo, perché la Disney ha già avviato la realizzazione del terzo episodio, Il viaggio del veliero. Il regista stavolta sarà diverso, ma si tornerà in quella terra "governata da una più grande magia, che distingue il bene dal male e determina il nostro destino".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48816794</guid><pubDate>Mon, 21 Feb 2022 13:07:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48816794/le_cronache_di_narnia_il_principe_caspian.mp3" length="9697115" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1033&#13;
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IL PRINCIPE CASPIAN: ECCO IL PRIMO FILM DEL 2008 DEGNO DI ESSERE VISTO SECONDO L'OSSERVATORE ROMANO di Gaetano Vallini&#13;
Non delude le attese la seconda puntata cinematografica de Le...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1033" rel="noopener">www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1033</a><br /><br />IL PRINCIPE CASPIAN: ECCO IL PRIMO FILM DEL 2008 DEGNO DI ESSERE VISTO SECONDO L'OSSERVATORE ROMANO di Gaetano Vallini<br />Non delude le attese la seconda puntata cinematografica de Le cronache di Narnia, la saga fantasy scaturita dalla penna di Clive Staples Lewis e portata sul grande schermo dalla Disney. L'episodio Il principe Caspian - che uscirà nelle sale italiane il 14 agosto e che sarà presentato in anteprima al Fiuggi family festival il 28 luglio - ripropone, ampliandole in una dimensione decisamente più epica, le caratteristiche narrative che hanno fatto apprezzare il precedente Il leone, la strega e l'armadio, vincitore di un Oscar. Insomma, un kolossal in piena regola, che regala un po' di verve a una stagione avara di titoli di rilievo.<br />Grazie a un ritmo più serrato e soprattutto a un più accentuato ricorso ai sofisticati effetti di animazione digitale, il regista Andrew Adamson - lo stesso del primo episodio - confeziona un prodotto che sarà apprezzato dai fan di Narnia. Tuttavia non saremo sui numeri di analoghe produzioni, perché il richiamo dei maghetti ha più presa su un pubblico di giovanissimi e alcune saghe, come Il signore degli anelli, possono contare su una comunità di lettori e appassionati ben più ampia e radicata. E proprio tra gli appassionati lettori di Lewis forse alcuni storceranno un po' il naso, visto che le libertà rispetto al testo sono numerose e a volte significative. Ma è il prezzo che si è costretti a pagare nelle trasposizioni cinematografiche, anche se in questo caso il risultato di compromesso appare comunque accettabile.<br /> Negli Stati Uniti l'uscita del film non ha riproposto gli stessi commenti che hanno accompagnato il primo capitolo, quando Lewis venne di fatto assoldato tra le file dei cosiddetti neocon, divenendo l'alfiere di una campagna religiosa per teen-ager. Ma al di là di disquisizioni ideologizzate condite con letture semplicistiche e fuorvianti, anche questo lavoro ripropone, seppure in maniera meno forte, i temi cari a Lewis, che definiva se stesso il "convertito più riluttante di tutta l'Inghilterra". Lo scrittore - vissuto in gran parte in Inghilterra, ma irlandese di Belfast e di famiglia protestante visceralmente anticattolica - lasciò il protestantesimo per abbandonarsi all'ateismo prima di abbracciare la religione cristiana, optando per l'anglicanesimo.<br />Una scelta chiara e definitiva:  "Viviamo in un territorio occupato dal nemico:  ecco cos'è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio". Nel mondo di Narnia - abitato da centauri, fauni, minotauri, giganti, nani, animali parlanti e alberi semoventi, le cui caratterizzazioni spesso sono lo specchio di virtù e vizi fin troppo umani - questo concetto è esplicitato da un marcato simbolismo cristiano, in un racconto ricco di allegorie e metafore evangeliche.<br />Al pari di Tolkien - inglese dalla profonda fede cattolica, la cui amicizia influì molto sulla sua conversione - Lewis attinse dagli antichi miti e dai grandi classici della narrativa fantastica per esaltare i temi della trascendenza. Egli era convinto dell'esistenza di un legame tra il linguaggio simbolico caratteristico della letteratura di genere e lo sguardo concreto della fede sulla storia. Nei suoi lavori emerge la nostalgia del paradiso perduto, la molla che spinge l'uomo a riconquistarlo e a ricercare nuovamente, con coraggio e fiducia, la Verità. Questa ricerca è un'intrigante chiave di lettura de Le cronache di Narnia, un mondo in cui il bene è bene e il male è male, senza possibilità di compromessi. 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Ma questa volta si sono superati: Black 47 è diventato The renegade. Sempre inglese e col merito di non far capire più niente. Il «rinnegato», infatti, è proprio l'opposto, e diciamo subito perché.<br />Il film narra di Martin Feeney, un irlandese che, per mangiare, si è arruolato nell'esercito britannico ed ha combattuto in Afghanistan e in India. Torna a casa nel 1847 anno che è «nero» (Black 47) per due motivi. Gli occupanti inglesi, che trattano gli irlandesi papisti come feccia, hanno introdotto la tassa sugli affitti, che i lord latifondisti intendono scaricare sugli affittuari. Così, chi non può pagare viene sfrattato. La cerimonia consiste nello scoperchiare i tetti di paglia rendendo le case (già catapecchie) inabitabili. Per giunta, in quel fatale anno, la malattia delle patate, principale quando non unico alimento di quel disgraziato popolo, aggiunge la morte per fame. Si calcola un milione di morti e altrettanti emigrati in America. Mentre il poco grano che c'è viene dirottato verso l'Inghilterra.<br />Il nostro reduce trova sua cognata e i figlioletti scalzi in pieno inverno (non hanno neanche le scarpe), sua madre è morta di febbri perché senza medicine, suo fratello è stato impiccato in quanto cercava di opporsi allo sfratto. Qualcuno a questo punto ricorderà che questo film l'avevo già recensito qui due anni fa, quando uscì. Ma allora avevo dovuto vederlo in lingua originale e fare acrobazie di interpretazione perché nel film gli irlandesi parlano tra loro in gaelico (cosa che autorizza un giudice inglese a condannare uno che neanche sa di cosa lo si incolpa). Solo adesso è uscito doppiato in italiano e lo ri-consiglio perché è davvero bello. Tra i protagonisti c'è Hugo Weawing, già Elrond re degli Elfi ne Il Signore degli Anelli e anche, con la maschera del papista Guy Fawkes, in V for vendetta), che è stato compagno d'armi del reduce e ora, da poliziotto, deve dargli la caccia. Infatti, quando Feeney trova la cognata e i suoi nipotini morti assiderati nella casa privata del tetto, capisce che deve farsi giustizia da solo.<br />In una scena si vede un funerale con bara "ecologica": per risparmiare legno, i morti di serie B (cioè gli irlandesi) vengono portati sulla fossa comune in una bara il cui fondo si apre lasciando cadere il cadavere e può essere riutilizzata. Questa cosa è storica e non avveniva solo in Irlanda, ma perfino nell'impero austriaco dell'«illuminato» Giuseppe II. In un'altra scena gli affamati (cioè i più) possono lucrare di una scodella di zuppa calda offerta da un pastore protestante. A patto che prima recitino l'atto d'abiura nei confronti del cattolicesimo, sennò nisba.<br />Anche il nostro Sud, col Risorgimento, subì trattamenti del genere e qualche film nostrano lo ammette. Salvo, però, mostrare che le ragioni e i torti devono essere equamente divisi, e via salvando la mitologia nazionale. Nel film irlandese no: i cattivi sono solo gli inglesi senza se senza ma. Perché è questa la verità, e i numeri della loro emigrazione parlano chiaro. Solo quelli della nostra non parlano affatto, e i sudisti devono continuare ad applaudire una forma statale che per loro è stata solo una camicia da forza. Gli irlandesi sono riusciti a sfilarsi la loro perché non hanno mai dimenticato di averla. Vabbè, pace. Ma non perdetelo, il film, è davvero bello.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/48161787</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2022 11:30:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/48161787/the_renegade_gli_abusi_subiti_dai_cattolici_irlandesi.mp3" length="3968566" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: The Renegade - Trailer italiano ufficiale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=JRVZplbCFE8&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

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GLI ABUSI SUBITI DAI CATTOLICI IRLANDESI di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: The Renegade - Trailer italiano ufficiale ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=JRVZplbCFE8&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=JRVZplbCFE8&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6643" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6643</a><br /><br />GLI ABUSI SUBITI DAI CATTOLICI IRLANDESI di Rino Cammilleri<br />In Italia siamo abituati all'eversione dei titoli di film stranieri, ma di solito si tratta di traduzioni strampalate o di autentiche levate d'ingegno (il massimo lo si raggiunse col Jeremiah Johnson diventato Corvo rosso non avrai il mio scalpo, del 1972, di Sidney Pollack con Robert Redford, da subito un cult). Ma questa volta si sono superati: Black 47 è diventato The renegade. Sempre inglese e col merito di non far capire più niente. Il «rinnegato», infatti, è proprio l'opposto, e diciamo subito perché.<br />Il film narra di Martin Feeney, un irlandese che, per mangiare, si è arruolato nell'esercito britannico ed ha combattuto in Afghanistan e in India. Torna a casa nel 1847 anno che è «nero» (Black 47) per due motivi. Gli occupanti inglesi, che trattano gli irlandesi papisti come feccia, hanno introdotto la tassa sugli affitti, che i lord latifondisti intendono scaricare sugli affittuari. Così, chi non può pagare viene sfrattato. La cerimonia consiste nello scoperchiare i tetti di paglia rendendo le case (già catapecchie) inabitabili. Per giunta, in quel fatale anno, la malattia delle patate, principale quando non unico alimento di quel disgraziato popolo, aggiunge la morte per fame. Si calcola un milione di morti e altrettanti emigrati in America. Mentre il poco grano che c'è viene dirottato verso l'Inghilterra.<br />Il nostro reduce trova sua cognata e i figlioletti scalzi in pieno inverno (non hanno neanche le scarpe), sua madre è morta di febbri perché senza medicine, suo fratello è stato impiccato in quanto cercava di opporsi allo sfratto. Qualcuno a questo punto ricorderà che questo film l'avevo già recensito qui due anni fa, quando uscì. Ma allora avevo dovuto vederlo in lingua originale e fare acrobazie di interpretazione perché nel film gli irlandesi parlano tra loro in gaelico (cosa che autorizza un giudice inglese a condannare uno che neanche sa di cosa lo si incolpa). Solo adesso è uscito doppiato in italiano e lo ri-consiglio perché è davvero bello. Tra i protagonisti c'è Hugo Weawing, già Elrond re degli Elfi ne Il Signore degli Anelli e anche, con la maschera del papista Guy Fawkes, in V for vendetta), che è stato compagno d'armi del reduce e ora, da poliziotto, deve dargli la caccia. Infatti, quando Feeney trova la cognata e i suoi nipotini morti assiderati nella casa privata del tetto, capisce che deve farsi giustizia da solo.<br />In una scena si vede un funerale con bara "ecologica": per risparmiare legno, i morti di serie B (cioè gli irlandesi) vengono portati sulla fossa comune in una bara il cui fondo si apre lasciando cadere il cadavere e può essere riutilizzata. Questa cosa è storica e non avveniva solo in Irlanda, ma perfino nell'impero austriaco dell'«illuminato» Giuseppe II. In un'altra scena gli affamati (cioè i più) possono lucrare di una scodella di zuppa calda offerta da un pastore protestante. A patto che prima recitino l'atto d'abiura nei confronti del cattolicesimo, sennò nisba.<br />Anche il nostro Sud, col Risorgimento, subì trattamenti del genere e qualche film nostrano lo ammette. Salvo, però, mostrare che le ragioni e i torti devono essere equamente divisi, e via salvando la mitologia nazionale. Nel film irlandese no: i cattivi sono solo gli inglesi senza se senza ma. Perché è questa la verità, e i numeri della loro emigrazione parlano chiaro. Solo quelli della nostra non parlano affatto, e i sudisti devono continuare ad applaudire una forma statale che per loro è stata solo una camicia da forza. 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Due esistenze particolari ed in qualche modo ferite da fatti e condizioni diversi ma che alla fine trovano una somiglianza ed una comunanza. Il ragazzo ha un desiderio: diventare pilota dell'esercito come suo padre prematuramente scomparso di cui egli ricorda poco e ne fa quindi un personale eroe, un mito. Per accedere all'accademia militare bisogna superare degli esami molto difficili e nella sua famiglia nessuno crede alle sue possibilità e reputano il suo desiderio un sogno irrealizzabile.<br />Il contesto dove vive il ragazzo è assai fragile: una sorellastra più grande con la quale condivide un rapporto di reciproco odio, una sorellina troppo intelligente che gli ricorda continuamente la sua superiorità intellettiva ed infine una madre che fatica a tenere le briglia della sua famiglia ed è alla costante ricerca di un marito. Per una serie di circostanze il ragazzo arriva a conoscere l'altro protagonista della storia, quello che diventerà il suo Maestro: un personaggio presentato all'inizio come un essere misterioso pieno di loschi segreti. Una serie di dicerie che nascono dal suo aspetto fisico: un volto deturpato a metà per via di un incidente. Inoltre conduce una vita ritirata e solitaria e perciò, sapendo poco di lui, gli abitanti del piccolo centro imbastiscono strane storie a suo riguardo, tutte dettate da una immaginazione malata.<br />Il ragazzo, scoprendo nella vita del misterioso personaggio un passato da insegnante, gli chiede di fargli da tutore. La cosa avviene, ma in modo tutt'altro che facile: le lezioni all'inizio saranno dure e severe attraverso un rapporto quasi di sfida da parte dell'insegnante; ma nel tempo per l'allievo tutto diventerà prezioso, sarà per lui lo spalancarsi di nuove porte e l'avverarsi di molte promesse sopite. Egli studia, impara e, soprattutto, gusta in un presente e scopre che le cose che apprende lo riguardano e cresce la stima in se stesso. Tutto grazie al maestro che sa condurlo con pretesa e fiducia. Parallelamente al rapporto importante che si instaura tra i due accadono altri avvenimenti che mettono a dura prova la bellezza del loro incontro.<br />Il film, nell'arco della sua durata, sa testimoniare con precisione le attese di un adolescente e la risposta libera dell'adulto quando è capace di credere nell'altro. Gli altri adulti presenti nel film evidenziano una inadeguatezza rispetto alle esigenze del mondo adolescente che tutt'al più rimanda allo psicologo (come si vede in alcune scene): ovvero, tutto ciò che nei ragazzi appare come naturale crisi e inquietudine da attraversare diventa un problema allarmante da esaminare ed analizzare. Non è invece quello che fa il tutore nel film: non analizza il suo discente, né lo esamina ma lo prende con se così com'è, perché sa che in quel volto pieno di domande c'è un destino e nell'istante della comunicazione di sé (attraverso l'insegnamento) esso si rivela, senza rimandi. Molto importante è notare che il film finisce come inizia: le prime immagini mostrano un sogno che si trasforma in un incubo, le scene finali sono le stesse ma si tratta del sogno avverato con la certezza di una presenza costante nell'avventura della vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47920707</guid><pubDate>Tue, 14 Dec 2021 21:07:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47920707/l_uomo_senza_volto_il_primo_film_del_1993_con_la_regia_di_mel_gibson.mp3" length="4470117" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=107&#13;
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L'UOMO SENZA VOLTO, IL PRIMO FILM (DEL 1993) CON LA REGIA DI MEL GIBSON&#13;
Un maestro ed il suo allievo, questi i personaggi protagonisti del racconto. Due esistenze particolari...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=107" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=107</a><br /><br />L'UOMO SENZA VOLTO, IL PRIMO FILM (DEL 1993) CON LA REGIA DI MEL GIBSON<br />Un maestro ed il suo allievo, questi i personaggi protagonisti del racconto. Due esistenze particolari ed in qualche modo ferite da fatti e condizioni diversi ma che alla fine trovano una somiglianza ed una comunanza. Il ragazzo ha un desiderio: diventare pilota dell'esercito come suo padre prematuramente scomparso di cui egli ricorda poco e ne fa quindi un personale eroe, un mito. Per accedere all'accademia militare bisogna superare degli esami molto difficili e nella sua famiglia nessuno crede alle sue possibilità e reputano il suo desiderio un sogno irrealizzabile.<br />Il contesto dove vive il ragazzo è assai fragile: una sorellastra più grande con la quale condivide un rapporto di reciproco odio, una sorellina troppo intelligente che gli ricorda continuamente la sua superiorità intellettiva ed infine una madre che fatica a tenere le briglia della sua famiglia ed è alla costante ricerca di un marito. Per una serie di circostanze il ragazzo arriva a conoscere l'altro protagonista della storia, quello che diventerà il suo Maestro: un personaggio presentato all'inizio come un essere misterioso pieno di loschi segreti. Una serie di dicerie che nascono dal suo aspetto fisico: un volto deturpato a metà per via di un incidente. Inoltre conduce una vita ritirata e solitaria e perciò, sapendo poco di lui, gli abitanti del piccolo centro imbastiscono strane storie a suo riguardo, tutte dettate da una immaginazione malata.<br />Il ragazzo, scoprendo nella vita del misterioso personaggio un passato da insegnante, gli chiede di fargli da tutore. La cosa avviene, ma in modo tutt'altro che facile: le lezioni all'inizio saranno dure e severe attraverso un rapporto quasi di sfida da parte dell'insegnante; ma nel tempo per l'allievo tutto diventerà prezioso, sarà per lui lo spalancarsi di nuove porte e l'avverarsi di molte promesse sopite. Egli studia, impara e, soprattutto, gusta in un presente e scopre che le cose che apprende lo riguardano e cresce la stima in se stesso. Tutto grazie al maestro che sa condurlo con pretesa e fiducia. Parallelamente al rapporto importante che si instaura tra i due accadono altri avvenimenti che mettono a dura prova la bellezza del loro incontro.<br />Il film, nell'arco della sua durata, sa testimoniare con precisione le attese di un adolescente e la risposta libera dell'adulto quando è capace di credere nell'altro. Gli altri adulti presenti nel film evidenziano una inadeguatezza rispetto alle esigenze del mondo adolescente che tutt'al più rimanda allo psicologo (come si vede in alcune scene): ovvero, tutto ciò che nei ragazzi appare come naturale crisi e inquietudine da attraversare diventa un problema allarmante da esaminare ed analizzare. Non è invece quello che fa il tutore nel film: non analizza il suo discente, né lo esamina ma lo prende con se così com'è, perché sa che in quel volto pieno di domande c'è un destino e nell'istante della comunicazione di sé (attraverso l'insegnamento) esso si rivela, senza rimandi. Molto importante è notare che il film finisce come inizia: le prime immagini mostrano un sogno che si trasforma in un incubo, le scene finali sono le stesse ma si tratta del sogno avverato con la certezza di una presenza costante nell'avventura della vita.]]></itunes:summary><itunes:duration>280</itunes:duration><itunes:keywords>destino,insegnamento,maestro,melgibson,uomosenzavolto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a4f1801c21c3026f84dbfb1260802a5a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>American sniper* (2014) - Il cecchino più letale d'America</title><link>https://www.spreaker.com/episode/american-sniper-2014-il-cecchino-piu-letale-d-america--47909058</link><description><![CDATA[<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=448" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=448</a><br /><br />LA VERA STORIA DEL CECCHINO PIU' LETALE D'AMERICA<br />Un soldato con il dito posato sul grilletto osserva da un mirino una donna e un bambino uscire dalla porta di una casa di una qualsiasi cittadina irachena. La donna tiene nascosta sotto il velo una granata, la tira fuori la passa al bambino e lo spinge a scagliarsi contro soldati americani.  Inizia così American Sniper, l'ultimo film del regista americano Clint Eastwood. Pochi secondi ma di grande impatto visivo che aprono già a una grande domanda: si può andare in guerra, diventare in assoluto il più celebre cecchino della storia americana senza farsi scalfire minimante dagli orrori della guerra stessa e dal rimorso per le azioni compiute?<br />Qualche secondo di esitazione prima che un flashback ci riporti indietro con il tempo per raccontarci la storia di Chris Kyle bambino, figlio, torero e marito che si trasforma nel più efferato cecchino di tutti i tempi. Un talento naturale la cui personalità e carattere vengono plasmati fin da bambino da un padre dai chiari principi morali. Il mondo, spiega papà Kyle, si divide in pecore, lupi e cani da pastore. A questi ultimi spetta il difficile compito di proteggere le pecore dai soprusi, spesso immotivati, dei lupi cattivi.<br /><br />NÉ PECORE NÉ LUPI<br />L'insegnamento è chiaro e semplice così com'è chiaro che il Signor Kyle, nella sua casa, non vuole allevare né pecore né lupi. La visione paterna accompagnerà Chris nel corso della sua intera vita e il giovane, in seguito agli attacchi terroristici alle ambasciate statunitensi di Kenya e Tanzania, si arruola nei Navy Seals. Il duro addestramento non scalfisce minimamente l'uomo mosso dal senso del dovere e dalla convinzione di assolvere a un ruolo più grande. E nemmeno l'inaspettato incontro con una donna che diventerà moglie e madre dei suoi due bambini lo dissuade dal partire.<br />Rigore, acume, attenzione al dettaglio sono caratteristiche che non passano inosservate e Kyle viene spedito in Iraq per vegliare dall'alto sulle vite di quei soldati che si muovono tra le polverose e desolate strade delle città di Ramadi, Fallujah e Sadr City alla ricerca del pericoloso Al Zarqawi, del suo luogotenente, un uomo conosciuto come Macellaio e noto a tutti per la crudele mania di torturare i cittadini con un trapano, e dell'altrettanto talentuoso cecchino Mustafa.<br />Una delle principali critiche mosse a Clint Eastwood per American Sniper è quella di aver girato un film guerrafondaio, in cui il netto contrasto tra il Bene e il Male risulta un po' troppo scontato e schematico. Quasi che l'intenzione di Eastwood fosse solo quella di presentare al mondo un film propagandistico per legittimare le scelte degli americani, condannare chiaramente quelle del nemico e far simpatizzare il pubblico con lo sniper più noto d'America, attraverso la semplicistica contrapposizione di giusto e sbagliato.<br />In realtà, dietro American Sniper c'è molto più che il riduttivo resoconto di una guerra le cui ferite sono anche fresche e vive. American Sniper è la storia di un uomo divenuto presto eroe, un soldato ammirato in patria e temuto dai nemici tanto da guadagnarsi sia l'appellativo di Leggenda, attribuitogli dagli altri soldati, che quello di "Diavolo di Ramadi", affibbiatoli dai terroristi. Appostato sempre su un tetto diverso, Kyle è al tempo stesso angelo custode e sterminatore efferato e tutte le volte è messo di fronte alla difficile decisione del premere o meno il grilletto. Una decisione che è chiaramente condizionata dal contesto in cui si trova ad agire e dal ruolo incarnato.<br /><br />UNA REALTÀ VIOLENTA<br />Eastwood, con una regia pulita e una narrazione fluida, non si nasconde dietro gli specchi e mostra allo spettatore la guerra per quella che è, una realtà violenta, dove il male è fine a se stesso tanto da non crearsi scrupolo neanche quando deve farsi scudo di donne e bambini per far esplodere una granata. Dall'altro lato, però, il regista non esita né teme nel presentare allo spettatore i dubbi e le perplessità di un uomo sulla cui testa pende una taglia da milioni di dollari e che "di fronte al male come non lo aveva mai visto" deve continuamente decidere della vita degli altri. Sappiamo bene che, alla fine, quel grilletto sarà premuto perché Kyle lotta contro il male anche quando questo assume i contorni delle vittime innocenti. Ma sappiamo anche che la decisione di colpire non è mai semplice né scevra da implicazioni e tormenti morali.<br />Il disagio di Kyle emerge soprattutto a casa, nei periodi di stacco tra un turno e l'altro. Le poche commoventi scene domestiche servono a chiarire quanto l'uomo non riesca a staccarsi neanche mentalmente dall'orrore della guerra e dal suo ruolo di soldato. Perché la sua vita Chris la sente piena solo quando è in guerra, nel confronto con un nemico terribile, solo quando è in prima linea per assolvere a un dovere di cui non riconosce neanche i limiti. Kyle crede in quello che fa e sa bene che la sua decisione di uccidere è controbilanciata - non per questo giustificata - dalla necessità di coprire i suoi compagni. Eppure il peso morale delle sue azioni emerge con chiarezza soprattutto nel finale. Sia nel confronto con un figlio a cui spiega quanto sia difficile "fermare un cuore che batte" sia nel confronto con uno psichiatra a cui confessa di essere pronto ad assumersi la responsabilità di fronte a Dio per le oltre 160 persone uccise.<br />Eastwood, con quella delicatezza e quella sensibilità che non fatica a padroneggiare, racconta molto più che la guerra. Ancora una volta dimostra di sapere fare grande cinema attraverso la storia di un uomo grande, di un eroe sorretto dal sentimento, dal desiderio di contribuire a creare un mondo perfetto e da una fede incrollabile. Basta la semplice immagine della Bibbia a ricordarci continuamente il significato ultimo di quella vita che non si piega mai di fronte al nemico ed è alla continua ricerca di un senso più grande persino in seguito al definitivo rientro in patria. Quella stessa patria che continua a servire con convinzione e che per un beffardo scherzo del destino lo condanna a una fine tragica e assurda.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47909058</guid><pubDate>Mon, 13 Dec 2021 21:11:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47909058/american_sniper_la_vera_storia_del_cecchino_pi_letale_d_america.mp3" length="8401441" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=448

LA VERA STORIA DEL CECCHINO PIU' LETALE D'AMERICA
Un soldato con il dito posato sul grilletto osserva da un mirino una donna e un bambino uscire dalla porta di una casa di una qualsiasi cittadina...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=448" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=448</a><br /><br />LA VERA STORIA DEL CECCHINO PIU' LETALE D'AMERICA<br />Un soldato con il dito posato sul grilletto osserva da un mirino una donna e un bambino uscire dalla porta di una casa di una qualsiasi cittadina irachena. La donna tiene nascosta sotto il velo una granata, la tira fuori la passa al bambino e lo spinge a scagliarsi contro soldati americani.  Inizia così American Sniper, l'ultimo film del regista americano Clint Eastwood. Pochi secondi ma di grande impatto visivo che aprono già a una grande domanda: si può andare in guerra, diventare in assoluto il più celebre cecchino della storia americana senza farsi scalfire minimante dagli orrori della guerra stessa e dal rimorso per le azioni compiute?<br />Qualche secondo di esitazione prima che un flashback ci riporti indietro con il tempo per raccontarci la storia di Chris Kyle bambino, figlio, torero e marito che si trasforma nel più efferato cecchino di tutti i tempi. Un talento naturale la cui personalità e carattere vengono plasmati fin da bambino da un padre dai chiari principi morali. Il mondo, spiega papà Kyle, si divide in pecore, lupi e cani da pastore. A questi ultimi spetta il difficile compito di proteggere le pecore dai soprusi, spesso immotivati, dei lupi cattivi.<br /><br />NÉ PECORE NÉ LUPI<br />L'insegnamento è chiaro e semplice così com'è chiaro che il Signor Kyle, nella sua casa, non vuole allevare né pecore né lupi. La visione paterna accompagnerà Chris nel corso della sua intera vita e il giovane, in seguito agli attacchi terroristici alle ambasciate statunitensi di Kenya e Tanzania, si arruola nei Navy Seals. Il duro addestramento non scalfisce minimamente l'uomo mosso dal senso del dovere e dalla convinzione di assolvere a un ruolo più grande. E nemmeno l'inaspettato incontro con una donna che diventerà moglie e madre dei suoi due bambini lo dissuade dal partire.<br />Rigore, acume, attenzione al dettaglio sono caratteristiche che non passano inosservate e Kyle viene spedito in Iraq per vegliare dall'alto sulle vite di quei soldati che si muovono tra le polverose e desolate strade delle città di Ramadi, Fallujah e Sadr City alla ricerca del pericoloso Al Zarqawi, del suo luogotenente, un uomo conosciuto come Macellaio e noto a tutti per la crudele mania di torturare i cittadini con un trapano, e dell'altrettanto talentuoso cecchino Mustafa.<br />Una delle principali critiche mosse a Clint Eastwood per American Sniper è quella di aver girato un film guerrafondaio, in cui il netto contrasto tra il Bene e il Male risulta un po' troppo scontato e schematico. Quasi che l'intenzione di Eastwood fosse solo quella di presentare al mondo un film propagandistico per legittimare le scelte degli americani, condannare chiaramente quelle del nemico e far simpatizzare il pubblico con lo sniper più noto d'America, attraverso la semplicistica contrapposizione di giusto e sbagliato.<br />In realtà, dietro American Sniper c'è molto più che il riduttivo resoconto di una guerra le cui ferite sono anche fresche e vive. American Sniper è la storia di un uomo divenuto presto eroe, un soldato ammirato in patria e temuto dai nemici tanto da guadagnarsi sia l'appellativo di Leggenda, attribuitogli dagli altri soldati, che quello di "Diavolo di Ramadi", affibbiatoli dai terroristi. Appostato sempre su un tetto diverso, Kyle è al tempo stesso angelo custode e sterminatore efferato e tutte le volte è messo di fronte alla difficile decisione del premere o meno il grilletto. Una decisione che è chiaramente condizionata dal contesto in cui si trova ad agire e dal ruolo incarnato.<br /><br />UNA REALTÀ VIOLENTA<br />Eastwood, con una regia pulita e una narrazione fluida, non si nasconde dietro gli specchi e mostra allo spettatore la guerra per quella che è, una realtà violenta, dove il male è fine a se stesso tanto da non crearsi scrupolo neanche...]]></itunes:summary><itunes:duration>526</itunes:duration><itunes:keywords>americansniper,flashback,granata,limiti,macellaio,tetti</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c738208411a88da9cb8b86b773a7cdc0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Marie Heurtin**** (2014) - La vera storia è ancora più bella</title><link>https://www.spreaker.com/episode/marie-heurtin-2014-la-vera-storia-e-ancora-piu-bella--47625036</link><description><![CDATA[VIDEO: Marie Heurtin - Dal buio alla luce - Trailer Ita HD ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oSUPrJdiRFg&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=oSUPrJdiRFg&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=453" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=453</a><br /><br />LA VERA STORIA DI MARIE HEURTIN E' ANCORA PIU' BELLA DEL FILM di Miguel Cuartero Samperi<br />Ambientato in Francia alla fine dell'Ottocento, il film racconta la storia di Marie Heurtin, una bambina di dieci anni sordomuta e cieca dalla nascita incapace di relazionarsi col mondo esterno, con un carattere difficilissimo e violento (sembra un «animaletto» dirà suor Marguerite). Fin dalla nascita Marie vive «nell'oscurità totale, nel silenzio assoluto». A dieci anni viene portata dal padre nel convento di Larnay delle suore Figlie della Saggezza che si occupano di ragazze sordomute. Marie colpisce subito l'attenzione di suor Sainte-Marguerite (1860-1910), una religiosa dalla salute precaria che si dedica instancabilmente all'educazione delle bambine sorde e mute. Nonostante il parere negativo della madre superiora, Marguerite comincia a prendersi cura di Marie guadagnandosi la sua fiducia. Fin dal primo momento le difficoltà sono enormi: la violenza di Marie, la sua completa incapacità di relazionarsi col mondo esterno, la mancanza di risultati immediati, le incomprensioni con la superiora, la salute precaria di Marguerite. Ma alla fine tutto si risolverà per il meglio: la religiosa riuscirà a comunicare con Marie e, a poco a poco, ad ammorbidirle il cuore e ad appacificare il suo spirito; grazie alla pazienza e alla dedizione di suor Marguerite, Marie riuscirà a vivere dignitosamente e a comunicare con chi le sta attorno. L'esperienza di Marie aprirà la strada ad altre sordomute cieche che approderanno al convento di Larnay per ritrovare una speranza nel buio delle loro esistenze.<br /><br />DIO SULLO SFONDO<br />In realtà non si può definire Marie Heurtin un film religioso o, di argomento religioso, solamente perché la protagonista della storia è una religiosa. [...] Tutta la pellicola si svolge in un convento, oltre alle suore e alle allieve, sono solamente tre i personaggi che compaiono nel film e che vivono fuori dalla struttura della comunità religiosa: i genitori di Marie e il medico di suor Sainte-Marguerite. Nonostante questo, inspiegabilmente, in nessun momento le suore pregano, né assieme né in privato, non una liturgia, non una processione o un rintocco di campane. È vero che i pasti vengono consumati in silenzio nell'ascolto di letture spirituali, ma di Dio si parla esplicitamente una volta sola in tutto il film, solamente in un dialogo viene nominato: «Devo morire anche io» dice suor Margaret a Marie che ribatte a segni «E chi lo ha deciso?». «Lo ha deciso Dio». Eccolo finalmente spuntare come una comparsa, fa la parte di chi decide, sentenzia, la morte. Viene da chiedersi se è stato lo stesso Dio a decidere che Marie nascesse sordomuta.<br />Per quanto chi scrive possa ignorare lo stile di vita delle Filles de la Sagesse, sappiamo bene che liturgie, preghiere, devozioni, giaculatorie assieme a digiuni e penitenza, furono il pane quotidiano nei conventi dell'Ottocento. Chi vede il film potrebbe pensare a delle suore senza Dio, a delle operatrici sociali prive di fede e incapaci dunque di trasmetterla alle ragazze seguite. [...]<br />Resta in primo piano suor Marguerite, una donna interiormente forte, caparbia, capace di superarsi, con un ottima dose di quella virtù oggi tanto di moda, la resilienza. Avremmo di certo preferito una Marguerite più realistica e meno idealizzata, un ritratto meno utopico e irraggiungibile. Magari una suora debole e incostante, che però traeva la sua forza dalla preghiera e dall'adorazione eucaristica e che donava la sua vita per amore a Dio e agli uomini; che confidava in un Dio buono e previdente (non in un boia che decide la morte); una religiosa che insegnava ad amare Dio e a confidare in lui, e non - non solo - a credere in se stessi e andare avanti, che trasmetteva a Marie la fede e la fiducia in Lui assieme a quella cultura cattolica che era l'anima della società francese ed europea a cavallo tra il IXX e il XX secolo.<br />Marie Heurtin era "Un'anima in prigione", così il titolo del libro scritto nel 1900 da Louis Arnould, ristampato nel 2015 in Francia dalle edizioni Salvator. Ma dobbiamo ammettere che anche le nostre anime restano prigioniere se dal nostro orizzonte viene escluso Dio, il Padre Nostro che provvede per le nostre vite, e il cibo e il senso. [...]<br /><br />DAL BUIO ALLA LUCE... DI DIO<br />Il libro di Arnoud rappresenta una testimonianza eccellente di quella che fu la vera storia di Maria Herutin. Si scopre che Dio fu tutt'altro che assente, si scopre che sia suor Sainte-Marguerite che Marie avevano una profonda spiritualità e che una vita di preghiera sosteneva le loro battaglie quotidiane. Il 19 marzo del 1904 la vera Marie Heurtin scriveva a sua madre: "Si avvicina la festa di san Giuseppe il vostro grande e glorioso patrono: raddoppierò le mie preghiere per voi, affinché vi ottenga tutte le grazie necessarie, soprattutto per la santificazione della Pasqua: spero che il mio caro papà non manchi di celebrare la Pasqua assieme a voi. Che prolunghi la vostra vita e vi conservi in buona salute. Io sto bene, grazie a Dio".<br />Agosto 1902 così Marie scrive: "Diario delle mie vacanze. Che gioia quando la buona Madre Saint-Hilaire mi ha annunciato che la mia cara tutrice suor Marguerite mi porterà a Vertou a trovare i miei genitori! Il 6 agosto mi ha svegliata alle 5 del mattino. Dopo aver fatto il segno della croce e offerto il mio cuore al buon Dio, mi sono vestita velocemente pensando alla mia felicità nel vedere presto i miei genitori. Una volta vestita ho recitato le lodi e pregato il buon Dio di proteggere il nostro viaggio. Dopo aver pregato ho preso un caffè e mangiato pane e burro..."<br />Sugli straordinari progressi di Marie, scrive suor Sainte-Marguerite (1903): "L'educazione religiosa di Marie progredisce senza sosta, e tale è la sua vita interiore che viene ammessa a ricevere di frequente i sacramenti. Continua a studiare il catechismo e si applica con un ardore vivace per l'istruzione religiosa. La Storia Ecclesiastica la rende felice. Apprezza particolarmente la lettura e lo studio del martirio di san Ignazio, di san Policarpo, di san Sinforiano (e il coraggio di sua madre), di san Lorenzo, di san Cipriano e del giovane Cirillo. Non condivide affatto i sentimenti di Ario e detesta cordialmente Giuliano l'Apostata..."<br />Si potrebbe continuare con gli esempi, ma bastino queste poche citazioni prese dal libro di Arnoud per rendere giustizia alla giovane Marie Heurtin e alla sua amica, maestra ed educatrice suor Saint-Marguerite due donne che trassero da Dio la forza per passare "dal buio alla luce".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47625036</guid><pubDate>Tue, 23 Nov 2021 21:03:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47625036/la_vera_storia_di_marie_heurtin_ancora_pi_bella_del_film.mp3" length="8573222" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Marie Heurtin - Dal buio alla luce - Trailer Ita HD ➜ https://www.youtube.com/watch?v=oSUPrJdiRFg&amp;list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=453&#13;
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LA VERA STORIA DI MARIE...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Marie Heurtin - Dal buio alla luce - Trailer Ita HD ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oSUPrJdiRFg&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=oSUPrJdiRFg&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=453" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=453</a><br /><br />LA VERA STORIA DI MARIE HEURTIN E' ANCORA PIU' BELLA DEL FILM di Miguel Cuartero Samperi<br />Ambientato in Francia alla fine dell'Ottocento, il film racconta la storia di Marie Heurtin, una bambina di dieci anni sordomuta e cieca dalla nascita incapace di relazionarsi col mondo esterno, con un carattere difficilissimo e violento (sembra un «animaletto» dirà suor Marguerite). Fin dalla nascita Marie vive «nell'oscurità totale, nel silenzio assoluto». A dieci anni viene portata dal padre nel convento di Larnay delle suore Figlie della Saggezza che si occupano di ragazze sordomute. Marie colpisce subito l'attenzione di suor Sainte-Marguerite (1860-1910), una religiosa dalla salute precaria che si dedica instancabilmente all'educazione delle bambine sorde e mute. Nonostante il parere negativo della madre superiora, Marguerite comincia a prendersi cura di Marie guadagnandosi la sua fiducia. Fin dal primo momento le difficoltà sono enormi: la violenza di Marie, la sua completa incapacità di relazionarsi col mondo esterno, la mancanza di risultati immediati, le incomprensioni con la superiora, la salute precaria di Marguerite. Ma alla fine tutto si risolverà per il meglio: la religiosa riuscirà a comunicare con Marie e, a poco a poco, ad ammorbidirle il cuore e ad appacificare il suo spirito; grazie alla pazienza e alla dedizione di suor Marguerite, Marie riuscirà a vivere dignitosamente e a comunicare con chi le sta attorno. L'esperienza di Marie aprirà la strada ad altre sordomute cieche che approderanno al convento di Larnay per ritrovare una speranza nel buio delle loro esistenze.<br /><br />DIO SULLO SFONDO<br />In realtà non si può definire Marie Heurtin un film religioso o, di argomento religioso, solamente perché la protagonista della storia è una religiosa. [...] Tutta la pellicola si svolge in un convento, oltre alle suore e alle allieve, sono solamente tre i personaggi che compaiono nel film e che vivono fuori dalla struttura della comunità religiosa: i genitori di Marie e il medico di suor Sainte-Marguerite. Nonostante questo, inspiegabilmente, in nessun momento le suore pregano, né assieme né in privato, non una liturgia, non una processione o un rintocco di campane. È vero che i pasti vengono consumati in silenzio nell'ascolto di letture spirituali, ma di Dio si parla esplicitamente una volta sola in tutto il film, solamente in un dialogo viene nominato: «Devo morire anche io» dice suor Margaret a Marie che ribatte a segni «E chi lo ha deciso?». «Lo ha deciso Dio». Eccolo finalmente spuntare come una comparsa, fa la parte di chi decide, sentenzia, la morte. Viene da chiedersi se è stato lo stesso Dio a decidere che Marie nascesse sordomuta.<br />Per quanto chi scrive possa ignorare lo stile di vita delle Filles de la Sagesse, sappiamo bene che liturgie, preghiere, devozioni, giaculatorie assieme a digiuni e penitenza, furono il pane quotidiano nei conventi dell'Ottocento. Chi vede il film potrebbe pensare a delle suore senza Dio, a delle operatrici sociali prive di fede e incapaci dunque di trasmetterla alle ragazze seguite. [...]<br />Resta in primo piano suor Marguerite, una donna interiormente forte, caparbia, capace di superarsi, con un ottima dose di quella virtù oggi tanto di moda, la resilienza. Avremmo di certo preferito una Marguerite più realistica e meno idealizzata, un ritratto meno utopico e irraggiungibile. 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Non ho dubbi: Rocky, del 1976, scritto e interpretato da Sylvester Stallone. D'accordo, dal punto di vista pugilistico fa storcere il naso; ed è evidentemente stato girato con un budget ridotto. Tuttavia è davvero un film eccezionale, non solo perché ha avuto dieci nomination agli Oscar e ne ha vinti tre (miglior film, miglior regista e miglior montaggio). Ci sono anche due aspetti importanti di questo film che vorrei sottolineare.<br /><br />UNA STORIA VERA<br />Il primo: è tratto da una storia vera. Nel 1975 Stallone era disperato. Stava tentando di entrare nel mondo del cinema, a parte qualche piccola parte, non riusciva a rimediare niente. Aveva deciso di giocarsi un'ultima carta come sceneggiatore; ma la storia che sognava, una storia fatta di «eroismo, grande amore, dignità e coraggio» non voleva prendere forma. Ricevette un biglietto-omaggio per un incontro di pugilato che si sarebbe tenuto il 24 marzo di quell'anno ma che si presentava come poco interessante. Uno dei pugili aveva un gran nome: Mohammed Alì, oro olimpico a Roma e due volte campione del mondo dei pesi massimi. L'altro era pressoché sconosciuto e, quando era noto, non godeva di buona fama: Chuck Wepner. Bianco, tutt'altro che statuario (avete presente Ken Norton o George Foreman?), quasi calvo, aveva un difetto per cui i pugili evitavano di incontrarlo: aveva una pelle fragilissima, che si spaccava continuamente e che iniziava a colare sangue dopo pochi colpi.<br />Ogni incontro con Wepner lasciava sul tappeto un lago di sangue che nemmeno un film splatter, tanto che era noto con il nomignolo di «Bayonne Beeder», il sanguinolento di Bayonne (sua città natale) o l'emorragia di Bayonne. Sulla carta, l'incontro era scontato: vittoria di Alì in pochi round; la sproporzione tecnica e fisica tra i due pugili era enorme. Eppure... sorpresa! Sebbene con il volto ridotto a una maschera di sangue pochi minuti dopo l'inizio dello scontro, Wepner continuava ad avanzare: Ali lo martellava con i suoi terribili jab, eppure egli mostrava una forza d'animo impressionante.<br />Al nono round, il colpo di scena: Alì finì al tappeto, una delle rare volte della sua carriera. La cosa lo fece infuriare e, rialzatosi, cominciò a bersagliare di colpi Wepner; ma il bianco continuava a resistere e ad avanzare, mostrando una tenacia ed un coraggio che conquistarono il cuore del pubblico, ormai dalla sua parte. L'arbitro fermò l'incontro all'ultimo round, il quindicesimo, a diciannove secondi dalla conclusione naturale del match. Il pubblico, profondamente impressionato e conquistato dal coraggio indomito di Wepner, inveì contro l'arbitro, che aveva privato Wepner dell'onore di concludere in piedi l'incontro con il campione del mondo. Stallone, che era tra il pubblico, aveva trovato la sua grande storia che lo lanciò nel firmamento hollywoodiano. Quella sera nacque Rocky Balboa, lo stallone italiano. A Wepner, alla sua vita e a quell'indimenticabile incontro di pugilato, furono dedicati due film: Chuck (2016) e The Brawler (2019).<br /><br />LA SCONFITTA DEL PROTAGONISTA<br />Il secondo aspetto: Rocky, quell'incontro... lo perde. Il pubblico, nel film, e gli spettatori della pellicola fanno il tifo e si esaltano... per uno che perde. Non molti lo notano, ma questo è un messaggio fondamentale. Non ammiriamo chi vince: ammiriamo chi lotta, chi si spende senza risparmio, chi affronta il proprio limite. Perché questo è il vero avversario, nello sport: non quello che ci sta di fronte, ma quello che è dentro di noi. Abbiamo di fronte una persona che si mette a disposizione, a volte a costo della propria incolumità, perché noi possiamo diventare una persona migliore; compiere, attraverso la competizione sportiva, una ascesi.<br />Ecco perché non c'è odio, sul ring: ci si dà la mano prima dell'incontro, ci si abbraccia dopo. Questo ci riporta ad un'altra storia pugilistica: la competizione sportiva e l'amicizia umana tra il nostro Nino Benvenuti ed Emile Griffith. Si incontrarono, sul ring, tre volte; e se le diedero di santa ragione. E divennero unitissimi, al punto che, quando Griffith ha avuto difficoltà (di vario genere) Benvenuti non ha esitato a salire su un aereo e a correre in soccorso dell'amico; perché «non puoi non diventare amico di un pugile con il quale hai condiviso 45 round sul ring». Al di là dell'amicizia, resta questa grande verità: non siamo e non saremo giudicati in base alla vittoria o al successo, ma a quanto e come avremo servito.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer e alcune clip del film ROCKY e per leggere le schede dei migliori film, clicca qui: <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=105" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=105</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/47004681</guid><pubDate>Sat, 16 Oct 2021 22:27:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/47004681/il_miglior_film_sullo_sport_il_primo_rocky_di_sylvester_stallone.mp3" length="6190019" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=438&#13;
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IL MIGLIOR FILM SULLO SPORT: IL PRIMO ROCKY DI SYLVESTER STALLONE di Roberto Marchesini&#13;
Il miglior film sullo sport? Non ho dubbi: Rocky, del 1976, scritto e interpretato da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=438" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=438</a><br /><br />IL MIGLIOR FILM SULLO SPORT: IL PRIMO ROCKY DI SYLVESTER STALLONE di Roberto Marchesini<br />Il miglior film sullo sport? Non ho dubbi: Rocky, del 1976, scritto e interpretato da Sylvester Stallone. D'accordo, dal punto di vista pugilistico fa storcere il naso; ed è evidentemente stato girato con un budget ridotto. Tuttavia è davvero un film eccezionale, non solo perché ha avuto dieci nomination agli Oscar e ne ha vinti tre (miglior film, miglior regista e miglior montaggio). Ci sono anche due aspetti importanti di questo film che vorrei sottolineare.<br /><br />UNA STORIA VERA<br />Il primo: è tratto da una storia vera. Nel 1975 Stallone era disperato. Stava tentando di entrare nel mondo del cinema, a parte qualche piccola parte, non riusciva a rimediare niente. Aveva deciso di giocarsi un'ultima carta come sceneggiatore; ma la storia che sognava, una storia fatta di «eroismo, grande amore, dignità e coraggio» non voleva prendere forma. Ricevette un biglietto-omaggio per un incontro di pugilato che si sarebbe tenuto il 24 marzo di quell'anno ma che si presentava come poco interessante. Uno dei pugili aveva un gran nome: Mohammed Alì, oro olimpico a Roma e due volte campione del mondo dei pesi massimi. L'altro era pressoché sconosciuto e, quando era noto, non godeva di buona fama: Chuck Wepner. Bianco, tutt'altro che statuario (avete presente Ken Norton o George Foreman?), quasi calvo, aveva un difetto per cui i pugili evitavano di incontrarlo: aveva una pelle fragilissima, che si spaccava continuamente e che iniziava a colare sangue dopo pochi colpi.<br />Ogni incontro con Wepner lasciava sul tappeto un lago di sangue che nemmeno un film splatter, tanto che era noto con il nomignolo di «Bayonne Beeder», il sanguinolento di Bayonne (sua città natale) o l'emorragia di Bayonne. Sulla carta, l'incontro era scontato: vittoria di Alì in pochi round; la sproporzione tecnica e fisica tra i due pugili era enorme. Eppure... sorpresa! Sebbene con il volto ridotto a una maschera di sangue pochi minuti dopo l'inizio dello scontro, Wepner continuava ad avanzare: Ali lo martellava con i suoi terribili jab, eppure egli mostrava una forza d'animo impressionante.<br />Al nono round, il colpo di scena: Alì finì al tappeto, una delle rare volte della sua carriera. La cosa lo fece infuriare e, rialzatosi, cominciò a bersagliare di colpi Wepner; ma il bianco continuava a resistere e ad avanzare, mostrando una tenacia ed un coraggio che conquistarono il cuore del pubblico, ormai dalla sua parte. L'arbitro fermò l'incontro all'ultimo round, il quindicesimo, a diciannove secondi dalla conclusione naturale del match. Il pubblico, profondamente impressionato e conquistato dal coraggio indomito di Wepner, inveì contro l'arbitro, che aveva privato Wepner dell'onore di concludere in piedi l'incontro con il campione del mondo. Stallone, che era tra il pubblico, aveva trovato la sua grande storia che lo lanciò nel firmamento hollywoodiano. Quella sera nacque Rocky Balboa, lo stallone italiano. A Wepner, alla sua vita e a quell'indimenticabile incontro di pugilato, furono dedicati due film: Chuck (2016) e The Brawler (2019).<br /><br />LA SCONFITTA DEL PROTAGONISTA<br />Il secondo aspetto: Rocky, quell'incontro... lo perde. Il pubblico, nel film, e gli spettatori della pellicola fanno il tifo e si esaltano... per uno che perde. Non molti lo notano, ma questo è un messaggio fondamentale. Non ammiriamo chi vince: ammiriamo chi lotta, chi si spende senza risparmio, chi affronta il proprio limite. Perché questo è il vero avversario, nello sport: non quello che ci sta di fronte, ma quello che è dentro di noi. 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Un po' come quando si vede The Passion e si pensa che alla fine sia stato un po' tutto pompato da Gibson, perché non è moralmente accettabile, in fin dei conti. Che fosse cruento ce lo aveva annunciato all'anteprima il produttore, Federica Picchi, ma sono convinta che il 99% delle persone in sala non avesse la minima idea di quel che succede abitualmente nelle cliniche abortiste, e che sia stato pertanto scosso da quella che è la (cruda) realtà dei fatti. Me ne sono accorta perché, mentre il mio fidanzato alla mia destra e la mia migliore amica alla mia sinistra piangevano, io ero impassibile.<br />Non mi sono guardata indietro, ma penso che un paio di colleghe ostetriche sedute due file più in là non abbiano fatto una piega. La mia prima volta però non andò così, e penso neanche la loro.<br />"No, ma in Italia non ci sono le Planned Parenthood, da noi non succede". Obiezione respinta. Noi non abbiamo le cliniche abortiste forse, ma abbiamo gli ospedali, alcuni dei quali obbligati per legge a garantire l'interruzione volontaria di gravidanza. E fu proprio in uno di questi ospedali, al mio terzo anno di tirocinio, che vidi per la prima volta ciò che in quella sala è stato proiettato.<br /><br />È TUTTO VERO<br />Tanta compostezza è frutto dell'esperienza. Perché sì: è tutto vero.<br />Avevo 22 anni, ero in turno in Sala Operatoria della Ginecologia. Dovevo imparare a strumentare isterectomie, annessiectomie, aborti spontanei e gli interventi di risoluzione di prolasso. Avendo esaurito la lista operatoria della giornata stavo per andarmene quando, dagli ambulatori di Diagnosi Prenatale, chiamarono per chiedere se ci fosse un'equipe non obiettrice per un'interruzione urgente: una donna e suo marito erano lì e avevano appena scoperto che il loro bambino era affetto da trisomia 13, una grave patologia cromosomica. A risposta affermativa si cominciò l'allestimento della sala. Rimasi, ma non strumentai: non era tra gli obiettivi del tirocinio crearmi sensi di colpa; l'obiezione di coscienza sarebbe stata una decisione da prendere qualora assunta, da dipendente pubblica. Per fortuna. Ciò che vidi mi bastò per sempre.<br />Quindi sì, ero preparata a vedere la freddezza del medico, a vedere pezzi di tessuti umani, a vedere sangue rosso vivo (perché l'aborto spontaneo, specie ad inizio gravidanza, è di color mestruazioni, rosso scuro e grumoso, molte volte indifferenziabile, e che ci sia questa grossa differenza non me lo avevano detto). Ero preparata a vedere la straziante reazione di difesa del feto e a vedere la camera gestazionale vuota: non ho pianto. Ho solo ricordato.<br />Anche la corsa verso il bagno di Abby, tra la nausea e le lacrime è vera: ho corso anche io quella volta. La reazione di un essere umano, credente o no, di fronte ad una cosa del genere non può che essere questa.<br />Dovrebbe essere la stessa anche quando si apprende che dietro una logica "onorevole", quella di voler difendere il diritto riproduttivo delle donne, come dice la protagonista, si cela una sconcertante - si fa per dire - grossa verità: la compravendita di morti.<br /><br />I TRAUMI DA ABORTO PROCURATO<br />E sconcertata sono ancora io, che non ho mai dimenticato le lezioni di psicologia clinica sui traumi da aborto procurato, sull'altissima incidenza di depressione nelle donne cinesi per i milioni di aborti annui da quando ha preso il via la politica del figlio unico. Ciò che sorprende sempre è vedere come chi si batte per l'aborto a tutti i costi, sembri non sapere (ricordare?) che, al netto delle considerazioni etiche sull'embrione e sulla pratica (della serie: è un bambino o no? È un omicidio oppure no? Sentirà male oppure no?), l'attaccamento al feto è un processo non consapevole, che inizia a svilupparsi in tutte le donne subito dopo il concepimento, quando ancora non sanno della gravidanza, ad opera della cascata ormonale che lavora in senso progestativo. Un processo che c'è, esiste, cambia la donna per sempre, la rende madre anche contro la sua volontà. È innegabile. L'interruzione improvvisa di questo processo può scatenare gli effetti di un lutto non risolto e sfociare in disturbi psichiatrici.<br />Come è possibile far passare l'idea che si possa decidere della vita o della morte di un altro essere umano solo perché ancora quasi invisibile, e che questo non generi cicatrici nel corpo e nello spirito? E di fronte al fatto compiuto, come mai permettiamo che la donna venga lasciata a sé stessa a combattere con il suo improferibile lutto in un assordante silenzio? Per il politicamente corretto?<br />Mi riconosco in Abby Johnson perché ho capito, come lei, che il politicamente corretto è solo una colossale menzogna. L'aborto innocuo non esiste. Qualunque donna, sapendo cosa succede realmente, vedendo quanto ho visto io, considerando quali potrebbero essere gli esiti, ci penserebbe su molto bene.<br />In un tempo di estremismi politicamente corretti, in cui anche esprimere le proprie idee non è per nulla scontato, credo che i tempi siano maturi perché la gente veda e conosca.<br />Che vedano, che vedano tutti. È tutto vero. Parola di ostetrica.<br /><br />Nota di BastaBugie: per scoprire tutto su Unplanned, vedere il trailer, ascoltare la colonna sonora e molto altro, visita il sito FilmGarantiti.it, clicca qui!<br /><br />I TRE MESSAGGI DI UNPLANNED<br />Luca Marcolivio nell'articolo seguente dal titolo "Il successo di Unplanned, il film che smaschera l'aborto" elenca i tre messaggi fondamentali del film sulla storia vera di Abby Johnson: le menzogne degli abortisti, il connubio tra aborto e potere, la misericordia sperimentata dall'ex manager di Planned Parenthood.<br />Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 luglio 2021:<br />Il film lanciato in Italia da Dominus Production ha il pregio di essere una storia di grande impatto emotivo ma estremamente lineare e chiara nella morale che esprime. I messaggi che Unplanned trasmette sono essenzialmente tre.<br />In primo luogo, viene smascherata la menzogna degli abortisti. Nel film viene raccontato come la giovane Abby Johnson sia stata letteralmente "adescata" e traviata da Planned Parenthood ad uno stand allestito dal colosso anti-natalista presso il suo liceo. Ad Abby, fortemente indecisa nelle sue convinzioni, viene fatto credere che lo scopo di Planned Parenthood sia quello di istruire le ragazze a un corretto uso della contraccezione e che, in fondo, l'aborto sia l'extrema ratio da consentire ma, al tempo stesso, da limitare. Entrata a far parte di Planned Parenthood, prima come volontaria, Abby diventa poi impiegata, per essere infine promossa a direttrice della clinica di Bryan (Texas). Anno dopo anno, tuttavia, scopre di essere ingannata: il reale obiettivo di Planned Parenthood è quello praticare il maggior numero di aborti possibili, per una mera questione di business. Abby stessa passa personalmente attraverso l'esperienza dell'aborto, ripetuta due volte. Il secondo episodio è il più drammatico: assunta la pillola abortiva, la giovane va incontro a copiose emorragie e teme di morire. Si adira, quindi, con i suoi stessi colleghi, che non l'avevano avvisata degli effetti collaterali ma questa esperienza non è ancora sufficiente a farle cambiare idea sul suo lavoro.<br />Il secondo messaggio forte del film è riferito al connubio luciferino tra aborto, denaro, potere e carriera. Abby Jonson ha bruciato le tappe e, dopo circa otto anni di servizio in Planned Parenthood, viene premiata come miglior dipendente della sua azienda. Un'obiezione posta in merito all'opportunità di limitare il numero degli aborti, la porta a scontrarsi con la sua superiore, che prima la accusa di ingratitudine, poi le svela la verità: l'aborto è il core business di Planned Parenthood e, grazie ad esso, Abby può concedersi qualche sfizio in più, dai viaggi alle ferie pagate. Le viene quindi svelata un'altra ipocrisia: per Planned Parenthood lo status di onlus è soltanto un "regime fiscale" nominale, il vero obiettivo è lucrare il più possibile sugli aborti, sottoponendo le sfortunate clienti a deplorevoli trattative, neanche si trattasse di una polizza assicurativa: più tardi effettui il tuo aborto e più dovrai pagare, ecc.<br />Il terzo e forse più importante messaggio è quello della misericordia: Abby Johnson ha avuto la grazia di vivere circondata da persone che, senza giudicarla, non le hanno mai nascosto il desiderio di una sua conversione. Sia i genitori che il marito sono cristiani e pro-life e attendono con incredibile e commovente pazienza il giorno in cui Abby annuncerà il suo licenziamento da Planned Parenthood. Altre due splendide figure nella vicenda sono Marilisa e Shawn, una coppia di giovani pro-life, che si reca a pregare quotidianamente davanti alla clinica. Superata l'inevitabile diffidenza iniziale, Abby diventa amica dei due e il giorno in cui "crollerà" definitivamente i primi che andrà a cercare saranno loro.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46837131</guid><pubDate>Tue, 05 Oct 2021 20:53:35 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46837131/unplanned_tutto_vero_parola_di_ostetrica.mp3" length="11614779" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=436&#13;
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UNPLANNED E' TUTTO VERO, PAROLA DI OSTETRICA&#13;
Ho visto il film e tutti piangevano, mentre io ero impassibile... e il motivo è semplice: al terzo anno di tirocinio mi avevano...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=436" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=436</a><br /><br />UNPLANNED E' TUTTO VERO, PAROLA DI OSTETRICA<br />Ho visto il film e tutti piangevano, mentre io ero impassibile... e il motivo è semplice: al terzo anno di tirocinio mi avevano già fatto vedere tutto (in modo che mi abituassi all'aborto)<br />di Giulia Fornasier<br />Penso che gli spettatori del film Unplanned si siano più volte chiesti, durante la proiezione, se fosse tutto vero. Un po' come quando si vede The Passion e si pensa che alla fine sia stato un po' tutto pompato da Gibson, perché non è moralmente accettabile, in fin dei conti. Che fosse cruento ce lo aveva annunciato all'anteprima il produttore, Federica Picchi, ma sono convinta che il 99% delle persone in sala non avesse la minima idea di quel che succede abitualmente nelle cliniche abortiste, e che sia stato pertanto scosso da quella che è la (cruda) realtà dei fatti. Me ne sono accorta perché, mentre il mio fidanzato alla mia destra e la mia migliore amica alla mia sinistra piangevano, io ero impassibile.<br />Non mi sono guardata indietro, ma penso che un paio di colleghe ostetriche sedute due file più in là non abbiano fatto una piega. La mia prima volta però non andò così, e penso neanche la loro.<br />"No, ma in Italia non ci sono le Planned Parenthood, da noi non succede". Obiezione respinta. Noi non abbiamo le cliniche abortiste forse, ma abbiamo gli ospedali, alcuni dei quali obbligati per legge a garantire l'interruzione volontaria di gravidanza. E fu proprio in uno di questi ospedali, al mio terzo anno di tirocinio, che vidi per la prima volta ciò che in quella sala è stato proiettato.<br /><br />È TUTTO VERO<br />Tanta compostezza è frutto dell'esperienza. Perché sì: è tutto vero.<br />Avevo 22 anni, ero in turno in Sala Operatoria della Ginecologia. Dovevo imparare a strumentare isterectomie, annessiectomie, aborti spontanei e gli interventi di risoluzione di prolasso. Avendo esaurito la lista operatoria della giornata stavo per andarmene quando, dagli ambulatori di Diagnosi Prenatale, chiamarono per chiedere se ci fosse un'equipe non obiettrice per un'interruzione urgente: una donna e suo marito erano lì e avevano appena scoperto che il loro bambino era affetto da trisomia 13, una grave patologia cromosomica. A risposta affermativa si cominciò l'allestimento della sala. Rimasi, ma non strumentai: non era tra gli obiettivi del tirocinio crearmi sensi di colpa; l'obiezione di coscienza sarebbe stata una decisione da prendere qualora assunta, da dipendente pubblica. Per fortuna. Ciò che vidi mi bastò per sempre.<br />Quindi sì, ero preparata a vedere la freddezza del medico, a vedere pezzi di tessuti umani, a vedere sangue rosso vivo (perché l'aborto spontaneo, specie ad inizio gravidanza, è di color mestruazioni, rosso scuro e grumoso, molte volte indifferenziabile, e che ci sia questa grossa differenza non me lo avevano detto). Ero preparata a vedere la straziante reazione di difesa del feto e a vedere la camera gestazionale vuota: non ho pianto. Ho solo ricordato.<br />Anche la corsa verso il bagno di Abby, tra la nausea e le lacrime è vera: ho corso anche io quella volta. La reazione di un essere umano, credente o no, di fronte ad una cosa del genere non può che essere questa.<br />Dovrebbe essere la stessa anche quando si apprende che dietro una logica "onorevole", quella di voler difendere il diritto riproduttivo delle donne, come dice la protagonista, si cela una sconcertante - si fa per dire - grossa verità: la compravendita di morti.<br /><br />I TRAUMI DA ABORTO PROCURATO<br />E sconcertata sono ancora io, che non ho mai dimenticato le lezioni di psicologia clinica sui traumi da aborto procurato, sull'altissima incidenza di depressione nelle donne cinesi per i milioni di aborti annui da quando ha preso il via la politica del figlio unico. Ciò che sorprende sempre è vedere come...]]></itunes:summary><itunes:duration>726</itunes:duration><itunes:keywords>abbyjohnson,aborto,crudarealtà,ostetrica,plannedparenthood,thepassion,unplanned</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2027612eb7f13d8975e6e265999eecc6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le vite degli altri* (2006) - Come i comunisti spiavano i cittadini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-vite-degli-altri-2006-come-i-comunisti-spiavano-i-cittadini--46836965</link><description><![CDATA[VIDEO: Le vite degli altri - Trailer italiano ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=t4xCHx-h4Nc" rel="noopener">www.youtube.com/watch?v=t4xCHx-h4Nc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=433" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=433</a><br /><br />IL FILM SU COME I COMUNISTI NELLA GERMANIA DELL'EST SPIAVANO I CITTADINI di Roberto Marchesini<br />Le vite degli altri (2006), dell'affascinante (biograficamente e intellettualmente parlando) Florian Henckel von Donnersmarck [...] racconta la verosimile storia del capitano della STASI Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7, interpretato da uno straordinario attore teatrale, Ulrich Mühe (siamo nella Berlino est del 1984). Il suo superiore lo incarica di spiare un intellettuale, l'autore teatrale Georg Dreyman, sospettato di tramare contro il regime sovietico. L'operazione ha inizio, ma ben presto il capitano Wiesler si rende conto che l'obiettivo non è cercare delle prove a carico di Dreyman bensì rovinargli la vita e la carriera; la sua fidanzata, l'attrice Christa-Maria Sieland, è concupita dal ministro della cultura Bruno Hempf che vuole togliere di mezzo l'intellettuale per poterla avere a sua completa disposizione. Wiesler, tuttavia, osservando la vita di Dreyman e della Sieland, scopre un universo fatto di amicizia, amore, relazioni autentiche, sensibilità artistica, fedeltà; in sostanza, verità, bellezza, onestà. Tutte cose che, nel partito e nella STASI, non esistono. Così comincia a proteggere i due fidanzati, affascinato dalla loro vita della cui bellezza si è trovato inaspettatamente a godere, occultando nei suoi rapporti qualunque cosa possa destare un sospetto da parte delle autorità. Ad un certo punto un amico e collega di Dreyman, Albert Jerska, si suicida: a causa delle sue idee, critiche nei confronti del partito, gli era stato impedito di lavorare. Dreyman decide dunque di scrivere un articolo per denunciare la piaga dei suicidi nella DDR degli anni Ottanta e di pubblicarlo su Der Spiegel, giornale occidentale. Wiesler tenta nuovamente di proteggere Dreyman, ma la situazione precipita. [...]<br /><br />STASI (MINISTERO PER LA SICUREZZA DI STATO DELLA GERMANIA EST)<br />Ci sono poi alcuni aspetti della straordinaria interpretazione di Mühe che vale la pena ricordare: non solo questa fu l'ultima, poiché l'attore morì di cancro pochi mesi dopo l'uscita del film; l'intera vicenda lo riguardava personalmente. Anch'egli, come Dreyman, scoprì dopo la riunificazione di essere stato spiato dalla STASI, nelle persone di quattro suoi colleghi del teatro di Berlino est e da sua moglie Jenny. [La STASI era il Ministero per la Sicurezza di Stato della Germania Est (DDR o Repubblica Democratica Tedesca) che era responsabile della sicurezza e dello spionaggio; è famosa per avere arruolato numerosi tedeschi dell'Est per il controllo delle attività dei propri concittadini, al fine di impedire il sorgere di moti contro il governo autoritario della Germania Est, N.d.BB]<br />Nel film si vedono le disumane tecniche di interrogatorio utilizzate dalla sicurezza di Stato, la pervasività dell'apparato e la sua potenza, persino l'utilizzo sistematico dei bambini per carpire informazioni circa i genitori. In effetti, l'esperienza di controllo messa in atto dalla STASI non ha mai avuto uguali al mondo. Per circa 16 milioni di abitanti, la STASI aveva 91 mila dipendenti e quasi 200mila «collaboratori informali», cioè delatori; praticamente, una spia ogni 50/60 persone. [...]<br /><br />LA DEGENERAZIONE PROTESTANTE<br />A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché i tedeschi collaboravano in massa? [...] Per i tedeschi il rapporto con l'autorità civile è di obbedienza. Già Lutero aveva stabilito che l'autorità dei principi sul popolo era assoluta; al punto che, in seguito alla rivolta dei contadini (1524-1526), scrisse: «Perciò cari signori principi, liberate, salvate, aiutate e abbiate misericordia della povera gente; ma ammazzate, scannate, strangolate quando potete i contadini ribelli; e se ciò facendo sopraggiungerà la morte, buon per voi, non potreste incontrare mai morte più beata, perché morite in obbedienza alla parola e al comando di Dio ed in servizio alla carità, per salvare il vostro prossimo dall'inferno e dai lacci del demonio». Per Lutero, infatti, è giusto ciò che l'autorità civile comanda; ad essa si deve obbedienza cieca e assoluta. Anche Kant, qualche decennio dopo, pone il fondamento della morale nella legge e nell'autorità: è il dovere per il dovere kantiano che, nel 1961, Eichmann utilizzò per giustificare la sua partecipazione alla logistica dei campi di concentramento nazisti. Scrive Hannah Arendt, nel suo La banalità del male: «La prima volta che Eichmann mostrò di rendersi vagamente conto che il suo caso era un po' diverso da quello del soldato che esegue ordini criminosi per natura e per intenti, fu durante l'istruttoria, quando improvvisamente dichiarò con gran foga di aver sempre vissuto secondo i principi dell'etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere». Anche Fichte contribuì a fissare questi principi nell'anima germanica quando, tra il 1807 e il 1808, pronunciò i Discorsi alla nazione tedesca. [...]<br />Se qualcuno vuole fare un confronto con l'Italia attuale, si diverta pure.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46836965</guid><pubDate>Tue, 05 Oct 2021 20:46:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46836965/il_film_su_come_i_comunisti_nella_germania_dell_est_spiavano_i_cittadini.mp3" length="6330453" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Le vite degli altri - Trailer italiano ➜ www.youtube.com/watch?v=t4xCHx-h4Nc&#13;
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=433&#13;
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IL FILM SU COME I COMUNISTI NELLA GERMANIA DELL'EST SPIAVANO I CITTADINI di Roberto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Le vite degli altri - Trailer italiano ➜ <a href="http://www.youtube.com/watch?v=t4xCHx-h4Nc" rel="noopener">www.youtube.com/watch?v=t4xCHx-h4Nc</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=433" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=433</a><br /><br />IL FILM SU COME I COMUNISTI NELLA GERMANIA DELL'EST SPIAVANO I CITTADINI di Roberto Marchesini<br />Le vite degli altri (2006), dell'affascinante (biograficamente e intellettualmente parlando) Florian Henckel von Donnersmarck [...] racconta la verosimile storia del capitano della STASI Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7, interpretato da uno straordinario attore teatrale, Ulrich Mühe (siamo nella Berlino est del 1984). Il suo superiore lo incarica di spiare un intellettuale, l'autore teatrale Georg Dreyman, sospettato di tramare contro il regime sovietico. L'operazione ha inizio, ma ben presto il capitano Wiesler si rende conto che l'obiettivo non è cercare delle prove a carico di Dreyman bensì rovinargli la vita e la carriera; la sua fidanzata, l'attrice Christa-Maria Sieland, è concupita dal ministro della cultura Bruno Hempf che vuole togliere di mezzo l'intellettuale per poterla avere a sua completa disposizione. Wiesler, tuttavia, osservando la vita di Dreyman e della Sieland, scopre un universo fatto di amicizia, amore, relazioni autentiche, sensibilità artistica, fedeltà; in sostanza, verità, bellezza, onestà. Tutte cose che, nel partito e nella STASI, non esistono. Così comincia a proteggere i due fidanzati, affascinato dalla loro vita della cui bellezza si è trovato inaspettatamente a godere, occultando nei suoi rapporti qualunque cosa possa destare un sospetto da parte delle autorità. Ad un certo punto un amico e collega di Dreyman, Albert Jerska, si suicida: a causa delle sue idee, critiche nei confronti del partito, gli era stato impedito di lavorare. Dreyman decide dunque di scrivere un articolo per denunciare la piaga dei suicidi nella DDR degli anni Ottanta e di pubblicarlo su Der Spiegel, giornale occidentale. Wiesler tenta nuovamente di proteggere Dreyman, ma la situazione precipita. [...]<br /><br />STASI (MINISTERO PER LA SICUREZZA DI STATO DELLA GERMANIA EST)<br />Ci sono poi alcuni aspetti della straordinaria interpretazione di Mühe che vale la pena ricordare: non solo questa fu l'ultima, poiché l'attore morì di cancro pochi mesi dopo l'uscita del film; l'intera vicenda lo riguardava personalmente. Anch'egli, come Dreyman, scoprì dopo la riunificazione di essere stato spiato dalla STASI, nelle persone di quattro suoi colleghi del teatro di Berlino est e da sua moglie Jenny. [La STASI era il Ministero per la Sicurezza di Stato della Germania Est (DDR o Repubblica Democratica Tedesca) che era responsabile della sicurezza e dello spionaggio; è famosa per avere arruolato numerosi tedeschi dell'Est per il controllo delle attività dei propri concittadini, al fine di impedire il sorgere di moti contro il governo autoritario della Germania Est, N.d.BB]<br />Nel film si vedono le disumane tecniche di interrogatorio utilizzate dalla sicurezza di Stato, la pervasività dell'apparato e la sua potenza, persino l'utilizzo sistematico dei bambini per carpire informazioni circa i genitori. In effetti, l'esperienza di controllo messa in atto dalla STASI non ha mai avuto uguali al mondo. Per circa 16 milioni di abitanti, la STASI aveva 91 mila dipendenti e quasi 200mila «collaboratori informali», cioè delatori; praticamente, una spia ogni 50/60 persone. [...]<br /><br />LA DEGENERAZIONE PROTESTANTE<br />A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché i tedeschi collaboravano in massa? [...] Per i tedeschi il rapporto con l'autorità civile è di obbedienza. Già Lutero aveva stabilito che l'autorità dei principi sul popolo era assoluta; al punto che, in seguito alla rivolta dei contadini (1524-1526), scrisse: «Perciò cari signori principi, liberate, salvate, aiutate e abbiate misericordia della...]]></itunes:summary><itunes:duration>396</itunes:duration><itunes:keywords>arendt,ddr,derspiegel,eichmann,lutero,stasi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/bcc5d59beb6ce8bf735a0d22673d8742.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unplanned***** (2020) - La realtà oltre l'aborto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unplanned-2020-la-realta-oltre-l-aborto--46732164</link><description><![CDATA[VIDEO: intervista ai produttori di Unplanned ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=UC7PRlkjjnk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=UC7PRlkjjnk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6746" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6746</a><br /><br />FINALMENTE UNPLANNED NEI CINEMA ITALIANI di Rodolfo Casadei<br />La differenza sta tutta fra vedere o non vedere qualcosa che è in atto, qualcosa che accade in quel momento. Per vederlo bisogna aprire gli occhi, quelli fisici ma anche quelli della mente. Si potrebbe riassumere così la morale di Unplanned, il film su Abby Johnson, la direttrice di una clinica texana della Planned Parenthood che passa dalla parte dei pro-life quando vede coi suoi occhi che l'aborto è l'eliminazione di un bambino e comprende che, diversamente da quanto scrive ipocritamente nel suo statuto, l'organizzazione non cerca di prevenire le gravidanze indesiderate, ma di fatturare sempre di più aumentando costantemente il numero delle interruzioni di gestazione. Trattasi di storia vera e di personaggi reali.<br />Non fosse per la tragicità dell'argomento, farebbe quasi ridere constatare che il fuoco di sbarramento che critici cinematografici e militanti della causa pro-choice hanno concentrato sul film abbia per oggetto le immagini raccapriccianti e i dettagli cruenti di tutto ciò che riguarda gli aborti e i corpi delle donne su cui viene praticato. Da tempo sui grandi schermi e nei teatri si vede assolutamente di tutto, non c'è più nulla di abbastanza sacro, riservato, inaccessibile, turpe, disgustoso, osceno che non possa essere rappresentato.<br />Il valore estetico e sociale di qualsiasi rappresentazione è considerato superiore a ogni tabù. Con la curiosa eccezione dell'aborto, a quanto pare. Ma soprattutto fa cadere le braccia l'ostilità pregiudiziale che impedisce di cogliere l'originalità del film. [...]<br /><br />LA CONVERSIONE DI ABBY<br />Ci sono almeno due contenuti sorprendenti che dovrebbero balzare agli occhi perché scavalcano la barriera delle contrapposte visioni partigiane. Il primo riguarda proprio il vedere, il cambiamento che determina il vedere qualcosa che fino a quel momento era rimasto invisibile. A "convertire" Abby Johnson non è il sangue che cola dalle gambe delle ragazze, i corpi smembrati dei feti, gli sguardi smarriti e depressi delle giovanissime sia al momento di entrare che nel momento di uscire dalla clinica. Lei stessa ha vissuto l'esperienza di due aborti, e il secondo, quello indotto chimicamente e vissuto nella solitudine di casa, è stato un'esperienza dolorosissima e truculenta, giorni di un limbo insanguinato nell'angoscia della propria morte incombente.<br />Abby è rimasta impassibile quando la direttrice della clinica l'ha condotta nella cella dove sono conservati i feti fatti a pezzetti, li ha scrutati come se guardasse le ali delle farfalle, e con questo si è meritata il posto che l'altra le lascia. Non è una persona che si fa impressionare dal sangue e dai cadaveri. Tanto meno la mettono in crisi il silenzioso dissenso di genitori e marito, orripilati della sua professione ma mai ostili, o i manifestanti antiaborto che inveiscono o che pregano pacificamente lungo la recinzione della clinica, compresi quelli che cercano il dialogo.<br />Ha certezze benpensanti. Che vanno in crisi una prima volta quando Planned Parenthood batte cassa: altro che aborto raro e sicuro, soluzione estrema quando la contraccezione fallisce; quelli di Houston hanno bisogno di aumentare la produttività per tenere in piedi la baracca, e questo si fa incrementando il numero delle interruzioni di gravidanza, puntando sugli aborti chimicamente indotti perché garantiscono un margine di guadagno maggiore. E Planned Parenthood, che diffonde contraccezione e pratica aborti, funziona letteralmente come i fast-food: non sono gli hamburger (leggi: i contraccettivi) a generare i profitti, ma le patatine fritte e le bevande gasate. Perciò lasciate da parte gli ideali, se volete continuare ad avere una busta paga...<br /><br />IL PECCATORE NON È MAI IDENTIFICATO COL SUO PECCATO<br />Dopo che si sono aperti gli occhi della mente, è il turno di quelli del corpo: Abby ha visto tante volte i prodotti di un aborto, ma non ha mai preso parte all'azione. Succede che venga chiamata in sala operatoria, e che sullo schermo veda l'immagine di un feto di 13 settimane, testa e corpo formati, che dà l'idea di cercare di sfuggire disperatamente al risucchio della morte. Invano. È la rivelazione che ribalta la sua visione delle cose. [...] Per Abby quel brevissimo video è il film che decide la sua vita. Tutto cambia prospettiva nel momento in cui vedi la cosa non dopo che è accaduta, ma proprio mentre accade.<br />L'altro contenuto sorprendente è il ritratto del mondo in cui si muovono pro life e pro choice. Chi si aspetta la rappresentazione di uno scontro tipo crociata o tipo rivoluzione russa resta deluso: i fanatici ci sono, ma appartengono alle frange estreme delle alte dirigenti della catena di montaggio degli aborti, intransigenti e disincantate. [...]<br />La grande maggioranza delle persone raffigurate nel dramma, abortisti e antiabortisti, pro life che pregano e parlano ai cancelli e pro choice che ricevono le donne, le registrano e le accompagnano in sala operatoria, appartengono allo stesso mondo di una apparente comune decenza, il mondo di chi si impegna con la realtà assumendosi responsabilità. Alla radicale contrapposizione delle opzioni corrisponde l'evidente buona fede degli uni e degli altri; l'avversario non è mai spogliato della sua umanità, il peccatore non è mai identificato col suo peccato. Abby e Shawn, il giovane leader della Coalition for Life, si relazionano con mansuetudine anche prima della "conversione" di Abby. La quale è sposata con Doug, antiabortista convinto che in lei non vede il mostro che annichilisce bambini in germe, ma l'amabile donna a cui non può rinunciare. [...]<br />La critica secondo cui il film predica ai già convertiti ha senso per quanto riguarda la parte finale del film, ma non coglie il segno: Unplanned si rivolge evidentemente a un pubblico di simpatizzanti della causa antiabortista convinti ma passivi, al fine di renderli attivi e impegnati. E gli argomenti sono concentrati nell'ultima parte. Qui si spiega che Planned Parenthood è un'organizzazione tentacolare finanziata da George Soros, Bill Gates e Warren Buffett, che i gruppi di preghiera pro life fuori dalle cliniche sono combattuti perché è dimostrato che dove si svolgono regolarmente diminuisce il numero delle donne che vi si recano ad abortire, che l'organizzazione creata da Abby Johnson dopo che si è dimessa è riuscita ad aiutare 500 addetti ad abbandonare l'industria dell'aborto. [...]<br /><br />Nota di BastaBugie: ecco alcune curiosità su Unplanned tratte dal sito FilmGarantiti.it<br />- Abby Johnson è nata in una famiglia protestante (battista), ma è diventata cattolica in seguito alla sua conversione alla causa prolife. Adesso ha otto figli (avuti ovviamente dallo stesso marito).<br />- Anthony Levatino, il dottore che nel film si vede praticare l'aborto che cambierà per sempre la vita di Abby Johnson (foto a destra), non è un attore, ma un vero dottore che ha praticato personalmente più di 1.200 aborti. Poi un giorno, guardando al contenitore dei pezzi di bambini strappati dal grembo delle loro madri, ha pensato che quelli erano i figli e le figlie di quelle mamme. In quel momento si è reso conto degli abomini che aveva commesso e cambiò vita.<br />- Le riprese del film Unplanned sono avvenute in una località segreta per evitare le manifestazioni violente delle femministe.<br />- Nel 2019 Unplanned è stato il dvd più venduto al mondo da Amazon.<br />Per scoprire tutto su Unplanned, vedere il trailer, ascoltare la colonna sonora e molto altro, visita il sito FilmGarantiti.it<br />VIDEO: INTERVISTA AI PRODUTTORI DI UNPLANNED<br />Qui sotto il video (durata: 28 minuti) con l'intervista ai produttori di Unplanned e God's not dead 1 e 2 (Cary Solomon e Chuck Konzelman) che spiegano la loro battaglia contro Hollywood, che impedisce la produzione di film conformi ai principi cristiani. Per questo hanno abbandonato Hollywood producendo in proprio film capolavoro come Unplanned.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46732164</guid><pubDate>Tue, 28 Sep 2021 23:10:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46732164/finalmente_unplanned_nei_cinema_italiani.mp3" length="9992612" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: intervista ai produttori di Unplanned ➜ https://www.youtube.com/watch?v=UC7PRlkjjnk

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6746

FINALMENTE UNPLANNED NEI CINEMA ITALIANI di Rodolfo Casadei
La differenza sta tutta fra...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: intervista ai produttori di Unplanned ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=UC7PRlkjjnk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=UC7PRlkjjnk</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6746" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6746</a><br /><br />FINALMENTE UNPLANNED NEI CINEMA ITALIANI di Rodolfo Casadei<br />La differenza sta tutta fra vedere o non vedere qualcosa che è in atto, qualcosa che accade in quel momento. Per vederlo bisogna aprire gli occhi, quelli fisici ma anche quelli della mente. Si potrebbe riassumere così la morale di Unplanned, il film su Abby Johnson, la direttrice di una clinica texana della Planned Parenthood che passa dalla parte dei pro-life quando vede coi suoi occhi che l'aborto è l'eliminazione di un bambino e comprende che, diversamente da quanto scrive ipocritamente nel suo statuto, l'organizzazione non cerca di prevenire le gravidanze indesiderate, ma di fatturare sempre di più aumentando costantemente il numero delle interruzioni di gestazione. Trattasi di storia vera e di personaggi reali.<br />Non fosse per la tragicità dell'argomento, farebbe quasi ridere constatare che il fuoco di sbarramento che critici cinematografici e militanti della causa pro-choice hanno concentrato sul film abbia per oggetto le immagini raccapriccianti e i dettagli cruenti di tutto ciò che riguarda gli aborti e i corpi delle donne su cui viene praticato. Da tempo sui grandi schermi e nei teatri si vede assolutamente di tutto, non c'è più nulla di abbastanza sacro, riservato, inaccessibile, turpe, disgustoso, osceno che non possa essere rappresentato.<br />Il valore estetico e sociale di qualsiasi rappresentazione è considerato superiore a ogni tabù. Con la curiosa eccezione dell'aborto, a quanto pare. Ma soprattutto fa cadere le braccia l'ostilità pregiudiziale che impedisce di cogliere l'originalità del film. [...]<br /><br />LA CONVERSIONE DI ABBY<br />Ci sono almeno due contenuti sorprendenti che dovrebbero balzare agli occhi perché scavalcano la barriera delle contrapposte visioni partigiane. Il primo riguarda proprio il vedere, il cambiamento che determina il vedere qualcosa che fino a quel momento era rimasto invisibile. A "convertire" Abby Johnson non è il sangue che cola dalle gambe delle ragazze, i corpi smembrati dei feti, gli sguardi smarriti e depressi delle giovanissime sia al momento di entrare che nel momento di uscire dalla clinica. Lei stessa ha vissuto l'esperienza di due aborti, e il secondo, quello indotto chimicamente e vissuto nella solitudine di casa, è stato un'esperienza dolorosissima e truculenta, giorni di un limbo insanguinato nell'angoscia della propria morte incombente.<br />Abby è rimasta impassibile quando la direttrice della clinica l'ha condotta nella cella dove sono conservati i feti fatti a pezzetti, li ha scrutati come se guardasse le ali delle farfalle, e con questo si è meritata il posto che l'altra le lascia. Non è una persona che si fa impressionare dal sangue e dai cadaveri. Tanto meno la mettono in crisi il silenzioso dissenso di genitori e marito, orripilati della sua professione ma mai ostili, o i manifestanti antiaborto che inveiscono o che pregano pacificamente lungo la recinzione della clinica, compresi quelli che cercano il dialogo.<br />Ha certezze benpensanti. Che vanno in crisi una prima volta quando Planned Parenthood batte cassa: altro che aborto raro e sicuro, soluzione estrema quando la contraccezione fallisce; quelli di Houston hanno bisogno di aumentare la produttività per tenere in piedi la baracca, e questo si fa incrementando il numero delle interruzioni di gravidanza, puntando sugli aborti chimicamente indotti perché garantiscono un margine di guadagno maggiore. E Planned Parenthood, che diffonde contraccezione e pratica aborti, funziona letteralmente come i fast-food: non sono gli hamburger (leggi: i contraccettivi) a generare i profitti, ma le patatine fritte e le...]]></itunes:summary><itunes:duration>625</itunes:duration><itunes:keywords>abbyjohnson,aborto,cinema,contraccezione,conversione,film,pillola,plannedparenthood,unplanned</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c59c7bf0037eab55f7eb57671726617d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Nel 2000 non sorge il sole* (1956) - Il film sul romanzo distopico 1984</title><link>https://www.spreaker.com/episode/nel-2000-non-sorge-il-sole-1956-il-film-sul-romanzo-distopico-1984--46715046</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=249" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=249</a><br /><br />CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO di Laura Boccenti<br />Nel 1949 viene pubblicato per la prima volta il romanzo 1984 di Georges Orwell (1903-1950), anarchico passato al socialismo e vittima delle persecuzioni staliniste al tempo della guerra civile spagnola.<br />1984 è un formidabile atto d'accusa nei confronti della pretesa totalitaria di voler piegare la realtà e le persone a un fine superiore, che a parole coincideva con la felicità del popolo, ma alla fine si identificava nella sottomissione cieca ai partiti totalitari e ai loro leader. La narrazione è ambientata in un futuro prossimo (l'anno 1984) quando la terra è divisa tra tre grandi potenze che sfruttano lo stato costante di guerra tra loro per mantenere il controllo totale sul popolo.<br /><br />LA PSICOPOLIZIA DEL GRANDE FRATELLO E QUELLA DI OGGI<br />La società è governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello e amministrata secondo i principi del SocIng, il partito Socialista Inglese. Il Partito è retto dal Minamor, ovvero Ministero dell'Amore, la cui funzione è di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia con l'aiuto della psicopolizia che interviene in ogni situazione sospettosa di eterodossia.<br />L'oppressione totalitaria messa in atto dallo Stato comunista, che ai tempi di Orwell poteva ancora essere considerata alla stregua di una "profezia", è ormai una realtà storica assodata. Oggi sta per attuarsi una seconda predizione contenuta in "1984": la trasformazione della società attraverso la manipolazione violenta del linguaggio. Si tratta di una violenza che non agisce, con strumenti "polizieschi", almeno non in prima battuta (poi si arriva anche alla violenza, una volta approvate nei vari Paesi le leggi contro l'"omofobia"), bensì preferisce, piuttosto, l'imposizione per via burocratica di espressioni coniate appositamente per spingere gli uomini a pensare in modo univoco; espressioni che riscrivono il significato delle parole in modo da cancellare da esse ogni riferimento alla dimensione autentica della realtà. L'operazione attualmente in corso, che riguarda l'accreditamento dell'ideologia di genere da parte di istituzioni internazionali e nazionali, richiama immediatamente alla memoria la «Neolingua», che, nella società del Grande Fratello serviva ad omologare il pensiero e uniformare la vita degli uomini.<br /><br />CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO<br />Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo. Da questa funzione di "rivelazione" dipende, come corollario, che se il linguaggio s'impoverisce diminuisce la possibilità di comprendere ed esprimere la realtà e se le parole vengono contraffatte la coscienza si rappresenta la realtà in modo deformato.<br />Nella società immaginata da Orwell il potere politico si serve della Neolingua per estendere a tutti gli ambiti di vita il proprio controllo, sostituendola progressivamente all'«Archeolingua».<br />Alla riduzione delle parole consegue la semplificazione delle possibilità del pensiero: «Giunti che saremo alla fine renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo psicoreato, del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo». L'obiettivo finale è la realizzazione di una società senza pensiero: «Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non conoscenza».<br />Il «Ministero della Verità», istituzione che prepara l'avvento della società senza pensiero, persegue l'uso dei termini che si riferiscono al concetto di libertà e quelli collegati alla conoscenza razionale e oggettiva, oltre a curare la distruzione e la contraffazione del significato delle parole: «Il depauperamento del linguaggio è un vantaggio, giacché più piccola è la scelta, minore è la tentazione di riflettere».<br />La contraffazione si avvale del ricorso alle sigle, agli eufemismi e agli slogan per rovesciare il senso comune, per esempio: «La guerra è la pace. La libertà è la schiavitù. L'ignoranza è la forza».<br />Con gli slogan si riscrive il senso della realtà: come la «moneta cattiva scaccia quella buona», così il giudizio costruito con fatica attraverso la riflessione, viene sostituito dall'opinione semplificatrice volta a indurre un atteggiamento mentale. [...]<br /><br />MASS MEDIA: I TERMINI DA USARE/NON USARE<br />Se si considera il clima culturale in cui viviamo, è difficile non riconoscere che la realtà va assomigliando sempre più al romanzo.<br />Fin dal '68 le società occidentali hanno patito le conseguenze violente degli "ideali" rivoluzionari, capaci di far presa sulle coscienze focalizzandone le emozioni, anche grazie a slogan tristemente noti come: «uccidere un fascista non è un reato, è la giustizia del proletariato», oppure: «falce e spinello cambiano il cervello», o ancora: «siamo realisti, esigiamo l'impossibile».<br />Rispetto al '68 però c'è una differenza. Se allora la rivoluzione culturale era portata avanti da una componente minoritaria della società, che in Occidente non deteneva il potere politico e doveva ancora conquistare pienamente il potere culturale, oggi sono le stesse istituzioni, a livello internazionale e nazionale, a promuovere una strategia linguistica per rovesciare il senso comune e plasmare il pensiero sull'ideologia di genere.<br />Ad esempio, il 31 marzo 2010 il Comitato dei Ministri dell'UE, adottando la Raccomandazione "Misure volte a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere", delinea un quadro culturale, a cui successivamente si sono riferite le normative nazionali, fondato sull'assunto che sesso e genere (gender) sono separabili e chi dice il contrario pronuncia un discorso dell'odio.<br />In Italia, la "Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere", [...] emanata dall'UNAR (Ufficio del Ministero delle Pari Opportunità), recependo la Raccomandazione, introduce un "Glossario" che ridefinisce il significato dei termini correlati alla sessualità, a partire dall'assunzione dell'ideologia di genere, data per assoluta. Sempre in linea con la Raccomandazione del 2010, l'UE ha finanziato il programma "LGTB Media and Communication", su cui si basano le "Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT', destinante ai giornalisti, pubblicate 1'11 dicembre 2013, sempre dal ministero per le Pari Opportunità. Con il "Glossario" della Strategia Nazionale, ripreso e approfondito nelle Linee guida, la strategia di coercizione linguistica delle istituzioni che sostengono l'ideologia del gender diventa esplicita.<br />Da esse veniamo a sapere che il termine eterosessimo indica la «visione del mondo che considera come naturale solo l'eterosessualità, dando per scontato che tutte le persone siano eterosessuali». Che «l'eterosessismo [...] è la causa principale dell'omofobia». Apprendiamo inoltre che l'espressione «identità di genere» indica «Il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e donna [...] indipendentemente dal sesso anatomico di nascita».<br />E ancora che, per evitare «discorsi d'odio», il giornalista deve attenersi ad alcune regole: evitare di usare espressioni che manifestino una visione «omonegativa». Ad esempio, a «famiglia omosessuale» deve preferire «famiglia omogenitoriale», al termine «famiglia», deve sostituire «famiglie»; non è opportuno inoltre parlare di «utero in affitto», ma va usata l'espressione «gestazione di sostegno» o «maternità surrogata».<br />Come reagire alla contraffazione esplicita (e arrogante) che rovescia la verità chiamando «discorso dell'odio» l'affermazione di chi ritiene la complementarietà tra uomo e donna come espressione della natura umana? Si tratta in primo luogo di tornare a guardare la realtà, che può essere vista da chiunque la voglia vedere; si tratta poi anche di avere il coraggio di superare i luoghi comuni "politicamente corretti", e riconoscere, con il bambino della favola, che «il re è nudo».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46715046</guid><pubDate>Mon, 27 Sep 2021 22:25:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46715046/nel_2000_non_sorge_il_sole.mp3" length="10887044" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=249

CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO di Laura Boccenti
Nel 1949 viene pubblicato per la prima volta il romanzo 1984 di Georges Orwell (1903-1950), anarchico passato al...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=249" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=249</a><br /><br />CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO di Laura Boccenti<br />Nel 1949 viene pubblicato per la prima volta il romanzo 1984 di Georges Orwell (1903-1950), anarchico passato al socialismo e vittima delle persecuzioni staliniste al tempo della guerra civile spagnola.<br />1984 è un formidabile atto d'accusa nei confronti della pretesa totalitaria di voler piegare la realtà e le persone a un fine superiore, che a parole coincideva con la felicità del popolo, ma alla fine si identificava nella sottomissione cieca ai partiti totalitari e ai loro leader. La narrazione è ambientata in un futuro prossimo (l'anno 1984) quando la terra è divisa tra tre grandi potenze che sfruttano lo stato costante di guerra tra loro per mantenere il controllo totale sul popolo.<br /><br />LA PSICOPOLIZIA DEL GRANDE FRATELLO E QUELLA DI OGGI<br />La società è governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello e amministrata secondo i principi del SocIng, il partito Socialista Inglese. Il Partito è retto dal Minamor, ovvero Ministero dell'Amore, la cui funzione è di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia con l'aiuto della psicopolizia che interviene in ogni situazione sospettosa di eterodossia.<br />L'oppressione totalitaria messa in atto dallo Stato comunista, che ai tempi di Orwell poteva ancora essere considerata alla stregua di una "profezia", è ormai una realtà storica assodata. Oggi sta per attuarsi una seconda predizione contenuta in "1984": la trasformazione della società attraverso la manipolazione violenta del linguaggio. Si tratta di una violenza che non agisce, con strumenti "polizieschi", almeno non in prima battuta (poi si arriva anche alla violenza, una volta approvate nei vari Paesi le leggi contro l'"omofobia"), bensì preferisce, piuttosto, l'imposizione per via burocratica di espressioni coniate appositamente per spingere gli uomini a pensare in modo univoco; espressioni che riscrivono il significato delle parole in modo da cancellare da esse ogni riferimento alla dimensione autentica della realtà. L'operazione attualmente in corso, che riguarda l'accreditamento dell'ideologia di genere da parte di istituzioni internazionali e nazionali, richiama immediatamente alla memoria la «Neolingua», che, nella società del Grande Fratello serviva ad omologare il pensiero e uniformare la vita degli uomini.<br /><br />CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO<br />Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo. Da questa funzione di "rivelazione" dipende, come corollario, che se il linguaggio s'impoverisce diminuisce la possibilità di comprendere ed esprimere la realtà e se le parole vengono contraffatte la coscienza si rappresenta la realtà in modo deformato.<br />Nella società immaginata da Orwell il potere politico si serve della Neolingua per estendere a tutti gli ambiti di vita il proprio controllo, sostituendola progressivamente all'«Archeolingua».<br />Alla riduzione delle parole consegue la semplificazione delle possibilità del pensiero: «Giunti che saremo alla fine renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo psicoreato, del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo». L'obiettivo finale è la realizzazione di una società senza pensiero: «Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non conoscenza».<br />Il «Ministero della Verità», istituzione che prepara l'avvento della società senza pensiero, persegue l'uso dei termini che si riferiscono al concetto di libertà e quelli collegati alla conoscenza razionale e oggettiva, oltre a curare la distruzione e la contraffazione del significato delle parole: «Il depauperamento del linguaggio è un vantaggio, giacché più piccola è la scelta, minore è la...]]></itunes:summary><itunes:duration>681</itunes:duration><itunes:keywords>1984,amore,gender,neolingua,orwell,psicopolizia,socing</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b51a6088eb747934301906b1dffbe39d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Attacco al treno** (2018) - Un inno al coraggio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/attacco-al-treno-2018-un-inno-al-coraggio--46488631</link><description><![CDATA[VIDEO: Ore 15:17 - Attacco al treno | Primo Trailer italiano del nuovo film di Clint Eastwood ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qLWrB3I3DN4" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=qLWrB3I3DN4</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=293" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=293</a><br /><br />ATTACCO AL TRENO: UN INNO AL CORAGGIO, ALLA CHIAREZZA E ALLA FEDELTA' AL PROPRIO RUOLO di Don Stefano Bimbi<br />Chi se lo fosse perso, a mio parere, dovrebbe assolutamente vedere "Ore 15.17 - Attacco al treno", l'interessante film del 2018 con la prestigiosa regia di Clint Eastwood. La pellicola racconta con vivo realismo i fatti del 21 agosto del 2015, quando tre ragazzi di Sacramento, capitale della California, sventarono un attacco terroristico fermando a mani nude un armatissimo miliziano dell'ISIS, pronto a fare una strage su un treno in viaggio da Amsterdam a Parigi. Clint Eastwood lo fa basandosi sulle loro memorie, affidate ad un libro, e scegliendo una strada molto poco frequentata, specie in questo genere, chiedendo ai veri protagonisti (Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos) di interpretare loro stessi. E la cosa straordinaria è che si potrebbe facilmente crederli tre attori professionisti.<br />Il film ripercorre le vite dei tre coraggiosi giovani amici americani, di cui due militari, che erano in vacanza in Europa. Si inizia dai problemi di disciplina che avevano a scuola per poi osservarli alla ricerca del loro posto nel mondo. Li seguiamo poi nel loro desiderio di fare un viaggio in Europa fino ai drammatici eventi sul treno che segnerà per sempre la loro vita. Durante quell'esperienza straziante la loro amicizia non ha mai vacillato, trasformandosi nella loro arma più potente, che ha consentito loro di salvare le vite degli oltre cinquecento passeggeri presenti a bordo. I tre, insieme, riescono ad immobilizzare l'attentatore, il marocchino Ayoub El-Khazzani, il quale era armato con un fucile d'assalto ed intendeva sparare ai passeggeri. Grazie al loro gesto riceveranno la Legion d'onore, la più alta onorificenza francese, dalle mani del presidente francese che quell'anno era François Hollande.<br /><br />IL CORAGGIO, LA CHIAREZZA E LA FEDELTA' AL PROPRIO RUOLO<br />Sicuramente questo film è un inno al coraggio, alla chiarezza e al mantenersi fedeli al proprio ruolo. Ovviamente non solo il film, ma proprio la storia reale dei protagonisti degli eventi. Analizziamo nel dettaglio questi tre aspetti chiave.<br />Il primo è un inno al coraggio. Questo è fondamentale in chi in situazioni del genere decide di intervenire. È degno di nota non solo il coraggio dei ragazzi militari che sicuramente erano più addestrati della gente comune per far fronte alla situazione, ma anche quello del primo passeggero che si trova davanti l'attentatore armato: ebbene l'anonimo passeggero non scappa, ma gli si scaglia contro, facendo così guadagnare tempo prezioso ai militari che interverranno subito dopo. Grazie a quel primo passeggero potranno così rendersi conto della situazione e decidere come meglio agire. Se vuoi essere veramente uomo devi avere il coraggio di non cercare di prendere scorciatoie, ma fare la cosa giusta e farla immediatamente quando ti è richiesta!<br />Secondo aspetto: un inno alla chiarezza. Ognuno nella pellicola viene percepito per quello che è. Il cattivo è l'attentatore e non ci si deve dialogare, non servirebbe. I buoni sono coloro che non scappano dalle loro responsabilità, altrimenti non sarebbero più buoni. Insomma per compiere il bene si deve fare solo una cosa: bloccare in ogni modo il cattivo per salvare centinaia di innocenti.<br />Terzo aspetto: ognuno si mantiene fedele al proprio ruolo senza lamentarsi né fare ciò che è richiesto ad altri. Gli uomini combattono rischiando la vita. Le donne tentano di salvarsi scappando o aiutano chi è in difficoltà: la moglie resta accanto al marito ferito, la figlia al padre anziano. E chi combatte resta al proprio posto, eroicamente e senza lamentarsi: l'azione dei buoni non è comandata da chi fa la maggior parte del lavoro, ma dal militare con più esperienza. Questi ordina all'amico di andare per primo e lui ci va obbedendo senza fiatare. Ovviamente anche chi comanda poi si mette in gioco in prima persona, ma prima ha coordinato l'azione di tutti. E il terzo sventurato amico che di militare non ha niente, che fa? Sta solo a guardare? Ovviamente no! Lui solo contro l'attentatore non avrebbe potuto niente, ma non appena gli amici sono in difficoltà si lancia a picchiare di santa ragione il terrorista, in modo certo non professionale come gli altri, ma non per questo meno utilmente. È chiaro che se qualcuno non avesse fatto ciò che doveva, la storia dell'attentato avrebbe avuto un esito diverso e sicuramente drammatico: se gli indifesi non fossero scappati in un'altra carrozza, se il primo passeggero non fosse intervenuto, se i tre amici fossero stati fermi, se la moglie non fosse rimasta accanto al marito ferito, l'attentatore avrebbe eseguito, fino in fondo o almeno in parte, il piano terroristico.<br /><br />UN GRAZIE A CLINT EASTWOOD<br />Sicuramente a qualcuno potrà sembrare che stoni un po' la vacanza in Europa e addirittura a Amsterdam dei tre futuri eroi, che non ha nulla di eroico, ma anzi sembra dipingere i tre ragazzi nella maniera più banale e a tratti scapestrata, comune a molti ragazzi di oggi! Speriamo che questo sia di lezione a quanti pensano di non valere nulla perché tanto se sei giovane devi solo pensare a divertirti senza assumerti responsabilità: l'eroicità parte sempre da uno come tanti, ma che nel momento in cui gli è richiesto dagli eventi della vita decide di abbandonare la mediocrità, per compiere fino in fondo ciò che è chiamato a compiere. Perché eroi si diventa, non si nasce.<br />Forse chi gradisce forti riferimenti alla fede in questo film non se ne troverà moltissimi, ma come dimenticare quell’intoppo che accade appena prima che il militare salti addosso all’attentatore e che gli permette di non morire sul colpo? Alcuni lo chiameranno con sicurezza caso, ma come non scorgere invece la Divina Provvidenza, sempre in azione nella vita degli uomini, nonostante sia sempre travestita da evento casuale?<br />Un grazie a Clint Eastwood che nell'anno in cui, unico attore di Hollywood, sosteneva la campagna elettorale di Donald Trump iniziava da regista le riprese di questo film coraggioso e soprattutto vero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46488631</guid><pubDate>Sun, 12 Sep 2021 19:20:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46488631/attacco_al_treno_un_inno_al_coraggio_alla_chiarezza_e_alla_fedelt_al_proprio_ruolo.mp3" length="7409206" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Ore 15:17 - Attacco al treno | Primo Trailer italiano del nuovo film di Clint Eastwood ➜ https://www.youtube.com/watch?v=qLWrB3I3DN4&#13;
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La pellicola racconta con vivo realismo i fatti del 21 agosto del 2015, quando tre ragazzi di Sacramento, capitale della California, sventarono un attacco terroristico fermando a mani nude un armatissimo miliziano dell'ISIS, pronto a fare una strage su un treno in viaggio da Amsterdam a Parigi. Clint Eastwood lo fa basandosi sulle loro memorie, affidate ad un libro, e scegliendo una strada molto poco frequentata, specie in questo genere, chiedendo ai veri protagonisti (Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos) di interpretare loro stessi. E la cosa straordinaria è che si potrebbe facilmente crederli tre attori professionisti.<br />Il film ripercorre le vite dei tre coraggiosi giovani amici americani, di cui due militari, che erano in vacanza in Europa. Si inizia dai problemi di disciplina che avevano a scuola per poi osservarli alla ricerca del loro posto nel mondo. Li seguiamo poi nel loro desiderio di fare un viaggio in Europa fino ai drammatici eventi sul treno che segnerà per sempre la loro vita. Durante quell'esperienza straziante la loro amicizia non ha mai vacillato, trasformandosi nella loro arma più potente, che ha consentito loro di salvare le vite degli oltre cinquecento passeggeri presenti a bordo. I tre, insieme, riescono ad immobilizzare l'attentatore, il marocchino Ayoub El-Khazzani, il quale era armato con un fucile d'assalto ed intendeva sparare ai passeggeri. Grazie al loro gesto riceveranno la Legion d'onore, la più alta onorificenza francese, dalle mani del presidente francese che quell'anno era François Hollande.<br /><br />IL CORAGGIO, LA CHIAREZZA E LA FEDELTA' AL PROPRIO RUOLO<br />Sicuramente questo film è un inno al coraggio, alla chiarezza e al mantenersi fedeli al proprio ruolo. Ovviamente non solo il film, ma proprio la storia reale dei protagonisti degli eventi. Analizziamo nel dettaglio questi tre aspetti chiave.<br />Il primo è un inno al coraggio. Questo è fondamentale in chi in situazioni del genere decide di intervenire. È degno di nota non solo il coraggio dei ragazzi militari che sicuramente erano più addestrati della gente comune per far fronte alla situazione, ma anche quello del primo passeggero che si trova davanti l'attentatore armato: ebbene l'anonimo passeggero non scappa, ma gli si scaglia contro, facendo così guadagnare tempo prezioso ai militari che interverranno subito dopo. Grazie a quel primo passeggero potranno così rendersi conto della situazione e decidere come meglio agire. Se vuoi essere veramente uomo devi avere il coraggio di non cercare di prendere scorciatoie, ma fare la cosa giusta e farla immediatamente quando ti è richiesta!<br />Secondo aspetto: un inno alla chiarezza. Ognuno nella pellicola viene percepito per quello che è. Il cattivo è l'attentatore e non ci si deve dialogare, non servirebbe. I buoni sono coloro che non scappano dalle loro responsabilità, altrimenti non sarebbero più buoni. Insomma per compiere il bene si deve fare solo una cosa: bloccare in ogni modo il cattivo per salvare centinaia di innocenti.<br />Terzo aspetto: ognuno si mantiene fedele al proprio ruolo senza lamentarsi né fare ciò che è richiesto ad altri. Gli uomini combattono rischiando la vita. Le donne tentano di salvarsi scappando o aiutano chi è in difficoltà: la moglie resta accanto al marito ferito, la figlia al...]]></itunes:summary><itunes:duration>464</itunes:duration><itunes:keywords>coraggio,eastwood,isis,militari,treno</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6a1825bb934558371dd75e5c7b8a9502.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sesso &amp; potere* (1997) - Il film che previde lo scandalo di Bill Clinton</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sesso-potere-1997-il-film-che-previde-lo-scandalo-di-bill-clinton--46416854</link><description><![CDATA[VIDEO: SPIN DOCTORS - Come ti manipolano gli stregoni della notizia (di Marcello Foa) ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=0OjaHYCAXSU&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=0OjaHYCAXSU&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT</a><br /><br />VIDEO: Sesso e Potere (film 1997) TRAILER ITALIANO ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=UeZbvfrT14U&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=UeZbvfrT14U&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=429" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=429</a><br /><br />SESSO & POTERE, IL FILM SUGLI SPIN DOCTORS CHE PREVIDE LO SCANDALO DI BILL CLINTON<br />Lo spin doctor spinge i media a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica diffondendo notizie ad hoc (DUE VIDEO: Trailer del film con Robert De Niro e Dustin Hoffman + Gli stregoni della notizia di Marcello Foa)<br />di Roberto Marchesini<br />Lo ripeto spesso: la clinica, cioè la cura delle persone, la fanno gli psicologi di campagna come me. Gli psicologi veramente bravi fanno gli spin doctor e guadagnano un sacco di soldi. Ma chi sono gli spin doctor? La locuzione deriva dal baseball, sport nel quale esiste un tiro, lo spin, curvo, deviato. Lo spin doctor è uno psicologo che curva, piega e devia l'informazione a favore del suo cliente, sia esso un politico o una azienda.<br />C'è un film che chiarisce in modo esemplare chi sia e cosa faccia lo spin doctor: Wag the dog, diretto da Barry Levinson nel 1997. Il titolo italiano, come spesso accade, non significa nulla: Sesso e potere. Il titolo originale, invece, prende origine da una battuta del film: uno spin doctor, guardando un cane che dimena la coda, riuscirebbe a far credere che è la coda a muovere il cane.<br /><br />UN FILM CHE SMASCHERA LA REALTÀ DELLA POLITICA<br />La trama è la seguente: il presidente degli Stati Uniti insidia sessualmente una minorenne nel corso di una visita alla Casa Bianca, nello Studio Ovale; la notizia si diffonde una decina di giorni prima delle elezioni di metà mandato. Viene quindi convocato lo spin doctor Conrad Brean, interpretato da Robert De Niro, per gestire la situazione; questo contatta l'eccentrico produttore hollywoodiano Stanley Motss (Dustin Hoffman) per elaborare insieme una strategia. Insieme decidono di deviare l'attenzione dell'opinione pubblica diffondendo la notizia di una falsa guerra con l'Albania: la nazione europea sarebbe in mano a terroristi che minacciano la sicurezza degli USA ed è necessario inviare truppe per ripristinare la democrazia. Vengono scelti i gadget e i colori per sostenere l'impegno bellico statunitense e viene addirittura incisa una canzone, intitolata The American Dream e straordinariamente simile a We Are The World, per coinvolgere la popolazione in questa lotta per la democrazia. Nel frattempo, i media trasmettono video falsi della falsa guerra. Tutto sembra procedere per il meglio; tuttavia, a pochi giorni dalle elezioni, l'FBI interviene diffondendo la notizia che la guerra è stata sventata e che le truppe statunitensi possono ritornare a casa.<br />Brean e Motss non si danno per vinti e inventano una nuova storia: le truppe statunitensi avrebbero lasciato nelle mani dai terroristi albanesi un soldato, William Schumann, abbandonato come una «scarpa vecchia»; urge una nuova mobilitazione popolare per riportare a casa l'eroe americano. In poco tempo viene composto un blues «anni Trenta» intitolato «Good Old Shoe», buona scarpa vecchia; e viene inventato un gesto «spontaneo» per significare l'adesione alla campagna a favore dell'eroe di guerra: scarpe vecchie vengono lanciate sui rami degli alberi, sui lampioni e a cavalcioni sui fili della corrente.<br /><br />BILL CLINTON E MONICA LEWINSKY<br />In poco tempo, gli Stati Uniti gli alberi e i cavi sospesi degli Stati Uniti si riempiono di scarpe vecchie. Viene persino organizzato in pompa magna il rientro dell'eroe, a ridosso delle elezioni; Schumann, però, si rivela uno stupratore di minorenni e viene ucciso dal padre di una di loro. Può rientrare, quindi, solo il cadavere del falso eroe di guerra. Per Brean e Motss è un trionfo: tutti i media parlano del successo dell'operazione e della certezza della rielezione del presidente. Motss, tuttavia, non è soddisfatto: vuole che il suo lavoro migliore gli venga riconosciuto. Brean cerca di dissuaderlo, ma il produttore è irremovibile. Poco dopo verrà trovato casualmente morto per un attacco cardiaco.<br />Il film è tratto da un romanzo (American Hero) di Larry Beinhart, pubblicato nel 1993; i diritti sono stati acquistati dalla Tribeca Production, di proprietà di De Niro che, quindi, è sia produttore che interprete del film. Il risultato è un film grottesco e straniante. È davvero incredibile che i media, i guardiani del potere, siano a quello asserviti; che possano inventare storie così pazzesche pur di influenzare la politica interna; e che gli spin doctor abbiano davvero tutto questo potere nel manipolare l'opinione della gente. Eppure, pochi mesi dopo l'uscita del film Bill Clinton fu accusato di aver avuto rapporti sessuali con una stagista nello Studio Ovale; mentre montava lo scandalo, ha ordinato il lancio di missili contro Afghanistan e Sudan; durante il processo di impeachment ha ordinato di bombardare l'Iraq... Ah, il potere profetico di Hollywood (che significa «bosco sacro»).<br />Che dire, dunque? Wag The Dog è un brutto e poco credibile film di fantapolitica, oppure una finestra aperta su una realtà che non conosciamo? [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46416854</guid><pubDate>Tue, 07 Sep 2021 20:47:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46416854/sesso_potere_il_film_sugli_spin_doctors_che_previde_lo_scandalo_di_bill_clinton.mp3" length="5768716" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: SPIN DOCTORS - Come ti manipolano gli stregoni della notizia (di Marcello Foa) ➜ https://www.youtube.com/watch?v=0OjaHYCAXSU&amp;list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT&#13;
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VIDEO: Sesso e Potere (film 1997) TRAILER ITALIANO ➜...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: SPIN DOCTORS - Come ti manipolano gli stregoni della notizia (di Marcello Foa) ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=0OjaHYCAXSU&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=0OjaHYCAXSU&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRT</a><br /><br />VIDEO: Sesso e Potere (film 1997) TRAILER ITALIANO ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=UeZbvfrT14U&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=UeZbvfrT14U&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=429" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=429</a><br /><br />SESSO & POTERE, IL FILM SUGLI SPIN DOCTORS CHE PREVIDE LO SCANDALO DI BILL CLINTON<br />Lo spin doctor spinge i media a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica diffondendo notizie ad hoc (DUE VIDEO: Trailer del film con Robert De Niro e Dustin Hoffman + Gli stregoni della notizia di Marcello Foa)<br />di Roberto Marchesini<br />Lo ripeto spesso: la clinica, cioè la cura delle persone, la fanno gli psicologi di campagna come me. Gli psicologi veramente bravi fanno gli spin doctor e guadagnano un sacco di soldi. Ma chi sono gli spin doctor? La locuzione deriva dal baseball, sport nel quale esiste un tiro, lo spin, curvo, deviato. Lo spin doctor è uno psicologo che curva, piega e devia l'informazione a favore del suo cliente, sia esso un politico o una azienda.<br />C'è un film che chiarisce in modo esemplare chi sia e cosa faccia lo spin doctor: Wag the dog, diretto da Barry Levinson nel 1997. Il titolo italiano, come spesso accade, non significa nulla: Sesso e potere. Il titolo originale, invece, prende origine da una battuta del film: uno spin doctor, guardando un cane che dimena la coda, riuscirebbe a far credere che è la coda a muovere il cane.<br /><br />UN FILM CHE SMASCHERA LA REALTÀ DELLA POLITICA<br />La trama è la seguente: il presidente degli Stati Uniti insidia sessualmente una minorenne nel corso di una visita alla Casa Bianca, nello Studio Ovale; la notizia si diffonde una decina di giorni prima delle elezioni di metà mandato. Viene quindi convocato lo spin doctor Conrad Brean, interpretato da Robert De Niro, per gestire la situazione; questo contatta l'eccentrico produttore hollywoodiano Stanley Motss (Dustin Hoffman) per elaborare insieme una strategia. Insieme decidono di deviare l'attenzione dell'opinione pubblica diffondendo la notizia di una falsa guerra con l'Albania: la nazione europea sarebbe in mano a terroristi che minacciano la sicurezza degli USA ed è necessario inviare truppe per ripristinare la democrazia. Vengono scelti i gadget e i colori per sostenere l'impegno bellico statunitense e viene addirittura incisa una canzone, intitolata The American Dream e straordinariamente simile a We Are The World, per coinvolgere la popolazione in questa lotta per la democrazia. Nel frattempo, i media trasmettono video falsi della falsa guerra. Tutto sembra procedere per il meglio; tuttavia, a pochi giorni dalle elezioni, l'FBI interviene diffondendo la notizia che la guerra è stata sventata e che le truppe statunitensi possono ritornare a casa.<br />Brean e Motss non si danno per vinti e inventano una nuova storia: le truppe statunitensi avrebbero lasciato nelle mani dai terroristi albanesi un soldato, William Schumann, abbandonato come una «scarpa vecchia»; urge una nuova mobilitazione popolare per riportare a casa l'eroe americano. In poco tempo viene composto un blues «anni Trenta» intitolato «Good Old Shoe», buona scarpa vecchia; e viene inventato un gesto «spontaneo» per significare l'adesione alla campagna a favore dell'eroe di guerra: scarpe vecchie vengono lanciate sui rami degli alberi, sui lampioni e a cavalcioni sui fili della corrente.<br /><br />BILL CLINTON E MONICA LEWINSKY<br />In poco tempo, gli Stati Uniti gli alberi e i cavi sospesi degli Stati Uniti si riempiono di scarpe...]]></itunes:summary><itunes:duration>361</itunes:duration><itunes:keywords>billclinton,fantapolitica,hollywood,lewinsky,spindoctors,studioovale</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/375946d72a90272cf7ff336772bc6c83.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un santo nella tempesta' (2011) - Un film impreciso su san Josemaria Escrivà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-santo-nella-tempesta-2011-un-film-impreciso-su-san-josemaria-escriva--46402523</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=174" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=174</a><br /><br />MOLTE IMPRECISIONI STORICHE E LA QUASI ASSENZA DI SAN JOSEMARIA di Rino Cammilleri<br />L'indomani dell'Assunta, cioè il 16 agosto, in prima serata Rai3 ha mandato in onda l'atteso (non da tutti, ovviamente) film There be dragons del famoso regista Roland Joffé. Perché atteso (non da tutti)? Perché parla di san Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell'Opus Dei. Roland Joffé, inglese di origine francese, ha al suo attivo titoli strepitosi e premiati come Mission e Urla del silenzio (due nomination agli Oscar e una Palma d'Oro a Cannes). Joffé ha senza dubbio il merito di aver portato sullo schermo due episodi storici che il politicamente corretto avrebbe preferito non prendere in considerazione.<br /><br />MISSION (1986) E URLA DEL SILENZIO (1984)<br />Con Mission (1986, cast di eccellenze come Robert De Niro, Jeremy Irons e Liam Neeson, musiche di Ennio Morricone) trattò della cacciata dei gesuiti dalle reducciónes del Paraguay. I gesuiti, strano a dirsi, ci facevano una bella figura; non così la Chiesa, mostrata come prona alle prepotenze delle corone spagnola e portoghese. I veri responsabili della distruzione delle reducciónes allo scopo di sfruttare gli indios erano, però, i primi ministri illuministi di quelle corone, come il portoghese Pombal. Di lì a poco, infatti, il Papa fu addirittura costretto ad abolire la Compagnia di Gesù, onde evitare guai peggiori (cioè, scismi). Di solito a chi storce il naso viene replicato che una fiction non è un documentario, così come un romanzo storico non è un saggio di storia. Vero, però nessuno impedisce a una fiction di discostarsi dalla vulgata corrente, così come ha fatto, per esempio, Mel Gibson col suo Apocalypto (2006): fiction, sì, però mostrava la verità storica dei sacrifici umani tra i Maya. Infatti, Gibson si attirò gli strali dell'intelligentzija liberal, scavandosi vieppiù quella fossa che si era aperta sotto ai piedi con Passion. Film in cui, com'è noto, aveva osato discostarsi dalla new wave che vuole i Romani quali veri responsabili dell'esecuzione di Gesù.<br />Joffé nel 1984 con Urla del silenzio aveva sollevato il velo di omertà sul genocidio dei cambogiani da parte dei khmer rossi del regime di Pol Pot. Anche qui, star come John Malkovich, Julian Sands e Mike Oldfield alle musiche. Epperò, alla fine lo spettatore ricava l'impressione che, se gli americani non avessero esteso i bombardamenti al Laos e alla Cambogia nel corso dell'escalation della guerra in Vietnam, il genocidio non sarebbe avvenuto. Anzi, in una scena il protagonista, impersonato da Sam Waterston, lo dice chiaramente. Insomma, Joffé sembra ogni volta dare un colpo al cerchio e uno alla botte, quasi fosse, sì, tentato dai temi politicamente scorretti, ma poi, in corso d'opera, gli mancasse il coraggio di andare fino in fondo. Così, alla fine, i suoi film sono belli, fastosi e premiati, ma storicamente dei pastrocchi che, volendo accontentare tutti, finiscono per non far contento nessuno.<br /><br />THERE BE DRAGONS - UN SANTO NELLA TEMPESTA (2011)<br />Ed eccoci a There be dragons del 2011. Anche qui, bel cast: Charlie Cox, Wes Bentley, Olga Kurylenko, con un cameo di Jordi Mollá. Nelle locandine internettiane si dice che il film ripercorre la vita del giovane sacerdote fondatore dell'Opus Dei sullo sfondo della guerra civile spagnola, fino alla sua fuga ad Andorra. Se si guarda il film, però, si scopre che il plot della storia è un altro, e che il santo c'entra di sguincio, tanto che, se le scene che lo riguardano venissero eliminate, la storia non ne soffrirebbe più di tanto. Già il fatto che, a soli due anni dall'uscita sugli schermi, il film sia stato trasmesso dalla nostra terza rete televisiva nazionale, quella appaltata alla sinistra fin dai tempi di Berlinguer, avrebbe dovuto indurre al sospetto.<br />E, infatti, nel film poco si parla del massacro sistematico dei preti da parte dei rojos, giusto quanto basta per giustificare la fuga di Escrivá. Ma si avverte subito che i miliziani rojos, poverini, vi erano stati costretti dal fatto che la Chiesa spagnola si era schierata coi nazionalisti di Franco.<br />Ora, i libri di storia dicono che:<br />a) le uccisioni di preti, frati e suore, gli incendi di chiese e distruzione di archivi e opere d'arte sacra cominciarono nel 1934 nelle Asturie,<br />b) la guerra civile scoppiò il 18 luglio 1936,<br />c) la Chiesa spagnola si schierò con Franco nel 1937, solo dopo che i massacri sistematici del clero e dei cattolici nella zona controllata dai rojos avevano raggiunto il parossismo, in quella che lo storico inglese Hugh Thomas (liberale e filo-repubblicani spagnoli) definì «la più grande persecuzione di cristiani dai tempi di Diocleziano».<br />Nella fiction di Joffé i repubblicani sono i buoni, e i nazionalisti i cattivi, questi ultimi per giunta aiutati, colmo dell'orrore, dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi. Il cattivo dei cattivi è il protagonista, infiltrato nel campo repubblicano e responsabile di omicidi di innocenti, sabotaggi e quant'altro. Addirittura, il pessimo incolpa di spionaggio la ragazza di cui è innamorato per vendicarsi di esserne stato respinto. Il padre di costui era anche peggiore, essendo un bieco capitalista che sfruttava gli operai affamati. Il fetente pare convertirsi solo un attimo prima di morire di vecchiaia e solo perché Escrivá era stato un suo amico d'infanzia.<br />Voi chiederete a questo punto: e che c'entrano i dragoni? Mah, all'inizio del film si vede un'antica mappa, forse d'epoca romana, di quelle in cui l'Africa sahariana era lasciata in bianco (perché inesplorata) con la scritta «Hic sunt leones». Qui ci stanno i leoni. Non i draghi. Boh. Quest'ultima interiezione è anche ciò che si forma nella mente dello spettatore quando compare la scritta «Fine» e scorrono i nomi dei partecipanti a vario titolo all'opera. La musica appartiene a tali Robert Fox e Stephen Warbeck, e infastidisce senza posa per le due ore del film, non cessando nemmeno quando ci sono i dialoghi. Gli appartenenti all'Opus Dei si rassegnino. Il film sulla vita del loro fondatore è meglio che se lo facciano da soli. I mezzi li hanno.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46402523</guid><pubDate>Mon, 06 Sep 2021 20:45:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46402523/un_santo_nella_tempesta_molte_imprecisioni_storiche_e_la_quasi_assenza_di_san_josemaria.mp3" length="7749843" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=174

MOLTE IMPRECISIONI STORICHE E LA QUASI ASSENZA DI SAN JOSEMARIA di Rino Cammilleri
L'indomani dell'Assunta, cioè il 16 agosto, in prima serata Rai3 ha mandato in onda l'atteso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=174" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=174</a><br /><br />MOLTE IMPRECISIONI STORICHE E LA QUASI ASSENZA DI SAN JOSEMARIA di Rino Cammilleri<br />L'indomani dell'Assunta, cioè il 16 agosto, in prima serata Rai3 ha mandato in onda l'atteso (non da tutti, ovviamente) film There be dragons del famoso regista Roland Joffé. Perché atteso (non da tutti)? Perché parla di san Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell'Opus Dei. Roland Joffé, inglese di origine francese, ha al suo attivo titoli strepitosi e premiati come Mission e Urla del silenzio (due nomination agli Oscar e una Palma d'Oro a Cannes). Joffé ha senza dubbio il merito di aver portato sullo schermo due episodi storici che il politicamente corretto avrebbe preferito non prendere in considerazione.<br /><br />MISSION (1986) E URLA DEL SILENZIO (1984)<br />Con Mission (1986, cast di eccellenze come Robert De Niro, Jeremy Irons e Liam Neeson, musiche di Ennio Morricone) trattò della cacciata dei gesuiti dalle reducciónes del Paraguay. I gesuiti, strano a dirsi, ci facevano una bella figura; non così la Chiesa, mostrata come prona alle prepotenze delle corone spagnola e portoghese. I veri responsabili della distruzione delle reducciónes allo scopo di sfruttare gli indios erano, però, i primi ministri illuministi di quelle corone, come il portoghese Pombal. Di lì a poco, infatti, il Papa fu addirittura costretto ad abolire la Compagnia di Gesù, onde evitare guai peggiori (cioè, scismi). Di solito a chi storce il naso viene replicato che una fiction non è un documentario, così come un romanzo storico non è un saggio di storia. Vero, però nessuno impedisce a una fiction di discostarsi dalla vulgata corrente, così come ha fatto, per esempio, Mel Gibson col suo Apocalypto (2006): fiction, sì, però mostrava la verità storica dei sacrifici umani tra i Maya. Infatti, Gibson si attirò gli strali dell'intelligentzija liberal, scavandosi vieppiù quella fossa che si era aperta sotto ai piedi con Passion. Film in cui, com'è noto, aveva osato discostarsi dalla new wave che vuole i Romani quali veri responsabili dell'esecuzione di Gesù.<br />Joffé nel 1984 con Urla del silenzio aveva sollevato il velo di omertà sul genocidio dei cambogiani da parte dei khmer rossi del regime di Pol Pot. Anche qui, star come John Malkovich, Julian Sands e Mike Oldfield alle musiche. Epperò, alla fine lo spettatore ricava l'impressione che, se gli americani non avessero esteso i bombardamenti al Laos e alla Cambogia nel corso dell'escalation della guerra in Vietnam, il genocidio non sarebbe avvenuto. Anzi, in una scena il protagonista, impersonato da Sam Waterston, lo dice chiaramente. Insomma, Joffé sembra ogni volta dare un colpo al cerchio e uno alla botte, quasi fosse, sì, tentato dai temi politicamente scorretti, ma poi, in corso d'opera, gli mancasse il coraggio di andare fino in fondo. Così, alla fine, i suoi film sono belli, fastosi e premiati, ma storicamente dei pastrocchi che, volendo accontentare tutti, finiscono per non far contento nessuno.<br /><br />THERE BE DRAGONS - UN SANTO NELLA TEMPESTA (2011)<br />Ed eccoci a There be dragons del 2011. Anche qui, bel cast: Charlie Cox, Wes Bentley, Olga Kurylenko, con un cameo di Jordi Mollá. Nelle locandine internettiane si dice che il film ripercorre la vita del giovane sacerdote fondatore dell'Opus Dei sullo sfondo della guerra civile spagnola, fino alla sua fuga ad Andorra. Se si guarda il film, però, si scopre che il plot della storia è un altro, e che il santo c'entra di sguincio, tanto che, se le scene che lo riguardano venissero eliminate, la storia non ne soffrirebbe più di tanto. Già il fatto che, a soli due anni dall'uscita sugli schermi, il film sia stato trasmesso dalla nostra terza rete televisiva nazionale, quella appaltata alla sinistra fin dai tempi di Berlinguer, avrebbe dovuto indurre al sospetto.<br />E, infatti, nel...]]></itunes:summary><itunes:duration>485</itunes:duration><itunes:keywords>hicsuntleones,joffe,josemariaescriva,mission,opusdei,polpot,rai,therebedragons</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e40670ed8a6fe8f9f4d26bdb2ce489a0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un santo nella tempesta' (2011) - Il fondatore dell'Opus Dei</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-santo-nella-tempesta-2011-il-fondatore-dell-opus-dei--46402344</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=66" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=66</a><br /><br />IL FONDATORE DELL'OPUS DEI di Franco Olearo<br />Nel contesto della guerra civile spagnola il giovane Josemaría Escrivá, si forma, cresce e fonda l'Opus Dei. [...]<br />Robert è un giornalista incaricato dalla sua testata di scrivere un articolo su Josemaría Escrivá la cui beatificazione è prossima. Arrivato a Madrid, cerca di contattare suo padre Manolo che non vede da anni. Questi, prima riluttante, decide di raccontare al figlio la sua storia, che fu strettamente connessa con quella di S. Escrivá: trascorsero una serena giovinezza assieme, ma poi la guerra civile separò i loro destini. [...]<br />Come nei suoi precedenti film, il regista Ronad Joffé affianca a Josemaría un personaggio di contrasto, Manolo, un immaginario amico d'infanzia che ben presto sceglie strade diverse: nel suo animo tormentato si addensano spirito di vendetta, gelosia e l'atteggiamento cinico di chi non trova nella vita nessun senso se non la ricerca del proprio tornaconto.<br />Nel 1936 Josemaría aveva 34 anni e Joffré non si limita a schizzare in brevi quadri le peripezie di questo giovane sacerdote e dei suoi primi seguaci (la difficile vita in una Madrid sotto la minaccia dei rastrellamenti dei repubblicani, la prima approvazione dell'Opus Dei, la lunga marcia attraverso i Pirenei per passare nella zona nazionalista) ma pur considerandosi un agnostico, l'autore ha compreso molto bene la fede che ha sostenuto Josemaría in quegli anni e man mano che il racconto progredisce, cresce in profondità fino ad abbracciare tematiche universali: il significato del perdono, il potere lacerante dell'odio e della vendetta, il senso del male che colpisce anche gli innocenti, i segni con cui cogliere la provvidenza divina. [...]<br />In una sequenza drammatica, di fronte alle violenze che colpiscono sacerdoti e persone innocenti nella Madrid del 1936, i giovani che accompagnano Escrivá ritengono che sia necessario reagire, armandosi e organizzando una forma di crociata. Josemaría ricorda loro che la rivoluzione che compie un cristiano è prima di tutto quella interiore: non ci può essere odio fra di noi perché siamo tutti figli di Dio, anche i nostri nemici; bisogna essere operatori di pace e pregare anche per chi ha torto.<br />Un altro tema portante che attraversa tutto il film è quello del perdono: lo ricorda il direttore del seminario dopo un litigio che vede coinvolti Josemaría e Manolo: "La negazione del perdono è l'unica cosa che non ci verrà perdonata". È il perdono che riunisce alla fine del film Manolo con suo figlio sul letto di morte, dopo anni di indifferenza reciproca e lo unisce idealmente anche a Josemaría (morto anni prima) che non aveva mai cessato di pregare per lui e scrivergli regolarmente.<br />Il silenzio di Dio, il senso imperscrutabile del dolore che colpisce anche gli innocenti viene affrontato più volte in diverse circostanze del film: da Josemaría bambino, che dopo la morte della sua terza sorellina, chiede alla madre se ha ora iniziato a odiare Dio; alla ragazza che ha subito violenza e che si domanda se Dio non sia un mostro, ma che poi decide di rispondere con più amore e più preghiere. Spetta però alla tata di Josemaría (una simpatica Geraldine Chaplin) cercare di cogliere il senso alla provvidenza divina: "la vita è come un filo di uno di quei ricami intrecciato con altri fili. Tenuti insieme nello spazio e nel tempo. È difficile intuire il modello che Dio sta ricamando prima che sia finito".<br />Joffé prende questa come altre frasi dalla ricca biografia di S. Escrivá, ma le rielabora creativamente all'interno della sua costruzione concedendosi anche qualche comprensibile variante: il padre di Josemaría era un commerciante di stoffe, ma nel film diventa il proprietario di una fabbrica di cioccolato: in questo modo la trasformazione di un chicco in una preziosa tavoletta di cioccolato grazie all' abilità e al duro lavoro dei lavoranti diventa la metafora di un percorso di santificazione tramite le attività ben fatte di una vita ordinaria. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46402344</guid><pubDate>Mon, 06 Sep 2021 20:35:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46402344/un_santo_nella_tempesta_il_fondatore_dell_opus_dei.mp3" length="5191515" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=66

IL FONDATORE DELL'OPUS DEI di Franco Olearo
Nel contesto della guerra civile spagnola il giovane Josemaría Escrivá, si forma, cresce e fonda l'Opus Dei. [...]
Robert è un...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=66" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=66</a><br /><br />IL FONDATORE DELL'OPUS DEI di Franco Olearo<br />Nel contesto della guerra civile spagnola il giovane Josemaría Escrivá, si forma, cresce e fonda l'Opus Dei. [...]<br />Robert è un giornalista incaricato dalla sua testata di scrivere un articolo su Josemaría Escrivá la cui beatificazione è prossima. Arrivato a Madrid, cerca di contattare suo padre Manolo che non vede da anni. Questi, prima riluttante, decide di raccontare al figlio la sua storia, che fu strettamente connessa con quella di S. Escrivá: trascorsero una serena giovinezza assieme, ma poi la guerra civile separò i loro destini. [...]<br />Come nei suoi precedenti film, il regista Ronad Joffé affianca a Josemaría un personaggio di contrasto, Manolo, un immaginario amico d'infanzia che ben presto sceglie strade diverse: nel suo animo tormentato si addensano spirito di vendetta, gelosia e l'atteggiamento cinico di chi non trova nella vita nessun senso se non la ricerca del proprio tornaconto.<br />Nel 1936 Josemaría aveva 34 anni e Joffré non si limita a schizzare in brevi quadri le peripezie di questo giovane sacerdote e dei suoi primi seguaci (la difficile vita in una Madrid sotto la minaccia dei rastrellamenti dei repubblicani, la prima approvazione dell'Opus Dei, la lunga marcia attraverso i Pirenei per passare nella zona nazionalista) ma pur considerandosi un agnostico, l'autore ha compreso molto bene la fede che ha sostenuto Josemaría in quegli anni e man mano che il racconto progredisce, cresce in profondità fino ad abbracciare tematiche universali: il significato del perdono, il potere lacerante dell'odio e della vendetta, il senso del male che colpisce anche gli innocenti, i segni con cui cogliere la provvidenza divina. [...]<br />In una sequenza drammatica, di fronte alle violenze che colpiscono sacerdoti e persone innocenti nella Madrid del 1936, i giovani che accompagnano Escrivá ritengono che sia necessario reagire, armandosi e organizzando una forma di crociata. Josemaría ricorda loro che la rivoluzione che compie un cristiano è prima di tutto quella interiore: non ci può essere odio fra di noi perché siamo tutti figli di Dio, anche i nostri nemici; bisogna essere operatori di pace e pregare anche per chi ha torto.<br />Un altro tema portante che attraversa tutto il film è quello del perdono: lo ricorda il direttore del seminario dopo un litigio che vede coinvolti Josemaría e Manolo: "La negazione del perdono è l'unica cosa che non ci verrà perdonata". È il perdono che riunisce alla fine del film Manolo con suo figlio sul letto di morte, dopo anni di indifferenza reciproca e lo unisce idealmente anche a Josemaría (morto anni prima) che non aveva mai cessato di pregare per lui e scrivergli regolarmente.<br />Il silenzio di Dio, il senso imperscrutabile del dolore che colpisce anche gli innocenti viene affrontato più volte in diverse circostanze del film: da Josemaría bambino, che dopo la morte della sua terza sorellina, chiede alla madre se ha ora iniziato a odiare Dio; alla ragazza che ha subito violenza e che si domanda se Dio non sia un mostro, ma che poi decide di rispondere con più amore e più preghiere. Spetta però alla tata di Josemaría (una simpatica Geraldine Chaplin) cercare di cogliere il senso alla provvidenza divina: "la vita è come un filo di uno di quei ricami intrecciato con altri fili. Tenuti insieme nello spazio e nel tempo. È difficile intuire il modello che Dio sta ricamando prima che sia finito".<br />Joffé prende questa come altre frasi dalla ricca biografia di S. Escrivá, ma le rielabora creativamente all'interno della sua costruzione concedendosi anche qualche comprensibile variante: il padre di Josemaría era un commerciante di stoffe, ma nel film diventa il proprietario di una fabbrica di cioccolato: in questo modo la trasformazione di un chicco in una preziosa...]]></itunes:summary><itunes:duration>325</itunes:duration><itunes:keywords>guerracivile,joffe,josemariaescriva,opusdei,spagna,therebedragons</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0a571fd846e9166b9fff433ac9a923ce.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Le ferite del Risorgimento*** (2011) - L'unità che ha diviso l'Italia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/le-ferite-del-risorgimento-2011-l-unita-che-ha-diviso-l-italia--46295951</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=217" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=217</a><br /><br />L'UNITA' CHE HA DIVISO L'ITALIA<br />Per capire come si è arrivati all'Unità d'Italia bisogna attenerci ai fatti. Questi ribaltano la visione dolce che ci è stata insegnata sui libri di scuola e in televisione.<br />Storici seri che si basano sui documenti dell'epoca come Angela Pellicciari, autrice di molti libri sull'argomento, compongono un quadro complessivo nel quale i soggetti principali sono:<br />- il liberalismo antireligioso piemontese che da quella sparuta minoranza che era, è riuscita a violentare il sentimento religioso della maggioranza dei Piemontesi e degli Italiani;<br />- l'odio contro ogni istituzione cattolica e la persecuzione sistematica a cui sono stati sottoposti la Chiesa e i cattolici;<br />- l'arrivismo e l'ingordigia di potere di uomini politici che ancora oggi affollano le nostre piazze con le loro effigi di pietra.<br />I governi liberali del Regno di Sardegna prima, e di quello d'Italia poi, violano sistematicamente tutti i più importanti articoli dello Statuto a cominciare dal primo, che definisce la religione cattolica "unica religione di Stato". Appena inizia l'era costituzionale scatta in Piemonte (poi in tutta l'Italia) la prima seria persecuzione anticattolica dopo Costantino: a cominciare dai gesuiti, tutti gli ordini religiosi della "religione di stato" vengono soppressi uno dopo l'altro e tutti i loro beni incamerati. Mentre 57.000 persone (tanti sono i membri degli ordini religiosi) vengono da un giorno all'altro private della proprie case (i conventi) e di tutto quanto possiedono, i beni che nei corso dei secoli la popolazione cattolica ha donato agli ordini religiosi vanno ad arricchire i liberali che sono l'1% della popolazione. Oltre due milioni e mezzo di ettari di terra, centinaia di splendidi edifici, archivi e biblioteche, oggetti di culto, quadri e statue, tutto scompare nel ventre molle di una classe dirigente che definisce se stessa liberatrice d'Italia dall'oscurantismo dei preti e dei sovrani assoluti.<br />Prima dell'approvazione della legge che incamera i beni della Chiesa, in Piemonte c'è un cattolico di tutto rispetto che combatte una dura battaglia contro la politica governativa. Si tratta di San Giovanni Bosco. Per dissuadere il re dalla firma della legge racconta a Vittorio Emanuele II i sogni che fa. Non si tratta di sogni rassicuranti: un valletto in uniforme rossa grida: "Annunzia: gran funerale in Corte!". Cinque giorni dopo il sogno si ripete con una variante significativa. Il valletto grida: "Annunzia: non gran funerale in Corte, ma grandi funerali in Corte!". Cavour vince le comprensibili perplessità del re, terrorizzato, facendo intervenire i preti favorevoli alla politica liberale. I teologi governativi tranquillizzano Vittorio Emanuele con queste considerazioni: "Maestà, non si spaventi di ciò che ha scritto don Bosco. Il tempo delle rivelazioni è passato".<br />Invece mentre la legge contro i conventi è in discussione al Parlamento la Corona sarda è colpita da lutti gravissimi. Il 12 gennaio muore a 54 anni la madre del re Maria Teresa; il 20 a 33 anni la regina Maria Adelaide; il 10 febbraio a 33 anni Ferdinando duca di Genova, fratello del re; il 17 maggio a 4 mesi Vittorio Emanuele, figlio del re. Don Bosco non si ferma qui. Subito prima della firma del provvedimento ricorda a Vittorio Emanuele: "La famiglia di chi ruba a Dio non giunge alla quarta generazione! Se il re segna quel decreto segnerà la fine dei reali di Savoia". In effetti, i Savoia re d'Italia non sono arrivati alla quarta generazione.<br />Nel nome della libertà i liberali conculcano sistematicamente la libertà dei cattolici (della quasi totalità della popolazione): vietano le donazioni alla chiesa, impediscono le processioni cattoliche (plaudono a quelle massoniche), negano la libertà di istruzione (la scuola deve essere docile strumento della propaganda liberale), per stampa "libera" intendono la sola stampa liberale (Cavour arriva a proibire la circolazione delle encicliche pontificie).<br />In nome della "nazione" italiana (che si pretende risorta alle glorie del passato imperiale romano) i liberali impongono una sudditanza economica e culturale alle potenze definite "civili": Inghilterra e Francia prima, Germania poi. Disprezzando la storia e la cultura dell'Italia cattolica (che regalano all'Italia il primato mondiale della bellezza), i liberali si ripropongono di "fare" gli italiani sul modello delle nazioni protestanti. Lo stato liberale che, in nome della libertà e della costituzione, impone la volontà dell'1% della popolazione ai restante 99 è un perfetto esempio di stato totalitario in cui spadroneggiano le società segrete legate ai potentati internazionali anticattolici.<br />Il cattolico Piemonte assiste costernato al montare della persecuzione anticattolica. Cavour va dicendo che la legge contro i conventi gode del pieno sostegno dell'opinione pubblica, ma in Senato il cattolico maresciallo Vittorio Della Torre lo smentisce platealmente: "Quando passate davanti a una chiesa stracolma di gente, cercate di entrarvi e chiedete che cosa si sta facendo; tutti quelli che interrogherete vi risponderanno che si sta pregando per il progetto di legge. Questo succede a Torino, ed è ancora più vistoso nelle province e soprattutto a Genova e in Savoia, ovunque l'opinione pubblica è contraria alla legge che discutiamo". Cavour può affermare che il provvedimento anticattolico del governo è pienamente condiviso dall'opinione pubblica perché ritiene che l'opinione dei cattolici non vada nemmeno presa in considerazione. Per sincerarsene basta leggere cosa risponde a Della Torre: "L'onorevole maresciallo ha detto che gran parte della popolazione era avversa a questa legge. Io in verità non mi sarei aspettato di vedere invocata dall'onorevole maresciallo l'opinione di persone, di masse, che non sono e non possono essere legalmente rappresentate". Quando Cavour sostiene che l'opinione pubblica è tutta col governo, Cavour ha ragione: l'1% della popolazione, di fede liberale, appoggia con convinzione i provvedimenti anticattolici. L'opinione del 99% della popolazione, di fede cattolica, non conta. Le masse devono limitarsi ad obbedire alle decisioni dei "governi illuminati". Quando si dice "opinione pubblica" ci si riferisce, per definizione, a quella dei liberali.<br />Il 9 ottobre 1860 non potendo invadere lo Stato pontificio dopo una normale dichiarazione di guerra (il Piemonte è, per definizione, obbligato al rispetto della "religione di stato"), nel proclama ai Popoli dell'Italia meridionale, Vittorio Emanuele così giustifica il proprio operato: "Ho fatto entrare i miei soldati nelle Marche e nell'Umbria disperdendo quell'accozzaglia di gente di ogni paese e di ogni lingua (...) Io ho proclamato l'Italia degli italiani, e non permetterò mai che l'Italia diventi il nido di sette cosmopolite che vi si raccolgano a tramare i disegni o della reazione, o della demagogia universale".<br />Secondo la migliore tradizione massonica, per "setta cosmopolita" il re intende la Chiesa Cattolica. I Savoia realizzano in Italia il sogno di tutti i protestanti e massoni (che non a caso sono suoi unici ed influenti alleati): la distruzione del potere temporale dei Papi nella convinzione che al crollo del potere temporale avrebbe inevitabilmente fatto seguito la fine del potere spirituale e, quindi, la scomparsa della Chiesa Cattolica.<br />Nulla di nuovo sotto il sole: il Risorgimento - che, non a caso, Papa Leone XIII definisce risorgimento del paganesimo - è una durissima forma di persecuzione anticattolica scatenata nel cuore stesso della cattolicità: Roma e l'Italia. Eppure un aspetto radicalmente nuovo il Risorgimento lo possiede: è l'unico caso in cui una guerra di religione contro la Chiesa è scatenata in nome della Chiesa e della sua libertà (i Savoia, monarchi costituzionali, non possono ufficialmente infrangere il primo articolo della costituzione). All'Italia spetta un non invidiabile primato di doppiezza: la realizzazione della propria unificazione nazionale contro la Chiesa cattolica, in nome della Chiesa Cattolica.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46295951</guid><pubDate>Mon, 30 Aug 2021 09:48:43 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46295951/le_ferite_del_risorgimento_l_unit_che_ha_diviso_l_italia.mp3" length="10367103" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=217

L'UNITA' CHE HA DIVISO L'ITALIA
Per capire come si è arrivati all'Unità d'Italia bisogna attenerci ai fatti. Questi ribaltano la visione dolce che ci è stata insegnata sui libri...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=217" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=217</a><br /><br />L'UNITA' CHE HA DIVISO L'ITALIA<br />Per capire come si è arrivati all'Unità d'Italia bisogna attenerci ai fatti. Questi ribaltano la visione dolce che ci è stata insegnata sui libri di scuola e in televisione.<br />Storici seri che si basano sui documenti dell'epoca come Angela Pellicciari, autrice di molti libri sull'argomento, compongono un quadro complessivo nel quale i soggetti principali sono:<br />- il liberalismo antireligioso piemontese che da quella sparuta minoranza che era, è riuscita a violentare il sentimento religioso della maggioranza dei Piemontesi e degli Italiani;<br />- l'odio contro ogni istituzione cattolica e la persecuzione sistematica a cui sono stati sottoposti la Chiesa e i cattolici;<br />- l'arrivismo e l'ingordigia di potere di uomini politici che ancora oggi affollano le nostre piazze con le loro effigi di pietra.<br />I governi liberali del Regno di Sardegna prima, e di quello d'Italia poi, violano sistematicamente tutti i più importanti articoli dello Statuto a cominciare dal primo, che definisce la religione cattolica "unica religione di Stato". Appena inizia l'era costituzionale scatta in Piemonte (poi in tutta l'Italia) la prima seria persecuzione anticattolica dopo Costantino: a cominciare dai gesuiti, tutti gli ordini religiosi della "religione di stato" vengono soppressi uno dopo l'altro e tutti i loro beni incamerati. Mentre 57.000 persone (tanti sono i membri degli ordini religiosi) vengono da un giorno all'altro private della proprie case (i conventi) e di tutto quanto possiedono, i beni che nei corso dei secoli la popolazione cattolica ha donato agli ordini religiosi vanno ad arricchire i liberali che sono l'1% della popolazione. Oltre due milioni e mezzo di ettari di terra, centinaia di splendidi edifici, archivi e biblioteche, oggetti di culto, quadri e statue, tutto scompare nel ventre molle di una classe dirigente che definisce se stessa liberatrice d'Italia dall'oscurantismo dei preti e dei sovrani assoluti.<br />Prima dell'approvazione della legge che incamera i beni della Chiesa, in Piemonte c'è un cattolico di tutto rispetto che combatte una dura battaglia contro la politica governativa. Si tratta di San Giovanni Bosco. Per dissuadere il re dalla firma della legge racconta a Vittorio Emanuele II i sogni che fa. Non si tratta di sogni rassicuranti: un valletto in uniforme rossa grida: "Annunzia: gran funerale in Corte!". Cinque giorni dopo il sogno si ripete con una variante significativa. Il valletto grida: "Annunzia: non gran funerale in Corte, ma grandi funerali in Corte!". Cavour vince le comprensibili perplessità del re, terrorizzato, facendo intervenire i preti favorevoli alla politica liberale. I teologi governativi tranquillizzano Vittorio Emanuele con queste considerazioni: "Maestà, non si spaventi di ciò che ha scritto don Bosco. Il tempo delle rivelazioni è passato".<br />Invece mentre la legge contro i conventi è in discussione al Parlamento la Corona sarda è colpita da lutti gravissimi. Il 12 gennaio muore a 54 anni la madre del re Maria Teresa; il 20 a 33 anni la regina Maria Adelaide; il 10 febbraio a 33 anni Ferdinando duca di Genova, fratello del re; il 17 maggio a 4 mesi Vittorio Emanuele, figlio del re. Don Bosco non si ferma qui. Subito prima della firma del provvedimento ricorda a Vittorio Emanuele: "La famiglia di chi ruba a Dio non giunge alla quarta generazione! Se il re segna quel decreto segnerà la fine dei reali di Savoia". In effetti, i Savoia re d'Italia non sono arrivati alla quarta generazione.<br />Nel nome della libertà i liberali conculcano sistematicamente la libertà dei cattolici (della quasi totalità della popolazione): vietano le donazioni alla chiesa, impediscono le processioni cattoliche (plaudono a quelle massoniche), negano la libertà di istruzione (la scuola deve essere...]]></itunes:summary><itunes:duration>648</itunes:duration><itunes:keywords>cavour,donbosco,funeraliincorte,garibaldi,risorgimento,unita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/72a5a63b374354ce55b02c50af855149.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Knock, ovvero il trionfo della medicina** (1951) - Quando la "scienza" vince e il malato perde</title><link>https://www.spreaker.com/episode/knock-ovvero-il-trionfo-della-medicina-1951-quando-la-scienza-vince-e-il-malato-perde--46079899</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=100" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=100</a><br /><br />QUANDO LA ''SCIENZA'' VINCE E IL MALATO PERDE di don Stefano Bimbi<br />Per il dottor Knock la parola ''salute'' va eliminata dal dizionario perché, secondo la sua idea di medicina e di progresso, ''i sani sono dei malati che non sanno di esserlo''<br />«I sani sono dei malati che non sanno di esserlo». È questa la lezione del dottor Knock. O, meglio, è la sua vocazione: farci capire che non stiamo bene, anche quando crediamo il contrario. Il dramma è che questo medico nato nel 1923 dalla penna di Jules Romains, protagonista della commedia in tre atti "Knock o il trionfo della medicina", riesce nel suo intento.<br />Quando prende servizio in un paesino di montagna dimenticato dal mondo, il dottor Knock si trova davanti a una situazione per lui disarmante: tutti gli abitanti sembrano godere di ottima salute. Passano poche settimane e la situazione cambia, grazie alla collaborazione con il maestro e il farmacista, alla pubblicità esercitata tramite il banditore del paese e l’esempio di una ricca nobildonna. Knock apre il suo ambulatorio e il lunedì visita gratuitamente i pazienti. Crea un bisogno e, a quel bisogno, risponde insinuando in chiunque gli capiti a tiro il sospetto della malattia. Non importa quale, ma meglio quella di natura virale.<br />Improvvisamente, tutti si scoprono malati e tutti vogliono sentirselo dire dal dottor Knock. Per il medico di questa fortunata commedia la "salute" è un concetto sorpassato, che non può resistere di fronte all’avanzare della scienza moderna. È solo una parola che, senza alcun danno, potrebbe essere eliminata dal nostro dizionario. Afferma infatti il dottor Knock: «Quanto a me, conosco solo individui più o meno affetti da malattie più o meno disparate e con esiti più o meno rapidi. Naturalmente, se dite loro che stanno benissimo, non chiedono di meglio che credervi. Ma così li ingannate. L'unica scusante può essere quella d’avere già troppi malati per caricarvene di nuovi».<br /><br />CONTAGI DA VIRUS<br />E sui contagi da virus il dottor Knock sembra anticipare quello che un secolo dopo i virologi hanno detto in tutte le trasmissioni televisive in merito alla pandemia da Coronavirus del 2020: «...si può anche andare in giro con una faccia rubiconda, una lingua rosea, un appetito eccellente e covare, in tutti i meandri del proprio organismo milioni di bacilli di estrema virulenza, capaci di infettare un dipartimento intero».<br />Jules Romains fa capire che il virus inoculato da Knock è la fiducia cieca nella "scienza". Che ovviamente è soltanto quella del medico più moderno e aperto alle nuove conquiste del progresso e non certo il buon dottore che, fedele al giuramento di Ippocrate, curava solo in caso di malattia e nell'interesse esclusivo del malato.<br />Il dottor Knock opera quindi un vero e proprio ribaltamento della medicina. Al collega che ha sostituito e che gli rimprovera che nel suo agire «l’interesse del malato è subordinato a quello del medico», il dottor Knock risponde: «Lei dimentica che c'è un interesse superiore a questi due: quello per la medicina... è il solo di cui io mi preoccupi. Lei mi dà un comune popolato da migliaia di individui neutri e indeterminati e il mio compito è quello di determinarli, di indurli all'assistenza medica. Non c'è niente che mi urti come quell'essere né carne né pesce che lei definisce individuo sano».<br />Il racconto venne scritto nel 1923 e ha avuto ben quattro versioni cinematografiche. Dire che è stato profetico è dir poco: ha anticipato la nascita della propaganda di massa che verrà utilizzata nelle dittature di mezza Europa e anche la propaganda pubblicitaria che dall'America faceva ingresso nel Vecchio Continente. Ma vediamo soprattutto che profetizzava la società del terzo millennio, dove gli unici negozi sempre affollati di gente sono le farmacie e gli studi medici dei dottori. La medicina è diventata semplice affarismo e non più riguardo per la salute; mentre la psicoanalisi freudiana inculcava nelle menti delle persone che qualsiasi stato d’animo naturale, in passato considerato normale, era malessere: tristezza, stanchezza, inappetenza, vecchiaia, divenivano nuove malattie che rendevano indispensabili l’uso delle medicine, o il ricovero in ospedale.<br /><br />FILM OTTIMI E PESSIMI<br />Il film del 1951 "Knock, ovvero il trionfo della medicina", con la stupenda interpretazione di Louis Jouvet, è stato prodotto nel 2021 dalla DNA Srl in un Dvd e reperibile facilmente in Internet. Assolutamente da acquistare, vedere e far vedere. Oltre al Dvd suddetto si può vedere su YouTube il pregevole sceneggiato televisivo del 1966 trasmesso dalla Rai dove il dottor Knock è interpretato da Alberto Lionello. Alcune scene del film sono commentate in un altro video, anch'esso disponibile su YouTube, con il documentario dal titolo "Inventori di malattie" dove il giornalista Silvestro Montanaro, conduttore del programma Rai "C'era una volta", racconta di come l’industria farmaceutica "crea" le malattie. Il video inizia con un’intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer.<br />Assolutamente da sconsigliare è invece il remake cinematografico del 2017 dove Omar Sy interpreta un improbabile dottor Knock di colore che ribalta totalmente la vicenda risultando l'eroe che porta la medicina a trionfare sulla religione. Ovviamente la religione criticata è quella cattolica, oscurantista e nemica del progresso impersonata dal sacerdote del paese che accusa il dottore pubblicamente durante un funerale usando addirittura informazioni avute nel segreto della confessione e risultate poi false. Un vero e proprio rovesciamento della commedia originale di Jules Romains. Molto meglio le versioni del 1951 e del 1966 che aiutano a capire perché siamo finiti nella situazione odierna dove la medicina ha smarrito la sua missione originaria pensata da Ippocrate e sviluppata negli ospedali medioevali fondati dalla Chiesa.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46079899</guid><pubDate>Fri, 13 Aug 2021 17:02:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46079899/knock_ovvero_il_trionfo_della_medicina_a_spese_del_malato.mp3" length="7890695" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=100

QUANDO LA ''SCIENZA'' VINCE E IL MALATO PERDE di don Stefano Bimbi
Per il dottor Knock la parola ''salute'' va eliminata dal dizionario perché, secondo la sua idea di medicina e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=100" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=100</a><br /><br />QUANDO LA ''SCIENZA'' VINCE E IL MALATO PERDE di don Stefano Bimbi<br />Per il dottor Knock la parola ''salute'' va eliminata dal dizionario perché, secondo la sua idea di medicina e di progresso, ''i sani sono dei malati che non sanno di esserlo''<br />«I sani sono dei malati che non sanno di esserlo». È questa la lezione del dottor Knock. O, meglio, è la sua vocazione: farci capire che non stiamo bene, anche quando crediamo il contrario. Il dramma è che questo medico nato nel 1923 dalla penna di Jules Romains, protagonista della commedia in tre atti "Knock o il trionfo della medicina", riesce nel suo intento.<br />Quando prende servizio in un paesino di montagna dimenticato dal mondo, il dottor Knock si trova davanti a una situazione per lui disarmante: tutti gli abitanti sembrano godere di ottima salute. Passano poche settimane e la situazione cambia, grazie alla collaborazione con il maestro e il farmacista, alla pubblicità esercitata tramite il banditore del paese e l’esempio di una ricca nobildonna. Knock apre il suo ambulatorio e il lunedì visita gratuitamente i pazienti. Crea un bisogno e, a quel bisogno, risponde insinuando in chiunque gli capiti a tiro il sospetto della malattia. Non importa quale, ma meglio quella di natura virale.<br />Improvvisamente, tutti si scoprono malati e tutti vogliono sentirselo dire dal dottor Knock. Per il medico di questa fortunata commedia la "salute" è un concetto sorpassato, che non può resistere di fronte all’avanzare della scienza moderna. È solo una parola che, senza alcun danno, potrebbe essere eliminata dal nostro dizionario. Afferma infatti il dottor Knock: «Quanto a me, conosco solo individui più o meno affetti da malattie più o meno disparate e con esiti più o meno rapidi. Naturalmente, se dite loro che stanno benissimo, non chiedono di meglio che credervi. Ma così li ingannate. L'unica scusante può essere quella d’avere già troppi malati per caricarvene di nuovi».<br /><br />CONTAGI DA VIRUS<br />E sui contagi da virus il dottor Knock sembra anticipare quello che un secolo dopo i virologi hanno detto in tutte le trasmissioni televisive in merito alla pandemia da Coronavirus del 2020: «...si può anche andare in giro con una faccia rubiconda, una lingua rosea, un appetito eccellente e covare, in tutti i meandri del proprio organismo milioni di bacilli di estrema virulenza, capaci di infettare un dipartimento intero».<br />Jules Romains fa capire che il virus inoculato da Knock è la fiducia cieca nella "scienza". Che ovviamente è soltanto quella del medico più moderno e aperto alle nuove conquiste del progresso e non certo il buon dottore che, fedele al giuramento di Ippocrate, curava solo in caso di malattia e nell'interesse esclusivo del malato.<br />Il dottor Knock opera quindi un vero e proprio ribaltamento della medicina. Al collega che ha sostituito e che gli rimprovera che nel suo agire «l’interesse del malato è subordinato a quello del medico», il dottor Knock risponde: «Lei dimentica che c'è un interesse superiore a questi due: quello per la medicina... è il solo di cui io mi preoccupi. Lei mi dà un comune popolato da migliaia di individui neutri e indeterminati e il mio compito è quello di determinarli, di indurli all'assistenza medica. Non c'è niente che mi urti come quell'essere né carne né pesce che lei definisce individuo sano».<br />Il racconto venne scritto nel 1923 e ha avuto ben quattro versioni cinematografiche. Dire che è stato profetico è dir poco: ha anticipato la nascita della propaganda di massa che verrà utilizzata nelle dittature di mezza Europa e anche la propaganda pubblicitaria che dall'America faceva ingresso nel Vecchio Continente. Ma vediamo soprattutto che profetizzava la società del terzo millennio, dove gli unici negozi sempre affollati di gente sono le farmacie e gli studi...]]></itunes:summary><itunes:duration>494</itunes:duration><itunes:keywords>farmacista,knock,malato,medicina,rai,salute,scienza,virus</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f1271271a5ff32a1f7579ed1f90123b1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Undici settembre 1683**** (2012) - La cultura cattolica è morta per suicidio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/undici-settembre-1683-2012-la-cultura-cattolica-e-morta-per-suicidio--46040424</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=180" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=180</a><br /><br />LA CULTURA CATTOLICA E' MORTA PER SUICIDIO di Rino Cammilleri<br />Il flop inaudito nelle sale del film di Renzo Martinelli su Marco d'Aviano e l'assedio di Vienna del 1683 farà passare la voglia a qualunque regista, anche il meglio intenzionato, di occuparsi di storia cattolica. Chi lo farà, dovrà per forza sollevare polemiche se vuole pubblicità. Dunque, dovrà mettere in scena lavori in cui i cattolici e la Chiesa fanno la parte dei cattivi, sperando che il Vaticano almeno protesti. Film onesti come 11 settembre 1683 o Cristiada non trovano alcun appoggio in casa cattolica.<br />Il popolo-bue cattolico semplicemente non sa nemmeno che esistono, e li fa fallire al botteghino. Complotti, retroscena, congiure antipapiste? No: insipienza e ignoranza. Dei cattolici. Infatti, non lo sanno ormai neanche i preti chi era Marco d'Aviano.<br />Quando fu beatificato questo cappuccino che salvò l'Europa, a un convegno nei suoi luoghi fui l'unico a ricordarne il ruolo politico, mentre i religiosi, teologi, preti e prelati presenti si dilungavano esclusivamente sulla di lui spiritualità, timorosi che parlare di storia avrebbe potuto urtare i «fratelli» musulmani. Silenzio, dunque.<br />Il beato Alberione fondò i Paolini proprio per la buona battaglia sulla stampa e nel cinema, mettendo addirittura mano personalmente al primo film a colori italiano, Mater Dei. E ancora nei primi anni Sessanta non c'era film che avesse speranza di riuscita se avesse trascurato il potente circuito delle sale parrocchiali.<br />Oggi, le pochissime parrocchie che hanno un cinema ci proiettano tutt'al più il cosiddetto film d'essai, che «fa discutere» e «suscita il dibattito», e pazienza se il devoto spettatore dovrà sorbirsi la solita scena erotica del tutto superflua, ma che i registi mettono lo stesso per la gioia della troupe. Così, l'aspirante regista cattolico è avvisato: faccia solo film su Francesco e Chiara (evitando giudiziosamente i miracoli), almeno andranno direttamente in dvd e qualche convento li comprerà.<br />Credete che negli altri settori vada meglio? Pensate alla fine che ha fatto un banchiere da messa quotidiana come Ettore Gotti Tedeschi, cacciato a pedate dallo Ior per beghe vaticane e al quale, come a segnale convenuto, tutte le porte ecclesiali si sono chiuse in faccia.<br />Ma torniamo alla cultura in senso più proprio. Sui media, i giornalisti cattolici si dividono in due categorie: quelli che lavorano per testate clericali e quelli che sono riusciti a farsi assumere in testate laiche. I primi non possono certo osare di contraddire chi paga loro lo stipendio, perciò sono fedelissimi alla «linea», qualunque essa sia. I secondi, si stimano fortunati ad avere un posto ambito, e solo a quello pensano (sì, certo, ci sono le eccezioni, ma sono in tutto due o al massimo tre), tenendo sempre presente il proverbio giapponese: «Al chiodo che sporge si picchia in testa».<br />Naturalmente, ad aiutare i fratelli nella fede a far carriera non ci pensano nemmeno, sia perché considerano precaria la loro, sia perché non sono certo massoni: questi ultimi, sì, che si spalleggiano l'un l'altro per infilare «fratelli» dovunque. Esiste anche, com'è noto, un «soccorso rosso», ma non uno «bianco» (eccezion fatta per i dossettiani, i quali non a caso occupano posti e cattedre che più prestigioso non si può, ma hanno nella Costituzione il loro Corano e sono «adulti», infatti militano nella sinistra laicista).<br />Sul versante dei libri la situazione è anche, se possibile, peggiore. La narrativa cattolica semplicemente non esiste, e non esiste perché nemmeno i cattolici la comprerebbero.<br />Esiste la saggistica, è vero, ma è una saggistica – mi si passi il termine – madonnara, oppure si tratta dell'ennesima riflessione-omelia di qualche prelato (il campione delle vendite italiane è ancora il defunto cardinale Martini). Parlo, naturalmente, dei libri che in classifica almeno ci vanno, anche se magari ci restano poco. Il resto, tutto il resto, è già tanto se copre le spese di edizione.<br />Voi mi direte, giustamente, che anch'io mi occupo ormai di Madonne. Il fatto è che gli editori non vogliono altro. E hanno ragione: se fate un giro nelle librerie «cattoliche» vedrete pile enormi di libri del cardinale Martini o sul nuovo Papa. Perché? Perché i cattolici comprano quelli, non altro. Dunque, l'editore investe su ciò che il mercato chiede.<br />Presentando in giro il mio libro su Medjugorje mi sono accorto che, nelle sale traboccanti, la gente voleva sentir parlare solo di miracoli del sole, guarigioni, conversioni clamorose. E basta. Il resto, semplicemente non interessa. Folle enormi vanno in Bosnia, vi si convertono, digiunano, pregano, ci portano i parenti e gli amici. Molti si trasformano in porta-gente a tempo pieno. Lodevolissimo. Ma che succede quando tutta questa gente scende dal Podbrdo? Dà luogo, lentamente, a una ricostruzione cristiana del mondo? No. Prega, digiuna, torna e ritorna a Medjugorje. Tutt'al più dà soldi e braccia all'ennesima casa di accoglienza per i drop-out della società contemporanea. Per il resto, ecco: adunate di preghiera, interminabili, con canti, rosari, messe, testimonianze.<br />Esattamente quel che i Padroni del Mondo vogliono dai cristiani: state in sacrestia a pregare, occupatevi dei «poveri» e non disturbate il Manovratore. E i cristiani, inquadrati dai loro pastori, eseguono. È vero, è un momentaccio per la Chiesa. Ma oggi, in Occidente, l'aggressione è culturale e amministrativa. Nell'Ottocento l'aggressione era, oltre che culturale e amministrativa, pure a mano armata e con tanto di cannoni a Porta Pia. Eppure, i cattolici di quel secolo reagivano non solo con la preghiera e i pellegrinaggi: fondavano banche, giornali, riviste, si costituivano in lobby per condizionare la politica. E senza trascurare i poveri e i drop-out.<br />Qual è la differenza tra allora e oggi? La differenza sta nel fatto che allora avevano alle spalle una Chiesa gerarchica compatta e fermissima nella dottrina, una Chiesa che non esitava un istante a espellere quei suoi membri che seminavano confusione. Naturalmente, l'espulso diventava un «martire del libero pensiero» e veniva portato sugli scudi dalla stampa laicista. Così come oggi. Ma il popolo cattolico era informato, e ufficialmente, che quello lì era passato al nemico.<br />Oggi la Chiesa gerarchica preferisce la misericordia, si dice, anche se permane l'impressione (per carità, solo un'impressione...) del "due pesi e due misure".<br />Ma torniamo al nostro discorso sulla cultura cattolica. E al film di Martinelli. Nessuno si è preso la briga di far sapere (non dico di apologizzare, solo di far sapere) che esisteva un film che parlava bene della storia cristiana e della Chiesa. Perciò, scordatevi pure Cristiada, quantunque tratti un tema (papale) attualissimo: la libertà religiosa.<br />Se io fossi un regista, allora, ragionerei così: l'assedio di Vienna in costume costa una paccata di miliardi e non lo vede nessuno, un film con la Littizzetto costa pochissimo e incassa una paccata di miliardi. Perciò, scordatevi, cari cattolici, i film che parlano bene di voi e dei fatti vostri. Al massimo farò una fiction su papa Bergoglio, che è tanto simpatico e porta le scarpe nere. Su Ratzinger no, perché le portava rosse ed era troppo colto.<br />Una realtà benemerita che dovrebbe fare da cinghia di trasmissione verso la «base» sono i circoli culturali parrocchiali. I libri e gli autori cattolici che non trovano spazio sui grandi media spetta ad essi farli conoscere alla gente comune. Purtroppo (e parlo per lunga esperienza) c'è da farsi cadere la braccia. Infatti, tra le priorità della parrocchia la cultura o è l'ultima in lista o non c'è proprio.<br />Se ha bisogno dell'idraulico o dell'elettricista, sa bene che questi artigiani hanno un cachet e lo scuce senza fiatare. Così per l'avvocato o il medico o il muratore o l'ingegnere o il meccanico. Ma l'operatore culturale (chiamiamolo così) deve essere grato dell'invito e poi operare per puro «spirito di servizio».<br />Ci sono parrocchie provviste di chiese dotate di organi a canne colossali, per suonare i quali un tempo si stipendiavano organisti diplomati. Oggi gli organi tacciono, perché ci sono tanti ragazzini con la chitarra che suonano gratis e, anzi, volentieri.<br />Il risultato è che la musica liturgica è semplicemente sparita (e hanno voglia i papi attuali di insistere sulla «bellezza»...).<br />Morale: la cultura cattolica è morta per suicidio e bisogna farsene una ragione. I figli di questo mondo, come dice il Vangelo, sono stati più scaltri, e i figli di Maria sono stati pavidi e fessi. I primi sono sempre astuti come serpenti, i secondi ingenui come colombe. I primi hanno fatto bene il loro lavoro, i secondi no, perché Cristo aveva raccomandato a loro di essere sia astuti che candidi. Dunque, meritano quel che hanno, cioè niente.<br />Prenotiamoci, dunque, un posto nel prossimo pullman per Medjugorje. E facciamoci salire quei pochi che hanno ancora voglia di combattere, perché rischiano la fine dei soldati giapponesi nella jungla di Iwo Jima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46040424</guid><pubDate>Tue, 10 Aug 2021 16:27:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46040424/la_cultura_cattolica_morta_per_suicidio.mp3" length="11943227" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=180&#13;
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LA CULTURA CATTOLICA E' MORTA PER SUICIDIO di Rino Cammilleri&#13;
Il flop inaudito nelle sale del film di Renzo Martinelli su Marco d'Aviano e l'assedio di Vienna del 1683 farà...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=180" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=180</a><br /><br />LA CULTURA CATTOLICA E' MORTA PER SUICIDIO di Rino Cammilleri<br />Il flop inaudito nelle sale del film di Renzo Martinelli su Marco d'Aviano e l'assedio di Vienna del 1683 farà passare la voglia a qualunque regista, anche il meglio intenzionato, di occuparsi di storia cattolica. Chi lo farà, dovrà per forza sollevare polemiche se vuole pubblicità. Dunque, dovrà mettere in scena lavori in cui i cattolici e la Chiesa fanno la parte dei cattivi, sperando che il Vaticano almeno protesti. Film onesti come 11 settembre 1683 o Cristiada non trovano alcun appoggio in casa cattolica.<br />Il popolo-bue cattolico semplicemente non sa nemmeno che esistono, e li fa fallire al botteghino. Complotti, retroscena, congiure antipapiste? No: insipienza e ignoranza. Dei cattolici. Infatti, non lo sanno ormai neanche i preti chi era Marco d'Aviano.<br />Quando fu beatificato questo cappuccino che salvò l'Europa, a un convegno nei suoi luoghi fui l'unico a ricordarne il ruolo politico, mentre i religiosi, teologi, preti e prelati presenti si dilungavano esclusivamente sulla di lui spiritualità, timorosi che parlare di storia avrebbe potuto urtare i «fratelli» musulmani. Silenzio, dunque.<br />Il beato Alberione fondò i Paolini proprio per la buona battaglia sulla stampa e nel cinema, mettendo addirittura mano personalmente al primo film a colori italiano, Mater Dei. E ancora nei primi anni Sessanta non c'era film che avesse speranza di riuscita se avesse trascurato il potente circuito delle sale parrocchiali.<br />Oggi, le pochissime parrocchie che hanno un cinema ci proiettano tutt'al più il cosiddetto film d'essai, che «fa discutere» e «suscita il dibattito», e pazienza se il devoto spettatore dovrà sorbirsi la solita scena erotica del tutto superflua, ma che i registi mettono lo stesso per la gioia della troupe. Così, l'aspirante regista cattolico è avvisato: faccia solo film su Francesco e Chiara (evitando giudiziosamente i miracoli), almeno andranno direttamente in dvd e qualche convento li comprerà.<br />Credete che negli altri settori vada meglio? Pensate alla fine che ha fatto un banchiere da messa quotidiana come Ettore Gotti Tedeschi, cacciato a pedate dallo Ior per beghe vaticane e al quale, come a segnale convenuto, tutte le porte ecclesiali si sono chiuse in faccia.<br />Ma torniamo alla cultura in senso più proprio. Sui media, i giornalisti cattolici si dividono in due categorie: quelli che lavorano per testate clericali e quelli che sono riusciti a farsi assumere in testate laiche. I primi non possono certo osare di contraddire chi paga loro lo stipendio, perciò sono fedelissimi alla «linea», qualunque essa sia. I secondi, si stimano fortunati ad avere un posto ambito, e solo a quello pensano (sì, certo, ci sono le eccezioni, ma sono in tutto due o al massimo tre), tenendo sempre presente il proverbio giapponese: «Al chiodo che sporge si picchia in testa».<br />Naturalmente, ad aiutare i fratelli nella fede a far carriera non ci pensano nemmeno, sia perché considerano precaria la loro, sia perché non sono certo massoni: questi ultimi, sì, che si spalleggiano l'un l'altro per infilare «fratelli» dovunque. Esiste anche, com'è noto, un «soccorso rosso», ma non uno «bianco» (eccezion fatta per i dossettiani, i quali non a caso occupano posti e cattedre che più prestigioso non si può, ma hanno nella Costituzione il loro Corano e sono «adulti», infatti militano nella sinistra laicista).<br />Sul versante dei libri la situazione è anche, se possibile, peggiore. La narrativa cattolica semplicemente non esiste, e non esiste perché nemmeno i cattolici la comprerebbero.<br />Esiste la saggistica, è vero, ma è una saggistica – mi si passi il termine – madonnara, oppure si tratta dell'ennesima riflessione-omelia di qualche prelato (il campione delle vendite italiane è ancora il...]]></itunes:summary><itunes:duration>747</itunes:duration><itunes:keywords>cristiada,fiction,iwojima,libertà,littizzetto,medjugorie,ratzinger</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9e5a59531da1f34a7d3fa0da6c66f489.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Undici settembre 1683**** (2012) - La battaglia di Vienna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/undici-settembre-1683-2012-la-battaglia-di-vienna--46039635</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=167" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=167</a><br /><br />LA BATTAGLIA DI VIENNA CHE RESPINSE L'ATTACCO MUSULMANO di Rino Cammilleri<br />Renzo Martinelli è l'unico regista italiano che abbia davvero il coraggio di andare controcorrente. E per «corrente» intendiamo il mainstream di pensiero che, quando non è marxista tout court, non riesce a uscire dalla vulgata politicamente corretta.<br />In un cinema italiano che, dopo aver dato lezioni al mondo, si è immiserito nelle commediole, i cinepanettoni, l'immigrazionismo e l'agenda gay, Renzo Martinelli è quasi il solo che sia stato capace di misurarsi col genere epico. E storico, come il suo penultimo film Barbarossa con Rutger Hauer, incentrato sulla battaglia di Legnano.<br />Con al suo attivo film di denuncia come Vajont, o la ricostruzione del sequestro Moro in Piazza delle Cinque Lune, la biografia di Carnera, o l'imbarazzante Porzûs (ricostruzione dell'eccidio della brigata partigiana Osoppo, di cui facevano parte il fratello di Pasolini e lo zio del cantautore De Gregori, per mano di partigiani stalinisti), Martinelli è rimasto colpito dal riaffacciarsi sulla scena mondiale del problema islamico e ha narrato ne Il mercante di pietre, con Harvey Keitel, la vicenda di un occidentale contemporaneo che si converte all'islam radicale e partecipa a un attentato. Ora ritorna sul tema del controverso rapporto con l'islam affondando il bisturi (anche se sarebbe meglio dire la cinepresa) nella storia europea con la sua ultima fatica, Undici settembre 1683, che sarà nelle sale in aprile.<br />Martinelli, so che lei ha tre lauree ed è appassionato di storia. Perché ha deciso questa volta di inoltrarsi nel XVII secolo?<br />Ho voluto capire come mai Osama bin Laden avesse scelto proprio un undici settembre per sferrare il suo attacco alla Grande Mela. Vienna, la capitale imperiale nel 1683, era per i musulmani la Mela d'Oro, e proprio col fallito assedio di Vienna da parte degli ottomani l'11 settembre di quell'anno comincia il declino della millenaria minaccia turca nei confronti dell'Occidente.<br />In pochi anni, con una serie di folgoranti vittorie, il principe Eugenio di Savoia costringerà il sultano alla pace di Carlowitz e l'impero islamico inizierà il suo secolare arretramento, fino a sparire del tutto nel XX secolo. Ecco, sono convinto che Al Qaida abbia scelto l'11 settembre 2001 per attaccare di nuovo l'Occidente in quella che è la sua attuale capitale, New York, la nuova Mela.<br />Centrale, nel film, la figura di un santo francescano, il beato Marco d'Aviano, interpretato da F. Murray Abraham. Era un cappuccino qualunque, anche se per i credenti era uno che faceva miracoli (guarigioni, profezie, bilocazioni…). Oggi nemmeno i cattolici conoscono il suo ruolo nella salvezza dell'Europa. Scommetto che è stata una sorpresa anche per lei.<br />Sarà una coincidenza, ma proprio nel 2001 sentii parlare per la prima volta di Marco d'Aviano. Doveva esserci la grande anteprima di uno dei miei film, Vajont, all'aperto. Ma si mise a piovere, scrosci d'acqua senza sosta. Rischiavamo un clamoroso flop. Una persona del luogo però mi disse di star tranquillo, perché avrebbe provveduto il «padre Marco», a cui vennero innalzate preghiere. Ebbene, proprio quando ormai ogni speranza era perduta, smise di piovere e potemmo proiettare col bel tempo. Fu così che decisi di informarmi su chi fosse questo «padre Marco».<br />Non era la prima volta che, nel disaccordo totale delle potenze europee, a salvare la Civiltà Cristiana doveva pensarci il Papa. E sempre facendo ricorso a un francescano. Alla fine del XV secolo aveva mandato San Giovanni da Capestrano a liberare Belgrado dai turchi. Ora, mentre Luigi XIV di Francia trescava col sultano in funzione anti-imperiale, il cappuccino Marco d'Aviano, veneratissimo dal popolo, veniva inviato in soccorso all'Imperatore Leopoldo, che già meditava di abbandonare Vienna. Fu lui, con la sua autorità morale, a mettere d'accordo i capi cristiani.<br />Infatti, riuscì a fare accettare il condottiero polacco Jan Sobieski quale comandante supremo. Sobieski, con i suoi «ussari alati», calò dal monte Kahlemberg e, miracolosamente, mise in fuga i turchi. Poche decine di migliaia di combattenti cristiani contro un'armata di trecentomila musulmani. Il gran vizir Karà Mustafà, capo dell'esercito ottomano, ne pagò il fio: fu strangolato col rituale laccio di seta nera.<br />Paradossalmente, a quel lontano undici settembre dobbiamo i tradizionali cappuccino e cornetto delle nostre colazioni. Nell'immenso accampamento abbandonato da turchi, i viennesi trovarono moltissimi sacchi di caffè. Avendo finito il pane e rimasti solo con un po' di pasta per dolci, foggiarono panini in forma di mezzaluna (croissant) per irridere il nemico, e li intinsero in quel caffè allungato col latte, il cui colore ricordava l'abito di chi li aveva salvati.<br />Non dimentichiamo che scopo dichiarato dell'offensiva turca era, dopo aver preso Vienna, la stessa Roma. Come Santa Sofia di Costantinopoli era diventata una moschea, così doveva essere per San Pietro. Quella del 1683 doveva essere la jihad definitiva, che avrebbe vendicato la sconfitta di Lepanto nel secolo precedente.<br />Ci dica qualcosa sulla confezione del film.<br />Si tratta di una produzione italo-polacca (i polacchi tengono molto alla vicenda narrata, visto il loro ruolo storico in essa) con partecipazione della Rai. Infatti, un film epico e di ricostruzione storica richiede ingenti investimenti.<br />Alla sceneggiatura ha messo mano anche Valerio M. Manfredi, scrittore molto noto per i suoi romanzi storici. Undici settembre 1683 sarà nelle sale italiane l'11 aprile nella versione cinematografica. L'anno prossimo la versione estesa verrà trasmessa dalla Rai in due puntate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/46039635</guid><pubDate>Tue, 10 Aug 2021 16:21:52 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/46039635/la_battaglia_di_vienna_che_respinse_l_attacco_musulmano.mp3" length="7641591" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=167&#13;
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LA BATTAGLIA DI VIENNA CHE RESPINSE L'ATTACCO MUSULMANO di Rino Cammilleri&#13;
Renzo Martinelli è l'unico regista italiano che abbia davvero il coraggio di andare controcorrente....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=167" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=167</a><br /><br />LA BATTAGLIA DI VIENNA CHE RESPINSE L'ATTACCO MUSULMANO di Rino Cammilleri<br />Renzo Martinelli è l'unico regista italiano che abbia davvero il coraggio di andare controcorrente. E per «corrente» intendiamo il mainstream di pensiero che, quando non è marxista tout court, non riesce a uscire dalla vulgata politicamente corretta.<br />In un cinema italiano che, dopo aver dato lezioni al mondo, si è immiserito nelle commediole, i cinepanettoni, l'immigrazionismo e l'agenda gay, Renzo Martinelli è quasi il solo che sia stato capace di misurarsi col genere epico. E storico, come il suo penultimo film Barbarossa con Rutger Hauer, incentrato sulla battaglia di Legnano.<br />Con al suo attivo film di denuncia come Vajont, o la ricostruzione del sequestro Moro in Piazza delle Cinque Lune, la biografia di Carnera, o l'imbarazzante Porzûs (ricostruzione dell'eccidio della brigata partigiana Osoppo, di cui facevano parte il fratello di Pasolini e lo zio del cantautore De Gregori, per mano di partigiani stalinisti), Martinelli è rimasto colpito dal riaffacciarsi sulla scena mondiale del problema islamico e ha narrato ne Il mercante di pietre, con Harvey Keitel, la vicenda di un occidentale contemporaneo che si converte all'islam radicale e partecipa a un attentato. Ora ritorna sul tema del controverso rapporto con l'islam affondando il bisturi (anche se sarebbe meglio dire la cinepresa) nella storia europea con la sua ultima fatica, Undici settembre 1683, che sarà nelle sale in aprile.<br />Martinelli, so che lei ha tre lauree ed è appassionato di storia. Perché ha deciso questa volta di inoltrarsi nel XVII secolo?<br />Ho voluto capire come mai Osama bin Laden avesse scelto proprio un undici settembre per sferrare il suo attacco alla Grande Mela. Vienna, la capitale imperiale nel 1683, era per i musulmani la Mela d'Oro, e proprio col fallito assedio di Vienna da parte degli ottomani l'11 settembre di quell'anno comincia il declino della millenaria minaccia turca nei confronti dell'Occidente.<br />In pochi anni, con una serie di folgoranti vittorie, il principe Eugenio di Savoia costringerà il sultano alla pace di Carlowitz e l'impero islamico inizierà il suo secolare arretramento, fino a sparire del tutto nel XX secolo. Ecco, sono convinto che Al Qaida abbia scelto l'11 settembre 2001 per attaccare di nuovo l'Occidente in quella che è la sua attuale capitale, New York, la nuova Mela.<br />Centrale, nel film, la figura di un santo francescano, il beato Marco d'Aviano, interpretato da F. Murray Abraham. Era un cappuccino qualunque, anche se per i credenti era uno che faceva miracoli (guarigioni, profezie, bilocazioni…). Oggi nemmeno i cattolici conoscono il suo ruolo nella salvezza dell'Europa. Scommetto che è stata una sorpresa anche per lei.<br />Sarà una coincidenza, ma proprio nel 2001 sentii parlare per la prima volta di Marco d'Aviano. Doveva esserci la grande anteprima di uno dei miei film, Vajont, all'aperto. Ma si mise a piovere, scrosci d'acqua senza sosta. Rischiavamo un clamoroso flop. Una persona del luogo però mi disse di star tranquillo, perché avrebbe provveduto il «padre Marco», a cui vennero innalzate preghiere. Ebbene, proprio quando ormai ogni speranza era perduta, smise di piovere e potemmo proiettare col bel tempo. Fu così che decisi di informarmi su chi fosse questo «padre Marco».<br />Non era la prima volta che, nel disaccordo totale delle potenze europee, a salvare la Civiltà Cristiana doveva pensarci il Papa. E sempre facendo ricorso a un francescano. Alla fine del XV secolo aveva mandato San Giovanni da Capestrano a liberare Belgrado dai turchi. 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Era convinto, infatti, che l'allegoria non fosse il giusto mezzo per trasmettere la verità, e che anzi tante volte finisse per banalizzarla e ridicolizzarla. D'altro canto però non poteva negare che dalla fede e in particolare dall'Eucaristia e dalla Madonna aveva appreso tutti quei concetti di bellezza, di moralità, di santità che sono disseminati in vario grado nei suoi scritti e che vogliono essere uno spiraglio di luce per il lettore, una strada per condurlo verso ciò che va oltre la semplice vita naturale di ogni giorno, ciò che la trascende.<br /><br />SECONDO PILASTRO: LA MADONNA<br />A proposito della Madonna come sorgente ispiratrice, in una lettera all'amico gesuita Robert Murray, scriveva: «Penso di sapere esattamente che cosa intendi con dottrina della Grazia; e naturalmente con il tuo riferimento a Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia piccola percezione della bellezza sia come maestà sia come semplicità».<br />Da questa fonte mariana attingeva ispirazione nel creare le figure femminili più luminose e celestiali, più belle e sagge, più pure e angeliche dei suoi libri. È il caso per esempio della regina degli elfi Galadriel, alla cui presenza i viandanti della Compagnia trovano riposo e refrigerio, consigli e doni per portare avanti la propria missione. E fa riflettere, come Tolkien un mese prima di morire abbia voluto rivedere questa figura nel tentativo di scagionarla da ogni colpa "originale"; quella colpa che si era attualizzata per gli elfi ai tempi della ribellione di Fëanor. Se negli scritti precedenti Galadriel era coinvolta nel peccato, nell'ultimo scritto invece ne esce incolume e tra i più accaniti oppositori della disubbidienza dei Noldor contro i Valar. Questa versione non è entrata nel testo "ufficiale" del Silmarillion, ma ben fa capire il desiderio di Tolkien di presentare una figura tutta santa e immacolata che fosse un "anticipo" storico della Madonna. Dico un anticipo perché nella mente di Tolkien il mondo di Arda non era che un mito lontano nel tempo, un mito giunto prima della Rivelazione cristiana; un mito che in un certo senso l'anticipa, la predispone e la prepara.<br />Un'altra figura che "anticipa" la Madonna è la regina dei Valar (quelli che noi definiremmo Angeli) Elbereth, la regina delle stelle e l'acerrima nemica di Morgoth, il Valar decaduto e corrotto nel male (immagine di lucifero). A lei si rivolgono più che ad ogni altra, elfi e uomini che in mezzo ai perigli della Terra di Mezzo cercano protezione e rifugio dal male. Lo stesso Frodo la invoca nella notte senza luce della galleria che porta alla terra oscura di Mordor, trovando salvezza, speranza e forza. E l'elenco potrebbe continuare con Arwen, la sposa del Re Aragorn, tutta bellezza, saggezza e maestà; o con la giovane Dama di Rohan Eowyn che taglia la testa al Re malvagio dei Nazgul realizzando così le profezie preannunciate... Tutte figure che nella mente di Tolkien non erano altro che un piccolo barlume, un piccolo anticipo, un piccolo riflesso della bellezza e della santità della Madonna.<br />Anzi potremmo dire che anche le cose inanimate dei suoi racconti attingono ispirazione poetica dalla Madonna. La stessa luce appare per esempio dipinta come qualcosa di vivo e di femminile che espande purezza e santità, allontanando il male ovunque giunge con i suoi benevoli raggi. Insomma possiamo dire con Caldecott: «La bellezza naturale di paesaggi e foreste, monti e fiumi, e la bellezza morale di eroismo e integrità, amicizia e onestà - tutte cose celebrate nel mondo immaginario di Tolkien - sono doni di Dio che ci giungono attraverso di Lei, ed essa ne è anche la misura, la sua bellezza concentrando la loro essenza».<br />«È questa la figura di Maria che Tolkien aveva sempre presente, che era al centro del suo immaginario, avvolta da tutte le bellezze naturali, la più perfetta delle creature di Dio, tesoro di tutti i doni terreni e spirituali» (Stratford Caldecott, Il fuoco segreto, Città di Castello 2008).<br />La più alta e lontana per sublimità e santità, la più vicina per calore e dolcezza, misericordia e maternità.<br /><br />Nota di BastaBugie: per sapere tutto, ma proprio tutto, su Tolkien e il Signore degli anelli, leggendo recensioni, guardando video di approfondimento, spezzoni e trailer dei film, e molto altro, visita il sito Film Garantiti cliccando sul seguente link.<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45956191</guid><pubDate>Wed, 04 Aug 2021 13:06:42 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45956191/il_signore_degli_anelli_l_eucaristia_e_la_madonna.mp3" length="8450760" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6670&#13;
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IL SIGNORE DEGLI ANELLI, L'EUCARISTIA E LA MADONNA di padre Angelomaria Lozzer&#13;
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John Ronald Reuel Tolkien fu un cattolico tutto di un pezzo: Messa quotidiana, confessione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6670" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6670</a><br /><br />IL SIGNORE DEGLI ANELLI, L'EUCARISTIA E LA MADONNA di padre Angelomaria Lozzer<br /><br />John Ronald Reuel Tolkien fu un cattolico tutto di un pezzo: Messa quotidiana, confessione settimanale, attaccamento alla Chiesa Romana, all'Eucaristia, alla Madonna.<br />Alcuni legano questa sua cattolicità all'educazione ricevuta presso il collegio dei Padri Oratoriani fondati dal beato Newman, e in modo particolare alla guida forte e decisa del Padre Morgan che fu per Tolkien come un vero padre (dopo la morte della madre fu il suo tutore); altri all'esempio luminoso della propria madre, definita da Tolkien "martire", perché pagò la propria conversione al Cattolicesimo con l'abbandono da parte di tutti i famigliari, e con esso del sostegno e dell'aiuto economico sufficiente per potersi curare dalla malattia che la porterà prematuramente alla morte.<br />Tutto questo certamente contribuì alla nascita e allo sviluppo della fede in Tolkien, ma sarebbe un errore sottovalutare la sua corrispondenza personale, il suo approfondimento costante, la sua convinzione sempre più salda e profonda maturata negli anni, che solo nella Fede cattolica si trova ogni bene: la verità, la bellezza, la santità.<br /><br />PRIMO PILASTRO: L'EUCARISTIA<br />La sua fede traeva vita soprattutto da due amori, si poggiava su due pilastri, che formano il distintivo del Cattolico in una Inghilterra dove si convive con le più svariate confessioni cristiane, in primis quella anglicana, al cui fianco Tolkien visse quotidianamente; e questi due amori, questi due pilastri sono l'Eucaristia e la Madonna.<br />Per questo aveva imparato il Canone della Messa e lo recitava mentalmente qualora gli impegni gli impedivano di partecipare alla Santa Messa, come anche recitava sovente il Magnificat, le Litanie Lauretane e il Sub tuum praesidium (un'antica preghiera mariana) che aveva imparate a memoria in latino.<br />Nei suoi lavori di scrittore, nelle sue poesie, nei suoi racconti, nelle sue fiabe, nella sua mitologia questi due amori sembrano continuamente affiorare e riemergere anche se velatamente.<br />Naturalmente Tolkien ribadì più volte di non aver scritto alcuna allegoria in proposito. Era convinto, infatti, che l'allegoria non fosse il giusto mezzo per trasmettere la verità, e che anzi tante volte finisse per banalizzarla e ridicolizzarla. D'altro canto però non poteva negare che dalla fede e in particolare dall'Eucaristia e dalla Madonna aveva appreso tutti quei concetti di bellezza, di moralità, di santità che sono disseminati in vario grado nei suoi scritti e che vogliono essere uno spiraglio di luce per il lettore, una strada per condurlo verso ciò che va oltre la semplice vita naturale di ogni giorno, ciò che la trascende.<br /><br />SECONDO PILASTRO: LA MADONNA<br />A proposito della Madonna come sorgente ispiratrice, in una lettera all'amico gesuita Robert Murray, scriveva: «Penso di sapere esattamente che cosa intendi con dottrina della Grazia; e naturalmente con il tuo riferimento a Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia piccola percezione della bellezza sia come maestà sia come semplicità».<br />Da questa fonte mariana attingeva ispirazione nel creare le figure femminili più luminose e celestiali, più belle e sagge, più pure e angeliche dei suoi libri. È il caso per esempio della regina degli elfi Galadriel, alla cui presenza i viandanti della Compagnia trovano riposo e refrigerio, consigli e doni per portare avanti la propria missione. E fa riflettere, come Tolkien un mese prima di morire abbia voluto rivedere questa figura nel tentativo di scagionarla da ogni colpa "originale"; quella colpa che si era attualizzata per gli elfi ai tempi della ribellione di Fëanor. 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Nel 1895, i Tolkien tornano in Inghilterra. L'anno successivo muore il capofamiglia, Arthur Reuel (1857-1896). Nel 1900 la vedova, Mabel Suffield, si converte dall'anglicanesimo "alto" - conservatore - alla Chiesa cattolica con i due figli, perciò le famiglie Suffield e Tolkien, protestanti, interrompono ogni rapporto e ogni aiuto a lei e ai due orfani: nel 1904, ella muore a 34 anni perché, per ragioni economiche, non ha potuto curarsi adeguatamente. Il futuro filologo - riferisce il biografo Humphrey Carpenter - afferma: ""Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a Hilary e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede". Ronald Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre. Ci indicano come egli associasse alla madre la propria appartenenza alla Chiesa cattolica. Si potrebbe aggiungere che, alla morte della mamma, la religione prese nei suoi affetti il posto che lei aveva precedentemente occupato. La consolazione che gliene derivò fu sia emozionale sia spirituale". Affidati a parenti e a conoscenti, gli orfani sono seguiti da un sacerdote cattolico proveniente dalla cerchia dei collaboratori del cardinale John Henry Newman (1801-1890). Nel 1910 Tolkien entra all'università di Oxford, dove frequenta corsi di studi classici, nonché di Lingua e Letteratura Inglesi, ottenendo il baccellierato con lode nel 1915. Il 22 marzo 1916 sposa Edith Bratt (1889-1971) con cui si era fidanzato nel 1914, dopo la conversione della giovane dall'anglicanesimo al cattolicesimo; ne avrà quattro figli: John Francis Reuel, nel 1917 - sacerdote cattolico dal febbraio del 1946 -; Michael Hilary Reuel (1920-1984); Christopher Reuel, nato nel 1924; e Priscilla Mary Reuel nel 1929.<br />Nel 1916, scoppiata la Grande Guerra, il futuro filologo combatte sulla Somme - in Francia - come sottotenente, ma in novembre viene rimpatriato a causa della "febbre da trincea". Convalescente, nel 1917 inizia la composizione di The Book of Lost Tales, il grande affresco da cui derivano le sue opere narrative più note. Tornato a Oxford, nel 1918 entra nell'équipe del New English Dictionary. Nel 1919 è tutor universitario; nel 1920 lettore di Lingua Inglese all'università di Leeds dove, nel 1924, è titolare della stessa cattedra. Nel 1925 è nominato alla cattedra Rawlinson e Bosworth di Anglosassone all'università di Oxford, dove, dal 1945 al 1959, anno in cui lascia l'insegnamento, è titolare della cattedra Merton di Lingua e Letteratura Inglesi. Nel 1972 l'università di Oxford gli conferisce il dottorato ad honorem in Lettere e il 2 settembre 1973, a 81 anni, Tolkien si spegne a Bournemouth e la Messa funebre è celebrata dal figlio.<br />LEWIS E "GLI SCARABOCCHIATORI"<br />Nel 1926, Tolkien conosce l'anglista e scrittore Clive Staples Lewis (1898-1963), con cui stringe lunga e profonda amicizia. Con altri, il filologo è strumentale alla progressiva conversione dell'amico - almeno a partire dal 1929 - dall'ateismo al teismo, quindi all'anglicanesimo, deluso quando questi non completerà il cammino passando al cattolicesimo. Tolkien e Lewis sono noti anche come i principali animatori del club letterario oxfordiano degli Inklings, grosso modo "gli scarabocchiatori".<br />IL VERO TOLKIEN<br />Le opere del Tolkien narratore vengono pubblicate e divengono famose - a volte originando un vero e proprio "culto della personalità", che il filologo non incoraggia e che anzi detesta, rifugge e teme - negli anni 1960 e 1970, contrassegnati dall'"alternativa", dalla psichedelia, dalla "fuga dalla realtà" e dalla contestazione. Accanto alla commercializzazione, talora brutale, della sua immagine, l'ideologizzazione di cui è fatto oggetto, anche in Italia, produce distorsioni assurde, che interpretano The Lord of the Rings ora come "bibbia" degli hippy; ora come testimonianza irrazionalista, puramente estetica, "reazionaria" e addirittura "cripto-fascista"; ora come insieme di tesi e di visioni neopagane, gnostiche ed esoteriche. Le opere tolkieniane sono, invece, incentrate su un grande affresco, di carattere anche teologico, fondato su amor, pietas e caritas, oltre che sul coraggio e sulla fortezza - compresi la dedizione, l'abnegazione e l'eroismo anche dei "piccoli" -, che il filologo ammirava nelle letterature classiche, nei racconti epici e mitologici, e nella Bibbia. Formato ai valori più classici del patriottismo inglese, del conservatorismo e della fede cattolica, Tolkien è assai lontano dalle descrizioni - a volte vere caricature - proposte da certa critica forzata, che ha fondamento solo in interpretazioni superficiali dei suoi motivi d'ispirazione, dei suoi espedienti narrativi e della sua passione per il mito, insieme emblema, esempio, modello, tipo e ideale. "Devo dire che tutto questo è un mito - scrive Tolkien a proposito della propria narrativa -, e non una nuova specie di religione o di visione". Ossia, "per quanto riguarda il puro espediente narrativo, questo, naturalmente, mi è servito per cercare esseri provvisti della stessa bellezza, dello stesso potere e della stessa maestà degli dèi dell'alta mitologia, che possano però anche essere accettati, diciamo pure audacemente, da chi creda nella Santa Trinità".<br />Il filologo presenta sé stesso un poco dappertutto nella propria produzione letteraria, ma luogo privilegiato di autodescrizione della figura, dello spirito e della produzione tolkieniane sono certamente il saggio On Fairy-Stories, del 1947, e l'epistolario, del 1981. Poco scrittore di fantasia della modernità e molto più "raccoglitore" di narrazioni epiche, in Tolkien l'apporto creativo si esplicita maggiormente nell'opera di "codificazione" e di trasmissione che non in quella di produzione ex nihilo, dove il significato d'"invenzione" sta più nell'etimo del termine - "trovata", "scoperta", "rinvenimento" - che non nel senso corrente di "ideazione dal nulla" o in quello traslato di "bugia". Le sue storie - non necessariamente fattuali, ma reali perché vere - sono prodotto di "sub-creazione"; ovvero, della capacità poietica - produttrice e poetica - dell'uomo che crea, partecipando della facoltà più importante del proprio Creatore a immagine e somiglianza del quale è stato fatto. Dunque, la creazione letteraria come produzione umana che è imitatio Dei e cantico del e all'Altissimo, nonché uso dei talenti in una vita vissuta - militia super terram, nel senso più vasto - per tessere le lodi del Signore, a Lui ritornare e a Lui offrire la consecratio mundi. Strumento è la parola umana il cui inscindibile e profondo legame con il Verbo di Dio fattosi carne non sfugge a Tolkien filologo e narratore. "Io pretenderei - scrive -, se non pensassi che fosse presuntuoso da parte di una persona così mal istruita, di avere come obiettivo quello di dimostrare la verità e di incoraggiare i buoni principi morali in questo nostro mondo, attraverso l'antico espediente di esemplificarli attraverso personificazioni diverse, che alla fine tendono a farli capire".<br />LO SCRITTORE CATTOLICO<br />Il padre gesuita Guido Sommavilla e il frate minore francescano Guglielmo Spirito hanno, in Italia, evidenziato e sottolineato la dimensione cattolica della narrativa tolkieniana. "Il Signore degli Anelli è - scrive il filologo al padre gesuita Robert Murray - fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica; all'inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la "religione", oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l'elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo. Tuttavia detto così suona molto grossolano e più presuntuoso di quanto non sia in realtà. Perché a dir la verità io consciamente ho programmato molto poco: e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato, da quando avevo otto anni, in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so". Sottolineando l'importanza dello "Scrittore della Storia, e non alludo a me stesso, l'unica persona sempre presente che non è mai assente e mai viene nominata ", Tolkien osserva: "Nel Signore degli Anelli il conflitto fondamentale non riguarda la libertà, che tuttavia è compresa. Riguarda Dio, e il diritto che Lui solo ha di ricevere onori divini". Apertamente egli afferma: "[...] sono un cristiano, cosa che può anche essere dedotta dalle mie storie, anzi un cattolico. Quest'ultimo fatto forse non può essere dedotto dalle mie storie; benché un critico [...] abbia affermato che le invocazioni di Elbereth e la figura di Galadriel nelle descrizioni dirette [...] siano chiaramente collegate alla devozione cattolica a Maria. Un altro ha visto nel pane da viaggio (lembas) un viaticum e nel fatto che nutre la volontà [...] e che è più efficace quando si è digiuni un riferimento all'Eucarestia. Cioè: la gente indugia in cose molto elevate anche quando si occupa di cose meno elevate come una storia fantastica". Cattolica è anche l'estetica dello scrittore, che parla di "[...] Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia piccola percezione di bellezza sia come maestà sia come semplicità".<br />Dunque, completamente errata e fuori luogo è l'impostazione - origine ed emblema di molte altre analoghe, anche diversamente formulate - del filosofo e leader della Nuova Destra francese Alain de Benoist, che nel "manuale" Comment peut-on être païen? del 1981, in traduzione italiana nel 1984, indica Tolkien - con altri - quale modello di preteso "neopaganesimo".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45907625</guid><pubDate>Fri, 30 Jul 2021 20:11:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45907625/biografia_di_tolkien_il_pi_grande_scrittore_del_novecento.mp3" length="13918502" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>BIOGRAFIA DI TOLKIEN, IL PIÙ GRANDE SCRITTORE DEL NOVECENTO, AUTORE DE ''LO HOBBIT'' E DE ''IL SIGNORE DEGLI ANELLI'' di Marco Respinti
John Ronald Reuel Tolkien nasce da famiglia inglese il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, in Sudafrica, due anni prima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[BIOGRAFIA DI TOLKIEN, IL PIÙ GRANDE SCRITTORE DEL NOVECENTO, AUTORE DE ''LO HOBBIT'' E DE ''IL SIGNORE DEGLI ANELLI'' di Marco Respinti<br />John Ronald Reuel Tolkien nasce da famiglia inglese il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, in Sudafrica, due anni prima del fratello Hilary Arthur Reuel (1894-1976). Nel 1895, i Tolkien tornano in Inghilterra. L'anno successivo muore il capofamiglia, Arthur Reuel (1857-1896). Nel 1900 la vedova, Mabel Suffield, si converte dall'anglicanesimo "alto" - conservatore - alla Chiesa cattolica con i due figli, perciò le famiglie Suffield e Tolkien, protestanti, interrompono ogni rapporto e ogni aiuto a lei e ai due orfani: nel 1904, ella muore a 34 anni perché, per ragioni economiche, non ha potuto curarsi adeguatamente. Il futuro filologo - riferisce il biografo Humphrey Carpenter - afferma: ""Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a Hilary e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede". Ronald Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre. Ci indicano come egli associasse alla madre la propria appartenenza alla Chiesa cattolica. Si potrebbe aggiungere che, alla morte della mamma, la religione prese nei suoi affetti il posto che lei aveva precedentemente occupato. La consolazione che gliene derivò fu sia emozionale sia spirituale". Affidati a parenti e a conoscenti, gli orfani sono seguiti da un sacerdote cattolico proveniente dalla cerchia dei collaboratori del cardinale John Henry Newman (1801-1890). Nel 1910 Tolkien entra all'università di Oxford, dove frequenta corsi di studi classici, nonché di Lingua e Letteratura Inglesi, ottenendo il baccellierato con lode nel 1915. Il 22 marzo 1916 sposa Edith Bratt (1889-1971) con cui si era fidanzato nel 1914, dopo la conversione della giovane dall'anglicanesimo al cattolicesimo; ne avrà quattro figli: John Francis Reuel, nel 1917 - sacerdote cattolico dal febbraio del 1946 -; Michael Hilary Reuel (1920-1984); Christopher Reuel, nato nel 1924; e Priscilla Mary Reuel nel 1929.<br />Nel 1916, scoppiata la Grande Guerra, il futuro filologo combatte sulla Somme - in Francia - come sottotenente, ma in novembre viene rimpatriato a causa della "febbre da trincea". Convalescente, nel 1917 inizia la composizione di The Book of Lost Tales, il grande affresco da cui derivano le sue opere narrative più note. Tornato a Oxford, nel 1918 entra nell'équipe del New English Dictionary. Nel 1919 è tutor universitario; nel 1920 lettore di Lingua Inglese all'università di Leeds dove, nel 1924, è titolare della stessa cattedra. Nel 1925 è nominato alla cattedra Rawlinson e Bosworth di Anglosassone all'università di Oxford, dove, dal 1945 al 1959, anno in cui lascia l'insegnamento, è titolare della cattedra Merton di Lingua e Letteratura Inglesi. Nel 1972 l'università di Oxford gli conferisce il dottorato ad honorem in Lettere e il 2 settembre 1973, a 81 anni, Tolkien si spegne a Bournemouth e la Messa funebre è celebrata dal figlio.<br />LEWIS E "GLI SCARABOCCHIATORI"<br />Nel 1926, Tolkien conosce l'anglista e scrittore Clive Staples Lewis (1898-1963), con cui stringe lunga e profonda amicizia. Con altri, il filologo è strumentale alla progressiva conversione dell'amico - almeno a partire dal 1929 - dall'ateismo al teismo, quindi all'anglicanesimo, deluso quando questi non completerà il cammino passando al cattolicesimo. Tolkien e Lewis sono noti anche come i principali animatori del club letterario oxfordiano degli Inklings, grosso modo "gli scarabocchiatori".<br />IL VERO TOLKIEN<br />Le opere del Tolkien narratore vengono pubblicate e divengono famose - a volte originando un vero e proprio "culto della personalità", che il filologo non incoraggia e che anzi detesta, rifugge e teme - negli anni 1960 e 1970, contrassegnati dall'"alternativa", dalla psichedelia,...]]></itunes:summary><itunes:duration>870</itunes:duration><itunes:keywords>galadriel,iklings,ilsignoredeglianelli,lewis,lohobbit,oxford,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/330d5fa50270bf697b75c7996bbe9de2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Walesa, l'uomo della speranza' (2013) - Walesa era un collaboratore del regime comunista</title><link>https://www.spreaker.com/episode/walesa-l-uomo-della-speranza-2013-walesa-era-un-collaboratore-del-regime-comunista--45725404</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=236" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=236</a><br /><br />WALESA ERA UN COLLABORATORE DEL REGIME COMUNISTA<br /><br />Parliamo oggi di Polonia. E lo facciamo con Roberto Marchesini, che ci propone un'approfondita analisi su questo Paese, che ha attraversato periodi storici molto complessi, alcuni dei quali ancora oggi controversi. [...]<br />Nel 1980 nasce il sindacato indipendente Solidarnosc. Quali scopo si prefiggeva e quale ruolo ebbe nella caduta del comunismo?<br />Il sindacato indipendente nacque con lo scopo di tutelare le condizioni di vita degli operai polacchi. Per noi che siamo sempre vissuti in occidente fa un po' ridere pensare che gli operai debbano essere protetti da un regime sovietico, eppure è così: furono gli operai coloro ai quali il regime polacco chiese il maggior contributo di sangue. Ripeto: il sindacato indipendente nacque con lo scopo di tutelare le condizioni di vita degli operai polacchi, e non con quello di far cadere il regime. Queste persone erano nate e cresciute con il comunismo, non avevano nemmeno idea che potesse esistere un mondo diverso da quello. Per convincersene basta dare un'occhiata ai famosi 21 punti di Danzica, scritti su un foglio di compensato in occasione del celebre sciopero dei cantieri navali del 1980: "Aumento del salario base di ogni lavoratore di duemila zloty al mese per compensare l'aumento del prezzo della carne", "Scala mobile dei salari", "Realizzazione di un approvvigionamento pieno del mercato interno di articoli alimentari e limitazione delle esposizioni ai surplus"... Stupisce la semplicità delle richieste degli scioperanti: Solidarnosc non chiedeva la democrazia o la fine del regime, ma un trattamento più equo per gli operai.<br />Solidarnosc divenne più di un sindacato: radunò un popolo (arrivò a circa diecimila iscritti), lo formò (anche grazie alla cosiddetta "università volante", con lezioni di storia, politica, economia e filosofia, ad esempio, nei fienili durante il pellegrinaggio a Czestochowa...). Ma tutto questo, ovviamente, non bastò a far crollare un sanguinario regime sovietico.<br />Solidarnosc offrì un imponente tributo di sangue e dolore, ma nemmeno questo bastò a farla finita con il comunismo.<br />Nel 1981 fu istituita la legge marziale, che restò in vigore fino al 1983. Durante questo periodo il regime offrì la possibilità a numerosi attivisti (soprattutto i leader) di Solidarnosc di uscire dal carcere, a condizione di lasciare il paese di di non mettervi più piede. Molti accettarono.<br />Fino a quel momento, evidentemente, il regime era sicuro di schiacciare quel movimento popolare che destava attenzione in tutto il mondo.<br />Poi qualcosa cambiò. Solidarnosc, decapitato e braccato, ebbe un ruolo nella caduta del comunismo pur non avendone l'intenzione? L'Occidente ne è convinto. È la solita versione della storia for dummies, nella quale i buoni vincono, i cattivi perdono e il bene trionfa. Io non la penso così. Probabilmente non la pensava così nemmeno Giovanni Paolo II, che disse a Messori: "Sarebbe [...] semplicistico dire che è stata la Divina Provvidenza a far cadere il comunismo. Il comunismo come sistema è, in un certo senso, caduto da solo. È caduto in conseguenza dei propri errori e abusi. Ha dimostrato di essere una medicina più pericolosa e, all'atto pratico, più dannosa della malattia stessa. Non ha attuato una vera riforma sociale, anche se era divenuto per il mondo una potente minaccia e una sfida. Ma è caduto da solo, per la propria immanente debolezza".<br />Il comunismo è caduto da solo. Cosa accadde in realtà è difficile dirlo, ma è plausibile un'altra versione della storia, meno manichea e più realistica.<br />Siamo rimasti ad un sindacato decapitato durante le leggi marziali. Gradualmente, a prendere la guida del movimento, si pose il KOR (Komitet Obrony Robotnikow, Comitato per la Difesa degli Operai), fondato nel 1976 da Antoni Macierewicz. Il KOR ebbe un ruolo straordinario nella difesa degli operai, soprattutto nei processi (politici) che il regime intentò nei confronti di alcuni di essi. Spiccarono per attivismo il fratelli Kazcynski, Lech e Jaroslaw, entrambi uomini di legge, che ritroveremo protagonisti nel nuovo millennio. Al KOR aderirono però anche personaggi discutibili, tra i quali il cosiddetto Commando, composto da due comunisti ucraini che si erano distinti per il tentativo di dare vita ad un '68 polacco: Jacez Kuron e Adam Michnik.<br />Strana storia quella del '68, "spontaneamente sorto", per motivi completamente diversi, negli USA e in Europa. Ancora più difficile credere che un movimento simile sia sorto spontaneamente in Polonia, allora completamente isolata dal resto del mondo e con condizioni socio-economiche opposte a quelle che, secondo il mainstream, portò al '68 occidentale. Kuron fu il fondatore dei cosiddetti Scout comunisti, associazione per l'indottrinamento della gioventù polacca; e Michnik, il padre e il fratello del quale si distinsero per ortodossia comunista e ardore anti-polacco, è ora direttore del più importante quotidiano polacco: Gazeta Wyborcza (ex foglio di Solidarnosc al quale, in seguito, il sindacato vietò di fregiarsi del simbolo del sindacato). Gazeta Wyborcza è un quotidiano radicale portabandiera del gender, dell'abortismo, dell'europeismo e difensore di tutti coloro i quali ebbero un ruolo nel regime comunista.<br />Per tutti gli anni Ottanta gli operai continuarono le loro lotte, e gli attivisti di base subivano pestaggi, incarcerazioni, trattamenti psichiatrici e talvolta la morte. Ad un certo punto, come un fulmine a ciel sereno, ecco la cosiddetta "tavola rotonda": Solidarnosc e il regime seduti attorno ad un tavolo a parlare pacificamente, con i comunisti decisi a passare lo scettro alla società civile polacca e a farla finita con il comunismo. Questa versione è credibile? Lo dubito. Forse non ricordiamo cos'era il comunismo, quanto feroce fosse, quanta poca considerazione avesse dell'opinione dei popoli che sottomise... "L'opposizione ce la facciamo noi", disse una volta Lenin; ricordiamo quello che ha detto Giovanni Paolo II: "Il comunismo è caduto da solo"...<br />Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il potere è passato gradualmente dalla vecchia nomenklatura sovietica ad una oligarchia legata alla prima talvolta in modo diretto e filiale; la magistratura è ancora quella comunista, così come i vertici militari, gli uomini dei media; le chiavi economiche del paese sono rimaste in mano a pochi noti... E i collaboratori? Gli uomini dei servizi segreti? Coloro i quali si sono macchiati di crimini orrendi? Sono scomparsi nel nulla? Fingiamo di sì. Fingiamo che, dopo l'89, queste persone non siano mai esistite; che tutto ciò che era prima sia svanito nel nulla con un colpo di penna.<br />Kaczynski ha tentato una pacificazione nazionale: ha istituito l'Istituto per la Memoria Nazionale per favorire gli studi storici sul recente passato della Polonia; ha proposto la "lustracja", ossia alzare un velo sulla rete di collaboratori del regime. Non è riuscito a farlo, qualcosa di molto potente glie l'ha impedito, compresi gli strepiti e gli strilli ("Caccia alle streghe!!!") dei media occidentali (compresi quelli dell'Italia, paese che il proprio dittatore lo appese a testa in giù a Piazzale Loreto...). Come in Italia, e penso al Risorgimento, alla "lotta partigiana" e al 25 aprile, c'è una versione ufficiale che non può essere messa in discussione. Il problema è che una nazione fondata su una bugia, per quanto comoda, non sarà mai una nazione unita, pacificata, forte. Io credo che il regime, considerata l'impossibilità di proseguire con le sue devastanti politiche, abbia usato Solidarnosc (come abbiamo visto, infiltrato nei vertici) per una transizione morbida conservando il potere. A supporto di questa tesi c'è un particolare che molti ignorano: l'accordo tra Solidarnosc e il regime non avvenne durante la mediatica "tavola rotonda", bensì nel corso di precedenti accordi segreti in località Magdalenka, vicino a Varsavia. Non esistono documenti scritti di questi incontri, ma fotografie. Fotografie abbastanza impressionanti, che vedono membri del regime (tra i quali il generale dei Servizi Segreti Czeslaw Kiszczak) ed esponenti di Solidarnosc brindare insieme allegramente, come vecchi amici, mentre altri se ne stanno in disparte rigidi e pensosi.<br />Questi sono fatti. Una locuzione "obbligata" circa queste vicende è questa: "Durante la rivoluzione polacca non fu rotto un vetro, nessun militare fu colpito, nessuna azienda danneggiata" (ANSA). Forse non è un caso. Il generale Jaruselski è stato processato per le leggi marziali, ma non è stato condannato (a causa delle sue condizioni di salute...). Nessuno ha pagato per gli innumerevoli crimini che il popolo polacco ha subito...<br />Una domanda a sé merita la figura di Walesa. Un personaggio di certo importante, che ancora oggi fa parlare di sé e sul cui giudizio si sentono pareri discordanti...<br />Ecco, Walesa, l'uomo simbolo di Solidarnosc, l'uomo che ha sconfitto il comunismo, il "lottatore senza compromessi". Un mito, un totem intoccabile nel mondo occidentale, soprattutto in Italia, dove non capiamo una sola parola di ciò che dice. Io ho in mente l'intervista che gli fece la Fallaci, davvero roba da mal di testa... In Polonia, dove capiscono quello che Walesa dice, è considerato una macchietta. Walesa era un elettricista, dichiara di non aver mai letto un libro in vita sua, ha grosse difficoltà ad esprimersi in polacco e quando lo fa parla per proverbi... davvero crediamo che quest'uomo abbia fatto crollare il comunismo mondiale? Se era così pericoloso, così potente, perché non è stato fatto sparire come tanti altri? Recentemente la moglie del generale Kiszczak ha portato all'Istituto per la Memoria Nazionale cinquanta chili di documentazione conservata dal marito. L'ha fatto per denaro, come lei stessa ha ammesso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45725404</guid><pubDate>Fri, 16 Jul 2021 14:48:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45725404/walesa_era_un_collaboratore_del_regime_comunista.mp3" length="15705696" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=236&#13;
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Per noi che siamo sempre vissuti in occidente fa un po' ridere pensare che gli operai debbano essere protetti da un regime sovietico, eppure è così: furono gli operai coloro ai quali il regime polacco chiese il maggior contributo di sangue. Ripeto: il sindacato indipendente nacque con lo scopo di tutelare le condizioni di vita degli operai polacchi, e non con quello di far cadere il regime. Queste persone erano nate e cresciute con il comunismo, non avevano nemmeno idea che potesse esistere un mondo diverso da quello. Per convincersene basta dare un'occhiata ai famosi 21 punti di Danzica, scritti su un foglio di compensato in occasione del celebre sciopero dei cantieri navali del 1980: "Aumento del salario base di ogni lavoratore di duemila zloty al mese per compensare l'aumento del prezzo della carne", "Scala mobile dei salari", "Realizzazione di un approvvigionamento pieno del mercato interno di articoli alimentari e limitazione delle esposizioni ai surplus"... Stupisce la semplicità delle richieste degli scioperanti: Solidarnosc non chiedeva la democrazia o la fine del regime, ma un trattamento più equo per gli operai.<br />Solidarnosc divenne più di un sindacato: radunò un popolo (arrivò a circa diecimila iscritti), lo formò (anche grazie alla cosiddetta "università volante", con lezioni di storia, politica, economia e filosofia, ad esempio, nei fienili durante il pellegrinaggio a Czestochowa...). Ma tutto questo, ovviamente, non bastò a far crollare un sanguinario regime sovietico.<br />Solidarnosc offrì un imponente tributo di sangue e dolore, ma nemmeno questo bastò a farla finita con il comunismo.<br />Nel 1981 fu istituita la legge marziale, che restò in vigore fino al 1983. Durante questo periodo il regime offrì la possibilità a numerosi attivisti (soprattutto i leader) di Solidarnosc di uscire dal carcere, a condizione di lasciare il paese di di non mettervi più piede. Molti accettarono.<br />Fino a quel momento, evidentemente, il regime era sicuro di schiacciare quel movimento popolare che destava attenzione in tutto il mondo.<br />Poi qualcosa cambiò. Solidarnosc, decapitato e braccato, ebbe un ruolo nella caduta del comunismo pur non avendone l'intenzione? L'Occidente ne è convinto. È la solita versione della storia for dummies, nella quale i buoni vincono, i cattivi perdono e il bene trionfa. Io non la penso così. Probabilmente non la pensava così nemmeno Giovanni Paolo II, che disse a Messori: "Sarebbe [...] semplicistico dire che è stata la Divina Provvidenza a far cadere il comunismo. Il comunismo come sistema è, in un certo senso, caduto da solo. È caduto in conseguenza dei propri errori e abusi. Ha dimostrato di essere una medicina più pericolosa e, all'atto pratico, più dannosa della malattia stessa. Non ha attuato una vera riforma sociale, anche se era divenuto per il mondo una potente minaccia e una sfida. Ma è caduto da solo, per la propria immanente debolezza".<br />Il comunismo è caduto da solo. Cosa accadde in realtà è difficile dirlo, ma è plausibile un'altra versione della storia, meno manichea e più realistica.<br />Siamo rimasti ad un sindacato decapitato durante le leggi marziali. 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Guardando i fatti della storia è sempre difficile separare colpevoli e innocenti, ma di una cosa sono certo: Lech Walesa è un indiscusso eroe dei nostri tempi. È stato il primo operaio a svolgere un ruolo determinante nella vita politica del nostro paese, che prima vedeva protagonisti solo intellettuali e aristocratici. Walesa ha capito che negoziare era meglio che ricattare e ha portato al successo l'intera Europa senza spargimenti di sangue». Ad affermarlo è il regista Andrzej Wajda, che ieri a Venezia ha presentato fuori concorso Walesa - Uomo della speranza , ritratto tra pubblico e privato del leader del sindacato Solidarnosc che ha capovolto l'ordine politico del dopoguerra europeo diventando simbolo della lotta per la democrazia. Dallo sciopero nel cantiere navale di Danzica nel 1970 all'elezione di Walesa alla Presidenza della Repubblica nel 1990, passando per l'introduzione della legge marziale in Polonia nel 1981 e l'assegnazione del Nobel per la Pace nel 1983 ritirato dalla moglie Danuta, il film ricostruisce la nascita della Nuova Europa utilizzando come griglia narrativa la celebre e profetica intervista che la giornalista Oriana Fallaci (interpretata da Maria Rosaria Omaggio), fece nel 1981 a un uomo tanto carismatico e coraggioso quanto controverso.<br />«Walesa è il soggetto più difficile con il quale ho avuto a che fare durante i miei 55 anni di carriera cinematografica. Ammiro Lech da quando l'ho incontrato durante le trattative tra Solidarnosc e la Commissione Governativa e sono rimasto subito impressionato dalla sua lungimiranza, dalla lucidità con la quale valutava ciò che stava accadendo. Realizzare L'uomo di ferro nel 1981, film che ottenne un enorme successo in Polonia e che a Cannes vinse la Palma d'Oro, ha creato un rapporto ancora più forte con il movimento. Vorrei che questo film attirasse soprattutto i giovani. Quelli di una volta si facevano crescere i baffi per assomigliare a Lech, quelli di oggi non hanno idea di chi sia Walesa, un buon esempio per convincerli a partecipare attivamente alla nostra vita politica».<br />Due scene nel film ci ricordano in modo particolare l'importanza che ebbe Karol Wojtyla nella lotta per la conquista della libertà: la famiglia Walesa in ginocchio davanti alle immagini televisive di papa Giovanni Paolo II in Polonia, nel 1979, visita che attirerà milioni di polacchi facendo crescere il ruolo della Chiesa Cattolica, e la firma delle trattative tra Solidarnosc, i comunisti e la Chiesa, firma per la quale Walesa utilizzò una grossa penna con le immagini del Santo Padre. «Solidarnosc non è stato il frutto delle conversazioni tra Walesa e Wojtyla, arrivato sulla scena quando il processo di rinnovamento era già in atto – spiega Wajda – ma la sua prima visita in Polonia dimostrò a tutti i cattolici polacchi che potevano sconfiggere la paura, che non avevano bisogno di alcun regime e che erano pronti per la libertà. Un evento che cambiò la mentalità dei miei connazionali e contribuì moltissimo al rafforzamento di Solidarnosc. In Wojtyla, che svolse un ruolo decisivo all'indomani dell'introduzione della legge marziale, il nostro paese aveva finalmente un rappresentante nel mondo molto più forte di qualunque politico a Mosca».<br />Maria Rosaria Omaggio che sullo schermo fronteggia Walesa con pari carisma, aggiunge a proposito di Giovanni Paolo II: «Nulla mi ha spaventato nell'incarnare sullo schermo questa celebre giornalista, regina degli opposti. L'unico momento difficile è stato quando dovevo guardare una foto di Wojtyla vescovo esprimendo scetticismo e sfiducia: una scena che mi è costata una gran fatica visto l'amore che ho sempre provato per il futuro Pontefice».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45725224</guid><pubDate>Fri, 16 Jul 2021 14:34:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45725224/walesa_l_uomo_della_speranza_storia_romanzata_di_lech_walesa_e_solidarnosc.mp3" length="7156759" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=177&#13;
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UOMO DELLA SPERANZA, IL FILM DI ANDRZEJ WAJDA SU LECH WALESA di Alessandra De Luca&#13;
«Ho vissuto in Polonia l'occupazione nazista, la guerra, il regime comunista, l'affermarsi...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=177" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=177</a><br /><br />UOMO DELLA SPERANZA, IL FILM DI ANDRZEJ WAJDA SU LECH WALESA di Alessandra De Luca<br />«Ho vissuto in Polonia l'occupazione nazista, la guerra, il regime comunista, l'affermarsi della libertà. Guardando i fatti della storia è sempre difficile separare colpevoli e innocenti, ma di una cosa sono certo: Lech Walesa è un indiscusso eroe dei nostri tempi. È stato il primo operaio a svolgere un ruolo determinante nella vita politica del nostro paese, che prima vedeva protagonisti solo intellettuali e aristocratici. Walesa ha capito che negoziare era meglio che ricattare e ha portato al successo l'intera Europa senza spargimenti di sangue». Ad affermarlo è il regista Andrzej Wajda, che ieri a Venezia ha presentato fuori concorso Walesa - Uomo della speranza , ritratto tra pubblico e privato del leader del sindacato Solidarnosc che ha capovolto l'ordine politico del dopoguerra europeo diventando simbolo della lotta per la democrazia. Dallo sciopero nel cantiere navale di Danzica nel 1970 all'elezione di Walesa alla Presidenza della Repubblica nel 1990, passando per l'introduzione della legge marziale in Polonia nel 1981 e l'assegnazione del Nobel per la Pace nel 1983 ritirato dalla moglie Danuta, il film ricostruisce la nascita della Nuova Europa utilizzando come griglia narrativa la celebre e profetica intervista che la giornalista Oriana Fallaci (interpretata da Maria Rosaria Omaggio), fece nel 1981 a un uomo tanto carismatico e coraggioso quanto controverso.<br />«Walesa è il soggetto più difficile con il quale ho avuto a che fare durante i miei 55 anni di carriera cinematografica. Ammiro Lech da quando l'ho incontrato durante le trattative tra Solidarnosc e la Commissione Governativa e sono rimasto subito impressionato dalla sua lungimiranza, dalla lucidità con la quale valutava ciò che stava accadendo. Realizzare L'uomo di ferro nel 1981, film che ottenne un enorme successo in Polonia e che a Cannes vinse la Palma d'Oro, ha creato un rapporto ancora più forte con il movimento. Vorrei che questo film attirasse soprattutto i giovani. Quelli di una volta si facevano crescere i baffi per assomigliare a Lech, quelli di oggi non hanno idea di chi sia Walesa, un buon esempio per convincerli a partecipare attivamente alla nostra vita politica».<br />Due scene nel film ci ricordano in modo particolare l'importanza che ebbe Karol Wojtyla nella lotta per la conquista della libertà: la famiglia Walesa in ginocchio davanti alle immagini televisive di papa Giovanni Paolo II in Polonia, nel 1979, visita che attirerà milioni di polacchi facendo crescere il ruolo della Chiesa Cattolica, e la firma delle trattative tra Solidarnosc, i comunisti e la Chiesa, firma per la quale Walesa utilizzò una grossa penna con le immagini del Santo Padre. «Solidarnosc non è stato il frutto delle conversazioni tra Walesa e Wojtyla, arrivato sulla scena quando il processo di rinnovamento era già in atto – spiega Wajda – ma la sua prima visita in Polonia dimostrò a tutti i cattolici polacchi che potevano sconfiggere la paura, che non avevano bisogno di alcun regime e che erano pronti per la libertà. Un evento che cambiò la mentalità dei miei connazionali e contribuì moltissimo al rafforzamento di Solidarnosc. In Wojtyla, che svolse un ruolo decisivo all'indomani dell'introduzione della legge marziale, il nostro paese aveva finalmente un rappresentante nel mondo molto più forte di qualunque politico a Mosca».<br />Maria Rosaria Omaggio che sullo schermo fronteggia Walesa con pari carisma, aggiunge a proposito di Giovanni Paolo II: «Nulla mi ha spaventato nell'incarnare sullo schermo questa celebre giornalista, regina degli opposti. L'unico momento difficile è stato quando dovevo guardare una foto di Wojtyla vescovo esprimendo scetticismo e sfiducia: una scena che mi è costata una gran fatica visto...]]></itunes:summary><itunes:duration>448</itunes:duration><itunes:keywords>nobel,solidarnosc,wajda,walesa,wojtyla</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/598ba79f73040ab6bbde51d8e73c5884.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Dracula untold' (2014) - Il film su Vlad III di Valacchia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/dracula-untold-2014-il-film-su-vlad-iii-di-valacchia--45484962</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206</a><br /><br />DRACULA UNTOLD, IL FILM SU VLAD III DI VALACCHIA CHE DIFESE I CRISTIANI DAI TURCHI MUSULMANI <br />Vlad III è realmente esistito. A lui si è ispirato lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, protagonista dell'omonimo romanzo da cui nascono i vari film su Dracula, tra cui il recente Dracula Untold. Ma chi era davvero?<br />Vlad III di Valacchia (1431 - 1476) fu membro della Casa dei Drăculești, un ramo della Casa di Basarab, molto conosciuto anche con il suo nome patronimico: Dracula.<br />Noto anche come Vlad l'Impalatore, fu tre volte voivoda (principe) di Valacchia. Suo padre, Vlad II Dracul, fu membro dell'Ordine del Drago, fondato per proteggere il Cristianesimo in Europa orientale dall'invasione musulmana.<br />Vlad III è venerato come eroe popolare in Romania così come in altre parti d'Europa per aver protetto la popolazione rumena sia a sud che a nord del Danubio.<br />Il soprannome di Impalatore deriva dalla sua pratica di impalare i nemici uccisi per esporli ai confini in modo che fungessero da monito per i musulmani invasori. È discusso dagli storici se Vlad impalasse i nemici da vivi oppure solo una volta che erano già morti, ma pare più probabile quest'ultima ipotesi visto che lo scopo principale era l'ammonimento.<br />Inoltre intorno alla figura di Vlad III sono sorte alcune leggende. Una di queste narra di una coppa d'oro fatta mettere da Vlad nella piazza principale della città Tirgoviste che non venne mai rubata perché perfino i ladri avevano paura del principe.<br />Secondo un'altra leggenda, un mercante straniero di passaggio per Tirgoviste lasciò per una notte intera incustodita una cassa di denaro. Scoperto che gli erano stati rubati 160 ducati d'oro il mercante informò della cosa il principe Vlad, il quale per catturare il ladro chiese aiuto ai cittadini pena la distruzione della città. Vlad fece inoltre restituire al mercante la somma di 160 ducati più uno. Il giorno seguente, contati i soldi, il mercante informò il principe del ducato in più e glielo riconsegnò. Vlad lo informò che se non avesse riportato il ducato in più sarebbe stato impalato insieme al ladro.<br />Durante il Medioevo, il sultano turco era solito reclutare bambini da ogni terra per addestrarli e farli diventare suoi soldati: erano i giannizzeri.<br />Questi comprendevano la fanteria che formava la guardia personale e dei beni del sultano ottomano. Gli incaricati del sultano obbligavano le comunità cristiane che vivevano nelle campagne a cedere i loro figli più robusti tra l'età dei 6 e 9 anni per addestrarli alla vita militare come giannizzeri o a quella amministrativa di corte. Spesso i genitori intenzionalmente tagliavano le dita dei propri figli per far in modo che non fossero idonei all'arruolamento.<br />Ogni quattro anni gli inviati del sultano percorrevano i villaggi balcanici e catturavano un quinto dei bambini cristiani dai sei ai nove anni, inizialmente scegliendoli a caso, poi selezionando con cura i più robusti. All'avvicinarsi della data in cui i bambini avrebbero dovuto essere selezionati, molti cristiani fuggivano nelle montagne dove si davano alla macchia con i loro bambini.<br />L'addestramento dei giannizzeri avveniva in un clima di rigida disciplina. I ragazzi erano sottoposti a grandi fatiche in strutture scolastiche estremamente spartane. Obbligati a rispettare il celibato così da non avere alcuna remora sul campo di battaglia, i giannizzeri erano forzatamente incoraggiati alla conversione all'Islam.<br />Lo scopo di tale addestramento era la costituzione di una compagine militare professionistica obbligata alla lealtà, dietro legame di schiavitù; il Sultano era considerato padre de facto di ogni soldato, anzi era egli stesso soldato iscritto nella prima compagnia e quindi virtualmente uno di loro.<br />Ai giannizzeri veniva insegnato a considerare il reggimento come la propria casa e la propria famiglia. Il reggimento ereditava gli averi dei soldati alla loro morte.<br />Tra i giannizzeri vi era Vlad III di Valacchia, il quale divenne presto noto come l'impalatore poiché lasciava tutti gli uomini da lui uccisi trafitti su lunghe lance come forma di terrore psicologico verso i suoi nemici. Liberatosi dal suo incarico come soldato, Vlad fu fatto principe di Transilvania dal sultano e, pentitosi di tutte le atrocità compiute, decise di convertirsi e di mettere su famiglia, prendendo in moglie una donna, Mirena, e avendo da lei un figlio, Ingeras.<br />Durante una perlustrazione, Vlad ritrova, grazie allo zingaro Shkelgim, i cadaveri di alcuni soldati turchi, scoprendo che provengono dal misterioso "Picco del Dente Rotto". Giunto sul posto, il principe scopre la presenza di una misteriosa creatura, che uccide le sue guardie. Riuscito miracolosamente a salvarsi grazie alla sua spada d'argento, Vlad ritorna al suo palazzo, il Castello Dracula (chiamato così per l'appartenenza della stirpe di Vlad, un cavaliere dell'Ordine del Dragone: Dracula, infatti, significa "Figlio del Drago"), e qui scopre la storia di un uomo che, facendo un patto col Diavolo, ottenne i poteri della notte e il dominio su tutte le sue creature, divenendo un vampiro. Il giorno seguente, durante una festa a palazzo, giunge un battaglione turco per richiedere un tributo; Vlad offre loro dell'argento, ma i turchi affermano di volere 1000 bambini da addestrare, tra cui suo figlio Ingeras. Il principe, su consiglio di Mirena, cerca di convincere il sultano Maometto II a cambiare idea, essendo i due cresciuti insieme, ma questi non si lascia convincere. Il giorno in cui un battaglione turco viene a prendere Ingeras, Vlad uccide tutti i soldati, dichiarando guerra a Maometto. Rendendosi tuttavia conto di aver bisogno di maggior potere, Vlad decide di tornare dalla creatura sul Picco del Dente Rotto; giunto sul posto, il principe dialoga con la creatura, che si rivela essere un "Maestro Vampiro".<br />Affermando di voler difendere la sua gente e la sua famiglia, Vlad chiede aiuto al Maestro Vampiro, il quale gli offre la possibilità di ottenere i suoi poteri per tre giorni: in questo lasso di tempo il principe sarà invincibile ma dovrà resistere alla sete di sangue fino alla fine del terzo giorno, altrimenti la maledizione del Maestro Vampiro passerà permanentemente a lui dannandolo per l'eternità. Inoltre, quando il Maestro Vampiro lo deciderà, Vlad dovrà agire per conto suo. Il principe accetta e, dopo aver bevuto il sangue del Maestro Vampiro, ottiene i suoi poteri. Giunto presso il Castello Dracula sotto forma di una nube di pipistrelli, trova la sua gente sotto assedio da parte di 1000 soldati turchi ma, con l'ausilio dei suoi nuovi poteri, Vlad elimina facilmente tutti i soldati; temendo per il suo popolo, ordina poi alla sua gente di trasferirsi su un monastero sulle montagne difficilmente conquistabile dai musulmani.<br />Il film si conclude con il figlio di Dracula, Ingeras, incoronato nuovo sovrano della Transilvania. Il nome di Vlad, divenuto leggenda, verrà tramandato nei secoli, pur lasciando una nube di mistero sulla sua storia.<br />Se fosse finito qui sarebbe un buon film. Purtroppo la scena finale lo rovina. Infatti, in una Londra ambientata ai giorni nostri, Vlad, creduto morto alla fine della battaglia ma in realtà salvato da Shkelgim, trova Mina, una donna che si rivelerà essere la reincarnazione di Mirena. Mentre il principe si allontana con la donna, il Maestro Vampiro li osserva in lontananza, deciso infine ad utilizzare Vlad per i suoi scopi.<br />Questo accenno alla reincarnazione (totalmente fuori luogo visto il contesto cristiano del film) serve probabilmente al regista come aggancio ad una eventuale successiva pellicola su Dracula ai giorni nostri... Peccato davvero. Per il resto, un gran bel film da godersi come un buon fantasy, ma anche per riflettere sul fenomeno storico, peraltro sempre attuale, della invasione islamica e sul tema fondamentale della tentazione di usare mezzi discutibili per raggiungere uno scopo buono.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer del film DRACULA UNTOLD e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45484962</guid><pubDate>Mon, 28 Jun 2021 21:54:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45484962/dracula_untold_il_film_su_vlad_iii_di_valacchia_che_difese_i_cristiani_dai_turchi_musulmani.mp3" length="10454039" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206&#13;
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DRACULA UNTOLD, IL FILM SU VLAD III DI VALACCHIA CHE DIFESE I CRISTIANI DAI TURCHI MUSULMANI &#13;
Vlad III è realmente esistito. A lui si è ispirato lo scrittore irlandese Bram...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=206</a><br /><br />DRACULA UNTOLD, IL FILM SU VLAD III DI VALACCHIA CHE DIFESE I CRISTIANI DAI TURCHI MUSULMANI <br />Vlad III è realmente esistito. A lui si è ispirato lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, protagonista dell'omonimo romanzo da cui nascono i vari film su Dracula, tra cui il recente Dracula Untold. Ma chi era davvero?<br />Vlad III di Valacchia (1431 - 1476) fu membro della Casa dei Drăculești, un ramo della Casa di Basarab, molto conosciuto anche con il suo nome patronimico: Dracula.<br />Noto anche come Vlad l'Impalatore, fu tre volte voivoda (principe) di Valacchia. Suo padre, Vlad II Dracul, fu membro dell'Ordine del Drago, fondato per proteggere il Cristianesimo in Europa orientale dall'invasione musulmana.<br />Vlad III è venerato come eroe popolare in Romania così come in altre parti d'Europa per aver protetto la popolazione rumena sia a sud che a nord del Danubio.<br />Il soprannome di Impalatore deriva dalla sua pratica di impalare i nemici uccisi per esporli ai confini in modo che fungessero da monito per i musulmani invasori. È discusso dagli storici se Vlad impalasse i nemici da vivi oppure solo una volta che erano già morti, ma pare più probabile quest'ultima ipotesi visto che lo scopo principale era l'ammonimento.<br />Inoltre intorno alla figura di Vlad III sono sorte alcune leggende. Una di queste narra di una coppa d'oro fatta mettere da Vlad nella piazza principale della città Tirgoviste che non venne mai rubata perché perfino i ladri avevano paura del principe.<br />Secondo un'altra leggenda, un mercante straniero di passaggio per Tirgoviste lasciò per una notte intera incustodita una cassa di denaro. Scoperto che gli erano stati rubati 160 ducati d'oro il mercante informò della cosa il principe Vlad, il quale per catturare il ladro chiese aiuto ai cittadini pena la distruzione della città. Vlad fece inoltre restituire al mercante la somma di 160 ducati più uno. Il giorno seguente, contati i soldi, il mercante informò il principe del ducato in più e glielo riconsegnò. Vlad lo informò che se non avesse riportato il ducato in più sarebbe stato impalato insieme al ladro.<br />Durante il Medioevo, il sultano turco era solito reclutare bambini da ogni terra per addestrarli e farli diventare suoi soldati: erano i giannizzeri.<br />Questi comprendevano la fanteria che formava la guardia personale e dei beni del sultano ottomano. Gli incaricati del sultano obbligavano le comunità cristiane che vivevano nelle campagne a cedere i loro figli più robusti tra l'età dei 6 e 9 anni per addestrarli alla vita militare come giannizzeri o a quella amministrativa di corte. Spesso i genitori intenzionalmente tagliavano le dita dei propri figli per far in modo che non fossero idonei all'arruolamento.<br />Ogni quattro anni gli inviati del sultano percorrevano i villaggi balcanici e catturavano un quinto dei bambini cristiani dai sei ai nove anni, inizialmente scegliendoli a caso, poi selezionando con cura i più robusti. All'avvicinarsi della data in cui i bambini avrebbero dovuto essere selezionati, molti cristiani fuggivano nelle montagne dove si davano alla macchia con i loro bambini.<br />L'addestramento dei giannizzeri avveniva in un clima di rigida disciplina. I ragazzi erano sottoposti a grandi fatiche in strutture scolastiche estremamente spartane. Obbligati a rispettare il celibato così da non avere alcuna remora sul campo di battaglia, i giannizzeri erano forzatamente incoraggiati alla conversione all'Islam.<br />Lo scopo di tale addestramento era la costituzione di una compagine militare professionistica obbligata alla lealtà, dietro legame di schiavitù; il Sultano era considerato padre de facto di ogni soldato, anzi era egli stesso soldato iscritto nella prima compagnia e quindi virtualmente uno...]]></itunes:summary><itunes:duration>654</itunes:duration><itunes:keywords>dracula,giannizzeri,romania,valacchia,vampiro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5b675cfde41d494d7b9e4d3a4f03aaa4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unbroken*** (2014) - Biografia di Louis Zamperini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unbroken-2014-biografia-di-louis-zamperini--45310147</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=310" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=310</a><br /><br />UNBROKEN, BIOGRAFIA DI LOUIS ZAMPERINI <br />Figlio di genitori italiani cattolici, mezzofondista e militare statunitense, eroe di guerra<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />Nato il 26 gennaio 1917 a Olean, nello stato di New York, da genitori italiani, cattolici, originari di Brenzone sul Garda, Louis Zamperini iniziò la sua carriera sportiva nel 1932, praticando lo sci di fondo. Passato all'atletica, nel corso degli ultimi tre anni di liceo rimase imbattuto dopo aver stabilito diversi record.<br />Nel 1934 Zamperini stabilì il record mondiale interscolastico del miglio col tempo di 4'21"2. Successivamente partecipò al campionato CIF California State vincendolo con il tempo di 4'27"8. Questa vittoria gli permise di ottenere una borsa di studio per la University of Southern California.<br />Nel 1936 Zamperini decise di provare a qualificarsi per le Olimpiadi. Gli atleti dovevano pagarsi il viaggio per partecipare ai Trials olimpici, ma dal momento che suo padre lavorava per la ferrovia, Louis ottenne un biglietto gratis del treno, mentre un gruppo di commercianti di Torrance contribuì con una colletta per consentire all'eroe locale di mantenersi una volta giunto a destinazione.<br />Sui 1500 m piani Zamperini era chiuso dalla presenza della medaglia d'argento Glenn Cunningham, Archie San Romani e Gene Venzke, pertanto decise di correre, pur essendo senza esperienza, sui 5000 m piani, arrivando ex aequo col primatista statunitense Don Lash, e qualificandosi a soli 19 anni e 178 giorni, primato che ne fece il più giovane statunitense a partecipare alle Olimpiadi in questa specialità.<br />Né Zamperini né Lash erano accreditati come possibile vincitori dei 5000 m piani ai Giochi olimpici di Berlino, data la presenza del detentore del record mondiale Lauri Lehtinen. Zamperini riuscì dapprima a superare la batteria, preceduto dallo stesso Lehtinen e dal giapponese Kohei Murakoso, eliminando l'italiano Salvatore Mastroieni.<br />In finale concluse all'ottavo posto, dopo aver effettuato un eccellente ultimo giro in 56 secondi, che catturò le attenzioni di Adolf Hitler, il quale insistette per un incontro personale. Come Zamperini raccontò, Hitler strinse la sua mano e disse semplicemente: "Ah, tu sei il ragazzo con il finale veloce". La gara fu vinta dall'altro campione finlandese Gunnar Höckert; davanti a Zamperini conclusero tra gli altri lo stesso giapponese Murakoso e l'italiano Umberto Cerati, tra i favoriti avendo vinto la prima batteria.<br />Zamperini ha poi legato alcuni aneddoti della sua esperienza olimpica, tra cui quello riguardante il viaggio in nave verso l'Europa: "Ero un ragazzino dell'era della Depressione che non aveva mai neppure comprato un panino al supermercato. E lì tutto il cibo era gratis. Non prendevo una fetta di dolce al mattino, ma almeno sette, insieme a uova e pancetta. I miei occhi erano come piattini." Alla fine del viaggio Zamperini, come la maggior parte degli atleti presenti sulla nave, aveva infatti guadagnato un bel po' di peso, per la precisione 5 kg. Un aumento di peso ad ogni modo utile per la sua salute, avendo perso in precedenza 7 kg durante gli allenamenti per i Trials olimpici nella calura estiva di New York.<br />Nel 1940, svanito il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, cancellate a causa del secondo conflitto mondiale, fu arruolato come bombardiere nell'aviazione. Nel 1943 in un incidente aereo precipitò nell'Oceano Pacifico col suo B-24, resistendo per ben 47 giorni all'inclemenza del tempo, alla furia delle acque e ai proiettili giapponesi, cibandosi di solo pesce crudo assieme ad altri due commilitoni, di cui uno non sopravvisse. È in questo momento che, da ateo che era, inizia la sua conversione di fede. Zamperini inizia a vedere Dio come l'unico possibile salvatore, giurando di dedicargli la vita se dovesse sopravvivere.<br />Dopo 47 giorni fu infatti catturato dalla marina giapponese e deportato in una prigione militare comandata dal feroce sergente Mutsuhiro Watanabe che lo sottopose a numerose umiliazioni, forse ispirato dalla rivalità che Zamperini ebbe con Kohei Murakoso. Zamperini, eroe di guerra, trova la forza di resistere e sopravvivere e infine grazie alla fede che stava cominciando a vivere, trova la forza perfino di perdonare i suoi persecutori. Farà poi ritorno in patria al termine del conflitto. Continuerà la sua carriera olimpica tornando successivamente a Tokyo nel 1997, all'età di 80 anni, portando per un tratto la torcia olimpica in occasione dei Giochi olimpici invernali di Nagano 1998.<br />Morto il 2 luglio 2014, è stato ricordato dapprima in un libro da Laura Hillenbrand e successivamente nell'omonimo film Unbroken diretto da Angelina Jolie, nelle vesti di regista.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer del film UNBROKEN e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45310147</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2021 13:44:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45310147/unbroken_biografia_di_louis_zamperini.mp3" length="6995844" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=310

UNBROKEN, BIOGRAFIA DI LOUIS ZAMPERINI 
Figlio di genitori italiani cattolici, mezzofondista e militare statunitense, eroe di guerra
Fonte: Wikipedia

Nato il 26 gennaio 1917 a...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=310" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=310</a><br /><br />UNBROKEN, BIOGRAFIA DI LOUIS ZAMPERINI <br />Figlio di genitori italiani cattolici, mezzofondista e militare statunitense, eroe di guerra<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />Nato il 26 gennaio 1917 a Olean, nello stato di New York, da genitori italiani, cattolici, originari di Brenzone sul Garda, Louis Zamperini iniziò la sua carriera sportiva nel 1932, praticando lo sci di fondo. Passato all'atletica, nel corso degli ultimi tre anni di liceo rimase imbattuto dopo aver stabilito diversi record.<br />Nel 1934 Zamperini stabilì il record mondiale interscolastico del miglio col tempo di 4'21"2. Successivamente partecipò al campionato CIF California State vincendolo con il tempo di 4'27"8. Questa vittoria gli permise di ottenere una borsa di studio per la University of Southern California.<br />Nel 1936 Zamperini decise di provare a qualificarsi per le Olimpiadi. Gli atleti dovevano pagarsi il viaggio per partecipare ai Trials olimpici, ma dal momento che suo padre lavorava per la ferrovia, Louis ottenne un biglietto gratis del treno, mentre un gruppo di commercianti di Torrance contribuì con una colletta per consentire all'eroe locale di mantenersi una volta giunto a destinazione.<br />Sui 1500 m piani Zamperini era chiuso dalla presenza della medaglia d'argento Glenn Cunningham, Archie San Romani e Gene Venzke, pertanto decise di correre, pur essendo senza esperienza, sui 5000 m piani, arrivando ex aequo col primatista statunitense Don Lash, e qualificandosi a soli 19 anni e 178 giorni, primato che ne fece il più giovane statunitense a partecipare alle Olimpiadi in questa specialità.<br />Né Zamperini né Lash erano accreditati come possibile vincitori dei 5000 m piani ai Giochi olimpici di Berlino, data la presenza del detentore del record mondiale Lauri Lehtinen. Zamperini riuscì dapprima a superare la batteria, preceduto dallo stesso Lehtinen e dal giapponese Kohei Murakoso, eliminando l'italiano Salvatore Mastroieni.<br />In finale concluse all'ottavo posto, dopo aver effettuato un eccellente ultimo giro in 56 secondi, che catturò le attenzioni di Adolf Hitler, il quale insistette per un incontro personale. Come Zamperini raccontò, Hitler strinse la sua mano e disse semplicemente: "Ah, tu sei il ragazzo con il finale veloce". La gara fu vinta dall'altro campione finlandese Gunnar Höckert; davanti a Zamperini conclusero tra gli altri lo stesso giapponese Murakoso e l'italiano Umberto Cerati, tra i favoriti avendo vinto la prima batteria.<br />Zamperini ha poi legato alcuni aneddoti della sua esperienza olimpica, tra cui quello riguardante il viaggio in nave verso l'Europa: "Ero un ragazzino dell'era della Depressione che non aveva mai neppure comprato un panino al supermercato. E lì tutto il cibo era gratis. Non prendevo una fetta di dolce al mattino, ma almeno sette, insieme a uova e pancetta. I miei occhi erano come piattini." Alla fine del viaggio Zamperini, come la maggior parte degli atleti presenti sulla nave, aveva infatti guadagnato un bel po' di peso, per la precisione 5 kg. Un aumento di peso ad ogni modo utile per la sua salute, avendo perso in precedenza 7 kg durante gli allenamenti per i Trials olimpici nella calura estiva di New York.<br />Nel 1940, svanito il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, cancellate a causa del secondo conflitto mondiale, fu arruolato come bombardiere nell'aviazione. Nel 1943 in un incidente aereo precipitò nell'Oceano Pacifico col suo B-24, resistendo per ben 47 giorni all'inclemenza del tempo, alla furia delle acque e ai proiettili giapponesi, cibandosi di solo pesce crudo assieme ad altri due commilitoni, di cui uno non sopravvisse. È in questo momento che, da ateo che era, inizia la sua conversione di fede. Zamperini inizia a vedere Dio come l'unico possibile salvatore, giurando di dedicargli la vita se dovesse...]]></itunes:summary><itunes:duration>438</itunes:duration><itunes:keywords>conflitto,jolie,murakoso,olimpiadi,zamperini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2a61f726be6d23dc7a290014e2efd0f8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unbroken*** (2014) - La gloria e il dolore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unbroken-2014-la-gloria-e-il-dolore--45309927</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=309" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=309</a><br /><br />UNA VITA DI GLORIA VALE UN MOMENTO DI DOLORE<br />Trama del film (attenzione spoiler: se non hai visto il film ti consigliamo di non leggerla per non sciuparti il finale)<br /><br />Louis "Louie" Zamperini si trova su un bombardiere B-24 dell'aviazione nella seconda guerra mondiale durante i bombardamenti dell'isola giapponese di Nauru nel 1943. L'aereo viene gravemente danneggiato durante l'operazione; Phil, il pilota, riesce tuttavia a riportare il velivolo alla sua base con un atterraggio di fortuna che ha buon esito grazie al provvidenziale scoppio di uno degli pneumatici del carrello.<br />Successivamente si passa agli anni venti e agli anni trenta, durante l'infanzia di Louie, giovane sbandato italo-americano, fonte di delusione per i suoi genitori, preso di mira dai compagni di scuola e dai ragazzi del quartiere per essere italiano. Un giorno, mentre Louie è nascosto sotto le tribune durante una gara di atletica, per evitare nuovi guai è costretto a fuggire, finendo senza volerlo nella pista con gli altri atleti. Suo fratello Peter, che sta cronometrando la gara, nota la sua velocità, e decide di allenarlo insegnandogli l'autostima e la forza di non arrendersi mai. Con il tempo Louie diventa un grande atleta, guadagnandosi il soprannome di "The Torrance Tornado" e qualificandosi per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Louie, alle Olimpiadi, arriva ottavo stabilendo un record di velocità nel giro finale dei 5000 metri correndo in 56 secondi.<br />Tornando al 1943, Louie e l'equipaggio superstite dell'operazione precedente, insieme ad alcuni membri dell'equipaggio di sostituzione, vengono inviati in missione di salvataggio e di ricerca su un aereo che era stato precedentemente utilizzato per i pezzi di ricambio. Louie non crede che l'aereo sia idoneo al volo, ma viene ugualmente assegnato all'operazione. Nel corso della missione, però, entrambi i motori di sinistra del quadrimotore cedono, e l'aereo si schianta in mare. Louie e altri due, Mac e Phil (il pilota di questa missione e il pilota della missione precedente) sopravvivono su due zattere gonfiabili. Dopo tre giorni, un aereo vola sopra di loro, ma non li vede. Il 27º giorno ricevono l'attenzione di un aereo giapponese, ma li manca. Il 33º giorno Mac muore, lasciando soli Louie e Phil.<br />Il 47º giorno i giapponesi catturano Louie e Phil e li interrogano per sapere da loro tutto ciò che sanno sulle prossime mosse degli Alleati. Louie dice loro che non sa nulla perché è stato bloccato sulla zattera per più di un mese. Gli ufficiali non credono alle loro parole e li spediscono a due diversi campi di prigionia.<br />Nel campo di Tokyo, dove è inviato Louie, presta servizio un giovane caporale giapponese, Mutsuhiro "Bird" Watanabe, che lo sottopone a pesanti umiliazioni per il fatto di aver battuto il campione giapponese alle olimpiadi di Berlino. Dopo diverse settimane a Louie viene data la possibilità di trasmettere un messaggio alle basi alleate dicendo che è vivo ma svelando le mosse degli alleati americani. Quando si rifiuta di trasmettere il messaggio anti-americano, viene rimandato al campo da Watanabe che lo fa picchiare in faccia da ogni prigioniero del campo per non aver dimostrato rispetto.<br />Dopo due anni, Watanabe in seguito alla promozione a sergente, lascia il campo, e Louie ne è felice. Una notte il campo viene danneggiato da un bombardamento americano e i prigionieri sono costretti a trasferirsi in un altro campo dove Louie scopre, con orrore, che Watanabe ne è il direttore. I prigionieri sono ora messi al lavoro presso le miniere. Un giorno, dopo che Louie si sloga una caviglia e non è in grado di lavorare, Watanabe gli fa sollevare una grossa trave di legno dicendogli che se lo avesse fatto cadere avrebbe detto alla guardia di sparare. Louie lo solleva con successo e tiene in alto il pezzo senza alcun problema facendo infuriare Watanabe. Alla fine della guerra i prigionieri del campo vengono liberati. Tornato in America, Louie abbraccia la sua famiglia e bacia il suolo americano.<br />Louie si sposa nel 1946 e ha due figli. Anche Phil sopravvive alla guerra e anch'egli si sposa. Mutsuhiro "Bird" Watanabe si nasconde per diversi anni entrando nell'elenco del generale Douglas MacArthur dei 40 criminali di guerra giapponesi più ricercati. Louie realizza la promessa fatta durante i 47 giorni sulla zattera, ovvero di dedicare la propria vita alla pace e al perdono dei gerarchi giapponesi, incontrandone molti ma non Watanabe per il rifiuto di questi. Prosegue inoltre la sua carriera di sportivo olimpionico e partecipa a trasmissioni televisive.<br />Nel 1997, a ottant'anni, Louie corre a Tokyo portando per un tratto la torcia olimpica in occasione dei Giochi olimpici invernali di Nagano 1998, realizzando così il suo sogno, riuscendo anche a visitare il luogo della sua prigionia.<br /><br /><br />SAI COS'E' IL BUSHIDO?<br />Codice di condotta e stile di vita - simile al concetto europeo di cavalleria - adottato dai samurai, cioè la casta guerriera in Giappone. In esso, a differenza di altri addestramenti militari nel mondo, sono raccolte, oltre le norme di disciplina militari, anche quelle morali.<br />Ispirato alle dottrine del buddhismo e del confucianesimo adattate alla casta dei guerrieri, il bushido esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, compassione, dovere, coraggio, sincerità, eroismo, onore, gentilezza e cortesia, i quali dovevano essere perseguiti fino alla morte. Il venir meno a questi princìpi causava il disonore del guerriero, che espiava la propria colpa commettendo il seppuku, il suicidio rituale che culminava con la pratica dello harakiri.<br />Successivamente alla Restaurazione Meiji (1866-1869), il bushido ebbe come punto fondante il rispetto assoluto dell'autorità dell'imperatore e divenne uno dei capisaldi del nazionalismo giapponese.<br />Uno dei princìpi del bushido, l'assoluto disprezzo per il nemico che si arrende, fu la causa dei trattamenti brutali e denigranti a cui i giapponesi sottoposero i prigionieri nel corso della seconda guerra mondiale (al contrario del mos romano, nel quale con la resa - dopo la relativa intimazione - il nemico viene risparmiato mentre, se rifiuta di arrendersi, viene sterminato); l'inaccettabilità etica della resa e la ricerca di una morte onorevole in combattimento spinsero molti kamikaze al sacrificio.<br />Fonte: Wikipedia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/45309927</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2021 13:35:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/45309927/unbroken_una_vita_di_gloria_vale_un_momento_di_dolore.mp3" length="9019603" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=309

UNA VITA DI GLORIA VALE UN MOMENTO DI DOLORE
Trama del film (attenzione spoiler: se non hai visto il film ti consigliamo di non leggerla per non sciuparti il finale)

Louis...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=309" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=309</a><br /><br />UNA VITA DI GLORIA VALE UN MOMENTO DI DOLORE<br />Trama del film (attenzione spoiler: se non hai visto il film ti consigliamo di non leggerla per non sciuparti il finale)<br /><br />Louis "Louie" Zamperini si trova su un bombardiere B-24 dell'aviazione nella seconda guerra mondiale durante i bombardamenti dell'isola giapponese di Nauru nel 1943. L'aereo viene gravemente danneggiato durante l'operazione; Phil, il pilota, riesce tuttavia a riportare il velivolo alla sua base con un atterraggio di fortuna che ha buon esito grazie al provvidenziale scoppio di uno degli pneumatici del carrello.<br />Successivamente si passa agli anni venti e agli anni trenta, durante l'infanzia di Louie, giovane sbandato italo-americano, fonte di delusione per i suoi genitori, preso di mira dai compagni di scuola e dai ragazzi del quartiere per essere italiano. Un giorno, mentre Louie è nascosto sotto le tribune durante una gara di atletica, per evitare nuovi guai è costretto a fuggire, finendo senza volerlo nella pista con gli altri atleti. Suo fratello Peter, che sta cronometrando la gara, nota la sua velocità, e decide di allenarlo insegnandogli l'autostima e la forza di non arrendersi mai. Con il tempo Louie diventa un grande atleta, guadagnandosi il soprannome di "The Torrance Tornado" e qualificandosi per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Louie, alle Olimpiadi, arriva ottavo stabilendo un record di velocità nel giro finale dei 5000 metri correndo in 56 secondi.<br />Tornando al 1943, Louie e l'equipaggio superstite dell'operazione precedente, insieme ad alcuni membri dell'equipaggio di sostituzione, vengono inviati in missione di salvataggio e di ricerca su un aereo che era stato precedentemente utilizzato per i pezzi di ricambio. Louie non crede che l'aereo sia idoneo al volo, ma viene ugualmente assegnato all'operazione. Nel corso della missione, però, entrambi i motori di sinistra del quadrimotore cedono, e l'aereo si schianta in mare. Louie e altri due, Mac e Phil (il pilota di questa missione e il pilota della missione precedente) sopravvivono su due zattere gonfiabili. Dopo tre giorni, un aereo vola sopra di loro, ma non li vede. Il 27º giorno ricevono l'attenzione di un aereo giapponese, ma li manca. Il 33º giorno Mac muore, lasciando soli Louie e Phil.<br />Il 47º giorno i giapponesi catturano Louie e Phil e li interrogano per sapere da loro tutto ciò che sanno sulle prossime mosse degli Alleati. Louie dice loro che non sa nulla perché è stato bloccato sulla zattera per più di un mese. Gli ufficiali non credono alle loro parole e li spediscono a due diversi campi di prigionia.<br />Nel campo di Tokyo, dove è inviato Louie, presta servizio un giovane caporale giapponese, Mutsuhiro "Bird" Watanabe, che lo sottopone a pesanti umiliazioni per il fatto di aver battuto il campione giapponese alle olimpiadi di Berlino. Dopo diverse settimane a Louie viene data la possibilità di trasmettere un messaggio alle basi alleate dicendo che è vivo ma svelando le mosse degli alleati americani. Quando si rifiuta di trasmettere il messaggio anti-americano, viene rimandato al campo da Watanabe che lo fa picchiare in faccia da ogni prigioniero del campo per non aver dimostrato rispetto.<br />Dopo due anni, Watanabe in seguito alla promozione a sergente, lascia il campo, e Louie ne è felice. Una notte il campo viene danneggiato da un bombardamento americano e i prigionieri sono costretti a trasferirsi in un altro campo dove Louie scopre, con orrore, che Watanabe ne è il direttore. I prigionieri sono ora messi al lavoro presso le miniere. Un giorno, dopo che Louie si sloga una caviglia e non è in grado di lavorare, Watanabe gli fa sollevare una grossa trave di legno dicendogli che se lo avesse fatto cadere avrebbe detto alla guardia di sparare. Louie lo solleva con successo e tiene in alto il...]]></itunes:summary><itunes:duration>564</itunes:duration><itunes:keywords>bushido,kamikaze,olimpiadi,tokyo,unbroken,zamperini</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5b25eb32bc601578a9893142156b5c3d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>God's not dead***** (2014) - Dio è presente nella nostra vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/god-s-not-dead-2014-dio-e-presente-nella-nostra-vita--44640751</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=219" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=219</a><br /><br />GOD'S NOT DEAD: DIO E' VIVO DAVVERO ED E' PRESENTE NELLA NOSTRA VITA<br />Un film emozionante che spinge adolescenti e adulti a riscoprire le forti ragioni della fede cristiana<br /><br />God's not dead, Dio non è morto, film campione d'incassi in America, arriva in Italia grazie alla casa di distribuzione Dominus Production che, reduce dal precedente successo distributivo del film Cristiada, propone una nuova, avvincente storia. Il film, basato su una storia vera, narra la sfida intellettuale tra un prestigioso professore di filosofia, interpretato da Kevin Sorbo, l'Hercules della tivù, e una giovane matricola universitaria.<br />Il film racconta la vicenda di Josh Wheaton, studente al primo anno di College che s'iscrive al corso di Filosofia insegnato dal professore Jeffrey Raddison. Ateo, superbo e autoritario, il Professor Radisson ha costruito la sua brillante carriera e la sua intera vita privata sulla tesi che Dio non sia mai esistito e che ogni religione sia un'inutile superstizione. Di forte temperamento, esige, quindi, che i suoi studenti sottoscrivano la dichiarazione "Dio è morto", se vogliono voti buoni. La matricola Josh, unico tra i suoi compagni, non accetta la negazione della fede imposta dal professore ai suoi studenti. Il giovane, quindi, dovrà dimostrare che "Dio è vivo" al professore e all'intera classe, in una serie di serrati dibattiti a due con il docente. Il ragazzo dovrà superare difficoltà esterne, fra cui il volta faccia di alcuni amici, e momenti di crisi interiore, ma vale davvero farlo? A Josh sembra proprio di sì...<br />Pensate che sia un'americanata? Un'esagerazione da film? Ma basta anche chiedere a qualche scolaro... In Italia in una prima superiore, per esempio, il primo giorno di scuola, un professore di storia ha esordito così: "Chi di voi crede che l'universo sia stato creato da Dio?". Pochi coraggiosi alunni hanno alzato la mano e il docente ha proseguito, dicendo: "Benissimo! Allora potete accomodarvi fuori dalla classe!".<br />Ma davanti a questi fatti, non dobbiamo scoraggiarci ma alzarci in piedi e difendere la nostra fede, non per gloria personale ma per il bene del prossimo. Il giovane protagonista del film, infatti, è animato anche da uno spirito di amore verso il suo professore e verso i suoi compagni, perché "Se accetti questa sfida, potrebbe essere l'unico incontro significativo con Dio di tutta la loro vita", come gli ricorda la sua guida spirituale.<br />E non dobbiamo scoraggiarci nemmeno se siamo gli unici ad alzarci in piedi: la storia dei martiri ci insegna che anche dove uno solo ha combattuto per la fede, egli ha risvegliato la coscienza e l'azione di molti. Nel film, Josh, nonostante sia solo, non abbandona la sua sfida e per fortuna, questo succede anche nella vita di tutti i giorni.<br />Per esempio, sempre in Italia, l'anno scorso è bastata la determinazione di un solo un ragazzino per rinvigorire le presenze all'annuale benedizione dell'edificio. Come tutti gli anni, era stata concordata dalla scuola insieme al parroco la data del rito. Alla fine dell'orario delle lezioni, gli alunni interessati si erano riuniti per partecipare alla benedizione, ma quella volta fu detto dai professori presenti che i ragazzi non potevano rimanere perché non avevano il permesso dei genitori. Tutti sono andati via, tranne uno, l'unico che, senza timore, ha risposto agli insegnanti che sua mamma era d'accordo e che, se volevano, potevano chiamarla. Inutile dire che l'anno seguente i ragazzi presenti alla benedizione erano una trentina e alcuni alunni stessi, memori dell'episodio precedente, avevano cominciato in tempo ad informarsi di cosa dovevano fare per partecipare. Fu scoperto così che non era necessario nessun permesso per assistere al rito, era sufficiente la circolare che era sempre passata ogni anno di classe in classe. Un solo ragazzo in piedi è bastato a "risvegliare" la coscienza di trenta.<br />Questi possono essere solo alcuni dei tanti preziosi spunti di riflessione che il film suscita; quindi come mancare ad una pellicola con più di 10 milioni di biglietti emessi e oltre 69 milioni di incassi nei soli Stati Uniti, premiato come Inspirational Film of the Year al 46esimo GMA DOVE AWARD, vincitore, nel 2014, del Film Television Impact Award? God's not dead è un film emozionante che spinge adolescenti e adulti a riscoprire le forti ragioni della fede cristiana.<br /><br />Per approfondimenti e per vedere il trailer e alcune scene del film GOD'S NOT DEAD e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44640751</guid><pubDate>Wed, 05 May 2021 10:40:31 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44640751/god_s_not_dead.mp3" length="5755297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=219&#13;
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GOD'S NOT DEAD: DIO E' VIVO DAVVERO ED E' PRESENTE NELLA NOSTRA VITA&#13;
Un film emozionante che spinge adolescenti e adulti a riscoprire le forti ragioni della fede cristiana...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=219" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=219</a><br /><br />GOD'S NOT DEAD: DIO E' VIVO DAVVERO ED E' PRESENTE NELLA NOSTRA VITA<br />Un film emozionante che spinge adolescenti e adulti a riscoprire le forti ragioni della fede cristiana<br /><br />God's not dead, Dio non è morto, film campione d'incassi in America, arriva in Italia grazie alla casa di distribuzione Dominus Production che, reduce dal precedente successo distributivo del film Cristiada, propone una nuova, avvincente storia. Il film, basato su una storia vera, narra la sfida intellettuale tra un prestigioso professore di filosofia, interpretato da Kevin Sorbo, l'Hercules della tivù, e una giovane matricola universitaria.<br />Il film racconta la vicenda di Josh Wheaton, studente al primo anno di College che s'iscrive al corso di Filosofia insegnato dal professore Jeffrey Raddison. Ateo, superbo e autoritario, il Professor Radisson ha costruito la sua brillante carriera e la sua intera vita privata sulla tesi che Dio non sia mai esistito e che ogni religione sia un'inutile superstizione. Di forte temperamento, esige, quindi, che i suoi studenti sottoscrivano la dichiarazione "Dio è morto", se vogliono voti buoni. La matricola Josh, unico tra i suoi compagni, non accetta la negazione della fede imposta dal professore ai suoi studenti. Il giovane, quindi, dovrà dimostrare che "Dio è vivo" al professore e all'intera classe, in una serie di serrati dibattiti a due con il docente. Il ragazzo dovrà superare difficoltà esterne, fra cui il volta faccia di alcuni amici, e momenti di crisi interiore, ma vale davvero farlo? A Josh sembra proprio di sì...<br />Pensate che sia un'americanata? Un'esagerazione da film? Ma basta anche chiedere a qualche scolaro... In Italia in una prima superiore, per esempio, il primo giorno di scuola, un professore di storia ha esordito così: "Chi di voi crede che l'universo sia stato creato da Dio?". Pochi coraggiosi alunni hanno alzato la mano e il docente ha proseguito, dicendo: "Benissimo! Allora potete accomodarvi fuori dalla classe!".<br />Ma davanti a questi fatti, non dobbiamo scoraggiarci ma alzarci in piedi e difendere la nostra fede, non per gloria personale ma per il bene del prossimo. Il giovane protagonista del film, infatti, è animato anche da uno spirito di amore verso il suo professore e verso i suoi compagni, perché "Se accetti questa sfida, potrebbe essere l'unico incontro significativo con Dio di tutta la loro vita", come gli ricorda la sua guida spirituale.<br />E non dobbiamo scoraggiarci nemmeno se siamo gli unici ad alzarci in piedi: la storia dei martiri ci insegna che anche dove uno solo ha combattuto per la fede, egli ha risvegliato la coscienza e l'azione di molti. Nel film, Josh, nonostante sia solo, non abbandona la sua sfida e per fortuna, questo succede anche nella vita di tutti i giorni.<br />Per esempio, sempre in Italia, l'anno scorso è bastata la determinazione di un solo un ragazzino per rinvigorire le presenze all'annuale benedizione dell'edificio. Come tutti gli anni, era stata concordata dalla scuola insieme al parroco la data del rito. Alla fine dell'orario delle lezioni, gli alunni interessati si erano riuniti per partecipare alla benedizione, ma quella volta fu detto dai professori presenti che i ragazzi non potevano rimanere perché non avevano il permesso dei genitori. Tutti sono andati via, tranne uno, l'unico che, senza timore, ha risposto agli insegnanti che sua mamma era d'accordo e che, se volevano, potevano chiamarla. Inutile dire che l'anno seguente i ragazzi presenti alla benedizione erano una trentina e alcuni alunni stessi, memori dell'episodio precedente, avevano cominciato in tempo ad informarsi di cosa dovevano fare per partecipare. Fu scoperto così che non era necessario nessun permesso per assistere al rito, era sufficiente la circolare che era sempre passata ogni anno di classe...]]></itunes:summary><itunes:duration>360</itunes:duration><itunes:keywords>filosofia,god,professore,rito,studente,universita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/410e0d61aa3e8244f44c11efb2b04857.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Heidi** (2015) - La storia vera, non il cartone animato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/heidi-2015-la-storia-vera-non-il-cartone-animato--44425937</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=267" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=267</a><br /><br />LA STORIA VERA, NON IL CARTONE ANIMATO GIAPPONESE di Andrea Carabelli<br />Questo è un libro che io consiglio come lettura estiva e familiare. Leggere insieme prima che un atto di conoscenza è un gesto d'amore. E quale migliore occasione durante le vacanze per leggere un libro insieme ai propri figli? Durante l'anno lavorativo, si sa, i bambini devono andare a letto presto e i genitori sono troppo stanchi della giornata intensa di lavoro. Ma in aiuto vien l'estate che permette di godersi ore preziosissime da passare finalmente insieme a chi si ama.<br />Non ne consiglio la lettura come viatico all'addormentamento. In casa mia mentre lo leggevo ogni sera mi ritrovavo a saltare sul letto mimando e gesticolando fino all'esasperazione. Matilde, la più emotiva del gruppo, piangeva e rideva a intermittenza a seconda delle circostanze che l'avventura in corso dettava, Margherita implorava di leggere un altro capitolo, Martino si limitava a osservare (a lui basta che si continui a far baccano!). Per leggere in famiglia ci vuole per forza un libro che vada bene sia per i bimbi che per i grandi, un libro che come questo sappia far dialogare la purezza della fanciullezza con il valore dell'esperienza degli adulti.<br />Il titolo del libro è tutto un programma, nel senso letterale di programma televisivo, visto che parliamo niente di meno che di Heidi, il cartone animato preferito da almeno tre generazioni, il cartone che chiunque al mondo conosce, il più famoso, il più cantato e parodiato. Ma non pensiate che la mia proposta abbia a che fare con le proposte animate.<br />Per l'appunto la prima operazione che dovete fare per leggere questo piccolo romanzo è fare tabula rasa della banale giapponeseria che si è impadronita di tutti i personaggi del testo e che ad ognuno di essi ha dato un'immagine visiva che ormai tutti abbiamo indelebilmente stampato in testa. Se riuscissimo invece a lasciarci condurre nient'altro che dalle parole del libro ci accorgeremmo fin dalle prime pagine che l'autrice di Heidi, Johanna Spyri, ha da dire ben di più di quello che ci hanno fatto credere gli animatori e autori del cartone. Credetemi: è un romanzo tutto da scoprire e di una profondità inaspettata. L'autrice, svizzera, scrive il romanzo Heidis Lehr- und Wanderjahre (Gli anni di formazione e di peregrinazione di Heidi) nel 1880 (per intenderci, un anno prima dell'assoluto capolavoro della letteratura per ragazzi, Pinocchio) e lo ambienta nella regione alpina svizzera del Canton Grigioni, precisamente sopra Maienfeld (chi oggi visita quelle zone trova addirittura un piccolo paese dedicato tutto alla protagonista e che naturalmente non può che chiamarsi Heidiland).<br />Ecco dunque servito un altro valido motivo per leggere Heidi: spero abbiate l'occasione durante questo periodo di riposo di immergervi in mezzo alla natura e di sentirne il suo tenero abbraccio (più facile che accada se si andrà in montagna). Questo libro aiuta a guardare lo spettacolo della bellezza della natura con gli occhi giusti. Sono gli occhi di una bambina capace di vedere naturalmente le cose con purezza cristallina. Sentirete per esempio lo stupore che si può provare di fronte a un tramonto visto per la prima volta: «Peter! Peter! Il fuoco! Il fuoco! Le montagne bruciano tutte, brucia anche la neve lassù e anche il cielo! Guarda, guarda! La montagna di roccia, quella alta, arde tutta. Oh, la bella neve di fuoco! Peter, alzati! Guarda, c'è fuoco anche lassù, nella tana dell'uccellaccio. Guarda le rocce! Guarda gli abeti! Tutto è in fiamme!».<br />La risposta di Peter è molto eloquente, è quella di chi, come accade spesso anche a noi, non si stupisce più di ciò che accade nella vita:<br />«- È sempre stato così - disse tranquillamente Peter mentre era intento, con un temperino, a togliere la corteccia dal suo bastone -. Ma non è fuoco.<br />- Che cos'è allora? - gridò Heidi correndo qua e là per vedere meglio da tutte le parti. Era tanto bello che la bimba non si saziava di quello spettacolo.<br />- Ma che cos'è, Peter, che cos'è? - gridò ancora.<br />- Viene da sé... così - spiegò Peter».<br />L'incantato mondo dove Heidi scopre la bellezza di prati, monti e tramonti non è per tutti. O meglio chi vuole goderlo occorre che faccia un piccolo sforzo, e non è un caso che l'inizio del romanzo sia la salita che porterà Heidi nella casa del nonno sulle Alpi. Quando, verso la fine del racconto, dalla città di Francoforte riporteranno Heidi in montagna, l'adulto che l'accompagna, Sebastian, non avrà il coraggio di salire, premuroso di riprendere il primo treno che lo riporti indietro, rimanendo prigioniero di un pregiudizio che non gli permette di assaporare l'autenticità della realtà.<br />La figura positiva più bella di tutto il romanzo è certamente la nonna di Clara, una vera educatrice. Heidi deve imparare a leggere, ma con il maestro e la signorina Rottenmeyer non c'è verso di insegnarle nulla («è sempre svogliata», «potrebbe avere un disturbo mentale»), l'amico Peter l'aveva addirittura indotta a pensare che «non si può imparare a leggere. È troppo difficile!». La nonna invece ha un metodo molto più proficuo: le fa vedere un libro con le immagini delle montagne. Heidi ne è intensamente attratta. La nonna la rincalza:<br />«- Hai visto il pastorello sul prato verde? Appena saprai leggere, ti regalerò quel libro e potrai apprendere tutta la sua storia, come se qualcuno te la raccontasse. Tutto, tutto quello che fa con le sue pecorelle e con le sue caprette, e quali cose meravigliose gli capitano. Saresti contenta di saperlo, non è vero, Heidi?<br />La bimba aveva ascoltato attentamente senza batter ciglio, e gli occhi le brillavano. Traendo un profondo sospiro, disse:<br />- Oh come vorrei saper già leggere!».<br />E così presto Heidi impara a leggere. La nonna è capace di trasformare il desiderio di Heidi, quello stesso desiderio che l'aveva fatta vibrare di fronte al tramonto, in conoscenza e soprattutto in preghiera: quando Heidi è triste la nonna le insegna che si è tristi quando non si conosce nessuno che ti possa aiutare, «pensa come fa bene, quando si ha nel cuore qualcosa che opprime e che fa soffrire continuamente, potersi rivolgere al buon Dio, dirgli tutto e pregargli che ci aiuti in quelle cose in cui nessuno, proprio nessuno ci può aiutare. Egli può tutto e ci può dare ciò che ci farà contenti». Questo rapporto sarà anche l'avvio per la conversione del nonno stesso: la prima storia che Heidi ha imparato a leggere è quella della parabola del figliol prodigo e quando Heidi la racconterà al nonno per la prima volta il nonno sentirà che quelle parole di Gesù sono per lui e si sentirà anche lui abbracciato dalla misericordia di Dio. Ma bisogna leggerla per capirne tutta la dinamica.<br />Altro non voglio svelarvi. Dico solo che chi ne trarrà piacere potrà dilettarsi leggendo anche «il secondo libro di Heidi» che l'autrice scrisse poco dopo e che mette a tema lo straordinario rapporto tra Heidi e Clara.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44425937</guid><pubDate>Wed, 21 Apr 2021 19:32:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44425937/heidi_la_storia_vera_non_il_cartone_animato_giapponese.mp3" length="8890826" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=267

LA STORIA VERA, NON IL CARTONE ANIMATO GIAPPONESE di Andrea Carabelli
Questo è un libro che io consiglio come lettura estiva e familiare. Leggere insieme prima che un atto di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=267" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=267</a><br /><br />LA STORIA VERA, NON IL CARTONE ANIMATO GIAPPONESE di Andrea Carabelli<br />Questo è un libro che io consiglio come lettura estiva e familiare. Leggere insieme prima che un atto di conoscenza è un gesto d'amore. E quale migliore occasione durante le vacanze per leggere un libro insieme ai propri figli? Durante l'anno lavorativo, si sa, i bambini devono andare a letto presto e i genitori sono troppo stanchi della giornata intensa di lavoro. Ma in aiuto vien l'estate che permette di godersi ore preziosissime da passare finalmente insieme a chi si ama.<br />Non ne consiglio la lettura come viatico all'addormentamento. In casa mia mentre lo leggevo ogni sera mi ritrovavo a saltare sul letto mimando e gesticolando fino all'esasperazione. Matilde, la più emotiva del gruppo, piangeva e rideva a intermittenza a seconda delle circostanze che l'avventura in corso dettava, Margherita implorava di leggere un altro capitolo, Martino si limitava a osservare (a lui basta che si continui a far baccano!). Per leggere in famiglia ci vuole per forza un libro che vada bene sia per i bimbi che per i grandi, un libro che come questo sappia far dialogare la purezza della fanciullezza con il valore dell'esperienza degli adulti.<br />Il titolo del libro è tutto un programma, nel senso letterale di programma televisivo, visto che parliamo niente di meno che di Heidi, il cartone animato preferito da almeno tre generazioni, il cartone che chiunque al mondo conosce, il più famoso, il più cantato e parodiato. Ma non pensiate che la mia proposta abbia a che fare con le proposte animate.<br />Per l'appunto la prima operazione che dovete fare per leggere questo piccolo romanzo è fare tabula rasa della banale giapponeseria che si è impadronita di tutti i personaggi del testo e che ad ognuno di essi ha dato un'immagine visiva che ormai tutti abbiamo indelebilmente stampato in testa. Se riuscissimo invece a lasciarci condurre nient'altro che dalle parole del libro ci accorgeremmo fin dalle prime pagine che l'autrice di Heidi, Johanna Spyri, ha da dire ben di più di quello che ci hanno fatto credere gli animatori e autori del cartone. Credetemi: è un romanzo tutto da scoprire e di una profondità inaspettata. L'autrice, svizzera, scrive il romanzo Heidis Lehr- und Wanderjahre (Gli anni di formazione e di peregrinazione di Heidi) nel 1880 (per intenderci, un anno prima dell'assoluto capolavoro della letteratura per ragazzi, Pinocchio) e lo ambienta nella regione alpina svizzera del Canton Grigioni, precisamente sopra Maienfeld (chi oggi visita quelle zone trova addirittura un piccolo paese dedicato tutto alla protagonista e che naturalmente non può che chiamarsi Heidiland).<br />Ecco dunque servito un altro valido motivo per leggere Heidi: spero abbiate l'occasione durante questo periodo di riposo di immergervi in mezzo alla natura e di sentirne il suo tenero abbraccio (più facile che accada se si andrà in montagna). Questo libro aiuta a guardare lo spettacolo della bellezza della natura con gli occhi giusti. Sono gli occhi di una bambina capace di vedere naturalmente le cose con purezza cristallina. Sentirete per esempio lo stupore che si può provare di fronte a un tramonto visto per la prima volta: «Peter! Peter! Il fuoco! Il fuoco! Le montagne bruciano tutte, brucia anche la neve lassù e anche il cielo! Guarda, guarda! La montagna di roccia, quella alta, arde tutta. Oh, la bella neve di fuoco! Peter, alzati! Guarda, c'è fuoco anche lassù, nella tana dell'uccellaccio. Guarda le rocce! Guarda gli abeti! Tutto è in fiamme!».<br />La risposta di Peter è molto eloquente, è quella di chi, come accade spesso anche a noi, non si stupisce più di ciò che accade nella vita:<br />«- È sempre stato così - disse tranquillamente Peter mentre era intento, con un temperino, a togliere la corteccia dal suo bastone...]]></itunes:summary><itunes:duration>556</itunes:duration><itunes:keywords>clara,heidi,heidiland,lettura,peter,rottenmeyer,sebastian,spyri,tramonto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ee25842dc678011bd4d6159b63ddbe93.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The promise**** (2016) - Il film sul genocidio armeno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-promise-2016-il-film-sul-genocidio-armeno--44248257</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=285" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=285</a><br /><br />Per acquistare il dvd ➜ <a href="https://amzn.to/2VnJHjY" rel="noopener">https://amzn.to/2VnJHjY</a><br /><br />THE PROMISE, IL FILM SUL GENOCIDIO ARMENO<br />Il genocidio armeno è stato narrato non molte volte dal cinema. Si ricordano solo La masseria delle allodole (2007) dei fratelli Taviani, Il padre (2014) di Fatih Akin, il tedesco Aghet del 2010 (ma è un documentario, peraltro mai distribuito in Italia) e Ararat (2002) di Atom Egoyan. Con ben altri mezzi si è mossa Hollywood nel 2016 producendo The Promise (che in italiano ha conservato il titolo originale, La promessa). Diretto da Terry George, schiera un cast di tutto rispetto: Christian Bale, Oscar Isaac, James Cromwell, Jean Reno. Alla voce corrispondente su Wikipedia troviamo che «la pellicola ha attirato su di sé operazioni di trolling e di voti negativi, forse da parte di gruppi nazionalisti turchi. Hollywood Reporter ha notato che la pagina del film sul sito Internet Movie Database è stata inondata da migliaia di voti a una stella, il voto minimo, già a partire dalla presentazione avvenuta al Toronto International Film Festival, così da abbassare il rating del film».<br />Gli stessi mezzucci denigratori erano stati usati in Germania per Aghet, perché colà gli immigrati turchi sono numerosi e numerosi sono, tra questi, i sostenitori di Erdogan, che al solo sentir parlare di «genocidio armeno» va su tutte le furie. Com'è noto, il governo turco nega questa sua macchia storica, quantunque avvenuta cent'anni fa. C'è chi pensa che un riconoscimento ufficiale aprirebbe una serie pressoché infinita di vertenze risarcitorie, dal momento che la comunità armena al tempo del Metz Yeghern (il «Grande Male», così gli armeni chiamano il loro genocidio) era la più ricca dell'Impero ottomano. E la Turchia, malgrado le sue attuali manie di grandezza, è in piena crisi economica.<br />Il film narra di un giovane armeno che nel 1914 sogna di studiare all'università a Istanbul ma non ne ha i mezzi. Si fidanza allora con una ragazza ricca e ne usa la dote per mantenersi agli studi. Nella capitale fa amicizia con un giornalista americano e la di lui compagna, della quale finisce per innamorarsi. Ma ha una promessa (da qui il titolo) da mantenere, così torna a casa e sposa la fidanzata. Quando questa rimane incinta, però, comincia il genocidio. Lui viene catturato dai soldati turchi e adibito ai lavori forzati in un campo da cui si esce solo morti: chi cade, o non ce la fa, viene ucciso sul posto. Durante un tentativo, abortito, di rivolta, riesce a fuggire. Ma al suo paese trova la sua famiglia sterminata. La moglie gravida è stata addirittura sventrata.<br />Si unisce allora a un gruppo di profughi che cerca di difendersi a mano armata e di raggiungere il monte Mussa Dagh per trincerarvisi e vendere cara la pelle. L'episodio è vero e nel 1929 lo scrittore Franz Werfel gli dedicò il suo capolavoro, I quaranta giorni del Mussa Dagh. Intanto il giornalista americano (Christian Bale) è stato arrestato perché nella sua corrispondenza ha rivelato al pubblico americano quel che sta succedendo nell'Impero ottomano. Per farlo liberare interviene l'ambasciatore Morgenthau (James Cromwell), il quale minaccia il ministro dell'interno turco di un intervento americano. Il giornalista viene allora deportato a Malta, ma qui trova un ammiraglio francese (Jean Reno) e lo convince a soccorrere gli armeni assediati sul Mussa Dagh. Anche questo episodio è storicamente vero: fu una fregata francese a trarre in salvo gli armeni del Monte di Mosè (Mussa Dagh).<br />Il film ha ritmi hollywoodiani e si segue fino all'ultimo col fiato sospeso. Anche se il finale è amaro. Fu il primo genocidio del Novecento (il primo in assoluto fu quello commesso nel 1793-1794 dai rivoluzionari francesi nella cattolica Vandea), del quale quasi subito si perse il ricordo. Hitler lo citava per far intendere che la «soluzione finale» per gli ebrei era praticabile: in poco tempo nessuno se ne sarebbe ricordato. È vero, la fiamma del ricordo vive solo se qualcuno la tiene accesa. O la riaccende. Anche dopo un secolo.<br />Rino Cammilleri<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19/02/2019]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44248257</guid><pubDate>Wed, 07 Apr 2021 23:22:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44248257/the_promise_il_film_sul_genocidio_armeno.mp3" length="5749863" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=285&#13;
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THE PROMISE, IL FILM SUL GENOCIDIO ARMENO&#13;
Il genocidio armeno è stato narrato non molte volte dal cinema. Si ricordano solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=285" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=285</a><br /><br />Per acquistare il dvd ➜ <a href="https://amzn.to/2VnJHjY" rel="noopener">https://amzn.to/2VnJHjY</a><br /><br />THE PROMISE, IL FILM SUL GENOCIDIO ARMENO<br />Il genocidio armeno è stato narrato non molte volte dal cinema. Si ricordano solo La masseria delle allodole (2007) dei fratelli Taviani, Il padre (2014) di Fatih Akin, il tedesco Aghet del 2010 (ma è un documentario, peraltro mai distribuito in Italia) e Ararat (2002) di Atom Egoyan. Con ben altri mezzi si è mossa Hollywood nel 2016 producendo The Promise (che in italiano ha conservato il titolo originale, La promessa). Diretto da Terry George, schiera un cast di tutto rispetto: Christian Bale, Oscar Isaac, James Cromwell, Jean Reno. Alla voce corrispondente su Wikipedia troviamo che «la pellicola ha attirato su di sé operazioni di trolling e di voti negativi, forse da parte di gruppi nazionalisti turchi. Hollywood Reporter ha notato che la pagina del film sul sito Internet Movie Database è stata inondata da migliaia di voti a una stella, il voto minimo, già a partire dalla presentazione avvenuta al Toronto International Film Festival, così da abbassare il rating del film».<br />Gli stessi mezzucci denigratori erano stati usati in Germania per Aghet, perché colà gli immigrati turchi sono numerosi e numerosi sono, tra questi, i sostenitori di Erdogan, che al solo sentir parlare di «genocidio armeno» va su tutte le furie. Com'è noto, il governo turco nega questa sua macchia storica, quantunque avvenuta cent'anni fa. C'è chi pensa che un riconoscimento ufficiale aprirebbe una serie pressoché infinita di vertenze risarcitorie, dal momento che la comunità armena al tempo del Metz Yeghern (il «Grande Male», così gli armeni chiamano il loro genocidio) era la più ricca dell'Impero ottomano. E la Turchia, malgrado le sue attuali manie di grandezza, è in piena crisi economica.<br />Il film narra di un giovane armeno che nel 1914 sogna di studiare all'università a Istanbul ma non ne ha i mezzi. Si fidanza allora con una ragazza ricca e ne usa la dote per mantenersi agli studi. Nella capitale fa amicizia con un giornalista americano e la di lui compagna, della quale finisce per innamorarsi. Ma ha una promessa (da qui il titolo) da mantenere, così torna a casa e sposa la fidanzata. Quando questa rimane incinta, però, comincia il genocidio. Lui viene catturato dai soldati turchi e adibito ai lavori forzati in un campo da cui si esce solo morti: chi cade, o non ce la fa, viene ucciso sul posto. Durante un tentativo, abortito, di rivolta, riesce a fuggire. Ma al suo paese trova la sua famiglia sterminata. La moglie gravida è stata addirittura sventrata.<br />Si unisce allora a un gruppo di profughi che cerca di difendersi a mano armata e di raggiungere il monte Mussa Dagh per trincerarvisi e vendere cara la pelle. L'episodio è vero e nel 1929 lo scrittore Franz Werfel gli dedicò il suo capolavoro, I quaranta giorni del Mussa Dagh. Intanto il giornalista americano (Christian Bale) è stato arrestato perché nella sua corrispondenza ha rivelato al pubblico americano quel che sta succedendo nell'Impero ottomano. Per farlo liberare interviene l'ambasciatore Morgenthau (James Cromwell), il quale minaccia il ministro dell'interno turco di un intervento americano. Il giornalista viene allora deportato a Malta, ma qui trova un ammiraglio francese (Jean Reno) e lo convince a soccorrere gli armeni assediati sul Mussa Dagh. Anche questo episodio è storicamente vero: fu una fregata francese a trarre in salvo gli armeni del Monte di Mosè (Mussa Dagh).<br />Il film ha ritmi hollywoodiani e si segue fino all'ultimo col fiato sospeso. Anche se il finale è amaro. Fu il primo genocidio del Novecento (il primo in assoluto fu quello commesso nel 1793-1794 dai rivoluzionari francesi nella cattolica Vandea), del quale quasi subito si perse il...]]></itunes:summary><itunes:duration>360</itunes:duration><itunes:keywords>cattolici,chiesa,genocidio,hitler,martiri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06292f017013eacbbb617e5c875c2cbb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The promise**** (2016) - Come avvenne il genocidio degli armeni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-promise-2016-come-avvenne-il-genocidio-degli-armeni--44248134</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=287" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=287</a><br /><br />Per acquistare il dvd ➜ <a href="https://amzn.to/2VnJHjY" rel="noopener">https://amzn.to/2VnJHjY</a><br /><br />THE PROMISE: ARMENIA, ECCO COME AVVENNE IL GENOCIDIO SCOMODO<br />Quali sono le premesse storiche del massacro degli Armeni di cent'anni fa? Nel 1908 nell'Impero Ottomano si afferma il governo dei cosiddetti Giovani Turchi, formato da Talat Pascià, ministro dell'Interno, Djemal Pascià, ministro degli Esteri ed Enver Pascià, ministro della Guerra. La volontà di eliminare i sudditi armeni che vivono da secoli nell'impero è parte di un piano più ampio di ingegneria sociale (oggi si direbbe anche di «pulizia etnica») che i Giovani Turchi intendono realizzare per costruire un'identità nazionale turca la quale, proprio per affermarsi, deve eliminare come «estranee» le popolazioni non turche. I piani di sterminio sono anche funzionali a un disegno geopolitico teso a creare uno spazio pan-turco.<br />A fine marzo del 1915 i Giovani Turchi decidono di porre fine alla «questione armena», all'ombra della Grande Guerra. Viene così istituito un braccio militare esecutivo per l'eliminazione degli armeni: l'Organizzazione Speciale. Il genocidio ha inizio il 24 aprile 1915, quando a Istanbul viene arrestata l'intera intelligentsia armena, più di mille persone tra scrittori, docenti universitari, insegnanti, artisti e liberi professionisti. Nessuno di loro farà ritorno a casa. L'intera popolazione maschile armena viene chiamata alle armi, disarmata e sistematicamente eliminata. Segue quindi la deportazione, ad opera dell'Organizzazione Speciale, di tutti gli armeni, compresi vecchi e bambini, verso i deserti della Siria: sono le terribili «marce della morte». Caratterizzate da uccisioni di massa, mutilazioni, stupri, torture, conversioni coatte. Arrivati a destinazione, i sopravvissuti vengono uccisi. Almeno un milione e mezzo le vittime, mentre un altro mezzo milione di armeni è costretto alla diaspora in vari Paesi. Il 24 maggio 1915 Francia, Gran Bretagna e Russia sottoscrivono una dichiarazione congiunta che condanna i massacri degli Armeni in corso e accusa la Turchia di «crimine contro l'umanità e la civiltà». Oggi soprattutto la Francia sembra aver conservato la stessa sensibilità, al punto che nel Paese transalpino la negazione del genocidio armeno è ritenuto reato, alla pari della negazione del genocidio degli ebrei.<br />Oggi l'Armenia, Repubblica indipendente da 23 anni, affrancata dal dominio sovietico, conta tre milioni di abitanti in un territorio esteso come la Lombardia: solo una piccolo parte rispetto alla Grande Armenia di qualche secolo fa. Vanta una delle più floride culture del mondo antico, con una storia ricca di fascino, che affonda le radici nella tradizione biblica del Diluvio universale. Proprio alle pendici del monte Ararat, sulla cui cima si era arenata l'Arca di Noè, nel VII secolo avanti Cristo si formò infatti il popolo armeno. Ancor oggi il monte Ararat (pur in territorio turco) è un richiamo simbolico fondamentale per l'Armenia, che nel 301 dopo Cristo divenne il primo Paese al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale. La Chiesa armena, tra le più antiche, anche se separata ha sempre mantenuto buoni rapporti con Roma; e una sua costola nel XVIII secolo è entrata a far parte della Chiesa cattolica. Nella mostra romana, una sezione è dedicate alle croci che costellano la storia armena: croci sempre fiorite, che germogliano. A testimoniare che la sofferenza di un popolo che ama Dio non è mai vana e porta frutti.<br />Vincenzo Sansonetti<br />Fonte: Il Timone, aprile 2015]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44248134</guid><pubDate>Wed, 07 Apr 2021 23:11:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44248134/the_promise_ecco_come_avvenne_il_genocidio_degli_armeni.mp3" length="5356981" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=287&#13;
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THE PROMISE: ARMENIA, ECCO COME AVVENNE IL GENOCIDIO SCOMODO&#13;
Quali sono le premesse storiche del massacro degli Armeni di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=287" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=287</a><br /><br />Per acquistare il dvd ➜ <a href="https://amzn.to/2VnJHjY" rel="noopener">https://amzn.to/2VnJHjY</a><br /><br />THE PROMISE: ARMENIA, ECCO COME AVVENNE IL GENOCIDIO SCOMODO<br />Quali sono le premesse storiche del massacro degli Armeni di cent'anni fa? Nel 1908 nell'Impero Ottomano si afferma il governo dei cosiddetti Giovani Turchi, formato da Talat Pascià, ministro dell'Interno, Djemal Pascià, ministro degli Esteri ed Enver Pascià, ministro della Guerra. La volontà di eliminare i sudditi armeni che vivono da secoli nell'impero è parte di un piano più ampio di ingegneria sociale (oggi si direbbe anche di «pulizia etnica») che i Giovani Turchi intendono realizzare per costruire un'identità nazionale turca la quale, proprio per affermarsi, deve eliminare come «estranee» le popolazioni non turche. I piani di sterminio sono anche funzionali a un disegno geopolitico teso a creare uno spazio pan-turco.<br />A fine marzo del 1915 i Giovani Turchi decidono di porre fine alla «questione armena», all'ombra della Grande Guerra. Viene così istituito un braccio militare esecutivo per l'eliminazione degli armeni: l'Organizzazione Speciale. Il genocidio ha inizio il 24 aprile 1915, quando a Istanbul viene arrestata l'intera intelligentsia armena, più di mille persone tra scrittori, docenti universitari, insegnanti, artisti e liberi professionisti. Nessuno di loro farà ritorno a casa. L'intera popolazione maschile armena viene chiamata alle armi, disarmata e sistematicamente eliminata. Segue quindi la deportazione, ad opera dell'Organizzazione Speciale, di tutti gli armeni, compresi vecchi e bambini, verso i deserti della Siria: sono le terribili «marce della morte». Caratterizzate da uccisioni di massa, mutilazioni, stupri, torture, conversioni coatte. Arrivati a destinazione, i sopravvissuti vengono uccisi. Almeno un milione e mezzo le vittime, mentre un altro mezzo milione di armeni è costretto alla diaspora in vari Paesi. Il 24 maggio 1915 Francia, Gran Bretagna e Russia sottoscrivono una dichiarazione congiunta che condanna i massacri degli Armeni in corso e accusa la Turchia di «crimine contro l'umanità e la civiltà». Oggi soprattutto la Francia sembra aver conservato la stessa sensibilità, al punto che nel Paese transalpino la negazione del genocidio armeno è ritenuto reato, alla pari della negazione del genocidio degli ebrei.<br />Oggi l'Armenia, Repubblica indipendente da 23 anni, affrancata dal dominio sovietico, conta tre milioni di abitanti in un territorio esteso come la Lombardia: solo una piccolo parte rispetto alla Grande Armenia di qualche secolo fa. Vanta una delle più floride culture del mondo antico, con una storia ricca di fascino, che affonda le radici nella tradizione biblica del Diluvio universale. Proprio alle pendici del monte Ararat, sulla cui cima si era arenata l'Arca di Noè, nel VII secolo avanti Cristo si formò infatti il popolo armeno. Ancor oggi il monte Ararat (pur in territorio turco) è un richiamo simbolico fondamentale per l'Armenia, che nel 301 dopo Cristo divenne il primo Paese al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale. La Chiesa armena, tra le più antiche, anche se separata ha sempre mantenuto buoni rapporti con Roma; e una sua costola nel XVIII secolo è entrata a far parte della Chiesa cattolica. Nella mostra romana, una sezione è dedicate alle croci che costellano la storia armena: croci sempre fiorite, che germogliano. A testimoniare che la sofferenza di un popolo che ama Dio non è mai vana e porta frutti.<br />Vincenzo Sansonetti<br />Fonte: Il Timone, aprile 2015]]></itunes:summary><itunes:duration>335</itunes:duration><itunes:keywords>armenia,cattolici,cristiani,genocidio,martiri,persecuzioni</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a1654494ed544060c20de82867b0296e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La Passione di Cristo***** (2004) - Una storia di violenza e di amore</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-passione-di-cristo-2004-una-storia-di-violenza-e-di-amore--44146672</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=23" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=23</a><br /><br />UNA STORIA DI VIOLENZA E DI AMORE di Vittorio Messori<br />Nella saletta insonorizzata la luce si riaccende dopo due ore e sei minuti. Quando finiscono di scorrere i titoli di coda, dove i nomi americani si alternano a quelli italiani, dove i ringraziamenti al Comune di Matera si affiancano a quelli per teologi e specialisti di lingue antiche, dove Rosalinda, la figlia di Celentano (il diavolo) sta accanto a un'ebrea romena (la Madonna), quando il tecnico abbassa la leva che ridà la luce, nella saletta continua il silenzio. Due donne piangono, quietamente, senza singhiozzi; il signore che ho accanto è pallidissimo, gli occhi chiusi; un timido, solitario inizio di applauso si spegne subito, nell'imbarazzo. Per molti, lunghissimi minuti nessuno si alza, nessuno si muove, nessuno parla. Dunque, quanto ci annunciavano era vero: "The Passion of the Christ" ha colpito, l'effetto che Gibson voleva si è realizzato. Per quanto vale, io stesso sono sconcertato e muto: per anni ho passato al vaglio, una per una, le parole del greco con cui gli evangelisti narrano quegli eventi, nessuna minuzia storica di quelle 12 ore a Gerusalemme mi è sconosciuta, ne ho tratto un libro di quattrocento pagine. So tutto. O, meglio, scopro adesso che credevo di sapere: tutto cambia se quelle parole si traducono in immagini di una tale potenza da trasformarle in carne e in sangue, in segni graffianti di amore e di odio.<br /><br />LA SCOMMESSA<br />Mel lo ha detto con l'orgoglio unito all'umiltà, con il realismo mescolato alla devozione che forma in lui un miscuglio singolare: "Se quest'opera dovesse fallire, per cinquant'anni non ci sarà futuro per il film religioso. Qui dentro abbiamo buttato il meglio: soldi quanti ne occorrevano, prestigio, tempo, rigore, carisma di grandi attori, scienza degli eruditi, ispirazioni dei mistici, esperienza, tecnica d'avanguardia. Ci abbiamo buttato, soprattutto, la nostra certezza che valeva la pena, che ciò che successe in quelle ore riguarda ogni uomo. Con questo Ebreo avremo a che fare per sempre, tutti, dopo la morte. Se non la spuntiamo noi, chi potrà farcela? Ma la spunteremo, ne sono certo: il nostro lavoro è stato accompagnato da troppi segni che me lo confermano". E, poi, coincidenze lette come segni: la Madonna con il volto dell'attrice ebrea a nome Morgenstern che, lo si è notato solo dopo, è, in tedesco, la Stella Mattutina delle litanie del rosario. Jim Caviezel, l'attore che interpreta Gesù, ha le stesse iniziali di Jesus Christ ed ha 33 anni!<br />Gibson si è ricordato del monito del beato Angelico: "Per dipingere il Cristo, bisogna vivere con il Cristo". Il clima, tra i Sassi di Matera e gli studi di Cinecittà, sembra essere stato quello delle sacre rappresentazioni medioevali, dei cortei dei flagellanti davanti alle reliquie dei martiri. Dopo le riprese, ogni sera, un prete in talare nera, quella con la lunga fila di bottoni, celebrava una messa al campo, in latino. Proprio qui, in effetti, è la ragione vera della decisione di far parlare gli ebrei nella loro lingua popolare, l'aramaico, e i romani in un latino basso, da militari, che ferisce le orecchie di noi, vecchi liceali, abituati alle raffinatezze ciceroniane. Gibson, cattolico amante della Tradizione, è coriaceo assertore della dottrina ribadita al Concilio di Trento: la Messa è anche pasto fraterno ma è innanzitutto sacrificio di Gesù, rinnovazione incruenta della Passione. Questo è ciò che importa, non è il "capire le parole". Il valore salvifico degli atti e dei gesti che hanno il vertice sul Calvario non ha bisogno di espressioni che chiunque possa capire. Questo film, per il suo autore, è una Messa: che, dunque, sia in una lingua oscura, com'è stata per tanti secoli. Se la mente non comprenderà, tanto meglio, ciò che conta è che il cuore capisca che tutto quel che è avvenuto ci redime dal peccato e ci apre le porte della salvezza. Proprio come ricorda la profezia di Isaia sul "Servo di Jahvé" che, a tutto schermo, è messa come prologo all'intera pellicola. Il prodigio, comunque, mi è sembrato verificarsi: dopo un po', si abbandona la lettura dei sottotitoli per entrare, senza distrazioni, nelle scene - terribili e meravigliose - che bastano a se stesse.<br /><br />LA QUALITÀ<br />Sul piano tecnico, l'opera appare di una qualità altissima, tanto che i precedenti film su Gesù potranno sembrare ridotti a parenti poveri e arcaici: in Gibson, luci sapienti, fotografia magistrale, costumi straordinari, scenografie scabre e, quando necessarie, sontuose, trucco di incredibile efficacia, recitazione di grandi professionisti, sorvegliati da un regista che è anche un loro illustre collega. Soprattutto, effetti speciali talmente mirabolanti che, come ci diceva Enzo Sisti, il produttore esecutivo, resteranno segreti, a conferma dell'enigma dell'opera, dove la tecnica vuole essere a servizio della fede. Una fede nella versione più cattolica (non a caso il Papa ha visto il film e di tanti cardinali hanno valutato positivamente il film) di cui "The Passion" è un manifesto che gronda simboli che solo un occhio esercitato riconosce in pieno. Occorrerebbe un libro (due, in effetti, sono in preparazione) per aiutare lo spettatore a capire.<br />In sintesi estrema, la "cattolicità" radicale del film sta innanzitutto nel rifiuto di ogni demitizzazione, nel prendere i vangeli come cronache precise: le cose, ci viene detto, sono andate così, proprio come la Scrittura le descrive. Il cattolicesimo sta, poi, nel riconoscimento della divinità di Gesù che convive con la sua piena umanità. Una divinità che erompe, drammaticamente, nella sovrumana capacità di quel corpo di subire una quantità di dolore come mai alcuno né prima né dopo, in espiazione di tutto il peccato del mondo. Ma la "cattolicità" radicale sta anche nell'aspetto "eucaristico", riaffermato nella sua materialità: il sangue della Passione è intrecciato di continuo al vino della Messa, il corpo martoriato di Cristo al pane consacrato. E sta, pure, nel tono fortemente mariano: la Madre e il Diavolo (che è femmina o, forse, androgino) sono onnipresenti, l'una con il suo dolore silenzioso, l'altro (o l'altra) con il suo compiacimento maligno. Da Anna Caterina Emmerich, la veggente stigmatizzata, Gibson ha preso intuizioni straordinarie: Claudia Procula, la moglie di Pilato, che offre, piangendo, a Maria i panni per raccogliere il sangue del Figlio è tra le scene di maggior delicatezza in un film che, più che violento, è brutale. Come brutale fu, appunto, la Passione. Il Pietro disperato dopo il rinnegamento, si getta ai piedi della Vergine per ottenere perdono. Credo, comunque, che l'importanza, anche teologica, attribuita alla Madonna nonché l'eucaristia, non spiritualizzata, non ridotta a semplice ricordo, ma vista nel modo più materiale, dunque cattolico (la transustanziazione), creeranno qualche disagio nelle chiese protestanti americane che, senza avere visto il film, già si sono organizzate per favorirne la diffusione.<br />Se al martirio sono dedicate due ore, mezzo minuto è sufficiente per ricordare che non fu quella l'ultima parola. Dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua, alla Risurrezione, che Gibson ha risolto accogliendo una particolare lettura delle parole di Giovanni: uno "svuotamento" del lenzuolo funerario, lasciando un segno sufficiente per "vedere e credere" che il suppliziato ha trionfato sulla morte.<br />Antisemitismo o, almeno, antigiudaismo? Non scherziamo con parole troppo serie. A visione effettuata, penso che nessuno potrà più accusare Gibson di avercela con gli ebrei. Chiarissimo è, nel film, che ciò che grava sul Cristo e lo riduce in quello stato non è la colpa di questo o di quello, bensì tutto il peccato di tutti gli uomini, nessuno escluso. All'ostinazione nel chiedere la crocifissione da parte di Caifa (quel sadduceo collaborazionista che non rappresentava affatto il popolo ebreo, da cui era anzi detestato, il Talmud su di lui e sul suocero Anna ha parole terribili), fa più che abbondante contrappeso il sadismo inaudito dei carnefici romani; alle viltà politiche di Pilato che lo portano a violentare la sua coscienza, si oppone il coraggio del sinedrita - episodio aggiunto dal regista - che affronta il Sommo Sacerdote gridandogli che quel processo è illegale. E non è forse ebreo il Giovanni che sorregge la Madre? Non è ebrea la pietosa Veronica? Non è ebreo l'impetuoso Simone di Cirene? Non sono ebree le donne di Gerusalemme che gridano la loro disperazione? Non è ebreo Pietro che, perdonato, morirà per il Maestro?<br />All'inizio del film, prima che il dramma si scateni, la Maddalena chiede, angosciata, alla Vergine: "Perché questa notte è così diversa da ogni altra?". "Perché - risponde Maria - tutti gli uomini erano schiavi e ora non lo saranno più". Tutti, ma proprio tutti: giudei o non giudei che siano. "Quest'opera - dice Mel Gibson amareggiato da aggressioni preventive - vuol riproporre il messaggio di un Dio che è Amore".<br />E che Amore sarebbe se escludesse qualcuno?]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/44146672</guid><pubDate>Thu, 01 Apr 2021 15:08:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/44146672/la_passione_di_cristo_una_storia_di_violenza_e_di_amore.mp3" length="11742562" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=23

UNA STORIA DI VIOLENZA E DI AMORE di Vittorio Messori
Nella saletta insonorizzata la luce si riaccende dopo due ore e sei minuti. Quando finiscono di scorrere i titoli di coda,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=23" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=23</a><br /><br />UNA STORIA DI VIOLENZA E DI AMORE di Vittorio Messori<br />Nella saletta insonorizzata la luce si riaccende dopo due ore e sei minuti. Quando finiscono di scorrere i titoli di coda, dove i nomi americani si alternano a quelli italiani, dove i ringraziamenti al Comune di Matera si affiancano a quelli per teologi e specialisti di lingue antiche, dove Rosalinda, la figlia di Celentano (il diavolo) sta accanto a un'ebrea romena (la Madonna), quando il tecnico abbassa la leva che ridà la luce, nella saletta continua il silenzio. Due donne piangono, quietamente, senza singhiozzi; il signore che ho accanto è pallidissimo, gli occhi chiusi; un timido, solitario inizio di applauso si spegne subito, nell'imbarazzo. Per molti, lunghissimi minuti nessuno si alza, nessuno si muove, nessuno parla. Dunque, quanto ci annunciavano era vero: "The Passion of the Christ" ha colpito, l'effetto che Gibson voleva si è realizzato. Per quanto vale, io stesso sono sconcertato e muto: per anni ho passato al vaglio, una per una, le parole del greco con cui gli evangelisti narrano quegli eventi, nessuna minuzia storica di quelle 12 ore a Gerusalemme mi è sconosciuta, ne ho tratto un libro di quattrocento pagine. So tutto. O, meglio, scopro adesso che credevo di sapere: tutto cambia se quelle parole si traducono in immagini di una tale potenza da trasformarle in carne e in sangue, in segni graffianti di amore e di odio.<br /><br />LA SCOMMESSA<br />Mel lo ha detto con l'orgoglio unito all'umiltà, con il realismo mescolato alla devozione che forma in lui un miscuglio singolare: "Se quest'opera dovesse fallire, per cinquant'anni non ci sarà futuro per il film religioso. Qui dentro abbiamo buttato il meglio: soldi quanti ne occorrevano, prestigio, tempo, rigore, carisma di grandi attori, scienza degli eruditi, ispirazioni dei mistici, esperienza, tecnica d'avanguardia. Ci abbiamo buttato, soprattutto, la nostra certezza che valeva la pena, che ciò che successe in quelle ore riguarda ogni uomo. Con questo Ebreo avremo a che fare per sempre, tutti, dopo la morte. Se non la spuntiamo noi, chi potrà farcela? Ma la spunteremo, ne sono certo: il nostro lavoro è stato accompagnato da troppi segni che me lo confermano". E, poi, coincidenze lette come segni: la Madonna con il volto dell'attrice ebrea a nome Morgenstern che, lo si è notato solo dopo, è, in tedesco, la Stella Mattutina delle litanie del rosario. Jim Caviezel, l'attore che interpreta Gesù, ha le stesse iniziali di Jesus Christ ed ha 33 anni!<br />Gibson si è ricordato del monito del beato Angelico: "Per dipingere il Cristo, bisogna vivere con il Cristo". Il clima, tra i Sassi di Matera e gli studi di Cinecittà, sembra essere stato quello delle sacre rappresentazioni medioevali, dei cortei dei flagellanti davanti alle reliquie dei martiri. Dopo le riprese, ogni sera, un prete in talare nera, quella con la lunga fila di bottoni, celebrava una messa al campo, in latino. Proprio qui, in effetti, è la ragione vera della decisione di far parlare gli ebrei nella loro lingua popolare, l'aramaico, e i romani in un latino basso, da militari, che ferisce le orecchie di noi, vecchi liceali, abituati alle raffinatezze ciceroniane. Gibson, cattolico amante della Tradizione, è coriaceo assertore della dottrina ribadita al Concilio di Trento: la Messa è anche pasto fraterno ma è innanzitutto sacrificio di Gesù, rinnovazione incruenta della Passione. Questo è ciò che importa, non è il "capire le parole". Il valore salvifico degli atti e dei gesti che hanno il vertice sul Calvario non ha bisogno di espressioni che chiunque possa capire. Questo film, per il suo autore, è una Messa: che, dunque, sia in una lingua oscura, com'è stata per tanti secoli. 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E questi sono solo i delitti che si è riusciti a dimostrare con certezza, senza contare poi quelli commessi con il favore della legge, sopprimendo chissà quanti bambini nel grembo materno.<br /><br />ESPERTO DI ABORTI A NASCITA PARZIALE<br />Gosnell era divenuto un esperto di aborti a nascita parziale, praticati estraendo tutto il corpo del nascituro ad eccezione della testa, e si serviva di una tecnica che chiamava snipping (dal verbo inglese to snip, «tagliare»): usava cioè delle forbici per recidere all'altezza del collo la colonna vertebrale del bambino ancora vivo, completando poi la procedura di espulsione della creaturina. Questa barbarie si sarebbe ripetuta, stando alle testimonianze dei suoi dipendenti, per «centinaia di volte»; ma solo in tre casi, come detto, si sono trovate le prove tangibili (cioè resti di bambini abortiti tra la ventottesima e la trentaduesima settimana di gravidanza) per incriminare il dottore. Nella sua clinica degli orrori al civico 3801 di Lancaster Avenue, a Philadelphia, Gosnell ha potuto operare per decenni, servendosi di collaboratori privi di esperienza e senza studi di medicina, nonostante nel corso della sua lunga carriera gli fossero state intentate decine di cause per i suoi modi di agire, senza che questo portasse i funzionari pubblici a ritirargli la licenza.<br />La scoperta delle atrocità che era solito commettere arrivò nel febbraio 2010 quasi per caso, perché frutto di una perquisizione seguita a una lunga indagine che era nata per il sospetto di un uso massiccio e illegale di potenti farmaci. Eppure, malgrado questo diabolico quadro di violenza sui più piccoli, Gosnell non si riteneva colpevole degli atti da lui compiuti perché convinto di aver aiutato le donne. «Non mi pento di quello che ho fatto», raccontò a Steve Volke, autore del libro Gosnell's Babies. E poi l'efferatezza non gli impediva di fare un ragionamento lucido, per quanto malvagio, che si può sintetizzare così: perché uccidere un bambino entro la ventiquattresima settimana è perfettamente legale e «compassionevole», mentre ucciderlo subito dopo che è nato non lo sarebbe più? Una domanda che rivela tutta l'ipocrisia della cultura abortista dominante, la quale rifiuta di riconoscere che la vita è un continuum e che il nascituro è a tutti gli effetti un essere umano fin dall'istante del concepimento.<br /><br />LA REALTÀ DELL'ABORTO<br />Proprio perché il caso Gosnell ha mostrato in tutti i suoi drammi la realtà dell'aborto, il sistema culturale che lo promuove come «libera scelta» ha garantito una a dir poco insufficiente copertura mediatica della vicenda, rendendosi complice dei colossi (come la Planned Parenthood) che speculano sulla soppressione dei bambini. Infatti, grazie all'attivismo dei pro life sui social media, è divenuta celebre una foto scattata nel 2013 al processo di Gosnell che mostrava i banchi quasi completamente vuoti, a dimostrazione della precisa volontà della grande stampa (solitamente rapidissima a lanciarsi su notizie di scandali) di non trattare un tema scomodo per l'ideologia di cui è portatrice.<br />Non sorprende perciò che la stessa sorte sia toccata al film, prodotto dai coniugi irlandesi Phelim McAleer e Ann McElhinney dopo aver raccolto 2.3 milioni di dollari attraverso la piattaforma online Indiegogo, grazie alle offerte di circa 30.000 persone. Non è stato semplice trovare gli attori disponibili a far parte del cast, visto il timore di venire ostracizzati dall'industria di Hollywood, ma alla fine il film è stato girato e le riprese sono state concluse nell'ottobre 2015. Tre anni fa. Solo nel giugno di quest'anno, una volta superate le difficoltà nel trovare un distributore cinematografico e risolta la causa intentata dal giudice Jeffrey Minehart (che contestava la sua rappresentazione nel film), i produttori sono riusciti a firmare un accordo di distribuzione.<br />A proposito dei tre anni trascorsi prima di poter diffondere il film, il produttore esecutivo John Sullivan ha commentato: «Ero già stato coinvolto in film scomodi, ma questo è stato particolarmente difficile. Hollywood ha paura di questo contenuto. È una storia vera che i media hanno cercato di ignorare fin dall'inizio, quindi non mi ha sorpreso vedere Hollywood ignorarci». È arrivato il tempo di vederlo e, soprattutto, di combattere con decisione la cultura che disprezza la sacralità della vita. <br />Ermes Dovico<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19-10-2018]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43815896</guid><pubDate>Tue, 09 Mar 2021 20:51:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43815896/film_garantiti_gosnell_la_lucida_follia_del_dottor_aborto_2018.mp3" length="7758157" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=269&#13;
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LA LUCIDA FOLLIA DEL DOTTOR ABORTO&#13;
Svelata l'ipocrisia del business dell'aborto nella vicenda del dottor Kermit Gosnell (condannato per aver ucciso tre bambini dopo il fallito...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=269" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=269</a><br /><br />LA LUCIDA FOLLIA DEL DOTTOR ABORTO<br />Svelata l'ipocrisia del business dell'aborto nella vicenda del dottor Kermit Gosnell (condannato per aver ucciso tre bambini dopo il fallito aborto)<br />Il 12 ottobre, in 750 teatri statunitensi, è iniziata la proiezione del film Gosnell - Il processo del più grande serial killer d'America, basato sulla storia vera del medico abortista Kermit Gosnell, condannato all'ergastolo nel maggio 2013 per l'omicidio di tre bambini nati vivi dopo il fallito aborto e per l'omicidio colposo di Karnamaya Mongar, una quarantunenne morta nel 2009 in conseguenza di una procedura abortiva, nonché per una serie di altri crimini.<br />Tra quelli inclusi nella sentenza di condanna, rientrano 21 aborti oltre il limite delle 24 settimane stabilito dalla legge della Pennsylvania e 211 violazioni della norma sul consenso informato che prevede almeno 24 ore prudenziali di attesa (già di per sé un termine minimo, visto che un eventuale e provvidenziale ripensamento porterebbe a salvare almeno la vita di un essere umano) tra la richiesta da parte della donna e l'effettivo svolgersi della procedura abortiva. E questi sono solo i delitti che si è riusciti a dimostrare con certezza, senza contare poi quelli commessi con il favore della legge, sopprimendo chissà quanti bambini nel grembo materno.<br /><br />ESPERTO DI ABORTI A NASCITA PARZIALE<br />Gosnell era divenuto un esperto di aborti a nascita parziale, praticati estraendo tutto il corpo del nascituro ad eccezione della testa, e si serviva di una tecnica che chiamava snipping (dal verbo inglese to snip, «tagliare»): usava cioè delle forbici per recidere all'altezza del collo la colonna vertebrale del bambino ancora vivo, completando poi la procedura di espulsione della creaturina. Questa barbarie si sarebbe ripetuta, stando alle testimonianze dei suoi dipendenti, per «centinaia di volte»; ma solo in tre casi, come detto, si sono trovate le prove tangibili (cioè resti di bambini abortiti tra la ventottesima e la trentaduesima settimana di gravidanza) per incriminare il dottore. Nella sua clinica degli orrori al civico 3801 di Lancaster Avenue, a Philadelphia, Gosnell ha potuto operare per decenni, servendosi di collaboratori privi di esperienza e senza studi di medicina, nonostante nel corso della sua lunga carriera gli fossero state intentate decine di cause per i suoi modi di agire, senza che questo portasse i funzionari pubblici a ritirargli la licenza.<br />La scoperta delle atrocità che era solito commettere arrivò nel febbraio 2010 quasi per caso, perché frutto di una perquisizione seguita a una lunga indagine che era nata per il sospetto di un uso massiccio e illegale di potenti farmaci. Eppure, malgrado questo diabolico quadro di violenza sui più piccoli, Gosnell non si riteneva colpevole degli atti da lui compiuti perché convinto di aver aiutato le donne. «Non mi pento di quello che ho fatto», raccontò a Steve Volke, autore del libro Gosnell's Babies. E poi l'efferatezza non gli impediva di fare un ragionamento lucido, per quanto malvagio, che si può sintetizzare così: perché uccidere un bambino entro la ventiquattresima settimana è perfettamente legale e «compassionevole», mentre ucciderlo subito dopo che è nato non lo sarebbe più? Una domanda che rivela tutta l'ipocrisia della cultura abortista dominante, la quale rifiuta di riconoscere che la vita è un continuum e che il nascituro è a tutti gli effetti un essere umano fin dall'istante del concepimento.<br /><br />LA REALTÀ DELL'ABORTO<br />Proprio perché il caso Gosnell ha mostrato in tutti i suoi drammi la realtà dell'aborto, il sistema culturale che lo promuove come «libera scelta» ha garantito una a dir poco insufficiente copertura mediatica della vicenda, rendendosi complice dei colossi (come la Planned Parenthood) che speculano...]]></itunes:summary><itunes:duration>485</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,dottor,follia,gosnell</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6cf6e8cccc2b56c97d3f28be1868efe7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gosnell*** (2018) - Il film che converte gli abortisti</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gosnell-2018-il-film-che-converte-gli-abortisti--43815833</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=270" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=270</a><br /><br />IL FILM CHE CONVERTE GLI ABORTISTI (CHE NON VEDREMO IN ITALIA)<br />Confessa una studentessa: ''Ero pro choice, credevo che le donne dovessero avere diritto di parola e che il governo non dovesse interferire con le nostre vite... Oggi sono pro life dopo aver visto Gosnell''<br />Quando nel 2011 il "caso Gosnell" rivelò la conseguenza ultima della cultura dell'aborto attraverso i crimini commessi dal medico americano che aveva praticato nella sua clinica di Philadelphia migliaia di aborti, fra cui 21 oltre il limite consentito (24 settimane in Pennsylvania) e che uccise tre bambini nati in seguito ad aborti falliti (per cui sta scontando l'ergastolo), la stampa liberal decise di tacere sul caso. Poi, quando fu impossibile evitare la notizia che stava scuotendo il mondo abortista, i media la liquidarono parlando di Kermit Gosnell come di una scheggia impazzita di un sistema ben funzionante.<br />Così, oggi che il film sull'operato del medico ("Gosnell: The Trial of America's Biggest Serial Killer") è riuscito a vedere la luce, dopo un lungo lavoro dei produttori e coniugi irlandesi Phelim McAleer e Ann McElhinney che hanno lottato ben tre anni prima per girarlo e tre anni poi per trovare un distributore, la stampa si sta comportando esattamente allo stesso modo. Anche perché la pellicola non nasconde affatto l'assenza in tribunale dei media che lasciarono le prime file riservate alla stampa completamente vuote.<br /><br />UN FILM DAVVERO POTENTE<br />Basti pensare che il New York Times si è rifiutato di recensire il film persino chiedendo al produttore di mentire sul perché di questa scelta. McAleer ha confermato di essere «scioccato» dalla richiesta del Nyt che ha dichiarato contro l'evidenza che la pellicola «non ci è mai stata presentata» per una recensione. Ma se il fatto è sconvolgente, c'era da aspettarsi che il grande quotidiano progressista non avendo praticamente coperto la notizia del processo al medico ora non voglia nemmeno parlare del film.<br />La pellicola infatti è davvero potente e riesce persino a sconfessare la tesi per cui la prassi del medico è stata una semplice falla del processo. C'è infatti un passaggio che spiega con eloquenza il contrario, ossia che Gosnell rappresenta l'immagine dell'uomo che più perfettamente ha incarnato la ratio abortista: «Non mi pento di quello che ho fatto», aveva dichiarato il dottore convinto di aver servito e aiutato le donne (sebbene non rispettasse nemmeno le 24 ore richieste dalla legge fra la decisione di abortire e l'aborto). Insomma, Gosnell aveva solo ripetuto quello che affermano tutti i medici che praticano omicidi in grembo. Ma c'è di più, perché l'uomo aveva anche domandato quale fosse la differenza fra l'omicidio di un bambino in grembo prima della 24esima settimana e quello di uno nato vivo alla stessa epoca gestazionale. Come a dire: che cosa cambia fra l'assassinio di un figlio in pancia e dello stesso appena nato?<br /><br />PER FAVORE ANDATE A VEDERE GOSNELL<br />In poche parole, il film è in grado non solo di svelare l'abominio delle legislazioni americane che permettono l'aborto tardivo, ma di far ripensare totalmente alla liceità dell'aborto a qualunque epoca gestazionale. A rivelarlo è il pubblico stesso. McElhinney ha raccontato al Family Research Council che passerebbe «tutto il giorno a leggere le lettere più belle delle persone che hanno cambiato idea rispetto all'aborto guardando il film». Sulla pagina Facebook dedicata alla pellicola ci sono diverse testimonianze a riguardo, come quella di Kathy Zhu, studentessa della University of Central Florida che ha rivelato ai suoi 50.000 follower di twitter che «ieri ero pro Choice. Credevo che le donne dovessero avere diritto di parola e che il governo non dovesse interferire con le nostre vite. Oggi sono pro life. Dopo aver visto Gosnell e aver fatto ricerche accurate, ho finalmente capito... per favore andate a vedere Gosnell». Lo stesso è accaduto allo scrittore e imprenditore Patrick Courriel, che ha confessato di aver abbandonato la sua tesi abortista dopo essere stato al cinema.<br />Forse per questo, nonostante nel fine settimana del suo debutto il film abbia incassato ben 1.235.800 dollari, arrivando (con produzione e distribuzione indipendenti) dodicesimo al botteghino, il boicottaggio è cresciuto. Se prima il giudice del processo al medico, Jeffrey Minehart, aveva cercato di impedire l'uscita della pellicola con una causa di diffamazione, mentre il colosso delle cliniche abortive, Planned Parenthood, è riuscita ad annullare alcune proiezioni, McAleer ha dichiarato che ora oltre 200 teatri hanno deciso di non proiettare più il film senza nessuna ragione. Sempre sulla pagina Facebook del film il pubblico ha aggiunto che diversi dipendenti delle sale cinematografiche hanno scoraggiato i clienti che volevano acquistare i biglietti, consigliando loro la visione di un altro film. Tutto a dire che dopo il processo e lo scandalo degli organi venduti da Planned Parenthhod anche "Gosnell: The Trial of America's Biggest Serial Killer" sta facendo la sua grande parte. <br />Benedetta Frigerio<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 29-10-2018]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43815833</guid><pubDate>Tue, 09 Mar 2021 20:49:23 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43815833/film_garantiti_gosnell_il_film_che_converte_gli_abortisti_che_non_vedremo_in_italia_2018.mp3" length="7040521" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=270&#13;
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IL FILM CHE CONVERTE GLI ABORTISTI (CHE NON VEDREMO IN ITALIA)&#13;
Confessa una studentessa: ''Ero pro choice, credevo che le donne dovessero avere diritto di parola e che il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=270" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=270</a><br /><br />IL FILM CHE CONVERTE GLI ABORTISTI (CHE NON VEDREMO IN ITALIA)<br />Confessa una studentessa: ''Ero pro choice, credevo che le donne dovessero avere diritto di parola e che il governo non dovesse interferire con le nostre vite... Oggi sono pro life dopo aver visto Gosnell''<br />Quando nel 2011 il "caso Gosnell" rivelò la conseguenza ultima della cultura dell'aborto attraverso i crimini commessi dal medico americano che aveva praticato nella sua clinica di Philadelphia migliaia di aborti, fra cui 21 oltre il limite consentito (24 settimane in Pennsylvania) e che uccise tre bambini nati in seguito ad aborti falliti (per cui sta scontando l'ergastolo), la stampa liberal decise di tacere sul caso. Poi, quando fu impossibile evitare la notizia che stava scuotendo il mondo abortista, i media la liquidarono parlando di Kermit Gosnell come di una scheggia impazzita di un sistema ben funzionante.<br />Così, oggi che il film sull'operato del medico ("Gosnell: The Trial of America's Biggest Serial Killer") è riuscito a vedere la luce, dopo un lungo lavoro dei produttori e coniugi irlandesi Phelim McAleer e Ann McElhinney che hanno lottato ben tre anni prima per girarlo e tre anni poi per trovare un distributore, la stampa si sta comportando esattamente allo stesso modo. Anche perché la pellicola non nasconde affatto l'assenza in tribunale dei media che lasciarono le prime file riservate alla stampa completamente vuote.<br /><br />UN FILM DAVVERO POTENTE<br />Basti pensare che il New York Times si è rifiutato di recensire il film persino chiedendo al produttore di mentire sul perché di questa scelta. McAleer ha confermato di essere «scioccato» dalla richiesta del Nyt che ha dichiarato contro l'evidenza che la pellicola «non ci è mai stata presentata» per una recensione. Ma se il fatto è sconvolgente, c'era da aspettarsi che il grande quotidiano progressista non avendo praticamente coperto la notizia del processo al medico ora non voglia nemmeno parlare del film.<br />La pellicola infatti è davvero potente e riesce persino a sconfessare la tesi per cui la prassi del medico è stata una semplice falla del processo. C'è infatti un passaggio che spiega con eloquenza il contrario, ossia che Gosnell rappresenta l'immagine dell'uomo che più perfettamente ha incarnato la ratio abortista: «Non mi pento di quello che ho fatto», aveva dichiarato il dottore convinto di aver servito e aiutato le donne (sebbene non rispettasse nemmeno le 24 ore richieste dalla legge fra la decisione di abortire e l'aborto). Insomma, Gosnell aveva solo ripetuto quello che affermano tutti i medici che praticano omicidi in grembo. Ma c'è di più, perché l'uomo aveva anche domandato quale fosse la differenza fra l'omicidio di un bambino in grembo prima della 24esima settimana e quello di uno nato vivo alla stessa epoca gestazionale. Come a dire: che cosa cambia fra l'assassinio di un figlio in pancia e dello stesso appena nato?<br /><br />PER FAVORE ANDATE A VEDERE GOSNELL<br />In poche parole, il film è in grado non solo di svelare l'abominio delle legislazioni americane che permettono l'aborto tardivo, ma di far ripensare totalmente alla liceità dell'aborto a qualunque epoca gestazionale. A rivelarlo è il pubblico stesso. McElhinney ha raccontato al Family Research Council che passerebbe «tutto il giorno a leggere le lettere più belle delle persone che hanno cambiato idea rispetto all'aborto guardando il film». Sulla pagina Facebook dedicata alla pellicola ci sono diverse testimonianze a riguardo, come quella di Kathy Zhu, studentessa della University of Central Florida che ha rivelato ai suoi 50.000 follower di twitter che «ieri ero pro Choice. Credevo che le donne dovessero avere diritto di parola e che il governo non dovesse interferire con le nostre vite. Oggi sono pro life. Dopo aver visto Gosnell e...]]></itunes:summary><itunes:duration>441</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,censura,convete,film,gosnell</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2be8aa5acccca36235247ce2f4503abf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>First Man* (2018) - L'importanza militare dello sbarco sulla luna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/first-man-2018-l-importanza-militare-dello-sbarco-sulla-luna--43726182</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=301" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=301</a><br /><br />L'IMPORTANZA MILITARE E SIMBOLICA DELLO SBARCO SULLA LUNA<br />Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica, tra mondo libero e mondo comunista<br />Nel 50° anniversario dello sbarco sulla Luna [...] sono comparse le solite teorie cospirative, scritte da chi è convinto che l'uomo non sia mai arrivato sul satellite lunare e che sia stata tutta una messa in scena, diretta da Stanley Kubrick. Il complottismo è comunque marginale nell'opinione pubblica. [...]<br />Se i complottisti sono una voce "di troppo" in questo cinquantesimo, molti altri aspetti sono stati quasi completamente taciuti o cancellati dalla memoria collettiva.<br /><br />IL PRESIDENTE NIXON<br />Il primo e più notevole di questi silenzi riguarda il vero vincitore della corsa alla Luna: il presidente Richard Nixon. In carica da sette mesi nel luglio del 1969, fu sotto la sua amministrazione che la Nasa portò a termine con successo la missione Apollo 11. Eppure… i servizi commemorativi hanno giustamente ricordato il discorso con cui John F. Kennedy diede inizio al programma spaziale per portare l'uomo sulla Luna "entro la fine del decennio", ma nessun servizio ha mai nominato Nixon, il presidente in carica al momento dell'allunaggio, se non di striscio e per episodi curiosi, come il mancato incontro con gli astronauti prima della partenza (perché si temeva un potenziale contagio) e il discorso mai pronunciato per l'eventuale morte dei membri della missione. In ogni caso, la distorsione politica della memoria è evidente: l'uomo sulla Luna è un successo attribuito a Kennedy, morto assassinato 6 anni prima, ma non a Nixon che era in carica e che avrebbe avuto tutto il diritto di prendersi il merito dell'impresa.<br /><br />SCIENZIATI EX NAZISTI<br />Nominato, ma solo di striscio, è anche l'ingegnere che progettò il Saturno V, il missile che portò i primi tre uomini sulla Luna. Era Wehrner von Braun. Fu lo stesso ingegnere che, nella Seconda Guerra Mondiale, con il grado di maggiore nelle SS, era alla testa del programma per le armi segrete di Hitler. La V-2, da lui costruita, venne impiegata per i bombardamenti indiscriminati di Londra e Anversa negli ultimi due anni di guerra. Fu il primo missile balistico della storia e venne usato contro gli Alleati. Quando von Braun venne fatto prigioniero, non finì sotto processo per crimini di guerra, anche se le accuse erano molto pesanti: 10mila prigionieri perirono nella costruzione delle V-1 e delle V-2 nelle infernali fabbriche sotterranee usate per l'assemblaggio dei missili. Von Braun venne piuttosto sottoposto a un lungo periodo di quarantena, durato dieci anni, durante i quali non poté comunicare col mondo esterno. Quando gli Usa iniziarono a impiegarlo di nuovo per la costruzione di missili balistici nucleari, la sua immagine di nazista era stata "ripulita". Prima della missione lunare, fece anche da consulente a Walt Disney per un simpatico quanto raro cartone animato sugli effetti dell'assenza di gravità in un volo spaziale. Un altro membro tedesco del team di scienziati del programma Apollo 11, Arthur Rudolph, dovette lasciare gli Stati Uniti nel 1984 assieme alla famiglia: erano state raccolte prove a sufficienza per condannarlo per crimini di guerra, sempre per lo sfruttamento letale dei prigionieri per la costruzione delle V-2.<br /><br />LA GUERRA FREDDA E IL PERICOLO COMUNISTA<br />La presenza di scienziati ex nazisti nel programma spaziale americano si spiega solo con l'urgenza del programma stesso, che induceva i governi americani di allora a farsi meno scrupoli del solito. E qui c'è il terzo grande assente nella storia che ieri e l'altro ieri ci è stata presentata: la Guerra Fredda. Non è possibile comprendere la missione lunare, senza ricordare il terrore che provocò il lancio del primo satellite sovietico nel 1957, lo Sputnik. Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto di quella che, oggi, registi e giornalisti vedono come "paranoia anticomunista", ma che allora, in realtà, era una paura ben fondata: la possibilità dei sovietici di colpire il territorio statunitense da casa loro, con missili balistici intercontinentali, senza possibilità di subire una rappresaglia. Ancora nel 1960, Kennedy vinse le elezioni anche grazie alla sua promessa di colmare il "missile gap", il vantaggio sovietico in campo missilistico (gap che era stato già stato colmato nel 1960, per altro, ma il pubblico e gli elettori ancora non lo sapevano). Gli Usa avevano fretta di sviluppare missili altrettanto potenti. E poi avevano bisogno di dare una forte dimostrazione di superiorità tecnologica. Il primo progetto in tal senso consisteva nel lanciare una potente testata nucleare sulla Luna, la cui esplosione si sarebbe vista fin sulla Terra. Era il progetto A119, iniziato nel 1958, ma mai portato a termine, perché anche l'opinione pubblica americana, oltre ai vertici sovietici, ne sarebbe rimasta terrorizzata. Fu solo dopo che i sovietici mandarono il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, nell'aprile del 1961, che Kennedy lanciò il programma per far arrivare sulla Luna degli astronauti, non più una testata atomica. L'intento era sempre quello di arrivare primi in una corsa agli armamenti nello spazio.<br /><br />LA SPETTACOLARE VITTORIA DEGLI STATI UNITI CONTRO L'UNIONE SOVIETICA<br />La Guerra Fredda, contesto della missione lunare, tende ad essere dimenticata o quantomeno ridimensionata. La si nomina, ma non si sottolinea mai abbastanza la sua importanza fondamentale per capire il progresso del programma spaziale. E' vero che il risultato raggiunto, il primo viaggio extraterrestre e il primo sbarco in un corpo celeste, trascende la Guerra Fredda. Ma ci sono anche precise ragioni culturali di questa omissione. La prima è che, paradossalmente, gli americani di oggi, per lo meno nel mondo della cultura, tendono a non esaltare troppo le vittorie di ieri. Nel film "Il primo uomo" sulla missione Apollo 11, la scena in cui gli astronauti piantano la bandiera a stelle e strisce sulla Luna è assente. La bandiera si vede, ma solo per pochi fotogrammi. Per giustificarsi, il regista Damien Chazelle, prima ha affermato che il suo intento era quello di soffermarsi maggiormente sulla storia personale di Neil Armstrong, poi ha ammesso che voleva far vedere l'allunaggio come una vittoria dell'umanità più che degli Stati Uniti. In realtà, allora, l'elemento nazionale, patriottico e bellico (con la guerra del Vietnam ancora in corso e la Guerra Fredda a un punto critico) era dominante. Ometterlo è un grave peccato per uno storico. Ammetterlo, però, vorrebbe dire ammettere una cosa molto politicamente scorretta: una spettacolare vittoria degli Stati Uniti contro l'Unione Sovietica. E più in senso lato: del mondo libero contro il comunismo.<br />Stefano Magni<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 22/07/2019]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43726182</guid><pubDate>Wed, 03 Mar 2021 22:31:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43726182/film_garantiti_first_man_limportanza_militare_e_simbolica_dello_sbarco_sulla_luna_2018.mp3" length="9005347" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=301&#13;
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L'IMPORTANZA MILITARE E SIMBOLICA DELLO SBARCO SULLA LUNA&#13;
Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto della guerra fredda tra USA e Unione...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=301" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=301</a><br /><br />L'IMPORTANZA MILITARE E SIMBOLICA DELLO SBARCO SULLA LUNA<br />Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica, tra mondo libero e mondo comunista<br />Nel 50° anniversario dello sbarco sulla Luna [...] sono comparse le solite teorie cospirative, scritte da chi è convinto che l'uomo non sia mai arrivato sul satellite lunare e che sia stata tutta una messa in scena, diretta da Stanley Kubrick. Il complottismo è comunque marginale nell'opinione pubblica. [...]<br />Se i complottisti sono una voce "di troppo" in questo cinquantesimo, molti altri aspetti sono stati quasi completamente taciuti o cancellati dalla memoria collettiva.<br /><br />IL PRESIDENTE NIXON<br />Il primo e più notevole di questi silenzi riguarda il vero vincitore della corsa alla Luna: il presidente Richard Nixon. In carica da sette mesi nel luglio del 1969, fu sotto la sua amministrazione che la Nasa portò a termine con successo la missione Apollo 11. Eppure… i servizi commemorativi hanno giustamente ricordato il discorso con cui John F. Kennedy diede inizio al programma spaziale per portare l'uomo sulla Luna "entro la fine del decennio", ma nessun servizio ha mai nominato Nixon, il presidente in carica al momento dell'allunaggio, se non di striscio e per episodi curiosi, come il mancato incontro con gli astronauti prima della partenza (perché si temeva un potenziale contagio) e il discorso mai pronunciato per l'eventuale morte dei membri della missione. In ogni caso, la distorsione politica della memoria è evidente: l'uomo sulla Luna è un successo attribuito a Kennedy, morto assassinato 6 anni prima, ma non a Nixon che era in carica e che avrebbe avuto tutto il diritto di prendersi il merito dell'impresa.<br /><br />SCIENZIATI EX NAZISTI<br />Nominato, ma solo di striscio, è anche l'ingegnere che progettò il Saturno V, il missile che portò i primi tre uomini sulla Luna. Era Wehrner von Braun. Fu lo stesso ingegnere che, nella Seconda Guerra Mondiale, con il grado di maggiore nelle SS, era alla testa del programma per le armi segrete di Hitler. La V-2, da lui costruita, venne impiegata per i bombardamenti indiscriminati di Londra e Anversa negli ultimi due anni di guerra. Fu il primo missile balistico della storia e venne usato contro gli Alleati. Quando von Braun venne fatto prigioniero, non finì sotto processo per crimini di guerra, anche se le accuse erano molto pesanti: 10mila prigionieri perirono nella costruzione delle V-1 e delle V-2 nelle infernali fabbriche sotterranee usate per l'assemblaggio dei missili. Von Braun venne piuttosto sottoposto a un lungo periodo di quarantena, durato dieci anni, durante i quali non poté comunicare col mondo esterno. Quando gli Usa iniziarono a impiegarlo di nuovo per la costruzione di missili balistici nucleari, la sua immagine di nazista era stata "ripulita". Prima della missione lunare, fece anche da consulente a Walt Disney per un simpatico quanto raro cartone animato sugli effetti dell'assenza di gravità in un volo spaziale. Un altro membro tedesco del team di scienziati del programma Apollo 11, Arthur Rudolph, dovette lasciare gli Stati Uniti nel 1984 assieme alla famiglia: erano state raccolte prove a sufficienza per condannarlo per crimini di guerra, sempre per lo sfruttamento letale dei prigionieri per la costruzione delle V-2.<br /><br />LA GUERRA FREDDA E IL PERICOLO COMUNISTA<br />La presenza di scienziati ex nazisti nel programma spaziale americano si spiega solo con l'urgenza del programma stesso, che induceva i governi americani di allora a farsi meno scrupoli del solito. E qui c'è il terzo grande assente nella storia che ieri e l'altro ieri ci è stata presentata: la Guerra Fredda. Non è possibile comprendere la missione lunare, senza ricordare il terrore che provocò...]]></itunes:summary><itunes:duration>563</itunes:duration><itunes:keywords>america,luna,militare,russia,sbarco</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8126646f5de108b14880792fbfa7860b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La battaglia di Varsavia** (2011) - Un fatto decisivo per l'Europa</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-battaglia-di-varsavia-2011-un-fatto-decisivo-per-l-europa--43389591</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=393" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=393</a><br /><br />UN FATTO DECISIVO PER L'EUROPA<br />In questo film, uno dei più costosi della storia del cinema in Polonia, si ricorda che se fosse caduta Varsavia la porta dell'Europa sarebbe stata aperta per essere invasa<br />Come scrive Armando Torno "internet può essere la Biblioteca di Alessandria o la Cloaca Massima". Tralasciando il secondo caso che ritengo facilmente comprensibile a tutti, vediamo il primo caso in cui su You Tube si possono trovare video veramente interessanti che permettono di far memoria di episodi chiave della storia ormai dimenticati.<br />Infatti ieri mi sono imbattuto, casualmente, in uno spezzone con sottotitoli in inglese (Catholic Poland repels the communist invasion of Europe) del misconosciuto film polacco "1920 Bitwa Warszawska" (1920, La battaglia di Varsavia) che ha riportato alla memoria un importante fatto storico ormai dimenticato ma che, all'epoca, suggestionò l'opinione pubblica.<br />Il film polacco, realizzato nel 2011, racconta, con estrema fedeltà ai fatti, la difesa di Varsavia, capitale del rinato Stato polacco assediata dall'Armata Rossa sovietica.<br />Prendendo spunto dal film vale la pena di ricordare questo episodio che cambiò la storia europea: nel 1919 il Trattato di Versailles ricostituiva la nazione polacca fino ad allora smembrata, a partire dalla metà del XVIII secolo, tra Impero russo, Impero germanico e Impero austro-ungarico. Se i confini occidentali erano ben definiti, quelli orientali erano "fluidi". In seguito alla Rivoluzione russa del 1917 era scoppiata una guerra civile tra i comunisti e le Armate bianche antibolsceviche. La guerra si era presto estesa in tutte le regioni un tempo appartenenti alla Russia zarista compresa l'Ucraina confinante con la neonata Repubblica di Polonia. Nelle vicende belliche di questa regione si inserisce l'esercito polacco che in appoggio all'esercito anticomunista di Simon Petljura, occupa nell'aprile 1920 il territorio ucraino fin quasi a Kiev. Agli occhi del mondo il Maresciallo Jozéf Piłsudski, capo della Nazione e dell'esercito, sembra essere l'invasore ma in realtà ha con preveggenza anticipato l'offensiva bolscevica verso ovest; nei disegni dei capi del Cremlino infatti la Polonia rientrava nelle terre occidentali in cui esportare sulle baionette la rivoluzione comunista. La riorganizzazione operata da Lev Davidovič Trotskij nell'Armata Rossa ha permesso però la sconfitta delle Armate Bianche e, ormai libero da ostacoli, l'esercito bolscevico in due mesi contrattacca e dilaga in Polonia puntando sulla capitale. Due eserciti si fronteggiano: il piccolo esercito polacco appena costituito e la grande Armata Rossa composta da truppe male armate, mal vestite ma animate fanatismo rivoluzionario e soprattutto guidate da eccellenti generali come Tuchačevskij e Budyonnyj. All'interno di Varsavia le organizzazioni di operai comunisti raccolgono gli appelli di Lenin e si dedicano al boicottaggio dell'esercito polacco.<br />Il panico investe Varsavia ma non solo: in tutte le capitali europee corre un brivido. I racconti di orrore che descrivono l'avanzata dei bolscevichi fanno comprendere che se cade Varsavia la porta dell'Europa è aperta. E non è un timore infondato. Infatti In una conversazione con i delegati francesi al II Congresso del Komintern, l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti, nell'agosto 1920, Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin disse che "Sì, le truppe sovietiche sono a Varsavia. Fra poco avremo anche la Germania. Riconquisteremo l'Ungheria, e i Balcani si solleveranno contro il capitalismo. L'Italia tremerà. L'Europa borghese scricchiola da tutte le parti, in mezzo a questa tempesta".<br />Le potenze occidentali antisovietiche si limitano a inviare un'inutile missione interalleata guidata dal generale Maxime Weygand di cui fa parte un giovane ufficiale di nome Charles de Gaulle, l'Ungheria invia solo rifornimenti di armi e munizioni poiché l'appena costituita Repubblica ceca impedisce il passaggio di truppe ungheresi, dagli Stati Uniti giungono alcuni piloti volontari ma nulla altro. Nella capitale regna ormai il terrore in quanto l'Armata Rossa è a poche decine di chilometri. Ma Tuchačevskij e Lenin ignoravano la forte coesione del popolo polacco. Il Governo guidato dal Maresciallo Piłsudski riorganizza l'esercito, i rifornimenti e le comunicazioni, arma le donne, gli studenti e le associazioni di scout, accorrono migliaia di volontari a rafforzare l'esercito. La Chiesa polacca dal canto suo organizza novene di preghiera e centinaia di processioni e dai pulpiti incita ad arruolarsi e a combattere. E' la vigilia della festa dell'Assunta e circola la voce che la Madonna sia apparsa a guidare alla vittoria le truppe polacche. Si vedranno in mezzo ai soldati molti sacerdoti guidare l'assalto tenendo alto il Crocifisso.<br />Infatti in seguito questa vittoria verrà ricordata come il "miracolo della Vistola", dal nome del fiume che attraversa Varsavia, e la Beata Vergine Assunta diverrà protettrice dell'Esercito polacco.<br />Grazie dunque alla protezione della Beata Vergine Assunta, alla mobilitazione popolare, all'abile capacità militare di Piłsudski, all'entusiasmo e alla coesione del popolo polacco e alla decriptazione di alcuni messaggi dell'esercito rosso, quella che Lenin considerava una vittoria della rivoluzione ormai acquisita si rovescerà in una rotta disordinata dell'Armata Rossa inseguita dalle cariche dei celeberrimi lancieri polacchi.<br />Tuchačevskij deve ritirarsi con venticinquemila caduti e decine di migliaia tra prigionieri e internati in Prussia: non ha perso solo una battaglia, ha perso un esercito. La dirigenza comunista a Mosca affronta una grave crisi e deve accettare una tregua effettiva nell'ottobre del 1920, trasformata nel marzo 1921 nella pace definitiva di Riga. Sarà solo una parentesi di pace infatti nel 1939 Iosif Vissarionovič Džugašvili Stalin avrebbe colto al volo l'occasione offerta da Adolf Hitler e avrebbe rioccupato con spirito di vendetta la Polonia orientale, e nel 1945 avrebbe ottenuto gran parte di quello che lui e Lenin volevano conquistare già nel 1920.<br />L'assedio e la battaglia di Varsavia, all'epoca, fece molta impressione sull'opinione pubblica occidentale che rimase preda della giustificata paura del "pericolo rosso" e dell'invasione dei "cosacchi bolscevichi", favorendo l'ascesa di governi autoritari e di democrazie "forti". La presenza a Varsavia nel 1920 del Nunzio apostolico Arcivescovo Achille Ratti (1857-1939), dal 1922 Papa Pio XI, lo convinse che il comunismo sarebbe stato il nemico della Chiesa e lo confermò nella sua lotta ai totalitarismi . I comunisti capirono la lezione polacca e, ormai isolati a livello internazionale, perseguirono la rivoluzione mondiale con diversa strategia. Un avvenimento poco noto la cui portata è pari alla vittoria di un altro polacco, il Re Giovanni III Sobieski (1624-1696), a Vienna l'11 settembre 1683, che allora fermò definitivamente l'armata turca, un altro nemico mortale della Cristianità.<br />Questo episodio non marginale della storia europea è ormai ignorato nei libri di testo scolastici e di divulgazione, per compiacere la storiografia marxista che lo include nelle vicende della guerra civile russa ma, oltre al film di cui scrivevo in apertura, il lettore italiano può documentarsi ampiamente con la lettura del saggio di Adam Zamoyski, 16 agosto 1920 la battaglia di Varsavia, Corbaccio, 2009 in cui troverà completo resoconto. <br />Franco Maestrelli<br />Fonte: Destra, 29 Dicembre 2015]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43389591</guid><pubDate>Wed, 10 Feb 2021 19:53:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43389591/la_battaglia_di_varsavia_un_fatto_decisivo_per_l_europa.mp3" length="10554304" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=393&#13;
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UN FATTO DECISIVO PER L'EUROPA&#13;
In questo film, uno dei più costosi della storia del cinema in Polonia, si ricorda che se fosse caduta Varsavia la porta dell'Europa sarebbe...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=393" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=393</a><br /><br />UN FATTO DECISIVO PER L'EUROPA<br />In questo film, uno dei più costosi della storia del cinema in Polonia, si ricorda che se fosse caduta Varsavia la porta dell'Europa sarebbe stata aperta per essere invasa<br />Come scrive Armando Torno "internet può essere la Biblioteca di Alessandria o la Cloaca Massima". Tralasciando il secondo caso che ritengo facilmente comprensibile a tutti, vediamo il primo caso in cui su You Tube si possono trovare video veramente interessanti che permettono di far memoria di episodi chiave della storia ormai dimenticati.<br />Infatti ieri mi sono imbattuto, casualmente, in uno spezzone con sottotitoli in inglese (Catholic Poland repels the communist invasion of Europe) del misconosciuto film polacco "1920 Bitwa Warszawska" (1920, La battaglia di Varsavia) che ha riportato alla memoria un importante fatto storico ormai dimenticato ma che, all'epoca, suggestionò l'opinione pubblica.<br />Il film polacco, realizzato nel 2011, racconta, con estrema fedeltà ai fatti, la difesa di Varsavia, capitale del rinato Stato polacco assediata dall'Armata Rossa sovietica.<br />Prendendo spunto dal film vale la pena di ricordare questo episodio che cambiò la storia europea: nel 1919 il Trattato di Versailles ricostituiva la nazione polacca fino ad allora smembrata, a partire dalla metà del XVIII secolo, tra Impero russo, Impero germanico e Impero austro-ungarico. Se i confini occidentali erano ben definiti, quelli orientali erano "fluidi". In seguito alla Rivoluzione russa del 1917 era scoppiata una guerra civile tra i comunisti e le Armate bianche antibolsceviche. La guerra si era presto estesa in tutte le regioni un tempo appartenenti alla Russia zarista compresa l'Ucraina confinante con la neonata Repubblica di Polonia. Nelle vicende belliche di questa regione si inserisce l'esercito polacco che in appoggio all'esercito anticomunista di Simon Petljura, occupa nell'aprile 1920 il territorio ucraino fin quasi a Kiev. Agli occhi del mondo il Maresciallo Jozéf Piłsudski, capo della Nazione e dell'esercito, sembra essere l'invasore ma in realtà ha con preveggenza anticipato l'offensiva bolscevica verso ovest; nei disegni dei capi del Cremlino infatti la Polonia rientrava nelle terre occidentali in cui esportare sulle baionette la rivoluzione comunista. La riorganizzazione operata da Lev Davidovič Trotskij nell'Armata Rossa ha permesso però la sconfitta delle Armate Bianche e, ormai libero da ostacoli, l'esercito bolscevico in due mesi contrattacca e dilaga in Polonia puntando sulla capitale. Due eserciti si fronteggiano: il piccolo esercito polacco appena costituito e la grande Armata Rossa composta da truppe male armate, mal vestite ma animate fanatismo rivoluzionario e soprattutto guidate da eccellenti generali come Tuchačevskij e Budyonnyj. All'interno di Varsavia le organizzazioni di operai comunisti raccolgono gli appelli di Lenin e si dedicano al boicottaggio dell'esercito polacco.<br />Il panico investe Varsavia ma non solo: in tutte le capitali europee corre un brivido. I racconti di orrore che descrivono l'avanzata dei bolscevichi fanno comprendere che se cade Varsavia la porta dell'Europa è aperta. E non è un timore infondato. Infatti In una conversazione con i delegati francesi al II Congresso del Komintern, l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti, nell'agosto 1920, Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin disse che "Sì, le truppe sovietiche sono a Varsavia. Fra poco avremo anche la Germania. Riconquisteremo l'Ungheria, e i Balcani si solleveranno contro il capitalismo. L'Italia tremerà. L'Europa borghese scricchiola da tutte le parti, in mezzo a questa tempesta".<br />Le potenze occidentali antisovietiche si limitano a inviare un'inutile missione interalleata guidata dal generale Maxime Weygand di cui fa parte un giovane ufficiale di nome...]]></itunes:summary><itunes:duration>660</itunes:duration><itunes:keywords>battaglia,europa,invasa,varsavia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/93f24b45a6e44e5c8ca03e96f1933454.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mother Cabrini*** (2021) - La vita di Santa Francesca Saverio Cabrini</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mother-cabrini-2021-la-vita-di-santa-francesca-saverio-cabrini--43345652</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=394" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=394</a><br /><br />LA STRAORDINARIA VITA DI SANTA FRANCESCA SAVERIO CABRINI<br />Ultima di 13 figli, fondò le Missionarie del Sacro Cuore e partì per gli Stati Uniti, dove lottò contro la massoneria, fece erigere scuole, orfanotrofi, collegi, case di riposo, asili, ospedali... la sua forza era la preghiera e Pio XII la proclamò patrona degli emigranti<br />La visione di Mother Cabrini è valsa veramente la pena. Molto più, a mio modesto avviso, dello sceneggiato su Chiara Lubich, andato in onda la domenica precedente, senza programmi concorrenti e pure in prime time: un "santino" piuttosto piatto e zeppo di luoghi comuni politicamente corretti: cristianesimo come opzione esclusiva per i poveri, fascisti cattivi e comunisti buoni, la Chiesa come Inquisizione, la santità della protagonista indistinguibile da un volontariato alla Caritas. Invece Mother Cabrini di Daniela Gurrieri e interpretato da una convincente Cristina Odasso non ha peli ecclesialmente corretti sulla lingua: i nemici della Santa sono i massoni, concetto più volte ribadito nel corso della storia.<br />Con attori fisicamente somiglianti scorrono sullo schermo san Giovanni B. Scalabrini, il papa Leone XIII e la protagonista, mostrata, sia pure di sfuggita dati i tempi compressi di un film, nel suo lato evangelicamente «astuto come un serpente» (la sua abilità nello stendere contratti era leggendaria; soleva dire: «i nemici di Cristo sono abilissimi nell'amministrazione e nella finanza, noi non dobbiamo essere da meno»), ma anche in quello mistico delle ore passate in preghiera davanti al Tabernacolo. Nel film una scena vede lei acquistare a poco una proprietà deprezzata dalla mancanza d'acqua, e poi l'acqua la si trova, con meraviglia degli operai, scavando nel punto da lei indicato. Felice anche l'idea di lasciare il titolo in inglese nell'edizione italiana: la Santa aveva infatti la cittadinanza americana e, per questo, fu la prima cittadina americana a finire sugli altari. Dichiarata Patrona degli emigranti, con le suore osava andare nei quartieri di New York dove neanche la polizia entrava. Erano i tempi in cui il concetto di «missione» era onnicomprensivo e nessun missionario si poneva il problema se stesse per caso facendo «proselitismo».<br />Maria Francesca Cabrini da Sant'Angelo Lodigiano (oggi provincia di Lodi) in religione cambiò il suo nome in suor Francesca Saverio (con la «o») in onore del Patrono delle Missioni, san Francesco Saverio. Voleva infatti andare in Cina, ma il vescovo Scalabrini la convinse ad assistere gli emigrati italiani in America, che erano a rischio di perdere la fede cattolica sia per la povertà che per l'ambiente protestante (e massonico). Nel film tutto questo è chiaramente esplicitato. E, di questi tempi, non è poco.<br /><br />Nota di BastaBugie: per vedere gratis sul sito della Rai il film Mother Cabrini, clicca qui!<br /><br />LA VITA DI SANTA FRANCESCA SAVERIO CABRINI<br />Ermes Dovico riassume su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 dicembre 2020 la straordinaria vita di Santa Francesca Saverio Cabrini.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato:<br />La fede incrollabile nei disegni di Dio fu il tratto distintivo di santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917), rinvenibile già nella scelta del nome da religiosa, quando al nome di battesimo aggiunse «Saverio» in onore del grande missionario spagnolo che aveva dato tutto per Cristo, annunciandolo nelle terre più lontane e difficili dell'Oriente. Ultima di 13 figli di una famiglia contadina benestante, era nata a Sant'Angelo Lodigiano, rimanendo presto orfana di entrambi i genitori e divenendo suora dopo il diploma da maestra elementare. Per proseguire la missione del suo santo ispiratore, Francesca voleva partire per la Cina, ma seppe comprendere che la volontà divina su di lei era un'altra. Fu prima il vescovo di Lodi, che ne aveva intuito le doti organizzative e le virtù, a consigliarle di fondare un istituto religioso per assistere i moltissimi italiani emigrati in America. La giovane riuscì a riunire alcune compagne attorno a sé e nel 1880 fondò le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, costituendo case in Lombardia e poi a Roma.<br />La prospettiva della missione estera si concretizzò grazie a un altro vescovo, il beato Giovanni Battista Scalabrini. Pur declinando la sua proposta di affiancare il ramo maschile della congregazione da lui fondata, accettò la direzione di un asilo e una scuola a New York. Nel frattempo, era stato Leone XIII in persona a sostenere l'opportunità della via dell'America. «L'istituto è ancora giovane - le disse il Santo Padre - ha bisogno di mezzi: andate negli Stati Uniti, ne troverete, e con essi un grande campo di lavoro. La vostra Cina sono gli Stati Uniti, vi sono tanti italiani emigrati che hanno bisogno di assistenza». Partì nel 1889, compiendo la prima di una ventina di traversate oceaniche in un'infaticabile opera al servizio dei bisogni materiali e spirituali dei connazionali all'estero: «Gli italiani qui sono trattati come schiavi... bisognerebbe non sentire amor di patria per non sentirsi ferita», scriveva degli italoamericani, che aiutò a inserirsi nel tessuto statunitense senza rinunciare alla loro identità e risvegliandone la fede cattolica.<br />Assistita dalle suore e dai benefattori attratti dal suo carisma, tra cui alcuni italiani ricchi che coinvolse nella carità, Francesca si prese cura di ogni gruppo sociale fragile o bisognoso di formazione, dagli orfani agli ammalati, dai giovani agli anziani. Fu così che tutti presero a chiamarla Mother Cabrini. Fondò scuole, orfanotrofi, collegi femminili, case di riposo, asili, ospedali a New York e Chicago, estendendo la sua opera fino alla California, poi in Argentina e poi ancora nelle grandi capitali europee, come Londra, Madrid, Parigi. A chi la lodava per il successo delle sue iniziative, rispondeva sincera: «Tutte queste cose non le ha fatte forse il Signore?». Era in Lui che trovava la forza per superare ogni difficoltà, come emerge limpidamente dai suoi scritti: «Se alcuna cosa mi sembrerà ardua e pesante, raddoppierò la mia confidenza e abbandono nel mio Diletto, cercando di prendere riposo assoluto nel Cuore divino».<br />La devozione al Sacro Cuore di Gesù e l'amore per l'Eucaristia alimentato dalle lunghe contemplazioni davanti al tabernacolo, con cui cercava di accendere le sue religiose, erano la sorgente della sua operosità. «Se io mi occupassi solo di cose esteriori, per buone e sante che siano, diverrei debole e languente; col rischio di perdermi, qualora mi mancasse il sonno dell'orazione», ammoniva, indicando che il suo servizio a Dio nel prossimo nasceva dall'anima ristorata dalla preghiera contemplativa e da un'intensissima vita interiore, che è l'aspetto più facilmente oscurato quando si parla dei grandi santi capaci di trasformare il mondo come Francesca Cabrini. Per questo Pio XII, che la canonizzò e proclamò «Celeste patrona di tutti gli emigranti», aveva ben ragione a dire che «fra le sue virtù eroiche, eroicissima era in lei la carità di Cristo». È l'intima unione con Nostro Signore la virtù che più di ogni altra ha animato la sua opera, per la quale gli italoamericani la chiamano semplicemente «la nostra santa».<br />Nel novembre 2010 le è stata intitolata la stazione di Milano Centrale.<br />Rino Cammilleri<br />La Nuova Bussola Quotidiana, 31-01-2021]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43345652</guid><pubDate>Mon, 08 Feb 2021 12:09:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43345652/film_garantiti_mother_cabrini_la_straordinaria_vita_di_santa_francesca_saverio_cabrini_2021.mp3" length="8842761" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=394&#13;
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Molto più, a mio modesto avviso, dello sceneggiato su Chiara Lubich, andato in onda la domenica precedente, senza programmi concorrenti e pure in prime time: un "santino" piuttosto piatto e zeppo di luoghi comuni politicamente corretti: cristianesimo come opzione esclusiva per i poveri, fascisti cattivi e comunisti buoni, la Chiesa come Inquisizione, la santità della protagonista indistinguibile da un volontariato alla Caritas. Invece Mother Cabrini di Daniela Gurrieri e interpretato da una convincente Cristina Odasso non ha peli ecclesialmente corretti sulla lingua: i nemici della Santa sono i massoni, concetto più volte ribadito nel corso della storia.<br />Con attori fisicamente somiglianti scorrono sullo schermo san Giovanni B. Scalabrini, il papa Leone XIII e la protagonista, mostrata, sia pure di sfuggita dati i tempi compressi di un film, nel suo lato evangelicamente «astuto come un serpente» (la sua abilità nello stendere contratti era leggendaria; soleva dire: «i nemici di Cristo sono abilissimi nell'amministrazione e nella finanza, noi non dobbiamo essere da meno»), ma anche in quello mistico delle ore passate in preghiera davanti al Tabernacolo. Nel film una scena vede lei acquistare a poco una proprietà deprezzata dalla mancanza d'acqua, e poi l'acqua la si trova, con meraviglia degli operai, scavando nel punto da lei indicato. Felice anche l'idea di lasciare il titolo in inglese nell'edizione italiana: la Santa aveva infatti la cittadinanza americana e, per questo, fu la prima cittadina americana a finire sugli altari. Dichiarata Patrona degli emigranti, con le suore osava andare nei quartieri di New York dove neanche la polizia entrava. Erano i tempi in cui il concetto di «missione» era onnicomprensivo e nessun missionario si poneva il problema se stesse per caso facendo «proselitismo».<br />Maria Francesca Cabrini da Sant'Angelo Lodigiano (oggi provincia di Lodi) in religione cambiò il suo nome in suor Francesca Saverio (con la «o») in onore del Patrono delle Missioni, san Francesco Saverio. Voleva infatti andare in Cina, ma il vescovo Scalabrini la convinse ad assistere gli emigrati italiani in America, che erano a rischio di perdere la fede cattolica sia per la povertà che per l'ambiente protestante (e massonico). Nel film tutto questo è chiaramente esplicitato. E, di questi tempi, non è poco.<br /><br />Nota di BastaBugie: per vedere gratis sul sito della Rai il film Mother Cabrini, clicca qui!<br /><br />LA VITA DI SANTA FRANCESCA SAVERIO CABRINI<br />Ermes Dovico riassume su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 dicembre 2020 la straordinaria vita di Santa Francesca Saverio Cabrini.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato:<br />La fede incrollabile nei disegni di Dio fu il tratto distintivo di santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917), rinvenibile già nella scelta del nome da religiosa, quando al nome di battesimo aggiunse «Saverio» in onore del grande missionario spagnolo che aveva dato tutto per Cristo, annunciandolo nelle terre più lontane e difficili dell'Oriente. Ultima di 13 figli di una famiglia contadina benestante, era nata a Sant'Angelo Lodigiano, rimanendo presto orfana di entrambi i genitori e divenendo suora dopo il diploma da maestra elementare. 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"Nel momento in cui nuvole scure si radunano sulla nostra patria e sulla nostra Chiesa, gridiamo come tuoi discepoli sorpresi da una tempesta in mare: Signore, salvaci, perché stiamo morendo. E come una volta, stendendo la mano destra, con una sola parola hai calmato la tempesta, ora, Signore, allontana il pericolo che ci minaccia", supplicavano i vescovi.<br />L'episcopato si impegnò quindi a diffondere tra i fedeli (specialmente nei seminari) la devozione al Sacro Cuore di Gesù e incoraggiare le famiglie a consacrarsi a Lui.<br />Di quali "nuvole scure" parlavano i vescovi polacchi? Nel 1918, un anno dopo la rivoluzione bolscevica, il Consiglio dei Commissari del Popolo (il governo bolscevico) prese la decisione di formare nell'ambito dell'Armata Rossa la cosiddetta Armata Occidentale per realizzare militarmente la "rivoluzione mondiale". Il 10 marzo 1920, a Smolensk, ebbe luogo una riunione dei capi dell'Armata Rossa, del "Fronte Occidentale" e dei commissari comunisti, tra cui anche Stalin, che presero delle decisioni circa l'attacco alla Polonia e all'Europa che doveva svolgersi lungo la traiettoria Varsavia-Poznan-Berlino-Parigi.<br />Nell'estate del 1920 l'Armata Rossa avanzava minacciosamente verso il fiume Vistola fino alle porte di Varsavia. E in queste circostanze i vescovi polacchi presero la decisione della consacrazione della nazione polacca al Sacro Cuore di Gesù. Nello stesso tempo, per smuovere le coscienze di tutti inviarono delle lettere: alla nazione, agli episcopati del mondo intero e al Papa, chiedendo a Benedetto XV la benedizione e preghiere per la Polonia minacciata dai bolscevichi. Nella coraggiosa lettera alle Chiese nel mondo i vescovi davano un'analisi puntualissima della situazione, scrivendo: "La Polonia non aveva intenzione di combattere; vi è stata costretta. Inoltre, non combattiamo affatto contro la nazione, ma piuttosto contro coloro che hanno calpestato la Russia, che ne hanno succhiato il sangue e l'anima, aspirando a occupare nuove terre. Come uno sciame di cavallette che, dopo aver distrutto ogni segno di vita in un luogo, si sposta altrove, costretto dalla propria azione distruttrice a migrare; similmente ora il bolscevismo - 'avvelenata' e saccheggiata la Russia - si volge minaccioso verso la Polonia".<br />Ma i vescovi prima di tutto volevano attirare l'attenzione del mondo sul fatto che i polacchi non fossero i soli ad essere minacciati: "Per il nemico che ci combatte, la Polonia non è l'ultima meta della sua marcia; è piuttosto una tappa e una piattaforma di lancio verso la conquista del mondo". L'espressione "conquista del mondo" non era per nulla troppo ardita perché "il bolscevismo ha avvolto con una rete sovversiva, come un ragno, nazioni lontanissime dalla Russia (...) E oggi tutto è pronto per questa conquista del mondo. In tutti i paesi vi sono schiere già organizzate, che aspettano soltanto il segnale di battaglia; fervono i preparativi di continui scioperi, che dovranno paralizzare la vita normale delle nazioni. La discordia fra le diverse classi sociali si sta trasformando in un odio esasperato e influenze internazionali bloccano astutamente ogni giudizio e autodifesa delle nazioni". Allora tutti dovevano essere coscienti che in questa situazione "la Polonia è l'ultima barriera posta sulla strada del bolscevismo verso la conquista del mondo: se dovesse crollare, il bolscevismo si spanderebbe nel mondo intero, con tutta la sua potenza distruttrice. E l'ondata, che oggi minaccia di invadere il mondo, è veramente terribile".<br />I vescovi polacchi sottolineavano che rischio corresse la Chiesa con il bolscevismo: "Oltre alla dottrina e all'azione, il bolscevismo porta nel suo petto un cuore pieno di odio. E questo odio è rivolto soprattutto contro il cristianesimo, di cui è decisamente una negazione, si rivolge contro la croce di Cristo e contro la sua Chiesa. (...) Il bolscevismo è proprio l'incarnazione e la manifestazione sulla terra dell'Anticristo". Parole chiare e vere che non tutti in Occidente volevano sentire.<br />Purtroppo, il mondo rimase sordo alle richieste di aiuto dei polacchi. Sembrava che tutti, anche le cancellerie occidentali, fossero rassegnati alla vittoria comunista. E, paralizzati, non facevano niente. Una lodevole eccezione fu l'Ungheria che fornì alla Polonia gli armamenti e le munizioni, facilitando anche il trasporto delle armi dall'Occidente.<br />Invece nelle varie Chiese cominciarono le preghiere per la Polonia, sollecitate dallo stesso Pontefice. Il 5 agosto Benedetto XV inviò al Cardinale Vicario di Roma, Basilio Pompili, una lettera che esprimeva tutta la vicinanza del Papa al popolo polacco: "Signor Cardinale, con vivo compiacimento abbiamo appreso che Ella, seguendo il Nostro suggerimento, ha ordinato che domenica prossima nella Venerabile Chiesa del Gesù siano innalzate fervide solenni preghiere all'Altissimo per invocare le misericordie del Signore sulla sventurata Polonia. Gravissime ragioni Ci inducono a bramare che l'esempio dato da Lei, Signor Cardinale, sia seguito da tutti i Vescovi del mondo cattolico. È nota, infatti, la materna ansiosa sollecitudine con la quale la Santa Sede ha seguito sempre le fortunose vicende della Nazione Polacca. Quando tutte le Nazioni civili si inchinavano silenziose dinanzi alla prevalenza della forza sul diritto, la Santa Sede fu sola a protestare contro la iniqua spartizione della Polonia e contro la non meno iniqua oppressione del popolo polacco. Ma ora vi è molto di più; ora non solo è in pericolo l'esistenza nazionale della Polonia, ma tutta l'Europa è minacciata dagli orrori di nuove guerre. Quindi non è soltanto l'amore verso la Polonia, ma è l'amore verso tutta l'Europa che Ci muove a desiderare che i fedeli tutti si uniscano a Noi nel supplicare l'Altissimo affinché, per intercessione della Vergine Santissima, protettrice della Polonia, voglia risparmiare al popolo polacco questa suprema sciagura, e nello stesso tempo voglia allontanare questo nuovo flagello dalla dissanguata Europa".<br />La massiccia campagna di preghiere della Chiesa intera veniva derisa dagli ambienti socialisti e comunisti in Occidente. Il giornale socialista Avanti! così derideva l'iniziativa del Pontefice: "Il Papa fa assegnamento sull'intercessione della Madonna. (...) Sta fresco il Romano Pontefice se crede nell'efficacia della Vergine! Tre milioni di soldati indossano la divisa russa. (...) Questi soldati e i loro cannoni varranno assai più che non tutti i Rosari del mondo. Fra giorni ne avremo la prova". Ma la realtà doveva smentire le sprezzanti parole dei rivoluzionari italiani.<br />Allo scontro finale tra l'esercito polacco guidato dal maresciallo Piłsudski e l'Armata Rossa si arrivò nei giorni dell'Assunta del 1920. La battaglia di Varsavia venne combattuta per più di 10 giorni: dal 13 al 25 agosto. Malgrado la superiorità numerica dei soldati bolscevichi, l'esercito polacco sconfisse i comunisti. Quest'anno si celebra il centesimo anniversario di questa epica battaglia che è passata alla storia come "il Miracolo sulla Vistola". Ma nasce una domanda: chi vorrà ricordare la vittoria dei polacchi che cento anni fa salvarono l'Europa dal comunismo?<br />ULTERIORI INFORMAZIONI > <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=94" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=94</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43323691</guid><pubDate>Sat, 06 Feb 2021 20:38:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43323691/film_garantiti_la_battaglia_di_varsavia_2bis.mp3" length="9221014" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>PER RICHIEDERE IL DVD (sottotitolato in italiano) &gt; http://www.filmgarantiti.it/it/contatti.php?pagina=contatti&amp;nome=intro&#13;
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QUANDO LA POLONIA FERMO' I COMUNISTI di Wlodzimierz Redzioch&#13;
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"Nel momento in cui nuvole scure si radunano sulla nostra patria e sulla nostra Chiesa, gridiamo come tuoi discepoli sorpresi da una tempesta in mare: Signore, salvaci, perché stiamo morendo. E come una volta, stendendo la mano destra, con una sola parola hai calmato la tempesta, ora, Signore, allontana il pericolo che ci minaccia", supplicavano i vescovi.<br />L'episcopato si impegnò quindi a diffondere tra i fedeli (specialmente nei seminari) la devozione al Sacro Cuore di Gesù e incoraggiare le famiglie a consacrarsi a Lui.<br />Di quali "nuvole scure" parlavano i vescovi polacchi? Nel 1918, un anno dopo la rivoluzione bolscevica, il Consiglio dei Commissari del Popolo (il governo bolscevico) prese la decisione di formare nell'ambito dell'Armata Rossa la cosiddetta Armata Occidentale per realizzare militarmente la "rivoluzione mondiale". Il 10 marzo 1920, a Smolensk, ebbe luogo una riunione dei capi dell'Armata Rossa, del "Fronte Occidentale" e dei commissari comunisti, tra cui anche Stalin, che presero delle decisioni circa l'attacco alla Polonia e all'Europa che doveva svolgersi lungo la traiettoria Varsavia-Poznan-Berlino-Parigi.<br />Nell'estate del 1920 l'Armata Rossa avanzava minacciosamente verso il fiume Vistola fino alle porte di Varsavia. E in queste circostanze i vescovi polacchi presero la decisione della consacrazione della nazione polacca al Sacro Cuore di Gesù. Nello stesso tempo, per smuovere le coscienze di tutti inviarono delle lettere: alla nazione, agli episcopati del mondo intero e al Papa, chiedendo a Benedetto XV la benedizione e preghiere per la Polonia minacciata dai bolscevichi. Nella coraggiosa lettera alle Chiese nel mondo i vescovi davano un'analisi puntualissima della situazione, scrivendo: "La Polonia non aveva intenzione di combattere; vi è stata costretta. Inoltre, non combattiamo affatto contro la nazione, ma piuttosto contro coloro che hanno calpestato la Russia, che ne hanno succhiato il sangue e l'anima, aspirando a occupare nuove terre. Come uno sciame di cavallette che, dopo aver distrutto ogni segno di vita in un luogo, si sposta altrove, costretto dalla propria azione distruttrice a migrare; similmente ora il bolscevismo - 'avvelenata' e saccheggiata la Russia - si volge minaccioso verso la Polonia".<br />Ma i vescovi prima di tutto volevano attirare l'attenzione del mondo sul fatto che i polacchi non fossero i soli ad essere minacciati: "Per il nemico che ci combatte, la Polonia non è l'ultima meta della sua marcia; è piuttosto una tappa e una piattaforma di lancio verso la conquista del mondo". L'espressione "conquista del mondo" non era per nulla troppo ardita perché "il bolscevismo ha avvolto con una rete sovversiva, come un ragno, nazioni lontanissime dalla Russia (...) E oggi tutto è pronto per questa conquista del mondo. In tutti i paesi vi sono schiere già organizzate, che aspettano soltanto il segnale di battaglia; fervono i preparativi di continui scioperi, che dovranno paralizzare la vita normale delle nazioni. La discordia fra le diverse classi sociali si sta trasformando in un odio esasperato e influenze internazionali bloccano...]]></itunes:summary><itunes:duration>577</itunes:duration><itunes:keywords>cattolico,lenin,patriottismo,polonia,sovietici,stalin</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/46f2837e6d31e599b814c9992f3c75d1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La battaglia di Varsavia** (2011) - Il miracolo della vistola</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-battaglia-di-varsavia-2011-il-miracolo-della-vistola--43316486</link><description><![CDATA[PER RICHIEDERE IL DVD (sottotitolato in italiano) > <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/contatti.php?pagina=contatti&nome=intro" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/contatti.php?pagina=contatti&nome=intro</a><br /> <br />LA BATTAGLIA DI VARSAVIA (2011) **<br />IL MIRACOLO DELLA VISTOLA di Rino Cammilleri<br />L'anno scorso cadeva il centenario della Battaglia di Varsavia, che i polacchi chiamano anche Miracolo della Vistola. Se hanno dovuto praticamente celebrarselo da soli è perché si tratta di un episodio storico in cui a far la parte del cattivo (che per giunta le busca) sono i comunisti. [...]<br />Chi visita il santuario di Loreto e fa un giro nelle cappelle laterali forse si stupirà nel vedere in quella della nazione polacca un affresco in cui lancieri e fucilieri combattono contro soldati con la stella rossa sul colbacco. È, appunto, il Miracolo della Vistola, che i polacchi attribuirono senza esitazione a quella Madonna che avevano invocato. Crollato l'impero sovietico, i polacchi si svenarono per finanziare un film-kolossal che rievocava quella strepitosa vittoria. L'opera è tutta autoctona, niente attori stranieri, niente contributi che non fossero nazionali. Ne è uscito un film incredibile, con scene di massa realizzate con migliaia e migliaia di comparse, una ricostruzione storica perfetta e, soprattutto, niente di quelle pause, quei prolungati silenzi, quell'assenza di musica e colore che hanno caratterizzato a lungo il cinema dell'Est (che talvolta ha mandato in visibilio i critici ma che allo spettatore comune evocava il giudizio di Fantozzi).<br />Il film, naturalmente, non è mai stato distribuito in Italia. Ma potete procurarvelo qui. E' un dvd con sottotitoli in italiano, munito di libretto con recensione storica e un'intervista a Marco Invernizzi, reggente di Alleanza Cattolica. Con quella battaglia i polacchi salvarono non solo se stessi ma anche l'Europa. Esagerato? E allora sentite. Preso il potere in Russia nel 1917, Lenin nel 1920 era padrone del campo e aveva appena vinto la guerra civile contro i «bianchi». L'Armata Rossa, creata e diretta da Trockij, in coerenza coi presupposti della rivoluzione bolscevica, poteva adesso esportare il marxismo. L'obiettivo era la Germania e poi il resto (in una delle sue tante previsioni sballate Marx aveva indicato proprio la Germania come luogo più prossimo al crollo del capitalismo). Solo che tra i russi e la Germania c'era, geograficamente, la Polonia, da poco diventata indipendente. Così, la gigantesca Armata Rossa venne scagliata contro la piccola Polonia, e in breve i rossi arrivarono alle porte della capitale Varsavia. Ma avevano fatto i conti senza la Vergine di Czestochowa, protettrice del Paese invaso. In tutte le chiese si moltiplicarono novene, suppliche e processioni, mentre il generale Jozef Pilsudski, che era anche capo dello Stato, approntava febbrilmente una strategia.<br />E fu il miracolo. Il piccolo popolo fermò sul fiume Vistola lo strabordante nemico e gli inflisse tali perdite da costringerlo, addirittura, a tornare nei suoi confini. A questo proposito, bellissima e commovente, nel film, la scena in cui un giovane cappellano, armato del solo crocifisso, corre in prima fila sotto il fuoco della mitraglia incitando le truppe. Dopo questa clamorosa, e inaspettata, sconfitta, il triumvirato Lenin-Trockij-Stalin si interroga sul «che fare». Prevale la linea di Stalin, quella del «socialismo in un solo Paese». Trockij non ci sta, insiste nell'esportare la rivoluzione. Ma chi contraddice Stalin la paga. Trockij, com'è noto, deve scappare all'estero. Ma la mano lunga di Stalin lo raggiunge in Messico, dove viene assassinato da tal Ramón Mercader (la cui sorella María, attrice, sposerà il nostro Vittorio De Sica). Questa, però è un'altra storia...<br /> <br />ULTERIORI INFORMAZIONI > <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=94" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=94</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/43316486</guid><pubDate>Sat, 06 Feb 2021 08:52:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/43316486/film_garantiti_la_battaglia_di_varsavia_1bis.mp3" length="4885106" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>PER RICHIEDERE IL DVD (sottotitolato in italiano) &gt; http://www.filmgarantiti.it/it/contatti.php?pagina=contatti&amp;nome=intro&#13;
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LA BATTAGLIA DI VARSAVIA (2011) **&#13;
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È, appunto, il Miracolo della Vistola, che i polacchi attribuirono senza esitazione a quella Madonna che avevano invocato. Crollato l'impero sovietico, i polacchi si svenarono per finanziare un film-kolossal che rievocava quella strepitosa vittoria. L'opera è tutta autoctona, niente attori stranieri, niente contributi che non fossero nazionali. Ne è uscito un film incredibile, con scene di massa realizzate con migliaia e migliaia di comparse, una ricostruzione storica perfetta e, soprattutto, niente di quelle pause, quei prolungati silenzi, quell'assenza di musica e colore che hanno caratterizzato a lungo il cinema dell'Est (che talvolta ha mandato in visibilio i critici ma che allo spettatore comune evocava il giudizio di Fantozzi).<br />Il film, naturalmente, non è mai stato distribuito in Italia. Ma potete procurarvelo qui. E' un dvd con sottotitoli in italiano, munito di libretto con recensione storica e un'intervista a Marco Invernizzi, reggente di Alleanza Cattolica. Con quella battaglia i polacchi salvarono non solo se stessi ma anche l'Europa. Esagerato? E allora sentite. Preso il potere in Russia nel 1917, Lenin nel 1920 era padrone del campo e aveva appena vinto la guerra civile contro i «bianchi». L'Armata Rossa, creata e diretta da Trockij, in coerenza coi presupposti della rivoluzione bolscevica, poteva adesso esportare il marxismo. L'obiettivo era la Germania e poi il resto (in una delle sue tante previsioni sballate Marx aveva indicato proprio la Germania come luogo più prossimo al crollo del capitalismo). Solo che tra i russi e la Germania c'era, geograficamente, la Polonia, da poco diventata indipendente. Così, la gigantesca Armata Rossa venne scagliata contro la piccola Polonia, e in breve i rossi arrivarono alle porte della capitale Varsavia. Ma avevano fatto i conti senza la Vergine di Czestochowa, protettrice del Paese invaso. In tutte le chiese si moltiplicarono novene, suppliche e processioni, mentre il generale Jozef Pilsudski, che era anche capo dello Stato, approntava febbrilmente una strategia.<br />E fu il miracolo. Il piccolo popolo fermò sul fiume Vistola lo strabordante nemico e gli inflisse tali perdite da costringerlo, addirittura, a tornare nei suoi confini. A questo proposito, bellissima e commovente, nel film, la scena in cui un giovane cappellano, armato del solo crocifisso, corre in prima fila sotto il fuoco della mitraglia incitando le truppe. Dopo questa clamorosa, e inaspettata, sconfitta, il triumvirato Lenin-Trockij-Stalin si interroga sul «che fare». Prevale la linea di Stalin, quella del «socialismo in un solo Paese». Trockij non ci sta, insiste nell'esportare la rivoluzione. Ma chi contraddice Stalin la paga. Trockij, com'è noto, deve scappare all'estero. 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Credere nell'aldilà, insomma, impedirebbe all'uomo di essere protagonista nell'aldiquà.<br />Mi sembra che le cose non stiano così. Cercherò di spiegarlo ricorrendo ad un personaggio de "Il Signore degli Anelli": il piccolo Frodo. Egli decide di assumersi un compito molto più grande di lui: prendere l'anello del potere, bramato dal Signore del male, e portarlo là dove può essere distrutto. "Prenderò io l'anello,- afferma - solo non conosco la strada".<br />Mi è sembrato subito, leggendo questa frase, di trovarvi la risposta di uno scrittore cristiano come Tolkien all'obiezione proposta all'inizio. "Prenderò io l'anello": Frodo decide di assumere su di sé un compito, un fardello, pur conoscendo quanto questo sia difficile. Sa di dover affrontare il male stesso, la sua immensa potenza, ma, pur temendo, non dispera. Quante volte noi, ogni giorno, sentiamo che c'è nella nostra vita una decisione da prendere: magari una malattia da affrontare, un imprevisto cui far fronte, un perdono da chiedere o da concedere, un bene da abbracciare o un male da respingere...<br />Di fronte a ciò, la ragione indaga: ma è poi la nostra volontà, la nostra libertà che decide. Frodo sceglie di prendere l'anello perché pensa che questo sia il suo "compito". La Fede è anzitutto questo: vedere in ogni circostanza della vita un compito, cioè qualcosa che ci è richiesto, anche se non viene da noi. Ritenere che tutto ciò che accade abbia un significato.<br />Sapere che ogni prova che è permessa, non è superiore alle nostre forze, che non siamo soli, ma accompagnati dall'Amore di Cristo. Perché se questo è vero, il non conoscere la strada è secondario: qualunque essa sia, sarà possibile percorrerla. Frodo, l'uomo che ha veramente Fede, dice dunque "prenderò l'anello", e solo dopo si informa, senza angoscia, con umiltà, sul cammino che lo aspetta. E' dunque pienamente protagonista, nella misura in cui tutto ciò che accade nella realtà non lo può confondere e sconfortare, in ultima analisi, in modo definitivo. Credere nella Provvidenza, vuole dire credere che ogni realtà sia da vivere, sia possibile, sia il tuo compito di quel momento.<br />Al contrario, l'atteggiamento di chi non crede nel senso dell'esistenza è diverso, perché è improntato anzitutto alla paura: "Ditemi la strada, e poi, forse, prenderò l'anello".<br />L'uomo che non crede vuole sapere cosa lo aspetta, vuole essere certo, sicuro, perché teme gli imprevisti, la realtà, le sue mille circostanze. Ma la sicurezza non è di questo mondo. Le religioni antiche, prima del cristianesimo, praticavano svariate forme di divinazione: lettura del volo degli uccelli, delle viscere degli animali, delle pagliuzze gettate nell'acqua, delle carte, della mano, dei sogni... oracoli, sibille, tarocchi, profezie... Gli antichi romani erano soliti interrogare gli almanacchi prima di contrarre matrimoni, di costruire casa, di fare affari... e similmente gli altri popoli pagani. Per questo la predicazione di primi cristiani è spesso indirizzata proprio contro la divinazione, contro la volontà di conoscere prima, contro la paura del futuro.<br />La fede, quella vera, profonda, infatti, non teme nulla, non conosce la paura che paralizza, ma solo la fragilità umana redenta. Il fardello è pesante, sproporzionato? Dio mi aiuterà. "Non chiedo di vedere lontano, scriveva il cardinale Newman, un passo è abbastanza per me...". Non ti chiedo, o Dio, di sapere quale sarà la mia croce di domani; conosco quella di oggi, e so che "ad ogni giorno basta la sua pena".<br />Non temo per come vestirò, o cosa mangerò, perché gli uccelli del cielo "non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre"... La fede è così grande che sposta le montagne, abbatte ogni ostacolo, vince ogni terrena difficoltà: pensiamo ai martiri, uccisi per la fede; a tanti missionari, che hanno affrontato infinite difficoltà, disagi, spesso la tortura e la morte; ai santi fondatori di ospedali, che hanno sfidato la lebbra, la peste, la sifilide, nel corso dei secoli, mettendo la loro vita nelle mani di Dio, per i fratelli; agli sposi che si scambiano l'anello, con fede l'uno nell'altro e non si chiedono cosa ci sarà domani, perché tutto, domani, può accadere, ma tutto è possibile superare, fidando "in Colui che ci dà forza"<br />L'uomo senza Fede nella Vita, invece, torna ad essere come l'uomo antico, un uomo spaventato.<br />Lo vediamo ogni giorno. Si ha paura di sposarsi, e si fanno i matrimoni a tempo; si ha paura delle difficoltà, e si disfa in breve ciò che si è costruito; si ha paura della malattia, al punto che si vorrebbe decidere oggi, che si sta bene, come affrontare, o meglio non affrontare la malattia, domani; si ha terrore, di un figlio malato, e si cercano mille modi per eliminarlo anzitempo... Frodo non è così. Vive al massimo il presente, perché non ha paura del futuro. Tutto è nelle sue mani, nelle sue possibilità, perché è nella mani di Dio. Non conosce la strada, come non la conoscono gli altri: ma decide di percorrerla tutta, sino in fondo.<br />Cosa ci porterà il nuovo anno? Speriamo ogni bene, ma soprattutto la forza per vivere con Fiducia ogni circostanza, come Frodo.<br />Francesco Agnoli<br />Fonte: BastaBugie, 14 gennaio 2011]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42765705</guid><pubDate>Sun, 03 Jan 2021 01:43:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42765705/film_garantiti_il_signore_degli_anelli_chi_si_affida_alla_provvidenza_non_ha_paura_del_futuro_2001_2003.mp3" length="7939133" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=75&#13;
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Vediamo l'esempio di Frodo che dice ''Prenderò io l'anello, solo non conosco la strada'' (l'uomo senza Fede, invece, è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=75" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=75</a><br /><br />CHI SI AFFIDA ALLA PROVVIDENZA NON HA PAURA DEL FUTURO<br />Vediamo l'esempio di Frodo che dice ''Prenderò io l'anello, solo non conosco la strada'' (l'uomo senza Fede, invece, è spaventato ed ha paura di tutto: di sposarsi, delle difficoltà, della malattia, ecc.)<br />La Fede, spiegavano Machiavelli, Marx e tanti altri, è un freno all'azione terrena, impone una visione rassegnata dell'esistenza, perché rimanda tutto all'eternità. Credere nell'aldilà, insomma, impedirebbe all'uomo di essere protagonista nell'aldiquà.<br />Mi sembra che le cose non stiano così. Cercherò di spiegarlo ricorrendo ad un personaggio de "Il Signore degli Anelli": il piccolo Frodo. Egli decide di assumersi un compito molto più grande di lui: prendere l'anello del potere, bramato dal Signore del male, e portarlo là dove può essere distrutto. "Prenderò io l'anello,- afferma - solo non conosco la strada".<br />Mi è sembrato subito, leggendo questa frase, di trovarvi la risposta di uno scrittore cristiano come Tolkien all'obiezione proposta all'inizio. "Prenderò io l'anello": Frodo decide di assumere su di sé un compito, un fardello, pur conoscendo quanto questo sia difficile. Sa di dover affrontare il male stesso, la sua immensa potenza, ma, pur temendo, non dispera. Quante volte noi, ogni giorno, sentiamo che c'è nella nostra vita una decisione da prendere: magari una malattia da affrontare, un imprevisto cui far fronte, un perdono da chiedere o da concedere, un bene da abbracciare o un male da respingere...<br />Di fronte a ciò, la ragione indaga: ma è poi la nostra volontà, la nostra libertà che decide. Frodo sceglie di prendere l'anello perché pensa che questo sia il suo "compito". La Fede è anzitutto questo: vedere in ogni circostanza della vita un compito, cioè qualcosa che ci è richiesto, anche se non viene da noi. Ritenere che tutto ciò che accade abbia un significato.<br />Sapere che ogni prova che è permessa, non è superiore alle nostre forze, che non siamo soli, ma accompagnati dall'Amore di Cristo. Perché se questo è vero, il non conoscere la strada è secondario: qualunque essa sia, sarà possibile percorrerla. Frodo, l'uomo che ha veramente Fede, dice dunque "prenderò l'anello", e solo dopo si informa, senza angoscia, con umiltà, sul cammino che lo aspetta. E' dunque pienamente protagonista, nella misura in cui tutto ciò che accade nella realtà non lo può confondere e sconfortare, in ultima analisi, in modo definitivo. Credere nella Provvidenza, vuole dire credere che ogni realtà sia da vivere, sia possibile, sia il tuo compito di quel momento.<br />Al contrario, l'atteggiamento di chi non crede nel senso dell'esistenza è diverso, perché è improntato anzitutto alla paura: "Ditemi la strada, e poi, forse, prenderò l'anello".<br />L'uomo che non crede vuole sapere cosa lo aspetta, vuole essere certo, sicuro, perché teme gli imprevisti, la realtà, le sue mille circostanze. Ma la sicurezza non è di questo mondo. Le religioni antiche, prima del cristianesimo, praticavano svariate forme di divinazione: lettura del volo degli uccelli, delle viscere degli animali, delle pagliuzze gettate nell'acqua, delle carte, della mano, dei sogni... oracoli, sibille, tarocchi, profezie... Gli antichi romani erano soliti interrogare gli almanacchi prima di contrarre matrimoni, di costruire casa, di fare affari... e similmente gli altri popoli pagani. Per questo la predicazione di primi cristiani è spesso indirizzata proprio contro la divinazione, contro la volontà di conoscere prima, contro la paura del futuro.<br />La fede, quella vera, profonda, infatti, non teme nulla, non conosce la paura che paralizza, ma solo la fragilità umana redenta. Il fardello è pesante, sproporzionato? Dio mi aiuterà. "Non chiedo di vedere lontano, scriveva il cardinale Newman, un passo è abbastanza per me...". Non ti...]]></itunes:summary><itunes:duration>497</itunes:duration><itunes:keywords>anelli,provvidenza,signore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/aed2d7cab151e58e38ce0fa7a05e7744.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La fattoria degli animali** (1954) - Gli inganni di tutte le rivoluzioni</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-fattoria-degli-animali-1954-gli-inganni-di-tutte-le-rivoluzioni--42709728</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=247" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=247</a><br /><br />GLI INGANNI DI TUTTE LE RIVOLUZIONI<br />Ogni rivoluzione propone un obiettivo ingannevole: la libertà, ma sganciata dalla verità... e quindi finisce nel totalitarismo<br />Si può leggere come una simpatica favola che ha per protagonisti gli animali... anche se la conclusione immerge in un deluso sconcerto; ma una lettura più attenta rivela una realtà molto amara. L'utopia rivoluzionaria si manifesta via via sempre più come negazione della libertà, il cui desiderio innato e spesso non valutato alla luce della ragione, spinge talvolta alle rivoluzioni violente.<br />Il luogo in cui si svolgono i fatti è "la fattoria padronale" del Signor Jones immersa nel verde dei prati di Inghilterra e la vicenda ha il suo avvio con il discorso del maiale più anziano della fattoria.<br />"Il Vecchio Maggiore" (così si chiama il maiale) parla in modo esaltante del glorioso futuro di libertà che aspetta gli animali se saranno capaci di scuotersi di dosso la gestione tirannica del loro crudele padrone e, comunque, se si libereranno dagli uomini che sanno solo sfruttarli. Il vecchio verro di dodici anni conclude con quello che per lungo tempo resterà l'inno della rivoluzione "Animali d'Inghilterra".<br />Di lì a poco "Il Vecchio Maggiore" muore, ma le sue parole restano nel cuore degli animali. In modo fortunoso il signor Jones viene scacciato e la nuova gestione della "fattoria" viene presa in mano dal gruppo dei maiali, che, essendo i più intelligenti della compagnia, elaborano velocemente la teoria dell'Animalismo che si concretizza in sette comandamenti scritti a grandi lettere bianche su un muro della fattoria, che viene ribattezzata "la fattoria degli animali".<br />Comincia così l'avventura rivoluzionaria che coinvolge quasi tutti gli animali in un commovente impegno di fedeltà al nuovo credo rivoluzionario.<br />Ognuno reagisce naturalmente secondo il suo temperamento e scopriamo il sornione gatto che, in clima di uguaglianza e di rispetto reciproco tra animali, vorrebbe arringare gli uccellini (chissà come mai!); o la vanitosa cavallina Mollie che con difficoltà deve rinunciare ai nastri che la abbelliscono perché sono assimilabili agli abiti portati dagli uomini; o il cocciuto e enigmatico asino Benjanin e il valoroso lavoratore indefesso, il cavallo Gondrano; o Berta, la cavalla sua fedele amica.<br />Tra tutti si distinguono però i maiali Napoleon, Palla di Neve, e Clarinetto.<br />Ben presto prende le redini della situazione il misterioso e autorevole Napoleon; Clarinetto ne diventa il portavoce ufficiale e si renderà interprete persuasivo e accattivante della sua volontà per tutta la durata dell'avventura rivoluzionaria; mentre Palla di Neve scompare, braccato da una muta di cani segretamente addestrati da Napoleon; e diverrà via via il responsabile di ogni nefandezza che si verifica nella fattoria, in un crescendo sempre più menzognero in concomitanza con il diminuire della memoria storica degli animali.<br />La vicenda rivela, a chi conosce per esperienza le dittature del secolo scorso, tutti i passaggi inesorabili che portano al fallimento degli ideali rivoluzionari, realizzato attraverso i metodi consueti delle menzogna presentata come verità, della storia continuamente rivisitata e modificata, dell'autodenuncia e dei processi farsa... ma tutto è presentato con molta gradualità e naturalezza e quasi sfugge ad una prima lettura, inconsapevole dell'epilogo.<br />L'aspetto più commovente della vicenda consiste senz'altro in questa ineliminabile aspirazione alla libertà che spinge gli animali a sacrifici veramente gravosi... e per la libertà vera si fa tutto, quando il cuore si mantiene fedele a questa insopprimibile esigenza.<br />Ma la vera libertà si può esercitare solo nella verità: sulla menzogna si può anche costruire, ma si tratta di castelli di carta che prima o poi crollano o mostrano il crudele disinganno; e per fortuna la coscienza degli animali (ma l'autore si riferisce naturalmente a noi uomini) conserva sempre un bagliore di autenticità che alla fine li rende capaci di capire.<br />Perché l'utopia propone sempre un obiettivo ingannevole e falso: l'illusione della libertà; che nel gradevole libro di Orwell ha il suo più amaro slogan nell'unico comandamento rimasto a caratteri cubitali: "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri".<br />Maria Vittoria Pinna<br />Fonte: BastaBugie n.434 del 30 dicembre 2015]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42709728</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:35:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42709728/film_garantiti_la_fattoria_degli_animali_gli_inganni_di_tutte_le_rivoluzioni_1954.mp3" length="5949230" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=247&#13;
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GLI INGANNI DI TUTTE LE RIVOLUZIONI&#13;
Ogni rivoluzione propone un obiettivo ingannevole: la libertà, ma sganciata dalla verità... e quindi finisce nel totalitarismo&#13;
Si può...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=247" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=247</a><br /><br />GLI INGANNI DI TUTTE LE RIVOLUZIONI<br />Ogni rivoluzione propone un obiettivo ingannevole: la libertà, ma sganciata dalla verità... e quindi finisce nel totalitarismo<br />Si può leggere come una simpatica favola che ha per protagonisti gli animali... anche se la conclusione immerge in un deluso sconcerto; ma una lettura più attenta rivela una realtà molto amara. L'utopia rivoluzionaria si manifesta via via sempre più come negazione della libertà, il cui desiderio innato e spesso non valutato alla luce della ragione, spinge talvolta alle rivoluzioni violente.<br />Il luogo in cui si svolgono i fatti è "la fattoria padronale" del Signor Jones immersa nel verde dei prati di Inghilterra e la vicenda ha il suo avvio con il discorso del maiale più anziano della fattoria.<br />"Il Vecchio Maggiore" (così si chiama il maiale) parla in modo esaltante del glorioso futuro di libertà che aspetta gli animali se saranno capaci di scuotersi di dosso la gestione tirannica del loro crudele padrone e, comunque, se si libereranno dagli uomini che sanno solo sfruttarli. Il vecchio verro di dodici anni conclude con quello che per lungo tempo resterà l'inno della rivoluzione "Animali d'Inghilterra".<br />Di lì a poco "Il Vecchio Maggiore" muore, ma le sue parole restano nel cuore degli animali. In modo fortunoso il signor Jones viene scacciato e la nuova gestione della "fattoria" viene presa in mano dal gruppo dei maiali, che, essendo i più intelligenti della compagnia, elaborano velocemente la teoria dell'Animalismo che si concretizza in sette comandamenti scritti a grandi lettere bianche su un muro della fattoria, che viene ribattezzata "la fattoria degli animali".<br />Comincia così l'avventura rivoluzionaria che coinvolge quasi tutti gli animali in un commovente impegno di fedeltà al nuovo credo rivoluzionario.<br />Ognuno reagisce naturalmente secondo il suo temperamento e scopriamo il sornione gatto che, in clima di uguaglianza e di rispetto reciproco tra animali, vorrebbe arringare gli uccellini (chissà come mai!); o la vanitosa cavallina Mollie che con difficoltà deve rinunciare ai nastri che la abbelliscono perché sono assimilabili agli abiti portati dagli uomini; o il cocciuto e enigmatico asino Benjanin e il valoroso lavoratore indefesso, il cavallo Gondrano; o Berta, la cavalla sua fedele amica.<br />Tra tutti si distinguono però i maiali Napoleon, Palla di Neve, e Clarinetto.<br />Ben presto prende le redini della situazione il misterioso e autorevole Napoleon; Clarinetto ne diventa il portavoce ufficiale e si renderà interprete persuasivo e accattivante della sua volontà per tutta la durata dell'avventura rivoluzionaria; mentre Palla di Neve scompare, braccato da una muta di cani segretamente addestrati da Napoleon; e diverrà via via il responsabile di ogni nefandezza che si verifica nella fattoria, in un crescendo sempre più menzognero in concomitanza con il diminuire della memoria storica degli animali.<br />La vicenda rivela, a chi conosce per esperienza le dittature del secolo scorso, tutti i passaggi inesorabili che portano al fallimento degli ideali rivoluzionari, realizzato attraverso i metodi consueti delle menzogna presentata come verità, della storia continuamente rivisitata e modificata, dell'autodenuncia e dei processi farsa... ma tutto è presentato con molta gradualità e naturalezza e quasi sfugge ad una prima lettura, inconsapevole dell'epilogo.<br />L'aspetto più commovente della vicenda consiste senz'altro in questa ineliminabile aspirazione alla libertà che spinge gli animali a sacrifici veramente gravosi... e per la libertà vera si fa tutto, quando il cuore si mantiene fedele a questa insopprimibile esigenza.<br />Ma la vera libertà si può esercitare solo nella verità: sulla menzogna si può anche costruire, ma si tratta di castelli di carta che prima...]]></itunes:summary><itunes:duration>372</itunes:duration><itunes:keywords>fattoria,inganni,rivoluzioni,uguali</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/212ee6593ae147e9df57ed1508506f52.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il signore degli anelli***** (2001-2003) - Opera religiosa e cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-signore-degli-anelli-2001-2003-opera-religiosa-e-cattolica--42709648</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=225" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=225</a><br /><br />IL SIGNORE DEGLI ANELLI, OPERA RELIGIOSA E CATTOLICA<br />Il libro ''La realtà in trasparenza'' raccoglie le risposte di Tolkien ai lettori che gli scrivevano: ecco come capire davvero il pensiero dell'autore più letto ed amato del XX secolo<br />"Credo che le storie fantastiche abbiano un loro modo di rispecchiare la verità, diverso dall'allegoria o dalla satira o dal realismo, e per alcuni versi più potente", scrive John Ronald Reuel Tolkien in una lettera del 1956 indirizzata a Michael Straight, recensore del Il Signore degli Anelli (J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere, Bompiani 2001, p.263). In effetti, tutto l'interesse dello scrittore Tolkien sembra come rivolto a un centro attorno al quale ruotano i suoi racconti. Il fascino quasi irresistibile che le sue storie esercitano su milioni di lettori deriva forse dalla bellezza alla quale egli, in qualche modo, si ispira. Quella di Tolkien, però, non è la bellezza degli elfi o della natura, e nemmeno quella della magia fatata e degli incantesimi; non è il fascino della fiaba o del poema mitologico ed eroico o del racconto di viaggio. La verità che raccontano o rispecchiano le storie fantastiche di Tolkien è, in un certo senso, quella della natura umana più profonda: è l'immagine che determina l'essere umano come persona, è la sua somiglianza, in un certo senso, alla verità dell'uomo. Tolkien descrive nei suoi libri, per così dire, la "vita spirituale" dei personaggi, il loro cammino di perfezione o, come dice lui stesso, il loro cammino di santità (lettera del 1956, p.264; anche la lettera del 1954, p.230), in altre parole, la nobilitazione, la santificazione degli umili (p.268). "Questa storia - spiega Tolkien - deve chiarire del tutto un tema ricorrente: il posto che nelle "politiche mondiali" occupano gli atti di volontà imprevisti e imprevedibili, e le buone azioni di chi apparentemente è piccolo, poco eroico e dimenticato invece dai saggi e dai grandi (sia buoni che malvagi)" (lettera del 1951, p.182). Insomma, la rilevanza delle buone azioni di chi è piccolo. Che cosa, infatti, è realmente importante per l'essere umano se non la sua identità, la sua capacità di vivere, di amare, di andare oltre se stesso e di aprirsi alla vita? "Penso che la storia fantastica - scriverà altrove - sia una delle più alte forme di letteratura, e che sia del tutto sbagliato associarla ai bambini" (p.249), proprio perché essa, più fortemente, rispecchia la verità.<br /><br />UNA SPIRITUALITÀ MOLTO BELLA (CIOÈ CATTOLICA)<br />Questo cammino dei personaggi di Tolkien si svolge alla luce di una spiritualità che milioni di lettori, anche lontani dal cattolicesimo, hanno riconosciuto come molto bella perché molto aderente alla verità dell'uomo. Essa si presenta a noi in una forma nuova, libera dai pregiudizi che spesso accompagnano, purtroppo, ciò che è dichiaratamente "cattolico". Ma essa è, nei fondamenti, coerente nella dottrina cattolica, come ammette anche lo stesso Tolkien. Non è un caso che, più volte, egli affermi come la storia da lui descritta si ambientata nella Terra di Mezzo (Middenerd) che è la traduzione in inglese arcaico di oikoumene, il mondo abitato dagli uomini, ovvero il nostro mondo (lettera del 1954, p.211). "La-Terra-di-Mezzo - scrive (in una lettera del 1956, p.270) - non è un mondo immaginario (come il paese delle fate) o con mondi invisibili (come il paradiso o l'inferno). Il teatro della mia storia è su questa terra, quella su cui noi ora viviamo, solo il periodo storico è immaginario". Insomma, nei racconti di Tolkien, è di noi che si tratta. "Io pretenderei, se non sapessi che fosse presuntuoso da parte mia, di avere come obbiettivo quello di dimostrare la verità e di incoraggiare i buoni principi morali in questo nostro mondo, attraverso l'antico espediente di esemplificarli attraverso personificazioni diverse, che alla fine tendono a farsi capire" (lettera del 1954, p.220).<br /><br />IL "FALLIMENTO" DI FRODO<br />C'è un passo ne Il Signore degli Anelli che mi ha sempre colpito in modo particolare ed è il momento i cui i personaggi, gli hobbit, alla fine della storia, tornano nel loro paese, la Contea, e scoprono che lo stregone malvagio Saruman ha devastato ogni cosa. Infuriati, gli hobbit vogliono ucciderlo, se non fosse per l'intervento di Frodo, il quale ha compiuto un lungo cammino di crescita umana e spirituale, che lo lascia andare via libero. E Saruman, improvvisamente, lo guarda con "uno strano sguardo, misto di meraviglia, di rispetto e di odio", e riconosce quanto è cresciuto questo personaggio capace ora di perdonare e di rispondere al male con il bene (Il Signore degli Anelli, Rusconi 1980, p.1212). È, infatti, per la pietà e la capacità di perdonare le offese che Frodo è riuscito a distruggere l'anello del potere e a salvare la Terra di Mezzo. Non è la logica umana, né la forza del più forte a vincere: è piuttosto la logica del Vangelo che ispira Tolkien profondamente e che anima i suoi personaggi. È questa la "verità" che le sue storie fantastiche cercano di "rispecchiare", quella visione della persona che è, in definitiva, la più aderente e vera dell'essere umano. Anzi, Tolkien non si "ispira" ad essa, non più di quanto un Santo si "ispiri" al Vangelo per vivere la propria vita. Così, ad esempio, Tolkien valuta il "fallimento" di Frodo quando deve distruggere l'anello del potere de nemico: "Frodo in realtà fallisce come "eroe". Eroe così come lo concepiscono le menti più semplici: non arriva fino alla fine; rinuncia, tradisce. Non dico "menti semplici" con disprezzo: esse vedono spesso con chiarezza la pura verità e l'ideale assoluto verso il quale devono dirigersi i nostri sforzi, anche se questo ideale è irraggiungibile. La loro debolezza, tuttavia è duplice.<br />Non percepiscono la complessità di qualsiasi data situazione nel tempo, in cui un ideale assoluto è calato. Tendono a dimenticare quello strano elemento del mondo che noi chiamiamo pietà o compassione, che è un requisito indispensabile nel giudizio morale (dato che è presente nella natura divina). È tipico di Dio, nel suo aspetto più elevato. Per i giudici finiti, con una conoscenza imperfetta, deve portare all'uso di due diversi metri di moralità. A noi stessi, dobbiamo proporre l'ideale assoluto senza compromessi, dato che noi non conosciamo i limiti della nostra forza naturale (più la grazia), e se non tendiamo all'obiettivo massimo, cadremo senz'altro più in basso del limite che riusciremmo a raggiungere. Per quanto riguarda gli altri, nei casi in cui sappiamo abbastanza per dare un giudizio, dobbiamo applicare un metodo di giudizio mitigato alla compassione... (È frequente questo doppio metro di giudizio nei santi, quando valutano le sofferenze e le tentazioni che stanno patendo e quando invece valutano gli altri)" (lettera del 1963, p.367; anche in: lettera del 1956, p.265; lettera del 1956, p.285; lettera del 1956, p.286).<br /><br />"SONO UN CRISTIANO CATTOLICO ROMANO"<br />Frodo, afferma altrove Tolkien, non è un pacifista, ma ha "raggiunto la conclusione che il combattimento fisico ha in realtà meno conseguenze di quello che la maggior parte di uomini (buoni) pensa!", rivelando così, in qualche modo, la grande fede del nostro autore nella preghiera e nell'efficacia della vita contemplativa. Rivolgendosi al figlio Christopher, in una lettera del 1944, lo esorta alla preghiera: "Se già non lo fai, prendi l'abitudine di pregare. Io prego molto..." (p.77). La vita interiore dello scrittore Tolkien pervade, quindi, tutta la sua opera. E, in effetti, in un'altra lettera del 1958, scrive: "Ho intenzionalmente scritto un racconto costruito su certe idee "religiose", ma che non è un'allegoria di queste e non le cita apertamente" (p.320). E ancora, in una lettera successiva: "Sono un cristiano (cosa che può anche essere dedotta dalle mie storie), anzi un cattolico romano" (p.326).<br />La ricerca di questa radice religiosa di Tolkien non vuole essere una rivendicazione sciocca, né il tentativo di annettere questo scrittore al "mondo" cattolico: no. È più semplicemente la constatazione della fecondità del Vangelo e della vita cristiana e di come esso porta sempre frutti nuovi e impensati. Tolkien era un uomo di fede, animato dalla fede, come emerge dai suoi scritti e soprattutto dalle sue lettere, e questo, tra l'altro, lo ha reso fecondo anche come scrittore. Egli sapeva bene il "prezzo" della fede e della sua Bellezza, della Bellezza della Vita. A cominciare dalle sofferenze vissute per la conversione della madre al cattolicesimo, e poi l'emarginazione vissuta all'università perché professore cattolico.<br /><br />SEME E GIARDINIERE<br />Ecco che Tolkien s trasforma in un vero e proprio direttore spirituale per il figlio, mostrando i valori che danno la concretezza alla vita interiore dell'essere umano. Così, nell'ottica della Croce, Tolkien può affermare: "Io sono cristiano, e cattolico romano, e quindi non mi aspetto che la "storia" sia qualcosa di diverso da una "lunga sconfitta", benché contenga alcuni esempi e intuizioni della vittoria finale" (lettera del 1956, p. 289). Allo stesso modo può scrivere, a proposito della natura umana: "Un uomo non è soltanto un seme che si sviluppa secondo uno schema definito, bene o male in base alla sua situazione o ai suoi difetti in quanto esemplare della sua specie; un uomo è allo stesso tempo un seme e per certi versi anche un giardiniere, nel bene o nel male. Io sono colpito da come lo sviluppo del carattere possa essere il prodotto di un'intenzione consapevole, della volontà di modificare tendenze innate nella direzione desiderata; in alcuni casi il cambiamento può essere grande e definitivo", e in questa linea sviluppa anche il carattere dei suoi personaggi (lettera del 1956, p.271).<br />Nei momenti di difficoltà, esorta anche il figlio Michael alla Comunione frequente: "L'unico rimedio contro il vacillare e l'indebolirsi della fede è la Comunione.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42709648</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:26:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42709648/film_garantiti_il_signore_degli_anelli_opera_religiosa_e_cattolica_2001_2003.mp3" length="17278849" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=225&#13;
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IL SIGNORE DEGLI ANELLI, OPERA RELIGIOSA E CATTOLICA&#13;
Il libro ''La realtà in trasparenza'' raccoglie le risposte di Tolkien ai lettori che gli scrivevano: ecco come capire...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=225" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=225</a><br /><br />IL SIGNORE DEGLI ANELLI, OPERA RELIGIOSA E CATTOLICA<br />Il libro ''La realtà in trasparenza'' raccoglie le risposte di Tolkien ai lettori che gli scrivevano: ecco come capire davvero il pensiero dell'autore più letto ed amato del XX secolo<br />"Credo che le storie fantastiche abbiano un loro modo di rispecchiare la verità, diverso dall'allegoria o dalla satira o dal realismo, e per alcuni versi più potente", scrive John Ronald Reuel Tolkien in una lettera del 1956 indirizzata a Michael Straight, recensore del Il Signore degli Anelli (J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere, Bompiani 2001, p.263). In effetti, tutto l'interesse dello scrittore Tolkien sembra come rivolto a un centro attorno al quale ruotano i suoi racconti. Il fascino quasi irresistibile che le sue storie esercitano su milioni di lettori deriva forse dalla bellezza alla quale egli, in qualche modo, si ispira. Quella di Tolkien, però, non è la bellezza degli elfi o della natura, e nemmeno quella della magia fatata e degli incantesimi; non è il fascino della fiaba o del poema mitologico ed eroico o del racconto di viaggio. La verità che raccontano o rispecchiano le storie fantastiche di Tolkien è, in un certo senso, quella della natura umana più profonda: è l'immagine che determina l'essere umano come persona, è la sua somiglianza, in un certo senso, alla verità dell'uomo. Tolkien descrive nei suoi libri, per così dire, la "vita spirituale" dei personaggi, il loro cammino di perfezione o, come dice lui stesso, il loro cammino di santità (lettera del 1956, p.264; anche la lettera del 1954, p.230), in altre parole, la nobilitazione, la santificazione degli umili (p.268). "Questa storia - spiega Tolkien - deve chiarire del tutto un tema ricorrente: il posto che nelle "politiche mondiali" occupano gli atti di volontà imprevisti e imprevedibili, e le buone azioni di chi apparentemente è piccolo, poco eroico e dimenticato invece dai saggi e dai grandi (sia buoni che malvagi)" (lettera del 1951, p.182). Insomma, la rilevanza delle buone azioni di chi è piccolo. Che cosa, infatti, è realmente importante per l'essere umano se non la sua identità, la sua capacità di vivere, di amare, di andare oltre se stesso e di aprirsi alla vita? "Penso che la storia fantastica - scriverà altrove - sia una delle più alte forme di letteratura, e che sia del tutto sbagliato associarla ai bambini" (p.249), proprio perché essa, più fortemente, rispecchia la verità.<br /><br />UNA SPIRITUALITÀ MOLTO BELLA (CIOÈ CATTOLICA)<br />Questo cammino dei personaggi di Tolkien si svolge alla luce di una spiritualità che milioni di lettori, anche lontani dal cattolicesimo, hanno riconosciuto come molto bella perché molto aderente alla verità dell'uomo. Essa si presenta a noi in una forma nuova, libera dai pregiudizi che spesso accompagnano, purtroppo, ciò che è dichiaratamente "cattolico". Ma essa è, nei fondamenti, coerente nella dottrina cattolica, come ammette anche lo stesso Tolkien. Non è un caso che, più volte, egli affermi come la storia da lui descritta si ambientata nella Terra di Mezzo (Middenerd) che è la traduzione in inglese arcaico di oikoumene, il mondo abitato dagli uomini, ovvero il nostro mondo (lettera del 1954, p.211). "La-Terra-di-Mezzo - scrive (in una lettera del 1956, p.270) - non è un mondo immaginario (come il paese delle fate) o con mondi invisibili (come il paradiso o l'inferno). Il teatro della mia storia è su questa terra, quella su cui noi ora viviamo, solo il periodo storico è immaginario". Insomma, nei racconti di Tolkien, è di noi che si tratta. "Io pretenderei, se non sapessi che fosse presuntuoso da parte mia, di avere come obbiettivo quello di dimostrare la verità e di incoraggiare i buoni principi morali in questo nostro mondo, attraverso l'antico espediente di esemplificarli attraverso...]]></itunes:summary><itunes:duration>1080</itunes:duration><itunes:keywords>anelli,cattoliche,frodo,signore</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/20b2b92f1c402a9b672c59984eed04f1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il signore degli anelli***** (2001-2003) - La terra di mezzo e le sacre scritture</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-signore-degli-anelli-2001-2003-la-terra-di-mezzo-e-le-sacre-scritture--42709589</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16</a><br /><br /><br />LA TERRA DI MEZZO E LE SACRE SCRITTURE<br />La vittoria sul male è possibile solo rinunciando, con libertà, a qualche cosa di caro<br />"Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica" scrive Tolkien nella lettera del 2 dicembre 1953 a padre Robert Murray: notizia per nulla sorprendente se si considera appunto la vita del suo autore, plasmata da una profonda fede ereditata dalla madre, convertita dalla religione protestante della sua famiglia d'origine - il padre di Mabel, educato in una scuola metodista era poi diventato unitariano - al cattolicesimo, scelta che pagò con la vita, essendo stata ripudiata e abbandonata alla miseria con disprezzo dai suoi.<br />Questa è la giusta lente con la quale osservare e comprendere tutta l'opera di JRR e il suo capolavoro in primis, come giustamente fanno notare sia Paolo Gulisano, [...] nel bello studio Il mito e la grazia (Ancora), sia Andrea Monda e Saverio Simonelli nel loro interessante saggio Tolkien il signore della fantasia (Frassinelli).<br />I pregevoli testi di Gulisano e di Monda-Simonelli, per certi versi abbastanza simili, muovono saggiamente dalla biografia di Tolkien per notare come la sua opera completa, e non solo Il Signore degli anelli, sia un inno alla Grazia con rimandi continui alla Sacra Scrittura. Entrambi i testi si soffermano a lungo sull'intreccio tra biografia e bibliografia, ed entrambi illustrano chiaramente fin dall'inizio il pensiero fondamentale di Tolkien sul senso della vita e della scrittura: il famoso concetto della subcreazione, che vede l'uomo accanto a Dio nell'opera di formazione della realtà, evidentemente con dei distinguo: il subcreato dell'uomo è il mondo dei miti, delle vicende che rimandano a messaggi completi. Se Dio, "scrivendo" la Bibbia ha dato vita a quegli eventi che narrava - la Parola si è fatta carne! - l'uomo può solo "creare" mondi che rimangono prigionieri della scrittura. Questo è, secondo il nostro autore, il contributo che l'uomo può offrire al Dio nell'opera di creazione.<br />Se Monda e Simonelli paragonano Tolkien al nostro Manzoni, mettendone in evidenza i numerosi elementi in comune, io credo che si possa accostare lo scrittore inglese a Dante: entrambi hanno inteso conferire il senso anagogico al loro lavoro: non simbolo, ma esperienza vera che rimanda ad altri significati o eventi. Non dunque una fiaba o un'opera simbolica è quella di Tolkien, né una parodia o ancora peggio una allegoria. Ma una creazione che rimanda ad altro, così come lo è la Divina Commedia nelle intenzioni di Dante: il fiorentino lo illustra chiaramente nella ben nota lettera a Cangrande della Scala.<br />Soffermiamoci ora sulla più nota delle opere di Tolkien, riportata all'attenzione generale dall'evento cinematografico. Se le vicende della trilogia potrebbero essere riassunte dagli ultimi due versi del Padre Nostro, il sugo di tutta la storia può essere espresso citando la conclusione della liturgia della parola della Messa in onore di S.Agnese - 21 gennaio - che recita: "O Dio onnipotente ed eterno (che) scegli le creature più miti e più deboli per confondere la potenza del mondo". In questa frase è racchiuso il messaggio di Tolkien: la fiducia illimitata nel Dio cattolico e nel Suo progetto sulla storia, l'esaltazione degli umili, la "follia" che, come esclama Gandalf durante il consiglio di Elrond, sarà "il manto agli occhi del nemico" così da confondere la potenza del mondo. Parole simili, queste ultime, a quelle contenute nel Magnificat: "ha esaltato l'umiltà della Sua serva… ha rovesciato i potenti dai troni… ha innalzato gli umili".<br />Umili e fragili: questa mi sembra essere la fondamentale e decisiva differenza tra il pregevole universo tolkieniano e il divertente, ma anche superficiale mondo di Harry Potter, dove i buoni sono splendidamente buoni e i cattivi perversamente cattivi. Spaccatura manichea pressoché assente nell'opera di Tolkien dove tutti, persino Gollum, possono riscattarsi e dove tutti, persino Frodo, persino Aragorn, persino Gandalf, sono costantemente tentati e non necessariamente capaci di superare la tentazione. Solo gli orchi, scimmie di uomini creati dal fango, e gli emissari di Sauron sono presentati come impermeabili alla salvezza: come peraltro i demoni e satana, secondo quanto scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica.<br />Tutto Il Signore degli Anelli è pervaso dal senso della fragilità umana che solo in Dio trova compimento e appoggio. In effetti, come fece già notare Emilia Lodigiani nel primo, ed imprescindibile saggio Invito alla lettura di J.R.R.Tolkien (Mursia), il tratto saliente di questo romanzo, come di tutto ciò che ha scritto Tolkien, è la rinuncia. La vittoria sul male è possibile solo rinunciando, con libertà, a qualche cosa di caro. Se è ben noto che è proprio la rinuncia all'anello a salvare la Terra di Mezzo, sono molti altri gli esempi di questa rinuncia presenti nel testo, che si apre proprio con la rinuncia di Bilbo al suo prezioso tesoro che Gandalf affiderà a Frodo. Lo stesso Frodo rinuncia alla vita tranquilla per farsi carico di condurre a termine una missione preclusa agli eroi "istituzionali" Aragorn e Gandalf. Gandalf prima e Galadriel poi rinunciano al possesso dell'anello ingenuamente offerto loro da Frodo, superando la prova - e Tolkien utilizza in entrambi i casi questo vocabolo - come Cristo nel deserto sconfigge il diavolo che gli offre il possesso di tutti i regni della Terra.<br />Proprio perché il tema della rinuncia è ben noto, non sembra opportuno soffermarsi su di esso.<br />Vorrei portare invece l'attenzione su altri argomenti che trovano la loro radice nelle Scritture e nella fede cattolica. Mi sembra che questo territorio sia stato poco esplorato; non si è andati alla ricerca della subcreazione tolkieniana legata alla fonte principale della creazione: la Sacre Scritture.<br />Che invece sono evocate di continuo e costituiscono una colonna sonora costante, lieve e ineludibile del testo, a cominciare dalla famosa frase di San Paolo: "Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8, 28). Così infatti accade nel libro. Situazioni che paiono tragiche, estremamente negative, si dimostrano invece preziose per produrre il bene: se Gandalf il grigio non "morisse" a Moria, non potrebbe rinascere come Gandalf il bianco (e qui riecheggia anche la parola di Gesù: "se il chicco di grano non muore…" - Gv, 12,24).<br />Senza l'attacco di follia che colpisce Boromir e lo spinge a strappare l'anello a Frodo e senza l'assalto degli orchi la compagnia non si scioglierebbe e l'anello non "andrebbe a est". Se Pipino e Merry non fossero rapiti dagli orchi non risveglierebbero la foresta di Fangor e gli ent. Se Gollum non fosse fuggito agli elfi e non avesse tradito gli hobbit, l'Anello non sarebbe stato gettato nella fornace ardente.<br />La figura del vero protagonista della vicenda, Frodo, è poi ritagliata sulla figura del Santo: un intreccio tra Abramo, pronto a lasciare tutto, la casa, la ricchezza, la posizione, per andare nell'abominio della desolazione; Mosé, il profeta che si sente inadeguato per il compito affidatogli; e lo stesso Gesù, del quale condivide la profonda umiltà e la forte volontà di portare a termine il compito affidatogli a costo della vita. Come scrive acutamente Greta Bertani, nella sua tesi di laurea discussa all'Università di Bologna nel 1995, un saggio che meriterebbe fortuna letteraria per la profondità, la freschezza e la novità delle argomentazioni: "Frodo ha risposto ad una chiamata sebbene avesse voluto evitarla e non sapesse nulla in fatto di armi e guerre". E una volta "chiamato" non si tira più indietro.<br />Stranamente nessuno, che mi risulti, ha preso in esame il fatto che Moria, il regno dei nani ormai controllato dagli orchi che la Compagnia dell'Anello attraversa nel primo libro, ha preso il nome dal monte sul quale Abramo viene inviato a sacrificare Isacco.<br />Moria infatti è il luogo sul quale verrà costruita, secoli dopo la vicenda di Abramo ed Isacco, la città di Ieru-Salem, il cui Re al tempo del patriarca è quel famoso Melkisedec, re appunto di Salem.<br />Uno dei colli di Moria è il Calvario, dove un altro sacrificio verrà officiato: quello di Nostro Signore.<br />Ebbene è proprio in Moria che Gandalf muore per poi risorgere: un caso? Credo proprio di no. Una indicazione piuttosto, e molto marcata, che rimanda al vero senso del sacrificio.<br />Anche la comunione dei santi è presente nel libro: è la pietà che Bilbo ha mostrato in passato verso Gollum, che nonostante appaia tutto corroso dal male, gli ispira compassione a permettere che la missione giunga a compimento. Gli sforzi che i personaggi compiono nella loro battaglia con le forze di Sauron sospingono Frodo aiutandolo a reggere il peso dell'Anello che aumenta man mano che si avvicina a Monte Fato. Palese è il messaggio di come il male corrompa con la sua vicinanza: l'anello, che ben rappresenta il peccato, corrode tutti coloro che ne vengono a contatto: non solo Gollum, che lo ha custodito a lungo, è ridotto ad una scimmia di ciò che era in origine, ma gli stessi Bilbo e Frodo subiscono gli attacchi dell'Unico e sopravvivono solo in funzione di uno sforzo di volontà libera. Frodo almeno fino a quando non sarà così piagato dall'anello da perdere, con la ragione, anche la capacità di intendere e di volere nel momento in cui si trova a poter gettare nella voragine di Monte Fato il "suo tesoro". L'anello è capace di scatenare le tre concupiscenze di S.Paolo: concupiscenza degli occhi, concupiscenza della carne e superbia di vita. Lo si nota in particolare nella vicenda di Boromir: il suo desiderio morboso di impossessarsi dell'anello lo spinge ad aggredire Frodo pronunciando parole che si possono collegare direttamente alle tre concupiscenze sopra citate.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42709589</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:21:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42709589/film_garantiti_il_signore_degli_anelli_la_terra_di_mezzo_e_le_sacre_scritture_2001_2003.mp3" length="15257599" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16&#13;
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LA TERRA DI MEZZO E LE SACRE SCRITTURE&#13;
La vittoria sul male è possibile solo rinunciando, con libertà, a qualche cosa di caro&#13;
"Il Signore degli Anelli è fondamentalmente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16</a><br /><br /><br />LA TERRA DI MEZZO E LE SACRE SCRITTURE<br />La vittoria sul male è possibile solo rinunciando, con libertà, a qualche cosa di caro<br />"Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica" scrive Tolkien nella lettera del 2 dicembre 1953 a padre Robert Murray: notizia per nulla sorprendente se si considera appunto la vita del suo autore, plasmata da una profonda fede ereditata dalla madre, convertita dalla religione protestante della sua famiglia d'origine - il padre di Mabel, educato in una scuola metodista era poi diventato unitariano - al cattolicesimo, scelta che pagò con la vita, essendo stata ripudiata e abbandonata alla miseria con disprezzo dai suoi.<br />Questa è la giusta lente con la quale osservare e comprendere tutta l'opera di JRR e il suo capolavoro in primis, come giustamente fanno notare sia Paolo Gulisano, [...] nel bello studio Il mito e la grazia (Ancora), sia Andrea Monda e Saverio Simonelli nel loro interessante saggio Tolkien il signore della fantasia (Frassinelli).<br />I pregevoli testi di Gulisano e di Monda-Simonelli, per certi versi abbastanza simili, muovono saggiamente dalla biografia di Tolkien per notare come la sua opera completa, e non solo Il Signore degli anelli, sia un inno alla Grazia con rimandi continui alla Sacra Scrittura. Entrambi i testi si soffermano a lungo sull'intreccio tra biografia e bibliografia, ed entrambi illustrano chiaramente fin dall'inizio il pensiero fondamentale di Tolkien sul senso della vita e della scrittura: il famoso concetto della subcreazione, che vede l'uomo accanto a Dio nell'opera di formazione della realtà, evidentemente con dei distinguo: il subcreato dell'uomo è il mondo dei miti, delle vicende che rimandano a messaggi completi. Se Dio, "scrivendo" la Bibbia ha dato vita a quegli eventi che narrava - la Parola si è fatta carne! - l'uomo può solo "creare" mondi che rimangono prigionieri della scrittura. Questo è, secondo il nostro autore, il contributo che l'uomo può offrire al Dio nell'opera di creazione.<br />Se Monda e Simonelli paragonano Tolkien al nostro Manzoni, mettendone in evidenza i numerosi elementi in comune, io credo che si possa accostare lo scrittore inglese a Dante: entrambi hanno inteso conferire il senso anagogico al loro lavoro: non simbolo, ma esperienza vera che rimanda ad altri significati o eventi. Non dunque una fiaba o un'opera simbolica è quella di Tolkien, né una parodia o ancora peggio una allegoria. Ma una creazione che rimanda ad altro, così come lo è la Divina Commedia nelle intenzioni di Dante: il fiorentino lo illustra chiaramente nella ben nota lettera a Cangrande della Scala.<br />Soffermiamoci ora sulla più nota delle opere di Tolkien, riportata all'attenzione generale dall'evento cinematografico. Se le vicende della trilogia potrebbero essere riassunte dagli ultimi due versi del Padre Nostro, il sugo di tutta la storia può essere espresso citando la conclusione della liturgia della parola della Messa in onore di S.Agnese - 21 gennaio - che recita: "O Dio onnipotente ed eterno (che) scegli le creature più miti e più deboli per confondere la potenza del mondo". In questa frase è racchiuso il messaggio di Tolkien: la fiducia illimitata nel Dio cattolico e nel Suo progetto sulla storia, l'esaltazione degli umili, la "follia" che, come esclama Gandalf durante il consiglio di Elrond, sarà "il manto agli occhi del nemico" così da confondere la potenza del mondo. Parole simili, queste ultime, a quelle contenute nel Magnificat: "ha esaltato l'umiltà della Sua serva… ha rovesciato i potenti dai troni… ha innalzato gli umili".<br />Umili e fragili: questa mi sembra essere la fondamentale e decisiva differenza tra il pregevole universo tolkieniano e il divertente, ma anche superficiale mondo di Harry Potter, dove i buoni sono splendidamente...]]></itunes:summary><itunes:duration>954</itunes:duration><itunes:keywords>anelli,aragorn,mezzo,signore,terra,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/891403277088be033980122e0107ac31.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il signore degli anelli***** (2001-2003) - La lotta dell'uomo per il bene</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-signore-degli-anelli-2001-2003-la-lotta-dell-uomo-per-il-bene--42709503</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=262" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=262</a><br /><br />LA LOTTA DELL'UOMO PER IL BENE<br />Significati e attualizzazioni del Signore degli anelli<br />Nell'Inghilterra contemporanea, patria, spesso, delle più incredibili sperimentazioni sulla vita e sull'uomo, si distinguono però, per la loro tenace ed efficace battaglia in difesa dei valori più alti, alcuni personaggi, in particolare due grandi scrittori cattolici, Gilbert Chesterton, l'inventore della figura di padre Brown, e J.R.R.Tolkien, il celebre autore de "Il Signore degli anelli".<br />John R. Tolkien nasce nel 1892 in sud Africa, ma ben presto si trasferisce in Inghilterra. Rimane precocemente orfano del padre e nel 1900 sua madre, Mabel, si converte dall'anglicanesimo al cattolicesimo. Non è una scelta facile in Inghilterra, perché comporta l'emarginazione e la riprovazione sociale. Dall'epoca di Enrico VIII infatti, quando venivano squartati e i loro corpi disseminati agli angoli delle strade perché fungessero da monito, i cattolici sono considerati come stranieri, anche se sul finire dell"800 la loro condizione è in parte mutata.<br />Presto Tolkien rimane orfano anche della madre e, pur essendo molto povero, con l'aiuto di un prete riesce ad entrare all'università di Oxford, dove studiano i rampolli dell'aristocrazia inglese. Nel 1915 viene chiamato in guerra, la I guerra mondiale, e non potendo sopportare la separazione dalla fidanzata Edith Bratt, si unisce a lei in matrimonio (nasceranno negli anni, quattro figli, uno dei quali diverrà sacerdote). <br />Nella I guerra mondiale l'uomo scopre per la prima volta la sua piccolezza di fronte alle macchine di morte e alla tecnologia che lui stesso ha creato. Crolla così l'illusione illuminista-positivista, l'idea di un uomo capace con le sue forze, grazie alla scienza, di dominare il mondo e la realtà, totalmente, divenendo Dio a se stesso. Affonda, con lo stesso fragore e dolore del Titanic, l'idea di poter procurare la felicità e l'immortalità, qui, su questa terra. <br /><br />LA SOCIETÀ INEBETITA<br />Lo scrittore Domenico Giuliotti scrive: "Era il 1913... i cervelli, finché non si smontavano nella pazzia, funzionavano automaticamente come gli stantuffi delle macchine che avevano inventate e delle quali stavano divenendo, senza saperlo, accessori. Il mondo avvolto giorno e notte nel fumo, nel fragore e nella polvere, puzzava di morchia, di benzina, di bruciaticcio e di bestemmia. E in mezzo a questo ciclo di lordure, l'oro rotolava sulla libidine e la libidine sull'oro, in avvinghiamenti spasmodici. Sembrava che, dopo aver rifiutato il cristianesimo, alla società inebetita fosse caduta la testa e si fosse posta in adorazione, così decapitata, dinnanzi alla materia, mentre questa, divenuta, per un prodigio infernale, micidialmente intelligente, si preparava ad annientarla".<br />Nel 1916 Tolkien combatte sulla Somme, in una battaglia epocale, fra le più disastrose della storia. La vita in trincea è segnata dall'ansia dell'attesa e del logoramento, dall'esposizione continua al fuoco di sbarramento, dalle nubi di gas stagnanti nell'aria, dal fango e dalla terra bruciata dalle granate e desertificata. Si diffondono, per la prima volta nella storia, una grande quantità di nuove nevrosi, figlie della guerra industrializzata: la "nevrosi del sepolto vivo", la "simpatia isterica per il nemico", isterie che si verificano dopo un trauma da esplosione, con i sintomi di paralisi, spasmi, mutismo, cecità e analoghi.<br />I medici osservano come un grosso calibro caduto vicino, o un fuoco di sbarramento prolungato danneggino il sistema nervoso del soldato ed il suo autocontrollo, generando scatti improvvisi, pianti isterici, sordità, rifiuto di avanzare, desiderio di suicidio...<br /><br />UN MONDO MASSIFICATO, OMOLOGATO, GLOBALIZZATO<br />Sono scenari, quelli della Somme, che torneranno ne "Il Signore degli anelli", per la descrizione della terra di Mordor, la terra dell'Oscuro Signore; così come torneranno il nemico lontano e senza volto, il coraggio, il sacrificio e il cameratismo dei soldati semplici, i tommies, i Frodo di tutti i giorni, di contro alla viltà e all'inettitudine degli ufficiali. A tale riguardo lo scrittore francese Bernanos, anche lui combattente, afferma: "Dio non ci ha lasciato che il sentimento profondo della sua assenza"; e ancora: "La maggior parte dei soldati ignorava perfino il nome di grazia...Voglio dire soltanto che forse erano stati talvolta degni di questa grazia, di questo sorriso di Dio. Infatti vivevano senza saperlo, in fondo a quelle tane fangose, una vita fraterna", una vita fraterna, e, tante volte, eroica, alla faccia di chi la guerra la aveva voluta, per lo più meschinamente e segretamente, come nel caso dell'Italia.<br />Rientrato dalla guerra Tolkien crea un sodalizio di amici con Lewis, Belloc e Chesterton. I quattro si trovano ogni martedì sera in un pub per parlare di letteratura, di fede, di vicende personali. Riguardo all'amicizia Tolkien scrive: "La vita, la vita terrena, non ha dono più grande da offrirci"; e altrove, all'incirca: "quando due divengono amici si allontanano insieme dal gregge".<br />Diviene poi professore all'università di Oxford, dove insegna letteratura inglese, studia i miti nordici, si reca ogni giorno a messa e fa i conti con il problema del male.<br />Dopo la I guerra già un'altra si prepara: la dittatura comunista asservisce duramente 180 milioni di persone, quella nazista 60 milioni di tedeschi. Ma anche la sua Inghilterra, che si ritiene al di sopra di ogni critica, esercita una forte oppressione sull'Irlanda cattolica e sulle sue colonie. <br />E' nella sua patria che inizia a provare "dispiacere e disgusto" di fronte all'imperialismo inglese, e a divenire, insieme a Chesterton, un amante delle "piccole patrie", delle specificità e delle tradizioni locali, contro ogni tentativo di unificare, forzatamente o subdolamente. <br />Il mondo non bello che lo circonda nasce dall'orgoglio, dal desiderio di potere, sugli uomini e sulla vita, che, a livello poetico, viene raffigurato nell'anello. Sauron, colui che lo ha forgiato, il Nemico, il menzognero, tende ad unificare il mondo sotto di sé, ad appiattire, a livellare le diversità, gli uomini, i nani, e gli elfi, la Contea, Gran burrone, Gondor e Rohan...<br />Un po' come fanno, con metodi diversi o analoghi, la Germania, la Russia, l'Inghilterra e l'America: Tolkien non risparmia nessuno. Nel suo poema Sauron vuole imporre a tutti anche la stessa lingua, il Linguaggio Nero, soppiantando così tutti gli idiomi preesistenti: Tolkien, che ama profondamente la parola e i linguaggi, come espressione della diversità multiforme delle culture, ha paura che questo possa veramente avvenire. <br />Nel 1945, lui che apprezzava profondamente il latino liturgico, lingua solenne, maestosa, sacra, e nello stesso tempo universale, cattolica, ha paura che una lingua non della preghiera ma del commercio e del denaro, non che unifica ma che colonizza, l'inglese, il suo inglese, si affermi sulle altre lingue. Nel 1945 prospetta inoltre un mondo post-bellico massificato, omologato, globalizzato, nella lingua, l'inglese, nei gusti, in ogni cosa.<br />Quando scrive la sua opera più famosa Tolkien ha in mente questo mondo, il nostro, ma lo trasporta in uno mitico, metatemporale, perché sa che il problema del bene e del male è antico come l'uomo. Discende infatti dalla Caduta, termine con cui definisce il peccato originale: c'è in noi, fin da bambini, una tendenza al male che lotta con una tendenza di segno contrario. Si esprime nell'egoismo, nella superbia, nella volontà di dominio, sulle cose, talora nei rapporti con gli altri...<br /><br />DIO HA CREATO OGNI COSA BUONA, MA HA LASCIATO LA LIBERTÀ<br />Per Tolkien non esiste, però, una contrapposizione manichea: non ci sono un Dio del bene e un Dio del male. Il suo riferimento filosofico è quello cristiano, da S.Agostino a S.Tommaso: Dio ha creato ogni cosa buona, omnia bona, ma ha lasciato la libertà di scegliere. Gollum, ad esempio, non è originariamente cattivo, anzi è una specie di hobbit: è l'anello a pervertirlo, rendendolo omicida e menzognero. Così Melkor e il suo servo Sauron sono semplicemente, come il Lucifero cristiano, degli angeli (Ainur) decaduti, che hanno deciso di opporsi al loro creatore, di cantare non più la sua musica armoniosa, creatrice, ma una musica propria, stridente e stonata, distruttrice. Melkor, divenuto il Nemico, assume gli attributi tipici di Satana, del diavolo: desideroso di potere, di gloria, menzognero, è, etimologicamente, "colui che è separato e che separa", che non ama, che cerca di guastare l'opera bella, armoniosa del creatore. Abita in una terra desolata, impervia, in cui pullulano macchinari e rifiuti industriali. Non ha amici o collaboratori, ma solo servi, come Sauron, o sciocchi servitori che sperano di essere un giorno padroni, come Saruman. Del male si può infatti divenire solo servi, perché abbracciando la menzogna e il vizio si perde la propria libertà. Ciò che cerca e ciò che vuole, Sauron, è l'anello: chi lo porta assume poteri immensi ma si lascia a poco a poco soggiogare. Non è il portatore, alla lunga, che decide, ma l'anello che decide per lui. Anche dell'anello si può essere solo servi, e non è lecito usarlo, usare un mezzo cattivo per fini buoni, come vorrebbe Sauron. In una sua lettera ad un figlio, dopo lo sganciamento della bomba atomica, che aveva permesso agli americani, e quindi anche agli inglesi, di essere totalmente vincitori, Tolkien afferma: "abbiamo usato l'anello!".<br />Ma se in questo tempo così "feroce" Sauron si è risvegliato, se la sua ombra si allunga da est verso le terre ancora libere e il mistero d'iniquità sembra totalmente dominante, non manca la speranza: l' "arbitro" della storia non è Melkor, ma Dio, che appare nel libro come una sorta di Provvidenza nascosta, che affida ai suoi il compito immenso di contrastare il male, di caricarsi del "fardello". "quando le cose sono in pericolo, qualcuno vi deve rinunciare, perderle, affinchè altri possano goderle".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42709503</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:17:37 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42709503/film_garantiti_il_signore_degli_anelli_la_lotta_dell_uomo_per_il_bene_2001_2003.mp3" length="21837530" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=262&#13;
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LA LOTTA DELL'UOMO PER IL BENE&#13;
Significati e attualizzazioni del Signore degli anelli&#13;
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Non è una scelta facile in Inghilterra, perché comporta l'emarginazione e la riprovazione sociale. Dall'epoca di Enrico VIII infatti, quando venivano squartati e i loro corpi disseminati agli angoli delle strade perché fungessero da monito, i cattolici sono considerati come stranieri, anche se sul finire dell"800 la loro condizione è in parte mutata.<br />Presto Tolkien rimane orfano anche della madre e, pur essendo molto povero, con l'aiuto di un prete riesce ad entrare all'università di Oxford, dove studiano i rampolli dell'aristocrazia inglese. Nel 1915 viene chiamato in guerra, la I guerra mondiale, e non potendo sopportare la separazione dalla fidanzata Edith Bratt, si unisce a lei in matrimonio (nasceranno negli anni, quattro figli, uno dei quali diverrà sacerdote). <br />Nella I guerra mondiale l'uomo scopre per la prima volta la sua piccolezza di fronte alle macchine di morte e alla tecnologia che lui stesso ha creato. Crolla così l'illusione illuminista-positivista, l'idea di un uomo capace con le sue forze, grazie alla scienza, di dominare il mondo e la realtà, totalmente, divenendo Dio a se stesso. Affonda, con lo stesso fragore e dolore del Titanic, l'idea di poter procurare la felicità e l'immortalità, qui, su questa terra. <br /><br />LA SOCIETÀ INEBETITA<br />Lo scrittore Domenico Giuliotti scrive: "Era il 1913... i cervelli, finché non si smontavano nella pazzia, funzionavano automaticamente come gli stantuffi delle macchine che avevano inventate e delle quali stavano divenendo, senza saperlo, accessori. Il mondo avvolto giorno e notte nel fumo, nel fragore e nella polvere, puzzava di morchia, di benzina, di bruciaticcio e di bestemmia. E in mezzo a questo ciclo di lordure, l'oro rotolava sulla libidine e la libidine sull'oro, in avvinghiamenti spasmodici. Sembrava che, dopo aver rifiutato il cristianesimo, alla società inebetita fosse caduta la testa e si fosse posta in adorazione, così decapitata, dinnanzi alla materia, mentre questa, divenuta, per un prodigio infernale, micidialmente intelligente, si preparava ad annientarla".<br />Nel 1916 Tolkien combatte sulla Somme, in una battaglia epocale, fra le più disastrose della storia. La vita in trincea è segnata dall'ansia dell'attesa e del logoramento, dall'esposizione continua al fuoco di sbarramento, dalle nubi di gas stagnanti nell'aria, dal fango e dalla terra bruciata dalle granate e desertificata. Si diffondono, per la prima volta nella storia, una grande quantità di nuove nevrosi, figlie della guerra industrializzata: la "nevrosi del sepolto vivo", la "simpatia isterica per il nemico", isterie che si verificano dopo un trauma da esplosione, con i sintomi di paralisi, spasmi, mutismo, cecità e analoghi.<br />I medici osservano come un grosso calibro caduto vicino, o un fuoco di sbarramento prolungato danneggino il sistema nervoso del soldato ed il suo autocontrollo, generando scatti improvvisi, pianti isterici, sordità, rifiuto di avanzare, desiderio di suicidio...<br /><br />UN MONDO MASSIFICATO, OMOLOGATO, GLOBALIZZATO<br />Sono scenari, quelli della Somme, che torneranno ne "Il Signore degli...]]></itunes:summary><itunes:duration>1365</itunes:duration><itunes:keywords>anelli,lotta,signore,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9ff0acf05ded0deafaa4d47a1e41c8d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il signore degli anelli***** (2001-2003) - Il segreto per un matrimonio felice</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-signore-degli-anelli-2001-2003-il-segreto-per-un-matrimonio-felice--42709447</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295</a><br /><br />TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE<br />La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi<br />J.R.R. Tolkien era un romantico. Quando incontrò la sua futura moglie, Edith, all'età di 16 anni, s'innamorò all'istante e iniziò immediatamente un corteggiamento informale, invitandola regolarmente nelle sale da tè locali. Quando il sacerdote che gli faceva da tutore scoprì la sua storia d'amore, tuttavia, gli proibì di avere contatti con Edith sino all'età di 21 anni, per non farlo distogliere dai suoi studi. Tolkien seppur a malincuore obbedì. Per 5 lunghi anni, attese l'unica donna certo che fosse la sua anima gemella. La sera del suo 21 compleanno, scrisse una lettera a Edith, dichiarandole il suo amore e chiedendola in sposa. Una settimana dopo, erano fidanzati in attesa del matrimonio. Durante la sua vita, Tolkien scrisse poesie d'amore alla moglie, e nelle sue lettere agli amici, scrive di lei in maniera brillante. Ma forse il famoso e intramontabile contributo alla sua amata sposa fu l'intrecciare la sua storia d'amore con la mitologia del Middle Earth nella storia di Beren e Luthien. Fu difficile trovare un contributo più commovente. Scrisse al figlio, Christopher: "Non l'ho mai chiamata Edith Luthien - ma ella fu la fonte della storia che a quel tempo divenne la parte principale del Silmarillion. Fu all'inizio pensata in una piccola foresta, una radura traboccante di cicuta a Roos nello Yorkshire (dove fui per un breve periodo al comando di un avamposto di Humber Garrison nel 1917, e lei poté vivere con me per un po'). In quei giorni i suoi capelli color corvino, la sua carnagione chiara, i suoi occhi più brillanti come non li avevo visti mai, e così lei poteva cantare - e ballare."<br />Neppure dopo la morte, Tolkien avrebbe lasciato la sua Edith. Fu seppellito accanto a lei e sotto un'unica lapide erano scritti i nomi di Beren e Luthien. Per usare una frase popolare, Tolkien fu "innamoratissimo" della sua sposa.<br /> <br />L'AMORE VERO FA MALE<br />J.R.R. Tolkien fu felicemente sposato per 55 anni. In contrasto, il tasso moderno sul divorzio è in maniera scioccante più elevato, e alcuni stanno rinunciando completamente al matrimonio monogamo, sostenendo semplicemente che non è possibile o sano. Che cosa aveva Tolkien che molti matrimoni non hanno? Come lo fece funzionare? La risposta è semplice: capì che il vero amore implica l'ab-negazione.<br />La nozione moderna di amore è puro sentimento, e si focalizza soprattutto sull'io. Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare, se sanno affermare l'io e i tuoi desideri, allora si che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne.<br />Proprio perché era profondamente legato a sua moglie Tolkien rigettava questa idea squallida sull'amore . Egli abbracciava invece l'idea cattolica del vero amore fondato sull'altro - qualcosa che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un'azione determinata sulla volontà.<br />Per illustrare il profondo punto di vista di Tolkien sull'amore coniugale, desidero condividere un estratto della lettera al figlio Michael Tolkien. È un lato diverso di Tolkien che molti non conoscono. A coloro i quali hanno un'eccessiva veduta sentimentale sull'amore, le sue parole possono sembrare scioccanti, persino offensive. Tuttavia, parla delle verità che, se comprese e fatte proprie, portano alla verità e alla felicità che dura a lungo nel matrimonio. Ecco una versione tronca della lettera.<br /> <br />NON C'È VIA DI SCAMPO<br />"Gli uomini non sono [monogami]. Monogami, non dobbiamo fingere, per la natura non lo sono. La monogamia (sebbene sia stata per molto tempo fondamentale per le nostre idee ereditate) è per scelta etica e di fede e non di carne. L'essenza di un mondo decaduto è che il meglio non lo si può ottenere con godimento gratuito, o con quello che è definito" realizzazione dell'io" (spesso un nome carino per intendere l'indulgenza verso se stesso, completamente nemico della realizzazione dell'altro da sé) ma con sforzo, con sofferenza.<br />Per un cristiano non c'è scampo. Il matrimonio può aiutarlo a santificarsi e a gestire i suoi impulsi sessuali, la grazia divina può aiutarlo nella lotta, ma la lotta rimane... Nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione. Ho sentito questo troppe poche volte in Chiesa, quasi mai fuori...<br />Quando il fascino finisce, o semplicemente le cose non vanno al meglio, l'uomo pensa di aver fatto un errore, che la vera anima gemella sia ancora da trovare. In realtà, la vera anima gemella risulterà essere solo la prima persona sessualmente attraente che gli capiterà davanti...<br />E naturalmente, solo in linea di principio ha ragione: hanno fatto un errore. Solo un uomo molto saggio alla fine della sua vita potrebbe esprimere un sano giudizio secondo il quale, tra tutti i rischi possibili, la scelta migliore è stata quella di sposarsi. Tutti i matrimoni, anche quelli felici, sono un errore: nel senso che quasi certamente entrambi i partner avrebbero potuto trovare un compagno più adatto. Ma, in realtà, la "vera anima gemella" è quella che hanno sposato... In questo mondo decaduto abbiamo come nostre uniche guide la prudenza, la saggezza (così poca in gioventù, troppo tardi nella vecchiaia), un cuore puro e la fedeltà nella verità..."  (Lettere di J.R.R. Tolkien, pp. 51-52)<br /><br />L'AMORE È UN SACRIFICIO<br />Come ho detto, molti si potrebbero offendere per le parole dirette di Tolkien sul matrimonio. "Se ami davvero qualcuno," litigando, "sarà difficile amarsi! Non dovreste essere in lotta. Matrimonio come mortificazione? Com'è offensivo! Non dovresti amare veramente tua moglie."<br />Questa linea di pensiero non si capisce, poiché l'amore vero è una lotta contro l'amore per se stessi. È un sacrificio contro le nostre nature decadute e molto egoiste. È il morire a se stessi che dona la vita. E molti uomini che sono onesti con se stessi ammettono che Tolkien aveva ragione. Lo sforzo per la castità e la fedeltà non finisce mai, non importa quanto ami tua moglie.<br />L'essenza dell'amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono - scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri " a breve termine" per una felicità a lungo termine, quelli che "scelgono di dare invece che di prendere".<br />E sai cosa? Quando scegli di essere fedele, la felicità inevitabilmente arriva. Così molti si arrendono quando le cose diventano inevitabilmente difficili - se in quell'istante avessero scelto di essere fedeli e lottare, avrebbero trovato la vera felicità aspettando la fine della lotta.<br />Come scrisse un altro cattolico felicemente sposato, "ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai uno compatibile. L'unico scopo del matrimonio è combattere e sopravvivere a quell'istante quando l'incompatibilità diventa indiscutibile." La vera gioia e la felicità senza fine nel matrimonio sono possibili. Innumerevoli matrimoni, incluso quello di Tolkien dimostrano il fatto. Ma non troveremo mai la gioia se siamo concentrati su noi stessi. Il paradosso è che ti devi dimenticare di te stesso per trovare la felicità che cerchi.<br />Uomini, se desiderate un matrimonio fedele e felice, dovete morire a voi stessi. Dovete mettere vostra moglie al primo posto. Dovete amarla con sacrificio e abnegazione allo stesso modo in cui Cristo ama la sua sposa, la Chiesa. Questo è il semplice segreto per cui molti mancano il bersaglio.<br />Sonia Ritondale<br />Fonte: BastaBugie, 2 settembre 2015]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42709447</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2020 19:12:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42709447/film_garantiti_il_signore_degli_anelli_il_segreto_per_un_matrimonio_felice_2001_2003.mp3" length="10257135" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295&#13;
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TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE&#13;
La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi&#13;
J.R.R. Tolkien...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=295</a><br /><br />TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE<br />La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi<br />J.R.R. Tolkien era un romantico. Quando incontrò la sua futura moglie, Edith, all'età di 16 anni, s'innamorò all'istante e iniziò immediatamente un corteggiamento informale, invitandola regolarmente nelle sale da tè locali. Quando il sacerdote che gli faceva da tutore scoprì la sua storia d'amore, tuttavia, gli proibì di avere contatti con Edith sino all'età di 21 anni, per non farlo distogliere dai suoi studi. Tolkien seppur a malincuore obbedì. Per 5 lunghi anni, attese l'unica donna certo che fosse la sua anima gemella. La sera del suo 21 compleanno, scrisse una lettera a Edith, dichiarandole il suo amore e chiedendola in sposa. Una settimana dopo, erano fidanzati in attesa del matrimonio. Durante la sua vita, Tolkien scrisse poesie d'amore alla moglie, e nelle sue lettere agli amici, scrive di lei in maniera brillante. Ma forse il famoso e intramontabile contributo alla sua amata sposa fu l'intrecciare la sua storia d'amore con la mitologia del Middle Earth nella storia di Beren e Luthien. Fu difficile trovare un contributo più commovente. Scrisse al figlio, Christopher: "Non l'ho mai chiamata Edith Luthien - ma ella fu la fonte della storia che a quel tempo divenne la parte principale del Silmarillion. Fu all'inizio pensata in una piccola foresta, una radura traboccante di cicuta a Roos nello Yorkshire (dove fui per un breve periodo al comando di un avamposto di Humber Garrison nel 1917, e lei poté vivere con me per un po'). In quei giorni i suoi capelli color corvino, la sua carnagione chiara, i suoi occhi più brillanti come non li avevo visti mai, e così lei poteva cantare - e ballare."<br />Neppure dopo la morte, Tolkien avrebbe lasciato la sua Edith. Fu seppellito accanto a lei e sotto un'unica lapide erano scritti i nomi di Beren e Luthien. Per usare una frase popolare, Tolkien fu "innamoratissimo" della sua sposa.<br /> <br />L'AMORE VERO FA MALE<br />J.R.R. Tolkien fu felicemente sposato per 55 anni. In contrasto, il tasso moderno sul divorzio è in maniera scioccante più elevato, e alcuni stanno rinunciando completamente al matrimonio monogamo, sostenendo semplicemente che non è possibile o sano. Che cosa aveva Tolkien che molti matrimoni non hanno? Come lo fece funzionare? La risposta è semplice: capì che il vero amore implica l'ab-negazione.<br />La nozione moderna di amore è puro sentimento, e si focalizza soprattutto sull'io. Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare, se sanno affermare l'io e i tuoi desideri, allora si che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne.<br />Proprio perché era profondamente legato a sua moglie Tolkien rigettava questa idea squallida sull'amore . Egli abbracciava invece l'idea cattolica del vero amore fondato sull'altro - qualcosa che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un'azione determinata sulla volontà.<br />Per illustrare il profondo punto di vista di Tolkien sull'amore coniugale, desidero condividere un estratto della lettera al figlio Michael Tolkien. È un lato diverso di Tolkien che molti non conoscono. A coloro i quali hanno un'eccessiva veduta sentimentale sull'amore, le sue parole possono sembrare scioccanti, persino offensive. Tuttavia, parla delle verità che, se comprese e fatte proprie, portano alla verità e alla felicità che dura a lungo nel matrimonio. Ecco una versione tronca della lettera.<br /> <br />NON C'È VIA DI SCAMPO<br />"Gli uomini non sono [monogami]. Monogami, non dobbiamo fingere, per la natura non lo sono. La monogamia (sebbene sia stata per molto tempo fondamentale per le nostre idee ereditate) è per scelta etica e di fede e non di carne. L'essenza di un mondo decaduto è che il meglio non lo...]]></itunes:summary><itunes:duration>642</itunes:duration><itunes:keywords>anelli,felice,matrimonio,signore,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b8f28042dc48d6ae0359fac5c8d694fb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don Camillo**** (1952-1965) - Giovannino Guareschi Il padre di Don Camillo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-camillo-1952-1965-giovannino-guareschi-il-padre-di-don-camillo--42507662</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=4" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=4</a><br /><br />GIOVANNINO GUARESCHI: IL PADRE DI DON CAMILLO<br />Alla morte di Giovannino Guareschi (a sessant'anni, nel 1968), nessun messaggio giunge dalle autorità di governo, nessuno da uomini politici. Solo tante calunnie, aspre e velenose, dai giornali più diffusi e da quelli di partito. Colui che aveva creato e diretto il settimanale più letto d'Italia, il Candido, lo scrittore italiano più tradotto al mondo, veniva dimenticato dall'Italia ufficiale, piena di fretta di seppellirlo, ma non dalla gente della Bassa, accorsa in massa al suo funerale. Nella predica il parroco apre un libro del defunto, e legge. "Adesso vi racconto tutto di me: ho l'età di chi è nato nel 1908, conduco una vita molto semplice, non mi piace viaggiare, non pratico nessuno sport, non credo in tante fantasticherie. Ma in compenso credo in Dio". Poi il parroco prosegue: "Su questa terra noi piantiamo la croce di Cristo, del tuo Cristo che hai saputo far vibrare nei cuori e nelle coscienze degli italiani e di tanti altri milioni di uomini, soprattutto nell'ora della lotta".<br />La fretta di seppellire Guareschi continua ancor oggi, nel volenteroso sforzo di farlo dimenticare, ad esempio eliminandolo dalle antologie scolastiche, in cui invece trovano spazio autori noiosissimi, che non hanno mai avuto vera fortuna presso il pubblico, ma solo presso l'onnipotente giudizio della critica. Ma chi era Giovannino Guareschi?<br />"Quando mi specchio e vedo sul mio viso un truce cipiglio, scuoto il capo e dico: Giovannino, quanto sei fesso!".<br />Un uomo senz'altro eccezionale, sin dalla prima giovinezza.<br />I compagni ricordano il suo spirito goliardico, la sua intraprendenza, la sua intelligenza vivace. Scrive di lui Cesare Zavattini, suo istitutore in quinta ginnasio: "Troppo spiritoso. La sua verve è spesso inopportuna. Le sue mancanze sono conseguenza d'irrefrenabili doti umoristiche. Veramente intelligente, ottiene per lo studio, con i minimi mezzi, i massimi risultati". Finita la scuola, iscrittosi all'università, più per partecipare alle feste studentesche che altro, si cimenta in una grande varietà di mestieri: elettricista, caricaturista, cartellonista, scenografo, custode di depositi di biciclette ecc. Finalmente riesce ad approdare al mondo del giornalismo: lavora dapprima per alcuni quotidiani emiliani, finché nel 1936 si trasferisce a Milano, con la moglie Ennia, per lavorare al Bertoldo, insieme ad Achille Campanile, Giovanni Mosca e Cesare Zavattini. Dal 1940 collabora anche col Corriere della Sera.<br />Fin dai primi anni di giornalismo Guareschi snobba le conventicole degli intellettuali e degli scrittori che si elogiano e si premiano a vicenda, e col suo stile semplice e pieno d'umorismo svillaneggia la retorica ufficiale. L'umorismo gli appare il nemico giurato di ogni retorica di regime, di ogni menzogna ufficializzata e consacrata: "Liberiamoci dalla parte peggioreCampagna di Russia di noi stessi, guardiamoci allo specchio e ridiamo della nostra tracotanza, del nostro barocco messianismo, della nostra retorica. Guardiamoci allo specchio dell'umorismo, così come ho fatto tante volte io, cittadino-niente, che, quando mi specchio e vedo sul mio viso un truce cipiglio, scuoto il capo e dico: Giovannino, quanto sei fesso!".<br />Nel 1942 Guareschi viene arrestato dai fascisti, "per aver comunicato al rione Gustavo Modena, Ciro Menotti, Castelmorrone ciò che in quel momento pensavo di tutta la faccenda. Si tratta di un episodio poco onorevole in quanto accade che io, la notte del 14 ottobre 1942 – riempitomi di grappa fino agli occhi in casa di amici – per tornare alla mia casa di via Ciro Menotti, che è lontana non più di ottocento metri, impieghi due ore. E in quelle due ore urlo delle cose che poi l'indomani trovo registrate diligentemente in quattro pagine di protocollo… Gli amici mettono in moto l'eterna macchina della camorra italiana in modo da sottrarmi alle giuste sanzioni della legge, e, per prudenza, mi fanno richiamare alle armi". Sembra insomma, chiosa Guareschi, "che per perdere la guerra ci sia assoluto bisogno della mia collaborazione". Così finisce in Egitto, per alcuni mesi. Dopo l'8 settembre si trova di fronte alla grande decisione: collaborare coi fascisti e coi tedeschi, diventare partigiano o restare fedele al giuramento fatto al re. Giovannino opta per la terza scelta, e la paga duramente, con due anni di lager, durante i quali rifiuta più volte l'opportunità di venir liberato in cambio di una collaborazione, anche solo di penna. Nell'atmosfera cupa e angosciante del lager non si dà per vinto: organizza teatrini, inventa favole piene di speranza, promuove chiacchierate e discussioni tra internati, tenendo desto il desiderio di vivere di chi lo circonda. Chi scrive ha conosciuto persone che devono alla sua vitalità e alla sua forza di non essere sprofondate nella disperazione e, forse, nella morte. "Non muoio neanche se mi ammazzano", è il suo motto di quei giorni. Ma lo sconforto prende talora il sopravvento anche in un animo fiero come il suo: "Le mie ore si annullano in questa sabbia, e ogni ora mi ruba una goccia di vita, un sorriso dei miei figli, e io vedo me stesso scendere gradino per gradino la scala che non si risale mai più. Questa noia che sa di catrame come l'aria di questa terra ostile… Un anno è finito. Un anno comincia. La noia continua, niente di nuovo".<br />Finalmente arriva la liberazione, e Guareschi può tornare a casa: "Per ventiquattro mesi ho calpestato sabbia di lager e la sabbia non dà suono, e così il mio passo ha perso la sua voce. Ora ritrovo sulle lastre del porticato la voce del mio passo… Non ho notizie dei miei da troppo tempo. La guerra è passata lì vicino: li ritroverò tutti? Qualcuno? Nessuno? E proprio e solo adesso, quando l'avventura è finita, ho paura e mi sfascio sulla riva del fosso, come uno straccio… Quando arrivo davanti a casa mia sta schiarendo e io rimango seduto sulla sponda del fosso e aspetto che il sole si sia ben levato e intanto guardo le finestre chiuse e soffro come non ho mai sofferto neanche lassù. Perché lassù si aveva un po' l'idea che tutto si fosse fermato, a casa nostra, e soltanto al nostro ritorno la vita avrebbe ripreso il suo naturale corso. Poi, a un tratto, sento una voce gridare qualcosa: ed è la mia voce e io ne sono terrorizzato e attendo con gli occhi sbarrati che tutte le finestre si aprano e conto le teste che spuntano fuori: una, due, tre, quattro. Ne manca una, la più piccola. Allora lascio il sacco in riva al fosso e corro dentro e, sperduta in un enorme letto, trovo la signorina Carlotta che dorme. E dico 'Cinque!', anche se la prima cosa che vedo non è una testa, ma un sederino rosa… Ennia è più magra di me. E' un sacchetto d'ossa tenute insieme soltanto dal desiderio di farsi ritrovare viva da me al mio ritorno".<br />Ma il ritorno tanto desiderato si tinge presto di scuro. Non c'è, ad accoglierlo, un paese unito, desideroso di rialzarsi, di ricominciare. Non c'è uno spirito comunitario, un sentimento di fratellanza, come quello che si era creato tra compagni di lager, nell'ora del dolore, della nostalgia e della speranza: "Gli italiani non hanno imparato niente dalla guerra. E' triste: nelle guerre imparano qualcosa soltanto i morti". Infatti l'Italia è divisa dall'odio di classe, dal veleno di un'altra ideologia, non meno terribile di quelle sconfitte. Alla guerra mondiale si è sostituita la guerra civile, il rancore e l'odio tra compaesani e connazionali. Guareschi ricorda soprattutto, come segno evidente di questo clima appestato, il riso di disprezzo di una ragazza seduta su una panchina: "Ogni tanto, tra una raffica e l'altra di riso, urla qualcosa sui miei baffi, sui miei capelli. E io che rido tanto degli altri e che non mi arrabbio se qualcuno ride di me, per quel riso non mi offendo: mi sgomento… La ragazza non ha nessuna ragione. Non sa nemmeno chi sono: a lei non piacciono i miei baffi e i miei capelli, perché un uomo che li porta di quel genere è uno degli altri. Un rappresentante della classe odiata che bisogna impiccare". Di fronte a tutto ciò Guareschi ricorre ancora all'unica arma che conosce, la sua penna, e fonda, nel dicembre 1945, il Candido, il giornale che svelerà, puntualmente, le stragi comuniste, specie in Emilia Romagna e in Toscana; che denuncerà il passaggio in massa degli intellettuali fascisti al comunismo; che consacrerà le figure di Peppone e di don Camillo, destinate a rimanere nell'immaginario collettivo per molti anni. Bisogna leggere queste storie, piene di umorismo leggero, di umanità, ma anche profondamente storiche, per capire l'atmosfera di quegli anni: "L'ambiente in cui i miei personaggi operano è il mio paese. E' la Bassa. Alla Bassa, dove il sole d'estate spacca la testa alla gente, e dove, d'inverno, non si capisce più quale sia il paese e quale il cimitero, basta una sciocchezza come una gallina accoppata a sassate o un cane bastonato per mettere due famiglie in guerra perpetua… Alla Bassa, dove le strade sono lunghe e diritte, da una parte c'è l'alba e dall'altra il tramonto, piacciono i tipi con una fisionomia precisa, facili da amare e facili da odiare".<br />Candido diviene così il giornale che, insieme ai Comitati civici di Luigi Gedda, segna la sconfitta dei comunisti e la vittoria della Dc nel 1948. Ben più di De Gasperi, col suo aspetto "secco e funereo", ben più degli uomini di partito, contano, in questa splendida campagna elettorale, le vignette e i manifesti elettorali di Guareschi, e l'azione solerte e instancabile dei ragazzi delle parrocchie. Giovannino Guareschi, monarchico, cattolico, destrorso, antifascista e reduce da due anni di lager in Germania, si trova quindi a combattere ancora una volta per la libertà, e lo fa, ancora una volta, senza risparmiarsi. Ma pur risultando vincitore non reclama alcuna prebenda, né alcun onore: vuole tenersi libero, non vuole legarsi a n]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42507662</guid><pubDate>Tue, 15 Dec 2020 22:17:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42507662/film_garantiti_don_camillo_giovannino_guareschi_il_padre_di_don_camillo_1952_1965.mp3" length="22312750" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=4&#13;
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GIOVANNINO GUARESCHI: IL PADRE DI DON CAMILLO&#13;
Alla morte di Giovannino Guareschi (a sessant'anni, nel 1968), nessun messaggio giunge dalle autorità di governo, nessuno da uomini...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=4" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=4</a><br /><br />GIOVANNINO GUARESCHI: IL PADRE DI DON CAMILLO<br />Alla morte di Giovannino Guareschi (a sessant'anni, nel 1968), nessun messaggio giunge dalle autorità di governo, nessuno da uomini politici. Solo tante calunnie, aspre e velenose, dai giornali più diffusi e da quelli di partito. Colui che aveva creato e diretto il settimanale più letto d'Italia, il Candido, lo scrittore italiano più tradotto al mondo, veniva dimenticato dall'Italia ufficiale, piena di fretta di seppellirlo, ma non dalla gente della Bassa, accorsa in massa al suo funerale. Nella predica il parroco apre un libro del defunto, e legge. "Adesso vi racconto tutto di me: ho l'età di chi è nato nel 1908, conduco una vita molto semplice, non mi piace viaggiare, non pratico nessuno sport, non credo in tante fantasticherie. Ma in compenso credo in Dio". Poi il parroco prosegue: "Su questa terra noi piantiamo la croce di Cristo, del tuo Cristo che hai saputo far vibrare nei cuori e nelle coscienze degli italiani e di tanti altri milioni di uomini, soprattutto nell'ora della lotta".<br />La fretta di seppellire Guareschi continua ancor oggi, nel volenteroso sforzo di farlo dimenticare, ad esempio eliminandolo dalle antologie scolastiche, in cui invece trovano spazio autori noiosissimi, che non hanno mai avuto vera fortuna presso il pubblico, ma solo presso l'onnipotente giudizio della critica. Ma chi era Giovannino Guareschi?<br />"Quando mi specchio e vedo sul mio viso un truce cipiglio, scuoto il capo e dico: Giovannino, quanto sei fesso!".<br />Un uomo senz'altro eccezionale, sin dalla prima giovinezza.<br />I compagni ricordano il suo spirito goliardico, la sua intraprendenza, la sua intelligenza vivace. Scrive di lui Cesare Zavattini, suo istitutore in quinta ginnasio: "Troppo spiritoso. La sua verve è spesso inopportuna. Le sue mancanze sono conseguenza d'irrefrenabili doti umoristiche. Veramente intelligente, ottiene per lo studio, con i minimi mezzi, i massimi risultati". Finita la scuola, iscrittosi all'università, più per partecipare alle feste studentesche che altro, si cimenta in una grande varietà di mestieri: elettricista, caricaturista, cartellonista, scenografo, custode di depositi di biciclette ecc. Finalmente riesce ad approdare al mondo del giornalismo: lavora dapprima per alcuni quotidiani emiliani, finché nel 1936 si trasferisce a Milano, con la moglie Ennia, per lavorare al Bertoldo, insieme ad Achille Campanile, Giovanni Mosca e Cesare Zavattini. Dal 1940 collabora anche col Corriere della Sera.<br />Fin dai primi anni di giornalismo Guareschi snobba le conventicole degli intellettuali e degli scrittori che si elogiano e si premiano a vicenda, e col suo stile semplice e pieno d'umorismo svillaneggia la retorica ufficiale. L'umorismo gli appare il nemico giurato di ogni retorica di regime, di ogni menzogna ufficializzata e consacrata: "Liberiamoci dalla parte peggioreCampagna di Russia di noi stessi, guardiamoci allo specchio e ridiamo della nostra tracotanza, del nostro barocco messianismo, della nostra retorica. Guardiamoci allo specchio dell'umorismo, così come ho fatto tante volte io, cittadino-niente, che, quando mi specchio e vedo sul mio viso un truce cipiglio, scuoto il capo e dico: Giovannino, quanto sei fesso!".<br />Nel 1942 Guareschi viene arrestato dai fascisti, "per aver comunicato al rione Gustavo Modena, Ciro Menotti, Castelmorrone ciò che in quel momento pensavo di tutta la faccenda. Si tratta di un episodio poco onorevole in quanto accade che io, la notte del 14 ottobre 1942 – riempitomi di grappa fino agli occhi in casa di amici – per tornare alla mia casa di via Ciro Menotti, che è lontana non più di ottocento metri, impieghi due ore. E in quelle due ore urlo delle cose che poi l'indomani trovo registrate diligentemente in quattro pagine di protocollo… Gli amici mettono...]]></itunes:summary><itunes:duration>1395</itunes:duration><itunes:keywords>camillo,don,giovannino,guareschi,padre,peppone</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5eea441d7251eee806e5d568049023a1.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Don Camillo**** (1952-1965) - Un personaggio amato ieri come oggi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/don-camillo-1952-1965-un-personaggio-amato-ieri-come-oggi--42507604</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=3" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=3</a><br /><br />DON CAMILLO, UN PERSONAGGIO AMATO IERI COME OGGI<br />Quando venne alla luce, il 28 dicembre di sessant'anni fa, don Camillo non immaginava certo che la sua sarebbe stata la generazione del sessantotto. Chissà quanti compagni di seminario ha visto trasformarsi in preti contestatori o, magari, solo in contestatori. E chissà quanto ci ha sofferto, lui che non ha mai smesso di portare la tonaca, di recitare il breviario e di obbedire al Papa.<br />Se le cose sono andate così, lo deve a Giovannino Guareschi, il suo padre letterario. L'antivigilia di Natale del 1946, lo scrittore si trovava nella tipografia milanese della Rizzoli dove stava trafficando per chiudere Candido, il settimanale di cui era direttore. Bisognava tappare un buco in fretta se si voleva che il giornale fosse in edicola il giorno 28. E il destino volle che Guareschi facesse ciò che solo la rapidità del giornalista e il genio del narratore riescono a concepire in una tale circostanza: prese un racconto che aveva scritto per Oggi, il settimanale della Rizzoli con cui collaborava, lo cavò dalla pagina già composta e lo fece ricomporre in un corpo più grosso per il Candido, che così fu pronto per andare in stampa. A Oggi ci avrebbe pensato nella mezz'ora successiva.<br />Il racconto si intitolava Don Camillo e cominciava così: «Don Camillo, l'arciprete di Ponteratto, era un gran brav'uomo...». Ora, con l'incipit leggermente modificato, apre la prima raccolta in volume di Mondo piccolo con il titolo «Peccato confessato». La storia è quella ormai celebre dell'assoluzione con annessa pedata nel sedere sparata da don Camillo a Peppone. Quando uscì il 28 dicembre, ebbe un tale successo che costrinse il suo autore a scriverne altri, fino arrivare alla bella cifra di 346: l'intera saga di Mondo piccolo, che, se Candido non fosse stato in affanno per la chiusura, probabilmente non avrebbe mai visto la luce.<br />Scampato quel pericolo, oggi don Camillo continua ad avere un esercito di lettori. E non si tratta solo di vecchi arnesi affezionati alla propria giovinezza: ammesso e non concesso che questa possa essere considerata una categoria di ammiratori di cui vergognarsi. Ma si tratta anche di giovani che, attraverso le storie raccontate da Guareschi, scoprono un'Italia di cui nessuno ha mai parlato loro a scuola e, magari, neanche in chiesa o all'oratorio. E non basta. Questi nuovi lettori scoprono la bellezza di un mondo in cui, pur tra le difficoltà della vita, le cose vanno per il verso giusto perché quel luogo è fatto apposta per accogliere la Grazia. Per la prima volta, si trovano a passeggiare per le contrade di un universo capace di mostrare agli uomini quanto siano belli e quanto grande sia il loro destino: basta solo che abbiano l'umiltà di aprire la loro anima al soffio eterno del Creatore. Quel soffio che corre lungo il Grande Fiume e pulisce l'aria per riempirla di invenzioni impastate di terra e di cielo come raramente capita di trovarne nella letteratura contemporanea.<br />Non è un caso se don Camillo, nei suoi sessant'anni di vita, dopo aver trovato milioni di lettori, incontra anche uomini che vorrebbero addirittura farsi suoi parrocchiani. Una decina d'anni fa, l'università di Padova commissionò un sondaggio sul sacerdote ideale e, naturalmente, stravinse il parroco guareschiano. Non ci fu uno straccio di prete progressista e contestatore capace di tenere il suo passo.<br />Questo, del resto, lo aveva previsto il suo stesso inventore nel 1966. In quell'anno Guareschi scrisse per Oggi una storia intitolata Don Camillo e la ragazza yé-yé, poi uscita incompleta in volume con il titolo Don Camillo e i giovani d'oggi e, quindi, opportunamente reintegrata a cura di Alberto e Carlotta Guareschi in Don Camillo e don Chichì. Il filo conduttore della vicenda è il serrato confronto tra il vecchio pretone e il giovane don Chichì, arrivato in paese con il suo spiderino rosso per spiegare a don Camillo che, come stabilito dal Concilio Vaticano II, i tempi sono cambiati ed è venuto il momento di aggiornarsi.<br />Sollecitato dai superiori, il vecchio prete lascia che il nuovo curato, leggendo i segni dei tempi, si dia da fare per ammodernare la parrocchia. Ma, a forza di demitizzare, di svecchiare, di cercare ciò che unisce e lasciare ciò che divide con l'illusione di conquistare i lontani, il poveretto finisce per rimanere da solo. I vecchi se ne vanno perché preferiscono farsi insultare da Peppone, che, almeno, è un comunista come si deve. I nuovi non si vedono perché diffidano delle imitazioni e, pure loro, preferiscono tenersi stretto Peppone.<br />Il motivo del fallimento, spiega Guareschi, è molto semplice. Don Chichì, nella smania di buttare via l'acqua sporca, ammesso che lo fosse, ha gettato anche il Bambino: quello nato a Betlemme due millenni fa. Un prete senza Gesù Cristo non va da nessuna parte e don Camillo lo spiega in un dialogo drammatico al suo curato. «Reverendo - urla don Chichì - questa è l'ora della verità e bisogna dire pane al pane e vino al vino!». E il vecchio parroco risponde: «Pericoloso dire pane al pane e vino al vino là dove il pane e il vino sono la carne e il sangue di Gesù».<br />Ma questo è un banale discorso da prete, da uomo che si è fatto sacerdote per vocazione. E don Chichì, purtroppo, ci tiene a far sapere che ha preso, si fa per dire, la tonaca per ben altri motivi: «Io - spiega - sono sacerdote non per ispirazione, ma per ragionata convinzione». Un fior di assistente sociale, insomma. Ma gente di sana e robusta costituzione spirituale come quella di Mondo piccolo non può prendere sul serio questo giovanotto che, avendo rinunciato a Cristo, può offrire al prossimo solo la propria disperazione e le proprie miserie.<br />Fa ben sperare, pur nel desolante panorama di oggi, che don Camillo abbia tanti lettori. È segno che, nonostante il triste attivismo dei troppi don Chichì, uomini di sana e robusta costituzione spirituale ve ne sono ancora. Tutta gente che si fida dei vecchi parroci e la pensa proprio come Guareschi quando dice: «I vecchi parroci, anche quelli col cuore tenero, hanno le ossa dure e per questo la Chiesa di Cristo che grava principalmente sulle loro spalle resiste a tutte le bufere. Deo gratias».<br /><br />QUELL'UOMO LIBERO FINITO IN CARCERE PER LE SUE IDEE<br /><br />Giovannino Guareschi (Fontanelle di Roccabianca, 1 maggio 1908 - Cervia, 22 luglio 1968) è stato giornalista e scrittore umorista. La sua creazione più famosa è Don Camillo, il parroco che parla col Cristo dell'altare maggiore e ha come antagonista il sindaco comunista del paese, Brescello, l'agguerrito Peppone. Corteggiato dalla politica, sia a destra che a sinistra, Guareschi è stato prima di tutto un uomo libero. Egli criticò e rese oggetto di satira i comunisti, che lui definiva trinariciuti (la terza narice serviva a far uscire il cervello e far entrare le direttive di partito), ma criticò, soprattutto dopo le elezioni del 1948, anche la Democrazia cristiana, che a suo parere non seguiva i principi cui si era ispirata. Nel 1954 Guareschi fu accusato di diffamazione per avere pubblicato sul Candido due lettere di De Gasperi (allora capo del governo) risalenti al 1944, nelle quali De Gasperi avrebbe chiesto agli Alleati di bombardare Roma. Fu condannato a 12 mesi di carcere in primo grado. Per coerenza si rifiutò di ricorrere in appello (fu incarcerato a Parma) e di chiedere la grazia.<br />Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42507604</guid><pubDate>Tue, 15 Dec 2020 22:12:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42507604/film_garantiti_don_camillo_un_personaggio_amato_ieri_come_oggi_1952_1965.mp3" length="10486594" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=3&#13;
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DON CAMILLO, UN PERSONAGGIO AMATO IERI COME OGGI&#13;
Quando venne alla luce, il 28 dicembre di sessant'anni fa, don Camillo non immaginava certo che la sua sarebbe stata la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=3" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=3</a><br /><br />DON CAMILLO, UN PERSONAGGIO AMATO IERI COME OGGI<br />Quando venne alla luce, il 28 dicembre di sessant'anni fa, don Camillo non immaginava certo che la sua sarebbe stata la generazione del sessantotto. Chissà quanti compagni di seminario ha visto trasformarsi in preti contestatori o, magari, solo in contestatori. E chissà quanto ci ha sofferto, lui che non ha mai smesso di portare la tonaca, di recitare il breviario e di obbedire al Papa.<br />Se le cose sono andate così, lo deve a Giovannino Guareschi, il suo padre letterario. L'antivigilia di Natale del 1946, lo scrittore si trovava nella tipografia milanese della Rizzoli dove stava trafficando per chiudere Candido, il settimanale di cui era direttore. Bisognava tappare un buco in fretta se si voleva che il giornale fosse in edicola il giorno 28. E il destino volle che Guareschi facesse ciò che solo la rapidità del giornalista e il genio del narratore riescono a concepire in una tale circostanza: prese un racconto che aveva scritto per Oggi, il settimanale della Rizzoli con cui collaborava, lo cavò dalla pagina già composta e lo fece ricomporre in un corpo più grosso per il Candido, che così fu pronto per andare in stampa. A Oggi ci avrebbe pensato nella mezz'ora successiva.<br />Il racconto si intitolava Don Camillo e cominciava così: «Don Camillo, l'arciprete di Ponteratto, era un gran brav'uomo...». Ora, con l'incipit leggermente modificato, apre la prima raccolta in volume di Mondo piccolo con il titolo «Peccato confessato». La storia è quella ormai celebre dell'assoluzione con annessa pedata nel sedere sparata da don Camillo a Peppone. Quando uscì il 28 dicembre, ebbe un tale successo che costrinse il suo autore a scriverne altri, fino arrivare alla bella cifra di 346: l'intera saga di Mondo piccolo, che, se Candido non fosse stato in affanno per la chiusura, probabilmente non avrebbe mai visto la luce.<br />Scampato quel pericolo, oggi don Camillo continua ad avere un esercito di lettori. E non si tratta solo di vecchi arnesi affezionati alla propria giovinezza: ammesso e non concesso che questa possa essere considerata una categoria di ammiratori di cui vergognarsi. Ma si tratta anche di giovani che, attraverso le storie raccontate da Guareschi, scoprono un'Italia di cui nessuno ha mai parlato loro a scuola e, magari, neanche in chiesa o all'oratorio. E non basta. Questi nuovi lettori scoprono la bellezza di un mondo in cui, pur tra le difficoltà della vita, le cose vanno per il verso giusto perché quel luogo è fatto apposta per accogliere la Grazia. Per la prima volta, si trovano a passeggiare per le contrade di un universo capace di mostrare agli uomini quanto siano belli e quanto grande sia il loro destino: basta solo che abbiano l'umiltà di aprire la loro anima al soffio eterno del Creatore. Quel soffio che corre lungo il Grande Fiume e pulisce l'aria per riempirla di invenzioni impastate di terra e di cielo come raramente capita di trovarne nella letteratura contemporanea.<br />Non è un caso se don Camillo, nei suoi sessant'anni di vita, dopo aver trovato milioni di lettori, incontra anche uomini che vorrebbero addirittura farsi suoi parrocchiani. Una decina d'anni fa, l'università di Padova commissionò un sondaggio sul sacerdote ideale e, naturalmente, stravinse il parroco guareschiano. Non ci fu uno straccio di prete progressista e contestatore capace di tenere il suo passo.<br />Questo, del resto, lo aveva previsto il suo stesso inventore nel 1966. In quell'anno Guareschi scrisse per Oggi una storia intitolata Don Camillo e la ragazza yé-yé, poi uscita incompleta in volume con il titolo Don Camillo e i giovani d'oggi e, quindi, opportunamente reintegrata a cura di Alberto e Carlotta Guareschi in Don Camillo e don Chichì. Il filo conduttore della vicenda è il serrato confronto tra il vecchio pretone...]]></itunes:summary><itunes:duration>656</itunes:duration><itunes:keywords>camillo,don,guareschi,ideale,peppone,sacerdote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cc01aebf085aa70f4bff51e189369cd2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I dialoghi delle carmelitane*** (1960) - La storia delle martiri di Compiégne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-dialoghi-delle-carmelitane-1960-la-storia-delle-martiri-di-compiegne--42476214</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=297" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=297</a><br /><br />LA STORIA DELLE MARTIRI DI COMPIEGNE<br />Racconto di Padre Antonio Maria Sicari<br />Le martiri di Compiègne sono sedici monache carmelitane uccise durante la Rivoluzione Francese. La famosa «Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo» fu promulgata il 26 agosto 1789; pochi mesi dopo giunse puntualmente la proibizione di emettere i voti religiosi (in nome della libertà individuale), e la soppressione degli Ordini religiosi, a cominciare da quelli contemplativi. Il teorema era semplice: non può essere libero chi si rinchiude in un convento e si vincola con dei voti; se qualcuno lo fa, è segno che è stato costretto. Compito della ragione (e della Nazione) è restituirgli la Libertà. <br />Fu allora che le priore di tre monasteri carmelitani, a nome di tutti gli altri, inviarono all'Assemblea Nazionale un «indirizzo» in cui si legge:<br />«Alla base dei nostri voti c'è la libertà più grande; nelle nostre case regna la più perfetta uguaglianza; noi qui non conosciamo né ricchi, né nobili. Nel mondo si ama dire che i monasteri rinchiudono vittime consumate lentamente dai rimorsi; ma noi confessiamo davanti a Dio che, se c'è sulla terra la felicità, noi siamo felici».<br />Quei rivoluzionari, a riguardo di voti e monasteri, avevano la ragione illuminata da ciò che avevan letto o sentito dire da letterati, teatranti, gazzettieri e filosofi: avevano cioè idee morbose e romantiche, simili a quelle che ancor oggi si trovano in certi romanzi d'appendice o in certe «telenovelas». Perciò la persecuzione cominciò con la cavalleresca e ridicola sollecitudine con cui uno stuolo di ufficiali municipali andarono a battere alle porte dei monasteri per offrirsi come paladini e liberatori.<br />Siamo in grado di descrivere esattamente ciò che accadde nel monastero di Compiègne, dove allora si trovavano 16 religiose professe. C'era anche una giovane novizia che all'ultimo momento era stata impedita dal prendere i voti, proprio da quel decreto che «non riconosceva più né voti religiosi né alcun altro arruolamento che sia contrario ai diritti naturali». Giunsero dunque gli ufficiali municipali, violarono la clausura e si insediarono nella grande sala capitolare: alle due porte furono messe quattro guardie. Altre guardie furono schierate, una alla porta di ogni cella, per impedire che le suore potessero comunicare tra loro, e soprattutto che avessero contatti con la Priora; anche le altre porte dei chiostri furono presidiate.<br /><br />L'INTERROGATORIO<br />Ogni monaca venne dunque convocata singolarmente: a ognuna il presidente «annunciava (testualmente!) di essere apportatore di libertà, e la invitava a parlare senza timore e a dichiarare se voleva uscire di clausura e tornarsene in famiglia...». Un segretario intanto prendeva accuratamente nota delle risposte, la cui veridicità è perciò garantita dagli stessi «oppositori».<br />La priora, convocata per prima, dichiarò «di voler vivere e morire in quella santa casa».<br />Un'anziana disse «che era suora da cinquantasei anni e ne avrebbe desiderati ancora altrettanti per consacrarli tutti al Signore».<br />Una suora disse d'essersi fatta religiosa «di suo pieno gradimento e di propria volontà» e di essere «fermamente risoluta a conservare il proprio abito, anche a prezzo del proprio sangue».<br />Un'altra spiegò che «non c'era felicità così grande come quella di vivere da carmelitana» e che «il suo più ardente desiderio era di vivere e di morire tale».<br />Un'altra ancora insisté che «se avesse avuto mille vite tutte le avrebbe consacrate allo stato che aveva scelto, e che nulla poteva convincerla ad abbandonare la casa dove abitava e dove aveva trovato la sua felicità».<br />Un'altra aggiunse che «approfittava di quella occasione per rinnovare i suoi voti religiosi, e anzi ne approfittava anche per regalare ai magistrati una poesia che aveva appena finito di scrivere, sull'argomento della sua vocazione» (ma quelli, andandosene, lasciarono il foglio sul tavolo, con disprezzo).<br />E un'altra ancora precisò che «se avesse potuto raddoppiare i vincoli che la legavano a Dio, lo avrebbero fatto con tutte le forze e con immensa gioia».<br />La più giovane professa, infine - che aveva emesso i voti proprio in quell'anno - osservò che «una sposa ben nata resta col suo Sposo, e che perciò niente la poteva indurre ad abbandonare il suo Sposo divino, Nostro Signore Gesù Cristo».<br /><br />IL LINGUAGGIO DEI MARTIRI<br />Le Monache di Compiègne condotte al patibolo cominciarono a essere martiri, quando - senza nemmeno rendersene conto - cominciarono a usare il linguaggio dei martiri: quello di chi - messo alla prova definitiva - afferma con tutto il suo cuore che «niente lo potrà mai separare da Cristo».<br />Non venne interrogata la novizia perché non aveva voti e quindi, prima o poi, doveva tornarsene a casa per forza. Anzi i parenti erano venuti per riprendersela, ma ella stessa disse loro che «niente e nessuno poteva separarla dalla comunione con la madre e con le sorelle di quel monastero». Se ne erano andati dichiarando «di non voler più sentir parlare di lei, e nemmeno ricevere sue lettere»: dando così paradossale conferma alla scelta della ragazza.<br />È giusto avvertire subito che solo impropriamente si parla delle «sedici carmelitane di Compiègne»: in realtà le monache uccise furono solo quattordici, le altre due vittime furono delle inservienti laiche, così affezionate che vollero condividere la sorte delle loro suore fino a condividere anche la stessa passione e la stessa gloria. Possiamo anche aggiungere con fierezza che in tutti i monasteri di Francia - che contavano allora circa millenovecento religiose - le defezioni furono soltanto cinque o sei.<br />Intanto l'Assemblea Nazionale continuava a dare dimostrazione traumatica di come la cosiddetta «ragione illuminata» non riuscisse a comprendere quel «fatto nuovo» (anche se vecchio di secoli, e appesantito) che è la Chiesa. Si negava ad ogni costo quella evidenza che le monache si intestardivano invece a testimoniare: che si è perfettamente liberi solo nella più stretta e devota consegna di sé; che una libertà amante non teme di legarsi e di dipendere; e che contro la libertà non sta l'appartenenza, ma la costrizione.<br />In nome di una «Uguaglianza» razionalisticamente intesa, si cominciò a volere ridisegnare la struttura stessa della Chiesa. Anzitutto si pensò di dare una «Costituzione civile» al clero: obbligare i preti a prestare un giuramento di fedeltà alla Nazione; demandare alle Assemblee dipartimentali le elezioni dei preti e dei vescovi; ridurre le diocesi a strutture amministrative; proibire i segni distintivi (ad es. l'abito religioso). Chi non accettava la serie delle disposizioni poteva essere condannato alla deportazione o alla morte come «refrattario»: refrattario a lasciarsi rendere uguale in un campo in cui Cristo aveva previsto qualche «diseguaglianza». Nemmeno il Papa doveva emergere da quella palude di egualitarismo: cristiani, preti e vescovi lo potevano al massimo genericamente venerare e informare, ma il legame con lui doveva restare comunque inincidente e superfluo. C'era poi da spingere il processo di «liberazione» fino a sciogliere la ragione da tutte le indebite pastoie, e fino a farla trionfare su tutti i «fanatismi»: dogmi, miracoli, credenze nell'al-di-là e simili. Poiché questa «libertà» e questa «uguaglianza» non potevano essere accettate da questi «uomini» (cioè: dai cristiani che volevano restar fedeli a Cristo e alla sua Chiesa), essi non potevano nemmeno essere considerati «fratelli»: e venne il Terrore. Nel solo mese di settembre 1792 si conteranno circa 1600 vittime in un massacro durato tre giorni.<br /><br />IL CARMELO E IL MARTIRIO<br />Nel Carmelo l'idea del martirio non era un'idea strana e lontana: fa parte della spiritualità di quest'Ordine religioso il ricordo degli insegnamenti di Teresa d'Avila che fin da bambina aveva cercato il martirio per il desiderio di «vedere Dio» e di affrettare l'incontro con Lui, e aveva poi profetizzato: «In avvenire quest'Ordine fiorirà, e avrà molti martiri». «Quando si vuole servire Dio sul serio - ella insegnava - il minimo che gli si possa offrire è il sacrificio della vita». S. Giovani della Croce aveva udito un giorno un suo confratello dire che «con la grazia di Dio, sperava riuscire a sopportare pazientemente anche il martirio, se fosse stato proprio necessario», e gli aveva ribattuto con infinita meraviglia: «e lo dite con tanta tiepidezza, fra Martino? Dovreste dirlo con grandissimo desiderio!». E ancor più le carmelitane francesi non potevano dimenticare che Teresa d'Avila aveva riformato il Carmelo proprio perché «scossa dalle sventure che desolavano la terra e la Chiesa di Francia»: offrire a questo scopo la vita faceva quasi parte della loro vocazione più originaria.<br />Nella Pasqua del 1792 la Priora di Compiègne - lasciando ogni monaca libera di decidere - propose a chi lo voleva di offrirsi con lei «in olocausto, per placare la collera di Dio, e in modo che questa divina pace che il suo caro Figlio è venuto a portare nel mondo, sia restituita alla Chiesa e allo Stato». Le due più anziane all'inizio furono prese dall'angoscia: le terrorizzava il pensiero della lugubre ghigliottina; ma poi vollero offrirsi assieme a tutte le loro sorelle. Da allora la comunità rinnoverà l'atto di offerta, ogni giorno, durante la Santa Messa, legandosi sempre più coscientemente al Sacrificio di Cristo. Il 12 settembre ricevettero l'ordine di abbandonare il monastero, che venne requisito. Subaffittarono allora delle stanze, in uno stesso quartiere, in quattro case vicine, e si divisero in gruppetti: riuscendo a comunicare tra loro passando tra i giardini e i cortili interni. Non avevano più monastero, né clausura, né grate, né chiesa: periodicamente si riunivano nell'abitazione della Priora, per averne sostegno e guida, e per il resto cercavano come potevano di osservare la loro regola di preghiera, di silenzio e di lavoro, anche in quella situazione così inattesa e precaria.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42476214</guid><pubDate>Mon, 14 Dec 2020 07:28:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42476214/film_garantiti_i_dialoghi_delle_carmelitane_la_storia_delle_martiri_di_compiegne_1960.mp3" length="25941053" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=297&#13;
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LA STORIA DELLE MARTIRI DI COMPIEGNE&#13;
Racconto di Padre Antonio Maria Sicari&#13;
Le martiri di Compiègne sono sedici monache carmelitane uccise durante la Rivoluzione Francese. La...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=297" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=297</a><br /><br />LA STORIA DELLE MARTIRI DI COMPIEGNE<br />Racconto di Padre Antonio Maria Sicari<br />Le martiri di Compiègne sono sedici monache carmelitane uccise durante la Rivoluzione Francese. La famosa «Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo» fu promulgata il 26 agosto 1789; pochi mesi dopo giunse puntualmente la proibizione di emettere i voti religiosi (in nome della libertà individuale), e la soppressione degli Ordini religiosi, a cominciare da quelli contemplativi. Il teorema era semplice: non può essere libero chi si rinchiude in un convento e si vincola con dei voti; se qualcuno lo fa, è segno che è stato costretto. Compito della ragione (e della Nazione) è restituirgli la Libertà. <br />Fu allora che le priore di tre monasteri carmelitani, a nome di tutti gli altri, inviarono all'Assemblea Nazionale un «indirizzo» in cui si legge:<br />«Alla base dei nostri voti c'è la libertà più grande; nelle nostre case regna la più perfetta uguaglianza; noi qui non conosciamo né ricchi, né nobili. Nel mondo si ama dire che i monasteri rinchiudono vittime consumate lentamente dai rimorsi; ma noi confessiamo davanti a Dio che, se c'è sulla terra la felicità, noi siamo felici».<br />Quei rivoluzionari, a riguardo di voti e monasteri, avevano la ragione illuminata da ciò che avevan letto o sentito dire da letterati, teatranti, gazzettieri e filosofi: avevano cioè idee morbose e romantiche, simili a quelle che ancor oggi si trovano in certi romanzi d'appendice o in certe «telenovelas». Perciò la persecuzione cominciò con la cavalleresca e ridicola sollecitudine con cui uno stuolo di ufficiali municipali andarono a battere alle porte dei monasteri per offrirsi come paladini e liberatori.<br />Siamo in grado di descrivere esattamente ciò che accadde nel monastero di Compiègne, dove allora si trovavano 16 religiose professe. C'era anche una giovane novizia che all'ultimo momento era stata impedita dal prendere i voti, proprio da quel decreto che «non riconosceva più né voti religiosi né alcun altro arruolamento che sia contrario ai diritti naturali». Giunsero dunque gli ufficiali municipali, violarono la clausura e si insediarono nella grande sala capitolare: alle due porte furono messe quattro guardie. Altre guardie furono schierate, una alla porta di ogni cella, per impedire che le suore potessero comunicare tra loro, e soprattutto che avessero contatti con la Priora; anche le altre porte dei chiostri furono presidiate.<br /><br />L'INTERROGATORIO<br />Ogni monaca venne dunque convocata singolarmente: a ognuna il presidente «annunciava (testualmente!) di essere apportatore di libertà, e la invitava a parlare senza timore e a dichiarare se voleva uscire di clausura e tornarsene in famiglia...». Un segretario intanto prendeva accuratamente nota delle risposte, la cui veridicità è perciò garantita dagli stessi «oppositori».<br />La priora, convocata per prima, dichiarò «di voler vivere e morire in quella santa casa».<br />Un'anziana disse «che era suora da cinquantasei anni e ne avrebbe desiderati ancora altrettanti per consacrarli tutti al Signore».<br />Una suora disse d'essersi fatta religiosa «di suo pieno gradimento e di propria volontà» e di essere «fermamente risoluta a conservare il proprio abito, anche a prezzo del proprio sangue».<br />Un'altra spiegò che «non c'era felicità così grande come quella di vivere da carmelitana» e che «il suo più ardente desiderio era di vivere e di morire tale».<br />Un'altra ancora insisté che «se avesse avuto mille vite tutte le avrebbe consacrate allo stato che aveva scelto, e che nulla poteva convincerla ad abbandonare la casa dove abitava e dove aveva trovato la sua felicità».<br />Un'altra aggiunse che «approfittava di quella occasione per rinnovare i suoi voti religiosi, e anzi ne approfittava anche per regalare ai magistrati una poesia che...]]></itunes:summary><itunes:duration>1622</itunes:duration><itunes:keywords>carmelitane,compiegne,martiri</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/90870eac311e687620846c8e468f7268.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Sissi, la giovane imperatrice* (1956) - Il sogno di una monarchia cattolica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/sissi-la-giovane-imperatrice-1956-il-sogno-di-una-monarchia-cattolica--42410874</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=325" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=325</a><br /><br />a, infatti, sottrae la bambina alla madre, ordinando che sia alloggiata in un'ala lontana del palazzo, ed affidandola alle cure delle governanti. Sissi è addolorata e offesa, ma rimane completamente delusa quando il marito non l'appoggia contro la suocera, anzi ne accetta le argomentazioni secondo le quali Sissi non è all'altezza di provvedere all'educazione della piccola arciduchessa. <br />Sissi fugge quindi dal palazzo, e torna dalla sua famiglia in Baviera. Sua madre, quando capisce quello che ha fatto, si schiera dalla sua parte: è il padre, per una volta, che la rimprovera, anche se bonariamente, invitandola a tornare ai suoi doveri di moglie, madre e imperatrice. Durante la visita ai genitori, Sissi ritrova la gioia di vivere e riabbraccia le sorelle ed i fratelli. Alla fine Francesco Giuseppe la raggiunge, si scusa, e le promette che riavrà sua figlia. La pacificazione permette il ritorno dell'imperatrice al palazzo. <br />Oltre ai problemi personali, però, ci sono i problemi politici, dato che l'imperatore, contro le decisioni della madre e del governo, annuncia un'amnistia verso l'Ungheria, allora una semplice provincia dell'Impero austriaco, togliendo lo stato di assedio: ciò avvicinerà molto i due paesi, sia grazie al conte Andrássy, sia grazie alla stessa Sissi, che si era adoperata appassionatamente per il riconoscimento della dignità di Regno autonomo all'Ungheria. Da allora l'Impero d'Austria verrà chiamato Impero austro-ungarico, formato da due regni distinti che hanno un re ed una regina in comune. Alla fine del film si assiste al solenne e toccante momento dell'incoronazione a re e regina di Ungheria dei due sovrani austriaci. <br /><br />DIFFERENZE TRA FILM E REALTÀ STORICA<br />Nella realtà storica Elisabetta accettò, pur soffrendo, l'allontanamento dei figli. Sofia, la primogenita, morì a due anni di febbri proprio durante un viaggio in Ungheria. Alla stessa malattia sopravvisse invece la secondogenita Gisella, di poco più piccola. Il figlio maschio, Rodolfo d'Asburgo-Lorena, fu allontanato quando era ancora molto piccolo dalla corte e sottoposto ad una educazione ed una disciplina militare durissime, che lo segnarono irrimediabilmente, tuttavia quando Sissi comprese ciò che stava avvenendo al figlio riuscì a strapparlo da tale educazione, dopo aver abbandonato Vienna e minacciato di non tornare finché non ottenne di poter sovrintendere all'educazione dei figli. Tuttavia, Rodolfo morì suicida insieme alla sua amante.<br /><br />ELISABETTA DI BAVIERA (detta SISSI)<br />Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera (Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 - Ginevra, 10 settembre 1898), meglio nota come Sissi, fu imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria, regina di Boemia e di Croazia come consorte di Francesco Giuseppe d'Austria. <br />Nonostante fosse cresciuta relativamente libera da vincoli sociali e di comportamento normalmente imposti alla nobiltà mitteleuropea del XIX secolo e generalmente insofferente alla disciplina di corte a Vienna, nonché alle politiche imperiali e alle condizioni di vita dei popoli sottoposti alle autorità dell'Impero austro-ungarico, rimase un simbolo della monarchia asburgica, e per tale ragione il 10 settembre 1898 fu uccisa a Ginevra, in Svizzera, dall'anarchico italiano Luigi Lucheni. <br />Fonte: Wikipedia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42410874</guid><pubDate>Thu, 10 Dec 2020 06:30:24 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42410874/film_garantiti_sissi_la_giovane_imperatrice_il_sogno_di_una_monarchia_cattolica_1956.mp3" length="5457710" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=325&#13;
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Sua madre, quando capisce quello che ha fatto, si schiera dalla sua parte: è il padre, per una volta, che la rimprovera, anche se bonariamente, invitandola a tornare ai suoi doveri di moglie, madre e imperatrice. Durante la visita ai genitori, Sissi ritrova la gioia di vivere e riabbraccia le sorelle ed i fratelli. Alla fine Francesco Giuseppe la raggiunge, si scusa, e le promette che riavrà sua figlia. La pacificazione permette il ritorno dell'imperatrice al palazzo. <br />Oltre ai problemi personali, però, ci sono i problemi politici, dato che l'imperatore, contro le decisioni della madre e del governo, annuncia un'amnistia verso l'Ungheria, allora una semplice provincia dell'Impero austriaco, togliendo lo stato di assedio: ciò avvicinerà molto i due paesi, sia grazie al conte Andrássy, sia grazie alla stessa Sissi, che si era adoperata appassionatamente per il riconoscimento della dignità di Regno autonomo all'Ungheria. Da allora l'Impero d'Austria verrà chiamato Impero austro-ungarico, formato da due regni distinti che hanno un re ed una regina in comune. Alla fine del film si assiste al solenne e toccante momento dell'incoronazione a re e regina di Ungheria dei due sovrani austriaci. <br /><br />DIFFERENZE TRA FILM E REALTÀ STORICA<br />Nella realtà storica Elisabetta accettò, pur soffrendo, l'allontanamento dei figli. Sofia, la primogenita, morì a due anni di febbri proprio durante un viaggio in Ungheria. Alla stessa malattia sopravvisse invece la secondogenita Gisella, di poco più piccola. Il figlio maschio, Rodolfo d'Asburgo-Lorena, fu allontanato quando era ancora molto piccolo dalla corte e sottoposto ad una educazione ed una disciplina militare durissime, che lo segnarono irrimediabilmente, tuttavia quando Sissi comprese ciò che stava avvenendo al figlio riuscì a strapparlo da tale educazione, dopo aver abbandonato Vienna e minacciato di non tornare finché non ottenne di poter sovrintendere all'educazione dei figli. Tuttavia, Rodolfo morì suicida insieme alla sua amante.<br /><br />ELISABETTA DI BAVIERA (detta SISSI)<br />Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera (Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 - Ginevra, 10 settembre 1898), meglio nota come Sissi, fu imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria, regina di Boemia e di Croazia come consorte di Francesco Giuseppe d'Austria. <br />Nonostante fosse cresciuta relativamente libera da vincoli sociali e di comportamento normalmente imposti alla nobiltà mitteleuropea del XIX secolo e generalmente insofferente alla disciplina di corte a Vienna, nonché alle politiche imperiali e alle condizioni di vita dei popoli sottoposti alle autorità dell'Impero austro-ungarico, rimase un simbolo della monarchia asburgica, e per tale ragione il 10 settembre 1898 fu uccisa a Ginevra, in Svizzera, dall'anarchico italiano Luigi Lucheni. <br />Fonte: Wikipedia]]></itunes:summary><itunes:duration>342</itunes:duration><itunes:keywords>baviera,cattolica,elisabetta,monarchia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0d550fe7c34240c8b2ebd08e45dd052f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un uomo per tutte le Stagioni*** (1966) - L'eroismo di San Tommaso Moro, patrono dei politici</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-uomo-per-tutte-le-stagioni-1966-l-eroismo-di-san-tommaso-moro-patrono-dei-politici--42284187</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=7" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=7</a><br /><br />L'EROISMO DI SAN TOMMASO MORO, PATRONO DEI POLITICI<br />Il re d'Inghilterra Enrico VIII con l'Atto di Supremazia si autoproclama capo della Chiesa di Inghilterra; si opporranno solo il Cancelliere del Regno Tommaso Moro e l'arcivescovo John Fisher, entrambi decapitati, e tre monaci che saranno squartati vivi<br />Questo splendido film vincitore di 6 Oscar (tra cui: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista, miglior sceneggiatura), pone una cruciale problematica: che cosa realmente siamo? O meglio che cosa fa di noi stessi..."noi stessi"?<br />Al di là della nostra quotidiana esperienza di vita fatta di lavoro, amicizie, affetti, successi e fallimenti, esperienza soggetta al mutare delle maree del tempo, c'è un qualcosa che non saremmo mai disposti a fare, anche di fronte alle più sfrenate possibilità di arricchimento, successo, potere? Riusciremmo a dire "NO!" qualora sentissimo che la parte più profonda e nobile di noi stessi sarebbe irrimediabilmente violentata dal nostro svenderci? Abbiamo veramente dentro di noi un qualcosa di immutabile, geneticamente non programmato per adattarsi e sopravvivere sempre e comunque? E, soprattutto, se così non fosse, se fossimo veramente in grado di essere indefinitamente modellabili alle esigenze dettate dal nostro ego, alle pressioni che subiamo dall'esterno, alla nostra ingordigia o timore, potremmo ancora dire di avere una nostra identità?<br />Quel vero Uomo e vero Santo che fu Tommaso Moro ci avrebbe a questo punto parlato di quel bene supremo che sopra ogni altro l'uomo deve conservare con la massima cura: l'Anima. Ma noi viviamo nel progredito ventunesimo secolo, siamo alfieri della secolarizzazione e riteniamo questi argomenti quisquiglie da prete... o forse no?<br />Inghilterra 1528. Il Cardinale Wolsey riveste la carica di Lord Cancelliere in nome di Sua Maestà Enrico VIII.<br />Siamo alla vigilia di quell'infame Atto di Supremazia con il quale il Re si autoproclamerà capo della Chiesa di Inghilterra, ponendo in essere quella frattura tra mondo Anglicano e mondo Cattolico che ancora oggi, a distanza di quasi cinque secoli, rappresenta una delle più drammatiche rotture nell'Occidente.<br />L'esigenza di avere un erede maschio, che la moglie Caterina non sembra volergli generare, e l'essersi invaghito di Anna Bolena, dama di compagnia della moglie, spingono il Re a richiedere un secondo annullamento del matrimonio. In precedenza aveva già ottenuto la nullità di un precedente matrimonio, ma il Re sostiene che il Papa non avrebbe dovuto acconsentire in quella occasione e quindi dovrebbe dichiarare ora la nullità del matrimonio, ma il Papa stavolta non glielo concede. È la rottura.<br />Questo Re, artefice di una politica disinvolta e senza scrupoli, dedito alla lussuria, alla baldoria, alla caccia nonché buon musicista, obbliga i vescovi a giurargli fedeltà in qualità di nuovo capo della chiesa. Solo l'arcivescovo Fisher gli si opporrà e sarà decapitato come traditore. Nobili ed ecclesiastici comprendono l'antifona e si piegano al giuramento, eccetto tre monaci che saranno impiccati e, poco prima di morire soffocati, squartati vivi.<br />Nel contempo, anche per le abili manovre ordite a suo danno dal verminoso Cromwell, il Cardinale Wolsey cade in disgrazia. Si esige la nomina di un nuovo Cancelliere. Ma chi scegliere?<br />Il Re pone la sua incondizionata fiducia su Tommaso Moro, membro del Consiglio, avvocato, uomo dalla limpida reputazione, fedelissimo alla Corona e irremovibile nel suo essere Cattolico.<br />Tommaso è amico personale di Enrico VIII e il Re ricambia questa amicizia che considera assai preziosa. Egli vede in Tommaso un uomo giusto e onesto, privo di quella smania di far carriera che affligge tutti i membri della Corte. Lo reputa uomo di intelletto eccelso, pensatore profondo e acuto. Ma, forse, non è in grado di valutarne fino in fondo l'onestà e la profondissima Fede cattolica.<br />Quando Tommaso viene interrogato dal Re sulla legittimità o meno della sua nuova unione, il Lord Cancelliere si batte abilmente sul campo della dialettica, la cui arte ha imparato nelle aule dei tribunali, in modo da risultare sì elusivo, ma inattaccabile sul piano della logica. Il Re è chiaramente insoddisfatto, ma non può nulla. Mente a Tommaso, dicendogli che lo lascerà fuori da questa faccenda e richiedendo poi un secondo giuramento che verte proprio sulla legittimità del matrimonio con Anna Bolena.<br />Tommaso rinuncia, tra lo sconcerto generale, alla carica di Lord Cancelliere, perdendo così fama, gloria e ricchezze. Si ritira nella sua modesta casa di campagna e spera che il suo bassissimo profilo ed il suo "silenzio pubblico" lo tengano lontano dagli artigli del Re.<br />Ma, come dice giustamente il perfido Cromwell: "Il suo è un silenzio che assorda, tanto rimbomba per tutta l'Inghilterra".<br />Cromwell, coadiuvato dallo scialbo Richard Rich, sedicente amico di Tommaso, architetta una serie di infamanti accuse per corruzione volte a spedire Tommaso nella Torre di Londra ove si spera egli cambi idea o, perlomeno, muoia senza troppo scalpore.<br />In effetti l'antagonista morale di Tommaso risulta proprio essere, più che il Re, Richard Rich, il quale sembra essere provvisto di tutte le virtù di Tommaso rovesciate. È una banderuola al vento, impaurito, sprovvisto della minima traccia di volontà e moralità, sbiadito come un acquerello di poco prezzo, smanioso di entrare nelle grazie di qualche potente solo per potere oziare come un parassita: non è propriamente perfido, ma solo perchè non ha neppure i numeri per fare il malvagio. Tommaso si difende abilmente e le pretestuose accuse cadono.<br />Ma grazie a false testimonianze egli viene accusato di tradimento e condotto nella Torre. Potrebbe ancora pagarsi il biglietto di uscita svendendo la propria coscienza e giurando, ma non lo fa.<br />Ora non possiede più nulla, tranne la vita: offre anche questa, con il consueto coraggio, in nome della propria Fede.<br />Affronta il processo farsa, ma alla fine, sapendo di non avere più nulla da perdere, rompe il suo lungo silenzio e condanna apertamente l'operato del Re. Infine con il suo tipico senso dell'umorismo dice a Richard Rich, ripugnante traditore, artefice del suo tragico destino, che sfoggia orgogliosamente il medaglione di Governatore del Galles: "Gesù disse che non valeva la pena dannarsi l'anima in cambio del mondo intero... ma per il solo Galles...".<br />Viene condannato alla decapitazione.<br />Perdonerà i suoi accusatori e ringrazierà il boia che "gli aprirà le porte dei Cieli".<br />Francesco Natale<br />Fonte: RagionPolitica, 6 febbraio 2004]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42284187</guid><pubDate>Wed, 02 Dec 2020 19:43:16 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42284187/film_garantiti_un_uomo_per_tutte_le_stagioni_l_eroismo_di_san_tommaso_moro_patrono_dei_politici_1966.mp3" length="9347656" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=7&#13;
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L'EROISMO DI SAN TOMMASO MORO, PATRONO DEI POLITICI&#13;
Il re d'Inghilterra Enrico VIII con l'Atto di Supremazia si autoproclama capo della Chiesa di Inghilterra; si opporranno solo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=7" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=7</a><br /><br />L'EROISMO DI SAN TOMMASO MORO, PATRONO DEI POLITICI<br />Il re d'Inghilterra Enrico VIII con l'Atto di Supremazia si autoproclama capo della Chiesa di Inghilterra; si opporranno solo il Cancelliere del Regno Tommaso Moro e l'arcivescovo John Fisher, entrambi decapitati, e tre monaci che saranno squartati vivi<br />Questo splendido film vincitore di 6 Oscar (tra cui: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista, miglior sceneggiatura), pone una cruciale problematica: che cosa realmente siamo? O meglio che cosa fa di noi stessi..."noi stessi"?<br />Al di là della nostra quotidiana esperienza di vita fatta di lavoro, amicizie, affetti, successi e fallimenti, esperienza soggetta al mutare delle maree del tempo, c'è un qualcosa che non saremmo mai disposti a fare, anche di fronte alle più sfrenate possibilità di arricchimento, successo, potere? Riusciremmo a dire "NO!" qualora sentissimo che la parte più profonda e nobile di noi stessi sarebbe irrimediabilmente violentata dal nostro svenderci? Abbiamo veramente dentro di noi un qualcosa di immutabile, geneticamente non programmato per adattarsi e sopravvivere sempre e comunque? E, soprattutto, se così non fosse, se fossimo veramente in grado di essere indefinitamente modellabili alle esigenze dettate dal nostro ego, alle pressioni che subiamo dall'esterno, alla nostra ingordigia o timore, potremmo ancora dire di avere una nostra identità?<br />Quel vero Uomo e vero Santo che fu Tommaso Moro ci avrebbe a questo punto parlato di quel bene supremo che sopra ogni altro l'uomo deve conservare con la massima cura: l'Anima. Ma noi viviamo nel progredito ventunesimo secolo, siamo alfieri della secolarizzazione e riteniamo questi argomenti quisquiglie da prete... o forse no?<br />Inghilterra 1528. Il Cardinale Wolsey riveste la carica di Lord Cancelliere in nome di Sua Maestà Enrico VIII.<br />Siamo alla vigilia di quell'infame Atto di Supremazia con il quale il Re si autoproclamerà capo della Chiesa di Inghilterra, ponendo in essere quella frattura tra mondo Anglicano e mondo Cattolico che ancora oggi, a distanza di quasi cinque secoli, rappresenta una delle più drammatiche rotture nell'Occidente.<br />L'esigenza di avere un erede maschio, che la moglie Caterina non sembra volergli generare, e l'essersi invaghito di Anna Bolena, dama di compagnia della moglie, spingono il Re a richiedere un secondo annullamento del matrimonio. In precedenza aveva già ottenuto la nullità di un precedente matrimonio, ma il Re sostiene che il Papa non avrebbe dovuto acconsentire in quella occasione e quindi dovrebbe dichiarare ora la nullità del matrimonio, ma il Papa stavolta non glielo concede. È la rottura.<br />Questo Re, artefice di una politica disinvolta e senza scrupoli, dedito alla lussuria, alla baldoria, alla caccia nonché buon musicista, obbliga i vescovi a giurargli fedeltà in qualità di nuovo capo della chiesa. Solo l'arcivescovo Fisher gli si opporrà e sarà decapitato come traditore. Nobili ed ecclesiastici comprendono l'antifona e si piegano al giuramento, eccetto tre monaci che saranno impiccati e, poco prima di morire soffocati, squartati vivi.<br />Nel contempo, anche per le abili manovre ordite a suo danno dal verminoso Cromwell, il Cardinale Wolsey cade in disgrazia. Si esige la nomina di un nuovo Cancelliere. Ma chi scegliere?<br />Il Re pone la sua incondizionata fiducia su Tommaso Moro, membro del Consiglio, avvocato, uomo dalla limpida reputazione, fedelissimo alla Corona e irremovibile nel suo essere Cattolico.<br />Tommaso è amico personale di Enrico VIII e il Re ricambia questa amicizia che considera assai preziosa. 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La mia vita con l'aborto" di Abby Jhonson, ex direttrice a Bryan in Texas di una delle cliniche americane per aborti della catena "Planned Parenthood".<br />Il libro racconta la sua vicenda professionale e la sua trasformazione umana e spirituale all'insegna della verità e della compassione.<br />Abby incontra all'università del Texas una reclutatrice presso uno stand del volontariato per Planned Parenthood. Ricorda Abby: "Dicevano che erano lì per ridurre gli aborti, per renderli 'sicuri' e 'rari' con la pianificazione familiare. Parlavano in modo compassionevole, dicendo che non vogliono che le donne tornino indietro nel tempo con gli aborti illegali e pericolosi, facendo altresì riferimento ai diritti riproduttivi" .<br />La Jhonson desiderando aiutare le donne in difficoltà inizia come psicologa volontaria a lavorare per Planned Parenthood, fa rapidamente carriera e nel giro di otto anni diventa direttore della clinica del Texas.<br />Abby alla quale veniva imposto di raggiungere delle quote di aborti e di accettare senza discutere l'ideologia abortista del "diritto all'aborto" rimane turbata, constatando che l'aborto era più un prodotto che vendevano che una necessità da combattere affinché diminuissero gli aborti.<br />Ma tutto cambia il 26 settembre 2009 quando per carenza di personale le viene chiesto di assistere ad un controllo ecografico di un aborto. <br />Vede con orrore un bambino di 3 mesi di gestazione completamente sviluppato con braccia, gambe, dita, piedi e un piccolo battito cardiaco combattere e infine perdere la sua vita per mano di un abortista.<br />"In un primo momento, il bambino non si muoveva, come se fosse addormentato. Ma poi, quando la sonda abortista è stata vicino ad esso, è saltato e ha cominciato a combattere, e ho visto che si allontanava dalla sonda. Nel giro di pochi secondi, la lotta era finita e il bambino aveva perso".<br />"Pensavo che un bambino di poche settimane fosse incapace di sentire qualcosa" racconta Abby ma vide anche come si contorceva mentre il tubo lo aspirava "poi è scomparso sotto i miei occhi nella cannula - racconta Abby - aggiungendo che l'ultima cosa che vide fu "come la spina dorsale perfettamente formata venisse aspirata dalla cannula".<br />"Non riuscivo a smettere di pensare a quante donne aveva rassicurato quando avevano chiesto prima di abortire, 'Il mio bambino sentirà questo?' ". "Dicevo loro, una dopo l'altra, 'No', perché mi era stato detto da Planned Parenthood che il bambino non sentirebbe dolore fino a 7 mesi di gestazione'. Non potevo pensare che io avevo creduto a questa menzogna per otto anni. "La realtà è che un bambino prenatale può sentire dolore già ad otto settimane di gestazione". In quel momento Abby ha avuto la piena consapevolezza di ciò che l'aborto è ed a che cosa stava dedicando la sua vita ed ha avuto una trasformazione profonda.<br />Abby ha continuato a lavorare a Planned Parenthood per poco tempo dopo l'aborto per trovare "il coraggio di mettere da parte l'orgoglio e ammettere a se stessa, agli amici e alla sua famiglia che aveva sbagliato e che loro avevano ragione".<br />"Ma il 5 ottobre 2009 meno di un mese dopo io non sapevo cosa fare, sapevo solo che non potevo continuare a lavorare a Planned Parenthood".<br />Abby si è rivolta al vicino ufficio della Coalizione per la Vita, un locale gruppo a favore della vita che pregava fuori dal suo ufficio di Planned Parenthood.<br />La Coalizione per la Vita ha lanciato nel 2004 "40 giorni per la vita", una campagna di un gruppo locale di Byran, Texas. La campagna attiva due volte l'anno consiste in 40 giorni di preghiera e digiuno con veglie in turni davanti alle cliniche per aborti. I 40 giorni derivano dalla Bibbia: i 40 giorni sul Sinai di Mosè e i 40 giorni nel deserto di Gesù. <br />Abby ha promesso che avrebbe cominciato a sostenere la vita nel grembo materno ed esporre l'aborto per quello che è realmente.<br />"Sapevo che i membri della Coalizione avevano pregato per me per molti anni" Abby ha spiegato,"ed ero anche in buoni rapporti con alcuni di loro. Quello che non sapevo è che intorno a me si stava svolgendo una guerra spirituale. Quando ripenso alla mia vita a Planned Parenthood, di come ho agito e come ho parlato, mi fa quasi male fisicamente", ha riflettuto. "Le cose che abbiamo detto, scherzando con i colleghi di lavoro, il tutto mentre stavamo uccidendo persone nello stesso edificio, vi è stato un male lì, quasi come se, quando si attraversano i cancelli del centro di aborto, qualcosa prende il controllo della tua mente".<br />Abby rassegna le sue dimissioni da Planned Parenthood il 9 ottobre 2009.<br />Planned Parenthood ha preso immediati provvedimenti legali nei confronti della Jhonson per violazione del contratto e violazione del segreto per ridurla al silenzio. Ma il giudice ha respinto la domanda di Planned Parenthood e la stampa americana ha quindi riportato la storia del suo cambiamento e la sua sorprendente testimonianza le consente di salvare vite umane dei non nati in tutto il Paese. Molti le hanno scritto, dopo aver letto il suo libro, stanno riconsiderando le loro scelte o vorrebbero lasciare l'industria degli aborti.<br />In un intervista Abby Jhonson ha dichiarato che ha lasciato il suo lavoro e si è unita alla Coalizione per la vita per aiutare le donne a capire la verità su aborto e non per diventare un personaggio pubblico.<br />Abby e il marito dopo la conversione sono entrati a far parte della Chiesa Cattolica ed hanno avuto otto figli.<br />Nel suo sito Abby invita a pregare per i medici abortisti che ha avuto modo di conoscere e che praticano aborti anche fino a cinque o perfino nove mesi. Ha pubblicato una lettera per coloro che lavorano nelle cliniche che praticano aborti e racconta di pratiche fatte passare per contraccettive ma in realtà abortive.<br />Nel dicembre del 2011, è stato annunciato che la Johnson è stata assunta da Americani Uniti per la Vita come Senior Policy Advisor.<br />Il padre di Abby ha affermato che se non fosse stato per l'aborto avrebbe avuto altri due nipoti riferendosi ai due aborti di Abby. Lei e il marito hanno una figlia. Abby si augura che coloro che conoscono la sua storia si rendano conto delle implicazioni di un aborto: "Se pensi che avere un aborto è una scelta personale, una scelta privata che elimina un problema: ripensaci. L'aborto farà male a te e a molti altri. L'aborto non è la fine di un problema: è solo l'inizio di tanti, molti problemi in più".<br />Virginia Lalli<br />Fonte: BastaBugie n.230 del 3 febbraio 2012]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42268372</guid><pubDate>Tue, 01 Dec 2020 23:32:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42268372/film_garantiti_unplanned_l_incredibile_conversione_di_abby_jhonson_2020.mp3" length="8783411" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=317&#13;
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L'INCREDIBILE CONVERSIONE DI ABBY JHONSON&#13;
''Se pensi che avere un aborto sia una scelta che elimina un problema... ripensaci, perché l'aborto non è la fine di un problema... è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=317" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=317</a><br /><br />L'INCREDIBILE CONVERSIONE DI ABBY JHONSON<br />''Se pensi che avere un aborto sia una scelta che elimina un problema... ripensaci, perché l'aborto non è la fine di un problema... è solo l'inizio di tanti problemi in più''<br />È uscito in Italia il libro "Scartati. La mia vita con l'aborto" di Abby Jhonson, ex direttrice a Bryan in Texas di una delle cliniche americane per aborti della catena "Planned Parenthood".<br />Il libro racconta la sua vicenda professionale e la sua trasformazione umana e spirituale all'insegna della verità e della compassione.<br />Abby incontra all'università del Texas una reclutatrice presso uno stand del volontariato per Planned Parenthood. Ricorda Abby: "Dicevano che erano lì per ridurre gli aborti, per renderli 'sicuri' e 'rari' con la pianificazione familiare. Parlavano in modo compassionevole, dicendo che non vogliono che le donne tornino indietro nel tempo con gli aborti illegali e pericolosi, facendo altresì riferimento ai diritti riproduttivi" .<br />La Jhonson desiderando aiutare le donne in difficoltà inizia come psicologa volontaria a lavorare per Planned Parenthood, fa rapidamente carriera e nel giro di otto anni diventa direttore della clinica del Texas.<br />Abby alla quale veniva imposto di raggiungere delle quote di aborti e di accettare senza discutere l'ideologia abortista del "diritto all'aborto" rimane turbata, constatando che l'aborto era più un prodotto che vendevano che una necessità da combattere affinché diminuissero gli aborti.<br />Ma tutto cambia il 26 settembre 2009 quando per carenza di personale le viene chiesto di assistere ad un controllo ecografico di un aborto. <br />Vede con orrore un bambino di 3 mesi di gestazione completamente sviluppato con braccia, gambe, dita, piedi e un piccolo battito cardiaco combattere e infine perdere la sua vita per mano di un abortista.<br />"In un primo momento, il bambino non si muoveva, come se fosse addormentato. Ma poi, quando la sonda abortista è stata vicino ad esso, è saltato e ha cominciato a combattere, e ho visto che si allontanava dalla sonda. Nel giro di pochi secondi, la lotta era finita e il bambino aveva perso".<br />"Pensavo che un bambino di poche settimane fosse incapace di sentire qualcosa" racconta Abby ma vide anche come si contorceva mentre il tubo lo aspirava "poi è scomparso sotto i miei occhi nella cannula - racconta Abby - aggiungendo che l'ultima cosa che vide fu "come la spina dorsale perfettamente formata venisse aspirata dalla cannula".<br />"Non riuscivo a smettere di pensare a quante donne aveva rassicurato quando avevano chiesto prima di abortire, 'Il mio bambino sentirà questo?' ". "Dicevo loro, una dopo l'altra, 'No', perché mi era stato detto da Planned Parenthood che il bambino non sentirebbe dolore fino a 7 mesi di gestazione'. Non potevo pensare che io avevo creduto a questa menzogna per otto anni. "La realtà è che un bambino prenatale può sentire dolore già ad otto settimane di gestazione". In quel momento Abby ha avuto la piena consapevolezza di ciò che l'aborto è ed a che cosa stava dedicando la sua vita ed ha avuto una trasformazione profonda.<br />Abby ha continuato a lavorare a Planned Parenthood per poco tempo dopo l'aborto per trovare "il coraggio di mettere da parte l'orgoglio e ammettere a se stessa, agli amici e alla sua famiglia che aveva sbagliato e che loro avevano ragione".<br />"Ma il 5 ottobre 2009 meno di un mese dopo io non sapevo cosa fare, sapevo solo che non potevo continuare a lavorare a Planned Parenthood".<br />Abby si è rivolta al vicino ufficio della Coalizione per la Vita, un locale gruppo a favore della vita che pregava fuori dal suo ufficio di Planned Parenthood.<br />La Coalizione per la Vita ha lanciato nel 2004 "40 giorni per la vita", una campagna di un gruppo locale di Byran, Texas. 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Gli attori sono gli stessi delle varie stagioni: Mark Williams, che fa il protagonista, e i comprimari fissi Mrs Bridgette McCarty (Sorcha Cusacks), l'autista Sid Carter (Alex Price), il sergente Goodfellow (John Burton) e Penelope (Emer Kenny) che ha preso il posto di lady Felicia Montague (Nancy Carrol), partita per il Sudafrica nella quarta stagione.<br />Nella nuova serie Penelope appare ingrassata, quantunque l'espressività dell'attrice sia inalterata. Pazienza: era la più carina. I telefilm sono nel complesso gradevoli, anche se manca quel quid che solo Chesterton sapeva dare. Infatti, la serie è solo ispirata al personaggio creato da Gilbert K. Chesterton. Il risultato è che un prete cattolico diventa detective, con storie che tengono presente che, appunto, si tratta di un prete cattolico nell'Inghilterra anglicana dei primi anni Cinquanta. Naturalmente, gli autori non hanno il genio letterario di Chesterton né, figurarsi, la sua preparazione teologica.<br /><br />MEGLIO DI SHERLOCK HOLMES<br />Non a caso di Chesterton è in atto addirittura il processo di beatificazione per il suo acume cristiano e la sua capacità di renderlo accessibile a tutti. In un tempo in cui furoreggiava lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, Chesterton volle intenzionalmente contrapporgli un detective che fosse l'opposto. Come Holmes usava il razionalismo ottocentesco ateo e positivista, così padre Brown risolveva gli enigmi tramite la razionalità scolastica di san Tommaso d'Aquino.<br />Conan Doyle, quantunque battezzato cattolico, era spiritista (la via "scientifica" per l'aldilà). Chesterton, convertito da adulto al cattolicesimo, dei convertiti aveva la foga, la chiarezza di idee e la passione dottrinale.<br />Naturalmente, niente di tutto questo si trova nei telefilm trasmessi in Italia dal canale televisivo Paramount. Sono dei gialli dal tono leggero, quasi da soap opera, e non hanno particolari pretese. Però, l'episodio L'angelo della misericordia fa sobbalzare sulla sedia i fans di Chesterton. Si tratta di una anziana signora che - lo si scopre alla fine - si dedica all'eutanasia attiva di malati consenzienti. Quando viene scoperta, da padre Brown, si lancia nelle solite giustificazioni che si sentono da parte dei sostenitori del «diritto» alla dolce morte. L'unica obiezione del prete-detective è che solo Dio può stabilire quando si deve morire.<br />Se i movimenti per la vita odierni usassero questo tipo di argomentazione non avrebbero alcuna speranza di successo. Il diritto naturale, infatti, è razionale e oggettivo, ed esula dal semplice fideismo. Chesterton avrebbe avuto ben altri argomenti sul tema. Solo che detto tema ai suoi tempi era fuori discussione, sennò lui ci avrebbe lasciato le sue consuete folgorazioni, tanto era bravo a cogliere l'ovvio, anzi il talmente ovvio da essere sotto gli occhi di tutti e, perciò, quasi invisibile.<br /><br />ASSURDO E FUORI CONTESTO<br />Di più: il tema era fuori discussione anche negli anni Cinquanta, epoca in cui sono ambientati i telefilm e, in Inghilterra, un «angelo della misericordia» del genere avrebbe suscitato orrore e sarebbe finito impiccato senza complimenti. Ma non è questa l'unica perla della puntata. Tenetevi forte. La principale indiziata, ex novizia di convento, alla fine della storia dichiara di volere, adesso, dedicarsi al grande amore della sua vita. «Il convento?», chiede un'ingenua Penelope. No, risponde quella, e fa un nome. Subito arriva una macchina e ne scende una donna.<br />Le due si abbracciano con trasporto e con la stessa macchina se ne vanno. Insomma, due lesbiche. L'unica reazione di padre Brown è un'alzata di sopracciglio, gli altri comprimari, dal canto loro, tacciono. La conclusione è politicamente corretta e denuncia l'esaurimento delle idee degli autori. Ma anche cronologicamente errata. L'Inghilterra degli early Fifties era ancora puritana ed erede di una mentalità vittoriana che solo l'avvento del beat dieci dopo avrebbe incrinato (i più anziani tra noi ricordano che, al loro apparire, i Beatles con quelle pettinature venivano definiti dalla stampa «scimmie»). Chesterton, poi, si rivolta nella tomba al vedere come viene trattato il suo cattolicissimo e ortodossissimo personaggio.<br />Rino Cammilleri<br />Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/06/2018]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42070872</guid><pubDate>Fri, 20 Nov 2020 08:06:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42070872/film_garantiti_i_racconti_di_padre_brown_nuova_serie_tv_su_padre_brown_con_baci_fra_donne_propaganda_dell_eutanasia_ecc_1970.mp3" length="6154866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=296&#13;
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NUOVA SERIE TV SU PADRE BROWN CON BACI TRA DONNE, PROPAGANDA DELL'EUTANASIA, ECC.&#13;
Il prete detective affronta il tutto con un moralismo rassegnato che non appartiene alla...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=296" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=296</a><br /><br />NUOVA SERIE TV SU PADRE BROWN CON BACI TRA DONNE, PROPAGANDA DELL'EUTANASIA, ECC.<br />Il prete detective affronta il tutto con un moralismo rassegnato che non appartiene alla lucida razionalità dell'originale uscito dalla penna di Chesterton (molto meglio la serie tv degli anni '70 con Renato Rachel)<br />E' partita la sesta stagione dei telefilm su Padre Brown e mi sono disposto a guardarla come le precedenti. Gli attori sono gli stessi delle varie stagioni: Mark Williams, che fa il protagonista, e i comprimari fissi Mrs Bridgette McCarty (Sorcha Cusacks), l'autista Sid Carter (Alex Price), il sergente Goodfellow (John Burton) e Penelope (Emer Kenny) che ha preso il posto di lady Felicia Montague (Nancy Carrol), partita per il Sudafrica nella quarta stagione.<br />Nella nuova serie Penelope appare ingrassata, quantunque l'espressività dell'attrice sia inalterata. Pazienza: era la più carina. I telefilm sono nel complesso gradevoli, anche se manca quel quid che solo Chesterton sapeva dare. Infatti, la serie è solo ispirata al personaggio creato da Gilbert K. Chesterton. Il risultato è che un prete cattolico diventa detective, con storie che tengono presente che, appunto, si tratta di un prete cattolico nell'Inghilterra anglicana dei primi anni Cinquanta. Naturalmente, gli autori non hanno il genio letterario di Chesterton né, figurarsi, la sua preparazione teologica.<br /><br />MEGLIO DI SHERLOCK HOLMES<br />Non a caso di Chesterton è in atto addirittura il processo di beatificazione per il suo acume cristiano e la sua capacità di renderlo accessibile a tutti. In un tempo in cui furoreggiava lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, Chesterton volle intenzionalmente contrapporgli un detective che fosse l'opposto. Come Holmes usava il razionalismo ottocentesco ateo e positivista, così padre Brown risolveva gli enigmi tramite la razionalità scolastica di san Tommaso d'Aquino.<br />Conan Doyle, quantunque battezzato cattolico, era spiritista (la via "scientifica" per l'aldilà). Chesterton, convertito da adulto al cattolicesimo, dei convertiti aveva la foga, la chiarezza di idee e la passione dottrinale.<br />Naturalmente, niente di tutto questo si trova nei telefilm trasmessi in Italia dal canale televisivo Paramount. Sono dei gialli dal tono leggero, quasi da soap opera, e non hanno particolari pretese. Però, l'episodio L'angelo della misericordia fa sobbalzare sulla sedia i fans di Chesterton. Si tratta di una anziana signora che - lo si scopre alla fine - si dedica all'eutanasia attiva di malati consenzienti. Quando viene scoperta, da padre Brown, si lancia nelle solite giustificazioni che si sentono da parte dei sostenitori del «diritto» alla dolce morte. L'unica obiezione del prete-detective è che solo Dio può stabilire quando si deve morire.<br />Se i movimenti per la vita odierni usassero questo tipo di argomentazione non avrebbero alcuna speranza di successo. Il diritto naturale, infatti, è razionale e oggettivo, ed esula dal semplice fideismo. Chesterton avrebbe avuto ben altri argomenti sul tema. Solo che detto tema ai suoi tempi era fuori discussione, sennò lui ci avrebbe lasciato le sue consuete folgorazioni, tanto era bravo a cogliere l'ovvio, anzi il talmente ovvio da essere sotto gli occhi di tutti e, perciò, quasi invisibile.<br /><br />ASSURDO E FUORI CONTESTO<br />Di più: il tema era fuori discussione anche negli anni Cinquanta, epoca in cui sono ambientati i telefilm e, in Inghilterra, un «angelo della misericordia» del genere avrebbe suscitato orrore e sarebbe finito impiccato senza complimenti. Ma non è questa l'unica perla della puntata. Tenetevi forte. La principale indiziata, ex novizia di convento, alla fine della storia dichiara di volere, adesso, dedicarsi al grande amore della sua vita. «Il convento?», chiede un'ingenua Penelope. No,...]]></itunes:summary><itunes:duration>385</itunes:duration><itunes:keywords>eutanasia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/40291e5d0a80ff916886ac395dfad5c5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I racconti di Padre Brown* (1970) - Chesterton, tra fede e ragione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-racconti-di-padre-brown-1970-chesterton-tra-fede-e-ragione--42070735</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=202&testo_ricerca=brown" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=202&testo_ricerca=brown</a><br /><br />CHESTERTON, TRA FEDE E RAGIONE<br />A distanza di cento anni (il primo Padre Brown fu scritto dallo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton nel 1911) ritorna con urgente attualità il delicato e centrale rapporto tra fede e ragione, richiamato con chiarezza ed autorità nella lectio magistralis di Ratisbona nel settembre 2006 da Benedetto XVI e ripreso l'anno scorso dallo stesso Papa, nella sua terra natale, a Berlino, davanti ai rappresentanti delle istituzioni politiche tedesche.<br /><br />LEGAME INSCINDIBILE TRA FEDE E RAGIONE<br />Del legame tra fede e ragione il celeberrimo sacerdote-detective inglese Padre Brown (reso in Italia brillantemente nell'adattamento televisivo del 1970 da Renato Rascel) è stata un'icona significativa.<br />Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), l'autore dei divertenti ed intelligenti racconti di Padre Brown, consigliabili a grandi e piccini, riteneva la questione fede-ragione ineludibile, ancor prima del suo ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica Romana (così amava chiamarla) nel 1922.<br />Innumerevoli sono i rimandi all'equilibrata e sottile trattazione del rapporto tra la fede e la ragione già dal primo racconto (La croce azzurra), nel quale lo scrittore londinese fa dire al pretino (P.Brown) dell'Essex: "La ragione è sempre ragionevole, anche nell'ultimo limbo, anche al limite ultimo delle cose. So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la ragione, ma è il contrario, invece. Sola, sulla terra, la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Sola, sulla terra, la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione". Fa rabbrividire per la bellezza evocata ed il collegamento, seppur a distanza di tempo, con la riflessione sul Logos che il Santo Padre Benedetto XVI ha proposto a Regensburg.<br /><br />CHI ATTACCA LA RAGIONE FA CATTIVA TEOLOGIA<br />Lo smascheramento del ladro (Flambeau) travestito da prete avviene in Padre Brown ancora attraverso l'uso della ragione: "Voi attaccaste la ragione. Questa è cattiva teologia". Padre Brown risponde così in modo candido e disincantato (non a caso la prima serie di racconti si intitola L'innocenza di Padre Brown) al falso sacerdote che lo interroga : "L'universo è soltanto fisicamente infinito, non infinito nel senso che sfugge alle leggi della verità ... La ragione e la giustizia comprendono in modo inscindibile anche le stelle più remote e solitarie ma non crediate che una così fantastica astronomia possa influire minimamente sulla ragione e sulla giustizia della condotta umana. Su pianure di opale, sotto declivi tagliati nella pura perla, trovereste ancora un cartello con la scritta: "Tu non devi rubare"...".<br /><br />LA SCUOLA DEL CONFESSIONALE<br />Attraverso l'uso sapienziale della ragione ed il tratto profondamente umano e comprensivo di Padre Brown, derivato dall'assidua presenza nel confessionale, il sacerdote-detective non solo riuscirà a convertire, con la grazia di Dio, il famigerato ladro Flambeau, ma a farlo diventare addirittura suo assistente nelle pratiche investigative. Alla domanda dello sconvolto Flambeau: "Ma come fate a sapere tante cose?" risponderà sorridendo il piccolo prete: "Sono cose che solo uno stupido celibe qualunque può sapere, naturalmente. Non avete mai pensato che un uomo, che non fa quasi mai altro che ascoltare i peccati commessi dagli uomini, non ha la probabilità di rimanere ignaro del male umano?".<br />Sulla controversa questione della difficile comprensione del logos nelle vicende umane, così viene interrogato dall'ateo principe Saradine nel racconto Le colpe del principe Saradine: "Crede lei nel destino?". Risponde Padre Brown: "Credo nel destino finale di tutti: d'essere un giorno giudicati ... Siamo dalla parte del rovescio dell'arazzo. Le cose che qui accadono sembra che non abbiano alcun significato; parlo di ciò che avverrà in altro luogo. In qualche luogo il vero colpevole sarà punito. Qui, il danno sembra colpire una persona invece dell'altra".<br />Alla provvisorietà ed incredulità dell'ateo (ora come allora presente in molte persone) il sacerdote cattolico Brown risponde con la fermezza della ragione e della fede proponendo un salvifico piano soprannaturale che non svilisce ma, al contrario, valorizza tutta la vita reale dell'uomo.<br /><br />TUTTE LE COSE VENGONO DA DIO<br />Nel brano Il pugnale alato Chesterton fa parlare semplicemente e con serietà il pretino scaturito dalla sua fertile penna: "Tutte le cose vengono da Dio; e sopra tutte, la ragione e l'immaginazione. I grandi doni dello spirito sono buoni in se stessi e noi non dobbiamo dimenticare la loro origine, nemmeno quando sono pervertiti". Pur nella riflessione sulla Caduta primordiale dell'uomo (il Peccato Originale) che ha pervertito ed offuscato la bellezza del creato, non viene rinnegata la ragione e nemmeno tutti gli altri doni provenienti e ricevuti da Dio (tra cui l'immaginazione, cara a Chesterton, sia per i rimandi all'infanzia che per la sua attività di artista, pittore e poeta). Sempre ne Il pugnale alato un dottore scientista afferma dinanzi a Padre Brown: "Temo di essere un uomo troppo pratico per immischiarmi di religione e di filosofia". Potremmo dire, oggigiorno, che al dottore le questioni legate al rapporto fede (teologia) e ragione (filosofia) non solo non interessino ma che non vengono ritenute neppure utili per la vita. Ecco la risposta attualissima del Padre Brown di cent'anni fa: "Eppure non sarete mai un uomo veramente pratico, finché non ve ne occuperete". Quanti uomini cosiddetti pratici ritengono superflue le argomentazioni legate alla fede e alla ragione!<br /><br />IL DESTINO DEI DARNAWAYS<br />La fede e la ragione sono tenute insieme, in Padre Brown, al concetto di verità, alla verità chiara alla luce del sole ed all'esame razionale della realtà. Nel racconto Il destino dei Darnaways un altro irrazionale e fatalista dottore interroga il pretino dell'Essex: "Ma non dicevate di credere a una visione razionale delle cose?". "Dissi che credevo alla luce del sole – replicò Padre Brown con voce forte e chiara- e non voglio scegliere tra due strade sotterranee di superstizione, che entrambi finiscono nel buio ... venite alla luce e ascoltate la verità. Vi ho portato una parola: è terribile, ma rompe l'incanto della vostra prigione".<br /><br />LA LUNA ROSSA DI MERU<br />Nel brano La luna rossa di Meru Padre Brown ribadisce l'accostamento essenziale tra fede e ragione con queste espressive e significative parole: "La gente vi dirà che le teorie non hanno importanza e che la logica e la filosofia non sono cose pratiche. Non crediate a costoro. La ragione viene da Dio, e quando avviene qualcosa di irragionevole questo qualcosa è importante".<br />Nell'assunto di questa precisa e solida posizione (la ragione viene da Dio) Padre Brown stigmatizza l'orgoglio, la superbia intellettuale, il primo dei vizi capitali, additandone il pericolo: "Egli è assai orgoglioso di possedere ciò che egli chiama "i poteri dello spirito". Ma ciò che egli chiama "spirituale" non è lo stesso di ciò noi chiamiamo "morale"; esso ha un significato piuttosto mentale, il potere della mente sulla materia, il potere del mago che controlla gli elementi. Ora noi non siamo così, anche quando siamo peggiori. Noi, i cui padri almeno furono cristiani, abbiamo delle ambizioni assolutamente opposte e dei pudori assolutamente opposti".<br />Il fondamentale richiamo etico nel giusto rapporto fede e ragione è ciò che caratterizza, secondo Chesterton e Padre Brown, la vita del cristiano e la sua testimonianza. Dio, fede e ragione, ha a che fare con la vita quotidiana dell'uomo, con la sua capacità di amare e di perdonare.<br /><br />IL LUTTO DEL SIGNORE DI MARNE<br />Nel racconto Il lutto del signore di Marne Padre Brown ammonisce chi non sa perdonare, anche dinanzi ad un crimine ritenuto imperdonabile agli occhi dell'uomo: "Questa è la vera differenza fra la carità umana e la carità cristiana ... A me sembra, infatti, che voi perdoniate soltanto i peccati che realmente non pensate peccaminosi. Voi perdonate i criminali quando essi commettono qualche cosa che voi non considerate come un delitto, ma un atto convenzionale ... Ma noi dobbiamo dir loro la parola che li salverà dall'inferno. Rimaniamo noi soli per liberarli dalla disperazione, quando la vostra carità umana li sfugge".<br /><br />IL RAPIDO<br />Il tema fede-ragione è sempre presente nel pensiero di Chesterton e si appoggia ad una visione creazionista in cui Dio ha fatto tutto il creato per bene, come attestano queste parole di Padre Brown nel racconto Il rapido : "Tutti gli uomini contano qualcosa. Voi contate qualcosa, io conto qualcosa: è il punto più arduo della teologia. Noi contiamo qualcosa per Dio... Dio solo sa perché. Ciò che Egli ha così misteriosamente creato, noi non dobbiamo permettere che venga misteriosamente distrutto".<br /><br />IL DELITTO DEL COMUNISTA<br />La rilevanza etica della ragionevolezza della fede è espressa in modo molto incisivo nel racconto Il delitto del comunista, dove Padre Brown si interroga: "Come si può condurre una vita retta se tutte le opinioni sono nell'errore? Ecco il disordine che c'è nel pensiero moderno, nato perché la gente non si rende conto di quanto differiscano in realtà le nostre opinioni sulla vita ... L'eresia ha sempre il suo riscontro sulla moralità, se è abbastanza eretica ... Vi ho detto che le eresie e le false dottrine sono diventate di dominio comune e oggetto di conversazione al punto che tutti oggi le usano e vi si invischiano, senza neanche accorgersene".<br /><br />LA RAGIONE È SEMPLICISSIMA<br />Con il racconto Il miracolo della mezzaluna, Padre Brown si pone di fronte alla desolazione di alcuni materialisti incalliti ai quali rimprovera l'essere irrazionalmente creduloni: "La ragione è realmente semplicissima. Voi avete giurato tutti che eravate dei materialisti induriti, ed era quindi naturale che foste in bilico al limite di una fede; eravate al punto di poter credere quasi]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42070735</guid><pubDate>Fri, 20 Nov 2020 07:50:33 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42070735/film_garantiti_i_racconti_di_padre_brown_chesterton_tra_fede_e_ragione_1970.mp3" length="14538709" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=202&amp;testo_ricerca=brown&#13;
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CHESTERTON, TRA FEDE E RAGIONE&#13;
A distanza di cento anni (il primo Padre Brown fu scritto dallo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton nel 1911)...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=202&testo_ricerca=brown" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=202&testo_ricerca=brown</a><br /><br />CHESTERTON, TRA FEDE E RAGIONE<br />A distanza di cento anni (il primo Padre Brown fu scritto dallo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton nel 1911) ritorna con urgente attualità il delicato e centrale rapporto tra fede e ragione, richiamato con chiarezza ed autorità nella lectio magistralis di Ratisbona nel settembre 2006 da Benedetto XVI e ripreso l'anno scorso dallo stesso Papa, nella sua terra natale, a Berlino, davanti ai rappresentanti delle istituzioni politiche tedesche.<br /><br />LEGAME INSCINDIBILE TRA FEDE E RAGIONE<br />Del legame tra fede e ragione il celeberrimo sacerdote-detective inglese Padre Brown (reso in Italia brillantemente nell'adattamento televisivo del 1970 da Renato Rascel) è stata un'icona significativa.<br />Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), l'autore dei divertenti ed intelligenti racconti di Padre Brown, consigliabili a grandi e piccini, riteneva la questione fede-ragione ineludibile, ancor prima del suo ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica Romana (così amava chiamarla) nel 1922.<br />Innumerevoli sono i rimandi all'equilibrata e sottile trattazione del rapporto tra la fede e la ragione già dal primo racconto (La croce azzurra), nel quale lo scrittore londinese fa dire al pretino (P.Brown) dell'Essex: "La ragione è sempre ragionevole, anche nell'ultimo limbo, anche al limite ultimo delle cose. So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la ragione, ma è il contrario, invece. Sola, sulla terra, la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Sola, sulla terra, la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione". Fa rabbrividire per la bellezza evocata ed il collegamento, seppur a distanza di tempo, con la riflessione sul Logos che il Santo Padre Benedetto XVI ha proposto a Regensburg.<br /><br />CHI ATTACCA LA RAGIONE FA CATTIVA TEOLOGIA<br />Lo smascheramento del ladro (Flambeau) travestito da prete avviene in Padre Brown ancora attraverso l'uso della ragione: "Voi attaccaste la ragione. Questa è cattiva teologia". Padre Brown risponde così in modo candido e disincantato (non a caso la prima serie di racconti si intitola L'innocenza di Padre Brown) al falso sacerdote che lo interroga : "L'universo è soltanto fisicamente infinito, non infinito nel senso che sfugge alle leggi della verità ... La ragione e la giustizia comprendono in modo inscindibile anche le stelle più remote e solitarie ma non crediate che una così fantastica astronomia possa influire minimamente sulla ragione e sulla giustizia della condotta umana. Su pianure di opale, sotto declivi tagliati nella pura perla, trovereste ancora un cartello con la scritta: "Tu non devi rubare"...".<br /><br />LA SCUOLA DEL CONFESSIONALE<br />Attraverso l'uso sapienziale della ragione ed il tratto profondamente umano e comprensivo di Padre Brown, derivato dall'assidua presenza nel confessionale, il sacerdote-detective non solo riuscirà a convertire, con la grazia di Dio, il famigerato ladro Flambeau, ma a farlo diventare addirittura suo assistente nelle pratiche investigative. Alla domanda dello sconvolto Flambeau: "Ma come fate a sapere tante cose?" risponderà sorridendo il piccolo prete: "Sono cose che solo uno stupido celibe qualunque può sapere, naturalmente. Non avete mai pensato che un uomo, che non fa quasi mai altro che ascoltare i peccati commessi dagli uomini, non ha la probabilità di rimanere ignaro del male umano?".<br />Sulla controversa questione della difficile comprensione del logos nelle vicende umane, così viene interrogato dall'ateo principe Saradine nel racconto Le colpe del principe Saradine: "Crede lei nel destino?". Risponde Padre Brown: "Credo nel destino finale di tutti: d'essere un giorno giudicati ... Siamo dalla parte del rovescio dell'arazzo. Le cose che qui accadono sembra che non abbiano alcun...]]></itunes:summary><itunes:duration>909</itunes:duration><itunes:keywords>brown,chesterton,fede,padre,ragione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/854da065f87f37147ee0248b1e40ec6c.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>I racconti di Padre Brown* (1970) - Il prete investigatore inventato dallo scrittore inglese Chesterton</title><link>https://www.spreaker.com/episode/i-racconti-di-padre-brown-1970-il-prete-investigatore-inventato-dallo-scrittore-inglese-chesterton--42070624</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=199" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=199</a><br /><br />IL PRETE INVESTIGATORE INVENTATO DALLO SCRITTORE CATTOLICO INGLESE CHESTERTON<br />Il personaggio più famoso di Chesterton è Padre Brown. Questi è un prete cattolico inglese, basso di statura con "un volto inespressivo come gli gnocchi di Norfolk, gli occhi incolori come il mare del Nord". (GKC, I racconti di Padre Brown, pag. 13).<br /><br />APPARENTE INGENUITA'<br />Questo suo aspetto dimesso, la sua supposta ingenuità di religioso, lontano dalla realtà del mondo, sono una maschera scelta da Chesterton per meglio far risaltare l'acume e la saggezza del suo eroe. Come ogni investigatore che si rispetti, egli tira fuori dal suo cappello a larghe tese da ecclesiastico inglese la soluzione del caso, tanto più stupefacente perché viene proprio da quel rozzo e dimesso pretucolo dall'aria stolida, da quel credulo e sciocco esponente di una religione oscurantista e sorpassata, nelle opinioni di coloro che lo circondano.<br /><br />L'ANTI SHERLOCK HOLMES<br />Appassionato di paradossi, Chesterton si è divertito a nascondere il genio dietro un aspetto fisico del tutto antitetico. Padre Brown è dunque un prete-investigatore. Non bisogna dimenticare che proprio in quegli anni esplodeva la fama dello Sherlock Holmes di A.C. Doyle, e sulla sua onda i giornali e le riviste, ma anche le librerie si riempivano di racconti di genere giallo, il cui protagonista era quasi sempre un investigatore privato o comunque dilettante. <br />Padre Brown si situa in questo filone, ma anche se ne distacca nettamente: in un certo senso esso ne è una critica dall'interno; non certo del genere, che Chesterton amava, ma della filosofia che si leggeva tra le righe, specie nel caso, appunto, di Sherlock Holmes. I racconti di Padre Brown sono dei piccoli incantevoli puzzle, ma in essi si nasconde sempre una morale, spesso graffiante: e benché l'intreccio sia spesso di artistica perfezione, esso non è mai fine a sé stesso: non c'è racconto in cui, seppure in uno scambio di battute tra personaggi, Chesterton non infili qualche battuta polemica o qualche difesa delle sue teorie.<br />Abbiamo tirato in ballo Sherlock Holmes e non per nulla. Padre Brown ne è quasi l'esatto contrario. A cominciare da un particolare marginale quale potrebbe essere il rapporto con la giustizia e la legge: Sherlock Holmes ha con le forze dell'ordine un atteggiamento di superiorità; ma è una superiorità solo di intelligenza e di metodo: fra di loro è in corso una sorta di sfida, che la polizia regolarmente perde, ma che è una sfida tra eguali.<br /><br />OLTRE LA GIUSTIZIA UMANA<br />Padre Brown ha per la legge degli uomini il massimo rispetto; ma non è della legge degli uomini che egli si preoccupa. Il suo scopo non è, come quello di Holmes, consegnare il colpevole alla giustizia terrena, ma rimetterlo in grado di affrontare la giustizia divina: egli non cattura criminali, ma anime. E' sempre il colpevole a consegnarsi alla polizia, come esteriore segno del pentimento e della conversione, quando è il caso.<br />Il criminale irriducibile sceglie spesso il suicidio, successo tutto sommato per il mondo, poiché un criminale è stato identificato ed eliminato, ma sostanziale e amara sconfitta per Padre Brown, dispensatore di un perdono che il colpevole, suicidandosi, rifiuta drammaticamente. Il costituirsi è così il primo passo della conversione: ma c'è chi compie il cammino tutto di un tratto: e Padre Brown non ritiene certo necessario soddisfare alle esigenze della giustizia umana, quando si è ormai giustificati davanti a quella divina. La giustizia fatta di leggi e condanne non è veramente importante: davanti ad un colpevole smascherato egli afferma: "Il più abominevole delitto che il diavolo abbia mai suggerito può essere alleviato dalla Confessione; ed io imploro questa Confessione". (Ibidem, pag. 185).<br /><br />IL SENSO COMUNE<br />Ma, quando il colpevole tenta invece la fuga, e l'amico Flambeau chiede se debba fermarlo, egli risponde: "No, lasciatelo passare" disse Padre Brown con un profondo sospiro che pareva risalisse dalle profondità dell'Universo "Lasciate passare Caino, ché egli appartiene a Dio". (Ibidem, pag. 186). [...]<br />Come l'innocente, Padre Brown posa sul mondo uno sguardo spalancato a cogliere tutta la realtà così come essa si presenta. L'umanità ordinaria che lo circonda ha in gran parte perso questa capacità di realismo: "La gente accoglie prontamente le notizie campate in aria, diffuse da questo o da quello. Ciò travolge tutto il nostro vecchio razionalismo e scetticismo, avanza come il mare e il suo nome è: superstizione. [...] E' il primo effetto di non credere in Dio questo perdere il senso comune e non poter vedere le cose come sono. [...] E un cane è un presagio, un gatto è un mistero e un maiale è una mascotte, e uno scarafaggio è uno scarabeo, chiamando a raccolta tutta la fauna del politeismo d'Egitto e della vecchia India; il cane Anubis, e il gran Pasht dagli occhi verdi e tutti i sacri tori urlanti di Bashan, rotolando indietro, fino agli dei bestiali dei primordi, incarnati in elefanti, serpenti e coccodrilli; e tutto perché si ha paura di poche parole: "Egli si è fatto Uomo"". (GKC, I racconti di Padre Brown, pag. 476).<br /><br />IL REALISMO CRISTIANO<br />E' l'impatto con la realtà così come essa è che persuade dell'esistenza di Dio, è il realismo la via maestra della conversione al cristianesimo: così come è accaduto a Chesterton stesso, il quale vedeva come sotto i suoi occhi la dottrina cattolica spiegasse tutta la realtà senza doverne lasciare fuori nulla, e anzi spiegando anche quelle bizzarrie che attiravano lo sguardo per la loro apparente contraddittorietà: qualsiasi bastone può per caso adattarsi ad un buco, esemplificava, ma una toppa è più complicata, e se una chiave vi entra perfettamente, vuol dire che è la chiave giusta.<br />Come l'innocente, Padre Brown è moralmente ineccepibile, malgrado a volte le apparenze siano contro di lui: perché chi è onesto per consuetudine è sempre sull'orlo del baratro in cui Satana attende di precipitarlo: solo una salda filosofia e l'aiuto della Grazia sempre rinnovata di Dio rende saldo l'uomo sulla via del bene. Padre Brown polemizza spesso con chi rifiuta questo esame reciproco di teoria e prassi: "Temo di essere un uomo troppo pratico" disse il dottore in tono brusco "Non mi immischio molto di religione o di filosofia". "Eppure non sarete mai un uomo veramente pratico, finché non ve ne occuperete" (Ibidem, pag. 544), ribatte a chi cerca di scindere questi due aspetti inestricabilmente connessi. Ed ancora: "La gente vi dirà che le teorie non hanno importanza e che la logica e la filosofia non sono cose pratiche. Non crediate a costoro. La ragione viene da Dio e quando avviene qualcosa di irragionevole, questo qualcosa è importante." (Ibidem, pag. 724).<br /><br />LA RAGIONE COME DONO DI DIO<br />Come e più del poeta, Padre Brown è uomo che usa la ragione nel suo più pieno significato. La ragione è dono di Dio, e quando l'uomo abdica al suo uso o alle sue regole il delitto è in agguato. Il non uso della ragione, o il suo cattivo uso, è un delitto contro Dio. Anche il cattivo uso è spesso un non-uso: significa non condurre il ragionamento fino alla sua naturale conclusione. Non è certo il caso di Padre Brown: "Padre Brown possedeva una di quelle teste che non possono evitare di porsi delle domande". (Ibidem, pag. 56).<br />"In Padre Brown vi erano due uomini: vi era l'uomo d'azione, che era modesto come una margheritina e puntuale come un orologio, che girava intorno al suo piccolo quadrante di doveri e non aveva mai pensato di mutarli. V'era poi l'uomo meditativo, che era molto più semplice, ma assai più forte, che non si poteva facilmente arrestare, la cui mente era sempre, e solamente nel senso più intelligente della parola, una mente libera. Egli non poteva trattenersi, anche inconsciamente, dal porsi tutte le domande che vi erano da farsi, e di rispondere a tutte quelle che poteva". (Ibidem, pag. 368).<br />"Padre Brown aveva un forte fiuto del male. [..] Il suo coraggio era molto; ma forse era ancora più forte in lui la curiosità. Tutta la vita era guidata da una fame intellettuale di verità, anche nelle piccolezze". (Ibidem, pag. 421).<br />Fin dal primo episodio delle sue avventure, le prime parole che ascoltiamo dalla bocca di Padre Brown sono una difesa della ragione.<br />Flambeau, il ladro internazionale, che grazie a lui poi si convertirà, e diventerà poliziotto, si è travestito da prete per derubare Padre Brown di una preziosa reliquia, e sotto questo travestimento, chiacchiera del più e del meno, credendo di trascinarsi dietro l'ingenuo prete in un luogo tranquillo per derubarlo. Scoprirà che il tutt'altro che ingenuo prete lo ha individuato subito, ha messo in salvo la reliquia, e ha disseminato il loro tragitto di indizi che hanno guidato la polizia sulle loro tracce: ma quando il poliziotto, dal cui punto di vista di inseguitore è narrata la storia, si avvicina per la prima volta ai due preti queste sono le parole che ascolta, le prime parole che ascoltiamo da Padre Brown: "No"- oppose l'altro prete -"la ragione è sempre ragionevole, anche nell'ultimo limbo, anche al limite ultimo delle cose. So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la ragione, ma è il contrario, invece. Sola, sulla terra, la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Sola, la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione". L'altro prete alzò il volto austero al cielo stellato e disse: "Però chi sa se in quell'infinito universo..." "Soltanto fisicamente infinito"- l'interruppe il piccolo prete – "Non infinito nel senso che sfugge alle leggi della Verità". (GKC, I racconti di Padre Brown, pp. 25 e 26).<br />Mentre viene arrestato Flambeau allibito chiede come possa Padre Brown averlo immediatamente riconosciuto sotto il suo travestimento ed egli risponde, lapidario:<br />"Voi attaccaste la Ragione. Questa è c]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/42070624</guid><pubDate>Fri, 20 Nov 2020 07:42:28 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/42070624/film_garantiti_i_racconti_di_padre_brown_il_prete_investigatore_inventato_dallo_scrittore_inglese_chesterton_1970.mp3" length="15793840" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=199&#13;
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IL PRETE INVESTIGATORE INVENTATO DALLO SCRITTORE CATTOLICO INGLESE CHESTERTON&#13;
Il personaggio più famoso di Chesterton è Padre Brown. Questi è un prete cattolico inglese, basso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=199" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=199</a><br /><br />IL PRETE INVESTIGATORE INVENTATO DALLO SCRITTORE CATTOLICO INGLESE CHESTERTON<br />Il personaggio più famoso di Chesterton è Padre Brown. Questi è un prete cattolico inglese, basso di statura con "un volto inespressivo come gli gnocchi di Norfolk, gli occhi incolori come il mare del Nord". (GKC, I racconti di Padre Brown, pag. 13).<br /><br />APPARENTE INGENUITA'<br />Questo suo aspetto dimesso, la sua supposta ingenuità di religioso, lontano dalla realtà del mondo, sono una maschera scelta da Chesterton per meglio far risaltare l'acume e la saggezza del suo eroe. Come ogni investigatore che si rispetti, egli tira fuori dal suo cappello a larghe tese da ecclesiastico inglese la soluzione del caso, tanto più stupefacente perché viene proprio da quel rozzo e dimesso pretucolo dall'aria stolida, da quel credulo e sciocco esponente di una religione oscurantista e sorpassata, nelle opinioni di coloro che lo circondano.<br /><br />L'ANTI SHERLOCK HOLMES<br />Appassionato di paradossi, Chesterton si è divertito a nascondere il genio dietro un aspetto fisico del tutto antitetico. Padre Brown è dunque un prete-investigatore. Non bisogna dimenticare che proprio in quegli anni esplodeva la fama dello Sherlock Holmes di A.C. Doyle, e sulla sua onda i giornali e le riviste, ma anche le librerie si riempivano di racconti di genere giallo, il cui protagonista era quasi sempre un investigatore privato o comunque dilettante. <br />Padre Brown si situa in questo filone, ma anche se ne distacca nettamente: in un certo senso esso ne è una critica dall'interno; non certo del genere, che Chesterton amava, ma della filosofia che si leggeva tra le righe, specie nel caso, appunto, di Sherlock Holmes. I racconti di Padre Brown sono dei piccoli incantevoli puzzle, ma in essi si nasconde sempre una morale, spesso graffiante: e benché l'intreccio sia spesso di artistica perfezione, esso non è mai fine a sé stesso: non c'è racconto in cui, seppure in uno scambio di battute tra personaggi, Chesterton non infili qualche battuta polemica o qualche difesa delle sue teorie.<br />Abbiamo tirato in ballo Sherlock Holmes e non per nulla. Padre Brown ne è quasi l'esatto contrario. A cominciare da un particolare marginale quale potrebbe essere il rapporto con la giustizia e la legge: Sherlock Holmes ha con le forze dell'ordine un atteggiamento di superiorità; ma è una superiorità solo di intelligenza e di metodo: fra di loro è in corso una sorta di sfida, che la polizia regolarmente perde, ma che è una sfida tra eguali.<br /><br />OLTRE LA GIUSTIZIA UMANA<br />Padre Brown ha per la legge degli uomini il massimo rispetto; ma non è della legge degli uomini che egli si preoccupa. Il suo scopo non è, come quello di Holmes, consegnare il colpevole alla giustizia terrena, ma rimetterlo in grado di affrontare la giustizia divina: egli non cattura criminali, ma anime. E' sempre il colpevole a consegnarsi alla polizia, come esteriore segno del pentimento e della conversione, quando è il caso.<br />Il criminale irriducibile sceglie spesso il suicidio, successo tutto sommato per il mondo, poiché un criminale è stato identificato ed eliminato, ma sostanziale e amara sconfitta per Padre Brown, dispensatore di un perdono che il colpevole, suicidandosi, rifiuta drammaticamente. Il costituirsi è così il primo passo della conversione: ma c'è chi compie il cammino tutto di un tratto: e Padre Brown non ritiene certo necessario soddisfare alle esigenze della giustizia umana, quando si è ormai giustificati davanti a quella divina. La giustizia fatta di leggi e condanne non è veramente importante: davanti ad un colpevole smascherato egli afferma: "Il più abominevole delitto che il diavolo abbia mai suggerito può essere alleviato dalla Confessione; ed io imploro questa Confessione". (Ibidem, pag. 185).<br /><br />IL SENSO...]]></itunes:summary><itunes:duration>988</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2b83d983106ecfad3a9ac184877cec28.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Mai senza mia figlia**** (1991) - La storia vera di una cristiana che ha sposato un musulmano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/mai-senza-mia-figlia-1991-la-storia-vera-di-una-cristiana-che-ha-sposato-un-musulmano--41935712</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=196" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=196</a><br /><br />LA STORIA VERA DI UNA CRISTIANA CHE HA SPOSATO UN MUSULMANO<br />Betty, donna forte e intraprendente, nel 1984, è felicemente sposata con Moody (un medico iraniano che da vent'anni vive in America), e ha una bambina di nome Mahtob. La loro vita sembra perfetta fino a quando una telefonata dei parenti di lui, a Teheran, lo convince a far loro visita per due settimane e fargli conoscere moglie e figlia. Betty ne è inizialmente spaventata, ma dopo aver visto il marito giurare sul Corano che non sarebbe capitato loro niente di male e alla fine delle due settimane stabilite sarebbero tornati a casa, parte tranquilla.<br />Al principio vengono accolti con una grande festa, ma lei rimane un po' turbata da alcune piccole cose (dover mettere per forza il chador anche se è americana, dover passare accanto ad un agnello ucciso in segno di buon auspicio, il fatto che i suoi suoceri trovino strano che lei faccia docce due o tre volte al giorno, la difficoltà con cui riesce a comunicare con loro...).<br />I parenti di Moody sono tutti musulmani fervidamente praticanti, di mentalità chiusa, che vivono male l'integrazione di lui negli Stati Uniti. Così, giorno dopo giorno, cercano di coinvolgerlo sempre di più nel seguire con loro le preghiere al mattino, a fargli riacquisire alcune vecchie abitudini, da tempo abbandonate... e nel momento in cui viene licenziato, decide che la sua famiglia non sarebbe ripartita mai più.<br />Per Betty è la fine: cerca di ribellarsi, ma viene continuamente controllata da tutta la famiglia di Moody, lui da padre e marito affettuoso e premuroso diventa prepotente, intollerante, manesco, e la opprime fisicamente e psicologicamente. Secondo la legge iraniana infatti, la moglie è proprietà del marito quanto i figli, e più volte Betty si vede sottratta Mahtob, ora iscritta ad una scuola islamica.<br />In seguito, Betty riceve la telefonata di sua sorella: il padre in America è malato di tumore e sta per morire. Moody le dice che può tornare a visitarlo, restare quanto vuole, ma deve lasciare Mahtob in Iran, e tornare dopo aver liquidato tutti i loro beni e venduto la casa. Betty non sa più di chi fidarsi per uscire dall'incubo, quando a un certo punto intravede una via d'uscita... Attraverso un negoziante di camicie, amante dell'America, riesce a contattare una donna araba il cui fratello aiuta le persone in situazioni simili a quella di Betty a ritornare al proprio paese: questo uomo è Houssein. Lui progetta un piano per far scappare Betty insieme a sua figlia: attraverso tutto il Medio Oriente avrebbero dovuto raggiungere l'ambasciata americana in Turchia, ad Ankara.<br />Betty riesce quindi a fuggire dal marito minacciando di denunciarlo alla polizia (aveva un ospedale abusivo ed illegale) se avesse provato a cercarla. Passando attraverso molti blocchi di confine, fuggendo dalle autorità e soprattutto fidandosi di tutti coloro che la accompagnavano. Riesce infine ad arrivare con la figlia ad Ankara e il film si conclude con lo sventolarsi della bandiera americana e con l'esultare di Betty: siamo a casa.<br />Fonte: Wikipedia]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41935712</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2020 08:56:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41935712/filmgarantiti_mai_senza_mia_figlia_la_vera_storia_di_una_cristnana_che_ha_sposato_un_musulmano_1991.mp3" length="4443741" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=196&#13;
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LA STORIA VERA DI UNA CRISTIANA CHE HA SPOSATO UN MUSULMANO&#13;
Betty, donna forte e intraprendente, nel 1984, è felicemente sposata con Moody (un medico iraniano che da vent'anni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=196" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=196</a><br /><br />LA STORIA VERA DI UNA CRISTIANA CHE HA SPOSATO UN MUSULMANO<br />Betty, donna forte e intraprendente, nel 1984, è felicemente sposata con Moody (un medico iraniano che da vent'anni vive in America), e ha una bambina di nome Mahtob. La loro vita sembra perfetta fino a quando una telefonata dei parenti di lui, a Teheran, lo convince a far loro visita per due settimane e fargli conoscere moglie e figlia. Betty ne è inizialmente spaventata, ma dopo aver visto il marito giurare sul Corano che non sarebbe capitato loro niente di male e alla fine delle due settimane stabilite sarebbero tornati a casa, parte tranquilla.<br />Al principio vengono accolti con una grande festa, ma lei rimane un po' turbata da alcune piccole cose (dover mettere per forza il chador anche se è americana, dover passare accanto ad un agnello ucciso in segno di buon auspicio, il fatto che i suoi suoceri trovino strano che lei faccia docce due o tre volte al giorno, la difficoltà con cui riesce a comunicare con loro...).<br />I parenti di Moody sono tutti musulmani fervidamente praticanti, di mentalità chiusa, che vivono male l'integrazione di lui negli Stati Uniti. Così, giorno dopo giorno, cercano di coinvolgerlo sempre di più nel seguire con loro le preghiere al mattino, a fargli riacquisire alcune vecchie abitudini, da tempo abbandonate... e nel momento in cui viene licenziato, decide che la sua famiglia non sarebbe ripartita mai più.<br />Per Betty è la fine: cerca di ribellarsi, ma viene continuamente controllata da tutta la famiglia di Moody, lui da padre e marito affettuoso e premuroso diventa prepotente, intollerante, manesco, e la opprime fisicamente e psicologicamente. Secondo la legge iraniana infatti, la moglie è proprietà del marito quanto i figli, e più volte Betty si vede sottratta Mahtob, ora iscritta ad una scuola islamica.<br />In seguito, Betty riceve la telefonata di sua sorella: il padre in America è malato di tumore e sta per morire. Moody le dice che può tornare a visitarlo, restare quanto vuole, ma deve lasciare Mahtob in Iran, e tornare dopo aver liquidato tutti i loro beni e venduto la casa. Betty non sa più di chi fidarsi per uscire dall'incubo, quando a un certo punto intravede una via d'uscita... Attraverso un negoziante di camicie, amante dell'America, riesce a contattare una donna araba il cui fratello aiuta le persone in situazioni simili a quella di Betty a ritornare al proprio paese: questo uomo è Houssein. Lui progetta un piano per far scappare Betty insieme a sua figlia: attraverso tutto il Medio Oriente avrebbero dovuto raggiungere l'ambasciata americana in Turchia, ad Ankara.<br />Betty riesce quindi a fuggire dal marito minacciando di denunciarlo alla polizia (aveva un ospedale abusivo ed illegale) se avesse provato a cercarla. Passando attraverso molti blocchi di confine, fuggendo dalle autorità e soprattutto fidandosi di tutti coloro che la accompagnavano. 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Non si tratta, dunque, di un semplice rinvenimento - come nel caso del probabile arrivo di un gruppo di vichinghi nell'America Settentrionale verso la fine del secolo X, che non ebbe alcuna conseguenza per il continente -, ma di un atto che pone le premesse di un'integrazione razziale, culturale e spirituale unica nella storia.<br />L'impresa di Colombo s'inserisce nel quadro dell'espansione europea dei secoli XIII-XVI, che vede protagonisti soprattutto portoghesi e spagnoli, i quali solcano con entusiasmo mari sconosciuti e affrontano i pericoli dei viaggi verso l'ignoto, animati anzitutto dal desiderio di ampliare le frontiere della Cristianità. Nell'ammiraglio genovese e in coloro che lo seguono non sono da trascurare le motivazioni economiche e la ricerca di orizzonti più ampi, anche in relazione al serrarsi del Mediterraneo Orientale per l'avanzata dei turchi ottomani, ma un peso notevole hanno pure le aspirazioni religiose, cioè il desiderio di convertire gli indigeni e di reperire fondi per la riconquista di Gerusalemme. Se il progetto crociato del grande navigatore non viene realizzato, non si può dimenticare che l'oro del Nuovo Mondo servirà a finanziare la resistenza contro i turchi.<br />La spedizione guidata da Colombo segue immediatamente il compimento della Reconquista, cioè del processo di liberazione della penisola iberica dai musulmani, iniziato nel secolo VIII e concluso con la presa di Granada, il 2 gennaio 1492. L'entusiasmo per la vittoria spiega anche perché i Re Cattolici, Isabella di Castiglia (1451-1504) e Ferdinando d'Aragona (1452-1516), consapevoli della grande missione della Spagna - difendere e diffondere il messaggio cristiano in Europa e nel mondo - accogliessero il progetto, apparentemente irrealizzabile, del navigatore genovese: andare dalla Spagna alle Indie "passando il Mare Oceano a Ponente".<br /><br />VINTI I MORI, RICONQUISTATA LA SPAGNA, SI PASSA ALL'EVANGELIZZAZIONE DI NUOVI MONDI<br />A partire dal secondo viaggio di Colombo - realizzato fra il 1493 e il 1496 - la visione idilliaca delle Indie, che aveva caratterizzato fino ad allora le relazioni degli scopritori, viene meno tragicamente con l'uccisione di tutti i compagni dell'ammiraglio da parte degli indios. Ha inizio la conquista, il cui fine principale è sempre l'evangelizzazione, che prevale su altri fini del tutto leciti, come l'onore e la grandezza della Spagna, nonché la ricerca di ricchezze e di profitti materiali. L'ideale missionario, applicato alle nuove terre, costituisce l'humus dal quale scaturisce un tipo umano forse irripetibile, quello dei conquistadores. Figli di una terra dove si era appena conclusa la crociata contro i mori, ma in cui sopravviveva lo spirito che l'aveva ispirata, molti di essi attraversano l'oceano animati da un sogno di conquista e di gloria, fondato sulla volontà di ampliare i confini della fede cristiana e i domìni della Corona spagnola.<br />La conquista, soprattutto nella fase iniziale, è una sorpresa per tutti, risultando come la conseguenza non di un piano preciso, ma di una serie di reazioni di fronte a situazioni impreviste o d'iniziative di pochi audaci, come quella di Hernán Cortés (1485-1547) nei territori dell'attuale Messico. Inoltre, solo per le comunità del Centroamerica e dell'America andina si può parlare di vera e propria conquista, perché i nuovi arrivati non si misurano con organizzazioni primitive, ma con autentici Stati, caratterizzati peraltro da inspiegabili assenze sul piano economico e tecnologico - la ruota, l'allevamento, la lavorazione del ferro, l'arco e la volta nelle costruzioni - o da presenze sinistre, come il cannibalismo, i sacrifici umani, la schiavitù. Questi elementi spiegano sia l'intransigenza e il furore dei conquistadores - che inorridiscono di fronte a oscure idolatrie, nei cui templi scorreva sempre sangue -, sia la facilità della conquista. Infatti, i regni e gli imperi indigeni, costruiti a prezzo di guerre sanguinosissime e fondati sulla tirannia e sulla crudeltà, portavano in sé i germi della propria distruzione: l'inaridimento culturale e l'instabilità politica, a causa della turbolenza dei popoli sottomessi, la cui presenza a fianco degli spagnoli capovolge le sorti della guerra e la trasforma in una carneficina.<br />Una diffusa letteratura antispagnola e anticattolica - nata nel Cinquecento in ambienti protestanti e alimentata ancor oggi da movimenti indianisti ed ecologisti, gruppi neomarxisti e terzomondisti, nonché frange cattoliche progressiste - continua a presentare la conquista come un "genocidio", ma la storiografia ha mostrato la falsità di questa leggenda nera. "Usciti troppo bruscamente dal loro isolamento - scrive lo storico francese e calvinista Pierre Chaunu -, gli Indiani d'America non soccombettero sotto i colpi delle spade in acciaio di Toledo, ma sotto lo choc microbico e virale". La catastrofe demografica dei popoli amerindi ha la sua causa nelle grandi epidemie, provocate dal contatto fra due realtà biologiche estranee, e non in una presunta politica razzista e di sterminio messa in opera dagli spagnoli, i quali, invece, avevano tutto l'interesse a garantire la sopravvivenza dei nativi e favoriscono la fusione fra vincitori e vinti. Significativamente l'Iberoamerica è la sola delle Americhe dove, ancor oggi, la razza indiana e i suoi meticci costituiscono la grande maggioranza della popolazione, dimostrando fra l'altro, grazie all'irrisorietà dell'insediamento di neri africani, che la Spagna ricorse in modo molto limitato all'importazione di schiavi nel Nuovo Mondo. Anche le denunce del domenicano Bartolomé de Las Casas (1474-1566) - subito confutate dal missionario francescano Toribio da Benavente (1490 ca.-1569) - si sono rivelate eccessive e inaffidabili, così da non poter essere utilizzate come fonti storiche esclusive e attendibili.<br />In realtà, nella conquista non colpiscono tanto gli abusi e gli errori iniziali - caratteristici di tutte le vicende umane - quanto la grande capacità di autocritica, unica nella storia della colonizzazione mondiale, che era la conseguenza di una profonda coscienza cristiana. Di fronte alle deviazioni la voce della Chiesa si leva dal primo momento attraverso la denuncia da parte dei missionari, le elaborazioni dottrinali dei teologi e dei giuristi, la sollecitudine dei sovrani spagnoli, che prendono numerosi provvedimenti in difesa degli indios, anzitutto le leggi di Burgos, promulgate dall'imperatore Carlo V d'Asburgo (1500-1558) nel 1519, due anni prima delle denunce di padre Las Casas. In particolare, la testimonianza della Scuola di Salamanca e le celebri relazioni sugli indios, del domenicano Francisco de Vitoria (1483-1546), rappresentano un encomiabile sforzo di porre i fondamenti teologici e filosofici di una colonizzazione secondo princìpi ispirati all'etica cristiana.<br /><br />LA REGINA ISABELLA SPERA DI CONDURRE ALTRI POPOLI ALLA VERA FEDE<br />Al momento di finanziare l'impresa di Colombo la regina Isabella spera di condurre altri popoli alla vera fede e non bada né a spese né a difficoltà per onorare gli impegni assunti con Papa Alessandro VI (1492-1503), il famoso Papa Borgia, che aveva concesso ai sovrani il diritto di patronato sulle nuove terre in cambio di precisi doveri di evangelizzazione. Ne consegue uno spiegamento missionario senza precedenti, che dà presto una nuova configurazione alla realtà ecclesiale universale, proprio nel momento in cui le convulsioni religiose in Europa provocavano gravi divisioni nella Cristianità, e che costituisce, secondo le parole di Papa Giovanni Paolo II, "una delle pagine più belle di tutta la storia dell'evangelizzazione portata a compimento dalla Chiesa".<br />Protagonisti di questa epopea sono innanzitutto i missionari - altamente selezionati e dotati di grande libertà d'iniziativa di fronte alle autorità civili -, quindi la Corona spagnola, cioè i sovrani e gli organi di governo, fra cui il Consiglio delle Indie, infine tutti gli spagnoli giunti nel continente - conquistadores e coloni -, i quali, nonostante i limiti del loro operato, erano consapevoli di aprire la strada alla diffusione del messaggio di Cristo.<br />L'azione evangelizzatrice opera in tre direzioni convergenti: l'irradiazione della fede e della cultura cristiana, il salvataggio delle lingue e delle tradizioni del continente americano, la civilizzazione delle popolazioni locali. Sotto il primo aspetto i missionari fanno fruttificare i semi di religiosità presenti nelle credenze dei popoli indigeni attraverso l'elaborazione di nuovi metodi di catechesi, la creazione di parrocchie di indios, dove costoro venivano istruiti nella verità della fede cristiana e ricevevano i sacramenti, e la preparazione di catechismi bilingui o pittografici.<br />Di fronte al lento progresso dell'evangelizzazione dei primi anni, rivolta a popoli idolatri e lontani culturalmente dalla mentalità europea, i missionari comprendono che è necessario conoscere a fondo la mentalità e la cultura indigena per presentare il Vangelo nel modo più adeguato. Con un lavoro di autentica premessa all'inculturazione essi studiano le istituzioni, gli usi e i costumi degli indios, raccolgono con amore le testimonianze culturali amerinde più antiche, dando inizio alla modern]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41851384</guid><pubDate>Sat, 07 Nov 2020 23:13:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41851384/la_scoperta_dell_america_non_stata_casuale_ma_frutto_della_fede_cattolica.mp3" length="17402565" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=290&#13;
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LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA &#13;
L'arrivo nell'isola di Guanahaní - poi San Salvador - della piccola flotta capitanata dal...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=290" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=290</a><br /><br />LA SCOPERTA DELL'AMERICA NON E' STATA CASUALE, MA FRUTTO DELLA FEDE CATTOLICA <br />L'arrivo nell'isola di Guanahaní - poi San Salvador - della piccola flotta capitanata dal genovese Cristoforo Colombo (1451 ca. -1506), il 12 ottobre 1492, segna l'inizio della scoperta, della conquista e dell'evangelizzazione delle Americhe. Non si tratta, dunque, di un semplice rinvenimento - come nel caso del probabile arrivo di un gruppo di vichinghi nell'America Settentrionale verso la fine del secolo X, che non ebbe alcuna conseguenza per il continente -, ma di un atto che pone le premesse di un'integrazione razziale, culturale e spirituale unica nella storia.<br />L'impresa di Colombo s'inserisce nel quadro dell'espansione europea dei secoli XIII-XVI, che vede protagonisti soprattutto portoghesi e spagnoli, i quali solcano con entusiasmo mari sconosciuti e affrontano i pericoli dei viaggi verso l'ignoto, animati anzitutto dal desiderio di ampliare le frontiere della Cristianità. Nell'ammiraglio genovese e in coloro che lo seguono non sono da trascurare le motivazioni economiche e la ricerca di orizzonti più ampi, anche in relazione al serrarsi del Mediterraneo Orientale per l'avanzata dei turchi ottomani, ma un peso notevole hanno pure le aspirazioni religiose, cioè il desiderio di convertire gli indigeni e di reperire fondi per la riconquista di Gerusalemme. Se il progetto crociato del grande navigatore non viene realizzato, non si può dimenticare che l'oro del Nuovo Mondo servirà a finanziare la resistenza contro i turchi.<br />La spedizione guidata da Colombo segue immediatamente il compimento della Reconquista, cioè del processo di liberazione della penisola iberica dai musulmani, iniziato nel secolo VIII e concluso con la presa di Granada, il 2 gennaio 1492. L'entusiasmo per la vittoria spiega anche perché i Re Cattolici, Isabella di Castiglia (1451-1504) e Ferdinando d'Aragona (1452-1516), consapevoli della grande missione della Spagna - difendere e diffondere il messaggio cristiano in Europa e nel mondo - accogliessero il progetto, apparentemente irrealizzabile, del navigatore genovese: andare dalla Spagna alle Indie "passando il Mare Oceano a Ponente".<br /><br />VINTI I MORI, RICONQUISTATA LA SPAGNA, SI PASSA ALL'EVANGELIZZAZIONE DI NUOVI MONDI<br />A partire dal secondo viaggio di Colombo - realizzato fra il 1493 e il 1496 - la visione idilliaca delle Indie, che aveva caratterizzato fino ad allora le relazioni degli scopritori, viene meno tragicamente con l'uccisione di tutti i compagni dell'ammiraglio da parte degli indios. Ha inizio la conquista, il cui fine principale è sempre l'evangelizzazione, che prevale su altri fini del tutto leciti, come l'onore e la grandezza della Spagna, nonché la ricerca di ricchezze e di profitti materiali. L'ideale missionario, applicato alle nuove terre, costituisce l'humus dal quale scaturisce un tipo umano forse irripetibile, quello dei conquistadores. Figli di una terra dove si era appena conclusa la crociata contro i mori, ma in cui sopravviveva lo spirito che l'aveva ispirata, molti di essi attraversano l'oceano animati da un sogno di conquista e di gloria, fondato sulla volontà di ampliare i confini della fede cristiana e i domìni della Corona spagnola.<br />La conquista, soprattutto nella fase iniziale, è una sorpresa per tutti, risultando come la conseguenza non di un piano preciso, ma di una serie di reazioni di fronte a situazioni impreviste o d'iniziative di pochi audaci, come quella di Hernán Cortés (1485-1547) nei territori dell'attuale Messico. Inoltre, solo per le comunità del Centroamerica e dell'America andina si può parlare di vera e propria conquista, perché i nuovi arrivati non si misurano con organizzazioni primitive, ma con autentici Stati, caratterizzati peraltro da inspiegabili assenze sul piano economico e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1088</itunes:duration><itunes:keywords>america,colombo,fede</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/01b6137403543c00519f957725b45bd7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'olio di Lorenzo*** (1992) - La vera storia di Lorenzo Odone e dei suoi eccezionali genitori</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-olio-di-lorenzo-1992-la-vera-storia-di-lorenzo-odone-e-dei-suoi-eccezionali-genitori--41800698</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=11" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=11</a><br /><br />LA VERA STORIA DI LORENZO ODONE E DEI SUOI ECCEZIONALI GENITORI<br />La loro lotta contro la malattia incurabile è diventata simbolo di perseveranza e di speranza: il fondamento della famiglia è infatti il sacrificio dei genitori per i figli<br />Il film racconta la vera storia di Lorenzo Odone e dei suoi eccezionali genitori, i quali, con straordinario coraggio e tanta fede hanno lottato contro il tempo e contro la prassi della classe medica per salvare la vita del figlio. Il regista George Miller è un medico, e questo gli ha facilitato il compito. Malgrado qualche lentezza narrativa l'opera è di un buon livello, e soprattutto possiede alti valori morali: la voglia di vivere del bambino, pur fra tante sofferenze; la fede dei genitori e del loro amore reciproco; la loro solidarietà verso gli altri; la generosità e la dedizione di alcuni personaggi, primo fra tutti il giovane negro Omouri, che si sostituisce validamente alle infermiere prezzolate. La critica al comportamento dei medici è comprensibile da parte degli Odone: se gli uomini di scienza si fossero uniti tra loro, il ragazzo avrebbe migliorato prima, rimanendo più integro. Le scene migliori del film sono due: quella in cui la madre sussurra al piccolo di ritornare in cielo (se non può più sopportare la sofferenza), senza preoccuparsi di mamma e papà, e l'altra in cui i genitori si chiedono se tutte le loro fatiche serviranno solo ai figli di altre persone, poiché temono che per Lorenzo sia troppo tardi. Valida l'interpretazione di Susan Sarandon nella parte di Michaela, la madre di Lorenzo.<br /><br />TRAMA DEL FILM<br />Nel luglio del 1983, alle isole Comore, il piccolo Lorenzo Odone, di 5 anni, figlio di Augusto, un economista italiano, che lavora per la World Bank, e di Michaela, una glottologa irlandese-americana, diventa amico di un giovane negro, Omouri. Pochi mesi dopo trasferitosi a Washington, Lorenzo ha improvvise crisi, sia a scuola che a casa, e comincia a camminare con difficoltà. Dopo molti esami medici, i genitori apprendono che il loro unico figlio è stato colpito da una malattia rarissima ed ereditaria la adrenoleucodistrofia, l'ALD, che viene trasmessa dalla madre e colpisce solo i maschi e che causa una degenerazione del cervello. I medici non hanno cure per questo morbo conosciuto da poco, e per il bambino due anni di vita, sempre più penosa, perché diventerà cieco e paralizzato. I genitori, pur essendo straziati, non si arrendono, e si rivolgono ad un anziano dottore, Gus Nikolais, che consiglia una dieta, per tentare di ridurre i grassi nel sangue di Lorenzo, ma invece i grassi aumentano, e presto il piccolo parla male ed è paralizzato. Gli Odone cercano poi inutilmente aiuto, rivolgendosi ai coniugi Muscatine, che dirigono un'associazione di famiglie, i cui figli sono stati colpiti dall'ALD. Infine Augusto decide di mettersi a studiare con la moglie, nella biblioteca dell'Istituto di Sanità, tutto il materiale, che può riguardare quella malattia. Poiché i rapporti di Michaela con le infermiere professioniste, che consigliano il ricovero del bambino in ospedale, sono molto difficili, viene a vivere in casa Odone una sorella di lei, Deirdre Murphy e, poco dopo, la coraggiosa madre trova in biblioteca notizie su di un esperimento fatto in Polonia sui topi, del quale si parla poi al I° simposio sull'ALD, che viene finanziato dai coniugi Odone, e al quale partecipano molti medici di vari paesi. Alcuni di essi accennano all'olio d'oliva, cioè all'acido oleico, che viene sperimentato sul bambino, mentre Nikolais collabora in modo non ufficiale. I grassi del sangue del piccolo malato cominciano subito a calare e giungono al 50%, quello sarà dunque l'olio di Lorenzo. Intanto però il bambino, ormai paralizzato, ha difficoltà ad ingoiare la saliva, e ciò gli provoca delle dolorosissime convulsioni, durante la quale la madre lo aiuta con pazienza e coraggio infiniti. Poiché gli Odone vogliono comunicare agli altri genitori i benefici effetti dell'olio, si scontrano coi Muscatine, che invece seguono solo la medicina ufficiale. Poi anche Deirdre viene cacciata da Michaela, quando esorta lei e Augusto a non vivere solo per Lorenzo. Frattanto le crisi convulsive del bambino sono sempre più gravi e frequenti e il medico gli somministra invano i sedativi, perciò crede che la morte sia vicina.<br />Augusto decide di riprendere con la moglie gli studi in biblioteca, per scoprire perché l'olio ha ridotto i grassi solo al 50%; egli cerca gli acidi grassi a lunghissima catena, e scopre che l'acido fatto coi semi di colza, difficile da reperire, può completare la cura per Lorenzo. Procuratosi quest'olio Deirdre lo prova su di sé, mentre giunge accanto a Lorenzo l'amico Omouri, chiamato dalla instancabile madre. Superata la strumentalizzazione presto inizia la cura con il nuovo acido, che porta le analisi del bambino a livelli assolutamente normali, ed egli ricomincia a respirare senza l'aiuto di una macchina. Ora Nikolais annuncia esperimenti e riconosce il ruolo fondamentale avuto dagli Odone nelle ricerche. Ma i due sposi temono che per il loro figlio sia troppo tardi: invece Lorenzo riprende lentamente a comunicare, dapprima battendo le ciglia, poi muovendo il mignolo della mano. Le ricerche intanto continuano: Lorenzo, che adesso ha 14 anni, ha riacquistato la vista, muove la testa e aspetta qualche altro miglioramento.<br /><br />LA STORIA VERA<br />Lorenzo è morto nel 2008, il giorno dopo il suo trentesimo compleanno. Una vita troncata dalle conseguenze di una brutta polmonite, ma ciononostante, per la sua famiglia una vittoria sulla sorte. Nel 1984, al piccolo Lorenzo Odone era stata diagnosticata una malattia neurologica rarissima e con questa era giunto il verdetto di morte. L'adrenoleucodistrofia - o Adl - stava causando un incontrollato accumulo di acidi grassi e la conseguente distruzione della mielina, la guaina protettiva delle fibre neurologiche, e avrebbe provocato la perdita delle capacità motorie e psichiche.<br />La medicina non avrebbe avuto alcun modo di fermare la malattia neurodegenerativa genetica e al bambino sarebbero rimasti solo pochi anni di vita. I genitori, Augusto Odone - un economista di origine italiana impiegato alla Banca mondiale - e la moglie Michaela non vollero però accettare la condanna e si imbarcarono in quella che si presentava come una battaglia senza speranza: trovare un rimedio al male che già causava al piccolo Lorenzo un calo della vista, dell'udito e delle capacità di concentrazione.<br />La loro lotta contro la malattia incurabile - e contro la scienza - è diventata un simbolo di perseveranza e di speranza, ma anche una storia di successo.<br />"L'olio di Lorenzo", il rimedio messo a punto dagli Odone dopo interminabili ore di ricerca su manuali medici avrebbe infatti permesso al bambino di vivere fino a diventare adulto. E contemporaneamente ha portato l'attenzione mondiale sulle malattie demielinizzanti, potenzialmente aiutando molti altri affetti dagli stessi mali. Dalla vicenda di Lorenzo è uscito nel 1992 un film, «L'olio di Lorenzo», per la regia di George Miller che non solo valse a Susan Sarandon la nomina all'Oscar, ma grazie alla notorietà dei protagonisti - Sarandon, appunto, nelle vesti di Michaela e Nick Nolte, Augusto - fece conoscere al mondo le traversie della famiglia Odone e la loro seppur parziale "vittoria" sull'Adl. La miscela di acido oleico e acido erucico, ottenuti da olio di oliva e di colza, somministrata a Lorenzo nonostante il parere contrario dei medici, avrebbe infatti mostrato proprietà terapeutiche, neutralizzando il dannoso accumulo di acidi grassi e di fatto rallentando il decorso della malattia.<br />Purtroppo, nemmeno il composto "miracoloso", avrebbe potuto rimediare ai danni celebrali causati dall'adrenoleucodistrofia prima dell'uso del trattamento casalingo. Lorenzo ha così trascorso gli ultimi anni della sua breve esistenza cieco, incapace di comunicare e gravemente disabile, ma, secondo il padre, fino all'ultimo era consapevole di ciò che gli accadeva attorno. Una vittoria amara, ma dai risvolti importanti. L'«Olio di Lorenzo», la medicina brevettata dagli Odone, non solo gli ha allungato la vita di oltre vent'anni, ma - secondo una ricerca scientifica pubblicata nel 2005 e basata sullo studio di 84 bambini affetti dalla malattia - può prevenire il manifestarsi dei terribili sintomi se somministrato tempestivamente dopo la diagnosi dell'Adl. Ecco perchè Augusto Odone nonostante la morte della moglie per un cancro, nel 2000, e ora del figlio, intende proseguire con il "Progetto Mielina". Per far continuare a «vivere» Lorenzo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41800698</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2020 00:14:41 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41800698/film_garantiti_l_olio_di_lorenzo_la_vera_storia_di_lorenzo_odone_e_dei_suoi_eccezionali_genitori_1992.mp3" length="12839287" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=11&#13;
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LA VERA STORIA DI LORENZO ODONE E DEI SUOI ECCEZIONALI GENITORI&#13;
La loro lotta contro la malattia incurabile è diventata simbolo di perseveranza e di speranza: il fondamento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=11" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=11</a><br /><br />LA VERA STORIA DI LORENZO ODONE E DEI SUOI ECCEZIONALI GENITORI<br />La loro lotta contro la malattia incurabile è diventata simbolo di perseveranza e di speranza: il fondamento della famiglia è infatti il sacrificio dei genitori per i figli<br />Il film racconta la vera storia di Lorenzo Odone e dei suoi eccezionali genitori, i quali, con straordinario coraggio e tanta fede hanno lottato contro il tempo e contro la prassi della classe medica per salvare la vita del figlio. Il regista George Miller è un medico, e questo gli ha facilitato il compito. Malgrado qualche lentezza narrativa l'opera è di un buon livello, e soprattutto possiede alti valori morali: la voglia di vivere del bambino, pur fra tante sofferenze; la fede dei genitori e del loro amore reciproco; la loro solidarietà verso gli altri; la generosità e la dedizione di alcuni personaggi, primo fra tutti il giovane negro Omouri, che si sostituisce validamente alle infermiere prezzolate. La critica al comportamento dei medici è comprensibile da parte degli Odone: se gli uomini di scienza si fossero uniti tra loro, il ragazzo avrebbe migliorato prima, rimanendo più integro. Le scene migliori del film sono due: quella in cui la madre sussurra al piccolo di ritornare in cielo (se non può più sopportare la sofferenza), senza preoccuparsi di mamma e papà, e l'altra in cui i genitori si chiedono se tutte le loro fatiche serviranno solo ai figli di altre persone, poiché temono che per Lorenzo sia troppo tardi. Valida l'interpretazione di Susan Sarandon nella parte di Michaela, la madre di Lorenzo.<br /><br />TRAMA DEL FILM<br />Nel luglio del 1983, alle isole Comore, il piccolo Lorenzo Odone, di 5 anni, figlio di Augusto, un economista italiano, che lavora per la World Bank, e di Michaela, una glottologa irlandese-americana, diventa amico di un giovane negro, Omouri. Pochi mesi dopo trasferitosi a Washington, Lorenzo ha improvvise crisi, sia a scuola che a casa, e comincia a camminare con difficoltà. Dopo molti esami medici, i genitori apprendono che il loro unico figlio è stato colpito da una malattia rarissima ed ereditaria la adrenoleucodistrofia, l'ALD, che viene trasmessa dalla madre e colpisce solo i maschi e che causa una degenerazione del cervello. I medici non hanno cure per questo morbo conosciuto da poco, e per il bambino due anni di vita, sempre più penosa, perché diventerà cieco e paralizzato. I genitori, pur essendo straziati, non si arrendono, e si rivolgono ad un anziano dottore, Gus Nikolais, che consiglia una dieta, per tentare di ridurre i grassi nel sangue di Lorenzo, ma invece i grassi aumentano, e presto il piccolo parla male ed è paralizzato. Gli Odone cercano poi inutilmente aiuto, rivolgendosi ai coniugi Muscatine, che dirigono un'associazione di famiglie, i cui figli sono stati colpiti dall'ALD. Infine Augusto decide di mettersi a studiare con la moglie, nella biblioteca dell'Istituto di Sanità, tutto il materiale, che può riguardare quella malattia. Poiché i rapporti di Michaela con le infermiere professioniste, che consigliano il ricovero del bambino in ospedale, sono molto difficili, viene a vivere in casa Odone una sorella di lei, Deirdre Murphy e, poco dopo, la coraggiosa madre trova in biblioteca notizie su di un esperimento fatto in Polonia sui topi, del quale si parla poi al I° simposio sull'ALD, che viene finanziato dai coniugi Odone, e al quale partecipano molti medici di vari paesi. Alcuni di essi accennano all'olio d'oliva, cioè all'acido oleico, che viene sperimentato sul bambino, mentre Nikolais collabora in modo non ufficiale. I grassi del sangue del piccolo malato cominciano subito a calare e giungono al 50%, quello sarà dunque l'olio di Lorenzo. 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È lunga la lista dei sinonimi per Braveheart (Cuore impavido) il film del 1995 diretto e interpretato da Mel Gibson. Un omaggio all'eroe nazionale scozzese William Wallace (1270-1305) il condottiero che guidò i suoi connazionali alla ribellione contro l'occupazione inglese. Chi non ricorda l'arringa prima della battaglia: «Certo, chi combatte può morire.. chi fugge resta vivo, almeno per un po'... agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare, tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere un'occasione, solo un'altra occasione, di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici, che possono toglierci la vita; ma non ci toglieranno mai... la libertà!»<br />Peccato che il film incappi nel falso storico dello "Ius primae noctis", il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel Medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio.<br /><br />LA FERVIDA FEDE CATTOLICA DI WALLACE<br />E un altro dettaglio trascurato è la «fervida fede cattolica» di Wallace come ha sottolineato l'Associazione Tradizione Famiglia Proprietà che dopo studi e ricerche in Scozia, ha ricostruito la biografia del nostro eroe: «William nasce nel 1270, secondo figlio di Sir Malcolm Wallace. Avviato alla vita ecclesiastica, egli riceve un'accurata educazione presso gli Agostiniani e i Benedettini, in Scozia e a Roma. Oltre alla madrelingua, il gaelico, parlava correntemente l'inglese, il latino, il francese e il tedesco. Sua madre, una donna molto devota, gli regala un Salterio, che egli pregherà ogni giorno della sua vita. Sin da piccolo, William faceva frequenti pellegrinaggi. Sono documentate le sue visite ai santuari di Dumfernline, Stirling e Strathaven. La tradizione vuole che egli abbia intrapreso il noviziato presso i Benedettini. Un fatto di sangue sconvolgerà la sua vita, facendogli abbandonare la vocazione religiosa e proiettandolo invece nell'occhio del ciclone degli avvenimenti politici. Nel 1292 una pattuglia inglese al comando di sir John Fenwick scova e uccide a sangue freddo suo padre e suo fratello maggiore, colpevoli di rifiutare il giuramento a Edoardo I d'Inghilterra e di sostenere, invece, la causa del Re scozzese John Balliol. Poco tempo dopo, William si scontra con un gruppo di soldati inglesi uccidendone due e ferendone quattro. Ricercato dalle forze dell'ordine, egli ripara in Dundee, dove si batte a duello e uccide il figlio del governatore anglofilo della città, tale Selby.<br /><br />NIENTE KILT<br />Braccato dai soldati, William si dà alla macchia con un manipolo di seguaci. Il futuro eroe non indossava il kilt, come nel film di Mel Gibson, bensì un abito religioso, sotto il quale portava la maglia di ferro. Sotto la tonaca nascondeva la sua lunga spada. In queste vesti, metà monaco e metà guerriero, egli percorre le Highlands, ricevendo ad ogni passo l'appoggio dei contadini, che lo incitano a mettersi a capo di una rivolta nazionale. Anche gli Agostiniani, i Benedettini e perfino il vescovo di Glasgow lo esortano in questo senso. Egli comincia ad essere acclamato come uomo provvidenziale. Il 1° luglio 1297 Edoardo I invita i nobili scozzesi a firmare un accordo di pace, garantendo personalmente la loro incolumità. Giunti al luogo dell'incontro, però, vengono massacrati a sangue freddo. Quel giorno sparisce il fior fiore dell'aristocrazia scozzese. Anche William doveva partecipare all'incontro, ma a sorpresa sceglie di non presentarsi. Si diffonde la voce che egli si sia fermato per ragioni misteriose in una chiesa per pregare, e che sant'Andrea, patrono della Scozia, gli sia apparso avvertendolo delle macchinazioni di Edoardo. A questo punto scoppia la ribellione contro l'invasore inglese.<br /><br />MUORE SVENTRATO MENTRE PREGA CON I SALMI PENITENZIALI<br />Seguono la decisiva vittoria del Ponte di Stirling (11 settembre 1297), e la non meno decisiva sconfitta di Falkirk (22 luglio 1298). Sir William, nel frattempo nominato Lord Guardian of Scotland, parte alla volta di Roma, dove ottiene da Papa Bonifacio VIII una bolla (27 luglio 1299) che esorta Edoardo I a lasciare la Scozia. Nonostante queste mosse, uno dopo l'altro tutti i nobili scozzesi prestano giuramento a Edoardo, lasciando William Wallace completamente isolato. Tradito da uno dei suoi, il 22 agosto 1305 Wallace è processato a Westminster Hall, Londra, e condannato a morte. Sul patibolo, egli si confessa con l'arcivescovo di Canterbury e chiede, come ultimo desiderio, di poter pregare il Salterio. Muore sventrato mentre recita i Salmi penitenziali. Un sacerdote inglese, presente all'esecuzione, affermerà più tardi di aver visto la sua anima accolta in Cielo da una schiera di angeli. Fatto o leggenda, questa visione di Braveheart portato in Cielo dagli angeli sarà un tema ricorrente nei sermoni per molti anni».<br /><br />LA STORIA VERA È ANCORA PIÙ BELLA<br />La storia vera è insomma ancora più bella del film. Come è stato fatto notare: «Nel 1320, pochi anni dopo la vittoria di Robert Bruce, che aveva assicurato finalmente l'indipendenza al paese, davanti alla costante minaccia inglese, i nobili di Scozia, capi dei clan, rappresentanti del popolo di Scozia, si radunarono in un'abbazia benedettina, ad Arbroath, e stesero un manifesto che è un inno alla libertà e che non ha niente da invidiare alle moderne dichiarazioni dei diritti degli uomini tanto decantate. Questo manifesto era una lettera che gli scozzesi scrissero al Papa, firmandosi "la comunità di Scozia", quindi non facendo appello a Stato o nazione, ma alla comunità, chiedendo di essere lasciati liberi e di poter vivere in pace in virtù della loro dignità di battezzati. "In verità non è per la gloria, non per le ricchezze, non per gli onori che noi combattiamo, ma per la libertà, per quella sola a cui nessun uomo retto rinuncerebbe anche a prezzo della vita stessa...". Questo commovente manifesto si fondava dunque unicamente sul diritto a essere liberi per il fatto di essere cristiani, per la dignità che viene dal battesimo. Il Papa scrisse al re d'Inghilterra dicendo di lasciar stare gli scozzesi, e la Scozia poté godere di quel periodo di fioritura in pace che diede una civiltà di monasteri, di castelli, di università». <br />Paolo Gulisano<br />Il Principe Piccolo, 22/11/2016]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41683164</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 16:35:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41683164/film_garantiti_braveheart_la_vera_storia_addirittura_pi_bella_del_film_1995.mp3" length="8597001" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=279&#13;
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LA VERA STORIA E' ADDIRITTURA PIU' BELLA DEL FILM&#13;
William Wallace era un cattolico fervente, pregava con i salmi ogni giorno e alla sua morte un sacerdote vede la sua anima...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=279" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=279</a><br /><br />LA VERA STORIA E' ADDIRITTURA PIU' BELLA DEL FILM<br />William Wallace era un cattolico fervente, pregava con i salmi ogni giorno e alla sua morte un sacerdote vede la sua anima accolta in cielo dagli angeli<br />Epico, imperdibile, emozionante... È lunga la lista dei sinonimi per Braveheart (Cuore impavido) il film del 1995 diretto e interpretato da Mel Gibson. Un omaggio all'eroe nazionale scozzese William Wallace (1270-1305) il condottiero che guidò i suoi connazionali alla ribellione contro l'occupazione inglese. Chi non ricorda l'arringa prima della battaglia: «Certo, chi combatte può morire.. chi fugge resta vivo, almeno per un po'... agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare, tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere un'occasione, solo un'altra occasione, di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici, che possono toglierci la vita; ma non ci toglieranno mai... la libertà!»<br />Peccato che il film incappi nel falso storico dello "Ius primae noctis", il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel Medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio.<br /><br />LA FERVIDA FEDE CATTOLICA DI WALLACE<br />E un altro dettaglio trascurato è la «fervida fede cattolica» di Wallace come ha sottolineato l'Associazione Tradizione Famiglia Proprietà che dopo studi e ricerche in Scozia, ha ricostruito la biografia del nostro eroe: «William nasce nel 1270, secondo figlio di Sir Malcolm Wallace. Avviato alla vita ecclesiastica, egli riceve un'accurata educazione presso gli Agostiniani e i Benedettini, in Scozia e a Roma. Oltre alla madrelingua, il gaelico, parlava correntemente l'inglese, il latino, il francese e il tedesco. Sua madre, una donna molto devota, gli regala un Salterio, che egli pregherà ogni giorno della sua vita. Sin da piccolo, William faceva frequenti pellegrinaggi. Sono documentate le sue visite ai santuari di Dumfernline, Stirling e Strathaven. La tradizione vuole che egli abbia intrapreso il noviziato presso i Benedettini. Un fatto di sangue sconvolgerà la sua vita, facendogli abbandonare la vocazione religiosa e proiettandolo invece nell'occhio del ciclone degli avvenimenti politici. Nel 1292 una pattuglia inglese al comando di sir John Fenwick scova e uccide a sangue freddo suo padre e suo fratello maggiore, colpevoli di rifiutare il giuramento a Edoardo I d'Inghilterra e di sostenere, invece, la causa del Re scozzese John Balliol. Poco tempo dopo, William si scontra con un gruppo di soldati inglesi uccidendone due e ferendone quattro. Ricercato dalle forze dell'ordine, egli ripara in Dundee, dove si batte a duello e uccide il figlio del governatore anglofilo della città, tale Selby.<br /><br />NIENTE KILT<br />Braccato dai soldati, William si dà alla macchia con un manipolo di seguaci. Il futuro eroe non indossava il kilt, come nel film di Mel Gibson, bensì un abito religioso, sotto il quale portava la maglia di ferro. Sotto la tonaca nascondeva la sua lunga spada. In queste vesti, metà monaco e metà guerriero, egli percorre le Highlands, ricevendo ad ogni passo l'appoggio dei contadini, che lo incitano a mettersi a capo di una rivolta nazionale. Anche gli Agostiniani, i Benedettini e perfino il vescovo di Glasgow lo esortano in questo senso. Egli comincia ad essere acclamato come uomo provvidenziale. Il 1° luglio 1297 Edoardo I invita i nobili scozzesi a firmare un accordo di pace, garantendo personalmente la loro incolumità. Giunti al luogo dell'incontro, però, vengono massacrati a sangue freddo. Quel giorno sparisce il fior fiore dell'aristocrazia scozzese. Anche William doveva partecipare all'incontro, ma a sorpresa sceglie di non presentarsi. Si diffonde la voce che egli si sia fermato per...]]></itunes:summary><itunes:duration>538</itunes:duration><itunes:keywords>breaveheart,storia,vera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/527f6067770f766638f6f8b607c17d7b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Braveheart*** (1995) - Un cuore impavido per la libertà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/braveheart-1995-un-cuore-impavido-per-la-liberta--41683087</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=92" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=92</a><br /><br />UN CUORE IMPAVIDO PER LA LIBERTA'<br />L'indipendenza della Scozia guadagnata con il supremo sacrificio<br />Sul finire del XIII secolo, sul trono di Scozia siede l'usurpatore Edoardo I Plantageneto, re d'Inghilterra. Lo scozzese William Wallace, la cui famiglia era stata massacrata dagli inglesi, diventato un uomo colto, ma legato alle tradizioni rurali della terra natia, torna dopo molti anni nel suo villaggio, dove vorrebbe creare una famiglia con la bella Murron che, per eludere lo "jus primae noctis" (vedi precisazione più in basso) imposto dal feudatario inglese, sposa in segreto. Poi deve difenderla da un tentativo di stupro, ma catturata, la giovane viene barbaramente uccisa. Adirato William suscita una rivolta che estromette gli inglesi dal territorio dopo averli sconfitti a Stirling. Poi con la sua armata, formata da volontari provenienti da tutta la Scozia, Wallace conquista York. Edoardo I, preoccupato, invia a negoziare con lui la principessa Isabella di Francia, moglie dell'inetto principe Edoardo, suo figlio. Il furbo tiranno pensa di sfruttare l'avvenenza e l'intelligenza della giovane Isabella per ammansire Wallace, ma né l'oro né le promesse piegano la volontà dell'uomo, che colpisce anzi la principessa col suo nobile contegno, tanto da inviare la sua dama per avvisarlo del tradimento dei nobili.<br />Nello scontro con l'esercito di Edoardo le truppe irlandesi si uniscono agli scozzesi, ma la disfatta è inevitabile e Wallace viene disarcionato da Robert The Bruce legittimo candidato al trono di Scozia, che lo lascia andare. Wallace comincia a vendicarsi dei nobili assassinandoli e raccoglie nuove truppe. Isabella torna ad incontrarlo, e tra loro nasce una breve ma intensa passione. Poi l'ignaro Bruce manda a chiamare William, ma è una trappola. Catturato, l'eroe non accetta di pentirsi: rifiuta il veleno che Isabella gli porge per evitargli il dolore delle torture ed affronta impavido i tormenti e la morte.<br />Il film si evidenzia per le imponenti scene di massa, per l'ottima fotografia e per la riuscita ambientazione. Gli attori dominano nelle sequenze dialogate, mentre lo stile avventuroso ed epico dipinge a tinte forti, spesso con scene violente, i grandiosi esterni. Mai comunque s'era visto un numero così nutrito di comparse affrontarsi con tanta verosimiglianza su un campo di battaglia.<br />Fonte: Acec<br /><br />IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA SCOZZESE<br />Il film ha avuto un ruolo chiave nel risveglio della coscienza nazionale scozzese, che ha portato al referendum sulla devolution dell'11 settembre 1997 (74,3% sì) e alla conseguente ricostituzione del parlamento scozzese, nel 1998.<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />UNICA SBAVATURA DI BRAVEHEART: LO ''IUS PRIMAE NOCTIS'' E' UN FALSO STORICO<br />E' totalmente falso il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio<br />«Che nel medioevo, particolarmente nei secc. dall'XI al XIII, ma anche molto prima e molto dopo, i signori feudali avessero ed esercitassero un diritto di trascorrere con le mogli dei loro sudditi la prima notte di matrimonio (ius primae noctis o più crudamente ius cunnatici), è un'opinione non ben fondata, che il fantasioso storico scozzese Ettore Boece (1526) mise per primo in circolazione, e che poi, accolta da scrittori anche seri, fu diffusa oltre i limiti dell'onesto da un'abbondante e per lo più scadente letteratura. (...) Un costume di far deflorare la sposa da un personaggio autorevole della sua tribù, o della stessa sua famiglia, è attestato presso popoli primitivi, e le sue origini sono variamente spiegate dagli etnologi. E non è meno sicuro che abusi senza nome, in luoghi e tempi disparati, furon perpetrati da feudatari in danno delle spose dei loro sudditi.<br />Non è invece provato che quel costume pagano si continuasse presso i popoli cristiani del medioevo, né che quegli abusi feudali assurgessero in alcun luogo o tempo a vero e proprio diritto. Provato è soltanto che molti signori feudali, in Italia e fuori, imposero ai loro sudditi tasse matrimoniali (...). In esse non è da vedere il prezzo del riscatto di un ipotetico ius primae noctis, e forse neppure una trasformazione della compra germanica della sposa; ma piuttosto, e più semplicemente, il compenso per l'assentimento dato dal signore alle nozze» (cfr. Enciclopedia Cattolica, vol. VII).<br />Rino Cammilleri<br />Fonte: La Bussola Quotidiana, 12-03-2011]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41683087</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 16:31:56 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41683087/film_garantiti_braveheart_un_cuore_impavido_per_la_libert_1995.mp3" length="6245981" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=92&#13;
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UN CUORE IMPAVIDO PER LA LIBERTA'&#13;
L'indipendenza della Scozia guadagnata con il supremo sacrificio&#13;
Sul finire del XIII secolo, sul trono di Scozia siede l'usurpatore Edoardo I...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=92" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=92</a><br /><br />UN CUORE IMPAVIDO PER LA LIBERTA'<br />L'indipendenza della Scozia guadagnata con il supremo sacrificio<br />Sul finire del XIII secolo, sul trono di Scozia siede l'usurpatore Edoardo I Plantageneto, re d'Inghilterra. Lo scozzese William Wallace, la cui famiglia era stata massacrata dagli inglesi, diventato un uomo colto, ma legato alle tradizioni rurali della terra natia, torna dopo molti anni nel suo villaggio, dove vorrebbe creare una famiglia con la bella Murron che, per eludere lo "jus primae noctis" (vedi precisazione più in basso) imposto dal feudatario inglese, sposa in segreto. Poi deve difenderla da un tentativo di stupro, ma catturata, la giovane viene barbaramente uccisa. Adirato William suscita una rivolta che estromette gli inglesi dal territorio dopo averli sconfitti a Stirling. Poi con la sua armata, formata da volontari provenienti da tutta la Scozia, Wallace conquista York. Edoardo I, preoccupato, invia a negoziare con lui la principessa Isabella di Francia, moglie dell'inetto principe Edoardo, suo figlio. Il furbo tiranno pensa di sfruttare l'avvenenza e l'intelligenza della giovane Isabella per ammansire Wallace, ma né l'oro né le promesse piegano la volontà dell'uomo, che colpisce anzi la principessa col suo nobile contegno, tanto da inviare la sua dama per avvisarlo del tradimento dei nobili.<br />Nello scontro con l'esercito di Edoardo le truppe irlandesi si uniscono agli scozzesi, ma la disfatta è inevitabile e Wallace viene disarcionato da Robert The Bruce legittimo candidato al trono di Scozia, che lo lascia andare. Wallace comincia a vendicarsi dei nobili assassinandoli e raccoglie nuove truppe. Isabella torna ad incontrarlo, e tra loro nasce una breve ma intensa passione. Poi l'ignaro Bruce manda a chiamare William, ma è una trappola. Catturato, l'eroe non accetta di pentirsi: rifiuta il veleno che Isabella gli porge per evitargli il dolore delle torture ed affronta impavido i tormenti e la morte.<br />Il film si evidenzia per le imponenti scene di massa, per l'ottima fotografia e per la riuscita ambientazione. Gli attori dominano nelle sequenze dialogate, mentre lo stile avventuroso ed epico dipinge a tinte forti, spesso con scene violente, i grandiosi esterni. Mai comunque s'era visto un numero così nutrito di comparse affrontarsi con tanta verosimiglianza su un campo di battaglia.<br />Fonte: Acec<br /><br />IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA SCOZZESE<br />Il film ha avuto un ruolo chiave nel risveglio della coscienza nazionale scozzese, che ha portato al referendum sulla devolution dell'11 settembre 1997 (74,3% sì) e alla conseguente ricostituzione del parlamento scozzese, nel 1998.<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />UNICA SBAVATURA DI BRAVEHEART: LO ''IUS PRIMAE NOCTIS'' E' UN FALSO STORICO<br />E' totalmente falso il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio<br />«Che nel medioevo, particolarmente nei secc. dall'XI al XIII, ma anche molto prima e molto dopo, i signori feudali avessero ed esercitassero un diritto di trascorrere con le mogli dei loro sudditi la prima notte di matrimonio (ius primae noctis o più crudamente ius cunnatici), è un'opinione non ben fondata, che il fantasioso storico scozzese Ettore Boece (1526) mise per primo in circolazione, e che poi, accolta da scrittori anche seri, fu diffusa oltre i limiti dell'onesto da un'abbondante e per lo più scadente letteratura. (...) Un costume di far deflorare la sposa da un personaggio autorevole della sua tribù, o della stessa sua famiglia, è attestato presso popoli primitivi, e le sue origini sono variamente spiegate dagli etnologi. E non è meno sicuro che abusi senza nome, in luoghi e tempi disparati, furon perpetrati da feudatari in danno delle...]]></itunes:summary><itunes:duration>391</itunes:duration><itunes:keywords>braveheart,coraggio,impavido,libertà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/da179ba4517aa977a6ff4e5b2f1d8ade.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Soviet Story*** (2008) - Origine e caratteristiche comuni di Nazismo e Comunismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-soviet-story-2008-origine-e-caratteristiche-comuni-di-nazismo-e-comunismo--41557428</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=172" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=172</a><br /><br />ORIGINI E CARATTERISTICHE COMUNI DI NAZISMO E COMUNISMO<br />Entrambe provenienti dal ceppo socialista, sono ideologie gemelle: questo film-documentario ne svela la vera storia<br />In Italia - e non solo - si utilizza la scorciatoia mentale di identificare come "di destra" i totalitarismi fascista e nazionalsocialista e come "di sinistra" quello comunista; in questo modo i due tipi di regime (quelli sconfitti dalla Seconda Guerra Mondiale e quello vincitore) sembrano essere in contrapposizione, fino a indurre molti a pensare che il comunismo, alleato con Stati Uniti ed Inghilterra, abbia liberato l'Europa dal totalitarismo. <br />Tutte le colpe sono addossate al totalitarismo "di destra" e a tutte le "destre" precedenti (anche se nulla avevano a che fare con la "destra" fascista e nazionalsocialista), mentre quello "di sinistra" assume (con tutte le "sinistre", anche quelle successive) una connotazione positiva, ed il merito particolare di aver affrontato e sconfitto il totalitarismo europeo. <br />Si è scritto parecchie volte che "chi vince scrive la storia", e va bene; ma ribaltarla è una faccenda completamente diversa. Accettare che Mussolini ed Hitler siano "di destra" significa accettare l'autoattribuzione di un patentino di superiorità morale ed ontologica da parte delle sinistre. <br />Ci si dimentica spesso, infatti, che Mussolini era stato socialista, direttore dell'Avanti, e che anche il fascismo si caratterizzò per una ipertrofia dello Stato in ogni campo della vita dei cittadini ("dalla culla alla bara"); che il termine "nazismo" è semplicemente la (fuorviante) centrazione del termine "nazional-socialismo", e che Hitler fu il fondatore del Partito Socialista Nazionale dei Lavoratori Tedeschi, ossia il partito socialista tedesco. <br />Sia il fascismo italiano che il nazionalsocialismo tedesco avevano fatto propria la dottrina secondo la quale lo Stato ha il compito di guidare la nazione verso un futuro radioso, anche attraverso il controllo dell'economia. Uno storico come Renzo De Felice (1929-1996) ha magistralmente spiegato come il fascismo sia stato un fenomeno rivoluzionario di sinistra: la tesi gli è costata l'odio e la persecuzione anche violenta nell'ultimo quarto del secolo scorso, ma ha aperto una strada storiografica importante, seguita da numerosi altri studiosi, che ha finalmente collocato il fascismo fra le ideologie rivoluzionarie del "secolo breve" (1914-1989).<br />La differenza tra il socialismo nazionalista e quello marxista sta nel fatto che l'ostacolo (da eliminare fisicamente) alla nascita dell'«uomo nuovo» era individuato dal primo nelle nazioni inferiori (polacchi, ebrei, zingari...), dal secondo nelle classi economiche inferiori (borghesi, intellettuali, contadini...). Ma le similitudini tra i due tipi di socialismo non riguardano solo l'ideologia propugnata.<br />IL FILM-DOCUMENTARIO IN DVD<br />Nel 2008 lo studioso di storia politica lettone Edvins Snore ha scritto e diretto un documentario intitolato "The Soviet Story" e finanziato dal gruppo UEN (Unione per l'Europa delle Nazioni) del Parlamento Europeo. Nel filmato compaiono, oltre a numerosi testimoni, lo storico Norman Davies e il dissidente Vladimir Bukovski. <br />Il documentario, trasmesso e proiettato in diversi paesi, è inedito in Italia, sebbene sia disponibile una versione nella nostra lingua. E, soprattutto, mette in evidenza una serie impressionante di collegamenti tra il nazionalsocialismo e il socialismo sovietico.<br />Viene mostrato, ad esempio, un articolo di giornale del New York Times nel quale si da il resoconto della fondazione del Partito Socialista Nazionale in Germania; in esso sono riportate le parole di Joseph Goebbels che afferma: «Lenin è stato l'uomo più grande, secondo solo ad Hitler; e le differenze tra il comunismo e le idee di Hitler sono molto sottili». <br />Viene ricordato il patto Ribbentrop-Molotov, dal nome dei due ministri degli esteri della Germania nazionalsocialista e dell'Urss che nel 1939, a Mosca, firmarono un patto di non aggressione fra le due potenze; viene ricordato come la Luftwaffe sia stata guidata, nei bombardamenti sulle città polacche, dalla radiotrasmittente sovietica a Minsk; si documenta come - mentre il popolo russo moriva letteralmente di fame - Stalin inviasse grano, ferro e materiale da costruzione all'esercito tedesco, sostenendolo nelle sue campagne; e come lo stesso Stalin avesse dichiarato che combattere l'ideologia nazista fosse da considerare alla stregua di un crimine, e avesse invitato i partiti comunisti europei a boicottare la resistenza antinazista. <br />Nel documentario si afferma che i nazionalsocialisti inviarono in Russia delle commissioni allo scopo di studiare il modello dei campi di sterminio sovietici per applicarlo ai lager; e che i lager nazisti liberati dai sovietici non vennero smantellati, ma divennero parte dell'«arcipelago Gulag» descritto da Solgenitsin. <br />All'inizio della persecuzione hitleriana contro gli ebrei, molti di loro fuggirono in Russia; Stalin li riconsegnò al Fuhrer in segno di amicizia. Secondo gli autori intervistati da Snore, la strategia di Stalin era quella di aiutare Hitler a devastare la società europea e a eliminare tutti gli oppositori al totalitarismo; in un secondo tempo avrebbe attaccato il Reich indebolito dalla guerra e, sconfittolo, avrebbe diffuso il socialismo sovietico a tutto il continente ormai ripulito da Hitler da ogni possibile resistenza, presentandosi all'opinione pubblica mondiale come il liberatore del mondo dal nazionalsocialismo. <br />Il documentario mostra anche una parata comune delle forze sovietiche e nazionalsocialiste nel paese di Brzesc, il luogo dove le due armate si incontrarono dopo aver occupato l'intero territorio polacco.<br /><br />CONCLUSIONE: COMUNISMO E NAZISMO VOGLIONO CAMBIARE LA NATURA UMANA<br />Come afferma la storica Francoise Thom, docente di storia moderna alla Sorbona, intervistata nel documentario, «entrambe le ideologie hanno l'ambizione di creare l'uomo nuovo. I due sistemi non sono d'accordo con la natura umana per come essa è veramente. Sono in guerra con la natura e con la natura umana, e questo è la base del totalitarismo». <br />Nazionalsocialismo e socialismo sovietico sono in tal modo le due facce della stessa medaglia fin dalla loro origine, ossia la ribellione dell'orgoglio umano contro la natura umana. Entrambe queste ideologie sono state sconfitte, ma la tracotanza umana tenta ancora di creare l'uomo nuovo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41557428</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:12:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41557428/film_garantiti_the_soviet_story_origine_e_caratteristiche_comuni_di_nazismo_e_comunismo.mp3" length="9396975" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=172&#13;
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ORIGINI E CARATTERISTICHE COMUNI DI NAZISMO E COMUNISMO&#13;
Entrambe provenienti dal ceppo socialista, sono ideologie gemelle: questo film-documentario ne svela la vera storia&#13;
In...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=172" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=172</a><br /><br />ORIGINI E CARATTERISTICHE COMUNI DI NAZISMO E COMUNISMO<br />Entrambe provenienti dal ceppo socialista, sono ideologie gemelle: questo film-documentario ne svela la vera storia<br />In Italia - e non solo - si utilizza la scorciatoia mentale di identificare come "di destra" i totalitarismi fascista e nazionalsocialista e come "di sinistra" quello comunista; in questo modo i due tipi di regime (quelli sconfitti dalla Seconda Guerra Mondiale e quello vincitore) sembrano essere in contrapposizione, fino a indurre molti a pensare che il comunismo, alleato con Stati Uniti ed Inghilterra, abbia liberato l'Europa dal totalitarismo. <br />Tutte le colpe sono addossate al totalitarismo "di destra" e a tutte le "destre" precedenti (anche se nulla avevano a che fare con la "destra" fascista e nazionalsocialista), mentre quello "di sinistra" assume (con tutte le "sinistre", anche quelle successive) una connotazione positiva, ed il merito particolare di aver affrontato e sconfitto il totalitarismo europeo. <br />Si è scritto parecchie volte che "chi vince scrive la storia", e va bene; ma ribaltarla è una faccenda completamente diversa. Accettare che Mussolini ed Hitler siano "di destra" significa accettare l'autoattribuzione di un patentino di superiorità morale ed ontologica da parte delle sinistre. <br />Ci si dimentica spesso, infatti, che Mussolini era stato socialista, direttore dell'Avanti, e che anche il fascismo si caratterizzò per una ipertrofia dello Stato in ogni campo della vita dei cittadini ("dalla culla alla bara"); che il termine "nazismo" è semplicemente la (fuorviante) centrazione del termine "nazional-socialismo", e che Hitler fu il fondatore del Partito Socialista Nazionale dei Lavoratori Tedeschi, ossia il partito socialista tedesco. <br />Sia il fascismo italiano che il nazionalsocialismo tedesco avevano fatto propria la dottrina secondo la quale lo Stato ha il compito di guidare la nazione verso un futuro radioso, anche attraverso il controllo dell'economia. Uno storico come Renzo De Felice (1929-1996) ha magistralmente spiegato come il fascismo sia stato un fenomeno rivoluzionario di sinistra: la tesi gli è costata l'odio e la persecuzione anche violenta nell'ultimo quarto del secolo scorso, ma ha aperto una strada storiografica importante, seguita da numerosi altri studiosi, che ha finalmente collocato il fascismo fra le ideologie rivoluzionarie del "secolo breve" (1914-1989).<br />La differenza tra il socialismo nazionalista e quello marxista sta nel fatto che l'ostacolo (da eliminare fisicamente) alla nascita dell'«uomo nuovo» era individuato dal primo nelle nazioni inferiori (polacchi, ebrei, zingari...), dal secondo nelle classi economiche inferiori (borghesi, intellettuali, contadini...). Ma le similitudini tra i due tipi di socialismo non riguardano solo l'ideologia propugnata.<br />IL FILM-DOCUMENTARIO IN DVD<br />Nel 2008 lo studioso di storia politica lettone Edvins Snore ha scritto e diretto un documentario intitolato "The Soviet Story" e finanziato dal gruppo UEN (Unione per l'Europa delle Nazioni) del Parlamento Europeo. Nel filmato compaiono, oltre a numerosi testimoni, lo storico Norman Davies e il dissidente Vladimir Bukovski. <br />Il documentario, trasmesso e proiettato in diversi paesi, è inedito in Italia, sebbene sia disponibile una versione nella nostra lingua. E, soprattutto, mette in evidenza una serie impressionante di collegamenti tra il nazionalsocialismo e il socialismo sovietico.<br />Viene mostrato, ad esempio, un articolo di giornale del New York Times nel quale si da il resoconto della fondazione del Partito Socialista Nazionale in Germania; in esso sono riportate le parole di Joseph Goebbels che afferma: «Lenin è stato l'uomo più grande, secondo solo ad Hitler; e le differenze tra il comunismo e le idee di Hitler sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>588</itunes:duration><itunes:keywords>comunismo,gemelle,nazismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/5226722492f57d71899f29e1016fdfb0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Raccolto amaro*** (2017) - Lo sterminio per fame in ucraina ordinato da Stalin</title><link>https://www.spreaker.com/episode/raccolto-amaro-2017-lo-sterminio-per-fame-in-ucraina-ordinato-da-stalin--41499457</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=308" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=308</a><br /><br />LO STERMINIO PER FAME IN UCRAINA ORDINATO DA STALIN di Stefano Magni<br />Ieri è stata una giornata importante per la Chiesa cattolica ucraina. [...] Si ricordano gli 85 anni dall'Holodomor, letteralmente: sterminio per fame, voluto da Stalin, che ha colpito soprattutto il popolo ucraino nel 1932 e 1933.<br />Provocando un numero ancora sconosciuto di vittime, fra i 4,5 e i 7 milioni nella sola Ucraina, fu uno dei più grandi crimini del comunismo e nonostante questo (o forse proprio per questo) è ancora considerato un argomento "controverso", poco studiato, mai commemorato al di fuori della repubblica ex sovietica. Ancora pochi Stati al mondo, fra cui il Vaticano, lo riconoscono come un atto di genocidio. Non l'Italia, benché per anni associazioni cattoliche fra cui soprattutto la Fondazione Don Sturzo, ne abbiano chiesto il riconoscimento ufficiale al Parlamento italiano. La Russia non nega l'esistenza storica dello sterminio per fame, ma non lo considera come un genocidio deliberato del popolo ucraino, bensì come un crimine di Stalin contro tutti i popoli sovietici. Anche milioni di russi nel Don e nel Kuban vi perirono, in effetti. Ma su un numero di vittime che va complessivamente dai 7 ai 10 milioni di cittadini sovietici, la stragrande maggioranza (dai 4,5 ai 7 milioni, appunto) sono ucraini. E lo sterminio per fame venne condotto dal regime di Stalin anche e soprattutto per stroncare l'orgoglio nazionale dell'Ucraina e piegarla alla "sovietizzazione", alla rinuncia della nazionalità nel nome di una unità nel comunismo. Dunque non è arbitrario parlare di genocidio, cioè di un tentativo di eliminare del tutto o in parte un popolo dalla faccia della terra.<br />Come avvenne e perché, l'Holodomor? Perché la prima mossa politica di Stalin per concentrare tutto il potere nelle mani dello Stato sovietico fu l'abolizione della proprietà privata sulla terra. Con la Nuova Politica Economica varata da Lenin nella metà degli anni '20, la collettivizzazione della terra venne resa volontaria e solo un'esigua minoranza di contadini, circa l'1% in Ucraina, accettò di vivere e lavorare in fattorie collettive. Stalin decise di accelerare il processo e procedere con la collettivizzazione forzata. Negli anni delle ultime riforme zariste e anche in quelli della Nuova Politica Economica, si era però formata una classe sociale di contadini relativamente agiati, possessori dei loro appezzamenti di terreno ed erano i più produttivi di tutti. Li chiamavano i "kulaki" (da "kulak", pugno). Non erano certo dei grandi proprietari terrieri. Per rientrare in quella classe sociale bastavano "l'utilizzo di un operaio agricolo per una parte dell'anno, il possesso di macchine agricole un po' più perfezionate del semplice aratro, di due cavalli e quattro mucche", come sintetizza lo storico Nicolas Werth. Stalin decise di annientare quella classe. Prima i kulaki vennero tassati oltre ogni loro capacità economica. Al tempo stesso, dal 1927, iniziarono ad essere vessati anche fisicamente dalle organizzazioni giovanili comuniste, che aizzavano loro contro i contadini più poveri. Infine incominciarono gli arresti e le requisizioni di prodotti agricoli e bestiame. E poi vennero tutti deportati, anche nelle regioni più remote e impervie dell'Unione Sovietica. Tutte le terre di loro proprietà vennero collettivizzate. E la realtà presentò subito il conto: la perdita degli unici contadini che sapevano mettere a frutto la terra e la mancanza di incentivi nel lavoro delle fattorie collettive provocò un drastico abbattimento della produzione. Il regime staliniano, che non ammetteva errori, diede la colpa ai contadini ucraini, ai cosacchi e ai russi del Don e del Kuban, li accusò di pigrizia, inefficienza ed egoismo, ipotizzando che nascondessero il raccolto e il bestiame per sé.<br />Da qui nacque la decisione, portata a termine con zelo e metodicità, della punizione finale: la morte per fame di intere regioni agricole. Fu un atto deliberato, perché la polizia politica, le organizzazioni comuniste e l'esercito sovietico requisirono sistematicamente i raccolti fino all'ultimo chicco e il bestiame fino all'ultimo vitello. Ai contadini non lasciarono nulla, sia per rispettare assurde quote di produzione, sia con l'intento di punirli per il loro "egoismo". Non solo: le zone così depredate vennero anche chiuse, con l'introduzione di un regime rigido di passaporti interni. I prigionieri delle aree depredate impararono a sopravvivere in tutti i modi possibili, spesso regredendo fino allo stato ferino e abbandonandosi all'antropofagia. La leggenda nera secondo cui "i comunisti mangiano i bambini" deriva anche dalla carestia del 1932-33. E non è corretta, perché semmai furono i disperati a mangiare i bambini, anche i loro figli, a causa della repressione comunista. Chi provò a ribellarsi incontrò la morte istantanea dei plotoni d'esecuzione, o quella lenta della deportazione nei gulag.<br />Il numero di vittime di questo immane crimine è ancora del tutto impreciso. Lo storico Gabriele De Rosa, presidente della fondazione Sturzo, lo spiegava così in una sua intervista al Corriere della Sera rilasciata in occasione del 70mo anniversario dell'Holodomor: "Uomini e donne vennero processati, deportati, fucilati o mandati a morire di freddo e di stenti nei gulag artici più lontani, agli estremi confini orientali della Siberia. A milioni furono completamente cancellati, senza che né nomi né tombe fossero rimasti a testimoniare il loro passaggio sulla terra". [...] <br />Stefano Magni<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19 novembre 2018]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41499457</guid><pubDate>Fri, 16 Oct 2020 20:41:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41499457/film_garantiti_raccolto_amaro_lo_sterminio_per_fame_in_ucraina_ordinato_da_stalin_2017.mp3" length="6744192" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=308&#13;
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LO STERMINIO PER FAME IN UCRAINA ORDINATO DA STALIN di Stefano Magni&#13;
Ieri è stata una giornata importante per la Chiesa cattolica ucraina. [...] Si ricordano gli 85 anni...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=308" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=308</a><br /><br />LO STERMINIO PER FAME IN UCRAINA ORDINATO DA STALIN di Stefano Magni<br />Ieri è stata una giornata importante per la Chiesa cattolica ucraina. [...] Si ricordano gli 85 anni dall'Holodomor, letteralmente: sterminio per fame, voluto da Stalin, che ha colpito soprattutto il popolo ucraino nel 1932 e 1933.<br />Provocando un numero ancora sconosciuto di vittime, fra i 4,5 e i 7 milioni nella sola Ucraina, fu uno dei più grandi crimini del comunismo e nonostante questo (o forse proprio per questo) è ancora considerato un argomento "controverso", poco studiato, mai commemorato al di fuori della repubblica ex sovietica. Ancora pochi Stati al mondo, fra cui il Vaticano, lo riconoscono come un atto di genocidio. Non l'Italia, benché per anni associazioni cattoliche fra cui soprattutto la Fondazione Don Sturzo, ne abbiano chiesto il riconoscimento ufficiale al Parlamento italiano. La Russia non nega l'esistenza storica dello sterminio per fame, ma non lo considera come un genocidio deliberato del popolo ucraino, bensì come un crimine di Stalin contro tutti i popoli sovietici. Anche milioni di russi nel Don e nel Kuban vi perirono, in effetti. Ma su un numero di vittime che va complessivamente dai 7 ai 10 milioni di cittadini sovietici, la stragrande maggioranza (dai 4,5 ai 7 milioni, appunto) sono ucraini. E lo sterminio per fame venne condotto dal regime di Stalin anche e soprattutto per stroncare l'orgoglio nazionale dell'Ucraina e piegarla alla "sovietizzazione", alla rinuncia della nazionalità nel nome di una unità nel comunismo. Dunque non è arbitrario parlare di genocidio, cioè di un tentativo di eliminare del tutto o in parte un popolo dalla faccia della terra.<br />Come avvenne e perché, l'Holodomor? Perché la prima mossa politica di Stalin per concentrare tutto il potere nelle mani dello Stato sovietico fu l'abolizione della proprietà privata sulla terra. Con la Nuova Politica Economica varata da Lenin nella metà degli anni '20, la collettivizzazione della terra venne resa volontaria e solo un'esigua minoranza di contadini, circa l'1% in Ucraina, accettò di vivere e lavorare in fattorie collettive. Stalin decise di accelerare il processo e procedere con la collettivizzazione forzata. Negli anni delle ultime riforme zariste e anche in quelli della Nuova Politica Economica, si era però formata una classe sociale di contadini relativamente agiati, possessori dei loro appezzamenti di terreno ed erano i più produttivi di tutti. Li chiamavano i "kulaki" (da "kulak", pugno). Non erano certo dei grandi proprietari terrieri. Per rientrare in quella classe sociale bastavano "l'utilizzo di un operaio agricolo per una parte dell'anno, il possesso di macchine agricole un po' più perfezionate del semplice aratro, di due cavalli e quattro mucche", come sintetizza lo storico Nicolas Werth. Stalin decise di annientare quella classe. Prima i kulaki vennero tassati oltre ogni loro capacità economica. Al tempo stesso, dal 1927, iniziarono ad essere vessati anche fisicamente dalle organizzazioni giovanili comuniste, che aizzavano loro contro i contadini più poveri. Infine incominciarono gli arresti e le requisizioni di prodotti agricoli e bestiame. E poi vennero tutti deportati, anche nelle regioni più remote e impervie dell'Unione Sovietica. Tutte le terre di loro proprietà vennero collettivizzate. E la realtà presentò subito il conto: la perdita degli unici contadini che sapevano mettere a frutto la terra e la mancanza di incentivi nel lavoro delle fattorie collettive provocò un drastico abbattimento della produzione. Il regime staliniano, che non ammetteva errori, diede la colpa ai contadini ucraini, ai cosacchi e ai russi del Don e del Kuban, li accusò di pigrizia, inefficienza ed egoismo, ipotizzando che nascondessero il raccolto e il bestiame per sé.<br />Da qui nacque la...]]></itunes:summary><itunes:duration>422</itunes:duration><itunes:keywords>fame,stalin,sterminio,ucraina</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/cdc70b2f3ba7ea03813d74d7b5e3479a.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Raccolto amaro*** (2017) - Il film sull'Holodomor</title><link>https://www.spreaker.com/episode/raccolto-amaro-2017-il-film-sull-holodomor--41499420</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=306" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=306</a><br /><br />IL FILM SULL'HOLODOMOR<br />Finalmente è stato tradotto in italiano un film canadese di due anni fa: Raccolto amaro. Il titolo, tanto per cambiare, non rende giustizia all'argomento. Infatti, il titolo originale è Holodomor, che è il nome che gli ucraini hanno dato alla loro più grande tragedia nazionale; un po' come gli armeni che chiamano Metz Yeghern («il grande male») il genocidio del loro popolo operato dai turchi prima e durante la Grande Guerra. Il film (sottotitolo Bigger Harvest) ambienta la sua storia al tempo della grande carestia, artificiale, che il regime sovietico provocò in Ucraina e che cagionò la morte per fame di sette o dieci milioni di persone (naturalmente, la cifra esatta forse non si saprà mai), una tragedia di proporzioni immani.<br />Sono documentati anche casi di cannibalismo. Nel film si dice chiaramente che tra il 1932 e il 1933 Stalin mise in atto la soluzione finale che già Lenin aveva escogitato per risolvere definitivamente la questione dei kulaki, i contadini-proprietari. La maggior parte di questi era ucraina, perché l'Ucraina era il «granaio d'Europa». La collettivizzazione coatta portò ovviamente, al crollo della produzione, così come in altri settori. E i comunisti conoscevano una sola soluzione ai problemi economici: la fucilazione dei «nemici del popolo». Solo che né decimazioni né deportazioni in Siberia bastavano. Allora, il grano ucraino requisito venne venduto all'estero a prezzo stracciato per battere la concorrenza e procurarsi valuta pregiata. E l'Ucraina divenne una gigantesca prigione da cui non si poteva uscire e in cui si poteva solo aspettare la morte.<br />Ma ai dettagli storici ha già provveduto il nostro Stefano Magni. Il film ben descrive il crescendo della tragedia partendo dalle colorate e religiosissime usanze di un popolo di antica cultura (è proprio dal principato di Kiev, capitale ucraina, che comincia la cristianizzazione della Russia). Poi arriva il commissario del popolo e l'unica preoccupazione dei protagonisti è quella di nascondere l'icona di San Yuri (Giorgio), protettrice della famiglia. Il giovane Yuri, pittore, è andato a cercare fortuna a Kiev, ma il direttore dell'accademia di belle arti boccia le sue opere citando il Manifesto dei Surrealisti e Picasso (tutti comunisti).<br />E pronuncia la frase che perfettamente descrive l'ideologia del regime, anzi tutte le ideologie di derivazione giacobina: «La realtà è il nemico». Yuri si ingegna di accontentarlo ma, qualche tempo dopo, scopre che quello è finito nel gulag. Contrordine, compagni: bisogna dipingere trattori, operai, soldati. Insomma, manifesti di propaganda politica, l'arte sovietica è tutta qui e non deve essere altro. Ma non vogliamo qui narrare tutte le peripezie di Yuri, che assaggerà le carceri e le torture del paradiso dei lavoratori e poi scappa per tornare a casa dalla moglie. Quando torna e trova il deserto (la moglie insidiata dal commissario del popolo, che ha ucciso i suoi genitori, le fosse comuni e le cataste di cadaveri che nessuno ha la forza di seppellire) si unisce alla resistenza. Ma anche questa, senza armi e munita della sola forza della disperazione, non ha futuro.<br />L'unica a quel punto è la fuga verso la Polonia e, da lì, verso l'Occidente. Il film non dice se la fuga è riuscita, rimane il finale aperto. Saranno i titoli di coda a dirci quanti ucraini riuscirono a espatriare in quegli anni: quasi nessuno. La produzione, canadese, ha fatto ricorso ad attori hollywoodiani, tra cui i più noti sono Barry Pepper e Terence Stamp, rispettivamente il padre e il nonno di Yuri, fieri guerrieri dalla caratteristica acconciatura tradizionale (cranio interamente rasato tranne un lunghissimo ciuffo). Il film è avvincente, e merita la visione. Anche perché, per quanto ne so, è l'unico a trattare il tema. <br />Rino Cammilleri<br />Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 10/06/2019]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41499420</guid><pubDate>Fri, 16 Oct 2020 20:38:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41499420/film_garantiti_raccolto_amaro_il_film_sull_holodomor_2017.mp3" length="5206520" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=306&#13;
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IL FILM SULL'HOLODOMOR&#13;
Finalmente è stato tradotto in italiano un film canadese di due anni fa: Raccolto amaro. Il titolo, tanto per cambiare, non rende giustizia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=306" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=306</a><br /><br />IL FILM SULL'HOLODOMOR<br />Finalmente è stato tradotto in italiano un film canadese di due anni fa: Raccolto amaro. Il titolo, tanto per cambiare, non rende giustizia all'argomento. Infatti, il titolo originale è Holodomor, che è il nome che gli ucraini hanno dato alla loro più grande tragedia nazionale; un po' come gli armeni che chiamano Metz Yeghern («il grande male») il genocidio del loro popolo operato dai turchi prima e durante la Grande Guerra. Il film (sottotitolo Bigger Harvest) ambienta la sua storia al tempo della grande carestia, artificiale, che il regime sovietico provocò in Ucraina e che cagionò la morte per fame di sette o dieci milioni di persone (naturalmente, la cifra esatta forse non si saprà mai), una tragedia di proporzioni immani.<br />Sono documentati anche casi di cannibalismo. Nel film si dice chiaramente che tra il 1932 e il 1933 Stalin mise in atto la soluzione finale che già Lenin aveva escogitato per risolvere definitivamente la questione dei kulaki, i contadini-proprietari. La maggior parte di questi era ucraina, perché l'Ucraina era il «granaio d'Europa». La collettivizzazione coatta portò ovviamente, al crollo della produzione, così come in altri settori. E i comunisti conoscevano una sola soluzione ai problemi economici: la fucilazione dei «nemici del popolo». Solo che né decimazioni né deportazioni in Siberia bastavano. Allora, il grano ucraino requisito venne venduto all'estero a prezzo stracciato per battere la concorrenza e procurarsi valuta pregiata. E l'Ucraina divenne una gigantesca prigione da cui non si poteva uscire e in cui si poteva solo aspettare la morte.<br />Ma ai dettagli storici ha già provveduto il nostro Stefano Magni. Il film ben descrive il crescendo della tragedia partendo dalle colorate e religiosissime usanze di un popolo di antica cultura (è proprio dal principato di Kiev, capitale ucraina, che comincia la cristianizzazione della Russia). Poi arriva il commissario del popolo e l'unica preoccupazione dei protagonisti è quella di nascondere l'icona di San Yuri (Giorgio), protettrice della famiglia. Il giovane Yuri, pittore, è andato a cercare fortuna a Kiev, ma il direttore dell'accademia di belle arti boccia le sue opere citando il Manifesto dei Surrealisti e Picasso (tutti comunisti).<br />E pronuncia la frase che perfettamente descrive l'ideologia del regime, anzi tutte le ideologie di derivazione giacobina: «La realtà è il nemico». Yuri si ingegna di accontentarlo ma, qualche tempo dopo, scopre che quello è finito nel gulag. Contrordine, compagni: bisogna dipingere trattori, operai, soldati. Insomma, manifesti di propaganda politica, l'arte sovietica è tutta qui e non deve essere altro. Ma non vogliamo qui narrare tutte le peripezie di Yuri, che assaggerà le carceri e le torture del paradiso dei lavoratori e poi scappa per tornare a casa dalla moglie. Quando torna e trova il deserto (la moglie insidiata dal commissario del popolo, che ha ucciso i suoi genitori, le fosse comuni e le cataste di cadaveri che nessuno ha la forza di seppellire) si unisce alla resistenza. Ma anche questa, senza armi e munita della sola forza della disperazione, non ha futuro.<br />L'unica a quel punto è la fuga verso la Polonia e, da lì, verso l'Occidente. Il film non dice se la fuga è riuscita, rimane il finale aperto. Saranno i titoli di coda a dirci quanti ucraini riuscirono a espatriare in quegli anni: quasi nessuno. La produzione, canadese, ha fatto ricorso ad attori hollywoodiani, tra cui i più noti sono Barry Pepper e Terence Stamp, rispettivamente il padre e il nonno di Yuri, fieri guerrieri dalla caratteristica acconciatura tradizionale (cranio interamente rasato tranne un lunghissimo ciuffo). Il film è avvincente, e merita la visione. 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The Boy Who Was Raised as a Girl". Il titolo, in italiano, suona così: "Bruce, Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza". <br />Nelle prime tre parole è raccolto il senso della vicenda: tre nomi, un'unica persona. L'autore è un giornalista americano, John Colapinto, che trasformò in libro una sua celebre inchiesta, apparsa per la prima volta nel dicembre 1997 su Rolling Stone. Il caso, che in America ebbe una notevole risonanza, è sostanzialmente sconosciuto in Italia, ma merita di essere ripercorso. Perché è all'origine della cosiddetta teoria del gender. Un'origine tragica.<br /><br />1° PARTE: BRUCE<br />Il 22 agosto 1965 vennero alla luce all'ospedale St. Boniface a Winnipeg (Canada) due gemelli identici, Bruce e Brian Reimer. Entrambi avevano un problema di fimosi al pene, per la quale era necessaria una circoncisione. Operazione semplice e routinaria, alla quale i due genitori, Ron e Janet, acconsentirono senza problemi. Il 27 aprile 1966, il giorno dell'operazione, un'insolita bufera di neve si abbatté su Winnipeg. Presagio shakespeariano di quel che doveva accadere, fu il contorno atmosferico all'incidente che capitò al piccolo Bruce. Per un incredibile errore, il suo pene fu bruciato. «Si staccò a pezzetti» e «sparì completamente».<br />I genitori, disperati, dopo una serie di consulti medici, si affidarono a John Money, un medico che avevano sentito parlare alla tv dei miracoli della «riassegnazione sessuale» in corso al Johns Hopkins Hospital di Baltimora. Money era già allora uno dei ricercatori in sessuologia più rispettati al mondo. Eloquio brillante, intelligenza sofisticata, era l'ideatore della gender identity, basata sull'idea che l'identità di una persona non si fonda sui dati biologici della nascita, ma sugli influssi culturali e l'ambiente in cui cresce. Money, che guidava la pionieristica clinica per la chirurgia transessuale a Baltimora, fu ben felice di occuparsi del piccolo. Bruce era, infatti, la cavia che egli attendeva per dimostrare la bontà delle sue teorie. Un piccolo maschio senza pene, da trasformare in una bambina.<br />Il dottore, già allora, frequentava i salotti televisivi, portando argomenti a favore del «matrimonio aperto, del nudismo e di altre forme di cultura sessualmente disinibita». Definito dal New York Times un «agente provocatore della rivoluzione sessuale», si spese a favore del film porno "Gola profonda" e firmò editoriali sulla «nuova etica del sesso ludico». Spingeva i suoi pazienti a sperimentare ogni tipo di desiderio sessuale, ivi compresa la «pioggia dorata» (urinarsi addosso durante il rapporto), la coprofilia, le amputazioni, l'autostrangolamento. Per Money non erano perversioni, ma «parafilie». Nell'aprile del 1980 spiegò a Time che un'esperienza di pedofilia «non aveva necessariamente un influsso negativo sul bambino».<br />Quest'uomo, per tutto il corso della sua carriera, fu omaggiato e riverito, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti e premi (oltre che corpose sovvenzioni). Fu lui l'ideatore della prima clinica per l'identità di genere, celebrata da tutte le maggiori e più importanti riviste americane e internazionali. I suoi studenti e protetti, racconta Colapinto, «hanno finito per occupare posizioni preminenti in alcune delle università, istituzioni di ricerca e riviste scientifiche più stimate negli Stati Uniti».<br />Fino all'incontro con Bruce, il campo d'azione di Money si era limitato agli ermafroditi. Il bambino rappresentava per lui un'occasione d'oro. Quando lo incontrarono, Ron e Janet – che all'epoca avevano solo 20 e 21 anni – ne rimasero affascinati. «Mi sembrava un dio», disse lei. Il medico spiegò loro che avrebbe potuto dare al bambino una vagina perfettamente funzionante, ma che necessitava della loro collaborazione affinché Bruce diventasse femmina. L'importante era che loro lo vestissero come una femminuccia, non gli tagliassero i capelli, lo facessero sentire una lei e non un lui. Così avrebbe avuto una vita felice.<br />Il 3 luglio 1967 Bruce fu castrato dal dottor Howard Jones, un collaboratore di Money che in seguito lo abbandonò per intraprendere una professione più remunerativa. Aprì in Virginia la prima clinica americana per la fecondazione in vitro. Fu così che Bruce diventò Brenda.<br /><br />2° PARTE: BRENDA<br />Ron e Janet, almeno per i primi anni, si buttarono a capofitto nell'impresa. Ma qualcosa non funzionava. La piccola Brenda ignorava le bambole che le venivano regalate, adorava azzuffarsi coi suoi amichetti, costruiva fortini anziché pettinarsi davanti allo specchio. In bagno, faceva la pipì in piedi.<br />I primi anni di scuola peggiorarono notevolmente la situazione. Brenda iniziò a diventare particolarmente violenta e fu bocciata. Nel frattempo, nel 1972, Money pubblicò il libro "Man & Woman, Boy & Girl", in cui mise al corrente il mondo dello straordinario «caso dei due gemelli». Il volume descriveva l'esperimento come un «assoluto successo». Era la «prova conclusiva» che «non si nasce maschi e femmine, ma lo si diventa».<br />Il fatto ebbe una risonanza mondiale. Sposata dal movimento femminista, l'opera trovò il plauso sulle prime pagine di Time e del New York Times Book Review, conferendo al suo autore l'indiscussa celebrità di un guru. Le sue tesi, si scrisse allora, avrebbero avuto sulla storia umana un'influenza paragonabile alla «teoria dell'evoluzione di Darwin».<br />Solo uno sconosciuto ricercatore di nome Milton Diamond osò sollevare perplessità sul caso. Fu ignorato. Al contrario, «il caso dei gemelli di Money fu decisivo perché venisse universalmente accettata non solo la teoria secondo la quale gli esseri umani sono alla nascita psicosessualmente plastici, ma anche la chirurgia di riassegnazione sessuale come trattamento per bambini con genitali ambigui o danneggiati. La metodica, un tempo principalmente limitata al Johns Hopkins, si diffuse ben presto e oggi viene eseguita praticamente in tutti i principali paesi».<br />La realtà, però, andava in un'altra direzione. Brenda continuava a comportarsi «come un maschiaccio», difendeva il fratello nelle zuffe, soffriva a stare con le amichette. Periodicamente, i due fratelli facevano delle visite nella clinica di Money per snervanti test psicologici. Durante queste sedute, ai due gemellini di sei anni erano mostrate immagini di sesso esplicite «per rafforzare la loro identità/ruolo di genere». I due fratelli erano anche obbligati a simulare atti sessuali tra loro. In un'occasione, il dottor Money «scattò loro una Polaroid».<br />Per Brenda quelle sedute – cui doveva sottoporsi anche da sola – erano una tortura. Nei suoi sogni si immaginava ventenne «con i baffi», ma temeva di dirlo ai suoi genitori, essendo sicura che li avrebbe delusi. Ron e Janet, infatti, frustrati dal comportamento della bambina, cercavano in tutti i modi di applicare i consigli di Money. Giravano nudi per casa, frequentavano campi nudisti, facevano pressioni sulla piccola perché assumesse atteggiamenti femminili. Tutto ciò li portò all'esaurimento: Janet tentò il suicidio, Ron iniziò a bere. Money, intanto, pubblicò un nuovo libro di successo (Sexual Signatures) in cui tornò a parlare di Brenda, che «stava attraversando felicemente l'infanzia come una vera femmina».<br />Brenda, in realtà, già a undici anni cominciò a nutrire istinti suicidi. Gli assistenti sociali e i dottori del suo paese capirono che qualcosa non andava, ma troppo scintillante era la fama di Money per metterla in ombra. Brenda trascorse l'infanzia passando da uno psicologo all'altro. All'età di dodici anni cominciò la cura con gli estrogeni per fare crescere il seno e, nell'ultima visita che ebbe nello studio del dottor Money, trovò un transessuale che le magnificò i vantaggi dell'operazione chirurgica per cambiare sesso. Brenda fuggì e disse ai genitori che, se l'avessero fatta tornare, «si sarebbe suicidata».<br />Anche lontana dal dottore, Brenda continuò ad avere una vita difficile. A scuola la chiamavano «gorilla» e alcuni giornalisti avevano iniziato a interessarsi a lei. Nel 1977 una troupe della Bbc si recò a Winnipeg per parlare con i suoi medici. Tutti confermarono la medesima impressione: Brenda non era la «ragazza felice» celebrata nei best seller di Money. Lo stesso dottore, contattato dalla Bbc, rifiutò di incontrare i giornalisti, mettendoli alla porta. Il documentario, intitolato "The First Question", andato in onda il 19 marzo 1980, passò sotto silenzio.<br />Solo pochi giorni prima, il 14 marzo, Ron aveva rivelato alla figlia la sua storia. Come annota Colapinto, Brenda «si sentì sollevata» perché finalmente capì «di non essere pazza». La prima domanda che fece al padre fu: «Qual era il mio nome?».<br /><br />3° PARTE: DAVID<br />Brenda decise di tornare al suo sesso biologico. Scelse di chiamarsi David perché questo è il nome «del re uccisore di giganti della Bibbia», il bambino che combatte e sconfigge il poderoso Golia. Iniziò a fare iniezioni di testosterone, gli crebbero i primi peli sulle guance, a sedici anni si sottopose al primo intervento per la creazione del pene. Attendendo la maggiore età, visse nascosto per due anni nella cantina di casa. A diciotto anni entrò in possesso del denaro assegnatogli come risarcimento dal St. Boniface Hospital, acquistò un furgone equipaggiato coi migliori comfort, che fu battezzato secondo lo scopo che avrebbe dovuto avere: «Il carretto da scopata».<br />Non andò così. David non aveva capacità di erezione e la cosa circolò fra gli amici. Tentò di nuovo il suicidio, per due volte. A ventidue anni si sottopose a una nuova falloplastica e, due anni dopo, ebbe il suo primo rapporto sessuale. Ma era ancora profondamente infelice.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41480757</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2020 19:31:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41480757/film_garantiti_il_ragazzo_senza_pene_la_terrificante_storia_di_un_bambino_che_fu_cresciuto_come_una_bambina.mp3" length="20072906" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=188&#13;
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LA TERRIFICANTE STORIA DEL BAMBINO CHE FU CRESCIUTO COME UNA BAMBINA&#13;
Tutta la verità sull'esperimento che screditò per sempre la teoria del ''gender'': cambiare sesso è contro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=188" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=188</a><br /><br />LA TERRIFICANTE STORIA DEL BAMBINO CHE FU CRESCIUTO COME UNA BAMBINA<br />Tutta la verità sull'esperimento che screditò per sempre la teoria del ''gender'': cambiare sesso è contro natura<br />San Paolo, a quattordici anni dalla sua uscita nel 2000, ha tradotto e pubblicato "As Nature Made Him. The Boy Who Was Raised as a Girl". Il titolo, in italiano, suona così: "Bruce, Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza". <br />Nelle prime tre parole è raccolto il senso della vicenda: tre nomi, un'unica persona. L'autore è un giornalista americano, John Colapinto, che trasformò in libro una sua celebre inchiesta, apparsa per la prima volta nel dicembre 1997 su Rolling Stone. Il caso, che in America ebbe una notevole risonanza, è sostanzialmente sconosciuto in Italia, ma merita di essere ripercorso. Perché è all'origine della cosiddetta teoria del gender. Un'origine tragica.<br /><br />1° PARTE: BRUCE<br />Il 22 agosto 1965 vennero alla luce all'ospedale St. Boniface a Winnipeg (Canada) due gemelli identici, Bruce e Brian Reimer. Entrambi avevano un problema di fimosi al pene, per la quale era necessaria una circoncisione. Operazione semplice e routinaria, alla quale i due genitori, Ron e Janet, acconsentirono senza problemi. Il 27 aprile 1966, il giorno dell'operazione, un'insolita bufera di neve si abbatté su Winnipeg. Presagio shakespeariano di quel che doveva accadere, fu il contorno atmosferico all'incidente che capitò al piccolo Bruce. Per un incredibile errore, il suo pene fu bruciato. «Si staccò a pezzetti» e «sparì completamente».<br />I genitori, disperati, dopo una serie di consulti medici, si affidarono a John Money, un medico che avevano sentito parlare alla tv dei miracoli della «riassegnazione sessuale» in corso al Johns Hopkins Hospital di Baltimora. Money era già allora uno dei ricercatori in sessuologia più rispettati al mondo. Eloquio brillante, intelligenza sofisticata, era l'ideatore della gender identity, basata sull'idea che l'identità di una persona non si fonda sui dati biologici della nascita, ma sugli influssi culturali e l'ambiente in cui cresce. Money, che guidava la pionieristica clinica per la chirurgia transessuale a Baltimora, fu ben felice di occuparsi del piccolo. Bruce era, infatti, la cavia che egli attendeva per dimostrare la bontà delle sue teorie. Un piccolo maschio senza pene, da trasformare in una bambina.<br />Il dottore, già allora, frequentava i salotti televisivi, portando argomenti a favore del «matrimonio aperto, del nudismo e di altre forme di cultura sessualmente disinibita». Definito dal New York Times un «agente provocatore della rivoluzione sessuale», si spese a favore del film porno "Gola profonda" e firmò editoriali sulla «nuova etica del sesso ludico». Spingeva i suoi pazienti a sperimentare ogni tipo di desiderio sessuale, ivi compresa la «pioggia dorata» (urinarsi addosso durante il rapporto), la coprofilia, le amputazioni, l'autostrangolamento. Per Money non erano perversioni, ma «parafilie». Nell'aprile del 1980 spiegò a Time che un'esperienza di pedofilia «non aveva necessariamente un influsso negativo sul bambino».<br />Quest'uomo, per tutto il corso della sua carriera, fu omaggiato e riverito, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti e premi (oltre che corpose sovvenzioni). Fu lui l'ideatore della prima clinica per l'identità di genere, celebrata da tutte le maggiori e più importanti riviste americane e internazionali. I suoi studenti e protetti, racconta Colapinto, «hanno finito per occupare posizioni preminenti in alcune delle università, istituzioni di ricerca e riviste scientifiche più stimate negli Stati Uniti».<br />Fino all'incontro con Bruce, il campo d'azione di Money si era limitato agli ermafroditi. Il bambino rappresentava per lui un'occasione d'oro. Quando lo incontrarono, Ron e...]]></itunes:summary><itunes:duration>1255</itunes:duration><itunes:keywords>brenda,bruce,money,pene,ragazzo,reimer,senza</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/837a98bbf175d4d9fffe90f8abed0b74.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Porzus (1997) - Le responsabilità partito Pd nella strage di Porzus</title><link>https://www.spreaker.com/episode/porzus-1997-le-responsabilita-partito-pd-nella-strage-di-porzus--41446622</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=12&amp;testo_ricerca=porzus<br /><br />LE RESPONSABILITA' DEL PARTITO COMUNISTA NELLA STRAGE DI PORZUS<br />Il proditorio agguato e l'assassinio di ventuno persone fra le quali una donna sono il tragico epilogo di una fra le più spietate vicende della guerra civile condotta dalla parte comunista, italiana e slovena, appoggiata dalle truppe di Josip Broz, il Maresciallo Tito, contro chiunque non aderisse al loro sciovinismo e non accettasse la loro violenza di classe.<br />I fatti accaddero il 7 febbraio 1945 e furono poi a lungo celati e depistati fino al giugno del 1993, quando l'ex comandante e deputato comunista italiano Mario Lizzero, già commissario delle divisioni comuniste Garibaldi e Friuli, dichiarò testualmente: «Porzûs più che una colpa è stato per i comunisti un errore mostruoso».<br /><br />I FATTI<br />Nelle Malghe di Topli Uork sopra Canebola, in provincia di Udine, comunemente note come Malghe di Porzûs, in località Bosco Romagno furono massacrati partigiani della divisione Osoppo appena giunti in ricognizione e fatti prigionieri. Furono uccisi subito il comandante "Bolla", capitano Francesco De Gregori, il delegato politico "Enea", tenente Gastone Valente, la giovane Elda Turchetti, già denunziata come spia da Radio Londra, che si era costituita al comando della Osoppo qualche tempo prima e, sottoposta a istruttoria sommaria sul posto, era stata assolta, e il giovane Giovanni Comin "Gruaro", che quel giorno era diretto alle Malghe per arruolarsi nelle formazioni della stessa Osoppo. Altri quattordici furono fatti prigionieri, condotti in pianura e brutalmente passati per le armi nei pressi di Spessa di Cividale. Fra di essi Guido Pasolini detto "Ermes", esponente del Partito d'azione, fratello di Pier Paolo Pasolini, lo scrittore comunista. A costoro vanno aggiunti altri tre partigiani trucidati nei pressi di Drenchia.<br />Della brigata Osoppo facevano parte, in prevalenza, cattolici, uomini del Partito d'azione, ex ufficiali e soldati del disciolto esercito italiano, altri aderenti a idee moderate e riformiste di tendenza socialista. In quel periodo operano nella zona friulana dodici battaglioni comunisti garibaldini; quattro battaglioni della divisione Natisone, che accetterà la disposizione di unificarsi sotto il comando slavo; sette battaglioni che appartengono alla Osoppo, accusati di essere in trattative, inesistenti, con i fascisti e che comunque agiscono in base alle direttive del governo nazionale del Sud e dei comandi anglo-americani.<br />Tre furono i sopravvissuti, poi testimoni di accusa nei procedimenti penali del 1952, 1954 e 1957, nei quali furono condannati all'ergastolo e alcuni a trent'anni i comandanti e partigiani della brigata comunista dei Gap, i Gruppi d'azione patriottica, denominata "13 martiri di Feletto": Mario Toffanin detto "Giacca", già militante nelle formazioni armate titoiste, Juro detto "Marco", Tabosso detto "Ultra" assieme ad altri 36 imputati, tutti ritenuti responsabili dell'eccidio.<br />A sera, dopo aver depredato le Malghe e asportato tutti i documenti e spogliati i cadaveri, gli armati dei Gap piegarono verso la zona del Collio. Furono riconosciuti e, interrogati, dissero che avevano «fatto un'operazione di disarmo di quei porci di badogliani». Il giorno dopo l'eccidio, un abitante di Porzûs scoprì casualmente i cadaveri dei trucidati e con l'aiuto di alcuni volonterosi provvide al trasporto delle salme nel paese di Racchiuso e poi a Savorgnano.<br /><br />INQUINAMENTI E DEPISTAGGI<br />Da allora cominciò il contorto periodo dei depistaggi. Il 12 febbraio, cinque giorni dopo la strage, il Pci di Udine si dichiara impegnato a smascherare la dirigenza della Osoppo, «con una campagna sistematica per isolare quel gruppo di sciovinisti antigaribaldini, anticomunisti, antisloveni». Sempre da fonte comunista si diffonde la notizia, inattendibile perché subito smentita da testimoni oculari, che la strage è avvenuta ad opera di un fantomatico reparto di nazisti camuffati da partigiani.<br /><br />L'«ALTRA» INDAGINE<br />Il comando della Osoppo decide invece di compiere una sua prima indagine. Intanto si fa strada una nuova versione della Federazione comunista di Udine nella quale si sostiene che l'eccidio sarebbe stato un «colpo di testa del comandante partigiano "Giacca"». Il 25 giugno 1945 viene infine presentata la denunzia della Osoppo per omicidio aggravato continuato, saccheggio, sequestro di persona, tradimento, quest'ultimo secondo gli articoli 112 e 241 del Codice penale. Vengono imputate dinnanzi alla corte d'Assise di Lucca cinquanta persone. Dopo vari rinvii, determinati da incidenti e adempimenti procedurali come l'invocazione della legittima suspicione e la riunione con altri procedimenti, ha inizio il processo.<br />Il 5 aprile del 1952 la corte d'Assise di Lucca commina tre ergastoli e altre pene variabili da 22 a 12 anni di reclusione per gli altri 26 imputati. Ma nell'anno 1959 la corte d'Assise di Perugia applica su tutti l'amnistia denominata di Togliatti.<br />Ma qual è l'atteggiamento dei vertici comunisti? In coincidenza con l'eccidio delle Malghe di Porzûs e cioè lo stesso 7 febbraio 1945, il ministro della Giustizia Togliatti aveva inviato una lettera al Presidente del Consiglio del governo del Sud, onorevole Ivanoe Bonomi, con la minaccia di «reazioni ingovernabili degli iscritti al Pci se il Comitato di Liberazione Alta Italia avesse ordinato agli italiani di prendere sotto controllo la Venezia Giulia per evitare l'occupazione jugoslava».<br />Va precisato che in precedenza, cioè il 24 settembre 1944, da Mosca e a nome espresso di Togliatti, Vincenzo Bianco "Vittorio" (che allora era l'alter ego di Togliatti) in una lettera aveva stabilito che tutte le unità italiane che si trovavano nel territorio friulano dovevano porsi sotto il comando del IX Corpus jugoslavo e che in relazione ai contrasti sorti tra i Gap e la Osoppo «bisognava fare repulisti in essa di tutti gli elementi fascisti e imperialisti».<br />L'orrore suggellò questa tragica disposizione.<br />Massimo Caprara<br />(segretario di Palmiro Togliatti, leader storico del Partito Comunista Italiano)<br />Fonte: Il Timone n. 45 Luglio-Agosto 2005]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41446622</guid><pubDate>Tue, 13 Oct 2020 23:03:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41446622/film_garantiti_porzus_le_responsabilit_partito_pd_nella_strage_di_porzus_1997.mp3" length="9626017" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=12&amp;amp;testo_ricerca=porzus

LE RESPONSABILITA' DEL PARTITO COMUNISTA NELLA STRAGE DI PORZUS
Il proditorio agguato e l'assassinio di ventuno persone fra le quali una donna sono il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=12&amp;testo_ricerca=porzus<br /><br />LE RESPONSABILITA' DEL PARTITO COMUNISTA NELLA STRAGE DI PORZUS<br />Il proditorio agguato e l'assassinio di ventuno persone fra le quali una donna sono il tragico epilogo di una fra le più spietate vicende della guerra civile condotta dalla parte comunista, italiana e slovena, appoggiata dalle truppe di Josip Broz, il Maresciallo Tito, contro chiunque non aderisse al loro sciovinismo e non accettasse la loro violenza di classe.<br />I fatti accaddero il 7 febbraio 1945 e furono poi a lungo celati e depistati fino al giugno del 1993, quando l'ex comandante e deputato comunista italiano Mario Lizzero, già commissario delle divisioni comuniste Garibaldi e Friuli, dichiarò testualmente: «Porzûs più che una colpa è stato per i comunisti un errore mostruoso».<br /><br />I FATTI<br />Nelle Malghe di Topli Uork sopra Canebola, in provincia di Udine, comunemente note come Malghe di Porzûs, in località Bosco Romagno furono massacrati partigiani della divisione Osoppo appena giunti in ricognizione e fatti prigionieri. Furono uccisi subito il comandante "Bolla", capitano Francesco De Gregori, il delegato politico "Enea", tenente Gastone Valente, la giovane Elda Turchetti, già denunziata come spia da Radio Londra, che si era costituita al comando della Osoppo qualche tempo prima e, sottoposta a istruttoria sommaria sul posto, era stata assolta, e il giovane Giovanni Comin "Gruaro", che quel giorno era diretto alle Malghe per arruolarsi nelle formazioni della stessa Osoppo. Altri quattordici furono fatti prigionieri, condotti in pianura e brutalmente passati per le armi nei pressi di Spessa di Cividale. Fra di essi Guido Pasolini detto "Ermes", esponente del Partito d'azione, fratello di Pier Paolo Pasolini, lo scrittore comunista. A costoro vanno aggiunti altri tre partigiani trucidati nei pressi di Drenchia.<br />Della brigata Osoppo facevano parte, in prevalenza, cattolici, uomini del Partito d'azione, ex ufficiali e soldati del disciolto esercito italiano, altri aderenti a idee moderate e riformiste di tendenza socialista. In quel periodo operano nella zona friulana dodici battaglioni comunisti garibaldini; quattro battaglioni della divisione Natisone, che accetterà la disposizione di unificarsi sotto il comando slavo; sette battaglioni che appartengono alla Osoppo, accusati di essere in trattative, inesistenti, con i fascisti e che comunque agiscono in base alle direttive del governo nazionale del Sud e dei comandi anglo-americani.<br />Tre furono i sopravvissuti, poi testimoni di accusa nei procedimenti penali del 1952, 1954 e 1957, nei quali furono condannati all'ergastolo e alcuni a trent'anni i comandanti e partigiani della brigata comunista dei Gap, i Gruppi d'azione patriottica, denominata "13 martiri di Feletto": Mario Toffanin detto "Giacca", già militante nelle formazioni armate titoiste, Juro detto "Marco", Tabosso detto "Ultra" assieme ad altri 36 imputati, tutti ritenuti responsabili dell'eccidio.<br />A sera, dopo aver depredato le Malghe e asportato tutti i documenti e spogliati i cadaveri, gli armati dei Gap piegarono verso la zona del Collio. Furono riconosciuti e, interrogati, dissero che avevano «fatto un'operazione di disarmo di quei porci di badogliani». Il giorno dopo l'eccidio, un abitante di Porzûs scoprì casualmente i cadaveri dei trucidati e con l'aiuto di alcuni volonterosi provvide al trasporto delle salme nel paese di Racchiuso e poi a Savorgnano.<br /><br />INQUINAMENTI E DEPISTAGGI<br />Da allora cominciò il contorto periodo dei depistaggi. Il 12 febbraio, cinque giorni dopo la strage, il Pci di Udine si dichiara impegnato a smascherare la dirigenza della Osoppo, «con una campagna sistematica per isolare quel gruppo di sciovinisti antigaribaldini, anticomunisti, antisloveni». Sempre da fonte comunista si diffonde la notizia, inattendibile perché subito smentita da testimoni oculari, che la strage...]]></itunes:summary><itunes:duration>602</itunes:duration><itunes:keywords>comunisti,partito,porzus,strage</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0155b8658f0b999e35388c79d1a5e182.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Truman Show** (1998) - L'uomo e la verità</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-truman-show-1998-l-uomo-e-la-verita--41204840</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=259" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=259</a><br /><br />L'UOMO E LA VERITA'<br />L'uomo nasce libero ed è sempre alla ricerca della libertà e della verità<br />Truman Burbank è un trentenne apparentemente pieno di vita e sempre sorridente che non sa di essere l'attore protagonista di uno spettacolo televisivo, il Truman Show, un racconto sulla sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando fu prelevato da una gravidanza indesiderata e "adottato" da un network televisivo. Un servizio giornalistico spiega l'antefatto attraverso un'intervista a Christof, il regista-demiurgo dello spettacolo, che illustra il successo dello show ottenuto in tutto il mondo. Una serie di flashback sui ricordi di Truman, alternati con la visione di alcuni telespettatori del mondo reale mentre guardano, più o meno con interesse, il programma, illustra le fasi della vita di Truman. <br />Sull'isolotto su cui abita, Seahaven, il giorno e la notte sono artificiali, così come il mare e tutti i fenomeni atmosferici; in realtà si tratta di un gigantesco studio televisivo dove nella cupola del finto cielo dirige lo show il regista Christof, una sorta di trascendente burattinaio. Tutte le persone che Truman incontra e con le quali si relaziona sono degli attori, compresi i genitori, l'amico Marlon e sua moglie Meryl, che hanno lo scopo di manipolare e pianificare, secondo le esigenze della produzione, la vita di Truman. Truman, che già percepisce un senso di estraniazione nella sua vita, che scorre in apparenza tranquilla e agiata, inizia a dubitare della realtà in cui vive quando incominciano ad accadere strani avvenimenti come la caduta dal cielo di un faro di proiezione, dovuta al fatto che, con il passare del tempo, il set si sta deteriorando.<br />Truman comincia a vedere i suoi affetti più cari, genitori, moglie e amico del cuore, scolorare nei volti di perfetti estranei e cerca allora conferme alla sua vita reale riguardando le vecchie fotografie di famiglia che, però, non esauriscono i suoi dubbi e non calmano la sua crescente irrequietezza che si traduce in un desiderio di evadere verso un luogo lontano. Questa voglia di fuga, incompatibile con il programma televisivo, mette in difficoltà sempre maggiore gli sceneggiatori, che si vedono costretti a inventare nuove soluzioni per impedirgli di allontanarsi dall'isola. Alcuni inconvenienti tecnici, uniti alle gaffe di alcune comparse alle prese con un Truman sempre più ingestibile, trasformano presto i sospetti di Truman in certezza. <br />Truman rilegge, alla luce della verità che gli si va rivelando, alcuni episodi della sua giovinezza, tra i quali l'incontro con una giovane ragazza, Lauren, che, nello show, aveva il ruolo di una comparsa silenziosa e di cui Truman si era subito innamorato. Lauren, che avverte Truman che non le è permesso di parlare con lui, si è anche lei innamorata e prova sdegno e compassione per la condizione in cui viene fatto vivere; cerca quindi di rivelargli la realtà ribellandosi all'omertà dello staff che la allontana in modo forzoso dal programma. A Truman, che dovrà sposare l'attrice più adatta alle esigenze dello spettacolo, si dirà che Lauren è una schizofrenica che è dovuta partire per un trasferimento della sua famiglia alle isole Figi. Truman non aveva, infatti, mai smesso di pensare a lei e di sperare di arrivare alle Figi, nonostante gli sia stato fatto credere che quelle esotiche isole si trovino in capo al mondo.<br />Il protagonista si avvicina sempre più alla realtà quando in una delle comparse riconosce il padre che doveva essere annegato durante una gita in mare con lui. In realtà l'episodio era stato un espediente per inculcargli la paura dell'acqua e non farlo allontanare mai dall'isola. La situazione è ormai precipitata e nessuna trovata televisiva riesce a fermare Truman che si avventura su una piccola barca nel finto mare che inutilmente il regista fa sconvolgere da una tempesta, mettendo a rischio la stessa vita del suo personaggio. Quando Christof si rende conto che ormai Truman ha scoperto la verità ed è disposto anche a morire pur di far cessare la farsa, decide di interrompere la tempesta e, parlandogli direttamente dal cielo della scenografia televisiva, cerca di convincerlo che la finta vita del colorato set televisivo è molto migliore e più vera di quella grigia della vita reale.<br />Truman non cade nella tentazione e al falso Eden preferisce la cruda verità. Truman, salutando scherzosamente il suo pubblico «Casomai non vi rivedessi... buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!», oramai giunto all'uscita dell'enorme set, si avvia verso la vera vita e Sylvia (il vero nome di Lauren), la ragazza "ribelle" di cui si era innamorato tempo addietro, esultando per la scelta del giovane, si precipita a incontrarlo, mentre i telespettatori di tutto il mondo esultano per la scelta di Truman. <br /><br />INTERPRETAZIONI<br />Il film è innanzitutto una lucida e amara visione, profetica per l'epoca in cui il film è uscito, del potere incontrollato del medium catodico, del notevole impatto che da lì a breve avrebbero avuto i reality show, sempre più sovrapponibili alle soap opera, della crescente invadenza del mezzo televisivo nella sfera intima degli individui, poiché sempre più ormai a fare spettacolo sono le vicende private di persone qualunque, del sempre più labile confine che ormai divide il mondo della finzione televisiva dalla realtà umana. Al potere televisivo si sovrappone quello pubblicitario: tutto ciò che è mostrato nello spettacolo ha uno sponsor, spesso ostentato dalle inquadrature e al di fuori dello show, nella vita reale, dove si è creato un merchandising enorme: tutto ciò che concerne Seahaven è in vendita e per altro parecchio apprezzato dai fan di Truman.<br />La sferzante ironia di Peter Weir non condanna solo il mezzo televisivo e i suoi manovratori, ma anche il pubblico, che per anni segue ipnotizzato le vicende di Truman in TV, fa il tifo per lui durante la sua fuga solo perché lo vede come uno spettacolo più appassionante, mentre per trent'anni, ormai assuefatto allo show, non si è mai indignato per ciò che è stato fatto al giovane, a sua insaputa. <br />Dietro l'apparenza di una commedia vivace e originale il film presenta in realtà l'intreccio di numerosi e complessi temi culturali ed elementi antropologici:<br />- l'essere umano che nasce libero ed è sempre in costante ricerca di libertà e della verità,<br />- il desiderio di poter essere artefici del proprio destino,<br />- il rapportarsi con il prossimo senza infingimenti, il superamento delle proprie paure (come farà Truman nel film, quando supererà la paura dell'acqua e sfiderà "l'oceano" in cerca della libertà).<br />Dunque, il finale offre un riscatto liberatorio, come se un individuo, per quanto lo si possa ingabbiare, non può essere imprigionato a oltranza.<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />COMMENTO DI FILMGARANTITI<br />A noi che guardiamo il film a distanza di 20 anni ci vengono alcune domande...<br />Già ci chiediamo se tutte le persone che partecipano ai Grande Fratello di turno sono davvero persone libere o schiave di qualche vuoto che devono riempire andando in televisione, rivelandosi nei loro momenti più intimi.<br />Ma soprattutto ci chiediamo se tutti quei bambini che vediamo con i loro genitori su facebook o istagram o nei programmi televisivi che mettono in pubblico la loro vita quotidiana e intima (o come la chiamano loro "real") non siano vittime innocenti...<br />E tutti gli spettatori di quei programmi, chissà se meritano un po' di disprezzo? Come sicuramente ognuno di noi ha provato quando ci sono le immagini delle persone che guardano la vita di Truman in televisione sapendo bene ciò che viene fatto all'inconsapevole protagonista!<br />E come ultima riflessione ci chiediamo se le vite di tutti quei bimbi che sono sui profili social dei loro genitori non sono in fondo un po' dei Truman in miniatura!<br />Ai posteri l'ardua sentenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/41204840</guid><pubDate>Tue, 29 Sep 2020 12:38:02 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/41204840/truman_show.mp3" length="10621595" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=259&#13;
&#13;
L'UOMO E LA VERITA'&#13;
L'uomo nasce libero ed è sempre alla ricerca della libertà e della verità&#13;
Truman Burbank è un trentenne apparentemente pieno di vita e sempre sorridente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=259" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=259</a><br /><br />L'UOMO E LA VERITA'<br />L'uomo nasce libero ed è sempre alla ricerca della libertà e della verità<br />Truman Burbank è un trentenne apparentemente pieno di vita e sempre sorridente che non sa di essere l'attore protagonista di uno spettacolo televisivo, il Truman Show, un racconto sulla sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando fu prelevato da una gravidanza indesiderata e "adottato" da un network televisivo. Un servizio giornalistico spiega l'antefatto attraverso un'intervista a Christof, il regista-demiurgo dello spettacolo, che illustra il successo dello show ottenuto in tutto il mondo. Una serie di flashback sui ricordi di Truman, alternati con la visione di alcuni telespettatori del mondo reale mentre guardano, più o meno con interesse, il programma, illustra le fasi della vita di Truman. <br />Sull'isolotto su cui abita, Seahaven, il giorno e la notte sono artificiali, così come il mare e tutti i fenomeni atmosferici; in realtà si tratta di un gigantesco studio televisivo dove nella cupola del finto cielo dirige lo show il regista Christof, una sorta di trascendente burattinaio. Tutte le persone che Truman incontra e con le quali si relaziona sono degli attori, compresi i genitori, l'amico Marlon e sua moglie Meryl, che hanno lo scopo di manipolare e pianificare, secondo le esigenze della produzione, la vita di Truman. Truman, che già percepisce un senso di estraniazione nella sua vita, che scorre in apparenza tranquilla e agiata, inizia a dubitare della realtà in cui vive quando incominciano ad accadere strani avvenimenti come la caduta dal cielo di un faro di proiezione, dovuta al fatto che, con il passare del tempo, il set si sta deteriorando.<br />Truman comincia a vedere i suoi affetti più cari, genitori, moglie e amico del cuore, scolorare nei volti di perfetti estranei e cerca allora conferme alla sua vita reale riguardando le vecchie fotografie di famiglia che, però, non esauriscono i suoi dubbi e non calmano la sua crescente irrequietezza che si traduce in un desiderio di evadere verso un luogo lontano. Questa voglia di fuga, incompatibile con il programma televisivo, mette in difficoltà sempre maggiore gli sceneggiatori, che si vedono costretti a inventare nuove soluzioni per impedirgli di allontanarsi dall'isola. Alcuni inconvenienti tecnici, uniti alle gaffe di alcune comparse alle prese con un Truman sempre più ingestibile, trasformano presto i sospetti di Truman in certezza. <br />Truman rilegge, alla luce della verità che gli si va rivelando, alcuni episodi della sua giovinezza, tra i quali l'incontro con una giovane ragazza, Lauren, che, nello show, aveva il ruolo di una comparsa silenziosa e di cui Truman si era subito innamorato. Lauren, che avverte Truman che non le è permesso di parlare con lui, si è anche lei innamorata e prova sdegno e compassione per la condizione in cui viene fatto vivere; cerca quindi di rivelargli la realtà ribellandosi all'omertà dello staff che la allontana in modo forzoso dal programma. A Truman, che dovrà sposare l'attrice più adatta alle esigenze dello spettacolo, si dirà che Lauren è una schizofrenica che è dovuta partire per un trasferimento della sua famiglia alle isole Figi. Truman non aveva, infatti, mai smesso di pensare a lei e di sperare di arrivare alle Figi, nonostante gli sia stato fatto credere che quelle esotiche isole si trovino in capo al mondo.<br />Il protagonista si avvicina sempre più alla realtà quando in una delle comparse riconosce il padre che doveva essere annegato durante una gita in mare con lui. In realtà l'episodio era stato un espediente per inculcargli la paura dell'acqua e non farlo allontanare mai dall'isola. 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Non ha espresso nessuna delle ideologie correnti (...): conservatorismo moralistico, liberalismo illuministico, pauperismo, marxismo, psicanalismo ecc. Non le ideologie ma la verità, di sua natura universale ed eterna, è contenuta in questo magico racconto e, servita com'era da un'alta fantasia e da una fresca ispirazione poetica, spiega la sua rapida affermazione e il suo duraturo trionfo.<br />Ma, per non lasciare nel vago le nostre affermazioni, quali sono specificamente le verità che senza possibilità di discussione, traspaiono nella storia del burattino? Sono sette quelle che reggono e illuminano tutta la vicenda.<br /><br />1) IL MISTERO DI UN CREATORE CHE VUOLE ESSERE PADRE <br />Pinocchio, creatura legnosa, origina dalle mani di chi è diverso da lui; è costruito come una cosa, ma dal suo creatore è chiamato subito figlio. C'è qui l'arcano di un'alterità di natura, superata da uno strano, gratuito, imprevedibile amore.<br />Il burattino, chiamato sorprendentemente a essere figlio, fugge dal padre. E proprio la fuga dal padre è vista come la fonte di tutte le sventure; così come il ritorno al padre è l'ideale che sorregge Pinocchio in tutti i suoi guai, costituendo infine l'approdo del tormentato viaggio e la ragione della raggiunta felicità.<br /><br />2) IL MISTERO DEL MALE INTERIORE<br />In questo libro è acutissimo il senso del male. E il male è in primo luogo scoperto dentro il nostro cuore. Non è un puro difetto di conoscenza, come nell'illuminismo socratico; non è risolto tutto nella iniquità o nella insipienza delle strutture, come nell'ideologia liberalborghese in polemica con l'Ancien Régime o nell'ideologia marxista in polemica con la società liberalborghese. «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive» (Mc. 7,21).<br />Pinocchio sa che cosa è il suo bene, ma sceglie sempre l'alternativa peggiore (Vedi, c. 9: a scuola o al teatro dei burattini?; cc. 12 e 18: a casa o al Campo dei miracoli col Gatto e la Volpe; cc. 27: a scuola o alla spiaggia a vedere il Pescecane?; c. 30: dalla Fata o al Paese dei balocchi?). Soggiace chiaramente alla narrazione di queste sconfitte la persuasione della «natura decaduta», della «libertà ferita», della incapacità dell'uomo a operare secondo giustizia, espresso nelle famose parole: «Non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm.7,19). <br /><br />3) IL MISTERO DEL MALE ESTERIORE ALL'UOMO<br />La nostra tragedia è aggravata dal fatto che sono all'opera, esteriormente a noi, le potenze del male.<br />Esse non sono viste come forze impersonali, quasi oggettivazioni delle nostre inclinazioni malvagie o dei nostri squilibri, ma come esseri astuti e intelligenti che si accaniscono inspiegabilmente ed efficacemente contro la nostra salvezza.<br />Nella fiaba queste forze malefiche sono rappresentate vivacemente nelle figure del Gatto e della Volpe e raggiungono il vertice della intensità artistica e della lucidità speculativa nell'Ornino, corruttore mellifluo, tenero in apparenza, perfido nella realtà spaventosa e stupenda raffigurazione del nostro insonne Nemico: «Tutti la notte dormono, e io non dormo mai» (c. 31).<br /><br />4) IL MISTERO DELLA MEDIAZIONE REDENTIVA<br />L’ideologia illuministica aveva diffuso nel mondo l'orgogliosa affermazione dell'autoredenzione dell'uomo: l'uomo può e deve salvare se stesso, senza alcun aiuto dall'alto.<br />Tutta la seconda parte del libro (dal c. 16 in avanti, che si potrebbe considerare quasi il Nuovo Testamento di questa specie di Bibbia) è costruita per smentire questa che è l'illusione dominante della nostra cultura. Pinocchio, interiormente debole e ferito, esteriormente insidiato da intelligenze maligne più astute di lui, non può assolutamente raggiungere la salvezza, se non interviene un aiuto superiore, che alla fine riesce a compiere il prodigio di riconciliarlo col padre, di riportarlo a casa, di dargli un essere nuovo.<br />Lo straordinario personaggio della Fata dai capelli turchini è posto appunto a indicare l'esistenza di questa salvezza che è donata dall'alto e può guidare allieto fine la tragedia della creatura ribelle. <br /><br />5) IL MISTERO DEL PADRE, UNICA SORGENTE DI LIBERTÀ <br />La scelta di un burattino legnoso come protagonista della narrazione è anch'essa una cifra: è il simbolo dell'uomo, che è da ogni parte condizionato, che è schiavo degli oppressori prepotenti e dei persuasori occulti, che è legato a fili invisibili che determinano le sue decisioni e rendono illusoria la sua libertà.<br />Il burattinaio di turno può anche essere soppresso dall'una o dall'altra rivoluzione, ma fino a che la creatura umana resta solitaria marionetta, ogni burattinaio estinto avrà fatalmente un successore.<br />Pinocchio non può restare prigioniero del teatrino di Mangiafoco, perché a differenza dei suoi fratelli di legno riconosce e proclama di avere un padre. Il senso del padre è dunque la sola sorgente possibile della liberazione dalle molteplici, cangianti e sostanzialmente identiche tirannie che affliggono l'uomo.<br /><br />6) IL MISTERO DELLA TRASNATURAZIONE <br />Pinocchio riesce a raggiungere la sua perfetta libertà interiore e a realizzarsi perfettamente in tutte le sue virtualità soltanto quando si oltrepassa e arriva a possedere una natura più alta della sua, la stessa natura del padre. È la realizzazione sul piano dell' essere della vocazione filiale con la quale era cominciata tutta la storia.<br />Noi possiamo essere noi stessi soltanto se siamo più di noi stessi, per una arcana partecipazione a una vita più ricca; l'uomo che vuole essere solo uomo, si fa meno uomo.<br /><br />7) IL MISTERO DEL DUPLICE DESTINO <br />La storia dell'uomo, come è concepita e narrata in questo libro, non ha un lieto fine immancabile.<br />Gli esiti possibili sono due: se Pinocchio si sublima per la mediazione della Fata nella trasnaturazione che lo assimila al padre, Lucignolo - che non è raggiunto da nessuna potenza redentrice - s'imbestia irreversibilmente. La nostra vicenda può avere due opposti finali: o finisce in una salvezza che eccede le nostre capacità di comprensione e di attesa, o finisce nella perdizione.<br /><br />VERITÀ CRISTIANE<br />Queste sette convinzioni, si è visto, sono affermate e conclamate dal libro, e non so come sia possibile con qualche ragionevolezza dubitarne.<br />Orbene, è anche fuori dubbio che esse siano sette fondamentali verità della visione cristiana, e cioè:<br />a) La nostra origine da un Creatore e la nostra vocazione a diventare suoi figli <br />b) Il peccato originale e la decadenza della nostra volontà che da sola non sa resistere al male <br />c) Il demonio, creatura intelligente e malvagia, che lavora alla nostra rovina <br />d) La mediazione salvifica di Cristo, come unica possibilità di salvezza <br />e) Il senso di Dio, fondamento della dignità umana e della nostra libertà di fronte a qualsivoglia oppressione <br />f) Il dono della vita di grazia, che ci fa partecipi della natura di Dio <br />g) I due diversi destini eterni tra i quali siamo chiamati a decidere. (...)<br />È dunque una lezione di vita che possiamo imparare: le ideologie possono servire per far politica, per arricchire, per far carriera, per organizzare meglio l'esteriorità della vita terrena, per assicurarsi onori e vantaggi, per avviare rivoluzioni che lasciano la sostanza delle cose come prima, per intraprendere liberazioni che di solito si risolvono in un cambio di schiavitù; ma per la salvezza dell'uomo come uomo non servono. Per la salvezza occorre la verità: la verità sulla vita e sulla morte, sul senso dell' esistenza e sulla sua insignificanza, sulla felicità e sul dolore, sulla possibilità di speranza e sulla disperazione, sulla nostra origine e sul nostro ultimo destino.<br />La salvezza comincia quando l'uomo si rende conto che la sua vera alienazione sta nel rifugiarsi nell'una o nell'altra ideologia per la paura di misurarsi con la verità, e comincia a capovolgere questo mortificante processo. È l'insegnamento più elevato e più utile che si possa trarre dalla vicenda umana di Carlo Lorenzini detto Collodi e dal «caso» letterario de Le avventure di Pinocchio.<br />Giacomo Biffi<br />Fonte: "Contro Maestro Ciliegia. Commento teologico a<br />Le avventure di Pinocchio", ed. Jaca Book]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40639765</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 20:20:38 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40639765/film_garantiti_pinocchio_le_sette_verit_fondamentali_di_pinocchio.mp3" length="12298866" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99&#13;
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LE SETTE VERITA' FONDAMENTALI DI PINOCCHIO&#13;
Sono tutte cristiane: la nostra origine da un Creatore, il peccato originale, il demonio, Cristo unico salvatore, Dio come fondamento...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99</a><br /><br />LE SETTE VERITA' FONDAMENTALI DI PINOCCHIO<br />Sono tutte cristiane: la nostra origine da un Creatore, il peccato originale, il demonio, Cristo unico salvatore, Dio come fondamento della dignità umana, la vita di Grazia, inferno e paradiso<br />Che cosa in realtà ha espresso il Collodi nel suo più celebre libro, di là dalle sue intenzioni consapevoli e dichiarate? Non ha espresso nessuna delle ideologie correnti (...): conservatorismo moralistico, liberalismo illuministico, pauperismo, marxismo, psicanalismo ecc. Non le ideologie ma la verità, di sua natura universale ed eterna, è contenuta in questo magico racconto e, servita com'era da un'alta fantasia e da una fresca ispirazione poetica, spiega la sua rapida affermazione e il suo duraturo trionfo.<br />Ma, per non lasciare nel vago le nostre affermazioni, quali sono specificamente le verità che senza possibilità di discussione, traspaiono nella storia del burattino? Sono sette quelle che reggono e illuminano tutta la vicenda.<br /><br />1) IL MISTERO DI UN CREATORE CHE VUOLE ESSERE PADRE <br />Pinocchio, creatura legnosa, origina dalle mani di chi è diverso da lui; è costruito come una cosa, ma dal suo creatore è chiamato subito figlio. C'è qui l'arcano di un'alterità di natura, superata da uno strano, gratuito, imprevedibile amore.<br />Il burattino, chiamato sorprendentemente a essere figlio, fugge dal padre. E proprio la fuga dal padre è vista come la fonte di tutte le sventure; così come il ritorno al padre è l'ideale che sorregge Pinocchio in tutti i suoi guai, costituendo infine l'approdo del tormentato viaggio e la ragione della raggiunta felicità.<br /><br />2) IL MISTERO DEL MALE INTERIORE<br />In questo libro è acutissimo il senso del male. E il male è in primo luogo scoperto dentro il nostro cuore. Non è un puro difetto di conoscenza, come nell'illuminismo socratico; non è risolto tutto nella iniquità o nella insipienza delle strutture, come nell'ideologia liberalborghese in polemica con l'Ancien Régime o nell'ideologia marxista in polemica con la società liberalborghese. «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive» (Mc. 7,21).<br />Pinocchio sa che cosa è il suo bene, ma sceglie sempre l'alternativa peggiore (Vedi, c. 9: a scuola o al teatro dei burattini?; cc. 12 e 18: a casa o al Campo dei miracoli col Gatto e la Volpe; cc. 27: a scuola o alla spiaggia a vedere il Pescecane?; c. 30: dalla Fata o al Paese dei balocchi?). Soggiace chiaramente alla narrazione di queste sconfitte la persuasione della «natura decaduta», della «libertà ferita», della incapacità dell'uomo a operare secondo giustizia, espresso nelle famose parole: «Non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm.7,19). <br /><br />3) IL MISTERO DEL MALE ESTERIORE ALL'UOMO<br />La nostra tragedia è aggravata dal fatto che sono all'opera, esteriormente a noi, le potenze del male.<br />Esse non sono viste come forze impersonali, quasi oggettivazioni delle nostre inclinazioni malvagie o dei nostri squilibri, ma come esseri astuti e intelligenti che si accaniscono inspiegabilmente ed efficacemente contro la nostra salvezza.<br />Nella fiaba queste forze malefiche sono rappresentate vivacemente nelle figure del Gatto e della Volpe e raggiungono il vertice della intensità artistica e della lucidità speculativa nell'Ornino, corruttore mellifluo, tenero in apparenza, perfido nella realtà spaventosa e stupenda raffigurazione del nostro insonne Nemico: «Tutti la notte dormono, e io non dormo mai» (c. 31).<br /><br />4) IL MISTERO DELLA MEDIAZIONE REDENTIVA<br />L’ideologia illuministica aveva diffuso nel mondo l'orgogliosa affermazione dell'autoredenzione dell'uomo: l'uomo può e deve salvare se stesso, senza alcun aiuto dall'alto.<br />Tutta la seconda parte del libro (dal c. 16 in avanti, che si potrebbe...]]></itunes:summary><itunes:duration>769</itunes:duration><itunes:keywords>biffi,fondamentali,giacomo,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a15138cb5e3c910348d096c571df2d25.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pinocchio**** (2002) - Il destino di una testa di legno</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pinocchio-2002-il-destino-di-una-testa-di-legno--40639692</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=100" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=100</a><br /><br />IL DESTINO ALTO DI UNA TESTA DI LEGNO<br />Intervista al Cardinale Giacomo Biffi sul vero significato del capolavoro di Collodi<br />Pinocchio è stato il suo primo libro: «Me lo comprò mio padre alla fiera di sant'Ambrogio, a Milano, quando avevo 7 anni». E da allora non se n'è più distaccato. Perché oltre che arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi è anche studioso di prim'ordine del capolavoro di Carlo Collodi. Ne ha data una lettura teologica folgorante in "Contro Maestro Ciliegia", ristampato di recente (...) e tradotto anche in Germania.<br />CARDINAL BIFFI, METTIAMO CHE (...) IL PROSSIMO FILM SU PINOCCHIO SIA SUO. COME LO LANCEREBBE IN LOCANDINA?<br />«Ognuno fa il suo mestiere e quello di fare film non è certo il mio. Ma io lo lancerei così: "L'alto destino di una testa di legno"».<br />ALTO DESTINO? IL LEGNO È LEGNO.<br />«Questo lo dice Maestro Ciliegia, il maestro dell'antifede. Lui non vuole andare al di là di ciò che vede e tocca. La logica non gli manca, ma è la fantasia che gli fa difetto. Posto Dio, ci si deve aspettare di tutto. La storia vera del mondo è infinitamente più grande di quella a cui si fermano i materialisti di ieri e di oggi».<br />CON MAESTRO CILIEGIA LEI HA UN CONTO APERTO. LO SI CAPISCE DAL TITOLO DEL SUO LIBRO.<br />«Sì, l'ho proprio voluto così: "Contro Maestro Ciliegia". I titoli buonisti non mi piacciono. Anche i Padri della Chiesa amavano intitolare contro qualcuno o qualcosa. Mi viene in mente l'"Adversus haereses" di Ireneo. Contro le eresie».<br />QUAL È DUNQUE L'ALTO DESTINO DELLA NOSTRA TESTA DI LEGNO?<br />«Quella di Pinocchio è la sintesi dell'avventura umana. Comincia con un artigiano che costruisce un burattino di legno chiamandolo subito, sorprendentemente, figlio. E finisce con il burattino che figlio lo diventa per davvero. Tra i due estremi c'è la storia del libro. Che è identica, nella struttura, alla storia sacra: c'è una fuga dal padre, c'è un tormentato e accidentato ritorno al padre, c'è un destino ultimo che è partecipazione alla vita del padre. Il tutto grazie a una salvezza data per superare la distanza, incolmabile con le sole forze del burattino, tra il punto di partenza e l'arrivo. Pinocchio è una fiaba. Ma racconta la vera storia dell'uomo, che è la storia cristiana della salvezza».<br />COME FA A ESSERNE COSÌ SICURO? SU PINOCCHIO LE HANNO DETTE TUTTE: RIBELLE, CONFORMISTA, BORGHESE, MORALISTA. HANNO SCOMODATO MARXISMO E PSICOANALISI.<br />«La struttura oggettiva del racconto è sotto gli occhi di tutti ed è perfettamente conforme alla vicenda salvifica proposta dal cristianesimo. Giudicare di questa conformità spetta ai maestri di fede (ed è l'arte mia); certo non ai critici letterari, o agli storici sociali e politici, o agli storici delle idee».<br />MA CARLO COLLODI, L'AUTORE, LA PENSAVA ANCHE LUI COSÌ?<br />«Quando ho scritto il mio libro su Pinocchio, nel 1976, non me ne importava nulla di che cosa l'autore avesse in mente. Quello che mi aveva colpito era l'oggettiva concordanza di struttura tra la fiaba e l'ortodossia cattolica. Poi però m'è venuta voglia di capire chi era, Collodi. Aveva studiato in seminario a Colle di Val d'Elsa, poi dai padri scolopi. Visse sempre con la madre, religiosissima. Fu attratto dalle idee mazziniane, combatté nel 1848 come volontario a Curtatone e Montanara e poi nel 1859 con i Savoia. Ma ne uscì deluso. "In questo mondo tutto è bugia: dall'Ippogrifo a Mazzini", scrisse già nel 1860 sulla "Nazione". Non rinnegò le idee della gioventù. Ma non si vantò mai delle guerre fatte: cosa rara in un'Italia dove i reduci sono sempre molti di più dei combattenti».<br />MA PINOCCHIO NON È STATO CONSIDERATO FINO A OGGI UNA BIBBIA MAZZINIANA?<br />«Questo era quanto sosteneva Giovanni Spadolini. Quando il mio libro uscì in prima edizione, nel 1977, stampato dalla Jaca Book, il mondo laico lo ignorò. Perché avevo attentato al dogma che definiva atei i due classici per l'infanzia usciti dal Risorgimento: Pinocchio e "Cuore" di Edmondo De Amicis. "Cuore" è vero, è un libro irredimibile. Ma Pinocchio è tutto l'opposto. E gli studiosi sono oggi sempre più concordi nell'avvalorare la svolta nella vita di Collodi, la sua perdita di fiducia in Mazzini e nelle ideologie risorgimentali. Fu dopo questa crisi che egli si dedicò a scrivere per i ragazzi. E fu così che riscoprì l'anima profonda dell'Italia».<br />ANIMA CATTOLICA?<br />«Sì, perché i ragazzi del 1881, l'anno in cui Collodi scrive Pinocchio, non sono né sabaudi né repubblicani, né clericali né anticlericali. Sono i ragazzi del catechismo, delle prediche del parroco, delle preghiere delle mamme, dei dipinti delle chiese. Non conoscono le ideologie, conoscono la verità cattolica. Collodi vuole entrare in comunione di spirito con questi ragazzi».<br />E CI RIESCE?<br />«Altroché. Pinocchio è la verità cattolica che erompe travestita da fiaba. E così riesce a superare le censure della dittatura culturale dell'epoca».<br />DAL RISORGIMENTO AI GIORNI NOSTRI. COS'È CAMBIATO?<br />«In questo niente. La censura sulla cultura cattolica, iniziata con l'Illuminismo e la Rivoluzione francese, rimane. Meno vistosa, ma più sottile e radicale. Faccio un esempio. Se io dico: la pratica dei comandamenti di Dio è un mezzo sicurissimo, scientificamente provato, per non prendere l'Aids... Se io dico questo, apriti cielo! Eppure è vero, verissimo: se si praticasse la castità giovanile e la castità matrimoniale l'Aids non si prenderebbe. Ma non lo si può dire! E questa è censura ideologica. Quanto ci vorrebbe un Collodi anche oggi!».<br />ECCOLO INFATTI CHE TORNA SUGLI SCHERMI.<br />«E ne sono contento. Il successo di Pinocchio è un enigma straordinario. Nacque per caso, scritto di malavoglia per un giornale di bambini, a puntate irregolari e interrotto due volte, la prima con la convinzione di concluderlo per sempre. E invece è l'unico libro uscito in Italia dopo l'unità che abbia avuto un successo mondiale. La spiegazione è una sola. Contiene un messaggio eterno, che tocca le fibre del cuore di tutti gli uomini di ogni cultura».<br />A PARTE PINOCCHIO, CHE COSA LE DICONO GLI ALTRI PERSONAGGI, AD ESEMPIO LA FATA TURCHINA?<br />«È la salvezza donata dall'alto: e quindi Cristo, la Chiesa, la Madonna».<br />E LUCIGNOLO?<br />«È la perdizione. Il destino umano non è immancabilmente a lieto fine come nei film americani di una volta. È a doppio esito. L'inferno c'è, anche se oggi lo si predica poco».<br />E IL DIAVOLO DOV'È?<br />«Il Gatto e la Volpe fanno la loro parte. Ma più di tutti l'Omino. Mellifluo, burroso, insonne. Inventarlo così è stato un lampo di genio».<br />INSOMMA, PINOCCHIO È UN MAGNIFICO CATECHISMO PER BAMBINI E PER ADULTI?<br />«Ai bambini facciamo benissimo a darlo in mano. Ma a dire il vero, quando io lo lessi da piccolo per la prima volta, mi urtò. Non sopportavo il Grillo Parlante, i continui richiami al dovere, l'ironia».<br />L'IRONIA?<br />«Più che l'ironia o il sarcasmo, io amo l'umorismo vero, tipo quello di Alessandro Manzoni che sto rileggendo in questi giorni. L'umorismo non si fa travolgere dalla vicenda e nello stesso tempo vi partecipa. I due elementi legano difficilmente e per questo è una merce rara. Tant'è vero che riesce bene solo a Dio: il lontanissimo e insieme il presentissimo, come diceva sant'Agostino».<br />MA ALLORA COME È ARRIVATO A SCOPRIRE IL SUO VERO PINOCCHIO?<br />«Una prima illuminazione l'ebbi in terza liceo dalla lettura di un saggio di Piero Bargellini: Pinocchio ovvero la parabola del figliol prodigo. Poi vennero gli studi di teologia. La mia tesi di dottorato su "Colpa e libertà nella condizione umana" fu tutta debitrice al libro di Collodi. Solo che dovetti scriverla in linguaggio accademico, col risultato che fu apprezzata da tutti e letta da nessuno. Infine vennero i cupi anni Settanta».<br />CHE COSA LE ISPIRARONO?<br />«Quegli anni di violenza mi fecero riflettere sui fili invisibili che tengono l'uomo legato e manovrato, come nel teatrino di Mangiafoco. Le rivolte contro un dittatore aprono la strada a un altro. Se Pinocchio non resta prigioniero del teatrino è perché a differenza dei suoi fratelli di legno riconosce e proclama di avere un padre. È questo il segreto della vera libertà, che nessun tiranno può portar via».<br />COLLODI PROMOSSO A PIENI VOTI IN TEOLOGIA?<br />«Pinocchio certamente. Quanto al suo inventore, non mi passa neanche per la testa di incolonnarlo dietro i santi stendardi: stia dove desidera. Collodi aveva una sua fede, ma fosse stato ateo il gioco mi sarebbe piaciuto anche di più, perché sarebbe apparso più scintillante l'umorismo di Dio».<br />Sandro Magister<br />Fonte: BastaBugie.it]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40639692</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 20:17:06 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40639692/film_garantiti_pinocchio_il_destino_di_una_testa_di_legno.mp3" length="9348492" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=100&#13;
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IL DESTINO ALTO DI UNA TESTA DI LEGNO&#13;
Intervista al Cardinale Giacomo Biffi sul vero significato del capolavoro di Collodi&#13;
Pinocchio è stato il suo primo libro: «Me lo comprò...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=100" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=100</a><br /><br />IL DESTINO ALTO DI UNA TESTA DI LEGNO<br />Intervista al Cardinale Giacomo Biffi sul vero significato del capolavoro di Collodi<br />Pinocchio è stato il suo primo libro: «Me lo comprò mio padre alla fiera di sant'Ambrogio, a Milano, quando avevo 7 anni». E da allora non se n'è più distaccato. Perché oltre che arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi è anche studioso di prim'ordine del capolavoro di Carlo Collodi. Ne ha data una lettura teologica folgorante in "Contro Maestro Ciliegia", ristampato di recente (...) e tradotto anche in Germania.<br />CARDINAL BIFFI, METTIAMO CHE (...) IL PROSSIMO FILM SU PINOCCHIO SIA SUO. COME LO LANCEREBBE IN LOCANDINA?<br />«Ognuno fa il suo mestiere e quello di fare film non è certo il mio. Ma io lo lancerei così: "L'alto destino di una testa di legno"».<br />ALTO DESTINO? IL LEGNO È LEGNO.<br />«Questo lo dice Maestro Ciliegia, il maestro dell'antifede. Lui non vuole andare al di là di ciò che vede e tocca. La logica non gli manca, ma è la fantasia che gli fa difetto. Posto Dio, ci si deve aspettare di tutto. La storia vera del mondo è infinitamente più grande di quella a cui si fermano i materialisti di ieri e di oggi».<br />CON MAESTRO CILIEGIA LEI HA UN CONTO APERTO. LO SI CAPISCE DAL TITOLO DEL SUO LIBRO.<br />«Sì, l'ho proprio voluto così: "Contro Maestro Ciliegia". I titoli buonisti non mi piacciono. Anche i Padri della Chiesa amavano intitolare contro qualcuno o qualcosa. Mi viene in mente l'"Adversus haereses" di Ireneo. Contro le eresie».<br />QUAL È DUNQUE L'ALTO DESTINO DELLA NOSTRA TESTA DI LEGNO?<br />«Quella di Pinocchio è la sintesi dell'avventura umana. Comincia con un artigiano che costruisce un burattino di legno chiamandolo subito, sorprendentemente, figlio. E finisce con il burattino che figlio lo diventa per davvero. Tra i due estremi c'è la storia del libro. Che è identica, nella struttura, alla storia sacra: c'è una fuga dal padre, c'è un tormentato e accidentato ritorno al padre, c'è un destino ultimo che è partecipazione alla vita del padre. Il tutto grazie a una salvezza data per superare la distanza, incolmabile con le sole forze del burattino, tra il punto di partenza e l'arrivo. Pinocchio è una fiaba. Ma racconta la vera storia dell'uomo, che è la storia cristiana della salvezza».<br />COME FA A ESSERNE COSÌ SICURO? SU PINOCCHIO LE HANNO DETTE TUTTE: RIBELLE, CONFORMISTA, BORGHESE, MORALISTA. HANNO SCOMODATO MARXISMO E PSICOANALISI.<br />«La struttura oggettiva del racconto è sotto gli occhi di tutti ed è perfettamente conforme alla vicenda salvifica proposta dal cristianesimo. Giudicare di questa conformità spetta ai maestri di fede (ed è l'arte mia); certo non ai critici letterari, o agli storici sociali e politici, o agli storici delle idee».<br />MA CARLO COLLODI, L'AUTORE, LA PENSAVA ANCHE LUI COSÌ?<br />«Quando ho scritto il mio libro su Pinocchio, nel 1976, non me ne importava nulla di che cosa l'autore avesse in mente. Quello che mi aveva colpito era l'oggettiva concordanza di struttura tra la fiaba e l'ortodossia cattolica. Poi però m'è venuta voglia di capire chi era, Collodi. Aveva studiato in seminario a Colle di Val d'Elsa, poi dai padri scolopi. Visse sempre con la madre, religiosissima. Fu attratto dalle idee mazziniane, combatté nel 1848 come volontario a Curtatone e Montanara e poi nel 1859 con i Savoia. Ma ne uscì deluso. "In questo mondo tutto è bugia: dall'Ippogrifo a Mazzini", scrisse già nel 1860 sulla "Nazione". Non rinnegò le idee della gioventù. Ma non si vantò mai delle guerre fatte: cosa rara in un'Italia dove i reduci sono sempre molti di più dei combattenti».<br />MA PINOCCHIO NON È STATO CONSIDERATO FINO A OGGI UNA BIBBIA MAZZINIANA?<br />«Questo era quanto sosteneva Giovanni Spadolini. 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Attende al suo lavoro e non si lascia incantare da divagazioni che tentino di spingere il suo interesse oltre ciò che vede e che tocca.<br />Non si domanda neppure da che parte arrivi quel pezzo di legno che, a suo dire, è capitato a tempo: la ritiene probabilmente una questione troppo metafisica.<br />Per lui un pezzo di legno è solo un pezzo di legno, in tutto uguale a quelli, che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e riscaldare le stanze.<br />Sicché non gli potrà toccare sorte diversa. Che se diventerà invece una gamba da tavolino, questa - agli occhi di un uomo positivo come maestro Ciliegia - è indubbiamente per quel legno una fortuna insperata. Un progetto come questo è il massimo della fantasia e dell'ardimento che è consentito al nostro tranquillo e ragionevole falegname.<br />Il quale, uomo di princìpi e di buon senso com'è, può essere considerato, senza offesa per nessuno, raffigurazione di ogni sano e scientifico materialismo.<br />I princìpi di tutti i maestri Ciliegia sono chiari e indiscussi. Ne elenchiamo qualcuno. <br />Primo: solo ciò che si vede e si tocca è vero; il resto è abbaglio, frode, superstizione, superstruttura.<br />Secondo: solo ciò che è sempre capitato può capitare; se è avvenuto qualcosa di diverso da ciò che è sempre avvenuto, è segno che non è avvenuto.<br />Terzo: un pezzo di legno è solo un pezzo di legno.<br />Con questi bei princìpi - sui quali non accetterà mai di discutere perché gli parrebbe di mettere in dubbio il sole - il nostro maestro Ciliegia finisce col picchiare il sedere sul pavimento: <br />"Si trovò seduto per terra. Il suo viso pareva trasfìgurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura".<br />Per cominciare vorremmo sollevare qualche riserva proprio sul terzo principio, quello che sembra così evidente da coincidere addirittura con lo stesso principio di identità. Ma, se lo si esamina da vicino, non convince: ogni essere, considerato per se stesso, senza che si colga nessun legame con la realtà totale e nessun aspetto che ecceda i suoi apparenti confini, è menzognero o, nel più benevolo dei giudizi, astratto. Nessun essere infatti esiste da solo, ma tutti sono parte di una totalità, la sola cosa che sia veramente e pienamente reale, e questa partecipazione conferisce di necessità ai singoli frammenti qualcosa di più di ciò che essi sono.<br />Un pezzo di legno, guardato per se stesso, è meno di un pezzo di legno, perché un simile sguardo non coglie il vincolo con l' «unitutto» - vincolo che è sempre in atto - né arriva a rendersi conto di tutte le virtualità che l'oggetto desume da questo vitale inserimento. D'altra parte un pezzo di legno che sia visto come parte del tutto vitalmente unificato è più che un pezzo di legno e le sue virtualità sono senza possibili previsioni. <br />La prevalenza della filosofia di maestro Ciliegia è la fonte delle più numerose e gravi aberrazioni che affliggono il mondo contemporaneo, intrigato com'è dallo scientismo e dal fisicismo. Tanto per capirci, facciamo qualche piccolo esempio: una medicina che curasse il fegato come fosse un paziente perfettamente autonomo rispetto al resto dell' organismo; una società che pretendesse di saper educare un bambino allontanandolo dalla famiglia; una dottrina sociologica convinta che un uomo possa essere ancora un uomo dopo che lo si è reciso dalla comunità e lo si è privato delle sue tradizioni; un pensatore cristiano che esaltasse una verità considerata per se stessa e avulsa dal concerto di tutte le verità raccolte nell'unità vivente dell'ortodossia: sono trovate tutte degne di maestro Ciliegia e dei suoi principi. Per non parlare degli abbagli che si riferiscono alla stessa struttura dell'essere, allorché si ritiene di poter conoscere un ente creato senza che sia coinvolto in questa conoscenza l'ente creatore, al quale invece ogni creatura è sempre ontologicamente correlativa.<br />Insomma, ogni essere parziale è veramente se stesso, se è visto nell' «unitotalità» entro la quale è stato progettato e voluto. Ma in quanto è nell'«unitotalità» è più che se stesso.<br />A questo punto tutti vedono che anche il secondo principio non si regge più: se nessun essere è una monade autarchica, ma è aperto alla vita dell'«unitutto», nessuno può misurare o presagire le reali virtualità di nessuno e le sorprese sono sempre possibili.<br />Il primo principio poi è interiormente contraddittorio, in quanto la forma assoluta, universale, eterna in cui viene formulato ne fanno nell'intenzione una privilegiata verità; verità che per altro non si presenta come alcunché di materiale verificabile dai sensi, sicché è palese la contraddizione dell' assunto.<br />Se avessero detto a maestro Ciliegia che quel semplice pezzo da catasta sarebbe diventato dopo molte traversie un ragazzino perbene, non avrebbe retto all'indignazione, lui che soltanto per avere udito uscire dal legno una vocina canzonatoria cadde giù come fulminato.<br />Agli albori del mondo, nessun maestro Ciliegia - se avesse potuto godersi lo spettacolo tra la folla degli spiriti celesti - avrebbe saputo anticipare il futuro. E agli inizi del fenomeno umano, avrebbe tutt'al più formulato l'ipotesi dell'avvento di una speciale varietà di scimmia, diversa morfologicamente dai quadrumani, ma con una sorte non dissimile. L'homo sapiens sarebbe stato per lui una bella sorpresa.<br />I materialisti non mancano di logica, mancano di immaginazione; più che dal ragionamento, sono sconfitti dalla fantasia: la storia effettiva del mondo è più grande di loro.<br />Ci sono molti buoni motivi per prendere sul serio l'ipotesi evoluzionista. Anzi, potrebbe addirittura essere ritenuta una persuasione certissima, se potessimo escludere in assoluto la probabilità che Dio si diverta un po' bonariamente alle nostre spalle. Dovremmo cioè essere sicuri che l'umorismo di Dio non stia allestendo lo spettacolo della vicenda cosmica come una commedia offerta agli angeli nel pomeriggio di un loro giorno di festa. A tal fine potrebbe avere disseminato gli strati terrestri di mandibole, di crani, di tibie e di ogni genere di reliquie appartenenti a esseri che non si sono mai sognati di esistere, per rallegrare i Cherubini con la contemplazione delle ingegnose ricostruzioni che noi coi metodi sottili della scienza ne sappiamo ricavare. È un sospetto che a rigore né la scienza né la filosofia sono in grado di dissipare.<br />In ogni caso, per rientrare nel novero delle persone posate diciamo che, se evoluzione c'è stata, lo sbalordimento è tutto di maestro Ciliegia. Per quanto si affatichi a tenere nei ranghi della destinazione comune il terribile pezzo di legno, non vi riesce. Il pezzo di legno rifiuta di assimilarsi alla catasta.<br />Nel complicato - ma in definitiva omogeneo procedere del cosmo, l'uomo è obiettivamente un sovversivo. Emerge da un frammento di materia che non si lascia travolgere dall'andamento generale delle cose, e cresce e si evolve secondo una linea inedita, unica, capricciosa. Con la sua comparsa l'«armonia» della natura è rotta per sempre, e ogni equilibrio ecologico a ogni epoca è rimesso in crisi.<br />L'uomo nasce da un pugno di materia viva che anarchicamente si è trovata una sua linea di sviluppo. Questo sviluppo prosegue ancora implacabile, mettendo seriamente a repentaglio l'ordine cieco, sordo e noioso della così detta natura. Chi sa che esiste lo Spirito, non se ne meraviglia. Ma un tipo come maestro Ciliegia resta senza fiato e arriva alle ipotesi materialisticamente più eterodosse: Che vi sia nascosto dentro qualcuno? Come a dire: che non sia vero che un pezzo di legno sia solo un pezzo di legno? Il suo buon senso però alla fine si impone e gli detta la regola fondamentale di tutti gli uomini come lui: lo non lo posso credere.<br />Ci deve pur essere - egli pensa - una causa accettabile dell'improvvisa anomalia che per un momento ha sconvolto un mondo fino allora ordinato e prevedibile: <br />"Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l’uscio di bottega per dare un 'occhiata anche su la strada, e nessuno. O dunque?.. Ho capito, disse allora ridendo..."<br />Né aveva capito né aveva molte ragioni per essere allegro. Eppure la sola strada che egli si ostina a voler seguire è quella di riportare tutto entro le dimensioni di una realtà materialisticamente ammissibile e di negare che ci sia una vera differenza tra le cose: tutto è uguale, tutto entra negli schemi, lo spirito è troppo estroso e va rifiutato. Questo legno eccolo qui: è un pezzo di legno da caminetto come tutti gli altri: e a buttarlo sul fuoco c'è da far bollire una pentola di fagioli. Ma è una strada che non lo porta lontano, anzi lo porta a trovarsi alla fine malinconicamente seduto per terra.<br />Giacomo Biffi<br />Fonte: "Contro Maestro Ciliegia. Commento teologico a<br />Le avventure di Pinocchio", ed. Jaca Book]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40639695</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 20:13:14 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40639695/film_garantiti_pinocchio_le_sorprese_del_materialista_maestro_ciliegia.mp3" length="12791221" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=101&#13;
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LE SORPRESE DEL MATERIALISTA MAESTRO CILIEGIA&#13;
Commento al primo capitolo del libro di Pinocchio&#13;
Maestro Ciliegia è un uomo senza grilli sotto la parrucca. Attende al suo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=101" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=101</a><br /><br />LE SORPRESE DEL MATERIALISTA MAESTRO CILIEGIA<br />Commento al primo capitolo del libro di Pinocchio<br />Maestro Ciliegia è un uomo senza grilli sotto la parrucca. Attende al suo lavoro e non si lascia incantare da divagazioni che tentino di spingere il suo interesse oltre ciò che vede e che tocca.<br />Non si domanda neppure da che parte arrivi quel pezzo di legno che, a suo dire, è capitato a tempo: la ritiene probabilmente una questione troppo metafisica.<br />Per lui un pezzo di legno è solo un pezzo di legno, in tutto uguale a quelli, che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e riscaldare le stanze.<br />Sicché non gli potrà toccare sorte diversa. Che se diventerà invece una gamba da tavolino, questa - agli occhi di un uomo positivo come maestro Ciliegia - è indubbiamente per quel legno una fortuna insperata. Un progetto come questo è il massimo della fantasia e dell'ardimento che è consentito al nostro tranquillo e ragionevole falegname.<br />Il quale, uomo di princìpi e di buon senso com'è, può essere considerato, senza offesa per nessuno, raffigurazione di ogni sano e scientifico materialismo.<br />I princìpi di tutti i maestri Ciliegia sono chiari e indiscussi. Ne elenchiamo qualcuno. <br />Primo: solo ciò che si vede e si tocca è vero; il resto è abbaglio, frode, superstizione, superstruttura.<br />Secondo: solo ciò che è sempre capitato può capitare; se è avvenuto qualcosa di diverso da ciò che è sempre avvenuto, è segno che non è avvenuto.<br />Terzo: un pezzo di legno è solo un pezzo di legno.<br />Con questi bei princìpi - sui quali non accetterà mai di discutere perché gli parrebbe di mettere in dubbio il sole - il nostro maestro Ciliegia finisce col picchiare il sedere sul pavimento: <br />"Si trovò seduto per terra. Il suo viso pareva trasfìgurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura".<br />Per cominciare vorremmo sollevare qualche riserva proprio sul terzo principio, quello che sembra così evidente da coincidere addirittura con lo stesso principio di identità. Ma, se lo si esamina da vicino, non convince: ogni essere, considerato per se stesso, senza che si colga nessun legame con la realtà totale e nessun aspetto che ecceda i suoi apparenti confini, è menzognero o, nel più benevolo dei giudizi, astratto. Nessun essere infatti esiste da solo, ma tutti sono parte di una totalità, la sola cosa che sia veramente e pienamente reale, e questa partecipazione conferisce di necessità ai singoli frammenti qualcosa di più di ciò che essi sono.<br />Un pezzo di legno, guardato per se stesso, è meno di un pezzo di legno, perché un simile sguardo non coglie il vincolo con l' «unitutto» - vincolo che è sempre in atto - né arriva a rendersi conto di tutte le virtualità che l'oggetto desume da questo vitale inserimento. D'altra parte un pezzo di legno che sia visto come parte del tutto vitalmente unificato è più che un pezzo di legno e le sue virtualità sono senza possibili previsioni. <br />La prevalenza della filosofia di maestro Ciliegia è la fonte delle più numerose e gravi aberrazioni che affliggono il mondo contemporaneo, intrigato com'è dallo scientismo e dal fisicismo. Tanto per capirci, facciamo qualche piccolo esempio: una medicina che curasse il fegato come fosse un paziente perfettamente autonomo rispetto al resto dell' organismo; una società che pretendesse di saper educare un bambino allontanandolo dalla famiglia; una dottrina sociologica convinta che un uomo possa essere ancora un uomo dopo che lo si è reciso dalla comunità e lo si è privato delle sue tradizioni; un pensatore cristiano che esaltasse una verità considerata per se stessa e avulsa dal concerto di tutte le verità raccolte nell'unità vivente dell'ortodossia: sono trovate tutte...]]></itunes:summary><itunes:duration>800</itunes:duration><itunes:keywords>ciliegia,commento,libro,maestro</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/45399c999d1300d6114661463cd16b76.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Pinocchio**** (2002) - Differenze fra il libro ed il film di pinocchio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/pinocchio-2002-differenze-fra-il-libro-ed-il-film-di-pinocchio--40639573</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99</a><br /><br />DIFFERENZE TRA IL LIBRO E IL FILM DI PINOCCHIO<br />Il libro del Collodi e il film di Benigni messi a confronto<br />1) MAESTRO CILIEGIA ASSENTE<br />Manca del tutto il primo capitolo del libro. Leggendo il relativo capitolo che il cardinal Biffi gli ha dedicato "Le sorprese del materialista maestro ciliegia", se ne capisce il motivo: la confutazione dell'ateismo potrebbe irritare qualche spettatore. Per mantenersi politicamente corretto nel film non vi è traccia di Maestro Ciliegia. Geppetto trova il pezzo di legno per strada, mentre nel libro glielo dà Mastro Ciliegia.<br />Per leggere il commento del cardinal Biffi al primo capitolo, clicca qui!<br /><br />2) PINOCCHIO CHE FA IL CANE VIENE LIBERATO PERCHE' COMPIE IL SUO DOVERE<br />Quando Pinocchio finisce per fare il cane, viene poi liberato perché compie il suo dovere di cane: abbaiare al ladro. Il precedente cane era invece d'accordo con il ladro di galline e non abbaiava. Ecco perché il padrone lo aveva sostituito e invece premia Pinocchio: per aver compiuto il suo dovere. L'insegnamento è evidente: compiere il proprio dovere di stato (in questo caso fare il cane) alla fine premia, se non in questa vita, senz'altro nell'altra.<br />Nel film invece è Lucignolo, il compagno che lo porterà alla rovina e che vuole rubare le galline, a liberare Pinocchio e così si perde il prezioso insegnamento presente nel libro di Collodi.<br /><br />3) INSPIEGABILE USCITA DI SCENA DEL GRILLO PARLANTE<br />Alla fine del film il grillo parlante se ne va via. Non c'è posto per lui nella nuova casa di Pinocchio. Sembra suggerire che non c'è più bisogno di una coscienza per l'uomo nuovo. <br />Sappiamo invece che la coscienza è il fondamentale argine contro il libero arbitrio che altrimenti ci porta alla rovina. Nel libro infatti il grillo parlante riemerge alla fine della favola. E', come sempre, nella sua identità di brontolone antipatico. Eppure Pinocchio ora gli chiede scusa e lo ringrazia. Vive in una capanna regalatagli dalla Fata Turchina, quasi a dirci che nessuno deve fare a meno della propria coscienza. Anzi, proprio una coscienza vigile ci permette di contrastare i nostri vizi e autoassoluzioni.<br /><br />4) ALTRI DETTAGLI<br />- Nel film Pinocchio incontra Lucignolo per la prima volta in prigione quando viene arrestato dai carabinieri di Acchiappacitrulli accusando il Gatto e la Volpe per il furto delle monete d'oro, nel libro lo conosce a scuola, quando si trasferisce nel Paese delle Api Industriose<br />- Quando Pinocchio viene arrestato dai carabinieri che credono che lui abbia colpito Eugenio, lui, vedendo la Fata Turchina, fugge dai carabinieri per poi finire nel campo del contadino che lo assume come cane da guardia (dove, nel libro, cerca di rubare l'uva, cosa che non fa nel film).<br />- Quando Pinocchio reincontra Geppetto nella bocca del pescecane, il burattino porta il padre in salvo facendolo irritare prendendogli la parrucca (come fa all'inizio). Nel libro, fuggono in groppa ad un tonno (che nel film non appare) mentre il pescecane dorme.<br />- Come ultima scena l'ombra di Pinocchio se ne va via. Questa trovata simbolica non trova riscontro nel libro.<br /><br />5) CONCLUSIONE: UN FILM COMUNQUE DA VEDERE E CONSIGLIARE<br />A parte queste differenze con il libro, comunque da tenere presenti, il film è la migliore trasposizione cinematografica del capolavoro del Collodi. Va visto come un invito alla lettura di "Le avventure di Pinocchio". Si consiglia la lettura di un capitolo per volta seguito dal relativo capitolo nel commento del cardinal Biffi "Contro Maestro Ciliegia", ed. Jaca Book.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40639573</guid><pubDate>Tue, 01 Sep 2020 20:01:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40639573/film_garantiti_pinocchio_differenze_fra_il_libro_ed_il_film_di_pinocchio.mp3" length="3853164" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=99&#13;
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Geppetto trova il pezzo di legno per strada, mentre nel libro glielo dà Mastro Ciliegia.<br />Per leggere il commento del cardinal Biffi al primo capitolo, clicca qui!<br /><br />2) PINOCCHIO CHE FA IL CANE VIENE LIBERATO PERCHE' COMPIE IL SUO DOVERE<br />Quando Pinocchio finisce per fare il cane, viene poi liberato perché compie il suo dovere di cane: abbaiare al ladro. Il precedente cane era invece d'accordo con il ladro di galline e non abbaiava. Ecco perché il padrone lo aveva sostituito e invece premia Pinocchio: per aver compiuto il suo dovere. L'insegnamento è evidente: compiere il proprio dovere di stato (in questo caso fare il cane) alla fine premia, se non in questa vita, senz'altro nell'altra.<br />Nel film invece è Lucignolo, il compagno che lo porterà alla rovina e che vuole rubare le galline, a liberare Pinocchio e così si perde il prezioso insegnamento presente nel libro di Collodi.<br /><br />3) INSPIEGABILE USCITA DI SCENA DEL GRILLO PARLANTE<br />Alla fine del film il grillo parlante se ne va via. Non c'è posto per lui nella nuova casa di Pinocchio. Sembra suggerire che non c'è più bisogno di una coscienza per l'uomo nuovo. <br />Sappiamo invece che la coscienza è il fondamentale argine contro il libero arbitrio che altrimenti ci porta alla rovina. Nel libro infatti il grillo parlante riemerge alla fine della favola. E', come sempre, nella sua identità di brontolone antipatico. Eppure Pinocchio ora gli chiede scusa e lo ringrazia. Vive in una capanna regalatagli dalla Fata Turchina, quasi a dirci che nessuno deve fare a meno della propria coscienza. Anzi, proprio una coscienza vigile ci permette di contrastare i nostri vizi e autoassoluzioni.<br /><br />4) ALTRI DETTAGLI<br />- Nel film Pinocchio incontra Lucignolo per la prima volta in prigione quando viene arrestato dai carabinieri di Acchiappacitrulli accusando il Gatto e la Volpe per il furto delle monete d'oro, nel libro lo conosce a scuola, quando si trasferisce nel Paese delle Api Industriose<br />- Quando Pinocchio viene arrestato dai carabinieri che credono che lui abbia colpito Eugenio, lui, vedendo la Fata Turchina, fugge dai carabinieri per poi finire nel campo del contadino che lo assume come cane da guardia (dove, nel libro, cerca di rubare l'uva, cosa che non fa nel film).<br />- Quando Pinocchio reincontra Geppetto nella bocca del pescecane, il burattino porta il padre in salvo facendolo irritare prendendogli la parrucca (come fa all'inizio). Nel libro, fuggono in groppa ad un tonno (che nel film non appare) mentre il pescecane dorme.<br />- Come ultima scena l'ombra di Pinocchio se ne va via. Questa trovata simbolica non trova riscontro nel libro.<br /><br />5) CONCLUSIONE: UN FILM COMUNQUE DA VEDERE E CONSIGLIARE<br />A parte queste differenze con il libro, comunque da tenere presenti, il film è la migliore trasposizione cinematografica del capolavoro del Collodi. Va visto come un invito alla lettura di "Le avventure di Pinocchio". Si consiglia la lettura di un capitolo per volta seguito dal relativo capitolo nel commento del cardinal Biffi "Contro Maestro Ciliegia", ed. Jaca Book.]]></itunes:summary><itunes:duration>241</itunes:duration><itunes:keywords>differenze,film,libro,pinocchio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/1c2c4049d75b75a79fda7f4952bda15e.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultimo Samurai**** (2003) - Il coraggio, l'onore e la fedeltà dei Samurai</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultimo-samurai-2003-il-coraggio-l-onore-e-la-fedelta-dei-samurai--40447274</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=28" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=28</a><br /><br />IL CORAGGIO, L'ONORE E LA FEDELTA' DEI SAMURAI<br />Nel 1876 un ex capitano dell'esercito statunitense, Nathan Algren, viene incaricato per conto dell'Impero giapponese di addestrare l'esercito dell'imperatore Meiji allo scopo di eliminare i samurai ribelli presenti nel territorio. Algren, veterano del 7º Reggimento di cavalleria, è alcolizzato e lavora pubblicizzando i fucili della Winchester. La missione affidatagli è per lui solo un modo per far soldi e fuggire da un ricordo terribile e opprimente. Arrivato in Giappone scopre un mondo in piena conflittualità tra la frenetica corsa alla modernità tecnologica e commerciale voluta dal nuovo e giovane imperatore e la cultura millenaria di un popolo dedito alla filosofia e alla guerra ideologica dei samurai. <br />I generali giapponesi vogliono affrettare la fine della guerra e inviano subito le truppe per intercettare i samurai, anche se Algren cerca invano di convincerli che le truppe non sono pronte. Questa decisione si rivela troppo affrettata, e l'esercito, composto soprattutto da contadini, viene sconfitto dai ribelli (i quali invece vivono immersi in una filosofia che fa della guerra una vera e propria arte e ragion d'essere). Con la fuga disordinata dei suoi sottoposti, Algren rimane da solo; ferito e circondato, non si arrende neanche ai samurai che, scesi da cavallo per finirlo, rilassano la propria attenzione. Agli occhi del comandante avversario, Katsumoto, la testardaggine del proprio nemico vale a redimerlo dalla "colpa" di aver perso ed è simbolo di personalità e senso dell'onore, il tutto unito alla lancia utilizzata avente lo stendardo della tigre bianca, del quale Katsumoto coglie il messaggio; per questo motivo dà ordine di risparmiarlo e portarlo al proprio villaggio. <br />Qui Algren impara a conoscere la cultura giapponese tradizionale (che non aveva avuto modo né voglia di approfondire a Yokohama, dove aveva addestrato il nuovo esercito), scoprendo che, ad esempio, i ribelli combattono per l'Imperatore, senza alcuna velleità secessionista; il suo mentore è lo stesso Katsumoto che, seppur contrario all'occidentalizzazione, non disprezza affatto la cultura esterna, ma ne è, al contrario, molto incuriosito. Il capitano decide di schierarsi al fianco dei ribelli e, col tempo, incomincia a essere trattato da pari dai samurai che aveva in precedenza combattuto. Uno dei primissimi abitanti del villaggio con cui instaura un rapporto personale è Taka, sorella di Katsumoto e vedova di Hirotaro (il quale era stato ucciso dallo stesso Algren in battaglia), di cui finisce per innamorarsi. <br />I samurai combattono per le tradizioni e per l'Imperatore a cui sono fedeli fino alla morte e contro gli ideali occidentali del commercio e della tecnologia, voluta da politici e generali opportunisti. Il capo dei ribelli samurai, Katsumoto, incontra l'Imperatore Meiji, ma questi è troppo debole per opporsi al volere del Primo Ministro Omura e dei politici. Katsumoto viene arrestato e come da tradizione gli spetta il suicidio rituale, ma Algren e i samurai lo liberano e lo convincono a morire, non per suicidio, ma riguadagnando l'onore combattendo. Tutti sono consapevoli che le spade dei samurai non possono reggere al confronto con le armi da fuoco dell'esercito, nonostante ciò Katsumoto decide di sfidare l'esercito imperiale con al suo fianco Algren (che riceve l'armatura di Hirotaro).<br /><br />FILM ISPIRATO A UNA STORIA VERA<br />L'ultimo samurai si basa su una storia vera, quella di Jules Brunet, un capitano ed istruttore d'artiglieria che sottostava agli ordini di Napoleone III, inviato in Giappone per insegnare le tattiche innovative militari: una volta arrivato nel paese del Sol Levante, sposa la causa ribelle, dopo essererimasto invischiato nella guerra Boshin.<br />Katsumoto è un personaggio che si rifà al militare giapponese Saigō Takamori, samurai del feudo di Satsuma che trovò la morte nella battaglia di Shiroyama. Takamori incarnò la crisi d'identità della sua nazione, divisa tra l'accoglienza del modernismo e la difesa degli antichi valori samurai: Takamori guidò i samurai, come il Katsumoto nel film del 2003, cercando di combattere quel modernismo che si faceva ormai incombente, tentando di essere federe e di difendere fino all'ultimo tradizioni e valori di un mondo, quello samurai, che correva il rischio di scomparire, diventando uno dei grandi eroi nazionali del Giappone.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40447274</guid><pubDate>Sat, 22 Aug 2020 07:59:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40447274/film_garantiti_lultimo_samurai_il_coraggio_lonore_e_la_fedelt_dei_samurai_2003.mp3" length="6233024" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=28&#13;
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IL CORAGGIO, L'ONORE E LA FEDELTA' DEI SAMURAI&#13;
Nel 1876 un ex capitano dell'esercito statunitense, Nathan Algren, viene incaricato per conto dell'Impero giapponese di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=28" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=28</a><br /><br />IL CORAGGIO, L'ONORE E LA FEDELTA' DEI SAMURAI<br />Nel 1876 un ex capitano dell'esercito statunitense, Nathan Algren, viene incaricato per conto dell'Impero giapponese di addestrare l'esercito dell'imperatore Meiji allo scopo di eliminare i samurai ribelli presenti nel territorio. Algren, veterano del 7º Reggimento di cavalleria, è alcolizzato e lavora pubblicizzando i fucili della Winchester. La missione affidatagli è per lui solo un modo per far soldi e fuggire da un ricordo terribile e opprimente. Arrivato in Giappone scopre un mondo in piena conflittualità tra la frenetica corsa alla modernità tecnologica e commerciale voluta dal nuovo e giovane imperatore e la cultura millenaria di un popolo dedito alla filosofia e alla guerra ideologica dei samurai. <br />I generali giapponesi vogliono affrettare la fine della guerra e inviano subito le truppe per intercettare i samurai, anche se Algren cerca invano di convincerli che le truppe non sono pronte. Questa decisione si rivela troppo affrettata, e l'esercito, composto soprattutto da contadini, viene sconfitto dai ribelli (i quali invece vivono immersi in una filosofia che fa della guerra una vera e propria arte e ragion d'essere). Con la fuga disordinata dei suoi sottoposti, Algren rimane da solo; ferito e circondato, non si arrende neanche ai samurai che, scesi da cavallo per finirlo, rilassano la propria attenzione. Agli occhi del comandante avversario, Katsumoto, la testardaggine del proprio nemico vale a redimerlo dalla "colpa" di aver perso ed è simbolo di personalità e senso dell'onore, il tutto unito alla lancia utilizzata avente lo stendardo della tigre bianca, del quale Katsumoto coglie il messaggio; per questo motivo dà ordine di risparmiarlo e portarlo al proprio villaggio. <br />Qui Algren impara a conoscere la cultura giapponese tradizionale (che non aveva avuto modo né voglia di approfondire a Yokohama, dove aveva addestrato il nuovo esercito), scoprendo che, ad esempio, i ribelli combattono per l'Imperatore, senza alcuna velleità secessionista; il suo mentore è lo stesso Katsumoto che, seppur contrario all'occidentalizzazione, non disprezza affatto la cultura esterna, ma ne è, al contrario, molto incuriosito. Il capitano decide di schierarsi al fianco dei ribelli e, col tempo, incomincia a essere trattato da pari dai samurai che aveva in precedenza combattuto. Uno dei primissimi abitanti del villaggio con cui instaura un rapporto personale è Taka, sorella di Katsumoto e vedova di Hirotaro (il quale era stato ucciso dallo stesso Algren in battaglia), di cui finisce per innamorarsi. <br />I samurai combattono per le tradizioni e per l'Imperatore a cui sono fedeli fino alla morte e contro gli ideali occidentali del commercio e della tecnologia, voluta da politici e generali opportunisti. Il capo dei ribelli samurai, Katsumoto, incontra l'Imperatore Meiji, ma questi è troppo debole per opporsi al volere del Primo Ministro Omura e dei politici. Katsumoto viene arrestato e come da tradizione gli spetta il suicidio rituale, ma Algren e i samurai lo liberano e lo convincono a morire, non per suicidio, ma riguadagnando l'onore combattendo. Tutti sono consapevoli che le spade dei samurai non possono reggere al confronto con le armi da fuoco dell'esercito, nonostante ciò Katsumoto decide di sfidare l'esercito imperiale con al suo fianco Algren (che riceve l'armatura di Hirotaro).<br /><br />FILM ISPIRATO A UNA STORIA VERA<br />L'ultimo samurai si basa su una storia vera, quella di Jules Brunet, un capitano ed istruttore d'artiglieria che sottostava agli ordini di Napoleone III, inviato in Giappone per insegnare le tattiche innovative militari: una volta arrivato nel paese del Sol Levante, sposa la causa ribelle, dopo essererimasto invischiato nella guerra Boshin.<br />Katsumoto è un personaggio che si rifà al...]]></itunes:summary><itunes:duration>390</itunes:duration><itunes:keywords>coraggio,onore,samurai,ultimo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d18b543cb00973c5a658ee8d0457efca.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'ultimo Samurai**** (2003) - La storia vera che ha ispirato il film</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-ultimo-samurai-2003-la-storia-vera-che-ha-ispirato-il-film--40447237</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=358" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=358</a><br /><br />LA STORIA VERA CHE HA ISPIRATO IL FILM<br />L'ultimo samurai è un film diretto da Edward Zwick uscito nel 2003, e mira a rendere onore alle tradizioni e ai valori dei samurai attraverso una vicenda storica. Ambientato nel Giappone del XIX secolo racconta la storia di un ex ufficiale americano alcolizzato (Tom Cruise), inviato per addestrare le truppe nipponiche dell'imperatore Meiji attraverso le tecniche militari moderne, contro i ribelli campeggiati dal comandante Katsumoto.Il film si inserisce nel filone storico/epico, in cui gli avvenimenti realmente accaduti vengono distorti per enfatizzare l'emozione e l'entusiasmo del pubblico. Nel film infatti confluiscono le dinamiche della Guerra Boshin (1868-1869) e la ribellione civile di Satsuma del 1877.Il personaggio di Tom Cruise è ispirato alla figura storica di Jules Brunet, nato a Belfort da una famiglia di retaggio militare e diplomato all'Ercole Polytencique a Parigi, che si avvia alla carriera militare entrando a far parte della scuola di artiglieria, dove si laurea. L'uomo partecipò all'intervento francese in Messico del 1862 ricevendo a fine missione la Legion D'Onore e divenendo capitano della cavalleria della guardia imperiale.Nel 1866 Napoleone III inviò un gruppo militare in Giappone per promuovere la modernizzazione delle truppe dello Shogun. Tra questi vi era Jules Brunet capitano istruttore d'artiglieria, incaricato di insegnare ai samurai le più innovative tattiche militari e formarli all'uso delle armi tecnologicamente più avanzate.Fino a quel momento il Giappone era stato chiuso al mondo occidentale e isolato nella sua cultura. In seguito al trattato di Kanagawa invece si permise alle navi occidentali di attraccare in due dei suoi porti, aprendo il mercato e il commercio all'Europa e all'America.L'evento venne percepito come uno shock culturale ed un attentato al potere delle classi aristocratiche, dividendo la nazione in due fazioni: quella aperta alla modernizzazione e quella tradizionalista.Nel 1868 le tensioni interne sfociarono nella guerra di Boshin, conosciuta anche come "la rivoluzione giapponese": da un lato l'imperatore Meiji di approccio modernista che supportava l'instaurazione del potere imperiale e dall'altro Tokugawa Shogunate che perseguiva l'idea di una dittatura militare composta da samurai d'élite.La guerra durò quattro mesi e rappresentò una vittoria decisiva per le truppe imperiali, portando molti signori feudali giapponesi a cambiare fazione dallo Shogun all'imperatore, inducendo alla fuga Brunet e l'ammiraglio dello Shogunato Enomoto Takeaki verso nord, nella capitale Edo (Tokyo) sulla nave da guerra Fujisan.Jules Brunet ignorò il richiamo in patria delle intere truppe francesi da parte di Napolone III, e proclamò la nascita della repubblica di Ezo, situata nell'isola di Hokkaidō, con Enamoto come presidente. Lo scontro decisivo avvenne nella Battaglia di Hakodate nel 1869, dove i 3.000 uomini ribelli di Enamoto vennero annientati dai 7.000 delle truppe imperiali. Nel film questa battaglia è resa con una scena finale di grande suggestione.Il comandante J. Brunet in seguito, fu costretto a scappare dal Giappone poiché dichiarato ufficialmente un nemico pubblico e riuscì, attraversando il Vietnam, a rientrare in Francia. Qui invece di essere processato trovò uno scalpitante appoggio pubblico che inneggiava al suo coraggio, alla sua determinazione e alla lealtà dimostrata, che ricalcavano i valori dei Samurai più coraggiosi, riuscendo così ad essere reinserito nell'esercito e concludendo la sua carriera militare diventando Generale e Capo di Stato Maggiore del Ministro della Guerra francese nel 1898.Nonostante le modifiche cinematografiche il film L'ultimo Samurai manifesta le sue radici in molteplici figure ed eventi storici, pur non essendo completamente fedele a nessuno di essi.Resta chiaro che la vera storia di Jules Brunet è stata la principale ispirazione per il personaggio di Tom Cruise. Brunet infatti ha rischiato la sua carriera e la sua vita per mantenere il suo onore di soldato, rifiutando di abbandonare le truppe che aveva addestrato quando gli era stato ordinato di tornare in Francia.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40447237</guid><pubDate>Sat, 22 Aug 2020 07:56:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40447237/film_garantiti_lultimo_samurai_la_storia_vera_che_ha_ispirato_il_film_2003.mp3" length="6029478" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=358&#13;
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LA STORIA VERA CHE HA ISPIRATO IL FILM&#13;
L'ultimo samurai è un film diretto da Edward Zwick uscito nel 2003, e mira a rendere onore alle tradizioni e ai valori dei samurai...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=358" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=358</a><br /><br />LA STORIA VERA CHE HA ISPIRATO IL FILM<br />L'ultimo samurai è un film diretto da Edward Zwick uscito nel 2003, e mira a rendere onore alle tradizioni e ai valori dei samurai attraverso una vicenda storica. Ambientato nel Giappone del XIX secolo racconta la storia di un ex ufficiale americano alcolizzato (Tom Cruise), inviato per addestrare le truppe nipponiche dell'imperatore Meiji attraverso le tecniche militari moderne, contro i ribelli campeggiati dal comandante Katsumoto.Il film si inserisce nel filone storico/epico, in cui gli avvenimenti realmente accaduti vengono distorti per enfatizzare l'emozione e l'entusiasmo del pubblico. Nel film infatti confluiscono le dinamiche della Guerra Boshin (1868-1869) e la ribellione civile di Satsuma del 1877.Il personaggio di Tom Cruise è ispirato alla figura storica di Jules Brunet, nato a Belfort da una famiglia di retaggio militare e diplomato all'Ercole Polytencique a Parigi, che si avvia alla carriera militare entrando a far parte della scuola di artiglieria, dove si laurea. L'uomo partecipò all'intervento francese in Messico del 1862 ricevendo a fine missione la Legion D'Onore e divenendo capitano della cavalleria della guardia imperiale.Nel 1866 Napoleone III inviò un gruppo militare in Giappone per promuovere la modernizzazione delle truppe dello Shogun. Tra questi vi era Jules Brunet capitano istruttore d'artiglieria, incaricato di insegnare ai samurai le più innovative tattiche militari e formarli all'uso delle armi tecnologicamente più avanzate.Fino a quel momento il Giappone era stato chiuso al mondo occidentale e isolato nella sua cultura. In seguito al trattato di Kanagawa invece si permise alle navi occidentali di attraccare in due dei suoi porti, aprendo il mercato e il commercio all'Europa e all'America.L'evento venne percepito come uno shock culturale ed un attentato al potere delle classi aristocratiche, dividendo la nazione in due fazioni: quella aperta alla modernizzazione e quella tradizionalista.Nel 1868 le tensioni interne sfociarono nella guerra di Boshin, conosciuta anche come "la rivoluzione giapponese": da un lato l'imperatore Meiji di approccio modernista che supportava l'instaurazione del potere imperiale e dall'altro Tokugawa Shogunate che perseguiva l'idea di una dittatura militare composta da samurai d'élite.La guerra durò quattro mesi e rappresentò una vittoria decisiva per le truppe imperiali, portando molti signori feudali giapponesi a cambiare fazione dallo Shogun all'imperatore, inducendo alla fuga Brunet e l'ammiraglio dello Shogunato Enomoto Takeaki verso nord, nella capitale Edo (Tokyo) sulla nave da guerra Fujisan.Jules Brunet ignorò il richiamo in patria delle intere truppe francesi da parte di Napolone III, e proclamò la nascita della repubblica di Ezo, situata nell'isola di Hokkaidō, con Enamoto come presidente. Lo scontro decisivo avvenne nella Battaglia di Hakodate nel 1869, dove i 3.000 uomini ribelli di Enamoto vennero annientati dai 7.000 delle truppe imperiali. Nel film questa battaglia è resa con una scena finale di grande suggestione.Il comandante J. Brunet in seguito, fu costretto a scappare dal Giappone poiché dichiarato ufficialmente un nemico pubblico e riuscì, attraversando il Vietnam, a rientrare in Francia. Qui invece di essere processato trovò uno scalpitante appoggio pubblico che inneggiava al suo coraggio, alla sua determinazione e alla lealtà dimostrata, che ricalcavano i valori dei Samurai più coraggiosi, riuscendo così ad essere reinserito nell'esercito e concludendo la sua carriera militare diventando Generale e Capo di Stato Maggiore del Ministro della Guerra francese nel 1898.Nonostante le modifiche cinematografiche il film L'ultimo Samurai manifesta le sue radici in molteplici figure ed eventi storici, pur non essendo completamente fedele a nessuno di...]]></itunes:summary><itunes:duration>377</itunes:duration><itunes:keywords>film,samurai,storia,ultimo,vera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/779a99acbf2e31b87e0da3dcfc2e9106.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>La storia infinita* (1984) - Un grande libro da riscoprire</title><link>https://www.spreaker.com/episode/la-storia-infinita-1984-un-grande-libro-da-riscoprire--40138771</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6231" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6231</a><br /><br />LA STORIA INFINITA, UN GRANDE LIBRO DA RISCOPRIRE... METTENDO DA PARTE IL PESSIMO FILM di Paolo Gulisano<br />È un dato accertato da tempo: nel più concreto dei mondi possibili, nella società che ha fatto della materia e con la materia quello che nessuna civiltà prima si era azzardata, vi è un insospettabile interesse per il mito e il fantastico. Certo, i grandi spazi, le grandi foreste, le alte montagne di uno scenario fantasy sono altra cosa rispetto al quartiere residenziale periferico con il quale il nostro lettore-tipo si trova a fare i conti quotidianamente. È altrettanto vero che i grandi rischi, i grandi amori, le grandi battaglie, il camminare sul ciglio di profondi burroni, lo scintillio delle spade che si incrociano, sono l'antitesi di quella vita piatta, grigia, codificata e programmata che la modernità propone, o per meglio dire impone.<br />Ma non è solo l'insoddisfazione della realtà ciò che spinge verso il fantastico, non solo la volontà di evadere dalle brutture, quella "Santa fuga del prigioniero" di cui parlò Tolkien: nella grande letteratura fantastica si possono ritrovare valori e princìpi di cui non si parla - o se ne parla per deridere e denigrare - nel resto della narrativa.<br />Esattamente quarant'anni fa, alla fine del 1979, faceva la sua comparsa nelle librerie un volume che andava ad affiancarsi al Signore degli Anelli e alle Cronache di Narnia come uno dei grandi capolavori della letteratura fantastica: La Storia Infinita, dello scrittore tedesco Michael Ende. Tradotto in più di 40 lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi.<br />La maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo fantastico, parallelo al nostro,  minacciato dall'espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla, che causa la sparizione di regioni sempre più estese del regno. L'Infanta Imperatrice incarica un valoroso giovane guerriero, di nome Atreju, della missione quasi disperata di fermare l'avanzata del Nulla. In questa missione sarà protagonista Bastian, un bambino proveniente dal nostro mondo, da una quotidianità banale e sofferta. Ha dieci anni, ha da poco perso la mamma, e con il padre non riesce a comunicare. A scuola è oggetto di bullismo da parte dei coetanei, e mancano degli adulti che sappiano proporgli qualcosa di bello, che lo aiutino a crescere. Ma un giorno il fantastico fa irruzione nella vita di Bastian attraverso un libro. Leggendo le storie del Regno di Fantàsia, egli si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto.<br /><br />IL PESSIMO FILM<br />Bastian viene trasportato a Fantàsia, e diventa parte di quel mondo. L'Infanta Imperatrice lo incarica di ricreare il regno a partire dai suoi desideri e gli dona il talismano Auryn. Su di esso campeggia una scritta: «Fa' ciò che vuoi». Sembra la sintesi del pensiero moderno, che esalta l'autorealizzazione, lo spontaneismo dei sensi, il non sottomettersi ad alcuna legge morale. In realtà, pagina dopo pagina, il protagonista scoprirà che quel «fai quel che vuoi» non significa «fai quel che ti pare», ma è secondario - come diceva Sant'Agostino -, all'amore. Ama, e fai quel che vuoi. Che è la strada più ardua del mondo.<br />Nel libro, Atreju  e Bastian la percorreranno insieme, e il ragazzo attraverserà tutti i suoi desideri e passerà dalla goffaggine iniziale alla bellezza, alla forza, alla sapienza, al potere, fino a quando dovrà fermarsi. Bastian aiuta Atreju nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.<br />La Storia infinita può essere letta come una metafora della letteratura intesa come strumento per cambiare gli uomini e di conseguenza la realtà. Si tratta di un vero e proprio moderno romanzo di formazione, storia di un'anima, folgorante scoperta dell'amore, indimenticabile avventura, ma anche un lungo viaggio nell'immaginario e itinerario nell'arte e nella mitologia. La Storia infinita è stato uno dei libri del nostro tempo che ha conquistato, avvinto e incantato generazioni di lettori, diventando una finestra aperta sul regno dei sogni, dell'immaginazione, dei libri, della letteratura.<br />Il fascino del libro sopravvisse anche alla versione cinematografica, che uscì nel 1984. Una versione che l'autore disconobbe totalmente, ingaggiando anche una battaglia legale con la produzione. Ende riteneva - a ragione - che il film avesse stravolto e banalizzato i contenuti del suo libro.<br /><br />CRESCERE MANTENENDO UN CUORE DA BAMBINI<br />La Storia infinita ci racconta come si possa - e si debba - crescere, mantenendo un cuore da bambini. È la stessa lezione che ci viene dalle grandi opere di Tolkien e Lewis. E come i fratelli Pevensie delle Cronache di Narnia fanno ritorno al reale dopo l'incursione nel mondo fantastico, così Bastian tornerà nella realtà, tornerà da suo padre, e finalmente i due riusciranno a parlarsi, a entrare in relazione l'uno con l'altro, a sapersi manifestare il proprio affetto, e sarà la vittoria più bella.<br />La critica del tempo, agli albori degli anni '80, accolse piuttosto freddamente il libro: valeva ancora nella letteratura il principio non scritto secondo il quale la narrativa doveva essere soprattutto realistica e politicamente impegnata, per cui non c'era spazio per viaggi nel Regno di Fantàsia. I rappresentanti socialmente attivi della generazione sessantottina criticarono dunque Ende tacciandolo di escapismo, di mancanza di realismo e di tratti eccessivamente naif.<br />Erano le stesse critiche che avevano accolto anni prima l'opera di Tolkien. Qualcuno parlò in relazione all'opera di Ende di "effetto placebo", nella misura in cui i giovani lettori spaventati dal futuro e in cerca di una fuga dalla realtà trovavano nel romanzo una risposta al loro bisogno di positività e ricevevano risposte e soluzioni che non erano contenute nel testo stesso.<br />In realtà il messaggio contenuto ne La Storia infinita era diametralmente opposto: non una fuga nel mondo della fantasia in cui vivere felici, ma un invito a considerare la fantasia un mezzo per affrontare i problemi del mondo reale. Ende si stancò di doversi ripetutamente giustificare agli occhi della critica per la sua scelta di trattare il fantastico e definì "soffocante" il lungo dibattito sull'escapismo. Intanto il suo libro andava sempre più diffondendosi tra i lettori, in barba alle critiche degli intellettuali, e così poterono essere riscoperte e diffuse delle sue opere precedenti, come la tenerissima fiaba Momo.<br />Col tempo, dopo il 1995, l'anno della morte di Ende, la sua popolarità andò un po' affievolendosi. Ma gli ideali della Storia infinita trovarono nuovi epigoni negli ambienti della destra giovanile italiana, che a partire dal 1998 cominciò ad organizzare dei meetings chiamati, significativamente, Atreju. Eventi di formazione, di discussione, di elaborazione culturale per i difficili anni che sarebbero venuti col Terzo Millennio.<br />La Storia infinita, quindi, insieme al Signore degli Anelli e alle Cronache di Narnia va a costituire una ideale trilogia di opere letterarie fantastiche dove la fantasia, l'immaginazione, il mito, non sono intesi come estraniazione dalla realtà, ma come ricerca del Bello, del Buono, del Vero.<br /><br />Nota di BastaBugie: il pur pessimo film aveva però una bella colonna sonora. Nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "Never ending story" si può gustare con i sottotitoli in inglese e relativa traduzione in italiano.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=lKZlKhVwN9Y" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=lKZlKhVwN9Y</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/40138771</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2020 18:25:08 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/40138771/la_storia_infinita_bis.mp3" length="8801010" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6231

LA STORIA INFINITA, UN GRANDE LIBRO DA RISCOPRIRE... METTENDO DA PARTE IL PESSIMO FILM di Paolo Gulisano
È un dato accertato da tempo: nel più concreto dei mondi possibili, nella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6231" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6231</a><br /><br />LA STORIA INFINITA, UN GRANDE LIBRO DA RISCOPRIRE... METTENDO DA PARTE IL PESSIMO FILM di Paolo Gulisano<br />È un dato accertato da tempo: nel più concreto dei mondi possibili, nella società che ha fatto della materia e con la materia quello che nessuna civiltà prima si era azzardata, vi è un insospettabile interesse per il mito e il fantastico. Certo, i grandi spazi, le grandi foreste, le alte montagne di uno scenario fantasy sono altra cosa rispetto al quartiere residenziale periferico con il quale il nostro lettore-tipo si trova a fare i conti quotidianamente. È altrettanto vero che i grandi rischi, i grandi amori, le grandi battaglie, il camminare sul ciglio di profondi burroni, lo scintillio delle spade che si incrociano, sono l'antitesi di quella vita piatta, grigia, codificata e programmata che la modernità propone, o per meglio dire impone.<br />Ma non è solo l'insoddisfazione della realtà ciò che spinge verso il fantastico, non solo la volontà di evadere dalle brutture, quella "Santa fuga del prigioniero" di cui parlò Tolkien: nella grande letteratura fantastica si possono ritrovare valori e princìpi di cui non si parla - o se ne parla per deridere e denigrare - nel resto della narrativa.<br />Esattamente quarant'anni fa, alla fine del 1979, faceva la sua comparsa nelle librerie un volume che andava ad affiancarsi al Signore degli Anelli e alle Cronache di Narnia come uno dei grandi capolavori della letteratura fantastica: La Storia Infinita, dello scrittore tedesco Michael Ende. Tradotto in più di 40 lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi.<br />La maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo fantastico, parallelo al nostro,  minacciato dall'espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla, che causa la sparizione di regioni sempre più estese del regno. L'Infanta Imperatrice incarica un valoroso giovane guerriero, di nome Atreju, della missione quasi disperata di fermare l'avanzata del Nulla. In questa missione sarà protagonista Bastian, un bambino proveniente dal nostro mondo, da una quotidianità banale e sofferta. Ha dieci anni, ha da poco perso la mamma, e con il padre non riesce a comunicare. A scuola è oggetto di bullismo da parte dei coetanei, e mancano degli adulti che sappiano proporgli qualcosa di bello, che lo aiutino a crescere. Ma un giorno il fantastico fa irruzione nella vita di Bastian attraverso un libro. Leggendo le storie del Regno di Fantàsia, egli si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto.<br /><br />IL PESSIMO FILM<br />Bastian viene trasportato a Fantàsia, e diventa parte di quel mondo. L'Infanta Imperatrice lo incarica di ricreare il regno a partire dai suoi desideri e gli dona il talismano Auryn. Su di esso campeggia una scritta: «Fa' ciò che vuoi». Sembra la sintesi del pensiero moderno, che esalta l'autorealizzazione, lo spontaneismo dei sensi, il non sottomettersi ad alcuna legge morale. In realtà, pagina dopo pagina, il protagonista scoprirà che quel «fai quel che vuoi» non significa «fai quel che ti pare», ma è secondario - come diceva Sant'Agostino -, all'amore. Ama, e fai quel che vuoi. Che è la strada più ardua del mondo.<br />Nel libro, Atreju  e Bastian la percorreranno insieme, e il ragazzo attraverserà tutti i suoi desideri e passerà dalla goffaggine iniziale alla bellezza, alla forza, alla sapienza, al potere, fino a quando dovrà fermarsi. Bastian aiuta Atreju nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.<br />La Storia infinita può essere letta come una metafora della letteratura intesa come strumento per cambiare gli uomini e di conseguenza la realtà. 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Gli equilibri vengono sconvolti quando...<br />Appena uscito nelle sale questo film è stato criticato per la violenza delle scene, ma queste accuse sono infondate come quando criticavano "La passione di Cristo" perché era antisemita. Il vero motivo della levata di scudi è ideologico e vuol contrastare l'abbattimento della leggenda nera sugli spagnoli in America che il film inizia a suggerire...<br />L'ispirazione di "Apocalypto" é maturata in Mel Gibson subito dopo "La passione di Cristo". "Penso - dice l'autore- che la gente voglia assistere alla messa in scena di storie grandi, che raccontano qualcosa di interessante e che li tocchino spiritualmente. I motivi della caduta di una civiltà sono sempre stati gli stessi e molti degli eventi che hanno preceduto la fine della civiltà Maya sono gli stessi che si verificano nella nostra società di oggi. La gente pensa che l'uomo moderno sia totalmente illuminato, quando in realtà siamo vittime degli stessi problemi, ma anche capaci dello stesso eroismo e trascendenza".<br />Mel Gibson continua a produrre cinema di alta qualità!<br /><br />COM'ERANO VIOLENTE LE CIVILTA' PRE-CRISTIANE<br />Il cristianesimo, per primo, ha conferito una dignità e un valore inviolabile ad ogni uomo, donna, bambino<br /><br />Il film di Mel Gibson, Apocalypto, [...] ha un merito importante, perché mostra che la civiltà Maya, come è stato documentato dalla ricerca storica recente, era costellata da episodi molto diffusi di crudeltà e praticava numerosissimi sacrifici umani. Le descrizioni fatte da Gibson di corpi sventrati, cuori estratti divorati o offerti alle divinità, cadaveri fatti precipitare dalle gradinate dei templi, sono, grossomodo, fedeli.<br />In effetti, i sacrifici umani erano ampiamente diffusi nelle civiltà pre-cristiane. Il grande antropologo Renè Girard ha spiegato che l'umanesimo cristiano è stato una novità assoluta, per la sua difesa della dignità intangibile di ogni singolo essere umano: "né la Cina dei mandarini, né il Giappone dei samurai, né le Indie precolombiane, né la Grecia, né Roma [...] si curavano minimamente delle vittime che, con mano generosa, sacrificavano ai loro dei, all'onore della patria, all'ambizione di grandi o piccoli conquistatori».<br />Anche i Greci, che pur hanno introdotto la dignità del cittadino, l'hanno però negata alle donne, ai bambini ed agli stranieri e legittimavano la schiavitù. E gli stoici, pur avendo riconosciuto l'uguaglianza di tutti gli uomini, hanno però sminuito la dignità dell'uomo perché non gli hanno riconosciuto una differenza qualitativa rispetto agli esseri inferiori, perché hanno negato che fosse libero, perché gli hanno negato la spiritualità.<br />Il cristianesimo, per primo, ha conferito una dignità e un valore inviolabile ad ogni uomo, donna, bambino, giacché ogni uomo:<br />a) è individualmente voluto da Dio;<br />b) è a immagine e somiglianza di Dio;<br />c) è destinato alla comunione con Dio.<br />Perciò, storicamente, solo la Chiesa ha introdotto un vero umanesimo, cioè una cultura di promozione e rispetto per ogni uomo. Nelle altre culture esistevano delle solidarietà familiari, tribali, nazionali, ma la sollecitudine verso l'altro non era mai universale; invece la Chiesa ha ripudiato completamente i sacrifici umani e, per fare solo un esempio, ha inventato gli ospedali, come luoghi in cui vengono curati tutti (senza eccezioni) i malati e li ha gestiti fino al XVIII secolo. Per contro, nel '900, i totalitarismi, con le loro ideologie anticristiane, hanno prodotto genocidi e carneficine mostruosi.<br />Insomma, il cristianesimo è stato il grande motore dell'umanesimo e lo conferma uno dei suoi più acerrimi nemici, cioè Nietzsche. Questi sosteneva che il genere umano progredisce tramite l'eliminazione dei deboli, e accusava il cristianesimo di essere opposto a quella che egli considerava la vera filantropia, proprio per avere sempre difeso ogni uomo, nessuno escluso: "l'individuo fu considerato dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani. [...] E questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo, vuole far sì che nessuno venga sacrificato".<br />Certo, il pericolo di nuovi totalitarismi per ora non incombe, ma l'arretramento del cristianesimo, di cui tanto si compiacciono i laicisti, comporta l'affievolimento progressivo del senso della dignità umana. Così, assistiamo già a molteplici espressioni di favore verso sacrifici umani, come la mercificazione della donna, certi ritmi lavorativi di professioni che impongono tempi di lavoro disumani, l'aborto, l'eutanasia, la clonazione umana, la sperimentazione sugli embrioni.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39972251</guid><pubDate>Sat, 25 Jul 2020 07:35:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39972251/apocalypto_autodistruzione_di_una_civilta.mp3" length="5915793" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=38

L'AUTODISTRUZIONE DI UNA CIVILTA' di Giacomo Samek Lodovici
In un villaggio Maya nelle foreste dello Yucatan, il giovane Zampa di Giaguaro vive con gli altri membri di quella...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=38" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=38</a><br /><br />L'AUTODISTRUZIONE DI UNA CIVILTA' di Giacomo Samek Lodovici<br />In un villaggio Maya nelle foreste dello Yucatan, il giovane Zampa di Giaguaro vive con gli altri membri di quella piccola comunità, tra scherzi feroci, battute di caccia e l'affetto per la famiglia, il figlio piccolo e la moglie in procinto di partorire una seconda volta. Gli equilibri vengono sconvolti quando...<br />Appena uscito nelle sale questo film è stato criticato per la violenza delle scene, ma queste accuse sono infondate come quando criticavano "La passione di Cristo" perché era antisemita. Il vero motivo della levata di scudi è ideologico e vuol contrastare l'abbattimento della leggenda nera sugli spagnoli in America che il film inizia a suggerire...<br />L'ispirazione di "Apocalypto" é maturata in Mel Gibson subito dopo "La passione di Cristo". "Penso - dice l'autore- che la gente voglia assistere alla messa in scena di storie grandi, che raccontano qualcosa di interessante e che li tocchino spiritualmente. I motivi della caduta di una civiltà sono sempre stati gli stessi e molti degli eventi che hanno preceduto la fine della civiltà Maya sono gli stessi che si verificano nella nostra società di oggi. La gente pensa che l'uomo moderno sia totalmente illuminato, quando in realtà siamo vittime degli stessi problemi, ma anche capaci dello stesso eroismo e trascendenza".<br />Mel Gibson continua a produrre cinema di alta qualità!<br /><br />COM'ERANO VIOLENTE LE CIVILTA' PRE-CRISTIANE<br />Il cristianesimo, per primo, ha conferito una dignità e un valore inviolabile ad ogni uomo, donna, bambino<br /><br />Il film di Mel Gibson, Apocalypto, [...] ha un merito importante, perché mostra che la civiltà Maya, come è stato documentato dalla ricerca storica recente, era costellata da episodi molto diffusi di crudeltà e praticava numerosissimi sacrifici umani. Le descrizioni fatte da Gibson di corpi sventrati, cuori estratti divorati o offerti alle divinità, cadaveri fatti precipitare dalle gradinate dei templi, sono, grossomodo, fedeli.<br />In effetti, i sacrifici umani erano ampiamente diffusi nelle civiltà pre-cristiane. Il grande antropologo Renè Girard ha spiegato che l'umanesimo cristiano è stato una novità assoluta, per la sua difesa della dignità intangibile di ogni singolo essere umano: "né la Cina dei mandarini, né il Giappone dei samurai, né le Indie precolombiane, né la Grecia, né Roma [...] si curavano minimamente delle vittime che, con mano generosa, sacrificavano ai loro dei, all'onore della patria, all'ambizione di grandi o piccoli conquistatori».<br />Anche i Greci, che pur hanno introdotto la dignità del cittadino, l'hanno però negata alle donne, ai bambini ed agli stranieri e legittimavano la schiavitù. E gli stoici, pur avendo riconosciuto l'uguaglianza di tutti gli uomini, hanno però sminuito la dignità dell'uomo perché non gli hanno riconosciuto una differenza qualitativa rispetto agli esseri inferiori, perché hanno negato che fosse libero, perché gli hanno negato la spiritualità.<br />Il cristianesimo, per primo, ha conferito una dignità e un valore inviolabile ad ogni uomo, donna, bambino, giacché ogni uomo:<br />a) è individualmente voluto da Dio;<br />b) è a immagine e somiglianza di Dio;<br />c) è destinato alla comunione con Dio.<br />Perciò, storicamente, solo la Chiesa ha introdotto un vero umanesimo, cioè una cultura di promozione e rispetto per ogni uomo. Nelle altre culture esistevano delle solidarietà familiari, tribali, nazionali, ma la sollecitudine verso l'altro non era mai universale; invece la Chiesa ha ripudiato completamente i sacrifici umani e, per fare solo un esempio, ha inventato gli ospedali, come luoghi in cui vengono curati tutti (senza eccezioni) i malati e li ha gestiti fino al XVIII secolo. Per contro, nel '900, i totalitarismi, con le loro...]]></itunes:summary><itunes:duration>370</itunes:duration><itunes:keywords>america,apocalypto,film,garantiti,gibson,maya,sacrifici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2471377a2928927e81c51a461c4097cc.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristiada***** (2012) - San Josè Sanchez del Rio, il martire cristeros 14enne</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristiada-2012-san-jose-sanchez-del-rio-il-martire-cristeros-14enne--39936042</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=231" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=231</a><br /><br />SAN JOSÈ SANCHEZ DEL RIO, IL MARTIRE CRISTEROS 14ENNE di Paolo Gulisano<br />Questa mattina in Piazza San Pietro sarà proclamato santo Josè Sanchez del Rio, il piccolo martire della spaventosa persecuzione anti-cattolica che si scatenò in Messico negli anni Venti del secolo scorso. La Canonizzazione ha luogo proprio mentre ricorre infatti il 90° anniversario della rivolta dei cattolici messicani, i quali - perseguitati da un feroce regime massonico e anti-religioso - insorsero in difesa della fede e della libertà. La rivolta finì in un martirio di popolo, in un bagno di sangue che vide barbaramente uccisi migliaia di uomini, donne, bambini, religiosi, vittime di un atroce quanto lucido progetto di scristianizzazione del Paese.<br />Fu una delle conseguenze della presa di potere di un'ideologiafortemente anti-cristiana, che si era insediata al governo sull'onda lunga delle vicende della Rivoluzione Messicana del 1910. Una classe dirigente giacobina (con forti legami con la massoneria e con centri di potere economico-finanziari internazionali) che, liquidata la fase 'populista' della Rivoluzione, quella appunto che aveva visto come protagonisti Villa e Zapata e che è stata resa celebre da tanta cinematografia hollywoodiana, venne meno a gran parte delle promesse di giustizia sociale, in particolare nei confronti dei contadini, e instaurò una forma di governo fortemente autoritaria, che, preservando gli interessi economici di pochi oligarchi (molti dei quali statunitensi), si attirò comunque il consenso dei 'progressisti' attraverso l'attuazione di una politica culturale ferocemente avversa alla Chiesa, o meglio: ad ogni espressione sociale del cristianesimo.<br /><br />SOPPRESSA OGNI MANIFESTAZIONE PUBBLICA DELLA CHIESA<br />A partire dalla Costituzione del 1917 (tuttora in vigore, con qualche piccolo aggiustamento) veniva tolta alla Chiesa personalità giuridica. Vennero chiusi tutti gli ospedali, le cliniche, gli orfanotrofi, gli istituti di accoglienza, le scuole e tutti gli istituti educativi e di ospitalità retti dai cattolici. In poche parole, venne soppressa ogni realizzazione sociale, pubblica, che la fede e la carità avevano realizzato nel corso di quattro secoli in Messico. Veniva lasciata - ma solo per poco tempo - la libertà di celebrare il culto. Un cristianesimo confinato nella sagrestie e allontanato dalla società.<br />Questa strategia era analoga ad altre messe in atto dalla Rivoluzione Francese in poi: relegare Dio in cielo e i credenti nelle chiese (una sorta di 'riserve' per chi si ostinasse ancora, dopo l'emancipazione dalla religione, a voler seguire le 'superstizioni religiose'). La finalità era la stessa di tutti i totalitarismi che pretendono di costruire l'uomo nuovo, violentando quella che è la natura dell'uomo stesso, la sua realtà concreta, in forza delle pretese dell'utopia. Come disse Lenin in uno dei più significativi esempi di questa forma mentis, «se la realtà non corrisponde alle teorie, tanto peggio per la realtà».<br />Così avvenne per il Messico, che subì il furore ideologico di chi stabilì che il paese andava purgato da ogni segno visibile del cristianesimo, a cominciare dalla società per finire alla coscienza dei singoli. Un'immane opera di scristianizzazione compiuta con la forza. Infatti si procedette con gli arresti, con le violenze fisiche, con le minacce, con la perdita del lavoro, con le uccisioni.<br />Di fronte a questa aggressione, i cattolici percorsero ogni via pacifica di opposizione: dalla raccolta di più di un milione di firme di protesta, al boicottaggio dei prodotti governativi, ad altre forme di resistenza civile e non violenta. La risposta del governo fu un ulteriore giro di vite: arresti, torture, fucilazioni senza nemmeno la parvenza di un processo. Ne fecero le spese tutti, anche se particolare fu l'accanimento nei confronti di religiose e sacerdoti. Alla fine, davanti alla spietata mattanza che devastava il paese, non restò che la scelta della legittima difesa in armi, allo scopo di salvaguardare i propri cari. Scoppiò la rivolta dei 'Cristeros' (così venivano definiti sprezzantemente dai governativi i fedeli, a motivo della loro devozione a Cristo Re).<br />Non fu esattamente una guerra civile, almeno per l'idea che comunemente si ha di guerra civile, come di contrapposizione fra due fazioni politiche. Nel caso del Messico c'era invece da una parte un partito, una lobby al potere dotata di mezzi economici e di un esercito di leva obbligato a combattere contro i propri compatrioti e fratelli, e dall'altra un popolo intero che combatteva unicamente per difendere le libertà fondamentali: la libertà religiosa, la libertà di educazione per i propri figli, la libertà di vivere secondo i propri princìpi e non secondo l'ideologia imposta dallo stato. Fu una autentica guerra contro la religione, contro ogni segno della fede incarnata che pure costituiva la più autentica identità del Messico.<br /><br />SAN JOSÈ SANCHEZ DEL RIO<br />Tra i martiri che sfidarono questo potere e diedero la vita per testimoniare il loro amore alla Verità ci fu Josè Sanchez del Rio, un ragazzo che aveva appena tredici anni, appartenente alla Gioventù Cattolica, sezione aspiranti. Quando Callés diede inizio alla carneficina, volle far parte dell'Armata, andandosi a presentare ad uno dei suoi capi, il generale Mendoza. «Se io non sono in grado di portare il fucile - disse - potrà servirsi di me in molti modi, come custodire i cavalli, lavorare in cucina, portare l'acqua e le munizioni».<br />Volle essere un Soldato di Cristo Re. Scrisse alla madre: «Mamma, non lasciarmi perdere la bella occasione di guadagnarmi il Paradiso con così poca fatica e molto presto». Josè è ricordato come un bambino vivace, un amico per tutti pronto al gioco e allo scherzo, ma che non tralasciava mai di partecipare ogni giorno alla Messa e di accostarsi ai Sacramenti. Nell'accampamento era il beniamino. Pochi mesi dopo il suo arruolamento fu ammesso a fare parte del corpo di spedizione che si impegnò a fondo nella battaglia di Cotija il 5 febbraio 1928. Sanchez si trovava presso il generale Mendoza. Quando il cavallo del suo superiore cadde ucciso al suolo, il piccolo soldato saltò a terra, offrendo al generale la sua cavalcatura. Il suo gesto non servì: vennero fatti entrambi prigionieri. I nemici si stupirono per la presenza di un bambino tra le fila dei cristeros: lo minacciarono di fucilazione se non avesse dato notizie sui ribelli. Josè si oppose, sdegnato.<br />Venne rinchiuso nella Chiesa del villaggio, che era stata trasformata in pollaio. Josè passò la notte pregando, ma quando si accorse, alle prime luci dell'alba, della presenza di galli e galline nella chiesa, preso dall'indignazione tirò il collo a tutti gli animali. Quando i carcerieri se ne resero conto, lo picchiarono selvaggiamente. Alle botte Josè rispose: «Lasciatemi vivo per la fucilazione, per morire martire». Per fargli paura lo fecero assistere alle impiccagioni di altri prigionieri, ma Josè non si fece prendere dalla disperazione, e pregava per loro. Gli fu permesso di scrivere alla mamma: «Cara mamma, mi hanno catturato e stanotte mi fucileranno. E' venuta l'ora che io ho atteso tanto. Io ti saluto insieme ai miei fratelli, e ti prometto che in Paradiso preparerò un buon posto anche per voi tutti».<br />Si firmò Josè Sanchez del Rio, «che muore in difesa della Fede, per amore di Cristo Re e della Regina di Guadalupe». Fu ucciso, in odio alla Fede, il 10 Febbraio 1928.<br /><br />TESTIMONIARE LA PROPRIA FEDE<br />Il grande intellettuale francese Andre Frossard scriveva anni fa «il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere il diritto di cittadinanza in una società che lo disprezza». Josè e i Cristeros ci insegnano ancora oggi che il cristiano non deve avere paura di fronte al mondo di testimoniare la propria fede. Ma la sua canonizzazione avviene in un contesto storico sia locale che globale che non può non interrogarci e riattualizza quel sacrificio. Ancora oggi, come 87 anni fa, il Messico sta vivendo una nuova ondata di persecuzioni e politiche totalitarie. L'imponente manifestazione del Frente Nacional por la Familianasce proprio come reazione alla decisione del presidente del Messico di impedire la libertà di educazione e quella religiosa, attraverso i vessilli della teoria gender che si vuole introdurre in tutte le scuole oltre all'introduzione del matrimonio omosessuale.<br />Vescovi messicani iniziano ad essere denunciati e molte scuole sono chiamate al sacrificio della perdita dell'accreditamento, come mostrato anche in Spagna.<br />A queste politiche distruttive per l'uomo, non meno anticlericali di quelle delle lobby massoniche al governo nel Paese centr'americano, si si oppone, oggi come ieri, con le armi della preghiera, della testimonianza pubblica e della fede e non è un caso che nel corso dei tanti cortei di piazza, gli oltre 2 milioni di camisetas blancas abbiano issato l'effige di Sanchez Del Rio che al grido di que viva Cristo rey ha fatto risplendere la sua gloria in un campo di battaglia che lo vedeva martire.<br />Il suo sacrificio ci arriva ancor oggi in un mondo ostile alla proposta cristiana e alla verità ultima sull'uomo, un mondo che attraverso nuove forme di ideologia vuole tappare la bocca alla libertà.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39936042</guid><pubDate>Fri, 24 Jul 2020 13:06:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39936042/cristiada_san_jose_sanchez_del_rio.mp3" length="12642428" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=231

SAN JOSÈ SANCHEZ DEL RIO, IL MARTIRE CRISTEROS 14ENNE di Paolo Gulisano
Questa mattina in Piazza San Pietro sarà proclamato santo Josè Sanchez del Rio, il piccolo martire della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=231" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=231</a><br /><br />SAN JOSÈ SANCHEZ DEL RIO, IL MARTIRE CRISTEROS 14ENNE di Paolo Gulisano<br />Questa mattina in Piazza San Pietro sarà proclamato santo Josè Sanchez del Rio, il piccolo martire della spaventosa persecuzione anti-cattolica che si scatenò in Messico negli anni Venti del secolo scorso. La Canonizzazione ha luogo proprio mentre ricorre infatti il 90° anniversario della rivolta dei cattolici messicani, i quali - perseguitati da un feroce regime massonico e anti-religioso - insorsero in difesa della fede e della libertà. La rivolta finì in un martirio di popolo, in un bagno di sangue che vide barbaramente uccisi migliaia di uomini, donne, bambini, religiosi, vittime di un atroce quanto lucido progetto di scristianizzazione del Paese.<br />Fu una delle conseguenze della presa di potere di un'ideologiafortemente anti-cristiana, che si era insediata al governo sull'onda lunga delle vicende della Rivoluzione Messicana del 1910. Una classe dirigente giacobina (con forti legami con la massoneria e con centri di potere economico-finanziari internazionali) che, liquidata la fase 'populista' della Rivoluzione, quella appunto che aveva visto come protagonisti Villa e Zapata e che è stata resa celebre da tanta cinematografia hollywoodiana, venne meno a gran parte delle promesse di giustizia sociale, in particolare nei confronti dei contadini, e instaurò una forma di governo fortemente autoritaria, che, preservando gli interessi economici di pochi oligarchi (molti dei quali statunitensi), si attirò comunque il consenso dei 'progressisti' attraverso l'attuazione di una politica culturale ferocemente avversa alla Chiesa, o meglio: ad ogni espressione sociale del cristianesimo.<br /><br />SOPPRESSA OGNI MANIFESTAZIONE PUBBLICA DELLA CHIESA<br />A partire dalla Costituzione del 1917 (tuttora in vigore, con qualche piccolo aggiustamento) veniva tolta alla Chiesa personalità giuridica. Vennero chiusi tutti gli ospedali, le cliniche, gli orfanotrofi, gli istituti di accoglienza, le scuole e tutti gli istituti educativi e di ospitalità retti dai cattolici. In poche parole, venne soppressa ogni realizzazione sociale, pubblica, che la fede e la carità avevano realizzato nel corso di quattro secoli in Messico. Veniva lasciata - ma solo per poco tempo - la libertà di celebrare il culto. Un cristianesimo confinato nella sagrestie e allontanato dalla società.<br />Questa strategia era analoga ad altre messe in atto dalla Rivoluzione Francese in poi: relegare Dio in cielo e i credenti nelle chiese (una sorta di 'riserve' per chi si ostinasse ancora, dopo l'emancipazione dalla religione, a voler seguire le 'superstizioni religiose'). La finalità era la stessa di tutti i totalitarismi che pretendono di costruire l'uomo nuovo, violentando quella che è la natura dell'uomo stesso, la sua realtà concreta, in forza delle pretese dell'utopia. Come disse Lenin in uno dei più significativi esempi di questa forma mentis, «se la realtà non corrisponde alle teorie, tanto peggio per la realtà».<br />Così avvenne per il Messico, che subì il furore ideologico di chi stabilì che il paese andava purgato da ogni segno visibile del cristianesimo, a cominciare dalla società per finire alla coscienza dei singoli. Un'immane opera di scristianizzazione compiuta con la forza. Infatti si procedette con gli arresti, con le violenze fisiche, con le minacce, con la perdita del lavoro, con le uccisioni.<br />Di fronte a questa aggressione, i cattolici percorsero ogni via pacifica di opposizione: dalla raccolta di più di un milione di firme di protesta, al boicottaggio dei prodotti governativi, ad altre forme di resistenza civile e non violenta. La risposta del governo fu un ulteriore giro di vite: arresti, torture, fucilazioni senza nemmeno la parvenza di un processo. Ne fecero le spese tutti, anche se particolare fu...]]></itunes:summary><itunes:duration>791</itunes:duration><itunes:keywords>cristeros,film,garantiti,josèsanchez,martire,santo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/184e04d9bf0a34492c640b12ea524e26.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristiada***** (2012) - L'epopea dei Cristeros messicani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristiada-2012-l-epopea-dei-cristeros-messicani--39934329</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=69" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=69</a><br /><br />L'EPOPEA DEI CRISTEROS MESSICANI di Oscar Sanguinetti<br />La rivolta dei cristeros inizia nel 1926 e si conclude, anche se non definitivamente, nel 1929. E cristeros deriva da Cristos Reyes, i "Cristi-Re", come gli avversari definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici che combattevano al grido di "Viva Cristo Re!", riprendendo il tema della regalità di Cristo, all'epoca molto popolare e in sintonia con l'enciclica sull'istituzione della festa di Cristo Re "Quas primas", pubblicata nel 1925 da Papa Pio XI (1922-1939).<br />Nel Messico, nei secoli seguenti la scoperta e la conquista dell'America, era avvenuta una feconda fusione fra cattolicesimo e cultura indigena. La civiltà iberoamericana, una miscela di elementi senza eguali nel tempo e nello spazio, vi aveva dato frutti di grande originalità in tutti i campi, compresi quelli delle arti figurative e della musica. All'inizio del secolo XX questa cultura, con una religiosità luminosa, pubblica, sopravvive ancora, anche se allo stato residuale e subalterno, nei ceti popolari e rurali, mentre le classi alte e il ceto politico e intellettuale hanno ampiamente assorbito le idee illuministiche e liberali. Dagli inizi del secolo alla guida della repubblica presidenziale federale messicana, per lo più a seguito di colpi di Stato e di guerre civili, si era avvicendata una serie di generali o di despoti, espressione della fazione di volta in volta vincente all'interno dell'unico e intoccabile establishment massonico e laicista, prevalso nella seconda metà dell'Ottocento. Quando scoppia l'insurrezione cattolica è al potere un generale, Plutarco Elías Calles (1877-1945), che pratica una politica rigidamente "modernizzatrice" (il suo partito si autodefinisce "rivoluzionario istituzionale"), filostatunitense e con simpatie per il nascente socialismo latinoamericano. Questa politica porta il governo messicano a inasprire la lotta contro la Chiesa, vista non solo come centro sovranazionale di diffusione dell'"oppio del popolo" (secondo il cliché laicista) ma pure come bastione della conservazione e come ostacolo al latente totalitarismo statale. Il regime di Calles si differenzia dai precedenti per lo stile, il pugno di ferro, lo spirito da scontro epocale che egli ostenta, anche personalmente, nel realizzare la sua politica e che gli varrà, fra i cattolici, il nomignolo di "Nerone".<br /><br />IL CONFLITTO FRA STATO E CHIESA<br />Nel 1917 il governo di Venustiano Carranza (1859-1920) vara una costituzione fortemente laicistica, che però non viene mai applicata. Nel 1926 il Governo Calles ordina ai governatori dei diversi Stati di emanare decreti volti a far applicare il dettato costituzionale in materia di disciplina dei culti. Essi prevedevano, di fatto, la radicale separazione fra Chiesa e Stato, la completa scristianizzazione dei luoghi pubblici (tribunali, scuole, e così via), l'esproprio totale degli edifici di culto e dei seminari, la proibizione dei voti e degli ordini religiosi, la trasformazione del clero in un corpo di funzionari statali e il "numero chiuso" per lo stesso clero, che doveva essere messicano di nascita, sancendo così l'espulsione dei missionari stranieri. Nel 1925 il Governo, mentre favorisce la diffusione delle missioni protestanti nordamericane, tenta anche - ma invano, a causa della reazione dei cattolici -, di dar vita a una Chiesa Nazionale separata da Roma. Le violenze poliziesche seguenti il tentativo di applicare la nuova disciplina antiecclesiastica, in vigore dal 31 luglio 1926, generano immediatamente la reazione del mondo cattolico, che dà vita a una Lega Nazionale di Difesa della Libertà Religiosa. L'episcopato messicano, in sintonia con la Segreteria di Stato vaticana, retta dal card. Pietro Gasparri (1852-1934), dopo diversi tentativi, falliti, di resistenza legale non violenta - scioperi, boicottaggi e petizioni popolari -, ritiene di reagire alla escalation del terrorismo governativo con un provvedimento inusitato e clamoroso: in segno di protesta sospende completamente l'esercizio del culto pubblico. L'atto, senz'altro legittimo, si rivela però imprudente perché non teneva conto della determinazione degli ambienti governativi di andare fino in fondo nell'affermare il proprio controllo sulla Chiesa - anche se prove in questo senso non erano mancate negli anni precedenti - e, soprattutto, sottovalutava l'impatto che la sospensione del culto avrebbe avuto sul vissuto popolare quotidiano, specialmente dei più umili. Infatti, la cultura del popolo, profondamente nutrita di Bibbia e di leggende religiose, caratterizzata da una forte tensione escatologica, vivacizzata da un'intensa e diffusa pratica devozionale, interpretava consuetamente gli avvenimenti all'interno di categorie che si potrebbero definire "mistiche" e "apocalittiche". Anche la persecuzione di Calles viene dunque letta come l'abbattersi di un flagello biblico, e con altrettanto spirito apocalittico nasce nel popolo la convinzione che occorra reagire, come i fratelli Maccabei, impugnando le armi per ripristinare la giustizia violata.<br /><br />L'INSURREZIONE<br />Fin dai giorni immediatamente seguenti la sospensione del culto, in più di uno Stato, iniziano ad accendersi focolai di sollevazione. La Santa Sede si oppone alla rivolta armata, l'episcopato non la promuove né l'appoggia. Il mondo cattolico ufficiale - la Lega Nazionale di Difesa della Libertà Religiosa - persiste nell'azione di resistenza legale, che viene repressa con ancora maggiore asprezza: i federali non fanno distinzioni troppo sottili fra cristeros e circoli di Azione Cattolica, il che provoca innumerevoli martiri, particolarmente fra il clero. Il più noto è il sacerdote gesuita Miguel Agustín Pro (1891-1927), beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988.<br />Dall'agosto del 1926 i focolai di rivolta diventano un incendio che divampa in quasi tutti gli Stati della federazione. Comunità intere si sollevano in massa. Clan familiari e confraternite laicali si danno alla macchia sulle montagne, da dove attaccano le truppe federali e le formazioni irregolari filogovernative, i cosiddetti "agraristi". Lo scontro è fin da subito violentissimo. Contro i ribelli, che gli avversari disprezzano come esseri subumani, numerosi ma male armati e privi d'inquadramento militare, il Governo mobilita le truppe migliori dell'esercito nazionale, inclusa l'aviazione. Ciononostante, i cristeros, forti dell'appoggio popolare e praticando la guerriglia, infliggono gravi perdite ai federali e aumentano, passando a controllare e ad amministrare aree sempre più vaste del territorio nazionale, in particolare nella parte centro-meridionale del paese, negli Stati di Durango, Morelia, Jalisco, Zacatecas, Michoacan, Veracruz, Colima e Oaxaca. Un salto di qualità si ha quando, nel 1927, la guida dell'esercito cristero (che conta circa ventimila uomini) viene presa dall'ex generale federale Enrique Gorostieta Velarde (1891-1929), che aderisce inizialmente alla rivolta più per spirito anticonformista che per convinzione religiosa, ma che maturerà in consapevolezza, prima di essere ucciso a tradimento, in combattimento, il 2 giugno del 1929. Fra il 1927 e il 1928 gli insorti sono in grado di affrontare l'esercito federale in vere e proprie battaglie campali, con impiego dell'artiglieria e della cavalleria. Gli aiuti ai combattenti provengono dalla rete creata dalle famiglie, dalle confraternite e dalle organizzazioni di soccorso. In questa sanguinosa guerra clandestina si distinguono le brigate paramilitari femminili, intitolate a santa Giovanna d'Arco (1412-1431). Il clero (i vescovi, tranne due o tre, sono fuggiti all'estero e i sacerdoti vivono nella clandestinità) è pressoché assente fra i combattenti, che devono supplire alla mancanza dei sacramenti con la preghiera, soprattutto con la recita del rosario e dei salmi e con la devozione ai santi patroni. Alla fine del 1928 per i federali comincia a profilarsi il fantasma di una sconfitta sul campo: non riescono più a sostenere il peso della guerra civile su tanti fronti e, soprattutto, sembrano stanchi del terrore su vasta scala, che hanno scatenato contro il loro stesso popolo. Grandi battaglie hanno luogo agli inizi del 1929 (la maggiore è quella di Tepatitlán, nello Stato di Jalisco, il 19 aprile) e il movimento cristero, che conta circa cinquantamila combattenti, è molto vicino alla vittoria.<br /><br />GLI "ARREGLOS" E LA "SEGUNDA"<br />Davanti alle crescenti difficoltà di domare l'insorgenza, il Governo fa balenare la possibilità di una tregua e i vertici cattolici, che non comprendono la guerra dei cristeros e sono sempre rimasti in spasmodica attesa di un segno di buona volontà da parte dell'avversario, raccolgono subito il segnale e accordi, del tutto informali, gli "Arreglos", vengono frettolosamente sottoscritti il 22 giugno 1929, con l'attenta e determinante regìa della Segreteria di Stato vaticana, e il culto pubblico riprende. Per la Chiesa e per la popolazione questo costituisce un indubbio sollievo, ma per la sollevazione armata significa la fine.<br />Venuto meno il generale consenso popolare, costretti a cedere le armi e a tornare ai propri villaggi, i cristeros si trovano immediatamente esposti alla vendetta, anche privata, dei federali, dal momento che gli "Arreglos" non contenevano nessuna garanzia a salvaguardia dei combattenti. Mentre la Chiesa non ricupera la sua libertà e, anzi, continua a essere perseguitata, la repressione nei confronti dei combattenti cristiani (soprattutto dei capi e dei quadri), per lo più contadini, continua ininterrottamente, almeno fino agli anni 1940. Così i cristeros, dopo una ripresa disperata della rivolta fra il 1934 e il 1938 - la cosiddetta "Segunda" -, quasi scompaiono, talora fisicamente, dalla storia del paese: restano ancora oggi, indomiti, alcuni piccoli nuclei di reduci che pubblicano un periodico, David.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39934329</guid><pubDate>Fri, 24 Jul 2020 10:28:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39934329/cristiada_epopea_dei_cristeros_messicani.mp3" length="13166967" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=69

L'EPOPEA DEI CRISTEROS MESSICANI di Oscar Sanguinetti
La rivolta dei cristeros inizia nel 1926 e si conclude, anche se non definitivamente, nel 1929. E cristeros deriva da Cristos...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=69" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=69</a><br /><br />L'EPOPEA DEI CRISTEROS MESSICANI di Oscar Sanguinetti<br />La rivolta dei cristeros inizia nel 1926 e si conclude, anche se non definitivamente, nel 1929. E cristeros deriva da Cristos Reyes, i "Cristi-Re", come gli avversari definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici che combattevano al grido di "Viva Cristo Re!", riprendendo il tema della regalità di Cristo, all'epoca molto popolare e in sintonia con l'enciclica sull'istituzione della festa di Cristo Re "Quas primas", pubblicata nel 1925 da Papa Pio XI (1922-1939).<br />Nel Messico, nei secoli seguenti la scoperta e la conquista dell'America, era avvenuta una feconda fusione fra cattolicesimo e cultura indigena. La civiltà iberoamericana, una miscela di elementi senza eguali nel tempo e nello spazio, vi aveva dato frutti di grande originalità in tutti i campi, compresi quelli delle arti figurative e della musica. All'inizio del secolo XX questa cultura, con una religiosità luminosa, pubblica, sopravvive ancora, anche se allo stato residuale e subalterno, nei ceti popolari e rurali, mentre le classi alte e il ceto politico e intellettuale hanno ampiamente assorbito le idee illuministiche e liberali. Dagli inizi del secolo alla guida della repubblica presidenziale federale messicana, per lo più a seguito di colpi di Stato e di guerre civili, si era avvicendata una serie di generali o di despoti, espressione della fazione di volta in volta vincente all'interno dell'unico e intoccabile establishment massonico e laicista, prevalso nella seconda metà dell'Ottocento. Quando scoppia l'insurrezione cattolica è al potere un generale, Plutarco Elías Calles (1877-1945), che pratica una politica rigidamente "modernizzatrice" (il suo partito si autodefinisce "rivoluzionario istituzionale"), filostatunitense e con simpatie per il nascente socialismo latinoamericano. Questa politica porta il governo messicano a inasprire la lotta contro la Chiesa, vista non solo come centro sovranazionale di diffusione dell'"oppio del popolo" (secondo il cliché laicista) ma pure come bastione della conservazione e come ostacolo al latente totalitarismo statale. Il regime di Calles si differenzia dai precedenti per lo stile, il pugno di ferro, lo spirito da scontro epocale che egli ostenta, anche personalmente, nel realizzare la sua politica e che gli varrà, fra i cattolici, il nomignolo di "Nerone".<br /><br />IL CONFLITTO FRA STATO E CHIESA<br />Nel 1917 il governo di Venustiano Carranza (1859-1920) vara una costituzione fortemente laicistica, che però non viene mai applicata. Nel 1926 il Governo Calles ordina ai governatori dei diversi Stati di emanare decreti volti a far applicare il dettato costituzionale in materia di disciplina dei culti. Essi prevedevano, di fatto, la radicale separazione fra Chiesa e Stato, la completa scristianizzazione dei luoghi pubblici (tribunali, scuole, e così via), l'esproprio totale degli edifici di culto e dei seminari, la proibizione dei voti e degli ordini religiosi, la trasformazione del clero in un corpo di funzionari statali e il "numero chiuso" per lo stesso clero, che doveva essere messicano di nascita, sancendo così l'espulsione dei missionari stranieri. Nel 1925 il Governo, mentre favorisce la diffusione delle missioni protestanti nordamericane, tenta anche - ma invano, a causa della reazione dei cattolici -, di dar vita a una Chiesa Nazionale separata da Roma. Le violenze poliziesche seguenti il tentativo di applicare la nuova disciplina antiecclesiastica, in vigore dal 31 luglio 1926, generano immediatamente la reazione del mondo cattolico, che dà vita a una Lega Nazionale di Difesa della Libertà Religiosa. L'episcopato messicano, in sintonia con la Segreteria di Stato vaticana, retta dal card. Pietro Gasparri (1852-1934), dopo diversi tentativi, falliti, di resistenza legale non...]]></itunes:summary><itunes:duration>823</itunes:duration><itunes:keywords>colossal,cristeros,cristiada,filmgarantiti,messico,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/42a43c329ab3e0748d85351ddb1f3bfa.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Hidden Life* (2020) - La vita nascosta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/hidden-life-2020-la-vita-nascosta--37942956</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229</a><br /><br />IL BEATO FRANZ RIMASE FEDELE ALLA VERITA' RIFIUTANDO IL GIURAMENTO A HITLER di Rino Cammilleri<br />Hidden Life, «vita nascosta» è il titolo dell'ultimo film  di Terrence Malick, regista di culto talmente perfetto e ricercato da sfornare mediamente un film ogni dieci anni. Pur essendo non credente, questa volta si è voluto cimentare con la figura di Franz Jägerstätter, che la Chiesa cattolica venera come Beato. Come sappiamo si tratta di un martire del nazismo, giustiziato perché aveva rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà a Hitler.<br />Innanzitutto rimarchiamo la singolarità di un autore hollywoodiano che, anziché fare il miliardesimo film sulla Shoà, si ricorda che il nazismo fece anche altre vittime. È pur sempre un film sul «silenzio di Dio», ma (come acutamente osservato dalla nostra Frigerio) sembra una specie di risposta a Silence di Martin Scorsese: là due gesuiti, sotto pressione nel Giappone del XVII secolo, apostatano; qui un contadino padre di famiglia sceglie di non sottomettersi. E veniamo al protagonista, la cui figura il regista sottovaluta per concentrarsi sul dilemma interiore (così che allo spettatore può rimanere il dubbio se sia un fanatico o un santo).<br />È austriaco, nato nel borgo contadino di Sankt Radegund nel 1907 da una ragazza madre. Fa il contadino in Baviera e il minatore nella Stiria. Nel 1933 torna al paese e si fa notare per l'allegra scapestrataggine, le risse, le baldorie. Bello, ardente e corteggiato, visto che c'è, mette incinta una servetta. Due anni dopo, l'incontro della sua vita con Franziska, che lo sposa e gli fa mettere la testa a posto. Franziska è tutta preghiera, con lei Franz comincia a leggere la Bibbia tutti i giorni. In breve diventa fervente e si offre come sacrestano in chiesa. Franziska gli dà tre bambine, una dietro l'altra.<br /><br />TROPPO BELLO PER DURARE<br />Franz è trasfigurato, la scoperta della fede gli dà una gioia mai provata prima, il lavoro nei suoi campi va bene, la famiglia è per lui un paradiso. Ma è troppo bello per durare.<br />Nel 1938 con l'Anschluss l'Austria passa sotto la Germania hitleriana. Franz, che si è informato bene, sa che il nazismo è incompatibile col cattolicesimo e comincia a comportarsi di conseguenza: declina l'offerta di fare il borgomastro, rifiuta gli assegni familiari e perfino l'indennizzo di Stato che gli spetterebbe per i danni di una grandinata. Poco a poco la popolarità di cui gode in paese si muta in sorda ostilità. Gli danno del fanatico, del fissato, del piantagrane che finirà con l'attirare la malevola attenzione del regime su Sankt Radegund. Anche sua moglie subisce l'ostracismo, perfino le figliolette, con le quali nessun bambino vuole più giocare. Tutti gli si rivoltano contro, anche il parroco gli consiglia di cedere, addirittura il vescovo di Linz. Tutti, tranne sua moglie, colei a cui deve la sua conversione. Franziska è disperata per la situazione, ma pur tra le lacrime sta col marito e lo incoraggia a perseverare in ciò che ritiene giusto. Sa bene che senza di lui la loro fattoria andrà in malora e che lei e le figlie saranno marchiate per sempre come familiari di un traditore. Ma, anche se non capisce del tutto la sua decisione, si schiera con lui. Una moglie così è una enorme grazia: tutta la nostra invidia. <br />Poi le cose precipitano: la Germania entra in guerra col mondo e Franz viene chiamato alle armi. Lui, che non vuole contribuire alle conquiste di Hitler, si presenta ma, all'ora del giuramento personale al Führer, non ne vuole sapere. Carcere, angherie, interrogatori. Ma non cede. Per non creare un imbarazzante precedente gli offrono il servizio  alternativo nella sanità. Domanda: dovrò giurare fedeltà a Hitler? Risposta: sì. Replica: allora non se ne fa nulla. Lo spediscono a Berlino, per comparire davanti  a un tribunale del Reich come renitente ma anche, ed è peggio, come dissidente. Quelli che lo visitano, e pure il suo avvocato, lo pongono di fronte al ricatto morale: non pensi alle tue bambine? che ti costa fingere di giurare? La pena prevista è la morte, lascerai la tua famiglia alla fame e segnata per sempre; sei sicuro che la tua posizione non derivi da orgoglio che tu confondi con la coerenza alla fede religiosa?<br /><br />ARRIVERANNO TEMPI OSCURI<br />Ma lui, tra le letture quotidiane della Bibbia, ha presente quell'anziano ebreo che rifiuta di mangiare carne di maiale al tempo della persecuzione di Antioco: anche a lui avevano suggerito di far finta per salvarsi la vita, ma lui aveva pensato al cattivo esempio che avrebbe dato ai giovani se avesse ceduto. La pena di morte nel Reich era somministrata tramite ghigliottina, retaggio dell'occupazione napoleonica. Franz Jägerstätter vi mise il collo il 9 agosto 1943 nel quartiere berlinese di  Brandeburgo. È stato beatificato nel 2007. Martirio subìto in odio alla fede. Franz era terziario francescano e aveva perfino fatto il suo bravo servizio militare nell'esercito austriaco. Ma all'ora del referendum sull'unione dell'Austria alla Germania era stato l'unico in tutta Sankt Radegund a votare no. No al nazismo pagano e, poi, no alla guerra che questo aveva scatenato.<br />Il film di Malick dura tre ore e reca lo stile inconfondibile dell'autore, che porta lo spettatore a chiedersi che cosa induca un giovane la cui vita è completamente felice a giocarsi tutto in nome della fedeltà a un principio. Molte scene sono dedicate al tormento di un credente che, come il biblico Giobbe, è circondato da «consolatori» che lo spronano a cedere, che lo colpevolizzano per la sua caparbietà e per la sua insensibilità nei confronti della moglie e delle figliolette, la cui sorte, per colpa sua, sarebbe stata amara. Nel film compare anche, in un «cameo», il famoso attore tedesco Bruno Ganz recentemente scomparso: interpreta un anziano ufficiale che, unico, sembra comprendere il dilemma di Franz, ma che alla fine lo abbandona, pur a malincuore, alla sua sorte. È un omaggio a quegli uomini dell'esercito tedesco, vecchio stampo, che non avevano alcuna simpatia per Hitler ma che obbedirono alla Patria (anche se questa era finita in mani discutibili).<br />Molti dialoghi nel film sono rimasti in lingua originale, cosa che ne aumenta il pathos. In quelli tradotti, tuttavia, emergono chicche come questa frase detta a Franz che il regista mette in bocca a un compagno di cella: «Arriveranno tempi oscuri quando gli uomini saranno più intelligenti; non combatteranno la verità, la ignoreranno». Non pensava al nazismo, già oscuro di suo. Pensava al dopo.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti) si può vedere il trailer del film "La vita nascosta" sulla vita di Franz Jägerstätter.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37942956</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 18:35:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37942956/il_beato_franz_rimase_fedele_alla_verit_rifiutando_il_giuramento_a_hitler.mp3" length="8176534" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229&#13;
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IL BEATO FRANZ RIMASE FEDELE ALLA VERITA' RIFIUTANDO IL GIURAMENTO A HITLER di Rino Cammilleri&#13;
Hidden Life, «vita nascosta» è il titolo dell'ultimo film  di Terrence Malick,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=229</a><br /><br />IL BEATO FRANZ RIMASE FEDELE ALLA VERITA' RIFIUTANDO IL GIURAMENTO A HITLER di Rino Cammilleri<br />Hidden Life, «vita nascosta» è il titolo dell'ultimo film  di Terrence Malick, regista di culto talmente perfetto e ricercato da sfornare mediamente un film ogni dieci anni. Pur essendo non credente, questa volta si è voluto cimentare con la figura di Franz Jägerstätter, che la Chiesa cattolica venera come Beato. Come sappiamo si tratta di un martire del nazismo, giustiziato perché aveva rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà a Hitler.<br />Innanzitutto rimarchiamo la singolarità di un autore hollywoodiano che, anziché fare il miliardesimo film sulla Shoà, si ricorda che il nazismo fece anche altre vittime. È pur sempre un film sul «silenzio di Dio», ma (come acutamente osservato dalla nostra Frigerio) sembra una specie di risposta a Silence di Martin Scorsese: là due gesuiti, sotto pressione nel Giappone del XVII secolo, apostatano; qui un contadino padre di famiglia sceglie di non sottomettersi. E veniamo al protagonista, la cui figura il regista sottovaluta per concentrarsi sul dilemma interiore (così che allo spettatore può rimanere il dubbio se sia un fanatico o un santo).<br />È austriaco, nato nel borgo contadino di Sankt Radegund nel 1907 da una ragazza madre. Fa il contadino in Baviera e il minatore nella Stiria. Nel 1933 torna al paese e si fa notare per l'allegra scapestrataggine, le risse, le baldorie. Bello, ardente e corteggiato, visto che c'è, mette incinta una servetta. Due anni dopo, l'incontro della sua vita con Franziska, che lo sposa e gli fa mettere la testa a posto. Franziska è tutta preghiera, con lei Franz comincia a leggere la Bibbia tutti i giorni. In breve diventa fervente e si offre come sacrestano in chiesa. Franziska gli dà tre bambine, una dietro l'altra.<br /><br />TROPPO BELLO PER DURARE<br />Franz è trasfigurato, la scoperta della fede gli dà una gioia mai provata prima, il lavoro nei suoi campi va bene, la famiglia è per lui un paradiso. Ma è troppo bello per durare.<br />Nel 1938 con l'Anschluss l'Austria passa sotto la Germania hitleriana. Franz, che si è informato bene, sa che il nazismo è incompatibile col cattolicesimo e comincia a comportarsi di conseguenza: declina l'offerta di fare il borgomastro, rifiuta gli assegni familiari e perfino l'indennizzo di Stato che gli spetterebbe per i danni di una grandinata. Poco a poco la popolarità di cui gode in paese si muta in sorda ostilità. Gli danno del fanatico, del fissato, del piantagrane che finirà con l'attirare la malevola attenzione del regime su Sankt Radegund. Anche sua moglie subisce l'ostracismo, perfino le figliolette, con le quali nessun bambino vuole più giocare. Tutti gli si rivoltano contro, anche il parroco gli consiglia di cedere, addirittura il vescovo di Linz. Tutti, tranne sua moglie, colei a cui deve la sua conversione. Franziska è disperata per la situazione, ma pur tra le lacrime sta col marito e lo incoraggia a perseverare in ciò che ritiene giusto. Sa bene che senza di lui la loro fattoria andrà in malora e che lei e le figlie saranno marchiate per sempre come familiari di un traditore. Ma, anche se non capisce del tutto la sua decisione, si schiera con lui. Una moglie così è una enorme grazia: tutta la nostra invidia. <br />Poi le cose precipitano: la Germania entra in guerra col mondo e Franz viene chiamato alle armi. Lui, che non vuole contribuire alle conquiste di Hitler, si presenta ma, all'ora del giuramento personale al Führer, non ne vuole sapere. Carcere, angherie, interrogatori. Ma non cede. Per non creare un imbarazzante precedente gli offrono il servizio  alternativo nella sanità. Domanda: dovrò giurare fedeltà a Hitler? Risposta: sì. Replica: allora non se ne fa nulla. 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L'idea portante di questa corrente è che esistono due co-principi della realtà, due divinità, il Dio del bene e il Dio del male. Di fatto ciò significa fare del Demonio un Dio, anche se di serie B. Nei nostri ambienti imperversano gruppi di "pensatori" che parlano talmente del Demonio che ne fanno un protagonista, ma la sua entità e il suo potere non vanno sopravalutati: non esiste un Dio del male che guarda alla pari l'unico vero Dio, quello del bene.<br />Il secondo atteggiamento è più grave e, purtroppo, più diffuso. L'errore sta nel fare il Demonio tanto piccolo da farlo scomparire. Quante volte si sente dire: "il Diavolo non esiste"! Questa negazione si può "travestire" in modi assai diversi. Ad esempio, alcuni teologi (che si spacciano per cattolici) sostengono che il Demonio è solo un simbolo (del male), senza una consistenza personale. Altri, invece, dicono che egli non ha nessun impatto sulla società, che "c'è ma è come se non ci fosse": allora perché preoccuparsene? Non è esatta né l'una né l'altra teoria: il Demonio c'è ed è nella misura in cui Dio l'ha messo. Allora è giusto chiederci come l'uomo si rapporta al Demonio, alla sua presenza e alla sua azione. A tal proposito, le reazioni possibili sono due: o si considera il Demonio un amico, sfociando nel satanismo vero e proprio; o lo si considera un nemico di Dio e quindi anche nostro e si lotta contro di lui schierandoci dalla parte della Chiesa.<br />La parola Satana significa letteralmente "avversario" (di Dio). L'adorazione, il culto, l'amicizia verso il Demonio sono cresciuti mano a mano che è andata morendo la società cristiana medievale. Nel pensare comune, si raffigura sempre il Medioevo cristiano intriso di superstizioni, spiritismo, magia, riti satanici, stregonerie. In realtà, tutte queste cose cominciano proprio con il tramonto di questo periodo, alla corte di Re Luigi XIV, il primo dei sovrani "illuminati", il primo, cioè, di quel periodo spacciato dai grandi pensatori dell'epoca come l'Età della Luce che viene a diramare le tenebre del buio superstizioso Medioevo cristiano. Ma gli stessi signori che di giorno facevano grandi proclami sul valore della ragione, di notte si ritrovavano negli antri delle veggenti a far ballare i tavolini e ad invocare gli spiriti. Da allora è maturato un movimento sotterraneo ma inarrestabile e soprattutto nel dopoguerra se ne sono raccolti i frutti maturi. Si possono individuare quattro correnti principali.<br /><br />1) SATANISMO RAZIONALISTA<br />Culto "esploso" negli anni 60, che venera Satana come simbolo e archetipo della libertà assoluta, della trasgressione, del rifiuto della morale religiosa e delle convenzioni sociali, dell'esaltazione del piacere e dell'indipendenza della creatura da qualunque "Dio". Non si pronuncia chiaramente, ma guarda con scetticismo le verità religiose soprannaturali insegnate dalla Bibbia e quindi anche la stessa esistenza del Demonio come essere reale e personale. Le cerimonie di culto che celebra e in particolare la messa nera sono quindi principalmente un modo per manifestare il proprio disprezzo per la religione e tutti i valori a essa collegati e una forma per liberarsi dalle tradizioni e dai vincoli morali ereditati. <br /><br />2) SATANISMO OCCULTISTA<br />Culto che accetta le verità religiose insegnate dalla Bibbia e crede all'esistenza di Dio e delle sue creature spirituali, gli angeli buoni a lui fedeli e gli angeli ribelli suoi nemici alla cui testa c'è Lucifero; crede dunque all'esistenza di Satana quale essere reale e personale e decide di schierarsi dalla sua parte contro Dio. I satanisti occultisti adorano e rendono culto a Satana per manifestargli la propria devozione, mostrando di essere votati alla sua causa, cioè guadagnare quanti più uomini possibile alla stessa "fede" e ottenere i suoi favori: denaro, successo, piacere, potere. Credono che dopo questa vita ci sia un'altra vita, immortale, e vogliono trascorrerla nel regno di Satana: l'inferno. <br /><br />3) SATANISMO "ACIDO" O SELVAGGIO<br />Forma costituita da una variegata e imprecisata moltitudine di piccoli gruppi d'adolescenti e giovani, che sintetizzano nel satanismo quattro elementi diversi:<br />a) il mito della trasgressione ad ogni costo come affermazione di libertà e indipendenza da tutto e da tutti; in particolare il godimento dei piaceri, specialmente sessuali, anche in forme perverse, senza limiti e senza scrupoli;<br />b) l'abbondante uso di sostanze stupefacenti che creano un'alterazione della realtà e un senso d'onnipotenza in piena sintonia con le loro aspirazioni;<br />c) l'attuazione reale dei riti visti nei film e nei fumetti a soggetto satanico, con tutte le esagerazioni tipiche di questo genere di prodotti;<br />d) l'effetto allucinogeno derivante da un certo tipo di musica rock.    <br />Presso questi gruppi, i rituali sono particolarmente violenti e più che la messa nera si preferisce la profanazione di statue, suppellettili sacre, cimiteri, chiese abbandonate; si praticano con una certa frequenza sacrifici animali e in casi estremi anche umani; anche i riti a base sessuale si svolgono in modo più violento sino ad arrivare alla violenza carnale, specialmente a danno di nuovi adepti di entrambi i sessi durante le cerimonie d'iniziazione.<br /><br />4) LUCIFERISMO<br />Forma particolare di satanismo, diversa nel contenuto, poiché mentre nelle forme precedenti Satana è identificazione, personale o simbolica, del male ed è scelto e venerato proprio come Principe del Male, nel luciferismo, invece, lo si venera come figura positiva. La dottrina luciferiana riconosce in Dio il creatore del mondo, ma attribuisce a lui anche le imperfezioni e i limiti delle creature e dunque considera giustificata, anzi doverosa, la rivolta di Satana che guida gli uomini contro il Dio responsabile delle imperfezioni. <br /><br />A queste quattro generali divisioni, se ne possono aggiungere molte altre. Il satanismo non è infatti una realtà caratterizzata da unità. Non c'è una "Chiesa di Satana" universale che regola le attività. È evidente che ci troviamo di fronte a qualcosa di segreto, clandestino, che non può essere generalizzato appunto perché caratterizzato da sporadicità. Ogni gruppo è slegato dagli altri, anche se spesso si sono notati tentativi di unificazione, anche ad opera del pluri-omicida Charles Manson.<br />Il fenomeno del satanismo non va sottovalutato perché la capacità del mondo dell'occultismo di impressionare e di coinvolgere psicologicamente ed emotivamente i giovani è molto forte, molto più di quanto non appaia ai ragazzi stessi. Gli pseudovalori di questa contro-cultura hanno una presa che va aldilà del raggio d'azione delle pratiche dirette del satanismo stesso, la mentalità che questo ambiente insinua riesce a raggiungere molti più ragazzi di quanti non sono effettivamente coinvolti nelle pratiche dei gruppi attivi.<br />Di fronte a tanto male, l'unico caposaldo resta la Chiesa. Tutti (e soltanto) i sacerdoti cattolici sono esorcisti. Il Signore Gesù è venuto a cacciare i demoni che tenevano incatenati gli uomini con il peccato e la paura della morte. Egli ci ha liberato dai peccati con la morte in croce e dalla paura della morte con la resurrezione. Nel celebrare la S. Messa, il sacerdote compie il più grande atto esorcista e chi vi partecipa respinge Satana e le sue azioni.<br />C'è grande bisogno dell'attività esorcistica perché il Demonio tormenta chi lo considera un nemico almeno in tre modi possibili:<br />1) con INFESTAZIONI, rendendosi cioè presente nei luoghi;<br />2) con OSSESSIONI, disturbando le persone nelle cose buone che fanno;<br />3) con POSSESSIONI, "giocando" con il corpo e la voce di un poveretto che perde completamente il controllo di se stesso.<br />Perché avvengono queste cose? Per almeno tre motivi:<br />1) per PERMISSIONE DIVINA: il Signore talora permette cose a noi incomprensibili probabilmente come atto di purificazione o di accrescimento dell'umiltà;<br />2) per le NOSTRE COLPE: andare dai maghi, farsi leggere le carte, fare sedute spiritiche, vere o false che siano, costituiscono l'anticamera dell'occultismo, aprono la porta alla superstizione e quindi a Satana;<br />3) per un MALEFICIO fatto da terzi: se la persona "colpita" è in grazia di Dio, il maleficio trova uno schermo e rimbalza su chi lo ha commissionato; se la persona è lontana da Dio, il maleficio ha potere di colpirla.<br />Dobbiamo difenderci perché il Demonio è bravo nell'insinuarsi ovunque e bisogna rivolgersi a chi di dovere, ossia i preti cattolici incaricati dai vescovi di esercitare il ministero di esorcista.<br />Non dobbiamo avere paura perché Dio è Dio. Le altre, compreso Satana, sono solo creature. Il Demonio è un poveretto senza Dio e per di più terribilmente cattivo. È una larva che tuttavia ci vuole impressionare. Non diamogli la possibilità di "conquistarci": conduciamo una vita buona, andiamo alla Messa, facciamo la Comunione, preghiamo. Se Dio è con noi, di cosa aver paura?<br />Don Claudio Crescimanno]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39603415</guid><pubDate>Tue, 14 Jul 2020 04:34:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39603415/filmgarantiti_lesorcismo_di_emily_rose_le_possessioni_diaboliche_e_i_vari_tipi_di_satanismo_2005.mp3" length="11281971" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=33&#13;
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LE POSSESSIONI DIABOLICHE E I VARI TIPI DI SATANISMO&#13;
Oggi più che mai è importante parlare del Diavolo e delle sue manifestazioni più eclatanti (infestazioni, ossessioni,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=33" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=33</a><br /><br />LE POSSESSIONI DIABOLICHE E I VARI TIPI DI SATANISMO<br />Oggi più che mai è importante parlare del Diavolo e delle sue manifestazioni più eclatanti (infestazioni, ossessioni, possessioni)<br />In una realtà come quella che stiamo vivendo è importante parlare del Demonio perché è evidente che il non parlarne a sufficienza va purtroppo a scapito anche di un modo giusto di parlare di Dio.<br />Ci sono attualmente due atteggiamenti, entrambi sbagliati, che vanno per la maggiore riguardo al Diavolo, alla sua esistenza e alla sua azione, uno che li sopravaluta e l'altro che li sminuisce.<br />Riguardo al primo, esso prende origine da una nota eresia che ha imperversato fin dall'antichità e che, dietro vari travestimenti, è giunta fino ai giorni nostri e rivive oggi nel clima "new age": il manicheismo. L'idea portante di questa corrente è che esistono due co-principi della realtà, due divinità, il Dio del bene e il Dio del male. Di fatto ciò significa fare del Demonio un Dio, anche se di serie B. Nei nostri ambienti imperversano gruppi di "pensatori" che parlano talmente del Demonio che ne fanno un protagonista, ma la sua entità e il suo potere non vanno sopravalutati: non esiste un Dio del male che guarda alla pari l'unico vero Dio, quello del bene.<br />Il secondo atteggiamento è più grave e, purtroppo, più diffuso. L'errore sta nel fare il Demonio tanto piccolo da farlo scomparire. Quante volte si sente dire: "il Diavolo non esiste"! Questa negazione si può "travestire" in modi assai diversi. Ad esempio, alcuni teologi (che si spacciano per cattolici) sostengono che il Demonio è solo un simbolo (del male), senza una consistenza personale. Altri, invece, dicono che egli non ha nessun impatto sulla società, che "c'è ma è come se non ci fosse": allora perché preoccuparsene? Non è esatta né l'una né l'altra teoria: il Demonio c'è ed è nella misura in cui Dio l'ha messo. Allora è giusto chiederci come l'uomo si rapporta al Demonio, alla sua presenza e alla sua azione. A tal proposito, le reazioni possibili sono due: o si considera il Demonio un amico, sfociando nel satanismo vero e proprio; o lo si considera un nemico di Dio e quindi anche nostro e si lotta contro di lui schierandoci dalla parte della Chiesa.<br />La parola Satana significa letteralmente "avversario" (di Dio). L'adorazione, il culto, l'amicizia verso il Demonio sono cresciuti mano a mano che è andata morendo la società cristiana medievale. Nel pensare comune, si raffigura sempre il Medioevo cristiano intriso di superstizioni, spiritismo, magia, riti satanici, stregonerie. In realtà, tutte queste cose cominciano proprio con il tramonto di questo periodo, alla corte di Re Luigi XIV, il primo dei sovrani "illuminati", il primo, cioè, di quel periodo spacciato dai grandi pensatori dell'epoca come l'Età della Luce che viene a diramare le tenebre del buio superstizioso Medioevo cristiano. Ma gli stessi signori che di giorno facevano grandi proclami sul valore della ragione, di notte si ritrovavano negli antri delle veggenti a far ballare i tavolini e ad invocare gli spiriti. Da allora è maturato un movimento sotterraneo ma inarrestabile e soprattutto nel dopoguerra se ne sono raccolti i frutti maturi. Si possono individuare quattro correnti principali.<br /><br />1) SATANISMO RAZIONALISTA<br />Culto "esploso" negli anni 60, che venera Satana come simbolo e archetipo della libertà assoluta, della trasgressione, del rifiuto della morale religiosa e delle convenzioni sociali, dell'esaltazione del piacere e dell'indipendenza della creatura da qualunque "Dio". Non si pronuncia chiaramente, ma guarda con scetticismo le verità religiose soprannaturali insegnate dalla Bibbia e quindi anche la stessa esistenza del Demonio come essere reale e personale. Le cerimonie di culto che celebra e in particolare la messa nera sono...]]></itunes:summary><itunes:duration>706</itunes:duration><itunes:keywords>diavolo,possessioni,satanismo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8f47b782a3d9485e2467f0d68eb8d983.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'esorcismo di Emily Rose ***** (2005) - Un esorcista racconta la sua esperienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-esorcismo-di-emily-rose-2005-un-esorcista-racconta-la-sua-esperienza--39526683</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=84" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=84</a><br /><br />UN ESORCISTA RACCONTA <br />Il mondo cinematografico e quello televisivo ci hanno abituato, con una certa periodicità, ad assistere alla trasmissione di film e fiction i cui argomenti trattano specificatamente della presenza e dell'azione straordinaria dei demoni nella vita dell'uomo e della lotta che la Chiesa affronta contro di essi. Tuttavia, sebbene presentare alle masse tali argomenti potrebbe favorire la conoscenza di temi che - per lo più - la cultura moderna considera mere leggende, dall'altra parte deludente e inaccettabile è il modo in cui la presenza del male, la possessione diabolica, la preghiera di esorcismo e la liberazione sono presentati.<br />Generalmente, si assiste all'esaltazione del pressappochismo con la citazione di temi dottrinali, fatti biblici, nomi e luoghi infarciti di imprecisioni e leggende, per non parlare della rilettura psicologica delle fede cattolica e non di rado di proposte di individualismo laicista da contrapporre alla fede e alle norme della Chiesa. Tuttavia, ciò che più delude sono i vari messaggi trasmessi, che poca verità contengono.<br /><br />VIENE NASCOSTA LA POTENZA DI DIO E DELLA MADONNA<br />In quanto sacerdoti che hanno ricevuto dalla Chiesa il compito di aiutare le persone che hanno bisogno del ministero di esorcismo, ci appare subito palese in questi film il nascondimento e la disattenzione verso la meravigliosa, stupenda presenza e azione di Dio e soprattutto l'assenza della Madonna nella lotta al male. Come verifichiamo continuamente nella nostra esperienza di esorcisti, il demonio anche se non vuole è costretto suo malgrado ad affermare le verità della nostra fede cattolica con i gesti, le reazioni e le parole.<br />Naturalmente questo non aggiunge nulla a quello che già sappiamo, però è per noi consolante ed edificante constatarlo in maniera così evidente e, nel medesimo tempo, vedere come Dio volge al bene il male. Ad esempio quando, nel corso dell'esorcismo il fedele posseduto viene asperso di acqua benedetta, il demonio, attraverso di lui manifesta un enorme disappunto, fino a reagire in maniera violenta. Il demonio è costretto, dunque, a testimoniare la funzione dell'acqua benedetta che è usata, come si legge nel Messale Romano per «il perdono dei nostri peccati (veniali), la difesa dalle insidie del maligno e il dono della protezione divina».<br />Quando il demonio reagisce alla presenza di una reliquia e dimostra di sapere anche a quale santo appartenga, egli è costretto a rendere testimonianza della santità di quella persona e della origine divina della santità stessa.<br />Quando il demonio parla o dimostra di sapere una lingua che è conosciuta solo dall'esorcista, e non dalla persona posseduta, egli, di fatto, testimonia la sua identità, distinta da quella del posseduto.<br />Quando, ascoltando una preghiera rivolta alla Vergine, mostra tutta la sua avversione e il suo timore verso di lei, egli è costretto a confermare, che Maria è la madre di Dio che intercede per l'umanità. Certamente tale comportamento non sostituisce né aggiunge nulla di nuovo alla Sacra Scrittura, ma ne ripropone la verità.<br /><br />VENGONO PROPINATI I PRINCIPI DELL'ESOTERISMO E DEL DUALISMO MANICHEO<br />Queste e altre considerazioni lasciano spazio al pensiero che nei film e nelle fiction sugli esorcismi ci sia un retroscena comune che censura quegli aspetti che confermano la sostanza delle verità della fede cattolica, per proporre invece i princìpi dell'esoterismo e del dualismo manicheo. Non è un caso che questi due elementi non cristiani siano sempre contenuti, e palesemente mostrati, a fondamento delle storie di esorcismi rappresentate nei film.<br />Chiara risulta la presenza dei due princìpi: luce e tenebra, bene e male, tra loro coeterni, ma indipendenti e tra essi contrapposti, due divinità in una lotta eterna fra di loro e che influiscono in ogni aspetto dell'esistenza e della condotta umana (manichesimo). Non è questo ciò che Dio ci rivela nella Bibbia. Satana non è il dio del male contrapposto al Dio del bene, ma è un essere creato buono da Dio che con una parte degli angeli, anch'essi creati buoni da Dio, si sono trasformati in malvagi, perché con libera e irrevocabile scelta, hanno rifiutato Dio e il suo regno, dando così origine all'inferno. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio; ma Dio afferma la sua sicura vittoria su di essi.<br /><br />QUELLO CHE SATANA NON PUÒ<br />Satana e gli spiriti al suo servizio, non sono dunque esseri onnipotenti, non possono fare miracoli, non sono onnipresenti, non possono conoscere i nostri pensieri, né possono conoscere il futuro. L'uomo che vive di abbandono fiducioso tra le braccia di Dio è più forte del diavolo e di tutte le sue schiere.<br />Queste verità non emergono nei film. Emergono invece aspetti esoterici assolutamente estranei alla fede cattolica con l'indicazione di dottrine segrete i cui insegnamenti sono riservati agli iniziati, ai quali è affidata la possibilità della rivelazione di una "certa" verità occulta (o meglio farla passare come occultata dalla Chiesa) e di significati nascosti.<br />Le dottrine proposte dal mondo cinematografico sugli esorcismi nascondono inoltre una sorta di neo-gnosticismo in cui l'uomo, o meglio la sua essenza dominante, possiede una forma di conoscenza superiore e illuminata, frutto della ricerca della verità che passa attraverso il superamento del mondo naturale, conosciuto per mezzo dei sensi, per giungere a un altro mondo, che sfugge ai non iniziati considerati profani.<br />Sembra che si cerchi di far passare per cattolico un messaggio di tipo gnostico tendente a costituire tra gli spettatori una conoscenza manichea che induca a prendere le distanze dalla Chiesa, in modo da gettare le basi per la costruzione di una classe di "esseri superiori", il cui status (profondamente laico) sia l'energia presente e futura di un mondo sostanzialmente diverso da quello che il cristianesimo di Gesù ha proposto e continua a proporre. Così quello che poteva essere un buon servizio alla Chiesa e alla fede, diventa il solito e sottile attacco di Satana alle fondamenta della Chiesa cattolica.<br />Padre Francesco Bamonte<br />Fonte: Osservatore Romano, 7-8/01/2016]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39526683</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2020 22:34:39 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39526683/filmgarantiti_lesorcismo_di_emily_rose_un_esorcista_racconta_la_sua_esperienza_2005.mp3" length="8612883" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=84&#13;
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UN ESORCISTA RACCONTA &#13;
Il mondo cinematografico e quello televisivo ci hanno abituato, con una certa periodicità, ad assistere alla trasmissione di film e fiction i cui...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=84" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=84</a><br /><br />UN ESORCISTA RACCONTA <br />Il mondo cinematografico e quello televisivo ci hanno abituato, con una certa periodicità, ad assistere alla trasmissione di film e fiction i cui argomenti trattano specificatamente della presenza e dell'azione straordinaria dei demoni nella vita dell'uomo e della lotta che la Chiesa affronta contro di essi. Tuttavia, sebbene presentare alle masse tali argomenti potrebbe favorire la conoscenza di temi che - per lo più - la cultura moderna considera mere leggende, dall'altra parte deludente e inaccettabile è il modo in cui la presenza del male, la possessione diabolica, la preghiera di esorcismo e la liberazione sono presentati.<br />Generalmente, si assiste all'esaltazione del pressappochismo con la citazione di temi dottrinali, fatti biblici, nomi e luoghi infarciti di imprecisioni e leggende, per non parlare della rilettura psicologica delle fede cattolica e non di rado di proposte di individualismo laicista da contrapporre alla fede e alle norme della Chiesa. Tuttavia, ciò che più delude sono i vari messaggi trasmessi, che poca verità contengono.<br /><br />VIENE NASCOSTA LA POTENZA DI DIO E DELLA MADONNA<br />In quanto sacerdoti che hanno ricevuto dalla Chiesa il compito di aiutare le persone che hanno bisogno del ministero di esorcismo, ci appare subito palese in questi film il nascondimento e la disattenzione verso la meravigliosa, stupenda presenza e azione di Dio e soprattutto l'assenza della Madonna nella lotta al male. Come verifichiamo continuamente nella nostra esperienza di esorcisti, il demonio anche se non vuole è costretto suo malgrado ad affermare le verità della nostra fede cattolica con i gesti, le reazioni e le parole.<br />Naturalmente questo non aggiunge nulla a quello che già sappiamo, però è per noi consolante ed edificante constatarlo in maniera così evidente e, nel medesimo tempo, vedere come Dio volge al bene il male. Ad esempio quando, nel corso dell'esorcismo il fedele posseduto viene asperso di acqua benedetta, il demonio, attraverso di lui manifesta un enorme disappunto, fino a reagire in maniera violenta. Il demonio è costretto, dunque, a testimoniare la funzione dell'acqua benedetta che è usata, come si legge nel Messale Romano per «il perdono dei nostri peccati (veniali), la difesa dalle insidie del maligno e il dono della protezione divina».<br />Quando il demonio reagisce alla presenza di una reliquia e dimostra di sapere anche a quale santo appartenga, egli è costretto a rendere testimonianza della santità di quella persona e della origine divina della santità stessa.<br />Quando il demonio parla o dimostra di sapere una lingua che è conosciuta solo dall'esorcista, e non dalla persona posseduta, egli, di fatto, testimonia la sua identità, distinta da quella del posseduto.<br />Quando, ascoltando una preghiera rivolta alla Vergine, mostra tutta la sua avversione e il suo timore verso di lei, egli è costretto a confermare, che Maria è la madre di Dio che intercede per l'umanità. Certamente tale comportamento non sostituisce né aggiunge nulla di nuovo alla Sacra Scrittura, ma ne ripropone la verità.<br /><br />VENGONO PROPINATI I PRINCIPI DELL'ESOTERISMO E DEL DUALISMO MANICHEO<br />Queste e altre considerazioni lasciano spazio al pensiero che nei film e nelle fiction sugli esorcismi ci sia un retroscena comune che censura quegli aspetti che confermano la sostanza delle verità della fede cattolica, per proporre invece i princìpi dell'esoterismo e del dualismo manicheo. Non è un caso che questi due elementi non cristiani siano sempre contenuti, e palesemente mostrati, a fondamento delle storie di esorcismi rappresentate nei film.<br />Chiara risulta la presenza dei due princìpi: luce e tenebra, bene e male, tra loro coeterni, ma indipendenti e tra essi contrapposti, due divinità in una lotta eterna fra di...]]></itunes:summary><itunes:duration>539</itunes:duration><itunes:keywords>emily,esorcismo,esorcista,rose</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/9edea7ce7ebbdf8ed697ad0883cf3a13.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>L'esorcismo di emily rose***** (2005) - Un'incredibile storia realmente accaduta in Germania nel 1976</title><link>https://www.spreaker.com/episode/l-esorcismo-di-emily-rose-2005-un-incredibile-storia-realmente-accaduta-in-germania-nel-1976--39526575</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=32" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=32</a><br /><br />L'ESORCISMO DI EMILY ROSE (2005) *****  di Rino Camilleri<br />Anneliese Michel, questo il vero nome, acconsentì alla richiesta della Madonna di espiare i peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti: tale espiazione consistette nelle sofferenze della possessione demoniaca<br />La storia che oggi raccontiamo [...] si svolse ai tempi di Paolo VI e scosse la Germania, anche se praticamente non ne superò i confini. Data l'epoca sessantottarda, la Chiesa stessa ne fu imbarazzata e la cosa finì lì. Si trattava infatti di una indemoniata, Anneliese Michel, che morì nel 1976 a soli ventiquattro anni. Gli esorcisti che l'avevano trattata furono condannati in tribunale appunto perché avevano fatto il loro mestiere, mestiere che la "scienza" rubricava sotto la voce «ciarlatanerie medievali». Poco importava che la ragazza parlasse con voci maschili e diversificate, che manifestasse una forza sovrumana, che si esprimesse in aramaico e latino e greco antichi, che facesse a pezzi ogni oggetto sacro che vedeva, che avesse piaghe incurabili nei punti della Passione, che dicesse di essere posseduta dallo spirito malvagio di un personaggio storico realmente esistito ma di cui né lei né nessuno aveva mai sentito parlare. Anneliese morì il giorno esatto che aveva predetto. Ci sono molte registrazioni audio al riguardo del suo caso. Ma il tribunale sentì solo il parere dei "periti" (cioè, medici e psichiatri) e giudicò la ragazza semplicemente epilettica. Però lei i farmaci per l'epilessia li prendeva, perché il vescovo locale, correttamente, prima di autorizzare l'esorcismo si era assicurato che non si trattasse solo di un male fisico e/o psichico. L'esorcismo non si sostituì alle cure, bensì le affiancò, perché Ia "malata" manifestava fenomeni che andavano ben oltre una normale, per quanto grave, malattia. Niente, esorcisti e pure i genitori di lei vennero condannati, in pratica, per abbandono di incapace, perché, Anneliese, quando morì, era così debilitata che pesava solo trenta chili. Il caso, prevedibilmente, scatenò le solite accuse alla Chiesa. Tanto che teologi e vescovi tedeschi, intimiditi, chiesero al Papa di abolire tout court l'esorcistato. Il Vaticano si limitò a farsi consegnare l'intero dossier, e tutto finì nel silenzio. Ma del caso di Anneliese non si scordò il cinema che sfornò [...] "The Exorcísm of Emily Rose" del 1999. [...]<br />Anneliese era la prima dei quattro figli di un falegname bavarese. Nata a Leibfing nel 1952, amava il tennis e il pianoforte. Come i suoi familiari, era cattolica e, anzi, manifestava una religiosità particolarmente accentuata: recitava il rosario, seguiva incontri di preghiera, si dice che ogni tanto dormisse sul pavimento per penitenza. Nel 1968, a sedici anni, ebbe il primo attacco epilettico che la costrinse al ricovero a Wurzburg, dove fu adeguatamente curata. Nel 1970 si aggiunse la tubercolosi e un altro ricovero, a Mittelbert. Tornata a casa, la notte cominciò a vedere volti demoniaci, a sentire un orribile fetore, a ritrovarsi col torace e le mani deformati, a non poter muoversi né parlare. Ma poteva trattarsi di forme dell'epilessia, e continuò a curarsi. Però non guariva. Così, nel 1973 la famiglia la portò in pellegrinaggio in Italia, a San Damiano nel piacentino, dove si diceva che nel 1961 era apparsa la Madonna a Rosa Quattrini. La Chiesa non ha riconosciuto queste apparizioni né si sa se mai lo farà, anche se i pellegrini continuano ad andarci a vedere il famoso pero fiorito miracolosamente e a bere l'acqua, anch'essa ritenuta miracolosa. Comunque, Anneliese non riuscì nemmeno a entrare nella cappella. Si bloccò, disse che sentiva il terreno bruciare. Al ritorno, sul pullman, gli altri pellegrini udirono una voce bassa e roca che proferiva maledizioni, mentre una puzza insopportabile costringeva ad aprire i finestrini.<br />In quello stesso anno Anneliese finì il liceo e si iscrisse a Pedagogia a Wurzburg, dove si innamorò, ricambiata, di uno studente, Peter Himsel. Che non la lasciò mai, nemmeno quando si accorse che la sua ragazza ogni tanto, e sempre più spesso "dava di fuori": di punto in bianco aggrediva i compagni, urlava come una pazza, smetteva di mangiare. Una domenica, mentre lui e lei passeggiavano in campagna, Anneliese ebbe un attacco dolorosissimo del suo male. Di colpo, però, il suo viso si illuminò e lei sembrò parlare con qualcuno. Quando la "visione" svanì, il dolore era scomparso e Anneliese rivelò a Peter di aver visto la Madonna. La Vergine le aveva chiesto se accettava di farsi carico di tante anime che rischiavano la dannazione: aveva tre giorni per pensarci. Peter testimoniò in seguito tutto questo, e pure che Anneliese aveva deciso di offrire a Dio se stessa, così come avevano fatto le due mistiche tedesche a cui era molto devota, Theresa Neumann (1898-1962) e Barbara Weigand (1845-1943). La Neumann, stigmatizzata, si nutrì di sola comunione per quasi quarant'anni. La Weigand, terziara francescana, vedeva continuamente la Madonna, apparizioni che il suo vescovo riconobbe.<br />Quanto ad Anneliese, in breve tempo le vessazioni demoniache (evidentemente, era questo il tipo di espiazione riparatoria che doveva sopportare) diventarono vere e proprie possessioni, e fu lei stessa a rivolgersi al suo confessore, Ernst Alt. Questi si rese conto che il caso era serio e chiese al vescovo di Wurzburg, Josef Stangl, il permesso di procedere con l'esorcismo. Stangl (che poi divenne Primate e nel 1977 consacrò vescovo Joseph Ratzinger) dapprima consigliò di continuare con le cure. Poi, consultata un'autorità in materia, il gesuita Adolf Rodewyk, autorizzò Alt affiancandogli l'ex missionario Arnold Renz. I due eseguirono il cosiddetto Grande Esorcismo secondo il rituale del 1614. Dal 24 settembre 1975 al 30 giugno 1976 tre volte alla settimana la povera Anneliese venne esorcizzata. Ma sempre invano. I fenomeni di cui era vittima erano spaventosi ed era difficile pure riuscire a tenerla ferma, data la forza disumana che manifestava. Quando la possessione le lasciava un po' di tregua, si metteva in ginocchio e pregava da spezzare il cuore. Ci fu un momento in cui si credette ottenuta la vittoria, tanto che Anneliese riuscì a conseguire il titolo di studio. Ma fu gioia di breve durata, perché i problemi ricominciarono peggio di prima. Il rituale prevedeva che l'esorcista chiedesse il nome del diavolo che voleva scacciare. Si presentarono in tanti, ognuno con una voce diversa. Dissero di essere Giuda, Caino, Nerone, Belial, Hitler, Legione (il demone multiplo esorcizzato da Gesù a Gerasa) e Valentin Fleischmann. Quest'ultimo destò stupore, perché nessuno sapeva chi fosse. Dopo qualche ricerca si scoprì trattarsi di un prete bavarese di Ettleben, donnaiolo e ubriacone, che nel 1575 era stato condannato per aggressione e omicidio. L'ultimo demone disse di essere addirittura Lucifero. Anneliese, comunque, non era in grado di mangiare né di dormire. Morì, infatti, di denutrizione e strapazzo. Nell'aprile del 1976 disse che sarebbe morta il primo di luglio, e così fu.<br />Anneliese Michel, dunque, acconsentì a espiare i peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti (così pare si sia espressa la Madonna), e tale espiazione consistette nelle sofferenze della possessione demoniaca? In effetti, l'epoca in cui tutto ciò accadde era quella dei "ragazzi dello zoo di Berlino" e del terrorismo della Rote Armee Fraktion (le brigate rosse tedesche). Per quanto riguarda il clero cattolico di Germania, be', ancora oggi le posizioni di non piccola parte di esso danno qualche pensiero al Vaticano. La forma di espiazione, poi, pur sconcertante, non sarebbe una novità. Il vaticanista Marco Tosatti nel 2004 ci fece un libro apposito: Santi posseduti dal demonio (Piemme), nel quale ricordò in particolare le beate Christina di Stommeln (1242-1313), Eustochio di Padova (1445-1469) e Maryam Baouardy (1846-1878). Agli esorcisti che, sfiniti, chiedevano ai demoni che infestavano la povera Anneliese perché non se ne andassero, quelli rispondevano di non potere: una forza più potente di loro lo impediva. Il che confermerebbe l'assunto: Anneliese aveva accettato di sacrificare la propria vita per evitare che molte anime si dannassero. II caso di Anneliese è tornato alla luce solo nel 1997 e dalle trascrizioni è emerso anche questo suo sfogo col padre Alt: «Ho voluto soffrire per altre persone di modo che non finiscano all'inferno. Ma non avrei mai pensato che sarebbe stato così spaventoso, così orribile». Dopo la sua morte, una suora carmelitana rivelò ai coniugi Michel che la figlia le era apparsa in sogno. Sulla scorta di quel sogno, nel 1978 il corpo di Anneliese venne riesumato e ci fu chi disse che era rimasto incorrotto. Ma, a parte questa voce, nulla è mai trapelato. Così, la parola passò al cinema. Ma questo, quando non ha le autorizzazioni necessarie, deve cambiare nomi e contesto, col risultato che lo spettatore non saprà mai se sta assistendo a un film horror o no, e a poco serve scrivere nei titoli di coda «ispirato a un fatto realmente accaduto». Un eventuale iter di beatificazione per Anneliese Michel dovrebbe riportare alla luce l'intera vicenda, ma qual vescovo tedesco, oggi, avrebbe voglia di finire sotto ai riflettori per una storia di diavoli, possessioni ed esorcismi?<br />Rino Cammilleri<br />Fonte: Il Timone, maggio 2014]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/39526575</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2020 22:24:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/39526575/filmgarantiti_lesorcismo_di_emily_rose_unincredibile_storia_realmente_accaduta_in_germani_nel_1976_2005.mp3" length="13426519" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=32&#13;
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L'ESORCISMO DI EMILY ROSE (2005) *****  di Rino Camilleri&#13;
Anneliese Michel, questo il vero nome, acconsentì alla richiesta della Madonna di espiare i peccati dei giovani...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=32" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=32</a><br /><br />L'ESORCISMO DI EMILY ROSE (2005) *****  di Rino Camilleri<br />Anneliese Michel, questo il vero nome, acconsentì alla richiesta della Madonna di espiare i peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti: tale espiazione consistette nelle sofferenze della possessione demoniaca<br />La storia che oggi raccontiamo [...] si svolse ai tempi di Paolo VI e scosse la Germania, anche se praticamente non ne superò i confini. Data l'epoca sessantottarda, la Chiesa stessa ne fu imbarazzata e la cosa finì lì. Si trattava infatti di una indemoniata, Anneliese Michel, che morì nel 1976 a soli ventiquattro anni. Gli esorcisti che l'avevano trattata furono condannati in tribunale appunto perché avevano fatto il loro mestiere, mestiere che la "scienza" rubricava sotto la voce «ciarlatanerie medievali». Poco importava che la ragazza parlasse con voci maschili e diversificate, che manifestasse una forza sovrumana, che si esprimesse in aramaico e latino e greco antichi, che facesse a pezzi ogni oggetto sacro che vedeva, che avesse piaghe incurabili nei punti della Passione, che dicesse di essere posseduta dallo spirito malvagio di un personaggio storico realmente esistito ma di cui né lei né nessuno aveva mai sentito parlare. Anneliese morì il giorno esatto che aveva predetto. Ci sono molte registrazioni audio al riguardo del suo caso. Ma il tribunale sentì solo il parere dei "periti" (cioè, medici e psichiatri) e giudicò la ragazza semplicemente epilettica. Però lei i farmaci per l'epilessia li prendeva, perché il vescovo locale, correttamente, prima di autorizzare l'esorcismo si era assicurato che non si trattasse solo di un male fisico e/o psichico. L'esorcismo non si sostituì alle cure, bensì le affiancò, perché Ia "malata" manifestava fenomeni che andavano ben oltre una normale, per quanto grave, malattia. Niente, esorcisti e pure i genitori di lei vennero condannati, in pratica, per abbandono di incapace, perché, Anneliese, quando morì, era così debilitata che pesava solo trenta chili. Il caso, prevedibilmente, scatenò le solite accuse alla Chiesa. Tanto che teologi e vescovi tedeschi, intimiditi, chiesero al Papa di abolire tout court l'esorcistato. Il Vaticano si limitò a farsi consegnare l'intero dossier, e tutto finì nel silenzio. Ma del caso di Anneliese non si scordò il cinema che sfornò [...] "The Exorcísm of Emily Rose" del 1999. [...]<br />Anneliese era la prima dei quattro figli di un falegname bavarese. Nata a Leibfing nel 1952, amava il tennis e il pianoforte. Come i suoi familiari, era cattolica e, anzi, manifestava una religiosità particolarmente accentuata: recitava il rosario, seguiva incontri di preghiera, si dice che ogni tanto dormisse sul pavimento per penitenza. Nel 1968, a sedici anni, ebbe il primo attacco epilettico che la costrinse al ricovero a Wurzburg, dove fu adeguatamente curata. Nel 1970 si aggiunse la tubercolosi e un altro ricovero, a Mittelbert. Tornata a casa, la notte cominciò a vedere volti demoniaci, a sentire un orribile fetore, a ritrovarsi col torace e le mani deformati, a non poter muoversi né parlare. Ma poteva trattarsi di forme dell'epilessia, e continuò a curarsi. Però non guariva. Così, nel 1973 la famiglia la portò in pellegrinaggio in Italia, a San Damiano nel piacentino, dove si diceva che nel 1961 era apparsa la Madonna a Rosa Quattrini. La Chiesa non ha riconosciuto queste apparizioni né si sa se mai lo farà, anche se i pellegrini continuano ad andarci a vedere il famoso pero fiorito miracolosamente e a bere l'acqua, anch'essa ritenuta miracolosa. Comunque, Anneliese non riuscì nemmeno a entrare nella cappella. Si bloccò, disse che sentiva il terreno bruciare. Al ritorno, sul pullman, gli altri pellegrini udirono una voce bassa e roca che proferiva maledizioni, mentre una puzza insopportabile costringeva ad aprire i finestrini.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>840</itunes:duration><itunes:keywords>emily,esorcismo,rose</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/307b77dcf22f4b2769df3be160a21829.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Lost City* (2005) - Che Guevara, il sanguinario "eroe" della sinistra</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-lost-city-2005-che-guevara-il-sanguinario-eroe-della-sinistra--37395772</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=277" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=277</a><br /><br />THE LOST CITY (2005)*<br />CHE GUEVARA, IL SANGUINARIO ''EROE'' DELLA SINISTRA<br />"Martire", "combattente", "poeta". Nel 50mo anniversario della morte di Che Guevara, ieri, se n'è sentite di tutte, in ogni servizio televisivo e giornalistico, sulle Tv nazionali. Al massimo si aggiunge "chiaroscuro" per definire il suo curriculum. Tutt'al più: "controverso", giusto per apparire imparziali. Ma Che Guevara, a mezzo secolo dalla sua uccisione, pare essere stato un misto fra Garibaldi (per chi ama il genere) e Madre Teresa («Credo in una sola Chiesa, che va da Che Guevara a Madre Teresa» cantava Jovanotti). Eppure del Che si sa tutto, ormai. I suoi crimini sono noti. La lista è lunga. Perché il mito continua?<br /><br />L'ODIO COME FATTORE DI LOTTA<br />La prima citazione che viene in mente di Che Guevara è tutt'altro che una frase da bigliettino nei cioccolatini. Esaltò l'odio, letteralmente, nella Conferenza Tricontinentale: «L'odio come fattore di lotta, l'odio intransigente verso il nemico, che spinge oltre i limiti naturali dell'essere umano e lo trasforma in una reale, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere». Non certo le stesse cose che diceva Madre Teresa. Il Che visse come un trauma il suo celeberrimo viaggio in motocicletta nell'America Latina. Vide la miseria e la malattia. Ma evidentemente non ne trasse alcun messaggio d'amore, bensì un odio apocalittico. Una voglia di distruzione del vecchio mondo e costruzione di un mondo e di un uomo nuovo che è testimoniata dalla sua posizione estrema nella crisi dei missili sovietici a Cuba, che nel 1962 portò il mondo sull'orlo del baratro della guerra nucleare. «Se i missili fossero rimasti - disse in seguito il Che - noi li avremmo utilizzati contro il cuore degli Stati Uniti, tra cui New York. Non dobbiamo mai stabilire una convivenza pacifica». Non temeva (anzi pareva auspicare) l'Olocausto nucleare: «Quello che affermiamo è che dobbiamo proseguire sulla via della liberazione, anche se questo costa milioni di vittime atomiche». Aveva idee chiare anche su come amministrare la giustizia: «Non abbiamo bisogno di una prova per l'esecuzione di un uomo. Abbiamo solo bisogno della prova che è necessario giustiziarlo». E come controllare il dissenso: «Dobbiamo eliminare tutti i giornali. Non siamo in grado di fare una rivoluzione con una stampa libera».<br /><br />SISTEMA DI GOVERNO STALINIANO<br />Dalle parole, durissime («ma senza perdere la tenerezza», come disse lui stesso e come amano ricordare i suoi estimatori), il Che passò subito ai fatti sin dal giorno in cui la rivoluzione di Castro trionfò a Cuba. Nel 1959, Guevara divenne procuratore. Nel carcere della Cabanha, sotto sua diretta responsabilità, si eseguivano fucilazioni tutti i giorni. In sei mesi vennero "liquidati" dalla sua Commissione per la Purificazione 180 prigionieri politici. Nel 1960 mette in piedi il primo gulag cubano nella penisola di Guanaha. Funzionava come i gulag dell'Unione Sovietica: lavori forzati, torture, esecuzioni sommarie, disumanizzazione dei prigionieri. Definito un «partigiano dell'autoritarismo fino al midollo» dal suo ex compagno di lotta Regis Debray, fu Guevara, ancor più di Castro, a importare a Cuba un sistema di governo e repressione puramente staliniano.<br />Probabilmente la sua fama fu dovuta unicamente alla scelta di esportare la rivoluzione all'estero, fra Africa e Sud America. Morì da combattente, catturato sul campo dalle forze anti-insurrezionali della Bolivia e giustiziato il 9 ottobre 1967. Il suo corpo, esposto al pubblico e fotografato, è spesso paragonato a una Deposizione atea. Il suo volto, nel ritratto più celebre del fotografo Alberto Korda, ha lo sguardo ispirato di un messia. Per il pubblico più colto, è proprio nel suo messianesimo marxista che risiede il suo fascino. Ma è un culto della morte, anche se ben mascherato da speranza. Il giornalista Dario Fertilio, nel suo Il Virus Totalitario, la descrive come una «filosofia della tabula rasa, al piacere di ripartire da zero cancellando il già tentato e realizzato, senza pietà per coloro che vengono scartati dal programma, trucioli del vecchio mondo destinati all'inceneritore della distruzione creatrice». E' il "paradiso" in terra sognato dai marxisti. Inevitabilmente ha garantito la nascita di inferni terrestri, ovunque sia stato sperimentato. Ma il Che è sopravvissuto alla disillusione perché non ha mai assistito al suo fallimento. Non invecchiò, non divenne un gerarca, non attraversò la fase di "burocratizzazione" della dittatura più longeva del mondo.<br />Per il pubblico meno colto, il volto del Che stampato su magliette e cover dei cellulari, spille e tatuaggi, è solo un logo del perfetto «giovane che vuol cambiare il mondo». Ed è la nemesi perfetta per un uomo che dedicò la vita (e la perse) nella lotta contro il capitalismo: diventare un diffuso brand di successo.<br />Stefano Magni<br />La nuova Bussola Quotidiana, 10 ottobre 2017<br /><br />IL VERO VOLTO DEL CHE<br />Che Guevara era crudele, fanatico, dogmatico, freddo, intollerante<br />Il mitico Che Guevara fu un ammiratore dello sterminatore Stalin, prima di divenire un seguace entusiasta del più grande massacratore di tutti i tempi, il dittatore cinese Mao Tse Tung. Il Che fu il primo filocomunista e il primo filosovietico, ben prima di Castro, tra i ribelli cubani, e riempì l'isola di manuali e di tecnici russi; fu l'uomo che durante la crisi dei missili di Cuba del 1962 sperò ardentemente che potesse scoppiare la guerra mondiale tra Usa e URSS, ritenendo che essa avrebbe sconfitto il nemico americano e portato automaticamente la pace e la giustizia sociale ai popoli.<br />Un uomo che ebbe due mogli e cinque figli, ma secondo la testimonianza di uno di questi, Camilo Guevara, non dedicò loro un solo attimo del suo tempo, intento com'era a cambiare il mondo con le armi. Che Guevara fu un feroce sanguinario. "Era disumano, un uomo senza sentimenti che in realtà voleva fare solo ciò che aveva occupato tutto il suo tempo: la guerra di guerriglia": così, dopo aver ricordato le fucilazioni indiscriminate ordinate dal Che a la Cabaña, Juanita Castro, la sorella di Fidel, che fu rivoluzionaria al suo fianco per alcuni anni (Juanita Castro, I miei fratelli Fidel e Raùl, Roma, 2010).<br />"La sua arroganza e il disprezzo verso gli altri, che considerava inferiori e trattava con i piedi - aggiungeva Carlos Franqui, che fu direttore di radio Rebelde e del quotidiano Revolucion, voci ufficiali della rivoluzione castrista -, erano proverbiali". E ancora: "Esiste il mito di Guevara, nonostante tutti i suoi insuccessi economici e politici, che contribuirono fortemente alla distruzione dell'economia e della società cubane" (Carlos Franqui, Cuba, la rivoluzione: mito o realtà, Milano, 2007).<br />Il Che era un uomo crudele, fanatico, un "dogmatico, freddo, intollerante che non ha nulla da spartire con la natura calorosa e aperta dei cubani", scriveva Regis Debray, un intellettuale francese marxista, che fu amico intimo di Castro e di Guevara, e che venne arrestato insieme a lui in Bolivia, prima di divenire consigliere del presidente socialista Mitterand (Révolution dans la révolution?, Paris, 1967 e Loués soient nos seigneurs, Paris, 1996).<br />Secondo Alvaro Vargas Llosa (figlio del celebre Mario, che fu sostenitore della rivoluzione cubana), il Che fu il responsabile di centinaia di esecuzioni nel carcere della Cabaña nelle prime settimane di potere; contribuì a consegnare la rivoluzione anti-Batista nelle mani del comunismo, allacciando le relazioni con il regime sovietico, e organizzò i primi campi di concentramento per i prigionieri politici, i credenti e gli "asociali" (tra cui gli omosessuali), creando nello stesso tempo un sistema economico autoritario che andò ben presto in bancarotta. (Il mito Che Guevara e il futuro della libertà, Torino 2007; Enrico Oliari, Pride, 9/2004).<br />Del resto è stato Guevara stesso a scrivere, in quello che è considerato il suo testamento: "Agirà il grande insegnamento dell'invincibilità della guerriglia... L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare le sue limitazioni naturali e lo converte in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così" (E. Che Guevara, Scritti, discorsi e diari di guerriglia (1959-1967), Torino, 1969). Così come era lui, capace di condannare a morte su due piedi avversari e talora persino compagni di lotta, e di dichiarare: "Prendete un fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di quindici anni". (Massimo Caprara, già segretario di Palmiro Togliatti, Il Timone, luglio-agosto 2002)".<br />Il già citato Antonio Moscato, suo grande estimatore, ricorda che il Che fu un devoto ammiratore di Stalin, poi di Mao, poi del comunismo ceco: "Guevara era stato il più entusiasta sostenitore della collaborazione con i paesi del socialismo reale... aveva manifestato la sua commozione per le accoglienze trionfali ricevute in URSS e in altri paesi socialisti..."; "Era stato il primo filocomunista nel '58, durante la guerra, e il primo filosovietico nel '59, '60, '61...".<br />Fu lui a inviare studenti, operai e tecnici cubani ad addestrarsi in diversi paesi socialisti, Urss, Cecoslovacchia e Germania comunista e ad invitare a Cuba tecnici sovietici, distruggendo l'economia cubana, nonostante promesse altisonanti.<br />Francesco Agnoli<br />Libertà e Persona, 9 ottobre 2017]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37395772</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 21:34:05 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37395772/che_guevara_il_sanguinario_eroe_della_sinistra.mp3" length="12478170" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=277&#13;
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THE LOST CITY (2005)*&#13;
CHE GUEVARA, IL SANGUINARIO ''EROE'' DELLA SINISTRA&#13;
"Martire", "combattente", "poeta". Nel 50mo anniversario della morte di Che Guevara, ieri, se n'è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=277" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=277</a><br /><br />THE LOST CITY (2005)*<br />CHE GUEVARA, IL SANGUINARIO ''EROE'' DELLA SINISTRA<br />"Martire", "combattente", "poeta". Nel 50mo anniversario della morte di Che Guevara, ieri, se n'è sentite di tutte, in ogni servizio televisivo e giornalistico, sulle Tv nazionali. Al massimo si aggiunge "chiaroscuro" per definire il suo curriculum. Tutt'al più: "controverso", giusto per apparire imparziali. Ma Che Guevara, a mezzo secolo dalla sua uccisione, pare essere stato un misto fra Garibaldi (per chi ama il genere) e Madre Teresa («Credo in una sola Chiesa, che va da Che Guevara a Madre Teresa» cantava Jovanotti). Eppure del Che si sa tutto, ormai. I suoi crimini sono noti. La lista è lunga. Perché il mito continua?<br /><br />L'ODIO COME FATTORE DI LOTTA<br />La prima citazione che viene in mente di Che Guevara è tutt'altro che una frase da bigliettino nei cioccolatini. Esaltò l'odio, letteralmente, nella Conferenza Tricontinentale: «L'odio come fattore di lotta, l'odio intransigente verso il nemico, che spinge oltre i limiti naturali dell'essere umano e lo trasforma in una reale, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere». Non certo le stesse cose che diceva Madre Teresa. Il Che visse come un trauma il suo celeberrimo viaggio in motocicletta nell'America Latina. Vide la miseria e la malattia. Ma evidentemente non ne trasse alcun messaggio d'amore, bensì un odio apocalittico. Una voglia di distruzione del vecchio mondo e costruzione di un mondo e di un uomo nuovo che è testimoniata dalla sua posizione estrema nella crisi dei missili sovietici a Cuba, che nel 1962 portò il mondo sull'orlo del baratro della guerra nucleare. «Se i missili fossero rimasti - disse in seguito il Che - noi li avremmo utilizzati contro il cuore degli Stati Uniti, tra cui New York. Non dobbiamo mai stabilire una convivenza pacifica». Non temeva (anzi pareva auspicare) l'Olocausto nucleare: «Quello che affermiamo è che dobbiamo proseguire sulla via della liberazione, anche se questo costa milioni di vittime atomiche». Aveva idee chiare anche su come amministrare la giustizia: «Non abbiamo bisogno di una prova per l'esecuzione di un uomo. Abbiamo solo bisogno della prova che è necessario giustiziarlo». E come controllare il dissenso: «Dobbiamo eliminare tutti i giornali. Non siamo in grado di fare una rivoluzione con una stampa libera».<br /><br />SISTEMA DI GOVERNO STALINIANO<br />Dalle parole, durissime («ma senza perdere la tenerezza», come disse lui stesso e come amano ricordare i suoi estimatori), il Che passò subito ai fatti sin dal giorno in cui la rivoluzione di Castro trionfò a Cuba. Nel 1959, Guevara divenne procuratore. Nel carcere della Cabanha, sotto sua diretta responsabilità, si eseguivano fucilazioni tutti i giorni. In sei mesi vennero "liquidati" dalla sua Commissione per la Purificazione 180 prigionieri politici. Nel 1960 mette in piedi il primo gulag cubano nella penisola di Guanaha. Funzionava come i gulag dell'Unione Sovietica: lavori forzati, torture, esecuzioni sommarie, disumanizzazione dei prigionieri. Definito un «partigiano dell'autoritarismo fino al midollo» dal suo ex compagno di lotta Regis Debray, fu Guevara, ancor più di Castro, a importare a Cuba un sistema di governo e repressione puramente staliniano.<br />Probabilmente la sua fama fu dovuta unicamente alla scelta di esportare la rivoluzione all'estero, fra Africa e Sud America. Morì da combattente, catturato sul campo dalle forze anti-insurrezionali della Bolivia e giustiziato il 9 ottobre 1967. Il suo corpo, esposto al pubblico e fotografato, è spesso paragonato a una Deposizione atea. Il suo volto, nel ritratto più celebre del fotografo Alberto Korda, ha lo sguardo ispirato di un messia. Per il pubblico più colto, è proprio nel suo messianesimo marxista che risiede il suo fascino. 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Eppure era cresciuto studiando presso istituti religiosi, a cui i suoi genitori lo avevano iscritto anche grazie al costo modesto e accessibile. Dichiarò lui stesso: "Questo era possibile perché i preti non erano stipendiati. Ricevevano soltanto il vitto e vivevano con grande austerità... Austeri, serissimi, pronti al sacrificio e lavoratori indefessi, i gesuiti prestavano servizio gratuitamente, e in questo modo tagliavano le spese". Ancora: "lo spirito di sacrificio e l'austerità dei gesuiti, la vita che conducevano, il loro lavoro e il loro impegno facevano sì che la scuola fosse accessibile a quel prezzo... Tutti quei gesuiti erano di destra. Alcuni di loro erano ovviamente persone di buon cuore che esprimevano la loro solidarietà verso altre persone; sotto certi aspetti erano irreprensibili". Inoltre "apprezzavano il carattere, la rettitudine, l'onestà, il coraggio e la capacità di sacrificio...".<br />"Ma io", aggiungeva Castro, "non ho mai avuto davvero una convinzione religiosa o una fede religiosa. A scuola nessuno mai è riuscito ad instillarmele..."; "ho invece", aggiungeva, "una fede politica che mi rende un "uomo pieno di fiducia e ottimismo".<br /><br />DISTRUGGERE LA FEDE CATTOLICA<br />Una volta al potere, Castro tenta di distruggere in tutti i modi la fede cattolica, flirtando con i teologi della liberazione, appoggiando la massoneria e il culto afro-americano della Santeria e creando una sorta di mitizzazione della propria figura e di quella del Che. Riguardo a quest'ultimo, infatti, la dura bellezza del suo volto, e la sua morte "eroica", con le armi in pugno, saranno utilizzati dal regime e dai comunisti di mezzo mondo, per creare una sorta di icona, un "Cristo laico", il Che appunto, presentato come un eroe giusto, buono e capace di morire per i suoi ideali. Qualcosa di ben diverso da quello che fu in realtà il Che: uno spietato, freddo, sanguinario comunista, disposto a distruggere tutto ciò che si opponesse ai suoi disegni e alla sua visione ideologica.<br /><br />SUCCESSO SOLO PARZIALE<br />Ma tutto ciò, senza l'esito sperato. Scrive infatti nel dicembre 2010 la blogger cubana Yoani Sanchez: "Nell'isola che un tempo proibì le pratiche religiose per decreto molti cubani hanno rinforzato la loro fede". Hanno dovuto nascondersi, sono stati esclusi dalla politica, hanno temuto di celebrare il Natale, sono stati educati all'ateismo scientifico, ma con successo solo parziale: "A scuola ci ripetevano che "la religione è l'oppio dei popoli", ma anche i discorsi politici avevano una liturgia, prevedevano una prova di fede e una dedizione disinteressata a un "messia" che pure lui portava la barba e che pretendeva da noi sacrificio e devozione totale".<br />Ancora: "Nessuno osa dire chi è responsabile di aver creato un soggetto (il cubano di oggi, ndr) indolente e senza personalità, senza vocazione e obiettivi, dissoluto e amorale, disinteressato al lavoro e senza alcuna aspirazione al benessere, irrispettoso delle leggi, privo di sogni e ideali. Questo tipo d'uomo è il prodotto del prolungato ateismo forzato... È un essere che non crede in niente, neppure in se stesso. Dalle sue ceneri risorge oggi la religione e persino noi che abbiamo perduto la fede lungo il cammino, vorremmo ritrovare la speranza per poter chiedere senza paura che durante questo Natale accada un miracolo".<br />Francesco Agnoli<br />Libertà e Persona, 26/11/2016<br /><br />SFATIAMO I MITI E I LUOGHI COMUNI DELLA CUBA DI CASTRO<br />Fidel Castro è morto e invece che descrivere la carriera di un dittatore, responsabile dell'uccisione di almeno 15mila oppositori a Cuba, i maggiori quotidiani italiani paiono ritrarre la figura di un grande statista del Novecento, enfatizzandone i pregi, nascondendone i crimini. Un tema ricorrente: a Cuba si viveva peggio sotto Fulgencio Batista e la rivoluzione di Castro servì a migliorare le condizioni dei cubani. I maggiori vanti del sessantennio comunista? La sanità e l'istruzione. E una certa soddisfazione per aver tenuto testa a decenni di embargo americano, fino al disgelo avvenuto con il presidente (ora uscente) Barack Obama. La Nuova Bussola Quotidiana è tornata a sentire un testimone diretto del regime cubano, lo scrittore in esilio Carlos Carralero che già aveva smentito, nel suo libro Fidel Castro, l'abbraccio letale, una serie di miti sul castrismo. "Noi esuli ricordiamo un'altra Cuba", ci dice Carlos Carralero, "rispetto a quella che viene dipinta da media e agenzie turistiche".<br />Dottor Carralero, si stava peggio sotto Batista e Castro ha almeno migliorato le condizioni di vita dei cubani?<br />E' diffusa un'idea stereotipata sulla Cuba pre-castrista, una grande menzogna. Sotto la dittatura di Fulgencio Batista, da un punto di vista economico, Cuba era già uscita dal sottosviluppo. Con la dittatura di Fidel Castro, il paese è arretrato. Non lo si può neppure definire come "terzo mondo", è proprio un mondo a parte, isolato. Batista fu il classico dittatore dell'America Latina, non fu a capo di un regime totalitario come il Lìder Maximo, non è nemmeno paragonabile. Gli anni parlano da soli: 7 anni di regime di Batista seguiti da quasi 60 di dura dittatura di Fidel Castro. Era un regime autoritario, molto meno invasivo nella vita dei cittadini. Quando lasciò il potere, nel 1959, Cuba aveva una stampa relativamente libera: lo sviluppo dei mezzi di comunicazione fu usato dallo stesso Castro per promuovere la sua causa rivoluzionaria, in patria e all'estero. L'istruzione pubblica funzionava: Cuba era il quinto paese in America Latina per tasso di alfabetizzazione. Il peso cubano era una valuta forte, la terza più forte del mondo, dopo il dollaro americano e il franco svizzero. La produzione agricola soddisfaceva le esigenze della popolazione. Quanto alla sanità pubblica: la mortalità infantile, che è uno degli indicatori più citati dai castristi, era una delle più basse del sub-continente, al pari dell'Argentina che allora era in testa alle graduatorie dell'America meridionale. Insomma, non è vero che Castro prese in mano un paese primitivo e lo rese moderno. Quando arrivò al potere, Cuba era già un paese moderno.<br />Sulla sanità ha smontato il mito nel suo libro, ma l'istruzione pubblica è vantata come uno dei fiori all'occhiello del castrismo...<br />Ribadisco, prima di tutto, che la condizione negli ospedali cubani è deprimente, almeno finché io ho vissuto a Cuba negli anni 90. Chi entra con un ictus in una struttura sanitaria, mediamente, non riesce a salvarsi. I cubani devono affrontare lunghe code prima di sottoporsi a diversi tipi di interventi e trattamenti. Negli ospedali, talvolta, manca il filo di sutura, devi portarti da mangiare e spesso anche l'illuminazione da casa. I migliori medici sono stati mandati in Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, anche in Brasile. E molti scappano. Quanto all'istruzione, è un altro mito. Ma si tratta anche di scegliere: io avrei preferito essere un umile contadino analfabeta, piuttosto che essere indottrinato dal regime. Sia nelle scuole superiori che all'università non sei libero, non puoi approfondire quello che vuoi, sei costantemente monitorato e giudicato. In filosofia e lettere non puoi neppure leggere tutta una serie di libri che sono censurati. Mio fratello, a Cuba, non può leggere i miei libri. Io non posso scrivere liberamente una lettera indirizzata ai miei parenti a Cuba, devo meditare su ogni singola frase. Quando ho iniziato a scrivere poesie, dovevo essere più ermetico di Ungaretti. Ho sempre avuto il terrore che scoprissero i miei doppi sensi e le mie metafore. Finché vivevo là, per fare un altro esempio, non ho mai potuto leggere Guillermo Cabrera Infante (scrittore cubano, morto esule nel 2005, ndr), l'ho potuto scoprire solo qui in Italia. A cosa serve un'istruzione umanistica in cui non si può leggere né scrivere liberamente? Dà dignità alla persona?<br />Una volta completato il corso di studi a Cuba, puoi scegliere liberamente il tuo lavoro?<br />Devi obbedire e basta. Chi finisce l'università, viene indirizzato al lavoro che serve allo Stato. Non puoi scegliere. Il tuo successo a scuola e all'università dipende già dal tuo livello di integrazione nel Partito unico. Ma anche se sei un comunista convinto e ben inserito nel Partito, anche se hai alle spalle una famiglia insospettabile, non puoi comunque scegliere il tuo lavoro. La meritocrazia, nel mondo del lavoro, non esiste: si va avanti solo per meriti politici e per raccomandazioni. Cambiare lavoro, o semplicemente cambiare sede pur mantenendo lo stesso lavoro, è un problema ancora peggiore. Devi sottoporre la domanda di trasferimento al Comitato della Rivoluzione e sei nelle sue mani. Basta un'invidia personale all'interno del CdR per bloccarti o per rovinarti la carriera. Anche i migliori professionisti hanno l'obbligo del servizio sociale, ti possono mandare nei luoghi peggiori dell'isola se non hai la raccomandazione giusta.<br />Come funzionano i CdR e quale è il loro ruolo nella società?<br />Furono introdotti nel 1962, come organizzazione di auto-controllo e auto-difesa dei quartieri. Divenne ben presto uno strumento di spionaggio reciproco, di delazione e di sorveglianza. Ci sono molti casi di famiglie in cui il padre diventava membro del CdR e in casa non ci si parlava più per paura della delazione. O, viceversa, molti padri sono stati denunciati dai figli. Il regime ha sempre incoraggiato questi comportamenti. Questo sistema ha creato, nei decenni, una società malata. Io che l'ho vissuto lo posso dire con certezza: non c'è mai stata dottrina più malata di quella comunista. E' un terribile incubo.<br />E quali sono i sintomi di questa malattia sociale?<br />La doppia morale]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/37391422</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2020 21:28:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/37391422/film_garantiti_the_lost_city_fidel_castro_il_feroce_dittatore_comunista.mp3" length="15036916" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=276&#13;
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THE LOST CITY (2005) *&#13;
FIDEL CASTRO, IL FEROCE DITTATORE COMUNISTA&#13;
Castro una volta al potere, nel 1959, ha cercato in ogni modo di sradicare il cristianesimo dal suo popolo....</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=276" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=276</a><br /><br />THE LOST CITY (2005) *<br />FIDEL CASTRO, IL FEROCE DITTATORE COMUNISTA<br />Castro una volta al potere, nel 1959, ha cercato in ogni modo di sradicare il cristianesimo dal suo popolo. Eppure era cresciuto studiando presso istituti religiosi, a cui i suoi genitori lo avevano iscritto anche grazie al costo modesto e accessibile. Dichiarò lui stesso: "Questo era possibile perché i preti non erano stipendiati. Ricevevano soltanto il vitto e vivevano con grande austerità... Austeri, serissimi, pronti al sacrificio e lavoratori indefessi, i gesuiti prestavano servizio gratuitamente, e in questo modo tagliavano le spese". Ancora: "lo spirito di sacrificio e l'austerità dei gesuiti, la vita che conducevano, il loro lavoro e il loro impegno facevano sì che la scuola fosse accessibile a quel prezzo... Tutti quei gesuiti erano di destra. Alcuni di loro erano ovviamente persone di buon cuore che esprimevano la loro solidarietà verso altre persone; sotto certi aspetti erano irreprensibili". Inoltre "apprezzavano il carattere, la rettitudine, l'onestà, il coraggio e la capacità di sacrificio...".<br />"Ma io", aggiungeva Castro, "non ho mai avuto davvero una convinzione religiosa o una fede religiosa. A scuola nessuno mai è riuscito ad instillarmele..."; "ho invece", aggiungeva, "una fede politica che mi rende un "uomo pieno di fiducia e ottimismo".<br /><br />DISTRUGGERE LA FEDE CATTOLICA<br />Una volta al potere, Castro tenta di distruggere in tutti i modi la fede cattolica, flirtando con i teologi della liberazione, appoggiando la massoneria e il culto afro-americano della Santeria e creando una sorta di mitizzazione della propria figura e di quella del Che. Riguardo a quest'ultimo, infatti, la dura bellezza del suo volto, e la sua morte "eroica", con le armi in pugno, saranno utilizzati dal regime e dai comunisti di mezzo mondo, per creare una sorta di icona, un "Cristo laico", il Che appunto, presentato come un eroe giusto, buono e capace di morire per i suoi ideali. Qualcosa di ben diverso da quello che fu in realtà il Che: uno spietato, freddo, sanguinario comunista, disposto a distruggere tutto ciò che si opponesse ai suoi disegni e alla sua visione ideologica.<br /><br />SUCCESSO SOLO PARZIALE<br />Ma tutto ciò, senza l'esito sperato. Scrive infatti nel dicembre 2010 la blogger cubana Yoani Sanchez: "Nell'isola che un tempo proibì le pratiche religiose per decreto molti cubani hanno rinforzato la loro fede". Hanno dovuto nascondersi, sono stati esclusi dalla politica, hanno temuto di celebrare il Natale, sono stati educati all'ateismo scientifico, ma con successo solo parziale: "A scuola ci ripetevano che "la religione è l'oppio dei popoli", ma anche i discorsi politici avevano una liturgia, prevedevano una prova di fede e una dedizione disinteressata a un "messia" che pure lui portava la barba e che pretendeva da noi sacrificio e devozione totale".<br />Ancora: "Nessuno osa dire chi è responsabile di aver creato un soggetto (il cubano di oggi, ndr) indolente e senza personalità, senza vocazione e obiettivi, dissoluto e amorale, disinteressato al lavoro e senza alcuna aspirazione al benessere, irrispettoso delle leggi, privo di sogni e ideali. Questo tipo d'uomo è il prodotto del prolungato ateismo forzato... È un essere che non crede in niente, neppure in se stesso. Dalle sue ceneri risorge oggi la religione e persino noi che abbiamo perduto la fede lungo il cammino, vorremmo ritrovare la speranza per poter chiedere senza paura che durante questo Natale accada un miracolo".<br />Francesco Agnoli<br />Libertà e Persona, 26/11/2016<br /><br />SFATIAMO I MITI E I LUOGHI COMUNI DELLA CUBA DI CASTRO<br />Fidel Castro è morto e invece che descrivere la carriera di un dittatore, responsabile dell'uccisione di almeno 15mila oppositori a Cuba, i maggiori quotidiani italiani...]]></itunes:summary><itunes:duration>940</itunes:duration><itunes:keywords>castro,city,comunista,fidel,lost</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a8a92c9529f5b2235dc6a223f488a3a4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The Lost City* (2005) - Il film di Andy Garcia che svela il vero volto della rivoluzione cubana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-lost-city-2005-il-film-di-andy-garcia-che-svela-il-vero-volto-della-rivoluzione-cubana--36135620</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=275" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=275</a><br /><br />THE LOST CITY (2005) *<br />IL FILM DI ANDY GARCIA CHE SVELA IL VERO VOLTO DELLA RIVOLUZIONE CUBANA di Francesco Agnoli<br /><br />The Lost City è un film di Andy García del 2005, ambientato alla fine degli anni cinquanta a Cuba, durante la rivoluzione. <br />Il film è stato girato a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.<br />Fico Fellove è il proprietario di El Tropico, un nightclub de L'Avana. Al potere c'è il dittatore Fulgencio Batista e i fratelli minori di Fico, Ricardo e Luis, si uniscono rispettivamente all'opposizione extraparlamentare comunista (il Movimento del 26 luglio fondato da Fidel Castro) e a quella democratica. Il padre, Federico, è invece un importante docente universitario e sostiene l'opposizione parlamentare.<br />Con lo scoppio della rivoluzione cubana, che porta alla deposizione di Batista ad opera dei castristi, Fico si vede limitare sempre più la sua attività di gestore del locale, in quanto gli vietano di usare il sassofono e lo obbligano a suonare solo determinate melodie e canzoni. Ciò provoca in lui una sorta di rancore verso il movimento comunista cubano, al contrario della vedova del fratello Luis, Aurora, la quale invece sembra essere favorevole. Fico sarà poi costretto a chiudere il locale, a causa delle statalizzazione messa in atto dal regime comunista, e prenderà in seguito la decisione di lasciare definitivamente L'Avana, in quanto la considera una "Città Perduta" e illiberale.<br />Andy Garcia, regista, attore protagonista, produttore esecutivo e autore delle musiche, è nato a Cuba e, in seguito, ha vissuto negli U.S.A. come, alla fine del film, il personaggio che interpreta. Anche l'attore Tomas Milian è nato a Cuba.<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />COMMENTO DI FILM GARANTITI<br />Il film è lento e non ha dialoghi brillanti, ma va visto in quanto svela la vera natura di ogni rivoluzione<br /><br />Il film ha il pregio di narrare correttamente gli eventi catastrofici della rivoluzione di Fidel Castro che ha tolto ogni residua libertà ai cubani peggiorando ulteriormente la situazione precedente che pure era una dittatura. Anche la figura del rivoluzionario Che Guevara viene resa realisticamente come quella di un giovane presuntuoso e strafottente che con la violenza si impone sugli altri.<br />Andy Garcia (comandante dei cristeros nel kolossal Cristiada) ha realizzato un film credibile in quanto narra le vicende del Paese nel quale è nato, ma nel quale non ha potuto vivere in pace e libertà, dovendo fuggire in quella America tanto odiata dai rivoluzionari cubani.<br />Purtroppo il film è eccessivamente lungo (oltre due ore), lento nella trama e non ha dialoghi particolarmente brillanti. Ciononostante è da consigliarne la visione in quanto svela la vera natura di ogni rivoluzione: rovesciamento dell'ordine precedente in nome di una presunta libertà che in realtà il nuovo ordine non è mai in grado di dare.<br /><br />FRASI INTERESSANTI IN "THE LOST CITY"<br />- "Nel giubilo siamo tutti uguali, solo il dolore rende diversi"<br />- "Elezioni? Per cosa? Il popolo ha già scelto" Fidel Castro<br />- "Prima dobbiamo fare le riforme, la democrazia verrà dopo"<br /><br />L'AUTOBIOGRAFIA DELLA SORELLA DI FIDEL CASTRO RIVELA LA FEROCE DITTATURA DI CUBA<br />Che Guevara fanatico, volgare e sanguinario, che trasudava ateismo da tutti i pori, spinse alle fucilazioni indiscriminate di massa<br /><br />Cuba è uno dei tanti miti atei del ventesimo secolo, che sopravvive nel ventunesimo, senza più essere un mito, nell'oblio. Per tanti anni a sinistra si è voluto fare di quell'isola il mondo felice, utopico, realizzato dall'uomo: l'isola incantata che, seppure lontana, però c'è. Ci hanno creduto in tanti, a partire da intellettuali come J. Paul Sartre e Simone de Beauvoir, che mentre buttavano a mare con odio due millenni di cristianità, si godevano bagni di folla cubani organizzati dal regime, e ricambiavano con tanto rumoroso affetto.<br />Ci ha creduto il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, divenuto un narratore alla corte di Castro, di cui Carlos Franqui, celebre rivoluzionario castrista poi pentito, ebbe a scrivere: "La patente di sinistra consente a Garcia Marquez di possedere una villa, milioni e ricchezze in Colombia, in Messico e a Cuba, conti bancari... ma lui non condanna il narcotraffico che distrugge il suo paese, non denuncia i crimini della guerriglia colombiana e tace su delitti atroci come quello di padre Camilo Torres. Sceglie la zuppa comunista per interesse...".<br />Alla rivoluzione cubana credettero anche molti cattolici di sinistra, che nel post Concilio, approfittando della mancata scomunica al comunismo e dell'iniqua ostpolitik vaticana, approfittarono per mescolare il verbo di Marx con quello di Cristo: mons. Ernesto Balducci, in Italia, e i teologi della liberazione, in America Latina.<br />Tra questi quell'Ernesto Cardenal che in suo reportage da Cuba, undici anni dopo la Rivoluzione, pur ammettendo l'esistenza dei campi di concentramento e la persecuzione, tra gli altri, dei cattolici, proclamava Cuba capitale dell'umanità e del benessere, anche materiale, e concludeva entusiasta: "A Cuba avevo visto che il socialismo fa sì che sia possibile vivere l'Evangelo nella società".<br />Ecco, oggi si sa bene cosa succeda a Cuba: miseria, mancanza di libertà e oppositori coraggiosi, per lo più cattolici e neri, che continuano a lottare, costituendo la testimonianza più evidente del fallimento di una dittatura familiare, che dura da ormai cinquant'anni, immobile e feroce.<br />Scriveva alcuni mesi orsono Lucio Caracciolo, su Limes: "Sotto il velo di una propaganda in cui nessuno crede più, la vita quotidiana di Cuba è quella di un paese che non produce quasi nulla. E quindi deve importare il necessario, compresa la frutta tropicale surgelata servita nei paladares (ristorantini privati ad uso dei turisti e altri privilegiati) che viene dritta dalle serre canadesi. Le tessere alimentari offrono sempre meno".<br />E concludeva: "Sullo sfondo dell'eroica rivoluzione contro Batista e delle grandiose ambizioni geopolitiche del carismatico Fidel, questa Cuba immiserita e sopravvivente, cucita su misura di turista (sessuale, non più ideologico), sembra rassegnata a recitar se stessa".<br />Eppure, di questo fallimento, così eclatante, si parla poco, almeno in confronto alla esaltazione che se ne fece, per tanti anni, a sinistra. E rimangono quasi introvabili le denunce fatte spesso da cubani cattolici come Armando Valladares, o anche da comunisti un tempo entusiasti come il fotografo d'arte parigino Pierre Golendorf, autori il primo di "Contro ogni speranza. 22 anni nel gulag delle Americhe dal fondo delle carceri di Fidel Castro", il secondo de "Un comunista nelle prigioni di Fidel Castro".<br />Tanto clamore, dunque, in passato, tanto silenzio oggi. E' difficile ammettere, anche stavolta, che ci si era sbagliati.<br />Per questo la recente autobiografia di Juanita Castro, "I miei fratelli Fidel e Raùl" (Fazi), ha ricevuto molta meno attenzione di quella che meritava. Poche recensioni e le stroncature di qualche nostalgico incanaglito, come Maria R. Calderoni, sul quotidiano comunista Liberazione, che indignata per le parole di Juanita, concludeva così la sue considerazioni: "Libro chiuso. A lettura finita ci viene in mente, chissà perché, quella frase di Sartre: «L'anticomunista è un cane»".<br />Eppure il libro di Juanita è molto interessante, perché scritto dalla sorella del dittatore cubano, che per anni aveva lavorato attivamente per la vittoria della Rivoluzione. Juanita - che ha pagato la sua rettitudine: costretta a scappare da Cuba perché avversa ai fratelli, e spesso insultata, negli Usa, dagli esuli cubani, perché pur sempre sorella del dittatore- ci descrive quello che ha vissuto, e che coincide con quanto raccontano tanti altri testimoni.<br />La Rivoluzione contro Batista, testimonia, non era in origine di matrice comunista: vi erano ad appoggiarla, in diverso modo, operai, borghesi, ecclesiastici come il vescovo Enrique Pèrez Serante, cui Castro dovette la sua salvezza dopo una missione fallita. Si volevano la libertà, l'equità sociale, la fine della dittatura, e la gran parte dei protagonisti non voleva saperne né del comunismo né dell' Unione Sovietica. Furono Fidel, per motivi di potere e null'altro, Raul, per convinzioni più ideologiche, e soprattutto il Che, descritto come un personaggio fanatico, volgare e sanguinario, a impadronirsi della rivoluzione, eliminando tutti i loro stessi compagni di lotta che non vedevano di buon occhio il comunismo e la dittatura.<br />Fu il Che, "che trasudava ateismo da tutti i pori", a spingere sulla iniqua e crudele "persecuzione religiosa" e sulle fucilazioni indiscriminate di massa. Di fronte a tanta iniquità, ricorda Juanita, mi schierai con quelli che mio fratello Fidel chiamava "vermi" e cercai di salvarne il più possibile, finché non fui costretta, anch'io come ad altri due milioni di cubani, ad emigrare.<br />Francesco Agnoli<br />Il Foglio, 25 agosto 2010]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/36135620</guid><pubDate>Sun, 05 Jul 2020 14:31:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/36135620/film_garantiti_the_lost_city_il_film_di_andy_garcia_che_svela_il_vero_volto_della_rivoluzione_cubana.mp3" length="11937749" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=275&#13;
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IL FILM DI ANDY GARCIA CHE SVELA IL VERO VOLTO DELLA RIVOLUZIONE CUBANA di Francesco Agnoli&#13;
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The Lost City è un film di Andy García del 2005,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=275" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=275</a><br /><br />THE LOST CITY (2005) *<br />IL FILM DI ANDY GARCIA CHE SVELA IL VERO VOLTO DELLA RIVOLUZIONE CUBANA di Francesco Agnoli<br /><br />The Lost City è un film di Andy García del 2005, ambientato alla fine degli anni cinquanta a Cuba, durante la rivoluzione. <br />Il film è stato girato a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.<br />Fico Fellove è il proprietario di El Tropico, un nightclub de L'Avana. Al potere c'è il dittatore Fulgencio Batista e i fratelli minori di Fico, Ricardo e Luis, si uniscono rispettivamente all'opposizione extraparlamentare comunista (il Movimento del 26 luglio fondato da Fidel Castro) e a quella democratica. Il padre, Federico, è invece un importante docente universitario e sostiene l'opposizione parlamentare.<br />Con lo scoppio della rivoluzione cubana, che porta alla deposizione di Batista ad opera dei castristi, Fico si vede limitare sempre più la sua attività di gestore del locale, in quanto gli vietano di usare il sassofono e lo obbligano a suonare solo determinate melodie e canzoni. Ciò provoca in lui una sorta di rancore verso il movimento comunista cubano, al contrario della vedova del fratello Luis, Aurora, la quale invece sembra essere favorevole. Fico sarà poi costretto a chiudere il locale, a causa delle statalizzazione messa in atto dal regime comunista, e prenderà in seguito la decisione di lasciare definitivamente L'Avana, in quanto la considera una "Città Perduta" e illiberale.<br />Andy Garcia, regista, attore protagonista, produttore esecutivo e autore delle musiche, è nato a Cuba e, in seguito, ha vissuto negli U.S.A. come, alla fine del film, il personaggio che interpreta. Anche l'attore Tomas Milian è nato a Cuba.<br />Fonte: Wikipedia<br /><br />COMMENTO DI FILM GARANTITI<br />Il film è lento e non ha dialoghi brillanti, ma va visto in quanto svela la vera natura di ogni rivoluzione<br /><br />Il film ha il pregio di narrare correttamente gli eventi catastrofici della rivoluzione di Fidel Castro che ha tolto ogni residua libertà ai cubani peggiorando ulteriormente la situazione precedente che pure era una dittatura. Anche la figura del rivoluzionario Che Guevara viene resa realisticamente come quella di un giovane presuntuoso e strafottente che con la violenza si impone sugli altri.<br />Andy Garcia (comandante dei cristeros nel kolossal Cristiada) ha realizzato un film credibile in quanto narra le vicende del Paese nel quale è nato, ma nel quale non ha potuto vivere in pace e libertà, dovendo fuggire in quella America tanto odiata dai rivoluzionari cubani.<br />Purtroppo il film è eccessivamente lungo (oltre due ore), lento nella trama e non ha dialoghi particolarmente brillanti. Ciononostante è da consigliarne la visione in quanto svela la vera natura di ogni rivoluzione: rovesciamento dell'ordine precedente in nome di una presunta libertà che in realtà il nuovo ordine non è mai in grado di dare.<br /><br />FRASI INTERESSANTI IN "THE LOST CITY"<br />- "Nel giubilo siamo tutti uguali, solo il dolore rende diversi"<br />- "Elezioni? Per cosa? Il popolo ha già scelto" Fidel Castro<br />- "Prima dobbiamo fare le riforme, la democrazia verrà dopo"<br /><br />L'AUTOBIOGRAFIA DELLA SORELLA DI FIDEL CASTRO RIVELA LA FEROCE DITTATURA DI CUBA<br />Che Guevara fanatico, volgare e sanguinario, che trasudava ateismo da tutti i pori, spinse alle fucilazioni indiscriminate di massa<br /><br />Cuba è uno dei tanti miti atei del ventesimo secolo, che sopravvive nel ventunesimo, senza più essere un mito, nell'oblio. Per tanti anni a sinistra si è voluto fare di quell'isola il mondo felice, utopico, realizzato dall'uomo: l'isola incantata che, seppure lontana, però c'è. Ci hanno creduto in tanti, a partire da intellettuali come J. 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Era stata sotterrata ancora viva a testa in giù ai piedi dell'altare sacrificale di uno degli innumerevoli e sanguinari dèi degli Incas. Non è altro che uno dei tantissimi ritrovamenti con cui gli archeologi via via confermano quel che i conquistadores spagnoli scrissero nei loro rapporti alla Corte iberica.<br />Il recente film di Mel Gibson, Apocalypto, non fa che narrare quel che nessuno ha mai descritto finora al cinema: le civiltà precolombiane si basavano sui sacrifici umani praticati in scala industriale. Basti pensare che, solo per consacrare il tempio dedicato al dio Huitzilopochtli, nel 1486, gli Aztechi nella loro capitale, Tenochtitlán, squartarono ben settantamila vittime in una cerimonia che durò giorni e giorni. Possiamo solo immaginare l'orrore e il raccapriccio provati dagli spagnoli quando si ritrovarono a camminare su un tappeto di decine di migliaia di teschi umani (non è un'esagerazione: ai piedi del tempio di cui abbiamo detto ne contarono esattamente centotrentaseimila; il film, accusato di eccessiva violenza, tiene, al contrario, la mano leggera rispetto alla storia).<br />Ciò spiega come potè un pugno di avventurieri (letterale: Cortés aveva con sé solo una settantina di cavalieri) aver ragione di imperi colossali e perfettamente organizzati che disponevano di milioni di guerrieri. Infatti, con i conquistadores si allearono immediatamente tutte quelle tribù il cui unico scopo, secondo i dominanti Maya, Incas e Aztechi, era quello di fornire carne fresca per gli interminabili sacrifici in cima alle piramidi a gradoni.<br />Gli Aztechi, per esempio, chiamavano xochi-yayotl, «guerre fiorite» quelle che scatenavano ogni primavera al solo scopo di procurare prigionieri da sacrificare. Tanto per far capire la situazione locale nell'America precolombiana, si ponga mente al fatto che lo stesso Cristoforo Colombo fu accolto con giubilo dagli arawak, eterne vittime dei cannibali caribi. Hernán Cortés, appena sbarcato a Vera Cruz, si vide subito offrire alleanza dai cempoaltechi, dai totonachi, dai tlazcaltechi, dai texcucani, dagli zapotechi e dai taraschi. Tutti popoli stufi di fare da carne da macello agli Aztechi.<br />Lo stesso accadde a Francisco Pizarro: contro gli Incas ebbe compagni i cañari, i chachapuya, gli huanca e soprattutto gli yana, che oltre a servire da vittime sacrificali erano pure schiavi della «razza superiore» inca. Più gli archeologi procedono con gli scavi e più si apprende sui sacrifici umani, i cui modi erano i più vari. Di solito, il sacerdote apriva il petto alla vittima e le estraeva il cuore ancora palpitante, di cui mangiava una parte. Il cadavere veniva subito scuoiato e il sacerdote ne indossava la pelle. Indi, il corpo veniva fatto rotolare giù dalle scale, in fondo alle quali si scatenava una festosa gazzarra per appropriarsene. Il «fortunato» possessore poteva mangiarselo ritualmente con gli amici. Il rifornimento di vittime era assicurato, come si è detto, dalle guerre all'uopo scatenate e dalle razzie periodiche (come si vede in Apocalypto).<br />Ma erano particolarmente apprezzati anche i bambini, la cui purezza e innocenza erano vieppiù gradite alla divinità. I modi di uccisione, come abbiamo detto, variavano: sono stati trovati resti di vittime arse vive, altre amputate fino alla morte, altre ancora stritolate sotto pesanti lastroni. Le analisi chimiche sugli stucchi dei templi aztechi hanno scoperto che nella composizione entravano ferro e albume impastati con sangue umano. Quest'ultimo, insieme alla carne, era anche parte di un intingolo molto apprezzato a base di mais, il tlacatlaolli.<br />Ma non si pensi che l'efferata barbarie di Maya, Incas e Aztechi riguardasse solo le suggestive cerimonie religiose, perché anche la vita quotidiana sotto di loro era un vero e proprio incubo totalitario (è antipatico citarsi, ma è lo scarso spazio a costringerci a rimandare i lettori agli appositi e corposi capitoli del nostro libro I mostri della Ragione-Ares). Di solito, gli intellettuali relativisti glissano sulla realtà dei sacrifici umani e rimangono estasiati davanti alle opere ciclopiche e ai perfetti calendari solari delle civiltà precolombiane.<br />Anche la loro arte li manda in visibilio. Si potrebbe osservare che pure i nazisti facevano opere ciclopiche, erano perfettamente organizzati e praticavano il genocidio sistematico ma nessuno si sognerebbe di lodarli. Per quanto riguarda l'arte, fu un calibro come Arnold Toynbee a notare che il tema preferito dagli artisti maya, incas e aztechi erano, ossessivamente, gli scuoiamenti, gli squartamenti, le teste mozzate.<br />Così scriveva Franco Cardini proprio su queste pagine nel 1987: «Spiace davvero di non poter mettere certi studiosi alla prova». E proseguiva dicendo sostanzialmente che, ci fossero stati «certi studiosi»" al posto delle vittime dei Maya, degli Incas e degli Aztechi, forse il loro giudizio sarebbe alquanto diverso. Ebbene, un sano esercizio per cercare di comprendere tutta questa storia è provare a mettersi nei panni degli spagnoli cinquecenteschi quando si trovarono di fronte agli spettacoli che abbiamo succintamente descritto.<br />È quel che ha fatto Mel Gibson con un film che, la si pensi come si vuole, è davvero grande cinema. Gibson, infatti, non è un «idiota» ma un cattolico professo, uno dei pochissimi del suo ambiente. Come il protagonista del suo The Passion, Jim Caviezel, il quale in un'intervista lamentò che essere cattolici nel giro hollywoodiano è come «andare in giro con un bersaglio sulla schiena con su scritto "sparatemi"». Questo è il vero motivo, temiamo, per cui Gibson si tira addosso, ogni volta, critiche e insulti (ma il botteghino è galantuomo). Noi italiani, invece, per «grande cinema» intendiamo i cosiddetti «film di Natale» o quelli di Nanni Moretti. Contenti noi...<br /><br />LA MADONNA DI GUADALUPE di Andrea Galli<br />E' una delle scene del film di Mel Gibson con cui inizia il lungo, agghiacciante cammino verso la piramide del sacrificio. Quando gli indigeni catturati dagli emissari della capitale, legati come bestiame da portare al macello, devono guadare un fiume. E una madre, trascinata via con le altre prede, si gira per l'ultima volta verso i sopravvissuti alla razzia, i bambini che si affacciano dall'orlo della foresta, implorando la dea Ixchel di proteggerli e di vegliare su di loro.<br />Altra scena. La moglie di "Zampa di Giaguaro", il protagonista, incinta e nascosta in fondo a un pozzo da cui non può più risalire da sola, getta uno sguardo che sa di implorazione a una luna piena. Luna che nella mitologia maya era associata ad Ixchel, la Madre numinosa, dea dell'amore e della fertilità, dea della conoscenza intuitiva e dell'arte della guarigione, protettrice degli abitanti del mondo di quaggiù.<br />Sguardi, implorazioni di soccorso - già rivolti ad un cielo muto da generazioni e generazioni di maya nel passato - che avrebbero trovato una risposta nel 1531. Quando una donna misteriosa apparve sul colle Tepeyac, nei pressi della futura Città del Messico, nel luogo in cui sorgeva un antico tempio dedicato alla dea Tonantzin, "sorella" settentrionale della Ixchel dei maya. Una donna che parlò in lingua nahuatl ad un campesino indio, battezzato col nome di Juan Diego: "Io sono la perfetta sempre Vergine Santa Maria, madre del verissimo Dio, colui per il quale si vive, colui che sta dando l'essere alle persone, il Signore che sta vicino a tutto e nel quale tutto è ricapitolato, il padrone del cielo e della terra... io ho l'onore di essere la vostra Madre compassionevole, tua e di tutte le genti che in questa terra siete una cosa sola... Perché sarò sempre disposta ad ascoltare il loro pianto, la loro tristezza, per curare tutte le loro diverse miserie, le loro pene, i loro dolori".<br />Il finale di quella apparizione, com'è noto, fu l'immagine che apparve sulla tilma, il saio di Juan Diego, quando costui riuscì a farsi ricevere dal vescovo per portargli una prova dell'apparizione di Maria: l'immagine di una donna dai tratti meticci, profezia della piena fusione di due popoli non più nemici.<br />Una donna cinta da un nastro nero, il segno portato dalle indigene gravide, con un "quincunce", il fiore a quattro petali simbolo di Quetzalcoatl, il dio atteso, disegnato all'altezza del ventre. Una donna con un manto azzurro e verde, colori divini per gli aztechi. Una donna rivestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi: come quella dell'Apocalisse.<br />Quell'immagine acheropita, cioè non dipinta da mani umane, il popolo indigeno la riconobbe subito: l'aveva pre-vista da secoli. Capì subito anche il messaggio di quella che sarebbe stata chiamata la Vergine di Guadalupe: un'autentica "teologia della liberazione".<br />Fu quell'apparizione che diede il vero via all'evangelizzazione dell'America Latina, fino ad allora piuttosto incerta. E trasformò lo sforzo di francescani e domenicani in un caso di inculturazione miracolosa (il "nuovo inizio" di cui parla Zampa di Giaguaro alla fine del film). Raccontano gli stessi missionari che i canti indios ad Ixchen e a Tonantzin, vietati dagli spagnoli, ripresero dopo il 1531 rivolti alla Vergine Maria. Gibson tutto questo non l'ha detto esplicitamente. Ma l'ha lasciato intendere. Anche fissando l'uscita del film nelle sale americane l'8 dicembre, festa dell'Immacolata.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31878416</guid><pubDate>Fri, 19 Jun 2020 13:53:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31878416/apocalipto.mp3" length="13570297" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=42

APOCALYPTO § (2006) *****
MEL GIBSON E' FIN TROPPO BUONO: I MAYA ERANO ANCORA PIU' FEROCI di Giacomo Samek Lodovici
Nell'anno 2000 una spedizione archeologica al Cerro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=42" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=42</a><br /><br />APOCALYPTO § (2006) *****<br />MEL GIBSON E' FIN TROPPO BUONO: I MAYA ERANO ANCORA PIU' FEROCI di Giacomo Samek Lodovici<br />Nell'anno 2000 una spedizione archeologica al Cerro Llullaillaco, sulle Ande, trovò la mummia perfettamente conservata di una bambina che gli scopritori chiamarono Cara de Angel, «viso d'angelo». Era stata sotterrata ancora viva a testa in giù ai piedi dell'altare sacrificale di uno degli innumerevoli e sanguinari dèi degli Incas. Non è altro che uno dei tantissimi ritrovamenti con cui gli archeologi via via confermano quel che i conquistadores spagnoli scrissero nei loro rapporti alla Corte iberica.<br />Il recente film di Mel Gibson, Apocalypto, non fa che narrare quel che nessuno ha mai descritto finora al cinema: le civiltà precolombiane si basavano sui sacrifici umani praticati in scala industriale. Basti pensare che, solo per consacrare il tempio dedicato al dio Huitzilopochtli, nel 1486, gli Aztechi nella loro capitale, Tenochtitlán, squartarono ben settantamila vittime in una cerimonia che durò giorni e giorni. Possiamo solo immaginare l'orrore e il raccapriccio provati dagli spagnoli quando si ritrovarono a camminare su un tappeto di decine di migliaia di teschi umani (non è un'esagerazione: ai piedi del tempio di cui abbiamo detto ne contarono esattamente centotrentaseimila; il film, accusato di eccessiva violenza, tiene, al contrario, la mano leggera rispetto alla storia).<br />Ciò spiega come potè un pugno di avventurieri (letterale: Cortés aveva con sé solo una settantina di cavalieri) aver ragione di imperi colossali e perfettamente organizzati che disponevano di milioni di guerrieri. Infatti, con i conquistadores si allearono immediatamente tutte quelle tribù il cui unico scopo, secondo i dominanti Maya, Incas e Aztechi, era quello di fornire carne fresca per gli interminabili sacrifici in cima alle piramidi a gradoni.<br />Gli Aztechi, per esempio, chiamavano xochi-yayotl, «guerre fiorite» quelle che scatenavano ogni primavera al solo scopo di procurare prigionieri da sacrificare. Tanto per far capire la situazione locale nell'America precolombiana, si ponga mente al fatto che lo stesso Cristoforo Colombo fu accolto con giubilo dagli arawak, eterne vittime dei cannibali caribi. Hernán Cortés, appena sbarcato a Vera Cruz, si vide subito offrire alleanza dai cempoaltechi, dai totonachi, dai tlazcaltechi, dai texcucani, dagli zapotechi e dai taraschi. Tutti popoli stufi di fare da carne da macello agli Aztechi.<br />Lo stesso accadde a Francisco Pizarro: contro gli Incas ebbe compagni i cañari, i chachapuya, gli huanca e soprattutto gli yana, che oltre a servire da vittime sacrificali erano pure schiavi della «razza superiore» inca. Più gli archeologi procedono con gli scavi e più si apprende sui sacrifici umani, i cui modi erano i più vari. Di solito, il sacerdote apriva il petto alla vittima e le estraeva il cuore ancora palpitante, di cui mangiava una parte. Il cadavere veniva subito scuoiato e il sacerdote ne indossava la pelle. Indi, il corpo veniva fatto rotolare giù dalle scale, in fondo alle quali si scatenava una festosa gazzarra per appropriarsene. Il «fortunato» possessore poteva mangiarselo ritualmente con gli amici. Il rifornimento di vittime era assicurato, come si è detto, dalle guerre all'uopo scatenate e dalle razzie periodiche (come si vede in Apocalypto).<br />Ma erano particolarmente apprezzati anche i bambini, la cui purezza e innocenza erano vieppiù gradite alla divinità. I modi di uccisione, come abbiamo detto, variavano: sono stati trovati resti di vittime arse vive, altre amputate fino alla morte, altre ancora stritolate sotto pesanti lastroni. Le analisi chimiche sugli stucchi dei templi aztechi hanno scoperto che nella composizione entravano ferro e albume impastati con sangue umano. Quest'ultimo,...]]></itunes:summary><itunes:duration>849</itunes:duration><itunes:keywords>america,apocalypto,film,garantiti,maya,melgibson,sacrifici</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b03f893a552b653c16f7146e19b888c4.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cristiada***** (2012) - I Cristeros hanno testimoniato nel martirio la loro fede gridando "Viva Cristo Re!"</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cristiada-2012-i-cristeros-hanno-testimoniato-nel-martirio-la-loro-fede-gridando-viva-cristo-re--31878415</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=70" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=70</a><br /><br />I CRISTEROS HANNO TESTIMONIATO NEL MARTIRIO LA LORO FEDE GRIDANDO ''VIVA CRISTO RE!'' di Marco Respinti<br />Pochi, purtroppo, ricordano che nel cuore nero del Novecento il Messico martire offrì una testimonianza di fede e di fedeltà al Soglio di Pietro pressoché unica al mondo.<br />Dall'inizio del secolo, il Paese nordamericano era stato squassato da una serie di colpi di Stato inframmezzati a faide politiche che altro non erano se non "guerre civili" intestine all'unico apparato massonico-laicista costantemente al potere, che, attraversato pure da inquietanti atmosfere giacobino-nazionalistiche e da forti pulsioni socialistiche, era rigorosamente definito dall'anticattolicesimo "scientifico". Nel 1917, del resto - un annus fatalis - il Messico retto dal despota Venustiano Carranza (1859-1920) giunse persino a darsi una Costituzione che quell'anticattolicesimo formalizzava positivamente e coscientemente in legge fondamentale del Paese.<br />Raccogliendo dunque la tempesta che tale vento aveva da tempo seminato, fu in specie il governo del generale Plutarco Elías Calles (1877-1945), ennesimo despota, che mirò alla rivoluzione socio-culturale più compiuta e "globalizzante" da ottenersi attraverso la lotta frontale all'unico, vero grande ostacolo che, nella pratica e nella quotidianità, ancora aveva il potere di arrestarne la marcia: la Chiesa Cattolica, cioè la sua gerarchia e il suo popolo di fedeli, generatori di istituti, di società, di storia.<br />In questo quadro, le insopportabili angherie e le persecuzioni scatenate dal governo contro i cattolici risvegliarono una vera e propria "Vandea messicana", disposta anche al sacrificio in armi di sé pur di difendere il diritto di cittadinanza che spetta alla verità delle cose e a quell'unico umanesimo autentico che solo la prospettiva cattolica anche sulla società e sulla polticia garantisce per tutti, non cioè solo per i cattolici.<br />L'insurrezione messicana prese un nome divenuto - in un circolo di cultori che non hanno rinunciato alla memoria viva - famoso. Si chiamò "Cristiada", praticamente una crociata, e i suoi cavalieri dell'ideale, nobilmente straccioni, furono i "cristeros". Era infatti così che con arroganza e saccenza li apostrofavano i nemici, storpiando la dizione "Cristos Reyes", cioè i "Cristi-Re", insomma quella gente che si ostinava a battersi e a soccombere al grido di «Viva Cristo Re!». Del resto, i cristeros combatterono indossando l'uniforme del rosario o di un grande crocifisso appesi al collo, proprio come i loro "avi" in Vandea. E quegli insorti, pur nulla offesi, se ne fecero un vanto adottando volentieri l'epiteto [...]: come san Paolo insegna che "cristiano" è una "aggettivo di possesso" che indica "colui che appartiene a Cristo" così cristero indicò chi apparteneva in toto all'unico re, Gesù. Fu una bandiera, insomma, quel nomignolo; anzi la bandiera, emblema di una concezione diversa dell'agire politico e dell'organizzare la società, antitetica a quella che li perseguitava.<br />Nel 1926 i cristeros insorsero e tennero per tre anni, fino al 1929, testa a un nemico incommensurabile. Irrorarono il suolo del Messico di sangue martire, quello che genera conversioni, santi e l'unico bene autentico: la memoria corre qui doverosamente almeno al giovane presbitero gesuita Miguel Agustín Pro (1891-1927), beatificato dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005) il 25 settembre 1988, ma i martiri messicani, laici e consacrati, furono legione. Alla fine sui campi di battaglia ne rimasero un numero calcolato tra i 70 e gli 85mila.<br />Dopo quel triennio di sangue, la guerra si fermò pur senza davvero (mai) finire. Né si esaurirono le cause profonde che l'avevano generata. Il governo era solamente riuscito di fatto a dividere gli avversari e, complice anche la pavidità di certi vertici cattolici, le armi furono deposte (almeno da una delle parti in causa, visto che le rappresaglie della vendetta governativa continuarono a mietere vittime).<br />A quasi un secolo di distanza resta la memoria di un sacrifico immenso: che non è una semplice consolazione, ma la testimonianza, dura, di una storia gloriosa verso la quale un certo mondo non ha ancora fatto bene tutti i conti. A partire dagli anni 1960 ne ha raccontato le vicende in modo ancora insuperato lo storico e sociologo alsaziano Jean Meyer Barth (da non confondere con lo storico francese Jean Meyer, che, assieme al collega Pierre Chaunu [1923-2009], ha dato impulso alle ricerche sul genocidio vandeano condotte dallo studioso bretone Reynald Secher). Tra 1973 e 1974 Meyer Barth ha quindi dato alle stampe una monografia in tre tomi, La Cristiada, continuamente - per fortuna - in edizione (la più recente è uscita a Buenos Aires nel 2003 per l'editore Siglo XXI), un'opera monumentale di cui in italiano esiste solo una sintesi - il saggio Quando la storia è scritta dai vincitori. Insurrezione vandeana e rivolta dei cristeros messicani: due sollevazioni popolari escluse dalla storia ufficiale e dalla memoria nazionale, accolto nel volume a più mani La Vandea (trad. it., Corbaccio, Milano 1995) - e qualche "reperto" in forma di intervista giornalistica.<br />Utilissimi sono dunque due volumi di recenti produzione italiana. Anzitutto "Dio, Patria e libertà! L'epopea dei Cristeros", firmato dallo storico militare Alberto Leoni e uscito nella collana "I quaderni del Timone" (Edizioni Art, Milano 2010, pp. 64, € 6,00), poi il freschissimo di stampa "Cristiada. Messico martire. Storia della persecuzione" di Luigi Ziliani (Amicizia Cristiana, Chieti 2012, pp. 216, €15,00).<br />Il libro di Zuliani è un felice reprint di un'opera pubblicata in presa diretta, una cronaca frutto di un viaggio-pellegrinaggio effettuato dall'autore, un sacerdote cattolico italiano, sul posto nel 1928. Don Ziliani (che tra il 1928 e il 1938 tenne in Italia e in tutta Europa circa 300 conferenze per denunciare il "dispotismo giacobino-bolscevico" del governo Calles) pubblicò il proprio reportage esplosivo dapprima con il titolo "Tre mesi nel Messico Martire" e poi lo trasformò in "Messico martire. Storia della persecuzione, eroi e martiri di Cristo Re" (Società Editrice S. Alessandro, Bergamo, 1929). Il testo venne ripubblicato ben 15 volte in 10 anni, dall'edizione del 1933 recò l'approvazione dell'arcivescovo messicano di Guadalajara, mons. Francisco Orozco y Jiménez (1864-1936), e diverse altre edizioni postume uscirono sino all'ultima del 1951.<br />In esso il sacerdote spiegò benissimo come fu la natura autenticamente popolare del cattolicesimo messicano a far sì che a quelle latitudini la fede costituisse anche una irrinunciabile quanto cristallina scelta sociale e politica, che dunque non poteva per forza di cose essere tollerata dalle forze laiciste in quel frangente al potere nel Paese. Lo scontro fra le due civiltà antagoniste - quella edificata prendendo sul serio in ogni piega anche della storia temporale la Rivelazione del Dio che si fa uomo e quella che vorrebbe costruire prescindendo coscientemente da Dio - fu dunque "naturale", inevitabile; meraviglierebbe, cioè, se in Messico, date le premesse, fosse accaduto qualcosa di diverso da una guerra aperta...<br />Perché, una volta fallito il tentativo di rispondere alla persecuzione sul piano legislativo e dunque legale, non rimase che l'extrema ratio dell'insurrezione. Non a caso il Messico cristero godette "dell'imprimatur" - caso più unico che raro - della stessa Santa Sede. Papa Pio XI (1857-1939) dedicò infatti alla persecuzione anticattolica di quello sfortunato Paese nordamericano non uno ma ben quattro documenti magisteriali, tre dei quali furono nientemeno che encicliche, oggi opportunamente raccolti nel volume Encicliche sulle persecuzioni in Messico, 1926-1937 (Amicizia Cristiana, 2012, pp. 78, € 7,00).<br />Il primo fu la lettera apostolica Paterna sane, del 2 febbraio 1926, con cui il pontefice suggeriva all'episcopato messicano modi concreti per contrastare le leggi anticristiane promosse dal governo di Città del Messico. La seconda fu la lettera enciclica Iniquis afflitisque, del 18 novembre del medesimo anno, che, rivolgendosi significativamente alla Chiesa universale, additava la sofferenza del popolo cattolico messicano a modello di virtù per tutti. Dunque, a guerra finita, il Papa promulgò la lettera enciclica Acerba animi, del 29 settembre 1932, esortando i cattolici messicani a una nuova (forma di) resistenza. Infine venne la lettera enciclica Firmissimam constantiam, del 28 marzo 1937, la quale persino legittimò - a norma dell'antichissimo diritto di resistenza all'oppressione tirannica, che il diritto naturale e la dottrina cattolica contemplano positivamente -, l'insurrezione dei cristeros.<br />Solo pochi giorni, anzi ore prima di quest'ultimo documento "messicano", rispettivamente il 14 e il 28 marzo, Pio XI aveva promulgato le due storiche encicliche di scomunica delle ideologie violente più note del secolo XX e in quel momento massimamente distruttive, ovvero il nazionalsocialismo ateo (e l'eresia del "cristianesimo tedesco") attraverso l'enciclica Mit brennender sorge, nonché il socialcomunismo materialistico e altrettanto ateo con l'enciclica Divini redemptoris. Alla Cattedra sempiterna di Pietro era cioè chiaro il volto che l'anticristianesimo militante, non certo una novità, assumeva in quel momento: la somma tra i due totalitarismi di massa che avvelenavano l'Europa e la persecuzione "liberale" americana che divorava il Messico.<br />Un vero peccato che oggi solo pochi ricordino il fato dei cristeros. Eppure è un argomento di cui dovrebbe impossessarsi l'immaginario collettivo. Pensare che nel 2011 vi è stato dedicato persino un film, Cristiada, con un cast (Andy Garcia, Peter O'Toole, Eduardo Verástegui, Eva Longoria; musiche del talentuoso James Horner; effetti speciali di chi ha lavorato per i Tolkien cinematografici di Peter Jackson...) e un budget da vero kolossal. [...]]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31878415</guid><pubDate>Fri, 19 Jun 2020 13:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31878415/cristiada.mp3" length="13176580" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=70

I CRISTEROS HANNO TESTIMONIATO NEL MARTIRIO LA LORO FEDE GRIDANDO ''VIVA CRISTO RE!'' di Marco Respinti
Pochi, purtroppo, ricordano che nel cuore nero del Novecento il Messico...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=70" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=70</a><br /><br />I CRISTEROS HANNO TESTIMONIATO NEL MARTIRIO LA LORO FEDE GRIDANDO ''VIVA CRISTO RE!'' di Marco Respinti<br />Pochi, purtroppo, ricordano che nel cuore nero del Novecento il Messico martire offrì una testimonianza di fede e di fedeltà al Soglio di Pietro pressoché unica al mondo.<br />Dall'inizio del secolo, il Paese nordamericano era stato squassato da una serie di colpi di Stato inframmezzati a faide politiche che altro non erano se non "guerre civili" intestine all'unico apparato massonico-laicista costantemente al potere, che, attraversato pure da inquietanti atmosfere giacobino-nazionalistiche e da forti pulsioni socialistiche, era rigorosamente definito dall'anticattolicesimo "scientifico". Nel 1917, del resto - un annus fatalis - il Messico retto dal despota Venustiano Carranza (1859-1920) giunse persino a darsi una Costituzione che quell'anticattolicesimo formalizzava positivamente e coscientemente in legge fondamentale del Paese.<br />Raccogliendo dunque la tempesta che tale vento aveva da tempo seminato, fu in specie il governo del generale Plutarco Elías Calles (1877-1945), ennesimo despota, che mirò alla rivoluzione socio-culturale più compiuta e "globalizzante" da ottenersi attraverso la lotta frontale all'unico, vero grande ostacolo che, nella pratica e nella quotidianità, ancora aveva il potere di arrestarne la marcia: la Chiesa Cattolica, cioè la sua gerarchia e il suo popolo di fedeli, generatori di istituti, di società, di storia.<br />In questo quadro, le insopportabili angherie e le persecuzioni scatenate dal governo contro i cattolici risvegliarono una vera e propria "Vandea messicana", disposta anche al sacrificio in armi di sé pur di difendere il diritto di cittadinanza che spetta alla verità delle cose e a quell'unico umanesimo autentico che solo la prospettiva cattolica anche sulla società e sulla polticia garantisce per tutti, non cioè solo per i cattolici.<br />L'insurrezione messicana prese un nome divenuto - in un circolo di cultori che non hanno rinunciato alla memoria viva - famoso. Si chiamò "Cristiada", praticamente una crociata, e i suoi cavalieri dell'ideale, nobilmente straccioni, furono i "cristeros". Era infatti così che con arroganza e saccenza li apostrofavano i nemici, storpiando la dizione "Cristos Reyes", cioè i "Cristi-Re", insomma quella gente che si ostinava a battersi e a soccombere al grido di «Viva Cristo Re!». Del resto, i cristeros combatterono indossando l'uniforme del rosario o di un grande crocifisso appesi al collo, proprio come i loro "avi" in Vandea. E quegli insorti, pur nulla offesi, se ne fecero un vanto adottando volentieri l'epiteto [...]: come san Paolo insegna che "cristiano" è una "aggettivo di possesso" che indica "colui che appartiene a Cristo" così cristero indicò chi apparteneva in toto all'unico re, Gesù. Fu una bandiera, insomma, quel nomignolo; anzi la bandiera, emblema di una concezione diversa dell'agire politico e dell'organizzare la società, antitetica a quella che li perseguitava.<br />Nel 1926 i cristeros insorsero e tennero per tre anni, fino al 1929, testa a un nemico incommensurabile. Irrorarono il suolo del Messico di sangue martire, quello che genera conversioni, santi e l'unico bene autentico: la memoria corre qui doverosamente almeno al giovane presbitero gesuita Miguel Agustín Pro (1891-1927), beatificato dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005) il 25 settembre 1988, ma i martiri messicani, laici e consacrati, furono legione. Alla fine sui campi di battaglia ne rimasero un numero calcolato tra i 70 e gli 85mila.<br />Dopo quel triennio di sangue, la guerra si fermò pur senza davvero (mai) finire. Né si esaurirono le cause profonde che l'avevano generata. Il governo era solamente riuscito di fatto a dividere gli avversari e, complice anche la pavidità di certi vertici cattolici, le...]]></itunes:summary><itunes:duration>824</itunes:duration><itunes:keywords>cristeros,cristiada,film,garantiti,martiri,messico</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/e5b738e0b6b93b263b1f06d2edc45698.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Orgoglio e pregiudizio* (2005) - L'amore vero non è soltanto un'emozione o un frutto di calcolo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/orgoglio-e-pregiudizio-2005-l-amore-vero-non-e-soltanto-un-emozione-o-un-frutto-di-calcolo--31087710</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=166" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=166</a><br /><br />L'AMORE VERO NON È SOLTANTO UN'EMOZIONE O UN FRUTTO DI CALCOLO di Luisa Cotta Ramosino<br />Quando il ricco Mr. Bingley arriva a Meryton gli occhi di tutte le madri con figlie in età da marito si puntano su di lui, e in particolare quelli di Mrs. Bennet che di figlie ne ha cinque, con fragili prospettive matrimoniali. Mr. Bingly sembra molto interessato alla maggiore, Jane, mentre la vivace Elizabeth si scontra subito con Mr. Darcy, l'ombroso amico di lui. Naturalmente le cose non sono come sembrano e i destini di tutti sono destinati a complicarsi, complici parenti impiccioni, ufficiali poco raccomandabili e inaspettate proposte di matrimonio…<br />Orgoglio e Pregiudizio conta detrattori in numero almeno pari agli estimatori, in quanto incolpevole progenitore di tanta letteratura rosa, a cui si potrebbe superficialmente apparentarlo per la trama. Di recente le avventure di Bridget Jones (di cui Orgoglio e Pregiudizio è il sottotesto dichiarato) ha rinverdito i fasti della Austen anche nella cosiddetta chick lit, la "letteratura per pollastrelle" che va di moda di qua e di là dall'Oceano, ma non mancano ponderosi studi di femministe che vedono nella scrittrice inglese un'osservatrice spietata della condizione femminile della sua epoca.<br />A ben vedere, tuttavia, i romanzi di Jane Austen sono ben più che brillanti storie d'amore o studi sociologici. Più erede della tradizione razionalista inglese che l'aveva preceduta che parente del Romanticismo nascente, Jane Austen con Orgoglio e Pregiudizio ci offre uno splendido studio sul modo in cui gli esseri umani formano (o dovrebbero formare) le loro opinioni sui propri simili (il primo titolo dell'opera era, non a caso first impressions). Un'abilità, quella di interpretare correttamente l'agire e il carattere altrui, assolutamente indispensabile in una società come la sua in cui uomini e donne avevano poche opportunità per osservarsi e conoscersi prima di dover prendere una decisione sulla persona con cui trascorrere il resto della loro vita.<br /><br />UN FILM NON ALL'ALTEZZA DI UN LIBRO CAPOLAVORO<br />Proprio di questa leggerezza, del sottile ma costante umorismo (anche nei confronti dei suoi eroi e delle sue eroine), che tiene a bada ogni deriva sentimentale, si sente la mancanza in questo adattamento che rischia proprio di indulgere in quel sentimentalismo da cui la Austen si è sempre tenuta lontano modificando non tanto la fabula quando il senso profondo delle azioni e le dinamiche dei personaggi.<br />È bene dirlo subito, quindi: per un appassionato di Jane Austen questo film (il primo per il cinema, a 65 anni da quello con Laurence Olivier e Greer Garson; la BBC, però, ne ha sfornato una splendida versione televisiva 10 anni fa, proprio quella che faceva impazzire Bridget Jones e le sue amiche) è una delusione, soprattutto se messo a confronto con lo splendido lavoro di adattamento fatto una decina di anni fa da Emma Thompson su Ragione e sentimento.<br />Innanzitutto per gli interpreti principali. Keira Knigthley, giovane stella in ascesa del cinema britannico, a dispetto del nome vagamente austeniano non rende affatto giustizia alla vivacità e allo spirito di Lizzie Bennet, e Matthew MacFadyen (che pare sia stato un ottimo agente segreto nella serie inglese di successo Spooks) in questo adattamento ci presenta un Darcy preda della depressione più che dell'orgoglio.<br />Molto meglio se la cavano i coprotagonisti e i comprimari interpretati da solidi professionisti come Judi Dench, Donald Sutherland e Brenda Blethyn (davvero brava a dare più di un tocco di tenerezza alla solitamente impossibile Mrs Bennet).<br /><br />UN FILM COMUNQUE DA VEDERE NONOSTANTE I DIFETTI<br />Il problema principale, però, è che tutti in questo film sembrano sempre molto seri e pensierosi, addirittura sull'orlo del pianto (persino un personaggio, come il signor Bennet, del tutto alieno a questo tipo di emozioni) e anche la povera Lizzie Bennet, cui nel romanzo Jane Austen fa dire che sceglie solo di ricordare le cose belle per non rovinarsi la salute mentale, assomiglia fin troppo alla languorosa Marianne di Ragione e sentimento, con le sue camminate dolenti sotto i temporali e i suoi turbamenti perenni davanti a specchi e finestre. Tra l'altro, rispettosa quanto è giusto delle convenzioni (di cui sapeva apprezzare la razionalità), Jane Austen sarebbe inorridita sia di fronte alla prima dichiarazione di Darcy nel bel mezzo di un temporale, sia alla seconda con la sua protagonista in vestaglia.<br />Più interessante la variazione operata nel tratteggiare il rapporto tra i signori Bennet, che per Austen è il perfetto esempio di uno degli errori di valutazione di cui si parlato all'inizio, un errore che ha messo vicino due persone differenti per interessi, inclinazioni e profondità.<br />Gli autori del film hanno voluto invece colorare questo rapporto di maggiore tenerezza, addolcendo il carattere del signor Bennet e dando alla impossibile signora Bennet qualche possibilità in più esprimere le sue comprensibili preoccupazioni per il futuro delle sue figlie.<br />In compenso si sono (volutamente, a quanto pare) persi per strada il bellissimo legame di complicità che univa le due maggiori sorelle Bennet, che è quello che al lettore permetteva di penetrare di più nel cuore di queste signorine così compite e indecifrabili (si capiscono perfettamente le incertezze di gentiluomini poco allenati all'osservazione).<br />Fa dispiacere che di fronte a un genio discreto come quello di Jane Austen, i contemporanei sappiano scegliere solamente la via della comicità spinta (come è spesso quella di Bridget Jones) o del romanticismo esasperato, che mancano di cogliere uno dei messaggi fondamentali di Orgoglio e pregiudizio, che cioè, l'amore vero non è né soltanto un'emozione per quanto trascinante né un frutto di calcolo, per quanto esatto, ma un frutto spontaneo, che può nascere dall'incontro (o anche dallo scontro) tra due persone dotate di cervello, oltre che di anima, ma che può crescere e durare solo se fondato su un giudizio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31087710</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 13:07:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31087710/orgoglio_e_pregiudizio_migliorato.mp3" length="5920435" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=166

L'AMORE VERO NON È SOLTANTO UN'EMOZIONE O UN FRUTTO DI CALCOLO di Luisa Cotta Ramosino
Quando il ricco Mr. Bingley arriva a Meryton gli occhi di tutte le madri con figlie in età...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=166" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=166</a><br /><br />L'AMORE VERO NON È SOLTANTO UN'EMOZIONE O UN FRUTTO DI CALCOLO di Luisa Cotta Ramosino<br />Quando il ricco Mr. Bingley arriva a Meryton gli occhi di tutte le madri con figlie in età da marito si puntano su di lui, e in particolare quelli di Mrs. Bennet che di figlie ne ha cinque, con fragili prospettive matrimoniali. Mr. Bingly sembra molto interessato alla maggiore, Jane, mentre la vivace Elizabeth si scontra subito con Mr. Darcy, l'ombroso amico di lui. Naturalmente le cose non sono come sembrano e i destini di tutti sono destinati a complicarsi, complici parenti impiccioni, ufficiali poco raccomandabili e inaspettate proposte di matrimonio…<br />Orgoglio e Pregiudizio conta detrattori in numero almeno pari agli estimatori, in quanto incolpevole progenitore di tanta letteratura rosa, a cui si potrebbe superficialmente apparentarlo per la trama. Di recente le avventure di Bridget Jones (di cui Orgoglio e Pregiudizio è il sottotesto dichiarato) ha rinverdito i fasti della Austen anche nella cosiddetta chick lit, la "letteratura per pollastrelle" che va di moda di qua e di là dall'Oceano, ma non mancano ponderosi studi di femministe che vedono nella scrittrice inglese un'osservatrice spietata della condizione femminile della sua epoca.<br />A ben vedere, tuttavia, i romanzi di Jane Austen sono ben più che brillanti storie d'amore o studi sociologici. Più erede della tradizione razionalista inglese che l'aveva preceduta che parente del Romanticismo nascente, Jane Austen con Orgoglio e Pregiudizio ci offre uno splendido studio sul modo in cui gli esseri umani formano (o dovrebbero formare) le loro opinioni sui propri simili (il primo titolo dell'opera era, non a caso first impressions). Un'abilità, quella di interpretare correttamente l'agire e il carattere altrui, assolutamente indispensabile in una società come la sua in cui uomini e donne avevano poche opportunità per osservarsi e conoscersi prima di dover prendere una decisione sulla persona con cui trascorrere il resto della loro vita.<br /><br />UN FILM NON ALL'ALTEZZA DI UN LIBRO CAPOLAVORO<br />Proprio di questa leggerezza, del sottile ma costante umorismo (anche nei confronti dei suoi eroi e delle sue eroine), che tiene a bada ogni deriva sentimentale, si sente la mancanza in questo adattamento che rischia proprio di indulgere in quel sentimentalismo da cui la Austen si è sempre tenuta lontano modificando non tanto la fabula quando il senso profondo delle azioni e le dinamiche dei personaggi.<br />È bene dirlo subito, quindi: per un appassionato di Jane Austen questo film (il primo per il cinema, a 65 anni da quello con Laurence Olivier e Greer Garson; la BBC, però, ne ha sfornato una splendida versione televisiva 10 anni fa, proprio quella che faceva impazzire Bridget Jones e le sue amiche) è una delusione, soprattutto se messo a confronto con lo splendido lavoro di adattamento fatto una decina di anni fa da Emma Thompson su Ragione e sentimento.<br />Innanzitutto per gli interpreti principali. Keira Knigthley, giovane stella in ascesa del cinema britannico, a dispetto del nome vagamente austeniano non rende affatto giustizia alla vivacità e allo spirito di Lizzie Bennet, e Matthew MacFadyen (che pare sia stato un ottimo agente segreto nella serie inglese di successo Spooks) in questo adattamento ci presenta un Darcy preda della depressione più che dell'orgoglio.<br />Molto meglio se la cavano i coprotagonisti e i comprimari interpretati da solidi professionisti come Judi Dench, Donald Sutherland e Brenda Blethyn (davvero brava a dare più di un tocco di tenerezza alla solitamente impossibile Mrs Bennet).<br /><br />UN FILM COMUNQUE DA VEDERE NONOSTANTE I DIFETTI<br />Il problema principale, però, è che tutti in questo film sembrano sempre molto seri e pensierosi, addirittura sull'orlo del pianto (persino...]]></itunes:summary><itunes:duration>370</itunes:duration><itunes:keywords>austin,film,garantiti,jane,orgoglioepregiudizio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8332cdb3edffff98a7fc417d524358f5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Affrontando i giganti*** (2006) - I valori cristiani nello sport</title><link>https://www.spreaker.com/episode/affrontando-i-giganti-2006-i-valori-cristiani-nello-sport--31087709</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=34" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=34</a><br /><br />I VALORI CRISTIANI NELLO SPORT di Antonella De Cupis<br />Grant Taylor è nel bel mezzo di una profonda crisi personale e professionale: da sei anni allena la squadra di football della scuola e non ha mai vinto niente, il suo migliore amico ha deciso di andarsene e un gruppo di genitori lo vuole fuori dal team. Ma proprio quando crede di aver perso tutto riceve una visita molto particolare che gli restituisce la fiducia e lo aiuta a trovare la strada giusta per vincere di nuovo.<br />I giganti della paura, del fallimento, sono quelli che Grant e la sua squadra si trovano ad affrontare. Il film parte da un totale fallimento della vita del protagonista, il Coach Grant Taylor,  che pur essendo cristiano, all'inizio non mette in pratica la sua fede. Quando inizia davvero a farlo comincia a vedere in azione la Provvidenza di Dio che opera mandando benedizioni a chi crede che l'impossibile diventi possibile. Tutto questo lo sperimenta con la sua squadra "perdente" ma è lui il primo a doverci credere e con l'aiuto di Dio porta quei giovani a dare il meglio di se stessi.<br />Il protagonista del film Alex Kendrick, mostra con il suo stile chiaro, semplice e diretto le debolezze dell'uomo. L'ascesa che vediamo nella vita di Grant va di pari passo con l'ascesa della squadra. Affronta e vince i suoi i giganti di ogni giorno e parallelamente affronta quelli della squadra insieme ai suoi ragazzi. Dio scende in campo con loro, con loro gioca, con loro vince. Abbastanza prevedibile l'evolversi della storia ma non è negli obiettivi del film un finale a sorpresa o colpi di scena, piuttosto stabilire dei punti fermi strada facendo e fornire, attraverso chiari simbolismi e in modo inequivocabile, gli strumenti per mettere in pratica la nostra fede e per credere nella potenza di Dio. Così vediamo l'importanza della preghiera personale e di intercessione, il giusto rapporto padre-figlio, l'importanza della Parola di Dio, il glorificare e amare Dio in ogni caso, il dare il meglio di noi stessi, lo spirito di squadra e altro ancora. Il film ha i giusti ritmi e una buona interpretazione dei protagonisti, non resta quindi difficile immedesimarsi nei personaggi e la visione è assolutamente scorrevole e piacevole. Il football, uno sport notoriamente irruento, diventa un mezzo per onorare Dio ed anche un modo per servirlo, con grinta, passione e determinazione. È adatto non solo agli adolescenti ma a tutta la famiglia. E' un vero e proprio film cristiano tanto che sorprende trovarlo a noleggio nelle comuni videoteche, proprio per questo è un utile strumento di evangelizzazione tra i ragazzi. Una bella carica di fede in azione. Da non perdere.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/31087709</guid><pubDate>Tue, 16 Jun 2020 13:03:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/31087709/affrontando_i_giganti.mp3" length="3036054" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=34

I VALORI CRISTIANI NELLO SPORT di Antonella De Cupis
Grant Taylor è nel bel mezzo di una profonda crisi personale e professionale: da sei anni allena la squadra di football della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=34" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=34</a><br /><br />I VALORI CRISTIANI NELLO SPORT di Antonella De Cupis<br />Grant Taylor è nel bel mezzo di una profonda crisi personale e professionale: da sei anni allena la squadra di football della scuola e non ha mai vinto niente, il suo migliore amico ha deciso di andarsene e un gruppo di genitori lo vuole fuori dal team. Ma proprio quando crede di aver perso tutto riceve una visita molto particolare che gli restituisce la fiducia e lo aiuta a trovare la strada giusta per vincere di nuovo.<br />I giganti della paura, del fallimento, sono quelli che Grant e la sua squadra si trovano ad affrontare. Il film parte da un totale fallimento della vita del protagonista, il Coach Grant Taylor,  che pur essendo cristiano, all'inizio non mette in pratica la sua fede. Quando inizia davvero a farlo comincia a vedere in azione la Provvidenza di Dio che opera mandando benedizioni a chi crede che l'impossibile diventi possibile. Tutto questo lo sperimenta con la sua squadra "perdente" ma è lui il primo a doverci credere e con l'aiuto di Dio porta quei giovani a dare il meglio di se stessi.<br />Il protagonista del film Alex Kendrick, mostra con il suo stile chiaro, semplice e diretto le debolezze dell'uomo. L'ascesa che vediamo nella vita di Grant va di pari passo con l'ascesa della squadra. Affronta e vince i suoi i giganti di ogni giorno e parallelamente affronta quelli della squadra insieme ai suoi ragazzi. Dio scende in campo con loro, con loro gioca, con loro vince. Abbastanza prevedibile l'evolversi della storia ma non è negli obiettivi del film un finale a sorpresa o colpi di scena, piuttosto stabilire dei punti fermi strada facendo e fornire, attraverso chiari simbolismi e in modo inequivocabile, gli strumenti per mettere in pratica la nostra fede e per credere nella potenza di Dio. Così vediamo l'importanza della preghiera personale e di intercessione, il giusto rapporto padre-figlio, l'importanza della Parola di Dio, il glorificare e amare Dio in ogni caso, il dare il meglio di noi stessi, lo spirito di squadra e altro ancora. Il film ha i giusti ritmi e una buona interpretazione dei protagonisti, non resta quindi difficile immedesimarsi nei personaggi e la visione è assolutamente scorrevole e piacevole. Il football, uno sport notoriamente irruento, diventa un mezzo per onorare Dio ed anche un modo per servirlo, con grinta, passione e determinazione. È adatto non solo agli adolescenti ma a tutta la famiglia. E' un vero e proprio film cristiano tanto che sorprende trovarlo a noleggio nelle comuni videoteche, proprio per questo è un utile strumento di evangelizzazione tra i ragazzi. Una bella carica di fede in azione. Da non perdere.]]></itunes:summary><itunes:duration>190</itunes:duration><itunes:keywords>film,garantiti,genitori,giganti,sport</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4b783b7ce45f3ac50fbeb0e0de5bef9b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Il mercante di pietre*** (2006) - Non tutti i musulmani sono terroristi, ma quasi tutti i terroristi sono musulmani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/il-mercante-di-pietre-2006-non-tutti-i-musulmani-sono-terroristi-ma-quasi-tutti-i-terroristi-sono-musulmani--29987958</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=35" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=35</a><br /><br />NON TUTTI I MUSULMANI SONO TERRORISTI, MA QUASI TUTTI I TERRORISTI SONO MUSULMANI<br />In Turchia l'italiano Ludovico Vicedomini entra in contatto con la coppia formata da Alceo, docente universitario che ha perso le gambe anni prima durante l'attentato all'ambasciata americana a Nairobi, e dalla moglie Leda, dirigente di una compagnia aerea. Presentatosi come commerciante di pietre preziose, Vicedomini comincia a corteggiare Leda in modo via via più serrato e suadente...<br />La presenza dell'Islam nei Paesi dell'Europa Occidentale e i modi per accogliere, dialogare, convivere con l'islamismo sono temi drammaticamente al centro dell'attenzione del Vecchio Continente. I due attentati degli ultimi anni a Madrid e a Londra sono stati campanelli d'allarme che dimostrano il fallimento del multiculturalismo (l'ideologia che si illude di poter far convivere pacificamente non solo popoli diversi,  ma anche culture diverse per lungo tempo in uno stesso territorio).<br />Dalla verificata confusione che regna nella cultura dominante (accondiscendente verso le minoranze, quali l'islam, e implacabile nel contrastare il cristianesimo) prende il via questo film che Renzo Martinelli ha realizzato come una forte e vibrata denuncia: "Il mio tentativo è dire: attenzione, perché il proselitismo è tra noi".<br />Il regista vuole mettere in guardia l'occidente dal pericolo di proseguire sulla strada di quel buonismo accomodante che si risolve nella distinzione tra un Islam fanatico e un Islam moderato e che dovrebbe trovare tutti d'accordo, limitando il numero dei potenziali nemici. Non è così invece, sostiene l'autore, facendo parlare al posto suo i tre protagonisti: l'italiano convertito Vicedomini, l'inascoltato professor Alceo, sua moglie Leda.<br />Le intenzioni del film sono precise e ben chiare. L'accusa di remissività è altrettanto diretta. Un film dunque ottimo per la discussione, anche se purtroppo sono da registrare due difetti.<br />Il primo è l'idea di matrimonio che fa da sottofondo alle vicende: viene considerato normale che una donna non soddisfatta fisicamente dal marito (per una menomazione) abbia una relazione extraconiugale. Anzi, proprio grazie a questa si ha la conversione di un personaggio importante.<br />Il secondo, e più banale difetto, è la presenza di due scene di sesso esplicito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/29987958</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2020 10:03:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/29987958/il_mercante_di_pietre.mp3" length="7473109" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=35

NON TUTTI I MUSULMANI SONO TERRORISTI, MA QUASI TUTTI I TERRORISTI SONO MUSULMANI
In Turchia l'italiano Ludovico Vicedomini entra in contatto con la coppia formata da Alceo,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=35" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=35</a><br /><br />NON TUTTI I MUSULMANI SONO TERRORISTI, MA QUASI TUTTI I TERRORISTI SONO MUSULMANI<br />In Turchia l'italiano Ludovico Vicedomini entra in contatto con la coppia formata da Alceo, docente universitario che ha perso le gambe anni prima durante l'attentato all'ambasciata americana a Nairobi, e dalla moglie Leda, dirigente di una compagnia aerea. Presentatosi come commerciante di pietre preziose, Vicedomini comincia a corteggiare Leda in modo via via più serrato e suadente...<br />La presenza dell'Islam nei Paesi dell'Europa Occidentale e i modi per accogliere, dialogare, convivere con l'islamismo sono temi drammaticamente al centro dell'attenzione del Vecchio Continente. I due attentati degli ultimi anni a Madrid e a Londra sono stati campanelli d'allarme che dimostrano il fallimento del multiculturalismo (l'ideologia che si illude di poter far convivere pacificamente non solo popoli diversi,  ma anche culture diverse per lungo tempo in uno stesso territorio).<br />Dalla verificata confusione che regna nella cultura dominante (accondiscendente verso le minoranze, quali l'islam, e implacabile nel contrastare il cristianesimo) prende il via questo film che Renzo Martinelli ha realizzato come una forte e vibrata denuncia: "Il mio tentativo è dire: attenzione, perché il proselitismo è tra noi".<br />Il regista vuole mettere in guardia l'occidente dal pericolo di proseguire sulla strada di quel buonismo accomodante che si risolve nella distinzione tra un Islam fanatico e un Islam moderato e che dovrebbe trovare tutti d'accordo, limitando il numero dei potenziali nemici. Non è così invece, sostiene l'autore, facendo parlare al posto suo i tre protagonisti: l'italiano convertito Vicedomini, l'inascoltato professor Alceo, sua moglie Leda.<br />Le intenzioni del film sono precise e ben chiare. L'accusa di remissività è altrettanto diretta. Un film dunque ottimo per la discussione, anche se purtroppo sono da registrare due difetti.<br />Il primo è l'idea di matrimonio che fa da sottofondo alle vicende: viene considerato normale che una donna non soddisfatta fisicamente dal marito (per una menomazione) abbia una relazione extraconiugale. 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Un cospicuo numero di militari e intellettuali polacchi viene trucidato e sepolto in una fossa comune dai servizi segreti sovietici nei pressi di Katyn, dopo il patto stipulato tra Stalin e Hitler che aveva stabilito la spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica. Le madri, le mogli, le figlie e le sorelle degli uomini uccisi aspetteranno a lungo, se non addirittura invano, di conoscere la sorte dei loro congiunti.<br />Nel 1943 l'esercito tedesco comunica i nomi di coloro che sono stati ritrovati nella fossa comune. Nel 1945, dopo la liberazione di Cracovia da parte dell'esercito di Stalin, la propaganda sovietica incolperà del massacro l'esercito tedesco.<br />Katyn, che prosegue il lavoro di ricostruzione storica e identitaria della Polonia che Wajda ha già affrontato con I dannati di Varsavia nel '57 e continuerà con un film su Lech Walesa è una pellicola intensa ed esigente che affronta, senza nascondere il profondo coinvolgimento personale dell'autore, il massacro di migliaia di ufficiali dell'esercito polacco da parte dell'esercito sovietico nella primavera del 1940.<br />Il regista, che è figlio di uno di questi ufficiali, affronta gli eventi lontani da una prospettiva che va ben oltre la pur doverosa ricostruzione degli eventi, per molti anni distorta dalla propaganda sovietica, che riuscì ad attribuire ai tedeschi la responsabilità del massacro, in realtà compiuto con cinica efficienza in una prospettiva di annientamento totale della nazione polacca.<br /><br />LA MOSTRUOSA ALLEANZA TRA HITLER E STALIN<br />L'incredulità impotente degli ufficiali polacchi (militari di carriera, ma in molti casi anche intellettuali, scienziati, ingegneri e uomini di cultura in senso lato, che avevano indossato la divisa di fronte all'emergenza della minaccia nazista), separati dai loro soldati e consegnati ai sovietici, è già piena della consapevolezza del rischio che corrono.<br />La mostruosa alleanza stretta tra Hitler e Stalin per spartirsi la Polonia (di cui pure s'immagina la fragilità) ha chiare basi nel disprezzo per una nazione la cui cultura ha un fondamentale riferimento nella fede (ricordata dalle croci nell'università smantellata dai tedeschi che spediscono i docenti a morire nei campi di concentramento, ma anche dai rosari scambiati dagli ufficiali che pregano fin sul bordo delle fosse dove verranno nascosti i loro cadaveri).<br />Wajda sostiene il suo racconto con una colonna sonora di grande potenza e intensità (è firmata da Krzysztof Penderecki) e non nasconde l'ammirazione per questi uomini capaci (come nel caso del personaggio ispirato al padre del regista) di rinunciare alla possibilità della fuga in nome dell'onore e di conservare dignità e solidarietà reciproca pur nelle sofferenze della prigionia che precedette la morte.<br />Ma trova anche lo spazio di raccontare i destini dei loro parenti: mogli, madri, sorelle e figlie che, oltre alla lunga e crudele incertezza sul destino dei loro cari (un primo elenco dei morti fu diffuso solo nel 1943 da tedeschi, che trovarono le fosse comuni ed effettuarono le identificazioni, talvolta tragicamente errate), subiscono la violenza di chi vorrebbe impedire loro perfino di affermare la verità sulla loro morte.<br /><br />NESSUNA RINASCITA SENZA VERITÀ<br />Nella Polonia «liberata» e comunista che deve rinascere secondo il modello imposto da Mosca, non c'è spazio né volontà per rendere almeno l'omaggio della verità ai morti.<br />Wajda, attraverso le parole e i gesti dei suoi personaggi, ci dice esplicitamente che, in quel momento come cinque anni prima con l'invasione tedesca, ci sono in gioco l'identità e la cultura di un popolo.<br />C'è così chi sceglie di dimenticare (come uno degli ufficiali scampati al massacro o la sorella di uno dei morti) in nome della ricostruzione di un paese e di un popolo duramente provato, e chi, anche a prezzo della libertà o della vita, di fatto afferma che nessuna identità o rinascita può esistere a prezzo della verità. È il caso dell'altra sorella dell'ufficiale ucciso, che insiste per posare una lapide con l'esatta data della morte e rifiuta di firmare una dichiarazione che imputi ai tedeschi il massacro; e il caso del figlio di un generale assassinato, che viene rifiutato all'università e poi ucciso per aver imputato ai sovietici la morte di suo padre.<br />La commozione di questo sacrificio silenzioso, ma decisivo, si accompagna nella pellicola di Wajda alla pietas per il dolore di chi non riesce a smettere di attendere un ritorno impedito dalla crudeltà bugiarda di un'ideologia che avrebbe continuato a segnare la terra di Polonia per i decenni a venire.<br /><br />Nota di BastaBugie: in fondo si può vedere il trailer del film. Per acquistare il dvd: clicca qui!<br /><a href="https://www.amazon.it/Katyn-varie/dp/B0041KXF1G/ref" rel="noopener">https://www.amazon.it/Katyn-varie/dp/B0041KXF1G/ref</a>=tmm_dvd_title_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=<br />Per approfondimenti su Katyn, l'intervista al regista, una clip del film, la notizia della tragedia dell'aereo che andava in Russia a commemorare il 70° anniversario di Katyn, visita il sito FilmGarantiti al seguente link:<br /><a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=19" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=19</a><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=IjLw9iAPyxk" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=IjLw9iAPyxk</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28898309</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2020 14:36:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28898309/katyn_film.mp3" length="5222399" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6147

NEL 2007 LO STUPENDO FILM KATYN HA RICORDATO LA MOSTRUOSA ALLEANZA TRA HITLER E STALIN PER SPARTIRSI LA POLONIA di Luisa Cotta Ramosino
Polonia, primavera del 1940. Un cospicuo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6147" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6147</a><br /><br />NEL 2007 LO STUPENDO FILM KATYN HA RICORDATO LA MOSTRUOSA ALLEANZA TRA HITLER E STALIN PER SPARTIRSI LA POLONIA di Luisa Cotta Ramosino<br />Polonia, primavera del 1940. Un cospicuo numero di militari e intellettuali polacchi viene trucidato e sepolto in una fossa comune dai servizi segreti sovietici nei pressi di Katyn, dopo il patto stipulato tra Stalin e Hitler che aveva stabilito la spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica. Le madri, le mogli, le figlie e le sorelle degli uomini uccisi aspetteranno a lungo, se non addirittura invano, di conoscere la sorte dei loro congiunti.<br />Nel 1943 l'esercito tedesco comunica i nomi di coloro che sono stati ritrovati nella fossa comune. Nel 1945, dopo la liberazione di Cracovia da parte dell'esercito di Stalin, la propaganda sovietica incolperà del massacro l'esercito tedesco.<br />Katyn, che prosegue il lavoro di ricostruzione storica e identitaria della Polonia che Wajda ha già affrontato con I dannati di Varsavia nel '57 e continuerà con un film su Lech Walesa è una pellicola intensa ed esigente che affronta, senza nascondere il profondo coinvolgimento personale dell'autore, il massacro di migliaia di ufficiali dell'esercito polacco da parte dell'esercito sovietico nella primavera del 1940.<br />Il regista, che è figlio di uno di questi ufficiali, affronta gli eventi lontani da una prospettiva che va ben oltre la pur doverosa ricostruzione degli eventi, per molti anni distorta dalla propaganda sovietica, che riuscì ad attribuire ai tedeschi la responsabilità del massacro, in realtà compiuto con cinica efficienza in una prospettiva di annientamento totale della nazione polacca.<br /><br />LA MOSTRUOSA ALLEANZA TRA HITLER E STALIN<br />L'incredulità impotente degli ufficiali polacchi (militari di carriera, ma in molti casi anche intellettuali, scienziati, ingegneri e uomini di cultura in senso lato, che avevano indossato la divisa di fronte all'emergenza della minaccia nazista), separati dai loro soldati e consegnati ai sovietici, è già piena della consapevolezza del rischio che corrono.<br />La mostruosa alleanza stretta tra Hitler e Stalin per spartirsi la Polonia (di cui pure s'immagina la fragilità) ha chiare basi nel disprezzo per una nazione la cui cultura ha un fondamentale riferimento nella fede (ricordata dalle croci nell'università smantellata dai tedeschi che spediscono i docenti a morire nei campi di concentramento, ma anche dai rosari scambiati dagli ufficiali che pregano fin sul bordo delle fosse dove verranno nascosti i loro cadaveri).<br />Wajda sostiene il suo racconto con una colonna sonora di grande potenza e intensità (è firmata da Krzysztof Penderecki) e non nasconde l'ammirazione per questi uomini capaci (come nel caso del personaggio ispirato al padre del regista) di rinunciare alla possibilità della fuga in nome dell'onore e di conservare dignità e solidarietà reciproca pur nelle sofferenze della prigionia che precedette la morte.<br />Ma trova anche lo spazio di raccontare i destini dei loro parenti: mogli, madri, sorelle e figlie che, oltre alla lunga e crudele incertezza sul destino dei loro cari (un primo elenco dei morti fu diffuso solo nel 1943 da tedeschi, che trovarono le fosse comuni ed effettuarono le identificazioni, talvolta tragicamente errate), subiscono la violenza di chi vorrebbe impedire loro perfino di affermare la verità sulla loro morte.<br /><br />NESSUNA RINASCITA SENZA VERITÀ<br />Nella Polonia «liberata» e comunista che deve rinascere secondo il modello imposto da Mosca, non c'è spazio né volontà per rendere almeno l'omaggio della verità ai morti.<br />Wajda, attraverso le parole e i gesti dei suoi personaggi, ci dice esplicitamente che, in quel momento come cinque anni prima con l'invasione tedesca, ci sono in gioco l'identità e la cultura di un popolo.<br...]]></itunes:summary><itunes:duration>327</itunes:duration><itunes:keywords>film,garantiti,hitler,katyn,stalin,storia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/eed15fc502b05363f96a1bb9edd63837.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>United 93**** (2006) - Un atto di eroismo nel cielo americano</title><link>https://www.spreaker.com/episode/united-93-2006-un-atto-di-eroismo-nel-cielo-americano--28698325</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16</a><br /><br />UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO di Guido Giorgini<br />In quella terribile mattina dell'11 settembre 2001, quando nei cieli degli Stati Uniti venne attuato il più grave attentato terroristico della storia, uno dei 4 aerei dirottati dai fanatici islamici non giunse a colpire il bersaglio prefissato, per merito della eroica rivolta dei passeggeri. A 5 anni di distanza, questo drammatico avvenimento è stato rievocato da un film, che però non ne mette in luce adeguatamente l'aspetto epico e il movente religioso. Desideriamo quindi celebrare questa storia di comune eroismo che costituisce un esempio e un monito per la nostra epoca.<br /><br />UN DRAMMATICO DIROTTAMENTO<br />La vicenda del Boeing 707, volo n° 93 della compagnia aerea statunitense United Airlines, partito la mattina dell'11 settembre 2001 da New York per arrivare a Los Angeles, è ormai chiara nelle sue linee generali; essa è stata confermata da una indagine della FBI pubblicata un anno dopo il drammatico avvenimento.<br />Lisa Jefferson, centralinista della Verizon, ha testimoniato che in quel giorno, alle ore 9,45, fu chiamata col telefonino da un passeggero di quell'aereo, Todd Beamer, 32 anni, ex giocatore di football, sposato e in attesa di un figlio. Egli le comunicò che 4 terroristi musulmani, armati di soli coltelli, ma minacciando di far esplodere il velivolo con una bomba a pulsante, avevano ucciso i piloti, si erano impadroniti del velivolo e lo avevano dirottato verso una destinazione sconosciuta.<br />La centralinista gli rispose avvertendolo che, proprio pochi minuti prima, altri 3 aerei erano stati dirottati e scagliati contro le Torri Gemelle di New York e contro il Pentagono di Washington, provocando migliaia di morti.<br />Informati di questo, i passeggeri del Boeing capirono che il loro aereo era stato anch'esso dirottato per scagliarsi contro un bersaglio simbolico. Constatando che stavano volando verso Sud in direzione di Washington, ipotizzarono che quel bersaglio fosse la Casa Bianca.<br />In effetti, in questo caso, il piano criminale in atto avrebbe portato a compimento la sua logica: dopo il simbolo economico e quello militare, i terroristi di al-Qaida avrebbero colpito anche il simbolo politico degli Stati Uniti. Allora i passeggeri si resero conto che stavano rapidamente volando verso il suicidio, nonostante le menzognere frasi tranquillizanti che un dirottatore rivolgeva a loro per tenerli sotto controllo.<br />Dopo un primo momento di terrore e di disperazione, le vittime designate si calmarono e ripresero coraggio e iniziativa. Nonostante le minacce dei terroristi, essi si rifugiarono nel fondo dell'aereo per mettersi d'accordo su come uscire da quella drammatica situazione. In questo modo, si resero conto che a loro restava una sola, estrema possibilità di sventare il piano criminale.<br />Ai propri compagni di sventura, Beamer propose di tentare un colpo di mano: i passeggeri più giovani dovevano aggredire all'improvviso i terroristi, disinnescare la bomba e penetrare nella cabina di pilotaggio per prendere il controllo dell'aereo facendolo deviare dal bersaglio. Alla peggio, se proprio erano destinati a morire, potevano almeno salvare gli abitanti del bersaglio predestinato. Tutti furono d'accordo nel tentare l'audace gesto.<br />Rimasta in contatto telefonico con Beamer, la centralinista li udì invocare l'aiuto divino recitando la preghiera del "Padre nostro" e alcuni Salmi; poi ella sentì grida terribili e rumori confusi di lotta, seguìti da esclamazioni di gioia degli insorti. Probabilmente essi erano riusciti a neutralizzare i due terroristi che li controllavano e a disinnescare la bomba, in quanto dalle indagini fatte dall'FBI non risulta che l'aereo sia esploso in volo. Il primo risultato era stato ottenuto.<br />Restava però da penetrare nella cabina di pilotaggio, dove si erano rinchiusi gli altri due terroristi, ben decisi a lanciare l'aereo sul bersaglio. Allora la centralinista udì Beamer che esclamava: "Lanciatelo alla carica!"; dai rumori che seguirono, ella capì che gli insorti stavano usando il carrello delle vivande come un ariete, per sfondare la porta della cabina.<br />Qui la comunicazione telefonica cadde e quindi finisce la testimonianza della centralinista. Le indagini ipotizzano che gli insorti riuscirono a penetrare nella cabina ma, nella violenta colluttazione con i dirottatori, non riuscirono a prendere il controllo dell'aereo; il velivolo, che stava già planando verso Washington, rimase senza guida e si schiantò nella campagna della Pennsylvania, appena 17 minuti prima di raggiungere l'obiettivo.<br /><br />UNA TESTIMONIANZA DI EROISMO<br />Raccontandoci un avvincente episodio di eroismo compiuto da gente comune, questo dramma costituisce un prezioso insegnamento. Come la decisione di appena 4 terroristi è riuscita ad impadronirsi di un aereo nel tentativo di provocare una strage, così la decisione di appena 5 o 6 passeggeri è riuscita a sventare quel piano criminale. Essi sono stati stimolati da quello fra loro che, avendo capito cosa stava succedendo e qual era la posta in gioco, li ha guidati alla soluzione.<br />I passeggeri del volo UA 93 non hanno ceduto alla tentazione di "cedere per non perdere" ed al ricatto psicologico dei terroristi, che cercavano di tenerli buoni illudendoli su una felice conclusione del dirottamento. Le vittime designate hanno reagito con lucidità, responsabilità e coraggio, disponendosi a tentare il tutto per tutto pur di salvare le altre vittime imminenti.<br />Essi si sono ricordati del giudizio evangelico che dice: «nessuno dimostra maggior amore per il prossimo, di colui che sacrifica la propria vita per i fratelli». Questo eroismo è stato premiato dalla Divina Provvidenza: il sacrificio dei passeggeri è riuscito ad evitare la terza strage di quel giorno terribile.<br />Non piangiamo dunque su di loro, ma piuttosto rallegriamoci, perché quel dramma, che avrebbe potuto concludersi in tragedia, si è trasformato in un piccolo ma significativo episodio epico del nostro tempo, che ne è così povero. Quei passeggeri hanno vinto la loro battaglia contro la paura e la vigliaccheria, lasciando una eroica testimonianza al mondo intero.<br />Ci auguriamo che il loro sacrificio abbia meritato, oltre la riconoscenza degli uomini, anche il premio della salvezza eterna, secondo la promessa evangelica: «chi avrà sacrificato la propria vita, la salverà».<br />La vicenda del volo UA 93 è stata molto celebrata negli Stati Uniti e la figura di Beamer è diventata popolare, esaltata come simbolo della volontà di reagire alla minaccia terroristica e di riscattarsi moralmente. In Europa, invece, questa lezione di eroismo è stata quasi del tutto occultata da quella censura mass-mediatica che continua a dominare nel nostro continente.<br /><br />IL FILM UNITED 93<br />A 5 anni dal dramma accaduto nel cielo della Pennsylvania, esso è stato finalmente rievocato in un film americano: United 93, titolo che allude appunto al volo n° 93 della compagnia aerea United Airlines. Negli Stati Uniti questa pellicola ha avuto notevole successo; anche in Italia, sebbene sia stata proiettata come riserva per riempire il periodo estivo, è stata molto apprezzata, dato che è arrivata quarta nella classifica fra quelle di maggior incasso della stagione.<br />Nel primo tempo del film, per la verità, la narrazione stenta un po' a... decollare assieme al velivolo, in quanto si dilunga troppo nel raccontare i preliminari del dirottamento, descritto in parallelo con quelli degli altri 3 aerei dell'11 settembre.<br />Ma nel secondo tempo esplode il dramma, il ritmo diventa serrato, la tensione sale e lo spettatore viene coinvolto emotivamente nel destino dei passeggeri. Il film descrive bene anche lo sconcerto  e l'impaccio delle autorità civili e militari, che non sanno come affrontare un'emergenza così anomala e imprevista.<br />Particolarmente avvincente è la lunga sequenza finale, che va dall'assalto degli insorti fino alla caduta dell'aereo. La sceneggiatura sposa l'ipotesi più probabile: quella secondo cui i passeggeri riuscirono a neutralizzare i terroristi, ma non a prendere il controllo del velivolo.<br />Com'era prevedibile, la sceneggiatura ha cercato di evitare l'accusa di alimentare un "conflitto di civiltà" tra Oriente musulmano e Occidente cristiano; per questo essa ha in parte censurato l'aspetto religioso della rivolta dei passeggeri; sebbene si veda uno di loro che si fa il segno della Croce e un altro che recita il Rosario, non appaiono le preghiere recitate dagli insorti prima di partire all'assalto.<br />Il regista Paul Greengrass ha raccontato la terribile vicenda mescolando con prudenza e parsimonia fatti accertati e supposizioni verosimili, usando uno stile asciutto e quasi cronachistico che punta molto sull'azione concede poco ai risvolti psicologici dei personaggi.<br />Le figure dei dirottatori vengono descritte in maniera sobria e grigia; essi risultano abbastanza plausibili nel loro freddo fanatismo religioso, che punta a vincere sfruttando la vigliaccheria suscitata dal terrore, ma che viene alla fine travolto da una inaspettata reazione, anch'essa animata da una opposta convinzione religiosa.<br />Gli attori del film non sono famosi; tuttavia essi fanno un buon "gioco di squadra", riuscendo a ben rappresentare la rapida maturazione di quei passeggeri che, dall'iniziale sconcerto e terrore, giungono a meditare lucidamente sulla loro responsabilità e a prendere una coraggiosa decisione finale.<br />United 93 è insomma un film che vale la pena di vedere, non tanto per le qualità tecniche del prodotto, quanto per la testimonianza che rievoca e per l'insegnamento che se ne trae, utile soprattutto per quella futura generazione che, si spera, non vorrà imitare l'ignavia dei molti bensì l'eroismo dei pochi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28698325</guid><pubDate>Tue, 02 Jun 2020 07:45:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28698325/united_93.mp3" length="13189119" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16

UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO di Guido Giorgini
In quella terribile mattina dell'11 settembre 2001, quando nei cieli degli Stati Uniti venne attuato il più grave...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16</a><br /><br />UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO di Guido Giorgini<br />In quella terribile mattina dell'11 settembre 2001, quando nei cieli degli Stati Uniti venne attuato il più grave attentato terroristico della storia, uno dei 4 aerei dirottati dai fanatici islamici non giunse a colpire il bersaglio prefissato, per merito della eroica rivolta dei passeggeri. A 5 anni di distanza, questo drammatico avvenimento è stato rievocato da un film, che però non ne mette in luce adeguatamente l'aspetto epico e il movente religioso. Desideriamo quindi celebrare questa storia di comune eroismo che costituisce un esempio e un monito per la nostra epoca.<br /><br />UN DRAMMATICO DIROTTAMENTO<br />La vicenda del Boeing 707, volo n° 93 della compagnia aerea statunitense United Airlines, partito la mattina dell'11 settembre 2001 da New York per arrivare a Los Angeles, è ormai chiara nelle sue linee generali; essa è stata confermata da una indagine della FBI pubblicata un anno dopo il drammatico avvenimento.<br />Lisa Jefferson, centralinista della Verizon, ha testimoniato che in quel giorno, alle ore 9,45, fu chiamata col telefonino da un passeggero di quell'aereo, Todd Beamer, 32 anni, ex giocatore di football, sposato e in attesa di un figlio. Egli le comunicò che 4 terroristi musulmani, armati di soli coltelli, ma minacciando di far esplodere il velivolo con una bomba a pulsante, avevano ucciso i piloti, si erano impadroniti del velivolo e lo avevano dirottato verso una destinazione sconosciuta.<br />La centralinista gli rispose avvertendolo che, proprio pochi minuti prima, altri 3 aerei erano stati dirottati e scagliati contro le Torri Gemelle di New York e contro il Pentagono di Washington, provocando migliaia di morti.<br />Informati di questo, i passeggeri del Boeing capirono che il loro aereo era stato anch'esso dirottato per scagliarsi contro un bersaglio simbolico. Constatando che stavano volando verso Sud in direzione di Washington, ipotizzarono che quel bersaglio fosse la Casa Bianca.<br />In effetti, in questo caso, il piano criminale in atto avrebbe portato a compimento la sua logica: dopo il simbolo economico e quello militare, i terroristi di al-Qaida avrebbero colpito anche il simbolo politico degli Stati Uniti. Allora i passeggeri si resero conto che stavano rapidamente volando verso il suicidio, nonostante le menzognere frasi tranquillizanti che un dirottatore rivolgeva a loro per tenerli sotto controllo.<br />Dopo un primo momento di terrore e di disperazione, le vittime designate si calmarono e ripresero coraggio e iniziativa. Nonostante le minacce dei terroristi, essi si rifugiarono nel fondo dell'aereo per mettersi d'accordo su come uscire da quella drammatica situazione. In questo modo, si resero conto che a loro restava una sola, estrema possibilità di sventare il piano criminale.<br />Ai propri compagni di sventura, Beamer propose di tentare un colpo di mano: i passeggeri più giovani dovevano aggredire all'improvviso i terroristi, disinnescare la bomba e penetrare nella cabina di pilotaggio per prendere il controllo dell'aereo facendolo deviare dal bersaglio. Alla peggio, se proprio erano destinati a morire, potevano almeno salvare gli abitanti del bersaglio predestinato. Tutti furono d'accordo nel tentare l'audace gesto.<br />Rimasta in contatto telefonico con Beamer, la centralinista li udì invocare l'aiuto divino recitando la preghiera del "Padre nostro" e alcuni Salmi; poi ella sentì grida terribili e rumori confusi di lotta, seguìti da esclamazioni di gioia degli insorti. Probabilmente essi erano riusciti a neutralizzare i due terroristi che li controllavano e a disinnescare la bomba, in quanto dalle indagini fatte dall'FBI non risulta che l'aereo sia esploso in volo. 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Da quel momento in poi, Bella ha vinto altri premi a livello internazionale, come il premio "Smithsonian Latino Center".  Nominato come prima preferenza fra gli utenti di Yahoo, è stato anche premiato dalla Casa Bianca, sotto il presidente Bush, per il suo contributo alle Arti.<br />Il film è girato nella città di New York e racconta la storia di José, un promettente giocatore di calcio messicano, che per circostanze tragiche smette di giocare a calcio e si ritira a fare il cuoco nel ristorante del suo fratello adottivo. Nello stesso ristorante viene licenziata una giovane ragazza, Nina, che non andava al lavoro perché era incinta. Nina intende mettere fine alla gravidanza, perché è sola, senza lavoro, senza il sostegno neanche di sua madre. José non condivide la scelta della giovane collega ma tenta di aiutarla facendole sentire tutto il caloroso sostegno umano. In questo modo, le due vite s'intrecciano e, con una serie di stupendi flashback e intensi dialoghi, lo spettatore viene spontaneamente ed emotivamente coinvolto nel loro passato.<br />Nel film le parole aborto, solidarietà, Gesù, umanità, difesa della vita e della famiglia non vengono mai pronunciate, ma le immagini, i silenzi, le varie vicende, i diversi personaggi concorrono insieme a comporre una commovente poesia d'amore.<br />Si tratta di un film "potente e toccante… un'autentica ispirazione", ha detto Ana Maria Montero nel suo servizio per la CNN. Secondo Maria Salas, di NBC-Miami, "Bella è un dramma romantico pieno di cuore, anima e messaggi positivi... un gioiello cinematografico".<br />Dopo aver visto il film, alcune giovani donne hanno deciso di far nascere i bambini e le bambine che avevano concepito.<br />L'efficacia del film si deve in parte anche allo straordinario cast: Tammy Blanchard, vincitrice dell'Emmy Award, e la stella messicana Eduardo Verástegui, chiamato il "Brad Pitt dell'America Latina".<br />"Dopo 10 anni di carriera – ha confessato Verástegui – mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ma non sapevo cosa fosse. Mi sentivo in un labirinto senza uscita; volevo usare l'uscita di sicurezza ma non sapevo dove si trovasse, mi sentivo vuoto".<br />Il giovane Eduardo, nato a Xicotencatl, Tamaulipas, un piccolo paese al nord del Messico, ha avuto una brillante carriera internazionale come cantante pop del gruppo latino Kairo e come attore di "telenovela", dopodiché si è stabilito negli Stati Uniti in cerca d'una felicità sempre sfuggente. Dopo aver girato un popolare video musicale con Jennifer Lopez, Eduardo ricevette numerose offerte promettenti da registi di Hollywood, ma le rifiutò, perché si trattava di proposte con un basso livello morale.<br />"Ho promesso a Dio che non avrei mai più lavorato a un progetto che offendesse la mia fede, la mia famiglia o la mia comunità latina", ha confessato.<br />Con gli amici Leo Severino e Alejandro Monteverde, Eduardo ha fondato la Metanoia Films per "produrre pellicole che abbiano il potenziale non solo di intrattenere il pubblico, ma anche di fare la differenza nella nostra società – ha spiegato Verástegui –, pellicole che tocchino il cuore del pubblico ed elevino l'intelletto verso ciò che è buono, bello e vero, verso l'eccellenza".<br />La parola metanoia (in greco, "conversione") è stata scelta da Eduardo stesso e riflette il suo percorso spirituale personale.<br /><br />LA STORIA DI EDOARDO VERASTEGUI<br />Eduardo Verástegui è nato a Mante, Tamaulipas, México. Trasferitosi a Città del Messico per perseguire la carriera da modello (lavorando tra l'altro con Calvin Klein), nel 1994, ha cominciato ad acquistare fama come membro del gruppo di pop messicano Kairo. Nel 1997, Verástegui ha iniziato anche una carriera da attore in alcune telenovelas messicane prodotte da Televisa.<br />Nel 2001 Verástegui è andato a Miami dove ha firmato un contratto di registrazione da solista con Universal Music Latino. Ha registrato il suo primo album. Due anni più tardi, nel 2003, Verástegui fu scelto come attore protagonista nella commedia latina Chasing Papi. È stato votato tra i 50 ispanici più sexy dalla rivista People en Español.<br />Ha co-fondato la società di produzione "Metanoia" ("conversione", in greco) e il suo primo film di Bella, con Verástegui e co-prodotto da lui è uscito nel 2006. Il film racconta i conflitti emotivi interiori persone passano in famiglia e casi di aborto. Bella ha vinto il premio Choice al Toronto Film Festival. Verástegui era cresciuto in una famiglia cattolica praticante. Nel 2002, prima delle riprese di Chasing Papi, Verástegui ha preso lezioni di coaching vocale per migliorare la pronuncia inglese. L'allenatore era una persona cattolica, e nel corso delle loro conversazioni Verástegui riscoperto la propria fede e decise di cambiare il suo stile di vita. Ha deciso di rifiutare le offerte di interpretare ruoli in film che in contrasto con la fede cattolica. In un'intervista ha detto che si è impegnato a partecipare alla Messa quotidiana e la preghiera, la lettura della Bibbia, recitando il rosario e di confessarsi almeno una volta alla settimana. Nel 2008, ha pubblicato un lungo messaggio-video che denuncia l'alto tasso di aborti nelle comunità ispaniche degli Stati Uniti e condanna gli interventi pro-choice di Barack Hussein Obama durante la campagna elettorale per le presidenziali.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28698324</guid><pubDate>Sat, 30 May 2020 09:31:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28698324/bella_un_film_che_converte.mp3" length="7981765" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=49

UN FILM CHE CONVERTE SENZA PREDICHE di Antonio Gaspari
Due anni fa, il mondo del cinema fu sorpreso da "Bella," la storia romantica diretta dal regista messicano Alejandro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=49" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=49</a><br /><br />UN FILM CHE CONVERTE SENZA PREDICHE di Antonio Gaspari<br />Due anni fa, il mondo del cinema fu sorpreso da "Bella," la storia romantica diretta dal regista messicano Alejandro Monteverde, che inaspettatamente vinse il primo premio del prestigioso "People's Choice Award" del Toronto Film Festival. Da quel momento in poi, Bella ha vinto altri premi a livello internazionale, come il premio "Smithsonian Latino Center".  Nominato come prima preferenza fra gli utenti di Yahoo, è stato anche premiato dalla Casa Bianca, sotto il presidente Bush, per il suo contributo alle Arti.<br />Il film è girato nella città di New York e racconta la storia di José, un promettente giocatore di calcio messicano, che per circostanze tragiche smette di giocare a calcio e si ritira a fare il cuoco nel ristorante del suo fratello adottivo. Nello stesso ristorante viene licenziata una giovane ragazza, Nina, che non andava al lavoro perché era incinta. Nina intende mettere fine alla gravidanza, perché è sola, senza lavoro, senza il sostegno neanche di sua madre. José non condivide la scelta della giovane collega ma tenta di aiutarla facendole sentire tutto il caloroso sostegno umano. In questo modo, le due vite s'intrecciano e, con una serie di stupendi flashback e intensi dialoghi, lo spettatore viene spontaneamente ed emotivamente coinvolto nel loro passato.<br />Nel film le parole aborto, solidarietà, Gesù, umanità, difesa della vita e della famiglia non vengono mai pronunciate, ma le immagini, i silenzi, le varie vicende, i diversi personaggi concorrono insieme a comporre una commovente poesia d'amore.<br />Si tratta di un film "potente e toccante… un'autentica ispirazione", ha detto Ana Maria Montero nel suo servizio per la CNN. Secondo Maria Salas, di NBC-Miami, "Bella è un dramma romantico pieno di cuore, anima e messaggi positivi... un gioiello cinematografico".<br />Dopo aver visto il film, alcune giovani donne hanno deciso di far nascere i bambini e le bambine che avevano concepito.<br />L'efficacia del film si deve in parte anche allo straordinario cast: Tammy Blanchard, vincitrice dell'Emmy Award, e la stella messicana Eduardo Verástegui, chiamato il "Brad Pitt dell'America Latina".<br />"Dopo 10 anni di carriera – ha confessato Verástegui – mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ma non sapevo cosa fosse. Mi sentivo in un labirinto senza uscita; volevo usare l'uscita di sicurezza ma non sapevo dove si trovasse, mi sentivo vuoto".<br />Il giovane Eduardo, nato a Xicotencatl, Tamaulipas, un piccolo paese al nord del Messico, ha avuto una brillante carriera internazionale come cantante pop del gruppo latino Kairo e come attore di "telenovela", dopodiché si è stabilito negli Stati Uniti in cerca d'una felicità sempre sfuggente. Dopo aver girato un popolare video musicale con Jennifer Lopez, Eduardo ricevette numerose offerte promettenti da registi di Hollywood, ma le rifiutò, perché si trattava di proposte con un basso livello morale.<br />"Ho promesso a Dio che non avrei mai più lavorato a un progetto che offendesse la mia fede, la mia famiglia o la mia comunità latina", ha confessato.<br />Con gli amici Leo Severino e Alejandro Monteverde, Eduardo ha fondato la Metanoia Films per "produrre pellicole che abbiano il potenziale non solo di intrattenere il pubblico, ma anche di fare la differenza nella nostra società – ha spiegato Verástegui –, pellicole che tocchino il cuore del pubblico ed elevino l'intelletto verso ciò che è buono, bello e vero, verso l'eccellenza".<br />La parola metanoia (in greco, "conversione") è stata scelta da Eduardo stesso e riflette il suo percorso spirituale personale.<br /><br />LA STORIA DI EDOARDO VERASTEGUI<br />Eduardo Verástegui è nato a Mante, Tamaulipas, México. Trasferitosi a Città del Messico per perseguire la carriera da modello (lavorando...]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,bella,conversione,film,garantiti,vita</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/91201a09813ffb61cb5ab91bab5f9223.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Bella***** (2007) - Un inno alla vita di rara efficacia</title><link>https://www.spreaker.com/episode/bella-2007-un-inno-alla-vita-di-rara-efficacia--28698334</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=48" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=48</a><br /><br />UN INNO ALLA VITA DI RARA EFFICACIA di Loretta Bricchi Lee<br />Romantico, a tratti drammatico, introspettivo, per molti è il film cristiano dell'anno e un inno alla vita di rara efficacia. Si tratta di Bella, diretto da Alejandro Gomez Monteverde. [...]<br />La storia è ambientata nella New York di oggi. José (Eduardo Verástegui) vede interrompersi la carriera nel football professionistico. Finisce a lavorare come cuoco nel ristorante messicano di suo fratello Manny (Manuel Perez), nella Grande Mela. Lì assiste al brutale licenziamento, a causa dell'ennesimo ritardo, di una cameriera, Nina (Tammy Blanchard). José la segue fuori dal locale per offrirle conforto e viene a sapere che, senza un marito, Nina ha appena scoperto di essere incinta. E per questo sta pensando di abortire.<br />La giornata che José decide di passare con la ex collega si trasforma in un viaggio interiore alle radici del proprio dolore. L'amicizia che nasce quasi per caso cambierà nel giro di poche ore la vita di entrambi i protagonisti. Nina capisce con l'aiuto di José il valore del bambino che porta in grembo. José attraverso Nina coglie l'unicità della propria esistenza che si stava lasciando sfuggire fra delusione e rimorsi. Il finale dischiude il significato, fin lì incomprensibile, del titolo Bella. [...]<br />A rendere per alcuni il film ulteriormente accattivante è un elemento autobiografico che unisce il personaggio di José all'attore Eduardo Verástegui. Già cantante del gruppo di pop latino Kairo e fascinoso protagonista di soap opera in Messico, nel 2000 Verástegui tenta il successo a Miami, dove Jennifer Lopez lo chiama a recitare la parte dell'amante gitano nel videoclip di Ain't So Funny. Arrivano presto proposte di parti da recitare, per lo più in commedie leggere come Chasing Papi (2003), ma anche un senso di profonda insoddisfazione, che si tramuta in una vera e propria crisi esistenziale. Provocato dall'esempio del proprio insegnante privato di inglese, Verástegui si avvicina quindi alla fede cattolica. L'incontro con un sacerdote dei Legionari di Cristo, padre Juan Rivas, attivo a Hollywood, e la lettura del libro Rome sweet home (traduzione italiana: Roma dolce casa, edizioni Ares) dello scrittore cattolico (ex protestante) Scott Hahn fanno il resto. Da lì, per il Brad Pitt messicano, idolo di migliaia di teenagers latinoamericane, inizia una nuova vita, anche professionale. Verástegui incontra prima il regista in erba Alejandro Monteverde, poi Leo Soverino, un avvocato della Fox Entertainment che resta incuriosito nel vedere quella sorta di muscoloso fotomodello che partecipa con fervore alla messa della sua parrocchia di Los Angeles. I tre decidono di fondare la Metanoia Films e di raccontare una storia fuori dai canoni commerciali, una storia «su come il dolore di due persone possa diventare la salvezza di entrambi - ha detto Monteverde - sull'amore come sacrificio di sé». E a loro si aggiunge, come produttore esecutivo, Steve McEveety, già produttore con Mel Gibson di Braveheart e La Passione di Cristo.<br />È così che nel 2004 nasce il progetto di Bella. Un film che secondo alcuni potrebbe addirittura puntare a un Oscar, ma che Eduardo Verástegui dice di avere in realtà già vinto. Durante le fasi preliminari del film, l'attore si era recato in una clinica dove si praticavano aborti per poter studiare da vicino le emozioni di chi sta per compiere un gesto così fatale. Lì aveva fatto amicizia con una coppia messicana. Alcuni mesi più tardi, ha ricevuto una telefonata in cui padre e madre gli hanno chiesto il permesso di chiamare il bambino appena nato Eduardo.<br /><br />ECCO COME ABBIAMO SCELTO LA PROTAGONISTA di Eduardo Verástegui<br /><br />Stavamo preparandoci al film a cui mancava ancora la protagonista. Un amico mi aveva suggerito di intervistare una Nina (il nome della protagonista) cioè una donna che realmente si è trovata faccia a faccia con l'aborto, affinché la scelta dell'interprete fosse il più possibile reale e realista. Sono così andato in una clinica in cui si praticano gli aborti che sono così frequenti nelle città nord americane, specie nei quartieri più poveri abitati da latino-americani. Ho scoperto così, in quel particolare quartiere californiano che in un solo miglio ci sono ben nove di quelle cliniche. Quasi un tentativo di eliminare fisicamente una razza inferiore e fastidiosa. Entrando nella clinica che avevamo scelto ho visto una fila di donne in attesa, abbandonate a se stesse e soprattutto ragazze dell'età in cui non possono per la legge della California, neppure andare dal dentista senza genitori e che invece possono abortire senza dire o chiedere nulla a nessuno. Tra le donne in attesa c'era quel giorno anche un gruppo di militanti pro-life che cercava di convincere a scegliere la vita e a rinunciare al loro progetto di morte. Non riuscivano a farsi capire da una coppia messicana che non parlava una parola di inglese ed allora mi chiesero di fare da interprete, probabilmente perché da dieci anni recitavo nella telenovela più seguita dai latino americani negli Usa, i due mi hanno subito riconosciuto ed hanno cominciato ad ascoltarmi.<br />Non solo hanno rinunciato ad abortire quel giorno, ma siamo anche diventati amici e nelle settimane successive ho regalato loro un orsetto ed una carrozzina perché ricordassero sempre che non erano soli. Un'amicizia che li ha portati, alcuni mesi dopo, proprio alla fine delle riprese del film a chiamare il loro bambino Eduardo. È stato uno dei momenti più bello della mia vita, quasi fosse nato un bambino mio, un bambino che non sarebbe dovuto nascere. Ma la cosa che è stata per me più importante, è che quell'incontro - quando avevi 31 anni - ha cambiato la mia vita. Mi ha fatto incontrare il dolore delle donne che pensano all'aborto come l'unica via d'uscita da una situazione di povertà e di solitudine. Ed è lì che ho deciso di essere vice di chi non ha voce e di lottare per la vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale. "Bella", che io sappia, ha già salvato almeno cento bambini, anche se solo Dio sa quanto sia realmente grande quel numero.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28698334</guid><pubDate>Sat, 30 May 2020 09:20:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28698334/bella_un_inno_alla_vita.mp3" length="8235048" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=48

UN INNO ALLA VITA DI RARA EFFICACIA di Loretta Bricchi Lee
Romantico, a tratti drammatico, introspettivo, per molti è il film cristiano dell'anno e un inno alla vita di rara...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=48" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=48</a><br /><br />UN INNO ALLA VITA DI RARA EFFICACIA di Loretta Bricchi Lee<br />Romantico, a tratti drammatico, introspettivo, per molti è il film cristiano dell'anno e un inno alla vita di rara efficacia. Si tratta di Bella, diretto da Alejandro Gomez Monteverde. [...]<br />La storia è ambientata nella New York di oggi. José (Eduardo Verástegui) vede interrompersi la carriera nel football professionistico. Finisce a lavorare come cuoco nel ristorante messicano di suo fratello Manny (Manuel Perez), nella Grande Mela. Lì assiste al brutale licenziamento, a causa dell'ennesimo ritardo, di una cameriera, Nina (Tammy Blanchard). José la segue fuori dal locale per offrirle conforto e viene a sapere che, senza un marito, Nina ha appena scoperto di essere incinta. E per questo sta pensando di abortire.<br />La giornata che José decide di passare con la ex collega si trasforma in un viaggio interiore alle radici del proprio dolore. L'amicizia che nasce quasi per caso cambierà nel giro di poche ore la vita di entrambi i protagonisti. Nina capisce con l'aiuto di José il valore del bambino che porta in grembo. José attraverso Nina coglie l'unicità della propria esistenza che si stava lasciando sfuggire fra delusione e rimorsi. Il finale dischiude il significato, fin lì incomprensibile, del titolo Bella. [...]<br />A rendere per alcuni il film ulteriormente accattivante è un elemento autobiografico che unisce il personaggio di José all'attore Eduardo Verástegui. Già cantante del gruppo di pop latino Kairo e fascinoso protagonista di soap opera in Messico, nel 2000 Verástegui tenta il successo a Miami, dove Jennifer Lopez lo chiama a recitare la parte dell'amante gitano nel videoclip di Ain't So Funny. Arrivano presto proposte di parti da recitare, per lo più in commedie leggere come Chasing Papi (2003), ma anche un senso di profonda insoddisfazione, che si tramuta in una vera e propria crisi esistenziale. Provocato dall'esempio del proprio insegnante privato di inglese, Verástegui si avvicina quindi alla fede cattolica. L'incontro con un sacerdote dei Legionari di Cristo, padre Juan Rivas, attivo a Hollywood, e la lettura del libro Rome sweet home (traduzione italiana: Roma dolce casa, edizioni Ares) dello scrittore cattolico (ex protestante) Scott Hahn fanno il resto. Da lì, per il Brad Pitt messicano, idolo di migliaia di teenagers latinoamericane, inizia una nuova vita, anche professionale. Verástegui incontra prima il regista in erba Alejandro Monteverde, poi Leo Soverino, un avvocato della Fox Entertainment che resta incuriosito nel vedere quella sorta di muscoloso fotomodello che partecipa con fervore alla messa della sua parrocchia di Los Angeles. I tre decidono di fondare la Metanoia Films e di raccontare una storia fuori dai canoni commerciali, una storia «su come il dolore di due persone possa diventare la salvezza di entrambi - ha detto Monteverde - sull'amore come sacrificio di sé». E a loro si aggiunge, come produttore esecutivo, Steve McEveety, già produttore con Mel Gibson di Braveheart e La Passione di Cristo.<br />È così che nel 2004 nasce il progetto di Bella. Un film che secondo alcuni potrebbe addirittura puntare a un Oscar, ma che Eduardo Verástegui dice di avere in realtà già vinto. Durante le fasi preliminari del film, l'attore si era recato in una clinica dove si praticavano aborti per poter studiare da vicino le emozioni di chi sta per compiere un gesto così fatale. Lì aveva fatto amicizia con una coppia messicana. Alcuni mesi più tardi, ha ricevuto una telefonata in cui padre e madre gli hanno chiesto il permesso di chiamare il bambino appena nato Eduardo.<br /><br />ECCO COME ABBIAMO SCELTO LA PROTAGONISTA di Eduardo Verástegui<br /><br />Stavamo preparandoci al film a cui mancava ancora la protagonista. 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La società di produzione di Charlton Heston, Agamemnon Films, ha prodotto questa versione animata diretta del film, con Heston stesso che dà voce al personaggio del titolo. Heston aveva vinto un Academy Award per aver giocato lo stesso ruolo nella versione del 1959.<br />La versione animata racconta la stessa storia del film del 1959, con alcune differenze. La storia inizia con Baldassarre che aspetta nel deserto l'arrivo di Melchiorre e Gasparre per un viaggio a Betlemme.<br />La storia di Ben Hur avviene 30 anni dopo la nascita di Cristo. A differenza delle versioni 1925 e 1959, viene mostrato il volto di Gesù e le sue parole vengono ascoltate in questo film.<br />Il personaggio di Messala è diverso dal film del 1959. Apparendo zoppo, si avvicina a Ben-Hur per il perdono e si unisce alla famiglia di Ben-Hur e a Baldassarre per testimoniare la passione di Gesù.<br />Ben-Hur dà acqua a Gesù sulla via del Calvario. Mentre Gesù muore, Ben-Hur e la sua famiglia, con Baldassarre, Messala e Esther, stringono le mani in preghiera.<br />Miracoli si verificano quando Gesù guarisce la famiglia di lebbra di Ben-Hur e permette a Messala di camminare di nuovo. Si avvicina alla croce ringraziando Gesù per il miracolo.<br />Alla fine del film Maria Maddalena vede Gesù uscire dalla tomba e salire in cielo, promettendo agli apostoli di predicare il Vangelo. Ben-Hur, sposato da Esther, condivide con i suoi figli la sua storia e la fede in Gesù.<br /><br />Nota di BastaBugie: qui sotto puoi vedere la versione integrale del cartone animato dal titolo "Ben Hur" (durata: 80 minuti), ovviamente in italiano.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=spDwzGgxgzc" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=spDwzGgxgzc</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/28358434</guid><pubDate>Tue, 26 May 2020 14:32:44 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/28358434/ben_hur_e_gesu.mp3" length="2624364" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=418&#13;
&#13;
LA STORIA DI BEN HUR (e Gesù) IN CARTONE ANIMATO&#13;
Ben Hur è un film d'animazione del 2003 basato sul romanzo Ben-Hur: Una storia del Cristo, di Lew Wallace.&#13;
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A differenza delle versioni 1925 e 1959, viene mostrato il volto di Gesù e le sue parole vengono ascoltate in questo film.<br />Il personaggio di Messala è diverso dal film del 1959. Apparendo zoppo, si avvicina a Ben-Hur per il perdono e si unisce alla famiglia di Ben-Hur e a Baldassarre per testimoniare la passione di Gesù.<br />Ben-Hur dà acqua a Gesù sulla via del Calvario. Mentre Gesù muore, Ben-Hur e la sua famiglia, con Baldassarre, Messala e Esther, stringono le mani in preghiera.<br />Miracoli si verificano quando Gesù guarisce la famiglia di lebbra di Ben-Hur e permette a Messala di camminare di nuovo. Si avvicina alla croce ringraziando Gesù per il miracolo.<br />Alla fine del film Maria Maddalena vede Gesù uscire dalla tomba e salire in cielo, promettendo agli apostoli di predicare il Vangelo. Ben-Hur, sposato da Esther, condivide con i suoi figli la sua storia e la fede in Gesù.<br /><br />Nota di BastaBugie: qui sotto puoi vedere la versione integrale del cartone animato dal titolo "Ben Hur" (durata: 80 minuti), ovviamente in italiano.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=spDwzGgxgzc" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=spDwzGgxgzc</a>]]></itunes:summary><itunes:duration>164</itunes:duration><itunes:keywords>bambini,benhur,cartoneanimato,cartoon,ebrei,famiglie,gesù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/02b9f91b2bcbebc305388be0983e6d70.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Letters to God** (2010) - Il film sulla storia vera di un bambino malato di cancro che scrive lettere a Dio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/letters-to-god-2010-il-film-sulla-storia-vera-di-un-bambino-malato-di-cancro-che-scrive-lettere-a-dio--27763092</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=349" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=349</a><br /><br />IL FILM SULLA STORIA VERA DI UN BAMBINO MALATO DI CANCRO CHE SCRIVE LETTERE A DIO di Franco Olearo<br />Tyler, il protagonista del film, è un ragazzo di 8 anni affetto da tumore al cervello e si deve continuamente sottoporre a fastidiose chemioterapie. Il padre è morto da tempo ma ha una madre affettuosa (Maddy) che si dedica quasi interamente a lui anche se non può trascurare il figlio più grande di 16. La nonna materna viene spesso a trovarli portando ottimi dolci e dando continuamente iniezioni di serenità a tutti, grazie alla sua solida fede.<br />Tyler non si occupa di se stesso ma quando scrive le sue lettere a Dio (è il suo modo di pregare) chiede soprattutto che sua madre possa tornare a sorridere, che il postino, con il quale ha fatto amicizia, ritrovi il coraggio di ritornare dal figlio e dalla moglie dalla quale si è separato a causa del suo alcolismo e infine dichiara di perdonare Alex, il compagno di scuola che lo ha preso in giro per la sua testa rasata.<br />Il film è notevole in due aspetti: nel valorizzare la forza della preghiera e nel riconoscere un senso soprannaturale alla sofferenza causata dalla malattia. Lo è anche in altri aspetti: nel valorizzare la funzione dei nonni in seno alla famiglia, nell'amicizia sul lavoro, quando è proprio il lavoro lo strumento chiave per riprendere le fila della propria vita e iniziare da capo, come succede al postino Brady.<br />Il momento tornante della storia avviene a casa del nonno di Samantha, un ex trasformista e illusionista. "I compagni di scuola ti prendono in giro perché sono gelosi - spiega il nonno a Tyler, dopo che si è camuffato da cosacco - perché sei stato scelto da Dio. Perché quando gli altri ti vedono così forte e coraggioso, sono costretti a rivedere la propria vita. Ed è per questo forse che si prendono gioco di te. Tu sei un guerriero di Dio ed è tuo compito spingerli verso di Lui".<br />Non capita tutti i giorni di trovare un film che si appelli in modo esplicito a dei significati soprannaturali per dare un senso a ciò che ci accade nella vita, ma "letters to God" ha un grande punto di forza che evita di scivolare nella retorica: la storia è vera e alla sceneggiatura ha contribuito lo stesso padre di Tyler, Patrick Doughtie. È stato David Nixon già co-produttore di Fireproof a convincersi della qualità della storia e prendere il coraggio di dirigerla e produrla. Nonostante Tyler sia vissuto a Nashville, Tennessee, le riprese sono state fatte in Georgia, dove ha sede la casa di produzione Sherwood Pictures, come era già accaduto per Fireproof ed ora anche per Courageous.<br />Il film non riesce interamente a evitare i toni patetici che sono inevitabili quando il protagonista è un bambino malato terminale ma a suo favore, proprio perché vi è il sostegno di una storia vera, ci sono altri momenti forti come quando Maddy non riesce più a riconoscersi nelle parole piene di fede della madre e si dispera, non riuscendo più ad accogliere la volontà del Signore di far morire suo figlio.<br />Allo stesso modo il film mette in evidenza come la storia non si sviluppa nella forma del gesto isolato, quasi miracolistico, di un singolo eroe (in questo caso Tyler) ma è frutto la fecondità di una rete di parentele e amicizie solidali: non c'è solo la nonna, ma c'è anche il capo ufficio di Brady che si prende cura del suo reinserimento nel lavoro e c'è infine la piccola Samantha, che riesce sempre a far ridere Tyler, facendogli passare qualche minuto di serenità.<br /><br />Nota di BastaBugie: per guardare il film doppiato in italiano su YouTube vedi qui sotto. Per altre informazioni sul film clicca qui.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=LT3GvF2QlyY" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LT3GvF2QlyY</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27763092</guid><pubDate>Tue, 19 May 2020 18:30:21 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27763092/lettere_a_dio.mp3" length="3790888" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=349&#13;
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La nonna materna viene spesso a trovarli portando ottimi dolci e dando continuamente iniezioni di serenità a tutti, grazie alla sua solida fede.<br />Tyler non si occupa di se stesso ma quando scrive le sue lettere a Dio (è il suo modo di pregare) chiede soprattutto che sua madre possa tornare a sorridere, che il postino, con il quale ha fatto amicizia, ritrovi il coraggio di ritornare dal figlio e dalla moglie dalla quale si è separato a causa del suo alcolismo e infine dichiara di perdonare Alex, il compagno di scuola che lo ha preso in giro per la sua testa rasata.<br />Il film è notevole in due aspetti: nel valorizzare la forza della preghiera e nel riconoscere un senso soprannaturale alla sofferenza causata dalla malattia. Lo è anche in altri aspetti: nel valorizzare la funzione dei nonni in seno alla famiglia, nell'amicizia sul lavoro, quando è proprio il lavoro lo strumento chiave per riprendere le fila della propria vita e iniziare da capo, come succede al postino Brady.<br />Il momento tornante della storia avviene a casa del nonno di Samantha, un ex trasformista e illusionista. "I compagni di scuola ti prendono in giro perché sono gelosi - spiega il nonno a Tyler, dopo che si è camuffato da cosacco - perché sei stato scelto da Dio. Perché quando gli altri ti vedono così forte e coraggioso, sono costretti a rivedere la propria vita. Ed è per questo forse che si prendono gioco di te. Tu sei un guerriero di Dio ed è tuo compito spingerli verso di Lui".<br />Non capita tutti i giorni di trovare un film che si appelli in modo esplicito a dei significati soprannaturali per dare un senso a ciò che ci accade nella vita, ma "letters to God" ha un grande punto di forza che evita di scivolare nella retorica: la storia è vera e alla sceneggiatura ha contribuito lo stesso padre di Tyler, Patrick Doughtie. È stato David Nixon già co-produttore di Fireproof a convincersi della qualità della storia e prendere il coraggio di dirigerla e produrla. Nonostante Tyler sia vissuto a Nashville, Tennessee, le riprese sono state fatte in Georgia, dove ha sede la casa di produzione Sherwood Pictures, come era già accaduto per Fireproof ed ora anche per Courageous.<br />Il film non riesce interamente a evitare i toni patetici che sono inevitabili quando il protagonista è un bambino malato terminale ma a suo favore, proprio perché vi è il sostegno di una storia vera, ci sono altri momenti forti come quando Maddy non riesce più a riconoscersi nelle parole piene di fede della madre e si dispera, non riuscendo più ad accogliere la volontà del Signore di far morire suo figlio.<br />Allo stesso modo il film mette in evidenza come la storia non si sviluppa nella forma del gesto isolato, quasi miracolistico, di un singolo eroe (in questo caso Tyler) ma è frutto la fecondità di una rete di parentele e amicizie solidali: non c'è solo la nonna, ma c'è anche il capo ufficio di Brady che si prende cura del suo reinserimento nel lavoro e c'è infine la piccola Samantha, che riesce sempre a far ridere Tyler, facendogli passare qualche minuto di serenità.<br /><br />Nota di BastaBugie: per guardare il film doppiato in italiano su YouTube vedi qui sotto. Per altre informazioni sul film clicca qui.<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=LT3GvF2QlyY" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LT3GvF2QlyY</a>]]></itunes:summary><itunes:duration>237</itunes:duration><itunes:keywords>bambino,cancro,dio,film,guarire,lettere,salvezza,storiavera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/344bf78bbc07fd7a080507cb2c0deac6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fatima, messaggio di tragedia o di speranza?** (2007) - Il terzo segreto di Fatima</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fatima-messaggio-di-tragedia-o-di-speranza-2007-il-terzo-segreto-di-fatima--27153619</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=245" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=245</a><br /><br />IL TERZO SEGRETO DI FATIMA<br />Il 13 maggio del 1917, nell'infuriare di una delle più sanguinose guerre che abbiano mai devastato l'Europa, mentre soffiava il vento di un acceso anticlericalismo e la Russia era alla vigilia di una spietata rivoluzione, a Fatima, sperduto paesino del Portogallo, tre pastorelli affermano di aver "visto" la Madonna. Lucia, dieci anni, e i suoi cuginetti Francesco e Giacinta, ricevono la "visita" della Vergine anche nei cinque mesi successivi, provocando curiosità e stupore tra i fedeli e l'ostilità delle autorità civili, che esercitano forti pressioni su di loro perché rivelino il contenuto dei "segreti", rinchiudendoli persino in prigione. Ma i veggenti non cedono. Sarà Lucia, unica sopravvissuta dei tre, a rompere il silenzio anni dopo: il primo segreto consiste in una terrorizzante visione dell'inferno, destinato a chi rifiuta l'amore di Dio; il secondo s'incentra sull'azione del demonio, che si incarna nelle guerre e nei sistemi atei e profetizza la fine della Prima guerra mondiale, lo scoppio della Seconda e la parabola del comunismo in Russia; il terzo - il più inquietante, che la Chiesa rende noto nel 2000 - traduce in visioni angosciose l'azione di Satana contro la Chiesa, con la persecuzione e il martirio dei cristiani.<br />Quelle apparizioni e rivelazioni profetiche ancor oggi suscitano reazioni contrastanti e addirittura opposte tra chi, anche cattolico, attacca Fatima giudicando quegli eventi solo fantasie estranee al messaggio cristiano, e chi l'esalta da fanatico, ritenendola una minaccia del Cielo che c'invita a prepararci alla fine del mondo. Tale verità si comprenda solo se la si accoglie senza pregiudizi.<br />Già nel 2000 Joseph Ratzinger, allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio, nel suo commento teologico al terzo segreto, perentoriamente affermava: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Fatima è un messaggio "duro", "politicamente scorretto": proprio per questo è evangelico, nella sua rivelazione della verità e nel suo rifiuto di ipocrisie, eufemismi, rimozioni. Ma, come sempre in ciò che è davvero cattolico, la "durezza" convive con la tenerezza, la giustizia con la misericordia, la minaccia con la speranza. Così, l'avviso che ci è giunto dal Portogallo è, al contempo, inquietante e consolante. Pur denunciando il dilagare dell'iniquità e del peccato, il messaggio di Fatima è dunque un invito a sperare, perché afferma che la salvezza personale e del mondo è possibile se si confida nel cuore della Madre di Cristo, potente avvocata dell'umanità.<br />Può essere faticoso capire la Madonna di Fatima! E' difficile spiegarsi perché ha mostrato a tre ragazzini una spaventosa riproduzione dell'inferno, mentre noi adulti perbene giriamo canale se c'è violenza in televisione. Non si comprende con che mancanza di tatto possa aver predetto a due di loro una morte dolorosa prossima a venire. E' inquietante il digiuno che ha imposto a dei bambini nell'età in cui una corretta alimentazione costruisce il fisico.<br />Come se non bastasse, ha mescolato la fede e la politica, contravvenendo alla regola base della diplomazia internazionale: ha chiesto la consacrazione della Russia per scongiurare una nuova guerra.<br />Maria, in quel pascolo del Portogallo, ha parlato ai pastorelli analfabeti con la schiettezza di una mamma contadina davanti al focolare: usando immagini estreme, assegnando mansioni chiare, ipotizzando una punizione in caso di disubbidienza. Come è lontano il suo linguaggio dalla nostra comunicazione senza contrasti, depotenziata con lo scopo di non offendere nessuno, resa spesso puro stile senza il nocciolo di una vera soluzione.<br />Ma proviamo a rileggere quelle parole cadute dal cielo cento anni fa: forse è proprio il loro contenuto così chiaro a risultare inaccettabile per noi persone del duemila appassionate di misteri e rompicapi. Maria dice senza troppa educazione che l'inferno esiste, che la preghiera funziona (può cambiare la storia!), che ogni scelta che facciamo è legata a doppio filo con il destino di tutto il mondo.<br />Ci crediamo davvero? Quando abbiamo un problema, ci inginocchiamo? Abbiamo paura della possibilità di soffrire pene eterne come conseguenza di certe decisioni? Parliamo con chi mi vuole bene del destino ultraterreno che ci attende?<br />Cento anni dopo, la Madonna di Fatima ha un messaggio inascoltato da dare: la religione non è un gesto sociale, ma vertiginosa trascendenza.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27153619</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 12:23:49 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27153619/3o_segreto_di_fatima.mp3" length="6749621" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=245

IL TERZO SEGRETO DI FATIMA
Il 13 maggio del 1917, nell'infuriare di una delle più sanguinose guerre che abbiano mai devastato l'Europa, mentre soffiava il vento di un acceso...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=245" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=245</a><br /><br />IL TERZO SEGRETO DI FATIMA<br />Il 13 maggio del 1917, nell'infuriare di una delle più sanguinose guerre che abbiano mai devastato l'Europa, mentre soffiava il vento di un acceso anticlericalismo e la Russia era alla vigilia di una spietata rivoluzione, a Fatima, sperduto paesino del Portogallo, tre pastorelli affermano di aver "visto" la Madonna. Lucia, dieci anni, e i suoi cuginetti Francesco e Giacinta, ricevono la "visita" della Vergine anche nei cinque mesi successivi, provocando curiosità e stupore tra i fedeli e l'ostilità delle autorità civili, che esercitano forti pressioni su di loro perché rivelino il contenuto dei "segreti", rinchiudendoli persino in prigione. Ma i veggenti non cedono. Sarà Lucia, unica sopravvissuta dei tre, a rompere il silenzio anni dopo: il primo segreto consiste in una terrorizzante visione dell'inferno, destinato a chi rifiuta l'amore di Dio; il secondo s'incentra sull'azione del demonio, che si incarna nelle guerre e nei sistemi atei e profetizza la fine della Prima guerra mondiale, lo scoppio della Seconda e la parabola del comunismo in Russia; il terzo - il più inquietante, che la Chiesa rende noto nel 2000 - traduce in visioni angosciose l'azione di Satana contro la Chiesa, con la persecuzione e il martirio dei cristiani.<br />Quelle apparizioni e rivelazioni profetiche ancor oggi suscitano reazioni contrastanti e addirittura opposte tra chi, anche cattolico, attacca Fatima giudicando quegli eventi solo fantasie estranee al messaggio cristiano, e chi l'esalta da fanatico, ritenendola una minaccia del Cielo che c'invita a prepararci alla fine del mondo. Tale verità si comprenda solo se la si accoglie senza pregiudizi.<br />Già nel 2000 Joseph Ratzinger, allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio, nel suo commento teologico al terzo segreto, perentoriamente affermava: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Fatima è un messaggio "duro", "politicamente scorretto": proprio per questo è evangelico, nella sua rivelazione della verità e nel suo rifiuto di ipocrisie, eufemismi, rimozioni. Ma, come sempre in ciò che è davvero cattolico, la "durezza" convive con la tenerezza, la giustizia con la misericordia, la minaccia con la speranza. Così, l'avviso che ci è giunto dal Portogallo è, al contempo, inquietante e consolante. Pur denunciando il dilagare dell'iniquità e del peccato, il messaggio di Fatima è dunque un invito a sperare, perché afferma che la salvezza personale e del mondo è possibile se si confida nel cuore della Madre di Cristo, potente avvocata dell'umanità.<br />Può essere faticoso capire la Madonna di Fatima! E' difficile spiegarsi perché ha mostrato a tre ragazzini una spaventosa riproduzione dell'inferno, mentre noi adulti perbene giriamo canale se c'è violenza in televisione. Non si comprende con che mancanza di tatto possa aver predetto a due di loro una morte dolorosa prossima a venire. E' inquietante il digiuno che ha imposto a dei bambini nell'età in cui una corretta alimentazione costruisce il fisico.<br />Come se non bastasse, ha mescolato la fede e la politica, contravvenendo alla regola base della diplomazia internazionale: ha chiesto la consacrazione della Russia per scongiurare una nuova guerra.<br />Maria, in quel pascolo del Portogallo, ha parlato ai pastorelli analfabeti con la schiettezza di una mamma contadina davanti al focolare: usando immagini estreme, assegnando mansioni chiare, ipotizzando una punizione in caso di disubbidienza. Come è lontano il suo linguaggio dalla nostra comunicazione senza contrasti, depotenziata con lo scopo di non offendere nessuno, resa spesso puro stile senza il nocciolo di una vera soluzione.<br />Ma proviamo a rileggere quelle parole cadute dal cielo cento anni fa: forse è proprio il loro contenuto così chiaro a risultare inaccettabile...]]></itunes:summary><itunes:duration>422</itunes:duration><itunes:keywords>fatima,film,garantiti,madonna,segreto</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4aeed0f291c3803aff5a10d4ee20bbe7.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Katyn***** (2007) - il crimine mai raccontato della russia di Stalin</title><link>https://www.spreaker.com/episode/katyn-2007-il-crimine-mai-raccontato-della-russia-di-stalin--27153618</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=52" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=52</a><br /><br />IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN <br />Lo sterminio (censurato) di 22.000 ufficiali polacchi da parte dei sovietici: ''venne così annientata la futura classe dirigente della Polonia'' Giampaolo Pansa<br />«Perdonateci, se potete»: fu con queste parole che nel 1992 il presidente russo Boris Eltsin consegnò alla Polonia i documenti che attestavano la piena responsabilità dell'Unione Sovietica nel massacro di Katyn, cioè nello sterminio di oltre 20 mila prigionieri polacchi avvenuto nel 1940. Si chiudeva così una lunghissima vicenda, intessuta di falsificazioni e opposte verità, che viene ora ricostruita da Victor Zaslavsky in un libro che presenta molti motivi di interesse. Anzitutto, se l'eccidio di Katyn non fu che uno dei tanti crimini del regime sovietico, è anche vero - come giustamente osserva Zaslavsky - che esso riflette un carattere della dittatura staliniana che è stato a lungo imbarazzante riconoscere, per i vertici dell'Urss ma anche per una parte della cultura occidentale: vale a dire certe affinità che collegavano il regime stesso all'altro grande totalitarismo dell'epoca, quello nazista. Il massacro, infatti, doveva servire ad eliminare una parte cospicua dell'élite polacca (nella vita civile quegli ufficiali erano professionisti, giornalisti, professori universitari) nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania e Urss già prevista dal patto Ribbentrop-Molotov dell'agosto 1939.<br />Un patto che Stalin considerava non solo un trattato di non aggressione, ma una vera e propria alleanza: nel 1940 il dittatore sovietico giunse a chiedere a Hitler di poter aderire al Patto tripartito che legava Germania, Italia, e Giappone. È appunto una tale complicità con il nazionalsocialismo, precedente il repentino mutamento di fronte provocato dall'attacco tedesco del giugno 1941, che viene richiamata dal massacro di Katyn. Di particolare interesse è la lunga disputa sulle responsabilità della strage, iniziata fin da quando le truppe germaniche, nell'aprile 1943, informarono il mondo del ritrovamento nella zona di Katyn dei corpi di migliaia di ufficiali polacchi che risultavano fucilati tre anni prima, ciò che incolpava necessariamente i sovietici. Da allora l'Urss si impegnò per accreditare a costo di qualunque manipolazione la versione opposta. Rioccupata che ebbero la zona, i sovietici costituirono una commissione compiacente che spostò in avanti la data di morte delle migliaia di cadaveri, così da collocarla nel periodo dell'occupazione tedesca. Terminata la guerra, l'Urss cercò, anche se senza successo, di far accreditare la strage come nazista dal tribunale di Norimberga, non arrestandosi di fronte a nulla, neppure all'assassinio di uno dei giudici russi, che appariva restio ad avallare la falsificazione. Tentò anche di intimidire i medici che avevano fatto parte della commissione internazionale costituita nel 1943 dalla Germania e avevano accertato la responsabilità dell'Urss. In Italia, nel 1948, fu il Pci che organizzò su incarico dei sovietici una pesante contestazione di un membro di quella commissione, il professor Vincenzo Palmieri, che venne accusato d'essere stato un «servo dei nazisti».<br />Tutt'altro che irrilevante fu la disponibilità di Stati Uniti e Gran Bretagna ad accettare la versione sovietica. Finché il conflitto era in corso, appariva inevitabile che gli angloamericani accantonassero la questione di Katyn, «di nessuna importanza pratica» come con cinico realismo dichiarò Winston Churchill. Ciò che appare sorprendente, semmai, è che gli inglesi abbiano continuato a fingere di non conoscere la verità addirittura fino al 1989. Gli Stati Uniti invece, terminata la guerra, accolsero le conclusioni di una commissione del Congresso di Washington che aveva verificato l'esistenza di prove «definitive e inequivocabili» della responsabilità sovietica nel massacro di Katyn. Gran parte dell'opinione pubblica europea seguì per decenni più la posizione ufficiale inglese che quella americana, sostenendo dunque che la questione della responsabilità rimaneva controversa.<br />Proprio la disponibilità dell'opinione pubblica occidentale ad accogliere una versione palesemente infondata, scrive Zaslavsky, è stata una delle cause della pervicace ostinazione con cui l'Urss ha continuato anno dopo anno a sostenere il falso. Fino, ed è la parte più incredibile di tutta la vicenda, all'inventore stesso della glasnost (che in russo vuol dire «trasparenza»), Mikhail Gorbaciov. Se non ci trovassimo di fronte all'occultamento di un crimine, verrebbe da dire che in epoca gorbacioviana la lunga storia delle omissioni e falsificazioni attorno a Katyn assunse perfino aspetti farseschi.<br />Nel 1987 Gorbaciov accettò la costituzione di una commissione storica polacco-sovietica, continuando però a dichiarare che i documenti originali riguardanti Katyn non si riusciva a trovarli. A quell'epoca il leader sovietico era invece una delle tre persone che ne conoscevano l'esistenza. Nell'ottobre 1990 porse le scuse ufficiali del suo Paese ai polacchi, continuando però a sostenere che i documenti cruciali - il testo del patto tra Stalin e Hitler e l'ordine del marzo 1940 con il quale il Politburo ordinava che si fucilassero 25 mila polacchi senza neppure avanzare contro di loro un capo di imputazione - non si sapeva dove fossero.<br />Conclusasi ai tempi di Eltsin, la vicenda sembra aver avuto di recente un'appendice che getta una luce non proprio rassicurante sul modo in cui la Russia di oggi guarda al passato, ma dunque anche al proprio ruolo presente e futuro. Apprendiamo infatti dal libro di Zaslavsky che nel 2004 la procura militare della Federazione russa ha deliberato di porre il segreto di Stato su una cospicua parte dei documenti che aveva raccolto sul massacro di Katyn. Una decisione evidentemente surreale, poiché lo Stato che un tale «segreto» dovrebbe proteggere, l'Urss, da tempo non esiste più. Ma anche una decisione che conferma la tendenza dell'attuale presidente della Russia, Vladimir Putin, a collocare il suo Paese lungo una linea di ideale continuità - in chiave di esaltazione della potenza russa - con tutta la storia precedente, dall'impero zarista all'espansionismo staliniano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/27153618</guid><pubDate>Tue, 12 May 2020 12:17:13 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/27153618/katyn.mp3" length="8668054" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=52

IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN 
Lo sterminio (censurato) di 22.000 ufficiali polacchi da parte dei sovietici: ''venne così annientata la futura classe dirigente...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=52" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=52</a><br /><br />IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN <br />Lo sterminio (censurato) di 22.000 ufficiali polacchi da parte dei sovietici: ''venne così annientata la futura classe dirigente della Polonia'' Giampaolo Pansa<br />«Perdonateci, se potete»: fu con queste parole che nel 1992 il presidente russo Boris Eltsin consegnò alla Polonia i documenti che attestavano la piena responsabilità dell'Unione Sovietica nel massacro di Katyn, cioè nello sterminio di oltre 20 mila prigionieri polacchi avvenuto nel 1940. Si chiudeva così una lunghissima vicenda, intessuta di falsificazioni e opposte verità, che viene ora ricostruita da Victor Zaslavsky in un libro che presenta molti motivi di interesse. Anzitutto, se l'eccidio di Katyn non fu che uno dei tanti crimini del regime sovietico, è anche vero - come giustamente osserva Zaslavsky - che esso riflette un carattere della dittatura staliniana che è stato a lungo imbarazzante riconoscere, per i vertici dell'Urss ma anche per una parte della cultura occidentale: vale a dire certe affinità che collegavano il regime stesso all'altro grande totalitarismo dell'epoca, quello nazista. Il massacro, infatti, doveva servire ad eliminare una parte cospicua dell'élite polacca (nella vita civile quegli ufficiali erano professionisti, giornalisti, professori universitari) nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania e Urss già prevista dal patto Ribbentrop-Molotov dell'agosto 1939.<br />Un patto che Stalin considerava non solo un trattato di non aggressione, ma una vera e propria alleanza: nel 1940 il dittatore sovietico giunse a chiedere a Hitler di poter aderire al Patto tripartito che legava Germania, Italia, e Giappone. È appunto una tale complicità con il nazionalsocialismo, precedente il repentino mutamento di fronte provocato dall'attacco tedesco del giugno 1941, che viene richiamata dal massacro di Katyn. Di particolare interesse è la lunga disputa sulle responsabilità della strage, iniziata fin da quando le truppe germaniche, nell'aprile 1943, informarono il mondo del ritrovamento nella zona di Katyn dei corpi di migliaia di ufficiali polacchi che risultavano fucilati tre anni prima, ciò che incolpava necessariamente i sovietici. Da allora l'Urss si impegnò per accreditare a costo di qualunque manipolazione la versione opposta. Rioccupata che ebbero la zona, i sovietici costituirono una commissione compiacente che spostò in avanti la data di morte delle migliaia di cadaveri, così da collocarla nel periodo dell'occupazione tedesca. Terminata la guerra, l'Urss cercò, anche se senza successo, di far accreditare la strage come nazista dal tribunale di Norimberga, non arrestandosi di fronte a nulla, neppure all'assassinio di uno dei giudici russi, che appariva restio ad avallare la falsificazione. Tentò anche di intimidire i medici che avevano fatto parte della commissione internazionale costituita nel 1943 dalla Germania e avevano accertato la responsabilità dell'Urss. In Italia, nel 1948, fu il Pci che organizzò su incarico dei sovietici una pesante contestazione di un membro di quella commissione, il professor Vincenzo Palmieri, che venne accusato d'essere stato un «servo dei nazisti».<br />Tutt'altro che irrilevante fu la disponibilità di Stati Uniti e Gran Bretagna ad accettare la versione sovietica. Finché il conflitto era in corso, appariva inevitabile che gli angloamericani accantonassero la questione di Katyn, «di nessuna importanza pratica» come con cinico realismo dichiarò Winston Churchill. Ciò che appare sorprendente, semmai, è che gli inglesi abbiano continuato a fingere di non conoscere la verità addirittura fino al 1989. 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Ma questa vittoria apparente scatena su Gotham un criminale ancora più pericoloso, il Joker, misterioso e sfigurato, che mira solo a diffondere caos e violenza e che ha un conto in sospeso con l'uomo pipistrello.<br />Per combatterlo Batman sarà costretto ad usare tutte le sue risorse fino a rischiare perfino la sua anima...<br />Dopo aver raccontato in Batman begins le origini dell'uomo pipistrello con una parabola di grande potenza, insieme psicanalitica e morale, Christopher Nolan (insieme ai medesimi coautori, il fratello Jonathan e Davis S. Goyer) torna a Gotham City e mette Batman di fronte a una sfida che ha caratteri quasi metafisici e che non delude i fan della saga, ma offre spunti di riflessione anche ad un pubblico non appassionato di cinefumetti.<br />L'arrivo di Batman a Gotham City, lungi dall'aver risolto in modo definitivo i problemi di criminalità e violenza della città, infatti, ha aumentato in modo esponenziale e drammatico il rischio, scompaginando gli equilibri del mondo mafioso e scatenando schiere di emuli del giustiziere mascherato più pericolosi che utili.<br />Di fronte a questa proliferazione del male, anche un eroe testardo e volitivo come Batman inizia a prendere in considerazione l'idea di appendere la tuta al chiodo e di lasciare la lotta al crimine ai rappresentanti «regolari» della giustizia, come il carismatico procuratore distrettuale Harvey Dent, integerrimo nemico dei criminali nonché, sfortunatamente, nuovo fidanzato dell'amata Rachel Dowes a cui Bruce Wayne ha rinunciato a causa della sua doppia identità.<br />Dent è proprio il tipo di eroe che Bruce Wayne immagina possa ridare speranza alla cittadinanza esasperata ed esausta, non un giustiziere destinato a rimanere per sempre nell'ombra come lui, che si muove al limite tra giustizia e illegalità.<br /><br />JOKER, UN NEMICO METAFISICO<br />Nel tentativo di dare un colpo definitivo alla mafia di Gotham, con l'appoggio di Dent e del solito Gordon, Bruce Wayne/Batman vola addirittura ad Hong Kong (con la sfacciata copertura di una fuga di piacere con un intero corpo di ballo russo!) per catturare un uomo d'affari cinese che tiene in mano le chiavi dei patrimoni criminali della città.  Con la stessa matematica esattezza di una tragedia greca, però, la sua impresa eroica scatena sulla città una Nemesi imprevista e drammatica: Joker.<br />Il Joker di Nolan, un po' come il Chigur di "Non è un paese per vecchi", non è semplicemente un criminale ma una sorta di nemico metafisico, il peggiore che chiunque (supereroe o meno, ma Batman è supereroe a modo suo, visto che non possiede superpoteri, ma solo un sacco di gadget tecnologici e una volontà di ferro) possa trovarsi di fronte.<br />Disprezza il denaro (che addirittura brucia in un gesto di anarchico disprezzo del sistema capitalista), non può essere comprato, si compiace della propria violenza, non ha regole e crede solo nel Caso, è animato dalla volontà di creare caos.<br />Non si accontenta di uccidere, ma vuole togliere la speranza e spezzare in chi ha di fronte la capacità di bene. Il Diavolo probabilmente...<br />Nella prima pellicola dedicata all'eroe di Gotham City, Nolan, da sempre coerentemente interessato al tema della colpa e della responsabilità personale, aveva esplorato i rapporti tra paura, vendetta e giustizia. Qui il regista/sceneggiatore approfondisce la natura e il livello della sfida che si trova ad affrontare il suo protagonista.<br />Contro il Joker anche Batman, colpito ferocemente negli affetti, sembra impotente, non tanto perché fisicamente incapace di eliminarlo, quanto perché la lotta rischia di trasformarlo in un omologo di chi vuole distruggere, uccidendo quella speranza che è il cuore di ogni battaglia degna di essere combattuta e vinta. Una speranza che va preservata ad ogni costo, perché, secondo Nolan, è la radice ultima di ogni scelta morale. La pellicola così affronta di petto, ma senza mai diventare didascalica o appiattirsi su una banale variazione della cronaca, uno dei dilemmi più tragicamente attuali del mondo contemporaneo messo in pericolo dal terrorismo.<br /><br />BATMAN, UN VERO EROE SOFFERENTE<br />Paradossalmente, la risposta di Batman, pur trasformandolo all'apparenza in un feroce giustiziere (il Cavaliere Oscuro del titolo) ne fa un vero eroe sofferente, capace di caricarsi del peso di colpe non sue perché è l'unico in grado di sopportarne il peso. Scegliendo la notte perché gli altri possano continuare a sperare di vedere la luce dell'alba.<br />Questa scelta finale, che pure non manca di una sua tragica grandezza, è tuttavia ambigua, da un lato perché regala ai cittadini di Gotham una speranza menzognera, dall'altro perché postula in definitiva l'incapacità da parte dell'uomo comune di agire per il bene senza il faro di una guida o per lo meno il riferimento di un leader moralmente ineccepibile. Un postulato messo in discussione dal film stesso, dato che la scelta morale fondamentale della storia è affidata non all'eroe ma proprio a dei comuni cittadini e a dei criminali presumibilmente «perduti» e si rivela in entrambi i casi positiva.<br />Nel suo impegnativo agone morale, comunque, Bruce è assistito dai suoi due mentori abituali: il maggiordomo Alfred, con la sua acuta capacità di analisi (è il primo a «diagnosticare» la natura del Joker) e la sua inesauribile lealtà, è il sostegno insostituibile nei momenti di crisi; Fox, inventore e scienziato dalle mille risorse, che fornisce all'eroe i mezzi per la lotta, è anche, però, colui che avverte i rischi insiti nell'usarli.<br />La profondità delle riflessioni che il film suscita non va a discapito della spettacolarità dell'azione, esaltata dalla tecnologia di ripresa Imax, usata per la prima volta estesamente in un blockbuster hollywoodiano, mentre lo stile estremamente realistico della pellicola (la rapina iniziale della banda di Joker ha echi tarantiniani) la allontana dagli esempi più fracassoni e superficiali del genere comix. [...]<br />La morte per overdose accidentale di Heath Leadger (l'interprete di Joker) poco dopo la fine delle riprese, ha aumentato in modo esponenziale l'interesse del pubblico per la pellicola; in effetti, rispetto al primo film, Batman, pur rimanendo il perno morale della storia, cede spesso il primo posto sul palcoscenico al suo malefico e istrionico avversario.<br />Tuttavia Nolan non fa l'errore di alcuni suoi predecessori e non si lascia irretire dal fascino perverso del male, di cui mostra tutta la carica distruttiva e l'intrinseco legame con la perdita di senso e il puro affidarsi al caso, una caratteristica, quest'ultima, che il supercattivo condivide proprio con Dent, il cavaliere bianco destinato a cadere.<br /><br />Nota di BastaBugie: per scoprire tutto sul film IL CAVALIERE OSCURO (schede di approfondimento, frasi di Joker, clip del film, vari trailer) visita il sito Film Garantiti]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26758443</guid><pubDate>Tue, 05 May 2020 15:42:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26758443/batman_il_supereroe_che_sconfigge_il_male_umiliandosi.mp3" length="9056756" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6120&#13;
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BATMAN, IL SUPEREROE CHE SCONFIGGE IL MALE UMILIANDOSI di Laura Cotta Ramosino&#13;
Collaborando con l'incorruttibile tenente Gordon e il nuovo integerrimo procuratore Harvey Dent,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6120" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6120</a><br /><br />BATMAN, IL SUPEREROE CHE SCONFIGGE IL MALE UMILIANDOSI di Laura Cotta Ramosino<br />Collaborando con l'incorruttibile tenente Gordon e il nuovo integerrimo procuratore Harvey Dent, ora fidanzato con la sua ex Rachel Dowes, Batman sembra finalmente poter dare il colpo di grazia alla criminalità che imperversa a Gotham City. Ma questa vittoria apparente scatena su Gotham un criminale ancora più pericoloso, il Joker, misterioso e sfigurato, che mira solo a diffondere caos e violenza e che ha un conto in sospeso con l'uomo pipistrello.<br />Per combatterlo Batman sarà costretto ad usare tutte le sue risorse fino a rischiare perfino la sua anima...<br />Dopo aver raccontato in Batman begins le origini dell'uomo pipistrello con una parabola di grande potenza, insieme psicanalitica e morale, Christopher Nolan (insieme ai medesimi coautori, il fratello Jonathan e Davis S. Goyer) torna a Gotham City e mette Batman di fronte a una sfida che ha caratteri quasi metafisici e che non delude i fan della saga, ma offre spunti di riflessione anche ad un pubblico non appassionato di cinefumetti.<br />L'arrivo di Batman a Gotham City, lungi dall'aver risolto in modo definitivo i problemi di criminalità e violenza della città, infatti, ha aumentato in modo esponenziale e drammatico il rischio, scompaginando gli equilibri del mondo mafioso e scatenando schiere di emuli del giustiziere mascherato più pericolosi che utili.<br />Di fronte a questa proliferazione del male, anche un eroe testardo e volitivo come Batman inizia a prendere in considerazione l'idea di appendere la tuta al chiodo e di lasciare la lotta al crimine ai rappresentanti «regolari» della giustizia, come il carismatico procuratore distrettuale Harvey Dent, integerrimo nemico dei criminali nonché, sfortunatamente, nuovo fidanzato dell'amata Rachel Dowes a cui Bruce Wayne ha rinunciato a causa della sua doppia identità.<br />Dent è proprio il tipo di eroe che Bruce Wayne immagina possa ridare speranza alla cittadinanza esasperata ed esausta, non un giustiziere destinato a rimanere per sempre nell'ombra come lui, che si muove al limite tra giustizia e illegalità.<br /><br />JOKER, UN NEMICO METAFISICO<br />Nel tentativo di dare un colpo definitivo alla mafia di Gotham, con l'appoggio di Dent e del solito Gordon, Bruce Wayne/Batman vola addirittura ad Hong Kong (con la sfacciata copertura di una fuga di piacere con un intero corpo di ballo russo!) per catturare un uomo d'affari cinese che tiene in mano le chiavi dei patrimoni criminali della città.  Con la stessa matematica esattezza di una tragedia greca, però, la sua impresa eroica scatena sulla città una Nemesi imprevista e drammatica: Joker.<br />Il Joker di Nolan, un po' come il Chigur di "Non è un paese per vecchi", non è semplicemente un criminale ma una sorta di nemico metafisico, il peggiore che chiunque (supereroe o meno, ma Batman è supereroe a modo suo, visto che non possiede superpoteri, ma solo un sacco di gadget tecnologici e una volontà di ferro) possa trovarsi di fronte.<br />Disprezza il denaro (che addirittura brucia in un gesto di anarchico disprezzo del sistema capitalista), non può essere comprato, si compiace della propria violenza, non ha regole e crede solo nel Caso, è animato dalla volontà di creare caos.<br />Non si accontenta di uccidere, ma vuole togliere la speranza e spezzare in chi ha di fronte la capacità di bene. Il Diavolo probabilmente...<br />Nella prima pellicola dedicata all'eroe di Gotham City, Nolan, da sempre coerentemente interessato al tema della colpa e della responsabilità personale, aveva esplorato i rapporti tra paura, vendetta e giustizia. Qui il regista/sceneggiatore approfondisce la natura e il livello della sfida che si trova ad affrontare il suo protagonista.<br />Contro il Joker anche Batman, colpito ferocemente negli...]]></itunes:summary><itunes:duration>566</itunes:duration><itunes:keywords>batman,eroe,joker,sofferenza,umiltà</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/095dc7bbe861a1621bd0d888c0942c61.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Io sono leggenda** (2008) - Schiaffo morale alla presunta onnipotenza della scienza</title><link>https://www.spreaker.com/episode/io-sono-leggenda-2008-schiaffo-morale-alla-presunta-onnipotenza-della-scienza--26758663</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=53" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=53</a><br /><br />SCHIAFFO MORALE ALLA PRESUNTA ONNIPOTENZA DELLA SCIENZA<br />In seguito ad un'epidemia causata da un presunto rimedio contro il cancro (incautamente sperimentato sull'uomo), lo scienziato Robert Neville si muove per New York alla luce del giorno con il suo cane lupo convinto di essere l'unico superstite sulla Terra.<br />Nella quotidiana attesa di risposta al suo sos lanciato con la radio, tenta di preparare un vaccino per curare l'infezione. Ma durante la notte gli infetti escono dai loro nascondigli e danno la caccia a qualsiasi cosa si muova.<br />Il regista crea il giusto scenario inquietante, tiene viva l'attenzione, coinvolge muovendosi nei tortuosi meandri della difficile convivenza tra bene e male, normalità e pazzia, razionalità e sentimentalismo.<br />Ottima la scena di inizio film: l'ironica risposta visuale alle parole della dottoressa che per curare il cancro ha inventato un virus geneticamente modificato, e ne parla in tv paragonandolo a un'auto potentissima guidata in autostrada da un poliziotto anziché da un uomo cattivo. Lo stacco a pochi anni dopo (quando il virus ha ammazzato quasi tutti, trasformato i sopravvissuti in zombi e distrutto la civiltà) mostra il poliziotto protagonista del film sfrecciare con la sua auto come aveva profetizzato la dottoressa... ma con conseguenze disastrose. Si rivela così il tema di fondo del film che critica la presunta onnipotenza della ricerca scientifica.<br />Inoltre il film ben evidenzia le ferite che si aprono negli spazi della metafisica con un tentativo di risposta alla domanda "Se Dio è buono, perché permette il male?".<br />Ottimo inoltre il tema della vittoria della luce nei confronti del buio.<br />In sottofondo si trova anche il tema della provvidenza divina con un invito ad ascoltare i segni.<br />Molte scene horror e di elevata tensione lasciano lo spettatore inchiodato alla poltrona per cui se ne sconsiglia la visione ai minori.<br />Ultima annotazione: il film è senz'altro da preferire al libro da cui il film trae ispirazione. Un esempio, per capire: il senso della frase che dà il titolo alle due opere è significativamente diverso. Nel libro, Neville diventa una "leggenda" tra i vampiri, che ormai costituiscono la condizione di normalità, proprio come i vampiri precedentemente lo erano per l'uomo; pertanto, il suo ultimo pensiero è "Io sono leggenda", che è anche l'ultima riga del libro. Nel film, Neville diventa una "leggenda" perché offre la cura ai rimanenti sopravvissuti, garantendo così la salvezza dell'umanità e l'eventuale ritorno alla precedente normalità umana agli infetti.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26758663</guid><pubDate>Tue, 05 May 2020 13:51:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26758663/io_sono_leggenda.mp3" length="3901230" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=53

SCHIAFFO MORALE ALLA PRESUNTA ONNIPOTENZA DELLA SCIENZA
In seguito ad un'epidemia causata da un presunto rimedio contro il cancro (incautamente sperimentato sull'uomo), lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=53" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=53</a><br /><br />SCHIAFFO MORALE ALLA PRESUNTA ONNIPOTENZA DELLA SCIENZA<br />In seguito ad un'epidemia causata da un presunto rimedio contro il cancro (incautamente sperimentato sull'uomo), lo scienziato Robert Neville si muove per New York alla luce del giorno con il suo cane lupo convinto di essere l'unico superstite sulla Terra.<br />Nella quotidiana attesa di risposta al suo sos lanciato con la radio, tenta di preparare un vaccino per curare l'infezione. Ma durante la notte gli infetti escono dai loro nascondigli e danno la caccia a qualsiasi cosa si muova.<br />Il regista crea il giusto scenario inquietante, tiene viva l'attenzione, coinvolge muovendosi nei tortuosi meandri della difficile convivenza tra bene e male, normalità e pazzia, razionalità e sentimentalismo.<br />Ottima la scena di inizio film: l'ironica risposta visuale alle parole della dottoressa che per curare il cancro ha inventato un virus geneticamente modificato, e ne parla in tv paragonandolo a un'auto potentissima guidata in autostrada da un poliziotto anziché da un uomo cattivo. Lo stacco a pochi anni dopo (quando il virus ha ammazzato quasi tutti, trasformato i sopravvissuti in zombi e distrutto la civiltà) mostra il poliziotto protagonista del film sfrecciare con la sua auto come aveva profetizzato la dottoressa... ma con conseguenze disastrose. Si rivela così il tema di fondo del film che critica la presunta onnipotenza della ricerca scientifica.<br />Inoltre il film ben evidenzia le ferite che si aprono negli spazi della metafisica con un tentativo di risposta alla domanda "Se Dio è buono, perché permette il male?".<br />Ottimo inoltre il tema della vittoria della luce nei confronti del buio.<br />In sottofondo si trova anche il tema della provvidenza divina con un invito ad ascoltare i segni.<br />Molte scene horror e di elevata tensione lasciano lo spettatore inchiodato alla poltrona per cui se ne sconsiglia la visione ai minori.<br />Ultima annotazione: il film è senz'altro da preferire al libro da cui il film trae ispirazione. Un esempio, per capire: il senso della frase che dà il titolo alle due opere è significativamente diverso. Nel libro, Neville diventa una "leggenda" tra i vampiri, che ormai costituiscono la condizione di normalità, proprio come i vampiri precedentemente lo erano per l'uomo; pertanto, il suo ultimo pensiero è "Io sono leggenda", che è anche l'ultima riga del libro. 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Il bellissimo e commovente "Lo scafandro e la farfalla" del regista americano Julian Schnabel, racconta in 112 minuti la vicenda drammaticamente reale del francese Jean-Dominique Bauby. Colpito da ictus all'età di 42 anni, Bauby (autore di successo e redattore capo della prestigiosa rivista francese Elle) rimase poi vittima di una rara sindrome che lo paralizzò dalla testa ai piedi rinchiudendolo nel suo stesso corpo, come in uno scafandro. L'uomo dettò la sua autobiografia, da cui è tratto il film di Schnabel, in poco più di un anno utilizzando solo il battito di una palpebra, l'unica parte del corpo che era in grado di governare, perché per ogni altra funzione dipendeva dalle macchine. Un calvario di 16 mesi (Bauby si spense il 9 marzo 1997, dieci giorni dopo la pubblicazione del volume), ma anche un incredibile inno alla vita, vista e vissuta attraverso quell'occhio capace di esprimere tutta la profonda essenza di un uomo così umiliato e imprigionato, ma libero come una farfalla, nei battiti di quelle palpebre.<br />È possibile che l'essere umano travolto da un'improvvisa, terribile tragedia scopra la sua vera natura e il senso più profondo della vita? Dobbiamo ammalarci ed esplorare i meandri dell'inferno perché ci appaia un angelo pronto ad aiutarci? Parte da queste domande Schnabel per dare vita a un autentico capolavoro intriso di straordinaria umanità, poesia, persino ironia, com'era nelle corde dello sfortunato Bauby, interpretato dal bravo Mathieu Amalric. Ma c'è anche profonda disperazione. Come quando, appena appreso a comunicare con il movimento delle palpebre, le sue prime parole sono: "Voglio morire". "Parole oscene e irrispettose" secondo la sua fisioterapista (Emmanuelle Seigner) che a quell'uomo sta dedicando tutta se stessa. E Bauby scoprirà come la vita valga la pena di essere vissuta comunque.<br />Le infermiere, la moglie, i figli (delicatissima la scena del mare), gli amici, tutti si adattano alla sua nuova condizione e lo incoraggiano ad andare avanti in un viaggio che riserva anche momenti di ironia, non certo inaspettati per chi ha conosciuto direttamente certe situazioni di fragilità estrema: perché la capacità degli uomini di trovare risorse positive dentro se stessi è davvero infinita.<br />Commovente tra le altre scene, a volte amare a volte dolcissime, anche un altro momento forte della pellicola: la telefonata con l'anziano padre invalido, disperato per non poter stare accanto al proprio figlio.<br />Un tema, quello dell'intangibilità e sacralità della vita, spesso tabù sul grande schermo o affrontato piuttosto per ribadire il diritto all'eutanasia, è trattato da Schnabel in maniera sorprendente. Il regista ci ricorda infatti che anche un'esistenza apparentemente così miserabile può ancora riservare gioia e serenità, emozioni e sogni da cercare tra memorie e immaginazione. Intrappolato, con il protagonista, tra membra inerti per quasi un'ora, lo spettatore assiste quasi con l'occhio stesso di Bauby (e di Schabel) alle vicende che si dipanano sullo schermo con quello stesso sguardo, ascoltando la voce di un uomo che nei suoi monologhi interiori si chiede se quella si possa chiamare vita, che rimpiange cose mai dette, gesti mai compiuti, amore mai dato, la gioia perduta senza però mai perdere, persino, un innato senso dell'umorismo.<br />Un film importante, anzi necessario: in tempi di dibattiti gridati e furenti rivendicazioni di presunti "diritti" di morire, di battaglie ideologiche giocate sul concetto scivoloso di "qualità della vita", il film è un invito a fare silenzio. Di fronte a qualcosa di più grande.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/26333299</guid><pubDate>Wed, 29 Apr 2020 07:06:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/26333299/lo_scafandro_e_la_farfalla.mp3" length="5632834" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=54

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA - TOTALMENTE PARALIZZATO SCOPRE IL VERO SENSO DELLA VITA di Toni Viola
Premio per la miglior regia a Cannes, quattro nomination agli Oscar. Il...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=54" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=54</a><br /><br />LO SCAFANDRO E LA FARFALLA - TOTALMENTE PARALIZZATO SCOPRE IL VERO SENSO DELLA VITA di Toni Viola<br />Premio per la miglior regia a Cannes, quattro nomination agli Oscar. Il bellissimo e commovente "Lo scafandro e la farfalla" del regista americano Julian Schnabel, racconta in 112 minuti la vicenda drammaticamente reale del francese Jean-Dominique Bauby. Colpito da ictus all'età di 42 anni, Bauby (autore di successo e redattore capo della prestigiosa rivista francese Elle) rimase poi vittima di una rara sindrome che lo paralizzò dalla testa ai piedi rinchiudendolo nel suo stesso corpo, come in uno scafandro. L'uomo dettò la sua autobiografia, da cui è tratto il film di Schnabel, in poco più di un anno utilizzando solo il battito di una palpebra, l'unica parte del corpo che era in grado di governare, perché per ogni altra funzione dipendeva dalle macchine. Un calvario di 16 mesi (Bauby si spense il 9 marzo 1997, dieci giorni dopo la pubblicazione del volume), ma anche un incredibile inno alla vita, vista e vissuta attraverso quell'occhio capace di esprimere tutta la profonda essenza di un uomo così umiliato e imprigionato, ma libero come una farfalla, nei battiti di quelle palpebre.<br />È possibile che l'essere umano travolto da un'improvvisa, terribile tragedia scopra la sua vera natura e il senso più profondo della vita? Dobbiamo ammalarci ed esplorare i meandri dell'inferno perché ci appaia un angelo pronto ad aiutarci? Parte da queste domande Schnabel per dare vita a un autentico capolavoro intriso di straordinaria umanità, poesia, persino ironia, com'era nelle corde dello sfortunato Bauby, interpretato dal bravo Mathieu Amalric. Ma c'è anche profonda disperazione. Come quando, appena appreso a comunicare con il movimento delle palpebre, le sue prime parole sono: "Voglio morire". "Parole oscene e irrispettose" secondo la sua fisioterapista (Emmanuelle Seigner) che a quell'uomo sta dedicando tutta se stessa. E Bauby scoprirà come la vita valga la pena di essere vissuta comunque.<br />Le infermiere, la moglie, i figli (delicatissima la scena del mare), gli amici, tutti si adattano alla sua nuova condizione e lo incoraggiano ad andare avanti in un viaggio che riserva anche momenti di ironia, non certo inaspettati per chi ha conosciuto direttamente certe situazioni di fragilità estrema: perché la capacità degli uomini di trovare risorse positive dentro se stessi è davvero infinita.<br />Commovente tra le altre scene, a volte amare a volte dolcissime, anche un altro momento forte della pellicola: la telefonata con l'anziano padre invalido, disperato per non poter stare accanto al proprio figlio.<br />Un tema, quello dell'intangibilità e sacralità della vita, spesso tabù sul grande schermo o affrontato piuttosto per ribadire il diritto all'eutanasia, è trattato da Schnabel in maniera sorprendente. Il regista ci ricorda infatti che anche un'esistenza apparentemente così miserabile può ancora riservare gioia e serenità, emozioni e sogni da cercare tra memorie e immaginazione. Intrappolato, con il protagonista, tra membra inerti per quasi un'ora, lo spettatore assiste quasi con l'occhio stesso di Bauby (e di Schabel) alle vicende che si dipanano sullo schermo con quello stesso sguardo, ascoltando la voce di un uomo che nei suoi monologhi interiori si chiede se quella si possa chiamare vita, che rimpiange cose mai dette, gesti mai compiuti, amore mai dato, la gioia perduta senza però mai perdere, persino, un innato senso dell'umorismo.<br />Un film importante, anzi necessario: in tempi di dibattiti gridati e furenti rivendicazioni di presunti "diritti" di morire, di battaglie ideologiche giocate sul concetto scivoloso di "qualità della vita", il film è un invito a fare silenzio. 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Si perché a volte il matrimonio diventa un incendio dove, se non si è pronti ad intervenire, se non si fa squadra con il compagno, c'è il rischio concreto di mandare tutto in fumo. Di bruciare la nostra relazione, la nostra unione, la nostra vocazione, la nostra famiglia. In una parola: la nostra vita.<br />Torniamo al film. Per chi non lo conosce, è un film americano del 2008. Un film cristiano. [...] La trama si snoda intorno alla vita matrimoniale dei due protagonisti. Caleb, comandante dei vigili del fuoco. Catherine, cura le pubbliche relazioni dell'ospedale della città. Presi dai rispettivi lavori si perdono. Non hanno più quella intimità, quella complicità, quello sguardo, quella tenerezza che rende vivo e bello un matrimonio. Ognuno è incentrato sulla propria vita e vede nell'altro solo le mancanze. La loro vita insieme diventa un inferno di recriminazioni e litigi e un deserto sentimentale e sessuale. Lui è scivolato nella pornografia on line. La pornografia succhia energie, tempo e interesse alla coppia. Non è qualcosa di innocuo, distrugge la coppia per tante ragioni. [...]<br />La frase più brutale detta da lei su questo vizio del marito esprime tutta la sofferenza, l'umiliazione, lo scoraggiamento che colpisce una donna quando scopre che il marito fruisce di contenuti pornografici. Catherine dice: "Da quando non gli sono bastata più io?". È una frase terribile detta da una moglie. Sembra tutto perso. Tanto che anche lei trova nelle attenzioni di un medico dell'ospedale dove lavora quello che non riceveva più dal marito e desiderava nel cuore.<br />Prima del tracollo interviene il padre di Caleb che chiede al figlio un ultimo tentativo prima di arrendersi alla separazione. Attraverso un diario Caleb deve mettere in atto ogni giorno un'azione verso la moglie. Naturalmente la moglie non crede a questi gesti e tratta il marito con indifferenza e freddezza. Lui non molla e alla fine riesce a riconquistare l'amore perduto. Vediamo ora quali sono i verbi che hanno permesso a Caleb di ricostruire un matrimonio che sembrava ormai morto.<br />1) SPOSTARE<br />Caleb riesce, con impegno e determinazione, a spostare il centro del suo sguardo, del suo interesse. Capisce che la priorità non sono i suoi desideri, i suoi pensieri e le sue aspirazioni. Il centro deve essere volere la felicità del coniuge e fare di tutto per ottenerla. Anche rinunciare a qualcosa per sé. Rinunciare all'orgoglio è la cosa più difficile.<br />2) NUTRIRE<br />Si sono persi perché non hanno nutrito il loro rapporto di tenerezza e cura reciproca. La loro relazione come una pianta senza acqua è seccata. Caleb, con tanta difficoltà, riesce a ricostruire questa modalità di essere coppia. Riescono ancora a guardarsi con gli occhi di chi ama ed è amato. Il cuore di pietra grazie alla tenerezza, linguaggio d'amore imprescindibile torna a battere e ad essere di carne.<br />3) FARE SQUADRA<br />Tutto il film ruota attorno al lavoro di Caleb. Un lavoro dove il gioco di squadra è determinate e può fare la differenza tra la vita e la morte. Così è per il matrimonio. Bisogna saper condividere gioie, sofferenze e dolori. In una scena del film un amico di Caleb dice: "Ci si sposa promettendo fedeltà e amore nella buona e cattiva sorte, ma in realtà si intende solo nella buona". Se non c'è la volontà di entrambi di superare la crisi non c'è possibilità che la relazione sopravviva.<br />4) TAGLIARE<br />Tagliare con i nostri vizi è fondamentale. Caleb per riconquistare Catherine lotta con determinazione per uscire dalla dipendenza della pornografia. La tentazione è lacerante. Arriva a distruggere il PC con una mazza da baseball.<br />5) PERDONARE<br />Questo verbo l'ho indicato per ultimo, ma è forse il più importante. Se non ci perdoniamo non si può ricominciare. Il perdono trasforma una crisi in un'occasione che fortifica e accresce l'amore.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25799945</guid><pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:33:17 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25799945/come_risolvere_una_crisi_coniugale_in_40_giorni.mp3" length="5970128" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=58

COME RISOLVERE UNA CRISI CONIUGALE IN 40 GIORNI di Antonio e Luisa De Rosa
Fireproof. La prova del fuoco. Si perché a volte il matrimonio diventa un incendio dove, se non si è...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=58" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=58</a><br /><br />COME RISOLVERE UNA CRISI CONIUGALE IN 40 GIORNI di Antonio e Luisa De Rosa<br />Fireproof. La prova del fuoco. Si perché a volte il matrimonio diventa un incendio dove, se non si è pronti ad intervenire, se non si fa squadra con il compagno, c'è il rischio concreto di mandare tutto in fumo. Di bruciare la nostra relazione, la nostra unione, la nostra vocazione, la nostra famiglia. In una parola: la nostra vita.<br />Torniamo al film. Per chi non lo conosce, è un film americano del 2008. Un film cristiano. [...] La trama si snoda intorno alla vita matrimoniale dei due protagonisti. Caleb, comandante dei vigili del fuoco. Catherine, cura le pubbliche relazioni dell'ospedale della città. Presi dai rispettivi lavori si perdono. Non hanno più quella intimità, quella complicità, quello sguardo, quella tenerezza che rende vivo e bello un matrimonio. Ognuno è incentrato sulla propria vita e vede nell'altro solo le mancanze. La loro vita insieme diventa un inferno di recriminazioni e litigi e un deserto sentimentale e sessuale. Lui è scivolato nella pornografia on line. La pornografia succhia energie, tempo e interesse alla coppia. Non è qualcosa di innocuo, distrugge la coppia per tante ragioni. [...]<br />La frase più brutale detta da lei su questo vizio del marito esprime tutta la sofferenza, l'umiliazione, lo scoraggiamento che colpisce una donna quando scopre che il marito fruisce di contenuti pornografici. Catherine dice: "Da quando non gli sono bastata più io?". È una frase terribile detta da una moglie. Sembra tutto perso. Tanto che anche lei trova nelle attenzioni di un medico dell'ospedale dove lavora quello che non riceveva più dal marito e desiderava nel cuore.<br />Prima del tracollo interviene il padre di Caleb che chiede al figlio un ultimo tentativo prima di arrendersi alla separazione. Attraverso un diario Caleb deve mettere in atto ogni giorno un'azione verso la moglie. Naturalmente la moglie non crede a questi gesti e tratta il marito con indifferenza e freddezza. Lui non molla e alla fine riesce a riconquistare l'amore perduto. Vediamo ora quali sono i verbi che hanno permesso a Caleb di ricostruire un matrimonio che sembrava ormai morto.<br />1) SPOSTARE<br />Caleb riesce, con impegno e determinazione, a spostare il centro del suo sguardo, del suo interesse. Capisce che la priorità non sono i suoi desideri, i suoi pensieri e le sue aspirazioni. Il centro deve essere volere la felicità del coniuge e fare di tutto per ottenerla. Anche rinunciare a qualcosa per sé. Rinunciare all'orgoglio è la cosa più difficile.<br />2) NUTRIRE<br />Si sono persi perché non hanno nutrito il loro rapporto di tenerezza e cura reciproca. La loro relazione come una pianta senza acqua è seccata. Caleb, con tanta difficoltà, riesce a ricostruire questa modalità di essere coppia. Riescono ancora a guardarsi con gli occhi di chi ama ed è amato. Il cuore di pietra grazie alla tenerezza, linguaggio d'amore imprescindibile torna a battere e ad essere di carne.<br />3) FARE SQUADRA<br />Tutto il film ruota attorno al lavoro di Caleb. Un lavoro dove il gioco di squadra è determinate e può fare la differenza tra la vita e la morte. Così è per il matrimonio. Bisogna saper condividere gioie, sofferenze e dolori. In una scena del film un amico di Caleb dice: "Ci si sposa promettendo fedeltà e amore nella buona e cattiva sorte, ma in realtà si intende solo nella buona". Se non c'è la volontà di entrambi di superare la crisi non c'è possibilità che la relazione sopravviva.<br />4) TAGLIARE<br />Tagliare con i nostri vizi è fondamentale. Caleb per riconquistare Catherine lotta con determinazione per uscire dalla dipendenza della pornografia. La tentazione è lacerante. Arriva a distruggere il PC con una mazza da baseball.<br />5) PERDONARE<br />Questo verbo l'ho indicato per ultimo, ma è...]]></itunes:summary><itunes:duration>374</itunes:duration><itunes:keywords>coniugale,crisi,film,fireproof,fuoco,garantiti,matrimonio,risolvere</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/38e9d41d011e992b63d4a0054f064a5d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Fireproof***** (2009) - Un matrimonio alla prova del fuoco</title><link>https://www.spreaker.com/episode/fireproof-2009-un-matrimonio-alla-prova-del-fuoco--25799556</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=56" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=56</a><br /><br />UN MATRIMONIO ALLA PROVA DEL FUOCO di Antonio Gaspari<br />C'è un film intitolato Fireproof, diffuso in Italia solo in edizione home video, ma che ha avuto un successo strepitoso negli Stati Uniti. I suoi effetti sono stati prodigiosi visto che molte coppie in procinto di separarsi ci hanno ripensato dopo aver visto il film.<br />Fireproof diretto dal regista americano Alex Kendrick, racconta di Caleb Holt (interpretato da Kirk Cameron), un capitano dei vigili del fuoco, che svolge un lavoro eroico e che segue diligentemente una massima del padre: "Mai lasciare indietro il tuo compagno". Nella vita privata però Caleb incontra molte difficoltà. Dopo sette anni di matrimonio, il suo rapporto con la moglie Catherine sta fallendo. I due non si comprendono più, si accusano l'un l'altro, sembrano aver perso la fiducia e l'amore che li ha portati a sposarsi. Caleb sostiene che Catherine è troppo sensibile e non mostra rispetto per lui. Catherine invece racconta ai suoi colleghi di ospedale che suo marito è insensibile e non comprende le sue necessità ed è per questo che vuole chiedere il divorzio.<br />I genitori di Caleb sono preoccupati: dicono al figlio di non rassegnarsi e gli propongono di iniziare un percorso di 40 giorni composto da buone azioni quotidiane. Si comincia dal lavare i piatti, poi comprare fiori e regali per la moglie, rifare i letti, cucinare per la cena, invitare la moglie al ristorante, curarla, accudirla, prestarle amorevole attenzione.<br />Caleb comincia a capire che amare significa vincere l'egoismo e prendersi cura di sua moglie. Catherine, però, non si fida, ha la madre malata ed un medico che le fa la corte e così, nonostante gli sforzi di Caleb, manda avanti le pratiche per il divorzio. A questo punto Caleb sembra sconfitto, eppure non cede. Si converte nel profondo, prega e compie atti di amore gratuito. Da questo momento il matrimonio di Caleb e Catherine esce dall'abisso dove stava cadendo e inizia una nuova vita.<br />Il libro che Caleb legge, per riscoprire l'amore proprio e del matrimonio, non è una finzione cinematografica: esiste veramente, è intitolato "The Love Dare" e negli Stati Uniti è stato in testa alle classifiche dei libri più venduti per 17 settimane. L'edizione italiana è intitolata "La sfida dell'amore" ed è pubblicata dalla casa editrice Uomini Nuovi.<br />Intervistato da Zenit il geniale regista Alex Kendrick ha spiegato che "il matrimonio è stato attaccato, annacquato e ridefinito. Per questo motivo il film in questione vuol ricordare alla gente che il matrimonio è un pilastro della nostra civiltà. Se si rompe, la comunità rischia di crollare". Kendrick sostiene che tutti i matrimoni incontrano periodi di crisi ma Fireproof dimostra che si può resistere, ricominciando con più amore. Il film in questione mostra come ci siano dei principi, come, per esempio, la limitazione dell'egoismo e azioni di amore gratuito verso gli altri, che non si applicano solo alle coppie sposate, ma sono decisive per ogni singola impostazione di vita.<br />A questo proposito don Marcello di Fulvio, responsabile della comunicazione della Diocesi di Palestrina, organizza proiezioni e cineforum con Fireproof al fine di alimentare un percorso di fede matrimoniale, educando le giovani coppie a riconoscere che l'amore è paziente, è benevolo, non è egoista, pensa all'altro, non è sgarbato, non è irascibile, crede il meglio, è incondizionato, si prende cura dell'altro, si batte lealmente, gioisce, onora, intercede, incoraggia, è fedele, perdona, protegge sempre. Secondo don Marcello il film è adatto anche ai giovani che si accingono a sposarsi.<br />Il successo di Fireproof ha influenzato direttamente la vita di molte persone: negli Stati Uniti, ma anche in Italia, sono centinaia le coppie che hanno annullato le loro cause di divorzio dopo aver visto il film. Kendrick ha raccontato che decine di migliaia di messaggi di commento al film sono stati inviati nel mondo per comunicare la buona novella delle riappacificazioni familiari.<br />Il film Fireproof è una buona notizia in un contesto di disgregazione sociale causato da separazioni e divorzi. Secondo l'associazione degli avvocati matrimonialisti, ogni anno in Italia 160.000 coppie si separano e 100.000 divorziano. Solo nel 2009 sono stati coinvolti 66.406 minorenni nelle separazioni e 25.495 minorenni nei divorzi. La separazione dei genitori è diventata la prima causa di paure e sofferenza tra i bambini e le bambine che frequentano le scuole elementari. Ben venga, quindi, un film che esalta l'unità matrimoniale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25799556</guid><pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:10:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25799556/un_matrimonio_alla_prova_del_fuoco.mp3" length="6843662" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=56

UN MATRIMONIO ALLA PROVA DEL FUOCO di Antonio Gaspari
C'è un film intitolato Fireproof, diffuso in Italia solo in edizione home video, ma che ha avuto un successo strepitoso negli...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=56" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=56</a><br /><br />UN MATRIMONIO ALLA PROVA DEL FUOCO di Antonio Gaspari<br />C'è un film intitolato Fireproof, diffuso in Italia solo in edizione home video, ma che ha avuto un successo strepitoso negli Stati Uniti. I suoi effetti sono stati prodigiosi visto che molte coppie in procinto di separarsi ci hanno ripensato dopo aver visto il film.<br />Fireproof diretto dal regista americano Alex Kendrick, racconta di Caleb Holt (interpretato da Kirk Cameron), un capitano dei vigili del fuoco, che svolge un lavoro eroico e che segue diligentemente una massima del padre: "Mai lasciare indietro il tuo compagno". Nella vita privata però Caleb incontra molte difficoltà. Dopo sette anni di matrimonio, il suo rapporto con la moglie Catherine sta fallendo. I due non si comprendono più, si accusano l'un l'altro, sembrano aver perso la fiducia e l'amore che li ha portati a sposarsi. Caleb sostiene che Catherine è troppo sensibile e non mostra rispetto per lui. Catherine invece racconta ai suoi colleghi di ospedale che suo marito è insensibile e non comprende le sue necessità ed è per questo che vuole chiedere il divorzio.<br />I genitori di Caleb sono preoccupati: dicono al figlio di non rassegnarsi e gli propongono di iniziare un percorso di 40 giorni composto da buone azioni quotidiane. Si comincia dal lavare i piatti, poi comprare fiori e regali per la moglie, rifare i letti, cucinare per la cena, invitare la moglie al ristorante, curarla, accudirla, prestarle amorevole attenzione.<br />Caleb comincia a capire che amare significa vincere l'egoismo e prendersi cura di sua moglie. Catherine, però, non si fida, ha la madre malata ed un medico che le fa la corte e così, nonostante gli sforzi di Caleb, manda avanti le pratiche per il divorzio. A questo punto Caleb sembra sconfitto, eppure non cede. Si converte nel profondo, prega e compie atti di amore gratuito. Da questo momento il matrimonio di Caleb e Catherine esce dall'abisso dove stava cadendo e inizia una nuova vita.<br />Il libro che Caleb legge, per riscoprire l'amore proprio e del matrimonio, non è una finzione cinematografica: esiste veramente, è intitolato "The Love Dare" e negli Stati Uniti è stato in testa alle classifiche dei libri più venduti per 17 settimane. L'edizione italiana è intitolata "La sfida dell'amore" ed è pubblicata dalla casa editrice Uomini Nuovi.<br />Intervistato da Zenit il geniale regista Alex Kendrick ha spiegato che "il matrimonio è stato attaccato, annacquato e ridefinito. Per questo motivo il film in questione vuol ricordare alla gente che il matrimonio è un pilastro della nostra civiltà. Se si rompe, la comunità rischia di crollare". Kendrick sostiene che tutti i matrimoni incontrano periodi di crisi ma Fireproof dimostra che si può resistere, ricominciando con più amore. Il film in questione mostra come ci siano dei principi, come, per esempio, la limitazione dell'egoismo e azioni di amore gratuito verso gli altri, che non si applicano solo alle coppie sposate, ma sono decisive per ogni singola impostazione di vita.<br />A questo proposito don Marcello di Fulvio, responsabile della comunicazione della Diocesi di Palestrina, organizza proiezioni e cineforum con Fireproof al fine di alimentare un percorso di fede matrimoniale, educando le giovani coppie a riconoscere che l'amore è paziente, è benevolo, non è egoista, pensa all'altro, non è sgarbato, non è irascibile, crede il meglio, è incondizionato, si prende cura dell'altro, si batte lealmente, gioisce, onora, intercede, incoraggia, è fedele, perdona, protegge sempre. Secondo don Marcello il film è adatto anche ai giovani che si accingono a sposarsi.<br />Il successo di Fireproof ha influenzato direttamente la vita di molte persone: negli Stati Uniti, ma anche in Italia, sono centinaia le coppie che hanno annullato le loro cause di divorzio dopo aver visto...]]></itunes:summary><itunes:duration>428</itunes:duration><itunes:keywords>divorzio,film,fireproof,fuoco,garantiti,matrimonio,separazione</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/70a4a66aff036afcd4d9c5eea5b51dbb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Josemaria Escriva'** (2008) - Il ragazzo che fondo' l’Opus Dei</title><link>https://www.spreaker.com/episode/josemaria-escriva-2008-il-ragazzo-che-fondo-l-opus-dei--25637048</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=162" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=162</a><br /><br />JOSEMARIA ESCRIVA' (2008) ** di Maria Antonietta Calabrò<br />Il cartone animato ripercorre la vita del santo dalla nascita alla vocazione sacerdotale<br />In occasione dell'80° anno dalla fondazione dell'Opus Dei, è uscito un lungometraggio animato sull'infanzia del fondatore, San Josemaría Escrivà. Attraverso alcuni episodi significativi, il cartone fa un ritratto del Santo da bambino, in cui emergono quei tratti caratteristici che lo porteranno, da adulto, a dedicare la sua vita al messaggio della santificazione dell'ordinario. Il cartone racconta del clima di affetto e di fede che c'era nella sua famiglia, il rapporto del piccolo Josemaría con i suoi genitori, con le sorelle e con i compagni di scuola. Dipinge fedelmente la vita e le ambientazioni della Spagna dell'epoca. Emerge dalla storia come la straordinaria personalità di San Josemaría, la sua capacità di voler bene autenticamente, la sua dedizione e la sua eroicità, siano tutte cose che ha imparato dai suoi genitori, dal loro modo di volersi bene e dal clima che respirava in famiglia.<br />Il cartoon ha una durata di 70 minuti, la sceneggiatura è stata scritta da Francesco Arlanch ed è prodotto dalla Mondo TV uno dei i principali operatori europei nel settore della produzione e commercializzazione di serie televisive e lungometraggi animati destinati al mercato televisivo e cinematografico.<br />Vengono raccontati anche episodi dolorosi (il fallimento del padre, José, la morte delle sorelline) ma con uno stile sereno che non scade mai nella tragedia, anzi apre sempre alla gioia di una famiglia piena di speranza e coraggio. Il cartone è piacevole, a tratti molto poetico, vi sono anche numerosi episodi divertenti.<br />È adatto sia ai bambini che agli adulti. La storia culmina con la scelta di Josemaría di farsi sacerdote per mettersi a disposizione del Signore. Nelle scene finali viene sintetizzata con alcune immagini la fondazione dell'Opus Dei e la Canonizzazione del 2002.<br />LA FAMIGLIA DEL SANTO<br />Una quotidianità umile ma piena di utilità e di significato anche negli aspetti più ordinari del vivere<br />Anche i santi sono stati bambini. È ovvio. Ma non era mai stato prodotto un cartone animato per raccontare ai ragazzi l'infanzia di uno di loro, da poco salito agli onori degli altari [...] Josemaria Escrivà de Balaguer.<br />Il cartoon (poco più di un'ora) è stato realizzato in Corea del Nord, è prodotto da Mondo tv, la sceneggiatura è di Francesco Arlanch (autore di episodi di Don Matteo e che ha lavorato per il film tv Giovanni Paolo II e come story editor per Nerone e Augusto della serie Imperium). Un santo «ordinario» Josemaria, fin da piccolo. Fatto oggetto del bullismo dei compagni, coinvolto dalla crisi economica dell'azienda del padre. Esposto ai problemi della famiglia, segnata dalla morte delle sorelline, e da quelli dell'ambiente scolastico. Eppure «straordinario». Dato per morto dal medico e «salvato» a due anni dalle preghiere della madre alla Madonna di Torreciudad («La Madonna ti ha lasciato al mondo per qualcosa di grande, perché tu eri più morto che vivo», gli dice la madre nel cartoon). Ragazzo che a quindici anni, per una sua scelta personale, decide di lasciar perdere l'aspirazione di fare l'architetto per farsi sacerdote, preannunciando al contempo alla madre che avrà un altro figlio maschio che avrebbe potuto curarsi di lei nella vecchiaia, dato che lui stava per prendere i voti. [...]<br />Protagonista del lungometraggio, insieme al piccolo Josemaria, è la sua famiglia: il bellissimo rapporto esistente tra il padre e la madre e tra i genitori e i figli (José e la sorella Carmen). «Quello che più impressiona è il clima molto semplice, ma pieno di speranza e di coraggio che si respirava in quella casa spagnola, all'inizio del XX secolo», commenta Pippo Corigliano, portavoce dell'Opus Dei in Italia.<br />Una quotidianità umile ma piena di utilità e di significato anche negli aspetti più «ordinari» del vivere. Come indica nel cartoon quello che è l'«alter ego» del bimbo Josemaria: un «burrito», ovvero l'asinello Torcido (che vuol dire Storto). Pochi sanno che il fondatore dell'Opus Dei ha elaborato una vera e propria «teologia dell'asinello»: il compagno della vita di tutti i giorni, che gira la macina senza lamentarsi, ma grazie al quale tutti possono mangiare il pane. Anzi, lui stesso, il santo, si definiva con gli amici più intimi, un «burro», un asino, dicendo: «Noi dobbiamo trasformare - con l'amore - il lavoro umano della nostra giornata abituale in Opera di Dio, di portata eterna».]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25637048</guid><pubDate>Fri, 17 Apr 2020 09:24:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25637048/escriv_opus_dei.mp3" length="6133968" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=162&#13;
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JOSEMARIA ESCRIVA' (2008) ** di Maria Antonietta Calabrò&#13;
Il cartone animato ripercorre la vita del santo dalla nascita alla vocazione sacerdotale&#13;
In occasione dell'80° anno...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=162" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=162</a><br /><br />JOSEMARIA ESCRIVA' (2008) ** di Maria Antonietta Calabrò<br />Il cartone animato ripercorre la vita del santo dalla nascita alla vocazione sacerdotale<br />In occasione dell'80° anno dalla fondazione dell'Opus Dei, è uscito un lungometraggio animato sull'infanzia del fondatore, San Josemaría Escrivà. Attraverso alcuni episodi significativi, il cartone fa un ritratto del Santo da bambino, in cui emergono quei tratti caratteristici che lo porteranno, da adulto, a dedicare la sua vita al messaggio della santificazione dell'ordinario. Il cartone racconta del clima di affetto e di fede che c'era nella sua famiglia, il rapporto del piccolo Josemaría con i suoi genitori, con le sorelle e con i compagni di scuola. Dipinge fedelmente la vita e le ambientazioni della Spagna dell'epoca. Emerge dalla storia come la straordinaria personalità di San Josemaría, la sua capacità di voler bene autenticamente, la sua dedizione e la sua eroicità, siano tutte cose che ha imparato dai suoi genitori, dal loro modo di volersi bene e dal clima che respirava in famiglia.<br />Il cartoon ha una durata di 70 minuti, la sceneggiatura è stata scritta da Francesco Arlanch ed è prodotto dalla Mondo TV uno dei i principali operatori europei nel settore della produzione e commercializzazione di serie televisive e lungometraggi animati destinati al mercato televisivo e cinematografico.<br />Vengono raccontati anche episodi dolorosi (il fallimento del padre, José, la morte delle sorelline) ma con uno stile sereno che non scade mai nella tragedia, anzi apre sempre alla gioia di una famiglia piena di speranza e coraggio. Il cartone è piacevole, a tratti molto poetico, vi sono anche numerosi episodi divertenti.<br />È adatto sia ai bambini che agli adulti. La storia culmina con la scelta di Josemaría di farsi sacerdote per mettersi a disposizione del Signore. Nelle scene finali viene sintetizzata con alcune immagini la fondazione dell'Opus Dei e la Canonizzazione del 2002.<br />LA FAMIGLIA DEL SANTO<br />Una quotidianità umile ma piena di utilità e di significato anche negli aspetti più ordinari del vivere<br />Anche i santi sono stati bambini. È ovvio. Ma non era mai stato prodotto un cartone animato per raccontare ai ragazzi l'infanzia di uno di loro, da poco salito agli onori degli altari [...] Josemaria Escrivà de Balaguer.<br />Il cartoon (poco più di un'ora) è stato realizzato in Corea del Nord, è prodotto da Mondo tv, la sceneggiatura è di Francesco Arlanch (autore di episodi di Don Matteo e che ha lavorato per il film tv Giovanni Paolo II e come story editor per Nerone e Augusto della serie Imperium). Un santo «ordinario» Josemaria, fin da piccolo. Fatto oggetto del bullismo dei compagni, coinvolto dalla crisi economica dell'azienda del padre. Esposto ai problemi della famiglia, segnata dalla morte delle sorelline, e da quelli dell'ambiente scolastico. Eppure «straordinario». Dato per morto dal medico e «salvato» a due anni dalle preghiere della madre alla Madonna di Torreciudad («La Madonna ti ha lasciato al mondo per qualcosa di grande, perché tu eri più morto che vivo», gli dice la madre nel cartoon). Ragazzo che a quindici anni, per una sua scelta personale, decide di lasciar perdere l'aspirazione di fare l'architetto per farsi sacerdote, preannunciando al contempo alla madre che avrà un altro figlio maschio che avrebbe potuto curarsi di lei nella vecchiaia, dato che lui stava per prendere i voti. [...]<br />Protagonista del lungometraggio, insieme al piccolo Josemaria, è la sua famiglia: il bellissimo rapporto esistente tra il padre e la madre e tra i genitori e i figli (José e la sorella Carmen). «Quello che più impressiona è il clima molto semplice, ma pieno di speranza e di coraggio che si respirava in quella casa spagnola, all'inizio del XX secolo», commenta Pippo Corigliano,...]]></itunes:summary><itunes:duration>384</itunes:duration><itunes:keywords>dei,escrivà,fondatore,josemaria,opus,opusdei</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/35db116bf922ac8d4f0b4478a8bebb0b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Josemaria Escriva'** (2008) - Breve biografia di Josemaria (2008) **</title><link>https://www.spreaker.com/episode/josemaria-escriva-2008-breve-biografia-di-josemaria-2008--25634131</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163</a><br /><br />BREVE BIOGRAFIA DI JOSEMARIA<br />Barbastro è una città della provincia di Huesca (Spagna). Lì nacque Josemaría Escrivá de Balaguer alle dieci di sera del 9 gennaio 1902, in una casa della via Grande con i balconi che davano sulla piazza del Mercato. Quattro giorni dopo, il piccolo fu battezzato nella cattedrale.<br />Josemaría era un bambino normale, allegro, birichino e vivace, ma, a due anni, cominciò ad avere la febbre altissima. Dopo aver cercato di curarlo in tutti i modi, il medico di Barbastro disse ai genitori: "Non supererà questa notte".<br />La mattina dopo, il medico tornò: "A che ora è morto il bambino?", chiese. "Non solo non è morto, dottore" gli rispose José, il padre di Josemaría, "ma è perfettamente guarito".<br />Lui e Dolores, la madre del bambino, avevano promesso a Dio che, se il figlio fosse guarito, sarebbero andati a pregare davanti alla Madonna di Torreciudad, situata in una cappella costruita sulle montagne vicine. Dopo la guarigione, fecero quel viaggio per ringraziare la Madonna. Si poteva arrivare solo per sentieri stretti e precipizi pericolosi, ma mantennero la promessa: José a piedi, Dolores a dorso di mulo, con il bambino in braccio.<br />Josemaría aveva una sorella più grande, Carmen, nata due anni prima di lui. Dolores, la mamma, si occupava della casa, mentre José lavorava in una ditta di tessuti.<br />Prima di fare la prima Comunione, Josemaría si confessò con il sacerdote da cui lo aveva accompagnato la madre. Un padre scolopio lo preparò a ricevere per la prima volta Gesù e gli insegnò una preghiera che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Diceva così: Vorrei, Signore, riceverti con la purezza, l'umiltà e la devozione con cui ti ricevette la tua Santissima Madre, con lo spirito e il fervore dei santi. Per lui fu un giorno molto felice.<br />Poco dopo Josemaría nacquero tre sorelline: Chon nel 1905, Lolita nel 1907 e Rosaria nel 1909. Sfortunatamente, sua sorella Rosaria morì a nove mesi. Poi morì Lolita e poco dopo Chon. Josemaría aveva 11 anni ed era così triste che diceva alla madre: "L'anno prossimo tocca a me". "Figlio mio" gli rispose la madre, "la Madonna ti ha lasciato al mondo per qualcosa di grande, perché tu eri più morto che vivo".<br />Gli ricordava così che la Madonna lo aveva guarito da una malattia quando era più piccolo. "Non preoccuparti che ti ho offerto alla Madonna e Lei si prenderà cura di te".<br />In quegli anni gli affari del padre cominciarono ad andare male, per cui dovettero trasferirsi a Logroño, dove José aveva trovato un lavoro.<br />Un giorno d'inverno, quando Josemaría aveva 15 anni, uscì di casa presto. La neve ammantava le strade ed egli notò delle orme: erano quelle di un frate che camminava scalzo. Lo faceva per offrire al Signore un sacrificio e per imitare Gesù, che portò la croce per noi. Sorpreso, Josemaría pensò: "Se altri fanno tanti sacrifici per amore di Dio, io non sarò capace di offrirgli nulla?".<br />Da allora, cominciò ad andare a Messa tutti i giorni e a confessarsi più spesso. Sentiva che Dio gli chiedeva qualcosa, ma non sapeva ancora che cosa.. Perciò decise di farsi sacerdote: per essere più disponibile per servire il Signore e gli altri.<br />"Voglio essere sacerdote", disse Josemaría a suo padre.<br />A José spuntarono le lacrime: aveva pensato che il figlio sarebbe diventato architetto o avvocato. Fu l'unica volta che lo vide piangere. Pianse di gioia, perché il padre di Josemaría era un buon cristiano, ma anche di dispiacere, perché il sacerdote deve essere una persona molto sacrificata.<br />Come preparazione al sacerdozio, Josemaría studiò due anni al seminario di Logroño e poi andò a Saragozza. Poco tempo dopo, suo padre morì a Logroño. Con il cuore a pezzi assistette al funerale, consolò i familiari e promise di prendersi cura di loro.<br />Il 28 marzo 1925 fu ordinato sacerdote nella chiesa di S. Carlo, a Saragozza. Celebrò la sua prima Messa per l'anima di suo padre, nella cappella della Madonna del Pilar.<br />Più tardi andò a vivere a Madrid, dove cominciò a dedicare molto tempo a visitare i malati e a fare catechesi a bambini e bambine dei quartieri più poveri della città.<br />All'inizio di ottobre del 1928, don Josemaría decise di dedicare alcuni giorni a stare con Dio, senza altre distrazioni. Andò perciò nella casa dei Missionari di S. Vincenzo de' Paoli, che vivevano in centro a Madrid, vicino alla basilica della Medaglia Miracolosa. Lì Josemaría pregava e chiedeva a Dio di aiutarlo ad essere un buon sacerdote e a compiere la sua volontà.<br />Allora, il 2 ottobre 1928, mentre leggeva da solo gli appunti presi in quegli anni nei momenti di preghiera, Dio gli fece vedere l'Opus Dei: cioè, gli chiedeva di ricordare a tutti i cristiani che dobbiamo essere santi, qualunque sia il nostro lavoro. Non solo i sacerdoti devono arrivare in Cielo, ma anche i medici, gli sportivi, i maestri, le casalinghe, gli studenti, i contadini, le sarte, gli astronauti, eccetera. Molte persone si erano dimenticate che Dio le aspettava in Cielo e sulla terra.<br />Il Fondatore dell'Opus Dei si mise a pregare ancora di più, a offrire molti sacrifici… e anche a cercare persone che potessero capirlo e ricevere la vocazione all'Opus Dei; cioè, gente comune che lo aiutasse ad estendere a molte persone il messaggio che Dio gli aveva affidato.<br />Uno dei primi che seguirono Josemaría fu Isidoro Zorzano. Si erano conosciuti da bambini, a Logroño. Ora Isidoro era ingegnere e Josemaría sacerdote. Erano rimasti molto tempo senza vedersi, finché Isidoro si mise a cercare Josemaría, perché pensava che il Signore gli stesse chiedendo qualcosa e che il suo amico d'infanzia avrebbe saputo dirgli di cosa si trattasse. Si incontrarono per caso, parlarono e Isidoro diventò dell'Opus Dei.<br />Josemaría chiedeva preghiere e sacrifici anche ai malti che visitava. Una di loro era Maria Ignazia García Escobar, gravemente malata di tubercolosi, ricoverata all'Ospedale del Re. La tubercolosi è una malattia molto dolorosa, ma Maria Ignazia non si lamentava. Anche lei chiese l'ammissione all'Opus Dei e visse santamente fino alla morte.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/25634131</guid><pubDate>Fri, 17 Apr 2020 07:34:59 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/25634131/escriv_biografia.mp3" length="9590490" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163&#13;
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BREVE BIOGRAFIA DI JOSEMARIA&#13;
Barbastro è una città della provincia di Huesca (Spagna). Lì nacque Josemaría Escrivá de Balaguer alle dieci di sera del 9 gennaio 1902, in una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163</a><br /><br />BREVE BIOGRAFIA DI JOSEMARIA<br />Barbastro è una città della provincia di Huesca (Spagna). Lì nacque Josemaría Escrivá de Balaguer alle dieci di sera del 9 gennaio 1902, in una casa della via Grande con i balconi che davano sulla piazza del Mercato. Quattro giorni dopo, il piccolo fu battezzato nella cattedrale.<br />Josemaría era un bambino normale, allegro, birichino e vivace, ma, a due anni, cominciò ad avere la febbre altissima. Dopo aver cercato di curarlo in tutti i modi, il medico di Barbastro disse ai genitori: "Non supererà questa notte".<br />La mattina dopo, il medico tornò: "A che ora è morto il bambino?", chiese. "Non solo non è morto, dottore" gli rispose José, il padre di Josemaría, "ma è perfettamente guarito".<br />Lui e Dolores, la madre del bambino, avevano promesso a Dio che, se il figlio fosse guarito, sarebbero andati a pregare davanti alla Madonna di Torreciudad, situata in una cappella costruita sulle montagne vicine. Dopo la guarigione, fecero quel viaggio per ringraziare la Madonna. Si poteva arrivare solo per sentieri stretti e precipizi pericolosi, ma mantennero la promessa: José a piedi, Dolores a dorso di mulo, con il bambino in braccio.<br />Josemaría aveva una sorella più grande, Carmen, nata due anni prima di lui. Dolores, la mamma, si occupava della casa, mentre José lavorava in una ditta di tessuti.<br />Prima di fare la prima Comunione, Josemaría si confessò con il sacerdote da cui lo aveva accompagnato la madre. Un padre scolopio lo preparò a ricevere per la prima volta Gesù e gli insegnò una preghiera che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Diceva così: Vorrei, Signore, riceverti con la purezza, l'umiltà e la devozione con cui ti ricevette la tua Santissima Madre, con lo spirito e il fervore dei santi. Per lui fu un giorno molto felice.<br />Poco dopo Josemaría nacquero tre sorelline: Chon nel 1905, Lolita nel 1907 e Rosaria nel 1909. Sfortunatamente, sua sorella Rosaria morì a nove mesi. Poi morì Lolita e poco dopo Chon. Josemaría aveva 11 anni ed era così triste che diceva alla madre: "L'anno prossimo tocca a me". "Figlio mio" gli rispose la madre, "la Madonna ti ha lasciato al mondo per qualcosa di grande, perché tu eri più morto che vivo".<br />Gli ricordava così che la Madonna lo aveva guarito da una malattia quando era più piccolo. "Non preoccuparti che ti ho offerto alla Madonna e Lei si prenderà cura di te".<br />In quegli anni gli affari del padre cominciarono ad andare male, per cui dovettero trasferirsi a Logroño, dove José aveva trovato un lavoro.<br />Un giorno d'inverno, quando Josemaría aveva 15 anni, uscì di casa presto. La neve ammantava le strade ed egli notò delle orme: erano quelle di un frate che camminava scalzo. Lo faceva per offrire al Signore un sacrificio e per imitare Gesù, che portò la croce per noi. Sorpreso, Josemaría pensò: "Se altri fanno tanti sacrifici per amore di Dio, io non sarò capace di offrirgli nulla?".<br />Da allora, cominciò ad andare a Messa tutti i giorni e a confessarsi più spesso. Sentiva che Dio gli chiedeva qualcosa, ma non sapeva ancora che cosa.. Perciò decise di farsi sacerdote: per essere più disponibile per servire il Signore e gli altri.<br />"Voglio essere sacerdote", disse Josemaría a suo padre.<br />A José spuntarono le lacrime: aveva pensato che il figlio sarebbe diventato architetto o avvocato. Fu l'unica volta che lo vide piangere. Pianse di gioia, perché il padre di Josemaría era un buon cristiano, ma anche di dispiacere, perché il sacerdote deve essere una persona molto sacrificata.<br />Come preparazione al sacerdozio, Josemaría studiò due anni al seminario di Logroño e poi andò a Saragozza. Poco tempo dopo, suo padre morì a Logroño. Con il cuore a pezzi assistette al funerale, consolò i familiari e promise di prendersi cura di loro.<br />Il 28 marzo 1925...]]></itunes:summary><itunes:duration>600</itunes:duration><itunes:keywords>biografia,film,garantiti,josemaria,sacerdote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f6ae090ba5dbd648e9e95e86db8c18d8.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Gattaca*** (1997) - La porta dell'universo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/gattaca-1997-la-porta-dell-universo--24963425</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=320" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=320</a><br /><br />GATTACA - LA PORTA DELL'UNIVERSO di Daniela Delfini<br />In un futuro non troppo lontano la genetica ha compiuto progressi tali da rendere possibile la selezione delle caratteristiche genetiche dei figli, la maggior parte dei quali nasce dalla fecondazione in vitro. L'ingegneria genetica garantisce figli sani, intelligenti, perfetti: i "validi". Solo in pochi continuano a concepire i figli nel modo tradizionale, ma ne risultano bambini imperfetti, sono i "figli della fede" o "fanciulli di Dio", come sono definiti in modo dispregiativo "i non validi".<br />Nella società si radica una nuova, terribile forma di razzismo tra i "validi" e i "non validi". Vincent è un "non valido" che non accetta la propria condizione e non rinuncia al proprio sogno di diventare cosmonauta. Nonostante il continuo confronto con il fratello minore, che al contrario è un "valido", non perde fiducia in se stesso.<br />Divenuto adulto decide di ingannare le autorità e di farsi passare per "valido" in modo da essere assunto nella Gattaca Corporation e diventare cosmonauta. Si accorda così con Jerome, un "valido" che a causa di un incidente ha perso l'uso delle gambe, per assumere la sua identità.<br />Tutto va bene fino a quando un importante membro della Gattaca Corporation non viene ucciso. Vincent, seppur innocente, è costretto a fuggire, ma trova l'aiuto inaspettato di alcuni "validi" tra cui Irene, che si innamora di lui pur conoscendo il suo segreto.<br /><br />LA FELICITÀ SCOMPARSA<br />Nel film gli uomini nati in provetta, seppur perfetti dal punto di vista genetico, nascono privi del dono più grande: quello della consapevolezza di essere nati dall'amore. In questa estremizzata società del futuro neanche l'amore materno e paterno sono gratuiti e incondizionati, ma sottoposti a una condizione ben precisa: il bambino che nascerà dovrà essere privo di difetti e riassumere in sé il meglio delle caratteristiche genetiche dei genitori. Naturalmente questo "meglio" è solo di natura biologica, tutti gli altri aspetti della natura umana rimangono fuori da ogni valutazione.<br />I progressi scientifici smettono di essere un'opportunità e cominciano a diventare un'imposizione e chi rifiuta l'intervento dell'ingegneria genetica si pone automaticamente fuori dal sistema sociale. È interessante notare come, in questo mondo del futuro, determinate scelte non siano imposte d'autorità, ma si affermino nella quotidianità per la discriminazione prima latente e poi sempre più aperta e decisa nei confronti dei "non validi". Emblematica in questo senso una frase detta dal protagonista in voice off: «Si pensava che un figlio concepito nell'amore avesse maggiori possibilità di essere felice, oggi non lo si pensa più». E non lo si pensa più non perché "i validi" siano più felici, ma perché la felicità è scomparsa dagli orizzonti di questi uomini.<br /><br />IL SENSO DELLA VITA<br />"I validi" non possono essere felici perché non riescono ad amare se stessi, ad accettare la propria realtà umana. Così finiscono con l'odiarsi senza speranza e senza via d'uscita.<br />Se infatti una persona si sente esclusivamente il frutto di un incrocio di geni nei quali tutte le sue capacità e il suo futuro sono già scritti al momento della nascita, non vi è alcun margine per una propria personale ricerca della felicità, alcun margine per attribuire un senso alla propria vita. Non a caso, "i validi" con i quali Vincent entra in contatto sono tutti infelici. È infelice il fratello, continuamente alla prova con se stesso. È infelice Irene che, pur essendo "una valida", teme di avere un piccolo difetto al cuore e ne è ossessionata. È infelice Jerome che, progettato per essere il migliore, non è riuscito a esserlo. La disperazione di questi personaggi è ben riassunta nella frase che Jerome rivolge a Vincent: «lo non ti ho prestato che il mio corpo, tu mi hai prestato i tuoi sogni».<br />Jerome trova la sua unica ragione di vita nel sogno di Vincent, tanto che quando Vincent lo realizzerà partendo per la sua missione nello spazio, Jerome non avrà più alcuna ragione per vivere e si ucciderà.<br />Vincent invece è guidato da una speranza incrollabile, che mai vacilla, che gli consente di superare tutti i suoi limiti per raggiungere un bene superiore metaforicamente rappresentato dal viaggio nello spazio. Vincent accetta il mistero della propria nascita e proprio in quel mistero risiede la sua forza.<br />Se nella nascita rimane un mistero, nella vita resta viva la speranza, e dalla speranza scaturisce la fede.<br />Il film rappresenta la crisi esistenziale non di un singolo, ma di un intero sistema sociale quando sono estremizzate scelte contrarie al rispetto della vita e del suo mistero. Questa crisi esistenziale genera la consapevolezza del limite della natura umana. Nel constatare il fallimento di un sistema che esclude la natura e il destino soprannaturale della persona, si ha la percezione di quanto sia indispensabile per l'uomo volgere il proprio sguardo oltre quella «siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude», per dirla con Leopardi.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24963425</guid><pubDate>Wed, 08 Apr 2020 07:55:07 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24963425/gattaca.mp3" length="7606020" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=320

GATTACA - LA PORTA DELL'UNIVERSO di Daniela Delfini
In un futuro non troppo lontano la genetica ha compiuto progressi tali da rendere possibile la selezione delle caratteristiche...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=320" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=320</a><br /><br />GATTACA - LA PORTA DELL'UNIVERSO di Daniela Delfini<br />In un futuro non troppo lontano la genetica ha compiuto progressi tali da rendere possibile la selezione delle caratteristiche genetiche dei figli, la maggior parte dei quali nasce dalla fecondazione in vitro. L'ingegneria genetica garantisce figli sani, intelligenti, perfetti: i "validi". Solo in pochi continuano a concepire i figli nel modo tradizionale, ma ne risultano bambini imperfetti, sono i "figli della fede" o "fanciulli di Dio", come sono definiti in modo dispregiativo "i non validi".<br />Nella società si radica una nuova, terribile forma di razzismo tra i "validi" e i "non validi". Vincent è un "non valido" che non accetta la propria condizione e non rinuncia al proprio sogno di diventare cosmonauta. Nonostante il continuo confronto con il fratello minore, che al contrario è un "valido", non perde fiducia in se stesso.<br />Divenuto adulto decide di ingannare le autorità e di farsi passare per "valido" in modo da essere assunto nella Gattaca Corporation e diventare cosmonauta. Si accorda così con Jerome, un "valido" che a causa di un incidente ha perso l'uso delle gambe, per assumere la sua identità.<br />Tutto va bene fino a quando un importante membro della Gattaca Corporation non viene ucciso. Vincent, seppur innocente, è costretto a fuggire, ma trova l'aiuto inaspettato di alcuni "validi" tra cui Irene, che si innamora di lui pur conoscendo il suo segreto.<br /><br />LA FELICITÀ SCOMPARSA<br />Nel film gli uomini nati in provetta, seppur perfetti dal punto di vista genetico, nascono privi del dono più grande: quello della consapevolezza di essere nati dall'amore. In questa estremizzata società del futuro neanche l'amore materno e paterno sono gratuiti e incondizionati, ma sottoposti a una condizione ben precisa: il bambino che nascerà dovrà essere privo di difetti e riassumere in sé il meglio delle caratteristiche genetiche dei genitori. Naturalmente questo "meglio" è solo di natura biologica, tutti gli altri aspetti della natura umana rimangono fuori da ogni valutazione.<br />I progressi scientifici smettono di essere un'opportunità e cominciano a diventare un'imposizione e chi rifiuta l'intervento dell'ingegneria genetica si pone automaticamente fuori dal sistema sociale. È interessante notare come, in questo mondo del futuro, determinate scelte non siano imposte d'autorità, ma si affermino nella quotidianità per la discriminazione prima latente e poi sempre più aperta e decisa nei confronti dei "non validi". Emblematica in questo senso una frase detta dal protagonista in voice off: «Si pensava che un figlio concepito nell'amore avesse maggiori possibilità di essere felice, oggi non lo si pensa più». E non lo si pensa più non perché "i validi" siano più felici, ma perché la felicità è scomparsa dagli orizzonti di questi uomini.<br /><br />IL SENSO DELLA VITA<br />"I validi" non possono essere felici perché non riescono ad amare se stessi, ad accettare la propria realtà umana. Così finiscono con l'odiarsi senza speranza e senza via d'uscita.<br />Se infatti una persona si sente esclusivamente il frutto di un incrocio di geni nei quali tutte le sue capacità e il suo futuro sono già scritti al momento della nascita, non vi è alcun margine per una propria personale ricerca della felicità, alcun margine per attribuire un senso alla propria vita. Non a caso, "i validi" con i quali Vincent entra in contatto sono tutti infelici. È infelice il fratello, continuamente alla prova con se stesso. È infelice Irene che, pur essendo "una valida", teme di avere un piccolo difetto al cuore e ne è ossessionata. È infelice Jerome che, progettato per essere il migliore, non è riuscito a esserlo. 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È un ragazzino molto religioso e solitario. Entra in seminario a Varsavia nel 1965. Durante il servizio militare (1966 – 1968) viene più volte punito per "atteggiamento ribelle". È ordinato sacerdote nel 1972. Presta la sua opera in diverse chiese di Varsavia, fra cui la chiesa di sant'Anna, sede della pastorale accademica da cui ogni anno parte il pellegrinaggio a Czestochowa degli studenti universitari e centro di numerose attività dell'opposizione. Alla fine degli anni Settanta ha seri problemi di salute, per cui deve limitare i suoi impegni.<br />Nel giugno 1980 viene assegnato come sacerdote residente alla parrocchia di san Stanislao Kostka, sul cui territorio si trova la grande acciaieria "Huta Warszawa". Il 28 agosto è inviato dal primate di Polonia, cardinal Stefan Wyszynski, dagli operai della Huta in sciopero che chiedono un sacerdote per dire la Messa: diventa così il cappellano di Solidarnosc della Huta. Dopo l'introduzione dello stato di guerra è uno degli organizzatori del Comitato del Primate di Aiuto ai Perseguitati e alle loro famiglie, che coordina i comitati locali e nel gennaio 1982 assiste al processo contro gli operai della Huta. Insieme al parroco della chiesa di san Stanislao Kostka organizza ogni mese una Messa per la Patria, che raccoglie migliaia di persone: operai, intellettuali, artisti, e anche persone lontane dalla fede. Nelle sue omelie chiede il ripristino delle libertà civili e di Solidarnosc. Svolge un'ampia opera di sostegno materiale e spirituale e si mantiene in stretto contatto con gli intellettuali dell'opposizione e con le strutture clandestine di Solidarnosc. Le autorità temono la sua influenza e si fanno sempre più frequenti le proteste alla Curia di Varsavia in cui lo si accusa di attività anti statale. Viene strettamente controllato dai Servizi di Sicurezza, anche con la collaborazione di agenti segreti, fra cui una sacerdote e almeno quattro laici che fanno parte del gruppo dei suoi più stretti collaboratori (come è emerso dai dossier dei Servizi di Sicurezza), ed è continuamente convocato dalla polizia. Durante le Messe per la Patria la chiesa viene spesso circondata da un cordone di automezzi della polizia e fanno la loro comparsa dei gruppi di provocatori. Il 14 dicembre 1982 ignoti gettano nella sua stanza un mattone con una carica esplosiva. Da quel momento gli operai della Huta Warszawa decidono di garantirgli una scorta giorno e notte. Nel maggio 1983 organizza i funerali di Grzegorz Przemyk, il figlio della poetessa Barbara Sadowska, esponente di spicco dell'opposizione, ucciso dalla polizia. Nel settembre 1983 padre Popielusko organizza per la prima volta un pellegrinaggio di operai a Czestochowa, divenuto una tradizione che resiste ancora, e nell'autunno organizza presso la sua chiesa un'università parrocchiale per gli operai.<br />Il 12 dicembre 1983 è convocato per un interrogatorio durante il quale viene fermato come indagato per "aver abusato della libertà di coscienza e di confessione, sia durante gli uffici religiosi, che nelle sue omelie". Rischia 10 anni di carcere e solo l'intervento dell'arcivescovo di Varsavia presso il Ministro degli Interni lo riporta in libertà senza che si arrivi al processo. I servizi di sicurezza, comunque, continuano a tenerlo sotto controllo, e il Primate Glemp gli propone di andare a studiare a Roma, ma rifiuta. Il 1 maggio 1984 celebra la Messa per gli operai, durante la quale parla della dignità del lavoro e al termine della funzione la polizia chiude le strade attorno alla chiesa e attacca la folla degli operai con gli idranti. Nello stesso periodo i mass media conducono una feroce campagna denigratoria contro di lui, definito dal portavoce del governo: "un fanatico politico, un Savonarola dell'anticomunismo, mentre le sue Messe non sono altro che rappresentazioni intrise di odio".<br />Il 13 ottobre 1984 tre ufficiali dei Servizi di Sicurezza cercano di provocare un incidente automobilistico mentre si trova sulla strada per Danzica. Il 19 ottobre, durante la recita serale del Rosario in una chiesa di Bydgoszcz, il sacerdote ripete ancora una volta: "Chiediamo di essere liberi dalla paura, dal terrore, ma soprattutto dal desiderio di vendetta. Dobbiamo vincere il male con il bene e mantenere intatta la nostra dignità di uomini, per questo non possiamo fare uso della violenza". Mentre rientra a Varsavia viene rapito da quegli stessi tre ufficiali. Il suo autista, Waldemar Chrostowski, riesce a fuggire e racconta l'accaduto: immediatamente a Varsavia cominciano le veglie di preghiera in un clima di grande apprensione. Il 30 ottobre il suo corpo viene ritrovato nel lago di Wloclawek. L'autopsia rivela che prima di morire è stato torturato e seviziato. Il processo contro gli esecutori del delitto si svolge dal 27 dicembre 1984 al 7 febbraio 1985. Nonostante l'accusa chieda per due degli imputati la pena di morte, le condanne vanno da 25 a 14 anni di carcere, mentre i mandanti restano ignoti. Gli autori materiali torneranno presto in libertà a seguito di riduzioni della pena.<br />I funerali, che si svolgono il 3 novembre, a cui partecipano decine di migliaia di persone, si trasformano in una grande manifestazione popolare. La salma viene tumulata nel cortile della chiesa di san Stanislao Kostka e ben presto la sua tomba diviene meta di pellegrinaggi e di visite ufficiali di uomini politici stranieri. Si stima che in dieci anni sia stata visitata da 18 milioni di persone. Il 19 dicembre 2009 papa Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto riguardante "il martirio del Servo di Dio Giorgio Popiełuszko". La solenne messa di beatificazione di don Jerzy Popiełuszko è stata celebrata a Varsavia domenica 6 giugno 2010.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24916957</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2020 09:29:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24916957/popieluszko_cappellano_di_solidarnosc.mp3" length="9150379" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=62

POPIELUSZKO - IL CAPPELLANO DI SOLIDARNOSC
Il Servo di Dio Padre Jerzy Popieluszko nasce nella regione di Bialystok da genitori contadini. È un ragazzino molto religioso e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=62" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=62</a><br /><br />POPIELUSZKO - IL CAPPELLANO DI SOLIDARNOSC<br />Il Servo di Dio Padre Jerzy Popieluszko nasce nella regione di Bialystok da genitori contadini. È un ragazzino molto religioso e solitario. Entra in seminario a Varsavia nel 1965. Durante il servizio militare (1966 – 1968) viene più volte punito per "atteggiamento ribelle". È ordinato sacerdote nel 1972. Presta la sua opera in diverse chiese di Varsavia, fra cui la chiesa di sant'Anna, sede della pastorale accademica da cui ogni anno parte il pellegrinaggio a Czestochowa degli studenti universitari e centro di numerose attività dell'opposizione. Alla fine degli anni Settanta ha seri problemi di salute, per cui deve limitare i suoi impegni.<br />Nel giugno 1980 viene assegnato come sacerdote residente alla parrocchia di san Stanislao Kostka, sul cui territorio si trova la grande acciaieria "Huta Warszawa". Il 28 agosto è inviato dal primate di Polonia, cardinal Stefan Wyszynski, dagli operai della Huta in sciopero che chiedono un sacerdote per dire la Messa: diventa così il cappellano di Solidarnosc della Huta. Dopo l'introduzione dello stato di guerra è uno degli organizzatori del Comitato del Primate di Aiuto ai Perseguitati e alle loro famiglie, che coordina i comitati locali e nel gennaio 1982 assiste al processo contro gli operai della Huta. Insieme al parroco della chiesa di san Stanislao Kostka organizza ogni mese una Messa per la Patria, che raccoglie migliaia di persone: operai, intellettuali, artisti, e anche persone lontane dalla fede. Nelle sue omelie chiede il ripristino delle libertà civili e di Solidarnosc. Svolge un'ampia opera di sostegno materiale e spirituale e si mantiene in stretto contatto con gli intellettuali dell'opposizione e con le strutture clandestine di Solidarnosc. Le autorità temono la sua influenza e si fanno sempre più frequenti le proteste alla Curia di Varsavia in cui lo si accusa di attività anti statale. Viene strettamente controllato dai Servizi di Sicurezza, anche con la collaborazione di agenti segreti, fra cui una sacerdote e almeno quattro laici che fanno parte del gruppo dei suoi più stretti collaboratori (come è emerso dai dossier dei Servizi di Sicurezza), ed è continuamente convocato dalla polizia. Durante le Messe per la Patria la chiesa viene spesso circondata da un cordone di automezzi della polizia e fanno la loro comparsa dei gruppi di provocatori. Il 14 dicembre 1982 ignoti gettano nella sua stanza un mattone con una carica esplosiva. Da quel momento gli operai della Huta Warszawa decidono di garantirgli una scorta giorno e notte. Nel maggio 1983 organizza i funerali di Grzegorz Przemyk, il figlio della poetessa Barbara Sadowska, esponente di spicco dell'opposizione, ucciso dalla polizia. Nel settembre 1983 padre Popielusko organizza per la prima volta un pellegrinaggio di operai a Czestochowa, divenuto una tradizione che resiste ancora, e nell'autunno organizza presso la sua chiesa un'università parrocchiale per gli operai.<br />Il 12 dicembre 1983 è convocato per un interrogatorio durante il quale viene fermato come indagato per "aver abusato della libertà di coscienza e di confessione, sia durante gli uffici religiosi, che nelle sue omelie". Rischia 10 anni di carcere e solo l'intervento dell'arcivescovo di Varsavia presso il Ministro degli Interni lo riporta in libertà senza che si arrivi al processo. I servizi di sicurezza, comunque, continuano a tenerlo sotto controllo, e il Primate Glemp gli propone di andare a studiare a Roma, ma rifiuta. Il 1 maggio 1984 celebra la Messa per gli operai, durante la quale parla della dignità del lavoro e al termine della funzione la polizia chiude le strade attorno alla chiesa e attacca la folla degli operai con gli idranti. Nello stesso periodo i mass media conducono una feroce campagna denigratoria contro di lui, definito...]]></itunes:summary><itunes:duration>572</itunes:duration><itunes:keywords>cappellano,film,garantiti,polonia,popieluszco,santo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/fb306d7678ef514a8647096a69dc7656.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Popieluszko** (2009) - Commento al film su Padre Jerzy</title><link>https://www.spreaker.com/episode/popieluszko-2009-commento-al-film-su-padre-jerzy--24915459</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163</a><br /><br />POPIELUSZKO - COMMENTO AL FILM SU PADRE JERZY di Antonio Gaspari<br />Un film straordinario, che racconta la storia di un eroe sconosciuto ai più, padre Jerzy Popiełuszko, testimone e martire di un popolo, quello polacco, che ha sconfitto la dittatura comunista con le armi dell’amore e del vangelo cristiano.<br />Venerdì 28 maggio alla Radio Vaticana è stato proiettato il film del regista polacco Rafał Wieczyński: "Popiełuszko. Non si può uccidere la speranza".<br />Il film racconta la storia di un santo, le cui qualità e vicende sono paradigma della virtù di un popolo, e il cui sacrificio supremo, così simile a quello di Cristo, è stato indicato dal Pontefice Giovanni Paolo II, come il tributo di sangue che ha salvato l’Europa.<br />Padre Jerzy Popieluszko nacque il 14 settembre 1947 a Okopy provincia di Bialystok. Fu ordinato sacerdote dal Cardinal Stefan Wyszynsky il 28 maggio 1972 a Varsavia. Oltre al lavoro parrocchiale, nella Chiesa di San Stanislao Kostka, svolgeva il suo ministero tra gli operai organizzando conferenze, incontri di preghiera anche per medici ed infermieri, assisteva gli ammalati, i poveri, i perseguitati.<br />Per il suo coraggio, la difesa dei diritti umani, la richiesta di libertà e giustizia, la capacità di amare anche i suoi persecutori, divenne subito una minaccia per il regime dittatoriale.<br />Padre Popieluszko aiutava tutti gli operai, dava loro coraggio, li educava all’amore fraterno, li invitava a non reagire quando venivano colpiti, li confessava, sosteneva le loro famiglie. Gli insegnava a rispondere con preghiere e canti sacri e patriottici alle minacce e alle aggressioni. Sosteneva Solidarnosc nelle sue battaglie per garantire migliori condizioni sociali, per la libertà, la giustizia, il progresso.<br />Tentarono in vario modo di minacciarlo e spaventarlo. Uccisero i figli e i parenti delle persone a lui più vicine. Qualcuno dei suoi collaboratori cedette alle minacce e divenne una spia dei servizi segreti. Ma padre Popieluszko, non cedette mai alle provocazioni. Mai si piegò al sentimento di odio. Nel film, in un momento molto duro, quando scopre di essere tradito e prossimo alla paura, quando i suoi amici non ne possono più dell’oppressione e del terrore, si riporta una sua frase: "combatto il peccato non le sue vittime".<br />Questa sua capacità eroica di amare tutti cristianamente, lo rendono libero e invincibile. Il regime non sa cosa fare. Cercano di screditarlo e di accusarlo di cospirazione politica, ma padre Popieluszko non parla mai di politica.<br />La situazione sta per precipitare e la Chiesa prova a convincerlo di riparare a Roma, ma padre Popieluszko è cosciente della sua missione e va avanti, fiducioso, ubbidiente e fedele a Cristo.<br />Così il 19 ottobre 1984 di ritorno da un servizio pastorale da Bydgosszcz a Gorsk vicino a Torun viene rapito da tre funzionari del Ministero dell'Interno, selvaggiamente picchiato e seviziato.<br />Pur legato dentro al cofano dell'auto cerca di fuggire. I persecutori lo braccano, lo colpiscono ancora più violentemente, lo sfigurano, lo legano tra bocca e gambe, in modo che non possa distendersi senza soffocare. Gli stringono un masso ai piedi e lo buttano ancora vivo in un fiume. Aveva 37 anni.<br />Il regime pensa di aver messo a tacere il più coraggioso dei suoi oppositori, e invece è il segno della sua fine. Da lì a poco non solo la Polonia sarà liberata, ma l'intero sistema comunista collasserà.<br />Nonostante le minacce e la violenza, oltre mezzo milione di persone sfilò al funerale di padre Popieluszko.<br />Tra i giovani che sfilarono oranti dietro a quella bara, c'era il regista del film Rafał Wieczyński, il quale ha rivelato a Radio Vaticana: "avevo 16 anni quando partecipai ai funerali di padre Popiełuszko. Insieme a 600 mila persone riuscivo a percepire i sentimenti della gente in quel periodo. E' diventato una sorta di maestro, una figura con la quale mi confrontavo e volevo che la nuova generazione provasse le sensazioni di quei tempi, quando la gente era unita fondandosi sui valori del Vangelo".<br />Da allora la tomba di padre Popiełuszko che si trova accanto alla chiesa di San Stanislao Kostka, a Varsavia, è meta continua di pellegrinaggi di fedeli provenienti dalla Polonia e dal mondo intero.<br />Il 14 giugno 1987 Papa Giovanni Paolo II ha pregato sulla sua tomba, senza avere la possibilità di gridare al regime e al mondo le virtù e la grandezza di padre Popieluszko.<br />A tutt'oggi oltre 18 milioni si sono soffermati sulla tomba di padre Popieluszko, e domenica 6 giugno verrà proclamato Beato.<br />Intervistato da ZENIT, il regista del film ha rivelato che in Polonia "il film è stato visto da un milione e trecentomila persone. Molto importante il fatto che sia stato visto nelle scuole da studenti che non hanno mai saputo che cosa è stata la dittatura comunista".<br />L'edizione italiana del film ha avuto poca pubblicità e solo in 15.000 lo hanno visto, ma l'edizione home video dell'opera sarà diffusa nelle edicole da venerdì 4 giugno.<br />Prima della proiezione che è avvenuta nella Radio Vaticana, Hanna Suchocka, già Primo Ministro Polacco, membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e attuale Ambasciatore presso la Santa Sede ha spiegato che "nella Chiesa non sono mancati uomini e donne, che hanno testimoniato Cristo fino alla fine". Ma la figura di padre Popiełuszko è tuttavia "eccezionale, perché è un eroe contemporaneo che ha testimoniato come si può vincere il male con il bene" .<br />"Padre Jerzy Popiełuszko era soprattutto un testimone di Cristo – ha sottolineato la Suchocka, - un sacerdote che viveva e lavorava per gli uomini".<br />"Forse adesso, - ha aggiunto - quando ci avviciniamo alla conclusione dell'Anno Sacerdotale, vale la pena di ricordare la figura di Popiełuszko come esempio spirituale di chi, nonostante la fragile salute, è rimasto grande nella sua capacita di accettare la grazia di Dio".<br />L'Ambasciatore polacco ha voluto poi cogliere un altro aspetto della figura di padre Jerzy, affermando che "padre Popieluszko era una persona libera dentro, nonostante le pressioni che venivano esercitate nei suoi confronti dalle autorità, dal suo ambiente e dai suoi collaboratori".<br />"Forse è questa libertà che i suoi carnefici volevano soffocare – ha aggiunto –. Ma il suo sacrificio non è stato invano, la Polonia è stata liberata e il suo ricordo è rimasto vivo nella memoria e nei cuori dei Polacchi".<br />Nel film spezzoni di telegiornale in bianco e nero si alternano con le vicende di vita quotidiana. Pur non denunciando mai in forma esplicita la dittatura comunista, la pellicola è una delle testimonianze più forti circa la crudeltà e disumanità di quel regime.<br />Così, come il film "Schindler's list" ha denunciato l'orrore del regime nazista, il film "Popiełuszko. Non si può uccidere la speranza" mostra gli orrori dei regimi socialisti.<br />In entrambi i casi vince l'umanità che di fronte ai peggiori orrori della storia, riesce a sopravvivere credendo e confidando in Dio.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24915459</guid><pubDate>Tue, 07 Apr 2020 09:14:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24915459/popieluszko_commento_al_film.mp3" length="10701426" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163

POPIELUSZKO - COMMENTO AL FILM SU PADRE JERZY di Antonio Gaspari
Un film straordinario, che racconta la storia di un eroe sconosciuto ai più, padre Jerzy Popiełuszko, testimone e...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=163</a><br /><br />POPIELUSZKO - COMMENTO AL FILM SU PADRE JERZY di Antonio Gaspari<br />Un film straordinario, che racconta la storia di un eroe sconosciuto ai più, padre Jerzy Popiełuszko, testimone e martire di un popolo, quello polacco, che ha sconfitto la dittatura comunista con le armi dell’amore e del vangelo cristiano.<br />Venerdì 28 maggio alla Radio Vaticana è stato proiettato il film del regista polacco Rafał Wieczyński: "Popiełuszko. Non si può uccidere la speranza".<br />Il film racconta la storia di un santo, le cui qualità e vicende sono paradigma della virtù di un popolo, e il cui sacrificio supremo, così simile a quello di Cristo, è stato indicato dal Pontefice Giovanni Paolo II, come il tributo di sangue che ha salvato l’Europa.<br />Padre Jerzy Popieluszko nacque il 14 settembre 1947 a Okopy provincia di Bialystok. Fu ordinato sacerdote dal Cardinal Stefan Wyszynsky il 28 maggio 1972 a Varsavia. Oltre al lavoro parrocchiale, nella Chiesa di San Stanislao Kostka, svolgeva il suo ministero tra gli operai organizzando conferenze, incontri di preghiera anche per medici ed infermieri, assisteva gli ammalati, i poveri, i perseguitati.<br />Per il suo coraggio, la difesa dei diritti umani, la richiesta di libertà e giustizia, la capacità di amare anche i suoi persecutori, divenne subito una minaccia per il regime dittatoriale.<br />Padre Popieluszko aiutava tutti gli operai, dava loro coraggio, li educava all’amore fraterno, li invitava a non reagire quando venivano colpiti, li confessava, sosteneva le loro famiglie. Gli insegnava a rispondere con preghiere e canti sacri e patriottici alle minacce e alle aggressioni. Sosteneva Solidarnosc nelle sue battaglie per garantire migliori condizioni sociali, per la libertà, la giustizia, il progresso.<br />Tentarono in vario modo di minacciarlo e spaventarlo. Uccisero i figli e i parenti delle persone a lui più vicine. Qualcuno dei suoi collaboratori cedette alle minacce e divenne una spia dei servizi segreti. Ma padre Popieluszko, non cedette mai alle provocazioni. Mai si piegò al sentimento di odio. Nel film, in un momento molto duro, quando scopre di essere tradito e prossimo alla paura, quando i suoi amici non ne possono più dell’oppressione e del terrore, si riporta una sua frase: "combatto il peccato non le sue vittime".<br />Questa sua capacità eroica di amare tutti cristianamente, lo rendono libero e invincibile. Il regime non sa cosa fare. Cercano di screditarlo e di accusarlo di cospirazione politica, ma padre Popieluszko non parla mai di politica.<br />La situazione sta per precipitare e la Chiesa prova a convincerlo di riparare a Roma, ma padre Popieluszko è cosciente della sua missione e va avanti, fiducioso, ubbidiente e fedele a Cristo.<br />Così il 19 ottobre 1984 di ritorno da un servizio pastorale da Bydgosszcz a Gorsk vicino a Torun viene rapito da tre funzionari del Ministero dell'Interno, selvaggiamente picchiato e seviziato.<br />Pur legato dentro al cofano dell'auto cerca di fuggire. I persecutori lo braccano, lo colpiscono ancora più violentemente, lo sfigurano, lo legano tra bocca e gambe, in modo che non possa distendersi senza soffocare. Gli stringono un masso ai piedi e lo buttano ancora vivo in un fiume. Aveva 37 anni.<br />Il regime pensa di aver messo a tacere il più coraggioso dei suoi oppositori, e invece è il segno della sua fine. Da lì a poco non solo la Polonia sarà liberata, ma l'intero sistema comunista collasserà.<br />Nonostante le minacce e la violenza, oltre mezzo milione di persone sfilò al funerale di padre Popieluszko.<br />Tra i giovani che sfilarono oranti dietro a quella bara, c'era il regista del film Rafał Wieczyński, il quale ha rivelato a Radio Vaticana: "avevo 16 anni quando partecipai ai funerali di padre Popiełuszko. Insieme a 600 mila persone riuscivo a percepire i...]]></itunes:summary><itunes:duration>669</itunes:duration><itunes:keywords>film,garantiti,polacco,popieluszco,sacerdote</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/de5831af28ca99ea5aa36b88df233baf.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Codice Genesi* (2010) - L'ultima copia della Bibbia rimasta sull'intero pianeta</title><link>https://www.spreaker.com/episode/codice-genesi-2010-l-ultima-copia-della-bibbia-rimasta-sull-intero-pianeta--24677619</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=64" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=64</a><br /><br />L'ULTIMA COPIA DELLA BIBBIA RIMASTA SULL'INTERO PIANETA<br />Una perfetta sintesi tra la Fede e gli scenari apocalittici è Codice Genesi (The Book of Eli, 2006) , uno science movie scritto dall'esordiente Gary Whitta e diretto dai fratelli Hughes. Il film, che ha come protagonista Denzel Washington, propone – e arricchisce con effetti speciali – un tema ricorrente nella letteratura fantascientifica: l'evento apocalittico che riduce il mondo a un cumulo di macerie e gli uomini a un nugolo di sopravvissuti guidati dalla legge del più forte e alla ricerca disperata dei beni di prima necessità.<br />Il film però introduce un elemento di assoluta novità. Mentre le società post-disastro, quelle da day-after per intenderci, sono società senza Dio o caratterizzate da nuove forme di religione o di fanatismo, la realtà di Codice Genesi ruota intorno alla Sacra Scrittura. Una Bibbia, l'unica rimasta sull'intero pianeta, è al centro della trama. Un uomo, Eli, ha ricevuto da Dio il compito di conservare e proteggere il libro per portarlo a Ovest dove potrà essere usato nel modo giusto. Gode per questo di una speciale protezione. È inseguito da un uomo assetato di potere che aspira a impossessarsi della Bibbia per indurre le persone a ubbidirgli. Egli, consapevole del contenuto del libro, intende servirsene per trasformarsi in un nuovo profeta.<br />Il ruolo della Bibbia è duplice nel film ed è interessante il motivo che sta alla base del suo essere l'unica copia rimasta. Poiché ritenuta causa della guerra che ha  provocato il disastro, tutte le sue copie sono state distrutte, tranne quella posseduta da Eli. Questi la legge ogni giorno e la protegge, ma purtroppo è costretto a separarsene e consegnandola nelle mani del suo inseguitore.<br />La bellezza del film è nel finale, che vede Eli e il suo antagonista alle prese con il contenuto della Bibbia.<br />Genesi è il primo libro della Sacra Scrittura, il libro della Creazione e l'umanità, nel film, è a un nuovo inizio basato sulla Sacra Scrittura. "Dopo aver passato una vita a leggere questo libro ogni giorno, mi sono dimenticato di vivere secondo quello che mi aveva insegnato", dice Eli nel film.<br />Attraverso quella che può essere definita fantascienza cristiana, Codice Genesi ci trasmette la certezza che il Signore non abbandona i suoi figli nemmeno nei più cupi scenari che l'uomo è capace di creare a suo stesso discapito.<br />Annarita Petrino<br />Fonte: L'Ottimista, 13/04/2011<br /><br />DIFETTI DEL FILM<br />Un po' ridicola la scena finale in cui la Bibbia ristampata viene posta sullo scaffale insieme ad altri testi "sacri". Incoerente con la storia del film che girava attorno al LIBRO, non ai "libri sacri". Sembra una concessione un po' forzata al relativismo dominante.<br />Discutibile infine la scena di chiusura in cui lei ritorna nel mondo imbarbarito armata come Eli. Roba da videogame, totalmente fuori ruolo, la ucciderebbero subito.<br />Comunque, a parte queste sbavature, il film resta buono soprattutto per l'importanza data in Codice Genesi alla Parola di Dio in grado di dare forza, operare miracoli e civilizzare (o ri-civilizzare) un mondo decaduto.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24677619</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2020 14:46:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24677619/codice_genesi.mp3" length="4299127" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=64

L'ULTIMA COPIA DELLA BIBBIA RIMASTA SULL'INTERO PIANETA
Una perfetta sintesi tra la Fede e gli scenari apocalittici è Codice Genesi (The Book of Eli, 2006) , uno science movie...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=64" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=64</a><br /><br />L'ULTIMA COPIA DELLA BIBBIA RIMASTA SULL'INTERO PIANETA<br />Una perfetta sintesi tra la Fede e gli scenari apocalittici è Codice Genesi (The Book of Eli, 2006) , uno science movie scritto dall'esordiente Gary Whitta e diretto dai fratelli Hughes. Il film, che ha come protagonista Denzel Washington, propone – e arricchisce con effetti speciali – un tema ricorrente nella letteratura fantascientifica: l'evento apocalittico che riduce il mondo a un cumulo di macerie e gli uomini a un nugolo di sopravvissuti guidati dalla legge del più forte e alla ricerca disperata dei beni di prima necessità.<br />Il film però introduce un elemento di assoluta novità. Mentre le società post-disastro, quelle da day-after per intenderci, sono società senza Dio o caratterizzate da nuove forme di religione o di fanatismo, la realtà di Codice Genesi ruota intorno alla Sacra Scrittura. Una Bibbia, l'unica rimasta sull'intero pianeta, è al centro della trama. Un uomo, Eli, ha ricevuto da Dio il compito di conservare e proteggere il libro per portarlo a Ovest dove potrà essere usato nel modo giusto. Gode per questo di una speciale protezione. È inseguito da un uomo assetato di potere che aspira a impossessarsi della Bibbia per indurre le persone a ubbidirgli. Egli, consapevole del contenuto del libro, intende servirsene per trasformarsi in un nuovo profeta.<br />Il ruolo della Bibbia è duplice nel film ed è interessante il motivo che sta alla base del suo essere l'unica copia rimasta. Poiché ritenuta causa della guerra che ha  provocato il disastro, tutte le sue copie sono state distrutte, tranne quella posseduta da Eli. Questi la legge ogni giorno e la protegge, ma purtroppo è costretto a separarsene e consegnandola nelle mani del suo inseguitore.<br />La bellezza del film è nel finale, che vede Eli e il suo antagonista alle prese con il contenuto della Bibbia.<br />Genesi è il primo libro della Sacra Scrittura, il libro della Creazione e l'umanità, nel film, è a un nuovo inizio basato sulla Sacra Scrittura. "Dopo aver passato una vita a leggere questo libro ogni giorno, mi sono dimenticato di vivere secondo quello che mi aveva insegnato", dice Eli nel film.<br />Attraverso quella che può essere definita fantascienza cristiana, Codice Genesi ci trasmette la certezza che il Signore non abbandona i suoi figli nemmeno nei più cupi scenari che l'uomo è capace di creare a suo stesso discapito.<br />Annarita Petrino<br />Fonte: L'Ottimista, 13/04/2011<br /><br />DIFETTI DEL FILM<br />Un po' ridicola la scena finale in cui la Bibbia ristampata viene posta sullo scaffale insieme ad altri testi "sacri". Incoerente con la storia del film che girava attorno al LIBRO, non ai "libri sacri". Sembra una concessione un po' forzata al relativismo dominante.<br />Discutibile infine la scena di chiusura in cui lei ritorna nel mondo imbarbarito armata come Eli. Roba da videogame, totalmente fuori ruolo, la ucciderebbero subito.<br />Comunque, a parte queste sbavature, il film resta buono soprattutto per l'importanza data in Codice Genesi alla Parola di Dio in grado di dare forza, operare miracoli e civilizzare (o ri-civilizzare) un mondo decaduto.]]></itunes:summary><itunes:duration>269</itunes:duration><itunes:keywords>bibbia,codice,film,garantiti,genesi</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/b0269c3fbca5b759b48bf9d89204f532.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Circo della Farfalla*** (2011) - Agli occhi di Dio sei prezioso</title><link>https://www.spreaker.com/episode/circo-della-farfalla-2011-agli-occhi-di-dio-sei-prezioso--24241829</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=137" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=137</a><br /><br />IL CIRCO DELLA FARFALLA : AGLI OCCHI DI DIO SEI PREZIOSO di Antonio Socci<br />Will se lo è dimenticato, solo e disperato, inchiodato al proprio limite e ai propri sbagli (vittima di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità... ma quando incontra il signor Méndez tutto cambia)<br />C'è da tempo, in rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in italiano.<br />E' struggente. Ve lo consiglio. [...]<br />Penso che si sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della disabilità o l'emarginazione.<br />Per me non è un film sui corpi, ma sulle anime e lo suggerisce proprio il "signor Méndez", direttore del "Circo della farfalla" che presenta alla fine Will come "un'anima coraggiosissima".<br />La "deformità" di Will, la sua mutilazione è l'immagine della nostra povera umanità, l'immagine di ciascuno di noi, inchiodato al proprio limite, alla propria incapacità, alla propria disperazione e solitudine, al proprio peccato, ai propri sbagli, al proprio "non essere amato" e quindi vittima impotente di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità.<br />La storia infatti si apre proprio sullo spettacolo crudele del mondo, che di questa miseria umana fa spettacolo: "il miglior spettacolo di mostri della città".<br />Promesse di soldi, dolore e crudeltà, tristezza. E quei poveretti esposti come animali e crudelmente derisi per le loro deformità...<br />Il tipaccio che li illustra infine annuncia: "una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare – a cui Dio stesso ha voltato le spalle!".<br />Ecco, questo è il modo come noi ci vediamo e vediamo gli altri: abbandonati da Dio. E quindi asserviti a chi fa senza scrupoli mercimonio della nostra umanità.<br />Il pubblico davanti a Will alterna sguardi di orrore, derisione, risolini e crudeltà.<br />Ma quel giorno, in quel cinico luna park, è arrivato un uomo diverso da tutti.<br />Il "Signor Méndez" ha uno sguardo diverso su quei poveretti.<br />Vi fa pensare a Qualcuno?<br />Ecco la sua compassione, il suo fermare la crudeltà dei ragazzetti, il suo levarsi il cappello davanti a Will, il suo "tu sei magnifico!", l'immediato perdono per lo sputo del povero disperato che credeva di essere deriso perché lui non si vedeva "magnifico".<br />Il "Signor Méndez" è subito pronto a scusarlo e giustificarlo: "non è successo niente. E' colpa mia. Forse mi sono avvicinato un po' troppo, giusto amico?".<br />Chi è quest'uomo strano, unico? E' il "signor Méndez", famoso perché direttore del "Circo della farfalla", quello che – secondo il mondo – fa "spettacoli stravaganti".<br />E' considerato "strano", "stravagante", perché è diverso dal luna park delle mostruosità.<br />Will decide di andare col "Circo della farfalla", dove lo accolgono con calore, ma non gli fanno fare quello che faceva prima perché "da noi non c'è nessun fenomeno da baraccone".<br />Il "Signor Méndez" gli dice: "non c'è niente di edificante nell'esporre le imperfezioni di un uomo... noi siamo contenti che tu stia qui con noi e puoi restare finché vuoi, ma io dirigo un altro tipo di spettacolo"<br />È lo spettacolo della bellezza, dell'armonia, dell'audacia, dell'abilità umana. Lo si vede quando in un villaggio triste e decadente arriva la compagnia del "Circo della farfalla"....<br />Il "Signor Méndez" annuncia: "signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po' di stupore".<br />Il "signor Méndez" guarda i suoi artisti incantato e commosso. E sussurra a Will: "splendidi, non è vero? Come si muovono, pieni di forza, colore e grazia. Sono sbalorditivi!"<br />Poi lo scuote bruscamente. Gli fa capire quanto è crudele e ingiusto ciò che pensa di se stesso e gli dice che anche lui può essere come loro.<br />Infatti gli svela qual è la vera bellezza dei suoi artisti: sono tutti dei redenti, sono persone che erano state buttate dal mondo come perduti e perdenti. E sono rinate.<br />Perché il "Circo della farfalla" mostra appunto questo meraviglioso spettacolo: il bruco deforme che diventa bellissima farfalla.<br />Dice il "Signor Méndez" a Will: "se soltanto tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri".<br />E' una possibilità anche per Will. Perché la vera bellezza è quella di chi si lascia amare, di chi accetta la misericordia e "rischia" tutto se stesso in questo amore.<br />L'obiezione di Will: "Ma sono diversi da me" (tipica obiezione di chi si sente più disgraziato e più incapace di tutti gli altri).<br />Ma il "Signor Méndez" rovescia totalmente le sue categorie di giudizio: "Sì. Tu un vantaggio ce l'hai: più grande è la lotta e più è glorioso il trionfo".<br />E infatti per Will arriva il trionfo. Così il "Signor Méndez", felice e commosso può annunciare: "I vostri occhi saranno testimoni, in questo stesso giorno di un'anima coraggiosissima".<br />Non più spettatori di una mostruosità, ma testimoni di una gloriosa rinascita e di un'avventura ardimentosa.<br />Io penso che il "Circo della farfalla" esista in questo mondo. E' il Regno di Dio che Gesù è venuto a instaurare. E' lui che davanti alla mostruosità di ogni uomo gli sussurra: "Tu sei magnifico!".<br />E gli diventa amico perché il bruco, il verme, diventi la libera e bella farfalla... Gesù non è venuto a incriminare, a giudicare, a puntare il dito (lo fa già il mondo). No. Gesù è venuto pietosamente a guarirci. A farci rinascere.<br />E chi siamo noi per dire: no, quello non può farcela, quello è uno abbandonato da Dio?<br />Ecco una bella pagina del grande Dietrich Bonhoeffer: "Dio non si vergogna della bassezza dell'uomo, vi entra dentro, sceglie una creatura umana come suo strumento e compie meraviglie lì dove uno meno se le aspetta. Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l'insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono 'perduto', lì Egli dice 'salvato'; dove gli uomini dicono 'no!', lì Egli dice 'sì'! Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì Egli posa il Suo sguardo pieno di un amore ardente incomparabile.(...) Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, lì Egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il Suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del Suo amore, della Sua vicinanza e della Sua Grazia".<br />Questo è il cristianesimo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24241829</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2020 09:05:19 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24241829/circo_della_farfalla_prezioso_agli_occhi_di_dio.mp3" length="9511078" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=137

IL CIRCO DELLA FARFALLA : AGLI OCCHI DI DIO SEI PREZIOSO di Antonio Socci
Will se lo è dimenticato, solo e disperato, inchiodato al proprio limite e ai propri sbagli (vittima di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=137" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=137</a><br /><br />IL CIRCO DELLA FARFALLA : AGLI OCCHI DI DIO SEI PREZIOSO di Antonio Socci<br />Will se lo è dimenticato, solo e disperato, inchiodato al proprio limite e ai propri sbagli (vittima di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità... ma quando incontra il signor Méndez tutto cambia)<br />C'è da tempo, in rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in italiano.<br />E' struggente. Ve lo consiglio. [...]<br />Penso che si sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della disabilità o l'emarginazione.<br />Per me non è un film sui corpi, ma sulle anime e lo suggerisce proprio il "signor Méndez", direttore del "Circo della farfalla" che presenta alla fine Will come "un'anima coraggiosissima".<br />La "deformità" di Will, la sua mutilazione è l'immagine della nostra povera umanità, l'immagine di ciascuno di noi, inchiodato al proprio limite, alla propria incapacità, alla propria disperazione e solitudine, al proprio peccato, ai propri sbagli, al proprio "non essere amato" e quindi vittima impotente di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità.<br />La storia infatti si apre proprio sullo spettacolo crudele del mondo, che di questa miseria umana fa spettacolo: "il miglior spettacolo di mostri della città".<br />Promesse di soldi, dolore e crudeltà, tristezza. E quei poveretti esposti come animali e crudelmente derisi per le loro deformità...<br />Il tipaccio che li illustra infine annuncia: "una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare – a cui Dio stesso ha voltato le spalle!".<br />Ecco, questo è il modo come noi ci vediamo e vediamo gli altri: abbandonati da Dio. E quindi asserviti a chi fa senza scrupoli mercimonio della nostra umanità.<br />Il pubblico davanti a Will alterna sguardi di orrore, derisione, risolini e crudeltà.<br />Ma quel giorno, in quel cinico luna park, è arrivato un uomo diverso da tutti.<br />Il "Signor Méndez" ha uno sguardo diverso su quei poveretti.<br />Vi fa pensare a Qualcuno?<br />Ecco la sua compassione, il suo fermare la crudeltà dei ragazzetti, il suo levarsi il cappello davanti a Will, il suo "tu sei magnifico!", l'immediato perdono per lo sputo del povero disperato che credeva di essere deriso perché lui non si vedeva "magnifico".<br />Il "Signor Méndez" è subito pronto a scusarlo e giustificarlo: "non è successo niente. E' colpa mia. Forse mi sono avvicinato un po' troppo, giusto amico?".<br />Chi è quest'uomo strano, unico? E' il "signor Méndez", famoso perché direttore del "Circo della farfalla", quello che – secondo il mondo – fa "spettacoli stravaganti".<br />E' considerato "strano", "stravagante", perché è diverso dal luna park delle mostruosità.<br />Will decide di andare col "Circo della farfalla", dove lo accolgono con calore, ma non gli fanno fare quello che faceva prima perché "da noi non c'è nessun fenomeno da baraccone".<br />Il "Signor Méndez" gli dice: "non c'è niente di edificante nell'esporre le imperfezioni di un uomo... noi siamo contenti che tu stia qui con noi e puoi restare finché vuoi, ma io dirigo un altro tipo di spettacolo"<br />È lo spettacolo della bellezza, dell'armonia, dell'audacia, dell'abilità umana. Lo si vede quando in un villaggio triste e decadente arriva la compagnia del "Circo della farfalla"....<br />Il "Signor Méndez" annuncia: "signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po' di stupore".<br />Il "signor Méndez" guarda i suoi artisti incantato e commosso. E sussurra a Will: "splendidi, non è vero? Come si muovono, pieni di forza, colore e grazia. Sono sbalorditivi!"<br />Poi lo scuote bruscamente. Gli fa capire quanto è crudele e ingiusto ciò che pensa di se stesso e gli dice che anche...]]></itunes:summary><itunes:duration>595</itunes:duration><itunes:keywords>circo,farfalla,film,garantiti,mendez,prezioso,uomo</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/505e0e7a9d9803e9586f6ccc28d7ed3d.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Circo della Farfalla*** (2011) - Il senso della vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/circo-della-farfalla-2011-il-senso-della-vita--24241830</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=67" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=67</a><br /><br />IL CIRCO DELLA FARFALLA : IL SENSO DELLA VITA di Giovanni Formicola<br />La vera povertà è la perdita della capacità di meravigliarsi e di trovare il senso della vita (qualunque sia la nostra condizione mentale, fisica e sociale)<br /><br />In cima, una minuscola piattaforma agganciata a un palo. Giù, cinquanta piedi (quindici metri) più in basso, un barile pieno d'acqua, pomposamente chiamato «piscina». Sotto il tendone di un circo, l'ardito di turno si lancia a capofitto, centra la «piscina» e ne esce incolume tra le ovazioni di un pubblico eccitatissimo, che sfoga così la sospensione del respiro.<br />Dov'è la novità? Che cosa c'è di speciale? Un numero da circo come tanti. Solo che lui è un tronco d'uomo, senza braccia – solo qualche centimetro d'omero sporgente – e senza gambe, con due «piedini» focomelici per reggersi e spostarsi come può. È Will, il protagonista di uno straordinario cortometraggio, che su Youtube conta centinaia di migliaia di contatti, intitolato El circo de la mariposa. E non c'è trucco: Will è interpretato da Nick Vujicic, nato a Melbourne nel 1982, accolto, cresciuto ed educato da genitori serbi proprio così, affetto dalla rarissima tetramelia, privo di tutti e quattro gli arti.<br />Un uomo che ha imparato a utilizzare i suoi «piedi» per scrivere, usare il computer, radersi, versarsi un bicchiere d'acqua. Si è laureato in economia, gira il mondo come conferenziere «motivazionale», in ogni ambito, compresi quelli aziendali. È direttore dell'organizzazione Life without limbs («Vita senza arti») e ha scritto Senza braccia, senza gambe, e senza preoccupazioni. «Ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo» – dice –, testimone vivente di come non esistano vite senza valore, indegne di essere vissute, se non nella mente di chi le vive o di chi non accetta che siano vissute, oltre che dei pianificatori di una società «razionale». Naturalmente è cristiano, e predica ovunque la sua fede.<br />Nel «corto», ambientato ai tempi della grande depressione americana, è un fenomeno da baraccone.<br />È esposto – letteralmente: al dileggio e alla perfidia degli spettatori, per il loro divertimento –, con altri monstra, come «L'uomo – se così si può dire – senza arti, cui anche Dio ha voltato le spalle», in un Luna park. Ma proprio nel luogo dei suoi tormenti, in cui la dignità della persona è annichilita, dove ogni giorno si convince di essere un non-uomo, un progetto non riuscito, gli accade l'incontro della vita: il direttore di un circo. Quando questi lo avvicina, convinto che anche lui voglia deriderlo, gli sputa. L'uomo capisce che Will non poteva capire le sue intenzioni: si pulisce il viso e si scusa. Ma nel suo atteggiamento c'è qualcosa di più. Come nel volto e negli occhi di Will. Che apprende da un suo compagno a chi aveva sputato. C'è un lampo nel suo sguardo, e lo ritroviamo nascosto nel cassone di uno dei furgoni della compagnia.<br />Il direttore lo accoglie nel circo, come aveva fatto con altri reietti della società.  Ma senza pietismi, senza nessuna indulgenza per il suo risentimento. Con modi scabri e persino bruschi, infatti, cerca di abbattere non le barriere architettoniche – ossessione che fa da falso lavacro alla cattiva coscienza del nostro tempo –, ma quelle psicologiche e naturali che separano Will non tanto dal mondo, ma da sé stesso e dalle sue capacità. Gli fa intravedere la bellezza del creato e della vita: il senso. In ogni vita, anche nella sua, che lui crede fallita in partenza. Anzi, il suo stato ha addirittura un vantaggio: «più dura è la lotta, più grandioso il trionfo!».<br />E così Will, in circostanze drammatiche, scopre che può persino nuotare, e invece di chiedere di continuare a fare il monstrum – «nel nostro circo queste cose non le facciamo» – impara quel numero, che tra l'esaltazione e l'allegria del pubblico gli restituisce il sorriso, la gioia di vivere. Che trasmette ad un piccolo storpio, convincendolo che nulla è davvero impossibile a chi colga la meraviglia della vita, «tutto ciò che serve all'uomo».<br />A nessuno Dio ha mai davvero «voltato le spalle», a nessuno può essere tolta la sua umanità. La speranza non è vana.<br />Il bruco è diventato la farfalla cui allude il nome del circo.<br />Eduardo Veràstegui – l'attore messicano convertito, che oltre a pensare e vivere s'impegna anche a recitare cattolico, e che attendiamo di poter vedere presto sugli schermi in Cristiada, la produzione messicana sull'epopea del cristeros, che finalmente la iscriverà all'anagrafe della storia – interpreta il direttore del circo. Che è in realtà un'opera di riscatto dalla vera povertà in un mondo di rovine materiali: la perdita della capacità di meravigliarsi e di sondare in profondità la vita e l'umanità, fino a trovarne il senso trascendente, quale che ne sia la condizione, mentale, fisica, sociale. Fino a trovare – l'allusione è in filigrana – Dio, la cui assenza è l'unica miseria che può davvero affliggere e sconfiggere l'uomo. Quand'anche sia "without limbs".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/24241830</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2020 08:56:51 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/24241830/circo_della_farfalla_senso_della_vita.mp3" length="6745442" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=67

IL CIRCO DELLA FARFALLA : IL SENSO DELLA VITA di Giovanni Formicola
La vera povertà è la perdita della capacità di meravigliarsi e di trovare il senso della vita (qualunque sia la...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=67" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=67</a><br /><br />IL CIRCO DELLA FARFALLA : IL SENSO DELLA VITA di Giovanni Formicola<br />La vera povertà è la perdita della capacità di meravigliarsi e di trovare il senso della vita (qualunque sia la nostra condizione mentale, fisica e sociale)<br /><br />In cima, una minuscola piattaforma agganciata a un palo. Giù, cinquanta piedi (quindici metri) più in basso, un barile pieno d'acqua, pomposamente chiamato «piscina». Sotto il tendone di un circo, l'ardito di turno si lancia a capofitto, centra la «piscina» e ne esce incolume tra le ovazioni di un pubblico eccitatissimo, che sfoga così la sospensione del respiro.<br />Dov'è la novità? Che cosa c'è di speciale? Un numero da circo come tanti. Solo che lui è un tronco d'uomo, senza braccia – solo qualche centimetro d'omero sporgente – e senza gambe, con due «piedini» focomelici per reggersi e spostarsi come può. È Will, il protagonista di uno straordinario cortometraggio, che su Youtube conta centinaia di migliaia di contatti, intitolato El circo de la mariposa. E non c'è trucco: Will è interpretato da Nick Vujicic, nato a Melbourne nel 1982, accolto, cresciuto ed educato da genitori serbi proprio così, affetto dalla rarissima tetramelia, privo di tutti e quattro gli arti.<br />Un uomo che ha imparato a utilizzare i suoi «piedi» per scrivere, usare il computer, radersi, versarsi un bicchiere d'acqua. Si è laureato in economia, gira il mondo come conferenziere «motivazionale», in ogni ambito, compresi quelli aziendali. È direttore dell'organizzazione Life without limbs («Vita senza arti») e ha scritto Senza braccia, senza gambe, e senza preoccupazioni. «Ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo» – dice –, testimone vivente di come non esistano vite senza valore, indegne di essere vissute, se non nella mente di chi le vive o di chi non accetta che siano vissute, oltre che dei pianificatori di una società «razionale». Naturalmente è cristiano, e predica ovunque la sua fede.<br />Nel «corto», ambientato ai tempi della grande depressione americana, è un fenomeno da baraccone.<br />È esposto – letteralmente: al dileggio e alla perfidia degli spettatori, per il loro divertimento –, con altri monstra, come «L'uomo – se così si può dire – senza arti, cui anche Dio ha voltato le spalle», in un Luna park. Ma proprio nel luogo dei suoi tormenti, in cui la dignità della persona è annichilita, dove ogni giorno si convince di essere un non-uomo, un progetto non riuscito, gli accade l'incontro della vita: il direttore di un circo. Quando questi lo avvicina, convinto che anche lui voglia deriderlo, gli sputa. L'uomo capisce che Will non poteva capire le sue intenzioni: si pulisce il viso e si scusa. Ma nel suo atteggiamento c'è qualcosa di più. Come nel volto e negli occhi di Will. Che apprende da un suo compagno a chi aveva sputato. C'è un lampo nel suo sguardo, e lo ritroviamo nascosto nel cassone di uno dei furgoni della compagnia.<br />Il direttore lo accoglie nel circo, come aveva fatto con altri reietti della società.  Ma senza pietismi, senza nessuna indulgenza per il suo risentimento. Con modi scabri e persino bruschi, infatti, cerca di abbattere non le barriere architettoniche – ossessione che fa da falso lavacro alla cattiva coscienza del nostro tempo –, ma quelle psicologiche e naturali che separano Will non tanto dal mondo, ma da sé stesso e dalle sue capacità. Gli fa intravedere la bellezza del creato e della vita: il senso. In ogni vita, anche nella sua, che lui crede fallita in partenza. 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Tolkien che è l'antefatto de Il Signore degli anelli. Se già la trasposizione cinematografica di quest'ultimo ha mietuto un enorme e planetario successo di pubblico (è il sesto incasso di tutti i tempi), è alquanto probabile che anche questa nuova saga, che ha creato molta attesa, conseguirà risultati non molto dissimili.<br />In attesa di vedere il film, che ci auguriamo fedele al libro tolkeniano, qui indugiamo brevemente sull'attualità etica di quest'ultimo, che contiene (come minimo) due grandi temi morali sempre validi.<br />Il primo è quello delle virtù umane. Come il don Abbondio manzoniano, molti dicono che «uno il coraggio non se lo può dare», e lo stesso molti pensano della fortezza, dello spirito di sacrificio e di tante altre virtù. Pensiamo inoltre che solo i predestinati possano proporsi elevati ideali morali, e ci accontentiamo del minimo.<br />Lo Hobbit, per contro, smonta l'indolenza di chi vuol rimanere nel quieto vivere, di chi non vuol prendere iniziative, di chi è inerte di fronte alle molte ingiustizie che avvengono nel mondo, di chi accampa la scusa: «sono fatto così per carattere». Infatti, Bilbo, il protagonista, è un hobbit (una specie di mezzo uomo, alto poco più di un metro) amante della tranquillità, tutt'altro che un eroe predestinato, che però progressivamente coltiva se stesso, si autoforgia acquisendo virtù come quelle sopramenzionate, nonché le virtù dell'amicizia e della saggezza.<br />Diventa capace di grandi imprese, si batte con orchi, lupi, vari altri esseri malvagi ed infine con un drago, ed acquisisce progressivamente una profonda saggezza, con cui evita una guerra sanguinosa.<br />E tutte le grandi imprese compiute materialmente da Bilbo sono meno grandi di quella da lui compiuta su se stesso, sul proprio carattere. C'è una pagina in cui questo hobbit deve scegliere se avvicinarsi alla tana del drago, in cui Tolkien scrive: «andare oltre fu la cosa più coraggiosa che avesse mai fatto. Le cose tremende che accaddero in seguito furono niente al confronto: egli combatté la vera battaglia da solo», cioè in se stesso.<br />Il secondo grande tema etico è quello del male umano e, di nuovo, delle virtù rispetto all'invisibilità. È un tema che si trova – per esempio – in Erodoto, che riferisce di un elmo che dà l'invisibilità, in Platone, che narra di un mitologico anello che rende invisibili, simile all'anello che Tolkien fa trovare a Bilbo, in Bentham, che progetta un carcere che renda inavvertibile il controllo, in Freud e tanti altri.<br />Per un apologo di Freud e per molte persone, l'uomo rispetta le leggi ed evita di commettere il male solo se si sente sotto controllo e/o per timore delle sanzioni, ma nessuno rispetterebbe le leggi quando gli è vantaggioso trasgredirle se, grazie all'invisibilità, riuscisse ad evitare d'essere scoperto. Invece, per Platone e per Tolkien, l'uomo, anche se fosse invisibile, è in grado (anche se solo alcuni lo farebbero) di astenersi dal male proprio per il fatto che è male, cioè per evitare la malvagità del male, anche quando sia vantaggioso compierlo. Ne Lo Hobbit, come poi ricapiterà nel Signore degli Anelli, c'è un episodio emblematico in tal senso. Bilbo sta cercando di sfuggire ad una creatura spregevole – Gollum – che vuole ucciderlo e, grazie all'invisibilità datagli dall'anello, potrebbe colpirlo a morte: «Voleva ucciderlo – scrive Tolkien –. Ma non era un combattimento leale. Egli era invisibile adesso. Gollum non aveva una spada […] era infelice, solo e perduto». Così, nel cuore di Bilbo sgorgò un senso di pietà, finché, «ricaricato di nuova forza e risolutezza», oltrepassò il nemico senza ucciderlo.<br />Quante lezioni, e grandi, da un piccolo Hobbit...]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23541973</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2020 08:38:27 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23541973/lo_hobbit_mezzo_uomo_grandi_virtu.mp3" length="5724786" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=159

MEZZO UOMO, GRANDI VIRTU' (ACQUISITE CON SFORZO E SACRIFICIO) di Giacomo Samek Lodovici 
Esce oggi nelle sale il kolossal Lo Hobbit, nella prima tappa di una trilogia tratta...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=159" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=159</a><br /><br />MEZZO UOMO, GRANDI VIRTU' (ACQUISITE CON SFORZO E SACRIFICIO) di Giacomo Samek Lodovici <br />Esce oggi nelle sale il kolossal Lo Hobbit, nella prima tappa di una trilogia tratta dall'omonimo grande racconto di J.R.R. Tolkien che è l'antefatto de Il Signore degli anelli. Se già la trasposizione cinematografica di quest'ultimo ha mietuto un enorme e planetario successo di pubblico (è il sesto incasso di tutti i tempi), è alquanto probabile che anche questa nuova saga, che ha creato molta attesa, conseguirà risultati non molto dissimili.<br />In attesa di vedere il film, che ci auguriamo fedele al libro tolkeniano, qui indugiamo brevemente sull'attualità etica di quest'ultimo, che contiene (come minimo) due grandi temi morali sempre validi.<br />Il primo è quello delle virtù umane. Come il don Abbondio manzoniano, molti dicono che «uno il coraggio non se lo può dare», e lo stesso molti pensano della fortezza, dello spirito di sacrificio e di tante altre virtù. Pensiamo inoltre che solo i predestinati possano proporsi elevati ideali morali, e ci accontentiamo del minimo.<br />Lo Hobbit, per contro, smonta l'indolenza di chi vuol rimanere nel quieto vivere, di chi non vuol prendere iniziative, di chi è inerte di fronte alle molte ingiustizie che avvengono nel mondo, di chi accampa la scusa: «sono fatto così per carattere». Infatti, Bilbo, il protagonista, è un hobbit (una specie di mezzo uomo, alto poco più di un metro) amante della tranquillità, tutt'altro che un eroe predestinato, che però progressivamente coltiva se stesso, si autoforgia acquisendo virtù come quelle sopramenzionate, nonché le virtù dell'amicizia e della saggezza.<br />Diventa capace di grandi imprese, si batte con orchi, lupi, vari altri esseri malvagi ed infine con un drago, ed acquisisce progressivamente una profonda saggezza, con cui evita una guerra sanguinosa.<br />E tutte le grandi imprese compiute materialmente da Bilbo sono meno grandi di quella da lui compiuta su se stesso, sul proprio carattere. C'è una pagina in cui questo hobbit deve scegliere se avvicinarsi alla tana del drago, in cui Tolkien scrive: «andare oltre fu la cosa più coraggiosa che avesse mai fatto. Le cose tremende che accaddero in seguito furono niente al confronto: egli combatté la vera battaglia da solo», cioè in se stesso.<br />Il secondo grande tema etico è quello del male umano e, di nuovo, delle virtù rispetto all'invisibilità. È un tema che si trova – per esempio – in Erodoto, che riferisce di un elmo che dà l'invisibilità, in Platone, che narra di un mitologico anello che rende invisibili, simile all'anello che Tolkien fa trovare a Bilbo, in Bentham, che progetta un carcere che renda inavvertibile il controllo, in Freud e tanti altri.<br />Per un apologo di Freud e per molte persone, l'uomo rispetta le leggi ed evita di commettere il male solo se si sente sotto controllo e/o per timore delle sanzioni, ma nessuno rispetterebbe le leggi quando gli è vantaggioso trasgredirle se, grazie all'invisibilità, riuscisse ad evitare d'essere scoperto. Invece, per Platone e per Tolkien, l'uomo, anche se fosse invisibile, è in grado (anche se solo alcuni lo farebbero) di astenersi dal male proprio per il fatto che è male, cioè per evitare la malvagità del male, anche quando sia vantaggioso compierlo. Ne Lo Hobbit, come poi ricapiterà nel Signore degli Anelli, c'è un episodio emblematico in tal senso. Bilbo sta cercando di sfuggire ad una creatura spregevole – Gollum – che vuole ucciderlo e, grazie all'invisibilità datagli dall'anello, potrebbe colpirlo a morte: «Voleva ucciderlo – scrive Tolkien –. Ma non era un combattimento leale. Egli era invisibile adesso. Gollum non aveva una spada […] era infelice, solo e perduto». 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Ancora una volta Jackson si dimostra un grande regista: già nel precedente "Il Signore degli Anelli" era stato interprete fedele, non solo nella trama (anche se qualche "ritocchino" aveva fatto storcere il naso a qualche "purista"), ma soprattutto nello spirito, del grande scrittore inglese.<br />"Lo Hobbit" di Jackson non è una mera trasposizione dell'omonimo, stupendo libro, ma il regista sa inserire la vicenda nel contesto della "mitologia" elaborata da Tolkien e condensata ne "Il Silmarillion" e in un corpus sterminato di scritti pubblicati postumi a cura del figlio Christopher. Il risultato è una soddisfazione enorme per chi, come me, ama Tolkien di un amore bruciante. [...]<br />Cosa dire, nel dettaglio, de "Lo Hobbit"? Ci sarebbero, ovviamente, da riempire pagine e pagine, ma limitiamoci a poche linee. Intanto, l'inizio: Bilbo Baggins è uno hobbit, un mezzo-uomo, una creatura piccola e attaccata alla vita comoda a benestante, alle grandi dormite, alle mangiate e alle bevute. E, soprattutto, detesta una cosa su tutte: le avventure. "Brutte, fastidiose scomode cose! Fan fare tardi a cena!". Un giorno, però, ecco presentarsi sul suo uscio il vecchio stregone Gandalf, venuto apposta a reclutarlo per un'avventura! Ecco qui, nascosto, l'elemento cristiano. Chi è Gandalf? Come si evince dal Silmarillion, Gandalf è uno degli Ainur, creature angeliche a cui Eru, l'Uno, chiamato anche Ilùvatar (in altre parole, Dio!) affidò Arda, la Terra. Ecco dunque, che un Angelo si presenta alla porta di questa piccola e fragile creatura, e la chiama al suo grande destino. E lo fa nella maniera più inaspettata, presentandosi sotto le spoglie di un anziano e stanco viandante. Subito dopo, ecco entrare in scena la Compagnia dei Nani, guidati da Thorin Scudodiquercia, in missione per liberare la Montagna dal terribile drago Smaug. Bilbo è destinato a reggere le sorti di questa missione. All'inizio non ne vuole sapere, ma qualcosa in lui, invece, brama l'avventura, e proprio questo qualcosa, alla fine, prende il sopravvento, fra l'incredulità dei Nani, che lo vedono inizialmente come un peso. Bilbo ha detto il suo "Sì" alla chiamata, un "Sì" dato liberamente e venuto dal cuore.<br />Il seguito della storia lo lasciamo alla visione del film ed alla lettura dello splendido libro. Basti però, sapere, che alla fine sarà proprio Bilbo a determinare la riuscita della missione e la sopravvivenza stessa dei Nani di cui si ritrova a portare sulle spalle la responsabilità. Bilbo non è Achille o Sigfrido, non è il Superuomo nietzschiano, è una piccola, fragile ed impaurita creatura trovatasi di fronte ad una responsabilità all'apparenza più grande di lui, ma che riesce, nel continuo sacrificio di sé, nell'accettazione delle difficoltà e delle prove che gli si parano davanti, a terminare un viaggio che si rivelerà, alla fine, un vero e proprio pellegrinaggio interiore. In Bilbo, così come, più tardi, nei quattro piccoli hobbit de "Il Signore degli Anelli", si realizza una forma tutta nuova di eroismo: l'eroismo cristiano.<br />Ovviamente nulla sarebbe possibile senza l'aiuto invisibile della Provvidenza, che incombe su tutta la storia senza mai essere nominata, ma la cui presenza costante viene svelata da Gandalf nel finale. "Non crederai mica, spero, che ti sia andata bene in tutte le tue avventure e fughe per pura fortuna, così, solo e soltanto per il tuo bene? Sei una bravissima persona, Bilbo Baggins, ed io ti sono molto affezionato; ma in fondo sei solo una piccola creatura in un mondo molto vasto!". "Grazie al cielo", risponde Bilbo, chiudendo con le sue parole la narrazione. E non c'è un finale più cristiano di questo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23541978</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2020 08:36:03 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23541978/lo_hobbit_ottimo_film_di_un_ottimo_libro.mp3" length="5617788" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=154

UN OTTIMO FILM DI UN OTTIMO LIBRO di Paolo Maria Filipazzi
Esce nelle sale "Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato", prima puntata della nuova trilogia con cui il regista Peter...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=154" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=154</a><br /><br />UN OTTIMO FILM DI UN OTTIMO LIBRO di Paolo Maria Filipazzi<br />Esce nelle sale "Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato", prima puntata della nuova trilogia con cui il regista Peter Jackson si cimenta nuovamente con il Legendarium tolkieniano. Ancora una volta Jackson si dimostra un grande regista: già nel precedente "Il Signore degli Anelli" era stato interprete fedele, non solo nella trama (anche se qualche "ritocchino" aveva fatto storcere il naso a qualche "purista"), ma soprattutto nello spirito, del grande scrittore inglese.<br />"Lo Hobbit" di Jackson non è una mera trasposizione dell'omonimo, stupendo libro, ma il regista sa inserire la vicenda nel contesto della "mitologia" elaborata da Tolkien e condensata ne "Il Silmarillion" e in un corpus sterminato di scritti pubblicati postumi a cura del figlio Christopher. Il risultato è una soddisfazione enorme per chi, come me, ama Tolkien di un amore bruciante. [...]<br />Cosa dire, nel dettaglio, de "Lo Hobbit"? Ci sarebbero, ovviamente, da riempire pagine e pagine, ma limitiamoci a poche linee. Intanto, l'inizio: Bilbo Baggins è uno hobbit, un mezzo-uomo, una creatura piccola e attaccata alla vita comoda a benestante, alle grandi dormite, alle mangiate e alle bevute. E, soprattutto, detesta una cosa su tutte: le avventure. "Brutte, fastidiose scomode cose! Fan fare tardi a cena!". Un giorno, però, ecco presentarsi sul suo uscio il vecchio stregone Gandalf, venuto apposta a reclutarlo per un'avventura! Ecco qui, nascosto, l'elemento cristiano. Chi è Gandalf? Come si evince dal Silmarillion, Gandalf è uno degli Ainur, creature angeliche a cui Eru, l'Uno, chiamato anche Ilùvatar (in altre parole, Dio!) affidò Arda, la Terra. Ecco dunque, che un Angelo si presenta alla porta di questa piccola e fragile creatura, e la chiama al suo grande destino. E lo fa nella maniera più inaspettata, presentandosi sotto le spoglie di un anziano e stanco viandante. Subito dopo, ecco entrare in scena la Compagnia dei Nani, guidati da Thorin Scudodiquercia, in missione per liberare la Montagna dal terribile drago Smaug. Bilbo è destinato a reggere le sorti di questa missione. All'inizio non ne vuole sapere, ma qualcosa in lui, invece, brama l'avventura, e proprio questo qualcosa, alla fine, prende il sopravvento, fra l'incredulità dei Nani, che lo vedono inizialmente come un peso. Bilbo ha detto il suo "Sì" alla chiamata, un "Sì" dato liberamente e venuto dal cuore.<br />Il seguito della storia lo lasciamo alla visione del film ed alla lettura dello splendido libro. Basti però, sapere, che alla fine sarà proprio Bilbo a determinare la riuscita della missione e la sopravvivenza stessa dei Nani di cui si ritrova a portare sulle spalle la responsabilità. Bilbo non è Achille o Sigfrido, non è il Superuomo nietzschiano, è una piccola, fragile ed impaurita creatura trovatasi di fronte ad una responsabilità all'apparenza più grande di lui, ma che riesce, nel continuo sacrificio di sé, nell'accettazione delle difficoltà e delle prove che gli si parano davanti, a terminare un viaggio che si rivelerà, alla fine, un vero e proprio pellegrinaggio interiore. In Bilbo, così come, più tardi, nei quattro piccoli hobbit de "Il Signore degli Anelli", si realizza una forma tutta nuova di eroismo: l'eroismo cristiano.<br />Ovviamente nulla sarebbe possibile senza l'aiuto invisibile della Provvidenza, che incombe su tutta la storia senza mai essere nominata, ma la cui presenza costante viene svelata da Gandalf nel finale. "Non crederai mica, spero, che ti sia andata bene in tutte le tue avventure e fughe per pura fortuna, così, solo e soltanto per il tuo bene? Sei una bravissima persona, Bilbo Baggins, ed io ti sono molto affezionato; ma in fondo sei solo una piccola creatura in un mondo molto vasto!". "Grazie al cielo", risponde Bilbo, chiudendo con le...]]></itunes:summary><itunes:duration>352</itunes:duration><itunes:keywords>film,garantiti,hobbit,libro,nani</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d421b5e74b18b9f796a69b297ec662db.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo Hobbit*** (2012-2014) - Gli hobbit: testimoni di virtù umane e cristiane</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-hobbit-2012-2014-gli-hobbit-testimoni-di-virtu-umane-e-cristiane--23541711</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=151" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=151</a><br /><br />GLI HOBBIT: TESTIMONI DI VIRTU' UMANE E CRISTIANE di Antonio Gaspari<br />''Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato, ma in fondo sei solo una creatura in un mondo molto vasto!'' Gandalf<br />LO HOBBIT: UN "PREQUEL" DE IL SIGNORE DEGLI ANELLI, UNA FIABA PER BAMBINI, O UN'OPERA MINORE DEL GRANDE TOLKIEN?<br />Paolo Gulisano (autore di "La Mappa dello Hobbit" ed. Ancora):Questa storia è molto più che un prequel del Signore degli Anelli, come molti dei lettori - o spettatori - più recenti potrebbe credere. Non è una storia - come molto spesso accade nel caso dei prequel, appunto - per spiegare a posteriori gli antecedenti, i segreti, i misteri di un'opera.. Il racconto delle avventure di Bilbo Baggins e di altri personaggi ormai familiari ai lettori della saga dell'Anello, come Gandalf, Gollum, Elrond, nani ed elfi, uscì dalla fantasia di Tolkien molto tempo prima che le vicende della Guerra dell'Anello venissero immaginate. In realtà, il Signore degli Anelli fu concepito come il seguito de Lo Hobbit, e per molto tempo, nella corrispondenza che intercorreva tra Tolkien e l'editore, il libro in gestazione veniva chiamato "il nuovo Hobbit".<br />"In un buco della terra viveva un Hobbit". Questa strana frase venne improvvisamente alla mente del giovane professore che in un caldo pomeriggio estivo, nella sua casa di Oxford, correggeva i compiti di ammissione all'università. Uno degli esaminandi aveva lasciato il suo elaborato di letteratura inglese in bianco, e il professor Tolkien, per una misteriosa ispirazione, scrisse su quel foglio bianco quella frase. Era nato un nome, Hobbit, e in breve tempo il nome sarebbe diventato un personaggio, la più originale creatura del vasto mondo fantastico del più geniale scrittore di Letteratura dell'Immaginario. Senza quel buffo personaggio, lo Hobbit, probabilmente tutto l'universo fantastico che Tolkien andava elaborando da anni non avrebbe mai conosciuto la pubblicazione.<br />LEI SCRIVE NEL SUO SAGGIO CHE IL LIBRO NACQUE NON SOLO DALL'ERUDITA CONOSCENZA DEI MITI E DELLE LEGGENDE ANTICHE DEL SUO AUTORE, MA ANCHE DALLA SUA ESPERIENZA DI PADRE...<br />Esatto. Tolkien raccontava ai propri quattro figli storie di buffi personaggi: Mister Bliss, il cagnolino Roverandom, ed infine favole dove coraggiosi piccoli protagonisti, come gli Hobbit, si battevano contro il male. La storia era nata certamente, nelle intenzioni dello scrittore, come una fiaba per bambini, narrata con un tono colloquiale in cui il narratore si rivolge ai piccoli lettore invitandoli ad avventurarsi loro stessi nella storia. Nel corso dei diversi anni di preparazione del libro, tuttavia, il racconto si arricchì progressivamente dei contenuti del Legendarium tolkieniano.<br />Era una storia dal sapore antico, in cui si avvertiva l'eco delle antiche leggende, e in più arricchita di un piacevolissimo tipo di quella gioia che qualche anno prima Gilbert Chesterton aveva lamentato essere la grande assente dalla narrativa moderna: "Nella sua sostanza, la letteratura contemporanea è quasi totalmente priva di elementi gioiosi. E penso che sia giusto dire, parlando genericamente, che non è abbastanza infantile per essere gioiosa". Tolkien possedeva questo spirito infantile, inteso non come puerilità, ma come capacità di guardare alla realtà con occhi di bambino, pieni di domanda e di stupore<br />ANCHE LO HOBBIT, COME IL SIGNORE DEGLI ANELLI, È CARICO DI SIMBOLOGIE CRISTIANE?<br />Ne Lo Hobbit appare per la prima volta il grande tema della rinuncia, del sacrificio, che per Tolkien era una delle più grandi virtù, una delle forme più alte di eroismo, tema che sarà sviluppato profondamente nel Signore degli Anelli. La rinuncia al possesso di qualcosa, non per masochismo, non per un "di meno", ma per guadagnare "un di più" di umanità e di virtù. Bilbo Baggins della Contea è la testimonianza di come si possa divenire eroi, pur non essendo grandi e grossi, pur non appartenendo ad una élite, affrontando le sfide che la vita pone di fronte, per quanto insormontabili esse possano apparire.<br />L'avventura che aveva vissuto gli aveva inoltre insegnato che le grandi imprese non sono opera di un eroe solitario, ma di una compagnia. L'amicizia fu per Tolkien uno dei sentimenti più importanti della vita, e così anche i suoi personaggi la coltivano con passione. La compagnia reciproca è una delle cose più gratificanti. E' condivisione di interessi, di sentimenti, e anche di avvenimenti. E' correzione fraterna, e magari richiamo all'essenziale, come quando, alla fine della storia, ricordando le avventure trascorse insieme, Gandalf rammenta a Bilbo i suoi limiti, dopo aver valorizzato tutti i suoi meriti: "Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato, ma in fondo sei solo una creatura in un mondo molto vasto!" "Grazie al cielo!" disse Bilbo ridendo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23541711</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2020 08:32:04 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23541711/lo_hobbit_gli_hobbit_testimoni_di_virtu_umane_e_cristiane.mp3" length="4944456" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=151

GLI HOBBIT: TESTIMONI DI VIRTU' UMANE E CRISTIANE di Antonio Gaspari
''Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato, ma in fondo sei solo una...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=151" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=151</a><br /><br />GLI HOBBIT: TESTIMONI DI VIRTU' UMANE E CRISTIANE di Antonio Gaspari<br />''Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato, ma in fondo sei solo una creatura in un mondo molto vasto!'' Gandalf<br />LO HOBBIT: UN "PREQUEL" DE IL SIGNORE DEGLI ANELLI, UNA FIABA PER BAMBINI, O UN'OPERA MINORE DEL GRANDE TOLKIEN?<br />Paolo Gulisano (autore di "La Mappa dello Hobbit" ed. Ancora):Questa storia è molto più che un prequel del Signore degli Anelli, come molti dei lettori - o spettatori - più recenti potrebbe credere. Non è una storia - come molto spesso accade nel caso dei prequel, appunto - per spiegare a posteriori gli antecedenti, i segreti, i misteri di un'opera.. Il racconto delle avventure di Bilbo Baggins e di altri personaggi ormai familiari ai lettori della saga dell'Anello, come Gandalf, Gollum, Elrond, nani ed elfi, uscì dalla fantasia di Tolkien molto tempo prima che le vicende della Guerra dell'Anello venissero immaginate. In realtà, il Signore degli Anelli fu concepito come il seguito de Lo Hobbit, e per molto tempo, nella corrispondenza che intercorreva tra Tolkien e l'editore, il libro in gestazione veniva chiamato "il nuovo Hobbit".<br />"In un buco della terra viveva un Hobbit". Questa strana frase venne improvvisamente alla mente del giovane professore che in un caldo pomeriggio estivo, nella sua casa di Oxford, correggeva i compiti di ammissione all'università. Uno degli esaminandi aveva lasciato il suo elaborato di letteratura inglese in bianco, e il professor Tolkien, per una misteriosa ispirazione, scrisse su quel foglio bianco quella frase. Era nato un nome, Hobbit, e in breve tempo il nome sarebbe diventato un personaggio, la più originale creatura del vasto mondo fantastico del più geniale scrittore di Letteratura dell'Immaginario. Senza quel buffo personaggio, lo Hobbit, probabilmente tutto l'universo fantastico che Tolkien andava elaborando da anni non avrebbe mai conosciuto la pubblicazione.<br />LEI SCRIVE NEL SUO SAGGIO CHE IL LIBRO NACQUE NON SOLO DALL'ERUDITA CONOSCENZA DEI MITI E DELLE LEGGENDE ANTICHE DEL SUO AUTORE, MA ANCHE DALLA SUA ESPERIENZA DI PADRE...<br />Esatto. Tolkien raccontava ai propri quattro figli storie di buffi personaggi: Mister Bliss, il cagnolino Roverandom, ed infine favole dove coraggiosi piccoli protagonisti, come gli Hobbit, si battevano contro il male. La storia era nata certamente, nelle intenzioni dello scrittore, come una fiaba per bambini, narrata con un tono colloquiale in cui il narratore si rivolge ai piccoli lettore invitandoli ad avventurarsi loro stessi nella storia. Nel corso dei diversi anni di preparazione del libro, tuttavia, il racconto si arricchì progressivamente dei contenuti del Legendarium tolkieniano.<br />Era una storia dal sapore antico, in cui si avvertiva l'eco delle antiche leggende, e in più arricchita di un piacevolissimo tipo di quella gioia che qualche anno prima Gilbert Chesterton aveva lamentato essere la grande assente dalla narrativa moderna: "Nella sua sostanza, la letteratura contemporanea è quasi totalmente priva di elementi gioiosi. E penso che sia giusto dire, parlando genericamente, che non è abbastanza infantile per essere gioiosa". Tolkien possedeva questo spirito infantile, inteso non come puerilità, ma come capacità di guardare alla realtà con occhi di bambino, pieni di domanda e di stupore<br />ANCHE LO HOBBIT, COME IL SIGNORE DEGLI ANELLI, È CARICO DI SIMBOLOGIE CRISTIANE?<br />Ne Lo Hobbit appare per la prima volta il grande tema della rinuncia, del sacrificio, che per Tolkien era una delle più grandi virtù, una delle forme più alte di eroismo, tema che sarà sviluppato profondamente nel Signore degli Anelli. La rinuncia al possesso di qualcosa, non per masochismo, non per un "di meno", ma per guadagnare "un di più" di umanità e di virtù....]]></itunes:summary><itunes:duration>309</itunes:duration><itunes:keywords>film,garantiti,hobbit,tolkien,virtù</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f9cda6f41310704207ab9c70298a219f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Duns Scoto** (2012) - Il dottore sottile</title><link>https://www.spreaker.com/episode/duns-scoto-2012-il-dottore-sottile--23421750</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=</a> 164<br /><br />DUNS SCOTO - IL DOTTORE SOTTILE di Papa Benedetto XVI<br />Questa mattina voglio presentarvi un'altra figura importante nella storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns Scoto, vissuto alla fine del secolo XIII. Un'antica iscrizione sulla sua tomba riassume le coordinate geografiche della sua biografia: "l'Inghilterra lo accolse; la Francia lo istruì; Colonia, in Germania, ne conserva i resti; in Scozia egli nacque". Non possiamo trascurare queste informazioni, anche perché possediamo ben poche notizie sulla vita di Duns Scoto. Egli nacque probabilmente nel 1266 in un villaggio, che si chiamava proprio Duns, nei pressi di Edimburgo. Attratto dal carisma di san Francesco d'Assisi, entrò nella Famiglia dei Frati minori, e nel 1291, fu ordinato sacerdote. Dotato di un'intelligenza brillante e portata alla speculazione - quell'intelligenza che gli meritò dalla tradizione il titolo di Doctor subtilis, "Dottore sottile"- Duns Scoto fu indirizzato agli studi di filosofia e di teologia presso le celebri  Università di Oxford e di Parigi. Conclusa con successo la formazione, intraprese l'insegnamento della teologia nelle Università di Oxford e di Cambridge, e poi di Parigi, iniziando a commentare, come tutti i Maestri del tempo, le Sentenze di Pietro Lombardo. Le opere principali di Duns Scoto rappresentano appunto il frutto maturo di queste lezioni, e prendono il titolo dai luoghi in cui egli insegnò: Ordinatio (in passato denominata Opus Oxoniense – Oxford), Reportatio Cantabrigiensis (Cambridge), Reportata Parisiensia (Parigi). A queste sono da aggiungere almeno i Quodlibeta (o Quaestiones quodlibetales), opera assai importante formata da 21 questioni su vari temi teologici. Da Parigi si allontanò quando, scoppiato un grave conflitto tra il re Filippo IV il Bello e il Papa Bonifacio VIII, Duns Scoto preferì l'esilio volontario, piuttosto che firmare un documento ostile al Sommo Pontefice, come il re aveva imposto a tutti i religiosi. Così – per amore alla Sede di Pietro –, insieme ai Frati francescani, abbandonò il Paese.<br />Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale.<br />Tuttavia, i rapporti fra il re di Francia e il successore di Bonifacio VIII ritornarono ben presto amichevoli, e nel 1305 Duns Scoto poté rientrare a Parigi per insegnarvi la teologia con il titolo di Magister regens. Successivamente, i Superiori lo inviarono a Colonia come professore dello Studio teologico francescano, ma egli morì l'8 novembre del 1308, a soli 43 anni di età, lasciando, comunque, un numero rilevante di opere.<br />A motivo della fama di santità di cui godeva, il suo culto si diffuse ben presto nell'Ordine francescano e il Venerabile Giovanni Paolo II volle confermarlo solennemente beato il 20 Marzo 1993, definendolo "cantore del Verbo incarnato e difensore dell'Immacolata Concezione". In tale espressione è sintetizzato il grande contributo che Duns Scoto ha offerto alla storia della teologia.<br />Anzitutto, egli ha meditato sul Mistero dell'Incarnazione e, a differenza di molti pensatori cristiani del tempo, ha sostenuto che il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche se l'umanità non avesse peccato. "Pensare che Dio avrebbe rinunciato a tale opera se Adamo non avesse peccato, - scrive Duns Scoto - sarebbe del tutto irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la causa della predestinazione di Cristo, e che - anche se nessuno fosse caduto, né l'angelo né l'uomo - in questa ipotesi Cristo sarebbe stato ancora predestinato nella stessa maniera" (Reportata Parisiensia, in III Sent., d. 7, 4). Questo pensiero nasce perché per Duns Scoto l'Incarnazione del Figlio di Dio, progettata sin dall'eternità da parte di Dio Padre nel suo piano di amore, è il compimento della creazione, e rende possibile ad ogni creatura, in Cristo e per mezzo di Lui, di essere colmata di grazia, e dare lode e gloria a Dio nell'eternità. Duns Scoto, pur consapevole che, in realtà, a causa del peccato originale, Cristo ci ha redenti con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ribadisce che l'Incarnazione è l'opera più grande e più bella di tutta la storia della salvezza, e che essa non è condizionata da nessun fatto contingente.<br />Fedele discepolo di san Francesco, Duns Scoto amava contemplare e predicare il Mistero della Passione salvifica di Cristo, espressione della volontà di amore, dell'amore immenso di Dio, il Quale comunica con grandissima generosità al di fuori di sé i raggi della Sua bontà e del suo amore (cfr Tractatus de primo principio, c. 4). Questo amore non si rivela solo sul Calvario, ma anche nella Santissima Eucaristia, della quale Duns Scoto era devotissimo e che vedeva come il Sacramento della presenza reale di Gesù e come il Sacramento dell'unità e della comunione che induce ad amarci gli uni gli altri e ad amare Dio come il Sommo Bene comune (cfr Reportata Parisiensia, in IV Sent., d. 8, q. 1, n. 3). "E come quest'amore, questa carità – scrivevo nella Lettera in occasione del Congresso Internazionale a Colonia per il VII Centenario della morte del beato Duns Scoto, riportando il pensiero del nostro autore – fu all'inizio di tutto, così anche nell'amore e nella carità soltanto sarà la nostra beatitudine: «il volere oppure la volontà amorevole è semplicemente la vita eterna, beata e perfetta»" (AAS 101 [2009], 5).<br />Cari fratelli e sorelle, questa visione teologica, fortemente "cristocentrica", ci apre alla contemplazione, allo stupore e alla gratitudine: Cristo è il centro della storia e del cosmo, è Colui che dà senso, dignità e valore alla nostra vita! Come a Manila il Papa Paolo VI, anch'io oggi vorrei gridare al mondo:<br />"[Cristo] è il rivelatore di Dio invisibile,<br />è il primogenito di ogni creatura,<br />è il fondamento di ogni cosa;<br />Egli è il Maestro dell'umanità, è il Redentore;<br />Egli è nato, è morto, è risorto per noi;<br />Egli è il centro della storia e del mondo;<br />Egli è Colui che ci conosce e che ci ama;<br />Egli è il compagno e l'amico della nostra vita...<br />Io non finirei più di parlare di Lui" (Omelia, 29 novembre 1970).<br />Non solo il ruolo di Cristo nella storia della salvezza, ma anche quello di Maria è oggetto della riflessione del Doctor subtilis. Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei teologi opponeva un'obiezione, che sembrava insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento: di fatto, l'universalità della Redenzione operata da Cristo – evento assolutamente centrale nella storia della salvezza – a prima vista poteva apparire compromessa da una simile affermazione. Duns Scoto espose allora un argomento, che verrà poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando definì solennemente il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria. Questo argomento è quello della "Redenzione preventiva", secondo cui l'Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale. I Francescani accolsero e diffusero con entusiasmo questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne giuramento – si impegnarono a difenderla e a perfezionarla.<br />A questo riguardo, vorrei mettere in evidenza un dato, che mi pare importante. Teologi di valore, come Duns Scoto circa la dottrina sull'Immacolata Concezione, hanno arricchito con il loro specifico contributo di pensiero ciò che il popolo di Dio credeva già spontaneamente sulla Beata Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle espressioni dell'arte e, in genere, nel vissuto cristiano. Tutto questo grazie a quel soprannaturale sensus fidei, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita ad abbracciare le realtà della fede, con l'umiltà del cuore e della mente. Possano sempre i teologi mettersi in ascolto di questa sorgente e conservare l'umiltà e la semplicità dei piccoli! Lo ricordavo qualche mese fa: "Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura, della storia della salvezza, ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo... L'essenziale è rimasto nascosto! Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. Pensiamo a santa Bernardette Soubirous; a santa Teresa di Lisieux, con la sua nuova lettura della Bibbia 'non scientifica', ma che entra nel cuore della Sacra Scrittura" (Omelia. S. Messa con i membri della Commissione Teologica Internazionale, 1 dicembre 2009).<br />Infine, Duns Scoto ha sviluppato un punto a cui la modernità è molto sensibile. Si tratta del tema della libertà e del suo rapporto con la volontà e con l'intelletto. Il nostro autore sottolinea la libertà come qualità fondamentale della volontà, iniziando una impostazione che valorizza maggiormente quest'ultima. Purtroppo, in autori successivi al nostro, tale linea di pensiero si sviluppò in un volontarismo in contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista. Per san Tommaso d'Aquino la libertà non può considerarsi una qualità innata della volontà, ma il frutto della collaborazione della volontà e dell'intelletto. Un'idea della libertà innata e assoluta – come si evolse, appunto, successivamente a Duns Scoto – collocata nella volontà che precede l'intelletto, sia in Dio che nell'uomo, rischia, infatti, di condurre all'idea di un Dio che non è legato neppure alla verità e al bene.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23421750</guid><pubDate>Tue, 03 Mar 2020 09:42:48 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23421750/duns_scoto_il_dottore_sottile.mp3" length="16891401" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id= 164

DUNS SCOTO - IL DOTTORE SOTTILE di Papa Benedetto XVI
Questa mattina voglio presentarvi un'altra figura importante nella storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=</a> 164<br /><br />DUNS SCOTO - IL DOTTORE SOTTILE di Papa Benedetto XVI<br />Questa mattina voglio presentarvi un'altra figura importante nella storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns Scoto, vissuto alla fine del secolo XIII. Un'antica iscrizione sulla sua tomba riassume le coordinate geografiche della sua biografia: "l'Inghilterra lo accolse; la Francia lo istruì; Colonia, in Germania, ne conserva i resti; in Scozia egli nacque". Non possiamo trascurare queste informazioni, anche perché possediamo ben poche notizie sulla vita di Duns Scoto. Egli nacque probabilmente nel 1266 in un villaggio, che si chiamava proprio Duns, nei pressi di Edimburgo. Attratto dal carisma di san Francesco d'Assisi, entrò nella Famiglia dei Frati minori, e nel 1291, fu ordinato sacerdote. Dotato di un'intelligenza brillante e portata alla speculazione - quell'intelligenza che gli meritò dalla tradizione il titolo di Doctor subtilis, "Dottore sottile"- Duns Scoto fu indirizzato agli studi di filosofia e di teologia presso le celebri  Università di Oxford e di Parigi. Conclusa con successo la formazione, intraprese l'insegnamento della teologia nelle Università di Oxford e di Cambridge, e poi di Parigi, iniziando a commentare, come tutti i Maestri del tempo, le Sentenze di Pietro Lombardo. Le opere principali di Duns Scoto rappresentano appunto il frutto maturo di queste lezioni, e prendono il titolo dai luoghi in cui egli insegnò: Ordinatio (in passato denominata Opus Oxoniense – Oxford), Reportatio Cantabrigiensis (Cambridge), Reportata Parisiensia (Parigi). A queste sono da aggiungere almeno i Quodlibeta (o Quaestiones quodlibetales), opera assai importante formata da 21 questioni su vari temi teologici. Da Parigi si allontanò quando, scoppiato un grave conflitto tra il re Filippo IV il Bello e il Papa Bonifacio VIII, Duns Scoto preferì l'esilio volontario, piuttosto che firmare un documento ostile al Sommo Pontefice, come il re aveva imposto a tutti i religiosi. Così – per amore alla Sede di Pietro –, insieme ai Frati francescani, abbandonò il Paese.<br />Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale.<br />Tuttavia, i rapporti fra il re di Francia e il successore di Bonifacio VIII ritornarono ben presto amichevoli, e nel 1305 Duns Scoto poté rientrare a Parigi per insegnarvi la teologia con il titolo di Magister regens. Successivamente, i Superiori lo inviarono a Colonia come professore dello Studio teologico francescano, ma egli morì l'8 novembre del 1308, a soli 43 anni di età, lasciando, comunque, un numero rilevante di opere.<br />A motivo della fama di santità di cui godeva, il suo culto si diffuse ben presto nell'Ordine francescano e il Venerabile Giovanni Paolo II volle confermarlo solennemente beato il 20 Marzo 1993, definendolo "cantore del Verbo incarnato e difensore dell'Immacolata Concezione". In tale espressione è sintetizzato il grande contributo che Duns Scoto ha offerto alla storia della teologia.<br />Anzitutto, egli ha meditato sul Mistero dell'Incarnazione e, a differenza di molti pensatori cristiani del tempo, ha sostenuto che il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche se l'umanità non avesse peccato. "Pensare che Dio avrebbe rinunciato a tale opera se Adamo non avesse peccato, - scrive Duns Scoto - sarebbe del tutto irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la causa della predestinazione di Cristo, e che - anche se nessuno fosse caduto, né l'angelo né l'uomo -...]]></itunes:summary><itunes:duration>1056</itunes:duration><itunes:keywords>dunsscoto,film,garantiti,papa,sottile</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/906bbe26af756828dc05925f72181504.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Duns Scoto** (2012) - Il difensore dell'Immacolata Concezione</title><link>https://www.spreaker.com/episode/duns-scoto-2012-il-difensore-dell-immacolata-concezione--23421749</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=160" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=160</a><br /><br />DUNS SCOTO - IL DIFENSORE DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE di Raffaele Iaria<br />Il film "Duns Scoto" sul filosofo e teologo francescano di origine scozzese, è un lungometraggio di 90 minuti in alta definizione girato nell'abbazia e nella tenuta di Montelabate di Perugia e sulla costa anconetana.<br />E' una novità nell'attività di un istituto religioso come i Frati Francescani dell'Immacolata che pur impegnati nell'apostolato dei mass media, in fedeltà al loro carisma che si ispira da vicino a S. Massimiliano Maria Kolbe, si cimentano adesso nel cinema dopo qualche produzione documentaristica.<br />Scritto e diretto dal regista Fernando Muraca, a partire dal libro di p. Stefano Maria Manelli, "Beato Giovanni Duns Scoto" pubblicato da Casa Mariana Editrice, il film esordisce con il drammatico momento nel quale il giovane professore francescano (interpretato da Adriano Braidotti), fedele al Papa e integro di coscienza, si allontana dalla Sorbona per aver rinunciato a sottoscrivere il libello del re Filippo il Bello contro Bonifacio VIII. Il suo andare verso Oxford non è solo un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo poiché confiderà a un giovane novizio che lo accompagna, la storia della sua vocazione. Nei flash back il ruolo di Duns Scoto bambino è interpretato dal piccolo Emanuele Maria Gamboni che già ha recitato accanto a Gigi Proietti nel film Rai fiction - Lux Vide "Preferisco il Paradiso". Duns Scoto rientrerà pochi anni dopo a Parigi ove proseguirà il suo insegnamento di alto livello instaurando un ottimo rapporto con i suoi studenti, ma anche suscitando gelosie. Gli sarà lanciato il guanto di sfida dai professori domenicani sulla dimostrabilità dell'Immacolata Concezione di Maria, teoria all'epoca ancora controversa. A modo di contro trama, la storia del nobile Luis (Sebastiano Colla), studente della Sorbona, che s'innamora di Maria una umile, ma bella e pia fanciulla, interpretata da Camilla Diana (S. Agnese di Assisi nel film Chiara e Francesco di Fabrizio Costa) alterna drammaticità e speculazione a momenti di umanità al quotidiano. Interessanti i dubbi e le idee eterodosse del giovane fra Guglielmo (di Occam) interpretato da Alessandro Chini, amorevolmente e puntualmente corretto proprio dal suo maestro Scoto. Il film si conclude nell'apoteosi della vittoria di Duns Scoto riconosciuta dai legati papali nel corso della disputa teologica della Sorbona. Durante le riprese e per le scene della disputa si è arrivati fino a cento comparse con altrettante riproduzioni di abiti medievali curati da Angelo Poretti e Monica Sarracchini.<br />La direzione della fotografia è stata affidata a Massimo Lupi (Il commissario Rex) che ha ben saputo avvalorare esteticamente le scene che si susseguono in interni ed esterni, di notte e di giorno con l'uso di numerosi e suggestivi piani sequenza.<br />"L'ispirazione è nata – spiega p. Alfonso M. Bruno, direttore di produzione – dallo spontaneo desiderio degli alunni dello Studio Teologico Immacolata Mediatrice (STIM) in occasione del settimo centenario dalla morte del beato nel 2008. Lo scopo del film è duplice. Il primo è quello di rendere più popolare la figura del b. Giovanni Duns Scoto in vista di una sua canonizzazione che lo renderebbe candidato al titolo di dottore della Chiesa. Il secondo è dare un contributo alla Chiesa nel patrocinio dell'arte in un ambiente post-cristiano. Il cinema è infatti uno strumento sensibilissimo, che può contribuire alla crescita di un vero umanesimo e, in definitiva, alla lode che dal creato si eleva verso il Creatore. E' necessario umanizzarlo attraverso la spiritualità e l'ingresso dei cristiani, un tempo leaders dell'innovazione artistica, che oggi si trovano ai margini dell'ambiente culturale".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23421749</guid><pubDate>Tue, 03 Mar 2020 09:36:46 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23421749/duns_scoto_il_difensore_dell_immacolata_concezione.mp3" length="5340681" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=160

DUNS SCOTO - IL DIFENSORE DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE di Raffaele Iaria
Il film "Duns Scoto" sul filosofo e teologo francescano di origine scozzese, è un lungometraggio di 90...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=160" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=160</a><br /><br />DUNS SCOTO - IL DIFENSORE DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE di Raffaele Iaria<br />Il film "Duns Scoto" sul filosofo e teologo francescano di origine scozzese, è un lungometraggio di 90 minuti in alta definizione girato nell'abbazia e nella tenuta di Montelabate di Perugia e sulla costa anconetana.<br />E' una novità nell'attività di un istituto religioso come i Frati Francescani dell'Immacolata che pur impegnati nell'apostolato dei mass media, in fedeltà al loro carisma che si ispira da vicino a S. Massimiliano Maria Kolbe, si cimentano adesso nel cinema dopo qualche produzione documentaristica.<br />Scritto e diretto dal regista Fernando Muraca, a partire dal libro di p. Stefano Maria Manelli, "Beato Giovanni Duns Scoto" pubblicato da Casa Mariana Editrice, il film esordisce con il drammatico momento nel quale il giovane professore francescano (interpretato da Adriano Braidotti), fedele al Papa e integro di coscienza, si allontana dalla Sorbona per aver rinunciato a sottoscrivere il libello del re Filippo il Bello contro Bonifacio VIII. Il suo andare verso Oxford non è solo un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo poiché confiderà a un giovane novizio che lo accompagna, la storia della sua vocazione. Nei flash back il ruolo di Duns Scoto bambino è interpretato dal piccolo Emanuele Maria Gamboni che già ha recitato accanto a Gigi Proietti nel film Rai fiction - Lux Vide "Preferisco il Paradiso". Duns Scoto rientrerà pochi anni dopo a Parigi ove proseguirà il suo insegnamento di alto livello instaurando un ottimo rapporto con i suoi studenti, ma anche suscitando gelosie. Gli sarà lanciato il guanto di sfida dai professori domenicani sulla dimostrabilità dell'Immacolata Concezione di Maria, teoria all'epoca ancora controversa. A modo di contro trama, la storia del nobile Luis (Sebastiano Colla), studente della Sorbona, che s'innamora di Maria una umile, ma bella e pia fanciulla, interpretata da Camilla Diana (S. Agnese di Assisi nel film Chiara e Francesco di Fabrizio Costa) alterna drammaticità e speculazione a momenti di umanità al quotidiano. Interessanti i dubbi e le idee eterodosse del giovane fra Guglielmo (di Occam) interpretato da Alessandro Chini, amorevolmente e puntualmente corretto proprio dal suo maestro Scoto. Il film si conclude nell'apoteosi della vittoria di Duns Scoto riconosciuta dai legati papali nel corso della disputa teologica della Sorbona. Durante le riprese e per le scene della disputa si è arrivati fino a cento comparse con altrettante riproduzioni di abiti medievali curati da Angelo Poretti e Monica Sarracchini.<br />La direzione della fotografia è stata affidata a Massimo Lupi (Il commissario Rex) che ha ben saputo avvalorare esteticamente le scene che si susseguono in interni ed esterni, di notte e di giorno con l'uso di numerosi e suggestivi piani sequenza.<br />"L'ispirazione è nata – spiega p. Alfonso M. Bruno, direttore di produzione – dallo spontaneo desiderio degli alunni dello Studio Teologico Immacolata Mediatrice (STIM) in occasione del settimo centenario dalla morte del beato nel 2008. Lo scopo del film è duplice. Il primo è quello di rendere più popolare la figura del b. Giovanni Duns Scoto in vista di una sua canonizzazione che lo renderebbe candidato al titolo di dottore della Chiesa. Il secondo è dare un contributo alla Chiesa nel patrocinio dell'arte in un ambiente post-cristiano. Il cinema è infatti uno strumento sensibilissimo, che può contribuire alla crescita di un vero umanesimo e, in definitiva, alla lode che dal creato si eleva verso il Creatore. 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La desolazione di Smaug, il secondo capitolo della trilogia cinematografica che il regista neozelandese Peter Jackson sta traendo da Lo Hobbit − il quinto lungometraggio, contando i tre de Il Signore degli Anelli, ispirato alle opere narrative più famose di J.R.R. Tolkien −, ne è colmo. Lo scrittore inglese era un aedo dell'introspezione dei cuori che abitano la commedia umana degli errori e il dramma storico del confronto con il destino, uno scaldo nell'affrescare la danza macabra delle vanità e del duetto epico tra l'eroico che si fa quotidiano e il quotidiano che si fa eroico. Solo le letture pusillanimi e superficialmente manichee possono dunque ridurre la sua narrativa (che è la traslitterazione del senso ultimativo del mito sul piano letterario) a un allegoria fantasy dello scontro tra il Bene e il Male, giacché non di questo egli tratta. Tutta la sua produzione letteraria e mitopoietica (perché Tolkien si cimentò a lungo e sapientemente anche con la riscrittura di miti e di saghe) è infatti un continuo interrogarsi sulla morte e sull'immortalità, e i suoi personaggi si muovono costantemente fra caduta e speranza, offrendo una galleria interminabile (nelle sue mille varianti quante sono le sfumature della libertà umana) di possibilità e di misure, di iati e di distanze, di abissi e di corrispondenze fra sé e la realtà più grande; quella che circonda tutti come in un abbraccio, che tutti contiene senza determinare alcuno e che in verità costituisce la vocazione di tutti, la quale – come sempre – può essere assunta e assecondata o rifiutata e sfuggita, oppure persino odiata e combattuta.<br />La desolazione di Smaug coglie ancora una volta perfettamente l'animo di Tolkien, trasformandosi in un grande quadro narrativo in cui il tema costante è la tentazione a cui nessuno, seppur diversamente, sfugge. La tentazione di rinunciare o di strafare, la tentazione di andarsene o di esagerare, la tentazione di cedere o di redimersi da sé. Il tema è ancora quello del potere, buono o cattivo; anzi, buono e cattivo assieme. Il sapore è quello israelitico, biblico, in cui la regalità è un'arma a doppio taglio, come la spada, che consacra o uccide; un confine che è assieme ponte e barriera; una benedizione e al contempo una sciagura. Ci sono l'esodo e il cammino del ritorno, la patria agognata ma ancora negata, l'orrore e la generosità, i piccoli che diventano grandi e certi grandi che sono meschini, il tutto in un continuo rimescolamento di fronti che dipinge con realismo l'umana vicenda cui nessuno può sottrarsi.<br />Mai titolo è stato più azzeccato. Questo secondo capitolo cinematografico tratto da Lo Hobbit è infatti il momento della desolazione, quello che la vita spirituale conosce bene e sa non essere un giudizio definitivo di disperazione ma la via stretta senza la quale poi non si spalancherebbe la porta larga delle consolazioni. Ché le consolazioni, come nella vita spirituale, verranno, l'anno prossimo, a Erebor, con il capitolo finale di questa seconda trilogia tolkieniana di Jackson.<br />Ma c'è un ma. Ed è il rischio, serissimo, che lo spettatore perda clamorosamente l'occasione di questa magnifica meditazione, distratto dal film stesso. Una definizione de La desolazione di Smaug? Troppo. Troppo lungo questo secondo lungometraggio e troppo lunga l'intera operazione (bastavano certamente due film); troppo inutilmente lunghe certe sequenze e troppo, troppo corte altre, fin quasi alla banalizzazione (Beorn); troppi combattimenti − e troppo lunghi − e troppi elfi, così come troppo Radagast e un re Thranduil troppo esagerato; e soprattutto troppe libertà, al limite della caduta di tono (l'idillio tra il bel nano Kili e la selvaggia elfo femmina Tauriel, o certi dialoghi sgangherati tra il governatore di Pontelagolungo e il suo lacchè, per tacere di una battuta da caserma più contraria a Tolkien che alla decenza).<br />Il regista Jackson ci ha abituati ad abbondanti interpretazioni e inserti che fino a oggi una loro logica l'hanno avuta; anche il suo Lo Hobbit letto dopo Il Signore degli Anelli, e quindi più "gotico" e dark, in fondo non tradisce lo spirito tolkieniano. Ma ne La desolazione di Smaug la cosa ottiene solo una narrazione distantissima dal testo de Lo Hobbit. Intendiamoci, Jackson eccelle ancora una volta nel dare forma alla Terra di Mezzo: le panoramiche e le ambientazioni sono straordinarie; il regno degli elfi silvani e il regno nanesco sotto la Montagna lasciano a bocca aperta; la fortezza diroccata di Dol Guldur e Pontelagolungo descrivono magnificamente il senso della decadenza che le pervade; e il suo drago Smaug è davvero magnifico. La recitazione di Richard Armitage (Thorin Scudodiquercia) è intensissima, Ian McKellen (Gandalf) sempre impeccabile, Martin Freeman un ottimo Bilbo Baggins e Ken Stott un Balin perfetto. Ma l'ordito del film è un videogame, e quel che ne soffre è la trama narrativa, debole, la più fragile di tutte le prove tolkieniane di Jackson (e la sontuosa colonna sonora cui ci ha abituati il compositore Howard Shore qui è praticamente inesistente). Verrebbe del resto da domandarsi sul serio cosa resti dell'uomo dietro la macchina da presa nel cinema odierno dove tutto è ormai tecnicamente possibile, e dove però tutto abbiamo già visto, il discrimine tra un prodotto e l'altro essendo solo la tecnologia che il budget può permettersi.<br />Hýbris si diceva. Stavolta Jackson ha esagerato, seducendo lo spettatore solo per abbandonarlo. Un poco più di umiltà e qualche colpo ben assestato di forbice nel lavoro di postproduzione che sta ora ultimando per il capitolo finale dell'impresa farebbero un gran bene, regalandoci l'anno venturo la consolazione dopo la desolazione. Cioè il vero Tolkien.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23278640</guid><pubDate>Fri, 28 Feb 2020 08:05:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23278640/lo_hobbit_la_desolazione_di_smaug.mp3" length="7945403" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=182

LA DESOLAZIONE DI SMAUG di Marco Respinti
Si chiama hýbris, e nella tragedia greca, dalla Poetica di Aristotele in poi, traduce l'eccesso per superbia e l'orgoglio che prevarica,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=182" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=182</a><br /><br />LA DESOLAZIONE DI SMAUG di Marco Respinti<br />Si chiama hýbris, e nella tragedia greca, dalla Poetica di Aristotele in poi, traduce l'eccesso per superbia e l'orgoglio che prevarica, conducendo inevitabilmente alla rovina. La desolazione di Smaug, il secondo capitolo della trilogia cinematografica che il regista neozelandese Peter Jackson sta traendo da Lo Hobbit − il quinto lungometraggio, contando i tre de Il Signore degli Anelli, ispirato alle opere narrative più famose di J.R.R. Tolkien −, ne è colmo. Lo scrittore inglese era un aedo dell'introspezione dei cuori che abitano la commedia umana degli errori e il dramma storico del confronto con il destino, uno scaldo nell'affrescare la danza macabra delle vanità e del duetto epico tra l'eroico che si fa quotidiano e il quotidiano che si fa eroico. Solo le letture pusillanimi e superficialmente manichee possono dunque ridurre la sua narrativa (che è la traslitterazione del senso ultimativo del mito sul piano letterario) a un allegoria fantasy dello scontro tra il Bene e il Male, giacché non di questo egli tratta. Tutta la sua produzione letteraria e mitopoietica (perché Tolkien si cimentò a lungo e sapientemente anche con la riscrittura di miti e di saghe) è infatti un continuo interrogarsi sulla morte e sull'immortalità, e i suoi personaggi si muovono costantemente fra caduta e speranza, offrendo una galleria interminabile (nelle sue mille varianti quante sono le sfumature della libertà umana) di possibilità e di misure, di iati e di distanze, di abissi e di corrispondenze fra sé e la realtà più grande; quella che circonda tutti come in un abbraccio, che tutti contiene senza determinare alcuno e che in verità costituisce la vocazione di tutti, la quale – come sempre – può essere assunta e assecondata o rifiutata e sfuggita, oppure persino odiata e combattuta.<br />La desolazione di Smaug coglie ancora una volta perfettamente l'animo di Tolkien, trasformandosi in un grande quadro narrativo in cui il tema costante è la tentazione a cui nessuno, seppur diversamente, sfugge. La tentazione di rinunciare o di strafare, la tentazione di andarsene o di esagerare, la tentazione di cedere o di redimersi da sé. Il tema è ancora quello del potere, buono o cattivo; anzi, buono e cattivo assieme. Il sapore è quello israelitico, biblico, in cui la regalità è un'arma a doppio taglio, come la spada, che consacra o uccide; un confine che è assieme ponte e barriera; una benedizione e al contempo una sciagura. Ci sono l'esodo e il cammino del ritorno, la patria agognata ma ancora negata, l'orrore e la generosità, i piccoli che diventano grandi e certi grandi che sono meschini, il tutto in un continuo rimescolamento di fronti che dipinge con realismo l'umana vicenda cui nessuno può sottrarsi.<br />Mai titolo è stato più azzeccato. Questo secondo capitolo cinematografico tratto da Lo Hobbit è infatti il momento della desolazione, quello che la vita spirituale conosce bene e sa non essere un giudizio definitivo di disperazione ma la via stretta senza la quale poi non si spalancherebbe la porta larga delle consolazioni. Ché le consolazioni, come nella vita spirituale, verranno, l'anno prossimo, a Erebor, con il capitolo finale di questa seconda trilogia tolkieniana di Jackson.<br />Ma c'è un ma. Ed è il rischio, serissimo, che lo spettatore perda clamorosamente l'occasione di questa magnifica meditazione, distratto dal film stesso. Una definizione de La desolazione di Smaug? Troppo. Troppo lungo questo secondo lungometraggio e troppo lunga l'intera operazione (bastavano certamente due film); troppo inutilmente lunghe certe sequenze e troppo, troppo corte altre, fin quasi alla banalizzazione (Beorn); troppi combattimenti − e troppo lunghi − e troppi elfi, così come troppo Radagast e un re Thranduil troppo esagerato; e soprattutto...]]></itunes:summary><itunes:duration>497</itunes:duration><itunes:keywords>drago,film,garantiti,hobbit,nani,smaug,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/8268b90938301017aa33acc6c07eba16.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo Hobbit*** (2012-2014) - La battaglia delle cinque armate</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-hobbit-2012-2014-la-battaglia-delle-cinque-armate--23278639</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=205" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=205</a><br /><br />LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE di Marco Respinti<br />Con la terza e ultima tranche della riduzione cinematografica de Lo Hobbit finisce la lunga scorribanda del regista Peter Jackson nell'universo mitico-letterario di J.R.R. Tolkien. Non aggiungerò che per molti è un sollievo. Non mi addentrerò nella selva oscura del dibattito fra puristi e indulgenti perché è sin troppo facile smarrire la diritta via. Non elencherò gli errori le sviste, le esagerazioni e gli aspetti intollerabili della trilogia de Lo Hobbit, così come non mi soffermerò noiosamente a sottolinearne gli aspetti canonici in una sorta di sfoggio intellettualoide da "Trova la differenza" come fossimo ne La settimana enigmistica.<br />Basterà dire che, rispetto alla trilogia cinematografica tratta da Il Signore degli Anelli, quella de Lo Hobbit appare più stanca, più ripetitiva, come se Jackson fosse a corto d'idee; ma servirà anche ripetere che il talentuoso cineasta neozelandese sa sempre, nonostante tutto, sorprenderci anche solo con uno scambio di sguardi, un apparente nonnulla, un dettaglio accennato e convincerci che sì, un incontro cor ad cor tra lui e Tolkien comunque vi è stato, e questo è nobilmente consolante.<br /><br />QUESTO BASTA PER GODERSI UN BEL FILM<br />Nel terzo capitolo cinematografico de Lo Hobbit non si può non ammirare l'orrido splendore degli ultimi minuti del suo riuscitissimo Smaug o la nordica bellezza di Pontelagolungo (vista in 3D sembra fisicamente di camminare sopra le sue palafitte o di pagaiare le gelide acque di suoi canali) o di quella struggente delle rovine di Dale. Le aule scavate dai Nani nel ventre di Erebor, la Montagna Solitaria, mozzano ancora una volta il fiato, come già facevano quelle di Moria de Il Signore degli Anelli, ma (cosa più importante di tutte) entrambe lo fanno nello stesso modo in cui lo fanno le descrizioni evocative, parole senza immagini, delle pagine di Tolkien. Le panoramiche degli scontri armati sono suggestive; le location della Nuova Zelanda uniche (ma qui da ringraziare è il buon Dio); la sequenza in cui il senno di Thorin Scudodiquercia viene obnubilato dall'avidità una perla di shakespeareana potenza; e perfetto è il sugo di tutta la storia, quando Bilbo e Thorin cercano parole adatte a sigillare la storia che però non vengono e così finalmente una volta tanto un bel silenzio viene scritto nel fumo dell'erba pipa. Tutto questo basta per godersi un bel film prima di tornare all'impagabile penna di Tolkien.<br /><br />BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE?<br />Eppure qualcos'altro su Lo Hobbit di Jackson si può dire; qualcosa che il rombante clangore delle armi e gl'interminabili duelli potrebbero rischiare di coprire. Ci è di aiuto il titolo di questo terzo film. Tutti sanno che Lo Hobbit non è affatto una trilogia [in verità, nemmeno il Signore degli Anelli è una trilogia, ma un unico libro, N.d.BB]; per la riduzione filmica è stato però necessario scovare dei sottotitoli; e questi sono stati intelligentemente ricavati dalle pagine di Tolkien senza stonature, storpiature, caricature. La versione italiana di quest'ultimo film, però, ci ha messo lo zampino, e così il perfettamente tolkieniano The Battle of the Five Armies dell'originale in inglese è incomprensibilmente diventato (persino contro la lettera delle edizioni italiane del romanzo, Adelphi e Bompiani) La battaglia delle cinque armate. Questioni di lana caprina? Niente affatto.<br />Le "armate" sono parti di un esercito, l'esercito di una nazione è la difesa di un popolo intero. Quelli de Lo Hobbit sono gli eserciti di tre dei popoli liberi della Terra di Mezzo (Nani, Elfi e Uomini) contrapposti a due delle orde di Sauron (gli Orchi e i Mannari, perdite totali di "volto umano"). Il loro scontro è una delle molte battaglie di cui il mito e la storia ci tramandano gesta e lutti, eroismi e disfatte; una delle numerose battaglie che Tolkien narra ne Il Silmarillion, ne Lo Hobbit e ne Il Signore degli Anelli. E non battaglie qualsiasi, ma battaglie la cui posta in gioco è totale. Prive cioè di prova suppletiva, di secondo tempo, di ricuperi. Perché in realtà si tratta sempre e solo della medesima, unica battaglia: l'ultima battaglia. Non perché poi non ve ne siano più, ma perché sono definitive per chi le combatte. Sottrarsi a esse si può, ma è come sottrarsi alla vita, alla chiamata, alla possibilità di essere fino in fondo ciò per cui si è nati.<br /><br />DUE STENDARDI, DUE CAPITANI<br />I Cinque Eserciti de Lo Hobbit, anch'essi, si combattono seguendo Due Stendardi che si contrappongono. Sono gli Stendardi di cui ci parla sant'Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali. Qui l'esercitando viene invitato a vedere la scena, a contemplare i due capitani, Gesù e Satana, che si fronteggiano, e dietro di loro le schiere di luce e di tenebra pronte alla battaglia in un eterno presente che ci fissa; e così fissato l'esercitando deve scegliere dove schierarsi, chiedendo a Gesù di volerlo tra i suoi, implorandolo di arruolarlo, pregandolo di non badare ai suoi mille tradimenti.<br />La Battaglia dei Cinque Eserciti de Lo Hobbit è sempre, ogni giorno, ogni minuto, perché è quella di sant'Ignazio. Le battaglie di Tolkien (che detestava cordialmente la guerra e le sue malvagità) sono le nostre. Selliamo il cavallo, cingiamo la spada, imbracciamo lo scudo e caliamo la visiera dell'elmo ogni mattina appena ci leviamo, pregando di stare ancora una volta tra le fila di capitan Gesù nonostante le nostre mille vigliaccherie, e poi c'infiliamo nella metropolitana che ci porta al lavoro. La Buona Battaglia è quotidiana, i Due Stendardi si scontrano sempre e la letteratura di Tolkien ci rieduca permanentemente a questo. Potete (lecitamente) dire quel che volete dei film di Jackson, ma questo Jackson sullo schermo ce lo rappresenta sublimemente.<br /><br />COS'E' L'ARCHENGEMMA?<br />L'Archengemma (o Arkepietra) è la più grande gemma mai scoperta nella Montagna Solitaria, è chiamata anche Archepietra di Thrain. Fu scoperta da Thráin I detto il Vecchio dopo l'anno 1999 della Terza Era, anno in cui con molti Nani sfuggiti da Moria dopo il ridestamento del Balrog fondò il Regno sotto la Montagna.<br />Ogni Nano la brama, come ogni ricchezza in generale. Fu trovata da Bilbo durante la perlustrazione delle aule della montagna, il quale cercò, invano, di usarla come merce di scambio per far finire l'assedio a cui era sottoposta la montagna.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23278639</guid><pubDate>Fri, 28 Feb 2020 08:02:11 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23278639/lo_hobbit_la_battaglia_delle_5_armate.mp3" length="7973824" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=205

LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE di Marco Respinti
Con la terza e ultima tranche della riduzione cinematografica de Lo Hobbit finisce la lunga scorribanda del regista Peter...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=205" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=205</a><br /><br />LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE di Marco Respinti<br />Con la terza e ultima tranche della riduzione cinematografica de Lo Hobbit finisce la lunga scorribanda del regista Peter Jackson nell'universo mitico-letterario di J.R.R. Tolkien. Non aggiungerò che per molti è un sollievo. Non mi addentrerò nella selva oscura del dibattito fra puristi e indulgenti perché è sin troppo facile smarrire la diritta via. Non elencherò gli errori le sviste, le esagerazioni e gli aspetti intollerabili della trilogia de Lo Hobbit, così come non mi soffermerò noiosamente a sottolinearne gli aspetti canonici in una sorta di sfoggio intellettualoide da "Trova la differenza" come fossimo ne La settimana enigmistica.<br />Basterà dire che, rispetto alla trilogia cinematografica tratta da Il Signore degli Anelli, quella de Lo Hobbit appare più stanca, più ripetitiva, come se Jackson fosse a corto d'idee; ma servirà anche ripetere che il talentuoso cineasta neozelandese sa sempre, nonostante tutto, sorprenderci anche solo con uno scambio di sguardi, un apparente nonnulla, un dettaglio accennato e convincerci che sì, un incontro cor ad cor tra lui e Tolkien comunque vi è stato, e questo è nobilmente consolante.<br /><br />QUESTO BASTA PER GODERSI UN BEL FILM<br />Nel terzo capitolo cinematografico de Lo Hobbit non si può non ammirare l'orrido splendore degli ultimi minuti del suo riuscitissimo Smaug o la nordica bellezza di Pontelagolungo (vista in 3D sembra fisicamente di camminare sopra le sue palafitte o di pagaiare le gelide acque di suoi canali) o di quella struggente delle rovine di Dale. Le aule scavate dai Nani nel ventre di Erebor, la Montagna Solitaria, mozzano ancora una volta il fiato, come già facevano quelle di Moria de Il Signore degli Anelli, ma (cosa più importante di tutte) entrambe lo fanno nello stesso modo in cui lo fanno le descrizioni evocative, parole senza immagini, delle pagine di Tolkien. Le panoramiche degli scontri armati sono suggestive; le location della Nuova Zelanda uniche (ma qui da ringraziare è il buon Dio); la sequenza in cui il senno di Thorin Scudodiquercia viene obnubilato dall'avidità una perla di shakespeareana potenza; e perfetto è il sugo di tutta la storia, quando Bilbo e Thorin cercano parole adatte a sigillare la storia che però non vengono e così finalmente una volta tanto un bel silenzio viene scritto nel fumo dell'erba pipa. Tutto questo basta per godersi un bel film prima di tornare all'impagabile penna di Tolkien.<br /><br />BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE?<br />Eppure qualcos'altro su Lo Hobbit di Jackson si può dire; qualcosa che il rombante clangore delle armi e gl'interminabili duelli potrebbero rischiare di coprire. Ci è di aiuto il titolo di questo terzo film. Tutti sanno che Lo Hobbit non è affatto una trilogia [in verità, nemmeno il Signore degli Anelli è una trilogia, ma un unico libro, N.d.BB]; per la riduzione filmica è stato però necessario scovare dei sottotitoli; e questi sono stati intelligentemente ricavati dalle pagine di Tolkien senza stonature, storpiature, caricature. La versione italiana di quest'ultimo film, però, ci ha messo lo zampino, e così il perfettamente tolkieniano The Battle of the Five Armies dell'originale in inglese è incomprensibilmente diventato (persino contro la lettera delle edizioni italiane del romanzo, Adelphi e Bompiani) La battaglia delle cinque armate. Questioni di lana caprina? Niente affatto.<br />Le "armate" sono parti di un esercito, l'esercito di una nazione è la difesa di un popolo intero. Quelli de Lo Hobbit sono gli eserciti di tre dei popoli liberi della Terra di Mezzo (Nani, Elfi e Uomini) contrapposti a due delle orde di Sauron (gli Orchi e i Mannari, perdite totali di "volto umano"). Il loro scontro è una delle molte battaglie di cui il mito e la storia ci tramandano gesta e lutti,...]]></itunes:summary><itunes:duration>499</itunes:duration><itunes:keywords>battaglia,film,garantiti,hobbit,tolkien</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/06d23ffa9070a08c5a1f824ee3006787.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>October baby**** (2012) - Sopravvissuta all'aborto, grida al mondo il suo amore per la vita</title><link>https://www.spreaker.com/episode/october-baby-2012-sopravvissuta-all-aborto-grida-al-mondo-il-suo-amore-per-la-vita--23134565</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=72" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=72</a><br /><br />SOPRAVVISSUTA ALL'ABORTO, GRIDA AL MONDO IL SUO AMORE PER LA VITA di Sabrina Pietrangeli Paluzzi<br />È incredibile come persone, da alcuni considerate indesiderabili o inutili, possano diventare voci di verità ed esprimere in modo potente il pensiero stesso di Dio, stupendo e scuotendo le masse, rendendo migliori altre persone. Mi riferisco in modo particolare ad una giovane straordinaria donna, di nome Gianna Jessen. Negli ultimi mesi, questa ragazza è diventata un "caso" su Facebook, grazie all'immediata condivisione mondiale dei video pubblicati su YouTube, all'interno dei quali lei si rivolge direttamente a platee importanti come il Sottocomitato Giudiziario del Congresso sulla Camera dei Comuni nel Regno Unito, oppure a vari Organi Costituzionali Americani, per parlare della sua storia. Chi è questa donna, e cosa fa di così straordinario? Cos'ha da raccontare a persone così importanti?<br />Gianna è una sopravvissuta all'aborto. Era una bambina frutto dell'amore di due diciassettenni, che è stata rifiutata dalla mamma, la quale si rivolse tardivamente ad uno dei più noti centri californiani impegnati nell'aborto salino. L'aborto salino è uno dei metodi più crudeli per interrompere una gravidanza avanzata e consiste nell'iniettare una soluzione salina nell'utero della madre; deglutendo questa soluzione, il piccolo in grembo ne viene praticamente bruciato, sia fuori che dentro gli organi, dopodiché, entro le 24 ore il bambino, viene partorito morto.<br />Questo era il suo destino, ma qualcosa è andato diversamente. Gianna nasce viva, tra lo stupore di tutti, e il medico che doveva eventualmente finirla, soffocandola o strangolandola, come si usava in questi casi, non c'è. Gianna viene quindi soccorsa e curata amorevolmente dal personale di servizio, e sopravvive. Dopo tre mesi di cure intensive, viene data in affidamento ad una donna di nome Penny, la quale viene informata che la piccola non camminerà mai, perché l'aborto mal riuscito le ha provocato una paralisi cerebrale.<br />Ma Penny non si scoraggia: prega per questa sua bambina e molte altre persone con lei; lavora instancabilmente per tre volte al giorno con la fisioterapia. All'età di quattro anni, Gianna è già in grado di camminare grazie ad un apparecchio ortopedico e all'ausilio di un girello. In breve tempo, inizia anche a camminare senza apparecchi, e può essere adottata legalmente dalla figlia di Penny, Diana De Paul. Continua la fisioterapia, e nonostante ogni tanto cada ancora (oggi ha 34 anni), lei con autoironia, dice: "ho imparato a cadere elegantemente, poiché non ho fatto altro per tutta la vita". Dinanzi a platee che, apponendo una semplice firma, hanno potere di decidere sulla vita e la morte di altri, Gianna dichiara che, nonostante la sua disabilità, è felice di vivere e di dipendere da Gesù per ogni cosa. Negli anni lei ha incontrato altri sopravvissuti all'aborto, non tutti fortunati come lei; molti di loro ciechi (una delle prime conseguenze dell'aborto salino), ma tutti si dichiarano grati di essere vivi. È questo che lei tiene a dire, in questi incontri, perché chi ha autorità di emettere leggi, possa capire che la personale valutazione sulla condizione di vita di un handicappato, potrebbe non corrispondere alla valutazione personale dell'handicappato stesso.<br />Lei parla di sé come della bambina di Dio, e dice: "sulla mia fronte è scritto trattami bene perché mio Padre è il padrone del mondo". Perché l'amore di quel Padre, lei lo sente talmente forte dentro di sé, da poter osare dire anche: "So di parlare di qualcosa di scomodo, nominando Gesù Cristo in questi ambienti. Ma io non sono sopravvissuta per farvi sentire comodi. Volete insultarmi? Bene. I vostri insulti sono solo gioielli in più per la mia corona". [...] Vedere questa donna minuta e un po' traballante, non tragga nell'inganno di vederla fragile, perché la potenza che Gianna manifesta attraverso lo sguardo e le parole fa pensare davvero a come la potenza di Dio si esprima attraverso la debolezza di un essere umano e della sua disabilità.<br />Ed è proprio l'autorità che nasce dalla consapevolezza di essere una dei figli amati del Re dell'Universo, che le ha permesso di osar dire ai potenti del governo americano: "Avete una grande opportunità, mi rivolgo agli uomini presenti. C'è un'interessante battaglia tra il bene e il male. Voi da quale parte state? Quale tipo di uomini volete essere? Voi siete fatti per cose grandi; non siete fatti per stare seduti passivamente. Siete fatti per alzarvi ed essere uomini. Siete fatti per difendere donne e bambini, non per farvi da parte e voltare la testa, quando sapete che è in corso un omicidio. Non siete fatti per usare una donna e poi abbandonarla. Siete fatti per essere gentili, grandi, aggraziati, forti, per prendere posizione. Ascoltatemi: io sono stufa di fare il vostro lavoro. Donne, voi non siete fatte per essere abusate, per stare lì ed ignorare il vostro valore. Meritate che si combatta per voi, sempre. Uomini e donne, è il vostro momento: che tipo di persone volete essere? Immagino straordinarie... Siete fatti per la grandezza! Mettete da parte la politica. È il vostro momento. Che persone volete essere? Persone preoccupate solo della propria gloria, o persone preoccupate della gloria di Dio?".<br />Questa piccola grande donna, una nuova "matita nelle mani di Dio" (per dirla con Madre Teresa), lascerà un segno grande e un ancor più grande messaggio ad una generazione che ha perso il senso dell'orientamento, e c'è da augurarsi che ella rappresenti anche una grande spinta all'unità dei cristiani, proprio grazie all'apertura e all'universalità del suo messaggio per la vita.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/23134565</guid><pubDate>Mon, 24 Feb 2020 13:23:58 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/23134565/october_baby.mp3" length="8848194" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=72

SOPRAVVISSUTA ALL'ABORTO, GRIDA AL MONDO IL SUO AMORE PER LA VITA di Sabrina Pietrangeli Paluzzi
È incredibile come persone, da alcuni considerate indesiderabili o inutili,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=72" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=72</a><br /><br />SOPRAVVISSUTA ALL'ABORTO, GRIDA AL MONDO IL SUO AMORE PER LA VITA di Sabrina Pietrangeli Paluzzi<br />È incredibile come persone, da alcuni considerate indesiderabili o inutili, possano diventare voci di verità ed esprimere in modo potente il pensiero stesso di Dio, stupendo e scuotendo le masse, rendendo migliori altre persone. Mi riferisco in modo particolare ad una giovane straordinaria donna, di nome Gianna Jessen. Negli ultimi mesi, questa ragazza è diventata un "caso" su Facebook, grazie all'immediata condivisione mondiale dei video pubblicati su YouTube, all'interno dei quali lei si rivolge direttamente a platee importanti come il Sottocomitato Giudiziario del Congresso sulla Camera dei Comuni nel Regno Unito, oppure a vari Organi Costituzionali Americani, per parlare della sua storia. Chi è questa donna, e cosa fa di così straordinario? Cos'ha da raccontare a persone così importanti?<br />Gianna è una sopravvissuta all'aborto. Era una bambina frutto dell'amore di due diciassettenni, che è stata rifiutata dalla mamma, la quale si rivolse tardivamente ad uno dei più noti centri californiani impegnati nell'aborto salino. L'aborto salino è uno dei metodi più crudeli per interrompere una gravidanza avanzata e consiste nell'iniettare una soluzione salina nell'utero della madre; deglutendo questa soluzione, il piccolo in grembo ne viene praticamente bruciato, sia fuori che dentro gli organi, dopodiché, entro le 24 ore il bambino, viene partorito morto.<br />Questo era il suo destino, ma qualcosa è andato diversamente. Gianna nasce viva, tra lo stupore di tutti, e il medico che doveva eventualmente finirla, soffocandola o strangolandola, come si usava in questi casi, non c'è. Gianna viene quindi soccorsa e curata amorevolmente dal personale di servizio, e sopravvive. Dopo tre mesi di cure intensive, viene data in affidamento ad una donna di nome Penny, la quale viene informata che la piccola non camminerà mai, perché l'aborto mal riuscito le ha provocato una paralisi cerebrale.<br />Ma Penny non si scoraggia: prega per questa sua bambina e molte altre persone con lei; lavora instancabilmente per tre volte al giorno con la fisioterapia. All'età di quattro anni, Gianna è già in grado di camminare grazie ad un apparecchio ortopedico e all'ausilio di un girello. In breve tempo, inizia anche a camminare senza apparecchi, e può essere adottata legalmente dalla figlia di Penny, Diana De Paul. Continua la fisioterapia, e nonostante ogni tanto cada ancora (oggi ha 34 anni), lei con autoironia, dice: "ho imparato a cadere elegantemente, poiché non ho fatto altro per tutta la vita". Dinanzi a platee che, apponendo una semplice firma, hanno potere di decidere sulla vita e la morte di altri, Gianna dichiara che, nonostante la sua disabilità, è felice di vivere e di dipendere da Gesù per ogni cosa. Negli anni lei ha incontrato altri sopravvissuti all'aborto, non tutti fortunati come lei; molti di loro ciechi (una delle prime conseguenze dell'aborto salino), ma tutti si dichiarano grati di essere vivi. È questo che lei tiene a dire, in questi incontri, perché chi ha autorità di emettere leggi, possa capire che la personale valutazione sulla condizione di vita di un handicappato, potrebbe non corrispondere alla valutazione personale dell'handicappato stesso.<br />Lei parla di sé come della bambina di Dio, e dice: "sulla mia fronte è scritto trattami bene perché mio Padre è il padrone del mondo". Perché l'amore di quel Padre, lei lo sente talmente forte dentro di sé, da poter osare dire anche: "So di parlare di qualcosa di scomodo, nominando Gesù Cristo in questi ambienti. Ma io non sono sopravvissuta per farvi sentire comodi. Volete insultarmi? Bene. I vostri insulti sono solo gioielli in più per la mia corona". [...] Vedere questa donna minuta e un po' traballante, non tragga...]]></itunes:summary><itunes:duration>553</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,film,garantiti,gianna,jessen,october</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/a76ab0b1aacf725e66b0aa6018360786.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Courageous***** (2012) - L'assenza dei padri all'origine dei problemi dei figli</title><link>https://www.spreaker.com/episode/courageous-2012-l-assenza-dei-padri-all-origine-dei-problemi-dei-figli--22905721</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147</a><br /><br />L'ASSENZA DEI PADRI ALL'ORIGINE DEI PROBLEMI DEI FIGLI di Giulia Tanel<br />Nella nostra società c'è un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante: l'assenza dei padri. E non ci riferiamo alle adozioni di bambini a coppie omosessuali.<br />L'assenza dei padri è visibile soprattutto nelle famiglie "normali", dove un padre formalmente c'è e magari è anche un ottimo baby-sitter e un eccellente casalingo.<br />Tuttavia il ruolo a cui sono chiamati i padri è un altro: non solo – o, meglio, non principalmente – quello di cambiare pannolini e preparare minestrine. Il padre è chiamato ad incarnare l'autorità e ad indicare ai figli quale sia la strada da percorrere. Ed è questo un ruolo in un certo senso più difficile di quello della madre, che invece dovrebbe essere colei che cura e protegge.<br />Il padre apre ai figli uno sguardo sull'esterno, sul mondo; la madre incarna invece il nido domestico, il luogo sicuro e protetto.<br />Eppure quello che si vede sempre più spesso è la donna-madre-lavoratrice che guida la famiglia e prende tutte le decisioni: mentre i padri si limitano ad obbedire, perché in fondo è più comodo, oppure perché sono avvinghiati nella sindrome di eterni Peter Pan.<br />Un film molto interessante sul ruolo dei padri nella famiglia e nella società è "Courageous", diretto ad Alex Kendrick ed uscito nel 2011.<br />La pellicola ha per protagonisti degli agenti di polizia, che nella quotidianità sono costretti ad affrontare inseguimenti, risse e sparatorie. La sfida per loro più impegnativa, tuttavia, è quella che sono chiamati ad affrontare all'interno delle loro famiglie, con le loro mogli e i loro figli. Ed è una sfida dove non ci sono mezze misure e dove, nel momento in cui si sbaglia, a pagarne sono i figli.<br />Uno degli agenti, Adam Mitchell, a seguito della morte in un incidente stradale della figlioletta di soli nove anni, comincia ad interrogarsi su che padre sia stato per lei e si rammarica del tempo che ha perso, accusandosi di non essere stato un buon padre. Sua moglie, però, lo fa riflettere: loro hanno un altro figlio, un ragazzino adolescente e ribelle e dunque lui può ancora essere padre, deve ancora fare il padre.<br />Ed è così che Adam stende un decalogo di "norme" che ogni buon padre dovrebbe rispettare e, assieme ad alcuni suoi colleghi poliziotti, lo firma durante una cerimonia ufficiale.<br />Essere un buon padre o non esserlo, non è la stessa cosa. Ne va della vita dei propri figli e, quale diretta conseguenza, del benessere dell'intera società: bullismo, omosessualità, uso di droghe... non sono comportamenti che nascono dal nulla, hanno sempre una spiegazione legata alle vicende familiari.<br />Nella scena conclusiva del film, Adam presenta in un incontro pubblico il decalogo che ha steso e afferma a gran voce di fronte ai presenti: "Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia, perché per grazia di Dio lo farò io. Non dovete chiedermi chi insegnerà a mio figlio a seguire Dio, perché lo farò io. Chi si prenderà la responsabilità di provvedere alla mia famiglia e di proteggerla? Lo farò io. Chi chiederà a Dio di spezzare la catena delle cattive strade nel cammino della mia famiglia? Lo farò io. Chi dovrà pregare e benedire i miei figli perché seguano devotamente la chiamata di Dio? Io sono il padre: lo farò io. Accetto questa responsabilità ed è un onore per me accoglierla. Quello che voglio è il benestare di Dio e la Sua benedizione sulla mia casa, così come ogni buon cristiano. Perciò dove siete uomini di coraggio? Dove sono i padri che sentono Dio? È tempo di alzarsi in piedi e rispondere alla chiamata di Dio e dire: lo farò io!".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22905721</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2020 11:19:53 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22905721/courageous_assenza_dei_padri.mp3" length="5680064" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147

L'ASSENZA DEI PADRI ALL'ORIGINE DEI PROBLEMI DEI FIGLI di Giulia Tanel
Nella nostra società c'è un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante: l'assenza dei padri. E non ci...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147</a><br /><br />L'ASSENZA DEI PADRI ALL'ORIGINE DEI PROBLEMI DEI FIGLI di Giulia Tanel<br />Nella nostra società c'è un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante: l'assenza dei padri. E non ci riferiamo alle adozioni di bambini a coppie omosessuali.<br />L'assenza dei padri è visibile soprattutto nelle famiglie "normali", dove un padre formalmente c'è e magari è anche un ottimo baby-sitter e un eccellente casalingo.<br />Tuttavia il ruolo a cui sono chiamati i padri è un altro: non solo – o, meglio, non principalmente – quello di cambiare pannolini e preparare minestrine. Il padre è chiamato ad incarnare l'autorità e ad indicare ai figli quale sia la strada da percorrere. Ed è questo un ruolo in un certo senso più difficile di quello della madre, che invece dovrebbe essere colei che cura e protegge.<br />Il padre apre ai figli uno sguardo sull'esterno, sul mondo; la madre incarna invece il nido domestico, il luogo sicuro e protetto.<br />Eppure quello che si vede sempre più spesso è la donna-madre-lavoratrice che guida la famiglia e prende tutte le decisioni: mentre i padri si limitano ad obbedire, perché in fondo è più comodo, oppure perché sono avvinghiati nella sindrome di eterni Peter Pan.<br />Un film molto interessante sul ruolo dei padri nella famiglia e nella società è "Courageous", diretto ad Alex Kendrick ed uscito nel 2011.<br />La pellicola ha per protagonisti degli agenti di polizia, che nella quotidianità sono costretti ad affrontare inseguimenti, risse e sparatorie. La sfida per loro più impegnativa, tuttavia, è quella che sono chiamati ad affrontare all'interno delle loro famiglie, con le loro mogli e i loro figli. Ed è una sfida dove non ci sono mezze misure e dove, nel momento in cui si sbaglia, a pagarne sono i figli.<br />Uno degli agenti, Adam Mitchell, a seguito della morte in un incidente stradale della figlioletta di soli nove anni, comincia ad interrogarsi su che padre sia stato per lei e si rammarica del tempo che ha perso, accusandosi di non essere stato un buon padre. Sua moglie, però, lo fa riflettere: loro hanno un altro figlio, un ragazzino adolescente e ribelle e dunque lui può ancora essere padre, deve ancora fare il padre.<br />Ed è così che Adam stende un decalogo di "norme" che ogni buon padre dovrebbe rispettare e, assieme ad alcuni suoi colleghi poliziotti, lo firma durante una cerimonia ufficiale.<br />Essere un buon padre o non esserlo, non è la stessa cosa. Ne va della vita dei propri figli e, quale diretta conseguenza, del benessere dell'intera società: bullismo, omosessualità, uso di droghe... non sono comportamenti che nascono dal nulla, hanno sempre una spiegazione legata alle vicende familiari.<br />Nella scena conclusiva del film, Adam presenta in un incontro pubblico il decalogo che ha steso e afferma a gran voce di fronte ai presenti: "Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia, perché per grazia di Dio lo farò io. Non dovete chiedermi chi insegnerà a mio figlio a seguire Dio, perché lo farò io. Chi si prenderà la responsabilità di provvedere alla mia famiglia e di proteggerla? Lo farò io. Chi chiederà a Dio di spezzare la catena delle cattive strade nel cammino della mia famiglia? Lo farò io. Chi dovrà pregare e benedire i miei figli perché seguano devotamente la chiamata di Dio? Io sono il padre: lo farò io. Accetto questa responsabilità ed è un onore per me accoglierla. Quello che voglio è il benestare di Dio e la Sua benedizione sulla mia casa, così come ogni buon cristiano. Perciò dove siete uomini di coraggio? Dove sono i padri che sentono Dio? È tempo di alzarsi in piedi e rispondere alla chiamata di Dio e dire: lo farò io!".]]></itunes:summary><itunes:duration>355</itunes:duration><itunes:keywords>assenza,courageous,famiglia,film,garantiti,padre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c1d444b1e4eadb81ba936cae5cdc47e5.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Courageous***** (2012) - L'importanza del padre e del marito per una famiglia salda</title><link>https://www.spreaker.com/episode/courageous-2012-l-importanza-del-padre-e-del-marito-per-una-famiglia-salda--22905722</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147</a><br /><br />L'IMPORTANZA DEL PADRE E DEL MARITO PER UNA FAMIGLIA SALDA<br />Esperti agenti di polizia pronti a fronteggiare qualsiasi situazione, Adam Mitchell, Nathan Hayes e i loro colleghi, si trovano a dover affrontare una sfida ben più grande tra le mura domestiche, per la quale nessuno è veramente preparato: la paternità. Una tragedia in una delle famiglie risveglia prima nel protagonista a poi nei suoi colleghi, il desiderio di applicare la fede in Dio nel rapporto con i figli per essere padri migliori.<br />Sempre più sicuro di sé, sia dietro che davanti la macchina da presa, Kendrick questa volta mette sotto il microscopio il rapporto padre – figlio/a. Quando Adam si specchia nella Parola di Dio, dopo un fatto drammatico nella sua famiglia, capisce che non sta svolgendo bene il grande compito che Dio gli ha affidato, si chiede cosa vuole Dio da lui come padre, come capo della famiglia, si mette in discussione e stabilisce un decalogo.<br />Un film davvero ben equilibrato dove coesistono l'azione (presente in gran parte del film con dei bellissimi inseguimenti), i sentimenti, la forte drammaticità (alleggerita da una buona dose di ironia con delle scene davvero esilaranti ben interpretate da un volontario al suo primo film: Robert Amaya). Infine l'elevazione dei valori e le promesse. Il tutto incorniciato dal mettere in pratica nella vita di tutti i giorni la Parola di Dio come in "Affrontando i Giganti" e in "Fireproof".<br />Il messaggio, anche questa volta, non è solo per i non cristiani ma anche e soprattutto per persone già credenti, per tutti i padri che hanno l'umiltà di mettersi in discussione. La macchina da presa si mette dalla parte dei figli, guarda con i loro occhi, mettendo questi uomini a confronto con quello che loro stessi credono e predicano, ma che non riescono a mettere in pratica tanto facilmente.<br />Kendrick pone un punto fermo, una base dalla quale partire, per affrontare la sfida più grande: essere uomini di coraggio!<br />Un film per tutta la famiglia che vi farà ridere e piangere allo stesso tempo, che vi farà riflettere e ... perché no, che vi aiuterà a cambiare.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22905722</guid><pubDate>Tue, 18 Feb 2020 10:48:01 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22905722/courageous_importanza_del_padre.mp3" length="3183594" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147

L'IMPORTANZA DEL PADRE E DEL MARITO PER UNA FAMIGLIA SALDA
Esperti agenti di polizia pronti a fronteggiare qualsiasi situazione, Adam Mitchell, Nathan Hayes e i loro colleghi, si...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=147</a><br /><br />L'IMPORTANZA DEL PADRE E DEL MARITO PER UNA FAMIGLIA SALDA<br />Esperti agenti di polizia pronti a fronteggiare qualsiasi situazione, Adam Mitchell, Nathan Hayes e i loro colleghi, si trovano a dover affrontare una sfida ben più grande tra le mura domestiche, per la quale nessuno è veramente preparato: la paternità. Una tragedia in una delle famiglie risveglia prima nel protagonista a poi nei suoi colleghi, il desiderio di applicare la fede in Dio nel rapporto con i figli per essere padri migliori.<br />Sempre più sicuro di sé, sia dietro che davanti la macchina da presa, Kendrick questa volta mette sotto il microscopio il rapporto padre – figlio/a. Quando Adam si specchia nella Parola di Dio, dopo un fatto drammatico nella sua famiglia, capisce che non sta svolgendo bene il grande compito che Dio gli ha affidato, si chiede cosa vuole Dio da lui come padre, come capo della famiglia, si mette in discussione e stabilisce un decalogo.<br />Un film davvero ben equilibrato dove coesistono l'azione (presente in gran parte del film con dei bellissimi inseguimenti), i sentimenti, la forte drammaticità (alleggerita da una buona dose di ironia con delle scene davvero esilaranti ben interpretate da un volontario al suo primo film: Robert Amaya). Infine l'elevazione dei valori e le promesse. Il tutto incorniciato dal mettere in pratica nella vita di tutti i giorni la Parola di Dio come in "Affrontando i Giganti" e in "Fireproof".<br />Il messaggio, anche questa volta, non è solo per i non cristiani ma anche e soprattutto per persone già credenti, per tutti i padri che hanno l'umiltà di mettersi in discussione. La macchina da presa si mette dalla parte dei figli, guarda con i loro occhi, mettendo questi uomini a confronto con quello che loro stessi credono e predicano, ma che non riescono a mettere in pratica tanto facilmente.<br />Kendrick pone un punto fermo, una base dalla quale partire, per affrontare la sfida più grande: essere uomini di coraggio!<br />Un film per tutta la famiglia che vi farà ridere e piangere allo stesso tempo, che vi farà riflettere e ... perché no, che vi aiuterà a cambiare.]]></itunes:summary><itunes:duration>199</itunes:duration><itunes:keywords>courageous,filmgarantiti,marito,moglie,padre</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/f4d881a395ed9300e673577256b0e514.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Lo Hobbit*** (2012-2014) - Un viaggio inaspettato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/lo-hobbit-2012-2014-un-viaggio-inaspettato--22878725</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=378" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=378</a><br /><br />LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO<br />di Marco Respinti<br />Lo Hobbit è un racconto serio e per questo sa anche ridere di gusto nel momento giusto e mai canzonare con livore. E Lo Hobbit è un racconto vero perché parla di cose reali, anche se non sempre materiali.<br />Chi ama Tolkien conosce la storia a menadito, mentre chi la ignora la vedrà disvelarsi affascinante e coinvolgente davanti agli occhi. Per questi motivi è futile o dannoso raccontarne la trama. Ci asteniamo. Non però dal contemplarne ancora una volta la vicenda.<br />Vi è qualcosa là fuori, narra Tolkien con Lo Hobbit, che mai ti aspetteresti. Un dì soleggiato e tranquillo quel qualcosa viene bruscamente a bussarti alla porta, gettandoti dalla seggiola e scuotendoti dal quieto vivere. Cerchi di respingerla, la combatti, preferisci startene rintanato nel tuo cantuccio, ma - ancora non capisci come, dove e quando - essa ti prende; un po' per mano, un po' spintonandoti da dietro. Quel qualcosa ha il volto di uno che è più grande, maggiore di te. Uno che non è che sa già tutto in anticipo, o che è più intelligente ed erudito di te: semplicemente uno che percorre la medesima strada, che sarà anche la tua, da più tempo di te, che ha più esperienza e che quella esperienza ti mette a disposizione senza nemmeno starci troppo a pensare.<br />Uno così, strano e affascinante, scorbutico se serve e dolce come sempre serve, ha radunato una banda. La più improbabile di tutte. Ti ci ficca dentro senza chiederti il permesso, e poi ti proietta in un mondo enorme che neanche sospettavi esistesse, irto d'insidie anche mortali e colmo di bellezze da mozzare il fiato. La sua banda sgangherata è fatta di gente che davvero non ti saresti mai scelta come compagnia, cui ti senti di per sé superiore, gente insomma con cui le persone perbene non si legano affatto. Non fai a tempo a rendertene conto, però, e già sei sul cammino, dietro a quella banda, borbottante e mugugnante come sempre, nostalgico del tuo far niente come sei fatto, e però attratto da un non so che cominci a sentir sorgere palpitando in un angolo remoto del cuore che non ricordavi più di avere.<br />Il cammino, tuo e di quella banda, non è un vagare, perché ha una meta, e perché segue una guida. Ha pure uno scopo, una missione da compiere. Quale? La tua, che diamine. Rischiosa, ovvio, ma ne vale la pena. Forse non ne tornerai vivo, ma tanto hai già cominciato a chiederti se davvero serve salvarsi la vita a ogni costo se per farlo si rinuncia a viverla.<br />I tuoi compagni un po' ti deridono: pensano che non sarai all'altezza. Ciò che dovrete fare è infatti nientemeno che un furto; o così lo chiamano coloro che non hanno più memoria, quelli per cui certe cose sono fuorilegge, vietate, indegne. Tipo farsi invitare e sospingere lungo una strada che ha un compito dentro una compagnia da un tipo che è diversissimo dagli altri.<br />Lungo la strada t'imbatti per di più in un'altra sorpresa ancora, persino più grande; in realtà le sorprese con cui t'imbatti sono mille e una, quotidiane, e ora riesci a cavartela sempre meglio, scorgendoti crescere dentro e fuori come non credevi possibile. Una di quelle sorprese è però la più bizzarra e perigliosa di tutte. È quella che pone davanti alla vita e alla morte: alla morte prima e a quella seconda: al morire semmai avendo ben vissuto o al lasciarti vivere come un morto che cammina.<br />C'è un incontro enorme dentro quell'incontro iniziale che già ti pareva insolito, e dentro c'è addirittura l'intera posta messa in gioco della tua missione, una posta davvero più grande, smisurata, impari, che ancora non hai capito sino in fondo, né tu né i tuoi compagni né chi cammina davanti a te da più tempo di te. Grande, ma così grande che solo dopo, a fatica e a brandelli riuscirai forse a iniziare a intuire; ha a che fare niente meno che con la salvezza, con quella di ognuno e di tutti, con il destino. Se te lo avessero chiesto prima, saresti già da tempo altrove; ma l'avventura umana non ti chiede mai il permesso per tirarti giù dalla branda e caricarti sulle spalle il tuo compito.<br />Cammina e cammina, combatti e combatti, ridi e scherza, ti rendi improvvisamente conto che di quella compagnia sgangherata che ha disturbato i tuoi sonni tranquilli adesso non puoi più fare a meno, che adesso quei tipi strani sono tuoi amici per la pelle, che tu dipendi da loro o loro da te, che nulla è più come prima.<br />Nulla è davvero più come prima. Per primo tu, per effetto anche dei tuoi amici, e subito dopo loro, anche per effetto tuo. Ti guardi, e non ti riconosci più. Sei un altro. Ti guardi meglio adesso che sei un altro irriconoscibile e vedi che in verità sei ancora quello di prima, che quel tuo volto nuovo già c'era, ma aveva bisogno di essere ripulito, portato alla luce, indossato. Ti guardi, insomma, e sei uomo, maturo, adulto e ragazzo assieme. Ti guardi e finalmente sei tu, cioè "io".<br />Ti guardi, e ti rendi conto che leggere Lo Hobbit ti cambia la vita. Fine dell'avventura, fine della storia? No, inizio. Nulla sarà più come prima, meno male. Ti guardi, e sei finalmente diventato quel che eri nato per essere solo se la possibilità di quel destino l'avessi accolta con disponibilità pur senza capire, e un po' continuando a mormorare, ma da cui ti guardavi bene per mediocrità. I soloni ti chiamano mezz'uomo, ma perdonali Padre perché non sanno quello che dicono.<br />«In te c'è più di quanto tu creda, figlio delle miti terre d'Occidente», disse morendo il nobile nano Thorin Scudodiquercia a Bilbo Baggins che un tempo era una sciacquetta e che oggi è un vero hobbit.<br /><br />Per vedere il trailer del film "Lo hobbit" e per leggere le schede dei migliori film mai prodotti, visita il sito <a href="http://www.FilmGarantiti.it" rel="noopener">www.FilmGarantiti.it</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22878725</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2020 16:06:22 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22878725/lo_hobbit_un_viaggio_inaspettato.mp3" length="8388857" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=378&#13;
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LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO&#13;
di Marco Respinti&#13;
Lo Hobbit è un racconto serio e per questo sa anche ridere di gusto nel momento giusto e mai canzonare con livore. E Lo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=378" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=378</a><br /><br />LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO<br />di Marco Respinti<br />Lo Hobbit è un racconto serio e per questo sa anche ridere di gusto nel momento giusto e mai canzonare con livore. E Lo Hobbit è un racconto vero perché parla di cose reali, anche se non sempre materiali.<br />Chi ama Tolkien conosce la storia a menadito, mentre chi la ignora la vedrà disvelarsi affascinante e coinvolgente davanti agli occhi. Per questi motivi è futile o dannoso raccontarne la trama. Ci asteniamo. Non però dal contemplarne ancora una volta la vicenda.<br />Vi è qualcosa là fuori, narra Tolkien con Lo Hobbit, che mai ti aspetteresti. Un dì soleggiato e tranquillo quel qualcosa viene bruscamente a bussarti alla porta, gettandoti dalla seggiola e scuotendoti dal quieto vivere. Cerchi di respingerla, la combatti, preferisci startene rintanato nel tuo cantuccio, ma - ancora non capisci come, dove e quando - essa ti prende; un po' per mano, un po' spintonandoti da dietro. Quel qualcosa ha il volto di uno che è più grande, maggiore di te. Uno che non è che sa già tutto in anticipo, o che è più intelligente ed erudito di te: semplicemente uno che percorre la medesima strada, che sarà anche la tua, da più tempo di te, che ha più esperienza e che quella esperienza ti mette a disposizione senza nemmeno starci troppo a pensare.<br />Uno così, strano e affascinante, scorbutico se serve e dolce come sempre serve, ha radunato una banda. La più improbabile di tutte. Ti ci ficca dentro senza chiederti il permesso, e poi ti proietta in un mondo enorme che neanche sospettavi esistesse, irto d'insidie anche mortali e colmo di bellezze da mozzare il fiato. La sua banda sgangherata è fatta di gente che davvero non ti saresti mai scelta come compagnia, cui ti senti di per sé superiore, gente insomma con cui le persone perbene non si legano affatto. Non fai a tempo a rendertene conto, però, e già sei sul cammino, dietro a quella banda, borbottante e mugugnante come sempre, nostalgico del tuo far niente come sei fatto, e però attratto da un non so che cominci a sentir sorgere palpitando in un angolo remoto del cuore che non ricordavi più di avere.<br />Il cammino, tuo e di quella banda, non è un vagare, perché ha una meta, e perché segue una guida. Ha pure uno scopo, una missione da compiere. Quale? La tua, che diamine. Rischiosa, ovvio, ma ne vale la pena. Forse non ne tornerai vivo, ma tanto hai già cominciato a chiederti se davvero serve salvarsi la vita a ogni costo se per farlo si rinuncia a viverla.<br />I tuoi compagni un po' ti deridono: pensano che non sarai all'altezza. Ciò che dovrete fare è infatti nientemeno che un furto; o così lo chiamano coloro che non hanno più memoria, quelli per cui certe cose sono fuorilegge, vietate, indegne. Tipo farsi invitare e sospingere lungo una strada che ha un compito dentro una compagnia da un tipo che è diversissimo dagli altri.<br />Lungo la strada t'imbatti per di più in un'altra sorpresa ancora, persino più grande; in realtà le sorprese con cui t'imbatti sono mille e una, quotidiane, e ora riesci a cavartela sempre meglio, scorgendoti crescere dentro e fuori come non credevi possibile. Una di quelle sorprese è però la più bizzarra e perigliosa di tutte. È quella che pone davanti alla vita e alla morte: alla morte prima e a quella seconda: al morire semmai avendo ben vissuto o al lasciarti vivere come un morto che cammina.<br />C'è un incontro enorme dentro quell'incontro iniziale che già ti pareva insolito, e dentro c'è addirittura l'intera posta messa in gioco della tua missione, una posta davvero più grande, smisurata, impari, che ancora non hai capito sino in fondo, né tu né i tuoi compagni né chi cammina davanti a te da più tempo di te. Grande, ma così grande che solo dopo, a fatica e a brandelli riuscirai forse a iniziare a intuire; ha a che fare niente...]]></itunes:summary><itunes:duration>525</itunes:duration><itunes:keywords>baggins,filmgarantiti,hobbit,tolkien,viaggio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/29dcbcdfa5ebdb22375b1fda2174f0c0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Undici settembre 1683**** (2012) - Perché a colazione mangiamo cornetto e cappuccino?</title><link>https://www.spreaker.com/episode/undici-settembre-1683-2012-perche-a-colazione-mangiamo-cornetto-e-cappuccino--22722164</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=221" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=221</a><br /><br />PERCHE' A COLAZIONE MANGIAMO CORNETTO E CAPPUCCINO?<br />Perché il cappuccino e il croissant si chiamano così? Risale all'11 settembre 1683, quando le truppe cristiane, 30.000 uomini, ruppero l'assedio di Vienna, da parte di 80.000 ottomani. A dare coraggio alle truppe cristiane c'era il monaco cappuccino Marco d'Aviano. Quando il 12 settembre dopo la vittoria Marco entrò in Vienna gli offrirono il caffè: avevano imparato a farlo dai turchi. Il monaco cappuccino lo trovò terribile e allora ingentilì aggiungendo latte fino a che ebbe lo stesso colore della sua tonaca. Vienna aveva rischiato di cadere pochi giorni prima di essere liberata. I turchi avevano scavato un tunnel dove mettere barili di polvere da sparo e farli esplodere, ma un fornaio lavorando di notte aveva sentito il rumore e aveva avvertito i difensori che erano arrivati in tempo. Quel fornaio, unico in tutta Vienna ebbe l'esclusiva della pasta sfoglia. I dolci di pasta sfoglia infatti in Francia sono detti viennoiseries, cose di Vienna. Quel fornaio fabbricò un dolcetto a forma di luna crescente, in francese croissant, in ricordo del simbolo della bandiera turca, che vuol dire: la tua bandiera me la mangio a colazione.<br />Quindi: mangiamo cappuccino e croissant? Stiamo festeggiando la vittoria di Vienna.<br /><br />RIASSUMENDO:<br />- il cappuccino si chiama così perché fu fatto per la prima volta dal beato Marco d'Aviano aggiungendo del latte al caffé (e visto che il frate era un cappuccino, questo fu il nome della nuova bevanda)<br />- il croissant fatto a forma di luna crescente (simbolo dell'Islam) sconfitto viene inzuppato nel cappuccino (a ricordo del beato Marco d'Aviano che motivava le truppe cristiane) e poi mangiato (in ricordo della vittoria sull'Islam invasore)<br />Sapendo queste cose la colazione al bar diventa più gustosa... e magari possiamo chiedere a chi ci sta accanto: "Sai cosa sto festeggiando con cornetto e cappuccino?".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22722164</guid><pubDate>Thu, 13 Feb 2020 08:02:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22722164/croissant_e_cappuccino.mp3" length="2590510" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=221

PERCHE' A COLAZIONE MANGIAMO CORNETTO E CAPPUCCINO?
Perché il cappuccino e il croissant si chiamano così? Risale all'11 settembre 1683, quando le truppe cristiane, 30.000 uomini,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=221" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=221</a><br /><br />PERCHE' A COLAZIONE MANGIAMO CORNETTO E CAPPUCCINO?<br />Perché il cappuccino e il croissant si chiamano così? Risale all'11 settembre 1683, quando le truppe cristiane, 30.000 uomini, ruppero l'assedio di Vienna, da parte di 80.000 ottomani. A dare coraggio alle truppe cristiane c'era il monaco cappuccino Marco d'Aviano. Quando il 12 settembre dopo la vittoria Marco entrò in Vienna gli offrirono il caffè: avevano imparato a farlo dai turchi. Il monaco cappuccino lo trovò terribile e allora ingentilì aggiungendo latte fino a che ebbe lo stesso colore della sua tonaca. Vienna aveva rischiato di cadere pochi giorni prima di essere liberata. I turchi avevano scavato un tunnel dove mettere barili di polvere da sparo e farli esplodere, ma un fornaio lavorando di notte aveva sentito il rumore e aveva avvertito i difensori che erano arrivati in tempo. Quel fornaio, unico in tutta Vienna ebbe l'esclusiva della pasta sfoglia. I dolci di pasta sfoglia infatti in Francia sono detti viennoiseries, cose di Vienna. Quel fornaio fabbricò un dolcetto a forma di luna crescente, in francese croissant, in ricordo del simbolo della bandiera turca, che vuol dire: la tua bandiera me la mangio a colazione.<br />Quindi: mangiamo cappuccino e croissant? Stiamo festeggiando la vittoria di Vienna.<br /><br />RIASSUMENDO:<br />- il cappuccino si chiama così perché fu fatto per la prima volta dal beato Marco d'Aviano aggiungendo del latte al caffé (e visto che il frate era un cappuccino, questo fu il nome della nuova bevanda)<br />- il croissant fatto a forma di luna crescente (simbolo dell'Islam) sconfitto viene inzuppato nel cappuccino (a ricordo del beato Marco d'Aviano che motivava le truppe cristiane) e poi mangiato (in ricordo della vittoria sull'Islam invasore)<br />Sapendo queste cose la colazione al bar diventa più gustosa... e magari possiamo chiedere a chi ci sta accanto: "Sai cosa sto festeggiando con cornetto e cappuccino?".]]></itunes:summary><itunes:duration>162</itunes:duration><itunes:keywords>battaglia,cappuccino,colazione,cornetto,vienna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/80bc6a95750ac7b83abf66d694b57b92.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Undici settembre 1683**** (2012) - La Lega Santa ferma l'avanzata islamica</title><link>https://www.spreaker.com/episode/undici-settembre-1683-2012-la-lega-santa-ferma-l-avanzata-islamica--22684415</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=169" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=169</a><br /><br />LA LEGA SANTA FERMA L'AVANZATA TURCA ISLAMICA: PER SEMPRE di Renato Cirelli<br />Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento, il secolo terribile che aveva sconvolto e cambiato per sempre l'Europa, si presenta tutt'altro che pacifico. La Guerra dei Trent'Anni (1618-1648), iniziata come guerra di religione, era continuata come conflitto fra la Casa regnante francese dei Borbone e gli Asburgo per togliere a questi ultimi l'egemonia sulla Germania, che derivava loro dall'autorità imperiale. Per raggiungere questo scopo il primo ministro francese Armand du Plessis, cardinale duca di Richelieu (1585-1642), inaugurando una politica fondata sul solo interesse nazionale a scapito degli interessi dell'Europa cattolica, si allea con i principi protestanti.<br />I Trattati di Westfalia del 1648 sanciscono l'indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero e sulla Germania, devastata e divisa fra cattolici e protestanti e frazionata politicamente, si stabilisce l'egemonia del re di Francia Luigi XIV (1638-1715). Il ruolo dominante raggiunto in Europa spinge il Re Sole ad aspirare alla stessa corona imperiale e, in questa prospettiva, egli non esita a cercare l'alleanza degli ottomani, indifferente a ogni ideale cristiano ed europeo. Sul finire del secolo l'Europa cristiana è prostrata e ripiegata su se stessa fra divisioni religiose e lotte dinastiche, mentre la crisi economica e il calo demografico, conseguenti alla guerra, completano il quadro e la rendono oltremodo vulnerabile.<br /><br />L'OFFENSIVA TURCA<br />L'impero ottomano, che aveva ormai conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato fermato nella sua avanzata dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria.<br />Poco dopo però, sotto l'energica guida del Gran Visir Kara Mustafà (1634-1683), l'offensiva turca riprende, incoraggiata incoscientemente da Luigi XIV nella sua spregiudicata politica anti-asburgica, e approfitta della debolezza in cui versano l'Europa e l'Impero.<br />Solo la Repubblica di Venezia contende ai Turchi ogni isola dell'Egeo e ogni metro di Grecia e di Dalmazia combattendo orgogliosamente da sola la sua ultima e gloriosa guerra, che culmina con la caduta di Candia nel 1669, difesa eroicamente da Francesco Morosini il Peloponnesiaco (1618-1694).<br />Dopo Creta, nel 1672 la Podolia - parte dell'odierna Ucraina - viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, a Istanbul, vengono inastate le code di cavallo di battaglia in direzione dell'Ungheria e un immenso esercito si mette in marcia verso il cuore dell'Europa, sotto la guida di Kara Mustafà e del sultano Maometto IV (1642-1693), con l'intento di creare una grande Turchia europea e musulmana con capitale Vienna.<br />Le poche forze imperiali - appoggiate da milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) - tentano invano di resistere. Il grande condottiero al servizio degli Asburgo prende il comando benché ancora convalescente di una grave malattia che lo aveva portato sull'orlo della morte, dalla quale - si dice - l'abbiano salvato le preghiere di un padre cappuccino, il beato Marco da Aviano (1631-1699). Il religioso italiano, inviato del Papa presso l'Imperatore e instancabile predicatore della crociata anti-turca, consiglia che tutte le insegne imperiali portino l'immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache manterranno l'effigie della Madonna per due secoli e mezzo, fino a quando Adolf Hitler (1889-1945) le farà togliere.<br /><br />LE "CAMPANE DEI TURCHI"<br />L'8 luglio 1683 l'esercito ottomano muove dall'Ungheria verso Vienna, vi giunge il 13 luglio e la cinge d'assedio. Durante il percorso ha devastato le regioni attraversate, saccheggiato città e villaggi, distrutto chiese e conventi, massacrato e schiavizzato le popolazioni cristiane.<br />L'imperatore Leopoldo I (1640-1705), dopo aver affidato il comando militare al conte Ernst Rüdiger von Starhemberg (1638-1701), decide di lasciare la città e raggiunge Linz per organizzare la resistenza della Germania contro il tremendo pericolo che la sovrasta.<br />Nell'impero suonano a stormo le "campane dei turchi", com'era già accaduto nel 1664 e nel secolo precedente, e inizia la mobilitazione delle risorse militari imperiali, mentre l'imperatore tesse febbrilmente trattative per chiamare a raccolta tutti i principi, cattolici e protestanti, sabotato da Luigi XIV e da Federico Guglielmo di Brandeburgo (1620-1688), e chiede l'immediato intervento dell'esercito polacco, appellandosi al supremo interesse della salvezza della Cristianità.<br /><br />PAPA INNOCENZO XI<br />In questo momento drammatico dà i suoi frutti la politica europea e orientale da anni promossa dalla Santa Sede, soprattutto per merito del cardinale Benedetto Odescalchi (1611-1689), eletto Papa con il nome di Innocenzo XI nel 1676, beatificato nel 1956 da Papa Pio XII (1939-1958).<br />Convinto custode del grande spirito crociato, il Pontefice, che da cardinale governatore di Ferrara si era guadagnato il titolo di "padre dei poveri", ispira una politica lungimirante tesa a creare un sistema di equilibrio fra i principi cristiani per indirizzare la loro politica estera contro l'impero ottomano. Avvalendosi di abili e decisi esecutori come i nunzi Obizzo Pallavicini (1632-1700) e Francesco Buonvisi (1626-1700), il beato Marco da Aviano e altri, la diplomazia pontificia media e concilia i contrasti europei, pacifica la Polonia con l'Austria, favorisce l'avvicinamento con il Brandeburgo protestante e con la Russia ortodossa, difende perfino gli interessi dei protestanti ungheresi contro l'episcopato locale, perché tutte le divisioni della Cristianità dovevano venir meno davanti alla difesa dell'Europa dall'islam. E, nonostante gli insuccessi e le incomprensioni, nell'"anno dei Turchi" 1683 il Papa riesce a essere l'anima della grande coalizione cristiana, trova il denaro in tutta Europa per finanziare le truppe di grandi e di piccoli principi e paga personalmente un reparto di cosacchi dell'esercito della Polonia.<br /><br />L'ASSEDIO<br />Intanto a Vienna, invasa dai profughi, si consuma la via crucis dell'assedio, che la città sopporta eroicamente. 6.000 soldati e 5.000 uomini della difesa civica si oppongono, tagliati fuori dal mondo, allo sterminato esercito ottomano, armato di 300 cannoni. Tutte le campane della città vengono messe a tacere fuorché quella di Santo Stefano, chiamata Angstern, "angoscia", che con i suoi incessanti rintocchi chiama a raccolta i difensori. Gli assalti ai bastioni e gli scontri a corpo a corpo sono quotidiani e ogni giorno può essere l'ultimo, mentre i soccorsi sono ancora lontani. Sollecitato dal Papa e dall'imperatore, alla testa di un esercito, muove a marce forzate verso la città assediata il re di Polonia Giovanni III Sobieski (1624-1696), che già due volte aveva salvato la Polonia dai turchi. Finalmente il 31 agosto si congiunge con il duca Carlo di Lorena, che gli cede il comando supremo, e, quando viene raggiunto da tutti i contingenti dell'impero, l'esercito cristiano si mette in marcia verso Vienna, dove la situazione è ormai drammatica. I turchi hanno aperto brecce nei bastioni e i difensori superstiti, dopo aver respinto diciotto attacchi ed effettuato ventiquattro sortite, sono allo stremo, mentre i giannizzeri attaccano, infiammmati dai loro predicatori, e i cavalieri tatari scorazzano per l'Austria e la Moravia. L'11 settembre Vienna vive con angoscia quella che sembra l'ultima notte e von Starhemberg invia a Carlo di Lorena l'ultimo disperato messaggio: "Non perdete più tempo, clementissimo Signore, non perdete più tempo".<br /><br />LA BATTAGLIA<br />All'alba del 12 settembre 1683 il beato Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa servita dal re di Polonia, benedice l'esercito schierato, quindi, a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani.<br />Sono presenti con le loro truppe i principi del Baden e di Sassonia, i Wittelsbach di Baviera, i signori di Turingia e di Holstein, i polacchi e gli ungheresi, il generale italiano conte Enea Silvio Caprara (1631-1701), oltre al giovane principe Eugenio di Savoia (1663-1736), che riceve il battesimo di fuoco.<br />La battaglia dura tutto il giorno e termina con una terribile carica all'arma bianca, guidata da Sobieski in persona, che provoca la rotta degli ottomani e la vittoria dell'esercito cristiano: questo subisce solo 2.000 perdite contro le oltre 20.000 dell'avversario. L'esercito ottomano fugge in disordine abbandonando tutto il bottino e le artiglierie e dopo aver massacrato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia invia al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit". Ancor oggi, per decisione di Papa Innocenzo XI, il 12 settembre è dedicato al SS. Nome di Maria, in ricordo e in ringraziamento della vittoria.<br />Il giorno seguente l'imperatore entra in Vienna, festante e liberata, alla testa dei principi dell'impero e delle truppe confederate e assiste al Te Deum di ringraziamento, officiato nella cattedrale di Santo Stefano dal vescovo di Vienna-Neustadt, poi cardinale, il conte Leopoldo Carlo Kollonic (1631-1707), anima spirituale della resistenza.<br /><br />IL RIFLUSSO DELL'ISLAM<br />La vittoria di Kalhenberg e la liberazione di Vienna sono il punto di partenza per la controffensiva condotta dagli Asburgo contro l'impero ottomano nell'Europa danubiana, che porta, negli anni seguenti, alla liberazione dell'Ungheria, della Transilvania e della Croazia, dando inoltre possibilità alla Dalmazia di restare veneziana. È il momento in cui maggiormente si palesa la grandezza della vocazione e della missione della Casa d'Austria per il riscatto e per la difesa dell'Europa sud-orientale.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22684415</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2020 08:00:57 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22684415/la_lega_santa_ferma_avanzata_turca.mp3" length="16389432" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=169

LA LEGA SANTA FERMA L'AVANZATA TURCA ISLAMICA: PER SEMPRE di Renato Cirelli
Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento, il secolo terribile che aveva sconvolto...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=169" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=169</a><br /><br />LA LEGA SANTA FERMA L'AVANZATA TURCA ISLAMICA: PER SEMPRE di Renato Cirelli<br />Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento, il secolo terribile che aveva sconvolto e cambiato per sempre l'Europa, si presenta tutt'altro che pacifico. La Guerra dei Trent'Anni (1618-1648), iniziata come guerra di religione, era continuata come conflitto fra la Casa regnante francese dei Borbone e gli Asburgo per togliere a questi ultimi l'egemonia sulla Germania, che derivava loro dall'autorità imperiale. Per raggiungere questo scopo il primo ministro francese Armand du Plessis, cardinale duca di Richelieu (1585-1642), inaugurando una politica fondata sul solo interesse nazionale a scapito degli interessi dell'Europa cattolica, si allea con i principi protestanti.<br />I Trattati di Westfalia del 1648 sanciscono l'indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero e sulla Germania, devastata e divisa fra cattolici e protestanti e frazionata politicamente, si stabilisce l'egemonia del re di Francia Luigi XIV (1638-1715). Il ruolo dominante raggiunto in Europa spinge il Re Sole ad aspirare alla stessa corona imperiale e, in questa prospettiva, egli non esita a cercare l'alleanza degli ottomani, indifferente a ogni ideale cristiano ed europeo. Sul finire del secolo l'Europa cristiana è prostrata e ripiegata su se stessa fra divisioni religiose e lotte dinastiche, mentre la crisi economica e il calo demografico, conseguenti alla guerra, completano il quadro e la rendono oltremodo vulnerabile.<br /><br />L'OFFENSIVA TURCA<br />L'impero ottomano, che aveva ormai conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato fermato nella sua avanzata dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria.<br />Poco dopo però, sotto l'energica guida del Gran Visir Kara Mustafà (1634-1683), l'offensiva turca riprende, incoraggiata incoscientemente da Luigi XIV nella sua spregiudicata politica anti-asburgica, e approfitta della debolezza in cui versano l'Europa e l'Impero.<br />Solo la Repubblica di Venezia contende ai Turchi ogni isola dell'Egeo e ogni metro di Grecia e di Dalmazia combattendo orgogliosamente da sola la sua ultima e gloriosa guerra, che culmina con la caduta di Candia nel 1669, difesa eroicamente da Francesco Morosini il Peloponnesiaco (1618-1694).<br />Dopo Creta, nel 1672 la Podolia - parte dell'odierna Ucraina - viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, a Istanbul, vengono inastate le code di cavallo di battaglia in direzione dell'Ungheria e un immenso esercito si mette in marcia verso il cuore dell'Europa, sotto la guida di Kara Mustafà e del sultano Maometto IV (1642-1693), con l'intento di creare una grande Turchia europea e musulmana con capitale Vienna.<br />Le poche forze imperiali - appoggiate da milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) - tentano invano di resistere. Il grande condottiero al servizio degli Asburgo prende il comando benché ancora convalescente di una grave malattia che lo aveva portato sull'orlo della morte, dalla quale - si dice - l'abbiano salvato le preghiere di un padre cappuccino, il beato Marco da Aviano (1631-1699). Il religioso italiano, inviato del Papa presso l'Imperatore e instancabile predicatore della crociata anti-turca, consiglia che tutte le insegne imperiali portino l'immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache manterranno l'effigie della Madonna per due secoli e mezzo, fino a quando Adolf Hitler (1889-1945) le farà togliere.<br /><br />LE "CAMPANE DEI TURCHI"<br />L'8 luglio 1683 l'esercito ottomano muove dall'Ungheria verso Vienna, vi giunge il 13 luglio e la cinge d'assedio. Durante il percorso ha devastato le regioni attraversate, saccheggiato città e villaggi,...]]></itunes:summary><itunes:duration>1025</itunes:duration><itunes:keywords>11settembre,battaglia,islamici,lega,santa,vienna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ba85a7c30b5a014d4ad438ed396ed2b9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Undici settembre 1683**** (2012) - Sette imprecisioni storiche</title><link>https://www.spreaker.com/episode/undici-settembre-1683-2012-sette-imprecisioni-storiche--22684274</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=179" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=179</a><br /><br />SETTE IMPRECISIONI STORICHE DEL FILM SUL BEATO MARCO D'AVIANO di Massimo Viglione<br />In questi giorni si sta proiettando in alcuni cinema italiani un film di Renzo Martinelli, 11 settembre 1683, dedicato al beato Marco d'Aviano e alla vittoria di Vienna, decisiva per il resto di tutta la storia del millenario scontro fra Cristianità e Islam. A nessuno può quindi sfuggire il fatto che un film sul trionfo militare della Cristianità sull'Islam è più che un semplice film, e merita attenzione, comunque sia fatto.<br />Sorvolo pienamente sugli aspetti tecnici: è ovvio che sarebbe dovuto essere un Kolossal, ma è altrettanto ovvio che i mezzi economici non ci sono, e in questo va dato atto a Martinelli di avere un certo "coraggio" nel "tuffarsi" in queste imprese, nonostante tutto.<br />Sorvoliamo sul fatto che la data della battaglia non è l'11 settembre, ma il 12 settembre 1683 (e, infatti, Papa Innocenzo XI stabilì in questo giorno, come ringraziamento a Dio per la vittoria, la festa del nome di Maria). Esigenze pubblicitarie...<br />Sorvoliamo che il consulente storico è stato Valerio Massimo Manfredi: i tuttologi non possono dare sempre il meglio, e Martinelli farebbe bene a guardare anche in altre direzioni, per il futuro: un nome meno altisonante ma più esperto della materia può essere di maggiore aiuto.<br />Detto questo, possiamo affermare che la figura di padre Marco è ben interpretata da un attore navigato e noto come F. Murray Abraham. In generale, il cappuccino è rappresentato in maniera abbastanza fedele nella sua umiltà, nella sua intelligenza e nella ferma volontà di salvare la Cristianità, eccetto che per un aspetto di cui dico in seguito.<br />Dal punto di vista più teologico, vi sono alcuni dialoghi interessanti sull'islam e sul rapporto fra le religioni: nella sostanza, si nota un certo "afflato ecumenico" ante litteram, o almeno un desiderio di esso, certamente assente in quei giorni, ma occorre dire che l'afflato si mantiene su una linea di moderata espressione (poteva andare molto peggio...). Inoltre, il fanatismo islamico e soprattutto la violenza ottomana viene ben rappresentata, almeno per quanto possibile oggi.<br />Più negativo il mio giudizio dal punto di vista storico. Si possono registrare varie mancanze, gravi perché non sono aspetti secondari, soprattutto se si tiene conto del fatto che la gente non sa nulla di nulla, e che quindi, in tal maniera, persiste nel rimanere del tutto ignorante. Le espongo in maniera molto sintetica:<br /><br />1) MANCA PAPA INNOCENZO XI CHE FU IL PRIMO ARTEFICE DEL TRIONFO DI VIENNA<br />Il beato Innocenzo XI è il primo artefice del trionfo di Vienna. Possiamo dire che san Pio V sta a Lepanto come Innocenzo sta a Vienna, nel senso che senza di loro non v'era Lega cristiana, e senza lega cristiana non v'era crociata, e senza crociata non v'era vittoria né salvezza. Pertanto, la sua completa assenza dal film è molto grave. Inaccettabile.<br /><br />2) L'IMPERATORE DESCRITTO CON STEREOTIPI<br />Altrettanto grave l'aver descritto l'Imperatore come uno tipo inetto e atterrito. In tal maniera, Martinelli è caduto banalmente in stereotipi del tutto avulsi dalla realtà tipici del cinema yankee o di quello ideologico di sinistra europeo. Ancora una volta... popolo ignorante...<br /><br />3) NON CI FU SOLO IL RE POLACCO JAN SOBIESKI<br />La figura del Re polacco Jan Sobieski è trattata bene, ovviamente. E si capisce il perché: il film è finanziato dai polacchi... Però, per quanto sia, non si può falsificare la storia facendo apparire il re polacco come l'unico vero, non solo vincitore ma addirittura combattente, della battaglia. Questa è fantastoria, e pure gratuita. Si sarebbe potuto tranquillamente metterlo in risalto senza dover umiliare inutilmente gli altri artefici e protagonisti (Duca di Baviera, Duca del Baden-Wittenberg, e altri).<br /><br />4) MANCANZA DEL RE SOLE<br />Meno importante, ma comunque significativo: mancanza del Re Sole. È vero che nel film si fa capire l'idiozia e l'infamia della sua politica filoturca, ma si poteva fare anche una sola scena con lui presente: in fondo, è il grande assente della vittoria, e in quanto tale protagonista anch'egli, al negativo. Magari lo si poteva rappresentare con l'attacco di colite acuta che realmente gli venne alla notizia del trionfo asburgico!<br /><br />5) PADRE MARCO IN LACRIME PER IL TURCO? RIDICOLO<br />Riguardo Padre Marco, il giudizio come già detto è positivo in generale. Occorre però evidenziare questo: la storiella "d'amore" ridicola e patetica fra il turco e la cristiana muta si poteva evitare, o, almeno, si poteva certamente evitare la scena finale di padre Marco che urla di dolore per la morte del turco (il quale peraltro aiuta il suo mondo nella guerra alla Cristianità)... Francamente, questa è un'idiozia bella e buona. Far apparire – pure come ultima scena – padre Marco in lacrime per il turco non ha alcun valore di nessun genere, eccetto il ridicolo.<br /><br />6) NESSUNO SPAZIO AL TRIONFO CRISTIANO<br />Altra grave mancanza a mio avviso: nessuno spazio finale al trionfo cristiano. Martinelli ha perso così un'occasione d'oro per avallare – e oggi ve n'è più che mai bisogno – un necessario trionfalismo di cui abbiamo perso ogni traccia. Il pubblico così non si rende conto della portata epocale della vittoria, non si rende conto della gioia immensa della Cristianità (in una lettera alla regina, Sobieski rivela che lui e padre Marco si abbracciarono "un milione di volte saltando per la gioia"... In altre testimonianze si parla dell'incontenibile gioia di Vienna liberata...). Sembra un aspetto secondario, ma non lo è.<br /><br />7) FINALE CARENTE<br />In tal senso, ancora più grave appare il fatto che padre Marco esca di scena nel modo suddetto. Martinelli avrebbe avuto mille maniere per rappresentarlo come il vero vincitore spirituale dello scontro epocale: avrebbe potuto rappresentare tutti i grandi sovrani e principi, a partire dall'Imperatore, in processione a Vienna, al seguito di padre Marco, per ringraziare Dio della vittoria fra il popolo in festa (solo per fare un esempio); avrebbe potuto concludere con l'invito di padre Marco a continuare la Crociata per liberare tutti i Balcani, come di fatto poi egli tentò di fare per i successivi 19 anni, fino alla morte. Oppure, come sarebbe stato bello vedere la gioia di Innocenzo XI al momento di ricevere la notizia del trionfo. Invece, nulla di tutto questo. Quasi come si fosse trattato di uno scontro qualsiasi, vinto solo grazie all'abilità del re polacco e al sostegno spirituale del beato.<br />Ma la storia è tutta un'altra.<br />Non voglio ipotizzare che le note simpatie politiche di Martinelli lo abbiano portato a voler cancellare o ridicolizzare volutamente le due forze che unite hanno permesso il trionfo di Vienna: la Chiesa di Roma e il Sacro Romano Impero. Però resta il fatto che dal film non traspare per nulla il vero messaggio storico e metastorico dell'evento, che è fra i più grandiosi di tutti i tempi: il trionfo – forse l'ultimo – dell'universalismo cristiano sull'omologazione totalitaria islamico-ottomana. Il trionfo di Vienna, come quello di Lepanto, non appartiene a questo o a quel popolo, ma alla Cristianità tutta (eccetto la Francia), che unita per l'ultima volta sotto le bandiere della Chiesa e dell'Impero ha sconfitto per sempre la tracotanza militare della mezzaluna.<br />Almeno fino a oggi.<br /><br />CONCLUSIONE: UN FILM COMUNQUE DA VEDERE<br />Concludo, comunque, con l'aspetto che secondo me è il più positivo: ed è quello dei turchi, paradossalmente. Martinelli ha ben descritto, almeno con i limitati mezzi finanziari a disposizione, il loro mondo, e Karà Mustafà è ben rappresentato da Enrico Lo Verso, anche e soprattutto nella morte.<br />Un film che, dati i tempi, è meglio che ci sia e che comunque consiglio di vedere. Allo stesso tempo, però, una grande occasione mancata. L'ennesima.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22684274</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2020 07:54:54 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22684274/marco_d_aviano.mp3" length="9191339" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=179

SETTE IMPRECISIONI STORICHE DEL FILM SUL BEATO MARCO D'AVIANO di Massimo Viglione
In questi giorni si sta proiettando in alcuni cinema italiani un film di Renzo Martinelli, 11...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=179" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=179</a><br /><br />SETTE IMPRECISIONI STORICHE DEL FILM SUL BEATO MARCO D'AVIANO di Massimo Viglione<br />In questi giorni si sta proiettando in alcuni cinema italiani un film di Renzo Martinelli, 11 settembre 1683, dedicato al beato Marco d'Aviano e alla vittoria di Vienna, decisiva per il resto di tutta la storia del millenario scontro fra Cristianità e Islam. A nessuno può quindi sfuggire il fatto che un film sul trionfo militare della Cristianità sull'Islam è più che un semplice film, e merita attenzione, comunque sia fatto.<br />Sorvolo pienamente sugli aspetti tecnici: è ovvio che sarebbe dovuto essere un Kolossal, ma è altrettanto ovvio che i mezzi economici non ci sono, e in questo va dato atto a Martinelli di avere un certo "coraggio" nel "tuffarsi" in queste imprese, nonostante tutto.<br />Sorvoliamo sul fatto che la data della battaglia non è l'11 settembre, ma il 12 settembre 1683 (e, infatti, Papa Innocenzo XI stabilì in questo giorno, come ringraziamento a Dio per la vittoria, la festa del nome di Maria). Esigenze pubblicitarie...<br />Sorvoliamo che il consulente storico è stato Valerio Massimo Manfredi: i tuttologi non possono dare sempre il meglio, e Martinelli farebbe bene a guardare anche in altre direzioni, per il futuro: un nome meno altisonante ma più esperto della materia può essere di maggiore aiuto.<br />Detto questo, possiamo affermare che la figura di padre Marco è ben interpretata da un attore navigato e noto come F. Murray Abraham. In generale, il cappuccino è rappresentato in maniera abbastanza fedele nella sua umiltà, nella sua intelligenza e nella ferma volontà di salvare la Cristianità, eccetto che per un aspetto di cui dico in seguito.<br />Dal punto di vista più teologico, vi sono alcuni dialoghi interessanti sull'islam e sul rapporto fra le religioni: nella sostanza, si nota un certo "afflato ecumenico" ante litteram, o almeno un desiderio di esso, certamente assente in quei giorni, ma occorre dire che l'afflato si mantiene su una linea di moderata espressione (poteva andare molto peggio...). Inoltre, il fanatismo islamico e soprattutto la violenza ottomana viene ben rappresentata, almeno per quanto possibile oggi.<br />Più negativo il mio giudizio dal punto di vista storico. Si possono registrare varie mancanze, gravi perché non sono aspetti secondari, soprattutto se si tiene conto del fatto che la gente non sa nulla di nulla, e che quindi, in tal maniera, persiste nel rimanere del tutto ignorante. Le espongo in maniera molto sintetica:<br /><br />1) MANCA PAPA INNOCENZO XI CHE FU IL PRIMO ARTEFICE DEL TRIONFO DI VIENNA<br />Il beato Innocenzo XI è il primo artefice del trionfo di Vienna. Possiamo dire che san Pio V sta a Lepanto come Innocenzo sta a Vienna, nel senso che senza di loro non v'era Lega cristiana, e senza lega cristiana non v'era crociata, e senza crociata non v'era vittoria né salvezza. Pertanto, la sua completa assenza dal film è molto grave. Inaccettabile.<br /><br />2) L'IMPERATORE DESCRITTO CON STEREOTIPI<br />Altrettanto grave l'aver descritto l'Imperatore come uno tipo inetto e atterrito. In tal maniera, Martinelli è caduto banalmente in stereotipi del tutto avulsi dalla realtà tipici del cinema yankee o di quello ideologico di sinistra europeo. Ancora una volta... popolo ignorante...<br /><br />3) NON CI FU SOLO IL RE POLACCO JAN SOBIESKI<br />La figura del Re polacco Jan Sobieski è trattata bene, ovviamente. E si capisce il perché: il film è finanziato dai polacchi... Però, per quanto sia, non si può falsificare la storia facendo apparire il re polacco come l'unico vero, non solo vincitore ma addirittura combattente, della battaglia. Questa è fantastoria, e pure gratuita. Si sarebbe potuto tranquillamente metterlo in risalto senza dover umiliare inutilmente gli altri artefici e protagonisti (Duca di Baviera, Duca del...]]></itunes:summary><itunes:duration>575</itunes:duration><itunes:keywords>11settembre,1683,aviano,marco,storia,vienna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6197e81747507c8b9cbf0730741173d2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Balloon*** (2018) - Il vento della libertà</title><link>https://www.spreaker.com/episode/balloon-2018-il-vento-della-liberta--22473405</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6012" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6012</a><br /><br />UNA MONGOLFIERA PER LA LIBERTA' di Rino Cammilleri<br />Nel trentennale della caduta del Muro di Berlino un film tedesco (dopo lo struggente Le vite degli altri, Oscar 2007) ricorda i trentamila sventurati che cercarono di fuggire dal paradiso comunista della Germania Est (Ddr: Deutsche Demokratische Republik; i comunisti li riconosci dall'ossessione per il termine «democratico»), di cui quasi cinquecento uccisi dai Vopos (Volkspolizei: polizia del popolo, nei fatti contro il popolo). Si tratta di Balloon. Il vento della libertà, del regista Michael Herbig. Il quale fin qui aveva prodotto solo film per adolescenti ma ora si misura con una storia vera.<br />Turingia, 1979, due famigliole, gli Strelzyk e i Wetzel, da due anni lavorano nel massimo segreto a un piano audacissimo: scappare nell'Ovest con una mongolfiera. Il capofamiglia dei primi è un elettricista con moglie e due figli, di cui uno adolescente, l'altro è un bambino. L'altro capofamiglia ha un figlio di tre anni ed è stato precettato per il servizio militare di lì a breve. Occorre dunque far presto. Non possono dire niente neppure agli anziani genitori, perché questi verrebbero accusati di complicità e messi in prigione. Già: tutti quelli che scappano dalla Ddr sono etichettati ufficialmente come «traditori» e su di loro l'ordine è di sparare a vista, compresi donne e bambini. Ripetiamo: si tratta di una storia vera, tant'è che nei titoli di coda compaiono le foto dei veri protagonisti. E una volta tanto è una storia a lieto fine, perché le due famigliole davvero riuscirono a scappare. Comprando metri e metri di stoffa nei negozi più disparati per non destare sospetti e cucendoli disperatamente a macchina in cantina di notte, finalmente la mongolfiera, che più artigianale non si può, è pronta.<br />Ma la Turingia è a Sud e bisogna aspettare il (ahimè raro) vento dal Nord che spinga il pallone oltre confine. Quando questo vento comincia a spirare, Wetzel si tira indietro: ha rifatto i calcoli, il pallone non li reggerebbe tutti. Partono solo gli Strelzyk, ma il marchingegno fatto in casa precipita. Riescono a tornare indietro senza farsi notare, però l'involucro è rimasto a terra e la Stasi parte in caccia. In fretta e furia Wetzel costruisce un'altra mongolfiera, perché è solo questione di tempo prima che la Stasi (Staatssicherheit: l'equivalente comunista della Gestapo) lo colleghi agli Strelzyk, che nel frattempo sono stati individuati. Stavolta partono tutti e la fuga, sia pur per pochi metri, riesce.<br />Il film si segue come un thriller, due ore col fiato sospeso. Ma mostra aspetti della vita quotidiana sotto il regime che davvero spiegano come quella gente sia stata disposta a farsi sparare nella schiena pur di andarsene. Comincia coi ragazzini che devono giurare fedeltà al socialismo in una cerimonia apposita. Agghiaccia quando il bambino all'asilo si lascia scappare, interrogato dalla maestra, che il padre di notte cuce a macchina. Si conclude con tutti agenti della Stasi, e pure i militari di guardia al confine, che ci rimettono la testa per la loro negligenza nel non essere riusciti a impedire la defezione di due intere famiglie. In un mondo concentrazionario in cui tutti quelli che conosci possono diventare delatori e anche la minima azione può essere letta come «sovversiva». Un'intera nazione letteralmente svuotatasi quando furono aperte le frontiere è un fatto che si commenta da solo, così come i famosi boat people vietnamiti quando arrivarono i vietcong. Voto con i piedi. Ma i veri muri sono quelli nella testa, e questi, come l'esperienza anche (o soprattutto?) nostrana ci ha dimostrato e ancora ci mostra, non cadono mai.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22473405</guid><pubDate>Thu, 06 Feb 2020 09:43:47 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22473405/balloon_il_film.mp3" length="3907499" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6012

UNA MONGOLFIERA PER LA LIBERTA' di Rino Cammilleri
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Il quale fin qui aveva prodotto solo film per adolescenti ma ora si misura con una storia vera.<br />Turingia, 1979, due famigliole, gli Strelzyk e i Wetzel, da due anni lavorano nel massimo segreto a un piano audacissimo: scappare nell'Ovest con una mongolfiera. Il capofamiglia dei primi è un elettricista con moglie e due figli, di cui uno adolescente, l'altro è un bambino. L'altro capofamiglia ha un figlio di tre anni ed è stato precettato per il servizio militare di lì a breve. Occorre dunque far presto. Non possono dire niente neppure agli anziani genitori, perché questi verrebbero accusati di complicità e messi in prigione. Già: tutti quelli che scappano dalla Ddr sono etichettati ufficialmente come «traditori» e su di loro l'ordine è di sparare a vista, compresi donne e bambini. Ripetiamo: si tratta di una storia vera, tant'è che nei titoli di coda compaiono le foto dei veri protagonisti. E una volta tanto è una storia a lieto fine, perché le due famigliole davvero riuscirono a scappare. Comprando metri e metri di stoffa nei negozi più disparati per non destare sospetti e cucendoli disperatamente a macchina in cantina di notte, finalmente la mongolfiera, che più artigianale non si può, è pronta.<br />Ma la Turingia è a Sud e bisogna aspettare il (ahimè raro) vento dal Nord che spinga il pallone oltre confine. Quando questo vento comincia a spirare, Wetzel si tira indietro: ha rifatto i calcoli, il pallone non li reggerebbe tutti. Partono solo gli Strelzyk, ma il marchingegno fatto in casa precipita. Riescono a tornare indietro senza farsi notare, però l'involucro è rimasto a terra e la Stasi parte in caccia. In fretta e furia Wetzel costruisce un'altra mongolfiera, perché è solo questione di tempo prima che la Stasi (Staatssicherheit: l'equivalente comunista della Gestapo) lo colleghi agli Strelzyk, che nel frattempo sono stati individuati. Stavolta partono tutti e la fuga, sia pur per pochi metri, riesce.<br />Il film si segue come un thriller, due ore col fiato sospeso. Ma mostra aspetti della vita quotidiana sotto il regime che davvero spiegano come quella gente sia stata disposta a farsi sparare nella schiena pur di andarsene. Comincia coi ragazzini che devono giurare fedeltà al socialismo in una cerimonia apposita. Agghiaccia quando il bambino all'asilo si lascia scappare, interrogato dalla maestra, che il padre di notte cuce a macchina. Si conclude con tutti agenti della Stasi, e pure i militari di guardia al confine, che ci rimettono la testa per la loro negligenza nel non essere riusciti a impedire la defezione di due intere famiglie. In un mondo concentrazionario in cui tutti quelli che conosci possono diventare delatori e anche la minima azione può essere letta come «sovversiva». Un'intera nazione letteralmente svuotatasi quando furono aperte le frontiere è un fatto che si commenta da solo, così come i famosi boat people vietnamiti quando arrivarono i vietcong. Voto con i piedi. Ma i veri muri sono quelli nella testa, e questi, come l'esperienza anche (o soprattutto?) nostrana ci ha dimostrato e ancora ci mostra, non cadono mai.]]></itunes:summary><itunes:duration>245</itunes:duration><itunes:keywords>balloon,comunismo,ddr,film,fuga,germania,mongolfiera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2e63b345cdc4569e79be5e99bcca32c9.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Un dios prohibido** (2013) - Gli eroici martiri della guerra di Spagna</title><link>https://www.spreaker.com/episode/un-dios-prohibido-2013-gli-eroici-martiri-della-guerra-di-spagna--22155555</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42</a><br /><br />GLI EROICI MARTIRI DELLA GUERRA DI SPAGNA<br />Un Dios prohibido è una storia tutta vera. Si svolge nell'agosto del 1936, pochi mesi dopo lo scoppio di quella Guerra civile che a lungo era incubata dopo l'instaurazione, il 14 aprile 1931, della cosiddetta Seconda repubblica spagnola, presto divenuta un vero e proprio regime liberticida con tutto il suo corollario di vessazioni anticlericali e di persecuzioni religiose.<br />A Barbastro, un borgo della provincia aragonese di Huesca allora popolato da 8mila anime (oggi ne conta circa 15mila), 51 Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, detti clarettiani dal nome del fondatore, sant'Antonio María Claret y Clará (1807-1870), furono barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica che professarono senza compromessi, reticenze e rinunce.<br />Fu proposta loro la libertà se avessero rinnegato la propria fede. Nessuno accettò. Sopportarono pazientemente ingiurie, maltrattamenti, privazioni. Insieme si prepararono al martirio pregando e incoraggiandosi a vicenda. Perdonarono i propri carnefici e andarono incontro alla morte cantando e gridando «Viva Cristo Re!» e e «Viva il Cuore di Maria!».<br />La pellicola ne racconta le ultime settimane di vita prima della fucilazione. Un film bello (alla cui realizzazione ha partecipato, finanziariamente e non solo, pure l'ordine dei clarettiani), ma soprattutto forte nei contenuti e politicamente scorretto con naturalezza in quel suo semplice narrare una storia emozionante di virtù eroiche.<br />"Nel complesso, i martiri cattolici mietuti dalla persecuzione che ha accompagnato ma pure preceduto la Guerra civile spagnola sono una legione. Papa Francesco ne ha esaltati all’onore degli altari 522 il 13 ottobre: con loro, il conto totale sale a 1.512 beatificati e 11 canonizzati. In tutto, la persecuzione anticattolica ha causato in Spagna 6.832 morti. Di questi, 4.184 erano membri del clero secolare, fra cui 12 vescovi (di cui 9 già beatificati) e un amministratore apostolico; 2.365 erano i religiosi; e 283 religiose. Dei laici cattolici uccisi per motivi religiosi non esistono statistiche certe, ma siamo nell’ordine delle diverse centinaia. Le violenze più intense si ebbero tra il 18 luglio 1936 e il 1º aprile 1939, quando anche il 70% delle chiese del Paese venero distrutte con profanazioni e atti palesemente sacrileghi. Per farsi un’idea di quell’abisso, resta sempre validissimo il libro di mons. Vicente Càrcel Ortì, Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova, 1999. In questo martirologio enorme, i 51 clarettiani di Barbastro narrati in Un Dios prohibido sono stati canonizzati dal beato Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1992". (Marco Respinti, la nuova Bussola Quotidiana 17-10-2013)<br />Il dvd "Un Dios prohibido" (doppiato in italiano e in vendita su Amazon.it) include anche materiale extra come: sequenze eliminate, il video del tema musicale centrale del film ed un cortometraggio sulla "Lettera di Faustino Perez" (il seminarista che redasse il saluto alla Congregazione a nome dei compagni).]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/22155555</guid><pubDate>Thu, 30 Jan 2020 07:24:36 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/22155555/un_dios_prohibido_2.mp3" length="4603401" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42

GLI EROICI MARTIRI DELLA GUERRA DI SPAGNA
Un Dios prohibido è una storia tutta vera. Si svolge nell'agosto del 1936, pochi mesi dopo lo scoppio di quella Guerra civile che a lungo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42</a><br /><br />GLI EROICI MARTIRI DELLA GUERRA DI SPAGNA<br />Un Dios prohibido è una storia tutta vera. Si svolge nell'agosto del 1936, pochi mesi dopo lo scoppio di quella Guerra civile che a lungo era incubata dopo l'instaurazione, il 14 aprile 1931, della cosiddetta Seconda repubblica spagnola, presto divenuta un vero e proprio regime liberticida con tutto il suo corollario di vessazioni anticlericali e di persecuzioni religiose.<br />A Barbastro, un borgo della provincia aragonese di Huesca allora popolato da 8mila anime (oggi ne conta circa 15mila), 51 Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, detti clarettiani dal nome del fondatore, sant'Antonio María Claret y Clará (1807-1870), furono barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica che professarono senza compromessi, reticenze e rinunce.<br />Fu proposta loro la libertà se avessero rinnegato la propria fede. Nessuno accettò. Sopportarono pazientemente ingiurie, maltrattamenti, privazioni. Insieme si prepararono al martirio pregando e incoraggiandosi a vicenda. Perdonarono i propri carnefici e andarono incontro alla morte cantando e gridando «Viva Cristo Re!» e e «Viva il Cuore di Maria!».<br />La pellicola ne racconta le ultime settimane di vita prima della fucilazione. Un film bello (alla cui realizzazione ha partecipato, finanziariamente e non solo, pure l'ordine dei clarettiani), ma soprattutto forte nei contenuti e politicamente scorretto con naturalezza in quel suo semplice narrare una storia emozionante di virtù eroiche.<br />"Nel complesso, i martiri cattolici mietuti dalla persecuzione che ha accompagnato ma pure preceduto la Guerra civile spagnola sono una legione. Papa Francesco ne ha esaltati all’onore degli altari 522 il 13 ottobre: con loro, il conto totale sale a 1.512 beatificati e 11 canonizzati. In tutto, la persecuzione anticattolica ha causato in Spagna 6.832 morti. Di questi, 4.184 erano membri del clero secolare, fra cui 12 vescovi (di cui 9 già beatificati) e un amministratore apostolico; 2.365 erano i religiosi; e 283 religiose. Dei laici cattolici uccisi per motivi religiosi non esistono statistiche certe, ma siamo nell’ordine delle diverse centinaia. Le violenze più intense si ebbero tra il 18 luglio 1936 e il 1º aprile 1939, quando anche il 70% delle chiese del Paese venero distrutte con profanazioni e atti palesemente sacrileghi. Per farsi un’idea di quell’abisso, resta sempre validissimo il libro di mons. Vicente Càrcel Ortì, Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova, 1999. In questo martirologio enorme, i 51 clarettiani di Barbastro narrati in Un Dios prohibido sono stati canonizzati dal beato Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1992". (Marco Respinti, la nuova Bussola Quotidiana 17-10-2013)<br />Il dvd "Un Dios prohibido" (doppiato in italiano e in vendita su Amazon.it) include anche materiale extra come: sequenze eliminate, il video del tema musicale centrale del film ed un cortometraggio sulla "Lettera di Faustino Perez" (il seminarista che redasse il saluto alla Congregazione a nome dei compagni).]]></itunes:summary><itunes:duration>288</itunes:duration><itunes:keywords>dios,filmgarantiti,guerra,prohibido,spagna</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/35dc8718994c09f82c051660c7b7a73b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Marie Heurtin**** (2014) - La grande storia della carità cristiana</title><link>https://www.spreaker.com/episode/marie-heurtin-2014-la-grande-storia-della-carita-cristiana--21943788</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=234" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=234</a><br /><br />MARIE HEURTIN: LA GRANDE STORIA DELLA CARITA' CRISTIANA<br />In questi giorni la Dominus Production, che ha portato in Italia Cristiada e God's not dead, propone in dvd un bellissimo film, Marie Heurtin. Dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris. Il film racconta una storia vera, di rinascita, ambientata nella campagna francese di fine Ottocento.<br />Marie Heurtin è sordomuta e cieca sin dalla nascita, e perciò quasi certamente sarebbe destinata al manicomio, se i suoi genitori non si intestardissero nel tentativo di educarla, e se non decidessero poi di affidarla al convento delle suore di Larnay. Qui, malgrado l'iniziale opposizione della madre superiora, Suor Marguerite, una suora fragile nel fisico ma salda nello spirito, "ottiene la tutela della fanciulla e vive come missione personale la liberazione di quella piccola anima, che il buio delle sue incapacità ha reso selvaggia. Affrontando momenti di scoraggiamento e profonde crisi interiori, Suor Marguerite e Marie intraprendono un percorso intenso di amore e fiducia, superando i reciproci limiti" e diventando con la loro vita testimoni evidenti dell'amore, che, secondo la lezione di San Paolo, è "paziente" e "tutto copre, tutto spera, tutto crede, tutto sopporta".<br />Piano piano Marie impara a scrivere a macchina, a giocare a domino, a lavorare a maglia; apprende la storia e la geografia e da creatura semiselvaggia che era, diviene una giovane donna, garbata e felice dell'esistenza, finché viene raggiunta dalla morte, a 36 anni di età, il 22 luglio 1921.<br /><br />COM'È NATO IL FILM<br />Il film è nato in seguito alla visita del regista Jean-Pierre Améris all'Istituto Larnay a Poitiers, dove la protagonista dell'avventura visse nel XIX secolo. L'Istituto è ancora oggi operativo: "E' difficile - ha scritto Améris - descrivere come mi sono sentito quando ho incontrato questi bambini che potevano comunicare solo con il tatto e che, appena sono arrivato, hanno manifestato il desiderio di toccare le mie mani e la mia faccia per conoscermi".<br />L'ambientazione del film, un monastero della Francia, ci permette di riandare brevemente ad una bella pagina della grande storia della carità. Quella che riguarda, appunto, sordomuti e ciechi.<br />Nell'antica Grecia e nell'antica Roma i sordomuti erano sovente condannati all'infanticidio o alla schiavitù. Aristotele e molti altri pensatori ritenevano che essi non fossero in grado di comprendere idee astratte o concetti morali (non era chiara la connessione tra sordità e mutismo, e i sordomuti erano ritenuti malati mentali). E' forse con sant'Agostino che abbiamo le prime testimonianze scritte in difesa della dignità dei sordomuti, ma dobbiamo aspettare molti secoli, per la precisione il XVI, per avere il loro primo grande educatore: il monaco benedettino spagnolo Pedro Ponce de Leon (morto nel 1584).<br /><br />SACERDOTI, MONACI E FRATI SI DEDICANO PER PRIMI A SORDOMUTI E CIECHI<br />Sarà però la Francia, e non la Spagna, a divenire il paese in cui l'educazione dei sordomuti conoscerà ulteriori, fondamentali sviluppi. Nel 1753, a Parigi, l'abate Charles-Michel de l'Épée, visitando una famiglia, vide due ragazze che lavoravano in cucina, e che si esprimevano a gesti. Da quel momento de l'Epèe diventò il loro maestro e si sentì chiamato da Dio a dedicarsi integralmente a questa missione. Vendette tutti i suoi beni (era di famiglia ricca), e fondò così un Istituto Nazionale, riconosciuto da Luigi XVI, che è considerato la prima istituzione pubblica per l'educazione dei sordi al mondo. De l'Epèe si diede ad istruire i sordi con un "suo metodo mimico-gestuale, simile alla odierna lingua dei segni". Tale metodo, che sarebbe divenuto in breve un modello in tutta Europa, consisteva nel "sostituire i suoni con i movimenti della mano e l'udito con la vista", "senza trascurare il valore della espressione linguistica orale e scritta". In breve l'opera del sacerdote francese avrebbe attirato l'attenzione di Caterina II di Russia e dell'Imperatore d'Austria Giuseppe II, che mandò a Parigi il sacerdote austriaco Stork, perché imparasse e creasse poi l'Istituto imperiale per sordomuti di Vienna. Dall'Italia, invece, giunse a Parigi il sacerdote italiano Tommaso Silvestri, che avrebbe aperto la prima scuola statale per sordomuti nel nostro paese, nel 1784, con la benedizione di Pio VI, a Roma.<br />Quanto ai ciechi, il primo personaggio di cui abbiamo notizia il cui operato segni una svolta nella loro educazione, è padre Francesco Lana de Terzi (1631-1687). Era, costui, un gesuita bresciano geniale ed eclettico: è ricordato come il padre dell'aeronautica, perché per primo ritenne che si potesse applicare il principio di Archimede non solo alla navigazione per mare, ma anche a quella per cielo. Sappiamo che costruì anche un piccolo modellino di pallone aerostatico che fece alzare in volo nel cortile dei Gesuiti di Firenze, anticipando così il volo (1709) di padre Bartolomeu de Gusmão, gesuita anch'egli, e quello dei fratelli Montgolfier. Ebbene per quanto riguarda i ciechi Lana de Terzi fu probabilmente il primo ad intuire che si potesse creare un sistema di segni non leggibili con gli occhi, ma percepibili al tatto. Nel 1676 inventò così un alfabeto di fili di seta e di nodi, che potremmo definire lineare, che anticipava, sebbene meno efficace, il linguaggio per ciechi di Braille (basato sui punti invece che sulle linee).<br />Dopo il padre de Terzi, l'altro grande apostolo dei ciechi fu ancora un francese, Valentin Haüy, che fondò la prima scuola per ciechi al mondo (Istituto per l'educazione dei giovani ciechi, Parigi, 1786). Haüy, che fu inventore di un metodo di lettura basato sulla riproduzione, a rilievo, delle normali lettere dell'alfabeto, era stato educato dai monaci agostiniani di Saint Just, insieme al fratello Renè (1743-1822), sacerdote, canonico di Notre Dame e padre della Mineralogia e della Cristallografia moderne. Valentin era, come il fratello, un uomo di fede e un ammiratore - e qui si chiude il cerchio - proprio dell' abate de l'Epèe e della sua opera.<br />Inutile dire che anche Louis Braille, padre dell'alfabeto che da lui prende il nome, era un francese, che aveva studiato proprio all'Istituto di Parigi fondato da Valentin Haüy.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21943788</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2020 22:40:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21943788/marie_heurtin_la_grande_storia_della_carita_cristiana.mp3" length="8788602" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=234

MARIE HEURTIN: LA GRANDE STORIA DELLA CARITA' CRISTIANA
In questi giorni la Dominus Production, che ha portato in Italia Cristiada e God's not dead, propone in dvd un bellissimo...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=234" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=234</a><br /><br />MARIE HEURTIN: LA GRANDE STORIA DELLA CARITA' CRISTIANA<br />In questi giorni la Dominus Production, che ha portato in Italia Cristiada e God's not dead, propone in dvd un bellissimo film, Marie Heurtin. Dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris. Il film racconta una storia vera, di rinascita, ambientata nella campagna francese di fine Ottocento.<br />Marie Heurtin è sordomuta e cieca sin dalla nascita, e perciò quasi certamente sarebbe destinata al manicomio, se i suoi genitori non si intestardissero nel tentativo di educarla, e se non decidessero poi di affidarla al convento delle suore di Larnay. Qui, malgrado l'iniziale opposizione della madre superiora, Suor Marguerite, una suora fragile nel fisico ma salda nello spirito, "ottiene la tutela della fanciulla e vive come missione personale la liberazione di quella piccola anima, che il buio delle sue incapacità ha reso selvaggia. Affrontando momenti di scoraggiamento e profonde crisi interiori, Suor Marguerite e Marie intraprendono un percorso intenso di amore e fiducia, superando i reciproci limiti" e diventando con la loro vita testimoni evidenti dell'amore, che, secondo la lezione di San Paolo, è "paziente" e "tutto copre, tutto spera, tutto crede, tutto sopporta".<br />Piano piano Marie impara a scrivere a macchina, a giocare a domino, a lavorare a maglia; apprende la storia e la geografia e da creatura semiselvaggia che era, diviene una giovane donna, garbata e felice dell'esistenza, finché viene raggiunta dalla morte, a 36 anni di età, il 22 luglio 1921.<br /><br />COM'È NATO IL FILM<br />Il film è nato in seguito alla visita del regista Jean-Pierre Améris all'Istituto Larnay a Poitiers, dove la protagonista dell'avventura visse nel XIX secolo. L'Istituto è ancora oggi operativo: "E' difficile - ha scritto Améris - descrivere come mi sono sentito quando ho incontrato questi bambini che potevano comunicare solo con il tatto e che, appena sono arrivato, hanno manifestato il desiderio di toccare le mie mani e la mia faccia per conoscermi".<br />L'ambientazione del film, un monastero della Francia, ci permette di riandare brevemente ad una bella pagina della grande storia della carità. Quella che riguarda, appunto, sordomuti e ciechi.<br />Nell'antica Grecia e nell'antica Roma i sordomuti erano sovente condannati all'infanticidio o alla schiavitù. Aristotele e molti altri pensatori ritenevano che essi non fossero in grado di comprendere idee astratte o concetti morali (non era chiara la connessione tra sordità e mutismo, e i sordomuti erano ritenuti malati mentali). E' forse con sant'Agostino che abbiamo le prime testimonianze scritte in difesa della dignità dei sordomuti, ma dobbiamo aspettare molti secoli, per la precisione il XVI, per avere il loro primo grande educatore: il monaco benedettino spagnolo Pedro Ponce de Leon (morto nel 1584).<br /><br />SACERDOTI, MONACI E FRATI SI DEDICANO PER PRIMI A SORDOMUTI E CIECHI<br />Sarà però la Francia, e non la Spagna, a divenire il paese in cui l'educazione dei sordomuti conoscerà ulteriori, fondamentali sviluppi. Nel 1753, a Parigi, l'abate Charles-Michel de l'Épée, visitando una famiglia, vide due ragazze che lavoravano in cucina, e che si esprimevano a gesti. Da quel momento de l'Epèe diventò il loro maestro e si sentì chiamato da Dio a dedicarsi integralmente a questa missione. Vendette tutti i suoi beni (era di famiglia ricca), e fondò così un Istituto Nazionale, riconosciuto da Luigi XVI, che è considerato la prima istituzione pubblica per l'educazione dei sordi al mondo. De l'Epèe si diede ad istruire i sordi con un "suo metodo mimico-gestuale, simile alla odierna lingua dei segni". Tale metodo, che sarebbe divenuto in breve un modello in tutta Europa, consisteva nel "sostituire i suoni con i movimenti della mano e l'udito con la vista", "senza trascurare...]]></itunes:summary><itunes:duration>550</itunes:duration><itunes:keywords>carità,film,heurtin,marie,suora</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/2aea3baab81e0ff3b4a391ed31374afb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Marie Heurtin, dal buio alla luce (2014) **** - Imparare a vedere anche quello che non si vede</title><link>https://www.spreaker.com/episode/marie-heurtin-dal-buio-alla-luce-2014-imparare-a-vedere-anche-quello-che-non-si-vede--21942299</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=232" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=232</a><br /><br />MARIE HEURTIN: IMPARARE A VEDERE ANCHE QUEL CHE NON SI VEDE di Emanuele Boffi<br />Non è un film sulla disabilità, per fortuna. O meglio: Marie Heurtin, dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris, che sarà nelle sale italiane dal 3 marzo, non è solo un film sull'handicap, la sfortuna di nascere menomati nel fisico, l'abnegazione di chi si prende amorevolmente cura dei diversamente abili, come si dice oggi con compatimento linguisticamente corretto. Ovviamente è tutto questo - e sono particolari importanti -, ma, per fortuna, dicevamo, non è solo questo.<br /><br />LA LOTTA EDUCATIVA<br />A chi come noi ha amato i dieci minuti di lotta furibonda di Anna dei miracoli non poteva non piacere anche il film d'Améris. Là, nell'opera del 1962 di Arthur Penn, c'era la celebre scena in cui l'istitutrice lottava a mani nude perché Helen, la piccola cieca e sorda compatita dai genitori, imparasse a stare a tavola composta, mangiando col cucchiaio, seduta, e piegasse il tovagliolo. Dieci minuti di sberle, ceffoni, rullare isterico di piedi, capelli strappati, grovigli di corpi sul pavimento, girotondi impetuosi intorno al desco, e solo per far piegare un tovagliolo. Dieci minuti di cucchiai esplosi in aria come granate, vasi rotti, cibo fatto trangugiare a forza e sputato in faccia per dispetto, e solo per impugnare una posata. Dieci minuti mozzafiato, fino alla secchiata d'acqua in volto, le lacrime della bambina e la proclamazione trionfante del risultato: «Ha mangiato col cucchiaio e ha piegato il tovagliolo».<br />Potevamo non entusiasmarci per una scena simile in Marie Heurtin? Anche qui: botte, schiaffi, cazzotti e sputi a tavola, mentre nel refettorio si recitano preghiere e si leggono i fioretti di san Francesco sulla «perfetta letizia». Una zuffa in piena regola tra brutti ceffi di periferia, solo che qui si tratta di una suora e di una bambina. E tutto solo per insegnare che non si mangia con le mani e che si deve stare seduti e composti a tavola, con la forchetta, il coltello e il bicchiere vicino al piatto. In poche altre pellicole ci è capitato di vedere rappresentata in maniera così efficace la lotta educativa. Un'educazione che qui si fa, letteralmente, a mani nude.<br /><br />O IL CONVENTO O IL MANICOMIO<br />Penn fece conoscere all'America e al mondo la vicenda di Helen Keller, la bambina dell'Alabama che, divenuta sordo-cieca a 19 mesi, imparò, grazie alla sua insegnante Anne Sullivan, a comunicare col mondo, fino a diventare pittrice e scrittrice. Améris ci racconta una vicenda simile e per lo più sconosciuta, quella di Marie, nata il 13 aprile 1885 a Vertou, nella campagna francese. Anche lei, sin dal parto, sorda e cieca e dunque destinata al manicomio se non fosse stato per l'ostinazione dei genitori che la tennero con loro fino all'età di dieci anni. Il film inizia così, col viaggio del padre che porta sulle spalle la figlia fino all'istituto di Larnay, vicino a Poitiers, gestito dalle suore Figlie della Sapienza. E anche qui, sin dalle prime scene, si capirà che sarà una bella battaglia, con Marie che corre tra i pomodori rossi dell'orto inseguita da un nugolo ansimante di religiose.<br />Toccherà alla più esile fra loro, la giovane e malaticcia Marguerite, arrampicarsi sull'albero dove Marie si è rifugiata per convincerla a scendere. E si comincerà con un doppio fallimento: il primo, certificato dal tonfo a terra delle due; e il secondo, col rifiuto delle suore, che nel loro istituto s'occupano solo di sorde cui insegnano il linguaggio dei segni, di prendersi cura dell'ingestibile Marie.<br /><br />GUARDARE LA STORIA DI SBIECO<br />La storia ci insegna che la piccola, dopo innumerevoli fallimenti e tentativi, ce la fece. Impugnando le mani altrui, apprese il linguaggio dei segni, scoprì che ad ogni gesto corrisponde un oggetto, fino a imparare il braille e i concetti astratti. A lei un professore presso l'università di Poitiers, Louis Arnould, dedicò un libro (Un'anima in prigione, 1900) nel quale decantò i progressi di Marie e il metodo di suor Marguerite. I miracoli non hanno altra regola se non l'accadere inaspettati e così fu per Marie: imparò a scrivere a macchina, a giocare a domino, a lavorare a maglia. Imparò la storia e la geografia e uscì dalla sua condizione di creatura semiselvaggia per diventare una giovane donna, garbata e felice dell'esistenza, finché non morì a trentasei anni, il 22 luglio 1921.<br />E di tutto questo ci importa molto, ma anche relativamente. Perché dopo aver guardato la storia nel suo svolgersi cronachistico, occorre mettersi di sbieco per poterne vedere anche il messaggio, che non è solo quello della sua morale edificante. Potrebbe bastarci, in fondo, sapere che c'è gente di buon cuore che si prende cura di gente sfortunata. E questo è certo un sollievo nel nostro mondo sublunare. Ma potrebbe essere ancora l'ultimo tentativo di scantonare dalla questione, non tenendo conto del vero punto infiammato della vicenda: si educa solo davanti all'eterno, il resto sono passatempi da perdigiorno.<br /><br />VIVA, RESPIRA. MORTA, NON RESPIRA<br />Facciamo solo un esempio, giusto per non dire troppo di un film di cui abbiamo già rivelato a sufficienza. Ad un certo punto, nel convento muore un'anziana suora. Suor Marguerite conduce Marie davanti al suo cadavere disteso sopra un tavolaccio. Come spiegare il più grande mistero della vita a chi non vede e non sente? O più radicalmente: come spiegare la morte? In fondo, nessuno di noi, che pure vede e sente, è in una condizione diversa da Marie. Suor Marguerite prende la mano della piccola e l'avvicina alla bocca della defunta: «Morta, non respira», le dice, computando con il linguaggio dei segni sulle sue mani. Poi avvicina la stessa mano alla sua bocca e a quella di Marie: «Viva, respira». Poi l'appoggia sul cuore: batte, sei viva. Cos'altro dovrebbe essere l'educazione se non la cruda, semplice, fenomenica descrizione di ciò che accade? È già molto, è già moltissimo, ma sappiamo tutti che non può essere solo questo. Sapere che si nasce e si muore non è un motivo valido per vivere.<br />Qui serve quel che, una volta, si disse essere la cifra stilistica della produzione della scrittrice Flannery O'Connor: serve avere un occhio profetico sulla vita e sul mondo, che sappia riconoscere nel dramma le tracce verso il destino. Il succedersi degli eventi che da una condizione di difficoltà volgono al meglio potrà senz'altro suscitare in noi sentimenti di ammirazione e persino di emulazione, ma non cambierà la sostanza delle cose: respira, viva; non respira, morta. Il considerare la dedizione fino al deperimento di suor Marguerite e i progressi di Marie sono senz'altro d'appagamento per il nostro occhio sensibile al bene e suscitano in noi tenerezza, ma non sono ancora sufficienti ad affrontare la pugna, ad andare in battaglia con la speranza di portare a casa la pelle, e non solo un'idea più o meno adeguata di come ci si debba comportare in questa valle di lacrime. Lo scoprirà la stessa Marguerite - la suora, la cattolica, la donna che scandisce la giornata con orazioni -; anche lei lo scoprirà quando ci si troverà davanti e dovrà scegliere se vivere lentamente per allontanare la morte o morire velocemente per rispondere alla vocazione della sua vita.<br /><br />IL POMODORO E L'ULTIMO ORIZZONTE<br />È necessario un grande coraggio per rendersi conto che l'invisibile ci capita continuamente sotto gli occhi. Man mano che Marie impara a dare i nomi alle cose e che a tal profumo, forma, gusto corrisponde il pomodoro, impara anche il limite, l'incompiutezza, la fragilità congenita del segno. Mentre scopre che ogni cosa è compiuta (nasce, ha un nome, è riconoscibile, ha un posto nel creato) scopre anche che quella stessa cosa è incompiuta, appassisce e finisce: o perché finisce lei o perché finiamo noi.<br />Il paradosso più interessante di Marie Heurtin è che l'occhio profetico è quello di una cieca, che impara a vedere anche quel che non si vede. A conoscere, meglio di chi potrebbe farlo per facoltà fisica, che il finito di ciò che ci passa sotto le dita è la più grande prova della necessità che qualcosa d'altro ci completi, ci porti a compimento, ci redima. Occorre un occhio profetico, cioè che sappia vedere fino all'ultimo orizzonte, per rendersi conto che l'incompiuto non è una tagliola, ma attesa di compimento. E occorre un'educazione per accettarlo e trasmetterlo. È quello che Marie, divenuta educatrice, insegnerà a suor Marguerite e alle altre Marie che già bussano alla porta del convento.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21942299</guid><pubDate>Wed, 22 Jan 2020 22:40:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21942299/marie_heurtin_dal_buio_alla_luce.mp3" length="12142703" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=232

MARIE HEURTIN: IMPARARE A VEDERE ANCHE QUEL CHE NON SI VEDE di Emanuele Boffi
Non è un film sulla disabilità, per fortuna. O meglio: Marie Heurtin, dal buio alla luce di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=232" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=232</a><br /><br />MARIE HEURTIN: IMPARARE A VEDERE ANCHE QUEL CHE NON SI VEDE di Emanuele Boffi<br />Non è un film sulla disabilità, per fortuna. O meglio: Marie Heurtin, dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris, che sarà nelle sale italiane dal 3 marzo, non è solo un film sull'handicap, la sfortuna di nascere menomati nel fisico, l'abnegazione di chi si prende amorevolmente cura dei diversamente abili, come si dice oggi con compatimento linguisticamente corretto. Ovviamente è tutto questo - e sono particolari importanti -, ma, per fortuna, dicevamo, non è solo questo.<br /><br />LA LOTTA EDUCATIVA<br />A chi come noi ha amato i dieci minuti di lotta furibonda di Anna dei miracoli non poteva non piacere anche il film d'Améris. Là, nell'opera del 1962 di Arthur Penn, c'era la celebre scena in cui l'istitutrice lottava a mani nude perché Helen, la piccola cieca e sorda compatita dai genitori, imparasse a stare a tavola composta, mangiando col cucchiaio, seduta, e piegasse il tovagliolo. Dieci minuti di sberle, ceffoni, rullare isterico di piedi, capelli strappati, grovigli di corpi sul pavimento, girotondi impetuosi intorno al desco, e solo per far piegare un tovagliolo. Dieci minuti di cucchiai esplosi in aria come granate, vasi rotti, cibo fatto trangugiare a forza e sputato in faccia per dispetto, e solo per impugnare una posata. Dieci minuti mozzafiato, fino alla secchiata d'acqua in volto, le lacrime della bambina e la proclamazione trionfante del risultato: «Ha mangiato col cucchiaio e ha piegato il tovagliolo».<br />Potevamo non entusiasmarci per una scena simile in Marie Heurtin? Anche qui: botte, schiaffi, cazzotti e sputi a tavola, mentre nel refettorio si recitano preghiere e si leggono i fioretti di san Francesco sulla «perfetta letizia». Una zuffa in piena regola tra brutti ceffi di periferia, solo che qui si tratta di una suora e di una bambina. E tutto solo per insegnare che non si mangia con le mani e che si deve stare seduti e composti a tavola, con la forchetta, il coltello e il bicchiere vicino al piatto. In poche altre pellicole ci è capitato di vedere rappresentata in maniera così efficace la lotta educativa. Un'educazione che qui si fa, letteralmente, a mani nude.<br /><br />O IL CONVENTO O IL MANICOMIO<br />Penn fece conoscere all'America e al mondo la vicenda di Helen Keller, la bambina dell'Alabama che, divenuta sordo-cieca a 19 mesi, imparò, grazie alla sua insegnante Anne Sullivan, a comunicare col mondo, fino a diventare pittrice e scrittrice. Améris ci racconta una vicenda simile e per lo più sconosciuta, quella di Marie, nata il 13 aprile 1885 a Vertou, nella campagna francese. Anche lei, sin dal parto, sorda e cieca e dunque destinata al manicomio se non fosse stato per l'ostinazione dei genitori che la tennero con loro fino all'età di dieci anni. Il film inizia così, col viaggio del padre che porta sulle spalle la figlia fino all'istituto di Larnay, vicino a Poitiers, gestito dalle suore Figlie della Sapienza. E anche qui, sin dalle prime scene, si capirà che sarà una bella battaglia, con Marie che corre tra i pomodori rossi dell'orto inseguita da un nugolo ansimante di religiose.<br />Toccherà alla più esile fra loro, la giovane e malaticcia Marguerite, arrampicarsi sull'albero dove Marie si è rifugiata per convincerla a scendere. E si comincerà con un doppio fallimento: il primo, certificato dal tonfo a terra delle due; e il secondo, col rifiuto delle suore, che nel loro istituto s'occupano solo di sorde cui insegnano il linguaggio dei segni, di prendersi cura dell'ingestibile Marie.<br /><br />GUARDARE LA STORIA DI SBIECO<br />La storia ci insegna che la piccola, dopo innumerevoli fallimenti e tentativi, ce la fece. Impugnando le mani altrui, apprese il linguaggio dei segni, scoprì che ad ogni gesto corrisponde un oggetto, fino a imparare il...]]></itunes:summary><itunes:duration>759</itunes:duration><itunes:keywords>disabile,film,francia,heurtin,marie,suora</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c19c7d0963f7fe5737c64869d368a7a2.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>War room** (2015) - La preghiera è un'arma potente</title><link>https://www.spreaker.com/episode/war-room-2015-la-preghiera-e-un-arma-potente--21189497</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5947" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5947</a><br /><br />WAR ROOM: LA PREGHIERA E' UN'ARMA POTENTE di Franco Olearo<br />Tony ed Elizabeth Jordan sono una coppia di afroamericani benestanti. Lui è un venditore farmaceutico di successo, lei lavora in un'agenzia immobiliare, hanno una figlia deliziosa e vanno regolarmente a messa la domenica. I loro rapporti non sono buoni. Lui è tutto perso dai suoi impegni e dai suoi successi, trascura la figlia, non disdegna le conoscenze femminili che riesce a fare nelle sue numerose trasferte. Ritiene che per sua moglie sia sufficiente vivere la vita agiata che le può permettere. Elisabeth è molto demoralizzata ma nei suoi incontri di lavoro conosce una signora anziana, vedova, che le propone di fare con lei un incontro settimanale. Vuole convincerla che per risolvere il suo problema l'arma migliore è la preghiera: pregare per suo marito, pregare perché il diavolo si allontani dalla loro famiglia… La fiducia nella forza della preghiera pone la moglie tradita nell'atteggiamento migliore per affrontare la crisi.<br />Questo film, al suo debutto in U.S.A., nell'agosto 2015,  distribuito in solo mille sale, è risultato il secondo migliore incasso  della settimana. Costato 3 milioni di dollari, ne ha guadagnati finora 67.  Fa molto riflettere questo risultato, che dimostra chiaramente come i Christian Film siano molto apprezzati da un vasto pubblico (ma non dalla critica), anche se i produttori continuano a considerarli prodotti di nicchia.<br /><br />UNA PREGHIERA INTENSA E FIDUCIOSA<br />I fratelli Kendrick sono la punta di diamante di questo filone; noi abbiamo seguito con costanza i loro lavori (Fireproof, Flywheel, Courageous)  e ora sono tornati sul tema della crisi coniugale, tema già affrontato in Fireproof.<br />Questa volta l'angolo di osservazione è diverso: il baricentro di ogni azione volta a risolvere una crisi familiare è la preghiera. Una preghiera intensa e fiduciosa che non può non tardare ad avere risvolti positivi.<br />Il confronto con Fireproof è determinante: nel film del 2008, l'avvicinamento alla fede di Caleb, il marito, grazie ai suggerimenti del padre che in passato aveva affrontato una situazione simile, coincideva con il riconoscimento che l'amore gratuito di Cristo per noi fino all'estremo sacrificio, diventava il riferimento primario per un amore totale e incondizionato verso la moglie.<br />In quest'ultimo War Room le cause della trasformazione sono in un certo senso esterne: il licenziamento di Tony, la perdita di ogni sicurezza economia, innescano una crisi generale nell'uomo che si accorge delle sue manchevolezze nei confronti della moglie e della figlia. Una conversione dove l'atteggiamento della moglie risulta risolutivo: non lo accusa per i suoi fallimenti ma lo sostiene e lo incoraggia da subito, convinta che il valore dell'unità familiare e del sostegno reciproco sono la cosa più importante. Il film è inoltre arricchito di un bell'episodio di perdono di fronte a un pentimento sincero.<br /><br />FIDUCIA NELLA PROVVIDENZA<br />È indubbio che Fireproof era stato capace di approfondire meglio la psicologia dei personaggi, mentre in quest'ultimo film, partendo da alcune semplici caratterizzazioni, come quelle del marito avido e della moglie vittima, si evolve in base allo schema preghiera-evento esterno-crisi-conversione.<br />Il tono stesso è diverso dai precedenti lavori dei fratelli Kendrick, più impostati su un atteggiamento riflessivo;  questa volta vengono assunti toni trionfalistici e di orgogliosa sicurezza: una lotta decisa contro le proprie debolezze, una solida fiducia nella Provvidenza, in particolar modo  nell'impegno di diffondere la fede cristiana.<br />Com'è noto, i fratelli  Kendrick sono dei pastori battisti e per chi è cattolico, non può che destare stupore un film il quale, pur parlando continuamente di fede, ha una sola rapida sequenza che si svolge in una chiesa. Per i protagonisti del film la War room, cioè la stanza delle preghiere, è un piccolo sgabuzzino della casa, liberato di ogni oggetto.<br />Lavori come questo, così come altri Christian film apparsi sugli schermi, non possono che destare la nostra ammirazione perché propongono esempi di fede che provengono da persone laiche: una situazione molto rara nel cinema italiano.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21189497</guid><pubDate>Tue, 31 Dec 2019 14:45:20 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21189497/war_room.mp3" length="5550914" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5947

WAR ROOM: LA PREGHIERA E' UN'ARMA POTENTE di Franco Olearo
Tony ed Elizabeth Jordan sono una coppia di afroamericani benestanti. Lui è un venditore farmaceutico di successo, lei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5947" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5947</a><br /><br />WAR ROOM: LA PREGHIERA E' UN'ARMA POTENTE di Franco Olearo<br />Tony ed Elizabeth Jordan sono una coppia di afroamericani benestanti. Lui è un venditore farmaceutico di successo, lei lavora in un'agenzia immobiliare, hanno una figlia deliziosa e vanno regolarmente a messa la domenica. I loro rapporti non sono buoni. Lui è tutto perso dai suoi impegni e dai suoi successi, trascura la figlia, non disdegna le conoscenze femminili che riesce a fare nelle sue numerose trasferte. Ritiene che per sua moglie sia sufficiente vivere la vita agiata che le può permettere. Elisabeth è molto demoralizzata ma nei suoi incontri di lavoro conosce una signora anziana, vedova, che le propone di fare con lei un incontro settimanale. Vuole convincerla che per risolvere il suo problema l'arma migliore è la preghiera: pregare per suo marito, pregare perché il diavolo si allontani dalla loro famiglia… La fiducia nella forza della preghiera pone la moglie tradita nell'atteggiamento migliore per affrontare la crisi.<br />Questo film, al suo debutto in U.S.A., nell'agosto 2015,  distribuito in solo mille sale, è risultato il secondo migliore incasso  della settimana. Costato 3 milioni di dollari, ne ha guadagnati finora 67.  Fa molto riflettere questo risultato, che dimostra chiaramente come i Christian Film siano molto apprezzati da un vasto pubblico (ma non dalla critica), anche se i produttori continuano a considerarli prodotti di nicchia.<br /><br />UNA PREGHIERA INTENSA E FIDUCIOSA<br />I fratelli Kendrick sono la punta di diamante di questo filone; noi abbiamo seguito con costanza i loro lavori (Fireproof, Flywheel, Courageous)  e ora sono tornati sul tema della crisi coniugale, tema già affrontato in Fireproof.<br />Questa volta l'angolo di osservazione è diverso: il baricentro di ogni azione volta a risolvere una crisi familiare è la preghiera. Una preghiera intensa e fiduciosa che non può non tardare ad avere risvolti positivi.<br />Il confronto con Fireproof è determinante: nel film del 2008, l'avvicinamento alla fede di Caleb, il marito, grazie ai suggerimenti del padre che in passato aveva affrontato una situazione simile, coincideva con il riconoscimento che l'amore gratuito di Cristo per noi fino all'estremo sacrificio, diventava il riferimento primario per un amore totale e incondizionato verso la moglie.<br />In quest'ultimo War Room le cause della trasformazione sono in un certo senso esterne: il licenziamento di Tony, la perdita di ogni sicurezza economia, innescano una crisi generale nell'uomo che si accorge delle sue manchevolezze nei confronti della moglie e della figlia. Una conversione dove l'atteggiamento della moglie risulta risolutivo: non lo accusa per i suoi fallimenti ma lo sostiene e lo incoraggia da subito, convinta che il valore dell'unità familiare e del sostegno reciproco sono la cosa più importante. Il film è inoltre arricchito di un bell'episodio di perdono di fronte a un pentimento sincero.<br /><br />FIDUCIA NELLA PROVVIDENZA<br />È indubbio che Fireproof era stato capace di approfondire meglio la psicologia dei personaggi, mentre in quest'ultimo film, partendo da alcune semplici caratterizzazioni, come quelle del marito avido e della moglie vittima, si evolve in base allo schema preghiera-evento esterno-crisi-conversione.<br />Il tono stesso è diverso dai precedenti lavori dei fratelli Kendrick, più impostati su un atteggiamento riflessivo;  questa volta vengono assunti toni trionfalistici e di orgogliosa sicurezza: una lotta decisa contro le proprie debolezze, una solida fiducia nella Provvidenza, in particolar modo  nell'impegno di diffondere la fede cristiana.<br />Com'è noto, i fratelli  Kendrick sono dei pastori battisti e per chi è cattolico, non può che destare stupore un film il quale, pur parlando continuamente di fede, ha una sola rapida...]]></itunes:summary><itunes:duration>347</itunes:duration><itunes:keywords>forza,preghiera,reale,tentazione,warroom</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/adf08a350fc8c95d8dfaef9c626290fb.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Cenerentola*** (2015) - Il principe che ti cerca esiste davvero... e vuole proprio te!</title><link>https://www.spreaker.com/episode/cenerentola-2015-il-principe-che-ti-cerca-esiste-davvero-e-vuole-proprio-te--21189495</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211</a><br /><br />IL PRINCIPE CHE TI CERCA ESISTE DAVVERO... E VUOLE PROPRIO TE! di Renato Calvanese<br />Per capire una fiaba bisogna cancellare la distinzione tra realtà e fantasia. Le fiabe sono troppo vive, e la vita è troppo fantastica perché tale distinzione possa essere valida. La storia di Cenerentola, in uscita in questi giorni nelle sale cinematografiche nella versione girata da Kenneth Branagh, non fa eccezioni: non è infatti solo un racconto destinato a popolare l'immaginazione di un bambino, pieno com'è di colpi di scena, di personaggi curiosi, di animali parlanti, e non è nemmeno l'ennesimo atto della propaganda maschilista che suggerisce alle donne di tutto il mondo che il massimo cui aspirare è incontrare un principe azzurro e sposarlo. Cenerentola è invece la risposta convinta a questa domanda che prima o poi assale la vita di ognuno di noi: che cos'è l'uomo?<br />C'è qualcuno che se ne curi o è solo polvere che viene dalla polvere?<br /><br />LA REGINA DELLA CENERE<br />Cenerentola è la regina della cenere, la figura di colei che letteralmente si rivolta nella polvere, oppressa com'è da una realtà che continuamente le rende presente la sua miseria. A questa condizione prova a reagire dispensando gentilezza e docilità senza ottenere non dico una ricompensa, ma nemmeno un'attenuazione della pena. Nessun gesto, seppure ben fatto, serve a liberarla dalla morsa di una realtà ingiusta, cattiva e insensibile ad ogni supplica. La sporcizia, questo è il posto che il mondo ha pensato per Cenerentola. La sporcizia di un caminetto ricolmo di cenere. Un lamento senza fine apparentemente destinato a non essere mai udito da nessuno. E' questa l'ultima parola sulla mia vita? E' la cenere il mio destino?<br />Un povero non avrebbe dubbi sulla risposta da dare; anche l'ultimo dei mendicanti custodisce nel proprio intimo una parola, un sogno, che ha in sé la forza di ricordare che la realtà, che ciò che si vede non è tutto. L'uomo non è solo ciò che si vede. La realtà non si esaurisce in ciò che è pensabile, ragionevole o prevedibile. Una zucca può trasformarsi in carrozza, un topolino in destriero, uno straccio in un vestito splendido, e una lavandaia può trasformarsi in una regina. E' quello che accade tutti i giorni.<br />"I sogni son desideri di felicità" canta allegramente la Cenerentola di Walt Disney, ed è proprio questo il mistero custodito dalla fiaba: il mistero di una persona miserabile che nonostante tutti i segni contrari continua a credere nella propria grandezza. Il dramma che si consuma nella fiaba, così come nella nostra esistenza consiste proprio in questo conflitto tra una realtà che ti umilia, che ti accusa, che ti fa continuamente presente un limite, e un desiderio di grandezza infinito che non si sa dove viene. Un desiderio che non è incredibile pensare che non sia di questo mondo. Sotto la cenere, in mezzo alla fuliggine di una vita sbagliata e disordinata, arde la brace di un desiderio di un'esistenza completamente altra, finalmente vera. Cenerentola diventa così l'incarnazione di una fierezza invincibile, di una tenace e paziente speranza nonostante tutte le privazioni. Nel suo cuore è depositata una verità che ha la forza di un richiamo: "io sono degna di stare accanto ad un re. Nonostante tutte le mie miserie un castello è la mia casa, un regno è ciò che mi spetta."<br /><br />LA PROGRESSIVA SCOPERTA DELLA PROPRIA DIGNITÀ REGALE<br />Il cuore di questa fiaba millenaria è tutto qua: la progressiva scoperta della propria dignità regale. Una dignità che però non va conquistata, perché non dipende da quello che fai, dal curriculum scolastico o dalla posizione lavorativa. Questa dignità è il frutto di un'elezione, proprio come cantato nel Magnificat: il Signore ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. L'umiltà, non le gesta eroiche, non le mie vittorie, non i miei primati. Anche questo è scritto nella fiaba. Cosa fa infatti Cenerentola per realizzare il suo sogno? Diciamo che ogni volta che si dà da fare finisce a gambe all'aria. Ad esempio quando alla notizia del gran ballo si arma di ago e filo e confeziona da sé il suo abito, destinato poi a finire a brandelli sotto le unghie della matrigna e delle sorellastre.<br />Appena Cenerentola si muove la realtà la sbrana. Quand'è allora che le cose iniziano a muoversi nella giusta direzione? Quando Cenerentola si arrende, quando si decide a non fare nulla, quando erompe in un pianto di resa. Perché c'è questo da capire, ossia che non si deve fare nulla. E' una verità questa che non deve scoraggiarci ma deve finalmente permetterci di riposare. Non vi è nulla di esteriore da guadagnare, non vi è nulla da conquistare perché per realizzare il nostro sogno, per vedere sbocciare la nostra natura regale bisogna solo ricevere. Un dono, è questo quello che serve. Un dono tanto grande da poter realizzare una metamorfosi che renda visibile ciò che giace perduto da qualche parte, nascosto sotto una coltre di cenere.<br /><br />IL PRINCIPE CHE TI VIENE A CERCARE<br />L'erompere del vero io in tutta la sua bellezza è reso possibile solo grazie all'intervento di qualcun altro. La figura della fata madrina fa memoria di questo. Non trasforma Cenerentola rendendola un'altra persona, ma la incoraggia ad essere esattamente ciò che è. Certo crea anche le condizioni per andare al ballo, procura alla sua figlioccia un bel vestito, le sistema l'acconciatura, ma non la trasforma in qualcun altro. Diciamo che l'aiuta [...] dando a Cenerentola la forza di presentarsi al ballo, convincendola che anche lei può prendere parte alla festa della vita. E allora succede questa cosa straordinaria: incontra il principe che rimane incantato da lei al punto da non mollarla neanche un minuto. Danzano tutta la notte, la felicità sembra finalmente a portata di mano, ma all'improvviso qualcosa spaventa Cenerentola che fugge. La menzogna su sé stessa torna a bussare alla sua porta: "Come posso io essere degna d'amore se sono così misera? Cosa succederà quando questo bel principe scoprirà di che pasta sono fatta? Diciamoci la verità, io non merito l'amore di un re, io non merito l'amore di nessuno." Sembrerà strano ma questo è il pensiero che impedisce alla maggior parte delle persone di essere felice. L'indegnità di prender parte alla vita, di pretendere la parte migliore, di vivere all'altezza dei propri desideri. Convinta da questo ragionamento Cenerentola torna a casa, si toglie le vesti splendenti e si rifugia nella certezza della cenere decisa a non smuoversi più da lì.<br />A questo punto per sbloccare la situazione c'è bisogno che qualcuno di potente prenda un'iniziativa. La madrina non basta più. C'è bisogno che un principe ti venga a cercare, che esca dal suo palazzo portando con sé la tua scarpa, il calco della tua apparizione, ossia la verità su di te. C'è bisogno che un figlio di re ti venga a prendere nella sporcizia nella quale ti sei rifugiato, e che non abbia paura di sporcarsi, che ti faccia capire che non si è sbagliato sul tuo conto, e che è proprio te che vuole. Ti vuole con la tua miseria, perché sa che la miseria non si può nascondere, che i limiti di ciascuno di noi non possono essere superati, ma solo offerti. Viene a prenderti senza sperare che tu cambi. Vuole te, con i tuoi chiari di luna, con il tuo passato, con i tuoi errori, con le tue incapacità, con questo senso di inadeguatezza che da sempre ti perseguita. C'è bisogno di questo futuro re per ritornare a te stesso, un re che non ha autorità sulla tua vita in virtù di un potere, ma unicamente perché la sua presenza per te è fonte di felicità.<br /><br />VENGA IL TUO REGNO<br />La sua potenza è il non rivendicare alcun potere, la sua compagnia è desiderabile perché ha come unica preoccupazione il tuo bene. Ma un re così dove lo si trova? Qual è il suo numero? Come si chiama il suo regno? Chi è quell'uomo capace di dimenticare fino a questo punto sé stesso, tanto da avere la forza di accoglierti così come sei senza temere per la sua vita? Chi è quell'uomo che accetta con gioia la tua compagnia dichiarandosi pronto a morire per te? Un uomo così un giorno è apparso sulla scena del mondo. Il suo nome era Gesù di Nazareth. Lo chiamavano Re dei re perché realmente non si può essere re se non nel suo nome.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21189495</guid><pubDate>Mon, 30 Dec 2019 13:23:26 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21189495/cenerentola.mp3" length="10763701" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211

IL PRINCIPE CHE TI CERCA ESISTE DAVVERO... E VUOLE PROPRIO TE! di Renato Calvanese
Per capire una fiaba bisogna cancellare la distinzione tra realtà e fantasia. Le fiabe sono...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211</a><br /><br />IL PRINCIPE CHE TI CERCA ESISTE DAVVERO... E VUOLE PROPRIO TE! di Renato Calvanese<br />Per capire una fiaba bisogna cancellare la distinzione tra realtà e fantasia. Le fiabe sono troppo vive, e la vita è troppo fantastica perché tale distinzione possa essere valida. La storia di Cenerentola, in uscita in questi giorni nelle sale cinematografiche nella versione girata da Kenneth Branagh, non fa eccezioni: non è infatti solo un racconto destinato a popolare l'immaginazione di un bambino, pieno com'è di colpi di scena, di personaggi curiosi, di animali parlanti, e non è nemmeno l'ennesimo atto della propaganda maschilista che suggerisce alle donne di tutto il mondo che il massimo cui aspirare è incontrare un principe azzurro e sposarlo. Cenerentola è invece la risposta convinta a questa domanda che prima o poi assale la vita di ognuno di noi: che cos'è l'uomo?<br />C'è qualcuno che se ne curi o è solo polvere che viene dalla polvere?<br /><br />LA REGINA DELLA CENERE<br />Cenerentola è la regina della cenere, la figura di colei che letteralmente si rivolta nella polvere, oppressa com'è da una realtà che continuamente le rende presente la sua miseria. A questa condizione prova a reagire dispensando gentilezza e docilità senza ottenere non dico una ricompensa, ma nemmeno un'attenuazione della pena. Nessun gesto, seppure ben fatto, serve a liberarla dalla morsa di una realtà ingiusta, cattiva e insensibile ad ogni supplica. La sporcizia, questo è il posto che il mondo ha pensato per Cenerentola. La sporcizia di un caminetto ricolmo di cenere. Un lamento senza fine apparentemente destinato a non essere mai udito da nessuno. E' questa l'ultima parola sulla mia vita? E' la cenere il mio destino?<br />Un povero non avrebbe dubbi sulla risposta da dare; anche l'ultimo dei mendicanti custodisce nel proprio intimo una parola, un sogno, che ha in sé la forza di ricordare che la realtà, che ciò che si vede non è tutto. L'uomo non è solo ciò che si vede. La realtà non si esaurisce in ciò che è pensabile, ragionevole o prevedibile. Una zucca può trasformarsi in carrozza, un topolino in destriero, uno straccio in un vestito splendido, e una lavandaia può trasformarsi in una regina. E' quello che accade tutti i giorni.<br />"I sogni son desideri di felicità" canta allegramente la Cenerentola di Walt Disney, ed è proprio questo il mistero custodito dalla fiaba: il mistero di una persona miserabile che nonostante tutti i segni contrari continua a credere nella propria grandezza. Il dramma che si consuma nella fiaba, così come nella nostra esistenza consiste proprio in questo conflitto tra una realtà che ti umilia, che ti accusa, che ti fa continuamente presente un limite, e un desiderio di grandezza infinito che non si sa dove viene. Un desiderio che non è incredibile pensare che non sia di questo mondo. Sotto la cenere, in mezzo alla fuliggine di una vita sbagliata e disordinata, arde la brace di un desiderio di un'esistenza completamente altra, finalmente vera. Cenerentola diventa così l'incarnazione di una fierezza invincibile, di una tenace e paziente speranza nonostante tutte le privazioni. Nel suo cuore è depositata una verità che ha la forza di un richiamo: "io sono degna di stare accanto ad un re. Nonostante tutte le mie miserie un castello è la mia casa, un regno è ciò che mi spetta."<br /><br />LA PROGRESSIVA SCOPERTA DELLA PROPRIA DIGNITÀ REGALE<br />Il cuore di questa fiaba millenaria è tutto qua: la progressiva scoperta della propria dignità regale. Una dignità che però non va conquistata, perché non dipende da quello che fai, dal curriculum scolastico o dalla posizione lavorativa. Questa dignità è il frutto di un'elezione, proprio come cantato nel Magnificat: il Signore ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata....]]></itunes:summary><itunes:duration>673</itunes:duration><itunes:keywords>azzurro,cenerentola,fiaba,film,principe</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/0657a94013aa48138e1db70185850163.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Una canzone per mio padre*** (2019) - Il film che affronta la vita... dolore e perdono inclusi</title><link>https://www.spreaker.com/episode/una-canzone-per-mio-padre-2019-il-film-che-affronta-la-vita-dolore-e-perdono-inclusi--20947347</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5938" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5938</a><br /><br />UNA CANZONE PER MIO PADRE, IL FILM CHE AFFRONTA LA VITA... DOLORE E PERDONO INCLUSI di Ermes Dovico<br />Giovedì sera, a Milano, è stata proiettata la prima nazionale di Una canzone per mio padre, film statunitense del 2018, distribuito in Italia dalla Dominus Production e ispirato alla storia vera di Bart Millard (1972), e in particolare al suo rapporto travagliato con un padre a lungo violento e poi guarito dalla grazia, fino alla toccante riconciliazione tra i due. Che condurrà Bart, cantautore della band MercyMe, a scrivere e dedicare al genitore I can only imagine, divenuta la canzone più suonata nella storia della radio cristiana, riprodotta - all'inizio quasi per gioco e poi per le crescenti richieste degli ascoltatori - anche nelle radio mainstream, e capace di vendere oltre 2.5 milioni di copie.<br />Simile successo di pubblico ha avuto il film (il cui titolo originale, I can only imagine, è lo stesso della canzone) fin dalle prime uscite nelle sale, dove - tra Usa e Canada - ha incassato al botteghino circa 85 milioni di dollari, con ricavi più di 12 volte superiori ai 7 milioni di budget per la produzione. In America ha ottenuto dalla maggioranza degli spettatori la valutazione di A+, la più alta possibile, secondo le rilevazioni fatte all'uscita dalle sale da CinemaScore. Nel cast spicca la presenza di Dennis Quaid (doppiato in italiano da Luca Ward), che interpreta il padre di Bart. I registi sono i fratelli Andrew e John Erwin, gli stessi di October Baby, il film liberamente ispirato alla storia di Gianna Jessen, l'americana, oggi quarantaduenne, sopravvissuta a un tentativo di aborto salino.<br /><br />TRAMA DEL FILM<br />Una canzone per mio padre, appunto un biopic, con qualche libero adattamento cinematografico, ci offre all'inizio uno squarcio sull'infanzia di Bart, alle prese con un padre iracondo che maltratta e percuote sia il figlio che la moglie, fino a quando lei abbandonerà improvvisamente la famiglia (nella realtà i coniugi Millard, genitori di due figli maschi, divorziarono quando Bart, il secondogenito, aveva appena tre anni, poi alternandosi, al variare delle circostanze, nella custodia della prole). Nel dolore di quei primi anni di vita, acutizzato da una madre che se n'è andata via e da un padre che a volte lo terrorizza, Bart cerca rifugio nella musica. «Ho trovato delle canzoni che sono state come un'àncora per me, mi hanno dato speranza», canzoni che «mi hanno parlato di un Padre in cielo» e del Suo amore per lui.<br />Nell'adolescenza, con al fianco la bella figura di Shannon, la fidanzata (interpretata da Madeline Carroll), come lui di fede cristiana battista, Bart insegue il sogno, già di suo padre, di fare carriera nel football americano, ma un infortunio lo costringe a mollare tutto. Arriva poi una prima svolta. L'ingresso nel coro della scuola, un'insegnante che scopre per caso il grande talento del ragazzo, il padre che ne frustra le aspirazioni canore e, infine, dopo l'addio a un'affranta Shannon, la fuga da casa, che porta Bart in giro per gli States, sul camper della band di cui è intanto diventato la voce, con piccoli concerti, e piccoli guadagni, nei locali.<br />Per ricomporre i cocci della sua vita si riveleranno fondamentali i buoni consigli del produttore Scott Brickell, che intuendo il dramma personale del ragazzo lo esorta a non scappare dalle sue sofferenze, bensì ad affrontarle e poi cantarle («lascia che il dolore diventi la tua ispirazione»). È così che Bart torna dal padre e lo trova trasformato, scoprendo che il genitore va in chiesa, prega, legge la Bibbia e si interroga sul perdono. Le grandi resistenze del figlio saranno poi vinte quando scoprirà il cancro del genitore e, proprio nel tempo della malattia che condurrà Millard senior alla morte, i due passeranno insieme i momenti più fecondi e belli.<br />E sarà pensando a quel padre ritrovato, perdonato e redento che nascerà, scritta di getto, I can only imagine, in un crescendo di sorprese.<br /><br />LA RISCOPERTA DELLA PATERNITÀ (E DELLA FEDE)<br />Oltre all'ottima colonna sonora e al ritmo narrativo, il film ha quindi il merito di far riflettere su diversi temi divenuti controcorrente nella cultura di oggi, dai danni di una famiglia che si disgrega alla potenza della preghiera. E in particolare la pellicola, come ha osservato alla prima nazionale la fondatrice della Dominus Production, Federica Picchi (che alla fine ha chiamato a parlare i membri di The Sun), c'è il fatto che aiuta a riscoprire il senso del dolore, che «noi stiamo cercando di togliere dalla nostra vita. Penso che l'insegnamento più importante che trasmette ai giovani è che il dolore è parte integrante della nostra vita», ha aggiunto la Picchi, che prima dell'inizio della proiezione aveva anche rivolto il primo ringraziamento a Dio Padre.<br />La storia dei Millard sta lì a confermarlo. È nel dolore, prima spirituale e poi corporale, che il padre, anziché essere vinto dalla disperazione, scopre il ristoro della fede, ritrova la sua paternità, chiede e ottiene perdono, riconciliandosi con il figlio e prima ancora con Dio e con sé stesso. Ed è sempre da lì che Bart riesce a trovare pace, con entrambi - il padre e il figlio - a vedere sgorgare l'amore dalla sofferenza, perché riposta nelle mani di Dio. È Lui che fa la differenza.<br />Un film, dunque, che stimola e, attraversando ogni fase della vita quaggiù, è buono per tutte le età.<br /><br />Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) si può vedere il trailer del film.<br />Per scoprire in quali cinema è possibile vedere il film, vai all'elenco aggiornato dal sito della Dominus Production, cliccando nel seguente link:<br /><a href="https://www.dominusproduction.com/film/una-canzone-per-mio-padre/programmazione" rel="noopener">https://www.dominusproduction.com/film/una-canzone-per-mio-padre/programmazione</a><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=pXPhse0Sckg" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=pXPhse0Sckg</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20947347</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 13:02:40 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20947347/una_canzone_per_mio_padre.mp3" length="6973648" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5938

UNA CANZONE PER MIO PADRE, IL FILM CHE AFFRONTA LA VITA... DOLORE E PERDONO INCLUSI di Ermes Dovico
Giovedì sera, a Milano, è stata proiettata la prima nazionale di Una canzone per...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5938" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5938</a><br /><br />UNA CANZONE PER MIO PADRE, IL FILM CHE AFFRONTA LA VITA... DOLORE E PERDONO INCLUSI di Ermes Dovico<br />Giovedì sera, a Milano, è stata proiettata la prima nazionale di Una canzone per mio padre, film statunitense del 2018, distribuito in Italia dalla Dominus Production e ispirato alla storia vera di Bart Millard (1972), e in particolare al suo rapporto travagliato con un padre a lungo violento e poi guarito dalla grazia, fino alla toccante riconciliazione tra i due. Che condurrà Bart, cantautore della band MercyMe, a scrivere e dedicare al genitore I can only imagine, divenuta la canzone più suonata nella storia della radio cristiana, riprodotta - all'inizio quasi per gioco e poi per le crescenti richieste degli ascoltatori - anche nelle radio mainstream, e capace di vendere oltre 2.5 milioni di copie.<br />Simile successo di pubblico ha avuto il film (il cui titolo originale, I can only imagine, è lo stesso della canzone) fin dalle prime uscite nelle sale, dove - tra Usa e Canada - ha incassato al botteghino circa 85 milioni di dollari, con ricavi più di 12 volte superiori ai 7 milioni di budget per la produzione. In America ha ottenuto dalla maggioranza degli spettatori la valutazione di A+, la più alta possibile, secondo le rilevazioni fatte all'uscita dalle sale da CinemaScore. Nel cast spicca la presenza di Dennis Quaid (doppiato in italiano da Luca Ward), che interpreta il padre di Bart. I registi sono i fratelli Andrew e John Erwin, gli stessi di October Baby, il film liberamente ispirato alla storia di Gianna Jessen, l'americana, oggi quarantaduenne, sopravvissuta a un tentativo di aborto salino.<br /><br />TRAMA DEL FILM<br />Una canzone per mio padre, appunto un biopic, con qualche libero adattamento cinematografico, ci offre all'inizio uno squarcio sull'infanzia di Bart, alle prese con un padre iracondo che maltratta e percuote sia il figlio che la moglie, fino a quando lei abbandonerà improvvisamente la famiglia (nella realtà i coniugi Millard, genitori di due figli maschi, divorziarono quando Bart, il secondogenito, aveva appena tre anni, poi alternandosi, al variare delle circostanze, nella custodia della prole). Nel dolore di quei primi anni di vita, acutizzato da una madre che se n'è andata via e da un padre che a volte lo terrorizza, Bart cerca rifugio nella musica. «Ho trovato delle canzoni che sono state come un'àncora per me, mi hanno dato speranza», canzoni che «mi hanno parlato di un Padre in cielo» e del Suo amore per lui.<br />Nell'adolescenza, con al fianco la bella figura di Shannon, la fidanzata (interpretata da Madeline Carroll), come lui di fede cristiana battista, Bart insegue il sogno, già di suo padre, di fare carriera nel football americano, ma un infortunio lo costringe a mollare tutto. Arriva poi una prima svolta. L'ingresso nel coro della scuola, un'insegnante che scopre per caso il grande talento del ragazzo, il padre che ne frustra le aspirazioni canore e, infine, dopo l'addio a un'affranta Shannon, la fuga da casa, che porta Bart in giro per gli States, sul camper della band di cui è intanto diventato la voce, con piccoli concerti, e piccoli guadagni, nei locali.<br />Per ricomporre i cocci della sua vita si riveleranno fondamentali i buoni consigli del produttore Scott Brickell, che intuendo il dramma personale del ragazzo lo esorta a non scappare dalle sue sofferenze, bensì ad affrontarle e poi cantarle («lascia che il dolore diventi la tua ispirazione»). È così che Bart torna dal padre e lo trova trasformato, scoprendo che il genitore va in chiesa, prega, legge la Bibbia e si interroga sul perdono. 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Nei cinema italiani, invece, è sbarcato God's not dead 2, sequel di una prima pellicola in cui un professore ateo veniva affrontato da un giovane e caparbio studente cristiano che arrivava a far dire ai suoi compagni di corso che no, Dio non è morto.<br />Questa volta il film ci porta sempre dentro un'aula, ma non più accademica, di tribunale. E' la vicenda, che nasce da un fatto vero, quello di una insegnante di storia che deve difendersi dall'accusa di aver osato parlare di Gesù in aula. E' ancora la Dominus Production a portare in Italia il sequel di una pellicola dal sapore fin troppo Usa, che però ha il pregio di farci sbattere la faccia contro una realtà molto più reale e vicina di quanto possa sembrare a prima vista. Quello della libertà delle proprie idee e di religione, una libertà che appare sempre più minacciata e sottilmente delimitata.<br /><br />CONTRO LO SPIRITO DEL MONDO<br />La professoressa Grace, interpretata da Melissa Joan Hart (già Sabrina in Vita da Strega), deve difendersi dall'accusa di fare prediche anziché insegnare, nonostante il tutto sia partito da una domanda di un'alunna che chiede all'insegnante di fare semplicemente un parallelismo tra Ghandi, Martin Luther King e Gesù. Insomma, in realtà sarebbe questione storica, ma Grace ha il difetto di essere cristiana e quindi l'occasione è ghiotta per farla fuori e sbattere la fede finalmente fuori dallo spazio pubblico. [...]<br />La grinta del giovane avvocato (Jesse Metcalfe) che difende Grace è interessante, così come la battuta messa in bocca al pastore: «dobbiamo riconoscere che c'è una battaglia, ma non contro carne e sangue, ma contro lo spirito del mondo», una frase che andrebbe bene da mettere in campo ecumenico anche da parte cattolica. Ci sono spazi per riconoscere la bontà di questa interpretazione, basta guardarsi intorno. Eutanasia, famiglia, aborto, sono solo alcuni degli ambiti in cui Dio è sbattuto fuori dalla porta del dibattito pubblico. Anche se in molti casi è la ragione stessa ad essere stata esclusa.<br />Il film evidenzia anche il pericolo di ideologizzazione dei principali canali di comunicazione con la conseguente deformazione delle informazioni e invita lo spettatore ad interrogarsi sui grandi valori della vita, arrivando a domandarci: quanto siamo disposti a rischiare per difendere ciò in cui crediamo?<br /><br />UNA DOMANDA DI SENSO<br />Tutto era iniziato da una domanda di senso che la giovane insegnante pone all'alunna che deve fare i conti con l'elaborazione del lutto del fratello. «C'è qualcosa d'altro» oltre l'orizzonte terreno? Questo è il punto. Perché far uscire Dio dallo spazio pubblico significa in fondo escludere le domande di senso, infatti, dice la prof., «l'ateismo non toglie il dolore, toglie solo la speranza». La strategia per far fuori l'insegnante, e con lei la fede, è ben sintetizzata dall'avvocato dell'accusa quando rivolto al suo aiutante spiega come irretire la giuria: «non conoscono l'odio, ma basterà una mezza verità, un po' di dubbio e si pronunceranno a suo sfavore». La battaglia all'interno dell'aula si rivelerà come occasione per fare un po' di sana apologetica sulla storicità di Gesù e sulla credibilità dei Vangeli. Come andrà a finire? Una serata al cinema vi svelerà tutto.<br />Dalla sala uscirete con una domanda che aleggia nell'aria, quella che pronunciò Gesù davanti ai discepoli quando diceva «Voi chi dite che io sia?». A cui fa seguito un'altra domanda del Maestro. «Quando il Figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). La risposta dipende da ognuno e dalla volontà di vivere di conseguenza; come una lunga scia di martiri dimostra non ci sono molte scale di grigio a disposizione. O Dio è morto, oppure è vivo.<br /><br />UNA TESTIMONIANZA VERA<br />Tra i vari testimoni c'è James Warner Wallace, agente FBI. Non è un attore, ma una persona reale che recita la parte di "se stesso". Ha applicato ai quattro vangeli le tecniche usate nei processi per verificare l'attendibilità dei testimoni. Ha dichiarato: "Non ero cristiano, ma lo sono diventato perché ho verificato che ciò che è scritto nei vangeli è evidentemente tutto vero!".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/21026918</guid><pubDate>Tue, 24 Dec 2019 12:21:18 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/21026918/god_s_not_dead_2.mp3" length="5311006" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=235

GOD'S NOT DEAD 2: PROCESSO ALLA FEDE CRISTIANA di Lorenzo Bertocchi
A seguire le cronache sembra che ormai non importi più se Dio sia morto oppure no, semplicemente si vive come...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=235" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=235</a><br /><br />GOD'S NOT DEAD 2: PROCESSO ALLA FEDE CRISTIANA di Lorenzo Bertocchi<br />A seguire le cronache sembra che ormai non importi più se Dio sia morto oppure no, semplicemente si vive come se Lui non esistesse. Nei cinema italiani, invece, è sbarcato God's not dead 2, sequel di una prima pellicola in cui un professore ateo veniva affrontato da un giovane e caparbio studente cristiano che arrivava a far dire ai suoi compagni di corso che no, Dio non è morto.<br />Questa volta il film ci porta sempre dentro un'aula, ma non più accademica, di tribunale. E' la vicenda, che nasce da un fatto vero, quello di una insegnante di storia che deve difendersi dall'accusa di aver osato parlare di Gesù in aula. E' ancora la Dominus Production a portare in Italia il sequel di una pellicola dal sapore fin troppo Usa, che però ha il pregio di farci sbattere la faccia contro una realtà molto più reale e vicina di quanto possa sembrare a prima vista. Quello della libertà delle proprie idee e di religione, una libertà che appare sempre più minacciata e sottilmente delimitata.<br /><br />CONTRO LO SPIRITO DEL MONDO<br />La professoressa Grace, interpretata da Melissa Joan Hart (già Sabrina in Vita da Strega), deve difendersi dall'accusa di fare prediche anziché insegnare, nonostante il tutto sia partito da una domanda di un'alunna che chiede all'insegnante di fare semplicemente un parallelismo tra Ghandi, Martin Luther King e Gesù. Insomma, in realtà sarebbe questione storica, ma Grace ha il difetto di essere cristiana e quindi l'occasione è ghiotta per farla fuori e sbattere la fede finalmente fuori dallo spazio pubblico. [...]<br />La grinta del giovane avvocato (Jesse Metcalfe) che difende Grace è interessante, così come la battuta messa in bocca al pastore: «dobbiamo riconoscere che c'è una battaglia, ma non contro carne e sangue, ma contro lo spirito del mondo», una frase che andrebbe bene da mettere in campo ecumenico anche da parte cattolica. Ci sono spazi per riconoscere la bontà di questa interpretazione, basta guardarsi intorno. Eutanasia, famiglia, aborto, sono solo alcuni degli ambiti in cui Dio è sbattuto fuori dalla porta del dibattito pubblico. Anche se in molti casi è la ragione stessa ad essere stata esclusa.<br />Il film evidenzia anche il pericolo di ideologizzazione dei principali canali di comunicazione con la conseguente deformazione delle informazioni e invita lo spettatore ad interrogarsi sui grandi valori della vita, arrivando a domandarci: quanto siamo disposti a rischiare per difendere ciò in cui crediamo?<br /><br />UNA DOMANDA DI SENSO<br />Tutto era iniziato da una domanda di senso che la giovane insegnante pone all'alunna che deve fare i conti con l'elaborazione del lutto del fratello. «C'è qualcosa d'altro» oltre l'orizzonte terreno? Questo è il punto. Perché far uscire Dio dallo spazio pubblico significa in fondo escludere le domande di senso, infatti, dice la prof., «l'ateismo non toglie il dolore, toglie solo la speranza». La strategia per far fuori l'insegnante, e con lei la fede, è ben sintetizzata dall'avvocato dell'accusa quando rivolto al suo aiutante spiega come irretire la giuria: «non conoscono l'odio, ma basterà una mezza verità, un po' di dubbio e si pronunceranno a suo sfavore». La battaglia all'interno dell'aula si rivelerà come occasione per fare un po' di sana apologetica sulla storicità di Gesù e sulla credibilità dei Vangeli. Come andrà a finire? Una serata al cinema vi svelerà tutto.<br />Dalla sala uscirete con una domanda che aleggia nell'aria, quella che pronunciò Gesù davanti ai discepoli quando diceva «Voi chi dite che io sia?». A cui fa seguito un'altra domanda del Maestro. «Quando il Figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). 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Il professor Radisson, del corso base di filosofia, entra in classe e annuncia di non aver intenzione di sprecare tempo per illustrare le varie posizioni filosofiche sull'esistenza o meno di Dio: "con il vostro permesso supererei l'insensato dibattito e giungerei subito alla conclusione che non esiste alcun Dio". Così assegna un solo semplice compito: scrivere su un foglio bianco God is dead "Dio è morto," apporre la propria firma e consegnarlo. Quando arriva a Josh, una matricola, la consegna dei fogli si arresta: "Non posso farlo, sono cristiano," dice. Il professore replica: "Se proprio non può arrivare ad ammettere che Dio è morto, allora dovrà difendere l'antitesi".<br />Inizia così la storia di God's not dead (Dio non è morto), pellicola uscita nel 2014 negli Stati Uniti.<br />Josh, il protagonista, si trova nel terribile dubbio di accettare la sfida del suo professore ferocemente ateo e mettersi contro i propri cari sostenendo l'esistenza di Dio davanti alla classe - un vero e proprio suicidio accademico, visto che il docente ha il coltello dalla parte del manico e si mostra più che deciso a dargli filo da torcere, prospettandogli una bocciatura che peserà sulla sua carriera universitaria - oppure allinearsi al resto della classe e ammettere che Dio è morto. Un pastore lo consiglia: "Se accetti questa sfida potrebbe essere l'unico incontro significativo con Dio di tutta la loro vita".<br />Così, Josh studia, si informa e sostiene davanti ai suoi compagni di corso le evidenze scientifiche e filosofiche dell'esistenza di Dio e come l'insegnamento della Bibbia non sia in contraddizione, ma anzi illumini le scoperte della scienza. Il film è basato su alcune vere cause legali che hanno visto coinvolti studenti americani che nei loro campus si sono trovati in una situazione molto simile, minacciati nella propria libertà di professare la fede.<br />Attorno a questa storia ruotano e si intrecciano tra loro le vicende di altri personaggi: una blogger dalla fosca visione nichilista alle prese con una notizia drammatica, una ragazza cresciuta in una famiglia islamica, la moglie del professor Radisson messa davanti a una scelta difficile. Tutti compiranno un percorso esistenziale e spirituale di ricerca, compreso l'aspro professore. Il film mostra le difficoltà e le dinamiche vissute da ogni personaggio - che sono poi quelle di ogni uomo - nel momento in cui si trova davanti alla necessità di dare risposta alle domande fondamentali: Dio esiste? E se esiste, come può esistere il male? Cosa ha da dire Dio alla mia vita?<br />La colonna sonora è degli Newsboys - che nel film interpretano se stessi - energico gruppo Christian pop-rock, una delle numerose band che provano a coniugare sonorità moderne a messaggi e tematiche cristiani; un tipo di musica praticamente sconosciuto da noi, ma che in America fa decine di milioni di visualizzazioni su Youtube e va molto forte, specie tra i giovani. Nel film compaiono anche Willie e Korie Robertson, cacciatori protagonisti del reality Duck dinasty, finiti al centro di una bolla mediatica per aver espresso la propria fede in Cristo di fronte alla telecamere e per le loro prese di posizioni politicamente scorrette.<br />Il cast vede la presenza di altri attori di livello come Kevin Sorbo, l'Ercole della popolare serie televisiva degli anni '90. "Le persone oggi sentono il bisogno di prendere una posizione e difendere ciò in cui credono e credo sia importante portare sullo schermo personaggi che incarnano chiaramente questo desiderio," afferma il regista Harold Cronk. "È importante che le persone non abbiano paura di ciò in cui credono, ma lo difendano".<br />La vicenda di "God's not dead" mostra chiaramente che la scelta della testimonianza cristiana oggi chiede di essere disposti a subire quella "persecuzione silenziosa" di cui parlava San Josemaria Escrivà, ma anche che chi è disposto a pagare questo prezzo può davvero essere per gli altri uno strumento per arrivare a Cristo. Così "God's not dead" può essere di ispirazione ai tanti studenti che anche nelle scuole e nelle università italiane si trovano quotidianamente davanti alla difficoltà di annunciare e vivere il Vangelo nelle aule scolastiche in cui si (quasi) tutto è tollerato, tranne manifestare la fede cattolica.<br />E le storie dei personaggi del film stanno lì a mostrare cosa succede quando i cristiani non hanno paura di testimoniare e difendere pubblicamente, con calma e fermezza, la propria fede: le persone attorno sono spesso colpite e incuriosite dal loro coraggio e dalla loro testimonianza, attirate da chi manifesta con convinzione la fede nei confronti di quel Dio cui la loro anima anela. Un tema che traspare chiaramente dalla pellicola.<br />In questo nostro periodo storico in cui ci sentiamo spesso dire che i cattolici devono evitare di difendere e dimostrare la ragionevolezza della loro fede perché questo può "creare divisione" e non contribuisce a "costruire un clima di dialogo," la vicenda di Josh ci mostra invece 'importanza della formazione e dell'impegno apologetico per essere pronti a testimoniare, sempre con pacatezza e rispetto, le ragioni del nostro credere. God's not dead mostra che questo potrà aprirci la straordinaria possibilità di compiere verso gli altri la più alta forma di carità: portare loro la verità, cioè Gesù Cristo.<br /><br />Per vedere il trailer del film e per leggere le schede dei migliori film mai prodotti, visita il sito <a href="http://www.FilmGarantiti.it" rel="noopener">www.FilmGarantiti.it</a>]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20858051</guid><pubDate>Thu, 19 Dec 2019 08:25:30 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20858051/god_s_not_dead.mp3" length="7450121" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=227

GOD'S NOT DEAD: QUANTO SEI DISPOSTO A RISCHIARE PER DIFENDERE QUELLO IN CUI CREDI? di Andrea Lavelli
Primo giorno di università. Il professor Radisson, del corso base di...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=227" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=227</a><br /><br />GOD'S NOT DEAD: QUANTO SEI DISPOSTO A RISCHIARE PER DIFENDERE QUELLO IN CUI CREDI? di Andrea Lavelli<br />Primo giorno di università. Il professor Radisson, del corso base di filosofia, entra in classe e annuncia di non aver intenzione di sprecare tempo per illustrare le varie posizioni filosofiche sull'esistenza o meno di Dio: "con il vostro permesso supererei l'insensato dibattito e giungerei subito alla conclusione che non esiste alcun Dio". Così assegna un solo semplice compito: scrivere su un foglio bianco God is dead "Dio è morto," apporre la propria firma e consegnarlo. Quando arriva a Josh, una matricola, la consegna dei fogli si arresta: "Non posso farlo, sono cristiano," dice. Il professore replica: "Se proprio non può arrivare ad ammettere che Dio è morto, allora dovrà difendere l'antitesi".<br />Inizia così la storia di God's not dead (Dio non è morto), pellicola uscita nel 2014 negli Stati Uniti.<br />Josh, il protagonista, si trova nel terribile dubbio di accettare la sfida del suo professore ferocemente ateo e mettersi contro i propri cari sostenendo l'esistenza di Dio davanti alla classe - un vero e proprio suicidio accademico, visto che il docente ha il coltello dalla parte del manico e si mostra più che deciso a dargli filo da torcere, prospettandogli una bocciatura che peserà sulla sua carriera universitaria - oppure allinearsi al resto della classe e ammettere che Dio è morto. Un pastore lo consiglia: "Se accetti questa sfida potrebbe essere l'unico incontro significativo con Dio di tutta la loro vita".<br />Così, Josh studia, si informa e sostiene davanti ai suoi compagni di corso le evidenze scientifiche e filosofiche dell'esistenza di Dio e come l'insegnamento della Bibbia non sia in contraddizione, ma anzi illumini le scoperte della scienza. Il film è basato su alcune vere cause legali che hanno visto coinvolti studenti americani che nei loro campus si sono trovati in una situazione molto simile, minacciati nella propria libertà di professare la fede.<br />Attorno a questa storia ruotano e si intrecciano tra loro le vicende di altri personaggi: una blogger dalla fosca visione nichilista alle prese con una notizia drammatica, una ragazza cresciuta in una famiglia islamica, la moglie del professor Radisson messa davanti a una scelta difficile. Tutti compiranno un percorso esistenziale e spirituale di ricerca, compreso l'aspro professore. Il film mostra le difficoltà e le dinamiche vissute da ogni personaggio - che sono poi quelle di ogni uomo - nel momento in cui si trova davanti alla necessità di dare risposta alle domande fondamentali: Dio esiste? E se esiste, come può esistere il male? Cosa ha da dire Dio alla mia vita?<br />La colonna sonora è degli Newsboys - che nel film interpretano se stessi - energico gruppo Christian pop-rock, una delle numerose band che provano a coniugare sonorità moderne a messaggi e tematiche cristiani; un tipo di musica praticamente sconosciuto da noi, ma che in America fa decine di milioni di visualizzazioni su Youtube e va molto forte, specie tra i giovani. Nel film compaiono anche Willie e Korie Robertson, cacciatori protagonisti del reality Duck dinasty, finiti al centro di una bolla mediatica per aver espresso la propria fede in Cristo di fronte alla telecamere e per le loro prese di posizioni politicamente scorrette.<br />Il cast vede la presenza di altri attori di livello come Kevin Sorbo, l'Ercole della popolare serie televisiva degli anni '90. "Le persone oggi sentono il bisogno di prendere una posizione e difendere ciò in cui credono e credo sia importante portare sullo schermo personaggi che incarnano chiaramente questo desiderio," afferma il regista Harold Cronk. "È importante che le persone non abbiano paura di ciò in cui credono, ma lo difendano".<br />La vicenda di "God's not dead" mostra...]]></itunes:summary><itunes:duration>466</itunes:duration><itunes:keywords>ateismo,dio,famiglia,fede,gnd,morto,studente</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/4949eee92e34e1cff045c2b7d52c6d63.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Miracoli dal cielo* (2016) - L'incredibile storia della famiglia Beam</title><link>https://www.spreaker.com/episode/miracoli-dal-cielo-2016-l-incredibile-storia-della-famiglia-beam--20738012</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=255" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=255</a><br /><br />MIRACOLI DAL CIELO <br />Miracoli dal cielo (Miracles from heaven) è la trasposizione cinematografica del testo autobiografico Miracles from heaven, scritto da Christy Beam, protagonista, insieme alla sua famiglia, di questa incredibile storia. [...]<br /><br />L'INCREDIBILE STORIA DELLA FAMIGLIA BEAM<br />La storia della famiglia Beam ha senza dubbio dell'incredibile. E quest'incredibile merita forse di essere ripensato e rielaborato personalmente, interiormente, da ciascuno, al di là della "semplice" visione del film. Detto ciò, non si può non convenire sul fatto che qualcosa di assolutamente inverosimile si sia verificato a Dallas qualche anno fa.<br />Christy (Jennifer Garner) e Kevin Beam (Martin Henderson) conducono una vita serena, hanno tre bellissime bambine, vivono in un'atmosfera familiare armoniosa e fanno parte di una comunità religiosa [protestante] che si può dire essere la loro seconda famiglia. Questo "piccolo angolo felice" inizia però a sgretolarsi quando a una delle figlie, Annabel (Kylie Rogers), viene diagnosticato un raro disturbo digestivo che, sostiene anche il medico più accreditato, non risulta per il momento curabile. Nonostante gli innumerevoli tentativi fatti dalla madre, sembra che solo un miracolo possa salvare la vita della bambina.<br />E, forse, qualcosa di simile c'è stato. Un giorno, infatti, mentre sta salendo su un albero del giardino insieme alle due sorelle, Annabel cade improvvisamente, sbattendo la testa. Data la violenza della caduta, i genitori e gli amici temono il peggio e pregano fortemente per la sua vita. Ma, quando la bambina si risveglierà, quello che medici e genitori avranno sotto gli occhi sarà un vero e proprio... "miracolo".<br /><br />FEDE COME AMORE, AMICIZIA, DONO INCONDIZIONATO<br />Miracoli dal cielo mette in scena e indaga, senza alcuna "pretesa veritativa", i sentimenti profondi che attraversano e pervadono una famiglia che, messa duramente alla prova dalla malattia di una figlia, cerca il modo e la forza per reagire, per non mollare e continuare a credere. E lo fa in modo genuino, mostrandoci la fiducia e l'atto di fede ma anche i dubbi di una madre che, per quanto profondamente credente, non riesce, in un momento di così forte dolore e disperazione, a sentirsi vicina a ciò in cui ha sempre creduto. Una madre che, di fronte alle sofferenze della figlia, si chiede dove sia finito Dio, quel Dio buono e misericordioso che adesso accetta e permette tutto questo. Christy confessa al marito di non riuscire più a trovare conforto nella fede, di non riuscire più neanche a pregare, tanto è grande il dolore.<br />Eppure, alla fine sarà Christy stessa a sostenere come la presenza di Dio, di qualcosa di più forte, di meno evidente ma di più profondo, ci sia spesso in tante piccole cose che rendono ogni giorno, in qualche modo, miracoloso. Tutto sta nel saperle (ac)cogliere, nel saperle vedere e nell'aprirsi ad accettarle: "Albert Einstein ha detto che ci sono due modi di vivere la vita: uno, come se niente fosse un miracolo; e l'altro, invece, come se ogni cosa fosse un miracolo. Io non stavo di certo vivendo la mia vita come se ogni cosa fosse un miracolo. E mi sbagliavo. I miracoli stanno dappertutto. I miracoli sono altruismo; a volte si manifestano nei modi più inattesi grazie a persone che attraversano la nostra vita, o grazie ad amici che ci rimangono accanto in qualunque situazione. I miracoli sono amore".<br />È così che Miracoli dal cielo si mostra in realtà come un inno alla vita, a godere dei piccoli grandi doni che questa ci offre, mostrando tuttavia anche la concreta - poiché umana - difficoltà di continuare a credervi quando essa stessa sembra sottrarceli mettendoci alla prova.<br />Un film di sentimenti ma anche una riflessione concreta sull'abisso che si staglia al di sotto di ogni atto di fede, di credenza, di amore, mostrandone il necessario coraggio, l'inevitabile cifra d'inconsapevolezza, di "azzardo", a tratti d'incoscienza. La fede, diceva Kierkegaard, è salto: non conosce mediazioni, logiche, razionalità. La fede è il rischio supremo, perché lascia che l'altro preceda se stessi, decida in noi di noi stessi e del nostro "destino". La fede è il rischio potenzialmente mortale di lasciarsi costituire dall'altro. Ma, senza di essa, la vita diviene mero calcolo, tentativo di controllo destinato al fallimento. Perché la fede come apertura all'altro ci costituisce, ci dà forma, e ci dà vita.<br />Ecco allora che il messaggio di Christy si mostra proprio come un inno a quest'apertura, al rischio del sentimento, della fede in quanto amore, amicizia, dono. E Miracoli dal cielo si mostra come un film riflessivo ma non pedante, forte ma non eccessivo.<br /><br />SCENEGGIATURA COINVOLGENTE<br />La sceneggiatura di Randy Brown e la regia di Patricia Riggen hanno il merito di rendere la storia vicina allo spettatore, coinvolgendolo all'interno di un labirinto emotivo che sente prossimo in quanto estremamente umano, spoglio da astrazioni o idealizzazioni poco credibili.<br />L'assolutamente convincente interpretazione di Jennifer Garner e Martin Henderson, ma anche della piccola Kylie Rogers, sono poi il giusto passpartout per una già sollecitata adesione emotiva. Anche il ritmo del film è efficace, dando il giusto spazio sia alla parte "dinamica" che a quella più meditata e riflessiva.<br />Una pellicola che rende dunque giustizia alla storia da cui è tratto, e che può rappresentare una vittoria per tutti, spettatore compreso.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20738012</guid><pubDate>Sat, 14 Dec 2019 09:09:29 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20738012/miracoli.mp3" length="7080645" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=255

MIRACOLI DAL CIELO 
Miracoli dal cielo (Miracles from heaven) è la trasposizione cinematografica del testo autobiografico Miracles from heaven, scritto da Christy Beam,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜<a href="http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=255" rel="noopener">http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=255</a><br /><br />MIRACOLI DAL CIELO <br />Miracoli dal cielo (Miracles from heaven) è la trasposizione cinematografica del testo autobiografico Miracles from heaven, scritto da Christy Beam, protagonista, insieme alla sua famiglia, di questa incredibile storia. [...]<br /><br />L'INCREDIBILE STORIA DELLA FAMIGLIA BEAM<br />La storia della famiglia Beam ha senza dubbio dell'incredibile. E quest'incredibile merita forse di essere ripensato e rielaborato personalmente, interiormente, da ciascuno, al di là della "semplice" visione del film. Detto ciò, non si può non convenire sul fatto che qualcosa di assolutamente inverosimile si sia verificato a Dallas qualche anno fa.<br />Christy (Jennifer Garner) e Kevin Beam (Martin Henderson) conducono una vita serena, hanno tre bellissime bambine, vivono in un'atmosfera familiare armoniosa e fanno parte di una comunità religiosa [protestante] che si può dire essere la loro seconda famiglia. Questo "piccolo angolo felice" inizia però a sgretolarsi quando a una delle figlie, Annabel (Kylie Rogers), viene diagnosticato un raro disturbo digestivo che, sostiene anche il medico più accreditato, non risulta per il momento curabile. Nonostante gli innumerevoli tentativi fatti dalla madre, sembra che solo un miracolo possa salvare la vita della bambina.<br />E, forse, qualcosa di simile c'è stato. Un giorno, infatti, mentre sta salendo su un albero del giardino insieme alle due sorelle, Annabel cade improvvisamente, sbattendo la testa. Data la violenza della caduta, i genitori e gli amici temono il peggio e pregano fortemente per la sua vita. Ma, quando la bambina si risveglierà, quello che medici e genitori avranno sotto gli occhi sarà un vero e proprio... "miracolo".<br /><br />FEDE COME AMORE, AMICIZIA, DONO INCONDIZIONATO<br />Miracoli dal cielo mette in scena e indaga, senza alcuna "pretesa veritativa", i sentimenti profondi che attraversano e pervadono una famiglia che, messa duramente alla prova dalla malattia di una figlia, cerca il modo e la forza per reagire, per non mollare e continuare a credere. E lo fa in modo genuino, mostrandoci la fiducia e l'atto di fede ma anche i dubbi di una madre che, per quanto profondamente credente, non riesce, in un momento di così forte dolore e disperazione, a sentirsi vicina a ciò in cui ha sempre creduto. Una madre che, di fronte alle sofferenze della figlia, si chiede dove sia finito Dio, quel Dio buono e misericordioso che adesso accetta e permette tutto questo. Christy confessa al marito di non riuscire più a trovare conforto nella fede, di non riuscire più neanche a pregare, tanto è grande il dolore.<br />Eppure, alla fine sarà Christy stessa a sostenere come la presenza di Dio, di qualcosa di più forte, di meno evidente ma di più profondo, ci sia spesso in tante piccole cose che rendono ogni giorno, in qualche modo, miracoloso. Tutto sta nel saperle (ac)cogliere, nel saperle vedere e nell'aprirsi ad accettarle: "Albert Einstein ha detto che ci sono due modi di vivere la vita: uno, come se niente fosse un miracolo; e l'altro, invece, come se ogni cosa fosse un miracolo. Io non stavo di certo vivendo la mia vita come se ogni cosa fosse un miracolo. E mi sbagliavo. I miracoli stanno dappertutto. I miracoli sono altruismo; a volte si manifestano nei modi più inattesi grazie a persone che attraversano la nostra vita, o grazie ad amici che ci rimangono accanto in qualunque situazione. I miracoli sono amore".<br />È così che Miracoli dal cielo si mostra in realtà come un inno alla vita, a godere dei piccoli grandi doni che questa ci offre, mostrando tuttavia anche la concreta - poiché umana - difficoltà di continuare a credervi quando essa stessa sembra sottrarceli mettendoci alla prova.<br />Un film di sentimenti ma anche una riflessione concreta sull'abisso che si staglia al di sotto di ogni atto di fede,...]]></itunes:summary><itunes:duration>443</itunes:duration><itunes:keywords>dio,film,malattia,medicina,miracoli,storiavera</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/ecce9dc834b8e0f5308c2f7870984568.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Batman, il cavaliere oscuro** (2008) - Per difendere il bene bisogna essere disposti a sacrificare tutto</title><link>https://www.spreaker.com/episode/batman-il-cavaliere-oscuro-2008-per-difendere-il-bene-bisogna-essere-disposti-a-sacrificare-tutto--20112951</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5891" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5891</a><br /><br />BATMAN CONTRO JOKER: PER DIFENDERE IL BENE BISOGNA ESSERE DISPOSTI A SACRIFICARE TUTTO di Isacco Tacconi<br />Il simbolo che vorrei suggerire per penetrare meglio nel cuore della Redenzione è piuttosto inusuale. A prima vista in effetti sembrerebbe quasi sacrilego accostare un personaggio come Batman all'immagine del Dio vivo e vero. Ma abbiate pazienza e ne scorgerete una sorprendente analogia.<br />"Alla morte di un uomo si rivelano le sue opere. Prima della fine non chiamare nessuno beato: un uomo si conosce veramente alla fine". (Sir 11 27-28).<br />Ma cosa può fare l'uomo carnalizzato, ridotto allo stato cannibalico e mefistofelico dinanzi all'esperienza più forte della vita umana, quell'esperienza drammatica e inquietante che è la morte? "In principio era l'azione!" dice il Faust di Goethe. Agire senza scopo, agire e basta. Il primato della prassi sulla contemplazione, dell'azione sulla preghiera, dell'immanente sul trascendente. Questa è l'unica risposta che una civiltà senza senso sa e può opporre al mistero dell'essere e del non essere. Ma un tale pervertimento metafisico si erge follemente contro la retta ragione la quale ci mostra che ogni cosa si muove e agisce in vista di un fine.<br />La risposta quindi è facile, l'uomo carnale occulta la morte, la ostracizza, la nasconde alla vista e alla considerazione degli uomini e delle donne affinché si dimentichino che dovranno morire, presto o tardi. L'unico modo di vivere all'interno di questo dettame è agire come un animale privo d'intelletto che non è autocosciente né si può interrogare sul perché del proprio esistere.<br /><br />LA TRILOGIA DEL CAVALIERE OSCURO<br />Nella trilogia cinematografica del regista Christopher Nolan il protagonista è un uomo chiamato Bruce Wayne che liberamente sceglie di consacrarsi al servizio del bene e dei deboli indossando una maschera. Questo occultamento d'identità ha lo scopo da una parte di terrorizzare i suoi nemici per strappare al loro potere "coloro che vivono nelle tenebre e nell'ombra della morte", e dall'altra di divenire un simbolo che raduni gli uomini di buona volontà sotto un unico vessillo in una guerra di liberazione contro le forze del male.<br />Tuttavia dal vuoto abisso del nulla appare improvviso e sinuoso un nemico, un diabolico giullare, beffardo e sfuggente, uno spettro astuto e irrefrenabile. Suo scopo, dice lui stesso, è contendersi con Batman «l'anima di Gotham», vale a dire la città degli uomini. Il bene e il male si affrontano dunque per la conquista delle anime. Joker in effetti si presenta chiaramente come la personificazione del diavolo che dichiara: "Io agisco e basta. Non c'è scopo... la follia è come la forza di gravità: basta una piccola spinta". Questo è il suo intento, innescare la follia nell'uomo e quando questi si lascia sedurre dal piacere del non senso finisce per perdere non solo il perché del morire ma, con esso, il perché del vivere. In tal modo egli rinuncia alla propria libertà chiudendosi irrimediabilmente alla possibilità di ricevere la verità e la salvezza. Mentre la Scrittura rivolgendosi al Cielo dice "insegnami a contare i miei giorni...".<br />Contare i giorni, il tempo. Il tempo che non possediamo, ma nel quale siamo immersi e che misura le nostre azioni, buone o cattive. "Vanità - dice l'Imitazione di Cristo - è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia".<br /><br />LA MORTE SVELA I NOSTRI LIMITI<br />Eppure quando la morte ci viene a visitare sbugiarda il nostro nulla, la nostra vacuità, la nostra evanescente esistenza che non è necessaria alla vita del mondo e dell'universo. Essa ha il potere di svelare la contingenza del nostro essere, la relatività e la subordinazione del nostro esistere rispetto all'Assoluto che sfugge completamente alla nostra limitata comprensione.<br />Tutti moriamo, dunque, ma si muore in molti modi diversi. "Se vivremo così anche noi, - insegna Sant'Antonio - come se ogni giorno dovessimo morire, non peccheremo. Questo significa che ogni giorno, quando ci svegliamo, dobbiamo pensare che non arriveremo fino a sera, e di nuovo, al momento di coricarci, dobbiamo pensare che non ci sveglieremo più. La nostra vita è incerta per natura ed è misurata giorno per giorno dalla Provvidenza". (Sant'Atanasio - Vita di Antonio).<br />La trilogia del "Cavaliere Oscuro" pensata in ogni suo dettaglio dal genio cinematografico di Christopher Nolan è un grande affresco sull'irriducibile dignità dell'atto libero e incondizionato dell'uomo dinanzi al bene e al male. Non c'è neutralità, non c'è "laicità" possibile dinanzi all'opzione di Dio.<br />Joker dice: «L'unico modo sensato di vivere, è vivere senza regole». E non è un caso che Aleister Crowley, considerato il più famoso esoterista e satanista moderno, proclamò solennemente "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge". Questa è l'unica norma dell'uomo finalmente illuminato da Lucifero ed emancipato da Dio.<br />Tuttavia ciò che avvicina in maniera sorprendente la figura del Batman di Nolan all'immagine del Giusto sofferente è il fatto che anche questa sentinella notturna della città degli uomini dopo aver consacrato la sua vita al servizio dei deboli si vede ripagato con il male e il disprezzo, la sua generosità gratuita ricambiata con una violenta ingratitudine.<br />"Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore" (2Cor 5,21). Questo è il destino dell'unico innocente che sia venuto al mondo, questo è il destino di tutti coloro che ne seguono le orme: obbrobrio, persecuzione, calunnie, odio e, dopo tutto questo, la morte. [...]<br /><br />IL CRISTIANO SI ALLENA OGNI GIORNO ALLA MORTE<br />Il cristiano, come un cavaliere ignoto, è colui che si allena ogni giorno alla morte, che contempla il Crocifisso per potersi conformare all'immagine di Lui. Il cristiano non è colui che vive ottimisticamente come "un risorto", ma "portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo" (2Cor 4,10). La tentazione di trasformare l'annuncio del Vangelo in una promessa di consolazione, tranquillità e pace in questa vita è sempre dietro l'angolo, ma questa come insegna sapientemente l'esorcista padre Francois Dermine o.p., è la caratteristica delle sètte che le distingue radicalmente dalle grandi religioni.<br />La religione infatti non promette di risolvere i nostri problemi ma ne svela la causa e ci permette di offrirli a Dio come giusta espiazione. Il vero culto che si rivolge a Dio perciò conduce ed "educe" l'uomo attraverso la via dell'umiltà: "Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme" (1Pt 2,21). La resurrezione è il premio e il termine, non la via.<br />L'idea di una "nuova evangelizzazione" basata sul Cristo risorto e glorioso corrisponde all'antico e mai scomparso errore che condusse i Giudei a rifiutare l'immagine di un Messia crocifisso e sofferente: la Croce non ha smesso né mai cesserà di essere uno "scandalo".<br />Pertanto da che cosa capiamo che Dio ci ama? Dal fatto che è risorto? No di certo. La risurrezione in un certo senso è una conseguenza scontata perché non era possibile che l'Autore della vita rimanesse prigioniero della morte. Invece la notizia davvero straordinaria, inaudita e sconvolgente non è che un dio possa risorgere ma che Dio abbia voluto morire.<br />Dalla domenica di Passione fino al Venerdì Santo la Chiesa canta l'inno del Vexilla regis in cui i cristiani proclamano che Dio, il Re dei re della terra, regna dalla croce («Regnavit a ligno Deus»).<br /><br />SAN MARTINO E I SEGNI DEI CHIODI<br />Perciò in cosa ci è manifesto l'amore di Dio per noi se non nel fatto che Egli è morto per noi? Non per nulla i Santi meditavano non sulla Resurrezione di Gesù ma sulla sua dolorosa Passione. Ora è chiaro che non c'è opposizione tra l'una e l'altra ma la resurrezione futura che ci attende è un'opera che compete a Dio solo, non è nelle nostre mani. Mentre seguirlo sulle orme del nostro calvario quotidiano portando la nostra croce è propriamente ciò che compete all'uomo: è la nostra parte da recitare in questo dramma.<br />In effetti il distintivo del vero Cristo che ci permette di riconoscerlo dal falso Cristo sono i segni dei chiodi, come testimonia quel noto aneddoto della vita di San Martino: "Un giorno infatti - scrive Sulpicio Severo - preceduto ed egli stesso circonfuso da una luce splendente, per trarlo più facilmente in inganno con la luminosità dell'assunto fulgore, ed anche vestito d'un abito regale, cinto da un diadema di gemme d'oro, con coturni dorati, sereno l'aspetto, lieto in volto (così che tutto poteva esser giudicato fuorché il diavolo), apparve a Martino in preghiera nella sua cella. E poiché Martino al suo primo apparire rimase stupefatto, a lungo mantennero ambedue un profondo silenzio. Allora il diavolo, per primo: «Sappi, o Martino, chi scorgi: io sono il Cristo; apprestandomi a discendere in terra, prima ho voluto manifestarmi a te». A tali parole, poiché Martino continuava a tacere e non dava alcuna risposta, il diavolo osò iterare la sua sfrontata dichiarazione: «Martino, perché dubiti? Credi, poiché vedi! Io sono il Cristo». Allora Martino, alla rivelazione dello Spirito, concessagli affinché comprendesse trattarsi del diavolo e non del Signore, disse: «Non profetizzò il Signore Gesù che sarebbe venuto vestito di porpora né con un diadema splendente; io non crederò che è venuto Cristo, se non in quell'abito e sembianza in cui soffrì la passione, e se non porta chiaramente i segni della croce». A queste parole quegli svanì come fumo" (Vita Martini, XXIV; ed. it., pp. 59-61)".<br />Ma torniamo ora per un momento al Cavaliere Oscuro poiché la sua vicenda si riannoda invisibilmente all'esempio di San Martino.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/20112951</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2019 15:52:55 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/20112951/batman.mp3" length="22818898" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5891

BATMAN CONTRO JOKER: PER DIFENDERE IL BENE BISOGNA ESSERE DISPOSTI A SACRIFICARE TUTTO di Isacco Tacconi
Il simbolo che vorrei suggerire per penetrare meglio nel cuore della...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5891" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5891</a><br /><br />BATMAN CONTRO JOKER: PER DIFENDERE IL BENE BISOGNA ESSERE DISPOSTI A SACRIFICARE TUTTO di Isacco Tacconi<br />Il simbolo che vorrei suggerire per penetrare meglio nel cuore della Redenzione è piuttosto inusuale. A prima vista in effetti sembrerebbe quasi sacrilego accostare un personaggio come Batman all'immagine del Dio vivo e vero. Ma abbiate pazienza e ne scorgerete una sorprendente analogia.<br />"Alla morte di un uomo si rivelano le sue opere. Prima della fine non chiamare nessuno beato: un uomo si conosce veramente alla fine". (Sir 11 27-28).<br />Ma cosa può fare l'uomo carnalizzato, ridotto allo stato cannibalico e mefistofelico dinanzi all'esperienza più forte della vita umana, quell'esperienza drammatica e inquietante che è la morte? "In principio era l'azione!" dice il Faust di Goethe. Agire senza scopo, agire e basta. Il primato della prassi sulla contemplazione, dell'azione sulla preghiera, dell'immanente sul trascendente. Questa è l'unica risposta che una civiltà senza senso sa e può opporre al mistero dell'essere e del non essere. Ma un tale pervertimento metafisico si erge follemente contro la retta ragione la quale ci mostra che ogni cosa si muove e agisce in vista di un fine.<br />La risposta quindi è facile, l'uomo carnale occulta la morte, la ostracizza, la nasconde alla vista e alla considerazione degli uomini e delle donne affinché si dimentichino che dovranno morire, presto o tardi. L'unico modo di vivere all'interno di questo dettame è agire come un animale privo d'intelletto che non è autocosciente né si può interrogare sul perché del proprio esistere.<br /><br />LA TRILOGIA DEL CAVALIERE OSCURO<br />Nella trilogia cinematografica del regista Christopher Nolan il protagonista è un uomo chiamato Bruce Wayne che liberamente sceglie di consacrarsi al servizio del bene e dei deboli indossando una maschera. Questo occultamento d'identità ha lo scopo da una parte di terrorizzare i suoi nemici per strappare al loro potere "coloro che vivono nelle tenebre e nell'ombra della morte", e dall'altra di divenire un simbolo che raduni gli uomini di buona volontà sotto un unico vessillo in una guerra di liberazione contro le forze del male.<br />Tuttavia dal vuoto abisso del nulla appare improvviso e sinuoso un nemico, un diabolico giullare, beffardo e sfuggente, uno spettro astuto e irrefrenabile. Suo scopo, dice lui stesso, è contendersi con Batman «l'anima di Gotham», vale a dire la città degli uomini. Il bene e il male si affrontano dunque per la conquista delle anime. Joker in effetti si presenta chiaramente come la personificazione del diavolo che dichiara: "Io agisco e basta. Non c'è scopo... la follia è come la forza di gravità: basta una piccola spinta". Questo è il suo intento, innescare la follia nell'uomo e quando questi si lascia sedurre dal piacere del non senso finisce per perdere non solo il perché del morire ma, con esso, il perché del vivere. In tal modo egli rinuncia alla propria libertà chiudendosi irrimediabilmente alla possibilità di ricevere la verità e la salvezza. Mentre la Scrittura rivolgendosi al Cielo dice "insegnami a contare i miei giorni...".<br />Contare i giorni, il tempo. Il tempo che non possediamo, ma nel quale siamo immersi e che misura le nostre azioni, buone o cattive. "Vanità - dice l'Imitazione di Cristo - è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia".<br /><br />LA MORTE SVELA I NOSTRI LIMITI<br />Eppure quando la morte ci viene a visitare sbugiarda il nostro nulla, la nostra vacuità, la nostra evanescente esistenza che non è necessaria alla vita del mondo e dell'universo. Essa ha il potere di svelare la contingenza del...]]></itunes:summary><itunes:duration>1427</itunes:duration><itunes:keywords>batman,cristo,croce,film,joker,sacrificio</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/d5e1c58f1ded5c2c61eae3f1271994db.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>22 minuti* (2014) - Un film d'azione russo da mozzare il fiato</title><link>https://www.spreaker.com/episode/22-minuti-2014-un-film-d-azione-russo-da-mozzare-il-fiato--19957823</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5883" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5883</a><br /><br />UN FILM D'AZIONE RUSSO DA MOZZARE IL FIATO di Rino Cammilleri<br />I russi hanno imparato la lezione hollywoodiana e hanno smesso di fare quei barbosissimi film d'epoca sovietica. Ma, a differenza di Hollywood, non sono impacciati dal politicamente corretto. Per esempio, nel 2008 la cinematografia russa ha prodotto il bellissimo L'ammiraglio, un kolossal imperniato sulla figura di Aleksandr Kolchak, capo dell'armata «bianca» rimasta fedele allo zar e in guerra, sfortunata, contro quella «rossa» di Trockij. Se i russi dell'era Putin hanno smesso di essere "di sinistra", però, gli italiani continuano ad esserlo anche nell'era Salvini, e il film sull'ammiraglio Kolchak da noi non è mai stato tradotto e distribuito. Stessa sorte, del resto, ha avuto, sempre da noi, un grandioso film polacco sul «miracolo della Vistola», avvenuto quando, nel 1920, l'esercito polacco fermò l'avanzata dell'Armata Rossa alle porte di Varsavia e salvò l'Europa (Trockij, capo dell'Armata Rossa, era teorico della «rivoluzione permanente» e da esportazione). Un affresco sul tema lo si trova in una delle cappelle della basilica di Loreto.<br />TRATTO DA UNA STORIA VERA<br />Misteriosamente, è stato tradotto e distribuito in Italia un film russo d'azione. Forse perché considerato "minore", un B-movie insomma. E forse il censore politicamente corretto era stato distratto proprio da questa valutazione minimale, chissà. Si tratta di 22 minuti, titolo che in italiano chissà perché è diventato inglese: 22 minutes. Personalmente, lo avevo già visto in internet l'anno scorso (il film è, infatti, del 2014) e mi sono meravigliato al rivederlo proposto in prima serata da Italia 1 il 19 luglio scorso. Il film è diretto dal regista russo Vasily Serikov e non ha niente da invidiare ai migliori action-movie americani. È tratto da una storia vera, la storia della gigantesca nave-cisterna russa Yamal sequestrata nelle acque del Corno d'Africa da una banda di pirati somali armati fino ai denti. L'equipaggio della nave, che trasporta metano, si è barricato nel locale motori, mentre i pirati dilagano sulla nave e piazzano perfino un paio di mitragliatrici antiaeree. Una nave da guerra russa, inviata sul posto, tenta un abbordaggio notturno, ma i canotti con a bordo i marines vengono falciati dal fuoco dei pirati. Un marine cade in mare (e viene catturato l'indomani mattina dai somali). I marines non possono rispondere al fuoco perché rischiano di colpire i serbatoi di metano e far esplodere l'intera nave. I pirati vogliono venti milioni di dollari altrimenti uccideranno gli ostaggi.<br />I PIRATI SONO MUSULMANI E APPLICANO LA SHARÌA<br />Ora, inutile dilungarsi sulla trama, perché in un film d'azione la trama è relativamente secondaria. Ci concentreremo, invece, su alcuni particolari che giustificano il nostro interesse su questa testata. Innanzitutto, i pirati sono musulmani credenti e osservanti, tant'è che agiscono dichiaratamente in nome di Allah. Un paio di loro, tuttavia, sono meno devoti e si sono uniti all'impresa solo per lucro: un nero che è adibito al rancio e un ragazzo che ama la musica rap. I due sono molto amici e si dedicano ai loro hobby di nascosto, perché la musica è haram, proibita dalla sharìa, così come l'alcool, che piace molto al cuoco. Durante la preghiera collettiva, però, quest'ultimo, che ha trovato la riserva di vodka della nave, si fa vedere ubriaco. Allora per punizione viene calato in mare legato con una corda, ma se lo mangiano gli squali. Il ragazzo, sconvolto, decide di unirsi al marine catturato per far da quinta colonna al raid che i navy seals russi lanciano all'alba e che dura 22 minuti (da qui il titolo).<br />I militari russi si sono esercitati duramente a bordo della loro nave per simulare un'azione che non superi, appunto, i ventidue minuti, tempo oltre il quale i pirati avranno la possibilità di vanificare l'operazione. Infatti, questi ultimi hanno minato le cisterne di metano e non esiteranno a immolarsi per Allah. In base a complicazioni internazionali, se pur sconfitti, vengono lasciati andare. Ma, ecco l'happy end politicamente scorretto: il marine russo protagonista della storia mette una bomba a mano (che esplode) sulla barca con cui si allontanano. E torna in patria come un eroe, dalla sua bella che stava per sposare un altro. Noi italiani? Continuiamo a fare commedie o drammi su gay e migranti.<br /><br />Nota di BastaBugie: purtroppo è molto difficile che in futuro il film sia doppiato in italiano e distribuito nei cinema e in dvd. Comunque ecco qui sotto il trailer del film "22 minuti".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19957823</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2019 21:50:15 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19957823/film_d_azione.mp3" length="5287182" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5883

UN FILM D'AZIONE RUSSO DA MOZZARE IL FIATO di Rino Cammilleri
I russi hanno imparato la lezione hollywoodiana e hanno smesso di fare quei barbosissimi film d'epoca sovietica. Ma,...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5883" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5883</a><br /><br />UN FILM D'AZIONE RUSSO DA MOZZARE IL FIATO di Rino Cammilleri<br />I russi hanno imparato la lezione hollywoodiana e hanno smesso di fare quei barbosissimi film d'epoca sovietica. Ma, a differenza di Hollywood, non sono impacciati dal politicamente corretto. Per esempio, nel 2008 la cinematografia russa ha prodotto il bellissimo L'ammiraglio, un kolossal imperniato sulla figura di Aleksandr Kolchak, capo dell'armata «bianca» rimasta fedele allo zar e in guerra, sfortunata, contro quella «rossa» di Trockij. Se i russi dell'era Putin hanno smesso di essere "di sinistra", però, gli italiani continuano ad esserlo anche nell'era Salvini, e il film sull'ammiraglio Kolchak da noi non è mai stato tradotto e distribuito. Stessa sorte, del resto, ha avuto, sempre da noi, un grandioso film polacco sul «miracolo della Vistola», avvenuto quando, nel 1920, l'esercito polacco fermò l'avanzata dell'Armata Rossa alle porte di Varsavia e salvò l'Europa (Trockij, capo dell'Armata Rossa, era teorico della «rivoluzione permanente» e da esportazione). Un affresco sul tema lo si trova in una delle cappelle della basilica di Loreto.<br />TRATTO DA UNA STORIA VERA<br />Misteriosamente, è stato tradotto e distribuito in Italia un film russo d'azione. Forse perché considerato "minore", un B-movie insomma. E forse il censore politicamente corretto era stato distratto proprio da questa valutazione minimale, chissà. Si tratta di 22 minuti, titolo che in italiano chissà perché è diventato inglese: 22 minutes. Personalmente, lo avevo già visto in internet l'anno scorso (il film è, infatti, del 2014) e mi sono meravigliato al rivederlo proposto in prima serata da Italia 1 il 19 luglio scorso. Il film è diretto dal regista russo Vasily Serikov e non ha niente da invidiare ai migliori action-movie americani. È tratto da una storia vera, la storia della gigantesca nave-cisterna russa Yamal sequestrata nelle acque del Corno d'Africa da una banda di pirati somali armati fino ai denti. L'equipaggio della nave, che trasporta metano, si è barricato nel locale motori, mentre i pirati dilagano sulla nave e piazzano perfino un paio di mitragliatrici antiaeree. Una nave da guerra russa, inviata sul posto, tenta un abbordaggio notturno, ma i canotti con a bordo i marines vengono falciati dal fuoco dei pirati. Un marine cade in mare (e viene catturato l'indomani mattina dai somali). I marines non possono rispondere al fuoco perché rischiano di colpire i serbatoi di metano e far esplodere l'intera nave. I pirati vogliono venti milioni di dollari altrimenti uccideranno gli ostaggi.<br />I PIRATI SONO MUSULMANI E APPLICANO LA SHARÌA<br />Ora, inutile dilungarsi sulla trama, perché in un film d'azione la trama è relativamente secondaria. Ci concentreremo, invece, su alcuni particolari che giustificano il nostro interesse su questa testata. Innanzitutto, i pirati sono musulmani credenti e osservanti, tant'è che agiscono dichiaratamente in nome di Allah. Un paio di loro, tuttavia, sono meno devoti e si sono uniti all'impresa solo per lucro: un nero che è adibito al rancio e un ragazzo che ama la musica rap. I due sono molto amici e si dedicano ai loro hobby di nascosto, perché la musica è haram, proibita dalla sharìa, così come l'alcool, che piace molto al cuoco. Durante la preghiera collettiva, però, quest'ultimo, che ha trovato la riserva di vodka della nave, si fa vedere ubriaco. Allora per punizione viene calato in mare legato con una corda, ma se lo mangiano gli squali. Il ragazzo, sconvolto, decide di unirsi al marine catturato per far da quinta colonna al raid che i navy seals russi lanciano all'alba e che dura 22 minuti (da qui il titolo).<br />I militari russi si sono esercitati duramente a bordo della loro nave per simulare un'azione che non superi, appunto, i ventidue minuti, tempo oltre il quale i pirati...]]></itunes:summary><itunes:duration>331</itunes:duration><itunes:keywords>azione,cinema,musulmani,russo,sharia</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/33303fa2f8d04482b8df0befe94ee4b0.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Unplanned***** (2020) - finalmente "Unplanned" nei cinema italiani</title><link>https://www.spreaker.com/episode/unplanned-2020-finalmente-unplanned-nei-cinema-italiani--19077910</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5801" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5801</a><br /><br />FINALMENTE ''UNPLANNED'' NEI CINEMA ITALIANI di Luca Volontè<br />Il film Unplanned, tratto dall'omonimo libro del 2010 scritto da Abby Johnson e pubblicato in Italia nella collana Novae Terrae dell'editore Rubbettino, racconta la storia vera della conversione della Johnson, fino al 2009 dirigente di una clinica dell'organizzazione abortista Planned Parenthood, da cui si licenziò dopo aver partecipato all'aborto di un bambino alla tredicesima settimana, convertendosi in una formidabile pro life.<br />Il successo della pellicola, boicottata dalle grandi catene di distribuzione e censurata in molti Stati degli USA e in Canada, è la più sconvolgente sorpresa cinematografica degli ultimi mesi. Nei cinema - perlopiù sale private o appartenenti a parrocchie e chiese protestanti - continua a essere proiettata e a suscitare scalpore e attenzioni impensabili. Negli Stati Uniti, nel suo primo fine settimana di proiezione, ha raccolto oltre sei milioni di dollari. In totale, solo in questo Paese, è riuscito a raccogliere 19 milioni di dollari dallo scorso 29 marzo al 29 agosto.<br />Il successo del film si sta espandendo a macchia d'olio ed è arrivato al punto da diventare il 1° dvd nelle vendite su Amazon. Il co-regista Cary Solomon ha dichiarato che la notizia del successo di vendite del dvd è particolarmente gratificante, vista la quasi totale censura che il film ha subito da parte dei mass media americani. Solomon ha confidato che i responsabili delle produzioni cinematografiche sono normalmente contenti delle vendite di 20.000-30.000 dvd, ma l'ennesima sorpresa di Unplanned è che "abbiamo venduto circa 235.000 [dvd] senza nemmeno fare pubblicità", dal momento che è stato messo in vendita su Amazon solo venerdì 9 agosto.<br />Incredibile miracolo della vita ed ennesima testimonianza di quanto il sentimento umano, di ogni colore, religione e convinzione politica, sia attratto dalla verità e dalla vita umana. "Cosa significa tutto quello che sta accadendo?". Si è chiesto lo stesso Solomon. "Significa che abbiamo una nazione che ha fame di storie sulla vita, ma non solo: di storie vere, di testimonianze che rivelino la verità sulla vita del concepito e sulla crudeltà dell'aborto".<br />Per i produttori il successo che sta avendo la pellicola è una vera e propria grazia di Dio, non tanto e non solo per l'incasso ma soprattutto per il bene diffuso da questa storia nella società americana. «Quando abbiamo iniziato, eravamo molto preoccupati e molto spaventati, poi lo Spirito Santo e ci ha incitato a "non aver paura. Questo film è per la mia gloria"». Aggiunge Solomon: «So che migliaia di persone potrebbero non crederci, ma questo è esattamente quello che è successo».<br />Da parte sua, anche l'altro co-regista, Chuck Konzelman, si è detto stupito di come sta andando il film: "Siamo sorpresi ogni giorno. Siamo sorpresi dagli ostacoli, siamo sorpresi dal modo in cui ogni avversità sembra contenere nel seme un bene equivalente o maggiore".<br /><br />Nota di BastaBugie: Valerio Pece nell'articolo seguente dal titolo "Unplanned, arriva in Italia il film-verità sull'aborto" intervista Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, che è riuscita ad acquisire i diritti di Unplanned.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 settembre 2019:<br />Unplanned sarà distribuito in Italia. Dopo un'estenuante trattativa, durata più di sei mesi, Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, è riuscita a ottenere i diritti per la distribuzione italiana del film che negli Stati Uniti sta suscitando un duro ma provvidenziale dibattito tra pro life e pro choice sul tema caldo dell'aborto. Una pellicola che è riuscita a risvegliare moltissime coscienze addormentate, mettendo così in serio imbarazzo il mainstream progressista.<br />Unplanned narra la storia (vera) di Abby Johnson, una donna di 39 anni convertita alla causa pro vita dopo aver lasciato il suo lavoro alla Planned Parenthood, la potentissima organizzazione abortista che le aveva affidato la direzione di una clinica nel Texas (premiandola, nel 2008, come «dipendente dell'anno»). La svolta per Abby Johnson arrivò nel 2009, quando, a causa di un'improvvisa carenza di personale, le chiesero di coadiuvare un medico in un'operazione di routine: abortire un feto alla tredicesima settimana. Nel vedere il bambino contorcersi disperatamente e scappare per evitare di essere risucchiato dall'aspiratore, Abby Johnson comprese per la prima volta la grande menzogna nascosta dietro al "diritto" all'aborto.<br />La Nuova Bussola, che si era già occupata del film (clicca qui), ha raggiunto telefonicamente Federica Picchi per un'intervista.<br />Federica Picchi, lei ha scritto testualmente in un suo recente post: "È stato il film più difficile da prendere della mia vita". Ci spiega perché la trattativa è stata così complicata?<br />Le trattative di acquisto di film internazionali importanti sono tutte abbastanza complesse. Solitamente però il dialogo si porta avanti con una sola persona, produttore o agente che sia. Per Unplanned, invece, le interfacce sono state davvero molte. Non mi è mai capitato di dovermi confrontare con così tanti soggetti differenti: i produttori, poi i due registi, e ancora i produttori esecutivi...<br />Come spiega questi dialoghi "obbligati" a cui si è dovuta sottoporre?<br />Unplanned è un film nato da un loro enorme atto di amore e di coraggio, quindi chi entra nel loro team è giusto che abbia le carte in regola, che abbia il loro stesso sentire. Dovevo meritarlo, mettiamola così.<br />Che non cercassero un distributore a caso, visto il tema delicato, possiamo immaginarlo. Colpisce però la sua tenacia nell'aspettare per così tanto tempo un loro "sì".<br />Quando una casa sta bruciando e trovi un estintore non solo funzionante ma di grande efficacia, nessun ostacolo burocratico, nessun vincolo, pesante che sia, ha il potere di piegarti. Le infinite interruzioni della trattativa e riprese di dialogo mi avrebbero forse fatto desistere se si fosse trattato di un film con un tema differente.<br />E invece?<br />È che Unplanned è più di un film. È lo strumento che permetterà di scoperchiare finalmente il vaso di Pandora, proiettando un fascio di luce nell'angolo più buio della storia dell'umanità. Questo dev'essere chiaro a tutti.<br />Tra l'altro nei cinema statunitensi Unplanned è andato benissimo.<br />Oltre ogni più rosea aspettativa. Solo nel primo fine settimana di proiezione ha portato in sala più di un milione di persone. Un successo enorme. Le persone sono attirate dalla Verità e Unplanned è decisamente il film-verità più netto e convincente mai girato. Non a caso è stato furiosamente boicottato.<br />Cioè?<br />La prima di Unplanned è stata preceduta da una indecorosa campagna di attacchi contro Pure Flix, il distributore americano. Oltre a bloccare l'account Twitter ufficiale del film, molti media hanno accuratamente evitato di dare la notizia della sua uscita...<br />Malgrado i numeri al botteghino?<br />Sì, malgrado i cinema pieni. Il perché è semplice: Unplanned ha il torto di attaccare la più grande azienda di aborti di massa del mondo: Planned Parenthood. Ci sono troppi interessi dietro al "business" dell'aborto... I fautori di questo crimine, vestito di finta libertà, hanno paura. Temono che le persone e l'intera opinione pubblica possano scoprire la verità e cambiare idea, come successo ad Abby Johnson. Questo per loro è inaccettabile.<br />Cosa si aspetta dal pubblico italiano?<br />Guardi, nella nostra società si può mostrare qualsiasi cosa, è assolutamente tutto lecito. La rappresentazione della nascita di un essere umano nel grembo di sua madre, però, può essere causa di divieti, denunce, ordinanze; il caso del manifesto con un feto vietato a Roma dal sindaco Raggi parla da solo. Dico solo questo al pubblico italiano: vedere è il primo passo per capire. Se qualcuno non vuole che la realtà dell'aborto venga mostrata, Unplanned ha la folle pretesa di abbattere questo tabù. È una sfida al sistema, forse la più importante mai fatta dal cinema.<br />Quanto si dovrà aspettare per l'uscita del film nelle sale?<br />Ora che sono definiti tutti i diritti inizia il vero lavoro del distributore: il doppiaggio, gli adattamenti video, le lavorazioni grafiche, le autorizzazioni tecnico-burocratiche, la stipula dei contratti di fornitura con le sale cinematografiche partner dell'uscita. Non ultimo dobbiamo informare il pubblico dell'arrivo di questo meraviglioso film.<br />Si può ipotizzare una data?<br />Lavorandoci intensamente spero di portarlo nelle sale per il prossimo 30 gennaio.<br />La Dominus Production ha già portato in Italia pellicole di impatto, come Cristiada (film sulla persecuzione anticattolica del popolo messicano), Una canzone per mio padre (la storia vera di Bart Miller e della sua canzone volata in cima alle classifiche americane), God's Not Dead 1 e 2. Come si colloca Unplanned in questa galleria e cosa significa per lei questo nuovo film?<br />È il film che aspettavo da una vita. È quello che da solo giustifica tutte le fatiche e i sacrifici fatti per la creazione dei Dominus Production. Per chiudere il contratto di questo film ho accettato costi e rischi ben al di sopra delle nostre possibilità, e che sinceramente non avrei mai assunto per nessun'altra pellicola. Da qui molte notti insonni... Distribuirlo in Italia è un lavoro enorme e una responsabilità grande, ma con l'aiuto di tutti i supporter nazionali e territoriali di Dominus possiamo farcela.<br />Il popolo pro vita che aspettava trepidante questo film ha ora un modo concreto per sostenere il progetto Unplanned?<br />Trattandosi del film di denuncia più importante mai uscito in Italia, desidero che la promozione per Unplanned sia più imponente di qualsiasi altra pellicola uscita nel nostro Paese. Chiediamo dunque un sostegno forte a tutti coloro che combattono la cultura di morte che ci circonda e che sognano invece una vera "Rivoluzione della Vita".]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/19077910</guid><pubDate>Thu, 12 Sep 2019 12:40:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/19077910/finalmente_il_film_unplannef.mp3" length="12633233" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5801

FINALMENTE ''UNPLANNED'' NEI CINEMA ITALIANI di Luca Volontè
Il film Unplanned, tratto dall'omonimo libro del 2010 scritto da Abby Johnson e pubblicato in Italia nella collana...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5801" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5801</a><br /><br />FINALMENTE ''UNPLANNED'' NEI CINEMA ITALIANI di Luca Volontè<br />Il film Unplanned, tratto dall'omonimo libro del 2010 scritto da Abby Johnson e pubblicato in Italia nella collana Novae Terrae dell'editore Rubbettino, racconta la storia vera della conversione della Johnson, fino al 2009 dirigente di una clinica dell'organizzazione abortista Planned Parenthood, da cui si licenziò dopo aver partecipato all'aborto di un bambino alla tredicesima settimana, convertendosi in una formidabile pro life.<br />Il successo della pellicola, boicottata dalle grandi catene di distribuzione e censurata in molti Stati degli USA e in Canada, è la più sconvolgente sorpresa cinematografica degli ultimi mesi. Nei cinema - perlopiù sale private o appartenenti a parrocchie e chiese protestanti - continua a essere proiettata e a suscitare scalpore e attenzioni impensabili. Negli Stati Uniti, nel suo primo fine settimana di proiezione, ha raccolto oltre sei milioni di dollari. In totale, solo in questo Paese, è riuscito a raccogliere 19 milioni di dollari dallo scorso 29 marzo al 29 agosto.<br />Il successo del film si sta espandendo a macchia d'olio ed è arrivato al punto da diventare il 1° dvd nelle vendite su Amazon. Il co-regista Cary Solomon ha dichiarato che la notizia del successo di vendite del dvd è particolarmente gratificante, vista la quasi totale censura che il film ha subito da parte dei mass media americani. Solomon ha confidato che i responsabili delle produzioni cinematografiche sono normalmente contenti delle vendite di 20.000-30.000 dvd, ma l'ennesima sorpresa di Unplanned è che "abbiamo venduto circa 235.000 [dvd] senza nemmeno fare pubblicità", dal momento che è stato messo in vendita su Amazon solo venerdì 9 agosto.<br />Incredibile miracolo della vita ed ennesima testimonianza di quanto il sentimento umano, di ogni colore, religione e convinzione politica, sia attratto dalla verità e dalla vita umana. "Cosa significa tutto quello che sta accadendo?". Si è chiesto lo stesso Solomon. "Significa che abbiamo una nazione che ha fame di storie sulla vita, ma non solo: di storie vere, di testimonianze che rivelino la verità sulla vita del concepito e sulla crudeltà dell'aborto".<br />Per i produttori il successo che sta avendo la pellicola è una vera e propria grazia di Dio, non tanto e non solo per l'incasso ma soprattutto per il bene diffuso da questa storia nella società americana. «Quando abbiamo iniziato, eravamo molto preoccupati e molto spaventati, poi lo Spirito Santo e ci ha incitato a "non aver paura. Questo film è per la mia gloria"». Aggiunge Solomon: «So che migliaia di persone potrebbero non crederci, ma questo è esattamente quello che è successo».<br />Da parte sua, anche l'altro co-regista, Chuck Konzelman, si è detto stupito di come sta andando il film: "Siamo sorpresi ogni giorno. Siamo sorpresi dagli ostacoli, siamo sorpresi dal modo in cui ogni avversità sembra contenere nel seme un bene equivalente o maggiore".<br /><br />Nota di BastaBugie: Valerio Pece nell'articolo seguente dal titolo "Unplanned, arriva in Italia il film-verità sull'aborto" intervista Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, che è riuscita ad acquisire i diritti di Unplanned.<br />Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 settembre 2019:<br />Unplanned sarà distribuito in Italia. Dopo un'estenuante trattativa, durata più di sei mesi, Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, è riuscita a ottenere i diritti per la distribuzione italiana del film che negli Stati Uniti sta suscitando un duro ma provvidenziale dibattito tra pro life e pro choice sul tema caldo dell'aborto. Una pellicola che è riuscita a risvegliare moltissime coscienze addormentate, mettendo così in serio imbarazzo il mainstream progressista.<br />Unplanned narra la...]]></itunes:summary><itunes:duration>790</itunes:duration><itunes:keywords>aborto,film,italia,prolife,unplanned,verità</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/39491e607177c32e8517e240cbf8ea7b.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>The song *****(2014) - Spettacolare film sul matrimonio</title><link>https://www.spreaker.com/episode/the-song-2014-spettacolare-film-sul-matrimonio--18319242</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5583" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5583</a><br /><br />THE SONG: SPETTACOLARE FILM SUL MATRIMONIO di don Stefano Bimbi<br />The Song è un film americano del 2014 che in Italia purtroppo non ha avuto il risalto che meritava nonostante sia un ottimo prodotto. Narra la storia di David King, famoso cantante country, che aveva peccato di adulterio con la moglie di un amico. Dopo il suicidio di quest'ultimo cerca di rimediare al suo errore rifacendosi una vita e sposando la sua donna... La sacralità del vincolo matrimoniale è il tema principale di tutto il film.<br />Jed King è suo figlio, che cerca di seguire le orme del padre nella musica e sembra non riuscire a sfondare... almeno finché non accetta di cantare in un vigneto durante una festa di paese dove incontra Rose, la figlia del proprietario della vigna. Jed si innamora immediatamente e in seguito i due si sposano. Il suo talento sboccia, scrive finalmente canzoni sue, ispirate dal suo amore per la moglie, e in poco tempo gli si apre la porta del successo. Ma sarà proprio la sua popolarità che rischierà di fargli perdere tutto quello che è invece importante nella vita.<br />LA COSTRUZIONE DEL TEMPIO<br />La trama del film contiene un fitto intreccio di simboli e richiami alla Parola di Dio. L'intero racconto si intreccia infatti con i brani del Cantico dei Cantici, del Qoelet, libri attribuiti a re Salomone di cui il protagonista del film ricalca le orme. Infatti, Salomone, prima di essere re, si chiama Jedidja, da cui il diminutivo Jed.<br />Salomone è figlio del re David, come Jed di David King. Sia Salomone che Jed sono poeti e cantori della gloria di Dio (Salomone e soprattutto suo padre David hanno composto la gran parte dei salmi contenuti nella Bibbia, canti al Dio altissimo). Re Salomone costruisce finalmente un tempio al Dio degli ebrei che suo padre Davide avrebbe voluto fare, ma non fu in grado. Anche Jed costruisce un "tempio", in pratica una piccola cappella nella vigna dove poi si sposerà con Rose.<br />Interessante il tema della vigna che nella Bibbia è un potente simbolo del popolo di Israele e che Gesù riprenderà in un'importante parabola per mostrare che il proprietario della vigna è suo Padre. Inoltre la costruzione della cappella nel film diventerà un costante parallelo con la vita matrimoniale. Per il matrimonio la cappella ha appena la struttura esterna, ma necessita di essere completata durante la vita. Con alti e bassi, Jed arriverà anche a distruggerne una parte al termine di una litigata con la moglie, ma alla fine la cappella viene completata con pareti imbiancate e la croce sulla facciata. Evidente il simbolo da applicare alla vita sponsale: il giorno del matrimonio la costruzione della vita a due è appena iniziata e, tra alti e bassi, la vita matrimoniale va costruita giorno per giorno con fatica, impegno e soprattutto perdono reciproco.<br />CHIEDERE A DIO LA SAGGEZZA<br />Se qualcuno non fosse ancora convinto del parallelo tra il protagonista del film e Salomone basta dire che a metà della storia Jed, incalzato dalla fidanzata a chiedere un dono a Dio, fa una preghiera per ricevere la sapienza.<br />Ma come fu per il grande Salomone, la sapienza non sarà sufficiente a preservare Jed dal peccato. Infatti, il successo tiene Jed lontano da casa per lunghi periodi, durante i quali la mancanza di comunicazione e di intimità tra lui e la moglie Rose diventa difficile da gestire. Jed si sente chiamato con le sue canzoni a dare qualcosa ai suoi fan e non coglie il pericolo nel mettere al primo posto il lavoro.<br />Dal canto suo Rose è troppo legata alla casa paterna e non segue il marito proprio quando lui è più debole ed esposto alla tentazione. Così Jed, dopo essere stato messo alla prova per mesi e mesi, alla fine cede alle avances di Shelby Bale, una giovane musicista dallo spirito libero, con cui Jed condivide un tour. E la situazione, che era stata in bilico per mesi, finisce per precipitare.<br />La narrazione fa cogliere nettamente questo salto: il tempo che prima scorre lento, diventa all'improvviso vorticoso, come la vita di Jed che sembra un aereo in avvitamento verso il basso.<br />I riferimenti alla Bibbia sono continui: i versetti scandiscono il ritmo della narrazione. Senza forzature, la sapienza biblica sottolinea i passaggi della vicenda ed evidenzia la normalità, quasi la banalità, della tentazione e della presunzione di poter essere più forti del male.<br />Jed rischierà di perdere non solo la sua famiglia, ma anche se stesso. Nel film non manca il lieto fine, che evidenzia la fatica del perdono e della redenzione. Non si tratta di un semplice "vissero felici e contenti", ma soltanto un nuovo inizio... una strada mai in discesa, perché è la strada della vita di ciascuno su questa terra.<br />Jed, il protagonista, è interpretato da Alan Powell della rock band cristiana Anthem Lights e la musica è senza dubbio una parte importante della sceneggiatura. Giustamente la versione italiana del dvd mette i sottotitoli alle canzoni per sottolinearne l'importanza ai fini della trama.<br />Nel film la narrazione è avvincente e appassiona. Numerosi temi secondari, come i tatuaggi, l'alcol e la droga, rendono interessante il film. Inoltre, i dialoghi e soprattutto la voce narrante attraverso il testo biblico danno una profondità importante, un senso di immedesimazione che lascia il segno. Insomma un film da non perdere e da utilizzare anche come spunto di discussione in famiglia e con gli amici.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/18319242</guid><pubDate>Wed, 20 Mar 2019 09:21:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/18319242/cinema_the_song_buono.mp3" length="7241977" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5583

THE SONG: SPETTACOLARE FILM SUL MATRIMONIO di don Stefano Bimbi
The Song è un film americano del 2014 che in Italia purtroppo non ha avuto il risalto che meritava nonostante sia...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5583" rel="noopener">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5583</a><br /><br />THE SONG: SPETTACOLARE FILM SUL MATRIMONIO di don Stefano Bimbi<br />The Song è un film americano del 2014 che in Italia purtroppo non ha avuto il risalto che meritava nonostante sia un ottimo prodotto. Narra la storia di David King, famoso cantante country, che aveva peccato di adulterio con la moglie di un amico. Dopo il suicidio di quest'ultimo cerca di rimediare al suo errore rifacendosi una vita e sposando la sua donna... La sacralità del vincolo matrimoniale è il tema principale di tutto il film.<br />Jed King è suo figlio, che cerca di seguire le orme del padre nella musica e sembra non riuscire a sfondare... almeno finché non accetta di cantare in un vigneto durante una festa di paese dove incontra Rose, la figlia del proprietario della vigna. Jed si innamora immediatamente e in seguito i due si sposano. Il suo talento sboccia, scrive finalmente canzoni sue, ispirate dal suo amore per la moglie, e in poco tempo gli si apre la porta del successo. Ma sarà proprio la sua popolarità che rischierà di fargli perdere tutto quello che è invece importante nella vita.<br />LA COSTRUZIONE DEL TEMPIO<br />La trama del film contiene un fitto intreccio di simboli e richiami alla Parola di Dio. L'intero racconto si intreccia infatti con i brani del Cantico dei Cantici, del Qoelet, libri attribuiti a re Salomone di cui il protagonista del film ricalca le orme. Infatti, Salomone, prima di essere re, si chiama Jedidja, da cui il diminutivo Jed.<br />Salomone è figlio del re David, come Jed di David King. Sia Salomone che Jed sono poeti e cantori della gloria di Dio (Salomone e soprattutto suo padre David hanno composto la gran parte dei salmi contenuti nella Bibbia, canti al Dio altissimo). Re Salomone costruisce finalmente un tempio al Dio degli ebrei che suo padre Davide avrebbe voluto fare, ma non fu in grado. Anche Jed costruisce un "tempio", in pratica una piccola cappella nella vigna dove poi si sposerà con Rose.<br />Interessante il tema della vigna che nella Bibbia è un potente simbolo del popolo di Israele e che Gesù riprenderà in un'importante parabola per mostrare che il proprietario della vigna è suo Padre. Inoltre la costruzione della cappella nel film diventerà un costante parallelo con la vita matrimoniale. Per il matrimonio la cappella ha appena la struttura esterna, ma necessita di essere completata durante la vita. Con alti e bassi, Jed arriverà anche a distruggerne una parte al termine di una litigata con la moglie, ma alla fine la cappella viene completata con pareti imbiancate e la croce sulla facciata. Evidente il simbolo da applicare alla vita sponsale: il giorno del matrimonio la costruzione della vita a due è appena iniziata e, tra alti e bassi, la vita matrimoniale va costruita giorno per giorno con fatica, impegno e soprattutto perdono reciproco.<br />CHIEDERE A DIO LA SAGGEZZA<br />Se qualcuno non fosse ancora convinto del parallelo tra il protagonista del film e Salomone basta dire che a metà della storia Jed, incalzato dalla fidanzata a chiedere un dono a Dio, fa una preghiera per ricevere la sapienza.<br />Ma come fu per il grande Salomone, la sapienza non sarà sufficiente a preservare Jed dal peccato. Infatti, il successo tiene Jed lontano da casa per lunghi periodi, durante i quali la mancanza di comunicazione e di intimità tra lui e la moglie Rose diventa difficile da gestire. Jed si sente chiamato con le sue canzoni a dare qualcosa ai suoi fan e non coglie il pericolo nel mettere al primo posto il lavoro.<br />Dal canto suo Rose è troppo legata alla casa paterna e non segue il marito proprio quando lui è più debole ed esposto alla tentazione. Così Jed, dopo essere stato messo alla prova per mesi e mesi, alla fine cede alle avances di Shelby Bale, una giovane musicista dallo spirito libero, con cui Jed condivide un tour. 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Famiglie polverizzate, affetti disintegrati, prospettive annichilite. Questo è stata la tragedia dell'Adriatico orientale del secondo dopoguerra.<br />Le condizioni di vita degli esuli erano terribili ed hanno condizionato, così come le motivazioni che le causarono, almeno tre generazioni di persone. Ancora oggi, molta della nostra gente risente della violenza subita sulla propria pelle. Ma se quella fisica ha una facile collocazione morale, quella psicologica, verbale, discriminatoria, tesa all'oblio, ecc., è molto più subdola e, per ora, non ci risulta sia morta.<br />Se non sono diventato un criminale vivendo nell'emarginazione che mi ha accompagnato fino a qualche decennio fa, è perché ho incontrato Gesù nella mia vita, annunciatomi dentro la mia famiglia, perseguitata nella Terra natale non solo perché italiana, ma perché fermamente, radicalmente e fieramente credente.<br />La prospettiva di una vita vissuta alla ricerca di un'educazione alla fede ha consentito una risposta al vuoto esistenziale derivato non solo dallo sradicamento identitario, ma, peggio, dalla non esistenza, in quanto "se siete venuti via non eravate tanto ok", in fin dei conti perché "operai e casalinghe, agricoltori e pescatori avrebbero dovuto andarsene dal paradiso del proletariato?". La risposta semplice e diretta non è mai stata accettata, né considerata possibile o, peggio, veritiera: "se non puoi più parlare la tua lingua, se non puoi più professare la tua religione, se non puoi più esprimere il tuo pensiero, cosa resta?".<br />Nel lungo esodo, cominciato a ridosso della guerra e conclusosi a metà degli anni '60 (!), molti di noi hanno visto insorgere una coscienza volta alla testimonianza e, ancor prima, alla divulgazione umile e laboriosa di una storia mai raccontata, affinché ciò che è stato patito non avvenisse mai più. Ma senza conoscenza del passato è difficile non ricadere negli errori che l'hanno contraddistinto.<br />A fatica, nel 2004, è stata promulgata una legge per fare memoria di quegli eventi. Ad oggi, perché quella legge venga rispettata, le nostre associazioni sollecitano classi politiche ed istituzionali distratte, sempre attente al 'prossimo problema' o a quello di maggior convenienza al quale prestare attenzione.<br />Non abbiamo senatori a vita tra la nostra gente, nonostante ci siano figure più che degne, con famiglie sterminate eppure desiderose di trasferire sempre i concetti di pace e speranza che da sempre hanno costituito il nostro popolo.<br />Non abbiamo a nostro favore la sensibilità delle élite intellettuali, troppo impegnate a tarare unilateralmente i propri strumenti che inneggiano a pace e giustizia sociale senza curarsi di coloro che furono profughi/rifugiati/esiliati in patria.<br />Non abbiamo nemmeno la sensibilità dello Stato, che ha pagato il suo debito di guerra nei confronti della Jugoslavia, aggredita, depredando i beni costruiti in generazioni da gente autoctona e che viveva pacificamente l'Istria e la Dalmazia, tralasciando, poi, Trattati internazionali che obbligherebbero, oggi, a saldare il dovuto.<br />Abbiamo impiegato 70 anni per realizzare un film che tenti di far comprendere al mondo che cosa sia successo. Ci siamo riusciti solo in parte. Red Land sembra che racconti un episodio a sé stante, non organico e, soprattutto, diffuso DOPO la fine della guerra. Talmente diffuso che solo oggi, 2018, siamo riusciti a riesumare le spoglie del senatore Riccardo Gigante, fucilato presso Fiume-Rijeka in tempo di pace e seppellito in una fossa comune.<br />La violenza raccontata in Red Land ha causato vittime senza processo, nella stragrande maggioranza dei casi persone trucidate senza colpa, per le quali, oggi, stiamo cercando di realizzare atti di umana pietà, semplici eppure complicatissimi, come la predisposizione di lapidi multilingue in luoghi ancora nascosti e che, nell'oblio, custodiscono resti che non vengono ristorati nemmeno da una preghiera.<br />Realizzare quel film è stata un'impresa.<br />Ricordo lo sguardo snob, altezzoso e schifato di quando andammo, insieme alla Produzione, sette anni or sono a cercare fondi alla Commissione per la cinematografia del Ministero dei Beni Culturali: "questa storia non è interessante". Mi ricordo quel giorno e lo ricordo come un'ennesima umiliazione.<br />Chissà, se si fosse trattato di raccontare di una vicenda alla Risiera di San Sabba (quando era ancora campo di sterminio e non centro di raccolta profughi, come fu ed operò fino agli anni '60), avremmo avuto più fortuna.<br />Il copione di Red Land è stato letto e riletto decine di volte.<br />Il dibattito su come finire il film è stato argomento di appassionate discussioni tra la Produzione ed il nostro mondo. Che fare? Chiudere con un pugno nello stomaco, come quello che permane, oggi, in chi ancora non si vede adeguatamente ripagato per tutto ciò che ha patito e far comprendere tale disagio a chi guarda, oppure chiudere in maniera annacquata, in un modo tale per cui, dopo il grande cataclisma, la vita ricomincia e la speranza non muore mai?<br />Finire senza un accenno alla speranza era il modo per lasciare inquieto lo spettatore attento. E quello ancor più attento non avrebbe potuto non porsi una domanda.<br />Per quanto ci riguarda, noi, popolo che deriva da una terra martoriata fin dal trattato di Campoformio, la speranza è stata rappresentata dai volti e dalle mani di quelle poche persone che nella storia ci hanno riconosciuto. La speranza ultima, per noi, è stata la fede che ci è stata tramandata dai nostri padri, vissuta non in maniera bigotta, ma talmente radicata nel tessuto da dover essere estirpata da un'ideologia che non ne ammetteva la possibilità. Fossimo rimasti tutti nelle città dalla quale hanno perseguitato le nostre famiglie, l'Europa avrebbe avuto un'altra Polonia.<br />Avete idea a quante persone abbiamo tenuto la mano nella loro ultima ora e quanti di questi, andandosene, invocavano la loro Terra, chiedendo una giustizia umana mai assaporata in vita? Avete idea quante di queste persone sradicate, umanamente travolte, eppure dalla schiena dritta, in punto di morte non abbiano mai rinnegato la speranza?<br />La speranza è endemica nella storia del nostro popolo. Così come lo è la prospettiva. Se non fosse così non saremmo qui, dopo più di 70 anni, a chiedere con insistenza che ci vengano riconosciuti tutti quei diritti ampiamente a noi negati, ma dei quali non si pensa minimamente di privare non dico altre tipologie umane, ma gli animali!<br />La scelta artistica è stata quella di chiudere un film cercando di suscitare un senso di disagio nello spettatore. Un senso che rimandasse a quanto, oggi (non ieri), patito per diritti che a fatica si cerca di far emergere tra un'emergenza ed una finanziaria, tra un terremoto ed un carosello di bassa politica.<br />Voi avete colto la mancanza di una simile speranza ed infatti avreste auspicato che il film terminasse in maniera diversa. Eppure quel film non è ancora terminato e continua nella nostra vita, nella nostra testimonianza, nella nostra speranza che non muore perché siamo convinti che, alla fine, la giustizia trionfa.<br />Un'ultima chiosa.<br />Giustamente nella Vostra recensione citate un grande personaggio, il beato Carlo d'Austria: "un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica", come disse di lui San Giovanni Paolo II.<br />La Grazia divina soffia dove vuole e ha soffiato sulla casa d'Austria, la stessa che, con Francesco Giuseppe, immediato predecessore di Carlo, il 12 novembre 1866 statuì l'odio verso l'etnia italiana-italofona di Istria e Dalmazia, insediati colà da prima della Seconda Guerra Punica. In quel giorno, nel Consiglio della Corona di Austria ed Ungheria, venne stabilito che: "Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l'influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici [la Pubblica Amministrazione, diremmo oggi, n.d.r], giudiziari [la Magistratura, diremmo oggi, n.d.r], dei maestri [l'Istruzione, diremmo oggi, n.d.r] come pure con l'influenza della stampa [i media, diremmo oggi, n.d.r], si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale [Istria e Fiume, n.d.r.] per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno".<br />Forse Carlo d'Austria è stato beatificato proprio perché nella sua vita ha ripudiato questo modo di fare politica. Eppure, fu proprio quell'odio, scatenato dalla famiglia alla quale Carlo apparteneva, che alimentò la v]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57736796</guid><pubDate>Wed, 26 Dec 2018 20:29:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57736796/le_atrocit_subite_dagli_italiani_nelle_foibe.mp3" length="2721226" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5453

LETTERE ALLA REDAZIONE: IN DIFESA DI RED LAND, IL FILM CHE MOSTRA LE ATROCITA' SUBITE DAGLI ITALIANI NELLE FOIBE di Giano Colli
Cari Amici di BastaBugie,
Sono un vostro...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5453" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5453</a><br /><br />LETTERE ALLA REDAZIONE: IN DIFESA DI RED LAND, IL FILM CHE MOSTRA LE ATROCITA' SUBITE DAGLI ITALIANI NELLE FOIBE di Giano Colli<br />Cari Amici di BastaBugie,<br />Sono un vostro affezionato lettore e sono nato in un insediamento di profughi giuliano-dalmati a Roma alla fine degli anni '50.<br />Sono il presidente della Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, che rappresenta centinaia di migliaia di persone esuli di prima generazione e delle generazioni successive.<br />I miei genitori erano entrambi esuli, così come quelli di mia moglie, sbattuti dalle vicende storiche non in Italia ma negli U.S.A. Famiglie polverizzate, affetti disintegrati, prospettive annichilite. Questo è stata la tragedia dell'Adriatico orientale del secondo dopoguerra.<br />Le condizioni di vita degli esuli erano terribili ed hanno condizionato, così come le motivazioni che le causarono, almeno tre generazioni di persone. Ancora oggi, molta della nostra gente risente della violenza subita sulla propria pelle. Ma se quella fisica ha una facile collocazione morale, quella psicologica, verbale, discriminatoria, tesa all'oblio, ecc., è molto più subdola e, per ora, non ci risulta sia morta.<br />Se non sono diventato un criminale vivendo nell'emarginazione che mi ha accompagnato fino a qualche decennio fa, è perché ho incontrato Gesù nella mia vita, annunciatomi dentro la mia famiglia, perseguitata nella Terra natale non solo perché italiana, ma perché fermamente, radicalmente e fieramente credente.<br />La prospettiva di una vita vissuta alla ricerca di un'educazione alla fede ha consentito una risposta al vuoto esistenziale derivato non solo dallo sradicamento identitario, ma, peggio, dalla non esistenza, in quanto "se siete venuti via non eravate tanto ok", in fin dei conti perché "operai e casalinghe, agricoltori e pescatori avrebbero dovuto andarsene dal paradiso del proletariato?". La risposta semplice e diretta non è mai stata accettata, né considerata possibile o, peggio, veritiera: "se non puoi più parlare la tua lingua, se non puoi più professare la tua religione, se non puoi più esprimere il tuo pensiero, cosa resta?".<br />Nel lungo esodo, cominciato a ridosso della guerra e conclusosi a metà degli anni '60 (!), molti di noi hanno visto insorgere una coscienza volta alla testimonianza e, ancor prima, alla divulgazione umile e laboriosa di una storia mai raccontata, affinché ciò che è stato patito non avvenisse mai più. Ma senza conoscenza del passato è difficile non ricadere negli errori che l'hanno contraddistinto.<br />A fatica, nel 2004, è stata promulgata una legge per fare memoria di quegli eventi. Ad oggi, perché quella legge venga rispettata, le nostre associazioni sollecitano classi politiche ed istituzionali distratte, sempre attente al 'prossimo problema' o a quello di maggior convenienza al quale prestare attenzione.<br />Non abbiamo senatori a vita tra la nostra gente, nonostante ci siano figure più che degne, con famiglie sterminate eppure desiderose di trasferire sempre i concetti di pace e speranza che da sempre hanno costituito il nostro popolo.<br />Non abbiamo a nostro favore la sensibilità delle élite intellettuali, troppo impegnate a tarare unilateralmente i propri strumenti che inneggiano a pace e giustizia sociale senza curarsi di coloro che furono profughi/rifugiati/esiliati in patria.<br />Non abbiamo nemmeno la sensibilità dello Stato, che ha pagato il suo debito di guerra nei confronti della Jugoslavia, aggredita, depredando i beni costruiti in generazioni da gente autoctona e che viveva pacificamente l'Istria e la Dalmazia, tralasciando, poi, Trattati internazionali che obbligherebbero, oggi, a saldare il dovuto.<br />Abbiamo impiegato 70 anni per realizzare un film che tenti di far comprendere al...]]></itunes:summary><itunes:duration>171</itunes:duration><itunes:keywords>esuli,foibe,proletariato,redland,rossoistria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/459d99f228e96e85158c22dc19707d02.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Red Land' (2018) - Le brutalità di nazismo e comunismo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/red-land-2018-le-brutalita-di-nazismo-e-comunismo--57737528</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=525" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=525</a><br /><br />LE BRUTALITA' DI NAZISMO E COMUNISMO di Giano Colli<br />Così simili da portare sempre distruzione, morte e disperazione<br />Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l'armistizio da parte degli anglo-americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l'Italia allo sbando. L'esercito non sa più chi è il nemico e chi l'alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all'Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere italiana.<br />Noi della redazione siamo andati a vedere Red Land (Rosso Istria). Il film ha il pregio di essere ben fatto e non noioso, nonostante la durata di ben due ore e mezzo.<br />Innanzitutto va detto che la visione del film è utile soprattutto a chi non sa cosa sia successo in Istria. Dopo averlo visto non si potrà più dire di non conoscere questa parte di storia dimenticata. Il film infatti permette di conoscere la cupa realtà e la brutalità di due apparentemente opposte ideologie (nazismo e comunismo) che hanno entrambe portato distruzione, morte e disperazione.<br />L'uccisione del sacerdote e di inermi civili, con la scena esplicita dello stupro di Norma (non si vedono nudità, ma i gesti e le urla sono inequivocabili e quindi la visione è sconsigliata a un pubblico sensibile), fa capire a quali nefandezze e bestialità possa arrivare chi smarrisce la strada di Dio. Purtroppo il film non lascia via d'uscita possibile. Il professore del film, che dovrebbe essere il punto di riferimento dei buoni, afferma che fascisti e comunisti "sono solo delle povere vittime, fantocci prigionieri della propria ignoranza, carne da macello sottomessa al volere dei propri governanti, asini che governano pecore". Se fosse vero come lui dice e cioè che fascisti e comunisti "siamo tutti noi" non ci sarebbe via d'uscita... ed infatti il professore si suicida. Questo finale lascia interdetti perché un'alternativa c'è. Un mondo senza ideologie è possibile, come ad esempio la storia del beato Carlo d'Austria e l'impero asburgico ci insegnano. Insomma in questa cupa visione manca totalmente l'ideale cristiano. Manca la speranza con cui i santi hanno plasmato una civiltà sull'esempio di San Benedetto, non a caso patrono d'Europa. Non un mondo perfetto, del resto il peccato degli uomini è una costante nella storia, ma certo un mondo più vero e più umano.<br />Insomma va detto che l'Istria non era fascista né comunista, non era italiana né slava... semplicemente era europea e cristiana.<br />Infine tutti gli italiani che appaiono nel film sono deboli e fiacchi secondo il falso cliché anti-italiano che imperversa sui mezzi di comunicazione e nelle nostre scuole. Addirittura a un certo punto del film i "salvatori" sembrano essere i nazisti... giusto per capire quale considerazione degli italiani abbiano gli autori del film.<br />Insomma il film non ci è piaciuto granché, nonostante alcuni suoi pregi che rendono comunque consigliabile il farlo vedere ai giovani (ma non troppo giovani per i motivi suddetti) per insegnar loro cosa è successo in Istria agli italiani che sono stati barbaramente eliminati nelle foibe dai comunisti di Tito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57737528</guid><pubDate>Wed, 28 Nov 2018 20:47:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57737528/le_brutalit_di_nazismo_e_comunismo.mp3" length="5389208" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=525

LE BRUTALITA' DI NAZISMO E COMUNISMO di Giano Colli
Così simili da portare sempre distruzione, morte e disperazione
Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=525" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=525</a><br /><br />LE BRUTALITA' DI NAZISMO E COMUNISMO di Giano Colli<br />Così simili da portare sempre distruzione, morte e disperazione<br />Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l'armistizio da parte degli anglo-americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l'Italia allo sbando. L'esercito non sa più chi è il nemico e chi l'alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all'Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere italiana.<br />Noi della redazione siamo andati a vedere Red Land (Rosso Istria). Il film ha il pregio di essere ben fatto e non noioso, nonostante la durata di ben due ore e mezzo.<br />Innanzitutto va detto che la visione del film è utile soprattutto a chi non sa cosa sia successo in Istria. Dopo averlo visto non si potrà più dire di non conoscere questa parte di storia dimenticata. Il film infatti permette di conoscere la cupa realtà e la brutalità di due apparentemente opposte ideologie (nazismo e comunismo) che hanno entrambe portato distruzione, morte e disperazione.<br />L'uccisione del sacerdote e di inermi civili, con la scena esplicita dello stupro di Norma (non si vedono nudità, ma i gesti e le urla sono inequivocabili e quindi la visione è sconsigliata a un pubblico sensibile), fa capire a quali nefandezze e bestialità possa arrivare chi smarrisce la strada di Dio. Purtroppo il film non lascia via d'uscita possibile. Il professore del film, che dovrebbe essere il punto di riferimento dei buoni, afferma che fascisti e comunisti "sono solo delle povere vittime, fantocci prigionieri della propria ignoranza, carne da macello sottomessa al volere dei propri governanti, asini che governano pecore". Se fosse vero come lui dice e cioè che fascisti e comunisti "siamo tutti noi" non ci sarebbe via d'uscita... ed infatti il professore si suicida. Questo finale lascia interdetti perché un'alternativa c'è. Un mondo senza ideologie è possibile, come ad esempio la storia del beato Carlo d'Austria e l'impero asburgico ci insegnano. Insomma in questa cupa visione manca totalmente l'ideale cristiano. Manca la speranza con cui i santi hanno plasmato una civiltà sull'esempio di San Benedetto, non a caso patrono d'Europa. Non un mondo perfetto, del resto il peccato degli uomini è una costante nella storia, ma certo un mondo più vero e più umano.<br />Insomma va detto che l'Istria non era fascista né comunista, non era italiana né slava... semplicemente era europea e cristiana.<br />Infine tutti gli italiani che appaiono nel film sono deboli e fiacchi secondo il falso cliché anti-italiano che imperversa sui mezzi di comunicazione e nelle nostre scuole. Addirittura a un certo punto del film i "salvatori" sembrano essere i nazisti... giusto per capire quale considerazione degli italiani abbiano gli autori del film.<br />Insomma il film non ci è piaciuto granché, nonostante alcuni suoi pregi che rendono comunque consigliabile il farlo vedere ai giovani (ma non troppo giovani per i motivi suddetti) per insegnar loro cosa è successo in Istria agli italiani che sono stati barbaramente eliminati nelle foibe dai comunisti di Tito.]]></itunes:summary><itunes:duration>337</itunes:duration><itunes:keywords>badoglio,comunismo,foibe,nazismo,redland,rossoistria</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/c70b5e961d76836a5b18a462ba2e9dad.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Red Land' (2018) - La storia delle foibe finalmente raccontata dal grande schermo</title><link>https://www.spreaker.com/episode/red-land-2018-la-storia-delle-foibe-finalmente-raccontata-dal-grande-schermo--57737401</link><description><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=524</a><br /><br />RED LAND (ROSSO ISTRIA), IL FILM SULLE FOIBE di Giulia Tanel<br />C'è un evento storico, in Italia, che è quasi un tabù: raramente si studia a scuola, non è tema da salotti televisivi, non si denuncia pubblicamente... e, nel contempo, si opera per mitigarne la portata e per celare i nomi e l'identità dei persecutori, semplicemente in quanto il suo colore esula dai canoni consuetudinari. Stiamo parlando del drammatico evento delle Foibe e delle migliaia di persone che ne sono stati vittime per un motivo che il famoso pugile Nino Benvenuti riassume in una frase: «Ci chiamavano fascisti; eravamo italiani». Eppure dire che il comunismo è un'ideologia pericolosa e contraria al bene dell'umanità tanto quanto il nazionalsocialismo è ancora oggi difficile: nonostante a parlare siano i fatti, i numeri, le testimonianze.<br />Ad andare contro questo diktat del politically correct ci pensa il film Red Land - Rosso Istria, opera prima di Maximiliano Hernando Bruno che, dopo una faticosa genesi protrattasi per sette anni, è uscito il 15 novembre in un numero limitatissimo di sale cinematografiche italiane (qui l'elenco) e che sta pagando lo scotto della verità con quello che il Ministro Matteo Salvini non ha esitato a definire, sul suo profilo Twitter un vero e proprio «boicottaggio». Ma un film che, nell'auspicio del regista, dovrebbe «[...] colmare il vuoto emozionale con cui molte persone si relazionano al dramma delle foibe. Bisogna far ascoltare queste urla di morte e urlare insieme a loro».<br />NORMA COSSETTO<br />La pellicola, crudemente realistica, racconta la storia di Norma Cossetto (interpretata da un'ottima Selene Gandini), giovane istriana, torturata, violentata e uccisa dai partigiani titini, che la gettarono viva nella foiba di Villa Surani il 5 ottobre del 1943 e che viene qui assunta a simbolo di un intero popolo, che per troppi anni ha subito l'umiliazione del silenzio. Ecco la sua storia descritta nelle parole della sorella, Licia Cossetto: «Norma avrebbe potuto salvarsi qualora avesse aderito alle richieste dei suoi assassini che le proposero di restare con loro e di diventare Croata: cosa che lei respinse coraggiosamente, alla luce della sua fedeltà alla Patria. Allora, la portarono ad Antignana, la legarono a un tavolo col filo di ferro uncinato ai polsi e alle gambe: erano una ventina, e fecero di lei quello che volevano, torturandola ed usandole ripetute violenze. Norma chiedeva acqua e chiamava la mamma, ma nessuno si mosse a pietà. Non sarò tanto diplomatica, diversamente da altri. Ho il dente avvelenato perché lo Stato Italiano si è ricordato di noi troppo tardi». Solamente nel 2006, infatti, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse a Norma la Medaglia d'Oro al Valore, mentre è di due anni prima, nel 2004, la decisione - presa peraltro a fatica - del Parlamento italiano d fissare per il 10 febbraio il "Giorno del ricordo" (che volutamente si distingue anche nel nome dal "Giorno della memoria", il 27 gennaio), per commemorare le migliaia di italiani vittime delle Foibe, tanti dei quali ancora senza nome.<br />UN FILM SCOMODO, QUINDI DA VEDERE<br />Prosegue quindi Licia, andando a indagare quella parte di storia troppo spesso taciuta, in quanto forse troppo scomoda per essere riconosciuta: «Bisogna informare meglio, anche sulla consueta versione secondo cui il martirio istriano avrebbe avuto luogo a causa esclusiva dei partigiani slavi di Tito. In realtà, loro occuparono subito qualche centro maggiore, all'indomani dell'8 settembre 1943, ma in quelli minori furono i partigiani locali - nostri concittadini italiani! - a scatenarsi: venivano di notte a farci alzare e a sparare sopra i letti, e anche gli assassini di mia sorella erano compaesani comunisti, che ricordo benissimo uno per uno. Costoro hanno persino la pensione dell'Inps, compresi i superstiti del gruppo che aveva torturato e infoibato Norma».<br />Questa è la storia, senza sconti, raccontata in Red Land - Rosso Istria. Una versione appunto scomoda, che ancora si tenta di censurare, ma che finalmente inizia a emergere e a farsi spazio.<br />Nota di BastaBugie: noi della redazione siamo andati a vedere Red Land (Rosso Istria). Il film ha il pregio di essere ben fatto e non noioso, nonostante la durata di ben due ore e mezzo.<br />Innanzitutto va detto che la visione del film è utile soprattutto a chi non sa cosa sia successo in Istria. Dopo averlo visto non si potrà più dire di non conoscere questa parte di storia dimenticata. Il film infatti permette di conoscere la cupa realtà e la brutalità di due apparentemente opposte ideologie (nazismo e comunismo) che hanno entrambe portato distruzione, morte e disperazione.<br />L'uccisione del sacerdote e di inermi civili, con la scena esplicita dello stupro di Norma (non si vedono nudità, ma i gesti e le urla sono inequivocabili e quindi la visione è sconsigliata a un pubblico sensibile), fa capire a quali nefandezze e bestialità possa arrivare chi smarrisce la strada di Dio. Purtroppo il film non lascia via d'uscita possibile. Il professore del film, che dovrebbe essere il punto di riferimento dei buoni, afferma che fascisti e comunisti "sono solo delle povere vittime, fantocci prigionieri della propria ignoranza, carne da macello sottomessa al volere dei propri governanti, asini che governano pecore". Se fosse vero come lui dice e cioè che fascisti e comunisti "siamo tutti noi" non ci sarebbe via d'uscita... ed infatti il professore si suicida. Questo finale lascia interdetti perché un'alternativa c'è. Un mondo senza ideologie è possibile, come ad esempio la storia del beato Carlo d'Austria e l'impero asburgico ci insegnano. Insomma in questa cupa visione manca totalmente l'ideale cristiano. Manca la speranza con cui i santi hanno plasmato una civiltà sull'esempio di San Benedetto, non a caso patrono d'Europa. Non un mondo perfetto, del resto il peccato degli uomini è una costante nella storia, ma certo un mondo più vero e più umano.<br />Insomma va detto che l'Istria non era fascista né comunista, non era italiana né slava... semplicemente era europea e cristiana.<br />Infine tutti gli italiani che appaiono nel film sono deboli e fiacchi secondo il falso cliché anti-italiano che imperversa sui mezzi di comunicazione e nelle nostre scuole. Addirittura a un certo punto del film i "salvatori" sembrano essere i nazisti... giusto per capire quale considerazione degli italiani abbiano gli autori del film.<br />Insomma il film non ci è piaciuto granché, nonostante alcuni suoi pregi che rendono comunque consigliabile il farlo vedere ai giovani (ma non troppo giovani per i motivi suddetti) per insegnar loro cosa è successo in Istria agli italiani che sono stati barbaramente eliminati nelle foibe dai comunisti di Tito.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/57737401</guid><pubDate>Wed, 28 Nov 2018 20:38:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/57737401/la_storia_delle_foibe_finalmente_raccontata_dal_grande_schermo.mp3" length="6102247" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=524

RED LAND (ROSSO ISTRIA), IL FILM SULLE FOIBE di Giulia Tanel
C'è un evento storico, in Italia, che è quasi un tabù: raramente si studia a scuola, non è tema da salotti...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=524</a><br /><br />RED LAND (ROSSO ISTRIA), IL FILM SULLE FOIBE di Giulia Tanel<br />C'è un evento storico, in Italia, che è quasi un tabù: raramente si studia a scuola, non è tema da salotti televisivi, non si denuncia pubblicamente... e, nel contempo, si opera per mitigarne la portata e per celare i nomi e l'identità dei persecutori, semplicemente in quanto il suo colore esula dai canoni consuetudinari. Stiamo parlando del drammatico evento delle Foibe e delle migliaia di persone che ne sono stati vittime per un motivo che il famoso pugile Nino Benvenuti riassume in una frase: «Ci chiamavano fascisti; eravamo italiani». Eppure dire che il comunismo è un'ideologia pericolosa e contraria al bene dell'umanità tanto quanto il nazionalsocialismo è ancora oggi difficile: nonostante a parlare siano i fatti, i numeri, le testimonianze.<br />Ad andare contro questo diktat del politically correct ci pensa il film Red Land - Rosso Istria, opera prima di Maximiliano Hernando Bruno che, dopo una faticosa genesi protrattasi per sette anni, è uscito il 15 novembre in un numero limitatissimo di sale cinematografiche italiane (qui l'elenco) e che sta pagando lo scotto della verità con quello che il Ministro Matteo Salvini non ha esitato a definire, sul suo profilo Twitter un vero e proprio «boicottaggio». Ma un film che, nell'auspicio del regista, dovrebbe «[...] colmare il vuoto emozionale con cui molte persone si relazionano al dramma delle foibe. Bisogna far ascoltare queste urla di morte e urlare insieme a loro».<br />NORMA COSSETTO<br />La pellicola, crudemente realistica, racconta la storia di Norma Cossetto (interpretata da un'ottima Selene Gandini), giovane istriana, torturata, violentata e uccisa dai partigiani titini, che la gettarono viva nella foiba di Villa Surani il 5 ottobre del 1943 e che viene qui assunta a simbolo di un intero popolo, che per troppi anni ha subito l'umiliazione del silenzio. Ecco la sua storia descritta nelle parole della sorella, Licia Cossetto: «Norma avrebbe potuto salvarsi qualora avesse aderito alle richieste dei suoi assassini che le proposero di restare con loro e di diventare Croata: cosa che lei respinse coraggiosamente, alla luce della sua fedeltà alla Patria. Allora, la portarono ad Antignana, la legarono a un tavolo col filo di ferro uncinato ai polsi e alle gambe: erano una ventina, e fecero di lei quello che volevano, torturandola ed usandole ripetute violenze. Norma chiedeva acqua e chiamava la mamma, ma nessuno si mosse a pietà. Non sarò tanto diplomatica, diversamente da altri. Ho il dente avvelenato perché lo Stato Italiano si è ricordato di noi troppo tardi». Solamente nel 2006, infatti, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse a Norma la Medaglia d'Oro al Valore, mentre è di due anni prima, nel 2004, la decisione - presa peraltro a fatica - del Parlamento italiano d fissare per il 10 febbraio il "Giorno del ricordo" (che volutamente si distingue anche nel nome dal "Giorno della memoria", il 27 gennaio), per commemorare le migliaia di italiani vittime delle Foibe, tanti dei quali ancora senza nome.<br />UN FILM SCOMODO, QUINDI DA VEDERE<br />Prosegue quindi Licia, andando a indagare quella parte di storia troppo spesso taciuta, in quanto forse troppo scomoda per essere riconosciuta: «Bisogna informare meglio, anche sulla consueta versione secondo cui il martirio istriano avrebbe avuto luogo a causa esclusiva dei partigiani slavi di Tito. In realtà, loro occuparono subito qualche centro maggiore, all'indomani dell'8 settembre 1943, ma in quelli minori furono i partigiani locali - nostri concittadini italiani! - a scatenarsi: venivano di notte a farci alzare e a sparare sopra i letti, e anche gli assassini di mia sorella erano compaesani comunisti, che ricordo benissimo uno per uno. 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E anche noi in quel caso potremmo dire con verità: "la sua grazia in me non è stata vana", giacché se il Buon Dio per un piccolo gesto offertogli in purezza d'intenzioni aumenterà nell'anima il grado di gloria, versando in lei come in una coppa una più larga misura di grazia santificante, tanto più non disdegnerà di soccorrere la povera mente di colui che cerca buone parole per cantare le sue bellezze: «Credo vidére bona Domini in terra vivéntium». E credo che in fondo sia proprio questa la chiave di lettura del personaggio di Éowyn: l'eroismo della devozione nascosta.<br />Oggi, in questa nostra storia, non ci sono orchi da uccidere anche se il nemico che ci para il cammino è ancor più temibile e oscuro. Il viaggio del tutto inaspettato che richiama la nostra attenzione, si volge piuttosto alla ricerca di una risposta intorno all'identità profonda di Dama Éowyn. La breve descrizione che di questa figura Tolkien fornisce al lettore è sufficientemente eloquente per permetterci di immaginarne la grazia, la nobiltà e la casta bellezza.<br /><br />BELLA E FREDDA<br />Quando i "tre cacciatori" giungono ad Edoras guidati da Gandalf redivivo, divenuto il «Bianco», candido come la neve dopo essere passato attraverso la porta della morte, trovano un regno diviso e allo sbando, un re, Théoden figlio di Thengel, incatenato da un velenoso consigliere, e il cui popolo disperso e spaventato ne attende il risveglio. A fianco del vecchio re, un poco ritirata, si erge alta e silenziosa Éowyn, nipote del re e cugina dell'erede al trono ormai defunto. La giovane principessa, racconta Tolkien: "si voltò per guardarsi indietro. Nel suo sguardo grave e pensoso, posato sul re, si scorgeva una tenera pietà. Splendido il suo volto, ed i lunghi capelli pari a un fiume d'oro. Era bianca ed esile nella bianca veste cinta d'argento; ma pareva forte e severa come acciaio, una figlia di re. Così Aragorn mirò per la prima volta alla luce del giorno Éowyn, Dama di Rohan, e la trovò bella, bella e fredda, come una mattina di pallida primavera, e non ancora maturata in donna".<br />Fra tutti i personaggi femminili che incontriamo nel Signore degli Anelli, Éowyn appare l'unica vera donna, umana, reale. Mentre Arwen e Galadriel, proprio per il loro essere elfi, sono in qualche modo sottratte alla concretezza dell'umanità, avvolte come sono da un'aura sacrale, Éowyn al contrario porta su di sé il dramma della condizione mortale segnata da delusioni, amarezze e responsabilità non volute, ma virilmente accolte e affrontate con eroica fortezza. Lo stesso racconto del suo amore non corrisposto per Aragorn contribuisce a mostrarci una giovane donna segnata dalla sofferenza e dall'abbandono. Orfana e accolta in casa dello zio, costretta dagli eventi a dover assistere impotente il suo re, sedotto dai diabolici consigli di un traditore, Éowyn porta in sé come in una sintesi tutti quei valori dell'antica cultura anglosassone caratterizzata dall'onore e dalla fedeltà al re e alla terra, uniti alla virtù cristiana, in particolare della pietas e della fortitudo. Figlia di re eppure solitaria nel Palazzo d'oro di Meduseld, può soltanto sopportare e pregare dinanzi all'indebolimento del suo regno e alle sofferenze del suo popolo. Allo sbocciare del primo amore sperimenta l'umiliazione del rifiuto, e all'incombere della guerra si vede lasciata indietro e quasi abbandonata. Ma non è il suo il dolore della frustrazione di quelle donne che si sentono come "imprigionate" fra le mura domestiche, inseguendo utopie eversive di avventure ed emozioni libertarie. Una prospettiva che un reazionario e antimoderno come John Ronald Reuel Tolkien mai e poi mai avrebbe attribuito a uno dei suoi personaggi, se non per evidenziarne la innaturale bruttura. [...]<br /><br />NESSUN UOMO PUÒ UCCIDERMI<br />Dopo aver ricevuto il comando da re Théoden di restare ad Edoras, il giovane Merry triste ed abbattuto per non poter partecipare alla guerra al pari dei suoi amici, si imbatte in un misterioso giovane guerriero di Rohan chiamato "Dernhelm". Costui "si avvicinò inosservato e mormorò qualcosa a bassa voce nell'orecchio dell'Hobbit. «Dove vi è la volontà, nulla è impossibile, si dice da noi»". Un saggio consiglio questo che definirei propriamente "da uomini", poiché le due facoltà che distinguono e separano come un abisso l'uomo dal resto dei bruti sono proprio l'intelletto, con la sua capacità di conoscere e ricevere la verità, e la libera volontà, con il suo innato desiderio di possedere il bene. Ora entrambe queste facoltà dell'anima hanno bisogno di essere purificate e rettificate cioè «raddrizzate», e la volontà in particolare necessita di essere volta, o meglio ordinata, verso quello che Aristotele, e con lui San Tommaso, chiamava il «bene onesto» cioè il bene morale oggettivo, voluto per se stesso e non per un altro motivo, distinguendosi perciò dal «bene utile» desiderato in quanto mezzo per un fine ulteriore, e dal meno pregevole «bene dilettevole» desiderato per il piacere che potremmo trarne ottenendolo.<br />Ad ogni modo, questo atto di volontà deciso e generoso sarà l'inizio della conversione di un'anima che, per poter tornare ad apprezzare il valore della sua vita, dovrà discendere fin quasi sulla soglia della morte. "«Allora verrai con me»", disse il Cavaliere. «Ti porterò sul mio cavallo, nascosto sotto il mio manto finché saremo lontani e questa oscurità sarà più cupa. Tanta buona volontà non deve essere scoraggiata. Non dire più nulla a nessuno, e vieni»".<br />Soltanto sui campi del Pelennor lo stesso Merry, insieme al lettore stupito, scoprirà che quel guerriero silenzioso ed esile è in realtà Éowyn, principessa di Rohan. In effetti nel libro ella manifesta con energia il suo desiderio a tratti implacabile di compiere gesta gloriose combattendo e morendo in battaglia. L'onore e la gloria sembrano quasi ossessionarla, tanto da gettarla nello sconforto quando si vede costretta nelle Case di Guarigione di Minas Tirith a sottoporsi alle cure necessarie che le impediscono di tornare in battaglia. Ma quel suo slancio impetuoso e impaziente deriva, come dirà Gandalf, da un malanimo interiore provocatole dai velenosi discorsi di Grima Vermilinguo, che istillarono nel suo cuore, oltre la tristezza, l'insofferenza e l'insoddisfazione per il suo essere donna, per di più ridotta a servire un debole e stolto re. "Ella nel suo corpo di fanciulla - dirà Gandalf ad Éomer - possedeva uno spirito e un coraggio senza dubbio uguali al tuo ardimento. E tuttavia era destinata a servire un vegliardo, che amava come un padre, ed a vederlo crollare in una stoltezza meschina e disonorevole; il suo ruolo le sembrava più ignobile di quello del bastone su cui il re si appoggiava".<br /><br />NESSUNA EMANCIPAZIONE FEMMINILE<br />Pertanto, scopo del suo rivaleggiare con gli uomini non è l'assurda pretesa di veder riconosciuti i suoi diritti di donna. In altre parole non è una rivendicazione egualitaria inquadrata in una prospettiva di emancipazione del genere femminile che la spinge a fuggire dalle mura della casa adottiva, bensì una profonda e personale inquietudine interiore, causa del suo disperato desiderio di cavalcare verso una "oscurità ancora più cupa". Questa giovane principessa sembra cercare addirittura la morte per porre fine al suo mal di vivere. Un tormento interiore che oscilla tra un'insofferenza tipicamente adolescenziale e quella soffocante malinconia che toglie la pace e il gusto delle cose semplici e ordinarie, suggerendo ombre ed immagini di felicità lontane da quelli che potremmo definire i propri "doveri di stato". In realtà, ella va cercando sollievo alla sua profonda infelicità e insoddisfazione, che non troverà, com'è ovvio, sui campi di battaglia bensì nell'incontro di un uomo che le darà il suo cuore offrendole il suo amore puro, accogliendola per quello che è.<br />La sua lunga convalescenza nelle Case di Guarigione sarà la circostanza provvidenziale perché ella possa trovare finalmente quella pace interiore che né le gesta eroiche né alcuna avventura potrebbe elargire. Un po' come accadde a Sant'Ignazio di Loyola dopo essere stato ferito ad una gamba nell'assedio di Pamplona. Costretto a letto per un lungo periodo e non avendo a disposizione i libri di cavalleria che egli tanto amava leggere, Ignazio si rassegnò a dover leggere la Vita di Cristo di Ludolfo il Certosino e la Leggenda aurea di Jacopo, o Giacomo, da Varazze. Sarà questo l'inizio di quell'innamoramento così intenso e sincero per Nostro Signore Gesù Cristo che lo condurrà, dopo una «veglia d'armi» a deporre la sua spada ai piedi della Madonna nel monastero benedettino di Montserrat.<br />Anche nel caso di Éowyn la malattia sarà l'occasione per meditare sulla propria esistenza sprofondandosi in quella notte oscura dell'anima che la traghetterà, dopo profonda purificazione interiore, alla luce dell'alba. Un'alba così chiaramente annunciata, come da un araldo celeste, da quelle semplici parole che Piccarda Donati, nel cielo della luna, rivolse a Dante: «E'n la sua volontade è nostra pace». È questo il segreto di felicità che pone l'uomo dinanzi alla verità ultima del suo stesso esistere: essere per Dio e in Dio. Non importa quale sia l'onore (o il disonore) che ci viene tributato, né la posizione sociale che dobbiamo occupare, né l'umiltà delle mansioni che dobbiamo svo]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/73235886</guid><pubDate>Wed, 17 Aug 2016 13:41:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/73235886/eowyn.mp3" length="18373529" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4339

EOWYN, LA SCELTA DEL VALORE SENZA RINOMANZA
di Isacco Tacconi
 
Teresina di Lisieux, la santa della «piccola via», ci ha lasciato una preziosa eredità, a noi che possiamo ambire ad una santità da...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/4339" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/4339</a><br /><br />EOWYN, LA SCELTA DEL VALORE SENZA RINOMANZA<br />di Isacco Tacconi<br /> <br />Teresina di Lisieux, la santa della «piccola via», ci ha lasciato una preziosa eredità, a noi che possiamo ambire ad una santità da «piccoli» compiendo bene ogni gesto, insegnandoci a raccogliere uno spillo da terra per amore dell'Amore, come se avessimo raccolto una moneta spendibile in Paradiso. E anche noi in quel caso potremmo dire con verità: "la sua grazia in me non è stata vana", giacché se il Buon Dio per un piccolo gesto offertogli in purezza d'intenzioni aumenterà nell'anima il grado di gloria, versando in lei come in una coppa una più larga misura di grazia santificante, tanto più non disdegnerà di soccorrere la povera mente di colui che cerca buone parole per cantare le sue bellezze: «Credo vidére bona Domini in terra vivéntium». E credo che in fondo sia proprio questa la chiave di lettura del personaggio di Éowyn: l'eroismo della devozione nascosta.<br />Oggi, in questa nostra storia, non ci sono orchi da uccidere anche se il nemico che ci para il cammino è ancor più temibile e oscuro. Il viaggio del tutto inaspettato che richiama la nostra attenzione, si volge piuttosto alla ricerca di una risposta intorno all'identità profonda di Dama Éowyn. La breve descrizione che di questa figura Tolkien fornisce al lettore è sufficientemente eloquente per permetterci di immaginarne la grazia, la nobiltà e la casta bellezza.<br /><br />BELLA E FREDDA<br />Quando i "tre cacciatori" giungono ad Edoras guidati da Gandalf redivivo, divenuto il «Bianco», candido come la neve dopo essere passato attraverso la porta della morte, trovano un regno diviso e allo sbando, un re, Théoden figlio di Thengel, incatenato da un velenoso consigliere, e il cui popolo disperso e spaventato ne attende il risveglio. A fianco del vecchio re, un poco ritirata, si erge alta e silenziosa Éowyn, nipote del re e cugina dell'erede al trono ormai defunto. La giovane principessa, racconta Tolkien: "si voltò per guardarsi indietro. Nel suo sguardo grave e pensoso, posato sul re, si scorgeva una tenera pietà. Splendido il suo volto, ed i lunghi capelli pari a un fiume d'oro. Era bianca ed esile nella bianca veste cinta d'argento; ma pareva forte e severa come acciaio, una figlia di re. Così Aragorn mirò per la prima volta alla luce del giorno Éowyn, Dama di Rohan, e la trovò bella, bella e fredda, come una mattina di pallida primavera, e non ancora maturata in donna".<br />Fra tutti i personaggi femminili che incontriamo nel Signore degli Anelli, Éowyn appare l'unica vera donna, umana, reale. Mentre Arwen e Galadriel, proprio per il loro essere elfi, sono in qualche modo sottratte alla concretezza dell'umanità, avvolte come sono da un'aura sacrale, Éowyn al contrario porta su di sé il dramma della condizione mortale segnata da delusioni, amarezze e responsabilità non volute, ma virilmente accolte e affrontate con eroica fortezza. Lo stesso racconto del suo amore non corrisposto per Aragorn contribuisce a mostrarci una giovane donna segnata dalla sofferenza e dall'abbandono. Orfana e accolta in casa dello zio, costretta dagli eventi a dover assistere impotente il suo re, sedotto dai diabolici consigli di un traditore, Éowyn porta in sé come in una sintesi tutti quei valori dell'antica cultura anglosassone caratterizzata dall'onore e dalla fedeltà al re e alla terra, uniti alla virtù cristiana, in particolare della pietas e della fortitudo. Figlia di re eppure solitaria nel Palazzo d'oro di Meduseld, può soltanto sopportare e pregare dinanzi all'indebolimento del suo regno e alle sofferenze del suo popolo. Allo sbocciare del primo amore sperimenta l'umiliazione del rifiuto, e all'incombere della guerra si vede lasciata indietro e quasi abbandonata. Ma non è il suo il dolore della frustrazione di quelle donne che si sentono come...]]></itunes:summary><itunes:duration>1149</itunes:duration><itunes:keywords>eowyn,faramir,gandalf,gondor,ilsignoredeglianelli</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/6532e213b1761fba43b98aac2a52f66f.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item><item><title>Reagan, il paladino sincero del mondo libero</title><link>https://www.spreaker.com/episode/reagan-il-paladino-sincero-del-mondo-libero--65319673</link><description><![CDATA[VIDEO: Ronald Reagan - "We the People" ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GlgTwp93E48" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GlgTwp93E48</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3304" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3304</a><br /><br />RONALD REAGAN: PALADINO SINCERO DEL MONDO LIBERO<br />Dieci anni fa moriva il presidente degli Stati Uniti che combatté l'aborto, le tasse e il comunismo (chiamandolo ''Impero del Male'')<br />di Marco Respinti<br /> <br />Dieci anni fa, il 5 giugno 2004, si spegneva a 93 anni Ronald Reagan, che (per le sfide senza precedenti che fronteggiò) diversi tra biografi, collaboratori e commentatori definiscono il più importante presidente degli Stati Uniti d'America. Molti sono i suoi gesti passati alla storia, gli aneddoti, persino le battute; ma due frasi ne catturano rotondamente lo spirito, condensandone l'eredità. La passione serena con cui il 12 luglio 1987 intimò alla Porta di Brandeburgo: «Signor Gorbačëv, abbatta questo muro!» e, a monte, la sua famosa denuncia dell'«impero del male».<br />Oggi sembra preistoria, ma allora l'incubo sovietico era concretissimo; e fu Reagan a dissolverlo, perseverando fedele a una precisa visione della realtà. Per lui, infatti, il senso della vita degli uomini è diventare ciò che Dio vorrebbe che ogni uomo diventasse; per questo è compito unico della politica garantire all'uomo la possibilità di scegliere: la libertà che realizza l'umanità o la spersonalizzazione che disumanizza. La libertà, cioè, o il comunismo; la libertà o lo statalismo; la libertà o l'esproprio fiscale; la libertà o la tirannia dei "pensieri deboli".<br />Il momento della scelta (come suona il titolo di un suo noto discorso di allora) per Reagan venne nel 1964. Alle elezioni presidenziali di quell'anno, il 3 novembre, il senatore dell'Arizona Barry Goldwater (1909-1998) cercò di ribaltare una volta per tutte il tavolo della politica remissiva, piccina piccina, asfittica; quella che alla prepotenza sovietica sapeva opporre, in politica interna e in politica estera, soltanto una rosa di misure parasocialistiche incapaci di sfondare, che aveva smarrito il senso della nazione, che non avendo più memoria non sapeva immaginarsi il futuro. Lo fece lanciando una sfida fatta di princìpi non negoziabili e di libertà economica, cioè orgogliosamente conservatrice, e perse clamorosamente. Ebbe contro nemici implacabili, e subì pure il fuoco cosiddetto amico, ma a raccogliere il suo testimone, mentre molti già abbandonavano la barca, trovò quel giovane Reagan con Hollywood alle spalle e la politica nel cuore.<br />Ci vollero 16 lunghi anni di semina, predicazione e lavoro duro sul territorio, durante i quali l'ex giovane Reagan si affermò sul proscenio nazionale guidando uno degli Stati più popolosi, vasti e ricchi (e di media piuttosto progressisti) dell'Unione nordamericana, cioè la California. Ma alla fine il vecchio verbo goldwateriano, sconfitto eppure mai cancellato, sempre uguale e nondimeno rinnovato, trionfò alla Casa Bianca nel 1980 con un Reagan oramai maturo, primo presidente a non vergognarsi di essere conservatore. Né di pensare (sono tutte altre sue frasi famose) che lo Stato è spesso il problema e non la soluzione; che tutti quelli che vogliono l'aborto sono persone vive, vegete e già nate; che aumentare le tasse significa deprimere una nazione; che dimenticando Dio sopra il Paese finisce sotto; e che sì, il nemico sovietico si può anche battere.<br />Anche questa era una vecchia idea mutuata da Golwater, per la precisione dal suo libretto smilzo e sapido del 1963 intitolato Why Not Victory? Già, perché non vincere invece di scendere a patti? Per Reagan era giunto il momento di dispiegare con coraggio al mondo la propria filosofia di vita e di governo, mostrandone la bontà e l'efficacia. Il bene intrinseco nella libertà meritava la sconfitta dell'«impero del male».<br />Lo si ricorda poco, e forse nemmeno molti lo sanno, ma quella famosissima frase fu un'intuizione straordinaria. Era l'8 marzo 1983; parlando a Orlando, in Florida, d'un tratto Reagan abbandonò il testo scritto, cesellato diplomaticamente assieme ai suoi speech-writer, e a braccio forgiò quell'espressione epocale. Mezzo mondo raggelò, udendo già tintinnare le sciabole. Reagan, invece, viaggiava a un'altra dimensione; non iperuranica, ma più profonda. Usò quelle parole perché sapeva che l'uditorio, l'Associazione nazionale dei cristiani evangelical, era in grado di comprenderle appieno, in rappresentanza di un Paese intero, magari di tutto il "mondo libero". Aveva appena finito di citare non un capo di Stato maggiore, non un boss del controspionaggio, non un esperto di missilistica, ma uno degli apologeti più amati dai cristiani di ogni razza, C.S. Lewis, quello delle Cronache di Narnia e de Le lettere di Berlicche. Poco dopo citò il "maestro dei conservatori" Whittaker Chambers (1901-1961), l'ex spia sovietica che, passato all'Occidente, aveva scatenato uno dei maggiori processi del secolo denunciando l'infiltrazione comunista nelle alte sfere di Washington, e lo citò là dove scrive «che la crisi del mondo occidentale esiste nella misura in cui l'Occidente è indifferente a Dio, nella misura in cui esso collabora al tentativo comunista d'isolare l'uomo privandolo di Dio». Come vincere la terza guerra mondiale, insomma, con genio e talento sia in casa sia in trasferta. Fantasia al potere; o, come diceva il padre dei conservatori, Edmund Burke (1729-1797), immaginazione morale. Con la stessa fermezza con cui spinse l'Unione Sovietica all'implosione, nel 1981 Reagan aveva già ridotto, come mai nessuno nella storia americana, quella micidiale pressione fiscale che nelle democrazie è lo strumento principe dell'«impero del male». Era un cow-boy, Reagan, e non ha mai sbagliato un colpo.]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/65319673</guid><pubDate>Fri, 20 Jun 2014 18:27:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/65319673/reagan_il_paladino_sincero_del_mondo_libero.mp3" length="6847051" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>VIDEO: Ronald Reagan - "We the People" ➜ https://www.youtube.com/watch?v=GlgTwp93E48

TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3304

RONALD REAGAN: PALADINO SINCERO DEL MONDO LIBERO
Dieci anni fa moriva il presidente degli Stati Uniti che...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[VIDEO: Ronald Reagan - "We the People" ➜ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GlgTwp93E48" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=GlgTwp93E48</a><br /><br />TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/3304" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/3304</a><br /><br />RONALD REAGAN: PALADINO SINCERO DEL MONDO LIBERO<br />Dieci anni fa moriva il presidente degli Stati Uniti che combatté l'aborto, le tasse e il comunismo (chiamandolo ''Impero del Male'')<br />di Marco Respinti<br /> <br />Dieci anni fa, il 5 giugno 2004, si spegneva a 93 anni Ronald Reagan, che (per le sfide senza precedenti che fronteggiò) diversi tra biografi, collaboratori e commentatori definiscono il più importante presidente degli Stati Uniti d'America. Molti sono i suoi gesti passati alla storia, gli aneddoti, persino le battute; ma due frasi ne catturano rotondamente lo spirito, condensandone l'eredità. La passione serena con cui il 12 luglio 1987 intimò alla Porta di Brandeburgo: «Signor Gorbačëv, abbatta questo muro!» e, a monte, la sua famosa denuncia dell'«impero del male».<br />Oggi sembra preistoria, ma allora l'incubo sovietico era concretissimo; e fu Reagan a dissolverlo, perseverando fedele a una precisa visione della realtà. Per lui, infatti, il senso della vita degli uomini è diventare ciò che Dio vorrebbe che ogni uomo diventasse; per questo è compito unico della politica garantire all'uomo la possibilità di scegliere: la libertà che realizza l'umanità o la spersonalizzazione che disumanizza. La libertà, cioè, o il comunismo; la libertà o lo statalismo; la libertà o l'esproprio fiscale; la libertà o la tirannia dei "pensieri deboli".<br />Il momento della scelta (come suona il titolo di un suo noto discorso di allora) per Reagan venne nel 1964. Alle elezioni presidenziali di quell'anno, il 3 novembre, il senatore dell'Arizona Barry Goldwater (1909-1998) cercò di ribaltare una volta per tutte il tavolo della politica remissiva, piccina piccina, asfittica; quella che alla prepotenza sovietica sapeva opporre, in politica interna e in politica estera, soltanto una rosa di misure parasocialistiche incapaci di sfondare, che aveva smarrito il senso della nazione, che non avendo più memoria non sapeva immaginarsi il futuro. Lo fece lanciando una sfida fatta di princìpi non negoziabili e di libertà economica, cioè orgogliosamente conservatrice, e perse clamorosamente. Ebbe contro nemici implacabili, e subì pure il fuoco cosiddetto amico, ma a raccogliere il suo testimone, mentre molti già abbandonavano la barca, trovò quel giovane Reagan con Hollywood alle spalle e la politica nel cuore.<br />Ci vollero 16 lunghi anni di semina, predicazione e lavoro duro sul territorio, durante i quali l'ex giovane Reagan si affermò sul proscenio nazionale guidando uno degli Stati più popolosi, vasti e ricchi (e di media piuttosto progressisti) dell'Unione nordamericana, cioè la California. Ma alla fine il vecchio verbo goldwateriano, sconfitto eppure mai cancellato, sempre uguale e nondimeno rinnovato, trionfò alla Casa Bianca nel 1980 con un Reagan oramai maturo, primo presidente a non vergognarsi di essere conservatore. Né di pensare (sono tutte altre sue frasi famose) che lo Stato è spesso il problema e non la soluzione; che tutti quelli che vogliono l'aborto sono persone vive, vegete e già nate; che aumentare le tasse significa deprimere una nazione; che dimenticando Dio sopra il Paese finisce sotto; e che sì, il nemico sovietico si può anche battere.<br />Anche questa era una vecchia idea mutuata da Golwater, per la precisione dal suo libretto smilzo e sapido del 1963 intitolato Why Not Victory? Già, perché non vincere invece di scendere a patti? Per Reagan era giunto il momento di dispiegare con coraggio al mondo la propria filosofia di vita e di governo, mostrandone la bontà e l'efficacia. 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[...]<br />La concezione occidentale dei diritti universali dell'uomo, come deliberati dall'ONU, non trova riscontro nelle legislazioni dei paesi musulmani. Tanto meno dopo le recenti rivoluzioni popolari che hanno portato al potere i partiti di ispirazione fondamentalista, rigidamente ancorati alla legislazione di derivazione coranica. [...]<br />E' opportuno illustrare, anche se brevemente, cosa si trova nei testi sacri dell'Islam, per esempio negli Hadith (sentenze) del profeta.<br />La considerazione di Muhammad per le donne: dagli hadith (editti) del profeta: [...]<br />Sahih Al Bukhari, Hadith 3826, narrato da Abu Said Al Khudri<br />Il Profeta disse: "Non è vero che la testimonianza di una donna equivalga alla metà di quella di un uomo?". La donna rispose: "Sì". Lui disse: "Il perché sta nella scarsezza di cervello della donna". [...]<br />L'AFFERMAZIONE SULLA INFERIORITÀ DELLA DONNA RISPETTO ALL'UOMO, HA CONSEGUENZE IMPORTANTI PER LA VITA DI TUTTI I GIORNI<br />Non ci si riferisce qui alle disuguaglianze che possono esistere a livello sociologico tra uomo e donna, queste sono purtroppo diffuse in tutte le società, nel mondo musulmano come in altre culture o civiltà. È necessario parlare della disuguaglianza giuridica, che ha delle conseguenze durature perché è normativa, spesso impedendo o comunque ritardando qualunque adeguamento alla mentalità dei musulmani e delle musulmane di oggi. [...]<br />1. LA DONNA HA SOLO IL RUOLO DI OGGETTO DI PIACERE E DI RIPRODUZIONE<br />C'è anzitutto una disparità nella possibilità di contrarre il matrimonio. All'uomo viene riconosciuta la possibilità di avere contemporaneamente fino a quattro mogli (poligamia), mentre alla donna viene negata la facoltà di sposare più di un uomo (poliandria). La poligamia legalmente sancita significa una differenza radicale tra uomo e donna. All'uomo dà la sensazione che la donna è fatta per il suo piacere e, al limite, che è una sua proprietà che può "arare" come vuole, come afferma letteralmente il Corano (sura della Vacca II, 223).<br />Se ha la possibilità materiale, ne "acquista" un'altra. La donna si trova in una condizione di sottomissione nel ruolo di oggetto di piacere e di riproduzione; questo ruolo è confermato dal fatto che non viene mai chiamata con il suo nome, ma sempre in relazione a un uomo: figlia di…, moglie di…,<br />2. I FIGLI NATI DA UN MUSULMANO SONO AUTOMATICAMENTE MUSULMANI (LA RELIGIONE DELLA MOGLIE NON CONTA)<br />La donna musulmana non può sposare un uomo di un'altra fede, a meno che questi non si converta prima all'Islam. Il divieto è dovuto al fatto che, nelle società patriarcali orientali, i figli adottano sempre la religione del padre. Ma è anche giustificato dal fatto che il padre è il garante dell'educazione religiosa dei figli, e quindi solo se è musulmano può assicurare la loro crescita secondo i principi islamici. Ricordo a questo proposito che i figli nati da un musulmano sono considerati a tutti gli effetti musulmani, anche se battezzati. Perciò ogni matrimonio misto (tra un musulmano e una cristiana o un'ebrea, gli unici due casi contemplati nella sharia) accresce numericamente la comunità musulmana e riduce la comunità non musulmana. Non mi soffermo in questa sede per approfondire questo argomento così tragico per le conseguenze delle mogli cristiane sposate a un musulmano. I fatti di cronaca sono lì a dimostrare quanta leggerezza, e ignoranza, ci sia da parte delle nostre donne e da parte della Chiesa cattolica nel contrarre e nel concedere la dispensa per questi matrimoni misti.<br />3. L'UOMO PUO' RIPUDIARE LA MOGLIE QUANDO E COME VUOLE (LA DONNA NON PUO')<br />Il marito ha la facoltà di ripudiare la moglie ripetendo tre volte la frase «sei ripudiata» in presenza di due testimoni musulmani maschi, adulti e sani di mente, anche senza ricorrere a un tribunale. La cosa più assurda è che se il marito dovesse in seguito pentirsi della sua decisione e intendesse "recuperare" nuovamente sua moglie, quest'ultima dovrebbe prima sposarsi con un altro uomo che dovrà a sua volta ripudiarla. La donna passa in tal caso di mano in mano per rispettare formalmente la Legge. La moglie invece non può ripudiare il marito. Potrebbe chiedere il divorzio, che però diviene per lei motivo di riprovazione e la mette in una condizione sociologica molto fragile. Il ripudio è comunque vissuto come un'umiliazione per la donna e si presume sempre che lei abbia qualche problema a livello fisico o morale.<br />Infine, la facilità con la quale il marito può ripudiare la moglie senza dover giustificare la decisione, la rende totalmente dipendente dal suo stato d'animo, con il costante timore di essere allontanata. È come una spada di Damocle che pende sulla sua testa: se non si comporta secondo il desiderio del marito potrebbe essere ripudiata, e allora dovrà cercarne un altro che accetti di prenderla con sé.<br />4. DIVORZIO FACILE SENZA TRIBUNALE<br />In quarto luogo c'è da considerare la facilità con cui si ottiene il divorzio, che avviene quasi sempre su richiesta dell'uomo. Tradizionalmente, non c'è neppure bisogno di andare in tribunale. È vero che un hadith di Muhammad, il Profeta, dice che «il divorzio è la più odiosa delle cose lecite», ma comunque è permesso.<br />5. I FIGLI SONO CONSIDERATI DI PROPRIETA' DEL PADRE (ANCHE IN CASO DI DIVORZIO)<br />L'affidamento della prole, in seguito al divorzio, è un altro esempio di disuguaglianza. I figli "appartengono" al padre, che decide della loro educazione, anche se sono provvisoriamente affidati alla madre fino all' età di sette anni. Solo il padre ha la potestà genitoriale.<br />6. ANCHE NELL'EREDITA' LA DONNA E' CONSIDERATA INFERIORE<br />C'è poi la questione dell'eredità. Alla femmina ne spetta la metà del maschio, un provvedimento che trova fondamento nella situazione socio-economica in cui la famiglia viveva anticamente: dato che, secondo il Corano, è l'uomo che ha l'obbligo di mantenere la donna e l'intera famiglia, era logico che dovesse disporre di un piccolo fondo a cui attingere. Anche in questo caso una disuguaglianza fissata dalla legge divina aumenta la dipendenza della donna dall'uomo.<br />7. LA TESTIMONIANZA DI UN UOMO VALE COME QUELLA DI DUE DONNE<br />Una settima differenza a livello giuridico è che la testimonianza del maschio vale come quella di due femmine. Questo si basa su un hadith di Muhammad, molto diffuso negli ambienti musulmani nonostante la sua autenticità sia piuttosto discussa, in cui si afferma che «la donna è imperfetta nella fede e nell'intelligenza».<br />Quando si chiede ai fuqaha, agli esperti della legge, di spiegare il motivo rispondono che la donna è imperfetta quanto alla fede perché, in certe situazioni, ad esempio durante le mestruazioni, la sua preghiera e il suo digiuno non sono validi e la sua pratica religiosa è dunque imperfetta.<br />Riguardo la seconda parte dell'affermazione – l'"imperfezione" nell'intelligenza- forse un tempo questo poteva essere spiegato sociologicamente tenendo presente che le donne studiavano meno, che erano meno coinvolte nella vita sociale e dedite soltanto ai lavori domestici, ma da tempo tutto ciò non vale più. Eppure nella maggioranza dei tribunali dei Paesi islamici vige ancora questo principio nonostante le proteste delle associazioni femministe.<br />In alcuni Paesi i fondamentalisti chiedono anche che alle donne sia vietato di fare da testimoni nei processi in cui sono previste le pene coraniche.<br />Nota di BastaBugie: il Corano prevede esplicitamente che le mogli non ubbidienti vadano picchiate. Si potrebbe obiettare che ci sono anche cristiani che picchiano la moglie, ma il paragone non regge. Infatti il Nuovo Testamento prevede che non si possa mai picchiare la moglie. La lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini (Ef 5,25.28) nei rapporti tra moglie e marito afferma: "E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. (...) Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso". Dunque il cristiano che picchia la moglie è un cattivo cristiano, mentre un musulmano che picchia la moglie è un buon musulmano. Anzi il musulmano che non picchiasse la moglie ribelle sarebbe un cattivo musulmano che non applica il Corano.<br />Consigliamo la lettura di un articolo pubblicato in BastaBugie n.170 del 10 dicembre 2010:<br />IL CORANO PERMETTE AL MARITO DI PICCHIARE LA MOGLIE - Allah ha onorato le]]></description><guid isPermaLink="false">https://api.spreaker.com/episode/53975504</guid><pubDate>Fri, 14 Sep 2012 19:39:00 +0000</pubDate><enclosure url="https://api.spreaker.com/download/episode/53975504/le_conseguenze_per_chi_sposa_un_musulmano.mp3" length="12755322" type="audio/mpeg"/><itunes:author>BastaBugie</itunes:author><itunes:subtitle>TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2444 

L'ISLAM CONSIDERA LA DONNA INFERIORE ALL'UOMO: ECCO LE CONSEGUENZE PER CHI SPOSA UN MUSULMANO
Una ragazza che si innamora di un islamico dovrebbe tenere a mente le 7 differenze...</itunes:subtitle><itunes:summary><![CDATA[TESTO DELL'ARTICOLO ➜ <a href="https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2444" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2444</a> <br /><br />L'ISLAM CONSIDERA LA DONNA INFERIORE ALL'UOMO: ECCO LE CONSEGUENZE PER CHI SPOSA UN MUSULMANO<br />Una ragazza che si innamora di un islamico dovrebbe tenere a mente le 7 differenze giuridiche che priveranno della libertà lei e i suoi figli (anche se abitano in Occidente)<br />di Gianfranco Trabuio<br />Un approccio corretto alla conoscenza della antropologia culturale di popolazioni diverse da quelle occidentali, deve necessariamente fare riferimento alla religione di quelle popolazioni.<br />La dimensione religiosa è certamente quella più importante e più pervasiva presso tutti i popoli, per l'Islam addirittura è la religione che regolamenta anche la vita civile, il diritto civile e penale, la politica. [...]<br />La concezione occidentale dei diritti universali dell'uomo, come deliberati dall'ONU, non trova riscontro nelle legislazioni dei paesi musulmani. Tanto meno dopo le recenti rivoluzioni popolari che hanno portato al potere i partiti di ispirazione fondamentalista, rigidamente ancorati alla legislazione di derivazione coranica. [...]<br />E' opportuno illustrare, anche se brevemente, cosa si trova nei testi sacri dell'Islam, per esempio negli Hadith (sentenze) del profeta.<br />La considerazione di Muhammad per le donne: dagli hadith (editti) del profeta: [...]<br />Sahih Al Bukhari, Hadith 3826, narrato da Abu Said Al Khudri<br />Il Profeta disse: "Non è vero che la testimonianza di una donna equivalga alla metà di quella di un uomo?". La donna rispose: "Sì". Lui disse: "Il perché sta nella scarsezza di cervello della donna". [...]<br />L'AFFERMAZIONE SULLA INFERIORITÀ DELLA DONNA RISPETTO ALL'UOMO, HA CONSEGUENZE IMPORTANTI PER LA VITA DI TUTTI I GIORNI<br />Non ci si riferisce qui alle disuguaglianze che possono esistere a livello sociologico tra uomo e donna, queste sono purtroppo diffuse in tutte le società, nel mondo musulmano come in altre culture o civiltà. È necessario parlare della disuguaglianza giuridica, che ha delle conseguenze durature perché è normativa, spesso impedendo o comunque ritardando qualunque adeguamento alla mentalità dei musulmani e delle musulmane di oggi. [...]<br />1. LA DONNA HA SOLO IL RUOLO DI OGGETTO DI PIACERE E DI RIPRODUZIONE<br />C'è anzitutto una disparità nella possibilità di contrarre il matrimonio. All'uomo viene riconosciuta la possibilità di avere contemporaneamente fino a quattro mogli (poligamia), mentre alla donna viene negata la facoltà di sposare più di un uomo (poliandria). La poligamia legalmente sancita significa una differenza radicale tra uomo e donna. All'uomo dà la sensazione che la donna è fatta per il suo piacere e, al limite, che è una sua proprietà che può "arare" come vuole, come afferma letteralmente il Corano (sura della Vacca II, 223).<br />Se ha la possibilità materiale, ne "acquista" un'altra. La donna si trova in una condizione di sottomissione nel ruolo di oggetto di piacere e di riproduzione; questo ruolo è confermato dal fatto che non viene mai chiamata con il suo nome, ma sempre in relazione a un uomo: figlia di…, moglie di…,<br />2. I FIGLI NATI DA UN MUSULMANO SONO AUTOMATICAMENTE MUSULMANI (LA RELIGIONE DELLA MOGLIE NON CONTA)<br />La donna musulmana non può sposare un uomo di un'altra fede, a meno che questi non si converta prima all'Islam. Il divieto è dovuto al fatto che, nelle società patriarcali orientali, i figli adottano sempre la religione del padre. Ma è anche giustificato dal fatto che il padre è il garante dell'educazione religiosa dei figli, e quindi solo se è musulmano può assicurare la loro crescita secondo i principi islamici. Ricordo a questo proposito che i figli nati da un musulmano sono considerati a tutti gli effetti musulmani, anche se battezzati. Perciò ogni matrimonio misto (tra un musulmano e una cristiana o un'ebrea, gli unici...]]></itunes:summary><itunes:duration>798</itunes:duration><itunes:keywords>conseguenze,hadith,matrimoniomisto,picchiarelamoglie</itunes:keywords><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:image href="https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_rss_itunes_square_1400/images.spreaker.com/original/72fa7c81ab21f9a04fa1d9a9b977afc6.jpg"/><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType></item></channel></rss>
